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Diego Quaglioni

TYRANNIS

1. Il problema della tirannide e della degenerazione tirannica del potere,


grande retaggio della riflessione morale-filosofica del mondo antico,
caratterizza decisamente il pensiero teologico-politico medievale e trova la
sua pi compiuta sistemazione nella maturit della scienza del diritto
comune1. Dallet della Glossa a quella dei grandi Commentatori tre-
quattrocenteschi, tutto il patrimonio linguistico e concettuale del potere si
concentra sulla nozione di tirannide come radicale perversione di un ordine
morale-giuridico. Il pensiero giuridico-politico di Bartolo, autore, a met
Trecento, di un celebre De tyranno, costituisce lapogeo di tale dottrina,
elaborata attraverso una articolata definizione della tirannide che non si
configura come altra e distinta dalla tradizione teologico-politica del
Medioevo cristiano, ma in questa trova il suo fondamento teorico primo e
necessario. Il suo contributo consiste invece nella fissazione in sede teorico-
giuridica di un paradigma per il quale la nozione stessa di tirannide si

1
Cfr. F. DAGOSTINO, Tirannide, in Enciclopedia del diritto, XLIV, Milano, Giuffr,
1992, pp. 543-555.
2

tecnicizza e, attraverso la tipizzazione dei modi delleversione delle forme


legittime del potere, assume una funzione eminentemente costituzionale2.
La tirannide regime antigiuridico per definizione. Sia nella dimensione
universalistica del potere, sia in quella particolare, il tiranno qui non iure
principatur3, colui che usa del potere contro il diritto. Usare del potere
contro il diritto significa violare non solo le forme positive del diritto stesso,
ma i limiti del potere costituiti da princpi giuridici indisponibili, sia che si
tratti del potere dellimperatore, sia che si tratti del potere del giudice-
reggitore della citt medievale italiana. La deviazione dalle forme giuridiche
del potere avviene sia in forma palese, sia in forma occulta. Le deviazioni
palesi sono di due tipi, ex defectu tituli ed ex parte exercitii, cio per
mancanza di titolo giuridico e per abuso di un titolo giuridico
legittimamente acquisito; ma leversione delle forme giuridiche pu
avvenire anche in modo occulto, sia quando qualcuno esercita un potere di
fatto senza essere investito di alcun potere di diritto (tirannide propter
defectum tituli), sia quando il potere esercitato sotto il velame di una
carica alla quale nessun potere legittimo congiunto (tirannide propter
titulum).
Mediante unoriginale rielaborazione della tradizione teologico-filosofica
e del pensiero di Aristotele, riassunto a favore dei giuristi del suo tempo,
Bartolo determina le forme della perversione del potere legittimo,
cristallizzando in un paradigma rigoroso la figura del tiranno, di ogni

2
Cfr. D. QUAGLIONI, Politica e diritto nel Trecento italiano. Il De tyranno di Bartolo
da Sassoferrato (1314-1357). Con ledizione critica dei trattati De Guelphis et
Gebellinis, De regimine civitatis e De tyranno, Firenze, Olschki, 1983.
3
BARTOLO DA SASSOFERRATO, Tractatus de tyranno, q. II, ed. in D. QUAGLIONI,
Politica e diritto nel Trecento italiano, cit., p. 177.
3

tiranno. La sua dottrina si completa con la trattazione del problema della


costituzione politica della citt, con una decisa preferenza per le forme
democratiche, in quanto lontane dalla pienezza del potere tipica della
regalit, in una visione schiettamente teocratica della democrazia. Questa,
magis Dei quam hominum regimen4, per Bartolo governo pi divino
che umano in quanto lontano dalle tentazioni del potere di un singolo,
regime per sua natura soggetto alla degenerazione tirannica.
Al centro dellindagine bartoliana, tendente a delineare una compiuta
casistica della tirannide, sta il problema del consenso, assimilato, nel
linguaggio del diritto comune, al problema dei vizi della volont del negozio
giuridico. Tra questi non solo la violenza fisica, ma anche la violenza
morale (iustus metus), cio la minaccia attuale di un male ingiusto e
notevole, posta in essere al fine di costringere qualcuno a concludere un
negozio e dunque rilevante per inficiare la volont negoziale. Perci il
giurista ricerca i modi della violenza fisica e morale (qualiter violentia vel
metus inferatur in populum)5 e richiama in modo esplicito lactio quod
metus causa, cio il rimedio concesso dal magistrato una volta accertata
concretamente la presenza della minaccia di un male notevole moralmente o
giuridicamente illecito, come elemento perturbatore del processo formativo
della volont. Insomma, nello schema bartoliano provata e come tale
perseguibile la tirannide per difetto di titolo ogni qual volta la civitas
trasferisca la giurisdizione nel dominus, sia pure con un formale atto di
elezione, ma in presenza di uno stato di oppressione, poich il potere

4
BARTOLO DA SASSOFERRATO, Tractatus de regimine civitatis, q. II, ed. in D.
QUAGLIONI, Politica e diritto nel Trecento italiano, cit., p. 164.
5
BARTOLO DA SASSOFERRATO, Tractatus de tyranno, q. VI, ed. cit., p. 186.
4

pubblico deve essere trasferito con un atto di libera manifestazione della


volont, e dove questa volont sia viziata da un timore fondato, quella
trasmissione ha il palese carattere dellillegittimit (iurisdictio debet
transferri voluntarie et si per metum fiat ipso iure non valet)6.

2. Nel pensiero della civilistica trecentesca intorno alla tirannide si


saldano gli elementi destinati a dar vita a quella lunga simbiosi del pensiero
teologico, filosofico e giuridico che caratterizza lesperienza dottrinale
dellOccidente medievale. Il paradigma elaborato dalla dottrina del diritto
comune pubblico giunge, con sostanziale continuit nel pensiero giuridico e
politico, dagli umanisti come Coluccio Salutati fino alla grande crisi della
fine del Quattrocento, quando esso raccolto nella predicazione
antitirannica e nella trattatistica teologico-politica di Girolamo Savonarola,
fino a Niccol Machiavelli, cui si deve il provocatorio rovesciamento di
unintera tradizione per la quale i limiti costituzionali del potere erano
fondati, moralmente tanto quanto giuridicamente, in una modellistica e in
una parenetica cristiana7. Il suo principe, pi che un modello di autonomia
della decisione politica, il principe che conforma il proprio potere a regole
che provengono dallesperienza e dalla meditazione della storia: regole pi
rigide di ogni regola giuridica e morale-religiosa, dalle quali il Fiorentino

6
Ibidem.
7
Cfr. D. QUAGLIONI, Tirannide e democrazia. Il momento savonaroliano nel pensiero
giuridico e politico del Quattrocento, in Savonarola. Democrazia Tirannide Profezia, a c.
di G.C. Garfagnini, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 1998, pp. 3-16.
5

trae una visione necessitante dellagire umano e in particolare dellagire


politico8.
Nella nuova temperie cinquecentesca il termine-concetto di tirannide si
presenta perci apparentemente usurato, soprattutto a causa della sua
evidente ambiguit e residualit nella Rpublique di Bodin (1576), dove la
categoria tipizzata nella figura della monarchie tyrannique, distinta dalla
monarchie seigneuriale e dalla monarchie royale9. In Bodin la categoria
della tirannide si avvia a divenire un residuo arcaico, che mal si adatta a
una concezione del potere la quale prescinde dal momento del consenso10;
e tuttavia essa ben lungi dal costituire un puro tpos erudito o una
questione obsoleta, proprio perch ha conosciuto nei due secoli
precedenti un troppo intenso impiego nella letteratura e trattatistica politica
perch possa essere accantonata pacificamente11. Lo dimostra il caso del
Tolosano Pierre Grgoire, vero collettore dei maggiori temi politici tardo-
cinquecenteschi e punto di riferimento costante per Althusius. Per Bodin
cos come per il Tolosano, alla base della dottrina della tirannide e dei suoi
rimedi sempre la distinzione bartoliana fra tirannide ex defectu tituli e

8
Cfr. D. QUAGLIONI, Il modello del principe cristiano. Gli "specula principum" fra
Medio Evo e prima Et Moderna, in Modelli nella storia del pensiero politico, a cura di
V.I. Comparato, Firenze, Olschki, 1987, pp. 103-122.
9
Per il carattere ambiguo e residuale del concetto di tirannide nel pensiero di Bodin si
veda M. ISNARDI PARENTE, Introduzione, in I sei libri dello Stato di JEAN BODIN, I, a c. di
M. Isnardi Parente, Torino, Utet, 19882, pp. 38-39, 89-90 e 94-95; per il contegno di Bodin
davanti alla reazione delle Vindiciae contra tyrannos cfr. D. QUAGLIONI, La sovranit,
Roma-Bari, Laterza, 2004, pp. 52-53.
10
M. ISNARDI PARENTE, Jean Bodin su tirannide e signoria nella Rpublique, in La
Rpublique di Jean Bodin. Atti del convegno di Perugina, 14-15 novembre 1980,
Firenze, Olschki, 1981, p. 73.
11
Ibid., pp. 61-77: 68, nota 22.
6

tirannide ex parte exercitii. Come Bodin, Grgoire ammette la possibilit


di reazione dei sudditi solo nei confronti del tiranno ex defectu tituli; mentre
nega al popolo ogni potere nei confronti di chi sia divenuto legittimamente
detentore della sovranit12, anche se, detenendo il potere per legittimo
diritto di conquista, governi contro la volont dei suoi soggetti. In una lunga
ricapitolazione della questione del tirannicidio, compresa nel Syntagma
iuris universi, del 1582, Grgoire ripete la dottrina proclamata dalla Chiesa
al Concilio di Costanza (1415), che condann come ereticali le tesi di Jean
Petit, favorevoli al tirannicidio. Egli nega dunque in ogni caso la liceit del
tirannicidio, proponendo invece la convocazione degli stati generali e
lappello al giudizio del pontefice ut superior13. In una difficile
conciliazione con la teoria bodiniana del potere sovrano, Grgoire offre
unimmagine della monarchia costituzionale, nella quale gli ordini del
regno hanno ancora un ruolo nei rimedi contro la perversione del potere:
perfino il richiamo ostile alla dottrina calvinista delleforato, non dissimile

12
L. GAMBINO, Il De Republica di Pierre Grgoire. Ordine politico e monarchia nella
Francia di fine Cinquecento, Milano, Giuffr, 1978, p. 45 e nota 62.
13
Syntagma Juris Universi, atque legum pene omnium gentium, et Rerumpublicarum, in
tres partes digestum. In quo divini et humani Juris totius, naturali, ac nova methodo per
gradus, ordineque, materia universalium et singularium rerum, simulque iudicia
explicantur. Auctore PETRO GREGORIO THOLOSANO, Lugduni, Apud Ioan. Pillehotte,
M.D.XCVII, I, VI, 20 (Anacephalaeosis eorum, quae ingratitudinem excusant vassallorum,
et culpabilem et ingratum reddunt dominum), nn. 12-13, p. 166. Cfr. D. QUAGLIONI,
Tirannide e tirannicidio nel tardo Cinquecento francese: la Anacephalaeosis di Pierre
Grgoire, detto il Tolosano (1540-1597), Il pensiero politico, XVI (1983), pp. 341-356;
ID., I limiti della sovranit. Il pensiero di Jean Bodin nella cultura politica e giuridica
dellet moderna, Padova, Cedam, 1992, pp. 267-268. Per la decisione sinodale cfr.
Concicliorum Oecumenicorum Decreta, curantibus J. Alberigo, J.A. Dossetti, P.-P.
Joannou, C. Leonardi, consultante H. Jedin, Bologna, Edizioni Dehoniane, 19733, p. 432.
7

da quello di Bodin, si accompagna allaccettazione dellidea che il re, fattosi


tiranno ex parte exercitii, possa essere inquisito per magistratus14.
Nel pi tardo De Republica (1596) Grgoire ripropone il concetto della
monarchia tirannica come regime che di necessit non soggiace ad alcuna
legge, esercitato con la violenza in vista dellinteresse privato e del tutto
indipendente dalla volont dei soggetti: Necesse est tyrannidem illam esse
monarchiam, quae nullis subiaceat legibus et dominetur per vim [...] et
respiciat ad utilitatem propriam non ad utilitatem subditorum, quapropter
illa monarchia est involuntaria, cum nemo liber sponte ferat huiusmodi
servitutem15. La formula monarchia involuntaria allude naturalmente, per
contrasto, al Roy volontaire di Bodin, cio al re per diritto di conquista,
ma forsanche, e non meno antiteticamente, alla servitus voluntaria con la
quale Etienne de La Botie aveva qualificato la tirannide, o meglio ogni
regime di un singolo, nellomonimo De la servitude volontaire, pi noto
come Contrun (1553-1554), presto diffuso dalla libellistica ugonotta e
monarcomaca. Ce sont [...] les peuples mesmes, aveva scritto La Botie,
qui se laissent ou plustost se font gourmander, puis quen cessant de servir
ils en seroient quittes. Cest le peuple qui sasservit, qui se coupe la gorge,
qui, aiant le chois ou destre serf ou destre libre, quitte sa franchise et prend
le joug, qui consent son mal ou plustost le pourchasse16. Pi ancora, La

14
Syntagma Juris Universi ... Auctore PETRO GREGORIO THOLOSANO, cit., I, VI, 20
(Anacephalaeosis eorum, quae ingratitudinem excusant vassallorum, et culpabilem et
ingratum reddunt dominum), n. 16, p. 166.
15
De Republica libri sex et viginti, in duos tomos distincti. Authore PETRO GREGORIO
THOLOZANO, Pontimussani MDXCVI, V, 18, n. 10, tom. I, p. 353.
16
ESTIENNE DE LA BOTIE, De la servitude volontaire ou Contrun. Edit avec
introduction et notes par M. Smith, Genve, Droz, 1987, p. 38. Cfr. D. QUAGLIONI,
Tirannide e servit volontaria. Rileggendo il Contruno di Estienne de la Botie, in
Politique et littrature en France aux XVIe et XVIIe sicles. Actes du Colloque
8

Botie infrange per la prima volta lo schema tradizionale della radicale


distinzione e opposizione fra tiranno e re legittimo, identificando la
tirannide con tutte le situazioni in cui a regnare sia un singolo, sia che egli
pervenga al potere per elezione, per successione dinastica o per diritto di
conquista: Il y a trois sortes de tirans: les uns ont le Roiaume par election
du peuple, les autres par la force des armes, les autres par succession de leur
race [...]. Et estans les moiens de venir aus regnes divers, tousjours la faon
de regner est quasi semblable17. Paradossalmente, rispetto allo schema
tradizionale, il modo dacquisto del potere non rileva pi
nellapprezzamento positivo o negativo della sua natura, che si palesa
invece regolarmente perversa in ragione di un modo desercizio sempre e
comunque condannabile nel dominio di un singolo.

3. In questa tradizione recente, e non solo nel pi risalente filone delle


dottrine giuridico-politiche del tardo Medioevo, si inserisce la dottrina
althusiana della tirannide, che mutua dalla letteratura calvinista (e in
particolare ugonotta), portandola a perfezione, lassimilazione fra tirannide
e monarchia assoluta, rimettendo in moto e riaprendo, com stato scritto,
una prospettiva costituzionale che Bodin non poteva permettersi di
indagare fino in fondo18. Nel tessuto originario della Politica methodice

international, Monopoli 28 septembre - 1 octobre 1995, Bari, Adriatica Paris, Didier


rudition, 1997, pp. 341-353: 349.
17
ESTIENNE DE LA BOTIE, De la servitude volontaire ou Contrun, cit., pp. 44-45. Cfr.
H. WEBER, La Botie et la tradition humaniste dopposition au tyran, in Culture et
politique en France lpoque de lhumanisme et de la Renaissance. Etudes runies et
prsentes par F. Simone, Torino, Accademia delle Scienze, 1974, pp. 355-374: 356.
18
L. CALDERINI, La Politica di Althusius tra rappresentanza e diritto di resistenza,
Milano, Angeli, 1995, p. 162.
9

digesta (1603) non trova per posto una trattazione autonoma del tema della
tirannide, gi ampiamente toccato nelle tesi contenute nella Disputatio
politica De regno recte instituendo et administrando (1602), che formano
una prima schematica esposizione di buona parte della materia della prima
edizione della Politica, apparsa a distanza di un solo anno presso lo stesso
editore Corvinus19. Si pu anzi dire che la materia occupi la maggior parte
della Disputatio, essendo argomento delle tesi che vanno dal n. LVII (sul
dovere degli ottimati dimpedire la tirannide del sommo magistrato) fino
alla conclusione del testo (n. LXXV, sul diritto-dovere del popolo di
resistere attivamente al tiranno absque titulo e sulla resistenza passiva, fino
ad uniniziativa degli ottimati, nei confronti del tiranno exercitio)20.
La Disputatio affronta schematicamente tutti gli aspetti del tema, con
chiare prefigurazioni del testo della prima edizione della Politica: dalla
responsabilit degli optimates regni universi e degli speciales Ephori
nellimpedire la tirannide (con la registrazione del dissenso di Bodin)21, alla
distinzione delle due specie di tiranno, fondata sul De tyranno di Bartolo,
sul De principe et eius privilegiis di Egidio Bossi e sulle Vindiciae contra

19
G. DUSO, Una prima esposizione del pensiero politico di Althusius: la dottrina del
patto e la costituzione del regno, in G. DUSO M. SCATTOLA M. STOLLEIS, Su una
sconosciuta disputatio di Althusius, Quaderni fiorentini per la storia del pensiero
giuridico moderno, 25 (1996), pp. 65-126: 67.
20
Disputatio politica De regno recte instituendo et administrando, a c. di M. Scattola,
in G. DUSO M. SCATTOLA M. STOLLEIS, Su una sconosciuta disputatio di Althusius,
cit., pp. 23-46, LVII, p. 40; LXXV, pp. 44-45.
21
Ibid., LVIII, p. 40: Diss[entit] Bodin[us] lib. 2. de Repub. c. 4.. Cfr. Les six livres
de la Republique de I. BODIN ANGEVIN. Ensemble une Apologie de Rene Herpin. A Paris.
Chez Iacques du Puis, 1583, II, Chap. IV (De la Monarchie Tyrannique), p. 297; JOAN.
BODINI ANDEGAVENSIS GALLI. De Republica libri sex Latine ab Auctore redditi, multo
quam antea locupletiores. Francofurti, Sumptibus Jonae Rosae viduae, Typis Anthonii
Hummii, M.DC.XLI., II, Cap. IV (De Tyrannide), p. 323.
10

tyrannos e coincidente quasi ad unguem con le definizioni successivamente


adottate nella Politica22, cos come accade del resto per la serie delle ragioni
che giustificano il jus resistendi (cinque, vale a dire la natura del patto fra
magistrato e popolo; leccesso dei limiti della giurisdizione; la superiore
obbligazione del popolo verso Dio e la sua legge; la natura medesima
dellobbligazione tra magistrato e popolo, che non pu eccedere i termini
dellobbligazione naturale tra padre e figli, tra marito e moglie e tra signore
e vassallo; la perdita ipso jure della potest e la riduzione del tiranno a
persona privata; con laggiunta degli exempla sacri e profani)23.
Nella prima edizione della Politica invece la materia disposta nel
capitolo XIV (De Ephoris Reipub. eorumque officio et speciebus), in cui,
dopo aver diffusamente esposto il problema dellessenza della sovranit
ecclesiastica e civile e prima di passare a trattare del diritto regale e dei suoi
limiti nel capitolo XV (De regni commissione), Althusius fissa la tipologia
della tirannide ricalcando appunto la distinzione bartoliana fra tiranno
absque titulo e tiranno exercitio: Tyrannus absque titulo est, qui Rempub.
sibi non commissam, vi, scelere, vel malis artibus, sine ullo justo, vel
electionis, vel successionis, titulo, aut belli justa caussa, invadit, sine
consensu populi [...]. Tyrannus exercitio est, qui postquam legitime
constitutus Magistratus est, non ex lege et moribus gubernat, aut qui abutitur
imperio, et ipsam dignitatem in suam convertit praedam, et quaestum facit
ex populo indebite, quem ab oppressione ratione potestatis sibi concessae,

22
Ibid., LX-LXI, p. 41: Tyrannus absque titulo est, qui Rempublicam sibi non
commissam, vi, vel malis artibus, sine ullo justo vel electionis, vel successionis titulo
invadit, sine consensu populi [...]. Tyrannus exercitio est, qui, postquam legitime
constitutus magistratus est, degenerat, nihil eorum praestans, quae in se recepit in pacto
utroque cum populo et cum Deo inito.
23
Ibid., LXIX-LXXIV, pp. 43-44.
11

protegere et tueri debebat24. A ci Althusius aggiunge lesposizione di otto


rationes che legittimano il diritto di resistenza degli efori o, in loro assenza,
del popolo25.
Questo stesso capitolo sulleforato, in seguito alle cospicue aggiunte e ai
profondi rimaneggiamenti subiti da tutta la prima parte dellopera in tema di
sovranit e di jura maiestatis, trova posto nella terza e definitiva edizione
della Politica (1614) come XVIII, con un titolo lievemente modificato e con
un contenuto notevolmente abbreviato proprio per quel che riguarda la
definizione della tirannide e il diritto a resisterle26. Tutta la materia relativa
alla tirannide infatti trasferita, non senza profonde modificazioni e
aggiunte, in piccola parte nel capitolo XIX (XV nel 1603), entro una serrata
polemica con il Barclay del De regno et regali potestate (1600), e in
massima parte nel capitolo XXXVIII e penultimo, che inserito ex novo nel
corpo dellopera forma una compiuta dottrina della tirannide (e dei suoi
rimedi) 27.

24
JOHANNIS ALTHUSII U.J.D. Politica, Methodice digesta et exemplis sacris et profanis
illustrata : cui in fine adjuncta est Oratio panegyrica de necessitate, utilitate et antiquitate
scholarum, Herbornae Nassoviorum, Ex Officina Christophori Corvini, MDCIII, Cap. XIV
(De Ephoris Reipub. eorumque officio et speciebus), pp. 132-167: 155-156.
25
Ibid., pp. 146-152.
26
JOHAN. ALTHUSII, U.J.D. Politica Methodice digesta atque exemplis sacris et profanis
illustrata. Cui in fine adjuncta est Oratio panegyrica, De necessitate, utilitate et antiquitate
scholarum. Editio tertia, duabus prioribus multo auctior, Herbornae Nassoviorum, 1614,
Cap. XVIII (De ephoris, eorumque officio), pp. 273-322.
27
Ibid., Cap. XXXVIII (De tyrannide ejusque remediis), pp. 879-940. Sul rapporto fra
la Disputatio e le diverse edizioni della Politica, e in particolare sulle tesi dedicate al diritto
di resistenza e alla tirannide cfr. lampia disamina di G. DUSO, Una prima esposizione del
pensiero politico di Althusius: la dottrina del patto e la costituzione del regno, cit., pp. 69-
71 e 114-124. Cfr. ora da ultimo C. MALANDRINO, Remota justitia, quid sunt regna, nisi
magna latrocinia? (Politica XXXVIII, 9). Il dispotismo nella definizione althusiana di
tirannide, in stampa negli Atti della IX Giornata Luigi Firpo, Tirannide e dispotismo nel
dibattito politico tra Cinque e Seicento (Torino 27-28 settembre 2002).
12

Il tema della degenerazione tirannica del potere mostra un Althusius


largamente debitore di quella controversistica che sincarna nel Discours
contre Nicolas Machiavel di Innocent Gentillet (1576) e nelle Vindiciae
contra tyrannos (1579), e che a cavaliere del Seicento, in opposizione alle
dottrine assolutistiche, rid corpo ad un termine-concetto tra i pi risalenti e
frequentati nella tradizione teorico-politica28. Si pu dire tuttavia che,
rispetto alla prima stesura della Politica e coerentemente con una pi decisa
trasposizione dei diritti sovrani da un soggetto politico determinato (il
principe o summus magistratus) ad uno indeterminato (la comunit o
consociatio) e con la conseguente spersonalizzazione del potere, anche la
tirannide, che del potere sovrano la forma deviata e corrotta, subisca nelle
successive e profonde revisioni e rielaborazioni del testo un processo di
analoga spersonalizzazione.
Il problema della tirannide emerge dunque, nella redazione definitiva
della Politica, a cominciare dal capitolo XIX, come parte della riflessione
intorno alla natura e allestensione del diritto regale, che Althusius
introduce enunciando il principio per cui ogni diritto appartiene ratione
proprietatis et dominii alla comunit politica e precisando che il potere
regale consiste esclusivamente in quelle attribuzioni che dalla comunit
politica sono specificamente conferite al sommo magistrato ratione usus et
administrationis29. In quel contesto, che Althusius affronta in polemica con

28
Cfr. D. QUAGLIONI, Il pensiero politico dellassolutismo, in Il pensiero politico. Idee
teorie dottrine, II, Et moderna, a c. di A. Andreatta e A.E. Baldini, Torino, Utet, 1999, pp.
99-125.
29
L. BIANCHIN, Politica e Scrittura in Althusius. Il diritto regale nellinterpretazione di
I Sam. 8, 11-18 e Deut. 17, 14-20, in Politeia biblica, a c. di L. Campos Boralevi e D.
Quaglioni, Firenze, Leo S. Olschki, 2003 [Il pensiero politico, XXXV (2002), n. 3, pp.
409-430: 412.
13

William Barclay e passando per gli exempla scritturali che la tradizione


medievale privilegia nella discussione intorno al potere regale, alla sua
istituzione e ai suoi limiti, la tirannide non altro che la degenerazione del
diritto regale, per sua natura necessariamente limitato e vincolato al rispetto
delle leggi. In tal senso il jus regis che Dio minaccia al popolo nel I libro di
Samuele non che la descrizione di una degenerazione tirannica del potere
regale30, degenerazione che si ha quando si prospetta un potere assoluto
del re, sciolto dal rispetto delle leggi civili31.

4. Ladattamento della categoria della sovranit bodiniana, che in passato


ha indotto C. J. Friedrich a parlare di Althusius come di un vero
bodiniano, anzi come del pi profondo e logico seguace che Bodin abbia
avuto, sfocia nel capitolo XXXVIII della Politica in una sintesi di potere
sovrano perfetto e diritto di deporre, se non di uccidere, il re che s fatto
tiranno, evitando lesito rivoluzionario o, peggio, anarchico32. La
saldatura di potere assoluto e tirannide si coglie proprio nella chiusa del
capitolo XXXVIII, l dove si nega e si rifiuta lesistenza del potere

30
Ibid., p. 427.
31
Ibid., p. 429. Cfr. A. WEBER-MCKL, "Das Recht des Knigs, der ber euch
herrschen soll". Studien zu 1 Sam 8, 11 ff. in der Literatur der frhen Neuzeit, Berlin,
Duncker & Humblot, 1986; D. QUAGLIONI, Liniquo diritto. Ius regis e regimen regis
nellesegesi di I Sam. 8, 11-17 e negli specula principum del tardo Medioevo, in Specula
principum, a c. di A. De Benedictis, Frankfurt am Main, V. Klostermann, 1999, pp. 209-
242
32
L. CALDERINI, La Politica di Althusius tra rappresentanza e diritto di resistenza,
cit., p. 153; cfr. C.J. FRIEDRICH, Introduction, in Politica Methodice Digesta of JOHANNES
ALTHUSIUS (ALTHUS). Reprinted from the Third Edition of 1614. Augmented by the
Preface of the First Edition of 1603 and by hitherto Unpublished Letters of the Author.
With an Introduction by C.J. Friedrich, Cambridge (Mass.), Harvard University Press,
1932, p. LIX.
14

assoluto che, se mai lo si afferma, va ricompreso nellorbita della


tirannia33.
La tirannide, per Althusius, non che il contrario della giusta e retta
amministrazione, e dunque il modo col quale il sommo magistrato abolisce
e sovverte ostinatamente, pervicacemente ed insanabilmente, in violazione
della fede data e del patto giurato, i fondamenti e i vincoli della consociatio
universale34. Tale formula, con la quale invece il capitolo XXXVIII si apre,
ha il carattere di una compiuta definizione, tendente non ad indicare chi sia
il tiranno, comera nella tradizione medievale, ma quali siano le condizioni
alle quali si produce di necessit leversione dellordinamento, anzi la morte
dellordinamento (non minus [...] quam homo sine anima), poich la
tirannide dissolve la consociatio universalis legitima, privandola della sua
forma originaria per rivestirla quasi dei caratteri di unassociazione per
delinquere (speciem societatis maleficiorum perpetrandorum), alla quale
ogni piet e giustizia sono estranee e per la quale si compie leversione tanto
dello stato secolare quanto di quello ecclesiastico35.
La definizione del tiranno segue logicamente, come quella del soggetto
attivo, non importa se di tipo monarchico o poliarchico, di un esercizio
criminoso scientemente perpetrato al fine di dissolvere fondamenti e vincoli
giuridici del corpo politico: Tyrannus igitur est, qui obstinate, violata fide
et religione jurisjurandi, vincula et fundamenta consociati corporis
33
L. CALDERINI, La Politica di Althusius tra rappresentanza e diritto di resistenza,
cit., pp. 163-164.
34
JOHAN. ALTHUSII, Politica Methodice digesta ... Editio tertia, cit., Cap. XXXVIII, n.
1, p. 883: Tyrannis igitur est justae et rectae administrationis contraria, qua fundamenta et
vincula universalis consociationis obstinate, perseveranter et insanabiliter contra fidem
datam et praestitum juramentum, a magistratu summo tolluntur et evertuntur.
35
Ibid., n. 2, p. 884.
15

Reip[ublicae] convellere et dissolvere incipit36. Luna e laltra definizione,


dindole generale e dimpostazione schiettamente penalistica (come
dimostrano le numerose allegazioni dei trattatisti protomoderni in tema di
crimen laesae maiestatis, dal Giganti al Farinaccio), aprono la via ad una
serie di definizioni specifiche, segnate dal caratteristico procedere
dicotomico. La tirannide, o, ci che lo stesso, lamministrazione tirannica
della cosa pubblica di due tipi, che costituiscono una versione
ammodernata della distinzione bartoliana fra tirannide ex defectu tituli e
tirannide ex parte exercitii: il primo quello che attenta alle leggi
fondamentali del regno; il secondo, invece, quello che sovverte le regole
di giustizia nel governo del corpo sociale. Il primo tipo ha luogo quando
summus magistratus leges regni fundamentales violat, mutat, tollitve,
praesertim illas, quas religionem veram concernunt, oppure quando il
sommo magistrato viola la fede giurata al corpo sociale, impedendo le
funzioni costituzionali degli ordines et status regni37. Il secondo tipo si
suddivide in una forma generale e in una forma speciale di tirannide: la
prima quella che contraddice in tutto alla consociatio universalis, come
avviene quando il sommo magistrato turba lordine civile ed ecclesiastico,
esercitando un potere assoluto e oltrepassando ogni vincolo imposto dal
diritto pubblico; la seconda, per contro, quella che attenta ai beni e ai
diritti dei privati, sovvertendo le regole di giustizia in ambiti singoli
dellamministrazione.
Il carattere speciale di questa tipologia imprime al discorso di Althusius
uno stile casistico, anchesso quasi una versione ammodernata del tpos

36
Ibid., n. 3, p. 885.
37
Ibid., nn. 6-7, p. 886.
16

aristotelico delle cautelae, che nella tradizione medievale aveva gi assunto


la funzione di indice dei segni distintivi della tirannide. Cos questa forma
speciale di tirannide consiste nel privare i soggetti del vero culto o nel
forzarli allidolatria; nellabolire o lasciar deperire listruzione e le scienze
per diffondere ogni sorta di corruzione nel popolo; nelloffendere lautorit
dei dignitari laici ed ecclesiastici; nel denegare la giustizia e permettere
limpunit alle organizzazioni criminali; nel trascurare i doveri pubblici per
seguire il lusso e la rapina; nel tralasciare di difendere il regno dalle insidie
esterne; nel turbare la cosa pubblica fomentando le divisioni e le fazioni tra i
soggetti; nellindebolire il popolo con le guerre esterne; nellimpedire i
commerci; nellimporre esazioni eccessive; nellimpedire la libera
espressione del pensiero; nel favorire ogni licenza; nel coltivare linteresse
privato a danno del pubblico; nel dissipare il tesoro pubblico; nel coartare la
volont dei soggetti impedendone la resistenza, colpendo gli innocenti e gli
uomini eminenti, abusando dei beni dei privati, impoverendoli nelle
sostanze e rendendoli schiavi per impedire che essi consensu unanimi
contra injurias et vim tyranni nihil agere possint38.

5. Esaurita la trattazione della natura della tirannide, Althusius passa a


discutere dei rimedi contro di essa, che consistono nella resistenza e
nellesautorazione del tiranno, solis optimatibus concessa39. Tale ius
resistendi, affidato agli efori in nome del popolo, giustificato per mezzo di
dieci argomenti (rationes), desunti: 1) dalla natura stessa del patto tra
magistrato e popolo, dal quale sorge obbligazione reciproca (obbligazione

38
Ibid., n. 25, p. 895.
39
Ibid., n. 28, p. 894.
17

che per il magistrato ha carattere assoluto, mentre lobbedienza del popolo


condizionata allottemperanza del magistrato ad juste et pie imperandum,
secundum sibi praescriptas leges, utramque nimirum Decalogi tabulam, et
leges regni)40; 2) dai limiti della giurisdizione conferita al sommo
magistrato, oltre i quali egli non pu imporre obbedienza alcuna; 3)
dallobbligazione precedente e superiore contratta dal popolo con Dio; 4)
dalla investitura popolare del diritto e del potere degli efori; 5) dalla natura
stessa dellobbligazione tra magistrato e popolo, che non pu eccedere i
termini dellobbligazione naturale tra padre e figli, tra marito e moglie e tra
signore e vassallo; 6) dalla perdita ipso iure della potest pubblica e dalla
riduzione a privato cittadino del sommo magistrato che agisca come tiranno;
7) dalla correit degli ordini del regno e degli ottimati che non scindano la
loro responsabilit da quella del tiranno; 8) dalla natura del contratto di
mandato fra popolo e sommo magistrato; 9) dal diritto di rappresaglia ove
sia impossibile adire il giudizio; 10) dal dovere di ogni magistrato di
resistere alle azioni inique. A queste dieci rationes, cio argomenti di natura
strettamente giuridica, Althusius ne aggiunge ancora due, vale a dire la
necessit stessa di salvaguardare la societ dalla distruzione che consegue
per forza di cose allinstaurazione della tirannide, e gli esempi tratti dalla
storia sacra e profana, a cominciare dal celebre luogo scritturale (I Samuele,
8, 11-17), ampiamente frequentato dalla letteratura teologico-politica e
giuridica, nel quale Dio stesso condanna come iniquo il potere autocratico
dei re41.

40
Ibid., n. 30, p. 894.
41
Cfr. ancora L. BIANCHIN, Politica e Scrittura in Althusius. Il diritto regale
nellinterpretazione di I Sam. 8, 11-18 e Deut. 17, 14-20, cit., pp. 421-429.
18

Il capitolo sulla tirannide si trasforma cos in un trattato sul diritto di


resistenza e sui requisiti e limiti del suo esercizio da parte delleforato e
degli ottimati, soprattutto in relazione al dovere di esperire ogni altro
possibile rimedio nel caso del tyrannus exercitio42. Mentre infatti al
tyrannus absque titulo si pu e si deve opporre resistenza da parte dei privati
(etiam privata autoritate sine alterius jussu, omnes et singuli patriae
amantes optimates et privati resistere et possunt et debent), ai soggetti non
lecito resistere contro il sommo magistrato che abbia abusato del proprio
potere, se non dopo il giudizio e liniziativa degli ottimati (privata sua
auctoritate contra summum suum magistratum nihil facient)43.
Si deve infine ricordare che nel capitolo sulla tirannide Althusius teorizza
il diritto di secessione di parti di un regno come uno dei casi di resistenza
legittima. Esponendo le modalit delliniziativa eforale, egli scrive: Potest
etiam ex optimatibus unus, vel pars una regni, peculiarem regem, aut novam
Reipublicae formam sibi deligere, derelicto reliquo corpore, cui adhaerebat,
quando vel istius partis totius publica manifestaque salus id omnino suadet,
vel leges patriae fundamentales a magistratu non observantur, sed obstinate
violantur et insanabiliter, vel verus Dei cultus jussusque patefactus, id fieri
diserte praecipit et postulat. Et tum haec pars satum suum et formam novam
ejusmodi adversus reliquas ejusdem regni partes, a quibus descivit,
defendere vi et armis potest44. A queste condizioni, dunque, in caso di
tirannide e in relazione alla mutua obligatio consentito anche a uno solo

42
JOHAN. ALTHUSII, Politica Methodice digesta ... Editio tertia, cit., Cap. XXXVIII, n.
56, p. 908.
43
Ibid., nn. 62-63, p. 913.
44
Ibid., n. 76, p. 915.
19

degli ottimati (efori) o a una sola parte di un regno di abbandonare il corpo


statale al quale sono stati fino ad allora uniti, e riconoscere un altro sovrano
oppure scegliersi una nuova forma di Stato45.
Grazie ad Althusius, che nellampliamento pi importante della Politica
costituito proprio dal capitolo XXXVIII riassume e modernizza, com
stato scritto, un secolo di discussioni e unintiera tradizione di pensiero, la
pense politique protestante sur la tyrannie et sur le tyrannicide atteint le
plus haut degr tant par la qualit hermneutique de lanalyse que par la
systmatisation acheve de sa doctrine46.

45
C. MALANDRINO, Il Syndikat di Johannes Althusius a Emden. La ricerca, Il pensiero
politico, XXVIII (1995), pp. 359-383: 380-381 e nota 71, ad opportuna correzione di
unomissione interpretativa da parte di H. ANTHOLZ, Die politische Wirksamkeit des J.
Althusius in Emden, Aurich, Verlag ostfriesische Landschaft, 1955, p. 189, che allude
fuggevolmente a intenzioni secessioniste nella strategia politica di Althusius, ma senza
collegarle al problema teorico del federalismo.
46
M. TURCHETTI, Tyrannie et tyrannicide de lAntiquit nos jours, Paris, PUF, 2001,
p. 563.