You are on page 1of 1

Roma multireligiosa, prove di dialogo

di Filippo Gentiloni in “il manifesto” dell'8 agosto 2010 Qualche cosa si sta muovendo nei rapporti fra le religioni e la laicità. Lo scorso giugno si è tenuto a Roma il programma "Roma multireligiosa", una lunga settimana alla scoperta dei tre principali monoteismi nella capitale: ebraico, cristiano, e mussulmano. Il primo giorno è stato interamente dedicato a una visita nella sinagoga e nell'ex ghetto istituito nel 1555 da Paolo IV Carafa. Il quartiere da cui il 16 ottobre 1943 furono deportati ad Auschiwitz 1022 ebrei di cui ne ritornarono solo 17. La giornata successiva è stata dedicata all'islam con la visita della grande moschea di Roma voluta da Re Faysal dell'Arabia Saudita e inaugurata nel 1995. Il teologo protestante Paolo Ricca ha illustrato le premesse perché Roma sia in teoria e in pratica una città multireligiosa. Non è più scritto che il cattolicesimo sia religione di stato. Il dialogo interreligioso è possibile e urgente su tre punti. Il primo: le religioni devono dimostrare che si può costruire insieme senza aderire agli eccessi integralisti di ognuna. Il secondo è unità dell'umanità: la razza umana è una. Il terzo è il rapporto tra fede e vita, cioè la necessità di rendere visibile ciò che si crede. Il prof. Mokrani, autore dell'interessante "Leggere il corano a Roma" ha riassunto la posizione musulmana: il dialogo deve essere una forma spirituale di liberazione, per conoscere il Dio universale. Sollecitato dalle domande dei partecipanti, Mokrani ha toccato la questione del fondamentalismo islamico, chiarendo come non si tratti di un ritorno alla tradizione, ma piuttosto di un'espressione moderna dell'islam che si contrappone al sapere islamico tradizionale. Secondo Mokrani i problemi nascono quando la religione, qualunque essa sia, diventa identità. Proprio negli stessi giorni in cui Roma affermava la multireligiosità si è riunita a Strasburgo la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo per discutere il ricorso presentato dal governo italiano contro la sentenza che aveva giudicato l'esposizione del crocifisso nelle scuole una violazione della libertà di educazione da parte dei genitori e del dovere di neutralità dello stato. Contro questa sentenza il governo italiano aveva espresso che «la questione dell'atteggiamento da tenere nei confronti delle simbologie religiose deve essere affrontata dai singoli stati». L'Italia sosteneva che «il principio della neutralità dello stato in materia religiosa si deve applicare non solo nei confronti delle religioni, ma anche delle filosofie laiciste». Secondo il governo italiano, quindi, si deve trovare un modus vivendi accettabile alle esigenze religiose della grande maggioranza dei cittadini. Strasburgo ha dato torto al ricorso italiano. Fra l'iniziativa di Roma e la sentenza di Strasburgo è dunque aperto lo spazio per continuare la discussione.