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Surrealismo, amore e sincronicit

Brani scelti da Nadja, di Andr Breton (1928/1964), tradotti e


brevissimamente commentati a cura di Nicola Spinosi
Intendo riferire, a margine del racconto che sto per iniziare, solo gli
episodi pi importanti della mia vita come posso concepirla fuori
dal suo piano organico, sia nella misura stessa in cui affidata al
caso () sia che essa m'introduca in un mondo come proibito che
quello degli accostamenti improvvisi, delle coincidenze stupefacenti,
dei riflessi che premiano un ben diverso sviluppo del mentale, degli
accordi suonati come al piano, dei bagliori che farebbero vedere, ma
in tal caso vedere, se non fossero ancor pi fulminei degli altri. Si
tratta di fatti di valore intrinseco senza dubbio poco controllabile,
ma che, con il loro carattere assolutamente inatteso, incidono
violentemente, e del genere di associazioni d'idee sospette che essi
svegliano, tipo farvi passare dal figlio <calembour fils-fil> della
Vergine alla tela di ragno, cio alla cosa pi scintillante e graziosa al
mondo, non essendovi in un angolo o nei paraggi il ragno; si tratta
di fatti che, fossero anche del genere della pura constatazione,
presentano ogni volta tutte le apparenze d'un segnale senza che si
possa dire esattamente quale, che fanno s che in piena solitudine io
affiori da inverosimili complicit che mi convincono della mia
illusione tutte le volte che mi credo solo alla barra della nave. Ci
sarebbe da stabilire tra questi fatti una gerarchia, dai pi semplici ai
pi complessi, dal movimento speciale, indefinibile, che provoca da
parte nostra la vista di oggetti assai rari o il nostro arrivo nel tale e
talaltro posto, accompagnati dalla nettissima sensazione che per noi
ne deriva qualcosa di grave, d'essenziale, fino all'assenza completa
di pace con noi stessi che ci costano certe concatenazioni, certi
concorsi di circostanze che passano ben lungi dal nostro
intendimento e ammettono il nostro ritorno ad una attivit
ragionata solo se, nella maggior parte dei casi, ci richiamiamo
all'istinto di conservazione. Si potrebbero stabilire in quantit
intermediari tra questi fatti-scivoloni e questi fatti-precipizio. Da
questi fatti, dei quali non arrivo ad essere per me stesso che il
testimone stralunato, a quelli dei quali mi lusingo di discernere
l'inizio e, in certa misura, di presumere l'esito, c' la stessa distanza,
forse, che c' da una di queste affermazioni, o di uno di questi
insiemi di affermazioni, costituente la frase o il testo automatico,
all'affermazione o l'insieme di affermazioni, per il medesimo
osservatore, costituente la frase o il testo di cui tutti i termini siano
stati da lui accuratamente pensati e pesati. La sua responsabilit
non gli sembra per cos dire affatto impegnata nel primo caso, lo
nel secondo. Egli , in compenso, infinitamente pi sorpreso, pi
affascinato da quel che succede l che non da quel che succede qui.
Quanto pi ne fiero, ci che non permette affatto d'essere
straordinari, tanto pi se ne trova libero. Funziona cos con queste
sensazioni elettive di cui ho parlato e la cui parte di
incomunicabilit stessa una fonte di piaceri senza pari.

Non ci si aspetti da me il rendiconto completo di quel che m' stato


dato di provare in questo campo. Mi limiter qui a ricordarmi senza
sforzo di quello che, senza rispondere a nessun mio passo, m'
qualche volta avvenuto, di quel che mi d, arrivandomi per vie
insospettabili, la misura della grazia e della disgrazia particolari di
cui io sono l'oggetto; ne parler senza ordine prestabilito e secondo
il capriccio dell'ora che lascia sussistere ci che sussiste.
() <la> psicanalisi < un> metodo che stimo e di cui penso che
miri a niente di meno che ad espellere l'uomo da se stesso, e da cui
attendo imprese diverse rispetto a quella dell'usciere. Sono certo
del resto che essa non nella condizione di applicarsi a dei
fenomeni del genere, come, a dispetto dei suoi grandi meriti, gi
farle troppo onore ammettere che esaurisca il problema del sogno o
che non dia luogo semplicemente a nuovi mancamenti d'atto a
partire dalla sua spiegazione degli atti mancati. <A.Breton non
considera qui l'apporto junghiano alla psicanalisi>.

Il giorno della prima rappresentazione di Couleur du Temps di


Apolllinaire al Conservatorio Rene Maubel, intrattenendomi
nell'intervallo con Picasso in galleria, un giovane mi s'avvicina,
balbetta qualche parola, finisce per farmi capire che m'aveva preso
per uno dei suoi amici creduto morto in guerra. Naturalmente
restammo l. Poco dopo, tramite Jean Paulhan, entro in
corrispondenza con Paul Eluard senza che avessimo la minima
rappresentazione fisica l'uno dell'altro. Durante una licenza viene a
trovarmi: quello che mi si era avvicinato a Couleur du Temps.
() prima d'entrare in un cinema () non consultare mai il
programma - cosa che del resto non mi farebbe molto guadagnare,
assodato che in materia non so tenere a mente i nomi di pi di
cinque o sei interpreti - corro evidentemente il rischio di cascar
male pi di un altro, bench qui debba confessare il mio debole per
i film francesi pi completamente idioti. Comprendo, del resto,
molto male, io sono <nel senso in cui si risponde alla domanda
chi sei?> in modo troppo vago. Talvolta ci finisce per darmi
fastidio, allora chiedo ai miei vicini. Non toglie che certe sale del
decimo arrondissement mi sembrino dei posti particolarmente
indicati perch io vi resti come quando, con Jacques Vach, davanti
all'orchestra dell'antica sala delle Folies -Dramatiques, ci
s'installava per cenare, si aprivano delle bottiglie, si tagliava del
pane, si stappavano delle bottiglie e si parlava a voce alta come a
tavola, con gran stupore degli spettatori che non osavano dir nulla.

<A proposito di teatro> non tarder di pi a dire l'ammirazione


sconfinata che ho provato per Les Dtraques <le squilibrate>, che
resta e rester a lungo la sola opera drammatica (voglio dire: fatta
unicamente per la scena) di cui voglia ricordarmi. <Non importa
seguire l'autore nel racconto della pice, interessante ne il titolo,
psichiatrico-discorsivo, che rimanda al personaggio di Nadja>
Solo pochi giorni fa Louis Aragon mi faceva osservare che l'insegna
d'un hotel di Pourville, che in rosso reca le parole Maison Rouge era
composta di tali caratteri e disposta in tale modo che ad una certa
obliquit, della strada, MAISON si faceva da parte e ROUGE si
leggeva POLICE. Illusione ottica senza importanza se lo stesso
giorno, una o due ore pi tardi, <una signora> non m'avesse messo
davanti una tavola cangiante come non ne avevo mai viste che
faceva parte della mobilia dell'appartamento che lei aveva appena
preso in affitto. E' una stampa antica che, vista di fronte,
rappresenta una tigre, ma che, suddivisa perpendicolarmente alla
superficie in piccole strisce verticali frammentanti esse stesse un
altro soggetto, rappresenta, per poco che ci si allontani verso
sinistra, un vaso, e verso destra di qualche passo un angelo. Segnalo
() questi due fatti perch per me in queste condizioni il loro
rapportarsi era inevitabile e perch mi pareva particolarmente
impossibile stabilire dall'uno all'altro una correlazione razionale.
Spero comunque che la presentazione d'una serie di osservazioni di
quest'ordine <ordine surrealistico e per, con Jung,
sincronicistico>, e di quel che sta per seguire, sar tale da
precipitare alcuni uomini in strada, dopo aver loro fatto prendere
coscienza almeno della grave insufficienza di ogni calcolo sedicente
rigoroso su loro stessi, di ogni atto che esige un'applicazione
ininterrotta e che stato premeditato. Sono parole gettate al vento
del minimo fatto che si produce, se davvero imprevisto.

Preferisco ancora una volta camminare nella notte che non


credermi colui che cammina di giorno. Non serve a niente di vivo il
tempo che si lavora. L'evento da cui ciascuno ha diritto di aspettare
la rivelazione del senso della sua vita, quell'evento che forse non ho
ancora trovato, ma sulla via del quale io mi cerco, non ha il prezzo
del lavoro. Ma io anticipo, perch forse l soprattutto quello che a
suo tempo m'ha fatto comprendere e che giustifica, senza pi
indugio, l'entrata in scena di Nadja.

Il quattro ottobre scorso <1926> al termine d'un di quei pomeriggi


del tutto sfaccendati e abbastanza tristi che ho la specialit di
passare, mi trovavo in rue Lafayette: dopo essermi fermato qualche
minuto davanti alla vetrina della libreria de L'Humanit ed aver
acquistato l'ultima opera di Trotsky, senza scopo proseguivo la mia
strada in direzione dell'Opra.

() Improvvisamente, quando forse ancora a dieci passi da me,


venendo dalla parte opposta alla mia, vedo una giovane donna
<anche il narratore un giovane> vestita molto poveramente, che a
sua volta mi vede o mi ha visto. Va a testa alta, contrariamente a
tutti gli altri passanti. Tanto delicata che appena si posa nel
camminare. Un sorriso impercettibile erra forse sul suo viso.
Truccata in modo curioso come chi avendo iniziato dagli occhi non
ha avuto il tempo di finire, ma ha il bordo degli occhi cos nero, per
una bionda. Il bordo, non la palpebra. (...)

Mai visti occhi cos. Senza esitazione rivolgo la parola alla


sconosciuta, attendendomene, ne convengo, il peggio. Sorride, ma
assai misteriosamente e, direi, come con cognizione di causa,
bench allora non potessi crederci affatto. Sta andando, afferma, da
un parrucchiere del boulevard Magenta (dico che lo afferma perch
l per l ne dubito, e perch in seguito lei dovette riconoscere che
andava senza scopo alcuno). Davvero con una certa insistenza mi
parla di difficolt di soldi che ha, ma sembra pi per scusarsi e per
spiegare la massima miseria della sua mise. Ci fermiamo alla
terrasse d'un caff vicino alla gare du Nord. La guardo meglio. Ma
cosa pu esserci di tanto straordinario in questi occhi? Che vi si
veda tanto oscuramente la tristezza quanto luminosamente
l'orgoglio? E' anche l'enigma che d inizio alla confessione che,
senza chiedermene di pi, con una confidenza che potrebbe (oppure
non potrebbe?) essere malposta, lei mi fa. A Lille, citt di cui
originaria e che ha lasciato solo da due o tre anni, ha conosciuto uno
studente che forse ha amato e che l'amava. Un bel giorno lei s'
decisa a lasciarlo quando lui se lo aspettava meno, questo per non
ostacolarlo. E' allora che venuta a Parigi da dove gli ha scritto ad
intervalli sempre pi lunghi senza mai dargli il suo indirizzo. Circa
dopo un anno, tuttavia, per caso lo ha incontrato di nuovo:
entrambi molto sorpresi. Prendendole le mani lui non ha potuto
non dire quanto la trovasse cambiata e, guardandole le mani, s'
meravigliato di vederle tanto segnate (ora non lo sono molto). Senza
volere, allora a sua volta lei ha guardato una delle mani che
tenevano le sue e non ha potuto reprimere un grido accorgendosi
che le ultime due dita erano unite inseparabilmente. Ma ti sei
ferito! Serv assolutamente che il giovane le mostrasse l'altra mano,
che presentava la stessa malformazione. A tal proposito, molto
commossa, m'interroga lungamente <che Nadja non si fosse
accorta, ai tempi, della malformazione del giovane impossibile, ci
suggerisce che tale malformazione sia un parto della sua mente
squilibrata>: E' possibile? Aver vissuto tanto tempo con un
essere, aver avuto ogni possibile occasione di osservarlo, essersi
applicati a scoprire i minimi particolari fisici o d'altra natura, per
poi conoscerlo tanto male, per non essersi addirittura accorti di
quello! Credete ... Credete che l'amore possa far queste cose? E lui,
che stato tanto contrariato, che volete, non ho potuto dopo far
altro che tacere, quelle mani ... Ha detto allora qualcosa che non
capisco, in cui c' una parola che non capisco, ha detto: 'Scema! Me
ne vado in Alsazia-Lorena. Solo l le donne sanno amare.' Perch
scema? Voi lo sapete? Com' naturale io reagii assai vivacemente:
Non importa. Ma trovo odiose queste genericit sull'Alsazia-
Lorena, non c' dubbio che quest'individuo era un bell'idiota,
eccetera. Poi partito e voi non l'avete pi rivisto? Tanto meglio.
Mi dice il suo nome, quello che si scelto: Nadja, <il nome vero:
Leona> perch in russo l'inizio della parola speranza, e perch non
ne che l'inizio. Ha appena pensato di chiedermi chi sono (nel
senso strettissimo di queste parole). Glielo dico. Poi ritorna ancora
al suo passato, mi parla del padre, della madre. S'intenerisce
soprattutto ricordando il primo. Un uomo tanto debole! Se voi
sapeste com' stato sempre debole. Quando era giovane, vedete,
quasi nulla gli era rifiutato. I suoi parenti, benissimo. Non c'erano
ancora le automobili, ma ci nonostante una bella carrozza, il
cocchiere ... Con lui tutto sfumato alla svelta. L'amo tanto. Ogni
volta che ci penso, che mi dico a che punto lui sia debole ... Oh!
Mamma, non la stessa cosa. E' una buona donna, ecco, come si
dice volgarmente, una buona serva <bonne - significa buona come
attributo; come nome significa serva>. Per niente la donna che
sarebbe servita a mio padre. A casa nostra naturalmente tutto era a
posto, ma lui, capite, non era fatto, quando rientrava, per vederla in
grembiule. E' vero che trovava servito in tavola, o pressoch servito,
non trovava quel che si chiama (con un'espressione ironica di brama
e un gesto spassoso <di Nadja>) una tavola apparecchiata. Mamma,
le voglio bene, certo, per nulla al mondo vorrei farla soffrire. Cos
quando sono venuta a Parigi sapeva che avevo una
raccomandazione per le suore di Vaugirard. Naturalmente non me
ne sono mai servita. Ma ogni volta che le scrivo termino la lettera
con queste parole: 'Spero di vederti prestissimo', e aggiungo: 'Se Dio
vuole, come dice suor ...' e qui un nome qualsiasi. E lei, come
dev'essere contenta! Nelle lettere che ricevo da lei quel che mi tocca
di pi, per cui darei tutto il resto, il post scriptum. Sente infatti
sempre il bisogno di aggiungere: 'Mi domando cosa puoi fare a
Parigi.' Povera mamma, se sapesse! Quel che fa Nadja a Parigi, ma
lei se lo domanda. S, la sera, verso le sette, le piace trovarsi su uno
scompartimento di seconda del mtro. La maggior parte dei
viaggiatori sono gente che ha finito il suo lavoro. Lei si siede tra
loro, cerca di sorprendere sui loro visi quel che pu essere l'oggetto
delle loro preoccupazioni. Pensano per forza a quel che hanno
lasciato fino a domani, solo fino a domani, ed anche a quel che li
attende stasera, che li rallegra o li rende ancora pi preoccupati.
Nadja fissa qualcosa nell'aria: C' della brava gente. Pi colpito di
quanto voglia sembrare stavolta mi arrabbio: Ma no. Non si tratta
mica di questo. Questa gente non potr essere interessante nella
misura in cui sopporta il lavoro, con o senza tutte le altre miserie.
Come faranno ad elevarsi se la rivolta in loro non la forza pi
grande? Ora li vedete, del resto loro non vi vedono. Lo odio, io, con
tutte le mie forze, quest'asservimento che mi si vuol valorizzare.
Compatisco l'uomo d'esservi condannato, di non potere in genere
sottrarvisi, ma non la durezza della sua pena che mi dispone in
suo favore, e non potr essere altro che il vigore dalla sua protesta.
So che a una fornace d'officina, o davanti ad una di queste macchine
inesorabili che impongono tutto il giorno, a qualche secondo
d'intervallo, la ripetizione dello stesso gesto, o dappertutto
altrimenti, sotto gli ordini meno accettabili o in cella, o davanti a un
plotone d'esecuzione, ci si pu ancora sentire liberi, ma non il
martirio che si subisce a crear questa libert. Che , lo vedo bene,
uno scatenamento perpetuo: perch esso sia possibile,
costantemente possibile, bisogna che le catene non ci schiaccino
come fanno a coloro di cui voi parlate. La libert dunque, e forse
ben pi umanamente, la maggiore o minore ma meravigliosa
lunghezza della sequenza di passi che consentito all'uomo di fare
senza catene. Questi passi voi credete che essi sian capaci di farli? E,
almeno, ne hanno il tempo? Ne hanno il coraggio? Brava gente, dite
voi, s, bravi come quelli che si son fatti ammazzare in guerra, no?
In breve, degli eroi: molti sfortunati e qualche povero imbecille. Per
me, lo riconosco, questi passi sono tutto. Dove vanno, ecco la vera
questione. Finiranno bene per tracciare un percorso e su di esso
chiss se non si paleser il mezzo di liberarsi dalle catene o di
aiutare quelli che non hanno potuto venir dietro a togliersele ? E'
solo allora che sar opportuno attardarsi un poco senza tuttavia
tornare indietro. (Si vede abbastanza ci che posso dire
sull'argomento in considerazione del fatto che ne tratto in modo
concreto.) Nadja mi ascolta e non cerca di contraddirmi. Forse non
ha voluto affatto far l'apologia del lavoro. Comincia a parlarmi della
sua salute, molto compromessa. Il medico che ha consultato e che
lei aveva, al prezzo di tutti i soldi che le restavano, scelto al livello in
cui ne potesse aver fiducia, le ha prescritto di partire subito per il
Mont-Dore. Idea che l'incanta per quello che un tal viaggio ha
d'irrealizzabile. Ma lei pensa che seguire un lavoro manuale in
qualche modo supplirebbe alla cura che non pu fare. In questo
spirito ha cercato d'impiegarsi nella panificazione, perfino nella
salumeria, in cui (...) le pareva che vi fossero pi garanzie di star
bene. Ovunque le sono stati offerti salari ridicoli. E' capitato anche
che prima di risponderle la si guardasse due volte. Un padrone di
panetteria che gli prometteva diciassette franchi al giorno, dopo
aver di nuovo alzato gli occhi su di lei, s' corretto: diciassette o
diciotto. Vivacissima: Gli ho detto, diciassette s, diciotto no.
Eccoci, camminando a caso, in rue Faubourg-Poissonire. Attorno a
noi ci si affretta, ora di cena. Volendo congedarmi da lei, mi chiede
chi m'aspetta. Mia moglie. - Maria! Oh! Allora ... e, con un altro
tono assai grave, assai pensoso: Tanto peggio. Ma ... e questa
grande idea? Avevo cos ben cominciato a vederla poco fa. Era
veramente una stella, una stella verso cui voi andate. Non potete
mancare di arrivare a quella stella. A sentirvi parlare, sentivo che
nulla ve lo impedir: niente, nemmeno io ... Non potrete mai vedere
quella stella come la vedevo io. Non capite: come il cuore d'un
fiore senza cuore. Sono estremamente colpito. Per distrarmene
chiedo dove cena. E d'improvviso quella leggerezza che non ho visto
che in lei, forse precisamente quella libert: Dove? (il dito diritto)
Ma l, o l (i due ristoranti pi vicini), dove mi trovo, insomma. E'
sempre cos. Sul punto di andarmene voglio porle una domanda
che riassume tutte le altre, una domanda che non posso fare che io,
senza dubbio, ma che, almeno una volta, ha trovato una risposta alla
sua altezza: Chi siete, voi? E lei, senza esitare: Sono l'anima
errante. Ci accordiamo di vederci il giorno dopo nel bar all'angolo
della rue Lafayette e del faubourg Poissonnire. <Nadja delusa dal
fatto che il giovane da lei incontrato abbia moglie questa una
reazione molto normale, come l'osservazione circa la brava
gente che torna a casa sul mtro> Le piacerebbe leggere uno o due
libri miei e vi terr tanto pi quanto pi che sinceramente io metto
in dubbio l'interesse che potr trarne. La vita diversa da ci che si
scrive. Qualche istante ancora mi trattiene per dirmi quel che la
tocca in me. C', nel mio pensiero, nel mio linguaggio, in tutto il mio
modo di essere, sembra, ed uno dei complimenti della mia vita ai
quali sono stato pi sensibile, la semplicit.

5 ottobre. - Nadja, arrivata per prima, in anticipo, non pi la


stessa. Molto elegante, in nero e rosso, un cappello adeguato che
toglie scoprendo i suoi capelli color avena che han perso loro
incredibile disordine, calze di seta, scarpe perfette. Per la
conversazione si fatta pi difficile e comincia con esitazioni da
parte sua. Finch non prende i libri che ho portato (Les Pas perdus,
Manifeste du surralisme): I passi perduti? Ma non ce n' mica.
Sfoglia l'opera con gran curiosit.

Il rapporto tra i colori delle copertine dei due libri la stupisce e la


attira. Pare che mi vada. L'ho fatto di certo apposta (un poco). Poi
mi parla di due amici che ha avuto: uno al suo arrivo a Parigi, che lei
designa abitualmente come Grande amico, lo chiama cos, ed ha
sempre voluto che lei non sapesse chi era, per lui mostra ancora
un'immensa venerazione, era un uomo di circa sessantacinque anni
che aveva soggiornato a lungo in colonia, partendo ha detto che
ritornava in Senegal; l'altro, un americano, che pare averle ispirato
sentimenti assai diversi: E poi mi chiamava Lena, in ricordo della
figlia morta. Molto affettuoso, molto toccante, no? Per arrivai a
non sopportare pi di esser chiamata cos, come in sogno: Lena,
Lena ... Allora gli passavo pi volte la mano davanti agli occhi,
vicinissimo cos, e dicevo: 'No, non Lena, Nadja. Usciamo. Mi dice
anche: Vi vedo a casa vostra. Vostra moglie.. Bruna, naturalmente.
Piccola. Carina, Ecco, con lei c' un cane. Forse, senn un gatto
(esatto). Per ora non vedo nient'altro. Mi preparo a rientrare a
casa. Nadja mi accompagna in taxi: restiamo per un poco silenziosi,
poi bruscamente lei mi d del tu: Un gioco: d' qualcosa. Chiudi gli
occhi e d' qualcosa. Non importa, un numero, un nome proprio.
Cos (chiude gli occhi): due, due cosa? Due donne. Come sono
queste donne? In nero. Dove si trovano? In un parco ... E poi, che
fanno? Andiamo, cos facile, perch non vuoi giocare? Eh, io,
cos che parlo con me quando sono sola, che mi racconto tutti i tipi
di storie. E non solo storie vane: proprio cos che vivo<A.B. qui
osserva, in nota, che tale l'aspirazione surrealista>. La lascio sulla
mia porta: E io, ora? Dove vado? Ma cos semplice, scendo
lentamente verso la rue Lafayette, il faubourg Poissonnire, per far
ritorno a dove eravamo.

6 ottobre. - Per non perdere troppo tempo esco verso le quattro


intenzionato ad arrivare a piedi alla Nouvelle France, dove ho da
raggiungere Nadja alle cinque e mezzo. Il tempo d'una deviazione
per i boulevard fino all'Opra, dove ho da fare. Contrariamente al
solito scelgo il marciapiede di destra della rue de la Chausse-
d'Antin. Uno dei primi passanti che sto per incrociare Nadja,
vestita come il primo giorno. Viene avanti come se non volesse
vedermi. Come il primo giorno torno sui miei passi con lei. Si
mostra abbastanza incapace di spiegare la sua presenza in questa
strada dove, per smettere con le domande, mi dice che sta cercando
dei bonbon olandesi. Senza pensarci abbiamo fatto un mezzo giro ed
entriamo nel primo caff capitatoci. Nadja tiene le distanze, si
mostra anche sospettosa. E' cos che rovescia il mio cappello per
leggervi le iniziali nella fodera, bench pretenda di farlo senza
pensarci, per l'abitudine di determinare la nazionalit di certi
uomini a loro insaputa. Ammette di aver avuto l'intenzione di
mancare all'appuntamento da noi fissato. Ho osservato
nell'incontrarla che teneva in mano l'esemplare dei Pas perdus che
le ho prestato. Ora si trova sul tavolo e, vedendone il taglio noto che
solo alcuni fogli ne sono stai aperti <con un tagliacarte>. Ecco: sono
quelli dell'articolo intitolato L'esprit nouveau dove si riferisce
precisamente d'un incontro sorprendente fatto un giorno, a qualche
minuto d'intervallo, da Louis Aragon, da Andr Derain e da me.
Nadja andata subito all'indecisione di cui ognuno di noi aveva
dato prova nella circostanza, l'imbarazzo con cui qualche istante
dopo, allo stesso tavolo, ci preoccupammo di capire che cosa ci era
capitato, l'irresistibile richiamo che ci port, Aragon e me, a
ritornare negli stessi punti dove ci era apparsa quella vera sfinge dai
tratti di fascinosa giovane che andava da un marciapiede all'altro
interrogando i passanti () - a ci Nadja andata subito. E' stupita
e delusa del fatto che il racconto degli eventi di quella giornata mi
sia sembrato poter fare a meno di commenti. Mi pressa perch mi
spieghi sul senso esatto che gli attribuisco, tale e quale, dato che l'ho
reso pubblico, e sul grado di obbiettivit che gli attribuisco. Devo
rispondere che non ne so niente, che in quel campo il diritto di
constatazione mi pare che sia tutto quel che consentito (), leggo
nel suo sguardo l'impazienza, poi la costernazione. Forse
s'immagina che io menta: tra noi seguita a regnare un imbarazzo
abbastanza grande. Siccome parla di tornare a casa, offro di
riaccompagnarla. D allo chauffeur l'indirizzo del Theatre des Art
che si trova, mi dice, vicino a dove lei abita. Andando, mi squadra a
lungo, in silenzio. Poi gli occhi le si chiudono e le si aprono molto
veloci come quando ci si trova in presenza di qualcuno che non si
pi visto da molto tempo, o che non ci si aspettava pi di vedere,
come per voler dire che non ci si crede. Una certa lotta del genere
sembra avvenire in lei, ma di colpo si abbandona, chiude
completamente gli occhi, offre le labbra ... Mi parla subito del mio
potere su di lei, della facolt che ho di farle pensare e fare quel che
voglio, forse pi di quanto io creda. Mi supplica perci di non fare
nulla contro di lei. Le pare di non aver mai avuto segreti per me, ben
prima di conoscermi. (...)

7 ottobre. - Ho sofferto di un violento mal di testa che, a torto o a


ragione, attribuisco alle emozioni di questa serata ed anche allo
sforzo di attenzione, di adattamento che ho dovuto fare. Tuttavia
per tutta la mattina ho sentito la mancanza di Nadja e mi sono
rimproverato di non aver preso appuntamento con lei per oggi.
Sono scontento di me. Mi pare di osservarla troppo, come fare,
altrimenti? Come mi vede lei, mi giudica? E' imperdonabile che
seguiti a vederla, se non la amo. Non la amo? Sono, standole vicino,
pi vicino alle cose che le sono vicine. Nel suo stato per forza avr
bisogno di me, in un modo o nell'altro, tutto insieme. Qualunque
cosa mi chieda, rifiutargliela sarebbe odioso, tanto lei pura, libera
da ogni legame terreno, tanto tiene poco, ma meravigliosamente,
alla vita. Ieri tremava, forse di freddo. Vestita cos leggera. Sarebbe
imperdonabile anche che non la rassicurassi sul genere d'interesse
che ho per lei, che non la persuadessi che lei non potrebbe essere
per me un oggetto di curiosit, come potrebbe credere lei, di
capriccio. Che fare? Risolvermi ad aspettare fino a domani sera
impossibile. Che fare oggi pomeriggio, se non la vedo? E se non la
vedo pi? Non ne saprei di pi, di lei. Avrei dunque meritato di non
saperne pi. E ci non si ripeterebbe mai. Possono capitare falsi
annunci d'un giorno di queste grazie, veri rompicolli dell'anima,
precipizio, precipizio dove l'uccello splendidamente triste della
divinazione si gettato. Che posso fare, se non andare verso le sei al
bar dove ci siamo gi incontrati? Nessuna possibilit di trovarcela,
naturalmente, a meno che ... Ma a meno che, non l che risiede la
gran possibilit d'intervenire che ha Nadja, molto al di l del
possibile? Esco verso le tre con mia moglie e un'amica; in taxi
continuiamo a parlare di lei come abbiamo fatto durante il pranzo.
D'improvviso, mentre non faccio nessuna attenzione ai passanti,
non so qual veloce macchia l sul marciapiede di sinistra,
all'ingresso di rue Saint-George, mi fa quasi involontariamente
battere sul vetro <divisorio tra chauffeur e passeggeri>. E' come se
Nadja fosse appena passata. Corro a caso in una delle tre direzioni
che lei ha potuto prendere. In effetti lei, eccola ferma a parlare con
un uomo che, mi pare, stava accompagnandola. Lo lascia
abbastanza rapidamente per raggiungermi. Al caff la conversazione
stenta. Son due giorni di seguito che la incontro: chiaro che alla
mia merc. Ci detto, si mostra assai reticente. La sua situazione
materiale completamente disperata, per aver possibilit di
ristabilirla le sarebbe utile non conoscermi <se non conoscesse A.B.
Nadja si prostituirebbe, v.oltre>. Mi fa toccare il suo abito per
mostrarmi quanto robusto, ci a detrimento di ogni altra qualit.
Non le pi possibile indebitarsi maggiormente ed esposta alle
minacce del tenutario del suo hotel ed ai suoi suggerimenti orribili.
Non fa mistero del mezzo che userebbe, se io non esistessi, per
procurarsi dei soldi, sebbene non abbia nemmeno la somma
necessaria per farsi acconciare i capelli ed andare al Claridge dove,
fatalmente ... Che vuoi, mi dice ridendo, i soldi mi evitano. Del
resto ora tutto perduto. Una sola volta mi sono trovata in possesso
di venticinquemila franchi che il mio amico mi aveva lasciato. Mi si
assicur che in qualche giorno mi sarebbe stato facile triplicare
questa somma a condizione d'andare a L'Aia a scambiarla con della
cocaina. Mi si sono affidati altri trentacinquemila franchi per lo
stesso scopo. Due giorni dopo nella borsa riportai circa due chili di
droga. Il viaggio si svolse nelle condizioni migliori. Tuttavia
scendendo dal treno sento come una voce dirmi: non passerai. Sono
appena sulla banchina che un signore del tutto sconosciuto mi si fa
incontro. 'Scusate, dice, alla signorina D che ho l'onore di parlare?
- S, ma perdonate, io non ... - Non importa, ecco il mio documento',
e mi porta al posto di polizia. Dove mi si chiede cos'ho in borsa. Lo
dico, naturalmente, aprendola. Ecco. Mi si rilascia il giorno stesso
su intervento d'un amico, avvocato o giudice, che si chiama G ...
Non mi si domandato di pi ed io, tanto ero colpita, ho
dimenticato di segnalare che la cocaina non si trovava tutta nella
borsa, che bisognava anche cercare sotto il nastro del mio cappello.
Ma quel che vi si sarebbe trovato non valeva la pena. L'ho
conservato per me. Ti giuro che da molto tempo ci finito.
Spiegazza ora in una mano una lettera che mi fa vedere. E' d'un
uomo incontrato una domenica all'uscita del Thatre-Franais. ()
In un momento cos potrebbe telefonargli, a lui o ad qualcun altro,
ma non si decide. E' troppo sicuro che i soldi mi evitano. Che
somma le servirebbe subito? Cinquecento franchi. Non avendoli con
me, mi sono offerto di recapitarglieli subito l'indomani e gi tutta la
sua inquietudine si dissipata. Gusto una volta di pi questa
mescolanza adorabile di leggerezza e fervore. Con rispetto le bacio i
denti incantevoli e lei allora, lentamente, con gravit, la seconda
volta con qualche nota pi alta che non la prima: La comunione si
fa in silenzio ... La comunione si fa in silenzio. E' che, mi spiega,
questo bacio le lascia l'impressione di qualcosa di sacro in cui i suoi
denti stavano al posto dell'ostia.

8 ottobre. - Apro, svegliandomi, una lettera di Aragon dall'Italia


che accompagna la riproduzione fotografica del dettaglio centrale
d'un quadro di Paolo Uccello che ignoravo. Questo quadro ha per
titolo La profanazione dell'ostia <l'interesse di A.B. per le
coincidenze, cui sembra dare un peso nella concezione surrealistica,
ci potrebbe anche rimandare al testo di Jung sulla cosiddetta
sincronicit (1950)>. Verso la fine della giornata, che trascorsa
senza altri avvenimenti, vado al bar abituale (A la Nouvelle
France) dove aspetto invano Nadja. Temo pi che mai la sua
sparizione. Mia sola risorsa tentare di scoprire dove abita, non
lontano dal Theatre des Arts. Ci arrivo facilmente: il suo il terzo
hotel cui mi rivolgo, quello du Theatre, in rue Chroy. Non
trovandocela lascio una lettera in cui m'informo su come farle
arrivare quel che le ho promesso.
9 ottobre. - Nadja ha telefonato in mia assenza. Alla persona venuta
all'apparecchio che le chiedeva da parte mia come raggiungerla, lei
ha risposto: Non mi si colpisce mica. <probabile gioco di parole
sul verbo atteindre, che significa raggiungere anche nel senso di
colpire un bersaglio> Ma con la posta pneumatica un po' pi tardi
m'invita a passare al bar alle cinque e mezzo. Infatti ce l'ho trovata.
La sua assenza del giorno prima dipendeva da un malinteso:
avevamo eccezionalmente appuntamento a la Rgence ed io lo
avevo dimenticato. Le consegno i soldi <il triplo della somma
prevista >. Piange. Siamo soli quando entra un vecchio questuante
come mai ne ho visti da nessuna parte. Offre qualche modesta
illustrazione della storia di Francia. Quella che mi tende, che insiste
che io prenda, riguarda certi episodi dei regni di Luigi VI e di Luigi
VII (mi sono occupato proprio di tale epoca in funzione delle Cours
d'Amour, immaginandomi attivamente di quel che poteva essere
allora la concezione della vita). Il vecchio commenta in modo
abbastanza confuso ciascuna delle illustrazioni, non arrivo a capire
quel che dice di Suger <storico vissuto tra il secolo XI e il XII al
tempo di Luigi VI>. Con due franchi che gli do, poi con altri due, per
farlo andar via, vuole assolutamente lasciarci tutte le sue immagini
ed una decina di cartoline postali colorate rappresentanti donne.
Impossibile dissuaderlo. Se ne va camminando all'indietro: Dio vi
benedica, signorina. Dio vi benedica, signore. Ora Nadja mi fa
leggere delle lettere che le sono di recente state indirizzate e che io
non gradisco molto. Ve n' di desolate, di declamatorie, di ridicole
che sono firmate da questo G. Di cui s' gi parlato. G.? Ma s, il
nome di quel presidente d'assise che qualche giorno fa, al processo
della Sierri, accusata d'aver avvelenato il suo amante, s' permesso
un motto ignobile, rimproverando l'imputata di non aver avuto
neppure la riconoscenza del ventre (risate). Proprio Paul Eluard
aveva chiesto che si ritrovasse questo nome, da lui dimenticato e
rimasto in bianco nel manoscritto della rassegna stampa destinata
a La Rvolution surraliste. Osservo con disagio che sopra la busta
che ho sotto gli occhi stampata una bilancia.

10 ottobre. - Ceniamo al quai Malaquais, ristorante Delaborde. Il


cameriere si rivela estremamente goffo: si direbbe che affascinato
da Nadja. Si d da fare inutilmente al nostro tavolo togliendo
briciole immaginarie dalla tovaglia, spostando senza motivo la
borsetta, mostrandosi del tutto incapace di tenere a mente
l'ordinazione. Nadja ridacchia e m'annuncia che non finita. Infatti
mentre serve normalmente i tavoli vicini, lui versa del vino accanto
ai nostri bicchieri, pur prendendo infinite precauzioni nel posare un
piatto davanti a uno di noi, ne sposta un altro che cade e si rompe.
Dall'inizio alla fine del pasto (di nuovo si entra
nell'incredibile) conto undici piatti rotti. E' vero che ogni volta che
viene dalla cucina si imbatte in noi, alza gli occhi su Nadja e sembra
preso da vertigine. E' insieme comico e penoso. Finisce per non
avvicinarsi al nostro tavolo e noi si fa fatica a finire la cena. Nadja
non per nulla sorpresa. Si riconosce questo potere su certi uomini,
tra gli altri quelli di razza nera che sono costretti a andar dove lei si
trova per parlarle. Mi riferisce che alle tre a uno sportello della
stazione del mtro Le Peletier le stata data una moneta da dieci
franchi nuova che lei ha stretto in mano per tutta la scala.
All'impiegato che punzona i biglietti ha domandato: Testa o croce?
Lui ha risposto croce. Andava bene. Voi chiedete, signorina, se
vedrete fra poco il vostro amico. Lo vedrete. Dai quai siamo arrivati
all'altezza dell'Institut. Mi riparla dell'uomo che chiama grande
amico a cui mi ha detto che deve quello che lei : Senza di lui ora
sarei l'ultima delle passeggiatrici. Vengo a sapere che ogni sera
dopo cena la addormentava <ipnosi>. Lei ci ha messo diversi
mesi ad accorgersene. Lui si faceva raccontare dettagliatamente
quel che lei aveva fatto durante la giornata, approvava quel che
giudicava bene, biasimava il resto. E poi sempre un fastidio fisico
localizzato nella testa le impediva di rifare quel che lui le aveva
proibito. Quest'uomo, perduto nella sua barba bianca, che ha voluto
che lei ignorasse tutto di lui, le faceva l'effetto di un re. Ovunque
entrata con lui le sembrato che si producesse al suo passaggio un
movimento di attenzione assai rispettosa. Tuttavia da allora l'ha
rivisto una sera sulla panchina d'una stazione del mtro e l'ha
trovato molto stanco, trascurato, invecchiato. ()
Possibile che quest'inseguimento sconsolato finisca? Inseguimento
di cosa non lo so, ma inseguimento, per mettere cos in atto tutti gli
artifici della seduzione mentale. (...) nulla di quel che costituisce per
me la mia propria luce, nell'inseguimento stato dimenticato. Chi
siamo noi, davanti alla realt, a questa realt che io so ora
accucciata ai piedi di Nadja come un cane subdolo? Sotto qual
latitudine possiamo essere cos aperti al furore dei simboli, prede
del demone dell'analogia, oggetti, che ci vediamo essere, di pratiche
ultime, d'attenzioni singolari, speciali? Donde viene che, proiettati
insieme una volta per tutte tanto lontano dalla terra, nei brevi
intervalli che ci lascia il nostro meraviglioso stupore, noi si abbia
potuto scambiarci alcune visioni che incredibilmente concordano al
di sopra delle macerie fumanti del vecchio pensiero e della
sempiterna vita? Ho preso Nadja dal primo all'ultimo giorno per un
genio libero, qualcosa come uno degli spiriti dell'aria ai quali certe
pratiche di magia permettono momentaneamente di connettersi,
ma che non si potranno assolutamente sottomettere. Lei, io so che
arrivata a prendermi per un dio nel vero senso della parola, a
credere che fossi il sole. Mi ricordo anche - niente in quell' istante
poteva essere insieme pi bello e pi tragico - mi ricordo di esserle
apparso nero e freddo come un uomo fulminato ai piedi della
Sfinge. Ho visto i suoi occhi di felce aprirsi al mattino su un mondo
dove i battiti d'ala della speranza immensa si distinguono appena
dagli altri rumori che sono quelli del terrore e, su quel mondo, io
avevo visto solo occhi che si chiudevano. So che questo partire, per
Nadja, da un punto dov' gi tanto raro, tanto temerario voler
arrivare, si effettua senza tener conto di tutto ci che si conviene che
s' invochi quando ci si perde, volontariamente lontanissimi
dall'ultima zattera, a spese di tutto quanto costituisce le false ma
quasi irresistibili compensazioni della vita.

L, nel punto pi alto del castello sulla torre di destra c' una stanza
che senza dubbio non si penser di farci visitare, che noi
visiteremmo forse male - non ci sono molte possibilit di provarci -
ma che, secondo Nadja, tutto quel che avremmo bisogno di
conoscere a Saint-Germain, per esempio. Mi piacciono molto quegli
uomini che che si fanno chiudere la notte in un museo per potere
contemplare a loro agio, a tempo illecito, un ritratto di donna che
essi illuminano con una lampadina cieca. Come potrebbero poi non
saperne di pi, di quella donna, di quanto ne sappiamo noi? Pu
darsi che la vita chieda di essere decifrata come un crittogramma.
Scale segrete, quadri le cui illustrazioni scivolano rapide e
scompaiono per far posto a un arcangelo recante una spada, o per
far posto a quelli che devono sempre sporgere in fuori, i pulsanti su
cui si fa assai indirettamente pressione e che provocano lo
spostamento in altezza in lunghezza di tutta una sala e il pi rapido
cambiamento di scena: si pu concepire la pi grande avventura
dello spirito come un viaggio di tal genere nel paradiso dei
trabocchetti. Chi la vera Nadja, quella che mi garantisce d'aver
errato, lei, tutta una notte in compagnia d'un archeologo nel bosco
di Fontainbleau alla ricerca di non so quali vestigia di pietra che, si
dir, era buona cosa cercar di giorno - tale per era la passione di
lui! - voglio dire, la creatura sempre ispirata ed ispirante che ama
solo essere in strada, per lei sola esperienza valida, in strada a
portata d'interrogazione d'ogni essere umano lanciato in una gran
fantasticheria, chi la vera Nadja? O quella (perch non
riconoscerlo?) che cade, talvolta, perch altri si son creduti
autorizzati a rivolgerle la parola, non avendo saputo vedere in lei
altro che la pi povera di tutte le donne e di tutte la pi indifesa?
M' successo di reagire con violenza terribile al racconto un po'
troppo circostanziato che mi faceva di certe scene della sua vita
trascorsa, dalle quali giudicavo senza dubbio troppo esteriormente
che la sua dignit non aveva potuto uscire del tutto salva. Storia
d'un pugno in pieno viso che le aveva fatto schizzare sangue, un
giorno, in un salone della brasserie Zimmer, un pugno preso da un
uomo al quale lei si faceva il malizioso piacere di rifiutarsi
semplicemente perch era basso - e ripetutamente aveva gridato
aiuto non senza approfittare, prima di dileguarsi, di insanguinare
l'abito dell'uomo - bisogn perfino, all'inizio del pomeriggio del 13
ottobre, dato che me la raccontava senza motivo, allontanarmi da lei
per sempre. Non so qual sentimento di assoluta irrimediabilit il
racconto abbastanza malizioso di quest'orribile avventura mi fece
provare, ma ho pianto a lungo dopo averlo sentito, come non mi
credevo pi capace di piangere. Piangevo all'idea di non dover pi
rivedere Nadja, non di non poterla pi vedere. Certo in nessun
modo volevo che mi nascondesse ci che ora mi desolava, gliene ero
grato, ma che un giorno avesse potuto parteciparvi, che in futuro,
chiss, spuntassero forse giorni del genere per lei, non mi sentivo il
coraggio di affrontarlo. Era in quel momento tanto toccante, lei, a
non far nulla per spezzare la risoluzione che avevo preso, ad
attingere al contrario nelle lacrime la forza di esortarmi a seguir tale
risoluzione! Nel dirmi addio, a Parigi, non pot tuttavia impedirsi
d'aggiungere a voce bassissima che ci era impossibile, ma allora
non fece nulla per renderlo pi impossibile. Se in definitiva lo fu, ci
non dipese che da me.

Ho rivisto Nadja diverse volte, il suo pensiero mi s' ancora chiarito


e la sua espressione ha acquistato in leggerezza, in originalit, in
profondit. E' possibile che, nello stesso tempo, il disastro
irreparabile che trascinava una parte di lei, quella pi umanamente
definita, il disastro di cui avevo avuto nozione quel giorno, m'abbia
allontanato poco a poco da lei. Pur continuando ad esser
meravigliato da quella sua maniera di dirigere se stessa senz'altro
fondamento che la pi pura intuizione, maniera senza tregua
apparentata al prodigio, ero anche sempre pi allarmato nel sentire
che, io lasciatala, era ripresa dal tourbillon della vita esterna a lei,
accanita ad ottener da lei, tra le altre concessioni, che mangiasse,
che dormisse. Ho tentato per un po' di fornirle il mezzo di far tali
cose poich dopotutto non se lo aspettava che da me. Ma siccome
certi giorni sembrava vivere della mia sola presenza senza porre la
minima attenzione alle mie parole, nemmeno quando mi parlava di
cose indifferenti o taceva sembrava fare la minima attenzione al mio
fastidio, io dubito molto dell'influenza che ho potuto avere su di lei
per aiutarla a risolvere normalmente tal sorta di difficolt. Invano
moltiplicherei qui gli esempi di fatti inconsueti, riguardando essi
solo noi e tutto sommato mettendomi dalla parte d'un certo
finalismo che permetterebbe di spiegare ogni cosa, di fatti, dico, dei
quali Nadja ed io siamo stati testimoni nello stesso istante o dei
quali uno solo di noi lo stato. Non voglio che ricordarmi di qualche
frase, nel corso dei giorni, pronunciata davanti a me o scritta d'un
tratto sotto i miei occhi da lei, frasi che sono quelle in cui ritrovo
meglio il tono della sua voce e delle quali tanto grande la
risonanza in me:

Con la fine del mio respiro, che l'inizio del vostro.

Se volete, per voi non sar niente, o solo una traccia.

L'artiglio del leone stringe il seno della vigna.

Il rosa migliore del nero, ma i due si accordano.

Davanti al mistero. Uomo di pietra, comprendimi.

Tu sei il mio maestro. Io non sono che un atomo che respira in un


angolo delle tue labbra o espira. Voglio toccare la serenit d'un dito
bagnato di lacrime.

Perch questa bilancia che oscillava nell'oscurit d'un buco pieno


di ovoli di carbone?

Non appesantire i propri pensieri del peso delle proprie scarpe.

Sapevo tutto, ho tanto cercato di leggere nei miei fiumi di lacrime.

Dopo molto tempo ho smesso d'intendermi, con Nadja. Per la


verit forse non ci siamo mai intesi, almeno su come far fronte alle
cose semplici dell'esistenza. Lei aveva scelto una volta per tutte di
non tenerne alcun conto, di disinteressarsi dell'ora, di non fare
alcuna differenza tra i propositi vani che le capitava di considerare e
gli altri, di cui a me importava tanto, di non preoccuparsi affatto dei
miei passeggeri stati d'animo e della pi o meno grande difficolt
che avevo a tollerare le sue peggiori distrazioni. Non le dispiaceva,
l'ho detto, narrarmi, senza risparmiarmi alcun dettaglio, le peripezie
pi penose della sua vita, di abbandonarsi qua e l a qualche
civetteria inopportuna, di ridurmi ad aspettare, sopracciglia
aggrottate, che lei volesse passare ad altri esercizi, poich non era
certo in questione che lei acquisisse naturalezza. <si suppone che ad
esercizi (o pratiche) servisse tale qualit>. Quante volte, non
facendocela pi, disperando di riportarla a una concezione reale del
suo valore, io me ne sono pi o meno fuggito, a rischio di ritrovarla
il giorno dopo come la donna che sapeva essere quando non era,
anche lei, disperata, di rimproverarmi il mio rigore e di chiederle
scusa! A questo deplorevole riguardo bisogna tuttavia confessare
che lei si curava di me sempre di meno, che ci finiva per non
procedere senza violente discussioni che lei peggiorava
attribuendogli cause mediocri inesistenti. Tutto ci che rende
possibile che si viva della vita d'un essere senza mai desiderare di
ottenerne pi di quel che lui d, che sia ampiamente sufficiente
vederlo muoversi o stare immobile, parlare o tacere, vegliare o
dormire, da parte mia non esisteva neppure, mai era esistito: ci era
sicurissimo. Non poteva esser molto diverso, considerando il mondo
che era quello di Nadja e dove tutto tanto velocemente prendeva
l'apparenza del salire e del cadere. Ma io ne do un giudizio a
posteriori e mi spingo a dire che non poteva esser altrimenti. Qual
che ne sia stata la mia voglia o forse anche illusione, forse non sono
stato all'altezza di quel che lei mi proponeva. Ma cosa mi
proponeva? Non importa. Solo l'amore nel senso in cui lo intendo io
- ma allora amore misterioso, improbabile, unico, turbativo e
indubitabile - in definitiva tale che non possa essere che a prova di
bomba, avrebbe in questo caso potuto permettere il compimento del
miracolo.

S' venuti a sapere, qualche mese fa, che Nadja era folle. In
conseguenza alle eccentricit cui s'era abbandonata, sembra, nei
corridoi del suo hotel, aveva dovuto essere internata nell'asilo di
Vaucluse. Altri, non io, troveranno da ridire vanamente su questo
fatto, che non mancher di apparir loro come l'epilogo fatale di tutto
quel che precede. I pi avvertiti si affretteranno a cercare la parte
che conviene dare, in quel che ho riferito di Nadja, alle idee gi
deliranti e forse attribuiranno al mio intervento nella sua vita,
intervento in pratica favorevole allo sviluppo di quelle idee, un
valore tremendamente decisivo. Per quel che attiene ai tipi da Ah,
ecco!, da Vedete bene, da Lo dicevo io, da Stando cos le cose,
tutti questi poveri cretini va da s che preferisco lasciarli in pace.
L'essenziale che per Nadja io non penso che possa esservi una
gran differenza tra l'interno e l'esterno d'un asilo. Deve, ahim!,
esservi tuttavia una differenza, a causa del rumore irritante d'una
chiave che gira in una serratura, della miserevole vista del giardino,
dell'aplomb di chi v'interpella, quando non vorreste, affinch
lucidiate le scarpe, come il professor Claude a Sainte-Anne <noto
manicomio parigino>, con quella fronte ignara e quell'aria cocciuta
che lo caratterizzano (Vi si vuol male, nevvero? - No, signore. -
Mente, la settimana scorsa m'ha detto che gli si voleva del male, o
anche: Sentite delle voci, ebbene, si tratta di voci come la mia? -
No, signore. - Bene, ha delle allucinazioni uditive, eccetera), a
causa dell'uniforme, abbietta n pi n meno come tutte le
uniformi, dello sforzo necessario, anche, per adattarsi a un tale
ambiente, poich dopo tutto un ambiente e, come tale, esige in
una certa misura che ci si adatti ad esso. Non serve che mai si sia
penetrati in un asilo per ignorare che vi si formano i folli come nella
case di correzione si formano i banditi <potrebbe voler dire, A.B.,
per, che negli asili si fa il matto o il criminale>. C' niente di pi
odioso di questi apparati detti di conservazione sociale, che per un
peccatuccio, una prima manchevolezza esteriore alla buona creanza
od al senso comune, precipitano un soggetto qualunque tra altri
soggetti l'accostamento ai quali non pu essergli che nefasto e
soprattutto lo privano in modo sistematico delle relazioni con tutti
coloro il cui senso morale o pratico pi stabile di quello di lui? I
giornali c'informano che nell'ultimo congresso internazionale di
psichiatria fin dalla prima seduta tutti i delegati presenti si sono
messi d'accordo per condannare il persistere dell'idea popolare che
vuole che al giorno d'oggi ancora non si esca dagli asili molto pi
facilmente che un tempo dai conventi; che vi si trattenga a vita
gente che mai ha avuto niente a che farci o che non ha pi niente a
che farci; che la sicurezza pubblica non sia cos generalmente in
gioco come lo si d a intendere. E tutti gli alienisti a protestare, a far
valere uno o due casi di rimessa in libert al loro attivo, a fornire
soprattutto, con gran chiasso, degli esempi di catastrofi occasionate
dal ritorno alla libert malinteso o prematuro di certi malati gravi.
Essendo la loro responsabilit sempre pi o meno chiamata in causa
in simili incidenti, lasciano intendere bene che nel dubbio loro
preferiscono astenersi. In questo modo tuttavia la questione mi pare
mal posta. L'atmosfera degli asili tale da non poter mancare di
esercitare la pi debilitante influenza, la pi perniciosa su coloro
che essi custodiscono, e ci nella stessa direzione verso cui la loro
debilitazione iniziale li ha condotti. Ci, complicato anche dal fatto
che ogni reclamo, ogni protesta, ogni moto d'intolleranza non
finisce che a farvi tacciare di non socievolezza (poich, per quanto
sia paradossale, vi si domanda, anche in questo regno, d'essere
socievole), non serve che alla formazione d'un nuovo sintomo
contro di voi, tale non solo da impedire la vostra guarigione nel
caso che debba venire, ma anche da non permettere che il vostro
stato resti stazionario e non si aggravi rapidamente. Da qui le
evoluzioni cos tragicamente rapide che si possono seguire negli asili
<A.B. laureato in medicina> e che spesso davvero non saranno
quelle d'una sola malattia. Si pu denunciare, in materia di malattie
mentali, il processo di questo passaggio quasi fatale dall'acuto al
cronico. Data l'infanzia straordinaria e tardiva della psichiatria, non
sar possibile su nessun piano parlare di cura realizzata in tali
condizioni. Del resto penso che gli alienisti pi coscienziosi non se
ne preoccupino neanche pi. Non ve n' pi, nel senso abituale
d'intenderli, di internamenti arbitrari, cio, dal momento che un
atto anormale oggettivamente constatabile e di carattere delittuoso,
dopo che sia commesso sulla pubblica via, all'origine di queste
detenzioni mille volte pi tremende delle altre. Ma secondo me tutti
gl'internamenti sono arbitrari. Seguito a non vedere perch si
priver un essere umano della libert. Hanno rinchiuso De Sade;
hanno rinchiuso Nietzsche; hanno rinchiuso Baudelaire. Il
procedimento consistente nel venirvi a sorprendere di notte, a
mettervi la camicia di forza o in tutt'altro modo a dominarvi, vale
quello della polizia, che consiste nel farvi scivolare in tasca un
revolver. So che se fossi folle, dopo qualche giorno d'internamento
trarrei profitto d'una remissione concessami dal mio delirio per
assassinare con freddezza uno di quelli, meglio il medico, che mi
capitassero sotto mano. Ci guadagnerei almeno di stare, come gli
agitati, in una cella da solo. Forse mi si lascerebbe in pace.

Il disprezzo che in generale ho per la psichiatria, per le sue pompe e


per le sue opere, tale che ancora non ho osato informarmi di quel
che avvenuto di Nadja. Ho detto perch sulla sua sorte ero
pessimista e cos su quella di qualche essere del suo tipo. Trattata in
una casa di salute particolare con tutti i riguardi che si devono ai
ricchi, senza subire alcuna promiscuit che le possa nuocere, ma al
contrario riconfortata opportunamente da presenze amichevoli,
soddisfatta il pi possibile nei suoi gusti, riportata piano piano ad
un senso accettabile della realt, cosa che dovrebbe
necessariamente non esser brusca in nessun aspetto per farla
faticosamente risalire alla nascita del suo disturbo, forse io mi
spingo troppo oltre, ci nonostante tutto mi fa credere che lei
sarebbe uscita da questa brutta situazione. Ma Nadja era povera,
cosa che nel tempo in cui viviamo basta per farla condannare da che
lei s'azzarda a non essere del tutto in regola con il codice imbecille
del buon senso e del buon costume. Ed era sola: A tratti terribile
essere sola a tal punto. Non ho che voi come amici, disse a mia
moglie l'ultima volta per telefono. Si faceva forte, in definitiva, e
molto debole, quanto si pu esserlo, di quell'idea che sempre era
stata la sua, nella quale tuttavia io l'avevo tenuta troppo, e a dar la
precedenza alla quale, rispetto alle altre, io non avevo fatto che
aiutarla troppo: a sapere che la libert, acquisita quaggi al prezzo
di mille difficilissime rinunce, richiede che se ne goda senza
restrizioni nel tempo in cui essa data, senza considerazioni
pratiche d'alcun genere, e ci perch l'emancipazione umana,
conquistata in definitiva nella forma rivoluzionaria pi semplice,
che non meno l'emancipazione umana da ogni punto di vista,
intendiamoci bene, secondo i mezzi di cui ciascuno dispone, resta la
sola causa che sia degno servire. Nadja era fatta per servirla non
foss'altro che dimostrando che dev'esserci attorno a ciascun essere
la promozione d'un complotto particolarissimo, che non esiste
solamente nell'immaginazione di lui, di cui converr tener conto dal
semplice punto di vista della conoscenza, ed anche, ma assai pi
pericolosamente, facendo passare la testa, poi un braccio, tra le
sbarre, in tal modo allargate, della logica, cio a dire della pi
detestabile delle prigioni. E' nel proseguire in direzione di
quest'ultima impresa che forse avrei dovuto mantenerla, ma avrei
avuto bisogno di prendere coscienza del pericolo che lei correva.
Ora, non ho mai supposto che lei potesse perdere o avesse gi
perduto il favore di quell'istinto di conservazione cui mi sono gi
riferito il quale fa in modo che dopo tutto i miei amici ed io, per
esempio, ci comportiamo bene limitandoci a voltar la testa al
passaggio d'una bandiera, che in ogni occasione non ce la
prendiamo con chi ci sembrerebbe opportuno, che non ci
concediamo la gioia senza pari di commettere qualche bel
sacrilegio, eccetera. Anche se non fa onore al mio discernimento,
ammetto che non mi parve eccessivo tra le altre cose che capitasse a
Nadja di esibirmi un carta firmata Henri Beque <drammaturgo
defunto nel 1899, cio ventisette anni prima di questa vicenda a
due> nella quale costui le dava consigli. Se tali consigli mi fossero
stati sfavorevoli mi sarei limitato a rispondere: E' impossibile che
Becque, che era un uomo intelligente, t'abbia detto cos. Ma
comprendevo bene, poich era attirata dal busto di Becque, in place
Villiers, ed amava l'espressione del suo viso, che lei giungeva ad
avere il suo punto di vista, su certi argomenti, e ne dipendeva. Non
c', almeno, niente di pi irragionevole che interrogare sul da fare
un santo o un a qualunque divinit. Le lettere di Nadja, che io
leggevo con l'occhio con cui leggo ogni tipo di testo poetico, non
potevano nemmeno presentare nulla d'allarmante. Non aggiunger,
per mia difesa, che qualche parola. L'assenza ben nota di frontiera
tra la non follia e la follia <Nadja border liner?> non mi rende
disponibile ad accordare un valore differente alle percezioni ed alle
idee che attengono all'una o all'altra. E' proprio dei sofismi pi
significativi e di maggior portata, e delle verit meno contestabili:
rimuoverli in quanto sofismi insieme privo di grandezza e
d'interesse. Se erano sofismi, almeno a loro che devo di essermi
gettato in me stesso, in chi da pi lontano viene incontro a me
stesso, che devo il grido sempre patetico: Chi ? Chi ? Siete voi,
Nadja? E' vero che l'aldil, tutto l'aldil, in questa vita? Non vi
sento? Chi ? Sono solo io? Sono me stesso?

Nota: la traduzione stata eseguita dal sottoscritto nel 2017 sul testo riedito da
Gallimard nel 1964 (prima edizione: 1927). Il saggio sulla sincronicit di Jung risale
al 1950 ed tradotto in italiano a cura dell'editore Boringhieri. A parte le ovvie
differenze che separano uno psichiatra, Jung, da un artista, Breton, una lettura
anche affrettata del saggio junghiano ci mostrerebbe che i due, ciascuno a suo
modo, si occupano degli stessi fenomeni. Ne lascio il piacere al lettore curioso.

Nicola Spinosi