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Indice

Presentazione v

Indice vii

Capitolo 1 - Conoscenze preliminari 1


1.1 - Proposizioni e predicati 1
1.2 - Terminologia sugli insiemi 9
1.3 - Funzioni generiche 15
Esercizi relativi al capitolo 1 24

Capitolo 2 - Numeri, angoli, coordinate 27


2.1 - Algebra elementare dei numeri reali 27
2.2 - Equazioni e sistemi 31
2.3 - Disuguaglianze tra numeri reali 33
2.4 - Sistemi lineari di equazioni 37
2:5 - Disequazioni in pi variabili 39
2.6 - Potenze e polinomi . 42
2.7 - Equazioni e disequazioni di secondo grado 45
2.8 - Coordinate e angoli 48
2.9 - Trigonometria elementare 55
2.10 - Geometria analitica 57
2.11 - Geometria solida 62
Esercizi relativi al capitolo 2 63
viii

Capitolo 3 - Funzioni elementari 67

3.1 - Funzioni monotone 67

3.2 - Funzioni pari e dispari 72

3.3 - Le potenze 73

3.4 - Il valore assoluto 76

3.5 - La parte intera 81

3.6 - Le funzioni trigonometriche 82

3.7 - L'esponenziale e il logaritmo 86

3.8 - Le funzioni iperholiche 89

Esercizi relativi al capitolo 3 93

Capitolo 4 - Grafici di funzioni reali . 97

4.1 - Informazioni da un grafico e varianti di un grafico 97

4.2 - Grafici delle funzioni elementari 106

Esercizi relativi al capitolo 4 109

Lista dei simboli 112

Indice analitico . 113

Capitolo l

Conoscenze preliminari

Per poter capire a fondo (o anche semplicemente per seguire con un minimo di profitto)
un qualsiasi corso di materie matematiche di una Facolt universitaria, indispensabile
che lo studente abbia ben chiare alcune (minime) conoscenze di base. Le elenchiamo qui
di seguito, in modo che il lettore ne possa eventualmente ripassare qualcuna. Gli esercizi
di questo capitolo sono un semplice controllo delle nozioni apprese negli anni delle scuole
superiori, e il loro svolgimento non deve presentare alcun problema.

1.1 - Proposizioni e predicati

Introduciamo il vocabolario essenziale per poter parlare rigorosamente dei concetti che
seguiranno; pi che dare definizioni e giustificazioni sofisticate (che sono oggetto di studio
di un ramo apposito della Matematica, la Logica Matematica), procederemo per esempi,
assumendo tacitamente come "primitivi" (cio intuitivi) svariati concetti.
Gli oggetti su cui operiamo sono le proposizioni: chiameremo proposizione ogni frase
di senso compiuto che d delle informazioni.

Esempio: "oggi", "se oggi piove", "che ore sono?" non sono delle proposizioni, mentre
"oggi piove" lo , come pure "Marco pi alto di Carlo e pi basso di Giorgio" o "un
triangolo ha sette lati" oppure "il prodotto di due numeri positivi positivo" (~es. 1.1).
2 Sezione 1.1 : Proposizioni e predicati

Quando, negli esempi che seguono, usiamo frasi tratte dal linguaggio di tutti l
giorni, a volte aggiungeremo fra parentesi quadre alcune parole che abitualmente '"5l
gono omesse: ad esempio scriveremo "Marco pi alto di Carlo e [Marco ] pi basso di
Giorgio" .
Una proposizione (che verr generalmente indicata con una lettera corsiva maiuscola,
$, , ... ) pu essere vera o falsa (non contemporaneamente), e quando si considerano
pi proposizioni simultaneamente utile tracciare la loro tabella di verit, ovvero una
tabella che ha su ogni riga una diversa proposizione, e nelle cui colonne compaiono tutte
le combinazioni di vero/falso che possono verificarsi.

Esempio; la tabella di verit delle due proposizioni ,N, :9J pu essere scritta
.!" V V F F
:9J : V F V F,

cos che alla penultima colonna corrisponde il caso falso, :9J vero"; la tabella delle
tre proposizioni .!4f', :9J,
V V V V F F F F
V V F F V V F F
V F V F V F V F.

Diremo equivalenti due proposizioni che hanno lo stesso valore di verit, cio tali
che nella tabella di verit delle due le righe ad esse corrispondenti sono uguali.
Nel linguaggio abituale, formiamo frasi complesse a partire da frasi pi semplici.
che vengono legate da opportune parole: ad esempio, "Marco pi alto di Carlo e pi
basso di Giorgio" costituita dalle due frasi "Marco pi alto di Carlo" e "Marco
pi basso di Giorgio" , legate dalla congiunzione "e". Formalizziamo questa osservazione:
vi sono alcuni operatori (connettivi logici) che trasformano una o pi proposizioni in
altre proposizioni, i cui valori di verit sono determinati da quelli delle proposizioni di
partenza; essi sono dati dai simboli

non, e , o, ::::}, {=::::}

date due proposizioni .!" e :9J, definiamo la proposizione non $ mediante la tabella
di verit
$ V F
non.!" F V,
e le proposizioni ,N e l $ o ::::} :9J ed {=::::} :9J mediante la
seguente tabella di verit:
V V F F
V F V F
non.!" F F V V
.!4f' e :9J V F F F
$ o :9J V V V F
$::::} V F V V
$ {=::::} V F F V.
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 3

Ad esempio, la proposizione non $ , negazione di vera quando $ falsa, e


viceversa. L'operatore di negazione, applicato due volte, si cancella: in altri termini,
non(non J'f) equivale ad $ (~ es. 1.2).

Esempio : la proposizione I = "non vero che Marco non pi alto di Carlo" pu


essere riscritta "non vero che (non vero che (Marco pi alto di Carlo))" o anche,
se poniamo "Marco pi alto di Carlo", come non( non J'f) , quindi la
proposizione ha lo stesso valore di verit della proposizione

La proposizione e vera esclusivamente quando sono vere sia $ che J,


mentre o vera quando almeno una tra e vera: notiamo che non
esclusa la possibilit che siano vere entrambe, cio l'operatore o assume uno solo dei
due possibili significati della particella italiana "o", quello corrispondente al latino "vel".

Esempio: se diciamo che "Marco pi alto di Carlo e [Marco ] pi basso di Giorgio"


intendiamo che sono contemporaneamente verificate le proposizioni "Marco pi alto
di Carlo" e "Marco pi basso di Giorgio"; se per un certo numero x diciamo che
x > l e x < 7 otteniamo che x (strettamente) compreso fra l e 7.

Esempio : se per un certo numero x diciamo che x > 2 o x 2 , intendiamo che x


pu essere o maggiore di 2 oppure uguale a 2, e quindi x potrebbe ad esempio essere
2,3,2.75,40000, ... , ma non 1,-7,1.33 eccetera. Questo si esprime con il simbolo x 2: 2,
che non va letto in modo erroneo come "x maggiore di 2 e contemporaneamente
uguale a 2", che chiaramente non pu essere mai vero - ma quanto comune questo
errore!

Il simbolo di implicazione ::::} crea una nuova proposizione, che si legge " $ implica
.!(:jJ" oppure "se allora o anche "I se $" (intendendo che sicuramente
vera se $ vera), o infine solo se 1" (cio $ pu essere vera soltanto se LrJ61
vera): .dunque, $::::} significa che se $ vera, necessariamente anche deve
essere vera, mentre se falsa pu indifferentemente essere vera o falsa. Quando
si ha un'implicazione ::::} si dice anche che "condizione necessaria affinch $
sia vera che I sia vera", oppure anche " condizione sufficiente affinch sia vera
che $ sia vera". Talvolta conviene scrivere un' implicazione da destra a sinistra, e
per fare ci si rovescia il simbolo: la proposizione $::::} J si pu allora scrivere anche
.!(:jJ :: $ .

Esempio: la moglie dice al marito: "se passi davanti al negozio [allora] compera le mele".
Chiaramente, se il marito rientra con le mele la moglie soddisfatta, per non ha nulla
da recriminare neppure se il marito rientra senza mele ma dice che non passato davanti
al negozio: l'unico caso in cui si pu lamentare se il marito passato davanti al negozio
(1' ipotesi soddisfatta) ma non ha comperato le mele (la tesi non soddisfatta). Se per
la moglie protesta anche negli altri casi, non fatele una lezione di logica a meno che
non vogliate proprio litigare ...
4 Sezione 1.1 : Proposizioni e predicati

Esempio : se con a e b indichiamo due numeri reali, allora abbiamo la ben nota legge
di annullamento del prodotto:

[a b O] => [a Oo b OJ.

L'ultimo simbolo che consideriamo quello di doppia implicazione, {::::::>, e d


una proposizione che vera esclusivamente quando ,N e hanno lo stesso valore di
verit (cio sono entrambe vere o entrambe false), pertanto se vera sf {::::::> !!:if le
due proposizioni sf e sono equivalenti. La proposizione sf {::::::> equivale
a [(.N => !!:if) e (!!:if => sf)] (~es. L3). Si dice anche "condizione necessaria e
sufficiente affinch sf sia vera che !!:if sia vera" .

Esempio: la proposizione => l equivale a (non ,N) o l es, 1.4).

Come nell'algebra elementare, le parentesi indicano le operazioni da compiersi per


prime; tuttavia, per evitare l'affastellarsi di parentesi, conveniamo che l'operatore non
abbia la precedenza su tutti gli altri: cos, non .w o !!:if sta per (non sf) o
il che non equivalente a non ( .w o (~ es. 1.6). Nonostante questa convenzione
(ed altre che seguiranno), nel dubbio sempre meglio mettere in pi una coppia inutile
di parentesi, piuttosto che rischiare di non metterne una coppia indispensabile.
L'operatore e commutativo, cio

[sf e {::::::> e sf],

ed associativo, cio

[(sf e e {::::::> [..w e ( e )] ;

per questo motivo, l'ultima proposizione potr essere scritta senza ambiguit c.W e
e '6', omettendo le parentesi. Abitualmente, nel corso di un testo in italiano, in
una lunga lista di "e" la particella viene omessa, e sostituita da una virgola: cos faremo
anche noi, e ad esempio troveremo scritto "se x ;::: 1, x2 < 4, cos x > O allora ... "
anzich "se [(x;::: 1) e (X2 < 4) e (cosx > O)] allora ... ".
Delle propriet commutativa e associativa gode anche l'operatore o. Invece,
(sf e l) o '6' non equivalente ad e ( o '6') (~es. L7), anzi vale
una sorta di propriet distributiva (~ es. L8):

[(.N e !!:if) o {::::::> [( sf o '6') e (l o )J


(Ll)
[(.N o l) e {::::::> [(sfe )o( e '6')].

Una propriet simile vale anche per la negazione: precisamente si ha (~ es. L9)

[non(sf e {::::::> [(non sf) o (non )J


(L2)
[non(sf o !!:if)J {::::::> [(non sf) e (non
Capitolo 1 ; Conoscenze preliminari 5

(per il momento, non facciamo ancora uso della convenzione sulla precedenza di non,
dato che le formule sono ugualmente corte e risultano pi chiare). Dalle propriet elencate
finora segue la traduzione della negazione di un' implicazione:

[non(J>/' =? ~ e (non ~)l.

Infatti, nel precedente esempio si visto che =? equivale a (non J;i') o &f ,
pertanto non(.JY' =? ) equivale a non[ (non J4f) o che, distribuendo la ne
gazione mediante le formule appena trovate (e ricordando che una doppia negazione si
cancella), si traduce nella proposizione cercata es. 1.11).

Esempio : se = "Mario pi alto di Carlo e pi basso di Giorgio" e ~ = "Carlo


e Giorgio hanno la stessa altezza", allora la proposizione =? falsa; per dimo
strarlo, basta osservare che vera la sua negazione, vale a dire che vera J>/' e non ~ .
Questa infatti significa "Giorgio pi alto di Marco e Marco pi alto di Carlo e Giorgio
e Carlo hanno altezze diverse" .

Occorre prestare molta attenzione a quanto abbiamo visto sulla negazione di una
implicazione: infatti, molto spesso capita di vedere la negazione di J>/' =? ~ scritta
.JY' =? non ~ , oppure non.N =? , o anche non =? non , che sono tutte
"negazioni" errate.
Possiamo ora provare una propriet fondamentale:

[J>/' =? ~l ~ [(non =? (non )] . (1.3)

Infatti, la negazione della seconda proposizione (non e non(non ) , che equi


vale alla negazione della prima proposizione (~ es. 1.12). La (1.3) non altro che uno
dei principi della dimostrazione per assurdo: provare che dall'ipotesi segue la tesi
~ lo stesso che provare che negando la tesi ( ) si ottiene che pure l'ipotesi (J>/')
falsa.

Esempio : per dimostrare che se a, b, c sono le lunghezze dei lati di un triangolo allora
a '5 b + c , di solito si procede supponendo che il lato a sia invece pi lungo di b + c , e
mostrando che allora gli altri due lati non riescono a toccarsi (cio a, b, c non sono i lati
di un triangolo). interessante provare in un certo senso il viceversa: dati tre numeri
positivi a,b,c con a < b+c, b < a+c, c < a+b, possibile costrure un triangolo che
ha i lati di lunghezza a, b, c rispettivamente (provate a fare una costruzione geometrica).

Capita spesso di avere bisogno di usare svariate proposizioni, che differiscono fra loro
per pochi particolari, se non per uno solo. Sprecare una lettera per ciascuna di esse
poco pratico (se non impossibile, come quando si tratta di infinite proposizioni), pertanto
introduciamo il concetto di predicato: chiameremo predicato ogni frase, contenente una o
pi variabili, che diviene una proposizione quando viene specificato il valore delle variabili.

Esempio: sono predicati i seguenti (che useremo come esempi pi avanti):


Y(x) = "nel luogo x sta piovendo"
@f (x, y) = "il giorno y nel luogo x piove" (~es. 1.13).
6 Sezione 1.1 : Proposizioni e predicati

Oltre che dando un valore alle variabili, un predicato pu essere trasformato in


proposizione anche usando uno dei due quantificatori, quello universale \i (si legge "per
ogni") o quello esistenziale :l (si legge "esiste"). I simboli usati per i due quantificatori
derivano rispettivamente dal capovolgimento della lettera A (dall' inglese "for all") e della
lettera E (dall'inglese "there exists").

Esempio;
Y(Roma) = "a Roma sta piovendo"
[\ix, Y(x)] = "sta piovendo in ogni luogo"
: gJ(x)] = "c' un luogo dove sta piovendo"
[\ix, X2 ~ O] = "un quadrato sempre non negativo"
: X2 = 4] = "c' almeno un numero il cui quadrato 4" (~ es. 1.14).

La terza frase si legge "esiste un x tale che ", ed da intendersi nel senso
che esiste almeno un valore di x (non necessariamente uno solo, come mostra l'ultimo
esempio) per cui y(x) vera. Per indicare invece che esiste un unico tale valore, si
possono usare il simbolo 3! o il simbolo :lI; entrambi si leggono "esiste unico" .

Esempio;
[3!x: .Y'(x)] = "esiste uno ed un solo luogo in cui sta piovendo"
[:l!x : (x> O e X2 = 4)] "esiste un solo numero positivo il cui quadrato 4".

Osservazione: se la variabile x pu assumere solo un numero finito di valori, le propo


sizioni \ix, ,9o(x) ed 3x: .o/'(x) sono delle abbreviazioni per delle sequenze di e e
di o rispettivamente.

Esempio : se x pu assumere solo i valori 1, 2 e 3 allora

\ix, .o/'(x) ~ .0/'(1) e .0/'(2) e ,90(3)


:lx: ,9o(x) ~ ,90(1) o .0/'(2) o ,90(3).

Quando il predicato dipende da pi variabili, si possono presentare mescolanze di


pi quantificatori, ed eventualmente di indicazioni del valore delle variabili.

Esempio; consideriamo il predicato 9R (x, y) " il giorno y nel luogo x piove"; allora
si pu avere
:ly: ,9f (Sahara, y) = "anche nel Sahara qualche giorno piove"
\ix, :ly: 9R (x, y) "in ogni luogo c' qualche giorno in cui piove".

Notiamo cosa succede invertendo l'ordine di \ix e :ly:


:ly: \ix, (x,y) "c' un giorno in cui piove dappertutto(!)"(~ es. 1.16).
Dunque, non possibile in generale invertire due quantificatori adiacenti senza alterare
il significato della proposizione; si pu farlo solo se i due quantificatori sono dello stesso
tipo: (3x: 3y : ...) equivale a (3y: :lx : ...) ,e (\ix, \iy, ...) equivale a (\iy, \ix, ...) ,
cos che d'ora in poi scriveremo queste frasi semplicemente (3x,y: ...) e (\ix,y, ...) .
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 7

Introduciamo un'altra convenzione: la proposizione 3x: [J;j7(x) e (x)] verr


talvolta scritta per brevit
3J;j7(x) : 91 (x) , (1.4)
mentre la proposizione Vx, [J;j7(x) => (x)J verr scritta VJ;j7(x), (x) o anche
(x) VJ;j7(x) .

Esempio : anzich 3x : [x > O e x2 2J , che si legge "esiste un numero che contem


poraneamente positivo e ha quadrato uguale a 2," scriveremo 3x > O : x2 2 , che
si legge "esiste un numero positivo che ha quadrato uguale a 2 ," mentre scriveremo
Vx > 3, x2 > 9 ("ogni numero maggiore di 3 ha quadrato maggiore di 9") anzich
Vx, [(x> 3) => (X2 > 9)] (~es. 1.17).

Osserviamo come si costruisce la negazione di una proposizione contenente quanti


ficatori:

non (Vx, J;j7(x)) ~ "non vero che .~( x) sempre vera"


~ "c' almeno un x per cui J;j7(x) falsa",

cio
[non (Vx, J;j7(x))] ~ [3x : non J;j7(x)J , (1.5)

e cos pure (~ es. 1.18)

[non(3x : J;j7(x))] ~ [Vx, nonJ;j7(x)J . (1.6)

Esempio: si ha (~ es. 1.19)

[non(3x : Vy, (x,y))] ~ [Vx, non (Vy, (x,y))]


~ [Vx, 3y: non (x,y)]

[non(3x: Vy, .!1!(x,y))] "non c' un luogo in cui piove sempre"


= "in ogni luogo c' almeno un giorno senza pioggia"
= [Vx, 3y: non f (x, y)] .

Esempio: abbiamo

non[Vx, (X2 6x + 5 < O => x < 5)] ~ 3x : non(x 2 6x + 5 < O => x < 5)
~ 3x: [x2 - 6x +5 < O e non(x < 5)J
~ 3x: (x2 6x + 5 < O e x ~ 5) .

Poich l'ultima proposizione falsa (infatti le radici dell'equazione x2 6x + 5 = O sono


1 e 5, dunque x2 -6x+5 < O solo per 1 < x < 5 ), falsa anche non[Vx, (x2 -6x+5 <
O => x < 5)J , quindi risulta vera la sua negazione, che Vx, (x2 6x + 5 < O => x < 5) .
8 Sezione 1.2 ; Terminologia sugli insiemi

Esempio: scomponiamo l'enunciato del teorema di Pitagora nelle varie parti che lo co
stituiscono, ponendo
Y( a, b, c) = "a, b, c sono i lati di un triangolo rettangolo ed a l'ipotenusa"
.9'(a,b,c) = "a 2 = b2 + C2 "i
allora l'enunciato si scrive

Va,b,c, [Y(a,b, c) =:} Y(a,b,c)].

Il teorema di Pitagora dunque una proposizione.

Come suggerisce questo esempio, la matematica non altro che un insieme di pro
posizioni; per dimostrare che queste sono vere, si usano solo le tre regole logiche fonda
mentali:
a) VSlf, (.J:1t' o non ) (principio del terzo escluso)
b) VSlf, non( Slf e non Slf) (principio di non contraddizione)
c) VSlf, [ ((.:w =:} e (,91 =:} '6)) =:} (Slf =:} )] (principio di
transitivit) .
Tutte e tre sono molto sensate, e in realt abbiamo gi usato le prime due (per introdurre
le tabelle di verit, e dedurne le propriet dei connettivi logici: infatti in ogni casella ab
biamo messo o V o F, niente altro e mai entrambi contemporaneamente). Notiamo
che partendo solo da queste regole, non possibile dimostrare la verit di alcuna proposi
zione utile: le prime due dicono cose (apparentemente) ovvie su una proposizione Slf, ma
non dicono se vera, e usando la terza, per dimostrare che vera =:} abbiamo
bisogno di sapere gi che sono vere addirittura due altre proposizioni. Come possiamo
allora dimostrare qualcosa? evidente, dunque, che indispensabile partire con un certo
numero di proposizioni la cui verit noi assumiamo come postulato (cio decidiamo noi
che sono vere): si tratta degli assiomi; ad esempio, l'intera geometria euclidea basata
sui cinque assiomi di Euclide. L'unica richiesta che facciamo che gli assiomi scelti ri
spettino le tre regole fondamentali: ad esempio, non potremmo mettere tra gli assiomi
che 1 + 1 2 , che 1 + 1 3 e che 2 1= 3 , perch troveremmo una contraddizione (dai
primi due si ricava che la proposizione 2 = 3 vera, dal terzo che falsa). In questo
senso, la matematica "vera" soltanto relativamente agli assiomi iniziali; naturalmente,
potremmo costruire una matematica differente, ed altrettanto "vera", modificando (in
modo non contraddittorio) gli assiomi di partenza: pensiamo ad esempio alla geome
tria iperbolica, che si adatta bene alla teoria della relativit e si ottiene modificando il
postulato delle parallele.
L'utilit della nostra matematica nella vita pratica (dopo tutto, siamo in grado di
inviare razzi su Marte) una conferma non tanto della "verit" degli assiomi iniziali, ma
piuttosto della ragionevolezza della loro scelta, dato il mondo in cui viviamo. Nel seguito
incontreremo alcune "propriet" che daremo per "gi note" (ad esempio le propriet dei
numeri reali o quelle dei numeri naturali): in realt, alcune di queste possono essere
prese come assiomi, oppure esse possono essere dimostrate partendo da altri assiomi o
da costruzioni (definizioni, teoremi, ... ) precedenti.
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 9

1.2 - Terminologia sugli insiemi

Anche per questa sezione valgono le considerazioni sul carattere euristico della nostra
presentazione gi esposte all' inizio della sezione precedente. Talvolta utile considerare
una pluralit di oggetti diversi come un tutt'uno, come si fa in italiano usando i nomi
collettivi: "gli Italiani", "la classe tale" , oppure con costruzioni del tipo "il contenuto di
quella scatola" e simili. La corrispondente struttura matematica il concetto di insieme.
Chiameremo insieme una collezione di oggetti, i quali saranno detti elementi dell' insie
me. Se E un insieme ed x un suo elemento, diciamo che x appartiene ad E, e
scriviamo x E E ; per scrivere che x non appartiene ad E si usa il simbolo ~, quindi
(x ~ E) -F> non(x E E) .
Un insieme si pu dare elencandone esplicitamente tutti gli elementi (definizione per
enumerazione) oppure descrivendo la propriet che li individua: nel primo caso si usa la
scrittura

E = { ... lista degli elementi di E, separati da virgole ... } ,

mentre nel secondo si scrive


E = {x: .9{x)} ,
che si legge "E l'insieme degli x tali che .9(x) ", dove x (o un qualunque altro
simbolo) una variabile, un predicato e si intende che gli elementi di E sono quelli
per cui .9 vero, cos che [x E El -F> .9{x). In questo secondo caso, perch E
risulti un insieme deve essere (teoricamente) possibile per ogni x determinare se x E E
ose x~E.
Anche se le propriet dei numeri sono nel capitolo 2, useremo spesso negli esempi
degli insiemi numerici; quelli pi comuni sono
N l'insieme dei numeri naturali: O, 1, 2, 3, ...
z l'insieme dei numeri interi relativi: O, +1, +2,-2, ...
Q l'insieme dei numeri razionali, cio quelli che si possono scrivere come p/q con
p, q E Z e q =f. O
R. l'insieme dei numeri reali, che comprendono anche quelli non razionali come
71", e, y'2, ...
c l'insieme dei numeri complessi, che comprendono anche i numeri immaginari,
come l'unit immaginaria, che il numero complesso i tale che i2 = -1 .

Esempio: E = {1,7,.} un insieme con tre elementi: 1 E E, 7 E E e E E j


l'insieme A = {Carlo, Dario, Gabriele, Giovanni, Marco, Sergio} ha sei elementi, men
tre C = {Milano, Napoli, Roma} ne ha tre; B {x: x figlio di uno degli au
tori di questo volume}, D = {z : z una citt italiana con pi di 106 abitanti} e
G {x: [x E R. e (x-l)2 ::; Il} sono altri insiemi, descritti tramite le propriet dei loro
elementi e non enumerandoli (G l'insieme dei numeri tra O e 2, compresi gli estremi).

Abitualmente, quando il predicato .9(x) del tipo (x E F) e &'(x) , la scrittura


{x: (x E F) e &'(x)} si contrae in {x E F : &'(x)}. Inoltre, conveniamo che anzich
lO Sezione 1.2 : Terminologia sugli insiemi

("Ix E A, Vy E A, ...), oppure (3x E A : 3y E A : ...) , scriveremo semplicemente


(Vx,yEA, ...) e (3x,YEA: ...).

Esempio: H = {x E lR : x > O e x2 < 4} 1'insieme dei numeri reali tra zero e due
esclusi gli estremi (~es. 1.20).

Conformemente alla convenzione (1.4), anzich "Ix, [x E E :::} Y(x)] scriveremo


"Ix E E, Y(x), e anzich 3x : [x E E e Y(x)] scriveremo 3x E E: Y(x) . Notiamo
che la negazione si comporta molto bene con queste abbreviazioni: infatti (~ es. 1.22)

non ["Ix E E, Y(x)] {:=:;} [3x E E : non .:9'(x)]


(1.7)
non[3x E E : L'9'(X)] {:=:;} [Vx E non .'9' (x)] .

Definizione : si dice che un insieme F sottoinsieme di un insieme E se tutti gli


elementi di F appartengono anche ad E, cio se "Ix E F, x E E ; in tal caso si scrive
F C E , che si legge "F contenuto in E" o "F sottoinsieme di E " o "F incluso
in E ", oppure si scrive E::::> F, che si legge" E contiene F" (ir' figura 1.1).

Fig. 1.1: F un sottoinsieme di E, cio F C E

Osserviamo che non viene escluso il caso in cui due insiemi siano coincidenti:
dunque, per ogni insieme E vero che E C E.

Esempio: se E l'insieme dei numeri reali positivi, E C lR. Nel seguito indicheremo
con l'insieme dei numeri reali positivi (cio quelli maggiori di zero: in particolare,
O ~ lR+ ), e con lR- quello dei numeri reali negativi; entrambi sono sottoinsiemi di lR.

Esempio : particolari sottoinsiemi di lR sono gli intervalli: si tratta di insiemi (per cos
dire) tutti di un pezzo, e si indicano con una notazione particolare:

[a, b] = {x E lR : a ::::: x::::: b}


la, b] = {x E lR : a < x::::: b}
[a, b[ = {x E lR : a ::::: x < b}
la, b[ {x E lR : a < x < b} ,
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 11

come ad esempio [0,3[= {x E lR : O ~ x < 3} l'insieme dei numeri fra zero e tre,
compreso zero ma escluso tre. Intervalli particolari sono quelli illimitati, o semirette: ad
esempio,
[-11",+00[= {x E lR: x 2: -11"}
indica tutti i numeri reali da -11" compreso in su.

Notiamo che

=F] {=} [(E C F) e (E:::> F)] :

questa la strada pi comune per provare che due insiemi sono uguali, mostrare che
ciascuno dei due sottoinsieme dell'altro (a dire il vero, la definizione del simbolo di
uguaglianza tra insiemi). A prima vista potrebbe sembrare una stortura da matematici,
ma se ci si riflette un attimo si vede che questa la strada che si segue anche in esempi
concreti: pensate ad esempio di avere due lunghi elenchi di nomi, messi in ordine casuale,
e di dover controllare che contengono esattamente gli stessi nomi; non disponendo di una
matita per spuntare uno degli elenchi, l'unica strada possibile prendere l'elenco E e
controllare, con pazienza, che tutti i nomi dell'elenco siano presenti nell'elenco F , dopo
di che, per escludere che l'elenco F possa avere qualche nome in pi di E , siete costretti
a scambiare gli elenchi e ricominciare. Quel che avete fatto provare che E C F e poi
che F C E.

Esempio: negli esempi della pagina 9 abbiamo C C D e anche D C C , quindi C D


(anche A = B , ma questo non potevate saperlo); invece abbiamo H C G ma non
G C H (dato che O E G mentre O f/. H ), quindi non vero che G = H .

Esempio: proviamo che {x E lR: x2 > O} = {x E lR : x"l a} . Detto E il primo insieme


ed F il secondo, dobbiamo anzitutto provare che E cF. Questo significa provare che
"Ix, [(x E E) => (x E F)] .

Prendiamo allora un generico x E E: certamente x un numero reale, perch tutti

gli elementi di E lo sono; inoltre x "I O, perch altrimenti sarebbe x2 = O, mentre

sappiamo che x2 > O visto che x E E. Allora (x E lR) e (x "I O) , cio x E F:

abbiamo provato che E cF.

Ora dobbiamo provare che F C E , cio che preso un generico x E F si ha x E E .

Ancora, x un numero reale; inoltre, essendo x"l O deve essere x > O (e in tal caso

x2 > O) oppure x < a (e anche in tal caso x2 > O), pertanto x2 > O, ovvero x E E ,

e questo conclude la dimostrazione.

Oltre al simbolo C si trovano i simboli , che noi useremo come sinonimo di


C (e sar usato solo occasionalmente, per sottolineare che i due insiemi potrebbero
essere uguali), e , che si legge " strettamente contenuto in": si dice che F E se
FcEeF"lE.

Definizione : si dicono rispettivamente unione ed intersezione di E ed F gli insiemi


E U F = {x : x E E o x E F} , E n F = {x : x E E e x E F} .
12 Sezione 1.2 : Terminologia sugli insiemi

Dunque, E U F rappresenta gli elementi che appartengono ad almeno uno tra E


ed F (~figura 1.2), mentre E n F rappresenta gli elementi comuni a E ed F (~
figura 1.3).

Esempio : se E = lR+ e F = {x E lR : X2 < 4} allora E U F = {x E lR : x > - 2} ,


mentre E n F {x E lR : x > O e x < 2} . Se P l'insieme dei cittadini di Piemonte
e Lombardia, e V quello dei cittadini di Lombardia e Veneto, allora P U V l insieme
dei cittadini di Piemonte, Lombardia e Veneto, mentre P n V quello dei soli cittadini
della Lombardia.

Fig. 1.2: l'unione Eu F Fig. 1.3: l' intersezione E n F

Le operazioni di unione ed intersezione sono distributive una rispetto all'altra, in


modo simile a quanto abbiamo visto per gli operatori logici e e o nelle formule (1.1):

A U (B n C) = (A U B) n (A U C)
(1.8)
A n (B U C) (A n B) U (A n C) ;

la dimostrazione si pu svolgere per esercizio, provando che gli elementi dell' insieme al
primo membro appartengono a quello al secondo e viceversa, oppure osservando che

A U (B n C) = {x : (x E A) o [(x E B) e (x E C)]}

ed applicando direttamente (1.1).


Introduciamo un'altra convenzione ben nota: se a, bER, la notazione a < x < b
significa che x> a e x < b (e analogamente per a:=; x < b eccetera).

Definizione : si dice complementare di El' insieme EC degli elementi che non appar
tengono ad E :
E C {x: X rt. E}.
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 13

Il complementare di E perci "tutto il resto" , tutto ci che non sta in E; chiaro


poi che (EC)C = E .
Un particolare insieme, privo di elementi, l'insieme vuoto, 0 = { }; questo
simbolo si usa specialmente per rendere pi leggibili certe notazioni, come nel caso della
formula E n F = 0 che significa che E ed F non hanno punti in comune (in tal caso
si dice che E ed F sono disgiunti).

Esempio: se a > b ,allora {x : a < x < b} = 0 : cos, chi scrive 2 < x < -2 intendendo
x > 2 o x < - 2 commette un errore (particolarmente frequente).

In modo per certi versi analogo a quanto accade in (1.2), l'operazione di comple
mentare agisce sull'unione e sull' intersezione scambiandole tra di loro, cos (leggi di de
Morgan):
(E U F)C = (EC) n (FC) , (E n F)C = (E C ) U (FC) .

Definizione: se E ed F sono due insiemi, si dice differenzafra E ed F l'insieme

E\ F {x E E : x ~ F} .

Fig. 1.4; la differenza E \ F ... Fig. 1.5; .. e la differenza F \ E

La differenza E \ F costituita dalla parte di E che non sta in F; notiamo


esplicitamente che l'insieme F non necessariamente un sottoinsieme di E, quindi
scorretto dire che ad E vengono tolti "tutti" gli elementi di F.

Esempio: 1R+ \ {x E 1R : X2 < 4} = {x E 1R : x 2: 2}, e analogamente 1R \ {O} {x E


R : x i= O} . Nell'esempio visto sopra, P \ V costituito dai soli cittadini del Piemonte.

Notiamo che E \ F un sottoinsieme di E, e che gli insiemi E \ F ed F \ E sono


disgiunti, cio (~ es. 1.23)
(E \ F) n (F \ E) = 0.
14 Sezione 1.3 : Funzioni generiche

Definizione: si dice insieme delle parti di un insieme E l'insieme

Y(E) = {F: F C E}.

L'insieme Y(E) dunque l'insieme di tutti i sottoinsiemi di E; notiamo che per


ogni insieme E si ha E E ,9(E) e 0 E Y(E).

Esempio:se E={a,b} abbiamo Y(E) = {0,{a},{b},E} es. 1.24).

L'ultima operazione insiemistica che introduciamo il prodotto cartesiano:

Definizione : se E ed F sono due insiemi, si dice prodotto cartesiano di E per F


l'insieme
ExF {(x,y):xE yEF}.

Gli elementi del prodotto cartesiano E x F sono dunque oggetti della forma: pa
rentesi - elemento di E- virgola - elemento di F parentesi, e si chiamano coppie
ordinate con il primo termine in E e il secondo in F es. 1.25). Si pu definire nello
stesso modo anche il prodotto di pi di due insiemi: ad esempio, dati tre insiemi E, F,
G , il loro prodotto un insieme di terne ordinate:

E xF xG {( x, y, z) : X E E, y E F, z E G} .

Esempio: se JR indica l'insieme dei numeri reali, JR x JR indica il piano cartesiano, cio
l'insieme delle coppie ordinate di numeri reali il primo dei quali rappresenta l'ascissa, il
secondo l'ordinata.
Il listino quotidiano della borsa di Milano un insieme di coppie ordinate della forma
(societ, quotazione), ed quindi un sottoinsieme del prodotto cartesiano S x JR+ , se
con S indichiamo l'insieme delle societ quotate in borsa. Un listino pi raffinato
costituito da scritture (quaterne ordinate) della forma

(societ, quotazione, quotazione precedente, differenza),

ed quindi un sottoinsieme di S x JR+ X JR+ X JR .

Terminiamo con alcune convenzioni: indicheremo con JR2 il prodotto JR x JR, e


analogamente con JR3 , JR4 eccetera il prodotto di tre, quattro, o pi copie dell' insieme
JR. Il generico elemento di JRn dunque una n-upla (si legge "ennupla") ordinata di
numeri reali. Inoltre se A C JR indicheremo con - A l'insieme degli opposti degli
elementi di A (o, che lo stesso, il simmetrico di A rispetto all'origine), cio -A
{x E JR : -x E A} .

Esempio: se A = {-2, 3, 57} allora -A = {-57, 2} .


Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 15

1.3 - Funzioni generiche

Il concetto di funzione che introduciamo molto generale:

Definizione: si dice funzione (o applicazione) una tema di oggetti, di cui i primi due,
detti rispettivamente dominio e codominio, sono insiemi, e il terzo una legge che ad
ogni elemento del dominio fa corrispondere uno ed un solo elemento del codominio. Si
scrive f : A ~ B (e si legge" f da A in B") per indicare che A il dominio,
B il codominio ed f la legge; se a E A, l'unico elemento di B che la legge f fa
corrispondere ad a si indica con f(a) e si dice immagine di a, o valore assunto dalla
funzione f in a.

Dunque, perch f sia una funzione occorre che


'Va E A, 3!b E B : b = f(a)

cio che per ogni a E A esista un unico bE B tale che b = f(a). Notiamo che una
funzione pu far corrispondere lo stesso b a diversi valori di a. A prima vista non
molto chiaro il ruolo del codominio: sembra una specie di contenitore dei valori assunti
da f e niente pi, e sembra che, allargandolo, la funzione non cambi per niente. Non
sono obiezioni prive di senso (si veda la convenzione pi oltre), ma capiremo l'utilit del
codominio quando introdurremo la funzione inversa.

Fig. 1.6: una funzione f: A --t B Fig. L 7: questa non una funzione

. E sempio; in un normale impianto elettrico, una funzione quella che ad ogni interruttore
fa corrispondere il lampadario che viene acceso (a volte, pi interruttori accendono lo
stesso lampadario). Una funzione quella che associa ad ogni individuo la sua statura
in un certo istante, oppure il suo numero di scarpe.

Esempio : una funzione quella che ad ogni numero reale associa la somma del suo

.2
quadrato con il triplo del numero stesso; questa si indica abitualmente con la scrittura
f(x) = x2 +3x , oppure f(.) = +3. o usando un qualunque altro simbolo, e significa
"per calcolare il valore di f in un dato numero, indicato per il momento con un certo
16 Sezione 1.3 : Funzioni generiche

simbolo, ad esempio x o . : dovunque nella definizione della funzione si trova questo


simbolo, si deve sostituire con il numero dato". In tal caso, la scrittura 1(5) indica il
valore della funzione 1 nel punto 5, vale a dire 52 + 3 . 5 = 40 : dunque 1(5) = 40 .

Esempio: la somma tra numeri reali una funzione s: (IR x IR) -+ IR, che ad ogni punto
(x,y) E IR x IR associa il numero s(x,y) x + y; lo stesso si pu dire del prodotto.
Non si ha una funzione dicendo" I{a) la soluzione dell'equazione X2 + 2x + a O":
infatti, se a > 1 l'equazione non ha soluzione, quindi per tali valori di a l'immagine
I{a) non esiste, e per a < 1 l'equazione ha due diverse soluzioni, quindi 1 assocerebbe
a tali a due diverse immagini (~ es. 1.27).

A volte, per evitare di usare troppe lettere, il dominio di una funzione, la cui legge
sia I, viene indicato con il simbolo dom 1 .
N ella prima parte degli usuali corsi di Analisi matematica si considerano pressoch
soltanto funzioni reali di una variabile reale, cio tali che sia il dominio sia il codominio
sono sottoinsiemi di IR. In tal caso, parleremo di una funzione citandone solo la legge,
e sottintenderemo, salvo diversa esplicita menzione, che il codominio tutto IR, e che
il dominio il pi grande sottoinsieme A di IR su cui ha senso la legge (il cosiddetto
"dominio naturale").

Esempio: parleremo della funzione I(x) = (2x + c)j(x - 1) , intendendo la funzione


I: IR \ {l} -+ IR che ha come legge I(x) = (2x + c)j(x - 1) .

Per indicare la sola legge, senza assegnarle un simbolo, si usa la notazione

( nome-della-variabile ) I-t ( legge) ,

o anche semplicemente si cita la legge.

Esempio: si pu scrivere la funzione dell'esempio precedente come x I-t (2x+c)j(x-1) ,


oppure solo (2x + c)j(x - 1) .

Tuttavia, l'ultima notazione va usata con precauzione: parlando di (2x+c)j(x-1) ,


non si pu capire se ci riferiamo alla funzione x I-t (2x+c)j(x-1) ,dove il numero reale
c fissato, o alla funzione (completamente diversa!) c I-t (2x + c)j(x 1), dove invece
abbiamo fissato iI numero x (~es. 1.28).

Esempio : alcune funzioni interessanti sono:


a) le applicazioni costanti: fissato bE B, la legge Va E A, ICa) b definisce una
funzione che assume sempre il valore b, e la indicheremo con I(a) b;
b) l'identit di A: l'applicazione iA : A -+ A definita dalla legge iA{a) a, che
ad ogni punto di A associa se stesso;
c) le proiezioni canoniche sui fattori di un prodotto cartesiano: la proiezione sul primo
fattore Ih : E x F -+ E l'applicazione che alla coppia (x, y) associa la prima
coordinata x; allo stesso modo definita la proiezione II2 sul secondo fattore (e
quelle sugli altri fattori in un prodotto di pi di due insiemi).
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 17

Definizione : si dice grafico di una funzione f: A --+ B il sottoinsieme di A x B


definito da
Cfll = {(a, b) E A x B : b = f(a)} .

Il grafico di f ha la propriet che (~ es. 1.29)


Va E A, 3!b E B : (a, b) E 171' (1.9)

B
d ---------~
I

c
b I-----r-----~----
I

x y z
A

Fig. 1.8: una funzione f: A -+ B Fig. 1. 9: il grafico della funzione f

Esempio : la circonferenza 'Y {(x, y) : -1 ::; x ::; 1, X2 + y2 = l} non il grafico di una


funzione da A {x E lR. : -1 ::; x ::; l} ad lR., perch in corrispondenza al punto x O
(e non solo a quello) esistono due valori (1 e -1) di y per i quali (x, y) E 'Y. Invece,
'Y n {(x, y) : x E A, y 2:: O} un grafico (~ es. 1.30).

Dalla definizione di grafico risulta evidente che un punto P = (x, y) appartiene al


grafico della funzione f se e solo se la sua ordinata, y, uguale al valore assunto da f
nella sua ascissa, x. Il prossimo esempio fondamentale.

Esempio: il punto (2, 11) sta sul grafico della funzione f (t) = 3t 2 -1 ,perch 3.2 2 -1 =
11 . Invece, (0,4) non sta sul grafico perch 3.0 2 1:::f 4. Analogamente, se il punto
(2, -3) appartiene al grafico di una certa funzione g, questo ci dice che g(2) = -3.

Definizione : si dice che una funzione f : A --+ B iniettiva se


Val, a2 E A, [(al:::f a2) =? (J(ad :::f f(a2))] .

Una funzione dunque iniettiva se presi comunque due punti distinti in A le loro
immagini sono anch'esse distinte. Un modo equivalente per definire l' iniettivit (~
es. 1.31)
Val,a2 E A, [(J(ad f(a2)) =? (al = a2)] . (1.10)
importante non confondere l'ordine in cui scritta la formula precedente: infatti, la
proposizione
Val,a2 E A, [(al a2) =? (J(ad = f(a2))]
una banalit, verificata da ogni funzione (controllatelo).
18 Sezione 1.3 : Funzioni generiche

Fig. 1.10: questa funzione non iniettiva ... Fig. 1.11: ... mentre questa iniettiva

Esempio: la funzione f(x) = (2x + l)/(x 1) iniettiva, perch

2XI +1 2X2 + 1
f(xt} f(X2) => Xl x2 -1
=> 2XIX2 2XI + X2 1 2XIX2 2X2 + XI-1
=> 3XI = 3X2
=> Xl = X2 .
Invece, g(x) = (2x 2 + 1)/(x2 - 1) non iniettiva (~ es. 1.32), perch ad esempio
g(2) = g( -2) .

Riassumendo, la caratteristica delle funzioni iniettive che se un certo punto b


immagine di qualche punto del dominio, allora immagine di un solo punto (~es. 1.33).
utile interpretare l'iniettivit di una funzione f in maniera grafica: ogni retta oriz
zontale interseca il grafico di f in al pi un punto. Rimandiamo alla fine del presente
volume per un elenco di grafici delle funzioni pi comuni; mediante la caratterizzazione
grafica precedente facile individuare quali di esse sono iniettive. Osserviamo che non
tutti i punti del codominio sono necessariamente immagine di qualche punto del dominio:
ad esempio, la funzione (2x + l)/(x - 1) non assume mai il valore 2 (~es. 1.34).

Definizione: si dice che una funzione f: A -+ B surgettiva (o suriettiva) se

VbEB,3aEA:b=f(a).

Una funzione dunque surgettiva se tutti i punti del codominio sono immagine di
qualche punto del dominio.
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 19

Fig. 1.12: questa funzione non surgettiva ... Fig. 1.13: ... mentre questa surgettiva

Esempio: la funzione (2x + l)/(x - 1) non surgettiva, perch come visto prima
l'equazione (2x + l)/(x - 1) = 2 non ha soluzioni, dunque la funzione non assume
mai il valore 2. Invece la funzione x-l (intesa, come si detto, con dominio quello
naturale, cio lR, e codominio lR) surgettiva, perch per ogni y E lR l'equazione
x 1 y ha soluzione (la soluzione x = 1 + y ), dunque ogni y E lR immagine di
qualche punto x E lR. Poich tale punto x unico, la funzione x 1 anche iniettiva
(~ es. 1.36).

Osserviamo che le due nozioni di iniettivit e surgettivit sono indipendenti: vi


possono essere funzioni iniettive ma non surgettive, cos come vi possono essere funzioni
surgettive ma non iniettive (~ es. 1.37).

Definizione: si dice che una funzione I: A -* B biunivoca (o biiettiva, o bigettiva)


se contemporaneamente iniettiva e surgettiva.

Se I: A -* B biunivoca, si ha:
a) I surgettiva, quindi per ogni bE B esiste (almeno) un a E A tale che b = I(a)
b) I iniettiva, quindi tale a unico,
pertanto I biunivoca se e solo se

Vb E B, 3la E A : b I(a).

La formula precedente (che equivalente a dire che I biunivoca) una legge che ad
ogni bE B associa uno ed un solo a E A, quello tale che I(a) b: dunque, definisce
una funzione da B in A.

Definizione : se I : A -* B biunivoca, si dice funzione inversa di I la funzione


l-l : B -* A che all'elemento bE B associa l'unico elemento a E A tale che I(a) = b.
20 Sezione 1.3 : Funzioni generiche

Fig. 1.14: una funzione biunivoca , : A --+ B Fig. 1.15: la sua inversa ,-l :
B --+ A

Esempio: la funzione f: R -t R definita da f(x) 3x + 1 biunivoca (verificatelo);


da b = f(a) segue a = (b - 1)/3: la funzione inversa allora f-l(X) = (x - 1)/3 (~
es. 1.39).

Osservazione: un errore (che si trova molto frequentemente) pensare che l'inversa della
somma di due funzioni a valori reali sia la somma delle due inverse. Questo falso anche
in casi semplicissimi, come si vede prendendo ad esempio f(x) = g(x) = x: allora
rl(x) g-l(X) = x, (f + g)(x) 2x e (f + g)-l(X) x/2, quindi (f + g)-l(X) ::f
rl(x) + g-l(X) .

Osserviamo che se f :A -t B biunivoca, il grafico della funzione inversa (~


es. 1.40)

'fl,-,={(b,a)EBxA:a=rl(b)} {(b,a)EBxA:(a,b)E 'fl,}: (1.11)

questo significa che il grafico dell' inversa il simmetrico del grafico di f, perch si
ottiene scambiando A con B (se A e B sono sottoinsiemi di R il grafico di f-l
il simmetrico di quello di f rispetto alla bisettrice del primo e terzo quadrante).
Se f : A -t B una funzione, ed E un sottoinsieme del dominio A, indichiamo
con f (E) l'insieme dei valori assunti da f nei punti di E, cio

f(E) = {b E B : :3a E E : b = f(a)} ,

o pi brevemente
f(E) = {f(a) : a E E} :
l'insieme f(E) dunque l'insieme delle immagini dei punti di E.
In maniera analoga, se invece E un sottoinsieme del codominio B , e anche se f
non necessariamente biunivoca, indichiamo con f-I(E) l'insieme dei punti di A la
cui immagine appartiene ad E es. 1.41), cio

f-I(E) = {a E A : f(a) E E} .
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 21

Definizione: se f : A -+ B ed E C A, l'insieme f(E) si chiama immagine di E


tramite f ; nel caso particolare in cui E tutto il dominio A, 1'insieme f(A) si dice
brevemente immagine di f. Invece, se E cB, l'insieme f-l(E) si chiama immagine
in\'ersa di E tramite f .

Fig. 1.16: l'immagine di E tramite f Fig. 1.17: l'immagine inversa di E tramite f

Bisogna prestare attenzione, vista la coincidenza dei simboli, a non confondere la


funzione inversa f-l (che abbiamo visto esistere solo se f biunivoca) con l'immagine
inversa tramite f (che d come risultato un insieme, ed ha sempre senso).

Esempio: se f(x) = X2 + 1 , si ha
f({a E ffi.: 1 < a < 2}) = {b E ffi.: 2 < b < 5}

infatti, se 1 < a < 2 si ha 1 < a 2 < 4, quindi 2 < f(a) < 5, ovvero f({a E ffi.:
1 < a < 2}) C {b E ffi. : 2 < b < 5} ; viceversa, se 2 < b < 5 il numero a Vb=!
verifica 1 < a < 2 e f (a) b ,quindi {b E ffi. : 2 < b < 5} C f ({a E ffi. : 1 < a < 2}) e
l'uguaglianza dimostrata; invece (~ es. 1.42),

f-l({b E ffi.: 2 < b < 5}) {a E ffi.: 1 < a < 2 o -2 < a < -l}. (1.12)

Quando parleremo di certe funzioni inverse, avremo bisogno del concetto di restri
zione; brevemente, restringere una funzione a un sottoinsieme del proprio dominio signi
fica "dimenticare" che la funzione esisteva anche al di fuori di questo sottoinsieme.

Definizione : se f : A -+ B ed E C A, si dice restrizione di f ad E la funzione


flE : E -+ B definita da fIE(x) f(x) per ogni x E E .

Esempio : possiamo vedere l'utilizzo del concetto di restrizione in un caso interessante:


posto E {x E ffi. : x 2:: O} , la funzione f : ffi. -+ E definita da f(x) = x2 non
iniettiva, perch ad esempio f( -1) f(l) ; invece, la restrizione flE risulta iniettiva
(e anche surgettiva), e la sua inversa Vx (che non l'inversa di f).
22 Sezione 1.3 : Funzioni generiche

Per calcolare la maggior parte delle funzioni che incontriamo, noi procediamo a passi
successivi: cos, ad esempio, per calcolare log (cos( X2) ) prima si calcola il quadrato di
x, poi del risultato si calcola il coseno, poi del nuovo risultato si calcola il logaritmo.
Questo procedimento a catena si formalizza nel concetto di composizione.

Definizione : se f : A -+ B e 9 : B -+ C , si dice funzione composta di 9 ed f la


funzione 9 o f : A -+ C definita dalla legge (g o f) (x) 9 (J (x)) .

Fig. 1.18: f : A -+ B, g: B -+ C e la funzione composta h = go f : A -+ C

Osservazione: pi in generale, si pu definire la composizione di due funzioni f : A -+ B


e g: B' -+ C, purch vi siano punti x E A in cui si pu calcolare g(J(x)) : ci accade
quando c' qualche punto del tipo f(x) (cio nell'immagine di f) in cui possiamo
calcolare 9 (cio nel dominio di g), vale a dire se

f(A) n B' :f 0 .

Se questa condizione soddisfatta, la funzione composta gof ha dominio f-l(f(A)nB ' )


(che l'insieme dei punti di A la cui immagine tramite f sta nel dominio di g).

Esempio: se f(x) = X2 e g(x) cos(x) , allora (g o f)(x) = cos(J(x)) = cos(X2) ,


mentre (f o g)(x) = (cos X)2 . Notiamo in particolare che anche nei casi in cui possiamo
scrivere entrambe le funzioni go f e f o 9 queste possono essere diverse (e lo sono, salvo
casi molto particolari). Se f(x) = x - l e g(x) ...;x, la composizione (g o f)(x) =
ha dominio {x E R. : x ;::: l}, mentre (f o g)(x) = ...;x - l ha dominio
{x E R. : x;::: O} (~es. 1.45).

Esempio: se fez) = Z2 e g(y) = cos(y) , allora (g o f)(x) ancora uguale a COS(X2).


Questo esempio proprio banale, ma l'incertezza su questo punto molto diffusa: nella
legge di una funzione, il simbolo della variabile muto, quindi la funzione x I---t f(x)
esattamente la stessa della funzione I---t f(.) .

Calcolare una composizione non altro che seguire correttamente le indicazioni di


una ricettaj vediamo qualche esempio meno immediato dei precedenti.
Capitolo l : Conoscenze preliminari 23

Esempio : poniamo

f(x) = {xt l se x <O g(x) x + 2,


x sex~O

e calcoliamo 9 o f: abbiamo

(g o f)(x) g(J(x)) = {g(x + l) se x < O = {x + 3 se x < O


g(x2) se x ~ O x2 + 2 se x ~ O.

La situazione diversa se vogliamo calcolare f o 9 : in questo caso abbiamo

9(X)+1 seg(x) <O


(f o g) (x) f(g(x)) = { (g(x)) 2 se g(x) ~ O;

notiamo che all'estrema destra va scritto g(x) < O e g(x) ;::: O, e non, come
spessissimo accade, x < O e x ;::: O! Arrivati a questo punto dobbiamo risolvere la
disequazione g(x) ~ O, cio x + 2 ~ O. La funzione composta risulta allora

X+3 se x < -2
(f o g)(x)
{ (x + 2)2 se x ~ -2.
24 Esercizi relativi al capitolo l

Esercizi relativi al capitolo l

Esercizio 1.1 fornite tre esempi di proposizioni, e tre di frasi che non sono propo
sizioni.

Esercizio 1.2 dimostrate che [non(non $)] {==::> $ .

Esercizio 1.3 provate che .W {==::> equivale a [( ~ => )e ( =>~)].

Esercizio 1.4 dimostrate che [(non $ ) o {=:::;}[~=>

Esercizio 1.5 costruite con non ed o l'operatore e .

Esercizio 1.6 : dimostrate, scrivendo la tabella di verit, che (non ~W) o :':ff non

equivalente a non( ~ o !!il).

Esercizio 1. 7 dimostrate che non vero che [( ~W e o l{==::>[ ~W e


(!!il o @")].

Esercizio 1.8 : provate che [(.W e !!il) o J {=:::;} [( ~ o )e ( o )J

e che [(.W o !!il) e J {==::> [( ~ e ) o (!!il e @")].

Esercizio 1.9 : dimostrate che [non( ~W e )J {==::> [(non.W) o (non )l .


Esercizio 1.10 : dimostrate che [non( ~ o !!il) J {=:::;} [( non ~) e (non )J

senza fare uso di tabelle di verit.

Esercizio 1.11 trovate la negazione di [~W {=:::;}

Esercizio 1.12 dimostrate la formula (1.3) mediante le tabelle di verit.

Esercizio 1.13 date tre esempi di predicati con una o due variabili.

Esercizio 1.14 date tre esempi di proposizioni ottenute con i quantificatori, leggetele

come sono scritte e datene una traduzione intelligibile in italiano.

Esercizio 1.15 : dite quali tra le seguenti proposizioni sono vere:

a) '<ix E IR, x 2 ::::: l c) '<ix E IR, X2 ::::: O


b) 3x E IR : X2 ::::: l d) 3x E 1ft : X2 < O.
Capitolo 1 : Conoscenze preliminari 25

Esercizio 1.16 : scrivete davanti a g; (x, y) tutte le possibili combinazioni di un


quantificatore per la x ed uno per la y , in tutti gli ordini possibili, traducete in italiano
tutte le proposizioni che ne risultano e vedete quali hanno lo stesso significato.
Esercizio 1.17 : scrivete in maniera abbreviata la proposizione '<:Ix, {(x > 1) =>
[3y : ((y > l) e (y2 < x))]} ; scrivete in maniera estesa la proposizione 3x > 2 : '<:Iy ;:::
1, y2 - Y + 3 ;::: xl .
Esercizio 1.18 : dimostrate la formula (1.6), usando la formula (1.5) e le propriet
della doppia negazione.
Esercizio 1.19 : scrivete, e traducete in italiano, la negazione di ognuna delle propo
sizioni ottenute nell'esercizio 1.16.
Esercizio 1.20 : determinate gli insiemi {x E IR : X2 :; 1 o X2 ;::: 5} e {x E IR: x2 <
100 e (2x - 1 :; O o x > 7)} .
Esercizio 1.21 : dite quali fra le seguenti uguaglianze sono vere:
a) {x E IR : (x > 2 e x < 6) o x < O} {x E IR : x> 2 e (x < 6 o x < O)}
b) {x E IR : (x < l o x> 3) e x:; 2} {x E IR : x < O o (x < l e x;::: -3)} .
Esercizio 1.22 verificate le formule (1. 7).
Esercizio 1.23 : provate le seguenti formule:
a) [G C El {::::::> [VF, E n (F u G) (E n F) U G]

b) E\F=EnF c

c) [E \ F = 0] {::::::> cF]

d) (E \ F) n (F \ E) = 0 .

Esercizio 1.24 determinate ~?( {a, l,.}) .


Esercizio 1.25 determinate tutti gli elementi di {l, x} x {a, l,.} .
Esercizio 1.26 vero o falso che E C E x F? E che E C E x {O} ?
Esercizio 1.27 date alcuni esempi di funzioni, ed altri di leggi che non sono funzioni.
Esercizio 1.28 trovate il dominio naturale delle seguenti funzioni (eventualmente

dopo la lettura del capitolo 3):

a) ";x - 2 d) 00g x

b) ~ e) log( v'.--;x2;----:6::-x-+-=5 )

c) .JTXT=2 f) sen(x-
Esercizio 1.29 provate la formula (1.9).
Esercizio 1.30 trovate la funzione di cui grafico l'insieme {(x, y) -1 < x :;
l, Y ;::: O, X2 + y2 l} .
Esercizio 1.31 dimostrate che una funzione iniettiva se e solo se vale (1.10).
Esercizio 1.32 scrivete (in formula) la negazione di "f iniettiva".
Esercizio 1.33 dite quali tra le seguenti funzioni sono iniettive (dimostrando le vo
stre asserzioni):
26 Esercizi relativi al capitolo l

a) f: lR \ {O} -+1R, f(x) = x + ~ c) f: 1R+ -+1R, f(x) x l


x
b) f: lR -+1R, f(x) = 2 + senx d) f: lR -+1R, f(x) x 3 2.
Esercizio 1.34 provate che la funzione f(x) (2x + 1)/(x l) non assume mai il
valore 2.
Esercizio 1.35 : provate che una funzione f: A -+ B iniettiva se e solo se per ogni
bE B l'equazione f(x) = b ha al pi una soluzione.
Esercizio 1.36 : tra le funzioni dell'esercizio 1.33, dite quali sono surgettive (dimo
strando le vostre asserzioni; l'ultima volta che questa frase viene scritta esplicitamente:
"dire" significa sempre "dimostrare").
Esercizio 1.37 : trovate quattro esempi di funzioni: una che non n iniettiva n
surgettiva, una iniettiva non surgettiva, una surgettiva non iniettiva, ed una iniettiva e
surgettiva.
Esercizio 1.38 : provate che una funzione f : A -+ B surgettiva se e solo se per
ogni b E B l'equazione f(x) = b ha almeno una soluzione (confrontate il testo con
quello dell'esercizio 1.35).
Esercizio 1.39 : tra le funzioni dell'esercizio 1.33, dite quali sono biunivoche, e tro
vatene le funzioni inverse.
Esercizio 1.40 : provate che se f : A -+ B biunivoca si ha Cfjj-l = {(b, a) E
B x A: (a, b) E 'P"f}'
Esercizio 1.41 : sono date le funzioni
x+l sex>O

a) f(x) = { 2 + 2x se x :::; O

X
2
se x > O
b) f(x)= -x-l se-l<x<O
{
2x + l se x:::;
determinatene l'immagine, dite se sono iniettive, se sono surgettive, se sono biunivoche
e in tal caso calcolatene la funzione inversa.
Esercizio 1.42 : dimostrate l'uguaglianza (1.12).
Esercizio 1.43 : data la funzione f (x) x + ~ ; trovate l'immagine tramite f di
{x E lR : -1 < x < O o O < x < l} e l'immagine inversa tramite f di {x E lR : -4 <
x < 4}.
Esercizio 1.44 : dimostrate che f: A -+ B surgettiva se e solo se f(A) = B .
Esercizio 1.45 : scrivete, se possibile farlo, la composizione go f e la composizione
fo 9 , con i rispettivi domini, nei seguenti casi:
a) f(x) = x 2, g(x) 4 3x
b) f(x) = ";X2 - 2x + 3 l, g(x) logx
c) f(x} = senx + cosx, g(x) ";2x - 2
dI f(x) = { x + l se x > O (x) = X2
. 2 - 2x se x < O ' 9

X +l se x:; O

e: f(x) = { 2 2x se x :::; O ' g(x) f(x) .


Capitolo 2

Numeri, angoli, coordinate

Raccogliamo in questo capitolo le conoscenze fondamentali che lo studente deve posse


dere riguardo ai numeri reali (equazioni, disequazioni, sistemi, potenze), alla misura degli
angoli e alle coordinate in generale (compresi elementi di geometria analitica piana). An
che le nozioni presentate in questo capitolo vengono generalmente acquisite nelle Scuole
medie inferiori o entro i primi tre anni delle Scuole superiori.

2.1 - Algebra elementare dei numeri reali

Sulle propriet delle operazioni con i numeri, vogliamo iniziare con l'osservazione (dettata
da una lunga esperienza di correzione di elaborati) che troppo spesso si trovano errori
-'di calcolo" che in realt sono solo errori dovuti a distrazione o, qualche volta, a vecchie
lacune di preparazione; chi vi fosse particolarmente soggetto, dovrebbe fare una buona
cura di lunghe espressioni da semplificare meticolosamente.
Tra gli insiemi numerici che utilizzeremo in seguito, il ruolo principale rivestito
dall' insieme lR dei numeri reali. In questa trattazione, presupponiamo che i numeri reali
siano gi stati introdotti e utilizzati nei vari corsi di matematica della scuola superiore, e
in particolare che sia chiaro di "quali" numeri si tratti. Come abbiamo gi detto, esempi
di numeri reali sono O, 2, -37, 4/5, -1r, 5 +.J2 eccetera. Anche le propriet
algebriche, quelle cio relative alle operazioni, dovrebbero essere ben note, tuttavia le
elenchiamo qui di seguito, richiamando di volta in volta l'attenzione sui punti pi spesso
trascurati. Iniziamo con le propriet della somma:
28 Sezione 2.1 : Algebra elementare dei numeri reali

81) la somma commutativa, cio a + b = b + a per ogni a, b E lR


82) la somma associativa, cio (a + b) + c = a + (b + c) per ogni a, b, c E lR
83) lo zero l'elemento neutro della somma, cio a + O= O+ a = a per ogni a E lR
84) ogni numero reale a ha un opposto, cio un numero che sommato con a d
zero; generalmente l'opposto di a viene indicato con -a.
La propriet 81 permette di non badare all'ordine degli addendi nell'eseguire una somma,
e la fondamentale 82 permette di evitare lunghe file di parentesi per dar senso a una
somma, in quanto la somma a + b + c pu essere indifferentemente calcolata come
(a + b) + c oppure come a + (b + c) , che per la propriet 82 danno lo stesso risultato.
Non c' poi bisogno di introdurre la sottrazione: sottrarre ad un numero a un
numero b significa semplicemente sommare ad a l'opposto di b. D'abitudine, non
scriveremo questa operazione come a + (-b) , che sarebbe peraltro la forma corretta "ad
a sommo l'opposto -b del numero b", ma scriveremo semplicemente a - b. Questa
convenzione non priva di rischi: infatti va precisato se la scrittura a b c vada intesa
come (a) - (b c) oppure come (a - b) - (c) ; le due possibilit danno risultati ben
diversi, come si pu facilmente verificare: 3 - (2 - 1) =1= (3 - 2) 1. 8i conviene che
in una lista di somme e differenze, se non vi sono parentesi (che come noto spostano
l'ordine), queste vanno eseguite da sinistra a destra, cos: 3 - 2 - 1 (3 - 2) 1.
Alla luce di quel che abbiamo visto, teniamo a sottolineare che il mancato uso di
una coppia di parentesi indispensabili non un errore veniale, o una semplice mancanza
di eleganza, ma un errore sostanziale (e purtroppo assai frequente) che modifica molto
spesso il risultato di un calcolo. L'attenzione all'uso delle parentesi diventa ancora pi
importante quando i calcoli vengono fatti svolgere a una macchina, che si attiene a
regole e convenzioni molto precise e non ha certo l'elasticit di chi corregge un elaborato.
Ricordiamo comunque che scrivere una coppia di parentesi giuste, ma che potremmo
omettere, solo un appesantimento di stile, ma non un errore in s (per la pesantezza
a volte genera errori nascondendo all'occhio possibili semplificazioni).
Esaminiamo ora le due uguaglianze
a+b=c e a c - b;
la lettura che ne viene abitualmente data che "spostando un termine a destra del segno
di uguaglianza lo si deve cambiare di segno," oppure che "si pu spostare b a destra del
segno di uguaglianza cambiandone il segno."
Questa osservazione ci deve far riflettere sul significato di "potere" effettuare un'o
perazione: per noi, questo non deve certo indicare la possibilit materiale ("possiamo"
tranquillamente scrivere 1 = 7 , e ogni genere di assurdit). Ogni volta che si usa la
frase "posso compiere la tale operazione," sottintesa la frase "e ottengo qualcosa che
equivalente a quello che avevo prima." In tal senso, effettivamente si "pu" spostare
un termine da un lato all'altro di un'uguaglianza cambiandolo di segno: infatti usando
la propriet 84 abbiamo che
a+b=c :::} (a+b)+(-b}=c+(-b),
ma per 82 possiamo scrivere l'ultima uguaglianza (vale a dire, la precedente equivalente
alla seguente) come
a + (b - b) = c - b,
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 29

e per 84 (che dice che b bO) ed 83 questa scrittura si riduce a: a = c - b .


L'altra operazione che esiste tra numeri reali il prodotto, che ha le seguenti pro
priet (~ es. 2.1):
Pl) il prodotto commutativo, cio a b = b . a per ogni a, b E lR
P2) il prodotto associativo, cio (a b) . c = a ' (b . c) per ogni a, b, c E lR
P3) l'unit l'elemento neutro del prodotto, cio a l l a = a per ogni a E lR
P4) ogni numero reale a:f O ha un reciproco, cio un numero che moltiplicato per
a d l; generalmente il reciproco di a viene indicato con a-lo con l/a.
C' poi una propriet di collegamento fra somma e prodotto:
D) il prodotto distributivo rispetto alla somma, cio a Cb + c) = (a . b) + (a . c)
per ogni a,b,c E lR.
Analogamente a quanto visto per la differenza, non necessario introdurre la divisione
fra numeri reali: dividere un numero a per un numero b significa semplicemente molti
plicare a per il reciproco di b. Questo spiega perch "non si pu" dividere un numero
per zero: fare ci significherebbe moltiplicarlo per il reciproco di zero, ma questo non
definito. Infatti nella propriet P4 si parla solo dei reciproci dei numeri diversi da zero.
La mancata definizione del reciproco di zero non una dimenticanza ma qualcosa di pi
profondo: infatti facile dimostrare che se esistesse il reciproco di zero e le propriet
82,83,84,P3,D continuassero a valere, di numeri reali ce ne sarebbe uno solo, ... lo zero!
Vediamo come si fa (questa parte un approfondimento, e pu essere saltata dai meno
curiosi). 8e O avesse un reciproco 0-1 avremmo che O O-l = l per definizione di reci
proco, per da 83 abbiamo 0+0 = O, quindi 0.0- 1 (0+0).0- 1 = (0.0- 1 )+(0.0- 1 ) per
la propriet Dj ma allora, essendo O O-l = l , l'uguaglianza precedente ci d l = l + l .
Prendiamo ora un qualsiasi numero reale x: l'uguaglianza precedente, usando P3, ci d
x'= xl = x (l + l) = (x l) + (x l) = x + x,
e sommando ad ambo i membri l'opposto di x abbiamo
O= x + (-x) = (x + x) + (-x) = x + (x + (-x) = x + O= x,
dove abbiamo usato 82,83,84, ed ecco che O = x , come avevamo detto.
Come d'abitudine, conveniamo che le moltiplicazioni hanno la precedenza sulle addi
zioni, salvo che ci siano parentesi a cambiare l'ordine: quindi ab+c significa (ab)+c.
Il discorso fatto a proposito di a - b - c si pu poi ripetere per le divisioni, ma con
una aggravante: mentre somme e differenze si scrivono in orizzontale, e la convenzione
prevede di eseguirle da sinistra a destra, le divisioni si scrivono spesso in verticale, usando
le linee di frazione, e non vi una convenzione che privilegi, ad esempio, l'esecuzione
dall'alto verso il basso. Le scritture 3/2/2 e
3
2
2
sono dunque prive di significato: non stabilito se esse stanno per (3/2)/2 3/4
oppure 3/(2/2) 3. Questo problema viene usualmente risolto segnalando graficamente
la precedenza delle operazioni mediante l'uso di parentesi, oppure con linee di frazione
di diversa lunghezza, convenendo che le linee di frazione pi brevi sono relative alle
operazioni da eseguire per prime.
30 Sezione 2.1 : Algebra elementare dei numeri reali

Esempio: possiamo scrivere correttamente (33: 20) : (2 : 3) , ad esempio, come

33
G~) 33/20
... =~
33

G) ,
20
-2-
:3 2/3 ' -g

dove nell'ultimo caso la linea di frazione principale determinata dall'allineamento dei


segni di uguaglianza a volte capita per di vedere "torri" di frazioni con i segni di
uguaglianza su livelli diversi a sinistra e a destra!

Di nuovo, analogamente a quanto visto per la sottrazione, un'azione frequente


trasformare l'uguaglianza ab c nell'uguaglianza a c/b: l'interpretazione corretta
quella di usare le propriet P4 e P3; ricordiamo che in questo caso bisogna accertarsi
che sia b f O.
Una regola ben nota la cosiddetta legge di annullamento del prodotto: se a, b E lR ,
allora si ha
ab = O -{:::=} [a = O o b OJ. (2.1)
Questa particolarmente utile ad esempio nella risoluzione di equazioni nella forma
A(x) . B(x) = O , che risultano pertanto equivalenti alle pi semplici

A(x) O oppure B(x) O:

trovate le soluzioni di A(x) = O e di B(x) = O baster farne l'unione. Con frequenza


sorprendente si trovano errori dovuti a una applicazione sbagliata della legge di annulla
mento del prodotto (2.1), che viene "estesa" anche a

ab c -{:::=} a c o b =c , (l!!)

formula del tutto priva di fondamento (salvo naturalmente che per c = O), come ad
esempio

(X2 + 5)(x - 2) 9 -{:::=} x2 + 5 = 9 o x - 2 == 9 , (!!!)

che produce le inesistenti "soluzioni" x 2 e x 11.


Vogliamo evidenziare un altro modo di procedere di molti studenti, scorretto ma
purtroppo frequente, riguardante le semplificazioni algebriche relative alle divisioni. Con
sideriamo ad esempio l'equazione

(x - 3)(x 5 + x2 4) = (x - 3)(x 5 + X- 2) , (2.2)

che ha le soluzioni x = -1, x 2 e x = 3 (verificatelo). Una parte degli studenti


semplifica brutalmente per x - 3 ottenendo come conclusione l'equazione x2 - x - 2 =
O che ha per soluzioni solo x = -1 e x = 2. Come abbiamo visto, questi hanno
moltiplicato ambo i membri per il reciproco di x 3, senza curarsi del fatto che, se
x = 3 , questo reciproco non esiste.
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 31

Un'altra parte degli studenti, conscia di questo fatto, passa ugualmente all'equazione
X2 x - 2 = O , scrivendo per da qualche parte la frase "pongo x - 3 f:; O," che li mette
al riparo dalla divisione per zero. Thttavia, anche questi perdono la soluzione x = 3 ,
perch la eliminano a priori dalle loro considerazioni. Al contrario, la maniera corretta
di procedere non quella di "porre" x f:; 3 per semplificare a tutti i costi, ma rendersi
conto che se x f:; 3 possibile semplificare, mentre se x 3 la semplificazione non
praticabile e bisogna trovare un'altra strada in questo caso si pu verificare banalmente
che x = 3 soluzione, oppure portare tutto al primo membro ottenendo

(x 3)(x 2 - x 2) O,

e applicare la legge di annullamento del prodotto.

2.2 - Equazioni e sistemi

A questo punto, prima di passare alle disuguaglianze, opportuno ricordare cosa significa
"risolvere un'equazione"; un'equazione un'uguaglianza fra due espressioni contenenti
un'incognita (o pi d'una), che a seconda del valore assegnato all' incognita potrebbe
risultare vera o falsa. Risolverla significa determinare nel modo pi leggibile possibile
quale sia l'insieme dei valori dell' incognita (o delle incognite) per i quali l'uguaglianza
vera: ad esempio, risolvere l'equazione (2.2) significa determinare l'insieme

S {x E lR : (x - 3)(x 5 + x2 - 4) (x 3)(x5 +x 2)}.

Spesso accade che le soluzioni siano in numero finito, perci l'insieme delle soluzioni si
descrive molto bene elencandole, ma non sempre cos. Adottando questo punto di vista,
esaminiamo come si pu correttamente risolvere l'equazione precedente: osservando che
Se lR ed utilizzando (1.8) abbiamo

S SnlR=sn[{x:xf:;3}U{x:x=3}]
[Sn{x:xf:;3}]U[Sn{x:x 3}]=SIUS2.

Per quanto riguarda S1 abbiamo x f:; 3 , quindi possiamo semplificare per x 3 otte
nendo

SI {x: (x f:; 3) e (X2 x - 2 = O)}


= {x: (x f:; 3) e [(x = -1) o (x 2)]} = {-I,2},
mentre

S2 {x: (x =.3) e (x - 3)(x 5 + X2 - 4) = (x 3)(x 5 + X - 2)} {3} ,

quindi S S1 U S2 {-I, 2, 3} (~es. 2.4).


32 Sezione 2.2 : Equazioni e sistemi

Esempio: non sempre le soluzioni di un'equazione sono in numero finito; consideriamo


ad esempio l'equazione
2senx 1 O
le cui soluzioni sono date dall' insieme

S {x E lR. : senx 1/2} .


ben noto che l'insieme S costituito da tutti e soli i numeri reali x della forma
rr/6 + 2krr oppure della forma 5rr/6 + 2krr con k intero relativo, e dunque S un
insieme infinito.

Talvolta succede di dover risolvere pi equazioni contemporaneamente; in altri ter


mini, abbiamo un'equazione h(x) = O che, risolta, fornisce le sue soluzioni come un
sottoinsieme SI C lR.; abbiamo poi una seconda equazione h(x) O con il suo insieme
di soluzioni S2 C lR. ; cos di seguito, abbiamo l'equazione h(x) = O con le sue soluzioni
S3 C lR. , ... fino all'equazione fn(x) O con le sue soluzioni Sn C lR.. Il numero n E N
fissato a priori e rappresenta il numero di equazioni che vogliamo risolvere contempo
raneamente. Siamo interessati a trovare i numeri reali x che risolvono simultaneamente
tutte le equazioni /j(x) = O con j = 1, ... , n in altri termini, vogliamo determinare
l'insieme
S= nn

j=1
Sj = SI n S2 n ... n Sn .

Si dice in tal caso che stiamo considerando il sistema di equazioni


h(X)=O
h(x) O

j fn(x) = O .
Dunque, bene sottolinearlo ancora una volta, risolvere un sistema di equazioni significa
determinare l'insieme intersezione degli insiemi delle soluzioni delle singole equazioni (e
non, come spesso capita di leggere negli elaborati di molti studenti, l'insieme unione, o
peggio ancora l'insieme che risulta da operazioni non del tutto definite!).

Esempio : consideriamo il sistema


x5 5x3 + 4x O
(2.3)
{ X2 - 3x+ 2 = O.
La prima equazione si pu scrivere nella forma
X(X2 1)(x2 - 4) = O

e dunque l'insieme SI delle sue soluzioni dato da SI={O,1,-1,2,-2}. La seconda


equazione si risolve facilmente e si trova S2 = {l, 2} . Dunque l'insieme S delle soluzioni
del sistema (2.3) dato da
S = SI n S2 = {l, 2} .
Capitolo 2: Numeri, angoli, coordinate 33

Esempio: naturalmente, pu succedere che un sistema non abbia alcuna soluzione; questo
accade quando gli insiemi Sj delle soluzioni delle equazioni che compongono il sistema
hanno intersezione vuota. Ad esempio, il sistema
2senx - l = O
{ x 2 -3x+2=O
non ha alcuna soluzione; infatti la prima equazione ha come insieme di soluzioni
SI = {7rj6 + 2k7r : k E Z} U {57rj6 + 2k7r : k E Z}
mentre per la seconda si ha S2 {l, 2}. Risulta allora evidente che SI n S2 = 0, e
pertanto il sistema in questione non ha alcuna soluzione (~ es. 2.6).

2.3 - Disuguaglianze tra numeri reali

Un'ulteriore propriet fondamentale dei numeri reali quella di essere ordinati mediante
la relazione ~; questa si legge "minore o uguale," e facciamo notare che la particella
"o" proprio un connettivo logico o. Dunque, la proposizione a ~ b vera sia se
a minore di b, sia se a uguale ab. Ad esempio, la proposizione 2 ~ 2 vera
(perch 2 = 2 ), come pure vera la proposizione 2 ~ 3 (perch 2 < 3 ), mentre falsa
la proposizione 2 ~ l (~es. 2.7). La relazione ~ verifica le seguenti propriet:
MI) antisimmetrica, cio se contemporaneamente a ~ b e b ~ a allora necessa
riamente a b
M2) transitiva, cio, se contemporaneamente a ~ b e b ~ c allora anche a ~ c
M3) legata alla somma dal fatto che se a ~ b allora anche a + c ~ b + c , per ogni
a,b,c E IR
M4) legata al prodotto dal fatto che se a ~ b e c::::: O allora anche a c ~ b . c .
Un altro simbolo di frequentissimo impiego la disuguaglianza stretta <. Potete fa
cilmente vedere che le propriet M2 e M3 valgono anche con < al posto di ~, la
MI perde di significato (in quanto impossibile che sia contemporaneamente a < b e
a > b), mentre la M4 continua a valere sostituendo i simboli ~ e ::::: rispettivamente
con < e >.
Ricordiamo poi che "positivo" significa maggiore di zero, quindi zero non un nu
mero positivo (e in particolare non vero che un quadrato sempre positivo o che un
valore assoluto sempre positivo): i numeri maggiori o uguali a zero si possono chiamare
"non negativi."
Come per le uguaglianze, vale per le disuguaglianze la regola (conseguenza di M3
e delle propriet 82,83,84) che un addendo pu essere spostato da un membro all'altro
cambiandolo di segno, vale a dire a + b ~ c ~ a ~ c - b: ad esempio,
3x2 - 5 ~ x2 +3 ~ 3x2 - x2 ~ 3 (-5) ~ 2x2 ~ 8 .
34 Sezione 2.3 : Disuguaglianze tra numeri reali

Per quanto riguarda il prodotto la situazione complicata dalla condizione c 2: O che


compare in M4; dunque

se b> O, ab 2: c {::=;> a>c


- b
c (2.4)
se b < O, ab 2: c {::=;>
a:::; b'

Nella maggior parte dei casi, il termine indicato sopra con b non un numero con un
segno ben visibile (come ad esempio b = 4 o b -3 ), ma una espressione il cui segno
pu dipendere da parametri o da incognite (ad esempio b 3k x). In tal caso, la
scelta fra le due righe di (2.4) va eseguita dividendo il ragionamento nei casi b > O,
b=O, b<O.

' : rISO
E semplO . l'vlamo l a d'lsequazlOne
, < 1 : a bb'lama ch e
X2 -
- 2
- -
x
a) se x > O diventa X2 2 < x , cio X2 - x 2 < O: poich quest'ultima ha soluzione
-1 < x < 2 , tenendo conto che x > O otteniamo le soluzioni O < x < 2 ;
b) se x O non verificata (il primo membro non esiste);
c) se x < O diventa x2 - 2 > x ,cio x2 - x - 2 > O: poich quest 'ultima ha soluzione
x < -1 o x > 2 , tenendo conto che x < O otteniamo le soluzioni x < -1 ;
unendo le soluzioni ottenute ricaviamo la soluzione della disequazione di partenza, che
x < -1 o O < x < 2 (e non" e ", come spesso capita di leggere).

Analogamente a quanto fatto per i sistemi di equazioni, si possono considerare i


sistemi di disequazioni, del tipo
h(x) 2: O

l
h(x) 2: O
(2.5)

fn(x) 2: O
e simili, eventualmente con il simbolo 2: sostituito da un altro dei simboli di disugua
glianza. Ancora una volta, risolvere il sistema (2.5) significa determinare il sottoinsieme
8 c]l{ i cui elementi x risolvono tutte le disequazioni fJ(x) 2: O con j = 1, ... , n. In
altri termini, detto 8 j l'insieme delle soluzioni della disequazione fJ(x) 2: O, l'insieme
8 delle soluzioni del sistema (2.5) l'intersezione degli insiemi 8 j :

n8 = 8 n 8 n ... n 8
n
8 j 1 2 n.
j=1

Esempio : consideriamo il sistema di disequazioni

X-vlx>O
{ 1 - log(1 + x2) 2: O

dove, a causa della presenza della radice quadrata, l'incognita x deve essere cercata tra
i numeri reali non negativi. La prima disequazione si pu allora scrivere come x2 2: x
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 35

che, tenuto conto che x 2: O, ha come insieme di soluzioni SI = [1, +00[. La seconda
disequazione si pu scrivere nella forma log(l +X2) ::::; 1 e fornisce quindi (llir sezione 3.7)
come insieme di soluzioni S2 = [-Ve=-I, Ve=-I l. Poich e> 2, si ha Ve=-I> 1,
quindi i numeri reali x dell' insieme

8 = 8 1 n 82 [1, v'e=11

saranno le soluzioni cercate del sistema di disequazioni es. 2.13).

In conclusione della sezione, segnaliamo che numerose altre "regolette" algebriche


sulle operazioni fra numeri reali, quali ad esempio "meno per meno fa pi" oppure "ogni
numero per zero fa zero," sono dimostrahili a partire dalle propriet S,P,D,M.
Un altro errore stravagante commesso da chi ha paura dei numeri negativi, per
cui se in una espressione compare, poniamo, la lettera x, ma sappiamo che x < O , la
povera x viene tramutata in -x! Basta invece pensare che x il nome assegnato
a quella quantit, e i nomi, si sa, non cambiano a seconda delle situazioni: come se
chiamaste una data persona con un nome se c' il sole, ma con un nome diverso se il sole
non c "e ...
Per concludere la lista degli errori comuni anche se incredibili, segnaliamo che molti
studenti non sono in grado di mettere correttamente in ordine crescente i numeri, anche
quelli "facili", e questo particolarmente deleterio nella soluzione dei sistemi. In questi,
infatti, si usa spesso una grafica a righe continue e tratteggiate, per la quale necessario
ordinare certi capisaldi. Questo metodo nasconde anche un'altra insidia: bisogna sapere
quello che si sta facendo (cosa utile anche in altre situazioni ... ). Difatti, a volte le
righe-e-tratti vengono usate per esaminare il segno di un prodotto, delle altre per cercare
quando certe condizioni sono vere contemporaneamente, delle altre ancora per vedere
quando verificata almeno una fra pi condizioni, e bisogna non fare confusione, come
si vede nel prossimo esempio.

Esempio: vogliamo risolvere il sistema

(x - l)(x; 2)(3 x) > O disequazione (1)

{ Ix - 31> 2 disequazione (2).

La seconda disequazione (llir sezione 3.4) si traduce in [x - 3 > x/2] o [x - 3 < -x/2] ,
perci abbiamo tre disequazioni,

(x - l)(x + 2)(3 x) > O disequazione (1)


x-3>x/2 disequazione (2A)
x - 3 < -x/2 disequazione (2B),

e dobbiamo prima trovare le soluzioni di (1), di (2A) e di (2B), poi fare l'unione delle
soluzioni di (2A) e (2B) per trovare le soluzioni della seconda disequazione del sistema di
partenza, infine fare l'intersezione di quanto trovato con le soluzioni di (1). Per risolvere
(1), studiamo il segno dei tre fattori e quindi quello del prodotto:
36 Sezione 2.4 : Sistemi lineari di equazioni

-2 l 3
segno di x - l
segno di x +2
segno di 3 x
segno del prodotto
soluzioni di (l) ~---
Fig. 2.1: il segno di (x - l)(x + 2)(3 - x)

Le soluzioni di (2A) e (2B) sono rispettivamente x > 6 e x < 2, e di queste dobbiamo


fare l'unione:

2 6

soluzioni di (2A) - - - -,- - - - - - - -41--

soluzioni di (2B) --~~"""------ .... ---


soluzioni di (2) -----~~------~+-----

Fig. 2.2: unione delle soluzioni di (2A) e (2B)

Infine intersechiamo quanto ora trovato con le soluzioni di (l):

-2 l 2 3 6

soluzioni di (l) -I
soluzioni di (2) -

soluzioni del sistema

Fig. 2.3: intersezione delle soluzioni di (l) e (2)


Capitolo 2: Numeri, angoli, coordinate
37

Come si vede, anche se si usa la stessa grafica si compiono operazioni molto differenti!

2.4 - Sistemi lineari di equazioni

Capita spesso di avere Pi di un'incognita da determinare, attraverso un certo numero


di equazioni (o disequazioni). Ad esempio, nel caso di due incognite x ed y, risolvere
un'equazione del tipo
I(x,y) = O
vorr dire determinare tutte le coppie (x,y) per cui valga l'uguaglianza I(x,y)
O. In generale, pu capitare di avere n incognite Xl, X2, . , X n , ed m equazioni
Ik(XI, .. " x n) = O dove l'indice k varia tra 1 ed m. Si usa allora scrivere il problema
sotto forma di sistema:
!I(XI, ... ,Xn):o
l2(xI,". ,x n ) - O
{
Im(XI, ... ,xn)=O.
Il caso pi semplice quello dei sistemi lineari, in cui le funzioni Ik dipendono linear
mente dalle variabili Xi, vale a dire sono della forma

f(XI,X2, ... ,Xn ) alXI + a2x2 + ... + anX n + A,


con ab a2, ... ,an , A costanti opportune. Prendiamo ad esempio il caso in cui n m =
2: il sistema si scrive allora (indicando con X ed y le due variabili in gioco) nella forma

ax + by + e = O
{ ex +dy + I = O (2.6)

sove a, b, c, d, e, I sono numeri reali assegnati (detti coefficienti del sistema).


subito evidente che non sempre esiste una soluzione; basta ad esempio considerare
il sistema
X+y O
{ x+y+l=O

che del tipo (2.6) con a = b c d I I , e = O , per rendersi conto che non esiste
alcuna coppia (x, y) che lo risolve. Analogamente pu succedere che le soluzioni siano
in numero infinito, come mostra ad esempio il sistema

X+y O

{ 2x + 2y O,

38 Sezione 2.4 : Sistemi lineari di equazioni

che sempre del tipo (2.6), in cui tutte le coppie (t, con t E lR sono soluzioni.
La maniera pi semplice di risolvere un sistema del tipo (2.6) per sostituzione;
uno dei coefficienti a, b, c, d sar non nullo (altrimenti il sistema banale, dato che non
compaiono le incognite!), supponiamo ad esempio che sia a =I O. Si trova allora dalla
prima equazione
by+e
x (2.7)
a
che, sostituito nella seconda equazione, fornisce

c
- - (by
a
+ e) + dy + I = O

che si pu scrivere equivalentemente nella forma

(ad - bc)y = ce af. (2.8)

A questo punto cruciale osservare se il coefficiente ad be non nullo; infatti se


ad - be =I O si trova subito
ce - al
y=
ad - be
e dunque, sostituendo in (2.7),
bI de
x= '.
ad-bc
Se invece si ha ad bc = O , dalla (2.8) si ricava che:
a) se ce - al =I O non esistono soluzioni;
b) se ce - al == O allora ogni y E lR risolve (2.8) e dunque le soluzioni di (2.6) sono
infinite; pi precisamente esse sono tutte e sole le coppie del tipo (- (by + e) I a, y)
con y E lR.
Pi avanti, nello sviluppo dei corsi di Matematica, si capir meglio il significato della
quantit ad bc e pi in generale la questione della risolubilit dei sistemi lineari.
Ragionamenti analoghi (ma naturalmente la complessit dei calcoli dovuti alle sosti
tuzioni aumenta) possono essere applicati a sistemi lineari di tre equazioni in tre variabili,
del tipo
alX + azy + a3Z + A = O
b1x + bzy + b3 z + B == O
{
CIX + czy + C3Z + C = O

o pi in generale anche a sistemi con un numero pi elevato di equazioni e di variabili.

Esempio : per risolvere il sistema

X+Y-Z=3
y+z=2 (2.9)
{ x+z=l
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 39

possiamo ricavare ad esempio z 1 - x dalla terza equazione e, sostituendo nelle prime


due, trovare il nuovo sistema di due equazioni in due variabili

{~x_:y= l~

Ricavando ora y = 1 + x dalla seconda equazione e sostituendo nella prima si trova


l'equazione 3x = 3 da cui si ottiene x 1 e quindi, risostituendo nelle espressioni di
y e di z trovate in precedenza, si trova y = 2 e z = O. Dunque l'unica soluzione del
sistema (2.9) data da x l , y 2, z O .

Esempio ; consideriamo il sistema


3X y-z O
6x - 2y - z = O
{
6x - 2y+ z = O,
ricaviamo z = 3x y dalla prima equazione e sostituiamo nelle altre. Si trova il sistema

3X -y = O
{ 9x 3y = O

che risolto da tutte le infinite coppie del tipo (x, 3x) con x E JR. Risostituendo
nell'espressione di z trovata si ottiene z O e dunque le soluzioni del sistema iniziale
sono infinite e pi precisamente sono le teme del tipo (x, 3x, O) con x E JR (~es. 2.14).

2.5 - Disequazioni in pi variabili

Diamo in questa sezione un breve cenno sulle disequazioni e sui sistemi di disequazioni
in pi variabili. Ci limiteremo a qualche esempio in due variabili, rinviando ai corsi di
Matematica dei primi anni per ulteriori dettagli e approfondimenti. Una disequazione in
due variabili un'espressione del tipo

f(x,y) ~ O
(dove il segno di disuguaglianza ~ preso solo come esempio) ed quindi associata a
un sottoinsieme del piano cartesiano JR2 : pi precisamente all' insieme

((x,y) E JR2 : f(x,y) ~ O}

dei punti (x, y) le cui coordinate risolvono la disequazione. Tale insieme pu essere
vuoto, come ad esempio nel caso in cui f (x, y) -1 x2 - y2 , oppure pu essere
l'intero piano JR;2 , come ad esempio nel caso in cui f (x, y) = 1 + X2 + y2 . Esempi meno
banali, che dovrebbero essere ben noti dalle scuole medie superiori, sono i seguenti.
40 Sezione 2.5 : Disequazioni in pi variabili

Esempio: La disequazione
X2 + y2 ::; R2

rappresenta il cerchio (che "pieno", non va confuso con la circonferenza che solo la
curva esterna) di centro l'origine e raggio R; se operiamo una traslazione e consideriamo
la disequazione
(x - a)2 + (y - b)2 ::; R 2

otteniamo allora il cerchio di centro (a, b) e raggio R.

Fig. 2.4: l'insieme (;1) 2)2 + (y - 1)2 :S: 5

Esempio : La disequazione
Ixl + Iyl ::; L
rappresenta il quadrato di vertici (O, L) e (L, O) , come si verifica facilmente, ad
esempio considerando i vari casi determinati dai segni di x e di y.

(l,Q)

Fig. 2.5: l'insieme Ixl + lyl :S: 1


Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 41

Nel caso si abbia a che fare con un sistema di disequazioni

h(x,y) ::::: O

h(x, y) ::::: O

fm(x, y) ::::: O

si determineranno dapprima l'insieme Al delle soluzioni della disequazione h (x, y) :::::


O, l'insieme A 2 delle soluzioni della disequazione h(x, y) ::::: O, ... , l'insieme Am
delle soluzioni della disequazione fm(x, y) ::::: O; infine si prender la loro intersezione,
cio l'insieme A = Al n A 2 n ... n Am , che sar l'insieme delle soluzioni cercato.

Esempio : Consideriamo il sistema

x2 + y2 < 1
{ 31xl + 31yl :-: ; 4.
Basandoci sugli esempi precedenti abbiamo che la prima disequazione ha per soluzioni i
punti che appartengono al cerchio di centro l'origine e raggio 1, mentre la seconda dise
quazione risolta dai punti che appartengono al quadrato di vertici (0,4/3), (O, -4/3) ,
(4/3, O), (-4/3, O) . Le soluzioni del sistema sono date quindi dall' intersezione dei due
insiemi (~ es. 2.15).

Fig. 2.6: la regione scura rappresenta le soluzioni del sistema


42 Sezione 2.6 : Potenze e polinomi

2.6 - Potenze e polinomi

Sul significato dell'espressione xm con m intero positivo o negativo non dovrebbero


esserci dubbi; per quanto riguarda l'esponente O, poniamo per definizione xO = 1: in
particolare, 0 = 1 (questa scelta risulta molto comoda in un gran numero di situazioni
algebriche, ma d'altra parte crea dei problemi con le forme indeterminate nei limiti, come
si pu vedere durante un successivo corso di matematica).
Se n un intero dispari, xl/n l'unico numero che elevato alla potenza n d
x; se n un intero pari, xl/n definito solo per x ~ O, ed l'unico numero non
negativo che elevato alla potenza n d x: in particolare, 4 1/ 2 = v4 = 2 , e non 2.
Con il simbolo x m / n , se m ed n sono entrambi dispari, oppure se solo m pari,
indichiamo (xm)l/n oppure (xl/n)m, che sono uguali. La stessa definizione vale anche
se n pari ed m dispari: in tal caso, (xm)l/n = (xl/n)m se x ~ O, e nessuno dei
due definito (e pertanto xm/n non definito) se x < O. La solita definizione, infine,
vale anche se m ed n sono entrambi pari, ma solo se x ~ O ; invece, nel caso x < O
ed m, n entrambi pari, non vero che (Xm) l/n = (Xl/n)m , e pertanto Xm/n non ha
senso: infatti (xm)l/n esiste, in quanto xm positivo ed (xm)l/n ha senso, mentre
(xl/n)m non esiste perch xl/n una radice pari di un numero negativo (ad esempio,
[( _2)2]1/2 = 41/ 2 = 2 ,ma [(_2)1/2]2 non esiste).
Questo deve far riflettere sulla possibilit (che non sempre garantita!!!) di effettuare
semplificazioni nell'esponente di una potenza, in quanto ad esempio non certo che X 32 / 16
sia uguale ad X2 : lo solo se x ~ O ; invece, X6/ 15 = X2/ 5 sempre vero (~ es. 2.16).
Le principali propriet delle potenze sono:
a) se x, y ~ O oppure se n dispari, allora (xy)m/n = xm/n ym/n
b) xm/n x p/ q = x m/ n+p/ q
c) se tutte le potenze hanno senso, (xm/n)P/q = xmp/(nq) = (xp/q)m/n .
Di nuovo, invitiamo a riflettere sul fatto che la prima propriet non dice semplicemente
che (xy)m/n = xm/n ym/n , ma fa precedere questa formula da una condizione che va
verificata: ad esempio, in generale vxy e Vxy'Y potrebbero non indicare la stessa cosa,
in quanto la radice del prodotto potrebbe avere senso anche se non lo ha il prodotto delle
radici. Bisogna perci evitare semplificazioni indiscriminate.

Esempio: se x = -3 e y = -27, ha senso la radice vxy = J( -3)( -27) = J8I = 9 ,


ma il prodotto Vxy'Y = AvI-27 non ha significato - perlomeno nell'ambito dei
numeri reali.

Esempio: l'equazione vi4 - X2 = X - 2 , elevando alla cieca al quadrato ambo i membri,


diventa 4 - X2 = X2 - 4x + 4 , cio 2X2 - 4x = O , che ha soluzioni x = O e x = 2 ;
tuttavia x = O non risolve l'equazione originaria, che diventerebbe v4 = -2. L'errore
qui sta nel fatto che l'equazione a = b non sempre equivalente ad a 2 = b2 : lo solo
se a e b sono concordi; nel nostro caso a = vi4 - X2 ~ O , quindi necessario imporre
che b = x - 2 ~ O per "poter" elevare al quadrato.
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 43

Nel caso particolarmente frequente in cui tutti gli esponenti sono dei numeri interi,
le propriet precedenti si riducono a:
a') (xy)m = xm ym
b') xm x p = xm+p
c') se x i- O o se m,p 2: O allora (xm)p = x mp .

Esempio:
(x3 y 5)2 . (x2y)3 = x3.2 . y5.2 . x2.3 . yl.3 = x6 x 6y lO y 3 = x12y13
(x3/5 y 2/3)3/7 = x9/35 y 2/7
(x3/5 y 2/3)3/4 = x9/20(y2)1/4 :
in questo caso non si pu semplificare oltre, se non si conosce il segno di y.

A partire dalle potenze con esponente intero si costruiscono i polinomi, che sono
somme finite di termini (detti monomi) ciascuno dei quali prodotto di una costante
per una potenza dell' incognita. Un polinomio P(x) si dice di grado k se la pi grande
potenza di x che compare in P(x) con coefficiente diverso da zero xk: cos, 3x 5
2x + X7 ha grado 7, mentre del polinomio 3x 5 - 2x + ax 7 non possiamo dire lo stesso,
dato che il grado 7 solo se a i- O. Se in un polinomio compare come potenza pi
alta xk , ma il coefficiente di xk potrebbe essere nullo, si dice che P un polinomio
di ordine k; quindi, un polinomio di ordine k non pu avere grado superiore a k, ma
pu averlo anche inferiore.

Esempio: il polinomio P( x) = 3X2 - 2a 2x +5 ha grado 2 (e ordine 2), mentre il polinomio


P(x) = (a 2 - 4)x2 - (a + 2)x + 4, che ha ordine 2, ha grado che dipende da a; in
particolare, se a i- 2 il grado due, se a = 2 il grado uno, e se a = -2 il grado
zero.

Esempio: la scrittura 2a3x 2 - 3xa 2 + 5 certamente un polinomio, ma per dire quale


ne siano il grado e l'ordine dobbiamo prima sapere quale sia la variabile! Infatti se la
variabile x l'ordine due, se la variabile a l'ordine tre, e se la variabile qualche
altra (per esempio y) il grado del polinomio zero.

Le operazioni di somma e prodotto tra polinomi dovrebbero essere ben note: la


somma si esegue termine a termine, mentre per il prodotto si moltiplicano uno per uno i
termini del primo polinomio per ciascuno dei termini del secondo. Bench in teoria la cosa
non presenti alcuna difficolt, qui si trovano con incredibile frequenza degli errori; gene
ralmente sono dovuti semplicemente a mancanza di ordine (grafico o mentale) nel portare
avanti i calcoli. Visto che questo facilmente rimediabile, raccomandiamo di scegliere
un modo di procedere ordinato e attenervisi rigorosamente: ad esempio, nell'eseguire le
somme di polinomi si potrebbe fare un piccolo segno sotto ad ogni monomio che stato
sommato, e alla fine (molti studenti si dimenticano proprio di questo!) controllare che
tutti i monomi da sommare abbiano il loro segnetto. Nell'eseguire i prodotti, conviene
prendere il primo monomio del primo polinomio e moltiplicarlo via via per tutti gli ad
dendi del secondo polinomio, poi (terminata la prima parte dell'operazione) passare al
44 Sezione 2.6 : Potenze e polinomi

secondo monomio del primo polinomio, e moltiplicare anche quello per tutti gli addendi
del secondo polinomio, e cos via.

Esempio : calcoliamo
(3ax 2 - 2a 3 x + 5)(2a3 x 3 - 2x + l)

2
= 3ax (2a 3 x 3 - 2x + l) - 2a 3 x(2a 3 x 3 2x + l) + 5(2a3 x 3
2x + l)
= 6a 4 x 5 - 6ax3 + 3ax 2 - [*4a 6 x 4 - 4a 3 x2 + 2a 3 x]* + 10a 3 x 3 - 10x + 5 ;
notate che per non rischiare di fare pasticci con i segni stato lasciato il segno "meno"
fuori dalle parentesi asteriscate: questa una buona norma, utile in particolare per chi
non si sente in grado di eseguire diversi passaggi in un colpo solo. Cos:
... = 6a 4 x 5 6ax 3 + 3ax2 - 4a6 x 4 + 4a3 x2 - 2a3 x + 10a3 x 3 lOx + 5 .
Infine, esprimiamo il risultato ottenuto come polinomio nella variabile x, raccogliendo i
monomi con lo stesso esponente:
... = 6a 4 x 5 - 4a6 x 4 + (lOa 3 - 6a)x 3 + (4a 3 + 3a)x2 - (2a 3 + lO)x + 5.
Ricordiamo a questo punto che nella divisione fra numeri interi, che prevede un
quoziente e un resto, si ha ad esempio che la divisione di 17 per 3 d quoziente 5 e resto
2. Come sono determinati questi numeri, e perch ad esempio non vero che il quoziente
7 con resto 4, oppure 4 con resto 5? Sappiamo bene che la divisione di N per D
ha quoziente Q e resto R se anzitutto
N QD+R
(il che elimina la possibilit che nell'esempio il quoziente fosse 7 e il resto 4, perch
17 i= 73 + 4 , ma lascia aperta la possibilit che sia Q = 4 e R = 5 ), e inoltre
O~R<D;

le due condizioni insieme identificano univocamente Q ed R.


La divisione fra polinomi segue un criterio analogo: diremo che la divisione di un .
polinomio N(x) per un polinomio D(x) fornisce quoziente Q(x) e resto R(x) se
a) N(x) Q(x)D(x) + R(x)
b) il grado di R minore del grado di D.
Se il resto zero (cio il polinomio nullo) si dice che N divisibile esattamente per D.
La divisione fra polinomi si esegue abitualmente con l'algoritmo di Ruffini, che mostriamo
qui di seguito con un esempio (~ es. 2.17):
2x 5 -4x3 -x2 +3x -5 X2 - x l
2x 5 -2x4 -2x 3
2x 3 + 2x 2 + l
2X4 -2x3 _x 2 +3x -5
2X4 -2x3 _2X2
X2 +3x -5
X2 -x -1
4x -4
Captolo 2 : Numer, angoli, coordnate 45

pertanto la divisione di 2x 5 x2 + 3x 5 per x2 - x 1 d quoziente 2x 3 + 2x2 + 1


e resto 4x - 4. Qualora il polinomio divisore sia della forma D(x) x - a , si pu usare
per la divisione un algoritmo pi semplice: ad esempio la divisione (3x 3 +5x 1): (x-2)
si esegue scrivendo
3 o 5 -1

2 6 12 34
3 6 17 33

e d quoziente 3x 2 + 6x + 17 e resto 33.


Se P(x) un polinomio, un numero a si dice radice (o "zero") di P se a solu
zione dell'equazione P(x) = O, cio se P(a) O. In tal caso il polinomio P(x) risulta
essere divisibile per il polino mio (x - a) con resto zero (cio divisibile esattamente per
x - a). TI quoziente di questa divisione un ulteriore polinomio, e talvolta accade che
anche questo abbia a come radice, cos che P risulterebbe divisibile esattamente per
(x - a? . Diciamo che a una radice del polinomio P con molteplicit m se P(x)
divisibile esattamente per (x - a)m ma non per (x - a)m+1 .
Osserviamo a questo punto che la frase "la tale equazione ha due (o tre, o altro)
soluzioni coincidenti" non ha molto senso: nessuno, dovendo ricevere 100 , si acconten
terebbe di ... due biglietti da 50 coincidenti! Cos, l'equazione (x 3)2 = O ha solo
una soluzione, che x = 3 ; semmai, trattandosi di un'equazione del tipo P(x) O con
P polinomio, si pu dire che questa una radice con molteplicit due.

Esempio: se P( x) x 4 + 4x3 - 9lx2 - 490x , si ha P( -7) = O ,quindi P divisibile


per x - ( - 7) = x + 7 e

P(x) = (x + 7)(x 3 - 3x 2 - 70x) (x + 7)x(x2 3x 70) (x + 7)2x(x lO);

allora le radici di P sono x = lO, x O e x = -7 , quest'ultima con molteplicit 2.

2.7 - Equazioni e disequazioni di secondo grado

Vale la pena di rivedere come si dimostra la formula risolutiva per le equazioni di secondo
grado: partiamo dal fatto che sappiamo risolvere l'equazione t 2 k con k :;::: O , dato che
questa ha soluzioni (che vengono chiamate anche "radici," per ovvie ragioni) t = v'k ,
e cerchiamo di riportare il caso generale a questo caso particolare noto. Consideriamo
dunque la generica equazione di secondo grado

ax 2 +bx+c=0, (2.10)
46 Sezione 2.7 : Equazioni e disequazioni di secondo grado

dove il primo coefficiente a non nullo (altrimenti si tratta di una equazione di grado
pi basso). Dato che

2 2 b ~ ~ b 2 b2
ax +bx+c=a(x +2 2a x+ 4a2) - 4a +c=a(x+ 2a) 4a +C, (2.11)

l'equazione (2.10) pu essere riscritta

b 2 b2
a(x+ 2a) = 4a -c,

ovvero
2
(x + ~)2 = b - 4ac (2.12)
2a .
A questo punto ci siamo ridotti al caso t 2 = k, ma bisogna ancora fare attenzione:
non detto che il secondo membro della (2.12) sia non negativo, perci (dato che il
denominatore 4a 2 ed quindi certamente positivo) dobbiamo studiare separatamente
tre casi, a seconda del segno di b2 - 4ac: abbiamo cos la ben nota suddivisione

-b Vb 2 - 4ac
se b2 4ac> O allora (2.10) ha le due soluzioni x=-----
2a
-b
se b2 4ac O allora (2.10) ha solo la soluzione x
2a
se b2 4ac < O allora (2.10) non ha soluzioni

(per la precisione, non ha soluzioni reali: chi conosce i numeri complessi sa che anche in
quest'ultimo caso vi sono soluzioni, ma non sono reali). Il numero b2 - 4ac, appunto
perch il suo segno discrimina fra i tra casi, viene detto discriminante dell'equazione e
viene talvolta indicato con il simbolo il.

Esempio: risolviamo l'equazione 5X2 + 2x - 1 O: essendo il = (_2)2 - 45 (-1) =


4 + 20 24> O l'equazione ha due radici, che sono

x=
-2V24
=
-1 V6
25 5

Esempio: risolviamo l'equazione 4x - 2 = 4x 2 1: questa pu essere riscritta

4x 2 - 4x + 1 O

ed essendo il (-4)2 - 441 = O l'equazione ha una sola radice, che x = 1/2.

Esempio: risolviamo l'equazione 3x - 2 = x2 + 2: questa pu essere riscritta

x 2 -3x+4 O

ed essendo il = (-3)2 - 4 . 1 4 9 16 < O l'equazione non ha soluzioni (~ es. 2.19).


Capitolo 2: Numeri, angoli, coordinate 47

Pi interessante la discussione relativa alle disequazioni di secondo grado: partiamo


come prima dal caso modello, e studiamo il segno di t 2 k ; dato che t 2 > O per ogni
t i= O e che t 2 = O per t O , se k < O vediamo subito che t 2 k > O per ogni valore
di t, mentre se k = O abbiamo di nuovo t 2 - k > O , ma solo per ogni valore di t i= O .
Il caso k > O differente: infatti allora possiamo scrivere

t2- k t2 (Jk)2 = (t + Jk)(t Jk);


allora evidente che il segno positivo quandi i due fattori sono concordi, vale a dire
quando t minore di -Vk (e allora i due fattori sono entrambi negativi) e quando t
maggiore di Vk (e allora sono entrambi positivi).
Il caso generale complicato dalla presenza del coefficiente a; partendo da (2.11) e
scrivendo 1). = b2 - 4ac , abbiamo che

ax
2+ bx + c a [ (X + 2~ r 4~2]'
Dalla discussione fatta poco fa si deduce allora che
a) se 1). < O la quantit fra parentesi quadre sempre positiva, dunque tenendo conto
anche del termine a il trinomio ax 2 + bx + c ha sempre il segno del coefficiente a;
b) se 1). = O la quantit fra parentesi quadre sempre positiva salvo quando x =
-b/2a, dunque tenendo conto anche del termine a il trinomio ax 2 + bx + c ha
sempre il segno del coefficiente a, salvo che per x = -b/2a , caso in cui il trinomio
si annulla;
c) se 1). > O l'equazione ax 2 + bx + c = O ha due radici distinte Xl e X2, diciamo
con Xl < X2 ; allora la quantit fra parentesi quadre positiva se X al di fuori
dell' intervallo [Xl, X2l , nulla per X = Xl e X = X2 , negativa se X all'interno
dell' intervallo ]Xl, X2 [. Tenendo conto del termine a,
cl) per X esterno all' intervallo [Xl, x2l , la quantit ax 2 + bx + c ha il segno del
coefficiente a;
c2) per X = Xl e per X = X2 , la quantit ax 2 + bx + c si annulla;
c3) per X interno all' intervallo JXI, X2[, la quantit ax 2 +bx+c ha segno opposto
a quello del coefficiente a.

Esempio : risolviamo la disequazione 5x 2 + 2x - 1 S; O: abbiamo visto sopra che


l'equazione ha le due radici X = (-1 y'6) /5; dato che il coefficiente di X2 po
sitivo, il trinomio positivo all'esterno dell' intervallo delle radici, negativo all'interno,
dunque la soluzione della disequazione

-1-v'6 -1+v'6
5 S;xS; 5 .

Esempio : risolviamo la disequazione 4x 2 < 4x 2 - 1 : questa pu essere riscritta


4x 2 -4x+1>O
e dato che 1). O e che il coefficiente di X2 positivo, il trinomio sempre positivo,
tranne che per X 1/2 in cui si annulla. La soluzione della disequazione allora
X i= 1/2 .
48 Sezione 2.8 : Coordinate e angoli

Esempio ; risolviamo la disequazione 3x - 2 ~ x2 + 2 : questa pu essere riscritta

X2 - 3x + 4 :s; O
ed essendo Ll < O il trinomio ha sempre il segno del coefficiente di x2, cio positivo:
allora la disequazione non ha soluzioni (~ es. 2.20).

Possiamo avere una interpretazione grafica (1& sezione 4.1) delle disequazioni di
secondo grado, che forse facilita il compito di ricordarsi la casistica: il grafico di un
polinomio di secondo grado una parabola, e nella figura che segue sono riportati i
grafici delle tre funzioni 5x 2 + 2x - 1, 4X2 - 4x + 1 e X2 - 3x + 4 rispettivamente, dai
quali risulta evidente dove queste sono positive e dove sono negative.

I -T~ __ M _ _ _-

Fig. 2.7: y = 5x2 + 2x - l Fig. 2.8: y = 4x 2 - 4x +l Fig. 2.9: y = x2 3x +4

2.8 - Coordinate e angoli

Un "sistema di coordinate" in generale un metodo codificato per associare dei valori (in
generale numerici, ma anche alfabetici o altro) a certe propriet degli oggetti, in modo
tale che trasmettendo solo questi valori ad un'altra persona lei possa capire in modo
univoco le propriet in questione.

Esempio ; se si parla di lunghezza di una sbarra e decidiamo di usare come sistema


di coordinate la misura in metri, il numero 2.73 identifica univocamente una sbarra
di lunghezza, appunto, 2.73 metri. Osserviamo che se non avessimo specificato che la
misura riguarda una lunghezza ed espressa in metri, ci sarebbe potuta ben essere una
incomprensione (chi riceve l'informazione avrebbe potuto pensare che si riferisse a una
lunghezza in pollici, o a un peso, ... ).
Capitolo 2: Numeri, angoli, coordinate 49

Esempio : nel gioco degli scacchi, "b5" una valida coordinata; VB996785 indica, per
un militare italiano, un ben preciso punto del territorio nazionale (al centro del cratere
dell'Etna).

Esempio : stabilito che il riferimento principale dato dall'equatore e dal meridiano di


Greenwich, latitudine e longitudine identificano univocamente un punto sulla superficie
terrestre. Naturalmente le due coordinate non bastano pi se vogliamo indicare la po
sizione di un aereo o di un sommergibile: dovremo evidentemente aggiungere una terza
coordinata, che pu essere la quota rispetto alla superficie terrestre, o al livello medio
del mare, o la distanza dal centro della terra, ... i anche la scelta di questa terza coor
dinata deve essere codificata: ad esempio, misurando le quote dal livello medio del mare
il monte pi alto del mondo l'Everest (8850 m s.l.m.), mentre misurandole dal centro
della Terra (che come noto non sferica) il pi alto il Chimborazo (6310 m s.l.m.), che
dista dal centro del pianeta 6384.45 km, contro 6382.25 km dell'Everest (fonte: National
Geographic).

Esempio: l'abituale sistema di coordinate su una retta consiste nel fissare sulla retta
stessa un punto O che viene detto origine, ed un altro punto A diverso dal primo. In
tal modo risultano individuati sia l'unit di misura (la distanza OA) sia il verso (detto
"canonico") di percorrenza, quello da O verso A. Ad un punto P della retta associamo
come coordinata il numero OP/OA se p e A sono dalla stessa parte rispetto a O, il
numero -OP/OA altrimenti.

o A

P1 O A P2

Fig. 2.10: la coordinata di Pl -0.5, quella di P2 2

Esempio: il sistema pi comune di coordinate nel piano quello cartesiano ortogonale,


i cui assi sono due rette ortogonali, ciascuna dotata di coordinate e aventi le origini
coincidenti. Spesso anche le unit di misura sulle due rette coincidono, anche se questo
non sempre il caSOi ad esempio, nel profilo altimetrico di una tappa del Giro d'Italia la
coordinata verticale molto esagerata (trenta volte quella orizzontale, nella figura 2.11):
infatti l'escursione verticale di qualche centinaio di metri, quella orizzontale di un paio
di centinaia di chilometri. Se si dovesse usare la stessa unit di misura in orizzontale e
in verticale (figura 2.12) il profilo di una tappa dolomitica risulterebbe quasi piatto.
50 Sezione 2.8 : Coordinate e angoli

km

2,057

1,45
F Malga Ciapela I IP.sso Fedaia
km
Conegliano Corvara
111,9 117,2

Fig. 2.11: la tappa dolomitica del 2002 Fig. 2.12: la sua parte pi ripida

Esempio: l'utilizzo di due assi cartesiani ortogonali molto utile se si vuole rappresen
tare graficamente un evento in cui vi siano due quantit tra loro collegate. Ad esempio,
l'andamento dell' indice MIBTEL durante una giornata alla Borsa di Milano pu essere
descritto dal grafico della figura 2.13, dove sull'asse orizzontale delle ascisse viene rap
presentato il tempo (tra le 9.30 e le 17.30 che, come noto, sono gli orari di apertura e
chiusura della Borsa di Milano) e su quello verticale delle ordinate il valore dell' indice.
da notare che, per rendere pi eloquente la rappresentazione grafica, l'origine degli assi,
cio il punto dove questi si intersecano, stata scelta in corrispondenza dell'ora 9.30 e
dell' indice 18000, anzich dell'ora O e dell' indice O.

19000

16105

Fig. 2.13: un giorno di MIBTEL

Per misurare gli angoli sono disponibili svariati sistemi di coordinate, alcuni pi
pratici e altri meno. Diamo per noto il sistema di misurazione in gradi sessagesimali,
che consiste nel dividere l'angolo retto in 90 parti uguali a ciascuna delle quali viene
assegnata la misura di un grado; per inciso, questo metodo estremamente poco pratico:
vi siete mai chiesti, ad esempio, come fareste a costruire un goniometro senza possederne
gi uno?
In Analisi matematica e in generale in tutta la matematica, per motivi molto validi,
il sistema usato quello della misurazione in radianti. Questa consiste nel considerare un
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 51

angolo (cio una porzione di piano delimitata da due semirette uscenti dallo stesso punto),
tracciare una circonferenza di centro quel punto e raggio R qualunque, e misurare la
lunghezza L dell'arco di circonferenza compreso entro l'angolo dato. TI rapporto LIR
(che non dipende quindi dal raggio R scelto, visto che al raddoppiare di R raddoppia
anche L) la misura in radianti dell'angolo dato.

R'

L'

Fig. 2.14: per similitudine, LIR L' IR'

In tal modo, come si verifica facilmente, l'angolo retto risulta avere misura pari a rr 12 ;
una corrispondenza fra le misure in gradi e radianti per alcuni angoli comuni riportata
qui di seguito (~ es. 2.21).

Una circonferenza di particolare utilit per la misurazione degli angoli quella (detta
goniometrica) avente raggio 1: in tal modo la misura di un angolo si ha semplicemente
prendendo la lunghezza dell'arco di circonferenza corripondente; tale misura risulta com
presa (come si vede nella tabella) fra zero, per l'angolo nullo, e 2rr per l'intero angolo
giro.
Immaginiamo di essere un osservatore posto al centro di uno stadio intorno al quale
si snoda una pista da atletica leggera. Volendo individuare la posizione di un corridore,
si potrebbe pensare di fissare la coordinata zero al punto di partenza, e determinare la
posizione mediante l'angolo di cui ruotato il nostro sguardo. Questo sistema funziona
bene per competizioni di lunghezza inferiore a un giro di pista, dopo di che ci troviamo
nella situazione in cui il nostro sguardo ruotato per pi di un giro: dunque, esiste nella
pratica la necessit di misurare angoli (che non sono pi necessariamente porzioni di
piano) superiori a un giro. In modo analogo a quanto fatto per le coordinate su una retta,
introduciamo un sistema di coordinate angolari sulla circonferenza goniometrica: diciamo
O il suo centro, e fissiamo su di essa un punto di partenza A. Ad un numero reale non
negativo a associamo un angolo nel seguente modo: se O::; a < 2rr l'angolo quello
che si ottiene facendo ruotare il segmento OA intorno ad O in senso antiorario, fino
52 Sezione 2.8 : Coordinate e angoli

a coprire un angolo (inteso ora come porzione di piano) avente misura a (in radianti).
Se 27r ~ a < 27r + 27r = 47r associamo ad a l'angolo formato da un intero giro, a cui
si somma l'angolo a 27r (notiamo che a e a 27r individuano due angoli delimitati
dalla stessa coppia di semirette OA e OP).

27r 27r 87r


Fig. 2.15: l'angolo 3 Fig. 2.16: l'angolo 211" + 3"
3

In generale, se sar k 27r ~ a < (k + l) 27r associamo ad a l'angolo formato da


k giri, a cui si somma l'angolo a 2k7r .
Per i numeri reali negativi si procede rovesciando il verso di percorrenza (come gi
visto sulla retta).

211"
Fig. 2.17: l'angolo
3

Abbiamo cos stabilito una corrispondenza, che ad ogni numero reale associa un
angolo, e quindi a questo un punto della circonferenza goniometrica; tuttavia, come
abbiamo visto, a pi numeri reali distinti pu risultare associato lo stesso punto della
circonferenza goniometrica: ad esempio, ai numeri

7r 37r _ ~ + (-27r) , 257r _ ~ + 6 . 27r


2' -2- 2 2-2
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 53

associato lo stesso punto. I diversi numeri (ce ne sono infiniti) a cui associato lo stesso
punto differiscono fra loro per multipli interi di 2rr.
Le coordinate cartesiane non sono sempre le pi vantaggiose: se, chiedendo a un
passante dov' un certo ristorante, quello vi rispondesse "7810 metri a est e 2358 metri
a nord dell'obelisco di piazza San Pietro", sareste ben sconcertati, anche se la risposta
molto precisa. Avreste certo preferito un'indicazione del tipo " a 300 metri in quella
direzione" t Questa situazione si riproduce in artiglieria, dove s vengono ricevute le
coordinate del bersaglio, ma poi l'artigliere deve fare un piccolo calcolo per sapere quel
che davvero gli interessa, e cio in che direzione il bersaglio, e a che distanza.
Questa l'essenza delle coordinate polari nel piano: fissate un'origine O ed una
semiretta di riferimento che esce da O (abitualmente questa semiretta coincide con il
semiasse positivo delle ascisse), ad ogni punto P del piano vengono associati due numeri.
Il primo la distanza di P da O, e viene solitamente indicato con la lettera greca fl,
"rho"; il secondo la misura in radianti dell'angolo di cui la semiretta di riferimento deve
ruotare, muovendosi in senso antiorario, per sovrapporsi alla semretta da O passante per
p (oppure un qualsiasi numero qualora O e P coincidano): questo viene solitamente
indicato con f), "theta".

P 1,.j3)

Fig. 2.18: per P = (-1, v'3) t? = 2, {} 2rr/3 Fig. 2.19: tanti angoli per una direzione

chiaro che f) non individuato in modo univoco: ad esempio, per sovrapporre il


semiasse positivo delle ascisse al semiasse positivo delle ordinate (s- figura 2.19) possiamo
fare nel solito senso antiorario 1/4 di giro (f) = rr/2) oppure un giro e 1/4 (f) = 5rr/2),
oppure 3/4 di giro muovendo ci in senso orario ( f) -3rr/2), ...
Il legame che d le coordinate cartesiane a partire da quelle polari si ricava facilmente,
ed abbiamo (s- sezione 2.9)

x flCOS f) , Y = flsenf). (2.13)


54 Sezione 2.9 : Trigonometria elementare

p y
e
x

Fig. 2.20: coordinate cartesiane e polari

Viceversa, per ricavare le coordinate polari da quelle cartesiane, osserviamo che, per
il teorema di Pitagora, abbiamo

{} Jx2 + y2 .

Per ricavare {) in funzione di x e di y osserviamo che, dalle uguaglianze (2.13), divi


dendo y per x (e supponendo x #- O ) si ottiene

'Il = tan {)
x

da cui si ricava (Iii" sezione 3.6)

{) = arctan(y/x) se x > O
{) = ][ + arctan(y/x) se x < O.

Se x = O ed y > O si ha poi {) ][ /2 , mentre se x O ed y < O si ha {) = -][/2 .


infine evidente che {) non definito per x = y O ; ricordiamo che queste formule
danno solo uno degli infiniti possibili valori corretti di {), che differiscono tutti per
multipli interi di 2][ (~es. 2.23).

Esempio: il punto di coordinate cartesiane (1,1) ha coordinate polari (! v'2, {) =


][/4 ; il punto di coordinate po'lari (! 3, {) = ][ /2 ha coordinate cartesiane (O, 3) .
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 55

2.9 - Trigonometria elementare

Ricordiamo brevemente le principali nozioni di trigonometria, rimandando per uno studio


pi dettagliato ad uno dei tanti manuali in uso nelle scuole medie superiori. Fissato un
sistema cartesiano ortogonale e tracciata la circonferenza goniometrica avente il centro
nell'origine degli assi, e la semiretta fondamentale coincidente con il semi asse positivo
delle ascisse, per ogni angolo a misurato in radianti (1& sezione 2.8) introduciamo ri
spettivamente il seno e il coseno come l'ascissa e l'ordinata (1& sezione 2.10) del punto
sulla circonferenza goniometrica individuato dall'angolo a.

(1, O)

Fig. 2.21: angoli e coordinate sulla circonferenza goniometrica

Geometricamente il coseno (risp. il seno) di un angolo compreso fra zero e 7f/2


il rapporto fra le lunghezze del cateto adiacente (risp. opposto) e l'ipotenusa di un
triangolo rettangolo avente un angolo di misura a.

o H

Fig. 2.22: sena = PH/OP, cosa = OH/OP

Per quanto detto in precedenza sugli angoli, ad a e ad a + 2k7f (con k intero) corri
sponde lo stesso punto sulla circonferenza goniometrica. Pertanto si avr per ogni numero
intero k
cosa = cos(a + 2k7f) , sena = sen(a + 2k7f) .
56 Sezione 2.9 : Trigonometria elementare

In particolare osserviamo che si ha sen a = O per ogni a multiplo di 7f, mentre si ha


cosa = O per ogni a della forma (7f/2) + k7f con k intero.
A partire da seno e coseno si definisce la tangente di un angolo come il rapporto
(quando questo ha senso) fra seno e coseno dell'angolo: in particolare quindi la tangente
non definita per gli angoli del tipo (7f/2) + k7f con k intero, in quanto il coseno di tali
angoli nullo. Riportiamo una tabella dei valori di seno, coseno e tangente degli angoli
pi comuni es. 2.25).

Riportiamo qui i grafici di queste funzioni.

Fig. 2.23 : y sena: Fig. 2.24 : y = cosa: Fig. 2.25 : y = tana:

La prossima figura, invece, mostra come sarebbe il grafico della funzione seno, in scala,
se usassimo per misurare gli angoli i gradi sessagesimali.

l 5 lO
-1

Fig. 2.26 : l'inizio del grafico del seno, misurando a: in gradi


Capitolo 2: Numeri, angoli, coordinate 57

Questa una (anche se forse la meno importante) delle ragioni per privilegiare i radianti
rispetto ai gradi.
Supporremo poi note le usuali formule di trigonometria, e in particolare
a) sen 2 x + cos 2 X l
b) le formule di addizione:

sen(x + y) = senxcosy + cosxseny,


cos(x + y) cos x cos y sen x sen y,

con le conseguenti formule di duplicazione per il seno e il coseno di 2x:

sen(2x) = 2senxcosx
cos(2x) cos 2 x - sen 2 x

c) le formule parametriche: se t = tan(x/2) allora


2t
senx =
1+
1- t 2
cosx= --2
l+t
2t
tanx = l

Naturalmente, non guasta conoscere qualche altra formula di uso pi raro, tipo quelle di
bisezione

2sen 2 (x/2} = 1- cosx


2
2cos (x/2) = l +cosx
e quelle di prostaferesi

senx + seny = 2 sen(x/2 + y/2} cos(x/2 - y/2)


senx - seny 2cos(x/2 + y/2}sen(x/2 - y/2)
cosx + cosy = 2cos(x/2 + y/2) cos(x/2 - y/2)
cosx cosy = -2sen(x/2 + y/2)sen(x/2 y/2}.

2.10 - Geometria analitica

Abbiamo gi richiamato le coordinate cartesiane; dati due punti P1 = (Xl, YI) e P2 =


(X2, Y2) , la loro distanza si ricava mediante il teorema di Pitagora ed data dalla relazione
(PI P2 )2 = (PIH)2 + (HP2)2 .
58 Sezione 2.10 : Geometria analitica

~p,
H
p

Fig. 2.27: distanza fra due punti Fig. 2.28: perimetro di un triangolo

A seconda che l'ascissa di P 1 sia maggiore o minore di quella di P2 , la lunghezza


PIH data da Xl X2 o da X2 - Xl rispettivamente, ma (Xl X2)2 = (X2 - XJ)2 , e
dato che lo stesso vale per le ordinate abbiamo in ogni caso

d(Pl,P2 ) = V(XI X2)2 + (YI - Y2)2 . (2.14)

Esempio: la distanza fra (1,1) e (5, -2)

/(1- 5)2 + (1- (_2)2 = V(-4)2 + 32 v'25 5.

Il perimetro del triangolo di vertici O = (O, O), P (1,1) e Q = (5, -2) dato dalla
somma delle lunghezze dei tre lati: poich (IEF figura 2.28)

OP= h, OQ V25 + 4 = J29 , y16+9 = 5,

il perimetro uguale a 5 + ..J2 + J29 (~es. 2.30).

Una retta r nel piano un particolare sottoinsieme del piano stesso; ci proponiamo
di descriverla mediante un'equazione: questo vuoI dire trovare un'espressione !(x, y) ,
contenente le variabili X e y, tale che i punti della retta siano tutti e soli i punti P
(x, y) le cui coordinate soddisfano l'equazione !(x, y) = O. Dunque stiamo descrivendo
una retta r come un insieme, tramite le propriet che ne caratterizzano i punti:

r {(x, y) : !(x, y) O}.

noto che per una retta del piano l'espressione di ! (che si ricava facilmente dal
teorema di Talete) del tipo ! (x, y) ax + by + c per opportuni valori di a, b, c ,
dunque l"'equazione della retta"

ax+by+c O; (2.15)
Capitolo 2 ; Numeri, angoli, coordinate 59

a seconda dei valori di a, b, c si ottengono tutte le rette del piano, eccezion fatta per due
casi. Infatti immediato constatare che se a b = c = O tutti i punti (x, y) del piano
soddisfano l'equazione ax + by + c O , mentre se a = b = O e c =I O questa non
soddisfatta da alcun punto (x, y). Escluse queste situazioni, il caso particolare b O
d l'equazione ax + c = O, che (essendo a =I O perch abbiamo gi parlato dei casi
in cui a e b sono contemporaneamente nulli) diventa x = -e/a: dunque assegnata
solo l'ascissa, mentre l'ordinata qualsiasi, ed r la retta verticale formata dai punti
di ascissa -c/a (1rF figura 2.29).

Fig. 2.29: x-l = O Fig. 2.30 : 2x - y +1 = O : qui, m tan a = 2

In tutti gli altri casi l'equazione (2.15) equivale a

a c
y= -x-
b b'

ed quindi del tipo


y=mx+q. (2.16)

Questa (1rF figura 2.30) rappresenta una retta r che interseca l'asse delle ordinate nel
punto (O, q) , e il numero m si chiama coefficiente angolare della retta: ci significa che
se r l una retta parallela ad r e passante per l'origine, l'angolo fra il semiasse positivo
delle ascisse ed r l ha tangente uguale ad m.
Facciamo notare che importante mantenere concettualmente distinte tre cose, che
spesso vengono confuse dagli studenti: la prima la retta r come sottoinsieme del piano,
ad esempio r = {(x, y) E J!!:2 : y = 2x + 1} ; la seconda l'equazione della retta stessa,
ad esempio y = 2x + 1: questo non un sottoinsieme del piano, ma un predicato nelle
variabili x e y; la terza, infine, la parte che nel nostro esempio rappresentata da
2x + 1 : questa non un insieme n un predicato, ma semmai una funzione di x, il cui
grafico la retta r.
Riportiamo alcune propriet e formule elementari:
a) una retta nella forma (2.16) orizzontale se e solo se m O;
b) due rette nella forma (2.16) sono parallele se e solo se hanno lo stesso coefficiente
angolare;
60 Sezione 2.10 : Geometria analitica

c) due rette di equazioni ax + by + c = O e a' x + b' y + c' = O sono parallele se e solo


se ab' = a'b;
d) due rette nella forma (2.16) sono perpendicolari se e solo se il prodotto dei loro
coefficienti angolari vale -1;
e) due rette di equazioni ax + by + c O e a' x + biY + c' = O sono perpendicolari se
e solo se aa' + bb' O;
f) le rette non verticali passanti per un punto assegnato (Xl, YI) hanno tutte equazione
Y YI = m( X xI);
g) la retta passante per i due punti distinti (Xl, YI) e (X2, Y2) ha equazione Y = YI se
YI e Y2 sono uguali, ha equazione X Xl se Xl e X2 sono uguali, e ha equazione
X - Xl
Y2 - YI X2 Xl
in tutti gli altri casi (~ es. 2.31).
anche talvolta utile conoscere la distanza di un punto P (Xl, YI) da una retta r di
equazione ax + by + c = O : questa data dalla formula

d(P, r) laxi + bYI + cl


v'a'l. + b2
Passiamo ora dalle rette ai cerchi: dalla formula (2.14) della distanza fra due punti
si ricava immediatamente l'equazione della circonferenza di centro C = (xo, Yo) e raggio
r > O: dato che questa l'insieme dei punti P = (x, y) tali che PC r, o che lo
stesso (PC)2 r 2 , tale equazione
(x - xO)2 + (y - Yo)2 r 2 .
Questa pu essere riscritta
x 2 + y2 2xox - 2yoY + (x5 + Y5 - r 2 ) O, (2.17)
ed quindi del tipo
X2 + y2 + o'x + ,8y + , O. (2.18)
Data un'equazione della forma (2.18), per vedere se essa rappresenta una circonferenza
(e quale) occorre determinarne il centro (xo,Yo) e il raggio r: dal confronto fra (2.17)
e (2.18), il candidato centro deve soddisfare le relazioni -2xo = a e -2yo = ,8 , da cui
a ,8
Xo = - 2 Yo = -2'
Inoltre il numero positivo r deve soddisfare x5 + Y6 r2 = "( , cio usando i valori di
Xo e Yo appena trovati deve essere
0'2 + ,82
r 2 = -------'
4
Questo non possibile sempre, ma soltanto se 0'2 +,82 - 4, > O: in tal caso possiamo rica
vare r e determinare la circonferenza, mentre negli altri casi l'equazione (2.18) non rap
presenta una circonferenza - per la precisione, rappresenta il solo punto (-0'/2, -,8/2)
se 0'2 +,82 - 4, = O , rappresenta l'insieme vuoto se 0'2 + ,82 4, < O (~es. 2.39).
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 61

Fig. 2.31 : Fig. 2.32 : Fig. 2.33 :

Altri luoghi geometrici le cui equazioni canoniche dovrebbero essere note sono l'el
lisse, l' iperbole e la parabola. Rimandando alle figure per l'interpretazione geometrica
dei coefficienti, l'ellisse (w figura 2.31) ha equazione canonica (~ es. 2.45)
X2 y2
a2 + b2 = 1
mentre 1'iperbole, a seconda dei casi (w figure 2.32 e 2.33), ha equazione canonica
X2 y2 x2 y2
b2 =1 oppure + b2 1.

Fig. 2.34; Y 3x 2 2x - 1 Fig. 2.35: y _x 2 + 3x + 2


Per la parabola, l'equazione canonica y = ax 2 con a "1= O , che corrisponde a una
parabola con vertice nell'origine e asse di simmetria verticale; tuttavia, anche tutte le
equazioni della forma
y ax 2 + bx + c
con a "1= O rappresentano delle parabole con asse di simmetria verticale e vertice nel
punto ( b/(2a), c b2 /(4a)); queste hanno la concavit rivolta verso l'alto (e vengono
dette "convesse") se a > O , rivolta verso il basso (e vengono dette "concave") se a < O
(~ es. 2.48).
62 Sezione 2.11 : Geometria solida

2.11 - Geometria solida

Ricordiamo qui di seguito alcune formule relative a superfici e volumi di solidi (~es. 2.51).
Il parallelepipedo di dimensioni a, b, c ha:

volume super
abe 2(ab + be + ae)

Il cono circolare retto (cio a base circolare e con il vertice sulla verticale del centro della
base) di raggio di base r e altezza h ha:

volume superficie laterale superficie totale


1
-1fr 2 h
3
1fT'\lr2 + h2 1fr
2
+ 1frv'r 2 + h 2

Per la piramide di altezza h il volume dato da !Ah, dove A l'area della base (non
importa quale ne sia la forma); invece, per la sfera di raggio r si ha

Volumi e superfici di altri solidi possono essere calcolati con i metodi che vengono svi
luppati nei corsi di Analisi matematica per funzioni di pi di una variabile, attraverso lo
studio degli integrali multipli e degli integrali superficiali.
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 63

Esercizi relativi al capitolo 2

Esercizio 2.1 dite quali sono le propriet del prodotto in N e in ;;Z.


Esercizio 2.2 dite quali fra le seguenti operazioni sono corrette:

x 2x 2+x l+x v'3(1 + a2 ) _ ~ ::: = 1.


2" 3' 2y y 3 - +a, x
3

Esercizio 2.3 semplificate l'espressione

(a + b)2
+ 2bc
a b- c

Esercizio 2.4 : risolvete le seguenti equazioni:


a) (a+l)x-7a 2a 3x c) x2 5x+7 1
b) x2 - X - 6 = O d) x 6 - 3x3 + 2 = O .
Esercizio 2.5 : risolvete l'equazione

O.
X(X2 1)(x2-4)

Esercizio 2.6 : risolvete i seguenti sistemi di equazioni:


2x + 1 O c) {x 2 - 3x + 2 = O
a) { X2 2x + 1 = O x2 - 5x + 6 = O
2 2
b) {(X + 4x - 5)(x2 - 3ax + 2a ) O d) {x 4 3X2 + 2 = O
X2 2ax = x 2a x 4 - 5X2 + 6 O .
64 Esercizi relativi al capitolo 2

Esercizio 2.7 : dite (senza servirvi della calcolatrice, naturalmente) quali fra le se
guenti disuguaglianze sono vere:

2 3 1 1 2 1
-<-
3 2' -5 < -1, -<-
2 - 4 ' 112':1.
3+"2

Esercizio 2.8 se a < O < b < c, dite quali fra le seguenti disuguaglianze sono vere:

ab < ac, ab 2': ac , ab::; ac , ab> O.

Esercizio 2.9 : usando le propriet delle disuguaglianze (1& sezione 2.3), provate che
se a::; b e c::; d allora a + c ::; b + d .
Esercizio 2.10 vero che se a::; b e c::; d allora ac::; bd ?

Esercizio 2.11 : risolvete le seguenti disequazioni:

a) x2 - l5x - 16 > O c) (x2 + X - 2)(x 2 - X - 6) 2': O

b) (x + 2)(x - 2)(x - 3) < O d) 2x 3 + 3x2 - 2x - 3> O.

Esercizio 2.12 . l vete l a dIsequazlOne


rISO
. x-l
- x +-1
-- - < 2.
x+l x-l
Esercizio 2.13 risolvete i seguenti sistemi di disequazioni:
a) { x >
2
x b) {l < x2 ::; 4
x+3<9-x x2 - 5x + 6 2': O .
Esercizio 2.14 : risolvete i seguenti sistemi lineari:
X+Y=l ax+y=l
a) { 3x + 2y = 2 c) { 2x + ay = 2
2x+ y = O x+y+Z=O
b) x - 3y = 7 d) x + 2y = 1
{ {
x+y=l 2x + Z = 2.
Esercizio 2.15 : disegnate nel piano cartesiano l'insieme soluzione di ciascuna riga
del sistema, quindi risolvete il sistema, nei casi seguenti:
Ixl < 2 {x> 1
a) O::;y::;2 c) x-y<O
{ y2':x+l y<l
X +y > 2 - 2x
b) x <
- y
+.1 d) Y < Ixl
2 2

{ X + 2y - 4 ::; O { 2 ::; x + y ::; 8 .

2 ~ , 2 2
Esercizio 2.16 vero che ((1+a 2)3)4 = v'1+a 2 ? E vero che ((1+a)3)4
v'f+(i ?
Esercizio 2.17 : dite se x = 2 radice del polinomio 2x 3 - X2 - 4x - 4 , e in caso
affermativo dividete il polino mio per x - 2 .
Esercizio 2.18 dividete il polinomio P(x) per il polinomio D(x) nei casi seguenti:
Capitolo 2 : Numeri, angoli, coordinate 65

a) P(x) = 6x 3 - 2ax + a2 x 2 1, D(x) a 2x


b) P(x)=x 4 +1, D(x)=x 2 -x.J2+1
c) P(x)=ax 4 -3a2 x, D(x)=x+a.
Esercizio 2.19 risolvete le seguenti equazioni di secondo grado:

a) X2 = 4 d) X2 + 8 x

b) 2X2 +x = 1 e) bX2 + ex + a O

c) X2 - 6x + 9 = O f) ax 2 + (a 2 2b)x 2ab2 = O .

Esercizio 2.20 risolvete le seguenti disequazioni di secondo grado:

a) X2 > 8 c) X2 + 5x + 1 ~ O

b) X2 - 3x < O d) X2 3ax + 2a2 :$ O .

Esercizio 2.21 traducete in radianti la misura degli angoli la cui ampiezza, espressa

in gradi, pari a 1800 , 60 0 , -45 0 , 1050



Esercizio 2.22 : traducete in gradi la misura degli angoli la cui ampiezza, espressa in
t" . .". 7.". 3.". .".
r adlan 1, e pan a -"6' 2""' 4"' 12'
Esercizio 2.23 : determinate le coordinate polari dei punti che hanno coordinate car
tesiane (0,2), (1,-1), (-7V3,7), (-5,0).
Esercizio 2.24 : determinate le coordinate cartesiane dei punti che hanno coordinate
polari (e,f}) uguali a (2,11"/3), (3,-311"), (1,511"/4), (6,2311"/6).
Esercizio 2.25 : trovate la legge per ottenere seno e coseno degli angoli -x, x + 11" ,
X e ~ - x sapendo seno e coseno di x.
11" -

Esercizio 2.26 : determinate seno, coseno e tangente degli angoli di ampiezza


7.". .". +.". .". .". .".
'3'43'3-4'8'
Esercizio 2.27 : determinate i valori di x per cui si ha:
a) senx = V3/2 c) V3senx + cosx = 2
b) cosx:$ 1/2 d) senx cosx > 1 .
Esercizio 2.28 determinate la tangente di x, dove x risolve l'equazione sen 2 x
2
6 cos X - senxcosx = O .
Esercizio 2.29 : determinate la tangente di x/2, dove x risolve l'equazione senx+
7cosx + 5 = O.
Esercizio 2.30 trovate la distanza fra i punti (1,2) e (-2,3).
Esercizio 2.31 scrivete l'equazione della retta passante per i punti (2, 1) e (-1,0).
Esercizio 2.32 scrivete l'equazione della retta passante per i punti (-2, l) e ( - 2, 3).
Esercizio 2.33 scrivete l'equazione della retta passante per i punti (1,2) e (-1, -l),
e trovatene il punto di intersezione con la retta dell'esercizio 2.31.
Esercizio 2.34 : scrivete l'equazione della retta passante per il punto (2, -1) ed
avente coefficiente angolare -1; tracciate inoltre tale retta.
66 Esercizi relativi al capitolo 2

Esercizio 2.35 tracciate la retta di equazione y -3x +5 e quella di equazione


3x - 4y - 9 = O.

Esercizio 2.36 : scrivete l'equazione della retta passante per il punto (1,2) e parallela

alla retta dell'esercizio 2.31.

Esercizio 2.37 : scrivete l'equazione della retta passante per il punto (1,2) ed orta

gonale alla retta dell'esercizio precedente.

Esercizio 2.38 : trovate la distanza del punto (1,1) dalla retta dell'esercizio 2.32, e

quella dalla retta dell'esercizio 2.34.

Esercizio 2.39 scrivete l'equazione della circonferenza centrata nell'origine ed aven


te raggio 2.

Esercizio 2.40 : scrivete l'equazione della circonferenza centrata nel punto (-1,2)

ed avente raggio 1.

Esercizio 2.41 : trovate centro e raggio della circonferenza di equazione x2 + y2

6x + 2y + 6 = O , e tracciate tale circonferenza.

Esercizio 2.42 : trovate i punti di intersezione della retta di equazione x - y +2 O

con la circonferenza centrata in (1,2) ed avente raggio 1.

Esercizio 2.43 : scrivete l'equazione della circonferenza centrata nel punto (1,1) e

tangente alla retta di equazione 3x 4y - 9 = O .

Esercizio 2.44 : trovate i valori di k per cui la retta di equazione x - y + k O

risulta esterna alla circonferenza di equazione x2 + y2 - 2x O , quelli per cui secante,

e quelli per cui tangente; in quest 'ultimo caso, determinate le coordinate del punto di

tangenza.

Esercizio 2.45 scrivete l'equazione canonica dell'ellisse di semiassi a = 2 e b = 7,


e disegnatela.

Esercizio 2.46 : determinate l'equazione canonica dell'ellisse che passa per i punti

(0,2) e (1,1); riuscite a risolvere lo stesso esercizio per i punti (1,1) e (2, -l)?

Esercizio 2.47 determinate l'equazione canonica dell' iperbole che passa per i punti

(1,1) e (3, -2) .

Esercizio 2.48 : disegnate la parabola di equazione y = 3x2 x + 1 , e determinate

i punti di intersezione della parabola con la retta di equazione y x+ 1.

Esercizio 2.49 : determinate i valori di k per cui la parabola di equazione y =

x2 - 4x + k interseca la retta di equazione 2x + y = O in due punti (badate che due

punti significa due punti distinti, e non "due punti coincidenti").

Esercizio 2.50 : determinate l'equazione della parabola avente l'asse parallelo all'asse

y e passante per i punti (O, O), (1,3) e (4, O) .

Esercizio 2.51 : determinate il volume e la superficie totale del solido che si ottiene

unendo una semisfera di raggio 2 alla base di un cono di altezza 7 e raggio di base 3.

Esercizio 2.52 : determinate il volume e la superficie totale del tronco di cono di

altezza 2 e raggi di base 3 e 2.

Capitolo 3

Funzioni elementari

Questo capitolo dedicato ad alcune propriet qualitative delle funzioni reali di variabile
reale, ed alle principali propriet delle funzioni elementari, i mattoni fondamentali che
permettono di costruire la maggior parte delle funzioni pi frequenti. Le propriet quali
tative sono usate per indicare il comportamento di una funzione prescindendo dal valore
quantitativo che essa assume in determinati punti e per effettuare quello che si chiama
"studio qualitativo" di una funzione.

3.1 - FUnzioni monotone

Una prima importante classe di funzioni quella delle funzioni monotne.

Definizione : se A C lR ed f: A -+ lR , si dice che f crescente se

'<Ix, y E A, [x < y :::} f(x) < f(y)] ;

si dice che f debolmente crescente (o non decrescente) se

'<Ix, y E A, [x < y:::} f(x) ~ f(y)] ;

si dice che f debolmente decrescente (o non crescente) se

'<Ix,y E A, [x < y:::} f(x) ~ f(y)] ;


68 Sezione 3.1 : Funzioni monotone

infine, si dice che I decrescente se

Vx,y E A, [x < y::::} I(x) > I(y)].

Se I verifica una delle quattro propriet precedenti, si dice che I monotna; se I


crescente o se I decrescente si dice che I strettamente monotna.

Dunque una funzione crescente una funzione che conserva l'ordine: se due punti
x ed y sono in un certo ordine, le loro immagini sono nello stesso ordine; invece, una
funzione decrescente inverte l'ordine. Osserviamo che una funzione crescente anche
debolmente crescente, e una funzione decrescente anche debolmente decrescente; a volte
si parla di funzioni strettamente crescenti anzich semplicemente di funzioni crescenti (e
lo stesso per le decrescenti), per sottolineare ancora di pi la disuguaglianza stretta.

Esempio: la funzione I(x) 2x 1 crescente, perch

x<y ::::} 2x < 2y ::::} 2x - 1 < 2y - 1 ;

la funzione I(x) = decrescente (~ es. 3.1); la funzione

se x::; 2
I(x) {~ x sex>2

debolmente decrescente (~ es. 3.2). Non bisogna pensare che tutte le funzioni siano
monotone; ad esempio la funzione I(x) senx non monotona: infatti (S' figura 3.1)
essa non debolmente crescente (e quindi neppure crescente) perch 1r /2 < 1r ma
sen(1r/2) > sen(1r) , e (S' figura 3.2) non neppure debolmente decrescente (quindi
neppure decrescente) perch O < 1r/2 ma sen(O) < sen(1r/2). Vale la pena di osser
vare che qui abbiamo usato il fatto che la negazione della proposizione" I debolmente
crescente" (~ es. 3.3)

3x,y E A: [x < y e I(x) > I(y)].

Fig. 3.1: sen x non debolmente crescente ... Fig. 3.2: ... n debolmente decrescente
Capitolo 3 : Funzioni elementari 69

Il prossimo esempio particolarmente importante.

Esempio: la funzione I(x) l/x decrescente su lR+ , in quanto da (2.4)


1 1 1
O<x<y ::} x - < 1 - < _.
y y x

decrescente anche su lR- , perch sempre da (2.4)

1 1 1
x<y<O ::} x >1 -<
y Y x

~I
Fig. 3.3: l/x non monotona

Per I non una funzione decrescente (questo significa che la funzione I: lR- UlR+ --+ lR
non decrescente), e neppure debolmente decrescente, perch ad esempio l < l e
I (-1) < I (1) , che il contrario della disuguaglianza di decrescenza. Dunque una
funzione pu essere decrescente su due insiemi A e B e non esserlo sull'unione.

Esempio: la funzione I(x) che associa ad ogni reddito x 2: O la sua tassazione totale
monotona debolmente crescente (non sempre strettamente crescente, perch in certi
Paesi la tassazione vale zero per tutti i redditi inferiori a una certa soglia). Nel 2002 le
aliquote fiscali in Italia sono state del 18% fino a 10.000 , poi del 24% fino a 15.000,
del 32% fino a 30.000, del 39% fino a 70.000 e del 45% da l in poi, quindi la funzione I
ha l'espressione seguente:

0.18 x se x :::;: lO
1.8 + 0.24(x lO) se lO < x:::;: 15
I(x) 3 + 0.32(x 15) se 15 < x:::;: 30
7.8 + 0.39(x - 30) se 30 < x:::;: 70
23.4 + 0.45(x - 70) se x> 70,

dove sia il reddito x che la sua tassazione totale I(x) sono misurati in migliaia di .
Il grafico di I il seguente.
70 Sezione 3.1 : Funzioni monotone

40
30
20

10

50 100

Fig. 3.4: la tassazione in Italia nel 2002 (sottile con aliquota fissa al 30%)

Non difficile calcolare per esercizio (fatelo) quali redditi trarrebbero un beneficio
fiscale dall' introduzione di un'aliquota fissa, uguale per ogni reddito e pari al 30%.

Esempio: un'auto percorre l'autostrada del Sole, da Milano a Roma; se mettiamo sulle
ascisse il tempo trascorso dalla partenza (misurato in ore) e sulle ordinate la distanza per
corsa (misurata in chilometri) otteniamo il grafico di una funzione monotona debolmente
crescente, del tipo seguente:

Fig. 3.5: un viaggio da Milano a Roma

Dal grafico risulta subito evidente che l'auto ha effettuato due soste (o forse due code) e
che il tratto percorso pi lentamente quello centrale (probabilmente corrispondente al
ben noto tratto appenninico Bologna-Firenze).

facile rendersi conto che per le funzioni monotone valgono le propriet seguenti
(la verifica particolarmente facile se si ricorda il legame fra monotonia e conservazione
dell' ordine):
a) se f monotona dello stesso tipo sugli intervalli (a, b] e [b, c) allora monotona
su tutto l'intervallo (a, c) ;
Capitolo 3 : Funzioni elementari 71

b) la somma di due funzioni crescenti ancora una funzione crescente;


c) un multiplo positivo di una funzione crescente crescente, mentre un multiplo ne
gativo di una funzione crescente decrescente;
d) la composizione di due funzioni monotone monotona; se sono entrambe stret
tamente monotone, la composizione strettamente monotona; se sono entrambe
debolmente crescenti o entrambe debolmente decrescenti, la composizione debol
mente crescente; se una debolmente crescente e l'altra debolmente decrescente, la
composizione debolmente decrescente (~ es. 3.5).
Osserviamo che le propriet b) e c) valgono, con le dovute modifiche, anche per gli altri
tre tipi di monotonia (la somma di due debolmente crescenti anch'essa debolmente
crescente, eccetera). fondamentale notare le parentesi che compaiono nella propriet
a): questa spesso viene usata male asserendo che se f monotona dello stesso tipo su
(a,b) e su (b,c) allora lo anche su (a, b) U (b,c). In generale ci falso come si vede
dall'esempio di f(x) l/x.
Le propriet precedenti ci permettono di dimostrare la monotonia di un gran numero
di funzioni.

Esempio: la funzione (3x 5 + x 3 + 2x + 1)7 strettamente crescente, perch le potenze


dispari di x sono crescenti (~ proposizione 3.3), cos lo la quantit tra parentesi
(somma di funzioni crescenti), e la nostra funzione composizione della potenza settima
(che crescente) con questa funzione crescente.

Il prossimo risultato, molto facile ed intuitivo, ha vaste applicazioni es. 3.6),


perch generalmente non semplice provare direttamente che una funzione iniettiva
(come siamo riusciti a fare nell'esempio di pago 18).

Proposizione 3.1 : una funzione strettamente monotona iniettiva.

Osserviamo che il risultato non vero in generale se f debolmente crescente (o de


bolmente decrescente): basti pensare che le funzioni costanti sono monotone debolmente
crescenti e anche debolmente decrescenti es. 3.8).

Esempio: la funzione x 3 + (3x 5 + x 3 + 2x + 1)1 iniettiva (notiamo che provarlo


direttamente a partire dalla definizione di iniettivit sarebbe estremamente complicato).

Non bisogna per credere che le uniche funzioni iniettive siano quelle strettamente
monotone (qualcosa del genere vero per le funzioni continue come potr essere visto in
seguito, durante lo sviluppo di un corso di Analisi matematica).

Esempio: la funzione l/x iniettiva, anche se non monotona.

Un'altra proposizione interessante, simile alla precedente, riguarda l'inversa di una


funzione monotona (~ es. 3.9).

Proposizione 3.2 : se f : A C lR -+ lR monotona e invertibile allora f-1 : f(A) -+ lR


monotona dello stesso tipo.
72 Sezione 3.2 : Funzioni pari e dispari

Esempio: abbiamo visto in un esempio precedente che la funzione I(x) = x 3 + (3x 5 +


x 3 + 2x + 1) 7 iniettiva; si pu anche vedere (ma solo dopo aver appreso le propriet delle
funzioni continue) che la sua immagine tutto 1R. Dunque esiste la funzione inversa
l-l : lR -+ 1R; anche se non riusciamo a scriverne l'espressione esplicita, in base alla
proposizione 3.2 possiamo comunque affermare che si tratta di una funzione crescente.

3.2 - Funzioni pari e dispari

Una propriet interessante di alcune funzioni la simmetria. Ricordiamo che un insieme


A C lR si dice simmetrico (rispetto all'origine) se A = -A, cio se per ogni x E A si
ha anche -x E A (!Iii'" sezione 1.2, alla fine).

Esempio: l'insieme [-1, 2J non simmetrico, l'insieme [-2, -1[UJl, 2J simmetrico.

Definizione : sia A C lR un insieme simmetrico, e sia I: A -+ lR ; si dice che I una


funzione pari se
Vx E A, f(-x) = I(x) ,

mentre si dice che I una funzione dispari se

Vx E A, I(-x) = -/(x).

Il nome dovuto al fatto (~ es. 3.10) che le potenze pari di x sono funzioni pari,
le potenze dispari sono funzioni dispari.

Esempio: la funzione I (x) = 3x2 1 pari, perch I (-x) = 3 . ( _x)2 1 = 3x2 1


I(x) ; invece la funzione I(x) = (x 3 - 2x)5 dispari, perch

I(-x) = ((_x)3 - 2 (_x))5 (_x 3 + 2X)5 = [_(x 3 - 2x)J5 = _(x 3 2x)5 = - I(x).

Dire che una funzione pari equivale a dire che il suo grafico simmetrico rispetto
all'asse delle ordinate: infatti se I pari e (a,b) E Cflf allora b = I(a) , ma allora
anche b = I( -a) ,dunque (-a, b) E , ma questo punto proprio il simmetrico
di (a,b) rispetto all'asse delle ordinate. Analogamente, dire che una funzione dispari
equivale a dire che il suo grafico simmetrico rispetto all'origine degli assi (~ es. 3.11).
In particolare, se I: A -+ lR una funzione pari o dispari, basta conoscerla sull' insieme
A n [O, +oo[ per determinarla su tutto il suo dominio A.
Capitolo 3 ; Funzioni elementari 73

Fig. 3.6; x2 Ixl + l pari Fig. 3.7 ; x3 - x dispari

Come facile vedere dai grafici della sezione 4.2, non tutte le funzioni sono pari o
dispari. Facili propriet delle funzioni pari e dispari sono le seguenti:
a) la somma di due funzioni pari definite sullo stesso insieme una funzione pari;
b) un multiplo di una funzione pari una funzione pari;
c) la somma di due funzioni dispari definite sullo stesso insieme una funzione dispari;
d) un multiplo di una funzione dispari una funzione dispari;
e) ogni funzione dispari, definita per x = O , si annulla nell'origine;
f) il prodotto di due funzioni pari o di due funzioni dispari, definite sullo stesso insieme,
una funzione pari;
g) il prodotto di una funzione pari e una funzione dispari, definite sullo stesso insieme,
una funzione dispari.
Osserviamo che la somma di una funzione pari e una dispari non in generale n pari
n dispari, anzi pu essere qualunque funzione: se A simmetrico, data una qualsiasi
funzione f: A -+ JR( , le funzioni

fp(x) = f(x) + f( -x) fd(X) = f(x) - f( -x)


2 2

sono una pari e una dispari (~ es. 3.14), e la loro somma f.

3.3 - Le potenze

Iniziamo lo studio delle funzioni elementari partendo dalle pi facili, le potenze intere
positive di x.
74 Sezione 3.3 : Le potenze

Proposizione 3.3 : sia n un numero intero positivo; se n pari la funzione xn


positiva su lR \ {O} , crescente su lR+ e decrescente su lR- ; se n dispari la funzione
xn crescente su lR, positiva su lR+ e negativa su lR- .

Da questa proposizione si ricava in particolare che per ogni intero positivo n la


funzione xn : [O, +00[-+ [O, +oo[ iniettiva, e se n dispari la funzione xn : lR -+ lR
iniettiva. Per quanto riguarda la surgettivit si ha poi il seguente risultato.

Proposizione 3.4 : per ogni intero positivo n la funzione xn : [O, +00[-+ [O, +oo[
surgettiva; se poi n dispari la funzione xn : lR -+ lR surgettiva.

Una conseguenza fondamentale delle proposizioni precedenti l'esistenza delle radici


(che non avremmo se usassimo solo Q).

Proposizione 3.5 : sia n un numero intero positivo; se n pari esiste la funzione


inversa della funzione xn : [O, +00[-+ [O, +00[, che si chiama radice n-esima, y'x:
[O, +00[-+ [O, +00[. La radice n-esima (pari) di un numero non negativo x l'unico
numero non negativo la cui potenza n-esima vale x.
Se invece n dispari, esiste l'inversa di xn : lR -+ lR, che y'x: lR -+ lR, e la
radice n-esima (dispari) di un numero x l'unico numero reale la cui potenza n-esima
vale x.

importante ricordare che la radice quadrata non l'inversa della funzione x2,
che non neppure iniettiva, bens l'inversa della restrizione di x2 a [O, +oo[ , pensata
come funzione a valori in [O, +00[; infatti, non vero che x = H, e neppure che
x = (JX)2: basta provare con x = -1; queste uguaglianze sono vere se e solo se
x 2: O. Dopu aver introdotto il valore assoluto (nella prossima sezione) potremo scrivere
qualcosa di pi ('0:. es. 3.21).
Dalle propriet viste finora segue in particolare che le potenze razionali positive di x
sono crescenti e positive su lR+ , le potenze razionali negative sono decrescenti e positive
su lR+ ; per le potenze razionali con esponente a denominatore dispari, la monotonia
su lR- dipende dalla parit del numeratore. Di queste propriet bisogna tenere conto
quando si risolvono equazioni o disequazioni che contengono radici o potenze ('0:. es. 3.15).
L'equazione J f(x) = g(x) ,dove f e 9 sono due funzioni reali, equivale al sistema

x E domf per l'esistenza di f(x)


f(x) 2: O per l'esistenza di J f(x)

x E domg per l'esistenza di g(x)

g(x) 2: O perch Jf(x) 2: O dalle condizioni precedenti

f(x) = [g(x)]2

in quanto le prime quattro condizioni assicurano che sia Jf(x) sia g(x) sono due
numeri non negativi, e su [O, +oo[ la funzione quadrato biunivoca, ovvero

g(x) = Jf(x) ~ [g(xW = [Jf(x)]2 = f(x).


Capitolo 3 ; Funzioni elementari 75

Possiamo osservare che in realt l'ultima condizione contiene gi la seconda, perch im


plica che I(x) uguale a un quadrato, che sempre non negativo (tuttavia, meglio
mettere una condizione ridondante piuttosto che rischiare di ometterne una necessaria:
se siete in dubbio su quale tra le condizioni I(x) ~ O e g(x) ~ O inutile, scrivetele
entrambe). Condizioni analoghe valgono per l'equazione vrJ 9 se n pari. Invece se
n dispari la situazione pi semplice, dato che la potenza n-esima risulta biunivoca
da lR a lR, quindi ad esempio

X E domi
x E domg
{ 3
I(x) [g(x)] .

Esempio: l'equazione y'2x - 1 x +3 equivale al sistema

2x -1 ~ O (inutile)
x+3>O
{
2x - 1 = (x + 3)2 ,

che non ha soluzione; l'equazione ~3x - 1 x 1 equivale all'equazione 3x - 1 =


3
(x 1)3, cio x - 3X2 = O , che ha soluzioni x O e x = 3 (~es. 3.16).

Per quanto riguarda le disequazioni che contengono radici quadrate, ci limitiamo ai


due casi modello: JI(x)::; g(x) e JI(x) ~ g(x). La disequazione J/(x) ::; g(x)
equivale al sistema

x E domi

I(x) ~ O

x E domg

g(x) ~ O perch g(x) ~ J I(x) ~ O dalle condizioni precedenti


I(x) ::; [g(x}F

in quanto le prime quattro condizioni assicurano che sia J


I (x) sia g( x) sono due
numeri non negativi, e su [O, +oo[ la funzione quadrato crescente, ovvero I(x) ::; J
g(x) :::} I(x) ::; [g(x)J2. Poich la funzione radice quadrata anch'essa crescente, dalle
prime quattro condizioni segue che I(x)::; [g(x}F:::} JI(x) ::; g(x), e questo completa
l'equivalenza. Qui, la seconda condizione non gi contenuta nell'ultima, e non pu
quindi essere omessa.
Invece, la disequazione JI(x) ~ g(x) va scissa in due casi: a parte l'esistenza di
I, di 9 e della radice, la disequazione certamente verificata dove g(x) ::; O, perch
una radice quadrata sempre maggiore o uguale a zero; invece, dove g(x) > O si possono
elevare al quadrato ambo i membri senza perdere n aggiungere soluzioni, per la crescenza
della funzione quadrato su [O, +oo[ .
76 Sezione 3.4 : Il valore assoluto

In definitiva, la disequazione J !(x) 2" g(x) equivale es. 3.18) a

x E domi
!(x) 2" O
x E domg
g(x) > O
[g(x) :5 O] o { !(x) 2" [g(x)F .

3.4 - Il valore assoluto

In questa sezione introduciamo la funzione valore assoluto, sulla quale si concentra una
buona fetta degli errori pi frequenti.

Definizione : la funzione valore assoluto (che ha dominio e codominio uguali ad 1Ft)


definita come quella legge che a ogni numero a E 1Ft associa lal = max{ a, -a} .

Esempio: si ha 12.51 = 2.5, 101 = O, I- 31 =3.


Dalla definizione otteniamo le principali propriet del valore assoluto (~ es. 3.20).

Proposizione 3.6 : per ogni a E 1Ft ,


1) a:5 lal
2) lal a se a 2" O , mentre lal -a se a:5 O
3) lal 2" O
4) lal = O {:::=:} a = O
5) lal = 1- al
6) -lal:5 a :5 lal ;
inoltre per ogni a, b E 1Ft
7) lal :5 b {:::=:} -b:5 a :5 b (3.1)
8) lal 2" b {:::=:} [(a 2" b) o (a:5 -b)]
9) lal < b {:::=:} -b < a < b
lO) lal > b {:::=:} [(a> b) o (a < -b)] .

Spesso la 2) ad essere presa come definizione di valore assoluto, ma osserviamo che


con la nostra definizione chiaro che il valore assoluto una funzione, cio assume un
solo valore. Un errore che si trova molto frequentemente ritenere che il valore assoluto
di un numero x sia "pi o meno x", cos che 121 = 2, lal a, ... ; cos, sembra
che lal possa essere indifferentemente +a o -a, oppure che non si possa mai decidere
quale sia tra +a e -a, o addirittura che sia entrambi contemporaneamente! Un altro
Capitolo 3 ; Funzioni elementari 77

errore frequente scrivere che I al = +a: questo vero se a ~ O , ma falso se a < O;


questo errore legato alla misteriosa credenza che il valore assoluto di un numero sia
"quel numero senza il segno," si veda anche il commento alla fine della sezione 2.3.
Le propriet seguenti sono di grande utilit nel trattare disuguaglianze in cui pre
sente la funzione valore assoluto. Come si potr vedere durante i corsi in cui verranno
introdotti gli spazi euclidei ad n dimensioni, tali propriet avranno un'importante in
terpretazione geometrica.

Proposizione (disuguaglianze triangolari) 3.7 : se a, b E lR ,


1) la + bi ::; lal + Ibl

2) Ilal-lbll::; la - bi

Se decidiamo di prendere come distanza tra due numeri reali a e b la differenza


tra il pi grande e il pi piccolo, notiamo subito che tale differenza la bi, indipen
dentemente da quale dei due fosse il maggiore: dunque, possiamo usare il valore assoluto
della differenza come definizione di distanza fra numeri reali.

Osservazione : la prima disuguaglianza triangolare (il valore assoluto della somma


minore o uguale della somma dei valori assoluti) si generalizza al caso di un numero
finito di addendi: se al, ... , an E lR

Itail ::;
i=l
t
i=l
lail

Esempio: risolvere l'equazione 12x + 11 5 - 4x equivale a determinare l'insieme


s = {x E lR : 12x + 11 = 5 4x}; poich
lR = {x E lR : [2x + 1 ~ O] o [2x + 1 < OJ}
= {x E lR : 2x + 1 ~ O} U {x E lR : 2x + 1 < O} = TI U

per le formule (1.8) abbiamo

(3.2)

ovvero
s= {x E lR : [2x + 1 ~ O] e [12x + 11 = 5 - 4xJ}
U {x E lR : [2x + 1 < O] e [l2x + 11 5 4xJ}.
L'equazione di partenza equivale allora a
2X+1>0 2x + 1 <O
{ o {
12x+11 5 4x 12x + 11 = 5 - 4x ;

dato che se 2x + 1 ~ O 12x + 11 = 2x + 1 mentre se 2x + 1 < O 12x + 11 -2x-1


(questo il motivo della scelta degli insiemi TI e T 2 ), questi sistemi equivalgono a

2x + 1> O 2x + 1 < O
{ 2x + 1 = 5 - 4x o { -(2x + 1) = 5 - 4x ,
78 Sezione 3.4 : Il valore assoluto

cio a
2x + 1 2:: O o { 2x +1<O
{ x 2/3 x = 3.
Il secondo sistema non ha soluzione, mentre il primo ha soluzione x 2/3; come visto in
(3.2), la soluzione dell'equazione di partenza l'unione delle soluzioni dei sistemi, quindi
l'unica soluzione dell'equazione di partenza x 2/3 (~es. 3.24).

A differenza di quanto accade per le equazioni lineari, non bisogna credere che
un'equazione contenente valori assoluti nella quale compare solo la prima potenza dell' in
cognita abbia sempre una e una sola soluzione: ad esempio, le equazioni Ixl = -1 e
Ixl = x hanno rispettivamente zero e infinite soluzioni.
Un errore molto frequente scrivere qualcosa del tipo

2x+ 1 sex2::0
12x+ 11 { -(2x + 1) (!!!!)
se x < O

mentre la scrittura corretta

2x+ 1 se 2x + 1 2:: O
12x + 11 = { -(2x + 1) se 2x + 1 < O.

Probabilmente, un errore del genere ci passato sotto gli occhi centinaia di volte, quindi
questa osservazione non va sottovalutata.
Nella risoluzione delle disequazioni contenenti valori assoluti tornano spesso utili la
propriet (3.1) e quella successiva.

Esempio: risolviamo in tre modi diversi la disequazione 12x - Ix2 - 311 < 1: prima
proviamo a scindere in casi il valore assoluto pi esterno, cos la disequazione diventa
equivalente a
2x - Ix2 - 31 2:: O o 2x Ix2 31 < O
{ 2x - Ix2 - 31 < 1 { Ix2 - 31 - 2x < 1

che, scindendo ancora in casi a seconda del segno di X2 3 , risulta equivalente a

X2 - 3> O X2 3<O
X2 2x - 3::; O o
{
X2 + 2x 32::0
{
X2 2x - 2 > O x2 +2x - 4 <O
X
2
3>0 X2 - 3 <O
o
{
x2 2x - 3> O o X2 + 2x 3 <O
{
x2 - 2x 4 < O X2 + 2x - 2> O,
con notevoli rischi di confusioni. In totale, si devono studiare dodici disequazioni di
secondo grado, di cui solo sette sostanzialmente diverse tra loro, con ulteriori pericoli.
Provando invece a scindere il valore assoluto pi interno, si arriva allo stesso punto,
ma un po' pi rapidamente e quindi con minori possibilit di errore.
Capitolo 3 : Funzioni elementari 79

Proviamo infine a non spezzare mai in casi, e a usare sistematicamente la propriet


(3.1) e quella successiva:
-1 < 2x -lx2 - 31 < 1
Ix2 - 31 < 2x + 1
{ IX2 - 31> 2x 1
- 2x 1 < x2 - 3 < 2x + 1
{ [x2 3>2x-l] o [x2 3<-2x+1]

quattro sole disequazioni, e pochissimi passaggi (~ es. 3.25).

A partire dal valore assoluto, possiamo costruire altre due funzioni interessanti.

Definizione: la parte positiva x+ e la parte negativa x- del numero x sono date da

Esempio: la parte positiva di 3 3, la parte positiva di -1.5 O, la parte negativa


di 3 O e la parte negativa di -1.5 1.5 (~es. 3.26).

Osserviamo che per le propriet 1) e 5) della proposizione 3.6, tanto la parte positiva
che la parte negativa di ogni numero reale x sono numeri non negativi; abbiamo poi due
uguaglianze immediate (~ es. 3.27):

Ixl = x=
Dalla definizione di valore assoluto si ricava facilmente
sex>O X
= max{x,O} = {
O altrimenti
(3.3)
x
_= .
-mm{x,O} =
{-X
se x < O

O altrimenti.
Notiamo infine che x- = (-x)+ .
I grafici delle funzioni e x- sono riportati qui di seguito.

Fig. 3.8: parte positiva di x Fig. 3.9: parte negativa di x


80 Sezione 3.5 : La parte intera

Esempio: l'equazione (2x+l)+ 3 X equivale a [12x+ll+(2x+l)l/2=3-x,cioa


12x+ll = 5-4x, che abbiamo risolto poco soprai in alternativa, vista la caratterizzazione
(3.3), l'equazione di partenza equivale a

2x + 1 < O 2x+ 1> O


{ 3-x=O o { 2x+13-x.

Il valore assoluto di x definito come il massimo fra x e -x; pi in generale,


date due funzioni I e g, possiamo definire le funzioni massimo fra I e 9 e minimo
fra I e 9 ponendo per ogni x per cui ha senso (cio nell' intersezione dei domini)

(f V g)(x) max{/(x),g(x)}, (f A g)(x) = min{!(x),g(x)} .

Valgono le seguenti caratterizzazioni:

IVg=g+max{(f g),O}=g+(f-g)+=g+(f g)+11 gl


2
(3.4)
_ (f + g) + Il - gl
2

e analogamente (~ es. 3.30)

I A 9 = (f + g) Il - gl (3.5)
2

La parte positiva e la parte negativa sono casi particolari di questo (basta prendere
gO).
interessante osservare che, dati i grafici delle funzioni I e g, molto facile
ottenere i grafici delle funzioni I V 9 ed I A 9 , come mostrano le figure seguenti.

Fig. 3.lO: f v9 max{J,g} Fig. 3.11: f I\g = min{J,g}


Capitolo 3 : Funzioni elementari 81

3.5 - La parte intera

Alcune funzioni che capita frequentemente di incontrare sono quelle che permettono di
approssimare un numero reale con un numero intero: la parte intera l x J di un numero
reale x definita come il pi grande numero intero non superiore a x, cos ad esempio
l2J :::: 2, l1.73J:::: l, l-3J:::: -3, l-3.2J:::: -4 (1I<i' figura 3.12).
Analogamente si definisce la funzione fx l che fornisce, per ogni numero reale x,
il pi piccolo numero intero non inferiore a x, cos che ad esempio si ha f2l :::: 2,
f1.73l 2, f-3l :::: -3, f-3.2l :::: -3 (1I<i' figura 3.13).

--
1 1

-
Fig. 3.12: la parte intera LxJ Fig. 3.13: la funzione rx l

Infine si definisce l'intero pi vicino a x mediante la formula

l l
[x] ::::k k--<x<k+
2 - 2 '

quindi [2.3] [2.5] :::: [1.52] :::: 2 mentre [1.5]:::: l (~es. 3.31).

- -
1

--
Fig. 3.14: l'intero pi vicino [xl
82 Sezione 3.6 : Le funzioni trigonometriche

3.6 - Le funzioni trigonometriche

Un'altra classe di funzioni molto importante quella delle funzioni trigonometriche. Si


potrebbe darne una definizione precisa, che non utilizzi disegni, angoli e intuizione geo
metrica, dopo aver studiato un po' di equazioni differenziali, o quantomeno (pi laborio
samente) dopo aver introdotto le derivate. Tuttavia, la fatica richiesta a questo punto
sproporzionata, quindi ci limitiamo ad assumere le definizioni abituale del seno e del
coseno di un angolo (sempre misurato in radianti), nonch della tangente, definita come
rapporto tra seno e coseno.
Se individuiamo sulla circonferenza goniometrica, cio (1& figura 3.15) la circonfe
renza centrata nell'origine del piano cartesiano e avente raggio l , il punto P corrispon
dente ad un angolo x, le coordinate di P sono (cosx,senx). Se P non sull'asse
delle ordinate (cio se cosx::j:. O), la retta che passa per P e per l'origine O degli assi
interseca in un punto T la retta tangente alla circonferenza nel punto A di coordinate
(1, O) . Facili proporzioni mostrano che le coordinate di T sono (l, tan x) . Indichiamo
poi con H il punto di coordinate (cos x, O) .

( A

Fig. 3.15: il cerchio goniometrico

Osserviamo che i valori di seno e coseno si ripetono ogni 211": questa la caratteri
stica delle funzioni periodiche.

Definizione : se A C lR e T > O , una funzione f : A -+ lR si dice periodica di periodo


T , o T-periodica, se
l) \:Ix, [x E A {:::::;> x + T E Al
2) \:Ix E A, f(x) f(x + T) .

Osserviamo che la funzione seno verifica la condizione precedente con T = 211" , ma


anche con T 411", T 611" eccetera: facile verificare (~ es. 3.33) che una funzione
periodica di periodo T anche periodica di periodo nT per ogni n = 2,3,4, ... ; in
particolare, se f T-periodica allora

f(x) f(x + kT) \:Ix E A, \:Ik E Z.


Capitolo 3 : Funzioni elementari 83

Se T il minimo tra tutti i possibili valori del periodo di una funzione (per non
sempre iI minimo esiste), diciamo che f ha minimo periodo T (~es. 3.36).

:T

Fig. 3.16: una funzione T-periodica

Se una funzione (che per comodit pensiamo definita su tutto IR.) T-periodica,
basta conoscerla sull' intervallo [O, T[ per determinarla su tutto IR.: infatti ogni numero
x si pu scrivere come x = kT + Y con k E Z e y E [O, T[, quindi f(x) = f(y). Ci
si pu anzi rendere facilmente conto che fissato un qualsiasi numero a si pu scrivere
x kT + Y con Y E [a, a + T[, dunque per determinare una funzione T-periodica
sufficiente conoscerla su un qualsiasi intervallo della forma [a, a + T[ .
Ricaviamo immediatamente dalla definizione del seno e del coseno alcune propriet
che ci saranno utili in seguito: anzitutto, la funzione seno dispari e la funzione coseno
pari, cio
senx -sen(-x), cosx cos(-x);
poi,
-1::; senx ::; 1 Vx
-1::; cosx ::; 1 Vx; (3.6)
in particolare, dato che 1 < 1r /2 ,
1r
senx < x Vx ~ 2 . (3.7)

Per O < x < 1f/2, la lunghezza dell'arco AP x, e le lunghezze dei segmenti AH


e P H sono rispettivamente 1 - cos x e sen x (quest 'ultima non vera per tutti gli
x E IR.: per quali vera?), mentre la lunghezza del segmento AT tanx. Poich AT
un segmento di tangente relativo all'arco AP, pi lungo di esso, dunque
1f
tanx > x VO<x<2; (3.8)

d'altra parte l'arco AP pi lungo della corda AP, che l'ipotenusa del triangolo
rettangolo AHP ed a sua volta pi lunga dei cateti P H ed AH , cio
1f
senx < x VO<x< 2 (3.9)
84 Sezione 3.6 : Le funzioni trigonometriche

7r
1 cosx < X VO<X<2' (3.10)

Da (3.7) e (3.9) ricaviamo


senx < x Vx > O. (3.11)

Poich la funzione seno dispari, da questa disuguaglianza otteniamo subito (~ es. 3.37)

senx >x Vx < O. (3.12)

Dato che senx > O > -x per O < x < 7r/2, mentre senx :?': -1 > -7r/2 :?': -x per
x :?': 7r/2 , abbiamo anche
senx> -x Vx > O,
quindi da (3.11) e (3.1), usando anche il fatto che il seno dispari, ricaviamo (~es. 3.38)

Isenxl < Ixl Vx 'i O


Isenxl ~ Ixl Vx. (3.13)

In modo analogo, partendo da (3.6) e (3.10), otteniamo

1 Ixl ~ cosx ~ 1 Vx. (3.14)

Da (3.8) e (3.11) otteniamo anche

7r
O < sen x < x < tan x '110 < x < 2 ' (3.15)

quindi
x 1 7r
1<--<-- '110 < x < 2
senx cosx
e anche
senx 7r
cosx < <1 VO<x<2" (3.16)
x
Poich il coseno una funzione pari ed il seno dispari, otteniamo subito che questa
formula vera anche per -7r /2 < x < O .
Per quanto riguarda monotonia ed invertibilit, chiaro che seno, coseno e tangente
non sono monotone, e neppure iniettive (come tutte le funzioni periodiche, ovviamente).
Tuttavia, la funzione seno strettamente crescente (dunque iniettiva) in tutti gli intervalli
della forma [2k7r - ~,2k7r + ~l al variare di k E Z. Uno di tali intervalli ad esempio
[-~, ~l ; la restrizione della funzione senx a questo intervallo iniettiva, ed ha valori
compresi tra -1 ed 1, che sono rispettivamente il suo valore minimo e il suo valore
massimo. Durante lo sviluppo di un corso di Analisi matematica possibile vedere,
come conseguenza del teorema dei valori intermedi, che la restrizione della funzione seno
all'intervallo [-~,~] assume tutti i valori compresi tra -1 ed 1, cos che

sen I[-11"/2,11'/2] . [-2'


11" 2
11"]
-+ [ -1,1]
Capitolo 3 : Funzioni elementari 85

risulta essere biunivoca, e come tale ammette inversa. L'inversa di questa funzione
(non l'inversa della funzione seno) si chiama arcoseno; il numero arcsenx indica l'arco,
compreso tra -7r/2 e 7r/2 , il cui seno x. La funzione arcsen allora definita su
[-1, 1] , ha immagine [- ~, ~ l e risulta strettamente crescente, perch inversa di una
funzione strettamente crescente (Iri' proposizione 3.2).
Osserviamo che per ogni x E [-1, 1] ci sono infiniti y tali che sen y = x: ad
esempio, per x = O basta scegliere y k7r con k E Z; tuttavia, uno solo di tali
valori arcsenx, quello compreso tra -7r/2 e 7r/2 (nell'esempio, y = O). La funzione
sen (arcsen x) definita in [-1, 1] ; per tali x sempre vero che sen( arcsen x) = x .
Invece, non sempre vero che arcsen(senx) x: questo accade solo per i numeri x tali
che -7r/2 ~ x ~ 7r/2.

Esempio: l'equazione sen(arcsenx) = 1/2 ha come unica soluzione x = 1/2; invece,


l'equazione sen(arcsen(2x + 1)) = x - 3 non ha soluzioni, perch essa equivale al sistema

-1 ~ 2x + 1 ~ 1
{ 2x+ 1 = x 3

(la prima riga del sistema serve perch sia definito il primo membro dell'equazione), che
non ha soluzioni. L'equazione arcsen(senx) = 2x 1 equivale al sistema

_1!:2 -< 2x -1 -< 1!:2 !_1!:<x<!+1!: !2 1!:<x<l+1!:


2 4- -2 4 4- -2 4
{ senx {
sen(2x -1) { senx = sen(2x - 1) X = 2x 1

(perch sia x sia 2x - 1 sono fra -7r/2 e 7r/2 ), che ha come unica soluzione x = 1.

Osserviamo che l'intervallo [- ~, ~] potrebbe essere sostituito da uno qualsiasi degli


intervalli [k1T - k7r + ~] : in tal caso si otterrebbe l'inversa di un'altra restrizione del
seno, quindi una funzione diversa dalla funzione arcoseno; la scelta fatta convenzionale,
anche se ci sono oVVI motivi pratici per preferire, tra tutti questi intervalli, proprio quello
utilizzato.

1tI2

Fig. 3.17: y = arcsenx Fig. 3.18: y = arccosx Fig. 3.19: y = arctan x


86 Sezione 3.7 : L'esponenziale e il logaritmo

In modo analogo si pu trattare la funzione coseno: essa non invertibile, ma la sua


restrizione all' intervallo [O, n]
cos I[o,7f] : [D,n] ~ [-1,1]
strettamente decrescente e biunivoca, quindi ammette inversa
arccos: [-1, 1] ~ [D,n] .
La funzione arcocoseno strettamente decrescente.
Di nuovo, la funzione tangente n-periodica, quindi non iniettiva, ma la sua
restrizione all' intervallo l - i, i [
tan !J-7f/2,.rr/2[ :]- i, i[ ~ lR
strettamente crescente e biunivoca, quindi ha inversa
arctan : lR ~] ~, ~ [ ,
che anch'essa strettamente crescente (~ es. 3.40).

3.7 - L'esponenziale e il logaritmo

La funzione esponenziale tra quelle che si incontrano pi spesso nelle applicazioni


della matematica. Si potrebbe dare una definizione precisa di funzione esponenziale in
vari modi, ma conviene a questo punto prendere per nota la definizione generalmente
introdotta alle scuole medie superiori, ed utilizzarla negli esempi. Ci sar l'occasione in
eventuali corsi successivi di vedere qualche maniera rigorosa di introdurre la funzione e'" .
La funzione a'" definita se a > O ed x qualsiasi, e nel caso a = 1 si riduce alla
funzione costante 1. Il caso che si incontra pi frequentemente di funzione esponenziale
quello in cui la base a ha un particolare valore, che si indica con il simbolo e (il
numero e, detto numero di Nepero, irrazionale, vale circa 2.718... e viene definito
rigorosamente mediante il limite di un'opportuna successione, come si pu vedere in un
corso di Analisi matematica). Come per la scelta di misurare gli angoli in radianti, anche
le motivazioni per privilegiare la funzione esponenziale con base e possono essere chiarite
solo in un corso pi avanzato. 'fra le propriet della funzione esponenziale a'" (che,
quando la base a coincide con e, a volte si indica exp(x) , specialmente se l'argomento
un po' lungo e complicato) abbiamo:
a) aX +Y = a'" aY ;
b) (a"')Y = a"'Y ;
c) a O = 1 ;
d) a'" una funzione strettamente crescente se a > 1 , costante se a l , strettamente
decrescente se a < 1 ;
e) a'" > O per ogni a > O e per ogni x E lR , e l'immagine della funzione a'" tutta
la semiretta lR+ .
Capitolo 3 : Funzioni elementari 87

Fig. 3.20 : y eX Fig. 3.21: y = lO'" Fig. 3.22: y 0.5 x

Il logaritmo in base a, che si indica con loga x , definito per a > O, salvo il caso
a = 1 in cui non definito, come la funzione inversa dell'esponenziale a X Notiamo che,

grazie alla stretta monotonia della funzione aX vista nella propriet d), la funzione a X
iniettiva se a f 1 e pertanto la sua funzione inversa risulta hen definita. Inoltre, per
la propriet e), la funzione loga x risulta definita soltanto per x > O. Nel caso a = e
ometteremo l' indice e, e scriveremo soltanto log x anzich loge x ; in alcuni libri per
(specie in quelli di materie tecniche) si usa una convenzione diversa, scrivendo In x per
il logaritmo in base e, e log x per quello in base lO. Poich questo accade anche sui
tasti di molte calcolatrici, bisogna stare attenti a non confondersi.

Fig. 3.23: y loge x

Tra le principali propriet del logaritmo, derivate facilmente da quelle dell'esponenziale,


abbiamo:
f) se x > O allora a 10ga x = X ;

g) per tutti x si ha loga (aI) = x ;

h) se x, y > O allora loga(xy) = loga x + loga Y;

i) se x > O allora loga (x Y ) = y loga x ;


88 Sezione 3.7 : L'esponenziale e il logaritmo

j) se x, y > O con y =/:- 1 allora loga x loga y . logy x; in particolare, se a e, si


ricava
logx
logyx --,
logy

cio conoscendo i logaritmi in base e si possono ricavare i logaritmi in una base y


qualsiasi.
Osserviamo che dalle propriet precedenti "segue" l'uguaglianza

aX exp(xloga);

le virgolette sono d'obbligo in quanto questa in realt la definizione di a X (~es. 3.49).


Dato che l'esponenziale diventa rapidamente molto grande, il logaritmo comprime
molto i numeri grandi (B' figura 3.23): ad esempio il logaritmo in base lO aumenta
soltanto di una unit nel passare da lO a 100 (due numeri che differiscono di 90), e
sempre di una unit nel passare da 1.000.000 a 10.000.000 (qui la differenza 90 milioni).
Per questo motivo, per rappresentare fenomeni in cui la scala dei valori molto ampia,
o in cui una delle variabili molto sbilanciata rispetto all'altra, si usano talvolta i grafici
in scala logaritmica.

Esempio: la popolazione italiana degli ultimi 2400 anni varia fra 3 e 57 milioni (un
fattore 20). Rappresentandola in scala lineare, si perdono i dettagli nei valori bassi
(decadenza dell' impero Romano, pestilenze del '300 e del '600) per far spazio verticale
all'espansione degli ultimi due secoli; invece, se usiamo sulle ordinate il logaritmo in base
2 della popolazione in milioni il grafico pi leggibile.

-400 500 1000 1500 -400 500 1000

Fig. 3.24: popolazione italiana in milioni Fig. 3.25: idem, ordinate in scala logaritmica

Dal grafico del logaritmo si vede che questa funzione ha anche un'altra propriet,
opposta a quella usata nell'esempio precedente, e cio dilata molto i numeri vicini a zero.
Allora, usando una scala logaritmica, si riescono a visualizzare delle variazioni fini sui
valori molto piccoli.
Capitolo 3 : Funzioni elementari 89

Esempio: in Chimica, il pH un indice dell'acidit che misura la concentrazione mo


lare degli ioni idrogeno in una soluzione; poich questa concentrazione molto pic
cola (nell'acqua dell'ordine di 10- 7 = 0.0000001) mentre varia molto (di un fattore
10 14 = 100000000000000) fra una soluzione molto acida e una molto alcalina, meglio
usare come indice non la concentrazione stessa, ma il suo logaritmo, magari cambiato
di segno visto che questo sar generalmente un numero negativo. Infatti se [H+j la
concentrazione molare degli ioni idrogeno in una soluzione (il simbolo naturalmente non
c'entra affatto con 1'intero pi vicino introdotto a pago 81), il pH di questa definito
come

3.8 - Le funzioni iperboliche

Anche se non molto frequentemente, capita di incontrare le funzioni iperboliche: queste


sono il seno iperbolico, il coseno iperbolico e la tangente iperbolica, definite su tutto lR
in termini della funzione esponenziale come

eX + e-x senhx
senhx coshx = 2 tanhx
2 coshx .

I grafici di queste tre funzioni iperboliche sono i seguenti:

l
- - - - - - - -::;;.-...--

--,...,-~----_ ..

Fig. 3.26: y senh x Fig. 3.27 : y cosh x Fig. 3.28: y = tanhx

Si ha (~es. 3.51) che seno iperbolico e tangente iperbolica sono funzioni dispari, mentre
il coseno iperbolico pari; inoltre, una relazione fondamentale fra le funzioni iperboliche

cosh 2 x senh 2 x l :
90 Sezione 3.8 : Le funzioni iperboliche

infatti

cosh 2 X - senh 2 x = (coshx + senhx)(coshx senhx) = eX. e-x 1.

Valgono per le funzioni iperboliche altre uguaglianze, in qualche modo simili alle formule
trigonometriche di addizione o altre, per le quali rimandiamo agli esercizi (~ es. 3.53).
Mostriamo che il seno iperbolico una funzione biunivoca da lR a lR, e ricaviamo
la sua inversa, che si chiama "settore seno iperbolico": occorre risolvere l'equazione
x = senh y in termini di y. Questa equazione si scrive

eY e- Y
x
2

cio, posto eY t e osservando che deve essere t > O ,

t- t - l 1
x= 2 ~ 2x = t ~ t2 - 2xt 1 O
t

questa equazione di secondo grado sempre risolubile ( Ll 4x2 + 4 ) e il prodotto delle


sue radici il terzo coefficiente, cio -1. Allora una radice positiva e l'altra negativa
(ci se ne pu accorgere anche dopo averle scritte esplicitamente); dato che ci interessano
solo le soluzioni con t > O dobbiamo scegliere solo la positiva, che quella maggiore,
vale a dire
t = x+ Vx2 + 1,
da cui finalmente (ricordiamo che t > O )

Y logt = log(x +

abbiamo risolto l'equazione per ogni x E lR, quindi la funzione

settsenhx = log(x +

definita su tutto lR.


facile verificare (~ es. 3.54) che le funzioni coshx e tanhx risultano invertibili
rispettivamente da [O, +oo[ a [1, +oo[ e da lR a ]-1, l[ , per cui in tali intervalli sono
definite le loro inverse. In maniera analoga a quanto fatto sopra per sett senh x risulta

sett coshx = log(x + v'x2=1) , x;:::: 1


1 l+x
setttanhx = -21og -1 < x < 1 .
1 x

Tracciamo anche i grafici delle funzioni iperboliche inverse:


Capitolo 3 : Funzioni elementari 91

T
Fig. 3.29: y = sett senh x Fig. 3.30: y = sett cosh x Fig. 3.31: y = sett tanh x

Per capire l'interpretazione geometrica delle funzioni iperboliche, e la giustifica


zione del loro nome, conviene ricordare alcune propriet geometriche delle funzioni seno
e coseno. Tali funzioni, che si dicono anche funzioni circolari, forniscono le equazioni pa
rametriche della circonferenza goniometrica (cio di raggio unitario e centrata nell'origine
degli assi cartesiani). In altri termini, se il parametro t varia da O a 211", il punto

P(t) = (cost,sent)
percorre la circonferenza unitaria, partendo dal punto A = (1, O) e ritornando sullo
stesso punto dopo un giro completo, percorso in senso antiorario. Inoltre (u:w figura 3.32)
il numero t corrisponde alla lunghezza dell'arco AP, e anche al doppio dell'area del
settore circolare AOP. Dall'arco AP deriva il simbolo "arc" usato per le funzioni
circolari inverse.

Fig. 3.32: parametrizzazione circolare Fig. 3.33: parametrizzazione iperbolica

Invece, se t varia da -00 a +00 il punto

P(t) (cosht,sehht)
92 Sezione 3.8 : Le funzioni iperboliche

percorre dal basso verso l'alto il ramo destro dell' iperbole di equazione X2 y2 =1:
infatti le sue coordinate verificano la relazione

X2 y2 cosh 2 t senh2 t =1.


Se A = (1, O) e H(t) = (O, senh t) , l'area del "settore iperbolico" AOP data dalla
differenza fra l'area di OAPH e quella del triangolo OPH. Una volta studiati gli
integrali, sar possibile dire che l'area del "settore iperbolico" AOP data da

l senh
t J1.+;2 ds coshtsenht
2

e, calcolando l'integrale, si trover che t il doppio dell'area del "settore iperbolico"


considerato (1& figura 3.33), da cui il nome dato alle funzioni iperboliche inverse.
Capitolo 3 : Funzioni elementari 93

Esercizi relativi al capitolo 3

Esercizio 3.1 provate che la funzione f(x) = -x 3 decrescente.


Esercizio 3.2 provate che la funzione

se x ~ 2
se x >2
debolmente decrescente.
Esercizio 3.3 negate la proposizione "f decrescente" .

Esercizio 3.4 negate la proposizione "f strettamente monotona" .

Esercizio 3.5 provate che la composizione di un numero qualsiasi di funzioni mo


notone risulta debolmente crescente se il numero di funzioni debolmente decrescenti nella
composizione pari, risulta debolmente decrescente se tale numero dispari.
Esercizio 3.6 : provate, con degli esempi, che la somma di due funzioni iniettive
non sempre inietti va, e che lo stesso vale per la somma di due funzioni surgettive o due
biunivoche (questo mostra l'importanza della proposizione 3.1).
Esercizio 3.1 : sapendo che la funzione logaritmo crescente ed definita solo su
jR+ , dite se la funzione X2 + log(2x - e) iniettiva.

Esercizio 3.8 : quali sono le funzioni che sono contemporaneamente debolmente cre
scenti e debolmente decrescenti?
Esercizio 3.9 : dimostrate che l'inversa di una funzione monotona e invertibile
anch'essa monotona.
Esercizio 3.10 : provate che le potenze pari di x sono funzioni pari, le potenze dispari
sono funzioni dispari.
Esercizio 3.11 : provate che una funzione dispari se e solo se il suo grafico simme
trico rispetto all'origine. Trovate poi le funzioni pari e dispari tra quelle disegnate nella
sezione 4.2.
94 Esercizi relativi al capitolo 3

Esercizio 3.12 dite se la funzione arctan(2x - x 3 ) pari o se dispari.


Esercizio 3.13 dite se la funzione sen(2x + X2) pari o se dispari.
Esercizio 3.14 dimostrate che la funzione [J(x) + f( -x))/2 pari.
Esercizio 3.15 semplificate 1'espressione VX2 - x 4 / ?'x 4 - x 3 , facendo attenzione
ai valori di x.
Esercizio 3.16 : risolvete le seguenti equazioni:
a) V2x - 1 = x + 3 c) .vx=-r + x = 2
b) x+3 d) (x-l);(x+2=x.

Esercizio 3.17 : risolvete le seguenti equazioni:


a) (x 2)yx + 2
b) 2...;x=2=4 x
c) J3x - 2..jX =
Esercizio 3.18 : risolvete le seguenti disequazioni:
a) V2x + 1 ::; x - 3
b) vx+2<x+l
c) + > O.
Esercizio 3.19 : risolvete la disequazione y6x + 2a + vx + 3a > O al va
riare di a E]]l (errore frequentissimo: chi pi grande tra -a e -3a ?).
Esercizio 3.20 : usando la definizione di valore assoluto, dimostrate i primi sei punti
della proposizione 3.6.
Esercizio 3.21 dimostrate che Ixl per ogni x E ]]l .

Esercizio 3.22 : usando la definizione di valore assoluto, dimostrate gli ultimi tre
punti della proposizione 3.6.
Esercizio 3.23 : dimostrate tutte le propriet del valore assoluto, prendendo come
definizione quella abituale:
lal = { a se a ~ O
-a se a ::; O
(occorrer, specialmente per le propriet (3.1) e seguenti, dividere la dimostrazione in
moltissimi casi, a seconda dei segni di a e b j questo esercizio vuole essere una giustifi
cazione della definizione che abbiamo dato, con la quale le dimostrazioni riescono enor
memente pi brevi). Dimostrate poi le disuguaglianze triangolari, considerando tutti i
casi che occorrono.
Esercizio 3.24 risolvete le seguenti equazioni:
Ix -21
a) ..jX = 1 c) X2 - 21xl + 1 O
x+ x
b) 12x -11 = Ix + 31 d) X2 + 21xl + 1 O.
Esercizio 3.25 risolvete le seguenti disequazioni:
a) Ixl- x> 2 e) xlxl < 2
Capitolo 3 : Funzioni elementari 95

b) 12x Ix2 311 < 1 f) vixlxl - 2 <1


c) X2 - 21xl +1> O g) x - 2 2: 2

d) Ix 2~ 11 < 1
Esercizio 3.26 : provate che tanto x+ che x- sono numeri non negativi, per qual

siasi numero reale x.

Esercizio 3.27 provate che Ixl = x+ + x- e che x = x- .

Esercizio 3.28 provate che x- = (-x)+ .

Esercizio 3.29 risolvete la disequazione (X2 - 3)+ - 2x- 2: O .

Esercizio 3.30 dimostrate la formula (3.5).

Esercizio 3.31 calcolate i seguenti numeri: L4/3J, r3/41, L-2/5J, r-7.11, [-2.7],

[22/3].

Esercizio 3.32 determinate tutti i numeri reali x tali che [X]2 + 3[x] + 2 = O .
Esercizio 3.33 provate che ogni funzione T-periodica anche kT-periodica per ogni

valore di k E N+ .

Esercizio 3.34 provate che una funzione periodica non mai iniettiva.

Esercizio 3.35 provate che una funzione periodica non costante non pu essere mo
notona.
Esercizio 3.36 : dimostrate che la funzione sen 6x + cos 3x periodica, e determina

tene il minimo periodo.

Esercizio 3.37 provate (3.12) partendo da (3.11).

Esercizio 3.38 provate la formula (3.13).

Esercizio 3.39 provate la formula (3.14).

Esercizio 3.40 dite a cosa uguale arcsen(sen x) se ~ ::::; x ::::; , e a che cosa

uguale se 311"
2 -
<X <
-
511"
2

Esercizio 3.41 : dite per quali x vero che cos( arccos x) x , e per quali vero
che arccos( cos x) = x .
Esercizio 3.42 : cercate di capire a cosa uguale arccos( cos x) per angoli non ap
partenenti all' intervallo [0,7r].
Esercizio 3.43 determinate per quali valori di x si ha arcsen(cos(x 2 - x)) 7r/2.
2
Esercizio 3.44 risolvete l'equazione sen (arcsen "'2 )

Esercizio 3.45 determinate per quali valori di x si ha arcsen (cos( X2 - x)) = ~ .

Esercizio 3.46 risolvete l'equazione arctan(tan(2x)) = 2x + 27r .

96 Esercizi relativi al capitolo 3

Esercizio 3.47 se a cosx e b senx, vero che arctan(bja) x? Se no, a


cosa uguale?
Esercizio 3.48 dite se la funzione x 3 + arctan(1 + x) iniettiva.
Esercizio 3.49 risolvete le seguenti equazioni:
a) lO'" 100 d) 4'" = 23'"

b) T" = 1 e) IO" 3"+1

c) 4'" = 3 f) 32", 3" - 5 = O.

Esercizio 3.50 : risolvete le seguenti equazioni:

a) log3 x = 3 d) (log2 x)(log3 x) = 1

b) log3x=log32 log3(x+l) e) 4log 4 x log2(1 + x) = O

c) log2 X + log4 X = 3 f) log" e + log x - 2 O .

Esercizio 3.51 : mostrate che:

a) la funzione seno iperbolico dispari

b) la funzione coseno iperbolico pari

c) la funzione tangente iperbolica dispari (per questa, cercate di usare i due risultati

precedenti) .
Le funzioni iperboliche hanno qualche propriet di periodicit?
Esercizio 3.52 : osservandone i grafici, dite quali funzioni iperboliche sono monotone.
Esercizio 3.53 : dimostrate le seguenti relazioni:
a) senh( a + b) = senh a cosh b + cosh a senh b
b) cosh(a + b) cosh a coshb + senha senhb
tanh a + tanh b
c) tanh( a+ b)
1 + tanha tanh b

x-y x+y

d) senh x senh y = 2 senh -2- cosh -2


x- x+
e) cosh x - cosh y 2 senh 2 senh 2
senh(x y)
f) tanh x - tanh y = --'-----'-'
coshxcoshy
Esercizio 3.54 : dimostrate che la funzione coseno iperbolico biunivoca tra [O, +oo[
e [1, +oo[ , e calcolatene l'inversa.
Esercizio 3.55 : dimostrate che la funzione tangente iperbolica biunivoca tra lR e
l-I, 1[ , e calcolatene l'inversa.
Capitolo 4

Grafici di funzioni reali

Trattando di funzioni reali, doveroso dire qualcosa di pi riguardo al grafico (~es. 4.1).
Infatti da questo si pu dedurre immediatamente una grande quantit di informazioni;
poi, spesso per tracciare un grafico approssimativo non serve necessariamente ricorrere
ad uno "studio" completo: conoscendo bene i grafici delle funzioni elementari, sovente
possibile tramite semplici operazioni abbozzare il grafico di funzioni pi complesse. Se
abbiamo a disposizione il grafico di una data funzione, possiamo dedurne, con una certa
approssimazione, se la funzione iniettiva o no, se monotona o no, e qual la sua
immagine (quindi se surgettiva o no). L'approssimazione dovuta al fatto che i grafici
possono essere non del tutto precisi (ammesso che non siano del tutto errati, come spesso
capita di vedere!), e non possono rappresentare funzioni definite su insiemi illimitati,
ad esempio tutto R.. Le deduzioni che si fanno osservando un grafico vanno prese solo
come base per lo studio delle propriet della funzione, che va poi condotto con i normali
metodi analitici; se abbiamo gi indizi grafici sulla funzione da studiare, anzich procedere
alla cieca imposteremo lo studio in base alle congetture fatte: cos non tenteremo di
dimostrare la monotonia di una funzione, se dal grafico sembra essere non monotona, ma
semmai useremo le informazioni del grafico per dimostrarne la non monotonia, e cos via.

4.1 - Informazioni da un grafico e varianti di un grafico

La propriet di monotonia dovrebbe essere gi chiara dagli esempi fatti: una funzione
crescente se spostandoci verso destra il punto sul grafico continua a salire, e similmente
per gli altri andamenti.
98 Sezione 4.1 : Informazioni da un grafico e varianti d un grafico

Dire che un punto b appartiene all'immagine di una funzione f significa che esiste
qualche punto a tale che f(a) b; tradotto in termini di grafico, questo vuoI dire che il
punto del grafico (a, f (a)) coincide con il punto (a, b) , dunque che la retta di equazione
y b interseca il grafico di f nel punto di ascissa a .

..

Fig. 4.1: b sta nell' immagine di f, bi no

Allora, un punto b appartiene all'immagine di f se e solo se la retta di equazione


y b, cio la retta orizzontale all'altezza b, interseca il grafico di f . L'immagine di f
risulta allora essere l'insieme dei punti di intersezione dell'asse y con le rette orizzontali
che passano per i punti del grafico di f, cio la proiezione del grafico di f sull'asse y.
Ricordiamo infine (1& esercizio 1.38) che l'immagine di f l'insieme dei punti b E IR.
tali che l'equazione f(x) b ha soluzioni (~es. 4.6). Da quanto abbiamo visto, facile
dedurre come si possono determinare graficamente immagini e controimmagini di insiemi
tramite una funzione: basta considerare non tutte le rette orizzontali, ma solo quelle che
passano per punti dell' insieme E (per calcolare l'immagine inversa di E) oppure solo
quelle che intersecano il grafico della restrizione di f ad E (per determinare l'immagine
di E), come mostra la figura seguente.

Fig. 4.2: l'immagine di [a, b] Fig. 4.3: l'immagine inversa di [c, d]


Capitolo 4 : Grafici di funzioni reali 99

Osserviamo che con questo metodo possibile anche risolvere (approssimativamente)


delle disequazioni: ad esempio, risolvere la disequazione I(x) ::; b significa trovare i punti
x in cui I(x) ::; b, cio i punti x tali che (x,/(x)) non sta al di sopra della retta di
equazione y = b (~es. 4.7).

Fig. 4.4: in neretto la soluzione della disequazione f(x)::; b

Per quanto riguarda l'iniettivit, ricordiamo che una funzione I non iniettiva
se e solo se esistono due punti distinti nei quali la funzione assume lo stesso valore. In
termini di grafico, questo significa che c' una retta orizzontale che interseca il grafico
di I in due (o pi) punti distinti, pertanto una funzione I risulta iniettiva se e solo
se tutte le rette orizzontali intersecano il grafico di I in al pi un punto (cio o non lo
intersecano per niente, se la quota corrispondente non appartiene all' immagine di I, o
lo intersecano in un solo punto).

Fig. 4.5: una funzione non iniettiva Fig. 4.6: una funzione iniettiva.

Se anche una sola retta orizzontale interseca il grafico di I in pi punti, I non


iniettiva. Ricordiamo che un altro modo per esprimere l'iniettivit (w esercizio 1.35)
dire che per ogni bE 1R l'equazione I(x) = b ha al pi una soluzione (~ es. 4.8).
Abbiamo visto come si possano dedurre immediatamente delle congetture se co
nosciamo iI grafico di una funzione, anche quando non ne abbiamo l'espressione ana
litica (cio non sappiamo la formula che definisce la funzione); se possibile, dovremo
100 Sezione 4.1 : Informazioni da un grafico e varianti di un grafico

poi verificare queste congetture con una dimostrazione, ma il grafico convoglia con
un'occhiata molte pi informazioni di quante sia possibile ricavarne osservando breve
mente l'espressione della funzione. Allora, vediamo come dall'espressione analitica di una
funzione si pu, in qualche caso, giungere rapidamente a disegnarne un grafico approssi
mativo; questa un'operazione importante, anche in vista dell' introduzione, che verr
fatta in dettaglio durante i corsi universitari, di nuovi strumenti analitici per disegnare
un grafico pi preciso. Infatti, questi strumenti si basano su calcoli a volte complicati,
che capita di sbagliare: se siamo riusciti a disegnare in anticipo un'approssimazione del
grafico che ci aspettiamo, e questa non si accorda con il grafico ottenuto mediante i
calcoli, segno che c' qualcosa da ricontrollare.
Iniziamo con le traslazioni: dato il grafico di una funzione f, ed un numero reale
h, facile disegnare i grafici delle funzioni x f-t f(x) h e x f-t f(x h) . Infatti, se
un punto (x, y) appartiene al grafico di f il valore dell'ordinata y uguale ad f(x) ,
quindi il punto (x, y + h) appartiene al grafico di x f-t f(x) + h (in questa figura e nelle
prossime il grafico di f riportato per comodit, con una riga sottile, anche insieme al
grafico della funzione trasformata).

Fig. 4.7: una generica funzione I Fig. 4.8: il grafico di I(x) +2

Ma (x, y + h) si ottiene da (x, y) mediante una traslazione di h verso l'alto, pertanto


il grafico di x f-t f(x) + h si ottiene dal grafico di f traslando quest'ultimo di h verso
l'alto (attenzione: se h negativo, il movimento risulter in realt verso il basso).
chiaro che anche f(x) h rientra in questo caso, perch basta scriverla f(x) + (-h)
(~ es. 4.10).
In modo analogo vediamo che se g(x) = f(x - h) e il punto (x,y) appartiene al
grafico di g,allora y g(x) f(x h), quindi il punto (x h,y) (x-h,f(x-h))
appartiene al grafico di f. Dunque (w figura 4.9) il grafico di f si ottiene da quello
di 9 traslando quest'ultimo di h verso sinistra, ovvero, che quello che ci interessa, il
grafico di x f-t f(x - h) si ottiene da quello di f traslando quest'ultimo di h verso
destra (con la solita avvertenza: se h negativo, il movimento reale sar verso sinistra).
Occorre quindi fare attenzione al segno di h e di conseguenza al verso della traslazione
associata (w figura 4.10): per disegnare f(x + h) bisogna traslare il grafico di f di
h verso sinistra (cio in realt muoverlo verso destra se h negativo). Per non fare
Capitolo 4 : Grafici d funzioni reali 101

confusione, basta pensare che nel punto x = O la funzione f(x + h) assume il valore
che la funzione f aveva nel punto h, e traslare il grafico di conseguenza (~ es. 4.11).
Un suggerimento pratico: spostare verso l'alto un grafico lo stesso che spostare
verso il basso l'asse orizzontale (molto pi facile da disegnare ... ), e analogamente per
gli spostamenti a destra o sinistra.

Fig. 4.9: il grafico di f(:c - 1) Fig. 4.10: il grafico di f(:c + 1)

Possiamo disegnare anche le funzioni af(x) e f(ax); cominciamo con un caso


particolare, quello in cui a > O: allora i valori di af(x) , che sono quelli di f molti
plicati per a, si ottengono cambiando la scala sull'asse verticale: il grafico di f viene
"gonfiato" se a > 1 , "appiattito" se O < a < 1 .

Fig. 4.11: il grafico di 2f(:c) Fig. 4.12: il grafico di f(:c)/2

L'altro caso particolare (.... figura 4.13) a -1 : in tal caso af = - f ; se (x, y) sta
sul grafico di f, (x, -y) sta su quello di - f , che dunque il simmetrico di quello di
f rispetto all'asse x. Nel caso a < O generico, basta osservare che a -Ial e che
lal > O: pertanto il grafico di af = -(Ial!) si ottiene dapprima disegnando il grafico
di lalf, e poi ribaltandolo intorno all'asse x. Il caso a = O , poi, banale (~ es. 4.13).
In genere le trasformazioni di questo tipo, come pure quelle per disegnare f( ax) ,
possono essere eseguite solo in modo un po' approssimativo.
102 Sezione 4.1 : Informazioni da un grafico e varianti di un grafico

/
/

Fig. 4.13: il grafico di - f(x) Fig. 4.14: il grafico di - f(x)/2

A questo punto mostriamo alcuni esempi, lasciando per esercizio il compito di giu
stificare i disegni stessi: il grafico di f(ax) con a> O si ricava da quello di f con un
riscalamento dell'asse x.

Fig. 4.15: il grafico di f(2x) Fig. 4.16: il grafico di f(x/2)

Fig. 4.17: il grafico di f(-x) Fig. 4.18: il grafico di f (- 2x)

Il grafico di f( -x) si ottiene (9' figura 4.17) ribaltando il grafico di f intorno all'asse
y (~es. 4.16).
Capitolo 4 : Grafici di funzioni reali 103

Il grafico della funzione f+ , la parte positiva di f , si ottiene lasciando invariato il grafico


di f, nei punti dove f(x) > O , e prendendo il valore zero nei restanti punti del dominio
di f; il grafico della parte negativa si pu disegnare osservando che f- = (- 1)+ .

l Fig. 4.19: il grafico di 1+ Fig. 4.20: il grafico di r

l
l
Fig. 4.21: il grafico di I/(x)1 Fig. 4.22: il grafico di 1(lxl)

Il grafico del valore assoluto di f, cio di If(x)l, si ottiene (Q> figura 4.21) ribaltando
intorno all'asse x la parte di grafico che sta al di sotto di esso (~ es. 4.20). Invece, il

Fig. 4.23: 1v 9 max{!, g} Fig. 4.24: 1 I\g = min{!,g}


104 Sezione 4.1 : Informazioni da un grafico e varianti di un grafico

grafico di ! del valore assoluto, cio di !(Ixl), si ottiene (..... figura 4.22) prendendo
solo la parte di grafico di ! per x 2: O , cio quella a destra dell'asse y, e riportandola,
ribaltata, anche a sinistra di tale asse (~ es. 4.23).
Non difficile disegnare i grafici del massimo (..... figura 4.23) e del minimo (.....
figura 4.24) fra due funzioni.
Un po' pi delicato disegnare il grafico della somma di due funzioni, e ancora di pi
quello del prodotto: per quest'ultimo utile trovare i punti dove le funzioni interessate
valgono 1 (~es. 4.24).

Fig. 4.25: due funzioni e la loro somma Fig. 4.26: due funzioni e il loro prodotto

Torniamo un attimo indietro, e mostriamo fianco a fianco i grafici del valore assoluto
di x, di una funzione generica !(x) e della funzione 1!(x)1 , che la composizione delle
prime due:

Fig. 4.27: il grafico di Ixl Fig. 4.28: una funzione 1 Fig. 4.29: il grafico di I/(x)1

la parte pi complessa del disegnare i grafici senza studiare in dettaglio le funzioni


proprio il grafico della composizione. Studiando i tre grafici qui riportati, dovrebbe essere
possibile capire come fare a disegnare un'approssimazione del grafico della composizione
di due funzioni generiche (~ es. 4.25).
Capitolo 4 : Grafici di funzioni reali 105

Esempio : riportiamo qui d seguito i grafici della funzione f usata per gli esempi pre
cedenti, della funzione ef e della funzione log f (i grafici di eX e log x devono essere
ben noti, comunque sono disegnati alla fine di questo volume).

Fig. 4.30; il grafico di e f ("') Fig. 4.31: il grafico di log(i(x))

Esempio: applichiamo quanto abbiamo appreso per provare a tracciare il grafico della
funzione IIx2 - 2xl 11:
cominciamo con X2 - 2x i potremmo tracciare i grafici di x2
e di -2x, che conosciamo, e sommarli, oppure (in questo caso particolare) possiamo
osservare che x2 - 2x = (x - 1)2 1, quindi tracciamo (w figura 4.32) prima x 2 , poi
con una traslazione a destra (w figura 4.33) tracciamo (x -1)2 , e infine (w figura 4.34)
traslando il grafico di 1 verso il basso otteniamo il grafico di x2 - 2x .

Fig. 4.32; y = x2 Fig. 4.33: y = (x - 1)2 Fig.4.34: y=(x 1)2_1

Poi, dobbiamo ribaltare in alto la parte di grafico sotto l'asse x per avere (w figura 4.35)
il valore assoluto di questa funzione, ottenendo Ix2 - 2xl , a questa (w figura 4.36)
sottrarre 1, che corrisponde a una nuova traslazione, verso il basso, e del risultato
ottenuto (w figura 4.37) prendere il valore assoluto.
106 Sezione 4.2 ; Grafici delle funzioni elementari

Fig. 4.35: y = Ix2 - 2xl Fig. 4.36 ; Y = Ix2 - 2xl- 1 Fig. 4.37: y = IIx 2
2xl-11

Osserviamo che dal grafico immediato constatare quante sono, ad esempio, le


soluzioni dell'equazione Il
Ix2 2xll k: due per k grande, nessuna per k negativo,
tre per k = O , sei per k piccolo e quattro per un particolare valore di k. Con queste
informazioni, si vede anche cosa si deve fare per trovare questo valore: seguire a ritroso
nella nostra costruzione la provenienza delle due punte del grafico, cos da scoprire che il
valore che divide il caso a sei soluzioni da quello a due soluzioni k l es. 4.27).

4.2 - Grafici delle funzioni elementari

Riportiamo qui di seguito i grafici di alcune funzioni, che devono essere ben presenti in
mente, perch sono alcuni degli ingredienti fondamentali di ogni corso di matematica.

Fig. 4.38 : y x Fig. 4.39; Y x2 Fig. 4.40 : y = x3


Capitolo 4 : Grafici di funzioni reali 107

Fig. 4.41: y = Vi Fig. 4.42: y =~ Fig. 4.43: y = x3 , x,Vi,~

\1
Fig. 4.44: y Ixl Fig. 4.45 : y = l/x Fig. 4.46: y = 1/x2

1
I:I

Fig. 4.47: y = senx Fig. 4.48 : y cos x Fig. 4.49: y tanx


108 Sezione 4.2 : Grafici delle funzioni elementari

rc/2

Fig. 4.50: y arcsen x Fig. 4.51: y arccos x Fig. 4.52: y = arctan x

Fig. 4.53: y = eX Fig. 4.54: y = e-x Fig. 4.55: y = log x

Capitolo 4 : Grafici di funzioni reali 109

Esercizi relativi al capitolo 4

Esercizio 4.1 : tracciate, senza guardarli sul libro, i grafici delle funzioni x, Ixl,
X2, x S , JX, ?Ix", l/x, 1/x2, senx, cosx, tanx, arcsenx, arccosx, arctanx,
eX, e-x, log x .

Esercizio 4.2 : utilizzando una calcolatrice, tracciate i grafici delle funzioni X2 , x S ,

sen x, e"', calcolando il valore delle funzioni in una decina di punti.

Esercizio 4.3 dite per quali x ha senso calcolare \/i 2 - x4 +1.

Esercizio 4.4 dite per quali x ha senso calcolare sen(2x log(l - x)) .

Esercizio 4.5 dite per quali x ha senso calcolare log(sen x + cos x) eS" .

Esercizio 4.6 determinate graficamente l'immagine della seguente funzione:

,\
Fig. 4.56: un grafico di funzione
110 Esercizi relativi al capitolo 4

Disegnate poi su fogli di carta vari grafici di funzioni a casaccio, note o inventate, e
ripetete l'esercizio per ciascuna di esse.
Esercizio 4.7 : per ogni funzione disegnata nella sezione 4.2, risolvete approssima
tivamente la disequazione f(x) > O.
Esercizio 4.8 : per ogni grafico dell'esercizio 4.6 dite se la funzione iniettiva, e
determinate approssimativamente al variare di k il numero di soluzioni dell'equazione
f(x) k.
Esercizio 4.9 : per ogni grafico dell'esercizio 4.6, dopo aver scelto sull'asse delle
ordinate la quota l, determinate approssimativamente la soluzione della disequazione
O ~ f(x) ~ 1.

Esercizio 4.10 per ogni grafico dell'esercizio 4.6 tracciate i grafici di f(x) + l e di

f(x)-2.

Esercizio 4.11 per ogni grafico dell'esercizio 4.6 tracciate i grafici di f(x + l) e di

f(x 2) .

Esercizio 4.12 per un grafico dell'esercizio 4.6 tracciate il grafico di f(x - l) + 2.

Esercizio 4.13 per ogni grafico dell'esercizio 4.6 tracciate i grafici di f(x)/4 e di

-3f(x) .

Esercizio 4.14 per un grafico dell'esercizio 4.6 tracciate il grafico di -3f(x+ 1)+2.

Esercizio 4.15 giustificate quanto asserito nel testo sul grafico di f (ax) .

Esercizio 4.16 per ogni grafico dell'esercizio 4.6 tracciate i grafici di f( -3x) e di

f(x/IO) .
Esercizio 4.17 : per un grafico dell'esercizio 4.6 tracciate il grafico di 2f(2x + l) -l ;

suggerimento: osservate che 2x + l = 2(x + 1/2) ....

Esercizio 4.18 giustificate quanto asserito nel testo sui grafici di f+ , f- e If(x)l.

Esercizio 4.19 tracciate il grafico di (2x + 1)+ .

Esercizio 4.20 per qualcuno dei grafici dell'esercizio 4.6 tracciate i grafici di f+,

f- e If(x)l

Esercizio 4.21 tracciate il grafico di 12sen(3x) 11.

Esercizio 4.22 giustificate quanto asserito nel testo sul grafico di f(lxl).

Esercizio 4.23 tracciate il grafico di log Ixl .

Esercizio 4.24 provate a tracciare il grafico della somma e del prodotto di due fun

zioni a caso aventi lo stesso dominio.

Esercizio 4.25 : per un grafico dell'esercizio 4.6 tracciate il grafico di sen(J(x)) e

quello di ef(x) .

Capitolo 4 : Grafici di funzioni reali 111

Esercizio 4.26 : a questo punto siete pronti: prendete un libro delle scuole superiori,
e vedete quanti grafici di funzioni non troppo complicate riuscite a tracciare rapida
mente con una ragionevole approssimazione (naturalmente, senza prima guardare il gra
fico vero). Confrontate i risultati con il tempo necessario a uno studio completo, che
peraltro rimane insostituibile per ottenere grafici corretti.
Esercizio 4.27 : risolvete graficamente in modo approssimato nell' intervallo [0,21T]
la disequazione 12sen(3x) 11 < 1 .
Lista dei simboli

Raccogliamo in questa lista i simboli matematici usati in questo volume; il numero indica
la pagina in cui il simbolo definito, o compare per la prima volta.

Logica e insiemistica Numeri


non, o, e connettivi logici: 2 jR numeri reali: 9
=;.., {=, ~ implicazioni: 2 il numeri interi: 9
V, 3, 3!, 3 1 quantificatori: 5 jR+ , jR- reali positivi e negativi: lO
E, ::1, rt: appartenenza: 9 jRn spazio n-dimensionale: 14
C, :J, , inclusioni: lO N numeri naturali: 9
U, n unione, intersezione: 11 Q numeri razionali: 9
Ee complementare: 12 :C numeri complessi: 9
o insieme vuoto: 12 unit immaginaria: 9
\ differenza tra insiemi: 13
e numero di Nepero: 86
.9(E) insieme delle parti: 13
A discriminante di un'equazione: 46
E x F prodotto cartesiano: 14
Funzioni generiche Funzioni reali
f : A -+ B, X I-t f(x) funzioni: 15, 16 sen x, cos x, tan x funzioni trigonometriche:
dom f dominio: 16 54,82
identicamente uguale: 16 e'" , exp(x) esponenziale: 86
iA identit: 16 logx, log"x logaritmo: 87
II, proiezione canonica: 16 Lxj parte intera: 80
Cflf grafico: 16 Ixl valore assoluto: 76
f-1 funzione inversa: 19 x , x+ parti positiva e negativa: 79
f(E), f-I(E) immagine, immagine inversa: arcsen x, arccos x, arctan x funzioni trigono
20 metriche inverse: 84, 86
flE restrizione: 21 senh x, cosh x, tanh x funzioni iperboliche:
9of composizione: 22 89
f V g, f A 9 massimo e minimo tra f e g: sett senh x, sett cosh x, sett tanh x funzioni
80 iperboliche inverse: 90
Indice analitico

Abbiamo cercato di rendere questo indice il pi facile possibile da utilizzare, includendo


moltissime voci e citando quelle composte sotto tutte le componenti (ad esempio, "coef
ficiente angolare" compare sia sotto la voce "coefficiente" che sotto la voce "angolare").
Quando, nella lettura del testo, incontrate una struttura matematica di cui non ricor
date esattamente definizione e propriet, vi consigliamo di cercarla immediatamente,
aiutandovi sia con l'indice analitico che con l'indice del libro.

Addizione, formule di: 57 complessi, numeri: 9


algoritmo di Ruffini: 44 composizione: 22
angolare, coefficiente: 59 composta, funzione: 22
annullamento del prodotto, legge di: 30 connettivi logici: 2
antisimmetrica, propriet: 33 cono, formule relative al: 62
appartenente: 9 contenente, contenuto: lO
applicazione: 15 coordinate
approssimativo, grafico: 99 - cartesiane: 49,57
arcocoseno: 86 - polari: 53
arcoseno: 84 - sistema di: 48
arcotangente: 86 coppia ordinata: 14
ascissa: 14 coseno: 55,82,83,91
assiomi: 8 - iperbolico: 89,91
associativa, propriet: 27 costante, funzione: 16
assoluto, valore: 76 crescente, funzione: 67
Bisezione, formule di: 57 De Morgan, leggi di: 13
biunivoca, funzione: 19 decrescente, funzione: 67
Cambiamento di scala: 101 differenza fra insiemi: 13
canonica, proiezione: 16 discriminante: 46
cartesiane, coordinate: 49,57 disequazioni: 33
cartesiano, prodotto: 14 - di 2 grado: 46
circonferenza - irrazionali: 74
equazione della: 60 - metodo grafico: 99
- goniometrica: 51,54 - sistema di: 34
codominio: 15 dispari, funzione: 72,73
coefficiente angolare: 59 distanza in lR: 77
commutativa, propriet: 27 distributiva, propriet: 29
complementare: 12 disuguaglianza: 33
114 Indice analitico

- triangolare: 77
i(unit immaginaria): 9

- stretta: 33
identit, funzione: 16

divisione fra polinomi: 44


immaginaria, unit: 9

dominio: 15
immagine

naturale: 16
di un punto: 15

doppia implicazione: 4
di una funzione: 20,97

duplicazione, formule di: 57


- inversa tramite una funzione: 20,98

- tramite una funzione: 20,97

e(numero di Nepero): 86
implicazione: 3

elementari, funzioni: 67,106


-doppia: 4

elemento
inclusione: lO

di un insieme: 9
iniettiva, funzione: 17,99

neutro: 27,29
iniettivit e monotonia: 71

ellisse, equazione della: 61


insieme: 9

ennupla ordinata: 14
- simmetrico: 14,72

equazione
- vuoto: 12

di 2 grado: 45
intera, parte: 80

di un'ellisse: 61
interi, numeri: 9

di un'iperbole: 61
intersezione: 11

di una circonferenza: 60
intervallo: lO

di una parabola: 61
inversa, funzione: 19,71

- di una retta: 58,60


iperbole, equazione della: 61

- risoluzione di una: 31
iperboliche, funzioni: 89,91

- inverse: 90,90

equazioni, sistema di: 32,37

irrazionali, disequazioni: 74

esistenziale, quantificatore: 5

esponenziale: 86
Legge di annullamento del prodotto: 30

propriet: 86
leggi di de Morgan: 13

lineare, sistema: 37

Formule
logaritmica, scala: 88

- di addizione: 57
logaritmo: 87

- di bisezione: 57
- propriet: 87

- di duplicazione: 57
logiche, regole: 8

di prostaferesi: 57

parametriche: 57
Massimo fra due funzioni: 80

relative ai solidi: 62
metodo grafico: 99

frazione: 29
minimo fra due funzioni: 80

funzione: 15
molteplicit di una radice: 45

- composta: 22
monomio: 43

- crescente: 67
monotona, funzione: 67,70

- decrescente: 67
Morgan, leggi di de: 13

dispari: 72,73

Naturali, numeri: 9

elementare: 67,106

negativa, parte: 79,102

immagine inversa tramite: 20,98

negazione di una proposizione: 2,7

immagine tramite: 20,97

Nepero, numero di: 86

- iniettiva: 17,99

neutro, elemento: 27,29

- inversa: 19,71

numeri

- monotona: 67,nLpropfmonot
- complessi: 9

- pari: 72,73
- interi: 9

- surgettiva: 18
- naturali: 9

razionali: 9

Goniometrica, circonferenza: 51,54

reali: 9

gradi sessagesimali: 50

grado di un polinomio: 43
Opposto di un numero: 27

grafico: 16,97
ordinata

- approssimativo: 99
- coppia: 14

- delle funzioni elementari: 106


- di un punto: 14

- metodo: 99
- ennupla: 14

studio qualitativo: 67,99


ordine di un polinomio: 43

Indice analitico 115

Parabola, equazione della: 61


numeri: 9

parallelepipedo, formule relative al: 62


potenze: 42,74

parametriche, formule: 57
reali, numeri: 9

pari, funzione: 72,73


reciproco di un numero: 29

parte
regole logiche: 8

-_. intera: 80
restrizione: 21

negativa: 79,102
retta:58

- positiva: 79,102
equazione della: 58,60

parti di un insieme: 13
riscalamento: 101

periodica, funzione: 82
risoluzione di un'equazione: 31

periodo di una funzione: 82


Ruffini, algoritmo di: 44

piramide, formule relative alla: 62

polari, coordinate: 53
Scala

polinomio: 43
cambiamento di: 101

- divisione: 44,44
logaritmica: 88

- grado: 43
semiretta: lO

- ordine: 43
seno: 55,82,83,91

- radice: 45
iperbolico: 89

positiva, parte: 79,102


sessagesimali, gradi: 50

potenze
settore

- intere: 41,73
circolare: 91

- propriet delle: 42
coseno iperbolico: 90

- razionali: 42,74
iperbolico: 90,91

predicato: 5
seno iperbolico: 90

prodotto
tangente iperbolica: 90

- cartesiano: 14
sfera, formule relative alla: 62

- legge di annullamento del: 30


simmetrico, insieme: 14,72

- propriet del: 29
sistema

proiezione canonica: 16
di coordinate: 48

proposizione: 1
di disequazioni: 34

- negazione di una: 2,7


di equazioni: 32,37

propriet
lineare: 37

- antisimmetrica: 33
somma, propriet della: 27

- associativa: 27
sottoinsieme: lO

- commutativa: 27
stretta, disuguaglianza: 33

- del prodotto: 29
studio qualitativo: 67

- della somma: 27
surgettiva, funzione: 18

- distributiva: 29

- transitiva: 33
Tabella di verit: 2

prostaferesi, formule di: 57


tangente: 55,82,91

iperbolica: 89

Qualitativo, studio: 67
transitiva, propriet: 33

quantificatore
traslazione: 100

esistenziale: 5
triangolari, disuguaglianze: 77

- universale: 5
trigonometriche, funzioni: 55,82,83,91

- inverse: 84

Radiante: 50

radice
Unione: 11

di un numero reale: 74
unit immaginaria: 9

- di un polinomio: 45
universale, quantificatore: 5

- ennesima: 74

molteplicit di una: 45
Valore assoluto: 76

razionali
vuoto, insieme: 12