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RIFORME PER L'UE O PER LA FINANZA?

Fra le molte analisi della riforma costituzionale di Renzi-Boschi alcune cercano di capire la
sua dimensione europea o internazionale, dichiaramente la prima fra le ragioni che compaiono nella
relazione illustrativa: Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione
del processo di integrazione europea e, in particolare, l'esigenza di adeguare l'ordinamento interno
alla recente evoluzione della governance economica europea.
Capirlo tuttavia non molto semplice. La relazione non si sofferma su tale aspetto indicando
precisamente in che modo il nuovo quadro procederebbe a tale adattamento. Le motivazioni addotte
dalle analisi che cercano di andare oltre gli slogan del governo hanno spesso citato lo studio della
grande banca d'affari JP Morgan che vede le costituzioni attuali del sud Europa un elemento di
impaccio per la risoluzione dei problemi economici dei rispettivi paesi. A questo si collegano gli
argomenti secondo i quali la riforma sancirebbe l'adesione alla logica del quadro dell'Unione
europea, e cio da un lato la ratifica da parte degli organi interni dello Stato di decisioni prese
altrove, in sedi tecnocratiche come la BCE, dall'altro una unione sempre pi intergovernativa,
abbandonando un pi solidale processo federativo1.
Tali argomenti hanno una forte base di verit ma non sembrano fare riferimento ad un quadro
abbastanza saldo di analisi che faccia riferimento alle trasformazioni economico-sociali, del lavoro,
dell'impresa. Il rafforzamento dell'esecutivo a scapito del Parlamento appare un tema fuori delle
retoriche del nuovismo abbastanza datato, ultimamente proposto dalla riforma proposta dal
centro-destra e rigettata dal referendum confermativo del 2006, e la nuova governance europea era
ancora lontana. E l'obbedienza a linee direttrici di livello europeo da parte dello Stato con la
dislocazione di quote crescenti di sovranit nazionale uno dei tratti caratterizzanti del processo di
integrazione, peraltro sempre caratterizzato dalla prevalenza del metodo intergovernativo. Quindi
dovremmo concludere che la riforma Renzi-Boschi soltanto la riproposizione di tendenze del
sistema politico con maggior forza?
In parte sicuramente cos. Alcune modifiche hanno una profonda somiglianza con le
proposte affacciate nella Commissione bicamerale D'Alema (1997) e con il testo proposto dal
centro-destra nella decade successiva. Che cosa c' di nuovo?
La novit vera il rapporto Stato-Regioni. Questo elemento ci d uno spiraglio per capire
meglio tutto il quadro generale.
La relazione introduttiva lo nega con fornza, parlando di salvaguardare e promuovere le sfere
di autonomia delle regioni e degli enti locali 2 ma uno degli aspetti decisivi un deciso
ricentramento di molte competenze. Nel novellato art. 117 si vede chiaramente che scompaiono le
materie concorrenti (quelle per cui lo Stato fissa i criteri direttivi e le Regioni quelle attuative) e si
allungano enormemente le competenze esclusive dello Stato. Una buona parte della restante riforma
volta a coprire tale operazione, promettendo che quello che le Regioni perdono come competenza
in tale articolo la recuperano nel Senato che diventerebbe la camera delle autonomie territoriali. Ma
ci falso; non solo per la sua composizione, ma per gli stessi poteri ad esso attribuiti, che nel ddl
originario erano persino pi ridotti di quanto non ne risultino dal testo finale 3. In sostanza si
decider tutto a Roma.
Per capirne il perch pensiamo la mondo delle imprese. C' un ampio accordo sul fatto che
viviamo nella fase della finanziarizzazione, definibile in molti modi, ma soprattutto come primato
della accumulazione finanziaria per il profitto. Accanto ai soggetti che vivono essenzialmente di

1
Si vedano gli articoli di Guglielmo Forges Davanzati, Dietro la riforma costituzionale si nasconde uno scambio
politico fra governo italiano e finanza internazionale? http://www.eunews.it/2016/09/30/la-finanza-internazionale-
e-la-controriforma-costituzionale/68478 e Laicata-Musacchio, Ce lo chiede l'Europa? []
http://www.eunews.it/2016/10/21/ce-lo-chiede-leuropa-la-dimensione-europea-del-referendum-costituzionale/70326
2
Ddl 1429, Relazione introduttiva.
3
Si veda Ddl 1429. La composizione finale del Senato consisterebbe di 100, di cui 5 di nomina presidenziale (poco
comprensibili in una camera delle autonomie...) , 74 consiglieri regionali e 21 sindaci (sic!). A parte la bizzarria di
inviare tali figure in un senato, visto che esse dovrebbero comunque ricoprire anche l'altro ruolo istituzionale, ci si
domanda quanto una camera cos composta da parlamentari part-time potrebbe avere una reale incisivit.
investimenti speculativi esistono ancora imprese operanti in manifatti e servizi, ma sempre pi
hanno un piede nella sfera finanziaria, proporzionalmente alla loro grandezza. E non solo loro:
industrie, famiglie, Stati, tutti siamo un po' finanziarizzati4.
Caratteristica preminente della azienda di tale natura quello di produrre prima di ogni altra
cosa valore per l'azionista, il quale da proprietario un po' attendista che succhia il profitto della
produzione garantita dai manager, torna prepotentemente come figura determinante, gi da diversi
anni.
Ma una azienda finanziarizzata ha finalit e stili di direzione molto diversi. IL paratetro di
riferimento diventa questo che la manualistica manageriale pi vicina al nuovo corso economico
definisce diffusione di valore, che essenzialmente valore per l'azionista. Differentemente che nel
passato pi produttivistico in senso peculiarmente industriale, la nozione volta a consentire un
efficace raffronto delle prestazioni economico in un habitat finanziario, e quindi include anche le
operazioni ad esso contigue: quindi la possibilit di emettere obbligazioni, titoli e il prezzo delle
proprie azioni (se quotato in borsa) sul mercato. Per essere pienamente reattivi su tale piano
l'azienda deve procedere ad una ricentralizzazione del controllo espropriando di ogni livello di
autonomia le sue articolazioni interne: un manager descrive con schiettezza come la necessit di
rispondere in maniera repentina alle sollecitazioni del mercato finanziario:

Laccentramento consente di pilotare con lazienda come con un joystick. Se io la voglio orientare la
gestione seguendo la borsa, se troppo decentrata non ci riesco. Laccentramento collegato con la
ceoizzazione, perch il CEO deve apparire sul mercato non come colui che lancia una direttiva generale,
ma come colui che agisce e fa, colui che ha in pugno lazienda. [...] Oggi posso fare cose dal centro che tre
anni fa sarebbero state impensabili.

La presenza dell'azienda in un ambiente di tal genere presenta un processo di isomorfia:


ladozione del frame culturale e degli stumenti di rappresentazione, misurazione e comparazione
che strutturano linterazione fra gli attori. Il soggetto insomma viene plasmato dall'interazione con
l'esterno.
Ma anche gli Stati sono soggetti a un processo di finanziarizzazione: il loro
approvvigionamento di risorse si svolge sempre pi in stretta correlazione con le dinamiche dei
mercati finanziari, tanto per quanto riguarda l'emissione di titoli di Stato che per la attrattivit degli
IDE (investimenti diretti esteri).
L'ipotesi che mettiamo in campo sintetizzabile come segue. Gli Stati hanno abbracciato da
dirca 20 anni un processo di deregolamentazione e liberalizzazione dei settori estero (vincoli sulla
circolazione dei capitali) e interno; quest'ultimo aspetto quello che il FMI ha chiamato
repressione finanziaria, cio la forza regolativa di uno Stato capace di indurre o forzare gli
investitori interni a comprare i titoli del governo a tassi artificialmente bassi5.
Tale processo ha indotto una mutazione sia del panorama economico-produttivo che di quello
politico, che stato portato a approfondire ed accelerare fenomeni gi in nuce in Italia: il
protagonismo del governo rispetto al Parlamento, la personalizzazione e la democrazia
d'investituta volta a scegliere fra due poli in contrapposizione rigida che alla fine dovrebbero avere
un saldo potere e continuit nella legislatura. Ma fino alla crisi del 2007-08 l'involucro della
Costituzione ha potuto contenere tali tendenze che con il suo fulcro in realt stridevano.
La crisi del debito sovrano ha portato ad una accelerazione facendo venire i nodi al pettine in
maniera drammatica. Una dimensione particolarmente cogente di tale processo sono le
caratteristiche dell'eurozona, cio la rinuncia ad un qualsivoglia controllo sulla politica monetaria
nazionale che depotenzia ulterioramente gli organi dello Stato in tale materia. Il singolo paese viene
cos a trovarsi nella necessit di galleggiare con le sue forze, ridotto piuttosto infelicemente a
qualcosa di simile ad un'azienda in balia del vorticoso ondeggiare dei mercati, e necessitato a

4
Si vedano in merito per esempio gli studi di C. Lapavitas, Profiting without producing, Verso 2013 e G. Krippner,
Capitalizing on crisis, 2011.
5
R. Nelson, Sovereign debt in advanced Economies, Congressional Research Service 2013
https://www.fas.org/sgp/crs/misc/R41838.pdf
reagire con repentinit ai loro pronunciamenti; o a modulare con duttilit le sue politiche per pesare
la sua forza nell'ambito delle decisioni, cio il consesso dei governi europei. Un rapporto coi partner
europei che oscilla inevitabilmente fra collaborazione e competizione.
Ma per tutto porta per lo stesso processo di isomorfia (plasmazione) una nuova forma di
governo. La sommatoria di Italicum e riforma costituzionale ci traghetterebbe al di fuori della
forma di governo parlamentare, verso un presidenzialismo camuffato o meglio di governo
direttoriale6. Con l'Italicum ci sar sempre un partito di maggioranza relativa che ottiene il 55% dei
seggi (340 su 630), per cui l'elezione stessa designa la maggioranza che pu nominare il Governo,
perci le consultazioni per la sua formazione diventano una mera formalit, elidendo peraltro parte
dei poteri del Presidente della Rapubblica. Maggioranza le cui proporzioni abnormi (considerando
che si tratta di un'unica lista) ne rendono molto difficile lo smottamento7.
L'enormit del potere che tale assetto conferirebbe al Governo (in particolar modo se la figura
del presidente del Consiglio dei Ministri coincidesse con il segretario del partito di maggioranza)
stata descritta da molti studiosi. Va notato che nel novero delle sue prerogative rientra anche il
controllo delle competenze precedentemente in capo alle Regioni, con un Senato probabilmente
troppo debole per opporsi. Anche lo Stato potrebbero essere pilotato come con un joystick?
La perdita di democraticit con l'indebolimento di vari istituti di garanzia stata sottolineata
da vari costituzionalisti. Il punto che ci preme sottolineare che tale impostazione una vera e
propria rinuncia ad una sovranit popolare e costituzionale. Se corretta la nostra ipotesi si pu
vedere che, al di l delle sbavature (che sono molte 8) e di buoni margini di garanzie perse (il che
non poco), la perdita di forza dello Stato nei confronti dei mercati, autolimitandosi in
quell'abbraccio mortale con neoliberismo in salsa europeista dalla possibilit di imporre una
direzione politica al mondo della finanza, verrebbe compensata da una maggiore capacit di mettere
a sistema tutte le articolazioni del paese per trarre da questo vischioso habitat i vantaggi possibili.
Ma se non basta? Se nonostante tutta la buona volont e l'impegno i risultati non fossero sufficienti
ad assicurare diritti e benessere alla popolazione9?
La Costituzione non solo un assetto di poteri ma anche la attestazione di diritti inviolabili
che non dovrebbero subire un condizionamento da parte dell'andamento dei mercati finanziari.
Accettare una condizionalit di tal genere appare come una regressivit difficilmente immaginabile,
come una vera e propria decostituzionalizzazione. Disegnando cos lo Stato come un centro di
imputazione di rapporti contrattuali (rieccheggiando le dottrine neocontrattualistiche10) fra i
cittadini da un lato e i mercati dall'altro, senza che vi sia nulla pi di veramente garantito.
Riaffermare un costituzionalismo forte il solo terreno per ribadire l'esistenza di diritti su base
stabile, non questionabile, non negoziabile, non contrattabile, per l'appunto.

6
Una forma di governo che non pu essere fatto decadere dopo il voto favorevole dell'assemblea legislativa; in
vigore in Svizzera. Ma con l'avvertenza di fondarsi su coalizioni assai ampie e con un energico ricorso all'istituto
referendario per controbilanciarne il potere.
7
Praticamente le consultazioni riassumerebbero uno spessore reale solo in caso di tradimento di molti parlamentari,
ma poich tutta l'opposizione sarebbe ristretta nel 45% dei seggi una reale alternativa che raggranelli il 50% +1 dei
deputati sarebbe assai improbabile, dovendosi associare i ribelli a uno o pi gruppi di scarso peso.
8
Il testo finale la sedimentazione di vari emendamenti correttivi non tutti soggiacenti allo steso modello, per cui
visibile una buona incongruit e confusione nelle norme.
9
Riteniamo che l'attacco ai diritti sociali sia pienamente intenzionale. Ma per capire le ricadute di un nuovo assetto
istituzionale corretto prendere in considerazione tutte le possibili situazioni. Anche le meno credibili.
10
Non a caso alla base del nuovo assetto dell'impresa rispetto al mondo del lavoro sempre pi precarizzato e
frammentato.