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Accademia Editorale

Il "De compositione verborum" di Dionigi di Alicarnasso: Parola, metro e ritmo nella
comunicazione letteraria
Author(s): Bruno Gentili
Source: Quaderni Urbinati di Cultura Classica, New Series, Vol. 36, No. 3 (1990), pp. 7-21
Published by: Fabrizio Serra editore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/20547062 .
Accessed: 07/10/2011 14:55

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Usener e L. 3-6 ottobre 1988). I passi del De composi tion verborum sono citati secondo l'edizione di H. la variet? e la conve nienza.6 Aujac-Lebel. sia prosastico sia po?tico. metro e ritmo verbale emusicale. connessi con ilmomento dell'esecuzione del testo po?ti co. Robert Jauss e la . p. fonico-acustici. la quantit? e Pintonazione delle parole. un'opera proprio trattato di "fonostilistica". id?nea a produrre piacere in chi ascolta. Lip . L'orecchio si legge inDionigil compiace * Relazione letta alConvegno Metrica classica eLing?istica (Urbino. fo netici. in sostanza imezzi espressivi quali il ritmo. ? di fondamentale importanza il saggio di Dionigi di Alicarnasso sulla composizione delle parole (Ttcp?ouv?? oeco? che pu? definirsi come un vero e ovo|i?TG)v). Per comprendere imodi in cui potevano interagire parola. metro e ritmo nella poesia greca investe. Bruno Gentili Il discorso sul rapporto tra parola. = 11. attento a tutti quei fenomeni linguistici. ponendosi tra ling?istica e retorica. .-Rad. di cui l'orecchio ? il giudice supremo. semantico-ritmici che concorrono a realizzare una disposizione delle parole nel discorso. lamusicalit?.si scuola di Costanza. per usare la terminolog?a proposta da H. verb.13 Us.1 De comp. oltre che gli aspetti prosodici. atti a rendere il discorso "bello e owero piacevole". e gli effetti musicali che il significato della parola pu? evocare inun gruppo di suoni. persuasi vo e ricco di pathos. Radermacher. IlDe compositione verborum di Dionigi di Alicarnasso: metro e ritmo nella comunicazione letteraria parola. 38. L'attenzione rivolta all'aspetto fonico-aurale della composizione verbale. esamina la funzione del significato nella determinazione del ritmo. Dunque una stilistica sui ge neris che. concernenti Paccento. consente di assumere la prospettiva in cui si pone Dionigi come una reale "est?tica della rice zione". sia esso affidato alla semplice recitazione o al recitativo e al canto. anche quelli pi? specificamente pragmatici.

spec.13-14 3 Auj.-Rad. 333 sgg. 40. o quando nel canto o nella danza si commettono errori di ritmo che irritano lo spettatore. 45. Gentili prima di tutto della melodia^ii??o?). affermando che essa ? determi siae 1965 (1904). L'osservanza del xaipo?. della variet?. Gentili. ed. poi del ritmo. . per la cultura eu La kairologia a da Hegel ? divenuta una vera e ropea. Aujac eM. lamisura ? ilv?rtice di ogni cosa4.F. ? coinvolto dal ritmo. Us.1 = Cfr.6 Auj. Da questo punto di vista non c'? alcuna dif ferenza fra lam?sica vocale e strumentale. Hegel. Ma in che consi stono la convenienza (x? Tip?rcov)e la propriet?? ? necessario riesa minare le pagine che Dionigi dedica al xaipo?.1 sgg.12 sgg. fu sempre per iGreci. fre no quentati da una folla incolta (a|iouoo?) ed eterogenea.-Leb.-Rad. Persino nei teatri pi? popolari. Us. it. nel corso dei secoli. From Homer to the Fifth Century. 5 G. e B. ? possibile tare che esiste nel pubblico un "consenso" quasi f?sico con una bella melodia o un bel ritmo. attribuisce all'occasione una funzione Kierkegaard fondamentale nel processo artistico. ma si ? tenuta presente anche l'edizione di G. l'"occasione". Poesia epubblico nella Grecia antica. una nozione nella quale ? impl?cita l'idea del "conveniente" e che ne costituiscono dell'"appropriato" gli aspetti pi? propriamente inerenti a?'espressione3.W. prova diletto nella variet? ma privi legia in particolar modo la propriet? (x? oixe?ov)2. o "mo mento opportuno". con traduzione e commento. 81 con bibliograf?a. a cura di N. una norma suprema di vita e di arte. 280 n. Paris 1981. (trad. 20. in senso spaziale e temporale.-Leb. e Parte dell'oratoria civile poich? anche quest'ultima possiede ritmo. melodia. Vaccaro).8-16 Us. owero la poesia m?lica. Est?tica. pp.78 sgg. 8 B. 9. 2 = P. sgg. Pind. p.-Rad. 323 sg. e lo ? stata anche. p. Pyth. Merker e N. 11. riveduta e ampliata Roma-Bari 19892. come accade un esperto citarista o un quando abile auleta provoca i fischi dell'uditorio per aver steccato una sola nota. Torino 1962. un termine che non ha un equivalente preciso in nessun'altra lingua. Baltimore-Lon don 1988. Da Omero al Vsec?lo. variet? e convenienza. Auj. 12. Lebel. 4 Vd. = Poetry and Its Public inAncient Greece. ma soprattutto della convenienza. per entrambe l'orecchio gode della musicalit?. p. partir? propria categor?a est?tica: seHegel riteneva che le pi? grandi opere d'arte so no state create per un'occasione del tutto esteriore ed ? importante che "l'artista possegga un interesse essenziale e faccia divenire l'ogget to in se vivo"5.-Leb. = e 88.

Val?ry7. 8 Val?ry. Esposito. della saziet?. che ne mutua lanozione dalla teor?adello stile formulata da Gorgia . Princeton 1963 (1969). in una diversa prospettiva. Questa breve premessa che meriterebbe un pi? ampio spazio. p. lamisura sovrana del piacere e delPas senza di piacere. che assume il testo nel presi 6 S. si ? resa indispensabile per focalizzare il punto di vista di Dionigi nelPanalisi dei testi prosastici e poetici da lui in esame. 10 = P. e Poccasione come opportunit? permanente. Ora. o. a cura di A. II pp. Perniola. del disgusto. Ibid. O anche. 88. e si ?vitera cos? ilrischio'di destare saziet? nelPuditorio. . Un'anaHsi. p.1037. ma soprattutto nelPabilit? di scegliere le parole pi? convenienti sul piano f?nico. r?tmico e mel?dico. Us. 62-68.3 Auj. Cahiers I. secondo Dionigi. l'analisi di M. Congresso Internazionale (Roma 10-12 marzo 1983). Il fascino delPopera deriva dalla con nessione dei suoi vari elementi. bisogna prestare attenzione al xaipo?. 20. 1018. 291.Parola. 7 P. da un'occasione fortuita: "noi non se non siamo altro ci? che gli awenimenti traggono da noi"8. minore sar? ilbiasimo di chi ascolta.-Rad. Ravenna 1984. Di qui Paffermazione perentoria di Dionigi che in ogni circostanza.81 ? espresso un pensiero an?logo at traverso lamet?fora della rete: se si secondo met parla opportunit? iendo insieme le fila di molti argomenti in un breve discorso. Kennedy. Paris 1974. secondo una concezione dell'arte intesa pi? come lavoro che come estro e novit?. in IIMinore. occasione e incanto. in ogni momento. Nella storiografia letteraria. p. Milano 1977. 9 Cfr. se non altro per rilevare Pimportan^a di un'opera che per certi aspetti sembra precorrere la ling?istica moderna di Ch. che ? quella di P. 'Ilproblema te?rico dell'opera di occasione'. a cura di E. ? bene sottolineare. 85. il xaipo? non consiste soltanto nella capa cita di adeguare ildiscorso alie diverse occasioni e ai diff?rend uditori. Nella Pitica 1. per dir?a con Pinda ro. G. Bally ed anche la cri tica stilistica di Jakobson. cio? del fastidio. in proposito cfr.-Leb. e disporle opportunamente s? da conferir? alia performance gli effetti mimetici ed evocativi pi? appro priati alPargomento trattato10. The Art of Persuasion inGreece. 135 (trad.11 sgg. Enten-Ellerll. sempre. it. pp. metro e ritmo nel De verborum 9 compositione nante per ilvalore est?tico di un'opera: occasione ed estro son? indis solubilmente congiunti6. Cor tese). il lavoro letterario ? una specie di "cal c?lo" che trae il suo stimolo "dal caso". Kierkegaard.

17 = Pp.16 12 Auj.di o?o? ? pi? breve di po. 94.C. 17. d. che Dionigi stesso tie ne a sottolineare quando awerte che egli non fa alcuna distinzione fra e ritmo12.15 Us. Metrica e critica stilistica. Plutarque.14 sg. U. p. 3.-I sec. "piede". 74 sgg 14 = P.9-59. o anche aTtaYY^?a* "recitazione"11. Roma 1963.-Leb. secondo una prassi del re sto ancora viva al tempo di Dionigi (I sec.di Po?o?. 16 Uso l'appropriata espressione di L.-Leb. perch? nell'esecuzione di un qualsiasi discorso sia can prosastico (i|ji??? ?oyo?) sia po?tico affidato alia recitazione o al to (?v 7ioif||iaoiv f\ ii??eoiv)15.2 Auj. Di qui il e <x fr?quente uso di termini concernenti l'ascolto l'esecuzione. a. cio? sugli effetti etici ed emozionali che la realizzazione r?tmica dei metri produce nella performance. = 17.-Rad. passim. Come ? noto. . appartiene al piede ia terminolog?a r?tmica. 68.: t? ?'a?t? xcdco Tto?a xoc? pu?unv. 10 B. ? pi? lunga della sillaba costituita dalla semplice vocale r\.-Rad. e. a.C. 57. p.14 Us.12 Us. e a sua volta po.di xp?Tioc ecc. secondo la quale la sillaba breve ha ladurata di un tempo e la sillaba lunga quella di due brevi. ?xp?aoic.? pi? breve della sillaba xp?.400b. In questa prospettiva ? owio che il discorso fono-stilistico di Dionigi non pu? che fondarsi sulla r?tmica e non sullam?trica. 59. al sofista Damone.-Rad. Gentili la fruibilit? della sua comunicazione orale. la sillaba o7i?f|v. P.-Rad.-Leb.E. il termine tiou?. ilmaestro di Socrate e di Per?cle13. P.1-10 Auj.-Leb. Auj. Resp. De lamusique. Us.-Rad. Lasserre. Olten-Lausanne 1954.10 Auj. von Wilamowitz.-Leb. 15. quali xof|. non tutte le sillabe brevi e le sillabe lunghe risultano all'ascolto della stessa durata agogica o "tempo di di zione"16. La realt? fon?tica della sillaba ? dunque molto pi? variata ri spetto alia convenzionale norma m?trica. Rossi. Ma che cosa intende dire Dionigi quando assume nella stessa ac cezione piede e ritmo? Lo chiarisce egli stesso osservando che ogni elemento del linguaggio che non sia un monosillabo si pronuncia con un certo ritmo? . Plat. e il suo uso risale al V sec. 20. Griechische Verskunst. 13 Cfr. e F. precisamen te. che ha vocale lunga.2 15 68.).An?logamente 11 = P. 65 sg. = 15. Il termi ne "ciclico" e l3?yi?yf\ r?tmica. Berlin 1921.C. Lo mostra inmaniera incontrovertibile Puso della terminolog?a r?tmica e non m?trica.12 Us. Vi son? brevi pi? brevi e lunghe pi? lunghe17 in rapporto alnumero delle consonanti che precedono e che seguono: per la sillaba breve esempio ?.

3 e 12.? J come possibili usi nella ritmopea del cr?tico come ditrocheo ( ). London 1912. 17. il baccheo della terminolog?a m?trica20. Hephaest. egli osserva. anf?braco ( ^. W. p. p. Ma quale ? ilmotivo del dissenso che divideva imetricologi e iritmici riguardo alia valutazione del cr?tico. Hephaest. (J ). ??/Hephaest. a proposito di un verso composto da quattro 18 19Ap.-Rad. pp. 247. ritmo misto di sei tempi del genere doppio 2 :1 2 :1 e insieme del genere pari 3 : 322 e che Eliodoro23. 13. ? questo il fen?meno della sillaba "impedita" o "chiusa" e della sillaba "libera" o "aperta". Auj.Parola. soltanto nel Vu sec. con il superallungamento della prima o della seconda sillaba lunga.4 Consbr. invece. di due tempi emezzo. p. palimbaccheo ipobaccheo (* -). vocale breve in sil laba chiusa ? meno lunga di una lunga normale. cr?tico (-*-). Oxy. come nelPesempio proposto dalPautore an?nimo del trattato di r?tmica del m sec. Cfr. Quint.).W. ? una lunga pi? lunga della sillaba formata dalla semplice vocale o>. = 68. imetri di base della dottrina m?trica alessandrina da cui di scende il trattato di Efestione. 23 Ap. i grammatici. 21 Cfr. p. un metro o un ritmo che dir si voglia. Un'ulteriore conferma che il discorso di Dionigi procede in stretta armonia con ladottrina dei ritmici ? nelPadozione di 12ritmi o piedi come misura di base di ogni -espressione in prosa o in versi19: i bisillabi pirrichio ( * ? ). o me grammatico pi? no suo coet?neo. ? un caso che nella ter digiambo (L ). come coriambo *.20 sgg.11 Consbr. Choerob. The Verse of Greek Comedy. Non ? sta to fino ad oggi rilevato che Dionigi.-Leb.7-73. concorda con 2 Eliodoro21. 180. 38. molos so ?( ).C.14 Consbr. introdotto inGrecia.(---). i trisillabi coreo ( * ^ ? ). Choerob. .* ). nel trattare il cr?tico come ritmo e non come metro. iritmici. 2687) per i . che aliamisura di sei tempi. da Taleta di Gortina e attestato per laprima volta inAlcmane? Evidentemente ? la sua possibilit? di adeguarsi nel le strutture cretico-trocaiche e cretico-coriambi cretico-giambiche. giambo ( * .9 Us. ap.* ).-I. 216. 22 Arist. (P. J. 50. . come si legge inCherobosco18. ^. d. metro e ritmo nel De verborum 11 compositione (b?. conside rano (b?sillaba di due tempi. baccheo il della terminolog?a m?trica.1-15 20Pp.) e trocheo ( .w- minolog?a r?tmica il cr?tico designi -il ditrocheo ( ^). che escludeva il cr?tico dal computo dei metra pro totypa. a. dattilo (---). a Sparta. White. che si pu? cos? definir?: vocale lunga in sillaba chiusa ? pi? lunga di vocale lunga in sillaba aperta. anapesto (---).C. ? tribraco della terminolog?a m?trica.Non . spondeo ( . 192.

la chiamano a?oyo?. 12 B. femmineo e ignob?e l'anfibraco.39 'I?io?ev |i? cp?pcov ave|io? Kix?veooi Tt??ocooev. umile e volgare il coreo. A questo punto Dionigi dedica una particolare attenzione a strutture d?ttiliche e anapestiche analizzate sotto il profilo dell'^goge r?tmica. 19. Qui egli osserva che iritmici considerano la lunga di questo pie de pi? breve della lunga normale (xe?eia). . non sapendo dire di quan to sia pi? breve. Il verso che egli porta corne esempio ? preso da Odissea 9. adesp. Dei dodici piedi che concorrono a formare i versi e i cola sono esaminate in concreto. 37. dei quali l'uno ? id?neo a conferir? gran dezza e pathos aile azioni. comportando la pausa di un tempo. elevato e pieno di dignit? ilmolosso.-I. di cui un esempio ? il dimetro anap?stico27 yttyj?Tca n?Xxc ?ilwiu?o? xax? ySv.24. armon?a e bellezza al di scorso25. attraverso esempi appropriati. ne consente la protrazione alla misura di sei tempi (-^J). Auj.-Leb. l'anapesto che finisce con una lunga irrazionale (a?oyo?).17 W. maestoso e pieno di dignit? l'ipobaccheo e infine l'anapesto e il dattilo. 44. e che i ritmici chiamano "c?clico"26per distinguerlo dall'anapesto "norma le". Gentili cretici e che si suole attribuire adAlcmane = 173 (fr. ?264Ca?ame Page) o??? t<5Kvaxa?o) o??? t?5Nupoo?a awerta che lafine di parola dopo ciascun piede cr?tico.11-12 27Pp. le qualit? etiche che li distinguono. 24 25 Pp. l'altro solennit?. 26 = 70. nobile e virile il baccheo. 17. 38.10-11. an. Lo stesso dicasi del ritmo inver so. Fr. at. 1027 Page. non ignobile il cr?tico. Loc.17-71 Us.-Rad. Anche il termine xope?ov usato da Dionigi per designare il tri braco ? a sua volta mutuato dai ritmici: esso ricorre nella medesima accezione in Aristide Quintiliano24. cio? nella specincit? del loro tempo di dizione.

la nobilt? del ritmo dattilico e sconve (oe|iv?xr|c): la soluzione della lunga risulterebbe sgradevole niente (?jipe?ifj?) per il cumulo delle quattro brevi. p.Un'osserva zione che egli derivava. Lipsiae 1816.dove per? il discorso verte sul carattere etico del datti lo. che anape sti e dattili producono nella recitazione ritmi dal diverso ethos. da un passo di Aristide Quintiliano .E. sopra menzionato31. 41 sgg. Paris 1902. che la lunga del dattilo "? pi? breve di una enunciasse una norma valida per tutte le sil lunga perfetta". 47.Parola. Westphal fondo su di esso la teor?a is?crona dei lo gaedi. Elementa doctrinae metricae. fi no al punto che R. p.come aveva - Dionigi non intende dire interpretato ilWestphal che il datt?o e l'anapesto equivalgono nella durata al trocheo e al giambo.-I. G. di cui egli parla. 317. cfr. labe lunghe in tempo forte dell'esametro ?pico e ne traeva conferma dal fatto che tale sillaba non si scioglie mai in due brevi29. e 191. cio? il verso odissiaco. riguarda non tutti* i dattili in gen?ra le. Hermann ad esempio pensava che Dionigi nell'asserire. E tuttavia il "pasticcio" metrico-ritmico del Westphal. p. op. Rossi. sull'autorit? dei ritmici. sino a quando.p re delle sillabe lunghe e brevi nei versi liriciH. Weil28 dimostr? che . ma si limita ad osservare. fraintendendola. Una teor?a che ha fuorviato per molti anni la corretta interpre tazione dei metri greci. gennaio 1884. verso varie non hanno contribuito se non a rendere ancora ipotesi meno intellegibile il passo di Dionigi. .6 W. ha condizionato. 30 P. come inDionigi. "i ritmici dicono che la lunga di questo piede sia pi? breve della lunga per fetta" e "questo piede" ? il tipo di dattilo col quale ? strutturato il verso delPOdissea-. di cui si sottolinea. a partir? dagli Elementa doctrinae metricae di G. cit. ripubblicato 29 poi in Etudes de litt?rature et de rythmique grecque. cio? la tendenza amescolare lam?trica con la r?tmica. 31 Cheil discorso di Dionigi riguardi soltanto Pesempio da lui addotto. sulla base della teor?adei ritmici. L. gen?rale. risulta chiaro dall'espressione che immediatamente segue la citazio ne: oi ulv pu?uixoi toutou to? tco??? ttjv jiaxp?v ?pa/DTepav eiya? (paoi Tfj? Te?eia?. dove l'"irrazio 28 II saggio fu pubblicato la prima volta m Journal des Savants. Hermann. con o una schiera di studiosi che attra sapevolmente inconsapevolmente.ma esclusivamente ildattilo del verso odissiaco I?io?ev |ie (p?p?)v av8|io? Kix?veooi Ti??aooev. nel un saggio sul valo 1884. In realt? l'analisi diDionigi non lascia adito a dubbi perch? la lun ga "imperfetta". metro e ritmo nel De verborum 13 compositione Questo passo ha avuto un peso enorme nella storia degli studi metrici.

-?ao-. Nel distinguere i tempi e posti (xp?voi ouv?exoi) in ritmici. usa nelPanaKsi fono-stilistica di Odissea 11.-I. 34Pp. aritmici ritmoidi. p.Def. Non meno significativo il confronto con i termini axpoyYO?o? e eTTiTp?x?ov. -jio?. come ora vedremo.4 W. il testo dei codici avojio??ov ? stato corretto in ?jio?cav (o [ir\ <xvo|?o??)v o ojioyevov) daMeibom. All? stesso modo va interpretato quel particolare tipo di anape sto. nepKpeprj?. ma in ?u. nel rapporto dop pio (?ui?ao?ov) di 1 :2 o 2 : 1 e nel rapporto hemiolio di 2 :3. accelerano il tempo di dizione. i secondi. 32. Arist.che nel linguaggio di Aristide Quintiliano33 connotano la com "rapidit?" e la "rotondit?" della dizione. xaxapp? v. 3 :2 e - simili e il rapporto (?oyo?) ? la relazione reciproca tra due grandez ze omogenee34 -.0Yev?5v. altri "eccedenti" (Trep?TiAeo)):i primi sono pi? veloci.-I. Metrica greca arcaica. che i ritmici. ma non tutti gli anapesti32. -veo-. Credo che avojio?cov dei codici debba correggersi non in ?|io?G)v. p. cio? senza alcuna proporzione fra loro. Gentili. egli rileva che i primi sono quelli che conservano ordine fra loro.593-598. i secondi.30-33. i ritmoidi infine quelli che hanno in comune Pordine dei ritmici e il disordine degli aritmici e. per la composizione 32 33 Cfr. perch? connessi in modo irrazionale (odoyo?). ? in sostanza sin?nimo di termini quali euxpo^oc. . come aveva anche pro posto Meibom e come sembra confermare il confronto con Euclide. B. gli aritmici. che essendo pi? brevi di una sillaba lunga per natura. 5. Elem. di cui un esempio ? appunto il succitato di metro anap?stico: x?xuiai tto?i? ?i|J?7ii)?o? xax? y&v Perch? c?clico? Kux?ixo?. def?niscono"ciclico". "circolare". Gentili nalit?" del rapporto che rende alcune lunghe pi? brevi ? dovuta evi dentemente alla struttura olodattilica del verso e alla rilevante presen za di quattro su sei sillabe lunghe in tempo forte formate da vocale breve in sillaba chiusa: -?ev. Messina-Firenze 1950.10 W. che Dionigi. quelli che non hanno ordine. 14 B. accolto da Winnington-Ingram. 42. alcuni sono detti "rotondi" (axpoyyoAoi). 33. dunque lunghe "non perfette". corne leggiamo inDioni gi. "rotondo". quanto al tempo di dizione. Quint.: "A?yoc ? il rapporto reciproco fra grandezze omogenee". 3: ?oyo? ?oTi ?uo neyc?&v o\ioyev(?v f) xax? nr\Xix6xr\x? Ttoia ox?oi?.

Tralascio ipotesi assolutamente implausibili. Parola. Per una rassegna critica di queste ed altre ipotesi interpretative rinvio al L. per il quale Passenza di fine di parola dopo ilprimo mo nometro "c?clico" una accelerazione nelPanapesto comporterebbe agogica rispetto ai dimetri anapestici con fine di parola37. -?o? e di una lunga costituita da un dittongo in sillaba aperta (-xai): il verso esprime con armon?a imitativa il precipitare della citt?. Anche qui Panalisi verte sul flusso del ritmo che governa con ic? stico vigore Pazione di Sisifo e la sua tensione emotiva: un ritmo che dapprima procede lento e pesante. "indolenti" (?tctjioi) e piuttosto "flaccidi" (Tt?a?apaxepoi). o quella di E. Rossi.aax8 xpaxai??* auxi? 87t8ixa T???ov?e xn?iv?exo ?aa? ?vai?f|?. gr. Altrove35.perci? denominato c? - clico ? garantita dalla presenza. Metrica greca arcaica. Lys. di lunghe in tempo forte costituite da vocali brevi in sillaba chiusa. ai versi deWOdissea 11. pi? lenti del dovuto. gli eccedenti "piatti". p. 1918. Gentili. ?aav ?aaxaCovxa Tte?opiov ?|i(pox?prjoiv. xox'?7i:ooxp?i|. 42. 1-36. cit. chiama i rotondi e veloci "energici" e pi? "stimolanti alPazione". attraverso Pimpiego di parole pre 35 P. dove si narra no Patroce pena e Pimmane fatica senza fine c? Sisifo. 163 sgg. 482. sgg. p. e B. p. spingere macigno travolgendolo. cit. Lund 1933.-I. 37 Ma non mancano esempi di dimetri anapestici senza dieresi con la lunga del 2? piede sciolta in due brevi.84. come ho mostrato inMetrica greca arcaica.593-598. condannato a su un colle un che appena sta per vareare la cima. 42 sg. Sin qui il discorso di Dionigi ? in armon?a con le pagine che egli dedica.5 W. rot?la di nuovo gi? al piano: xai |i?v E?oixpov eiae??ov xpaxep'aAye'sxovxa. come quella del Wifstrand36. ?)i|/-. anche qui. 38 Rh. cfr. pp. Aristoph. 31 sgg. 36 Von Kallimachos zu Nonnos.E. doven do definirne il carattere etico. E allora la dizione veloce delPanapesto . metro e ritmo nel De verborum 15 compositione (ouv?eoi?)dei tempi. nel capitolo 20. dt. Mus. Aristide. Fraenkel che intende gli anapesti "ciclici" come dimetri dattilici con anacrusi38. ex. . op. f) xoi ? |i?v oxr|pi7i:xo|i8vo? xeP??v TE tcoo?v xe 595 ?aav avo a>?eoxe ttoxi ?ocpov ???'oxe \izXXoi axpov imep?aAeeiv. p.

68 sg. due sono rappresentate da vocale breve in sil laba chiusa e da vocale in sillaba (-?ov-. "precipitosa" (euxpoxo? xa? TiepKpepfj?xa? xaiapp?ouaa) come il rotolare del macigno di Sisifo. sicch? ilverso. Po?tica preplatonka. all'ascolto. fr. 93. Tutto ci? rende la declamazione (<ppaoi?) "rotonda". dilatando ilritmo dei dattili e de gli spondei. 20.346F sg. sembrano non differire molto dai trochei39. -?iv-) quattro lunga aperta (au-. "r?pida". 598) olodattilico. Gentili valentemente bisillabiche. e poi improvisamente precipita. parola "immagine La nozione di ritmo sin qui delineata da Dionigi concerne esclu 39 = P.o|ievo?) che creano sensi bili intervalli fra una parola e l'altra.-Rad. -toi-.1407b. e i dattili. che ? poi quello che int?ressa Dionigi. Lanata. anche se con diverse. 16 B. . 593 eioe??ov xpai?p'. Non credo sia necessario correggere. 595 fJTOi?. 593 a?ye'?xovia. v. di scontri fra vocali (v. con intervalli impercettibili fra una parola e l'altra. xpoxaicov dei codici in xopeicov (il tribraco nella terminolog?a di Dioni gi. documentato inAristotele.16 Us.-Leb. che si inseguono con lunghe irrazionali. "dire". 596 avo) w?eoxe) e fra consonanti continue e occlusive (v. Ath. Il termine (ppccoi?riguarda certo lo sti le. v. nel senso primario del verbo (pp?C<*>. p. quasi che Dionigi abbia inteso assimilare anche sul piano della struttura sillabica al tribraco il dattilo per la "irrazionalit?" della lunga di quest'ultimo. 3. -vai-). con Sauppe. di sillabe lunghe che prevalgono sulle brevi (9 :6). p. 217). non vi ? alcuna differenza fra il trocheo e il coreo. Testimonianze e frammenti. supra p. 21 Auj. cfr. De glor. Alcuni secoli prima Simonide di Ceo aveva formu lato. E infatti su sei lunghe in tempo forte. un nell'enunciato parole pensiero an?logo programmatico che definisce la poesia come "pittura parlante" e la come della cosa"40. 190b Bergk = G. v. e Simon. v. 11). con prevalenza di brevi. 594 ?aav. d? quasi l'impressio ne di un'intera. difeso dagli editori francesi (cfr. in realt? sul piano della durata r?tmica. 40 Plut. Dionigi ha cos? dimostrato l'assunto da cui parte la sua analisi cri tica: "Omero con un solo metro e con ritmi" riesce a dare pochi un'immagine quasi visiva dei fatti e delle azioni. nel la sezione dedicata alia distinzione fra eloquenza "gr?fica" ed elo quenza "agonistica": "ci? che ? scritto deve essere facile a leggersi e facile a pronunciarsi" (e??ppocoxoc). come il macigno. Xa-.ma sotto lo specifico aspetto fonico-aurale. nell'ultimo verso (v. 595 |i?v oxr|pi7n. composto con parole per lo pi? trisillabiche. Firenze 1963. pi? breve di una lunga normale. Ritmo come immagi ne viva delle cose. lunga parola. Rhet 3.

32.C. 46Pp. richiede an che che le sillabe della parola si adattino ai tempi musicali. Aristox. laquinta (3 :2). Bari 1988. Us. il to no.-Rad. L'enunciato di Dionigi ha precedenti illustri:mi riferisco all'ela borazione te?rica operata da ?ristosseno nel IV sec. i quali avevano contribuito al definitivo divorzio fra parola emu sica. Resp.14-43. 45 = 42. capp. prassi quest'ultima che costitui lanorma in et? arcaica e classica44. come nel passato. e non i tem pi musicali alie sillabe. 9 sgg.-I. e lo schema mel?dico. El. B. 43 Cfr. ma la poesia m?lica con accompagnamento strumentale com porta un secondo livello r?tmico che ? quello musicale.13 sgg. = 11.-Leb. con i suoi rapporti di tempi in levare e in battere. ma soltanto l'unit? astratta del tempo musicale. E evidente che Dionigi si attiene alia prassi compositiva della nuova m?sica che si impose con il ditirambo diMelanippide e Timo teo. il semitono. quali l'ottava (2 :1). Gentili e R. 44 Cfr. Pretagostini. p.-Rad. Cfr. Roma performance'. pose a fondamento del ritmo non pi? il gruppo fonemico della sillaba. la terzamaggiore (5 :4). Gentili. 21). Quint. in La m?sica inGrecia. con il predominio incontrastato di quest'ultima: il disegno m? trico del verso non costituisce pi?. sino alia diesis (circa un quarto di tono)43. . Plat.Parola. cap. a. la quarta (4 :3). 41. 3.Di qui la liberta del ritmo musicale di trasformare con allungamenti e abbreviamenti lanatura delle sillabe. fondato sulla durata quantitativa delle sillabe. sino al punto di inyertirne i valori prosodia45.18 Auj. 'Metro e ritmo nella dottrina degli antichi e nella prassi della a cura di B. Ma come si configura il complesso rapporto tra questi due livelli ritmici? Da Dionigi apprendiamo42 che lam?sica strumentale e vocale. 42 P. harm. il tempo primo (xpovo? TCp?TOc).398c-400d. l'esclusiva base r?tmica dell'esecuzione mel?dica46.3 Us. In questo caso coesistono due ritmi che interagiscono fra loro: quello della semplice dizione verbale. o tempi deboli e forti41. 11. oltre ad esigere una gamma pi? vasta di intervalli tonali. p. metro e ritmo nel De verborum 17 compositione sivamente lar?tmica verbale del testo po?tico affidato alia nuda recita zione.La sepa 41 Si veda anche la chiara enunciazione di Arist. 14-21 Da Rios (spec.22-23 Auj. che co struendo la sua dottrina sulla prassi vocale e strumentale del suo tem po e sulle sperimentazioni della nuova m?sica.-Leb.4 W.

58 sgg. Verse and Music in Euripides' = in Problemi di m?trica Iphigenia inAulis'. rhythm. 51 P.5 e 11 {The OxyrbyncbusPapyriXL?V. . papiro no smentire che il fen?meno riguardasse soltanto i casi di responsione 47 El.8. mentre le alla ritmopea ammettono una divisioni dovute grande variet?47. 1.-Leb. 50 P. Denkm?ler altgriech. 145 sgg. 510. Genova 1978. 78 sgg. 69 sgg.4 Auj. = 11. p. sembra responsione. confermano non osservanza nel tra tono questa rapporto verbale e intonazione musicale. 3161. ??/Hephaest. Gentili. Gentili razione tra le due arti.3. 52 P. e Pintonazione grave di sillabe accentate. Oxy. 49 P.-Rad. rinvenuti nel papiro musicale di Vienna50. p.-Rad.7 sgg. Melik und Rhythmik des klassischen Hellenentums II. con Pintonazione alPacuto di sillabe non ac centate. p. 42. Leipzig 1893) e Longin. come ? espressamente detto da Dionigi nelPenun ciato che ai poeti melici non ? possibile alterare nelPantistrofe lamelo dia della strofe. Cfr.M. Auj. Leid. cfr. G. emerge con chiarezza nella formulazione secondo la quale i semeia (i tempi primi) del piede rimangono sempre gli stessi per numero e per grandezza. I versi delPantistrofe. = 19.19 sgg. I testi musicali rinvenuti su papiro e su pietra costituiscono in concreto lapi? sicura conferma delPautonomia della m?sica nelPim porre talora il proprio ritmo alle strutture verbali. Mus. Comotti..19. attraverso le pro trazioni delle sillabe lunghe. Consbr. 4. ed. E. nr. Dionigi affronta il problema e lo esemplifica con i versi strofici 140-142 dell'O te di Euripide. Us.W. Philol. frr. Us. ma debbono mantenere lamedesima linea mel?dica nelPintero componimento51. Musik. inv.1 sgg. Wien G2315.1048sgg. p. classica. Una non osservanza che trova Powia giustificazione nella n?cessita <?conservare nella responsione strofica la stessa melodia. 84. Se non che i versi epodici 784-792 ddlyIfigenia in Tauride sen za restituid ora dal musicale di Leida52. Corne ci? potesse realizzarsi nel canto non ? facile immaginare. lam?trica e lam?sica. P. o anche delle sillabe brevi48. 2. Ma la subordinazione delle parole allamelodia comportava ine vitabilmente il sowertimento del rapporto tra accento della parola e intonazione musicale. Westphal (Aristoxenos von Tarent. Lon don 1976. p. P?hlmann. Lond. 153-155. cMetro e ritmo'. cfr. 1977. 82. 4. cit. N?rnberg 1970.-Leb. 21. p. 'Words. data la natura musicale dell'accento greco e la sua altezza tonale. acuta e 9 duplice acuta-grave. Haslam) e B. 83. p. 10 sg.19 sgg. 18 B.

'Die Parodie'. 1976. 1965. 55 'ANew Approach to Greek Prosody'. 5 sgg. Wahlstr?m. 224 sgg.L. tendono a nella catena verbale. Dunque Pitinerario percorso da Dionigi nel De compositione ver borum non attiene alia m?trica. diversamente dai moderni che. p. 54 Cfr. Su posizioni analoghe. Ass. Hum. 38. per la sua struttura fon?ti ca.. 1953. Gel. West giunge persino a indi viduare cinque diverse quantit? sillabiche comprese tra le due quanti t? estreme della breve e della lunga55. ma con so stanziali differenze. verba le emusicale. p. p. la dottrina di quei teorici antichi. Quint. 47. soprattutto. una a precise cat? molteplicit? di elementi "metrici" corrispondenti gorie di durata sillabica: ad esempio M. Am. an maggiore che a discapito della responsione mel?dica53. 'The Homeric Hexameter and a Basic Principle of Metrical Theory'. H. Perci? "il verso dattilico non aveva la monotonia di un ritmo a quattro tempi come quello sul quale imusici della rina scenza si dilettarono a scrivere m?lodie per gli esametri delPantichit? 53 Cfr. repetir?. Devine-L. e. i cosiddetti ou|i Ti??xovxe?54. E. Preliminaries to Greek Metre".-I. 141 sgg. 185 sgg. i an Explicit Theory in puntuali rilievi di A.M.Parola. Class.15 W. metro e ritmo nel De compositione verborum 19 strofica. e le pertinenti osservazioni di A. Glotta 48. Per lapoesia arcaica e tardo arcaica ? tuttavia legittimo ritene re che. Stephens. J. intende dimostrare che. almeno nei due luoghi concernenti Pana pesto cosiddetto ciclico e i dattili con lunga irrazionale. 124 sgg. in un'epoca in cui laparola costituiva il supporto ritmico della m?sica. Philol. Arist. La causa di questo approccio fuorviante ? di non aver distinto il livellom?trico da quello ritmico. 56 Gott. ? cio? pi? breve di una lunga normale. e di avere inconsapevolmente riproposto. Anz. Koller. p. Trans. 1970. Irigoin56. Philol. 107. prendendo lemosse proprio dai due luoghi di Dionigi relativi alPanapesto ciclico e al dattilo con lunga irrazionale. 1977. Comment. Stephens. ha una durata minore rispetto al biceps lungo. . ma esclusivamente alia r?tmica. cfr. o sillaba lunga in tempo forte.M. p. 17 sgg. 1970. 71. interpretando ? fatto ritmico come un fen?meno m?trico. Un dato che non ? stato sempre posto nel dovuto rilie vo dagli studiosi moderni. 217. Devine L. p. nelPesametro omerico. ? longum. il sistema doveva comportare certamente una compositivo attenzione al rapporto accento-intonazione musicale. p. 'Accentual Responsion in Greek Strophic Poetry'. Glotta 35. Litt. che studiavano il fen?meno m?trico dal punto di vista ritmico.

.6 Auj. solo "l'irrazionale ac?stica perch? percezione" (a?oyo? a?a?r|oi?). ? quadro statistico.-Rad. Dionigi non ritiene lar?tmica una scienza. 58. 182 (la percentuale restante del 45%) con vocale in sillaba aperta. il fonda mento stesso della scienza r?tmica. che si limita a dare soltanto alcuni degli esempi in cui ? pre sente ? fen?meno della lunga irrazionale. a differenza di Aristosseno. egli osserva che nel 24% dei casi il longum del dattilo ? rappresentato da vocale breve in sillaba chiusa. rhythm. cio? di una lunga pi? breve di una lunga normale. Comunque. presentato dall'Irigoin. come dice Dionigi57. pu? misurare lo scarto di durata tra sillabe di pari quantit? m?trica.5%) dei casi. e nel 7. 15. Ma. mentre solo il 3. ma soltanto lunga una percentuale poco inferiore al 50% risponderebbe ai requisiti fone tici e ritmici del longum imperfetto. non ha alcun rilievo m?trico. e con i pochi ritmi prodotti dalla natura delle sillabe che di volta in volta con corrono alia composizione delle parole. dei rimanenti 226. in quanto egli ne studia le applicazioni concrete. nell'8% dei casi.-Leb. mentre nel 15%dei casi ? formato da vocale lunga in sillaba chiusa. o la sensibilit? (a?o?Tioi?). E la percezione. Ma questa statistica non prova affatto l'assunto gen?rale che il longum dell'esametro omerico sia pi? breve di una lunga perfetta. non tutti. per dimostrare che Omero raggiunge mirabili effetti poetici con un solo metro. ed ? apprezzabile soltanto a livello fono-stilisti co e aurale.2 Westphal.13 Us. perch? esso lo ? soltanto nel 43. 77.5% (24%+ 19. la vocale breve. p. come si legge appunto inAristos seno58.5% = 11%) sono realizzati con vo cale lunga in sillaba chiusa. quindi una r?tmica affidata alla 57 = P.5% ? costituito da vocale lunga in sillaba chiusa. solo 174 sono formati da vocale breve in sillaba chiusa e. il dattilo. Gentili greca e latina".Da un'indagine condotta sui primi 100 versi del XIV Hbro d?l'Odissea.5% -f 7. Di conseguenza. il longum dello spondeo che sostituisce il dattilo ri sulta nel 19. su 400 longa.5% da vocale lunga in sillaba chiusa.20 B. limitatamente ai primi quattro piedi. ? nella dottrina antica ilprincipio fondamentale. che si fondava sulla nozione astratta di ritmo. Ci? non contraddice assolutamente il discorso di Dionigi.5% dei casi realizzato da vocale breve in sillaba chiusa. 44 (3. owero. 58 El. inoltre il biceps lungo ha co rne n?cleo.

laprospettiva di Dionigi ? quella stessa nella qua le si pone Plutarco nelPopuscolo De audiendis poetis. Per concludere. Segni. Sin dalPet? arcaica iGreci compresero che ? fare po?tico. Bogliolo). 252. . R. metro e ritmo nel De verborum 21 compositione sola istintiva percezione aurale. una prospettiva comune a tutta la cultura greca e nella concezione gi? implicita plato nica59 della poesia come arte imitativa fatta per Pudito contrapposta alia pittura fatta per la vista. it. Queneau. Universit? di Urbino 59 60Resp.Parola. non consapevole dei precisi rapporti numerici che generano il ritmo. per usare una felice definizione di Raymond Que neau60. parole di senso compiuto". ? "Parte di sistemare.603b. cifre e lettere e altri saggi. 10. Torino 1981 (trad. p. a cura di G. secondo sonorit? e ritmi precisi.