Attività di

ITALIANO
Etwinning project:
IMAGINE …TOGETHER FOR
THE WORLD
Class VB Tollegno Italy
Immaginiamo che un re di un regno lontano debba decidere se dare il
permesso ad un centinaio di persone bisognose di entrare nel suo
castello . Per poter prendere una decisione ponderata il Re si avvale
dell’aiuto di due promettenti giovani: Itala e Greeco . I due saranno
aiutati in questa impresa da ventotto studenti ,italiani e greci . Essi
dovranno portare a termine una serie di compiti, al fine di formulare un
parere sulla questione e consigliare il re . Gli studenti saranno introdotti
attraverso molte attività a conoscere il tema della migrazione e lavorare
in modo collaborativo .
Il re aprirà le porte del castello alle persone che chiedono rifugio?
Abbiamo lavorato molto , anche in
educazione all’immagine, sui problemi
che le guerre creano e sulla
disperazione dei rifugiati. Abbiamo
studiato alcune poesie…
POESIE
Alle fronde dei salici
di Salvatore Quasimodo

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Poesia e parafrasi
GIORNO DELLA MEMORIA
27/01/2017
Poesia :
Se questo è un uomo
di Primo Levi
Visione del video:
Per non dimenticare
di Emanuela Boffa
Poesie:
Aprile di Anna Frank

Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere Felice.
C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
Un paio di scarpette rosse sulla suola interna si vede ancora la marca
di fabbrica
di Joyce Luiss ‘Schulze Monaco’.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non
crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
Cerchiamo su
diversi
quotidiani
notizie sui
migranti ed
estrapoliamo le
notizie più
importanti:
Abbiamo lavorato in
gruppo…ognuno su un diversa
testata
Ogni gruppo ha poi
presentato l’articolo
scelto alla classe . Al
termine è stato preparato
un cartellone con gli
articoli più importanti .
Sono state evidenziate le
frasi più significative.
Il 12 febbraio, nella Semperoper di Dresda, Domenico
Lucano, sindaco di Riace, ha ricevuto l'8° Premio
Internazionale della Pace . Con il “Paese dell'accoglienza”,
si presenta un’ottima occasione per parlare di convivenza
possibile e proficua.

Abbiamo visionato questo video rai:
http://www.raiplay.it/video/2016/04/Intervista-Domenico-Lucano-
Sindaco-di-Riace---Virus-del-31032016-26358b28-91ed-4402-8091-
e479f46eef4b.html
Inoltre abbiamo letto questo
interessante articolo :
http://reportage.corriere.it/senza-
categoria/2015/a-riace-laccoglienza-ai-
migranti-e-di-casa-2/
L’attività è terminata con la visone de « Il volo», un docu
film redatto da un importante e famoso regista Wim
Wenders. Wenders rimase particolarmente sorpreso dalla
buona integrazione degli immigrati nel contesto sociale
ospitante, così volle girare, in un piccolo paese
dell'entroterra calabrese(Badolato), questo
cortometraggio col fine di far conoscere al mondo che le
differenze culturali e linguistiche non impediscono la
socialità e l'inserimento, ma anzi garantiscono un
arricchimento culturale.

https://www.youtube.com/watch?v=Fzqhq22S_2k
Oggi intervistiamo un vero
profugo…
Nell’ambito del progetto “Muse alla lavagna” della
Fondazione Cassa di Risparmio di Biella , I ragazzi
hanno incontrato gli operatori di «Il Gufo
vagamondo" (associazione che persegue finalità di
solidarietà sociale in Biella) che, attraverso giochi e
attività hanno avuto la possibilità di comprendere
le diversità e difficoltà di coloro che devono
abbandonare le loro case. Hanno invitato in classe
un profugo pakistano: Quasim.
Quasim è un
profugo pakistano
di 27 anni; da un
anno e mezzo è in
Italia.
E’ di statura media,
ha occhi scuri ,
carnagione olivastra;
indossa blue jeans ,
un maglioncino e
una buffa cuffia di
QUASIM SI PRESENTA lana.
Quasim durante l’intervista ci ha raccontato che è
dovuto fuggire da Islamabad per problemi religiosi , in
quanto perseguitato perché istruito ( è ingegnere) e
facente parte di una minoranza sciita.
Ha impiegato quarantacinque giorni per scappare dal
Pakistan e raggiungere l ‘Italia.
Si è recato in Iran con l’aereo e poi , da Teheran , ha
iniziato un viaggio a piedi e con mezzi fortuiti che lo ha
condotto dopo molti giorni in Italia.
E’ arrivato qui nel Novembre 2015 e ha già ottenuto il
diritto d’asilo valido per 5 anni. Sta studiando l’italiano e
spera di poter trovare presto un lavoro. Ha lasciato la
sua famiglia in Pakistan ma ha anche una sorella che vive
in Germania che spera di poter vedere presto.
Ha nostalgia del suo paese e dei suoi cari.
Quasim ha preparato
per noi un video sul
suo paese; è stato
molto interessante
scoprire luoghi
naturalistici
spettacolari . Anche
alcuni monumenti e
moschee sono molto
belli e colorati.
Abbiamo visto dei
piatti tipici , alcuni
Il video sul Pakistan cucinati qui in Italia
insieme ai suoi amici
profughi.
Quasim è anche
un ottimo
cuoco. Cucina
chapati e altri
deliziosi piatti
orientali . La
loro cucina è
Alcune parole scritte in URDU molto speziata.
E’ stata un’ esperienza che ci ha arricchiti e
siamo grati a Quasim che ci ha permesso, con
la sua spontaneità e la sua simpatia di
comprendere meglio la situazione dei profughi.
Dopo aver visionato il film Zootropolis abbiamo lavorato in
classe su pregiudizi e stereotipi per risolvere il secondo incarico
che il Re ha dato a Greeco e a Itala .
Quali pregiudizi e stereotipi sono più dannosi per la società? Se
potessimo sbarazzarci di qualsiasi stereotipo presente nel
mondo quale sarebbe? E perchè?

I pregiudizi e gli stereotipi più dannosi sono:
 Lo sfruttamento dei più deboli (minori,
donne , vecchi…)
 La bassa considerazione del sesso femminile.
 Le discriminazioni razziali.
 Le discriminazion religiose .
 La prevaricazione dei ricchi e dei potenti sui
poveri
 La discriminazione verso gli omosessuali.
Lo stereotipo che vorrei eliminare è:

 La disparità tra uomini e donne , perchè
nel mondo sono necessarie tutte le
energie , maschili e femminili, per
migliorarsi . ( Miriam)
 La discriminazione razziale, perchè rende
incapaci di confrontarsi con il diverso da
sè. ( Alice)
 La discriminazione religiosa perchè divide
I popoli e li porta all’isolamento .(Nicol)
Non potevamo non visitare la mostra
fotografica presso la Fondazione CRB di Biella:

ONE WAY ONLY
I VOLTI DELL'IMMIGRAZIONE

DI STEFANO SCHIRATO
Abbiamo preso appunti e ascoltato la spiegazione , facendo
anche alcune domande. Il fotoreporter Stefano Schirato,
con il contributo di Caritas Italiana, ha seguito il viaggio di
molti migranti lungo la rotta balcanica.
Liberamente abbiamo poi guardato , rapiti, le
immagini , esse parlano al cuore delle persone più
di tante parole.
Durante la mostra abbiamo incontrato un profugo pakistano: Husnain . Ci ha
raccontato il suo viaggio lungo e doloroso attraverso mille difficoltà.
Ha parlato molto bene dell’Italia , dove ha trovato sia nelle forze dell’ordine
che nei liberi cittadini e nelle associazioni, aiuto e supporto per iniziare una
nuova vita.
Eccolo in mezzo a tutti noi per una foto ricordo.
Tornati a scuola abbiamo scritto un testo . Ecco
alcune frasi significative :

GUARDANDO LE IMMAGINI HO
PERFETTAMENTE CAPITO COSA PROVANO
I MIGRANTI ; OSSIA SOFFERENZA E
DOLORE, FATICA E DISPERAZIONE. MA NOI COME DOBBIAMO
(Valentina) COMPORTARCI?
POCHE PERSONE SI FANNO QUESTA
DOMANDA , ANCHE PERCHÉ LA RISPOSTA
LA TROVA SOLO CHI APRE IL CUORE E LA
MENTE A QUELLO CHE STA
SUCCEDENDO.

…NEL MONDO NON ESISTONO
SOLTANTO PERSONE EGOISTE, MA
ANCHE ANIME BUONE E ALTRUISTE.
(Giulia)
TUTTI NOI DOVREMMO METTERCI
NEI LORO PANNI E PROVARE A
RIFLETTERE SULLA PAURA E SUL
DOLORE CHE POSSONO PROVARE A
SENTIRSI SOLI, IN UN PAESE
STRANIERO,….
L’UOMO DOVREBBE CAPIRE CHE LA
POPOLAZIONE È COME UNA
GRANDE FAMIGLIA E IL MONDO È
UNA GRANDE CASA DOVE TUTTI
DOVREBBERO ANDARE D’ACCORDO,
CON I PROPRI PREGI E I PROPRI
DIFETTI.

POICHÉ LE GUERRE NELL’U.E. SONO
ORMAI, UN RICORDO LONTANO
NOI EUROPEI ABBIAMO DIFFICOLTÀ
A COMPRENDERE QUANTO
ORRIBILE PUÒ ESSERE LA GUERRA.
( Beatrice)
SÌ DOBBIAMO OSPITARLI, MA NON SOLO
DOBBIAMO IMPARARE ANCHE A
CONOSCERLI. SOLO COSÌ NON AVREMO
PAURA .
SIAMO TUTTI ESSERI UMANI, APRIAMO I
NOSTRI CUORI A CHI È DIVERSO DA NOI!
(Alice)

SPESSO ALCUNE PERSONE NON
ACCETTANO I PROFUGHI, MA LORO
SONO QUI PER TROVARE UN LAVORO O
PER SFUGGIRE ALLA MORTE ,
ASPETTANDO CHE LA SITUAZIONE NEI
LORO PAESI MIGLIORI. (Carlo)
DOPO AVER VISTO QUESTE
DRAMMATICHE IMMAGINI PENSO CHE
TUTTI NOI DOVREMMO IMPEGNARCI PER
SCONFIGGERE QUESTI PROBLEMI PER
VIVERE IN UN MONDO MIGLIORE.
(Edoardo)
LABORATORIO
DI TEATRO

durante le ore di
religione con il maestro
“29 GIORNI”
un racconto di Giuseppe Marrone Mattia Callegari
Oggi , martedì 4 Aprile , è venito a scuola Giuseppe Marrone, un
professore di filosofia , volontario del dormitorio di Biella e attore
presso la compagnia Teatrando, nonchè amico di Mattia, il nostro
insegnante di religione.
Giuseppe ci ha letto un racconto scritto da lui e noi, dopo averlo
attentamente ascoltato, abbiamo inscenato i personaggi inventando i
dialoghi. Al termine Mattia ha avviato una riflessione su quello che
avevamo vissuto e su ciò che maggiormente ci aveva colpito.
E’ stata un’esperienza toccante perché il racconto è molto triste e
sapere che l’autore si è ispirato ad una storia vera per scriverlo ci ha
resi tutti maggiormente partecipi.

Questa attività teatrale ci ha dato l’ispirazione per organizzare lo
spettacolo itinerante di fine anno.
Ventinove Giorni

Quando Ahmed volgeva lo sguardo trovava sempre un tempo per ogni
immagine. Ricordava il suo paese lontano sempre più distante eppure
così vicino nei suoi ricordi. Si spalancavano finestre, si allargavano
speranze ed Ahmed si chiudeva nel suo mondo. Era lì. Si trovava tra le
praterie e le colline di lui bambino, con la mano in quella si suo padre di
quando gli aveva insegnato a pascolare; di lui adulto con la moglie
Jasmine, su quel masso l’aveva chiesta in sposa, a lei teneva la mano
per condurla verso il cielo, su quel masso vi aveva inciso la data del loro
primo bacio, del loro incontro. Stava sognando? No, non sognava! Lei,
Jasmine era reale, così viva e adesso … così lontana…

“Jasmine! Jasmine!”, con gli occhi chiusi Ahmed invocava il suo nome,
“Jasmine”… e poi parlava arabo e Ramis non capiva. No, non riusciva.
Ci aveva messo del tempo a capire che la lingua era Urdu e l’arabo non
c’entrava niente. Ma tanto Ramis non conosce né l’arabo né l’Urdu.
Ramis parla inglese, più o meno parla inglese … diciamo che lui è
albanese, vive in Italia, parla l’italiano e se non conoscesse quelle
quattro parole in inglese, non capirebbe e non si capirebbero in
dormitorio di Biella dove Ramis è operatore.
“Jasmine!...Jasmine!”, solo questo era chiaro per
Ramis. E gli infermieri intanto disquisivano sul
campionato della Juve…
“Bè, certo che quest’anno niente da fare per nessuno,
Buffon non prende gol da una vita…”
“Ma per favore i soliti favoriti…Ladri…”
“cosa vorresti dire?”
Jasmine era figlia di un pastore anche lei, viveva nella
stessa via di Ahmed. Si conoscevano fin da bambini.
Giocavano insieme. Si sono sempre amati. Hanno
avuto dei figli. Erano felici. Bastava. Si bastavano.
“Jasmine! Jasmine!”, Jasmine non era lì. Anche
Ahmed non era lì. E con gli anni il dolore, quel dolore
che ti avvolg, il dolore di un popolo, il dolore della
fuga, il dolore di Jasmine sull’uscio della porta a
salutarlo, a ricordrgli quel masso dov’era sbocciato il
loro amore.
“Jasmine! … Jasmine!”
Ramis aveva provato a contattare la famiglia ma, in realtà, era
stato già tanto che fosse venuto a sapere di Ahmed, di Ahmed
all’ospedale di Torino dove era andato a trovarlo qualche volta. Lo
guardava Ramis Ahmed non rispondeva., solo una parola, quel
nome che era la sua vita ed ancora lo teneva in vita, Jasmine,
null’altro fino all’ultimo giorno, il ventinovesimo, quando Jasmine
volò via con il suo ultimo respiro ed una lacrima, un ultimo dono a
Jasmine, un diamante liquido che gli scivolò giù per il visoin un
corpo ormai freddo…

Adesso anche Ramis è solo, si lascia scivolare la mano di Ahmed
sulla sua, gli chiude gli occhi e proferisce una parola, resa sacra
ed eterna dall’amore, ancora una volta, per l’ultima volta…
Jasmine…

Giuseppe Marrone
I DIRITTI UMANI
Abbiamo lavorato sui diritti umani , molto
lavoro è stato svolto dall’insegnante di
religione, ma in italiano abbiamo visionato
questo video, insieme a molti altri in lingua
inglese:

https://www.youtube.com/watch?v=mFPhPN-cOSY
Abbiamo preso alcuni spunti dal libro di Amnesty
International :
Abbiamo avviato una discussione-riflessione sui
diritti dei bambini. Ecco per noi i diritti più
importanti:
 Diritti alla salute e alle cure
 Diritto di espressione
 Diritto all’identità religiosa
 Diritto alla vita
 Diritto alla pace
 Diritto contro la violenza e i maltrattamenti
 Diritto di protezione contro il razzismo
 Diritto alla famiglia
 Diritto contro lo sfruttamento minorile
 Diritto all’istruzione
Abbiamo letto questo articolo:
http://www.lastampa.it/2017/05/01/italia/cronache/cedric-nove-anni-sogno-viaggiato-giorni-dalla-
costa-davorio-fare-brennero-mio-verona-calciatore-perso-le-tracce-del-fratello-il-
1EV2s2tN59agc5kcfm3pmL/pagina.html
Ultima uscita sul territorio:
La mensa di condivisione
IL PANE QUOTIDIANO di Biella
Valentina Grigoli ci ha fatto
comprendere il mondo del
volontariato biellese. Non esiste
solo la mensa di Biella che ogni
giorno dà da mangiare a circa 80
persone in difficoltà, ma ci sono
anche due dormitori , uno
femminile e uno maschile. E’
stata anche creata una rete di
“empori della solidarietà” che
forniscono gratuitamente cibo
donato alle famiglie più povere
mentre per aiutare coloro che
hanno perso il lavoro si sono
avviati gli “orti condivisi” .
Valentina ci ha fatto poi scoprire , attraverso il
gioco memory , alcune parole chiave che
caratterizzano l’attività della caritas :
FAMIGLIA: è la cosa più bella che puoi avere . Il
suo compito è quello di fornirti AMORE e
FELICITA’ che sono le cose che tutti noi
cerchiamo nella nostra vita. Nicol
AIUTO : è la cosa più importante per queste
persone( migranti N.d.R.) , perché se trovano aiuto
trovano un appiglio a cui reggersi nella vita così
difficile e ingiusta. Miriam

TEMPO: La cosa più importante che una
persona può donare è il proprio tempo. Il
tempo non ha prezzo ma è possibile
condividerlo con le persone a cui
vogliamo bene. Donare un po’ del nostro
tempo significa arricchire noi stessi e gli
altri. Beatrice
Mentre ci trovavamo nei locali della mensa abbiamo
incontrato un gruppo di ragazzi, sia italiani che stranieri, che
stavano facendo un corso di cucina. In un’altra stanza invece
c’era un gruppo di extracomunitari che imparavano l’italiano.
Sono stati molto gentili con noi , si sono presentati e hanno
risposto ad alcune nostre domande soprattutto sul viaggio
che hanno intrapreso per arrivare fin qui.
Indovinate un po’ chi abbiamo incontrato?.....
QUASIM!!
Non poteva mancare la foto ricordo.
VERIFICA DI FINE
PROGETTO
ll progetto etwinning “IMAGINE...together for the world”
sta volgendo al termine . Alla luce delle attività svolte da
Dicembre a Maggio , ti chiedo di rispondere a queste
domande :

 1.Se ti dicessi che domani , nel tuo palazzo o vicino a casa tua , arriveranno a vivere
dieci migranti come reagiresti? Prova a descrivere quali potrebbero essere le tue
paure oppure le dimensioni di ricchezza alla quale questa vicinanza potrebbe
portarti…

 2. Quali motivi spingono una persona a lasciare casa, affetti, amicizie, abitudini per
andare verso l’ignoto? Secondo te qual è la loro speranza?

 3. Quali sono secondo te i valori più importanti da considerare nella società?

 4. Qual è la difficoltà più grande che ostacola il cambiamento?
Se venissero ad abitare vicino a me
dei migranti io non avrei paura ,ma
sarei curiosa di conoscere le loro Io sarei abbastanza felice se dei
storie , il loro viaggio e le loro migranti venissero ad abitare vicino
culture. Infatti se loro si sentono a me essendo che sono cresciuto
evitati finiscono per sentirsi un po’ nella paura di loro avrei un
ancora più diversi da noi. Giulia po’ di difficoltà ad intrattenere un
discorso, comunque sarei eccitato
di conoscere la loro vita e di
Se venissero dei migranti ad abitare stringere con loro amicizia. Carlo
vicino a casa mia le ricchezze per ….Se l’uomo imparasse a conoscere e
me sarebbero molte . Conoscerei non ad ignorare le persone non
la loro storia. Però avrei un po’ di avrebbero paura.
Miriam
paura per le malattie che
potrebbero trasmettermi. Mirsad
Una difficoltà che ostacola il
cambiamento è il fatto di lamentarsi e
stare fermi a non fare niente. Carlo

Senz’altro dev’essere doloroso staccarsi dai
propri affetti e dal proprio paese , …., ma la
loro speranza è di riuscire a vedere la luce in
fondo al tunnel, la felicità dopo il dolore.
Beatrice

La difficoltà più grande che ostacola il
cambiamento è la paura.
E’ possibile però superarlo con la
conoscenza. Per sconfiggere la paura del
diverso da sé sono necessari il confronto e
il dialogo. Miriam
La difficoltà che ostacola il cambiamento
secondo me è la paura di sentirsi
diverso…..Spesso la diversità porta alla
vergogna e più ci si vergogna più si tende a
nascondersi e ritirarsi dallo stare insieme.
Beatrice
Secondo me i motivi per cui i migranti lasciano
il loro paese sono molti: la guerra , le
persecuzioni, le carestie e problemi religiosi. Io
credo che la loro speranza sia quella di trovare
lavoro e una vita migliore per se stessi e per i
loro cari, ma hanno anche la speranza , un
giorno , di tornare al loro paese. Nicol

Se arrivassero dei migranti li accoglierei con
una festa. Infatti sarebbe una ricchezza che
porterebbe un po’ di vita nella mia frazione S.
Eurosia. Riccardo

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