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L’apparato di sicurezza jugoslavo: 1941-1948

WILLIAM KLINGER

Sommario: Introduzione. – 2. La guerra e la costituzione del potere partigiano. – 3. Nascita dei
primi organi di sicurezza. – 4. L’OZNA (Odjeljenje za zaštitu naroda - Sezione per la sicurezza
del popolo). – 5. Il braccio armato dell’OZNA: il “Korpus Narodne Odbrane Jugoslavije”. – 6.
L’attività operativa. – 7. Conclusioni

1. Introduzione

La Jugoslavia risorse in seguito alla Seconda Guerra mondiale, ereditando le
principali caratteristiche del Regno che l’aveva preceduta: le fratture etniche che, dalla
seconda metà dell’Ottocento, periodicamente erano esplose in aperti conflitti1. Il
contesto esterno già sostanzialmente ostile per le mire espansionistiche degli Stati vicini
palesatosi durante la guerra del 1941-1945, vedeva ora le parti invertite con la
Jugoslavia che reclamava territori di tutti gli Stati con cui confinava2. Sul fronte interno
le élites dei diversi popoli jugoslavi si piegavano a formare alleanze temporanee solo in
caso di minaccia di aggressione esterna3. La guerra civile che dilaniò il Paese non fece
che esacerbare i contrasti interni tra strati sempre più ampi della popolazione.

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Così per esempio in Bosnia nel 1877, in Croazia nel 1883, in Macedonia nel 1903 e ovviamente durante
le guerre balcaniche e le due guerre mondiali. Per un’agile sintesi si veda Misha Glenny, The Balkans:
Nationalism, War & the Great Powers, 1804-1999, London 2001, Penguin, pp. 135-249.
2
Si vedano Leonid Gibiansky, Mosca-Belgrado, uno scisma da ripensare. Il conflitto sovietico-jugoslavo
del 1948: cause, modalità, conseguenze, nonché Victor Zaslavsky (a cura di), Verbale dell’incontro
Stalin-Hebrang, 9 gennaio 1945 e Resoconto dell’incontro di Stalin con le delegazioni bulgara e
jugoslava, 10 febbraio 1948, in Ventunesimo secolo. Rivista di studi sulle transizioni, n. 1, marzo 2002,
Soveria Mannelli.
3
Così, per esempio, la “Dichiarazione slovena [Slovenska deklaracija]”, detta anche “Punti di Lubiana
[Ljubljanske punktacije]” del più potente partito sloveno (il Partito popolare sloveno SLS, agrario e
clericale, di origini asburgiche, guidato da monsignor Korošec) esce sul Piccolo di Trieste il 31 gennaio
1932 (in Jugoslavia l’attività dei partiti era illegale) con un programma essenzialmente irredentistico: gli
sloveni vivono divisi tra quattro stati (Jugoslavia, Italia, Austria e Ungheria) e scopo precipuo della
dichiarazione è quello di giungere all’“unità del popolo sloveno”; la Dichiarazione impone come compito
prioritario agli sloveni che vivono in Jugoslavia di lavorare alacremente per il raggiungimento
dell’unificazione nazionale; la Jugoslavia andrebbe inoltre riformata in senso federalista e in essa la
Slovenia culturalmente autonoma e finanziariamente indipendente dovrebbe fare da modello di sviluppo e
di civiltà alle province e agli Stati vicini. Anche in Croazia opera un movimento irredentista, volto alle
rivendicazioni dell’Istria e di Fiume, e tutte queste spinte vengono captate e organizzate in senso
jugoslavo dall’organizzazione dei “nazionalisti jugoslavi” ORJUNA, che si ispira in senso programmatico
e organizzativo al fascismo italiano ed è volta a propagare una specie di “fascismo jugoslavo” (v. Tamara
Grieser-Pečar, Das zerrissene Volk, Slowenien 1941-1946: Okkupation, Kollaboration, Bürgerkrieg,
Revolution. Wien 2003, Böhlau, p. 22). In seguito alla politica dei Fronti Popolari, adottata dal Comintern
nel 1933, tali iniziative fecero breccia anche presso i partiti comunisti, secondo i quali il diritto
all’autodeterminazione andava perseguito indipendentemente da quello della rivoluzione sociale. In
Venezia Giulia questo nuovo corso si concretizzò nell’accordo tra i partiti comunisti di Austria, Italia e
Jugoslavia, siglato nel aprile 1934, ossia nel “Patto d'unità d'azione tra il PCI e il MNRSC [Movimento
nazional-rivoluzionario degli sloveni e dei croati]” con il quale in pratica i comunisti italiani si
impegnarono ad appoggiare gli obiettivi di emancipazione (ed espansione) nazionale degli sloveni e dei

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Eppure nel 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale, la Jugoslavia di Tito
appariva come uno Stato essenzialmente unito, dove l’instaurazione di un regime
comunista non incontrava ostacoli, risultato questo a cui si era pervenuti senza far
ricorso all’occupazione sovietica. L’elemento cruciale che consentì a Tito nel 1945 di
consolidare il potere rivoluzionario va cercato nella presenza capillare di un apparato di
sicurezza improntato sul modello sovietico. Infatti, oltre all’URSS, fra tutti i paesi
dell’Europa centro-orientale solo la Jugoslavia poté soggiogare la propria popolazione
dispiegando il terrore. Questo fu sistematico, specie nelle aree che rimanevano
sostanzialmente ostili alle forze comuniste di Tito, e impedì qualsiasi forma di
opposizione o di autonoma organizzazione politica4.
Per la stessa natura della guerra partigiana in Jugoslavia, allo sviluppo dell’apparato
di sicurezza si dedicarono molte risorse e questo a causa di tre fattori.
1) Il primo fattore è storico e deriva dall’esperienza comunista della clandestinità e
dalla precaria situazione del partito negli anni Trenta, segnato da fratture interne,
purghe staliniane con conseguenti frequenti omicidi e dalla dura (ed efficace)
repressione delle autorità jugoslave. Le lotte intestine che si consumano nel partito
rendono di fondamentale importanza per i vari leader (tra i quali emergerà Tito)
poter fare affidamento su una rete di uomini di fiducia con i quali rapportarsi con
Stalin attraverso la centrale del Comintern a Mosca5.
2) Il secondo è un fattore contingente e deriva dalla particolare situazione che si venne
a creare dopo l’occupazione da parte dell’Asse e lo smembramento della Jugoslavia,
divisa tra cinque Stati occupanti. La spartizione rendeva difficile il coordinamento
delle forze e lo scambio di informazioni tra gli occupatori, elemento essenziale per
contrastare efficacemente la guerriglia, e paradossalmente facilitò la resistenza.
Inizialmente, di riflesso, vi fu anche una frammentazione iniziale della resistenza,
ma a questa il Partito Comunista Jugoslavo (KPJ) faticosamente ovviò con frequenti
spostamenti dei suoi massimi dirigenti (che si esposero a grossi rischi) nelle varie
regioni della Jugoslavia6. Questo fatto aumentò l’importanza di un adeguato
apparato di informazioni che per il Partito Comunista Jugoslavo doveva essere
centralizzato, in netto contrasto con quello dell’Asse che soffriva invece di
frammentazione7. Per quanto rudimentale, l’apparato comunista godeva di questo
importante vantaggio e la centralizzazione, se poteva creare dei problemi nel campo
delle operazioni militari, portava a vantaggi indiscutibili nel campo dell’intelligence.
3) Il terzo fattore (e il più importante) è teleologico: al KPJ più che la liberazione del
Paese interessava guidare una rivoluzione sociale sul modello sovietico. Tutta

croati in Venezia Giulia. Cfr. Dennison Ivan Rusinow, Italy's Austrian Heritage, 1919-46, Oxford
University Press 1969, p. 237 e Marina Cattaruzza, L’Italia e il confine orientale, Bologna 2007, Il
Mulino, p. 203.
4
Ovviamente la storiografia jugoslava preferiva sottacere il ruolo della coercizione nella conduzione della
guerra partigiana che, secondo l’interpretazione ufficiale, aveva visto tutti gli jugoslavi combattere uniti
contro il nemico comune.
5
Si vedano Ivan Avakumović, History of the Communist Party of Yugoslavia, Aberdeen 1964, Aberdeen
University Press, vol. I, e soprattutto l’eccellente Ivo Banac, With Stalin Against Tito: Cominformist
Splits in Yugoslav Communism, Cornell University Press, 1988.
6
Si veda, per es., Svetozar Vukmanović-Tempo, Revolucija koja teče: Memoari, Belgrado 1971,
Komunist.
7
Nei tedeschi mancava la collaborazione addirittura tra i vari servizi e le organizzazioni del potere
politico e militare. Su questo aspetto non abbastanza considerato si veda per l’area del fronte orientale
russo il lavoro di Robert Stephan, Smersh: Soviet Military Counter-Intelligence during the Second World
War, in Journal of Contemporary History, vol. 22 (1987), pp. 585-613.

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ma che obiettivamente appare difficile. 10 Nel 1937. la polizia politica sovietica) il cui fine primario non era più la lotta contro l’occupatore. I contrasti presenti in seno alla società jugoslava ne causano un rapido collasso militare.. Fakultet političkih znanosti. a favore di quello centralizzato (sul modello del NKVD8. 11 In Stiria. Knj. i comunisti sono i primi e i principali sostenitori dei nazisti. Fino a quel momento la posizione ufficiale del KPJ era stata quella di invocare la dissoluzione della Jugoslavia in repubbliche indipendenti. Slom Kraljevine Jugoslavije. 2 (Uzroci i posledice poraza).. che avviene dopo una settimana di combattimenti9. oltre a riflettere le fratture etniche che separano i popoli jugoslavi. L’incapacità dei comunisti jugoslavi di giungere a una qualche forma di azione unitaria nei confronti del disastro nazionale è sintomatica della crisi del partito. La guerra e la costituzione del potere partigiano Il 6 aprile 1941 le truppe dell’Asse invadono la Jugoslavia. ma la difesa del potere politico centrale dai nemici interni. Nei mesi che seguirono all’occupazione e precedettero l’invasone del URSS il KPJ non produsse un solo documento programmatico e non mandò una sola comunicazione ufficiale a Mosca! Tito (usando il nome in codice “Walter”) mandò telegrammi al 8 La sigla NKVD sta per “Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del” (in russo: Народный Комиссариат Внутренних Дел). è talmente abituato a seguire le direttive di Mosca da essere incapace di produrre alcuna strategia autonoma. 3 . Boljševički antifašizam: ideološke osnove i taktika-politička stajališta Kominterne 1919. Gordana Vlajčić. al ritorno da Mosca. Le reazioni dei comunisti jugoslavi di fronte all’attacco tedesco richiederebbero uno studio approfondito che tuttora manca. Al momento dell’attacco Tito si trovava a Mosca. e Id. Zagreb 1987. 2. È durante la “seconda fase” che venne abbandonato il sistema decentrato. Cfr. Globus. 1941.-1934. a livello locale accade di tutto: in Slovenia i comunisti sostengono le forze di occupazione italiane e tedesche11. dove dimostrò un notevole coraggio (il patto Ribentropp-Molotov è ancora in vigore) quando nella sede del Comintern non esitò ad identificare nella minaccia fascista il principale nemico da combattere per i comunisti jugoslavi. 9 Sull’andamento della “Guerra d’aprile” ovvero sull’attacco dell’Asse alla Jugoslavia il lavoro più completo è Velimir Terzić. in modo da assicurarsi il fianco meridionale dell’operazione Barbarossa. Persino in Serbia i comunisti sparano sui soldati jugoslavi che resistono ai tedeschi. Tito imprime un cambiamento all'orientamento del KPJ sulla questione nazionale: la soluzione viene trovata nel federalismo e come passo successivo si istituiscono in Jugoslavia le organizzazioni nazionali. decisa da Hitler. È una guerra preventiva. Zagreb 2005. che. l’evidenza disponibile suggerisce che il KPJ ebbe fin dall’inizio il piano di passare alla “seconda fase” della rivoluzione vale a dire instaurare la “dittatura del proletariato”. Le fratture su base nazionale si manifestano in tutta la loro forza specie in Slovenia e in Croazia. Narodna knjiga. Jugoslavenska revolucija i nacionalno pitanje: 1919-1927. Belgrado 1984. dove le forze di occupazione dell’Asse sono viste (anche dai comunisti!) come forze di liberazione nazionale10. Commissariato del Popolo per gli Affari Interni. e ciò avrebbe richiesto fin da subito la costruzione di un apparato di sicurezza atto a “difendere le conquiste della Rivoluzione”. Visto che da Mosca d’altronde non arrivano pronunciamenti. nella zona di Maribor. sorto in maniera più o meno spontanea per ovviare alle particolari condizioni di ogni area.

chiedendo direttive. preludio per una nuova organizzazione comunista. incita ufficialmente i popoli jugoslavi ad intraprendere la resistenza armata. e non in Serbia.. 2000/2001 (2001). Cfr. Tutti i leader dei movimenti comunisti secessionisti jugoslavi (sloveni. Questi fatti sono di grande importanza per valutare il corso degli avvenimenti dell’estate del 1941. 4 . tra cui la stessa Jugoslavia. 14 Venne istituito. subito dopo l'occupazione militare delle forze congiunte italo-tedesche. con un proclama. Senza aspettare le direttive da Mosca. Il 4 luglio viene annunciata l’insurrezione popolare e il 12 il Partito. dove il KPJ resta l’organizzazione di riferimento. ma lo fece a titolo personale e non a nome del Partito. ad Anindol preso Samobor. pp. Come primo punto del programma costitutivo il partito afferma che la questione nazionale (jugoslava) va risolta sulla base dei dettami del marxismo-leninismo: autodeterminazione dei popoli fino al diritto alla secessione. completamente svincolato da quello jugoslavo. 13 Ivo Banac. assieme al Comitato regionale macedone. 248-303. Tito torna da Mosca via Istanbul e giunge con fatica a Belgrado per radunare il Politburo del Comitato Centrale del KPJ il 27 giugno 1941. sembra con l’avallo del Comintern13. sezione autonoma del KPJ. Lo stesso Kardelj a capo del Partito sloveno. Tito ebbe difficoltà anche in Croazia dove il leader Ivan Srebrenjak Antonov e il suo vice Andrija Hebrang mantenevano una “linea diretta” con il Comintern. per attivare a Zagabria un nuovo “centro d’informazioni”. Op. Enigma Kopinič.nonno (“Djed” – nome in codice per la direzione del Comintern – e quindi a Stalin). agendo da punto di incontro di attivisti di tutta Europa. quando Hitler attacca l’Unione Sovietica. in quanto la linea di Tito di opposizione al fascismo diviene pagante soltanto due mesi dopo. Rad. Julia Köstenberger. scopo dell’istituzione era appellarsi alle minoranze oppresse che in questo modo si sarebbero avvicinate al comunismo destabilizzando gli stati multietnici. Ljubljana 2006. lo sloveno Josip Kopinič. in secondo luogo.Komunistička partija Hrvatske) sotto la diretta supervisione di Tito. che ormai agiva in piena autonomia da quello jugoslavo12. il Comintern istruì uno dei suoi migliori agenti. In Croazia ai primi di agosto del 1937. nasce il Partito Comunista Croato (KPH . passò al Partito comunista bulgaro. essa fungeva da vivaio per le nuove classi dirigenti comuniste d’Europa. 5. indipendente dal KPJ15. 15 Sull’argomento si veda in particolare Vjenceslav Cenčić. viene fondato il 18 aprile 1937 a Čebine presso Trbovlje. che sembravano avallare la spartizione della Jugoslavia: in Macedonia il capo comunista locale Metodij Šatorov “Šarlo”. Beograd 1983. Inštitut za novejšo zgodovino. Intanto da Mosca giungevano segnali contrastanti. È da notare che solo in Slovenia e in Croazia vengono istituiti dei partiti comunisti. ne mandò un paio per conto suo. Bojan Godeša ne deduce che la Stazione radio trasmittente gestita da Kopinič (su cui facevano perno anche i comunisti greci e italiani) spiega anche la preminenza dei comunisti sloveni all’interno della Jugoslavia e la loro posizione di forza nei confronti del PCI nella questione della Venezia Giulia: Bojan Godeša. in Jahrbuch für historische Kommunismusforschung. Slovensko nacionalno vprašanje med drugo svetovno vojno. Compito dei combattenti è la “liberazione del Paese 12 Il KPS (Partito Comunista Sloveno). Non solo: nel luglio 1941. Il partito è caratterizzato da una struttura centralista fortemente gerarchizzata con ai vertici Edvard Kardelj e Boris Kidrič. Tito decide di costituire il “Quartier generale dei reparti partigiani di liberazione popolare della Jugoslavia” (Glavni štab NOPOJ - Narodnooslobodilački partizanski odredi Jugoslavije) sotto il comando del segretario generale del KPJ ovvero dello stesso Tito. cit. p. volta (sembra) a fondare un Partito comunista dello Stato Indipendente di Croazia (Nezavisna Država Hrvatska-NDH14). croati ma anche bulgari-macedoni) avevano studiato alla KUNMZ-Kommunistichesky Universitet Natsionalnykh Menshinstv Zapada (Università comunista delle minoranze nazionali dell’Occidente). Die Geschichte der "Kommunistischen Universität der nationalen Minderheiten des Westens" (KUNMZ) in Moskau 1921- 1936.). su parti del territorio che comprendevano la maggior parte della Croazia e la Bosnia. tale giudizio è condiviso anche da Marina Cattaruzza (comunicazione personale all’A.

specie in Montenegro e nel Sangiaccato. È da notare che la strategia partigiana di Tito contrastava con quelle dei movimenti di resistenza degli altri paesi europei e anche con le stesse istruzioni impartite dal Comintern e da Stalin20. I comunisti ricoprivano i ruoli di maggiore responsabilità sul campo. L’approccio rivoluzionario di Tito trovò un terreno fertile nell’insurrezione di massa che stava prendendo piede specie nella Serbia occidentale19. in The Historical Journal. ora in Branko Petranović . il VII congresso del Comintern a Mosca del 1935 sancisce la politica dei fronti popolari. reclutamento e propaganda) e d’altra parte costringe le forze di 16 “Zadatak narodnooslobodilačkih partizanskih odreda”.. istruivano. Op.dall’occupatore e dai suoi collaboratori” e il testo del proclama non fa riferimenti a distinzioni politiche né incita alla rivoluzione sociale. Tito ordina la conquista di interi territori nelle zone montagnose e proclama repubbliche partigiane. Nell’eseguire e trasmettere gli ordini e le disposizioni del “Quartier generale” i quadri comunisti avevano il colpito esplicito di organizzare l’insurrezione armata attraverso le direzioni provinciali del partito. Geoffrey Swain. Invece di limitarsi ad azioni di guerriglia e sabotaggio. cit. pertanto (a differenza dei cetnici che formavano bande sciolte). 3. 5 . Tito infatti nel primo documento programmatico della resistenza16 adotta la teoria dei fronti popolari. ma ciò non impedì ai partigiani di Tito nell’autunno 1941 di sfruttarlo a proprio vantaggio. 8. supporto. 19 Ivo Banac. ma la prima è chiaramente subordinata alla seconda. Rispettando la tradizione comunista è la politica ad avere la preminenza sugli aspetti tecnico-militari: i membri del Politburo del KPJ sono nello stesso tempo anche membri del quartier generale dell’insurrezione. Lo schema dei fronti popolari è semplice ed è volto a garantire il predominio comunista: vi possono entrare anche i non comunisti. Il fenomeno aveva uno spiccato carattere nazionalista serbo. Nella resistenza partigiana comunista. In Montenegro i primi attacchi delle forze italiane nella seconda metà di luglio dispersero gli insorti portando ad una cessazione dell’insurrezione. anche al costo di provocare rappresaglie massicce da parte delle forze di occupazione. emersero anche difficoltà soprattutto in Macedonia. pp. Di fatto la direzione militare e quella politica coincidono. Op. comandavano.Momčilo Zečević. La situazione creatasi con l’occupazione della Jugoslavia nell’aprile del 1941 viene intesa dai vertici del KPJ come un’opportunità rivoluzionaria. pp. Il KPJ si pone immediatamente come forza guida ed egemone per la costituzione di uno Stato nuovo. 510-512. In questo modo gli riesce di godere dei vantaggi che derivano dal possesso stabile di un territorio (in termini di logistica. The Cominform: Tito's International?. prestando massima attenzione proprio alla disciplina interna. 641-663. analizzavano la situazione e regolavano tutte le questioni interne.17 ma è evidente che il KPJ intende esercitare un controllo completo sull’insurrezione. 1992. specie in Serbia e Montenegro. 35. 18 Dopo i primi successi iniziali. p. Nell’inverno del 1941 ci furono altri grandi successi sul campo. ispirato fedelmente ai principi della rivoluzione bolscevica. n. 17 In seguito alla disfatta subita in Germania. A nome del “Quartier generale” emanavano direttive. cit. 20 Cfr. Anche in alcune aree della Slovenia e della Croazia non vi erano ancora segni di rivolta. Tito insiste sul presidio di interi territori. pubblicato in “Bilten Glavnog štaba NOPOJ [Bollettino del Quartier generale dei reparti partigiani di liberazione popolare della Jugoslavia]” del 10 agosto 1941. mentre la resistenza all’occupatore ha solo un valore strumentale. ma al loro interno i comunisti mantengono la direzione strategica. l’autonomia dei distaccamenti partigiani era destinata ad essere fortemente limitata dal Partito. che divennero organi periferici del Quartier generale. v. Sept. al comando e al controllo delle cellule periferiche18. viene coniato lo slogan dell’antifascismo per allargare il fronte degli alleati onde fronteggiare l’avanzata della reazione in Europa..

A mio avviso. Ivo Banac. Un parallelismo lo si può trovare con le grandi rivolte serbe dell’Ottocento e in particolare con la creazione dello Stato del Montenegro. spiegando lo zelo rivoluzionario e insurrezionale di Tito con il suo radicalismo. leader della fazione militante di sinistra del KPJ che prese il sopravvento nel 1937. 22 Da dove sia venuta a Tito questa intuizione che rivoluzionerà il modo di condurre la guerra partigiana resta un mistero sul quale si possono solo fare congetture.. 508-509. Rad. I problemi che comportava il presidio stabile di un territorio si rivelarono sempre maggiori e per questo motivo si decise di organizzare un incontro al vertice e di spostare il Quartier generale lontano da Belgrado. perché entro i confini di questi territori il movimento insurrezionale può sfuggire ai limiti della clandestinità. 6 . grosso modo. Parallelamente vennero formati i comandi provinciali per Slovenia. In questo periodo le fabbriche e le botteghe artigiane lavoravano soprattutto per soddisfare le esigenze militari. Beograd 1988. L’unico autore che sembra tener presente il nesso tra la tradizione del banditismo balcanico e le guerre del ventesimo secolo è Ivo Žanić. vennero decise le linee guida per la conduzione della guerra partigiana e le unità e formazioni militari partigiane furono dotate di comandi. contravvenendo tra l’altro alle disposizioni avute da Stalin. quindi. sul territorio della Repubblica di Užice. costringendo l’avversario ad impegnarsi su fronti molto più ampi che non controlla e dove. il primo Stato europeo fondato da un movimento di guerriglia. pp. 23 Nell'autunno del 1941 Užice venne liberata dall'occupazione nazista dai partigiani jugoslavi. Flag on the Mountain: a political anthropology of war in Croatia and Bosnia. è quindi strategico. Il “Quartier generale” (Glavni štab) viene rinominato “Comando supremo” (Vrhovni štab) e ad esso compete la direzione militare unificata della lotta in tutto il Paese. sotto la direzione di Tito. pieno di ottimi spunti. 6-8. non ebbe esitazioni nell’adottare una strategia che avrebbe portato a grandi perdite umane. la Morava a est e il Sangiaccato a sud. ora in Branko Petranović . che si estendeva in parte della Serbia occidentale e contava su una popolazione che superava le 300. cit.Momčilo Zečević Jugoslavija 1918-1988: Tematska Zbirka Dokumenata. nel territorio liberato attorno a Užice23. che destò sempre molti sospetti presso lo stesso Stalin. 24 Presso Krupanj. Op. Durante l’agosto 1941 il Politburo del KPJ si trasferì sul territorio liberato e organizzò la prima consultazione dei responsabili della resistenza armata di tutto il Paese. cfr. Il loro significato. si tratta della continuazione della tradizione dei banditi balcanici (Aiducchi) sperimentata nel corso dei secoli contro gli Ottomani. La ferrovia e le infrastrutture stradali erano funzionanti. fa luce su questo fatto. Le gesta di tali combattenti restavano vive presso tutti i popoli jugoslavi. il fiume Drina a ovest. Tutti i combattenti vengono da quel momento 21 Eloquente l’appello di Tito ai comunisti della Croazia ad iniziare la lotta armata a tutto campo per alleggerire la pressione dei tedeschi in Serbia: “Tito o borbama i akcijama u Jugoslaviji” (Tito sulle azioni e i combattimenti in Jugoslavia) pubblicato in “Bilten Glavnog štaba NOPOJ [Bollettino del Quartier generale dei reparti partigiani di liberazione popolare della Jugoslavia]” del 10 agosto 1941. Nel novembre 1941 la Wehrmacht rioccupò il territorio attorno alla città e gran parte dei partigiani furono costretti a fuggire verso la Bosnia-Erzegovina. più che politico. Londra 2007.000 persone: era compreso tra la linea fra le città di Valjevo e Bajina Bašta a nord. Croazia. Serbia. alle future entità federali) e ne vennero definite le competenze. Saqi.occupazione ad aumentare l’impegno per contrastarlo21. controllata dalle forze di Tito. Tito. Neanche il libro di Banac. Durante la “consultazione politico-militare” di Stolice del 26 settembre 194124. La designazione di “Quartier generale” viene ora applicata agli ex comandi provinciali (Glavni štabovi). Bosnia ed Erzegovina e Montenegro (corrispondenti. Secondo Banac. pp. ma i modi con cui tale tradizione si poté innestare nei modi e negli obiettivi del comunismo (con i quali era in aperta contraddizione anche nel senso della disposizioni di Stalin nella guerra civile spagnola e dei movimenti di resistenza europei dopo l’attacco tedesco all’URSS) resta ancora da chiarire. viene annullata la sua superiorità22. per diventare il centro del primo territorio liberato partigiano. mentre continuavano ad essere stampati giornali e libri. il Sangiaccato e il Montenegro.

unità mobili e di spiccato carattere offensivo. I vice-commissari controllano l’operato dei commissari politici. per paura di inimicarsi gli Alleati dal cui appoggio dipendeva in modo cruciale la sopravvivenza stessa dell’URSS: cfr. Banac. La capacità del partito di esercitare la propria influenza all’interno dei NOO è totale. in quanto nei territori dove opera la guerriglia partigiana si provvede all’eliminazione fisica di tutti i (veri o presunti) oppositori e collaboratori dell’occupatore. 7 . controllano i comandanti militari. Come nell’Armata Rossa. I.. Nel far ciò Tito contravvenne alle istruzioni del Comintern che via radio da Mosca intimava agli insorti di evitare di far sfoggio di simboli comunisti in modo di allargare la resistenza agli strati più ampi della popolazione27. 26 Lo si nota anche nella produzione memorialista relativa a singole unità partigiane in regola fatta dai vice-commissari e non dai comandanti in campo. che. 27 Mosca intimava altresì di limitarsi alle sole azioni di resistenza. cit. il morale delle truppe e. NOO]”. il cui compito era “lo sviluppo dell’attività politica nel popolo”: in altre parole la subordinazione della popolazione coinvolta all’autorità dei partigiani di Tito. Espressioni del partito armato da cui risulta l’unità dei poteri. Op. autorità politiche con competenze amministrative e giudiziarie fondate sul principio dell’unità del potere. 28 Uno dei pochi studi sulla genesi dei poteri popolari è quello di Dušan Živković. essendo legate al proprio territorio. soprattutto. Sulla base delle decisioni di Stolice in tutti i territori liberati dovevano essere istituiti i “Comitati di liberazione nazionale [Narodno-oslobodilački Odbori. quelli circondariali e provinciali vengono imposti dal partito. L’ufficiale di comando è considerato un semplice “tecnico” o “specialista”. l’attuazione della linea politica del KPJ. Institut za savremenu istoriju. evitando di arrivare alla guerra di liberazione volta alla conquista di territori. Successivamente si arriverà alla costituzione delle prime “brigate proletarie”. La nuova tipologia di poteri e il sistema che ne risulta ereditano sia la struttura gerarchica sia il carattere clandestino e “cospirativo” dal KPJ. Il NOO fornisce quindi tutto il supporto logistico e soprattutto informativo alle esigenze della lotta partigiana28.ufficialmente denominati "partigiani" e la più grande unità tattica e operativa è il non ben definito “distaccamento” (odred)25. Beograd 1969. Come simbolo delle unità partigiane viene scelta la stella rossa a cinque punte (come in uso nell’Armata Rossa). in quanto dotati di insegne di carattere politico (solo la natura della guerra è tale da costringerli ad operare alla macchia). Postanak i razvitak narodne vlasti u Jugoslaviji : 1941-1942. e definì lo status dei suoi uomini come combattenti e non semplici guerriglieri. rispondendo direttamente ai delegati del KPJ. i NOO si configurano come snodi di una rete di intelligence e controllo della popolazione sul territorio piuttosto che come semplici organi politico-amministrativi. In tutte le unità vengono introdotti i commissari politici col compito di garantire la disciplina. I vice-commissari (e non i commissari) sono le figure dotate di maggior potere26. tanto meno alla costituzione di un nuovo sistema politico. di fatto non ha potere e deve eseguire gli ordini del commissario che definisce gli obiettivi e le priorità delle azioni e controlla gli uomini. A Stolice Tito attivò un vero e proprio consiglio di guerra investito di poteri statali: esso organizzò i poteri centrali e quelli periferici. il comando delle unità militari spetta ai commissari politici del KPJ. 6-8. 25 Si tratta di unità caratterizzate da scarsa mobilità di composizione e consistenza molto variabile che. pp. il quale si riserva il diritto di sciogliere un “Comitato di liberazione nazionale” (NOO) locale in qualsiasi momento. a loro volta. guardato con sospetto. Solo i membri dei comitati locali vengono eletti dal popolo. portano i nomi delle regioni da cui provengono.

vinta dalle forze congiunte italiane e cetniche. Ljubljana 1983. la “Prima brigata proletaria d’urto (Prva proleterska Narodno-oslobodilačka udarna brigada)” venne formata il giorno del compleanno di Stalin. Del resto. Mursia. Significativamente.000 combattenti. nelle aree sotto occupazione italiana la situazione era incomparabilmente più semplice. si riuscì già nel corso del 1942 a sgominare il pur potente apparato di potere nazista nelle aree slovene annesse al Reich. Tone Ferenc. il cui compito era scoprire e individuare gli agenti infiltrati e i traditori nelle file dei partigiani. I contadini più abbienti (prontamente ribattezzati kulaki. per tutta la durata della guerra. Uno dei lavori migliori (in assoluto) è tuttora Giacomo Scotti – Luciano Viazzi. una definizione perlomeno impropria sulle montagne dei Balcani) furono soggetti ad operazioni di espropriazione e repressione politica fin dai primi momenti di vita di queste effimere repubbliche “sovietiche” dove i comunisti jugoslavi poterono effettuare le prime sperimentazioni del potere. 31 Significativamente. Alla sua organizzazione facevano capo. il comando della “Pusteria” si installò nel punto nevralgico di Pljevlja da cui si controlla l'ampia zona e le vie di accesso al medio e basso Montenegro ed i collegamenti con la Bosnia e il cui possesso era perciò essenziale. Primorska pred vseljudsko vstajo 1943. il quale poi sarà il capo dell’OZNA serba e figura di primo piano nella cattura 29 In quest’ottica si inserisce anche l’azione di Silvio Marcuzzi "Montes" che si mise ad organizzare una rete di "intendenze partigiane". A detta dello stesso Kardelj. procedettero ad estese operazioni di repressione politica condotte contro veri e presunti fiancheggiatori delle forze di occupazione e contro i nemici di classe. Similmente la “Repubblica di Užice” venne accerchiata e distrutta dai tedeschi a fine novembre 1941 e le unità superstiti furono costrette a riparare in Bosnia. nacquero squadre di gappisti per scortare i rifornimenti da far pervenire ai partigiani. per rifornirsi. Milano 1989. cit. i NOO operavano in clandestinità creando immediatamente (almeno in Slovenia) un apparato amministrativo autonomo. 7. come acutamente osservato da Banac. 30 Il 17 luglio 1941 la divisione Pusteria fu inviata in fretta in Montenegro per contrastare l’insurrezione dei partigiani di Tito. I. secondo Kardelj. Di fatto gli sloveni le consideravano parte della loro rete di “poteri popolari. Banac. Grazie a Marcuzzi sorsero così diecine e diecine di comitati di villaggio e di zona. La tragica esperienza delle truppe italiane in Montenegro. inebriati dal successo. 8 . L’inutile vittoria. Man mano che la lotta si estendeva su nuove aree controllate dai partigiani. si organizzarono gruppi per la raccolta di ingenti somme di denaro. si concluse in una vera e propria rotta con conseguente sbandamento partigiano in tutto il Montenegro30. La battaglia di Pljevlja (1 dicembre 1941). che avevano eliminato o bloccato i non robusti presidi di una divisione di fanteria. Occupata la regione. dando vita ad una prima reazione di stampo cetnico. che avevano il compito di assicurare armi e vettovagliamenti alle formazioni operanti sulle Alpi Giulie e Carniche. In Montenegro i comunisti. In questo modo.” Cfr. p. Op.. abilmente sfruttata in chiave anticomunista dalle forze di occupazione italiane. Nelle zone controllate dalle forze di occupazione. di cui Tito era solo il suo interprete jugoslavo: v. dove riuscirono a riorganizzarsi31. diretta da Slobodan Penezić “Krcun”. il 21 dicembre 1941. anche la rete dei NOO cresceva e si ramificava29. Ovviamente il fervore rivoluzionario in un’area tradizionalista si ritorse ben presto contro il movimento partigiano di Tito. a Rudo. in Bosnia. il cui compito principale era la raccolta e la diffusione di informazioni per contrastare le operazioni antipartigiane. le Brigate "Garibaldi" e pure l'intero IX Korpus sloveno. venne attivamente promosso il culto di Stalin come unico leader antifascista. a ridosso del confine con la Serbia. già a Užice il Comando Supremo dei “Reparti partigiani di liberazione della Jugoslavia [NOPOJ]” decise di organizzare un apparato centralizzato di sicurezza dello Stato denominato “Commissione per la lotta alla quinta colonna [Komisija za borbu protiv pete kolone]”. Il comando partigiano organizzò l'attacco a Pljevlja con circa 5.

che durarono per mesi. Lo fecero in maniera adeguata: il giorno del compleanno di Stalin il 21 dicembre 1941 a Rudo. Zagreb 1983. ma il contributo dell’Armata Rossa fu 9 . alla Lika. Significativamente.. p. che stavano subendo duri colpi soprattutto ad opera delle forze italiane in Montenegro e nel Sangiaccato. Dopo il consolidamento del quartier generale di Tito in Bosnia nel 1942 si procedette anche ad un riordino dei servizi. cit. un senso di depressione sembrò pervadere Tito e il suo Quartier generale. Krcun continuò ad occuparsi della difesa del quartier generale di Tito. pp. p. Erzegovina e Montenegro insieme alla maggior parte delle truppe partigiane. l’istituzione di unità di sicurezza e strutture di intelligence era prevista solo in Slovenia (dove in realtà esistevano già). Sjećanja. furono conseguiti infine i principali obiettivi dell'iniziativa partigiana: si creò un vasto territorio liberato nelle zone della Bosanska Krajina. per questo motivo decisero di attendere l’ingresso trionfale dei russi. i partigiani di Tito fondarono in omaggio al dittatore sovietico la “Prima divisione proletaria d’urto [Prva proleterska narodnooslobodilačka udarna brigada]” con la quale prese corpo l’esercito partigiano. Stalin infatti nel 1942 non aveva riconosciuto il movimento partigiano di Tito e Mahin agiva quindi in una specie di «zona grigia»34. il Partito 32 Interessanti le note del capo dell’OZNA slovena Ivan Maček-Matija sulle carenze dell’apparato di sicurezza a Užice. 112. 34 Mahin risiedeva a Belgrado fin dagli anni Venti con il compito. spingendolo a offrire le dimissioni nel febbraio 194233. Il 27 novembre 1942 a Bihać. un oscuro ufficiale russo che nel quartier generale era considerato uno jugoslavo. Globus. del Kordun.di Draža Mihailović nel 194632. Belgrado fu la prima nell’ottobre 1944. passando per il Montenegro e la Serbia occidentale. In realtà all’inizio Tito e gli altri comunisti si aspettavano un vigoroso contrattacco dell’Armata Rossa e una rapida vittoria del comunismo. Con combattimenti pesantissimi. Tito scrive un “Regolamento per il servizio di informazioni”. 30-31. dove si era trasferito con il suo quartier generale. quando il Comando Supremo si trasferì a Foča.ru/files/9(06). che si trovava nei territori di confine tra Bosnia. del Gorski Kotar. della Dalmazia. di infiltrarsi negli ambienti degli ufficiali russi bianchi emigrati a Belgrado alla fine della guerra civile. La Slovenia invece. Quando il tracollo sovietico fu evidente e Stalin. ГАНИН. alla Bosnia. Tutte le capitali della Jugoslavia furono conquistate molto tardi. Per una biografia di Mahin in russo v. Nascita dei primi organi di sicurezza La Jugoslavia di Tito nasce nel corso del 1941 sui massicci della catena dinarica che si estendono dalla Dalmazia. Durante la ritirata dell’inverno del 1941.doc 35 Dopo i rovesci del 1942. 3.В. «…ОТ МЫСЛИ. ЧТО РЯДОМ СО МНОЮ В КАЗАЧЬЕЙ ФОРМЕ СИДИТ ТАЙНЫЙ ЭСЕР. sembra. un remoto paese della Bosnia orientale. А. Я БЫЛ ДАЛЕК» Жизнь и удивительные приключения генерального штаба полковника Ф. con un gruppo di Brigate proletarie aprì una breccia verso la Bosanska Krajina allo scopo di collegare ed ulteriormente sviluppare i focolai del Movimento popolare di liberazione in quelle zone. disponibile sul sito: http://www. 33 Ivo Banac. della Lika. fatto che riflette probabilmente lo scarso radicamento del movimento partigiano di Tito su quel territorio. necessitando dell’appoggio alleato.mil. Махина. della Banija e di Zumberak. in Croazia e in Bosnia (dove generalmente si trovava il quartier generale di Tito dal 1942 al 1944). assistito da Fjodor Mahin. Op. e lì resta confinata fino al 194435. evidentemente in materia di sicurezza gli sloveni si sentivano superiori: Ivan Maček- Matija. il Quartier generale dell'esercito popolare di Tito. rinnovando e rafforzando i collegamenti con gli organi dirigenti negli altri paesi e province.Е. ma non in Serbia. si guardò ben dal riconoscere le forze di Tito.

Novi prilozi za biografiju Josipa Broza Tita. quindi in circa la metà del territorio) vi erano ben 221 centri operativi. 38 La questura di Lubiana riuscì a mettere a segno qualche colpo contro il “Servizio sicurezza e informazioni [Varnostno obveščevalna služba –VOS]” e il partito comunista sloveni. Liburnija. i servizi di informazione italiani non erano “neppure lontanamente paragonabili” a quelli tedeschi per organizzazione e capacità operative38. Narodna knjiga. “Čeka” o ”NKVD sloveno”39. questo non fa altro che radicalizzare una situazione preesistente. mentre Franc Ravbar “Vitez” comandava le unità armate che fin da luglio del 194140 a Lubiana compivano azioni di sabotaggio e propaganda. Tito optò per la guerra partigiana nelle montagne. quando l’Armata Rossa si trovava nel centro di Berlino. A detta degli stessi sloveni. Zagabria e Sarajevo caddero solo nell’aprile 1945. Miha Marinko “Polde”. ambedue furono giustiziate dal VOS per tradimento. Beograd 1996. sul territorio sloveno (nella sola area tedesca. do 1997. viene subito istituita una fitta rete di centri di polizia politica (SD – Sicherheitsdienst)37.Jugoslovenska tajna policija od 1945. il servizio informazioni gradualmente si trasforma anche in vero e proprio organo di Stato e di potere pubblico. Un primo grande successo vi fu alla fine del 1941 e sotto inchiesta furono sottoposti Vida Tomšič Lenka. Biblioteka Alfa. ma costellato da scontri che frequentemente ebbero un esito tragico. Tone Tomšič “Gašpar”. Lopušina. Fonte delle informazioni fu la corriera partigiana Grete Ranzinger Hilda. un'altra informatrice fu Sonja Oman “Darja”. Marko S. 37 Nel periodo 1941-1945 operavano sui territori della ex Jugoslavia 872 centri. attendendosi alle istruzioni del Comintern. per molto tempo favorì le operazioni di intelligence e guerriglia urbana messe in campo dal VOS. Le ragioni di questa specificità non sono mai state spiegate. a cui viene affidata l’organizzazione di un ufficio servizi di informazione. Dedijer. 10 . Come è comprensibile. Mica Slander. a differenza di quanto accadrà nel resto della Jugoslavia. Oskar Kovačič “Muha”. quando in Slovenia giunse il capo di stato maggiore dell’esercito partigiano Arso Jovanović. ma anche Lubiana (occupata dalle forze italiane) aveva una sede distaccata SD presso l’hotel Miklič. i comunisti lubianesi Zdenka Armič Kidrič “Marjeta” e Franc Ravbar “Vitez”. spesso (dai loro stessi dirigenti) chiamati “GPU”. Il “Servizio sicurezza e informazioni [Varnostno obveščevalna služba –VOS]” sloveno stupisce per la completezza ed efficacia del suo apparato di sicurezza che lo pone in netto contrasto con il resto della Jugoslavia. forse neanche allo stesso Tito: in una lettera datata 29 marzo 1942 Edvard Kardelj riferisce al Comandate supremo Josip Broz Tito che determinante. la quale accettò di collaborare con la questura. Ubij bližnjeg svog . Zagreb: Mladost e Rijeka 1981. per la Gorenjska Bled. mentre Lubiana e Trieste (che gli jugoslavi consideravano loro) solo nel maggio 1945. il processo non fu indolore. 36 Il primo intervento diretto è del novembre 1942. È da notare che. Con l’occupazione la situazione peggiora: nel territorio sotto occupazione tedesca. ma con modalità molto diverse. che progressivamente presero il comando delle unità operative delle formazioni partigiane slovene. mentre Kardelj. la loro istituzione precede di molto quella dei primi distaccamenti partigiani combattenti: già il 15 agosto 1941 il segretario del KPS Edvard Kardelj convoca due dei suoi più fidati collaboratori. tom 2.. Nato come apparato di controllo politico del partito comunista.Comunista Sloveno ( KPS) e la resistenza da quest’ultimo organizzata rimarranno per anni di fatto indipendenti dal comando di Tito36. centro per la Stiria era Maribor. Pepca Kardelj. Zdenka Kidrič “Marjeta” era formalmente incaricata della direzione dell’ufficio informazioni. p. 40 L’insurrezione venne decisa sia da Tito sia da Kardelj solo dopo l’attacco all’URSS. al suo seguito vi era un gruppo di ufficiali serbi e montenegrini. 78 dei quali della Gestapo. 1179. 39 Vedi lettera di Kardelj a Tito datata 29 marzo 1942 in Vladimir J. Il processo in Slovenia è più evidente che altrove e già nel 1942 servizi speciali di sicurezza agiscono come una vera e propria polizia politica. attivista di Maribor. Quando nel 1941 la Slovenia si trova divisa in tre diverse zone di occupazione.

Esso si compone di due parti. 45 M.Sezione per la sicurezza del popolo) 41 Il riferimento è a Zdenka Armič Kidrič “Marjeta”. adducendo che l’apparato sloveno non avrebbe tratto nessun beneficio dalla fusione48. L’OZNA (Odjeljenje za zaštitu naroda . Nel corso del 1942 Tito emana le prime direttive sull’organizzazione di un servizio segreto. K. p. cit. evidentemente. Ljubljana 1999. anche un maggior livello di autonomia e controllo sulle operazioni. gli uffici e le istituzioni del movimento di liberazione sloveno furono “sempre all’avanguardia rispetto al resto della Jugoslavia”. L’apparato oggi a Lubiana funziona sicuramente meglio dell’OVRA e della Gestapo. 48 Vladimir J. Il lavoro degli informatori ha carattere di massa. [. il futuro capo dell’OZNA della Croazia.]”.S. 4. Grazie a questo ottimo apparato sono informati su tutto e hanno impedito che agenti provocatori si infiltrino nel KP [Partito Comunista] e nell’OF43. ma Kardelj rifiutò seccamente. Op. oltre che una maggiore capacità operativa.] hanno pure agenti provocatori in seno alle istituzioni della “guardia bianca” [collaborazioniste42]. 42 I comunisti sloveni chiamarono tutti i collaborazionisti locali o presunti tali col nome di “guardia bianca” con ovvio ed esplicito riferimento alla rivoluzione bolscevica. un po’ come accadeva altrove. della Slovenia e della Bosnia e successivamente vengono estese anche al Montenegro. 43 Il “Fronte di Liberazione del popolo sloveno [Osvobodilna Fronta]” istituito il 26 aprile 1941 a Lubiana è stato l'organizzazione politica della resistenza slovena all’Asse durante l’occupazione nel corso della seconda guerra mondiale. p. 46 Ljuba Dornik-Šubelj. Op.. Op. p. 11 . cit. La sua direzione è unita e si compone dei segretari delle due parti e del responsabile di tutta l’attività. alla Vojvodina e al Sangiaccato. e quotidianamente i centri di raccolta di zona ricevono molte denunce. Infatti. quindi ben due anni dopo la Slovenia45. 47 Ibidem. che iniziò a funzionare come organo esecutivo di governo. moglie di Boris Kidrič. uno di spionaggio e l’altra incaricata delle eliminazioni fisiche.44 Edvard Kardelj scriveva questa lettera per rispondere alle critiche sempre più pressanti sulla condotta della guerra partigiana in Slovenia.. ma non in Serbia né in Macedonia. OZNA za Slovenijo. Tito infatti chiedeva di formare al più presto gruppi armati di partigiani volti alla liberazione di territori.. In Croazia appena nel maggio 1943 vengono formate le prime unità denominate “Compagnie contro la quinta colonna [Četa P. 1179. 1179. Come afferma la Šubelj46. Lopušina. Arhiv Republike Slovenije.. cit. È da notare che Kardelj la nomina al maschile. che vengono inviate ai comandi della Croazia. Tutto l’apparato del VOS si trova in mano a membri del partito e i nostri si guardano bene dal lasciarselo sfuggire. Si dotò ben presto di un comitato esecutivo. fatto che. Dedijer. le persone tenute sotto controllo vengono pedinate e schedate in un archivio molto ben organizzato. il quale è direttamente legato al comitato centrale41. 44 cit. rivestiva un’importanza fondamentale per gli sloveni47. a capo del VOS. Ivan Krajačić “Stevo”. in Vladimir J. nulla del nostro movimento può essere compreso senza il VOS. 32. propose già nel 1942 a Kardelj di unificare il servizio croato con quello sloveno. Questo permise loro. Dedijer. P. Vi entrarono vari gruppi politici (cattolici e nazionali) ma fin dagli inizi fu dominato dal Partito comunista sloveno.

. 2. ufficiale del NKVD.V. 32. operazione che prevedeva la cattura del capo dei partigiani comunisti jugoslavi nel suo quartiere generale vicino alla città di Drvar nella Bosnia occidentale.V. per poi giungere a Kupres (a nord-est di Livno). Una missione capeggiata dal generale Kornjejev a capo di un gruppo di 13 alti ufficiali dell’Armata Rossa arrivò al Comando supremo di Tito a Drvar il 23 febbraio 194451. ma la adattò sulla base principalmente delle esperienze della “prima” OZNA del quartier generale dello stesso Tito. dove i partigiani controllavano una pista di atterraggio e dove arrivò un C-47 con insegne sovietiche per prelevarlo e trasportarlo a Brindisi. 351352: L. già controllata dagli inglesi. per assicurare il predominio conquistato dal KPJ. forte dell’appoggio sia degli Alleati occidentali sia dei sovietici.-1953. Merkulov a I. Cattaruzza. tom 1: 1944–1948. Op. l. anche se indipendenti dalla linea di comando delle forze armate53. 52 A.-E. God. e ibid. cit. 60 kao i 66). Gosudarstvennyj archiv Russkoj Federacii. 163-165. pp. br. riuscì a scappare dirigendosi verso la stazione della ferrovia a scartamento ridotto di Potoci. Anche dopo l’istituzione degli organi centrali di Tito. L’istituzione dell’OZNA centralizzò l’apparato investigativo di 49 M. Moskva 1999. Dok. 6970: L. Nello stesso anno giunsero in Jugoslavia le prime missioni sovietiche e la loro influenza fu cruciale per la riorganizzazione dell’apparato di sicurezza50. Op. 12 . Nel 1944 gli Alleati prevedevano la fine del conflitto in Europa verso la fine dell’anno49.. p. Tito. op. mentre l’OZNA e il suo braccio armato.M. Nova Obzorja. L’esperienza degli sloveni in fatto di sicurezza dello Stato era ben superiore a quella di Tito quando a Drvar egli decise la costituzione del servizio di sicurezza dello stato OZNA e del suo braccio armato il KNOJ ossia il “Corpo di difesa popolare della Jugoslavia [Korpus Narodne Odbrane Jugoslavije]”. Dokumenty. Op. da cui poi si trasferì a Lissa. pp. cit. cit. cit.. i documenti citati si trovano a Mosca. il sistema sloveno appare più avanzato in quanto parte del potere civile e politico. br. 51 Katrin Boeckh.. 403.-431. 54 Tito si trasferì a Lissa dopo l’attacco tedesco di Drvar. Molotov. Op. Venne anche concordato l’invio di candidati jugoslavi nelle scuole per la sicurezza dello Stato (nella cosiddetta “Accademia Džeržinski”): il primo gruppo partì per Mosca già alla fine del 1944 e il secondo nell’autunno del 194552. Durante le fasi concitate della battaglia Tito. insieme con il leader partigiano sloveno Edvard Kardelj. 160- 163. 270. svolse un ruolo chiave nella costruzione dell’apparato dell’OZNA. Nel decidere la forma organizzativa del nuovo ufficio Tito propose una schema identico a quello del NKVD sovietico. L’OZNA nasce fin dall’inizio come braccio operativo dell’esecutivo rivoluzionario e la sua istituzione non corrisponde tanto alle necessità operative belliche e di resistenza armata quanto al controllo politico del territorio liberato in vista della liberazione di tutta la Jugoslavia55. Dornik-Šubelj. d. 53 L. 2. Grieser-Pečar. assieme alle esperienze dei VOS e del loro braccio armato le “Unità (militari) di sicurezza dello Stato [Vojska Državne Varnosti]” slovene ovvero le VDV. f. Vjerski progoni u Jugoslaviji 1944. (pubblicati anche in Sovetskij faktor v vostočnoj Evrope 1944–1953. decise di istituire un servizio unificato di sicurezza dello Stato. al l. 97. Od osvobodilnega boja do banditizma. sono ancora gestiti come forze militari. 29 giugno 1945. 15 luglio 1945.. Berija a I. 7 siglato il 13 maggio 1944 presso il Comando supremo a Lissa54 da Tito in qualità di “Comandante supremo e Commissario per la difesa popolare” del Comitato di liberazione nazionale della Jugoslavia. Il colonnello Timofejev. il KNOJ. Stalin e V. Ljubljana 2004. p. .Sezione per la sicurezza del popolo] viene fondata con il decreto istitutivo n. 50 Albert-Erno Svetina.. L’OZNA [Odjeljenje za zaštitu naroda . Berija e V. 9401. (2006). Svetina. 55 T. 38. in Časopis za suvremenu povijest. Stalin. p. 403.

isole comprese. Inizialmente si occupava della ricostruzione dell’operato dei servizi tedeschi. ma dopo il 1948 si estesero anche a quelli sovietici.sicurezza politica. si occupava della raccolta informazioni in altri Paesi.UDBA]”. L’OZNA era al comando di tutte le attività di controspionaggio e controllo di informazioni dei comandi e delle unità militari. in quanto quest’ultimo vi trovò rifugio dopo l’assalto al suo quartier generale di Drvar in Bosnia. sotto la direzione di Mijat Vuletić. La terza sezione si occupava anche del controllo dei confini e dei movimenti degli stranieri. Si provvide all’istituzione di un sistema capillare di centri di informazione politica in Slovenia. era condizionato dai diversi regimi di occupazione nei vari territori. sull’apparato avversario e gli spostamenti delle unità militari. all’interno dell’apparato nemico e all’interno del territori occupati. si occupava di attività di controspionaggio all’interno delle Forze Armate ed era operativa solo all’interno delle unità partigiane e regolari jugoslave. L’OZNA era suddivisa in quattro sezioni. che fu poi cruciale per la stessa sopravvivenza di Tito. La seconda sezione si occupava di controspionaggio all’interno del territorio liberato. si era sviluppato un sofisticato apparato di informazioni e polizia politica in completa autonomia dal comando di Tito. ma Maks Baće rimase a Lissa. Dato che l’OZNA perse la sua terza sezione e il controspionaggio militare divenne indipendente. sotto la direzione di Maks Baće Milić56. sulla sua rete informativa. si occupava della raccolta dei dati statistici e dei servizi tecnici. si occupava di fotografia. La quarta sezione. Ciascun centro aveva due rami di attività: una sezione di raccolta informazioni del nemico e una sezione per la difesa contro lo spionaggio nemico. lavoro 56 Nel 1943 Maks Baće viene promosso a comandante delle unità partigiane in Dalmazia. poiché. All’arrivo dei tedeschi gran parte del dispositivo partigiano si disgregò. prima considerati intoccabili. si formò una “nuova” terza sezione slegata dalla precedente. comunicazioni radio e apparecchi di decrittazione. brigata e battaglione dove operava almeno un agente dell’OZNA). essendo nato da necessità difensive. In quel momento nacque l’“Ufficio di controspionaggio militare in seno alle forze armate [Kontra-Obaveštajna Služba – KOS]” e l’ufficio per la sicurezza dello Stato venne separato dalla sua controparte militare dando vita alla “Direzione per la sicurezza dello Stato [Uprava državne bezbednosti . che inizialmente erano limitati a quelli occidentali. che era stato fino a quel momento frammentario. Diretta da Pavle Pekić. crittografia. Ciò è particolarmente valido nel caso sloveno dove. La terza sezione. Dopo la capitolazione italiana fu a lui che si arresero le unità italiane a Spalato e per un breve periodo egli si trovò al comando di tutta la Dalmazia. sotto la direzione di Jeftimije (Jefto) Šašić. Raccoglieva informazioni sulle attività del nemico. divisione. come abbiamo visto. Successivamente la terza sezione condusse operazioni investigative nei confronti di tutti i servizi stranieri operanti in Jugoslavia. La prima sezione di intelligence. che furono divise nel marzo 1946. 13 . raccoglieva dati su gruppi politici che avevano aderito al movimento di liberazione. compiti precedentemente attribuiti alla quinta sezione. Reclutava agenti che dovevano operare al di fuori del territorio liberato. in Croazia e in Bosnia a livello di tutte le unità militari (corpo d’armata. elaborava le informazioni. La quarta sezione dell’OZNA continuava a raccogliere e a completare le informazioni dall’estero. Era quindi un servizio offensivo di intelligence le cui azioni miravano ad altri paesi e Stati. La terza sezione rimase operativa fino alla fine di luglio 1945 quando si iniziò a separare la parte militare da quella civile. ma soprattutto su quelli che vi erano rimasti estranei o che vi si erano opposti come collaborazionisti. specialmente della Gestapo.

Djuro Miljanic & Ivo Slaus. la quale in questo modo venne a controllare anche l’esercito58. Alla fine del 1945 le sezioni OZNA per la Vojvodina. Nel 1946 tale sezione venne accorpata alla nuova terza sezione. No. 59 L’OZNA per la Croazia era diretta da Ivan Krajačić "Stevo". L’OZNA era organizzata su base territoriale e quasi tutti i capi dell’OZNA ricoprivano anche la carica di Commissario (equivalente a ministro) degli Interni nelle loro rispettive aree di competenza (le future repubbliche e regioni autonome della Jugoslavia). anche in campo militare. in Vojvodina Čeda Reljić. Il servizio di controspionaggio militare venne trasferito dalle forze armate alla competenza dell’OZNA. Cfr. rimpatriati. il Sangiaccato e il Kossovo vennero accorpate all’OZNA della Serbia. di Jozef Štefan a Lubiana e di Ruđer Bošković a Zagabria. assieme al decreto per l’istituzione di un servizio di comunicazioni radio autonomo OZNA. come ammesso da Stevan Dedijer ex direttore del centro di Vinča. 63-70. creata dopo che il servizio di controspionaggio militare. il KOS. Tito's Nuclear Legacy. a partire da Tito e dal fidato Ranković. Il servizio aveva il compito di controllare e presidiare i convogli e gli snodi logistici principali in conformità ad un simile ufficio del NKVD57. William C. e il rapporto CIA del 1954 in http://www. controllavano tutti gli aspetti della vita civile. 5. in Bosnia ed Erzegovina Uglješa Danilović.. il KNOJ [[Korpus Narodne Odbrane Jugoslavije . pp.gov/browse_docs. In questo modo i capi dell’OZNA. cit.asp 14 . 2.cia. vennero pure istituite una quinta e sesta sezione OZNA. Dornik-Šubelj. Fu lui a siglare il Trattato di Osimo il 10 novembre 1975.che fin dal 1941 era stato svolto dai servizi sloveni. in Serbia il comandante era Slobodan Penezeć "Krcun". 48. il potere politico in Jugoslavia si trovava tutto nei ranghi dell’OZNA. 58 L. La città di Belgrado costituiva un reparto OZNA a sé.Corpo di 57 Alla fine della guerra si verificarono spostamenti di centinaia di migliaia di profughi. nel Montenegro Veljko Milatović. era diventato indipendente. Il braccio armato dell’OZNA: il “Korpus Narodne Odbrane Jugoslavije” Il 15 agosto 1944. poi ministro degli esteri della Jugoslavia. Alla fine del 1945 essa venne assorbita dalla seconda sezione. Verso la fine della guerra. Le informazioni relative ai tedeschi di cui disponeva il VOS vennero usate anche dall’Armata Rossa nella sua avanzata verso l’Austria e la Germania. Op. politica e militare59. La sesta sezione si occupava della protezione dei trasporti. ecc. in Macedonia Bane Andrejev. Tito firma anche il decreto per la formazione del braccio armato dell’OZNA. sfollati. nel marzo e nell’aprile 1945. la quinta sezione venne istituita mentre la guerra era ancora in corso per contrastare l’operato della rete di agenti “stranieri” ma non nemici (il che significava angloamericani) in Jugoslavia. reduci e prigionieri. Significativamente. 60 La Jugoslavia spese cifre enormi nel periodo 1948-1953 per dotarsi di una reale capacità nucleare. in Slovenia Ivan Maček “Matija”. March/April 2000. da e verso la Jugoslavia e di conseguenza sia il controllo del traffico ferroviario che l’organizzazione delle deportazioni e uccisioni di prigionieri nemici dall’Austria verso la Jugoslavia vennero svolti dalla sesta sezione dell’OZNA. infine. A ciò si aggiungeva (di regola) anche il ruolo di Segretario organizzativo del partito comunista. Vennero fondati i centri di Vinča presso Belgrado. In altre parole. nel Kossovo Spasoje Đaković. Essa fu impiegata nella Venezia Giulia per infiltrare l’apparato alleato nel Territorio Libero di Trieste. in The Bulletin of the Atomic Scientists. p. nel Sangiaccato Đorđe Peruničić e. Vol.foia. In seguito alla rottura con Stalin. Potter. Ranković divenne anche il responsabile del programma nucleare jugoslavo60. 56. diretto da Miloš Minić.

Sullo Smersh si veda R. perquisizioni. erano incaricate del controllo e del pattugliamento dei confini terrestri e marittimi. Ranković. 15 . Ma era solo un’apparenza. sotto il comando della “prima” OZNA61. essendo dotata di una propria frequenza radio e di propri codici cifrati. 62 In particolare a quelle dello SMERSH (acronimo di “SMERt' SHpionam”. pp. un proprio esercito e una propria rete di comunicazioni. 3. Dalle unità di questa divisione si forma il 20 agosto 1944 la (prima) 9a divisione (croata) KNOJ. era assolutamente autonoma rispetto a quella militare o civile. Stephan. In Macedonia. I compiti erano estremamente vari e spaziavano dalla lotta a formazioni e bande sovversive e nemiche ad azioni di “pulizia” dei territori liberati e di cattura di disertori. Da queste unità prende corpo il 3 dicembre 1944 la prima divisone slovena KNOJ. n. Le unità KNOJ si disponevano nelle zone di operazioni dell’OZNA. Serbia. 56. ecc. Essendo il KNOJ il braccio esecutivo e armato dell’OZNA. anche se si occupavano soprattutto di arresti e “operazioni speciali” e solo in circostanze 61 Dopo il decreto istitutivo queste unità paramilitari confluiscono nella seconda metà del 1944 nelle prime brigate KNOJ e nel dicembre 1944 si forma la Prima divisone bosniaca KNOJ. 403-422. La sua area di competenza infatti comprendeva tutto lo Stato. Da queste compagnie PPK il 16 giugno 1944 viene formata la prima brigata dell’OZNA e nel mese di agosto del 1944 vengono formate ancora altre quattro brigate. dettata da esigenze operative di comando e di controllo. come abbiamo visto. Studying the Kremlin's Secret Soldiers: A Historiographical Essay on the GRU. si costituiscono in Slovenia i primi battaglioni della VDV [Vojska Državne Varnosti. Le azioni del KNOJ erano dirette da Tito in veste di “Commissario per la difesa popolare” a cui era subordinato il capo dell’OZNA. Analogamente alle truppe del NKVD. Jul. In questo modo l’OZNA si trova ad avere propri uffici operativi che permeano tutto il territorio nazionale. 1992. Op. con organizzazione simile62. le prime formazioni KNOJ (compagnie e distaccamenti di difesa popolare) si formano già verso la fine del 1943 e agli inizi del 1944 in Bosnia ed Erzegovina. Le unità del KNOJ disponevano degli equipaggiamenti migliori ed erano considerate unità di élite. La linea di comando e controllo del KNOJ. in The Journal of Military History. operavano in seno ad ogni compagnia. ripartiti in piccole unità (plotoni). e Raymond W. Come organo esecutivo dell’OZNA. le truppe del KNOJ partecipavano ad arresti. nonché delle industrie militari. guardie partigiane e unità scelte dell’Esercito popolare di liberazione. Gli uomini del KNOJ. Vojvodina e Kosovo tali unità verranno formate solo dopo la liberazione a partire dalla metà del 1944 e saranno costituite da battaglioni OZNA.. Leonard. organizzati in tre brigate e un battaglione speciale (battaglione di protezione del quartier generale).difesa popolare della Jugoslavia]. 585-613. così il 5 agosto 1944 si forma la prima divisione dell’OZNA per la Croazia. pp. morte alle spie). vol. Era alle dipendenze dirette del Comando supremo (quindi di Tito e del capo dell’OZNA. Il KNOJ era organizzato come un Corpo d’Armata. unità (militari) di sicurezza dello Stato]. Il quartier generale della Croazia agli inizi di giugno 1943 nel villaggio di Crna Vlast forma la prima “Compagnia PPK” ossia “contro la quinta colonna [Protiv Pete Kolone]” e successivamente nella regione della Banija ne istituisce un’altra. Infine le brigate KNOJ stavano nelle grandi unità (come le divisioni e i corpi d’armata) e le divisioni KNOJ all’interno delle quattro armate jugoslave. Nel corso della prima metà del 1944 vengono formate altre cinque compagnie. Le truppe scelte del KNOJ si occupavano anche della protezione degli organi e delle istituzioni più importanti dello Stato (tra cui figuravano anche i comandi dell’OZNA stessa). 1918-1945. rastrellamenti. Il KNOJ aveva come modello le truppe NKVD. È in pratica a tutti gli effetti uno Stato nello Stato. dei porti e degli snodi ferroviari. Nel marzo 1944. modellato sul NKVD sovietico. solo in casi eccezionali ne poteva disporre anche il locale capo provinciale dell’OZNA. cit. insieme formavano una compagnia che operava all’interno di una divisione dell’esercito regolare. Ranković).

Solo dopo il loro completamento si reintroduceva in dette aree l’amministrazione civile sotto forma dei “poteri popolari” ovvero dei Comitati di Liberazione Popolare. 63 A. mentre Tito si trovava a Mosca per sciogliere gli ultimi nodi dell’appoggio sovietico alla causa jugoslava in sede di trattative di pace. 64 Lo sfondamento del fronte fu un evento sanguinoso che causò perdite disastrose nell’armata jugoslava. Svetina. L’intervento sovietico fu determinante per sbloccare la situazione. compresi i NOO. quinte colonne. Beograd 1979. godine.. Igor Graovac. Dijalog povjesničara-istoričara 3. Aveva poteri assoluti e ogni forma di amministrazione civile.pdf . si estesero a tutte quelle ordinate dall’OZNA63. Zagreb 2001. difesa dei confini e dei poteri centrali dello stato. pp. in Hans- Georg Fleck. 6. che ne costituiva la ragion d’essere. agguati. Tra i compiti del KNOJ figurava la lotta contro il nemico interno inteso nel modo più ampio possibile: gruppi di ex nemici. soprattutto quando grandi masse di soldati furono mobilitati nell’esercito regolare costituito nella primavera del 1945 per sfondare la linea di difesa tedesca sul Danubio. 149. inseguimenti). l “Unione della gioventù comunista jugoslava [Savez komunističke omladine Jugoslavije – SKOJ]”. godine. disertori. che si trovò ad operare in seno al Terzo Fronte ucraino. cfr. il cosiddetto “Sremski Front”64. venne istituita il 17 ottobre 1944 e sciolta il 15 febbraio 1945. veniva temporaneamente sospesa65. anche G. Malović. Jovan Popov. 389-411 sul sito web www.eccezionali partecipavano direttamente ai combattimenti. Tutti erano membri del partito o della sua organizzazione giovanile. magistarski rad u rukopisu. nella sua avanzata dalla Romania verso Budapest. L’OZNA e il suo braccio armato KNOJ saranno fondamentali nel consolidamento del potere comunista.hr/download/links/hr/6982. realizzazione di tutte le azioni di polizia ordinate dall’OZNA (arresti. Op. al comando di Kosta Nađ. Probabilmente con questa grande operazione su fronte aperto Tito voleva dimostrare la ormai raggiunta maturità dello schieramento militare ed istituzionale jugoslavo nei confronti dell’Unione Sovietica. perquisizioni. L’amministrazione militare permetteva libertà di azione assoluta alle unità dell’OZNA e KNOJ. spie. nei comandi delle unità KNOJ si trovavano solo comunisti di vecchia data. 16 . L’attività operativa La prima operazione su larga scala del KNOJ la si ebbe nel 1944 quando la Terza Armata jugoslava. le cui operazioni assumono la forma di vere e proprie campagne ben orchestrate. Neslovenske nacionalne manjine u Vojvodini krajem Drugog svetskog rata. “Vojna uprava za Banat. poi. azioni di “pulizia dei territori liberati”. compito principale delle unità KNOJ all’inizio erano rivolte contro i partigiani accusati. In particolare. 65 Zoran Janjetović. Vojna uprava u Banatu 1944-1945. scatenò una sistematica operazione di pulizia etnica in Vojvodina a danno della locale popolazione tedesca e ungherese. Novi Sad-Sremski Karlovci 1977. il KNOJ risultò determinante nell’espletamento della lotta ai disertori. Lo sfondamento fu deciso dal capo dell’OZNA (e vice di Tito) Ranković.cpi.-E. i Comitati di Liberazione Popolare. L’“Amministrazione militare della Vojvodina”. Le esecuzioni. se consideriamo la lotta al nemico interno e condotta dall’interno dei territori controllati delle forze di Tito. Glavni narodno-oslobodilački odbor (GNOO) Vojvodine 1943-1945. fatto con il terrore e la coercizione di massa. che pure riconoscevano il nuovo regime. con due divisioni KNOJ al seguito. Lo schema di azione sperimentato in Vojvodina venne successivamente applicato in tutte quelle aree che andavano sottoposte a pulizia etnica. Bačku i Baranju”. man mano che nuovi territori cadevano sotto il controllo partigiano. p. cit.

Paul Strohmaier. Le unità dell’OZNA slovena furono estremamente attive in Austria. Hermagoras. Albert Svetina ricorda come “al ritorno di Maček da Drvar si giunse alla vera organizzazione dell’OZNA in Slovenia”. venne istituita l’8 febbraio 1945 in seguito alle grandi rivolte degli albanesi scoppiate in seguito alla campagna di mobilitazione forzata per l’invio di truppe allo Sremski front. “Maček di queste cose discuteva direttamente con Tito e ci informava direttamente su tutti gli ordini e comandi di Tito.. 71 L’assassinio del leader comunista croato Andrija Hebrang indebolì la posizione del generale croato e suo amico personale Većeslav Holjevac. Klagenfurt 2007. Opfer. “Vojna uprava Jugoslavenske armije za Julijsku krajinu. “Vojna uprava za Kosovo i Dukađin”. Ad Eisenkappel stabilirono un quartiere generale OZNA presso il castello di Hagenegg. intervistato da Mladina. cit. Ovviamente. 67 Jure Aleksič. ecc. Fiume e il Litorale sloveno”. Dopo l’arresto di Hebrang. “armata di pistole. l’Istria. ad ammissione degli stessi serbi. 179-189. Svetina. interrogatori ed esecuzioni in Carinzia70. il 6 giugno 2005. pp. nell’ordine di decine di migliaia di persone. L’unità speciale del IV battaglione cariniziano della terza brigata VDV69. Holjevac venne richiamato d’urgenza a Belgrado e spedito come attaché militare a Berlino Est. era forte di quaranta uomini e. all’OZNA spettava “un ruolo di primaria importanza per assicurare la presa del potere”. Rijeku i Slovensko Primorje [VUJA]”. Denunzianten: "Partisanenjustiz" am Beispiel der Verschleppungen in Kärnten und der Steiermark im Mai/Juni 1945: Recht oder Rache?. cit. 121-122. 69 L’unità confluì nel KNOJ il 15 agosto 1944. che ebbe termine solo nel 1947 in seguito alla ratifica del Trattato di pace di Parigi71.. Ivan Maček “Matija” fece ritorno con l’ordine esplicito di Tito. pp. era l’unità di punta a cui venivano affidate le missioni di arresti. Op. Appena una città importante veniva 66 A. Le unità jugoslave lamentarono nel periodo 1944-45 circa 1600 perdite. conferma che fu proprio a Drvar che Maček ricevette direttamente dal vertice istruzioni molto chiare67. Fu Tito a informarlo del parere della missione sovietica presso il suo quartier generale che alla fine della guerra bisognava eliminare il maggior numero di oppositori politici. che nel 1945 era al comando della VUJA con sede ad Abbazia. doveva essere stato estremamente elevato. vestita in parte con uniformi nuove delle SS e delle SA”. Täter. junij 2005. occupato il 9 maggio 1945. Krvava Depeša. 70 Alfred Elste. L’amministrazione militare ebbe termine nel Kossovo solo il 29 giugno 1945. mitra e bombe a mano. e fare in modo di evitare qualsiasi processo giudiziario”66. Tito informò Maček che. in Mladina. visto che si avvicinava la fine della guerra. Lubijana. in base al quale all’OZNA spettava di esercitare il controllo politico sull’Armata e sui cittadini e quindi servivano quadri nuovi. I dettagli delle operazioni in Kossovo non sono noti e neanche il numero delle vittime di parte albanese che. 6. Nelle parti della Venezia Giulia italiana occupate nel maggio 1945 dalle truppe jugoslave venne istituita l’“Amministrazione militare jugoslava per la Venezia Giulia. ma la direzione rimase immutata.. Op.-E. L’amministrazione militare del Kossovo. 68 Un recente studio molto dettagliato è quello di Alfred Elste. ma la provincia rimase focolaio di rivolta e teatro di operazioni delle unità di sicurezza fino agli anni ’50. in Carinzia e Stiria68. chiamata “compagnia pulizie e liquidazioni” o anche “compagnia volante” (leteča četa). Michael Koschat. Janez Stanovnik. Il maggior numero di dati sull’andamento delle operazioni OZNA lo abbiamo dalla Slovenia e sono interessanti per la storia della Venezia Giulia. in seguito alla pubblicazione del dispaccio con cui Kardelj incitava ad accelerare i massacri prima dell’annuncio dell’amnistia. Istru. Al comando della VUJA venne nominato al suo posto il tenente colonnello Mirko 17 .

appena rientrati da Lenac.occupata dalle unità jugoslave. arrivava Maček di persona accompagnato dai suoi fidi.. qualche “consulente” sovietico e l’archivio con gli schedari dei “nemici del popolo”. i territori della Venezia Giulia erano sottoposti ad amministrazione militare ed furono quindi controllati direttamente da Belgrado almeno fino al 1947. Trieste. con l’unica differenza che i dettagli delle operazioni sono tuttora poco conosciuti per mancanza di fonti archivistiche liberamente consultabili. Sembra incredibile. ma la storia del Governo militare jugoslavo nella Venezia Giulia non è stata studiata da nessuno. in quanto.-1946. do 5.74 Assieme all’apparto OZNA per il Litorale. non vi sono documenti per l’Istria e Fiume. 73 La seconda sezione OZNA si occupava dei collaborazionisti all’interno del territorio liberato. Partizanska i komunistička represija i zločini u Hrvatskoj 1944. 74 Il documento si trova in Hrvatski Državni Arhiv [HDA].] può essere utilizzato per quanto riguarda il loro smascheramento72. Ovviamente. Iniziavano le deportazioni di massa. Fatta eccezione per l'arresto di esponenti di spicco del HSS [Partito Contadino Croato] contrari al nostro movimento. L’archivio di Stato della Croazia a Zagabria custodisce il fondo (alquanto lacunoso) OZNA per la Croazia. 1945. caduta il 1° maggio 1945. 1491.Mate Rupić (a cura di). si dovette dar vita al Territorio Libero di Trieste.Podružnica za povijest Slavonije. 2. Op. Ranković. VI. IV. Vi siete dimenticati che Zagabria conta ora quasi un milione di abitanti e vi si trova gran parte dell’apparato ustaša che vi ha trovato riparo fuggendo dall’interno con l’avanzata del nostro esercito.. cit.49/3 – Knjiga poslanih i primljenih depeša od 27. È significativo un telegramma di Ranković ai vertici OZNA della Croazia dopo la presa di Zagabria: Il vostro operato a Zagabria è insoddisfacente. Questo telegramma va mostrato a Vlado [Bakarić. NdT].Vladimir Geiger . Abbiamo già provveduto a destituirlo e vi si chiede di suggerire un altro. : dokumenti . responsabile del primo piano quinquennale della Jugoslavia. Questa esitazione nel pulire Zagabria dai criminali ci sorprende. Zagreb. Srijema i Baranje 2005. capo dell’esecutivo della Croazia comunista.Milan Pojić . braccio destro di Boris Kidrič. il capo della seconda sezione73 di Zagabria si permette di avere una propria posizione in merito. 72 La frase è poco chiara. Infine il 4 aprile 1951 Mirko Lenac (promosso al grado di colonnello) venne sostituto dal colonnello Miloš Stamatović. pubblicato ora in Zdravko Dizdar . come abbiamo visto. commissario politico della 35a divisione della Lika. Svetina. è la prima grossa operazione dell’OZNA slovena: oltre a tutti i capi reparto che giunsero al seguito di Maček. o che hanno attivamente lavorato per gli ustaše [. Slavonski Brod: Hrvatski institut za povijest . Tuttavia. sulla base dell’accordo di pace con l’Italia. probabilmente Ranković suggerisce di estorcere confessioni sui quadri inferiori agli “esponenti di spicco” conosciuti . perché abbiamo detto di lavorare in modo rapido ed energico. In 10 giorni dalla liberazione a Zagabria sono stati fucilati solo 200 banditi. p. 185. vi si trovavano pure gli allievi sloveni dell’Accademia Džeržinski. la stessa scena si ripeteva anche nelle altre città della Jugoslavia.-E. Svetina da Tarnova giunge a Gorizia dove le operazioni di arresti di massa dell’OZNA goriziana erano già in “pieno svolgimento”75. in quanto. Confermate la ricezione della presente e cercate di mettervi più spesso in contatto con noi.. all’epoca Ministro federale dell’industria e agricoltura. 75 A. Avete fatto tutto l’opposto di quanto vi è stato da noi ordinato. 18 . Nell’estate del 1947 la sede VUJA venne trasferita da Abbazia a Capodistria. e di finire tutto nei primi giorni. si metteva in moto la macchina dell’OZNA.

cit. ovviamente fa riferimento solo alla linea “civile” dei poteri jugoslavi. 243. afferma Stanovnik. È vero che ci insegnarono a svolgere opera di servizi di informazioni – osservazione.. 85 Boris Kraigher-Janez. nell’intento di scagionare l’operato degli jugoslavi a Trieste nel maggio 1945. parlavamo delle misure organizzative dopo la liberazione. 84 Rodolfo Ursini Uršič (Attraverso Trieste. ma senza essere riconosciuto grazie a documenti falsi. pp. 81 Ibid. nei primi giorni di maggio 1945 a Trieste si trovavano “tutti quelli che nell’OZNA significavano qualcosa”77. 7.. pedinamenti. 244-245. Op. Op. 187 82 Ibid. nella citata intervista.. affinché costui 76 Nell’intervista concessa a Mladina il 7 agosto 2000 (Bal sem se organizirane "nesreče" in Mladina. Pur essendo molto ricco di documenti. Maček era insediato a Trieste (in una villa di San Giovanni di Duino) con l’archivio e il suo quartier generale coadiuvato da consiglieri sovietici 80. dalla quale tornò il 7 maggio 1945. “quando Boris Kraigher85 da Trieste interpellò Kidrič. nel suo studio non vi è nemmeno un riferimento all’OZNA e “Matija” viene menzionato solo come “ministro degli interni” sloveno nel 1947 e non come capo dell’OZNA fin dalla sua istituzione in Slovenia nel 1944. a conferma dello status particolare che l’apparato di sicurezza e l’OZNA ormai rappresentavano nel sistema di Tito84. p. 187 83 J. Svetina. utilizzo di tecnologie e compilazione dei dossier”. questo mediante la preparazione di quadri esteri e il rafforzamento temporaneo dell’apparato di polizia per potere portar a termine i nostri compiti”78.. Op. Prima della caduta di Lubiana tutte le azioni dell’OZNA si concentrarono su Trieste dove “tutti gli arresti e le deportazioni […] furono diretti e condotti dall’OZNA”. Svetina. p. Studio i).. p. cit. Gli ufficiali della “Base 24” (la sede operativa di Maček a Stražni vrh nelle foreste di Kočevje) si diressero verso Trieste già il 27 aprile. nell’intento di scagionare Kardelj (di cui in seguito divenne segretario personale) e Kidrič. che fece parte del primo gruppo spedito all’Accademia Dzeržinski di Mosca alla fine del 1944. avgust 2000) Dušan Bravničar. Tra il novembre 1942 e il maggio 1943 fu segretario organizzativo presso la sede del Comitato centrale del KPS e dal 14 luglio 1943 al 5 ottobre 1944 commissario politico del quartier generale dell’esercito di liberazione popolare della Slovenia. riconosce che a questo punto all’interno del Partito sloveno si distinguevano diverse linee di comando. venne destinato al campo di concentramento di Gonars. 79 Ibid. Roma 1996. cit. (14 febbraio 1914. Aleksič. la notte del 31 luglio fuggì insieme ad altri sette detenuti. la centralità del ruolo di Maček con un’interessante nota sulla presa di Trieste83. Questo traspare in modo chiaro. pp. Gradišče-Sveta trojica. e fu membro della delegazione slovena presso il “Consiglio 19 . capo OZNA di Lubiana. p. 77 A. alle spalle della IV Armata jugoslava. “l’unica cosa di cui l’OZNA si occupava in quel periodo erano gli arresti di massa”. cit. Op. dove fu eletto per il centro. arrestato durante un rastrellamento italiano. Insomma. Partecipò all'Assemblea dei rappresentanti del popolo sloveno a Kočevje. Da lì. inseguimenti. 80 A. 186.Mosca76. afferma: “Molte cose che scrissero su quella scuola non sono vere.. in presenza di Kardelj. Un rivoluzionario pacifista in una città di frontiera.-E. Maček arrivò a Trieste il 3 maggio da Belgrado dove. Janez Stanovnik conferma. 78 Ivan Maček-Matija. Tito e Rankovic. Innanzitutto andava riportato l’ordine in città. come afferma Svetina82. 186.-E. Maribor). Come afferma Svetina. i dati della centrale slovena in Bela Krajina venivano completati con quelli dell’OZNA di Trieste: “tutto era ben preparato e congegnato”81. Stanovnik. aveva partecipato a consultazioni nelle quali “la questione centrale era Trieste. Presso il locale comando partigiano a Trieste operavano sia l’OZNA che la milizia popolare. che già prima del loro arrivo “svolsero parecchie missioni” lodate da Maček: grazie a loro nella città venne subito “stabilito l’ordine dopo la liberazione”79.

rappresentano il pericolo più grande che può compromettere tutto»”. Dalmazia e Venezia Giulia. D’altra parte «Matija» godeva di una posizione particolare – si sapeva che era lui la personificazione di Tito in Slovenia. 17 settembre 1970).esercitasse la sua influenza su «Matija» per fermare i massacri a Trieste..86 appellandosi ai vertici del partito in Slovenia. si difende in un recente intervista a Mladina citando la “orribile situazione” in cui si trovava la Slovenia nella primavera del 1945.000 partigiani sloveni che dovevano “difendere il popolo”. Op. in modo che nelle caserme ci sia ordine e disciplina». vice di Maček. così scrive. Nel maggio 1945 metà dell’esercito regolare jugoslavo (circa 400. nel 1935 dovette lasciare la Venezia Giulia e trasferirsi a Lubiana. Dobbiamo renderci conto che tali errori ci apportano per il momento il danno maggiore. Dopo l’ondata di arresti a Trieste. che riuscirono a tendere un’imboscata al convoglio e alla vettura di Maček. si trasferì a Trieste per un breve periodo e dopo tornò a Lubiana. È tato comunque scagionato per mancanza di prove.000 collaborazionisti jugoslavi di fronte ai quali erano schierati solo 30. si rivolsero a Kidrič. Bravničar teneva infatti in una grande borsa tutto l’archivio OZNA di Lubiana. noto anche con lo pseudonimo Pavle Sedmak (Zakojca. Poco dopo. Morì in un incidente stradale il 4 gennaio 1967 a Sremska Mitrovica in circostanze poco chiare. mentre Kidrič non aveva questo status”88.000 militari tedeschi più altri 200. scrittore. Per smentire le tesi di Ribičič. Ivan Maček-Matija. stimate in 250. cit. poeta e traduttore sloveno. Finita la seconda guerra mondiale. cit. p. 20 . credono di essere poliziotti e di dover arrestare la gente. che impediva il funzionamento di uno stato di diritto90. p. divenne membro del comitato esecutivo del “Fronte di Liberazione del popolo sloveno [Osvobodilna Fronta]”. Affrettati a spiegare loro la situazione politica. Vi giunse assieme a tutto l’apparato dell’OZNA. 88 J. Milano 1999.000 uomini) si trovava in Slovenia. 87 Colpisce l’ingenuità degli autori italiani nel cercare di dare un’interpretazione dei fatti di Trieste. Sia Kraigher che Bevk. Maček si trasferì a Postumia. per scoprire che questi in realtà non aveva più poteri87. Arrigo Petacco (L'esodo: la tragedia negata degli italiani d'Istria. 17 settembre 1890 – Lubiana. Evaso nel 1943. che godeva della sua più grande fiducia e del resto era proprio il suo reparto che si occupava della sicurezza personale di Tito. il 10 maggio. Op. Ci sono stati già molti casi di arresti incontrollati e arbitrari. ad essi bisogna aggiungere le truppe dell’Asse che si stavano precipitosamente ritirando verso l’Austria. Evidentemente Ivan Maček in Slovenia non rispondeva a nessuno. capo dell'OZNA slovena). “Sui carri dei contadini colonne intere trasportavano il materiale e l’archivio OZNA dalla Bela Krajina”89. 247. nella citata intervista del 2000. sulla base di documenti dai quali si evince che aveva firmato condanne per 234 persone. Mondadori. Cfr. Dal marzo 1945 fu anche segretario politico del Comitato regionale del KPS e Vice-Presidente del Comitato di liberazione del litorale sloveno. il presidente del governo sloveno Boris Kidrič scrive al suo rappresentante nella Venezia Giulia. Un rapporto sloveno del 6 maggio denuncia che «alcuni dimenticano i loro doveri militari e dal momento che sono in possesso di armi. ma questo non è un procedimento adeguato. 139): “L’«epurazione preventiva» oltrepassa gli stessi limiti previsti dalle autorità politiche jugoslave [corsivo aggiunto] in un caotico intrecciarsi di iniziative e di poteri incontrollati. Mitja Ribičič. per esempio. Boris Kraigher: «Oggi ho saputo che quelli dell'OZNA si rifiutano di rendersi conto della situazione [corsivo aggiunto] e continuano con gli arresti in massa. lo storico sloveno Mitja Ferenc (figlio di Tone antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia” (“Antifašističko v(ij)eće narodnog oslobođenja Jugoslavije – AVNOJ”). Nel settembre 1944. ovvero i dossier delle persone che andavano arrestate e deportate. Non voglio dire che sono stati arrestati degli innocenti. per questo sottolineo che è urgentemente necessario che il Comando in città prenda in mano la situazione. conferma il viaggio (nominato anche dallo stesso Maček nelle sue memorie) da Postumia verso Lubiana. Aleksič. nel Regno di Jugoslavia. L’archivio cadde quasi in mano alle “guardie bianche”. divenne uno dei capi del movimento partigiano sloveno nella Venezia Giulia. 89 Lo stesso Dušan Bravničar. 90 La Procura della Repubblica slovena lo ha accusato di genocidio il 24 maggio 2005. Oggi stesso parlerò ancora una volta con Matija (Ivan Maček. 86 France Bevk. Nel 1941 Bevk fu imprigionato dalle autorità di occupazione italiane per il suo aperto atteggiamento antifascista. soprattutto fra gli italiani di Gorizia.

za Hrvatsku Diviziju KNOJ. Kardelj". Tali sistemi vennero impiegati in maniera sistematica in tutte le aree con forte presenza di minoranze non slave (Vojvodina. trovato nell’Archivio di Stato della Slovenia. si sottolinea la grande differenza tra le unità KNOJ prima della mobilitazione di massa (effettuata in vista delle grandi operazioni conclusive della primavera 1945) e dopo tale mobilitazione. Il secondo Battaglione della terza Brigata della Difesa Nazionale era incaricato di fare la guardia a due vetture nella stazione ferroviaria di Djurmanac. pubblicato di recente. ecc. In un documento sullo stato delle unità KNOJ croate nel luglio 1945. Non avete nessuna buona ragione per essere lenti nelle operazioni di pulizia come lo siete stati finora. Per loro questa era l’essenza della rivoluzione”92. 91 Il dispaccio. quando venero uccisi milioni di contadini – esattamente come nella Rivoluzione francese. 6. Broj: 72.” prima dell’istituzione di un sistema giudiziario funzionante. Sarà proclamata l’amnistia.1. 1491. un gruppo di banditi veniva condotto alla fucilazione. Str. ove questa simpatizzava con le unità di Tito. In questo modo evidentemente si amplificavano gli effetti dei contrasti etnici o la volontà di rivalsa e vendetta di un gruppo su di un altro.” 95 Opunomoćeništvo OZNA. Divisione / musulmani / si rifiutarono di eseguire le fucilazioni perché. Parteciparono unità di ogni genere dell’esercito jugoslavo e non solo il KNOJ. cit.. junij 2005. I tribunali militari saranno competenti per giudicare solo i militari. ''Alah'' e 'Din'' glielo impediscono. Del resto Kardelj e collaboratori vissero nell’epoca della Rivoluzione d’ottobre. Nella Banija. 93 Capo OZNA di Lubiana nel 1945. 21 . erano particolarmente assettati di vendetta. 13. principale studioso del movimento di liberazione sloveno) ha pubblicato un dispaccio che il capo del KPS (e all’epoca anche vicepresidente del governo jugoslavo) Edvard Kardelj spedì al presidente del primo governo della Slovenia socialista Boris Kidrič. Zagreb. Sempre nello stesso battaglione nuovi combattenti proveniente dalla VIII. ma addirittura le necessità di “fare presto. Sempre stando alla testimonianza di Dušan Bravničar93 per le uccisioni si scelsero partigiani tra coloro ai quali i tedeschi o gli italiani avevano massacrato tutta la famiglia e che. Entro tre settimane al massimo sarà disciolto il Tribunale di dignità nazionale (Sud nacionalne časti). quando vennero aumentanti notevolmente gli organici. 1945. dice testualmente: "dalla presidenza del potere centrale. come affermano. ora in HDA. ma probabilmente anche Venezia Giulia). di conseguenza. ma anche in Croazia per le vendette contro le aree che simpatizzavano col regime di Pavelić. avgust 2000 “Bal sem se organizirane "nesreče". Pov. ma per effettuare le eliminazioni di massa si faceva ricorso anche alla popolazione locale. secondo Stanovnik. 94 Mladina. “Krvava Depeša”. dispaccio che dimostra non solo la connivenza del vertice jugoslavo con i massacri. A Kidrič in persona. tutto il resto sarà di competenza dei tribunali regolari. provenienti da villaggi circostanti. godine.1. presso Petrinja. come afferma lo stesso Dušan Bravničar nell’intervista94. L’impossibilità di far funzionare uno stato di diritto era stata quindi creata dalle nuove autorità comuniste e non ereditata dalle circostanze91. Si tratta. di “un fanatismo ideologico che noi oggi stentiamo a comprendere. 5. Predmet: Izvještaj o stanju u jedinicama. Pubblicato ora in Zdravko Dizdar. Op. VII.Ferenc. 7. questi hanno sfondato i portelloni riuscendo a fuggire in 3095. l’ufficiale di comando responsabile della Battaglione della Difesa Nazionale si avvalse anche dell’aiuto prestato da civili volontari. 92 Mladina. Non solo. cariche di banditi.

per le altre repubbliche jugoslave mancano informazioni attendibili sulle operazioni delle unità del KNOJ. VII. Pov. in Steven Bela Vardy . Associate editor. nella Quinta brigata. Lo spirito di unità e fratellanza99 nella massima parte della nostra unità non è soddisfacente. Predmet: Izvještaj o stanju u jedinicama. 1945. afferma apertamente che appena entrerà nel villaggio croato di Jesenice vi brucerà tutte le case. come abbiamo detto. Boulder CO 2003. più raramente decidono di andare a casa. Si afferma che prestare servizio presso le unità di Difesa Nazionale equivalga ad una pena da scontare100. Predmet: Izvještaj o stanju u jedinicama. Ethnic Cleansing in Twentieth-Century Europe. Non solo. Social Science Monographs. i vecchi combattenti hanno manifestato odio verso gli inglesi e le forze della reazione esprimendo disponibilità a battersi. lo stesso accade con i croati nei confronti di responsabili di nazionalità serba. Str. Di solito fanno ritorno alla loro unità operativa. Come già detto. con migliaia di morti. le unità paramilitari jugoslave furono più numerose. anche nella caccia alle residue sacche di resistenza ustascia in Croazia e Bosnia e cetniche in Bosnia. Montenegro e Serbia. dopo la fucilazione di tre cetnici.T. li fucilano con entusiasmo. za Hrvatsku Diviziju KNOJ. 97 Opunomoćeništvo OZNA. mentre i nuovi osservano tutto con un atteggiamento di riserva e scetticismo. VII. Schindler. 22 . Le unità del KNOJ vennero estesamente impiegate. fino ai primi anni Cinquanta. Broj: 72. Ad es. all'inizio del movimento partigiano. Yugoslavia’s First Ethnic Cleansing: The Expulsion of the Danubian Germans. Le operazioni più intense si svolsero in Kossovo e in Macedonia. molto meno alla figura di Tito. Una buona parte dei nuovi combattenti non conoscono chi è il loro Comandante supremo98. Attualmente non si hanno dati precisi sull’ampiezza del fenomeno”97. Agnes Huszar Vardy. interetnico e tollerante che doveva vigere in Jugoslavia. Neppure l’atteggiamento dei comandanti era migliore. Str. lo spirito laico. 100 Opunomoćeništvo OZNA. si legittimava proprio in quanto fiduciario di Stalin per la Jugoslavia. un notevole numero di combattenti è insoddisfatto. 127- 130. anche se sono già da diversi mesi nell’unità operativa. se confrontate al rapporto tra le unità militari del NKVD e l’Armata Rossa96. pp. 98 Questo tipo di affermazione non è isolato: infatti i partigiani jugoslavi inneggiano a Stalin e al comunismo. Per quanto riguarda la questione di Trieste e l’Istria. 5. che. A causa dei carichi di servizio cui sono esposti. 99 “Fratellenza e Unità” (“Bratstvo i jedinstvo”) fu il motto della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia e della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. 1944-1946. Possiamo dedurre la loro importanza dal fatto che fino alla fine della guerra il KNOJ crebbe fino a raggiungere il numero di nove divisioni: praticamente un sesto dell’esercito di Tito. In proporzione. Pov. anzi sembra quasi che essi si considerassero al comando di una forza militare privata: ancora nel luglio 1945 queste 96 John R. 5. za Hrvatsku Diviziju KNOJ. Hunt Tooley (eds. indicava il sentimento che univa i popoli della Federazione. È fenomeno comune che i combattenti serbi di propria iniziativa si diano a maltrattamenti verso i responsabili di nazionalità croata e se ricevono un comando in tal senso. Fu coniato da Josip Broz Tito nel 1941. il comandante di compagnia Ilia Suša. come suggerisce la fonte citata. ma anche in termini di indottrinamento politico gli appartenenti delle unità della Divisione Croata di Difesa Nazionale lasciavano alquanto a desiderare: La situazione politica presso le unità della Divisione Croata di Difesa Nazionale non è soddisfacente. Le esecuzioni di massa di civili e prigionieri inermi dovevano essere molto difficili da sopportare dal punto di vista psicologico. 1945. Broj: 72. la quale riporta che in Croazia nel 1945 “fenomeni di diserzione si verificano tra i nuovi combattenti giunti da poco.).

L’apparato repressivo consentì a Tito di opporsi con successo alla minaccia di Stalin dopo il 1948. ''l’esercito di Putnik''. alla quale gli eserciti tradizionali sono (in parte tuttora) impreparati. che si troveranno ad agire nei luoghi. Le operazioni al tempo stesso hanno finalità sia politiche che militari e sono rivolte sia verso le forze proprie che verso quelle avversarie. 5. chiamandoli p. In effetti fu proprio l’opposizione all’URSS dopo il 1948 a consolidare e compattare il consenso dei più ampi strati della popolazione al sistema titoista.1. in Review of Croatian History.unità militari sembrano più simili alle compagnie dei briganti tradizionali dei Balcani che a una forza di élite di un esercito rivoluzionario d’avanguardia: Nella Prima brigata i dirigenti si lamentano del fatto che i compagni dei poteri popolari e del JNOF [Jedinstveni narodnooslobodilački front . perché questi dirigenti furono i fondatori delle prime compagnie e battaglioni P. p. Zagreb 1/2005. neppure nel 1948-49 quando la politica da lui condotta si rivelò catastrofica e fallimentare su tutti i fronti: internazionale dopo la rottura dei rapporti con l’occidente e l’URSS di Stalin. anche in buona fede. 7. in quanto espressione credibile e convincente di un patriottismo nazionale più che di una rivoluzione sociale. ma. Broj: 72. 23 . chiamano le loro unità della Difesa Nazionale come l’esercito del capo OZNA di quel settore. Pov. 233. questo ha le sue ragioni. Ma tale sistema funziona solo laddove la leadership politica comunista promuove il raggiungimento degli obiettivi nazionali condivisi dalla maggioranza della popolazione. Conclusioni Nella “Lotta popolare di Liberazione” jugoslava cessa ogni distinzione tra “fronte” e “retrovia”. Opunomoćeništvo OZNA. controllo e repressione politica di un livello tale che non sarà compreso dagli avversari. un tale modo di concepire e condurre una guerra doveva essere spiazzante per gli ufficiali dell’Asse che si trovarono ad affrontarlo. Il KNOJ. Ciò sarebbe stato impensabile senza uno strumento integrato di informazioni. Del resto proprio la storia del 101 Ibid. n. tempi e modi sbagliati. 103 Lo schema deriva dalla Vojna enciklopedija (Beograd: Vojnoizdavački zavod Vojno delo) ed è riportato in: http://www.K. In effetti. Con decreto del Comandante supremo delle FFAA nel gennaio 1953 il KNOJ venne sciolto.P. Il servizio di guardia di frontiera passò alle unità di frontiera dell’Armata popolare jugoslava (Jugoslovenska narodna armija- JNA) e i compiti di ordine pubblico passarono alla “Milizia popolare”103. 1945. opera con sempre maggiori forze e risorse a disposizione tanto che nel 1948 arriverà a contare 120. interno ed economico con i rovinosi effetti del “Primo piano quinquennale” (1947-51) e l’inizio della collettivizzazione forzata delle campagne (1949). tra “militare” e “civile”.Fronte unico di liberazione nazionale]. za Hrvatsku Diviziju KNOJ. Tito non dovette mai affrontare una rivolta interna. tra “interno” e “estero”.net/hrv/drugi-svjetski-rat/jugoslavija/knoj. impiegati sia nel servizio interno che posti a guardia dei confini terrestri e marittimi102. Predmet: Izvještaj o stanju u jedinicama. 102 Zdenko Radelic. o ''l’esercito di 'Vlada''. Str.000 militari. Opposition in Croatia 1945-1950. nella situazione attuale. es. ciò risulta essere dannoso e impopolare101. VII.vojska. Il controllo totale sulla popolazione diventa una vera e propria risorsa strategica. ma non funziona assolutamente dove questi divergono.

Le popolazioni che non saranno etnicamente compatibili con i popoli jugoslavi (organizzati nei loro PC nazionali) saranno trattate alla stregua di nemici. ma anche in Macedonia e Kosovo). inclusi addirittura i Cechi. a cui non si poteva imputare né di aver preso parte all’occupazione né di aver dato vita alla collaborazione con le forze occupanti. Carinzia. ma non di certo alle proprie nazionalità. La Jugoslavia di Tito riuscirà a dare una “casa comune” alle proprie nazioni. 24 . 104 Ad imitazione del sistema asburgico e sovietico i gruppi considerati come nazioni erano quelli che avevano la propria patria in Jugoslavia. come venivano definiti tutti i gruppi (non slavi) non considerati “popoli costituenti della Jugoslavia” ed è in questa ottica che si colloca anche la storia del suo apparato repressivo104.KPJ nel periodo dal 1935-1945 dimostra che in Jugoslavia neanche al più internazionalista dei partiti riuscì di oltrepassare le barriere etniche. Infatti l’apparato repressivo fu di cruciale importanza nel consolidamento del potere comunista specie nelle aree difficili o contese (specie in Venezia Giulia. le nazionalità invece quelle la cui entità politica di riferimento si trovava fuori dei confini della stessa. Tutte le nazionalità furono soggette a discriminazioni.