VOI SIETE QUI UNA STORIA DI STORIE SUL PROGETTO BOOSTER A PESCARA

di Alberto Cottica
Versione 3.0 del 23 aprile 2007

Indice
1. Introduzione.......................................................................................................... ......................3 2. Prime fasi: stallo e scollamento (luglio 2006)........................................................... ....................5 3. Raccontare il progetto: azione strumenti integrata e costituzione dello staff di comunicazione (luglio-settembre 2006)............................................................................................... .....................6 4. Booster nel territorio: incontri e progettazione esecutiva dei corsi (ottobre-novembre 2006).......9 5. Una strategia per lo sviluppo sul canale informale: atlante della creatività musicale e project work (novembre 2006-gennaio 2007)....................................................................................... ......11 6. Sei consigli per concludere......................................................................................................... 14 Nota a margine 1: tradizione hacker e musica a Pescara............................................ ..................16 Nota a margine 2: gli strumenti internet di Booster......................................................................... 16

www.thehubweb.net

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Questo documento è un prodotto del progetto Booster (IT-G2-ABR-033), finanziato dall'iniziativa comunitaria Equal. E' stato scritto con il contributo insostituibile di Marco Colarossi, Elisa Petaccia, Roberto Marrone, Antonio Febo, Paolo Verri e tutto lo staff di comunicazione, la rete territoriale e la partnership di sviluppo del progetto Booster. Anna Natali e Tommaso Fabbri hanno letto una versione iniziale del documento e mi hanno dato preziosi consigli; ringrazio in particolare Tommaso per le sue erudite spiegazioni delle implicazioni metodologiche dei miei modesti sforzi. Ovviamente la responsabilità di errori e omissioni (assai probabili, vista la dimensione soggettiva della narrazione) è soltanto mia. Milano, 23 aprile 2007

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1.

Introduzione

Nel luglio del 2006 mi trovavo a collaborare a un progetto di sviluppo – in senso sia creativo che economico e sociale – della scena musicale dell'area metropolitana di Pescara, battezzato Booster e finanziato dal programma Equal del Fondo Sociale Europeo. Ne erano partners i tre enti di formazione professionale dei sindacati confederali in Abruzzo (Enfap-UIL, capofila; Smile – CGIL; IAL-CISL); Pixel, una società di Roma guidata da un pescarese; e The Hub, la mia società, con sede a Milano. Io ero l'unico a avere consuetudine con il settore della musica: tutti gli altri partners fanno parte del mondo della formazione professionale. Per diversi motivi, e sotto molti aspetti, il progetto non andava bene: sostanzialmente invisibile, molto carente di rapporti con altri soggetti, sembrava destinato a non avere alcun impatto sul territorio. Oltre ai nostri limiti personali e a quelli delle organizzazioni che rappresentiamo (debolezze culturali e tecniche, mancanza di un linguaggio comune, scollamento, scarsa attitudine a collaborare), avevamo anche il problema di accreditarci. All'avvio delle attività (luglio 2005), infatti, non solo noi non conoscevamo il territorio (almeno relativamente alla sua scena musicale e creativa), ma il territorio non conosceva noi. Non disponevamo di un marchio conosciuto, e nemmeno rientravamo in una categoria chiaramente comprensibile. Eravamo un progetto Equal; ma i nostri interlocutori naturali – musicisti, promoter, locali, etichette – non erano per nulla abituati ad avere a che fare con progetti FSE, e trovavano alquanto strano che un gruppo di persone che non fosse emanazione diretta di qualche istituzione pubblica proponesse un'agenda per il cambiamento. Di più: a Pescara – come, a quanto pare, in gran parte del Mezzogiorno 1 – è diffuso un atteggiamento piuttosto cinico nei confronti delle iniziative di sviluppo locale, vissute più come un modo di distribuire denaro che come una risorsa per influenzare il futuro comune. Per coinvolgere questi soggetti e diventare per loro un interlocutore credibile abbiamo messo in campo una strategia che ha dato risultati molto superiori alle nostre aspettative - e comunque diversi da esse. Credo che il tratto più interessante di questa storia sia che, vivendola, noi che ci siamo occupati del progetto abbiamo cambiato la composizione del gruppo, i ruoli al suo interno, i rapporti interni ed esterni, gli obiettivi e perfino i luoghi in cui ci trovavamo a operare. In modo ancora più spettacolare, sono cambiate le nostre storie (narratives), cioè i termini in cui pensiamo a ciò che stiamo facendo e alle persone con cui interagiamo. Quest'esperienza, insomma, non ha avuto il look and feel dell'applicazione di una tecnica, dell'implementazione riuscita di una strategia decisa in precedenza. La sensazione era piuttosto che, man mano che procedevamo nel percorso, venisse mutando il quadro nel quale ci muovevamo, aprendo nuove opportunità in grado di allargare lo spazio delle azioni e dei risultati possibili. Retrospettivamente mi sembra che il progetto abbia dato prova di quella che Lanzara 2 chiama “capacità negativa”; che, cioè,
Studiare sviluppo, 2006, Lo sviluppo ai margini – Due anno sul campo a sostegno di progetti integrati in aree periferiche del Mezzogiorno, Ministero dell'Economia e delle Finanze – Dipartimento Politiche per lo Sviluppo, rapporto di ricerca http://www.dps.mef.gov.it/documentazione/docs/2006/1865_Losviluppoaimargini.pdf
1 2

Lanzara, G.F., 1996, Capacità negativa – Competenza progettuale e modelli di intervento

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Voi siete qui 3.odt abbia accettato di intraprendere un percorso pur con una mappa incompleta e un'attrezzatura inadeguata, riservandosi di arricchire entrambi con informazioni e strumenti acquisiti cammin facendo. La “capacità negativa” può produrre risultati sorprendenti per efficacia e innovatività. Riconoscersi deboli dal punto di vista cognitivo, infatti, porta all'azione intesa come tentativo di capire meglio il terreno su cui ci si trova a muoversi; e – questo è il punto – l'azione ha un potenziale ontogenetico, cioè può aprire strade che prima semplicemente non esistevano. Paradossalmente, secondo Lanzara, l'inadeguatezza della mappa diventa utile, perché sblocca l'azione; e l'azione ha il potere di cambiare le cose. A Pescara, come in genere nel Mezzogiorno d'Italia, è assai diffusa la convinzione che “le cose non possano cambiare”, “le logiche siano sempre le stesse” e così via. Nel corso del progetto, queste posizioni ci sono state riportate da molte persone, alcune delle quali molto intelligenti e bene informate; persone la cui esperienza sconsigliava di deviare da un sentiero business as usual in cui le relazioni contano più dei risultati; i progetti servono essenzialmente a distribuire risorse; la politica locale è il centro di tutte le cose che accadono; le istituzioni sono burocratizzate e indifferenti e così via. Secondo queste persone, Booster era condannato a sprecare le sue energie in fallimenti. Con una battuta, si potrebbe dire che queste persone avevano ragione; ma, siccome noi non lo sapevamo, il progetto ha finito per avere un certo successo. Questo documento vuole essere un resoconto di questa esperienza; comprende il periodo che va dalla presentazione della prima proposta (al partenariato di Booster, nel luglio 2006) fino a quella finale (alla città, nel gennaio 2007) di una strategia di sviluppo della scena creativa musicale e hitech. Per dare conto dei cambiamenti nel nostro orizzonte adotta un punto di vista fortemente soggettivo e diacronico, in cui grande attenzione è riservata proprio alle narratives e ai loro assestamenti. Il risultato è una “storia di storie che slittano” su Pescara, sul progetto e su noi stessi. Per cercare di ricostruirla nel modo più fedele possibile ho fatto ampio ricorso a mail, verbali e appunti di riunioni redatti “a caldo” sia da me che da altri membri del gruppo. Il giudizio mio e del gruppo di Booster sui risultati di questa fase è positivo, tanto da proporre questa esperienza all'attenzione della platea dei soggetti che si interessano del programma Equal. Nonostante questo, credo che sarebbe riduttivo considerarla come un modello tout court di entrata nel territorio: il suo potenziale innovativo, infatti, è scaturito essenzialmente dal nostro essere consapevoli della debolezza dei nostri modelli, e dall'avere accettato la sfida che la nostra stessa inadeguatezza ci lanciava. La pagina è divisa in due aree. Questa più grande, a sinistra, ricostruisce la successione degli eventi, “la storia”: Il senso di questa strategia espositiva è di segnalare ad ogni momento al lettore a che punto della storia si trova, rilevandone entrambe le dimensioni, quella di successione degli eventi e quella di successione di narratives. Le nostre azioni, infatti, riflettono ciò che pensavamo di Pescara, del nostro progetto e gli uni degli altri al tempo in cui le abbiamo intraprese, e non ciò che pensiamo ora, a cose fatte. Le scritte in neretto al margine destro hanno, quindi, la stessa funzione di quelle mappe che si trovano nelle città d'arte ad
nelle organizzazioni, Il Mulino, Bologna
Questa più piccola, a destra, riporta l'evolversi del mio (talvolta, quando possibile, del nostro) punto di vista, “le storie”.

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Voi siete qui 3.odt uso dei viaggiatori: un grande punto rosso sovrapposto ad una planimetria, con la scritta rassicurante “voi siete qui”.

2.

Prime fasi: stallo e scollamento (luglio 2006)

Pescara è una cittadina di circa 110.000 abitanti situata sulla costa adriatica. Il progetto si è scelto un ambito di intervento che comprende la città e altri 24 comuni della costa e del primo entroterra (facenti parte delle tre province di Pescara, Chieti e Teramo), per una popolazione complessiva di 420.000 abitanti. L'area si situa geograficamente e culturalmente al confine tra le prospere Marche e il Mezzogiorno. Nella programmazione 2000-2006, di cui il nostro progetto è parte, faceva ancora parte dell'area obiettivo 1, con problemi riconosciuti di sottosviluppo rispetto alla media europea.

Abruzzo
Roseto degli Abruzzi Atri Pineto

Silvi

PROVINCIA TERAMO

Elice C � S n e itt .A g lo

Montesilvano

Picciano Cappelle sul Tavo Pescara Penne Collecorvi no Spoltore Moscufo Francavi al Mare lla Loreto Apr utino San Giovanni Teatino Pianella Cepagatt Chieti i PROVINCIA PESCARA Manoppel lo Alanno Scafa

Ortona

PROVINCIA L'AQUILA

PROVINCIA CHIETI

San Valenti in Abruzzo no Citeriore

Caramanico Terme

Pensato a inizio 2004 come parte di un programma piuttosto ambizioso di portare l'industria musicale all'attenzione del dibattito sullo sviluppo, avviato formalmente a luglio 2005, il progetto Booster non ha prodotto, a luglio 2006, sostanzialmente niente. L'unica attività avviata davvero è quella di ricerca, ma anche qui solo uno dei tre rapporti previsti – di cui mi sono occupato io – è già stato consegnato. In più, i partners mi appaiono scollati e apatici (ho cercato di collaborare con loro sulle ricerche, ma li ho trovati disinteressati), e il nostro riferimento istituzionale, la Regione Abruzzo, appare distante e poco interessata a metterci in grado di lavorare decorosamente: per esempio, ci ha liquidato l'anticipo sul progetto con otto mesi di ritardo, mettendo in sofferenza fin dalla prima fase il rispetto dei tempi. Ma il problema più grave è che, nonostante le mie spiegazioni e i miei riferimenti a esperienze precedenti, Booster non si capisce, non buca lo schermo, rimane troppo astratto. Del resto capisco benissimo: queste esperienze precedenti ce le ho solo io, non gli altri partners. Antonio Febo di Enfap, il responsabile del progetto, riassumerà così la sua impressione di questa fase:
Non ti nascondo che, presentato il progetto, dopo l'approvazione da parte della regione, i primi tempi sono stati un po' di smarrimento, perché non avevamo ben chiaro, anche se il progetto era scritto in modo abbastanza articolato e preciso, ma la domanda era: “da dove cominciamo?”.

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Voi siete qui 3.odt Fino a qui questa esperienza mi ha molto deluso. Il tentativo fallito di partecipare alle ricerche di tutto il partenariato, e non solo a quella in capo a The Hub, mi fa ritenere che gli altri non siano interessati a contaminarsi con le competenze e i valori di cui mi sento portatore: il massimo che posso fare è un'azione di testimonianza, cercando di gestire il mio pezzo in modo da dare l'idea – alla città, non al partenariato - che esistono altri mondi, e altre logiche. Solo pochi mesi prima, a fine 2005, l'arrivo del logo ufficiale e la conferenza stampa di presentazione del progetto hanno portato un'ulteriore nota di squallore. Il primo è di una bruttezza imbarazzante; la seconda deve essere una specie di record, nel senso che non viene neppure un giornalista (Antonio mi spiega che “è una formalità, poi si farà la comunicazione vera”). Non mi era mai capitato. Booster si muove in uno spazio di pura autoreferenzialità, non serve che a se stesso, non interessa a nessuno. Nonostante questi limiti – evidentemente fortissimi – le azioni di ricerca a qualcosa servono. Pixel ha affidato l'incarico di fare le interviste ad un mio ex studente di master, Roberto Marrone, un pescarese che vive a Roma e lavora in una etichetta discografica. Roberto è lui stesso musicista, conosce bene la scena abruzzese e – aiutato da un paio di altre persone, tra cui Elisa Petaccia – non solo raccoglie informazioni, ma soprattutto comincia a raccontare Booster ai giovani pescaresi. L'unico risultato inaspettato della ricerca di Pixel è proprio il forte interesse che gli intervistati manifestano per il nostro progetto. Da parte mia, studiando il Regno Unito, metto chiaramente a fuoco l'importanza, per il successo di un progetto, di costruire e presidiare molto da vicino ambienti di interazione in cui le persone possano comunicare bene, anche – e forse soprattutto – in modo informale. Intanto, il fascino che un po' tutti provano nei confronti della musica come ambito specifico riesce a sollecitare qualche disponibilità da parte dei partners. Antonio avrà a dichiarare:
Ci fu quindi una fase di consultazione, dopodiché accettammo di buon grado questa sfida perché ci sembrava una cosa molto interessante. A dire la verità io da subito dissi di entrare e di sviluppare questo progetto, un po' per i miei trascorsi che mi hanno fatto stare sempre vicino all'ambiente musicale, sia dal punto di vista dell'ascolto sia dal punto di vista della pratica dilettantistica. Suonavo la chitarra in un complessino da giovane, sono cresciuto ascoltando Hendrix, Doors, etc. e andavo a moltissimi concerti, ho visto Bob Marley, i Led Zeppelin, Emerson Lake&Palmer, Genesis, etc. Per cui io ero contentissimo di fare questa cosa e ho cercato di trasmettere un po' di entusiasmo agli altri, anche Leonardo [presidente di Pixel, ndr] era più che convinto di questo progetto, so che anche lui è un ascoltatore di musica. Abbiamo riportato quindi le nostre opinioni ad un incontro, dove tutti si sono dimostrati abbastanza ben disposti, e siamo partiti.

Fine 2005-primavera 2006, ricerche e presentazione alla stampa: "I partners gestiscono risorse in modo autonomo. Non sono interessati alla qualità, ma solo alla gestione stessa. Noi, The Hub, possiamo controllare solo la qualità delle azioni che noi stessi gestiamo e paghiamo con il budget in carico a The Hub stessa; in queste condizioni il massimo a cui possiamo aspirare è un ruolo di testimonianza."

Alle prime riunioni – assai poco operative - tutti hanno un ricordo personale da condividere: Vincenzo D'Onofrio, coordinatore del progetto per Enfap, canta in un coro gospel; il padre di Michela Valentini di Smile è un apprezzato fisarmonicista; tutti hanno ricordi “caldi” di concerti o festival a cui hanno partecipato, anche solo come spettatori. In questa fase, però, non si riesce a trasformare questo fascino in motivazione.

3. Raccontare il progetto: azione strumenti integrata e costituzione dello staff di comunicazione (luglio-settembre 2006)
A luglio consegno il rapporto di ricerca in versione 1.0. E' arrivato il momento Pagina 6 di 18

Voi siete qui 3.odt di uscire allo scoperto e presentarsi ufficialmente al territorio, anche perché – a causa del ritardo nell'erogazione dell'anticipo – non stiamo rispettando i tempi: il progetto dovrebbe finire a giugno 2007, e prevede due corsi di formazione che vanno assolutamente lanciati in autunno e terminati tra l'inverno e la primavera. So per esperienza che la chiave per fare un buon lavoro sulla formazione è avere molti iscritti in modo da potere fare una buona selezione. Il problema è che abbiamo lavorato sottotraccia, senza mai fare momenti pubblici, per cui nessuno ci conosce. Come possiamo accreditarci, in modo da convincere i giovani musicisti pescaresi a iscriversi ai nostri corsi? La risposta è, naturalmente, di sfruttare il mio background di musicista e i miei contatti nell'industria musicale. Questa parte del progetto mi sembra adatta a svolgere il ruolo di testimonianza che ho in mente: voglio portare a Pescara il meglio dell'industria musicale nazionale, a discutere di creatività e del suo valore sociale. Molto influenzato dalla ricerca svolta in Inghilterra e deciso ad adottare uno stile comunicativo informale e “rock”, quindi, a fine luglio presento un progetto di “azione strumenti integrata3” in cui prendo alcune azioni previste dal formulario di Booster e le collego in un percorso logico: tre incontri pubblici con altrettanti ospiti di livello nazionale; tre seminari a invito tra questi ospiti e gli stakeholders locali; tre incontri all'ora dell'aperitivo in locali della città per informare sul progetto e sui corsi; e la preparazione di alcuni documenti che servono a raccogliere le informazioni e le sollecitazioni emerse da questa azione. Insisto molto che questi incontri avvengano in luoghi connotati in modo creativo: non la sala della provincia, ma locali come Ecoteca, o il Caffè Letterario. Cerchiamo anche di collocarli a Pescara vecchia, nel cuore della movida locale. Un aspetto abbastanza innovativo di questa azione è che investe molto sulla comunicazione virale, dal basso. L'idea è di riprendere il filo dell'interesse dichiarato dai musicisti pescaresi per il progetto durante le interviste: questo si può fare costruendo attorno a Roberto e agli intervistatori della ricerca Pixel uno “staff di comunicazione”, un piccolo gruppo di persone che diventi l'interfaccia utente di Booster sul territorio. Leonardo propone che ogni partner sia rappresentato da un membro dello staff4. Questo dovrebbe consentirci di superare il gap di credibilità di cui soffriamo (a parte me, nessuno, nel partenariato, sa alcunché di industria musicale, e questo si vede già dagli stili di abbigliamento e comportamento). L'azione strumenti integrata parte a metà settembre con un seminario di tre giorni in cui provo a formare questo gruppo: parlo loro della mia adolescenza di musicista nella provincia emiliana prima di internet, dell'importanza di aprire finestre sul mondo, di Sebastiano Brusco, dei Modena City Ramblers e dei Fiamma Fumana. Cerco di raccontare il progetto, insisto molto sull'importanza di connotarlo con uno stile informale e sciolto, molto diverso da quello istituzionale. Fisso un obiettivo in termini di iscrizioni ai corsi (100 iscritti); incoraggio i ragazzi a prendere iniziative e ad adottare un approccio di autosufficienza, quasi punk. Loro raccolgono, progettano al volo un altro logo autotassandosi (quello ufficiale viene ritenuto del tutto impresentabile), mettono subito online una pagina Myspace invece di aspettare il sito ufficiale, che Pixel non riesce ancora a consegnare. Fissiamo anche date e luoghi degli
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Il sociologhese è orribile, lo so, ma il progetto prevedeva una “azione strumenti”, o “modelli”. In pratica, con poche eccezioni, i componenti dello staff tenderanno a lavorare “per il progetto” piuttosto che per un datore di lavoro in particolare.

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Voi siete qui 3.odt incontri e dei seminari: a questo punto abbiamo una serie di scadenze. A questo seminario partecipa anche Marco Colarossi, un mio collaboratore, che non è pescarese (vive a Reggio Emilia) ma ha la stessa età dello staff di comunicazione e una cultura simile. Il gruppo si integra molto bene: secondo Marco,
La comunicazione tra noi ragazzi dello staff di progetto è stata fin dai primi giorni notevolmente agevolata dalla diffusione fra tutti e dalla facilità di utilizzo di strumenti di comunicazione internet come Skype e Msn. Ci trovavamo online per lunghe chat soprattutto serali durante le quali ci aggiornavamo sul lavoro svolto [...], ci scambiavamo proposte e opinioni, definendo la nuova grafica, lo slogan, i comunicati stampa, le locandine, il materiale promozionale, etc. La sensazione è stata subito quella di un gruppo coeso, volenteroso, disponibile a collaborare e determinato a raggiungere l'obiettivo, anche se un po' incerto nel prendere alcune decisioni a causa dell'assenza di Alberto, il nostro referente-guida riconosciuto, momentaneamente in tour negli Stati Uniti. [La loro disponibilità valeva anche per] persone conosciute da poco, come me, che abitano a 450 chilometri di distanza. Credo che in questo sia stata importante l'apertura e il calore “mediterraneo” della gente di Pescara, fatico a pensare alla possibilità che la stessa cosa possa avvenire a parti invertite.
Settembre 2006, costituzione dello staff di comunicazione: "Pescara è luogo del sottosviluppo: l'unico spazio che noi, The Hub, possiamo occuparvi onorevolmente è uno spazio di testimonianza. Per fare questo devo accreditarmi come il leader dello staff di comunicazione, interfaccia tra progetto e territorio. Con i ragazzi possiamo lavorare bene, aprendo una finestra su un altro mondo possibile. La cosa migliore per loro è comunque emigrare."

Nei tre giorni di seminario si forma un senso di identità del progetto. I ragazzi – guidati da Roberto, che ha un filo diretto con me - cominciano a usare frasi come “questa grafica non è abbastanza Boosterizzata”, o “Ecoteca con Booster c'entra”. Mi adeguo; mi ritrovo a smettere di ragionare in termini della mia società, The Hub, e a pensare in termini di progetto. Propongo un Manifesto di progetto (era previsto già nella proposta di azione strumenti integrata), che scriviamo insieme ai ragazzi dello staff e viene subito divulgato tramite il sito5. Con il Manifesto intendo condividere e riaffermare i valori del progetto: sono deciso a metterli al centro di ciò che stiamo facendo, perché voglio segnalare con decisione l'estraneità del progetto alle logiche ciniche e spartitorie del Mezzogiorno, che non condivido. Il Manifesto parla chiaro:
[...] Booster esiste per dare un'opportunità di sviluppo alla scena musicale di Pescara e dell'Abruzzo in generale, che se la è ampiamente meritata. Intende provare a dimostrare che questa scena può crescere, e offrire ai giovani opportunità di sviluppo umano e crescita professionale. Booster si impegna a seminare competenze sul territorio; animare la scena; collegarla con le esperienze più interessanti a livello nazionale e internazionale. Booster crede nella trasparenza, nella correttezza, nella condivisione dei saperi, nella meritocrazia. Booster si propone come interlocutore di tutti coloro che condividono questa visione. E' assolutamente aperto a qualunque proposta di collaborazione, e promuove una rete territoriale la più ampia possibile interessata a lavorare sulla e con la scena musicale.

I ragazzi hanno ovviamente bisogno di sapere che cosa stanno promuovendo. Nel seminario dedichiamo parecchio tempo a parlare dei corsi; li dividiamo in moduli, ci inventiamo dei momenti in cui si riunificano, parliamo di stage, di concerti, di project work. In questa attività è molto utile il contributo di Massimo Friuli di Smile, l'unico vero formatore presente (gli uomini Enfap, impegnati in altre attività, non partecipano).

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http://www.equalbooster.it/online/?p=1#more-1

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4. Booster nel territorio: incontri e progettazione esecutiva dei corsi (ottobrenovembre 2006)
Il primo Booster incontro si tiene il 6 ottobre. Io non partecipo (sono in tour negli USA), ma mi raccontano un successo straordinario: oltre 100 persone all'incontro pubblico (ospite il cantautore Paolo Benvegnù), 30 preiscrizioni ai corsi. Scrive Elisa:
Ciao Marco, sopravvissuti al delirio... [...] sono tutti felicissimi perché ci saranno state 80 persone, e loro credevano non sarebbe venuto nessuno. Quindi ti lascio immaginare l'effimera soddisfazione del momento [...`]. In ogni caso tutti soddisfatti, gran complimenti da tutti e vogliamoci bene. Benvegnù fantastico, anche stamattina durante l'intervista, alla quale hanno partecipato alcune colonne portanti del mondo musicale pescarese, è stato bravissimo a coinvolgere chi aveva da dire, ma rimaneva zitto. Ed anche lui ha detto che abbiamo fatto un gran lavoro, e che tutta 'sta gente non l'aveva mai vista agli incontri di presentazione di questo tipo di progetto. Stefano ha fatto un gran lavoro con l'ufficio stampa, e Umberto è stato fondamentale in questi giorni. Roberto, soprattutto stamattina, è stato proprio bravo. E chiudo sui giudizi positivi, di quelli negativi ci sarà modo di parlare.

Torno a Pescara per il secondo (19 ottobre, ospite il discografico Valerio Soave) e anche in quel caso abbiamo un grande successo. Partecipando all'incontro a porte chiuse dello stesso giorno mi accorgo che le imprese locali hanno cominciato a partecipare, e che il dialogo è piuttosto costruttivo. Il 2 novembre il terzo e ultimo incontro registra un ulteriore successo (un po' meno in termini di pubblico, vista l'assenza di artisti e discografici di richiamo); ma la vera sorpresa è nel numero e nella qualità di adesioni al seminario a porte chiuse: siamo 21, con una presenza interessata e partecipe, per la prima volta, del Comune di Pescara (ho aperto anche un canale con la Regione, che incontrerò per la prima volta il giorno successivo). Per me la conferma del fatto che stiamo lavorando bene è nell'atteggiamento di Paolo Visci, il giovane promoter di ClapDance: solo il 19 ottobre si chiedeva “chi sono questi, che vengono da fuori a insegnarci il nostro lavoro”, il 2 novembre partecipa in modo costruttivo alla riunione a porte chiuse. L'impressione che il progetto abbia svoltato è condivisa un po' da tutti. Antonio racconta questa fase così:
Al primo incontro di presentazione delle ricerche a ottobre del 2006 partecipò un grosso numero di ragazzi, la sala era piena, c'era gente in piedi. Onestamente non ce l'aspettavamo, consci del primo flop, avevamo il timore si ripetesse e speravamo invece venisse gente altrimenti sarebbe stato un problema. Con nostro stupore e meraviglia invece quando siamo arrivati abbiamo visto la sala gremitissima, e tutti ragazzi molto interessati che facevano domande pertinenti, centrate sul progetto, si vedeva che c'era interesse. Questa cosa ci ha rincuorato tantissimo e ha creato lo zoccolo duro che sarebbe poi stato la base di lancio di tutta l'attività futura. Poi ci sono stati altri due incontri ai quali io purtroppo non ho potuto partecipare, ma che ha gestito direttamente Alberto, ed è stato un continuo crescendo di partecipazione, di coinvolgimento. C'eravamo resi conto che il progetto era decollato.

Alle prime riunioni musicisti e operatori hanno segnalato una serie di problemi Pagina 9 di 18

Voi siete qui 3.odt e di carenze della città in materia di musica. La riunione del 2 novembre introduce un altro elemento di novità: ci viene segnalato (a farlo è il capogruppo DS – maggioranza - al consiglio comunale, Enzo Imbastaro) che a Pescara ospiterà nell'estate del 2009 i Giochi del Mediterraneo; ciò costituisce un'occasione per sviluppare il mercato della musica e dell'entertainment. L'ospite della riunione è Paolo Verri, già direttore di Torino Internazionale e fresco dall'esperienza Torino – Olimpiadi invernali; quindi questo suggerimento cade su un terreno fertile, e Paolo racconta di come questi eventi possano essere usati per influenzare il destino di un territorio. Per la prima volta si parla di opportunità di sviluppo a Booster. Durante l'incontro pubblico, l'assessore comunale alla cultura, Adelchi De Collibus, mette un altro tassello, spiegando che il Comune vede con favore i progetti sostenuti da coalizioni di operatori culturali: quello della cultura, infatti, è un settore troppo polverizzato. Roberto termina il suo rapporto sulla riunione del 2 in modo quasi trionfale:
L’incontro si è chiuso con delle ottime prospettive di collaborazione. Da una parte il Comune che si trova davanti alla gestione di molti spazi e ad un’offerta culturale che è sembrata scarsa rispetto ai mezzi a disposizione. Dall’altra la disponibilità della Regione a collaborare affinché i “Giochi del Mediterraneo” riescano a lasciare un’immagine di Pescara come città europea con grandi stimoli culturali.
Novembre 2006, incontri di presentazione del progetto: "Pescara è reattiva, la gente è un po' diffidente ma in fondo vuole credere in noi, il progetto Booster. La costituzione dello staff di comunicazione ha permesso un rapporto "caldo" con il territorio, e ha fatto svoltare il progetto."

Oltre a queste riunioni, sia lo staff (soprattutto Roberto e Marco) che io teniamo contatti via email e incontri fisici separati con diversi operatori. Per conservare traccia di tutti questi rapporti, chiedo a Roberto e Marco di compilare delle brevi schede in cui riassumere chi sono questi soggetti, cosa fanno, in che rapporti sono tra loro e con il nostro progetto. Le riunioni servono anche per confermare una scelta di metodo: io l'ho scelto per rendere testimonianza, ma l'approccio di apertura e trasparenza che abbiamo dato a Booster è vincente anche sul piano dei risultati. Il più lucido in questo senso è Paolo Verri, il primo a parlare esplicitamente della necessità di usare i progetti per “creare un clima positivo”:
Chi va al tavolo di progettazione non si può permettere di lasciarsi dietro o davanti qualcosa di non detto grazie al quale lui è un po’ più furbo degli altri. Costruire una coalizione significa confrontarsi alla pari, facendo sì che ciascuno si tolga qualcosa della sua autorevolezza [...] è importante capire e chiarire chi è ogni soggetto che si siede al tavolo e qual'è il senso della sua presenza e le sue finalità, perché se vengono disattese il patto decade e lui lascerà il tavolo6.

Il 20 ottobre teniamo una riunione di partenariato, in cui si capisce che il clima è cambiato di colpo. Per due motivi: il primo è che manca meno di un mese alla chiusura del bando per iscriversi ai corsi di Booster, e quindi – per la prima volta – abbiamo una scadenza stringente per presentare in Regione il progetto formativo. Il secondo è che siamo visibili: adesso la città ci sta guardando, i ragazzi che suonano vedono il nostro progetto come un'occasione. In queste condizioni il partenariato riesce finalmente a comportarsi come tale: Maurizio Zammataro, per Pixel, scrive il progetto formativo utilizzando materiali prodotti da me, Vincenzo D'Onofrio, per Enfap, lo budgetizza. Affido il calendario a Marco: i docenti sono musicisti e
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Queste frasi hanno colpito Marco così tanto che, mesi dopo, vi fa riferimento in alcuni post del blog di The Hub:

http://thehublog.blogspot.com/2007/04/what-are-you-doing-here-regole-di.html http://thehublog.blogspot.com/2007/03/citizencamp-bologna.html

Pagina 10 di 18

Voi siete qui 3.odt managers musicali, tutti o quasi amici e colleghi, e ho bisogno di un filtro “user friendly” tra loro e lo stile burocratizzato che circonda le attività FSE in Abruzzo. Ho deciso, in sostanziale autonomia, tutti i docenti e tutti gli argomenti: il corso si finanzia con fondi provenienti dai budget di quattro partners su cinque (Pixel non ha budget sulla formazione). A fine novembre conduco le selezioni, insieme a Vincenzo e Antonio. Si sono iscritte 82 persone per 24 posti, l'obiettivo dei 100 iscritti è stato mancato di poco, ma il risultato è comunque soddisfacente. Poco dopo la Regione ci approva il progetto formativo; il 20 dicembre tengo la prima lezione.
Novembre 2006, progetto formativo: “Noi, il progetto Booster, abbiamo acquisito visibilità e siamo oggetto di aspettative da parte dei soggetti del territorio. I partners sentono questa responsabilità – anche grazie allo staff di comunicazione, che segue me e produce dei risultati - e hanno rivalutato le competenze in-house, cioè le mie. La cooperazione tra noi è possibile, e produce risultati. Adesso sono davvero il responsabile scientifico del progetto.”

5. Una strategia per lo sviluppo sul canale informale: atlante della creatività musicale e project work (novembre 2006-gennaio 2007)
Il progetto originale di Booster prevede la realizzazione di un evento, una vetrina della creatività musicale abruzzese. Già dal secondo seminario di approfondimento, quello del 19 ottobre, si comincia a parlare di realizzare l'evento finale di Booster insieme ai soggetti della nostra rete, che si sta aggregando in quei giorni. Dopo l'incontro del 2 novembre prende corpo l'idea di promuovere, insieme a questa rete, un evento di comunicazione dei Giochi del Mediterraneo. La cosa mi convince molto: mi piace il clima di ascolto reciproco che si sta creando tra imprese, Comune di Pescara e istituzioni. “Fare qualcosa insieme” potrebbe costruire un vissuto comune in grado di migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca tra questi soggetti, che sono poi i protagonisti dello sviluppo. Nei mesi di novembre e dicembre continuo a riflettere su queste cose, soprattutto con Marco, Roberto, Elisa e Umberto. Incontriamo ancora molti soggetti, approfittando di tutti i momenti in cui sono a Pescara e continuo ad avere impressioni favorevoli. Mi sembra ormai incontestabile che il progetto abbia assunto un'immagine positiva. Per esempio, nel periodo in cui sono a Pescara per le selezioni, mi capita di parlare con Umberto Palazzo – che gestisce un locale rock, il Wake Up - di un gruppo particolarmente interessante che ho ascoltato (una di loro si è iscritta al corso). Qualche giorno dopo Umberto mi chiama per chiedermi un contatto: è rimasto colpito, vuole farli suonare nel suo locale. A dicembre Elisa e io arriviamo a presentarci all'aeroporto internazionale d'Abruzzo senza appuntamento (ci era saltato un altro impegno) e a suonare letteralmente il campanello della direzione; anche lì troviamo interesse per Booster da parte del direttore marketing. Negli stessi giorni Elisa e Umberto mi portano in giro per locali, e rimango colpito dall'animazione che c'è a Pescara Vecchia di notte durante i fine settimana: la scena è fisicamente visibile, ci sono gli artisti, i promoter, i giornalisti, i ragazzi che si sono iscritti ai corsi. E' anche evidente che a Pescara viene gente a divertirsi da mezza regione: da Vasto, o Chieti. Il mercato c'è e come: gli esercenti riescono a monetizzarlo, i musicisti ancora no. Ma è evidente che questa non è una città ferma.

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Voi siete qui 3.odt Una cosa interessante è che, con questi soggetti, siamo arrivati a comunicare bene su quello che mi piace chiamare “il canale informale”. Quando vado a Pescara, Elisa e Umberto stanno quasi sempre con me, e incontriamo gente a cena, o addirittura di notte nei locali. Conosco a cena l'esperienza del Web Music Festival di Francavilla; ho una conversazione chiarificatrice con Vincenzo Andrietti del Soundlabs Festival in un bar davanti alla stazione; ottengo una dichiarazione di sostegno molto convinta e convincente da Vincenzo D'Aquino di Intercity alle due del mattino al Wake Up; preparo le riunioni davanti a una pizza serale, con lo staff di comunicazione ma, sempre di più, anche con promoters, associazioni e perfino funzionari del Comune. Nel frattempo, Marco e Roberto (aiutati dal resto dello staff) accumulano minischede dei soggetti con cui siamo entrati in contatto (arriveranno a essere circa 40). A novembre leggo su Repubblica che la Regione Abruzzo ha una competenza specifica sulla cartografia per l'e-government, e chiedo a Marco di indagare per proporre loro di fare, con la loro tecnologia, una carta tematica della scena musicale di Pescara, mettendo in relazione (magari con un semplice tagging geografico stile Flickr) le nostre schede con una mappa online. Lui stabilisce un rapporto con il servizio regionale cartografico, e la proposta viene accolta bene7. Mentre aspettiamo che la carta venga realizzata, lavoriamo a un documento che contenga le informazioni raccolte nelle nostre schede; è ancora un pezzo di azione strumenti integrata, a cui ci riferiamo con il nome di “documento mappa”. A questo punto il mio punto di vista è cambiato su molte cose. Non vedo più Pescara come il luogo di un cambiamento impossibile; al contrario, sono stupito dell'interesse suscitato dal nostro progetto, che ha limiti evidenti e non ha alle spalle un marchio prestigioso. Inoltre, i partners di Booster – pur tra mille incertezze e fragilità strutturali – sembrano disposti a credere nel progetto, e non solo a considerarlo un modo per catturare un po' di risorse. Infine, il progetto stesso sembra avere le potenzialità per essere qualcosa di più di una testimonianza; mi sembra stia influenzando il modo in cui i soggetti del territorio pensano alla città e gli uni agli altri. Tra novembre e dicembre, decido di correre un rischio: proporre ai soggetti della scena musicale un'aggregazione strategica per mettere il tema della musica e della creatività al centro della riflessione sullo sviluppo locale a Pescara. Il 17 novembre mando al partenariato una proposta in questo senso. Per cominciare, spiego,
L'azione Strumenti integrata, avviata su proposta di The Hub nell'estate 2006, è sostanzialmente riuscita nell'intento di accreditare Booster e il suo partenariato come un interlocutore credibile per la scena musicale di Pescara. I numeri parlano da soli: oltre 200 presenze agli incontri pubblici, approfondimenti a porte chiuse con venti partecipanti, una decina abbondante di piccole imprese o associazioni che hanno collaborato o si rapportano stabilmente con il progetto [...]; 82 iscritti ai corsi.
Novembre-dicembre 2006: “A Pescara sono in atto dinamiche di sviluppo endogeno, ben visibili nell'animazione notturna di Pescara Vecchia. Noi, il progetto Booster, sappiamo riconoscerle e abbiamo accesso ai suoi protagonisti, perché ne condividiamo stili e codici di comportamento. Il canale informale è la chiave giusta per connotarci e conquistare il loro appoggio su un'agenda per il cambiamento.”

Nonostante i segnali positivi e le potenzialità di sviluppo riscontrate
In questa situazione, io ho la netta impressione che manchi, in questo territorio, la capacità dei soggetti di autoorganizzarsi per fare proposte “in grande”. Pesano troppo antiche diffidenze, rancori, incomprensioni. Booster è riuscito, finora, a superare questo

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I ragazzi del servizio cartografico sono molto disponibili, anche se poi, in realtà, gli amministrativi della Regione ci chiedono di fare diversi passaggi burocratici per autorizzare la collaborazione. Al momento in cui scrivo, il servizio cartografico ha iniziato il lavoro di tagging geografico sui nostri dati pur in attesa di una autorizzazione formale su iniziativa di un tecnico esasperato dai rimpalli!

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clima; i soggetti si sono incontrati in modo tutto sommato costruttivo e perfino felice. Mi pare che la cosa che i nostri interlocutori (la nostra rete territoriale) ci chiedono sia di proseguire in questa opera di aggregazione.

Continuo proponendo di sollecitare i soggetti della nostra rete a unirsi e chiedere di sedersi al tavolo delle grandi decisioni strategiche. Propongo anche di accompagnarli in questo percorso di unione e di mettere a loro disposizione l'evento finale che dovrebbe costituire il project work di Booster, realizzandolo insieme sotto l'egida dei Giochi del mediterraneo. Ma c'è un problema:
Se diciamo che contribuiamo all'evento che si propone ai Giochi del mediterraneo occorre che siamo molto trasparenti circa come intendiamo contribuire e con quanto denaro, e poi farlo con il massimo livello di qualità che riusciamo a produrre. Non è assolutamente possibile fare brutta figura, perché ci farebbe perdere la credibilità che ci consente, oggi, di produrre aggregazione [...]. Per fare questa roba occorre ripensare il budget di Booster [...] come una risorsa che viene gestita DAL PARTENARIATO e non dai singoli partners, tendenzialmente a disposizione della rete territoriale e nell'interesse collettivo. Mi rendo perfettamente conto che questo NON è ciò che normalmente si chiede a un progetto FSE. La normalità, purtroppo, è di un regime di controllo formale: i registri, i numeri di protocollo, i loghi sulle copertine. Quindi possiamo anche non farlo. Io, naturalmente, voto assolutamente per farlo, e farlo al meglio, perché mi sembra che il territorio ne abbia bisogno. Però se non ve la sentite va bene lo stesso, io mi rifaccio il giro di telefonate e email, chiamo tutti, dico che abbiamo scherzato, non ce la sentiamo.

Il 29 il partenariato si riunisce. Non ottengo l'investitura convinta che vorrei, né l'impegno a lavorare condividendo pezzi di budget come si era fatto con il progetto formativo, ma una posizione che interpreto come un “avanti piano”. E' una posizione che mi fa soffrire, ma ne capisco la ragionevolezza: nonostante molti sforzi e qualche conversazione promettente non riusciamo ad avere rapporti veri con la Regione8. Siccome non sappiamo se il nostro committente approva o no la linea che stiamo dando al progetto, dobbiamo essere molto cauti a presentare ciò che stiamo facendo come “business as usual”, presidiando la coerenza formale con il formulario compilato nel 2005 (anche se esso è basato su una conoscenza del territorio assai inferiore a quella che abbiamo acquisito nel frattempo!). Il documento mappa, ribattezzato “Atlante della creatività musicale nell'area metropolitana di Pescara”, viene terminato ai primi di gennaio. Mentre ci lavoriamo, organizziamo per fine gennaio un incontro pubblico non previsto dall'azione strumenti integrata, pensato come una restituzione ai circa 40 soggetti con cui abbiamo discusso nell'autunno 2006. In quella sede, però, faremo anche due proposte di profilo alto: (1) costituire un'associazione ombrello, rappresentativa della scena musicale, e (2) usarla per proporre per l'estate 2007 un evento che celebri la creatività di Pescara, al tempo stesso comunicando ai cittadini che si intende cogliere appieno l'occasione fornita dai Giochi del Mediterraneo. Booster si propone di fornire un servizio di accompagnamento del processo di aggregazione e progettazione, e di realizzare il proprio project work all'interno di questo evento. In dicembre lavoro parecchio per ottenere la presenza di tutti i soggetti a quell'incontro. Parto con la Regione e il Comune, assicurandomi che la data che scegliamo non sia in contrasto con le agende dei funzionari rilevanti. Non perché abbia intenzione di dare loro la parola: al contrario, credo che la loro presenza di ascolto di una proposta, “alla pari” con imprese e associazioni,
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Dicembre 2006 - gennaio 2007, Atlante della creatività musicale: “A Pescara c'è una possibilità per propiziare il cambiamento, data dalla disponibilità a mettersi in gioco di una parte dei soggetti della città e dall'occasione dei Giochi del Mediterraneo. Noi, il progetto Booster, possiamo essere un fattore di stimolo a questo cambiamento, lanciando una sfida alla città e proponendoci di accompagnare e strutturare il processo di aggregazione strategica della scena musicale cittadina.”

Il problema è irrisolto alla data di questo documento.

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Voi siete qui 3.odt costituisca un segnale molto forte del microclima culturale favorevole che si va costituendo intorno a Booster. Il 22 gennaio ci riuniamo a Ecoteca e faccio la proposta pubblicamente. Con mia grande sorpresa, viene accettata senza nessuna discussione. L'impressione è che i pescaresi siano un po' sotto shock, ma vivano questa cosa come “un treno che non si può perdere” (a dirmelo è Vincenzo di Intercity). La riunione del 22 segna anche l'apoteosi dello staff di comunicazione: è evidente che i ragazzi hanno preso in mano il progetto, tanto che imprese e associazioni musicali conoscono bene loro e a loro fanno riferimento, mentre ignorano completamente i “senior” del partenariato (che se ne stanno fuori dall'Ecoteca a fumare, simbolo della loro perdita di visibilità). Solo Vincenzo sembra deciso a “esserci” come Enfap. Il consenso alle proposte del 22 gennaio, naturalmente, ci costringe a rilanciare, aprendo immediatamente una nuova fase del progetto... ma questa è un'altra storia, tuttora in corso.

6.

Sei consigli per concludere

Ho scritto all'inizio che questo racconto non intende essere un modello di entrata sul territorio. Nonostante questo (e consapevole delle tensioni metodologiche tra approcci etic e emic sottostanti un simile atteggiamento9), la narrative del progetto Booster in questo momento mi sembra abbastanza forte per generare alcuni ammonimenti che penso di tenere ben presenti nel realizzare i prossimi progetti. Eccoli: 1. infiltrare. Reclutare nel progetto persone che fanno parte del gruppo sociale che ne costituisce il target permette di utilizzarne la conoscenza. investire sul gruppo di lavoro. Formarlo, seguirlo, dargli spazio e autonomia, costruirne una credibilità interna al progetto. puntare sulla comunicazione virale. I membri del gruppo di lavoro, se sono convinti di quello che stanno facendo, possono mettere la loro credibilità personale dietro al progetto, il che rende molto più efficace la comunicazione. Essa avviene infatti come passaparola dentro la comunità di riferimento, piuttosto che come semplice pubblicità. connotare il progetto con uno stile che il gruppo target possa riconoscere come proprio. Lo stile burocratico-istituzionale tipico dei progetti FSE in Italia non va quasi mai bene, e certamente non per i giovani creativi. aprire al massimo il progetto e i processi decisionali verso l'esterno. In situazioni in cui la fiducia reciproca tra i soggetti è scarsa, la riservatezza viene percepita come assai sospetta. soprattutto, agire e non cedere al cinismo del “cambiamento impossibile”. Se l'obiettivo principale sembra irraggiungibile, è bene perseguirne intanto uno meno ambizioso; occorre tenere presente che l'azione intrapresa in vista di quest'ultimo potrebbe aprire delle vie verso l'obiettivo principale che all'inizio del
Devo questa osservazione a Tommaso Fabbri.

2. 3.

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6.

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Voi siete qui 3.odt percorso non sembravano praticabili. Conservare la capacità negativa per il primo (tendenzialmente lungo) periodo di un progetto è certo consigliabile.

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Nota a margine 1: tradizione hacker e musica a Pescara
Negli ultimi mesi del 2006 decido anche di arricchire la rete di Booster con alcune imprese e associazioni che si occupano non di musica, ma di hi-tech. Abbiamo scoperto che a Pescara vi è una forte tradizione hacker, e che questa ha generato buone competenze sull'ICT, e in particolare sul sotfware open source. Data la fame di tecnologia del music business negli anni 2000 ci sembra ovvio potenziare i legami – del resto già esistenti – tra scena hacker e scena musicale. Decido di provare a portare gli hackers sia nell'associazione che nell'evento. Nell'Atlante scrivo:
Per usare un gioco di parole che ha cominciato a diffondersi nel gruppo di lavoro di Booster, hackers e rockers si conoscono, si frequentano, condividono interessi ed esperienze. Così Denis Roio sviluppa software open source per dj, FreeJ, e per il webcasting audio, MuSE; l'esperto di cibernetica e intelligenza artificiale Luigi Pagliarini (che si divide tra Italia e Danimarca) co-fonda Ecoteca e vi organizza il PEAM (Pescara Electronic Artists Meeting)10; il collettivo Zapotek organizza eventi di musica elettronica abbracciando al tempo stesso la filosofia open source; il Premio Web Italia organizza un festival musicale; sia Ecoteca che Orange fanno scelte “militanti” di usare solo Linux per i propri sistemi informatici. Siamo dell'opinione che questa contiguità sia una straordinaria risorsa da valorizzare non solo per la scena musicale, ma per la città. Come è noto, la capacità di usare in modo creativo internet e le ICT in generale è diventata negli ultimi anni un driver competitivo di primaria importanza; inoltre, proprio il mondo dell'hi-tech è un formidabile generatore di innovazione, non solo tecnologica.

Sia Roberto che Elisa hanno rapporti stretti con la comunità hacker e mi fanno da guida in questa esplorazione. Mi avvertono anche a più riprese che in realtà si tratta di gente che sta abbastanza ai margini, tanto che i suoi esponenti di maggior spicco lavorano fuori dall'ambiente cittadino (alcuni sono addirittura emigrati all'estero). Effettivamente si tratta di persone dotate di ottime competenze tecniche, ma tendenzialmente pessimiste sulla possibilità di un cambiamento locale e poco abituate a collaborare al di fuori del loro circolo ristretto: alcuni di loro, comunque, vengono coinvolti.

Nota a margine 2: gli strumenti internet di Booster
Il progetto Booster si caratterizza per un uso forte di strumenti internet, che hanno reso molto più agevole l'interazione e, in definitiva, il lavoro. Perfezionare questi strumenti e formare ad essi i gruppi di lavoro è senz'altro una strada che vale la pena di battere. Eccoli: email – La mia cartella “azione strumenti” contiene, al momento in cui scrivo, 296 messaggi. L'ho consultata abbondantemente per ricostruire le discussioni riportate in questo documento. E' evidente che la disponibilità a scrivere che caratterizza parte del gruppo (per esempio Marco) è un vantaggio per la comunicazione e per il rigore, e lascia una traccia che può essere interrogata fini di autovalutazione. Skype – Skype è una piattaforma per la comunicazione voce su internet
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http://www.artificialia.com/peam2006/index.html. Tra i partners dell'edizione 2006 figurano ClapDance, Mente Locale, la rivista Music Club e il sito di informazione musicale Rockit.

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Voi siete qui 3.odt (VOIP). Nel periodo novembre 2006-gennaio 2007 Marco, Roberto, Elisa ed io abbiamo fatto parecchie conference calls su Skype: sono facili da usare e gratuite. Se si considera che io sto a Milano, Roberto a Roma, Marco a Reggio Emilia ed Elisa a Pescara, è chiaro il vantaggio di potere fare “chiacchierate serali” per raccogliere le idee, anche abbastanza improvvisate. Skype segnala quando gli utenti sono online, per cui potevo convocare conference calls anche senza preavviso quando vedevo gli altri online. Mailing lists – A oggi il progetto Booster ha lanciato tre diverse mailing lists. La prima, dedicata ai corsisti, è stata lanciata il 25 gennaio, e a oggi vi sono stati postati oltre 350 messaggi. A metà febbraio ne sono state attivate altre due, una per il gruppo di soggetti che progetta l'evento (chiusa il 4 aprile, quando questo lavoro è finito, a 77 messaggi postati) e una per il gruppo che progetta l'associazione (ancora in funzione, con 33 messaggi postati). L'impressione è che sia un canale molto funzionale, che integra efficacemente le riunioni periodiche “dal vivo”, fornendo uno spazio per interventi ragionati che non c'è tempo di fare in riunione e comunicazioni di servizio. E' stato necessario fare qualche intervento per richiamare gli studenti al rispetto rigoroso della netiquette: quasi nessuno sapeva usare una ML come strumento di lavoro. Google Calendar – Si tratta di una utility per costruire delle agende online, che si possono condividere con terzi o addirittura rendere pubbliche e sono facilmente accessibili tramite un normale web browser. Su mio suggerimento, Marco ha messo online il calendario delle lezioni dei corsi in novembre: questo strumento iniziale si è sviluppato in un'agenda generale di progetto che tenesse conto anche di appuntamenti non didattici, come riunioni e incontri tra noi o con soggetti terzi, comitati di pilotaggio ecc. Il calendario è visibile anche dal sito di progetto, e quindi accessibile e utilizzato anche dagli allievi dei corsi. Elisa, Marco e io abbiamo privilegi di scrittura, tutti gli altri possono accedere solo in modalità lettura. http://www.google.com/calendar/embed?src=b8cfpt3gsomv7ithk2eodvf78g@g roup.calendar.google.com Myspace – La pagina Myspace di Booster (www.myspace.com/progettobooster) è stata lanciata a settembre, in una fase in cui non avevamo ancora un sito ufficiale. In pochi giorni aveva raggiunto le 600 visualizzazioni. Nei mesi successivi è stato messo online un sito (www.Equalbooster.it), il che ha portato all'abbandono di un'esperienza che poteva essere interessante. Oggi le visualizzazioni sono 1726, e gli “amici” 95. Blog – Lavorare a questo documento ha portato alla riflessione che il blog, con la sua modalità espositiva agile, informale e dichiaratamente (inter)soggettiva, può essere un'ottima fonte da cui ricavare “storie di storie che slittano”. Purtroppo non esiste un vero blog di progetto: solo il 15 febbraio è stato lanciato in via sperimentale un blog “di gruppo” (www.blogspot.com/thehublog), su cui, per ora, abbiamo postato soltanto Marco ed io (Elisa è stata invitata a contribuire, ma non ha mai postato nulla). Questo strumento, tuttavia, mi sembra estremamente promettente, soprattutto dal punto di vista della valutazione e del monitoraggio del progetto. Sito di progetto – Dopo vari ritardi e incertezze, è stato lanciato in autunno il sito www.equalbooster.it. Oltre a riportare qualche pagina “istituzionale”, esso fa da appoggio per i documenti di volta in volta prodotti (come le ricerche, il Pagina 17 di 18

Voi siete qui 3.odt Manifesto e lo stesso Atlante della creatività) e per le tre mailing lists di supporto al progetto. In generale, però, i servizi erogati da un sito dedicato sembrano essere di qualità inferiore a quelli a cui forniti gratuitamente dalle varie piattaforme “sociali” del web 2.0. L'indicazione che questa esperienza dà in vista di progetti futuri è quella di dedicare la gran parte delle risorse finanziarie per i siti web alla redazione – cioè ai contenuti. Quasi tutte le tecnologie che un progetto come Booster può desiderare di utilizzare, dalla mailing list (Yahoo! Groups) al blog (Blogger, Splinder, WordPress), dai forum (Ning) alla condivisione di documenti (Scribd), immagini (Flickr), file musicali (Myspace) e video (YouTube) sono ormai risorsa abbondante.

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