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Per Bruno, per Spaziomusica, per tutti noi.

Una sto-
ria fatta di tante storie. La nostra Storia. Un racconto
scritto a centinaia di mani, dai tanti che hanno co-
struito e condiviso con Bruno e con me la straordi-
naria avventura umana ed artistica di Spaziomusica.
Un tempo che abbiamo vissuto insieme e che non
vogliamo dimenticare perché siamo anche quello
che eravamo. Da avventura iniziata quasi per caso
e quasi per gioco, Spaziomusica è diventato il no-
stro mondo. Il mondo come vorremmo che fosse. Un
mondo dove la fantasia, la musica, l’arte del buon
vivere e dello stare tra amici sono al potere. E noi
non ce lo siamo solo sognato, l’abbiamo vissuto per
davvero: così è stato il mondo di Spazio per più di 13
lunghi, magici ed irripetibili anni. Questo libro col-
lettivo ne è la testimonianza, la prova documentale.
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Caro Bruno,
le barbe sono tante; forse gli uomini dietro la barba, meno.
Tu eri. Ti ricordo con affetto, e con l’amicizia che mi hai sempre offerto.
Assieme al tuo rum.

Pavia 12 novembre 2004 Francesco Guccini
A Bruno, il grande amore della mia vita
e alla tribù di Spaziomusica sparsa per il mondo

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Daniela
morto Morani non se ne fa un altro Gene Gnocchi
“Renato Gottuso” sérigraphie originale de Pierre Buraglio - 2002
7
Un pensiero Ringraziamenti realizzazione editoriale
pieno d’affetto per: Grazie di cuore a tutti, Daniela Bonanni
la mia famiglia: i Bonanni, ma proprio a tutti quelli che
radicati a Casarsa, in terra ci hanno seguito progetto grafico
friulana: mia madre Maria, nell’avventura di Spazio Luciano Ferro
mio padre Leonardo (che, e che hanno voluto lasciare la
oltre alla passione per l’Inter loro impronta in questo libro. impaginazione e prestampa
mi ha insegnato la passione Grazie - e scuse sincere - Ferro Comunicazione&Design
per la vita), Franco ed a quelli che, nonostante Sonia Adavastro
Alberto, da anni cittadino le centinaia di annotazioni Cecilia Rossignoli
del mondo. e controlli, posso aver e la collaborazione di
dimenticato. Maria Luisa Freddi
i Morani che mi hanno
accolto come fossi una figlia: Very, very special thanks stampa
Silvio & Rino, i fratelli di per l’affetto, la pazienza, Memory
Bruno, con: i preziosi consigli a: Fabio dicembre 2004
Feli-Ilaria-Pino-Federica- e Susanna Treves &
Simona-Carlo-Ginevra / Linda Lucini (le loro tracce
Teresa-Marco-Benedetta sono disseminate un po’
ovunque, senza di loro
i Morani-Erba: non ce l’avrei mai fatta),
Jole-Luisa-Edoardo con Flavio Brighenti, Massimo
Maria Amelia-Marianna- Depaoli, Betti Verri, Carlo
Leonardo. Botteri, Giorgio Boatti.

Menzione speciale per Ai miei “correttori di bozze“
“nonna Carla”, la mamma Roberto Terlingo
di Bruno, per la lucidità ed il e Gabriella Morandi
coraggio con cui avanza nella (la “punteggiatura emotiva”,
vita, dall’alto dei suoi 92 anni. le “d“ eufoniche e altro sono
mia responsabilità).

Ai traduttori:
Enrico Domenichini
per l’inglese;
mio cognato Silvio Morani
per le coloriture del dialetto
pavese.
INDICE

– Introduzione: “... chi sarà a raccontare...” 12
– Una storia lunga un sogno 13
– Prefazione di Fabio Treves 14
– Intervento di Flavio Brighenti 15
– Intervento di M.Teresa Camera e Tina Natale 16
– La storia: “Un posto che ci assomigliava“ di Edoardo Erba 17

STORIE DI SPAZIO / SPAZIO DI STORIE

– Sesso, zerbini & coca ’n’ rum 32
– La politica 52
– Raccolta firme 68
– Ricorrenze 74
– Iniziative & eventi 88

FUORI DA SPAZIO: IL TENCO 114

GENTE DI SPAZIO

– Quelli che a Spazio sono arrivati con Marco 122
– Lo staff 135
– Quelli che l’Università l’hanno fatta, di notte, a Spazio:
Cardano e dintorni, Kerouak & friends / I chimici / Gli ingegneri / Cani sciolti... 139
– Quelli di Pavia e dintorni:
Studenti ed altri sognatori 164
La “meglio gioventù” 183
Gli amici dal lungo passato... 197
– I Piacentini 201
– Quelli di Landriano-Vidigulfo-Magherno... 204
– Voghera & Oltrepo 206
– Altri amici vicini e lontani... & Last Minute 207
FESTA DI CHIUSURA 216

SPAZIO E I MEDIA 230

FONICI, PROMOTER, LOCALI... 244

IL SOUND DI SPAZIO

Musica & musicisti
– Gli anni del Jazz (italiani e stranieri) 262
– Onda afro-latina: italiani e stranieri 289
– Gli americani: Blues in U.S.A. 300
Songwriters e rock americano 356
– Gli inglesi: British blues 375
Psichedelia 382
Folk-rock-pop 384
– Suoni d’Irlanda 390
– Altri... dall’Europa e dal mondo 392
Gli italiani
– Blues made in Italy 395
– Rockers emiliani 420
– Rock, pop, cantautori e... 446
Local heroes
– Jam session story 491
– Band dell’ultima generazione 496
– Suonatori, grungers & mine vaganti 505
– Altri musici... 521
– Voghera & Oltrepo on my mind 527
– Gli “Storici” 535

NOMI & NUMERI 555
FOTOGRAFI & GRAPHIC DESIGN 560
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“...chi sarà a raccontare Per Bruno, per Spaziomusica, per tutti noi.
chi sarà – Un libro di storie. La nostra Storia.
sarà chi rimane – Un libro scritto a centinaia di mani, da tutti quelli che hanno costruito e condiviso con
io seguirò questo migrare Bruno e con me la straordinaria avventura umana ed artistica di Spaziomusica.
seguirò questa corrente di ali... – Un libro per recuperare memoria, identità, senso di appartenenza. Un déjà vu pieno
d’affetto per non dimenticare chi siamo, a partire dalla ricostruzione di come eravamo.
Khorakhanè – Un libro in cui riconoscersi, da leggere tra amici, seguendo il filo della memoria, in
A forza di essere vento serate piene di cibo, vino, discorsi, risate, ricordi e buona musica.
“Bruno, pur con tutte le sue sregolatezze, le sue sfuriate ed i suoi eccessi, era una per-
sona autentica, dal grande cuore e dalla grande sensibilità; una persona non comune, di
quelle che lasciano il segno. E a Spaziomusica voi avete creato qualcosa di speciale ”me
l’hanno detto in tanti nei giorni del dolore, circondandomi da un affetto così grande che
mi ha salvato dall’angoscia e dal vuoto.
Ed allora ho deciso che tutto questo non doveva andare perso. Perché non ci si deve ar-
rendere al cinismo e neanche chiudersi in un pudore che ci condanna all’afasia emotiva.
E perché fa bene al cuore ricordare le emozioni, i gesti, gli affetti, le persone che ci hanno
riempito e ci riempiono la vita.
Una storia lunga un sogno

“brunoedaniela“: tutto è iniziato in una notte buia e tempestosa nel Friuli terremotato,
a Peonis di Trasaghis il 13 maggio 1976.
Ci siamo guardati negli occhi (a dir la verità, lui, anche un pochino più in basso) e, come
nelle favole, è scoccata la scintilla: un colpo di fulmine, una passione travolgente, un
grande amore.
Bruno: passionale, istintivo, ribelle per definizione, con un cuore, una sensibilità ed una
generosità disarmanti; con tutti i vizi (tanti) e tutte le virtù (tante) di chi non si accontenta,
di chi, nella vita, vuole “volare alto“. Condividere la quotidianità con lui non è mai stato
facile: estremista, irascibile, eccessivo in tutto, mai accomodante. Fatto così: prendere
o lasciare. Un uomo capace di gesti memorabili, come quello di prendere un aereo da
Napoli, con una manciata di ore a disposizione, per mandarmi affanculo dal vivo (per
telefono non c’era abbastanza pathos) salvo poi regalarmi un anello d’oro per sancire
la pacificazione avvenuta dopo una calda notte d’amore. Questo era Bruno. Nessuno mi
amerà con la stessa intensità e con la stessa passione con cui lui mi ha amato.

Spaziomusica, da avventura iniziata quasi per caso e quasi per gioco, è diventato il no-

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stro progetto di vita. Il nostro mondo. Il mondo come vorremmo che fosse. Un mondo
dove la fantasia, la musica, l’arte del buon vivere e dello stare tra amici sono al potere.
E noi non ce lo siamo solo sognato, l’abbiamo vissuto per davvero: questo è stato il mon-
do di Spazio, per più di 13 lunghi, magici ed irripetibili anni. Questo libro collettivo ne è
la testimonianza, la prova documentale.
Ci sono volute la determinazione e la tenacia di una come me, friulana, nata sotto il
segno della Vergine per vincere il pudore di tanti, la pigrizia, la fatica di scrivere e rac-
contarsi, il timore di non essere all’altezza o di essere banali o sentimentali o retorici.
Alla fine tutti, o quasi tutti hanno scritto. Ognuno mi ha consegnato il suo pezzo di storia:
un pezzo di sé ed anche un pezzo di “quel” Bruno e di “quello” Spazio che lui conserva
in fondo al cuore.
Il risultato è un grande affresco collettivo, incasinato, a più strati, pieno di calore, di
suoni, di colori, di cazzate, di visioni che si accavallano, si incrociano, si sovrappongono:
la nostra Storia, la storia di Spazio.

A Bruno questa cosa fa molto piacere. Ne sono sicura. Me lo immagino mentre ci segue
con malcelato orgoglio, insultandoci tutti (“Ma vialtar, fav i cassi vostar, mai?!”) da lassù,
dal Cielo delle persone libere dove voglio credere si trovi ora.
Un “grazie di esistere” ed un grande, enorme abbraccio a tutti.

Vi voglio bene, Daniela
Questo libro è nato perché c’era tanta voglia di raccontare qualcosa che è ri-
masto attaccato al cuore. Storie, voci, volti, emozioni, immagini, aneddoti: un viaggio in
un piccolo mondo indimenticato.
Non siamo nella San Francisco della “flower generation” e nemmeno nella Swingin’
London di Carnaby Street... siamo a Pavia, in quel “teatro stabile” di nome Spaziomusica:
un laboratorio di nuove idee sito in via Faruffini 5, a pochi metri dal centro storico della
sonnacchiosa città sulle rive del Ticino ... scossa da una corrente elettrica di nome Bruno
Morani. Spaziomusica, a partire dal 1986, ha mantenuto negli anni quell’identità voluta
da Bruno e Daniela: é stato un punto d’incontro e d’accoglienza, un luogo dove la buona
musica era di casa, dove le persone si conoscevano e si accettavano, con il loro modo
di essere e con le loro diversità, accomunati dalla passione per il Jazz, il Blues, il Rock, i
cantautori... Un posto dove si tornava volentieri ogni volta, e non solo per la pastasciutta
con il ragù casereccio “chez-Daniela” o il bed & breakfast” a base di salame di Varzi e
Barbera dell’Oltrepò del giorno dopo, ma perché si sapeva di trovare quell’accoglienza
unica e particolare, tipica degli amici di lunga data...
Spazio è diventato importante proprio per questa sua caratteristica di “qualità”. Era ed è
rimasto, per fortuna, un palco impegnativo... “O ci dai dentro davvero o la gente continua
a farsi i fatti suoi..” mi sono detto la prima volta che ne ho varcato la soglia.
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In questo libro troverete tante testimonianze di grande affetto; scoprirete che Bruno, che
dal 18 marzo 2002 non è più tra noi, ha lasciato un vuoto enorme, che solo i grandi artisti
lasciano dietro di sé...
Anche se non l’ho mai visto suonare assoli travolgenti o sbuffare in un’armonica, lui per
me era un bluesman vero. Lo era per la sua passione, per la sua cocciutaggine, per la
sua instancabile opera di diffusione della buona musica, per la sua generosità e per il
suo essere sempre controcorrente. Lo era, soprattutto, per la sua grande voglia di vivere.
Troverete in questo libro, che ha richiesto tanta pazienza e tanto amore per Bruno, volti
più o meno noti, personaggi che Bruno lo hanno frequentato per degli anni ed altri a cui
è bastato incontrarlo una volta sola per restare impressionati... Troverete storie impossi-
bili eppure capitate, foto, aneddoti, leggende metropolitane... E troverete anche, pagina
dopo pagina, una parte importante di storia, di costume, di politica, oltre che di musica,
sulla scia dei valori che fanno parte del DNA di Bruno e della nostra generazione.
Una prefazione è come una presentazione sul palco: se è troppo lunga arrivano i primi
fischi, e francamente io non vorrei prenderli proprio in questa occasione!
Amiche ed amici, fratelli e compagni, benvenuti nella grande famiglia di Bruno-e-Danie-
la: rilassatevi, allacciate le cinture, si parte per questo bellissimo viaggio nel tempo... E
tu Bruno prepara il palco, non fare fischiare l’impianto che noi siamo pronti a suonare...
Ciao Bruno... Fabio Treves
“Ah, Pavia. Nella mia memoria è solo monumenti, umidità & zanzare. Però
adesso lo so. Ho perso una occasione enorme. Ne ho perdute tante, nella mia vita, ma
questa me la sono persa proprio da scemo: SpazioMusica, Bruno e Daniela, il sapore
della musica suonatabevutavissuta come la si dovrebbe sempre suonareberevivere per
consumarla sana e conservarla nel file della memoria. E poi altri suoni e altri parole after
midnight, direttamente a casa del gestore. Cibo per lo stomaco e cibo per la mente. La
lingua tagliente di Bruno che sferraglia da sopra il barbone elargendo pillole di filosofia
per la sopravvivenza urbana. Daniela che ascolta e spignatta e distilla bevande rigo-
rosamente alcoliche e saggezza friulana. Riflessioni che combinano i massimi sistemi
con le massime (ma spesso anche minime) imtemperie quotidiane. Marito e moglie e
musicisti e amici e ospiti dell’ultima ora che rimescolano i ruoli e condividono il piacere
dell’afterhours ruspante, alla pavese. Ognuno che offre il meglio e il peggio di sé, che in
certe occasioni di etilismo scioglilingua neanche sai dove finisce il primo e inizia l’altro.
Bruno non l’ho conosciuto. Me lo immagino come un fratello maggiore buono ma incaz-
zoso, affidabile ma lunatico, magnanimo con chi merita magnanimità e cinico con chi
merita cinismo. Un santo indiavolato (o un diavolo beatificato?). Insomma, una simpatica
carogna. Una di quelle persone avide di vita che la vita sanno spenderla per gli altri.
Ciao Bruno, avremo modo di conoscerci nella prossima vita. A proposito. Io a quelle cose

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lì non ci credo, e immagino che nemmeno tu ci credessi, ma se per caso il paradiso mira-
colosamente esistesse davvero, tienici in fresco qualche bottiglia di quello buono, come
il vino ed il rum che offrivi agli amici di SpazioMusica, per intenderci. Ah, per la gnocca
non fare complimenti. Dacci dentro adesso, però, che quando arriva Daniela sai quanti
millenni di scopate paradisiache vi farete insieme?” Flavio Brighenti

Per fortuna io il flaviobrighenti non me lo sono perso.
Lo leggevo, ammirata, recensire, informare, appassionare dalle colonne di “Musica” di
Repubblica.
Poi “Non al denaro, non all’amore né al cielo” proposto nelle scuole. Incontrarsi attraver-
so Fabrizio De Andrè è una gran bella garanzia. Reciproca.
Da “amici-di-e-mail” siamo diventati amici veri. Di quelli su cui sai che puoi contare.
A prescindere. Sempre e comunque. Anche quando la vita ti dà addosso.
Un bene ed un affetto profondi, che ti danno forza e fanno bene al cuore.
“Non conoscevamo bene Bruno.
Non siamo mai state a Spazio.
Non sappiamo che genere di musica suoni la maggior parte delle persone che ha animato
quelle notti. Ma abbiamo visto nascere questo libro. Abbiamo visto Daniela arrivare a
scuola, giorno dopo giorno, ed estrarre fogli da quella sua borsa gonfia di carte, maneg-
giandoli come preziose reliquie. “Leggetelo dopo” ci diceva. Perché sapeva (perché sape-
vamo) che il groppo in gola colpisce all’improvviso e piangere è un lusso che non sempre
ci si può permettere. Così, lettera dopo lettera, abbiamo imparato a conoscere i muri, le
birre, il fumo, l’odore di Spazio. Abbiamo visto passare un’umanità ironica, sconclusio-
nata, generosa, sensibile, disperata, colorita nel linguaggio ma pudica nei sentimenti.
C’erano ragazzi mai cresciuti, musicisti un po’ ruvidi, insonni in cerca di risposte, studen-
tesse squattrinate, uomini in caccia…
Ed è stupefacente che ognuna di queste persone così diverse abbia riconosciuto in quel
luogo le stesse emozioni, lo stesso clima, la stessa sensazione di benessere e di appaga-
mento che solo l’essere “a casa” ti consente.
E nel contempo che ognuno di loro sia stato capace di uscire da sé, dal proprio ruolo,
per raccontare, senza alcun diaframma, senza alcuna difesa, qualcosa che quel luogo, e
Bruno, e Daniela avevano lasciato nella loro anima.
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Ecco perché questo libro è un miracolo. Perché ognuna delle persone che ha scritto, ha
scritto per Bruno e per Daniela, ma ha scritto di sé e per sé.
Perché l’amore è una malattia contagiosa“. Maria Teresa e Tina

Tere & Tina: Maria Teresa Camera e Tina Natale: le maestre più brave del mondo.
Amiche preziose che illuminano da anni le mie giornate a scuola.
Mi sono state vicino con tutto il loro affetto, seguendo questo lavoro giorno dopo giorno,
lettera dopo lettera. Con me hanno condiviso le emozioni, la gioia ed anche le lacrime...
Estate 2002: “Raccontami la storia”: un mini - registratore ed un pomeriggio intero da
dedicarmi: Edo, Edoardo Erba, cugino di Bruno, uno che di storie se ne intende perché
lui le storie se le inventa e se le scrive, per passione ed anche per mestiere.
- Storie per il teatro: sempre originali come la “Maratona di New York” dove i due attori,
per raccontarsi la vita, corrono dall’inizio alla fine, e “Muratori”, dove ogni sera i protago-
nisti costruiscono sul palco del teatro un muro vero, con i mattoni e la calcina.
- Storie per bambini “Una Topolino alle mille miglia” perché lui di macchinine d’epoca è
da sempre appassionato.
- Storie per la TV (testi per Cielito Lindo, Pippo Chennedy Show...), gialli radiofonici, sit-
com che, a volte, è la sua compagna di vita Maria Amelia Monti ad interpretare (per lei
Bruno, dai gusti molto difficili, ha sempre avuto una grande simpatia).
- Storie di impegno civile: testi crudi ed impegnati (Edo è tra i fondatori di “Teatro civile”
a Roma): “Le carte dei processi”: la messa in scena degli atti giudiziari di Dell’Utri, Ber-
lusconi e Previti.

In quel pomeriggio mi ha tirato fuori la storia della mia vita, di me e di Bruno, di Spazio-
musica. Qualche mese dopo me l’ha rimandata per iscritto. “Gli scrittori, quelli veri come
lui, hanno un dono speciale” - pensavo mentre la leggevo - “questa qui sono proprio io,

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ed è come se stessi parlando...”

Un posto che ci assomigliava
Un racconto di Daniela Bonanni scritto da Edoardo Erba

L’idea di Spazio Musica è nata per caso. Eravamo un gruppo di amici appassio-
nati di musica, si girava nei locali di Pavia e di Milano, Bruno ed io in particolare anda-
vamo spesso al Capolinea, sentivamo tanti concerti e non eravamo soddisfatti. Mancava
la qualità, soprattutto a Pavia. Quell’anno, era l’84, si è liberato un capannone. Era un
deposito di mobili, e questi mobilisti erano morosi, non pagavano l’affitto, così gli han
dato lo sfratto. Sergio Ferraboschi, “grande vecchio” del blues, aveva l’officina proprio di
fronte al capannone. L’idea l’ha avuta lui: e se ci facessimo dentro un locale di musica?
Il posto è centrale, vien libero subito... Siamo partiti così, senza avere la minima idea di
cosa volesse dire. Senza pensare che non eravamo più negli anni 70, erano cambiati i
tempi, c’erano normative più severe, servivano molti più soldi. Sergio Ferraboschi con
sua moglie Vittoria Dellavalle, Giovanni Magenes, Maurizio Bozzi Pietra, Ivano
Grasselli, Claudio Romagnoli, Bruno, io ed altri amici. Avevamo qualche contatto
con gente dell’Arci, così siamo nati come circolo Arci. Era la soluzione migliore. Non
avevamo scopo di lucro, volevamo solo proporre buona musica e un modo amichevole
di stare insieme. Abbiamo fatto un sacco di cene a casa dell’uno, a casa dell’altro, si
discuteva di che tipo di musica fare, che tipo di contatti prendere. Grandi progetti e gran-
di sogni. Poi è venuto fuori il problema dei soldi: abbiamo dovuto chiedere prestiti alle
banche, che come è noto li danno solo a chi ce li ha già, e di noi non li aveva nessuno. Al
capannone bisognava fare dei lavori, ed erano lavori grossi, perché così com’era, era un
hangar inservibile. Avevamo messo un milione e mezzo a testa, e ci siamo resi conto che
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non bastava neanche per la calcina. Nel momento in cui abbiamo avuto l’okay per il primo
mutuo ci siamo un po’ spaventati: c’erano impegni da prendere, permessi da chiedere,
lavori da fare, soldi da restituire. Allora si parte davvero?
Io ero una “rockettara-poetica” venuta su a Stones-Guccini-De Andrè. Bruno in-
vece era appassionato di jazz, aveva una bella raccolta di dischi, gli piaceva da impazzire
Chet Baker. Prima che lo conoscessi negli anni 70 aveva frequentato gli artisti di Brera,
e in quell’ambito il jazz era importante, era qualcosa. La passione dev’essere scattata
allora. Bruno non era di quelli eruditi, aveva una passione istintiva, selettiva. Gli piace-

Sergio e Vittoria

“... Abbiamo firmato tante di quelle cambiali da
stancarci il polso...”. Sergio e Vittoria
vano certe cose, altre no. E non c’era un perché. Molto prima di pensare ad un locale, in
una sera di vino e discorsi in Friuli, aveva detto: il mio sogno non è suonare la tromba,
ma suonare My Funny Valentine di Chet Baker. Nell’84 io avevo 32 anni, lui 41. Tutti e
due eravamo a una svolta nella vita, o facevamo un figlio o facevamo qualcosa d’altro.
Pativamo molto il riflusso di quegli anni. C’era il bisogno di dire che certi valori erano
assolutamente praticabili. Di dirlo anche in piccolo, ma di dirlo. Era l’epoca del craxismo,
dei soldi. Bisognava fare qualcosa, scavare una nicchia.
Allora Bruno lavorava ancora all’estero, in Libia. Lo pagavano molto bene. Sta-
va via venti giorni, un mese, poi per un po’ viveva di rendita. Ha tenuto il lavoro finché il
locale non è stato avviato, e la cosa è stata preziosa. Lui seguiva le questioni legate ai
permessi, alla burocrazia, poi partiva. Quando tornava era successo poco e niente. Io in-
segnavo e non è che avevo tutto quel tempo. Oltretutto ci sono cose per cui sono negata.
A un certo punto Bruno ha capito che doveva darsi una mossa o il locale non sarebbe mai
partito. Lui era uno che anche se non sapeva fare una cosa, imparava.
Imparava guardando gli altri. Perché era curioso, attento. Non chiedeva mai, ma non si
stancava di guardare. Poi veniva dalla scuola del padre, che aveva sempre avuto l’hobby
della falegnameria e del restauro... insomma si sapeva arrangiare molto bene. I lavori
li ha fatti lui. Si incazzava, smadonnava, ma era sempre lì a lavorare. Impianti, condi-

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zionamento, insonorizzazione... ha fatto tutto. Imparava di volta in volta. Migliorava. Si
appassionava. Provava e riprovava. Si concedeva tempi anche lunghissimi. Era preciso a
livello maniacale. In questo eravamo diversi, io curavo la socialità, ero accomodante. Lui
i manifesti li faceva coi trasferibili, ci perdeva le giornate. Io dicevo: la cosa importante è
che la gente sappia, scriviamolo anche col pennarello... Il locale ha cominciato a prende-
re forma. Abbiamo comprato gli arredi da un cinema parrocchiale. Erano quelle poltrone
rosse, bellissime, che poi abbiamo dovuto cambiare perché non erano ignifughe.
Poi c’erano i tavoloni da osteria, anche quelli usati. Le sedie le abbiamo prese in svendita
e abbiamo fatto male: quando le rovesciavi ti cadeva il sedile sui piedi. Il bancone veniva
da un altro bar, era superusato ma bello, funzionante.
I lampadari erano fondi di damigiana messi su ogni tavolo, con un interruttore che ognu-
no poteva accendersi. Facevano atmosfera. Poi abbiamo dovuto cambiare anche quelli,
perché non erano a norma.
I tempi per aprire il locale si erano dilatati e molti dei soci della prima ora
avevano scoperto di avere altre cose da fare. Non avevano tempo. Si sono ritirati tutti,
tranne Sergio e Vittoria. E naturalmente Bruno ed io. Che prima di aprire il locale abbia-
mo fatto la nostra festa di nozze. Ci siamo sposati il 25 ottobre dell’85, era un Sabato.
Abbiamo fatto una festicciola coi parenti, ma la festa vera era il giorno dopo, un grande
happening al capannone, con Claudio Cabrini ed i Crema che suonavano. Alla fine era-
vamo tutti ubriachi. Pacche sulle spalle. Facce che sorridevano. Amicizia. Cuore. Ecco, ci
siamo detti, questo dovrà essere Spazio Musica. Lo stile è nato in quella festa, ma forse
ancora prima. Perché ce l’avevamo già dentro. Noi eravamo così, e volevamo solo un
posto che ci assomigliasse.
Il nostro circolo Arci tesserava. La tessera era un grosso limite, non potevamo
fare pubblicità e le proposte andavano fatte soltanto ai soci. Poi Pavia non è Reggio
Emilia e fare le tessere Arci era un’impresa. Anche se costavano solo sette o otto mila
lire all’anno, e oltre tutto davano lo sconto al cinema, niente, la gente non le comprava.
Non c’era proprio la mentalità. Comunque essere nel circuito Arci qualche vantaggio ce
lo dava: pagavamo meno di Siae, avevamo la contabilità semplificata. Solo che fin quan-
do l’Arci fa il ritrovo per anziani o la società bocciofila, nessuno rompe le palle, invece
quando si fa una cosa per i giovani cominciano ad arrivare la polizia, i vigili...
Non eravamo ancora partiti e già ci stavamo scontrando col potere. La questione di fondo
era questa: noi non avremmo potuto fare le tessere dentro al locale, avremmo dovuto
avere una sede diversa. La cosa di fatto era impossibile, perché chi veniva lì faceva la
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tessera. Se per entrare avesse dovuto andare il giorno prima all’Arci, buonanotte. Così ci
siamo inventati delle tessere nostre, d’accordo con l’Arci. Avevamo una tessera da 5000
lire che durava tutta la settimana, e dava la possibilità di assistere ai concerti.
Comunque tessere o non tessere, Spaziomusica era partito. Era partito molto
in sordina e stava crescendo senza pubblicità, col passaparola degli amici. Affidarsi solo
agli amici commercialmente sembrava un handicap, perché gli amici sono pochi. Invece
è diventato un vantaggio, anzi è diventata la caratteristica, perché è partita una specie di
catena umana, che poi nel tempo è stata la spina dorsale di Spazio Musica. Una catena
umana con un suo odore, un suo calore, che chiunque entrando percepiva. Naturalmente
avevamo pensato fin dall’inizio al bar, perché non era pensabile fare musica, soprattutto
jazz e blues, senza la birra e il vino. Faceva parte del locale, faceva parte della musica.
86 e 87. Due anni da sprovveduti. Eravamo proprio sprovveduti, non sapevamo
neanche che ci volesse una licenza, pensavamo che essere circolo Arci risolvesse tutto.
Ci hanno fatto chiudere un sacco di volte, e onestamente, avevano anche ragione loro.
Però noi avevamo le cambiali da pagare e non sapevamo come far fronte alla situazione.
Tra aperture e chiusure il primo anno abbiamo tenuto aperto pochi giorni. Avevamo anche
un vicino di casa che chiamava regolarmente i carabinieri. Finché non è stato arrestato
nell’inchiesta di Mani Pulite. Quando l’abbiamo visto in tivù con le manette, è scattato
l’applauso. C’erano due vigili che venivano ogni volta e all’inizio non ci credevano che
eravamo così stupidi da non conoscere nemmeno un regolamento. Pensavano che faces-
simo i furbi. Solo dopo anni, hanno capito che invece eravamo stupidi davvero.
A superare i primi momenti ci hanno aiutato molto Guido Mazzon e Toni Ru-
sconi. La madre di Mazzon è una cugina di Pasolini, gente di Casarsa, delle mie parti...
insomma siamo andati a Milano a parlare con lui. L’idea era di farci dare delle dritte.
Invece quella chiacchierata ci ha messo nel giro giusto, quello dei jazzisti veri. Abbiamo
fatto delle cose di grande qualità da subito, e se ci penso non so ancora spiegarmi come.
La risposta del pubblico è stata immediata. Ricordo il primo concerto importante, nell’86,
per Nelson Mandela. Era impressionante vedere quanta gente c’era. Nell’86 è partita
anche la scuola di musica, e c’erano un sacco di iscrizioni.
I musicisti jazz, quelli importanti arrivavano, e arrivavano volentieri perché si
sentivano come a casa loro. Noi non stavamo lì a misurare una consumazione o due o die-

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ci... per cui c’è stato un passaparola anche fra i musicisti, soprattutto a Milano. Dicevano:
vai lì che si sta bene, che passi una bella sera, con un bel pubblico. Abbiamo cominciato
quasi subito a fare le jam session. Uscivano cose straordinarie, che all’inizio non abbiamo
nemmeno registrato. Ho ricordi di un concerto con Guido Mazzon e Peter Kowald che fa-
cevano un free jazz difficilissimo in un clima da stadio, perché c’era l’atmosfera giusta per
l’innovazione, per la sperimentazione. Una volta in un concerto, Roberto Aglieri è arrivato
in bicicletta fin sul palco passando in mezzo alla gente che applaudiva. Aglieri, Lorenzo
Riccardi, la Betty, Tamburelli, i Long Horns di Plinio Fraccaro e Vincenzo Rende erano i
nomi pavesi più legati al locale. I Long Horns giravano i locali della provincia, avevano
il loro pubblico e sono stati importanti, perché hanno trascinato centinaia di persone a
Spazio. C’erano loro, e il locale era subito pieno.
Quando siamo riusciti a liberarci dal problema delle tessere, abbiamo deciso di
far pagare la musica. Uno entrava e pagava il concerto. È stata una battaglia che ho fatto
io, perché c’era gente che diceva: vengo qui, pago per bere, perché devo pagare anche la
musica? E io rispondevo che locali per bere ce n’erano a decine, perché non si accomo-
davano da un’altra parte? Non calcolavamo mai bene le spese dei musicisti, della Siae...
vivevamo alla giornata, calcoli era difficile farne. Al bar c’erano poche cose essenziali. I
panini che ho inventato io e che sono rimasti uguali per tutto il tempo: salame, pancetta
agliata, coppa, cotto, mozzarella e pomodoro. E poi c’erano le bruschette. Avevo messo
una scritta: qui il pane di là le rose, come per quella collana di Savelli. Avevamo un ritrat-
to di Lenin appeso, che Bruno aveva indorato. Dicevamo: facciamo entrare solo quelli che
riconoscono chi è. Poi non l’abbiamo fatto, ma insomma noi sapevamo che chi entrava lì,
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tutti, quasi tutti, Lenin sapevano chi era.
Veniva gente con pochi soldi, la Pavia bene non ha mai frequentato il locale,
almeno finché non è stato molto di moda. Poi venivano gli studenti dell’Università. C’era-
vamo noi e c’era l’Insonnia, ed erano i due locali preferiti dagli studenti, dove si poteva
tirar tardi. I concerti erano due volte alla settimana, il Venerdì e il Sabato. Certe volte ce
n’era anche uno durante la settimana, dipendeva dalla disponibilità dei musicisti. Noi i
musicisti li ospitavamo in casa, a mangiare e a dormire. A loro piaceva, agli americani
soprattutto. Si sentivano a casa. Per noi erano come parenti, come fratelli, come figli.
Ci hanno riempito la vita. Loro viaggiavano, non ne potevano più degli alberghi, e stavano
benissimo a casa. Io facevo dosi massicce di un ragù che è diventato leggendario, Bruno
preparava l’olio col peperoncino. Il menù era sempre quello: pastasciutta al ragù, salame
e formaggio di casa nostra, prima e dopo il concerto. Capitava di cucinare anche fra le
tre e le quattro di notte. Poi, tutti a dormire. Ci sono stati dei momenti che c’erano anche
dieci persone, a casa. Soprattutto i primi anni. Per noi era una necessità, perché non po-
tevamo pagare gli alberghi. Per loro era un riconoscimento: gli aprivamo le porte di casa
nostra e gli davamo le chiavi. Abbiamo dato le chiavi di casa per quattordici anni a gente
perfettamente sconosciuta, e non è mai sparito nemmeno un portacenere. Questo la dice
lunga su chi sono i musicisti.
È gente che va in giro per suonare e si diverte a suonare. Non gli interessa di
andare in un locale piccolo, vogliono gente che li ascolta, vogliono passare una bella
sera, essere trattati da amici. Chico Hamilton che è Chico Hamilton avrebbe suonato
anche qui, in questa stanza, anche per due persone... a loro interessa suonare e bere
quando hanno voglia. Vogliono sentirsi liberi. Soprattutto gli americani. Certe volte ma-
gari c’era poca gente, ma la band americana suonava lo stesso, con lo stesso impegno.
Era la faccia migliore dell’America, idealista, disinteressata, che ci ha fatto ricredere sul
nostro antiamericanismo. Anche perché loro erano più antiamericani di noi. Avevamo lo
stesso retroterra culturale, amavamo le stesse canzoni, le stesse cose.
Ci è successo tante volte che se i musicisti avevano un day off non lontanis-
simo da Pavia, venivano a suonare da noi. In questo modo abbiamo avuto gente straor-
dinaria. Il contatto con i musicisti era diretto. Noi non abbiamo mai avuto agenzie. E poi
abbiamo avuto la fortuna di diventare amici di Umberto Tonello, Gigi Bresciani, Rambi e
Carlini che ci hanno fatto da promoter.

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Fabio Treves è comparso per la prima volta nell’86. Lui e Bruno si sono guardati
in faccia e un attimo dopo erano già amici, come se si fossero conosciuti da sempre.
Fabio ci ha dato una mano ad allargare il giro delle nostre conoscenze, specialmente per
il blues. Perché lui è un grande musicista, ma soprattutto è uno che si spende totalmente
per la musica. Un’altra cosa che ci ha lanciato, nell’88 e 89 sono stati due Festival Blues.
Il primo anno c’è stato anche Matt Guitar Murphy, dei Blues Brothers, che non era mai
venuto in Italia. Questa cosa ci ha fatto conoscere, perché per la prima volta di noi ha
parlato la stampa nazionale.
Bruno ed io avevamo due caratteri diversissimi, se non ci fossimo imbarcati in
quest’impresa che ci assorbiva tutte le energie, non so come avremmo retto, le tensioni
sarebbero state forti. Spaziomusica funzionava da terapia di coppia, perché certi episodi
di Bruno, che era estremista ed eccessivo in tutto e ti mandava affanculo in un minuto,
poi venivano raccontati, socializzati e perdevano la loro carica pericolosa. Una volta al
locale abbiamo litigato e Bruno mi ha lanciato la sua dentiera. È diventata una favola,
ci abbiamo riso per dei mesi. Ma se fosse successo a noi due soli in casa? Non so...
Eravamo molto complementari lui ed io, per cui i compiti erano diversi: lui si occupava
di Spaziomusica come luogo fisico, per cui di tutta la strumentazione, di tutti i problemi
elettrici e non elettrici. Io mi occupavo dei gruppi, dei contatti, dell’accoglienza della
band, della rassegna stampa... e comunque in due facevamo tutto, dalle pulizie alla
direzione artistica alla Siae.
È difficile reggere nel tempo. Anche perché dopo i primi due anni siamo rimasti
soli io e Bruno. Sergio e Vittoria non ce la facevano più a tenere quei ritmi lì. Continua-
vano a venire ogni tanto, ma dall’89 di fatto non c’erano più e Spaziomusica si è trasfor-
mata nella classica impresa famigliare. Avevamo ancora i debiti e potevamo decidere
di continuare o fare un piano di rientro e smettere. Discussione non ce n’è stata. Siamo
andati avanti e basta. Però bisognava cambiare. Siamo diventati un locale pubblico. Ab-
biamo chiesto i permessi, abbiamo fatto tutto quello che bisognava fare. A Torino era
bruciato il cinema Statuto, e le normative erano diventate ancora più toste, bisognava di
nuovo cambiare l’impianto elettrico, fare le uscite. Io e Bruno ci siamo detti: i soldi non
sono un problema, il locale va bene, li troveremo. Lo stile era questo, la fiducia nel futuro.
I ritmo della nostra vita era completamente sballato. Vivevamo di notte, anche
se io poi a una certa ora andavo via perché il giorno dopo dovevo insegnare. Per me
Spaziomusica era il momento creativo, avevo energia abbastanza per fare tutte e due
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le cose. Bruno invece finiva sempre tardi, non tornava mai a casa prima delle 3. Il suo
pranzo era la cena normale. La sua cena cominciava alle 3 di notte. E questo di certo non
gli ha fatto bene alla salute. Io alla domenica dormivo. Mi alzavo alle undici, andavo a
prendere Repubblica e mi mettevo a leggere il giornale. Era l’unico momento in cui stavo
da sola, l’unico momento mio di tutta la settimana. Leggevo dieci minuti, poi prendevo
un tavor e dormivo fino alle tre del pomeriggio. Tempo di mangiare qualcosa e alla sera
alle nove ero di nuovo a letto. La gente che voleva vederci veniva a Spaziomusica, perché
altra vita fuori da quella non ce n’era.
Dopo l’89, il livello della musica continuava ad essere alto, i debiti pure. Però il
locale è esploso, soprattutto grazie agli studenti. Da allora e per anni fuori da Spaziomu-
sica c’è sempre stata la coda, anche nei giorni in cui non c’erano concerti. Era diventato
un posto alla moda, alternativo. E noi non ce ne eravamo neanche accorti. Per cinque
anni il locale è andato fortissimo. Per gli studenti, Spazio Musica era una seconda casa.
Venivano anche quattro sere alla settimana, ci presentavano i genitori, li seguivamo fino
alla laurea.
La caratteristica di Spazio era che se anche venivi solo facevi subito amicizia con gli altri.
Io sparavo cazzate, c’era Marco, il nipote di Bruno, che faceva la sua parte, con Luca,
Massimo, Gianni. E poi Ada ed Heidi, da sempre dietro al bancone: in tanti ci chiede-
vano se erano le nostre figlie. La gente si sedeva ai tavoli a chiacchierare, a giocare a
carte. C’era sempre musica in diffusione, musica di livello, mai niente a caso. Fra i tavoli
c’era comunicazione, si creavano rapporti veri. E anche tanti amori. Per la fila fuori c’era
sempre Roberto Piaggi, uno non proprio elastico, perché noi non volevamo problemi con

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la polizia e non potevamo essere più di cento dentro, per cui lui era l’inflessibile filtro.
Inflessibile poi mica tanto (soprattutto con le ragazze), perché ne uscivano quattro e ne
faceva entrare sei. Non si era mai proprio in cento, ma comunque insomma con lui sulla
porta non si sforava troppo. Droga non ne circolava. Bruno era drastico, teneva gli occhi
sempre aperti, controllava. E poi avevamo il cesso antidroga, perché era gelato, era
l’unico posto senza il riscaldamento e non ci si poteva stare un secondo in più della pipì.
Risse ce ne sono state, però c’era la ragnatela degli amici che interveniva. E poi c’ero io,
tranquilla, che placavo Bruno e placavo gli scalmanati.
Quelli che sentono il rock e il blues bevono. Più che la droga da tenere sotto
controllo era l’ubriachezza. Noi non abbiamo mai fatto servizio ai tavoli, e questo co-
stringeva la gente ad alzarsi, insomma si vedeva quando era meglio che uno smettesse.
Poi c’era il problema degli schiamazzi all’uscita. Io mi infilavo il paletò e accompagnavo
i ragazzi, soprattutto se vedevo che erano un po’ andati. Stavamo attenti, sorvegliavamo
sempre. Anche se coi vicini - eccezion fatta per quel signore là - siamo stati fortunati,
perché soprattutto prima dell’insonorizzazione, il fracasso si sentiva per centinaia di me-
tri fuori. Non hanno mai protestato. In fondo al cortile abitava Ginetto, era single, veniva
da noi ogni sera, si trovava bene. Poi è morto. È arrivato il fratello (Mario) con la moglie
(Pina). Ci siamo detti: è gente di sessant’anni, vedrai che s’incazza. Invece no, gente
squisita, venivano anche loro al locale. C’era un alone di simpatia che veniva fuori da
Spaziomusica. Dopo che abbiamo avuto i permessi anche i vigili hanno smesso di darci
problemi. L’incaricato della Siae era uno dall’aspetto arcigno. Uno burbero. C’era sempre
da dire, con lui. Ma era un avversario leale. Quando mi sono candidata per la sinistra in
Comune, lui mi ha detto che mi votava. Gli dicevo: se vinciamo le lezioni, la Siae sparisce.
Mi ha votato lo stesso. E dire che non era proprio di sinistra.
A furia di conoscere e frequentare musicisti, l’area musicale si era estesa, non
c’erano più solo il jazz e il blues, c’era il rock, c’erano i cantautori... A un certo punto io
e Bruno, ci siamo trovati a frequentare il back stage dei concerti, ad andare al Festival
Tenco a Sanremo. Il lavoro ci aveva portato lì, era un allargamento naturale, non è che ci
sentivamo più importanti. Per noi l’obiettivo era sempre quello di fare della buona musica
a Spaziomusica ed avere tanti amici in giro. È così che sono arrivati i “ragazzi” delle band
di De Andrè, di Guccini, di Vasco Rossi, di Ligabue: Mauro Pagani, Flaco, Ares, Ellade,
Cordini, Solieri, il Gallo, Ricky Portera, Capitan Fede... personaggi straordinari, non erano
turnisti, erano la Storia. Bruno pensava di produrre dischi per loro. Nel 94 aveva allestito
una sala d’incisione in fondo al cortile insieme al “mago dei suoni” Giancarlo Pierozzi.
Abbiamo cominciato con Flaco, che con Bruno era quasi fratello. Il problema vero però era
farli circolare e venderli i dischi.
A fine 94 è cominciata la crisi. È stata una caduta a picco, ed è avvenuta da un
giorno all’altro. È successo che a Pavia, come nel resto d’Italia avevano cominciato ad
aprire i pub. I pub sono diventati subito alla moda. E nel frattempo i nostri studenti, lo
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zoccolo duro della nostra clientela, aveva finito, si era laureato. Un ciclo era concluso.
Alcuni hanno continuato a venire, ma non era più come prima, adesso lavoravano. Da un
momento all’altro siamo stati senza pubblico, senza il nostro pubblico. La gente veniva
per i concerti, ma durante la settimana c’era il vuoto. Abbiamo passato qualche mese
disorientati. Debiti non ce n’erano più, ma tirava aria grama, e in molti ci consigliavano
di mollare. Se si decideva di andare avanti bisogna inventarci qualcosa, come prima non
si poteva più. Così abbiamo deciso di suonare tutte le sere. Abbiamo aperto alle giovani
band. Abbiamo cominciato a fare rassegne, concorsi di gruppi collegandoci col Comune.
Durante l’anno facevamo le selezioni, e poi alla fine il festival. E abbiamo ideato anche
interventi in collaborazione con l’Università.
Abbiamo cominciato a fare la jam session tutti i lunedì, il giorno di riposo dei
musicisti, con Vincenzo a dirigere il traffico. È subito diventata tradizione: ogni Lunedì a
Spaziomusica c’erano una chitarra, un basso e una batteria pronti a suonare, pronti per
chiunque li pigliasse in mano. Questa idea ha cambiato dei destini: ragazzi che hanno
cominciato a suonare perché volevano esibirsi, gente che ha preso coraggio, che si è
perfezionata... uno adesso è in America, suona con le star di laggiù. Spazio ha cominciato
a riempirsi di nuovo.
Però in questo modo l’impegno diventava incredibile, ogni sera c’era spettaco-
lo, bisognava andare molto prima al locale a fare i suoni, il materiale sonoro si deterio-
rava, si rompevano più microfoni, amplificatori, spinotti... Anche il panorama musicale
era cambiato: punk, metal-rock, cross over... la distanza fra noi e i ragazzi che venivano
cominciava ad essere troppa, si cominciavano a parlare due lingue troppo diverse. Bruno
era insofferente, per lui quella non era musica, si incazzava, li mandava affanculo ogni

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Caricature di Bruno Marazzita

tre secondi... Ma, tra un “campionat i ball” e qualche altro pittoresco insulto, ci metteva
sempre tempo e passione a fare i suoni, anche per quelli più sciamannati.
Coi gruppi è cambiato pure il pubblico, è diventato più giovane. Noi non ci trovavamo
più bene. Prima c’era un retroterra comune. Adesso non più. I ragazzi ci trattavano come
i gestori del locale, avevano delle richieste, fornivano una prestazione. Sempre più dif-
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ficile creare un rapporto. Bruno ci soffriva, ma non c’era niente da fare: ormai eravamo
un’istituzione, e pagavamo anche la forza del nostro nome. I ragazzi venivano contenti
di poter suonare, ma come si va in un tempio della musica, non a casa degli amici. La
strumentazione era ottima, Bruno ci teneva, comprava le cose migliori. Però ci si divertiva
meno, molto meno. La serata bella non era più la norma, era l’eccezione.
Mi sembrava che a questi nuovi ragazzi mancasse un pensiero collettivo. E che tanti di
loro non sapessero nemmeno divertirsi. I soldi erano diventati molto più importanti, la
vita era diventata così cara. Sembrava che senza i soldi non si potesse fare più niente.
Era semplicemente il contrario della filosofia di Spaziomusica. O forse la verità era più
semplice, stavamo diventando vecchi anche noi.
Un po’ alla volta abbiamo cominciato a pensare che forse era il caso di lasciare.
La riflessione sulla chiusura, quella vera, è cominciata nel 97. Abbiamo fatto la festa dei
dieci anni, è venuto mezzo mondo, però io e Bruno eravamo stanchi, abbiamo cominciato
a pensare di impegnarci di meno. Ci abbiamo provato con Marco, Heidi, Massimo e Luca
che gestivano il locale un giorno alla settimana. Poi è arrivata la mazzata, la scoperta
della malattia di Bruno. A quel punto mollare diventava inevitabile, perché lui non po-
teva più farcela. A fine 98 l’abbiamo fatto sapere in giro. Ma non volevamo lasciare al
primo venuto. Abbiamo trovato Patrizio che aveva già gestito il Boschetto, e Simone,
così appassionato di musica che per lui Spazio era la realizzazione di una vita. Così l’ab-
biamo dato a loro. Volevamo chiudere bene e l’abbiamo fatto. Abbiamo fatto tre giorni
di chiusura straordinaria, la più bella festa di Spaziomusica. Sono tornati tutti, è stato
tremendamente emozionante. Era il Luglio 99. Rimpianti non ne abbiamo avuti più.
Io avevo la scuola, sapevo che mi sarei impegnata in altre cose. Per Bruno inve-
ce il colpo è stato molto più grosso. Improvvisamente si è trovato senza lavoro e malato.
Per lui il momento della tavola, mangiare, bere, era il modo di stare con gli altri. La sua
giornata era vuota. Controlli medici, diete. Un equilibrio nuovo non l’ha mai trovato. Non
poteva pensare di andare avanti ad acqua minerale. La gioia di vivere se n’era andata. Il
giocattolo si era rotto. E non s’è aggiustato più.

Simone Gazzotti

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... ma Spazio non poteva finire con noi. E così, pochi mesi
dopo la festa di chiusura del luglio 1999, sono stati Patrizio
Diana (lunga esperienza di locali alle spalle, tra cui il Bo- Pamela Bossetti
schetto di Sommo) e Simone Gazzotti (con Sergio Ferra- Simone Gazzotti
boschi dietro le quinte) ad aprire Spazio al nuovo Millennio: Francesca Danza
concerti, nottate, gente, facce nuove...

Dal 2003, dopo che Patrizio e Sergio hanno lasciato, Spazio
ha la faccia giovane ed i lunghi capelli di Simone, con il suo
sconfinato amore per la musica e con l’incoscienza dei suoi
trent’anni. Tenace ed irriducibile, nonostante leggi ed Istitu-
zioni ce la mettano tutta a complicare sempre di più la vita a
chi diffonde musica di qualità. Per lui Spazio è la realizzazione
di un sogno. Bruno questo l’aveva capito. Non senza prima
verificarne, con i suoi soliti modi un po’ “brutali”, sincerità e
“tenuta”. Devo dire che, pur con qualche cedimento, la “pro-
va-Bruno” Simone l’ha superata alla grande. E basta andarci
una sera a Spazio per capire che sì, tanto è cambiato ma che
il sound, l’anima di Spazio continua con lui!
www.spaziomusicapavia.it tel. 0382.20198
storie di Spazio Spazio di storie
... storie diverse per gente normale, storie comuni per gente speciale
Sesso, zerbini & coca ‘n’ rum
Lo zerbino sabili in terra. Dopo anni di sperimentazioni e di trattative
sindacali (mai vertenza fu così dura!) si arrivò ad un sod-
di Gianni Sacco disfacente compromesso.
Chi arrivava dopo le 3 a.m. poteva consumare beni di pri-
Nessuno venne mai a Spazio in frack. E quindi nessuno ma necessità (la birretta) ma non poteva scendere dallo
mai se ne andò da Spazio ciondolando nella notte, con zerbino posto all’entrata del locale (si ricordano casi in
una gardenia nell’occhiello e con un papillon di seta blu. cui lo zerbino fu piuttosto affollato tipo Metrò-Romolo al
Al limite si sono viste un paio di cravatte di qualche que- mattino).
sturino della digos o di qualcuno che aveva sbagliato lo- Ma una volta conquistata la postazione, si potevano ri-
cale. Niente di più raffinato, però. È anche per questo che chiedere quantità insolite di merce. Se le finanze dell’av-
le “chiusure” faticavano a colorarsi di toni struggenti e ventore erano ridotte a spiccioli, si poteva acquistare an-
di poetica malinconia alla maniera di Modugno. Qualche che 650 lire di birra (0,33 euro al cambio attuale, quattro
lacrima è stata versata, a dire il vero. Ma più che di ma- dita nella caraffa piccola, franco schiuma). Si sperimen-
goni si trattava di lordoni (commozioni sì, ma cerebrali), tarono persino formule contrattuali come il “lising” (che
più che di malesseri esistenziali si trattava di emergenze non è una diffusa pratica commerciale di finanziamento
sanitarie (dal coma etilico in su). Ma queste sono altre a medio e lungo termine ma è una rara forma di facili-
storie. Esisteva, invece, una pratica di grande civiltà: lo tazione finanziaria che prende nome dall’inventore, Lisi,
zerbino. frequent host in quel dello zerbino).
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L’avventore abituale di Spazio ha sempre avuto dei pro- Come da McDonald il prodotto doveva essere consumato
blemi metabolici che non gli consentivano di percepire subito per motivi di igiene e sanità: bere velocemente e
distintamente alcuni messaggi del proprio corpo, della ancor più rapidamente fuori dalle balle. Ne andava della
propria mente e tantomeno di un qualsiasi orologio. Era salute di tutti.
piuttosto infrequente che, senza un aiuto esterno, il clien- Comunque una parolina dolce, un tenero viatico non man-
te si rendesse conto di aver rotto eccessivamente i coglio- cava mai: “buona notte, sogni d’oro e chediu’t’maledìsa!”
ni o che era giunta l’ora di ficcarsi nel lettuccio. (che il nostro signore getti una malevole occhiata sul tuo
Alcuni non coglievano nemmeno il supremo segnale (tra il futuro - N.d.T.).
metafisico e il trascendente): l’arrivo di Fiorenzo. A tarda
notte, quindi, continuavano ad arrivare figuri più o meno
loschi, uomini più o meno tali.
Daniela (terzomondista e si-
“È giunta mezzanotte, si spengono le luci,
tuazionista sempre sensibile ai
si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè”.
problemi dei popoli che soffro-
(D. Modugno)
no) muoveva facilmente a com-
passione. Tendeva a dar da bere
agli assetati, alle anime della notte, ai musicisti colti dal
flagello del secolo: la secchezza delle fauci. Ovviamente
Bruno in queste circostanze bestemmiava qualunque dio
conosciuto e un paio di volte inventò qualche religione
espressamente per insultarne i vertici e i relativi respon-
frammenti

La guerra dei boeri (il Sudafrica non c’entra) Il berretto da pirla
Il titolo (bello, vero?!) l’ha ideato Gianni Sacco quando È Lopez che racconta:
ancora era in fase creativa. Poi la vena si è disseccata “Era il nostro periodo d’oro a Spazio: suonavamo tutti i venerdì e già alle dieci era
(o meglio i cavalli e la perdiballaggine hanno avuto il imballato. Io, tutto fighetto, sbarbato, bello-da-dio: ci mettevo più di un’ora per es-
sopravvento) e così tocca a me raccontare. Dunque: sere pronto; davanti, nelle prime file, era pieno di figa. Quella sera avevo anche sì
i boeri, i cioccolatini col liquore e la ciliegina dentro, un berretto molto speciale. Mi sentivo proprio bello carico, quando ‘sta stronza (che
quelli che apri e, ogni tot, ne vinci degli altri. Cilla sarei io n.d.r.), in due minuti, mi rovina tutto.” Che cosa era successo?
e Roberto Aglieri estraggono un boero dal conteni- Per prendere affettuosamente in giro il narcisismo di Lopez avevo detto, dal micro-
tore appoggiato sul bancone di Spazio. “Ho vinto“ – fono del bar, a concerto che stava per iniziare: “Il dottor Lopez è pregato di togliersi
“Anch’io” / “Io ne ho vinti due“– “Io di più“ E così è quel berretto da pirla“. Gigantesca risata generale, a partire dalle prime file.
cominciata la gara, l’escalation dei boeri. Il livello era - Daniela,ti giuro: quella volta ti avrei strozzato!“
da asilo infantile o giù di lì: tutti e due volevano asso-
lutamente vincere! E sono andati avanti tutta sera a Jumping trees
pagare, scartare e distribuire boeri. Tipica atmosfera Chiamasi “Jumping trees“ uno strano fenomeno etil-ottico-ambientale .
da Bar Sport: tifo da stadio con battute creative per l’u- Certe notti,di ritorno a casa dopo entusiasmanti concerti (e conseguenti grandi bevu-
no o l’altro concorrente. Boeri everywhere, con Bruno te), gli alberi di viale Gorizia, senza alcun preavviso, “saltavano” in mezzo alla strada
che scuoteva la testa (“Vialtar si màt!”) e che, prima di costringendo Bruno ad ardui e spericolati slalom. Il fenomeno è stato così denomina-
chiudere, ha sentenziato: “Mai più un boero in questo to dopo una notte in cui, anche una band americana è stata coinvolta in tale evento.
locale!“ Pare che, a volte, succeda anche negli States. “Jumping trees: un titolo fantastico
per una canzone”: ha commentato l’armonicista Andy Just.

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... di alcol e di panchine ...
Quella sera erano usciti da Spazio con in corpo un tasso alcolico sufficiente a riscal-
dare una tribù di esquimesi. Poche centinaia di metri e cadono addormentati su una
panchina, temperatura esterna: 4 gradi o giù di lì.
E non si sono beccati neanche un raffreddore: premiata ditta Akim&Iso, ora affermati
geologi, o antiquari o chissà che altro.

I camerini anche potute invitare stupende ragazze pigmee e bambi-
ne dai sette ai nove anni... Dal soffitto, che alcuni colleghi
I camerini di Spaziomusica sono entrati nel guinnes dei sfioravano con il ciuffo o con le corna, pendevano salami
primati. Erano affettuosamente soprannominati dai musi- da sugo, coppe piacentine, e “varzi” in via di stagionatu-
cisti “loculi” per le vaste dimensioni o “Houdini” perché ra; per terra alcune damigiane di barbera completavano
solo il grande illusionista francese avrebbe potuto cam- l’opera e riducevano il suolo calpestabile a non più di 39
biarsi la camicia in uno spazio così angusto. centimetriquadrati...
Ma Bruno Morani che, non dimentichiamoci, era geome- Ma Spazio era bello anche per questi esercizi ginnici di
tra aveva previsto tutto e, con una serie di “appendini” e abilità e destrezza, andare a Spazio era come entrare nel
di mensoline fatte a mano aveva trasformato questi luo- magico mondo di Sector-no limits...
ghi di pena in veri e propri “harem” nei quali si sarebbero Fabio Treves
I cessi roni? Non fu capito che invece era stata posta in essere
la migliore lotta alla droga che mai si ricordi, da Muccioli
di Gianni Sacco e Don Ciotti in giù. Le dita intirizzite riuscivano a malape-
na a calare una braghetta, figuriamoci far su una canna.
Un trattato di sociologia dei cessi non può assolutamen- La cocaina, poi, cristallizzava. Le pere non erano frutto di
te ignorare un’indagine accurata sui bagni di spazio. Non stagione. Da qui nasce la assenza di pratiche particolar-
si parla di trattati di igienistica ma semmai di studio del mente viziose all’interno del locale.
comportamento umano e animale. Etologia più che meto- E pochi intravidero in Bruno anche la rigida figura del
dologia epidemiologica, etica del bisogno più che bisogno moralista, del difensore del pudore sessuale di impronta
dell’etica, Conrad Lorenz più che Asl. cattolica: di fatto in quei cessi non si poteva ciulare. Ed
Ad una prima occhiata non si notava niente di particolare. era una opzione etica, non un semplice disguido tecni-
Vabbè, c’era la turca. Vabbè, l’aspetto era quello dell’in- co-termico. Comunque i cessi di spazio avevano anche un
terno di un sommergibile nucleare russo, dopo, però, che fascino metafisico se non addirittura mitologico.
la fine della guerra fredda ha portato l’Armata rossa a Chi ha solidi studi classici (e a spazio le punte di diaman-
sparagnare sugli investimenti. te, le teste fine, hanno fatto tutte perlomeno sei o sette
Se l’aspetto era quello di un sottomarino (i muri erano anni di liceo) può figurarsi gli stipiti delle “tualèt” come
grigi, la sensazione di fondo vagamente claustrofobica), le colonne d’Ercole della dignità umana: varcate, quando
la temperatura era appunto quella varcate, mettevano a dura prova il
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che ci si aspetta negli abissi del coraggio e la gagliardia fisica dei
mare del nord. Glaciazione potreb- Chris Daniels: fruitori (se così si possono defini-
be essere la parola giusta, se non Just before he took me by the little re). Ma in fondo il gusto di sfidare
fosse che mai si verificò l’estinzio- hotel where half band was staying sconosciute difficoltà ha sempre
ne di alcuna specie di avventore, I asked Bruno if I could use the ba- trainato gli animi avventurosi.
neanche di quelli che non avevano throom in the club. I will never forget Drammi intestinali, rigetto di tut-
nemmeno lontanamente la bril- it. I walked into what looked like a to ciò che era convenzionale ma
lantezza intellettiva di un rettile cloths closet and there was a hole anche di tutto ciò che si era be-
preistorico. Sarà perché è proprio on the floor and two foot prints in vuto e mangiato, epocali perdite
vero che tutto ciò che non ammaz- the concert - complete with little di conoscenza, altrettanto epocali
za fortifica. toes so you knew wich way to point conoscenze di perdite (soldi, fidan-
Il piano sottostante era comunque your feet and for traction if you nee- zati/e, chiavi di casa, orizzonti vita
astutamente raffinato. Bruno pre- ded it. On the wall hung toilet paper etc. etc.).
feriva che non ci si soffermasse and a handle for leaning back and L’antibagno era invece un labora-
troppo in quelle stanze. Spigoli del firing down the hole when large de- torio di scienze sociali: nel senso
carattere? Gusto di rompere i ma- posits were being made. It was the che si socializzava mentre si era in
funniest damn bathroom I had ever
seen. The boys still laugh about it.
coda. Si ponevano a confronto le esperienze umane ma-
turate, si mettevano in pratica le elementari regole di una
cortese convivenza civile (“Ahhhmistocagandoaddosso -
prego passi pure - grazie a buon rendere”), ma soprattutto
si realizzarono pienamente alcuni dei più avanzati proget-
ti femministi nel campo delle pari opportunità.
Mai fu fatta pesare la differenza di genere e la frase: “Be’,
osti, che cùa, mi vò a pisà dai donn” (Beh, caspita, che at-
tesa mi si prospetta, tento di accedere ai servizi igienici
riservati, in base alle normative vigenti, al gentil sesso”
[N.d.T]) non fu mai letta come una sbrigativa scorciatoia
per soddisfare bisogni fisiologici, bensì una meditata e
maturata affermazione di piena parità.
Certo si ricordano timide signorine che andarono a fare
pipì in strada per avere maggiore intimità preferendo in-
crociare i fari delle autovetture piuttosto che gli sguardi di
alcuni gentiluomini (i tuoi occhi sono fari abbaglianti e io
mi trovo davanti, ricordate Mal?), ma, in fondo, nessuno

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ha mai pensato che il trionfo dell’eguaglianza sostanziale
non avesse effetti collaterali. Le battaglie senza vittime
sono quelle che non meritano di essere combattute fino in
fondo. Resta solo un grande interrogativo nella fenome-
nologia dei sanitari di spazio.
Un giorno fu trovato uno stronzo dietro la batteria e non
era il classico percussionista egocentrico, supponente e
scontroso ma la deiezione di un simpaticissimo buontem-
pone. Insulto, banale affronto, eclatante gesto in affer-
mazione degli irrinunciabili ideali di libertà, trionfo del li-
bero arbitrio? La storia (quella con la S maiuscola, quella
fatta per l’appunto dagli stronzi) non ha ancora dato un
responso. Ma restiamo tutti convinti che probabilmente
se avessimo capito il profondo messaggio di quel gesto
forse ci saremmo tutti mobilitati per non dover continuare
a schivare, nel quotidiano, dei pezzi di merda.
La pasta della colonia ovvero: mano e conseguenti discorsi. Un paio di salami buoni (e
Thank you Daniella for your incredible food anche cacciatorini di cavallo), che gli Americani taglia-
vano a fette grosse quanto una fiorentina, al contrario di
Mangiare e bere insieme, tutti seduti intorno a un grande Fabio Treves che, anche nel tagliare il salame, sa essere
tavolo: una sana abitudine italiana legata all’idea di cibo mitico. Due tipi di olive piccanti comperate al Mercato
come gioia del gusto e come piacere della vita. di piazza Petrarca al banco di Giacomo De Maria ed
Era questo uno dei riti propiziatori prima di ogni concerto: Elisabetta Bianco, conosciuta come “la saracchera“
la “pasta collettiva“, immortalata da Mauro Pagani, con (da “sarac“ in dialetto pavese “acciuga sotto sale“): la
la sua solita, affettuosa irriverenza, sotto il nome di “pa- migliore esperta di Pavia in fatto di acciughe, sottaceti,
sta della colonia“. “La pasta dopata“: così l’ha definita stoccafisso. Formaggi vari: gorgonzola (typical italian
Linda Lucini, che ha scritto: ...quel sugo che serve la colo- blue cheese), fontina, parmigiano e mozzarella; eccezio-
nia, da un lato “bomba“ gli artisti (lo si vede poi sul palco: nalmente, solo quando rientravo dal Friuli, c’era anche
altrove mica le fanno quelle performances lì) e dall’altro la ricotta affumicata, ottima da grattugiare sulla pasta.
crea dipendenza, tant’è che gli stessi sono costretti a tor- Pane in gran quantità: miccone tipo Oltrepò ed Altamura.
nare in zona-pasta almeno una volta all’anno“. Acqua, di cui non abbiamo avuto mai né largo consumo,
Il numero degli invitati era assolutamente variabile e né tanto meno la lista, con grande rammarico della mia
imprevedibile: oltre ai musicisti si aggiungevano sempre cara amica francese Dominique (ah, questi francesi con
morose, groupies, amici, amiche, amanti (già tali od an- il mito della Pérrier!) Vino rosso: Barbera dell’Oltrepò in
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cora in fieri)… La media si aggirava su non meno di una bottiglie e bottiglioni. Ci siamo sempre trattati bene! I no-
decina di persone per volta. stri fornitori sono stati:
Il menù: ovviamente la pasta, di solito fusilli (con gran-
de soddisfazione di Giancarlo Pierozzi) o comunque pasta
corta, più facile da maneggiare, date le grandi quantità, Renato Pontiroli, grande amico e grande compagno,
rispetto a spaghetti e tagliatelle. che purtroppo ha smesso troppo presto sia di fare il vino
Il dosaggio: non meno di 120/130 grammi a testa perché i (anche Larry Johnson ne andava matto) sia le mitiche fe-
musicisti, come recita un detto pavese sono famosi per la ste nella sua cascina di Canneto Pavese: “1° maggio con i
loro “fam da sunadù“. tuoi“ dove “i tuoi“ stava per Marx, Lenin ed Engels.
I sughi: il ragù, un must, realizzato a dosi massicce (3 - 4
kg di carne per volta), secondo la ricetta classica che mia
nonna - per anni cuoca in una trattoria friulana - mi aveva Renato Franchini: di Monte Aguzzo-Cigognola: ottimo il
insegnato. Scelta residuale, soprattutto per i (rari) vege- suo vino, e lui proprio un bel personaggio: biker di quelli
tariani: pomodoro fresco e basilico che preparavo, come veri, anche se non più ventenne, capello lungo, camicia
vuole la tradizione, a ogni fine estate, secondo la ricetta perennemente aperta fino all’ombelico, anche quando si
terrona doc (“home made sauce with fresh tomatoes and era sottozero. Non è un caso che sia lo zio dei fratelli
fresh basil“ recitavo a memoria per i nostri amici inglesi Calatroni (“Welcome Idiots”).
ed americani) accompagnata da olio di oliva toscano extra
vergine. Un gigantesco vaso di olio piccante con apposito
mestolino annesso che, troneggiando in mezzo al tavolo,
creava colore e diventava snodo centrale di passaggi di
Il rito del pasto iniziava sempre troppo tardi, sia per il ri- piluccava quello che c’era a disposizione sul tavolo, fino
tardo cronico dei musicisti, sia per la meticolosità estre- al momento clou: l’arrivo della pasta in una mega-terrina
ma di Bruno nel fare il sound check. Io, a casa, preparavo (ho faticato molto a trovarne di dimensioni adeguate). Con
tutto per tempo; poi, da masochista, telefonavo un paio gli Americani, regolarmente, scattava l’applauso; loro sì
di volte a Spazio per cercare di velocizzare i tempi e ogni che apprezzavano il mio ragù, loro sì che mi hanno sempre
volta, puntualmente, mi beccavo gli insulti di Bruno alle fatto sentire una regina della cucina! Da qui la famosa
prese con un fruscio che non riusciva a togliere o un ampli “Thank you Daniella for your incredibile food”, che tanti
che gracchiava. L’avvento dei telefoni cellulari mi ha sem- musicisti hanno voluto dedicarmi. Ma funzionava e mol-
plificato la vita perché potevo telefonare a un musicista o to bene, anche con gli Italiani (nonostante i miei amici
a una morosa presente a Spazio; gli insulti di Bruno mi ar- pavesi continuino a prendermi per il culo per le tonnel-
rivavano comunque, però in differita. Prima o poi, alla fine, late di ragù che ho propinato in quegli anni a tutti quelli
arrivavano tutti, o meglio, tutti, tranne Bruno che spesso che passavano da casa nostra all’ora di cena). Il clima
saltava la cena per effettuare gli ultimi controlli dal mixer, era assolutamente informale, l’agio immediato: dopo il
anche se tutto era a posto. primo bicchiere di vino e la prima forchettata di pasta si
E non c’era verso di farlo desistere. Si iniziava con un brin- diventava subito amici e si incrociavano discorsi, battute,
disi che serviva a creare un buon clima di base; ognuno cazzate, discussioni su musica, politica, massimi sistemi.

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Treves & company

al centro Rob Mason
Scrive Fabio Treves: “La gioia era rappresentata dalla do di arrivare al locale in tempo per iniziare il concerto
cena in casa Morani, dove si entrava leggeri e si usciva alle 23.00 (non siamo mai riusciti a modificare queste
rotondi come una palla da bowling: la pasta con il ragù, abitudini da tiratardi dei nostri avventori). E qui regolar-
sommata allo zola cremoso che Bruno comperava al mer- mente i musicisti che venivano da noi per la prima volta ci
cato sotto casa, il salame tagliato ora come una fioren- guardavano sbalorditi: “Ma come, ci conoscete appena e
tina, ora come un sottilissimo velo si univano sapiente- ci lasciate addirittura le chiavi di casa vostra? Come fate
mente alle olive ripiene di aglio e prezzemolo che, a loro a fidarvi così?“
volta, si sposavano con i Bahlsen fondenti ed i boeri ripeni Ebbene sì! Per anni ed anni ci siamo fidati, abbiamo ospi-
di rhum che stazionavano sempre sulla mensola rivolta a tato a casa nostra centinaia e centinaia di persone mai vi-
nord... Alcuni anicini di liquirizia, non meno di una mancia- ste prima, senza il minimo problema: nessun furto, nessun
ta a testa, segnavano la fine delle ostilità...” danneggiamento, niente di niente.
Un po’ prima delle 21.30 Bruno ed io dovevamo mollare Alla faccia dei sistemi di sicurezza sempre più avveniri-
la compagnia per andare ad aprire Spaziomusica; lascia- stici e di porte blindate sempre più costose e sempre più
vamo una copia di chiavi al musicista che ci pareva più massicce che più che sicurezza, garantiscono, questo sì,
serio (spesso a una morosa perché, si sa, le donne sanno isolamento ed esclusione. Invece così noi ci siamo guada-
essere più precise e puntuali degli uomini) raccomandan- gnati amici in ogni parte del mondo.
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a capotavola Ricky Portera
al suo fianco Fabrizio Poggi

a sinistra Michael Osborn
a destra Dave Peabody
frammenti

Il pesto
alla carbonara
Importante variazione
al menù della cena
pre-concerto quella
sera: niente ragù, ma
pasta alla carbonara.
La cantante, voce soul
da brivido e una sim-
patia contagiosa, mi
aveva appena detto,
dall’alto dei suoi 100
chili: “Io me ne frego
della linea” e aveva
ben ragione. Lele
La carbonara (dosi

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massicce di tutti gli
ingredienti) è in ta- I panini io, forte delle mie radici friulane e delle tante domeniche
vola; lei la assaggia: giovanili attraversate da salame, chitarre e bottiglioni di
“Very good” esclama “Bread and roses“, il titolo di un film bello e impegnato Merlot. Avrei baciato in fronte Michele Serra (dai tem-
compiaciuta; poi si di Ken Loach.“Il pane e le rose”, il nome di una collana pi di “Cuore” uno dei miei giornalisti-autori preferiti) - e
alza, apre il frigo, (molto famosa negli anni Settanta) della Casa editrice l’ho citato più volte a chi, ignaro, mi chiedeva uno di quei
prende un vasetto Savelli, di quel Giulio Savelli che ora, per uno di quegli panini dai nomi improbabili che vanno di moda - quando,
di pesto che si era inspiegabili ribaltamenti della storia, milita in Forza Italia. lasciando Milano, ha dichiarato tra l’altro: “impossibile
comperata nel pome- “Di qui il pane... di là le rose“ stava scritto su un cartello continuare a vivere in una città dove non si può entrare in
riggio, lo vuota intera- nell’angolo-panini di Spazio. un bar e mangiarsi un panino, un semplice panino col sa-
mente nel suo piatto, La lista era presto fatta; le alternative erano tra panini lame“. Be’ con ‘sti quattro panini (e qualche quintalata di
mescola il tutto e con: salame, coppa, prosciutto cotto e mozzarella, pan- bruschette) ho contribuito al nutrimento di migliaia di stu-
“Before it was good, cetta agliata (che sconsigliavo vivamente a chi aveva in denti affamati e al calmieramento degli effetti dell’alcol.
but now is fantastic!” mente una qualche avventura galante) and, last but not Non posso qui non citare Pizzo e Sebastiano, storici
dice, più soddisfatta least, le famose bruschette (pane pugliese e polpa di divoratori di cibo che, facendo leva sul mio buon cuore,
di prima. pomodoro Mutti). Tutto qui. Nè primavere, nè rucole, nè riuscivano a farmi fare i panini a qualsiasi ora (“a Da-
Ah, ‘sti Americani: brie; salumi buoni, prezzi popolari, senza tante menate. niè...e dddai !!!”). E anche Lele, mio ex-scolaro degli
riusciranno mai ad In questo tra me e Bruno l’accordo era totale: lui, pietra anni vigevanesi, a cui rifilavo sostanziosi panini perché mi
imparare l’arte del miliare delle ormai scomparse o trasformate Osterie del sembrava troppo magro “un fiantin massa patio”, come si
mangiare bene? Borgo: Il Previ, I Cacciatori, La Malora, Balin, La Coopera- dice in Veneto, per sostenere il ritmo di vita avventuroso
tiva (forse l’unica veramente popolare rimasta a Pavia); di quegli anni.
La camomilla

“Scusi, mi può fare una camomilla?”. Solo uno studentel-
lo di primo pelo poteva azzardare una simile richiesta a
Spazio. Se Bruno era di buonumore (non succedeva spes-
so) il cliente era fortunato:”No, devi prendere qualcos’al-
tro” diceva scuotendo la barba e bofonchiando sottovoce
qualche imprecazione. Se invece Bruno era dell’umore
normale …be’, qui eran cazzi! Braccia piegate ad angolo
con pugni appoggiati ai fianchi, leggera inclinazione del Claudio Perotti è quello a destra.
busto in avanti, sguardo fisso piantato negli occhi del A sinistra i fratelli Gasparini.
All’epoca tutti avevano i capelli. Come è evidente,
malcapitato in segno di sfida: “50 mila! È lura? t’la vorat
nessuno di loro ha la ”faccia da camomilla”.
unmò?!” Al che l’incauto cliente abbozzava un sorrisino
imbarazzato alla ricerca di una figura amica, salvo poi ri-
piegare su una più innocua coca cola. Bruno, che in fondo I fornitori di birra
è sempre stato un tenero, sdrammatizzava la situazione
descrivendo i danni causati dalla teina e piante officinali Meritano una citazione: Stefano Mezzadra, la moglie
in genere e consigliando in modo paterno il consumatore Emilia Brugola e i figli Marco e Mirella, nostri forni-
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a orientarsi verso prodotti più “sani” quali birra, grappa tori ufficiali di birra e bibite varie dagli inizi alla chiusu-
o wisky. È anche successo che, di fronte all’inopportuna ra finale. Precisi, puntuali, affidabili: una volta li abbiamo
richiesta, il Bruno si rivolgesse verso un terzo avvento- chiamati dopo la mezzanotte per un’emergenza: avevamo
re, frequentatore abituale, accomodato al bancone: “Tè di fronte un branco di assetati e la spina della birra si
sentì chi lù? Al vor la camamilaaaa!”. Ne nasceva allo- rifiutava completamente di funzionare. Sono arrivati nel
ra un gustosissimo teatrino che andava avanti, battuta giro di pochi minuti. Va detto che la loro disponibilità era
dopo battuta, per qualche minuto prolungando l’agonia ben ripagata: a Spazio, da sempre, si sono consumate
del malcapitato cliente il quale non poteva far altro che quantità industriali di birra.
maledire la sua incauta scelta. Claudio Perotti

I “pagherò” (forse?!)

... della serie: non si butta via niente, ovvero... anche que-
sta è storia. Raschiando il fondo dei cassetti ho trovato
note di “pagherò”. Ho recuperato solo queste, ma ricordo
bene che c’erano liste molto, ma molto più lunghe e più
consistenti. Non so perché, soprattutto con alcuni sogget-
ti, ci ostinavamo a segnare le consumazioni non pagate;
forse per fare scena, tanto lo sapevamo benissimo che
quei soldi non li avremmo mai recuperati.
frammenti

Cinquanta centim ad galòn! “popone “di Barbera (quei fornai lì non erano astemi).
Alta ben oltre il metro e ottanta, jeans fascianti. Una E lo strachein, il gorgonzola, quello cremoso che non
sera entra a Spazio e si siede su uno degli sgabelli ap- mancava mai a casa nostra, si scioglieva nel calore del
poggiati al bancone. miccone: sapore indimenticabile. La versione padana del-
Bruno non resiste: va nello sgabuzzino, prende un metro la madeleine di Proust.
di legno (di quelli che usano muratori e falegnami), le
si avvicina e le misura la lunghezza della coscia: “...de’ Il maialino
chi lè: cinquanta centim ad galòn!“ Succede tutto in un Rolando Cabrini: batterista dei Long Horns, di una genero-
attimo. Scoppiamo a ridere. sità senza limiti. Matto come un cavallo. Un pomeriggio,
La più divertita sembra essere lei, la Nena. sotto Natale, entra a Spazio e ci dice: ”Vi ho portato il mio
regalo: è in macchina. Usciamo: un flash: è un maialino ed
Attenti a quei tre è vivo! Bruno costruisce un recinto improvvisato in fondo
Ero tornata a casa presto quella sera; la mattina dopo al cortile di Spaziomusica, compera un tot di pere (questa
(sabato) c’era la festa a scuola. Mi sveglio alle 7: Bruno non l’ho mai capita!) al mercato per nutrirlo; il maialino
non era ancora rientrato! Telefono a Spazio: nessuno diventa l’attrazione in quei giorni. Certo è che non possia-
risponde. Preoccupata prendo la bici e corro giù. Erano mo nè vogliamo tenerlo (un maiale in un cortile nel centro
lì, nella semioscurità, il tavolo pieno di bottiglie semi- di Pavia!) però non siamo capaci di ammazzarlo: un bel
vuote: Bruno - Ellade - Rolando, con di quelle facce! problema! “E che problema c’è?!“ ci dice un amico-pa-
Facce da “molargheli tuti (nel senso di soldi e quant’al- rente sardo di Cilla a cui ci è venuto in mente di rivolgerci.
tro) e scampar via” come direbbe mia madre. Li ho Arriva, fa tutto lui. e si finisce con una grande abbuffata.

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investiti come una furia coprendoli di insulti: reazioni L’anno dopo quando Rolando ci dice: “Be, quest’anno ho
zero. Me ne sono andata sbattendo la porta, una risata deciso: il mio regalo sarà un asinello“, lo prendiamo mol-
alle mie spalle. Qualche giorno dopo il Massi (Mas- to sul serio: la diffida è categorica!
similiano) mi ha raccontato che c’era anche lui (non
me ne ero nemmeno accorta): era rimasto incantato ad Baléi e briséi
ascoltare tuttanotte Bruno e le sue avventure e Rolando Una vecchia ricetta della cucina pavese. “Sa t’na vörat?”
ed Ellade (grande affabulatore) che raccontavano storie chiede Francesco Guerini, all’epoca - era l’88 - frequen-
curiose e piccanti avvenute nei back stage dei concerti. tatore di Spazio (aveva la macelleria a fianco della torre
Aveva un colloquio di lavoro quella mattina; c’era anda- del Duomo, ora è in Strada Nuova). “Tüt quei c’at trövat“
to, ma non aveva fatto una gran figura. risponde Bruno. Qualche sera dopo il Guerini entra trasci-
nando a fatica un sacco grigio, di quelli della spazzatura,
Sapori di una volta pieno di roba. “At i ho truà, ag n’è un sàc, iùtam...” 20
C’era il forno nel cortile di casa nostra fino al ‘94 o ’95, chili di palle di toro! “Ma ti ‘t sè màt, ‘t sè no nurmàl
quando la rivendita di pane di via XX Settembre (ora mé i àltar!” “... t’avivat dit ..tüt quai c’at trövat...! “Deh, ma
Griffini) era gestita dalla signorina Brega. Il venerdì al tor al gà du bàl, no püsè! Credivi no ca’t na truvàvat un
doppia panificazione; cominciavano a lavorare nel cuo- viament!“ Ne abbiamo mangiate un tot, insieme agli amici,
re della notte. E capitava spesso di tornare a casa da ovviamente. Bruno le sapeva cucinare molto bene. Le palle
Spazio ad ore impossibili, magari insieme a musicisti ed di toro rimaste, messe nel congelatore della macelleria, si
amici vari e di sentirsi avvolti dalla fragranza del pane sono mischiate alle macerie della torre crollata.
appena cotto. Bruno procedeva allo scambio: pane –
L’affangiulio

Ogni sera, o quasi, lo stesso problema: i tiratardi, gli
animali notturni, i sognatori della notte, insomma quelli
che non ne avevano neanche per le palle di andarsene da
Spazio per raggiungere la loro dimora e approdare a un
meritato (?!) sonno ristoratore. La procedura di evacua-
zione forzata, collaudata in anni e anni di esperienza, si
articolava in fasi diverse:
1) Lo zerbino: “grande pratica di civiltà“, cosi l’ha defini-
ta Gianni in un apposito capitolo.
2) Le ninne-nanne: da “buonanotte fiorellini” alla ben
più aulica“… ed è già l’ora che volge al desio…” (anche
se - orrore! - perfino ex-liceali, a precisa domanda, non
sapevano indicarne l’autore).
3) La benedizione bossiana (su gentile concessione di
“Cuore“) “Diventa leghista con l’ipnosi …”, capace di
stroncare anche un cavallo.
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4) L’ultima, geniale risorsa: “… be’, adesso andate tutti
affangiulio!“ sì, l’AFFANGIULIO.
La pizzeria “Da Giulio“ di Giulio e Carmela Generale,
cinque minuti a piedi da Spazio, proprio vicino al Castel-
lo, dal 1971 storico ricovero pavese per gli amanti della
notte. Giulio, un antesignano, in particolare per Pavia, cit-
tà del Nord, fortemente incline alla tranquillità e al riposo
notturno a garanzia di solida produttività diurna.
L’idea di base era la notte come “notte bianca“ per ria-
bilitare le ore buie della nostra vita, concezione che solo
in tempi recenti Parigi e Roma hanno scoperto. Da Giulio
un’ultima pizza e soprattutto un’ultima birra (chiedetelo
al Prè, al Lisi, a Domenichini…) non si è mai negata a
nessuno fino a tarda notte e poi, stremati, tutti a nanna!
Attività ludico-ricreative ditazione necessari per un giusto ascolto di memorabili ver-
sioni di “posto di blocco” di Lorenzoriccardiband, o avreb-
di Marco Morani bero magari rischiato di disturbare le sentite lacrime che
solevano sgorgare dai dolci occhioni di qualche esemplare
A Spazio nulla era vietato, ma solo apparentemente; l’at- in via d’estinzione di “femmina sinceramente di sinistra”
mosfera ordinatamente anarchica e sinceramente demo- allorquando le sapienti corde della chitarra di Antoniocar-
cratica finiva spesso col trarre in inganno gli avventori più taband accarezzavano qualche hit di Guccini.
ingenui. Non esisteva un decalogo comportamentale codi- Il giuocatore di carte, incline ad interminabili e masochi-
ficato e senz’altro si percepiva una certa idiosincrasia nei stiche sedute di musicoterapia, fremeva e soffriva durante
confronti delle “regole”, ma Spazio aveva le sue regole, di lunghi set che spaziavano fra i generi musicali più svaria-
interpretazione non sempre accessibile ai più, ma inflessi- ti senza mai riuscire a catturare la sua attenzione e meno
bili e sovente corredate da conseguenti sanzioni. Entrando ancora a scalfire i suoi sentimenti (diciamolo, non gliene
l’occhio, dopo essersi ripreso dalla meravigliosa cascata di fotteva assolutamente un cazzo!), in attesa di poter final-
rosso che incorniciava la galleria di visi del “Che”, cadeva mente scaricare le sue tensioni nella tenzone di cui sempre
inevitabilmente sui giochi di società, sulla pila di scacchie- è foriero il giuoco delle carte quando giuocato con sapienza
re e sul mucchietto di mazzi di carte, ma Spazio non era e maestria. Il momento dei bis era sofferenza pura e gli
una ludoteca. Mancava, è vero, il famigerato cartello con applausi entusiastici che richiamavano sul palco l’artista di
la lista dei giochi proibiti: zecchinetta, concincina e rami- turno suonavano come offese personali, autentiche stiletta-

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no pockerato non erano tabù, solo termini sconosciuti ai te, colpi di grazia che prolungavano per interminabili minuti
più. I frequentatori più assidui e più attenti probabilmente la separazione dall’oggetto del desiderio. Ma poi d’incanto
ricorderanno un memorabile sabot improvvisato con un’im- la musica scemava, le luci si accendevano, i fans guada-
probabile gazzetta dello sport (credo l’unico esemplare gnavano l’uscita (cosa cazzo vorrà mai dire guadagnare un’
mai comparso nella lunga e gloriosa storia del locale e uscita? mah!) e il giocatore, ingigantito dall’impazienza si
concesso nell’occasione solo per la particolare bisogna) e presentava, al bancone sventolando impettito il dito indice:
quattro pistola impegnati in un acceso black-jack sotto gli “Scusi, posso avere le carte?”. Ma il camaleontico Bruno,
occhi amorevoli e forse leggermente invidiosi del Bruno la sfoderava prontamente un altro dei suoi personaggi; non
cui mente senz’altro correva veloce e alle mitiche puntate più Marx e men che meno Babbo Natale, il Bruno indossa-
in ape-car al casinò di Aruba. (vedi nota). Passati di moda va i panni di un novello Caronte, inflessibilmente pronto a
con gli ultimi ricambi generazionali e l’avvento degli odiati traghettare il giuocatore all’inferno della negazione del pia-
giochi elettronici (SEGA: una casualità?) i classici giochi da cere: “No. I cart ti a dò no!”. A nulla valevano i tentativi di
tavola, restò il giuoco delle carte; ma al giuoco delle car- intermediazione; anche la Daniela, malgrado la sua prover-
te non si accedeva facilmente. Erano lì, le potevi vedere e biale tenacia che molti frettolosamente e superficialmente
quasi toccare ma appena ti avvicinavi scattava la prontis- scambiavano spesso per “cosmica propensione a spaccare
sima reazione del Bruno: “Sa fet?”. Durante i concerti, per i maroni”, era costretta mestamente a battere in ritirata. Il
rispetto agli artisti, il giuoco delle carte era rigorosamente giocatore a volte affranto, a volte irritato accennava una
proibito In effetti, le frasi di rigore pronunciate dai giocatori reazione, lanciando sguardi languidi verso il desiato giuoco
di scopa “ostia, fa balà al set!” “un bel fante…una bella delle carte, ma mai una volta l’ebbe vinta.
scopa…ma quanti fanti hai?”, “mavacagà, il mas l’è ‘l me, L’unica spiegazione mai ascoltata dietro il bancone?
piral!” poco avrebbero giovato al raccoglimento ed alla me- “Li lù al ma sta in si bal!”.
frammenti Noi e le banche ventura, preso atto che non eravamo più negli anni ‘70 e
che la realtà era molto più complicata e costosa di quan-
“L’è dumà ciucc!”
Ancora oggi, chissà perché, mi viene istintivo associare to pensassimo, abbiamo dovuto per forza rivolgerci alle
Festa per i 18
l’idea di Banca all’inquietante aforisma brechtiano: “È più Banche.
anni della figlia di
delinquente chi fonda una banca o chi la sfonda?“. Ne abbiamo girate diverse in città ma, per la serie “…
una nostra amica.
1) Bruno ha lavorato in banca per 10 lunghi anni. Sembra piove sul bagnato“ abbiamo dovuto prendere atto che le
Suonano i Long Horns;
incredibile ma è vero! 10 anni di in/sofferenza quotidiana Banche concedono prestiti solo a chi dispone di garanzie
si beve gratis (non
e costante per lui, anarchico e barricadero, tutto sanda- illimitate o a chi è potente (caso Parmalat insegna). Per
rifaremo mai più
li-jeans-collanine (indossava il “vestito buono“, giacca e fortuna la Popolare di Lodi, appena sbarcata a Pavia, ave-
lo stesso errore!).
cravatta, solo a Carnevale, quando gli altri si mettevano va bisogno di nuovi clienti e quindi ci ha aperto un credito,
Il livello del tasso
in maschera) e così lontano dall’immagine del bancario per noi assolutamente vitale.
alcolico, per un
modello. Va detto che la banca in questione non si sarà Nella stessa Banca (perlomeno nella Filiale di Pavia) gli
momento, ci sfugge
mai pentita abbastanza della sua assunzione (e in quegli impiegati non se la tirano: si respira un clima “norma-
di mano: i ragazzi
anni era molto, ma molto difficile liberarsi dei lavoratori le“, non da “santuario dell’alta finanza“, come succede
(tutti giovanissimi)
scomodi e politicizzati, altro che riforma dell’articolo 18!). altrove. Menzione speciale per Eugenio Tartanelli, il
hanno capito che non
2) Banche e Spaziomusica. Le banche dovrebbero servire, cassiere-letterato, ora in pensione, competente e sempre
diamo da bere a chi
tra l’altro, a prestare dei soldi. Agli albori della nostra av- molto gentile.
è alterato e (bravi
furbi) spediscono solo
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quelli sobri a rifornirsi
Al casinò in Ape car delle costruzioni. L’Ape car era l’elemento che gli dava
al bar. Ad un certo
punto un ragazzo un tocco di classe in più: non si poteva non notarla tra
Inizio anni ’90. Una ditta di Perugia contatta Bruno: “Mo- le Limousines con autista, tutte in fila, tutte uguali che
impallidisce, sta
rani, abbiamo urgente bisogno di un topografo; sede di circolavano laggiù. E difatti ci guardavano tutti!
male. Mi preoccupo e
lavoro Aruba”. Incredibile: Aruba – Caraibi! Bruno accet- Al primo Casinò, pieno di americanoni in vacanza e di
chiedo aiuto.
ta al volo. Avrebbe anche dovuto guadagnare dei soldi, venezuelani, tutti rigonfi di dollari, il cameriere si allarga
“Ma va’ –
e neanche pochi. Teoricamente. Cominciano ad arrivare in un sorriso “Hey, Bruno, my friend!” Secondo Casinò:
sentenziano Plinio
i rendiconti della carta di credito: una lista interminabile “Mr. Morani, how are you?” Capisco al volo: ecco dove
e Giovanni dall’alto
di spese. “Vabbe’, si sarà comperato lo stereo, e poi la finivano i soldi! Anche quella sera gioca, però solo alle
della loro esperienza
tv, e poi l’attrezzatura da sub, e poi sicuramente si sarà slot machines; perde e mi accusa “Sei venuta dall’Italia
– l’è dumà ciucc”.
fatto tanti amici a cui offrire da bere …” però i conti non per portare sfiga!” “Veramente non c’era bisogno che ar-
Avevano ragione
tornano lo stesso. Arriva l’estate, parto per Aruba. rivassi io, ne avevi già abbastanza da solo!” – gli dico di
loro, niente di cui
La sera stessa del mio arrivo Bruno mi dice: “Dai, an- rimando.
preoccuparsi. È bello
diamo al Casinò: c’è l’aria condizionata e in più si breve Enorme è la sua soddisfazione quando, parecchi anni
poter contare su amici
gratis!”. Mi carica nell’Ape-car della ditta (“non la voleva dopo, vince, da solo, quasi cinque milioni delle vecchie
così rassicuranti.
nessuno, così l’ho presa io!” mi dice): perfetta per il suo lire al Casinò di Campione. Quei soldi erano destinati a un
look, più da musicista on the road che da professionista viaggio insieme. E invece li ho spesi per il suo funerale.
I vicini polari, per contenere i vari Lisi, Scardina, Seba, Pantino,
Antenucci & C. e per limitare al minimo i cori ubriachi.
“I Vicini”: una categoria di persone che solitamente mal Un po’ supplicavo, un po’ la mettevo sul patetico, un po’
si concilia con un locale di musica, in particolare di questi mi incazzavo: ho dato fondo a tutte le mie risorse di vec-
tempi in cui sempre più difficile è la convivenza tra “la chia maestra! Devo dire che ho sempre potuto contare
gente” e “il popolo della notte” eancor più in particolare a sulla collaborazione dei più tranquilli (Spino, Taglietti…)
Pavia, città che è riuscita ad eliminare quasi del tutto dal oltre che delle ragazze, come al solito le più assennate.
suo centro i locali notturni (Docking, Matisse…). Nemmeno mai pensato a buttafuori o cose del genere (di
Ovviamente anche noi, all’inizio, abbiamo avuto qualche solito li complicano i problemi, anzichè risolverli). Il gran-
problema. Va detto che i vicini avevano anche delle buo- de affetto che ci legava tutti riusciva a risolvere anche
ne ragioni dalla loro: all’epoca Spazio non aveva neanche queste situazioni da “disturbo della quiete pubblica”.
uno straccio di insonorizzazione (non appena abbiamo
avuto i soldi ci ha provveduto Bruno, pezzo per pezzo, In fondo al cortile: i Quoex
pannello per pannello), quindi i volumi della musica suo-
nata, per quanto cercassimo di contenerli, uscivano ecco- Il primo è stato Gino Quoex, il “Ginetto”, diminutivo in
me. E poi, prima di noi, quella zona era assolutamente e netto contrasto con la sua stazza imponente: baffi spio-
completamente silenziosa. venti, sigaro perennemente in bocca. Un
Ad avercela con noi però era soprattutto Un encomio quindi ai personaggio. Presenza fissa nei primi

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un personaggio molto noto, un lumina- residenti di via Calchi e anni di Spazio.
re, che ha cominciato a lasciarci in pace un encomio solenne agli Dopo la sua morte sono arrivati il fratel-
dal momento in cui, nel periodo di Mani abitanti del condominio lo Mario con la moglie Pina. Eravamo
Pulite, si è trovato a dover affrontare di via Faruffini 11, pro- preoccupati: casa loro è proprio in fon-
problemi ben più pesanti dei decibel di prio a ridosso di Spazio do al cortile, praticamente attaccata
Spaziomusica! (dove sta anche Angelo al palco di Spazio; una coppia di mezza
Negli anni successivi si sono poi stabiliti Danza, amico di vecchia età, il casino… Ed invece… mai una la-
costumi, tutto sommato, di buona vici- data di Bruno). mentela, anzi, perché Mario e Pina sono
nanza, improntati al buon senso e alla persone non comuni, persone che tutti
tolleranza reciproca. vorrebbero avere come vicini: gentili, di-
Insonorizzazione a parte, il problema vero e di difficile sponibili, sorridenti. Un pomeriggio sono andata a casa
soluzione (ed è così per tutti i locali) è sempre stato il mo- loro per scusarmi: la notte prima c’avevamo dato dentro
mento in cui Spazio si vuotava, quando uscivano grandi con la musica fino a notte inoltrata. “Ma va’ – mi hanno
compagnie, soprattutto di studenti, non più propriamente detto mentendo spudoratamente – non abbiamo sentito
sobri e con una gran voglia di continuare a divertirsi e fare niente! Guarda che, tante volte, per sapere se c’è musica,
casino (com’è giusto, con le dovute maniere, e non solo a dobbiamo abbassare il volume della nostra televisione! E
vent’anni). Quante volte dopo insulti (di Bruno) e prediche poi siete giovani (insomma!? n.d.r.) fate bene a divertirvi,
(mie) mi è toccato uscire, affrontando anche temperature così fate sentire più giovani anche noi!”.
S.I.A.E. se Angela Bossi, Maria Pia Brochetta, Anna Maria
Gariboldi e Ileana Migliazza ce la mettevano tutta per
Un rito penitenziale, a scadenza quindicinale, cui nessun cercare di rendere il clima se non allegro, almeno un po-
gestore di locale di musica può sottrarsi è il pagamento chino più vivibile per tutti. In tanti anni ne ho viste di tutti
della SIAE (Società Italiana Autori ed Editori). i colori: un’impiegata lavorare più di 15 minuti e compilare
Non è questa la sede per entrare nel merito del problema, diversi moduli per riuscire a farsi dare 11 mila delle vec-
certo è che le Istituzioni dovranno ben trovare un sistema chie lire dallo sfigato proprietario di uno sfigato calcinculo
che tuteli il diritto d’autore a costi meno proibitivi per chi di periferia che aveva la sventura di usare audiocassette
suona e per chi promuove la musica dal vivo. (E l’Enpals per attirare i clienti.
obbligatorio per tutti, di più recente introduzione, non ha Mi è anche capitato di incontrare uno studente che, la not-
certamente migliorato le cose!). Fino alla metà degli anni te prima, bello ubriaco aveva fatto un casino micidiale a
Spazio facendoci divertire
La mia amica poetessa Maria Teresa Camera ha prodotto una serie di acrostici troppo belli sulla SIAE: tutti ma anche costrin-
Subitanei Sempre Sudati Sostiene Subire gendoci a tirare tardi. Gli
Incassi Incombenti su Introiti Inventiva Inevitabili si leggevano in faccia i
Amabilmente Artistici Asportati Artisti Apocalittici postumi della sbronza, ma
Estorti Eventi Esosamente Esordienti Esborsi il suo pallore era diventa-
to quasi mortale quando
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’90 l’ufficio di Pavia era in uno stanzino molto modesto l’impiegata gli aveva co-
sito in Galleria Manzoni; poi il trasferimento in uno spazio municato la cifra da pagare per organizzare un concerto,
moderno e bene arredato nel Centro Commerciale Miner- seppure gratuito. ”Non canti più stamattina?!” gli avevo
va ”pagato con i nostri soldi!” dicevo spesso con divertita allora detto io, allenata a convivere in debito di sonno,
irriverenza al Direttore. E ancora: “Con tutti i soldi che con un vago sapore di rivincita. Capitava spesso che, per
abbiamo dato alla Siae in questi anni avremmo potuto riempire il tempo della coda, mi imbarcassi in animate di-
far venire i Rolling Stones a Spaziomusica!”. Il “grande scussioni con il direttore. Nonostante la divergenza di idee
capo“, il direttore era il ragioniere Luigi Deandrea, aria fosse pressoché totale c’era un grande rispetto reciproco:
burbera e severa, che inizialmente metteva soggezione, è arrivato al punto di darmi il voto alle elezioni Comunali
ma che si era progressivamente rivelato un “funzionario del ’93, confessandomelo mesi dopo.
dal volto umano“, molto corretto, una brava persona. In concomitanza con la vittoria di Prodi nel ‘96 ricordo di
(“Ad un avversario leale“ gli abbiamo scritto in occasione avergli ripetuto più volte: “Noi di sinistra cambieremo le
del suo pensionamento. scelte politiche intorno alla musica, anche la SIAE sarà
Ci è sinceramente spiaciuto apprendere la notizia della rivoltata come un calzino“ (Altro che rivoltare, nemmeno
sua morte, nell’ottobre 2001). Il clima che si respirava l’IVA sui CD siamo riusciti ad abbassare!). Il ragioniere
alla Siae non era certo dei più allegri: facce grigie, im- Deandrea andò in pensione nel ’98 ma continuò a lavorare
pastate di sonno e inclini alla rassegnazione: a nessuno fino al 99, proprio quando Bruno ed io decidemmo di chiu-
fa piacere stare in coda e ancor meno tirar fuori dei soldi dere la nostra storia con Spaziomusica. Anche le impiega-
(e tanti!). La SIAE poi ha, o perlomeno aveva, una mo- te chiesero trasferimento altrove proprio in quel periodo.
dulistica così complicata (fino al ‘99 era ancora previsto L’ultimo borderò lo pagai proprio l’ultimo giorno di lavoro
l’uso della carta carbone!) da sembrare fatta apposta per nella sede di Pavia di Angela Bossi, l’ultima impiegata
rendere la vita difficile a tutti, utenti e impiegate, anche rimasta. Una serie di coincidenze che ha dell’incredibile.
Questura di Pavia
Il verbale Ufficio politico - Digos
Protocollo 034/78pv
di Gianni Sacco Oggetto: indagine sulle attività
eversive (di genere musical-
Premesse: In occasione del sopralluogo segretato predi- bolsceviche)
sposto in data 23 ottobre 1990 dall’ufficio politico di que- presso il locale “Spaziomusica”,
sta questura, il sottoscritto si accingeva alle ore 23 e 15 sito in via Faruffini, in Pavia.
del giorno 34 novembre 1998 a compiere il suo compito. Verbale dell’ispettore
Il sottoscritto aveva precedentemente provveduto a ca- Dott.
muffamento mimetico (vestizonale) e a specifico adde-
stramento (psicologico-linguistico) per uniformarsi alla
peculiarità ambientale paramarxista-leninista che carat- Verbale vero: ne abbiamo ricevuti un tot.
terizza il loco oggetto delle rilevazioni.
Descrizione dei rilevamenti indagatori. Il sottoscritto si in- cui alleghiamo foto segnaletica). Usa frequentemente
troduceva nottetempo con un certa circospezione (come si un linguaggio in codice probabilmente diffuso negli am-
può intuire dall’aggettivo qualificativo “nottetempo”) dal bienti della sinistra extraparlamentare. Le bestemmie
momento che la prudenza non è mai troppa. sono usate come punteggiatura. Il sottoscritto ha pure
Il sottoscritto ha temuto che la copertura venisse scoper- intercettato brandelli di una lunga conversazione con un

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ta nel momento in cui, con la disinvoltura che richiedeva avventore al banco (da identificare: nome probabilmente
la delicata missione, ha agganciato il titolare (B. M. di cui in codice, Spiaggi) in cui i più sospetti riferimenti erano
di seguito) chiedendo un caffè e affrontando amichevol- a delle misteriose saldature (connessioni internazionali?),
mente l’argomento del campionato di calcio italiano che è a delle brugole (cellule impazzite dell’organizzazione?),
concordemente ritenuto persino da fonti esterne alla que- al mordente noce da dare ad alcuni tavolati (regolamenti
stura il più bello del mondo. Il sottoscritto ha ricevuto sor- interni punitivi ed esemplari nell’ambito della sinistra?), a
prendentemente le seguenti maleducate risposte (testua- delle piantane da costruire (progetti di espansione dell’or-
li, ma nell’idioma padano, segue traduzione ufficiosa): ganizzazione?). Bonanni Daniela (titolare n.2) (alleghiamo
“Per il caffè eccoti mille lire e te ne vai a berlo fuori dalle foto) circuitava anch’essa nottetempo all’interno del lo-
balle e poi del calcio non me ne frega un cazzo”. Il sotto- cale pericolosi documenti eversivi sotto forma di appelli
scritto non è stato servito ma stessa sorte ha subito un che probabilmente nascondono una capillare e pervasiva
cliente ovviamente non abituale che è stato insultato per forma di proselitismo. In occasione dell’occasione della
aver comandato (imprudentemente) un bicchiere di acqua presente indagine la suddetta (che risulta essere maestra
minerale. Ho quindi dedotto che non si sia trattato di una elementare come chiaramente desumibile dalla profes-
ostilità personale ma di una generalizzata ruvidezza del ti- sionale capacità di spaccare i maroni) stava raccogliendo
tolare del locale. Risulta pertanto appurato, al di là di ogni firme per innumerevoli iniziative della più svariata natu-
ragionevole dubbio, il peculiare registro merceologico e ra politica, sociale e di costume. Non si è dato intuire
relazionale col cliente nell’ambito del suddetto locale. lo scopo di questo tentativo di sospetta mobilitazione
Escludo che per il sito in analisi valga la comune regola insurrezionale ma segnalo che ciò ha dato origine a stra-
che il cliente ha sempre ragione. Morani Bruno (titolare ni movimenti. Gran parte dei contattati, infatti, sfuggiva
n.1) risulta essere uomo con una barba comunistoide (di velocemente alla iniziativa della Bonanni, nascondendosi
frammenti negli anfratti del locale. Seppure non si possa trascurare sottoscritto ha recentemente scoperto essere veramente
l’ipotesi che costoro semplicemente fossero estenua- un frutto, peraltro gramo, e non un eufemismo delle per-
L’amplificatore ti dalla tenacia della suddetta e cercassero soltanto un sone studiate per definire una ciulata);
che non riscalda momentaneo rifugio, appare assai probabile che costoro e) il problematico accesso agli analcolici e ai prodotti del-
Nei primi, rigidissimi tentassero di non essere coinvolti in attività clandestine la macchina del caffè di cui si riferiva in precedenza;
inverni di Spazio, troppo rischiose. Si consigliano ulteriori indagini. f) il servizio è quello che è (cioè niente perché se uno non
quando spesso il va a prendersi da bere da solo non è in condizione di per-
gasolio ingolfava la Descrizione ambientale: Il locale si presentava, ad venire alla consumazione dietro assistenza del personale
caldaia bloccandola, una prima occhiata del sottoscritto, arredato con oggetti di supporto ai titolari che per inciso è molto poco qualifi-
tenevamo all’ingresso strani di promisqua simbologia tra il politico, il musicale, cato e scarsamente attaccato al lavoro).
una stufa a gas, l’incomprensibile e forse l’esoterico (si allegano alcuni Corre l’obbligo al sottoscritto di segnalare un momento di
assolutamente fuori reperti fotometrici). tensione intercoso nel corso della serata tanto che per un
norma. La scelta era
Il sottoscritto ha personalmente contato la effettiva pre- attimo il sottoscritto è stato sul punto di chiamare rinforzi.
tra essere a norma
senza di 78 clienti contati e quindi ufficialmente erano Nel momento in cui avventatamente, nel buio del locale il
e gelare ed essere
presenti - secondo il calcolo accuratamente compiuto con sottoscritto apriva la porta dell’uscita di emergenza (fatto
fuori-legge ma al
l’ausilio tecnico dell’ufficio assembramenti, cortei e ma- di per sé apparentemente non grave), si è visto (sempre il
tiepido: l’opzione
nifestazioni della nostra questura - 41 persone, di cui una sottoscritto) perso perché il titolare si è avventato contro
era per la seconda
dozzina erano donne vestite però tipo degli uomini che si bestemmiando e dubitando delle doti intellettive che il
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che ho detto, senza
lavano poco e dotate di un linguaggio piuttosto scurrile. sottoscritto avrebbe agevolmente potuto invece dimo-
alcuna esitazione.
Si rimarca oltretutto la presenza di alquanti studenti che strare visto che è risultato idoneo (4° in graduatoria) nel
Gesto automatico dei
erano lì a nullafare dilapidando i soldi che i loro babbi e concorso interno per il passaggio a mansioni superiori.
due fratelli Rende, in
le loro mamme gli avevano affidato per conseguire delle Ma al sottoscritto non è sembrato il caso di insistere col
giubbotto di pelle che
faceva molto rocker svariate laure e di alcuni soggetti, probabilmente scarti di Morani Bruno, al momento alterato come si poteva ar-
ma scaldava poco, era lavorazione del genere umano, perfettamente a loro agio guire dal colorito linguaggio usato (irripetibili i riferimenti
entrare e posizionarsi in quel contesto. religiosi). Il sospetto che nel locale di cui in oggetto si
davanti alla stufa. ascolti musica sinteticamente catalogabile come musica
Una sera, al posto Conclusioni: Il locale presumibilmente nasconde attivi- da negri è inequivocabilmente verificato dalla frequente
della stufa, Bruno tà particolari e losche (si esclude comunque la copertura presenza di consistenti aliquote dei suddetti negri che nel
aveva messo un di pratiche a sfondo sessuale vista la pressochè totale locale sia suonano sia si intrattengono, senza dare obiet-
amplificatore. assenza di figa) in quanto non si può spiegare altrimenti tivamente nell’occhio anche perché è tutto molto scuro e
Loro sono entrati ed la presenza di così tante persone, avendo il sottoscritto non si ha una percezione oculare nitida e distinta.
hanno guadagnato la personalmente verificato: Alle ore 24 e 02 il sottoscritto si allontanava dal locale, ri-
loro solita posizione: a) la mediocre qualità della birra; promettendosi di approfondire le indagini in un momento
sono rimasti così, b) di limoncello, neanche a parlarne; successivo visto che l’afflusso di personaggi poco affida-
fregandosi le mani, per c) la assoluta assenza di una lista dei panini con dei nomi bili non accennava a cessare, anzi, al sottoscritto sa che i
buoni dieci minuti, fino accattivanti tipo primavera, appetitoso, sfizioso etc.; peggio dovevano ancora arrivare.
a quando non siamo d) la mancanza di coctei con dei bei colori tipo bluette o
tutti scoppiati a ridere. verde pisquano con in cima gli ombrellini e le coccie di in fede
anguria ovvero con dentro il frutto della passione (che il il sottoscritto: Dott. ufficio politico
frammenti

Bruno dixit Tette e musica Pavesità
Deh, capo, dam ‘na bira! Era una serata tranquilla, una di quelle dove non suonava Una sera vedo entrare
Ciamam pütost “va da via il cú”, nessuno, ma non per questo meno bella, insomma una di Piero (amico di Delo)
ma ciamam no capo! quelle serate dove ti potevi mandare affanculo senza do- che da anni, per lavoro,
ver gridare. Fra una birra e un GIN TONIC io e il resto della manca da Pavia. Lo
“Lopez, l’è un microfono, l’è non ‘na canela!” abbraccio e lo investo
ciurma, ci stavamo gustando la registrazione del concerto
“O SSSignur, ghe pü la tur!” subito dopo il crollo di FLACO BIONDINI quando all’improvviso la musica si in- immediatamente.
della Torre. terrompe e sul video compaiono due tette enormi. Dalla “Ciao, che piacere
sala dove solitamente i musicisti suonavano si sente uno: vederti, dove sei stato
“Ponta’ no!” detto ad un rapinatore della banca in “oooooooohhhh.” tutti questi anni, come ti
Borgo, appena prima di capire la situazione e di vedersi Successivamente si scoprì che “il Rubert“aveva manipo- va la vita…”
puntare addosso una pistola. lato la video cassetta di un concerto del mitico FLACO con Bruno si esprime con
“Campionàt i ball!” rivolto a tutti quelli che, in musi- il film PAPRICA di Tinto Brass. un lapidario “Tel chì”.
ca, usano suoni campionati. E dopo un vaffanculo del BRUNO tutto tornò alla normali- Pochi minuti dopo arriva
tà. Anche questa era una serata a SPAZIO Vincenzo Rende; quasi
Ad una cantante: “Nanu, ghet da cantà cul micro- Massimo Zangaro (GINTONIC) ancor prima che entri gli
fono, devat no fàg i buff” ovvero “Cara, con il mi- dico: “Guarda chi c’è!”
crofono devi cantare, non avere un rapporto orale“ (la Si allarga in un sorriso
traduzione è del Tamboo) Una ragazza in due ed esclama “Tel là” Fine.
Stavano ridendo come matti; dietro mia insistenza, mi Punto.
Ad un cantante-chitarrista: “Poedi sta chi di ûr par hanno raccontato: “Io oggi ho cuccato“ “Anch’io”:

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fat la vus, ma sa set bon no at cantà, mi poedi fàg Che dire: hanno il dono
Angelo 1 e Angelo 2: grande giornata per entrambi. della sintesi i pavesi!
gnent, at set bon no e basta!” 1: “Una ragazza orientale dal viso incantevole; aveva l’a- p.s. Il mio amico
ria così sperduta…! Ci siamo fatti un aperitivo; domani ci Giovanni Riboni mi ha
Spaghetti e dentiere rivediamo. Me lo sento: ho buone possibilità”
Siamo a tavola, al ristorante perché si tratta di un’oc- spiegato che “tel chì”
2: “ Anche la mia è bellissima! Le ho dato suggerimenti e “tel là” assumono
casione speciale. Non ci vediamo dalla fame; c’è ogni per un appartamento e, già che c’ero…
ben di dio a disposizione, ma lei, la cantante america- significati anche molto
La rivedrò domani. Viene dal Vietnam“. diversi a seconda
na chiede “spaghetti al pomodoro”. 1: “Anche la mia!”
Vafff…anche perché e per il rispetto dovuto e per la dell’intensità, durata,
Quante ragazze vietnamite possono circolare, in una gior- modulazione della voce.
fottuta abitudine italiana degli spaghetti al dente fatti nata qualsiasi, in un dipartimento qualsiasi dell’Univer-
al momento, dobbiamo aspettare. Per ulteriori informazioni
sità di Pavia? Una ed una sola: la ragazza era la stessa. rivolgetevi a lui.
Arrivano gli spaghetti …ma … che cazzo sta facen- Grande la delusione sotto il cielo, meglio buttarla in ri-
do?!: prende il tovagliolo, ci sputa dentro la dentiera, dere.
lo ripiega in quattro e, senza neanche fare una piega,
comincia a mangiare, di fronte ai nostri sguardi, come
dire, attoniti.
Abbiamo già meno fame.
Sesso e amore ai tempi di Spazio Noto musicista pavese 1: ”Io, a Spazio, ho sempre fatto
tutto di nascosto; ero troppo in vista per esibire le mie
“Quis Papiae demorans castus habeatur?”... chi abitando conquiste e fare le cose allo scoperto“
a Pavia può mantenersi casto?
Da questa dotta citazione dal “Baudolino” di Umberto Eco Noto musicista pavese 2: “Quelle storie lì del sesso? E chi
si dovrebbe desumere un’ intensa vita sessuale nella cit- se le ricorda? Erano tante! Il rock rendeva bene! Dentro,
tà delle cento torri. Mi sbaglierò, ma a me non pare sia no, mai; qualcosa devo aver fatto anche in cortile!“
proprio così. Per quanto riguarda lo specifico di Spazio ci
sono due opposte scuole di pensiero: da un lato chi si è Noto musicista pavese 3: “A Spazio io ho colpito un bel po’.
sempre lamentato per “l’umera”, l’altissima percentuale Ora invece si cucca di più ai supermercati che nei locali.”
di uomini presente, fattore inibente qualsiasi approccio
sentimental-sessuale; dall’altro chi invece ha trovato a Noto musicista pavese 4: “io di solito beccavo di più da
Spazio un ambiente favorevole al sesso e, in diversi casi, spettatore: il fascino selvaggio del rocker non tira più
anche all’amore. Seguono alcune “pillole”. come una volta!”
L’identità è ovviamente coperta da segreto istruttorio:
molti dei protagonisti sono nel frattempo diventati seri ed - Qualcosa da dichiarare sul sesso a Spazio?
onesti padri di famiglia. - Be’, ho colpito più o meno una decina di fanciulle!
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A: ”Senza Spazio avrei scopato la metà…“ Lei: stupenda creatura, voce nera che ti arriva all’anima, in
B: “Grazie, altrimenti sarei sfinita“ la fidanzata più come direbbe Bruno, grande gnocca.
Anonimi alla festa di chiusura - luglio ‘99 Lo vede alla fine del concerto, me lo indica:
“Gran bel culo, lo conosci?“ dritta alla meta.
“Senza Spazio avrei scopato il doppio. A fine serata ero trop- Lui, di casa a Spazio, bell’esemplare di maschio italiano,
po ciucco: neanche Kim Basinger me l’avrebbe fatto tirare” rimane incredulo e titubante.
Quella notte non si può fare, ma si scambiano i dati es-
“La scintilla del sesso è scoppiata più volte a Spaziomu- senziali. Lui, il giorno dopo (domenica) ci telefona e chiede
sica“ - dichiarano due noti chitarristi - (ed anche con due consiglio; mentre gli parlo, Bruno, dalla poltrona, urla: “va
signore della Pavia-bene n.d.r.) e scopala! “ed aggiunge:“ portati una confezione di pre-
servativi di scorta.”
Confessioni maschili: “…dopo l’una di notte, tutti la bat- Il lunedì, quando lui entra a Spazio, con un sorriso orgo-
tevano a Spazio…” glioso ed ammiccante stampato in faccia, è l’apoteosi …
Impresa da leggenda: se ne parla ancora!
M. “Io… parlare di figa, delle mie conquiste a Spazio?
Quante pagine ho a disposizione?“ I know, it’s only a borderò but I like it, yes, I do.
G. “Tutte quelle che si muovevano lui le ingrugnava, se Un chitarrista rock (lui se lo ricorda bene), finito il concerto
anche erano belle fighe, pazienza.” si eclissava, e non da solo, per delle mezze ore in cameri-
no per completare la documentazione SIAE. Com’è che il
“Vigliacco se ho ciulato a Spazio! Tanta rid, tant giugata e programma musicale doveva sempre compilarlo il cantan-
tant muntà no …!“ te della band che, nel frattempo, si ubriacava con Bruno?
“Lopez inizia presto, finisce presto e, di solito, non porta le silenzio denso di incredulità e turbamento insieme, poi
mutande“: scritto sulla parete dei cessi delle donne. (n.d.r: scoppiamo tutti a ridere. Be’, non so come mai, ma 20
Lopez mi ha dato la sua autorizzazione a riportarlo). minuti dopo Bruno ed io siamo già a letto.

È quasi ora di chiudere ma…wow… arrivano le donne … “Una sera, forse, ho scopato una tedesca, appena uscito
un tot. F. si illumina: a colpo d’occhio capisce che ce n’è da Spazio. Forse. Me l’hanno detto gli amici, io non mi
anche per lui. La sua teoria è: se stai vicino ad amici alti e ricordo, avevo bevuto troppo.
belli, qualcosa, magari di seconda scelta, racatti su anche Mi ricordo che avevamo cominciato a limonare dentro, poi
tu. Ha già adocchiato la possibile preda e sta tessendo la ho un vuoto di memoria. Mi sembra che non fosse tanto
trama. Però … è tardi, ed io ho sonno: capisco al volo la bella, anzi. Bruno, che si era accorto di tutto, la sera dopo
situazione, ma la voglia di casa prevale. E poi, vabbè … mi ha confortato: “T’è fat benone! Mi n’ho cunnusù di dòn
reggergli anche il moccolo… pusè bel, ma n’ho anca ciulà di pusè brüt”.
Si chiude, fuori dalle palle, buonanotte fiorellini. L’interru-
zione è fatale. Non si interrompe così un’emozione. E lui, Consigli per gli atleti: Noto allenatore pavese suggeriva
non me l’ha ancora perdonato . ai suoi giovani atleti una “seghettina di alleggerimento”
prima del sonno. “Pratica che ancor oggi ritengo, a volte-
È stato un grande concerto rock. Felici e soddisfatti ce la indispensabile - dichiara - e funziona”.
godiamo e ce la contiamo su. Arrivano le tre. Vogliamo

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tutti andare a dormire. “Dov’è il chitarrista?“ “Dov’è la Di musica e di gnocca: “A Spazio andavo per i concerti. E
Giovanna?“ Missing. di concerti, da brivido, me ne ricordo tanti. Se poi capitava
Ho un’intuizione: vado in fondo, nella sala concerti, li di trombare... meglio ancora!
chiamo più volte, ma nessuno risponde. Allora spalanco di Tutte le volte che ci mettevo piede Bruno, che aveva capi-
botto l’uscita di sicurezza: la luce è accecante: mani che si to il mio spirito “cavalleresco”, mi dava buoni consigli. Se
muovono, movimenti strani, abiti sparsi: che abbia inter- c’era qualche ragazza “potabile” mi lanciava un segnale,
rotto un amplesso? un piccolo gesto come per dire: “Ok, vai, tu che puoi”. Ed
io ho sempre eseguito, con piacere ed anche con profitto.
“- ti voglio tuto tanto - così mi ha detto una ragazza tede- Grande Bruno! (un musicista).
sca appena conosciuta a Spazio. Cosa facevo: mica potevo
tirarmi indietro! Ne andava del buon nome del locale!” Quando saltano i concerti: “Una sera arrivo a Spazio: sal-
tato il concerto. Che rabbia! Invece è stato molto meglio
È tardi, è quasi ora di chiudere. Una mega compagnia si così perché proprio quella sera ho conosciuto ed intortato
attarda tra birre, bruschette e parole in libertà. la cantante di un gruppo; anche se aveva il fidanzato (che,
Sono amici, sono simpatici e divertenti ed hanno, anzi l’avevo capito subito, contava come il due di picche).
avrebbero tutta l’intenzione di tirar mattina. E lei, mi ricordo bene, aveva due belle bocce“ (lo stesso
Ma s’ha da chiudere. E non è neanche serata di Affangiu- musicista di “Musica e gnocca”)
lio, chiuso per turno di riposo. Che fare? Ho un’idea: mi
avvicino tutta seria: “Scusate, ho un problema: Bruno ha
preso il Viagra più di mezz’ora fa: mi affido al vostro buon
cuore ed alla vostra comprensione”. Qualche secondo di
– Introduzione
– Concerti ed iniziative per giuste cause
– Dov’è finita la falce&martello?
– Tempo di elezioni: La candidatura / Suono Progressista
– Corvo Nero non avrai il mio scalpo
– Spazio alla gita
– Lacrime: Bruno da Spaziomusica
– Cronaca di una vittoria annunciata
– Rutelli Boys
Raccolta firme:
– Per Spazio
– Per Radio Ticino
– Per Norberto Bobbio Presidente (Kapil / Caniggia)
– Bo.Bi: boicottiamo il Biscione
– No all’accordo con la Destra
– Per Sofri-Bompressi – Pietrostefani
– Non facciamoci del male
La politica

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Erano gli anni 80, i “famigerati” anni 80, gli anni degli
yuppie, di Craxi: anni avidi ed egoisti in cui il denaro, che
sembrava scorrere a fiumi, ed il successo erano al centro
dell’universo. Dopo la straordinaria stagione delle lotte e
dell’impegno erano arrivati, nostro malgrado, gli anni del
riflusso. Ricacciati nel privato. La grande forza collettiva
della nostra generazione dispersa in migliaia di percorsi
individuali che faticavano ad incrociarsi in un mondo trop-
po diverso dalle nostre utopie e dai nostri sogni.
Duro da digerire per noi: la Sinistra nel DNA, la ribellione
come scelta esistenziale, la politica come dimensione di
vita e di valori condivisi. Bruno molto più estremista di me
nelle sue scelte. Entrambi lontani dai riti della politica uf-
ficiale che nemmeno la grande ventata del ‘68 era riuscita
ad intaccare. Né nostalgici né sconfitti. Fedeli alla linea.
Orgogliosi della nostra storia. Spaziomusica era fatto a
nostra immagine e somiglianza. E bastava metterci piede
per capire al volo che quel posto lì non era omologato e
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neanche “politically correct”. Bastava incrociare la faccia
di Bruno, il suo barbone alla Karl Marx, i suoi capelli da
fricchettone... Bastava buttare l’occhio a tutto il “rosso”
che c’era ed ai “sacri simboli” sparsi a piene mani:
– le mega bandiere rosse, cadeau di Marco Ferraris al ri-
entro di un viaggio nell’ex-Impero Sovietico.
– i ritratti manifesti del Che.
– Lenin arringante la folla: una statuetta pazientemente
impreziosita da Bruno con una sottile lamina dorata (i pri-
mi anni la usavo come test per saggiare orientamento e
conoscenze storico-politiche dei nostri avventori)
– un manifesto intorno alle mutazioni di compagni-falce e
martello sapientemente disegnato da Bruna Gnocchi.
– Il nostro “albero di Natale alternativo“: la falce e mar-
tello con lucine intermittenti.
Concerti ed iniziative per giuste cause

– “Free Mandela“: Louis Moholo Viva la Black - 1987
– “Concerto per il Nicaragua” - Gaetano Liguori e Guido
Mazzon - 1989
– “Nella mia città nessuno è straniero“- Lorenzo Riccardi
con intervento di Massimo Bubola a sostegno dei candi-
dati FGCI nelle elezioni del 1990
– “Gli Americani stanno bombardando Baghdad“: Spazio-
musica chiude la notte in cui hanno inizio i bombardamen-
ti 17-1-1991
– “Suono Progressista“: Spaziomusica e musicisti di Pa-
via in appoggio ai Progressisti nella campagna elettorale
del 1994
– “Per Cuba“: la band di Flaco Biondini: serata di solida-
rietà a Cuba, contro l’embargo imposto dagli USA-1994
– “Aspettando… godrò?!“: festa propiziatoria per la vit-
toria elettorale del Centro-Sinistra alle elezioni del 1996.

55
frammenti

Cori ubriachi e chiave inglese
Agli albori di Spazio. Anche quella sera erano arrivati in
massa gli studenti del Collegio Fraccaro, i più casinisti,
tutti maschi, troppo testosterone in circolo. Incominciano
i cori: la qualità artistica è inversamente proporzionale al
livello del tasso alcolico globale. E così dalle “biciclette
abbandonate …” di Battisti si passa a “quel mazzolin di
fiori” fino a scivolare a “Faccetta nera”.
“Cosa?!! Faccetta Nera a Spaziomusica: ma siete mat-
ti?!!”. Bruno, molto più diretto di me e per niente incline
alla mediazione si presenta all’ingresso: aria truce e chia-
ve inglese old style in mano, recuperata al volo tra i suoi
attrezzi di lavoro. “Ma è solo una canzone come tante, per
noi non ha significato politico” dicono loro, gli studenti.
Bruno ed io, insieme: “Per noi invece sì, e non ci piace pro-
prio! una canzone fascista è una canzone fascista, punto.
Ficcatevelo in testa!” E così riattaccano con le note più
neutre di “Romagna mia”.
56

Hanoi ‘95

Per non dimenticare le “voci” degli anni ‘60!
Auguri! Franco Bolis (per i 50 anni di Bruno)
57
Dov’è finita la “falce & martello?”

Una gigantesca “falce e martello” in legno, contornata da
lucine intermittenti: sorridevano tutti quando, entrando a
Spazio nel periodo delle feste, si trovavano di fronte a
questa sorta di “albero di Natale alternativo”. Bruno si
era divertito a costruirla ed era molto soddisfatto del suo
lavoro. Dopo la chiusura di Spazio, la posizionavamo nel
terrazzino di casa nostra suscitando commenti a non finire
da parte di chi, ignaro, passava da via XX Settembre ed
alzava gli occhi al cielo. (Come Mirtillo che sta ridendo
ancora adesso all’idea).
Questa “scultura comunista” fa ora bella mostra di sé in
uno splendido casale nel cuore dell’Umbria, in una vallata
piena di olivi e girasoli. Un casale ristrutturato con pas-
sione ed arte antica, pietra dopo pietra, da Rino e Nadia
Bugiolacchi, grandi amici sin dai tempi in cui Bruno la-
vorava in Algeria. Non ci poteva essere collocazione mi-
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gliore. Loro me li sono trovati davanti alla porta di casa
la sera dopo la morte di Bruno. Potevano fermarsi solo
un paio d’ore perché Rino doveva riprendere il camion da
Gubbio alle quattro di quella stessa notte. Ed avevano
fatto più di 500 km solo per vedermi, per abbracciarmi,
per starmi vicino. “Voi siete pazzi! Un viaggio così…!“
“E che, potevamo non venire ?!“ mi hanno risposto in tut-
ta semplicità. Loro sono fatti così, ma per davvero!
E nel casale, sopra il camino, la foto: una gigantografia di
Bruno (ce n’è una copia anche a Spazio) scattata da Rino
che, meglio del più professionale tra i fotografi, ha saputo
fermare in un’immagine il Bruno più vero, il “suo” modo
di essere e di stare al mondo.
Riprodotto
con perizia e passione
da Bruna Gnocchi

59
Famiglia Bugiolacchi

Rino Bugiolacchi e Bruno
frammenti

Stavo spinnando
una birra ad uno
studente, storico Tempo di elezioni Suono progressista
frequentatore di Spazio.
“E tu, per chi voti?: 1994: la posta in gioco era molto alta. L’ “unto del Signo-
Ad ogni elezione, amministrativa, politica od europea che
scontato che la scelta
fosse, scattava in me un impulso morale: portare voti ai re”, non più garantito da PSI e DC, allo sfascio grazie a
fosse ristretta ai partiti
partiti di Sinistra. Non sempre era facile, neanche in un am- Mani Pulite, aveva deciso di “scendere in campo” presen-
della Sinistra. Lui mi
biente favorevole come Spazio, convincere i tanti distanti tandosi come “l’uomo dei sogni” contro il comunismo che
guarda sorridendo:”
Se te lo dico, non mi dalla politica, gli scettici, gli indifferenti, i delusi. Oltre a di- fino ad allora - diceva lui - aveva comandato in Italia
dai più da bere!”. “Ma scutere, informare, distribuire materiale, durante i concerti (peccato non ce ne fossimo proprio accorti).
va’, sai bene che sono salivo sul palco per il mio bravo ed accorato “appello al La Sinistra, Occhetto in testa, gli opponeva la “gioiosa
democratica” lo incalzo voto”. Di solito scattava l’applauso, praticamente scontato. macchina da guerra dei progressisti”.
io. “Be’, l’hai voluto tu: Ci sono stati però almeno un paio di episodi “inquietanti”. Non potevamo non intervenire “…in una campagna elet-
io voto a Destra, ho torale così tormentata, difficile e decisiva per il futuro di
sempre votato a Destra”. La candidatura noi tutti. L’obiettivo è quello di raggiungere strati del mon-
Non riesco a do giovanile che spesso purtroppo manifestano apatia, di-
crederci:“Ma, scusa, 1993: Elezioni Comunali: ero nella lista di Centro-Sinistra: sinformazione, se non addirittura insofferenza verso tutto
allora come fai a venire “Il Ponte-Pavia dei cittadini”, con Carla Torselli (per- ciò che è politica“ - così scrivevamo allora.
qui tutte le sere, con le sona molto capace e di grande rigore morale) candidata E allora anche noi siamo “scesi in campo con una “carto-
bandiere rosse, i Che Sindaco. Bruno, sempre più scettico, aveva cercato inutil- lina elettorale”. Abbiamo contattato un tot di musicisti:
60

ect?” mente di farmi desistere; quella volta però aveva ragione tutti d’accordo, problemi zero. SUONO PROGRESSISTA
“Io qui ci sto benissimo! lui. È stata un’esperienza utile e costruttiva, soprattutto per è stato lo slogan scelto, su proposta di Roberto Aglieri.
La politica non c’entra“. le persone che ho conosciuto: in particolare Nora Zam- Il tutto è finito, come si sa, con una batosta colossale, di
Rimango choccata: botti e Antonio Sacchi (ora stimato presidente del teatro quelle che fanno proprio male.
impensabile per me la
Fraschini), ma da non ripetere: non ci sono proprio portata.
sola idea di mettere
La Lega, allora nel suo periodo d’oro, interveniva con le
piede in un bar con
sue divisioni corazzate ed i suoi slogan trucidi; noi stavamo
manifesti di Alleanza
Nazionale o Forza Italia un’ora a discutere se era moralmente lecito che ogni candi-
alle pareti. La nostra dato avesse i “santini” per la propaganda. All’insegna del
generazione masochismo anche il concerto di chiusura della campagna
ha connotazione elettorale in piazza Vittoria con una band che, in nome della
fortemente ideologica, “libertà di scelta individuale”, non aveva neanche voluto
ha la Sinistra radicata interventi politici sul palco. C’era troppa liturgia nei mec- Una sera - suonavano i Long Horns - sono stata in-
anche nelle scelte canismi della politica istituzionale, troppo poco buon senso terrotta da due ragazzi al grido “Siamo venuti qui
di vita quotidiana; e poi io ero (e sono) troppo insofferente, movimentista e ri- per ascoltare la musica, non un comizio” È stato
ho dovuto prendere belle perché la cosa potesse funzionare. Di fatto ho dirotta- uno choc: non mi aspettavo che potesse succedere
atto che non sempre to le preferenze verso altri compagni di lista che stimavo ed a Spazio! Mi sono riavuta subito e sono sicura che,
è lo stesso per le ho deciso che non mi sarei mai più ricandidata alle elezioni. con quello che gli ho detto dal palco, si sono convinti
generazioni più giovani, Mi riesce molto meglio muovermi come “battitore libero”. o a votare a sinistra o ad andare altrove a sentire i
politicamente molto P.S. Come previsto, ha stravinto la Lega, però è durata poco. concerti.
più “labili”.
Suono progressista

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Scatto democratico
di Luca Fugazza
I musicisti: da sinistra:
prima fila:
Fabrizio Poggi,
Roberto Aglieri,
Guido Mazzon,
Giuseppe Barreca,
Lorenzo Riccardi/
seconda fila:
Andres Villani,
Daniela Bonanni,
Angela Megassini,
Stefano Cattaneo,
Sergio Tamburelli,
Davide Giorgi,
Bruno Morani.
Marx è vivo / e beve rosso... Capace di essere tale ancora prima che sospettassero
stesse insegnando loro qualcosa... Sto parlando di Bruno
Ve la ricordate la poesia “Moments” di Borges? Quella Morani, naturalmente, che con Daniela è stato l’anima di
dove dice che, se potesse ricominciare da capo, cammine- “spazio musica”. A me, loro due, sono stati vicini quando
rebbe a piedi nudi da primavera ad autunno, e ci darebbe era importante esserlo. Nel ‘94, ad esempio, nel corso di
sotto con i gelati, i viaggi e le altre prelibatezze della vita? una campagna elettorale – quella della mia candidatura
E si terrebbe giusto giusto ai problemi concreti, evitando “progressista” alla Camera sorta all’insegna dell’allegra
di inventarsene di immaginari? Il finale, che tutti cono- consapevolezza che “meglio sconfitti che con le mani in
sciamo, è che sì, farebbe tutto questo se mano o peggio, vittoriosi con gli argo-
avesse di nuovo, davanti a sé, un’intera menti sbagliati”. Saltò fuori perfino
‘94: campagna elettorale
vita da vivere: ma, dice Borges, “...you una serata di “musica progressista” a
con musica “progressista”
see, I am 83 years old and I’m dying”. “spazio musica”, con tanto di cartolina
Non ho ancora gli anni che aveva Borges e manifesto e artisti bravissimi. Qualcu-
ma anch’io qualche rimpianto sui momenti perduti me lo no dell’altro schieramento venne quatto quatto e ne uscì
allevo tra me e me. Uno dei più inconfessati è di essermi sconvolto. Dopo aver visto Bruno all’opera – col maestoso
perso l’inizio e la fine, e anche il mezzo, dell’avventura barbone bianco che lo faceva assomigliare all’autore de
di “spazio musica”. Lì sembravano precettati a transitare “Il Capitale” e gli occhi che ti trafiggevano – alle retro-
tutti quelli che i loro momenti, chi più e chi meno, se li vie della conservazione, che lo aspettavano nei dintorni,
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stavano prendendo: gente, per capirci, che non ha aspet- comunicò: “Il marxismo sarà anche morto. Ma, accidenti,
tato gli 83 anni per capire dove va a parare la vita. Proba- Marx è vivo. E beve rosso più che mai...”. Giorgio Boatti
bilmente dovevano aver tutti avuto un maestro adeguato.

Roma: 1 maggio 1994
Nelle foto si riconoscono:
Davide Beltramin,
Lele Protti,
Franco Signorelli,
Giacomo, la Lori.

La foto è stata autografata
da Fausto Bertinotti
in persona, durante una sua
visita a Pavia. 25 aprile 1994: “Corvo nero non avrai il mio scalpo“
frammenti

Salvato da falce e
martello ovvero la
1994: la sconfitta elettorale pesa enormemente e non si Rivedo anche tanti miei amici friulani. “Ora e sempre Re- potenza dei simboli
intravedono vie d’uscita. Il Manifesto lancia un’iniziativa: sistenza“. Comincia a piovere: sarà il diluvio, per ore ed Stiamo chiudendo.
il 25 aprile tutti a Milano! Un segnale che, in fondo, tutti ore. Sembra di stare tra le risaie del Mekong, ma le facce Gli ultimi due ragazzi
aspettavamo: l’adesione è immediata, convinta, genera- sono belle, allegre: la pioggia aggiunge pathos alla deter- rimasti nella sala di
lizzata, senza i tanti distinguo che di solito dividono la Si- minazione ed alla voglia di lotta che si respira nell’aria. mezzo si alzano e se
nistra... Bruno prepara un grande striscione rosso: “Corvo Fradici ma felici di esserci: è il primo segnale di riscossa. ne vanno. Porto via i
nero non avrai il mio scalpo. Spaziomusica”. Partiamo: è Lo stesso striscione sarà portato, come un’icona, alla ma- bicchieri dal tavolo…
domenica, il cielo è grigio scuro, si vede subito che sia- nifestazione del 1° Maggio a Roma contro la riforma delle “Che schifo, ‘sti stronzi
mo in tanti e determinati, arrivati da ogni parte d’Italia. pensioni. hanno vomitato per
terra e sul tavolo!”.
Le mie sacrosante
Spazio alla gita (25 aprile 1994) insulti, si è riversata sul pullman di Daniela e Bruno. L’a- imprecazioni
la politica dei frequentatori di Spazio, ovvero quasi tutti raggiungono Bruno
Questa storia, a differenza della maggior parte delle al- quelli che si sono alzati dal letto. Ancora loro, Daniela che si precipita fuori,
tre, si svolge in esterno, benché fosse un esterno battuto e Bruno, animatori naturali e incosapevoli delle notti e, all’inseguimento dei
dalla pioggia torrenziale del pomeriggio, tuttavia non c’è talvolta, anche dei giorni. Anche loro appartenenti. Suo- due vomitanti per
notte che tenga, è proprio nel primo pomeriggio che si na magari ripetitivo e inutilmente orgoglioso continuare insegnargli le buone
parte per Milano. Non che ci sia da fare grande strada, a richiamare il gioco delle parti, ma appunto c’è chi la maniere. Ne intercetta

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è vero, Milano sta lì, attaccata al Naviglio pavese, sorge parte la gioca e basta, all’occorrenza, alla bisogna, chi uno, con intenzioni non
dai campi verde brillante in tutta la sua orrendezza. Tut- la gioca per un po’ e poi basta, cambia la canottiera e va propriamente pacifiche,
tavia la strada la si fa insieme, Daniela ha organizzato il tutti i lunedì a cena col padrone del vapore - appunto quel ma… un ciondolo con
pullman per la gita, il pullman di Spazio, Bruno ha prepa- giorno a Milano venne anche una delegazione della Lega falce e martello oscilla
rato lo striscione, tutti noi ci siamo svegliati per tempo, Nord e volle unirsi al corteo, difesa da un doppio cordone sul collo del ragazzo
ed è già un risultato. Ecco appunto una vistosa anomalia di poliziotti - e chi, nella parte, ci sta da sempre, con tutti che, confusamente, sta
di orario rispetto ai pullman della mia infanzia, quando i dubbi, le sfumature, la complessità con cui ci arrotolia- cercando di scusarsi. È
si visitavano gli oscuri luoghi della mo la vita in fili inestricabili. Ciò non uno che sta dalla parte
Resistenza ligure a seguito di par- toglie che si giocasse anche, sul pul- giusta, un “compagno
Cara Daniela, ho pensato al 25 che ha sbagliato”, che
tenze all’alba e cosa fosse accadu- aprile, al bisogno che sembra lman e per la strada, buttati dentro
to, in quei grumi di case affondate il corteo, confusi di noi e tra gli altri, deve solo imparare a
davvero tornato di scendere in bere o perlomeno a
dentro i boschi, lo si apprendeva a piazza e farsi vedere e sentire, si giocasse con la litania del compa-
bordo del medesimo pullman, ma, gni contiamoci, ognuno conti il suo raggiungere in tempo
alla necessità di non dare nulla il bagno in caso di
sinceramente, non ricordo bene nul- per scontato, neppure la Resi- vicino e questo triplicava, quadrupli-
la di eccidi famosi, imboscate e atti cava i numeri e la pioggia ingarbu- necessità. Il tutto
stenza e le libertà di cui ancora, e finisce con un“ va ‘da
generosi di quotidiana resistenza spero per molto, continueremo a gliva ulteriormente il già disordinato
per la libertà: ciò che mi è rimasto è gruppo di Spazio, che, comunque, via il cü” grondante di
godere.... così ho scritto, come se comprensione.
una sorta di appartenenza genetica Bruno fosse qui, davanti ùa me, ben si portò dalla provincia alla città
a una parte, quella stessa parte che sogghignante... e contribuì, a suo modo, alla grande
è uscita faticosamente dalla notte Ti voglio bene, Camilla manifestazione del 25 Aprile 1994.
pavese e a spizzichi, a bocconi, a Camilla Giubbini
Lacrime: Bruno da Spaziomusica

1994: un bambino albanese si imbarca clandestinamen-
te per raggiungere il padre in Italia o è forse la famiglia
divisa che si ricongiunge. Questa storia da libro Cuore
non può lasciare indifferente neanche Berlusconi che si
commuove e piange, in diretta TV ovviamente. Si impegna
anche a trovare abitazione e lavoro affinché la famiglia
possa rimanere unita (mi pare sia stato poi un Comune
dell’Oltrepò a farsene carico). Una scena così commo-
vente (quella di Berlusconi che piange) non può lasciarci
insensibili: anche Bruno si commuove.
Le immaginette di Bruno con la barba imperlata di lacrime
vanno a ruba, però nessuna TV lo inquadra.

Cronaca di una vittoria annunciata
64

Quella domenica del 21 aprile 1996 ce la ricorderemo a
lungo. Un volantino propiziatorio: “Aspettando... godrò?!”
(la vittoria era nell’aria) con un testo molto bello di Paco
Ignacio Taibo II “...pronti alla fine per quella nuova so-
cietà, quel nuovo paese che ci inventammo...” Apertura
speciale con la scusa di una jam session; coppe, salami,
bottiglie da stappare scaramanticamente nascoste.
I primi exit-poll, le prime proiezioni, poi la faccia di Emilio
Fede: ma allora è proprio vero: abbiamo vinto! Tripudio
generale, baci, abbracci: è la fine di un incubo. Spazio si
riempie: un gioioso via vai che durerà fino all’alba.
Si suona, si canta, partono cori con le canzoni di lotta.
Presa dall’entusiasmo lancio un’idea: “Tutti in piazza
Grande a festeggiare!” Mi riportano a terra: “Veniamo da
lì: è tutto deserto!” Mi ero dimenticata che la “pavesità”
non consente manifestazioni di giubilo eccessive. Chisse-
nefrega: abbiamo vinto e qui, a Spazio, siamo in tanti e
tutti felici “...cogli l’attimo!”
Rutelli boys tati Rutelli: fiducia, speranza e aria serena sullo sfondo di
bandiere blu e arancio. Qualcuno si dà da fare sul serio,
2001: Bruno mette la sua critica corrosiva al servizio provando a replicare ai manifesti del tipo “Pane e f... per
del candidato ulivista e del suo entourage. Memore dei tutti”. Banchetti per le strade, manifesti, volantinaggi: si
“Papa boys“ di cui tanto s’era parlato nell’anno del Giubi- danno da fare i “Rutelli boys” anche se di boys in sen-
leo, è così che apostrofa Massimo Depaoli, seriamente so anagrafico se ne vedono pochi. Faccia pulita, camicie
impegnato a sostenere Rutelli:“... Tel ‘chi il Rutelli boy!”. in tinta, aria educata, gentilezza con le vecchiette che si
aiutano ad attraversare la strada, pacatezza nello spie-
Ecco la replica di Massimo: gare che abbiamo governato bene, che siamo entrati in
“E per poco non si avverò un’altra mutazione stilistica: Europa, che il paese è più civile, che non siamo comunisti
Bruno in calzoncini corti al ginocchio, con calzettoni blu, (cioè, alcuni sì, ma di quelli miti...), rispetto per l’avversa-
camicia azzurra, cappello con le tese e, soprattutto, aria rio, lessico corretto e scorrevole, delicatezza verso l’inter-
ottimista e costruttiva. Sì, ci sarebbe piaciuto averlo fra i locutore, che va convinto e non aggredito.
“Rutelli Boys”. 2001: si prepara la vendetta elettorale di Ci siamo detti: ma è l’identikit di Bruno! Abbiamo tentato
un Berlusconi ghignante che è riuscito a rimettere insie- invano di arruolarlo, anche ricattandolo moralmente con
me Fini, Bossi, Buttiglione, De Michelis e Rauti. L’Ulivo la solita minaccia: “Guarda che così fai il loro gioco”...
tremante e sperso “s’avanza e ristà” finché trova qualcu- Sarebbe stato un perfetto capo drappello. Davanti al ban-
no che “ci metta la faccia” pur sapendo di perdere. Così, chetto, mentre avvicina una anziana signora intimidita:

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Francesco Rutelli diventa il nostro candidato e quel poco “Signora?” “Sì?” “S’at vuti par Berlusconi a’t dò ‘n lur-
o tanto di spirito ulivista si rimette a trottare con i Comi- don!”
frammenti

Ritmi del bere e differenze di civiltà Te lo dò io il microfono
Acuta osservazione di un pianista inglese alla prese Una normalissima serata pavese: gli Whales, giovane
con un feroce mal di testa, dopo una nottata di birra e band, impegnati nel sound check (signur che cuncert!).
sregolatezze: “È sempre la stessa storia: quando vengo Arriva Bruno con uno strano scrigno aperto tra le mani.
in Italia mi rovino. Massi, il cantante, capisce subito che è un microfono
È che a Londra devo per forza avere ritmi veloci nel di quelli super, un Sennheiser nuovo di pacca, di quelli
bere birra, dato che i pub chiudono alle 11.00. Quando che costano una cifra. Si sente già eccitato alla sola
arrivo qui mantengo lo stesso ritmo, ma vado avanti idea…Ma Bruno chiarisce subito:
fino alle 2, alle 3 del mattino. “T’la vèdat quest’ chi? L’è al mej. Ciàpat’la no. Fin ca
Italy is very dangerous for me!” t’imparat no a cantà at’la druarèt mai!” Il Massi, non si
è ancora ripreso da quel trauma artistico.
Come far menare gli amici
Gli anni della tessera. Entra uno: con fare arrogante, Un vegetariano e la pancetta
mi dice che lui la tessera non la vuole fare ed ordina In pizzeria: spaghetti per tutti. Lui, chitarrista rasta
da bere. Con pazienza gli spiego che non possiamo pro- straordinariamente bravo, è rigorosamente vegetaria-
prio. Lui insulta (per fortuna a Spazio, di persone così, no e lo dichiara. Il cameriere, che capisce l’inglese, con
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ne sono girate pochissime). Per litigare bisogna essere nonchalance mi si avvicina e mi avverte: “C’è qualche
in due: io faccio finta di niente, lui continua con gli in- pezzo di pancetta nel sugo”. “E chissenefrega! Tanto
sulti. La situazione è molto spiacevole. Bruno perde la non se ne accorge nemmeno!“ dico io. Non va proprio
pazienza (gli bastava anche molto meno per perderla) e così: d’un tratto, mentre mangia, dovrei dire che “im-
lo “invita” ad uscire. Io, ovviamente, li seguo: mi metto pallidisce” (ma, essendo lui nero-nero non so che verbo
nel mezzo per evitare che si menino. Risultato: Bruno, usare), comunque strabuzza gli occhi, comincia a tossi-
spiazzato, preoccupato soprattutto di non far colpire re e quasi quasi vomita nel piatto: gli era capitato un
me, si becca un pugno in piena faccia. L’altro se ne va pezzetto microscopico di pancetta sotto i denti! Vabbè,
(e non lo rivedremo mai più: obiettivo raggiunto). sono io che ho sbagliato: il rispetto delle scelte etiche
“Bruno, mi spiace. Però, dai, abbiamo affermato la no- individuali, i diritti delle minoranze ect.ect., però, che
stra superiorità morale” tento di dirgli. palle ‘sti vegetariani!
“Di pü gnent, fa pü gnent... Tàs! Fat i cassi tò una quai
volta!” è la sua livida risposta. Era, come dire, un po’
alterato. E quella volta aveva ragione lui.
frammenti

L’onore della scorta I due dell’anatra selvatica
Era un lunedì. Loro, i Mendoza Dance Party arri- “La vuoi un’anatra selvatica? Non una normale, una
vavano direttamente dall’Olanda con un pulmino, un gigante: non si è mai vista una roba così! L’ha tirata
leggendario Wolkswagen d’annata. Erano in 7 o 8. sotto una macchina davanti alla nostra e noi l’abbiamo
Ci telefonano: ”Siamo in via Riviera” Bruno si preci- raccolta”. Questa è la proposta che mi fanno David
pita, percorre via Riviera più e più volte: della band Milan e Massimo Comaschi (ora diventati persone
nessuna traccia. Allora ritorna a Spazio, rimaniamo serie, ma all’epoca un po’ più svampiti). Era una di quel-
in attesa di una telefonata (nessuno aveva il cellu- le sere fredde ed un po’ sfigate, fine anni ’80. Un’idea
lare). Niente. Tra telefonate, attese e ritelefonate illumina la notte: la lotteria! Facciamo le cose per bene:
passano poco meno di due ore: non si riesce ad in- i biglietti in vendita a 500 lire cad, rapido giro promozio-
crociarsi, e sì che Pavia non è New York! nale: chi non è disposto a dare 500 lire per una giusta
Finalmente si materializzano, preceduti da un’au- causa? Va a finire che tutti i presenti a Spazio compe-
to blu: quella della polizia! “Riviera” era l’uscita rano almeno un biglietto. Una ragazza bendata, come
dell’autostrada: loro ci avevano aspettato davanti nei concorsi seri, fa l’estrazione. Pare che l’anatra, cu-
al supermercato Eurospar (appena aperto ed ancora cinata dalla mamma del vincitore, fosse buonissima. In
sconosciuto). Un pavese, insospettito dalla prolun- compenso,” i due dell’anatra selvatica” con gli introiti

67
gata sosta di questi personaggi “…capelloni, dro- della lotteria, bevono (non poco) e a-gratis tutta sera.
gati ect.ect” aveva fatto il suo dovere di cittadino
onesto ed aveva telefonato alla pula. I poliziotti, Ma per chi mi avete preso?
verificato che tutto era sotto controllo, erano stati Erano i primi anni di Spazio, gli “anni della tessera”,
così gentili da accompagnare la squinternata band dei continui controlli da parte delle Istituzioni. Lui la
a Spaziomusica. Credo siano anche venuti la sera a faccia da rivoluzionario non ce l’aveva proprio: aria per-
sentire il concerto: etno-rock di qualità, con grande bene, abbigliamento classico, fisico non propriamente
session finale. “asciutto”, viso pacioccone, occhiali, capelli sempre
corti: Domenico Talarico, “Mimmo” (ora sfiora i 40
anni ed è arrivato al traguardo della seconda laurea
-complimenti!-). “Questo qui o è un questurino o un
agente Siae in incognito“ abbiamo immediatamen-
te pensato la prima volta che ha varcato la soglia di
Spazio; si è subito creata un’aura di sospetto attorno a
lui, un’atmosfera innaturale che è andata avanti fino a
quando, per fortuna, è entrato Battista, un suo amico
che già conoscevamo“ …Ma per chi minchia mi ave-
vate scambiato!“ ci ha detto poi, davanti alla bottiglia
della riconciliazione, con il suo accento calabrese doc.
Raccolta firme
Periodicamente ma regolarmente nel corso degli anni,
come dicono i miei detrattori, “lessavo le palle” con qual-
che raccolta-firme. Era un modo per creare dibattito all’in-
terno di Spaziomusica, per dimostrare di esserci, per dare
testimonianza che esistevano ancora voci di dissenso.
Una volta individuata la “giusta causa” dovevo scontrar-
mi, prima di tutto, con lo scetticismo di Bruno e di altri
amici, poi partivo alla carica mettendo al servizio della
“giusta causa” appunto il mio entusiasmo e le mie capa-
cità di persuasione. Parlavo con tutti (mi è sempre venuto,
come dire, spontaneo): informavo, discutevo, chiedevo
pareri, mi incazzavo. Le reazioni erano le più diversificate:
adesione piena e convinta oppure assolutamente casua-
le, adesione data per simpatia nei miei confronti o magari
per sopraggiunto sfinimento, fino al rifiuto per divergenze
ideologiche (ma è successo in pochissimi casi).
Le motivazioni erano sempre nobili, nonché diversificate.
Sfogliando l’albo dei ricordi di Spazio si va dalla raccolta
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firme per:

– Riaprire Spazio (1986)
– Radio Ticino (1989)
– L’elezione di Norberto Bobbio Presidente
– L’appello del Comitato Bo.Bi. (Boicottiamo il Biscione) (1993)
– Dire No al “grande accordo”, al governo con la destra (1996)
– La libertà a Sofri, Bompressi e Pietrostefani, dopo la Cassazione, 1997
– Scongiurare l’uscita di Rifondazione dal Governo e la caduta di Prodi

Messe così tutte insieme, l’esito finale è impietoso: non
una, ma nemmeno una delle “giuste cause” è andata a
buon fine: Sofri è ancora in galera, Radio Ticino in versio-
ne alternativa è finita, Mediaset trionfa, il governo Prodi
è caduto ect ect. Il che ha indotto Linda Lucini a scrivere:
“Per anni Daniela ha raccolto firme e fatto appello a vota-
re a Sinistra prima di ogni concerto.
E la Sinistra che ha fatto? Ha perso regolarmente. L’unica
volta che, per stanchezza, Daniela ha smesso... è spunta-
to Prodi”.
Radio Ticino “Radio Ticino, sono le ore 25”

A Spazio di firme ne abbiamo raccolte un centinaio in un La voce - serissima, impostata sul modello del classico
paio di giorni, ma non sono servite: il 1° settembre 1989 annunciatore RAI - lasciava spazio ad una valanga di suo-
Radio Ticino, in versione alternativa, ha chiuso i battenti. ni psichedelici. E lì partiva una delle più geniali e rivo-
Un’esperienza assolutamente unica, forse irripetibile, luzionarie creazioni dell’etere di tutti i tempi, 25 o’clock,
di cui tutti i protagonisti, a distanza di 15 anni, parla- un programma in cui il tempo inesistente e liberato era
no ancora con grande trasporto e nostalgia, quello dedicato ai suoni alternativi, non predigeriti, che
come dimostra lo scritto di Michela Buc- sconvolgenti e selvaggi invadevano con un impatto po-
La prima raccolta firme in as- cellati. Lei all’epoca era considerata la “First tente ed inconfondibile l’ignaro FM pavese. Ma non
soluto l’abbiamo fatta per la Lady”, in quanto compagna e futura moglie del solo. A quell’epoca - stiamo parlando degli anni ‘80 - ci
riapertura di Spazio dopo la capo. Il “capo” era indiscutibilmente Claudio ascoltavano anche da molto più lontano. Il nostro ama-
chiusura decisa dalle Istituzioni Dell’Acqua, grande appassionato e profondo to (e talvolta minacciato) ripetitore posizionato in collina
per problemi di permessi ect... conoscitore dell’universo rock, con una forte diffondeva una colonna sonora a tutto rock (ma a distanza
Più di un centinaio le adesioni predilezione per il country-rock americano. di vent’anni ancora ci chiediamo chi abbia osato inseri-
raccolte in un paio di sere. Attorno a Radio Ticino aveva riunito un grup- re - per sbaglio o per passione inconfessabile - Riccardo
po di giovani appassionati come lui, tutti con Fogli in una bobina che andava in onda la notte) in molte
una grande voglia di sperimentare: tra questi altre zone della Pianura Padana. Ricordo un ascoltatore di

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Stefano Duchi, tuttora dj presso Rcn a Cremona (sue Bergamo che non solo ci seguiva con entusiasmo, ma che
alcune ‘provocazioni’ - ingenue e non - inserite nella sua addirittura era voluto venire a trovarci negli studi di via
“Rock’n’roll toilet”), Igino Nicrosini (“il tigre”, dedito XX Settembre per rendersi conto di questo piccolo gran-
all’universo heavy), Luca Amodeo, Paolo Gardinali de miracolo nato e sviluppatosi all’ombra del campanile
(detto “Hurdy Gurdy man”, dall’omonima canzone di Do- del Carmine. Non di fianco e neppure di fronte: proprio
novan e relativa trasmissione) e, nell’ultimo periodo, Cin- all’interno della chiesa, salendo una scaletta nascosta
zia Matteo (l’indomita Tanya, oggi responsabile in una dietro una porta in legno della sacrestia, dove quotidia-
compagnia di volo). namente oltre alla processione dei fedeli si registrava un
andirivieni di ragazzi e ragazze armati della sola passione
musicale. Davanti ad un microfono tiravano fuori con la
massima naturalezza il meglio di se stessi e lati anche
insospettabili del proprio temperamento, come il nostro
Igino che - per come ruggiva - avevamo soprannomina-
to affettuosamente Tigre. Ma a Radio Ticino, una grande
palestra per talenti radiofonici e giornalistici, il singolo
difficilmente poteva fare la star.
C’era, all’epoca, uno spirito di gruppo esasperato, la vo-
glia di comunicare agli altri la scoperta di una nuova band,
di dividere un programma con qualcun altro, di divertirsi
e far divertire insieme. Il tutto sotto l’ala protettrice del
nostro Capo incontrastato Claudio, che fatti quadrare i
conti di cassa in banca si precipitava in radio e ci rima- vano playlist né logiche di mercato: se un disco piaceva,
neva fino a sera. Due studi, uno per le dirette e uno per le lo si passava, altrimenti si diceva chiaramente che era un
registrazioni, una saletta accessoria, montagne di dischi, flop. E gli album (così si chiamavano allora) si trasmet-
qualche sedia ed entusiasmo a non finire: questa la dota- tevano interamente, senza limitarsi all’inflazionatissimo
zione-base di un’emittente che ha rappresentato un punto singolo. Poi c’erano le richieste di chi stava a casa: il mi-
di riferimento costante ma anche di rottura. Non esiste- tico 20166 ci metteva in contatto con chi era dall’altra
parte dell’apparecchio. Chiedevano rock, blues, country,
cantautori italiani, musicisti che magari avevamo contri-
buito a far conoscere noi del tutto disinteressatamente e
di cui trasmettevamo dischi o nastri acquistati ai concerti.
Una radio che ha vissuto di una libertà impensabile oggi.
Budget limitatissimo per l’acquisto dei dischi, ma come
nei migliori esempi di comunità ognuno portava qualcosa
da casa e poi c’era sempre Claudio che dilapidava mezzo
stipendio da Bootleg o al Club 33 e metteva a disposizio-
ne il suo vinile prima e i suoi cd poi con spirito di umana
fratellanza. Quando ogni tanto capitava che arrivasse
qualche personaggio raccomandato dai vertici, senza
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che nessuno dicesse una sola parola si creava sponta-
neamente una sorta di cordone sanitario che lo isolava
se non si dimostrava in gamba o sulla stessa lunghezza
d’onda degli altri. E spesso il poverino capiva di essere
un pesce fuor d’acqua e se ne andava, coda tra le gambe,
di sua spontanea volontà. Nonostante tutti fossimo impe-
gnati nello studio o nel lavoro, a Radio Ticino non regnava
il dilettantismo. Le nuove trasmissioni venivano preparate
con cura, dalla sigla fino agli stacchetti promozionali. E
anche se grande attenzione era dedicata alla programma-
zione musicale, i notiziari, pur nella scarsità di mezzi a
disposizione, venivano arricchiti con interviste, contributi,
commenti. Le voci della radio sono state negli anni a casa
di politici, nei backstage dei concerti, sui campi di calcio e
di basket, nei camerini dei teatri, insomma quasi dapper-
tutto per informare al meglio un pubblico attento che ci
ha costantemente supportato anche nei momenti critici e
che si è indignato insieme a noi al momento cruciale - 1°
settembre ‘89 - della fine di un’avventura radiofonica che
ancora oggi, a raccontarla, ha per certi versi dell’incredibile.
Michela Buccellati
Norberto Bobbio & Caniggia Ecco la sua versione:
“SPAZIO” luogo in cui sfogavi in tutti i modi possibili le durezze della vita quo-
1992: il 17 febbraio Mario Chiesa viene arrestato a Mi- tidiana dello studente, figlio, amico. Ovviamente il minimo oggetto scocciatore
lano: è l’inizio di Mani Pulite. La magistratura squarcia veniva evitato o scacciato, per godere di quelle belle ore spensierate fra mu-
il velo sulla commistione tra affari, mazzette e politica. sica, alcol, discussioni + o - impegnate. Il problema era che alcuni scocciatori
erano cronici quindi volente o nolente dovevi conviverci.
Il clima generale è di grande inquietudine, di grande fer-
Tra i vari elementi di disturbo (Fadiga - alias Marco Morani nç.7 - e il suo grugno,
mento ma anche di grandi speranze. In un momento così Bruno in fase di registrazione, e via di seguito). Eccoci a Daniela: nel suo (per
delicato è in gioco l’elezione del nuovo presidente della carità onorevole) obiettivo di ricavare qualcosa di utile dall’ammasso di uma-
Repubblica. Negli ambienti di Sinistra circola il nome di nità che ogni sera si riversava a SPAZIO, eccola tartassarci ogni sera con qual-
Norberto Bobbio. Detto fatto. Mi mobilito per la raccolta che firma o petizione. Una sera (non ricordo il periodo esatto) eccomi puntuale
delle firme: in un paio di sere ne raccolgo un’ottantina. all’appuntamento con la firma, solo che, in vena di scherzi, appongo la firma del
L’appello viene pubblicato, firme comprese, dalla Provin- mitico, grande, unico eroe della pedata bergamasca del momento: Claudio Paul
cia Pavese. La sera dopo un frequentatore di Spazio mi Caniggia … il resto è storia! Kapil Jayakar
dice, con tono leggermente ironico (ma l’ho capito dopo):
“Daniela, sei proprio un fenomeno! Cosa hai fatto per ri-
uscire a far firmare l’appello anche a Caniggia?” (Claudio
Paul Caniggia, argentino, noto calciatore di serie A, all’e-
poca militava nell’Atalanta). “Ma non scherzare, ma che

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Caniggia e Caniggia?” dico io di rimando.
“To’, guarda” e apre la Provincia Pavese: il nome di Canig-
gia è tra gli ultimi della lista! Sento che l’adrenalina va a
mille: devo scoprire chi ha fatto uno scherzo così idiota,
vanificando la serietà del mio impegno.
Qualche ora dopo arriva Kapil che, candido come la neve,
mi dice: “Hai visto la firma di Caniggia?” e mi confessa,
ridendo come un matto, di essere l’autore della trovata.
Lo incenerisco; lui si sorprende per la mia indignazione e
la mia, seria, incazzatura; allora gli spiego l’importanza
dell’impegno politico, della passione civile etc. etc. (an-
cora adesso non saprei dire con quali risultati).
frammenti

Al bancone di Spazio
– Luca, tu saresti anche simpatico. Ma non bevi e ‘sta cosa mi fa girar le balle.
Lo ripeteva ogni volta che chiedevo un bicchiere della mia bibita preferita.
Poi, però, Bruno tirava fuori dal frigo un bottiglione di aranciata amara che – a suo
dire – comprava al supermarket apposta per me. In effetti, durava parecchio.
Luca Amodeo
BO.BI: Boicottiamo il Biscione No all’accordo con la Destra
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frammenti

Perché Vincenzo ha cominciato Al telefono di Spazio
a perdere i capelli – Pronto, sono la sorella di Luca Amodeo. È già arrivato
Fine serata. Un ragazzo “problematico” di Voghera in mio fratello?
stato di ebbrezza, rompe, e con insistenza. Con la mia – Amodeo? Mah… mica so i cognomi di tutti quelli che
abitudine alla pazienza (con i bambini a scuola ed an- entrano qui!
che con Bruno) riesco, faticosamente, a convincerlo ad – Beh, dovrei parlargli. Guardi, porta gli occhiali e una
uscire. Lo prendo sottobraccio, lui vomita insulti – e sciarpa rossa.
vabbè – fino a quel “fascisti!”: tutto si può sopporta- – Qui la portano quasi tutti! Qualcosa di più?
re ma non la parola “fascista” dentro Spazio. Momenti – Alto sul metro e settanta, robusto…
di tensione. Per fortuna Bruno Marazzita (che fa anche – Non farmi perdere tempo. Che cazzo beve?
arti marziali) mi dà una mano a portarlo fuori. Lo tiene – Mio fratello?
fermo al cancello esterno, quello rosso. C’è anche Vin- – Sì, tuo fratello. Non vuoi parlare con lui?
cenzo che, apparentemente, tenta di calmare gli animi. – E che c’entra cosa beve, scusi?
Cerco di far rientrare tutti, quando proprio Vincenzo, – C’entra eccome!
dopo un “fascista “ di troppo, si avvicina al cancello per – È astemio, beve acqua minerale o, al massimo, l’a-
menare. Io, da sempre contraria all’uso della violenza ranciata amara.
per risolvere qualsiasi problema, da dietro, lo tratten- – Perfetto: è entrato adesso, te lo passo subito!

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go afferrandolo per i capelli (allora li aveva ancora folti Luca Amodeo
oltre che lunghi). La cosa finisce lì, senza danni per nes-
suno, tranne che per i capelli di Vincenzo. La sera dopo i S. Cilla dei miracoli
Long Horns suonano a Spazio. Vincenzo ha mal di testa Grande concerto: grandi bevute: è la ferrea regola di
“Se becco quello stronzo che mi ha tirato i capelli ieri Spazio. È stata una serata ad alta densità artistica ed
sera…!“ Evidentemente, nella concitazione generale, emotiva: Bruno si rilassa con i musicisti e l’immancabile
non si era accorto che ero stata io. Glielo confesso, tan- Pampero, fino a crollare definitivamente su una panchi-
to so che mi vuole bene. Commento di Bruno “…i don, na. Arriva il momento di chiudere: mi avvicino e tento
i capiran mai un casso”. di svegliarlo, ci prova Marco, ci prova anche Massimo:
mission impossible: dorme come un macigno. Cilla (in
condizioni non tanto dissimili) si avvicina: “…ag’ pensi
mi!“ e lo bacia. Bruno viene percorso da un fremito, si
agita, scuote la testa e: “...Cilla, che schivi!!!”, si alza
come un automa e sale in macchina: è quella sbagliata,
ma non importa: è fatta, missione compiuta.
Nota. In quel periodo stavo leggendo “Santa Barbara dei
fulmini“ del grande Amado; il nesso è immediato: è così
che il nostro Cilla diventa da allora “S. Cilla dei miracoli“.
Ricorrenze
– Capodanni
– Carnevali
– Grigliate
– Otto marzo
– Natali
Capodanni

La notte di San Silvestro: che stress! Perché divertirsi,
ballare, ubriacarsi è obbligatorio per tutti almeno una vol-
ta all’anno, almeno quella notte lì! Tutto viene stravolto
in nome del divertimento a tutti i costi. C’è la gara dei lo-
cali a chi fa le cose più “trendy” tra cene e cenoni, danze
latine e trenini del liscio, ricchi premi&cotillons, botti di
champagne e botti artificiali, musica evergreen “per far
ballare la gente” oppure disco ed ancora tette, natiche
e bicipiti da esibire ed i prezzi che impazzano in modo
assurdo… A dir la verità Bruno ed io avremmo preferito
starcene per conto nostro e festeggiare con amici fidati.
Ma non sempre è stato possibile. 1987-88 Long Horns
Anche noi abbiamo fatto le nostre brave feste di fine d’an-
no, fino all’alba, come vuole la tradizione: rigorosamen- Quell’anno, per riuscire ad accelerare il pagamento delle
te musica live, prezzi poco più alti del solito, Pinot della cambiali, ci inventammo anche il cenone. Bruno ed io, da
Versa e birra a fulmini ed il Lisi di turno che arriva alle inesperti totali, cominciammo a litigare un paio di setti-

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cinque/sei del mattino, con l’aria stravolta dicendo: “Ma mane prima per decidere la spesa: lui proponeva quantità
perché non si può più suonare?!” industriali di roba, io le dimezzavo, cercando di farlo a
Questa è la cronistoria di alcuni dei Capodanni di Spazio. sua insaputa. La sera del 31 c’erano molte più persone di
quelle che si erano prenotate; risultato: di roba ce n’era
in super-abbondanza, in compenso però mancavano le po-
sate. Il clou è arrivato con il “lancio dello zampone”, sto-
ria che ancor oggi si tramanda ai posteri. Mancava poco
alla mezzanotte, tutti erano strafogati di cibo. Bruno, nel
camerino che fungeva da “cucina”, era alle prese con il
taglio degli zamponi: “Dai, lascia perdere, vieni a sederti
un attimo anche tu, non c’è più nessuno che riesce ad
ingurgitare ancora qualcosa”. Non sente ragioni, allora
insisto, forse un po’ troppo: lui mi guarda con due occhi
grifagni: ha uno zampone bollente che gli sta ustionando
la mano, si vede che muore dalla voglia di tirarmelo ad-
dosso. Meno male che mi vuole bene: si gira e spiaccica
lo zampone contro il muro: la “stimmata” rimarrà, indele-
bile, fino alla fine dell’estate, quando ridipingiamo le pa-
reti. Musolino commenta: “Quello che colpisce di Bruno è
la sua calma costante!” Questo sì che è rock’n’roll!
No more “cenoni” in my life: lo giuro!
1989-90 Gnola Blues Band Il clima di sovreccitazione che veniva dal palco ha prodot-
…e qui succede di tutto to i seguenti effetti:
1) un’ubriachezza “molesta”, di quelle con vomito an-
Che non sarebbe stata una serata normale l’avevamo ca- nesso, appena mezz’ora dopo l’apertura. “Cominciamo
pito subito. bene!” – ho pensato – Il malcapitato ha passato il suo
San Silvestro seduto accanto a me, sotto la
mia sorveglianza prima di tutto per evitare
“L’inizio della serata prometteva bene: nel nostro breve trasferimento da Milano il prode Tix
che facesse danni e poi, anche quando la
“bass” Cimaschi alla guida aveva clamorosamente mancato uno stop in zona San Lanfranco,
ciucca gli era passata, perché si meritava un
all’ingresso di Pavia: un dritto da brivido. Integri per miracolo. Passato lo choc, la solita dovuta
castigo.
e meritata accoglienza da Bruno: “Muovetevi perdabal, sempre in ritardo. Taca quel basso di
2) una coppia (erano così teneri ad inizio
merda. Marco, rumpa no’ i cujon!”. Ci aspettava una lunga nottata. Ognuno di noi aveva un
serata!) si è sfasciata, poi ricomposta, poi
preciso compito “artistico”: Marco Guarnerio gli effetti speciali, io la scaletta dei brani; Tix era
sfasciata definitivamente.Tuttoinunanotte!
già fuori uso “mi è toccato bere per superare lo choc” sosteneva a sua giustificazione. Simpsi,
Alla fine lei se ne è andata con un altro! (an-
il batterista, era rassegnato. Le prime tre, quattro ore passarono “tranquillamente” all’insegna
che se non era un negro come invece recita
del blues, r’n’blues & rock’n’roll ma, dopo l’ingresso nell’anno nuovo, l’abbondante alcol prese
Vasco Rossi). È stata una vicenda tormentata
possesso inevitabilmente del palco e della sala a tal punto che il sound si trasformò, grazie ad
con vari passaggi dall’interno all’esterno del
un Marco sempre più delirante alle tastiere, in un cocktail sonoro micidiale di B.B.King, Black
locale e viceversa: noi all’ingresso l’abbiamo
Sabbath and Dire Straits.
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seguita con grande partecipazione emoziona-
Il risultato fu che, alle cinque passate, presa dalla disperazione, dopo ripetuti quanto inutili
le: c’era qualcuno che faceva il tifo per lei
richiami, la maestra Daniela, stranamente d’accordo con Bruno, ci tolse “the power”, ovvero
(“bella gnocca” a detta di Bruno e dei maschi
la corrente elettrica“. Gnola
presenti) ma la stragrande maggioranza era
con lui, bidonato ed abbandonato proprio la
sera dell’ultimo dell’anno!
3) Un nostro amico bancario, di solito rigido come un bac-
calà, pur di conquistare una tipa, si è messo perfino a bal-
lare il rock! E poi c’è stato qualcuno tra i musicisti che ha
“cuccato” (il solito, quello con più sex-appeal), qualcuno
che ci ha provato senza successo (e c’è voluta una se-
dia, usata in modo simbolico, per placare bollenti spiriti),
qualcuno che, tornando a casa in stato di ebbrezza etilica,
ha rovesciato i vasi dei gerani della vicina.
Insomma: abbiamo impiegato diversi anni per riaverci da
quella festa. Anche perché Gnola, non contento, accam-
pando una strana storia di chiavi da consegnare (sicura-
mente inventata) si è presentato a casa nostra anche il
pomeriggio del giorno seguente per il tradizionale cote-
chino con lenticchie.
Proprio vero: a volte ritornano!
Gnola Blues Band:
Marco Guarnerio
Maurizio Simpsi
Tix - Tiziano Cimaschi
Gnola - Maurizio Glielmo
foto di Ilic Feroldi

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1995 Maratona rock con
i “Frammenti di Okazaki” e i “Fuori Misura”

Un brindisi da ricordare. Sta per scoccare la mezzanotte:
salgo sul palco per il discorso (“Il 1996 sarà sicuramente
migliore del ’95: Bossi ha fatto fuori Berlusconi e questa
è una grande notizia!”) e per il conto alla rovescia: “…
meno tre, meno due, meno uno… tanti auguri a tuttiiiii!!”.
Stappo la bottiglia di Pinot della Versa, ma dai, non fa
neanche il botto, cominciamo bene!
Mi riempio comunque il bicchiere e lo caccio giù, tutto
d’un fiato, rimango tramortita: è grappa!. Controllo la bot-
tiglia, il tappo è quello giusto, con la “gabbietta” di ferro;
sull’etichetta c’è scritto: “Pinot Nero” (a caratteri cubitali)
e, appena sopra, a caratteri microscopici “grappa di…”
Mi salva il fatto che, da buona friulana, una certa dimesti-
chezza con la grappa ce l’ho!
Anni in cui Spazio è rimasto chiuso
la notte dell’ultimo dell’anno

(anche perché la musica + il tirar mattina + trasgressioni
varie erano una quasi-abitudine quotidiana a Spazio, non
c’era bisogno di aspettare proprio il 31 dicembre!).
Per giustificare la voglia di restarcene a casa preparavo,
anno dopo anno, vari proclami poetici:
– “…abbiamo bisogno d’arte, di musica e di poesia per
non morire di realtà”.
– “Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di feste …”
(parafrasando Ungaretti).
“Cash your dreams before they slip away“ incassa i tuoi
sogni prima che ti scivolino via… dedicato a tutti i so-
gnatori incalliti, dalla magica RubyTuesday degli Stones.
– e naturalmente “Happy Christmas” di John Lennon in
segreteria telefonica.
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Graziano Romani
Niki Milazzo
Riccardo e
Leo Sgavetti

Dal 1996 alla chiusura: suoi momenti migliori, alla fine della serata la Dany per
Graziano Romani & Mescaleros salutare le ultime persone rimaste e annunciare la chiu-
sura del locale mise su “L’internazionale”.
Novembre ’96, sala prove. “Ragas sa fommia l’ultim ed Alla fine eravamo proprio stanchi. Quando uscimmo ci

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l’an?” “ma, io ho ricevuto un paio di offerte...” accorgemmo che era nevicato: c’erano almeno 20 cm di
“Oggi mi ha chiamato la Dany di Pavia e mi ha chiesto se neve, allora decidemmo che invece di rimanere lì a dormi-
andiamo là, cosa ne dite?” re, saremmo tornati a casa. Dopo averlo saputo, Bruno ci
Tutti e cinque in coro: …SPAZIO MUSICA. diede dei “Bastardi” per almeno un quarto d’ora poi sparì.
Come al solito, appuntamento a Spazio alle 18.30, noi da Quando uscimmo lui era fuori, in maglietta, ubriaco, che
bravi bastardi emiliani alle 17.45 eravamo già davanti al spalava la neve dal cortile per farci uscire con le macchi-
cancello CHIUSO dall’immancabile catena. Dopo un quar- ne. Tornato dentro ci guardò, si mise a piangere e disse
to d’ora, il clacson di una piccola Polo rossa nuova rompe ”siete proprio dei bastardi, non rimanete mai qui a dormi-
l’incanto dell’attesa, “ma che cccaaazzzooo fate già qui re, andate affanculo tutti”, baci, abbracci, palpate di culo
a rompere i coglioni” noi: “ciao Bruno” …baci, abbracci, e puttanate varie, e via verso il ritorno con l’immancabile
palpate di culo e puttanate varie, lui apre il locale, dentro bottiglia per il viaggio.
un freddo polare, Bruno “montate la roba sul palco e fate Il viaggio di ritorno è stato uno dei più belli della mia vita,
poco casino che prima del sound check devo fare delle l’autostrada era deserta, erano le 6 del mattino, era una
cose” … solite prove e alle 20.00, ragù della zia Dany, lunga ed infinita striscia bianca di neve, ancora gli spaz-
cenone anticipato con stappo di bottigliozzo riserva Mo- zaneve non erano passati, anche loro avevano festeggia-
rani, alle 22.00 alzata molto instabile da tavola e corsa al to. Il silenzio era interrotto solo dal rumore delle nostre
locale. Quell’anno a Spazio c’era veramente un sacco di macchine, le uniche per kilometri, ci mettemmo quasi
gente, noi abbiamo fatto il concerto più lungo della nostra quattro ore a fare un viaggio che di solito ne dura una
carriera, quattro ore e un quarto di concerto, è stato bel- e mezza, ma ne valse la pena, Spazio Musica, Bruno, la
lissimo, un sacco di musicisti che hanno suonato con noi, Dany, quella neve …l’anno dopo ancora, ma purtroppo
Bruno e la Dany che erano più “fuori” di Jimi Hendrix nei non nevicò!!!!!!! Leo (Leonardo Sgavetti)
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Io lanciata in una danza vorticosa
con Stefano Gianini, quello che,
ad ogni concerto, Lorenzo Riccardi
definisce “il batterista più bello d’Italia”
Carnevale

“Giacca e cravatta”: questo il solo vestito mascherato che
Bruno indossava ogni anno, l’ultimo giorno di Carnevale,
quando lavorava in banca.
A Spazio il Carnevale con mascherine annesse l’abbiamo
Qualche anno dopo il Carnevale l’abbiamo
celebrato poco e con poco entusiasmo, anzi, negli ulti- festeggiato con i ritmi brasiliani di Alberto
mi anni ce lo dimenticavamo proprio. Due eccezioni: la Camerini, che in Brasile c’è nato ed ha tra-
prima nell’ottantasette quando, ancora freschi di Spazio, scorso l’infanzia. Tutti lo conoscono come
ci sentivamo più ispirati. Io, molto più incosciente di ora, “Arlecchino del rock” e “Rock’n’roll robot”
memore di una pilotata incursione al Playboy club di Ma- ma è quando imbraccia la chitarra e suona
ritmi sudamericani che esprime davvero il
nila durante il nostro viaggio di nozze alle Filippine, mi
meglio di sé.
ero addirittura vestita da “coniglietta” con la complicità
di Bruno: era stato lui a confezionarmi il pon-pon da posi-
zionare sul didietro. Si vede che c’era qualcosa di strano
nell’aria in quel periodo perché perfino Alberto Moggi
si era messo in maschera!!! E di questo esiste documen-
tazione fotografica che allego: sarà una sorpresa per lui

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ritrovarsi così conciato!

Gianni De Siati
e sconosciuta Odalisca
Valerio
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Laura Ferraboschi

Lopez & c.

Alberto Moggi
e Pinuccia Balzamo
Gigi Caforio

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Bruno Marazzita e Gloria Molla
Grigliate super-attivo e passava tutta la giornata alla griglia. Caron
Dimonio: preciso! Al suo fianco Costas ed il suo “sugo
Un rito di fine stagione iniziato per caso e diventato con- magico”: “Daniellla, questo sugo è speciale: ti fa venir
suetudine, un viatico per augurare a tutti delle belle va- voglia di fare all’amore! Sai, noi Greci...!” e giù con la
canze. Succedeva a fine giugno, di domenica. Non c’era sua risata grassa e solare. Sempre presenti: i Piacenti-
bisogno di inviti, il passaparola funzionava benissimo, an- ni. Non facevano in tempo ad arrivare che la loro coppa
che troppo. Tavoloni piazzati in cortile (non ricordo sia mai stagionata (la migliore del mondo!) era già posizionata
piovuto) che si riempivano di una grande varietà di cibarie nell’affettatrice. In assoluto i più fedeli e i più puntuali
(la regola era che ognuno arrivava di cibo-beveraggio-mu- Leo, morosa and friends: ci aspettavano al cancello,
nito). Il clou era la grigliata: salamelle e costate di maiale, sotto il sole dell’una del pomeriggio. Si finiva sempre
come nella migliore tradizione delle feste popolari, con in in musica, dentro Spazio. Loro, Leo & c. intendo, non si
più i “souvlaki” di Costas (ne faceva a centinaia). stancavano mai come le duracell: alla fine, con un po’ di
Io lo dichiaravo dall’inizio: quelle domeniche me le gode- insulti, riuscivamo a farli scendere dal palco e a fargli im-
vo in totale libertà, senza fare assolutamente niente se boccare la via di casa. Gnola non veniva proprio tutti gli
non mangiare, bere e chiacchierare. anni, ma quando c’era lasciava il segno. Ricordo una volta
Bruno, divisa d’ordinanza: grembiule rosso e “bustina” in Alberto Camerini che tormentava suo figlio con le forma-
testa, trafugati da qualche Festival dell’Unità, era invece zioni dell’Inter, quando ancora vinceva...
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Giovanni Riboni
Costas

“Daniellla (ci metteva almeno tre elle per dire il mio nome)
che limiti avevamo noi: io e Bruno, uguali: sempre pronti
a mangiare, bere e tirar mattina. Una bella vita, eh, Da-
niellla“. Era venuto a trovarmi a casa, per il “compito” ed
insieme avevamo ricordato le storie di un’amicizia quasi
ventennale; si sentiva ancora “dentro” la morte di Bruno,
mi aveva confessato. Mi aveva raccontato dell’incidente
che gli era capitato, dei problemi a distanza di mesi, di
una grande operazione al cuore: “Sono vivo perché sono
forte, ma adesso: i controlli, la dieta, che schifo di vita mi
tocca fare, Daniellla“ e chi poteva immaginare che sareb-
be morto di lì a una settimana! (31-1-2003): lui e la sua
dannatissima voglia di vivere.
Ed ora tocca a me raccontare anche per lui.
Costas e le feste greche (la prima nell’87), le mitiche feste
greche: Zorba’s group: ore di buona musica, con la Niki,

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e poi Dimitri, Giorgio, lui al bouzouki che dirigeva tutto,
Athina, la sua donna, che cantava. E poi grandi grigliate
nel cortile di Spazio: souvlaki, salsicce, moussaka, feta.
Sarà stata la musica, sarà stato il “sugo magico” (sua
ricetta esclusiva), sarà stata la birra e il Johnny Walker
consumati in quantità industriali: a detta di Andrea, ora
affermato psichiatra, e di tanti altri, alle feste greche ci si
divertiva sempre e si “cuccava facile”. “Daniellla noi greci E poi la barca: si era costruito da solo, a casa sua, in Gre-
sì che sappiamo divertirci” mi diceva ridendo, con l’orgo- cia, una barca vera, in legno. Io non mi fidavo proprio:
glio di maschio mediterraneo stampato in faccia. “Costas, non è che andiamo a fondo, noi e la barca?” ed
Costas e gli esami all’Università: tanto per cambiare, rom- invece, incredibilmente, la barca stava a galla: l’aveva-
pevo le palle anche a lui: “Costas, ma stai studiando?” mo inaugurata in un lago vicino a casa sua durante una
“Daniellla, vedrai, tra un anno mi laureo” e scoppiava a delle nostre vacanze greche. E così anche Bruno aveva
ridere: una risata sonora e contagiosa la sua. E Bruno, suo concepito l’idea della barca-fai-da-te: si era fatto dare
complice, che mi diceva: ”Se tu ti facessi ogni tanto i cazzi da Costas il libro di istruzioni, un libro molto dettagliato,
tuoi!” peccato... fosse scritto in greco! Anziché darsi per vinto,
Dopo i primi anni da studente modello, aveva deciso di con l’appoggio di Mario Mariotti, aveva cominciato ad
godersi la vita a modo suo: suonava a Pavia ed in diversi attrezzarsi per realizzare questo folle progetto: da sempre
locali di Milano. Era un lavoratore incasinato ed instan- il suo sogno era quello di andar per mare.
cabile: faceva di tutto: musicista, parcheggiatore, tradut- Ora posso solo pensare che Bruno e Costas si stiano fa-
tore. cendo buona compagnia ….
frammenti

... Quell’incredibile angolo della felicità che è stato Spazio. Un luogo deputato al
sesso (di sesso si parlava, si teorizzava, ci si ubriacava) che in realtà è stato soprat-
8 Marzo: “una festa comandata” tutto, almeno per me, ma non solo, un luogo di grandi amori viscerali e passionali,
il luogo dell’amore che non torna più perché nulla sarà più all’altezza di certi amori
Siamo negli anni Ottanta/Novanta: si vede e si sente. della giovinezza, di certi travolgenti ardori... scritto ovviamente da una donna
Anche la giornata internazionale della donna risente del
riflusso generale e annega in un mare di mimose, regali,
cene tra donne (provate a trovare un posto libero al ri- Te lo dò io il sesso debole!
storante l’8 marzo!). A slogan truculenti “Avete voluto la È tardi, quasi l’ora di chiudere. Arrivano in quattro, sconosciuti, non proprio giova-
libertà sessuale? Beh, adesso godetevela...” (1996, noto nissimi, dall’aria “macho”; si capisce subito che cercano pretesti per fare casino.
locale cittadino) si affianca la moda dello strip maschile, Uno di loro (abbiamo poi saputo che aveva diversi precedenti per rissa) attacca un
rigorosamente riservato a un pubblico femminile. nostro amico:
Che tristezza: la magia del gioco della seduzione confina- ”tu mi hai guardato storto” ed altre stronzate simili. Sono troppo incazzata ed asso-
ta nell’esibizione, a pagamento, di bicipiti ben palestrati. lutamente determinata ad intervenire prima che la situazione possa degenerare: si
Non ci sto. Gli uomini di Spazio, ogni anno, mi provocano fa a modo mio, sarebbe idiota mettersi al loro livello. Si chiude, escono tutti. E così
(o perlomeno ci provano): va bene il femminismo, vanno rimaniamo soli dentro Spazio: loro seduti al tavolo, io piazzata davanti alla porta
bene i principi, ma, dai, un piccolo strip, tanto per riem- d’ingresso, certa che non avrebbero osato prendersela con una donna “debole ed
pire di donne Spaziomusica, solitamente ad alta densità indifesa”. Occhi grifagni, voce adirata e bassissima: “Adesso ve ne andate e non vi
maschile, almeno una volta all’anno? fate più vedere”. Balbettano scuse; mi fanno quasi pena. Uscendo uno di loro, con
Non se ne parla nemmeno: dovreste passare sul mio ca- forte accento sardo, confessa: ”Se le donne sanno essere cattive come lei è stata
86

davere! Ed ogni 8 Marzo diffondo parole di fuoco contro la cattiva con noi, be’, io, io …credo che non mi sposerò mai!“.
mercificazione del corpo, dei pensieri, dell’universo fem-
minile e distribuisco testi poetici sull’amore e sul sesso.
I Natali

Il biglietto della Betty,
Lorenzo e soci...

È successo anche questo: Bruno in versione Babbo Natale Gli auguri di
Giovanni Riboni
che “distribuisce doni, ma solo ai soci buoni...”

87
Chicken Mambo

Iso
Iniziative & eventi
88

– 1° anniversario matrimonio
– Le mondine
– Happening futurista
– Spaziomusica news
– Scuola di musica
– Festival Blues: 1a e 2a ed. (’88 e ’89)
– Potemkin ensemble
– 50 anni di Bruno
– Proud to be american: Clinton - Lewinski
– La festa di non - laurea
– Musica ribelle
– 10 anni di Spazio
– Spray Art
– Paco Ignacio Taibo II
– In morte di Fabrizio De Andrè
– Versi - universi - università
– Pavia rock 99
Le mondine: 1986

89
Happening futurista

Grande serata gastro-comico-culturale
No, non è la Venezia di Palazzo Grassi o dell’Hotel des
Bains, è la Pavia di Spaziomusica.
Lo chef non sarà il versatile conte Nuvoletti.
Però di chef/s (con la “s” come direbbe il buon Arbore) ce
ne saranno due: Roberto, giovane ed eroico salvatore di
vite. Claudio, aereopoeta/libico aviatore.

Manifestazione aeropirotecnica: Nadia e Claudia
– Dis/musica: concerto olfattivo per motore diesel e me-
tallo sonoro (Enrico)
– Dis/grafica: Bruno
– Dis/organizzazione generale: Claudio, Daniela, Roberto.
Invitato d’onore: Gianni Agnelli, il grande sponsor futuri-
sta. (Chissà che non gli venga in mente di sponsorizzare
anche noi che ne avremmo proprio bisogno).
SALUTE E FERROVIA ciuf ciuf: Daniela Bonanni, Nadia Calvi, Claudio Canevari,
va più forte il treno o è più giallo il limone? Claudia Catenelli, Bruno Morani, Enrico Sersale,
Rberto Tortini. Salute e ferrovia!
Scuola di musica
90

Ambra D’Amico ed Enzo Ciotola
Spaziomusica News Daniela Bonanni, Bruno Morani, Lorenzo Riccardi
e Betty Verri (rubrica “Cantautori”), Roberto Valenti-
Febbraio ’87: esce il primo numero del mensile “Spazio- no (jazz), a cui si sono successivamente aggiunti: Carlo
musica news”. Berruti e Riccardo Bonomi (“Hard rock e dintorni), Ga-
Dentro ci si trovava il calendario dei concerti con tutte briele Albanesi, Oliviero Cremonesi, Marco Mora-
le informazioni riguardo alle band, ma anche recensioni, ni, Ottavio Verdobbio (blues).
interviste a musicisti, novità discografiche... Grafica e impaginazione a cura di Enrico Sersale.
Il “comitato di redazione”: Roberto Aglieri, Pier Amari, Foto: Daniela Albinger Vignette: Andrea D’Amico

91
frammenti

Traduzioni 1 quindicina di ragazze tra cui due “gnocche esagera-
Tradurre, si sa, è un po’ tradire, ma non per il duo te“ (secondo Bruno ed altri esperti).
Mariano Nocito (serio contrabbassista) e Sandro Brindisi su brindisi, discorsi, battute che si incrocia-
De Piscopo (serio pianista). no: c’è grande allegria e voglia di far festa.
Un pomeriggio (primissimi anni di Spazio), spalleg- In un tavolo a fianco due studenti, maschi, vent’an-
giandosi a vicenda (chi spalleggiava chi?) si sono ni o giù di lì: viene naturale invitarli per un brindisi:
divertiti a fare la traduzione fedelissima dei nomi di “No, grazie, tra poco dobbiamo andare: domani ab-
chiese e monumenti ad un ignaro jazzista americano. biamo lezione“: bene educati i ragazzi!
E così San Pietro in Ciel d’oro è diventata “Saint Pe- Ma dove sono finiti gli uomini veri?
ter in golden sky“, Santa Maria delle Grazie “Saint
Mary of thank you”, anzi of thank yous per via che La danza del pomodoro
Grazie è plurale; Belgioioso: “Beautiful joy” fino ad Fine grigliata: la giornata è stata dura. Costas e
arrivare a “have a grease” per dire Abbiategrasso. Bruno ci hanno dato dentro con souvlaki e salsicce; il
tasso alcolico è sostenuto (provate voi a bere acqua
Traduzioni 2 minerale con il “sugo magico“ di Costas!).
Devo confessare che anch’io ho fatto la mia parte. Ci si ritrova, tra superstiti, una ventina più o meno,
92

Il famoso detto internazionale che in pavese suona dentro Spazio. Chissà come mai, c’è un pomodoro sul
“Tira pusè un pel ad figa che cent para ad bö” è di- pavimento. Partono le danze: Bruno, Costas, Plinio,
ventato: “A poussy hair can carry more than a truck”. Vincenzo e Cilla: tutti a ballare il sirtaki intorno al
pomodoro.
Traduzioni 3 Noi, in cerchio, diamo il ritmo battendo le mani:
Una perla di Fotia: notte inoltrata, attorno al tavolo la regola è che non si deve schiacciarlo. Sudati
di casa nostra. C’era stato il concerto di una giovane e stanchi, i nostri non demordono: 5 maschi, “tüt
band inglese (i Mirrors over Kiev). Non saprei dire mazarent“ a ballare a torso nudo, circondati da
quali strane congiunzioni astrali ci abbiano condotto risate e tifo da stadio.
a quel punto, fatto sta che Fotia si è scatenato nella Spetta a Cilla, che dà prova di grande destrezza e
spiegazione della Genesi con il suo english semplice grande resistenza, spiaccicare, dopo quasi due ore,
ma efficace. Ricordo bene, anche perché eravamo il pomodoro sul pavimento.
tutti piegati dal ridere, il suo incipit: “Eva told Ada-
mo: - Eat this apple, eat this fucking apple! - and
the poor Adamo eat the apple. La colpa è sempre
delle donne. Ah! Women, are always the ruin of poor
men!“. Elementare Watson.

Gioventù bruciata
Festa di “addio al nubilato“: una tavolata di una
Pavia in Blues: 1988 - 1989 parte facevo entrare di nascosto le persone costrette fuo-
ri “per motivi di sicurezza”).
Fuori di Spazio. Fuori, ma di testa, lo eravamo veramente Partenza al fulmicotone con “Everyday I have the blues”
allora (1988). Non ci bastavano tutti gli impegni, la fatica e via così per due ore esaltanti di blues, rhythm’n’blues
ed i problemi che la gestione di Spazio comportava, ci e funky. Tutti in piedi a ballare: un’apoteosi. Bruno ed io
siamo anche voluti imbarcare nell’avventura di “Pavia persi di felicità. Una scommessa vinta.
in Blues”! A nostra parziale giustificazione va detto che
eravamo circondati da uno stuolo di amici appassionati L’anno dopo (1989) la seconda edizione: Koko Taylor,
che, oltre a non fermarci, ci hanno incoraggiato e dato Clarence Carter, Andy J.Forest & James Thomson;
una grossa mano: Fabio Treves, Marino Grandi e Car- gli italiani: Big Fat Mama, Long Horns ed una Rasse-
lo Botteri in testa e l’ARCI: Antonio Bengiovanni, gna di Gruppi Emergenti, in collaborazione con l’Ufficio
(attuale Assessore comunale all’ Istruzione), ed i fratelli Problemi Giovani del Comune di Milano (leggi Treves).
Fontana (trentini, di quelli tosti) che organizzavano gli Ed oltre ai concerti: seminari di chitarra e di armonica a
obiettori e curavano il collegamento con gli organismi Spaziomusica, un dibattito al Rivellino con Luciano Fe-
universitari. Un Festival vero, con grossi artisti in cartello- derighi, la Mostra “I miti del Blues” di Marino Grandi al
ne; gli Americani: Larry Johnson, Matt Guitar Murphy, Broletto. La collaborazione allargata all’Assessorato Cul-
Phil Guy; gli italiani: Treves Blues Band, Tolo Mar- tura della Provincia. E l’apparire degli sponsor: Banca del
ton, Model-T-Boogie ed i Long Horns. Monte e Lega delle Cooperative.

93
Molte (e preziose) le collaborazioni: l’Assessorato alla Koko Taylor “the queen of the blues“ con uno strepitoso
cultura del Comune, l’I.S.U. ed il Coordinamento per Eddie King alla chitarra, ma la vera sorpresa è Clarence
il diritto allo Studio, la Provincia Pavese, il mensile Carter. Pressoché sconosciuto in Italia, si rivela “ una del-
IL BLUES, Settenote di Voghera. Grande visibilità sulla le voci più sensazionali e preziose mai ascoltate nell’am-
stampa nazionale e locale (a cura di Roberto Valentino). bito della musica nera” (così scrive nella sua recensione
Una fantastica tre giorni (18-20 e 25 marzo ’88) al Dan- Enzo Gentile) “... ha letteralmente strabiliato il pubblico
cing Antares, patria del liscio in Pavia. con la sua calda, magnetica voce baritonale (Luca Amo-
Grande fatica, ma anche grandi emozioni: l’intensità di deo in Mucchio Selvaggio).
Larry Johnson, il vigore e la passione di Fabio Treves e Una grande emozione collettiva: unforgettable!
della sua band, Tolo Marton e Giancarlo Crea con la Mo- Il 17 marzo la catastrofe: crolla la torre di Pavia,
del-T-Boogie che hanno dato il meglio, salvando l’ultima muoiono cinque persone: uno choc per tutti. Siamo af-
serata resa problematica da un improvviso malore di Phil franti e molto combattuti sul proseguimento della Ras-
Guy. Il punto più alto: il concerto di Matt Guitar Murphy, segna. La terza sera alla fine si fa: band emergenti ed un
della Blues Brothers Band, personaggio di un calore e di Andy J.Forest in gran forma. Ma la tristezza è tanta.
una simpatia incredibili, proprio come nel film. Sarà per questo segnale, sarà perché non ce la facevamo
L’Antares pieno all’inverosimile (quando i poliziotti - an- a seguire i ritmi, ma “Pavia in blues anno 3°” non ha mai
che loro coinvolti dalla musica - guardavano dall’altra visto la luce.
Pavia in Blues: 1a edizione Avevo da poco tempo conosciuto i coniugi Morani, li sape-
vo appassionati di blues e desiderosi di far conoscere ad
un pubblico più vasto le origini della musica del diavolo.
Il 1988 si aprì con un progetto importante per la città di
Pavia, per noi musicisti “made in Italy”e per tutti gli amanti
delle dodici battute. Una rassegna di Blues a Pavia era un
evento “storico”, nella città della pelliccia e di Drupi, della
torta Vigoni e del San Matteo: una missione impossibile
sulla quale molti fecero una scommessa, poi vinta. La sede
della mini-rassegna di tre giorni fu il Dancing Antares, non
una discoteca, non un teatro, non un palatenda, bensì un
dancing, di quelli un po’ retrò, raccontati in tanti articoli
giornalistici che parlano della ”bassa padana”e dei suoi
personaggi tipici. Provate ad immaginare uno di questi luo-
ghi caratteristici invasi per tre sere da gente che sa tutto
su Chicago ed Elmore James... e provate ad immaginare
il pubblico di un dancing che si aspetta di ballare, mentre
sul palco si accingono a partire con la loro musica Matt
94

Murphy, Phil Guy o la Treves Blues Band. Bruno Morani se
ne andava abbastanza nervoso con la sua immancabile MS
tra le labbra avanti e indietro per la pista da ballo, cercando
di contare mentalmente gli ingressi e scremando quelli che
lui identificava come “habituè”del locale. Devo dire che
per me fu un’esperienza unica ed indimenticabile. Avere di
fronte, oltre al popolo del blues, una serie di coppie quasi
impietrite, che sfoggiavano abiti da sera di velluto pesante
e sgargiante al punto giusto, gessati d’altri tempi e profumi
inconfondibili di vecchia brillantina Linetti, mi affascinava
non poco. Sembravo una comparsa in un vecchio film di
Fellini. Ciò che mi diede la forza per partire con il primo
brano in scaletta fu proprio l’amico Bruno che mi lanciò
un’occhiata e mi disse con un “labiale” inconfondibile: “...
tranquillo, poi questi qua se ne vanno...”.
Ma si sbagliò perché proprio quelle coppie di ballerini alla
buona del Dancing Antares cominciarono a divertirsi e si
lanciarono nelle loro festose e neanche tanto goffe evo-
luzioni, creando quel clima sudaticcio e godereccio che è
un ingrediente fondamentale del Blues, chiunque siano i
personaggi annunciati in cartellone... Fabio Treves
Matt “guitar” Murphy

Il feeling era scattato dalla prima occhiata a Linate. Una
mega-mangiata dal nostro amico Vincenzo (quello del
ristorante “Lo scoglio”).
Alla fine, giustamente, lui chiede di riposarsi un attimo.
Panico. Non avevamo prenotato alberghi: loro non pote-
vano fermarsi la notte perché Arbore li aspettava a Roma
per registrare la trasmissione Doc. Timidamente sussurro
che casa nostra è a disposizione aspettandomi, da un ar-
tista così famoso, reazioni tremende per la “home acco-
modation”. Matt si allarga in un sorriso, mi avvolge tra le
sue braccia poderose e “Oh, thank you, baby!”.
E mentre lui dorme nel nostro letto, Bruno ed io giriamo
per Pavia con la band: il calore e l’allegria contagiano tut-
ti quelli che incrociamo. Sentiamo che è solo l’inizio di
una giornata memorabile. A notte fonda, ancora in preda
all’esaltazione del concerto, i saluti: baci, abbracci, sorrisi

95
ed una, anzi due preziose dediche.

Larry Thurston
96
97
Pavia in Blues: 2a edizione
98

Koko Taylor
Clarence Carter

foto Stefano Galvani
concerto di Koko Taylor all’Antares

99
POTEMKIN ENSEMBLE: Stalin & Lenin band

Tutto è partito dalla statuetta di Lenin collocata all’ingres-
so (quella che poi Bruno ha impreziosito ricoprendola di
una lamina dorata). Correva l’anno 1991.
“Chi è, lo riconosci?” ci sembrava incredibile, ma molti
frequentatori di Spazio non identificavano Lenin, ritratto
nella sua caratteristica posa di arringatore di popolo .
Ad Ezio Pontiroli, in arte Mess, viene un’idea: “Annuncia-
mo il concerto di una band formata dai padri sacri della
Rivoluzione sovietica, ma con i nomi originali, scritti per
intero. Sono sicuro che nessuno capirà e che verranno tut-
ti come se si trattasse di un concerto vero”.
Si apre il dibattito, ovviamente molto ristretto data la
segretezza indispensabile per la riuscita dell’iniziativa.
Si trova il nome: “Potemkin Ensemble” da “La corazzata
Potemkin”, mirabile esempio di neorealismo sovietico,
preso di mira dalle famose disavventure di Fantozzi.
100

Aggiudicato all’unanimità. A casa consultiamo i sacri te-
sti (a Lenin e Stalin ci arrivavamo facilmente ma - confes-
so - che sui nomi completi di Stachanov e Berija eravamo
impreparati). Bruno lavora due giorni, armato di caratteri
trasferibili e di tanta, tanta pazienza, per preparare un
gran bel manifesto che renda verosimile l’iniziativa.
“Potemkin ensemble”: intervento didattico-sonoro su
musica dell’Armata
Ideazione: rossa.
Ezio Pontiroli, Bruno Morani Nota: l’incasso
Direzione artistica: sarà devoluto (in
Maestro Roberto Aglieri parte) al Fondo per
Intervento politico-creativo: lo Sviluppo della Alla fine Bruno, per metà incazzato e per metà divertito,
Luciano Ferro. Libera Iniziativa di se la prende con tutti ‘sti “giovani di sinistra” che non
Vladivostock (Sibe- sanno neanche che Vladimir Ulijanov è Lenin e che Josif
ria). Dzugasvili è Stalin: “Andate a studiare la storia, bestie!”.
Arrivano le masse, incuriosite per l’evento che avevo La notizia, ripresa dall’Ansa, viene pubblicata, oltre che
spacciato, con la mia solita insistenza, come eccezionale dalla stampa locale, dal Corriere della Sera e da diverse
ed unico a livello nazionale: quasi nessuno aveva capito. testate a diffusione regionale: riceviamo telefonate da
Bruno, Roberto e Luciano, vestiti con le divise originali tanti amici sparsi per l’Italia.
dell’esercito di quella che era la Germania dell’Est, arrin-
gano la folla su base sonora dei cori dell’Armata Rossa.
Roberto Aglieri Bruno e Luciano Ferro (quando ancora aveva i capelli neri)

101
I 50 anni di Bruno
Proud to be American: Clinton-Lewinski

Il sexy-affaire Clinton-Lewinski non poteva lasciarci indif-
ferenti. “I did not have any sexual relationship…”
In lunghe e divertenti discussioni con i musicisti america-
ni che avevano la sventura di passare da Spazio in quel
periodo, cercavamo di spiegare la nostra incredulità in
merito a:
1) puritanesimo americano che aveva coperto di ridicolo
l’uomo più potente del mondo, la cui autorità era messa in
discussione da una storia di sesso di così “basso” (in tut-
ti i sensi) profilo. (“Un
Nel dicembre 2002 Chris Daniels, grande come al soli- pompino fa crollare
to, dopo essersi scagliato contro la politica guerrafonda- Wall Street” aveva
ia di Bush “my stupid ass of president”, esprime un’ovvia titolato, con mirabile
considerazione: “...at least with Bill Clinton you knew he sintesi, un quotidiano
was having a little sex and was not any different from italiano).
the rest of us...”Un semplice “rapporto improprio” come 2) la caduta di gusto e
102

lo definisce Clinton nella sua biografia...! di stile che aveva fatto
precipitare la presi-
denza americana dal
fascino seduttivo di Marilyn alle forme pienotte e cellu-
litiche della stagista Monica.
Be’, alla fine a Bruno è venuta un’idea geniale ed ha deci-
so di divertirsi un po’.
Ci ha lavorato in segreto, come sempre a suon di caratteri
trasferibili e fotocopie, ha chiesto conferma alla nostra
amica Heidi dell’esatta traduzione di “blow job” (lette-
ralmente: “lavoro soffiato”) ed ha inserito lo slogan, con
nonchalance, in una T-shirt che sembra, a prima vista, un
tributo all’orgoglio americano.

Le magliette sono andate a ruba: “Dovreste venire a ven-
derle negli States: diventereste milionari” ci suggerivano,
divertiti, i nostri amici americani.
La Festa di non-laurea politiche, da Lingue ad Ingegneria. Caratteristica comune:
un passo, un esame, mezza tesi appena dalla laurea.
L’ho concepita in onore del nutrito drappello di quasi-lau- Una serata dedicata a loro. Fare la festa di laurea è quasi
reati circolanti a Spazio: Luca, Massimo, Ada, Paolino, banale: uno si laurea e poi fa la festa. Facile, no?! Di-
il Pierre, il Mariotti, Stefano ... (Susanna Sora e Rita fatti così fan tutti. Ben più arduo da sostenere, sia sul
Monici hanno invece modificato il loro status, laureando- piano teoretico-filosofico che esistenziale, il concetto di
si qualche tempo fa). non-laurea come categoria dello spirito. Per questio-
Identikit: età (attuale) max: 40 anni; fisico prestante, intel- ni di affetto (e anche perché non ne potevo più di anni di
ligenza spesso superiore alla media. Occupazione: fanno estenuanti, frustranti quanto inutili tentativi di indurre i
tutti lavori più o meno creativi. Alcuni di loro vivono guar- soggetti al raggiungimento della mèta finale degli studi)
dando la tele, nel senso che sono pagati per guardarla, c’è Luca e Massimo sono stati scelti come personaggi-sim-
chi vende piastrelle, chi fa l’insegnante, chi il musicista e bolo della serata.
chi il P.R. Trasversalità degli indirizzi: da Lettere a Scienze

20 novembre 1995: FESTA DI NON LAUREA a Spaziomusica
La cornice è quella delle grandi occasioni: mancano i mazzi di fiori, le zie con cappellino-a-veletta ed anche i sala-
tini trendy, ma l’atmosfera è quella giusta e il vino ottimo e abbondante. Il programma di quelli seri: saluto delle
autorità, due relazioni: “Come diventar grandi senza essere adulti, ovvero non-essere è meglio di essere” (Luca) e

103
“Spesso il destino è beffardo, ovvero lunga è la strada che porta al Sapere” (Massimo).
Una testimonianza “Un laureato pentito si racconta” e successivo aggiornamento dell’Albo dei Veterani. Massimo
spiazza tutti: si è preparato il discorso! (Se solo ci avesse messo la metà dell’impegno per sostenere qualche esa-
me in più all’Università, a quest’ora sarebbe già alla seconda laurea).
Nel silenzio generale legge la sua dotta dissertazione. Grande successo: il pubblico è in delirio. Luca, al solito, le
sue considerazioni se le macera dentro. Il compito lui non me l’ha ancora consegnato, ma, si sa, i tempi di Luca
sono i tempi che Luca si dà.

“Spesso il destino è beffardo, ovvero lunga e la cupa ostinazione di chi cerca di resistere con tutte
è la strada che porta al Sapere” le proprie forze alla tempesta di eventi maligni che, col
furore di un uragano, la violenza di un’inondazione, la vile
di Massimo Barone e fulminea furia di un terremoto, si abbattono con una
frequenza che scardina ogni fondamento statistico su chi,
Spesso si tace il fatto che molti di noi sono stati oggetto come noi, lotta a viso aperto per una vita sempre migliore.
di una vera e propria persecuzione del Fato che, accanen- Perché è così, Stimatissimi! La verità è che, chi come noi
dosi come al solito sui più deboli, li fiacca inesorabilmen- ha lo sguardo posato sempre anni luce avanti, viene ine-
te nell’animo e nel corpo e li piega al suo turpe gioco. sorabilmente e vilmente vessato da volgari contingenze
Spesso non si tiene in giusto conto lo sforzo sovrumano che mai nessun posto avranno nella mente lungimirante
di ultimi Eletti. La difficoltà ci rende forti, questo è vero, primaria passione (lo studio) ed un’incontrollabile esigen-
ma c’è un limite a tutto, Egregi! za di socialità femminile. L’ambiente universitario pavese
A supporto di questa tesi parlano con la forza che è loro fornisce continui motivi di distrazione e non si dimostra
propria, i numeri e i fatti che hanno reso, loro malgra- quindi il luogo adatto per avvicinarsi al Sapere Accade-
do, meno scontata e routinaria la prassi universitaria. Il mico che tanto gli sta a cuore... Un nuovo cambio, questa
nostro Eroe (perché di Eroe bisogna parlare) si distingue volta radicale, si impone: bisogna guarire e farlo al più
già ai tempi del Liceo per brillantezza di ingegno ed at- presto! Come il pasticciere dopo un po’, per la sua stessa
taccamento al Sapere, chiedendo ed ottenendo di esse- professione, viene portato a detestare il sapore di panet-
re respinto all’esame di maturità, per poter rimanere un toni e cannoli, così il nostro pensa che, tuffandosi a capo-
anno in più in quella scuola che tanto amava e che tanto fitto in una situazione di saturazione femminile, ne uscirà
lo ha amato... finalmente disgustato. L’Istituto Superiore di Educazione
Ma il suo destino lo attendeva dietro alla porta: l’eroe, si Fisica gli fornisce questa possibilità. Ed è una vera e pro-
iscrive ad Economia e Commercio ma, per una banalissi- pria rinascita, tutti i problemi sembrano felicemente su-
ma questione di capacità e vivibilità delle aule, è spesso perati e l’impulso allo studio è inarrestabile.
costretto ad attendere il proprio turno di lezione al noto Grandi soddisfazioni intellettuali si susseguono e l’accop-
Bar Carlone dove, tra un boero ed una brioche, si inna- piata studio-attività fisica produce benefici a ritmo ser-
mora della cassiera e della Goriziana. rato. Niente pare più frapporsi al raggiungimento della
Questa insana passione lo costringe per mesi lontano dal- Mèta agognata. Ma spesso ci si illude e la sfiga è pronta
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la sua Facoltà, inseguendo sogni di gloria sui tavoli verdi a colpire nuovamente...
con il suo inseparabile amico e maestro Toni Garuffa e La maggior parte degli esami infatti, per un problema
cercando una cura per la mezza dozzina di malattie ve- di strutture e di organizzazione, si svolge concentrata al
neree, unico ricordo memorabile della sua storia con la venerdì-sabato-domenica, proprio i giorni nei quali le tre
cassiera. Il tempo passa, i soldi guadagnati al biliardo religioni, contemporaneamente abbracciate dall’eroe, co-
non bastano più per pagare i costosi libri di statistica e mandano il riposo e la festa!
gli antibiotici. Il nostro eroe è costretto a cambiare Facol- Una questione di principio morale ed etico di così alta le-
tà, ad iscriversi a Giurisprudenza, dove l’ambiente è più vatura non può non indurre il Nostro a desistere dallo stu-
confacente alla sua disposizione d’animo ed alle sue esi- dio. Mille e mille altri ancora i giochi di un destino avver-
genze intellettuali... L’inizio dell’anno è fulminante: l’eroe so ed ostile: treni perduti e radiosveglie misteriosamente
macina esami a ripetizione ed il morale è assai alto... ma, esplose, crolli di tassi di interesse e nefaste alluvioni,
all’inizio dell’estate, in ritardo rispetto al previsto, il no- problemi alla guarnizione della testa ed inaffidabilità del
stro cade vittima di una furiosa tempesta ormonale che corpo docente, attacchi di mutismo e di aerofagia... pro-
lo abbandona solo dopo due anni, completamente privo vate voi a dissertare di diritto romano a gesti e peti, dite
di forze. E per due lunghi anni dovrà lottare tra la sua voi se lo ritenete possibile...! Così, a volte, è la vita...
Musica ribelle: 95-96
• A 440
• Blastoplastica
• Bums
• Das Dadadasein
• Deathworm
• Deva
• Dispersione Zero
• E Z WAY
• Expereinza Acustica

105
• Fifth Avenue
• Flying Fox
• Fonotipia
• Frammenti di Okazaki
10 anni di Spaziomusica
• Interurbana
• Lost River Band
• Lotita Band
• Maestro Manzi
• Mary Newslettere
• Midnight Ramblers
• My friend Pedro
• Okkanoey
• Opera omnia
• Paolino e le meteore
• Power Symphony
• Sleep walkers
• Tinto Bros
• Twilight Symphony
• Via Cavo
• Vox Lace
10 anni di Spaziomusica: No-stop-Jam
106
Spray art: hip hop jam

Luca Finotti (bravo Luca!) ha organizzato tutto: gli artisti,
le bombolette, la musica, con la preziosa collaborazione di
Stefano Viola. Ricordo che c’era un ragazzino che voleva
fare la break dance; dato che il pavimento di Spazio non
era praticabile (mai dato la cera là dentro) lui se l’è lavato
ed incerato, dicendomi: “Non si preoccupi, signora, sono
abituato, aiuto anche mia mamma a lavare i pavimenti”.
Altra storia dai rapper della metropolitana di New York!
E Bruno? Bruno guardava, tra lo scettico e il divertito: in
fondo però convinto, forte delle sue frequentazioni nella
Brera negli anni ‘60 e ‘70, che l’arte ha da sempre avu-
to modi non “consoni” di manifestarsi e che quei ragazzi
erano bravi. La musica hip hop invece, quella proprio non
ce l’abbiamo mai fatta a digerirla e quella domenica lì ne
abbiamo sopportata tanta!
A lavoro ultimato l’effetto era decisamente bello! Pecca-

107
to che due anni più tardi, qualche mese dopo la festa di
chiusura, una mano di bianco abbia coperto tutto: è stato
allora che ho avuto, per la prima volta, la sensazione che
avevamo per davvero mollato Spaziomusica.

Stefano Viola

Luca Finotti
Paco Ignacio Taibo II

“Senza perdere la tenerezza: vita e morte di Ernesto Che
Guevara”: già dal titolo si capisce quanta passione ci sia
in questa biografia. 20 marzo ’97: l’autore, Paco Ignacio
Taibo II, in assoluto uno dei miei scrittori preferiti, viene
a presentare il libro a Pavia, su invito della CLU (Coop. Li-
braria Universitaria). Ascolto incantata il suo parlare tor-
renziale e colorito, ma il dovere mi chiama: c’è concerto
quella sera a Spazio: il reggae dei Bebamabala. Implo-
ro Marco (Porcu) e Luisa (Voltan): “Dai, portatemelo
a Spazio!” Appena prima di mezzanotte mi telefonano:
“Arriviamo, prepara qualcosa da mangiare”.
Entro in fibrillazione: e nei panini, oltre all’affettato, ci
metto tutta l’arte e l’amore possibili. Quando Lui entra è
un colpo al cuore. C’è bella gente, l’atmosfera è buona, la
musica anche. Viene naturale pensare alla Canzone del
Che: attacca Andrea (non è musicista ma conosce bene
108

tutto il testo, io sono troppo emozionata)“ Aprendimos a
quererte…” non è proprio intonato, ma chissenefrega,
cantiamo tutti, Paco Ignacio in testa, con i lucciconi agli
occhi. Momenti indimenticabili! “Mui bonito el lugar, mui
mala coca cola“ dirà poi a Luisa: per lui, gran bevitore ed
intenditore della bibita yankee (sa riconoscerne perfino
annata e luogo di fabbricazione!) una delusione la nostra
coca. Ed aveva ragione lui: su rum e musica eravamo ben
preparati, ma la coca cola di Spazio (quella dei fustini)
faceva proprio schifo!
Bebamabala

109
da sinistra:
Corrado Bargigia, Toto Dorigo, io,
Andrea Lugaro, Paco Ignacio Taibo II,
Lucia Dorigo
In morte di Fabrizio De Andrè preso nei suoi 90 anni e con la vita avrebbe ancora gioca-
to…” Avevamo avuto la possibilità di conoscere personal-
L’11 gennaio 1999 è morto Fabrizio De Andrè. mente Fabrizio nel back stage di alcuni concerti ed anche
Stavo andando a scuola quando ho sentito l’annuncio da a cena, grazie a Giancarlo Pierozzi, suo fonico da sempre,
Radio Popolare: ho accostato la macchina e sono scop- a Cristiano (memorabile un suo concerto a Spazio!), ed ai
piata a piangere. Fabrizio de Andrè ha segnato profon- suoi musicisti, da anni diventati nostri cari amici: Mauro,
damente la mia vita e quella della mia generazione: ha Giorgio, Ellade, Michele … Bruno, in questo più sfrontato
dato voce alle nostre inquietudini giovanili squarciando di me, era riuscito anche a parlarci insieme e si era fatto
il velo del perbenismo e del conformismo da cui ci sen- fare un autografo con dedica, che conservo tra le cose più
tivamo soffocare; ci ha iniziato alla rivolta ed alla rabbia care. Io no, troppo intimorita ed imbarazzata: come si fa a
mai disgiunte dalla tenerezza, al viaggio “in direzione conversare del più e del meno con uno dei miti della tua
ostinata e contraria“ mai disgiunto dalla poesia. Le sue vita? La sera, a Spazio, non parliamo d’altro, soprattutto
canzoni sono state la colonna sonora della mia vita, dalla con i ragazzi più giovani che, a parte “Il pescatore “, sanno
poetica dissacrante di “Tutti morimmo a stento“, cantata ben poco di Fabrizio. Regaliamo a tutti un ricordo, buttato
con la rabbia in corpo dei giù di getto, con il cuore.
miei anni giovanili fino ai Dei funerali a Genova ricordo le facce impietrite, le la-
grandi affreschi multi-et- crime, le ondate di commozione collettiva. Ed ancora il
nici di “Creuza de ma“ e di freddo (ma quanto freddo può fare a Genova?!), il vento e
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“Anime salve“ che non fi- le nuvole “… che vanno, vengono, qualche volta si ferma-
niscono mai di incantarmi. no…” E sembrava impossibile che la vita, fuori, potesse
E quante volte, ancora ades- continuare con i suoi ritmi immutabili e che, come canta
so, in situazioni più o meno Bruce Springsteen, il cielo continuasse ad essere lo stes-
istituzionali, mi succede di so “...the same unbelievable blue …”. (Sensazioni di gelo
sentirmi fuori posto e mi e di sgomento che ho riprovato, a distanza di soli 3 anni,
viene la voglia di scappare per l’ultimo saluto a Bruno, che se ne è andato nel caldo
urlando “…di respirare la irreale di un luminoso mattino di primavera).
stessa aria... non mi va...” La sera, al ritorno da Genova, Bruno ed io avevamo solo
come l’impiegato-bombaro- voglia di stare in silenzio e di sentirci vicini. Spaziomusica
lo immortalato da Fabrizio è rimasto chiuso: non ce la sentivamo proprio di stare in
in “Storia di un impiegato“. mezzo alla gente a sparare le solite cazzate.
Telefono a Bruno: ammu- Un anno dopo, senza più l’impegno di Spazio, ho potuto
tolisce anche lui. dedicarmi al Progetto: “...e con la vita avrebbe ancora gio-
Sapevamo della sua ma- cato: da Spoon River a Non al denaro, non all’amore né al
lattia, ma volevamo a tutti cielo“: un piccolo contributo alla divulgazione di Fabrizio
i costi credere che la forza tra i ragazzi delle scuole Superiori.
della sua musica e della La tessera di “Membro del Comitato d’onore della Fon-
sua poesia l’avrebbero dazione Fabrizio De Andrè” che Dori Ghezzi mi ha inviato
fatto vivere, come Jones il nell’ottobre 2002 è uno dei regali a cui tengo di più in
suonatore “…che fu sor- assoluto.
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Versi Universi Università

Musiche-arti-letterature tra Accademia e Peri-
Versi Universi Università ferie dicembre ’98 / maggio ‘99
L’iniziativa ha l’obbiettivo di presentare uno spaccato
Non poteva mancare l’iniziativa colta. degli incroci e delle contaminazioni tra arte, musica e
“La rassegna Versi Universi Università fu messa in linguaggio. Gli incontri sono articolati in:
moto da Daniela che periodicamente riuniva a casa una • un intervento-dibattito pomeridiano all’Università
flottiglia di giovani e meno giovani, men- • una performance-concerto la sera a Spaziomusica
tre Bruno salmodiava “Amo’ chi a rump
i bal?!” così racconta Massimo Depaoli. – Mercoledì 2 dicembre 98:
Alcune tra le “menti migliori” dei giovani “Il Linguaggio come ruvida provocazione“
che gravitavano a Spazio: Armando Ba- Roberto Freak Antoni (Skiantos), autore-musicista
rone, Mattia Burzio, Federico Greco e performer featuring. Maria Corti, narratrice, filologa,
la disponibilità del sublime Depa (il De- storica della lingua. Fondatrice e presidente del “Fon-
paoli appunto, troppo gentile per dirmi di do Manoscritti di autori moderni e contemporanei“
no). Sono bastati un paio di incontri per dell’Università di Pavia. Kindly mixed by Massimo
organizzare il tutto. Ed ha funzionato, sia Depaoli: docente di lettere e rap presso il liceo Co-
all’Università che a Spazio. pernico di Pavia.
– Mercoledì 27 gennaio 99:
Ad aprire la Rassegna fu chiamato proprio “Poesie come specchio, canzoni come vetro”
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Roberto Freak per il quale si pensò a un Massimo Bubola, poeta e rocker, medioevalista,
faccia a faccia con Maria Corti che, da traduttore, produttore ...uno tra i migliori songwriters
storica della lingua, agli Skiantos aveva italiani in combutta con Federico Greco, stimato giu-
dedicato attenzione anni prima, sollevan- risprudente.
do un putiferio di polemiche nel mondo – Mercoledì 24 febbraio 99:
accademico. “La musica delle periferie”
E infatti dibattito fu, nell’aula del Quat- Mauro Pagani, storico musicista italiano (PFM)-poli-
trocento in Università. Fare cozzare sacra- strumentista-compositore-produttore artistico.
lità della cultura e profanazione del rock – Mercoledì 24 marzo 99:
(e di Spazio) in quella sede sembrava un “The legend is back: il retrobottega del successo”
azzardo ma in realtà tutto andò per il me- Gene Gnocchi, autore-scrittore-noto personaggio
glio, con grande gioia di Maria Corti, che televisivo. Bodyguard: Bruno Morani.
ha sempre stimato l’intelligenza acuta di – Fine aprile 99: “Leggere, scrivere, respirare“
Roberto. Quella sera, poi, la performance Stefano Benni, scrittore-direttore collana “Ossigeno”
da attore-intrattenitore (e non cantante) di Feltrinelli, introdotto da Armando Barone e corteg-
Roberto Freak si tenne nella stessa aula, giato da Lorenza Pozzi.
dove però era in corso una festa studen-
tesca. Fra un pubblico catturato dai “colpi organizzazione
di genio e cretinerie” recitate, forse le risate più giovanili SPAZIOMUSICA/Coordinamento per il Diritto allo Stu-
erano proprio quelle di Bruno mentre curava l’amplifica- dio/C.L.U - Riviste: Inchiostro-Tonominore-Ulisse.
zione. Massimo Depaoli
Pavia Rock ‘99

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• Almalibre
• Armonite
• B-Art
• Bone Machine
• Franalanda
• Freenation
• Fungus
• Havana Club
• Insight band
• Logos
• Mauvaise
• Mieledilei
• Onirica
• Psyco Caos
• Racine Copertina di Marco Lodola
• Santiago
• Sleep
• Stone Bridge Band
• Verba Manent
Il Tenco
grafici, fonici... si sentono autorizzati, perlomeno la notte,
ad uscire dai ruoli ed a “rompere le righe”. Il Tenco: una
sorta di rito laico a scadenza annuale. Il piacere di ritro-
varsi tra amici e tirar mattina, un po’ (tanto) sbronzi, ma
con classe. Con Antonio Silva (chi non lo vorrebbe un
preside così!), presentatore unico nel suo genere (niente a
che vedere con Milly Carlucci) che, agitato come un treno,
sventola tovaglioli per agitare le masse.
Anche se nel roof (lo dice la parola stessa) del Teatro Ari-
ston, dai soffitti troppo alti e dai neon troppo sparati, non
è più come una volta, al piano sotterraneo dell’hotel Les
Etrangers, dove non c’era spazio per presenzialismi e si
era tutti più pigiati ma anche più contenti.
Abbiamo cominciato ad andarci al seguito di Lorenzo
(Riccardi) e poi di Flaco nei primi anni Novanta. Grande
emozione e, per me, anche timore reverenziale perché mi
ritrovavo fianco a fianco con alcuni dei miei miti musica-
li, Guccini e Vecchioni in testa. Ed anche con alcuni
114

tra i miei giornalisti preferiti: Gianni Mura (un idolo: un
enorme piacere conoscerlo, grazie soprattutto ad Ezio
Il Tenco, il Festival della canzone d’autore che Amilcare Vendrame: un grande! anche lui di Casarsa) e Miche-
Rambaldi ha ideato dopo aver constatato che business, le Serra (non ho mai avuto il coraggio di avvicinarlo per
lustrini e paillettes dell’ “altro Sanremo” c’entravano fargli i complimenti: imbarazzante fare la groupie a 50
poco con il cuore della musica. La sua eredità d’arte, di anni suonati!). Bruno, più easy e – ma solo nei backsta-
affetti e di passione passata a: Enrico De Angelis, Ser- ge – più rompicoglioni di me, si divertiva come un matto,
gio Sacchi, Roberto Coggiola, Antonio Silva, Pepi orgoglioso di esserci. Appena arrivato, dopo aver salutato
Morgia... e tanti, tanti altri, impossibile citarli tutti. “Ricciolo” (Milano Music Service) ed incrociato nel
Il Tenco: un vero e proprio “miracolo italiano” con quell’at- backstage il sorriso e la mole di Cina, correva ad abbrac-
mosfera “un po’ così” che ancora resiste, a distanza di ciare Luciano Barbieri, principe dell’Infermeria, aria
quasi trent’anni. anarchica e carismatica. Si somigliavano anche fisica-
Un miracolo perché con un budget che all’altro Sanremo mente quei due, avrebbero potuto essere fratelli; tra loro
non basterebbe neanche per le pulizie, convivono il me- è scattato un feeling immediato, anche per la naturale
glio della canzone d’autore a livello nazionale ed interna- propensione di entrambi alle zingarate. A seguire, il re-
zionale, la scoperta di nuovi talenti e l’infermeria, luogo sto dell’allegra brigata, tutti accomunati dall’idea che la
mitico, snodo di incontri, discorsi, cazzate, dove l’unica buona musica non possa essere disgiunta dal buon vivere:
“medicina” è il vino (di qualità eccelsa), elargito a piene Ezio Poli e Mariuccia Nespolo in testa, amici di quelli
mani. Il Tenco: una sorta di “zona franca” dove il tempo, veri. Era un festa condividere con loro le emozioni del Ten-
come ha scritto Gianni Mura, si misura in “gior-notti” e co ed anche ritrovarli a Spazio, ai concerti di Flaco, nostro
dove tutti: artisti (anche molto famosi), giornalisti, disco- comune amore. Che nottate passate insieme!
115
Luciano Barbieri

“Ricordo con emozione e nostalgia il nostro primo in-
contro durante i giorni di una lontana Rassegna del Club
Tenco. Sono, come sempre, impegnato a mescere vino
nell’infermeria. Alzo gli occhi e mi appari come una visio-
ne: imponente, vestito variopinto, quasi timidamente mi
chiedi “Posso avere un bicchiere di vino?”
“Certamente“ rispondo e, versati due calici di Rossese
di Dolceacqua, diventiamo subito amici. Da quel giorno
non sei più mancato ad una rassegna. Quanti indelebili ri-
cordi nella mia memoria, quante risate, quanta goliardia:
la scena del bambino da te magistralmente interpretata,
quella bottiglia di Rum Papero partorita con stupore degli
astanti e successiva bevuta comune. La serata a Spazio-
musica, il dopo concerto con Francesco Guccini, Flaco
Biondini e gli altri musicisti, le bicchierate con Lorenzo
Riccardi, la rimpatriata con Ezio Poli e Mariuccia Nespo-
116

lo per il concerto di Massimo Bubola. Chi non ha saputo
guardare oltre la tua severa barba non ha conosciuto la
tua dolcezza, il tuo grande cuore, non ha potuto apprezza-
Foto Stefano Giraldi

re le tue grandi doti umane, non ha conosciuto un amico
totalis della musica di qualità. Sei sempre stato uno di noi
e mi piace ricordarti, divertito e festante, sul palcosceni-
co dell’Ariston nel dopo Rassegna Tenco del 2001.”
Luciano
Antonio Silva

“All’inizio Bruno lo conoscevo poco ovviamente e un po’
anche lo evitavo. Lui al Tenco si era fatto la fama del
rompicoglioni: in effetti riusciva sempre, con Daniela dal-
le-belle-poppe, a intrufolarsi nelle situazioni riservate agli
“addetti ai lavori”. Dove i cosiddetti addetti ai lavori ne
combinavano di tutti i colori: Guccini che faceva la tra-
duzione in milanese - leghista di Luci a San Siro, mentre
Vecchioni la cantava; il Trio di Bra - composto da Carlo
Petrini, il mitico padre fondatore di Arci Gola Slow Food,
Azio Citi e il compianto Giovanni Ravinale - mimava la
processione del Corpus Domini; Flaco Biondini cantava
Bruno con tanghi da strapparti le budella; altri facevano altre cose
Sergio Sacchi e Guccini altrettanto pisciose o struggenti.
Ma avevamo un appuntamento comune: i concerti di Guc-
cini. Quando Francesco si esibiva in Lombardia - che fosse
Brescia piuttosto che Varese o Monza - eravamo lì: lui,

117
Daniela dalle-belle-poppe, io e pochi altri amici ristret-
ti che avevano il privilegio di trovarsi nel back stage per
andare poi a cena, nel dopo concerto, con il maestrone.
È in queste cene che ho imparato a conoscerlo. Lui rac-
contava la sua vita da vagabondo, portava cassette di
cantautori latino americani che solo lui conosceva, si
inventava Spazio Musica. Accompagnandosi con una im-
mancabile bottiglia di rum.
Poi una sera mi venne fatto di dire che io non bevevo mai
superalcolici, pur apprezzando - come è noto a chi mi co-
nosce - il vino anche in quantità non modica. Al concerto
successivo - credo che sia stata l’ultima volta di Guccini a
Monza, Bruno ancora vivo - lui è arrivato con un bottiglia
di rum “Pampero” e mi ha detto questa è per te. Da allora
tengo sempre in casa una bottiglia di rum.
E, quando mi trovo con le palle al limite del fuori giri, me
ne faccio un sorso sottolineandolo con un pezzo di buon
cioccolato. Pensando a Bruno che sta rompendo i maroni
anche là dove si trova, spacciando rum e cantautori suda-
mericani. Hasta siempre, Bruno!
Tenco 2001, Roy Paci, Daniele Lucca e Bruno
Antonio
Maria Grazia Nespolo ed Ezio Poli un po’ subiva, ma quando si arrabbiava……!
Bruno e l’amicizia: vera, autentica, di quelle che tutto
“Sai quando hai tanti ricordi che si accavallano, e tutti danno e tutto pretendono. Non era facile diventare “Ami-
belli. Quando non vuoi credere che davvero Bruno non ci co” di Bruno, uomo selettivo e intelligente. Ma quando
sia più, ma lo pensi sempre là, a Spazio Musica, dove hai avevi la ventura di far parte del novero dei suoi amici,
passato con lui nottate indimenticabili. allora eri davvero fortunato e grazie a lui entravi in un
Quando la realtà non ti piace, allora è proprio difficile scri- mondo variegato, libero, intellettualmente ricco, dove la
vere di tutto ciò… ma Daniela è una amica, un po’ rompi convenzione non trovava casa e tutto si viveva in totale
ma tanto cara e allora bisogna... Bruno e le straordinarie libertà… la nostra libertà fatta di parole e silenzi voluti e
chiacchierate, ovunque: a Spazio Musica piuttosto che al mai dovuti. Bruno e i “rompi….”, poveri di spirito e ricchi
Tenco, per le strade di Pavia o di San Remo, oppure a di presunzione; Bruno e i conformisti, che guardavano con
casa sua, dove si facevano mangiate esagerate. sospetto la sua capigliatura, la sua bellissima barba bian-
Bruno e i concerti di Flaco; Bruno e l’Hasta siempre, l’inno ca e il suo abbigliamento informale. Bruno e i reazionari:
della sua vita. Quanto ci siamo divertiti nelle due serate di uno spasso assistere alle manovre di accerchiamento per
registrazione del disco di Flaco! Avvertivi la loro amicizia, scandalizzare e alla fine per deridere: che risate ci sia-
la loro intimità intellettuale a pelle, anche se amavano mo fatti! Bruno e il sonno, improvviso e terribile, che non
punzecchiarsi e poi, complici e felici, se la prendevano concedeva scampo: eravamo tutti lì, intorno a un tavoli-
con la povera Daniela che, per amore e per amicizia per no a chiacchierare e... tonf! improvvisamente la testa di
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Bruno scivolava sul piano del tavolo e non c’era più nulla
da fare, non servivano richiami più o meno urlati, suoni,
Ezio Poli, Flaco, Luciano Barbieri, Bruno scuotimenti di ogni tipo, alla fine anche la povera Daniela
doveva arrendersi!
Bruno e Spazio Musica. Chi non c’è stato non può sapere
cosa fosse Spazio Musica: un insieme di avventori così di-
versi tra loro, ma così uniti da sembrare finti; una raccolta
di oggetti di tutti i tipi, tutti rigorosamente di “sinistra”. E
dietro il banco, o davanti, o in giro lui: Bruno, che, se non
stavi attento, potevi scambiare per Marx redivivo.
E i musicisti, i migliori, e allegria e sedie scomode da cui
però non avevi mai voglia di alzarti e ragazzi e ragazze
e… Ciao Bruno! Devi avere pazienza, ma sai bene com’è
insistente Daniela! Abbiamo dovuto per forza e per ami-
cizia scrivere queste due righe, ma, sta’ tranquillo, da
adesso in poi riprenderemo a pensarti vivo, là, a Spazio
Musica, e ti cercheremo a San Remo tra gli amici: “Dov’è
Bruno?” “Non è ancora arrivato, ma vedrete che appena
si libera ci raggiunge”.
Mariuccia ed Ezio
Le Balentes Le Balentes Stefania, Lulli ed Elena

Tenco 2000. B-B: Bruno - Balentes: amore a prima vista.
Bruno dapprima è stato conquistato dalle voci (straordi-
narie!), subito dopo dalla simpatia e dall’allegria conta-
giosa di Stefania, Lulli ed Elena. Conquistato a tal punto
che nel dopo festival, in loro onore, si è persino esibito in
improbabili balli sardi con Ernesto Livorsi e Daniele Lucca
(nella foto). Lui che in vita sua mai aveva ballato, eccezion
fatta, negli anni ruggenti, per “il ballo della mattonella”, i
“cheeck to cheeck” con il solo scopo di cuccare.

Bruno, Daniele Lucca,
“La cosa strana è che noi tre abbiamo incontrato Bruno
Ernesto Livorsi e Francesco Rubino (e anche Daniela ovviamente), forse solo due volte: al
Tenco e a Radio Popolare a Milano, però, non sappiamo
per quale motivo, a tutte e tre lui è rimasto fortemente
impresso tant’è che quando si diceva Bruno era chiaro che
si parlasse di lui. Purtroppo è passato un sacco di tempo

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dall’ultimo incontro per cui nessuna di noi tre riesce a ri-
cordare bene il suo viso; ci ricordiamo più che altro una

Tenco 2003: che trio! Al centro Luis Cabases, di una simpa-
tia irresistibile, giornalista dell’Unità ed anche nostro fornito-
re ufficiale di Barolo.
Non a caso il suo tavolo è diventato tra i più gettonati del
dopo-festival. Presenze costanti: Monica Passoni, Dario
Zigiotto e Tony Verona, oltre a Gianni Mura, che di vino e
di molto altro si intende parecchio.
Ai lati della foto io e la Linda facciamo a Cabases da “effet-
to-lifting”, dando l’impressione (falsa) che sia quasi magro.

grande barba (che nel ricordo sembra enorme e lunghis-
sima) e un signore tenerissimo che dalla prima volta che
l’abbiamo visto ci ha trasmesso un sacco di affetto e ci
ha anche molto incoraggiate; è nato un feeling sponta-
neo e sicuramente reciproco. Chissà se in quello che ci
è successo quest’estate, tutte le cose belle che abbiamo
fatto..... non ci sia anche il suo zampino. Ti mandiamo un
enorme abbraccio. Stefania, Lulli, Elena: Le Balentes
Gente di Spazio: la variegata umanità che ha attraverso 1. Quelli che 4. Quelli di Pavia
le stagioni di Spazio. a Spazio sono arrivati e dintorni:
Le centinaia, migliaia di persone che a Spazio hanno con Marco – Studenti ed altri
dato l’impronta, l’odore, il calore, il colore. Ricordi, 2. Lo staff sognatori
frammenti di storie, vita vissuta ed in tutti la sensazio- 3. Quelli che – La “meglio
ne che ancora permane a distanza di anni (un miracolo l’Università l’hanno gioventù” di Pavia
in questi tempi senza memoria) di aver vissuto insieme fatta, di notte, a Spazio: – Gli amici
qualcosa di speciale. Non è retorica: è ancora grande – Cardano & dintorni dal lungo passato
l’affetto che ci unisce. – Kerouak & friends 5. I piacentini
Quelli che a Spazio hanno trovato: la musica / gli ami- – I chimici & c. 6. Quelli di Landria-
ci / il sesso / le notti / il senso della vita / la passione – Gli ingegneri no-Vidigulfo-Magher-
d’amore / le parole da dire / una casa fuori di casa – Cani sciolti... no...
Quelli che a Spazio: si sono emozionati / ubriacati / 7. Voghera & Oltrepò
incazzati / sfamati / divertiti / inebriati... 8. Altri amici vicini
Quelli che a Spazio: ci sono cresciuti senza diventare e lontani...
adulti / hanno imparato a suonare / sono stati mandati 9. Last Minute
affanculo / sono entrati di Destra ed usciti di Sinistra /

Gente di Spazio
si sono anche laureati ...
Come si fa a mettere ordine nel materiale magmatico
dei tanti che hanno scritto? Come si fa a racchiudere in
categorie il gran casino degli incroci umani che si sono
succeduti in quasi 14 anni di storia? Ho passato intere
serate alla ricerca di criteri di classificazione “razionali“
che rendessero facile ad ognuno il ritrovarsi. Suddivisio-
ne per: status (studenti, musicisti, lavoratori, perdibal-
le...), per compagnie frequentate, per Facoltà e Collegi
Universitari di appartenenza, per provenienza geografica
(Pavia e il resto del mondo), per età anagrafica ed anni di
presenza a Spazio... Alcuni criteri li ho individuati, però
ad un certo punto mi sono arresa alla casualità dell’or-
dine alfabetico deciso dal computer, ma soprattutto ad
“associazioni-per-feeling” che mi venivano in mente: un
modo di presentare e raccontare arbitrario ed anarchico,
magari anche sconclusionato, ma pieno di cuore, proprio
come la “gente di Spazio”.
Quelli che a Spazio sono arrivati con Marco

Marco tra i “suoi” bambini
argentini. Da un paio d’anni
è uno dei responsabili della filiale di
Buenos Aires dell’ICEI
(Istituto Cooperazione
Economica Internazionale).

Marco, il Morani, per gli amici “Fadiga“ per la sua pro- che ti toglie ogni possibilità di incazzarti anche quando
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pensione a prendersela comoda. Il nipote che Bruno ha spariscono e non rispettano gli impegni più elementari.
sempre adorato nonostante gli facesse cazziatoni tremen- Una grande capacità di scrittura, che io, inutilmente, ho
di perché così “imparava a stare al mondo” (un peccato cercato di incoraggiare: impossibile pretendere da loro
che non possa vederlo ora, impegnato in attività di solida- sistematicità, perlomeno nella sfera che non attiene il
rietà in Argentina: ne sarebbe così orgoglioso!) lavoro (dove invece sono seri e scrupolosi; tutti impegnati
Marco con Luca, Massimo, Gianni, la Clò, Giulia, in attività importanti).
Mario, il Palla, Carlo (Gariboldi), Carlo (Genta)... sbar- Arrivati ai 40 ed ancora in bilico tra Marx - Stefano Benni
cati a Spazio sul finire degli anni Ottanta, quando Spazio e Peter Pan. “Cosa diventeremo da grandi non lo sappia-
stava decollando. mo....” L’idea di lungo periodo è “domattina”.... L’insta-
E poi presenza fissa, sera dopo sera, notte dopo notte: bilità, l’inaffidabilità come valori condivisi, che generano
un bel contributo il loro all’impronta di Spazio. Marco, risate, anziché liti... “l’ha scritto Gabriele Romagnoli su
Luca e Massimo anche forza-lavoro, insieme ad Heidi Repubblica qualche anno fa“. Ma questo ci conosce?! ha
ed Ada, con Gianni a sovrintendere. Brillanti, colti, nar- esclamato Clotilde non appena le ho passato l’articolo. La
cisisti quanto basta, anzi di più. La cultura e la testa di Clò, passione e sensibilità che solo certe donne posso-
eterni adolescenti, con la perenne tendenza a rinviare. no avere: una “sorella minore” a cui mi lega un universo
Si conoscono a memoria, in alcuni casi fin dalle elemen- di affetto e di valori. E per capirlo basta leggere quello
tari, e si passano le battute, sempre all’insegna di una che ha scritto quando Bruno se ne è andato. Gianni: il
ironia dissacrante (mentre scrivo sono ben cosciente del quasi-fidanzato di Marco, divisi solo dalla passione calci-
rischio che corro: mi faranno a fette, soprattutto Gianni). stica: Marco un interista sfegatato, Gianni così milanista
Si divertono e fanno divertire: una serata con loro è uno che né la presenza di Berlusconi né temperature polari gli
spasso. Una non comune sensibilità (soprattutto Luca) impedirebbero di andare a San Siro a tifare rossonero!
Passano ancora il tempo a lanciarsi battute e a darsi ra- Marco & friends: la “mappatura”
gione. Gianni, come Salinger ha prodotto il suo “giovane
Holden” per questo libro (Lo zerbino, i cessi ect..) in una “Su nomi e soprannomi sono preparatissimo!” Massimo
settimana, salvo poi farmi marcire per scrivere altro. (“per è sempre “preparatissimo” su tutto. Ci sono voluti un tot
mancanza di ispirazione”: così dice lui “Ma vaff...” dico di richiami orali e scritti; alla fine ha consegnato il suo
invece io). elenco, su cui si sono innestati gli interventi degli altri.
Massimo, detto anche “il cannibale” per le sue conquiste Questo il risultato finale: Marco (il nipote: Fadiga; anche
(ora è più serio, ma all’epoca... non faceva prigioniere...). Seven, ma pare che solo qualche fighetta lo chiamasse
Un brillantone. Spirito enciclopedico-universale. Non si fa così). Luca (il Vago; anche Vianda o il Viandante, per via
mai trovare impreparato, che si parli di Marcuse o delle dell’improponibile film western visto nella residenza esti-
nuove tecniche di allevamento dei maiali. va del Mariotti), Massimo (il cannibale: “in eterno me
Le cazzate lui le snocciola così bene e con aria così “sa- ne arrogherò il conio“: parola di Pallaroni), Gianni (Mr.
puta” che, se non lo si conosce, non si può che prender- Magoo per la somiglianza con il noto cartone, anche per
lo sul serio. Negli anni ruggenti, certe sere, dimostrava la sua infallibile vista), Latini (Lando, Kid sorriso, Richard
un attaccamento al lavoro sospetto: disponibile anche a Gere della Bassa ed anche Zio Bergomi, per via delle so-
fare i panini ed a lavare i posaceneri. Poi abbiamo capito pracciglia), Fotia (nessun soprannome: basta la parola),
perché: il bancone rappresentava il “cordone sanitario” Mariotti (Mago Mario, per l’abilità di creare animali e
che lo salvava da situazioni imbarazzanti: all’interno della cazzate varie con i palloncini), Pallaroni (il Palla), Ga-

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massa, dall’altra parte, succedeva che fossero presenti riboldi, Genta (Carletto), il Paolino (Cabesa: il fratello
due, anche tre ragazze cui lui, appena qualche sera prima, maggiore di tutti “cazzo, ma io ho trent’anni”), Aurelio,
aveva dichiarato amore quasi-unico e quasi-eterno... Ezio Affini, Andrea (l’avvocato Gazzosa), Pisati (il Piso),
E Luca? Luca c’è. Seghi (Kurt Cobain), Rugginenti (Mr. Valvola), Mino...
Sempre. A modo suo, in punta di piedi. Vago. Sempre
troppo discreto, troppo riservato e troppo sensibile. Le donne: Heidi e Ada, la Clò, Bruna, Sara, Selvi,
Ti disarma e ti fa anche incazzare perché lui il senso del Carlotta (la rete), Federica (federfica), Paola, Vale,
reale non sa dove stia di casa. Ma forse è anche per quel- Lucia, Camilla, Giulia, Giovanna, Fabiana, Betty
lo che gli vogliamo tutti così bene. (spazzola)...
Bruno
in versione
“Nudo di donna”
con l’esperto
Fotia in una delle sue pose migliori d’equitazione
dallo sguardo
attonito

I “Butani”
oltre ogni vergogna in bella mostra,
da sinistra verso destra
l’ombelico e la panza di:
Marco, Gianni, Bruno e Francesco
124

Tutto vero: vigliacco se ti dava una soddisfazione!

Bruno e Marco:
M Bruno....
B (aria seccata) Grunf......sa ghet?
M No, volevo farti sentire questo gruppo... Sarasota Slim....
B (sguardo scettico) Un mo’ cun la to müsica ‘d merda?
M No, ehm, secondo me ti piacciono.....
B (espressione dubitativa) Lasa lì, ia senti dopu...
M Dai, Bruno, fanno blues, sono bravi, sono in tournèe in Italia e mi ha detto ... che costano poco
B (occhio incazzato) Li lù l’ha mai capi un cassu..
M Va bè, però una volta prova a cagarmi
B (voltando le spalle) Ades g’ho temp no...Ostia, quanta volt t’ho dit da sùga i posacener....
Qualche tempo dopo:
B Tò, pirlasa, senta un pò questi chi (e getta sul bancone un CD di Sarasota Slim)
M Ma Bruno....
B (indaffarato) Tas, questi chi si ch’ien bon
M Va bè, però.......te l’avevo detto...
B (in ostia crescente) Cambiam al fusto dla guinness, te capi mas fa o no?
e tira via i cart, quanta volt t’ho dit che sa vegna un quai d’un a sunà i cart ia do no!!!
Io, Bruno e le rose

Si racconta di un uomo con una barba importante, di quel-
le che solo le favole hanno tramandato, che aveva una
maestra per donna, la ms per amante e per amica una
pernice che quaqquerellava e sguazzava felice in una poz-
zanghera che puzzava di wisky.
In più tante creature dai nomi più strambi: trapani e bru-
gole, viti e bulloni, finali e delay, jack e canon che lo cir-
condavano. La cassetta di liscio, le caramelle di zucche-
ro, veri attentati alla bocca, i boeri e il cilla, i cessi delle Massimo e Luca
donne intasati, il pampero, il gabbiotto all’ingresso come
quelli della fiera, la grigliata, i mocassini e la calza bianca Questa sua ricostruzione-per-immagini di anni di storia e
in tinta con la barba, il salvadanaio, le monete appese di emozioni, Luca me l’ha consegnata nel settembre 2002.
al bancone, le foto, l’acqua nel frigorifero, il telefono a Mesi dopo, per stimolare sue ulteriori produzioni, gli ho
moneta, il riscaldamento troppo alto, la luce dell’uscita inviato i contributi, straordinari e spiazzanti, di Plinio e del
di sicurezza, il lotto, la falce e martello, le odiate carte, le Palla. E lui, per dirmi che non riusciva a scrivere, così mi
bottiglie di birra vuote da fracassare, gli scatti dell’aspira- ha scritto:

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tore del fumo, le televisioni, il garelli, i pass dei concerti, “Cara Daniela, mi fa sorridere il pensiero che se facessi
gli occhiali per leggere e “sa ghe’ scrit?”, l’occhio di bue, un aeroplanino di carta e lo lanciassi dal terrazzo da dove
“scendi immediatamente di lì”, i dialoghi fai da te con scrivo e dove lavoro, probabilmente planerebbe sulla pista
piaggi e sergio l’elettricista, il cancello rosso, le due polo del tuo tavolo ben prima di questa e-mail.
e il portapacchi, la camicia blu hawaiana più pantalon- Mi fa ugualmente sorridere anche il pensiero di essere
cini e ciabatte, il discorso di natale, il volume della long stato circondato a Spazio per anni da abili pennaioli celati
horns, il tavolino in cortile d’estate, flaco biondini e lo- sotto le sembianze di bassisti molesti o giornalisti orsi: le
renzoriccardiband, la macchina del ghiaccio, il trombone vibrazioni accese dagli scritti di Plinio e Palla valgono la
e la chincaglieria appesa, le foto in università per il film confessione di una verità. Ecco allora gli estremi: tra i due
svizzero, le magliette di spazio e di clinton, il servizio au- una distanza da SPAZIO emozionale, temporale, genetica
dio, lo stanzino e i cantanti, il concorso per giovani band, enorme: eppure un’unica sincerità. È questo forse ciò che
il gin tonic, la macchina del caffè e la sedia, il tavolo in- ti dicevo. Le note migliori, più sane e “più vere” le avrai da
chiodato, il registro siae, la mamma e il papà di heidi, chi non immaginavi , perché o posseggono la storia o non
i topi, i portacenere di latta tutti storti, le mille lire nel la posseggono per nulla. Noi, io, siamo in questo vasto
cassetto, la macchina del fumo, la barba strappata, l’ora mare disegnato da loro, tra l’infinito amore di Plinio e la
sbagliata del registratore di cassa, l’ordine delle sedie del carezza quasi schiaffo del Palla, un’aerea di insoddisfa-
cinema, le bottiglie di birra portate da fuori, “...la porta!”, cente presenza sul quotidiano. Borghesucci certamente,
le macchine davanti al garage, costas il greco, la ciotola viziati sicuramente, ma leggeri, di quella lievità cristallina
per i tappi, i cd comprati al mercato, la barba bagnata, e che può all’inizio dar fastidio, ma che in fondo rinfresca
LE ROSE che non crescono se non c’è amore ... nelle giornate torride e non solo. E siamo noi, sono io che
Luca Ternavasio (Vago) non accetto di sentirti abbandonata in questo impegno:
ti assicuro che non passa giorno che di riffa o di raffa taristica soprattutto di cantanti e spettatori, macchiata
entri, se non nel cazzeggio serale, sicuramente nei pen- qua e là da spruzzate ironiche di noi, parte della storia di
sieri personali. Prima o poi arriveranno anche i riscontri Spazio/Bruno, di cui orgogliosamente mi ritengo essere
“materiali”. stato fortunato attore. Confesso di aver scritto, ma di non
Mi sono dato un ultimatum che, sia chiaro, ritengo riferito essermi piaciuto, correggerò.
esclusivamente alla scrittura di testi e non ai sentimenti: Dopo tutta questa fuffa ci terrei a dirti che, avrai notato,
quindi se non produco nulla di accettabile, a mio parere, senza Spazio/Bruno credo di aver perso anche un po’ la
per il 25 di gennaio abbasso il testone e accetto le conse- bussola: Gianni lo vedo se va bene una volta al mese,
guenze. C’è un accordo, per merito di Heidi a trovarci, noi Massimo di più ma con una pesante stanchezza lavorativa
lavoranti e raccogliere spunti: avrai già capito che il tro- e via così per molti altri. E non è un fatto di crescita né di
varsi sia ormai un problema quasi come la crisi FIAT. Sono nuovi interessi primari. Rimane il cuore, per fortuna. Ti sa-
sicuro che di materiale per il libro ce ne sia parecchio: la luto abbracciandoti e promettendo il massimo impegno,
migliore impostazione sarebbe, per me, quella documen- rimanendo però sempre ... Vago

Mariotti, Luca e Selvi
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Bruno, Lucy e Marco

Luca, Clò, Giovanni, Lucy, Bruno e Marco
Il “clima di Spazio”

Il “clima di Spazio”: Massimo e la cronaca di un “merco-
ledì alternativo”, quando Bruno ed io avevamo deciso di
cominciare a mollare per lasciare spazio ai “giovani”.

“Sono in ritardo.
Mostruoso ritardo.
Sempre di corsa e non arrivo mai in tempo.
Non ho nemmeno le chiavi.
Aspetto il Vago. Davanti al cancello. Anche il Vago è in
ritardo. Stasera Bruno ci incula. L’aria condizionata non
Alberto e Massimo
funziona... se devo essere preciso, siamo noi che non ab- ”A me, che di cognati normali non sapevo che farmene,
biamo imparato ad accenderla... non poteva andare meglio. L’ho capito dal primo nostro
Bruno ci incula, stasera. incontro e mi sono subito rassicurato. La mia storia con
Heidi non viene... trentasette e due, al solito. Bruno è stata quella dell’emigrante
Arriva anche gente, ma non esattamente quella delle che, di ritorno dal suo peregrinare,
grandi occasioni... si affacciava a casa del cognato Questo è Alberto, il mio “little brother

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niente palette stanotte... con inesorabile, ciclica puntualità. giramondo” (ora in Pakistan), diventato
Solo uomini. Rompicoglioni. Non c’è il ghiaccio. Godevo di un’ospitalità intensa e amico fraterno di Marco & c. Bruno gli
La macchina ha la stessa temperatura di Heidi. totale, sicuramente non formale e mugugnava dietro ad ogni baule (tutti
Arriva la Siae. Fantastico. Dove cazzo sono i libri? poco appariscente. Un’ospitalità pesantissimi!) che ci toccava andare a
Bruno ci incula. Sicuro. fatta di lunghi e significativi silenzi recuperare nel magazzeno di qualche
Perché dal fusto della Coca esce tutta quella schiuma? mentre entrambi eravamo seduti ai aereoporto, però per lui cucinava cose
Perché la lavastoviglie fa esattamente lo stesso? nostri posti virtualmente assegnati, sublimi e gli riservava, con la sua usuale
Questa volta Bruno ci incula. di improvvise prove di raffinata abi- “ruvidezza”, ogni sorta di gentilezze. In-
Quelli là continuano a limonare... quando non limonano lità culinaria, di riflessioni di vita e di tesa immediata anche con Franco, mio
bevono Negroni. Alle due. sentenze filosofiche degne di un vero “big brother”, che invece è praticamente
Come si fa a bere Negroni alle due? “baba” nostrano. Sempre con lo stile inamovibile da Casarsa: in fatto di anti-
A che cazzo di ora ceni? di un vero signore fatto di squisite conformismo lui e Bruno si sono capiti al
Z 4 Cont. attenzioni e di genuini vaffanculo. volo!
Chiusura. Bruno è ancora lì, regalmente seduto
Non ci riesco mai. sulla sua poltrona scarlatta con l’u-
Bruno mi incula. Domani. manità e la dignità con cui ha vissuto. Le stesse che l’han-
Come fa a mancarmi tanto questo posto?“ no accompagnato anche quando è arrivato il momento di
Massimo (Barone) “staccare la spina”. Alberto
Clotilde vivere come un valore universale Bruno e Daniela, coppia
inossidabile quando tutte le coppie si sfasciano, si fran-
Questa è la Clò: ce ne sono ben poche di persone così in tumano perché non trovano più motivi per amarsi, mentre
giro per il mondo. Superfluo aggiungere altro: voi i motivi li avete sempre cercati e trovati. Bruno dietro
“Tu e Bruno siete parte della mia vita. il bancone di Spazio, sotto le bandiere rosse, la falce e il
Dico tu e Bruno perché non vi ho mai pensati separati martello, una parola e tre bestemmie, dolcissimo Bruno
siete sempre stati un’entità unica. Bruno e Daniela, im- incazzato. Amante delle donne, innamorato solo di Danie-
possibile dissociarvi nella mia testa, nel mio cuore. la. Bruno al mixer che non ho mai capito bene cosa fosse,
Siete la mia adolescenza felice, gli anni dell’università, le tecnico del suono, motore della nostra spensieratezza
serate a Spazio, la scoperta di certa musica, la conferma di allora di notti insonni e fumose che non si voleva mai
di altra (ed è incredibile che la musica, per me, sia legata andare via, di discussioni infinite in cui si finiva irrimedia-
ai Morani. Da quando sono andata via da Pavia, Marco bilmente a parlare di sesso e non di quello degli angeli...
ha preso il posto di Bruno nell’insegnarmi la musica, nel Bruno energia allo stato brado, mai fermo, mai stanco,
sollecitarmi, nell’incuriosirmi...), gli amori consumati tra sempre irascibile, mai cattivo o cinico. Generoso. E la no-
un Ramazzotti col ghiaccio e una birra, il dibattito sulla si- stra vacanza in Corsica.
nistra che non c’è più e il comunismo che voi vi ostinate a Un’estate che non dimenticherò mai, tra le più belle della
mia vita, quelle cene a strafogarsi e a bere vino fino allo
sfinimento e le serate calme e i racconti e un gommone.
128

Marco, Clò e Taglietti Bruno abbandonato, rarissimo a vedersi quasi incredibile,
alla quiete di un’estate magica per noi. Siete le mie radi-
ci, a cena da voi come in famiglia, la mia famiglia pave-
se, Marco che adoro e che sento raggelato dal dolore, e
Bruno là, a capotavola, la bottiglia di whisky, le polaroid
e il calendario di Ligabue. “Daniela tas, porcu...” e tu che
abbozzi e ti agiti sulla sedia e io felice di far parte della
vostra vita e di esserci intorno a quel tavolo, anche se
sono mesi, magari anni che non vi vedo. Ma non è cam-
biato nulla ed è un dolce ritrovarsi ogni volta e questo mi
scalda e mi riporta a casa da luoghi lontani. Non ricorderò
Bruno ammalato.
Non lo voglio ricordare così. Preferisco pensarlo ingordo
di vita e di alcool, con la sigaretta che gli pende dalle
labbra come un’appendice della barba bianca, con i san-
dali ai piedi e la maglietta nera di Spazio, una parola tre
bestemmie a cercare con lo sguardo Daniela per farle il
culo mentre in realtà le sta dicendo che l’adora.
E tu lo sapevi, lo sai. Vi voglio bene Bruno e Daniela. Non
credo di avervelo mai detto, ma so che voi lo sapete“.
Clò (Clotilde Veltri)
Giulia trovare una strada per far
girare ancora in questo
“… una quantità di ricordi che nemmeno sospettavo di mondo conformista e no-
portarmi dentro. Perché tu e Bruno eravate e siete un ioso, spesso così grigio
mondo nel mondo, un pianeta diverso ma aperto, riservati e meschino, quel pianeta
ed affettuosi, unici, indimenticabili ed indimenticati. Non che eravate e siete anco-
ti chiamo perché a voce piangerei e almeno le mie lacri- ra tu e Bruno. Uno Spazio
me te le voglio risparmiare. Non ti chiamo ma ti scrivo senza metri ed un Tempo
perché so che ti vogliono bene un milione di persone e senza minuti dove le per-
io sono solo passata di lì. Ma non posso non dire adesso sone, non le generazioni, o
quanto te ne voglio anch’io e quanto ti sono vicina. D’un i giovani, si sono sentite a
colpo mi è tornata in mente la voce burbera e dolce di casa, bene. A Spaziomusi-
Bruno, la prima volta che l’ho sentito, al telefono. Quando ca e fuori, a casa vostra o
diceva che i giornalisti raccontano balle e non capiscono camminando nelle strade
niente di musica. O quando ancora, diceva alla Clò e a me di Pavia.
belle figone per il gusto di imbarazzarci. Il sapore della Bene, cioè libere, lo ripeto,
tua pastasciutta. Il panino perché a Spaziomusica non si dai lacci delle convenzioni,
mangiano gli stuzzichini da fighetti milanesi. libere di abbandonarsi alla

129
E allora non capisco perché acidi vecchi tormentano se semplicità dei gesti e dei
stessi e gli altri e restano, mentre uomini pieni di fantasia pensieri e dei sogni veri. Senza maschere. Qui la vita è
e voglia di vivere, uomini liberi che ti fanno sentire libero ricominciata, o forse è cominciata davvero. Ho una bimba
se ne vanno. Cerco di pensare che il Tempo e lo Spazio di 14 mesi. E ci tengo a dirti che proverò a passarle un
non contano nulla. Che un giorno di Bruno è valso 10 anni po’ di quella libertà che mi avete insegnato voi. Senza
di un altro. Pieno di idee e risate e incazzature come erano lezioni. Ma semplicemente vivendola, al piano di sopra.
solo le sue... Ma non mi basta. Ti abbraccio, Giulia
Sono sicura che con tutto l’amore che hai dentro saprai Giulia Santerini, Roma - aprile 2002
Il solito io e Giovanni abbiamo incontrato – anzi ci è capitato ben
più di una volta – Bruno in un negozio di fai da te. Uno di
“A Giovanni G. non piaceva il rhum ecuadoregno fino a quei posti dove se non hai una guida – un Caronte che ti
quando non glielo ha fatto conoscere Bruno. spiega il numero del tassello, lo spessore della lama o il
A Giovanni G. piaceva sfidare a dama i compagni di passo della vite da usare - a vent’anni combini solo guai
appartamento, il suono del pianoforte di Keith Jarrett, (ahi, ahi, ahi, bricoleur fai da te…). Lì Bruno era un altro.
ascoltare i racconti dei musicisti che accompagnano Sembrava un tecnico di tutto, una specie di mastro fale-
le star in tour, tornare a casa a piedi quando non c’era gname, idraulico e carpentiere. La prima volta io e Gio-
più nessuno in giro per la città, stare seduto nel secon- vanni ci siamo guardati negli occhi come per dirci: “Ma è
do tavolino, sulla sinistra appena entrati, per vedere il la stessa persona che vediamo la sera?”. Lui ha capito e
campionario umano che ogni sera passava da Spazio. ci ha affibbiato uno dei suoi rassicuranti vadavialcù. Era
A Giovanni G. piaceva guardare muoversi, imprecare e proprio Bruno. Burbero e burlone, capace di stupire con le
teorizzare Bruno, piacevano le tette attenzioni di un gran signore, autentico e semplice.
di Daniela, farsi una canna durante Ai nostri occhi sapeva prendere la vita nel modo giusto. A
le pause dei concerti. Oggi Giovan- gran sorsi, ma gustandone le sfumature. Un modo quasi
ni G. vive in un posto indefinito del- aristocratico, barba alla Carlo Marx e frac, com’era ritrat-
la mia cartina, lungo l’autostrada to nella foto vicina alla macchina del caffè. Giovanni G.
Salerno Reggio Calabria. quando nelle sere d’inverno torna a casa, prima di ad-
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Credo che non si faccia più le canne dormentarsi, beve il rhum ecuadoregno che Bruno gli ha
e non pensi più alle tette di Danie- insegnato a bere, allora era quasi una reliquia dal sapore
la. Credo ne frequenti altre, al sud intenso, ricordo del suo periodo sudamericano, adesso lo
abbondano. La mattina si alza e pubblicizzano su Canale 5.
guarda il mare, poi si infila nel suo Noi che – ahinoi, mi viene da dire – continuiamo a vivere
ospedale, specializzato nel riparare in questa città, abbiamo anche la sfiga di registrare tutto
i tanti che si rompono le ossa a 150 com’è, subiamo il peso della realtà. Ma per i tanti Giovan-
all’ora, sulla sottile striscia di asfal- ni G. che hanno attraversato alcuni anni con noi, Bruno
to che collega la Sicilia al mondo dal resta una figura quasi mitologica, un simbolo, un maestro
quale Giovanni ha deciso di appartar- fisso nella memoria. Il solito, appunto”. Carlo
si. Giovanni G. mi ha telefonato po-
chi giorni fa – scrivo nel gennaio del P.S. A me e a Giovanni G. piaceva vedere le foto dei mu-
2004 – mi ha raccontato delle cose di sicisti che erano passati per Spazio, veder la faccia da
oggi e mi ha ricordato Spazio. Il suo bambino cresciuto di Bruno quando ascoltava col pugno
Spazio. Nella fissità del pensiero di chi ha lasciato la città alzato Comandante Che Guevara cantata da Flaco, fare
dove ha studiato, tutto dovrebbe essere come allora. gli stupidi con qualche ragazza (altri se le scopavano, noi
Mi ha chiesto di Bruno e io gli ho risposto: il solito. di rado), dibattere di calcio il lunedì sera, prenderci in giro
Come mi ha chiesto di Salvini: il solito (questo, però, è e vedere Bruno litigare con il futuro avvocato Gazzosa. Il
vero). Pensa che Bruno sia ancora dietro al banco a spillar vino rosè che Bruno ci faceva bere, invece, non ci piaceva
birre e a urlare a Daniela che non capisce un cazzo. Pensa proprio. Ma non glielo abbiamo mai detto, non era impor-
che Marco sia ancora lì e con lui tutti gli altri. Un giorno tante. Carlo E. Gariboldi
Carlo Genta esco...”. Il mondo non è cambiato, il mio libretto sì. Sono
stanco. Avevo voglia di vederti.
“Ci sono davvero pochi luoghi/persone/suoni, che hanno La prima volta. Fine estate. La musica greca (non mi pia-
un privilegio: marcano il territorio della tua esistenza. Le ce). Gli spiedini in cortile: sanno di limone e sono buonis-
persone sono – ovviamente – quelle che ti ritrovi davanti simi. Mi ha portato Gionata che è stato mio compagno di
tutti i giorni, perché le hai scelte, sposate, generate, op- scuola, che è un “compagno” vero (io no, ho smesso di
pure perché alzi il telefono e sai che ti rispondono e non credere in tutto molto tempo fa e ho cominciato a credere
devi fare un discorso dall’inizio. Puoi limitarti a sillabare, in ciò che mi pare). Gionata è anche il mio più caro amico.
oppure a parlare in slang. Beh, insomma, ci devo tornare...
Tanto ci si capisce. Certe volte non è nemmeno necessa- Le volte in mezzo. Sono tante e questa carta costa per
rio che ci siano. I suoni sono quelli che quando ti capitano imbrattarla coi miei ricordi dei quali a chi legge impor-
nelle orecchie, perché vuoi o per caso, aprono un certo terà ben poco. (Ma una cosa ve la devo dire, tanto per
numero di porte sul tuo passato... facce, altri suoni, pro- chiarire: quella ancora molto giovane signora che ora è
fumi, sapori, emozioni più o meno fisiche. Stanno sempre a casa ad aspettarmi maledicendo me e il mio lavoro di
lì come in sospensione, aspettandoti. Prima o dopo tanto scribacchino, mentre due “nani” pieni di energia saltano
ci torni. I posti sono la cornice di tutto questo, la scatola ovunque, beh quella signora l’ho conosciuta lì, a Spazio-
che contiene tutto. Come la tua stanza di bambino, la cu- musica. Capito?).
cina della nonna, il tuo prato, la casa della prima fidanzata L’ultima volta. Qualche sera fa. Tutto è più ordinato. Per-

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che a ripensarci ti mette ancora quell’angoscia eccitata, fino i quadretti con le locandine sono appesi in fila. Bruno
perché i passi che si avvicinano o la chiave che gira nella non c’è più, è andato via, portandosi la nostra incazzatura,
toppa li risenti. Davvero. All’Università avevo un posto. perché non si fa così, così presto, così definitivamente.
Cortile delle magnolie, in fondo, dove c’è un muretto bas- C’è ancora qualcuno di “quelli”, che suona o che beve.
so contro la parete, un corridoio stretto dove non va nes- Ci sono io, che sono diverso, che forse cerco qualcosa
suno. Io ci andavo. Ci andavo a chiacchierare da solo con che non posso più avere. Perché NON C’È PIÙ. Non so se
l’attesa spessa degli esami. Mi portava fortuna, o almeno ci tornerò. In fondo non ne ho più tanta voglia. Ma, non
così ho sempre pensato. Lì su una colonna c’era scritto un fraintendetemi: in tutto questo non ci deve essere malin-
verso di una canzone dei Doors. conia dolciastra.
Non mi ricordo il verso e nemmeno la canzone, ma non Tanto mi basta sentire, per voglia o per caso, una stro-
penso sia così importante (e non potete nemmeno andare fa dei Doors ed ecco che riapre il mio “Spazio”. Ci sono
a controllare, dato che qualche anno fa ci hanno passato Bruno con Daniela, ci sono Gianni, Marco, il Cannibale,
sopra una mano di vernice). Però mi caricava e mi faceva Gionata... che hanno ancora voglia di tirare tardi tanto do-
venire voglia: “Adesso faccio ‘sto cazzo di esame e poi, mani si dorme anche se è martedì. Ci sono gli spiedini al
vada come vada, stasera porto la mia rabbia o la mia eu- limone. C’è quella mora riccia che non sa ancora quanto
foria ad annegare a Spazio. Bruno è già là che attacca il la farò arrabbiare.
fusto sotto il bancone e che sistema le spine dell’impian- E in mezzo ci sono io. Felice. Ci vediamo domani. Tanto
to. Aspettami Bruno, una media rossa, tanto per comin- l’esame è andato e senza due chiacchiere con Bruno, in
ciare. Hai mica visto Gianni? E Marco? fondo al bancone la notte non è la stessa, manca qualco-
E quella mora coi riccioli? No, vaffanculo tu: non sei il mio sa. Non è quella che piace a me. Per fortuna ti ho trovato,
segretario, sei un mio amico! È una settimana che non Bruno. Così mi fai compagnia”. Carlo Genta
Broletto! Devo ammettere che in una cosa mi superava
alla grande: riusciva a mettere in serie più spine triple
(quelle della corrente) di un ingegnere della NASA! E
violare quelle 25/30 leggi base dell’elettricità per cui
ciò che non poteva funzionare invece… funzionava! (o
quasi).
Il mio battesimo fu quando mi diede un aggeggio (hai
presente quel “coso” elettronico con le lucine rosse)
dove potevi far scorrere le scritte (tipo: sabato sera
concerto dei Long Horns ingresso ecc.) e con le parole
“mei càl ròb lì so nanca cèndal” me lo rifilò col chiaro
intento di programmarglielo…!!!! Dopo un po’ glielo
restituii abbastanza soddisfatto (tranne per averlo avu-
to in casa mia per tre mesi, acceso, con la scritta “va-
davial’cù” che scorreva! E non riuscivo più a toglierla!)
Mario Mariotti e Andres Villani e mi guadagnai la sua riconoscenza “elettrica”.
P.S. Non ha mai voluto che gli aggiustassi altro!
“Sai, Mario viene domani a portarmi il suo scritto”.
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“Ma va’. E tu ci credi ancora! Cosa vuoi che ti porti il La barca
Mariotti, tutt’al più arriverà con una piastrella! “(occu-
parsi di piastrelle è il suo mestiere n.d.r.). Questo mi Dopo anni di bricolage (!!!) ormai sia io che Bruno ave-
aveva detto ridendo Luca. È stata dura e senza l’apporto vamo affinato le nostre tecniche, ovvio fare il grande
di Sara e Pam non sarebbe stato possibile... salto… dopo alcune consultazioni decidiamo di costru-
ire una barca!! Sì, di quelle vere, di legno, per andarci
Lo zen e l’arte del fai da te al mare… 7 metri di lunghezza, mica pizza e fichi!
“I progetti li trovi?”
“Casaviva reparto legnami… angolo scampoli (pan- “Li ha un mio amico, me li manda appena può”
nelli avanzati, rimasugli di tavole e pezzi vari) … io “E dove la costruiamo?”
con quelli mi ci sono arredato la casa, qualcun altro “Da te in cascina”
s’è costruito mezzo locale. Una voce alle spalle: “sa “Ok, ma ci metteremo un casino di tempo”
fèt chì?”mi giro e chi mi trovo? Bruno, con braghet- “Allora la costruiamo dentro al fienile!”
te, sandali e camicia fuori, un sacchetto di viti, colla “Giusto! Stufa a legna e via!”… “Mario, sai il greco?”
per il legno in mano… sguardo incuriosito.. ”devo far- “…no, Bruno, perché??!!”
mi una mensola per la cucina”… “cun càl tòc lì t’fè “Sai, i progetti… quelli del mio amico…
gnent!!”… “uff” (+ grugniti vari) “fàm vèd”… il passo sono in greco…”
successivo è stato un appuntamento più o meno set- “….??!!!!!!!!…Ah!”
timanale, al pomeriggio, speso a rifare, progettare e “Bruno?” “Dimmi”
costruire aggeggi dal dubbio utilizzo, scaffali e porta- “Come cazzo facciamo a far uscire la barca dal fienile
televisori che sarebbero bastati per arredare tutto il una volta finita????”
One Man, One Vote: una paletta, una figa Tema: lauree mancate ed amori sbocciati. Due grossi
problemi - non vi era alcun dubbio a quel tempo -
La comune passione per le donne raggiunge il culmine che tormentavano chi si sentiva smarrito nei locali
una sera in cui l’abituale proporzione di Spaziomusica dove cominciava ad imperare la kaipiroska e le mani
26 uomini - 1 donna, viene cambiata in un più che sod- accompagnavano i ritmi tritiritriti di cover band.
disfacente 10 donne - 1 uomo! Gli smarriti appunto cercavano rifugio in un luogo
Tralascio i commenti all’entrata (oserei dire continua) buio coccolato dalla musica. Ma i dubbi ben presto
di ragazze nel locale, penso fosse un venerdì, giorno + si son trasformati in certezze: di baci fotografici,
o – di pausa di Daniela) solo che ad un certo punto sono parigini se ne ricordano pochi, e mi piace pensarli
veramente troppe: ovvia la discussione su quale sia la rari ma veri, magari con un sapore eccessivo di rum,
più figa, quella da sposare, quella con le tette più gros- ma veri. Bruno coltivava le rose, Daniela gli amori: il
se! Urge una votazione che sciolga ogni dubbio, quindi, terreno del sentimento concimato con tenacia friulana
vista la mia “nota” capacità di costruire un deltaplano genuinità genetica e lieve apprensione pedagogica,
con 4 stuzzicadenti, una chiave inglese e dello scottex, faticosamente produceva frutti passionali e duraturi.
Bruno mi commissiona delle palette per fare la fatidica Le rose di Bruno sbocciavano, gli amori di Daniela un
votazione: “inforco la bici, a casa tagliuzzo le bacchette po’ meno.
per le tende, recupero del cartone, un pennarello e …. Il sabato sera, t(ri)onfo della coppia, portava nel locale
eccomi di ritorno con cinque serie di palette con voti dal gli esuli della pizza-cinemino, pronti a far incetta

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6 al 10 (mica stupidi, nessuna insufficienza!!!) di suoni. Il banale assioma che il musicista cucca a
Bruno nel frattempo, scioglie il tendone rosso (quello piacimento era rispettato: una chitarra fa più di una
vicino al telefono) e obbliga le ragazze a passare ad carezza, un palco crea amorevole soggezione... Lopez...
una ad una attraverso la tenda! Ovvio che nessuna (o Solieri... gli Americani.
forse tutte) abbia vinto però noi quella sera ci siamo E quanti disastri ha fatto la bella Ruth dalla lunga
spaccati in quattro dalle risate anche se (naturalmente) chioma che firmava sui dischi e scolpiva sui cuori “...
solo Barone ne ha intortata una! amici per sempre”: tutti stesi, zerbini ai suoi piedi e
P.S. Per Bruno tutte quelle con le tette grosse avevano alla sua voce. Amore con la A maiuscola, Amore di
il massimo dei punti. Mario (Mariotti) quelli inarrivabili. Tu non hai scampo, ma lei, solo lei
può sceglierti. E allora via con gli autografi.
Ancora il Vago Ma erano i giorni della settimana il vero calvario
sentimentale. Contrari all’abbondanza che può creare
Luca è arrivato, poche sere fa, con un foglietto: “ gravi scompensi ormonali, le donne a Spazio, per lo più
questo te l’avevo già dato, no?!” Il foglietto era tutto studentesse forestiere, passavano lente tra un esame
stropicciato e scritto con caratteri microscopici. Mi e l’altro. Qualche collezionista aggiungeva gemme rare
sono un po’ rovinata la vista, ma ne valeva la pena ... al suo curricolo; i più guardavano e guardavano, persi,
“Quella sera non c’ero. Come spesso accadeva il corpo salvo eccezioni, nella fuffa delle chiacchiere.
e la mente si tenevano alla larga dai confronti e dai Solo gli occhi improvvisamente illuminati di Bruno
viaggi del cuore. Si era deciso di crescere quella notte facevano intendere l’arrivo di una qualche novità
a Spazio: una corposa pianificazione progettuale e femminile e l’opera di tessitura di Penelope-Daniela
sentimentale, diretta dalla mediazione di Daniela. faceva il resto.” Luca Ternavasio
Il Palla zione, ha avviato il progetto, ha definito La Cosa, ha dise-
gnato un albero, una quercia. Che almeno è alta, robustosa
“Arrivo. Entro. Bruno è al banco. Ciao Bruno. La risposta et forte. Per ora. Poi ci ritroveremo ai piedi di un ulivo…
è un grugnito. Sì, tipo lo “snort” di un Paperino incazzato. Ebbene, te ne do atto, tu lo sapevi già. Che si finiva così,
Va a quel paese, Bruno. Anzi, vaffanculo. E grazie. Perché intendo. L’ho capito subito da come hai sostituito gli “snort”
qui a SPAZIO ci si ritrova non per edonismo, per apparire, con la rituale bestemmia inviata a Nostro Signore. Niente
per sentirsi belli, “fighi” o al centro di qualcosa. Veniamo di personale, per carità. Sei comunque solenne lì, accanto
qua in pellegrinaggio notturno per guardare, per scoprire, alla statuetta di Vladimir Il’ic Ul’janov, mentre pronunci la
per sentire, per vedere. Per farcela passare. È un richiamo formula dissacrante, magica, rituale e familiare: p…. d….
tacito. Un istinto. Nessuno ti butta dentro. Anzi. Quel can- C’è anche la Tv adesso a SPAZIO. C’è soprattutto la sera
cello rosso è un incubo. Te lo immagini sprangato mentre ti della consultazione. Quella del 1994. La prima volta in cui
incammini. Lo sfidi comunque. Non c’è scelta. Qui a SPAZIO nella “gabina” a vergare la scheda non eravamo soli. C’era
tutto è unico, diverso. Anzi, perfettamente uguale. A quello chi aveva lo scimmia sulla spalla. E chi il biscione. O tutti e
che sei abituato a dare, a ricevere. Non ci hai mai pensato, due. Quella sera si scherza. E c’è chi giura di aver prepara-
Bruno, che qui è bello venire perché se stai di merda puoi to un’automobile col doppio fondo per raggiungere la terra
tranquillamente continuare a stare di merda? Odio i posti di Francia. Andiamo avanti. In fondo, che cambia? E allora
dove si va a stare bene per forza. Sono finti. Siamo in mol- aspettiamo. Chi la birra, chi il panino di Daniela, chi una
ti a pensarla così. SPAZIO è vero. A SPAZIO si finisce col figa. Chi la guarda, chi si immagina come sarebbe se…, chi
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parlare di cose. Delle cose. L’altra sera - ricordi Bruno? - eri magari se le è passate tutte e adesso osserva quelli che “le
incazzato. Nero. Perché quel tale, ma sì Little Goose, quello sue tutte” se le son sposate. Una per ciascuno, non tutte in-
che ha deciso di seppellire la nostra rabbia con la modera- sieme, però. La musica. Guarda Bruno. Accanto a te. Proprio
lì, davanti alla cassa. C’è Flaco. Ti sta spiegando – testuale
– che per vivere certe situazioni, per capirle, per apprezzarle
bisogna essere “teste di casso”. L’italiano lo strascica un
poco, lo pronuncia a ritmo di tango, Flaco. “Teste di casso
come me e te, Bruno”. Ridete insieme. Di gusto. Poi Gene,
con i suoi Domopak, che nemmeno puoi andare a pisciare.
Altrimenti si immalinconisce. Perché se mi ascoltate canta-
re e all’improvviso andate al bagno, un piccolo sospetto mi
viene, implora al microfono. Edoardo ha voluto essere Joe
Sarnataro per 100 persone. E quelli delle Lunghe Corna, che
averli lì ogni settimana sembra persino troppo, ho come il
sospetto che ci mancheranno un casino, un giorno. Che non
arriverà mai. Quando – impossibile – il cancello rosso re-
sterà sprangato definitivamente. Mentre, forse, in un’altra
dimensione, in questa, sarà aperto. Definitivamente aperto.
Assolutamente aperto. Sempre aperto. Ci mancherebbe,
Bruno. Ah, ciao Bruno. (Da dietro il banco giunge forte e
chiaro un grugnito)” . Stefano Pallaroni
Lo staff

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Heidi anni con Vincenzo, che con lei lasciava perfino trasparire
momenti di dolcezza, e poi con Giancarlo: e galeotto fu
“Bruno è stato per me come un padre. Un padre che, a Bruno che li fece incontrare. (“Prima ero una brava ra-
differenza di quelli normali, mi ha insegnato a bere wisky gazza, poi Spazio, con i suoi amori, mi ha traviato!” mi
ed a tirar tardi la notte a Spazio. Da lui ho anche imparato ripete ancora ogni tanto). Una delle poche persone inglesi
le migliori parolacce italiane. Ci sarebbero così tanti ri- capace di imparare bene non solo l’italiano, ma anche il
cordi, pensieri, storie da raccontare... ma quando cerco di dialetto pavese (per buona parte appreso da Bruno)
scrivere, non ce la faccio. L’unica cosa che riesco a dire è Per anni ha spinnato birre, distribuito sorrisi, servito ed
quanto meraviglioso fosse quell’uomo chiamato Bruno“. ingurgitato gin tonic a gogò, fatto (inconsapevolmente)
innamorare schiere di ragazzi che stravedevano per i suoi
Heidi, si chiama proprio così, come quella delle “... ca- occhi azzurri, i suoi capelli biondi e la sua simpatia. È
prette che fanno ciao!”. Inglese doc, di Nottingham. Ve- stata al riparo della nostra ala protettiva ma si è anche
nuta via giovanissima perché aveva intuito, prima ancora sorbita gli improperi che Bruno lanciava regolarmente
di sperimentarlo, che in Italia si vive meglio. contro gli Inglesi e le loro davvero “strane“ abitudini in
Arrivata a Spazio appena diciottenne, con Lopez, agli inizi materia di cibo (patate con la buccia ect), orari, moquette,
dell’87: c’è rimasta fino alla chiusura. È cresciuta con noi: bidet... Heidi e la febbre, giusto “un filino”, quel famoso
quasi una figlia. Ed a Spazio ha trovato l’amore: anni ed trentasette-e-due, così spesso invocato, un must dei suoi
Ada

La sua “prima” a Spazio: il torrido concerto dei Conga
Tropical nel luglio dell’87. Me li ricordo bene lei e Plinio
quella sera. Da allora, assieme ad Heidi è diventata una
presenza costante. Anche lei quasi una figlia o meglio,
una sorella minore. Heidi & Vincenzo – Ada & Plinio: sto-
rie d’amore e percorsi paralleli. Un soffio di poesia per
quei ruvidoni dei Long Horns. Mi sarebbe piaciuto inserirli
nell’Albo d’oro delle coppie di Spazio, ma poi la vita ha
determinato altre scelte. Una persona dalla rara genero-
sità la Ada: felice quando può farti un favore od una gen-
tilezza. Grande cuoca la Ada, di quelle creative. Anche se
Heidi e Ada a Spazio, dove i panini erano sempre gli stessi, aveva ben
primi anni a Spazio. E poi quel: “... ma Vincenzo lo sa?”: un poca possibilità di esercitare la sua fantasia.
tormentone lungo mesi. Alcuni flash che lei mi racconta: Quando attaccavamo a parlare, io e lei, era difficile porci
“Con tutto quello che mi è capitato a Spazio potrei riem- un freno. È capitato che Bruno, vedendoci così infervora-
pire un’Enciclopedia, è che i ricordi sono confusi perché te, sacramentando qualcosa in pavese stretto, ci allun-
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lavoravo sempre!” (“Diciamo la verità: eri sempre ingrana- gasse un bicchiere d’acqua tra le risate di tutti: “così non
ta“ suggeriscono invece Gianni & c.): vi si secca la lingua“ ci diceva.
– La session con le biciclette: in tanti, tutti sbronzi, fa- Anche con lei il tormentone della laurea. Anche lei prota-
cevano la gara per vedere chi arrivava per primo sul pal- gonista, ma da dietro il bancone, della festa di non-laurea
co. Musolino ha preso la mia scassatissima Graziella e, in cui Massimo ha dato il meglio di sé. Anche lei di quelli
con tutta la sua mole, ci è salito sopra. Me la sono vista che Peter Pan non vogliono toglierselo dall’anima.
brutta per la bici, all’epoca il mio unico mezzo di
Heidi aveva, ovviamente, le trasporto. “...Non so proprio da dove cominciare! Ma sì ... dall’inizio.
sue preferenze: – Una volta mi è toccato anche guidare e allora “Vaffanculo Daniela!!!”
“C’era chi veniva trattato da non avevo neanche la patente, per accompagnare Stavo facendo il biglietto; anzi no, la “mitica” tessera per
lei con particolare riguardo: a casa Bruno e Dave troppo ubriachi anche solo per entrare a Spazio Musica, e tu pronunciavi il tuo personale
dosi massicce di gin tonic (la infilare la chiave nella portiera della macchina. “apostrofo rosa tra le parole ti amo”.
parola “tonic” veniva urlata – Bruno che mi telefona di mattina presto (saran- Tu, mille lire, questo uno dei tuoi nomi fra noi studenti.
nel bicchiere, giusto per dare no state le 9.00) per sapere l’esatta traduzione di Comunque sia, non sapevo, quella sera che Spazio Musi-
il sapore). Formula da Offerta “blow job” ca per anni sarebbe diventata “la mia casa”.
Speciale: Paghi 2, bevi 3 (ed – Una sera tutti e tre: io, Ada e Francesco, siamo Già, Spazio! Il locale in cui la cosa più difficile era farsi
anche multipli di 3). arrivati belli ciucchi dopo una cenetta insieme. I uno spinello (le persone che ci hanno provato non hanno
Marco e Mess, con rispet- Chicken Mambo presentavano il loro disco. Spa- mai osato riprovare) e… bere un caffè.
tivi gastroenterologi, sentita- zio era imballato, c’erano anche molti ospiti. Al Ho visto avvicendarsi mille macchine da caffè, dalla più
mente ringraziano.“ primo tentativo di prendere i bicchieri, Ada ha accessoriata alla più semplice e non ho mai bevuto un
rovinosamente fatto cadere il vassoio... caffè decente. Non ho mai visto Bruno farne uno senza
Bruno e Ada

Le tre grazie: Daniela, Heidi e Ada

Bruno e Heidi
Francesco in posa insolitamente seria
investire l’incauto avventore con i peggior insulti. Ho visto

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persone chiedere un secondo caffè solo per amici, che
avendo bevuto molti bicchieri d’altro non erano più in gra-
do di reggersi in piedi.
Grazie! Perché in una città un po’ chiusa come Pavia, tu e
Daniela avete accolto me e tanti altri dandoci la possibi-
lità di conoscerci, incontrarci, di ascoltare buona, spesso
ottima musica, e avete dato a molti ragazzi la possibilità
di suonare. Io ho lavorato non per te ma con te e non ho
mai vissuto le serate trascorse insieme come serate di
lavoro, anche se si faticava parecchio; piuttosto come
serate di divertimento e non è retorica dire che sono cre-
sciuta anche grazie a te. Un bacio, una grattata alla barba
“genuina” e un arrivederci”. Ada Meroni

Francesco Gasparini

Gran parlatore e gran lavoratore, nei primi anni di Spazio
è passato da avventore-bevitore all’altra parte del banco-
ne. Ha quindi avuto l’onore (per questo invidiato da molti)
di affiancare la premiata coppia Heidi & Ada.
Formidabile quel trio!
Roberto Piaggi

Il “Rubert” da sempre fedele a Spazio. Veniva dall’Oltre-
pò, per anni ed anni, notte dopo notte. Le sue mansioni
erano quelle sia da “buttadentro” che da “buttafuori”.
Stava all’ingresso quando c’era da far pagare i concerti.
Preciso come un orologio svizzero: nessuno sfuggiva al
suo controllo. Quando Spazio era troppo imballato ferma-
va fuori la gente. Con lui inutili le suppliche: “Dai, su, fac-
ci entrare! Siamo solo due, i nostri amici sono già dentro,
ti offriamo una birra...”. Tanti gli studenti che ci hanno
provato. Ma Piaggi era incorruttibile, perlomeno con i ma-
schi; se erano ragazze... be’, si poteva trattare. Francesco con Mary Ann Brandon
Passate alla storia le discussioni in dialetto strettissimo
tra lui e Bruno su brugole, trapani e saldature.

Sergio Nascimbene
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È arrivato all’inizio dell’estate (mi pare fosse quella
dell’89) per rifare l’impianto elettrico, in attesa che uscis-
se la famosa “Commissione” a darci l’agibilità come
locale pubblico. Gran lavoratore, bravo, metodico e, per
fortuna, anche molto tran-
Menzione speciale per Donatella Frontuto. quillo. Non si è spaventato
Senza il suo aiuto non so come avrei fatto a ridare neanche un po’ quando si è
“forma umana” a casa nostra, dopo che i cicloni- visto davanti per la prima
musicisti se ne erano andati. volta Bruno appena tornato
Anche per lei, come per me, i “picula e rumpabal” dai Caraibi, con la sua soli-
pieni d’affetto di Bruno si sprecavano. ta tenuta da spiaggia e per
di più senza denti davanti
(Nando, il dentista stava
cercando di porvi rimedio). La sua calma olimpionica con-
tro lo stato di agitazione permanente di Bruno. Da allora,
oltre a non avere più problemi in campo elettrico, ci siamo
fatti un amico in più.

Roberto e Sergio
Quelli che l’Università l’hanno fatta,
di notte, a Spazio
Cardano e dintorni
– Le “mappature”
– Spazio-strazio-musica
(Alessandro Porta - Fabio Laboranti - Antonio Spinillo)
– Bruno e il calcio: cronaca di una discesa in campo
(Antonio Spinillo)
– La mia casa pavese (Antonio Pizzonia)
– Questo era Spazio (Marco Molinari)
– Il “mio” Spazio (Rita Gigante)
– Spazio è un’idea (Valeria Pangrazio)

Kerouak & Friends
– The Kerouak & friends
– Bruno (Stefano Duchi)
– L’amore che ho dentro (Cinzia Matteo )

I Chimici & C.
– I chimici
– Il blues della 131 (Camilla Giubbini)
– Contorno falso con gran dieresi (Sandro Pallavicini)

Gli Ingegneri
– Gli ingegneri, Spaziomusica e l’altro sesso
(Giovanni Magenes)
– Quel covo... (Lorenzo Duico)

Cani Sciolti
– Cosa vuoi (Pippo Valla)
– Sandro & friends (Alessandro Bacciocchi)
– Ciao bella gnocca / Il caffè
(Rossana Corte e Roberto Allara)
– Laureato “grazie” a Spazio (Mirko D’Onofrio)
– Una vita senza briglie (Mario Giavotto)
– Geologi / Casale
– Paolo Graziano
– Ahmed
– Alessandro Bianchi / Alessandro Siess
Claudio Rossella / Simone da Domodossola
– I Lampugnani
Avevano vent’anni o giù di lì sul finire degli anni Ottanta. mative chimico-farmaceutiche, sorella in sensibilità ed
Incoscienti quanto basta (e non solo, per dirla alla Guc- inquietudine. Suo lo scritto-manifesto (”Non passeran-
cini, “dentro al basso ventre”). Voglia di divertirsi e di no”) per la chiusura di Spazio. Bruno ha girato i “rutamat”
tirare mattina con gli amici, voglia di innamorarsi e fare di mezza Provincia, ma alla fine c’è riuscito a ficcarle in
sesso (non necesasariamente le due cose insieme). Liberi, mano, il giorno della sua laurea, un finestrino tutto intero
lontani da casa (venivano da ogni parte d’Italia), con l’Uni- per la sua diroccata FIAT 131. Con lei il folto drappello dei
versità da fare. Spazio è stato per loro una seconda casa. chimici, un mix di pratica scientifica e vocazione lette-
Ci sono venuti per anni ed anni, sera dopo sera, in massa raria: Piersandro Pallavicini (il suo ultimo romanzo “
ed anche da soli, tanto sapevano che lì avrebbero trovato Madre nostra che sarai nei cieli” lo si trova tra un Benni
gli amici. Bruno ed io, di volta in volta, siamo stati i fra- ed un Pennac nei “Narratori” di Feltrinelli).
telli maggiori, i confidenti, gli amici, ed anche i genitori Taglietti, da sempre il mio pupillo, dalemiano di ferro.
un po’ rompiscatole. A Spazio hanno prosciugato ettolitri Lui non lo dice, ma so che gira l’Italia per conferenze col-
di birra e mangiato quintali di bruschette. te. Alla sua laurea (110 e lode) c’eravamo, emozionati,
A Spazio hanno portato anche i genitori (chiedendoci pri- anche Bruno ed io; la sua dotta esposizione mi è risultata
ma di non dire raccontare proprio tutto....) completamente oscura, tranne che per un congiuntivo,
Da Spazio sono usciti tante volte nel cuor della notte in usato, ovviamente, in modo conforme. Donata, calma
stato di super-ebbrezza alcolica...! e solare, nel frattempo diventata sua moglie ed anche
Però di giorno si studiava. Difatti quasi tutti si sono laure- madre di suo figlio Pietro (l’anti-Silvio perché nato lo
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ati, e quasi tutti in regola e con alti punteggi (potremmo stesso giorno e lo stesso mese di Berlusca), Monti (110
fare una grande festa mettendo insieme tutti i laureati e lode anche lui): il regalo di laurea (Bruno aveva lavorato
da 110 e Lode passati da Spazio). un sacco per prepararglielo) è stato il poster di una foto
Si sono subìti gli improperi di Bruno, la mia vocazione scattata, a sua insaputa, nel cortile di Spazio in uno dei
pedagogica ed i miei cazziatoni quando facevano casino suoi momenti più “epici” ...
ma anche il nostro affetto ed il nostro calore. Scardina: grande amico di Taglietti, squinternato quan-
“Facile fare gli alternativi a vent’anni. Voglio vedervi to basta. Ho preteso di vedere la sua tesi di laurea (in
dopo i 30, pronti a dire sissignore!” dicevo spesso con Fisica) perché non mi fidavo: la sua opera è rimasta espo-
tutto l’orgoglio generazionale di chi ha avuto la fortuna sta a Spazio per più di un anno. Il Siess: c’ero anch’io
di vivere i suoi vent’anni nella stagione del ‘68. alla sua seduta di laurea; nell’attesa ho decantato a sua
Be’, arrivati ora alla soglia dei quaranta, in fondo sono mamma le sue virtù .... La sua morosa (ora moglie) Lucia:
rimasti gli stessi. Hanno conservato l’ “impronta”, que- lei e la sua amica Annina erano le fans più sfegatate di
sta “lievità” nei confronti del vivere, anche se adesso, in Tolo Marton.
qualità di medici, ingegneri, avvocati, osservatori inter- Molinari: per anni l’ho additato ai nuovi studenti di Spa-
nazionali, geologi, scrittori ... occupano posti importanti zio come esempio di chi, pur divertendosi a tutto spiano
e di responsabilità. E, sfidando le “ingiurie degli anni” di notte, si era laureato in quattro anni in giurisprudenza
che sradicano consuetudini ed affetti, sono rimasti anco- con 110 e lode. In realtà lui ha preso 103 ed ha anche
ra amici e non perdono occasione (matrimonio, nascita di cercato di dirmelo diverse volte, ma io, presa dall’entu-
un figlio ect) per ritrovarsi. Tanti i volti, i nomi, le storie siasmo, l’ho realizzato solo durante la festa di chiusura.
che mi si affollano nella testa... La Vale: una dolcezza incredibile, diventata, oltre che
Camilla: una vocazione letteraria sopraffatta da infor- mamma, una “quasi-ambasciatrice” a Parigi, Rita: sorri-
so solare e pudore antico... Spinillo: uno tra i più saggi: Cinzia che diventava Tania quando parlava in radio; una
mi dava sempre una mano a zittire cori ubriachi... persona solare, tipica bellezza mediterranea: Bruno la ri-
Fabio: ho scoperto dopo anni che era l’unico lavoratore copriva di complimenti.
e che, dopo notti alcoliche e dissolute, gli toccava alzarsi Il Tore: me lo sono ritrovato a scuola, con un minimo di
prima delle sette ogni mattina: incredibile! imbarazzo reciproco, in veste di psichiatra, relatore in un
Ale Porta: un’aria da bravo ragazzo, ben portata, anche corso d’aggiornamento.
lui, però.... Pizzo & Seba: premiata coppia: unici nel loro Giovanni Beccarisi: ci facevamo sempre dei gran com-
genere; riuscivano a farmi fare i panini alle ore più im- plimenti io e lui!
possibili... Negli annali di Spazio il concerto della Pizzo Alessandro da Cuneo: così affezionato a Spazio che ci
& Paso blues band (Paso: il Pasini, elemento di spic- ha anche consegnato il fratello minore perché gli garan-
co dei chimici). Rui Carlos, il portoghese, grande amico tissimo la stessa “formazione di base”.
di Spino; Giacomo da Varzi (le lunghe discussioni con Il suo amico Morris, che ha appeso al chiodo la sua lau-
Bruno se le ricorda ancora) Conconi: noi lo chiamavamo rea in legge ed ha aperto uno Spaziomusica in quel di
Gavino perché bastava che aprisse bocca per capire che Ragusa.
era sardo. “Crodo” (è da lì che viene) fisioterapista nonchè colto
Il Cobra: una forza della natura, grande bevitore di birra, DJ. Andrea diventato psichiatra (di lui ho perso com-
quando decideva di divertirsi era molto difficile arginarlo; pletamente le tracce): grande sostenitore delle feste
Bubu: per fortuna meno sciamannato del fratello. greche (“... si cucca facile!”). Dopo la laurea uno stage

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Pantino: una delle sue prime volte a Spazio (aveva in Inghilterra. Su tutto un inquietante interrogativo: cosa
vent’anni e ne dimostrava 16) Bruno l’ha fatto scendere si saranno detti lui ed i matti inglesi?
dal palco prendendolo di peso: grande lezione di vita! Il Dino, Fritz, Matteo, Franca & company...
Guazzo: un fair play quasi inglese... Pippo da Piacenza: inconfondibile per la sua “erre”
Aurelio: la passione comune per gli Stones. strascicata ed i berretti più strani che si cacciava in
Lucrezia: immortalata su un poster di Spazio da un mu- testa.
sicista americano innamoratosi perdutamente di lei dopo
un concerto. Riccardo Barranca, Paolino, Stefano E poi ci sono gli studenti pavesi: di loro, ma solo per
Duchi: i Kerouak: per loro alto indice di gradimento, facilitarne l’individuazione, si parla nel capitolo “quelli
anche perché riempivano Spazio di ragazze. di Pavia“.
Quelli del Cardano e dintorni: le “mappature umane” ed incasinate in cui nomi e volti si incrociano e si so-
vrappongono. Assolutamente arbitrarie le associazioni
È stato un grande piacere riannodare con loro i fili della e le classificazioni.
memoria. Ho chiesto aiuto e collaborazione ai più assi- Cominciamo da “Pizzo”: Antonio Pizzonia, che è stato
dui ed affidabili. Sono uscite “mappature umane” miste il più sollecito:

“Cara Daniela, per la lista ... che dirti ... ci provo... Parto da chi mi era più vicino e poi... anzi no, cerco di andare in ordine
cronologico. Forse non ti ho mai detto che la prima volta che ho messo piede a Spazio è stato (al mio primo anno di
università ovviamente) nel 1989, su invito di Patrizia D’Ercole, studentessa di matematica, tipa davvero in gamba,
anche lei di stanza al mitico collegio Cardano.
Stefano Gambini (pavese, studente e mio collega in geologia) che suonò la batteria allo storico concerto della
Pizzo&Pasos’s Blues Band così composta: Dario Pasini - Bruno Munikù (il ragazzo nero, cardaniano anche lui) e sua
sorella, Linda Pietrostefani - Sergio Pasini - Fabio Marino. Proseguo senza ordine, i nomi, così come mi vengono
in mente, tra parentesi i soprannomi:
Stefano (Kobra) e Bubu Antenucci, Spino (o’ selvaggio), Seba (o’ strumento), Ale Porta (minchia d’oro),
Gianluca Pizzonia (fratellino), Fabio il biondo (detto seghi, o baffo), Paolo (il tore), Rita Gigante, Gerardo
Lionetti, Leonardo Pisani (o pugile), Sebastiano (lo svizzero), Pierpaolo e le sorelle (Come rivedrei volentieri
Pierpaolo, viveva con lo Svizzero, sono anni che non ho sue notizie...)
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A proposito di svizzeri, ricordo Cristoforo lo svizzero detto Supercris, ma era del periodo dei più grandi con Panta
grande, Spinillo grande, Bubu ecc... Marco e Sergio Ninotti, Manuela (la ex di Seba), Deborah Previti,
Marina Ricci, Lucrezia Mazzamurro, Francesca Digregorio (Digre), Valeria Pangrazio, Marco Molinari,
Pantino, Angelo Coviello, Pinna il sardo...
La comitiva dei Romani: Federico, Pinocchio, alcuni Borromaici: Lele Ciaparella, Simone il bergamasco, Lipe,
la Federica (federfica)....... Ale Loza, Ale Fenocchi, Marcello Treglia (uccello), Antonio Zirilli (o’ zirillone),
Carlo Tesi, Fulvio Scimonelli (il fuza), Davide Coppola, Alessandro Meinero, Dado, Fiorenza Feltri (figlia del
noto Feltri) detta flo, aveva due amiche ...
I geologi: Mario Mariotti, Pietro Giubbini e sua sorella Camilla (che non era geologa ma era fissa a Spazio)
Arnaboldi, Pippo Valla, Silvietta, Luca, Giovanna, Elena, Paolino...
Oddio Dani che sforzo, ricordo i volti di mille persone, ma i nomi??? Se continuo così mi fuma il cervello...

Fabio Laboranti (baffo): “l’elenco dovrebbe essere qua- Taraschi, Paola Ronca, Milena (ex di spino), Adria-
si completo; mi sembra di non avere visto questi nomi: no Anesi, Ludovico Petruccelli, Guazzo (guazzotti -
Lucia Canino (e Juan), Marco Molinari, Pento (vero nome di battesimo irricordabile), Sfinky ...
nome Fabio), Stefano Conconi, Alessia Lorenzi, Rui E Bruna Gnocchi, Barone e compagnia, che tu hai
(l’amico portoghese di Spino) e Lorenza... bene in mente ....”
e andando più indietro negli anni: Isa Molina, Angiola
A seguire Linda Pietrostefani: “Cara Daniela, la mail Il Moli “Parto da me: Marco Molinari Tosatti (il Moli): confido nell’indicazione
di Antonio mi ha suscitato una valanga di bei ricordi... esatta del cognome che (ahimè) è doppio (come la personalità dei gemelli?), consi-
e Spazio era certamente uno dei “postoni” preferiti di derato che il libro, ne sono certo, rimarrà ai posteri e che della mia presenza a Spazio
tutti noi che abbiamo fatto l’università lì... Quanto ai vado assolutamente fiero (conservo ancora la vecchia tessera ARCI “obbligatoria”
nomi, per tentare di arricchire la lista di Antonio: nel lontano 88-89). Continuo indicando principalmente quelli dell’area - Cardano:
i “Romani” si componevano di: Giacomo Summa Antonio Pantaleo (Panta) - Pietro Prospiti (Pietro la bestia) - Giacomo Bra-
(bassetto con occhiali), Carlo Sotis, Filippo (detto ghieri (il Sindaco) - Gianluca Vitale (Ubi) - Giovanna Bagnardi - Valeria Pan-
Lipe), Paolo Giorgi Rossi e la sua fidanzata (e for- grazio - Dario Pasini (il Paso) - Antonio Spinillo (Spino) - Gerardo Lionetti
se ora moglie...) Betta: questi i romani veri... (Gerry) e la moglie Piera - Marcello Treglia (il Capellone) - Fabio Laboranti
Poi c’erano tutti quelli che ruotavano attorno a quel - Paolo Pantaleo (Pantone) - Stefano Antenucci (il Kobra) ed il fratello Emilio
giro: Paolo Bellini (siciliano di Noto, detto il “sor- (Bubu) - Francesca Di Gregorio (Digre) - Leonardo Pisani (il Pugile) - Sebastia-
cio”), Patrick (anche lui siculo, ma di Catania), Iolan- no Ippolito (Seba) - Luigi Nuzzo (il Conte) - Stefania Gherardi - Marco Ninotti
da Amica (di Cosenza, amica di federfica già citata..) - Gianluigi Arnaboldi - Antonio Pizzonia (Pizzo) - Piergianni Pinna - Alessia
Paolina Loddo (di Cagliari, ex morosa del Summa), Lorenzi - Lucia Canino - la Lella di Sondrio - Rita Gigante - Guazzotti (il Guaz-
Mattia Panena, Mattia Bassi (amicone anche di zo) - Adriano Anesi - Marco Fincato (Sfinky)
Fuzza...)
Tra i borromaici (amici tra l’altro della Flo e della
Lalli, inseparabili amiche): Simone Giuliani (di Lo-

143
vere), Gabriele Ciapparella (di Busto Arsizio), Gui-
do Bosticco, Plinio Amendola (di Amalfi, ancora a La Vale (Valeria Pangrazio): gli habitués: Paolo Pantaleo (Pantone), An-
Pavia), Domenico Mastrangelo, Titta, Gnoga (credo tonio Pantaleo (Pantino), Marco Molinari (Moli), Sebastiano Ippolito
Gnocchi di nome vero). Tra le signore, ricordo anche (Seba), Marcello Treglia (lo sbronzo di Riace), Pasquale Catalano (Pasqua-
Laura Poncia (che stava con Nicola Giovenzana), le Spallanzani Dottore), Dario Pasini (el Paso), Stefano Antenucci (il Kobra),
Laura Sofia (svizzera)... Indimenticabili: Antonello Emilio Antenucci (Bubu), Antonio Spinillo (ovviamente Spino), Antonio
Turco (detto “bella storia”..) e Jean-Luc (il suo Pizzonia (Pizzo-Pannunzio, ma solo per pochi), Fabio Laboranti (Baffo, Se-
amico di Dolceacqua) ghi, Fibbio), Corinna la tedesca di Molinari (la pirulina), Carlo Sotis (Car-
Poi c’era tutto un altro gruppo, di cui era molto amico an- lino)... I Paolini: Paolo Giorni Rossi, Paolo Montenegro, Paolo Bellini
che l’Ale Porta (anche se i gruppi erano sempre tutti in- Andrea Cavalleri (il grande Cava, Cavetti), Simone Arcagni, Simone Giuliano
crociati...), composto da persone di diversa provenienza (il Simo), Ciro Agostino (Ciruzzo), Riccardo Franciolli (il Giallo), Patrick Gallenti
e ahimé orientamento politico.... comunque, certamen- (Puccio), Federica Riccardi (Federfica, la penna), Silvia Barberani (la penna),
te presenti a Spazio sulle note dei Long Horns c’erano Lorenza Perelli (il Lorenzone), Giovanna Bagnardi, Lucia Canino, Paola Loddo
Matteo Ciocca (amico di Dado e Sandrino), Giorda- (Paoletta), Jolanda Amica (Jo), Francesca Di Gregorio (la tigre), Riccardo Bar-
no, Dimitri, Anna, Paola Fasolini, Alessandra Fer- ranca (Barracuda), Federico Riboldi (vento nei capelli), Giacomo Summa (Giaco-
raris, Lorenzo, Sabrina Passuello, Simona Tansi- mino), Monica Cannatà, Andrea Giussani (il giurassico), Andres Villani, Zeno
ni, Cecio (Francesco Apeddu, di Pavia) ... oddio!, Pagano (Zeno Pagano, un nome che è anche un soprannome), Gabriele Scotton
quante facce mi vengono in mente...Grazie per avermi (Gabbri), Giovanna Scotton, Giusi di Lauro (peppina), Giovanna Patrone (Giu-
dato l’opportunità di ricordare!!. Linda ba), Camilla Giubbini, Pietro Giubbini, Angelo Taglietti (Alambiccus, ma solo
per pochi), Filippo Scardina (occhio pallato)
Spazio/strazio-musica Che ci fosse qualcosa di lisergico che ci ammaliava e rapi-
va in questo luogo sacro e profano che ti estraniava dalla
Correva l’anno 1986 e, tra una partita di pallone e una normale dimensione spazio-temporale!?! Tutto ciò non
suonata tra amici del complesso scelto degli ottoni con è stato più possibile dopo la ristrutturazione del ’91….
Pizzonia all’armonica … a bocca, sempre si trovava il Bruno aveva pensato di rimpicciolire i cessi fino a ridur-
tempo per una birra a “Strazio Musica”. Questo posto li ad un piccolissimo corridoio che dava nella stanza con
è stato il minimo comune multiplo di tutti noi, arrivati a turca montata da un muratore albanese ubriaco, con la
Pavia da ogni parte d’Italia ed incontratici in questo lo- pendenza delle piastrelle al contrario: la turca svettava su
cale, sempre con le luci soffuse, gestito da un tenebroso una specie di cucuzzolo invece di essere al centro di una
compagno dagli occhi “rossi”… Ma chi sei…. Caron di- depressione, dando così origine ad un fenomeno alquanto
monio? No, solo “mille lire”. strano ed odioso… ma, in alcune situazioni, di ausilio per
La prima volta che entrai c’erano i coni di vimini delle da- riprendersi... ovvero l’allagamento delle scarpe al tirare
migiane come lampadari, una serie di personaggi che poi dello sciacquone.
ho sempre sistematicamente rivisto per tutta il decennale Tutto ciò si verificava al venerdì soprattutto ma anche
periodo della mia frequentazione e quasi mai conosciu- molte altre sere. Era ormai un appuntamento fisso: la se-
to ed una “gentile” signora dalle tette grosse e le vocali rata con le Lunghe Corna, in cui tutti davano sfogo ai pro-
aperte che mi disse:” ciao! È la prima volta che venite pri deliri. Grandissimo è sempre stato il Kobra che batteva
qui?... allora sono mille lire per la tessera ARCI” Natural- di venerdì in venerdì il suo record di birre medie bevute e
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mente stiamo parlando della fantastica ed ineguagliabile non pagate “…. questa sera ne ho bevute 8….”, “questa
coppia che ci ha fatto da genitori, istitutori ed ha parte- sera 11….” E via così, incapace ormai di stare in piedi,
cipato al nostro alcolismo per diversi anni. La “gentile si- ma con un gozzo di quelli! Il Kobra che rideva come un
gnora” è ovviamente la Dany, tanto amata e tanto odiata matto e straparlava con una erre moscia sempre più in-
in base ai panini che ci concedeva (oppure no) nei mo- controllabile e marcata.
menti di estremo bisogno dettati dal tasso alcolico o dai
corroboranti chimici. Lui “Karl-mille lire”: il grande Bruno Colui che fece il fatal rifiuto!
a cui potevi misurare il buon umore o la propensione a
servirti bene durante tutta la notte basandoti sul numero Immaginate voi un uomo di posizione in una industria, far-
di bestemmie che precedevano la parola di saluto “….. maceutica per di più, che ha passato un anno accademico
…, ….. ……., ciao”. a corteggiare un mostrino francese neanche eccessiva-
mente simpatico... Lui andava al lavoro ogni mattina pun-
I bagni di Spazio tuale e brillante dopo avere aiutato Bruno a chiudere la
saracinesca tutte le notti ed avere bevuto anche l’impro-
Infinite sono le storie, storielle ed aneddoti che si sono ponibile durante i suoi lunghi monologhi con Laura. Ma
vissuti in questo fantastico posto; molti gli incontri e le che le diceva sempre di tanto interessante e conturbante?
persone conosciute, tante delle quali, forse la maggior Perché, nonostante tutto, lei stava lì affascinata ed inte-
parte, al bagno. ressata ad ascoltarlo tutto il tempo di tutte le notti............
Ho provato più volte ad andare a Spazio per sentire Le ma non gliela dava mai?!
Lunghe Corna (Long Horns n.d.r.)… entrare al bagno alla E venne finalmente l’ultima settimana della sua perma-
seconda canzone…. ed uscirci dopo la fine del concerto. nenza Erasmus a Pavia. Durante queste ultime sere, lei
decise di concedere le proprie grazie, e lì, il baffo, por- di essere entrato a far parte di quel mondo con cui, si
tatala nella sua tana la costrinse a dormire sul divano sapeva, Bruno non c’entrava granché. Ma noi siamo sicuri
mentre lui, ubriaco come spesso, passò la notte nel suo che se si fossero presentati Maradona o Pelè alle 2-2,30
stupendo matrimoniale… tutto disteso di traverso… di- del mattino, facilmente avrebbero convinto Bruno (specie
cendole “…. non me la hai data per un anno e adesso in assenza della consorte) a far parte della dirigenza del
tienitela anche l’ultima settimana!!!!” club, anche solo per litigare con gli avversari, per la sua
Ale, Fabio e Spino genuina natura di “uomo contro”.
Spino, con la partecipazione psicologica di Fabio e
Bruno e il calcio: cronaca di una discesa in campo Ale Porta

Bruno aveva una leggendaria avversione per il calcio,
ma i suoi atteggiamenti potevano, per chi lo conosceva
bene, essere aggirati, a volte anche facilmente, a secon-
da dei numerosi fattori che determinavano i suoi umori,
non ultima la meteorologia. Insomma, per farla breve:
Fabio Laboranti
era la migliore squadra di calcetto che, principalmente
l’eterno calciatore “CONCONI”(detto anche GAVINO”, ti-
pico nome della sua zona di provenienza: l’ALTO ADIGE),

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aveva messo su. Era composta da vecchie glorie dei mitici
tornei intercollegiali degli anni ‘90. Il nostro dream-team
era in cerca di sponsor per la partecipazione ad un torneo.
Le possibilità erano due: Spazio o Turista.
L’ipotesi Spazio era stata scartata per prima nel veloce
screening che aveva preceduto l’azione. Al Turista tro-
vammo però una freddezza inaspettata verso “O PALLO-
NE”. Allora, disperato, proposi Spazio: ”Non vi preoccu-
pate, lo convinciamo, andiamo dopo le due!!”.
Andammo alle tre e per convincerlo ci volle anche meno Il dito della verità
impegno del previsto (a parte la scarica di insulti che il “Io odio il calcio. Prendete le magliette
nostro era solito propinarci all’ingresso del locale), an- e andate fuori dai coglioni”.
che perché le nostre richieste si limitavano ad una divi-
Stefano Conconi detto Gavino
sa, anche usata!!! Ottenemmo una maglietta nera con lo
Gerardo Leonetti
scudetto di Spaziomusica stampato sul petto e numero Antonio Spinillo detto Spino
d’ordinanza scritto col pennarello sul dorso 6 - 7 minuti Alessandro Porta
prima dell’inizio della prima gara e che si cancellò già en-
tro la fine del primo tempo.
La foto che vedete riguarda la sera della consegna della
divisa, ed il dito che il nostro sponsor ci mostra è solo una il Moli
(adesso è così)
dichiarazione di resa nel momento in cui si rende conto
La mia seconda casa le megagrigliate e i fiumi di vino nel cortile quando comin-
ciava il bel tempo?
Se mi avessero chiesto, Ma la ciliegina sulla torta era lui: il mitico Bruno! Col suo
10 anni fa: “cos’è SPAZIO- barbone bianco, i suoi occhi vivi e intelligenti, le sue paro-
MUSICA?”, avrei risposto: lacce (quando era di buon umore), le sue bestemmie (quan-
”un locale dove si ascolta do lo era un po’ di meno). Appariva burbero, a volte insop-
ottima musica dal vivo, si portabile, ma sapevamo che lui a noi voleva bene. I suoi
beve, si incontrano tanti preferiti erano Rita e Seba, ma si era affezionato a tutti noi
amici, ci si diverte.” Se mi e, a modo suo, lo dimostrava sempre. Lo vedevi una volta
ponessero ora la stessa Bruno e non potevi più dimenticarlo; il suo faccione, nasco-
domanda direi: “SPAZIO sto da barba e capelli, ti rimaneva impresso. Chiedetelo a
era la mia seconda casa Gene chi era Bruno, chiedetelo al Liga, chiedetelo a tutti
Bruno, Seba, Gerardo, Pizzo, Spino e Fabio pavese, è un periodo della quei musicisti, famosi e non, che rimanevano incantati dal
mia vita e come tale fa par- calore del locale e del pubblico e dall’accoglienza di Dani
te di me, un periodo magnifico, a cui sono legate le amicizie e Bruno. E quel suo modo di parlare! Ricordo il suo vocione
più vere e durature”. Innanzitutto ero studente, e questa al microfono e la sua barba che spuntava dalla finestrella
è già una condizione privilegiata, in più ero studente fuo- dietro al bancone da cui tutto vedeva. “Adesso avete rotto
ri sede, e quindi “senza controllo”, appena maggiorenne, i coglioni... scendi dal palco tu, e tu altro posa la chitarra!
146

lontano dalla mia famiglia e libero di fare tutto quello che Non vi sembra ora di andare affanculo a casa vostra?!”.
volevo (sono sopravvissuto, comunque!). Non esagero defi- Ma poi a casa non si andava, anzi, spesso chiudeva il locale
nendo SPAZIO la mia seconda casa. e rimanevamo dentro tra “intimi”, ad ubriacarci fino a tar-
Come chiamereste voi un posto dove per 6 anni ho trascor- dissimo: c’era la Dani ovviamente, c’era sempre almeno un
so quasi tutte le mie serate; dove “mamma” Dani mi pre- rappresentate dalle “Lunghe Corna”, e Spino, Ale e Mar-
parava panini a qualsiasi ora della cello, e Baffo che andava a dormire
notte (sia chiaro, dovevo subire pri- strisciando e dopo 2 ore era al lavoro,
ma tutta una serie di insulti del tipo: P.S: Tutti conosciamo Seba e e Conconi, dove lo mettiamo Conco-
“il solito rompicoglioni, a quest‘ora sappiamo quanto sia ... inside. ni? E poi continuando così, i ricordi si
puoi andare affanculo perché il pa- A riprova di ciò, mi ha detto per accavallano, e sono tutti ricordi belli,
nino non te lo faccio”. Ma il panino, telefono di scrivere io qualcosa del periodo più bello della mia vita:
alla fine arrivava sempre, ed era per Bruno e di mettere anche la di centinaia di persone conosciute, di
tanto più buono quanto più sudato). sua firma. Nessuno si è meravi- gente che magari non rivedrò più, di
Un posto dove tutte le facce erano gliato di questa richiesta proprio amici di una notte alcolica, di sesso
per me familiari perché, quantome- perché era Seba a farla. Devo dire e di amore, del mitico concerto della
no di vista, conoscevo tutti; dove comunque che di tutto ciò che ho Pizzo & Paso’s Blues Band, dei Venerdì
ho imparato ad amare il Blues e scritto Seba era parte importante. delle danze scatenate, con i Long che
a suonare (anche se è una parola Io meglio di altri so quanto fosse ci mandavano in delirio (o erano l’alco-
grossa) l’armonica a bocca; dove ho legato a Bruno e quanto ci tenga ol e le canne?) .
preso le sbronze più colossali. E le a partecipare al ricordo. Pizzo E Bubu e il Cobra con la panza fiera al
mangiate notturne di spaghetti? E vento, le bandiere rosse, i Che e i col-
bacchi russi, e le banconote di ogni dove e di ogni tempo, una seconda famiglia (non se ne avranno a male i miei ge-
e le foto con dedica dei grandi musicisti appesi al muro... nitori ai quali voglio un bene dell’anima) che mi ha aiutato
Tutto questo e molto di più era SPAZIO, tutto questo e mol- a crescere in un momento molto importante della mia vita.
to di più è e sarà BRUNO. Spesso mi piace ricordarvi con chi vi ha conosciuto (la Vale,
Pizzo (Antonio Pizzonia) la Giò, Pietro, Giacomo...) ma anche raccontarvi a chi non
Reggio Calabria, 25 marzo 2003 ha avuto questa fortuna (anche se ho paura che non capi-
scano che cosa era Spazio e che cosa eravate tu e Bruno).
Nota: gli scritti di Bubu e di Marco Scardigli si trovano ”Fortuna” penso sia la parola giusta, perché io mi sento

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nei Last Minute. fortunato ad avervi conosciuto e voluto bene. Mi piace ri-
cordare la disponibilità, l’affetto che avete avuto per noi
Questo era Spazio (a volte anche nel modo burbero che era proprio di Bruno,
ma il cielo sa quanto ce lo meritavamo!). Solo crescendo
Quando ho saputo di Bruno, mi è venuto addosso un gran (non sono un vecchio rincoglionito
magone. Ed ho iniziato a pensare a Pavia, a Spazio ed a voi, ma gli anni passano e la calvizie,
a quello che per me avete rappresentato e rappresentate per me, avanza) si riesce vera- P.S. Solo domenica mi è capitato di ricorda-
tutt’ora. Ho tirato fuori i vecchi ricordi che ancora oggi con- mente ad apprezzare la sincerità re con amici il fatto che tu mi hai sempre
servo con grande gelosia (la vecchia tessera Arci, le foto, la e l’autenticità delle persone. Odio presentato alle nuove leve di Spazio come
bellissima lettera di saluti che avevate scritto alla chiusura il fatto che quando si muore si esempio di 110 e lode, perennemente pre-
di Spazio). Pavia ha rappresentato il periodo più bello e più diventa tutti belli, bravi e buoni e sente a Spazio e spesso (ma non diciamolo
spensierato della mia vita, un periodo in cui in fondo non per niente al mondo vorrei che le a nessuno) ubriaco. Ebbene, come ti ho det-
si aveva nulla ma bastava quel nulla per essere felici. Un mie parole potessero suonare re- to tante volte, io non ho preso 110 e lode (ho
periodo che mi ha fatto conoscere la vita (nel bene e nel toriche, ma per me Bruno era una preso 103) ma, a forza di sentirmelo dire, mi
male), che mi ha fatto diventare uomo, un periodo al quale persona vera, autentica, sincera, sono convinto che la lode, se non sui banchi
credo di dovere in gran parte quello che oggi sono come una persona che sicuramente dell’Università, me la sono sicuramente me-
persona. In tutto questo Spazio Musica e Voi, tu e Bruno, potrà aver avuto mille difetti, ma ritata a Spazio....
avete avuto (forse inconsciamente) un’importanza fonda- che io ho stimato ed il cui ricordo ANCHE QUESTO ERA SPAZIOMUSICA ED
mentale. E nel ricordo di Bruno, che ora non c’è più, voglio mi accompagnerà sempre. ANCHE QUESTO ERA BRUNO.
ringraziarvi per tutto ciò che mi avete dato. Scusami per questa lettera un Marco Molinari (Moli)
Spazio per me è stata una seconda casa e Voi siete stati po’ sconclusionata ma ieri ho im-
provvisamente scoperto di essere anch’io un po’ più solo.
E se un giorno vorrai ricordare Bruno, magari a Spazio, con
i vecchi amici, la mia prima birra la dedicherò a lui (è una
cazzata ma per me sarà come salutarlo e ringraziarlo di-
rettamente). Grazie di tutto, ti sono vicino e ti abbraccio in
questo giorno triste.
Marco Molinari (Moli)

Spazio è un’idea

Cara Daniela,
tu e Bruno siete stati importanti per me. La stagione di
Spazio Musica è stata fondamentale e unica per tutti co-
loro che varcavano quasi ogni sera quella porta rossa.
Grazie per avere inventato, costruito e coltivato quel loca-
le, che non è stato un luogo fisico, ma un’idea. E per me
teatro degli anni più belli della mia vita. Grazie per avermi
insegnato, con l’esempio, lo slancio dell’idealismo vero
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nei rapporti umani e per avermi fatto sentire a mio agio (il
che non è poco: è la base della fiducia in se stessi).
... ricordo una delle mie prime serate a Spazio Musica
Il “mio” Spazio
quando, da giovane studentessa ancora un po’ intontita
Bruno carissimo e inconsapevole, mi avvicinai al bancone, guardai Bruno
invano ho provato a scrivere su Spazio, e chiesi qualcosa di “strano” e di “buono” da bere. ... Mi
ho cercato davvero di aprire “il mio Spazio”, osservò... con aria un po’ scocciata e un po’ affettuosa e
di renderlo ancora accessibile a me, agli altri... mi disse che mi avrebbe accontentata se promettevo di
tutto inutile e per diversi motivi... non dirlo in giro e di non chiederlo più. Mi conquistò... non
io vedo ancora i colori delle nostre serate, sento la musica lo chiesi più, ma di quel cocktail ricordo i sapori di tutte
e ne respiro il ritmo di felicità... le emozioni che ho provato negli anni seguenti a Spazio...
perché Spazio è stato una dimensione dell’anima e delle nostre vite... ... un po’ di dolce e un po’ di amaro...
un tempo in cui ci è stato concesso di essere come ci piaceva, ... un po’ di freddo e un po’ di caldo...
seguire con libertà sogni, desideri, inclinazioni... ... un po’ di buono e un po’ di sgradevole...
senza riserve e senza timori... ... un po’ di forte e un po’ di leggero...
nel mio cuore e nella mia mente quella musica continua... Mi rimase un buon gusto in bocca... il gusto delle sen-
scandisce, leggera, i nostri passi... sazioni che provo entrando nel locale e pensando ad un
accompagna me e i miei amati amici. uomo e ad una donna che hanno creato uno Spazio nella
Rita (Rita Gigante) musica di ognuno di noi... Con tutto il mio affetto.
Vale (Valeria Pangrazio)
The Kerouak & friends compagno di bevute era Giulio Contini, detto “il cugino The Kerouak
Giulio”. Ed anche: Andrea Cerioli, “Andreone”, più noto
Presenze memorabili nelle notti di Spazio. Grande amo- come “il Bolscevico”, Paolo Manfredi, ancora oggi noto Stefano Duchi,
re per la musica. Suonavano, ed anche bene. Non era il come “il Tore”. Le ragazze di via Ferrini: tutte “zie”, “il Divino”
nostro genere musicale preferito, anzi! Bruno e tanti altri come io avevo deciso: zia Paola (Bolzani), zia Canna secondo Mork, tecnico
però glielo perdonavano perché, essendo loro iscritti ad (Monica Cannatà, oggi moglie di Riccardo), zia Betty, del gruppo;
una Facoltà ad alta densità femminile come Lingue Stra- zia Claudia. Unica eccezione Cinzia Matteo, nota come “Ango-shato” per
niere, erano sempre circondati da donne (e che donne!). Tanya (nome adottato anche durante la sua breve attività gli amici di Cremona:
“Competenza tecnica, grande cultura musicale, forte ten- a Radio Ticino): senza nulla togliere alle coinquiline, ha canto e tastiere;
denza all’innovazione e alla sperimentazione. Sorti sul fi- popolato a lungo le fantasie degli esponenti del sesso Paolo Montenegro
nire del 1986; una partecipazione ad Arezzo Wave nell’88. maschile dell’epoca. detto “il Maestro”
A Spazio hanno suonato più volte. Altre amiche del gruppo: Lisanna cioè Lisa, Betta (per per le sue conoscenze
Dopo aver presentato dal vivo il loro progetto più ambizio- un breve periodo divenne Marisa) e poi Laura, Lucia, sterminate:
so, la suite/concept “Decay (De Exitii Gloria)”, sciolsero il Rita, Manuela e Gabri”. prima chitarra;
loro sodalizio artistico “senza quasi accorgersene” a metà Paride Bottajoli
anni novanta, una volta che gli studi universitari furono Bruno che veniva
sostituiti dagli impegni di lavoro e relative incompatibi- pronunciato
lità di orari e distanze. Rock energico, influenze ‘wave’, Per me Bruno era uno dei personaggi più carismatici di alla francese,

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accenni psichedelici, melodia e noise, il tutto coadiuvato Pavia, ma provavo una certa soggezione nei suoi confron- con l’accento sulla
da un evocativo suono d’organo...” ti, ovviamente dovuta al carattere burbero e agli straordi- “i” finale:
È Stefano Duchi che racconta: “In casa Kerouak (lun- nari scatti di cui era protagonista. seconda chitarra;
go la statale per Milano) oltre a me, Riccardo, Paolo e Per usare un eufemismo, suppongo che la nostra musica Giuseppe Scotto
la micia Pixie, abitavano gli studenti: Dario Maffezzoni, lo infastidisse, ma la straordinaria capacità di Spazio- di Perta
detto Lino, Andrea Malnati (Andreino), Lorenzo Mer- Musica era proprio quella di veder confluire molti tipi di universalmente
li (Lori). Durante gli affollatissimi parties capitavano, tra linguaggi, anche quelli di una giovane band come the Ke- conosciuto
gli altri: Roberto Voltini (Volpe). Suo storico amico e rouak, che nel 1988 imparava a stare su un palco proprio come Giugi: batteria;
nel locale di via Faruffini. Riccardo Barranca:
Gli anni di Pavia Di certo il nostro chiasso gli sarà risultato molto più dige- basso
ribile grazie alla nutrita presenza femminile che animava
Gli anni di Pavia emergono dai miei ricordi sempre le nostre serate…
illuminati di un che di leggendario. Forse si tratta di Impossibile poi dimenticare il suo sguardo accigliato,
nostalgia. Gli anni universitari, l’età dell’energia e che dal palco intravedevo dietro la finestrella del bar.
dell’incoscienza, la pura voglia di vivere. Stefano Duchi
Spaziomusica, una seconda casa, un covo, un cro-
cevia di emozioni. Bruno, l’oste ideale. Carismatico,
dolcemente scorbutico, inevitabilmente affettuoso.
Senza di lui e senza Daniela quegli anni non sareb-
bero stati la stessa cosa. Alessandro Siess
La Tania crisi sentimentale, la fatica di crescere, ed io sapevo che
lì, con lui e Daniela, ero a casa e che potevo prendermi
”Non so trovare le parole per scrivere di Bruno. Ho aspet- ancora un po’ di tempo per crescere. Dopo essere andata
tato tanto tempo mentre i pensieri andavano ed erano via da Pavia per lavoro, ogni tanto ci tornavo. Non tanto
tanti, e con le immagini sovrapposte. Ho preso tempo per- spesso, ma quasi ogni volta riandavo a Spazio Musica.
ché non avevo le parole. Gli odori, i rumori, la musica di quel posto sono sempre
Non le ho ancora adesso le parole che vorrei. Per me è stati casa per me. L’altra casa rispetto a quella che avevo
come se Bruno fosse ancora lì, dietro al bancone di Spa- lasciato a 19 anni nel Sud dell’Italia.
zio Musica, con quegli occhi incredibili, pungenti, scuri, Quanti amici, quanti musicisti, quanto tempo, quanto
vivi. Ed è passato così tanto tempo da quando ho lasciato amore mai sprecato; è l’amore che ancora oggi ho dentro,
Pavia. All’Università ero quella che dichiarava di volerci perché quel posto, Bruno, quelle persone mi hanno dato
vivere: mi commuovevano l’odore pessimo dell’acqua e la talmente tanto amore da scaldarmi il cuore ancora oggi.
nebbia insistente. Invece sono stata quella che per prima E spero di portarmi sempre dentro questo amore, di non
ha trovato lavoro fuori e se ne è andata. Tutti gli altri com- perderlo mai”. Cinzia Matteo (Tania)
pagni del Collegio, o almeno quasi tutti, volevano andar
via ed invece sono ancora lì, vivono a Pavia. A volte non I chimici & friends
ci ritorno, perché ancora adesso mi prende una nostalgia
che mi scende dentro. “... da chimico un giorno avevo il potere / di sposar gli
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E Bruno è lì. Spazio Musica è lì. Io sono cresciuta là den- elementi e di farli reagire / ma gli uomini mai mi riuscì di
tro. Come diceva Bruno, con un fare quasi orgoglioso che capire / perché si combinassero attraverso l’amore, / affi-
non posso dimenticare: “La ‘Tania’ è cresciuta a birra qua dando ad un gioco la gioia e il dolore...” canta De Andrè.
dentro, mica a latte, e guardate come è venuta su bene!”. Di questi elementi che mischiavano scienza e conoscen-
Quante sere, quanti giorni, quanto tempo. Le foto di tutti za, ma anche amori ed emozioni, ne sono girati diversi
noi appese al muro, tanti momenti fissati lì, nell’attimo esemplari a Spazio.
dello scatto e tu ti sentivi a casa. Al caldo, in un posto “Noi, folto gruppo di assidui frequentatori di Spazio, for-
sicuro. Quante cose ci siamo detti e Bruno aveva sempre se proprio per la meticolosa cura con cui ci preparavamo
un modo così diretto di dirti le cose, uno sguardo che rive- alle serate o per la serietà con cui non mancavamo un
lava anche quello che forse in quel momento non ti diceva concerto o una festa, grazie anche alle nottate dedicate
a parole. Quello sguardo bastava. alla (s)conoscenza di sé e degli altri, quasi fosse stata una
Una volta mi ha detto che Daniela per lui era come un scuola platonica del secolo scorso, ancor oggi ci portiamo
braccio, che forse non era sempre capace di dirglielo, ma assai bene nel mondo. Indipendentemente da dove la dia-
che lei era una parte del suo corpo. Me lo ha detto in spora della vita ci ha condotto e, oserei dire -che nessuno
modo asciutto ed allo stesso tempo così tenero che non te me ne voglia- molto meglio di coloro che alle dieci della
lo saresti aspettato da lui. O forse si, perché era capace sera erano in branda perché stanchi o dediti a studi più
di una tenerezza estrema e di una dolcezza spiazzante. disperatissimi che matti.
A me l’ha sempre fatta sentire questa tenerezza, quasi I percorsi sono stati tanti e tutti degni: storie di persone,
senza parole, mi ha sempre fatto sentire importante. Mi di amici, di compari che si accompagnano a casa per tutta
ha sempre difeso, coccolato quasi. Ed io mi sentivo orgo- la notte; di amori, chiari o nascosti, finiti o durati per sem-
gliosa del suo affetto. Mi leggeva sulla faccia l’ennesima pre, di sorellanze e fratellanze che parlano ancora oggi,
al tempo nuovo; storie di andata e ritorno, di famiglie nel Il blues della 131 Fiat
frattempo moltiplicate, di ricordi gelosamente conserva-
ti nel cuore. Quel che resta a tutti noi, figli illegittimi di Nell’autunno del 1994 giravo con una Fiat 131 blu, cui un
quell’appuntamento notturno indimenticabile, è un’im- incidente di percorso aveva rotto un finestrino: questo
pronta, un accenno, uno SPAZIO dell’anima che suonerà era stato rattoppato con plastica e subito dimenticato.
sempre, a spregio del tempo che ci isola su autostrade Una notte, tornando da Spazio, sul lungo Ticino, ven-
affollate e silenziose, percorsi obbligati e ripetitivi a cui ni fermata da una pattuglia di carabinieri, insospettiti
costringiamo fantasia e immaginazione, e suonerà sem- dalla natura dell’auto, dal finestrino rabberciato, da una
pre un’altra MUSICA”. Camilla Giubbini grossa pianta in vaso parcheggiata sul sedile posteriore
- purtroppo non trattavasi di marjiuana ma di una rari-
In combutta con la Donata e la Camilla questi sono i tà botanica appartenente a mio padre che mi portavo
nomi che siamo riusciti a recuperare... Angelo: appresso da tempo.
Camilla Giubbini (cami), Donatella Sacchi (doni), Non so come, forse il culo degli ubriachi, forse le buo-
Angelo Taglietti (taglio), Giancarlo Barbaresi (gef- ne maniere di due ragazze (non ricordo neppure con chi
fry), Ubaldo Seghezzi (ubi), Graziano Seghezzi (il fossi), sta di fatto che credettero davvero che la pianta,
mago), Maria teresa Lotilli (la maga), Cesario Bar- su cui si appuntò tutta la loro attenzione, fosse quella
bato (cece), Alessandro Porta, Roberto Drera, Da- che indicai io, con il nome sicuramente sbagliato, ma
niela Rosa, Andrea Angelini. Dario Pasini (paso), pronunciato in latino con alcolica sicurezza. E così scivo-

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Massimo Morini (max), Antonello Fisone (fiso), Pao- lammo via, lontano dai loro sguardi inadagatori. Bruno si
lo Compiani, Mike Barbieri, Pietro Giubbini, Mario sganasciò dal ridere al racconto dell’accaduto e, curio-
Sterli e Caterina ..., Maurizio Licchelli, Piersandro so, volle vedere assolutamente l’auto, per immaginarsi,
Pallavicini, Manola Dettori, Matteo Vanossi, Lu- pensai, lo stupore dei solerti carabinieri. Lo stupore in-
cia Cucca, Monti Angelo (angelone), Giancarlo De vece fu mio quando, all’uscita della seduta di laurea, in
Santis, Monichino Alberto, Lucia Pozzi, Claudio mezzo alla fiera di paludati amici e parenti, trovai Bruno
Zanelli, Domenico Chiapperini, Marco Bascapè, con un finestrino nuovo sotto il braccio, recuperato per
Fabio Campagna, Peter Novella, Vittorio Garlando, l’occasione e accompagnato da una manciata di inevita-
Ruggi, Luca Bergia, Ernestino Paraboschi, Filippo bili e sibilati insulti sul fatto che, a dicembre inoltrato,
Scardina, Elena Formaini, Alberto Sfulcini, Danie- girassi ancora con la plastica e il nastro adesivo da pac-
le Tarditi, Raffaele Tarditi, Mas- co a tenerla. Sullo sfondo di quelle
simo Ugazio, Alessandro Siess notti pavesi si potrebbe cantare il
e Lucia, Corrado Mandirola, Le- blues della gita e della 131 Fiat in-
onardo Pisani (il pugile), Beppe sieme a mille altre canzoni, pronte
Campagna, Nicola D’alessan- a uscire dalla nebbia e dal ghiaccio
dro, Michele Lundari (Michele che scricchiola sotto le scarpe, can-
lo svizzero), Fiammetta Bellone, zoni di e per Spazio, ma ci manca un
Claudia dall’occhio, Giovanni filo forte di barba bianca che ci uni-
Pozzi, Giò Fogliato, Chiara Bevi- sca ancora a male parole, che sono
lacqua, Enrico Boggeri, Angelo le migliori e le più dolci, in verità.
de Pascalis, Luca Cartegni... Camilla Giubbini
Contorno falso con gran dieresi chio ai denti, delle dimensioni incredibili del deretano e
della messa in piega vagamente astratta – aveva risposto
L’anno non lo ricordo con precisione, ma Spazio Musica “Beh, per contorno ci sarebbe…” e si era fermata, lì. E
era aperto da non molto: diciamo allora l’ottantacinque, gesticolando impercettibilmente aveva cercato la parola
l’ottantasei. Era gennaio, studiavo ancora ed ero appena giusta, forse riassuntiva, o comunque definitiva, che le
rientrato a Pavia per la ripresa delle lezioni. Quella sera ri- evitasse di prodursi in un elenco che probabilmente non
vedevo i miei due carissimi amici e compagni di corso Bob ricordava o addirittura non conosceva… e dopo secondi
e Paolo: avevamo fatto l’ultimo dell’anno insieme, noi e e secondi di quel muto, impercettibile gesticolare aveva
qualche altro amico, su in montagna, da me, nel Trentino. annuito con decisione, come a darsi della stupida per non
Poi, il due, eravamo tornati ognuno a casa propria. Ades- esserselo ricordato prima, e aveva detto: “… per con-
so, trascorsa una settimana, passavamo la prima serata torno ci sarebbero verdüre”. Sì, verdure: così, semplice
insieme lì, a Spazio. Non era stato un gran ultimo dell’an- e generico, e dunque già ridicolo di per sé da parte di una
no: su da me, in montagna, ci eravamo discretamente presunta ristoratrice, ma ridicolo soprattutto perché pro-
divertiti, ma niente di più. nunciato con un’incredibile, pazzesca, accentuatissima ü.
Eppure, a Spazio, dopo che la prima media chiara era sce- Una dieresi mostruosa, su quella u, che sembrava fatta
sa a fare il suo effetto, già ci sembrava di aver passato non da due puntini ma da due palle di cannone, se non
vacanze indimenticabili. Avventurose, divertentissime. dalle palle di Giove in persona. Con un’inflessione così
Da leggenda! E leggendaria in particolare – ricordandola trentina che sembrava finta. Che sembrava un’imitazione,
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mentre attaccavamo la seconda media chiara – ci sem- una gag studiata…
brava la cena del 28 dicembre nell’agriturismo montano Avete presente Bebo Storti? Avete presente quando, anni
denominato, con incerto sforzo di fantasia, Alpenrose. e anni dopo, avrebbe interpretato, per «Mai Dire Gol», il
Dove era accaduto l’istantaneamente famoso episodio contadino bergamasco Alfio Muschio, quello leghista e
“del contorno”. Che, a ricordarlo a metà della seconda con la faccia marrone? Bergamasco e non trentino, d’ac-
birra media, faceva ridere me Bob e Paolo sguaiatamente. cordo, ma “verdure”, ecco, Bebo Storti nei panni di Al-
Come pazzi. Avete presente la ridaröla? Insomma, quando fio Muschio lo avrebbe pronunciato alla stessa maniera
non ci si può fermare? Quando basta aggiungere una nuo- grottesca: verdüre. Bene. Lassù, in Trentino, al tavolo con
va parola, una nuova battuta, anche scarsissima, anche tovaglia a quadretti rossi e bianchi dell’Alpenrose, c’era
inconsistente, e lo stesso si ride? Ecco: così. stato un lungo istante di silenzio anche da parte nostra.
L’episodio “del contorno” era questo: all’Alpenrose, dopo Tutti noi amici, ecco il punto, avevamo dovuto compiere
un primo a base di strozzapreti, canederli e ravioloni al uno sforzo per non scoppiare a ridere in faccia alla povera,
burro nero, era arrivato il momento di ordinare il secondo e pittoresca, cameriera. L’unica che non si era accorta di
e avevamo tutti optato per lo stufato di capriolo. Con po- nulla era stata proprio l’Anna. Che, trasognata e crimina-
lenta, of course. Tutti tranne Anna, la fidanzata di Paolo, le, aveva chiesto: “Ma a parte quello, cos’altro c’è?” E la
che si sentiva un po’ indecisa nell’affrontare anche polen- cameriera, stringendosi nelle spalle: “beh… legümi…”
ta e capriolo dopo la cospicua legnata calorica del tris di Noi, a quel punto, basta: eravamo esplosi.
primi. Così, in cerca di qualcosa di più leggerino, aveva
chiesto alla giovane e pittoresca cameriera dell’Alpenro- Ecco, a Spazio e verso la fine della seconda birra media,
se: “Ma se volessi solo un contorno, per dire, cosa ci sa- tutto ciò ci sembrava semplicemente irresistibile. Rideva-
rebbe?” E la cameriera – pittoresca per via dell’apparec- mo come tre idioti e dalla nostra estremità del lungo tavo-
lo dove eravamo seduti sentivi arrivare risate a crepapelle stro amico dalla lunga barba manteneva l’aplomb che ben
e urlacci a base di “verdüre!”, “legümi!” e di tutta una gli conoscevamo, e si limitava a studiarci con sguardo di
pletora di altri cibi vegetali con la “u”, tutti pronunciati sopportazione… Finché non fummo noi, anzi, per esser
con quella dieresi costruita con le palle di Giove. “Zücc- precisi Paolo, a chiamarlo in causa.
hine!” urlavamo. E giù a ridere. “Patate, no, cioè… tüb-
eri!” E via a piegarsi in due per le risate. Nella nebbia alcoolica e ridanciana ci accorgemmo che
Ma sì, sì: eravamo stupidissimi e ubriachi e con la ri- Bruno stava transitando a lato del nostro lungo tavolo:
daröla, e le verdure con la ü erano il nostro tormentone. forse andava a verificare qualcosa sul palco in fondo al
Bruno ci aveva lanciato un paio di occhiate dalla finestrel- salone, forse stava recuperando bicchieri vuoti, vai a sa-
la che dal banco del bar si apriva sul salone principale. pere. Di sicuro non stava preoccupandosi di noi, ma nem-
Un paio di occhiate di controllo, niente di più. Facevamo meno per sogno. E Paolo invece, impazzito per l’alcool e
casino, ma non abbastanza da essere veramente fastidio- per la carenza di ossigeno dovuta al gran ridere, al tran-
si per gli altri clienti, e Bruno ci conosceva, e poi chiun- sitare di Bruno e nel gorgoglio di una propria risata osò
que ce lo avrebbe letto in faccia: eravamo solo dei bravi allungare una mano per fermarlo. E coinvolgerlo.
ragazzi, degli studenti anche un po’ secchioni, pericolosi “Bruno, Bruno!” gli urlacchiò, con lui che, lì in piedi, man-
per nessuno. Avessimo continuato a bere tutta notte, a teneva un ferreo self-control. “Bruno, senti: ma tu, con
ubriacarci senza pietà, al massimo saremmo morti soffo- lo spezzatino d’agnello, di contorno, cosa ci mangeresti?
cati per le risate, ma non c’era da aspettarsi alcun danno Verdüre o legümi?” Lui, senza fare una piega, ci mise un

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per il locale. E così, quando Bob era andato a prendere il istante a dirci: “verdüre o legümi non lo so, ma mi sa che
terzo giro di medie chiare, Bruno aveva scambiato solo a cena, come contorno, voi dovete esservi fatti dei gran
un’occhiata con Daniela, e l’aveva servito senza commen- fünghi…”. Bruno camminò via come se niente fosse. Noi
tare. Tornato al tavolo, già stramarci d’alcool avevamo at- finimmo sotto al tavolo in preda alle convulsioni.
taccato la birra salendo di un nuovo gradino nel contenuto
alcoolico delle nostre vene, e salendo un nuovo gradino Bene, non è vero. L’episodio non esiste, è un falso. Bruno
anche nel delirio di risate sceme e gratuite sul tormento- non ci ha mai fatto quella fulminante battuta, e nemme-
ne delle verdüre: avevamo cominicato a costruirci le gag, no siamo mai stati a cena, con Bob Paolo e gli altri, in
a lanciarci vicendevolmente la battuta. “Su un risotto alcun agriturismo trentino denomimato Alpenrose. Seb-
alla milanese, per dire, tu cosa metteresti?” poteva dire bene lassù, dalle parti dove vado in montagna da sempre
Paolo, finto‑indifferente. E io, oppure Bob, dopo qualche (Pejo, Val di Sole) davvero parlino a quel modo, con la
secondo di elaborazione: “ma, non so: tartüfi?”. E giù a u appesantita da un’abnorme dieresi, e dunque mangino
ridere come idioti. “Ma un arrostino di vitello, per dire, volentieri sia verdüre che legümi, nessun colloquio con
tu come lo accompagneresti?” potevo chiedere io, affet- nessuna cameriera si è mai svolto a quel modo. Il tormen-
tato, da falso intenditore. E Bob o Paolo, dopo un breve tone delle verdüre e dei legümi invece esiste davvero, ma
ponzamento in cui già ghignavamo: “ma, per esempio… è roba di qualche giorno fa (gennaio 2004), e riguarda me
pürea!” E via a sganasciarsi come matti. Insomma, cazza- e mia moglie, complice un paio di bicchieri di bonarda
te. Cazzate così… Per dei quarti d’ora, delle mezz’ore… Cabanon… A indicazione del fatto che, probabilmente, in
E alla fine io credo che noi tre cretinetti, i coglioni a Bruno questi 15-20 anni io non abbia raggiunto quella gran ma-
e a Daniela li avessimo anche un po’ effettivamente rotti, turità… Ma maturità mia a parte, perché metterci Bruno
a forza di stupidaggini urlate a quel modo… Ma il no- e Spazio Musica di mezzo?
Beh, Daniela mi sollecitava da un po’ di tempo a scri- Gli ingegneri
vere qualche ricordo, considerazione, aneddoto per il
libro collettivo che avete tra le mani. Io le ho detto di Ora sono manager, consulenti, dirigenti di aziende in-
sì, ma poi non ho prodotto niente. Il tempo che manca, formatiche, professori universitari e chi più ne ha più
gli impegni… le solite scuse di tutti, che poi scuse non ne metta... Ma, al di là dei ruoli professionali, sono
sono… Ma insomma: due giorni prima che finalmente rimasti casinisti e ridanciani come allora, quando mi-
mi decidessi a scrivere questo pezzo, e proprio in conco- gravano in massa verso Spazio (rigidamente soli uomi-
mitanza con il mio casalingo tormentone con la ü, mi è ni, e non certo per scelta): Giovanni (tra gli ideatori di
arrivato un sms di auguri di Daniela per il nuovo anno, e, Spazio, “superbo” bassista in combutta con Mili e la
nell’sms, era anche contenuto un velato e garbatissimo Dora – vedi Maestro Manzi Ensemble), Lorenzo (Bire),
invito a muovermi, e mandare finalmente il pezzo pro- Piero (Dig), Felice, Alì, Valter, Khoder, Monica,
messo ormai da mesi… Allora, un po’ per caso e un po’ Daniele, Cecco S. e Cecco R., Fabio G. (insupera-
perché la coscienza mi rimordeva, ho cominciato a met- bile sassofonista ?!) e Fabio L., Stefano, “Spillo”,
tere Bruno e Spazio Musica dentro a questo tormentone Mauro, “Nano”, Valerio, Pierpaolo (il Pier), Ivan
personale e a costruirci una storia intorno, e due giorni (la serpe), Enzo (Boss, alias Salt’in’brugna “Siamo noi,
dopo ecco che mi sono seduto davanti al computer e… Giò & il Gato da Godiasco, campioni di “salt’in’bru-
E il vero punto è questo: Bruno e Spazio Musica sono gna” dal 1986 al 1991. Abbiamo tentato invano di or-
stati, per noi studenti di allora - e parlo degli anni 80 ganizzare un torneo di questo sport anche a Spazio,
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- una persona e un luogo talmente leggendari da rima- ma ahimè, non c’era disponibilità del terreno di gioco
nere per sempre conficcati nel nostro immaginario. E da (sostanzialmente mancavano le brugne).
diventare, per chi come me scrive, dei potenti genera- Ed il Giò aggiunge “quello che mi ha rovinato è aver
tori di storie anche a venti anni di distanza, dei motori trovato casa in via Calchi, a 100 metri da Spazio. I primi
dell’immaginazione, dei catalizzatori nella distillazione due anni di Università passavo più tempo con Bruno che
di episodi e snodi narrativi. Mi era già successo nel con i professori. Mi sono divertito molto ma... 2 anni: 4
primo romanzo che ho scritto e pubblicato (Il Mostro di esami. Ho dovuto traslocare per riuscire a laurearmi!”.
Vigevano, 1999), con uno Spazio Musica diventato “San
Zenone”. Gli ingegneri, Spazio Musica e l’altro sesso
Mi è successo di nuovo qui, adesso: Bruno e Spazio Mu-
sica non dentro un aneddoto, ma dentro una specie di Gli ingegneri non sanno scrivere e, alcune volte, non
racconto. Non semplici oggetti di ricordo, ma veri motori sanno nemmeno parlare in italiano corretto. Fin da
di fantasie. Con un Bruno, per dirla tutta, che nel mio quando entrano in università come studenti viene loro
immaginario rimane l’incarnazione di quello così ricco di detto “siate sintetici, non scrivete romanzi, se uno scrive
cose sconosciute ai più da diventare un Uomo del Miste- molto è probabile che scriva cazzate...”. Così studiano
ro capace di incutere soggezione. Un Uomo del Mistero imparando formule e passano gli esami facendo calcoli
molto gentile e cool, di perfetto aplomb e di paternalisti- e mettendo crocette sulle possibili risposte alternative
ca pazienza. Ma esattamente quello capace di mettere alle domande poste nell’esame. Per cui anche i pochi
al suo posto qualsiasi studente ubriaco con due parole. che alla fine delle scuole medie avevano una benché mi-
Con una battuta tagliente. Una battuta, all’occorrenza, nima attitudine alla composizione in italiano scritto, lo
contenente anche delle ü! Piersandro Pallavicini disimparano nel giro di pochissimo tempo.
Io sono diventato ingegnere più di vent’anni fa; per que- stretti a fare tutti i giorni. I personaggi che sono saliti
sto ci ho messo tutto questo tempo a mettere giù queste sul palco di Spazio (senza peraltro elevarne la qualità
poche righe e a comporre qualche frase leggibile che artistica) ne sono una testimonianza: da Piero “dig”, a
rievochi gli anni passati ed alcuni momenti irripetibili Bubu il maledetto del rock, all’ex suonatore di liscio del
vissuti a Spazio Musica. Vorrei essere capace di tradurre piacentino, all’emigrante in America del quale nessuno
in parole i ricordi più felici, legati alle jam sessions, alle ha rimpianto la voce per molti anni, all’autore di questi
discussioni sulla musica, all’ascolto di gruppi mitici che brevi pensieri che ha cercato di suonare con scarsissimo
sono passati a Spazio, ma la mia mente ormai squadrata successo fino a tarda età (non faccio nomi perché ora
non renderebbe giustizia ai sentimenti più intimi evocati sono tutti stimati professionisti o ricercatori).
da quei momenti, per cui mi vedo costretto a fotografare Alcuni erano anche dei musicisti veri, come il chitarrista
una situazione strettamente collegata alla mia formazio- dei Mandolin Brothers, altri erano solo dei frequentatori
ne e al mio lavoro attuale. e bevitori di birra e vino (Bireli, il Macio, ..), ma la cosa
Fin dall’inizio, nel lontano 1986 a Spazio come ad Inge- che accomunava tutti era la perenne mancanza di fìga.
gneria non si vedeva una donna neanche “dipinta sui Sì, perché a differenza di altri frequentatori di Spazio
muri”. A quei tempi gli studenti di Ingegneria erano abi- che separavano l’aspetto artistico-musicale da quello
tuati a vivere tutta la giornata in un ambiente in cui il sentimentale-sessuale (nel senso che molti, dopo una
rapporto tra maschi e femmine era di circa 100 a 1, e cert’ora si trovavano con le donne in altri ambienti che
pertanto la frequentazione di Spazio Musica non cam- non fossero... Spazio) gli ingegneri stavano lì a suona-

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biava di un granché questo “modus vivendi”, anzi forse re, a bere e a discutere dell’eventuale possibilità che
il rapporto era leggermente migliore. entrasse una ragazza. Mi ricordo una frase che sintetiz-
Questa strana analogia tra un luogo di divertimento e di za lo stato d’animo tipico, detta da Bireli riferendosi ad
musica ed una facoltà tecnica mi ha sempre stupito e, a una delle poche presenti, anche discretamente cesso :
mio parere, ha anche una qualche correlazione con l’as- “quella non è un granché, ma la molla”.
sidua frequentazione di Spazio da parte degli ingegneri. Ora sono cambiati i tempi sia ad Ingegneria che a Spa-
Non mi è chiaro quale dei due fattori fosse la causa e zio, nel senso che il rapporto tra la popolazione maschile
quale l’effetto, nel senso che non riesco a capire ancora e quella femminile si è avvicinato all’unità in entrambi
adesso se gli ingegneri andassero a Spazio perché non gli ambienti. L’evoluzione quasi parallela dell’incremen-
c’erano donne e pertanto si sentivano in un “ambiente to della popolazione femminile non mi permette di risol-
a loro naturale” oppure se Spazio fosse privo di sesso vere il dilemma se fosse la presenza degli ingegneri a
femminile poiché era frequentato da ingegneri che, vi- causare la carenza di figa o se, viceversa, Spazio costi-
sta la loro naturale difficoltà a comunicare in italiano tuisse un ecosistema ideale per attirare popolazioni mi-
già ricordata in precedenza, fungevano da catalizzatori gratorie prive di elementi femminili (ingegneri). Peraltro
negativi. Il dubbio mi rimarrà per il resto della mia vita le nuove generazioni (mio figlio) mi dicono che a Spazio
e comunque, anche se fosse possibile risolverlo, non continuano ad andare studenti di ingegneria a suonare e
cambierebbe uno stato di fatto che si è protratto per a bere, esattamente come vent’anni fa. Sarà forse que-
numerosi anni. sto che li attira? Giovanni Magenes
In ogni modo agli Ingegneri piace la musica, forse per-
ché rappresenta il modo di sfogare la propria espressi-
vità artistica repressa dal lavoro tecnico che sono co-
Quel covo fine di ogni serata si andava a casa sulle proprie gam-
be o con la bicicletta contenti di avere impiegato bene il
“Te la ricordi la foto che hai fatto con Bruno? Posso inse- proprio tempo e, in occasioni particolari, come la serata
rirla nel libro?”. “Certo che puoi, la foto è tua”. “Sì ma ci della festa greca organizzata da Costas, anche consa-
sei ritratto tu e, vista la situazione rappresentata, magari pevoli di avere partecipato a qualcosa che rimarrà nella
non ti fa piacere”. memoria di chi c’era. Dopo qualche anno, com’è inevi-
“Senti, è stata esposta parecchi anni a Spazio, che pro- tabile, si smette di essere studenti. I ritmi cambiano e
blema c’è se adesso viene messa in un libro? E poi non ti anche la frequentazione di Spazio si fa più rada, anche se
preoccupare, non sono pentito né delle foto che ho fatto ogni volta che si torna a salutare Bruno e Daniela è una
né dei posti che ho frequentato da giovane”. festa. Di loro, ogni persona che li ha conosciuti, conserva
Quando ho conosciuto Bruno e Daniela? un ricordo particolare ed unico. Spaziomusica: al di là dei
Bisogna andare con la memoria al 1986 o al 1987. Una luoghi comuni!!!
sera un amico mi chiede: “Ti interessa ascoltare un po’ Lorenzo Duico
di blues? C’è un bel locale, ingresso libero (non da poco
quando si è studenti e squattrinati), atmosfera carina, il Cani sciolti
bar con Bruno, un tipo che sembra Carlo Marx, e un grup-
po di Pavia che suona. Sono bravi, sai. Peccato che il loca- Cosa vuoi?!
le sia un covo di comunisti.” “Come un covo di comunisti, Pippo Valla da Piacenza, stanato da Pizzonia (“..te lo ricor-
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non mi hai detto che si suona e si ascolta della bella mu- di? capello lungo, barba e occhialini tondi. Viveva in una
sica?”. “Sì, ma Bruno e Daniela e tutti quelli che frequen- casa in Borgo, insieme a Paolino e Fabio. Una mitica casa
tano il bar sono comunisti. Io ci vado solo per la musica”. in campagna, che però era in città, con cani, gatti, galline
“Sarà che in Italia è un luogo comune, ma io non ho mai nel cortile e nebbia e sole sul terrazzino delle lunghe sco-
visto dei comunisti che mangiano i bambini, noi siamo pe ... che posto magico!”)
grandi e se mi dici che la musica è bella ci possiamo an-
che fare un salto in ‘sto locale”. Dopo quella sera ci sono “Mah! Capisco come ti sia andato in fumo il cervello a
tornato tante e tante volte, in quel “covo di comunisti”. ricordarsi Spazio, caro Pizzo! Quanti neuroni cancellati e
Bruno sempre pronto a commentare il fatto del giorno o da recuperare. È bello ricordare le immagini nei suoni di
Bruno e Lorenzo Duico a mandare affanculo qual- bicchieri e strumentisti, tutti primi attori / attivi e vivi /
cuno, Daniela più pacata come i fermenti iniettati / nei corpi in espansione / lievi-
intenta a organizzare qual- tati al malto / sincopato o singhiozzato ritmico canto. Eh
cosa o a fare quattro chiac- si! Carissimo Pizzo la disperazione del silenzio borghese
chiere con i vari avventori era stravinta in un sopravvissuto covo in via … Via …
e con gli amici. Tanti con- Faruffini!!! Le immagini sono indelebili, non si riescono a
certi, tante chiacchiere più dimenticare. Per i nomi ci vuole tempo, prendo il tempo,
o meno impegnate (anche i ad esempio quello perso, e lo metto in questa ricerca...
comunisti amano divertirsi intanto c’è la combriccola di chi entrava non condividendo
tra un commento politico la scelta ma ammetteva che era l’unica via di scampo, e
e l’altro…) e tante bevute chi accompagnava casualmente qualcuno e diventava poi
di birra, grappa o gin. Alla qualcuno... e qualcuno che scompariva e si mimetizzava...
Vado per piene memorabili prese con …
I Cremonesi e quelli che giravano attorno alla casa in
borgo, gruppo TNT: Nico, Massi, Monica, Bedu,
Carlo Tibetano, Nico Guacci, Fabio, Rossetto, Ne-
gus-negrelli, Coscia, Michele, Zocca, Alberto
Giglia, altri in fase di recupero files. Alcuni amici/e di
Piacenza: Paga, Albo, Cri-stina, Fonzo, Flebo, Bep’s
sono forse le piene più lunghe che ho preso e a volte ci
hanno anche cacciati. Il bello il brutto il cattivo sono tutti
collegati da quel bancone con due occhiaie e un barbone
bianco dietro il banco a scrutare reattivo la risposta di un
Sandro e Rosanna
cosa vuoi...!? Pippo Valla

Sandro & Friends

“Te li mando presto i nomi di quelli che venivano a Spazio
con me, entro la settimana prossima. Potessi diventare
astemio!” Parola di Sandro. Ed i nomi sono arrivati: Aimo

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Bertazzoli, Nicola Geravasini, Stefano Rini, Yuri
Susanna, Eliano Gabrieli, Graziano Aglio, Massimo
Manganaro, Mattia Burzio, Alessandra Saglietti,
Mauro Van Aken, Roberto Baldanza, Massimo Gua-
rino, Roberto Pazzaglia, Marcello Lentini, Alessan-
dra Cecala, Michela Oleotti, Federica Riva, Matteo
Canevari, Elizabeth
Lamberti, Seghizzi Max, Carlo Ubbiali, Michele biblioteca di filosofia, dove avevamo appuntamento. Il
Lambiase, Davide Cornara, Marcello Monti, Mattia buon Nicola Gervasini si è presentato alle sette di sera,
Panena, Alessandro Zagni...: la maggior parte erano adducendo scuse degne di Jake Blues per spiegarmi i mo-
del Collegio Fraccaro, praticamente tutti gli uomini; gli tivi del suo ritardo, dopodiché abbiamo cenato e verso le
altri erano per lo più persone con cui lavoravo al C.T.M. undici mi ha aperto la porta di casa e mi ha detto che non
aveva potuto farmi le copie delle chiavi.
“Spaziomusica sarà sempre nei miei ricordi. È lì che ho A quel punto mi ha chiesto se volevo rimanere in casa
passato la mia prima notte da studente fuori sede, la chiuso dentro o seguirlo a bere una birra sotto casa; do-
prima di una lunga serie. Avevo appena trovato un posto manda retorica, sono sceso e mi sono trovato per la prima
letto in una casa fatiscente in via Volta, a due passi da volta a Spazio.
Spazio. Da bravo ragazzo ero arrivato al mattino, con l’i- Dopo aver superato l’impatto con l’ “espansiva cordialità”
dea di mettere a posto le mie quattro cose nel corso della di Bruno ho ordinato la mia birra e mi sono presentato
giornata. Il mio coinquilino però non c’era e, non essendo agli amici di Nicola, che sono poi diventati anche miei
ancora epoca di cellulari, ho aspettato che arrivasse in compagni di sbronze e i protagonisti di alcune scenette
che forse vale la pena raccontare. Una sera non suonava “Ciao bella gnocca”
nessuno. Dopo qualche birra abbiamo attaccato bottone
con due tedesche al tavolo accanto. “Non è facile dire cosa ha rappresentato Spazio nella mia
Sembrava tutto procedesse per il meglio, ma al momen- vita, so solo che il settembre del ‘97 è una data mitica,
to delle presentazioni è successo l’incidente diplomati- perché da quel giorno niente è più stato come prima. Ri-
co: Aimo si presenta col suo nome, che lo perseguita da cordo quel mio ingresso timido nel locale, dove tutti sem-
tutta la vita, e una delle due gli dice qualcosa in tedesco bravano parte di una Grande Famiglia, accomunati da una
con aria schifata (chissà cosa aveva capito!). Grasse ri- sola vera e unica passione: la musica!
sate da parte nostra e depressione suicida di Aimo che Tutto ha avuto inizio un lunedì sera: la serata della miti-
comincia a bere come un cammello, fino a non sentire ca Jam Session. La Roby (Lotito) mi aveva chiesto di fare
più i nostri commenti idioti. Scaricati all’istante dalle qualche pezzo insieme a Lei.
valchirie, arriva la proposta di Paz., noto cultore di video Era la prima volta che potevo dare vita al mio sogno: can-
erotici, di andare a casa sua a vedere l’ultima novità del- tare dal vivo. E così dal quel giorno ogni lunedì sera è
la sua fornita videoteca. A quel punto Aimo si incazza a diventato un appuntamento irrinunciabile e Spazio è di-
morte con noi che non comprendiamo il suo dramma e ventato il luogo dove rifugiarmi se qualcosa era andato
comincia a urlare insulti sanguinosi che vengono inter- storto o dove condividere gioie particolari … In qualun-
rotti da un manico di scopa che Bruno gli batte in testa que circostanza Spazio era la mia casa, la mia famiglia,
dalla finestrella del banco. Altra scenetta: una sera suo- era la dimensione che mi aveva aiutato ad esprimere ciò
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nava un gruppo di americani piuttosto numeroso. che sentivo, ciò che amavo, in cui le idee ed i valori della
Verso la fine del concerto si sono messi a girare tra il vita avevano ancora un senso. E come dimenticarmi delle
pubblico e hanno incrociato una signora piuttosto anzia- lunghe chiacchierate fatte a tarda sera quando ormai il
na, (credo che fosse la madre di ... che, da buona in- locale si vuotava a poco a poco (poveri il Bruno e la Da-
tegralista cattolica fuori di testa, era venuta a cercare niela che si dovevano sorbire le mie paturnie d’amore… ).
il figlio ormai trentenne per toglierlo da quel luogo di Insomma Spazio sarà sempre un punto di riferimento, un
perdizione). Uno dei musicisti vedendola si commuove legame inafferrabile ma altrettanto indissolubile.
e l’abbraccia pensando che fosse stata lì fino a tardi per E ogni qualvolta andrò con la memoria a quei momenti,
sentirli suonare; la signora gli dice acidissima “non cre- non potrò che rivedere la Daniela sulla soglia della porta
do di conoscerla”. (“Oh chi si vede: che fine hai fatto… ma vaff... ) e il Bruno
Chiudo ricordando con piacere che, alla festa di chiusu- dietro al bancone che, nell’avvolgermi in un incredibile
ra di Spazio, quando la spina della birra aveva deciso abbraccio, mi dice sorridendo “ciao Bella Gnocca”!!!”
di andarsene prima di noi, abbiamo finito proprio come Rossana Corte
avevamo cominciato..., soprattutto dopo che Daniela ci
ha invitato a bere qualcosa di diverso.
E così... via con gin tonic come fosse birra, con il risultato Il caffè
che Coppola alle tre e mezza disse l’ormai famosa frase,
“minchia mi sono dimenticato di mettere in carica la con- “Nel lontano 1992 siamo stati insieme a due cari amici
trofigura: domani a lavorare ci devo andare io!”. a Spazio. Li abbiamo portati, io e il Mauro (eravamo due
Alessandro Bacciocchi studenti giovani e, ahimè, più magri). L’occasione era im-
(per anni animatore dell’Osteria Sottovento) portante: c’era Dick Heckstall Smith insieme alla miglior
chitarra blues dello stivale: Paolo Bonfanti, allora per Blues, al vero Blues. Per i due amici, con qualche anno in
noi sconosciuto e ligure al 100%, ora amico e per metà più (ma non possiamo sottolineare tale neo, non è una Rossana Corte &
casalese. Non eravamo ancora aficionado del locale (an- loro colpa) una serata veramente da ricordare. Inutile dire Roberto Allara: vicini
che se “locale” non è assolutamente idoneo..) quindi non che sono state serate per noi importanti, per tanti motivi, in questo libro perché
avevamo ancora scoperto l’ambiente e i suoi personag- ma soprattutto per la musica e per “l’aria che abbiamo felicemente uniti
gi. Appena entrati abbiamo intravisto al mixer il Bruno, respirato a Spaziomusica. Per questo dobbiamo ringrazia- nella vita. Venivano a
affaccendato come sempre a far uscire il giusto suono; re tutti quelli che frequentavano e vivevano a Spazio, e al Spazio, con compagnie
vicino, seduto ad un tavolino un personaggio, un po’ naif, primo posto la Daniela e il Bruno, due persone veramente diverse molto prima
che giocava da solo a scacchi, forse senza riuscire a vin- speciali, ma questa è un’altra storia. Inutile dire che il di conoscersi.
cere né con i bianchi né con i neri. Un inciso: il giocatore caffè il Bruno, nonostante l’insistenza del Ciccio, non ce Una sera me li
di scacchi era la star della serata, Dick Heckstall Smith. l’ha fatto pagare: era veramente pessimo e non possiamo sono visti capitare
Ora arrivo al titolo: come sempre la cena era stata fru- far altro che ringraziare l’Oste per la decisa correzione di davanti insieme
gale (piatto base di quattro anni di Università era pasta grappa”. Roberto Allara e teneramente
asciutta con il sugo della mamma del Mauro; nessuno è abbracciati: che sia
più riuscito a concentrare in un sugo tanto nutrimento!! Lì Spazio chiama Spazio stata l’aria di Spazio?
nacque il piatto unico..). Quella volta però il Mario e il Cic-
cio avevano portato del beveraggio mica male e in quan- Carissima Daniela,
tità tale da vederci costretti a chiedere, arrivati a Spazio, grande idea quella di scrivere un libro ricordando Bruno e

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un caffè, un semplice caffè. La Daniela all’ingresso stava quel bellissimo avamposto di cervelli pensanti da voi crea-
come sempre intrattenendo i nuovi arrivati con gentilezza to e sapientemente gestito che era Spaziomusica, tempio
e un mix di goliardia quando il Ciccio, candidamente, chie- sacro dove i nostri corpi venivano sostentati da nettare al
de al Bruno tre caffè. La riposta è stata semplice, imme- luppolo e al doppio malto. Dopo essermi laureato in legge
diata e per noi incomprensibile: “Ma sei sicuro? Se vuoi in quel di Pavia, ho deciso di finire di prendermi in giro e
un consiglio esci fuori dal vicolo sulla destra c’è un bar e di assecondare quella che era ed è la mia passione per la
lì puoi trovare un caffè, il nostro è veramente imbevibile!” musica, piuttosto che seguire un triste destino diviso tra
Il problema è che dopo questa consulenza, ovviamente carte e tribunali. Ad una intensa carriera concertistica in
gratuita, il nostro Oste non ha cercato reazioni, certo di giro per il mondo ho unito un’attività d’impresa nei servizi
aver risolto il tutto. Il Ciccio, personaggio gioviale, che si musicali. Ho infatti aperto nella lontana terra di Sicilia
sentiva particolarmente a suo agio tra i 108 quadri del (Ragusa, via Matteotti 26) uno studio di registrazione,
Che che monopolizzavano i muri di Spazio, incosciente di- con annesse scuola di musica e sale-prova. Come potevo,
chiara: “Noi il caffè se possibile vorremmo berlo qui, va secondo te, chiamare questo posto? Dopo numerose ma-
bene lo stesso!” Il Bruno lo guarda con stupore e... ”Se sturbazioni mentali su una serie di nomi inglesi... l’illumi-
proprio vuoi, però devo correggerlo grappa”. nazione. Il pensiero è corso lontano a quei magici tempi in
Il concerto è stato fantastico: alla batteria Mickey Waller, cui lo Spaziomusica di Bruno e Daniela nutriva le nostre
per anni drummer di Rod Stewart, con un fabbisogno me- fresche e giovani menti affamate di musica e di voglia
dio giornaliero di birra da guinness dei primati, insieme ad di socializzare. Così ora c’è uno Spaziomusica anche a
un grande bassista hanno creato un “tappeto” sul quale Ragusa, che, come quello di Pavia, è diventato cenacolo
il sax di Dick e la chitarra di Paolo ci hanno fatto volare di cervelli liberi che vogliono incontrarsi e volare. Un ab-
e sognare. Per me e per il Mauro è stata l’iniziazione al braccio, Morris (Maurizio Morello)
Mirko e Gabriella
“Spaziomusica vuole dire birra, serate parlate e
Con Mirko Felicemente sposi in quel di Verona: una delle poche cop- suonate con persone vicine. Ricordo con vero pia-
suonavano: pie cresciute a Spazio che sono riuscite a resistere nel cere i concerti dei Java Jives con cui abbiamo
Simone Giorgi tempo! Bravi! suonato diverse volte a Spaziomusica, diverten-
Andrea Beduschi “...e c’era spazio per la musica e per tante altre cose, non doci sempre anche e soprattutto grazie a Bruno e
Massimo Daccò tutte, mi dicono, citabili sulle pagine di un libro... Daniela. Ricordo anche i Bedlam Rovers, gruppo di
William Quello che è sicuro è che a SPAZIOMUSICA ho trascorso pazzi di S. Francisco che ho conosciuto proprio a
Federica Bagnoli delle gran serate a volte sul palco, più spesso al bancone. Spazio. C’erano due cantanti e un violino, musica
Era il nostro punto di riferimento quando io e Gabriella, ska-hippy, di presa immediata e sincera. Non c’era
adesso mia moglie, vivevamo a Pavia. quasi nessuno, ma è stata una serata indimenti-
Erano gli anni dell’Università. Dopo giornate di lezioni, cabile... come tutte le serate a Spaziomusica”.
alcune indimenticabili come quelle di Anatomia Umana Paolo Graziano
Normale del professore L. Cattaneo, altre che - non ho
problemi a dirlo - non servivano ad un cazzo di niente,
c’era SPAZIOMUSICA. Dopo dodici ore di studio per gli
esami, mandando a memoria veri e propri elenchi telefo- Una vita senza briglie: sangria come gel
nici, c’era SPAZIOMUSICA.
160

Ho ringraziato il mio “amico” SPAZIOMUSICA festeggian- Per i miei anni da studente Spazio Musica è stato uno
do la Laurea con “lui”...che serata!!!..... prima finì la birra dei ritrovi fondamentali. Ricordo con nostalgia il senso di
e poi il fiato...ricordi? .....detto questo, sono sicuro di far libertà e di abbandono di quegli anni.
parte dei “laureati grazie a SPAZIO”. Mirko D’Onofrio Se devo scegliere tra i tanti ricordi a Spazio ne ho uno in
particolare. Era una di quelle serate veramente alcoliche,
si beveva senza ritegno, senza la minima paura di lasciar-
si andare fino in fondo.
Quella sera, dopo mille birre “con il palombaro”, era ar-
rivata al nostro tavolo, non si sa come, una grossa cioto-
la piena di sangria. Quella sangria mi fissava, come una
bellissima donna insaziabile, io non avevo più spazio per
bere e non avevo più il minimo ritegno; così pur di non
lasciare intonsa quella ciotola di nettare decisi di tuffare
le mie mani nella sangria e di spalmarmela in testa come
Da aggiungere, in qualità di “laureato grazie a Spazio“, Toto, amico di Luca. Pare se fosse gel per i capelli. Dopo poco i più stravolti del
che una sera, pur conoscendolo appena, gliel’abbia menata così tanto che, som- gruppo, anche loro si spalmavano di gusto.
merso dai sensi di colpa, si sia precipitato la mattina dopo ad iscriversi a quell’u- Un ricordo stupido ma è il ricordo di una vita senza briglie
nico esame che gli mancava: Giapponese. Me l’ha confessato anni dopo. Peccato della quale spesso provo grande nostalgia.
solo che a Luca, anche lui coinvolto nell’avventura, mancasse un esame ulteriore: A BRUNO. Anche se spesso abbiamo litigato e altrettanto
lo stesso che, a tutt’oggi, non ha nemmeno preso in considerazione. spesso ci siamo stati sulle palle in questo momento ti ri-
cordo con amore. Mario Giavotto
Ahmed Ci siamo incontrati tante volte a Spazio e qualche volta abbiamo parlato, senza
mai presentarci formalmente: parole intelligenti, battute, un po’ di solidarietà,
Per solidarietà e per par condicio non poteva mancare musica. Ci conosciamo solo “di vista” se così si può dire, ma ciò non ci ha impedito
anche un pezzetto in arabo. La traduzione Ahmed non di trasmetterci (spero vicendevolmente) attimi positivi. Queste sono tutte cose
me l’ha né scritta né detta. Conoscendo il tipo potrebbe che lasciano piccoli ricordi, persino involontari, o anche solo belle sensazioni
anche esserci scritto “fesso chi legge”, ma no, Ahmed è estemporanee che però hanno il pregio infinito e impagabile di riempire la vita una
diventato un serio professionista, non è più lo studente volta per sempre e di renderla altamente, profondamente degna. Queste mie righe,
che, in preda a delirio alcolico è salito sul palco di Spazio in fondo, ne sono la testimonianza. Credo di dovervi dire grazie per esserci entrati
ed ha usato il microfono a mo’ di timbales , arringando le così nella mia vita. Un bacio felice. Alessandro Bianchi
masse. Bruno se l’è quasi mangiato quella volta!

Simone Bassetti da Domodossola: presenza assidua la sua. All’epoca era
così magro che, quando entrava, mi sentivo in dovere di fargli un panino. La
sua “mappatura”: Beppe Zambotti, Paolo Forti “naso di merda”, Ludovico
Antonioletti, Elena Moselli “Mose”, Sarah Allori “Allo”, Marco Franzini
“il conte”, Silvia Canegalli, Elena Semino, Fabrizio Bertoli “Devil”, Mario

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Rossano, Diego, Caterina Cazzaniga, Simone Tonietti “il biondo”, Andrea
Zuffi “the magic translator”...

“...A voi é legato il periodo più dolce della mia vita”. Emanuele Gorgoglione: me
lo ricordo bene perché ci chiamava “papi e mami”, e non solo tra le pareti di Spazio.
Una volta anche, a voce urlata, in un GS molto affollato...

“...In ricordo della swingin’ Pavia che é stato per me Geologi/Casale + qualche infiltrato
Spazio dal ‘95 al ‘99. Grazie!” Michele Panizzi: uno
che la vita se la viveva intensamente in quegli anni. a cura di Iso e Patrizia: Akim, Barba, Roberto, Sandro, Alfio, Emilio, Fino e
Ora dottore in Scienze Politiche, alle prese con ordi- Lisa, Miriam, Mariangela, Patrizia, Iso, Sergio, Alfredo, Mauri (bronzo). Si
nari problemi di precariato narrano varie leggende metropolitane...
”Di alcol e di panchine“ (vedi “Frammenti” n.d.r.) ma anche di Akim l’alpinista che,
per entrare a casa di un’amica, invece di suonare il campanello come tutte le per-
sone normali, ha scalato le impalcature montate per lavori di tinteggiatura della
L’uomo dalla lunga barba se ne è andato via con la facciata: inquietante apparizione per gli esterefatti genitori di lei, occasionalmente
mia gioventù, inconsapevole personaggio di ricordi quel giorno in visita “... ma tutti tu te li vai a cercare?!”
in me sempre vivi! Addio Bruno! Claudio Rossella
I Lampugnani non ce n’è uno tra di voi con un nome normale?”. Pron-
ti: Lampugnani. Da allora diventiamo “I Lampugnani”. La
Abbiamo passato a Spazio quasi tutti i sabati dei lunghi sera troviamo la prima fila tappezzata di cartelli “LAMP” e
anni dell’università e ci ha cambiato la vita. Per questo ci godiamo a un metro di distanza uno spettacolo indescri-
l’idea di un libro su Bruno e su Spazio ci emoziona molto. vibile. Impossibile infatti descrivere l’emozione, la musica
unica, il silenzio del pubblico, l’intensità dell’interpreta-
zione, la calligrafia stentata dell’artista che con imbarazzo
I “Lampugnani”: Michelangelo Lampugnani, Giovanni Nahmias, Martina
ci firmava un autografo.
Treu, Aldo Giuliani, Alessandro Vascon, Chiara Nahmias, Giovanni Costan-
Un grande momento di musica si scriveva a Spazio e Spa-
zo, Stefania Maggioni, Paolo Cremonesi, Lorenzo Craveri, Vittorio Bianchi,
zio entrava nella nostra vita.
Caterina Guerrini, Andrea Vigo, Cristina, “Faciorusso”, Federico Adamo.
Tina Nina Nooh

La prima volta Gennaio 1993. Terzo anno di università. Siamo ospiti abi-
tuali di Spazio. Martina invece ci viene per la prima vol-
1991: c’era Honeyboy Edwards. Avevamo appena scoper- ta, ci conosciamo da poco ma le ho già raccontato tutto..
to la magia del blues quando scopriamo che proprio da Quello che non si aspetta è un pezzo d’uomo come Andy
noi nella bassa padana, a Pavia, arriva un antentico blue- J. Forest, fisico asciutto e stivali, che suona l’armonica e
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sman del delta, uno di quelli veri, un sopravvissuto. balla a mezzo metro da lei. Nell’intervallo Martina si fa
Prenotiamo. Al telefono, dopo due tentativi di spelling del coraggio ed entra nel camerino: Bruno è appena uscito,
mio cognome (Nahmias) Daniela mi fa: “Ma siete in tanti: Andy è solo, noi stiamo fuori e pensiamo “?!?!”
Ne esce subito con l’autografo e una dedica “To Martina,
Tina Nina Nooh”: è il titolo del prossimo pezzo che Andy
foto Treves

suonerà. E che dedica a lei!!
- Caspita - penso io - è la sua prima volta a Spazio e già
fila con Andy J. Forest! A fine concerto però non va via
con lui, ma torna a casa con me. E così inizia la nostra
storia. Da undici anni sempre insieme. Da tre marito e
moglie.

I pezzi-fido

Il nostro amico Paolo, detto Fido, non è più lo stesso.
Ha iniziato a lavorare, fa lo scaricatore e si alza presto.
Continua a venire con noi a Spazio, ma nei pezzi lenti
scivola in giù sulla sedia, appoggia la nuca e si appiso-
la... Da allora se un batterista attacca con un ritmo lento
pensiamo “Ecco che parte un pezzo-fido!” Giovanni e
Martina Nahmias
Quelli di Pavia e dintorni
Puccio Barone
Paci Barone
Marco Agnelli
Massimo Ghimmy ed amici
Andrea Zuffi
Ruggi
Mattia Riccardi
i Dorigo
Patricia e Giancarlo
Michele Colloi
Annina
Sara
Simona Viciani
Danielina
Simona
Silvia Massara
Ricky del Barattolo
Pavia in serie A
Gabriella e Pam
Aris, il salvatore
Silvia Comaschi
Silvio delle Aste
Enrico-Kildare
Giacomo-Civetta

Si comincia con la schiera degli ex-studenti, ora diventati E poi quelli che ci hanno sostenuto i primi anni senza
persone quasi serie: Puccio (Giuseppe) e Paci (Arman- mancare una sera (Danielina, Silvia...), chi a Spazio ci
do): i più piccoli dei Barone (che grande famiglia!) con veniva per la musica (il mitico Gigi, che di concerti non
il loro entourage; Andrea Zuffi, the magic translator; il se ne perdeva uno, in piedi, fin dalle prime note a batte-
Ruggi, l’uomo delle valvole, oltre che delle birre: lui, la re il ritmo...), chi per la birra e la compagnia, chi trasci-
Paola e tutta la compagnia; Marco Agnelli (una carrie- nato dagli amici, chi per i Long Horns... Quelli di Pavia
ra artistica stroncata da Bruno: mi sorride lo stesso ogni in serie A, Sara e la Pam del Bianco Orso Bruno,
volta che mi vede); i Dorigo (ora insegnanti democratici Silvia Comaschi, Enrico-Kildare, Giacomo-Civetta,
contro la Moratti) con Patricia Veltri, sorella minore di Il Salvatore & friends, Silvio delle aste... e tanti altri
Clò; Mattia Riccardi (ha vinto un dottorato in un’Uni- ancora, sparsi tra storie e musica.
versità tedesca); Sara ed Annina (non posso riportare i Capitoli a parte per quelli che a Pavia sono stati e sono
consigli che dava loro Bruno ...), le sorelle Viciani; Ricky “la meglio gioventù” e per gli amici di Bruno dal lun-
del Barattolo... go passato...
Puccio

Ci si incontra di rado per Pavia. Lui impegnatissimo tra
lavoro e famiglia (moglie e due figlie splendide).
La corrente d’affetto è la stessa di sempre, anzi... di più.
Come in quella fredda sera del ’92 quando il nostro ab-
braccio cercava di rendergli più lieve il “dovere” alla pa-
tria che chiamava...

Ordine sparso

Ci sono esperienze nella vita che devi fare e ti rendono più
forte. Chi è passato dalle forche caudine della bigliette-
ria di Spazio prima di un concerto importante, lo sa: dopo
lo sguardo di Bruno Morani, non c’è doganiere, sbirro,
gorilla o inquisitore che ci possa far paura. Si vedeva il
capoccione del Bruno incorniciato dalla finestrella già
dal cancello rosso. Se c’era gente, normalmente pioveva.
164

Stefano Cattaneo, Dopo dieci minuti che era lì, Bruno si rompeva i coglioni, 2) Presenza di ragazze ai tavoli: e se anche erano inguar-
Pietro Estrangeros chiedeva da bere, tornava dietro il bancone e con una scu- dabili, il buio aiutava.
(morto anni fa
in un incidente)
sa qualunque mandava Daniela o chiunque si prestasse a 3) Buio, fumo, musica, l’orgoglio di aver dipinto di nero le
staccare i biglietti. pareti anche se il Fadiga dice di essere stato lui;
Mi sono sempre divertito molto al bancone, per 4) Bruno dopo un po’ che pistolava sul mixer, si rompeva i
questi motivi: coglioni, tornava dietro al bancone e con una scusa qua-
1) Non essendoci servizio al tavolo, ed essendo io pigro, era lunque chiedeva a Daniela di andare a Pordenone.
meglio stare lì e le birre/i panini al salame/arrivavano prima; Mi sono sempre divertito a Spazio, per questi motivi:
2) Gran passaggio di ragazze; 1) Volevo bene a Bruno, e ne voglio a te, Daniela.
3) Dopo che hai sentito i Long Horns una ventina di volte
in un anno, stare davanti al palcoscenico perde molto del Amici di Spazio
suo fascino;
4) I siparietti Daniela/Bruno erano molto più divertenti di Kaishik Yajakar “Cacio”: fratello assai più magro e
Casa Vianello, e ad onore di Daniela, lei non si è mai la- blandamente più serio del Capo.
mentata. Al limite fanculizzava Bruno. Il quale si rompeva Noto per la larghezza della lingua. Zecchino d’oro 1977,
i coglioni, tornava dietro al mixer e con una scusa qualun- cantava “la più bella nonna ce l’ho io”. A Spazio non ha
que mandava Daniela a spillare birre e affettar salami. mai cantato.
Mi sono sempre divertito molto in sala, per questi Marco Majocchi “Majo”: molti interessi e smisurati
motivi: talenti, dal pianoforte alle sbronze. Quale sia il talento
1) Non essendoci servizio al tavolo, ed essendo io pigro, maggiore, non saprei. Atleta nato. Milanista nonostante il
era bello mandare qualcun altro a prendere da bere; presidente del club. Indimenticato protagonista con Dadi
Ravasi (vedi) di alcune puntate di “Doppio Slalom”. E così Paci Barone
li ho sputtanati entrambi.
Roberta “Beba” Rampulla: se Cicciolino (suo padre) Armando “Paci”: l’ultimo arrivato dei fratelli Barone. L’in-
l’avesse chiamata direttamente Beba, avrebbe fatto pri- telligenza, la passione, l’impegno civile-letterario ed il
ma. Non ho mai conosciuto nessuno che la chiamasse sorriso dei diciottenni, di quelli giusti, di quelli
con il nome di battesimo. A Spazio giocava soprattutto a che ti fanno sfatare tutti i luoghi comuni intor-
no ai “giovani d’oggi”. “So anche suonare un Lara
carte, e ogni tanto ci portava il fidanzato. Che ovviamente
po’ la chitarra, non bene come mio fratello!” La prima volta che sono entrata a
non poteva capire.
Massimo (accordo di Do e poco più, giusto per Spazio era l’inverno del 1989, suo-
Giuseppe Letizia: Lui non c’è più ma la sabongia del Leti
far scena con le ragazze) era riuscito ad ap- nava Angela Brown, una donna di
vive nel mio cuore.
parire ai suoi occhi come un chitarrista quasi colore con un’energia pazzesca
Marco Andreone “Ciciu”: ora distinto bancario e teno-
bravo: incredibile! e una gran voce. Ero curiosissi-
re, all’epoca compagno di scorribande sul mio cinquecen-
Va da sé che non potevamo che riservargli la ma, perché Puccio me ne parlava
to rosso, lui Hutch, io Starsky e Cacio pigiato dietro a fare
più calorosa delle accoglienze! dall’87! Il calore e la simpatia
Huggie Bear. Vintage ante litteram.
con cui mi avete accolto, senza
Lara Rodino (e più tardi anche Doriana, sua sorella): li-
La casa fuori di casa contare l’originalità del locale, mi
gure di nascita, cittadina del mondo per vocazione, pave-
“Era l’ultimo anno di liceo, mi pare fosse un ha colpito subito. Quella sera ed
se per scelta. Ho sempre pensato che fosse un po’ matta,
giovedì di maggio. Un giovedì sera che non anche ogni volta che, tornando a
e questa ne è la prova. Grandi, tutte e due.

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aveva molto da dire e decise di scriversi da Pavia dalla Germania, passavo a
Davide Ravasi “Dadi”: uscito pari pari da “Hair”. Inse-
sé. Un amico mi disse: “Andiamo, dai, che Spazio a salutarvi. Il mio in fondo
gna alla Bocconi e vota comunista. Quantomeno contro-
costa poco e si passa del buon tempo!” Uno non è altro che un semplice ma
verso, grande affabulatore, molto colto: l’idea del diorama
dei miei fratelli faceva ostinatamente finta sincero “grazie” per tutti quei sor-
dei Village People fatta con i Big Jim è nata a Spazio.
di lavorarci e l’altro ci andava regolarmente. risi che mi dicevano “Benvenuta a
Isabella Dia: semplicemente Isa, un misto tra un uraga-
Inoltre, erano tempi di jam session ormonali casa!”. Un abbraccio, Lara
no e la damina delle fate (in proporzione rispettivamente
90%-10%). Adorabile, nonostante sia sorella di Enzo Dia, e si sperava in qualche duetto per lingua e
che riesce a essere senza vergogna filoradicale e interi- gancetto di reggiseno. Dove c’è blues, c’è amore, babe.
sta, due posizioni in netto contrasto ideologico. È il deten- Quella sera non trovai il blues e l’amore tardò, ma il desti-
tore del famoso Palo di Palermo, e depositario dei segreti no aveva comunque architettato qualcosa, per il mio esor-
della Mula. dio da abitante di Spaziomusica. Appena aperta la porta
Alberto “Jean” Mangiante: poeta contemporaneo. Fa- un tizio tale e quale a Carletto Marx si scaraventò giù dal
mosa all’epoca la storia del suo Vespino con incidente an- bancone e mi piombò addosso stringendomi con le sue
nesso. E poi Marco Giovanetti, Francesca Metra, Lo- manone da orso. Nella fretta di incollare la sua barba alla
renzo Borgna, Paolo “Ponchia” Mascherpa, Paolo mia guancia, dimenticò di avere tra le labbra la sigaretta
Cocilovo, Massimo e Nadia Spada, Massimo Cor- accesa. Pazienza. Lo sguardo che da sopra gli occhiali mi
sico, Titta, Paolo Villa, Riccardo Beretta, il Malu, stava paternamente inchiodando al pavimento si presen-
Paola Rossolillo, Silvia e Barbara Sorrentini... tò come il compagno di giochi d’infanzia di mia madre, mi
Tutti me li ricordo a Spazio, altri non li collego a quel “luo- schiaffò in mano una birra e mi affidò alle capaci mani
go dell’anima” ma voglio loro comunque bene. della gentil creatura che imparai presto a chiamare Da-
Giuseppe Barone niela. Se fino ad allora ero riuscito a spiccicare nume-
ro due parole (“già” e “grazie”, per la cronaca), per il quar-
Claudio Zonta to d’ora successivo scesi abbondantemente sotto la me-
”...Mi pare che il dia. Mi riempì di calorosi complimenti per un minutaggio
semprepreparato sufficiente a far imbarazzare un giorg clunei, mi presentò
barone abbia già detto a una ventina di persone di cui prontamente dimenticai
tutto... e anche di faccia e nome e mi fece la cronistoria delle ultime impre-
più... Già che ci sono se dei miei fratelli, cui aveva assistito, partecipato e che Tante piccole casette, a formare una piccola città nella
intervengo sui “Verba aveva financo documentato con foto (per un lungo istante città, fumosa, saltellante, tamburellante, sudaticcia.
manent”: Ci sono state ho temuto proseguisse mostrandomi dei lucidi). Col sindaco che ti scruta di sopra gli occhiali mentre ti of-
più formazioni durante Mi ripresi in tempo per fare un giro per il locale. Negli fre da bere e la ferst ledi che a colpi di spaghettate riduce
la breve ma intensa anni che seguirono la mia prima apparizione, quelle pareti in schiavitù l’incauto musicista di passaggio. Pensando-
carriera. Il nucleo allora poco affollate ebbero a riempirsi di facce che impa- ci ora, forse Spaziomusica è tutto lì, in quel concetto di
fondamentale era: rai a conoscere e a ricordare. Pochi fra i tanti, tantissimi: condivisione di uno spazio, di un’esperienza di musica e
Andrea Bonelli voce, Chris Daniel and The Kings, il bluesman Andy J. Forrest, i di umanità. O almeno così è stato per me. Una specie di
armonica e kazoo (non Man col chitarrista che somigliava in modo impressionan- seconda casa, una città adottiva, un porto cui arrivare e
con la c e la doppia zz... te a nonna Maria, i Gang che improvvisarono l’Internazio- da cui ripartire per tornare ognuno alla propria notte. Spa-
anche se il suono era nale con Bruno in uniforme da Armata Rossa, e poi i baffi ziomusica non si frequenta. Si abita.
un po’ cazzuto...) di Ares Tavolazzi, il sorrisone di Ellade Bandini, la voce di Armando (Paci) Barone
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Davide Bertoli basso Ruth Gerson. E mi viene da ridere a pensare che su quel
Marco Beltrami palco, che vide gente del calibro di Johnny Heartsman, si La “mappatura umana“ di Paci.
tastiere (lui preferisce esibivano anche i Verba Manent dell’amico Claudio Zonta. I “MY FRIEND PEDRO” erano:
pianoforte... ma sempre E ci suonammo pure noi: io Claudio e il resto dei My Friend Claudio “Skizzo”
di tasti si parla...) Pedro, in un’indimenticabile serata in cui la voce mi si rin- Zonta; Giangiacomo
Claudio Zonta tanò in gola per l’agitazione. Un panchinaro del S. Peppe “Faccia da prato”
chitarrre in Oratorio che si allena con i finalisti della cempions lig. Pinardi; Giovanna
Marco Moraca Mica male. Spazio era l’isola del nonsoloblues, a cui si “Scotton Club”
chitarre approdava per far circolare sana musica, facce e chiac- Scotton;
Palmitessa (il nome chiere, a volte idee e opinioni. Con chi ti pareva. Il tuo Francesca Vignali;
non lo ricordo...) angolino ricavato a fatica, con lo spazio giusto per starci Paolo Orlandi;
batteria. in piedi con la birra in mano, era una casa accogliente in Laura Orlando;
Poi sono girati un cui chiunque passasse di lì poteva farti visita, e questo Riccardo “Belluomo” Puglisi,
po’ di sassofonisti e valeva per tutti. Non importava chi fosse e perché fosse lì, Giovanni Ravasi ed Erica Pavesi...
percussionisti...“ importava il fatto di cercare parole altre, facce altre e idee E, naturalmente, Pedro, che nessuno ha mai visto ma c’è
altre. Ogni locale ha una sua storia e tutti abbiamo storie sempre stato in ognuno di noi. (Era una creazione mia e
da raccontare che sono figlie di quell’unico grande intrec- di Giangiacomo. Pedro è l’emblema di tutte le minoranze
cio: a Spaziomusica succedeva proprio questo, la storia discriminabili, e oltre: nano, maniaco etero-omo-bises-
del locale e di chi ci andava a suonare era un po’ la storia suale, comunista, fumatore d’er-ba, ebreo o perlomeno
di tutti, la musica come linguaggio universale, collante di circonciso, nero per nota caratteristica anatomica, e ov-
singole, irrinunciabili esperienze. viamente invisibile. Il mondo visto dal basso, insomma).
Marco Agnelli

“Grandissima iniziativa quella del “censimento”! Allora, ti
faccio un po’ di nomi delle persone che venivano a Spazio Marco Agnelli Band
con me. Innanzitutto colui che mi ci ha portato per la prima
Riccardo Bonomi
volta: Carlo Berruti detto Tazzo. Poi a ruota: Ricky Bo- amore a prima vista, credo. All’ingresso un signore dall’a- e Carlo Berruti
nomi, amico di infanzia del Tazzo, che suonava la batteria ria burbera con una lunga chioma ed una altrettanto lunga
nella mia primissima band e che tuttora suona jazz; l’ho barba mi diede il benvenuto. Al mio timido “buonasera”
rivisto di recente dopo moltissimi anni. Stefano Balzani, rispose con un “vadavialcù, dìm ciau, sum no insì veg”.
chitarrista della mia vecchia band Sound Reaction, detto Ragazzi, ero a casa!
“Sorriso” (n.d.r.: è mia la responsabilità del soprannome: Mi piaceva quel posto, così incredibilmente diverso da
per via di quell’aggeggio ortodontico che, per un paio tutto ciò che avevo visto da queste parti fino a quel mo-
d’anni, gli ha conferito un sorriso tutto speciale!). Alberto mento. In totale controtendenza. Non dimentichiamo che
Coronelli detto Popo, l’altro chitarrista, quello un po’ più quelli erano gli anni dei paninari, di Craxi al governo,
timido e pacioccone. Lorenzo di Francia, quello che vo- dell’edonismo reaganiano, di Pippo Baudo che imperver-
leva sposare Ruth Gerson! (n.d.r. Ricordo benissimo: alla sava sul piccolo schermo (ehm quello ce lo stiamo cuccan-
fine di un entusiasmante concerto di Ruth, se ne era uscito do tuttora...). E questo locale aveva il coraggio di distin-
dicendo “Lei ancora non lo sa, ma sarà la madre dei miei guersi in modo così netto dal conformismo dilagante di

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figli!“). Marco Giacomantonio: il mio amico con i ca- quei tempi. Pian piano divenni un assiduo frequentatore
pelli ricci, un po’ timido, che era con me quella sera dello di Spaziomusica. A mia volta mi dilettavo a fare musica (e
scorso anno in cui è saltato all’ultimo momento il concer- mi diletto tuttora, a dire la verità). Iniziai un corso di voce
to di Ruth Gerson. Enrico Domenichini detto Dome .... con Ambra D’Amico, purtroppo ero probabilmente troppo
non ha bisogno di presentazioni! Kapil Jayakar... idem giovane per apprezzare appieno la bellezza di quel corso
come sopra! Paola Lanterna ed Edy Casalini: le ami- e abbandonai dopo un paio di mesi... potessi tornare in-
che inseparabili di Domenichini... dietro, mannaggia! Passarono gli anni... ma il tentativo di
cantare in modo più o meno decoroso rimaneva nel mio
Ed ora la mia personale testimonianza su Spazio: cuore, non sempre con risultati lusinghieri. Era il 1997 o
“Era un inverno buio e tempestoso....si fa per dire, perché giù di li, e Daniela aveva concesso una serata alla mia
se i ricordi non mi tradiscono era primavera inoltrata. Ero band: “Sound Reaction”. Arrivammo a Spazio sul presto
giovane, molto più giovane di adesso...diciamo che sarà per sistemare la strumentazione, e Bruno venne ad aprirci
stato l’86 o l’87, non avevo ancora l’automobile, ero uno il cancello. Probabilmente non si ricordava bene chi suo-
studente liceale ed ero giunto in quel di Spazio con la mia nasse quella sera, ma la sua espressione nel vederci fu
fedele bicicletta. L’evento: il mio amico Carlo Berruti si molto eloquente. Si rivolse a me e mi disse “Sunì vialtar
esibiva con la sua band, i Warhammer, sul palco di Spa- stasira?”. E io “eh, si!” E Bruno prontamente rispose “Am
ziomusica ed ero curiosissimo di andarli a sentire. Il pro- racumandi fì no cagà tamme l’altra volta se no v’incùli!”
blema era che non sapevo neppure bene dove si trovasse E questa frase entrò di diritto nella leggenda! Grazie Bru-
questo locale, così lo stesso Carlo fu costretto ad aspet- no per la tua sincerità, ti abbiamo amato e continueremo
tarmi di fronte all’Orto Botanico per indicarmi la strada. ad amarti anche per questo”.
Erano ancora lontani i tempi dei cellulari e degli SMS! Fu Con tanto affetto, Marco
Andrea Zuffi Andrea era “the translator” perché una sera, a fine con-
certo, in preda alle mie frequenti manie di “socializzazio-
19-11-02 ne forzata”, l’ho piazzato a fianco dei musicisti americani
“Avere ricordi nitidi delle serate passate a Spazio non perché li intrattenesse. Così ha potuto sciorinare tutto il
è mai stata cosa facile. Uno volta oltrepassata la soglia suo inglese, ed anche inventarsene un po’.
delle tre pinte il tempo veniva scandito alla perfezione Suoi compagni d’avventura: Alessandro Pesucci,
dai suoni provenienti dal palco, e dai momenti caratteriz- ingegnere-musicista, da anni in forza nei “Bar Mario”,
zati da musica più cupa e ovattata, percepita durante le Simone Bassetti da Domodossola e Diego Beretta,
sempre meno rare frequentazioni del bagno. D’altronde la meglio noto come: il Pino: che altro soprannome dare
birra deve pur uscire da qualche parte…”corvo nero non ad uno che, per via della statura e della magrezza, per
avrai il mio scalpo…” o “hanno la faccia come il culo…” tutte e cinque le recite natalizie di tutti e cinque gli anni
erano i punti fissi nel corridoio. Iniziando a scrivere mi della scuola elementare si era visto assegnare la parte
vengono in mente mille frammenti di vita notturna, di del “pino”?
discorsi trascinati fino al momento in cui Bruno indicava
il maledetto foglio al bancone: “la mescita termina alle “Dottor RuggiMenti”
2.30”…. Credo siano i ricordi di tutti quelli che hanno
“vissuto” a Spazio, condiviso successi universitari e tra- Era così che lo chiamavo, storpiando un po’ il suo cogno-
gedie amorose o viceversa, serate di ottima musica, esi- me. I primi anni di una fedeltà assoluta: a Spazio, alla
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bizioni “a memoria” di dilettanti a vita, e improvvisazioni morosa, alle birre, alle valvole... Però le tessere di Spazio
di grandi maestri. le perdeva: finalmente ho capito perché (pare che la con-
A Spazio si stava in piedi in zona palco a sentire assoli sistenza del cartoncino fosse quella giusta).
incredibili e si andava poi a casa a provare, seduti sul
letto senza “ampli” per non svegliare genitori e parenti. L’ho ritrovato con grande piacere al concerto della Fami-
Oppure si stava al banco a parlare con tutti, a vedere chi glia Rossi agli Orti Borromaici, insieme a Miriam, che da
entrava, a sentire i commenti di Bruno, a scrutare le pareti anni è felicemente sua moglie. Intatta la sua vocazione
alla ricerca di una dedica nuova o di una foto “fresca”. Io per le birre. Le valvole, grande argomento di dibattito con
sono cresciuto a Spazio, e lì ho stretto amicizie e consoli- Bruno, da semplice passione giovanile sono diventate la
dato quelle esistenti. sua professione: è bravissimo a costruire ampli & affini!
Non potrei immaginare me stesso 15 anni fa in una Pa- La “mappatura umana“ secondo Ruggi:
via senza SpazioMusica, il “Bar Sport” di chi brucia dalla Paola Pizzagalli “il paolino” o “pizza”, Stefano Vas-
voglia di vivere, ed è accomunato dalla passione per la sallo “vassa”, Roberto Maconi “maco”, Ahmed Adjur
musica prima che di qualunque altra cosa. Il solo locale “a’merd”, Kapil Jayakar “kapo” (quello di Caniggia),
dove potersi presentare da soli o in gruppo, con la cer- Andrea Angioletti “gnola”, da non confondere con quel-
tezza di divertirsi, o dove andare dopo aver fatto altro… lo della blues band, Angelo Monti “angelone”, Angelo
perché la macchina “tirava” verso via Faruffini, sempre e Taglietti “angeletti”, Marcello Paglione, il cognome di
comunque. Ora tutto è cambiato purtroppo, ma ogni tanto per sé dice tutto ect.ect.ect...
una birra tra quei muri la si deve bere ugualmente, perché
là c’è un pezzo di tutti. Grazie Bruno e Daniela, non dimen-
ticheremo”. Andrea
Massimo Ghimmy:
presenza fissa a Spazio
fin dai primi anni.
Lavorava alla libreria C.L.U.
Sempre gentile
e disponibile.
Ce lo ricordiamo tutti.

169
Spazio ‘92: Gimmy, Anania, Toto, Lupi
nella foto: 1992
1° fila: Barbara, Gimmy,
Skeggia, Johnny
2° fila: Marco, Kalle, Silvia,
Lupi, Naso, Loretta
3° fila: Nedo, Matteo, Lele,
Anna Lucia, Teresa, Anania,
Davide, Cristina.

Ex ”figiciotti“ in ordine sparso:
Silvio Petitto con Paola Miranda, Gli amici della C.L.U.
Stefania Miranda, Elisa Bazzano, hanno deciso di istituire
Alessandro Arrigo, Angelo una Borsa di studio a
Portalupi, Monica Cipollini, lui intitolata, a favore di
GianMaria Medolla, Massino un laureando in lettere,
Schettino, i fratelli Fontana... sezione arte e spettacolo
“Verso la fine del 1986 mi sono tesserato come mem- “Bruno mi ha sempre fatto venire in mente il “suona-
bro del club ARCI “Spazio Musica”. tore Jones”, che offre la faccia al vento e la gola al
Correva voce che qualcuno lì dentro suonasse dal vivo. vino. La cosa che più colpiva in lui era una profonda
Validità annuale, costo £ 1000. OK … si fa! onestà. Era una persona che aveva la forza e il coraggio
Dopo averla compilata e timbrata, Daniela mi conse- di essere quello che era, senza sconti, senza cedimenti.
gna la tessera spiegandomi tutti i vantaggi dell’esserne Le sue bestemmie, i suoi insulti e l’amore per il dialetto
possessore e comunque concludendo che una tessera venivano da qui, credo. Ti facevano capire che lì dentro,
con quei presupposti poteva in ogni caso essermi molto a Spaziomusica, fra le “sue” mura, era meglio non ve-
utile. stire la solita maschera, che era meglio toglierla all’in-
Dopo quattro mesi circa, l’artiglieria (corpo sacro alla gresso, e lasciarla fuori accanto all’ombrello. Questo
patria) mi intima di lasciare il lettino domestico per una era per me il fascino del posto, quello che mi ci faceva
più virile ed eroica branda. Passa l’artiglieria …passa- sentire a casa, al di là della musica, e musica “vera”,
no due morose …passano 1000 birre medie (Cristo gli della birra a basso costo, e di tutto il resto. Spaziomu-
esami di farmacia non passavano mai!! Perché !!??). sica è stato per me, e lo è ancora, un punto d’approdo,
Passa anche Larry Johnson e, molti anni dopo, Daniela, e questo lo devo a Bruno, alla sua voglia di realizzare
come me l’aveva data, la rivoleva…Cristo! (la tessera). un luogo “suo”, anche contro l’ostilità e, peggio anco-
– Daniela, ho capito che devi esporre il quadro con le ra, l’indifferenza di tanti, in una città svogliata come
tesserine storiche ma non la trovo più… Pavia“. Mattia Riccardi
170

– Daniela, si ti ho promesso che l’avrei cercata ma ora
ho poco tempo ….
– No, Daniela, non vale che senza tessera non mi dai “Quando mi avvicinavo a quel bancone assaporavo un’at-
da bere .….Brunooooooo! mosfera che, al di là delle “innumerevoli birre medie”
– Si l’ho quasi trovata …. che mi sono tracannato, mi faceva sentire in armonia e
– Daniela, cazzo, l’ho usata per fare i filtrini delle canne mi trasmetteva quel senso di amicizia che neanche il mio
la prima sera a militare!!!!!!“ Baci, Stefano. amato luppolo riusciva a darmi. Mi sono sentito sempre
Stefano Ruggi semplicemente a casa e quella sintonia che aleggiava
era difficilmente riscontrabile in altri banconi.
Locale fuori dal gregge
I ricordi non possono che essere dei migliori anche se
qualche vaffanculo in occasioni più disparate ed “alter-
native” me lo sono preso, ma ho sempre pensato che
facesse parte della schiettezza e trasparenza che si può
raggiungere solo con gli amici. La magia ricavata dalla
musica diffusa mi accompagnava fino a casa e pensavo
certo che SpazioMusica è proprio unico ....quasi quasi
domani ci ritorno. Un grazie per l’amicizia ed un ricordo
che difficilmente si dimentica poichè intriso di piacevoli
emozioni. Ciaooo! Michele Colloi
Lucia – Toto Dorigo e Maurizio Protti

“Bruno era una di quelle persone che lasciano il segno. Tu Con loro era un piacere
e lui, forse inconsapevolmente, avete segnato gli anni più discutere di tutto: di
belli e travagliati delle nostre esistenze. Bruno con le sue scuola e di politica,
battutacce e le sgridate da papà burbero, tu con le parole di musica e del senso
dolci e la capacità di sdrammatizzare, siete stati un punto della vita. Voci soliste
fermo. Si veniva a Spazio perché Spazio eravate voi, lì della reggae band
uno poteva prendersi una ciucca mentre raccontava i suoi Bebamabala: memorabile
dolori e sentirsi meno solo, o infervorarsi discutendo di la serata con Paco
politica per ore. Spazio non era un locale, era un po’ una Ignacio Taibo II.
famiglia. È per questo che la morte di Bruno ci colpisce Lucia e Patricia (Veltri,
così forte, gli si voleva bene, senza sapere quasi il perché. la sorella minore di Clò):
Un abbraccio forte. Lucia, Toto, Mauri persone solari ed amiche
inseparabili.

171
Gli anni di Spazio la scambia per un pacco-bomba, e con la forbice comincia
a tagliuzzarla per vedere cosa contenesse... l’episodio è
“Cara Daniela, stato scritto negli annali di casa Veltri e per questo l’arte-
non mi capita spesso, ultimamente, di ricordare i nostri fice passerà alla storia... Cara Daniela erano belli i nostri
“esordi” nel lontano “93: i figli ti fagocitano a tal punto ... raid a Spazio, era bello sapere che c’eravate voi - tu e
ma ieri, parlandoti in piscina, ho cominciato a pensarci e Bruno - a prenderci un po’ in giro: noi che eravamo troppo
poi a casa eccoli riaffiorare più vivi che mai. presi dal nostro amore in fieri....
Con Giancarlo li abbiamo ripercorsi ed è stato come tor- Come quella volta che senza inibizione alcuna (a Spazio
nare indietro a quei bellissimi eccitantissimi anni, incasi- era così... ci sentivamo a casa) ci siamo messi a pomiciare
nati più che mai (‘’la clandestinità”, e sì, io ero “l’altra...”) davanti al bancone e Marco ci ha accompagnati con un
ma spensierati ed irripetibili. gioco di luci stile night club e poi ci hanno fatto l’applau-
“Gli anni di Spazio”: è così che li ricordiamo e li ricor- so... noi felici!
deremo sempre. E vi ricorderemo sempre. Bruno - con il E come non ricordare i miei 5 coca e rum a sera - pie-
suo “caratteraccio” - ci conosceva da poco, e ci ha pre- gata in due sul tavolone mentre il Gian si ammazzava di
stato la sua preziosissima canadese due posti. Dovevamo Ramazzotti con la Clò...? O i vostri panini - “i migliori”
andare in Corsica con Clò e Taglietti. rigorosamente “prosciutto mozzarella e pomodoro”?
Era l’estate del ‘94. Una vacanza memorabile: poco spazio Non ritornerò con la memoria alla mia festa di laurea nel
sì, ma c’era l’amore.... La cosa buffa è che tornati dalle febbraio del ‘92, per me l’avventura è cominciata dopo,
vacanze e sistemata la tenda nel ripostiglio dei miei in quando venire lì, da voi era veramente ogni sera un’emo-
attesa di restituirvela, ce la siamo un po’ dimenticata. Fin- zione....
ché un giorno papà Veltri (pooooco sospettoso) la trova e Un abbraccio, Patricia e Giancarlo (De Santis)
Tessera mille lire da (le uniche donne del nostro gruppo di affamati persi),
Gianluca (giornalista), il Dile, il Teo, gli Zanon e altri
La prima volta che ho varcato il cancello di Spaziomusica che ora sto dimenticando.
era il 1987; avevo 15 anni e la tessera costava mille lire. Le “Lunghe corna”devo solo ringraziarli; sono loro che mi
Il primo impatto è stato incredibile, mi piaceva tutto: la hanno fatto conoscere un nuovo mondo che aveva i nomi
gente, la musica, l’arredamento, i prezzi... E poi i due pa- di Jimi Hendrix, Doors, Rolling Stones, Led Zeppelin…il
droni di casa, perché di una vera e propria casa si trattava mio picco musicale in quel periodo era Bruce Springsteen,
per chi frequentava più o meno assiduamente. Dicevo di ma non disdegnavo Madonna e i Duran Duran.
Bruno e Daniela: senza di loro la piccola oasi felice di via In pratica le mie orecchie hanno ricevuto una sorta di ri-
Faruffini non sarebbe esistita, due persone particolari, di educazione, poi migliorata sempre più con gli anni anche
quelle con cui riesci a entrare in sintonia subito, che ti grazie ai gruppi noti e meno noti che sono stati ospiti a
dicono tutto in faccia, senza filtri e se ti devono mandare Spazio. Potrei perdermi nei ricordi legati a quegli anni,
affanculo, lo fanno e basta. ma preferisco tenere a mente l’immagine simbolo di Bru-
Bruno e Daniela, perfetti e unici per la fauna di musici- no dietro al bancone che distribuisce birre agli “amici”,
sti e clienti (mai come in questo caso il termine è fuori perché è così che ci siamo sentiti tutti noi che abbiamo
luogo per chi andava a Spazio) che hanno attraversato avuto la fortuna di conoscere uno dei pochi luoghi dove si
quel piccolo buco dalle parti dell’orto botanico. Ho avuto poteva essere se stessi, dove si poteva (e si può tuttora!)
la fortuna di conoscere un po’ meglio Daniela in questi vivere. Cristiano Maccabruni
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ultimi anni (prima ero più timido e chiuso) e grazie anche
alla mia ragazza Cristiana. Con lei la suddetta è andata “A Spazio è legata anche una delle feste di compleanno
“stranamente”subito d’accordo. più belle della mia vita. Me l’aveva organizzata Dario. Il
Sono diventato anche oggetto di prese per il culo da parte clou era un “Musichiere” sui generis: al suono del kazoo,
sua a causa della mia lentezza a laurearmi (problema que- appena il motivo veniva individuato, partiva una forsen-
sto molto comune fra i frequentatori di Spazio) e della mia nata corsa tra i tavoli verso il palco, che travolgeva tutto
idiosincrasia al matrimonio. Se penso a Spazio, oltre a e tutti. Il premio era una fetta di torta, tra le tante messe
Bruno-Daniela, due sono le cose che mi vengono in men- in palio sul palco. Come ci siamo divertiti!! All’inizio voi
te: il mio gruppo di amici, tutti maschi e affamatissimi eravate un po’ preoccupati per l’incolumità fisica nostra e
di figa, ma grandi amanti della buona musica, e la Long per la “tenuta” di Spazio, poi vi siete messi a ridere come
Horns Blues Band. matti!”.
Abbiamo scoperto Spazio da sbarbatelli e ci abbiamo tra- È Rita che racconta. Ma questo è solo un episodio. Il suo
scorso molte serate, Alberto (oggi fa l’avvocato), Max scritto (molto bello) è arrivato ben oltre il “fuori-tem-
Maggi (il pogatore, definizione di Daniela perché una po-massimo”; è stato quindi inserito tra i “Last Minute”.
sera “pogando”ha quasi scatenato una rissa – evento
rarissimo a Spazio – ed è stato buttato fuori di peso dal
Bruno; la sera seguente il Morani vedendolo arrivare con
aria contrita gli ha pure offerta una media chiara!), il Caf-
fe, Antonio (medico a Londra), il Chicco (vive e lavora in
un’isola della Grecia), Ace, il Simo, il Fauci (ingegnere
in un’azienda farmaceutica), Rita-Valeria-Marta-Gia-
Un nome da gridare lealtà, il credere fermamente in me stessa e in una serie
di ideali, lottare con dignità per ottenere quello che re-
“Bruno! Un nome da gridare. Dopo la tanto sofferta perdi- almente volevo. Così, quando mi sono laureata con una
ta di Bruno, Daniela mi ha chiesto di scrivere una frase, un tesi storico politica e musicale sugli anni sessanta, in cui
passo, un brano, insomma una voce, un sussurro, un verso nessuno aveva creduto all’infuori di loro mi è sembrato do-
che esprimesse il mio vissuto a “Spazio Musica”. veroso dedicarla a zio Bruno, zia Dany e Spazio Musica.
La cosa mi ha completamente spiazzata. Sono da sempre “Spazio” infatti, è da sempre stata la mia seconda casa.
abituata a tenermi tutto dentro, quanto meno sono una di Un posto dove si mescolano e si fondono generi musicali
quelle persone che si ritrovano ad avere un fottuto carat- diversi l’uno dall’altro. Dove si fanno le 5 del mattino par-
tere di merda che difficilmente lascia trasparire i propri lando di musica e poesia. Dove la gente cresce a blues,
pensieri e soprattutto i propri sentimenti, insomma una panini col salame e vino rosso. Dove ci si diverte e dove ci
persona mai abituata a chiedere, ma in grado di dare. si commuove ascoltando “Under the Bridge” dei Red Hot
E quindi eccomi qui, a scrivere un passo che cercherà di Chili Peppers e magari subito dopo “Bocca di Rosa” di De
trasmettere quello che Bruno e Daniela insomma,” Spazio Andrè. E credetemi, è come sentirne il profumo.
Musica”, mi ha passato in tutti questi anni di assidua fre- Sono passati ormai 11 anni da quando ho messo per la
quentazione. Si perché Spazio è una parte di me, di quello prima volta piede a Spazio Musica. Ed è stato proprio
che penso, di quello che dico, di quello che sento, di quello così. Le cose sono cambiate. Io sono cambiata. La gente è
che sono. Avevo solo 18 anni quando ho messo per la pri- cambiata. Ma Spazio no. L’atmosfera, i suoni, i colori e la

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ma volta piede nel mio “Spazio”. musica sono sempre gli stessi. Come avrebbero detto i Led
E già sapevo, ma chiunque avrebbe saputo, che qualco- Zeppelin: “The song remains the same!”.
sa sarebbe cambiato. Che io sarei cambiata, che avrei La vostra Annina. Annalisa Tronconi
quantomeno visto le cose sotto una luce completamente
diversa. Ed anche le ombre. Spazio è così, come il prende- “La prima volta che ho messo piede a Spazio é stato nel
re o lasciare, o lo odi o lo ami. Con la gente che ai primi ‘92. Un amico bergamasco mi ci ha portata e la cosa stra-
accordi della band di turno, naviga a vista fra il fumo delle na é stata proprio questa: una pavese come me che non
sigarette guatando i tavoli in cerca di un posto, prima di sapeva dell’esistenza di un locale così proprio nella sua
lanciarsi in balli sfrenati e stupefacenti miscugli di alcool. città! Comunque le sorprese non sono finite. Un giorno,
E lui era lì. Capelli lunghi, borse sotto gli occhi quegli stes- parlando con mio padre, ho scoperto che neanche lui co-
si occhi capaci di leggermi dentro e la barba, quella sua nosceva Spazio Musica e allora ce l’ho portato. Facevano
barba lunga, ruvida e al tempo stesso accogliente nella del gran blues quella sera e lì, con mio grande stupore,
quale mi tuffavo alla ricerca di un mio momento personale mio padre ha ritrovato un grande amico... Bruno! Sì, si
di conforto. Lui era in grado, anche solo con uno sguardo, conoscevano da anni ma si erano persi di vista....
di sentire, di capire cosa non andava. Come tutte quelle Mi son detta “Ma guarda un po’ cosa sono riuscita a fare
volte la sera prima di un esame, che in una sorta di rituale in una sola sera e tutto questo grazie a Spazio Musica!!!”
mi sedevo sulla stessa sedia in panico totale trangugiando Da allora è nata una splendida amicizia con Bruno e Da-
la mia media; lui era in grado di distrarmi completamente niela e considero Spazio come se fosse anche casa mia...
caricandomi come una molla dicendomi anche solo con per i ricordi di tante sere, amori e tanta musica!!!
un “vaffanculo” che tutto sarebbe andato per il meglio. Di Grazie ancora Bruno!!! E grazie a te Daniela.
insegnamenti me ne ha dati davvero tanti. Il coraggio, la Con affetto. Sara Ventricelli
Simona Viciani Danielina

Amica di Plinio e dei Long Horns. Un piacere ritrovarla Si chiama Daniela De Amici, per noi rimarrà sempre
dopo tanti anni. Lei e la sorella Alessandra hanno aper- “Danielina”. Arrivata a Spazio quand’era diciassettenne,
to una Galleria a Pavia “L’Arte 17”, al 17 di piazza Ca- per anni non si è persa una sera, guadagnandosi da subito
vagneria, dove organizzano mostre di pittura, incontri il nostro affetto. Che rimane ancora intatto.
con autori, concerti, eventi d’arte e dove il Maestro Gigi
Viciani espone con una permanente. Ed è lì che ho sco- “…a Spazio io ci sono cresciuta. Spazio era nato da poco,
perto che Simona è diventata la traduttrice italiana del io ero solo una ragazzina. Ai tempi, con una piccola quo-
ta, veniva data una tessera settimanale che consentiva
mitico Bukowski! Mi ha raccontato che, nel corso del suo
l’ingresso. Quella sera io e mia cugina non avevamo ab-
soggiorno americano durato quasi un decennio, ha fre-
bastanza soldi; con dispiacere ce ne stavamo andando,
quentato i luoghi dove il grande poeta-scrittore è vissuto,
quando… qualcuno ci chiamò, ci fece entrare e ci offrì
ha conosciuto i suoi più intimi amici ed anche la vedova, anche da bere. Chiacchierando seduto al tavolo con noi
Linda Lee, alla quale la lega ora una profonda amicizia. ci battezzò “le sue nipotine”. Quello era il suo benvenuto,
questo era Bruno! Da allora mi sono sempre sentita un
“Un’idea bellissima quella di scrivere un libro per Bruno, po’ la sua nipotina. Da quella sera Spazio è diventato la
indimenticabile e mai dimenticato, e per Spaziomusica, mia seconda casa, come del resto lo è stato per quasi tutti
che per tutti noi ha rappresentato un’epoca. Eravamo in quelli che, come me, hanno passato lì tante e tante sera-
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tre: io, mia sorella Ale e Paola, una nostra comune amica; te per tanti e tanti anni. Serate all’insegna della musica,
per noi la serata a Spazio era “la serata delle ragazze”. di risate, di pastasciutte, di Natali con Bruno in versio-
Noi, con formazione classica, (io violino, mia sorella pia- ne Santa Claus, di fortunati incontri, di grandi amori e di
noforte) abbiamo comunque da sempre nel DNA la musica grandi emozioni. Spazio non era solo un locale, era molto
rock, visto che nostro padre negli anni 60 aveva una band di più, era una seconda famiglia, sì, questo sono stati per
e che ha inciso, tra l’ altro, anche la versione italiana di tanti di noi Bruno e Daniela. Nel corso degli anni tante
una cover dei Rolling Stones: “That’s how strong my love cose sono cambiate, loro no: il loro calore, la loro disponi-
is.” Grazie a Plinio e ai Long Horns ci siamo riavvicinate bilità sono rimasti intatti. Ogni volta che, anche a distanza
anche a questo genere di musica. Per me Spaziomusica di anni rivedevo Bruno, lui mi abbracciava, mi avvolgeva
è sempre stato sinonimo di libertà: si arrivava nella stra- con la sua barba bianca lunga e profumata e mi faceva
dina di Spazio e, appena si vedeva la lunga barba bianca scoppiare a ridere con una delle sue inconfondibili battu-
te. Era gentile e generoso e di lui ho sempre apprezzato la
di Bruno che ti accoglieva all’ingresso, ci si sentiva in un
sua schiettezza, compresi i suoi “va ‘da via il cù” ed i suoi
luogo che poteva essere ovunque: in America, a Cuba…
cattivi umori, perché lui aveva una sola faccia: quello che
persino a Pavia! Voglio ringraziare Daniela e Bruno per
diceva lo pensava e quello che pensava lo diceva.
aver inventato quel posto così speciale dove stare insie- Non c’era ipocrisia nel suo sguardo, non c’era finzione
me o da soli, ascoltando o facendo musica”. Simona né doppi fini nel suo sorriso: lui era uno vero e se lo
ricambiavi con la stessa moneta, potevi stare certo che
ti era amico, amico del cuore. Bruno, mi manchi, ma con-
tinuerai ad essere nei miei pensieri e, grazie alla forza
ed al grande amore di Daniela, continuerai a vivere in
mezzo a noi. Danielina
Rosso Silvia Massara “Dopo la tempesta,
verrà la luce”.
La figura s’intreccia come rami verso il cielo, Silvia Massara: da sempre fedele. Tra le prime a varcare E tutto quello che resta
l’esile corpo traspare luminosità. la soglia di Spazio, quando il palco era ancora vuoto e le è un flebile respiro,
Incutono timore il pallore e il movimento della bocca. pareti desolatamente bianche. Con noi ne ha costruito e un soffio di primavera
Escono le parole, condiviso la storia. Con lei Corrado Riccardi ed il suo in- che, bastardo,
vacillanti riflessi tinti di rosso, separabile amico Renato. Allora, ogni tanto, imbracciava raccoglie dentro
falce e martello esposti a Natale. la chitarra e cantava .... chissà se se lo ricorda ancora?! centinaia di voci.
Ora dorme.
Non so chi l’abbia scritta. Mi è stata data non ricordo da Tranquilli. Silenzio.
chi, scritta su un foglietto volante e senza nome la sera Una stella
del concerto di Giorgio Cordini in ricordo di Bruno a Spa- rossa
zio il 15 febbraio 2003. Mi suscita emozioni nel profondo è un ricordo
perché evoca immagini legate a momenti che non riuscirò una fede
mai più a cancellare dalla mia memoria. una vita.
La piazza,
i passi
sui ciotoli

175
sparsi,
per non credere
che tanto è lo stesso.
Hai insegnato
che si può cambiare
e non cedere
alle coordinate previste.
Suoneranno
per te
cento volte
E sarà come sentire
il pensiero,
il tuo,
accarezzare i muri
per dire
che morire
non è andar via.
Ciao Bruno.
Silvia
Pavia 19 marzo 2002
Simona Ricky del Barattolo

“Venivo spesso a Spazio con Danielina, Cilla, Sacchi. In “... ma perché non si può? Perché se è giusto e condiviso
certi momenti mi sentivo quasi “spaziomusica-dipenden- ed anche semplice non si deve poter fare?”: avrà avuto
te” perché mi sembrava non esistesse posto migliore per 18 anni allora Riccardo: capello lungo, look alternativo
spendere il mio tempo. che contrastava con la solennità dell’Aula Consiliare. Una
Spazio è stato un contenitore di musica ad alti livelli; in riunione, di quelle istituzionali, per discutere di politiche
tanti, ai tempi, godevamo dei concerti senza renderci giovanili: 1 giovane diessino, 1 giovane leghista ect. Io,
conto di quale lavoro di ricerca e di quanta passione ci presente forse in qualità di “esperta” (???), al fianco di
fosse dietro. Bruno è stato da tanti “odiato”, credo per il quell’altra giovane che è la Vanna Jahier (“ma che ci fai
suo ruolo da “insegnante severo” con i suoi allievi; pro- tu qui?”siamo sbottate a ridere tutte e due, dall’alto dei
babilmente, in alcuni momenti, avrà pensato di dare delle nostri - allora - quarant’anni suonati).
perle ai porci. L’ovvietà del giusto che si scontrava con una qualche
A questo va aggiunta la sua migliore qualità: non si trat- ottusa norma burocratica. Stesso istintivo “candore”,
teneva mai dall’esprimere i suoi pensieri, per quanto duri stessa istintiva ribellione, stessa capacità di indignarsi:
fossero! Una volta mi ha anche dato una lezione di vita. il filo rosso che lega la mia e la sua generazione, quella
C’era concerto quella sera, lui mi aveva fatto entrare a dei giovani impegnati ad inventarsi un futuro a misura dei
prezzo ridotto: vedendomi titubante all’ingresso, aveva loro sogni. Riccardo & i Corsari. I Corsari ed il Barat-
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capito che avevo pochi soldi in tasca. tolo c.s.a. Centro sociale autogestito, spazio collettivo
Quando ho preso la seconda birra mi ha fatto però un di dissenso e di antagonismo, centro di aggregazione e
cazziatone tremendo e davanti ai miei amici (“ma allora contro-informazione culturale e politica. Fermento attivo
i soldi ce li avevi ?!”; in realtà avevo proprio raschiato il nella calma piatta dell’universo giovanile pavese. Da pre-
fondo del barile). servare e difendere.
Morale: mi sono sentita offesa, umiliata ed ho giurato
di non rimettere più piede a Spazio. Per un mese ce l’ho “Tutto accadde in via Faruffini, viuzza pavese circondata
fatta. Poi, una sera, tutti i miei amici andavano a Spazio da fabbriconi abbandonati, in un giorno imprecisato di un
ed io mi sono ritrovata lì, fuori dalla porta, come un’im- imperviosissimo inverno. Nonostante il freddo termico il
becille. Bruno l’ha saputo, è uscito, mi ha chiamato e si mio cuore appena appena post-adolescenziale trabocca-
è scusato a suo modo; con estrema dolcezza, mi ha fatto va d’Amore, e tutto m’infuocava: un amore non improv-
capire che non aveva voluto ferirmi e che comunque me viso, anzi, pensato, ri-pensato e soppesato durante lun-
l’ero presa troppo per una delle sue “buttate”. ghe osservazioni dell’Universo femminile, osservazioni
Mi ha colpito il fatto che comunque si ricordasse di me, di precocemente concentrate su una in particolare, che non
quello che era capitato e che avesse cercato di rimedia- colpiva per un’imponente presenza od un modo smalizia-
re; avrebbe potuto fregarsene perché io non ero che una to nell’incedere, ma che proprio per questo consideravo
delle tante persone che frequentavano Spazio e certo lui come una sensazione tremendamente vera e forte, per-
non aveva bisogno della mia presenza. ché tremendamente interiorizzata: per niente legata a
Mi sono resa conto allora che per lui, che vedevamo sem- fattori oggettivi, esteriori o esornativi (coppia sinonimi-
pre impegnato a cacciar madonne al di là del banco, non ca). Oddio, anche lei era dotata, come tutte, dei suoi begli
eravamo dei clienti ma dei compagni di musica”. orpelli, ma questi mi colpivano fino ad un certo punto: era
altro a far breccia (e sarà così, per tanto altro tempo dopo) tutto il mio scarso senso dell’ironia, a tutto il mio tragico
ovverosia l’essere femminino, quello che fa dire ai poe- charme) eppure niente, zero di zero. Eppure la musica non
ti: ”donna, infinito mistero bello”; o quel pizzico di follia, era malvagia e soprattutto Spazio era veramente “atmo-
unito al naturale pudore o l’innata eleganza donnesca o sferico” : per le sue luci soffuse, la musica stramazzatim-
la capricciosità di certi atteggiamenti... ma forse sarebbe pani (almeno per noi, piazzati proprio sotto al palco, sulle
meglio dire “non so, m’arrendo!”, riscoprendo, anche in non troppo comode sedie di legno) e soprattutto per i suoi
una storia totalmente mia e che ho raccontato a me stes- abitanti: gli strascicanti e biascicanti ubriachi, i residuati
so migliaia di volte, il tema dell’innefabilità. Sta di fatto, di anni di lotte, gli alternativi (ma senza virgolette, che
tornando all’intreccio, che il primo appuntamento con l’in- ormai s’usa quest’espressione soltanto in modo spregiati-
finito mistero” l’avevo fissato proprio lì, all’imbocco della vo) e poi Bruno, un’icona, da incorniciare assieme al Che,
viuzza poc’anzi citata, e non perché quello fosse un vicolo per me che non lo conoscevo: la prosopopea del sincero,
particolarmente pittoresco od elegante, anzi, era uno di franco rompicoglioni anti-tutto: non integrato, mal nutrito,
quei posti devitalizzati dalla morte della fabbrica, la cui mal vestito, disintegrato. Come non restarne quantomeno
agonia, iniziata alla fine dei ‘70, aveva portato, all’inizio suggestionati? Certo l’immagine mitizzata d’allora era bi-
dei ‘90 (epoca in cui questa verace storia si svolgeva) a dimensionale, col tempo avrei conosciuto meglio Bruno e,
creare, nella città, vaste zone desertiche, lasciate al son- fedele al “personaggio”, più per quello che ha fatto che
no di abnormi capannoni neri, in cui pure la vita vegetale per quello che ha detto: e per “fatto” intendo l’aiuto con-
trovava difficoltà a ricrescere, a causa delle vischiosità creto dato, coi concerti di auto-finanziamento a Spazio,

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chimiche lasciate nel terreno dalle pericolose lavorazioni gli articoli di difesa sulla provincia pavese, a me ed al
di poveri uomini, ma perché in via Faruffini c’era (e c’è) collettivo di cui faccio parte nel creare, anche a Pavia, uno
SpazioMusica. spazio che tra alti e bassi detta, ormai da qualche anno,
SpazioMusica, un nome che da piccolo pronunciavo in l’agenda politica cittadina: il csa Barattolo. Ma torniamo
estasi, suggestionato da tutto ciò che in me evocava: in alla storia-cornice: come andò a finire coll’infinito miste-
primis la musica, ma la vera musica, suonata dal vivo, non ro”? Finì che quella stessa notte nevicò fortissimo sulla
la spazzatura su pentagramma che i più ascoltavano in città, e me ne stetti per tanto tempo a fissare il vuoto, am-
quegli anni, e subito dopo la politica e cioè la contesta- monticchiando, nel frattempo, neve sulla cuffia, sul cap-
zione di cui ogni tanto sentivo in giro qualche parola, il potto, nel palmo della mano aperta. E tutto questo finché,
tutto connesso all’impressione della Vita ribelle e randa- molti molti molti anni dopo, non arrivò primavera, anche
gia. Doppiamente emozionato stavo entrando quella sera, per me. Arrivederci e grazie Spazio.
per la prima volta, nel Tempio che tanto a lungo m’aveva Riccardo Bernasconi
suggestionato e ci stavo entrando con lei “l’infinito mi-
stero”, non mano nella mano, e nemmeno troppo vicini,
ma insieme. Ne saremmo usciti divisi, prima lei (giovane
giovane, non poteva fare troppo tardi), dopo poco io, pa-
recchio depresso ed intristito, e perché quella sera avevo
capito che l’incendio di poc’anzi (quello nel mio petto, per
intenderci) non s’era propagato anche al cuoricino che
batteva vicino al mio. Eppure la serata era stata preparata
con cura (avevo dato fondo a tutta la mia poca sagacia, a
Quelli di... Pavia in serie A
Andrea: Indomito e ribelle
Coerenza tra pensiero ed azione
Ottobre 2003: tanto è cambiato, ma loro due no, sempre
Coraggio nell’affrontare il mondo
lì, al bancone di Spazio, a contrattare lo sconto sulla birra:
per far valere le proprie idee
il Pape (Andrea Papetti) ed il Pine (Massimo Pinelli). Un
Compagno
dèjà vu di quelli che ti rassicurano. Ci si guarda: la risata,
Amico
fragorosa, viene dal cuore. Le battute ed i ricordi anche.
Amore ed attenzione
“Una volta vi ho portato dall’India 10 rupie per la collezio-
per tutto quello che faceva
ne di banconote appese al bancone. Non valevano niente
Musica, sport, letteratura,
e gliel’ho detto a Bruno, lui però mi ha offerto lo stesso
politica, il sociale
2 medie: fantastico!”. (Pine) “Nei nostri racconti Spazio
Le serate con gli amici al bar
continua ad essere il locale, un meraviglioso pensiero”
è lì a Spazio che si incontrarono
(Pape). Quella sera non c’era il resto della compagnia:
lui e la lunga barba
Mauro, Cecio, Savino, Gasto, Teo, Dario, Pippo...
Come due leoni si conobbero
È facile incrociarli in giro. Sono loro che hanno fondato
In una sera dagli animi caldi
“Pavia in serie A”: da anni, a fine giugno, movimentano
lottarono.
la realtà pavese organizzando una settimana di concerti
Il rispetto reciproco vinse
& eventi agli Orti Borromaici. Un appuntamento in cre-
Cecio
178

scendo, legato ad iniziative di solidarietà: assolutamente
imperdibile! Menzione speciale per Mauro: ogni volta
che mi vede mi tira su il morale “Sei una grande donna Per ricordare Andrea:
Daniela!” Se solo io avessi qualche anno in più.... Sono I suoi genitori e i suoi amici hanno promosso una
nato nell’epoca sbagliata!” e via dicendo. Me ne ha an- raccolta fondi da destinare al Progetto Organizza-
che raccontata una bella: “Una sera, dopo l’ennesima zione Nuova Educazione Autonoma Indigena (ONE-
birra scroccata, vado da Bruno e gli dico: “Cosa mi dai AI) del Chiapas. Questo perché la sua memoria
per duemila lire?”. E lui, un po’, come dire, “esasperato”, possa continuare a vivere tra i compagni zapatisti
si leva la dentiera, l’appoggia al bancone e mi risponde: che Andrea amava così tanto. Per informazioni:
”Sa voeut anmo’? Poedi dat i me dent!”. info@paviainseriea.it

Nella foto:
Vir, Andrea,
Cecio, Pine

Andrea Mangani
ci ha lasciato
nell’estate 2004
“Bruno, che dire che non sia già stato detto, che non sia 18 anni e dovevo affrontare il burbero tutta da sola. Lui mi
Era una torrenziale
scontato? Il suo burbero modo di fare nascondeva una risponde con un secco “chi è?” e io...
domenica del
gentilezza e un calore unici. I consigli lui te li dava con ”Sono la figlia della Gabry”...
novembre 2002,
parsimonia, anche se eri tu a richiederglieli, quasi non ”Ah, la bambina! Sali”.
il Ticino stava per
volesse invadere il tuo spazio. Una sera alle prove di un (“ti mando la mia bambina” era stata la frase di mia ma-
esondare. Con una
gruppo italiano famoso, borbottò tra la barba “…al sarà dre al telefono).
scusa qualsiasi,
mia bon de sunà quel lì…. guarda mac al tegna la chita- Entro nel cortile e..... e adesso dove cazzo vado? Lui na-
senza sapere perché
ra….” Tanto per farmi capire che non era convinto delle turalmente non si fa vedere e dopo qualche cinque mi-
e percome, mi sono
scelte che avevamo fatto. Il suo modo di dare affetto poi nuti sento ancora il vocione “Ve sù da lì”. Salgo le scale
ritrovata catapultata
era particolare: non te lo diceva apertamente però faceva e trovo una porta semi-aperta ma di lui neanche l’ombra
a Spazio. E lì,
cose che ti dimostravano quanto lui tenesse a te. E a me “Vé da chi“ “certo!” con le ginocchia che tremano sembra
improvvisamente, si
doveva tenere molto se, per festeggiare il mio cinquan- facile! Lo trovo in calzoncini e canotta bianca seduto su
sono accese tutte
tesimo compleanno, lui che fumava 2 pacchetti di MS al di un trono in un antro scuro pieno di CD, dischi e qua-
le luci e mi sono
giorno, è rimasto 4 ore in un posto dove non si poteva dri...”Sètat!”.... “certo!“. Riesco a dire “sono venuta a
sentita circondare
fumare! Grazie Bruno, anch’io ti ho voluto bene. prendere le foto” ...mi squadra un attimo e dice...”e tu
dall’abbraccio di amici
Gabri (Gabriella Pertusati) saresti la bambina?” Poi forse si è accorto della mia ansia
venuti da ogni parte
e mi dice (ore 14.30) “vuoi una birra?” “no, grazie” “un
per fare la festa ai
Bianco Orso Bruno rum, fumiamo una sigaretta e vai”... praticamente avevo
miei 50 anni. Li avevo

179
già il bicchiere di fronte...”bevat donca!“.... certo!
compiuti a settembre
“Pensare alla prima volta che ho visto il Bianco Orso Bru- Non mi ricordo assolutamente cosa ci siamo detti: ero in
ed era stato il
no mi è impossibile; a Spazio, neanche a dirlo, o forse trance da agitazione, però sono sicura che di qualcosa
compleanno più triste
quando ho visto per la prima volta il nonno di Heidi in tele- abbiamo parlato! Da allora l’ho adorato e a modo nostro
della mia vita.
visione! Sono sicura, però, della prima volta che ci siamo credo sia nata un’amicizia e una bella stima.. Me ne sono
L’idea di questa “ festa
trovati a tu per tu, faccia a faccia e per di più da soli, e in accorta durante una cena a casa mia dove, senza dirci
di risarcimento” era
casa sua. Mia madre, io ed altri pazzi senza esperienza niente, ma con degli sguardi che non avevano per niente
venuta a Gabriella,
stavamo organizzando dei concerti in un tendone alla pe- bisogno di sottotitoli, abbiamo preso per il culo una nota
in combutta con Sara
riferia di Pavia, con i Vigili Urbani e tutti i rompipalle delle rompina sfigatina invidiosina che entrambi non vedevamo
e Pam (la “dura” dal
grandi occasioni alle calcagna.... quale momento migliore di buon occhio... Il fatto che lui cercasse complicità in me
cuore tenero) e con
perché il “dinamico duo” si offra di darti una mano? mi ha ubriacata senza bisogno di bere... allora l’ho portato
Patrizio, Simone & c.
Il concerto in questione era Capitan Fede e non ricordo a vedere la mia nuova moto (immatricolata nel ‘76 ma per
Emozioni che non
più chi... stavamo preparando il libricino con tutte le date me nuovissima!) e per me è stata l’apoteosi!
dimenticherò mai!
e le descrizioni delle serate, e per questa avremmo citato Ci sono state da allora altre serate in cui ho avuto confer-
La mia amica Gabriella
la collaborazione con Bruno e Daniela, ci voleva una bella ma dell’incredibile fatto di piacergli, ma mi è rimasta una
è fatta così...
foto dell’orso e qualcuno doveva andare da lui a ritirar- cosa da chiedergli: cosa intendeva quando diceva a Simo-
la...!!! Di lui sapevo che era scontroso, amava poco parla- ne che non capiva un cazzo di donne perché non doveva
re e ancora meno elargire la sua effige. provarci con me “ti t’capisat nient quela lì l’è no duma’...
Veniamo al dunque, suono il campanello (quando lo tro- LA FIGA!” sono convinta che per me ci fosse nascosto un
vo, perché di fronte a me avevo una sfilza di Morani non gran complimento in quelle parole... speriamo!
meglio identificati) con il terrore nell’animo perché avevo Un bacio Bianco Orso Bruno. Pam (Pamela Bossetti)
Il salvatore Zio Bruno

Menzione speciale per Aris Lodola, ovvero “il salvato- “Ho conosciuto lo “zio Bruno” e Spazio più di otto anni fa
re“. Niente a che vedere con la salvezza dell’anima, anzi, grazie al mio moroso bassista, e da quel giorno la mia vita
genio e sregolatezza sono le sue caratteristiche. Le sue è cambiata. Ma lo zio l’ho conosciuto anche grazie al mio
serate si misurano in fusti di Guinness prosciugati insie- lavoro di salumiera alla Coop. Era uno dei miei clienti più
me a quegli sciamannati dei suoi amici bikers, tra i più affezionati, più che altro ero io che mi ero affezionata a
fedeli fans di Fabio Treves: Simona Ghezzi, Fabio Bo- lui per quel suo modo di essere burbero, spartano ma nel
nini, Valerio Freddi (gruppo compatto) e gli aggregati: contempo così simpatico. Mi ricorderò sempre una matti-
Raffaella e Paola Del Bue + Gianmarco. na di Natale, proprio il 25 dicembre, eravamo aperti come
Menzione speciale perché, qualche anno fa, senza alcun ogni Supermercato che si rispetti ed io ero giustamente
clamore, rischiando di suo, ha salvato da annegamento incazzatissima, quando sento una voce imponente dal
una ragazza finita con l’auto in un canale, appena fuori fondo della corsia: “Bella figa!” Tutti si girano, colleghi
Pavia. Sembra scontato: la banalità del bene. E menzione e capi, io alzo gli occhi e lo vedo, sorrido e lo saluto: non
ancor più speciale perché ha rifiutato di apparire, e dietro avrei potuto cominciare meglio la giornata. Una volta, era
lauto compenso, ad una di quelle trasmissioni televisi- sabato mattina, il solito carnaio di gente al banco; arriva,
ve su reti Mediaset, che inseguono l’audience a colpi di lo curo e, dopo mille peripezie, lo servo: “Dimmi zio”. E
esperienze da brivido. Bravo Aris! lui:“ mezzo chilo di gnocca fresca e dù tetin“ (con il diret-
180

uno dei protetti di Bruno tore scandalizzato che mi chiede “ Ma lei lo conosce quel
signore lì?” “Certo, rispondo io – è mio zio!”). Questo era
il Bruno: una persona unica, onesta, sincera, che non si
faceva scrupoli davanti a nessuno. Era una persona vera.
Mi mancano le sue entrate trionfali in braghette, ciabat-
tine e l’immancabile camicia rossa. Mi mancano le sue
richieste di “prodotti di nicchia”. Mi manca la sua barba
imponente che occupava da sola mezzo supermercato.
Così era ed è così che lo voglio ricordare.
Ciao zio Bruno!” Silvia Comaschi

I “nostri” a Dublino:
Museo della Guinness
(e dove altro avrebbero
potuto fare la foto?!)
Nota: pare che gli abitanti
di Dublino si siano complimentati per
la quantità di Guinness che,
pur essendo stranieri, riescono
ad ingurgitare.
Silvio, quello delle aste nella finestrella che gode come un pazzo mentre ascolta
la musica è quasi un icona. Le due stanze dove trovavano
Negli anni passati ”Spazio” è stata una delle mie mete rifugio tutti gli “alternativi” rimasti (ma Spazio non era
preferite. Ci andavo spesso con molte amiche. Bruno era il locale alternativo, alternativo a che? Magari ci fosse
felice, mi diceva: “È bello vedere tante belle prugne, però un’ ”antagonista”), il posto dove dovevi, potevi andare in
tu potevi anche stare a casa... rumpabal!” qualsiasi momento della serata. Lì ho sentito alcuni dei
Lo so, sono un “rompicoglioni” ma gli ero simpatico (scor- concerti più intensi della mia vita: Chris Daniels: strepi-
pione come lui). Una sera dovevo fare delle foto ad An- toso, ricordo distintamente il suo batterista dire che Pa-
tonio Carta ma, invece di ritrarre lui, inquadravo le aste via era stato uno degli high points del loro tour europeo;
dei microfoni ed angoli remoti del palco (l’alcool fa brutti Andy Forest, Lee Konitz e Franco D’Andrea, lo scatenato
scherzi). Per questo ancora adesso Daniela mi prende in rhythm’n’blues di Alan Farrington e Charlie Cinelli, il brit-
giro. BRUNO: un misto tra genialità e sregolatezza, anche ish blues di Mick Clarke...
se trovare una definizione appropriata è molto difficile. Io E c’era Heidi, nota anche come “la baby-sitter di Frances-
so solo che “SPAZIO”, BRUNO e DANIELA sono stati per ca”, in versione dark dietro il banco con Ada, Daniela che
molti anni come una scuola alternativa. Loro hanno creato mi prendeva per il culo tutte le volte che mi presentavo,
un locale (pochi altri in ITALIA) nel quale ascoltare, ma so- Bruno dietro il banco che mi salutava con aria canzonato-
prattutto vivere il ROCK, il BLUES ect... rasentava l’estasi ria. E poi tornare da Chicago e raccontare. “Ho visto Eddie
emotiva. Buona musica, birra, ambiente e gustosissimi Clearwater” e sentirmi rispondere con la condiscendenza

181
panini (una lotta continua per averli, a nessuno piaceva e il compatimento d’obbligo con l’ultimo dei provinciali
farli) unisci il tutto a BRUNO e DANIELA e ad una buo- “… ma è stato a Spazio sei anni fa…” (sottointeso: ma
na dose di allegria: questo era “SPAZIO”. Un GRAZIE di sei proprio pirla, cosa credi, il meglio passa di qui). Ed
CUORE per tutto quello che ci avete regalato! La traccia era vero.
solcata nei nostri cuori porterà sicuramente buoni frutti. Spazio dovrebbe essere una catena di locali, dovrebbe
essere un marchio di qualità, come una radio di Classic
Rock, roba che non si riesce a sentire in Italia se non sei
Dottor Kildare collegato a Internet. Per noi era il “dottor
Non mi importa di sembrare un reduce, quello era uno dei Kildare”: è lui che
“Un po’ di tempo fa, dopo anni di eremitaggio (sono un pochi posti dove valesse la pena di stare. Dove potevi ve- ha seguito Bruno
tipo antisociale) ho conosciuto i Long Horns, la house dere Cristiano De André, Mauro Pagani, Edoardo Bennato nel corso della
band di Spazio e loro, ovviamente, mi hanno fatto conos- appoggiato al muro che era stato usato come quaderno sua malattia, con
cere Bruno e Daniela. dei compiti dalla crew (i writers n.d.r.) comprendente la professionalità ed
Il mio momento di gloria (si fa per dire) l’ho avuto quando Francesca di cui sopra, nel frattempo non più in età di umanità, con l’aria
sono salito sul palco con loro (c’era il professor Magenes baby sitter. scanzonata di chi
al basso), e ricordo chiaramente la faccia di Bruno. Da Ma Heidi era ancora lì, bella sottile e dark solo nei vestiti. vorrebbe riuscire,
allora ho attaccato un adesivo di Spazio sulla custodia O quella sera che mi aveva tenuto un posto per Sonny sempre e comunque,
della ES 347 a ricordo della mia comparsata. Landreth (scoperto perché sentito su una cassetta di Chris a rendere più leggere
È interessante leggere le testimonianze di alcuni dei Daniels) la sedia è rimasta bella vuota in mezzo alla folla le difficoltà degli altri.
personaggi che sono passati di lì, perché c’è una netta perché pensavo che il concerto fosse la sera dopo… Che Non dimentico.
corrispondenza di ricordi. La faccia di Bruno inquadrato vergogna. Enrico Brunetti
Dottor Civetta & friends

Solo dopo anni di frequentazioni e centinaia di concer-
ti (arrivavano sempre in tre: al suo fianco, immancabili,
Giovanni Montagna, fedelissimo di Spazio sin dagli
albori, e Claudio Cazzani) ho scoperto che si chiama
Giacomo Bovio. Per noi è sempre stato il
Pirro “dottor Civetta”: suo figlio Andrea (all’e-
È famoso, e non solo poca diciassettenne, ora più grande ed
in Italia, per la sua impegnato nella Sinistra Giovanile) per
arte. Quando stava interi pomeriggi aveva deliziato Bruno pro-
a Pavia per Mostre, vando, con la sua band, l’omonimo brano
frequentava l’ambiente dei Punkreas. La civetta ci è rimasta nelle
dei compagni. Più volte orecchie. E tutti loro nel cuore.
è venuto a trovarci a “Pavia: anni Ottanta. Tutto è cambiato, di-
Spazio. Una sera l’ho menticato. I giovani sono impegnati a “far-
riaccompagnato a casa si strada”, a costruirsi un “solido futuro.” Il
in macchina. E lui, che sabato sera si riversano nelle discoteche
182

si è sempre distinto dove possono stordirsi con musica ritma-
per la sua generosità, ta, sempre uguale, una musica che non disegno di Pirro, 1987
ha voluto a tutti i costi dà emozioni e che annulla i pensieri. Dove
regalarmi una delle sue sono finiti i sogni, gli ideali che avevano
opere che, da allora, animato strade, piazze, scuole, fabbriche? “Oggi ho saputo che uno spirito libero se n‘è andato
dà vita e colore a casa Dove sono i giovani che ascoltavano can- per sempre. Sono tanti i ricordi… Caro Bruno, hai in-
nostra. Grande Pirro! zoni-poesie tenendosi per mano? Poi giri ventato un modo nuovo di fare spettacolo; il tuo gran-
l’angolo di una delle tante stradine medio- de amore per la musica, le tue scelte coraggiose e il
evali di Pavia ed è un tuffo al cuore: ecco tuo anticonformismo hanno fatto di te veramente un
Spaziomusica con dentro tutto quello che credevi perso. mito e quando i miti muoiono entrano nella leggenda
Sono lì i miti, gli eroi, le passioni: ti guardano dai muri, ti … La tua mitica barba, il tuo carisma hanno lasciato
accolgono, ti avvolgono e ti travolgono. E, dietro il banco- il segno e so che questi pensieri non sono solo miei
ne, lui, barbuto e burbero, li personifica tutti, lui che non ma anche di tantissima gente, giovani e meno giova-
sorride a nessuno, ma che a ognuno rivolge il suo sguar- ni, che hanno avuto la fortuna di frequentare il tuo
do schietto, da amico sincero. Tu lo guardi attraverso la tempio della musica.
spessa coltre di fumo azzurrognolo e ti riconosci, ti ritrovi: Ciao Bruno! Te ne sei andato ma sei rimasto nel no-
hai ancora vent’anni e puoi ancora cambiare il mondo. Pa- stro cuore, già oggi mi piace immaginarti indaffara-
via: anni Novanta. Il vento è cambiato. E li ritroviamo lì, a to ad organizzare concerti rock in mezzo alle nuvole.
Spazio, i nostri figli: stessi ideali e stessi sogni ed ancora Sono sicuro che avrai successo anche nell’aldilà…
la voglia di tenersi per mano ascoltando canzoni-poesie. Stefano Gérard
Grazie Bruno!“ Giacomo Bovio
La meglio gioventù di Pavia
Di “gioventù” non si può certo più parlare visto che i Angelo Minetti, il colonnello Astori, Ubaldo Nicola,
meno anziani hanno abbondantemente superato i 40. Gianni Francioni, Giorgio Forni, il Panizza, Aristide
Che rimangano “i migliori“ invece non c’è dubbio. Mi ri- e la Lella, Giorgio Bertazzini, Siro Repossi, Galmoz-
ferisco a quel vasto arcipelago di varia umanità e solida zi, Mittino, Carlino Cassani, il Mapelli, Giovanni
formazione politica ed ideale, cresciuti ribelli e destinati Giovannetti (il fotografo del movimento)....
a rimanere tali per il resto della vita. Quelli tirati su negli E poi: Marco Ferraris, i fratelli Resga: Romolo e
anni 60-70 a pane, amore, rock e Lotta Continua: militanti Giancarlo, il Cilla, Mirtillo (quale altro nome appic-
duri e puri, femministe più o meno incazzate ... la parte ciccare ad uno che, di suo, fa “Vincenzo Fiorito”?), Lello
migliore di “quelli che hanno fatto il ‘68”, qui, a Pavia, Argentieri, Nando Didio, Franco “Mortara Jones”,
una delle sue sedi storiche a livello nazionale. A quanto Enrico Invernizzi, Roberto Tortini con Nadia, Ger-
mi risulta, sono pochi quelli che, per dirla alla Guccini, ry Canevari con Claudia, Icio Lanterna, Icio Lauro
“si sono persi a quei patti”. Folta invece la schiera degli (quando non era a Berlino), Andrea Spadini, il Daniele
insegnanti, a dimostrazione della “naturale” propensione del Prévi, Dario Pasetti, la Nora e Chinosi, Muso-
a non fare carriera e a non diventare ricchi. Sono le pri- lino, Wally (Valentino Bravi), Pignatelli “il grande”,
me persone che Bruno mi ha fatto incrociare quando sono il Tamba (Maurizio Ravizza), il Guerrino, il Natale,
definitivamente sbarcata a Pavia. Era il ’78, il riflusso già Maiu Gat...
alle porte (ma ancora non lo sapevamo). Persone con cui
ho condiviso discussioni, battaglie, valori ed anche tante Le “belle gnocche del ‘52”- così ci chiamava Bruno
risate, aperitivi, cene ed osterie. Alcuni ci hanno seguito (formidabile quell’annata!), con me: Carla Boiocchi,
a Spazio, con altri ci siamo persi di vista, ma a Pavia, si Lela Giovilli, la Pier, Dina Paganoni, Didi Peroni,
sa, non è difficile incontrarsi anche senza fissare appun- con Giovanni Riboni a fare il maschio evergreen della
tamenti... Alcuni di loro hanno scritto facendo riaffiorare situazione.
memorie di tempo antico. Tanti altri ho cominciato io a
ricordarli come mi si affacciavano nella mente, per as- Silvia Ferraris, Maria Lanza, Mariella Della Pa-
sonanze emotive ... Marco Ferraris e Roberto Tortini trona, Barbara Rossi, Ettina Confalonieri, Fiorenza
hanno fatto la loro parte. Il resto dell’elenco è venuto in Zanchi, Chicca Buccellati e sua sorella Susi, Mimi
una serata di maggio 2004 a Spazio: eravamo in tanti a Peroni, Laura Ranzini, Silvia Cocito, Anna Cervelle-
festeggiare il compleanno della Betti che cantava con i ra, Marina e Paola Pietra, Laura Beretta, Giovanna
MACADAM. Nomi, storie, battute, ricordi sono usciti così, Reggio d’Aci, la Lella, la Lovagnini, Gabriella Pran- Giorgio Boatti
a valanga, tra risate, birra e gin tonic. Niente a che vedere dini, Erica Cremaschi, Isabella, Patrizia Ottolini, Eu- abbiamo condiviso
con la depressione di chi si sente “reduce” (che du palle genia, le sorelle Barzanò, Valeria, Anna Agostoni, la sua candidatura
quelli che ancora oggi ostentano una “sofferta superio- la Catò (Caterina Vertova quella della TV), Carmen, alle elezioni del ‘94
rità”!). Silvia Ferraris, va detto, è quella che ha dato il Vittoria, la Lodola, Marta (la sorella maggiore)... quando, esserci...
contributo più rilevante. L’elenco che viene fuori è frutto bisognava esserci!
di quel clima, dimenticanze ed imprecisioni comprese. Via I compagni-musicisti: da Plinio e Vincenzo a Ivano Il suo racconto, tutto
alle danze: Franco Bolis (lìder maximo dei lottatori con- (i loro scritti nella sezione “Il sound di Spazio), Valter da leggere, è in
tinui), Giorgio Boatti, Guido Crainz, Angelo Zorzoli Casali: direttore del Vittadini, il Mao, i fratelli Nocito: “Suono Progressista”
(l’Assessur) con Assunta, Alberto Moggi e Pinuccia, Mariano ed anche Basquez, che non è musicista ma che
qui ci sta bene, Marco Pazzi, che se ne è andato pochi sia (Gianni De Siati), il Ciccio, i coniugi Cassetta,
Interventi di: Roberto
Tortini, Romolo Resga,
mesi dopo Bruno, Enrico Sersale, Angiulein, Gianni, Federico, i fratelli Raffa (Iano, Filippo, Carmelina),
Alberto Moggi, Diego Mimmo ... Ed ancora: Paolo Rovati, Marco Contini da Mario Alerci, Diego Scotti, Mario Boffelli, la Ciki,
Vallati, Angelo Zorzoli, Cremona, Franco Costantino, il Giusepèin, i fratel- Matteo Modafferi, Giannino il gigante, Marco Rai-
Roberto Ginato e li Valentinelli, Zarino Zucchi, Giuseppe Tarlarini, noldi, Emilio Donini...
Fedora Ramondino, Lele Perversi, Fabrizio Garlaschelli, Italo Venzaghi, Quelli che ci hanno lasciato: Guido Coralli, Marco Noè,
Vittoria Dellavalle e Pierino Soria, Pietro Barichello, Iaio, Francesco Sem (Sandro Bologna), Angelo Chieppi, il Delo,
Sergio Ferraboschi,
Marta e Cifu, Amer,
Crovato, Maurizio Costa, Carletto Porcari, Bruno il Telo, “Maria della sede”, Carla Bolis, Massimo
Daniela Zandonella Marazzita, Maurizio Vaghi, Cardillo, Cifu, Claudio Moruzzi, Massimo Schinelli, Lele Pelizza, Maurizio
e Viola, Stefano Ramaioli, Marcotullio, Pricco, Ettore Cauli, Mau- Colli, Stefano Perelli, Max (Massimo Rolando), re-
Gerard... ro, il Pesco, Ottavio Verdobbio, Ponzio, Roberto centemente: Pierino Giunti.
(ricordo di Lele Moggi) Mazzocchi, Marco Cordani, Marino Neri, Alvaro, Dall’Oltrepò, sulla direttrice Broni-Stradella e l’West: su
Martino Vertova, Lucio Decimo, Lucio Romano ... i suggerimento di Ezio Pontiroli, il Mess, uno che le cose
“tarantini”: Piero Vinci, Beppe Manzella, i fratelli le sa: l’altro Pontiroli, Renato (il nostro vignaiuolo di
Mazzacane... fiducia), il Mariolino della Fiore, Lele Ravetta (grande
pianista e cantante), i Calatroni, Ginato (da anni a Mila-
Edo Erba, Eligio Gatti (Assessore alla Cultura), Claudia no), Carvàn, lo zio (ovvero Salvini), noto imprenditore
Cappelletti (anche lei è stata Assessore), Roberto Tra- della ristorazione, Gavina, Nielsen, Mariano Bellaro-
184

verso, Benni, Franca Graziano .... sa, la Monica... Altri “foresti”: Sergio Sacchi, quelli
Spazio a parte per Sergio Ferraboschi, il “grande vec- del “Mucchio Selvaggio” di Belgioioso, Bruno Ce-
chio del blues” di Pavia e Vittoria Della Valle. Quelli rutti (attore, animatore, lavora all’Assessorato Cultura di
Marco Ferraris
che, dopo Pavia, sono rientrati ai territori d’origine: il De- Pavia) e quelli dell’ITIS di Casalpusterlengo...

Renato, Tortini, Romolo, Mirtillo

Alberta e Musolino

Il Mess, Claudio Gavina (in arte Nielsen) e Angiulein
Pavia 22 marzo 2002
“Cara Daniela,... ho ritrovato lo scritto di una donna
indiana, che avevo letto e riletto quando tre anni fa
se ne è andata mia mamma. Io e Viola te lo vogliamo
passare, perché ci sembra si adatti a te e Bruno ed alla
vostra bellissima storia d’amore.
Daniela Zandonella e Viola

Ultimo addio

La morte non è niente.
io sono soltanto passato nella stanza accanto.
Io sono io, tu sei tu.
Pierino Giunti... tanti anni fa. Questa foto è rimasta appesa a Spazio per degli anni.
ciò che eravamo l’uno per l’altra, lo saremo sempre.
È morto in un incidente stradale nell’aprile 2004
Dammi il nome che mi hai sempre dato,
parlami come hai sempre fatto.
Non usare un tono differente

185
non prendere un’aria solenne o triste
continua a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme
parla, sorridi, pensa a me, parla con me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come è sempre stato
senza enfasi alcuna
senza traccia d’ombra
la vita significa ciò che ha sempre significato
il filo non è spezzato
A sinistra Gigi Gnocchi, perché dovrei essere fuori dal tuo pensiero
amico di Bruno dal profondo del cuore semplicemente perché sono fuori dalla tua vita?
Io ti attendo. Non sono lontano
solo dall’altra parte della strada
I due Pontiroli assorti(ti) vedi, va tutto bene.

Carla Boiocchi e Pinuccia Balzamo
Il nostro covo ideale abbiamo mai passato una serata, in pubblico o in privato,
degli ultimi venticinque anni senza costruire situazioni co-
Tortini, Romolo & friends: stare insieme a loro è una mico - paradossali assurde parafrasando i nostri miti let-
delle esperienze formative della vita. Momenti impossibili terari (Wilcock, Satie, Aub) e anche precorrendo certi stili
da dimenticare: le “man fonfe” e le imitazioni di Roberto umoristici resi poi famosi da altri più intraprendenti di noi.
(insuperabile quella di Stanlio) e gli esilaranti racconti delle Avevamo cominciato al “Prèvi” in borgo, antica alter-sede
disavventure finanziarie di Romolo, uno che chiamava “il degli anni Settanta, per arrivare al “Cantiere”: un vecchio
papà” Bruno (e, di conseguenza, me “la mamma”), da anni magazzino ristrutturato, diventato centro di ricerca e spe-
emigrato a Palermo. Tutti quelli che li conoscono sanno rimentazione ed anche spazio per mostre e laboratori. Per
bene cosa dico. Che Dio ce li conservi! qualche tempo è stata una realtà alternativa al piattume
degli anni ottanta. I fratelli Resga (Romolo e Giancarlo),
Non è semplice tradurre in righe i ricordi, i momenti miglio- Matteo Bavera, io ed altri ci occupavamo, con il regista
ri della tua vita, quelli che vorresti non dimenticare mai, al Beppe Randazzo, di improvvisazione teatrale; Roberto
contrario delle pagine negative che, purtroppo, sono le più Aglieri e Roberto Valentino dei laboratori musicali e Lu-
solide e le più pesanti. Spaziomusica di bei ricordi ce ne ha ciano Ferro della grafica. Poi lì ci hanno fatto l’Insomnia
regalati un’infinità: emozionanti, memorie dall’alto valore ed ora l’Invidia “etno-chic-café”. A Spazio l’ispirazione
alcolico fatte di serate creative inondate di musica. Un era davvero forte: sentivamo il desiderio incontrollato di
cocktail ricostituente e rivitalizzante per il corpo e lo spiri- creare momenti ludici pseudo-artistici in forma di pièce
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to. Bastava varcare la soglia ed era subito “HOME SWEET quasi teatrali e di declamazioni semiserie. Ogni occasio-
HOME” ed almeno per quella sera potevi dimenticare la ne era quella buona, specialmente se avevi già nella pelle
sottocultura imperante ed il fascistume emergente di que- qualche bicchiere di vino. Non era necessario occupare il
gli anni. Eri in uno degli ultimi, caldi e confortevoli nidi di palco: a noi bastava essere lì, davanti al banco per buttare
resistenza: politica, culturale, musicale e, why not, uma- una gag e ti faceva piacere vedere la gente che rideva.
na. Solo il bancone, indispensabile interfaccia per spine Come quella volta alla festa di nozze di Chinosi e la Nora.
di birra e bruschette ci divideva dalla “banda della barba”: O quella sera memorabile con Plinio e Romolo, arrivato
Bruno, Daniela, Ada e Heidi, ma, sul tardi, questo diventa- fresco fresco da Palermo, che ci ha visti uscire da Spazio
va sempre più inconsistente fino a svanire...! Ricordo una dopo ore di inarrestabile frenesia affabulatorio-comico-al-
notte, verso le quattro, noi molto accalorati in una intermi- colica. (indimenticabile l’imitazione che Romolo faceva del
nabile discussione politico-filosofica: i Morani, che non ne Bossi più troglo, quello degli albori: ... la padania, i galet
potevano più, se ne sono andati lasciandoci le chiavi del ...) I litri di vino erano talmente tanti che il povero Plinio
locale. Il Bruno: non appena dentro bastava uno sguardo ha anche dovuto “misurare” la strada per casa sua! Era
e capivi subito in che luna era il barba. Importante saper- insomma un dovere scatenare la risata, anzi, di più, quasi
lo perché l’umore del “papà”, come lo chiamava Romolo, una missione: a Spaziomusica abbiamo riso e fatto ridere
influiva molto sullo svolgimento della serata. Non c’erano tanto e bene. E tanta musica abbiamo sentito, buona mu-
molte versioni: o tranquillo e affabile o incazzato nero! Per sica, la nostra colonna sonora. Che solo lì potevi ascoltare
quanto mi riguarda non ho mai trovato Morani indisponi- dal vivo. Incredibile: quei musicisti che ti arrivavano sotto
bile o chiuso stile porcospino e, in ogni caso, bastavano casa! Insomma non mancava proprio niente: il nostro covo
di norma due o tre battute per entrare in sintonia e… E di ideale. Un gran bel periodo della nostra vita e della nostra
battute a Spazio ne uscivano a profusione: Jerry ed io non storia. Ve ne sarò sempre grato! Roberto Tortini
“Quando l’argentea neve orna il posto dove riposa Bruno
può sopportarsi l’uragano sferzante della vita
che dà alle membra i brividi,
se il nostro cuore è caldo.
Finché virtù terremo per il bastone lungo la via
e per lanterna verità, può sopportarsi l’uragano sferzante della vita
che dà alle membra i brividi,
se il cuore manteniamo calmo.
Soffia, furia del vento, inverno rigido corrugati,
è l’innocenza un vestito da inverno,
e ci copra, sopporteremo lo sferzante uragano della vita
che dà alle membra i brividi,
se il nostro cuore è caldo”.
Da William Blake, poeta visionario come noi.
Un abbraccio stretto stretto, Romolo Resga

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Alberto Moggi Lei: solare e disponibile, lui: arguto ed ironico: di quelle
persone su cui sai di poter contare, sempre e comunque.
Un mito. Come altro definire uno che comincia a lavorare
facendo sciopero, proprio il primo giorno d’assunzione?! “Cara Daniela, il mio racconto riguarda un’altra vita, un
Un record da Guinness che vale ancor di più perché rea- altro mondo, un posto in cui Bruno aveva finito col trovarsi
lizzato nell’ambiente grigio, conformista ed allineato che male, ma è il posto dove è nata la nostra amicizia, tu sai
era, agli inizi degli anni Settanta, la “Banca del Monte”. quanto profonda.
Il pregio della coerenza che lui e Pinuccia Balzamo, Non chiedermi una cronologia da storico, né una preci-
moglie e compagna di una vita hanno dimostrato da sem- sa individuazione degli avvenimenti. Prendili così, come
pre: militanti rigorosi (da Lotta Continua in poi), in prima se fossero improvvisi ricordi che ti tornano alla mente
fila in tutte le battaglie giuste, “senza perdere la tene- quando hai bisogno di qualcosa di bello a cui pensare
rezza...” Un punto di riferimento per tanti qui a Pavia, a oppure di qualcosa che oggi, ricordandolo, ti sembra
livello politico ed anche umano. bello. Alberto
“Ti ‘t sèt ad Lotta Continua?” da tutti i pori. Stavo guardandolo, cercando di capire le
ragioni del mio improvviso interesse, quando lui mi asse-
Primo incontro: stò una ulteriore mazzata: “Mi sun sucialista” mi disse
“Ciàu, mi m ciámi Bruno … Bruno Morani”. “sum Lumbardian”. Va bé, ma allora provoca!
“Ti ‘t sèt ad Lotta Continua?” Poi mi son ricordato che l’allora vice-presidente della
Alzando la testa dal mio lavoro incrocio uno sguardo che Banca, Avvocato Lucchetti, socialista, era solito, unico
mi fa superare il fastidio di dover parlare ad un collega. in tutta la banca, passare dal mio sportello dicendomi:
Eravamo agli inizi degli anni settanta ed io, entrato in ban- “Moggi, fa‘l brav, va c’ad vöran trá föra!”… e allora
ca nell’ottobre del 1969, sposato con Pinuccia ed impe- mi sono messo a parlare seriamente con lui.
gnato in Lotta Continua, ero ben determinato a non farmi Così è nata la nostra amicizia, con frequentazioni all’inizio
coinvolgere nelle discussioni tra bancari; infatti era più di numerose (principale luogo d’incontro la Cooperativa del
un anno che, pur lavorando in banca, Borgo), poi più sporadiche, ma sem-
limitavo i miei contatti con questo pre intense.
mondo al minimo indispensabile dal Incontri È difficile spiegare questo tipo di
punto di vista professionale. “Bruno, sa fèt chì”. Sono le amicizia; è un po’ come spiegare il
Il resto mi sembrava futile ed irritan- 10.30, mentre esco per anda- ’68 a chi non l’ha fatto: cosa è stato,
te, in ogni caso indegno di qualsiasi re a prendere un caffè, noto, quali emozioni ha suscitato, quante
mia attenzione. Fuori di lì c’era ben alla fermata dell’1 la sagoma speranze, quanta presunzione. Negli
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altro! La persona che mi guardava inconfondibile di Bruno. “Ciàu anni a seguire, paradossalmente,
con un interesse che a me pareva Albe vò a laurá”. “Si, ma mentre io salivo la china di una “car-
fuori luogo possedeva però una di Bruno ien püsé di dés e riera” da predestinato, riversando
quelle doti naturali che si finisce con mésa!”. all’interno del posto di lavoro quella
l’invidiare a chi, magari senza accor- “Tas, di gnént .. iér sira ho smania di riuscire a risolvere alme-
gersene, le porta addosso con una ciapà una stùpa ..”. no qualche problema contingente,
disinvoltura disarmante. Chiamatela “Vöt un café?” se non proprio cambiare il mondo,
simpatia, empatia, capacità di comu- “No, Albe ann’ho ciapà Bruno cominciava a soffrire sempre
nicare o come diavolo vi pare: fatto giamó cinch” “Ciàu Bruno, più le regole di un lavoro che non
sta che da quel momento il muro che as vèdam”. Mi fa un cenno sentiva suo, che non gli dava niente,
avevo eretto tra me e gli altri bancari di saluto, ingobbisce ancor radicalizzando sempre più le sue con-
cominciò a vacillare. Lo sguardo non più – se possibile – e continua vinzioni, fino ad arrivare a definirsi
era ancora quello che sarebbe sta- ad aspettare l’autobus che lo “comunista”.
to poi conosciuto come “alla Bruno porterà a lavorare all’alba del-
Morani”. Non c’era alcun segnale le 11. Ora e sempre Resistenza
di quel disincanto, di quell’ironia, di Le nostre serate nella Cooperativa
quella strafottenza, di quella dolente in Borgo avevano ad un certo punto
consapevolezza che lo renderanno famoso (almeno per subito un processo di normalizzazione. Sostanzialmente
noi). No, allora davanti a me c’era un giovanottone un cominciavano con una mangiata ed una bevuta. Ad un
po’ cresciutello che mi guardava con due occhi sporgenti certo punto della serata arrivavano in cooperativa al-
che sprizzavano entusiasmo, ammirazione, disponibilità cuni ex-partigiani, in genere apparentemente incazzati
con noi. La nostra appartenenza alla sinistra extra-par- nostra città si debba innalzare un grido di dolore e di testi-
lamentare non andava giù a questi dinosauri comunisti. monianza. Detto, fatto. Ci ritroviamo a casa di Bruno per
Le discussioni nascevano da piccole provocazioni subito preparare i manifesti per convocare una manifestazione
accettate, raggiungevano l’apice con di protesta che arrivi al Consiglio
insulti ferocemente reciproci… e fi- Lotta dura senza paura Comunale.
nivano al canto di Bandiera Rossa, Agenzia S. Paolo-Crosio- L’idea autarchica è quella di produr-
l’Internazionale ed altre canzoni par- ne, ore 8.30 di un giorno di re autonomamente sia i volantini
tigiane. In questa sorta di democrazia sciopero: “Pastormerlo vé che i manifesti raffiguranti due rac-
comunista strapaesana trovava posto föra… pòrcu … ve föra ca chette incrociate e grondanti sangue
persino l’inno di Lotta Continua. Urla ta spachi al cü”. Bruno, ar- con un teschio nel mezzo. Nessuna
d’inferno, pugni sul tavolo, lacrime, rampicato sulla saracinesca mediazione con i boia.
abbracci, qualche vomito. dell’agenzia chiusa cerca di Per la produzione dei manifesti Bru-
Alla fine abbracci, pugni chiusi, buona attirare l’attenzione del capo no si è procurato la vernice rossa
notte compagni; e chi ci riusciva tor- agenzia che si è barricato (ovviamente), una pistola a spruzzo e
nava a casa sua. A lungo andare an- dentro a lavorare e fare il i fogli bianchi necessari. Prepariamo
che questo film sempre uguale comin- crumiro. Sembra un orango quindi una sagoma di cartone con
ciava a stancare. Per avere una serata in gabbia che sbatte contro intagliato il disegno delle racchette
un po’ diversa e stare tra di noi, ma- le inferriate. Il capo agenzia e del teschio. Appendiamo i fogli al

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gari a parlare delle stesse cose, ma non apre. muro e cominciamo… Il risultato è
senza l’obbligo di recitare il solito decisamente buono: la vernice, co-
copione, Bruno aveva organizzato la lando sotto la sagoma, produce un
cena in un casolare sperduto in mezzo alle campagne in effetto visivo trucido,ma molto convincente. Peccato che,
località “Aqua Negra”. Fino ad una certa ora tutto bene; una volta terminato l’ultimo manifesto, ci accorgiamo che
stavamo godendoci tranquillamente la nostra serata di li- gli spruzzi laterali hanno prodotto un alone rosso sul muro
bertà quando da lontano si comincia a sentire un vociare bianco della stanza di Bruno … “Brüta ...!” Acquistata
scomposto. Mano a mano che il rumore si avvicinava la una lunga catena a cui ci leghiamo, “indossati” a mò di
dura realtà prendeva il sopravvento: erano loro!! Al canto uomini sandwich alcuni dei manifesti, partiamo per rag-
(si fa per dire…) di “Ecco s’avanza uno strano soldato…” giungere il Consiglio Comunale. L’apporto delle masse, in
facevano irruzione nell’angusta saletta i soliti noti. “Indé questo caso è praticamente nullo; in effetti arriviamo al
cà siv andát a finì. V’um cercà par tüta la sira!” Sal- Comune in uno sparuto gruppetto a capo del quale spic-
ve compagni. Ora e sempre Resistenza. chiamo io, Bruno, Pinuccia e pochi altri, incatenati e bar-
dati di tutto punto. Saliamo lo scalone centrale e ci ritro-
Tennis cileno viamo in Sala Consiglio, con tutto il nostro armamentario.
L’Italia gioca la finale di Coppa Davis di tennis contro il Entrando, cerchiamo di spiegare le ragioni della nostra
Cile di Pinochet. Tutte le proteste e le richieste di non protesta ai Consiglieri e al Sindaco. Lo sguardo assente di
dare una patente di legalità a chi ha ucciso Salvador molti Consiglieri ci fa capire che lì dentro almeno il 30%
Allende cadono sotto la meschina speranziella che final- delle persone non sa neanche chi sia Pinochet, altri sono
mente di possa vincere, con Panatta e compagni, la mitica d’accordo con lui, altri ancora dimostrano fastidio per l’in-
insalatiera. Pavia, Bruno ed io pensiamo che anche dalla trusione. La cosa certa è che tutti stanno con Panatta.
Dopo un breve discorso “Vaca d’un Morani, al sa pü se fà par gnì no a lau-
Il testimone caduto nel vuoto di un fa- rà!”.
Pasquale Mancuso, giovane pretore d’assalto stidio palpabile, Bruno ed
(oggi PM antimafia a Roma) durante un intervallo io prendiamo le nostre ca- Il Direttore
del secondo processo intentato dalla banca con- tene, i manifesti grondanti Se c’è stato uno che aveva capito quanto poco Bruno
tro Bruno: “Moggi, ma lei cosa fa, il testimone di (la vernice non aveva fatto avesse a che fare con la banca, questo è stato il direttore
professione??” in tempo ad asciugare) e generale. Completamente incapace non dico di compren-
ce ne andiamo maledicen- dere, ma anche solo di sopportare i comportamenti di Bru-
do la classe politica loca- no, ha fatto di tutto per buttarlo fuori, facendo in fin dei
le, l’ipocrisia nazionale, la tirannia cilena … e la vernice conti, quando c’è riuscito, il suo bene… a prescindere!
alla nitro che si appiccica dappertutto. Gente come Bruno, che sfuggiva ad ogni suo controllo
Ferie e malattia perché viveva sostanzialmente in un’altra dimensione,
In una intensa giornata dei primi di luglio vedo girare l’an- lo lasciava sconcertato; la sostanziale ingovernabilità di
golo il Rag. Gandolfi, capo del personale. Faccio finta di Bruno lo sgomentava; più che un impiegato un po’ recal-
non vederlo ma lui punta decisamente su di me. “Moggi citrante ha finito con l’apparirgli come il nemico da abbat-
cam dàga da trá, cag vöri fá vèd una roba”. Si? tere, l’incarnazione di tutti i mali della categoria.
“Cal guarda chi che roba al m’ha mandà al so amis Bruno, a dirla tutta, non se ne accorgeva nemmeno. La
Morani”. Mi porge un foglietto spiegazzato; cerco di leg- sua vita si svolgeva ormai su di un altro pianeta: prima
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gere… è scritto in turco. Al centro della pagina, unici ca- quadri, poi musica, insieme protezione civile e impegno, il
ratteri leggibili: “15 gg”. Mi vien da ridere, ma alzando gli tutto condito con una salsa di irritante menefreghismo di
occhi vedo l’espressione costernata del Rag. Gandolfi e fronte ad ogni richiamo. La sua immagine accompagnava
mi trattengo: “A mi ‘m par un certi- puntualmente questa sua evoluzione: i
ficát ad malatia” rispondo cercando Il film capelli crescevano, la barba cresceva,
di restare serio. Lui mi guarda deluso Agenzia 21 Borgo Ticino. Il i suoi fini lineamenti venivano pro-
di non essere perlomeno compatito. capo agenzia viene contatta- gressivamente coperti da una duplice
In effetti Bruno, contando sulla clau- to dalla produzione di un film cascata sempre più grigia e sempre
sola contrattuale che prevede la so- per ambientarvi le scene rela- più lunga. Questo aspetto esteriore,
spensione delle ferie in atto, nel caso tive ad una rapina. Dopo un più di ogni scelta ideologica ha influ-
di sopraggiunta malattia, è andato in primo sopralluogo, il regista ito sul giudizio del direttore generale.
Turchia, ha trovato un medico com- si avvicina al capo agenzia e Nella società dell’apparenza questo
piacente ed ha spedito l’ormai famo- dice: “Va tutto bene, però mi esempio di rottura con una tradizione
so certificato. dovete sostituire quell’impie- consolidata rappresentava il massimo
Dopo uno splendido mese sulle rive gato allo sportello, altrimenti insulto. La nostra obiezione che non
della Turchia meridionale, sarebbe non si capisce bene chi è il abbiamo mai conosciuto un criminale
tornato ed avrebbe ritrovato intatti bancario e chi è il rapinato- senza cravatta cadeva puntualmente
i suoi 15 giorni di ferie. Negli occhi re”. Bruno alza lo sguardo e si nel vuoto. Questa capacità del diret-
di Gandolfi leggo più che la rabbia e mette a ghignare scrollando il tore generale di odiare una persona
l’impotenza, ormai sbollite, una sorta testone. in un modo così viscerale lo avrebbe
di malcelata e divertita ammirazione. portato, dopo qualche anno, a contatto
Regali
“Ciau Albe t’ho purtà un re-
gal dala Turchia”. Apre un
con altre persone (troppe) da odiare, fagotto e mi mostra una serie a Pavia, le austriache,accompagnate
alla morte. Sulla sua tomba Bruno ha impressionante di coltelli bel- da un maschio francese chiaramente Friuli Galeotto
sempre idealmente posto un mazzo di lissimi ed enormi. esasperato, avevano finito con l’infi- “Luis, indé c’l é
fiori in segno di ringraziamento. “Sernisa ti”, mi dice. “Si ma larsi nella stretta Via Calchi, andan- ‘l Bruno?” “Ciau
Bruno, s’am ciapan in gir dosi ad incastrare tra le macchine Moggi, al m’ha
L’autobus color del sole cun t’un rob insi am portan parcheggiate. Il francese, pesan- dit c’l andava in
Ore 1.30, sto tornando da una riunio- in via Romagnosi”. Scelgo il temente apostrofato dalle ragazze, Friuli”. “Chi ien tüti
ne di Verdi organizzata a Como. Sono più piccolo, col manico di osso aveva finito con il rompersi le balle ed incasà parché l’ha
stanco, ma ormai sono pressoché ar- piuttosto grezzo, una lama di aveva piantato tutti, compreso il bus dit gnént”. “Mah, al
rivato. Giro l’angolo tra Corso Garibal- dieci centimetri. Mi guarda bloccato in mezzo alla strada. Per for- mà dit c’l ha cunúsú
di e Via Foscolo, a 50 metri da casa disgustato della mia scelta… tuna, attirati dal frastuono (i malevoli una friulana…”.
mia e… improvvisamente mi si para “Albe ma va da via al cü, dicono dalle bionde ragazze…), un “Ades ag rangia lé
davanti, in contromano, un autobus va…”. gruppo di avventori di Spazio Musica la gamèla”.
arancione. Porco Giuda, ho pensato, guidato da Bruno era uscito per pre-
stavo già dormendo e non me ne sono stare il loro aiuto. L’autobus, alla cui
accorto. Nel sogno l’autobus era guidato da Bruno. Però guida si era subito messo Bruno, era stato disincagliato
faceva troppo freddo per essere in un sogno… e poi le spostando a forza di braccia le macchine parcheggiate
“madonne” che sentivo erano troppo realistiche. (alcune portano ancor oggi i segni dell’operazione). Arri-

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“Bruno, sa fet lì??” Alla guida del bus c’era davvero vati però alla fine di Via Calchi occorreva fare due curve
Bruno, il quale, bestemmiando dentro fuori il finestrino mi di 90 gradi contromano per sbucare finalmente in Corso
fa: “Guarda ca so dre fat un piasé a tì, néh”.”Ma ti Garibaldi. E lì le cose si erano complicate perché tra le
tsè bon da guidà cal rob lì?” “Oh, la Madona, vöt ca macchine parcheggiate e gli angoli da superare lo spazio
sii no bon?”. Quel che era successo in precedenza mi è era veramente poco. A quel punto io stavo arrivando e
stato poi raccontato. Nel tardo pomeriggio doveva arriva- le “madonne” salivano al cielo. Le automobili sono state
re a Pavia un gruppo di 5 ragazze austriache che a Milano tutte spostate contro i muri, al grido di “Vün, du, tre,
avevano portato alcune auto a pannelli solari e un pullman via” il bus ha eseguito un centinaio di manovre, ma alla
su cui era montata una cucina che funzionava a pannelli fine, cioè intorno alle due e mezzo di notte, il bus riposa-
fotovoltaici. Volendo approfittare dell’occasione avevamo va parcheggiato davanti alla scuola Boerchio.” Alberto
chiesto loro di fare un salto a Pavia per una dimostrazio-
ne in Piazza della Vittoria il giorno dopo. Arrivate però

Lele, cioè Daniele Moggi, figlio di Alberto e Pinuccia. Lo spirito ribelle e la voglia di cambiare il mondo ce l’aveva nel
Dna. Veniva a Spazio con i suoi amici più cari: Francesco (suo cugino) e Luca in testa.
L’ultima sera, tra una birra e l’altra, tra una battuta e l’altra, mi aveva parlato del suo nuovo lavoro: insegnava ad un
corso per giardinieri o qualcosa di simile. “Ma allora siamo colleghi!” gli avevo detto ridendo: lui era quanto di più
lontano dallo stereotipo del “docente”.
Pochi giorni dopo un aneurisma lo ha stroncato: era il 1999 ed aveva poco più di 20 anni. Il 5 maggio a Spazio un
concerto a lui dedicato: ciao Lele!
Angelo Zorzoli Bruno era “la” generosità. Bruno poteva dire o fare qual-
siasi cosa: io stavo sempre dalla sua parte. Ancora oggi
“Lavorare meno, lavorare tutti”: pare che questo famoso mi stanno antipatiche delle persone solo perché a lui sta-
slogan degli anni Settanta lo sconvolgesse (così dicono vano antipatiche.
alcune malelingue del suo entourage). “Ma come... la- Bruno aveva il diritto di essere com’era, anche perché
vorare tutti?! Non sarebbe meglio: “Lavorare... gli altri lui a me non ha mai negato il diritto di essere com’ero e
...”?!.” (E difatti mi ha fatto marcire per consegnarmi le come sono.“ Angelo
quattro righe che seguono! n.d.r.). E pensare che gli è toc-
cato diventare l’Assessore Comunale (all’Ecologia) il più Diego Vallati
gettonato, quello che ha lavorato di più e meglio. Non lo
dico io che sono sua amica ma lo attesta un’indagine che Amico prima ancora che collega di lavoro di Bruno (anche
l’Università ha svolto in città all’inizio del 2004. lui un bancario “alternativo”), a nome dell’Associazione
Che fosse anche il più simpatico, oltre che il più bello era Pavia Città di Re, ha addirittura proposto Bruno per l’as-
da tempo storia nota. L’inizio della sua amicizia con Bru- segnazione delle benemerenze di San Siro. La lettera è
no si perde nella notte dei tempi. Si facevano sempre un uscita sulla Provincia Pavese in data 7-10-2002.
sacco di complimenti a vicenda.
Tra le tante passioni comuni (la politica in primis) c’era
anche il gusto del mangiar bene: entrambi cuochi creativi. “Il 18 marzo scorso Bruno Morani se ne è andato.
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Insieme avevamo concepito qualche anno fa, in una sera Per anni Spaziomusica, il locale creato e gestito in-
in cui nessuno dei tre era proprio sobrio, il progetto per la sieme alla moglie Daniela, è stato luogo di ascolto di
nostra vecchiaia: SPAZIOSPIZIO: pensioni messe in co- grande musica, anche a livello internazionale, e pun-
mune / vita insieme, ma con privacy garantita / massag- to di riferimento per tante giovani band agli esordi.
giatori neri e massaggiatrici filippine per la fisioterapia / Non è il caso qui di dilungarsi in elogi (anche perché
viagra libero e gratuito / Slow food in cucina / il vino, solo il tipo non gradisce molto i complimenti), ma è indub-
quello consigliato da Gianni Mura / il rock, quello giusto, bio che siamo in molti ad essergli grati.
come colonna sonora / e le gite con soggiorno negli SPA- È per esprimere questa gratitudine che desideriamo
ZIOSPIZI in franchising sparsi per il mondo ... proporre l’assegnazione della Benemerenza di S. Siro
2002 a Bruno Morani.
“Non ce la faccio, cazzo, Daniela! non ce la faccio a par- Occorre approfittare della sua assenza, altrimenti,
lare di Bruno! Io Bruno non l’ho conosciuto; noi ci siamo... pare già di sentirlo: “Ma andè a…” pardon,“ Ma
“incontrati”. Ed abbiamo continuato ad incontrarci, anche siete matti?!”.
senza mai cercarci perché era logico, era inevitabile che Poi, però, ne siamo sicuri, se la riderebbe sotto i baffi
fosse così. Ed ogni incontro era una festa. Era come se ci (e la barba), divertito e compiaciuto. È quello che for-
conoscessimo da sempre, fin dalla prima volta, con Alber- se sta facendo in questo momento, là dove si trova.
to Moggi quando, scoperto che eravamo lui impiegato di A noi, invece, piace pensare che ancora una volta ci
banca ed io operaio, ci siamo detti: “cun q’la facia lì” e abbia preso in giro e che verrà lui stesso a ritirare la
siamo scoppiati a ridere. sua Benemerenza.
Un modo comune di stare al mondo. Non c’era bisogno Diego Vallati: Associazione Pavia Città di Re
di tempo e di parole. Bastava sapere che l’altro c’era.
Sergio e Vittoria po’ d’ordine in quella brigata di sciamannati. Fu una lotta
dura per la Bonazza ma, alla fìne, riuscì quasi a spuntarla.
Ci si conosce da una vita. In comune l’amore per la politi- Poi ci fu il terremoto in Irpinia e Morani, sempre presente
ca, per la musica e per il buon vivere. È Sergio, il “grande nelle catastrofi naturali, partì. Ci telefonava ogni giorno
vecchio” del Blues a Pavia, che ha avuto l’idea di utilizza- per raccontarci delle feste che facevano la sera e per in-
re quel capannone di fronte alla sua officina per farne un caricarci di mandare i fiori alla sua Dani: 30 rose rosse il
locale di musica dal vivo. Così è nato Spaziomusica. Con giorno del suo trentesimo compleanno...
Sergio e Vittoria ed un gruppo di sciamannati abbiamo Di serate storiche a Spazio ce ne sono state tante: dai
condiviso la fase avventurosa, difficile ma entusiasmante Carnevali ai concerti Blues. Come dimenticare Koko
dei primissimi anni di Spazio. Taylor, Luisiana Red, Matt Guitar Murphy, Carey Bell, o il
grosso bassista Julius Farmer...
“Quando ci siamo conosciuti (tanti anni fa) ci siamo subito E Chico Hamilton: dopo una serata memorabile l’abbiamo
presi in simpatia, che poi si è tramutata in profondo affet- accompagnato alle cinque del mattino al suo furgone in
to. Era appena passato il terremoto in Friuli (dove Bruno piazza Petrarca tra baci ed abbracci, come se ci conosces-
aveva conosciuto la sua Bonanni) e tutti i venerdì sera, simo da sempre ...
prima di partire per raggiungerla, passava dal negozio a Vittoria Dellavalle e Sergio Ferraboschi
salutarci. “Ndà vet, Muran?” e lui, sbuffando perché vo-
leva fare il duro, ma con gli occhi che brillavano “a truà

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la fìoela“. In quel periodo noi avevamo grossi problemi Blues: ”E cosa credi che fossero gli spiritual, i blues e tut-
esistenziali, chi ci dette una mano a superarli? Muran. to il resto, se non il nostro inno? E come credi che allora
Ci accolse in casa sua per più mesi. Da quel momento, avrebbero potuto resistere i negri delle piantagioni?
in parallelo a Lotta Continua, riuscimmo a fondare Festa Si sarebbero suicidati tutti se non avessero ascoltato
Continua.. Tut a cà ad Muran a fa baldoria. Era bravissi- questi canti. Ecco, soltanto questo è il Blues” .
mo a cucinare; da lui abbiamo apprezzato il risotto con Louis Amstrong 1970
le fragole e tanti altri piatti che lui si inventava. Ricordo
una mangiata di pasta e fagioli: al Guerrino (Mantovan)
era scappato il coperchio del “pivaroe”, ma non ci aveva
detto niente. E l’abbiamo mangiata lo stesso, anche se
era impossibile perché, per noi “disastrati di sinistra “il
proverbio “O mangi la minestra, o salti la finestra“ era
pura verità.
Non parliamo poi delle quantità industriali di vino. Noi ci
mettevamo del nostro con i bottiglioni di Barbera dell’Ol-
trepò, la Bonazza, da buona furlana, ci procurava ottimi
vini (Traminer e Cabernet) della ditta “La Valentina” dei
fratelli Fantin, gente del suo paese, Casarsa della Deli-
zia (Scasazza, come diceva Sergio). Per fortuna nostra
la furlana decise di stabilirsi con noi in casa del Bruno
e, da buona maestra, cominciò a tentare di mettere un
Il Ginato buffo da far scoppiare tutti a ridere.
Anche a Daniela toccò ridere, ed allora il sorriso di Bruno
Da anni vive a Milano. Spazio è stato per lui l’opportunità si fece ancor più soddisfatto...
di ritrovare gli amici, Plinio e Vincenzo in testa, e per noi Ciao Daniela, ciao Bruno.
quella di conoscere Fedora, sua moglie, una compagna di Fedora Ramondino e Roberto Ginato
quelle serie. È lei che ha scritto. Confermo che quello che
racconta è tutto vero!
Marta & Cifu
“L’impatto con Spazio, nonostante la luce bassa del bar
ed il buio sopra i tavoli, è stato in realtà botta di luce e Massimo Caffi, l’accordatore di pianoforti. Un amico di
di calore. A me, che venivo da Milano, abituata ai grandi quelli “storici”. Per noi c’era sempre. Sguardo stralunato,
spazi dei concerti o dei centri sociali, quel piccolo grande battute taglienti in stretto dialetto pavese che rimbalza-
posto dava subito l’impressione che qualcosa di “vero”, vano contro quelle di Bruno. Al suo fianco Marta, sua leg-
di “vivo” e, se vogliamo, di “strambo” si muoveva ancora giadra compagna.
con l’emozione. Ed anche ogni oggetto o foto appesa a
quei muri dava emozione e senso di “vita vissuta al posto “Ci sono alcuni motivi per cui, anche quando si sente par-
giusto al momento giusto...”: dalla foto del Liga al quadro lare di un Bruno qualsiasi, a me ed a Massimo capita di
del Che, dalla bandiera del Bruno ai sorrisi in bianco e pensare immediatamente, all’unisono e senza esitazione,
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nero di Daniela. all’irripetibile Bruno Morani.
Il sorriso e la vitalità di Daniela contrastavano con i gesti Motivi diversi in quanto io lo conobbi nella mia adole-
lenti e lo sguardo intenso del Bruno. Si andava incontro a scenza tramite la frequentazione di Spazio Musica men-
Daniela sempre senza esitazioni, il Bruno invece bisogna- tre Massimo, in circostanze a me ignote, lo conobbe circa
va prima “studiarlo” da lontano. Ricordo una sera, prima trent’anni fa. Tuttavia qualcosa ci unisce nel sorriso che ci
di in concerto dei “ragazzi” (i Long Horns): eravamo duran- affiora naturalmente quando ricordiamo una sera d’estate
te il governo Prodi (mai rimpianto, posso dirlo?). Il Fausto particolare, una sera in cui persi una imbarazzante scom-
nazionale, dicasi Bertinotti l’aveva fatto cadere inevita- messa che vedeva come riscossore del caso il poi mai
bilmente e rovinosamente. La Daniela era inviperita e in- ricompensato Bruno. Eh sì, perché il “debito” che avrei
cazzata come non l’avevamo mai vista; non smetteva un dovuto pagare, il contrappasso che la dura legge della
secondo di sputare veleno contro Fausto e il suo partito. sconfitta mi infliggeva era una “prestazione sessuale“.
E non stava mai ferma: continuava, con gesti meccani- Al concerto di Elio e Le Storie Tese in quel di Cava Manara
ci, a strofinare i tavolini del bar ed i posacenere come scorreva birra mista al consueto imperversare di zanzare.
un’ossessa. Non la fermava più nessuno: più strofinava I pezzi si susseguivano trascinando le folle... Nell’allegria
e più inveiva... Ad un certo punto si materializza dietro di generale io e Massimo incontrammo Bruno e Daniela e ci
lei il Bruno. Alto, magro, calmo, un sorrisetto sarcastico, fermammo a godere insieme a loro di un po’ di buona mu-
anzi proprio da stronzo e, piano piano comincia a ripetere: sica. Ad un tratto gli Eli attaccarono un pezzo riarrangiato
è amareggiata, la ragazza è amareggiata...! Sarà perché rispetto all’incisione originale....
nessuno s’aspettava la sua presenza lì dietro, sarà perché Massimo:”Questo è ‘Servi della gleba’!” Io: ”Ma va, cosa
il contrasto tra l’incazzatura di Daniela ed il calmo sarca- dici, non è mica ‘Servi della gleba’... sarà un pezzo nuo-
smo di Bruno era troppo, troppo forte ... risultò tutto così vo.” Massimo: ”Ma sì, ascolta, non senti il giro armonico?
È riarrangiato ma è ‘Servi della gleba’” Io: ”NO CHE NON “Se i termini di generosità ed altruismo non fossero già
LO È !!!!!” Insomma la diatriba non sembrava affievolirsi definiti, si potrebbero chiamare con il nome di Bruno. In
tanto più che la intro musicale andava per le lunghe e non lui queste due qualità, aggiunte ad una grande sensibili-
chiariva, anzi, alimentava i dubbi sollevati nell’arsura del tà, si fondevano e trovavano perfetta espressione. Bruno
malsano, insettivoro campo sportivo. Ad un tratto uno dei la generosità ce l’aveva nell’animo; era così verso qualsi-
consueti lampi di genio del mio moroso: “Va bè, se sei asi persona, indipendentemente dalla profondità o meno
così sicura scommettiamo: sentiamo come attaccano il del rapporto di amicizia.
pezzo e se hai ragione tu io fornirò “prestazione sessua- Bruno era un amicone, un giocherellone, un amante del
le” a Bruno, se hai torto toccherà a te.” vivere, mai banale e tanto meno superficiale. In tanti anni
La scrittura così fatta del dialogo non rende bene l’idea di amicizia ho constatato di persona, anche in momenti
ma vi assicuro che nel suo complesso lo svolgimento dei per me difficili, che Bruno era sempre presente e disponi-
fatti risultava alquanto ameno... c’è anche da dire che, in bile ad ascoltare i miei sfoghi, trasformandosi da amico in
verità, quella scommessa non era poi una gran scommes- confidente e consigliere.
sa, ma, certa di poter evitare il pagamento in natura in Mentre scrivo queste righe ho davanti agli occhi la sua
caso di disfatta, accettai. faccia che assume uno sguardo serio, a tratti indagato-
Come aveva reagito il Bruno? Inutile spiegare per filo e re, come a voler sottolineare che ascolta con attenzione.
per segno il gergo dialettale del suo intervento a chi lo Sono tante le cose, anche molto serie e personali, delle
conosce. Per i novizi, mi limiterò comunque ad una cita- quali ho parlato con lui, io che, per pudore, sono abbot-

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zione concisa ma, credo, sufficientemente illuminante: tonatissimo. Ma sapevo di poter contare sulla sua discre-
“Mi, sa gh’è da picat’l sum sempar d’acordi”. Conclusio- zione, oltre che sulla sua amicizia.
ne: persi vergognosamente la scommessa ma non saldai Amicizia durata 26 anni. La discrezione Bruno l’ha mante-
il debito nonostante gli imbarazzanti strattoni che il mio nuta anche nei momenti difficili della sua malattia: aveva
moroso mi dava nel bel mezzo del concerto per indurmi a pudore di parlare delle sue sofferenze e del suo dolore:
pagare pegno all’illustre vincitore. D’accordo la scampai, questo era un problema esclusivo di Daniela che, da sola
ma non mi dimenticherò mai la frase di saluto che il Bru- e con tanto coraggio, è riuscita ad affrontare quei mesi
no usava immancabilmente da quella sera tutte le volte terribili, assistendolo e curandolo con amore e dedizione
che ci incontrava: “PAGA I PUFF!!!”. Marta & Cifu totali. Leopardi dice “L’uomo non è mai ridicolo, lo diventa
solo quando vuole essere o sembrare ciò che non è”: Bru-
Amer Abdalla no era sempre se stesso, non aveva miti, idoli, anzi era un
dissacratore, coerente fino in fondo.
Sono passati quasi trent’anni da quando ha lasciato la Con la sua scomparsa non ho perso soltanto un amico
sua martoriata terra d’origine: l’Eritrea. fraterno, ma molto, molto di più. Purtroppo la natura è
Diventato ingegnere, ma rimasto lo stesso spirito ironico stata poco generosa con lui, non gli ha concesso di avere
ed arguto di sempre. Poliglotta per natura, oltre che per una vita lunga, ma di viverla come lui l’ha voluta, questo
scelta: gli manca solo il dialetto pavese. “Non lo so par- sì, ne sono sicuro. Sono le cinque del mattino. E me lo
lare, ma lo capisco bene. Soprattutto se è una donna a vedo davanti. Me lo vedo, mentre noi ci danniamo a scri-
parlarlo...!” E mentre lo dice si allarga in un sorriso. vere di lui, sorridere dall’aldilà e scuotere la testa come
Amer: al mio fianco anche durante la terribile, ultima not- per dire: “ma guarda questi quanto sono scemi?!” Ciao
te di Bruno. Bruno! Amer
«Ci sono cose che ci sono, ma non si vedono …» di vita. Avrei potuto prendere i voti.
Gabriele Albanesi: Mi avrebbe capito, dandomi del pirla!
artista geniale …il volto di Bruno, sotto la barbaccia, per esempio: Si parlava di pittura, di musica…
e super-maestro voi non l’avete mai visto…io sì! E qualche vago accenno a deliziose scorribande…
di scuola elementare. D’altronde anche la tornitura del mento rasato da prima repubblica.
Anche lui della di Marx non è passata alla storia. E il piacere di dire cazzate in modo “consapevole”,
generazione contro. Mi dispiace per voi, perché vi sono sfuggiti di non affrontare “volutamente” argomenti seri…
Di Bruno amico alcuni di quei piccoli particolari, è stato il nostro modo
da sempre. impercettibili segni espressivi, per non confessarci niente, avendoci già detto tutto…
Frequentavano leggeri cenni fisionomici che appartengono alla dolcezza Come una notte, tanti anni fa,
Brera & artisti del sorriso di Bruno e che invece inesorabilmente quando sentii bussare alla porta.
ed organizzavano rimangono nascosti dall’ispido pelo, come dire?, Pavia. Piazza della Vittoria.
mostre. ideologico e anarchico… Entrò nella mia topaia, mi disse di andare a cagare
e si buttò sul mio letto. Affranto.
Devo tornare indietro di almeno un quarto di secolo… Aveva lottato con qualcuno.
Emilio Vedova Andai a rifugiarmi dalla morosa.
Ho sempre avuto invidia di questa dolcezza, Tanto per dire “morosa”.
di cui so per certo Sapevamo di cosa avevamo bisogno.
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aveva sommo pudore: è riuscito, Senza bisogno di parlare.
con la complicità del pelo, Il giorno dopo aveva preso una delle sue decisioni.
a trasformarla in sottile ironia, abbozzo compassionevole Con la stessa determinazione deve aver deciso
ma anche, secondo i casi, ghigno ironico, di lasciarsi crescere la barba. Tanto peggio per Marx!
come pure sghignazzo, E tanto peggio per il suo sorriso dolce,
risata ipertrofica, presa per il culo e, nei casi più meritati, che ho poi imparato a indovinare… e che ho visto sparire,
giudizio finale, assoluto e definitivo… sotto la piega amara della vita…

Ma quel sorriso, “quello”, non l’ho più visto… «Ci sono cose che ci sono,
Raphael Alberti E mi manca. ma non si ha voglia di vedere…»
«…e cose che si vedono, ma proprio non ci sono!»
…come i nostri entusiasmi di giovani uomini, Non ci crederete. Io a “Spaziomusica”
che vedo ogni giorno passarmi davanti agli occhi, sono entrato in pochissime occasioni.
fin dai tempi dell’assassino Pinochet, Un’altra cosa che c’è, ma che non ho quasi mai visto…
dei comizi di Almirante, Capiscimi, compagno!
delle cene con i pittori… Lui non mi è mai venuto a trovare, in studio.
La complicità tra me e Bruno era seconda Che due teste di cazzo!
forse solo a quella
che fermentava tra lui e la sua Daniela: « Ci sono cose che non ci sono più, ma che vorrei vedere
ci si incontrava spesso, ancora una volta…».
ma nessuno chiedeva all’altro informazioni Gabriele Albanesi
Amici dal lungo passato
Francesco Ricevuti e Bruno Morani
“I Ministri del Regno” 1959-60 Palio dell’oca

Foto d’epoca: Pavia, inizio anni sessanta
Gli amici di Bruno da lunga data, pavesi doc, come Gian- da ottima cena preparata da mia sorella ed abbondante
ni Puglisi e Gianfranco Ventricelli, Angelo Moro (lui beveraggio. Tutto bene, ma ci voleva una trovata in più
con Bruno gestiva una Galleria d’Arte) che, accomunati per divertirsi: “Fioeu, sa fuma?”. A Bruno venne in mente
dal grande amore per la musica, a Spazio venivano spes- di organizzare uno streap-tease! Poco prima della mezza-
so per i concerti. Massimo Bardotti (fratello minore di notte comparve così nella sala la “nota streap-teaseuse
Sergio): è a Spazio, tanti anni fa, che è nato il grande Jocelyn Soch-mel”. Tutti ad urlare: Bèla gnoca! Un succes-
amore tra lui e la Billy. E ancora: Cecco Ricevuti e sone: uno streap-tease degno, ma forse anche superiore,
Nando De Martino. Questi i loro ricordi. a quello che all’epoca facevano le più note spogliarelliste
(Dodo D’Amburgo compresa). Finita la rappresentazione
Cecco Ricevuti Bruno si lavò, si tolse il cerone e si vestì normalmente per
partecipare alla cena. Tutti quelli che non sapevano della

Foto G. Chiolini-Pavia
“Da bambini Bruno ed io abitavamo a non più di 150 metri sua performance non credettero che fosse stato lui la star
di distanza. Quasi gemelli: io nato in ottobre, lui in novem- della serata, ma una professionista vera!
bre, anno 1943; la vita quindi è iniziata insieme. Qualche anno dopo, sempre a Capodanno, Bruno scappò
Sino alle scuole medie siamo stati compagni di scuola e da Bologna, dove faceva il militare, giusto il tempo di farci
tante volte anche di banco; non proprio scolari modello, riavere dalla sorpresa, mangiarsi un piatto di risotto fat-
anzi du malnàt, diciamo “dotati di una spiccata personali- to da mia sorella e riprendere il treno e ripartire. Era lui:
tà”, sempre insieme, dentro e fuori la scuola.. In seguito, Bruno era così!
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anche se le strade dello studio e del lavoro si sono diversi- I spagnulèt: “Come fanno a piacervi le arachidi? C’è da
ficate non ci siamo mai persi di vista, ma abbiamo sempre mangiare e sputare in continuazione!!” diceva Bruno. Per
coltivato l’amicizia e la stima reciproca. Ed insieme quante forza che non gli piacevano: le mangiava tutte intere, gu-
ne abbiamo combinate! scio compreso!
1958: il “Corteo Storico” per il Palio dell’Oca. Bruno ed io Vespisti contro lambrettisti: Bruno: Vespa 125; Alberto
eravamo i “Ministri del Regno”, vestiti con lunghi ed ampi Pazzaglia (“Polpa”): lambretta.
abiti rossi e con due magnifiche parrucche bionde. Belli Facevamo le gare a Ticino. Bruno una volta finì a gambe
da vedere. Non potevamo farci mancare beni di confor- aperte contro un palo! O Signùr, che dulùr! “Bruno, come
to essenziali: quatar papon ad barbera ben nascosti: ce va?” gli chiesi qualche giorno dopo.“ Tas, di pù gnent! Per
li invidiavano tutti! Obiettivo vero era quello di mettersi fortuna l’ho messo in prova ieri sera: funziona tutto come
in mostra per “tastà i fiulèt”! ricordo ancora... quella con prima!” Potrei raccontare molto altro, ma basta questo
le tette tanto sode! mi pareva di toccare il Paradiso. Ca- per dare l’idea dell’estro, dello spirito goliardico e della
podanno 1964: via i miei genitori avevamo organizzato grande, vera amicizia di Bruno.
una festicciola in casa come si usava allora, confortata Ciao caro amico Bruno, Cecco
Nando De Martino

La nebbia dalla Minerva avanzava su Corso Cavour verso
il Demetrio, le beole del selciato e le rotaie del tram luc-
cicavano per l‘umidità. Sotto i portici della Varesina trovai
il Bruno: stava mostrando i rudimenti della boxe francese
appresi da poco in una palestra. Bruno, il fratello minore
di Silvio e Rino, l’ultimo dei Morani. Il pensiero vaga lon-
tano nella memoria: Torti, Tacconi, Sacchi, Cristiani, Rice-
vuti, Cazzola, Pazzaglia, Barone... tutti, chi più chi meno,
frequentatori dell’Oratorio del Carmine. Noi i bambini,
loro i grandi. Passano gli anni, si stava tutti insieme, nel-
la stessa compagnia. Ci divertivamo molto. Eravamo, in
senso buono, dei mattacchioni: ci piaceva fare gli scherzi,
ridere e far ridere. Storie memorabili. Come quando, ad
ogni inizio d’Anno Accademico ma anche in altre occa-
sioni, salivamo sulla statua del Regisole in piazza Duo-
mo per lustrare le palle del cavallo. Bruno una volta si

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era messo a far finta di essere “culo” (gay). Aveva inter-
pretato così superbamente la sua parte che alla fine la
fanciulla da lui ambita, alle sue prime avances, gli aveva
detto: “Non agitarti così, tanto si capisce bene che ad
uno come te le donne non interessano”. Ad una festa di
Capodanno Bruno si presentò vestito in frac: quella sera
era un figlio di ricchi che, in seguito ad un bruttissimo
incidente, aveva dato fuori di testa. Io lo accompagnavo
in veste di domestico-infermiere, pronto ad intervenire e
contenere eventuali intemperanze. Recitammo così bene
che, alla fine, due ragazze si misero perfino a piangere,
commosse dallo strazio di vedere un giovane di belle spe-
ranze, abbruttito e reso negletto dal male. Una volta gli
fu prestata una moto Guzzi per portare in camporella una
studentessa americana di cui era follemente innamorato
(allora c’era un proficuo scambio tra l’università di Pavia e
studenti - soprattutto studentesse - americani). Tornò con
la schiena martoriata dalle zanzare e dai tafani, stramale-
dicendo la ragazza che tutto aveva concesso dalla cintola
in su, negando caparbiamente il più ben succoso frutto Capodanno 1962:
Bruno in frac
dalla cintola in giù.
Molto altro è successo, ma i ricordi sono lacunosi: da te di avere, da chissà quanti anni, una brutta epatite. Le
giovani si è impegnati a viverle le cose, non si pensa di cose precipitano ed il suo fisico, un tempo rotto ad ogni
fissarle nella memoria per poterle raccontare da vecchi. strapazzo, improvvisamente comincia a cedere. L’ultima
Passano gli anni e, come dicono (ipocritamente) i benpen- volta che ci vedemmo fu in una stanza d’ospedale: un’at-
santi ci si trasforma, si matura (ma non tutti accettano mosfera irreale, il Bruno, visibilmente, faticava a vivere.
una vita piatta ed oscura). Come succede ai più, anche La sensazione era quella che, nonostante il sole, la neb-
Bruno si sposa. Scompare dalla circolazione, entra in ban- bia invadesse piano piano la stanza. Me ne andai, incapa-
ca: tutto casa e lavoro. Per degli anni, finché un giorno ce di pensare. Poche ore dopo anche lui se ne andò. Ciau
molla tutto, esce di casa senza più far ritorno. gnola! Nando
Tremando la terra in quel del Friuli il baldo Bruno approda
in quei lidi per dare aiuto ed ivi incontra, inaspettatamen- Nerina Silvestro De Martino
Nando De Martino te, una ragazza, Daniela, con cui inizia un dialogo così
costruttivo al punto di sposarsela. Come sua consuetu- Di Bruno avevo sempre sentito parlare da Nando, mio
dine, qualche volta la stramaledisce (in senso buono: le marito, suo amico da una vita; delle loro avventure, della
sue sfuriate non portano rancore) però con lei riesce a baldoria, delle matte serate di quand’erano giovani.
creare un rapporto ricco d’amore, di umanità, di compren- Bruno e Daniela li ho conosciuti solo negli ultimi anni
sione umana e di rispetto. (“La mandi da via al cù, ma l’è della loro bellissima unione. La mia vuole essere una te-
tropa bona”). Apre, insieme ad altri amici, Spaziomusica: stimonianza di stima e di affetto nei loro confronti. Io ho
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un locale all’avanguardia, dove ci si trova per ascoltare un figlio, Federico, con un grave handicap: per questo mi
concerti od anche semplicemente per bersi una birra e occupo di solidarietà verso tutti i soggetti più sfortunati.
stare tra amici. È lì che ogni tanto ci rivediamo: Bruno ed “Siamo gli amici di chi non ha amici” come ha detto don
io, i mattacchioni di sempre e, come sempre, amici. Enzo Boschetti. E voglio ringraziare Bruno per la sua ge-
Una sera sul palco, stanno cantando due graziose ragazzi- nerosità, per il bene che ha fatto a me ed ai miei ragazzi
ne: bocche spalancate, denti scintillanti e protési, lingue del Centro Socio Educativo “Il Tiglio”.
sinuose che scandiscono la musica: impossibile rimanere Mi ha aiutato ad organizzare “Solidarietà sotto le stel-
indifferenti! Ne parlo con il Bruno e lui, ridacchiando, mi le” al Mulino della Frega che Carlo Vercesi aveva aperto
confessa che nel locale più d’una gli ha ispirato i miei quella sera apposta per noi: i nostri ragazzi insieme alle
stessi, peccaminosi pensieri. Poi quella del “pesce-den- famiglie, agli educatori ed a tanta altra gente, tutti uniti
tiera”. Il Bruno, nei Caraibi per lavoro, mentre nuota dagli stessi valori. Ed anche la serata al Teatro Fraschini a
sott’acqua, sovrappensiero, apre la bocca: la protesi den- sostegno dell’Associazione Sclerosi Tuberosa con Tambu-
tale che gli aveva installato pochi mesi prima comincia ad relli (sempre disponibile) e Tullio De Piscopo che, oltre ad
inabissarsi compiendo lente evoluzioni. E lui, resosi con- essere un grande artista, si è dimostrato persona genero-
to di quello che sta succedendo, con poderose bracciate sa e di rara sensibilità.
scende rapidamente a recuperare un oggetto che gli era E poi con mia figlia Michela: Bruno, come un papà af-
indispensabile per poter mangiare e per poter tenere una fettuoso, l’ha portata ai concerti di Ligabue regalandole
proficua vita di relazioni sociali. un’esperienza indimenticabile. Lo ricorderemo così Bruno:
Gli anni avanzano strisciando. Bruno scopre tardivamen- un amico sincero dal grande cuore! Nerina
I Piacentini
Arrivavano da Piacenza Lella e Marinella (Rossi), con zioni. Frank che una volta, a fine festa, in pieno delirio
Dante (Brigada) e Frank (origine cockney doc). Piacenza, alcolico, ha scavalcato il cancello di Spazio (che rischio!)
già Emilia nell’aria: una “erre” strascicata unica al mon- dimostrando una sorprendente agilità.
do, una “paciosità” che si respira a fior di pelle. Lella e Marinella, sempre sorridenti, che incassavano di-
Grandi appassionati di musica (hanno sfidato per anni gli vertite tutti i complimenti di Bruno.
inverni padani pur di non mancare agli appuntamenti im- Da qualche anno hanno aperto una trattoria, di quelle
portanti) ma anche di birra (mi ci voleva un foglietto intero vere, dove si mangia la sana, classica cucina piacentina,
per segnare tutte le birre che bevevano in una serata), a prezzi assolutamente popolari, dove non ci sono came-
di contatti umani e del buon vivere in generale. Senza di rieri rompicoglioni che ti stanno dietro le spalle per riem-
loro le Feste di Spazio non sarebbero state le stesse; loro pirti il bicchiere di vino quando pare a loro. Un’esperienza
e la loro mitica “coppa”, di quelle fatte stagionare tutto unica: provare per credere!
il tempo che serve; loro ed il loro calore, il loro sorriso, la Chiedetelo a Treves, l’unico che è riuscito a mangiarsi tut-
loro simpatia. Dante che imbottivo di caffè a fine concerto to il ben di dio che ti portano in tavola!
(anche per lui, come per Bruno, il tasso alcolico era diret- A Piacenza: Trattoria Bivio Galleana
tamente proporzionale alla qualità della musica) prima di (vicino allo stadio)
consentirgli di mettersi in viaggio, tra mille raccomanda- via Manfredi, 130 tel. 0523-454277.

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Grazie per le fantastiche serate che mi avete regalato in tanti anni! Fabi (Fabiana Fermo)

La sfiga più grande per me sarebbe Trovare il cesso fuori uso
entrare a Spazio Musica senza sigarette e quindi chiuso per riparazioni E la spina della birra rotta!
Sam Lay & i Piacentini

“…C’era una volta (e c’è tuttora) nel cuore antico di
un’antica città un vecchio cancello; al di là del cancello
una porticina rossa che ti fa entrare in un mondo speciale:
il magico mondo di Spaziomusica. C’erano una volta (e ci
sono ancora) i magici interpreti di questo magico mondo:
i musicisti, i pifferai magici che avevano il dono di trasfor-
mare le note tristi del blues in gioia ed emozioni.
C’erano una volta (ma non ci sono più) i magici profumi
dei “souvlaki” durante le tavolate nel cortile, arricchite
dal vino, dalle risate e dalle improvvisazioni. C’era una
volta (e, per fortuna, c’è ancora) la fatina buona del ma-
gico mondo, Daniela, la maestrina mai esausta e sempre
disponibile anche nel saper diffondere in noi, allora gio- di possedere la lucidità ed il disincanto di Bruno, di cui
vanissimi profani, l’amore per la musica e la buona com- sono fiera di potermi definire amica, perché la vita è un
pagnia. C’era una volta (e purtroppo non c’è più) il grande dono a cui il “saggio” deve saper rinunciare. Se si ama e
burattinaio del magico mondo: Bruno, un “albus silente” si ammira una persona, lei non muore mai: e per me Bruno
dalla grande anima, lunga barba bianca ed occhi ironici e vivrà per sempre, con Spaziomusica. Marinella Rossi
scintillanti. In questa favola quello che conta non è il fina-
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le, ma la morale: “Chi trova degli amici trova un tesoro, e “…Anche questo è riuscita a farmi fare la Signora Ma-
un tesoro è per sempre”. Lella Rossi estra: io che scrivo le mie memorie, magari un po’ of-
fuscate da tutto l’alcol ingerito in quel “localaccio” mal
“La Genesi secondo Guccini-Marinella“. frequentato (è così che era considerato 15 anni fa) che si
C’era il Bruno con la barba bianca, Lui, la sua barba e chiama tuttora Spaziomusica. Parlare di Spazio vuol dire
lo “Spazio” era vuoto. Ma poi in Friuli conobbe la Dani, veramente scrivere la mia storia. Avevo 23 anni. Anche
prese la cotta e ci fu un gran boato. Aprì un locale e molto a Piacenza c’erano i locali alternativi: ci si trovava e ci
accogliente: lo Spaziomusica era stato creato“. Ci siamo si divideva subito per gruppi. Spaziomusica era diverso,
arrivati per caso: ci ha portato un nostro amico che in- particolare: si respirava un’aria eterogenea, cosmopolita
contravamo al Tuxedo. Ti puoi aspettare tante cose da un quasi. Spazio era il rifugio dalla quotidianità fatta dal la-
posto che non hai mai visto, ma tutto era niente rispetto voro, ma anche da ipocrisie, meschinità, prevaricazioni.
a Spaziomusica: un locale che era una presa di posizione. Spazio era un posto dove non solo si ascoltava buona
Nessuna finzione, nessuna ipocrisia, niente compromessi: musica ma si conoscevano belle persone, si scambiava-
in un certo senso mi ha spiazzato: a Piacenza non si può no idee ed esperienze: è lì, più ancora che ai cortei della
avere un locale pubblico ed essere se stessi. CGIL o del Movimento Studentesco, che ho capito che la
Ho conosciuto Bruno e Daniela, le due grandi anime di vita non è standardizzata e che, se vuoi, la puoi cambia-
Spaziomusica, il loro coraggio, la loro semplicità; e ho re. A Spazio si discuteva di tutto: di politica, di filosofia,
conosciuto grandi musicisti, di un’umanità assoluta, che di sesso, il tutto con un sottofondo musicale di prim’or-
come me apprezzavano il valore dell’amicizia. Spaziomu- dine, la Musica, con la M maiuscola. Già ascoltavo blues
sica è stato un pezzo importante della mia vita perché fat- prima di frequentare il “localaccio” ma solo lì ho capito
to di persone vere. Io spero, quando verrà il mio momento, che cosa fosse veramente.
Ho ascoltato concerti da favola con grandi interpreti cuore quando ho saputo che se ne è andato anche lui!);
(chissà dove li andavano a scovare Bruno e Daniela!): e quando tu, Dani, avevi chiesto a Frank di intrattenere
Sam Lay, Bob Margolin Greg “Fingers “Taylor. Ripassan- Mary Ann Brandon: lui, stretto accento cockney, lei: texa-
do i miei CD, ritrovo: Ruth Gerson, Sarasota Slim, Freddie na di Nashville: dopo 5 minuti per capirsi sono passati ai
James e Mary Ann Brandon… E poi gli italiani: Fabio bigliettini …
Treves, Paolo Bonfanti, Ricky Portera, Capitan Fede, i Bruno per me è stato una sorta di Peter Pan. Questo non
Mescaleros (la band di Graziano Romani: con loro avevo vuole essere un elogio funebre (anche se se ne merite-
ed ho un feeling, anche alcolico, particolare). Non posso rebbe di molto migliori). È perché, insieme a te, Dani, è
citarli tutti: la notte è troppo breve. E Gnola, e Cimaschi? riuscito a creare qualcosa di bello e di molto utile, im-
(io sono socio del Tix fans club). portante. Perché noi che abbiamo frequentato Spazio per
Quanti ricordi…! Una “Little Wing” da brivido con il vio- tanto tempo, siamo cresciuti in un certo modo, con un
lino di Mauro Pagani accompagnato dalla band di Fabri- certo spirito; forse eravamo già predisposti; sta di fatto
zio De Andrè; Reggie Washington (suonava il basso con che è lì che lo abbiamo amplificato, fatto nostro: è lì che
Mickey Waller e Dick Heckstall Smith) che, a fine concer- abbiamo capito che la nostra vita è questa e che, bella o
to, tocca insistentemente il culo alla Lella prendendosi brutta che sia, dobbiamo affrontarla così.
un vaffanculo di proporzioni bibliche; Vincenzo e Solieri Spazio, il nostro rifugio. Bè gente: io su “l’isola che non
in una session ad alto tasso alcolico che si rubano gli as- c’è” ci sono stato! Sono le due di notte. Marinella sta
soli. E poi gli spaghetti alla carbonara, variante lenticchie rientrando. Le chiederò di fare l’amore come facevamo

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(che schifo!) mangiati a casa vostra alle tre di notte men- 15 anni fa quando tornavamo da Spazio, eccitati e felici
tre Cimaschi sparava “Yes” a raffica (senza ovviamente dopo un magnifico concerto (se non ero troppo ubriaco!).
capire un cazzo) ad un Louisiana Red ispirato che gli rac- Grazie Bruno, grazie Dani!
contava la storia della sua vita; le feste di chiusura con P.S. Prima però finisco la bottiglia di rosso. Alla salute,
souvlaki e le famose “polpettakie” di Costas (un colpo al Bruno! Dante Brigada

Marinella
e Dante

Lella: Bruno aveva ragione...
Quelli di Landriano-Vidigulfo-Magherno
Hanno partecipato in ordine sparso e a vario titolo a que- fy, Sara, Cristina o Attilio Cinquetti (cognome che mal si addice alla sua
sto viaggio disorganizzato. crocchia. I deliri del mole; il classico “gigante dal cuore d’oro”, di quelli che
Musicisti o presunti tali: Prestini Family (Paolo, gruppo erano sempre ti ispirano fiducia ed affetto), Antonella Passaro (la fi-
Marco, Dario) che tranne uno, continuano a suonare, fomentati e diretti dal
danzata), Linda Gemelli, Paolo Prestia con Manuela
Barbara Padovan… che ha abbandonato le scene per comandante Bruno
Bertuletti (Manu), Massimo Zangaro (“gin tonic”: chis-
amore, Franco Signorelli… che ha abbandonato le sce- Morani.
sà come mai?!), Bruno Negri (“la bruna”), Massimi-
ne perché è ingrassato, Fratelli Pacchiarini (Lorenzo e Fancazzisti palu-
liano Muzio, Massimiliano Melotti (il melo), Davide
Fabio) che hanno abbandonato le scene perché gli anda- dati da studenti:
Beltramin (beltra), Fabiana Fermo, i fratelli Prestini
va di farlo, Fabiana che ha abbandonato le scene… pri- Lele, Toto (Pol Pot),
(Dario, Marco, Paolo), i fratelli Pacchiarini (Lorenzo e
ma di cominciare, Davide Anelli che ha abbandonato le Andrea, Marianna,
scene… perché tanto non trombava comunque, Kempe. Dario, Davide, Lory, Fabio)...
Maiu, Stefano e Sandro… che “purtroppo” continuano Fra, Rita, Mauri e
a calcare le scene. Lucia. Cellula in- Giussago e dintorni
Puristi dell’ascolto, talmente presi dalla musica da controllabile. Giovanni Puerari (pue), Cesare Alitta (Cesar), Claudio
estraniarsi da tutto quello che li circondava: Domenico Simpatizzanti o cac- Benvenuto (benve), Pennati (penna), Antonio Rizzi (To-
Ottini, Fabio Lodola, Alessandro Zucca, Yuri Negri, ciatori di pelo: Car- gno, il Lungo), Francesco (frebby), Gian Angelo Nec-
Loris Rustioni, Stefano Lanzi, Gigi Maggi, il Dome lin, Dome, Starsky chi (giangi)...
204

(l’altro Pagani) e suo fratello Valerio, Marco Bollani e e Utch (Claudio e
soprattutto l’unico e inimitabile Gigi Quaglini. Davide), Michele, Natale, Ercole.
Teorici rivoluzionari… almeno fino a quando donne Donne che nonostante tutto quello che hanno sentito
e birra non prendevano il sopravvento facendoli tornare e visto hanno comunque deciso di dividere la vita con i
alla loro condizione naturale: quella di pirla a piede libe- protagonisti delle sopra citate categorie: Laura, Cinzia,
ro. Elenco in rigoroso ordine gerarchico: Beltra, Corra, Antonella, Barbara, Anna.
Boni, Roby, Macio o Ciucio, Franco, Vit, Cibo, Raf- Grazie Spazio, Corrado & Boni

Lorenzo & manciata di figa 1

Bruno & manciata di figa 2: la vendetta!
1988... Quando
Corrado aveva i
capelli.
seduti: Corrado
Bargigia (primo
piano con sigaretta),
Franco Signorelli,
Stefano Vitaloni e
Dado Poletti.
in piedi: Plinio
Fraccaro (con
sigaretta)
Frank Militello e
Vincenzo Rende.

Saggezza “Quando decidi di rileggere un diario inevitabilmente al- “Complimenti!”
cuni nomi o luoghi, nonostante lo scorrere delle pagine e
Quella sera dopo il concerto a Spaziomusica, in un batter delle date rimangono li, come per tracciare un percorso o È il Boni (Paolo
d’occhio il locale si svuotò… Tutti quei giovanotti bel- forse per ricordarti dove sono le tue “radici”. Nel rileggere Bonizzoni) che racconta:
li freschi, pieni di ormoni e di grandi idee per il futuro, il mio breve diario due nomi si susseguono costantemen- “Il sogno della mia vita:
mentre il gruppo suonava tenevano il tempo battendo il te, LAURA, la mia compagna e un altro che puntualmente conoscere Guccini! È
bicchiere di birra sul tavolo, ma un minuto dopo l’ultima appare come a sottolineare quanto abbia inciso su ciò che lui, da sempre, il mio

205
nota, erano già andati via, altrove, chissà dove…! sono. È il nome di un luogo: SPAZIOMUSICA, lo Spazio- idolo! Ed un giorno Bruno
Ci guardammo attorno… un po’ perplessi e un po’ smar- musica di BRUNO e DANIELA. Ma come! Di solito sono e Daniela, a sorpresa,
riti, ci accorgemmo di essere rimasti soli, soli con Bruno la politica, le letture, i buoni dischi, i viaggi a riempire il mi portano con loro nel
e Daniela. Bruno ci sorrise scuotendo la testa, venne a proprio bagaglio formativo, non un piccolo e buio locale back-stage di un suo
sedersi con noi ed iniziammo a parlare. di una città “piccolo borghese” come Pavia. Invece no! concerto. Troppo bello
Già… Parlare! Parlare di chi non parla più… di dove sono Per noi (io e Laura intendo) SPAZIOMUSICA è stato tutto per essere vero! Peccato
finiti i pensieri, le opinioni, l’arte del comunicare… e par- questo, uno spazio aperto dove dalla tenacia anarchica di che, quando Francesco
lando e bevendo si fece notte fonda, ma fonda fonda! BRUNO e dall’entusiasmo contagioso di DANIELA abbia- mi stringe la mano,
A quel punto aspettavamo solo che Bruno ci mandasse “a mo scoperto che sono le persone a rendere speciali i luo- io, troppo intimidito,
fare in culo” come solo lui sapeva fare, ma non lo fece… ghi e che non essere mai banali fa la differenza. A Spazio come la Gradisca di
non quella sera. Grazie Bruno! Barbara e Roberto abbiamo trovato sempre quello che cercavamo, è stata felliniana memoria,
“casa nostra”. Lì abbiamo ascoltato musica memorabile, sono riuscito a dire solo:
visto concerti e conosciuto artisti che mai ci saremmo im- “Complimenti!“. Tutto
maginati, ci siamo divertiti, ubriacati, incazzati.Lì abbia- qui! Dopo, mi sarei preso
mo trovato rifugio dopo le sconfìtte (purtroppo politiche), a sberloni: non mi sono
da lì siamo ripartiti, con nuovi traguardi (utopici) e nuovi mai sentito così imbecille
compagni. SPAZIOMUSICA ci ha insegnato a sognare e in vita mia!” Boni
ad essere liberi. Adesso lo so, siamo gente di Spazio! Ha-
sta la victoria!
A Bruno e Daniela, IMMMENSAMENTE GRAZIE! “
Corrado Bargigia e Laura Inzaghi
Voghera e Oltrepo
I Vogheresi Tumas

I primi anni di Spazio arrivavano da Voghera, quasi ogni Stradellino doc. Ogni giorno si fa Stradella – Milano A/R.
sabato sera. Troppo casinisti ed allegri per non lasciare Saranno le sue origini (ce n’è di gente “particolare” da
tracce. Mario Bonventre (lo si trova il mercoledì ed il quelle parti!), sarà la dura vita del pendolare, saranno le
sabato al Mercato di piazza Petrarca, sempre circondato quantità industriali di birra che ingurgita: il fatto è che si
da donne. Il suo segreto: vende stoffe, scampoli di tele è inventato un linguaggio tutto suo, infarcito di massime e
anche pregiate e ci riesce bene: la missione della sua di citazioni a cavallo tra l’inglese e lo stradellino.
vita!), sua moglie (già all’epoca stavano insieme) Anto- “All’arrembaggio forever”, “Il sanguis l’è pusé rock, il tost
nella Barbieri. E poi Beppe Morando (sembrava forte l’è pusé punk”. Per descrivere le gambe di una cantante:
come un toro: un aneurisma l’ha stroncato qualche anno “…ehhh… la salta in sal palc col galone rugente, e la
fa), Francesco Chiereghin (dopo una giovinezza dissi- canta da tras via …”
pata si è lanciato, e con grande serietà, nello studio e nel Un invito alla ragazza accanto:” Dai, su cicetta, dam’ un
lavoro), Giulio Benenti (ha un negozio di tessuti al 27 di kiss...” Da quando gli ho detto che ho trovato una foto di
corso Garibaldi), sua sorella Cristina con Mauro Betta (se quando era giovane e pareva persino bello, mi parla quasi
ne sono andati anni fa). Mario e Francesco raccontano: con simpatia... Tra gli addetti ai lavori è noto anche per via
“Una delle nostre prime sere a Spazio. Era rimasta una di: “la vedi questa mano, zingara”: i motivi sono top-se-
mezza damigiana, di quelle piccole, di sangria. Bruno ce cret, dato che è nel programma “protezione testimoni”
206

ne offre un bicchiere: finito in due secondi. “Se la bevete della repubblica Ceca. (è il Mess che me l’ha rivelato).
tutta non ve la faccio pagare“. Ci siamo impegnati: un’ora
dopo non ce n’era più un solo goccio. Ci siamo anche por-
tati via la damigiana vuota per ricordo! Che ciucca quella
sera, ce la ricordiamo ancora!”
Altri amici vicini e lontani...
Dominique Aris: l’amica di sempre, anima italiana in
corpo e terra francesi. Simpatia e sorriso che conquista-
no. Le estati a Raveo, in Carnia e poi, arrivate ai vent’anni,
insieme in giro per Italia ed Europa, quando tutto era lì, da
vivere, a portata di mano. Bruno felice di lasciarsi andare
con lei ad una generosità sfrenata, da quella prima volta
nell’estate ‘76 a Portofino.
Per Dominique un battesimo d’arte che ha lasciato il se-
gno: da anni ha un importante incarico al Ministero della
Cultura Francese.
Pierre Buraglio: suo compagno da una vita. Un grande
artista, opere esposte alla permanente del Beaubourg a
Parigi, mostre in tutto il mondo. Un passato da militante,
di quelli seri e puri, dall’epoca in cui c’era l’abitudine alla
coerenza, costasse anche il negarsi alla vocazione artisti-
ca, come lui ha fatto per alcuni anni. A Bruno ha voluto
dedicare la serigrafia della “camicia rossa“ ...
«Bruno est parti. Et les souvenirs font déjà surface.

207
C’est en sa compagnie que je fis ma première rencontre
avec l’art contemporain auquel ni mon enfance ni ma for-
mation ne m’avaient préparée.
C’était un grand vernissage à Portofino autour d’ Emilio Pavia 1993 Castello Visconteo Dominique e Pierre tra me e Bruno
Vedova dont Bruno avait été le secrétaire. Rencontre
nouvelle et déterminante pour moi avec le milieu de l’art; y trouvions encore du plaisir...comme il avait raison!
Dominique e Clara
soirée brillante dans la jet-set qui s’est terminée sur la Je me souviens des longues virées en voiture où on fu-
Poche parole
plage où Bruno, Daniela et moi avons dormi ...le bonheur. mait beaucoup de cigarettes blondes, d’une nuit à Arona,
smozzicate al
Bruno était fait des contrastes et des démesures dont j’al- de la tombe de Felice Cavallotti, d’une petite fille devant
telefono. Non riuscivo
lais faire régulièrement l’ heureuse expérience de 1976 à le poster de Karl Marx ayant bien-sûr reconnu Bruno.
a dire altro. Hanno
2001. Ainsi, comme Georges Perec, je me souviens: Je reverrai toujours sa barbe, ses sandales, son short,
preso il primo mezzo
Je me souviens de sa grande générosité à répétition avec l’été sur les terrasses avec tous ses amici, la chaleur
disponibile e sono
moi (peut-être ai-je exagéré!), quand il me suffisait, avec étouffante, les milliards de zanzare, dans Pavia, ma ville
arrivate quasi insieme
mon accent français, de lui dire “che bella maglia Bruno!” d’adoption. Et puis, je me souviendrai toujours du “ Ma-
quel 19 marzo del
pour en devenir aussitôt l’heureuse propriétaire. riage du Siècle à Spaziomusica”.
2002: Dominique da
Je me souviens de sa démesure, de ses excès, en cui- Enfin, je bois la dernière goutte de la liqueur de ré-
Parigi, Clara da San
sine, en gastronomie, en amitié: manger, boire, fumer et glisse offerte ce bel été 2001 quand je suis venue pas-
Vito al Tagliamento.
toujours dans le partage, toujours avec d’autres pour la ser quelques jours à Pavia et où Bruno étais tellement
Non ce la facevano a
rencontre, l’ échange, le rire...le bonheur. Je me souviens en forme... je n’arrive pas à imaginer que je ne le verrai
pensarmi sola, senza
des grenouilles en ragù, des agnollotti au gongonzola. plus...
Bruno.
Bruno détestait les pique-nique alors que Daniela et moi Au revoir Bruno, Dominique
loncini, le estati in terrazza insieme a tutti i suoi amici, il
caldo asfissiante, i miliardi di zanzare a Pavia, mia città
d’adozione.
E poi mi ricorderò sempre del “Matrimonio del secolo a
Spaziomusica”...
Sto bevendo l’ultimo goccio del liquore alla liquirizia
che Bruno mi aveva dato nell’estate del 2001, quando
ero venuta a passare alcuni giorni a Pavia. Bruno sta-
va bene... Non riesco ad immaginare che non lo rivedrò
più... Ciao Bruno, Dominique

Bruno se ne è andato. Ed i ricordi già riaffiorano.
È con lui che ho fatto il mio primo incontro con l’arte Clara Rivieri: toscana dalle fiere origini, capitata per
contemporanea: una mostra a Portofino di Emilio Ve- amore a San Vito al Tagliamento. Una prof. di quelle che
dova, di cui Bruno, per un certo periodo, era stato assi- i ragazzi li sanno appassionare al piacere della cono-
stente. Un incontro nuovo per me, determinante per la scenza. Ma anche, per amore della musica, raffinata ed
mia vita futura. Serata brillante tra gente del jet-set.... appassionata cantante di jazz e di musica latina. Che
Alla fine Bruno, Daniela ed io a dormire in spiaggia: a Spazio ha regalato una indimenticabile serata con gli
208

la felicità. Bruno era fatto di grandezza, di contrasti e Obatalà. Per me cara, indispensabile amica. Con lei una
di eccessi di cui, a partire da allora e fino al 2001, ho sintonia di mondi, di passioni, di stile di vita. Un punto
avuto felice esperienza. E così, come Georges Perec, di riferimento prezioso ogni volta che ritorno nel mio
mi ricordo: amato Friuli.
- Mi ricordo la sua grande generosità verso di me (sono
stata forse io ad esagerare?) Mi bastava dirgli, con il 18 marzo 2002
mio accento francese:“Che bella maglia, Bruno” per di- È morto Bruno, l’amico caro. Bruno e Daniela, Daniela e
ventarne immediatamente la felice proprietaria. Bruno, un riferimento felice, una coppia che si era tro-
Foto Antonella Rivieri

- Mi ricordo dei suoi eccessi, del suo essere sopra le vata. Alla base c’era AMORE, per loro stessi, per la vita
righe in cucina, in gastronomia, in amicizia: mangiare, vissuta ruggendo, alla faccia del grigiore che non li ha
bere, fumare e sempre insieme ad altri... gli incontri, gli mai sfiorati, mai. E anche la vecchiaia era stata progettata
scambi, le risate... la felicità. in alternativa alla rassegnazione, ai soliti schemi. Tutti ci
- Mi ricordo delle rane in umido, degli agnolotti al gor- auguravamo di passarla insieme, era uno spiraglio e una
gonzola. E poi di come lui, amante delle comodità, de- speranza. Inventarsi una vita sorridente, sempre in dive-
testasse il pic-nic, mentre io e Daniela... come aveva nire, in avanti, col pugno alzato, uno sberleffo alla morte.
ragione! Ed invece è finita ma andremo avanti noi. Questo non ce
- Mi ricordo dei lunghi viaggi in macchina, di tutte le lo possono togliere. È un impegno.
sigarette fumate, di una notte ad Arona, della tomba di “Giovinezza, non serve fuggire il richiamo di Apollo.
Felice Cavallotti, di una ragazzina che aveva riconosciu- Gettati nella fiamma, muovi con un canto di primavera,
to Bruno in un poster di Karl Marx. se morire tu devi, in primavera“. Edgard Lee Masters
Rivedrò sempre la sua barba, i suoi sandali, i suoi panta- Con tutto l’affetto di 25 anni di amicizia, Clara
Michele Stallo

Oltre la foto...
Di quella foto scattata a sua insaputa nel back stage di un
concerto del Liga, Bruno era troppo orgoglioso. E non po-
teva che essere immediata l’intesa con Michele, capace
di fermare in uno scatto il carisma di Bruno e del suo bar-
bone bianco. Ci siamo visti poco ma l’amicizia e la stima,
quelle vere, rimangono per la vita.

“Avevo prodotto il calendario ’97 in custodia CD di Liga-
bue. Sulla pagina retro di gennaio avevo messo questa protrarre ulteriormente la mia sofferenza e scoppiò in una
foto con una citazione del barbone del film “Amarcord” di fragorosa risata coinvolgente. Riapparvero così il Mori e
Fellini. Il testo era l’inizio di una canzone di Ligabue: “Ahi, gli altri… Me l’avevano fatta!
Ahila, Vagano… girollanz… gironzano… gironzalon… Dopo un “ma vaf…” doveroso, meritato, e da lui stes-
Vagano… Vagano… Vagano”. so condiviso, risi anch’io (…finalmente!) e iniziarono le
L’unica foto per la quale sarebbe servita una liberatoria paccate sulle spalle. Dopo aver riso insieme tanto anco-
del soggetto ritratto era proprio questa, ma Ligabue, Ma- ra sulla farsa (e tante scuse da parte sua “…, ma era

209
ioli ed altri mi dissero, prima di andare in stampa, di non perfetta!”), ci fermammo a parlare di vari argomenti. Il
preoccuparmi: “…lo conosciamo, è Bruno Morani di Spa- concerto stava per iniziare, ci scambiammo i recapiti e mi
zio Musica, sarà ben contento…”. invitò calorosamente ad andare a trovare lui e sua moglie
Ero nel bar del Palaforum a gustarmi una birra, quando Daniela a Spazio Musica, con la relativa ospitalità a casa.
fui chiamato da Marco Mori che, complice del “Morani”, Mi diede un’impressione molto positiva, schietto, since-
mi invitò con aria greve a conferire con quest’ultimo che ro, senza maschera, e poi “…quelli che non sanno suona-
subito mi disse “Lei, come si è permesso a pubblicare una re possono restare a casa e quelli che pensano di essere
mia foto sul calendario di Ligabue?”, abbastanza confu- dei padri eterni, via dai cogl…!”. Dopo alcune piacevoli
so gli risposi “Beh, non è poi una cosa tanto grave, pos- telefonate in cui non mancava di rinnovare l’invito, riuscii
siamo risolverla”. “Sì, si trovi un buon avvocato così la ad andare a Pavia e, oltre ad aver avuto la conferma di
risolviamo davanti al giudice, intanto per ora ho chiesto ciò che pensavo di lui, scoprii un personaggio fantastico.
il sequestro immediato di tutte le copie”. Pensai ad uno Purtroppo i 1.000 chilometri di distanza non hanno favori-
scherzo, ma lui era molto serio. Io andai nel panico totale, to la nostra frequentazione, ma tutte le volte che ho avu-
del resto, al di là delle rassicurazioni precedentemente to modo di trascorrere del tempo con Bruno e Daniela, è
ricevute, ero dalla parte del torto… sempre stato un piacere immenso. Rimarrà indelebile in
Mi ero dissanguato abbastanza per autoprodurre il ca- me il ricordo di una persona unica, col carattere apparen-
lendario, come avrei fatto a pagare un avvocato? Cercai, temente scontroso ed il cuore enorme. Spesso, quando
imbarazzato, di trovare altre strade per giungere ad un bevo un Pampero, affiora nella mia mente il bancone di
accordo. Non c’era nulla da fare… Spazio Musica e un uomo con la barba bianca che con-
Dopo alcuni interminabili minuti, impietosito dal mio sta- tinua a versare rum, brindando alla vita… Continuerò ad
to e preoccupato che mi venisse un infarto, decise di non incontrarti… ciao Bruno.“ Michele Stallo
Daniela fan club

Esiste, lo giuro!, un “Daniela fan club” (e, alla faccia
dei miei detrattori, volete che non lo scriva in questo li-
bro?!). L’hanno fondato quattro ragazzi di Genova, grandi
appassionati di musica: Marco e Massimo Bariani,
Alessandro Priano e Roberto Dechaud. Tutto per-
ché una sera, a fine concerto, ho preso la macchina e
li ho accompagnati in stazione, dato che rischiavano di
perdere l’ultimo treno possibile. “La nostra prima volta
a Spaziomusica: ci doveva essere Kevin Welch, sostitu-
ito alla grande da Eric Andersen e da Ruth Gerson (vera
rivelazione). A fine concerto chiediamo informazioni per
raggiungere la stazione e questa signora molla tutto lì
per accompagnarci. Troppo gentile!”. Da allora li abbiamo
visti spesso, soprattutto per i concerti proposti da Carlo
Carlini. Si è instaurato da subito un costruttivo scambio
focaccia - birre rosse (bevono non male i ragazzi) con re-
210

ciproca soddisfazione. Non sono ovviamente mancati alla
tre giorni di chiusura. Marco addirittura è venuto tutte tre
le sere: usciva in condizioni impossibili, ad un’impossibile
ora della notte da Spazio: una dormita ed una doccia a
casa, a Genova, pronto per ripresentarsi la sera dopo...
(Bruno sosteneva che, a parte l’amore per Spazio, c’era in
vista una qualche possibilità di amplesso...)
“Il Daniela fan club che si fa vivo ...che succede!?
Sì, lo so...dovremmo scrivere qualche ricordo su Spazio
dei bei tempi......ma ci speri ancora? mi sa che i genovesi
sono taccagni in tutto, anche nelle parole... suo cavallo.... Non ho molti ricordi del Daniela fan club, e
Io personalmente posso dirti una cosa soltanto: il mo- so che ci terresti tanto, ma credo che ci siamo venduti per
mento che ho sempre ben stampato nella mia mente é qualche birra in più..... ah, ah...... dai... non bisogna darti
l’ultima serata del vecchio Spazio quando, ringraziando troppe soddisfazioni!
Bruno, gli dissi che non ci sarebbe stato più nulla del A parte tutto spero (speriamo) di vederti il 15 novembre,
genere; lui si schernì con modestia e tenerezza (!)... Ecco: in occasione del ritorno a Pavia dei Cheap Wine, secondo
non mi dimenticherò mai la sua espressione! Lo rividi al- me uno tra i migliori gruppi rock italiani: sono gente tosta
tre volte, e salutava pure! (brutto segno). che crede davvero in quello che fa. (assolutamente d’ac-
Su “low horse“ Carlini hai già detto tutto, romanzando cordo! n.d.r.) Cara Daniela, paladina degli oppressi e degli
moderatamente; se usciranno quelle cose faranno la sua indipendenti, non puoi mancare...
fortuna,groupie di ogniddove si nasconderanno sotto il Un abbraccio. Marco ottobre 2003
Carmelo Genovese che ti lasciava un’impronta indelebile. Un segno di forza
in una società nella quale è di rigore, spesso purtroppo a
La musica, si sa, è una passione contagiosa che genera ragione, la paura e la diffidenza.
incontri ed emozioni e ti lascia un’impronta che non si Non sarò certo il primo a ricordare che decine di musici-
cancella. Così è stato con Carmelo ed Elena. Ci si rive- sti d’ogni dove hanno conservato un posto particolare nei
de ancora, in giro per concerti, ed è sempre un piacere loro ricordi per Spazio Musica. Loro più di altri abituati
grande e reciproco. a girovagare portando in giro un sogno; bussando come
moderni viandanti alle porte di locali spesso gestiti da
Frammenti di vita persone abituate a considerarli una semplice scommes-
“È passato qualche anno oramai. Eppure sembra ieri. Nel- sa per l’incasso serale. Sorpresi, si ritrovavano in casa
la fitta nebbia serale di Pavia, con le minuscole goccioline loro come vecchi amici. Qualche volta abbiamo avuto la
che stavano a mezz’aria aspettando che le raccogliesse fortuna di esserci anche noi; con Bruno che versava un
il tuo parabrezza, trovare Spazio Musica non era facile. bicchiere di bonarda mentre Daniela preparava una cena
Un viale lungo, stretto ed alberato; una via secondaria “familiare”. Immancabilmente si finiva per infuocare il
dissimulata che offriva una poco evidente alternativa alle tutto attingendo ad un indimenticabile boccione di olio
strade principali. Poi una svolta a novanta gradi in un’al- al peperoncino rimasto impresso nella memoria di mia
tra stradina che portava dritto ad un cancello. Il rumore moglie Elena come una splendida icona di condivisione
degli scarponcini sulla ghiaia. Un piccolo fabbricato che e partecipazione. E poi la musica. Conserverò sempre

211
doveva aver ospitato per lungo tempo le mani esperte e un posto speciale per alcuni momenti che ho vissuto nel
volenterose di qualche artigiano. Poi entravi. Un locale loro locale. Come la prima volta che ho ascoltato le mille
lungo e stretto il cui spirito sapeva illuminarti anche nella sfumature della chitarra di Tolo Marton. Oppure quando
penombra. A volte ci andavo di pomeriggio: per spiare i organizzammo su due piedi un concerto dei Ghosthouse
musicisti nel corso delle prove. Dietro il bancone Bruno che si rivelò fantastico; pieno di rabbia e intensità.
sistemava le sue cose con una sorta di indaffarata calma. Ma sono soltanto un paio di ricordi. Mille altri sono ri-
Non mancava mai di offrirmi una birra ed una mancia- masti impressi nella mente delle persone che come me
ta di osservazioni acute mentre si parlava di musica o di hanno viaggiato almeno per una sera su quel treno che
qualunque altra cosa. La sua capacità di condensare un sbuffava musica ed emozioni sincere. È passato qualche
punto di vista in una breve frase era proverbiale. Poi, tra anno oramai, eppure sembra ieri. E sembra che quel treno
una parola e l’altra, lo osservavo smanettare silenzioso non si sia più fermato. Ma ognuno ha proseguito il proprio
al mixer mentre ascoltava pazientemente le indicazioni viaggio, da solo o in compagnia. A volte capita ancora
dei musicisti, anche di quelli più pignoli, ai quali non di di incontrarci nelle stazioni della vita. Mentre ognuno
rado lanciava battute mordaci ed irresistibili. Uno spasso. aspetta la propria coincidenza. E gli occhi di Daniela sono
Erano battute concepite con l’aiuto di una breve carezza sempre quelli di una donna dolce e determinata che non
alla sua lunga barba brizzolata. ha smesso di sognare. Anche per Bruno”. Carmelo
Non ero un cliente fisso ma mi sentivo a casa. Ci erava-
mo visti soltanto per l’organizzazione di alcuni concerti e
per qualche serata dei miei artisti preferiti, ma Bruno e
Daniela avevano il dono di saper trattare le persone con
grande gentilezza ed umanità. Una generosità d’animo
Luca Vitali Un amico speciale: Nettuno

C’è una frase di Bruno che ricordo in modo particolare; L’ho incontrato nella pensioncina di poche camere dove
non l’ho neanche sentita direttamente, mi è stata riferi- abbiamo trascorso le vacanze. “...perché Bruno era
ta dalla Betty. Eravamo al Tenco 2000: io ero lì per Jam, Un tipo speciale: alto, magro, con un barbone bianco lun- speciale. Ruvido,
e c’erano anche Bruno e la Betty. Mi ricordo la cena, al go più di una spanna. Lui si chiama Bruno ma io l’ho so- pungente, spigoloso,
dopofestival, eravamo allo stesso tavolo. Lui doveva sta- prannominato “Nettuno” quando l’ho visto uscire dall’ac- un po’ come poteva
re molto attento a quello che mangiava e, soprattutto, qua reduce da una pescata: con la sua lunga barba bianca apparire la sua barba
a quello che beveva. Sapeva che anche a distanza di e il suo portamento assomigliava proprio al “re dei mari” che invece poi ti
kilometri tu lo controllavi e quindi era combattuto tra il della mitologia. Tutti i giorni andavamo a fare delle gite in stupiva per quanto era
desiderio di lasciarsi andare e l’altrettanto forte desiderio mare con il gommone. pulita e profumata e
di non “fregarti”. Gli mostrai delle foto che avevo fatto: Bruno-Nettuno nuota molto bene e sa anche pescare in sapeva di buono...”
ce n’erano due in particolare che gli piacevano molto. Il apnea con il fucile ad aria compressa. Elisabetta Grimaldi
giorno dopo, prima di partire, sapendo di fargli piacere, Un giorno l’ho seguito in mare e sono riuscito a vederlo
lasciai alla Betty quelle foto per lui. proprio nel momento in cui sparava ad un pesce e lo colpi-
“Dev’essere proprio un bravo ragazzo“ è questo che disse va in pieno. Bruno mi ha insegnato a pescare con la lenza;
di me alla Betty. Non so, io Bruno non lo conoscevo be- mi ha anche dato il suo pugnale da sub e mi ha detto:
nissimo, mi metteva soggezione per quel suo essere un “Adesso sembri proprio Rambo!” Per fortuna Bruno non
212

po’ orso; ma spesso mi dicono che la stessa cosa succede abita lontano da Milano e così potrò andare a trovarlo.
con me, e così, il sapere che lui aveva una buona conce- Andrea Grimaldi
zione di me, mi ha inorgoglito. Chissà, forse tra persone
Aveva 10 anni Andrea
“non facili” sarebbe potuta nascere una grande amicizia. durante quell’indimenticabile
E del resto, ogni volta che ci siamo poi rivisti allo Spazio- vacanza in Corsica, in cui
musica, è sempre stato molto gentile e cordiale con me, siamo diventati grandi amici
che continuavo, da parte mia, ad essere sempre un po’ in con Enrico ed Elisabetta, i
suoi genitori. Ora di anni ne
imbarazzo. Ci sono delle cose, dei momenti che ti riman- ha più di 20 ma Bruno se lo
gono dentro, anche a distanza di anni. Quel “dev’essere ricorda ancora .....
un bravo ragazzo” mi ha colpito, e lo porto con me, nella
mente e nel cuore, è il mio ricordo di Bruno, oltre al fatto
che ci accomunava la buona musica ed al fatto che ha
una moglie stupenda. Tutto qui. Un grande abbraccio.
Luca – Parma
“Al mitico Bumbo, anche se un orso scontroso, ma
con un’anima dolce“ questo l’ha scritto Federica
Mariani, pronipote di Bruno, figlia di Ilaria e di
Pino. Lei, prima ancora di cominciare a parlare, lo
identificava riproducendo i suoi inconfondibili colpi
di tosse da fumatore incallito.

Last Minute
Qui sono collocati gli scritti arrivati ben oltre il “fuori-tempo-massimo” o perché gli autori l’hanno saputo tardi (come
Emilio-Bubu e Marco Scardigli) o perché... boh (come la Rita). Ad impaginazione già ultimata, impossibile pensare ad un
inserimento più “consono”, pena complicanze per i grafici: rischio di inappetenza per Luciano e di gastrite per la dolce e
paziente Cecilia... (chi li conosce sa cosa intendo).

A.A.A. LAST MINUTE

“Questa volta giuro “Ho iniziato a venire a Spazio quando avevo 16 anni ed perché a Spazio la birra, ma anche la sangria che prepara-
che te lo mando! oggi ne ho esattamente il doppio. Spazio, fino a qualche vamo noi del Comitato erano buone...
Dai, per favore, anno fa, è stato per me un punto di ritrovo fondamentale, Ultimamente, per problemi allo stomaco, chiedevo sem-

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aspetta: ci tengo troppo intimo, familiare e vero, e, nonostante potesse diventare pre e solo un bicchiere d’acqua al Bruno...dapprima con
ad esserci nel libro!” scontato visto che ci andavo quasi tutti i giorni, devo dire flebile e vergognoso timore, poi con consapevolezza. Ed
La Rita, anche se che l’atmosfera di Spazio per me è sempre stata magica! il Bruno mi ripeteva, sempre in dialetto: “Non bere tutta
con un ritardo di un Magica per la musica, per gli amici, magica anche per gli quell’acqua che ti fa male... ma sei proprio sicura che vuoi
paio d’anni, è stata di incontri casuali... Ma la magia di tutte queste cose che ancora un goccio di quella roba sporca??!! Guarda che ti
parola. Ed il suo scritto ho elencato arrivava dalla presenza di due indimenticabili fa venire il mal di stomaco!!!” E intanto amorevolmen-
è troppo bello. personaggi come Bruno e Daniela, sempre a bisticciare e te mi porgeva il bicchiere d’acqua che gli avevo chiesto!
sempre ad essere complici d’amore! Eppure, ironia della sorte, di lì a poco anche lui avrebbe
...Mamma Daniela... e Bruno...in una parola sola: il Bruno! dovuto bere solo acqua... Proprio in quei giorni io e Dario
Cosa dire del grande Bruno?! ...che mi ha visto crescere lo incontrammo al GS: era un po’ giù perché i dottori l’ave-
dentro a questo posto, mi ha visto con una compagnia di vano messo a dieta rigida, ma nei suoi occhi si leggevano
matti pogatori, mi ha visto intrecciare i miei più importan- ancora la sfida ed il coraggio...!
ti legami, mi ha visto ridere... Mi ha anche visto piangere Grazie Bruno per la tua determinazione, la tua dolcezza, il
d’amore la notte del Capodanno del ‘98, con la vista com- tuo carisma di dolce e burbero “nonno”, la tua ironia, le
pletamente annebbiata, quasi distesa sul suo prezioso tue urla che rimbombavano tra le pareti di Spazio, insieme
bancone fino alle 7 del mattino! Ricordo ancora le parole alle tue risate... Grazie per l’indelebile intesa con la tua
confortanti e paterne che il Bruno mi farfugliava tra un grande e forte Daniela. Grazie perché con voi ho imparato
sorso e l’altro, dandomi dolci consigli di vita vissuta... In tante sfumature della vita, nel passaggio dall’adolescen-
dialetto, alla sua brusca maniera che in quel momento za all’ età della serietà...se un’età della serietà esiste per
non era più così tanto brusca!! E tra un sorso e l’altro, sì... davvero...” Con grande affetto, Rita (Minchiotti)
A.A.A. LAST MINUTE

Emilio-Bubu: A raccontare di Spaziomusica si richia di cadere nella e ragazze che hanno la tua età e anche loro sono soli ad
il fratello “tranquillo” malinconia: è un ricordo bellissimo di un tempo senza arrangiarsi un’esistenza, con tutto quel che segue.
del Cobra, una delle pensieri, escluso quello di divertirsi. Tanto per capirci, un Quando sono arrivato io a Pavia c’erano i locali di Borgo-
presenze costanti anno senza dare un esame e alla fine un complementa- ticino a farla da padrone, una irripetibile e fantasmago-
nelle notti di Spazio. re infilato in zona Cesarini per evitare il militare. Poi mi rica sfilata di osterie dove la vita notturna pulsava come
Uno di quelli che hanno dato una regolata al minimo, ma quello è un altro in nessun altro posto del globo. O forse ero io a essere
“l’università l’ha fatta discorso. A Spaziomusica ci si andava quasi tutte le sere. giovane ed entusiasta. Era il 1979, per rigor di storia.
di notte, a Spazio” Anche se prima si faceva altro, si andava tardi, all’una Poi passarono gli anni (i nefasti anni Ottanta): le osterie
o anche dopo per un ultima birra dal signor Millelire e chiusero e aprirono altrove discoteche. La vita passava
Marco Scardigli dalla Daniela. Signor Millelire perché Bruno era uguale e piano piano i miei amici, i commilitoni dell’esperienza
Anche lui coinvolto al Giuseppe Verdi delle banconote. Poi dopo la birra due pavese si laureavano e se ne andavano. Perché una cosa
nell’avventura. chiacchiere e magari un’altra birra e via così. Sempre con che non si dice o non si capisce è che l’esperienza pavese
Nel frattempo musica di sottofondo. Buona musica, come adesso non se è a tempo: dopo un po’ si esaurisce. Come una pila. Mi
é diventato autore ne trova tanta in giro. Ricordi tanti, ma parecchio anneb- laureai anch’io ma rimasi a Pavia, avevo un lavoro e una
di saggi e testi storici. biati dall’alcol. Ad esempio un carnevale in cui tutti era- casetta. Fu in quel periodo che andavo a Spaziomusica:
no mascherati e i Long Horns suonavano. Fu una serata però mi sentivo solo. Per la prima volta nella mia vita
notevole, finita con una jam-session e gente portata via sentivo di appartenere a un’altra generazione rispetto a
a braccia per colpa del solito ultimo bicchiere bastardo. qualcun altro. Vedevo i frequentatori, gli studenti venuti
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Per i pochi bellicosi superstiti alla fine c’era stata una dopo di me che facevano le cose che facevo io gli anni
spaghettata di Daniela, al ritmo di Simpathy for the devil. prima, garruli e freschi. Però ci separava qualcosa: non
Poi rissa in collegio fra chi rientrava ubriaco all’alba, e proprio un abisso, ma sicuramente un vetro vagamente
chi dormiva ligio al dovere. Una serata perfetta: non sarà deformante. Dicevamo le stesse cose ma i significati era-
grande letteratura, però bisognava esserci. Perché quello no sempre un po’ imprecisi: quello che valeva per me non
che non si riesce a raccontare è il clima che c’era: il bar valeva esattamente per loro. Il mio ricordo più vivido è un
poteva anche essere un posto normale. tavolo lungo, comunitario, nella seconda sala, dopo il bar.
Il bello veniva nella seconda stanza, dopo la porticina: Come fosse un istogramma, ci misuravo quanta gente co-
la cortina fumogena di fumo (è una ripetizione?) da far noscessi. Qualche sera due o tre persone.
invidia alle sale biliardo più malfamate, l’odore acre di Altre sere nessuno.
sudore e alcol (odore di gioventù?), la musica sopra tutto A Spaziomusica ci portavo amici da Novara: era un bel
e tutti. E poi Bruno, cordiale e ottimista: “Ancora qui a posto, in controtendenza a quelli che imperavano allora
rompere i coglioni?”. Emilio e mi aiutava a spiegare agli altri e a me stesso perché
restavo a Pavia. Perché lì la vita era ancora sufficiente-
I miei ricordi di Spaziomusica non sono particolarmente mente diversa e intelligente e locali come quello lo testi-
allegri. Per spiegarlo devo brevemente far capire cosa sia moniavano. In realtà io ci andavo solo a bere. La musica
Pavia e come funziona per chi ci viene a studiare. A Pavia non mi è mai piaciuta e non l’ho mai capita. Però per un
ci si arriva alla fine del liceo, garruli e freschi, per fare po’ Spaziomusica è stato sufficiente come giustificazione
l’università. In realtà l’università è l’ultima cosa: l’impor- a rimanere a Pavia. Poi, forse dopo qualche sera di troppo
tante è una vita da soli, lontani dalle catene o dagli ab- con il tavolo-istogramma a zero, decisi di tornare a Nova-
bracci della famiglia, assieme a un milione di altri ragazzi ra. Marco Scardigli
(quelli del pollo di plastica appeso al soffitto) … non ci conosciamo molto cara Daniela, ma credo che un
... inevitabile ricordarsi di quell’aria burbera dietro la con- sottile filo rosso ci sia tra noi: ecco, tu e Bruno siete quelli che
solle (era apparente o vera?), dei sorrisi accennati dietro io chiamo LA MIA GENTE. Io cambio posto, città, lavoro ma
il bancone, dei cenni di assenso o dissenso che discre- cerco, e, per fortuna, trovo sempre la mia gente: persone forti,
tamente lanciava... della foto sopra la porta... dell’affet- coraggiose, libere, combattive, amanti, compagni, universali.
to che ci avete donato e trasmesso quando venivamo a Ed io ho bisogno di vivere con queste persone perché credo
Spazio. È con affetto e stima che ricordiamo Bruno... è come loro che bisogna cambiare il mondo; ci credo ancora e ci
con affetto e stima che non ci dimentichiamo di te. Un credo di più proprio quando le trovo. E allora volevo dirti che,
abbraccio. Emanuele & Daniele anche se da lontano, voglio bene a te Daniela e voglio bene a
Bruno; che sono felice di avervi incontrato e conosciuto, che
sapere della scomparsa di Bruno mi ha fatto soffrire…
Con un bene enorme, Stefania Grossi
...Credo che me lo ricorderò sempre così Bruno: quel flash
di voi due dietro il banco di Spaziomusica, nella notte del- Angela Mariani: un funzionario dal volto umano
la vigilia di Natale. È un ricordo di un contrasto: vi vedevo
così “sani” - mi sembravate così felici - in quel posto che
a me sembrava affascinante ma così poco sano, con tutto I Sommaruga: una tribù. Venivano da Milano. Non si
quel fumo... Ma l’immagine era positiva e simpatica. Me sono persi un concerto per anni ed anni.

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la tengo molto cara. Mi piace pensare anche alla vostra
storia. È bello vedere che le passioni travolgenti e i pro-
getti insieme sono ancora possibili. Anche se tante cop- Le commesse di Griffini
pie trascinate o scoppiate sembrano provare il contrario. “Bruno: come si fa a dimenticare uno
Peccato che a volte il destino sia così duro. Un abbraccio così! Unico nel suo genere! Lo vedevamo
forte. Marco (Morosini) quasi tutti i giorni: veniva a prendere
i micconi per i musicisti o le brioches
fresche per Daniela e mamma Carla.
Spesso ci portava in negozio i musicisti e
Per forza che Bruno è morto. In questo mondo dove il
ce li presentava sogghignando (chissà che
Comunismo è scomparso, finito, che ci stava a fare uno
cosa gli aveva raccontato!). Tante volte
come lui? Alberto Pietrapertosa
entrava con fare deciso e faccia incazzata:
“E ‘lura? Chi l’è ca vusava stamatina?“
(voleva dire che le nostre gioiose urla
Caro Bruno, vorrei abbracciarti dovunque tu sia e dirti gra- mattutine l’avevano svegliato - camera
zie per quelle notti piene di musica, per il calore umano sua era proprio sopra il negozio). Noi
che sentivo a “Spazio” e anche per il sano sudore, per tentavamo di scusarci; per fortuna, dopo
l’aria densa di fumo e odore di birra, per quelle mani che un paio di “va ‘da via il cu“ scappava
battevano sui tavoli a chiedere un bis, come a volere che da ridere anche a lui... Bruno, unico....
tutto non finisse mai. Terrò stretti quei momenti per farli burbero-simpatico.
rivivere il più a lungo possibile nel cuore e nella mente. Alessandra, Grazia, Ivana, Melissa...
Mara Camerano - Alessandria
Spaziomusica: punto e festa 3-4-5 luglio 1999
Dopo 13 anni Spaziomusica volta pagina:
13 anni di grandi concerti, grandi emozioni, grandi serate
vissute con intensità da brivido che fanno parte del patri-
monio collettivo di Spaziomusica e della storia individuale
di ciascuno di noi. È venuto il tempo di ritirarci e di lascia-
re ad altri l’onore e l’onere di continuità/discontinuità.
Festeggeremo alla grande: una kermesse di tre giorni ad
alta densità umana, musicale,poetica e godereccia.
Avremo il piacere di ritrovare volti, lasciarci andare ai
ricordi, riascoltare parole, suoni, voci che sono stati la
colonna sonora delle no-
Il nostro manifesto d’addio. In quella tre giorni è suc- stre vite lungo tutta questa
cesso di tutto, di tutto e di più. Il pieno di emozioni straordinaria esperienza
come mai nella vita. I volti, le immagini, i suoni sono che è stata per noi Spazio-
sedimentati nella memoria. Ma Bruno ed io avevamo musica.
bisogno che rimanessero tracce tangibili: non ci pa- Spaziomusica che per noi,
reva vero stesse succedendo proprio a noi. E così le irriducibili “fedeli alla li-
foto dell’ultima sera di Gavino Starone. E così la re- nea”, intesa come passio-
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gistrazione video della mega jam curata da Bruno, che ne civile e politica, stile di
custodisco gelosamente a casa. vita e relazioni umane, ha
E così un album dalle pagine ingiallite dove ognuno rappresentato un microco-
poteva scrivere. Ne esce un ritratto molto bello e mol- smo dove realizzare quella
to vero della “gente di Spazio”. filosofia di valori che sono
I pensieri li ho trascritti per renderli leggibili dato che stati la straordinaria forza unico valore ed unico parametro,cui spesso anche un’arte
emozione e tasso alcolico (non saprei dire in che ordi- collettiva della nostra ge- straordinaria come la musica deve piegarsi. Spaziomusica
ne di priorità) non aiutavano certo la bella calligrafia. nerazione (arrivata adesso è una piccola ma per noi importante dimostrazione che,
Luciano Ferro e Cecilia Rossignoli ne hanno reso alla soglia dei “cinquan- più che budget miliardari, sono le idee, i progetti, le con-
il sapore. ta“), in un mondo molto taminazioni e gli incroci sul piano artistico ed umano a
diverso dalle nostre utopie contare. La riprova sono le decine e decine di musicisti
e dai nostri sogni. – amici che hanno dato la loro adesione alla grande festa
Tantissime ed indimenticabili le serate in cui a Spazio tra finale ; giornate in cui faremo il pieno di emozioni, senza
la band (pavese-italiana-inglese o americana che fosse) rimpianti ma con tanti ricordi, come direbbe il suonatore
e la gente si è creato un mix di emozioni, un’atmosfe- Jones di Fabrizio De Andrè. Un forte abbraccio ideale ed
ra assolutamente speciale. In tutti il piacere di esserci: un “grazie di cuore“ ai musicisti sparsi per Pavia, per l’I-
un’esperienza artistica ed umana che fa parte della no- talia e per il mondo e a tutte le persone amiche (l’elenco
stra memoria e della nostra storia e che nessun assegno, è lunghissimo) con cui abbiamo condiviso musica ed emo-
per quanto miliardario riuscirebbe mai a comperare, né zioni, discorsi impegnati e risate, pastasciutte, buon vino,
tanto meno e riprodurre. Ci sembra importante ribadirlo ideali e grandi sogni…
di questi tempi, appiattiti sulla logica del denaro come Bruno e Daniela
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Pensieri dall’albo d’oro Comunque la pensiate, è la fine di un mito. Bob

Questa storia inizia con la S di Solitudini dimenticate in bic- Ho cominciato l’avventura di Spazio come un divertimento
chieri di birra, con la S di Stonate chitarre ubriache, con la uguale a tanti altri, e mi sono accorto che mi avete dato i
S di Strane coppie create da uno strano dio dell’Amore, e migliori anni della mia vita. Giovanni
ancora una S per Serate dedicate ai ricordi.
E continua questa S maledetta di Sognatori che non vo- “Voi a volte ci pensate così lontani, eppure siamo così vici-
gliono essere presi. È la S di Spazio che accompagna una ni“ (Wim Wenders)
M, Melodie di Musicisti di altre galassie che ospitavano i Roberto …dal cielo sopra i tamburi
sogni. È la M di Miracolo ed è la M di Magico che insieme
portano ad un ultima. Arrivati a Spaziomusica. Ora si scen- Sono arrivata qui per caso, in una di quelle “certe notti”.
de. Finalmente un treno puntuale. Un bacio al capostazione Qui per caso ho incontrato l’ubriaco (MB) molto intrapren-
Barbuto ed una lenta carezza alla dolce Maestrina. Luca dente (con la mia amica), però, siccome lei non lo voleva,
l’ho ramagliato su io.
Tu me quieres dejar.../yo no quieto sufrir/con tigo me voy Qui, sempre per caso, mi ha baciato per la prima volta (ori-
My santo (Espacio Musica)/dunque me vueste morir. ginale)… e vissero felici e contenti! Qui, per caso… Bruno,
Hasta pronto companeros! Marco Daniela, Luca, Heidi, Massimo, amici, musica, birra … lo
rifarei. Con affetto, tantissimo. Biby
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Adesso mi compro un paio di sgabelli, le sigarette, cinque
birre, lo stereo, i dischi e finalmente sto a casa. Cerco di Un ininterrotto grazie dal 1989. Luca
sublimare. Cerco di crearmi il salotto. Cerco di stare come
prima... Inizio a leggere la Provincia, forse anche Repub- Un grazie di cuore a Bruno e Daniela per 10 anni di emozio-
blica, tutti i volantini vecchi, quelli nuovi, le locandine dei ni. Valter e Riccardo
concerti. Cambio vita. Massimo
Grazie per 6 anni di ubriachezza molesta a ritmo di buona
Nelle notti ghiacciate, appesi alle bici e agli scampoli delle musica. Teo
tante idee possibili, soltanto qua ho trovato cuori caldi e
pensieri vivi, una tana dove svernare ed un rifugio, nonché … ma che ubriachezza molesta, solo sana quanto basta
una scuola di formazione al rhum. per creare un’atmosfera unica. Andrea
Alcune iene attorno mi chiedono di smetterla, ma non la
smetteremo… Camilla Mi siete stati anche sui coglioni, però Spazio è Spazio. Pa-
olo
Almeno non romperete più i coglioni con il farmi abbassare
il volume del basso Naturalmente scherzo. Ciao miti! (Fifth Ai momenti indimenticabili in cui ero sempre alla ricerca di
Avenue, Birragratis, Cabrini, qualche volta Long Horns e, nuove follie. Cosa volete che vi dica: per 5, 6 anni vi ho fre-
più avanti, spero Elton John, se non mi incula.) Lorenzo quentato: andavo a letto con le vostre facce e mi svegliavo
tardi. Ora non più … e mi manca … Mario
Il migliore vov e la migliore crema di lardo l’ho trovata qua.
Dove andrò domani? Max Che dire della mia “seconda casa?”. Ho praticamente vis-
suto qui quasi sei anni, irripetibili, attraversando come di necrologi! Cazzo, ne avete le palle piene? Va bene, sono
passaggio serate… beh, quelle serate, di quella rara alchi- contento che voi vi godiate un po’ di musica come abbiamo
mia che solo qui a Spazio si poteva creare. fatto noi per un po’ di anni!
E ci ho pure cantato… diossanto, se dovessi fare un calcolo Scherzo naturalmente. Siamo nati con voi, cresciuti a pane,
di quanta birra… lasciamo stare. blues e soul, un festival soul a Porretta, anche grazie a voi.
Ai “fratelli” e “zii” putativi che dir si voglia, a Bruno e Da- Ciao, noi ci saremo sempre.
niela, Heidi, Luca, Ada non si poteva non voler bene. Grazie Hot Mama soul band
di tutto. That was entertainement. Armando
Ai “compagni”, anche se inconsapevoli, della mia giovane
Un grazie di cuore per tutto l’affetto, la simpatia ed il calore ubriachezza. Grazie! Lory
di una vera famiglia dimostrato, che ha contraddistinto un
periodo della ma vita breve, ma carico di forti emozioni. Sa- Ai momenti indimenticabili in cui ero sempre alla ricerca di
ranno ricordi che porterò sempre con me. nuove follie. Luca
Un abbraccio. Rossana
Conoscervi è stato bello (Bruno un po’ meno), però siete
Siamo cresciuti a rock e blues in questo locale. grandi. Sostituirvi sarà impossibile. Forse sovrapporvi. Co-
Grazie di esistere. Dante e Mary munque grazie. Patrizio

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Musica, spiedini, donne e Zorbas group. Kostantino Io spero che non siano titoli di coda, ma solo la pubblicità.
Tornate presto! Simone
Spazio…non solo Musica. Grazie!
Patrizia, Cristina, Michaela, Elena Vi ho fatto incazzare di brutto però ho imparato a suonare e
stare insieme ad un sacco di gente. Grazie. Militello
Ogni volta ogni volta che torno non vorrei non vorrei più
partir… Luisa e Giorgio Hasta la vista/tosta l’hasta… lestamente!!!
Saluti e baci al nostro comandante che con su brazo liber-
Non so che cosa hanno i nuovi studenti di Pavia; noi aveva- tario ci ha servito tante birre e cubalibre. Un bacio a papi e
mo Spazio. Moli e Gavino mami. Ale Porta

A Daniela e Bruno: vi ho conosciuto tardi, ma il piacere è Peccato che Daniela sia un po’ menosa, comunque un gra-
stato immenso. Vi voglio bene. Gabry zie di cuore! Angelo

E l’ottavo giorno Dio si distrasse e creò Spaziomusica. Nebbia e nebbia nella pianura, poi, in fondo, anche la notte
E fu un grande giorno. GinTonic era lieve. A Pavia. Renato

Ci lasciate con grande dispiacere, però quello che avete Stay hard, stay hungry, stay alive. Betty e Marco
fatto è stato grande. Grazie di tutto. Attilio
Sto con le farfalle/vale sempre la pena/uscendo da qui mi
Dio bono, a leggere le pagine precedenti sembrano dei sono sempre venute in mente bellissime canzoni. Mess
Chissà, forse continuerà il tempo in cui la musica di questo più maturo. Senti che un pezzo di te si sta staccando e fa un
indimenticabile locale stordirà, in modo assolutamente po- po’ male. Un abbraccio. Carlo
sitivo, il mio timpano. Manuela
Sono le cinque meno un quarto del mattino. Ai miei genitori
Heidi! nostra gioia e nostra grazia. Bionda e doce comme italiani: grazie per tutto, vi vorrò sempre bene. Ai migliori
o’zucchero! Betty ragazzi con cui abbia mai lavorato, ai migliori clienti che
abbia mai avuto. Grazie! Heidi
Heidi: un bacio riconoscente. Il banco dei bar di tutto il
mondo sia l’incrocio dei nostri sentieri futuri. Marco Formidabili quegli anni. Mimì

Il primo posto dove ho suonato, dove ho preso delle ciucche Io sono il vento … e come il vento tornerò.
da dio e dove mi sono divertito una cifra. Fatemi una birra. Prè
Grazie a Bruno e Dany. William
Amputati di questa parte della nostra vita, vaghiamo nel
Le belle avventure non possono durare in eterno. buio della notte cercando mete impossbili. Emulando goc-
Il tempo passa e la ruggine non dorme mai (come canta ce di malinconia nel cerchio della storia,sentiamo la morsa
Neil Young). Ma i bei ricordi sì, quelli durano per sempre della lieve tristezza. Chiara
e quando sono legati alla musica trovano SPAZIO nel tuo
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cuore, nella tua anima e da lì non se ne vanno mai. “Il Paradiso lo preferisco per il clima, l’inferno per la com-
…mi ricordo il blues, il rock, interminabili assoli di chitar- pagnia“. GinTonic
ra;…mi ricordo che quando la band saliva sul palco di Spa-
ziomusica era l’inizio di una grande serata. L’amicizia non si misura a parole, ma a litri di birra e …
Grazie Spazio! Keep on rockin’ in a free world!!! Guido pisciate! Fabiana & Alessandra

Ci sono dei giorni o delle notti in cui ti senti non più vecchio, Per Daniela e Bruno. È da giorni che sto pensando alle sera-
ma più adulto o più maturo. Così maturo che ti sembra di te e alle nottate passate da voi: ai concerti indimenticabili,
perdere qualche pezzo per la strada. alle grandi bevute e alle grandi passioni!
Come quando arrivi per l’ultima volta a Spazio, che sarà Ora che il piccolo Marco ci fa vivere altre bellissime emo-
ancora ma non sarà più. Vedi facce che non trovavi da anni, zioni, d’ora in poi, la notte chiuderò gli occhi e farò finta di
altre che hai guardato ieri senza vederle, per poi accorgerti essere a Spaziomusica, con la mia band preferita.
che sono mattoni di un passato che non ti vuole mollare. O Un grosso abbraccio ed un grande grazie!
che tu non vuoi lasciar andare. In fondo la storia di ciascuno Silvio, Paola e il piccolo Marco
è questione di punti di riferimento. Alla fine torni a casa.
Dai un bacio a tua moglie che magari hai conosciuto pro- Lo Spazio è come l’infinito. La Musica ti aiuta a raggiun-
prio a Spazio, in una notte fresca di settembre, scrivendo gerlo. “Sai quante volte/sognando un viaggio/restan-
in fretta numeri di telefono sopra i nomi dei musicisti del do fermo nello stesso posto/e con la mente ho girato il
mese; accarezzi una testolina ancora implume che dorme mondo… “Grazie per questo piccolo viaggio. Fermi qui,
nel letto accanto al tuo. in questa caldissima dimora.
Chiudi gli occhi. E ti senti non più vecchio, ma più adulto o KKF - Fede Poggipollini band
Ci avete dato modo di suonare, soprattutto di suonare certo. E la sinistra che ha fatto? Ha perso regolarmen-
come volevamo noi. Per questo sento di dovervi ringrazia- te. L’unica volta che, per stanchezza, lei ha smesso...: è
re. Con voi finisce un’epoca, ma avete scritto una pagina spuntato Prodi!
importante in questo mondo scalcinato che è la musica Non parliamo poi del gusto: mentre la sinistra del Pre-
italiana. Grazie di tutto. Vi vogliamo bene. Saremo sem- mier va al salone e si accompagna a Vissani, loro come
pre amici veri. Ricky Portera & Claudio Golinelli affinano il palato?: panini e la solita birra.
E che dire di Bruno. Poco c’è da aggiungere, del resto
Alla barba più ispida del blues e ad un grande cuore!!! lui non è una figura reale. Inizialmente pensavamo ad
Maurizio Solieri una sorta di copertura ideata da Daniela per allontana-
re tutto quell’aggirarsi di aitanti giovanotti che, appena
Spaziomusica chiude i battenti: un vero peccato e se vo- varcata la soglia, si precipitano da lei.
gliamo usare un termine religioso: un peccato mortale. Ma poi, una volta giunta la richiesta del Museo Spallan-
Una parte di storia musicale che ha fatto epoca. Se ne va zani per l’esposizione del suddetto accanto al famoso
dopo aver lottato con tutte le sue forze ma soprattutto con nano in formalina, ci siamo fatti l’idea che la faccenda
un cuore grandissimo e ormai depresso. era certo più complessa.
Il cuore immenso di Bruno e Daniela, combattenti indomiti Innanzi tutto crediamo che quella faccia da figlio dei fiori
e senza frontiere e con un solo grande amore nel cuore: diventato saggio e per anni esposto in un angolo buio
la buona musca! L’indifferenza e la poca sensibilità della della sala non sia altro che un pezzo di folclore, a testi-

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gente li ha fiaccati e li fa ora desistere. Ho un grande peso monianza che il ’68 pavese non l’ha fatto soltanto Bolis
sul cuore ma mi auguro che chi non ha capito nulla ieri, (visto che è l’unico che non rinnega).
possa sentire una grandissima nostalgia domani. E poi avete mai provato a girare la sua postazione sotto
Perché le cose e le persone belle non si possono dimenti- vetro? Provateci e vedrete comparire la neve come nelle
care. Per sempre nel mio cuore. Aida Cooper bolle da souvenir. Il Bruno, tale personaggio da Museo
delle cere sessantottino, è stato anche immortalato nel
Ci hanno preso in giro per 13 anni con quella loro aria libro di Ligabue. E a testimonianza che l’uomo Bruno è
da sinistrorsi pronti a credere alla Rivoluzione. Mai visto solo una chimera del tempo che fu, viene rappresenta-
gente più conservatrice: niente è cambiato in quell’offi- to in una sorta di natura morta con accanto baule. Infi-
cina credo dall’apertura. E anche per quanto riguarda il ne, chi non ne fosse convinto, provi a dirgli qualcosa:
cartellone, cambiare è un eufemismo. In fondo i Solieri e risponde sempre “Vaffanculo” e “Fatti i cazzi tuoi” a
i capitan Fede tornavano sempre, non parliamo dei Mau- ripetizione. Cosa che ci fa presumere non sia altro che
ro Pagani o dei Fabio Treves. comandato da un disco, ovviamente a 45 giri, con relati-
Praticamente ciclici, come la prima neve. Ma i musicisti vo mangiadischi.
in sè non hanno colpa: è tutto a causa della pasta do- Comunque, veri o falsi che siano, i due meritano un salu-
pata. Sì, quel sugo che serve la colonia che da un lato to, se non altro per l’entusiasmo che hanno saputo met-
“bomba” gli artisti (lo si vede poi sul palco: altrove non terci (ma questi sono solo affaracci loro) e che hanno
fanno mica quelle performance lì) e dall’altro crea di- saputo trasmetterci (e questo ci piace di più).
pendenza, tant’è che gli stessi sono costretti a tornare in Non li salutiamo neppure, tanto sappiamo che avranno
zona-pasta almeno una volta all’anno. Per anni Daniela certo più tempo libero, ma saranno comunque sempre
ha fatto appello a votare a sinistra prima di ogni con- dalle parti di Spazio. Baci. Linda Lucini
Spaziomusica: l’addio e i rimpianti per Pavia re ai veri e propri «eventi» che si svolgevano in via Fa-
ruffini. Mi mancherà il palco di Spazio e quel simpatico
11 Marzo ‘99 «brontolone» di Bruno, un grande uomo ed amico, nonché
È certo: tra poco più di due mesi chiuderà i battenti lo tecnico del suono insuperabile, dietro al quale però, non
Spazio Musica di via Faruffini, un locale «storico» per Pa- tanto nell’ombra, ha agito quella grande donna che è Da-
via, un punto di ritrovo abituale per gli amanti di tanti niela (citazione rubata... ma sempre calzante). Speriamo
generi musicali, gestito con passione e dedizione da Da- che rimangano i muri di Spazio a raccontare le storie dei
niela e Bruno Morani. A loro voglio dire grazie, a nome del musicisti passati negli anni, speriamo che chi di dovere
tanti amanti del blues, siano essi musicisti o parte di quel possa ripensare a cosa perde la città di Pavia, e non solo,
grande pubblico che si è visto in questi anni, grazie per speriamo soprattutto che Daniela e Bruno possano final-
la loro genuina passione, per la loro pazienza e cocciuta mente riposarsi dopo questi anni di duro lavoro ascoltan-
ostinazione nel portare avanti una «personale» crociata a dosi in santa pace, solo per relax, un buon blues di Muddy
favore della musica di qualità. Waters ed un lento di B. B. King. Grazie ancora ragazzi per
Non spetta a me ricordare quanti artisti siano passati nel quello che avete dato a migliaia di persone, me compre-
piccolo ma prestigioso locale di via Faruffini. Credo che a so. Fabio Treves - Milano
tutti loro mancherà l’affetto che hanno saputo trasmette-
re i coniugi Morani: una blues family che con gli anni si Pavia, città assopita:
è fatta conoscere in tutto il mondo. Anni fa, a Memphis, Spaziomusica deve proprio morire?
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Tennessee, prima di salire sul palco mi venne incontro
il leggendario bluesman nero “Honeyboy” Edwards e mi 26 Marzo 1999
chiese: “Hey, man, ho saputo che vieni dall’Italia. Me lo Generi come il blues e il jazz da tempo non sono più
faresti un piacere? Mi saluti a Pavia gli amici di Spazio considerati come semplice musica di evasione, ma sono
Musica?” Tanto per far capire che proprio i musicisti diventati argomento di studio e di approfondimento in
sono i primi a ricordarsi del locale e dei suoi più che uni- Conservatori ed Università, in quanto importanti chiavi di
ci animatori. Ma nella musica, come nel calcio, c’è poca lettura di contesti sociali e periodi storici.
riconoscenza e allora che senso ha andare ancora avanti Un recente articolo pubblicato dalla rivista “Amadeus”
controcorrente, in una battaglia un po’ troppo donchi- trombettista Winton Marsalys sottolineava come il
sciottesca, logorante e faticosa per «imporre» la buona moderno ascoltatore stia diventando sempre di più un
musica in risposta a mode e gusti che non prevedono «ascoltatore totale», in grado di apprezzare e rispettare
certo il blues, il rock ed il country? Pavia e le istituzioni generi differenti quali la musica classica e quella afroa-
non sono certo state generose con lo Spazio Musica. In mericana. Queste argomentazioni, a parole condivise da
altre regioni d’Italia locali molto meno attrezzati hanno molti, non hanno trovato riscontro a Pavia nei fatti, se si
trovato validi interlocutori in quell’ assessorato ai giovani esclude qualche rassegna jazzistica come quelle nel cor-
o in quello della cultura, per promuovere iniziative musi- tile del Municipio, frequentate da un pubblico distratto e
cali e per dare risposte concrete alle sacrosante richieste tormentato da sciami inferociti di zanzare.
di tanti ragazzi che non amano l’omologazione culturale Più di frequente, l’atteggiamento generale verso chi, dal
in atto. Ma a poco serve ora recriminare e polemizzare. basso, ha cercato di proporre musica è stato di generale
Spazio Musica ha segnato un periodo importante anche indifferenza, se non di ostracismo per la paura, a volte
per la vicina Milano che spesso si spostava per assiste- con connotati isterici, del disturbo della «tranquillità»
della gente. «Spaziomusica» a Pavia ha rappresentato 3) Ma il particolare affetto di chi frequenta e ha frequen-
un’eccezione: Bruno e Daniela (i gestori) hanno consen- tato «Spazio» non è dettato solo da ragioni musicali.
tito di ascoltare autentici artisti blues e jazz come Chico Daniela con la sua sovrumana disponibilità e Bruno con
Hamilton, John Hammond, Bob Margolin e tanti altri, e la sua burbera passione, hanno creato un clima di acco-
vanno sicuramente ringraziati in quanto il locale è diven- glienza che ha reso facile a chiunque entrare nel locale
tato negli anni un importante punto di riferimento per e poi ritornarvi.
tanti appassionati. Purtroppo, per motivi personali ma si- Nonché, aspetto non secondario in una città studente-
curamente (a mio parere) legati al triste quadro descritto, sca, hanno offerto un servizio intrattenimento e socialità
Bruno e Daniela hanno deciso di interrompere l’attività a prezzi assolutamente al di sotto delle medie correnti.
entro pochi mesi. Spero sinceramente che questo non (Chi ascolta musica, sa cosa significhi dover rinunciare
avvenga e che organismi come le varie associazioni uni- ad acquistare il cd che piace perché non si trovano le 40
versitarie o direttamente anche l’amministrazione comu- mila lire necessarie). Forzando la mano, ma solo un poco
nale (una volta, del resto, non si suonava jazz anche al appena, si può dire che abbiano svolto una buona fetta
Vittadini?) possano intervenire per garantire la continuità di funzione vicaria di un centro sociale.
di «Spaziomusica». Inoltre, vorrei auspicare che si possa 4) Come ha reagito Pavia?
veramente operare un generale rilancio delle proposte Come sempre, sonnecchiando. In verità, forse ci siamo
musicali a Pavia, una città che (si dice...) vuole puntare abituati troppo bene e abbiamo pensato che tutto fosse
il proprio sviluppo sul turismo, sul terziario e, soprattutto, dovuto e che «Spazio» sarebbe sempre esistito. Il locale

227
sulla cultura. Luigi Marinoni - Pavia è stato sentito spesso come un «corpo estraneo» e la
ricchezza culturale che ne derivava è sembrata spesso
Grazie a “Spaziomusica” sprecata. Non c’è da stupirsi se anche questo, oltre alla
stanchezza, abbia spinto a chiudere. Insomma, Daniela
8 giugno ‘99 e Bruno hanno fatto una scelta che ci fa soffrire, ma che
Nemmeno un mese, e Spaziomusica chiuderà. Su que- è comprensibile e va rispettata.
ste pagine abbiamo letto voci di tristezza e rimpianto, Non hanno certo preso la decisione con leggerezza e,
a cui ci associamo e alle quali proviamo ad aggiungere proprio perché la hanno meditata, siamo sicuri che im-
qualche riflessione il meno possibile condizionata dalle plorazioni e suppliche sentite in continuazione in questi
emozioni che sono legate a quello «spazio». mesi («No, dai, continuate») siano inutili e anche un po’
1) Spaziomusica è stato innanzitutto un locale di prim’ patetiche. Possiamo solo ringraziarli (mai abbastanza, in
ordine in Italia per quanto riguarda la programmazione verità) per quello che hanno fatto e chiedere loro che il
rock e blues; ha ospitato nomi straordinari per il nostro patrimonio accumulato non si disperda. Cioè che, come
paese o ne ha scoperti altri che si sarebbero poi affer- già è successo, mettano a disposizione la loro incredibi-
mati. le rete di conoscenze, contatti ed esperienze per costru-
2) Per questo, ha offerto ai pavesi per più di dieci anni, ire in questa città iniziative, occasioni e incontri. Non
senza interruzione, opportunità uniche e nel contempo sappiamo dire se Pavia ne abbia bisogno: noi sì.
ha aperto un palco ai giovani gruppi pavesi delle varie E poiché siamo certi che non impiegheranno il tempo
«ondate». Con grande tolleranza e attenzione, tanto che libero dal locale per sonnecchiare davanti alla televi-
quest’anno sono anche comparsi Dj e ritmi drum’n’bass, sione, ci auguriamo che vogliano aiutare ancora molti
musica hip hop e «pezzi». a pensare, immaginare, sognare. Massimo Depaoli
Spazio 1999 da “PASSAPAROLA” del 9-4-99 tavolo quando suonò Solieri. Il locale chiuso e tutto nero
e un cartello di fuori: “a mezzanotte gli americani hanno
Spaziomusica è, almeno finora, una di quelle cose che, bombardato Baghdad”. Juan Carlos “Flaco“ Biondini che
marmoree, si rifiutano di scandire il normale trascorrere fece “Hasta siempre comandante“ con la chitarra elettri-
delle stagioni, apparentemente destinate a ergersi, soli- ca e alla fine piangevamo tutti come vitelli.
tario immobile solido faro nella notte delle mareggiate Mi dite che forse il locale chiude, che lo vendono, che
del tempo. Non una sedia ha cambiato disposizione nel ci fanno un cazzo di supermercato. Lanciamo qui una
locale-santuario da quando, una dozzina di anni fa, co- proposta: diamine, l’ha fatto pure il manifesto che è un
minciammo a regalarci le prime saltuarie visite nel sancta quotidiano nazionale, facciamolo pure qui, facciamo la
sanctorum del blues pavese (beh, pavese è un pò riduttivo sottoscrizione. Tutti quelli che lì dentro almeno una volta
in effetti, ma non c’è bisogno di incenso in questa sede). hanno cantato, hanno bevuto troppo, sono stati mandati
Ci andavamo spesso di lunedì, a giocare a Risiko, che non a cagare, hanno discusso dell’okkupazione, o in qualche
c’era mai nessuno perché non suonavano e non era anco- modo, in quel piccolo angolo della loro vita, hanno vibra-
ra stato di moda. to. Ce lo compriamo il maledetto posto, e ci facciamo
Poi, gli altri giorni, sul palco si presentava qualche negro- suonare quelli che dice il Bruno. Non facciamoci togliere
ne vecchissimo che, seppur ignoto a noi pivelli, si scopri- Carosello per la seconda volta. Gionata Ferroni
va essere l’insegnante di solfeggio di Eric Clapton.
Il Bruno si ergeva severo dietro al bancone e ordinavamo
228

medie corrette vodka con voce tremante.
Spazio era pieno di signori sui trentacinque-quaranta con
i baffi, che facevano sì con la testa al ritmo delle per-
cussioni. Poi, quando le mandrie di ragazzi pavesi, nel
loro eterno migrare in blocco, decisero che era di moda
frequentare locali dall’aria sinistrorsa, pienone continuo
anche nei giorni di chiusura; forse la musica, anche se
sempre di altissimo livello, finiva un pò in secondo piano,
ma molti si tuffavano nella bolgia solo per provare l’ef-
fetto dello struscio con dozzine di tette democratiche di
sinistra. E Daniela, tanto di cappello, manteneva un po’
della sua dolcezza anche mentre ci impediva di entrare,
perché il locale era imballato o perché sembravamo trop-
po ciucchi (Bruno, dal banco, invece ci urlava con gli occhi
spiritati di andare tutti affanculo, ma lui è così, prendere
o lasciare).
Frammenti di storia: Ellade Bandini che alla fine del con-
certo si concede 10 minuti di puro sesso con la batteria
e il pubblico sfiora il soffitto. I greci che cantavano e
sfornavano spiedini sul ghiaino di fuori. Una tipa comple-
tamente in trance che faceva la danza del ventre su un Mucchio Selvaggio
229
Spazio e i media

Quotidiani “...l’è sù su la Pruincia“: a Pavia, si sa, è la Provincia
e riviste: Pavese a far notizia. La Provincia ha dato spazio-a-Spa-
Provincia Pavese zio, uno spazio importante. Se ho un grosso plico di ri- Bruttocao, Claudio Cuccurullo, Carlo Gariboldi, Lin-
Passaparola... tagli che mi ha aiutato a tirare le fila della memoria di da Lucini, Donatella Mele, Maria Grazia Piccaluga,
Repubblica e questo libro, lo devo anche alla Provincia Pavese (ed alla Giulia Santerini, Lucrezia Semenza, Luca Simeone,
TuttoMilano mamma di Bruno che, con pazienza e sistematicità, ri- Roberto Torti, Roberto Valentino, Clotilde Veltri.
Il Blues tagliava e catalogava tutto). La Provincia ha sostenuto le Molti di loro passavano dalle parti di Spazio perchè ap-
Jam due edizioni del Festival Blues (la seconda con un apposito passionati di musica o più semplicemente perché gli an-
Buscadero fascicolo allegato al giornale), la rassegna di giovani band dava di bersi una birra tra amici: Elettra, Enrico, Rober-
Radio: “Musica Ribelle” (95-96), il concorso-rassegna “Pavia to; Donatella: una presenza costante la sua negli anni
Radio Pavia rock“(98-99). Ci ha seguito da vicino negli anniversari ed “ruggenti”. Anche Stefano che sulla Provincia scrive di
Radio Popolare eventi particolari ed anche nella lunga fase dell’addio. sport; con lui e con Carlo e Clotilde eravamo già molto
Quando c’erano i concerti ne dava notizia quasi sempre, amici, per via di Marco (Morani, il nipote).
230

“...compatibilmente“... Clo’, Spazio l’ha vissuto con noi, full-immersion per anni,
Ogni tanto ci è anche capitato di incazzarci: mezza pagina notte dopo notte: una voce ed un sorriso luminosi. (ora è
per una cover band qualsiasi, poche righe per artisti di a Roma, con Kataweb). Giulia (anche lei a Roma: Radio
fama (Joe Ely, ad esempio). Ma è successo di rado. Capital) è presto diventata di casa (è anche venuta ad
Io, con la mia solita tenacia, inviavo fax, preparavo scru- abitare nel nostro stesso cortile). Per loro due (all’epoca
polosamente schede dei musicisti, rassegna stampa, foto si muovevano spesso in coppia) i “bella gnocca” di Bruno
e poi ...cominciavo a martellare, dal vivo e per telefono. si sprecavano.
Alla Provincia hanno imparato a conoscermi ed anche a Maria Grazia (Piccaluga), sempre gentile, capiva al
riconoscere il mio inconfondibile accento friul-veneto. In volo ogni notizia ed ogni situazione e ne scriveva con in-
portineria c’era Lucio Masullo che tutti ricordano per la telligenza e sensibilità. Il suo messaggio:
sua gentilezza. Ora ci sono: sua figlia Eleonora (che ha
le sue stesse caratteristiche), Mariuccia: Maria Ange-
lucci (ci consoliamo a vicenda delle disgrazie dell’Inter), “Io a Pavia sono arrivata tardi e Spaziomusica
Elena Cassago, Luciano Diani e Marino Rossi. dell’era storica l’ho frequentato poco, purtroppo.
Negli anni si sono succeduti vari Direttori: Luigi Carlet- Ma Bruno l’ho conosciuto attraverso gli occhi lumi-
ti, Sergio Baraldi, Franco Manzitti, Enrico Grazioli, nosi e le parole appassionate di Daniela: e lui, bur-
fino all’attuale: Roberto Galli. Tanti i giornalisti che si bero, ruvido ma generoso, non sarebbe stato tanto
sono occupati di noi, con competenza e professionalità. Li amato e rimpianto dagli amici (tantissimi) se non ci
cito in ordine rigorosamente alfabetico (sperando di non fosse sempre stata lei, lì accanto, paziente, dolce
dimenticarne nessuno): Elettra Aldani, Franco Bagna- ma forte e caparbia come una tigre”.
sco, Melissa Bertolotti, Angelo Bonacossa, Grazia Maria Grazia
Linda Lucini: È iniziato parecchi anni fa come un sempli- no a Spazio finivano poi per abitare da lui, qualcuno anche
ce rapporto professionale: lei che scriveva sulla Provincia per non volersene più andare. E poi sarà anche perché
di musica e di cultura, noi che organizzavamo concerti. Bruno la gente la sapeva fiutare. Non era amico di tutti,
La conoscenza ha prodotto la stima, poi è subentrato l’af- divi e prime donne non facevano per lui. Ma se in qualcu-
fetto: smisurato, reciproco. Affetto che ho sentito molto no riconosceva la scintilla, l’amicizia ed il rispetto erano a
vicino anche durante i giorni bui. E non avrebbe potuto vita. E, caso raro nel mondo degli artisti, in questo veniva
andare diversamente con una persona come Linda. Linda ricambiato a vita. Lo è stato con Ligabue che, ormai star
le parole le sa. Linda le parole da dire le ha trovate an- da tutto esaurito negli stadi, ha chiuso il suo libro con una
che per scrivere il ricordo di Bruno all’indomani della sua foto del Morani in barba bianca.
morte. Per me il suo rimane uno dei ritratti più veri e più E quando al Fraschini il Liga ha ricordato Fabrizio De An-
toccanti di Bruno. Ancora adesso non riesco ad arrivare drè ha attaccato parlando proprio del suo amico Bruno.
alla fine senza sentire un groppo in gola. Non da meno Gene Gnocchi che un giorno alla doman-
da “Le piace Pavia? ”rispose:“ Sì, perché c’è una bella
Bruno era ruvido e ribelle come la sua barba. Ma se gli piazza e poi perché c’è il grande Morani. Ma lui non era
davi un bacio sulla guancia quella barba ti accarezzava solo l’amico di big della musica. Bruno gli artisti li ama-
morbida e la sentivi grande come un abbraccio, grande va tutti, esordienti compresi. Soprattutto quelli pavesi ai
come il suo cuore. Sembra strano a dirsi ma Bruno con quali dava una disponibilità quasi illimitata. Perché per
quella sua abitudine di mandare tutti indistintamente a lui, giramondo pronto a fare la rivoluzione, Pavia era co-

231
quel paese, sapeva ascoltare. Bruno in 13 anni di bancone munque un punto fisso ed intoccabile. Pavese nell’animo
a Spazio ha sempre avuto una parola per tutti. Dopo la e non solo nel cognome di una famiglia storica (suo zio
mezzanotte, più spesso una parolaccia. era il poeta Dario Morani), era adorabile nei suoi racconti
Tanto più quando si chiudeva nella cabina di regia. Rideva della città e delle storie da molti dimenticate. Ma Bruno
come un matto quando gli dicevi che avresti voluto capo- era anche la Pavia di oggi: del resto molte delle nuove
volgerla quella bolla di vetro con il mixer e lui dentro per
vedere se poi scendeva la neve. Non da meno quando lo “Bruno, barba ruvida e ribelle ma grande come il suo cuore”
accusavi di essere un conservatore, con tutti quei cimeli di Linda Lucini Provincia Pavese 20 marzo 2002
da prima della caduta del muro di Berlino sparsi ovunque,
a Spazio e in casa. Appesi e mischiati senza gusto ai qua-
dri d’autore che arrivavano dalla Galleria dello zio Dario e
di suo padre Aldo. Ma lui era fiero dei suoi trofei bizzarri.
Decisamente orgoglioso di quel diploma d’onore conse-
gnatogli dal club Tenco-sezione infermeria. Lì, a Sanre-
mo, nel festival più prestigioso della canzone d’autore,
era una sorta di decano. Non c’era musicista, tecnico o
big che non gli tributasse affetto.
Girare con lui all’Ariston era un pò come stare accanto
alla statua portata in processione: venti saluti per fare
pochi metri di strada. Perché sì che il Bruno sapeva farsi
Linda Lucini
amare dai musicisti. Sarà perché tutti quelli che suonava-
generazioni sono venute su a panini, birra e Spazio. Lì era anche capace di liti furibonde. Come qualche mese
studiavano, lì facevano la festa di laurea e, a volte, an- fa quando minacciò di far ingoiare il clakson all’autista
che quella di nozze. Ma Bruno era anche tante altre cose, davanti a lui nel caso non avesse smesso di suonare al
era la falce e martello con tante lucine intermittenti che vecchietto che attraversava lentamente. E si potrebbe an-
esponeva fuori dal balcone della sua casa in pieno centro dare avanti ancora, perché Bruno era davvero incredibile.
a Natale per far da contrasto alle luminarie dei negozi. Ma del resto, Bruno era la sua barba, grande come il suo
Era la pastasciutta sempre pronta tra una risata e l’altra. affetto. Un abbraccio Bruno da tutti quelli che a Pavia,
Era uno capace di prendere l’aereo solo per dire una paro- nella musica e in giro per il mondo hanno nel cuore un
laccia in faccia alla donna che amava e che ha continuato pezzetto della tua barba.
ad amare tantissimo. Ciao Bruno. Che Dio o chi per lui ti faccia continuare ad
Sapeva tirar fuori ancora le galanterie di una volta, ma ascoltare della musica”. Linda Lucini

Settimanale di annunci,
con una sezione dedicata
ai principali appuntamenti
musicali e culturali di Pavia
e Provincia. In redazione un
gruppo di appassionati: Guido Mariani: preciso, puntuale,
232

sempre informato, grande fan di Ruth Gerson; Furio Sol-
lazzi: conoscitore e storico animatore della scena musicale
pavese; Carlo Genta (da qualche anno in forza a Radio24):
assiduo frequentatore delle notti di Spazio, di cui ha scritto
“... è una bella fetta della torta dei desideri notturni di chi
a Pavia ci vive”, anche perché è da noi che ha incontrato
l’amore della sua vita. Battitore libero: Gionata Ferroni da
Garlasco, detto Tota, (lo conoscevo bene come intrattenito-
re e gran bevitore di birra, ignoravo completamente la sua
vocazione giornalistica. Stupendo il pezzo che ha scritto in
occasione della chiusura di Spazio). Al loro fianco: Dante
Anconetani, Terry Noè, Gigi Porro, la Claudia e, last
but not least, il sorriso e la mole di Chicco Falerni, “l’uo-
mo delle salamelle”. Per Pavia rock ‘99 ce ne ha fatte com-
perare qualche tonnellata, convinto che tutti mangiassero
come lui (“Mei cargal che impienil”come si dice a Pavia):
salamelle everywhere: con quelle avanzate abbiamo riem-
pito i freezer di mezza Pavia. Nel 1996 Spazio è risultato il
miglior locale della Provincia, secondo un sondaggio tra i
loro lettori; così una sera sono venuti a consegnarci una
pergamena, di quelle serie.
TuttoMilano di Repubblica pubblicava settimanalmen- sala con tavoli, tavolini, cinque file di sedili in legno tipo
te le date dei concerti (i più significativi venivano annun- cinema parrocchiale per gli spettatori più attenti, e il
ciati anche su “Musica”). palco. Più (sincera) familiarità che (formale) cordialità,
Per noi era importante perché la comunicazione raggiun- senza menate.. Sulle pareti tante fotografie, dediche
geva un numero vasto di appassionati. (ci sono anche gli autografi dei Rolling Stones, pas-
sati dal batterista inglese Mickey Waller e conservati
Marco Pastonesi ha scritto su TuttoMilano (1990) uno con la dovuta gelosia), una statuetta dorata di Lenin,
dei ritratti più “fedeli” di Spazio: gli è bastato metterci un’immagine di Che Guevara, un basso tuba appeso al
piede una volta per capirne l’anima. soffitto.... Un’isola felice? Un tuffo nel passato? Un’e-
sperienza da fare. Marco Pastonesi
“Ci vuole orecchio“
Enzo Gentile (che gentile lo è di fatto, oltre che di
Era un deposito di mobili: nome) ha dato notizia e recensito alcuni tra i nostri
detto e fatto, comprato concerti più interessanti. Così ha scritto di Spazio sulle
e ristrutturato, insonoriz- pagine milanesi di Repubblica (1994):
zato, alla fine del 1985
nasce Spaziomusica. Alti “La qualità è garantita”
(di entusiasmo) e bassi (di

233
inesperienza), comunque la È un locale storico, che forse per distinguersi dall’ef-
voglia di fare e di stare in- fervescenza modaiola dei luoghi della notte, dove
sieme quando non era uno grande è la tentazione di cambiare spesso e a tutti
slogan ma un senso della i costi, si mantiene nel tempo inalterato: Spaziomu-
vita, adesso dei nove soci sica di Pavia, nel centro della città, in un vicolo cie-
fondatori sono rimasti due co difficile da trovare, è una specie di tana gestita a
ma hanno il diavolo in cor- conduzione familiare da Bruno e Daniela Morani, ap-
po e non temono fatiche nè passionati di musica, happening, cultura, se possibile
incertezze. associata all’impegno politico a sinistra.
Daniela Bonanni e Bruno Alle pareti non si scorge neppure un frammento di
Morani non temono neppu- muro a causa di un fittissimo collage di quadretti e
re i tempi così tirannici per foto con dedica delle decine, centinaia di ospiti an-
chi è cresciuto nel Sessan- che illustri che si sono alternati sul piccolo palco.
totto e che il Sessantotto La colonna preferita di Spaziomusica è senza dubbio
non vuole tradire, almeno il blues, con qualche digressione sul jazz, sul rock
nei principi di base: per classico e, recentemente, sulla canzone d’autore ita-
fortuna i fatti danno loro liana...
ragione... ...Una scaletta di cui andar fieri, musica da consu-
... L’ambiente è semplice, mare in quel guscio impermeabile al cattivo gusto ed
l’agio immediato: ingres- all’approssimazione di tanti ritrovi per giovani e stu-
so minimo, birreria, poi la denti...” Enzo Gentile
Hanno dato voce alle iniziative di Spazio altri quotidiani (Il Ferraboschi e soprattutto al già citato Bruno Morani, “gi-
Giorno: Franz Prato e Stefano Zanette), settimanali e gante buono” dalla lunga barba bianca e personaggio dal
mensili a diffusione locale: Il Lunedì, Il Punto... piglio quasi romanzesco.
Con la sua incredibile passione per la musica, lo spetta-
Pavia in tasca (1995) colo, ed una serie infinita di giuste “entrature”, Morani è
riuscito e riesce costantemente a far transitare nel club
“La chitarra di Flaco riparte da Spaziomusica“ pavese i più grossi nomi del blues, del rock e del jazz, con
qualche sporadica incursione nel pop...
Nato dieci anni orsono come circolo “Arci”, ora Spazio- L’ultima prodezza di Morani è la produzione di questo live
musica è una S.r.l. che fa capo a Daniela Bonanni, Sergio di Flaco...

Marco ed i suoi amici veni- un cielo immobile e una terra rivoltata all’infinito. Bisogna
vano da Lodi e Melegnano, infilarsi in piste tortuose, l’esatto contrario delle highway
anche con nebbia e gelo. Si che abbiamo visto sulle copertine dei libri e dei dischi di
perdevano per Pavia. Ogni rock’n’roll, compiendo piccoli viaggi tra ghostown illumi-
Marco Denti: uno di volta. Ma quando arrivava- nate da un’insegna e un campanile che va a rilento. Biso-
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quelli che il rock ce no lasciavano il segno: risate contagiose, grande calore e gna andare piano perché la pianura è orizzontale, sembra
l’hanno dentro, come simpatia. Le canzoni dei concerti loro le conoscevano tutte semplice, ma è piena di insidie e la città, dove aspettano
stile di vita, non solo a memoria: pubblico ideale per il rock. Lasciavano anche lo spazio, e la musica, è stata costruita per i cavalli, non
come colonna sonora un tot di boccali di birra vuoti“ e ‘lura, se ghè?! I gavivan per le Cadillac.
quotidiana. Oltre sèd!” ha sentenziato il Mess di fronte alla mia espressio- Sarà per questo che, ogni volta (ma proprio: ogni volta) che
che appassionato, è ne di stupore e meraviglia. siamo scesi giù, in cerca del nostro spazio, della nostra
anche un profondo Il suo scritto: pura poesia rock! musica, ci siamo persi e abbiamo girovagato per la città,
conoscitore della cultura sfiorando i muri, sbirciando dietro ogni angolo, o magari
e dell’immaginario rock.
“Ecco qui, viste le minacce... (n.d.r. il mio status di signora perdendoci lungo il fiume. Eppure dovremmo conoscere le
È direttore della Collana
perbene mi impedisce di rendere pubbliche le minacce cui strade, la nostra pianura, siamo nati qui e, invece, quasi a
“DISTORSIONI“–
ho dovuto ricorrere per farlo scrivere in tempo...!) voler andare contro il nostro destino, eccoci ancora, un’al-
SELENE Edizioni.
Collabora con le maggiori ”Lo spazio, la musica. Dovrebbe essere semplice. Nel- tra sera, a cercare quel posto, quel piccolo posto con le
riviste specializzate del la pianura c’è un sacco di spazio, potrebbe starci tanta, sedie rubate al cinema, le chitarre sul palco, gli americani
settore. Fa parte del tantissima musica. Invece non è così: qui anche la terra appesi al muro perché lo spazio, la musica sono per tutti.
comitato di redazione del è diventata artificiale e solo l’afa dell’estate e la nebbia Ci siamo persi e ci perderemo ancora perché lo sapevamo,
BUSCADERO, glorioso del’inverno ci ricordano che c’è ancora una natura, che non lo sappiamo ancora, che si può girare tutta la notte, nella
“mensile di Informazione c’è soltanto la working life, la vita di lavoro, che c’è anco- pianura senza spazi e senza musica, ma poi arrivi, ti ba-
rock” che per anni ha ra mistero e bellezza. Ci si diverte poco, in pianura, e per sta spingere la porta che cigola un po’, sentire le chitarre
inserito nella rubrica trovare la musica bisogna attraversare un nulla affasci- che vengono accordate, ed ecco che qualcuno ti mette una
“Live in Italy” anche i nante, orizzontale, spietato: lo spazio infinito dove scom- birra in mano (grazie, Bruno) ed è come sentirsi a casa.”
programmi di Spazio. parire mentre le strade si snodano tra aironi e serpenti, Marco Denti (e i suoi amici)
Marino Grandi: una vita per il BLUES. Appassionato,
rigoroso, riservato, nessun cedimento alla civiltà dell’ap-
parire: uno che alla musica ed agli ideali ci tiene per dav-
vero. La sua rivista IL BLUES: una nicchia di qualità, una
nicchia preziosa per tutti gli appassionati della musica del
diavolo. Preziosa la sua collaborazione, in particolare per
le due edizioni del Festival Blues dell’88 e 89. A Spazio, ai
concerti, quelli più veri, in compagnia di Silvano Bram-
billa e del figlio Davide contagiato della sua stessa pas-
sione, lui non è mai mancato.

“Cara Daniela,

235
è difficile scriverti in questo momento. Difficile perché
tutto rischia di sembrare, più che altro, di circostanza. Ma
vogliamo credere che capirai come la nostra mancanza
di parole viene dal profondo, perché, oltre ad aver amato
la musica come Bruno, lo abbiamo sempre stimato per la
lotta che ha condotto per tutta la vita affinché la coerenza ticheremo dell’uomo, pregi e difetti compresi, riteniamo
fosse un valore e non semplicemente un sostantivo“. giusto aggiungere la dimensione che aveva trasmesso al
Marino Grandi e famiglia suo locale, unico vero juke joint della nostra penisola.
Innanzitutto l’ubicazione: un cortile chiuso tra le case,
Un ricordo: Bruno Morani situato in una via stretta ed a senso unico. All’interno un
bancone vecchio stile, le pareti tappezzate di fotografie
Sinora questo spazio aveva sempre ospitato il ricordo di di artisti e non solo, ed i tavoli di legno su cui campeggia-
artisti scomparsi. Ma, come per ogni buona regola non vano più bicchieri di vino che di whisky. E poi c’erano le
scritta, esistono le eccezioni. E lo strappo che consumia- prime file ad un passo dal palco, ricavate usando vecchie
mo oggi, è dedicato a Bruno Morani. sedie provenienti da una sala cinematografica, sulla cui
Spirito guida del locale Spazio Musica di Pavia per oltre sinistra era stata ricavata la piccola cabina di regia del
dieci anni, ideatore del Festival “Pavia In Blues” che negli suono da cui Bruno, tra un invettiva ed un incoraggia-
anni ‘88 ed ‘89 scosse dal torpore l’intera provincia son- mento (il tutto espresso nel dialetto pavese che arroton-
necchiante, Bruno ha sempre portato avanti il suo amore dava gli spigoli), dava corpo ai suoi sogni. Ed è così che
musicale a 360 gradi, di cui il Blues era una parte, impor- lo vogliamo ricordare, immerso per sempre nella musica.
tante se vogliamo, ma un di cui. Ma a ciò che non dimen- Marino Grandi – il Blues – giugno 2002
per tre anni, tutti i giovedì mattina, Bruno ha fatto tutto
questo senza mai chiedere una lira.
Per tre anni, tutti i giovedì mattina, ho abbracciato Bruno.
E, tutte le volte, mi veniva in mente di quanto lui e Daniela
fossero stati gentili, disponibili e, soprattutto, molto ge-
nerosi nei miei confronti. Ricordavo quando, diversi anni
prima, l’amico Fabio Treves mi esortò a contattarli con un
rassicurante “vai tranquillo, sono dei nostri” intendendo
con questo suo personalissimo modo di dire che erano
Bruno, uno di noi dei veri amici: gente sincera, sinceramente appassionata
di musica. Appartenente, cioè, a quella specie di club di
“Per tre anni, tutti i giovedì mattina, SpazioMusica è stato eletti per i quali la musica non è solo intrattenimento, ma
il mio studio televisivo. Per tre anni, tutti i giovedì mattina qualcosa di più profondo e di più significativo. Che ci fa
alle dieci e trenta, Bruno accoglieva me, la troupe e la vivere meglio e ci permette di instaurare una comunica-
regista Sonia Erbetta (soprattutto la regista Sonia Erbet- zione a livelli superiori. Per questo, tutti i giovedì mattina,
ta…) con un sorriso. penso a Bruno.
Già, proprio lui – quello che per tutti era un burbero bona- E mi manca. Ma la tristezza mi passa quasi subito perché
rio ma pur sempre un burbero – a me sorrideva sempre, me lo immagino nel Paradiso del Rock mentre ascolta una
236

magari con la scopa in mano perché stava terminando di jam tra Brian Jones e Jimi Hendrix. Oppure, che sbircia
fare le pulizie. Per noi. Perché, sempre per noi, aveva già il suo amato Chet Baker duettare con il vecchio Miles. O
attrezzato la sala. Nonostante avesse dormito (credo) po- ancora che va da Jim Morrison e lo rimprovera “Non muo-
che ore perché il locale, come sempre, aveva chiuso tardi. verti così tanto davanti al microfono … come cazzo faccio
Per tre anni, tutti i giovedì mattina, Bruno Morani è a tirarti fuori la voce?” Ezio Guaitamacchi
Ezio Guaitamacchi e stato il mio “assistente personale”. Nel senso che,
la redazione di JAM si di qualsiasi cosa avessi bisogno, lui me la procura- Anche Ezio è uno di noi. Ci era stato raccomandato dai
uniscono al commosso va all’istante. A volte lo guardavo e la somiglianza Treves e, non c’è bisogno di dirlo, tutti gli amici dei Treves
ricordo di Fabio Treves con il mitico Billy Gibbons degli ZZ Top mi faceva sono automaticamente nostri amici.
e, stringendo forte pensare che invece che nella bassa Padana stavo Una vita, la sua, sotto il segno della musica. Grande
Daniela, piangono la nelle lowland tra Texas e Louisiana … appassionato, profondo conoscitore (sa tutto del rock
scomparsa dell’amico Per tre anni, tutti i giovedì mattina, Bruno ci prepa- americano: dalle discografie più recondite al gossip dei
Bruno alla cui memoria rava il caffè. “Mettici il latte” suggeriva “questa backstage), giornalista e critico musicale, fondatore e di-
dedicano questo macchinetta fa un caffè di merda”. E intanto, mi rettore di riviste che hanno fatto la storia della musica in
numero del giornale. raccontava di quanto fosse stato forte il gruppo o Italia (da Hi Folk a Jam), direttore di prestigiose collane
l’artista che aveva suonato sul palco di SpazioMu- editoriali: da Arcana alla divisione Musica di Editori Riu-
sica nei giorni precedenti. Spesso mi faceva sen- niti. Ed anche grande divulgatore, nonchè capace chitarri-
tire le registrazioni. A volte, mi mostrava anche le riprese sta. Peccato solo sia troppo milanista!
video. Per tre anni, tutti i giovedì mattina, io, la troupe e Come lui racconta, Spazio è stato il suo “studio televi-
la regista Sonia Erbetta, mentre tornavamo a Milano, par- sivo” per anni. Ogni giovedì Bruno si alzava all’alba per
lavamo dei Morani. E di come erano speciali. Già, perché accoglierlo: sigaretta accesa, occhiaie profonde, non pro-
prio bello da vedere dopo poche ore di sonno, ma il cuore
c’era tutto! E quando Ezio e la troupe arrivavano, Spa-
zio era pronto, o quasi: palco sgombro, luci posizionate,
macchinetta del caffè accesa. Ed Ezio non ha mai perso
occasione per dimostrare gratitudine.
L’omaggio suo e della regista Sonia Erbetta è stato un
ritratto intenso e toccante di Bruno, fissato dalla macchi-
na da presa nella sua dimensione di “eroe” romantico ed
anarchico. Ritratto andato in onda per Cowboy Mambo su
Odeon TV e più volte replicato.
Nel vederlo Bruno si era proprio commosso! Stessa com-
mozione anni dopo per Ezio, venuto a Spazio insieme a
Brunella Boschetti Venturi ed a Roberto Monesi
(anche loro diventati cari amici) per proporre dal vivo i
classici del rock legati alla presentazione del suo libro:
“Figli dei fiori/figli di Satana”.
“Essere su quel palco, sentire la “sua”presenza: sai, mi
aspettavo da un momento all’altro di vedere il faccione di

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Bruno sbucare dalla finestrella in fondo alla sala“: mi ha
confessato, emozionato, a fine serata.

Ezio Guaitamacchi
non lasciava mai spazio a fraintendimenti: lui diceva quel-
lo che pensava.
Centinaia, forse migliaia i concerti organizzati con la stes-
sa, identica passione. Una casa, quella di Bruno e Danie-
la, a cinque minuti di distanza da Spazio Musica e che di
Lunedì 18 marzo il mondo della musica italiana ha perso fatto è stata il prolungamento naturale del locale tanto
un protagonista e un amico importante. Bruno Morani è che le cene organizzate prima del concerto diventavano
stato uno dei pochi personaggi che, senza essere stru- per noi musicisti una parte altrettanto importante della
mentisti virtuosi o compositori affermati, hanno saputo serata. Ognuno di noi sentiva il calore, l’affetto ed il ge-
scrivere pagine importanti della storia del rock e del blues neroso senso dell’ospitalità di casa Morani. E così si sa-
in Italia. Bruno era anche un ‘aficionado’ del club Tenco, liva sul palco rilassati, pronti a dare il meglio di se stessi.
amico sincero di cantautori, sognatori e poeti d’altri tem- Con l’amico Cooper Terry ricordo che davamo vita ad un
pi. Gente vera, lontana anni luce dal mondo dello show trio quasi da cabaret: il nero del Texas, il ‘geometra’ della
biz, amante dello stare insieme per il solo gusto di farlo, Bassa, l’armonicista fotografo...
senza secondi fini, unita da una E adesso tutto questo mi manca e mi fa stare male anche
passione comune. se penso che rivivrà nei racconti di quelli che lo hanno
Questa sana ideologia e il con- conosciuto... Mi ricordo che nel 1993 a Chicago, in oc-
seguente stile di vita hanno casione del grande Blues Festival annuale, ho incontrato
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fatto sì che Morani sposasse il leggendario chitarrista Honeyboy Edwards che, saputo
una donna che con lui ha con- che ero italiano, come prima cosa mi ha chiesto se cono-
diviso tutto. Insieme, per anni, scevo i suoi amici Bruno e Daniela. La stessa domanda
Bruno e Daniela hanno ideato, me l’ha fatta John Hammond a Bellinzona . E potrei anda-
costruito e diretto un locale di re avanti per molto tempo a raccontarvi quanti sono stati
Pavia (Spazio Musica) diven- gli artisti che hanno (o che avrebbero...) voluto bissare le
tato quasi subito un punto di indimenticabili serate pavesi.
riferimento imprescindibile per Tempo fa Bruno aveva ceduto il locale: troppo fatica, so-
tutti gli appassionati del nord prattutto per un sognatore come lui, per uno abituato a
Italia e per centinaia di giovani lavorare sodo ma anche pronto a mandare a quel paese
artisti della bassa Lombardia. tante persone così distanti dal suo modo di concepire il
Tutti coloro che hanno calcato mondo. Ce lo ricordiamo tutti dietro al mixer audio del lo-
il palco di Spazio Musica cale, con la sua barba alla Karl Marx, la sigaretta sempre
(fossero esordienti o vere e pro- presente all’angolo della bocca, pronto a chiedere edu-
prie leggende anglo-americane catamente al batterista di turno: “... ma ha sempre quel
di rock, folk, blues o jazz) hanno suono lì quel rullante di merda?!”. Ci mancherai tanto
potuto apprezzare la competen- Bruno, perché eri davvero unico per tutti noi che viviamo
za, la disponibilità ed il caratte- in questo ambiente sempre più finto, sempre più pettego-
re di Bruno. Che a volte poteva lo e attaccato ai soldi, sempre più distante da quell’idea
persino sembrare burbero ma che tu fino all’ultimo avevi coltivato nel tuo grande cuore.
che sempre era schietto e che Fabio Treves
Radio Pavia ribelle erano, oltre a noi “Cusu”: Arianna Bernardini,
Paolo Franchi, Livia de Bahia, lo specialista Claudio
Radio Pavia: per anni “la“ radio di Pavia, targata Lovagni- Dell’Acqua (detto “of the water”) l’intervistatore ufficia-
ni: Massimo, la moglie Claudia ed i figli Francesco le degli stranieri, Emanuela Ferrandi...
e Marianna. Era destino che ci incrociassimo. L’occasio- In redazione, sotto la direzione di Alessandro Repos-
ne è nata con Musica Ribelle (1995-96). Da parte loro c’è si: Pierpaolo Bonelli, ora insegnante a tempo pieno e
stata grande disponibilità: tutti i gruppi che partecipavano coniugato con prole in quel di Novara, Lara Vecchio, la
alla Rassegna venivano intervistati in radio. fata della redazione, Sara Marenco detta “grazie di esi-
Capitava poi spesso che portassimo nel pomeriggio ne- stere”, Paola Ciandrini e, negli ultimi periodi, Davide
gli studi di via Cavallotti le band, italiane o straniere, che Tininini e Diego Bianchi. Da non dimenticare le miti-
avrebbero suonato la sera a Spazio. E se ne sono sentite che centraliniste: la Pier, Sabina, Antonella...”
delle belle! Le sorelle Cusumano: Giusi ed Anna hanno Nel 2002 la famiglia Lovagnini ha lasciato.
ricostruito, su mia richiesta, lo staff di Radio Pavia: Si è chiusa un’epoca.
“I registi storici: Roberto Tarozzo detto Roby che ora Le frequenze sono ora occupate da Lifegate radio, che,
lavora a Video Italia e Dario Gandolfi. Gli speaker (pur- per fortuna, trasmette gran bella musica e senza interru-
troppo non li ricordiamo tutti) ma al tempo di Musica zioni pubblicitarie!

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Cusumano sisters: Giusi ed Anna “Io volevo iniziare il branetto citando Gaber: “qualcuno
era comunista perchè credeva di poter essere vivo e fe-
Belle, brave, intelligenti e bon ad parlà. La simpatia, re- lice solo se lo erano anche gli altri”, perchè mi ero fatta
ciproca, è scattata, immediata, fin dal primo avventuroso questo film di Bruno, ma non l’ho scritto perchè: 1. il com-
incontro, tanto che ho praticamente costretto Giusi (mae- pitino era diverso, 2. io volevo essere onesta e io onesta-
stra in cerca di prima sede) a fare subito domanda di inse- mente con lui non ho mai parlato di politica, magari di
gnamento nella mia scuola. (Da quando lei è emigrata per belle fighe e morosi stronzi ma non di comunismo. E poi
amore in quel di Verona, è scattata la nostalgia, reciproca sarebbe stato uno sfruttamento indegno della memoria di
tra tutte le maestre del Vallone). due grandi uomini. Però te lo dico in confidenza: l’immagi-
La prima band intervistata per Musica Ribelle sono stati ne del gabbiano che stende le ali in uno slancio ideale mi
i Fifth Avenue (che già si erano fatti notare a Spazio, e fa tanto venire in mente voi due, gente come la Nadia...
non solo per le loro indubbie qualità artistiche); nonostan- (n.d.r. Nadia Meriggi, insegnante. È diventata Assesso-
te tutte le mie raccomandazioni ce l’hanno messa tutta re comunale allo sport) la generazione che ha perso, ma
per risultare ancor più fuori di testa del normale. Da al- che ha tra le sue fila gente che non ha perso dignità, forza
lora le due sorelle sono state una presenza leggiadra e morale e generosità.
costante a Spazio. E in questo mondo di merda sparsa a 360 gradi, un inte-
Fino a che Giusi me la sono ritrovata con il moroso, sì, ro arco parlamentare di stronzi costituzionali, non è un
proprio quel Davide, sincero liberale, con cui avevo avuto esempio da poco per chi non ha neanche una generazione
tante discussioni di etica e di politica. Non ci potevo cre- cui far riferimento. E adesso ti saluto perchè non vorrei
dere! Il loro matrimonio ha avuto anche il nostro placet! sbracare... ti voglio bene! Giusi
“Io Bruno l’ho conosciuto prima di vederlo. Voglio dire si teneva il martedì sera, e l’indomani bisognava andare
che l’ho conosciuto attraverso la sua donna, che è entrata a lavorare… ma quelle ore al tavolo di legno di Spazio
nella mia vita con l’irruenza di un ciclone. Stavo seduta bisognava viverle, con Daniela onnipresente e Bruno a
davanti al mio microfono solitario nella radio cittadina gravitare in lontananza, burbero e sornione. Appendice
(Radio Pavia) un pomeriggio come tanti; il capo entra, di quei martedì sera erano i sabato pomeriggio in radio,
mi presenta Daniela. Cinque minuti dopo si registravano quando i personaggi sciamannati della notte avrebbero
i seguenti interessanti fenomeni: la sottoscritta stava dovuto, secondo cliché, presentarsi sotto una luce diffe-
intervistando una star internazionale, il capo era stato rente, da bravi lavoratori con la testa sulle spalle e una
trascinato in una serie di collaborazioni con Spazio di cui passione per la musica… invece arrivavano più sciaman-
non aveva minimamente avuto il tempo di rendersi conto, nati ancora, eccitati per l’intervista e caricati per l’espe-
io ero rimasta coinvolta nell’operazione “Musica Ribelle” rienza. Anche i registi che si alternavano alla consolle
che mi ha fatto conoscere alcuni dei più grossi fenome- si caricavano per quei pomeriggi di Musica e Musicisti
ni, musicali e umani, del territorio, e per ultimo mi ero ribelli: con camomille e pazienza. Occorreva tutta la loro
convinta a fare domanda nella stessa scuola dove lavora professionalità per ingabbiare in uno schema radiofonico
lei. Lì, finchè sono rimasta a Pavia, ho avuto il privilegio il turbine di idiozie e cabaret a microfono aperto che si
di conoscere e collaborare con il gruppo di maestri più riusciva a creare in quei pomeriggi. Io non so se qualche
pazzo e creativo che annoveri la storia della Pedagogia. nostro ascoltatore abbia ancora nella memoria l’eco di
Penso sia superfluo specificare che in questo gruppo lei quelle trombe marine via etere: se non l’hanno peggio per
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ha sempre ricoperto il ruolo del caterpillar. Ho subito pen- loro, perché io quando voglio tirarmi su di morale mi ri-
sato che un uomo il quale sposa una donna come Daniela ascolto quelle registrazioni e ringiovanisco di dieci anni.
dovesse essere per lo meno eccezionale. Quando poi l’ho Io so che Spazio era proprio fuori dal mondo. Io so che gli
visto, in tutto il suo fulgore bolscevico di barba e capelli, Spaziali erano tutti un po’ fuori di testa. A Spazio poteva
accosciato in lino bianco e sandali sul bidone della birra, capitare anche di riunirsi in quindici donne per festeg-
ho subito capito di aver avuto ragione. Non posso dire di giare un addio al nubilato, constatare che la sposa non si
averlo conosciuto da vicino: lo rivedo dentro il suo barac- era presentata, e festeggiare imperterrite l’avvenimento.
chino di registrazione, deus in machina, a dirigere burbero Io so che a Spazio mi è capitato di conoscere le persone
i ragazzi con l’argento vivo addosso che smaniavano per più vere, nel bene e nel male, so che a Spazio mi sono
l’eccitazione di potere avere un posto per suonare e un sentita a casa, anche quando da amante del rock ascol-
pubblico che li ascoltasse. Lo rivedo a veleggiare come un tavo del reggae, anche quando da maestra facevo le ore
santone laico in mezzo alla sua gente, che lo adorava e lo piccole con Cuba libre a gogo, e anche quando sotto il
rispettava, e non solo per quello che faceva, ma per come ritratto di Marx decidevo di sposare un liberale”. Giusi
era. Era la gente di Spazio, alla quale io non appartenevo Cusumano
se non come osservatrice. Seguendo l’operazione Musica
Ribelle invece mi ritrovai nello Spazio come a casa mia. “La prima cosa che mi viene in mente del rapporto tra
C’era da ascoltare i ragazzi della band, da prendere con- Radio Pavia e Bruno è che nel nostro studio avevamo ap-
tatto con loro per l’intervista, bere una birra (o più d’una) peso in bella mostra il disegno della faccia di Bruno con
per sciogliere il ghiaccio…parlare del rock o del blues; le lacrime che scendevano lungo il viso. Ce l’aveva man-
del dissenso e del senso della vita; della politica e di San- dato via fax per fare dell’ironia su Berlusconi che aveva
remo (stroncandoli entrambi, a onor del vero). Il concerto sprecato qualche sua preziosa e “sincera” lacrima per un
gruppo di albanesi sbarcati sulle coste italiane. Pratica- bracciare fraternamente lui, il mio vecchio amico Carlo
mente la sua ironia ci accompagnava durante ogni pro- Marx”. Quella sera rimasi a “Spazio” con Fiorenzo fino
gramma. La sua presenza sotto forma di disegno rappre- alle quattro del mattino per festeggiare il buon esito di un
sentava per noi un grande “evento eversivo”. Parlando di esame universitario. A saracinesche abbassate e ad am-
Bruno con Giusy qualche giorno fa le raccontavo proprio plificatori spenti si parlò del più e del meno. Dietro al ban-
il fatto che il suo viso, che mi faceva ridere per il contra- cone, sopra il quale campeggiava il ritratto del suo Sosia,
sto tra l’aria del satanello su una faccia da santo asceta, Bruno stava asciugando gli ultimi bicchieri e ogni tanto
mi è rimasto impresso in modo vivido. Di solito, si sa, i interloquiva con noi. Mi chiese a che parrocchia apparte-
contorni dell’immagine di una persona scomparsa piano nessi. Risposi che non appartenevo né a una parrocchia,
piano si confondono. Ma si vede che lui si sa imporre né a una cellula. Ero semplicemente un liberale che non
anche nel ricordo. Spazio Musica, per noi della penultima aveva mai votato DC. Soddisfatta la sua curiosità - deci-
generazione di Radio Pavia, era come una scatola magi- samente forte, ma non altrettanto invadente - sulle mie
ca: da voi passavano i personaggi più strani, musicisti da ascendenze politiche, il discorso scivolò sul jazz. Bruno,
tutto il mondo, famosi e non, e con tutti avevate lo stesso quella sera, non aveva voglia di andare a dormire. Si vede
rapporto. Io mi ricordo di averne avuti ospiti tanti, a volte che gli girava così. Ad un certo punto notai che appesa ad
anche a sorpresa, senza prepararmi neanche le doman- una parete c’era una tromba. Come un bambino davanti
de, facendo solo delle chiacchierate curiose a microfono ad una bicicletta nuova chiesi se potevo fare un giro di
acceso, per chi avesse voglia di ascoltarle. Perchè voi ci note. - “Sai suonarla?”, mi domandò Bruno con l’entusia-

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avevate tirato su così. Penso che, rompiballe o no, tu e smo di chi si sarebbe fatto scorazzare volentieri in giro
Bruno abbiate per molti anni creato “movimento” a Pa- per le atmosfere musicali di New Orleans. - “No.”risposi
via, abbiate cercato di prendere i nostri capoccioni tra a bruciapelo, leggendo nei suoi occhi la viva delusione
le mani per scuoterli e in molti casi siete riusciti a farci per avergli ucciso, proprio davanti ai suoi occhi, una bel-
pensare in maniera creativa, originale, frizzante. Chi lo la aspettativa. “E allora vaffanculo”. “Si, ma un patto”.
farà adesso?“ Anna Cusumano “Quale?” “Che tu me la faccia suonare” “E perché?” “Per
due motivi. Primo perché non l’ho mai suonata e secondo
“Ho conosciuto Bruno a Spazio Musica e con lui ho con- - aggiunsi beffardamente - perché faresti felice un libera-
diviso un paio di boccali di birra alla spina e, se proprio le”. “Ed io per fare felice un liberale dovrei far incazzare
devo essere sincero, a prezzi tutt’altro che popolari. È sta- un comunista”?, fece lui puntandosi l’indice contro. Non
ta questa la prima punzecchiatura che gli indirizzai dopo risposi, però mi disse di andare a prendere la tromba e
che la moglie Daniela, vedendomi entrare per la prima di sparare fuori due note. Lo feci, ma ne uscì un sonoro
volta nel locale, mi chiese se ero uno sbirro o un parente pernacchione. Bruno si mise a ridere e si cimentò pure lui:
di Mussolini; forse per via del mio cappotto scuro e della stesso risultato e stessa pernacchia.
mia, presunta, io dico, somiglianza con il Benito di fasci- Ripensando all’episodio dopo tanto tempo, ho voluto ad
sta memoria. ogni costo caricarlo di un significato “a posteriori”, come
Sapendo di essere entrato “in un covo di comunisti” e se quei due pernacchioni avessero anticipatamente salu-
accortomi che i “comunisti” si erano accorti della mia tato la legge sulle rogatorie internazionali o i vari provve-
presenza, cioè di un “corpo a loro estraneo” raccolsi lo dimenti salva-Previti. In quell’anacronistico istante ci sia-
sfottò e con l’indice rivolto a Bruno le risposi così: “Sì, mo trovati perfettamente d’accordo. Ma lui da comunista,
sono Mussolini in persona e sono venuto qui per riab- ed io da liberale”. Davide Tininini (marito di Giusi)
Un tipo solare, sorridente. Uno che sa di cinema e di let- li stranieri, erano immediatamente messi a loro agio.
tere, di musica e di teatro. Ed anche una di quelle rare Quel pomeriggio Livia non c’era. Ogni tanto succedeva:
persone che, se le incontri al mattino, ti viene da pensare le organizzavano qualche serata brasiliana in giro per la
che quella è una giornata fortunata... Lombardia e la ragazza spariva. Lasciandoci in braghe di
La band di cui racconta erano i Road Runners di Mellow tela. Daniela intanto, puntuale come un servizio del tele-
Mel Owens, un personaggio incredibile, incrocio tra can- giornale sull’arrivo dell’influenza, portava il suo ospite: un
tante blues-predicatore-capitano di ventura, e quella volta chitarrista nero, dal faccione enorme e dalle mani grosse
il Bonelli era in forma strepitosa! Unforgettable! come badili. Prova a dirgli che non capisci la lingua che
sta parlando e ti saltano come minimo due molari. Insom-
Racconto per Bruno... ma la situazione è questa: Daniela, l’ospite nero pece, lo
studio pronto, dieci minuti all’inizio della trasmissione e
“Difficile spiegarlo in qualche riga, difficile anche rac- nessuno a fare da conduttore. Mettiamoci anche un radio
contarlo. Ma chi lo ha vissuto pensa che possa essere giornale da preparare e praticamente solo io disponibile
divertente e significante. Non so, non ne sono convinto. al sacrificio. Non è che abbia mai avuto paura a buttarmi
Io, Bruno l’ho visto. Tante volte. Ma non l’ho mai cono- nel vuoto dell’etere radiofonico e neppure quella volta
sciuto realmente. Quello che so è che lui la storia di Pa- mi sono preoccupato più di tanto delle ripercussioni. Ho
via l’ha fatta, io l’ho solo raccontata. Poche volte e male. accettato e mi sono messo a disposizione per la condu-
Ma se una cosa che ci è accaduta può servire a farne zione. “Di musica ci ho sempre capito qualcosa, l’inglese
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il personaggio che è sempre stato, allora parto senza lo parlicchio – mi sono detto – se gli chiedo gentilmente
indugio. Tanto per cominciare, Bruno non c’entra nulla (molto gentilmente) di parlare piano, magari me la cavo”.
con questa storia. Meglio, c’entra solo indirettamente. Magari. E l’intervista è partita. E a me non sarebbe nep-
Spazio Musica a metà degli anni Novanta sponsorizzava pure parsa malaccio se, dall’altra parte del vetro, non
un programma pomeridiano a Radio Pavia. Era un buon avessi visto Daniela e gli altri conduttori e registi che si
programma di rock e musica dal vivo. Gli artisti che la tenevano la pancia dalle risate. Bastardi! Alla prima pau-
sera si sarebbero esibiti sul palco passavano dagli studi sa musicale ci siamo confrontati e ho scoperto che quello
di via Cavallotti e chiacchieravano con l’intervistatore di che usciva dalla radio era la parodia di un’intervista. Un
turno. Quelli più sciolti regalavano anche una performan- pò come se Totò e Peppino si fossero messi a intervistare
ce dal vivo. Che per una radio è vitale come il sangue per un bluesman di New Orleans. Ne sono passati di anni. In
un vampiro. Da qualche mese la trasmissione era curata radio ho lavorato ancora per qualche tempo e, sincera-
da Livia de Bahia, una brasiliana perdutasi tra Milano e mente, penso di aver fatto anche delle cose decorose (in
Pavia, capace di regalare un’oretta la settimana di musi- fin dei conti il mio campo erano il cinema e il teatro…).
ca etnica. Erano i tempi della Lambada, per intenderci, e Poi, ho lavorato come giornalista e, allo stesso tempo ho
tutto quello che arrivava dal SudAmerica era suonato ne- sempre insegnato diritto alle superiori. Insomma, penso
anche fossero i Beatles. Ebbene, Livia era anche la nostra di essermela giocata decentemente la mia inutile car-
interprete ufficiale: parlocchiava un inglese sporcato di riera. Ma per Daniela sarò sempre quel Bonelli di quel
brasiliano, italiano e francese che permetteva di superare pomeriggio a Radio Pavia. Lei si è divertita un mondo e
qualsiasi frontiera e parlare praticamente con chiunque. sicuramente l’avrà raccontata anche a Bruno. Almeno un
Se a questo ci aggiungiamo anche una naturale simpatia, milione di volte. Questa volta, Bruno te l’ho raccontata io
capirete che gli ospiti che arrivavano, soprattutto quel- la vera storia. Pierpaolo Bonelli
FM 107.6

La “nostra” radio. Impensabile vivere senza. Chiaramente va sostenuta, in tutti i modi (tessera, abbonamento,
schierata (a Sinistra, ovviamente) senza essere settaria. ritocco, sottoscrizione a premi ect... ect...) anche se,
Arriva sulla notizia con una tempestività ed una completez- quando partono con l’“abbonaggio”, lessano le palle come
za di informazione incredibili (come faranno a trovare bravi solo loro sanno fare. Radio Pop dava notizia dei concerti di
inviati in ogni parte del mondo lo sanno solo loro!). Molti gli Spazio e Spazio ha sempre sostenuto Radio Pop nelle sue
approfondimenti (ancor più preziosi in questo clima di omo- battaglie di auto-finanziamento. Anni fa, durante un “ab-
logazione totale sul versante radio-televisivo) ed i micro- bonaggio” Claudio Agostoni è entrato a Spazio dicendo in
foni aperti, anche sui temi più “caldi”. Diffonde e produce diretta: “Siamo nella dépendence del Mississipi, sulle rive
cultura: libri, arte, teatro, cinema. Trasmette musica a 360 del Ticino. Ed al bancone - incredibile ma vero - c’è uno dei
gradi (difatti io che sono anche in questo “datata”, alcune ZZ Top che ti serve la birra!“ (Bruno come “incarnazione
trasmissioni non riesco ad ascoltarle) con conduttori come padana” dei ZZ Top: non gliel’aveva mai detto nessuno!)
Claudio Agostoni, Roberto Caselli, Marina Petrillo Ad un mese dalla scomparsa di Bruno, Claudio gli ha vo-
assolutamente impareggiabili in fatto di competenza e di luto dedicare una lunga e stupenda trasmissione fatta dai
passione. E poi ci sono trasmissioni come “Sansone” in cui ricordi e dalle testimonianze di alcuni tra gli amici più cari:

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Agostoni & friends danno fondo al meglio di sé: gliene sarò Fabio, Flaco, Mauro, Linda. Lorenzo... E c’era tutta la sen-
eternamente grata perché hanno contribuito più volte a rial- sibilità di Claudio nella scelta della colonna sonora che
zare le sorti di mie giornate cominciate col“ cielo grigio su” iniziava con le struggenti note di “He was a friend of mine”
che non si voleva schiodare... dei Birds per chiudersi con “The Internationale” targata Ro-
Per questo e per molto altro ancora RADIO POPOLARE bert Wyatt. Ascoltarla è ogni volta un colpo al cuore!

Aula VI:
rivista universitaria
Fonici, promoter, locali...
L’amore per la musica, la qualità dei suoni: Bruno ci
I suoni: teneva molto. Per questo passava i suoi pomeriggi rin-
Giancarlo Pierozzi serrato dentro Spazio tra pannelli fono-assorbenti, jack,
Mimmo di Longhimusica cavi elettrici, amplificatori, mixer, microfoni... Oppure da
Gandalf SETTENOTE di Pepi Zacchetti a Voghera e, fin dalla
Radio Vittoria sua apertura, dal Mimmo di LONGHIMUSICA a Pavia.
Direttori Artistici Questa attenzione, questo profondo rispetto per la mu-
& promoter: sica lo percepivano immediatamente i musicisti e gliene
Umberto Tonello erano profondamente grati. Bruno aveva imparato a fare
e Franco Ratti il fonico mettendoci passione, curiosità, provando e ripro-
Carlo Carlini vando con pazienza infinita.
Rambi (Rambaldo E soprattutto osservando i fonici quelli veri, Giancarlo Una rarity: Bruno e Giancarlo insieme, entrambi ridono
degli Azzoni) Pierozzi e Cina (Vincenzo Cinone) in testa.
Gigi Bresciani
Locali: Giancarlo Pierozzi: uno tra i fonici più noti ed apprez-
in giro per l’Italia... zati a livello nazionale: “il mago dei suoni“ lo definiva
Thunder Road Fabrizio De Andrè ringraziandolo prima della fine di ogni
Fillmore suo concerto.
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Cooperativa Portalupi Bruno e Giancarlo: due “orsi“: schivi, ruvidi: parole poche,
Intorno ai concerti: ancor meno sorrisi, battute taglienti, grande cuore. C’era
“I miei concerti preferiti“ affetto, c’era sintonia speciale tra loro: un’intesa istinti-
di Claudio Perotti va e sotterranea, che non aveva bisogno di tanti discorsi.
I fiaschi dei concerti “I due mutolini“ li definivamo sorridendo Heidi ed io. Per
Documento: “L’altra Bruno, Giancarlo, oltre che grande amico, è stato “il ma-
faccia della musica live” estro dei suoni“.
Quando era all’opera al mixer di Spazio, quando muoveva
impercettibilmente i tasti per ottenere quel magico impa-
sto sonoro di cui solo lui è capace, Bruno, dietro a lui, non
perdeva un movimento, osservava e prendeva nota. Si era
fatto centinaia di fotocopie del frontespizio del mixer per
segnare le posizioni dei cursori scelte da Giancarlo; le
avrebbe poi riprodotte, pari pari, quando la stessa band
sarebbe tornata a suonare a Spazio. Nel frattempo non
una parola tra i due.
A casa Bruno si sfogava:“Vigliacco se Giancarlo mi fa ve-
dere qualcosa, vigliacco se mi dice qualcosa: muove tutto
così in fretta che non riesco a stargli dietro!“.
È così che Bruno ha imparato, con grande umiltà e grande
attenzione, dedicando ore ed ore al sound check dei grup-
pi, spendendo capitali (a mia totale insaputa) per avere il Dal Mimmo di Longhimusica
meglio della strumentazione e soprattutto mettendoci l’a- Bruno trovava il meglio in fatto
nima. La sua più grande soddisfazione era quando Gian- di strumentazione ed anche un
carlo capitava a Spazio a metà di un concerto, andava al “ambiente umano” a lui conso-
mixer e non cambiava quasi niente: la conferma che “il no. Basta leggere quello che
maestro“ approvava il suo lavoro! Mimmo ha scritto per render-
Anche in questo caso: parole zero. A Bruno piaceva ac- sene conto. Simpatia, schiettezza, grande senso dell’iro-
compagnare Giancarlo ai concerti; gli piaceva vederlo nia: il lato migliore della “pavesità”.
all’opera, trovarsi all’interno della variegata umanità di
musicisti, tecnici, assistenti che si muovono nei back Mimmo (Maurizio Longhi)
stage. E poi Bruno, con quella faccia lì, se lo ricordavano
tutti, anche perché infilava una battuta dietro l’altra e pa- “Il ricordo del mio primo incontro con Bruno si perde nella
gava da bere in continuazione. Viaggiavano spesso insie- memoria, anche perché ho l’impressione che Bruno fosse
me. Heidi ed io ci divertivamo ad immaginare e riprodurre un tipo che ti pare di conoscere da sempre e anche ora che
le loro frasi smozzicate, tra vaffanculo vari e battute al non è più tra noi, ti aspetti di vedertelo comparire davanti
vetriolo perché Bruno (quasi due pacchetti di MS al gior- improvvisamente, come sempre. In altre parole a me sem-
no) era l’unico a sfidare il divieto di Giancarlo a fumare in bra di non vederlo da un po’, come al solito; ma prima o poi
macchina... verrà a trovarmi perché gli serviranno le pelli per la batte-

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ria, un mixer o dei cavi, come sempre. Nell’ 80’ o 81’, era
Il mio amico Bruno d’Agosto, suonavo ad Agropoli al “Sarracino”, bel locale
all’ aperto con ottimo ristorante annesso; i miei compari
“È tutta colpa di Mauro Pagani; è lui che mi ha portato a musicisti erano Walter Casali al basso, Mario Rognoni alla
Spaziomusica la prima volta nel 1992, in una pausa del chitarra, Marco Ottini voce solista e alla batteria il Cece di
tour “le Nuvole“ di Fabrizio De Andrè. Voghera (che certamente ha anche un cognome ma per noi
È così che ho conosciuto Bruno: mi è stato simpatico da è sempre stato solo il Cece). Insieme formavamo il quintetto
subito. Anche se parlavamo poco, andavamo molto d’ac- base di Gianni Bedori che in quelle circostanze “leggere”
cordo. Ho cominciato ad andare spesso nel locale ed è lì e “ballabili” si faceva chiamare Johnny Sax. Ebbene, che
che ho conosciuto Heidi, la mia compagna. Gli ho dato nesso può avere tutto questo con Bruno? Verso la fine di
una mano a sistemare l’impianto; quando non ero in giro una di quelle serate di Agosto, sotto quel cielo fantastico di
per lavoro, mi capitava di fargli i suoni ai concerti. Insie- Agropoli, quando ormai la maggior parte dei clienti se n’era
me abbiamo anche aperto un piccolo studio annesso al andata a dormire e noi cercavamo di convincere gli ultimi
locale dove abbiamo registrato un paio di CD live. a seguirli con dei pezzi da sbadiglio automatico, quando
Tante volte Bruno veniva con me ai concerti: gli piaceva insomma pensavamo di essere all’ultimo pezzo, ecco che
molto. Ci capitava di fare chilometri e chilometri senza entra nel locale una sveglia e allegra compagnia di una
dirci una parola. A me fa male parlare di lui. Io sono fatto decina di persone di sesso misto che avevano stampata
così. Con Bruno io ci stavo bene, ci stavo bene e basta. in fronte una gran voglia di trascorrere almeno ancora un
Per me lui era un amico, un padre, un fratello, era tutte paio d’ore insieme, bevendo qualche bicchiere e ascoltando
queste cose insieme. E sono sicuro che anche lui mi vole- musica, ahinoi! la nostra. Anche i camerieri non sembra-
va bene. Giancarlo Pierozzi vano felicissimi di avere nuovi clienti a quell’ora, almeno
così facevano pensare gli sbuffi e le occhiatacce che rivol- che mentre nasceva Spazio e ricordo che una volta Bruno
gevano al tavolo dei nuovi arrivati. Infatti poco dopo se ne volle che andassi con lui a dare un’occhiata al locale, forse
andarono tutti tranne uno; il fortunato -guarda caso!- era per avere il parere di uno stagionato orchestrale. Non sono
un extracomunitario sui 35 anni, così diremmo oggi, ma ai stato però un frequentatore di “Spazio” dapprima perché,
tempi, per noi, era soltanto uno coi capelli crespi, la pelle pur avendo requisiti anagrafici adeguati, suonavo quasi
un po’ più scura, che sgobbava probabilmente per due, con tutte le sere e dopo perché, col peso crescente degli anni,
la sua bella giacchettina a righine azzurre, e che non era fino ad oggi con il mio lavoro attuale che non mi dà tregua,
nato in Italia. Si chiamava Amin e ancora non sapeva quali sono diventato un tipo estremamente casalingo e tirarmi
pesanti straordinari lo attendessero quella sera, e neanche fuori di casa la sera è praticamente impossibile. Se ci fossi
quali mance, peraltro. Noi sul palco ormai velato di malu- andato più spesso mi sarei goduto di più il nostro Bruno con
more, cominciavamo a consultarci sul da farsi: ancora due la sua simpatia e le sue “bombe” irresistibili. Occupandomi
pezzi, massimo tre, no uno “perché è dalle dieci che siamo però io di strumenti musicali e accessori è ovvio che Bruno
qui”, solo dieci minuti...no basta! e intanto curiosamente diventasse anche mio buon cliente e frequentasse abitual-
gli occhi erano tutti fissi su questi rompiscatole. Ad un certo mente il mio negozio e così le sue “bombe” le sparava di-
punto io e Mario abbiamo cominciato a poco a poco a rico- rettamente qui da me.
noscere “uno di Pavia”; è lui o non è lui....era lui! Era “il Bru- Piano piano, spontaneamente, è nato tra noi due un ricco
no”. “Ma quel lì l’è Muran!” Abbiamo praticamente smesso repertorio di scherzi e stupidate con gran divertimento di
di suonare e dopo baci, abbracci e incredulità di fronte al eventuali clienti presenti; generalmente Bruno conclude-
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caso, sono volate via dodici bottiglie di champagne, tutte va, con la sua flemma: “ma alura ti ‘t sé propi stùpit... ma
portate ad una ad una, con servizio impeccabile dal povero lei è proprio uno ....”. Dopo l’episodio del ritiro della sua
e solitario Amin. Naturalmente era Bruno che trattava diret- patente, il cui racconto originale del Bruno mi ha mandato
tamente con Amin; la frase ricorrente era: “Amin! - (pausa) sul pavimento dal ridere (esempio: Carabiniere, deciso:
- portam ‘na butilia!”, e poi altre come: “ Amin! - (pausa) “Scenda dalla macchina!”. Bruno, disponibile, con inten-
- sta’ sveli! Fa ‘ndà i pé!”. Noi orchestrali, pur godendo ti collaborativi: “Eh! a fagla!“. Carabiniere,più tranquillo:
di pessima fama al riguardo, di quelle dodici bottiglie, ne “Ma lei è ubriaco”. Bruno, con molta calma: “Si! “e via
abbiamo bevuto poco meno di mezza tra tutti ma il tempo così). Bruno girava con uno dei “cinquantini” più scassati
passava anche per noi sobri, e alle quattro del mattino, con d’Europa con una cassetta di legno che fungeva da porta-
lo stomaco a pezzi dal troppo ridere alle battute del Bruno, pacchi; quando arrivava davanti al negozio, dopo aver par-
al suo modo di raccontare comicamente anche le cose se- cheggiato l’improbabile mezzo proprio davanti alla porta,
rie, alle quattro, dicevo, lasciavamo la compagnia diretti ai si presentava sulla soglia con: pantaloncino corto, camicia
nostri solitari lettini. Amin, al quale Bruno, una bottiglia si e sbragata, sandalo modello frate e quel suo barbone bianco
una no, allungava un “deca” alleviandogli così la sofferen- dietro cui effettivamente poteva celarsi chiunque. Col ne-
za del lungo straordinario, la sera successiva ci disse che gozio pieno di gente, ad alta voce gli dicevo: “Sei ancora
se n’erano finalmente andati verso le cinque barcollando e qui? to’, prendi 500 lire e fila, e non spenderle al bar!“.
reggendosi l’un l’altro con grande impegno e difficoltà. Da Lui, naturalmente, rispondeva stando al gioco, per niente
quell’estate Bruno è diventato Bruno; lo vedevo spesso al imbarazzato dalla presenza di altra gente; poi appena re-
mio ristorante, il Mago, dove veniva anche solo per bere stavamo soli o con qualche amico comune me ne diceva di
qualcosa e fare due risate; fu proprio al Mago che Bruno e tutti i colori. A volte invece fingevo di mandarlo via dicen-
Daniela festeggiarono il loro matrimonio. Ci si vedeva an- dogli: “Ti ho detto ieri di non venire più! fuori, barbone!”
e lui rispondeva: ”No, dai! cento lire, poi non vengo più”.
Ultimamente poi faceva tutto da solo: apriva la porta e Un negozio di dischi così esiste (esisteva?)
anche a Londra. Ne parla Nick Hornby nel suo libro
dalla soglia tendendo la mano piagnucolava: “Un franchin,
“Alta fedeltà”: leggere per credere!
dam un franchin! un franchin par un bianchein!”. Finiva
naturalmente comunque con una serie di insulti irripetibili Gandalf
nei miei confronti tra le risate dei presenti. Non c’è stata viale Cesare Battisti (Centro Commerciale Minerva)
una sola volta in cui, anche durante la trattativa d’acquisto
più seria, ci fosse capitato di non fare gli stupidi come due
bambini. Durante una delle ultime occasioni che ho avuto
di vederlo, appunto in negozio, Bruno stava comperando
un mixer; eravamo accucciati a terra osservandone uno Stessa filosofia di fondo per
“Discheria Radio Vittoria”
ingombrante dentro una custodia di legno con coperchio di
di Vittoria Dellavalle e Sergio Ferraboschi,
legno piuttosto pesante e si valutava insieme se fosse ido- al 32 di corso Cavour.
neo alle sue esigenze. Gli ho fatto lo scherzo più infantile E lì è l’amore per il blues a regnare ...
del mondo:” Bruno, metti un dito qui, senti com’è liscio!”
e ho lasciato cadere il coperchio. Bruno, tradito dalla sua
ingenuità, l’ingenuità del bambinone sincero, eseguì e non Nello, in arte Gandalf, il nostro “pusher” di musica
tolse in tempo la mano. Mai avrei voluto fargli male, sep-

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pur lievemente, e mai avrei immaginato che alla sua età Il suo negozio è abitato da brontoloni iper-critici e iper-se-
potesse abboccare ad uno scherzo così idiota. Il coperchio, lettivi in fatto di musica. Cito tra tutti: Tamboo, Furio,
inesorabile, gli è arrivato netto sulle dita e mentre io e Lo- Marco, il Mess, e Raschini, detto anche “quante bi”, per
renzo (il mio braccio destro e sinistro) non stavamo più in via del numero di B che antepone alla parola “bellissimo”
piedi dal ridere, Bruno, con la sua calma, guardandomi con quando gli piace un disco. Da Gandalf ci si sente in fami-
un’ espressione di incredulità sul viso, ignorando le mie glia. Le visite non durano mai meno di mezz’ora, a volte
scuse che mi uscivano a fatica per il ridere, ha cominciato: più ore, o tutto il pomeriggio se è sabato: va da sè che con
“Ma allora tu sei proprio uno..., ma chilù l’è propi un....”, queste frequentazioni da tossico, gli “addict” di cui sopra
ma Lei è veramente un grandissimo....”, e un po’ in dialet- comprano dai 3 ai 10 (dieci, se ci sono le offerte, e ci sono
to, un po’ in italiano me ne ha dette di ogni. Spesso par- quasi sempre!) dischi a settimana.
lavamo della sua salute, mi raccontava della sua malattia, Da Gandalf si “brucano” notizie su questo o quell’artista
delle cure, della dieta, ma Bruno sapeva sorridere anche e si criticano ferocemente gli avventori occasionali che
di quello, ne parlava senza lagnarsene e, se fosse stato hanno la sventura di chiedere “l’ultimo CD del festival-
preoccupato, non ci si poteva accorgere, non lo lasciava bar” o “qualcosa di Robbie Williams”. Nello ci cura e ci
vedere; dopo quelle due parole veloci sulla salute era subi- culla con la musica. È un paladino degli autori di nicchia
to pronto a sparare un “bomba” delle sue. Bruno era così: e fa pubblicità a tamburo battente a gruppi e cantautori
uno che non ti rendi conto che non lo vedrai più. Lo sai, ma ‘emergenti’ (o sommersi?). Noi siamo ormai abituati ai
non ci credi; uno che è un po’ che non vedi ma che non ti suoi quiz del tipo: - vediamo quanti secondi ci metti a ri-
sorprenderesti nel vedertelo comparire davanti ogni tanto conoscere questo pezzo - e agli umori infernali di Paco, il
dicendoti magari “Dam una pel dal rulant e fa svelt parchè suo pastore polacco (cane). Adoro questo posto.
g’ho presia“ così, come sempre. Mimmo Nello, non cambiare mai“. Betti
Direttori Artistici & promoter – Guido Mazzon e Tony Rusconi ci hanno introdotto
nel mondo del jazz;
Direttori Artistici: oltre ad essere P.R., fonici, addetti stam- – Fabio e Susanna Treves ci hanno aperto le porte del
pa, addetti alle pulizie, infermieri, addetti ai panini, mesci- blues;
tori di birra, organizzatori del catering etc...etc..., anche i – Roland Barbacovi: grazie a lui sono arrivati musicisti
direttori artistici ci toccava fare, anzi questo era uno dei del calibro di Bireli Lagrene ed Angela Brown.
compiti principali. Fin dall’inizio abbiamo dato una chiara – Gigi Bresciani: ci ha messo in contatto con il meglio
identità alle scelte musicali e culturali di Spazio, a partire del folk-rock inglese.
dai nostri gusti e dal nostro amore per la musica di quali- – L’Associazione “AREAREBUS” di Rovigo, organizza-
tà, senza inseguire le mode (che poi, tanto, vanno “fuori trice del Delta Blues Festival: Alessandro Mottaran e
moda”), o “quello che piace alla gente” o il “pieno a tutti i Stefano Marise hanno portato a Spazio alcuni “grandi del
costi“. In questo, tra me e Bruno, l’accordo è sempre stato blues”, tra cui R.L. Burnside e David Honeyboy Edwards.
totale. Ci siamo anche concessi la libertà di sperimenta- – Anche Tano Ro ci ha proposto artisti blues: Bill Tho-
re e far sperimentare. E la qualità comunque, alla fine, ha mas, Paul Orta, Andy Just...
sempre pagato... Va detto che siamo stati fortunati perché – Rambaldo degli Azzoni, “Rambi”: l’artefice dell’on-
abbiamo incrociato, da subito, musicisti, addetti ai lavori, data afro-latina di Spazio
amici che ci hanno messo a disposizione le loro conoscenze – Maurizio Vignati “la mamma”: ci ha fatto conoscere
e la loro competenza. Ospitare i musicisti a casa nostra poi Solieri, Golinelli, tutta la band di Vasco ed altri rocker.
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ha facilitato le relazioni umane e, attraverso un gigantesco – Giancarlo Pierozzi, il fonico, ci ha presentato mezzo
passaparola, anche i contatti artistici. “Ma come fate ad mondo: i musicisti lui li conosce tutti.
avere tutti quei contatti? A quali Agenzie vi rivolgete?“ Ce Ma sono stati Umberto Tonello e Carlo Carlini quelli che
l’hanno chiesto in tanti, da sempre. Presto detto. più hanno contribuito a costruire la colonna sonora di Spazio.

In basso a destra Umberto Tonello con Sam Lay e Bob Margolin
Umberto Tonello

Sarà per la voce sensuale che ho sentito la prima volta
al telefono (gliel’ho sempre detto che avrebbe un futuro “Bella Pavia, ma merda! Bruno non mi è piaciuto venirti
garantito come telefonista di linee erotiche!), sarà perché a salutare.
cominciavamo appena a muoverci sulle strade del blues Quante ”prime volte” con te e Daniela a Spazio musica!
e lui ci ha proposto i Big Fat Mama: Umberto Tonello da Il mio primo concerto venduto, quello dei Big Fat Mama,
Cuneo: non potevamo non incontrarci. pagati più del doppio, perché mi avevi detto che altri-
Grande appassionato e cultore di musica, soprattutto rock menti ci guadagnavi troppo; la mia prima produzione
e blues; là dove le persone normali hanno mobili per tazze blues americana: Fred James and Mary Ann Brandon
da tè ed argenteria lui ha scaffali alti fino al soffitto pieni che proprio da voi hanno iniziato a farsi conoscere non
di dischi, dei vecchi album di vinile (anche di CD, che però solo in Italia. La prima volta che ci siamo incontrati di
non hanno la stessa, imperfetta poesia). persona: Clarence Carter & Big Fat Mama al Pavia Blues
Di blues e di rock lui sa praticamente tutto: fategli un Festival, dove per la prima volta ho anche visto la tua
nome, una richiesta e, nel giro di secondi, trova il disco incontenibile incazzatura, che si placava come nulla fos-
e lo mette sul piatto. Per vivere vende pellicce e per pas- se, dopo poche ore. Le mitiche pastasciutte a casa vo-
sione si diletta a far circolare buona musica. Con i Big Fat stra, troppe per ricordarle, come troppi i tours che grazie
Mama ci siamo trovati bene reciprocamente: è così che alla vostra pazienza e infinita disponibilità si sono potuti

249
ha avuto inizio una collaborazione che si è snodata negli realizzare:”Umberto, i giorni buca non sono un costo,
anni. Grazie a lui, ai suoi contatti, alla sua competenza ed Daniela e Bruno ci ospitano!”. Quante emozioni legate
alla sua serietà sono arrivati a Spaziomusica nomi stellari a voi, i concerti riusciti ed emozionanti, Sam Lay, Marc
del blues: Sam Lay, Bob Margolin, Little Charlie & the Ni- Benno, Fish Heads&Rice, Paolo Bonfanti, Johnny Heart-
ghtcats, Marc Benno, Patrick Ford, Michael Osborn, Fred- sman, ed anche quelli che vi hanno deluso.
die James and Mary Ann Brandon, Michael Hill e molti I meravigliosi e tristi occhi di Daniela che ti guardava-
molti altri. “Good man and good promoter“ dicevano, sod- no quando il tuo bere diventava inarrestabile, ma cazzo
disfatti di lui, i musicisti americani. Bruno, quanto bevevi!
Tra noi c’era un accordo di mutua assistenza: oltre alle La passione e la professionalità nel tuo lavoro: a Spazio
date “ufficiali” capitava spesso che ci telefonasse dicen- Musica i concerti erano veri, sudati, ispirati e con suoni
do :”La band ha un giorno buco martedì prossimo la fate da palco che rispettavano il talento di chi suonava.
voi?“: è così che sono uscite alcune tra le migliori e più Sai Bruno, tutte queste piccole cose che dico, non so
appassionanti serate di Spazio. se ti sarebbe piaciuto leggerle, sono emozioni e ricordi
che non vogliono celebrarti, fanno solo parte del nostro
Franco Ratti (IRD): “Ho saputo da Umberto e ti sono tragitto personale. I chilometri tra Cuneo e Pavia non
vicino. Vi ammiravo molto come “Spazio Musica” e sono molti, ma per venire a salutarti sono stati troppi.
ho potuto constatare di persona le vostre doti umane La piccola storia del blues, rock, jazz e tutte le altre
anche al di là della generosità, gentilezza e simpatia musiche non cantate dai media, non sarebbe stata la
che mostravate nel vostro lavoro. Spero che Bruno, stessa senza il palco di Spazio musica. Ciao Bruno”.
ovunque sia andato, sia in buona compagnia e possa Umberto
ascoltare ancora la musica che amava“.
Carlo Carlini musicisti; qualche oretta di sonno, quel tanto che basta
(tanto lui è uomo bionico) e poi, al mattino, al lavoro.
“Carlini, hai un’età, hai avuto due quasi-infarti, ti tocca Maria Grazia, sua moglie, e Paola, una delle sue figlie,
proprio diventare più bravo”. “Impossibile: non so come (persone simpatiche e squisite) continuano a cercare di
si fa!”: that’s Carlini, the only one. Basco da guerrigliero convincerlo a seguire abitudini e ritmi più “umani”: tutto
perennemente in testa, i capelli (quelli che gli restano) inutile, lui è così: è Carlo Carlini!
lunghi, occhiali sulla punta del naso, cinquant’anni o giù “È lui il vero rock’n’roll hero” sostengono i suoi fan ge-
di lì: “low-horse-Carlini”, per via del cavallo dei pantaloni novesi che, come tanti appassionati, seguono ovunque i
che gli raggiunge metà coscia (anche in questo grande suoi concerti. Smisurato il suo amore per il folk-rock ame-
anticipatore di mode). Sigaretta perennemente accesa, ricano. Lui è un promoter di quelli veri, altro che immagine
come Bruno anche lui molto democratico nelle sue scelte e music business! È uno di quelli che se un disco gli piace,
alcoliche: vino (la sera di Joe Ely a Spazio ha seccato una telefona al numero che trova in copertina e, con il suo
quantità smisurata di Barolo) e grappa e rum e wisky… basic english, dice: “Hello, I’m Carlo Carlini, from Italy: do
Chilometri e chilometri macinati, ad ore impossibili della you want to come and play for me?”. Chip Taylor (autore,
notte, con ogni condizione atmosferica, per scarrozzare tra l’altro, di “Wild Thing”, resa mitica dall’interpretazio-
ne di Jimi Hendrix) ha scritto per lui una canzone “A sort
of gypsy“. Così ha detto di lui durante il concerto tenuto a
Spazio nel ’96: “Amici di New York mi avevano avvisato:
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se vai in Italia a suonare per Carlo Carlini, aspettati l’ina-
spettabile: qualsiasi cosa ti può succedere! Ed è proprio
vero! Lui chiama a suonare in Italia musicisti sconosciuti
e senza consistenza come me (incredibile, no, detto da un
artista di quello spessore! Tanti giovani musicisti avreb-
bero molto da imparare! n.d.r.); e, credetemi, non ci gua-
dagna mai una lira, anzi ci perde quasi sempre. Ma lui è
…“ ed ha attaccato la canzone. (Nell’agosto 2002 ero a
Londra: Chip Taylor suonava in un mitico club di Soho;
a fine concerto l’ho avvicinato: appena gli ho parlato di
Carlini, si è illuminato ed ha scritto un messaggio pieno di
calore da consegnargli).
È lui che fa (o ha fatto) girare in Italia: Joe Ely, Elliott
Murphy, Poppa Chubby, Dave Alvin, Kevin Welch, Ruth
Gerson, Eric Andersen (andate a leggere che cosa dice di
Carlini al sito www.onlyahobo.it!), solo per fare alcuni
nomi. Di solito però, quando diventano abbastanza famo-
si, e rischierebbe di guadagnarci dei soldi, lascia perdere
e si dedica alla scoperta di altri musicisti. Sembra impos-
sibile ma è tutto vero: per fortuna, in giro per il mondo, ci
sono ancora personaggi così!
“Quello che voglio scrivere non dirlo…sapevo gia tutto prima
è un ricordo di Bruno, ma una ….figurati adesso…
cosa che mi è successa…un Allora io pensavo….se sa
sogno….. già tutto…di cosa cavolo
Ho sognato di avere avuto possiamo parlare... Chiedergli
un ennesimo infarto e di non come si trovava lì mi sembrava
avercela questa volta fatta….. veramente banale…..parlare
di essermi trovato dall’altra del tempo….dove il tempo non
parte e di aver visto Bruno esiste...assurdo…gli chiedo…
venirmi incontro….gli dico… perché hai fatto tutto questo
cazzo Bruno….sei veramente nella tua vita? Per amore…dice
ridicolo senza barba…lui: ma lui. Ci metteranno in camera
sei proprio scemo….non vedi insieme…penso… Carlo
che sono un bambino…la barba
verrà...avrei voluto parlagli di
quello che avveniva a Spazio….
di Daniela….dei suoi veri…e
falsi amici….mi ha fatto capire
che sapeva già tutto...con un Questo testo ha ispirato
gesto eloquente della mano… Jason Reed per la sua
come dire proprio a me vieni a “Song for Bruno”

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Rambi internazionale (che avremo poi rivisto in una Rassegna
organizzata dal Comune di Pavia).
Rambaldo degli Azzoni, cioè Rambi: grande appassio- Da allora le nostre frequentazioni, telefoniche e dal
nato di musica ed infaticabile promoter, di quelli che ci vivo, sono riprese a pieno ritmo. Intorno al 2000 Ram-
credono e che ci mettono l’anima oltre che la compe- bi ha creato Storie di Note: www.storiedinote.
tenza, i soldi e la professionalità. com etichetta discografica “a misura d’uomo”, nata
Da sempre, a partire dalla metà degli anni ’80, con per promuovere buona musica (dal rock alla canzone
l’Associazione Music Temple di Cesiomaggiore (Bellu- d’autore fino alla world music) e sostenere artisti di
no) fino ad arrivare a Storie di Note. qualità e di grandi potenzialità (molte le facce note)
Allora lui si occupava di impegno politico e musica che non trovano spazio adeguato nei circuiti tradizio-
afro-latina, colonna sonora ed umana che ben si adat- nali: i Gang, Pippo Pollina, Claudio Lolli, Giorgio
tava ai ritmi calienti dei nostri primi anni. È così che Conte, Tolo Marton, Nada, Il Parto delle Nuvole
sono sbarcati per la prima volta a Spazio (era il 1987) i Pesanti, Max Manfredi, Roberto Durkovic, Les
Conga Tropical e, negli anni successivi, i sudamerica- Anarchistes...
ni: Grupo Chico, Quarteto Idea, Caribe... con cui sono Un’etichetta impegnata, che lega la musica a progetti
nate, d’istinto, amicizie importanti e durature. di pace, giustizia e solidarietà.
I contatti si sono poi un po’ diradati, fino ad un pome- Un’etichetta che ha anche avuto il coraggio di portare
riggio del giugno ’98, quando ci ha telefonato per pro- la musica a Baghdad nel gennaio 2003, appena prima
porci un inedito duo: il cantautore palermitano Pippo che Bush vi portasse la guerra. Il filo rosso delle origini
Pollina e Charlie Mariano, nome di prestigio del jazz continua...
Bruno certistica risultò essere sorprendente, quasi memorabile;
i musicisti, che il giorno seguente venivano da me nel
“Nel 1986 abitavo vicino a Belluno in una grande casa bellunese per continuare il loro breve tour nel Norditalia,
colonica molto isolata e fredda; nelle cantine era stato raccontarono di un’esperienza bellissima per calore ed
ricavato, in modo molto artigianale ma efficace, un locale accoglienza.
per concerti dal vivo. Tra i musicisti che spesso frequen- Il concerto era stato di grande intensità e ancor più lo era
tavano il locale c’era quel magico chitarrista che era ed stata la festa e la notte successiva. Non per nulla uno di
è Tolo Marton e, dato che tra noi era nata una collabo- loro (Eugenio) iniziò in quell’occasione una relazione che
razione anche per trovare in giro per l’Italia nuovo spazi lo avrebbe portato al matrimonio e Pavia divenne meta
“dove la musica è importante...”, un giorno lui mi segnalò frequentissima per Aldo e gli altri. Il tempo passò e io
un posto, a Pavia, aperto da poco, dove aveva suonato: si combinai con Bruno Morani e la sua Daniela diversi al-
chiamava Spaziomusica ed era in una lista con altri nomi, tri concerti e le nostre telefonate erano frequentissime,
tutti interessanti, ma nulla di più. ma io ancora non avevo avuto l’occasione di incontrare
Presi contatto con il gestore del club, Bruno, ancora non quell’uomo incredibile che mi era stato descritto come
sapevo che lui e Spaziomusica erano praticamente una una sorta di sosia di Carlo Marx ...
cosa sola....insomma, la persona era molto gentile e com- Ero davvero molto ansioso e curioso di vedere Spazio-
petente, ma soprattutto era molto interessata alla musica musica, ormai divenuto uno dei riferimenti più significa-
afrolatina, della quale mi stavo occupando con passione, tivi per il blues e la canzone d’autore; sapevo che anche
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anche politica, in quel periodo. Non fu difficile organiz- grandi nomi ritenuti allora inarrivabili amavano passare
zare una prima trasferta a Pavia, nell’inverno 1987, per di là. L’occasione venne improvvisa in circostanze una via
un gruppo latinoamericano di stanza a Roma, il “Quarteto di mezzo fra il comico e il drammatico. A Pavia andò a
Idea”, di cui faceva parte un mio carissimo amico e gran- suonare un gruppo africano di cui curavo all’epoca un po’
de chitarrista uruguayano, esule in Italia, Aldo Maurno i concerti e la promozione, i Conga Tropical. Erano bravi
(anche lui purtroppo non c’è più). Quella spedizione con- musicisti di Congo, Zaire, Camerun e Costa d’Avorio, tutti
studenti a Roma, che avevano dato vita al primo gruppo vedendo video musicali incredibili e ascoltando registra-
afro di discreto successo formato in Italia: più o meno dei zioni che solo Bruno avrebbe potuto fare. Non dimentico
capiscuola. All’epoca avevamo messo loro a disposizio- invece lui alla “sua” consolle di Spaziomusica, la posta-
ne un pullmino usato che, purtroppo, dopo poco tempo zione di un vero “lider maximo”, fare contemporaneamen-
dall’acquisto, si era rivelato un vero “bidone”. Ed infatti te fonico, tecnico luci, registrare live e fare riprese video
anche quella volta a Pavia li aveva lasciati per strada e ..... Non dimentico neppure quando mi disse che non ce la
loro erano dovuti rientrare a Roma in treno con tutti i loro facevano più, lui e Daniela, a portare avanti Spaziomusica
strumenti....una specie di odissea. e mi sembrò quasi la fine di un’epoca ..... Non dimentico
Ma la vera odissea fu quando io decisi di andare a recu- più che mai l’ultima volta nella “mitica” casa, una cena
perare il mezzo, che nel frattempo era stato rimesso in molto triste, drammatica con Bruno che stava molto male
sesto alla buona. Arrivando in treno alla stazione di Pavia, e quasi fuori di sè .... diciamo che quando Daniela mi ha
nel bel mezzo di una grande nevicata, incontrai finalmente detto che Bruno non c’era più, una parte di me, quella
l’uomo di tantissime telefonate, di cui tanti mi avevano più romantica e sognatrice, si è sentita ancora più sola,
parlato. Vidi davvero un Carl Marx forse un po’ più magro, l’ultimo legame con un modo di vivere, fare e proporre la
vestito di nero in un paesaggio bianchissimo di neve e di musica con cui avevo sempre sentito grande affinità si era
luce; fu una autentica apparizione, un momento che non definitivamente spezzato ...
dimentico. Iniziò così la seconda parte del mio rapporto Rambi (Rambaldo degli Azzoni)
lungo 15 anni con Bruno Morani. Nota: In quegli anni anche il parco macchine a disposizio-

253
Non descrivo il catastrofico ritorno nel bellunese in pul- ne delle band che giravano l’Italia per concerti (penso ai
lmino sotto quell’infinita nevicata. Posso invece dire che mitici pullmini Volkswagen) soffriva di precarietà e non
Bruno l’ho rivisto molte volte in occasione di concerti a era raro che capitassero avventure e sfighe vere, come
Spaziomusica, che sono stato ospite come tanti musicisti quella che Rambi ricorda, buone da raccontare ai nipoti
nella sua grande casa accanto alla Questura, che ricordo e ben diverse da quelle oggi confezionate da agenzie di
alcune bellissime tavolate nella sua grande sala da pranzo viaggio ad uso e consumo di turisti in cerca di emozioni.

Gigi Bresciani “Carissima Daniela, spero che tu continui nella scrittura
del tuo “libro”, il dovuto omaggio al caro Bruno. Ovvia-
Gigi Bresciani, cultore ed appassionato di musica folk-rock, mente io non ho scritto nulla e preferisco conservare di
è stato un importante supporto, in particolare nei primi lui un ricordo interiore, perché non ho trovato le giuste
anni. Ha fatto arrivare John Renbourn e Bert Jansch, i Man parole per esprimere quanto gli ero vicino e l’apprezza-
e band della nuova scena inglese di quegli anni come i vo (non è ipocrisia!). Ricordo con nostalgia le serate allo
Mirò, Gary Hall & the Stormkeepers. E poi, quando non era Spazio Musica con te e Bruno e le cene a casa vostra a
di moda, ti proponeva suonatori di cornamuse o sconosciu- discutere di musica e controversie politico/sociali. Bruno
te band ungheresi (Barbaro Hungary: la band che ha tanto ha lasciato un grande vuoto ed io l’ho collocato idealmen-
impressionato i gusti difficili di Vincenzo Rende). te nei “grandi” maestri della mia vita. Ciao. Gigi
Locali: i luoghi della musica Gaio di Spilimbergo agli inizi anni ’90. È da lì che Filippo
Giunta è partito per arrivare al ROTOTOM SUNSPLASH:
Un piccolo tributo di memoria e di affetto per i locali im- uno dei più importanti festival reggae a livello mondiale).
pegnati nell’arte di promuovere e far circolare buona mu- Il NAIMA a Forlì, il BARFLY ad Ancona, il BLOOM a
sica, quelli “sintonizzati sulla nostra stessa onda”, sparsi Mezzago (che è anche importante centro di impegno cul-
in giro per l’Italia. Perché ci vuole una buona dose di in- turale e politico), il BIG MAMA di Marco e Pasquale a
sanità, oltre che una smisurata passione per decidere di Roma, il FOLK CLUB di Torino (il suo ideatore Franco
aprire un locale di musica dal vivo (“ma non facevamo me- Luca è stato più che meritatamente premiato come ope-
glio ad aprire una pizzeria?!” ci veniva da chiederci ogni ratore culturale con la targa Tenco 2000). Il DONNE &
tanto!) in questo nostro Paese che non aiuta certo né chi MOTORI di Brescia, IL CAFFÈ DELLA PESA di Char-
fa né chi promuove musica. lie a Vignale, Il FUORI ORARIO di Taneto di Reggio
Qui ne cito soltanto alcuni, senza nessuna pretesa di si- Emilia, il VELVET di Rimini, l’ESTRAGON di Bologna,
stematicità e completezza, così come mi vengono in men- il FLOG di Firenze, Il SEÑOR DE BONFIM di Genova
te, o perché ci sono stata o perché li ho conosciuti attra- Nervi, L’ARMADILLO di Alessio Ambrosi a Sarzana,
verso i coloriti racconti dei musicisti nel loro peregrinare il PASINETTI di Bellinzona, il JU BAMBOO di An-
in giro per l’Italia. Un omaggio che mi viene dal cuore al drea e Gigliola Colombo a Savona, il SONAR di Col-
CAPOLINEA di Giorgio Vanni, leggendario locale di le Val d’Elsa, il BORDERLINE di Pisa...
Milano, che ha fatto la storia del jazz, e non solo in Italia.
254

La prima volta in cui ci sono entrata (inizi anni Settanta, Qui, in zona, il THUNDER ROAD di Codevilla, locale che
avevo vent’anni ed arrivavo dal Friuli) ne sono rimasta l’indicazione programmatica ce l’ha già nel nome, omag-
così affascinata che mi sarei trasferita a Milano per po- gio al grande Springsteen. www.thunderoad.net.
terci andare tutte le sere. Il Capolinea è legato al ricordo Manuel Clava mi ha scritto. Il suo messaggio mi ha
di tanti concerti insieme a Bruno, a mostri sacri del jazz molto colpito:
che suonavano ad un metro da te, ad atmosfere alcoliche
e fumose, ad incontri che, alle ore più impensate della “Bruno per me è stato un esempio da seguire. Il suo sti-
notte, producevano improvvisazioni musicali da brivido. Il le uno degli ingredienti da non dimenticare per mandare
Capolinea non c’è più, ma proprio nel senso letterale del avanti il mio locale. Un aneddoto su tutti (e alcuni amici
termine: abbattuto da ruspe. Un mondo che se ne è anda- già lo sanno da tempo): l’idea del Thunder Road mi è ve-
to. Mi si stringe il cuore quando ci penso. nuta una sera che ero a “Spazio”, quindi il Thunder può
E Milano, musicisti compresi, è stata a guardare! tranquillamente considerarsi una costola di quel mito.
chiamato Spaziomusica“.
E poi locali che si sono persi o che sono passati di mano
o che si sono dati ad altra vocazione o che invece ancora
resistono, tenacemente resistono. Mi fa piacere segnalare: www.superclub.it, sito di
Il SONNY BOY a San Fior (vicino a Conegliano Vene- locali associati “Ci accomuna la passione per la musi-
to); il POSTO a Verona; il PARADISO PERDUTO a ca, quella suonata dal vivo... Per questo ci siamo mes-
Venezia, il VAPORE a Mestre, l‘ HIROSHIMA MON si insieme e cominciamo a dire la nostra, cercando di
AMOUR a Torino, il ROTOTOM (da friulana dico che c’è farci sentire in un mondo di suoni distorti“.
voluto un bel coraggio ad aprire un locale reggae in quel di
Il FILLMORE di Cortemaggiore, un locale al centro del- così non sono ripetibili anche e soprattutto perché man-
la musica e che della musica ha fatto il suo centro. cano le persone che li sanno e vogliono compiere. Non so
www.fillmore.it Enrico Pighi lo abbiamo conosciuto se riuscirò a scriverti qualcosa per il libro che stai crean-
come promoter appassionato e competente. Tutti i mu- do. Di certo Bruno mi resterà nel cuore e spero che questo
sicisti ce ne parlavano bene, caso più unico che raro: ci ti possa bastare“. Enrico
sono sempre questioni in sospeso, soprattutto di soldi, tra
promoter e musicisti. È diventato un caro amico. E poi la COOPERATIVA PORTALUPI alla Frazione
Ho dato il “compito” anche a lui, allegandogli qualche rac- Sforzesca di Vigevano:
conto di storie scritte intorno a Spazio. con loro avevamo in comune i valori di cultura e di aggre-
“Leggendo il bellissimo acquerello della tua mail ho pen- gazione, l’entusiasmo e la voglia di fare degli inizi ed an-
sato che nessuno potrà mai dipingere in modo così diverti- che i problemi, le sfighe, il sempre tormentato rapporto
to, divertente ed affettuoso il Fillmore. Voi avevato creato con le Istituzioni e con normative sempre più rigide. An-
veramente un LUOGO dove vivere e questo si avvertiva che la loro una scommessa “ancora oggi attiva, sebbene
immediatamente, non appena varcata la soglia. Miracoli siano cambiati i tempi, le persone, le motivazioni“.

Franco Lucà
Folk Club Torino

255
È Davide Salluzzo che racconta: I miei concerti preferiti
“A metà degli anni ottanta rischiava la chiusura e il fallimen-
to. Un gruppo di amici che avevano in comune l’amore per “I concerti che mi sono piaciuti di più? Tanti, ma tanti, per-
la musica ed una sincera e condivisa idea di socialità, deci- ché, dal 1986, si sono avvicendati sul palco di Spazio fior
sero che non si poteva disperdere un patrimonio di luoghi, di musicisti che ci hanno fatto vivere serate eccezionali.
di idee, di cultura, ereditato dalle società di mutuo soccorso Per cominciare: Julius Farmer, bassista strepitoso; la pri-
(1890). Da qui, l’interpretare cosa potesse diventare allora ma volta di Tolo Marton (diventato poi, per nostra fortuna,
(era il 1986) un luogo sorto per far incontrare e confrontare le di casa) all’inizio un silenzio quasi irreale, il che non è da
persone, dare spazi fisici a chi non ne aveva. Luogo dove, da poco, considerando il bordello che c’era di solito. I brividi
sempre, si poteva stare anche se non si aveva potere d’acqui- anche durante il concerto di Louisiana Red: sembrava che
sto, dove il reddito che l’attività produceva veniva reinvestito entrasse in trance quando suonava il suo blues. Un altro
per sviluppare e far crescere il luogo stesso e chi lo viveva. bluesman di razza: Johnny Heartsman. A proposito di blues,
Poi, si sa, le idee camminano se c’è il saper fare, l’esperien- e quello di casa nostra? L’unico, il grande Treves! E Gnola!
za, l’umiltà. Dove andare, a chi rivolgersi? Milena e Gloria E Paolo Bonfanti: una delle chitarre blues più “lucide” che
conoscevano Bruno e Daniela, Spaziomusica era la realtà abbia mai sentito. E poi la voce dell’anima di Aida Cooper...
più importante della provincia dove, oltre alla musica, c’era
Passando ad altri generi: Chico Hamilton: il suo jazz era
gran parte di quello che noi volevamo fare. Ricordo ancora la
velluto! Ed i Man? Della serie: come un quintetto di signo-
prima sera che incontrai Bruno: fiumi di parole, consigli, nu-
ri musicisti, già piuttosto attempati, possa dar vita ad un
meri di telefono, dritte, raccomandazioni ed una buona dose
256

concerto al fulmicotone! Impossibile non ricordare Flaco
di buon senso che spegneva il mio entusiasmo e mi rende-
Biondini, in versione elettrica, acustica, in duo, trio, quar-
va consapevole dei casini che di lì a presto io, con Milena,
Gloria, Diego, Gerardo, Giovanni, Marina, Domenico tetto: ogni volta era una festa, e ogni volta c’era il “must”
ed altri ci saremmo tirati addosso. Tanti i gruppi, gli artisti, finale: “Comandante Che Guevara”. Mi vien la pelle d’oca,
che abbiamo mutuato da Spaziomusica, Lorenzo Riccardi, se ci penso. L’immensa bravura, simpatia e disponibilità di
Betty Verri, Ivano Grasselli, Max Manfredi, Mario Mantovani, Mauro Pagani, sempre pronto a scambiare quattro chiac-
Fabio Treves, Gnola Blues Band, Fat’s Band, e molti altri. La chiere da pari a pari con il vicino al bancone del bar. Si po-
soddisfazione più grossa fu che, dopo qualche anno di espe- trebbe continuare all’infinito con nomi di protagonisti della
rienza e rodaggio, fu Bruno a chiederci di segnalargli artisti e storia della musica contemporanea, protagonisti a Spazio
gruppi: il riconoscimento più importante che potevamo avere di concerti memorabili. Tra i tanti: Mick Clarke (ex Killing
dopo anni di lavoro, di impegno appassionato e disinteres- Floor), John Rembourn e Bert Jansch (ex Pentagle), Elton
sato. (Rispetto a noi, loro sono sempre stati più aperti alle Dean (ex Soft Machine), Pip Pyle (ex Gong), Tony McPhee
nuove tendenze musicali fino ad ospitare band anche molto (ex Groundhogs), Ares Tavolazzi (ex Area), Ellade Bandini e
importanti del panorama nazionale. n.d.r.). quanti altri ancora?!
Oggi, locali che fanno musica dal vivo ce ne sono davvero Uno dei concerti più coinvolgenti: 2 giugno 1989 :“De Luxe
pochi ma, forse, è meglio così perché anche i pochi che ci Blues Band”, e cioè: Dick Heckstall-Smith al sax (ex John
sono scimmiottano mode e costumi, da altri pensati, ideati Mayall, ex Graham Bond Organisation, ex Colosseum), Bob
per fare businness e riempire le menti di cazzate immonde. Brunning al basso (ex Fleetwood Mac, ex Savoy Brown),
La vera trasgressività oggi è fare locali dove si ascolta il si- Mickey Waller alla batteria (ex Rod Steward, ex Jeff Beck),
lenzio! Parole, suoni timidi, isolati, veri.” Danny Adler alla chitarra (ex Solomon Burke, ex T-Bone
Con stima ed affetto. Davide Walker). Una super band sulla carta, ancora meglio sul pal-
co. Bravi, grandi, hanno  stregato tutti! E poi, come nella vano pubblicato un bell’articolo, le locandine erano state
migliore tradizione di Spazio, quando il feeling tra musicisti posizionate nei punti-chiave in città, io avevo cominciato a
e pubblico era perfetto, dal concerto “ufficiale” si è passati, menarla parecchio tempo prima a tutti quelli che entravano
così,  naturalmente, ad una session, dove una emozionata a Spazio, buona se non ottima la qualità della proposta, ep-
ma bravissima Renata Tosi ha dato saggio delle sue doti pure …qualcosa non aveva funzionato. Bruno ed io, proprio
vocali interpretando  un paio di brani di Billie Hollyday. Le per il coinvolgimento emozionale che mettevamo in ogni
facce, ragazzi! Ma la cosa incredibile era che i più stupiti nuovo concerto, spesso ce lo sentivamo prima nella pelle e
per quello che stava succedendo erano proprio i musicisti. E c’azzeccavamo quasi sempre.
sì che, date le loro referenze, chissà quante situazioni simi- Alla fine, oltre al danno economico, rimaneva il rammarico
li avevano vissuto durante la loro carriera. Tutti avvolti  dal- di un’occasione persa, il disagio per non essere riusciti a
la magia della musica e della gente, fino a tirar mattina tra  garantire agli artisti il loro giusto riconoscimento, anche in
euforia, abbracci, strette di mano, brindisi e complimenti, termini di qualità e quantità di pubblico. Come quel sabato
mai stati così veri.“ Claudio sera: la band di un contrabbassista molto bravo che ave-
vamo conosciuto al Tenco: diciassette-persone-diciassette
Claudio Perotti: pietra miliare di Spazio. Ci vogliamo trop- (me lo ricordo bene perché le avevamo contate). Erano an-
po bene. Presente dal giorno dell’apertura e poi per anni, che meno la sera di un chitarrista inglese; c’era pure una TV
notte dopo notte. Lui i concerti li può raccontare perché, da locale. Per fortuna l’operatore ha inquadrato solo il palco
grande appassionato di musica, non se ne perdeva uno: in quella volta lì. E il jazz. Dopo i primi, brucianti anni, il jazz

257
prima fila dall’inizio alla fine. Fondamentale il suo contribu- ha cominciato a non “tirare più”, con l’ infinito rammari-
to alla costruzione del “clima umano” di Spazio degli inizi co, soprattutto di Bruno. Una sera ci siamo ritrovati in non
ed anche al mantenimento di un tasso alcolico adeguato. più di quaranta ad ascoltare due musicisti oltre che molto
Mai un segnale di debolezza: un milord, una roccia (solo bravi, noti a livello nazionale (li abbiamo poi rivisti a Pavia,
una volta, forse, un pochino...). Nel corso degli anni ha per- nell’ambito di Festival organizzati dal Comune).
so i capelli, ma quello che è rimasto intatto è il suo fascino. E poi quella performance tra musica e teatro: non gliene
Non a caso, durante i suoi avventurosi viaggi solitari in giro fregava niente a nessuno: tutti bevevano, parlavano a voce
per il mondo, ha incantato Paola, romana de Roma e, per alta. Ricordo ancora l’incazzatura di Bruno …
amor suo, si è trasferito laggiù.
E vivono con la figlia Chiara, felici e contenti.... “L’altra faccia della musica live“

I fiaschi dei concerti Il documento che segue l’abbiamo scritto nel 1998, ma non
mi pare che la situazione sia migliorata. Anzi. Per questo lo
Si tende sempre a ricordare e raccontare solo le esperien- ripropongo: il dibattito è aperto.
ze belle e felici. Ma anche i momenti difficili che abbiamo
attraversato rimangono e continuano a far parte della no- Come sta la musica in Italia? Dal nostro osservatorio mili-
stra storia. Anche della storia di Spazio. I concerti sfigati, tante di gestori (Spaziomusica: Pavia locale da cento posti
per esempio, quelli dove non c’è gente, oppure la gente c’è di musica dal vivo, 12 anni di storia), musicisti, semplici ap-
ma è distratta e caciarona; a Spazio, certo che ce ne sono passionati, e fruitori di concerti, lanciamo alcune riflessioni
stati! Spesso non c’era spiegazione razionale: li avevamo sullo stato di salute della musica in Italia. Ci colleghiamo
annunciati per tempo, Provincia Pavese e Passaparola ave- alle osservazioni della lettera del responsabile artistico del
Naima di Forlì pubblicata recentemente su “Musica” di ad affrontare un mare infestato da pescecani. E cosi, vai
Repubblica (per ora senza-risposta, cosi come senza rispo- con gruppi che provano 4-5 sere alla settimana, nell’atmo-
sta è stata un’intervista al vetriolo pubblicata su Jam “Ma sfera rassicurante ma asfissiante di cantine e sale prove
quale rock italiano? “a Mauro Pagani, uno dei personaggi (pagate a caro-prezzo), tutti tesi ad esercitarsi all’infinito
più lucidi ed innovatori del nostro panorama musicale) che su” scale più veloci della luce”, tutti narcisisticamente
ha avuto il merito di squarciare quel velo di autocompiaci- concentrati su brani di propria composizione, alla ricerca
mento e trionfalismo francamente eccessivo che circonda di un’originalità a tutti i costi, che spesso ha come risultato
la musica made in Italy. opere scadenti o pseudo-riproduzioni di modelli noti. Scar-
sa invece la propensione al .confronto ed all’ascolto di altri
1) Una situazione paradossale: in Italia si ha l’im- concerti ed altri gruppi,in particolare di band dello stesso
pressione che circoli sempre più musica, ci sono sempre livello tecnico e qualitativo, che suonano magari un genere
più musicisti, sempre più concerti ma è il pubblico, sono diverso. Non parliamo poi di una serie di musicisti, di solito
gli ascoltatori spesso a mancare. Lo stato di grazia della meno giovani, che vanno sì ai concerti degli altri, ma più
musica italiana (mai cosi tante band, tanta competenza che altro per contare quanti accordi sbaglia il chitarrista e
tecnica, tante commistioni di stili, tanti CD prodotti ed au- quanto pubblico pagante riesce a fare quella band. Si trat-
toprodotti) si scontra di fatto con un preoccupante calo di ta quasi di un “suonarsi addosso”, anche perché suonare
ascolti che interessa band più note (il successo si dimostra davanti ad un pubblico vero è sempre più difficile: qualsiasi
essere sempre più breve ed effimero) e meno note (l’elenco locale riceve in media non meno di 7-8 nuove proposte alla
258

dei flop, purtroppo, sarebbe lungo. Se poi si passa a con- settimana da agenzie, musicisti, amici di musicisti. Quindi,
siderare i numeri veri dei CD venduti (non illudiamoci, non pur con tutta la buona volontà, diventa impossibile dare
solo quelli di Sanremo) allora c’è veramente da mettersi a spazio a tutti.
piangere. Alcune importanti eccezioni (CSI in testa) non mo-
dificano purtroppo, il dato di fondo. 3) Cover band - band originali
il nuovo che fatica ad avanzare:
2) Giovani Band la contrapposizione è sterile se non controproducente. Il
La musica è un grande valore e lo è ancor più per le nuo- problema è creare le condizioni perché tutta la buona mu-
ve generazioni che si trovano a vivere in un universo così sica originale e non, possa circolare. È ovvio che repertori
povero di ideali, privati persino della possibilità di grandi fondati su cover e brani storici mille volte già sentiti ab-
battaglie da combattere. biano grande impatto emotivo ed immediato successo di
Per fortuna sempre di più sono i giovani che, pur tra mille pubblico. Sicuramente meno scontato che un locale operi
difficoltà, imbracciano uno strumento e fondano una band. la scelta di non appiattirsi sulla musica di successo, “quella
Spesso pero l’obiettivo principale non è tanto quello di di- che, piace alla gente” Aberrante l’abitudine di tanti gestori
vertirsi, provare e comunicare emozioni, quanto arrivare al d scegliere le band non in base alla loro proposta artistica
più presto a produrre un CD, ad ottenere un contratto disco- ma alla quantità di pubblico che garantiscono (500 perso-
grafico con un’etichetta importante. L’industria discografi- ne: è stata la richiesta di una agenzia di spettacoli di Mila-
ca, sempre alla ricerca di nuovi fenomeni, non produce altro no ad un gruppo della zona) come se il “pieno a tutti” i costi
che confusione ed un’inflazione di artisti che sperano nel potesse essere l’unico e non uno dei dati di cui tener conto
colpo della vita non essendo, nella maggior parte dei casi, (come l’Auditel per le trasmissioni TV):
nè preparati musicalmente, nè attrezzati sul piano umano - Sconsolante d’altro canto sia per il gestore che. per le
band che sudano e faticano per creare produzioni originali, E allora perché è così difficile far passare l’idea che tutta la
avere spesso un pubblico di poche decine di persone. musica live, non solo quella dei mega-concerti e delle mega
- Avvilente il dover constatare la scarsa recettività, la scar- rock-star, al pari del cinema, ma anche al pari di whisky e
sa curiosità del pubblico rispetto al nuovo, a sonorità di- birra deve essere pagata? Perché è così difficile far paga-
verse,e anche a band non conosciute, magari solo perché re i concerti nei piccoli club a prezzi ovviamente popolari,
provenienti da diversa area geografica. rapportati a qualità e costi delle proposte artistiche, all’in-
- Avvilente, oltre che, alla lunga, economicamente insoste- segna del “pagare il giusto, pagare tutti”, anziché ricorrere
nibile per qualsiasi locale. a “consumazioni obbligatorie”, “consumazioni maggiorate“
ecc..., quasi che la musica suonata fosse un” corollario al
4) I costi della musica bere e non viceversa, un sottofondo, un ornamento di un
I costi (e su questo credo ci sia unanime consenso) sono locale, un mezzo per avere più gente, alla stessa stregua di
assolutamente insostenibili e penalizzano tutte le realtà, sexy-cameriere & affini? Sarebbe secondo noi un segnale
piccole e grandi della musica live. (Con tutti i soldi che noi, importante per ridare dignità valore e giusto prestigio alla
Spaziomusica, abbiamo dato in 12 anni per SIAE, tassa musica.
spettacoli ecc. avremo potuto pagarci i Rolling Stones, o E ce n’è bisogno in Italia, dove suonare, ascoltare, vendere,
giù di lì!). Partendo dal presupposto che la musica è una produrre, far circolare musica è ancora dura per tutti. Anche
delle più alte forme d’arte e di comunicazione, in attesa se, per certi aspetti, si respira aria nuova, molti e molti an-
della nuova, organica ma fantomatica legge, bisognerebbe cora sono i problemi e le difficoltà che gli appassionati e gli

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da subito ridurre le aliquote, oltre che per i CD, per tutte addetti ai lavori si tro-
le realtà che diffondono e producono musica live in Italia, vano quotidianamente
riconoscendo lo status di produttori e promotori di cultura ad affrontare Per que- Una segnalazione importante, da diffondere e divul-
e di aggregazione. sto ci suona franca- gare: Presentazione della Proposta di legge per la
mente stonato questo soppressione dell’agibilità ENPALS e la riforma della
5) Pagare la musica clima auto-celebrativo Previdenza per i lavoratori autonomi dello spettaco-
La musica ha costi alti. Ai musicisti va garantito, oltre che e spesso trionfalistico lo” a cura dell’Arci di Rimini:
rispetto, un riconoscimento ed un compenso perlomeno che circonda la musica www.arcirimini.it e-mail: rimini@arci.it
dignitoso mettendo ordine in una giungla di prezzi scanda- in Italia. E lo diciamo
losa. Alcuni esempi: musicisti che si sobbarcano chilometri senza intenti polemici
e chilometri per suonare gratis e devono litigare con il ge- ma proprio perché ab-
store per farsi dare il pattuito rimborso di centomila lire in biamo molto a cuore le sorti della musica, al pari di tanti
un locale in cui la consumazione minima costa dodicimila musicisti, ascoltatori, gestori di locali, organizzatori (non
lire; oppure: una giovane band, assolutamente sconosciuta possiamo non citare Carlo Carlini ed Umberto Tonello: due
che per promuovere il primo Cd, chiede, praticando un forte promoter davvero speciali), proprio perché siamo degli irri-
sconto, un cachet minimo di un milione per suonare un mar- ducibili appassionati di questa magica alchimia di suoni e
tedì qualsiasi, od ancora: ottimi musicisti che suonano per di ritmi che ci ha regalato e continua a regalarci emozioni
due lire perché hanno la sfortuna di vivere in un periodo in straordinarie.
cui il jazz “non tira” e l’elenco sarebbe lunghissimo; storie SPAZIOMUSICA: Bruno Morani e Daniela Bonanni,
di vita vissuta che ogni musicista, ogni gestore di locale Fabio Treves, Carlo e Manuela Botteri ...seguono 30
potrebbe raccontare. firme di appassionati.
Il “sound”: le centinaia e centinaia di concerti che sono stati la colonna sonora di Spazio Jazz e onda afro-latina
ed anche delle nostre vite: blues, jazz, rock, afro, reggae, etno-folk, musica latina ed Musicisti italiani
anche psichedelia, punk, drum’n’bass.... e stranieri: un capitolo a
I suoni, i ritmi, le voci, i volti delle migliaia di musicisti passati da Spazio e da casa no- sé perché definito
stra: un patrimonio di musica, di calore e di affetto, una sorta di “imprinting” che ritrovo nel tempo, legato
intatto ogni volta che mi capita di incrociarne qualcuno, camminando per Pavia o nei back soprattutto ai primi anni.
stage di concerti importanti.
Tanti quelli che hanno voluto fissare il ricordo, anche se sono passati degli anni ed an- Poi la suddivisione dei
che se erano venuti una sola volta da noi, come è successo per molti americani. Hanno musicisti per provenienza
scritto cose incredibili, molto belle, particolari. E ad ogni messaggio, per me, un’ondata e per genere musicale:
di emozioni, di sorrisi e di lacrime. Gli americani
Ho scritto di loro, rivedendoli ad uno ad uno, come in un film, nella mia casa grande e Blues / songwriters
vuota. Perché io, che fatico sempre più a ricordare nomi, titoli, autori, le emozioni me le e rock americano
ricordo bene. Le emozioni, quelle vere, hanno una memoria tutta speciale. Gli inglesi
E mentre passavo lunghi pomeriggi e lunghe serate immersa nei racconti del mondo di British blues / psichedelia
Spazio, è puntualmente successo che, ad un certo punto, la persona, il musicista di cui / folk-rock-pop
scrivevo, riaffiorasse dal passato con la sua musica, la sua faccia, il suo “DNA emotivo”, Gli irlandesi
quello che rende ognuno di noi unico e speciale.... Altri musici dall’Europa
Bruno ed io dobbiamo davvero ringraziare la sorte per averci fatto incontrare musicisti e dal mondo...
che sono anche persone così speciali. Gli italiani
Quelli del blues / rockers
Ordine di presentazione emiliani / rock, pop,
Dopo lunghe riflessioni e ripensamenti, dopo varie consultazioni di amici esperti e pazien- cantautori e...
ti, mi è finalmente venuto un “ordine di presentazione” dell’universo dei musicisti che Local heroes
sono passati da Spazio.Un ordine che non poteva essere né alfabetico né sistematico, Jam session story /
criteri chiari sì, ma troppo rigidi, troppo lontani dal sound incasinato di Spazio e troppo band dell’ultima
anonimi per una come me che, come dice il Depa “anche la punteggiatura ce l’ha emo- generazione grungers &
tiva“. Una logica c’è, ed è tutta interna, e quelli che a Spazio sono venuti la capiranno e mine vaganti /
ci si ritroveranno benissimo. Una logica che viene dalle “assonanze” sonore ed emotive, altri suonatori /
dagli incroci di suoni che hanno determinato gli incroci delle persone, dall’affetto, ed Voghera & Oltrepò /
anche dal genere musicale, dalla provenienza, dall’ordine di apparizione, da quello che i musicisti “storici”
hanno scritto... di Spazio.
Il sound di Spazio

“ There’s something happening here
what it is ain’t exactly clear...
...stop, hey, what’s that sound
everybody look what’s going down....”
così i Buffalo Springfield negli anni Sessanta.
Gli anni del Jazz
siamo diventati proprio amici. È in
questo modo, è grazie a loro che si
è avviata la stagione jazz di Spazio-
musica. Si sono impegnati da subito,
direttamente, in prima persona, suo-
nando nelle formazioni e nelle com-
binazioni più diverse e convogliando
da noi i loro amici jazzisti provenien-
ti da ogni parte (Steve Lacy, Peter
Kowald, Gianluigi Trovesi, Gaetano
Liguori ...).
Contributo fondamentale, in termini
di qualità dei rapporti umani oltre
che di creatività artistica, anche
1985: Spaziomusica era ancora un’idea, un sogno: di- quello di Roberto Aglieri, già allora proiettato verso
scussioni, progetti, ed anche ricerca di contatti nel mon- contaminazioni tra jazz e sonorità orientali.
do della musica. Ho pensato subito a Guido Mazzon e
Tony Rusconi. Li avevo conosciuti negli anni Settanta,

263
nel corso della mia “vita precedente” in Friuli, a Casarsa A Casarsa allora eravamo in tanti: un gran bel gruppo di
della Delizia, patria di Pasolini, il “paese dei temporali e amici, di quelli che ti rimangono per la vita: Pierino, Ru-
delle primule” (da lì viene anche la madre di Guido, che di ben (adesso Segretario regionale CGIL), Michele, i Gigi,
Pasolini è cugina). Beppe, Bepi, Charlie, il Formigo, Manlio, Cheba,
Cleme, Fausta, Giusi, Floriana, Nino, Patrizia, Mau-
Guido e Tony già allora erano esponenti di punta del jazz rizia, Alessandro, Giorgio, Don Giacomo, Gianni e ...
nazionale ed europeo, soprattutto nelle sue forme di im- Soldi pochi, anzi pochissimi, ma dalla nostra grandi idee e
provvisazione creativa. Più di una volta li avevamo invitati grandi entusiasmi che, uniti alla passione ed alla sfronta-
a suonare nel mitico “cinema Delizia”, il nostro “cinema tezza dei nostri vent’anni, ci facevano superare ogni tipo
Paradiso” che, a conferma delle peggiori tradizioni della di ostacolo.
Organizzavamo seguitis- Menzione speciale per
modernità, ha ceduto da anni il posto ad un supermerca-
simi Cineforum, dibattiti “Pierino”:
to. Ci eravamo poi persi di vista, ma sapevo che abita-
politici ed anche concerti. Piero Colussi,
vano a Milano e ricontattarli è stato facile. E così Bruno
Passato alla storia quello l’amico di sempre,
ed io, in una grigia domenica d’inverno, siamo partiti alla
degli Stormy Six, venuti ideatore di
volta della casa milanese di Tony. Loro sono stati gentili
da Milano, oltre che per Cinemazero
da subito, anche se inizialmente, soprattutto Tony, di una
suonare, anche per portare a Pordenone
gentilezza un po’ snob, tipica di un modo di rapportarsi
soccorso a Franco Fabbri, e Consigliere
che andava di moda in quegli anni in certa parte della
costretto a servire la patria Regionale
Sinistra milanese.
in quel di Pordenone. per la lista-Iilly.
Altri incontri si sono susseguiti, lunghi discorsi, cene,
bevute: ogni diffidenza si è sciolta come neve al sole e
Guido Mazzon

A Spazio si è ambientato così bene (ha anche trovato mo-
glie: Marina) che ha deciso di lasciare Milano per trasfe-
rirsi a Pavia.
Abitando qui gli capitava spesso di passare da noi la sera,
anche solo per bersi una birra e stare tra amici.
Con il suo gusto per l’improvvisazione e la sua incredibile
versatilità ha portato una ventata di novità nel panora-
ma musicale di Pavia, diventando un importante punto
di riferimento per jazzi-
sti ma anche per tanti
Cara Daniela, vincendo l’emozione, la nostalgia, rockettari. Oltre ai suoi
la rabbia... scrivo due note per Bruno. concerti, rimangono me-
Con immutato affetto, Guido morabili alcune session
che lo hanno visto pro-
“Il pomeriggio passavo spesso, inaspettato, tagonista:
da Spaziomusica e ti trovavo solo – Lui con Roberto Aglie-
264

ad armeggiare con fili, cavi, trapani,
ri, Tony Rusconi e non so
martelli e falci

Foto Daniela Albinger
più chi altro: hanno rag-
un goccio? grazie!
e col sottile filo anarchico che ci univa intrecciavamo giunto il palco attraver-
una rete di discorsi... sando Spazio in biciclet-
la politica, le persone, il jazz e il resto... ta, in mezzo alla gente
poi in tripudio: e non è stato
la tua “solare incazzatura” che l’inizio di una serata
e il mio “serioso scetticismo” very hot.
si placavano e si abbracciavano sulle note di – Due poliziotti, evi-
“my funny valentine”. dentemente interessati
molto di più ai decibel
che all’arte, hanno in-
terrotto una sua ispirata performance al piano: saranno
state le quattro del mattino, ma - lo giuro! - il volume era
proprio basso!
– La sua “ospitata” in un concerto dei Welcome Idiots
:impossibile dimenticare lisi-dome-i calatroni affiancati
da un mostro sacro del jazz, il tutto sotto l’istrionica regia
di Roberto Aglieri.
– La sua collaborazione con Marco Gatti (fortemente so-
stenuta da Bruno).
Guido e Tony: i concerti
3 maggio ’86: TRIO:
Guido Mazzon tromba
Peter Kowald contrabbasso
Tony Rusconi batteria

1986: Italian Art Quartet:
Renato Geremia violini, sax,
clarinetto, piano
Guido Mazzon tromba
Bruno Tommaso contrabbasso
Tony Rusconi batteria

11 marzo’87: TRIO:
Guido Mazzon tromba
Gaetano Liguori piano
Tony Rusconi batteria

4 novembre ‘87:
Duo Aglieri-Mazzon
concerto per flauto, tromba,
strumenti elettronici

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10 dicembre ‘87:
Gianluigi Trovesi sax
Tony Rusconi batteria

5 marzo ’88:
Tony Rusconi Timeless:
Tony Rusconi batteria
Vincenzo Rende chitarra, voce
Plinio Fraccaro basso,voce

Dopo il 1990 (93-94,)
“Guido Mazzon:
songs and tales”:
Guido Mazzon tromba, flicorno,
live electronics
Ellen Christi voce
Umberto Petrin piano
Tiziano Tononi
batteria, percussioni.

Guido Mazzon tromba
Paul Lovens batteria
Umberto Petrin piano
Tony Rusconi netario dopo Seattle, Porto Alegre, Genova. A proposito
di Genova, sai che i miei compagni del gruppo Comunica-
Trentino, di quelli tosti: era là negli anni ruggenti della zione di Milano hanno fatto “Genova il Libro Bianco”, che,
contestazione giovanile; è stato un grande piacere ritro- distribuito in occasione della commemorazione di Carlo
varlo ora, dopo che per anni ci eravamo persi di vista, im- Giuliani, ha avuto un successo editoriale eccezionale?
pegnato nell’universo no-global. Irriverente, ironico: con Chissà quante copie avremmo venduto a Spazio Musica!
lui era un divertimento discutere e litigare. Le sue battute Credo che nessuno sarebbe entrato nel locale senza aver-
taglienti, e le altrettanto taglienti risposte di Bruno hanno lo comprato! Sai che ridere se tu avessi pescato qualche
fatto storia. Era un frequentatore assiduo di casa nostra; fratello o sorella (come amavi chiamarci) senza il libro. Lo
per lui però niente moglie (il soggetto era alquanto refrat- avresti rincorso apostrofandolo in dialetto pavese, e ma-
tario) ma più di una fidanzata occasionale. gari con la dentiera in mano, come facevi con me quando
Oltre ai concerti jazz, aveva dato libero sfogo alle sue ori- ti chiedevo la A 112 in prestito, memore delle multe pre-
gini rock fondando il trio Timeless, con Vincenzo Rende e cedenti.
Plinio Fraccaro: stile hendrixiano, energia allo stato puro. Durante questo Forum Europeo la nostra Associazione
Non sopportava il fumo, però gli toccava adeguarsi: sape- Progetto Comunicazione ha preparato ed allestito una
va che con Bruno la battaglia era persa in partenza. mostra sulla guerra e una, già presentata a Genova nel
Cercava di coinvolgere tutti nelle sue manie salutiste. luglio scorso, sui fatti successi in quella città. Molte di
Con me e con Bruno aveva capito subito che ”non era quelle foto, scattate da fotografi di tutto il mondo, sareb-
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aria”. Aveva trovato una qualche sofferta disponibilità nei bero state molto bene, appese alle pareti di Spaziomusi-
“ragazzi del rock“ Plinio e Vincenzo, che, con Ada ed Heidi ca. Molte persone di Genova e di Firenze erano piuttosto
lo hanno accompagnato qualche volta, nei suoi giri “sa- simili a quelle che circolavano nel locale. Sicuramente
lutari” in riva a Ticino. Li ricordo ancora, loro malgrado, amavano, litigavano e si riappacificavano,  bevevano, fu-
una domenica pomeriggio in rassegnata “processione”, mavano (che incubo) allo stesso modo. E comunque tutti,
le facce segnate da notti insonni e da eccessi alcolici... ieri come oggi alla ricerca di soluzioni per un mondo mi-
gliore e di qualche cosa di valido e di giusto, che abbia un
senso nel proseguire la quotidianità.
”FIRENZE città aperta 6-10 Novembre 2002 Quando è nato il Movimento, qualcuno è venuto a cercare
Un altro Mondo è possibile me e altri amici. Anche tu, con Daniela, sei venuto a Mila-
no per parlare con me e con Guido dell’idea di aprire uno
Carissimo Bruno, poco dopo la grande manifestazione di spazio culturale dove raccogliere i cocci del movimento
sabato 9 nov. che ha visto sfilare un milione di persone, che fu e svolgere delle attività.
ti scrivo da Firenze città aperta, sede del Social Forum Che coraggio avete avuto! Ricordo che mi guardavi, dopo
Europeo. Essendo coinvolto in alcune attività culturali del averci esp