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Appunti dalle lezioni
del corso di

MACCHINE E SISTEMI
ENERGETICI

Prof. Pietro Ferrari

a/a 2010-2011
NOTA: La dispensa viene aggiornata in corso d'opera.
Si ringraziano i Prof. Carlo Osnaghi e Vincenzo Dossena per la concessione
di utilizzare gli appunti alle lezioni del corso di Macchine dell’anno 2004-2005.

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INDICE
Capitolo 1°
Oggetto del corso p. 3

Capitolo 2°
Richiami di Termodinamica p. 6

Capitolo 3°
Conservazione dell’energia e lavoro nei sistemi fluenti p. 12

Capitolo 4°
La similitudine idraulica p. 25

Capitolo 5°
Turbine idrauliche p. 38

Capitolo 6°
Pompe centrifughe p. 48

Capitolo 7°
La compressione dei gas p. 53

Capitolo 8°
I compressori di gas p. 57

Capitolo 9°
Considerazioni preliminari sui cicli termodinamici p. 64

Capitolo 10°
Cicli di conversione a vapore d’acqua p. 68

Capitolo 11°
Turbine a vapore p. 82

Capitolo 12°
Generatori di vapore e scambiatore di calore p. 96

Capitolo 13°
Turbine a gas p. 101

Capitolo 14°
Motori volumetrici a combustione interna p. 121

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CAPITOLO 1°
CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

Le macchine e l’energia
Il corso si propone di descrivere le pincipali trasformazioni energetiche, gli
impianti destinati a tali trasformazioni e le principali macchine utilizzate per tale
scopo. Benché siano disponibili sistemi di coversione diretta dell’energia solare e
termica in energia elettrica la quasi totalità degli impianti energetici (la totalità
per quanto riguarda impianti di grande potenza) impiega, per la coversione,
macchine a fluido, nelle quali si ha scambio di energia fra il fluido di lavoro
(liquido o aeriforme) e organi meccanici. In molti casi, ma non necessariamente
l’energia meccanica è convertita in energia elettrica viceversa. La descrizione delle
principali macchine a fluido e i principi elementari di funzionamento saranno
oggetto del corso, mentre si rinvia a corsi specializzati per concetti più
approfonditi sul progetto delle macchine.
In generale le macchine trasformano l’energia del fluido in energia meccanica
(macchine motrici: idrauliche, a vapore o a gas) o assorbono energia meccanica
per fornire energia al fluido (macchine operatrici: idrauliche o a gas), ma anche in
quest’ultimo caso l’energia meccanica proviene comunque da trasformazioni di
energia primaria è utile avere un’idea delle diverse fonti energetiche e dei diversi
settori di utilizzo dell’energia.
TABELLA Consumo di energia primaria per tipo. Consumo mondiale totale =9125
Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).
CONSUMO ENERGETICO MONDIALE 1984
% PER DIVERSI SETTORI E PER DIVERSE FONTI ENERGETICHE
Petrolio Gas Carbone Nucleare Idraulica Totale
Residenziale/commercio 6,9 9,7 2,0 - - 18,6
Industriale 7,4 5,0 6,0 - - 18,4
Trasporti 18,0 0,1 - - - 18,1
Energia elettrica 3,2 2,5 18,2 4,5 7,0 35,4
Altri usi 3,5 2,7 3,3 - - 9,5
Totale 39,0 20,0 29,5 4,5 7,0 100
Totale anno 2001 38,5 23,7 24,7 6,6 6,5
NOTA: nella voce “idraulica” sono comprese le energie rinnovabili in generale
(solare, eolico,...)

a vapore o a gas e i motori volumetrici a combustione interna. per una potenza utile di oltre 50 000 MW). Dalle tabelle appare inoltre evidente che la maggior parte dei processi energetici è di natura termodinamica. aumentando l’energia del fluido (macchine operatrici). per lo più legata alla produzione di calore prodotto dalla combustione. Come già detto ciò comporta in modo diretto o indiretto l’impiego di macchine a fluido. al contrario. marini per un totale del 25% circa del consumo di energia primaria) è ottenuta a mezzo di macchine termiche. Nella prima categoria studieremo le turbine: idrauliche. Nella seconda categoria studieremo le pompe e i compressori. aerei. nei quali l’organo mobile che scambia lavoro è il pistone sul quale agisce la pressione del fluido. per mezzo delle cosiddette “pompe di calore”. attraverso opportune palettature che variano la . Nelle prime il lavoro è scambiato fra fluido e organi meccanici in modo “quasi statico”. Nelle seconde. In realtà la razionalizzazione dei consumi passa nel futuro attraverso un ricorso importante alle macchine a fluido anche in tale settore. nel senso che la velocità del fluido non è rilevante sul lavoro specifico scambiato. caratterizzate dal fatto che il fluido scambia energia con organi rotanti attorno a un asse di simmetria della macchina (rotori o giranti). esse sono quindi caratterizzate da elevate velocità del fluido. che trasformano energia meccanica in calore in maniera molto più efficiente. le pompe o i compressori alternativi. La categoria di gran lunga più interessante è quella delle cosiddette “turbomacchine”. -4- La frazione preponderante dell’energia primaria consumata da un Paese industrializzato come il nostro viene elaborata dalle macchine: tutta l’energia elettrica è prodotta attraverso macchine a fluido (35% circa del consumo complessivo di energia primaria. L’ampio settore del riscaldamento ambientale (20% del consumo di energia primaria) e della produzione di calore a bassa temperatura sembra a tutta prima estraneo alla necessità di fare ricorso alle macchine. tutta la potenza propulsiva dei mezzi di trasporto (terrestri. ma rientrano anche le eliche propulsive. L’esempio più comune sono i motori. così come i cicli frigoriferi permettono di asportare calore a bassa temperatura. Una seconda importante classificazione distingue in macchine volumetriche e dinamiche. gli effetti dinamici del fluido sono preponderanti. Classificazione delle macchine a fluido Come detto le macchine a fluido producono energia meccanica (macchine motrici) o l’assorbono. in quanto le sue esigenze vengono soddisfatte da caldaie o generatori di calore e di vapore. eoliche.

largamente impiegati nel trasporto su ruote. perché più adatti. le pompe e i compressori assiali e centrifughi. come vedremo. a vapore o a gas). ma anche della descrizione dei più importanti impianti termici per la produzione di energia. . -5- velocità del fluido in modulo o direzione. Della descrizione di tali macchine. la quasi totalità dell’energia per uso industriale e in particolare tutta l’energia elettrica è prodotta da grandi turbomacchine (turbine idrauliche. dei loro principi di funzionamento e delle loro prestazioni si occuperà il corso. Per quanto l’esperienza quotidiana ci porti a conoscere maggiormente i motori a volumetrici a combustione interna. Nel seguito studieremo le turbine idrauliche o termiche. per piccole potenze. le centrali a vapore e le turbine a gas fisse e per il trasporto navale ed aereo.

Per una proprietà delle somme (e degli integrali) la (2) fornisce: 2 2 ∫ (δq + δL) = ∫ (δq + δL) =u 2 − u1 1. -6- CAPITOLO 2° RICHIAMI DI TERMODINAMICA Il primo principio e l’energia interna Come è noto molte grandezze meccaniche e termodinamiche sono estensive in particolare con riferimento alla massa. La (3) consente di definire la funzione di stato energia interna e rappresenta una . sono cioè proporzionali alla massa. può essere così riscritta ad esempio per una massa unitaria: ∑ (L + q) = 0. Concettualmente si può far risalire la formulazione del primo principio all’osservazione che se un sistema riceve dall’esterno energia meccanica.A 1. mentre le corrispondenti grandezze globali saranno descritte con lettere maiuscole per le formulazioni globali. è necessario che venga asportata energia termica in quantità proporzionale all’energia meccanica entrante. con riferimento ad una trasformazione ciclica. Tuttavia fa eccezione il lavoro specifico. che indicheremo in genere con la lettera maiuscola per evitare equivoci nella grafia. Nel seguito verranno per lo più utilizzate forme “specifiche alla massa utilizzando lettere minuscole. viene però ricondotto allo stato di partenza. Con tale osservazione e usando le stesse unità di misura la (1). pur cambiandolo. affinché il suo stato non cambi. La misura della costante di proporzionalità conduce al principio di equivalenza del calore e del lavoro: L J = 4186 (1) Q Kcal che va intesa per un sistema che non cambia il suo stato o che. ∫ (δq + δL) = 0 (2) in cui lavoro e calore sono positivi se entranti.B (3) dove A e B rappresentano due percorsi diversi per portare il sistema da 1 a 2.

ottenendo: δL = − P ⋅ dv (trasformazione reversibile) (5) δL = − P ⋅ dv + δl W (trasformazione generica) (6) dove si è introdotta l’energia dissipapa per irreversibilità δLW. per una trasformazione ciclica: . -7- delle formulazioni possibili del primo principio. δq + δL = du (4) in cui calore e lavoro sono supposti positivi se entranti. Il secondo principio e l’entropia L’osservazione che in natura i processi avvengono in una direzione privilegiata (appunto naturale) costituisce la sostanza del secondo principio. peraltro compiutamente contenuto anche nella (2). unificando le convenzioni si ha poi. osservando che per Q1 e Q2 in (9) si sono usate convenzioni di segno opposte. La (3) può essere così riscritta: q + L = u 2 − u 1 . Il lavoro può essere espresso per mezzo della variazione di volume (dilatazione). La (4) può essere così riscritta δq + δL W = du + P ⋅ dv (7) o anche 2 q + L W = u 2 − u 1 + ∫ P ⋅ dv (8) 1 per le quali si può osservare che le dissipazioni Lw (energia di natura meccanica degradata a energia di agitazione molecolare) sono “viste” dal fluido come calore entrante. Quantitativamente esso può essere formulato con l’osservazione che il rendimento massimo (trasformazioni reversibili) per la conversione del calore isotermo in lavoro è quello previsto per il ciclo di Carnot: L Q T ηc = = 1− 2 = 1− 2 (9) Q1 Q1 T1 da cui si deduce: Q2/Q1=T2/T1.

-8- Q δQ ∑ T = 0. Al concetto di gas perfetto è associata la conseguenza che energia interna. liquidi in senso proprio e liquidi comprimibili Il fluido più semplice d’uso corrente nelle macchine è il gas perfetto. A = = s 2 − s1 . l’entalpia specifica h=u + Pv. entalpia. La teoria cinetica dei gas insegna che si comporta come un gas perfetto un sistema costituito da un gran numero di particelle che interagiscono soltanto a mezzo di urti (assenza di azioni a distanza).∫B T 1. Sostituendo du nella (13) si ottiene la forma alternativa: Tds = dh − vdP (14) I fluidi di lavoro: gas perfetti. Sostituendo la (12) nella (7). ds irr = (12) T T T in cui dsirr può essere presente anche nel caso adiabatico. R = (15) M in cui la costante specifica del gas è ottenuta da quella universale dividendola per la massa molecolare. da cui: dh=du+P dv+v dP. in analogia con quanto fatto per la (4) si presta alla definizione di un’altra funzione di stato. gas reali. che obbedisce all’equazione di stato: R P ⋅ v = R ⋅ T. l’entropia: 2 2 δq δq δq ∫ T 1. ds = T (trasformazione reversibile) (11) In generale ds > δq/T in quanto δLw produce effetti aggiuntivi del tutto uguali a quelli prodotti da un’ulteriore introduzione di calore: δq δL W δL w ds = + . h = h(T) . u = u(T). si ottiene l’equazione fondamentale della termodinamica. Tds = du + Pdv (13) Nello studio delle macchine è utile definire una nuova grandezza di stato. ∫ T = 0 (processo reversibile) (10) La (10).

in funzione della loro frequenza.rot + c V. ad esempio. alla (13) lo si definisce un “gas reale” e lo scostamento di comportamento prende il nome di “effetto di gas reale”. con ⋅ R ( ⋅ R per ciascuna 2 2 delle due forme di energia. Le molecole pluri-atomiche a struttura spaziale manifestano. cinetica e potenziale. c P = c P (T ) L’andamento dei calori specifici con la temperatura è determinato dai gradi di libertà della molecola.vibr c 0P = c 0V + R (16) 3 Il contributo traslazionale è sempre presente e vale ⋅ R . -9- δq Introducendo il concetto di “calore specifico”: c x = . Gas a molecola complessa (ad esempio vapori di C8H18) proprio a causa del determinante contributo delle numerose possibilità di vibrazione. hanno calori specifici fortemente crescenti con la temperatura. se non approssimativamente. T) (19) . alla saturazione. messe in gioco dalla vibrazione). Le molecole biatomiche al crescere della temperatura cessano di comportarsi come rigide e acquisiscono un grado di libertà vibrazionale il cui livello di eccitazione cresce con 2 1 la temperatura e che contribuisce. che è una proprietà fisica dT del fluido e dipende dalla trasformazione termodinamica. ne consegue che . 2 2 assente nelle molecole monoatomiche (come quelle dei gas nobili). In definitiva il comportamento termodinamico di un gas perfetto è compiutamente noto quando si conoscano la massa molecolare e l’andamento del calore specifico con la temperatura. Formalmente anche per esso viene mantenuta un’equazione di stato simile alla (13) P ⋅ v = Z ⋅ R ⋅ T Z = Z(P. vale ⋅ R per le 2 3 molecole biatomiche e ⋅ R per le molecole con più di due atomi e struttura 2 spaziale (possibilità di rotazione attraverso tre assi ortogonali). anch’esso è funzione della sola temperatura. Qualora un gas non obbedisca. In generale valgono le relazioni: c 0V = c V. Praticamente i gradi di libertà di traslazione e di rotazione sono sempre totalmente eccitati e forniscono un contributo costante al variare della temperatura. L’aria a temperature inferiori a quella ambiente. 3n-6 modi possibili di vibrare. In particolare i calori specifici a volume ed a pressione costante: c V = c V (T ). al crescere della temperatura. è come se fosse costituita da molecole rigide.trasl + c V. quello rotazionale. variamente eccitati.

con buona approssimazione. sotto opportune regole. Tr = Z = Z(Pr . il volume specifico costante (isocora). acqua a 250-300°C). 0. denominato “fattore di comprimibilità”. acqua alla temperatura ambiente) e i liquidi comprimibili (ad es. aria o gas combusti a moderate temperature). 0.25 ÷ 0. il fluido pur mantenendo le caratteristiche di base dei liquidi si presenta come sensibilmente comprimibile e dilatabile. finché. i gas reali (ad esempio il vapor d’acqua o i gas combusti a temperature particolarmente elevate). Tr ) (20) Pcr Tcr comportamento volumetrico del gas rispetto a quello perfetto. parleremo di un liquido in senso proprio quando il fluido si presenta come incomprimibile sia nei confronti delle azioni meccaniche sia nei confronti delle variazioni di temperatura.28). All’interno della zona del liquido (a sinistra della curva del liquido saturo) ma a temperatura ridotta più elevata (ad es. -10- in cui Z. Passando alla categoria dei liquidi. racchiude l’intera divergenza di P T Pr = . il comportamento termodinamico di tutti i fluidi sia dal punto di vista volumetrico che termico. Con riferimento ai fluidi di uso corrente nelle macchine citeremo i gas perfetti (ad es. la . Pertanto lo scostamento di Z dall’unità costituisce un buon indice per misurare l’entità dell’effetto di gas reale. i liquidi propri (ad es.7). Z rappresenta anche il rapporto fra il volume specifico effettivo e quello che si avrebbe nell’ipotesi di gas perfetto. Le cause principali di scostamento dal comportamento di gas perfetto sono da ricercarsi o nelle azioni a distanza fra le molecole o nell’instabilità molecolare che porta alla variazione di M. L’infinità varietà di comportamento dei gas reali può essere ricondotta in una cornice di notevole semplicità con l’osservazione che Z.3). è una funzione univoca delle grandezze ridotte Questa osservazione sperimentale costituisce il “principio degli stati corrispondenti” che unifica. Il principio degli stati corrispondenti consente di collocare la regione nella quale ciò si verifica alla basse temperature ridotte (ad es. Trasformazioni elementari per gas perfetti Molte trasformazioni possono essere approssimate supponendo la pressione costante (trasformazione isobara). aumentando ancora Tr. in corrispondenza del punto critico perde completamente il carattere del liquido per acquisire quello di un gas sia pure di natura molto particolare (Zcr ≈ 0.

Se supponiamo il gas perfetto: dT=1/R (Pdv+vdP). che sostituita nella precedente permette di integrarla. Per esse si ha dq=du (Si noti che da esse consegue che in generale. dove cx è il calore specifico che assume valori diversi per le diverse trasformazioni. permettendo di esprimere l’entropia in funzione di due qualsiasi variabili di stato (ad esempio temperatura e pressione). -11- temperatura costante (isoterma) o trascurando gli scambi di calore (adiabatica. isentropica se reversibile). Se ad esempio supponiamo il gas perfetto e i calori specifici costanti con la temperatura: T2 P s2 − s1 = c p ln − R ln 2 (23) T1 P1 . Per esse si ha dq=dh cx = cv per trasformazioni isocore. con : n = (22) cx − cv Tale trasformazione prende il nome di “politropica” e può essere utilizzata per approssimare una trasformazione reale in modo reversibile. Osserviamo innanzitutto infine che la (14) può essere facilmente integrata fra due stati (1) e (2). se supponiamo il calore specifico indipendente dalla temperatura: cx − cp Pv n = cost. per cui vale la relazione Pv= cost. Per una trasformazione reversibile generica si ha. In particolare: cx = cp per trasformazioni isobare. θ= (21) cv κ cx →∞ per trasformazioni isoterme. Nel caso di trasformazioni reversibili e gas perfetto si ottiene: cp κ −1 P ⋅ v κ = cost. per la (13): c x dT = cv dT + Pdv . se il gas è perfetto. per gas perfetto: dh=cpdT e du=cvdT) cx=0 per trasformazioni adiabatiche. T ⋅ P -θ = cost con : κ = . Tutte queste trasformazioni posso essere compendiate nella forma δq = cx dT .

Nel tempo elementare dt la sezione 1 si porta in 1’ e la sezione 2 in 2’. Scriviamo quindi che l’aumento di energia per il sistema in esame eguaglia l’energia . sono assenti reazioni chimiche ed infine è applicabile l’ipotesi monodimensionale. Massa ed energia racchiuse fra 1’ e 2. La massa originaria è ora racchiusa fra le sezioni 1’ e 2’ con la perdita della massa (e dell’energia) prima contenuta fra 1 e 1’ e con l’acquisizione di quella contenuta fra 2 e 2’. 1 Si consideri la massa racchiusa fra le sezioni 1 e 2 in Fig. i filetti fluidi nelle sezioni di ingresso e di uscita sono sensibilmente rettilinei. M + p1A1 p2A2 1 1' 2 2' Fig. nelle seguenti ipotesi semplificative: il moto è stazionario. La conservazione della massa si scrive pertanto: ρ1 ⋅ A1 ⋅ V1 ⋅ dt = ρ 2 ⋅ A 2 ⋅ V2 ⋅ dt = dm (24) in cui A rappresenta la sezione di passaggio e V la velocità del fluido. data l’ipotesi di stazionarietà. L Q v1dt v2dt . -12- CAPITOLO 3° CONSERVAZIONE DELL’ENERGIA E LAVORO NEI SISTEMI FLUENTI Formulazione “termica” della conservazione dell’energia Si consideri una macchina a flusso continuo (in cui cioè il fluido all’interno della macchina è in contatto costante a mezzo delle sezioni di entrata e di uscita col fluido di alimentazione e di scarico). inserita in un circuito. 1. sono rimaste immutate.

che si conserva lungo il condotto.).turbine).h) mentre contiene soltanto in forma implicita gli effetti delle perdite (Lw). In sostanza se nel condotto ad esempio aumenta la velocità l’entalpia ( e quindi la . Ovviamente si possono introdurre altre grandezze nelle medesime condizioni (pressione di ristagno. Trascurando le variazioni di energia cinetica e potenziale L = h 2 . b) Valvole adiabatiche. Consideriamo alcune applicazioni dirette della (26). a) Macchine adiabatiche (compressori. Temperatura. introducendo la grandezza di stato ρ P entalpia h = u + e dividendo ambo i membri della (25) per dm si ottiene: ρ V22 V2 L + q = g ⋅ z2 + + h 2 − (g ⋅ z1 + 1 + h1 ) (26) 2 2 La (26) esplicita gli aspetti termici dello scambio energetico (Q. definita come h0=h+ . densità ecc.h1 con L>0 per compressori (entrante) e <0 per turbine. 2 essa coincide con l’entalpia in una sezione dove V sia trascurabile ( ad esempio in un serbatoio). Trascurando le variazioni di energia potenziale e l’energia cinetica in ingresso si ottiene: V22 V12 − = h1 − h 2 2 2 che può essere meglio formulata introducendo una “entalpia totale o di V2 ristagno”. -13- V22 V2 (g ⋅ z 2 + + u 2 ) ⋅ dm − (g ⋅ z1 + 1 + u1 ) ⋅ dm = L ⋅ dm + q ⋅ dm + P1 ⋅ A1 ⋅ V1 ⋅ dt − P2 ⋅ A 2 ⋅ V2 ⋅ dt (25) 2 2 entrante suddivisa in lavoro e calore scambiato dalla macchina (L dm) e (q m) e lavoro di pulsione in ingresso ( P1 ⋅ A1 ⋅ V1 ⋅ dt ) e in uscita ( P2 ⋅ A 2 ⋅ V2 ⋅ dt ): dm Osservando che per la (24): A ⋅ V ⋅ dt = . Trascurando le variazioni di energia cinetica e potenziale ed osservando che il lavoro scambiato è nullo si ottiene: h 2 = h1 c) Moto di un fluido in un condotto adiabatico.

differenziando l’ entalpia: h = u + P v ricordando la (6) si ha: dh = δq + δL w + v ⋅ dP (27) o anche. cioè. cinetica e di pressione. si trasforma in aumento di entalpia indipendentemente dall’essere o meno la trasformazione isobara. 4). Viceversa se diminuiamo la pressione a valle di un condotto in generale la velocità aumenta. in forma integrale: h 2 − h1 = q + L w + ∫ v ⋅ dP (28) che sostituita a 2° membro della (23) fornisce: V22 − V12 L . d) Scambiatori di calore. Trascurando le variazioni di energia cinetica e potenziale ed osservando che L=0. poichè in tal P2 − P1 caso ∫ v ⋅ dP = ρ . Si può concludere che i bilanci agli scambiatori di calore sono per loro natura bilanci entalpici. la (25) fornisce q = h 2 − h1 il calore entrante.L w = g ⋅ (z 2 − z 1 ) + + ∫ v ⋅ dP (29) 2 La (29) può essere intesa come la conservazione dell’energia meccanica a meno delle perdite e può essere enunciata così: il lavoro esterno non dissipato diventa energia meccanica nelle tre forme: di posizione. Formulazione “meccanica” della conservazione dell’energia Partendo dal 1° principio della termodinamica (eq. Se il lavoro scambiato è nullo essa non è altro che la classica equazione di Bernoulli per il moto di un liquido in un condotto. -14- pressione) diminuisce. Se le sezioni 1 e 2 sono quelle di ingresso ed uscita di una turbomacchina le energie di posizione e cinetica sono trascurabili rispetto al lavoro e la (29) diventa: L' = ∫ v ⋅ dP (30) L = ∫ v ⋅ dP + L w (31) . La formulazione (29) è preferita nel caso di fluidi incomprimibili.

differenziando si ha: 2 dh = − V ⋅ dV (35) mentre dalla definizione di entalpia h=u+P·v differenziando e ricordando che. localmente. dall’equazione di conservazione della portata massica ρ·V·A=cost. o meglio della sua “storia” nella determinazione del lavoro. -15- per trasformazione reversibile e non. prendendo i logaritmi e differenziando si ha: dρ dV dA + + =0 (33) ρ V A Nell’ipotesi di gas perfetto e di trasformazione isentropica vale la relazione: P = cos t ρκ che differenziata fornisce: dρ 1 dP = ⋅ (34) ρ κ P V2 Dalla conservazione dell’energia h+ =cost (equazione 26). rispettivamente. Esse evidenziano l’importanza del volume specifico. Resta comunque spiegata l’importanza della massa molecolare (lavori inversamente proporzionale ad M) e dell’aumento relativo della pressione dP/P direttamente legato al rapporto di compressione. con la (34) e la (35) fornisce: . per la (28) applicata a trasformazioni adiabatiche reversibili si ha: dP dh = ρ che. Moto dei fluidi comprimibili nei condotti delle macchine Detta A la sezione del condotto normale al flusso. per gas perfetto e trasformazione reversibile: R dP δL = v ⋅ dP = ⋅T⋅ (32) M P che chiarisce come. In termini elementari. i lavori sono proporzionali ai volumi specifici e quindi alle temperature assolute.

la portata non aumenta più. Tale pressione è data dal seguente “rapporto critico” di espansione: κ P *  2  κ −1 =  = β cr (38) P0  κ + 1  Se si diminuisce ulteriormente la pressione a valle. poiché la perturbazione generata dalla variazione di pressione si propaga con la velocità del suono che coincide con la velocità del flusso nella sezione e quindi non riesce a risalire nel condotto. Pertanto per accelerare un gas in quiete sino a velocità supersoniche è necessario un convergente–divergente (ugello di De Laval). come pure la densità. Esiste tuttavia una pressione per cui si raggiunge la condizione sonica allo scarico. -16- dρ V ⋅ dV V 2 ⋅ dV dV =− =− = −M 2 (36) ρ P κ⋅R ⋅T⋅V V κ⋅ ρ in cui si è posto a= κ ⋅ R ⋅ T (velocità del suono) e M=V/a (definizione del numero di Mach). Dalle (33) e (36) si ha infine: dA A ( = M2 −1 ⋅ dV V ) (37) che chiarisce come per accelerare un flusso subsonico siano richieste aree decrescenti mentre per accelerare un flusso supersonico servano aree crescenti. La (36) evidenzia un possibile significato del numero di Mach quale parametro che evidenzia l’importanza delle variazioni percentuali di volume specifico rispetto alle variazioni percentuali di velocità. nota la pressione. assegnate le condizioni di ristagno e la dimensione del condotto esiste un valore massimo per la portata che attraversa il condotto. In condizioni soniche (M=1) l’area di passaggio risulta stazionaria. . Per calcolare velocità e portata osserviamo che. Consideriamo un condotto convergente all’uscita di un serbatoio. assegnate le condizioni di ristagno (temperatura e pressione nel sebatoio). Dal salto di temperatura si ricava inoltre il salto entalpico e quindi la velocità che con la densità e la superficie permette di valutare la portata. In un condotto convergente-divergente la sezione critica è costituita dalla gola. siamo cioè in presenza di una gola. la temperatura si valuta dalla legge dell’isentropica. In conclusione. Se diminuiamo la pressione allo scarico (pressione ambiente) la velocità e quindi la portata aumentano.

La sua interazione col rotore è governata dal teorema del “momento della quantità di moto” che può essere così formulato: l’incremento del momento della quantità di moto della corrente nell’unità di tempo eguaglia il momento esterno.2 Scriveremo pertanto . -17- Scambio di lavoro fluido-rotore (equazione di Eulero) Una formulazione diretta del lavoro scambiato fra fluido e rotore può essere ottenuta dalla conservazione del momento della quantità di moto. m⋅ (r2 ⋅ V2t − r1 ⋅ V1 t ) = ∑ M e (39) . l’incremento di momento della quantità di moto nell’unità di tempo della corrente . Osservando che soltanto le componenti tangenziali della velocità hanno momento non nullo rispetto all’asse di rotazione. In sede applicativa si definisce una superficie chiusa di controllo. s 2 v2 r2 v1 r1 u 1 Fig. fluida sarà dato da: m⋅ (r2 ⋅ V2t − r1 ⋅ V1 t ) in cui m è la portata massica. . 2). Consideriamo due palette contigue di un rotore di compressore (Fig. La vena fluida entra nel rotore attraverso la sezione 1 ed esce dalla sezione 2. si valuta l’incremento di momento della quantità di moto del flusso nell’attraversamento della superficie di controllo e si ricercano tutti i contributi al momento esterno che si esplicano attraverso le diverse porzioni di detta superficie. r1 ed r2 i raggi medi di ingresso e di uscita.

essendo dovuto soltanto ad eventuali azioni tangenziali esplicate dalla cassa può essere ritenuto trascurabile. ( 2 2t 1 1t ) m⋅ ω ⋅ r ⋅ V − ω ⋅ r ⋅ V = ω ⋅ M = P g g (40) . si consideri il modo di operare di uno stadio di turbina a vapore (Fig. espandendo il fluido di lavoro produce un getto a velocità V 1 che incide sul rotore R a velocità W 1 . Eseguendo la sostituzione e moltiplicando per la velocità angolare si ottiene . in forma vettoriale. dividendo per m e ricordando che U = ω r. Ne consegue che la stessa (42) può essere riscritta: . Sostituendo la (41) nella (40). Pg = m ⋅ L (41) dove Pg è la potenza della girante che può essere espressa come prodotto della portata massica per un lavoro unitario: . -18- in cui si valutano tutti i contributi al momento esterno delle diverse parti della superficie di controllo. Inoltre il contributo al momento della superficie superiore s del volume di controllo. con riferimento ad essi. delle interazioni dinamiche fluido-macchina. Anticipando qualche concetto. conservano una buona “qualità” fluidodinamica e. Per una migliore comprensione della (42) introduciamo il concetto di “triangolo delle velocità” quale diagramma riassuntivo. I triangoli delle velocità d’ingresso e di uscita riassumono il meccanismo fluidodinamico di elaborazione della vena fluida. non si esplica momento (forze a momento nullo). Osserviamo adesso che attraverso le superfici di ingresso ed uscita (1 e 2) che sono per natura superfici di rivoluzione su cui agiscono unicamente forze di pressione. Tutte le altre superfici appartengono alla girante e pertanto la somma dei momenti esterni può essere fatta coincidere col momento della girante Mg che verrà introdotto nella (39). tutte le velocità risulteranno proporzionali ad una singola velocità presa come riferimento (per esempio la U1 della (42)). 3). che verrà ripreso nel seguito. Lo statore S. Triangoli “simili”. si ottiene: L = U 2 V2t − U 1V1t (42) che prende il nome di “equazione di Eulero” e governa gli scambi di lavoro fra fluido e macchina. la vena fluida viene quindi deflessa e scaricata nel moto relativo secondo la direzione W 2 e nel moto assoluto secondo la direzione V 2 . anche se non identici.

3 La conservazione dell’energia nel moto relativo Con riferimento alla (26) ricaveremo per analogia la conservazione dell’energia nel moto relativo (osservatore solidale con la girante) dopo aver fatto le seguenti osservazioni: . 0 S v1 1 w1 u R 2 (a) w2 v2 β1 v1 v2 w2 w1 α1 u1 u2 (b) Fig. -19- L t = cost ⋅ U 12 (43) In altre parole se si ipotizzano triangoli delle velocità simili l’equazione di Eulero stabilisce una dipendenza quadratica dei lavori delle velocità periferiche.

-20- 1) il campo di forze centrifugo mette in gioco una nuova forma di energia potenziale valutabile come lavoro fatto da una forza esterna che equilibra la forza centrifuga. 3) per un osservatore in moto relativo il lavoro è nullo. L’energia per unità U2 di massa risulta pertanto pari a − laddove quella dovuta al campo 2 gravitazionale è proporzionale a g ⋅ z (Fig. in quanto la forza esterna è di natura resistente. z 2 L est = m ⋅ g ⋅ (z 2 − z1 ) Fest energia per unità di massa : g ⋅ z 1 (a) 0 2 ∫ L est = − m ⋅ ω2 ⋅ r ⋅ dr = mω r 2 r22 − r12 u2 − u12 = −m ⋅ ω2 ⋅ = −m ⋅ 2 1 2 2 u2 Fest energia per unità di massa : - 2 (b) Fig.z 1 ) (45) 2 2 . 4(a)). ed ha l’espressione riportata in Fig.4 U 22 W22 U 12 W12 q = g ⋅ z2 − + + h 2 − (g ⋅ z 1 − + + h1 ) (44) 2 2 2 2 che nel caso adiabatico dà: U 22 − U 12 W22 − W12 h 2 − h1 = − . Muovendosi nel senso delle r crescenti il lavoro esterno è negativo.g(z 2 . 4(b). 2) nel moto relativo le velocità andranno indicate con Win luogo di V.

-21- La (45) è utile al calcolo delle variazioni di entalpia in un canale mobile (ad esempio in un compressore centrifugo). Si consideri una paletta mobile a sezione costante di altezza h. Esse possono essere calcolate nel seguente modo. La forza centrifuga elementare per il volumetto di altezza dr e quella complessiva valgono rispettivamente: dFc = ρ ⋅ S ⋅ dr ⋅ ω 2 ⋅ r che integrata dalla base b all’apice a della pala da la forza centrifuga dovuta a tutta la pala: a Fc = ρ ⋅ S ⋅ ω 2 ⋅ ∫ r ⋅ dr (47) b Dividendo la forza complessiva per S si può ottenere la sollecitazione alla base della paletta (che è quella massima): . E’ molto interessante osservare che la (46) coincide con la (42). disposta radialmente e ancorata alla base al disco rotante. Si osservi che nell’ipotesi di L>0 (lavoro entrante) il moto di trascinamento fornisce un contributo positivo solo se U2>U1 (raggio in uscita maggiore del raggio in ingresso. ricordando il teorema di Carnot fra i lati di un generico triangolo. Sostituendo la (45)nella (26) e semplificando di ottiene una formulazione del lavoro per mezzo delle velocità: V22 − V12 U 22 − U 12 W22 − W12 L= + − (46) 2 2 2 che può essere così enunciata: il lavoro esterno è pari all’aumento dell’energia cinetica nel moto assoluto cui và sommato l’aumento di energia cinetica nel moto di trascinamento e da cui va sottratto l’aumento dell’energia cinetica nel moto relativo. macchina centrifuga). che afferma che: V 2 + U 2 − W 2 = 2 UVt Sollecitazioni meccaniche nelle palette a) Sollecitazioni dovute alle forze centrifughe Non di rado le sollecitazioni indotte dalle forze centrifughe rappresentano il contributo più importante al carico totale sulle palette.

Il parametro di merito per un’applicazione del tipo di quella in esame è il rapporto samm/r piuttosto che la sola samm. In pratica si ricorre a profili opportunamente sagomati. Lo . Considerazioni elementari sulle forze aerodinamiche agenti sui profili alari Appare chiara dai paragrafi precedenti l’importanza delle palettature fisse e mobili nelle turbomacchine. 2) la dipendenza della sollecitazione dal quadrato della velocità periferica. si rimuove del materiale soprattutto verso l’apice dove esso causa il massimo carico centrifugo (pale a rastrematura conica). sono maggiormente sollecitate. mentre la velocità angolare è ininfluente. mantenendo il profilo in similitudine (rastrematura). più o meno simili ai profili alari utilizzati nell’aerodinamica classica. l’altezza di pala e la velocità periferica si otterrà: h σ c = 2 ⋅ ρ ⋅ u 2m ⋅ (49) Dm Nelle formule riportate sono significative: 1) la proporzionalità della sollecitazione alla densità del materiale. come del resto era intuitivo attendersi. Le pale alte in termini relativi. Appare altresì chiaro come sia necessario trovare un compromesso fra un numero di pale infinito. cui è affidato il compito di accelerare o decelerare il flusso assoluto o relativo e soprattutto di defletterlo. Un metodo ampiamente diffuso per ridurre la sollecitazione dovuta alle forze centrifughe consiste nel ridurre le dimensioni della sezione della pala dalla base all’apice. I materiali leggeri sono privilegiati. senza alterare la fluidodinamica della pala. 3) la proporzionalità della sollecitazione al rapporto altezza di pala / diametro. ma comporterebbe superfici bagnate infinite e quindi perdite inaccettabili per attrito e la soluzione opposta. -22- Fc 2 ra − rb σc = = ρ⋅ω ⋅ 2 2 (r − r ) ⋅ (r + r ) = ρ ⋅ ω2 ⋅ a b a b (48) S 2 2 facendo poi comparire il diametro medio. Così facendo. che permetterebbe di guidare perfettamente il flusso e contenere le sollecitazioni sulle pale.

al contrario il profilo dello strato limite si modifica pesantemente se il flusso esterno rallenta fortemente e non ha quindi più la capacità di trascinare il fluido a bassa energia dello strato limite. anche per fluidi dn relativamente poco viscosi come l’aria o l’acqua. Ne consegue che spesso il flusso nei condotti può essere considerato ideale ad eccezione di un sottile strato. Non vogliamo qui addentrarci nel problema. ma sottolineiamo il fatto che la condizione di flusso che rallenta in un condotto o su un profilo è particolarmente gravosa. tuttavia occorre dare alcune indicazioni elementari utili per il seguito. Come sappiamo gli effetti della viscosità sono particolarmente importanti in prossimità delle pareti. e quindi viscosi. caratterizzata da una separazione dalla parete e dalla presenza di flussi inversi vicino ad essa. come in un tubo. Ciò può avvenire ad esempio in un condotto divergente o verso la coda di un profilo alare. aderente alle pareti. Se il moto esterno è uniforme. L’esperienza mostra che. In condizioni particolarmente negative può assumere il profilo di velocità può assumere la configurazione riportata nel punto C in figura. In tale circostanza il flusso non segue più la parete e le conseguenze possono essere disastrose. Premettiamo alcune considerazioni. -23- studio del comportamento di tali profili esula dai limiti del presente corso. gli sforzi alla parete sono ricavabili dal noto diaframma di Moody in funzione del Numero di Reynolds e della rugosità superficiale e i profili di velocità nello starto limite sono del tipo riportato nel punto A della figura che si riferisce al moto sul dorso di un tipico profilo alare. poiché su di esse la velocità relativa è nulla e pertanto i gradienti della velocità normalmente alle pareti sono molto grandi e dV conseguentemente anche gli sforzi viscosi τ=µ . Fig. relative al moto dei fluidi reali. 5 . che prende il nome di “strato limite”.

Nasce dunque una forza normale alla direzione del flusso incidente. più corto. La conseguenza principale sarà un incremento di velocità sul dorso e una riduzione sul ventre e. se il carico palare è eccessivo e il flusso rallenta in modo anomalo si può verificare il distacco della vena. una forza parallela al flusso. Se il profilo è ben disegnato la prima. la portanza crolla drasticamente e la resistenza aumenta per effetto della scia. come descritto. conseguentemente pressioni minori sul dorso rispetto al ventre. è molto maggiore della seconda e permette. -24- Come detto le pale delle turbomacchine assumono la configurazione del tipo in figura. Il fenomeno prende il nome di Stallo ed ha conseguenze catastrofiche sul comportamento dell’ala o della turbomacchina. . soprattutto. Per regimi di flusso subsonici il bordo di ingresso è arrotondato. per favorire l’adattamento del flusso al profilo anche con angoli di incidenza non ottimali e. detta Resistenza. senza staccarsi dal profilo. più lungo e ventre. detta Portanza e. il bordo di uscita è molto affilato. nelle applicazioni aeronautiche di sostentare l’aereo. in modo tale che il flusso non possa aggirarlo. per fluidi viscosi. nelle applicazioni turbomacchinistiche di esercitare una coppia sull’albero della macchina. Il meccanismo è tuttavia affidato al fatto che la corrente fluida resti aderente al profilo fino al bordo di uscita. fortunatamente. caratterizzata da una asimmetria fra dorso.

alla sua dimensione e alla velocità di rotazione dell'albero. ma anche per la stessa macchina in relazione alla funzione specifica che ad essa si richiede. In ogni caso sarà necessario conoscere la portata del fluido in ingresso e in uscita dalla turbomacchina. Naturalmente la scelta delle variabili più significative può variare da macchina a macchina. essenzialmente alla sua forma. nonché alle caratteristiche fisiche del fluido evolvente. Spesso al posto del lavoro specifico nella descrizione delle prestazioni di macchine idrauliche si usa ancora il corrispondente termine in unità tecniche. ad esempio: . Esso prende il nome di salto utile o . Rendimento definito come rapporto fra energia utilizzata ed energia disponibile. dove è l'accelerazione di gravità. -25- CAPITOLO 4° FUNZIONAMENTO DELLE MACCHINE E SIMILITUDINE IDRAULICA Le variabili adimensionali Il modo più semplice e generale di descrivere una turbomacchina consiste nel correlare le principali grandezze in ingresso e in uscita fra di loro. energia cinetica (in ventilatori o eliche propulsive). o di pressione (in pompe e compressori). Tale descrizione è in generale sufficiente all'utilizzatore della macchina e al progettista dell'impianto per consentirne la scelta e l'interfacciamento con l'impianto nel quale la macchina deve essere collocata. Portata volumetrica. ad esempio una macchina motrice in generale dovrà fornire lavoro o potenza all'albero a partire dall'energia disponibile nel fluido. idraulica o termica. Potenza effettiva all'albero. E' ovvio che le grandezze ora descritte saranno correlate alle caratteristiche geometriche ed operative della macchina stessa. mentre per una macchina operatrice la potenza meccanica sarà fornita all'albero da un motore e la funzione della macchina stessa sarà espressa in termini di energia fornita al fluido in varie forme: potenziale geodetica (per superare un dislivello). Elenchiamo alcune grandezze utilizzate per descrivere le prestazioni delle turbomacchine: Lavoro ideale per unità di massa scambiato fra fluido e macchina (energia disponibile nel caso di macchine motrici ed energia fornita al fluido in assenza di irreversibilità per macchine operatrici). confondendo la macchina con la sua funzione.

più spesso. per una pompa avremo relazioni del tipo: mentre per una turbina idraulica avremo: Come si vede i parametri dimensionali coinvolti sono numerosi e di conseguenza la rappresentazione grafica risulta assai onerosa. grafiche fra alcune delle grandezze sopraelencate. Si osservi infine che nelle macchine a flusso comprimibile è preferibile fare riferimento alla portata massica . in tali condizioni le prestazioni della pompa possono essere date da una legge del tipo come riportato in Fig. 6 . con Il fluido è caratterizzato dalla densità . dai calori specifici ecc. dal peso molecolare. L'esempio si riferisce ad una pompa assegnata (geometria e diametro) e ad un liquido assegnato attraverso la densità e considerato perfetto e non viscoso. La velocità di rotazione angolare o il numero di giri (giri/s). considerate indipendenti. intesa come una serie di rapporti fra lunghezze e di angoli geometrici e da alcune grandezze dimensionali. Ad esempio. analitiche o. che varia da sezione a sezione. Fortunatamente considerazioni puramente dimensionali permettono di ridurre considerevolmente i gradi di libertà del problema. Come detto il funzionamento della macchina è descritto da relazioni. -26- motore nelle turbine idrauliche e prevalenza nelle pompe e nei ventilatori. definendo una grandezza dipendente in funzione di altre. preferibilmente in forma esplicita. Una macchina è definita dalla forma. dalla viscosità dinamica o cinematica . Prima però di richiamare tali conside-razioni è opportuno fare un esempio semplice per chiarire praticamente l'idea e introdurre la cosiddetta Teoria della similitudine. dalla tensione di vapore. tipicamente: Diametro di riferimento (solitamente il diametro della girante). Va sottolineato che tale classificazione è spesso arbitraria e puramente di comodo. anziché a quella volumetrica .

Essendo la geo-metria e quindi gli angoli. non sono indipendenti. varieranno nella stessa proporzione tutte le velocità associate alla portata. sarà l'energia cinetica residua allo scarico . Avendo trascurato le perdite per attrito. ovvero non trasformata in effetto utile per il fluido. l'unica energia persa. caratterizzato da . poiché è possibile passare dall'una all'altra per mezzo di considerazioni puramente dimensionali. Partiamo infatti da un punto di funzionamento (1). espresse in figura in giri/min. ovviamente la velocità periferica di un punto qualsiasi della girante risulterà proporzionale a . e supponiamo di portarci ad una nuova velocità di rotazione . -27- Curve di funzionamento dimensionali (a) e adimensionali (b) di una pompa centrifuga a diverse velocità di rotazione. se contemporaneamente ci portiamo ad una nuova portata volumetrica . 6 Le curve relative a diverse velocità di rotazione. ovvero che i triangoli delle velocità risultino in ogni sezione simi-li. Poiché il lavoro per unità di massa ceduto dalla macchina al fluido è proporzionale alla velocità al quadrato (si veda ad esempio la relazione di Eulero) esso varierà con legge quadratica in funzione di . Fig. Il rapporto fra velocità o componenti di esse corrispondenti sarà . . ossia normali alle sezioni di passaggio. nelle condizioni (1) e (2). fissati potremo ritenere che la direzione del flusso assoluto nelle parti statoriche e relativo in quelle rotoriche rimanga invariata. ossia .

Le relazioni precedenti si possono esprimere anche dicendo che gli infiniti punti che corrispondono ad una certa forma della macchina e dei triangoli delle velocità. hqpumpb è riportata la . ovvero a . dunque le informazioni della Fig. che risulta anch'essa variabile con legge quadratica. Ne consegue dunque un modo più immediato di esprimere il concetto di similitudine: basta sostituire le grandezze di interesse ( e nell'esempio). L'unica differenza rispetto alla trattazione precedente è che la velocità peri-ferica è proporzionale anche a e la velocità associata alla portata è proporzionale . sono caratterizzati dagli stessi rapporti e . che si trovano su una parabola. Per descrivere le prestazioni della serie di macchine occorrono diversi dia-grammi a velocità di rotazione diverse o un dia-gramma con più curve parametrate in . In conclusione: noto un punto di funzionamento su una curva è possibile dedurre infiniti punti di funzionamento a diverse velocità di rotazione. Ne consegue che per soddisfare la similitudine cinema-tica deve essere . hqpumpa sono ridondanti ed è sufficiente una curva per dedurre le altre. In Fig. Le considerazioni fatte possono essere facilmente estese a macchine geo-metricamente simili. ogni coppia di valori definisce una duplice infinità di punti di funzionamento corrispondenti e una curva del tipo definisce l'intero campo di funzionamento della famiglia di macchine simili. . ma di diversa dimensione (solitamente definita da un dia-metro di riferimento). con corrispondenti grandezze adimensionalizzate per mezzo di variabili che definiscono il sistema ( e nell'esempio). Dette e tali variabili. che sono cioè in similitudine geo-metrica e cinematica e che chiameremo corrispondenti. rapporti che risultano adimensionali se si utilizzano unità di misura coerenti come è facile verificare (è bene evitare di utilizzare il sistema tecnico per il lavoro specifico). se fissiamo la velocità di rotazione. -28- della macchina. di conseguenza anche il lavoro utile per unità di massa ricevuto dal fluido o la corrispondente prevalenza manometrica risultano proporzionali a .

La dispersione è dovuta all'influenza della viscosità ed altri parametri che abbiamo trascurato nell'analisi precedente. Questo concetto si esprime in un famoso teorema. oltre ai coefficienti già visti. compare il numero di Reynolds Infatti. poiché la correlazione fra alcune grandezze è implicita nel sistema dimensionale utilizzato e pertanto le variabili realmente indipendenti sono in numero inferiore a quanto l'esperienza ci suggerisce. può essere espressa come relazione fra (n-m) variabili adimensionali indipendenti. come sappiamo il numero di Reynolds esprime l’importanza delle forze viscose per rapporto alle forze di inerzia. che afferma che una equazione di n argomenti. come si nota i punti non sono rigorosamente indipendenti da . -29- curva caratteristica della famiglia di pompe considerata per mezzo dei valori sperimentali di e . tenendo conto anche della viscosità. Riportiamo a titolo di esempio alcune tipiche grandezze adimensionali costruite nel modo descritto: Coefficiente di carico Coefficiente di potenza Rendimento per macchine motrici Rendimento per macchine operatrici Coefficiente di portata . anziché le variabili primarie. Ad esempio la legge di funzionamento di una pompa. come nell’esempio precedente. si può esprimere con una relazione del tipo: Applicando l’analisi adimensionale potremmo ricondurci ad una legge più semplice e generale del tipo dove. Variabili adimensionali: L'esempio del paragrafo precedente chiarisce che è molto vantaggioso utilizzare variabili adimensionali. noto come teorema (o di Buckingham). dimensionalmente omogenea rispetto a m unità fondamentali.

poiché per una macchina motrice e per una operatrice . oppure la potenza. anche limitandoci alla semplice similitudine geometrica e cinematica o confrontando condizioni di funzionamento allo stesso numero di Reynols. per cui appare logico che la famiglia di macchine considerata sia individuata dalle grandezze adimensionali corrispondenti: . Si tratta di valutare la variabile migliore dal punto di vista della classificazione della famiglia di macchine. a meno di un rendimento. la seconda è che sembra molto conveniente utilizzare una variabile che sia legata a grandezze di progetto della macchine come la portata. in particolare assumerà una grande importanza la curva di prestazione in termini di rendimento . Il numero puro che ne deriva è la cosiddetta velocità specifica: (50) oppure. utilizzando la potenza all'albero: (51) che coincide con la precedente. determinati dall'accoppiamento con l'impianto in cui le macchine operano ed espressi da una legge del tipo . Nella tradizione dei costruttori e utilizzatori di macchine idrauliche le definizioni precedenti vengono spesso utilizzate in forme dimensionalmente meno rigorose. una famiglia di macchine simili può operare in diversi punti di funzionamento. La prima considerazione è che vogliamo caratterizzare la forma della macchina e pertanto conviene scegliere una variabile che non contenga il diametro. Il punto più significativo è in generale quello di massimo rendimento. conviene allora partire dal coefficiente di portata e dal coefficiente di carico. oppure il coefficiente di potenza ed eliminare il diametro che compare nelle definizioni. in particolare i costruttori di pompe utilizzano il “numero di giri caratteristico” definito nel modo seguente: . -30- Classificazione e scelta delle turbomacchine Velocità specifica e numero di giri caratteristico Come si è visto. il salto disponibile o la prevalenza.

Macchine con canali di passaggio grandi per rapporto ad una dimensione media (macchine assiali con pale molto alte) saranno adatte a smaltire elevate portate. E' opportuno ripetere che in generale una famiglia di macchine simili può operare in un campo di valori di . . che è in generale un dato di progetto e al salto disponibile in metri di colonna d’acqua. ma per esso è possibile fare ragionevoli assunzioni. crescente con la portata e decrescente col lavoro specifico descrive molto bene tale evoluzione. specialmente se la macchina è connessa ad un motore elettrico o a un alternatore. mentre altre grandezze adimensionali hanno per esempio valori molto simili per macchine molto diverse. -31- Q nc = n ⋅ 34 (52) h dove n è il numero di giri al minuto e il lavoro specifico è sostituito dalla prevalenza in metri di colonna di liquido (senza rispettare la coerenza dimensionale). Ovviamente se si confrontano situazioni omogenee è sufficiente aver cura di adottare una unica definizione. mentre se si utilizza materiale fornito da terzi occorre fare attenzione alla definizione utilizzata. Nel seguito si preferisce usare la velocità specifica sopra definita. Essa è fortemente correlata all'evoluzione della geometria della turbomacchina. ma il valore assunto come caratteristico della macchina è quello per cui è massimo il rendimento. mentre macchine con altezze di pala limitate e flusso radiale sono in grado di fornire elevati lavori specifici. La velocità specifica. come la portata e il lavoro specifico. così come opera ad esempio a diversi coefficienti di portata . Naturalmente occorre conoscere anche il numero di giri. anche qui non viene rispettata la correttezza dimensionale. Ritorniamo sulle due proprietà che rendono la velocità specifica particolarmente interessante per la classificazione e la scelta delle turbomacchine: Essa può essere stimata a partire da dati di progetto noti a priori. I costruttori di turbine idrauliche preferiscono fare riferimento alla potenza utile.

come vedremo o addirittura alle macchine termiche nelle quali tuttavia la variazione di densità nelle diverse sezioni pone serie difficoltà.7 In figura 7. L'analisi poterbbe essere estesa a pompe volumentriche o alle turbine idrauliche. . se la geometria o la dimensione non sono quelle per cui le prestazioni sono massime in termini di rendimento. Diametro specifico In anni abbastanza recenti ha assunto importanza un secondo parametro adimensionale. a titolo di esempio è riportata tutta la gamma di turbopompe. che fornisce informazioni aggiuntive su due punti importanti: il primo riguarda una stima approssimata della dimensione della macchina. portata e velocità di rotazione della macchina). poichè una variazione della portata massica non comporta proporzionalità con le velocità nelle sezioni della macchina. -32- Classificazione delle pompe e rendimenti in funzione della velocità specifica Fig. non è pertanto facile soddisfare la necessaria similitudine cinematica. il secondo consente di valutare la perdita di rendimento di una macchina. con caratteristiche simili a quelle della velocità specifica. correlata colla velocità specifica e i massimi rendimenti ottenibili per ciascuna tipologia geometrica (e quindi per un determinato campo di funzionamento in termini di prevalenza.

si esamina un gran numero di macchine operanti nelle rispettive condizioni di ottimo e si valuta questo nuovo parametro. analogamente a quanto fatto per . Fig. 8 Volendo ancora utilizzare portata e lavoro specifico. relativa in origine a pompe. Se. la velocità di rotazione dai coefficienti di portata e di lavoro ed ottenere quindi una grandezza adimensionale così definita: (53) chiamata Diametro specifico. . questa volta. ma successivamente generalizzata a tutte le turbomacchine. l'idea consiste nell'eliminare. -33- Diagramma statistico di Cordier per correlare Diametro specifico e velocità specifica di turbomacchine operanti nel punto ottimo rendimento. Cordier ha addirittura trovato una correlazione statistica fra e per macchine operanti nelle condizioni di ottimo. si scopre che anch'esso è ben correlato alla tipologia della macchina.

tipicamente . A tal fine Baljé balje ha ampliato l'idea di Cordier riportando in diagrammi statistici (noti appunto come Diagrammi di Baljé) le prestazioni di numerosissime turbomacchine in esercizio. Cavitazione nelle macchine idrauliche Nelle macchine idrauliche è possibile che si raggiungano localmente pressioni inferiori alla pressione parziale complessiva dei gas e vapori presenti. non sempre ottimizzate dal punto di vista del rendimento. il diagramma di Cordier permette di valutare orientativamente e quindi il diametro . -34- Diagramma di Baljè per pompe centrifughe ed assiali Fig.9 Note le grandezze di progetto e e assunto . oppure accettare un rendimento non ottimale. in figura è riportato l'esempio delle turbopompe. Se la dimensione della macchina non è accettabile o economica occorre necessariamente modificare il numero di giri e quindi .

In questa sede noi ci occuperemo essenzialmente delle influenze sulle prestazioni fluidodinamiche. nonché alle elevatissime temperature. quando queste. tale processo è noto col nome di cavitazione e può provocare modifiche nelle prestazioni della macchina e soprattutto serie conseguenze meccaniche sulle parti esposte. si liberano all'interno del liquido bolle di aeriformi. si verificano forti martellamenti sul metallo con conseguente danneggiamento superficiale. soprattutto nel campo delle eliche propulsive e limitatamente a ristrette regioni di funzionamento. Consideriamo una pompa che aspira da un bacino . a partire dai dati dell'impianto. ossia quando la pressione mi-nima all'interno della macchina è uguale a . D'altra parte il carico totale nella sezione (1) è ovviamente facilmente esprimibile. in genere ci si riferisce al punto superiore della flangia di aspirazione in una pompa o della sezione di scarico in una turbina idraulica. la cui somma chiameremo d'ora in poi . Ciò può avvenire ad esempio a causa dell'aumento delle velocità del liquido che consegue all'effetto di bloccaggio delle bolle di aeriformi che determina una riduzione delle aree di passaggio del liquido. Quando ciò avviene. ma con si-gnificative eccezioni. generate dal repentino riempimento da parte del liquido delle cavità occupate dalle bolle. tuttavia rammentiamo che esso consiste essenzialmente in una erosione dovuta alle fortissime accelerazioni. implodono. Non è questa la sede per la descrizione di dettaglio del processo fisico. in particolare la girante della turbomacchina. più in generale è interessante conoscere il margine fra la pressione minima e . Chiamata S1 tale sezione è allora possibile definire una Energia di aspirazione o la corrispondente grandezza nel sistema tecnico (in metri di colonna di liquido) nota anche come Net Positiv Suction Head (NPSH): (54) Per una macchina e una condizione di funzionamento assegnata vi sarà un valore di tale grandezza per cui la pressione minima all'interno della macchina eguaglia e si sviluppano bolle di cavitazione. trascinate in regioni a pressione superiore a . occorre riferirsi alla sezione dove la pressione è minore fra quelle nelle quali è age-vole effettuare una misura anche per la macchina in esercizio. -35- la tensione di vapore dello stesso liquido e la pressione parziale di eventuali gas disciolti. Poiché normalmente non è possibile valutare la pressione minima all'interno della macchina. generalmente fortemente negative. per mezzo del teorema di Bernoulli. essendo in genere la tensione di vapore largamente prevalente. Nella maggior parte dei casi interessa solamente sapere quando si verifica l'inizio del fenomeno (incipiente cavitazione). Poiché ciò avviene in generale vicino alle pareti.

Si faccia attenzione che la condizione di similitudine cinematica non è generalmente soddisfatta da una macchina al variare della portata per effetto della regolazione dell'impianto: ad esempio per una pompa in genere la macchina opera a giri costanti e all'aumento della portata la prevalenza diminuisce. Esso è fornito dal costruttore della macchina in funzione ad esempio della portata. per una dimensione e un numero di giri assegnato. si avrà: (55) Tale valore. appare interessante descrivere l'influenza dell' in forma adimesionale. ma in similitudine cinematica. tipicamente sul dorso delle pale rotoriche della macchina. In altre parole se varia il carico. In genere dovrà essere: Come è stato fatto nei paragrafi precedenti per altre variabili. nel quale è la velocità relativa in (1). -36- a pressione atmosferica oppure una turbina idraulica che scarica in un analogo bacino. operanti in condizioni diverse. per il teorema di Bernoulli è esprimibile per mezzo di un termine del tipo . . Appare logico dunque adimensionalizzare per mezzo di una velocità al quadrato o addirittura per mezzo della prevalenza stessa. detta la quota della sezione (1) rispetto al pelo libero del bacino e la perdita in metri di colonna di liquido nella condotta di aspirazione per la pompa o di scarico per la turbina. in condizioni di similitudine cinematica. Per fare ciò si osservi che la pressione minima si ha in un punto non noto. l' varia nella stessa misura. valore generalmente valutato sperimentalmente sulla macchina stessa o su un modello e deve dunque intendersi come valore di incipiente cavitazione. Quanto detto porta al cosiddetto coefficiente di cavitazione o del Thoma: (56) che permette di confrontare situazioni analoghe dal punto di vista della ca- vitazione in macchine simili fra di loro. dal momento che anche l'energia specifica o la prevalenza corrispondente sono proporzionali al quadrato delle velocità. per mezzo delle leggi di similitudine. poiché in condizioni di similitudine la velocità massima è proporzionale a . che potremmo chiamare disponibile deve essere confrontato col valore richiesto dalla macchina affinché non si verifichi la cavitazione.

in molte applicazioni (ad esempio nel campo delle eliche propulsive) si presferisce la seguente: p1 pv NPSH = − (57) ρg ρg che è equivalente sotto ogni aspetto alla precedente. Fig. -37- NOTA: in alternativa alla definizione di NPSH data nella (54). In particolare si osservi che entrambe dipendono dalla velocità e quindi dalla portata. 10 .

In tal caso la turbina si dice “ad azione”. . Altre volte soltanto una frazione del salto motore è convertito in energia cinetica nel distributore. il resto viene utilizzato a cavallo della girante: in questo caso la turbina viene detta “a reazione”. Le macchine ad azione pertanto. Entrando nel dettaglio del modo di operare delle turbine idrauliche può accadere che il salto motore sia convertito integralmente in energia cinetica nel distributore fisso che alimenta la girante. richiedono le velocità periferiche minime. a pari U forniscono i lavori massimi o. in piccola parte dissipato dagli attriti: H m = L + Lw (58) Immaginando una macchina completamente immersa nella corrente come in Fig. 10(a) il salto motore si calcola come differenza fra il trinomio di Bernoulli in ingresso (energia meccanica di partenza) e quello in uscita (energia meccanica allo scarico). Per quanto detto V1 è massima per le turbine ad azione e diminuisce al crescere del grado di reazione. Esso sarà in larga misura convertito in lavoro e. a pari lavoro. Ipotizzando in 0 una velocità trascurabile e supponendo piccole le energie di posizione all’interno della macchina. -38- CAPITOLO 5° TURBINE IDRAULICHE Salto motore e grado di reazione Il salto motore di una turbina idraulica è costituito dall’energia meccanica della corrente fluida messa a disposizione della macchina. le energie meccaniche sono assimilabili ad energie di pressione e ciò consente la definizione di un “grado di reazione” come rapporto fra salto di pressione a cavallo della girante e salto di pressione totale: (P1 − P2 ) (P − P ) γ χ= 1 2 = (59) ( P0 − P2 ) Hm Supponendo uno scarico assiale (energia cinetica minima) il lavoro euleriano si riduce al termine U1⋅V1t=U1⋅V1⋅cos(α1) e risulta proporzionale alla velocità assoluta di alimentazione della girante V1.

L’intero salto motore. In caso si renda necessario interrompere repentinamente l’afflusso di energia idraulica.11 mezzo di un moto assiale della spina. In linea di principio la pressione nel getto non scende in nessun punto al di sotto del valore atmosferico. Una peculiarità della turbina Pelton è . Il getto così ottenuto alimenta tangenzialmente la girante: un intaglio ricavato nella parte superiore del doppio cucchiaio permette al getto di introdursi nella corona attiva della macchina con perdite molto contenute. bipartito nello spigolo centrale. Le nuove condizioni di ugello così ottenute conservano un’elevata efficienza idraulica: il getto di alimentazione mantiene. viene deflesso dalla superficie concava sviluppando un sistema di sovrapressioni che produce l’effetto utile. il getto può essere intercettato da un’opportuna superficie (tegolo deviatore) senza arrestare il moto della colonna liquida che alimenta la macchina. Sul cucchiaio il getto. 11 (a) e (b)). una velocità sostanzialmente costante e pari a quella originaria. In tal modo si evita il pericolo del “colpo d’ariete” che si manifesterebbe se si intervenisse con un brusco movimento della spina. cioè. La geometria di ciascun ugello può essere modificata in sede di regolazione della macchina a Fig. -39- La turbina Pelton a) generalità La turbina Pelton è una macchina ad azione la cui girante è costituita da un disco sulla cui periferia è ricavata (o in alcuni casi “ancorata”) una serie di doppi cucchiai che costituiscono la parte fluidodinamicamente attiva della turbina (Fig. eventualmente molto grande (fino a 2000 m) è convertito in energia cinetica negli ugelli (da uno a sei).

la girante fosse immersa. caratterizzata quindi da basse velocità periferiche per un dato salto motore. =ψ (60) V1i W1 . 12 in cui è rappresentata una macchina a 4 getti (asse verticale per ovvie ragioni impiantistiche). 13(a)). riduce il livello di sollecitazione meccanica della girante anche in corrispondenza di elevati salti motore. come si vede in Fig. si ottiene sottraendo la velocità periferica a quella del getto (Fig. ammettendo valida l’ipotesi monodimensionale. con dissipazioni parassite enormemente più piccole di quelle che si avrebbero se. Il fatto che la Pelton sia una turbina ad azione. -40- Fig. Le macchine pluri- ugello consentono l’elaborazione di portate maggiori a prezzo di un’architettura alquanto più complessa.12 rappresentata dalla circostanza che la girante è immersa in aria. b) calcolo del rendimento idraulico e del numero di giri caratteristico Con riferimento al filetto centrale del getto. il triangolo in ingresso. in questo caso degenere. ottenuta da quella ideale a mezzo di un coefficiente riduttivo. come accade praticamente in tutte le altre turbomacchine. similmente la velocità relativa in efflusso si ottiene da quella in ingresso tramite un secondo coefficiente di perdita: V1 W2 = ϕ.

m ⋅ L = P = FTot ⋅ U (63) L U  U  η= = 2⋅ ⋅  ϕ −  ⋅ (1 + ψ ⋅ cos β 2 ) (64) 2 Vi1 Vi1  Vi1  2 Vi12 Il rendimento é il rapporto fra il lavoro e l’energia idealmente disponibile . -41- si tenga presente che. sostituendo nella (61): L = U ⋅ (V1 − U) ⋅ (1 + ψ ⋅ cos β 2 ) (62) che consente l’immediato calcolo della forza totale utile (tangenziale) che agisce sui cucchiai a mezzo della relazione: . in valore assoluto: si osservi adesso che: V2 ⋅ cos α = U− W2 ⋅ cos β2 = U− ψ⋅ W1 ⋅ cos β2 = U− ψ⋅ (V1 − U) ⋅ cos β2 da cui. Il lavoro euleriano è. 2 η ϕ2 ⋅ (1 + ψ ⋅ cos β 2 ) 2 v1 F η u w1 w2 v2 α2 β2 u ϕ u/v1i (a) (b) 2 d/D nc i H (c) Fig.13 . in ipotesi ideali w2 sarebbe L = U ⋅ (V1 − V2 ⋅ cos α 2 ) (61) uguale a w1. data l’assialità della macchina.

Per quanto concerne la determinazione del numero di giri caratteristico si procede con un ragionamento del tutto analogo a quello che ha condotto a stabilire la (63). 14(b) fornisce un possibile . Lo scarico. Grazie alle buone qualità idrodinamiche dell’ugello anche in condizioni di carico ridotto la velocità di alimentazione e quindi i triangoli delle velocità si mantengono sostanzialmente inalterati. L’andamento del rendimento è illustrato in Fig. Si osservi che la velocità 2 periferica di ottimo è pari alla metà della velocità effettiva del getto. nel moto assoluto avviene. Il conseguente cambiamento della geometria e dei parametri operativi della turbina porta anche alla variazione del numero di giri caratteristico. La turbina Francis La turbina Francis è una macchine centripeta a reazione costituita da un distributore periferico che indirizza la vena fluida secondo una opportuna angolatura. Inoltre le perdite parassite permangono modeste anche se rapportate ad una potenza idraulica ridotta in quanto la girante ruota in un mezzo leggero (aria). -42- Al termine U/V1i si attribuisce la denominazione di coefficiente di velocità periferica kp. di modesta entità. La stessa Fig. 13 (c) che garantisce i D cucchiai e getti grandi quando il salto motore è piccolo (in ipotesi contraria la potenza idraulica. Il movimento in avanti della spina riducendo le aree di passaggio riduce la portata e quindi la potenza della macchina. assialmente. Contrariamente a quanto accade usualmente per le turbomacchine tale variazione non comporta un sensibile calo di rendimento. con buona approssimazione. 13(b) (curva ϕ simmetrica. con la sola osservazione aggiuntiva che i getti sono ora in numero di “i” (contrariamente al getto singolo): d n c = cost ⋅ i ⋅ (65) D Considerazioni empirico/teoriche portano a suggerire per l’espressione nc d = cost ⋅ l’andamento in funzione di H illustrato in Fig. 14(a) mentre la Fig. verso la palettatura mobile della girante. La configurazione della turbina è illustrata in Fig. Ne risulta un’ottima regolabilità (parzializzabilità) della turbina. Nei canali rotanti il flusso passa con gradualità da una direzione prevalentemente radiale ad una prevalentemente assiale. con un’appropriata componente radiale. ottimo in corrispondenza dell’ascissa ). riporta anche l’andamento dell’azione periferica. rischierebbe di essere in larga misura dissipata a causa delle perdite parassite).

di circa il 50%). Supponendo lo scarico assiale e rettangolo il triangolo in entrata il lavoro euleriano è pari a U 12 mentre l’energia cinetica di V12 alimentazione. 2 Questa circostanza porta a concludere che le turbine Francis sono naturalmente a reazione (grado di reazione. -43- triangolo della velocità in ingresso. Il fatto che a pari salto motore. pari a . nel caso in esame. la Francis chieda velocità periferiche elevate (macchina a reazione) e che sia potenzialmente esposta alla cavitazione (influenza del diffusore. L’area di passaggio per il fluido è tendenzialmente grande essendo costituita dall’intera corona d’ingresso ed è controllata dal progettista a mezzo della scelta del rapporto h/D che condiziona il numero di giri caratteristico.14 a . è all’incirca uguale alla metà del lavoro (U1 ≈ V1). dell’altezza di aspirazione e delle depressioni locali allo scarico nei Fig.

Esse sono costituite da un limitato numero di pale (fino a 6) che interagiscono con un flusso creato da un . 14 b canali mobili) rende questo tipo di turbina inadatto agli elevati salti motori (salto massimo pari a circa 400m). grado di reazione. In tal modo. però. 14 (b)). -44- V1 w1 U1 α1 (1) (0) (b) Fig. …) che non può essere mantenuto congruo con quello originario in quanto ad una geometria del distributore variata se ne associa una fissa per la girante. La turbina Kaplan Macchine con una configurazione generale simile a quella delle eliche navali sono state sviluppate per essere impiegate quali turbine assiali. si altera l’intero comportamento idraulico della macchina (angoli. Per quanto concerne la regolazione si interviene riducendo le aree di passaggio del distributore a mezzo di una rotazione delle sue pale (Fig. Ne consegue un calo di rendimento ai carichi parziali più sensibile di quello che si ha nel caso della Pelton.

15. sovente di spessore elevato. -45- Fig. La riduzione concorde delle aree di passaggio nei canali fissi e mobili garantisce una buona regolabilità della macchina. di norma. Le poche. una turbina a reazione adatta ai modesti salti (da qualche metro a decine di metri). Al fine di limitare le dimensioni delle turbine anche per grandi portate si tende a mantenere elevate le velocità di attraversamento e di scarico. Fig. tipicamente. Sia le pale del distributore che quelle della girante sono orientabili a mezzo di un congegno meccanico. . dovendo raccogliere l’intera potenza perturbano sensibilmente il campo di moto producendo regioni di intensa sovrapressione e depressione ed esponendo potenzialmente la turbina alla cavitazione. La collocazione della macchina sotto battente risolve solitamente questo tipo di problema. conseguenza il numero di giri caratteristico è elevato e supera. 15 distributore (turbina Kaplan. Da qui la necessità di predisporre in uscita dalla macchina un diffusore di recupero dell’energia cinetica. La Kaplan è. robuste pale. quello delle Francis.

15 . -46- Fig.

Le perdite di carico. riduce la pressione all’uscita della girante aumentando i pericoli di cavitazione. Questa circostanza chiarisce anche l’effetto utile del diffusore che fa aumentare il salto di pressione sperimentato dalla turbina con un conseguente aumento della sua potenza utile. Un’altezza di aspirazione positiva. il cui compito è recuperare l’energia cinetica di scarico. per semplici ragioni idrostatiche. Scrivendo la conservazione dell’energia fra (1) e (a) è possibile valutare la pressione sulla sezione di scarico della macchina. pressurizzano la corrente fluida. al contrario di quanto accadeva per le pompe. -47- Cavitazione e altezza di aspirazione per le turbine Per le turbine idrauliche. Si osservi che la presenza di un diffusore. . valutare l’NPSH disponibile e confrontarlo con quello richiesto P1 P2 V2 = − (z 1 − z 2 ) − 1 + y (66) γ γ 2⋅g per la specifica macchina. de-pressurizza la vena fluida in corrispondenza della sezione di uscita della macchina. così come per le pompe si può definire un’altezza di aspirazione come differenza fra la quota della sezione di uscita della macchina e il pelo libero del canale di scarico (z1-za in Fig. 9(d)).

di norma. Nel canale mobile il flusso viene pressurizzato e indirizzato gradualmente verso una direzione tendenzialmente radiale. -48- CAPITOLO 6° POMPE CENTRIFUGHE Generalità (a) (b) 3 2 0 1 Fig. un pre- distributore che induca una componente tangenziale nella vena fluida aspirata dalla girante. L’aspirazione è usualmente assiale. 16(a)) che può essere palettato o a camera libera. In entrambi i casi vengono messe a disposizione del fluido sezioni di passaggio crescenti che consentono il recupero dell’energia cinetica. è elevata e viene recuperata a mezzo di un diffusore (da 2 a 3 di Fig. La pompa centrifuga. somma della velocità relativa e di quella periferica. La girante è costituita da un corpo di rivoluzione dotato di una serie di setti radiali che delimitano un insieme di canali mobili (Fig. 16(a) e (b)). Allo scarico dalla girante la velocità. in quanto manca. pertanto. 16 Le pompe centrifughe sono macchine operatrici radiali di impiego molto diffuso per tutti i livelli di potenza e per numerosissime applicazioni. è una macchina “naturalmente” a .

17 Curve caratteristiche Per un aspirazione assiale il triangolo delle velocità in ingresso non contribuisce al lavoro euleriano che risulta unicamente determinato dal triangolo allo scarico (Fig. La prevalenza H della pompa è la somma delle energie di natura “meccanica” conferite alla corrente fluida. può avere una componente in senso concorde oppure in senso opposto alla velocità periferica. -49- reazione. Allo scarico della girante nel moto relativo. 17(d)): L = U 2 ⋅ V2t = U 2 ⋅ V2 ⋅ cos α 2 (66) . w2 v2 w2 v2 w2 v2 u2 u2 u2 (c) u1 v1 H w1 in avanti (d) (e) pale radiali all'indietro w2r w2 v2 u22 β2 α2 u2 Q v2t Fig. la velocità del fluido guidato dalle pale può essere radiale o. nel terzo caso “all’indietro”. Solitamente l’energia di pressione è assolutamente preponderante e la prevalenza viene definita in termini di incremento di questa sola forma di energia. Nel primo caso la palettatura si definisce “radiale” nel secondo caso “in avanti”. in alternativa.

portata che definisce la “curva caratteristica” di una pompa. -50- Genericamente la v2t (e con essa lavoro e prevalenza) è influenzata dalla w2 e. 18 . dalla portata. In ipotesi ideali (lavoro coincidente con la prevalenza) essa può essere calcolata come segue: y ytot H n=cost P3 P2 ydis n3 P1 T n2 yconc n1 (a) Q (b) Q H Q t cos A n= B C D3 D E D2 D1 (c) Q (d) H H B A ∆H C Q0 Q0+∆Q (e) Q Fig. Esiste cioè un legame prevalenza . quindi.

All’aumentare dei giri le curve caratteristiche si dilatano mantenendo la forma originaria. abbastanza ben verificata. In altre parole tutti i punti in similitudine stanno su una parabola del second’ordine che passa per l’origine. 18(b)) si ottenga da quella ideale sottraendo alla prevalenza le perdite. 15(a)). Nella realtà correggendo la similitudine per tener conto di circostanze da questa non considerate (trafilamenti. La variazione dei giri è uno strumento estremamente efficace per ampliare il campo operativo di una pompa. 15(b)). è sostanzialmente un dato empirico. a prevalenze decrescenti con la portata per palette all’indietro (β2 > π/2) e a prevalenze crescenti con la portata per palette in avanti (β2 < π/2). -51- H = U 2 ⋅ V2 ⋅ cosα 2 = U 2 ⋅ (U 2 + W2 ⋅ cosβ 2 ) Q = A ⋅ W2 ⋅ sin β 2  Q  H = U 2 ⋅  U 2 + ⋅ cotg β 2   A  La curva caratteristica ideale è pertanto lineare (Fig. La riduzione per tornitura del diametro della girante ha . Nel caso reale il legame portata – prevalenza. dalla curva di base a giri n1 si deducono le curve a giri superiori sulla base della seguente regola. Concettualmente si può pensare che la caratteristica effettiva (Fig. 14(e)) e dà luogo a prevalenze costanti con la portata per palette radiali (β2 = π/2). azionamento. Il punto operativo del sistema pompa – circuito si ottiene intersecando la caratteristica della macchina con quella dell’impianto (ad esempio punto T). perdite meccaniche …) si ottengono curve di rendimento non coincidenti con quelle paraboliche (isole di equi-rendimento come in Fig. che rappresenta poi l’insieme di tutti i possibili punti di lavoro della pompa a giri costanti. Queste ultime sono ripartite in perdite concentrate (d’imbocco nella girante e nell’eventuale diffusore palettato) e distribuite lungo tutto lo sviluppo del canale. ma comporta costi relativamente elevati. rilevato a mezzo di un’opportuna sperimentazione. Su tale parabola i triangoli delle velocità dovrebbero essere simili e i rendimenti uguali. Le perdite concentrate presentano un minimo in corrispondenza di angoli fluidodinamici (desunti dai triangoli delle velocità) in accordo con gli angoli costruttivi (Fig. cassa). di validità della similitudine idraulica. Al punto P1 su n1 corrispondono punti in similitudine P2 su n2 e P3 su n3 ottenuti facendo aumentare linearmente con i giri la portata e quadraticamente la prevalenza. attriti sui dischi. La maggior parte delle macchine vengono costruite per una gestione a giri costanti (azionamento a mezzo di ordinari motori elettrici). Per ampliare economicamente il settore d’impiego di una pompa è invalso l’uso di considerare il diametro massimo della girante come una variabili progettuale cui si può ricorrere mantenendo inalterate le altre caratteristiche della pompa (meccanica. Nell’ipotesi.

Esiste cioè un’altezza massima di aspirazione al di sopra della quale si ha cavitazione. Il punto A di funzionamento del sistema rappresenta un accoppiamento stabile: infatti una perturbazione fortuita che faccia aumentare la portata conduce la pompa a lavorare in C e il circuito in B. per evitare la cavitazione. diagramma a fazzoletti). Esiste cioè un parallelismo fra le caratteristiche ottenute per riduzione dei giri e caratteristiche a giri costanti ottenute per riduzione del diametro della girante. Le usuali caratteristiche d’impianto chiedono H crescenti al crescere di Q a causa delle perdite di carico che aumentano con la velocità. partendo dalle condizioni del bacino di aspirazione. 18(c). ma un’intera regione del piano Q-H. . come illustrato in Fig. Si osservi che tale condizione può facilmente verificarsi se il fluido viene aspirato alle condizioni di saturazione (ad esempio in un serbatoio di gas liquefatto o nel condensatore di un impianto a vapore). 18(e). a pari giri. -52- l’effetto principale di ridurre. La quota d’installazione rispetto al pelo libero dell’alimentazione è detta “altezza di aspirazione”. In tal caso Pa sarebbe uguale a Pv e l’altezza massima di aspirazione sarebbe sicuramente negativa. Per il suo calcolo possiamo riferirci al capitolo precedente. a geometria costante. la velocità periferica con un risultato simile a quello che si avrebbe. Giustapponendo le regioni coperte da vari tipi di macchina si ottiene un quadro riassuntivo utile per la scelta della pompa capace di soddisfare una specifica esigenza (Fig. la pompa va posta sotto battente. Ne risulta un deficit di forza motrice (prevalenza della pompa inferiore alle esigenze del circuito) che rallenta la colonna fluida riconducendo il sistema in A. L’accoppiamento della pompa con un circuito esterno dà luogo solitamente ad un’intersezione stabile. come qualitativamente indicato nella Fig. con la diminuzione del numero di giri. Con questo accorgimento una certa tipologia di pompa coprirà non già una linea. 18(d). Per ragioni idrostatiche ed idrodinamiche la pressione all’alimentazione della pompa inferiore a quella atmosferica e potrebbe raggiungere la pressione di cavitazione. Un’altezza massima di aspirazione negativa significa che. Calcolo dell’altezza massima di aspirazione nelle pompe Per ragioni di natura pratica le pompe vengono di solito collocate al di sopra del pelo libero del bacino di alimentazione (cioè del piano della campagna).

L’isoterma reversibile rappresenta pertanto la trasformazione di minimo lavoro. La (68) fornisce: 2 2 dP P L T = ∫ v ⋅ dP = R ⋅ T ⋅ ∫ = R ⋅ T ⋅ ln 2 (69) 1 1 P P1 mentre dalla (69). si ha: L T = −q (70) L’isoterma reversibile è rappresentata nel piano P-v e T-s rispettivamente nelle Fig. per ciascun livello di pressione. L = ∫ v ⋅ dP + L W (67) L = h 2 − h1 − q (68) Inoltre si riterrà valida in ogni caso l’equazione dei gas perfetti. il lavoro può essere così espresso: . tenendo presente che h è funzione della sola temperatura. Si osservi che il piano T-s evidenzia per sua natura il calore scambiato reversibilmente e solo sulla base della (87) consente l’individuazione del lavoro di compressione. Passando a considerare la compressione adiabatica reversibile (isoentropica). Il lavoro di compressione tende a riscaldare il gas: se si impedisce tale riscaldamento con una adeguata refrigerazione si minimizzano. 16(a) e (b) (curve 1-2*). -53- CAPITOLO 7° LA COMPRESSIONE DEI GAS Riassumiamo qui di seguito le relazioni fondamentali utili allo studio della compressione dei gas. i volumi specifici e quindi i lavori. trascurando il peso proprio del fluido e la differenza delle quote cinetiche in ingresso e in uscita: L' = ∫ v dP. In entrambi i piani si può evidenziare compiutamente il lavoro di compressione come l’area (tratteggiata) sottesa alla trasformazione con riferimento all’asse delle pressioni nel primo caso e delle entropie nel secondo.

8 η y=0. osservato che h1 = h2*.9 η y=0.9 3' 0. -54- p T 2* 2' 2 2 3 2' 2* 1 4 1 5 v 4 3 s (a) (b) p T 2* 4 5 5 4 2' 3 2' 3 1 1 v s (c) (d) 2 h 4 ηc η y=1 1 2' 3 0.8 1 β 1 s (e) (f) Nel piano P-v il triangolo curvilineo 1-2*-2’ rappresenta il lavoro aggiuntivo rispetto all’isoterma. Nel piano T-s. la differenza di entalpia fra i punti 2’ e 1 (e quindi 2’ e 2*) può essere letta come area sottesa . dovuto ai maggiori volumi specifici del gas che progressivamente si riscalda.

A tale incremento si dà il nome di contro- recupero. Per quanto concerne l’ottimazione della pressione di inter-refrigerazione si osservi che un raffreddamento troppo anticipato è inefficace in quanto il gas non ha avuto ancora modo di riscaldarsi sensibilmente. Le turbomacchine per loro natura mal si prestano ad una refrigerazione continua del fluido di lavoro. fornisce compiutamente tutto il lavoro di compressione. Nelle Fig. Con riferimento ad una situazione operativa molto diffusa si immagini che la compressione sia realizzata in una macchina costituita da un gran numero di stadi operanti in serie. E’ quindi possibile tracciare la curva reale della compressione che evidenzi la storia effettiva dei volumi specifici che risulteranno sistematicamente maggiori rispetto al caso isoentropico a causa del più intenso riscaldamento del gas. Analiticamente il lavoro eguaglia il salto entalpico effettivo e può essere calcolato da quello isoentropico utilizzando la definizione di rendimento adiabatico di compressione: h 2' − h1 ηc = (72) h 2 − h1 l’area 1-2-3-4 nel piano P-v fornisce il lavoro diminuito delle perdite Lw. Il senso di tale rappresentazione. rappresentando il salto entalpico effettivo. Le superfici di scambio disponibili al loro interno sono infatti estremamente limitate ed il fluido le lambisce a velocità molto elevata.2’ (calore scambiato a pressione costante). . alle volte ritenuta criticabile. L’area sottesa all’arco 1-2 nel piano T-s. Si interrompe la compressione dopo che il fluido ha subito un sensibile riscaldamento. A valle di ciascuno stadio le condizioni medie del gas sono note sia per via teorica che per via sperimentale. In entrambi i piani i triangoli 1-2’-2 rappresentano l’incremento dell’integrale di v⋅dP dovuto all’effetto indiretto delle perdite. Volendo ridurre le temperature medie della trasformazione si procede per tanto in questo modo. Naturalmente gli stadi di inter-refrigerazione possono essere più di uno. -55- all’arco 2* . 16(c) e (d). 16(a) e (b) è anche rappresentata la compressione adiabatica irreversibile (curve 1-2). sulla base della (14). nel caso reversibile. si avvia il gas ad uno scambiatore di calore dove la sua temperatura viene ricondotta a valori prossimi a quelli iniziali. rappresenta il lavoro delle resistenza passive. Il risparmio di lavoro dovuto alla più favorevole “storia” dei volumi specifici è rappresentato. dall’area tratteggiata nelle Fig. si completa quindi la compressione in un secondo stadio (compressione inter-refrigerata). mentre l’area sottesa all’arco 2-2* nel piano T-s. parimenti inefficace è un raffreddamento troppo ritardato in quanto i benefici della refrigerazione si manifesterebbero per una compressione residua eccessivamente modesta. è il seguente.

anche nell’ipotesi isentropica. Il legame è illustrato graficamente in Fig. Il progressivo surriscaldamento del gas. Esiste la possibilità di definire un nuovo rendimento. Per chiarire meglio questa circostanza si consideri la compressione isentropica 1-2’ nel piano h-s di Fig. Accade infatti che il progressivo surriscaldamento del gas dovuto alle perdite faccia crescere intrinsecamente i lavori rispetto a quelli di una trasformazione totalmente isoentropica. il rendimento politropico ηy. . In altre parole anche una macchina reversibile avrebbe un rendimento minore di uno. il “rendimento idraulico”: ηy = ∫ v dP (73) L eff che risulta minore del rendimento adiabatico (72) Se si approssima la trasformazione reale 1-2 con una politropica di equazione P vn = costante. il numeratore della (73) e quindi il rendimento idraulico (che in tale ipotesi prende il nome di “rendimento politropico”) può facilmente essere valutato e confrontati col rendimento adiabatico. il lavoro. si presenti all’ultimo stadio alla temperatura T3 sensibilmente maggiore di T3’. ad una cattiva qualità fluidodinamica. con la conseguenza che. pari a h4 . lungo la linea di trasformazione effettiva. 16(f). L’ultimo stadio di compressione richiede un lavoro pari a h2’ – h3’. -56- Nell’ipotesi di un rapporto di compressione elevato il rendimento adiabatico non rappresenta un buon indice della “qualità” fluidodinamica di un compressore. Tale lavoro è Lid= ∫ vdP e consente di 1 definire un nuovo rendimento che meglio chiarisce la qualità della compressione. non imputabile. 16(e). che prende come riferimento ideale io lavoro necessario per comprimere idealmente (senza irreversibilità) il gas da (1) a 2 (2).h3 è notevolmente più elevato di quello di riferimento h2’ –h3’. d’altro canto. ovviamente. b) al diminuire del rendimento politropico e al crescere del rapporto di compressione cresce il divario fra i due rendimenti. Si osservi che: a) il rendimento adiabatico è sempre minore di quello politropico. fa si che il fluido nella situazione reale.

20(a)). alimentata assialmente con scarico tendenzialmente radiale. Fig. -57- CAPITOLO 8° I COMPRESSORI DI GAS Il compressore centrifugo a) Generalità Il compressore centrifugo ha una configurazione d’insieme simile a quella delle pompe centrifughe. 20 Esso è costituito cioè da una girante palettata (Fig. .

Con i . 21 L’elevata velocità di uscita dalla girante richiede che la vena fluida sia rallentata in un opportuno condotto (diffusore) con recupero di energia di pressione. -58- 3 h2 2 3 2 1 0 D1 1 D2 (b) w2 v2 β2 α2 u2 w2 v2 β2 α2 u2 w2 v2 β2 α2 u2 (c) Fig.

all’indietro. Una data tipologia di compressore. Il compressore centrifugo è pertanto una macchina naturalmente a reazione (grado di reazione definito come rapporto fra salto entalpico a cavallo della girante e salto entalpico totale). Con riferimento alla Fig. il grado di reazione. quadraticamente. Prescindendo dagli effetti di comprimibilità la fluidodinamica del compressore e della pompa centrifuga è del tutto analoga. in una riduzione del lavoro euleriano e. Mantenendo costante la u2 e considerando un triangolo con una w2 all’indietro. nella riduzione dell’energia cinetica di scarico. 21(c) si è già detto che un triangolo con scarico radiale ha grado di reazione di poco inferiore al 50%. ad esempio quello centrifugo. è caratterizzata da un certo intervallo di valori accettabili per nc e quindi da una banda all’interno della quale si collocano i punti rappresentativi di macchine di buon rendimento. la riduzione della V2 si riflette. Considerazioni opposte valgono per i triangoli con w2 in avanti. la velocità periferica necessaria per la compressione di un gas con una certa tipologia di triangoli è fissata. Anche per i compressori le palette allo scarico possono essere configurate radialmente. linearmente. Usualmente nel progetto di una turbomacchina l’individuazione del numero di giri è lo strumento principale di ottimazione e viene determinato a mezzo del numero di giri caratteristico. b) Ottimizzazione della velocità angolare Stabilito che. con essa. 20(a) il lavoro euleriano è pari a U 22 : poco più della metà ( ) è 2 disponibile come energia cinetica allo scarico della girante da utilizzare per la compressione nel diffusore. in avanti. la scelta del numero di giri determina le dimensioni fisiche della girante e quindi la portata che la stessa è in grado di elaborare. -59- V22 triangoli di Fig. Diminuisce pertanto l’importanza relativa della compressione nella girante e. Tale banda nel caso dei compressori viene limitata a causa di effetti della comprimibilità. L’entalpia del punto 2 all’uscita della girante è calcolabile con la relazione: V22 h2 = h0 + L − (74) 2 mentre la pressione P2 si calcola individuando dapprima il punto 2’ a mezzo della relazione: h 2' − h1 η girante = (75) h 2 − h1 ed applicando quindi la legge dell’isentropica: . per ragioni energetiche.

Sperimentalmente l’arresto reversibile della vena fluida in un tubo di Pitot genera condizioni di ristagno. Se nel punto 3 si ipotizza di utilizzare l’energia cinetica disponibile in una compressione isentropica si ottiene il punto 03 detto “di ristagno” cui corrispondono grandezze termodinamiche definite “di ristagno” o “totali”. Le condizioni di ristagno rappresentano lo stato del serbatoio ideale da cui si può immaginare che derivi il flusso. -60- θ T2'  P2  =  (76) T1  P1  V22 Nel diffusore l’energia cinetica viene in larga misura utilizzata per 2 comprimere la vena fluida (da 2 a 3) mantenendo un residuo di velocità V3 che garantisce il trasferimento del gas. Dato che le trasformazioni 3-03 o 2-02 sono reversibili è sempre possibile passare dalla situazione di quiete rappresentata dai punti 03 e 02 a quella effettiva. caratterizzata da condizioni 3 o 2 associate alle relative energie cinetiche e viceversa. 22(c). alternativamente mobili e fisse. L’utilità delle grandezze di ristagno sta nel semplificare il quadro termo- fluidodinamico riconducendolo a condizioni statiche individuate dai puri parametri termodinamici. Analogamente al punto 2 (condizioni statiche) è associato il punto 02 di ristagno (condizioni totali). Sezionando con il cilindro c-c la mezzeria delle palette si ottengono sezioni conformate a profilo aerodinamico come rappresentato ad esempio in Fig. è possibile organizzare in poco spazio un gran numero di stadi. Le deflessioni impresse alla vena fluida sono congrue con l’andamento della linea media del profilo e sono compiutamente rappresentate a mezzo dei triangoli di velocità di ingresso e di uscita. Il compressore assiale Un’altra tipologia di compressore. 22(b) fornisce una vista schematica della macchina da cui si intuisce che le aree di passaggio a disposizione del fluido sono grandi rispetto alla sezione maestra (numero di giri caratteristico elevato) e che. La Fig. il cui profilo aerodinamico induce un graduale aumento di pressione nei canali. . utilizza per l’elaborazione della vena fluida una serie di palettature. quello assiale. naturalmente.

-61- statore (a) (b) c c 02 03 (v22)/2 (v32)/2 3 3' rotore 1 2 3 03 v 23 2 v 22 L 3 2 2 L w 22 2' 2 w12 01 2 2 v12 0 2 (v12)/2 h 1 h 1' 1 s (f) s w1 (c) ∆α ∆β u u v2 w1 w2 v3=v1 v2 w2 v3=v1 u u ∆vt (d) w1 u v2 u w2 w1 w2 v3=v1 v2 u v3=v1 u w1 (e) u u v2 w1 w2 w2 v3=v1 v2 u u v3=v1 Fig. 22 Sempre con riferimento alla Fig. 22(c) osserveremo che i triangoli sono simmetrici (velocità assolute speculari a quelle relative. grado di reazione del 50%) che le .

condotti …) fa si che in essi. a seguito di piccoli aumenti di pressione. -62- deflessioni sono molto contenute e. Ragionando come si è fatto per le pompe tutte le intersezioni a sinistra del massimo M sono instabili. La caratteristica della macchina risulta utilizzabile solo al di sopra di una portata minima (limite del pompaggio). Al fine di saggiare la stabilità del punto di funzionamento è però opportuno non fare riferimento alla effettiva caratteristica esterna. 23(b)). per semplicità. La caratteristica di tale capacità virtuale è una retta orizzontale tracciata a qualunque livello di pressione si desideri. Deflessioni più marcate indurrebbero compressioni più intense e gradienti di pressione più elevati col pericolo di distacchi di vena e di perdite fluidodinamiche severe. in maniera pulsante. Per ragioni di similitudine il limite del pompaggio sarà presente in tutte le caratteristiche che si ottengono al variare dei giri (Fig. anche nel caso dei compressori il punto di funzionamento del sistema macchina-circuito è individuato dall’intersezione della caratteristica esterna con quella del compressore (punto T della figura 23 a). La storia della compressione nel piano h-s per un grado di reazione del 50% è rappresentata nella Fig. l’aumento della u sino a valori eventualmente molto elevati li fa aumentare considerevolmente. conseguentemente. Infatti la presenza nel sistema di volumi di una certa ampiezza a disposizione del fluido (cassa. . È quindi prassi corrente far funzionare i compressori in regioni non lontano da questa zona. Altri possibili triangoli delle velocità sono rappresentati in Fig. Si dà il caso che la regione utile di funzionamento contigua alla linea del pompaggio sia quella a rendimento migliore. Se per una data velocità periferica i lavori di compressione sono tendenzialmente modesti. ma ad una caratteristica virtuale tracciata orizzontalmente. il lavoro euleriano è modesto (∆Vt piccolo) e il lavoro di compressione limitato (alquanto inferiore rispetto a quello dei compressori centrifughi). 22(f). È cioè presente una capacità. sia pure non intenzionale. senza fornire le pressioni previste. Tuttavia il superamento anche solo a livello locale della velocità del suono indotto da velocità periferiche eccessive crea problemi di natura fluidodinamica che non sempre si è disposti ad accettare. 22(d) (grado di reazione 100%) ed (e) (grado di reazione 0). che. Il fenomeno del pompaggio In analogia con quanto visto per le pompe. L’intero tratto L-M è inutilizzabile: in esso il compressore funziona irregolarmente. schematizzeremo come un accumulo perfetto (infinito). A tale fenomeno si dà il nome di “pompaggio”. si possa accumulare fluido.

23 . -63- β β (p) (p) pompaggio limite del M S P caratteristica L capacità perfetta n4 η1 caratteristica T esterna η2 caratterisica compressore n1 n2 n3 Q Q (a) (b) Fig.

ma anche da quella dell’ambiente a cui viene restituito. “coefficient of performance”. nella tecnologia della pompa di calore). Stabilita la temperatura dell’ambiente di riferimento. 24 fornisce l’andamento qualitativo di tali parametri. La reversibilità del processo garantisce la possibilità di produrre senza perdite energia in un senso o nel senso opposto (dal calore al lavoro e viceversa). La Fig. tale quantità di energia meccanica rappresenta l’ equivalente energetico del calore (exergia). Questi concetti possono essere tradotti in due parametri significativi: l’equivalente meccanico del calore (coincidente col rendimento del ciclo di Carnot) e l’equivalente termico del lavoro (coincidente col reciproco del rendimento del ciclo di Carnot. chiamato anche COP. Q1 Q1 temperatura temperatura 4 1 4 1 L L η c=L/Q1 COP=Q 1/L 3 2 3 2 Q2 Q2 entropia entropia (a) (b) Fig. Dunque il “valore energetico” del calore può essere valutato per mezzo di un ciclo di Carnot operante fra la sorgente calda e l’ambiente di riferimento. 24 Il rendimento di 2° Principio . -64- CAPITOLO 9° CONSIDERAZIONI PRELIMINARI SUI CICLI TERMODINAMICI Valore termodinamico del calore E’ noto che il lavoro che una unità di calore può fornire nell’ipotesi di operare trasformazioni perfettamente reversibili dipende dalla temperatura a cui il calore è disponibile.

8% fra 20° e 0°C) nonostante presupponga trasformazioni completamente ideali. L’analisi entropica delle perdite Abbiamo visto che l’aumento di entropia in una trasformazione adiabatica. misura l’irreversibilità del processo. ad esempio la compressione in una macchina reale. cioè il lavoro Lw dissipato per attrito nel fluido. assegnata la temperatura massima e quella dell’ambiente. D’altra parte classificare i processi in base alla qualità della loro realizzazione significa fornire un parametro che stimoli il progresso del settore. T1 T1 S1 S1 T1' S1' Q1 Q1 M L M L' Q2 Q2' T2 T2 S2 S2 Fig. A questo fine è utile una seconda definizione di rendimento. Esso può avere valori anche estremamente modesti (6. ispirata al 2° principio. Nei processi termodinamici tuttavia è importante una seconda causa di l’irreversibilità connessa col fatto che per scambiare calore occorrono differenze di temperature finite. 24 fa riferimento al 1° Principio della Termodinamica in quanto è costruito come rapporto di un lavoro e di un calore scambiato col mondo esterno. può essere ad esempio così formulata: effetto utile η II = (77) effetto utile limite a pari consumo di risorse che tende al valore limite unitario solo se tutte le trasformazioni coinvolte sono reversibili. che. -65- Il rendimento del ciclo di Carnot. Non può pertanto intendersi come un indice della qualità delle trasformazioni. ovvero legato al fatto che le velocità del fluido sono finite. 25 . come compare in Fig.

sono in realtà generalizzabili e costituiscono lo strumento operativo dell’analisi entropica delle perdite. La differenza fra i due rendimenti vale: T2  T   1 1 ∆η = ηc − ηc ' = 1 − − 1 − 2  = T2 ⋅  −  (78) T1  T1'   T1' T1  che può essere riscritta così: T2  Q1 Q1  ∆η = ⋅ −  (79) Q1  T1' T1  Il termine tra parentesi rappresenta la produzione di entropia causata dall’irreversibilità introdotta nel secondo caso (aumento di entropia della sorgente a T1’ meno la diminuzione di entropia della sorgente a T1). Supponendo la presenza di numerose irreversibilità il rendimento di qualunque ciclo. a mezzo di un conduttore. -66- L’esempio seguente servirà a stabilire un nesso fra perdite di lavoro e produzione di entropia. Con riferimento alla Fig. può essere così espresso: η = ηi − T2 Q1 ⋅ ∑ k ∆S k (82) Le formule sopra riportate meritano alcune considerazioni: 1) attraverso l’analisi entropica perdite di natura diversa (scambio termico. 25 si consideri una macchina operante secondo un ciclo di Carnot fra la sorgente S1 a T1 e la sorgente S2 a T2. ottenute in un caso esemplificativo. Si introduca adesso una tipica irreversibilità di scambio termico che riduca. reazioni chimiche…)vengono rese omogenee e possono essere paragonate. attriti. il livello termico a cui è disponibile il calore da T1 a T1’ < T1. moltiplicando per Q1: ∆L = T2 ⋅ ∆S (81) Le (80) e (81). . con riferimento a quello ideale. Il calore così degradato viene quindi utilizzato in un ciclo di Carnot il cui rendimento sarà minore di quello del precedente. Pertanto la perdita di rendimento può essere scritta: T2 ∆η = ⋅ ∆S (80) Q1 e.

ad una introduzione di calore. laminazione in una valvola) la produzione di entropia coincide con l’aumento di entropia del fluido oggetto della trasformazione. 4) la perdita entropica è intrinsecamente diversa dalla dissipazione LW. Sono possibili due soluzioni: 1. 3) se nei processi di trasmissione del calore la produzione di entropia si calcola sempre come differenza fra l’aumento di entropia del fluido freddo e la diminuzione di entropia del fluido caldo. Supponiamo che una quantità LW di energia meccanica sia degradata ad energia interna alla temperatura T. consistente nell’utilizzare il salto termico fra la sorgente e la temperatura di utilizzo del calore per produrre energia e il calore residuo per l’uso originario. Una seconda conclusione riguarda l’utilizzo del calore per usi diversi dalla produzione di potenza: riscaldamento o altri usi tecnologici. 2. note le temperature della sorgente calda e fredda occorre mettere in atto ogni accorgimento perché il fluido di lavoro riceva il calore alla massima temperatura possibile e lo scarichi alla minima possibile. In tal caso l’utilizzo diretto comporta un degrado del valore energetico del calore. -67- 2) per valutare la produzione complessiva di entropia (aumento di entropia dell’universo a seguito di uno o più processi irreversibili) è indispensabile precisare in maniera esauriente l’ambiente con cui il sistema interagisce. La conclusione più ovvia della precedente analisi è che in un ciclo di potenza. In tal caso normalmente l’utilizzo è previsto a temperature molto più basse di quelle della sorgente disponibile (spesso gas prodotti da una combustione). . La pompa di calore. La ragione di ciò sta nel fatto che il calore alla temperatura T ha un suo potenziale di produzione di energia meccanica quantificabile attraverso il rendimento di un ciclo di Carnot fra T e T2. La corrispondente perdita entropica con riferimento alla (80) vale pertanto: Lw ∆L = T2 ⋅ (83) T e può essere nettamente inferiore a LW se T è elevata. dal punto di vista del fluido. Si è visto che ciò equivale. nelle trasformazioni adiabatiche (espansione in turbina. La cogenerazione. che utilizza energia meccanica (a sua volta prodotto da un ciclo termodinamico ad alta efficienza) per produrre calore in un ciclo inverso.

Il fluido di lavoro. Un uso corrente dell’acqua è quello di vettore del calore e di mezzo di scambio termico: i coefficienti di scambio estremamente elevati che essa consente. vaporizzato e surriscaldato (punti 3 – 4 . superiore al secondo. mentre gli elevati calori specifici e latenti ne fanno il fluido preferito per il trasporto e l’immagazzinamento del calore. Data la proporzionalità fra volumi specifici e lavori. Fissati dei limite per le temperature minime e massime di un ciclo termodinamico. differenza fra i due. Differenze limitate fra i lavori. Il ciclo Rankine semplice La più semplice organizzazione di componenti che realizza un ciclo di conversione del calore in lavoro è rappresentata in Fig. 5÷6%). non sarà messo in pericolo da eventuali inefficienze delle macchine perché anche decurtando il lavoro di espansione ed aumentando quello di compressione il primo risulterà. garantiscono scambiatori di calore compatti ed economici. Essa è dotata di una serie di proprietà che la rendono straordinariamente utile nel settore termotecnico. in ogni ragionevole caso. pressurizzato dalla pompa fra 1 e 2. costituisce uno strumento di grande efficacia per il controllo dei volumi specifici che risultano grandi in fase vapore e piccoli in fase liquida. le isoterme rappresentano le trasformazioni ottime di assorbimento e di cessione del calore. non garantiscono questo stesso risultato. Il cambiamento di fase. 26(a). viene preriscaldato. Il lavoro utile. inoltre.2°C) risulta tecnicamente agevole realizzare trasformazioni isoterme in quanto una cessione o un assorbimento di calore a pressione costante produce naturalmente una isoterma. Da ultimo osserveremo che la vaporizzazione costituisce un efficace strumento di conversione del calore in lavoro in quanto il prodotto della pressione per l’incremento di volume rappresenta una diretta trasformazione in lavoro di una parte del calore di vaporizzazione (ad es. Per temperature inferiori a quella del punto critico (374. -68- CAPITOLO 10° CICLI DI CONVERSIONE A VAPOR D’ACQUA Introduzione L’acqua (e il suo vapore) rappresenta un fluido di lavoro di grande interesse per le trasformazioni energetiche. ciò consente di ottenere lavori di espansione elevati (in fase vapore) e lavori di compressione modesti (in fase liquida). come nel caso delle turbine a gas. sia allo stato liquido sia a seguito di un cambiamento di fase.

chiudendo in tal modo il ciclo. L’andamento delle trasformazioni nei piani T – s. (c) e (d). L’entalpia in 2 si ottiene sommando a quella in 1 il lavoro effettivo di compressione della pompa: v ⋅ (P2 − P1 ) Ll p = h 2 − h 1 = (84) ηp . h – s è rappresentato nelle T 5 5 4 3 4 6 3 B 2 1 1 A 3' 4' 6 s (a) 2 (b) h 5 p 2 4 5 4 3 7 6* 6 3 2 1 6 1 v s (c) (d) Fig. -69- – 5). Il surriscaldamento potrebbe eventualmente mancare: in tal caso il ciclo è detto saturo. p – v. Il consumo di calore è dato dalla differenza di entalpia fra 5 e 2. quindi espanso e condensato (punti 6 – 1). 26 Figure 26(b). Il lavoro utile è la differenza fra il lavoro di espansione e quello della pompa.

a mezzo di opportune tavole. In alternativa e in via approssimata l’aumento di temperatura dovuto alla compressione può essere ottenuto trascurando la comprimibilità del mezzo (nessun riscaldamento nel caso isoentropico) e valutando il riscaldamento causato dalle resistenze passive sulla base della formula: L w L p − v ⋅ (P2 − P1 ) T2 − T1 ≅ = (85) cp cp Per calcolare il lavoro ideale di espansione si può ricorrere al diagramma di Mollier (h – s) tracciando l’isoentropica per 5. Oppure. Con un ragionamento analogo si dimostra che il ciclo di surriscaldamento 4’ – 4 – 5 – 6 ha invece un rendimento maggiore. 26(b)). disponendo di tavole. si individua lo stato 6 a mezzo del suo titolo: s 5 − s1 s 5 = s 6 = x 6 ⋅ s 7 + (1 − x 6 ) ⋅ s1 . percorse nei due versi. la determinazione della temperatura. tracciate per 3 e per 4 (Fig. . Tali cicli sono caratterizzati da differenze fra la temperatura massima e minima sempre minori di T3 – T1 e conseguentemente da rendimenti inferiori a quello del ciclo centrale di vaporizzazione. per l’entalpia si ha: h 6 = x 6 ⋅ h 7 + (1 − x 6 ) ⋅ h1 (87) che permette di valutare il salto isoentropico in turbina. L’aumento della temperatura di evaporazione o la diminuzione di quella di condensazione. in infiniti cicli elementari. Il ciclo di preriscaldamento del liquido 1 – 2 – 3 – 3’ può essere analizzato dividendolo. sempre a mezzo di coppie di isoentropiche. -70- La conoscenza dell’entalpia e della pressione consente. assimilabili a cicli di Carnot in quanto ricevono e cedono calore a temperatura costante e sono limitati da isoentropiche. Ad esempio. Il punto effettivo di fine espansione 6* si ottiene dalla definizione di rendimento adiabatico della turbina: h5 − h 6 * ηt = (88) h5 − h 6 Al fine di giudicare la qualità termodinamica del ciclo lo si divide in tre sotto-cicli a mezzo di due coppie di isoentropiche. Il ciclo di vaporizzazione così individuato nella zona centrale del diagramma è un ciclo di Carnot. x 6 = (86) s 7 − s1 Si calcolano quindi le altre grandezze significative.

Usualmente si impiega allo scopo acqua di fiume (o canale. compatibilmente con la disponibilità di un agente refrigerante di temperatura e capacità termica adeguate. provoca la diminuzione di tc con un aumento di rendimento del ciclo. PQ2 = m a ⋅ c p ⋅ (t u − t e ) (89) La portata d’acqua per unità di potenza determina univocamente il riscaldamento. La condensazione Storicamente i primi cicli a vapore non prevedevano la condensazione in quanto al termine dell’espansione alla pressione ambiente il vapore veniva scaricato direttamente nell’atmosfera. a seguito dello scambio termico essa si riscalderà fino a tu. L’incremento di temperatura si ottiene da un bilancio energetico che eguaglia la potenza termica scaricata dal condensatore a quella ricevuta dall’acqua: . Orientativamente a tale portata di . o lago) o acqua di mare. L’ingremento di lavoro. Tale portata viene ottimizzata sulla base delle seguenti considerazioni. canalizzazioni…) e in termini di consumo di energia per il pompaggio (potenza della pompa proporzionale alla portata). 27). anche quelli dei due cicli laterali. Si intuisce pertanto che esiste una portata che minimizza il costo del kilowattora. ad una condensazione a 100°C. Come si vede il lavro aumenta più del calore entrante e quindi il rendimento migliora. Supponiamo di disporre di una portata d’acqua grande a piacere alla temperatura di entrata nel condensatore te (Fig. La diminuzione di tu. Il calore di condensazione a tali temperature è dell’ordine di 600 Cal/kg e di conseguenza la variazione di entropia ∆s=600/Tk(°K) ≈2 Cal/(kg °K). Si può avere una conferma di tale affermazione col seguente ragionamento molto grossolano: confrontiamo il rendimento di un ciclo ideale che condensa a 50 °C con uno che condensa a 50 °C -∆T. approssimativamente. -71- aumentando il rapporto delle temperature estreme. D’altro canto l’utilizzo di grandi portate d’acqua ha un costo in termini di investimenti (opere di presa. rappresentato dall’area aggiuntiva del ciclo sarà ∆L≈2 ∆T. a pari capacità di scambio termico del condensatore. Si è visto nel precedente paragrafo che è vantaggioso condensare ad una temperatura quanto più bassa possibile. Dal punto di vista termodinamico ciò equivaleva. in via indiretta. mentre l’incremento di calore entrante è il calore nesessario a scaldare l’acqua di ∆T °C: ∆Q1=cacqua ∆T= 1 ∆T. migliorano il rendimento del ciclo centrale e.

(90) t tc tc ∆t2 ∆t1 u ∆ta (a) e Q Sv (b) Fig. superficie) sulla base della relazione: PQ2 = h tot ⋅ S ⋅ ∆t m. la temperatura di condensazione dipende dalle caratteristiche del condensatore (coefficiente totale di scambio termico. -72- ottimo corrisponde un riscaldamento dell’acqua di 5 – 8°C. Stabilite le temperature di ingresso – uscita del mezzo refrigerante. 27 .l.

Molti fiumi europei sono afflitti da questo tipo di problema. fissata la portata d’acqua e le superfici del condensatore si determina tc a mezzo della relazione: t c = t e + (t u − t e ) + ∆t 2 (92) Il valore ottimizzato di ∆t2 è di circa 5°C. il riscaldamento dei flussi d’acqua usati per il raffreddamento dei condensatori può risultare eccessivo: in questo caso si parla di inquinamento termico. la superficie del condensatore determina la differenza media logaritmica di temperatura e.l. -73- in cui la differenza media logaritmica di temperatura. e questo accade ad esempio nei climi aridi. che rappresenta la forza motrice dello scambio termico. Considerate le grandi potenze termiche spesso in gioco.05 bar. si ottiene dalle due differenze di temperatura d’estremità: ∆t1 − ∆t 2 ∆t m. L’acqua calda in uscita dai condensatori viene spruzzata dall’alto sul riempimento creando una grande superficie di contatto con l’aria per lo scambio di massa e di calore. attraverso di essa la differenza minima ∆t2. di un riempimento permeabile. per uno spessore limitato. relativamente secca. In definitiva. L’aumento di S infatti riduce la temperatura di condensazione migliorando il rendimento del ciclo ma comporta un aumento dei costi di investimento: va pertanto ricercato il compromesso migliore. 20 – 30 m3/s per una centrale di 600 MW). ad essa corrisponde una pressione di saturazione di 0. = (91) ∆t1 ln ∆t 2 Fissato il coefficiente totale di scambio. Nel clima italiano una temperatura media annuale di condensazione di 32°C è considerata un riferimento realistico. Qualora non siano disponibili. La colonna d’aria satura di umidità e calda (e quindi leggera per entrambe le ragioni) che emerge dal riempimento si muove verso l’alto grazie all’effetto camino dell’involucro richiamando altra aria. dall’esterno attraverso le aperture in . Esse sono di solito costituite da grandi involucri iperbolici a sviluppo verticale aperti alle due estremità e dotati nella parte inferiore. bisogna ricorrere a soluzioni alternative. La prima possibilità è rappresentata dalle torri evaporative. Le portate necessarie per il raffreddamento diretto dei condensatori sono di solito notevolissime (ad es. Anche la superficie viene ottimizzata con l’obiettivo di rendere minimo il costo del kilowattora.

Un contenuto eccessivo di liquido infatti provoca l’erosione delle palettature della turbina. nello schema indiretto. all’innalzamento non trascurabile della temperatura di condensazione e al consumo di energia per i ventilatori che garantiscono il flusso dell’aria attraverso lo scambiatore di calore. Storicamente. le torri a secco comportano oneri aggiuntivi sensibili dovuti. le pressioni massime dei cicli hanno mostrato una decisa tendenza alla crescita. ma non trascurabili (circa 2 kg per KWh elettrico). I consumi d’acqua sono limitati. Vi è infine una terza influenza favorevole del surriscaldamento: il miglioramento termodinamico del ciclo dovuto all’introduzione aggiuntiva di calore ad alta temperatura. oltre che agli investimenti supplementari. -74- corrispondenza del fondo della torre.92 – 0. viene inviata nuovamente ai condensatori. La cessione del calore latente di vaporizzazione per la saturazione dell’aria raffredda l’acqua che. Per motivi economici più che tecnici si . Un secondo motivo che consiglia l’uso del surriscaldamento è l’aumento del rendimento interno degli stadi di turbina al crescere del titolo. In mancanza di una adeguata disponibilità naturale l’opzione ulteriore è rappresentata dallo scambio diretto di calore con l’atmosfera a mezzo di apparecchiature denominate “torri a secco”. un flusso d’acqua destinato al raffreddamento dei condensatori. dopo la prima metà del secolo scorso. La modestissima capacità termica dell’aria comporta l’impiego di portate ingentissime mentre i piccoli coefficienti di scambio esterni richiedono l’uso di superfici amplissime. A pressioni di 120 – 180 bar e per temperature di inizio espansione di 540 – 600°C il surriscaldamento non garantisce un titolo sufficiente a fine espansione. Titoli di 0. Mentre le torri evaporative producono un aumento limitato del costo dell’energia generata (maggiori investimenti. Il surriscaldamento e il risurriscaldamento Quasi tutti i cicli a vapore prevedono il surriscaldamento la cui principale funzione è di aumentare il titolo di fine espansione. motivata dal progresso tecnologico e dagli aumenti di rendimento che diventavano in tal modo possibili. Le problematiche dello scambio termico sono analoghe a quelle che si hanno nei radiatori d’automobile. aumento sia pure contenuto della temperatura di condensazione). In linea di principio l’uso di temperature più elevate (700 – 750°C) potrebbe ricondurre il titolo ad un valore accettabile ma tali temperature comporterebbero l’impiego di materiali sofisticati soprattutto per il generatore di vapore dove le quantità di metallo utilizzate sono ingenti.95 sono considerati al limite dell’accettabilità. raccolta sul fondo. Esse sono costituite da scambiatori di calore a superficie estesa lato aria con una superficie primaria tubolare all’interno della quale fluisce o direttamente il vapore da condensare o.

condensandola quindi completamente in modo da utilizzare il calore liberato per il preriscaldamento. In alternativa è prassi corrente realizzare un secondo surriscaldamento dopo un primo tratto di espansione in turbina (Fig. 28(a)). 28(b)). in concreto. la temperatura di risurriscaldamento sarà. -75- è pertanto rinunciato ad ulteriori aumenti della temperatura massima. In linea di principio si potrebbe ovviare agli aspetti negativi dell’uso del calore primario per il preriscaldamento del liquido freddo con la condensazione parziale del vapore fino ad un titolo opportuno e la compressione isoentropica della miscela in modo da pervenire alla sua totale conversione in liquido (Fig. si elimina questo tipo di perdita. 28(c). E’ però possibile realizzare qualcosa di termodinamicamente analogo “spillando” (cioè prelevando) un’opportuna quantità α di vapore in un punto intermedio dell’espansione. 27(b)). La rigenerazione dal punto di vista del 1° principio Come si è visto in precedenza. In qualche caso allo schema impiantistico standard se ne sostituisce uno variato che prevede il surriscaldamento indiretto del vapore espanso a mezzo di vapore vivo prodotto dalla caldaia. tuttavia l’aumento di costo è ampiamente compensato dalle migliori prestazioni del ciclo. Evitando di usare calore esterno. quanto meno per la prima fase del preriscaldamento. Si otterrebbe così un ciclo di Carnot. macchine di caratteristiche idonee. L’intera portata di vapore viene estratta a valle di un gruppo di stadi di alta pressione e inviata al risurriscaldatore del generatore di vapore da cui ritorna alla sala macchine alla temperatura massima. date le differenze di temperatura necessarie per consentire lo scambio termico. Non esistono però macchine adeguate a realizzare la trasformazione proposta. alquanto inferiore a quella del vapore vivo. Il alternativa si potrebbe effettuare una espansione a entropia decrescente con la cessione reversibile del calore necessario al preriscaldamento (Fig. il preriscaldamento del liquido a valle del condensatore comporta una perdita termodinamica in quanto il calore esterno viene di fatto usato a temperature molto inferiori a quelle che il suo potenziale consentirebbe. come illustrato in Fig. in questo caso. Il doppio trasferimento del vapore dalla turbina alla caldaia e viceversa e la complessità aggiuntiva richiesta per turbina e caldaia nel caso del ciclo a risurriscaldamento rendono questa pratica relativamente costosa. naturalmente. Anche in questo caso si otterrebbe una prestazione pari a quella del ciclo di Carnot. Mancano ancora una volta. In tal modo si evita il consumo di calore esterno che viene sostituito dal trasferimento interno del calore di . I benefici del risurriscaldamento sono del tutto analoghi a quelli del semplice surriscaldamento.

. 28 Se in figura è rappresentato un solo spillamento è teoricamente possibile realizzarne addirittura un numero infinito rendendo reversibile la rigenerazione. -76- condensazione della frazione spillata che altrimenti. sarebbe stato disperso nell’acqua di raffreddamento. ottenendo cioè lo stesso risultato di Fig. ad espansione completata. T 3 2 3 4 6 1 4 1 s (b) 5 T 2 3 T (c) C 2 3 1 kg/s 1 kg/s 1 4 B α kg/s 6 5 (1-α) kg/s s A (a) (1-α) kg/s 1 (1-α) kg/s 4 s Fig. 28(b) (lo spillamento e la condensazione di una massa infinitesima riduce l’entropia totale del fluido in maniera analoga a quanto illustrato in figura nelle ipotesi di espansione con sottrazione di calore).

Potremo allora scrivere: Q2 − ∆Q2 ηR = 1 − (95) Q1 − ∆Q1 Il risparmio di calore ∆Q1 eguaglia il calore rigenerato: ∆Q1 = QR = (1 − α ) ⋅ (h5 − h1 ) = α ⋅ (h 6 − h 5 ) (96) mentre la riduzione del calore di scarto eguaglia il calore di condensazione della frazione spillata: ∆Q2 = α ⋅ (h 4 − h1 ) (97) L’esame delle due ultime relazioni porta a concludere che sia ∆Q1 che ∆Q2 rappresentano il calore di condensazione della frazione α. Con buona approssimazione i due calori sono uguali in quanto la diminuzione del calore di condensazione al crescere della temperatura da t1 a t5 è in larga misura compensato dall’opposta influenza del titolo (in 5 maggiore che in 1). essendo Q2 minore di Q1. per il ciclo rigenerativo: Q 2R ηR = 1 − (94) Q1R in cui Q2R è minore di Q2 perché al condensatore non arriva più la frazione spillata e Q1R è minore di Q1 in quanto la cessione di calore dall’esterno comincia in 5 invece che in 1. Non è immediatamente evidente quale dei due effetti prevalga. Se si suppongono uguali le due variazioni di calore. -77- Un esame superficiale degli effetti della rigenerazione non consente di giudicarne l’utilità: accanto all’effetto positivo – la riduzione del consumo di calore – ne è presente uno negativo – la diminuzione del lavoro totale di espansione dovuto alla sottrazione della frazione spillata. Per dimostrare i vantaggi della rigenerazione si può ragionare nel seguente modo. . sia pure valutato a due temperature diverse e con due titoli diversi del vapore. percentualmente la riduzione di Q2 risulta maggiore e il rendimento migliora. Si scriva il rendimento del ciclo semplice in funzione dei calori scambiati: Q2 ηS = 1 − (93) Q1 analogamente.

sarebbe certamente più elevato ma il suo conseguimento prevederebbe necessariamente il riscaldamento del vapore sino a temperature inammissibili (temperature di fumi e vapore coincidenti per uno scambio termico reversibile fra i due). Si è chiarito come sia indispensabile. per l’analisi entropica. nel ciclo rigenerativo. In tal caso. mette a disposizione una nuova sorgente a temperatura T5 che comporta differenze medie di temperatura ridotte nei confronti del liquido (TB – TA). L’effettiva sorgente di calore nelle centrali termoelettriche è costituita da gas combusti ad alta temperatura (dell’ordine di 2000°C). -78- La rigenerazione dal punto di vista del 2° principio Con riferimento al ciclo di Fig. 28(c). Con la sorgente effettiva (gas combusti) in luogo di quella virtuale. Lo spillamento di α. cancellando completamente i suoi effetti negativi sul ciclo. 27). vedi Sv in Fig. il ciclo risulta reversibile sia internamente sia nei confronti del mondo esterno e il suo rendimento risulta uguale a quello del ciclo di Carnot. 550°C. senza che sia necessario supporre alcun avanzamento tecnologico. precisare la natura delle sorgenti esterne. supponendo che la sorgente calda (isoterma) si trovi alla temperatura T3. . In altre parole l’elevato rendimento sarebbe contemporaneamente frutto della reversibilità dei processi e della capacità tecnologica (attualmente assente) di gestire temperature elevatissime del vapore. ottenuto con uno sfruttamento reversibile del calore. ma esso può essere ottenuto a temperature moderate con l’affinamento della termodinamica. In un ciclo saturo con infiniti spillamenti è possibile rendere reversibile il preriscaldamento. Tuttavia in molti casi si preferisce sostituire tale sorgente con un’altra virtuale. Il senso di questa operazione è quello di separare i problemi termodinamici da quelli tecnologici. considerando due sorgenti isoterme rispettivamente alla temperatura minima e massima. Tale rendimento limite pertanto rappresenta un riferimento realistico per un quadro tecnologico immutato. il preriscaldamento del liquido da 1 a 5 nel ciclo semplice avviene sotto grandi differenze di temperatura (mediamente TC – TA). Nel caso della sorgente isoterma Sv il rendimento limite è ovviamente minore. il rendimento limite. isoterma alla temperatura massima del ciclo (ad es. In altre parole la rigenerazione riduce l’irreversibilità del preriscaldamento del liquido da 1 a 5 e produce quindi un aumento di rendimento.

D’altro canto i benefici legati all’aumento della temperatura sono relativamente modesti in quanto il baricentro del ciclo è determinato piuttosto dalla forma della curva limite che dall’ulteriore estensione del surriscaldamento verso le alte temperature. In generale si preferisce non spingersi al di là di 540÷560°C in quanto.3 bar) nei quali la vaporizzazione isoterma è sostituita da una transizione a temperatura continuamente crescente dallo stato liquido allo stato di vapore. Con il progredire della tecnologia è diventato possibile realizzare cicli con pressioni superiori a quella critica (221. 30°C) in vista dell’acquisizione di una quantità di calore di valore nettamente superiore a quello del lavoro perduto. in ambito industriale. I rendimenti massimi ottenibili per temperature inferiori a 600°C si situano intorno al 47÷48% cui corrispondono rendimenti di centrale del 42÷43% (rendimento del generatore di vapore di circa 0. la perdita di energia elettrica che la cogenerazione comporta. In concomitanza con il ciclo ipercritico a pressioni di 250÷300 bar è divenuto tecnicamente ed economicamente proponibile il doppio risurriscaldamento. Sistemi cogenerativi Il concetto di cogenerazione negli impianti a vapore prevede la condensazione di vapore spillato o scaricato da una turbina a temperature relativamente elevate (100÷150°C) per la produzione di calore. Nel primo caso il produttore di energia elettrica accetterà di fornire vapore alla temperatura di saturazione richiesta dall’utenza termica prelevandolo dalla turbina a mezzo di un opportuno spillamento. così facendo. Una ragionevole ipotesi di tariffazione del calore prevede che ad esso sia attribuito il valore (e il costo) dell’energia elettrica non prodotta. I vantaggi energetici dell’operazione sono evidenziati dalla circostanza che il calore ceduto all’utenza è nettamente maggiore di quello che è necessario spendere per ripianare.9). si minimizza l’impiego di acciai altamente legati che non solo sono notevolmente costosi ma sono anche di impiego non agevole. -79- Prestazioni delle moderne centrali Tutti i cicli finora esaminati prevedono una vaporizzazione isoterma del liquido preriscaldato. in un’altra centrale. da un imprenditore che necessiti di calore tecnologico. Diverso è il caso dell’imprenditore che necessita di calore a moderata temperatura per il proprio processo produttivo e che vede allora la cogenerazione come un’opportunità di autoproduzione di energia elettrica in sostituzione dell’acquisto . Si rinuncia in tal modo al lavoro che si potrebbe ottenere completando l’espansione fino ad una bassa temperatura di saturazione (ad es. Sono possibili due schemi principali che fanno riferimento alla cogenerazione messa in atto da un produttore di energia elettrica ed a quella messa in atto.

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presso la compagnia fornitrice. L’alternativa alla cogenerazione è costituita dalla
produzione diretta di calore a mezzo di una caldaia. Anche se il parametro
discriminante per la scelta sarà di natura economica, gli aspetti energetici della
questione sono significativi dato che i costi per il combustibile sono di solito
preponderanti.
I vantaggi energetici possono essere quantificati nel seguente modo. La
produzione diretta di calore, presa come riferimento, comporta una spesa di
energia chimica del combustibile PQ1 data da:

PQ1 = PQ2 + Pdisp (98)

in cui il primo termine a secondo membro rappresenta la potenza termica
richiesta e il secondo la potenza dispersa (principalmente dovuta all’emissione di
fumi caldi al camino).
Il bilancio energetico del sistema cogenerativo sarà invece:

PQ1 * = PQ2 + Pel + Pdisp * (99))

in cui si è tenuto conto dell’energia elettrica prodotta e in cui le dispersioni sono
genericamente diverse rispetto al caso precedente.
Le due relazioni (98) e (99) derivano direttamente dal 1° principio.
L’eccesso di consumo di combustibile nel caso cogenerativo è da imputarsi
totalmente alla scelta di produrre, insieme al calore, anche energia elettrica.
Potremo così definire un consumo di combustibile per la produzione di energia
elettrica nel seguente modo:

(
PQel = PQ1 * − PQ1 = Pel + Pdisp * − Pdisp ) (100)

e un rendimento di generazione dell’energia elettrica sulla base della seguente
formula:

Pel
ηel = (101)
PQel

Se, in prima approssimazione, si suppongono uguali le dispersioni nei due
casi, la (101) fornisce un rendimento unitario. Il fatto che tale rendimento (di
natura convenzionale visto come è stato definito) sia addirittura maggiore di
quello del ciclo di Carnot rappresenta un indubbio vantaggio energetico della

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cogenerazione. Volendo migliorare il livello di approssimazione dovremo tener
conto dell’eccesso di dispersione del sistema cogenerativo. Lo faremo a mezzo di
rendimenti parziali che mettono in luce le dispersioni aggiuntive per questo tipo
di impianto. Essi possono essere così elencati:

• rendimento organico (ηo): significativo in quanto la centrale termoelettrica
comprende grandi macchine rotanti;
• rendimento per ausiliari (ηau): nettamente più numerosi e più importanti
nell’impianto complesso;
• rendimento elettrico dell’alternatore (ηal): l’alternatore è assente nella centrale
semplice;
• rendimento termico (ηte): tiene conto delle maggiori dispersioni di calore del
sistema cogenerativo, più esteso e a più alta temperatura;
• rendimento del generatore di vapore (ηgv): tiene conto delle maggiori perdite al
camino del ciclo cogenerativo che utilizza più combustibile;

Il rendimento elettrico, invece che unitario, risulta pari al prodotto di tutti i
rendimenti sopra considerati:

ηel = ηo ⋅ ηau ⋅ ηal ⋅ η te ⋅ η gv (102)
Numericamente esso potrebbe avere, ad esempio, il valore di 0.8.

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CAPITOLO 11°
TURBINE A VAPORE

Rendimenti
Nello studio di singoli stadi della turbina è necessario tener conto delle energie
cinetiche del fluido e quindi distinguere fra condizioni statiche e condizioni totali
del fluido di lavoro.
00

 v 22 
0
p1 h00 − h2* ≅ h00 −  h2' + 

 2 
L h − h02
ηt,s = = 00
1 h00 − h2' h00 − h2'
1'
L L
ηt , t =
h00 − h2*
p02

p2
02
2* (v22)/2
2
(a) 2'
Fig. 29

Con riferimento alla Fig. 29(a) si consideri l’espansione isoentropica da condizioni
totali OO all’isobara p2 (punto 2’) e quella reale da OO a 2 con un residuo di
energia cinetica V22/2 che consente la definizione di uno stato totale 02. Il lavoro
effettivo (euleriano) è dato dalla differenza delle entalpie totali:

L = h 00 − h 02 (103)

Se l’energia cinetica di scarico V22/2 viene dissipata isobaricamente la pressione
finale del processo di espansione è la p2 e quindi il salto entalpico isoentropico è
dato da hOO - h2’: esso fa riferimento a condizioni totali di inizio espansione e a
condizioni statiche di scarico. Viene pertanto definito un rendimento “totale a
statico” sulla base della seguente formula:

Esso fa riferimento a condizioni totali sia all’alimentazione che allo scarico consentendo la definizione di un rendimento “totale a totale”: L η tt = (105) h 00 − h 2' − V22 /2 Il rendimento “totale a statico” è significativo negli stadi singoli o negli ultimi stadi di turbina in assenza di un diffusore in quanto. Stadio assiale ideale ad azione Nel seguito ci occuperemo dell’efficienza fluidodinamica dell’interazione fluido – macchina a prescindere dalla presenza di attriti (stadio ideale).h2*. tutto il salto entalpico disponibile è trasformato in energia cinetica nel distributore fisso (ugelli). La sola perdita presa in considerazione è quella per energia cinetica di scarico. Consideriamo dapprima uno stadio ad azione in cui. Data la limitata divergenza delle isobare il segmento h2* . Con riferimento a tale seconda isobara il salto entalpico isoentropico risulterebbe in questo caso pari a hOO .h2’ può essere confuso con il segmento hO2 . l’energia cinetica di scarico è effettivamente perduta.h2 (che eguaglia l’energia cinetica di scarico) con la conseguenza che il salto entalpico isoentropico risulta pari alla differenza hOO – (h2’ + V22/2). -83- L η ts = (104) h 00 − h 2' In alternativa si può ipotizzare il recupero dell’energia cinetica di scarico a mezzo di un diffusore ideale che innalzerebbe la pressione dal livello p2 al livello p02. cioè. Per gli stadi intermedi o in presenza di un diffusore. . dato il recupero quantomeno parziale dell’energia cinetica di scarico è significativo il rendimento “totale a totale”. in tal caso.

uguali in modulo. . 30 Con riferimento alla Fig. 30(b). Le due velocità relative. si supponga simmetrica la palettatura mobile (angolo β1 = 180° . Il lavoro euleriano risulta: L = U ⋅ (V1 ⋅ cosα 1 − V2 ⋅ cosα 2 ) (106) con V2 ⋅ cosα 2 = U + W2 ⋅ cosβ 2 = U − W1 ⋅ cosβ1 U − W1 ⋅ cosβ1 = U − (V1 ⋅ cosα 1 − U ) = 2 ⋅ U − V1 ⋅ cosα 1 si ha quindi: L = 2 ⋅ U ⋅ (V1 ⋅ cosα 1 − U ) (107) osservando che l’energia disponibile coincide con l’energia cinetica di alimentazione si ha infine:  U ⋅  cosα 1 −  = 4 ⋅ k p ⋅ (cosα 1 − k p ) (108) L U η= 2 = 4⋅ V1 /2 V1  V1  in cui kP viene denominato coefficiente di velocità periferica.β2). -84- β1 β2 v1 w1 (b) ∆β v1 w1 v2 w2 u α1 α2 w2 u u v2 η (c) (d) cos2α 1 β1 β2 ∆β v2 w2 v1 w1 u α1 u u/v1 (cosα 1)/2 cosα 1 Fig. sono speculari una rispetto all’altra.

La riduzione della velocità assoluta di scarico. comporta la necessità di un aumento dell’area utile di passaggio e quindi dell’altezza della paletta in uscita rispetto all’altezza in entrata. il rendimento massimo non solo è largamente ottimistico ma non fornisce neppure un andamento realistico. Rinunciando alla simmetria della palettatura e aumentando l’angolo β2 è possibile ridurre la velocità di scarico e. è pari a 2·U22. con essa. sarà caratterizzato da una w2 maggiore. Per quanto concerne la validità dei risultati ottenuti si osservi che mentre l’ascissa che ottimizza il rendimento ha un valore analogo a quello del caso reale. 31(a) (triangolo ottimizzato). quanto meno per i bassi valori di α1. Il grado di reazione viene definito come rapporto fra il salto entalpico nella girante e il salto entalpico totale: ∆h girante ∆h girante χ= = (109) ∆h tot ∆h girante + ∆h distr. in modulo. Stadi assiali ideali a reazione In uno stadio a reazione una parte del salto entalpico disponibile viene utilizzato per accelerare la vena fluida nel moto relativo all’interno dei canali mobili. la perdita di energia cinetica. sulla base della (107). la conservazione dell’energia ha forma analoga nei canali fissi e mobili e asserisce che il salto entalpico eguaglia l’incremento di energia cinetica rispettivamente nel moto assoluto o relativo. pertanto. Un triangolo a reazione. della W1 come illustrato nella Fig. Sempre per la stessa ascissa il lavoro euleriano. Si osservi che. che vale cos2α1 (velocità di scarico assiale). per compensazione. migliorando il rendimento Fig. 30(c). trattandosi di una macchina assiale. . 30(d). con un ottimo in corrispondenza di kP = cosα1/2. -85- La (108) si traduce graficamente nella curva simmetrica di Fig.

di stadio a reazione è costituita da palettature fisse e mobili con profili speculari l’uno rispetto all’altro e quindi simmetrici come illustrato nelle Fig. Mentre il triangolo non ottimizzato. -86- β1 v1 v2=v0 v1 w1 v2=v0 w2 α1 α1 (b) (a) u u v0 ∆vt β1 v1 w1 v1 w1 v2=v0 w2 u α1 (c) u u v2 w2 ∆vt Fig. Stadi ideali a salti di velocità Consideriamo il triangolo ad azione di Fig. 31 La configurazione a reazione comporta. un certo vantaggio di rendimento sia perché l’energia cinetica allo scarico è minore. a fronte di un rendimento inferiore ha un lavoro più elevato a causa della maggiore variazione di componente tangenziale di velocità nel moto assoluto. W1 = V2. Il grado di reazione è sostanzialmente pari al cinquanta per cento. . 31(c) (triangolo ottimizzato). largamente utilizzata. In questo caso il processo di espansione che avviene nel rotore è del tutto analogo a quello che ha luogo nello statore (creazione della stessa energia cinetica con angoli delle velocità simmetrici) e risulta: W2 = V1. ma soprattutto perché le velocità assolute e relative sono mediamente minori di uno stadio ad azione e le perdite per attrito sono proporzionali all’energia cinetica. 30(b) e modifichiamolo supponendo cha la velocità periferica sia nettamente inferiore a quella rappresentata. Con riferimento al triangolo ottimizzato. Sono abbastanza diffusi anche triangoli delle velocità con gradi di reazione elevati (anche nettamente maggiori del 50%). il lavoro euleriano è dato da U·V1·cosα= U22. Una configurazione tipica. in linea di principio.

come nel caso in esame. Considerando triangoli ottimizzati a pari α1 il rapporto fra velocità di scarico e velocità di alimentazione è lo stesso per lo stadio ad azione semplice e per la Curtis. Il coefficiente di velocità periferica dimezzato comporta per la Curtis. 32(b). quindi la perdita di energia cinetica di stadio incide allo α1 v1 w1 u v1 w1 v2 w2 w2 α1 (a) v2 u u v3 w3 u w4 v1 w1 v3 w3 v4 w4 v2 w2 (b) v4 u u u u ÷L2 ÷L1 Fig. nello stesso senso della u. -87- Otterremo un triangolo del tipo di quello riportato in Fig. 32(a) in cui la velocità assoluta di scarico ha una significativa componente tangenziale di verso contrapposto a quello della u. a pari U. la U viene sottratta quattro volte al fine di ricondurre la velocità assoluta alla direzione assiale. Ciò è possibile a mezzo di un’apposita palettatura denominata raddrizzatore. secondo lo schema in figura. gli stadi mobili sono due). una velocità di alimentazione doppia . Pertanto il coefficiente ottimo di velocità periferica risulta dimezzato rispetto allo stadio ad azione semplice (cosα1/4 in luogo di cosα1/2). La macchina che ne risulta prende il nome di turbina a salti di velocità (o turbina Curtis se. A questo punto la velocità assoluta può essere utilizzata in un secondo stadio mobile come illustrato in Fig. nella turbina a salti di velocità. Tale componente potrebbe essere ancora utilizzata purché la si riconduca al verso corretto. 32 stesso modo sull’energia cinetica di alimentazione nei due tipi di stadio: ne consegue che il rendimento ottimo è identico. In uno stadio ad azione semplice ottimizzato la componente tangenziale della V1 viene annullata sottraendole due volte la U.

-88- e quindi un’energia cinetica quadrupla e quindi lavori totali quadrupli. le perdite nel primo stadio portano il vapore nelle condizioni 1 in luogo di 1’. 33 Stabilita la linea effettiva di espansione 0 – 4 la somma dei salti entalpici isoentropici a disposizione degli stadi è maggiore del salto isoentropico originario (0 – 2). . Analisi delle perdite a) Il fenomeno del recupero Le perdite fluidodinamiche rimangono dentro il vapore come aumento di entalpia rispetto al caso isoentropico. in termini più fisici. La successiva espansione a partire da 1 (1 – 3) mette a disposizione un salto entalpico isoentropico maggiore di quello che si potrebbe sfruttare partendo da 1’ (1’ – 2). (c) h 0 1 ∆hdiss 1' ∆h' ∆H' 4 3 2 s Fig. superiore a uno. Il rapporto. alla dilatazione dei volumi specifici dovuta all’aumento di temperatura. I due stadi però compiono lavori molto diversi in quanto la parte preponderante dell’effetto utile è fornita dal 1° stadio. Ciò è dovuto alla divergenza delle isobare o. sia pure parziale. 33. Con riferimento alla Fig. fra queste due quantità è denominato “fattore di recupero”. della perdita originaria. Il maggior salto entalpico isoentropico si traduce in un maggior lavoro utile che costituisce un recupero. ipotizzando un’espansione a più stadi.

In particolare le palettature di piccola altezza risulteranno fortemente penalizzate. sono radicalmente diverse da quelle della fase gassosa. V1 W ϕ= . Infatti.) sia le palettature mobili che quelle fisse presentano sempre giochi alle loro estremità nei confronti. onde ottenere una velocità periferica sufficiente. che non accelera per virtù propria ma viene trascinata dal vapore. Vengono così definiti dei coefficienti di perdita rispettivamente per i canali fissi e mobili. molto più sensibile. Una frazione della portata trafila attraverso i giochi senza fornire lavoro utile. Nell’ipotesi monodimensionale non si può tener conto della disuniformità del flusso in ciascuna sezione causata dall’effetto di strato limite. come rapporti fra la velocità effettiva e quella ideale. finitura delle superfici. in prossimità delle pareti. ψ= 2 (110) V1i W2i Tali coefficienti dipendono da molti fattori: numero di Reynolds. -89- b) Perdite nei canali Si è detto come le perdite per attrito siano concentrate in una limitatissima regione del campo di moto chiamata strato limite. Ciò comporta una specifica perdita. Si preferisce pertanto ipotizzare come risultato delle perdite un rallentamento uniforme della vena fluida su tutta la sezione in luogo del rallentamento. rispettivamente. a giri costanti (tipicamente 3000 giri/min). c) Perdite per trafilamenti Per ragioni costruttive (dilatazioni termiche differenziali di cassa e rotore ecc. ma può servire anche in sede di progetto per un migliore proporzionamento delle palettature. i diametri devono . numero di Mach. della cassa e del rotore. La parzializzazione Le turbine ad azione possono essere parzializzate nel senso che la chiusura di parte degli ugelli di alimentazione. Questo principio viene utilizzato ampiamente negli interventi di regolazione. Negli stadi di alta pressione accade sovente che la modesta portata volumetrica impedisca di avere palette di altezza adeguata. presenza di gradienti di pressione… Tuttavia si ritiene che l’effetto preponderante sui due coefficienti sia da attribuirsi alla deflessione che la vene fluida subisce nel canale fisso o mobile. Ciò consente la riduzione della portata senza importanti disturbi fluidodinamici. d) Perdite per azione frenante del liquido Quando una turbina si trova ad operare in condizioni di vapore umido le traiettorie della frazione liquida.

laddove nello stadio ad azione le palettature sono soltanto due. in qualche modo proporzionali a tale energia. Ciò è particolarmente vero per le macchine di piccola potenzialità a 3000 giri/min che hanno diametri piccoli e soffrono di una marcata insufficienza di velocità periferica. un certo vantaggio di rendimento su quello ad azione a causa non solo della minor incidenza delle perdite per energia cinetica di scarico. V = π ⋅ D ⋅ h ⋅ v a ⋅ (1 − ε ) (111) Vengono così limitate le severe perdite per trafilamento tipiche delle palette troppo basse. l’intero salto entalpico trasformato in energia cinetica viene elaborato da quattro successive palettature che cumulano le loro perdite. contrariamente a quanto accade nel caso ideale. il rendimento ottimo è alquanto inferiore a quello dello stadio ad azione semplice. Per quanto riguarda la turbina Curtis. da un lato. Note aggiuntive sui diversi stadi di turbina a vapore Anche nel caso reale lo stadio ad reazione mantiene. Allo stesso risultato si perviene con l’osservazione che. risultano particolarmente elevate. ma anche della ridotta deflessione nel canale mobile che migliora il coefficiente riduttivo di velocità. -90- essere relativamente grandi. Al contrario le grandi macchine delle centrali termoelettriche. ciascuno dei quali elaborante un quarto del salto entalpico. come risulta dalla formula: . induce un aumento dell’altezza della paletta per un fattore 1/(1 – ε). hanno diametri sufficienti anche in alta pressione e non richiedono l’uso della Curtis che. Pertanto l’energia cinetica massima nella Curtis risulta quattro volte maggiore di quella degli stadi ad azione e le perdite. sarebbe penalizzante dal punto di vista del rendimento. Una paletta di altezza accettabile (pari ad esempio al 2÷3% del diametro) determina un’area di passaggio eccessiva rispetto alle esigenze della piccola portata volumetrica disponibile. La caratterizzazione della Curtis come una turbina che abbina lavori elevati a rendimenti relativamente modesti suggerisce il suo uso all’inizio dell’espansione quando. in linea di principio. Per rendersi conto del motivo di ciò si osservi che per un salto entalpico prefissato una turbina Curtis potrebbe essere sostituita da quattro stadi ad azione semplici. i diametri degli stadi e le velocità periferiche sono basse e dall’altro il fenomeno del recupero si potrà esplicare per una parte preponderante dell’espansione. nella Curtis. concentrando la portata sul restante arco (1 – ε). data la notevole portata di fluido che elaborano. peraltro. . La chiusura di una frazione ε dell’arco di ammissione.

Di conseguenza. non parzializzata. Essendo il primo stadio ad azione la pressione in 1 eguaglierà quella in 2 e risulterà ugualmente decurtata. P = m⋅ ∆hu (112) per ottenere la variazione di P non è opportuno agire sul salto entalpico utile in quanto esso è legato ad un ciclo termodinamico ottimizzato che. nei limiti del possibile. a partire dal valore nominale. Si divide la corona degli ugelli fissi in settori indipendenti. A causa della riduzione di p2 inoltre il complesso degli stadi successivi al primo si trova a dover gestire un rapporto di espansione ridotto. Il rendimento interno della turbina subisce invece un modesto calo a seguito della riduzione della portata. Con riferimento all’usuale espressione della potenza: . della turbina. Si faccia riferimento alla Fig. ad azione. deve essere mantenuto inalterato. nella seconda corona. In ragione dell’elevato numero di stadi. a) Regolazione per parzializzazione Si applica al primo stadio. secondo due modalità: la parzializzazione o la laminazione. -91- La regolazione delle turbine a vapore La potenza immessa nella rete deve eguagliare le richieste complessive delle utenze. 35(b) che rappresenta una turbina in cui il primo stadio è parzializzabile. a pressione di alimentazione costante. Nella prima corona di ugelli la portata viene ridotta a mezzo della parzializzazione. In definitiva per il primo stadio si avrà un certo calo di rendimento. Al variare di queste il parco di centrali attive modifica il proprio assetto generativo per ristabilire l’equilibrio. la portata ridotta genera una pressione proporzionalmente ridotta a monte della palettatura (sezione 2). ad esempio quattro. ciascuno alimentato da un condotto di vapore vivo intercettabile a mezzo di una valvola. a seconda delle necessità. . il coefficiente di velocità periferica varierà spostandosi dal valore di ottimo. E’ necessario allora poter regolare la potenza delle centrali in un campo abbastanza ampio. Si agirà pertanto sulla portata massica che può essere ridotta. la portata di vapore a pressione di alimentazione inalterata e quindi senza modificare il ciclo termodinamico. Si è visto in precedenza che la portata di un ugello può ritenersi proporzionale alla pressione di alimentazione e viceversa. Il rapporto di espansione p0/p1 pertanto cresce al diminuire della portata e con esso la velocità di alimentazione dello stadio. La chiusura di una o più valvole riduce. data la costanza della u.

Il fenomeno del recupero a valle della laminazione limita le perdite. D’altro canto l’estrazione di lavoro deve essere uniforme in quanto tutti i filetti fluidi hanno lo stesso potenziale termodinamico. Complessivamente la regolazione per laminazione è caratterizzata da una discreta efficienza. 3 – 4000) cui corrispondono rapporti delle portate volumetriche quasi altrettanto grandi (ad es. al fine di . Una tipica configurazione limite dello stadio finale prevede palette di un metro di altezza montate su dischi di due metri di diametro. Un problema che nasce quando il rapporto h/Dm è elevato (1/3 nel nostro esempio) è la grande differenza di velocità periferica e quindi la grande differenza potenziale di scambio di lavoro dalla base all’apice delle pale. In questo caso il ciclo termodinamico risentirà negativamente dell’abbassamento di pressione ma sarà evitata la perdita per laminazione nella valvola. Ipotizzando uno scarico assiale. una piccola diminuzione del rapporto di espansione di ciascuno. b) Regolazione per laminazione Data la proporzionalità fra pressione di alimentazione e portata una semplice valvola di laminazione posta a monte della turbina è sufficiente per controllare la potenza. Poiché gli stadi sono dotati di una certa elasticità di funzionamento le piccole variazioni di cui si è detto non generano significative perdite di rendimento. da 180 a 90 bar) che provoca un calo sensibile di portata (del 50%) comporta la perdita di un rapporto di espansione modesto (2 nel caso in esame). Per potenze e quindi portate massicce elevate la portata volumetrica scaricata al condensatore è estremamente grande e richiede palette quanto più alte possibile. Il rendimento interno della turbina. Inoltre una riduzione anche importante della pressione nella valvola (ad es. produce la necessaria variazione del rapporto totale. rimane all’incirca inalterato. Si fa così affidamento su un grado di reazione ampiamente crescente dalla base all’apice per compensare la diversa capacità intrinseca di lavoro delle diverse sezioni. Il rapporto di espansione utilizzato nella valvola non è più disponibile per la turbina che si trova a lavorare con un salto entalpico ridotto. cumulandosi. a giri variabili). 800 – 1500). Una terza tecnica di regolazione prevede la generazione di vapore a pressione ridotta facendo affidamento su una pompa dotata di una grande flessibilità (ad es. -92- però. L’efficienza di quest’ultimo metodo di regolazione è intermedia fra quelle dei sistemi prima considerati. in corrispondenza di un rapporto totale di espansione ridotto. Stadi di bassa pressione L’ottimazione termodinamica dei cicli conduce a rapporti totali di espansione di molte migliaia (ad es. per i motivi già esposti al punto precedente.

In mezzeria. l’espressione del lavoro ha la forma: L = U ⋅ V1 ⋅ cosα 1 (113) e la sua costanza comporta che il prodotto r·V1·cos(α1) sia costante (distribuzione a vortice libero). come nella Fig. 34 . (a) v1 v2 w1 w2 (a) h (m) u u Dm (b) v1 w1 v2 w2 α1 (m) u u v1 w1 v2 w2 α1 (b) u u (a) Fig. -93- ottimizzare il rendimento in assenza di un diffusore di recupero dell’energia cinetica di scarico. All’apice è necessario ricorrere ad un grado di reazione ancora più elevato. qualitativamente. Alla base della pala dove la velocità periferica è minima si può scegliere un triangolo ad azione che comporta il massimo lavoro (che verrà poi mantenuto costante). 34(a)). è richiesto un grado di reazione più o meno elevato (ad es. il 50%. Gli ultimi stadi delle turbine a vapore hanno palette fortemente svergolate e rastremate. con deflessioni minime nel canale mobile. La variazione di profili che. a seconda dell’altezza relativa della pala. comporta una sorta di “torsione” della pala viene chiamata “svergolatura”.

Una condensazione a temperatura particolarmente bassa come quella che è possibile nei climi freddi. riduce la potenza limite. determinabile con il calcolo. Tale valore si può indicare approssimativamente in 450 m/s. 3000 al minuto) si possono introdurre nella formula i valori numerici al posto delle variabili col risultato che la portata limite così ottenuta è di circa 2000 m3/s. al di là del quale le sollecitazioni risultano eccessive. . a giri costanti. Per il rapporto h/D si è indicato quale valore limite 1/3. Si osservi infine che le elevatissime velocità periferiche all’apice delle pale (fino ad oltre 600 m/s) rendono in pratica inevitabile il superamento della velocità del suono nel moto relativo quanto meno nella parte esterna della pala (velocità del suono a bassa temperatura di circa 450 m/s). Per potenze superiori è necessario ricorrere a scarichi multipli (2. h V = π ⋅ D m ⋅ h ⋅ v a = π ⋅ D m ⋅ h ⋅ u m ⋅ tgα1 = π ⋅ D 2m ⋅ ⋅ u m ⋅ tgα1 Dm (114) Per rendere massima la portata bisognerà rendere massime le variabili a fattore nell’ultimo membro della relazione. cioè. I bassi giri. in linea di principio si potrebbero aumentare in similitudine le dimensioni dello scarico riducendo proporzionalmente i giri (in modo da conservare um e con essa tutte le velocità). Fissata la u limite. Si capisce pertanto come esista un valore limite. A questo punto fissato il numero di giri (ad es. Ad essa corrisponde una portata massica funzione del volume specifico al condensatore che determina la potenza limite per una turbina a scarico singolo (120÷150 MW nei climi mediterranei). Ad esempio a 1500 giri/min si avrebbero altezze di pala e diametri doppi. Valori ancora più elevati comporterebbero problemi fluidodinamici (squilibri ancora maggiori per la capacità intrinseca di lavoro) e meccanici (sollecitazioni alla base ancora più severe). Ipotizzando in mezzeria un triangolo con il 50% di reazione come in figura si ha infatti per la portata volumetrica: . è fissato di conseguenza anche il diametro medio limite. 4. Stabilita la configurazione dell’ultimo stadio per 3000 giri/min. aree di passaggio e portate quadruple (come si può anche dedurre dalla formula). -94- Pur utilizzando diametri elevati e palette molto alte la capacità della corona di scarico di far passare portata è limitata e conseguentemente limitata risulterà la potenza ottenibile da una turbina con uno scarico singolo. si adattano alle grandi portate e alle grandi potenze (come ad esempio nel settore nucleare). 6…). Si è visto come le sollecitazioni dovute alle forze centrifughe crescano con um2. aumentando i volumi specifici del vapore.

A rendere difficile l’organizzazione dell’insieme degli stadi contribuiscono le seguenti caratteristiche dell’espansione: ─ l’enorme variazione di portata volumetrica dalla pressione di alimentazione a quella di condensazione. L’eventuale possibilità di ripartire l’espansione su più alberi a giri diversi consentirebbe in linea di principio l’ottimazione punto per punto della macchina. ─ le piccole portate volumetriche in alta pressione per le macchine di modesta potenzialità e le grandi portate in bassa pressione per le macchine di grande potenzialità. a giri costanti. Lungo lo sviluppo della turbina si tiene dietro all’aumento di portata volumetrica con un aumento dei diametri (che comporta velocità periferiche in bassa pressione maggiori che in alta). manifestano velocità periferiche inferiori a quelle tecnicamente ammissibili. Ipotizziamo gruppi di stadi in media pressione di proporzionamento ottimale: si avranno allora in alta pressione palette tendenzialmente troppo basse e in bassa pressione palette troppo alte. Per potenze superiori ai 150 MW inoltre la suddivisione della portata in più flussi di bassa pressione allevia lo squilibrio fra le portate di inizio e fine espansione. L’aumento di portata volumetrica è il fattore singolo di più difficile gestione. a causa dei ridotti diametri dovute alle modeste portate volumetriche. con un netto aumento dell’altezza di pala e con l’incremento dell’angolo di alimentazione. ─ l’elevatissimo rapporto di espansione. ─ il grande salto entalpico. . Siccome per ragioni economiche l’alternatore è unico e tutti gli stadi sono caratterizzati dalla stessa velocità di rotazione (in Europa 3000 giri/min) risulta impossibile l’ottimazione fluidodinamica contemporanea dell’alta. L’impossibilità di adottare un progetto ovunque ottimo si può dedurre anche dall’espressione del numero di giri caratteristico che. Le turbine di media potenza (20÷30 MW) hanno solitamente una velocità di rotazione standard (3000 giri/min) ma. -95- Configurazione delle turbine a vapore La turbina a vapore è una macchina fluidodinamicamente complessa in quanto il ciclo termodinamico ottimizzato comporta una espansione di estrema ampiezza. subisce necessariamente un’amplissima escursione da valori largamente al di sotto dell’ottimo in alta pressione a valori eccessivi in bassa pressione. Per potenze ancora minori (2÷5 MW) è giocoforza per ragioni di ottimazione fluidodinamica scegliere una velocità di rotazione elevata che viene ricondotta ad una velocità sincrona a mezzo di un riduttore meccanico. media e bassa pressione.

se minore si ha un eccesso di combustibile che si ritroverà nei fumi. carbonio (12) e ossigeno (32). Definiamo inoltre in modo assai poco rigoroso potere calorifico il calore sviluppato dalla combustione. per la seconda 12 gr di carbonio con 32 gr di ossigeno (1:2. a seconda che l’acqua presente nei fumi sia allo stato di vapore o liquido. Per un idrocarburo generico. nella quale l’ossigeno rappresenta circa il 21% in massa. con riferimento alle condizioni ambiente standard e distinguiamo fra potere calorifico inferiore e superiore. Il potere calorifico dei normali . i rapporti in massa aria/combustibile è: mo 8H + 267C α st = = 4. Se il rapporto aria/combustibile è maggiore del valore stechiometrico si ha un eccesso di aria non bruciata (miscela povera). trascurando la presenza di altri elementi e di ossigeno nell’idrocarburo. si ha il seguente rapporto fra la massa di ossigeno mo e quella del combustibile mb: mo 8H + 267C = (117) mb 100 Se consideriamo come comburente l’aria. -96- CAPITOLO 12° GENERATORI DI VAPORE E SCAMBIATORI DI CALORE Richiami di chimica della combustione elementare Consideriamo le due trasformazioni elementari più tipiche nei processi di combustione: l’ossidazione completa dell’idrogeno e del carbonio: 2 H 2 + O2 = 2 H 2O (115) e C + O2 = CO2 (116) Considerate le masse molari di idrogeno (2).67). detta H la percentuale in massa dell’idrogeno e C la percentuale in massa del carbonio. per la prima occorre combinare 4 gr di idrogeno con 32 gr di ossigeno (1:8).31 (118) mb 100 che rappresenta la dosatura stechiometrica e per la maggior parte degli idrocarburi è dell’ordine di 15.

che dipende dalla composizione del combustibile e dal punto di rugiada dei fumi ed è solitamente dell’ordine di alcune centinaia di Cal/kg. Ne consegue che i fumi non possono essere raffreddati nel generatore di vapore al di sotto di una temperatura di circa 300°C. completamente riempito di liquido. Tali corpi cilindrici sono anche collegati da tubi di maggior diametro non riscaldati (vedi Fig. All’interno della camera si sviluppa la combustione e i gas caldi trasmettono. Anche il surriscaldatore e il risurriscaldatore sono costituiti da fasci tubieri convettivi. complessivamente. Il moto dell’acqua all’interno della caldaia per pressioni subcritiche è usualmente assicurato dalla circolazione naturale. Il raffreddamento finale fino alla temperatura di scarico al camino avviene in un altro scambiatore di calore. La differenza di peso della colonna di liquido da un lato e della colonna di miscela dall’altro costituisce la forza motrice della circolazione naturale che. A causa della rigenerazione l’acqua di alimento dell’economizzatore è a temperatura piuttosto elevata (ad es. I tubi evaporatori della camera di combustione collegano due corpi cilindrici. -97- combustibili è dell’ordine di 10000 Cal/kg e la differenza fra il valore superiore e inferiore. il preriscaldatore dell’aria di combustione. convettivo. dal consumo agli ausiliari e . 35(a)) e quindi completamente riempiti di liquido. 250°C). relativamente leggera. I tubi ebollitori. che utilizza fumi a bassa temperatura (economizzatore). Il preriscaldamento del liquido fin quasi alla temperatura di saturazione ha luogo in uno scambiatore separato. l’energia del combustibile all’acqua evaporante. Soltanto una piccola parte del liquido che sale nei tubi ebollitori (ad es. e uno superiore. invece. sono riempiti da una miscela di liquido e vapore. il 5%) vaporizza. che presenta un menisco di separazione liquido/vapore e alimenta il surriscaldatore. eguaglia le resistenze idrodinamiche. Configurazione del generatore di vapore Il tipico generatore di vapore da centrale termoelettrica è costituito da una grande camera prismatica a sviluppo verticale le cui pareti sono formate da tubi affiancati percorsi da una miscela di acqua e vapore (generatore a tubi d’acqua). uno inferiore. altre perdite sono rappresentate dalle dispersioni termiche. principalmente per irraggiamento. Il rendimento del generatore di vapore è definito come rapporto fra l’energia ricevuta dall’acqua/vapore e l’energia del combustibile. alimentati dai fumi dopo il primo raffreddamento che ha luogo nella camera di combustione. il resto viene ricircolato. La perdita massima è rappresentata dal calore scaricato con i fumi al camino.

-98-

log(q)

qcr (C) (B)
(A) 6
4
3

ar
0b
10

ar
0b
20
2 5

1

log(tp-ts)

(a) (b)

fumi

temperatura
aria fumi

metallo
x

aria
(c)

Fig. 35
dall’eventuale presenza di incombusti. Usualmente i rendimenti sono compresi
fra l’85 e il 95% con i valori massimi ottenuti con i combustibili gassosi.

-99-

Scambio termico lato vapore
Il fenomeno dello scambio termico in ebollizione ha una natura alquanto
complessa, sintetizzata da diagrammi che forniscono, in scala logaritmica,
l’andamento del flusso termico [KW/m2] in funzione della differenza fra
temperatura di parete e temperatura di saturazione (Fig. 35 b).
La curva presenta un punto di massimo. Ciò significa che per valori
estremamente modesti del ∆t non si ha formazione di bolle e l’evaporazione ha
luogo in superficie a seguito di moti convettivi naturali; al crescere della
differenza di temperatura cominciano a formarsi le prime bolle che, rimescolando
il fluido, attivano lo scambio termico (tratto 1 – 2). Un ulteriore aumento del t
provoca il tumultuoso formarsi (e distaccarsi) di bolle sulla parete causando un
netto aumento sia del coefficiente di scambio che del flusso termico (tratto 2 – 3).
Per ascisse ancora maggiori comincia a manifestarsi un fenomeno che porterà il
flusso termico dapprima in condizioni di stazionarietà e quindi di caduta (tratto 3
– 4 – 5): ciò accade in quanto, nella regione indicata, l’abbondantissima
produzione di bolle che si saldano l’una con l’altra riveste la superficie del tubo di
uno strato isolante di vapore (ebollizione a film) che si fa più continuo e più
spesso al crescere della temperatura di parete. A partire dal punto 5 il flusso
torna ad aumentare in virtù del contributo dell’irraggiamento ma le temperature
di parete sono ormai così elevate da provocare il collasso dello scambiatore di
calore. Il valore massimo del flusso prende il nome di flusso critico. La sua
presenza rappresenta un potenziale pericolo nel progetto e nella gestione
dell’evaporatore. Si immagini, infatti, di scegliere quale punto operativo di un
ebollitore il punto A, alla sinistra del massimo, ma prossimo ad esso; un
eventuale aumento del flusso dovuto a cause esterne accidentali porterebbe il
sistema a raggiungere il nuovo punto di equilibrio in B cui corrispondono
temperature inammissibili per i materiali. Sarà pertanto opportuno, lavorando
sempre a sinistra del massimo, non superare una certa frazione di sicurezza del
flusso critico.
Al variare della pressione cambia la forma e l’estensione della curva, che presenta
i valori massimi del flusso termico a circa 100 bar. Per pressioni che si avvicinano
a quella critica (ad es. 200 bar) gli emboli hanno proprietà che tendono ad
avvicinarsi a quelle del liquido e la forza di Archimede che ne provoca il distacco
si fa meno efficace. Diventa pertanto più facile il formarsi del cuscinetto isolante
di vapore e i flussi termici assumono valori insoddisfacenti. In questo caso è
possibile attivare la circolazione e lo scambio termico con una pompa montata sui
tubi schermati di discesa del liquido (caldaie a circolazione assistita).

-100-

Preriscaldatori d’aria
L’aria di combustione, a temperatura ambiente, rappresenta un adeguato
utilizzatore del calore residuo disponibile nei fumi in uscita dall’economizzatore.
Esistono scambiatori di calori di vario tipo per questo compito classificabili in due
categorie principali: fissi e rotanti. Quelli fissi sono di solito di tipo tubolare, di
grande estensione in quanto i coefficienti di scambio sono molto modesti.
Quelli rotanti, di tipo Ljungström, comuni nelle grandi centrali termoelettriche, si
basano sul principio che i fumi, grazie alla lenta rotazione, incontrano pareti a
temperatura decrescente e cedono ad esse calore; mentre l’aria incontra invece
una superficie di scambio a temperatura crescente e riceve da essa calore. Il
vantaggio fondamentale di questo tipo di preriscaldatore sta nell’estrema
economicità della superficie di scambio termico. Inevitabilmente, l’estremità
fredda della lamiera, avendo una temperatura di parete inferiore a quella di
rugiada dei composti solforati, sarà soggetta a corrosione e dovrà essere sostituita
periodicamente.

37(a). nei cicli a gas si fa invece affidamento sulla dilatazione causata dal riscaldamento indotto dalla combustione: un aumento di temperatura assoluta media nelle turbomacchine di un fattore 3. l’effetto combinato delle perdite che fanno diminuire il lavoro della turbina e aumentare quello del compressore incide radicalmente sul lavoro utile con il rischio. dal suo riscaldamento diretto attraverso una combustione. (b). Nei cicli a gas uno strumento altrettanto efficace non è invece disponibile. E’ cioè necessario che sia presente un meccanismo di dilatazione dei volumi che. ciclo Brayton). da un’espansione isoentropica fino alla pressione atmosferica e dallo scarico finale dei gas combusti (Fig. è rappresentato dalla vaporizzazione. di un suo annullamento. se infatti la vaporizzazione moltiplica i volumi di centinaia di volte rendendo i lavori di espansione incomparabilmente maggiori di quelli di compressione. Nel caso del vapore anche in presenza di dissipazioni molto elevate nella turbina e nella pompa il lavoro di espansione non corre alcun pericolo di avvicinarsi a quello di compressione. ad esempio. in presenza di efficienze delle macchine modeste. Ciclo semplice ideale Il ciclo ideale di turbina a gas è costituito da una compressione isoentropica di aria prelevata dall’ambiente. Pertanto la capacità di gestire temperature elevate aumentando la differenza intrinseca di lavoro fra turbina e compressore e la qualità fluidodinamica delle turbomacchine giocano un ruolo fondamentale nei cicli di turbina a gas. Poiché la combustione altera la natura e la portata del flusso di gas. Questa diversa struttura quantitativa del lavoro utile nelle due tipologie di ciclo comporta un’incidenza delle perdite radicalmente differente. -101- CAPITOLO 13° TURBINE A GAS Considerazioni introduttive Si è visto che nelle macchine a flusso continuo i lavori sono proporzionali ai volumi specifici. nel caso del ciclo a gas. (c). Per ottenere lavoro utile in un ciclo termodinamico è pertanto necessario che i volumi specifici medi in fase di espansione siano grandi rispetto a quelli della fase di compressione. 37(d)) in cui cioè la combustione è sostituita da un riscaldamento in uno scambiatore di calore e il ricambio del fluido di lavoro è sostituito dal raffreddamento dei gas scaricati dalla . nei cicli a vapore. invece. comporta lavori di espansione idealmente tripli di quelli di compressione e quindi in qualche modo paragonabili con essi. nella schematizzazione ideale è conveniente fare riferimento al ciclo chiuso (Fig.

senza incorrere in incongruenze. si presta a questa schematizzazione). Così facendo diventa ammissibile. Il rendimento del ciclo può essere facilmente calcolato come segue: Q2 c ⋅ (T − T1 ) T ⋅ (T / T − 1) η =1− = 1− p 4 = 1− 1 4 1 (119) Q1 c p ⋅ (T3 − T2 ) T2 ⋅ (T3 / T2 − 1) il contenuto delle due parentesi a numeratore e denominatore è uguale in quanto: T2 T3 = = βθ (120) T1 T4 . ad esempio. l’ipotesi di gas perfetto a calori specifici costanti (l’elio. 36 turbina. -102- Fig.

-103- p T 3 2 3 2 4 1 4 (a) 1 (b) v s 1 1 4 4 2 3 2 3 (α) (α+1) (1) (c) (d) Fig. si hanno le seguenti espressioni: T1 η = 1− (121) T2 η = 1 − β −θ (122) la prima delle quali dice che il rendimento dipende unicamente dal riscaldamento che si realizza durante la compressione. fissata T3. la seconda che esso è funzione crescente del rapporto di compressione (Fig. esiste un rapporto di compressione limite che riscalda il gas durante la compressione fino ad una T2 = . 38(e)). in definitiva. L’indipendenza di η dalla temperatura massima non è però assoluta: infatti. 37 per cui.

1 T 3 ηc 2 η 4 1 s L β0 β lim β (e) Fig. In questa condizione. Ciclo semplice reale Sempre nell’ipotesi di gas perfetto a calori specifici costanti si considerino adesso le trasformazioni reali invece che ideali. In tal modo è dimostrato che βo è l’ascissa di ottimo. 38 Il massimo del lavoro utile si ha invece per un rapporto di compressione βo che rende T2 uguale a T4. un ulteriore eventuale aumento di produce allo scarico del compressore temperature maggiori di quelle che si avrebbero allo scarico della turbina col risultato che. Pertanto al di là di βo il lavoro diminuisce. il lavoro di compressione supererebbe quello di espansione. localmente nell’intorno di 2 e di 4. La compressione da 1 a 2 sarà adiabatica ad entropia crescente. Con un ragionamento del tutto analogo si dimostra che anche per β minore di βo il lavoro si riduce. analogamente l’espansione sarà ad entropia crescente e terminerà ad una pressione di poco superiore a quella del punto 1 a causa delle perdite di carico nei condotti di scarico nello schema di ciclo aperto o nel refrigeratore nelle ipotesi di ciclo chiuso. nel combustore (o nello scambiatore di calore primario) si manifesterà una perdita di carico. La (122) è immediatamente comprensibile dividendo il ciclo nel piano T – s in infiniti cicli elementari a mezzo di coppie di isoentropiche contigue. -104- T3. infatti. Le perdite di carico diminuiscono il . in queste condizioni il lavoro si annulla (area del ciclo infinitesima) e il rendimento assume il valore di quello di Carnot. Tali cicli sono assimilabili a cicli di Carnot di eguale rendimento in quanto il rapporto delle temperature estreme è identico per tutti e vale appunto T2/T1.

Nel seguito seguiremo pertanto questa seconda schematizzazione (vedi Fig. 39 questo caso molto più agevole. il rendimento diminuisce sino ad annullarsi. Fissato il rapporto di compressione il lavoro utile reale ha l’espressione: Lc ' L ' 1  L u = η mt ⋅ η t ⋅ L t '− = η mt ⋅ η t ⋅ L c '⋅ t −  (123) η mc ⋅ η c  L c ' η mt ⋅ η t ⋅ η mc ⋅ η c  . Lo stesso risultato energetico si può ottenere ignorando le perdite di carico ma ipotizzando rendimenti pessimistici per le turbomacchine: l’analisi del ciclo viene resa in T T 3 3 t c os p= 2 2 4 2' 4 4' ost p=c 1 1 s s (a) (b) Fig. al crescere di β al di là di un certo valore. Ricerchiamo analiticamente le condizioni di rendimento nullo. L’andamento del rendimento ideale in funzione di β non presenta un massimo in senso proprio. introducendo in entrambi le perdite. -105- rapporto di espansione rispetto a quello di compressione e quindi penalizzano entrambi i lavori rispetto ad un caso ideale a pressioni intermedie. Infatti i lavori ideali di espansione e di compressione sono simili col risultato che. il lavoro di compressione può eguagliare o addirittura superare quello di espansione. nel caso reale invece tale massimo esiste in quanto. 39(a) e (b)). In un ciclo a grande rapporto di compressione: il rendimento ideale è prossimo a quello di Carnot mentre quello reale potrebbe essere nullo o addirittura negativo.

Si osservi inoltre che al crescere della temperatura massima cresce il rapporto di compressione che ottimizza il rendimento. che evidenzia il ruolo giocato dai rendimenti elevati delle macchine e dalla temperatura massima. per rapporti inferiori lavoro e rendimento sono positivi. fissata la temperatura massima e i rendimenti delle macchine. Per temperature inferiori il ciclo non si autosostenta. Ricordando la proporzionalità fra lavori e temperature si può scrivere: L t ' T3 T3 = = (124) L c ' T2' T1 ⋅ β θ Introducendo questa espressione nella (123) e annullando il contenuto della parentesi si ha: T3 1 = (125) T1 ⋅ β θ η tot in cui si è posto: η tot = η mt ⋅ η t ⋅ η mc ⋅ ηc Dalla (127) si ricavano le seguenti espressioni: T1 ⋅ β θ T3 * = (126) η tot (β *)θ = T3 ⋅ η tot (127) T1 che si interpretano nel seguente modo. Per rapporti superiori il ciclo non si autosostenta. Mutando le variabili (127). Fissato il rapporto di compressione e i rendimenti delle macchine esiste una temperatura massima che annulla il lavoro e il rendimento. esiste un rapporto di compressione che annulla il rendimento. per temperature superiori lavoro e rendimento sono positivi (126). . 40(a). -106- in cui Lc’ ed Lt’ rappresentano rispettivamente i lavori isoentropici di compressione e di espansione. Questi concetti si traducono nei grafici della Fig.

sia pure marginalmente. Genericamente i flussi di aria e di combustibile.75 η y=0. portano con sé l’energia corrispondente al loro calore sensibile che andrà considerata nel bilancio: α ⋅ (h 2 − h ra ) + 1 ⋅ (h b − h rb ) + η b ⋅ H i = (α + 1) ⋅ (h 3 − h rf ) (128) . Poniamoci nelle condizioni di lavoro massimo: nell’intorno della corrispondente ascissa il lavoro è stazionario per cui un piccolo aumento del rapporto di compressione lascia inalterato il lavoro ma riduce il consumo di calore (in quanto la temperatura di fine compressione cresce) migliorando così il rendimento. Il calore che si ricava dal loro raffreddamento fino alla temperatura di riferimento è definito “potere calorifico” e dipende. 40(a) si noti infine che il β che rende massimo il rendimento è più elevato di quello che rende massimo il lavoro. 40 Con riferimento alla Fig. La combustione nelle turbine a gas Il bilancio di combustione utilizza quale misura dell’energia del combustibile il potere calorifico e assume la combustione in condizioni adiabatiche: si otterranno così prodotti di combustione ad alta temperatura. -107- η T 3'=cost L L L η η η y=0. In tal modo viene dimostrata la precedente affermazione. dalla temperatura di riferimento. Ciò si spiega con la seguente osservazione.85 β (a) Fig. se si trovano a temperatura superiore a quella di riferimento. Si immagini di realizzare la combustione di 1 kg di combustibile in α kg di aria per la produzione di α + 1 kg di gas combusti.

fissa o aeronautica. nella quale i prodotti della combustione sono diluiti con l’eccesso d’aria necessario per ridurre la temperatura rispetto a quella adiabatica di fiamma. come richiesto dalle condizioni in ingresso turbina. La ragione principale di tale soluzione risiede nel fatto che i limiti di infiammabilità del combustibile sono molto contenuti attorno al rapporto stechiometrico. Assimilando l’entalpia del combustibile (indice b) a quella dell’aria (indice a) la (128) si semplifica così: (α + 1) ⋅ (h 2 − h ra ) + η b ⋅ H i = (α + 1) ⋅ (h 3 − h rf ) (129) che fornisce. Combustore Le camere di combustione utilizzate nelle turbine a gas sono molto diverse a seconda della applicazione. -108- in cui le entalpie di riferimento sono valutate a 25°C e in cui si è introdotto un rendimento che tiene conto dell’eventuale imperfetta combustione. Si osservi però che in primissima approssimazione aria e fumi hanno la stessa natura in quanto tutto l’azoto e buona parte dell’ossigeno restano inalterati attraverso il combustore. in definitiva: ηb ⋅ H i α +1 = 130) (h 3 − h rf ) − (h 2 − h ra ) attraverso cui è possibile calcolare il rapporto aria/combustibile. nella quale avviene una combustione pressoché stechiometrica ed una zona “secondaria”. Poiché le temperature di ingresso in turbina sono largamente inferiori a quelle corrispondenti ad una combustione stechiometrica il rapporto α è solitamente piuttosto elevato ( 50). tuttavia in generale sono riconducibili a tubi più o meno complessi nei quali viene iniettata aria proveniente dal compressore e combustibile di varia natura e nei quali la combustione avviene a pressione più o meno costante. In queste ipotesi le entalpie di riferimento dell’aria e dei fumi sono le stesse e quindi si semplificano. Una caratteristica comune nei moderni combustori consiste nel fatto che esistono due diversi ambienti: una zona “primaria”. Nelle macchine moderne la configurazione geometrica e fluidodinamica della camera è condizionata dalla necessità di contenere le emissioni inquinanti. L’applicazione numerica della (130) comporta la valutazione separata dell’entalpia dell’aria e di quella dei fumi a partire dalla temperatura di riferimento. in .

al contrario richiederebbe basse temperature). come si vede ad esempio dall’aumento dell’area del ciclo. ma anche il consumo di calore aumenta in quanto a fine compressione il gas entra nel riscaldatore più freddo. Tale secondo effetto prevale sul primo e il . Cicli ad inter-refrigerazione Al fine di ridurre il lavoro di compressione è possibile realizzare una inter- refrigerazione. il lavoro utile aumenta. che tuttavia è possibile nelle moderne macchine. che infatti permettono di raggiungere livelli estremamente bassi di inquinanti. -109- particolare di favorire la combustione completa del carbonio a CO2 limitando la formazione di monossido di carbonio (ciò che richiederebbe elevate temperature) e sfavorire la presenza di ossidi di azoto (ciò che. 41(d). Come è facile comprendere si tratta di un equilibrio molto delicato. Nel caso ideale il ciclo assume la configurazione illustrata in Fig.

41 rendimento diminuisce. Più complessa è la situazione nel caso reale. Il ciclo aggiunto ha un rendimento minore di quello del ciclo base in quanto il suo rapporto di compressione è più piccolo: ne consegue che il contributo che esso apporta al rendimento (media pesata dei rendimenti dei cicli) è negativo. si facciano le seguenti ipotesi (Fig. -110- T 3 4 3 2 5 4 L3 7 7 5 2' 2 L2 L1 6 1 6 1 s (d) (e) η η agg η id A B η base β parz β tot β (f) Fig. Al fine di ottenere in maniera semplice dei risultati quantitativi. Infatti con una coppia di isoentropiche fra 5 e 2 è possibile separare il ciclo di inter-refrigerazione dal ciclo originario (base): l’insieme dei due cicli (ciclo base e ciclo aggiunto) è del tutto equivalente al ciclo complesso (stessi scambi di calore e lavoro). 41(e)): .

Proponiamoci adesso di quantificare i due aspetti. positivo e negativo. per la proporzionalità fra lavori e temperature assolute. Con riferimento ai simboli della Fig. 41(f) in cui sulla curva reale del ciclo base. La posizione relativa di A e B . la (132) dice che il rendimento del ciclo aggiunto ha la struttura dei rendimenti ideali valutati in corrispondenza del rapporto parziale di compressione. diventa: ηb  T  η agg = ⋅ 1 − 1  (132) η mc  T2  Osservato che i due rendimenti a secondo membro sono simili (e molto prossimi a 1) e quindi il loro rapporto si discosta pochissimo dall’unità. coincidente con la diminuzione di quello di compressione è dato da: L3 − L2 ∆L = η mc mentre per il consumo di calore abbiamo: h 3 − h 7 L3 ∆Q = = ) ηb ηb Definiamo un rendimento di ciclo aggiuntivo come rapporto fra lavoro e calore addizionale e introduciamo nella definizione le due precedenti relazioni: ∆L η b  L  η agg = = ⋅ 1 − 2  (131) ∆Q η mc  L3  che. essendo T2 > T2’. Con queste posizioni le due temperature reali di fine compressioni sono uguali (T2 = T7). ηagg è leggermente maggiore di ηid. è segnato il punto rappresentativo B. ─ i rendimenti di tutti i compressori cono uguali. è segnato il punto operativo A e sulla curva del rendimento aggiuntivo. -111- ─ i due rapporti parziali di compressione prima e dopo l’inter- refrigerazione sono uguali. in corrispondenza del rapporto totale di compressione. dell’inter-refrigerazione. Il paragone fra i rendimenti del ciclo base e del ciclo aggiunto può essere effettuato a mezzo della Fig. 41(e) l’aumento del lavoro utile. ─ La temperatura di fine raffreddamento è uguale a quella di inizio compressione. Anzi. in corrispondenza del rapporto parziale.

Il suo contributo al rendimento è quindi negativo. non è possibile conoscere la collocazione di A e B. Con una coppia di isoentropiche si separi il ciclo base dal ciclo aggiunto e si osservi che quest’ultimo ha rendimento inferiore in quanto opera con un rapporto di compressione ridotto. sarà meglio parlare di “riscaldamento ripetuto” invece che di ricombustione. Al diminuire della temperatura massima il punto A scende. Cicli a ricombustione Scopo della ricombustione è aumentare la temperatura media di espansione e quindi il lavoro nella turbina e quello utile. Come già visto in precedenza. in quanto T2 cresce. ─ i rapporti parziali di compressione e i rendimenti delle turbine sono parimenti uguali. per quanto visto. che è sempre positivo). l’aumento dell’area del ciclo dimostra l’effetto positivo sul lavoro netto. in quanto la curva reale si sposta verso il basso. come si può vedere dall’equazione (132). mentre il punto B rimane inalterato. senza quantificare il problema. Per inquadrare la questione si può però ragionare nel seguente modo. Nel caso ideale. Si può allora concludere che nel caso reale per temperature massime modeste o per rendimenti delle macchine scadenti l’inter-refrigerazione tende a produrre un effetto positivo sul rendimento (che si aggiunge all’effetto sul lavoro utile. Con riferimento alla Fig. (ciclo ideale). 42(a). ad un certo punto. 42(b)). Similmente al diminuire dei rendimenti interni delle turbomacchine il punto A si abbassa mentre il punto B addirittura si innalza. Pertanto per una riduzione sufficiente della temperatura massima il punto B avrà un rendimento superiore a quello di A e l’inter-refrigerazione sarà vantaggiosa. -112- stabilisce la convenienza o meno dell’inter-refrigerazione in quanto il rendimento del ciclo complesso è la media pesata di quello del ciclo base e del ciclo aggiunto (in figura B è sotto A e quindi si avrebbe una perdita di rendimento). a condizioni di superiorità per il ciclo aggiuntivo. Anche in questo caso pertanto si perverrà. Più complessa è la situazione nel caso reale. anche qui per ottenere risultati diretti è necessario introdurre le seguenti ipotesi semplificative: ─ le due temperature di inizio espansione sono uguali (T3 = T5 in Fig. Da tali posizioni consegue che le due temperature di fine espansione sono le stesse (T4 = T6). Con la simbologia indicata in figura l’aumento di lavoro rispetto al ciclo base risulta: . In generale.

-113- T 3 5 3 5 L1 L3 4 4 6 4 6 2 6' L2 2 7 7 1 s (a) (b) η η id η agg A B η base β parz β tot β (c) Fig. 42 ∆L = ηmt ⋅ (L 3 − L 2 ) mentre l’incremento del consumo di calore è dato da: h5 − h 4 ∆Q = ηb .

a mezzo di uno scambiatore di calore. Similmente rendimenti scadenti delle turbomacchine portano ad una caduta di A accompagnata da un certo abbassamento di B (vedi la (133)). preriscaldare l’aria compressa a spese del calore sensibile dei gas combusti. 43(a)). si procede con il seguente sviluppo analitico: . dal punto di vista delle prestazioni del ciclo. per valori dei rendimenti sufficientemente bassi la ricombustione avrà un effetto positivo. Fig. Nella schematizzazione ideale. Cicli rigenerativi Se la temperatura dei gas allo scarico della turbina è superiore a quella di fine compressione è possibile. Inoltre la semplice costruzione geometrica riportata in figura dimostra che la rigenerazione equivale. 42(c) dalla posizione relativa dei punti A e B. osservato che gli scambi di calore con l’esterno avvengono soltanto fra 6 e 3 (introduzione del calore primario) e fra 5 e 1 (scarico del calore di scarto). -114- o anche. quindi. si ha in definitiva: ∆L  L   T  η agg = = η mt ⋅ η b ⋅ 1 − 2  = η mt ⋅ η b ⋅ 1 − 6  (133) ∆Q  L3   T5  Anche in questo caso il rendimento del ciclo aggiunto ha la struttura di quello ideale ma è un po’ inferiore ad esso per la presenza dei due rendimenti a fattore e per il fatto che la temperatura T6’ che comparirebbe nel ciclo ideale è sostituita da una T6 più elevata. Per il calcolo del rendimento. Pertanto per temperature sufficientemente basse la ricombustione avrà certamente un effetto positivo. Il risparmio di combustibile a pari lavoro comporta necessariamente un aumento di rendimento. con riferimento al ciclo chiuso. ad un aumento del rapporto di compressione. anche in questo caso. la capacità termica dei gas in bassa e in alta pressione è identica e lo scambio termico. La convenienza o meno della ricombustione si valuta a mezzo del grafico di Fig. avviene in maniera reversibile (da 4 – 5 a 2 – 6. Ragionando in maniera analoga a quanto fatto per l’inter-refrigerazione si osservi che la riduzione della temperatura massima porta ad un abbassamento del punto A mentre lascia inalterato B. data la coincidenza delle entalpie in 4 e in 6: L3 ∆Q = ηb Definendo nuovamente un rendimento di ciclo aggiunto e ricordando ancora una volta la proporzionalità fra lavori e temperature. nell’ipotesi di superfici infinite.

-115- T η 3 ciclo rigenerativo 6 4 ciclo 6' 2 semplice 5' 2 8 5 1 7 s β (a) (c) η 1 ηc ε R=0.9 β 1 β0 β lim (b) Fig. fornisce: T1 ⋅ (T2 / T1 − 1) T T T ηR = 1 − =1− 1 =1− 1 ⋅ 3 T4 ⋅ (T3 / T4 − 1) T4 T3 T4 . 43 Q2 c p ⋅ (T5 − T1 ) T − T1 ηR = 1 − =1− =1− 2 Q1 c p ⋅ (T3 − T6 ) T3 − T4 che. mettendo in evidenza T1 a numeratore e T4 a denominatore.

. In corrispondenza del rapporto di compressione che rende massimo il lavoro (e per cui T2 = T4) i cicli rigenerativi e non hanno lo stesso rendimento in quanto la rigenerazione assume un’importanza evanescente. 0. Nella pratica. In linea di principio la rigenerazione può comportare notevolissimi miglioramenti del rendimento. 43(b). chiarisce che per un rapporto di compressione che tende a 1 il rendimento tende a quello del ciclo di Carnot. Il rapporto fra calore effettivamente rigenerato e calore massimo rigenerabile è definito efficacia (o rendimento) della rigenerazione: c p ⋅ (T6' − T2 ) T6' − T2 εR = = (135) c p ⋅ (T4 − T2 ) T4 − T2 Per valori di εR minori di 1 la curva del rendimento si trasforma come illustrato in Fig. però. riportata in grafico in Fig. come del resto era facile intuire in quanto in tale situazione il ciclo è internamente reversibile e scambia calore in condizioni praticamente isoterme rispettivamente alla massima e alla minima temperatura. -116- da cui infine: T1 ηR = 1 − ⋅βθ (134) T3 Allo stesso risultato si poteva giungere più rapidamente dalla costruzione geometrica in figura che consente di scrivere direttamente: T7 T ηR = 1 − =1− 1 T6 T4 La (134).6÷0. Modernamente si possono ottenere rendimenti del 35÷38% dai cicli semplici e del 35÷40% dai cicli rigenerativi. 43/b). Se si vuole avere una forza motrice dello scambio termico finita (e non infinitesima) bisognerà ridurre la quantità di calore scambiata col raffreddamento dei gas combusti fino a 5’ e il riscaldamento dell’aria compressa fino a 6’.7): ciò rende il ciclo rigenerativo reale solo poco più efficiente di quello semplice ottimizzato (vedi a questo proposito la Fig. i modesti coefficienti di scambio termico rendono i rigeneratori ingombranti e costosi e limitano quasi sempre l’efficacia di rigenerazione a valori relativamente modesti (ad es. 43(c)). con una non indifferente penalizzazione per il lavoro utile. Naturalmente il rapporto di compressione ottimo per il ciclo rigenerativo è molto inferiore a quello del ciclo semplice.

Restano i vantaggi della prima soluzione con la possibilità di ottimizzare meglio il progetto delle due macchine di bassa e di alta. Esaminiamo le due soluzioni più semplici. La prima è legata al fatto che gli stadi di alta pressione e di bassa pressione. In sede di progetto è possibile agire in parte sul numero di paia di poli dell’alternatore e anche. Soluzioni impiantistiche a più alberi e regolazione La corretta progettazione di una turbina a gas montata su un unico albero e la possibilità di effettuare una efficace regolazione. • Soluzione con un albero libero su cui è montato l’intero compressore e la turbina di alta pressione (Figura 44a). Resta la difficoltà di progetto degli stadi di bassa pressione del compressore. Un notevole vantaggio per entrambi gli aspetti si ottiene assemblando i componenti su due o più alberi. incontrano due difficoltà principali. Se la velocità angolare è fissa ne consegue che gli stadi di alta pressione hanno velocità periferiche molto basse e quindi sono caratterizzate da lavori specifici molto bassi. che non è vincolato da un utilizzatore meccanico. . ovvero una variazione della potenza fornita agendo essenzialmente sulla portata di combustibile. -117- Le modifiche al ciclo semplice precedentemente considerate possono essere utilizzate invece che singolarmente in combinazione le une con le altre: si ottengono in tal modo cicli variamente complessi con prestazioni migliorate. la cui velocità di rotazione è fissa. Questo limite è molto meno grave nel caso di un turboreattore aeronautico. essendo fissa la frequenza della rete elettrica trifase. elaborano portate volumetriche molto diverse e pertanto hanno sezioni di passaggio e quindi diametri molto diversi. ma resta comunque impossibile variare la velocità di rotazione in sede di regolazione della macchina per mantenere triangoli di velocità simili al variare della portata. sia del compressore che della turbina. per potenze non eccessive. in questo caso il vincolo sul numero di giri è limitato alla turbina di potenza che. • Soluzione con un albero libero su cui sono montati gli stadi alta pressione sia del compressore che della turbina (Figura 44b). essendo più grande. sulla possibilità di interporre un riduttore di giri fra macchina e alternatore. può girare più piano per adattarsi all’utilizzatore. La seconda difficoltà deriva dal vincolo sul numero di giri imposto dalla connessione della macchina con un alternatore. ma la velocità di rotazione dell’albero libero può essere variata in sede di regolazione.

eventualmente anche di erosione. ceneri…) come il . essendo impiegate in piccole quantità. metalli. etc. -118- Fig. La contemporanea presenza di un’elevata temperatura e di una rilevante sollecitazione rende la resistenza al “creep” (scorrimento a caldo) il parametro chiave per la scelta dei materiali. pur costose e di non agevole lavorazione. Gli acciai altamente legati hanno una resistenza al creep buona ma insufficiente: sono stati sviluppati pertanto materiali ad hoc costituiti da leghe di nichel. La presenza di rilevanti problemi di corrosione ed. rende praticamente obbligatorio l’uso di combustibili privi di sostanze inquinanti (zolfo. Tali leghe. si portano ad una temperatura solo un poco inferiore a quella massima del ciclo e sono anche sollecitate meccanicamente dalle forze centrifughe. Le palette della prima girante della turbina. cromo. (dette superleghe). molibdeno. che manifestano una resistenza al creep di alcune centinaia di gradi migliore di quella degli acciai altamente legati. cobalto. in assenza di refrigerazione. 44 Aspetti tecnologici E’ stato precedentemente chiarito come un’alta temperatura di ingresso in turbina è condizione per poter utilizzare elevati rapporti di compressione ottenendo buoni rendimenti. Appena un gradino sotto si collocano i problemi di corrosione dei materiali esposti alle massime temperature in contatto con i gas combusti. non trovano ostacoli economici per l’applicazione in oggetto.

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cherosene e il gas naturale; quest’ultimo è l’unico ad avere un costo accessibile
per impieghi industriali.
In linea di principio è disponibile anche un’altra categoria di materiali, quelli
ceramici, come il nitruro e il carburo di silicio, potenzialmente di caratteristiche
superiori a quelle delle superleghe. Essi presentano una resistenza al creep e alla
corrosione migliore e sono costituiti da elementi abbondantissimi in natura e
quindi economici. Le tecniche produttive sono radicalmente diverse da quelle
usuali e sono in qualche modo mutuate dall’industria della ceramica e integrate
da processi specificamente sviluppati (ad es. compressione isostatica ad alta
temperatura). Questa nuova tecnologia ha ottenuto importanti ma parziali
successi e non è ancora matura per un uso standard. Piccole giranti centripete di
turbina, monoblocco, sono state prodotte anche in serie, ma i problemi connessi
con la rottura fragile tipica di questa classe di materiali non sono ancora stati
superati.
A partire dagli anni sessanta è stato possibile realizzare palette raffreddate
con un progressivo sensibile innalzamento delle temperature massime. All’interno
delle pale mobili (ma anche fisse) vengono variamente realizzati dei canali che,
alimentati da aria compressa, mantengono la temperatura della parete
nettamente più bassa di quella naturale. Nei cicli combinati l’aria è alle volte
sostituita da vapore in circuito aperto o chiuso. Nel raffreddamento ad aria il
costo energetico della compressione del mezzo refrigerante riduce
significativamente i benefici ottenuti tramite l’aumento di temperatura.
Recentemente un ulteriore progresso tecnologico ha consentito la produzione di
palette “monocristallo” con un guadagno di qualche decina di gradi rispetto a
quanto consentito dallo stesso materiale policristallino.
Accanto alle turbine industriali, a struttura relativamente pesante, ne sono
state sviluppate altre, derivate da propulsori aeronautici, leggere e sofisticate che
vengono usate come generatori di gas combusti in pressione per l’alimentazione
di una turbina di potenza. Questo tipo di macchina ha usualmente rendimenti
leggermente superiori a quelli delle turbine industriali e beneficia della
produzione in serie tipica del comparto aeronautico.

Cicli combinati gas-vapore
La turbina a gas a ciclo semplice (o anche rigenerativo) non riesce a
competere col ciclo a vapore dal punto di vista dei costi dell’energia prodotta per
usi di base in quanto i rendimenti sono inferiori e la qualità del combustibile, che
è necessario impiegare per ragioni tecniche, superiore.
Al contrario il suo uso in abbinamento ad un ciclo a vapore che utilizza il
calore residuo dei gas scaricati dalla turbina (ciclo combinato) consente

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rendimenti complessivi del 55÷58% che compensano ampiamente il maggior costo
del combustibile.
La temperatura dei gas di scarico da una turbina a gas di alte prestazioni
(Tmax=1500 °C, pmax=30 bar) è superiore alla massima temperatura di un ciclo a
vapore (580 °C), pertanto essi sono utilizzabili per fornire il calore necessario al
ciclo a vapore. Le modalità di tizzo dei gas combusti per riscaldare, evaporare e
surriscaldare il vapore in opportune “caldaie a recupero” possono essere
molteplici ed esulano dagli scopi del corso, tuttavia osserviamo che l’impiego
diretto dei fumi della turbina a gas per generare vapore è problematico poiché le
portate dei fumi e quindi le superfici di scambio necessarie sono enormi. La
situazione è più favorevole per la fase di riscaldamento dell’acqua, che comunque,
come sappiamo, è la fase termodinamicamente più infelice. Poiché la curva di
riscaldamento del vapore in caldaia è una spezzata, si possono adottare soluzioni
complesse prevedendo diversi livelli di pressione per la produzione del vapore per
alimentare le turbine di alta e bassa pressione. Un’altra possibilità consiste nel
bruciare i gas combusti, che contengono ancora molta aria, in caldaia.
Un serio problema è costituito dal fatto che attualmente le potenze delle turbine a
gas sono inferiori a quelle degli impianti a vapore, per contro un grande
vantaggio è costituito dal fatto che la soluzione proposta permette di “potenziare”
impianti a vapore esistenti, migliorandone largamente anche i rendimenti, senza
prevedere la localizzazione e la costruzione di nuovi siti. Questo aspetto è
particolarmente importante in paesi ad alta densità di popolazione.

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CAPITOLO 14°
MOTORI VOLUMETRICI A COMBUSTIONE
INTERNA

Considerazioni introduttive
Dal punto di vista della concezione termodinamica di base il ciclo operativo del
motore è analogo a quello della turbina a gas in quanto entrambi prevedono una
compressione, un riscaldamento e un’espansione seguita dal rinnovo del fluido di
lavoro. Date però le caratteristiche peculiari di ciascuna delle due macchine la
realizzazione finale del sistema di conversione porta a risultati ampiamente
diversificati. Se la turbina a gas fa affidamento su turbomacchine ad elevata
velocità periferica tendenzialmente adiabatiche, il motore a combustione interna è
normalmente costituito da un capsulismo (cilindro – pistone) relativamente lento,
agevolmente refrigerabile, meccanicamente complesso.

Fig. 45
Inoltre mentre la turbina a gas è attraversata da un flusso continuo, nel motore
una piccola quantità di fluido di lavoro viene captata, elaborata separatamente in
un ciclo completo e, quindi, espulsa e sostituita. Come conseguenza di ciò la
struttura delle perdite è significativamente diversa nei due casi: nella turbina il
ruolo principale è giocato dalle perdite fluidodinamiche, nel motore da quelle
meccaniche e per dispersione di calore. Un’ulteriore differenziazione riguarda la
taglia delle macchine. Nella turbina l’alta velocità di attraversamento e
conseguentemente il grande flusso di massa porta a potenze rilevanti; nel motore,

Similmente a quanto fatto per la turbina a gas scriviamo il rendimento nella seguente forma: Q2 c ⋅ (T4 − T1 ) T ⋅ (T4 / T1 − 1) η =1− =1− v =1− 1 (136) Q1 c v ⋅ (T3 − T2 ) T2 ⋅ (T3 / T2 − 1) . benzina. in scala. la relativa lentezza dell’elaborazione del fluido limita ad un tempo le portate e le potenze. Tale economicità di scala risulta molto meno marcata nel caso del motore. • Schema di accensione: comandata (clclo Otto). a iniezione indiretta e diretta • Il ciclo di lavoro a 2 tempi (il ciclo si compie completamente in un giro di manovella) e a 4 tempi (occorro deu giri per completare il ciclo) Fig. Infine la turbina a gas è estremamente esigente dal punto di vista dei combustibili che consuma mentre il motore. delle dimensioni comporta un’elevata riduzione dei costi per KW installato al crescere della potenzialità. se opportunamente progettato. I motori a combustione interna si differenziano per diversi aspetti: • Per il combustibile impiegato: nafta (olii pesanti). consideriamo dapprima il ciclo ad accensione comandata (Otto). Esso è costituito da due isoentropiche (di compressione e di espansione) e da due isocore (di riscaldamento e raffreddamento) come illustrato in Fig. la semplicità di concezione abbinata ad un’intrinseca possibilità di aumento. metano ecc. 46(a). gasolio (olii leggeri). 46 I cicli ideali Nell’ipotesi di gas perfetto a calori specifici costanti. consente l’uso dei meno raffinati e più economici combustibili liquidi disponibili sul mercato (olio pesante o residuo). Inoltre. -122- per converso. spontanea (ciclo Diesel) • Il sistema di alimentazione: a carburazione. nel caso della turbina.

Dividendo membro a membro e semplificando si ha: T4 T = 3 T1 T2 che. un’espansione isoentropica fra 3 e 4 ed infine un raffreddamento isocoro da 4 a 1 fino ad incontrare l’isoentropica di partenza (ciclo Diesel). Più in dettaglio: all’estremità fredda i due cicli hanno uguale rendimento. fornisce il risultato finale: T1 η =1− (137) T2 o anche: 1 v1 η =1− κ −1 ρ= (138) ρ v2 in cui il rendimento è espresso in funzione del rapporto volumetrico di compressione ρ. un’espansione isobara. il combustibile iniettato a compressione avvenuta. si accenda spontaneamente. La configurazione del ciclo nel piano T – s e la sua usuale suddivisione in cicli elementari permettono di concludere che a pari rapporto di compressione il ciclo Diesel è meno efficiente del ciclo Otto in quanto i rapporti fra temperatura massima e minima sono mediamente minori. Tutti i cicli hanno lo stesso rendimento. anche in questo caso. quindi. fra 2 e 3. in quanto il rapporto fra le temperature estreme si conserva. In concreto questa tipologia di ciclo viene realizzata con una combustione ad accensione spontanea: l’aria aspirata viene compressa fino ad elevate condizioni di temperatura in modo che. La (137) è identica alla formula del rendimento ideale del ciclo semplice di turbina a gas. la temperatura massima sarà ininfluente. . sostituita nella (136). con introduzione di calore. indipendentemente dalla temperatura massima a cui essi operano. Per capirne il motivo si divida il ciclo nel piano T – s in infiniti cicli elementari a mezzo di coppie di isoentropiche. -123- Osserviamo adesso che i punti 1 – 2 e 3 – 4 stanno su due isoentropiche per cui valgono le relazioni: T1 ⋅ v1κ −1 = T2 ⋅ v 2κ −1 T4 ⋅ v 4κ −1 = T3 ⋅ v 3κ −1 con v1 = v4 e v2 = v3. 46(b) si consideri adesso il ciclo così costituito: una compressione isoentropica da 1 a 2. Con riferimento alla Fig. all’estremità calda il ciclo Diesel ha un rendimento significativamente inferiore a causa ridotto ∆t fra isobara e isocora.

-124- p T 3 3 s= co st st co 4 v= 2 4 2 t s= cos c os v= t 1 1 v s (a) p T 3(Otto) 2 3 3 s= st co co p= st 4 s= co t s 4 2 st = co v 1 1 v s (b) Fig. 47 Il ciclo limite Con questa denominazione si intende un ciclo realizzato a mezzo di una macchina ideale ma in cui evolve l’effettivo fluido di lavoro. le differenze rispetto al ciclo ideale vanno pertanto ricercate tutte nelle diverse caratteristiche termodinamiche dei gas combusti a confronto col gas perfetto a calori specifici costanti prima ipotizzato. In particolare il nuovo fluido di lavoro è caratterizzato dai seguenti comportamenti: .

a temperatura ridotta. 47(b). Nessuna di queste due circostanze è compatibile con la schematizzazione di gas perfetto. i rapporti di temperature Tmax/Tmin per il ciclo limite sono minori di quelli del ciclo ideale. -125- 1. invece. La compressione dell’aria. Infatti per un aumento di temperatura unitario il calore che è necessario fornire dall’esterno è particolarmente elevato in quanto deve fornire anche l’energia di dissociazione. le pressioni. si scosta poco dalla trasformazione ideale. retta dai seguenti equilibri chimici: 2CO2 ⇔ 2CO + O2 (endotermica verso destra) (139) 2H2 O ⇔ 2H2 + O2 (endotermica verso destra) (140) tali reazioni sono spostate verso destra alle alte temperature e verso sinistra alle basse. ha calori specifici crescenti con la temperatura. causa le alte temperature. L’usuale operazione di suddivisione del ciclo nel piano T – s in infiniti cicli elementari permette di concludere che il ciclo limite ha un rendimento un po’ inferiore a quello del ciclo ideale. Qualitativamente il ciclo si modifica come illustrato in Fig. Infatti sia le molecole bi- atomiche che quelle tri-atomiche al crescere della temperatura manifestano significativi contribuiti al calore specifico dei gradi di libertà vibrazionali. Esse. a pari introduzione di calore. è sensibilmente divergente da quella ideale mentre l’isocora di raffreddamento. Anche le dissociazioni implicano un aumento dei calori specifici apparenti. l’isocora di riscaldamento. non è un gas perfetto. comportano una variazione del numero di molecole del sistema e la messa in gioco di importanti calori di reazione. gli alti calori specifici sia effettivi che apparenti riducono le temperature massime del ciclo e. con esse. Un ulteriore avvicinamento al comportamento effettivo del ciclo si ottiene considerando la permanenza di gas combusti residui nello spazio morto dopo la fase di scarico. Ne consegue che. Complessivamente. Infatti alle altissime temperature massime raggiunte (oltre 2000°C) i principali prodotti della combustione subiscono una significativa dissociazione. Infatti. nel passaggio al ciclo limite rimane sostanzialmente inalterata. come illustrato nella fig. per le stesse ragioni durante l’espansione si ha un minore raffreddamento. ma un gas reale. all’estremità calda del ciclo. 2. a causa delle modeste temperature in gioco. inoltre. 47(a) e (b). Tali gas si mescolano alla carica fresca in fase di aspirazione .

si calcola a mezzo del seguente ragionamento. fornisce la massa residua per un kg di fluido che evolve nel ciclo: f = v2/v4’. A corsa di espulsione ultimata il volume disponibile per i gas residui è v2 che. L’apertura della valvola di scarico a fine espansione provoca l’espansione isoentropica del gas dentro il cilindro. -126- p T 3id 3id 3 3 4 2 4id 4 2 1 4' 1 v s (a) (b) 3 p A 2 4* 4 ∆p patm 1 PMS PMI v (c) Fig. rapportato al volume specifico v4’. La loro massa. . 47(a) (pressione atmosferica). fino allo stato 4’ di Fig. in termini percentuali. 48 dell’aria carburata.

Definita un’energia interna totale come somma dell’energia di agitazione molecolare e di quella chimica. un tempo finito che è opportuno si estenda. che condizionano le perdite. Nel punto 2. ghise. 47(c)) gli scambi termici sono modesti ed hanno luogo nei due sensi. con un certo anticipo rispetto al punto morto superiore. i gas. fatta eccezione per il ricambio del fluido di cui si è detto. l’energia chimica del combustibile. è associata ad un lavoro negativo. i cui materiali (leghe leggere. inizia la combustione. Complessivamente tale lavoro. detto “pompaggio”. compiono sul pistone un primo lavoro di espansione. si trascureranno le perdite fluidodinamiche (Lw): le velocità medie del fluido in gioco sono infatti modeste (10÷15 m/s) e le energie cinetiche. Conseguentemente di potrà continuare a ritenere isoentropica la trasformazione. a causa delle inevitabili perdite di carico. Inoltre condizione di sopravvivenza del motore. mentre nella fase di scarico è super-atmosferica. praticamente trascurabili. Infatti. olio lubrificante…) hanno modeste caratteristiche di resistenza alla temperatura. nell’intorno del punto morto. -127- Il ciclo effettivo (indicato) Nel ciclo Otto effettivo una prima differenza rispetto al ciclo limite è costituita dal rinnovo della carica che. innescata da una scintilla (accensione comandata). Come conseguenza di ciò in una prima fase della combustione. massicciamente pressurizzati dal riscaldamento. da 2 ad A. invece di comportare lavori nulli come nel caso precedente. è un’efficace refrigerazione che comporta lo scambio di una quantità di calore QR. la pressione nel cilindro durante la fase di aspirazione è sub-atmosferica. ha l’espressione: Hi Ec = ⋅ (1 − f ) + kf (142) 1+ α . dapprima dalle pareti al fluido. simmetricamente. Nella compressione dell’aria da 1 a 2 (Fig. per completarsi. In altre parole il pistone lavora per via “quasi statica”. Nell’intero evolversi del ciclo. definito di ∫ “combustione” (Lc) risulta uscente ed è pari all’area tratteggiata ( p dv ). il bilancio di primo principio (sistema chiuso) applicato fra 2 e 3 fornisce: u t 3 = u2 + E c − L c − QR (141) in cui Ec. quindi viceversa. in una seconda fase. L’anticipo è necessario in quanto la velocità del fronte di fiamma che spazza il cilindro è limitata (ad es. Il prodotto del volume generato dal moto del pistone (cilindrata) per il ∆p totale permette la quantificazione di questo lavoro. 20 m/s) e la combustione richiede. il pistone comprime il gas che sta riscaldandosi. da A a 3.

A combustione ultimata con il volume v3 uguale. l’espansione risulta ad entropia decrescente. è in pratica presente solo nel caso di miscela ricca (quantità di combustibile maggiore di quella corrispondente alla dosatura stechiometrica). a pari introduzione di calore. a quello iniziale v2. Con un certo anticipo rispetto al punto morto inferiore. rapporto fra lavoro indicato e lavoro ideale. rapporto fra lavoro del ciclo ideale e calore entrante (eq. Per semplicità di calcolo la modifica della legge di espansione causata dall’apertura delle valvole viene qui ignorata e la trasformazione viene fatta proseguire con legge immutata. rapporto fra lavoro effettivo e lavoro indicato sempre a pari introduzione di calore. fino al punto 4. causa la cessione al sistema di raffreddamento del calore QR*. Il rendimento totale risulta pertanto dal prodotto dei tre rendimenti: L eff (143) ηtot = = ηid ⋅ ηind ⋅ ηorg Q1 È necessario inoltre tener conto del fatto che la quantità d’aria contenuta nel cilindro a fine aspirazione è minore di quella teorica (pari a una cilindrata d’aria . -128- Il termine kf. Quest’ultima in via approssimativa viene valutata come segue: ∫ δq R 1 QR * s3 − s4 = = ⋅ QR * = T T (T3 + T4 ) / 2 tale relazione presenta due incognite fra loro dipendenti (s4 e T4) e viene risolta assegnando un valore di primo tentativo a T4 e procedendo quindi per successive approssimazioni. si aprono le valvole di scarico per consentire il rapido abbassamento della pressione fin quasi al livello atmosferico. ancora una volta. Lo stato termodinamico 4 viene calcolato a mezzo del suo volume specifico (v4 = v1) e della sua entropia. Sulla base del primo principio il lavoro di espansione si calcola così: L e = ut3 − ut 4 − QR * In tal modo il calcolo del ciclo risulta completato. in 4*. le perdite fluidodinamiche. ─ rendimento organico. Trascurando. per ipotesi. rappresentativo dell’eventuale energia chimica nei residui. ─ rendimento indicato. Vengono definiti i seguenti rendimenti: ─ rendimento ideale. inizia l’espansione che fornisce la quasi totalità del lavoro esterno. (138)).

Sovralimentazione Per aumentare la potenza si può ricorrere ad una compressione dell’aria prima dell’immissione nei cilindri per mezzo di un compressore connesso meccanicamente con l’albero motore o. da un compressore centrifugo trascinato da una turbina centripeta che utilizza i gas di scarico del motore ad alta temperatura (turbo-sovralimentatore). La massa di miscela aria – combustibile aspirata in un ciclo è pertanto λ·V/vm (in cui V è la cilindrata e vm il volume specifico della miscela aspirata) mentre l’energia chimica introdotta per unità di miscela è Hi/(α +1). Fig. Se n rappresenta il numero di giri al secondo e m un numero pari a 2 per i motori a quattro tempi (quattro corse del pistone per completare il ciclo) e ad 1 per il motore a 2 tempi (due corse per ciclo). -129- in condizioni atmosferiche): la sua pressione è infatti sub-atmosferica e la sua temperatura relativamente elevata a causa del riscaldamento dovuto alle pareti calde con cui l’aria in aspirazione entra in contatto e alla presenza dei residui. 48 . non comporta alcuna corsa del pistone). la potenza del motore sarà espressa dalla seguente formula: Hi V n Peff = η tot ⋅ λ ⋅ ⋅ ⋅ (144) α + 1 vm m che chiarisce fra l’altro come i motori a due tempi siano favoriti dal punto di vista della potenza specifica (infatti in essi il ricambio di fluido. Il rapporto fra la massa effettiva aspirata in un ciclo e quella di una cilindrata d’aria esterna viene definito “coefficiente di riempimento” e indicato con λ. più facilmente. effettuato nell’intorno del punto morto inferiore con l’aiuto di mezzi esterni che “lavano” i gas combusti sostituendoli con aria fresca.

indicativamente nell’intorno di 10. Al termine del periodo di ritardo si innesca la combustione che. Ne consegue un diagramma delle pressioni irregolare accompagnato da un surriscaldamento e da un calo di potenza del motore. Si utilizza il combustibile che si vuole classificare in un motore di caratteristiche prefissate (corsa. Nei motori ad accensione spontanea si presenta un problema in qualche misura opposto a quello della detonazione. poiché diminuisce il rapporto di compressione. Al fine di classificare i combustibili dal punto di vista della resistenza alla detonazione si impiega un metodo comparativo così strutturato. Per estrapolazione sono possibili anche numeri di ottano maggiori di 100. In genere il rendimento del motore sovralimentato diminuisce. determinante è poi la natura del combustibile. al di sopra del quale la combustione cessa di essere regolare e si manifestano disturbi di natura meccanica e termica che danneggiano le prestazioni del motore e. per aumentarne ulteriormente la densità. quasi istantaneamente. nel lungo periodo. alesaggio. Accade infatti che il combustibile mescolato all’aria nella fase di aspirazione e compressione dia luogo ad una serie di reazioni preliminari che generano composti instabili (teoria dei perossidi). In realtà è inevitabile un certo “ritardo di accensione” durante il quale il combustibile si accumula nel cilindro senza bruciare. -130- Per mezzo della sovralimentazione la densità dell’aria immessa nel cilindro aumenta e così la portata massica e quindi la potenza a pari cilindrata. dalle grandi dimensioni dei cilindri e dalle basse velocità angolari. L’aumento di temperatura e pressione conseguente all’accensione può provocare la decomposizione di tali sostanze con la brusca cessione di una parte dell’energia del combustibile a seguito di un’onda di pressione che spazza la camera di combustione. A tale fenomeno si dà il nome di “detonazione”. La percentuale di isottano nella miscela rappresenta un importante parametro di merito per il combustibile e viene definita “numero di ottano”. possono mettere in pericolo la sua stessa integrità fisica. giri…) con rapporto di compressione variabile che viene aumentato fino al limite della detonazione. Combustibili e combustione Con riferimento al motore ad accensione comandata il modo più diretto per aumentare il rendimento del ciclo è aumentare il rapporto di compressione (vedi (143)). La detonazione è favorita dalle alte temperature e pressioni. L’effetto può essere amplificato interrefrigerando l’aria dopo la compressione. Tuttavia esiste un limite. Si costruisce quindi una miscela di isottano e di eptano normale che abbia lo stesso comportamento del combustibile in prova nei confronti della detonazione. consuma l’intera quantità di combustibile accumulata con un brusco aumento di temperatura e di . In essi infatti il combustibile viene iniettato verso il termine della compressione e sarebbe auspicabile una sua accensione istantanea.

sempre per il motivo fisico sopra illustrato. Si potrebbe inoltre dimostrare che. . Se termodinamicamente questo comportamento è addirittura positivo (il ciclo Diesel tende ad assomigliare al ciclo Otto. si costruisce una miscela dei due che manifesti lo stesso ritardo di accensione del combustibile in prova. -131- pressione. il cetano normale. dal punto di vista strutturale il picco di pressione è dannoso fino al limite del pericolo. Nel caso dei motori a ciclo Otto era richiesta una bassa reattività del combustibile in modo che fino allo scoccare della scintilla non avessero luogo reazioni chimiche preparatorie di importanza significativa. la percentuale di cetano della miscela rappresenta il parametro di merito del combustibile e viene definita “numero di cetano”. Per questa ragione diventa in pratica impossibile una vera combustione isobara come previsto dalla schematizzazione ideale. ed un secondo di ritardo elevato. Pertanto la qualità dei combustibili viene classificata sulla base del ritardo di accensione secondo il seguente schema. Scelto un combustibile di minimo ritardo. ad un alto numero di ottano corrisponde un basso numero di cetano e viceversa. nei motori ad accensione comandata è invece richiesta un’alta reattività in modo che l’accensione sia quanto più pronta possibile. Questi diversi comportamenti richiesti per i due tipi di combustione rendono incompatibili i combustibili adatti per un tipo di motore per i motori dell’altro tipo. più efficiente). l’alfa-metil-naftalene.