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Proceedings of the Twenty-Fifth International Congress of Papyrology, Ann Arbor 2007

American Studies in Papyrology (Ann Arbor 2010) 441448

Su alcuni desiderata della Papirologia Ercolanese


Francesca Longo Auricchio

Nel saggio ber die Erhaltung und die Behandlung der herkulanensischen Rollen (Sulla preserva-
zione ed il trattamento dei rotoli ercolanesi) Wilhelm Crnert,

Dopo aver distinto le quattro grandi categorie nelle quali si dividono i papiri (svolti e fissati in
cornici, svolti e ammassati alla rinfusa, scorze, non svolti), ... passa ad elencare i pi urgenti desi-
derata del papirologo ercolanese. Non ci stupiremo nel constatare che essi sono tuttora ben lungi
dall'esser soddisfatti. La compilazione di un catalogo descrittivo, la classificazione delle scritture
ercolanesi su severa base paleografica, la descrizione bibliologica dei singoli manufatti, la speri-
mentazione di nuove tecniche di svolgimento dopo aver constatato l'assoluta stasi in questo
campo, la ripresa degli scavi ad Ercolano con la prospettiva non assurda di altri ritrovamenti:
anche oggi, dopo settantatr anni, sono questi gli obbiettivi primari ai quali dovr rivolgersi il
rinnovato interesse per il tesoro librario ercolanese.

Cos scriveva, nell'ottobre 1973, Enrico Livrea, autore dell'Introduzione agli Studi Ercolanesi del Crnert,
che aveva tradotto in italiano, quale volume terzo della Collana di Filologia Classica diretta da M.
Gigante per la napoletana Casa Editrice Morano.1
Le parole di Livrea, che riprendono le indicazioni crnertiane, furono insieme un promemoria e
un'esortazione per i responsabili dell'allora giovane Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercola-
nesi, fondato da Marcello Gigante nel 1969: molti dei punti elencati nell'Introduzione erano gi nel pro-
gramma del Centro e l'attuazione si era avviata nella direzione e con i mezzi giusti.
Un bilancio dei metodi e dei risultati dello svolgimento stato in pi riprese tracciato da M. Capasso
e non il caso di riprendere qui la questione.2 Basti dire che l'ultimo procedimento ideato e applicato dalla
benemerita quipe norvegese guidata dal Kleve ha ormai dato i frutti che poteva sul materiale oggi pre-
sente in Officina, che il pi difficile e refrattario all'apertura.
All'esperienza di Kleve e Fosse si deve anche il restauro e la nuova sistemazione delle scorze, com-
piuta nel 2000 e che era ormai improrogabile per la conservazione e la consultazione di questi pezzi
"unici," preziosi testimoni di volumina o di parti di volumina scomparsi.3

1 (Napoli 1975) 9. Il saggio del Crnert (apparso su Neue Jahrb. fr das kl. Altert. 3 [1900] 586591) alle pp. 2737.
2 Cf. M. Capasso, Nuovi esperimenti di svolgimento dei papiri ercolanesi (Napoli 1986); eund., Manuale di Papirologia
Ercolanese (Lecce 1991) 85116; eund., "Per l'itinerario della Papirologia Ercolanese," in F. Crevatin e G. Tedeschi (edd.),
Scrivere leggere interpretare. Studi di antichit in onore di Sergio Daris (Trieste 2005),
<http://www.sslmit.units.it/crevatin/franco_crevatin_homepage.htm>; eund. "Per litinerario della Papirologia
Ercolanese. I," SEP 3 (2006) (Roma 2007) 6875.
3 Cf. K. Kleve, M. Capasso, e G. Del Mastro, "Nuova sistemazione delle scorze," CronErc 30 (2000) 245 s.; eosd.,

"Nuova sistemazione delle scorze (2000)," CronErc 31 (2001) 143.


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Su nuovi volumina, frutto di futuri ritrovamenti che tanti di noi auspicano, il metodo Kleve-Fosse
potrebbe rivelarsi ancora utile; tuttavia, per i papiri ercolanesi non aperti, si deve oggi guardare anche a
metodologie nuove che il progresso tecnico lascia intuire.
Nel maggio 2003 un papiro carbonizzato, scelto tra 50 pezzi (riconducibili forse a sei rotoli), di ar-
gomento documentario, rinvenuti a Ercolano, quasi tutti nella Casa del Sacello di legno,4 custoditi nel
Museo Nazionale di Napoli, stato trattato con gas parylene presso l'azienda Cookson Electronic (Clear
Lake, Wisconsin) per tentare di aprirlo. A questo fine l'esperimento si rivelato inadeguato, in quanto
dopo il trattamento il rotolo risultato pi compatto. Ma esso ha donato al volumen maggiore elasticit,
minore fragilit e completa resistenza all'acqua. Tale procedimento potrebbe proteggere i volumina erco-
lanesi dall'umidit, dall'attacco degli agenti atmosferici e da danni meccanici.5
Da alcuni anni, da fonti diverse, proviene il suggerimento di tentare una via alternativa per arrivare a
leggere il testo presente nei papiri non svolti senza affrontare le difficolt e i rischi dell'apertura, conside-
rato anche il fatto che, come ho detto, i pezzi ancora chiusi sono i pi difficili da trattare.
Una possibilit che sembra concreta stata prospettata da un gruppo di ricerca dell'Universit del
Kentucky: si tratta di una tecnica di scansione non invasiva che consente di leggere i testi senza bisogno di
svolgerli, o piuttosto, producendo uno "svolgimento virtuale." Un rappresentante di questo gruppo, Brent
Seales, professore di ingegneria elettrica, ha visitato la Officina nel mese di giugno 2005 e ha esposto i
principi su cui si fonda il procedimento in un breve intervento sulla Newsletter of the Herculaneum
Society.6 Seales rileva giustamente che la messa a punto di tale metodo sarebbe un argomento ulteriore a
favore della ripresa dello scavo della Villa: per i futuri ritrovamenti papiracei sarebbe immediatamente
disponibile un sistema che ne rivelerebbe il contenuto in modo efficace e sicuro.
Il problema della sistemazione dei volumina e di un riassetto del patrimonio librario conservato nella
Officina dei Papiri Ercolanesi era stato affrontato con energia e determinazione da Domenico Bassi nei
vent'anni (19061926) durante i quali fu Direttore della Sezione. Come stato illustrato da Capasso, gi
dal primo anno della sua Direzione, Bassi impiant le basi per una sistemazione pi adeguata dei papiri.7
I volumina, con le sole eccezioni del IV libro De musica e del II libro De rhetorica, vennero trasferiti in
cornici nuove da conservare in tiretti mobili all'interno di armadi di tipo speciale, non pi appesi al muro

4 Uno proviene dalla Casa del Bicentenario e fu rinvenuto il 10 ottobre 1937, insieme a 150 tavolette cerate, in una cassa
di legno carbonizzato che conteneva l'archivio di Calatoria Themis (una parte di questi documenti costituiscono il "processo di
Giusta"); brandelli di papiro, attaccati alla pagina di un trittico appartenente all'Archivio di L. Cominio Primo, sono stati ritro-
vati (ottobre-novembre 1937) nella sua casa (ins. V 1922); infine il P.Herc. 1806, rinvenuto tra il 1869 e il 1875, durante una
ripresa degli scavi voluta dal Fiorelli, conservato tra i rotoli provenienti dalla Villa, forse proveniva dalla casa cd. di Galba, co-
munque dalla zona intorno all'incrocio tra il decumano inferiore e il cardo III. Cf. G. Camodeca e G. Del Mastro, "I papiri
documentari ercolanesi (PHerc. MAN): relazione preliminare," CronErc 32 (2002) 281296, sp. 281286.
5 Il rotolo fu portato negli USA da G. Del Mastro, in occasione di un soggiorno di studio, col permesso del Ministero per i

Beni e le Attivit Culturali e della Soprintendenza Archeologica di Napoli. La possibilit di tentare questo esperimento fu se-
gnalata da D. Blank e considerata con interesse dal Centro per la Restituzione computerizzata di manoscritti e di monumenti
della pittura antica, coordinato da G. M. Rispoli. Sulla vicenda, cf. "Notiziario," CronErc 33 (2003) 348 s.
6 B. Seales, "The Virtues of Virtual Unrolling," Herculaneum Archaeology 3 (2005) 4 s.

7 Cf. M. Capasso, "Domenico Bassi e i Papiri Ercolanesi. I: La vicenda della nomina a Direttore dell'Officina e l'esordio

alla guida dell'Istituto (1906)," in M. Capasso (ed.), Contributi alla Storia della Officina dei Papiri Ercolanesi 3 (Napoli 2003)
241299.
Su alcuni desiderata della Papirologia Ercolanese 443

come quadri; in armadi chiusi su palchetti mobili rivestiti con ovatta furono sistemati anche la maggior
parte dei cartoncini su cui erano appoggiati i papiri svolti, privi di scrittura o con poche tracce di lettere,
prima ammassati alla rinfusa, come lamentava il Crnert.8 Ogni cartoncino veniva separato dal successivo
mediante un foglio di carta velina. La sistemazione in cornice di tutti i papiri svolti, compresi questi ul-
timi, venne compiuta successivamente, in pi riprese, da V. De Falco, R. Cantarella, C. Gallavotti, F.
Sbordone.
A. Travaglione, a cui si deve un preciso e documentato resoconto delle operazioni di sistemazione dei
volumina, ha concluso recentemente l'opera, collocando nelle cornici gli ultimi otto pezzi privi di sup-
porto.9 Bassi provvide inoltre a una sistemazione adeguata dei disegni Napoletani in copertine con le indi-
cazioni su cui vennero registrati tutti i dati;10 sistemazione che la stessa in cui sono conservati oggi; e ai
dati raccolti dal Bassi, nella inconfondibile calligrafia che i frequentatori della Officina ben conoscono, si
ricorre ancora quando si vuole verificare dati relativi alla storia di un rotolo.
A partire dagli anni Sessanta del '900, gli armadi lignei furono sostituiti con gli armadi metallici che
sono oggi nella Officina, che accolgono ormai la totalit dei volumina aperti. Il trasferimento negli ar-
madi metallici si concluso nel 1990.11
Nel corso degli anni Sessanta fu anche progettato un apposito mobile ligneo per conservare e rendere
consultabile il P.Herc. 1672, il cosiddetto "papiro lungo," l'unico testo svolto conservato intero in tutta la
sua lunghezza (m. 3.40 ca.).
Alla meritoria opera di sistemazione di tutti i testi svolti in cornice bisognerebbe affiancare una rico-
gnizione dei contenuti. Infatti, per errore, sui cartoncini di supporto possono essere stati appoggiati o
pezzi estranei a quella cornice o, pur nell'ambito dello stesso volumen, i pezzi possono essere stati incollati
in un ordine che non quello corretto. Questa esigenza stata rilevata da E. Drr in un utile contributo
apparso nel 1988. La studiosa ha notato che, nel corso della sistemazione operata sotto la guida del Bassi,
in diversi casi, pezzi di papiro sono stati registrati sotto numeri che non sono quelli giusti.12 Ma la
confusione dei pezzi rilevabile anche al di fuori dei volumina messi in cornice durante la direzione del

8 Cf. D. Bassi, "L'Officina dei Papiri Ercolanesi," RFIC 35 (1907) 302309, sp. 308 s., dove un bilancio numerico e re-
lativo alle condizioni dei rotoli (svolti per intero o in parte; provati; non svolti) e alla sistemazione (in cornice; scorze su carton-
cini; su cartoncini ammassati in gruppi su tavolette); eund., "L'Officina dei Papiri Ercolanesi nella Biblioteca Nazionale di
Napoli. Lettera aperta al Direttore della Rivista di filologia e d'istruzione classica," RFIC 41 (1913) 193201. Cf. ora A.
Travaglione, Catalogo descrittivo dei Papiri Ercolanesi (Napoli 2008).
9 Cf. A. Travaglione e G. Del Mastro, "Sistemazione dei papiri privi di supporto," CronErc 35 (2005) 215221.

10 Numero, collocazione, numero delle cornici, data dello svolgimento, esecuzione dei disegni, nomi degli svolgitori e dei

disegnatori, numero di colonne e di frammenti disegnati, totale dei disegni e delle foto dei disegni Oxoniensi, note bibliografi-
che e osservazioni, cf. Bassi (1913), op.cit. (sopra, n. 8) 198.
11 Cf. Travaglione e Del Mastro, op.cit. (sopra, n. 9) 217 n. 20.

12 Cf. E. Drr, "Sulla catalogazione di alcuni papiri ercolanesi," CronErc 18 (1988) 215217. Per il P.Herc. 1008, che

tramanda il decimo libro De vitiis di Filodemo, la settima cornice contiene un frammento che scritto in una mano diversa da
quella che ha vergato i papiri dell'opera De vitiis; per il P.Herc. 182 (Filodemo, De ira) nella cornice 18 conservato un pezzo
di mano diversa da quella che ha scritto il volumen (cf. Drr, op.cit., 215). Per il P.Herc. 1077, 3 dei quattro pezzi presenti
nell'unica cornice in cui sistemato il papiro, non appartengono al volumen con questo numero, ma al P.Herc. 1090, da rife-
rire al   
   . Nel Catalogo multimediale dei papiri ercolanesi.   , a c. di G. Del Mastro (Napoli 2005), sono
indicati diversi casi analoghi.
444 Francesca Longo Auricchio

Bassi.13 Un controllo generale quindi auspicabile, al di l del settore messo in evidenza dallo studio della
Drr.
Inoltre, come si detto, nel caso dei testi pi rappresentativi, originariamente i pezzi incorniciati
erano attaccati al muro a guisa di quadri con una funzione anche decorativa, ed capitato che le varie
componenti di una cornice venissero sistemate perch l'insieme figurasse dal punto di vista estetico, tra-
scurando il criterio di giusta successione testuale dei pezzi.14 Il compito di ricostruire in modo corretto la
successione delle colonne spetta, come ovvio, all'editore o comunque allo studioso che si dedica a tale
testo, che si fonda sulla misura dell'ampiezza delle sezioni, che si sono determinate a causa dello schiac-
ciamento del rotolo e decrescono man mano che ci si avvicina alla fine di esso, e sulla coerenza del conte-
nuto.
Invece il controllo di "pezzi estranei" nelle cornici, cio di parti appartenenti ad altri rotoli, pu essere
compiuto anche se non ci si dedicati espressamente allo studio di quel testo. Individuare un frammento
che non appartiene al papiro conservato in quella cornice sul fondamento della scrittura e anche dell'ana-
lisi del rotolo (colore, forma e dimensione dei frammenti, caratteristiche delle parti conservate) pu risul-
tare anche abbastanza facile. Molto pi difficile invece , una volta individuato il "pezzo estraneo," capire
da quale rotolo esso provenga. Utile potrebbe essere a tal fine disporre di un data-base di tutte le mani er-
colanesi e di un programma che consenta, partendo solo da poche lettere o frammenti di esse, di indivi-
duare a quale mano appartengono. Tale progetto Catalogazione degli scribi ercolanesi stato avviato
qualche tempo fa dal Centro di Eccellenza per la restituzione computerizzata di manoscritti e di monu-
menti della pittura antica. stato raccolto il materiale relativo a circa trenta rotoli vergati da trenta mani
diverse.15 Per il compimento necessario un ulteriore finanziamento che ci auguriamo possa essere stan-
ziato quanto prima.
Quanto ai disegni, come noto, le foto dei primi sette volumi della Serie oxoniense sono state di re-
cente messe on line. Sarebbe auspicabile che lo fossero anche gli ultimi tre volumi con le edizioni mano-
scritte di John Hayter (voll. 8 e 9) e i documenti relativi al suo viaggio in Italia e al soggiorno a Portici e a
Palermo (18001809, vol. 10).
Per i disegni Napoletani sono state realizzate foto digitali dai benemeriti operatori dell'ISPART
(Brigham Young University).
Utile per gli studiosi dei papiri ercolanesi anche la documentazione conservata nell'Archivio storico
della Officina dei papiri Ercolanesi "Marcello Gigante" che parte dal 1756. Per l'arco cronologico che va
dal 1756 al 1910 si dispone di un catalogo cartaceo che in corso di trasformazione in catalogo elettro-
nico. Un catalogo elettronico dei documenti dal 1911 al 1950 in fase di realizzazione e si pensa di met-
terlo on line.16 Sarebbe auspicabile anche, come sostiene A. Travaglione che cura tale progetto, che si

13 il caso, ad esempio, del P.Herc. 1015 che contiene l'ottavo libro della Retorica di Filodemo: nella cornice 1, il pezzo
numerato come fr. 3 di un'altra mano, quindi deve appartenere ad un altro papiro. Come ha rilevato G. Leone, anche nella
cornice 6 del P.Herc. 1010 (Epicuro, Della natura, II libro) un frammento estraneo al rotolo in questione.
14 Cf. H. Essler, "Bilder von Papyri und Papyri als Bilder," CronErc 36 (2006) 103143.

15 E. Scognamiglio ha lavorato sulle foto multispettrali isolando le lettere dell'alfabeto di circa trenta mani di scrittura, che

corrispondono all'incirca agli Anonimi (34) individuati da G. Cavallo, Libri scritture scribi a Ercolano. Introduzione allo studio
dei materiali greci. Primo Suppl. a CronErc 13 (Napoli 1983) 4446.
16 Cf. A. Travaglione, "L'archivio dell'Officina dei Papiri Ercolanesi on line," CronErc 36 (2006) 227232.
Su alcuni desiderata della Papirologia Ercolanese 445

eseguisse una ricognizione presso l'Archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e
Caserta e presso le altre sedi di custodia della documentazione antica relativa alla storia di Napoli e delle
Due Sicilie l'Archivio di Stato di Napoli e Palermo e la Societ Napoletana di Storia Patria per
rintracciare documenti e corrispondenza relativi alla vicenda dei papiri ercolanesi.
Per quanto riguarda la catalogazione dei papiri, il primo passo realmente decisivo fu il Catalogo dei
Papiri ercolanesi, compiuto nel 1979 sotto la direzione di M. Gigante da M. Capasso, A. Angeli, M.
Colaizzo, N. Falcone. Per la prima volta di ogni volumen sono registrati i dati necessari ad orientarne lo
studio, compresa la bibliografia. Precedentemente si erano avuti dei tentativi parziali e limitati. Dopo
ventisei anni, nel 2005, stato realizzato un nuovo Catalogo multimediale, , a cura di G. Del
Mastro, che comprende i dati presenti nel Catalogo del 1979 e nei Supplementi17 con i necessari aggiorna-
menti. Elementi nuovi rispetto al Catalogo del '79 sono le misure dei rotoli non svolti che trovano un
punto di riscontro e una verifica nel pi antico Inventario dei papiri da poco rintracciato nell'Archivio
della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta e risalente agli anni Ottanta del XVIII secolo 18 e
la possibilit di compiere ulteriori ricerche: per esempio, si possono isolare tutti i volumina, svolti o non
svolti, che hanno le stesse dimensioni; come ha sottolineato M. Capasso,19 si possono svolgere indagini per
autore, per titolo di opera, per svolgitore, per disegnatore. Inoltre, le schede dei papiri svolti sono corre-
date da una foto multispettrale e cos disponiamo per la prima volta di un quadro completo delle mani er-
colanesi.
Sarebbe auspicabile che  fosse messo on line e che se ne potessero compiere in tempi brevi gli
opportuni aggiornamenti. Sarebbe anche utile realizzarne una versione cartacea.
Un altro auspicio in questo settore che anche il Database di  sia allestito in versione elettro-
nica e messo on line, in modo che per gli studiosi sia disponibile non solo l'indicazione bibliografica, ma
anche il contenuto dei saggi che lo interessano.
Al fine di creare un Thesaurus dei testi ercolanesi che attualmente manca quasi del tutto si dovreb-
bero digitalizzare tutte le opere della Biblioteca e metterle on line, con la possibilit che gli studiosi inter-
vengano sul testo con nuove letture e proposte, in modo da semplificare e rendere pi veloce il dibattito
anche a distanza. un progetto che si spera di realizzare a Napoli, a cura del nostro Centro, e a tal fine ci
si appresta a chiedere il sostegno di un finanziamento con fondi europei.
Sul piano paleografico sarebbe necessario che il fondamentale volume di G. Cavallo, Libri scritture
scribi a Ercolano fosse riproposto in una nuova edizione: l'opera una pietra miliare dei nostri studi e ha
aperto nuove prospettive dalle quali considerare i testi ercolanesi; alla luce di tanti lavori che da essa sono
scaturiti sarebbe necessario fare il punto sui risultati della ricerca paleografica. 20
A Napoli da molti anni in corso uno studio sui segni: il rilevamento dei dati e lo studio della fun-
zione dei  si avvia alla completezza per le opere filodemee sui  Retorica Poetica

17 Cf. M. Capasso, "Primo Supplemento al Catalogo dei Papiri Ercolanesi," CronErc 19 (1989) 193264; G. Del Mastro,
"Secondo Supplemento al Catalogo dei Papiri Ercolanesi," CronErc 30 (2000) 157241.
18 Cf. D.L. Blank e F. Longo Auricchio, "Inventari antichi dei Papiri Ercolanesi," CronErc 34 (2004) 39152.

19 M. Capasso, "Il Catalogo multimediale dei Papiri Ercolanesi," CronErc 36 (2006) 219226, sp. 225.

20 apparso G. Cavallo, La scrittura greca e latina dei papiri. Una introduzione (Pisa-Roma 2008), in cui sono conside-

rati anche diversi rotoli ercolanesi.


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Musica 21 e a buon punto per le opere morali.22 Ci si augura in un futuro non troppo lontano di
completare la trattazione di questo aspetto non insignificante della paleografia dei rotoli.
Sulla tipologia dei volumina molto lavoro stato compiuto da Capasso: studio degli umbilici per i
quali i papiri ercolanesi offrono una buona casistica, individuazione e rilevamento dei dati di  
e 
 ; analisi delle subscriptiones, e, caso pi raro e difficile da identificare, esame delle subscrip-
tiones iniziali. 23 Per lo studio delle subscriptiones anche Del Mastro ha offerto buoni contributi.24
Osservazioni interessanti sulle dimensioni originarie dei volumina alterate dalla catastrofe vesuviana
sono state oggetto di una comunicazione di Capasso al XXIII Congresso Internazionale di Vienna del
2001.25 Anche in questo settore, quindi, ci sono i fondamenti per delineare un quadro quanto pi com-
pleto possibile della tipologia dei rotoli ercolanesi.
Passando al problema dell'edizione dei testi, un punto che sarebbe necessario affrontare la regola-
zione dei criteri che presiedono alla costituzione e presentazione del testo. Anzitutto necessario porsi il
problema della disposizione del testo: nella Collezione La Scuola di Epicuro, Gigante, che l'ha fondata e
diretta fino alla morte, volle che i testi fossero disposti in forma continua perch apparissero come tutti gli
altri libri restituiti dalla tradizione manoscritta medioevale: diceva sempre che Filodemo doveva essere
letto come Platone o Aristotele. Come noto, i testi sono comunque disposti in modo che il lettore abbia
ben presente la situazione del papiro, la successione delle linee, delle colonne, le lacune, i segni, la punteg-
giatura. Questo procedimento, che risulta efficace per i testi continui e ben conservati, non per
21 Cf. G. Del Mastro, "La paragraphos nei PHerc. 1425 e 1538," CronErc 31 (2001) 107131; T. Di Matteo, "Segni di
interpunzione nel PHerc. 1669: tipologia grafica e funzione," CronErc 35 (2005) 119124; eand., "Errori e correzioni nel
PHerc. 1669," CronErc 36 (2006) 7375; eand., "I segni nel PHerc. 1669 (Filodemo, Retorica, libro incerto)," in B. Palme
(ed.), Akten des 23. Internationalen Papyrologenkongresses, Wien, 22.28. Juli 2001 (Vienna 2007) 187190; R. Barba, I
segni nei papiri della Retorica e della Musica: PHerc. 1427, 1423, 1007/1673, 1669, 1497 (Tesi di laurea, Napoli 1991); M.G.
Allini, I segni nei papiri della Retorica: PHerc. 1672, 1674, 1506, 1426 (Napoli 2004); A. Romano, I segni nel Papiro Ercola-
nese 1497 (Philodemi De musica, liber IV). Quarto Suppl. a CronErc (Napoli 2007).
22 G. Indelli, "Segni, abbreviazioni e correzioni in PHerc. 1008 (Filodemo, Sui vizi, libro X)," CronErc 35 (2005) 125

134; L. Giuliano, "Segni e particolarit grafiche nel PHerc. 182 (Filodemo, De ira)," CronErc 35 (2005) 135159; E.
Scognamiglio, "I segni nel primo libro dell'opera di Filodemo La ricchezza (PHerc. 163)," CronErc 35 (2005) 161181; G. Del
Mastro, "Osservazioni bibliologiche e paleografiche su alcuni papiri ercolanesi," CronErc 39 (2009) 283299.
23 Si possono tenere presenti M. Capasso, "  /umbilicus: dalla Grecia a Roma," Rudiae 2 (1990) 729; eund.,"I

titoli nei papiri ercolanesi. I: un nuovo esempio di doppia soscrizione nel PHerc. 1675," Pap.Lup. 3 (1994) 235252 (Entrambi
gli articoli sono ora in M. Capasso, Volumen. Aspetti della tipologia del rotolo librario antico [Napoli 1995] rispettivamente
alle pp. 7398, 119137); eund., "  e 
 : per l'anatomia del rotolo ercolanese," in Volumen, op.cit., 5571;
eund., "I titoli nei papiri ercolanesi. II: il primo esempio di titolo iniziale in un papiro ercolanese (PHerc. 1457)," Rudiae 7
(1995) 103111 = Akten des 21. Internationalen Papyrologenkongresses, Berlin, 13.19. 8. 1995 (Stoccarda-Lipsia 1997)
146154; eund., "Per la storia della papirologia ercolanese. IV: un nuovo disegno inedito del PHerc. 1675 (Filodemo,
L'adulazione) eseguito dal Piaggio," Pap.Lup. 6 (1997) 4952; eund., "I titoli nei papiri ercolanesi. III: i titoli esterni (PHerc.
339, 1491 e "scorza" non identificata)," in C. Basile e A. Di Natale (edd.), Atti del II Convegno Nazionale di Egittologia e
Papirologia, Siracusa, 13 dicembre 1995 (Siracusa 1996) 137155; eund., "I titoli nei papiri ercolanesi. IV: altri tre esempi di
titoli iniziali," Pap.Lup. 7 (1998) 4173; eund., "Rotoli con umbilici in due monumenti," Rudiae 11 (1999) 511.
24 Cf. G. Del Mastro, "La subscriptio del PHerc. 1005 e altri titoli in caratteri distintivi nei Papiri Ercolanesi," CronErc 32

(2002) 245256; eund., "Osservazioni sulle subscriptiones dei PHerc. 163 e 209," CronErc 33 (2003) 323329; eund., "Una
nota bibliologica nella subscriptio del P.Herc. 1005," in Palme (ed.), op.cit. (sopra, n. 21) 169172.
25 M. Capasso, "I rotoli ercolanesi: da libri a carboni e da carboni a libri," in Palme (ed.), op.cit. (sopra, n. 21) 7377.
Su alcuni desiderata della Papirologia Ercolanese 447

applicabile nel caso di volumina frammentari o nel caso di opere in pi esemplari. Nelle edizioni di
Obbink e Janko, che rappresentano la forma pi nuova di edizione di un testo ercolanese, si adottato il
criterio di presentazione duplice: prima in colonna, poi continuo.26 Nel caso della presenza di due
esemplari di uno stesso libro bisogna anche decidere come impostare l'edizione: un buon risultato stato
ottenuto da J. Hammerstaedt per la parte finale del III libro della Retorica che, come noto,
tramandato dai P.Herc. 1506 e 1426,27 e anche il caso pi complesso del XXV libro  , che
presente in tre esemplari, stato affrontato da S. Laursen.28
Credo che per i papiri ercolanesi sia opportuno stabilire una forma di "Convenzione di Leida" che
uniformi la semiografia delle edizioni e definisca in maniera quanto pi semplice e chiara gli apporti al
testo critico. Questa esigenza venuta a configurarsi con l'approfondimento e l'affinamento degli studi
sulla tipologia e sulla ricostruzione dei rotoli e sul ruolo dei vari testimoni che, accanto all'originale, con-
corrono alla costituzione del testo: disegni, oxoniensi e napoletani, "illustrazioni inedite" degli Accademici
ercolanesi, bozze di stampa delle Collectiones borboniche, foto multispettrali. Per esempio, necessario
stabilire una maniera per indicare le parti di testo ricostruite grazie alla ricollocazione di un sovrapposto
(noi a Napoli abbiamo adottato l'impiego del grassetto). Un buon insieme di signa nelle edizioni gi ri-
cordate di Obbink e Janko per la Oxford University Press: bisogna decidere se estenderlo a tutte le future
edizioni di testi ercolanesi, uniformarlo rigorosamente e completarlo.
Alcune esigenze sono vive anche per quanto riguarda l'aspetto linguistico e stilistico e sembra giunto il
momento per avviarne la soddisfazione, dal momento che ormai disponiamo di molte nuove edizioni da
Epicuro a Filodemo che possiamo utilizzare come base piuttosto solida su cui operare.
Bisognerebbe affrontare il compito di un rifacimento della fondamentale Memoria Graeca Hercula-
nensis del Crnert29 che ancora oggi strumento prezioso di uso quasi quotidiano.
Da pi parti s'impone il desideratum di uno studio sistematico e esauriente sulla lingua e sullo stile
non facile, ma vivo e personalissimo, di Filodemo, questo testimone prezioso del pensiero antico che ab-
biamo imparato ad apprezzare.30 Per Epicuro ci sono studi su aspetti parziali della lingua e dello stile che
andrebbero integrati e completati.31
Dall'epoca dell'articolo del Crnert da cui siamo partiti e anche dai tempi della traduzione di Livrea
che poneva l'accento sui desiderata di questa provincia degli studi, molto stato fatto, ma, come abbiamo
visto, non poco resta ancora da fare. A Napoli si lavora con impegno, ma, come diceva il nostro Maestro,
Marcello Gigante, abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti.

26 Cf. D. Obbink, Philodemus On Piety, Part I (Oxford 1996); R. Janko, Philodemus On Poems, Book One (Oxford
2000).
27 Cf. J. Hammerstaedt, "Der Schlussteil von Philodems drittem Buch ber Rhetorik," CronErc 22 (1992) 9117.
28 Cf. S. Laursen, "The Early Parts of Epicurus, On Nature, 25th Book," CronErc 25 (1995) 5109; eund., "The Later
Parts of Epicurus, On Nature, 25th Book," CronErc 27 (1997) 582.
29 Lipsia 1903, Hildesheim 1963.

30 Per una rassegna sugli studi sinora dedicati a questo tema, cf. F. Longo Auricchio, "Osservazioni lessicali sul primo e se-

condo libro della Retorica di Filodemo di Gadara," in S. Cerasuolo (ed.), Mathesis e Mneme. Studi in memoria di Marcello
Gigante (Napoli 2004) I 217 s.
31 Cf. H. Widmann, Beitrge zur Syntax Epikurs (Stoccarda-Berlino 1935); I.L. Thyresson, The Particles in Epicurus

(Malm 1977).