DAL MYSTERION ALLA MISTICA

Premessa
«“Ogni cosa è piena di divinità”, esclamò a suo tempo
Talete di Mileto. Il monoteismo biblico spazzò via gli dei,
lasciando sola nella sua gloria la terribile maestà
dell’unico Dio. Tuttavia, quell’onnipresente realtà del
divino continuò per lungo tempo a perdurare, individuata
non già negli dei, bensì negli angeli: quegli esseri
luminosi che sono testimoni della pienezza della gloria
divina, [...] rivelatori sia della trascendenza di Dio che
della sua presenza nel mondo. Gli angeli manifestano
soprattutto la sollecitudine di Dio per questo mondo, sia
del Dio che giudica sia del Dio che redime. Orbene, nulla
resta fuori da tale sollecitudine. Come dice un autore
rabbinico, “non vi è germoglio sulla terra che non abbia in
cielo il suo protettore o custode”». Così afferma P.L.
Berger dell’Università di Boston, a conclusione de Il
brusio degli angeli (1) [Nota 1. Bologna 1970, p. 155]: il
suo è una sorta d’invito all’uomo di tutte le stagioni a
non eludere il mistero che lo circonda né tantomeno a
ignorare il brusio degli angeli, cioè i segni del mistero
divino, che spesso egli incrocia e non riesce a cogliere.
L’essere parte del Mistero divino s’interseca con la
consapevolezza di partecipare a una vera e propria tensione
tra la perfezione e l’imperfezione del limite creaturale.
Questo è, in sostanza, il motivo conduttore che sottende il
tragitto che va dal mistero alla mistica.

Circoscrizione e articolazione del tema
Il titolo del presente contributo può apparire ampio e
generico, poco compatibile con una corretta metodologia
storico-religiosa, se lo s’interpreta come una semplice
enunciazione di un rapporto di derivazione o di connessione
tra i riti del mondo antico, i mysteria, e la “mistica”. In
realtà, tale rapporto è solo il punto di partenza, sul
quale si tenterà di ricostruire il nucleo centrale da cui
si svilupperà, come da linfa vitale, un’esperienza
religiosa di natura particolare, quella che poi sarà
definita mistica, e poi mistica cristiana, nella sua
dimensione esperienziale, nel corso dei secoli.
Dopo aver esaminato molto brevemente il problema semantico
sollevato dall’uso del termine mystikos per indicare
un’esperienza spirituale definibile “necessariamente” in
rapporto al “Mistero” (2) [Nota 2. Va ricordato che per

1

quali ad esempio Gregorio di Nissa. e più precisamente quel mistero di Cristo e della sua croce che Paolo ha descritto come il grande mistero rivelatore del piano salvifico di Dio. Dionigi l’Areopagita. La parola greca mysterion. si può facilmente evincere come questo termine significò dapprima un’esegesi spirituale. Roma 1972]. rappresenta il passaggio dai misteri pagani al Mistero cristiano. Cf H. fondamento dell’esperienza mistica . introdotto per spiegare l’esperienza mistica. Sull’intuizione dell’Apostolo insisteranno alcuni teologi della Chiesa greca. Esegesi medievale. vengono impiegati dai Padri per chiamare “mistico” ciò che ha rapporto con i santi misteri (3) [Nota 3. orientata su Cristo e sulla Chiesa (4) [Nota 4. l’esperienza interiore dell’unione con Dio. pp. p. questi due misteri si spiegano alla luce del mistero del soprannaturale. Mistica e mistero cristiano. la cui rivelazione e realizzazione totale si ha nel mistero del Cristo pasquale. quindi. Sul mistero di Dio. PRÜMM. in particolare delle sue azioni salvifiche. si pervenne ad un significato soggettivo e sperimentale. culminanti nel mistero pasquale. Percorrendo.. Milano 1979. de LUBAC. vivente nel mistero della Chiesa: cf H. ritornare al Mistero. a volo d’uccello. Cf K. I termini mysterion e mystikos. ritornare alle fonti vuol dire. da un significato oggettivo ed esegetico del termine. quindi allegorica dei testi biblici e liturgici. cioè la realtà 2 . I quattro sensi della Scrittura. 9ss. vero Dio e vero uomo. assurge in Paolo a concetto centrale.] si potranno osservare analogie e differenze tra i misteri pagani e il mistero cristiano. Paolo. Col 1-2). in Zeitschrift für Katholische Theologie 61 (1937). per chiarire il rapporto tra mistero e mistica e reinterpretare quest’ultima in chiave prettamente biblico-teologica e sacramentale. In seguito. si fonda il mistero dell’uomo. Origene. Difatti. fatta dal credente. di conseguenza. concetto biblico centrale. de LUBAC. Molto presto. l’evoluzione del termine mystikos nei suoi essenziali passaggi storici. 391-425]. in buona sostanza. 2 voll. mistico-mistero. uniti indissolubilmente tra loro.Henri de Lubac. Mysterium von Paulus bis Origenes. introdotto soprattutto da Paolo per spiegare l’intera esistenza di Cristo. venne a significare lo sforzo dell’anima che scopre la presenza di Dio nella Bibbia e nella liturgia e. quasi allo stesso tempo. rivelato in Cristo Gesù. del mistero di Cristo (cf Ef 1-3.

L’attenzione venne. passò ad indicare l’oggetto proprio della fede: Gesù Cristo morto e risorto per la salvezza degli uomini. Oggi. anche in religioni e tradizioni culturali diverse. Tale definizione presenta il duplice vantaggio di non introdurre il termine Dio. Un primo importante impulso allo studio moderno della mistica risale al 1899. d’insistere in eguale misura sugli aspetti esistenziali e conoscitivi dell’esperienza umana] ha origini molto lontane e in teologia ha ricevuto la sua attuale accezione solo in tempi relativamente recenti. questa vera e propria esperienza mistica viene sperimentata in virtù di una grazia sacramentale. pp. a un tempo.nel senso lato di questo termine – sia presente. l’esperienza quale chiave di lettura del mistero dell’uomo e del suo fine ultimo. risulterà evidente che la mistica. unione che costituisce. Cf L. Se per mistica s’intende. che certi mistici orientali rifiuterebbero. quando l’anglicano Dean William Inge pubblicò a Londra le sue 3 . In principio il “mysterion” Il termine “mistica” (5) [Nota 5. nei suoi più alti vertici. un modo di esistere e di conoscere diversi e superiori rispetto all’esistenza e alla conoscenza normali». Mystique. è un’esperienza. Essai sur l’histoire d’un mot. p. molto sommariamente. Il Lalande nel suo Vocabulaire de la philosophie (19475. 664) ne dà la seguente definizione: «E’ la credenza nella possiblità di una unione intima e diretta dello spirito umano con il principio fondamentale dell’essere. a spostarsi sull’azione di Dio nel soggetto che “passivamente” la riceve. 3-23] o “misticismo” (6) Nota 6. il cui luogo normale di realizzazione è la Chiesa e le cui condizioni indispensabili sono la vita teologale e i sacramenti. l’esperienza del mistero del divino Trascendente si può osservare come tale esperienza . seguendone l’evoluzione semantica e la precisazione teologica nella Chiesa. Infine. così.divina sempre nascosta. BOUYER. e. in La Vie Spiritelle Suppl 9 (1949). nel senso che si è tentato di precisare nello svolgimento del presente saggio. gli studiosi comunemente ammettono sia l’universalità sia la non distinzione di ciò che si chiama mistica o misticismo in tutte le grandi religioni mondiali e la cui radice si può ritrovare appunto nel “mistero” orginario. al tempo stesso.

cioè la Grecia. In un’appendice a quell’opera. il “mista”. dal sostantivo mysteria per indicare in questa forma plurale i riti misterici. as studied in Saint Catherine of Genova and his Friends. discende dal verbo myein che significa iniziare. di ordine morale e religioso.“Bampton Lectures” con il titolo Christian Mysticism. In realtà. I primi documenti che registrano il termine mysteria si situano in un’ampia sfera semantica assieme a mystikos. per indicare una sorta d’esperienza religiosa di natura specialissima. che allora un autore cattolico. una “iniziazione”. ove non tanto il sostantivo “mistica” quanto l’aggettivo “mistico” (mystikos) dice relazione con i misteri. questo ed altri studi sull’argomento rimandavano alla semantica. colui che ha ricevuto una myesis. definita in seguito mistica secondo il vocabolario rispettivo delle moderne lingue occidentali. dipende. preparata tra l’altro dalla tradizione giovannea. che discende in questa sua forma aggettivale ikos da mystes. quando quest’ultimo termine viene 4 . mentre nella forma medio- passiva myesthai vuol dire venire iniziato. London 1908). in Nuovo Dizionario di Spiritualità. sottoporre qualcuno a un rito iniziatico. Se si approfondisce questo fenomeno così complesso. Città del Vaticano 2003. Ed è proprio una seria ricerca storico-comparata sulla mistica che necessariamente impone di collocarsi nell’ambiente storico nel quale il termine “mistico” ha origine. “santo”. In questa e in altre sue opere Inge mette in evidenza una sintesi tra Plotino e san Paolo. inteso come una specificazione ulteriore del concetto più ampio di “mistico”. per cui il metodo storico-comparato sembra l’unico adatto per comprendere l’uso del termine “mistico” per fenomeni affini e/o dissimili presenti nelle diverse storie religiose. Quest’ultimo termine. per designare una certa esperienza – definita poi mistica – delle realtà segrete. cf J. nascoste. come il barone Friedrich von Hügel (nella sua opera: The mystical Element of Religion. con il suffisso aggettivale ikos. concernenti appunto la sfera dei mysteria greci. Quanto a “misterico” (mysterikos). i riti sacri. supponeva tinta di filosofia platonica. “sacro”. Inge elencò e criticò non meno di ventisei definizioni di mistica e di teologia mistica (7) [Nota 7. a sua volta. WISEMAN. 450-460]. Nella religione dei Greci sussistono precise motivazioni storico-religiose circa l’uso dell’aggettivo mystikos. ovvero le teletai. il concetto di mistica pone problemi analoghi a quelli di altre “categorie” quali “religione”. Mistica.A. pp.

al quale veniva ammesso il fedele dopo una previa iniziazione. in La Mistica. 456. quelli di Eleusi. ripresa e ampliata nel lessico di Suida. p. il santuario nel quale erano abitualmente custoditi gli oggetti sacri (ta iera) di Eleusi. Schol. DEUBNER. i termini in questione hanno sempre soprattutto un significato religioso e morale. Si può intuire. Lo ierofante. III. stando alla definizione dello scoliaste delle Rane di Aristofane.dai quali gli altri misteri mutueranno contenuti e carattere – ritroviamo diversi elementi che aiutano a comprendere meglio il mysterion. ADLER. p. si collegò la ierogamia. comportava. di cui si sa poco. al massimo. che in relazione con questa “visione”. 289. il gran sacerdote dei misteri che presiedeva nelle celebrazioni dei misteri al rito di iniziazione. in Ranas vs. I. contemplata in silenzio dagli iniziati quale oggetto specifico della suprema visione. compreso mysterion. Dalle ricerche fatte in merito si sa che il grado superiore dell’iniziazione. quando l’uomo passò da uno stadio elementare di coltura a quello più completo dell’agricoltura. “mostrava” ai misti tali simbolici oggetti sacri. A. sono apparentati tra loro sulla base della stessa radice my-. Stuttgart 1933. Lexicon alla voce mysteria. secondo alcuni testi. Comunque. unione di un dio 5 . era una “spiga recisa” di grano.SFAMENI GASPARRO. ed. i misteri per eccellenza . A questo rituale primitivo del primo covone falciato alla fine dell’estate.usato come equivalente di mysteria. che significa “chiudo”. usato soprattutto nella forma plurale (ta mysteria). per cui sono riferiti anche al culto. Tutti questi termini. 75]. usato in forma assoluta nel senso di chiudere gli occhi o la bocca: gli occhi per non vedere ciò che è segreto e la bocca per non rivelarne nulla. Dai misteri alla mistica: semantica di una parola. l’epopteia. un’improvvisa illuminazione dell’anaktoron. Myein infatti significa “chiudere la bocca”» (8) [Nota 8. Roma 1984. Sulla base di tale rapporto. che forse. è stato individuato in questi termini anche un carattere esoterico dei riti iniziatici. cioè la visione. durante la notte. ed. lo ierofante presentava il simbolo eleusino per eccellenza. Se andiamo ad osservare i grandi misteri. Suida. 430: G. secondo la quale i misteri furono così «chiamati per il fatto che coloro che ascoltavano dovevano chiudere la bocca e non spiegare ad alcuno quelle cose. Già nell’antichità tale radice fu messa in rapporto con quella del verbo myo.

Roma 1930].o addirittura identificandosi . Odo Casel (11) [Nota 11. Città del Vaticano 1998]. Cf H. nel 1905 entra nell’abbazia di Maria Laach. discussa a Sant’Anselmo nel 1914. quindi in una inesauribile messe. BOUYER. discussa all’Università di Bonn nel 1919. TURCHI. Les mystères d’Eleusis. Un senso intimo si manifesta nell’uomo il quale assumeva una prima coscienza riflessa di se stesso: l’uomo si scopriva come colui che sollecitava questo atto fecondatore apparentandosi . e un’altra filologica: De philosophorum silentio mystico. Mysterion. Proprio approfondendo i misteri dell’antichità. misteriosamente ma non meno concretamente. ma che vi muore solo per rivivervi completamente in una spiga. e molto più probabilmente il suo elemento più originale. la vita fioriva e rifioriva per le mani degli uomini dal chicco di grano gettato nella terra (si noti la forte somiglianza con l’espressione di Giovanni 12. ossia la cellula iniziale a partire dalla quale tutto il resto avrebbe preso vita. E’ in considerazione di questo fatto generale che ciò che ci viene detto a proposito di Eleusi della spiga di grano recisa e contemplata nel silenzio dai misti ha forti probabilità di essere stata il culmine di tutto il rituale. Brescia 1952. Ciò che accade nei misteri di Eleusi è espressione rituale di ogni popolo (9) [Nota 9.24). N. All’inizio delle sue ricerche scientifiche si collocano due dissertazioni.con una dea o di due principi complementari dei sessi opposti. Fontes historiae mysteriorum aevi hellenistici. Il mistero cristiano e i misteri pagani. ove. ma soprattutto lo studio completo di L. Cf a questo riguardo tra i tanti studi: P. che si celebravano nel santuario. Dal mistero alla mistica. presenti in molte religioni. Dopo un breve periodo di studi all’Università di Bonn. Paris 1914. una teologica: La dottrina eucaristica in san Giustino martire. Misteri pagani e mistero cristiano (10) [Nota 10. Nel 1932.con la fecondità dell’intero cosmo. «Nasce nel 1886 a Koblenz-Lützel. RAHNER. pubblica quell’opera che ancora 6 . FOUCART. Questo in fondo il mistero segreto celebrato dagli iniziati ad Eleusi. Mysterion.

IV. Così per i cristiani dei primi tempi vi è un’identità non solo lessicale.it. pp. nella Volgata. il termine subì un’evoluzione analoga a quella del suo affine mysterion. Mysterion. mai perfettamente trovato nei riti pagani. per indicare alla fine la realtà del regno di Dio nascosta ai molti e rivelata agli eletti (cf Mc 4. Il Casel vede in quell’“azione sacra” del “Memoriale” di Cristo la realizzazione ideale perfetta dell’Eidos cultico del Mysterion. Nel “memoriale” del Signore l’opera di salvezza è presente nell’“Azione sacra” della celebrazione della santa Messa. la sua tesi fondamentale è presente anche nel libro Die Liturgie als Mysterienfeier (1922). s. 809-834]. BORNKAMM. Questo.oggi permette una prima intuizione autentica della sua teologia dei misteri: Il mistero del culto cristiano (tr. tra mistico e sacramentale: l’insieme di ciò che attiene a Dio e al suo progetto salvifico si conosce appunto mediante i sacramenti. che prese forma spontaneamente nell’evoluzione dal paganesimo greco-latino ai primi contatti con la rivelazione evangelica. è stato realizzato perfettamente e sovranamente nel rito cristiano. mentre con una certa frequenza. esso è realizzato nella realtà cristiana» (B. in G. giunse all’idea di un “mistero del culto” o “sacramento” per dirla in termini liturgici. il concetto di Mysterion. che il termine “mistico” non ricorre mai in tutta la Scrittura.11. Dopo l’avvento del cristianesimo. Mt 13. Die Grundgedanken des Messkanons (1918). in Dizionario di Mistica (= DIM). NEUNHEUSER. Lc 7 . vuol dire una dipendenza di Cristo e della Chiesa apostolica dai misteri ellenistici. Roma 1985)[…].. il Nuovo Testamento e i libri greci dell’Antico Testamento usano parole come mysterion o. Da qui il termine mystikos prenderà a significare la celebrazione dei misteri cristiani. Va ricordato a questo punto. ma indica che il tipo ideale di questi misteri. sacramentum. prima di andare oltre. Città del Vaticano 1988. 272-273]. KITTEL. Cf G. Infatti. pp. ma soprattutto teologica. tratto dalla storia delle religioni.v. in nessun modo. in modo perfetto. Stuttgart 1942.11. è stato soltanto lo Sprunghrett (= trampolino). che entrano subito nel linguaggio del cristianesimo primitivo (12) [Nota 12. ma ora. La tesi fondamentale che sorregge tutto l’insegnamento dottrinale di Casel è nell’opera Das Gedächtnis des Herrn in der altchristlichen Liturgien. TWNT. celebrati nella comunità cristiana.

“stirpe di Abramo” (letteralmente “seme di Abramo”) connotava l’assoluta purezza razziale» (P.18. se invece muore. 17-26). p. a differenza degli israeliti della diaspora che avevano dimenticato la parlata avita.8. in compenso torna ripetutamente nelle lettere di Paolo. quale senso specifico il termine abbia assunto nella più antica tradizione cristiana. “israelita” indicava specificamente l’appartenenza all’alleanza di cui si gloriava la nazione. all’origine. due volte nella sua vita lo si vede impegnato nell’osservare il voto di nazireato (cf At 18. 12]. e molto più alla lontana. limitato ai sinottici e a tre testi dell’Apocalisse. In primo luogo.1-2 Paolo provi una certa gratificazione al pensiero di essere ebreo. Sino alla fine della sua esistenza terrena egli si sentì pienamente ebreo. nell’espressione: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore.da dove è partito per dare a tale termine il senso di “mistico”.8: la Pentecoste. Inoltre. Introduzione alle Lettere di san Paolo. anzi si può notare come in Rm 3. Il termine mysterion. membro del popolo eletto. 21.24). La Bibbia è il 8 . In Giovanni. si può ritrovare un’allusione remota al mistero stesso della natura vivente che ha in sé un elemento di morte e di vita.10). 22) (13) [Nota 13. At 27. greca e romana. Secondo la lettura che ne fa Rossano: «I tre termini hanno un significato specifico e formano un crescendo: “ebreo” stava a significare l’uso e la padronanza della lingua ebraica. E’ dunque in questi che occorre esaminarlo se si vuole scoprire.4-6) e in quella ai Romani (11. produce molto frutto” (Gv 12. Roma 1976. senso e significato che egli trasmetterà alla tradizione successiva? La risposta sta nel fatto che l’Apostolo appartiene a tre culture: ebraica. Ma Paolo – molto puntuale nel corso dello svolgimento delle sue Lettere . al mistero del Cristo pasquale. la sua spiritualità e il suo modo di pensare sono eminentemente ebraici.1). Pur vivendo di solito in ambiente greco. Quando scrive ai Corinzi per difendersi dalle accuse dei denigratori invoca la sua appartenenza ebraica: «Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io!» (2 Cor 11. 9: il Grande Digiuno). ROSSANO. come ad esempio per fissare date o scadenze di tempo usa il calendario ebraico (cf 1 Cor 16. Analoghe espressioni di vanto si possono reperire nella lettera ai Filippesi (3. rimane solo. la radice più profonda della personalità di Paolo si ritrova nella sua cultura ebraica.

Inoltre. in tutte le Lettere si presenta con il suo nome latino e rivendica all’occorrenza il diritto di cittadinanza romana che possiede per nascita (cf At 22. dove giunse nella primavera dell’anno 61 d.4-6). Paolo era anche greco di lingua e tarsiota. nato a Tarso di Cilicia. e vi soggiornò a lungo. E’ per questo motivo che le autorità romane rispondono a una disposizione divina. Tutto questo perché dopo la fanciullezza. nelle più rigide norme della legge paterna» (At 22. Dopo i primi due viaggi missionari nel Mediterraneo.28). cosmopolita. in quel tempo all’acme del suo splendore di città ellenistica. sul finire del regno di Nerone. Ciò induce a supporre che abbia ricevuto una certa formazione culturale nell’ambiente di Tarso. in libertà e in carcere. occorre notare che l’ellenismo passò nel mondo romano. secondo la prassi dell’educazione rabbinica. cioè di Tarso. 9 . prima di subire il martirio. Ne dà testimonianza egli stesso quando afferma: «Io sono un Giudeo. Non è un caso che Paolo. cioè di appartenente all’ortodossia osservante e alla tribù di Beniamino (cf Fil 3. verso l’anno 67. ma cresciuto in questa città. Addirittura egli rivendica per sé l’epiteto di “fariseo” e di “beniaminita”. poiché il centro della sua attività si snoda nel quadro della cultura greca. Usa il greco con grande disinvoltura. Non lontana da Tarso era Soli. detta dei Settanta. parlando all’Areopago di Atene nell’intento di lanciare un ponte sulla cultura religiosa del suo tempo. Negli anni centrali della sua vita e della sua attività dovette spesso confrontarsi con proconsoli e procuratori romani a Cipro.C. In secondo luogo. Infine. sono «al servizio di Dio per il tuo bene». fu condotto dal padre a Gerusalemme per frequentare la scuola di Gamaliele. perciò meritano obbedienza e rispetto «per ragioni di coscienza» (cf Rm 13.1-7). ragion per cui non fu difficile per Paolo sentirsi un autentico romano. patria di Crisippo e di Arato. altra famosa città stoica. i suoi occhi e il suo cuore guardano intensamente a Roma.suo libro per eccellenza. Difatti.28). a Corinto e a Cesarea. sul fiume Cidno.3). parlando loro con dignità e rispetto. citi un passo celebre dei Fenomeni del filosofo stoico Arato (cf At 17. formato alla scuola di Gamaliele. al pari dei rabbini del suo tempo. come si può notare in tutti i suoi scritti. sulla via Ostiense. fin dalla fanciullezza e per tutta la vita ebbe familiarità con la versione greca della Bibbia.

(14) [Nota 14. Paolo allude. 417-425 e 343-393). alla possibilità di uscire dalle culture alle quali apparteneva senza rinnegarle. greca e romana. 19-21). soltanto gli studi. Leipzig (1910) 19273. che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2. molto vivaci e con esiti disparati di Deissmann. Ed è proprio per questi motivi che Paolo si pone come chiave di volta per comprendere il passaggio dal mysterion alla mistica intesa in senso cristiano. Va ricordato. per consentirgli alla fine di vivere un rapporto mistico interpersonale con il Figlio di Dio. L’impulso a questi studi venne dato dall’ormai celebre studio di Adolf Deissmann sulla formula “in Cristo”. che egli intese in riferimento ad “un trovarsi in senso locale nel Cristo peneumatico” (A. dopo la sua conversione. quindi. cf anche ID. en passant. Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio. di cui sottolinea con forza il suo mistero profondamente teologico- spirituale. che in parte ricupera la tradizione a lui precedente. Poimandres. p. E’ un messaggio. Die neutestamentilche Formel «in Christo Jesu».. Reitzenstein col suo volume sulle religioni misteriche ellenistiche (Die hellenistichen Mysterienreligionen nach ihren Grundgedanken und Wirkungen. Ma fu soprattutto R. soprattutto pp. tra le altre cose. proprio per il punto di collegamento che egli costituisce tra il mysterion e la mistica cristiana. alimentato dalla fede. Studien zur griechsch-ägyptischen und frühchristlichen Literatur. Ricordiamo.L’apporto specifico di Paolo alla mistica cristiana Pur appartenendo Paolo alla cultura ebraica. DEISSMANN. 97). per maggior chiarezza. Marburg 1892. Leipzig 1904) ad inserire pienamente l’Apostolo nella grande corrente del misticismo ellenistico-orientale. a una viva e personale partecipazione donatagli dal Cristo stesso del suo mistero pasquale. In lui si può scoprire l’originalità di un messaggio. così come questo si esprime nei 10 . parzialmente nuovo nei confronti sia del giudaismo che dell’ellenismo. come lo studio sulla mistica di Paolo abbia interessato gli studiosi fin dai primi anni del ‘900. e in parte offre contributi sostanziosi e personalissimi del suo pensiero. tuttavia emerge da ciascuna di queste con il vigore della sua personalità e trova. un punto di riferimento soltanto nel Cristo. il suo. dalla speranza e dalla carità. Ecco la sua esplicita confessione: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo. qui. ma Cristo vive in me. di Reitzenstein e di Penna.

Il termine che più frequententemente ricorre in Paolo e che sembra più vicino alla mistica ellenistica è quello di mysterion. E’ sintomatico. o. Quanto al linguaggio. vedere (Dio). e la sua mistica sarebbe confluita poi nella sua teologia cristiana.28). Del resto. «La fede in Cristo» è intrinsecamente legata all’«essere in 11 . Per R. REITZENSTEIN e tutti gli storici o gli esegeti di studi comparati che dipendono da lui. termini. Con questo gruppo di termini Paolo allude. offre un significato nuovo alla sua esperienza di conoscenza e di partecipazione del mistero di Dio rivelato in Cristo. Penna. comunione o unione (con) Dio. che sono assai vicini e comunque richiamano un linguaggio mistico: vivere in Cristo. il verbo myesthai (= essere iniziato a una conoscenza esoterica). ricorre in un contesto di quotidianità e d’impegno apostolico tale da minimizzarne il significato misterico (cf R. per esperienza personale. morire e risorgere con Cristo. ma per l’Apostolo esso assume significato e contenuto nuovi. non tanto a una conoscenza intellettuale di Dio in Cristo quale oggetto passivo di percezione. una semantica di partecipazione (Penna). conoscere ed essere conosciuti (da Dio). idee. Il «mysterion» paolino: traiettoria e costituzione (Brescia 1978) e soprattutto ID.. che vede l’uomo stabilire una relazione intersoggettiva con “Dio” persona. Secondo R. 181-221. questi punti di contatto non vanno però cercati a livello lessicale. più vicini all’apocalittica giudaica]. PENNA.culti misterici e nella gnosi della letteratura ermetica. Precisato questo. che è tutto in tutti. nuova nascita. in La mistica. Anzi. occorre riprendere ciò che caratterizza la mistica paolina. e soprattutto con “Cristo”. specialmente del Poimandres. pp.. essere trasformati (in creatura nuova). non vanno esclusi aprioristicamente punti di contatto tra Paolo e la cultura ellenistica. Paolo impiega formule. molto vicina a quest’altra: «Tutti voi siete uno solo in [en] Cristo Gesù» (Gal 3. I. rivestire Cristo. Infatti.c. fino a Bultmann e ai post- bultmaniani.26). notare in questa terminologia. Problemi e natura della mistica paolina. L’espressione paolina: «Tutti voi siete figli di Dio per la fede in [en] Cristo Gesù» (Gal 3.12. ai fini del nostro discorso. presente una sola volta in Fil 4. la fonte del tema del mistero di cui parla Paolo si ritrova quindi in questi misteri. Cristo in me. Paolo avrebbe subito questi influssi prima della conversione.

non si può non riconoscere. diretto o indiretto per i mistici successivi. Prima di lui. consente a Paolo di penetrare nel mistero stesso del Cristo: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo. interpretato da Plotino. Difatti. cioè il mistero dialettico di morte-vita. per Paolo vivere di fede vuol dire riconoscere l’esistenza di un rapporto di alterità o di distinzione tra i due partner. Per questo grande filosofo contemplativo. che la mistica ha il suo punto di partenza nonché la sua spiegazione nella parola “Mistero”.17: “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori”.20). La fede e solo un rapporto di fede. q. a questo proposito.lui». di Atene o di Roma. già durante il periodo patristico. esso si esprime più con il linguaggio di Alessandria che con quello di Gerusalemme. filtrato dal pensiero di Clemente d’Alessandria. 12 . si rifecero anche Agostino d’Ippona e soprattutto Dionigi l’Areopagita. STh II-II. Occorre notare. che secondo san Tommaso «ha per oggetto le cose invisibili che sorpassano la ragione umana (i misteri)» (15) [Nota 15. che il misticismo europeo dei primi secoli ci è stato trasmesso riferendosi sostanzialmente al neoplatonismo. di Origene. il senso del divino e dell’interiorità assurge ad una purezza e ad una profondità eccezionali tanto da essere punto di riferimento. per cui non si può dare il rapporto personale di comunione con Dio in Cristo se non v’è alla base un rapporto di fede. come si leggiamo in Ef 3. che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2. tutto quanto di meglio si trovava nel platonismo era passato nella Chiesa. per indicare le cose sacre e la possibilità di conoscerne o piuttosto di contemplarne il nucleo portante. L’esperienza mistica del Mistero nei passaggi storici essenziali Dopo aver esaminato il problema semantico sollevato dall’uso del termine mystikos e l’apporto di Paolo alla mistica. In seguito al platonismo. Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio. come già si diceva sopra. comunque. 1]. ma Cristo vive in me. Più propriamente parlando. avendo trovato in Plotino la sua voce più autorevole.

L’importanza di Dionigi sta nel fatto che egli fu il primo a sottolineare l’idea di Dio come oscurità divina (teologia apofatica). Oggi. vi trovarono riflesse. “mistica”. In questo modo. ciò che appunto chiamiamo. i quali sottolineavano lo scopo della vita come ascesa verso la piena comunione con Dio. comunque. non si può ignorare che la mistica in senso ampio è un fenomeno comune a tutte le grandi religioni d’Oriente e d’Occidente (16) [Nota 16. Tale binomio ci consente di appurare una reale autentica mistica anche al di fuori del cristianesimo. non si può dire che il binomio mistero- mistica non sia anche la chiave ermeneutica della mistica non cristiana. per collocarsi come punto di partenza nell’elaborazione del linguaggio e della dottrina della mistica cristiana. la divinizzazione per l’Areopagita consiste in una unità differenziata di due soggetti che diventano una cosa sola rimanendo però sempre due. quest’ultima si agganciò alla tradizione dei grandi Padri della Chiesa. sino a quello di mistero-mistica di cui parlano Paolo e la tradizione della Chiesa cattolica d’Oriente e d’Occidente. In breve. Il binomio mistero-mistica quale chiave ermeneutica della mistica non cristiana Percorrendo il lungo tragitto semantico che va dal mistero. e parzialmente spiegate. leggendolo. sperimentata in un’estasi di puro amore che conduce al di là persino della non-conoscenza. I mistici posteriori. per completezza. più propriamente parlando. comunemente e genericamente.Quest’ultimo ebbe il merito di recuperare gli apporti della tradizione patristica a lui precedente. Difatti. nel descriverle adottarono il suo linguaggio. è convinzione comune che se la mistica cristiana in una certa misura è collegata al mysterion dell’antichità ellenistica. mentre per Dionigi l’io è unito a Dio e diventa Dio rimanendo se stesso. anche il fatto pur rifacendosi a Plotino se ne distacca: per Plotino l’io dev’essere cancellato per riacquistarlo come l’Uno dell’Unità indifferenziata. così come inteso nell’antica Grecia. cioè la divinizzazione. i cui termini divennero in seguito tipici della teologia mistica. 13 . unione interpersonale con Dio nel Cristo per mezzo dello Spirito. poiché l’unione con Dio è concessa solo per partecipazione. le loro esperienze interiori e. si chiarisce quella mistica esperienza cristiana che è. aggiungere. Occorre.

visioni sensibili. profezia. per dirla più appropriatamente – si può pervenire alla stessa conclusione: tutte le esperienze chiamate “mistiche” – nel senso ampio di autotrascendenza dell’uomo . è il miglior modo per scoprire quei balbettii del divino in lui presenti. la cui provvidenza è testimonianza di bontà e il cui piano di salvezza si estendono a tutti» (NAE 1).si equivalgono. si può osservare al fondo dell’esperienza stessa il mistero dell’uomo unito a quello di Dio. ma hanno un contenuto equivalente perché l’uomo è ovunque e sempre lo stesso. hanno un’unica origine. all’esterno. discernimento degli spiriti. 14 . e a ciò che emerge dalla storia particolare di ogni religione e di ogni tradizione spirituale si notano similitudini e analogie. 2 voll. levitazione. non solo. «già dall’antichità e fino al tempo attuale si riscontra presso diversi popoli una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente nel decorso delle cose e negli eventi della vita umana. rapimenti. e all’interno. it. Infatti. Difatti. Forse un certo modo d'interessarsi all'uomo. Études sur la psychologie des mystiques.-M.. contatti con il divino trascendente. a cura di L. e quella profonda unione che lo tiene legato alla Divinità. Inoltre. ad esempio.. Cf J. Anche per quanto attiene ai fenomeni mistici e alla loro descrizione. quando la grazia divina raggiunge l’uomo può provocare anche nei non cristiani esperienze forti che sono proprie della mistica. anche sotto la persistente varietà delle dottrine e degli itinerari. al di qua dei contesti tradizionali e dei condizionamenti sociali. MARÉCHAL. autotrascendenza. DAVY (dir.Cf M. perché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra. 4 voll. irradiazione di luce.). momenti di straordinaria concentrazione che rompono il corso normale della vita. poiché l’esperienza mistica è un dono che viene dall’alto. episodi di chiaroveggenza. Dio. concentrando tutta l’attenzione sul mistero che è dentro di lui. Paris 1937) e più estensivamente all’antropologia – al mistero dell’uomo. Borriello. Già il Concilio Vaticano II a tale proposito affermava: «Tutti i popoli formano una sola comunità. Dottrine e profili. Città del Vaticano 2000). ed. Esperienze mistiche in Oriente e in Occidente. stimmate. hanno anche un solo fine ultimo. delle psicologie e delle interpretazioni. Applicando un metodo storico-fenomenologico rigoroso alla semplice psicologia dei mistici (17) [Nota 17.

Luogo normale di tale esperienza è la Chiesa. ci si potrà chiedere quali siano le caratteristiche di un’esperienza mistica che si spiega solo alla luce del mistero di Dio. tale esperienza consiste nel prendere coscienza dell’unione con Dio uno e trino. Più ancora. si può arrivare a capire il mistero- mistica dell’uomo di ogni altra religione. Va. e di ciò che tradizionalmente è stata chiamata «la verità della vita». Ed è questa che unisce tutte le esperienze mistiche. 12). a partire dalla parola della Scrittura. ricordato a questo proposito quanto afferma il Vaticano II: «La Chiesa cattolica non rigetta nulla di quanto c’è di vero e di santo in queste religioni. Più approfonditamente. sebbene differiscano in molti punti da ciò che essa pensa e propone. Guarda con sincero rispetto a quei sistemi di agire e di vivere. L’esperienza mistica del Mistero: prospettive aperte Avviandoci alla conclusione del nostro discorso. Anzi. la mistica cristiana può definirsi un’esperienza del mistero di Dio rivelato nel Cristo pasquale. mentre la vita teologale e sacramentale sono gli strumenti indispensabili di essa. senza cercar di rifiutare nessuna delle mistiche o delle spiritualità. ponendosi dalla nostra prospettiva che è quella della fede cattolica. Difatti. è proprio in fin dei conti di fronte a questa «verità della vita» afferrata in profondità. presente in ogni essere umano è carico d'un valore di verità: realizzazione eminente di ciò che san Paolo chiamava «parola di salvezza» e san Giovanni «luce di vita» (cf At 13. unione realizzata in forza di una grazia soprannaturale in Cristo Gesù per mezzo dello Spirito. provocata nell’anima da una particolare mozione dello Spirito Santo. Per rispondere possiamo dire che la mistica cristiana è una mistica della rassomiglianza. nel dialogo che oggi per la prima volta s'instaura su scala planetaria. Gv 8.talvolta anzi la nozione di Divinità Suprema o anche di Padre» (NAE 2). si è convinti che. Questo non vuol dire che la mistica cristiana non abbia una sua specificità. che gli uomini potranno meglio riconoscere la voce del Dio che li chiama. sembra chiaro tra gli studiosi che il valore spirituale. 26. a quei precetti e a quelle dottrine che. Ora. tuttavia non di rado riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini» (NAE 2). secondo cui l’uomo è 15 .

componente essenziale per una mistica autentica. STh III. Vita mistica e mistero liturgico. Più specificamente. 9. TRESMONTANT. 2. La tradizione postpasquale. BARSOTTI. lo commenterà dicendo che Dio ha fatto l'uomo a sua immagine per condurlo a una unione di rassomiglianza. Tale capacità è accompagnata naturalmente dal desiderio. ciò vuol dire che ogni essere umano con la stessa creazione riceve in dono l'immagine divina. il mistero è tutta la teologia. 16ss. Tale vita di fede fa passare il mistero dal piano razionale a quello della vita interiore.stato creato a immagine e somiglianza di Dio (cf Gn 1. In altri termini. mentre la rassomiglianza con Dio dovrà essere realizzata sotto l'azione dello Spirito Santo. che si compirà nella «visione beatifica» (18) [Nota 18. 17]. che leggerà in chiave trinitaria questo passo. «Il mistero è il Cristo (Col 1.27. s’integrano. In quanto esso è l'atto di Dio che discende fino all'uomo. è il culto cristiano. e si spiegano reciprocamente. esso si pone nell’ambito di una fede pura. E tutta la rivelazione si compie in Cristo. in tale atto di fede. La mistica cristiana e il futuro dell’uomo. 1 Tm 3. Per questo motivo. ad 3. compimento di tutta la Legge» (20) [Nota 20. Firenze 1956. a misura e nel grado in cui nella sua esperienza egli approfondisce il mistero che è dentro di lui e che riceve dall'esterno come enunciato di fede. La vita mistica è. a. Cf ad esempio. e tutta la mistica consiste nel vivere il Cristo. dunque. 48]. al quale egli crede fermamente. autore e perfezionatore della nostra fede. c’e nella natura umana una certa capacità d’intima accoglienza del mistero che è donato e rivelato in Gesù Cristo. q. In altri termini. Il mistero e la mistica. in dipendenza dall'Incarnazione redentrice.). è tutta la mistica. perché l'uomo è fatto per tale unione (19) [Nota 19. è necessario.26- 27). mistero di fede. inerente alla natura umana. come dice la Lettera agli Ebrei. D. Si può ritrovare in questa capacità d'accoglienza la sua correlazione col mistero e lo slancio attivato dal desiderio per realizzare tale mistero. p. In quanto esso è la rivelazione di Dio che ama. Cf C. In quanto esso è l'atto dell'uomo che s'assimila a Dio. così compresi. dunque. Dato che il mistero è accolto e non può essere che accolto. il mistico interiorizza continuamente il mistero. Tutto ciò costituisce ciò che comunemente viene definita passività. Casale Monferrato (AL) 1988). Il culto tutto intero si compie nel Sacrificio unico ed eterno. coniugare la teologia con l’esperienza mistica nel suo 16 .

di rendersi conto che non siamo più noi a vivere ma è Cristo che vive in noi (cf Gal 2. superando quel solco che spesso si crea tra la fredda intelligenza o l’arida asserzione del dogma e la vita così appassionate e audace del mistico. Cf a questo riguardo il cap. di spiegarlo. concettualizza in formule precise le verità vive della fede. mentre il contemplativo vi contribuisce con la grande penetrazione dell’amore. perché partecipa al mistero di Cristo medianti i sacramenti – “i santi misteri” – e. la mistica risulta essere l'interiorità della fede attraverso l'interiorizzazione del mistero: a misura che il mistero viene interiorizzato. ha lasciato alla sua Chiesa. MARIE EUGÈNE DE L’E. il teologo segue e riflette sistematicamente. Addirittura. anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni 17 . O.sguardo contemplante il mistero divino. infatti. è allo sguardo contemplativo di Paolo che si deve la scoperta del grande mistero del Cristo. Questa unione si chiama “mistica”. in lui al mistero della Santissima Trinità. Il mistero salvifico-comunionale di Dio. Dio ci chiama tutti a questa intima unione con lui. IX intitolato “Théologie e contemplation surnaturelle” di P.J. Il teologo organizza le posizioni conquistate. nell’esperienza del mistico. Il teologo riflette.C. Difatti.. deduce. Da quanto detto sopra. mentre il mistico contemplativo precede. sempre più penetrante. Si tratta. organizzandole. Non si può pensare a una mistica senza dogma né tantomeno a un’esperienza mistica contemplativa senza teologia: così insegnano i grandi mistici e dottori della Chiesa. guidata dallo Spirito. la fede in esso rinvia il mistico al di là di se stesso. fa del contemplativo un audace esploratore d’avanguardia. scopre e sprona.20). in realtà. poi elaborato con grande precisione di teologo nelle sue Lettere. conoscenza e vita. il teologo esercita la logica della ragione illuminata dalla fede.D. mentre l’amore intuitivo. verità ed esistenza sono intrinsecamente collegate (21) [Nota 21. Teresa di Gesù e Giovanni della Croce. sulle verità della fede colte per grazia infusa dal mistico. «Il progresso spirituale tende all’unione sempre più intima con Cristo. ma non sempre del teologo. di tradurre in formule chiare e precise le verità che ivi contenute e di diffonderle nel mondo. Venasque 1998]. la cura di esplorare questo “deposito di fede”. In breve. Je veux voir Dieu. Per assolvere a questo compito di spiegazione. che si è rivelato in Cristo. mentre il contemplativo ne fa esperienza diretta.

in quanto c’è da parte del credente una coscienza immediata della vita di Dio dentro di lui. per quanto è possibile. Anche se in tale esperienza non si non raggiunge quaggiù la pienezza . qui ed ora. n. Non fa meraviglia se e quando questa forte esperienza. cioè a una coscienza illuminata del fatto che “non sono più io che vivo. Catechismo della Chiesa cattolica. nel suo sviluppo. in seguito.il che avverrà solo nella vita futura -. Luigi Borriello. condurrà a una contemplazione anticipatrice di ciò che sarà la beatitudine eterna. allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti» (22) [Nota 22. lasciandosi trascinare senza riserva alcuna dal Dio della Pasqua nell’infinito della sua agape. Ed è proprio questo.straordinari di questa vita mistica. sia per Paolo che per i Padri il nucleo centrale dell’esperienza mistica del Mistero per eccellenza. 2014). ma il Cristo che vive in me” (Gal 2. il mistico tende verso di essa. Si tratta di un’esperienza mistica autentica. ocd 18 .20).