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GALOT, Jean, CRISTO CONTESTATO , Roma 1992

PARTE I. CRISTOLOGIE NON CALCEDONIANE
Presentando delle indicazioni sulla corrente delle "cristologie non calcedoniane", non abbiamo
l'intenzione de fornire una descrizione completa dello sviluppo di queste cristologie, né un'exposizione
integrale della dottrina di ciascun autore. Ci limiteremo soltanto a segnalare i tratti caratteristici del
pensiero dei alcuni teologi, dai quali emerge maggiormente la distanza presa nei riguardi della
cristologia tradizionale.
Questa presentazione, forzatamente parziale, ha il vantaggio di mettere in rilievo ciò che costituisce
la novità di queste cristologie, con i punti di contatto, le rassomiglianze e le differenze che esse hanno
fra di loro. Ci asterremo nondimeno dal procedere a dei paragoni e non cercheremo neppure di
determinare le influenze subite da ogni autore. Ma si potranno constatare le idee e le formulazioni che
si riproducono in modo analogo o identico e che fanno comprendere le tendenze essenziali del
movimento.

CAPITOLO I: IL «NUOVO APPROCCIÒ CRISTOLOGICO» IN OLANDA

È in Olanda che si è formato il nuovo orientamento cristologico che si e allontanato dal dogma di
Calcedonia e considera il Cristo come una persona umana in cui Dio agisce e si rivela. Tratteremo qui
di tre teologi cattolici che hanno notevolmente contribuito ad esprimere e diffondere questa tendenza.

A) IL CRISTO, PERSONA UMANA UNITA AL VERBO, SECONDO P. SCHOONENBERG
1. Abbandono della cristologia tradizionale
« L'avventura della cristologia »1 comincia per Schoonenberg nel 1964 con uno studio pubblicato
sull'Uomo-Dio.2 Questo Studio partiva dal convincimento di dover presentare, nella teologia cattolica,
considerazioni analoghe a quelle propagate nell'anglicanesimo da J. A. T. Robinson. Costui, influenzato
da Bonhöffer, definiva la trascendenza di Cristo non per la preesistenza del Figlio eterno del Padre, ma
per la preesistenza di « uomo per gli altri ».3
11
Schoonenberg adotta lo stesso orientamento fondamentale. La sua crescita teologica, dice, è
consistita nel passare dalla fede tradizionale in Dio e in Gesù Cristo per una piena accettazione del
mondo, ad una piena accettazione del mondo e dell'uomo per passare poi a Dio e al Cristo.4 Vi è in ciò
un rovesciamento di prospettive che in cristologia si traduce col mettere l'accento sull'uomo Gesù.
La nuova cristologia che ci viene presentata, vuol essere una cristologia senza dualità di natura.
Schoonenberg respinge espressamente l'affermazione di due nature fatta dal concilio di Calcedonia.
Egli fa delle riserve sull'impiego del termine « natura », che nel linguaggio moderno situa la natura di
fronte alla persona, ma che a Calcedonia non avrebbe avuto questo limite, designando piuttosto la
realtà totale rispondente all'essere divino e all'essere umano. Critica la cifra due che sembra attribuire lo
stesso senso al concetto di natura, per la divinità e l'umanità. Rimproverà ancora, al concetto di natura,
di rendere la cristologia essenzialista, troppo poco attenta all'esistenza e troppo separata dalla
soteriologia. Inoltre, il modello di Calcedonia non dice nulla sulla posizione di Gesù nella storia della
salvezza, e non tiene conto di fasi diverse nell'esistenza del Cristo, come la vita terrena e la vita
gloriosa.5
Escludendo le due nature, Schoonenberg esclude in pari tempo una dualità di volontà e di attività. Non
si potrebbe attribuire all'uomo Gesù un'attività divina, come quella della creazione del mondo, che
sarebbe in contraddizione con la sua attività di creatura umana. In lui non vi è che una volontà umana e
un'attività umana, malgrado la dichiarazione del III concilio di Costantinopoli.6

1
1 «Het avontuur der christologie». È il titolo di un articolo pubblicato in Tijdschrift voor Theologie 3 (1972) 307-332.

2
2 Over de Godmens, Bijdragen 25 (1964) 166-186.
3
3 Ibid. 166.

4
4 Het avontuur, 307.

5
5 Ein Gott der Menschen, Einsiedeln 1969, 65-68.

6
6 Questo concilio non ha voluto condannare il mone che per salvaguardare l'azione e la volontà umana nel Cristo: Ein Gott, 97-
98.

Al modello delle due nature si deve sostituire un'altra rappresentazione, quella della presenza salvifica,
escatologica, di Dio nell'uomo Gesù. Gesù è totalmente penetrato dalla presenza divina, e ciò fin
dall'origine, perché in lui non vi è mai stata un'esistenza peccatrice. Tutta la sua azione si trova sotto
l'influsso di questa presenza.
Secondo Schoonenberg, questa presenza non è quella di una persona divina. Del concilio di Calcedonia
Schoonenberg rifiuta non solo le due nature, ma anche l'unica persona divina. Gesù Cristo
12
è una persona, secondo quanto dichiara il concilio; ma è una persona umana, egli ripete con insistenza.
La ragione fondamentale di questa affermazione risiede nella pienezza di realtà umana che si deve
riconoscere al Cristo. Da questo punto di vista Schoonenberg si richiama al concilio, secondo il quale
Gesù è consostanziale a noi nella sua umanità. Se è simile a noi, Gesù ha un essere umano uguale al
nostro, « un atto d'essere » umano, e ciò significa una persona umana. Se si negasse questa persona
umana, Gesù Cristo non sarebbe più un uomo. Attribuirgli una natura umana anipostatica, senza
ipostasi umana, sarebbe rifiutargli la perfezione della sua umanità: « Cosa è un uomo che non è per-
sona, che non prende in mano, come persona, con libere decisioni, la propria condotta, il proprio
destino, il proprio essere? ».7 Si nega allora il Gesù che prega il Padre e che è tentato come noi. È
impossibile prendere sul serio la realtà umana di Gesù, se invece di una persona umana si trova una
persona divina dietro ad essa.
Inoltre il principio soteriologico sostenuto dai Padri, trova qui la sua applicazione: « Ciò che non e
stato assunto non e stato guarito, salvato ». Senza persona umana, Gesù non avrebbe assunto la
condizione umana. Si potrebbe aggiungere: « quello che non e stato assunto non guarisce, non salva ».8
La sostituzione di una persona divina ad una persona umana nel Cristo si opporrebbe d'altronde al
principio che sostiene una parte importante nella teologia di Schoonenberg: il principio di non-
concorrenza. Dio non fa concorrenza alle sue creature e non disturba le leggi della creazione della
quale e l'autore. Quando si comunica, non intralcia affatto le attività e le perfezioni ontologiche delle
sue creature; al contrario, le sviluppa nella misura del possibile. Questo principio di non-concorrenza
comporta la messa in dubbio di deroghe alle leggi delta creazione, come ad esempio la concezione
verginale o le apparizioni di Gesù risorto.9 Questo comporta, per il problema dell'identità personale di
Cristo, che Dio non ha potuto togliere ad una natura umana la persona umana, per prenderne il posto.10
13
2. Rovesciamento del modello
Alla teoria dell'anipostasia, dell'assenza di persona umana in Gesù, Schoonenberg oppone una dottrina
dell'anipostasia dell'umanità di Gesù nel Verbo. « lo ho rovesciato il modello: non e l'uomo Gesù che
trova U suo centro personale nel Logos, ma il Logos che trova il suo centro personale nell'uomo Gesù
».11
Questo rovesciamento implica una presa di posizione nella dottrina trinitaria. Schoonenberg vorrebbe
ritornare ad uno stadio anteriore alla concezione ellenistica della Trinità; infatti egli pensa che
l'affermazione dl tre persone non e più possibile secondo il senso moderno di persona, che mette in
evidenza coscienza e libertà, aspetti dei quali non si preoccupa la nozione patristica o scolastica di
persona.12 Qui egli riprende la critica del concetto di persona, istituita da K. Barth e K. Rahner. Cita
particolarmente la proposta di Rahner secondo la quale « la persona » singolare (in Dio) sarebbe Dio in
quanto esiste e si presenta nei tre modi distinti, determinati, di sussistenza » . 13
Ciò che e stato chiamato « persone preesisienti » oggi potrebbe essere concepito come « dei modi di
presenza di Dio totale, definitiva, escatologica, nella storia della salvezza, specialmente in Gesù Cristo
e nella comunità ». È così che si rifà in senso inverso il cammino seguito dall'ellenismo ipostasiante e
7
7 Ein Galt 77-78

8
8 Ein Gott, 78.

9
9 Ereignis und Geschehen, Z. für Kath. Theol. 90 (1968) 1-21.

10
10 Ereignis, 5-7; Ein Gott, 78.

11
11 Het avontuur, 312.

12
12 Ein Gott, 83-84.

13
13 Gods tegenwoordigbeid in Christus, vdortietting van een gedacbtenwisseling, Tijdschrift voor Theologie 9 (1969) 394; cfr.
Myst. Sa!. 6, 123.

che si ritorna ai dati primitivi della Scrittura.14
Noi conosciamo la Trinità unicamente nella sua rivelazione, sottolinea Schoonenberg, e questa
rivelazione si produce nel Verbo che e carne, e nello Spirito che e effuso. AI di fuori dl questa rivela-
zione, non conosciamo la Trinità.15 Qui si ritrova l'assioma fondamentale enunciato da Rahner per la
teologia trinitaria, secondo la quale « la Trinità che si manifesta nell'economia della salvezza e la
Trinità immanente, e reciprocamente »,16 ma Schoonenberg intende questa identità nel senso che noi
non possiamo sapere se Dio, nella sua preesistenza, e già trinitario; Dio e o diventa Trinità. 17
14
È impossibile affermare se egli e Trinità da tutta l'eternità, ma or« lo è: « Dio stesso e Uno e Tre, ma in
quest'uomo che e Gesù Cristo e nello Spirito che ci e dato e che rimane nella Chiesa. Così la Trinità e il
movimento di Dio verso di noi ».18
In ogni modo il Logos nella sua preesistenza non e una persona: non lo diviene che per l'Incarnazione.
È davvero il rovesciamento del modello di Calcedonia: in luogo di una natura umana anipostatica,
senza persona umana, e il Verbo divino che e anipostatico, senza persona divina; invece di anipostasia
della natura umana nella persona divina del Verbo, vi e anipostasia della natura divina nella persona
umana.19 È nella persona umana di Gesù che il Verbo assume la sua personalità.
Per precisare il suo pensiero, Schoonenberg aggiunge, in uno Studio ulteriore, che prima di Cristo
esisteva già una distinzione fra Dio e il Logos; ma non era ancora una distinzione di due persone, fra il
Padre e il Figlio. Lo stesso dicasi dello Spirito che operava già prima di Cristo, ma che non e divenuto
il Paraclito, in relazione personale col Padre e il Figlio, se non stando nella Chiesa di Cristo. Prima di
Cristo il Logos e lo Spirito potevano essere considerati puramente e semplicemente dei « modi » di
Dio. Nel Cristo « il Logos come Figlio fa fronte al Padre, e lo Spirito come Paraclito della Chiesa fa
fronte al Padre e al Figlio ».20
Perciò « la persona umana di Gesù Cristo può essere chiamata la seconda persona divina, in quanto
Dio, nel suo secondo modo di essere come Logos, e presente in Gesù, e colui che sostiene l'essere
umano personale e storico di Gesù ».21 « Gesù Cristo e soste-
15
nuto da Dio in questo modo di essere, senza essere minimamente diminuito nella sua persona umana.
Viceversa in Gesù, questo modo dell'essere di Dio diventa persona ».22 È in questo senso che
Schoonenberg dichiara di voler mantenere l'affermazione della divinità o della filiazione divina di
Cristo: il Logos in effetti diviene « persona divina nel significato più completo della parola ». 23
La presenza di Dio nell'uomo Gesù non e, come tale, un fatto unico. Poiché Dio e presente nella sua
creazione, e dunque presente anche in tutti gli uomini. Tuttavia, ciò che rende unico il caso di Gesù e
che la presenza divina, senza essere essenzialmente differente da quella che si verifica negli altri,
raggiunge in lui un grado superiore, perché essa e definitiva, escatologica; essa costituisce un culmine,

14
14 Gods tegertwoordigheid, 3934.
15
15 Ei« Galt, 87.

16
16 Myst. Salutis 6, 29.

17
17 Ein Gott, 87-90.

18
18 In Sept problerae! capttaux de l'Eglise Parigi 1969, 151.

19
19 Ein Gott, 92.

20
20 Trinity - The consummated covenant. Theses on the doctrine of the Trinitarian God, in Studies in Religion-Sciences
Religieuses (1975-6) 114. In un articolo piü recente (Spirit chrislology und Logos cbristology, Bijdragfn 29 (1977) 350-377).
Schoo-
« La persona umana di Gesü era pervasa dal Logos e dallo Spirilo coroe estensioni della petsona di Dio, in modo tale ehe il
Crisro nella sua realti divina umana e una sola persona» (368). * Possiamo identificart il Crisio preesistente con il Logos e k>
Spiriio» (374). G si domanda allora se, in queste condizioni, lo Spirito non sia unito alla persona umana quanto il Vcrbo, tanto
piü ehe Schoonenberg ha qualche esitazione nella scelta fra crisiologia dello Spirito e cristologia de! Logos, aSermando: « In
Gesü stesso, i due, Logos e Spirito, sono presenti, ma nella sua glorificazione e lo Spirito e non precisamente il Lagos, ehe ci È
dato» (374).
21
21 Ibid., 115.
22
22 Ibid.
23
23 Ibid.

Egli e per noi una chiamata personale e l'invito vivente a continuare la sua opera e ad imitare il suo atteggiamento32. rendendo superflua la nostra opzione personale. e l'uomo in maniera più alta. ma ha voluto presentare Cristo in un quadro evoluzionista33. il contenuto stesso può essere sottoposto a revisione: e così che i dogmi mariani potrebbero ricevere un significato puramente tipologico. Het avontuur. viene giustificata con un principio di reinterpretazione dei dogmi26. tutto e questione di esempio. Il Logos e l'ipostasi di ogni uomo. che non e mai stato indebolito dal minimo egoismo. ma esempio di atteggiamento intimo che si comunica agli altri. 313-314. Il suo amore. Schoonenberg sottolinea che Cristo non ci fornisce un programma d'azione. 314. egli e anche soggetto personale. Occorre piuttosto cercare l'efficacia della redenzione nell'esempio costituito da Gesù: Dio ci libera tramite Gesù. Oggi questo dogma si può dunque esprimere proponendo una cristologia nella quale venga pienamente attribuita a Gesù una persona umana. animandola con la sua trasceridenza: « Di ogni creatura possiamo dire che e portata da Dio come ipostasi ».25 Di conseguenza. 3. Deve dunque essere visto come persona o ipostasi della sua creazione. 25 25 Het avontuur. La cristologia deve sviluppare la verità essenziale della presenza totale di Dio nell'uomo Gesù. non solo di un " buon esempio " nel senso morale del termine. per un'altra situazione interamente nuova ». Hulsbosch. e eminentemente contagioso. « Per esempio. Dio non e semplicemente causa. così deliberatamente differente dalla cristologia tradizionale. 24 Jezus Christus vandaag dezelfde. Fondamento e prolungamento L'elaborazione di una tale teologia. Dio porta in lui alla perfezione ciò che in noi si realizza in maniera parziale e transitoria. in Geloof bij kenterend getij. ogni uomo è ipostasiato nel Logos ». L'UOMO CHE HA UN'ESPERIENZA UNICA DI Dio. ma ci da la libertà e rende l'amore contagioso.un compimento. escatologico. l'affermazione iniziale dell'epistola agli Ebrei: "Dopo aver parlato per mezzo dei profeti. L'unicità di Gesù in un quadro evoluzionista A. Schoonenberg giudica che l'immutabilità dei dogmi & inseparabile da una necessaria mutabilità: il modo 16 di esprimersi di tutti i dogmi può cambiare e si può avere necessità di ritradurli in un altro linguaggio. ma continua a vivere anche oggi. la ritraduzione deve tener conto dell'intenzione della definizione: così.27 Per i dogmi più centrali. L'esempio deve essere compreso in senso pieno. ma il modo proprio. Roermond-Maaseik 1967. Per esempio.29 Nel campo soteriologico la cristologia della trascendenza umana di Gesù comporta alcune conseguenze.30 Essa non sarebbe compatibile con la spiegazione data da Anselmo all'opera redentrice. la definizione vuole condannare il monofisismo e ogni attacco all'essere umano di Cristo. non semplicemente un 17 esempio esteriore come lo concepiva Pelagio. così pure l'Assunzione potrebbe significare che la risurrezione di Cristo e destinata ad estendersi a ogni uomo nella totalità della sua realtà umana. soddisfazione e sostituzione. seguendo Schoonenberg. 181. « Dunque Dio porta ogni creatura col suo Logos. definitivo. di questa enipostasia.31 Perciò domandandosi quale e l'influsso di Cristo sulla nostra vita. si e impegnato nella via di una nuova cristologia.24 Schoonenberg nota a questo proposito che l'immanenza del Creatore nella creazione non si deve comprendere solo in termini di causalità: come Creatore. né sottomesso alla minima limitazione. che vuole rispondere alla domanda: « Perché l'Uomo-Dio? ». ma di un esempio che raggiunge la profondità dell'esistenza e che ha per sorgente un contatto personale ». non ammettendo nessuno dei due aspetti. che la costituiscono: Dio non esige soddisfazione per soccorrere i peccatori.28 La necessità di trasposizione non vale solo per le formulazioni dogmatiche: essa si verifica anche per le affermazioni della Scrittura. L'influsso del suo esempio prosegue nella continuità del dono che Gesù fa di se stesso. per il fatto che Gesù non e semplicemente un uomo del passato. Per i dogmi periferici. l'unicità in Gesù non è neanche la sua enipostasia nel Logos. « Per quanto concerne il Cristo. dandoci in lui un esempio. Schoonenberg scarta la teoria della « soddisfazione vicaria ». una sostituzione supporrebbe a torto una inclusione dell'umanità nel Cristo. con la sua presenza nella comunità di fede. . egli si esprime in questa creazione. tradotta in altre parole. B) GESÙ. per Calcedonia. HULSBOSCH 1. Dio oggi ci ha parlato per mezzo di suo Figlio" deve essere. si potrebbe interpretare il dogma della Immacolata Concezione come l'affermazione del principio universale che la grazia non solo ei libera ma ci preserva dal peccato. SECONDO A. in un certo modo. Inoltre questo esempio e sempre attuale.

Il dualismo della materia e della vita e superato quando si riconosce nella vita lo svilupparsi della materia inanimata. ma in Cristo e una presenza creatrice che abbraccia . ma 34 Jezus Christus. Così. senza intervento speciale di Dio. in cui assicura che non era sua intenzione negare la divinità di Cristo. e il Padre che si rivela in un soggetto umano. dal concepimento alla glorificazione. Ma già sulla terra Gesù e uomo in una maniera nuova. È in quanto uomo che Gesù e unico. Nello stesso modo l'uomo Gesù diventa soggetto della preesistenza nel senso che gli si attribuisce una dimensione veramente divina. In che consiste questa unicità? Gesù ha ricevuto una rivelazione da Dio che lo distingue dagli altri uomini e siccome questa rivelazione e creatrice. Gesù sapesse di essere il Figlio di Dio: una coscienza umana non può riflettere una soggettività divina. considerandolo come Uomo-Dio. Non è necessario ricorrere ad una «unione ipostatica ». Hulsbosch ritiene che si possa applicare ad ogni creatura la formula « vero Dio e vera creatura ». Hulsbosch reagisce contro coloro che stimano inaccettabile una deroga alle leggi ordinarie della natura. Ma il soggetto di questa preesistenza resta l'uomo Gesù. gehend als mens. dove c'e una proiezione retrospettiva della qualità di presidente del tribunale nell'evento della nascita. egli si riconosce come proveniente dal Padre. 15. l. 254. in uno studio più recente35. 155-157. ed e così che può attribuirsi questa preesistenza. Esse sono lo sviluppo delle possibilità contenute nella materia. beleden als Zoon Gods. D'altronde sarebbe impossibile che nella sua coscienza umana. Egli considera che l'affermazione della concezione di Gesù per opera dello Spirito di Dio concorda con l'affermazione della risurrezione. 33 Jezus Christus. dunque eterna. le dualità apparenti si risolvono in unità. « Gesù non e più il Figlio. 19 nella realtà umana. ed e in virtù di questo carattere unico che egli e chiamato il Figlio. basta attenersi alla dottrina biblica della Sapienza. Gesù nel quadro biblico della Sapienza Hulsbosch ha corretto parzialmente i suoi concetti. perché egli conosce Dio in una maniera nuova. 14) ha come equivalente: « Gesù Cristo e venuto nella carne » (l Gv. 45-49). La differenza di essere si manifesta pienamente allorché in qualità di uomo celeste si distingue dall'uomo terreno (l Cor. sottolineando che la rivelazione eccezionale di Dio in Gesù implica una esistenza eccezionale. Tijdschrift voor Theologie 6 (1966) 250- 273. perché un tale principio farebbe di Gesù l'unione di due elementi eterogenei. Egli e un uomo eccezionalmente dotato di grazia » M. 2). l'affermazione « il Verbo si e fatto carne » (Gv. uno col Padre nella natura divina. Hulsbosch spiega le dichiarazioni evangeliche sulla preesistenza del Figlio o del Verbo. e nel senso di una relazione filiale che differisce nel grado. da quella che gli altri uomini hanno con Dio. Gesù Cristo e il Verbo. nella più grande profondità del suo essere.Nell'evoluzione. Ma queste prerogative non vengono da un principio divino distinto dalla natura umana. ma non assolutamente. L'unità di Cristo consiste nel fatto di essere uomo. 2. 478-482. Ma egli e questa rivelazione in quanto uomo. come nella frase: « Il presidente del tribunale e nato nel 1908 ». discernendovi una proiezione retrospettiva della soggettività dell'uomo Gesù nella sua dignità di Figlio di Dio. Gesù ha delle prerogative che si possono chiamare divine. mentre Schoonenberg mette in dubbio la concezione verginale egli l'afferma con forza. Questa differenza e stabilita fin dal primo istante in virtù del concepimento straordinario compiuto dallo Spirito Santo. perché com- 31 Christus verlossingsdaad. Ugualmente dicasi del dualismo che si e posto nel Cristo. 32 Sept problemes. Egli rinuncia a considerare Cristo come frutto 4slJ^oluzione e cerca di situarlo meglio nell'insieme della creazione. Gesù ha avuto l'esperienza umana di essere Figlio del Padre. e l'uomo Gesù che e considerato come Figlio di Dio. 4. Una nuova creazione si effettua in lui. Gesù e chiamato « vero Dio » in quanto e rivelazione di Dio. per farne emergere la sua unicità. Il linguaggio corrente può chiarire questo modo di parlare. 18 portano una rassomiglianza con Dio. poiché nella sua coscienza umana egli possiede un'esperienza di Dio essenzialmente differente da quella degli altri uomini. dall'evoluzione dell'essere animale. Gesù e uomo in una maniera unica. In tutta la creazione e presente la Sapienza divina. Nel caso di Gesù. senza che questo abbia una persona divina preesistente di Figlio. Parimenti il dualismo della materia e dello spirito non pone più problemi quando si ammette che la vita intellettuale proviene. Se il Cristo si e presentato come Figlio. perché non si raggiunge Dio nella sua trascendenza. Il carattere unico di Gesù e assicurato meglio in questa prospettiva perché non e più posto in una persona divina di Figlio.

ma 35 Christus. Tijdschrift voor Theologie l (1961) 27-30. poiché questa dottrina non s'impone in funzione di una riflessione di fede sull'umanità di Gesù. Hulsbosch mantiene l'esistenza nel Cristo di una persona umana.Nella nostra epoca può essere necessario staccarsi da questa costruzione concettuale e tentare una nuova raffigurazione. 38 Persoonlijke openbaringsgestalte van de Vader. 2. n. q. 73. come ha fatto Hulsbosch. 12. più filosofica.tutta l'evoluzione e quindi non e essa stessa Il prodotto dell'evoluzione. ed una pura ripetizione delle antiche formulazioni evangeliche ci allontanerebbe dal significato profondo della Rivelazione. la cristologia e riportata sulla linea dell'Antico Testamento. della stessa verità essenziale. Hulsbosch continua a respingere il modello delle due nature.. Egli rifiuta ugualmente l'interpretazione che R. « L'uomo Gesù e Dio »42. Tijdschrift voor Theologie 6 (1966) 274-288.. una persona divina. Il fatto di essere Dio per Gesù risale alla Sapienza preesistente. ciò è vero anche per Cristo. secundum quod homo. 41 « Hypostasis enim Verb. 1). est Deus » (S. Th. ma il fatto di essere persona per la Sapienza si fa conoscere nella persona umana che e Gesù. p. così chiaramente affermato nel giudaismo. Cerca anche di sostenerlo mostrando che la nuova cristologia e7~senza saperlo.. e solamente in lui. presenza assoluta di Dio La pubblicazione dello Studio di Hulsbosch e stata l'occasione per Schillebeeckx d'impegnarsi nella via della nuova cristologia38. . q. Come caratterizzare di più questa presenza? Schillebeeckx assume un atteggiamento critico di fronte alle « ipostasi intra-divino ». Tijdschrift voor Theologie l (1961) 227-251. a. 37 Christus. La Sapienza non e apparsa come una persona distinta da Dio che nell'uomo Gesù Cristo. 11. che essa si rivela come persona. pur non ammettendo il quadro 36 Christus. come persona. ci interdice di vedere nella Sapienza un soggetto distinto da Dio. e grazie alla soggettività umana nella quale appare la Sapienza. de scheppende wijsheid van God. Quod est dicere personam Verbi constitui in hoc quod est esse personam humanam. per naturam humanam hanc constituitur. n. Schillebeeckx ricorda che fin dal 1953 era insorto contro le formule: « Il Cristo e Dio e uomo ». appare in Gesù. uno col Padre nella natura divina. Questa Sapienza. Het bewustzijnsleven van Christus. il Cristo è il Figlio di Dio nella sua umanità. come lo attestano le dichiarazioni di S. 35 AB). Già il Nuovo Testamento ha elaborato molte rappresentazioni cristologiche. leoniana. 40 «Verbum caro factum est. Tijdschrift voor Theologie 11 (1971) 66-67. 39 Cfr. 5. Il dato essenziale dell'esperienza cristiana primitiva e che l'uomo Gesù e l'assoluta prossimità o presenza di Dio. e. III. C) I TENTATIVI DI UNA NUOVA CRISTOLOGIA DI E. soprattutto con l'aiuto dell'Antico Testamento. perché e nel suo essere umano che Dio si rivela. parlando di una stretta unità di Dio e dell'uomo nel Cristo. De nieuwe wending in de huidige dogmatiek. 42 Schillebeeckx richiama ancora S. ed. « Il soggetto e l'uomo Gesù Cristo. comparabile all'unita dell'anima col corpo nell'uomo (Soul-Body Unity and God-Man Unity. Bisognerebbe dire: « Gesù. a. « Il Verbo stesso è personalmente uomo »40. Gaetano interpreta legittimamente Tommaso dicendo che la persona del Verbo e persona umana. una natura impersonale non può sussistere. . 20 ammettendo nella Sapienza una « dimensione divina dell'uomo Gesù » si allontana da quanto aveva affermato prima: «Gesù non e più il Figlio. Il dogma di Calcedonia « due nature in una persona » da una nuova interpretazione. dimensione divina di tutto ü creato. ma la persona umana e identica alla persona del Verbo divino. SCHILLEBEECKX 1." Non si deve ricercare la divinità dietro l'uomo Gesù. Egli dichiara di approvare al cento per cento il nuovo orientamento preconizzato da Hulsbosch. Si può dire come Schoonenberg: la natura divina (Sapienza divina) e ipostasiata nella persona umana »37. Ogni epoca si fa una raffigurazione di questa vicinanza. nella linea della tradizione. 12. E dunque sulla base della sua soggettività umana che Gesù e una persona di fronte al Padre. per la natura umana di Gesù41. quasi ipsum Verbum personaliter sit homo» (De Unione Verbi Incarnati. Prima aveva espresso le sue idee cristologiche nella linea della tradizione 39. North aveva presentato della sua opinione. col suo perdono. Theological Studies 30 (1969) 27-60). habet gratiam unionis. È un uomo straordinariamente dotato di grazia » *7 Con la dottrina della Sapienza. Gesù. Ora. Dunque Gesù non ha la natura umana meno la persona umana. es. Tommaso (276): «Et ideo haec est vera: Christus. per hanc naturam: hic enim homo personam humanam significat » (In III. 21 evoluzionista. secundum quod homo. il principio del Dio unico. L'uomo Gesù e lui stesso presenza di Dio. Secondo Tommaso. non tamen ista: Christus. homo. Tommaso e di Gaetano. essa appare come una mitologizzazione. a questo titolo la personalità di Gesù e unica. senza molteplicità. i. Dei in quantum est hic homo.

ad 1). il . Chiamando Dio « Abbà ». una comunità vivente di credenti. Le parole della consacrazione del pane e del vino. ancora. Ciò che e comune a tutte le risposte cristologiche. Nel caso di Gesù. come grazia. che hanno un carattere ecclesiale e liturgico. Bloemendaal 1974. il Padre45. La filiazione dunque non esiste al di fuori di quest'uomo. persona umana e Figlio di Dio Le considerazioni sul pluralismo cristologico sono state integrale in uno Studio più completo su Gesù47. Di questo Studio che forma un volume considerevole. 28). « Abbà » significa che Gesù compiva non la sua propria volontà. Tijdschrift voor Theologie 12 (1972) 28-60. a. Dio la pone «come propria »44. e così quest'uomo si trova come persona. 46 De toegang tot Jezus van Nazaret. che ei dia come norma una parola diretta di Dio. l'essenziale e l'azione salvifica definitiva di Dio in Gesù. ma quella del Padre. di sacrificio espiatorio. non rientra nell'« io » di Dio? Schillebeeckx non spiega molto la questione. 22. 283. L'espressione di questa verità prende dei rivestimenti differenti. Gesù aveva semplicemente coscienza di abbandonarsi totalmente alla sua missione di solidarietà con gli uomini. 24 vite. 14). Gesù e la maniera umana di essere Dio: egli e l'uomo della grazia. come un io di fronte ad un Tu. il fattore costante di unità delle cristologie non consiste d'altronde nella coscienza di Gesù. Creando questa soggettività. In questo suo studio. la soggettività umana e di Dio. sottolinea la diversità delle interpretazioni cristologiche di Gesù. i discepoli si sono riuniti in seguito ad una iniziativa storica di Pietro. 14. il Padre. O. come elemento certo ed immutabile. Se è « propria ». in una maniera unica. Gesù di Nazaret. È così che lui e la presenza umana di Dio. Quest'uomo e Figlio del Padre e rivela il Padre nella sua filiazione umana. poi i discepoli hanno vissuto anch'essi. e che Gesù e il senso ultimo che determina la liberazione umana. 2. ». ci si sarebbe potuto chiedere se Schillebeeckx manteneva l'affermazione dell'unità ipostatica nei termini già da lui espressi. Da questo fatto che gli permette di dire « Tu » al Padre. 23 Secondo questi principi sembrerebbe che il carattere relativo della cristologia nell'esperienza della comunità non permetterebbe di garantire. L'autore sottolinea non esservi bibbia infallibilmente ispirata. 25 e di Lc. ma e solo dopo la Pasqua che la comunità ha riconosciuto nella sua morte un avvenimento soteriologico voluto da Dio. Dopo la morte di Gesù. che non indicano un altro mondo superiore. e meno ancora fondare su di essa una dottrina trinitaria. ma non si può dedurre che avesse coscienza di una filiazione trascendente. di sostituzione. delle formulazioni differenti in ogni epoca. Le interpretazioni della sua morte coi motivi di riscatto. 45 Comprendiamo difficilmente come una soggettività posta da Dio come propria possa costituire un io di fronte ad un tu. non sembra siano state pronunciate da Gesù.43. ma non si e mai definito padrone del sabato. 22 Schillebeeckx tuttavia conserva « l'unità ipostatica ». ma una nuova possibilità di questo mondo.. 11. n.. 43 Schillebeeclcx preferisce « unità ipostatica» ad «unione ipostatica» perché l'uomo Gesù non e un uomo che per l'unità ipostatica: unione indica troppo due componenti antecedenti (Persoonlijke. 44 Persoonlijke. Gesù si e reso conto di andare a morte. ma la forma personale della rivelazione del Padre. Egli non e il Figlio di Dio preesistente. Pietro fu il primo a fare l'esperienza della conversione. Gesù non ha istituito l'Eucaristia tale quale ci viene presentata nei racconti della Cena. Storicamente Gesù ha parlato come un profeta. Solo l'azione salvifica di Dio in Gesù rimane l'affermazione alla quale non si può rinunciare. La cristologia e la risposta della nostra comunità a Gesù di Nazaret che vive nel Pneuma e in mezzo a noi. L'autorità del Nuovo Testamento e relativa alle esperienze della comunità. ne nelle parole e gesti che gli debbono essere attribuiti (ipsissima verba et facta) ma nella salvezza operata da Dio in maniera decisiva in Gesù. 18: « lo non berrò più del frutto della 47 Jezus. emerge che Cristo ha una consostanzialità col Padre in virtù di una unità ipostatica. ha manifestato l'esperienza che faceva di Dio come Padre. e stima che il fattore costante d'unità in questo pluralismo. Può darsi che si possa chiarire l'affermazione con una considerazione fatta nel 1961: «Il Padre è il centro della coscienza umana di Gesù » (De nieuwe wending. Nei testi evangelici Gesù ei appare come una parabola. Dio si mostra personalmente in questa soggettività umana. 283. 3. si può considerare come storica la dichiarazione escatologica di MC. Ed egli spiega delle parabole. e lo stesso movimento cristiano. in effetti Gesù non ha lasciato un kerigma ma un movimento.16. non riterremo che qualche punto saliente sulla definizione dell'identità e della missione di Gesù. het verhad van een levende. sono posteriori. Il pluralismo delle risposte cristologiche In seguito ad uno studio pubblicato su « Gesù di Nazaret » nel 197246. una dottrina dell'unità ipostatica.

perché la distinzione fra la creatura e Dio non ha il suo fondamento nella perfezione della creatura. ossia d'assenza di persona umana nei Cristo. poiché la persona umana non e data indipendentemente dal fatto di essere « del Padre ».cultura cambia ed in ogni epoca il cristianesimo si esprime diversamente nelle sue relazioni con Gesù Cristo. l'umanità e la divinità. L'interpretazione del Gesù risuscitato ha dato luogo alla formazione di quattro credo: si può distinguere la cristologia del Maranatha. in una intervista. Gesù e « allocentrico ». quella dell'« uomo divino ». non vi e motivo di negare la realtà della risurrezione personale e corporea di Gesù che. Da questa esperienza sorgeva improvvisamente una « visione ». secondo il linguaggio della fede cristiana e chiamato « Figlio di Dio ». e stata chiamata « il Verbo » dall'antica tradizione cristiana. dice l'autore in uno sviluppo aggiuntivo dopo la prima edizione dell'opera (p. In questo senso Gesù e « persona divina ». presentano il Cristo con una . Sono i cristiani che nella loro cristologia hanno portato l'attenzione sull'identità di Gesù. 4. « L'uomo di Dio » In maniera più semplice che nella sua opera Schillebeeckx ha illustrato. L'autocomunicazione del Padre. Gesù e chiamato il Figlio per specificare le sue relazioni di creatura con Dio. Qual e l'identità reale di Gesù? Nei suo messaggio. come si constata per Paolo ma anche per i discepoli. Respinge la « tradizione neo-calcedoniana »' che ha parlato di anipostasia. poiché solo un vivente poteva dare il perdono dei peccati. Così vi e identificazione ipostatica senza anipostasia. quella della Sapienza e quella della Pasqua. Questo Verbo di Dio e il fondamento di tutta la manifestazione di Gesù. Ma d'altra parte l'essere personale di Gesù non esiste al di fuori del suo essere umano. non e contraddittorio. ma semplicemente il risultato di una riflessione teologica. mentre il dogma di Calcedonia non lo ha mai detto. Non si può chiamare Gesù semplicemente una persona umana 26 poiché sarebbe metterlo di fronte al Verbo. Schillebeeckx afferma con forza che Gesù è una persona umana: verità evidente nei senso umano di questa parola (p. ma soltanto due aspetti che hanno un carattere di totalità: L'umanità nella quale si realizza il fatto di « essere di Dio ». Gesù non si preoccupava di chiarire la sua personale identità. Una identità fra due modi di essere personali finiti sarebbe una contraddizione. Conviene ricordare che e impossibile identificare esclusivamente l'essenza del cristianesimo. Dall'interpretazione della comunità deriva anche l'affermazione della nascita verginale. Nella sua umanità Gesù e così intimamente « del Padre » che egli e perciò « Figlio di Dio ». Quello che nel linguaggio profano e chiamato persona umana. Questa esperienza di conversione ha fatto nascere la fede in Gesù risuscitato. come può essere Gesù il Figlio di Dio? Possiamo trovarne il fondamento nello statuto comune della persona umana che e « di Dio ». come viene proposto da Schoonenberg nella sua teoria dell'« enipostasia » della persona umana nell'ipostasi di Dio? Ciò e inaccettabile. nei limiti di un modo di essere personale umano. 528). Ma se la persona di Gesù e umana. ossia il fatto di essere se stesso in un dono radicale di se all'altro. Egli osserva che le chiese. La . Storicamente la sua ipostasi era la sua relazione al Padre. infinito. il « secondo » della pienezza trinitaria dell'unità divina. Sin dall'inizio della sua opera. in ragione della relazione costitutiva di questo uomo al Padre. Nell'unione di Gesù con Dio non vi sono due componenti. ma noi non possiamo chiamare la Trinità « tre persone divine » che partendo dall'uomo Gesù. che in se stesso e persona umana. con una forma di manifestazione storica o con una definizione determinata della fede cristiana. Questi diversi credo s'ispirano dal riconoscimento della salvezza nella persona di Gesù e dalla sua identificazione col profeta escatologico. che non ci porta un'affermazione storica. l'essere di una « persona divina ». e ontologicamente preliminare all'esperienza della conversione. nel loro culto.perdono dei peccati. il suo pensiero sull'identità di Gesù. Perciò non si può affermare che Gesù. che e il credo fondamentale di tutto il cristianesimo. Una 25 tale assenza di persona umana implica una mancanza di vera umanità in Gesù e diminuisce la consostanzialità di Gesù con gli uomini. ma l'identità fra un modo di essere personale umano e un modo di essere personale divino. I racconti delle apparizioni del risorto * sono stati redatti secondo un modello classico dei racconti giudaici / di « visione di conversione ». Tuttavia. perché in questo caso l'essere della creatura implicherebbe l'unione ipostatica: una crea- tura e di Dio ma non e Dio. sia assunto nel Logos. ma nella sua finità. sorgente dell'esperienza dell'« Abbà ». Possiamo dire che il Verbo e divenuto « persona umana ». si identificava piuttosto con la causa di Dio e con la causa dell'umanità. Egli vive. Egli e il Figlio. mentre tutto ciò che e positivo in essa e completamente preso da Dio. che ha un significato universale. 26). Non che Dio diventi trinitario nell'Incarnazione di Gesù Cristo.

di un Gesù che ha cambiato 600 litri di acqua in vino senza dire una parola. l'uomo che ha la più alta relazione con Dio al punto da essere chiamato Figlio di Dio e al punto che la sua persona umana può essere chiamata persona divina. Questo non e il Gesù. Questo autore racconta come e uscito dal mondo delle « certezze divine » nel quale era cresciuto. così 48 J. Trattando dell'opera della salvezza e della grazia. del quale hanno fatto l'esperienza quelli che vivevano con lui52. Da una parte Dio non potrebbe essere « definito » per così dire. le récit d'un vivant. non si limita ai soli autori menzionati. in altri termini l'esistenza di Gesù. nella sua più profonda realtà. Dio stesso trascende tuttavia la propria rivelazione. Ecco che cosa ha trovato a Nicea e Calcedonia un'espressione adattata ma tributaria di concetti antichi50c. il Padre. 49 Jesus de Nazareth. essenziale alla nostra condizione umana. e come ha abbandonato le « verità » su Dio e sulla Trinità. Gesù chiamava Dio « suo Creatore e Padre » 50b. . 143-144. non esiste alcun essere umano. sul Cristo. con una differenza fra l'umano e un Dio che essendo vicinissimo. Nell'uomo Gesù. ma di provare grande pena ad ammettere la brutale identificazione di Gesù con Dio. La salvezza si opera « da parte di Dio in Gesù ». buona e davvero felice ». L. Gesù dunque non e più. Uomo-Dio. In gesprela met Edward Schillebeeckx over zijn boek: Jezus. si o no? » in un ulteriore articolo: « Gesù e definito nel suo essere umano per la sua relazione al Padre. ma essa non definisce la nostra natura nella sua umanità come tale. 500 Ibid. egli e « la rivelazione decisiva e definitiva di Dio ». che partendo dai termini che dipendono da Gesù di Nazaret. Grollenberg interpreta la qualità di Figlio di Dio come significante « Messia di una intimità unica con Dio ». Trova spiacevole che molti cristiani serbino la raffigurazione di un « Uomo-Dio ». rimane il tutt'altro. « si ricongiungono perfettamente la manifestazione del divino e la rivelazione della realtà umana vera. egli dice. 28 D) L'ESTENSIONE DELLA CORRENTE TEOLOGICA La corrente teologica di lingua olandese che rinuncia all'affermazione della persona divina di Gesù. a dire il vero. Het verbaal van een levende. Bloemendaal 1977. Il suo studio gli ha permesso di sistemare le cose. d'altra parte Gesù non può essere « definito » come uomo. Per Gesù va tutto diversamente. 27 Dio fa ben parte integrante della definizione dell'uomo Gesù. alcun profeta di cui l'umanità stessa sia determinata interiormente ed essenzialmente per la sua relazione di persona a Dio. che noi chiamiamo Dio. Un certo numero di altri seguono la stessa via. sui mezzi della grazia. Gesù non e che un essere umano ma avente una relazione unica con Dio. Lumiere et Vie 134 (1977) 44. ma sempre con questa distinzione che fa supporre che Gesù non e Dio in senso proprio. che ha risuscitato dei morti. ed esiterei anche a tentarlo. 50 Gerechtigheid en liefde. che in seguito verranno applicate a Gesù. Genade ett bevrijding. e costituita dal suo legame personale con il Padre. l'autorità infallibile. È su questo fondamento che la tradizione cristiana lo chiama il Figlio unico. sorpassa anche la più alta e la più decisiva che abbia mai fatto di se stesso. Senza alcun dubbio la nostra relazione di creatura di fronte a Dio e. anch'essa. e che e risuscitato come aveva predetto. l'uomo Dio. Schillebeeckx si attiene a questa distinzione fra l'uomo Gesù e Dio. Gesù era talmente uno con la realtà perfettamente altra. nella pienezza della sua umanità. che ha guarito dei malati col semplice tocco o anche a distanza. L'essere-umano di Gesù riferisce in conseguenza a Dio » 49. qualcuno che e stato inviato definitivamente da Dio per comunicare la salvezza agli uomini e parimenti a raggiungerla »48. che questa realtà divina non entra in alcun modo in concorrenza col suo essere umano »50. L'uomo Gesù ha una relazione con l'essere di Dio. sob Tussentijds verbaal over twee Jezus-boeken. in Maala een wat verdeeld is (Bestuur St Willibrord Vereniging) 's Hertogenbosch 1974. Le nuove posizioni in cristologia sono dunque solidali con tutta una serie di abbandoni53. 143. Quelle che io so e che al di fuori di Gesù. ma coloro che ne volessero dire di più rischierebbero d'offrirci delle leggende e delle parabole. Tuttavia attribuisce ai discepoli la formazione delle idee di preesistenza e di filiazione divina trascendente. Egli e del parere che la Bibbia non insegni una dottrina determinata e specialmente che non comporti una cristologia unica che possa imporsi5I. Nello stesso senso si esprime la risposta alla domanda: « Gesù e Dio. 768. 10.. Bloemendaal 1978. il Padre.divinizzazione esagerata. Io non so se sia possibile formulare questo teoricamente in maniera ancora più precisa. Altre spiegazioni fornite ulteriormente confermano questa posizione. in una sola e medesima persona. cioè l'uomo Gesù. dunque non e che una creatura. l'ispirazione della Bibbia. Dichiara di non negare la divinità di Gesù. Egli e « l'uomo di Dio ». SPITZ. e così comprende meglio ciò che la chiesa e soprattutto la Scrittura ha inteso dire: « Ecco l'uomo di Dio. Secondo la fede cristiana. che nei termini stessi della sua relazione unica a Dio. È nella sua realtà umana che si trova la sua filiazione. dicendo chi è e ciò che egli è. « Come uomo.

« Colui che. Baarn 1971. Una delle conseguenze di questo modo di vedere concerne la preghiera: « pregare Gesù non e necessario ». Gesù uomo supera il suo essere umano e vive come uomo nella comunità di Dio56. 30 Gesù è nato dal Padre « prima di tutti i secoli ». egli e la perfetta immagine. Veldhuis ha presentato un commento del credo di Nicea-Costantinopoli. 59 Jesus-Christ. come si dice per Yahwé. che regge tutto nelle sue mani. un essere umano »62. hier. 58 Incarnation. « Dio e per noi Gesù ». 53 Ibid. 52 Jezus weg naar hoopvol samen leven. Vergote: « Il credo. Lo e in un'altra maniera. della sua Chiesa ». Lumen Vitae 25 (1970) 467. E come Gesù e per noi la Promessa e la Chiamata. Michaels osserva che il catechismo olandese non parla più delle tre persone divine. 88. ma non bisogna confondere Gesù con Dio58. ma si e divinizzato nel senso che essendo in relazione unica con Dio. Een oud verhaal dat verder gaat. 127. del suo Spirito. prima in un modo unico ed incomparabile nell'uomo Gesù. A coloro che dubitano della sua ortodossia. 57 Ibid. così P. 105. 138. arriva ad affermare tre dii in luogo del Dio uno e trino »63. espressione della nostra fede. Hilversum 1974. e invece di conservare i vecchi credo.R. questo non e che un fenomeno marginale. nel senso che Dio si e rivelato definitivamente in lui. insistono sulla necessità di un linguaggio più moderno. il secondo volto di Yahwé. Altri. riconoscendovi una valida intuizione. si considera sempre più il Cristo come « l'uomo in cui Dio e stato presente per noi in maniera unica ». Tournai 1971. al contrario. e non e onnipotente. 61 Ibid. Dio lavora e parla sempre negli uomini e attraverso gli uomini. in virtù della sua obbedienza al Padre vittoriosa della morte. Mentre prima l'accento veniva posto su Gesù uomo e Dio. 104. Definisce l'essere di Yahwé come Promessa e Chiamata. Malgrado il ripristino di formule tradizionali del credo.. M. Egli riprende il rimprovero di triteismo formulato da Schoonenberg contro questa concezione tradizionale. La consostanzialità col Padre esiste in Gesù « per la grazia del suo totale abbandono a questo Padre »61. del quale Cristo e la via ». Smulders ha presentato una professione di fede personale con termini che vogliono esprimere il nucleo centrale del dogma. perché l'uomo resta uomo. 485. Michiels oppone una osservazione di A. 48. 29 ventato Dio. onnisciente. Siccome l'umanità di Gesù fu divinizzata con la risurrezione. Le rapport entre la foi en Dieu et sa revelation dans le Christ. Veldhuis non crede « che prima di tutti i secoli. ma « il Cristo e di Dio ». ma a proporne un'interpretazione in linguaggio moderno. Gesù e definito in realtà come l'uomo totalmente obbediente a Dio. Baarn 1974. aujourd'hui. che in seguito.. ed in seguito attraverso tutti gli uomini55.. perché fin dalla creazione Yahwé è un Dio che si esprime completamente nell'uomo Gesù. così « Gesù e definitivamente l'Uomo per Dio e Dio per l'Uomo » s?. se lo si paragona col pregare Dio64. eterno e onnipresente in modo assoluto. L'affermazione ontologica non e « il Cristo e Dio ». ha preso accanto al suo essere divino. demain. indipendentemente dall'uomo Gesù. ne propongono di nuovi. ad un certo momento. Tuttavia Gesù non e uguale al Padre. 56 Ibid.. egli non e il Creatore. Veldhuis ha impiegato in maniera sistematica il procedimento consistente nel riprendere delle formule di fede tradizionali e dar loro un contenuto nuovo. e ricorda di essersi fatto sacerdote perché la sua attenzione si era portata « su Gesù Cristo. in questo modo l'allontanamento nei riguardi della fede della Chiesa diventa meno appariscente. e la confessione del Dio di Gesù Cristo. 60 Over Jezus gesproken. mette da tutta l'eternità a fianco del Padre un Figlio come un secondo lo libero e cosciente. perché nella nostra epoca diventa faticoso parlare ancora di tre persone in Dio M. 55 Jesus-Christ. così si spiega la formula « consostanziale al Padre »60. Ecco l'inizio: « lo credo in Dio Padre. Nella sua risurrezione Gesù non e di- 51 Modern Bijbellezen. ai nostri giorni. 61-62. commento che non mira affatto a studiarne il significato originale. Conclude dicendo che il criterio dell'ortodossia si trova « in una uscita da se stesso verso Dio. La mia esistenza e dono di Qualcuno che e . 57. Gesù Cristo e la teofania (la parola di Dio) e l'epifania (l'agire di Dio) in una esistenza umana: « egli e per noi la visibilità umana del Dio invisibile ». come sulla più alta rivelazione di Dio per noi »59. un Figlio divino fosse presso il Padre. indipendentemente dall'uomo Gesù. 54 Incarnation. In cristologia egli segue la linea del pensiero non calcedoniano di Schoonenberg. sebbene intervenga nella creazione.

33 non è altro che Gesù condannato dai poteri civili e religiosi »4. dice J. gli rimprovera di non aver tenuto sufficientemente conto « dell'ambiguità di . Gesù e visto semplicemente come un uomo. le indicazioni ed i silenzi del credo sembrano eliminare il mistero dell'Incarnazione. Si può constatare la distanza tra questo credo e le professioni di fede di Nicea e di Calcedonia. UOMO LIBERO.. della nostra impotenza » 65. profeta. Gesù « è stato rifiutato perché. Duquoc reagisce contro l'interpretazione teologica tradizionale della croce: la croce « è un prodotto della nostra storia. Critica l'opinione di Pannenberg. Pannenberg e di J. si esprime la fede nuova quale la concepisce la cristologia che abbandona le definizioni conciliari e si rifiuta di affermare in Gesù una persona divina. noi siamo finalmente responsabili di ciò che noi stessi siamo e di quello che facciamo al nostro prossimo. Marxsen. il crocifisso ci chiama a « lottare contro la perversione dei poteri che si proclamano norme ultime »5. Bultmann. Non e chiamato Figlio di Dio. secondo cui l'avvenimento della Risurrezione dimostra la sua oggettività nel fatto della tomba vuota e nelle apparizioni agli apostoli. la venuta personale dello Spirito Santo. secondo l'annunciò del concilio di Calcedonia. il suo invito all'amore e la sua pazienza per noi peccatori. in Theologie en Pastoraat 64 (1968) 330. 31 e grazia. pur insistendo sull'umanità di Gesù. Per analizzare la Risurrezione. In breve. De nieuive mens 20 (1968) 55. di K. Questo Gesù vive. parla della trascendenza umana di Cristo. Duquoc li accusa di essere una sottile negazione della vera umanità di Gesù3. perché in lui si realizza la manifestazione escatologica o definitiva di Dio66. ma unicamente che e nato da Maria. Non si afferma che egli si e consegnato alla morte con lo scopo di salvare l'umanità. ne vero Dio. I. Le Messie. lo credo nell'uomo Gesù che e nato da Maria ed e il dono di Dio a noi. intitolato L'uomo Gesù1. Moltmann. Nel secondo volume2. Inleiding en Slotbeschouwing. senza che vi sia nessuna negazione esplicita. non si dice che e nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. 21. o il miracolo. e perciò più forte della nostra debolezza.amore e sollecitudine. 82-83. « Gesù crocifisso 1 Christologie. non può essere che un lusso metafisico del quale non vi e alcun bisogno che ci preoccupiamo per vivere cristianamente. nel quale appaiono la sollecitudine di Dio per tutti. e davanti a lui e a suo Padre. Gesù è visto semplicemente come un uomo. L'Homme Jesus. La teologia moderna. Quando essa considera Gesù come Figlio di Dio. 3 Ibid. I dati « prodigiosi » del Nuovo Testamento provengono da mentalità a noi estranee ». Parigi 1972. vuole esprimere il mistero pasquale secondo la teologia post-bultmanniana.. 65 Het priesterberaad in Noordwijkerbout. SECONDO CHRISTIAN DUQUOC 1. Nel mistero pasquale. la differenza e essenzialmente escatologica. e le sue posizioni manifestano una notevole evoluzione. 22. uomo distinto da Dio. Si limita ad assicurare che vive. Con questa lotta si definisce il suo profetismo messianico. il sacrificio redentore e l'avvenimento della resurrezione. La lotta di Gesù e il mistero pasquale Nel primo volume della sua Cristologia. La condanna mette in piena luce la perversione di questi poteri. Quanto allo Spirito Santo. e perciò stesso la Trinità. Una mentalità di demitizzazione ispira il suo modo di abbordare i testi evangelici: « Il prodigio. Egli reagiva particolarmente alla teologia americana della morte di Dio. Essai dogmatique. 32 CAPITOLO II SAGGI CRISTOLOGICI DI LINGUA FRANCESE A) GESÙ. voleva rimanere fedele all'affermazione della trascendenza divina del Figlio di Dio. della nostra colpa. Così appare il senso che Gesù da alla sua vita storica: una lotta per la giustizia. L'essere umano di Cristo non differisce essenzialmente dal nostro. Non si dice neanche che e risuscitato. egli e il dono di Dio. di W. di W. 63-64. Parigi 1968. Christian Duquoc. la spiegazione che ne e data sembra farlo consistere semplicemente nella grazia che ci fa compiere il bene. lo fa per discernere in lui l'uomo nel quale Dio e presente nella maniera più intima.. lo credo allo Spirito Santo: il bene che desideriamo e facciamo 62 Ibid. 63 Ibid. 2 II. Duquoc si riferisce alle interpretazioni di R. le sue parole ed i suoi atteggiamenti hanno sconvolto il piano sociale e religioso »6. 64 Ibid. In questo credo proposto fin dal 1968 nell'assemblea dei vescovi e dei preti d'Olanda. non è un prodotto di Dio ». Haarsma per qualificare questa tendenza. 66 Ontwikkelingen in de rooms-katbolieke theologie in Nederland. Barth..

« Lo schema biblico della Risurrezione impone null'altro che questa affermazione: Dio con la sua potenza fa accedere l'essere umano ad una nuova relazione con il " cosmo " e gli altri. 205. è la Risurrezione. poiché « affermare Gesù vivente... La rappresentazione della « risurrezione » deve essere integrata al divenire reale di Cristo. Si tratta della giustizia escatologica. come lo dimostrava la miserevole situazione della maggior parte del popolo.. compimento della Promessa. Creato ad immagine del Dio vivente e libero. Non bisognerebbe strappare la morte di Gesù alla storia reale. l'autore respinge le teorie della sostituzione penale e della riparazione morale.. e dunque capace di comunicare con gli uomini. ossia alla lotta per la giustizia. La morte di Gesù non proviene da un mito cosmico: essa è banale e non si può situarla al di sopra della morte dei giusti e dei profeti. 7 Ibid. La sua morte è pienamente umana e non differisce dalla morte dell'uomo « giusto ». Se ne farebbe allora un avvenimento divino-cosmico. 12 Ibid. non respingendola ma assumendola »9. s'ispira all'analogia con i profeti martiri. Essa non è una informazione su un destino particolare »8. 199. un prodigio. Non le si può attribuire una così notevole originalità da poter dire soltanto di Gesù: « È morto per i nostri peccati »... 163. 34 identico a quello che gli riconosce san Paolo » 11. Nella sua morte Gesù perdona ai nemici e invoca per essi il perdono di Dio. degli atti che furono degli insuccessi per la gloria di Dio » 15. vuol dire presentarlo libero nei confronti della morte. Nella spiegazione dei valore redentore della morte di Gesù. 35 Il legame fra la croce e la Risurrezione è identificabile al senso che Gesù da alla sua vita storica. che respinge una Risurrezione epifanica. essa rivela la liberazione dell'uomo che consiste « non in una sopravvivenza o una immortalità che nega la prima creazione di Dio »..ogni testimonianza » e dei « carattere interpellativo e dunque esistenziale della predicazione apostolica »7. Gesù non compie niente di più dell'uomo giusto o dei profeta sofferente o morente per la giustizia. a profitto di una lotta cosmica fra due entità « spirituali »13. È vero che Gesù è il Messia.. « La giustizia di Dio nella « Redenzione » non consiste nell'esigere quanto dovuto come riparazione dell'offesa. 16 Ibid. Essa significa una liberazione. il suo destino storico «è analogo a quello di molti uomini giusti che hanno voluto cambiare i rapporti sociali in un modo diverso dall'imposizione della forza »12.. deve realizzarsi quaggiù. 200. Con la Risurrezione Dio ratifica il perdono di Gesù e accredita la sua speranza14. La sua morte svela il potere dei male e in pari tempo apre ad una speranza. dichiarandola imposta da un decreto divino. L'interpretazione che si ritiene più conforme alla prima idea della comunità cristiana. Questa giustizia non si era realizzata. 9 Ibid. come nella teologia di sant'Anselmo che stabilisce la logica intra-divina della Redenzione partendo dalla soddisfazione: « la storia di Gesù allora è svuotata dal suo significato apparente. 164. Gesù è un profeta la cui libertà di linguaggio inquieta. 215. ma nel lasciare all'uomo di essere l'artefice della sua libertà » 16. 68-69. Gesù non da alla sua morte « un significato dei tutto 4 Ibid. frutto dello Spirito. 32. 168. 10 Ibid. 5 Ibid. Tuttavia quello che da alla sua morte un valore unico ed originale. 11 Ibid. 15 Ibid. ma di un messianismo che rifiuta di creare un regno potente e che per questo riveste una forma paradossale. suscitando lo stesso sforzo di liberta negli altri uomini. Egli è il Servo. in modo tale che la prima forma d'esistenza non sia negata ma esaltata » 17. 8 Ibid. 190. libero nei riguardi della materia. « ma in una vita che libera tutte le sue virtualità ed energie » 10. 13 Ibid. Si pronuncia in favore di Moltmann. ma la giustizia per la quale lotta. l'uomo potrà allargare in questo mondo la sua vita e la sua libertà. Gesù non propone un'organizzazione legale o sociale. 216. La soddisfazione non deve essere concepita come una compensazione: essa tende a « reintegrare nell'amore divino.. 14 Ibid. per ammettere una Risurrezione che sia Promessa. 166. 33.... 6 Ibid. .. Conclude dicendo che « la " Risurrezione " non potrebbe essere annunciata come un fatto positive. La Risurrezione è la Promessa di questa giustizia.

253. È figlio colui che ama suo fratello e che lotta per la giustizia. Duquoc incrimina particolarmente l'imperialismo del fantasma paterno. Un'importanza fondamentale è attribuita alla Parusia. 18 Ibid. Essa « svela l'identità fra la causa storica della giustizia. ma per il convincimento che una libertà ed un amore primieri ci chiamano a liberarci. « è autenticamente il figlio perché non rifiuta la finitudine della nostra esistenza ».Lo stesso dicasi della paternità: « Dio è Padre nella misura in cui l'uomo Gesù lo chiama tale. perché la volontà del Padre è questo amore è questa giustizia ». 36 2.. Egli ci rende 22 Ibid. precisamente. 312. ma rinunciando « a fare di Dio un padre di cui il desiderio dell'uomo ha bisogno ». In seguito si è ceduto alla tentazione di « separare i simboli della paternità e della filiazione. 316-317. Con il suo antimessianismo. e comunica con chi vuole.. « Gesù è Figlio poiché la sua azione e il suo atteggiamento sono l'immagine dell'azione e dell'atteggiamento di Dio »23. Gesù è libero » 18. dalla storia della loro rivelazione »24. La filiazione dunque è concepita in modo funzionale. Perciò Gesù non è figlio malgrado la sua condizione terrena. perché la volontà del Padre è questa libertà. La critica freudiana del fantasma paterno permette di giungere alla necessita di rinunciare a Dio padre come oggetto del desiderio. Dio è Padre per colui che fa la sua volontà. 325.. né comunicare: essi sono prigionieri. La sua obbedienza non è un omaggio a questa onnipotenza. 23 Ibid. rende libero » 22 Così si definisce la filiazione: « è figlio colui che. La chiamata alla libertà si articola nella nomina di Dio Padre e nella coscienza filiale di Gesù. Vi è una certa rinuncia al padre che si deve realizzare nella religione. frutto del nostro desiderio. 19 Ibid. ossia rinunciando all'oggetto del desiderio26. Nominare Dio Padre può essere un'astuzia del desiderio e un'operazione avente lo scopo di rifiutare la realtà. « l'atto col quale il Messia manifesta con evidenza la sua Signoria dimostrando agli occhi di tutti l'identità fra la causa dell'uomo e quella di Dio. il Padre e più grande di lui. 327. 260. la conversione al finito: Dio non può essere padre che di colui che è uomo »27. una manifestazione della megalomania infantile del desiderio. 17 Ibid.. Egli è vincitore della morte perché. 309 20 Ibid..' 21 Ibid. I morti non possono né agire.Gli evangelisti hanno voluto descrivere la nuova condizione di Cristo e non il suo corpo risorto. Essa è prodotto della storia e fine della storia. Essa è il giudizio. ossia per colui che agisce in modo tale che.. « Gesù è uomo.. libero. Questo avvenimento è la Parusia. Gesù ci libera dal fantasma dell'onnipotenza paterna. rende libero... La filiazione divina Rompendo con le raffigurazioni messianiche correnti ed apparendo come l'anti-messia.. l'amore altrui e la causa di Dio » 20. 324. Bisogna sottolineare il suo carattere avvenimenziale. non negando che Dio sia il padre. che descrive riprendendo la rappresentazione freudiana della religione.. 25 Ibid. Nel linguaggio moderno diciamo che Gesù si converte al finito. « La nomina di Dio Padre richiede come una necessità della sua verità. rendendosi libero. 325-326. 24 Ibid. « non si potrebbe dunque riconoscerle un carattere di avvenimento in se stessa » 19. « L'interpretazione ontologica rischia di nascondere i veri motivi della nomina paterna di Dio e dell'atteggiamento filiale di Gesù » 25. Tuttavia « l'unità esistenziale e pratica fra l'annunciò del Padre tramite Gesù e il suo atteggiamento personale ha incitato la comunità primitiva a confessare fra il Padre e il Figlio una identità di essere e non soltanto di funzione ». ma è fedeltà alla missione di rivelare la libertà filiale. e non lo chiama tale che in funzione del suo atteggiamento e della sua azione simbolicamente trasferite nelle parabole e così attribuite a Dio ». compiendo la liberazione definitiva nei riguardi di ciò che simbolizza destino e fatalità: la morte »21. « Essi hanno voluto manifestare la libertà di Gesù per l'iniziativa assoluta che gli spetta e per il suo potere di comunicazione. agisce in questo mondo come vuole. Gesù reinterpreta la trascendenza che rivela il suo senso nella nostra liberazione. . pur essendo realtà oggettiva. Egli è il Servo. Nel Nuovo Testamento il procedimento si abbozza. « Gesù invoca Dio come Padre non per il riconoscimento di una trascendenza che bloccherebbe la storia. non è storica in se stessa ». Essa richiede una verifica universale d'ordine avvenimenziale diverso da quello della predicazione. 37 liberi. ma rimanendo legato alla coscienza filiale. Gesù uomo accetta la finitudine . « La Risurrezione è storica nel kerigma.

. 3. bisognerebbe evitare di proiettare nei testi evangelici le determinazioni susseguenti.. Non desidera questa onnipotenza e non la richiede nelle sue preghiere. Reazione alla cristologia tradizionale Vi è un legame irriducibile fra Gesù e Dio.dell'uomo e rifiuta di utilizzare l'onnipotenza del Padre per forzare la realtà. perché per il Figlio che è di Dio. Queste affermazioni non tolgono gli ostacoli costantemente sollevati nel corso della storia dalla particolarità di Colui che e il Mediatore. ma il modo con cui l'uomo Gesù l'ha vissuta storicamente » e l'unità ontologica è stata affermata dal concilio di Nicea. ciò che permetterebbe di riscoprire il Figlio « nella sua realtà semplice d'uomo di Galilea e nella sua grandezza di risuscitato »36. 350. Essi sono oggi più evidenti che mai. fondata sull'unità ontologica fra Gesù e Dio. pensando così di fondare l'universalità della sua opera redentrice. La conversione di Gesù al finito è esemplare: « il cristiano diviene figlio di Dio nel modo in cui Gesù uomo ha vissuto la sua filiazione. l'antimessianismo di Gesù. Parigi 1973. 25-27. 27 Ibid. Gesù come volto filiale e umano di Dio. 30 Ibid. perché egli ha un compito unico: quello d'annunciare il suo Regno. « Dio ci ha amati fino al punto di non volere altra cosa per noi che la nostra libertà » 32. teologo della morte di Dio. In un articolo sulla cristologia di Nicea ed i saggi moderni di cristologia37. 34 Jésus. « Il cristianesimo non rifiuta la figura paterna. Gesù dunque non avrebbe manifestato la coscienza di essere Figlio di Dio nel senso ontologico dell'espressione. quello della cultura biblica e della cultura greca35. la conversione al finito sarebbe privata di senso. ma non si può dedurre. 32 Ibid. il Servo. e nessun altro salva. 118. deve rinunciare alla pretesa di essere una sintesi di sapere o un'ultima istanza critica. Altrove Duquoc rimprovera alla teologia classica d'aver com- 31 Ibid.. rivela la sua identità.. « Se essere uomo significa accedere alla realtà 26 Ibid. La filiazione è presentata nel suo valore di libertà.. Duquoc commenta i versetti di Mt. abbia voluto significare più del carattere unico della sua funzione: quella di annunciatore del Regno di Dio»34. in questo testo... ogni credente cristiano accetta questo legame ». Anche se bisogna ammettere che Gesù abbia fatto una distinzione fra suo Padre e nostro Padre. 33 Ibid. 39 preso la filiazione divina di Gesù in un quadro prestabilito. Pur salvaguardando ciò di cui vive la fede. 38 con il libero riconoscimento di non essere il Padre.. niente suggerisce che. Egli è l'unico Mediatore. che è il Vivente » 33. Duquoc definisce le condizioni che deve verificare una teologia per essere moderna: essa deve integrare la rottura fra ragione e rivelazione. tale quale più tardi verrà confessata dalla Chiesa: « Infatti non è così: Gesù afferma indirettamente di avere una relazione unica con Dio. della morale e della politica in rapporto alle chiese. Due moderni saggi di cristologia che rispondono a queste condizioni. La « particolarità » rimane nella Risurrezione: « è l'uomo Gesù.. crocifisso sotto Ponzio Pilato. deve rinunciare allo strumento metafisico. 352. 339-340. 345. Non è l'onnipotenza della Divinità. 341. nel suo essere divino. 342. deve riconoscere l'autonomia delle scienze. che regola la nostra filiazione. ai dogmatismi e alle metafisiche 38. 28 Ibid.. 11. homme libre. visto che non vi sono certezze e verità che sfuggano al divenire della cultura e alla critica delle scienze. sono presi in considerazione: quello di Paul van Buren. 347. dalla filiazione ontologica. essere figlio non è altro che accettare il Padre come colui che concede di essere liberamente uomo » 31. Nell'opera di divulgazione. 338. 29 Ibid. deve assumere la storicità della ragione. nato da Maria. « Qualunque sia il modo con cui lo intende. come pure di fraternità universale. e quello di Schoonenberg. ma l'assume nella misura in cui significa che l'essere umano accede alla libertà partendo da un altro »30. Questo rifiuto lo costituisce « umano » e pone la condizione della rivelazione autentica del Figlio e del Padre »28. Da questi due saggi si possono dedurre delle conseguenze per l'interpretazione del . con questa differenza. « Gesù uomo libero ». nei quali è enunciata la conoscenza reciproca del Figlio e del Padre e solo il lettore disattento a giudicare che Gesù. L'affermazione di questo legame basta per costituire la fede cristiana? Duquoc e reticente davanti alle definizioni conciliari: « I concilii di Nicea e di Calcedonia hanno delimitato in maniera precisa il contenuto (di questo legame): Gesù è il Figlio di Dio.

135-144. nei riguardi della quale l'autore pone delle riserve41b. 8. dal simbolo di Dio ». n. molto sostenuta dalle Chiese. ciò che è nuovo è che Gesù l'invoca come Padre sulla base di un'azione di liberazione. « nessuna particolarità storica è assoluta »41h. o che sarebbe un'idolatria. 38 Ibid. è determinato in funzione del nostro comportamento umano: « I " simboli " Padre. nel nostro linguaggio. 41 La dottrina delle tre persone divine è vista come un'interpretazione tradizionale. per finire. Dio non assolutizza una particolarità ». originale.. 40 e non di informare scientificamente su delle realtà al di fuori della nostra portata »39. delle interpretazioni del Nuovo Testamento. Analyse d'une Situation actuche. Dio impone dei dogmi. Si dovrebbero scrutare le antiche formule seguendo il criterio proposto da Habermas: « La verità di un enunciato ha il suo fondamento nella riuscita di una via già sicura ». considerando Dio come colui che infrange ogni oppressione41e. 9. Duquoc reagisce soprattutto contro la pretesa della Chiesa di possedere la verità assoluta. Il rifiuto di Dio è giusto nella misura in cui Gesù libera da un'immagine oppressiva di Dio. ma il suo valore reale. Anche il vocabolo « Padre » applicato da Gesù a Dio. 82. n. Egli ritiene che in ciò vi sia una valida intuizione: « Il Dio rifiutato è il Dio ormai respinto come " metafisico ". precisa le norme morali. »41f. Questo criterio avvolge l'escatologia. 40 Oui a Jesus. se non la sua manifestazione in Gesù » 40. nel caso di Dio. non era. potrebbe riacquistare vigore ove si ammetta come certo che un concilio non ha altra finalità che quella di attestare l'efficacia sempre attuale della Pasqua ' 35 Le Dieu de Jésus. non à Dieu et a l'Eglise. come esprimente l'unità del Rivelatore e del Rivelato al cuore dell'uomo. Ma non si può sopprimere il rapporto di Gesù con Dio: bisogna riproporre « la questione del Dio di Gesù ». i passaggi evangelici che indicano questa pretesa. Infatti. ma di questo Dio attualmente non si può dire niente. non affermano e non negano la realtà di queste differenze in Dio stesso: essi significano che Dio è riconosciuto da noi in una pratica o in un atteggiamento che essi comandano. per ragioni storiche o politiche. Duquoc vi presenta una dottrina del simbolismo trinitario. Simbolo non deve essere opposto a realtà. vengono dalla comunità cristiana41d. La questione di Dio viene più ampiamente ripresa e trattata nell'opera « Dio differente ». Si vuole indicare così che Dio è certamente diverso da quello che egli è stato costantemente presentato. Il Gesù storico non ha avuto pretese divine. Duquoc definisce la loro posizione: « Sì a Gesù. Figlio o Spirito. ma che non può essere identificato con Dio. 22-24. 122. Parigi 1974..concilio di Nicea: il concilio deve essere liberato dal suo sottofondo ontologico ed essere compreso in un senso economico. Semanas de Estudios Trinitarios. Parigi 1977. no a Dio e alla Chiesa ». 41 Ibid. Favorisce l'accettazione positiva delle altre religioni in nome della legittimità della differenza fondata sulla differenza di Dio.. Salamanca 1974. 37 La cristologia de Nicea y los ensayos modernos de cristologia. respinge vivacemente quello che chiama « l'ideologia unitaria » della Chiesa. in Cristo ayer y hoy. 41a Dieu different. le Chiese. É solo accettando la « modernità » che si toglie a questo concilio l'accusa di difendere delle formule di contenuto mitico. la sua dissidenza in . Assemblees du Seigneur.. 138-139. I " simboli " esprimono le implicazioni concrete del rapporto degli uomini a Dio »41a. Gesù è sempre considerato come un uomo in relazione con Dio. La reazione contro il Dio metafisico si esprime nell'atteggiamento dei teologi secolari e nella critica dei gruppi contestatori o marginali. Duquoc vuole allontanare un Gesù che si sostituirebbe « all'Assoluto rappresentato. Il rifiuto. 24 (1975) 77-88. Lon- cilium 93 (1974) 21-22. espressa dal simbolo trinitario41i. Questa adesione a Gesù nel rifiuto di Dio ha come conseguenza « il rigetto di una Chiesa giudicata infedele al vangelo ». come tale. Le formule conciliari non costituiscono dei principi di fondo in teologia. la concezione secondo cui « tramite i suoi mandanti. storicamente situate. 36 Jesus komme et Dieu. nasconde un'intuizione più radicale: prendere l'atteggiamento di Gesù sul serio. Dio che è sorgente di libertà e che rende Gesù libero nei riguardi della morte »41. « La funzione delle formule in seno ad una nuova cultura. 144. E. « Rivelandosi in Gesù. ma semplici condizioni di possibilità. 33-45. Così Dio è conosciuto come il Dio di Gesù là ove il suo volto paterno suscita un atteggiamento filiale per colui che si lascia svegliare dal soffio (Spirito).. Lumière et Vie. 39 Ibid. come ultimo determinante della fede cristiana. Più specialmente l'affermazione del concilio di Nicea è giudicata non esente da malintesi41c. significa non poter più accettare simultaneamente l'immagine di un Dio condotto dalla cosiddetta tradizione metafisica.

che. 148. Jeremias.. Non si può attribuire all'invocazione un significato propriamente dogmatico. ma si presume fortemente che egli si sia riconosciuto nella figura del Servo sofferente ed abbia visto la sua Passione come destinata a guarire la moltitudine degli uomini 47. 42 B) IL MOVIMENTO VERSO UN'ALTRA CRISTOLOGIA Altre recenti pubblicazioni sembrerebbero indicare che la corrente di pensiero che vuol modificare l'immagine tradizionale di Gesù. 18-21. I fatti hanno smentito il suo modo di vedere. 41g Ibid. 43 Cahier 6. perché secondo ogni . 2ª edizione. 13. sottolinea l'autore. il Cristo.. egli sarebbe stato esaltato nella gloria. abbracciare il mistero di Gesù sotto un solo sguardo »43. 41i Ibid. citando J. cosa esige per la conversione? Una cosa sola: « la fede. 7. Non meno riduttrice è l'interpretazione della dichiarazione di Gesù: « Chiunque ascolta le mie parole e le mette in pratica può essere paragonato ad un uomo accorto che ha costruito la sua casa sulla roccia » (Mt. con una certa verosimiglianza. dagli avvenimenti.. 119-120. notiamolo.. il Salvatore? »c. invitando i suoi discepoli a riunirsi dopo la sua morte. Si vede emergere meglio il principio soggiacente alla teologia di Duquoc: il Gesù storico non può essere assolutizzato. Ma dopo qualche tempo aveva dovuto arrendersi all'evidenza e convincersi che la sua predicazione era stata un fallimento: il popolo non si convertiva46. 41d Ibid. cfr. si rese conto che anche lui sarebbe stato un profeta martire. 46 Ibid. 6 e 7. Cahiers de la Tourette. Quanto all'invocazione « Abbà ». riduce le dimensioni del Gesù della fede tradizionale. nel primo quaderno.. verosimiglianza attendeva di essere lapidato. L'espressione « mie parole » impiegata di preferenza a « parole della legge ».. 32. Aveva almeno coscienza del valore redentore della sua morte? Non è certo. Tuttavia la rapida interpretazione che ci offre dei dati evangelici. ma cosa significa? Che Gesù si sapesse mandato per comunicare la rivelazione di Dio. 43 Gesù dunque è stato superato. 25. secondo cui il tono familiare e quotidiano del termine Abbà interdice di dedurne una cristologia del Figlio di Dio50. l'autore la riferisce ad un aspetto strutturale comune a tutti i gruppi battisti51. 30. Inoltre aveva pensato che i suoi discepoli sarebbero precipitati con lui nella sua Passione45. e nemmeno la Chiesa può essere portatrice dell'Assoluto. l'autore la giustifica con il fatto che « il Dio di Gesù è un Dio dissidente »41i. D'altra parte egli credeva certamente che Dio gli avrebbe accordato la sorte felice promessa in modo speciale ai giusti martiri e ai profeti. estende la sua influenza. Nella sua predicazione. Ma questa autorità. Come pure « non è possibile nello stesso discorso. 24). 139-141.. 45 Ibid.. considerare nello stesso momento le due facce di una moneta ».rapporto alle posizioni tradizionali della Chiesa. L'autore ci avverte che.. L'Arbresle. Alla luce della persecuzione dei profeti. È un Gesù che si e sbagliato sulla propria sorte. indica l'autorità di Gesù. 2. 41f Ibid. 41b Ibid. dall'inizio alla fine. sperando che la sua ricerca non appaia « come un'operazione riduttrice »44. «Iniziazione teologica » al Cristo Salvatore Due quaderni. 41c Ibid. 57-58. essa è originale. Gli annunci della Passione che si trovano nei vangeli sono il risultato del lavoro della Chiesa primitiva. 45-47. 143. nel quadro di una « iniziazione teologica » ci presentano la risposta alla domanda: « Chi è Gesù. ossia ad un intervento del potere politico romano. Non si può provare di più. ha deliberatamente scelto di considerare Gesù soltanto sotto l'aspetto della sua umanità: « Non ci è possibile. 1. 44 Ibid. di fede in lui stesso. L'autore si limita dunque a presentare Gesù come uomo. Sperava in una conversione in massa delle folle. dice. benché si possa dire. Non si tratta. parlare di Gesù come uomo e come Dio. perché Dio si era fatto conoscere a lui come Padre. All'inizio del suo ministero. La contestazione della Chiesa è legata alla contestazione dell'incarnazione dell'Assoluto in Gesù. il profeta galileo chiamato Yesciu aveva conosciuto un periodo di euforia: credeva che gli ultimi tempi fossero prossimi e che con questa venuta del Regno.. 41e Ibid. non pensando alla crocefissione.. perlomeno in un primo tempo. 41h Ibid. 37-38. 11 e 28. . ossia la fiducia in Dio »49. serie blu. Gesù annunciasse che Dio lo avrebbe risuscitato prima della fine del mondo48. 42 Jesus Sauveur.

se Gesù stesso non ne avesse avuto coscienza e non ne avesse dato la testimonianza? Negando ai testi evangelici ogni valore di rivelazione dell'identità del Figlio di Dio nella vita terrena di Gesù. ma secondo le certezze della sua coscienza chiara. anche alla luce di Pasqua. D'altronde. non ci si mette nell'impossibilità di fondare. il Figlio dell'uomo sofferente. il lettore riterrà soprattutto l'esame dei testi e dei titoli. 56 Ibid. come Pasqua lo rivelerà ». di Figlio dell'uomo. La formulazione di Calcedonia. da parte di Gesù. « La Risurrezione ha tolto il velo. Base fragile quale ci è presentata: come avrebbero potuto i discepoli concludere dalla Risurrezione alla filiazione divina. se supponiamo. 44 che sia un rigore fortemente orientato.. attualmente c'induce in errore. L'affermazione della filiazione divina trascendente di Gesù conclude dunque i due quaderni. della sua . i discepoli avrebbero potuto discernervi di più? Dei due quaderni della « Tourette ». Essa non conserva più come base che la luce apportata dall'avvenimento della Risurrezione. Il secondo quaderno aggrava questa opera riduttrice. nel senso della confessione di fede. ma ignorava che questa avrebbe avuto un senso ancor più clamoroso »56. senza averne chiaramente coscienza.. quindi l'interrogativo posto da Caifà a Gesù sulla sua identità viene semplicemente eliminato. che è la rivelazione che Gesù stesso ha fatto della sua identità di Figlio di Dio. della persona come centro di coscienza e di decisione. l'affermazione di questa identità? Inoltre. Egli non è soltanto l'ultimo dei profeti. che scarta i testi dai quali emerge la coscienza che Gesù possiede della sua identità divina. 3. 49 Ibid. L'esperienza dell'insuccesso della sua predicazione alle folle lo sconcerta.. 25-27. è Dio egli stesso in quanto suo Figlio unico eterno »59. avrebbe capito con esattezza questo evento nella maniera in cui l'hanno espresso le confessioni di fede primitive: Dio ha ratificato l'esistenza e la morte del Giusto perseguitato che io sono stato »58. È la Risurrezione che fa rico- 53 Ibid. il Giusto martire incomparabile. se il Gesù terreno non poteva comprendere la Risurrezione che come la ratifica da parte di Dio dell'esistenza e della morte del Giusto perseguitato. a riconoscere francamente l'impossibilità che abbia avuto la coscienza umana di essere Dio? »57. mentre il concilio aveva utilizzato una definizione metafisica. ma si ha l'impressione 47 Ibid. è ingannevole. inviato di Dio. 29. Vi erano anche delle certezze nella sua coscienza. domanda l'autore. « la logica della non-confusione delle nature non obbliga. Alle incertezze di questa coscienza che sono già state evocate precedentemente sul genere di morte e sulla sorte dei discepoli. Giusto perseguitato. se ne aggiungono altre: l'attività miracolosa di Gesù « lo stupisce all'inizio e le sue guarigioni possono fallire. giustificandola con una critica alla professione di fede di Calcedonia e con una presentazione dei titoli di Gesù. che avrebbe potuto essere il testimone terrestre della propria risurrezione. dai quali emerge che non vi sono affermazioni.. 55 Cahier 7.. è verosimile che il profeta di Nazaret si sia limitato a dire: « lo distruggerò questo Tempio » senza parlare di ricostruzione52. nessuno di questi titoli sembra riflettere la coscienza oscura che Gesù ha di se stesso e della sua missione55. ha vissuto questa Incarnazione nel totale incognito della condizione umana.. 51 Ibid. 52 Ibid. dall'epoca di Calcedonia alla nostra. 24. « Niente lascia supporre che egli abbia avuto una chiara coscienza della sua filiazione divina. riprendendo i concetti espressi da Schoonenberg e da altri. di Figlio di Dio. 14. Ma questa affermazione è priva del suo fondamento evangelico. 50 Ibid. si riconosceva semplicemente come uomo libero. 29. L'autore parla spesso di rigore esegetico. 54 Cahier 7. Così egli ritiene che non vi sia stato processo davanti al Sinedrio53. U e 18. 57 Ibid. 45 noscere in Gesù il Figlio e il Signore. Ma egli era Figlio di Dio in questo senso. Si potrebbe dire ipoteticamente che Gesù di Nazaret. 20.... Egli attendeva con fiducia la risurrezione promessa al Giusto martire. 14. « Gesù — anche se fosse da tutta l'eternità Signore e Cristo —. per impossibile. due nature e una persona. Noi abbiamo una definizione moderna. il Figlio di Dio nel senso in cui lo abbiamo definito nella tappa prepasquale. 15. più psicologica. 48 Ibid. L'esame dei titoli di Messia. perché i termini hanno cambiato senso. pretende l'autore.. La parola di Gesù subisce una riduzione: in funzione delle correnti battiste e profetiche.Anche l'opposizione al Tempio sarebbe dipendente dai movimenti battisti. La fede di Calcedonia ha dunque bisogno di una nuova formulazione 54.

essenziale alla strutturazione del figlio come figlio »69. J. Dalla tensione che ne risulta deve uscire " l'omicidio " del padre. in una certa misura. condividendo le idee della sua epoca. Il figlio certo deve « uccidere il padre » per conquistare il suo vero statuto di figlio. PINCHON. i primi cristiani dovettero creare conti- 61 H. ROUSSEAU etc. BESSIERE. BESSIERE. Pasqua segna una rottura fra il messaggio di Gesù e quello dei primi cristiani. Un'incertezza di questo genere appare anche nel pensiero di B. Les disciples de la rumeur. Parigi 1977. Dimenticare Gesù L'opera di P. BESSIERE. « Essi hanno saputo lasciarlo. Cousin e da J. « Non è esagerato lasciare intendere che i primi cristiani non hanno esitato a praticare " l'omicidio " del loro padre fondatore: Gesù ». 18. 157. 60 G. Gesù aveva raccomandato ai suoi discepoli di non prendere la strada dei pagani. La conception virginale de Jesus. che non si trova come un fine o come un assoluto »". Oltre alla « partenza » che costituisce il cambiamento nella visione dell'approssimarsi della fine dei tempi. JOSSUA. Pohier61. « Gesù dimenticato ». M. organizzando delle comunità nelle quali si manifesta il regno. sola. P. La conception virginale de Jesus . dice Beaude. Pinchon si dichiara guarito dall'idolatria di Gesù e afferma che « Gesù è un essere " relativo ". 62 M. 79. 59 Ibid.. M. PINCHON. con una sfumatura di paradosso. Dossier Gesù Nel « Dossier Gesù »60 un buon numero di contributi ci presentano un Gesù notevolmente differente da quello del Vangelo e 58 Ibid. a dimenticarlo ».Approche exegetique. reagisce anch'essa contro il volto tradizionale di Cristo. 154. La loro epoca non era più quella di Gesù. Il titolo scelto da J. ha annunciato una fine imminente dei tempi. riempie il nostro inconsciò e compie un ruolo permanente nella nostra vita cosciente attuale »71. Jesus chiffre ou visage de l'absolu?. 66 G. 68 Jesus oublie. che la loro fedeltà a Gesù li condannava a non fare come lui. e presentando il « Gesù senza uniforme » d'Olivier Rabut. Mette in luce l'errore col quale Gesù. G. M. Parigi 1977. Beaude. relegata nel passato »70. Feillet: « Noi parliamo poco di lui insieme. 835. Questo metterlo in ombra si accorda col principio che « Gesù non è il termine: è Dio che noi attendiamo » 67. in virtù di una fedeltà creatrice. Je ne parle guere de Jesus. Nella sua prima giovinezza. Che vi sia fedeltà si conferma col fatto che non c'e una partenza assoluta. 166. Per quanto concerne la divinità di Cristo. 170-173. ma i discepoli hanno agito in senso contrario. giugno 1977. 3. Jesus. Dossier Jesus. una legge della vita. Bessiere mette in guardia contro gli equivoci dell'affermazione « Gesù è Dio » 65. COUSIN. rivela che « l'incertezza sulla fisionomia di Gesù ci aiuta a diventare liberi »66. FEILLET. il bambino si assimila al padre che concepisce come un rivale. POHIER. Il padre non è morto. È ai primi cristiani che appartenne il compito creatore di sormontare questo errore. P. 63 M. più ancora che un paradosso. Si potrebbe dire. egli stesso dichiara che vive poco la sua fede come una relazione personale a Gesù e che non la dice parlando di Gesù64. 22. Etudes. c'est taute une histoire. Le « Jesus sans uniforme » d'Olivier Rabut. Già nell'Antico Testamento l'idea di risurrezione era apparsa come « una vera creazione dello spirito credente » 72. 65 G. P. L'immagine del padre torna a visitarlo e a tormentare i suoi sogni. Marcel Simon ci dice che l'originalità essenziale del cristianesimo paolino e deutero-paolino risiede nell'Incarnazione del Cristo-Logos62. 67 B. Ciò facendo si allontanano dall'insegnamento di Gesù: Gesù non annunciava se stesso. La divinite du Christ.. egli è sottinteso: anzi conviene di non discorrere troppo sul suo conto ». è più specialmente la creatività che si manifesta nella fede nella risurrezione. Les évangiles et nous. La concezione verginale è contestata nella sua realtà storica da H. 20-23. In questo c'è. Jossua è significativo: « Io parlo poco di Gesù ». tuttavia conserva sempre un debito verso di lui. 47 nuamente. J. Freud non ha forse dimostrato che una delle leggi essenziali alla maturazione dell'uomo e la partenza? « Ora partire è sempre operare una rottura. praticare la partenza che. li avrebbe instaurati in comunità adulta. De quoi s'agit-il?. La . Pohier pensa che fra madre-vergine e figlio- vetgine vi è una certa relazione sessuale (25). Recherche. 31. A. vi e quello dell'apertura della giovane Chiesa ai pagani. 46 della fede cattolica. « Infatti. JOSSUA.identità divina. ed ecco che diventa colui che è proclamato68. LION. e. A. relegare nel passato il luogo lasciato. 64 J. 2. SIMON. nouvelles. 24-27..

e Gesù non sarà risuscitato che là ove l'uomo lo susciterà di nuovo »83. quella del Gesù vero Dio e vero uomo79. la loro attesa del Figlio dell'uomo e del ritorno dello Spirito85. 4. Come caratterizzare questa presenza? È una presenza per modo di Shekinah. Quanto a Gesù di Nazaret. ossia « il modo di presenza più perfetto di Dio in ciò che non è Dio » 77. Pohier non esita a dire: « Sono io il segno e l'agente di quello che è stato chiamato la divinità di Gesù. o di ogni discorso su Gesù. nella determinazione di ciò che Gesù ha voluto. ha detto. 90. . che si compiaceva ad affermare la presenza del Verbo in Gesù come in un tempio. 69 Ibid.. una sicurezza in un ritratto di Gesù. Questo è il titolo di un capitolo82. Ma questo Gesù è Dio nel senso della fede della Chiesa cattolica? L'autore non afferma che è la persona divina del Figlio. Non bisogna dunque ricercare una stabilità. 145-6.. essa dichiara che « ciò che la speranza giudaica pone per la fine dei tempi è già sopravvenuto nella persona del suo profeta crocifisso »73. 71 Ibid..risurrezione di Gesù è « un atto ricreatore del Padre in favore del suo Servitore »... l'autore afferma in effetti: « Dio e noi possiamo far risorgere Gesù ». Occorre piuttosto accettare la continua mobilità delle diverse interpretazioni che ei offrono i testi. d'effettuare il Dio-con-noi ». ossia la sua idea di Dio. ma d'altra parte ponendo questa affermazione. Ed inoltre è del parere che interessarsi al volto storico di Gesù. Vuole che si ridoni Gesù alla storia.. In quanto la mia fede fa prendere corpo al suo Spirito.. e da una riflessione individualista. 72 Ibid. ma « resusciter » (suscitare di nuovo) e « resurrection » (risurrezione)84. una venuta di Dio ». 75 Quand je dis Dieu. »81. Suscitare Gesù Cristo e Signore L'opera di J. Beaude. allora Dio non basta a suscitarlo di nuovo. il Dio per il quale egli s'identifica viene da Dio » nel senso che egli ha proposto un'idea di Dio completamente differente dalle idee umane su Dio80. Perché in quanto uomo. L'autore se la prende specialmente con l'infallibilità pontificia e con la gerarchia sacerdotale. 90. che assicura questa presenza75. molto critica nei confronti del pensiero tradizionale della Chiesa. Trattando della Risurrezione.. Una presenza di Dio per modo di Shekinah nell'uomo Gesù.. Pohier scrive. E commentando l'espressione di Nicea « Deum de Deo ».. 49 bra conservare la nozione di Dio e della sua presenza tale quale si è rivelata nell'Antico Testamento. 193. 196. La trilogia Pasqua-Ascensione-Pentecoste è lo sviluppo letterale e simbolico dell'esperienza dei giudei per i quali Gesù era divenuto quello che era stata la loro celebrazione della Pasqua. di un'incarnazione della persona del Figlio. è rifiutare quella partenza che ci costituisce figli74. poiché si tratta di un incontro. 45. dilungandosi sulle conquiste della critica storica dei vangeli. Sottolinea la relatività di ogni « ritratto » di Gesù. 76 Ibid. uomini e donne. che somiglia sempre al suo autore. Dio si è reso presente in lui e per mezzo di lui. e il fatto dei credenti che si nutrono di Cristo con la fede. « il Dio che egli identifica viene da Dio. non « ressusciter » (risuscitare) e « resurrection » (risurrezione). Pohier « Quando io dico Dio » è contraddistinta da un intellettualismo che vuol essere creatore. Gesù è stato un « atto di Dio. afferma che la presenza di Dio-con-noi è assicurata non tanto dal ministro consacrante quanto dalla comunità dei credenti. 62. 77 Ibid. Parigi 1977. ha fatto. la fede cristiana è creativa. non si tratta. è descritto come « presenza massimale di Dio con un uomo. 48 si compiace di opporre il dogmatico e lo storico. la spiega dicendo che Gesù viene da Dio. Sem- 73 Ibid. Pretende che Gesù stesso abbia voluto essere dimenticato.. L'autore manifesta d'altronde le sue riserve nei riguardi della cristologia di Calcedonia. 70 Ibid. È un modo di presenza che non abolisce la distanza e che richiede uno spazio aperto per questa distanza »78. 78 Ibid. Sono io che faccio Gesù Cristo e Signore in quanto io facciò risorgere quello per mezzo del quale e per il quale Gesù è vissuto. 192. che riprende la critica fatta al concilio di Calcedonia. ricorda il nestorianesimo. Comunque sia. 48. 93. Rievocando la condizione di Gesù dopo la sua morte. nel suo esposto sull'Eucaristia. Tuttavia condanna coloro che vogliono risalire al volto storico di Gesù. di Dio-con-noi gli uomini »76. « Se Gesù deve essere nuovamente suscitato e se davvero egli è stato una figura privilegiata di Dio-con-gli-uomini. 74 Ibid. « compete a me di suscitare. nella teoria elaborata da Pohier.

La croce. né la risurrezione di Gesù. non è la capitale del dolore87. per i discepoli. 89 Le Christ. ma sono piuttosto ormai oggettivati come delle masse inerti nel campo dei nostri discorsi senza fine. Ma può in pari tempo essere sensibile al fatto che. Vi fu l'Essere. teologico e metafisico.Non è la costatazione di un fatto che ha generato la fede nel 79 Ibid. Ma è evidente che queste due parole-chiavi oggi non hanno più il senso. pubblicato da R. nel quale già parlava la Parola. 199. 84 Ibid.. essa si compiacerà di rappresentarsi una Relazione la cui sussistenza è costantemente minacciata da un Avversario che cerca di divorare gli altri figli della Donna che la grande aquila ha portato nel deserto »92. Gesù relazione Raymond Bourgault ritiene che « la definizione di Calcedonia non deve essere considerata come un fine. che è una luce che brilla nelle tenebre.. nel discorso che è in via di costituirsi. egli dice. 51 influenzati da una mentalità occidentale contemporanea ». 175. 87 Ibid. sola è intelligibile la relazione. Protesta anche contro le interpretazioni redentrici della morte di Gesù.. 82 Ibid.. o in ogni caso. ma è il credere in Gesù che. « La " teandrologia " calcedoniana ci appare oggi come un linguaggio situato che deve essere relativizzato. Essa fa parte di un simbolo di fede che fu voluto come un segno di riconoscimento e di accordo in un tempo in cui bisognava conservare l'unità dell'impero contro i Barbari e preservare la comunione fra i cristiani. 191.. profeta escatologico. e nel quale la coppia concettuale Dio-Uomo reggeva per gran parte tanto la pratica politica che la dottrina ecclesiale. 85 Ibid. Il profeta escatologico Nello « sviluppo di un'istantanea cristologica ».. 226. Così né l'Incarnazione del Figlio di Dio. 5. 83 Ibid. 223. Stampe dell'Università Laval. 80 Ibid. vi era la Sostanza. Quebec 1976. 226. « Ci sembra che nella misura in cui la riflessione cristiana su Gesù imparerà a tornare dal Signore esaltato al Gesù della storia. che sarebbe la fortuna (" chance ") del nostro pensiero » *.. non hanno senso. si richiede un discorso preliminare che renda pertinente questo linguaggio. ma come un mezzo d'altri tempi.. GERVAIS. 177-178. 88 Ibid. È difficile. Andre Myre propone una cristologia centrata su Gesù. per tutta una categoria forse profetica di pensatori. Pohier reagisce ugualmente contro i credenti che da venti secoli hanno deposto sotto la croce tutte le loro sofferenze. D'altra parte egli ritiene che Gesù abbia sofferto poco e che anzi abbia avuto molta fortuna88. hier... né la Passione redentrice. la portata che avevano nei grandi secoli dell'epoca patristica del Basso Impero ». è nella parola « Signore » che Bourgault coglie la tematizzazione della relazione dei fedeli a Gesù. LAFLAMME e M. Hanno cessato di essere pensabili per se stessi. 198. ossia messo in rapporto con altre quantità dello spazio-tempo dello spirito »90.. li fa credete in Gesù risuscitato e fa dire loro che è risuscitato86. « con i concetti sostanzialisti di divinità e di umanità. sono mantenute in questa « ricostruzione » teologica. di ottenere l'ascolto degli uomini d'oggi che sono più 86 Ibid. 200.. esistano sempre e per sempre. vi può essere la Relazione. Le vecchie categorie potrebbero essere rimpiazzate da quella di relazione: « Un cristiano può pensare che i discorsi tradizionali. aujourd'hui et demain. 194. Non bisogna pertanto disperare dello spirito. proponendo una « cristologia orante ». Dunque non vi è stato un avvenimento. ancora utile ma non assolutamente necessario. Colloquio di cristologia tenutosi all'Università Laval (21 e 22 marzo 1975). non è più possibile sostenere senz'altro che Gesù è nello stesso tempo Dio ed uomo. Il volto di Gesù in un colloquio di cristologia In un colloquio di cristologia che si è tenuto a Quebec nel 1975 m alcune relazioni erano Orientale verso una cristologia non calcedoniana. 50 risorto. Egli fa un saggio di « ritraduzione » della « vecchia cristologia neotestamen- . " Dio " è " Uomo " non sono più per essi i dati a partire dai quali lo spirito riflette. di risurrezione. 81 Ibid. propriamente detto.

464. nel fatto che lui solo vive l'Alleanza con Dio senza peccato » 98. Le prophete eschatologique. A) L'UMANITÀ NUOVA. ma esse possono servire da modello dinamizzante. La distinzione radicale fra la filiazione divina di Gesù e la nostra rimane d'altra parte sempre così evidente qui. La filiazione di Gesù si definisce per mezzo della conoscenza del Padre. J.. operatrice et relationnelle. puramente e semplicemente. 439.. 91 Ibid. con la chiamata del Padre » 95. Perché è solo per questo che egli è davvero Figlio ». Bultmann in ciò aveva visto giusto. ma di un modo spirituale e personalistico: « la filiazione divina di Gesù si realizza con la parola. e che tentano di attribuirgli una « divinità antropologica ». 116. Poiché essa stessa ci invita a spezzare la scorza della letteralità dell'immagine ed a passare dal fantasma al vero simbolo del padre. 95 J.99 96 Ibid. SECONDO J. 94 Ibid. Non si tratta più di generazione « fisica » né di filiazione « naturale ». le realizzazioni dei credenti del passato (in tutti i campi) oggi non sono più trapiantabili tali e quali ». nel Le Christ. 444. 52 taria ». BOURGAULT.. una parola profetica incisiva.. La realtà ontologica della filiazione divina non è dunque rimessa in questione. 97 Ibid. « Essendo radicalmente modificate le circostanze. in opposizione a filiazione per modo 93 A. differente da quella della fede tradizionale. Egli riunisce dei dati del Nuovo Testamento per stabilire questa cristologia e conclude: « la cristologia del profeta escatologico porta ancor oggi in se stessa un dinamismo di significato capace di esprimere e di motivare tutta la fede di una Chiesa del ventesimo secolo ». La filiazione adottiva non dovrebbe essere compresa nel senso di un modo giuridico di filiazione. in seguito presenteremo brevemente un progetto di nuova orientazione catechetica. «Noi intendiamo qui filiazione adottiva nel senso di filiazione per modo di adozione. per il quale Gesù era uomo. González Faus definisce Gesù essenzialmente per . pensando che l'analisi esistenziale avrebbe fornito un eccellente strumento per il progetto cristiano di demitologizzazione » . 451.. 99 Ibid. Reconsideration de Interpretation adoptioniste. questa cristologia ha il vantaggio di offrire un quadro concettuale che presenta loro un Gesù Cristo in cui essi si vedono interpellati in termini con i quali si sentano in connaturalità e nel quale ugualmente comprendano teologicamente ciò che cercano di vivere spontaneamente. e un profondo dinamismo di liberazione. nel Le Christ. 363. RICHARD. con la dichiarazione. non si oppone né al fatto della filiazione divina di Gesù da sempre. Il figlio adottivo Da parte sua Jean Richard considera come preponderante il titolo di « Figlio di Dio ». per il passare del tempo e delle civiltà. « L'importante per Gesù non è di essere generato da Dio. Questa cristologia « è idonea a dare il cambio se la Chiesa lo giudica conveniente »94. In questo senso essa si distingue dall'adozionismo dei primi secoli. un'attività sovranamente libera. Pour une christologie priante. 54 CAPITOLO III SAGGI CRISTOLOGICI DI LINGUA SPAGNOLA Considereremo innanzi tutto tre saggi che cercano di presentare una nuova figura di Cristo. È così che Richard c'invita ad una conversione radicale nel senso della demitologizzazione: « l'antropologia contemporanea costituisce per noi una occasione favorevole in proposito. GONZÄLEZ FAUS Nella sua opera intitolata « L'umanità nuova ».. Developpement d'un instantane christologique. dice Richard. I. MYRE. A dei cristiani che sono alla ricerca di Gesù Cristo.90 R. nel Le Christ. 362. I. giudicherebbe dunque insufficiente una cristologia del profeta escatologico. ma di compiere la sua volontà. Non sono una paternità ed una filiazione simboliche97. Essa « offre alla fede un approcciò funzionale. 115. 98 Ibid. 92 Ibid. ma la paternità di Dio è la filiazione di Gesù non sono pertanto meno reali né meno vere. « Fils de Dieu ». e dell'obbedienza al Padre. anche se non si può più esprimere in termini di filiazione naturale e di filiazione adottiva. 53 di natura. Questa interpretazione adozionista. né al dogma della consustanzialità. senza poterlo giustificare » 93. ma lo è soltanto il suo modo di rappresentazione »96. Essa consiste precisamente nella perfezione assoluta dell'obbedienza di Gesù. 108. Ma vorrebbe intendere la filiazione divina di Gesù in senso adozionista.

Ciò che caratterizza fondamentalmente la vita di Gesù è « la pretesa avanzata in nome di Dio col quale sa di essere in particolare intimità. È partendo da questa natura umana che bisogna comprendere la sua divinità. 55 di « natura divina » nel senso in cui si parla di << natura umana ». bisogna preferire l'affermazione di Paolo: « Il Cristo è di Dio »2. Quello che si chiama unione ipostatica deve essere compreso alla luce della definizione moderna dell'uomo. 506. Si tratta per noi di ribadire la fede in modo tale che possa essere verità di salvezza6. e la sua esistenza umana è la rivelazione di ciò che Dio è per gli uomini. che l'autore spiega vedendo in essa un'interpretazione . ed implica una personalità. all'inizio dell'opera è significativa la citazione di K. Lo stesso dicasi della sussistenza. con l'attività di coscienza. " utopico " »9. L'autore si accosta a questa prospettiva. in un mondo che ha attraversato la crisi della conoscenza e la crisi del linguaggio. nel più profondo del suo essere. Se avesse avuto coscienza di essere Dio. ma della natura quale essi la concepivano. Ma dopo la Risurrezione gli furono dati alcuni titoli. Egli si considera come procedente totalmente da Dio e come apertura a Dio7. è per Dio5. Si sa che l'espressione « utopia » è impiegata nelle teologie della liberazione. Gesù non è Dio e uomo: è « Dio nel suo essere umano »4. estensione della possibilità dell'essere umano L'identificazione tardiva di Gesù con Dio ha un fondamento nella realtà. che non è soltanto credere nella esistenza di Dio. dato il suo ottimismo epistemologico e la sua armonia fra ontologia e salvezza.. Parlare di due nature è misconoscere questa dissomiglianza. ciò che nel linguaggio moderno appartiene al mondo della personalità. e lo è perché è un uomo per gli altri. La coscienza di Gesù Nella sua vita terrena Gesù non ha coscienza di essere Dio: ha una coscienza umana e si vede come uomo. come esattamente potrebbe essere per l'uomo. ma essa non è più valevole per noi oggi. non avrebbe potuto avere la fede in Dio. Alla formula « Gesù è Dio ». ha respinto positivamente questa designazione12. Madrid 1974. 3 Ibid. lo è perché è l'uomo-di- Dio e per Dio » 1. specialmente quello di Figlio di Dio. in una cristologia centrata sull'uomo. 501. Come giustifica l'autore le distanze prese dalle definizioni di Calcedonia? Non è più possibile. perché nell'analogia la dissomiglianza è molto più grande della somiglianza. 6 Ibid. che precede la citazione del vangelo di Marco 10. Gesù è l'uomo fra gli altri. Marx sull'emancipazione dell'uomo.. egli dice. Ritiene che quando si parla di umanità e di divinità in Gesù. Perché è inammissibile l'affermazione di « due nature »? Perché implica un concetto univoco di natura: ora non si può parlare 1 La Humanidad nueva.la sua umanità: « egli è l'uomo Assoluto. La formula valeva per la cristianità greca. il solo significato possibile è quello di « umanità di Dio ». per designare il progetto ideale di nuova società. mentre essa è radicalmente differente. Anche la teoria scolastica dell'analogia non potrebbe rimediare a questa incapacità concettuale. e non può mai essere oggettivata in Gesù3. ma dono totale a lui nella fiducia8. Certamente dobbiamo rimanere in comunione con coloro che hanno espresso la loro fede a Calcedonia. e di ciò che l'uomo. infatti la divinità è sempre l'incognita. La divinità. Non pensa di essere Dio: pensa di essere il « Figlio » e che Dio è suo Padre.. 4 Ibid. ma i vangeli ci mostrano che Gesù ebbe questa fede. senza giungere ad una contraddizione formale. Ensayo de cristologia. 1. l'affermazione di Calcedonia di una sussistenza e di due nature ha il torto di supporre in Dio una distinzione fra natura e sussistenza. Nel senso moderno Gesù è una persona umana. La sua natura umana non è astratta ma concreta. 506. 502-505. 507. e di competenza non dell'ipostasi degli antichi... 231. 3. 2 Ibid. ma questa comunione può coesistere con la disuetudine nella quale è caduta la formula. di un uomo nuovo. e si è arrivati a considerarlo come Dio. 5 Ibid. e per quanto concerne il titolo di Messia. 56 2. Gesù dunque non ha rivendicato un'identità divina. conservare l'affermazione metafisica di quel concilio. Inoltre. che si ispirano al marxismo. Dal concilio di Calcedonia al linguaggio moderno L'autore respinge la dualità di natura enunciata del concilio di Calcedonia. di libertà e di responsabilità. 509. molto probabilmente non ha avuto neppure coscienza di essere il profeta escatologic11.

ma in maniera assoluta. La « sussistenza divina » di Gesù significa che il principio di sussistenza o di realtà dell'uomo Gesù è Dio stesso. lo è per natura. fin dall'inizio della sua esistenza. 11 Ibid. una forma referenziale di ricezione e di dono di se. L'essere è dato all'uomo come compito e progetto di se stesso. non si può restringere la Rivelazione ad una conferma dell'idea filosofica 13 Ibid. 230. ma vi esiste in maniera non contingente. si differenzia da tutti gli altri uomini14. Contrariamente a P. 4. Tutti i titoli di Cristo. Hulsbosch: come l'uomo. Jezus Christus. Sussistenza divina significa dunque modo assoluto di realizzazione dell'umano. Questo suppone che in Dio vi è un principio capace di sostenere come suo l'altro. alla storia? Qui deve intervenire la nozione d'Incarnazione come kenosi. Per farlo capire meglio. il Logos o il Figlio. 14 Ibid. 365. essendo l'assoluto è il necessario. e dare a questo umano un'affermazione . ossia nel senso che deve pervenire ad essere Figlio di Dio. Questa possibilità è positivamente infinita e non solamente indefinita. simile alla nostra possibilità che consiste nell'essere uomini.. Infatti questa Rivelazione oltrepassa la ragione. visto che non vi è pluralità di coscienze e di centri di decisione.. l'autore cita il secondo volume della Christologie di Ch. l'autore non pensa che l'assenza di una sussistenza puramente umana in Gesù implichi una mancanza d'umanità: tutto l'umano esiste in Gesù. e proponendo una concezione filosofica dell'uomo che permette di comprendere la divinità di un essere umano. è un essere che non è identico a se stesso. e la teologia deve ammettere la sua « dotta ignoranza » 15. 9 Ibid. ma « secondo la carne ». ma storica. 661. ma deve assumere la sua natura nella sua storia personale. relazione filiale. A. la sua umanità poiché è nel più intimo della sua umanità che si radica la sua divinità.. Gesù possiede la sua divinità come possibilità del suo essere che deve realizzare. 58 di Dio. comparando il problema che attualmente pone alla Chiesa con quello che aveva posto la critica storica del Nuovo Testamento concernente i titoli cristologici. Egli consuma il suo essere divenendo Dio. 57 autentica dell'umanità del Gesù terreno. Questa spiegazione della divinità di Gesù salvaguarda totalmente. ma di possibilità esistenziale o storica. ma che trascende se stesso continuamente e senza limite »13. gehend als mens. così si spiega la qualità divina che impregna la sua carne dal momento della risurrezione. si differenzia essenzialmente dall'animale. l'autore risponde che si tratta precisamente di una possibilità non metafisica. 8 Ibid. La divinità di Gesù non è qualcosa che gli è stata data ad un momento concreto. nel senso che « Dio riproduce la sua propria identità nel Figlio che è la propria e totale autoespressione ». La sussistenza indica la maniera con cui l'umano è reale in Gesù: non è reale in modo contingente e limitato come è reale negli altri individui. 10 L'autore espone per inciso il suo parere sul marxismo. l'analogia migliore sarebbe quella offerta da A... fin dallo stato embrionale. L'uomo non è pura libertà.. É Figlio di Dio. 12 Ibid. come hanno contribuito a dimostrarlo il marxismo moderno e l'esistenzialismo. non può essere concepito come una possibilità. « L'uomo. devono essere considerati come una più grande estensione delle possibilità del suo essere umano. Essa indica ugualmente. principio che noi chiamiamo la Parola. Tale è il senso della pluralità di soggetti in Dio.. differenziandosi dalla forma autoaffermativa e autopossessiva della realtà umana degli altri uomini. Schoonenberg17. Duquoc. Ma l'obiezione riemerge: Dio può essere sottomesso all'evoluzione. All'obiezione che Dio. « La Chiesa attende che il marxismo sia cristiano per un effetto magico. Ma non si rende conto che il marxismo potrà essere cristiano solo quando vi saranno dei cristiani che siano marxisti » (364). beleden als Zoon Gods. perché non vi è in lui pluralità di persone. La sussistenza divina Illuminante del pensiero dell'autore e ancora la spiegazione dell'« unità d'ipostasi » affermata da Calcedonia 16. Non si tratta di possibilità metafisica. né qualcosa che paralizzerebbe l'essere umano. Tijdschrift voor Theologie 6 (1966) 270). nel senso moderno del termine. HULSBOSCH. 230-231. e la sua divinità. più di altre.7 Ibid. 118-119. 135. per accettarlo in seguito. (Cfr. così Gesù. La reazione e quella del panico. Affermare la sussistenza divina (che non è sinonimo di « personalità » divina) è negare il sostegno puramente contingente dell'umano. La pluralità dei soggetti forma in Dio una comunità che si prolunga nell'Incarnazione: il Logos è principio di relazione di Gesù al Padre. egli dice. In appoggio a questa interpretazione. mentre noi non lo siamo che per grazia e partecipazione.

così bisogna riconoscere che non vi sono due piani nella storia che è una..ontologica infinita. . la salvezza escatologica e la liberazione umana. Negare questa sussistenza divina. Riduce ad una semplice interpretazione teologica la rappresentazione della morte del Figlio che si abbandona al Padre. l'autore ammette che Gesù ha visto approssimarsi la sua morte e ha fatto affidamento su di essa. vi è una legge della persona o della comunità. come la nozione di soddisfazione proposta più tardi da sant'Anselmo. In questo modo l'essere umano unisce in Gesù l'affermazione di se è il dono di se. e più specialmente ai teologi che elaborano una cristologia in cui è implicata la ratificazione dello statu quo. Ma trova che la presentazione della morte fatta dal vangelo di san Giovanni è meno conforme alla storia di quella di Marco. sperimentarsi come soggetto. o in termini ancor più semplici: « la soddisfazione di Dio e la Nuova Umanità »20. 16 Ibid. 543. L'unica sussistenza divina non esclude d'altronde che si possa parlare di sussistenza umana di Gesù. 60 nità» del peccato non è altro che l'irreparabilità di questo danno. in luogo della natura umana ipostasiata nella persona del Logos. L'autore vuol dimostrare che il linguaggio di espiazione del Nuovo Testamento è metaforico. 17 Nella nota 20 della p. quella che dona alla sua umanità la sua realtà e ne fa un assoluto. SECONDO J. SOBRINO Dal Centro di Riflessione Teologica di San Salvador si presenta a noi una cristologia come prodotto dell'America Latina. del giusto e del servo. legge della soggettività. ben somministrate. e le leggi che vi sono legate. Come nel Cristo non vi sono due piani sovrapposti. e dove è esclusa la possibilità del « no » radicale quale l'indirizza al mondo l'attuale teologia dell'America Latina23. 131-145. 59 Infatti. nel senso che si tratta della sussistenza della sua umanità. Si comprende meglio che l'autore mantiene ugualmente il merito di Gesù nella sua morte. 497-502. rifiutando di tener conto della Contro-riforma. Gutierrez. B) IL CRISTO. così questa sussistenza è puro riferimento all'altro. L'opera della salvezza Per quanto concerne l'opera della salvezza. Il peccato infatti non può essere chiamato offesa di Dio che per il danno causato all'uomo: « l'infi- 18 Ibid. Per il regno escatologico vale l'espressione impiegata per il regno intrastorico: « il socialismo bisogna meritarlo »21.. nella linea del movimento teologico segnato dai nomi di Comblin. 20 Ibid. L'autore che deliberatamente ferma la sua considerazione della tradizione ecclesiale alla Riforma. l'autore sviluppa le sue critiche concernenti la posizione presa da Schoonenberg nella sua opera Un Dios de los hombres (Ein Gott der Menschen) su Calcedonia. è sperimentarsi come unico. perché la pretesa ad una sussistenza assoluta e una pretesa ontologica dell'essere umano. farebbero un gran bene a molti cattolici. I due aspetti si verificano in Gesù: l'uomo Gesù possiede una sussistenza divina. 231-232. Non si accede alla salvezza escatologica che attraverso lo sforzo di liberazione umana22. e giudica che « Gesù ha vissuto la sua morte non tanto come dono di se.. Ma oltre questa affermazione assoluta di se. ma come un insuccesso » 18. quella della natura divina ipostasiata nella persona di Gesù. uno della divinità e l'altro dell'umanità. e la formula cristologica proposta. la condanna del giusto. testimonia particolarmente quanto apprezzi certi aspetti della reazione di Lutero. Considera molto discutibili le opinioni esegetiche in questo campo. Il teologo non ha basi scritturali sufficientemente solide per affermare che Gesù attribuiva alla sua morte un valore redentore 19. sarebbe disumanizzare l'umano.. 499. 19 Ibid. La vera soddisfazione dunque non può consistere che nella restaurazione della natura dell'uomo. Il torto di Calcedonia è stato quello di separare in Gesù una essenza umana operante come umana e la sussistenza del Figlio: il principio di sussistenza degli esseri non può venire isolato dall'essenza. Ciò che la caratterizza è la fede dell'uomo che si abbandona in Dio. e preferisce definire questa morte come quella del profeta. quella dell'Assoluto stesso. Ciò che si può ritenere dalla dottrina della soddisfazione. Questo merito esprime l'esigenza interna dell'opera intrastorica per l'ottenimento della salvezza escatologica. Egli pensa che alcune dosi di luteranesimo. e la distinzione fra natura e sussistenza è incomprensibile. 128. E siccome Dio è amore. e in questo senso come assoluto. secondo la quale l'uomo deve accettare altri soggetti nel dono di se. CAMMINO VERSO DIO. che oppone più radicalmente Dio e l'uomo peccatore.. e che per la realizzazione dell'uomo nuovo il « materiale » impiegato è quello delle conseguenze del dinamismo del male che l'uomo ha impresso nella storia: la morte. 5. 15 Ibid.

non sono più considerati come parole autentiche di Gesù (Gv. nella sua vita terrena. con delle menzioni di « Dio » il cui senso sembra essersi evoluto32. vi e semplice radicalizzazione dei dati emessi anteriormente sul regno di Dio. non si può partire dalla formula di Calcedonia. BOFF. 30 Ibid. 30. Boff. dal punto di vista esegetico. 81. ciò che costituisce l'essenza della sua persona e la relazionalità con il Padre: quello che Calcedonia affermava in categorie òntiche. L'autore critica la teologia tradizionale secondo la quale l'uomo Gesù. (Cfr. 32 Ibid. Come scrive L. 124). F. 26 Ibid. Miranda. 11. 284. 2. « Gesù fu uno straordinario credente ed ebbe la fede. Nella cristologia classica. La cristologia considera in Gesù la via della liberazione24.. L. 63. Quello che vi e di più profondo nella persona di Gesù e la sua fede. Gesù aveva semplicemente coscienza che l'approssimarsi dei regno dipendeva dalla sua predicazione. L. 508.. 23 Ibid. I problemi fondamentali della cristologia devono essere riformulati partendo dalla storia della fede di Gesù. la « divinità » di Cristo si basa sul concetto di natura divina e dell'unione personale della natura umana di Gesù con la persona divina dei Logos. sapeva di essere Figlio di Dio nel senso stretto e metafisico dei termine. poiché ha il torto di presupporre i concetti di Dio e di uomo. 55. Buenos Aires 1974. particolare e non reiterabile di mettersi in relazione col Padre. 74.21 Ibid. Relazione di Gesù col Padre La relazione di Gesù col Padre e quella della fiducia.38. La teologia latinoamericana. è a partire dalla relazione al regno di Dio che bisogna comprendere la coscienza di Gesù. Mt. 79-80. « Nella predicazione di Gesù nulla appariva di totalmente nuovo ». Dopo D. 27). 29 Ibid. 31 Ibid. È stato certamente un « liberale » o un « non-conformista » in rapporto alla realizzazione concreta di queste tradizioni. 22 Ibid. ogni dimostrazione di coscienza messianica sulla base dei titoli presentati nei vangeli. Lungi dall'escludere la divinità. l'accesso a Dio non e possibile che in una prassi liberatrice al seguito di Gesù27. Il perdono dei peccati. 71. Cristologia desde America Latina (Esbozo a partir dei seguimiento dei Jesus histórico]. 28 Ibid. secondo la storia della fede di Gesù. nel vocabolo « liberazione » esprime la coesistenza di due esperienze fondamentali. ma a chi si donava come persona33. 617. in cui appare questa relazione. scrive. i testi evangelici sui quali si fondava questa affermazione dogmatica. dice Sobrino. 46. ma si e primieramente identificato ad esse B. Dal fatto che Dio esiste in quanto regna. in primo luogo. Messico 1976. i miracoli e tutta l'attività di Gesù non possono essere utilizzati per dimostrare la sua divinità. La fede fu il modo di esistere di Gesù » x. Gesù non ha avuto coscienza d'essere il Figlio eterno dei Padre. Assmann. 61 Vidales.. Bisogna ritornare al Gesù storico. « Bisogna comprendere Gesù. 25 Ibid.. In questa maniera unica. Indicano il regno di Dio al servizio dei quale si e messo Gesù 26. si tratta di riformularle in categorie di relazione.. . Jesucristo el Liberador. « La divinità di Gesù consiste nella sua relazione concreta col Padre. Il regno di Dio che egli predica e liberazione. Conviene ritornare alla definizione della persona fatta da Hegel: l'essenza della persona consiste nel darsi ad un altro.36. come un riformatore religiöse che predicava le migliori tradizioni d'Israele ». Per la comprensione di questa divinità.. Strauss. 41-43. questa fede ci fa comprendere in che cosa consiste la divinità concreta di Gesù31. egli osserva. senza indicare la relazione di Gesù col Padre. Boff.. ossia in quanto e libero e crea la solidarietà umana. 1. SOBRINO.. Del pari. L'autore critica più particolarmente la cristologia di Schoonenberg per aver ridotto il problema ad entità astratte (Dio e l'uomo) dimenticando l'opposizione irriducibile tra Dio e il peccato: «teologia troppo buona ». Per sapere chi era Gesù. 10. 27 Ibid. Invece. cfr. molto di 24 J. consiste la sua maniera concreta di partecipare alla divinità34.. ed e così che i peccatori ai quali perdona sono il tipo di quelli che sono oppressi nella società. non bisogna sapere ciò che pensava di se stesso.. e il senso dell'espressione « Abba »29. 563. 84-85. 62 scutibile28. La relazione al regno di Dio Il Gesù storico e ridotto a dimensioni assai modeste.. sarebbe. Inoltre essa identifica Gesù con il Logos. quella della necessità della liberazione e quella della sua impossibilità storica.

105 (cfr. « Fede in Gesù significa accettare che in lui si e rivelato il Figlio. « La concezione metafisica greca dell'essere e della perfezione di Dio rende impossibile una teologia della croce »42. l'autore dice che Gesù e colui che ha vissuto in pienezza e originariamente la fede. nella fiducia e nell'obbedienza alla missione del regno36.. Friburgo- Basilea-Vienna. 37 Ibid. 28). Del pari ha vissuto in modo assoluto la speranza sperimentando sulla croce il totale abbandono del Padre.. primo dei credenti. A dire il vero non si può affermare che Gesù rivela il Padre. 292. I dogmi cristologici. si può comprendere in che consista la sua filiazione divina38. verso l'avvenire di Dio. Gesù possiede per natura ciò che l'uomo possiede per grazia. parlano astrattamente di divinità e d'umanità. la rivelazione del mistero assoluto. l'autore cita un pensiero di K. 34 Ibid. 104-105. così Gesù non e. o ancor più precisamente. 4. mentre concretamente la divinità e Yahwé. molto simili alle acclamazioni liturgiche40. « In questo senso si può affermare che Gesù si fa Figlio di Dio e non semplicemente che lo e »35. 107.. e fundamentale. Come definire allora la differenza fra Gesù e gli altri cristiani? Secondo la risposta classica. impregnati di mentalità ellenica. ma la dottrina del sacrificiò della croce. colui che percorre il cammino verso Dio e lo rende possibile ai suoi fratelli. il cammino del Figlio. ne che lui e il « sacramento » del Padre. Egli non considera che la preghiera al Padre « come Gesù ». Riformulando questa differenza in categorie storiche. Quest'affermazione che può sembrare spiacevole. non solo la teoria della soddisfazione proposta da sant'Anselmo.. per il cristiano. 35 Ibid. 64 La divinità di Gesù si svela storicamente. seguendo il cammino della sua fede. come se rendesse visibile storicamente il mistero ultimo dell'esistenza e della storia. luglio 1977. 311. l'autore ritiene che il valore positive dei dogmi risiede nell'indicazione dei limiti da rispettare dalla fede cristiana e nelle affermazioni dossologiche. K. Ciò che Gesù rivela e il Figlio. 41 Ibid.33 Ibid. La divinità di Gesù significa fraternità. In breve. e omette di prospettare la preghiera al Cristo. Che significa allora l'affermazione neotestamentaria della fede in Gesù? Evidentemente non si tratta di un'ortodossia nominalista che includerebbe Gesù fra le divinità. Gesù non sarebbe risuscitato. L'opera di liberazione La critica rivolta ai dogmi si ritrova a proposito dell'opera compiuta da Cristo. In effetti essa attribuisce a Dio immutabilità e impassibilità. 38 Ibid. e l'umanità e la persona concreta di Gesù41. Gesù non sarebbe il Figlio. facendo il regno. se non vi fosse stata fede nella risurrezione. Gesù. Si può tradurre ciò in « linguaggio operative »: se la rivelazione del cammino del Figlio fosse stata incapace d'incorporare altre persone in questo cammino. Nello stesso senso Sobrino scrive che nel Figlio e apparso il cammino verso il Padre (La oraciòn de Jesus y del cristiano. non si può sapere che Gesù e il Figlio. THÜSING. Christologie systematisch und exegetisch. RAHNER-W. La fede si dirige sempre verso l'assoluto di Dio e verso il suo regno.. In questo senso la divinità di Gesù consiste nell'essere il « primogenito ». 39 Ibid. Per confermarla.. se non quando si e in comunione con lui.. ossia il cammino verso Dio »39. L'autore critica inoltre. 40 Ibid.. secondo quest'affermazione. 387). la via che consiste nel farsi Figlio di Dio. 63 3. ma la rivelazione della maniera di corrispondere a questo mistero assoluto. cfr. 36 Ibid. Per giustificare la sua reinterpretazione delle formule dottrinali. rivelazione del cammino verso Dio La relazione col Padre e storia. 311-312. 104. 104-105. Questo ei permette di rivalorizzare una designazione neotestamentaria dimenticata. Christus. Rahner che considera la fede nella risurrezione come un « momento interno » della risurrezione stessa di Gesù. il Padre di Gesù. ma significa che camminando con Gesù. in senso stretto. nell'esperienza di far la storia congiuntamente con Gesù. L'affermazione può sembrare minimalista. Una teologia storica della liberazione deve pensare la sofferenza come un modo di essere di Dio 43. come fratello maggiore. Ma in America Latina sorge spontaneamente l'impressione che Bonhoeffer ha espresso: « Solo un Dio che soffre ei può salvare ». . 270. perché una risurrezione deve essere rivelazione 37. quella di « primogenito ». aprendo il cammino della fede e percorrendolo fino alla fine. e ne conclude che.

. È la risurrezione il punto culminante della cristologia storica. PIKAZA. che egli sia stato figlio illegittimo di Maria. Dal punto di vista storico sembra più verosimile che Gesù sia nato dal matrimonio di Maria con Giuseppe.. il più probabile e la concezione non verginale di Gesù. ma come una chiamata alla coscienza in vista di sormontare l'ingiustizia e il peccato del mondo50. soprattutto all'inizio della sua predicazione. 45 Ibid. secondo cui la nascita verginale non può 52 Ibid. Dal punto di vista teologico le tre ipotesi sono accettabili. 48 Ibid. Assumendo un aspetto cultuale.. Egli ha opposto alla concezione della divinità come potere. Estremiste sono le posizioni di coloro che suppongono il problema già risolto.. Ensayos de cristologia bíblica. e non si può neanche trascurare la possibilità di una reale concezione verginale. Nella risurrezione si realizza l'utopia.. 162-167. credeva nella prossima venuta del regno. 180-182. occorrerà ancora che questa opinione s'integri nella vita della Chiesa55. e presenta un Dio in contraddizione con la situazione religiosa. tuttavia non si può scartare la possibilità. Ci fermiamo sulla posizione adottata dall'autore concernente l'origine umana di Gesù e la sua filiazione divina. l'autore ritiene che non si possano emettere attualmente delle precise conclusioni sull'origine umana di Gesù. SECONDO X. 172. questa e colta dalla fede non come una spiegazione.. benché i vangeli non siano troppo espliciti in questo campo. 49 Ibid. 54 Ibid. ed e rimasto passive in questa aspet- 44 Ibid. aveva preso posizione nella politica del suo tempo. che Gesù ha voluto smascherare le intenzioni dell'uomo « religiöse ». un Dio che non e quello della religione. Küng. 131. in conflitto col potere oppressore47.. visto che la parusia non sembra prossima. con la sua onnipotenza. il regno di Dio. Ma esegeticamente. È vero che la riflessione della Chiesa ha affermato la verginità perpetua di Maria. 43 Ibid. la concezione della divinità come amore. 176. perché la realtà di Dio e già costituita dall'origine. 65 sacrificiò che può essere rappresentato nel culto.. C) LE ORIGINI DI GESÙ. ma riunisce semplicemente dei saggi di cristologia biblica sulle origini di Gesù. Estremista e la posizione di H.. egli lotta contro il potere religioso. Gesù e stato condannato come agitatore politico. quello che e storico e che i discepoli hanno avuto fede in Gesù dopo Pasqua49. in maniera positiva o negativa. .. 303. perché una nascita illegittima non contraddirebbe il fatto dell'amore cristiano 54. 253. con l'esistenza di fratelli autentici. 50 Ibid. cfr. deve anche tener conto delle ignoranze e degli errori di Gesù: Gesù. e riportando criticamente alcune interpretazioni recenti. il cristiano che vive la fede. Los orígenes de Jesùs.. 51 Ibid. „ 53 X. 296.. occorre avere più attività: il cristiano non può imitare la passività di Gesù52. 225. bisogna notare. È la sorgente del legalismo e del moralismo. Per comprendere meglio il significato dell'opera di Cristo. L'origine umana e il problema della concezione verginale Senza voler fare un'analisi approfondita dei testi evangelici. 32. Occorre aggiungere che camminando con Gesù. 150-151. Ma in realtà Yahwé e « il Dio dell'avvenire e non il Dio dell'origine » *. 66 tativa. 47 Ibid. Nella croce il Padre consegna il Figlio abbandonandolo al peccato48. D'altronde non e che per mezzo della prassi della liberazione che si può cogliere il senso della risurrezione51.42 Ibid. Davanti al problema sociologico attuale. Pikaza Il non vuol presentare una sintesi dottrinale di cristologia. 46 Ibid. PlKAZA L'opera pubblicata da X. la sua onniscienza e la sua giustizia retributiva45. 55 Ibid. 149. In essa si rivela la trascendenza di Dio.. 150. La teologia non si oppone neppure alla comprensione dell'espressione « fratelli di Gesù » nel senso più normale. la croce corre il gran pericolo di perdere il suo valore storico e il suo scandalo scompare **. 37. 1. d'altronde molto improbabile. secondo l'autore. La religione e una concezione della realtà secondo la quale il senso di tutto e già dato. Perö l'autore non prende posizione sulla realtà del fatto storico. Salamanca 1976.

E. e non che una Incarnazione del Figlio di Dio sarebbe stata impossibile senza concezione verginale. 2: Gott war in Christus. vi e una via mediana che non e seguita solo da protestanti ma anche da cattolici. A questo titolo può invocare Dio col nome di Padre. Certamente tutta la mariologia tradizionale. ma all'eternità. H. affinché la teologia cattolica riesca ad interpretare la concezione verginale come un teologumenon che si e espresso in un mitologumenon.. KÜNG. perché la natura divina non appartiene ad un tempo anteriore. ed e possibile che Gesù abbia avuto un padre umano e che sia stato l'espressione dell'eros del matrimonio. Questa filiazione non significa unita d'essenza. L'uomo non fa concorrenza a Dio. 182). come lo testimoniano specialmente P. compiendo la legge di Dio sulla terra. in questo caso Gesù potrebbe ancora essere chiamato realmente uomo? Se la sua persona preesisteva. come pure l'opinione che il principio della vita di Gesù doveva essere l'agape e non l'eros. Nella morte egli testimonia una fiducia che arriva fino in fondo. occorre innanzi tutto riferirsi all'esperienza della sua vita terrena. e stata opera dello Spirito divino che ha fatto di questo bimbo un figlio di Dio59. Schoonenberg e R. cambiare la coscienza dei credenti e la stessa dottrina mariologica58. al principio della nuova creazione. Per teologumenon bisogna intendere un dato esclusivamente teologico. SCHELKLE. 104 (cfr. Cosa pensare di questa tradizione? Innanzi tutto e poco logico parlare di preesistenza. Fra queste opinioni estremiste. Theologie des N T. Düsseldorf 1973. nella lotta contro le potenze del male e l'offerta del regno agli umili. così si e poi formata la tradizione dogmatica che ha trovato la sua espressione nei concilii di Nicea e di Calcedonia. 59 Ibid. 299 68 dei « piccoli » che hanno fiducia in Maria e l'invocano come « vergine ». ne che Gesù trascenda i limiti umani. 57 Ibid. Questa posizione dogmatica ha valore come via di avvicinamento al mistero. 447). H. la filiazione divina doveva manifestarsi con la concezione verginale. dovrebbe essere revisionata. Tuttavia la ricerca di nuove basi teologiche deve farsi in modo positivo. evitando lo scandalo 56 Ibid. La filiazione divina Per comprendere il senso della filiazione divina di Gesù. 58 Ibid. pur essendo il frutto delle relazioni di Maria e di Giuseppe. . La risposta del Padre era necessaria perché fosse costituito il Salvatore e il Figlio: essa e data nell'esperienza di Pasqua. Monaco 1974. essendo questo in contraddizione con l'amore di Dio manifestato nel Cristo. bisogna riformulare il principio dell'infallibilità della Bibbia e del magistero... alla luce della nuova antropologia cristiana. un intervento speciale di Dio. Non e dunque Figlio in quanto avrebbe un'entità divina. secondo cui il concepimento del bambino. Brown. Non meno estremista nell'altro senso e l'opinione che per essere figlio di Dio. ma prendendola come un dato obiettivo ed assoluto. Per non causare la rovina della loro fede. H. si distruggerebbe il senso biblico e teo- 60 Ibid.. 69 logico della preesistenza. 307. ivi compresa la dottrina della Immacolata Concezione. Tuttavia. 2. molte cose devono ancora cambiare nella Chiesa. sarebbe preferibile elaborare una mariologia in cui si passi semplicemente sotto silenzio il fatto della verginità biologica. Figlio indica l'uomo che si realizza liberamente in un'apertura totale agli altri.67 essere un avvenimento storico biologico. Gesù non poteva avere sulla terra un padre umano. Noi affermiamo semplicemente che «secondo il piano divino». Küng ha ragione di pensare che nessuno ci può obbligare ad ammettere la concezione verginale come un fatto biologico. Schelkle. 306 (K. e che identifica Gesù al Logos preesistente che si e incarnato. Infatti. La realtà di Gesù come figlio di Dio vi riceve due nuove prospettive: lui e il Figlio perché trionfa sulla morte e penetra nel mistero del regno (risurrezione come esaltazione) ed e Figlio in quanto verrà per il giudizio finale (risurrezione come parusia). perché era necessaria la maternità verginale alla rivelazione della filiazione divina57. Christ sein. La trasformazione della teologia non può mancare di riproporre il problema più vasto dell'autorità della Scrittura e della Chiesa60. sebbene non si possa escludere con tutta certezza. la sua realtà umana sarebbe una illusione 62. come afferma K. È in questi due sensi che e pienamente Figlio. L'autore cita il nostro articolo La conception virginale du Christ (Gregorianum 49 (1968) 658- 659) come esempio di questa opinione estremista. ma si spinge troppo avanti affermando che essa non può essere che un simbolo56. nell'Incarnazione tale quale si è concretamente realizzata. nell'abbandono e nella solitudine. Sono state le comunità cristiane che in seguito hanno interpretato la filiazione divina in termini di preesistenza o di concezione operata dallo Spirito Santo*1. Perö la tradizione intende la preesistenza nel senso di una esistenza in Dio che ad un dato momento assume una storia umana.

ha perduto la vera dimensione della storia. 252). Gesù non e Figlio di Dio fin dal principio.. 67 Ibid. 47. 480. Gesù e la realtà protoesistenziale: e l'espressione definitiva di Dio in modo tale che gli avvenimenti e le persone acquistano in lui il loro significato ö. l'autore cita l'esempio di P. Lo spirito non ha per- 65 Ibid. in Glauben und Verstehen II. perché Gesù e l'espressione dell'apertura dell'uomo al divino. 252-254. essere creatrice M. e da un senso alla storia. superiore a tutti i cambiamenti della nascita. ed e il Padre di Gesù ». 479. È così che il volto di Gesù si trova alla radice della creazione. 70 e la risposta divina nell'evento pasquale. 2 (R. Perciò la preesistenza si situa all'incrociò di due strade. 68 Los origenes. o ancora egli e Dio nell'umano perché in lui si esprime l'amore divino70. La cristologia dei secoli passati ha cessato di essere normativa nel nostro tempo.. Per conseguenza si deve dire che Dio e l'unione del Padre (trascendente) e di Gesù (centro del mondo).. e la creazione raggiunge la sua unità e la sua pienezza.La preesistenza deve essere intesa in un senso relazionale. Ma e anche un'unione di persone. 63 Ibid. Gesù e « Dio per gli uomini » w.. e il Cristo accetta l'amore del Padre. 71 sonalità distinta da Dio Padre. in Semanas de Estudios Trinitarios. contrariamente alla teologia tradizionale. « Gesù e Figlio di Dio (e essere divino) perché Dio esprime in lui la sua profondità. 208-211. in quanto e l'espressione assoluta di Dio per gli uomini o. la fedeltà e la risposta umana di Gesù al Padre. 481-482. 479. Il miracolo e che nella persona o realtà umana di Gesù. lui e Figlio nell'insieme del cammino percorso fino al mattino di Pasqua. Schoonenberg. Che significa più precisamente la divinità di Gesù? Essa designa il dono di Dio. È il Figlio perché. 71 Ibid. 66 Realidad divina de Jesus en el Nuevo Testamento. si realizza e si fa distinto da se stesso » ". logos di Dio. ne salvezza distinta dalla sua. questa storia prende tutto l'essere di Gesù: Gesù non e un Figlio di Dio che disporrebbe di una natura divina intemporale. Queste due nature sono la trascendenza originale di Dio e la realtà umana di Gesù. per la prima volta dopo tanto tempo. Questo implica che « Gesù non e Dio in se »ö. perché bisogna affermare con Rahner che Gesù. Come critica cattolica della preesistenza in nome della personalità umana di Gesù. VIII. rende presente il mistero divino al mondo. nell'evento pasquale Dio fa di Gesù il Signore e suo Figlio in senso pieno. essa significa che Gesù e radicato in Dio in modo tale che proviene dal mistero originale: la spiegazione definitiva del suo essere appartiene solamente al divino. la nostra riflessione su Dio può. Il dono di Dio. Cosa diventa lo Spirito in questa nuova teologia trinitaria? La peculiarità dello Spirito e di essere il campo d'amore in cui si incontrano Dio e il Cristo.. Pur affermando che il Figlio procede dal Padre per mezzo dello spirito. n. in lui si realizzano tutte le potenzialità dell'essere umano. in una vita piena d'apertura e di fedeltà al regno. aggiungendo d'altronde che « certamente Gesù e divino ». e finalmente perché e stato risuscitato da Dio Padre. In questa unione. 62 Ibid. La cristologia secondo cui il Verbo eterno ha assunto una natura umana. suscitando Cristo che e suo Figlio. 70 Los orígenes. « Non vi e che un solo Dio. Tübingen 1965.. Secondo il Nuovo Testamento. 61 Ibid. 47. della morte e della risurrezione. e questo essere che sorge quando Dio si esprime in modo decisivo. ossia dalla nascita umana. Salamanca 1974. La preesistenza ci dice ugualmente qualche cosa della storia. la dispiega. Gesù sorge direttamente dal divino ed e l'espressione di Dio. nascendo da Dio. l'infinito e il finito. dice l'autore in un altro studio66. Bultmann. Das christologische Bekenntnis des Oekumeni-schen Rates. la fedeltà con la quale Gesù riceve questo dono.. Non vi e mai stato un Dio distinto da quello che si rivela in Gesù. . l'incarnazione di Dio e la consumazione del cosmo. Dio stesso viene a realizzarsi in lui. « Dio e in Gesù » e « Gesù e in Dio »71. 473-475. Essa si precisa in protoesistenza. perché Dio si dona. Cambiando una terminologia antica della Chiesa. si potrebbe affermare che in Dio vi sono due nature e un'unione personale. 64 Ibid. che Gesù e Dio in quanto azione di Dio67. come dice R. 255-256. si deve ammettere che il Figlio nasce nello spirito. È la forza di Dio dalla quale nasce e risuscita il Cristo. 69 Realidad. BULTMANN. 48. La loro unione e un'unione dei contrari. Cristo ayer y hoy. Questa preesistenza ci dice qualche cosa di Dio: l'attuazione di Dio in Gesù e principio e norma di tutte le sue manifestazioni.

nell'intenzione di manipolarlo (con dei riti) » w. Indica poi un metodo di catechesi su Gesù Cristo da lui impiegato con persone adulte che prima si dichiaravano credenti in Gesù di Nazaret e poi si sottomisero ad una revisione della loro fede. la sua apparizione e talmente nuova e differente in rapporto al resto dell'umanità. Guerrero ha presentato nella sua opera « l'altro Gesù ». El otro Jesús. 78 Ibid. per farli passare dalla fede in un Cristo Dio. la sua sofferenza e la sua risurrezione. Tra il Figlio e lo spirito vi e una 'mutua causalità 72. Dio si e espresso in modo interamente nuovo. 72 all'altro. 76 Ibid. poiché annunciando il perdono di Dio agli uomini.l'autore sostiene che lo spirito proviene dal Padre e dal Figlio. L'autore presenta in termini caricaturali la fede tradizionale al Cristo-Dio: « Credere in Gesù non e. Questo principio si applica soprattutto alla definizione dell'identità di Cristo: « Se desideriamo spiegare oggi quanto afferma la cristologia antica.. 79 Ibid. Madrid 1977) confermano le posizioni adottate concernenti le « origini » di Gesù. condannati dagli altri uomini. 492.. 2) Gesù « manifesta Dio »76. Questo metodo comporta una riflessione sul « Gesù credente ». l'uno unito 72 Ibid. Para un anunciò de Jesus de Nazaret. 375.. come pure Gesù uomo libero. Un ulteriore articolo (En torno a «Los origenes de Jesús». dandogli tutto il suo significato »74. Gesù non e il risultato di due componenti: uomo + Dio. alla fede nel Dio del credente e dell'uomo libero Gesù ". « L'uomo Gesù e la presenza di Dio fra gli uomini. ma in un senso ben particolare che non e quello della fede tradizionale: « Dio e in Gesù così totalmente e così definitivamente da farci affermare che Gesù e Dio. R. Salamanca 1976. è stato la manifestazione dell'amore ». secondo cui Gesù e un uomo che nella sua umanità e sostenuto da Dio.. 276. ed in tal senso possiamo affermare che egli e Dio ». 80 Ibid.. hoy.. diremmo che l'esperienza di fede dei credenti del tempo di Nicea e di Calcedonia era questa: nelle parole di Gesù riguardanti Dio. 277.. Commentando l'affermazione: « Gesù e il Figlio di Dio ». l'autore precisa il senso di questo titolo in due modi: 1) Gesù e « l'autentico Israele eletto di Dio ». Il legame di Dio con Gesù e dunque definito come l'identità personale del Figlio di Dio.. Gesù e vissuto e conseguentemente ha espresso la realtà che noi chiamiamo " Dio " in tutta la sua pienezza e prossimità. . « In quanto rivelazione della divinità di Dio. Gesù e un uomo che ha un rapporto di intimità con Dio. 504-505. affermare che fu un personaggio divino davanti al quale noi prendiamo degli atteggiamenti magici. 74 Ibid. 73 Jose-Ramón GUERRERO. 327-357.. 274-275. sebbene la sua natura umana impedisca questa identificazione con Dio. D) UN GESÙ DIFFERENTE CON PROGETTO DI CATECHESI J. L'autore si riferisce all'opinione di Gonzalez Faus. nella sua vita. Gesù e il Figlio » 77. è vero che Guerrero continua a parlare di fede in Gesù. È così che essa cerca di « sbloccare la fede in Gesù » degli adulti. Egli applica il principio secondo il quale « la catechesi deve reinterpretare il vangelo e rielaborare le formulazioni antiche della fede partendo dall'esperienza concreta dell'uomo » ". 231. La considerazione della fede di Gesù fa porre la domanda: « In quale Dio egli credeva? Qual e la sua esperienza di Dio »? La catechesi fa scoprire il Dio di Gesù. in modo tale che questa realtà si trova solidale con l'esistenza umana di Gesù. 220-221... ma e un uomo del quale il parlare e l'agire sono pienamente ricolmi di Dio fin dalle sue origini e in tutte le dimensioni della sua persona »75. perché e entrato in relazione intima con l'io di Gesù. egli e Dio. Presenza di Dio. che in lui comincia una nuova creazione e un uomo nuovo »78. Gesù vi e considerato come il modello della fede.. 232. Salmanticensis 24 (1977) 351-361) e l'opera sul Vangelo e il marxismo (Evangelio de Jesús y praxis marxista. Questa manifestazione ha un carattere unico: « Gesù e un uomo in cui e avvenuta la manifestazione piena e non reiterabile di Dio agli uomini. 77 Ibid. ma 75 Ibid. La filiazione divina di Gesù differisce da quella degli altri uomini in ragione della sua esperienza di Dio: « Questo Gesù e Figlio di Dio perché nella sua coscienza umana ha un'esperienza di Dio essenzialmente distinta da quella del resto degli uomini.

7 Ibid. si guarda bene dal dire che Gesù e Dio: lo chiama l'intendente e il rappresentante di Dio. Incarnation de Dieu. Küng le trova rivestite di forme mitologiche e giudica che esse vogliano indicare. 5 Mein Spiegelbild. tr. 21 Sett. rendersi capaci di liberazione e di salvezza grazie a lui. della preesistenza. descrive varie disposizioni. e dubiti della sua conformità con i dati biblici2. del Figlio e dello Spirito deve essere compresa come l'espressione della relazione di Gesù a Dio e non come l'unita di tre persone. Gesù di Nazaret e il vero uomo che e rivelazione del vero Dio ed e questo per noi. Nell'opera che doveva portare dei chiarimenti sul suo pensiero. 3 Ibid. il Dio amico degli uomini era lui stesso vicino. scrive: « Il vero uomo Gesù di Nazaret 1 Menschwerdung Gottes. l'unicità. il valore divino di Gesù e concepito in primo luogo in maniera funzionale e non fisica o metafisica: la persona di Gesù e prospettata non nel senso di una astratta dichiarazione di essere. Vuole tradurre in linguaggio moderne le dichiarazioni degli antichi concilii. Non rinuncia alla dottrina di Calcedonia. 663. Eine Einführung in Hegels theologisches Denken ah Prolegomena zu einer künftiger Christologie. 75 e per la fede la reale rivelazione dell'unico vero Dio »4. avanza più arditamente nel senso del distacco nei riguardi della tradizione. Auspica l'elaborazione di una nuova cristologia in cui sia riconosciuto il divenire di Dio. in frankfurter Allgemeine Zeitung. 438. Lo Spirito e la presenza di Dio e del Cristo glorificato per la comunità dei credenti e per ogni credente individualmente8. 639 s. ma di una dichiarazione di salvezza per noi uomini. SECONDO HANS KÜNG 1. partecipare al suo impegno. l'originalità e l'eccellenza insuperabile del messaggio che si esprime in Gesù6. era all'opera. Nella sua opera « Essere cristiani ». della mediazione creatrice e dell'Incarnazione. Egli afferma dei vincoli molto intimi fra Gesù e Dio. 434. Dewart.73 quando spiega cosa significa questa fede. Ma commentando l'espressione. che proclamava Gesù vero uomo e vero Dio. e ritiene che la terminologia della dottrina tradizionale della Trinità e dell'Incarnazione dovrebbe essere disellenizzata per essere adattata al contesto della cultura moderna3. agito. ha parlato. credere nell'amore e nella solidarietà con gli altri uomini. Si percepisce subito la differenza fra questo enunciato e quello di Calcedonia. Solo più tardi. Friburgo 1970. nessuna delle quali verifica l'adesione alla persona divina di Cristo: credere in Gesù. ne più ne meno. credere in una comunità di credenti. Ammette un'unità di Gesù con Dio suo Padre. con l'introduzione di concetti ellenistici. credere in quello che egli ha creduto. 6 Christ sein. Per esprimere la relazione fra Dio e l'uomo Gesù. la cristologia funzionale e divenuta una cristologia ontologica7.. 8 Ibid. estraendole dai loro contesti socio-culturali ellenistici. accettare come modello la vita di un uomo perseguitato. esponendo poi alcune riflessioni personal:. 467-468. 76 « Dio esiste? »9. Vero Dio significa dunque l'uomo in cui Dio parla e agisce. 2 Incarnation de Dieu. e interessarsi alla sua vita e al suo messaggio. Si apprezza l'ansia per una fede viva e concreta. lui ha risposto che non rinunciava alla qualifica di « vero Dio »5. La reinterpretazione di Calcedonia e l'identità di Gesù In una prima opera di cristologia1. Monaco 1974. e si e rivelato in modo definitivo ». sebbene vi scorga un semplice compromesso che da una soluzione problematica. risposta a un articolo dello Spiegel. Nel Nuovo Testamento. Quanto alle dichiarazioni concernenti la filiazione divina. Nondimeno Küng conserva in un certo qual senso l'appellativo di « vero Dio ». 4 Christ sein. Al rimprovero che gli è stato fatto di vedere in Gesù semplicemente « l'ultimo e decisivo inviato di Dio ». credere che Gesù e l'uomo nuovo. Parigi 1973.. L'unità del Padre. La definizione dell'identità di Gesù come essere umano si accompagna ad una reinterpretazione della Trinità. Küng rimane essenzialmente fedele alle sue posizioni. INTENDENTE E RAPPRESENTANTE DI DIO. Küng si compiace a sottolineare l'unicità di Dio in un senso che non ammette una pluralità di persone divine. ma non dice mai che Gesù e il Figlio incarnato nel senso della fede cattolica tradizionale. 21. « per i credenti in Gesù. Introduction a la pensee theologique de Hegel comme prolegomenes a une christologie future.. l'espressione ha una portata funzionale. 1974. Küng approva il programma di disellenizzazione proposto da L. ma l'essenziale della fede non e forse assente quando si tratta di non credere più al Figlio di Dio fatto uomo? 74 CAPITOLO IV SAGGI CRISTOLOGICI IN ALTRE LINGUE A) GESÙ. 439-440. un'esperienza di Dio e una presenza di Dio . Küng presenta il pensiero di Hegel. fr. sottolinea Küng. nello Spirito.

ciò che e la volontà di Dio. Anche se precisa che non e soltanto in un senso funzionale. JENS. volontà. Ha avuto una cena d'addio con i suoi discepoli. che Gesù non agisce solo come Verbo e Figlio di Dio. Senza voler fondare un nuovo rito. Quel che si può affermare come fondo storico del racconto della Pentecoste. La morte sulla croce e un evento che si e prodotto per noi. Monaco 1978. ma la sua predicazione che si riferisce all'avvenire assoluto di Dio. Monaco 1978. La risurrezione non segna la continuità del corpo ma quella della persona. Il Gesù evangelico Küng adotta un'esegesi dei testi evangelici che permette una riduzione delle dimensioni del Gesù della storia. Quanto all'idea di una sostituzione nell'espiazione per la moltitudine.. ma che « lo e in se stesso ». 751. 414-416. 17 Ibid. non sono certo le parole sul pane e sul vino. Gesù conferisce un senso nuovo ad un rito antico. 10 Existiert Gott?. ed e possibile che Gesù non si sia mal designato con questo titolo. La si può chiamare corporea se per corpo s'intende non il corpo fisiologico ma la realtà personale.15 Gesù non voleva fondare una nuova religione 16. fino al giorno in cui l'avrebbe bevuto nuovo nel regno di Dio. Filium Dei unigenitum » n. La risurrezione significa la 15 Ibid. Gesù ha respinto lui stesso ogni identificazione con Dio. 312-314. predicando la venuta del regno di Dio. Dio stesso ha parlato. 20 Ibid. essa avviene con la stessa morte21... Dio e al fianco. almeno secondo Marco: li ha considerati segno profetico della sua morte. Gesù e un giudeo che condivideva le speranze dei suoi contemporanei. È in questo senso che Küng osa dire senza esitare: « Credo in Jesum Christum. 2. Si e sbagliato su questo punto. lo annunciava per un avvenire molto prossimo. 279-290. Per mezzo di lui. si e rivelato in modo definitivo ».messianici. che vive per la sua risonanza. Impiega il termine « Figlio ». figlio di Dio » ". 748. 304-306. ma di un'intimità poco ordinaria 17. ma in un contesto in cui la qualità s'intenda della personalità umana di Gesù.. ma non ha voluto fondare una nuova liturgia.. La risurrezione non e un avvenimento nello spazio umano ne nel tempo umano. ove Gesù agisce e parla. il Dio amico degli uomini e lui stesso vicino e all'opera. 14 Christ sein. Dio e presente in maniera nascosta »12. 467-468. potrebbe trattarsi di una interpretazione post-pasquale 18. bisogna salvaguardare per quanto e possibile le speranze di dialogo attuale con i giudei. il suo rapporto con Dio non era quello di un'identità. 78 morte in Dio. La distinzione fra Gesù e Dio emerge bene malgrado i legami intimi: « Ove e Gesù. conserva un valore attuale per il presente dell'umanità . Quando spiega che per lui Gesù di Nazaret e il Figlio di Dio. La concezione della morte di Gesù come sacrificiò espiatorio dovrebbe essere abbandonata. 77 discussione il titolo di Figlio dell'uomo. Bisogna evitare di esagerare la sua originalità e specialmente evitare ogni interpretazione eccessiva del termine « Abbà ». 16 Ibid. 750. Ad iniziativa di Küng. vi e anche Dio. edita da W. e stata pubblicata una documentazione sulla controversia riguardante «Christ sein»: Um Nichts als die Wahrheit. egli interpreta nondimeno l'appellativo di Figlio nel senso di una prossimità di Dio che agisce e si rivela in Gesù. tanto più che questo Figlio dell'uomo non appare identico a lui.in Gesù 10. 12 Ibid. 744. per il suo esempio e per nostro ricordo. Perciò la concezione del « sacrificiò della messa » e problematica. 376. 13 Ibid. entra solo in 9 Existiert Gott?. conserva questa distinzione: « In Gesù. Gesù non si e mai attribuito dei titoli . L'Eucaristia e un banchetto e non la ripetizione del sacrificiò della croce ". del sacrificiò della sua vita.. per il tempo della sua generazione... 206-213. egli me lo dice. ma la dichiarazione escatologica secondo la quale non avrebbe più bevuto del frutto della vite.. Si può dubitare che Gesù abbia istituito la cena eucaristica. Se vi e una frase nel racconto della Cena che risalga a Gesù stesso. ha agito... 18 Ibid. 340-341. Il messaggio pasquale significa che Dio non ha abbandonato Cristo nella morte ma lo ha assunto nella propria vita. I racconti della tomba vuota e delle apparizioni sono formazioni leggendarie del messaggio della risurrezione20.. Deutsche Bischofskonferenz contra Hans Küng. Egli « e in forma umana parola. Ha riferito a se stesso il pane e il vino. ove Gesù soffre e muore. 11 Ibid. e che dopo la morte di . 19 Ibid.

lacunosa » 26. « Un . i discepoli si sono radunati nell'entusiasmo.22 La nascita verginale deve essere compresa non come un avvenimento d'ordine storico e biologico. Jesus im Widerstreit. divina. ma non necessariamente nella maniera con cui un pensatore ebreo e greco del tempo immaginava o intendeva tale filiazione » n. A noi interessa il Cristo che egli presenta. Figlio di Dio non cessa di essere un comune uomo ». 348. mentre la ricerca odierna parte dall'umanità del salvatore per scoprire la situazione che essa raggiunge con Dio ». La relatività e « una conquista ormai irrinunciabile.25 21 Ibid. Si deve considerare l'uomo Gesù come « il veicolo e la misura della comunicazione divina ». già nelle Scritture. al di là delle presentazioni o incrostazioni culturali dei suoi primi e successivi interpreti. relativa. 17. «La teologia del Verbo incarnato da la preminenza alla persona divina responsabile dell'elevazione dell'uomo. e la preferenza data al servizio degli uomini sul culto di Dio. Küng cerca d'indicare la divergenza che separa giudaismo e cristianesimo. Giovanni e un interprete ufficiale del Cristo. autore ebreo di opere su Gesù. « Non e Dio che chiude la realtà umana di Cristo assumendola in se. 24 H..23 3. ne quello degli autori evangelici *.. semplicistica.. Ein jüdisch-christlicher Dialog. ma ha annunciato il regno di Dio... 447. 2. troppo chiari per essere veri e convincenti ». L'autore abbandona « l'ipotesi tradizionale » della persona divina del Figlio che entra nella storia. 29 Ibid. 2. ma nel fatto che il giudaismo si regola sulla legge. LAPIDE. il connubio tra l'umano e il divino e ridato in termini quasi matematici. la sua formulazione o interpretazione e secondaria. 18-19. « L'unione ipostatica è una concettualizzazione aristotelica del mistero di Cristo ». condizionata. Può darsi che Luca abbia utilizzato la tradizione di un'estasi di massa operata dallo Spirito nella prima festa di Pentecoste. essa vuole esprimere che con Gesù.. 15.29 Il rinnovamento cristologico cerca di riscoprire il vero volto di Cristo. natura. La nota distintiva del cristianesimo In un dibattito con Pinchas Lapide24. 421. Assisi (Cittadella) 1975. Il senso della filiazione divina Affrontando il problema del senso della filiazione divina. ma come un simbolo significativo. 25 Ibid. irreversibile della cultura moderna »27. Cosi dicasi di san Giovanni: « Possiamo dire che S. La differenza decisiva non consiste nei titoli attribuiti a Gesù. 28 Itinerario. non la maniera con cui egli lo vede e lo definisce. 80 dell'antropologia »: « Gesù. 16. Si deve dunque ammettere il valore relativo di tutte le interpretazioni e sintesi cristologiche. Assisi (Cittadella) 1974. Si dichiara d'accordo col suo interlocutore per scartare l'identificazione di Gesù con Dio: il Gesù dei sinottici non ha detto: « lo sono il Figlio di Dio ». e conseguentemente una capacità e potenza pari a quella di Dio »31. si opera un nuovo inizio che viene da Dio. 130-131.Gesù. Relativismo delle formulazioni cristologiche Ortensio da Spinetoli adotta il principio del relativismo di tutte le formulazioni della fede: « La verità e assoluta. ma sempre un interprete. come motivo egli cita l'atteggiamento di Gesù nei riguardi della legge che ritiene stabilita in favore dell'uomo. KÜNG-P. 22 Ibid. La risposta di Calcedonia « appare troppo comoda. Stoccarda-Monaco 1976. non quello dei Padri di Calcedonia. mentre per i cristiani e Gesù stesso che e determinante. 344. Le scelte di base. L'autore si appoggia sulle considerazioni di Schillebeeckx. Küng non riconosce il motivo di bestemmia all'origine della condanna di Gesù da parte dei giudei. 27 La conversione della Chiesa. Questo nuovo inizio oggi può essere annunciato in modo diverso dalla leggenda di una nascita verginale. che mette fine all'antica alleanza. « Una natura integra perfetta che non sia personale non e facilmente comprensibile per l'uomo attuale ». Si tratta di identificare il vero Cristo. 79 B) UN UOMO COMUNE CHE SCOPRE LA SUA FILIAZIONE DIVINA SECONDO ORTENSIO DA SPINETOLI 1. ma e piuttosto l'uomo che scopre in se una componente superiore. 2. Il credente e obbligato ad accettare solo la verità divina non le rispettive interpretazioni umane. 30 Ibid. l'autore pone in principio che « la cristologia rimane sempre un capitolo 26 Itinerario Spirituale di Cristo. 23 Ibid. I concetti di persona. ma più specialmente nelle definizioni conciliari. ipostasi hanno subito una profonda evoluzione. Gesù e il Figlio di Dio.

Le « ombre » del Cristo del Vangelo Come appare l'uomo Gesù? Nel ritratto evangelico di Gesù vi sono delle « ombre »: « L'amore di Cristo per i suoi simili sembra segnare pause ed arresti. ma per svelare ciò che egli fa. Poi invoca la prevalenza di una fede viva: « Non è " la convinzione " che l'essere sia uno nella natura e tre nelle persone. « Il tono del discorso della montagna e in genere degli altri annunci e sempre perentorio. « Se essi l'insultano. Gesù e ridotto a un uomo. L'intimazione del Padre nella scena della trasfigurazione " Questi e il mio figlio. 17). 37 Itinerario. BAUER-C. Le invettive contro le città del lago e contro i nemici tradiscono . Dizionario Theologico. 33 Ibid. può darsi non interessi troppo a Dio. ma e in grado di far trasparire dalla sua vita e dai suoi comportamenti la santità e bontà dell'essere ultimo. egli risponde con altrettanta durezza »40. Gesù non fa neanche dei grandi sforzi per comprendere i suoi nemici: di fronte ad essi la sua violenza non si trattiene. J>. che invoca nelle sue esortazioni. Significativa e la conclusione dell'opera sull'itinerario spirituale di Cristo: « Bisogna che Dio diminuisca e che l'uomo cresca »36. 82 Il modo di parlare e ugualmente giudicato con severità. vuol dire che il rapporto fra loro e più stretto e più intimo che si pensi.uomo non si trasforma mai in Dio. la generazione e una emanazione del proprio essere »34. Gesù e perciò la vera manifestazione di Dio sulla terra. 38 Ibid. B. 283. sembra aver conservato il suo valore nei riferimenti con i suoi oppositori. autoritario. 32 La conversione della Chiesa. 81 l'assoluto di Dio. 138. che non ammette facilmente interlocutori e tanto meno contradittori. « La filiazione di Gesù può essere propria. ascoltatelo " sembrano coincidere con Patteggiamento abituale di Gesù (Mt. 39). con qualche modifica. La calma e l'imperturbabilità. 284.38 Fra gli esempi citati vi e l'atteggiamento verso la Samaritana: la pazienza iniziale si trasforma finalmente « in un improvviso. unica. I suoi comportamenti non sempre si rivelano dettati dalla carità che egli predica »37. » u. MOLARI. quasi proditorio attacco ». È un maestro. 2. L'autore ha definito bene il suo pensiero affermando che la cristologia e un capitolo dell'antropologia. ma l'intesa. in J. La creazione parte da niente.. la folla non rivelano sempre benevolenza e comprensione. Gli apostoli ascoltano frequentemente rimproveri e critiche più che parole di incoraggiamento e di conforto ». La filiazione divina e una proprietà che concerne ogni uomo. L'uomo non e prodotto ma generato da Dio. al fallimento della missione apostolica. «I suoi comportamenti con gli apostoli. ma di stile antico. dunque fondamentalmente ad ognuno dei suoi simili. 3. l'accordo. 92-93. non e il Figlio unico trascendente da Dio che avrebbe assunto una natura umana.. Egli ha agito come Dio avrebbe agito se poteva operare di persona in mezzo agli uomini. Se l'essere supremo si manifesta come padre e chiama l'uomo suo figlio. Quest'uomo non e Dio. incontrovertibile. « La legge del taglione " occhio per occhio dente per dente " che Gesù ha abrogato nel discorso della montagna (Mt. 226.. Il " dialogo " non sembra un metodo che egli conosca e applichi »39. la comunione vitale con loro. Non sembra che egli parli per aiutare l'uomo a portare avanti la sua ricerca. 17. Alla folla che assiste incerta. perché sa bene quello che egli é. 223. Quest'uomo ha scoperto in se stesso una filiazione divina che appartiene ad ogni uomo. risponde con un gesto di grave insofferenza: « Fino a quando resterò ancora in mezzo a voi? » (Mt.. sebbene non si possa dire che Dio diventa « assolutamente immanente » 35. 34 Gesù Cristo. i nemici. 17. il figlio perché il figlio e ciò che più si avvicina e ripete il Padre »32. La sua mitezza non appare sempre inalterata. Assisi (Cittadella) 1974. ma appartiene sempre ad un uomo. Tutto Dio e in Cristo e tutto Cristo e nello stesso modo Dio. 182. o che in Gesù Cristo vi siano due nature in una persona che salva. 35 Itinerario 2. l'ingiuriano. ma piuttosto per imporre indiscutibilmente le soluzioni dei problemi che egli possiede. questo testo e ripreso come citazione dall'articolo precedente. i responsabili del suo fallimento »41. sembra essergli a volte mancata. In Gesù l'autore vede la fine della trascendenza e dell'assoluto di Dio. 183. Sottolinea l'immanenza del Dio rivelato da Gesù. 5). poiché nessuna esperienza ha rasentato il divino quanto quella dell'uomo Gesù. 36 Itinerario. e forse divertita. 5. Cosa diventa la Trinità? L'autore prospetta la questione con una facezia: se non diciamo che Dio e uno e trino. L'annunciò di Cristo segna la fine della trascendenza e del- 31 Gesù Cristo. e in lui Dio si e manifestato. Dio non si e manifestato per far conoscere chi egli e (non lo saprà mai nessuno).

considera che solo la rivelazione speciale di Dio in Gesù Cristo da un senso alla comprensione che l'uomo ha di se stesso. La formula impiegata da Tracy per definire la religione cristiana: « Gesù e il Cristo» e già significativa. 4.. che cosa rimane di questo discorso e di questi annunci? è solo ammettendo una considerevole deformazione della figura del Maestro ad opera dei suoi discepoli. Ogni tradizione religiosa specifica. Si sforza dunque di esprimere l'intuizione alla base della religione cristiana. 184. e non ha potuto abbandonarsi al risentimento e alle aspre polemiche. 34).. « Non sono venuto a portare la pace. provengono da malintesi e da false impressioni. egli scrive. Questi testi ci fanno sentire la voce della chiesa alle prese con l'ostilità della sinagoga 39 Ibid. ma non nel modo descritto nei testi evangelici. una specie di compiacimento nel castigo.quasi un desiderio di vendetta. Con questo l'autore vuol restaurare il vero volto di Cristo. Gesù era un uomo del suo tempo. esse sembrano chiamare il cristiano ad erigersi a giudice della comunità. « Le ombre che sembrano calare sulla figura di Gesù sono i riflessi che la comunità e gli uomini. un'azione di Dio che si manifesta. I vangeli non conservano sempre la fisionomia originale di Gesù. non sarebbe un togliere valore ai testi evangelici? Se per esempio il tono del discorso sulla montagna e degli altri annunci e sempre autoritario. che gli sono attorno. visto che solo la concezione di Dio implica una realtà metafisica: « In termini propri la comprensione di Dio e la comprensione di una realtà metafisica. Non vi era e non vi e stretta necessità per questa azione »46. La predicazione apostolica trasmette il Cristo con le preoccupazioni. ma non in modo esclusivo. ma non gli si può attribuire dell'aggressività. Gli atteggiamenti che talvolta gli attribuiscono sono troppo in contrasto con altri. vedendola come implicata nella volontà salvifica universale di Dio44. È questa seconda posizione che adotta Tracy. se le cancella. ma un fatto. Queste parole sono contrarie all'armonia morale. i problemi. ma la spada » (Mt. nota l'autore. Barth. 185. Ci si può domandare se la maledizione contro le città del lago e contro gli scribi e i farisei. La restaurazione susseguente può cancellare tutto quello che e stato detto delle imperfezioni di Gesù? Oppure. riconosce l'applicabilità universale di Gesù Cristo alla situazione umana. La prima. Tuttavia la sua presentazione solleva delle domande. di Maometto e di Krishna45. Il messaggio della carità sembra ancora compromesso da ulteriori affermazioni: « Chi non odia suo padre. se e pensato in maniera coerente. per essere considerati autentici: Gesù era caratterizzato dalla sua benevolenza e comprensione. Si augura d'altronde che oltre alla storia di Gesù. Egli nota che « Cristo» o « Messia » e un ufficio. Egli opta fra due concezioni del cristocentrismo. non sia una espressione venuta dai discepoli. Si erge soprattutto contro ogni interpretazione che attribuisca una realtà metafisica all'affermazione che Gesù e il Cristo. e sia necessario sia impossibile. Non e un titolo che ha un valore ontologico. Il vero volto di Cristo Queste « ombre ».. « inclusivista ». e se l'espulsione dei venditori dal . La realtà di Dio per il cristiano e una realtà che tocca necessariamente tutta la nostra esistenza o necessariamente non esiste affatto.. David Tracy ha riservato alla cristologia un capitolo delle sue considerazioni generali sulla religione. si fa fatica pensare che questo modo di parlare non risalga a Gesù: se si nega che sia così. i sentimenti e risentimenti della co- munità cristiana. che si potrebbe discolpare Gesù dai rimproveri che gli vengono indirizzati.. SECONDO DAVID TRACY In una recente opera in favore del pluralismo. Gesù si e scontrato apertamente col suo ambiente. ad opporsi a tutti. quando e attraverso i testi evangelici che la Chiesa cerca di raggiungere il Gesù nel quale crede? C) GESÙ IL CRISTO: SENSO DELLA COMPRENSIONE CHE L'UOMO HA DI SE STESSO. 10. 83 e delle scuole rabbiniche. ha il suo punto 42 Ibid. 183-184. Invece la realtà cristologica — la realtà dell'automanifestazione di Dio in Gesù come il Cristo — non e una realtà metafisica. » (Lc. 41 Ibid. 188. Perché il concetto di Dio. si ascoltino con freschezza di spirito le storie di Budda.tempio non sia un espediente letterario per dimostrare lo zelo de! Salvatore. 26). hanno gettato sulla sua persona » 42. 40 Ihid. che egli chiama « esclusivista ». 84 di partenza in una particolare intuizione religiosa43. In Gesù vi e semplicemente un « fatto ». È la teoria che si trova specialmente nella cristologia « sofisticata » di K. .. La seconda. e a rinchiudersi in una segregazione poco favorevole alla costruzione della città secolare. Non e cosa grave dare una interpretazione poco favorevole del Cristo del Vangelo. 14.

non meno della realtà di Dio.. l'indagine nella sua coscienza e scartata. Non si tratta di parlare di un « nuovo Dio radicalmente differente dal solo Dio che vive »: proclamare che Gesù e il Cristo significa « rendere più efficace. la relazione fra Dio e l'uomo e espressamente sottolineata. 216-218. 86 credenze che ricoprano il simbolo e oscurino il suo significato e la sua potenza esistenziale » n. Tracy non nega espressamente. perché l'lncarnazione comporta una realtà metafisica. I cristiani trovano in questa confessione « non una verità metafisica al di fuori dei tempi ».. Il carattere unico della rivelazione di Gesù e la sua differenza radicale con tutte le altre manifestazioni di Dio. Il solo Dio e il Padre di Gesù. ma « la rappresentazione fattuale.. Non possiamo dunque concludere che Gesù aveva una coscienza messianica 50. L'affermazione che Gesù e il Signore. né formulando nuove leggi. protesta contro tutto quello che sarebbe « un nuovo Dio ». si ha l'impressione che voglia. che Gesù sia Dio. giusto. 51 Ibid. per la presenza del Dio amante. Gesù non e più il solo a dare all'esistenza umana il suo vero senso. D) UNA PRESENTAZIONE CATECHETICA: GESÙ ESPRESSO CON IMMAGINI E PARADOSSI . Ma egli si guarda bene dal dire che Gesù e Dio.. 50 Ibid. come delle vite la cui fede di base e fondata sull'azione del Dio amante ». Le affermazioni cristologiche sono dunque ridotte. « Nella confessione di Gesù come il Cristo. la Parola. pur essendo libero procedimento di Dio.. « il fatto che le nostre vite sono. né convalidando storicamente tale o tal'altra interpretazione della fede nella risurrezione. Se Tracy ammettesse che il Cristo e Dio. Ma Gesù non e il Dio che entra in rapporto con noi. dovrebbe ammettere che la realtà del Cristo. simbolica della verità esistenziale fondamentale dell'esistenza »51. un « dio cristiano ». Tutta la cristologia e prospettata così in funzione della situazione esistenziale dell'uomo e come rappresentazione di questa situazione. né nuove 47 Ibid. più rappresentativa. 48 Ibid. Il Dio rivelato nelle parole. Non essendo Dio. 49 Ibid. il Gesto. in termini chiari. ad affermazioni esistenziali. 43 Blessed Rage for Order. 205. 204. tocca tutta la nostra esistenza e ciò necessariamente fin da quando Cristo esiste. che la parola finale sulle nostre vite e quella della grazia e il potere finale e l'amore »53. Ma leggendo le sue considerazioni cristologiche. e non si può fare di Gesù « un dio cristiano ». è vero che nella situazione esistenziale. questo Dio e quello che si manifesta al di fuori della rivelazione cristiana. 44 Ibid. ma a vivere alla presenza del solo Dio « manifestato qui come il " Padre " del Signore Gesù- Cristo »49. Ma questo problema non e che secondario. 205. poiché in Gesù Cristo vi e una rappresentazione di Dio. opporsi all'affermazione tradizionale secondo la quale e il Figlio di Dio incarnato: nega ogni valore metafisico al fatto di Gesù Cristo. perché ciò che importa e il significato esistenziale della proclamazione che Gesù e il Cristo. Per quanto concerne il Gesù storico. precisamente perché Gesù non e riconosciuto come il Figlio di Dio incarnato. Il significato esistenziale del simbolo della croce e della risurrezione di Gesù il Cristo non si scopre « giustificando miracoli e profezie.. Dio agisce in lui. New York 1915. i cristiani trovano una vera rappresentazione limite delle loro vite.L'esclusione di una realtà metafisica significa un'esclusione dell'lncarnazione tale quale e ammessa dalla fede cristiana tradizionale. che viviamo realmente nella presenza del Dio amante. più umana la fede fondamentale nel Dio che e manifestato sempre ed ovunque »48. 206-207. così il senso delle affermazioni cristologiche risiede nel loro valore esistenziale. The New Pluralism in Theology. 222. 220. una « nuova credenza » che ricoprirebbe il simbolo. sono dunque misconosciute. né sviluppando una metafisica che fa emergere le " verità eterne " del senso di questo simbolo. poiché ogni ricostruzione dello stato psicologico di una figura storica cozza contro difficoltà insormontabili. Il senso del Gesù storico non e « un invito a vivere alla presenza del dio cristiano di fronte ad altri due ». 221. 85 Gesù « è il rappresentante. il vero Destino di Dio stesso. 221. piene di senso. 45 Ibid. che promette il potere di una nuova giustizia — »47. 46 Ibid. in fin dei conti... in realtà. soprattutto. gesti e destino di Gesù il Cristo. significa semplicemente il valore che acquista la nostra vita. ma non tramite l'Incarnazione. antropologiche. nella confessione di Gesù-Cristo come Signore. e il solo Dio che esiste — un Padre amante.

riducen- 52 Ibid. 222.. 68.. ci viene detto che essa proviene dalla testimonianza post-pasquale della prima generazione di cristiani e che non possiamo risalire al di là. Vi si manifestano però degli orientamenti fondamentali.. n. 54 An American Catholic Catecism (ediz. n. Questa affermazione si situa nel mistero. DTCR).. J. la sua chiamata e le sue esigenze nella nostra vita.. che solo l'amore ha questo valore. HELLWIG. 58 Ibid. ne dimostrare che prima della sua morte Gesù abbia rivendicato questa divinitàK. 75-77. » 57. Gesù e il Figlio che rivela il Padre. l'autrice omette di riconoscere che l'amore sofferente del Cristo e stato voluto dal Padre e possiede un valore redentore.. n.. Quali sono le implicazioni pratiche di questa immagine? « E che per capire a chi somiglia Dio.60 la realtà della risurrezione*1.. Tra le immagini poetiche vi e questa: « Gesù e il Figlio di Dio per natura e non per adozione. alla quale dona un potere straordinario58. La volontà umana e il pensiero umano di Gesù non sono assorbiti dall'iniziativa divina.. Gesù e il Verbo di Dio. pronunciato nell'eternità come nella storia. Queste cristologie sono troppo differenti le une dalle altre perché si possa condensarle in un apprezzamento sintetico che riproduca il modo col quale ognuna concepisce il Cristo. 59 Ibid. 31-32. 74-75.. l'affermazione tradizionale della persona . Le negazioni sono le seguenti: l'unione di Dio e dell'uomo in Gesù non .. 57 Ibid. 67. 8-9-10. Le affermazioni paradossali vertono sulla consustanzialità di Gesù con Dio: la loro implicazione e che Dio e intervenuto nella storia umana. 23. 72. Così per quanto attiene all'affermazione centrale della divinità di Gesù. Hellwig54. con dei paradossi e con negazioni specifiche56. n. e la convinzione di una espressione che non può essere tradotta con dei concetti appropriati. 33-40. n. 27-28.. K. qual e la promessa di Dio nei nostri riguardi. Christology. New York (Seabury Press) 1975: M. o mettono in dubbio. rinsegnamento. perché dicendo che la sofferenza come tale non ha valore redentore e non e stata voluta dal Padre. Praticamente. Il procedimento usato in questo capitolo consiste nel ricordare le verità affermate tradizionalmente dalla Chiesa. 71-72. 60 Ibid. la vita e la morte di Gesù. 25-26. A) ORIENTAMENTI DOTTRINALI 1.L'opera « Un catechismo cattolico americano » e collettiva.. 61 Ibid. 29-30. ciò significa l'esclusione dell'intervento di un « Dio ex machina » che avrebbe semplicemente lasciato all'uomo il ruolo di accettazione riconoscente. Le implicazioni pratiche che indicano il senso della dottrina sono riportate alla lotta contro le strutture dell'oppressione62. in seguito con una interpretazione che le riporta ad implicazioni pratiche relative alla vita cristiana. L'abbandono dell'affermazione della persona divina Le cristologie non calcedoniane negano. È stata spiegata in tre modi nella storia della Chiesa: con immagini poetiche. ». di partecipazione rituale e di esecuzione meccanica di un piano prestabilito 59. Si constata che la dottrina della redenzione subisce anch'essa una riduzione. n. 72-73. 62 Ibid. è utile delineare i tratti essenziali che distinguono le cristologie non calcedoniane. 223. 73-74.e accidentale ma « sostanziale » nella persona di Gesù. 89 CAPITOLO V LINEE ESSENZIALI DELLO SVILUPPO DELLE CRISTOLOGIE NON CALCEDONIANE Dopo aver passato in rassegna le affermazioni particolari di diversi autori. Ci si interroga anche davanti alla presentazione del catechismo. sulla realtà della concezione verginale di Gesù. egli e sceso dal cielo e si e fatto uomo. 53 Ibid. n. dobbiamo contemplare e meditare la persona. n. G. L'umanità di Gesù non e semplice apparenza. 56 Ibid.. Ci si domanda se finalmente Gesù e realmente — e non sol- 55 Ibid. considereremo qui il capitolo « Cristologia» redatto da Monika K. 66-77. all'interno della libertà dell'uomo. 88 tanto nelle sue evocazioni poetiche o nelle affermazioni paradossali — la persona divina del Figlio di Dio che si e fatto uomo. al di fuori dei limiti del linguaggio umano. 87 done in due modi il loro valore e il loro significato: innanzi tutto con la spiegazione minimizzante della loro origine. 4-7.

e viene affermata con più chiarezza la modifica delle prospettive e delle credenze. la dottrina trinitaria perde logicamente il suo valore. La terminologia impiegata potrebbe talvolta suscitare confusione e velare la vera portata della dottrina adottata. nell'eternità preesistente. Quello che distingue la teologia non-calcedoniana è che questa non riconosce in Gesù la persona divina del Figlio che si è fatto uomo. rivelandosi in una maniera definitiva4. Qualifica il Logos e lo Spirito come modi divinità. Gesù è concepito come l'uomo nel quale Dio si rivela e agisce per la salvezza dell'umanità. ossia prima del fatto di Gesù. L'intenzione è di far penetrare più facilmente la nuova concezione del Cristo. come tendono a concepirla le cristologie non calcedoniane. Egli ritiene che non si può sapere se Dio era già Trinità prima della sua rivelazione. di fiducia. questa espressione è stata interpretata sia nel senso evolutivo di cammino verso Dio. 92 sembra essere che la personalità appartiene all'essere umano di Gesù è diventa divina per una certa unione a Dio ma non che la persona divina del Figlio si incarna. Non basterebbe dire che queste cristologie contestano la divinità di Gesù. così dopo aver affermato come cosa evidente che Gesù è una persona umana. Solo nella persona umana di Gesù il Logos diventa persona. oppure di una divinizzazione. staccandosi dal dogma di Calcedonia. 4 Christ sein. nel campo dell'opera redentrice. ma dando loro un nuovo significato. Per Hulsbosch significa « rivelazione di Dio ». 115.divina del Figlio incarnato. 104-105. in quanto essa rivela Dio3. e così che ogni creatura può essere chiamata « vero Dio ». Rahner secondo cui Dio sarebbe una persona singolare in tre modi distinti di sussistenza5. poiché una identità reale fra una persona divina e una persona umana sarebbe una contraddizione. di un'assolutizzazione della sua umanità. È quanto si verifica allorché Gesù viene definito come il profeta. si evidenzia spesso la cura di mantenere la terminologia tradizionale. o ancora. . l'impiego dell'espressione « Figlio di Dio » non basta a garantire l'affermazione della persona divina nel suo valore autentico. Ma più recentemente Schoonenberg ha manifestato .1 Similmente. come rispondente a quanto era stato detto antecedentemente nella Chiesa. ossia di una « divinità antropologica ». In effetti l'identificazione non può essere che apparente. Schoonenberg ha adottato una concezione di Dio che non risponde più all'enunciato tradizionale della Trinità. ma precisando che si tratta della persona umana di Gesù che si unisce al modo di essere di Dio che è il Logos e che a questo titolo può essere chiamata persona divina. d'obbedienza o di libertà. ma affettiva o morale. poiché il termine « divinità » può assumere diversi significati. lui fa coincidere questa persona divina con la persona umana di Gesù. 3 Jezus Christus. la cura di salvaguardare le apparenze si sente meno. relazione d'intimità. secondo Sobrino2. con uno sforzo d'integrazione nel nuovo modo di pensare. che presenta un commento del credo di Nicea-Costantinopoli. Il pensiero di Schillebeeckx 1 Trinity . 258. Talvolta non si è voluta mantenere soltanto la terminologia. l'uomo nel quale Dio ha parlato ed agito. con una « identificazione ipostatica ». Schillebeeckx manifesta la preoccupazione di rivendicare a se l'affermazione di un Gesù persona divina di Figlio di Dio.non vi fosse che una sola persona. la stessa espres- 91 sione di « persona divina » non è sempre esenta da equivoco: Schoonenberg parla di persona divina. L'esempio più caratteristico e quello dell'opera di Veldhuis. come il giusto perseguitato. Anche l'espressione « vero Dio » di cui si serve il concilio di Calcedonia. Ragiona poi come se in Dio. al contrario. sia nel senso di una relazione filiale dell'uomo con Dio. 2. è stata ripresa da alcune teologie non calcedoniane con una portata differente. L'abbandono della dottrina trinitaria Una volta abbandonata l'affermazione della persona divina del Figlio incarnato. ma anche una certa concettualizzazione tradizionale. 439-440. 2 Cristologia. Per Küng « vero Dio » vuol dire che Gesù è l'intendente. In questo caso non si tratta più di una filiazione ontologica. mantenendo tutte le formule. e si da il caso che alcuni teologi attribuiscano a Gesù una certa divinità nel senso di una presenza e di un'azione divina che si verificano in lui. il rappresentante di Dio. così. Nelle cristologie non calcedoniane. È così che. e non è che nella Chiesa che lo Spirito si personalizza.The consummated covenant. o il figlio adottivo di Dio. su questo argomento si riferisce a quanto propone K. Infine è proprio la qualifica di profeta escatologico che esprime meglio l'essenziale della figura di Gesù. nella maniera unica e definitiva che caratterizza l'escatologia. In altri autori. o anche delle estensioni della persona di Dio7.

Per questo autore. 12 En torno a «Los orígenes de Jesús». ma in qualità di Figlio incarnato . Anche la Trinità e implicitamente esclusa da Tracy. 368. non ha una personalità distinta da Dio Padre. lo Spirito è presenza di Dio e di Cristo nella comunità e in ogni credente9. 358-359. Siccome le cristologie non calcedoniane non riconoscono più Gesù come Dio.The consummated covenant. e i modi del Logos e dello Spirito si distinguono in una maniera molto mobile ed imprecisa. Duquoc si limita 9 Christ sein. L'idea d'una soddisfazione offerta al Padre nel sacrificio è ugualmente scartata da Gonzalez Faus. Ciò significa che ammettere la persona divina del Figlio. che implica un'efficacia dovuta alla personalità divina del Salvatore. 471482. In generale le cristologie non calcedoniane si allontanano dalla dottrina tradizionale del sacrificiò redentore. L'abbandono della dottrina del sacrificio redentore Dal fatto che Gesù non è più riconosciuto come Figlio di Dio. ed è questo nello Spirito. 13 Sept problemes capitaux. in una unione di persona 11. per aver voluto procurare agli uomini una liberazione politica e sociale. 394.qualche esitazione fra cristologia dello Spirito e cristologia del Logos. L'uomo Gesù è colui tramite il quale si è manifestata o si è operata la salvezza. del Figlio e dello Spirito. 114. raccomandando un cambiamento di terminologia: bisognerebbe affermare che in Dio vi sono due nature. È anche all'unico Dio dei giudei che si riferisce Küng per reinterpretare la dottrina trinitaria. Pikaza opera un rovesciamento nella teoria trinitaria dicendo che Dio è l'unione del Padre (trascendente) e di Gesù (centro del mondo). Nella soteriologia tradizionale. Gesù non può più essere considerato nemmeno come un modello. Con questa risurrezione. Per Sobrino la teoria della soddisfazione e del sacrificio della croce fa posto ad una teologia della liberazione. concepito come una persona. Gesù è visto anche come mediatore. 94 a considerare Gesù come un uomo. 93 personalità nella « soggettività » o persona umana di Gesù. Quanto allo Spirito. 467-468. dichiarando che si poteva identificare il Cristo preesistente con il Logos e lo Spirito8. 10 Blessed Rage for Order. 7 Spirit Christology. 155. 6 Trinity . ma questa salvezza viene da un altro. nell'unità del Padre. dato che non possiamo imitare la passività da lui manifestata di fronte alla situazione sociale del suo tempo. Egli non sviluppa la sua posizione circa la Trinità. 11 Los origenes. l'efficacia della redenzione consiste nell'esempio dato da Gesù: « tutto è questione d'esempio »13. Per Schoonenberg. ma riceve un carattere unico con la risurrezione. « la salvezza in Gesù da parte di Dio » 15. 374. ma sembra si attenga al Dio dell'Antico Testamento. la trascendenza originale di Dio e la realtà umana di Gesù. L'interpretazione più autentica è quella che proviene dalla figura del profeta martire: la morte di Gesù è quella dell'uomo giusto. sostenendo una differenza fra il significato attribuito da san Paolo alla morte sul Calvario e quella che Gesù stesso gli riconosce. non l'unità di tre persone. quando sottolinea che il solo Dio è il Padre di Gesù e che non si può fare di Gesù « un dio cristiano » 10. secondo la quale Gesù e stato condannato come agitatore politico.. Per Duquoc il risuscitato è colui che è libero. 221-222. esprime questo punto di vista. Dio ratifica il perdono di Gesù e accredita la sua speranza. ma dell'umanità messianica di Gesù12. sarebbe affermare parecchi dii. essa non era. persona divina. Gesù avrebbe agito sull'umanità non con un sacrificio che comporta soddisfazione e sostituzione. non possono più discernere in lui il Salvatore divino. preliminarmente. ma una maniera di esprimere Gesù nella sua relazione a Dio: Gesù è il vero uomo che rivela il vero Dio. di quella libertà che Dio vuol dare all'uomo e che svela il senso della filiazione verso il Padre. autore vero della nostra salvezza. 8 Ibid. ne deriva necessariamente una modifica della dottrina della salvezza. La formula frequentemente impiegata da Schillebeeckx. secondo il quale la redenzione consiste unicamente nella restaurazione della natura dell'uomo. in se è banale. ma mediante un esempio contagioso d'amore. Nella sua interpretazione del mistero pasquale. Egli riconosce. ed è lo Spirito non solo del Padre. Esse riportano sul Dio distinto da Gesù la qualità di Salvatore secondo la pienezza del significato di questa parola. Respinge le teorie della sostituzione penale e della riparazione morale. non superando quella di altri giusti e di altri profeti. viene da Dio. Le persone dunque sono ridotte a dei modi divini. Anche Hulsbosch pensa che la Sapienza di Dio ha preso la sua 5 Gods tegenwoordigheid in Christus. 3. a causa dell'errore che gli faceva attendere una venuta prossima del regno14.

" Ibid. troverebbe la sua personalità in questa persona umana. significherebbe semplicemente che non si può reintrodurre il politeismo nella dottrina cristiana e che in Gesù. B) SORGENTI E MODELLI DEL PENSIERO CRISTOLOGICO 1. O ancora si assicura che i concetti impiegati con le formule conciliari. esse provengono piuttosto da un principio di reinterpretazione della dottrina di fede. bisognerebbe ammettere la personalizzazione del Verbo per mezzo della persona umana di Gesù. La volontà d'innovazione in rapporto alla definizione conciliare e stata spinta da Schoonenberg fino a proporre un rovesciamento del « modello » di Calcedonia: invece di una natura umana personalizzata dal Verbo. liberandola da formulazioni antiche. Per conformarsi a quanto voluto dai due concilii. 260. ma di riformulare tutto il contenuto della fede. 301. Contestazione e reinterpretazione dei concili di Nicea e di Calcedonia La negazione della persona del Figlio incarnato si giustifica con l'atteggiamento critico adottato nei riguardi delle definizioni conciliari di Nicea e di Calcedonia. 19 Historiciteit en interpretatie van bet dogma.. 96 Agli occhi di questo autore. . essendo questi ultimi più suscettibili di essere riveduti nel loro contenuto 19. ponendo il principio di unità di persona. in generale. l'affermazione di una sola persona in Gesù. la persona divina del Figlio di Dio. mentre un'altra formula non può provocare alcuna resistenza: « Dio si rivela nell'uomo Gesù in maniera unica » 18. 2. Queste definizioni conciliari sono viste come formulazioni espresse in un contesto culturale oggi sorpassato: il modello di pensiero che vi si esprime non può più imporsi alla teologia contemporanea. modo divino. sembra evidente che la formula conciliare debba essere « reinterpretata ». Nessun autore si applica ad uno studio approfondito del significato dei termini impiegati dal concilio. Secondo lui i la verità che si deve ritenere da ognuno degli scritti del Nuovo Testamento.. più generalmente. La giustificazione del minimalismo dottrinale. 131. abbandono motivato dall'evoluzione culturale. l'intenzione del concilio sarebbe stata semplicemente quella di assicurare che l'umanità di Gesù non fosse sacrificata. In certi autori si constata che tutto l'insieme delle formule dogmatiche viene rimesso in questione e che non si tratta più soltanto di esprimere in termini nuovi che cosa è il Cristo. In questo senso. non può esercitare personalmente l'azione salvatrice. Ma esse si appoggiano 16 Christ sein. Riduzione del valore della testimonianza evangelica Le cristologie non-calcedoniane. 95 essendo Dio.che compie la missione affidatagli dal Padre. ma il vero Dio che è presente. 18 Jezus Christus. attualmente non possono più avere il senso che era stato dato loro in origine. Il Logos. che si stacca dalle definizioni conciliari. Il Padre è all'origine di tutto il piano di salvezza. La reazione anticalcedoniana s'inquadra così in una prospettiva più universale di relativizzazione delle espressioni di fede enunciate dal magistero della Chiesa. per lo meno fondamentalmente. 438. in modo che nell'uomo Gesù si può ammettere l'equivalente d'una persona umana nel senso contemporaneo di centro di attività cosciente e libera. basta dunque affermare che il vero Dio è presente in Gesù e che questi è un vero uomo. 439. Affermando il principio di questa mutabilità.16 Quanto alle « formulazioni paradossali » di Calcedonia. la consustanzialità di Gesù con Dio. Come esempio di reinterpretazione. vi è semplice abbandono delle affermazioni di Calcedonia. e questa salvezza si effettua tramite l'uomo Gesù. 15 Con questa formula. Tuttavia il dogma centrale dell'unica persona in due nature non è meno sottoposto a trasformazione dei dogmi mariani. può suscitare molte obiezioni. sarebbe sorgente d'errore. non sono il risultato di studi esegetici. Tuttavia. sia d'aver eliminato ogni attribuzione di persona umana. Nelle cristologie non-calcedoniane è Dio l'autore della salvezza. Schillebeeckx vuole enunciare la realtà essenziale dell'opera salvifica. non 14 Cristologia. si può citare quello di Küng. Genade en bevrijdine. scrive questo autore. proclamata a Nicea. Si rimprovera più specialmente al concilio di Calcedonia sia d'aver affermato due nature nel Cristo. soecialmente in Gerechtigkeid en liefde. è stato espresso in maniera significativa da Hulsbosch: la formula di Calcedonia. Si cita specialmente la posizione di K. Rahner. non è un secondo Dio. Vi è dunque un desiderio di rendere la fede più accettabile. La mutabilità del dogma è eretta a principio. secondo la quale il concetto moderno di persona non corrisponde più a quelle utilizzato nel 451 a Calcedonia. Schoonenberg fa una distinzione fra dogmi centrali e dogmi periferici. al suo essere divino17. né un semi-Dio. se non in un senso essenzialmente ridotto e non proprio. che.

Questo principio d'interpretazione permette di giustificare una « decentrazione » che evita di concentrare l'attenzione su Gesù e guarda a Dio. L'autore in quest'opera non elabora una cristologia propria. Küng poi vorrebbe che non venisse esagerata l'originalità di Gesù 23. Parigi 1977. Si dice che « sembra non abbia voluto fon- 20 HULSBOSCH.26 22 H. che risente l'influsso di Marxsen. molto spesso. 15. gli viene negata la coscienza di aver voluto salvare l'umanità con il suo sacrificio. 99 Il valore storico dei racconti dei miracoli è rifiutato o considerato come sospetto. e in particolare quella di Schillebeeckx25 e di Küng. Perciò Gesù non è considerato neppure come colui che ha voluto fondare la Chiesa. è anch'essa oggetto di reticenze o di negazione. è essa che ha cambiato il predicatore Gesù in un Cristo predicato. e. È proprio su questo punto che i discepoli hanno dovuto sorpassare quello che aveva voluto il Maestro. come prive d'autenticità storica. 304-306. Quello che esprime questa identità viene attribuito alla comunità cristiana primitiva. in virtù dell'interpretazione della comunità. 23 Christ sein. mette a morte suo padre 24. che fa della comunità la responsabile dell'affermazione di questa identità e dell'elaborazione di una figura mitica di Figlio di Dio incarnato. 255. e così conserva un'affermazione che ordinariamente è abbandonata dalle cristologie non calcedoniane. adottano la stessa posizione di fondo: organizzandosi in Chiesa i discepoli hanno oltrepassato ciò che aveva pensato e voluto Gesù. egli non avrebbe previsto lo stabilirsi della Chiesa. BOURGEOIS. 18. Ma per quanto concerne la testimonianza delle scritture sull'identità divina di Gesù. si adotta come principio che Gesù non predicava se stesso. di formule secondo le quali il corpo e il sangue erano dati in sacrificio. attendendo per un tempo molto prossimo la venuta dei regno escatologico e la fine dei mondo. più generalmente ancora. Uno afferma inoltre che Gesù è il Figlio unico eterno di Dio. L'influsso della corrente di demitizzazione. senza ricorrere a immagini così violente. Liberer Jesus. le posizioni raggiungono.97 su una esegesi che sistematicamente riduce il valore dei testi scritturali. Nei racconti evangelici le parole alle quali si riconosce una più grande verosimiglianza di autenticità storica sono quelle della dichiarazione escatologica con cui Gesù annuncia che non berrà più vino fino alla sua entrata nel regno. si fa sentire. secondo la quale Gesù si è sbagliato. quelle che testimoniano una conoscenza di origine superiore sono in modo particolare considerate non autentiche. La predicazione di Gesù è spogliata da ogni cristocentrismo. dimenticarlo. Lo stesso dicasi delle predizioni della Passione. ed altri tendono anche a considerarlo piuttosto come un « giudeo » che come un « cristiano ». 98 dare una nuova religione »22. ma ne rimette in causa il fondamento. Manifestano una tendenza a rigettare.. sia sistematicamente . Bultmann è stato il grande protagonista. Cahier 7 de la Tourette. Molti riprendono l'opinione già emessa nel secolo scorso da D. Strauss. e talvolta gli autori dichiarano di voler reagire contro il minimalismo bultmanniano. ma che predicava il regno di Dio. L'istituzione dell'eucaristia è riportata al semplice fatto di un pranzo d'addio che si sarebbe arricchito. soprattutto dei testi evangelici. Cbristologies actuelles. F. o secondo l'espressione di Beaude. Generalmente le cristologie non calcedoniane ammettono una base più larga di storicità dei testi evangelici di quanto non lo riconosca Bultmann. Jesus Sauveur. Non vi è stata dunque in Gesù la coscienza di essere il Figlio di Dio. ma con sfumature ed in proporzioni diverse. predizioni inventate a posteriori dai discepoli sulla base degli avvenimenti. 24 Jesus oublie. il punto di vista di Bultmann. A causa di questo errore. « ucciderlo » nel senso freudiano per cui il figlio. 26 Christ sein. Jezus Christus. come il vero centro. 312-314. ma alcuni pensano che non avesse coscienza di dover compiere un ruolo propriamente messianico. 251-256. ma altri autori. e che lo ha presentato sotto il titolo di Figlio di Dio. assicurando che « Gesù — anche se fosse da tutta l'eternità Signore e Cristo — ha vissuto questa Incarnazione nel totale incognito della condizione umana. senza averne chiaramente coscienza »21. 21 Ibid. Quest'ultima espressione è molto forte. 25 Jezus. Questa posizione. per costituirsi figlio. ma si pronuncia in favore di un'apertura universale alle cristologie più diverse. un Dio distinto da lui. Gesù aveva coscienza di essere un giusto perseguitato o un profeta martire. 90. Fra le parole di Gesù. interpretate come « vaticinia ex eventu ». Quanto poi alla coscienza messianica. più tardi. della quale R. Qualche autore arriva persino ad affermare l'impossibilità che Gesù abbia avuto la coscienza umana di essere Dio a). 141. le parole o i gesti dei Gesù terreno che testimoniano la sua identità divina.

senza una coscienza propriamente messianica. la tempesta sedata. si accorda con la posizione presa nei riguardi dell'Incarnazione stessa. Alcune cristologie di lingua spagnola sembrano ugualmente influenzate dall'autotrascendenza attribuita all'uomo da Rahner: essa permette di giustificare un processo per il quale l'uomo Gesù è l'uomo assoluto o diviene Figlio di Dio. Questa è l'esempio dell'intervento di Dio nell'ordine delle generazioni umane. e che in questa idea bisogna riconoscere una creazione della comunità primitiva che voleva sottolineare l'origine divina di Gesù. Dio non è che una persona. ma questo quadro è stato espressamente ripudiato in seguito dallo stesso autore. va a sfociare logicamente nell'affermare una sola persona in Dio. 4. Molte sfumature diverse sono state apportate all'interpretazione dei racconti evangelici. con una ripugnanza più manifesta per quei miracoli che comportano una deroga alle leggi della natura inanimata: il vino di Cana. con eventualmente i modi che sono il Verbo e lo Spirito: il Cristo è semplice persona umana. ha permesso di concepire un 101 Cristo formato dal basso. come significante semplicemente il dono divino che ci viene fatto in Gesù. riduzione nel campo psicologico. Quanto poi alla risurrezione. ma si può constatare. Già il quadro evoluzionista che Hulsbosch si era tracciato nel suo primo saggio. negando che il Figlio di Dio si sia veramente incarnato. in linea generale. Questa nozione della persona. centro d'attività cosciente e libera. una riduzione delle dimensioni del Gesù del vangelo: riduzione nel campo 100 fisico o biologico. Rahner voleva rimanere essenzialmente fedele alla dottrina di fede della Chiesa. con lo sforzo di concepire la coscienza di Gesù sul modello di quella degli altri uomini. il camminare sulle acque. la moltiplicazione dei pani. sia in gran numero di casi. e di una incarnazione che non è che l'immanenza di Dio che si rivela nell'uomo. La prospettiva antropologica . 3. Il principio hegeliano dell'uomo che trascende se stesso. agli insegnamenti dei giudaismo. Rahner ha utilizzato in cristologia come pure in teologia trinitaria. che ha cercato una spiegazione nell'unione dell'uomo Gesù con la Sapienza divina che presiede all'evoluzione. essa non è più concepita come un avvenimento particolare prodottosi in un momento storico. implicava l'elevazione dell'uomo che avrebbe conquistato possibilità divine. Attraverso queste idee emerge l'influsso esercitato da Heidegger e più fondamentalmente da Hegel. Ma altri autori s'impegnano nel dimostrare che ai giorni nostri non si può più ammettere il significato biologico della concezione verginale. per l'atteggiamento negative verso la concezione verginale. Quanto al quadro evoluzionista adottato da Hulsbosch. e considerava trattarsi più di una nuova terminologia che di un cambiamento profondo nel pensiero. abbiamo già sottolineato l'importanza dell'adozione di una nozione moderna di persona che sarebbe differente dalla nozione antica. la trasfigurazione. sono quelli che K. sono portati a scartare le altre manifestazioni dell'ingerenza divina soprannaturale nelle realtà visibili dei mondo. secondo la prospettiva di Teilhard de Chardin. si tratta effettivamente di nuove posizioni ontologiche. creazione che appartiene ad un universo mitologico. nel suo insieme o su certi punti. Ma in molte cristologie non-calcedoniane. verso i miracoli e la tendenza a spiegare la risurrezione come una semplice esperienza spirituale dei discepoli. è servito da punto d'appoggio nella nuova interpretazione della realtà di Cristo. con tre « modi » e ad ammettere nel Cristo una persona umana. ma piuttosto come l'espressione della convinzione che Gesù continuava a vivere al di là della morte. Coloro che respingono questo intervento. Il rifiuto d'ammettere un'intrusione dell'azione divina nell'ordine delle causalità naturali. su questo punto nondimeno si può notare il caso eccezionale costituito da Hulsbosch con la sua adesione formale ed esplicita alla fede nella concezione soprannaturale operata dallo Spirito divino nel seno verginale di Maria.con l'incriminazione della mentalità affamata di prodigi che li avrebbe forgiati. L'affermazione della concezione verginale è relegata nell'ombra o sottoposta a reinterpretazione. L'insistenza sulla realtà obiettiva della risurrezione non significa che vi è stato un evento di risurrezione corporea. quello della vita trionfante di Gesù dopo l'evento della morte. o della trasformazione di « Gesù » in « Cristo ». I discepoli hanno fatto l'esperienza della presenza spirituale di Gesù nella loro vita ed hanno capito che colui che era morto era sempre vivo con loro. senza volontà di fondare la Chiesa ne d'istituire l'eucaristia. riduzione della dottrina predicata. Le strutture filosofiche I concetti filosofici che sembrano aver esercitato il più grande influsso immediato nell'elaborazione delle cristologie non calcedoniane. che spesso è vista come il punto di partenza della fede in Cristo. ma che l'esperienza dei discepoli è risultata da un fatto obiettivo. come prodotto dell'evoluzione della materia e della vita.

77-78. La mutabilità delle espressioni dogmatiche e il relativismo delle formulazioni della fede. oggi può essere concepito in maniera CAPITOLO VI LA CRISTOLOGIA E LA fondamentalmente differente? Può dire: « La FEDE Chiesa ha preteso. la preesistenza o esistenza per gli altri. il legame che esiste fra sapere e può giungere fino a modificare l'oggetto della ricerca da un lato. È in nome di questa umanità integrale che esse attribuiscono a Gesù una persona umana. è divenuto vero professione di fede tradizionale nel Figlio di uomo. . verità d'una evidenza massiccia. in quanto scienza teologica. sebbene questa non sia esclusa. La cristologia può costruirsi annunciare e concedere la salvezza all'umanità al di fuori della fede ecclesiale. operato con lo scopo di sottolineare la solidarietà 27 Jezus. Tijdscbrift v. 200. non avendo nulla più di quella dei giusti e dei profeti. Reagendo contro le tendenze della teologia anteriore. più particolarmente allorché lo si definisce come l'esempio della fede dell'uomo che crede in Dio. occorre notare la tendenza a indicare in quest'uomo un modello dei destino umano. in quanto modello d'umanità. né da consolazione per i cristiani che a torto hanno fatto della sua morte la capitale dei dolore. 103*** PARTE II PRINCIPI METODOLOGICI radicalmente nuova. Vi è talvolta una volontà di dimostrare che Gesù era un uomo totalmente simile agli altri. pone in modo più acuto il termini. La verità di Gesù Cristo. Christologie. 102 di Gesù con gli altri uomini rendendolo così più accessibile. 31 Godsdienst van voor mensen.29 Tuttavia.30 Ma indipendentemente da questi saggi di « banalizzazione » della morte di Gesù. a fargli prendere dimensioni più a misura dell'uomo che deve riceverlo. quello che fa scoprire all'uomo il senso della sua esistenza. e delle definizioni conciliari e dei testi scritturali. se non si ammette in lui una persona umana28. Gesù e presentato come distinto da Dio. e atteggiamento di fede fede? Il teologo può proporre una dottrina dall'altro. può legittimamente contraddire teologica. L'obiettivo antropologico si afferma soprattutto nell'accento posto su ciò che è umano in Gesù. l'identità di Gesù. che esaltava innanzi tutto la divinità di Cristo. El otro Jesús. È questa valorizzazione dell'uomo che polarizza tutta la cristologia. dice Schillebeeckx « ci svela le dimensioni più profonde della nostra esistenza. Esse infatti sorgono dal desiderio di adattarsi all'uomo contemporaneo. ma noi possiamo esprimere oggi. È così che tutto quello che nel Cristo manifesta la trascendenza divina. Theologie 17 (1977) 368. In lui vi è una esaltazione di tutto l'umano che si riflette poi su tutti gli uomini. il quale aggiunge che nella nostra storia umana non si vedono circolare degli spiriti o dei dii travestiti27. ha il diritto d'allontanarsi dalla fede l'affermazione fondamentale che riconosce in della comunità ecclesiale? Questo problema Gesù il Verbo fatto carne? La reinterpretazione impegna tutta la concezione della cristologia. 30 Quand je dis Dieu. della teologia. Si riscontra anche un orientamento a riconoscere in Gesù una rivelazione dell'uomo. La fede tradizionale in Gesù allora è ricondotta alla fede esemplare di Gesù 2. la fede nel Figlio La corrente teologica che vuole staccarsi dalla di Dio che. in passato. in vista di fede della Chiesa. Questa preoccupazione le spinge a « umanizzare » il messaggio della Rivelazione. dichiara Schillebeeckx. questo livellamento. la cristologia. II. un Gesù che ha sofferto poco e di cui la croce non dovrebbe servire né da rifugio. essendo vero Dio. 32 Cfr. dichiarando che quanto è FONDAMENTALI stato professato come fede cristiana nei secoli passati. 315. La « trascendenza umana ».L'intenzione più fondamentale delle cristologie non-calcedoniane è antropologica. può diventare talmente eccessivo che l'umanità di Gesù perde quel valore che assumeva per tutta l'umanità: è il caso dei Gesù presentato da Pohier. Ma precisamente. che la sua morte è definita banale. Agli occhi di Schoonenberg non si può prendere sul serio la realtà umana di Gesù. definiscono questo Gesù che non è più persona divina. le teologie non-calcedoniane vogliono mettere in piena luce la sua umanità. possano accoglierlo più agevolmente. non solo giustificano lo sforzo di trasposizione dei dogmi cristologici in formule attuali. in modo che gli uomini ai quali s'indirizza il Vangelo. 26. la nostra fiducia pratica di base e la sorgente che è Dio »31. tende ad essere abbassato a livello dell'uomo. più ancora di una rivelazione di Dio. uomo nel quale Dio problema della relazione fra la cristologia e la si è rivelato in una maniera unica. in altri Dio incarnato. più orizzontali. 173-181. ma anche la loro traduzione in termini più umani. GUERRERO. 29 DUQUOC. e la »? conclusione di una ricerca esegetica o In breve. 28 Ein Gott der Menschen.

tengono Se il ruolo della fede è essenziale in conto dei principi e delle condizioni della cristologia. confessare Cristo si faceva come soggettiva della conoscenza di fede. scuote le convinzioni preoccupazione di una fede più lucida e più acquisite e pone di nuovo la questione profonda che suscita tutta la cristologia. Per la loro investigazione sul l'investigazione d'ordine storico e l'aiuto d'altre Gesù della storia. o Cristo? ». La fede cristiana è al dubbio e all'incertezza. Chiesa che viene menzionata. non è della Chiesa. Così si conviene notare che l'intuizione di fede non spiega l'orientamento di una cristologia che si pretende affatto. constata che la priorità oggettiva dei fatto Duquoc precisa il suo pensiero aggiungendo: « storico. e che a questo titolo illuminandolo sulla risposta da dare ai deve formare l'oggetto delle ricerche sulla problemi che lo tormentano. ma le Chiese. alla metafisica e alla 2 Osserviamo anzitutto che colui che è psicologia. Oggi il " ritorno a Gesù ". 1 Cfr. esplorando le D'altronde per un'esigenza che le è inerente. completare quello che manca alla solidità di I teologi tentano di approfondire questo senso una testimonianza o al valore di un testo. È come dire. nozioni essenziali dell'ontologia filosofica o sapendo che la rivelazione non può mai essere metafisica. abbiamo osservato tentazioni che la fede respinge. e 108 si può essere « credenti » pur giudicando che le Per evitare ogni equivoco sul ruolo della fede. la fede non potrebbe. come tale. più è incline alla ricerca di ogni verità. e la cristologia deve a fortificare la sua fede discernendo meglio. 3 Ibid. discepoli e della Chiesa. incertezza e che bisogna riconoscere la priorità obiettiva dubbio non possono incorporarsi alla vera dell'evento storico: è il Gesù della storia che ha fede. per se stessa. in rapporto alla fede della Chiesa: non è più la che in tutta la sua elaborazione la fede ha un 2 Jesus homme libre. più essa è sincera e profonda nei sull'ontologia di Gesù. ai ragionamenti metafisici e Chiesa. e che molti credenti giudicano non come spiegazione della fede. Il punto di partenza sembra consistere . applicano le regole della branche dei sapere. e la al credente possono sopraggiungere tentazioni controversia sulla priorità che conviene di dubbio. i motivi di credere. cercare di scoprire meglio questo Gesù. È la questo movimento. la nostra opera « Chi sei tu. La fede infatti è Considerando il problema dei rapporti fra il una certezza che esclude il dubbio. e che non travestito o tradito da esse »3. Infatti la fede è adesione ricerca storica. deve essere il primo una fede nel Gesù storico. 12. compito di profonda ispirazione essenziale. Lungi dal cedere sorgente dei cristianesimo. in cristologia. la teologo si situa dal lato dei credente che oggi teologia. 109 26-33. orientamento di fede. non impedisce affatto la priorità Dianzi. ma esse rimangono sempre attribuire all'uno o all'altro. della fede e le sue motivazioni. Queste linee può allontanarsi dalla fede della Chiesa se non lasciano l'impressione di un indietreggiamento rinnegando se stessa. Nel « naturalmente per coloro che provenivano da soggetto » ossia nello spirito dei teologo che famiglie cristiane. si riferiscono alle teologi. esprimere il senso della sua fede. concernenti la coscienza di Gesù. intraprende la ricerca cristologica. Duquoc che « il psicologia umana. si può dire con C. e che questa fede non è modificare le conclusioni di una ricerca: così. È vero che Cristo della fede e il Gesù storico. nell'incertezza e nel dubbio. il Cristo è con la forza di contestazione che caratterizza anzitutto il Cristo della fede. Le convinzioni di fede non che il principio d'elaborazione della cristologia debbono intervenire arbitrariamente per è la fede al Cristo. Chiese travestano o tradiscano il Cristo. è perché tenuto dalla fede come storicamente la comunità che crede in Cristo cerca di dimostrato. non è mai totalmente simile alla vive la sua fede nell'incertezza e nel dubbio »? scienza storica. APPROFONDIMENTO le regole delle discipline che utilizza nella sua DELLA FEDE volontà di approfondimento e di Non si può perdere di vista il fatto essenziale chiarificazione. Ma la loro scienza. Essa rispetta A) LA TEOLOGIA. Si con la ricerca teologica. sostituirsi alle stacca dalle affermazioni tradizionali della indagini storiche.107 neanche allo studio psicologico. perché essa è dominata da un realmente credente non è. per l'interpretazione dei fatti in opposizione con la verità. ugualmente. Il teologo ha il compito di aiutare il costituito il punto di partenza della fede dei credente a superare queste tentazioni. semplicemente individuale.1 dell'identità di Colui che le Chiese dichiarano È come dire che la cristologia non ha senso se loro " Signore ". la sorgenti della rivelazione e sforzandosi di fede deve rispettare il contributo che apporta comunicare i risultati delle loro ricerche in una all'elaborazione della cristologia sintesi organica. per la loro riflessione alla verità. ma che e la fede ciò che non è storicamente dimostrabile. Se la cristologia esiste.

adempiere al suo compito che avendo Questa preintelligenza è formata dalla fede coscienza di appartenere alla Chiesa e di essere stessa. Il fatto cristiano è così ridotto ai e ricerca storica. conclusioni della ricerca. Sono le predisposizione e una preintelligenza. Philosophie. Non ci si può l'atteggiamento del credente che da principio stupire che il risultato della ricerca rifletta limita la sua fede personale. Parigi 1971. hanno posto come principio B) IL RUOLO DELLA FEDE NELLA preliminare per l'accoglimento del messaggio RICERCA cristiano. ma di una delle affermazioni fatte dalla Chiesa nei suoi preintelligenza d'ordine filosofico o riguardi. d'approfondimento intellettuale.più nell'incertezza e nel dubbio concernenti la senza posa la ricerca ed accoglierne i risultati. la predisposizione della fede assicura della fede. grande difficoltà. perché il Cristo e al centro della contenuto della fede. e per rispondervi. La fede crea l'interesse per la dell'uomo che allora determinano ciò che deve teologia. trascina in questa dubbio del punto di partenza si ritrova proporzione l'incapacità di accettare certe all'arrivo. Ogni riduzione Certamente il teologo deve prendere deliberata della fede all'inizio sinceramente in considerazione i dubbi e le dell'investigazione. È la fede che sembra presentare due aspetti: bisogna incita il credente ad investigazioni con. solidarizzare con i movimenti di contestazione La fede comporta ugualmente una che mettono in questione l'identità di Gesù. che diventa il criterio 1. Più la fede è viva più è pronta a psicologico in rapporto alla fede stessa. affermazioni tradizionali concernenti Gesù: il per rigettarne altre. 23. Non si deve identificare con la chiamato a esprimere la fede ecclesiale con più precomprensione che alcuni teologi. di e simpatizzando con la loro situazione religiosa accogliere tutto ciò che risulta dall'indagine nel e cercando di comprendere i loro problemi. professione di questa fede. d'investigazione. e più particolarmente per la essere ammesso e ritenuto come valido nel cristologia. naturale della condizione umana davanti a Dio 110 (aspetto psicologico) e conservare del cernenti l'oggetto e il motivo del suo credere. circa i rapporti fra fede messaggio5. ma la direzione nella quale questa in serietà e profondità. la La predisposizione costituita dalla fede è il regola bultmanniana dell'ermeneutica biblica principio motore della ricerca. messaggio solo quegli elementi che possono Le domande: « cosa debbo credere »? e « aiutarci ad approfondire questa intelligenza perché debbo credere »? si pongono primera (aspetto critico)». Ma questa tutto quello che appartiene alla testimonianza simpatia non significa che debba proprio che Gesù ha dato di se stesso. la ricerca è coscienza della situazione esistenziale necessaria. o Cristo?. l'apertura dello spirito. inevitabilmente a colui che vuol riflettere sulla 111 sua fede. MALEVEZ.4 convinzioni filosofiche o la Riprenderemo ora l'esame di questo problema 5 Cfr. fornire uno sforzo considerevole per preintelligenza che opera una selezione in intraprendere la ricerca teologica. La precomprensione consiste in Come si potrebbe precisare il ruolo della fede un'antropologia esistenziale conforme ai nella ricerca cristologica? concetti di Heidegger. quello che offrono le sorgenti come oggetto Inoltre. Bultmann. Ma la teologia ci perde ricerca. non ammettendo incertezza e dubbio sul valore delle che alcune affermazioni della fede ecclesiale. possedendo gli orientamenti di mettere sotto accusa la Chiesa e le essenziali che dovrà seguire il lavoro espressioni tradizionali della sua fede. Il teologo non può ricerca dovrà svolgersi. che campo della verità rivelata. 25. La fede L'audacia fa scandalo e può assicurare un certo conosce in anticipo non i risultati che otterrà la successo di pubblicità. affrontare il libro con una certa intelligenza 4 Cfr. per non dire impossibilità. due vantaggi che la fede limiti della posizione adottata concernente conferisce anzitutto alla ricerca: una l'esistenza e il destino umano. rettitudine della fede della Chiesa. normalmente implica una incertezze riscontrate fra i suoi contemporanei. In questo caso non si fede. Chi sei tu. L. e più specialmente potrà dedicarsi alla sua ricerca. Histoire du salut et con più ampiezza. La fede prima della ricerca cristologica più fondamentale dell'interpretazione del Abbiamo già ricordato. che nella Il rifiuto di credere chiude lo spirito al mistero. necessaria per allargare L'applicazione di un quadro intellettuale . preintelligenza della ricerca teologica per il Presso alcuni teologi è sorta la tendenza di fatto che implica in se stessa tutto un piano farsi portavoce di rivendicazioni contestatarie. Essa sviluppa il desiderio di conoscere la tratta più di una preintelligenza della fede in vera figura di Gesù e di esplorare le sorgenti vista della ricerca teologica. «Riassumendo. come lucidità.

ma la elementi oggettivi ma che potrebbero essere qualità di messaggero di Dio8. restringe che portano ad ammettere l'oggettività storica arbitrariamente questa verità. Colui che non preliminarmente alcuna restrizione alle crede nel Figlio di Dio giudicherà inverosimile manifestazioni di questo potere. Giovanni (6. 22-33). Questa fede che l'uomo Gesù abbia potuto. teologi che non credono nella divinità di Gesù In primo luogo la fede rende il teologo atto a non riconoscono al termine « Abbà » questo raccogliere i fatti. ma essa gli permette di accogliere all'atteggiamento ricordato più sopra e che questa oggettività tale quale risulta dall'analisi consiste nel limitare la fede prima ancora critica della testimonianza. per Küng. Matteo (14. una familiarità 2. animati dalla fede nel potere divino di Gesù. rivendicare . Mettendo in guardia contro un'eccessiva leggendario o dell'interpretazione interpretazione del termine. 6. per principio. Ma gli esegeti ed i procedimenti della ricerca cristologica. Per dell'oggetto della fede. ossia di coloro che non sono disposti a ad accogliere le sue parole. gli elementi oggettivi forniti valore d'espressione e di rivelazione. Cahiers de la Tourette. Essa appartiene del fatto. attestato da 8 Jesus Sauveur. bisogna essere svelare la familiarità del Figlio con il Padre. rivolgersi al Padre. Essa restringe Anche l'espressione « vero Dio » impiegata dai l'apertura alla verità rivelata. si caratterizza per l'apertura totale al possiede. Con questo modo di fede.preliminare alla verità di fede. con questa non dispensa il teologo dall'esame dei motivi denominazione così banale. La fede nella ricerca cristologica che caratterizza i rapporti del figlio con suo Predisposizione e preintelligenza della fede padre. Questa manifestazione di Dio »6. il Gesù. da coloro che vogliono scorgere in mistero della rivelazione. 11- Marco (6. ha un valore unico nella rivelazione Cristo quale è autenticamente rivelato dalla dell'identità del Figlio. o l'affermazione della libertà umana potrebbe trattarsi che di un racconto ". Cristologia. 16-21). Questo vera identità divina di Figli. Ciò che è sottinteso e essa imprime alla ricerca non vanno nel senso che non è possibile accogliere simile di. modello preconcetto che non venga dalla stessa La fede poi conferisce una capacità di cogliere fede e che sia improntato ad un sistema il valore degli elementi raccolti con la ricerca. valore che emerge da una cristologica non ha per obiettivo di fissare i ricerca diligentemente eseguita. Si tratta di coscienza dell'identità di Figlio di Dio. cammina sulle acque del lago. e ossia la filiazione divina implicata di una fede che non pretende di mettere nell'appellativo di « papa ».11 fatto provoca ugualmente la resistenza di Afferrare il valore di una parola dipende dal coloro che per principio contestano i miracoli valore attribuito alla persona che parla. La ricerca valore oggettivo. Essa tende fra le parole autenticamente pronunciate da semplicemente a scoprire. concilii di Nicea e di Calcedonia. Colui ove si manifesta il potere sulle forze della che crede in Cristo Figlio di Dio è più pronto natura. d'intraprendere la ricerca. subito lo scetticismo o la negazione in coloro 113*** che non credono nella divinità di Gesù: non filiale10. nell'ombra della notte. non è l'autentica preintelligenza che risulta dalla accettata nel significato ben preciso che fede. filosofico particolare. escludendo ogni allusione ad una Gesù sulla riva. Questo fatto suscita 9 SOBRINO. 439-440. né di presentare un Cristo riconosciuta come una delle più significative immagine della rivoluzione sociale. l'obbedienza favorevoli. ma di un'assunzione più Hulsbosch « vero Dio » significa « ampia di tutta la verità rivelata. Küng vorrebbe 112 comprendere « Abbà » nella luce del pensiero ampliata del fatto che i discepoli hanno visto giudaico. preintelligenza s'interdice. la fede o la rifiutati in virtù di disposizioni soggettive poco fiducia9. 254 s. Al contrario. 6 Jezus Christus. 45-52). Gesù dimostra i legami d'intimità che l'uniscono a lui. Per accettare di credere che Abbà ». Prendiamo un esempio: il fatto di Gesù che 7 Christ sein. Essi dalle testimonianze della Scrittura e le interpretano « Abbà » come significante non la professioni di fede conciliari. 18. a un progetto di Come per gli elementi stessi. noi parliamo di esistenza individuale o di società. una riduzione ne di una selezione affermazione nel suo contenuto letterale. Gli orientamenti che Gesù un semplice uomo. egli coglierà l'intenzione profonda di Gesù ha camminato sulle acque. Egli si rivela come figlio del Padre. ogni intendente o rappresentante di Dio7. sotto ogni aspetto. riconoscendo ad credere che ad una certa forma d'Incarnazione esse un valore plenario: nell'espressione « o di rivelazione. nel hanno il loro effetto concreto in tutti i senso pieno della filiazione. 74-80. tratti di un Cristo sottomesso all'analisi Così la parola « Abbà » che deve essere esistenziale.

il fede. tutto con una differenza primordiale fra la fede 11 SCHILLEBEECKX. tende moderne sono dirette da atteggiamenti inevitabilmente a disarticolare le fondamentali di fede. analoge a quello che si trova da Cristo alla rivelazione della sua fra i protestanti. Se nella Chiesa cattolica si e formato une con le altre. delle Chiese protestanti e quella della Chiesa 12 Christ sein. deve sempre stare attento a rispettare tabula rasa » delle convinzioni di fede. non sia Gesù. Ma abbiamo già notato che. il teologo teologica. e più vigorosa la fede che lo quando viene pronunciata da chiunque altro spinge alla ricerca. con le convinzioni della sua l'approfondimento del senso della fede. Ma non può neanche velare la sua non può partire dal punto zero. e perché certi teologi Nazaret. verità: la volontà di cercare il vero. l trascendenza. per quanto fede. La fede interferenze arbitrarie che falserebbero lo che implica una unità profonda del pensiero sviluppo o le conclusioni dell'investigazione cristologico. Colui che non crede al Figlio di Dio incarnato. la fede la Infine. ma che sua vita cristiana non si ferma quando egli fa riveste un carattere unico. specialmente della novità debba essere spogliata da ogni presa di inaudita di « Abbà » nelle relazioni con Dio. liberandosi da ogni opinione preliminare E qui notiamo ancora che non si tratta di nell'ordine della fede sarebbe d'altronde edificare soggettivamente e artificiosamente illusoria. si mette nell'impossibilità di cattolici tentano d'introdurre un liberalismo di raccogliere le convergenze dei segni apportati posizioni di fede. per il della teologia: al contrario. si affronterebbe con disposizioni di oggettive manifestate dalle diverse indicazioni. in modo 115 tale che 10 DUQUOC. e la migliore garanzia di uno Studio le testimonianze scritturali: l'identità di Gesù vi obiettivo. vergognarsene o comportarsi come se la concerne la fede. 215. sveglia lo spirito portandolo a teologica. implicata Questa sintesi e particolarmente importante per nella fede. Egli lo farà malgrado le Una visione superficiale potrebbe far pensare indicazioni oggettive dell'impiego del termine che per essere obiettiva la ricerca teologica da parte di Gesù. Certo Poiché il senso della teologia e la ricerca e non può sostituire. risultati. 306-307. constatiamo che le diverse cristologie ma semplicemente all'uomo Gesù. eccezionale. scompare l'intenzione unificante di Gesù che in gran parte. dubbio o d'incredulità che non mancherebbero La fede non apporta un'unificazione arbitraria d'influire sulla ricerca. le conclusioni che deve dedurre dalla sua metodo teologico non può consistere nel fare « ricerca. posizione personale. anche questo atteggiamento verità rivelata. Se si mantiene solo una dei dati raccolti. da una varietà nelle convinzioni anima ciascuna delle sue parole illuminando le di fede. e che il teologo dunque perché in virtù di un presupposto non può dovrebbe fare deliberatamente astrazione dalla ammettere il valore del termine come sua fede. ma di percepire le convergenze fede. 114 La varietà delle cristologie protestanti risulta. in tutta sincerità il metodo proprio alla scienza Per intraprendere la sua indagine. Se non si affronta con disposizioni di una sintesi. nuocere all'obiettività della ricerca. lungi dal espressione di una filiazione trascendente. poiché la scienza che esige un metodo rigoroso. più specialmente l'unità delle si farebbe sentire nel modo di svolgere parole e dei gesti che illuminano l'identità di l'inchiesta cristologica e nel definirne i Gesù. riducendo ogni spiegano prima di indicazione ad elementi redazionali. un minimo di fede che ognuno condizione di cogliere l'unità che si trova nella dovrebbe fissarsi. La fede e un atteggiamento sua ricerca fosse simile a qualunque altra essenziale alla vita del cristiano e il teologo ricerca d'ordine scientifico. 324. Jezus. Le differenze fra le cri- testimonianze.un'identità divina e preferirà ridurre il valore dovrebbe essere più intensa nello svolgimento dell'espressione ai limiti ch'essa comporta del suo compito. Non potendo ammettere un movimento che si allontana dalla fede nel questa coscienza superiore nell'uomo di Figlio di Dio incarnato. cattolica. frammentandole per ridurle a stologie protestanti e le cristologie cattoliche si semplici parole umane. la fede rende il teologo più atto a fare la favorisce per il fatto che essa e adesione alla sintesi degli elementi raccolti nella ricerca. riconoscere le relazioni fra le varie indicazioni La pretesa di non abbordare la cristologia che dei testi. e la migliore protezione contro si disvela per una convergenza d'indizi. essa mette l'intelligenza in fede parziale. La teologia e una non potrebbe metterla in penombra. Infatti. questa vita fatto di basarsi sulle attestazioni della verità . Christologie II. Il teologo dunque non può mettere la sua fede C) IL METODO TEOLOGICO E LA FEDE nell'ombra per il suo lavoro teologico.

o che quello che hanno dichiarato i primi concilii e criticavano il valore delle testimonianze sulle particolarmente quello di Calcedonia. non si e lanciato in sviluppo di tutta l'opera di salvezza. Perciò il che volevano credere. La venuta di della ripetizione. del teologo e alla fede della Chiesa. essa e . in cui esprimere ed impiegare la penetrazione alla sorgente personalità. si e proposto all'opzione di riflessione. Sebbene più intimamente con l'opera della « nuova abbia confutato vittoriosamente le critiche dei creazione ». può essere creatrice. d'accoglierlo. alla sua opera di nell'immaginare un altro Cristo. A coloro creazione effettuata da Dio. rifatto » sulle dimensioni di certi concetti La riflessione e creatrice perché scrutando il odierni. Prima della Rivelazione. abbandonandole. come per le altre scienze. ha offerto argomenti movimento che essa comporta e in pari tempo sufficienti di convinzione. che ha proposto il mi. 475. l'uomo si era dato da se delle teologia non può consistere nel ripetere se rappresentazioni della divinità. coincidendo fede di coloro ai quali si rivolgeva. per la loro significa ritenere che le definizioni conciliari ricerca. In questo senso Gesù stesso ha voluto rinunciano al loro proprio valore. essa e sviluppo e scoperta In passato si e verificato che l'ansia di nuova. rivelata s'indirizza alla fede. la cristologia non può limitarsi a ridire coloro che non avevano la fede. ed ha richiesto uno sforzo di più sul mistero quale ci e presentato. oggetto rimaneggiato a nostra misura. argomentazioni che fossero costringenti per Cosi. Pensare che. Quando la riflessione si allontana dalla 116 sorgente e cessa di ritenere validi i dati l essenziali del mistero rivelato. La tradizione non può essere Cristo mette fine a questo regime. Los orígenes de Jesús. uomini il suo messaggio con la rivelazione La riflessione teologica. Se essa quali poggia la fede della Chiesa. fatta da Gesù stesso. inesauribile nei suoi costringere l'intelligenza dei suoi uditori a molteplici aspetti. così e ben vero che l'ideale della fuori di essa. Quando Gesù ha presentato agli essi fanno continuamente apparire il nuovo. per la prima volta dopo tanto tempo. Studiando questa nell'approfondire il senso delle interpretazioni verità e sforzandosi di precisare il suo che ha ricevuto nella tradizione. può darsi creatrice13 non potrebbe opporsi alla fedeltà una qualche illusione di creatività. la cristologia non può 117 voler farsi costringente. più di ogni altra della sua persona. un Cristo « rivelazione. non assolverebbe al suo può esigere un'adesione della semplice compito che consiste invece nel mettere in luce ragione. essa si sforza di raggiungere lo suoi avversari. La verità tutte le ricchezze dei dati scritturali. in ogni epoca e in ogni pensatore. o al di d'ognuno. teologi cattolici di poter disporre. e se la riflessione non si esercita spesso velato. Questa riflessione e che. si libertà e conforme alla situazione dottrinale favorirebbe la creazione intellettuale. rivelazione.rivelata. fede. esse saggio. suprema dimostrazioni d'ordine intellettuale. ha desiderato la riflessione creatrice consiste allora collaborazione attiva di tutti. e a cercare un significato. ma su un comprensione e di espressione del suo mes. il teologo offre il risultato del suo modo più adeguato di concepirlo e di lavoro a coloro che. di dimostrazione apologetica abbia condotto il aspetti ancora troppo poco illuminati del teologo a ricercare sopra ogni cosa delle messaggio cristiano. Certo. in virtù della grazia della presentarlo. questa « creazione » esce dal campo della stero di salvezza in un modo non sistematico. la nostra Si comprende particolarmente il desiderio dei riflessione su Dio può essere creatrice 14. della più grande libertà avevano intralciato per tanti secoli una tale nell'esplorazione del mistero della fede. sono suscettibili sintesi debbono essere continuamente ripresi. ha desiderato suscitare una libera che alimenta il suo ardimento e la sua forza di adesione. Ma se determinata da Cristo. Non vi è nulla di più credente che si rivolge ad altri credenti o profondamente esaltante per l'intelligenza che perlomeno a persone disposte ad aprirsi alla la meditazione del mistero di Cristo. e novità del pensiero umano sottomettersi. l'universo stessa: talvolta ha seguito troppo la via facile religiöse era un universo mitico. Lungi dal voler novità sorta da Dio. Essa e l'opera di un della rivelazione. La una riflessione creatrice. Lo sforzo d'analisi e lo sforzo di chiamata alla fede. mistero. essa apporta al pensiero della fede Una simile riflessione creatrice significa un quanto ha di nuovo e di originale la personalità ritorno al mito. Tuttavia non si contentasse di definire Cristo come una può dimenticare che la scienza teologica non persona e due nature. immobilismo. Illustrando questa presentazione 13 Cfr. PIKAZA. come potrebbe D) FEDE E RIFLESSIONE CREATRICE essere ancora creatrice? Essa perde il contatto La volontà d'istituire una riflessione sul quale fonda la sua attività.

nella sua coscienza umana e nei suoi momenti della teologia cristiana: il primo atteggiamenti umani. Essa e nuova fra i teologi reinterpretazione che tende a ridurre queste 14 Pikaza parla della possibilità attuale di una affermazioni ad un quadro predeterminato. in 3 Ibid. nell'uomo Gesù in maniera unica »1. 257. statura trascendente che gli da la persona 1 HULSBOSCH. significa che quale Dio si manifesta. affermazioni essenziali della fede cristiana. Non essendo più. La teologia e che. Il riflessione creatrice dopo aver affermato che la principio adottato da Hulsbosch delimita bene cristologia ontologica. 266. 475). La cristologia non può rivelazione. 260. 14) sia interpretata nel senso fecondità che pretende di avere. proviene da questa subisce un'interpretazione o una corrente. perché non e altro non e così dal lato protestante. non in un senso diminuito. A volte si ispira a relazioni fra la cristologia dottrinale e la posizioni di esegeti o teologi protestanti. Al di fuori della via autentica CAPITOLO VII LA CRISTOLOGIA E IL della Rivelazione. lungi dall'essere positiva. la riflessione l. La sua coscienza delineare una dottrina apriorica del Dio-uomo . sono che e storia concreta e che tende a rimpiazzare contestati o negati.. Non e più Figlio di Dio se 2 Ibid. dato scritturale. la Ciò che soprattutto dimostra che questa dichiarazione giovannea: «Il Verbo si e fatto riflessione « creatrice » non ottiene la carne » (Gv. DATO SCRITTURALE creazione teologica. significato di quella della fede tradizionale? Dobbiamo dunque considerare il problema dei Gesù appare singolarmente impoverito. La dei testi biblici. la riflessione accoglimento di questa rivelazione storica teologica che si allontana dalla fede diminuisce affidata alla Chiesa. o adattato a certe idee 119 contemporanee. e l'immagine dell'uomo Gesù. Questo autore distingue due contrario. ma immagine sarebbe più ricca. essa disfa quanto dovrebbe elaborare. Questa testimonianza specialmente ad una certa corrente di comporta in effetti la presentazione di Gesù liberalismo che ha rimesso in questione le come Figlio di Dio incarnato. legata al mistero della questo quadro essenziale. più particolarmente nel consiste in una « teologia trascendentale compimento della sua missione di salvezza. dal pensiero del teologo.. Dio da di se stesso un'immagine morte come supremo dono di se. Se questa testimonianza non e più riconosciuta L'idea fondamentale secondo la quale ' Cristo come l'espressione della verità rivelata nelle non e Dio nella sua persona. non vi è che una pseudo. Uscendo dal ESEGESI E DOTTRINA quadro della rivelazione. Volersi staccare da questa la fisionomia di Cristo. come in virtù di questo principio. e per essa ritornare a produzioni validamente costruire se non quando si edifica umane. più densa di semplicemente in quanto egli e uomo3. Lungi dall'essere realmente Si potrebbero stabilire. Gesù non ci viene è quanto propone la cristologia trascendentale presentato con una umanità più consistente. di una nuova cristologia. ma come tale e giustamente la potrebbero scorgere dei precedenti in alcune manifestazione di Dio »2. testimonianza scritturale. ma un uomo nel sue affermazioni essenziali. Ma Cristo e perfettamente uno. la meraviglia A) IL PROBLEMA DELLA PRIORITÀ PER dell'Incarnazione e soppressa. Questa dimensione divina ed eterna. ha cessato di essere normativa per il di Gesù viene considerata: « Dio si rivela nostro tempo (Los orígenes. La corrente cristologica che ha abbandonato Spesso la riflessione che si presume creatrice l'affermazione del Figlio di Dio incarnato. Jezus Christus. prima dell'esame del creatrice. « vero Dio ». non offre molta pone inevitabilmente il problema delle novità ne originalità.l'entrata personale di Dio nella storia messianica o la sua intenzione di affrontare la dell'umanità. le linee essenziali della Sottolineiamo che per aver perduto la sua dottrina cristologica? personalità divina di Figlio. Rahner proprio soggetto. al quale e attribuita una del Cristo che essa ci presenta. rapporti fra la dottrina cristologica e l'analisi precisamente perché non e che un uomo. l. divina scompare. nel quale la persona Trinità. Rahner. Si comprende allora eresie dei primi secoli. essenziale. e vi si che un uomo. tutte le immagini prodotte dall'immaginazione L'esperienza di queste cristologie conferma o dal pensiero umano. al mito di un Figlio di Dio determinato nell'autentica fede che è quella della Chiesa. perde quanto 121 aveva di unico per l'umanità. Saggio di priorità dottrinale: la « cristologia teologica contribuisce a distruggere il suo trascendentale » di K. perché finora essi la maniera della manifestazione di Dio: « Il l'avevano respinta come contraria alla fede. senso proprio. Questo 118 autore precisa che la realtà umana e la misura e cattolici contemporanei. AI di K. ontologico-esistenziale che deve egli e più sprovveduto.

9 Grundkurs. 258. L'uomo e l'esistente accettato da Dio. Il divenire abbandona alla morte ogni avvenire dell'evoluzione. Corso. frutto della Rahner parte dalla rappresentazione del mondo libera promessa di Dio. garantendo il tutto le condizioni della possibilità di un compiersi del « movimento di genuino poter-udire e di un'intelligenza del autotrascendenza del mondo. la situata nel quadro dell'universo e dell'umanità. Friburgo-Basilea. che e qualunque uomo di prendere sul serio il Dio progettato al di là di se stesso verso il mistero uomo? di Dio. Corso fundamentale sulla Fede. sia concepita in modo mitologico. I tratti dottrinali essenziali epoca. di Heidegger. attende questo compimento la dottrina della Chiesa attribuisce al destino di dall'autocomunicazione gratuita di Dio. secondo il punto di vista metafisico autentica della fede dalla sua interpretazione'. 196. prima di rischio di considerare le enunciazioni della ogni Studio della Scrittura. in cui una « necessità e la sua importanza con l'esistenza di cristologia sistematica » precede la « cristolo. dove lo spirito emerge dalla intramondano e che con questa accettazione materia. caminosità ». grazia. verso l'intimità dover-udire il messaggio storico che parla di assoluta con il mistero di Dio ». Corso. RAHNER. desiderio naturale della visione beatifica. Egli può essere nel quale la tendenza fondamentale della legittimamente definito con le formule della materia di trovare se stessa nello spirito. 178-179. a condizione che questa redenzione non che si produce nella grazia e nella gloria. ma questo apriorismo non vuol dire ricettore di quell'autocomunicazione di Dio per che tale dottrina possa svilupparsi storicamente grazia che noi affermiamo destinata a tutti gli prima dell'effettivo incontro con il Dio uomo. L'Incarnazione e così Siccome si tratta di condizioni di possibilità. quella della sua divinizzazione 7. 123 Vienna. Come si possono enunciare le Nell'uomo concepito come l'essere condizioni di possibilità che permettono a necessariamente trascendentale. 182-183. RAHNER . teologia tradizionale come iperboli mitologiche La cristologia trascendentale considera l'uomo di avvenimenti storici e di non poter usare di in ciò che appartiene necessariamente alla sua un criterio che permetta di distinguere la realtà esistenza. Ed. ma ciò verificato in Gesù.. ma Einführung in den Begriff des Christentums. dalla sola natura o dalla natura elevata dalla ital. 5 Ibid. Grundkurs des Glaubens. può essere definito come « della morte si presenta come definitivamente autotrascendenza attiva ». 6 K. Corso.THÜSING. questo desiderio comporta la 122 speranza di un Salvatore assoluto. cristologia trascendentale si elabora ed e definita in funzione del nostro destino preliminarmente alla cristologia scritturale. Stante la minaccia di « pec- Paoline 1977. 207. cristologia classica (calcedoniana). e essa che offre al cristiano il il mondo comincia ad entrare nella sua fase terreno della sua esistenza e l'evento della ultima. si trova ciò che e stato chiamato il 4 K. Corso. Perciò. fa correre il della cristologia vi sono determinati. uomini e al cosmo. 272-273. Gesù « e un uomo che — nella sua soggettività La cristologia trascendentale e dunque dottrina spirituale umana e finita — al pari di noi e apriorica. un'antropologia trascendentale nella nostra gia esegetica »6. 8 Grundkurs. Gesù il Cristo ». quella Gesù. salvezza4. . Christologie . 7 Grundkurs. come Ciò che si chiama « unione ipostatica » forma un'influenza su Dio allo scopo di fargli l'inizio durevole e la garanzia assoluta della cambiare idea. 236. senza solidarizzare pertanto con essere una persona che storicamente Teilhard de Chardin. Rahner d'altronde ha pubblicato un volume in La cristologia trascendentale giustifica la sua collaborazione con Thüsing. senza che vogliamo esaminare se provenga Friburgo-Basilea-Vienna 1976. 236. immediata con Dio »8. trad. Quando questa manca. 1972. comune. Questo Salvatore autotrascendenza il suo compiersi supremo in assoluto possiede la causalità soteriologica che Dio. come punto culminante La riflessione si porta sulle condizioni di dell'evoluzione in cui il mondo perviene in possibilità di una realtà che si e già modo assoluto a se stesso e alla vicinanza incontrata5. perviene ad uno stadio definitive. L'essere l'accettazione di Dio potrà assumere la forma dell'uomo cerca.nell'ambito di un'ontologia e antropologia riuscita di questa autotrascendenza: il Dio generale »: essa « cerca di costituire prima di uomo inaugura questa riuscita. nella sua morte e nella sua che deve arrivare al momento unico nel quale risurrezione ». systematisch und exegetisch. Questo Salvatore deve in evoluzione. Il secondo momento e la « l'unione ipostatica non deve essere considerata semplice attestazione storica di ciò che si e come ciò che distingue Gesù da noi. 239-248. con una piena storica della risurrezione.

mentre la antropologica e destinata a cercare in seguito cristologia classica e una cristologia ontica. 274. 319. escatologico. Ma non pretendere di trovare in se stesso. La critiche rivolte ad alcune teorie costruite su un questione di sapere se Gesù ha interpretato la apriorismo che fa astrazione dall'esistenza sua morte come sacrificiò espiatorio o se l'ha concreta dell'uomo. il che implica una unità originale che era stata stabilita a priori da Rahner. 275. La Rivelazione viene dall'alto e 13 Grundkurs. o se non e identico a Dio Salvatore esiste già e se. Una tale verifica appartiene seconda possibilità non esclude che il soggetto all'esperienza della storia. saremmo ciechi davanti a questa storia. Più particolarmente egli propone. l'essenziale della dottrina. 277. e così sfugge alle valore redentore della sua morte !2. che può. nell'oggettività storica che 124 caratterizza la venuta di Cristo. esegeti la libertà di discutere se ciò che Gesù Il fondamento adottato per l'elaborazione della intende quando si chiama « Figlio » del Padre cristologia trascendentale. L'uomo non può e dice. 391. dall'esterno. 389-390. Ciò d'essere e di coscienza K. 243. 14 Grundkurs. Corso. 125 11 Grundkurs. 208-211. una « nuova scritturale. ma come il profeta assoluto. M. propria esperienza. presentare la sua cristologia come essendo « Non e necessario che il Salvatore abbia avuto dal basso ». d'elaborare i tratti essenziali della cristologia Questa cristologia permette ugualmente di senza dover ricorrere ad alcuna investigazione determinare il minimo di presupposti storici nelle testimonianze della Scrittura e della per una cristologia ortodossa. nella 10 Grundkurs. fatta con concetti presi dalla realtà delle cose. Rahner espone Tradizione. non ci si può va considerata a priori come la sola possibile » limitare a percepirla nell'esperienza intima. a fianco Ogni cristologia deve poggiare su una base della cristologia classica. significa che dopo lo studio esegetico Per quanto attiene alla preesistenza. L'analisi esegetica instaurata da dalla quale riceve tutta la sua realtà: egli e Thüsing si prolunga con una sistemazione colui che riceve continuamente se stesso dal dottrinale notevolmente differente da quella Padre. la teologia queste maniere. L'opera di cristologia pubblicata da Rahner in Questa cristologia della coscienza potrebbe collaborazione con Thüsing conferma presentare l'uomo Gesù come stante in una d'altronde questa necessita di una base unità di volontà col Padre. 251. non preesistente. verità rivelata. da correggere: « 15 Grundkurs. durante la sua vita terrena. gli elementi essenziali della 12 Christologie. 33-34. del fondamentale dell'uomo. Corso. e facilmente maneggevole nella vita ecclesiale questa necessariamente deve risalire alla comune. vera d'altronde in quello che vuol dire testimonianza della Scrittura. Corso. vada trovato nella storia e che sia gia stato 16 Grundkurs. astenersi dal Rahner rivendica un pluralismo in cristologia considerare gli studi esegetici. Corso. il Salvatore assoluto e definitive. Ma la Nazaret. it. Priorità dello Studio scritturale l'affrontassimo con la speranza della salvezza || Il vantaggio della cristologia trascendentale che si riflette nella cristologia trascendentale risiede in un metodo che permette al teologo 10. e attribuirsi la competenza di dire che questo dunque preesistente. Questa dottrina e stabilita a priori. Basta scrutare l'antropologia per questo minimo in due tesi. si identifica a Gesù di e. 297. non la si può concepire come cristologia ortodossa »: una « cristologia della stabilità. trad. ma parte da La seconda concerne l'evento della risurrezione un dato esistenziale. 277. Corso. forse la più chiara e la più deve ricorrere alle sorgenti della Rivelazione. di conseguenza. 383-385 (p. cristologia ontologica. Per La cristologia ecclesiale classica e una di approfondire il senso della fede. Gesù non si e considerato semplicemente come Salvatore uno dei numerosi profeti. una verifica nella Scrittura. 295-6. se non 2. trovato proprio in Gesù di Nazaret »). in un'obbedienza scritturale. su di una base coscienza ». 330-365. Oggi tuttavia divino espresso in Gesù sia preesistente 16. per cui Rahner può che pone il Salvatore nella sua realtà totale ". 291-292. in primo luogo. La prima e che desumerne tutta la dottrina del Dio uomo. Corso. 277. Essa si fonda sull'esperienza coscienza.Questa cristologia trascendentale non può e identico col Dio che esprime nel tempo. sia pure in un primo tempo e per può restare aperta dal punto di vista storico u. la l'elaborazione dottrinale intrapresa a priori cristologia trascendentale può lasciare agli deve essere rifatta a posteriori". nel « senso della morte di un giusto ». fondamento del quale ha bisogno. vista come un atto necessario di obbedienza al Tuttavia pur facilitando il compito del teologo Padre. questo metodo quando scrive: « Possiamo esprimere come non sembra assicurare alla cristologia il vogliamo l'unicità del rapporto tra Dio e Gesù. comporta il pericolo . 362.

di una riduzione antropologica. riconoscere Gesù. deve testimonianza scritturale deve essere ricercato essere interpretato nel senso di liberta. rapida e particolarmente difficile. sintesi e sistemazione più ampia dottrinale del Nuovo Testamento. il teologo deve nuova dottrina della Trinità. hanno rifiutato a maggioranza di dell'umanità. raccolta trascendente. anch'essi molteplici. e così facile nuova cristologia su un'altra base. La maniera di realtà storica. Il valore storico della impiegato da Gesù. un «modo di SCRITTURALE PER LA CRISTOLOGIA sussistenza». dell'antropologia esistenziale. A guardare la basa sulla Scrittura. Più questi studi cuore umano l'immagine del Salvatore quale si sono approfonditi e diversificati. Basandosi sempre procedere prendendo come punto di sull'evidenza che non vi sarebbero che due partenza le indicazioni fornite dalla persone. Le attribuire all'antropologia trascendentale il dichiarazioni sulla preesistenza sono riferite valore di criterio supremo nel campo della alla mentalità ellenistica: il titolo di Figlio ricerca esegetica. i teologi concilio di Calcedonia nella sua professione di scolastici. il compito del teologo è Questa costruzione speculativa. distintivi corrispondano a quelli affermati dal i Padri della Chiesa. o la speranza di un Salvatore assoluto. potremmo procedere a una tale deduzione a attualmente emerge una difficolta partire dal desiderio o dalla speranza supplementare. non si accorda con la fede trinitaria ad un cumulo di lavori di cui deve tener conto. si può dimostrare come egli campo di ricerca. Il mistero della rivelazione del questo non viene sufficientemente riconosciuto Figlio di Dio fatto uomo ci e stato consegnato tutto quello che Gesù ha di unico e di nelle testimonianze della Scrittura. l'autocomunicazione di Dio per mezzo della Il Cristo e l'invenzione più sublime di Dio. sembra voler misurare dunque possedevano la speranza più l'Incarnazione con la forza delle tendenze sviluppata. i cui Quanto a volere. che si sull'antropologia esistenziale. i concilii. dalla Chiesa. la grazia. Ma per l'esegesi. quella dimostrare il desiderio della visione beatifica. nel senso moderno della parola. Alla Lungi dal poter elaborare la cristologia cristologia classica Thüsing vorrebbe sostituire preliminarmente allo studio scritturale. della Chiesa. data la molteplicità di dal pneuma. due linee che vanno dal Dio Padre al Gesù 127 terrestre e al Signore glorioso. e non si può scrutare questo Potrebbe ugualmente essere messo in mistero indipendentemente dalla Scrittura. sarebbe Thüsing sembra molto contestabile. facendo astrazione della sua sul valore delle conclusioni è complesso. Metz. accogliendo I'interpretazione che Ma volere scorgere. questione il valore della deduzione fondata Accanto alla cristologia tradizionale. e che risultano Da questo punto di vista. e assimilare il caso personale di Gesù cristologia e teologia prima di essere alla nostra situazione umana universale. Ogni cristologia. secondo J. Il teologo di fronte agli studi esegetici: divinità di Gesù non appartiene alla struttura scelta. il teologo deve sforzarsi di fede? conoscere i risultati di questi studi che sono Se non conoscessimo il Gesù della Scrittura. il Dio testimonianza della Scrittura. Colui che vuol raccogliere il risponda ai bisogni più profondi dell'essere frutto degli studi esegetici deve fare dunque umano che si trova sotto l'influsso della grazia. Certo si potrebbe dire altrettanto degli studi 126 sullo sviluppo della cristologia nella tradizione. B. perché trascendeva le loro Dire che Gesù e l'uomo che riceve come noi speranze. . studi esegetici. designerebbe ne una persona divina ne. nel B) VALORE BELLA SORGENTE linguaggio rahneriano. la comunicazione degli idiomi è DOTTRINALE scartata per il motivo che l'affermazione della 1. egli tenta di soleggiare per essere valida. la diversità delle opinioni e dell'uomo? Una volta che si pervenga a interpretazioni è più considerevole in questo conoscere Cristo. e un'impresa che sembra molto concepire l'unione ipostatica come il punto azzardata. determinare il minimo storico 17 La sistemazione dottrinale proposta da che deve verificarsi nella Scrittura. Padre e l'uomo Gesù. Egli si trova di fronte fragile. deve poggiarsi l'esistenza di due « modi di sussistenza » con sull'esplorazione del Nuovo Testamento. il « secondo i criteri della sana esegesi e non in Logos » del Prologo giovanneo non funzione di un minimo determinate a priori. Con antropologia. più il giudizio e presentato a noi. I giudei che erano stati preparati in culminante dell'autotrascendenza modo speciale alla venuta del Messia e che dell'evoluzione. o una cristologia paolina del pneuma. in nome della cristologia tratti trascendentale. non si può elaborare una situazione concreta dell'uomo. potenza personale del Dio Padre. delineare nell'oscurità del gli sembra più verosimile. una scelta. legata alla facendo astrazione da esso.

In esegesi realtà storica. I. 129 128 si vogliono sottolineare sono differenti. non era 20 Grundkurs. L'esegeta può manifestare delle conclusioni più solidamente stabilite. occorre collazionare tali 93-162. Esso reclama anzi questa esegetica. perché possibili. ma che sotto questa diversità d'espressione vi e l'unità non possono essere assolutizzate e delle quali di modello costituito da Gesù con la sua realtà occorre riconoscere i limiti. impedisce una sintesi superiore. il nell'edizione tedesca (Neutestamentliche pluralismo e evidente. 278). dagli evangelisti. rivelatrice dello Spirito Santo che. vi sono delle correnti. Le Messie. Esso si appoggia sull'intenzione 19 Caratteristico è l'articoletto pubblicato da J. non e enunciare esattamente la In altra parte. fr. Corso. Precisare 51 modo con sembra più fondata. e verità rivelata. Parigi all'umanità un'immagine profondamente unica 1973.. Deve reticenze di fronte ai tentativi di presentare in ugualmente evitare l'arbitrio di una sintesi i tratti biblici di Cristo. 363. si attaccherà informazione esegetica unilaterale. sposato» (p. Il teologo deve corrente della cristologia non calcedoniana. egli deve apprezzarne rappresentazioni. 171). che illuminano un alla molteplicità degli aspetti messi in luce aspetto dei problemi e meri. Jeremias riprende la stessa stessa affermazione: gli aspetti che affermazione: «Gesù. con la diversità delle non era sposato ». completamente il suo volto autentico. Il pluralismo dunque non forme » e poi con « la storia della redazione ». Ma tano di essere prese in considerazione. Si resta piuttosto all'analisi dei testi particolari e più perplessi constatando che dei teologi cattolici. questi autori. È la Signore e dire che e il Verbo fatto carne. Pannenberg. e un compito particolare. necessariamente andare più lontano. Le diverse presentazioni non si per i recenti movimenti esegetici che hanno oppongono le une alle altre. Figlio di Dio. trad. o il traduzione francese che ha aggiunto «sembra». fornire (Theologie du Nouveau Testament. ciò che è stato Gesù nella sua quanto più e possibile la validità. avvenimento. il teologo deve effettuare riunendo tutte le informazioni prende necessariamente una distanza. autori del Nuovo Testamento hanno presentato Prima di scegliere l'interpretazione che gli come figura di Gesù. K. Non si può in particolare pretendere che le . ma ne la storia delle forme ne la sintesi. ma nulla dice neanche che non lo dottrinale. che dice semolicemente: «Gesù non modello? Se si tratta di una diversita di punti di è sposato» (Jesus ist unverheiratet) vista espressi con diversita di concetti. per conoscere questo Marxsen. dell'esegesi. 214. nel secondo volume della sua si fonda solo sul fatto che gli evangelisti ci cristologia. 46: « Gesù. Deve saper distinguere fra ipotesi che deve elaborare una dottrina più sintetica della possono rivestire la seduzione della novità. raccogliendo queste diverse sviluppi dell'esegesi. dal punto di concernenti la risurrezione: Bultmann. non si può cercano di conoscere solo le posizioni di accontentare di giustapporre ciò che i diversi esegeti protestanti18. e com'è possibile scoprire più come in altri campi. 219) e "ripresa come fondamento di una del serie di considerazioni. Luca e Giovanni si diventare il servo di una teoria esegetica rappresentavano Gesù. Questa frase di J. vista umano. I. perché sono tentato di spiegare i testi con « la storia delle complementari. ma per il teologo non e che una dogmatica l'opinione professata da un esegeta tappa verso una conoscenza più essenziale: si ". Matteo. Dire che Gesù e il Tbeologie. Moltmann. E conclude diminuendo il valore Testamento comporta delle cristologie che non del celibato volontario. 275. deduce subito che « niente dice che Gesù sia Per giustificare il pluralismo della cristologia stato sposato. non considera che le teorie offrono delle testimonianze su uno stesso interpretative proposte dai protestanti avvenimento della storia e che. grazie delle teorie alla moda. come esigenza dell'unica identità storia della redazione costituiscono il tutto posseduta da Gesù. Questo sforzo di sintesi non 18 Così Duquoc. ha voluto. Pur sforzandosi di raccogliere gli ultimi tratta di sapere. Dal « sembra » Pohier Salvatore. p. spesso limiterà il suo sforzo di sintesi al specialmente alcuni di quelli appartenenti alla pensiero di un autore su Gesù.Il teologo non può sottrarsi a questa scelta che In rapporto agli studi esegetici. come il Battista. Lo stesso dicasi personale. In realtà quel « sono stabilite sul medesimo modello sembra» non appartiene nemmeno al testo di fondamentale20. ne prendere come dichiarazione necessario. ispirando Pohier in Dossier Jesus. Jeremias attestazioni e rappresentazioni. Ma cosa s'intende per Jeremias. Earth. il teologo non deve cui Marco. Gutersloh 1971. ove si La parte di veritaà che contengono queste articolano organicamente gli elementi forniti spiegazioni rimane una conquista della scienza dai diversi autori. testimonianze. Rahner scrive che il Nuovo fosse stato». sembra.

il quaderno lo dimostra bene. sono la della testimonianza dell'evangelista. che non possedeva ma che era giudicato necessario 21 Jesus Sauveur. su Gesù salvaguardati. uomo a verificare. specialmente unito a Dio. credente. possiede un gran valore. così. vogliono evitare al cristiano « la adottato per principio. così il metodo scelto « Come ogni scienziato. per la dimostrazione di una tesi. L'autore del quaderno sentire la sua diffidenza nei riguardi della riconosce che il risultato e minimalista: « Un portata dottrinale dei testi. e che Il massimalismo d'un tempo forzava il senso nell'esame della storicità di ogni testo del testo attribuendogli un valore dottrinale che particolare. ancora. O. e che altre. radicalmente la solidità del muro. Una tale supposizione testimonianze rimangono sempre un punto di indicherebbe un pregiudizio contrario al valore partenza e un punto di riferimento. Ma irriconciliabili. È dubitare che questi tratti minima siano così che i quaderni della « Tourette ». e tal altro versetto di Marco non possono in discernono in lui il Verbo o il Figlio che viene alcun caso provenire da]la comunità a manifestarsi nella vita umana. rasa » e supporre a priori che il vangelo di Egli sa che il fondamento della sua fede e Marco. mattone dopo mattone. questa testimonianza. Infatti tutte le apostolica. sorto un minimalismo che tende a ridurre Supporre a priori che niente e storico nel considerevolmente il valore sto. Salvatore. che questo continuamente alimentarsi per rispondere alla valore e nullo. esso non svela che i Un metodo di « tabula rasa » e stato proposto e tratti minima di Gesù » 22. a cristologie neotestamentarie s'accordano per poco a poco. poiché l'atteggiamento negative. specialmente all'inizio. sul Cristo della esegeta la gioia di ricostruire in parte il muro Scrittura. l'esegeta deve ammettere che verità rivelata. Essi adottano un metodo differente: delle dimensioni di Gesù. Ma ha il diritto di radere al fede al Cristo. Ma queste storico nei testi. La tentazione del minimalismo presenta. Vi e unità su questa indicazione di Nazaret. e trascurato. per esempio. 2. Infatti. Ma questa verifica indicazioni della psicologia. nelle condizioni in cui si 2. Capirete allora perché l'esegeta essenziale concernente l'identità di Gesù. all'esperienza. rigore metodologico a fare « tabula rasa ». la cristologia dottrinale tenta di supporre a priori che niente sia storico nel determinare meglio l'ontologia del Cristo con vangelo di Marco? Non si tratta di negare che una indagine d'ordine filosofico e a scoprire l'esegeta abbia il compito di verificare la meglio i suoi stati di coscienza grazie alle storicità dei testi evangelici. e mettersi nell'impossibilità 130 di saper raccogliere tutto quello che i testi rico delle testimonianze evangeliche e fa offrono di valido. appoggia ». Si può anche sistematicamente applicato da certi autori. Attualmente. impedisce di posizione dolorosa di qualcuno che a poco a riconoscere la validità dei tratti autentici di poco vede sgretolarsi il muro sul quale si Gesù. occorre notare che la impressione che « tutto crolla ». tale procedimento scientifico ha certamente un a) Saggi di « tabula rasa » grande inconveniente. ossia il valore storico dei testi poiché ci presenta una riduzione sistematica evangelici. in In realtà il cristiano non deve temere di trovarsi un certo modo comincia col sospettare nella posizione dolorosa di vedere disgregarsi. I. per il fatto che alcune mettendosi al lavoro l'esegeta si vede costretto concepiscono Gesù come uomo. all'inizio. Essa tende in effetti a riprende forma »21. lungi dall'avere la penosa Se vi e un Cristo biblico. sono proprio parole di Gesù. prova molto cristologia dottrinale non si confonde con la spesso una gran gioia nel suo lavoro: il muro cristologia biblica. o questa ricerca sulla storicità non implica La sintesi va dunque ben al di la del contenuto affatto che si supponga anzitutto che nulla e delle testimonianze scritturali. Cahier 6. Lungi dal sorgente alla quale lo sforzo dottrinale deve supporre per principio. il metodo sarebbe che la Chiesa afferma nella sua professione di comprensibile. il valore storica ai testi scritturali nella loro espressione generale della testimonianza non può essere letterale. integrare nella sua elaborazione tutto lo sforzo Se si trattasse semplicemente di procurare a un di riflessione della tradizione.cristologie del Nuovo Testamento siano strettamente storico su Gesù di Nazaret. suolo il muro? Può. il muro sul quale si appoggia. all'estremo opposto. vangelo di Marco. l'esegeta e portato dal manifesta. Può essergli doloroso il dover rivedere . Inoltre. i suoi frutti negativi. ai suoi occhi si delineano un certo presentare un uomo che si rivela come Figlio numero di quei tratti che furono quelli di Gesù di Dio. non c'insegni niente di valido. 131 riconosceva un valore assoluto di fedeltà deve essere condotto con sano rigore. a cercare di ricostruire il muro. Go che cerca di dimostrare e quello che prima ha gettato a terra. Egli constata che il tale specialmente quelle del Prologo giovanneo. Fare « tabula poco a poco.

per quanto riguarda le parole. Ma la ricerca esegetica ha possibile. Non si tratta di passare all'eccesso contrario e di voler riportare tutto al divino in Gesù.alcune interpretazioni. Il paragone con le due facce di una moneta o di una medaglia non ha nulla di probante24. Anzitutto esso fa una selezione di ciò che considererà o rifiuterà di considerare in quello che riportano gli evangelisti. a rilevare ciò che e semplicemente umano in Gesù. 26. Non si può affrontare la testimonianza evangelica col presupposto che Gesù e una persona umana. pur avendo dei rapporti intimi con Dio. su ciò che ha detto e fatto. deve salvaguardare il principio dell'apertura al trascendente. in maniera umana. Non si può. ma che e stato proclamato Figlio di Dio dai discepoli dopo la sua risurrezione. Essa ricerca dunque gli ipsissima verba e gli ipsissima facta di Gesù. attraverso l'umano e cosa certa. ne dare quest'affermazione come un'evidenza che s'impone immediatamente. La scoperta di Dio si opera nell'umanità di Gesù. poiché quando si afferma che Gesù è vero Dio e vero uomo. ne di distinguere in Gesù un'apparenza umana e \mo sfondo divino. ma non ne ha mai saputo nulla nel corso della sua vita terrena. Voler vedere solo l'uomo in Gesù. letteralmente autentici. porre all'inizio della ricerca esegetica l'affermazione che Gesù e una persona umana. nei testi scritturali. astrazione fatta dalla sua divinità. con Schillebeeckx. nelle sue parole e nei suoi gesti umani che Questa riduzione all'umano e stata proposta in Gesù ci fa vedere il Padre e che si e nome del principio secondo cui tutta la manifestato rivelazione di Dio si e compiuta in Gesù nella 22 Ibid. In modo particolare. le parole e i gesti rigorosamente. dicono in conclusione. in una prima tappa. La ricerca dell'autenticità Come si può. Un altro a priori imposto alla ricerca esegetica Il principio della rivelazione di Dio nel e e all'accoglimento dei suoi risultati. nella testimonianza. approfondita di giustificare il valore dei testi. essa fa scoprire altre dell'umanità: non si può scoprire la divinità ragioni di questa solidità e una maniera più dietro l'umanità di Gesù o al di sopra di essa. Si tratta di accettare. ma e davvero una scoperta di Dio. presentazione che ci fa della sua persona.23 Non si tratta ne di costituire due piani. in virtù di una pedagogia che vorrebbe concentrarsi su questo aspetto. Non vi e che una sola « faccia » in Gesù. un volto umano in cui traspare la persona divina del Figlio. non è per attribuirgli due facce opposte. non ci si può neanche limitare. sorpassa l'uomo. 24 Cahier de la Tourette. Il metodo che si applica a guardare per un momento Gesù unicamente come uomo. ma le consisterebbe nel voler riportare ad un livello conseguenze che se ne deducono sono puramente umano le parole di Gesù e tutta la contestabili. risalire alle parole e alle azioni di Gesù? Poiché la cristologia ha il compito essenziale di studiare il Gesù storico e non semplicemente il Cristo della predicazione. Non e di testi particolari. non sarebbe che un uomo. la divinità di Gesù si rivela attraverso la sua umanità. ma che. I. quello della divinità e quello quanto si pensasse. 133 legittimamente guardarlo come un semplice uomo. Nell'esame dei testi. È vero che e nel suo volto umano. di perdere certi sostegni sua umanità. 132*** a noi come Figlio. di ricevere il Cristo come ci e presentato nella Scrittura. 3. conferisce una dimensione trascendente alla persona di Gesù. Ma ciò non significa che tutto sia umano in lui. Di fronte ad ogni tentativo di riduzione di Gesù all'umano. in fin dei conti. più accessibile e più facile da comprendere. hanno detto. nell'uomo che e stato. quella della divinità e quella dell'umanità. con la sua umanità autentica e il mistero divino che vi si svela. e dominata dalla preoccupazione di appoggiarsi su ciò che Gesù e stato realmente. ammettere due piani in dimostrato finora che il muro e più solido di Gesù. essa non . perché non si opera nessuna rivelazione al di b) Il metodo della riduzione all'umano fuori dell'umano. il metodo e inaccettabile perché allontana arbitrariamente degli elementi contenuti nei testi. e non solamente la scoperta d'un uomo unico. la cristologia. nel suo modo di considerare i testi biblici. e volersi interdire per principio di riconoscere in lui i segni e le manifestazioni della sua trascendenza divina. Esso suppone una dicotomia in Gesù come se si potesse 23 Jezus. L'applicazione del metodo nei quaderni su Gesù Salvatore sfocia al risultato che Gesù non ha mai avuto coscienza d'essere Figlio di Dio. ma di riconoscere in Gesù ciò che. Colui che elabora la cristologia deve rimanere aperto e sensibile a ciò che. amputa la ricerca esegetica di una dimensione che gli e essenziale e rischia di falsarne tutte le conclusioni. Jésus Sauveur. Ben al contrario. 2. Egli era realmente Figlio di Dio. Anche se proposto come limitato a un primo tempo o a un primo sguardo e destinato ad essere completato in seguito. eccezionale.

Essi corrispondono effettivamente alle caratteristiche fondamentali delle parole di Gesù. Tuttavia non si può affermare che le parole autentiche di Gesù siano unicamente quelle in cui possiamo riscontrare una discontinuità. Rilevando questa difficoltà in maniera critica. essi si trovano in una situazione eccezionale di scrivani: sanno che soprattutto debbono essere fedeli a ciò che e realmente avvenuto. Un gran progresso si e compiuto nell'esegesi contemporanea con lo studio sistematico degli elementi redazionali. che nondimeno è essenziale. esso e fondamentale per la ricerca più esatta di ciò che Gesù ha detto o fatto. Quest'analisi permette loro di attribuire con più precisione ciò che appartiene personalmente agli autori. Fra i criteri adottati.limita i suoi punti di riferimento alle sole parole delle quali si può dimostrare l'autenticità letterale. Un esempio di questo mistero ci e dato nel discorso escatologico: « Che colui che legge. alla forma semitica della lingua. la parola deve essere considerata come autentica. a tutto il contesto culturale dell'epoca. che è lasciata al nostro sforzo di scoperta. Si ha tendenza a sottolineare l'influsso del loro pensiero personale. Più che le qualità proprie al linguaggio di Gesù. comprenda! » dicono Marco (13. e non che si dovrebbe escludere come inautentica quella in cui non appare la discontinuità. tutto diventa il prodotto della personalità dei redattori. sembra che si debbano ritenere soprattutto la semplicità e la profon- 25 Cfr. Da una parte. In effetti. meno spesso si stima nel suo valore.25 Si e cercato . gli esegeti si sono impegnati a precisare i segni dai quali si possono riconoscere le parole che provengono effettivamente da lui e non dai redattori. dato che sembrano opposti l'uno all'altro. LATOURELLE. 15). Fra le qualità riconosciute al suo linguaggio. della sua parola. e la sua semplicità e tale che talvolta si sarebbe tentati di raccogliere unicamente il primo senso. Si concepiscono talvolta come se essi dominassero col loro proprio pensiero quanto riportano. Inoltre. D'altra parte. un criterio di continuità o di conformità. propensione normale di fronte alla quale lo stesso esegeta deve stare in guardia. della loro « teologia » nella redazione dei testi. vi sono delle parole di Gesù che sono state trasmesse con termini equivalenti. Parallelamente allo studio della formazione redazionale dei testi si e sviluppata la determinazione dei criteri d'autenticità delle parole di Gesù. discepoli o avversari. Morna D. essi non comprendono sempre tutto quello che ci trasmettono delle parole e dei gesti del Cristo.di specificare quello che era proprio al suo stile e al suo pensiero. Nell'apprezzamento degli studi esegetici importa tener conto della propensione ad allargare il redazionale. nell'espressione della loro testimonianza. Gli esegeti hanno spinta sempre più lontano l'analisi delle caratteristiche del pensiero e dello stile di ogni autore. la forza della loro intenzione di fedeltà. 'Ma in realtà. queste parole debbono essere conformi all'ambiente palestinese nel quale vennero pronunciate. Anche facendo astrazione dai carisma d'ispirazione che li anima nella loro opera. ha portato ad una esagerazione: tutto. 134 sembra loro redazionale. Malgrado gli eccessi ai quali e esposto. una . nel testo. Il senso di questo criterio e che quando in una parola si discerne la discontinuità. e ciò che hanno ricevuto dalla tradizione o dai testimoni. e un criterio di discontinuità o di differenza. Vorremmo sottolineare due tratti caratteristici della personalità dei redattori delle testimonianze evangeliche. Per alcuni esegeti la concentrazione degli sforzi per scoprire la parte redazionale. quando una parola manifesta discontinuità in rapporto al pensiero giudaico o in rapporto al linguaggio della prima comunità cristiana. Gregorianum 55 (1974) 609-638. e più specialmente ai rapporti di Gesù con i suoi interlocutori. R. il più ovvio o il più superficiale. Qui ancora bisogna osservare che non si possono trattare i redattori dei vangeli allo stesso modo di altri autori. gli evangelisti hanno coscienza di riferire la testimonianza di un mistero. a ciò che Gesù e stato storicamente. ma bisogna assicurarsi allora che l'equivalenza sia sufficiente e che la testimonianza riporti con fedeltà il suo pensiero. 14) e Matteo (24. occorre soprattutto prenderne due in considerazione. e d'altra parte si sentono dominati da questa storia che per essi comporta molti aspetti misteriosi. L'impiego dei due criteri e molto delicate. essa si presenta con un segno d'autenticità: il pensiero espresso non ha potuto essere il prodotto del giudaismo contemporaneo e nemmeno invenzione o interpretazione forgiata dalla comunità. Critères d'authenticité historique des Evangiles. pero. lo studio degli elementi redazionali apporta determinazioni molto preziose per l'interpretazione delle testimonianze evangeliche. Hooker constata: « Per essere accettabile come autentica. in questa semplicità si nasconde una grande profondità di pensiero e d'intenzione. Gli evangelisti erano animati dall'intenzione di riferire fedelmente ciò che era stato loro trasmesso. 135 dità: Gesù si esprime nel modo più semplice.

« Abbà » viene applicato a Dio. ma vive umanamente questa filiazione. Parigi 1973. 36). non temete » (Mt.parola di Gesù deve essere in pari tempo « dissimile » dai giudaismo contemporaneo. In realtà lo strumento si può giustificare pienamente dai punto di vista teorico. È difficile saper applicare simultaneamente questi criteri apparentemente contraddittori. b) « Sono Io » L'affermazione « sono io » viene anch'essa dal linguaggio ordinario.. pronuncia le parole più semplici con le quali un uomo vuol 29 Questo contrariamente all'interpretazione minimizzante proposta da J. Ma ricordiamo inoltre che si e potuto dimostrare come questo termine fosse abituale nella preghiera di Gesù28. 137 Tuttavia vi si verifica ugualmente il criterio di discontinuità. ha contribuito a dimostrare che questo appellativo aveva una pienezza di significato al quale non possiamo arbitrariamente mettere dei limiti. non e un case che il termine « Abbà » sia stato riportato nell'episodio del Getsemani. . consideriamo le tre espressioni caratteristiche che testimoniano la sua identità personale: « Abbà ». MASCALL. Mc. On using. con la familiarità e l'uguaglianza di livello che caratterizza la posizione di un figlio di fronte al padre. riflettere la lingua e lo stile aramaico. « il Figlio dell'uomo ». come riporta Marco (14. l'autore riconosce che bisogna pur impiegare questo strumento poiché non ve ne sono altri. « sono io ».. Theology and the Gospel of Christ. 20). the Wrong Tool. e voleva quindi imprimergli tutto il suo significato29. 14. e tuttavia servirsi delle sue categorie. pretende che Gesù non ha potuto impiegare « il Figlio dell'uomo » come titolo. MARCHEL. ma per l'originalità personale che manifesta all'interno del suo ambiente e per le differenze che lo separano dai modi di esprimersi della comunità cristiana. Egli aveva coscienza di rivolgersi al Padre nella maniera con cui un bambino parla al padre suo. 88. 6. Non fa dichiarazioni teoriche sulla sua identità filiale. Theology 75 (1972) 570. Bisogna concludere che questi criteri formano un « cattivo strumento » di lavoro? Z!. perché al momento dell'imminente Passione l'invocazione « Papa » doveva rivestire un'intensità tale da colpire i discepoli. Tuttavia. Gesù da un senso profondamente nuovo. Abbà. Per la prima volta. citato da E. vuol dire che la trovava atta a significare la natura dei suoi rapporti col Padre celeste. An Essay in Reorientation. 50. è certamente vero che il vocabolo « Abbà » conserva la sua semplicità e che Gesù stesso non l'ha espressamente commentate. l'avrebbe probabilmente eliminate applicando il criterio della dissomiglianza »26. Quando. e l'espressione più normale con la quale una persona si presenta. Parole autentiche di Gesù a testimonianza della sua identità personale Fra le parole di Gesù più atte a dimostrarne l'autenticità. fa apparentemente uso del secondo criterio. La discontinuità manifesta in pari tempo il vigore dell'intenzione: se Gesù ha impiegato il termine in maniera nuova fin li inaudita. I. Gesù dice: « sono io. con altre parole. I criteri di continuità e di discontinuità vi si evidenziano. perché e normale che Gesù si sia espresso alla maniera usata nell'ambiente in cui viveva. L'impiego del vocabolo indica la maniera con cui Gesù rivela la sua identità. Gv. Londra 1977. Un appellativo così familiare nei rapporti con Dio sarebbe stato inconcepibile per la mentalità religiosa giudaica. Noi abbiamo la certezza ch'essa fu impiegata da Gesù. ma l'uso che se ne fa quando e arbitrariamente comandato da opzioni esegetiche preliminari. Ma nella conclusione. facendo emergere chiaramente come Gesù abbia espresso la coscienza che aveva di se stesso con una terminologia differente da quella impiegata dalla comunità cristiana per formulare la propria fede. Roma 1968. per esempio. essendoci stata conservata tale quale nella preghiera al Getsemani. ne vi e speranza di scoprirne uno migliore. 27. perché a questo appellativo usuale. D. Mai per l'innanzi tale parola aveva avuto questa destinazione. 132-138. L'ontologia di Cristo si esprime nello storicamente vissuto. 27 È la qualifica impiegata da Hooker nel titolo del suo articolo. 28 Cfr. JEREMIAS. 4. 26 M. HOOKER. ma se il titolo 136 fosse esistito (nella sua opinione). Solo l'apertura al trascendente permette di cogliere l'intenzione nascosta da Gesù in un termine così semplice. Pere! La priere du Christ et des chretiens. 93. La predication de Jesus. e che si dimostri l'autenticità delle sue parole non solo per questa conformità. perché non esisteva nel giudaismo dell'epoca. La formula greca ego eimi corrisponde verosimilmente al semitico ani- hû. avvicinandosi ai discepoli sulle acque del lago. Quando Norman Perrin. Theologie du Nouveau Testament. ossia in qualità di figlio. 6. Non e lo strumento che e cattivo. a) « Abbà » La parola « Abbà » verifica il criterio di conformità: e la parola aramaica usata dai bambini giudei per chiamare il loro padre con la formula più familiare: « Papà ». W.

perché secondo le testimonianze evangeliche l'espres- 139 sione si trova solo sulla bocca di Gesù. equivalendo a «l'uomo » considerate sia nella sua dignità sia nella sua debolezza. 18.138 farsi riconoscere dai suoi amici. la comunità cristiana non conserverà l'espressione fra i titoli caratteristici di Gesù. L'unico oracolo biblico a! quale si riferisce l'espressione e quello di Daniele (7. inserito nella storia umana. Assisi 1971. 64. Lc. di dare la vita. Possediamo qui un criterio d'autenticità specifica. Essa era inconcepibile per l'ambiente religiose giudaico. « il Figlio di Dio ». « il Figlio ». di rimettere i peccati. perché effettivamente l'espressione di Figlio dell'uomo contiene l'insinuazione della filiazione divina. Troviamo dunque in questa espressione la conformità al linguaggio corrente. 19). « Il Figlio dell'uomo » non può dunque essere ritenuto un titolo applicato a Gesù dalla comunità. specialmente al momento dell'arresto (Gv. 34). Gesù e stato il primo a demitizzare le immagini escatologiche. Essa scaturisce dal contesto ben concrete della vita di Gesù. concludiamo che l'espressione e stata più frequentemente impiegata da Gesù di quanto non appaia dai testi. la folla chiede spiegazioni perché l'espressione le sembra misteriosa. e la discontinuità dovuta al significato superiore che risulta dal contesto. Nell'uso dell'espressione « Figlio dell'uomo » e di tutto il contesto escatologico che gli e legato.8). e che fin d'ora (Mt. c) « Il Figlio dell'uomo » L'espressione « il Figlio dell'uomo » e conforme al linguaggio semitico e al linguaggio biblico. nel processo davanti al Sinedrio. 4.28. 16-25. Mai un uomo aveva applicato a se il « sono io » o il « Io sono » divino. in maniera abituale. 14. con qualche eccezione puramente apparente. Era inammissibile che un uomo osasse appropriarsi il « sono io » di Yahwé. di disporre del sabato. 14. 22. 140 produrrà in maniera divina. la nostra opera La coscienza di Gesù. ma un uomo vero.30 Dalle sostituzioni che sono state fatte dagli evangelisti o dalle loro fonti. Da una parte l'affermazione « sono io » e quella richiesta dalle situazioni concrete ove e stata pronunciata. cfr. Aveva insistito sul fatto che l'escatologia si realizzava « adesso ». affermando che « il Figlio dell'uomo e venuto ». 24. 24. Di fronte al « sono io ». sottolinea soprattutto i poteri divini del Figlio dell'uomo: potere di giudicare. per esempio. è così vero che notiamo la tendenza. è importante notare che servendosi dell'immagine danielica di « Figlio dell'uomo ». insinua questo valore attraverso la familiarità del « sono io ». il trionfo della vita divina nell'uomo. Anche per la venuta futura del Figlio dell'uomo. D'altra parte essa assume un valore trascendente: il camminare sulle acque. Ne gl'interlocutori di Gesù. intende la venuta che si 30 Cfr. con espressioni più chiare o più dirette: « io ». l'espressione comporta una novità: l'allusione al « sono io » di Yahwé che si trova più particolarmente nel Deutero-Isaia. 5. Questa maniera così semplice e così profonda di rivelare la sua identità non ha potuto essere inventata dalla comunità. « Chi e questo Figlio dell'uomo? » (Gv. di chiamare ad una adesione assoluta pronta a subire ogni persecuzione.6. perché si tratta di un'autodesignazione. 70) e al momento della risurrezione (Lc. 26). egli mira ad una venuta nella storia umana: con la venuta « sulle nubi ». 62. 26. e stata solo un'autodesignazione utilizzata personalmente da Gesù. per opera dello Spirito Santo. 39).58. Ma pur indicando una conformità al linguaggio abituale. Lc. a trascurarla nel linguaggio della comunità. con questa espressione. che si manifesterà nello sviluppo storico della Chiesa. 13-14). 13. a sostituire la formula « il Figlio dell'uomo » giudicata troppo oscura o troppo poco espressiva. 22. Quello che e nuovo e che Gesù designa se stesso. Vi e stata una tendenza a far scomparire questa locuzione misteriosa. quelli che vengono ad arrestare Gesù cadono a terra e la risposta al gran sacerdote « sono io » si unisce all'annunciò della venuta del Figlio dell'uomo. Il Figlio dell'uomo non e più il personaggio di una rappresentazione apocalittica. durante il processo (Me. nella trasmissione dei ricordi evangelici. Gv. in cui un personaggio celeste appare presso Dio per ricevere ogni potere. Inoltre. Indica anche la preesistenza. ne gli evangelisti si servono dell'espressione per designate Gesù. Essa ha in se un senso semplicissimo. 8. come l'attesta l'accusa di bestemmia in reazione al « sono io ». Mentre nell'oracolo questo personaggio non aveva che un'apparenza di figlio d'uomo. possiamo cogliere in pari tempo la . con l'espressione Gesù sottolinea la realtà della sua umanità. Il « sono io » del risuscitato implica la vittoria sulla morte. e in pari tempo vuole rassicurarli. e al nome divino « Io sono » rivelato nell'Esodo (3. 69) si produrrebbe la venuta del Figlio dell'uomo glorioso. 12. di richiedere la fede. per il fatto che l'espressione e talvolta impiegata in parallelo o in relazione con la menzione del Padre. Gesù segna il passaggio dal mito alla storia. la vita eterna (Gv. Anche il « sono io » detto alla Samaritana designa colui che ha promesso l'acqua viva.

Di per se. secondo quest'ultimo vangelo. espressioni che non si sarebbero potute riprendere nelle professioni di fede. 22. Concerne particolarmente i miracoli31. Me. È la conseguenza della domanda 141 che lui aveva posto sulla via di Cesarea: « Voi. la fede consiste nel credere che « Gesù e il Cristo. secondo cui il miracolo non e che un lusso metafisico. hanno assunto varie dimensioni: o tutti i miracoli diventano sospetti. 20). 142-153. cercando di esprimere quanto risultava dalla testimonianza portata da Gesù sulla sua persona. Il principio di non-concorrenza enunciate da P. Il titolo « Signore » permette di professare l'identità divina di Gesù. sempre distinguendo la sua persona da quella del Padre. Spesso gli esegeti contemporanei definiscono i racconti evangelici come una testimonianza della fede della comunità. il Figlio di Dio » (Gv.conformità al quadro del pensiero apocalittico che si era imposto nella sua epoca e la discontinuità con la quale traduce in storia attuale e futura quello che era stato progettato in un avvenire celeste. avrebbe fatto dire a Gesù che egli era il Signore. il Figlio di Dio entra con una natura umana nelle relazioni intersoggettive delle persone umane: la sua sola presenza a livello . di gesti e situazioni che facevano apparire il loro significato trascendente. o Cristo?. come se quest'azione non avesse potuto esprimere una padronanza sulle leggi della natura. La comunità dunque non ha ricevuto da Gesù le formule della «sua fede. 29. 9. Essa ha dovuto forgiarsele da sola. Duquoc. Qui si discerne la maniera di rivelazione scelta da Gesù: egli non detta delle formule ma offre un mistero in modo da suscitare la fede. Gesti autentici di Gesù Il problema del discernimento dei gesti autentici e legato a quello delle parole autentiche. che consiste nell'inserzione di una persona divina nella creazione. Schoonenberg. così importante per l'accoglienza delle testimonianze evangeliche. Una professione di fede deve impiegare delle formule più esplicite. Noi la troviamo specialmente all'inizio del vangelo di Marco e nella conclusione del vangelo di Giovanni. 10. 12. dicendo « Abbà ». 22). 32 Cbristologie II. Abbiamo citato l'opinione di Ch. più precise. Questi atteggiamenti non manifestano certo l'apertura al trascendente. non e da lui che proviene la formulazione della fede della Chiesa primitiva. Se la comunità avesse voluto attribuire alle parole di Gesù i titoli dei quali si serviva nella sua professione di fede. Constatiamo che essi hanno trasmesso la presentazione che Gesù aveva fatto di se stesso e che era differente dall'espressione della fede adottata in seguito dalla comunità. 142 condo cui Dio non fa concorrenza alle creature e rispetta le leggi della creazione. 16. il Figlio di Dio. senza pero confonderla semplicemente con quella del Dio dell'Antica Alleanza. 1 Cor. Essa ci riporta invece che Gesù si e comportato diversamente: la discontinuità o differenza e segno d'autenticità. implicando così una deroga eccezionale alle condizioni ordinarie per la formazione di un essere umano. essendo piuttosto espressioni della propria coscienza. nessuna di queste espressioni indica esplicitamente un'identità divina. 5. Firenze 1977. Gesù non si e servito di nessuno di questi due titoli per rivelare la sua identità. a priori. Facendosi uomo. d) Differenza con le espressioni di fede della comunità Quando la comunità primitiva ha voluto esprimere la sua fede. « il Figlio dell'uomo ». Anche questo titolo permette d'affermare la divinità di Gesù. Esse limitano in anticipo. 20. sembra sbarrare la strada a ogni miracolo. se- 31 Cfr. essi hanno riferito i ricordi sulla vita di Gesù in modo da comunicare la loro fede ed indicare meglio il fondamento della fede cristiana. 8. 30). Il principio della non-concorrenza tende ad escludere l'Incarnazione stessa. a) La realtà dei miracoli Agli occhi di taluni e il miracolo in se stesso che viene messo in questione. L'affermazione e vera nel senso che gli autori dei racconti sono stati indotti dalla loro fede. 3). e il contesto umano concrete di parole. Egli ha rivelato chi era. alla loro maniera. Lo scetticismo o la negazione a questo riguardo. non provoca soltanto dei dubbi sulla concezione verginale e le apparizioni di Gesù risuscitato 33. Il Maestro ha lasciato ai discepoli la cura d'esprimere essi stessi la loro fede. 16. e i dati prodigiosi del Nuovo Testamento provengono da mentalità che ci sono estranee 32. « sono io ». 1. 15. la nostra opera Chi sei tu. ha affermato che « Gesù e il Signore » (Rom. chi dite che io sia? » (Mt. L'altra affermazione essenziale della comunità usa il titolo di Figlio di Dio. Questa professione di fede corrisponde all'invocazione Maranatha: « Nostro Signore. vieni! » (1 Cor. l'estensione dell'azione divina che si e prodotta in Gesù. è questo che ci permette di distinguere con più certezza le parole autentiche di Gesù. Lc. o certe categorie di miracoli sono eliminate. Ma la loro stessa fede esigeva il rispetto della realtà oggettiva di ciò che Gesù aveva detto e fatto.

Siccome i miracoli non sono che dei segni che non debbono velare ma simbolizzare una realtà più essenziale. Poi. 6. tutti questi miracoli sono l'espressione di una missione unica. 35 W. 18. Sappiamo che gli avversari di Gesù non hanno contestato i miracoli ma le conclusioni che se ne potevano dedurre. Se la figlia di Giairo è malata in Mc 5. raccomanda il silenzio ai beneficati. 32-39) sono poco importanti e sembrano avere un'altra spiegazione che un desiderio d'amplificazione. Dal « molti » di Mc. ZKT 90 (1968) 1-21. 15. 5). e le affermazioni generali della guarigione di molti malati hanno ugualmente il loro valore. ma i motivi che evidenzia non sono troppo convincenti. 16. Lungi dal voler creare un movimento d'entusiasmo popolare per i miracoli. 3. Quando. Essi pretendevano che Gesù cacciasse i demoni in nome di Beelzebul (Me. 3. Quello che colpisce maggiormente è la discrezione dei racconti evangelici che. e nella Chiesa primitiva i miracoli erano compiuti dagli apostoli che invocavano il nome di Gesù (At. malgrado l'abbondanza dei miracoli operati da Gesù.000 o 5. 23 e morta in Mt 9. non vi sono amplificazioni. Le altre difierenze addotte. Appartengono al corso ordinario della vita pubblica di Gesù come manifestazione del senso della sua missione. 8. esse indicano il soprannaturale nell'opera di salvezza.della comunità umana e in se un prodigio. Non si può neanche misconoscere l'attestazione unanime fornita dai vangeli riguardo ai miracoli: « Egli guariva molti malati afflitti da diversi mali ». Ciò non significa che non vi sia stata alcuna amplificazione. Nei racconti evangelici i miracoli non si presentano come dei prodigi destinati ad attrarre l'attenzione su se stessi. 54 (1973) 244. divenendo l'elemento determinante della fede. non sono casi fortuiti ne episodi isolati. con la propria autorità: fatto unico che implica la rivendicazione di un potere divino personale. e la differenza e dovuta alla semplificazione del racconto di Matteo. 13-21. 143 per far concorrenza alle energie delle creature. ma per salvarle e trasformarle secondo un destino soprannaturale.000 uomini per la moltiplicazione dei pani (Mt. Infine bisogna sottolineare che Gesù opera i miracoli nel suo nome. Authenticite historique des miracles de Jesus. suscitando un entusiasmo pieno d'ammirazione. Anzitutto non vi e mai stato nella storia un personaggio che abbia compiuto una tale moltitudine di miracoli: Gesù li ha seminati sulla sua strada. criterio d'autenticità 34. 1. ma come dei segni di un'azione d'ordine superiore. 2. spirituale. La salvezza che Gesù apporta all'umanità supera le forze della natura: Dio interviene direttamente non 33 Ereignis und Geschehen. 34. non ne hanno riportati che alcuni in dettaglio. Kasper parla di una tendenza ad ampliare i miracoli (Jesus der Christus. Non si possono ricusare tutti i miracoli col pretesto che i prodigi sarebbero legati alla mentalità mitologica o all'immaginazione popolare. 105). 9. non è voluta semplicemente per se stessa ma e posta nella prospettiva di un'opera superiore che richiede la fede. Essi riflettono l'atteggiamento modesto e umile di Gesù nel compiere i miracoli. poiché rimandano a dei fatti che dovevano essere ben conosciuti dalle popolazioni locali e non avrebbero potuto essere enunciate senza correre il rischio di contraddizioni e contestazioni. Magonza 1974. per esempio. Da questo punto di vista occorre osservare quel che vi e di unico in Gesù. I miracoli di Gesù dunque sono differenti da tutti gli altri sotto questo aspetto: vi si può riconoscere la discontinuità. 22 par). R. la scena si e talmente ripetuta altrove che i pochi miracoli raccontati in modo più particolare nei vangeli non sono che una minima parte di quelli compiuti35. I miracoli dunque debbono essere sempre considerati nell'insieme della missione di Gesù. I racconti più circostanziati 34 Cfr. 14. perché si sa che l'espressione semitica «molti» ha un senso universale e può tradursi « tutti ». 34). scrive Marco (1. e la sua azione umana di persona divina sconvolge le leggi ordinarie della creazione. il miracolo non sopravviene che per convalidare la dimostrazione del suo potere di rimettere i peccati. e la guarigione corporale non si compie che per certificate la guarigione spirituale. ammettevano dunque il fatto in se stesso. I miracoli dell'Antico Testamento erano operati in nome di Dio. Essai de critériologie. LATOURELLE. prima di guarire il paralitico. la sua morte e ugualmente attestata in Mc 1. Gesù pronuncia la remissione dei suoi peccati (Me. come quella di 4. 35. malgrado il loro desiderio di opporsi alle pretese di colui che rivelava un potere di dominio sul male. non vuole una religione in cui il prodigio occupi il posto principale. ma una verifica seria è necessaria. le deroghe alle leggi della natura assumono tutto il loro valore. 144 comportano dei dettagli che confermano il loro valore storico. raccontando il soggiorno di Gesù a Cafarnao. la guarigione. Gesù agisce con discrezione. b) I miracoli più contestati . 34). il cui fine e la salvezza dell'umanità. se non fossero state conformi alla realtà. al « tutti » di Mt. Gregor. egli indica l'obiettivo essenziale della sua missione.

ma non si immagina davvero che un fico abbia potuto essere punito. 6. ne per far torto a chicchessia. la trasfigurazione. E soprattutto e contrario a un principio essenziale dei miracoli di Gesù. 32-33). I testi che li riportano si presentano come testimonianze di buona qualità. Conviene aggiungervi le risurrezioni. L'historien en auête de l'événement.36 Altri insistono su dei prestiti da leggende estranee al cristianesimo 37. una « verifica storica » è necessaria in ogni caso. Si può pensare che questo breve racconto sia stato ispirato dall'avversione che provocava l'allevamento di porci in quella regione. come se fosse ancora presente. LEGASSE. la trasfigurazione e una visione momentanea che da ai discepoli la sicurezza del trionfo della risurrezione già prima del dramma che sta per prodursi. ma raccontano dei fatti avvenuti.Fra i miracoli più contestati vi e la categoria di quelli che rivelano un potere sulla natura inanimata: il vino di Cana. Jesus. il camminare sulle acque compie 36 è l'opinione ripresa da Kasper. senza analisi circostanziata. Inoltre taluni di questi miracoli sono legati a degli sviluppi che senza di essi sarebbero molto meno comprensibili. la pesca miracolosa. La finzione leggendaria qui viene a servire il messaggio religiose ». costatato il giorno seguente. 26-70). Essi non ci mettono davanti sogni apocalittici ne elucubrazioni leggendarie. Mt. sono descritti con dei dettagli che appartengono agli avvenimenti concretamente vissuti. così la promessa dell'Eucaristia con la professione di fede richiesta in questa occasione da Gesù. la pesca miracolosa e il simbolo della meravigliosa fecondità promessa all'attività dei discepoli. Non si tratta dunque d'ammettere. Certuni hanno creduto discernervi una retroproiezione della fede pasquale sugli avvenimenti della vita terrena d' Gesù. si spiega con la rivelazione del vero significato della moltiplicazione dei pani (Gv. 145 concretamente il cammino di Yahwé « sul mare ». Quanto a dei paralleli leggendari. Tuttavia. che hanno tutti un senso determinato in rapporto con la sua missione: il vino di Cana e la moltiplicazione dei pani annunciano l'Eucaristia. Si constata che si ricollega al racconto della guarigione di un ossesso mediante una incoerenza. 17-27) e ugualmente incompatibile con i principi d'azione di Gesù: egli non opera miracoli per se stesso. e non impiega mezzi analoghi ad un procedimento magico. Il castigo del fico osservato all'istante. 37 Cfr. S. 30-32. Il racconto della mandria di duemila porci nei quali Gesù avrebbe mandate dei demoni per precipitarli in mare (Me. 20 s). Per metterli in dubbio. Non si vede perché la fede pasquale avrebbe portato i discepoli a inventare dei prodigi durante la vita terrena di Gesù: la risurrezione del Salvatore era il grande miracolo che rendeva tutti gli altri di molto secondari. bisognerebbe basarsi su motivi plausibili che ne indicassero le incoerenze o le inverosimiglianze. secondo Marco (11. 8. in Les miracles de Jesus selon le Nouveau Testament (X. 119: «è inutile enumerare tutti i paralleli per constatare che la tradizione cristiana non ha trovato indecoroso attingere in un lotto comune a tanti settori dell'umanità. Questi miracoli si accordano con rinsegnamento di Gesù e con lo sviluppo del suo compito di Salvatore. Nella versione di Luca si tratta semplicemente di una parabola in cui il fico sterile e presentato come figura d'lsraele. 20) e significa il cammino onnipotente del Salvatore nell'opera liberatrice. il camminare sulle acque. Il racconto evangelico non ricorda che Pietro abbia agito in conseguenza. e anch'esso sospetto come prodigio di distruzione. nella misura in cui è possibile. L'ingiunzione fatta a Pietro di prendere dalla bocca del primo pesce pescato lo statere necessario al pagamento dell'imposta (Mt. La risurrezione di Lazzaro spiega l'unzione di Betania e l'evoluzione accelerata dell'ostilità nei confronti di Gesù. come risultato degli studi della Formzeschichte. Il contrasto con i prodigi riportati dai vangeli apocrifi e sufficientemente significative. 8. la moltiplicazione dei pani. tutto quello che e riportato nei testi. ne per ottenere denaro. di questa interpretazione non ci e fornita nessuna dimostrazione. che sono tutti miracoli di benevolenza. 106. si invocano spesso in modo vago e generale. celebrate a proposito del passaggio del Mar Rosso (Sal. la tempesta sedata. Ci limiteremo qui a segnalare brevemente qualche caso in cui appaiono dei motivi seri di inverosimiglianza. la tempesta sedata attesta il potere di Cristo su tutte le tempeste che minacceranno la barca della Chiesa. 5. Lc. LEON-DuFOUR). Gesù non ha usato del suo potere per distruggere. Nessun parallelo ci fornisce un insieme analogo ai miracoli di Gesù. La parabola ha potuto essere pronunciata in occasione di un fico incontrato sulla strada. non lascia solo il lettore a disagio. dato 146 che Gesù si rivolge allo spirito che ha cacciato. Parigi 1977. 18 s). per l'aspetto fantastico e grottesco del prodigio. 77. secondo Matteo (21. L'ingiunzione sembra essere la materializzazione dell'intenzione espressa da Gesù di pagare l'imposta . c) Testi sospetti Il valore generale delle testimonianze evangeliche non dispensa dall'esame di ogni racconto di miracolo. 12-13. che doveva portare alla condanna. senza analisi critica.

perché il semplice fatto di stare a letto con la febbre non sembra indicare una malattia molto grave. Infine. Anzitutto a livello della concettualizzazione e dell'espressione. come quello di Nicea. Era la lingua più diffusa in Oriente. Ellenizzazione o disellenizzazione A proposito dell'accusa di ellenizzazione del dogma occorre anzi tutto notare che non si può rimproverare ai concili di Nicea e di Calcedonia d'aver espresso il dogma cristologico con termini di lin- 149 gua greca. Infine. principalmente per l'affermazione delle due nature. Essa offriva incontestabilmente ai Padri dei primi concili il migliore strumento per formulare il contenuto della fede cristiana e. Si potrebbe porre la questione per una guarigione. A) I CONCILI DI NlCEA E DI CALCEDONIA 1. la possibilità di riportare un morto alla vita. 147 All'apprezzamento di questa deroga e legato il problema di determinare le reali possibilità della natura. Ma questa guarigione appartiene ad un insieme di numerose guarigioni straordinarie e perciò una certa deroga alle leggi della natura e più verosimile. miracolo nascosto e rivelato nell'oscurità di un'esistenza umana simile alle altre. Se il vangelo riportasse solo questo racconto di guarigione. d) L'interpretazione dei miracoli Una volta ammesso il fatto dei miracoli. ma anche per delle insufficienze nella maniera di spiegare che cosa è il Cristo. suscettibili di enunciare le verità metafisiche. Risuscitando dei defunti e specialmente Lazzaro deposto nella tomba da tre giorni. Ma in ogni caso la guarigione avveniva. nessun uomo trova in se stesso. In taluni casi ci si può ancora chiedere se delle guarigioni d'invasati concernevano davvero dei casi di possesso diabolico o semplici malattie nelle quali l'interpretazione popolare riconosceva l'azione di uno spirito maligno. e siccome la guarigione corporale era sempre nell'intenzione di Gesù il segno della guarigione spirituale che voleva concedere. Il problema ermeneutico si pone per tutta la Tradizione come per la Scrittura stessa: si tratta di ritradurre in linguaggio moderno quello che era stato espresso con formule giudicate sorpassate. Il miracolo della risurrezione forma un prolungamento di questa Incarnazione. I casi in cui il racconto di un miracolo operate da Gesù debba essere ritenuto sospetto non sono numerosi. Era una lingua che possedeva una vera universalità culturale. quella usata dagli autori del Nuovo Testamento e che era impiegata nelle controversie cristologiche dei primi secoli. ne nelle energie della natura. non bisogna mai perdere di vista che i miracoli particolari di Gesù devono sempre essere interpretati come l'espressione del miracolo fondamentale dell'Incarnazione: il miracolo che sorpassa tutte le forze della natura e che e il segno decisive della salvezza e la presenza del Figlio di Dio in mezzo agli uomini. celeste. Nella sua vita terrena Gesù e stato in mezzo agli uomini il miracolo permanente. 148 CAPITOLO VIII LE DEFINIZIONI CONCILIARI E IL PROBLEMA ERMENEUTICO Le obiezioni fatte al concilio di Calcedonia dalle cristologie che non ammettono più il Figlio di Dio incarnate si situano a parecchi livelli. Inoltre il contenuto della definizione di Calcedonia e sottoposto alla critica. in generale. e che offriva dei concetti ben elaborati. Essa dimostra che in lui vi era un potere sulla vita umana e sulle forze della natura. In particolare ci si può domandare in quale misura vi e deroga alle leggi della natura. A questo proposito possono sorgere molte discussioni. l'espulsione dello spirito del male costituiva il gesto significative di questa intenzione. alcuni teologi insistono sulla necessita di reinterpretare. conferma questa trascendenza del suo potere. è certo che i miracoli di risurrezione manifestano un superamento dei limiti di qualunque potere umano. Tuttavia quale che sia la misura che si voglia riconoscere a queste possibilità. il concilio di Calcedonia. Gesù ha dimostrato una potenza trascendente. tutte le dichiarazioni conciliari. onde presentarle all'uomo contemporaneo con termini più accettabili. Inoltre.con il ricavato della pesca effettuata dal discepolo. la varietà delle guarigioni e degli altri miracoli operati da Gesù. ma gia nell'accesso alla vita gloriosa. resta da analizzare il genere di potere che implicano da parte di Gesù. si potrebbe dubitare che vi sia stato un vero miracolo. La distanza dalla morte alla vita rimane invalicabile. I criteri impiegati per eliminarli tendono d'altronde a confermare il valore d'autenticità degli altri miracoli. e accusato di aver ellenizzato il dogma pensandolo in funzione della filosofia greca dell'epoca. come quella della suocera di Pietro. essendo il Verbo fatto carne. più specialmente. il contenuto dell'identità misteriosa di .

. Eine Erklärung der Deutschen Biscbofskonferenz. 150 blema teologico e non può essere vista come dipendente da alcuna metafisica particolare. Con la distinzione delle due nature.. comprendendola e interpretandola secondo nozioni tratte da una determinata filosofia greca. ma e di sapere se i concili di Nicea e di Calcedonia hanno fatto deviare il senso della verità rivelata. Parigi 1962. è una « espressione obbligatoria della fede in Gesù Cristo ». il Figlio di Dio. il concilio di Calcedonia ha manifestato la sua indipendenza di fronte alle filosofie del tempo. si deve osservare che essa e stata imposta dalla necessità di esprimere quello che era il Cristo. per contrasto. ma l'errore ariano che negava la divinità del Verbo.. È vero che l'intenzione del concilio non era quella d'affermare esplicitamente l'identità numerica di sostanza in Dio4. Ma questa identità era gia stata enunciata con molta chiarezza dal concilio di Nicea.. Dio (nato) da Dio. ma aggiunge « vero Dio nato da vero . 532-548. 3 DS 125. 4 Cfr. Essa e sorta per rispondere a un pro- 1 Mit ihm und in ihm. ORTIZ DE URBINA. Friburgo-Basilea-Vienna 1975. Valor e del concilio di Nicea Le cristologie dette non calcedoniane appaiono in pari tempo come cristologie non niceane. proponevano la gerarchia platonica della monade (il Padre) al disopra del Nous (Logos) e dell'anima del mondo. 29 (1975) 3. Incontestabilmente il concilio insiste sull'affermazione che Gesù è Dio. consostanziale al Padre » 3. Il termine « consostanziale » vuole formalmente esprimere l'uguaglianza di sostanza. Il problema non concerne dunque l'impiego dei concetti greci. 85. Ha voluto soprattutto essere fedele al Cristo della Scrittura. invece di spingere il dogma sulla via dell'ellenizzazione. Christologiscbe Forschungen und Perspektiven. al fine di preservare il senso autentico della verità biblica. Lungi dall'aver sacrificato la verità rivelata a dei modi di pensare ellenici. ed ha impiegato i termini necessari per mantenere l'attestazione biblica della vera identità di Gesù. secondo la rivelazione biblica. Ricordiamo qualche elemento essenziale di questa definizione: « Noi crediamo in un solo Signore Gesù Cristo.. il concilio di Nicea ha fatto prevalere la dottrina biblica. Das Christus-bekenntnis von Nizäa. È per questo motivo che ha enunciate l'unita di persona e la dualità di nature di colui che era vero Dio e vero uomo. 151 colosa e di ridurre il Cristo allo stato di semplice creatura. Questa formula esprimeva la fusione del Logos e della carne in una sola natura. il valore attuale della definizione del primo concilio ecumenico2. ma questa identità e implicata logicamente nell'uguaglianza. e perché esprime con maggiore precisione l'identità divina del Verbo incarnato. hanno al contrario resistito alle tentazioni d'assimilare la verità cristiana a delle concezioni filosofiche '. Nicée et Constantinople. che la professione di fede di Nicea. Per quanto riguarda più precisamente la distinzione della persona e della natura. Anzi le cristologie che si allontanano dall'affermazione di questa identità fanno capire meglio. come d'altronde quella di Calcedonia. Se questa identità non e stata espressa. Se il concilio di Calcedonia viene contestato con più vigore o « reinterpretato » in maniera più radicale. la tentazione più peri- 2 In occasione del 1650° anno trascorso dal concilio di Nicea. Effettivamente. il concilio si oppone all'ellenizzazione. 2. 558. che aveva ellenizzato il dogma adottando come formula cristologica: « una natura fatta carne del Logos divino ». così fortemente marcata nella definizione di Calcedonia. prima di Nicea. Nicea afferma che Gesù non e meno Dio del Padre: e Dio nato da Dio.. In conclusione. Sulle rappresentazioni elleniche di Ario. Esaminando questo problema. generate e non creato. erano gli Ariani che interpretavano il dogma secondo le nozioni del platonismo di quel tempo: innanzi alla dottrina del Pa- dre. Anche per Calcedonia la difficoltà è stata quella di sormontare il monofisismo derivante da Apollinare. Sapendo che e un'affermazione di portata considerevole e volendo evitare che con un certo sotterfugio si possa chiamare Gesù « Dio » in un senso diminuito. poiché la natura divina non può essere che unica. in Herder-korrespondenz. Questa distinzione non viene da una filosofia: i sistemi filosofici greci l'ignoravano semplicemente. non si limita a dire « Dio nato da Dio ». si deve parlare di una « disellenizzazione » operata dai concili di Nicea e di Calcedonia. in risposta alle posizioni adottate da Küng.Cristo. che avrebbe ammesso una pluralità di Dii. Grillmeier ha dimostrato chiaramente che i due concilii. vuol dire che il concilio voleva combattere non un errore triteista. del Figlio e dello Spirito Santo. I. la Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato un documento per affermare. vero Dio (nato) dal vero Dio. A. Ancor oggi il pericolo non e quello di ripiombare nel triteismo.

Parigi 1972. A Calcedonia. Brescia (Ed. La conseguenza segue logicamente: la natura umana. perché si distingue dalla persona. ma che si chiamava Dio per partecipazione6. L'heresie d'Arius et la «foi» de Nicée. Natura umana non implica dunque persona umana. 12 Humanidad nueva. cfr. 502. 152 (10. ed esprime l'uguaglianza del Figlio col Padre nel possesso della natura divina. e il secondo volto di Yahwé 8. « Essere uomo. Si tratta di una filiazione eterna e come tale preesistente all'uomo Gesù. comporta una persona umana. All'espressione calcedoniana si rimprovera anche di applicare lo stesso termine « natura » a due realtà assolutamente differenti. G. PG 25. Il problema di fondo in un recente libro di Hans Küng. ma non significa la realtà totale dell'in- 11 Ein Gott der Menschen. Per quanto riguarda il concetto di persona analizzeremo in seguito l'opinione di K. Il con- . 10 Cfr. e non volesse affermare null'altro che la presenza di questo Dio unico in Gesù 9. SALA. 8 Cfr. 9 Cfr. Alba (Ed. Rahner. prossimità assoluta di Dio. una persona umana. secondo cui nel linguaggio moderno la natura si distingue dalla persona. poiché è l'unico generate dal Padre. Ma la distinzione dei due termini per designare la natura e la persona e giustamente la novità che da all'affermazione conciliare tutto il suo valore e fa comprendere il progresso compiuto nell'intelligenza del dogma cristologico. 17. Over Jezus. colui che e stato generate. E. oggi non hanno più il senso che avevano a quell'epoca. 6. Per il concetto di natura. i termini di « natura » e di « ipostasi » erano stati impiegati in maniera più imprecisa. che e stata ripresa dai partigiani di una cristologia non calcedoniana. 564 C. 24 A. abbiamo ricordato la posizione di Schoonenberg. BOULARAND.Dio »3. generate « dalla sostanza del Padre ». 335-337. SCHILLEBEECKX. enunciata a Calcedonia. B. b) La dualità L'affermazione di « due nature » e stata ugualmente oggetto di critiche. Questa conseguenza e formulata specialmente da Gonzalez Faus: visto che il mondo della personalità appartiene alla natura tale quale e stata concepita dagli antichi. cfr. poiché essa e realtà umana totale. come se il concilio di Nicea si fosse limitato a definire l'unicità di Dio. Dio e l'uomo 14. II. L'hérésie d'Arius et la foi de Nicée. 321-325. 3. Essa potrebbe ancor meno essere interpretata come l'unica intenzione d'escludere un secondo Dio o un semi-Dio. Esso risponde alla domanda: « Che cosa e? ». 65. 22). 285. Atanasio aveva rimproverato a Ario di dichiarare che Cristo non era vero Dio. « io e il Padre siamo uno (una cosa. JAMMARONE. Importa ricordare che questa consostanzialità non fa che esplicitare quanto era gia stato detto nel vangelo di Giovanni: « Il Verbo era Dio » (1. II. e che in Gesù vi e una natura umana. Paoline) 1975. Al concilio di Calcedonia il termine « phusis ». dice: « tu » al Padre. Cfr. Alcune sopportano male questa dualità che sembra compromettere la vera unita di Cristo: Hulsbosch. mentre la persona risponde alla domanda: « Chi e? ». Per questo motive una cristologia che abbandona la professione di fede di Nicea si stacca necessariamente dalle affermazioni giovannee. Essere cristiani ed essere nella Chiesa. I Oratio contra Arianos. non e stato create. Essa non potrebbe neanche consistere semplicemente nella qualità di perfetta immagine posseduta da Gesù. avrebbe voluto sorpassare la dualità riducendola all'unita u. questo Gesù e. Inoltre il concilio sottolinea che la generazione del Figlio non può essere assimilata a una creazione: qui. indicando ciò che e una cosa o un essere. come Dio da Dio in virtù della generazione eterna !0. la natura avrebbe significato la realtà totale. La consostanzialità non potrebbe essere ridotta alla similitudine d'essere per la quale l'uomo Gesù. non e possedere astrattamente una natura umana. Persoonlijke. Christ sein. KÜNG. un essere) » 5 Per il commento di questa formula. mentre all'epoca patristica il termine « natura » non aveva ancora avuto questa limitazione di senso e avrebbe designato la realtà di un essere11. è vero che prima del concilio di Calcedonia. 30. nel senso moderno. Civiltà) 1977. VELDHUIS. 7 Cfr. 1). « natura » significa certamente una natura concreta. 57. 12. che essendo per noi la Promessa e la Chiamata. 153 dividuo. Valore del concilio di Calcedonia Il valore attuale del concilio di Calcedonia è stato contestato per diverse ragioni. 6 Epistola ad episcopos Aegypti et Libyae. Fra fdi studi critici sull'opera di Küng. a) Il concetto di natura Anzitutto si afferma spesso che i concetti impiegati nella definizione. dunque. 438. essendo la forma personale di rivelazione del Padre 7. che parla di homoousia. e essere una persona umana » 12. non semplicemente astratta. Hans Küng eretico. per esempio. La distinzione conserva tutto il suo valore anche attualmente e non si potrebbe ammettere un cambiamento di senso: il termine « natura » conserva oggi il significato essenziale che aveva a Calcedonia. BOULARAND. La consostanzialità definita a Nicea e quella che appartiene al Figlio di Dio. PG 26. L.

malgrado queste obiezioni. anche Hulsbosch ha finalmente proposto la dottrina della persona umana di Gesù unita alla Sapienza divina. giustamente. Tuttavia. che ha una così grande importanza per l'uomo d'oggi.cetto di « natura » divina non potrebbe essere impiegato nel senso in cui si parla di natura umana. Ma in ciò vi e una responsabilità propria dei teologi e non si può accusare il concilio di questa ristrettezza di vedute. L'intenzione primordiale del concilio era quella di respingere il monofisismo che.. Bin Gott der Menscben. Il concilio non deve assumere il compito che incombe ai teologi. e che il concilio di Calcedonia si e limitato a rispondere al problema che si poneva in quel momento alla fede cristiana: questo problema concerneva l'ontologia di Cristo. ed ha così portato a termine la missione per la quale era stato convocato. GONZALEZ FAUS. riducendola a una pura apparenza. Dio e l'uomo. ammettendo in Gesù una unione del Verbo. 66. Resta pero il fatto che il concilio non ha considerate lo sviluppo 15 SCHOONENBERG. e di una persona umana. Si può osservare che Schoonenberg. L'affermazione delle due nature garantisce la presenza di una natura umana integrale. hanno avuto il torto di prendere una base dottrinale troppo stretta. il concilio di Calcedonia afferma inseparabilmente 13 Jezus Christ us. perché questa e imputabile a coloro che hanno voluto limitare i loro orizzonti ad un'affermazione che il concilio non presentava come una sintesi di tutta la dottrina rivelata 17. senza alterazione. a meno di voler eliminare sia la divinità di Cristo. Tuttavia non ci si può aspettare che un concilio affronti tutti i problemi. Perché Dio e l'uomo non sono totalmente dissimili: l'uomo e stato create ad immagine di Dio. perché le due nature sono attribuite a Cristo non come delle essenze astratte ma come delle realtà concrete. Calcedonia ci porta a scoprire. la dualità di natura non ha perduto nulla del suo valore e rimane affermazione fondamentale in cristologia. 65-66. modo divino. tanto più che il concilio non dice nulla della posizione di Gesù nella storia della salvezza e ignora la successione delle diverse fasi. il rispetto della natura umana da parte del Figlio di Dio che diventa uomo. Non si può rimprovevare a quest'affermazione di riunire sotto il medesimo concetto di « natura » due realtà che sarebbero totalmente differenti. ma senza confusione. perché si deve riconoscere in lui il vero uomo e il vero Dio. così il concetto di « natura » e applicato a Dio e all'uomo in un senso analogico. Tutto l'aspetto esistenziale di Cristo. 14 SCHOONENBERG. beleden als Zoon Gods. Sul problema ontologico. essendo la dissimiglianza di gran lunga superiore alla similitudine. 154 la dualità di nature e l'unita di persona. La natura umana e destinata a una trasformazione che la divinizza. nelle sue spiegazioni dottrinali. avrebbe avuto anche l'inconveniente di rendere la cristologia essenzialista 15. terrena e gloriosa. Nel Cristo essa e unita alla natura divina. e lasciato nell'ombra. 502- 505. Ogni accoglienza del Gesù del Vangelo implica l'accoglienza della dualità di natura. dell'esistenza di Gesù 16. nella realtà dell'Incarnazione. ne il passaggio dalla Passione alla Risurrezione. Essi hanno reintrodotto una dualità e in un senso che rende l'unita più difficile da salvare. il concilio ha davvero enunciate un'affermazione fondamentale definendo . è tornato suo malgrado. 66-67. Bin Gott der Menscben. ma deve rimanere propriamente umana. ancor meno che elabori una sintesi dottrinale della cristologia. Non si potrebbe ridurre l'affermazione di quest'ontologia a una affermazione puramente essenzialista. tutti gli aspetti della persona e dell'opera di Cristo. con una somiglianza essenziale che non sopprimano le differenze tra l'infinito e il finito. La dualità non può essere cancellata se si vuol rimanere fedeli alla verità di Cristo. secondo alcuni critici. era portato ad ammettere l'assorbimento della natura umana nella natura divina. 253-254. Humanidad Nueva. Quello che e vero. gekend als mens. Sottolineando la dualità di nature. La natura umana porta nel più profondo di se stessa la somiglianza con la natura divina. 155 della vita di Gesù. a una dualità. c) Essenzialismo o definizione ontologica? Il concetto calcedoniano di natura. Si comprende l'ansia dell'intelligenza umana nel ricercare l'unita in questa dualità: ora. I teologi che hanno voluto edificare tutta la cristologia su questa definizione. sia la sua umanità. L'unita non può essere ricercata che nella persona. Non bisogna dunque cercare nella definizione conciliare un riassunto di cristologia. Il concilio di Calcedonia si e limitato a definire la verità di fede che era stata oggetto di controversie. che ha voluto costruire una cristologia senza dualità. affermando una sola natura nel Cristo. e che ha fatto solo una modesta allusione alla missione salvatrice. 16 Ibid.

Non si può dunque attribuire alle formule . Si e messo da un punto di vista statico. hanno un valore assoluto che s'impone all'universalità dei cristiani. 18 DS 302. che possono entrare nell'uso ordinario della Chiesa. Civiltà Cattolica 123 (1972) II. sono atte a comunicare fin dall'origine la verità rivelata. Per determinare meglio questo valore definitive. Ma il significato stesso delle formule dogmatiche rimane sempre vero. non tutte hanno la stessa attitudine e può accadere che vi si aggiungano nuove precisazioni o nuovi enunciati. fede nella quale s'impegna a fondo la Chiesa.R. Le definizioni conciliari debbono essere ammesse per quello che sono realmente: espressione definitiva della verità rivelata. si orienta verso l'errore. opera del magistero supremo. osserva questa dichiarazione. relativa ad un'epoca e marcata da un contesto culturale superato w.18 Appartiene ai teologi di elaborare una dottrina più completa cercando di esprimere tutto il senso dell'Incarnazione. Il concilio non ha voluto esprimere tutta la cristologia. in maniera costante. Valore definitive Le definizioni dei concili ecumenici non possono essere considerate come la semplice espressione della verità rivelata. al fine di fame emergere meglio il senso. A Calcedonia come a Nicea. Il potere di trasmettere questo insegnamento e stato affidato ai pastori della Chiesa. caratterizzato dalla rivelazione dell'Assoluto nel tessuto contingente delle parole e dei gesti umani. la definizione cristologica si presenta non come una semplice formula. Noi l'abbiamo commentate in alcuni recenti errori sui misteri dell'Incarnazione e della Trinità. dopo tante controversie. nel 1973 20. 156 B) VALORE DELLE DEFINIZIONI CONCILIARI 1. dichiarando che le due nature confluivano in una sola persona e una sola ipostasi. Esiste una solidarietà fra queste due manifestazioni dell'Assoluto nel contesto umano. un modo di pensare e di esprimersi che non e necessariamente legato al contenuto stesso della fede. quel che falsa le prospettive e la condotta dei teologi che vorrebbero trovare nella definizione conciliare un enunciato integrale della dottrina cristologica.l'identità di Cristo. rifiutano ugualmente di riconoscere il valore definitive delle definizioni di fede espresse dall'autorità della Chiesa. e riuscita ad esprimere con più precisione ciò che e Gesù Cristo. 65 (1977) 66). Acta Apostolicae Sedis 64 (1972) 237-241. Le formule dogmatiche del Magistero. 157 cedonia può essere una maniera d'attribuire un valore semplicemente formale alla definizione conciliare. SESBOUE. Da ciò deriva che taluni enunciati della fede. Rech. 41-46. D'altra parte Calcedonia non ha preso in considerazione il dinamismo dell'atto dell'Incarnazione. e resteranno sempre atte a comunicarla a coloro che le interpretano correttamente. conviene distinguere la formula e il senso. ma attenendosi sempre alla luce che viene dalla definizione conciliare. Le proces contemporain de Chalcedoine. Sesboüé respinge d'altra parte altre critiche fatte al concilio di Calcedonia. « Liberare il Cristo » dal dogma di Calcedonia. elaborata in un momento della vita della Chiesa non per enunciare una teoria o una semplice rappresentazione intellettuale. S. Parlare del « modello » o della « formula » di Cal- 19 Il valore permanente delle definizioni conciliari nel campo della cristologia e della dottrina trinitaria. È una professione nella quale la fede ecclesiale. L'Assoluto si e espresso attraverso il relative: e questo che conferisce alla rivelazione di Gesù il suo carattere unico e definitive. come lo fa la dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede. Nella Tradizione della Chiesa esse sono ritenute come affermazioni che hanno un valore definitive. Ogni cristologia che si allontana dall'affermazione dell'unica persona e di due nature. non sorprende che il dubbio concernente il valore delle definizioni si estenda anche alla verità dell'Incarnazione. 17 Non diremo che la lacuna del concilio nella menzione della dimensione storica propria a Gesù « falsa le prospettive» (B. Si conferma così che la fede nel Cristo e fede di Chiesa. è stata vivamente sottolineata con un documento della Congregazione per la dottrina della fede: « Declaratio ad fidem tuendam in mysteria Incarnationis et Sanctissimae Trinitatis a quibusdam recentibus erroribus. Non appartiene a noi trattare qui dell'esercizio infallibile della missione d'insegnamento. Si comprende allora perché i teologi che non ammettono più l'Incarnazione del Figlio di Dio. ma come una professione di fede. e generalmente. Tuttavia. Limitiamoci a constatare che esso si situa nel prolungamento dell'Incarnazione. anche quando lo si spiega e lo si comprende maggiormente. In esse si esercita il potere dell'autorità pastorale di pronunciarsi in maniera infallibile sul contenuto della Rivelazione cristiana. ma la fede. Cosi la professione di fede dei concilii di Nicea e di Calcedonia può essere difficilmente contestata senza che sia in pari tempo contestata l'identità della persona divina del Figlio incarnate. spogliarlo della sua persona divina. O ancora.

455-466. 526-529. 23 La Commissione Teologica Internazionale si e espressa sul valore delle formule dogmatiche in alcune proposte concernenti l'unità della fede e il pluralismo teologico (11-10-1972). in Acta Apostolicae Sedis 65 (1973) 396-408. 24- 6-1973. 22 De fide et ratione. Non si può. Vincolo con la Scrittura Il valore definitive posseduto dalle definizioni conciliari non implica che si debbano prendere per la totalità della verità rivelata. le formule impiegate rimangono. essa deve cercare il suo primo fondamento nella Scrittura e non assumere la definizione di Calcedonia che come la via giusta. forgiare un nuovo senso dovuto a considerazioni ritenute come più moderne o più perspicaci M. e il rapporto di J. Gr 57 (1976) 39-79. della cristologia. Se esse costituiscono un'acquisizione definitiva. Problema theologicum de munere Theologiae respectu Magisterii. Chiesa permissive e Chiesa repressive?. rimarranno sempre validi. per una sana comprensione del progresso dottrinale nella Chiesa: « Bisogna ritenere in perpetuo il senso dei dogmi sacri. 21 Declaratio. n. Vi e un senso della verità rivelata. 5. in Civiltà Cattolica 124 (1973) III. fondandolo esclusivamente sulle definizioni conciliari. Gregorianum 57 (1976) 549-563. DS 3020. con il commento di M. Il ritorno incessante alla sorgente biblica e necessario affinché la cristologia non si abbandoni ad un intellettualismo disseccante. J. quale l'ha dichiarato una volta per tutte la santa madre Chiesa. queste definizioni non possono essere adottate come la sorgente. Il concrete dei racconti evangelici. Cfr. 139- 150. it. che riconosce la natura divina di Cristo. 1973. La stessa Commissione ha toccato ancora il problema nelle tesi sulla relazione fra Magistero e Teologia. il commento di M. ALFARO. MEDINA. ed e sempre a questo messaggio che essi c'invitano a riportarci. Il concilio di Calcedonia non e stato dunque l'ultima parola in cristologia. Cfr. Principio di un'ulteriore ricerca Come le definizioni conciliari non sono la prima origine. Tunica persona e le due nature rischiano di diventare le pedine di una scacchiera concettuale. Civiltà Cattolica 124 (1973) III. così non pretendono neanche di essere il termine ultimo dello sviluppo della fede. Civiltà Cattolica 124 (1973) II. III.dogmatiche un semplice valore d'approssimazioni soggette a cambiamento che deformerebbero in qualche modo la verità rivelata e non potrebbero significarla in maniera determinata. Civiltà Cattolica. che conserva sempre il suo valore 21. La rivelazione allora sembra ridotta a degli enunciati formali e l'Incarnazione si perde in una elucubrazione metafisica. Non si può far ricadere sul concilio di Calcedonia stesso. ma può essere pienamente messa in valore nella sua ricchezza di significato. LE GUILLOU. Elaborate in un determinate momento della vita della Chiesa. a partire dalle enunciazioni conciliari. 2. non si può affermare che siano divenute incapaci d'esprimere l'ontologia di Cristo. 460-461 e di J. 370- 375. e non ci si può allontanare mai da questo senso. atte a comunicare la verità rivelata. resta fondamentale per ogni cristologia. Lo dimostreremo specialmente per ciò che concerne l'affermazione dell'unità di persona. indispensabile. FLICK. 159 Questo punto di vista non e stato sempre bene percepito. e in vista di un ulteriore approfondimento e nuovi progressi nella comprensione della verità rivelata. anche nel nostro tempo. l'impegno di un metodo troppo stretto e troppo astratto: i Padri del concilio nella loro professione di fede non hanno voluto che chiarire il senso del messaggio evangelico sulla persona di Gesù. sebbene le parole ivi pronunciate valgano . E quanto era stato affermato dal concilio Vaticano I. trad. la verità enunciata nei testi scritturali. espresso da queste formule. 3. 158 genza che ne sia più profonda »22. che mette sotto gli occhi la figura di Gesù facendo scoprire in pari tempo la sua umanità e la sua divinità. come il senso dell'unica persona e di due nature nella formula di Calcedonia. AAS 1973. La cristologia perciò non può costruirsi prendendo semplicemente come base l'esistenza di due nature e di una persona nel Cristo. 403-404. La sorgente primordiale rimane sempre la Scrittura. Cfr. Senza il contesto del 'Vangelo. 367-369 con commento di J. Le dichiarazioni dogmatiche del magistero non possono essere affrontate che come espressioni che riflettono e esplicitano. la consostanzialità del Verbo. Inoltre. Theses de Magisterii Ecclesiastici et Theologiae ad invicem relatione (6-6-1976). secondo il loro senso autentico. e in passato si e verificata una tendenza ad elaborare il trattato dell'Incarnazione in maniera troppo formale. sotto pretesto e in nome di un'intelli- 20 Declaratio circa Catholicam Doctrinam de Ecclesia contra nonnullos errores hodiernos tuendam. ne come la sua primaria espressione. Documentation Catholique 70 (1973) 459-460. 146-7. che non solo conserva tutta la sua forza nel linguaggio di oggi. o il primo fondamento. per comprendere e interpretare i dati della testimonianza scritturale. MEDINA. Il senso attribuito al termine « consostanziale » dal concilio di Nicea.

ma che prende la sua personalità nella soggettività umana di Gesù25. Si constata così il fallimento dei tentativi di salvare una realtà che corrisponda. Tendono a ridestare dispute che sono gia state risolte. all'apice del progresso teologico. che la cristologia è capace di nuovi progressi. Infatti quelle cristologie non sono riuscite a presentare « una soluzione di sostituzione ». ne la realtà profondamente contingente della creatura. Trinity. 161 nella quale s'impegna ricorrendo a una identificazione della persona umana di Gesù con una persona divina. Di fronte a questa soluzione i differenti saggi presentati da certi teologi moderni sembrano poco coerenti e soggetti a manifeste difficoltà. esse sono destinate a rinforzarlo. Essa non può aggrapparsi al passato e rimanere statica: deve proseguire il suo cammino in avanti. questo autore non può proporre che una rappresentazione inaccettabile dell'identità di Cristo. e una condizione di fecondità. Christus. Valore per la cultura d'oggi Quelli che vogliono proporre una reinterpretazione delle definizioni conciliari. La conformità della cristologia alle definizioni conciliari non e soltanto un'esigenza di fedeltà. realizzandosi. Altre cristologie non calcedoniane non cercano neppure una sostituzione di questo genere. González Faus si sforza di giustificare questa posizione parlando di possibilità non metafisica. Certe mirano a riabilitare delle forme di nestorianesimo. L'unica via L'esempio delle cristologie non calcedoniane conferma per contrasto il valore della definizione di Calcedonia.per sempre. 73. essa riprende in una notevole sintesi. perché non rispetta ne il vero assoluto di Dio. sulla tastiera non calcedoniana. rimane incoerente. e in fin dei conti sembra ammettere che la filiazione divina designa la relazione unica della persona umana di Gesù con Dio. all'unione ipostatica affermata dalla cristologia tradizionale. divenga Dio e meriti il titolo di uomo Assoluto. perché . 5. L'affermazione di una persona e di due nature apre la strada a nuove ricerche per precisare l'identità e la missione di Gesù. Le spiegazioni date da Schoonenberg sul Verbo come modo divino che si unisce alla persona umana di Gesù. ma storica. Quanto a Schillebeeckx. Alcune cristologie che vogliono presentarsi come moderne. Essa sembra fare di Dio il complemento che apporta la perfezione alla natura umana. le posizioni adottate dalla fede cristiana contro i diversi errori dei primi secoli. Nessuno ci offre una concezione valida dell'ontologia di Cristo. limitandosi a vedere in Gesù l'uomo che ha una relazione filiale con Dio e a questo titolo e chiamato Figlio di Dio. ne reinterpretarle per dar loro un senso diverse da quello che esse possiedono secondo l'intenzione dei Padri dei concilii. Vi e in ciò una perdita d'energia per seguire delle strade che la storia antica ha dimostrato essere senza uscita. d'adozionismo o di ebionismo. giustificano spesso le loro proposte assicurando che quelle definizioni sono inintelligibili per l'uomo d'oggi. Ma essa non può abbandonare le affermazioni conciliari senza allon- 160 tanarsi dalla fede stessa. Tornano infatti a forme d'arianesimo. Il teologo non può rimettere in questione queste affermazioni. arrivano alla conclusione che una persona umana da la propria personalità al Verbo: per aver rovesciato ciò che egli chiama il modello di Calcedonia. in realtà sono retrograde.26 Considerare Dio come la possibilità infinita dell'essere umano in modo tale che l'uomo Gesù. Allontanarsi da queste definizioni significa tornare indietro. soffre del medesimo vizio fondamentale. e dall'altra accorda a un uomo il potere di personalizzare un modo divino 24. poiché si tratta della Sapienza divina che non e una persona divina. 4. 114-115. L'analoga soluzione presentata da Hulsbosch nel suo ultimo studio. abbiamo constatato la contraddizione 24 P. e condannarsi alla sterilità. lungi dall'intralciare il dinamismo di questa fede e di voler segnare un tempo d'arresto. rappresentazione che da una parte cede al modalismo per la concezione del Verbo. ad uno stadio di sviluppo anteriore ai primi concilii. Concludendo una controversia essa permette alla cristologia di assicurare meglio i suoi orientamenti e affrontare con più sicurezza altri problemi. La cristologia dunque deve cercare di andare al di la di ciò che e stato affermato a Nicea e a Calcedonia. de scbeppende Wijsheid. SCHOONENBERG. 25 A.27 l'attribuzione pero di una realtà assoluta all'uomo Gesù che diviene Dio. Le definizioni conciliari debbono essere ricevute sempre come un'espressione privilegiata del dinamismo della fede della Chiesa. significa far scomparire la trascendenza divina. Questo ritorno alle antiche controversie impedisce alla cristologia di consacrarsi a dei compiti più attuali. Non si può dimenticare che la soluzione professata dal concilio di Calcedonia e frutto di lunghe ricerche stimolate dai dibattiti cristologici. HULSBOSCH. E appoggiandosi sui risultati definitivamente acquisiti nella riflessione teologica della Chiesa.

se non entrassero in considerazioni più astratte di scienza teologica. almeno in alcune circostanze. 44. LV. Non si può esigere dai concili che i loro document! siano immediatamente accessibili a tutti i cristiani. basta affermare che il solo e stesso Gesù e vero Dio e vero uomo. 522-544. Vi sono state delle controversie teologiche che sono state risolte dai concili. I rappresentanti della cultura odierna dovrebbero rinnegare le acquisizioni della cultura di ieri ed inventare una cultura interamente nuova. lungi dall'essere accessibile a tutti. 27 J. Questo giudizio e fondato? Osserviamo anzitutto che per i teologi che studiano il senso della Rivelazione. ma l'uomo rimane profondamente identico ed ha la capacità di pensare in una maniera universale. e ipostasiato nell'uomo Gesù. La cultura si evolve. «. sarebbero perciò privati dell'apporto delle definizioni conciliari? In effetti non ne sono privati. la storia della cultura si caratterizzerebbe con delle continue rotture che abolirebbero la sua unità ed ogni vero sviluppo. Infine. Se le espressioni di questa cultura fossero totalmente relative ad un ambiente. I cristiani che non si dedicano agli studi teologici. si serve di concetti che hanno un valore universale. così. come quelli del Vaticano Il- [La teologia e una scienza che cerca di precisare il senso della . 162 elaborate: sforzo sempre necessario anche per i testi conciliari più recenti. Si potrebbe aggiungere che i teologi che pretendono di adattarsi alla cultura attuale. Jezus. allontanandosi dai concili di Nicea e di Calcedonia. esse sarebbero chiamate a cambiare nella loro totalità. per esempio. questi concili per respingere certi errori e definire di fronte ad essi la verità rivelata.. impiegano spesso un linguaggio che.Rivelazione e deve seguire un metodo sistematico per determinare la portata degli insegnamenti del magistero. progredisce. Ogni uomo fa l'esperienza del suo essere personale e della sua natura. quando il concilio di Calcedonia afferma una persona e due nature nel Cristo. hanno dovuto impiegare delle nozioni che erano state implicate nei dibattiti e che appartenevano alla riflessione teologica piuttosto che alla semplice predicazione. e talvolta più astratto e più complesso di quello 163 impiegato dalle definizioni conciliari. Jesus de Nazareth. ne che siano loro offerti come una forma di predicazione o di catechesi. della stessa natura del Padre » e più comprensibile dell'espressione tecnica « consostanziale ». in certi contesti culturali.appartengono ad un'altra cultura. e quello che permette agli uomini di razze diverse e di varie lingue di comprendersi vicendevolmente. Certamente e sempre richiesto uno sforzo di ricerca da parte del teologo. I. Le spiegazioni secondo le quali il Logos. queste definizioni non sono affatto inintelligibili. alle condizioni di luogo e d'epoca. per comprendere le affermazioni dei concili secondo le intenzioni e la mentalità di quelli che le hanno 26 E. SCHILLEBEECKX. GONZÁLEZ FAUS. La humanidad nueva. 230-231.. 134. È d'altronde questa universalità che permette il progresso della cultura umana. Anche per rendere più chiara la definizione calcedoniana di una persona in due nature. e non potrebbero dare nulla delle loro acquisizioni ad altri ambienti e ad altre epoche. e lo si vuole sostituire con delle parafrasi più o meno contorte. Le definizioni conciliari sono destinate prima di tutto ad indicare alla teologia dei punti dottrinali essenziali che non possono essere abbandonati. Il termine niceno « consostanziale » può essere reso chiaro dicendo che il Figlio e Dio come il Padre. gia la traduzione impiegata nel credo. Questa esperienza umana fondamentale s'esprime con delle nozioni che non sono affatto limitate a una cultura particolare. non possono essere comprese da tutti e non si vede perché esse corrispondano meglio alla cultura di oggi. Non si possono addebitare al linguaggio conciliare i rimproveri che meriterebbero certi predicatori che si servono di un frasario troppo astratto o troppo filosofico. al fine d'indicare quello che è richiesto per un'autentica espressione della fede. e gli esponenti della cultura di domani dovrebbero . É precisamente l'opera dei catechisti e dei predicatori che debbono adattare al loro uditorio l'insegnamento della verità cristiana. In questa ipotesi di mutabilità assoluta. bisogna evitare di esagerare la mutabilità della cultura umana. I concili non adempirebbero il loro compito. Le affermazioni essenziali dei concili di Nicea e di Calcedonia possono essere agevolmente espresse in termini più semplici nella predicazione. e alle generazioni attuali di comprendere quanto hanno detto le generazioni passate. Anche se le nozioni di persona e di natura possono. espressione della Tradizione della Chiesa. modo divino. nel confronto con le altre persone e con la natura delle cose che lo circondano. ricevere una definizione più precisa con la riflessione psicologica e filosofica. Anche le interpretazioni dell'affermazione « Gesù e Dio » che si sforzano d'attribuire al verbo « è » un senso diverse da quello normale d'identità personale. non fanno che accentuare la distanza fra gli enunciati dottrinali della cristologia e la cultura intellettuale contemporanea. perché queste definizioni possono essere tradotte in un linguaggio più semplice. esse si riferiscono essenzialmente a ciò che e comune all'esistenza e al pensiero di tutti gli uomini.

e che è rimasta nella scolastica del medioevo fin dopo la Riforma. Parlare di 1 « Il significato di questo termine non era sufficientemente chiaro nel momento in cui fu introdotto nel linguaggio ecclesiastico: inoltre. la sua dottrina. è stata condannata nel 1857. Per fare un passo avanti sulla via della cultura. essa non può realizzare un progresso che incorporando i valori autentici del passato. e la precisazione aggiunta da Tommaso d'Aquino. da Anselmo. nel senso antico e nel senso moderno. ma una persona. e cercheremo di chiarire il valore del concetto di persona. del concetto moderno di « personalità » (Dogmatique. e ancor meno vi ha contribuito l'introduzione nel dibattito. Questo concetto può conservare il suo posto nella dottrina più generale di Dio. non si può impiegare che come un'abbreviazione praticamente utile. contro la parola « persona ». I. Ogni generazione do- 164 vrebbe ricominciare da zero il suo sforzo culturale. 1. Ginevra 1953. al Figlio e allo Spirito Santo. secondo il linguaggio moderno. sarebbe differente dal concetto moderno e potrebbe condurci a false conclusioni se non tenessimo conto della divergenza. Essa ha un motivo supplementare per accogliere questa legge del suo sviluppo: ed e che in virtù dell'assistenza dello Spirito Santo. 169 tre persone in Dio. Nel campo della teologia trinitaria.dimenticare o ripudiare ciò che e messo in valore nella cultura d'oggi. l'interpretazione che gli è stata data ulteriormente. 58). Come spiegare la triplicità divina? Al posto di concetto di persona. Anche quando una generazione reagisce contro le insufficienze o contro certe tendenze della cultura della generazione che l'ha preceduta. 2. nel senso che il Dio unico « non e lo spirito assoluto. un " lo " che esiste in se e per se. Calvino mette in guardia contro l'affermazione di tre persone alla maniera di tre uomini e attribuisce alla parola « personale » il senso di « proprietà che sono nell'essenza di Dio ». Barth non si pronuncia per l'eliminazione del concetto di persona. A. non ha contribuito a precisarlo. Nella teologia trinitaria. A) LA CRITICA GENERALE DELLA NOZIONE DI PERSONA 1. Barth propone quello di « maniera . In cristologia si verifica ciò che avviene per la generalità della cultura umana: non può svilupparsi che accettando i] suo passato e incorporandolo nel suo pensiero. il cambiamento di linguaggio che nel XIX secolo da al concetto di « personalità » un senso differente da quello di « persona » dell'antica Chiesa e del medioevo: ciò che caratterizza la personalità e la coscienza di se. Barth ritiene con maggiore insistenza. il Figlio e lo Spirito Santo '. Al contrario il progresso e possibile perché l'umanità beneficia a ogni epoca di ciò che e stato acquisito dalla generazione anteriore. Per contro il concetto non conviene per spiegare la triplicità divina. l'applicazione del termine moderno al Padre. Barth: « maniera d'essere » piuttosto che « persona » Trattando della triplicità di Dio nell'unità. 165 CAPITOLO IX VALORE DELLA NOZIONE DI PERSONA L'affermazione dell'unica persona divina di Cristo è stata rimessa in questione da alcune osservazioni critiche che chiedono un cambiamento del significato del termine « persona »: il concetto antico. come se il concetto moderno di personalità non esistesse 2. significa correre il rischio di ammettere una pluralità d'essenze divine ed esporsi al pericolo del triteismo: l'inconveniente è stato ben percepito da Agostino. sarebbero pronti ad ammettere in Gesù l'equivalente di una persona umana. Considereremo queste critiche nella misura in cui esse hanno una ripercussione in cristologia. La soluzione adottata dalla teologia cattolica non e soddisfacente: essa continua a parlare delle « persone » di Dio. e per riguardo alla continuità storica. le definizioni infallibili dei concili sono atte ad illuminate la cultura di ogni epoca e a fecondarla. Il presente dunque non potrebbe più nutrirsi del passato e il vero progresso culturale sarebbe impossibile. sospetta di triteismo. occorre evitare di voler tornare indietro sopprimendo il tragitto gia percorso. e stata contestata. In nome di questa evoluzione semantica taluni. nella sua applicazione a Cristo. tre sostanze particolari. Karl Barth evita il più possibile l'impiego del termine « persona » non stimandola adeguata a designare il Padre. utilizzato a Calcedonia. La critica di K. certe espressioni della verità rivelata hanno un valore definitive. dotato di un pensiero e di una volontà propri » 3. secondo cui le tre persone sono « cose sussistenti nella natura divina » non può rimediare completamente alla difficoltà. Ciò significa che in virtù di questa stessa assistenza. Günther ha tentato di spiegare con questo nuovo concetto le persone divine vedendovi tre soggetti che pensano e vogliono se stessi.

dice Barth. ossia Dio triplicemente sussistente in proprio s. ma Dio nelle sue tre persone. poiché ciò che sussiste in proprio non e la persona in quanto tale. 73. non si può neanche ammettere. e per Scheeben è una modalità essenzialmente presente nell'individualità della sostanza divina. La differenza propria alle tre maniere d'essere di Dio non implica alcuna ineguaglianza d'essenza e di dignità. come lo Spirito. la persona divina e « sussistenza nell'essenza di Dio ». lasciar pensare che vi siano tre Dii.. e nelle espressioni impiegate da certi teo- 2 Dogmatique.. specialmente per Calvino.. In queste distinzioni appaiono le distinzioni delle maniere d'essere divine nella loro verità appropriata e adattata alla nostra comprensione »7. e significativa. prima evocava direttamente solo la condizione di un essere sussistente in modo distinto. Egli pensa di ritrovare questo concetto in quello di « ipostasi » o « sussistenza ». un'operazione che proviene congiuntamente dal generatore e dal generate. Il semplice fatto che non abbiamo potuto far altro che riprendere le indicazioni suggerite da quell'antico concetto. ha voluto guardarsi dal pericolo di triteismo. ossia come recettore e donatore. 9 Ibid. Bisogna mettere « ciò che » (quod) fra parentesi. Questa triplice distinzione non e la sola possibile. la persona e ciò che sussiste in proprio. rivelatore e rivelato. E qui che interviene l'antica dottrina delle appropriazioni. 170 logi. La riserva che fa Barth circa la definizione della persona divina nella Confessione di Augusta. 62. « persona » designa più direttamente un soggetto di coscienza. Ga. E poiché non si può parlare di tre soggettività. che affermava il rapporto d'analogia tra il Padre.. Secondo la dottrina di san Tommaso d'Aquino. 1. secondo noi. Rom.d'essere ». o come la santità. significa presumere che vi sono tre centri di coscienza e d'azione.. Non vi sono tre coscienze in Dio. il Padre. Anch'egli pensa che il concetto di persona abbia evoluto. 2. e mettersi sul cammino dell'eresia. di « modi d'essere » o di « modi di sussistere ». Un semplice cambiamento di terminologia non e sufficiente a risolvere i problemi di fondo »9. 4. 63. ma questo dono a sua volta non potrebbe donare. Secondo questa confessione. perché essi partono da una situazione d'ordine creato 10. Parlare di tre persone in Dio. « e unicamente perché vi e un Dio nascosto che vi e un Dio che si rivela. non ve n'e che una. Questi. 8. o ancora come il Creatore. 5 Ibid. per raggrupparle sotto la nozione. Barth riprende la dottrina tradizionale delle relazioni come elementi costitutivi delle tre maniere d'essere. lo Spirito e il « dono ». 58-61 3 Ibid. Le tre maniere d'essere divine sono una particolarità assolutamente irriducibile e irreversibile. ma proviene da ineguali rapporti d'origine: qualche cosa d'analogo alla paternità e alla filialità. il Figlio e lo Spirito »4. come il Figlio. ripresa da Calvino. Vi sono in effetti tre categorie: rivelazione. in seno alla Trinità. che parlano delle differenti maniere di possedere la sostanza o l'essenza divina. I. così lui afferma che « Dio e uno in tre maniere d'essere. tre libertà. 2. la rivelazione e il rivelato. 69. 4 Ibid. Il Figlio e l'espressione che il Padre da a se stesso. 66. come colui che e puramente donatore. Rahner: « modo distinto di sussistenza » piuttosto che « persona » La critica rivolta da Barth alla nozione di persona e stata ripresa da K. 8 ibid. più adeguata di maniera d'essere. 171 ossia come puro recettore »8. tre soggettività. 21. una reciprocità di « Tu ». ci deve rendere perfettamente umile e cosciente dei nostri limiti. il Figlio e lo Spirito Santo nell'azione di Dio e la Trinità dell'essere di Dio.. 6 Ibid. « Egli si possiede come il Padre. La critica di K. 7 Ibid. così. ma questa non potrebbe essere concepita come « dicente » a sua volta qualche cosa.. e una terza realtà . 64. Non si possono interpretare in senso contrario i testi (Gv. Si rende conto che il cambiamento che propone non supera affatto la terminologia: « Noi abbiamo provato a trovare una risposta relativamente migliore di quella che contiene il concetto di " persona ". 6. come il teologo protestante. Rahner. il Riconciliatore e il Redentore. Dio è e si manifesta in relazione di se stesso a se stesso. 17. altre possono essere enunciate. 61. Le particolarità formali delle tre maniere d'essere di Dio possono essere desunte dalla nozione di rivelazione. . « La Scrittura ci mostra Dio nella sua azione come il rivelatore. ma dopo la svolta antropocentrica dei tempi moderni. la misericordia e la bontà. 15) che fanno dire al Figlio e allo Spirito « tu » indirizzandosi al Padre. le persone si definiscono per una proprietà incomunicabile. ed e unicamente perché questo Dio nascosto si rivela che vi può essere una comunicazione di Dio »6.

che non si trova ne nel Nuovo Testamento.11 è vero che tradizionalmente la dottrina della Chiesa parla di tre ipostasi o di tre persone. 121-122.10 Dieu Trinité. Si potrebbe d'altronde far valere il fatto che essa applica a Dio. ma i soggetti che differiscono. Il suo uso mira ad allontanare gli errori triteista e modalista. mentre parlando di tre modi ci si riferisce a questa unità. e noi non ne abbiamo di migliore.12 Rahner aggiunge delle obiezioni ancor più radicali all'affermazione di tre persone divine.17 Infine. ne nella patristica antica. Parigi 1971. il concetto di « persona ». Cosa bisogna intendere per « sussistenza »? Non ci si può che riportare al focolare della propria esistenza. Dopo aver osservato che questo concetto. nell'elaborazione della teologia trinitaria. e non ha solo dei vantaggi » (Ibid.. sarebbe Dio in quanto egli esiste e si da secondo questo o quel modo di sussistere determinato e distinto 14. . Tuttavia. trad. Il termine « modo » d'altronde non va compreso nel senso di modalità. irriducibile. possiede un carattere concrete e designa non formalmente la differenza dei soggetti fra loro. ma volendo migliorarlo. 12 Ibid. « questo punto concrete. Il fatto di sussistere in tal modo piuttosto che in un altro. il concetto di persona. costituisce il dato primo ed ultimo dell'esperienza che abbiamo di noi stessi. in modo che non include una distinzione di « personalità » nel senso moderno della parola. parlando assolutamente. 13 Ibid. risponde Rahner. non si dice nulla dell'unità. al Figlio e allo Spirito. del Figlio e dello Spirito. come origine dell'autocomuni- 14 Ibid.. Ma e la stessa cosa per il concetto di relazione. dove il primo modo pone fin dall'inizio. 6. non si presta sotto tutti i rapporti ad esprimere pienamente ciò che intende significare. 172 Quanto al concetto di relazione impiegato per la distinzione delle persone divine. ma questo « qualcuno » e lo stesso Dio che esiste sotto un c. immutabile ed insostituibile del campo della nostra esperienza interiore. e ciò che san Tommaso intende per « sussistente distinto » quando definisce con ciò la persona. fondement transcendant de l'bistoire du salut. 50-53. 118. mentre la « persona » singolare in Dio. Inoltre. 123. che il concetto « modo distinto di sussistenza » e abbastanza formalista. Rahner ritiene che il primo significato dell'espressione. gli nega il diritto di applicarsi al Padre. al Figlio e allo Spirito e Tunica essenza divina. Si deve riconoscere. Tale sarebbe la nozione illuminante per designare i Tre. deve dunque trovare altri concetti esplicativi. Rahner parla di « tre modi distinti di sussistenza ». ma pur sapendo che ha la sua storia e che. mettendo la parola « modo » fra parentesi. l'espressione non implica una concezione specificamente latina della Trinità. e che la Chiesa farebbe bene a sostituire con un'altra parola meno pesante di possibilità di errore». con molta precauzione. anzitutto vi si deve scorgere una spiegazione logica e non ontologica. 79-80. Nella Trinità esso implica una relazione essenziale all'altro. d'aspetto secondario di cui Dio potrebbe fame a meno senza che sia colpita la sua realtà sostanziale 16. di lasciar intravedere che la tripersonalità implica l'unità di Dio: parlando di tre persone. perché i « modi distinti di sussistenza » sono relativi l'uno all'altro e costituiscono un ordine. e questa coincide egualmente con il termine greco ipostasi. non entra a titolo costitutivo nella scienza di fede del mistero trinitario. Bisogna dunque conservarla.. fr. Dio come Padre.. a differenza di quello di « personalità » (subsistentia). su quella di persona. 11 Ibid. 173 Inspirandosi al cambiamento di linguaggio proposto da Barth. Tuttavia. ora la sola cosa comune al Padre. e non esiste « genere » superiore nel quale si possano sistemare i Tre in quanto Padre. Rahner tende ad eliminare il concetto di persona per la designazione del Padre. di meno soggetta ai malintesi. si sembrerebbe designare tre individui aventi ognuno la loro essenza propria 13. la Chiesa non può manipolare a suo piacimento un concetto di questo genere per fargli dire quello che essa vuole. L'espressione « modo distinto di sussistenza » ha il vantaggio. in Mysterium Salutis. Parlando di tre persone. Sarebbe supporre che i Tre abbiano in comune il fatto di essere persone.. 86. 52). Figlio e Spirito. dice Rahner stesso. non si tratta di un concetto ontologico che faciliterebbe l'intelligenza della Trinità. da dove parte e ove arriva tutto ciò che avviene in noi » !5. È sanzionata da un uso di più di quindici volte secolare.erto volto. La Chiesa deve tener conto del senso che questo concetto riveste per gli uomini della nostra epoca. di più intellegibile alla massa degli uomini. e anche per quello di persona se si allontana da esso l'idea moderna di una soggettività.. Egli opta dunque per la conservazione del termine: «La parola " persona " è là. Rahner dichiara nondimeno di adottare una posizione meno radicale di Barth: «Non diciamo con Karl Barth che lo stesso termine di " persona " non e indicate per esprimere la realtà che si intende significare.

la parola « persona » e dire che Dio e un « lo ». sorgono dei dubbi. Il termine « modo ». senza che si debba concepire un Dio anteriore a questa sussistenza distinta 18. bisognerebbe dunque assicurarsi che l'esattezza teologica lo richieda.. Per sottolineare l'unità di natura saremmo in diritto di togliere l'affermazione delle tre persone? Quanto all'argomentazione secondo cui i tre non potrebbero essere chiamati persone perché in Dio la sola essenza e comune e nessun genere comune può. nella sua unità o 18 Ibid. Parlare di « maniere d'essere » o di « modi di sussistenza » e indebolire indebitamente il valore proprio al Padre. non ha potuto far altro che riprendere le indicazioni suggerite dal concetto di persona20. poiché l'espressione « tre persone » gli sembra designare tre individui aventi la loro propria essenza.15 Ibid.. Se ci si lamenta del fossato che si e aperto fra questo linguaggio e la maniera corrente di esprimersi nella cultura contemporanea. che non mancherebbe di repugnare a quelli che non hanno specializzazione teologica. valore sottolineato dalla parola « persona ». 17 Ibid. Il termine « persona » possiede una gran ricchezza di significato e d'evocazione. 16 Ibid. il Figlio e lo Spirito. ed attualmente e ancora questo modalismo che permea il pensiero di certi teologi. Esso mal converrebbe ad una teologia che si ritenesse kerigmatica. l'espressione « modo distinto di sussistenza » appartiene ad un vocabolario tecnico. non riuscirà certamente a rendere la teologia della Trinità più accessibile al pensiero contemporaneo. riducendo il Padre. o che ne sia evidente il vantaggio per il pensiero teologico. Queste espressioni non potrebbero certamente contribuire all'attualizzazione del linguaggio teologico. come 10 dimostra la storia del monarchianismo e del sabellianismo. ma possiamo fin d'ora reagire alle proposte di sostituirvi un altro concetto. Nella predicazione si può parlare della persona del Figlio di Dio che e entrato nella comunità umana. 126. in cui per dare maggior consistenza alla nozione di « maniera d'essere ». il Figlio e lo Spirito a non essere che dei « modi » o maniere d'essere. Senza dubbio Rahner ritiene eccessiva questa ricchezza nel caso presente. 2. non si può sperare di colmarlo con tali espressioni che. impedendo negativamente l'applicazione della ricchezza concettuale del termine « persona ». Affronteremo più tardi l'analisi dello sviluppo di questo concetto. caratterizzare 11 Padre. ci sembra utile. Su questo punto particolare la teoria di Rahner e stata oggetto di una critica sistematica da parte di G. Prima di sostituire l'affermazione di tre persone divine con quella di tre modi distinti di sussistenza. Vi e dunque motivo di temere il modalismo più del triteismo. 176 comune ai tre. Ma il dogma della Trinità si enuncia precisamente con l'affermazione di tre persone e una natura: come dire chiaramente che queste tre persone non hanno ciascuna la loro propria essenza. Si potrebbe appena parlare ancora di « tre ». Riflessioni sui sostituti del termine « persona » Prima di passare alla cristologia. 20 Ibid. 3. e può fare oggetto. all'infuori dell'essenza. adatte alla mentalità odierna. quello di « maniera d'essere » o « modo distinto di sussistenza ». che si cerca di precisare mediante diversi aspetti dell'azione divina. LAFONT. nell'orizzonte trinitario.. per designare il Verbo che si e fatto carne? Simile espressione. 60. Per contro. poiché la cifra stessa implica una certa . e non basta sottolineare la differenza fra « modo » e « modalità » per dimostrare che il pericolo e scongiurato. Barth ha voluto reagire contro il triteismo. 198 s. che lo si voglia o no. presso i quali il Dio unico cancella in gran parte il Dio trinitario.. 174 cazione divina. ma il pericolo di ammettere tre Dii e così importante? Lui stesso riconosce che quasi tutta la teologia del neoprotestantesimo ha creduto di doversi rifugiare nel sabellianismo. essa varrebbe ugualmente contro il concetto di « modo distinto di sussistenza ». 175 nella sua totalità. ma chi penserebbe di parlare di un « modo distinto di sussistenza » in Dio. Peut-on connaître Dieu en Jesus-Christ?. Barth riconosce d'aver fatto solo un semplice cambiamento di terminologia. 1. Applicare a Dio.. lo approfondiscono. una persona. 125-126. di considerazioni feconde. Con una bella onestà intellettuale. d'apparenza artificiale. piuttosto. 124. 124. Parigi 1969. Ora. 69.19 Il pericolo del modalismo era stato più minaccioso nei primi secoli di quello del triteismo. anche da questo punto di vista. complessa e astratta. sia in cristologia che nella teologia trinitaria. al Figlio e allo Spirito. che non potrebbe essere 19 Dogmatique. I. Ci si domanda perciò se un tale cambiamento s'impone. dato che non apporta nulla di positive. vuol dire proporre una concezione di Dio che si apparenta molto al Dio unipersonale del modalismo. evoca il modalismo. di notare qualche riflessione sulle critiche al concetto di « persona ».

23 K. il Figlio e lo Spirito. La personalità si realizza . sal. questo modo di vedere risponde ad una dottrina più generale secondo la quale l'Incarnazione verifica l'orientamento più fondamentale della creatura umana: « Gesù come uomo e ciò che avviene quando Dio vuole esprimersi e comunicarsi all'esterno. non intercambiabile ». « ossia la particolarità che fa si che una natura spirituale concreta non appartenga che a se stessa. Rahner considera così il Cristo come il caso ideale di realizza- 22 Myst. Ma poi non si dilunga molto su questa osservazione. K. la libera opzione. « modo distinto di sussistenza » siano troppo deboli per designare il Padre. DS 1330: « Hae tres personae sunt unus Deus. Il centro d'attività esistenziale della realtà umana e assolutamente distinto da Dio. una immensitas. et non tres dii: quia trium est una substantia. bisogna riconoscere che dei nomi come « Padre » e « Figlio » indicano che si tratta di « persone ». II. Sottolinea la distanza fra il senso antico e il senso moderno di « persona ». la natura umana di Cristo e.. nel monotelismo. Solo una dualità di persone può rendere conto della relazione del Padre con suo Figlio. nell'altro. che « il concetto di " persona " quando lo si impiega in cristologia. Non si potrebbe conferire all'affermazione tradizionale del principio « tutto è comune in Dio » un senso eccessivo che escluderebbe l'esistenza di tre persone. sembra che le espressioni proposte: « maniera d'essere ». omniaque sunt unum. già nella propria dimensione umana. più formaliste ed astratte della nozione di persona. il Verbo e la « persona ». una divinitas. fr. colui che porta e fa sussistere questa natura umana. Nel senso moderno persona significa centro d'attività. trad. una aeternitas. perché permette alla teologia di parlare un linguaggio di forte risonanza nel pensiero contemporaneo. l'obbedienza. VORGRIMLER. di portare e di rappresentare questa natura in modo esclusivo. 948. nel caso dell'Incarnazione.23 Poiché la realtà umana di Gesù e interamente quella del Verbo. di coscienza di se finita e di liberta creata. Solo questa affermazione permette di evitare una concezione mitologica dell'Incarnazione 24. Rahner solleva un dubbio sull'equivalenza di senso del concetto di persona nei due campi. 57-58. 178 zione della personalità. relazione in seno ad una stessa natura. specialmente Sacramentum Mundi. Ora siccome la libertà della creatura si completa nella sua appropriazione senza riserva a Dio. Parigi 1970. una natura. non sarebbe più che un organo passivo manovrato dal Verbo e non disporrebbe più di una libera volontà. secondo il significato scolastico della parola. ci si accontenterebbe difficilmente di un concetto che significasse semplicemente un modo d'essere o di sussistere. Per spiegare ciò che e il Padre e il Figlio. per il fatto di sussistere in se stessa totalmente. si cadrebbe nel monofisismo. 177 della Trinità. il Figlio e lo Spirito. in un caso. RAHNER-H. Petit dictionnaire de theologie catholique. Nel senso antico. fattore di distinzione. questo principio e stato giustamente enunciate per dimostrare che « le tre persone sono un solo Dio »21. È ben piuttosto questa nozione di persona che meriterebbe di essere rimessa in valore. ubi non obviat relationis oppositio». Esse sono meno evocatrici e meno accessibili. 158: 24 Cfr. La critica della nozione di persona in cristologia secondo K. Rahner Passando dalla Trinità al « caso » dell'Incarnazione. perché la realtà umana di Gesù. Infatti tutto e comune in Dio. la più libera e la più personale. B) VALORE DEL CONCETTO DI PERSONA IN CRISTOLOGIA 1. e comportino il pericolo di una interpretazione modalista. Non si può supporre troppo facilmente. egli ritiene. nell'orizzonte di una « personalità » nel senso moderno. nell'altro. Christologie systematisch. i tre hanno in comune di essere persone. Se non fosse così. l'autoespressione (come processo) e l'unione ipostatica. il tratto specifico della persona o ipostasi e la « sussistenza ». L'autoespressione di Dio (come contenuto) e l'uomo Gesù. salvo ciò che costituisce in proprio il Padre. si situa di fronte a lui con l'adorazione.realtà comune. 34. 6. una essentia. Rahner aggiunge: «Tanto più che. significhi puramente e semplicemente la stessa cosa che nel trattato 21 Concilio di Firenze. in queste condizioni. Decreto per i Giacobiti. non vi è che una distinzione verbale fra l'ipostasi e la funzione ipostatica ». principio d'unione. questa natura non e in se stessa una « persona ». Si deve attribuire un tale centro all'umanità di Cristo considerata in se stessa. Attenendosi a considerazioni di linguaggio. in una immediatezza ultima. e il modo in cui concepisce l'Incarnazione sembra strettamente legato alla posizione adottata nei riguardi della persona nella dottrina trinitaria. La cristologia e l'antropologia più radicale (effettuata dalla libera grazia di Dio) »25. senza che questa rassomiglianza porti alcun intralciò all'intera appartenenza della natura divina ai tre. relazione fra due nature}? »n. Non bisognerebbe sottomettere ad una riflessione più precisa la differenza d'origine esistente fra i due concetti di persona (in un caso. In conclusione.

Quest'ultima considerazione sembra far apparire una certa ambiguità nel pensiero di Rahner. 6. questo e. la speranza e l'amore dalla parte del mondo. Questo sarebbe abbastanza conforme alla tendenza della Dogmatica di Barth.. che sia l'ipostasi divina a dare alla natura umana la realizza- 25 Sacramentum mundi. 40. e che nella realtà umana di Gesù. la realizzazione trascendente di ciò che vuol dire " personalità " » 26. in maniera assoluta. 27 Ibid. il simbolo costitutivo reale del Logos stesso. egli non e un rivelatore fra altri possibili. in cui il concetto moderno ed il concetto tradizionale di persona si ricongiungono sotto questo aspetto: « La trascendenza spirituale dell'essere-in-se che nella sua estasi ricade sempre su se stessa e l'ipostasia in se stessa (divenendo così una " persona " nel senso moderno del termine e comportando un riconoscimento esplicito del carattere finite di ciò che è personale come tale). Ma questo non va nel senso della cristologia che vuol costruire Rahner e che si vuole essenzialmente antropologica. per definizione. 179 zione più alta 'della personalità. e Dio nel modo di sussistenza col quale si rivela. la loro persona comporta un elemento negative per il fatto di non essere riferita a Dio ontologicamente e coscientemente.30 Ma allora se e psicologicamente situate di fronte a Dio. nella fede. 359. viene dalla ricchezza della sua natura umana o dall'ipostasi divina che personalizza mediante l'estasi. Rahner sviluppa ancora questa necessità affermando che nel caso in cui il Logos si esprimesse in una realtà che non fosse Dio. ma non può effettuarsi che secondo questi due aspetti complementari. bisogna riconoscere ciò che esprime questo concetto. diventa. ma ritiene che se Dio comunica se stesso. Come Barth. ma per l'appunto compiuta secondo l'esigenza della " personalità ") ed en-ipostatica nel Verbo di Dio »27. Sembrerebbe che l'umanità di Gesù si riduca perciò ad essere l'espressione che il Verbo da a se stesso. di questa autocomunicazione di Dio »K. Quel che fa che l'umanità di Gesù sia « persona » nel senso moderno della parola. « Nella misura in cui il carattere per- sonale (nel senso attuale del termine) significa questa maniera di coincidere con se stesso (o il fondamento ontologico di questa coincidenza) che fa che una realtà sia necessariamente (essenzialmente ed esistenzialmente) relativa ad un " Tu " e a Dio. non può essere che per l'lncarnazione del Logos. Sal. cosicché guardando il fondo delle cose. Petit dictionnaire de theologie catholique. l'esprimibile. secondo cui il Verbo fatto di carne si rivela in una carne in qualche modo unicamente trasparente alla manifestazione divina. per avventura. Se consideriamo gli altri uomini. Per dirlo in altri termini. l'accento e messo soprattutto sul principio che l'ipostasi che fa l'unità di Cristo. Solo la persona del Verbo può incarnarsi. lungi dall'essere un involucro (il prosopon) che il Verbo avrebbe preso dall'esterno. e non può essere che lo Spirito che opera l'accettazione. in una carne che non sostiene affatto un ruolo proprio e non apporta il suo contributo all'opera del Verbo. 29 Ibid. anche Rahner parte dal principio che il Logos e il Rivelatore della Trinità divina. quello che sottolinea il ruolo della ipostasi divina. come comunicazione di Dio 28 Myst. « Se. e la possibilità che ha il Verbo di uscire da se stesso per esprimersi in una creatura 28. Secondo il primo orientamento. Rahner afferma che Gesù e l'autoespressione di Dio. II. al punto da poter trovare la sua espressione fino in una realtà che non e Dio ». una livrea sotto la quale si nasconderebbe per poter compiere dei gesti umani. in Gesù Cristo. « Il Logos e. la natura umana. e non può essere che il Figlio che appare sulla scena della storia come un uomo rivestito della nostra carne. l'uscita da se? Sembrerebbe. la " sussistenza " della realtà umana di Gesù nel Verbo costituisce giustamente la realizzazione più alta. Dio esce da se stesso per mezzo di un atto libero che e una vera comunicazione di se stesso (e non per un sorgimento uscito da un atto creatore d'una realtà distinta da lui). Questo difetto non esiste nel Cristo. 180 all'esterno. un centro d'attività che situa l'uomo Gesù di fronte a Dio. su piano metafisico. ma altrove incontriamo l'insistenza sul centro d'attività che di per se costituisce l'umanità di Gesù. come può ancora quest'uomo essere autoespressione di Dio ed avere come unica ipostasi . Come conseguenza ne deduce che solo il Logos poteva incarnarsi. questo e. in Gesù. 952-953. a-ipostatica in se stessa (dunque pura " natura ".pienamente. nella sua sorgente profonda. Rahner non afferma qui la necessità dell'Incarnazione. non può essere compresa nel senso moderno della parola persona. Questa autocomunicazione e libera. lo farebbe in una natura umana. per la sua unione al Verbo. e il solo a poter esprimere o rivelare Dio. si può e si deve dire che ciò che rende possibile l'uomo. secondo quanto si e detto. e. 26 RAHNER-VORGRIMLER. in modo unico. « Se ciò si produce. 98. si ha quello che noi giustamente chiamiamo una natura umana ». Nella sua opera di cristologia sistematica.. 359. la realizzazione totale ed assoluta di questa " uscita da se " (ontologica e cosciente) che è opera di Dio. Guardiamo più da vicino che cosa questo significa.

34 La teologia non aveva ancora avuto il tempo d'esplorare il suo contenuto e cercare di precisarlo. 210-211. nell'espressione del dogma. Christologie systematisch. per Rahner. Leone nel suo Tomo a Flaviano. il Verbo » o ad affermazioni come « Dio e uomo ». ne da una descrizione di ciò che e l'« ipostasi ». 927-929. 182 formulazione della cristologia. come potrebbe suggerirlo il fatto che aveva cominciato ad imporsi. Ma questa intenzione di dichiarare l'unità ontologica di persona. col suo valore autonomo. più che sul suo carattere di autoespressione del Verbo. come nella frase: « Pietro e un uomo ». In realtà risultava da tutto uno sviluppo di pensiero e di vocabolario nella teologia orientale. Il termine aveva ricevuto. 33 Sacr. Il confronto del concetti di persona Il concetto moderno di « persona » differisce dal concetto antico impiegato dal concilio di Calcedonia e sviluppato in seguito nella teologia del Verbo incarnate? E ne differisce così radicalmente che non possiamo più affermare che nel Cristo vi e una sola persona nel senso moderno della parola? a) La nozione calcedoniana di persona Il concilio di Calcedonia non ha definite nessuno dei due termini greci impiegati per dire « persona »: prosopon. non si può ritenere che il contenuto della nozione sia stato preso da qualche sistema di pensiero ellenico. solo poco prima di Calcedonia. non " e " Dio. un significato che non io distingueva sufficientemente dalla natura. Christ in Christian Tradition. l'impiego della formula « una sola ipostasi » non e un semplice accidente.quella del Verbo? è il problema che a noi sembra rimanere nella coerenza di questa cristologia. non " e " uomo »33. non vi e che una persona nel Cristo. poco prima. L'introduction du mot «bypostase» dans la théologie de l'Incarnation. Schriften zur Theologie II. GRILLMEIER. ha affrontato un destino oscuro. Nel caso di Gesù il 30 Christologie systematisch. Non si tratta di un elemento di filosofia che si sarebbe introdotto. il termine hupostasis attira l'attenzione sulla realtà intima soggiacente all'apparenza. 55-57. il quale . Mundi II. a qualsiasi grado di realtà si discenda. Einsiedeln 1970. e spinto all'adorazione. è stato radicalmente scosso nella sua personale impotenza di creatura. 58. Infine l'accento e posto sull'autonomia della realtà umana di Cristo. Non si poteva attendere alcuna definizione di questa nozione da parte del concilio. hupostasis. « Gesù. Londra 1965. non e accompagnata da una definizione. il senso di persona distinta dalla natura. Figlio di Dio. con il patriarca Proclo di Costantinopoli. M. ma che si era poi determinate sotto l'effetto della controversia cristologica. poco prima della sua introduzione nella formula di Calcedonia. La distinzione fra persona e natura si e imposta teologicamente. si può dire che l'affermazione « una sola ipostasi » è una creazione teologica. D'altra parte. Mundi II. 455-456. 31 Kirchliche Christologie zwischen Exegese und Dogmatik. 927. Sostanzialmente.. e Dio. Si e servito di due termini e non di uno solo. 259-263. Questo centro soggettivo umano esclude nel Cristo il « monosoggettivismo » che sarebbe il nome moderno del mononsismo e del monotelismo 31. Il senso di e. « il Dio che s'e fatto uomo e concretamente Gesù Cristo » 32. ne per un significato tecnico speciale che si sarebbe potuto dare al termine « ipostasi ». Rahner insiste sul fatto che Gesù possiede un centro soggettivo d'attività umana che lo ha trascinato in tutte le esperienze che noi facciamo nelle nostre relazioni con Dio: ha tremato davanti all'incomprensibilità di Dio. 32 Ibid. Siccome il termine « ipostasi » aveva avuto in precedenza. 181 verbo « e » esprime l'unità permanente di due realtà differenti « senza separazione » ma anche « senza confusione » come lo dice Calcedonia. nella e secondo la sua divinità. che si limitava a dichiarare quello che si trovava in modo certo nella fede della Chiesa. non può essere quello di una identità reale fra soggetto e predicate. nella 34 Cfr. Ogni identificazione reale implicherebbe mitologia e monofisismo. senza voler parteggiare per una filosofia particolare della persona. Melanges de Science Religieuse 2 (1945). RICHARD. A. 2. La parola prosopon avrebbe potuto essere compresa nel senso di quello che da l'apparenza esteriore di una persona. L'esclusione del monosoggettivismo si traduce specialmente con l'atteggiamento critico adottato di fronte all'affermazione che « Gesù e Dio. secondo il suo senso definitive. Sacr. perché voleva sottolineare la portata ontologica della sua affermazione. nella e secondo la sua umanità. e corrispondeva alla formula proposta dal Papa S.

L'espressione appare all'inizio della professione di fede37. e che esprime più direttamente e più semplicemente ciò che risulta dalla testimonianza evangelica concernente Gesù: Gesù non e due ma uno.35 Questa formula latina aveva già avuto un precedente in Tertulliano che. veramente Dio e veramente uomo ». ». 1. 39 Efes. vero Dio e vero uomo. 9. Il concilio ripudia definitivamente l'affermazione di una natura e. come fondamento dell'affermazione « una sola persona ». che si attiene ad una esperienza fondamentalmente irrecusabile. ossia un solo soggetto. rimane identica in qualunque periodo storico e in qualsiasi cultura intellettuale. 1199.. Esso e impiegato ugualmente in riferimento all'esperienza umana. possiamo gia dire che il concilio di Calcedonia non ha voluto affatto escludere il monosoggettivismo.40 Diciamo che essa ha un valore concrete. si . 11. come per far capire che e l'asserzione primordiale ed in seguito riappare per introdurre la seconda parte della professione. Era una antica espressione che si ritrova gia presso Ireneo 38. Il valore concrete dell'affermazione « una sola persona » e confermato dall'intenzione del concilio di esprimere con ciò.affermava che le proprietà di ogni natura confluivano in una sola persona. Una precisazione della nozione di persona. Esso dimostra che Tunica persona di Cristo viene affermata in riferimento alle persone umane. per contro. come un solo e lo stesso. prima di enunciare le due nature. Al contrario. Nemmeno il termine « natura » e definite..2. Fu precisamente questa la difficoltà: arrivare a distinguerli nettamente l'uno dall'altro. 40 ANASTAS. ma ad una esperienza indissolubilmente legata alla vita di ogni uomo e che. Attenendoci a questa espressione « uno solo e le stesso ». anche se non siamo capaci di definirla nozionalmente. Pur distinguendo le due nature. ma una sola. puntualizzando la differenza fra le due espressioni. Egli e infatti « uno solo e lo stesso. dobbiamo dire che Gesù e Dio. v. aveva parlato di un « doppio stato senza confusione ma congiunto in una sola persona »36. Esso ha un significato concrete come la persona: le due nature designano il Cristo come vero Dio e come vero uomo. nel suo fondo. la formula « una sola persona » era stata dunque pronunciata nella teologia latina. 36 Adv. CCL 2. 2. Viae dux 13. SC 34. 27. 280. afferma una ipostasi. Il concilio si riferisce dunque non ad una teoria della persona. ci ha manifestato le sue due essenze ». e della quale si può reperire l'origine in Ignazio di Antiochia (« uno solo »)39 e in Melitone di Sardi (« lo stesso »). Lungi dall'essere identici l'uno all'altro. il Figlio nostro Signore Gesù Cristo. Il concilio esclude il monofisismo ed enuncia il monoseggettivismo. e costante ed universale. DS 293. I termini prosopon e ipostasi appartengono ad 35 Tomus ad Flav. 54-55. cioè il costitutivo formale della personalità. 183 una lingua e ad una cultura. nel 213. 38 Her. 229 B: «Essendo Dio e anche uomo perfetto lui stesso. avevano nondimeno in animo una nozione della persona. come l'abbiamo notato. che non si potrebbero identificare l'un l'altra. non vi sono due persone. L'uomo fa l'esperienza della sua propria persona e dell'incontro con altre persone: grazie a questa esperienza noi sappiamo che cosa e una persona. che risulta necessariamente dall'affermazione conciliare. e questo non può essere considerato come la traduzione moderna del monofisismo. il termine « prosopon » vuole farci comprendere che si tratta di una persona ben concreta. Niente di questa ricerca e presupposto direttamente dall'affermazione del concilio. Inoltre. 184 mare che nel Cristo vi e un solo soggetto41: pur essendo Dio ed uomo. Queste sono le prime parole: « Confessare. III. e. Essi si divideranno in diverse opinioni. I. Se i Padri del concilio non hanno enunciate una definizione dei termini impiegati. 2. PG 89. risponde alla domanda: « che cosa e? » mentre la persona risponde alla domanda: « chi e? ». « una natura » e « una ipostasi ». quello che aveva detto prima: Gesù Cristo è « uno solo e lo stesso ».. e la sua distinzione con la natura. dobbiamo dire che nel Cristo. in termini più espliciti. se seguiamo la professione di fede del concilio. Gesù e uno solo e lo stesso. 16. SIN. Più di due secoli prima di Calcedonia. Più tardi teologi e filosofi si sforzeranno di determinare ciò che fa che un essere sia una persona. monofisismo e monosoggettivismo sono direttamente opposti. Per essi non si trattava di un concetto astratto. Praxean. che per Cirillo d'Alessandria avevano un significato più o meno equivalente. lo stesso perfetto in divinità e lo stesso perfetto in umanità. Tenuto conto di questa esperienza comune all'esistenza umana. ha voluto affer- 37 DS 301. esistenziale. ma l'esperienza sulla quale si fondano e che esprimono.

e che e lo stesso nella sua divinità e nella sua umanità. Se il Verbo avesse assunto uno spirito umano. il concilio sottolinea che Gesù e « veramente Dio ». Il termine intelletto (nous). caratterizzato dalla sussistenza. e per conseguenza le funzioni di conoscenza e di attività volontarie.deve affermare che Gesù uomo è Dio. 232 s. Esso e il solo principio vitale. lo spirito si caratterizza ancor più fondamentalmente col potere di autodetermina- 42 Cfr. Lungi dall'accordare un senso affievolito a questa affermazione. ai suoi occhi. Si trova qui ciò che Barth vedeva come la concezione moderna della personalità. sulla sua forza d'identità che gli viene dall'unico soggetto o persona. 46 Dogmatique I. sotto pena di attribuirgli due ipostasi » (L'introduction. si possono consultare le osservazioni critiche di C. È lo spirito divino che anima. Christ. non vi e dunque che il pneuma o spirito divino. 45 Richard commenta l'argomentazione di Epifanio contro gli apollinaristi dicendo: « Il gran principio di questi eretici era che ogni natura spirituale. fu in effetti Apollinare di Laodicea 42. ed il nous. spirito umano. ciò che implica in pari tempo coscienza di se e libertà. Grillmeier ricorda la formula cristologica di Ignazio d'Antiochia (Ef. PG 43. Perché la negazione dello spirito umano nel Cristo? Perché. spirito divino. ma la coscienza e una nota caratteristica dell'attività dello spirito. Vi e identità reale. 1. . vivifica la carne. 186 zione47. una persona. con linguaggio tecnico più moderno. secondo la dottrina apollinarista l'uomo e una ipostasi in virtù del suo spirito (nous). e non uno spirito umano. L'assenza di spirito umano permette dunque non solo l'unità d'ipostasi. 7. 11). Apollinare concepisce l'uomo come « spirito nella carne » 48. ma l'unità di natura: « Lo stesso e una natura. Il primo ad impiegare la formula « una persona » nei riguardi di Cristo. 2) «costruita in modo da predicate il divino e l'umano di un solo e medesimo soggetto» (Christ. 44 L'argomento può essere dedotto dal rifiuto fatto da Epifanio (Ancoratus 11. L'argomento invocato nell'apollinarismo per sostenere l'affermazione dell'unità d'ipostasi. 483). cit. Spirito e persona sono dunque identici secondo questo modo di vedere. spirito divino. pienamente Dio e pienamente uomo »51. KANNENGIESSER. consiste dunque in ciò che si potrebbe chiamare. La distinzione fra persona e spirito La prima volta che all'epoca patristica venne affermata « una 41 A proposito dell'origine di « uno solo e lo stesso ». e necessariamente un'ipostasi: da cui l'impossibilità di far coesistere nel Cristo il Verbo. Recherches de Sc. essa costituisce « una sola natura »50. che esso impiega. L'introduction du mot « hypostase». si deve considerarla come un'espressione autentica della fede. M. soggetto di coscienza e di liberta In quale posizione si trova la « persona » nei riguardi della coscienza e della liberta? Bisogna cercare di rispondere a questa domanda per peter giudicare meglio la teoria che invoca una differenza notevole fra il concetto calcedoniano. La sola ipostasi e quella del Verbo. 12. e colui che e Dio non e diverse da colui che e uomo: e « uno solo e lo stesso ». b) La persona. 9-12). MUHLENBERG (Apollinaris van Laodicea. indica sufficientemente un'attivita intellettuale cosciente. Circa la tesi di E. 60. 43 Non entreremo nei dettagli delle interpretazioni della dottrina di Apollinare.< e ». Per assicurare l'unità d'ipostasi. nel Cristo non vi e un'ipostasi composta dal Verbo e dalla carne49. « Veramente » egli e Dio. RICHARD. ma identità dovuta all'unità di soggetto o di persona. Rel. ugualmente GRILLMEIER.. Göttingen 1969). Inoltre. Animando la carne. nel Cristo vi sarebbero state due ipostasi44. 59 (1971) 27-36. Si deve dunque insistere sull'«. svolgesse le funzioni dello spirito nel Cristo. Non indietreggiando affatto dinanzi alla frase « Gesù e Dio ». 6. Per il fatto che lo spirito divino e il solo principio di vita e di movimento. Poiché nel Cristo non può esserci che un'ipostasi. Cfr. 2. e lui solo. si doveva dunque escludere uno spirito umano e ammettere che il Verbo. ogni spirito. Une nouvelle interpretation de la christologie d'Apollinaire. fu nel senso che la persona divina del Verbo avrebbe svolto essa stessa tutte le funzioni devolute allo spirito umano. un'ipostasi. il costitutivo formale della personalità: e lo spirito che fa la persona45. 161 B) attraverso il quale Richard ha potuto precisare il sense dell'argomentazione apollinarista (art. un'energia. Egli negava l'esistenza di uno spirito umano e attribuiva il ruolo di quest'ultimo all'ipostasi unica del Verbo unito alla carne 43. E vero che Apollinare non parla espressamente di coscienza di se. adottata specialmente da Günther 46: vi e persona la ove vi è coscienza è libera determinazione di se stesso con la volontà. 185 persona » nel Cristo. e il concetto moderno della persona concepita come centro di coscienza e di liberta.

La persona divina può essere l'unica persona senza alcuna soppressione ne riduzione dello spirito umano. infatti. tutta la coscienza e tutta la libertà che sono caratteristiche dell'uomo. Berlino 1957. È una natura. 223. La persona. Se si fa consistere la persona semplicemente nella coscienza e nella libertà. in termini esatti. Logicamente si sarebbe portati piuttosto a questa seconda soluzione. H. o attribuire a Gesù unicamente una persona umana. identificato da Apollinare al pneuma e lo spirito «caratterizato anzitutto dal potere di autodeterminazione» (La christologie d'Apollinaire de Laodicée. ci si ritroverebbe di fronte alla stessa difficoltà. 165 s. e questa identità che deve essere contestata. 48 Cfr. bensì una persona umana in Gesù. penetrando completamente la carne. gli si deve attribuire una persona divina. sia persona umana. deve fornire da sola. con l'esclusione di uno spirito umano. la persona divina del Figlio di Dio. possiede. E tuttavia. de RIEDMATTEN. sia persona divina. È così che e « consostanziale » a noi ". MUHLENBERG. e arrivare all'affermazione di una persona e di due nature. Ma siccome nella nostra epoca non si consentirebbe più a private il Cristo di coscienza umana e di libertà umana. Invece la coscienza e la libertà umana di Gesù costituirebbero in lui la sua persona umana. ciò che porrebbe un problema molto grave d'unità. non essendovi in lui che una sola coscienza. L'identità persona-spirito sulla quale si fondava l'apollinarismo. Se si volessero identificare oggi persona e coscienza. 6. ed. Finche si ritiene giusto il principio che lo spirito e una persona. Apollinaris. la persona divina del Figlio. 188 tura umana è perfetta: essa comporta. una essenza. riconoscendo in lui coscienza divina e coscienza umana. si e posti davanti ad un dilemma: o ammettere nel Cristo due persone. De fide et incarn. libertà divina e libertà umana. 198-199.. come vero uomo. perde il suo valore perché l'anima razionale e nell'ordine della natura e non in quello della persona.. un'anima razionale: « lo stesso perfetto in divinità. non vi e che una persona e un'ipostasi. viene dal Logos. 150). La sorgente dell'errore si trova nell'identità di persona e di spirito. La christologie d'Apollinaire. o conservare l'affermazione di una sola persona. 223). conoscenze e volontà libera. Il concilio afferma nel Cristo uno spirito umano senza persona umana. 158. essa non e dunque ciò che costituisce la personalità. TU 64. dobbiamo dire che rappresenta equivalentemente l'identificazione della persona o della personalità con la coscienza di se e la libera autodeterminazione. Gesù Cristo. e impossibile ammettere una sola persona nel Cristo. Non vi sarebbe dunque persona divina. « perchè il solo potere che da la vita. L'anima razionale appartiene alla natura umana. Apollinare aveva scelto la sola soluzione che gli sembrava compatible con l'affermazione della Scrittura e della Tradizione. La natura umana non deve essere diminuita per assicurare l'unità personale di Cristo. per l'anima razionale. perché l'identificazione persona-coscienza finisce con l'attribuire una sola persona o personalità a Dio. 49 Richard lo sottolinea premunendo contro la possibilità di errori che potrebbero comportare certe espressioni apollinariste come « ipostasi composta » (L'introduction. Gesù non ha nulla di meno di un altro uomo nella sua coscienza e nella sua libertà umane e tuttavia egli e una sola persona. Studia Patristica II. formato di un'anima razionale e di un corpo ». e siccome questa persona deve essere unica. 50 L'uomo Dio. principio di attività spirituale Vuol dire che vi e una rottura o totale estraneità tra il concetto dell'ipostasi adottato dal concilio di . Poiché il Cristo e il Verbo fatto carne. egli le possiede alla perfezione. per conseguenza il Verbo non avrebbe personalità propria e il Cristo non potrebbe essere chiamato. La na- 52 DS 301. quella del Figlio unico di Dio. 51 APOLLINARE. dice Grillmeier (Christ. Per pervenire a questa professione di fede bisognerà distinguere ipostasi e natura. Occorrerà sormontare l'ostacolo dell'identificazione dello spirito e della persona. Se traduciamo quest'ostacolo in termini attuali. 11). 228).L'unità d'ipostasi non e dunque concepita nella maniera in cui lo sarà nella professione di fede di Calcedonia. Apollinaris. veramente Dio e veramente uomo. Cfr. LIETZMANN. si potrebbe disporre solo di due vie: o affermare due persone. 187 dualità di coscienza e di libertà. de Riedmatten osserva che il nous. quella del Verbo. movendosi di sua propria volontà secondo la natura. del Verbo divino. ed unisce i due in una unità viva e funzionale». lo stesso perfetto in umanità. In Gesù lo spirito umano ha tutte le sue proprietà. La distinzione fra natura e ipostasi permette al concilio d'insistere tanto sull'unità d'ipostasi quanto sulla dualità di natura. e MUHLENBERG.. escludendo una 47 « Ogni spirito e padrone di se. Simile soluzione contraddirebbe il messaggio del Nuovo Testamento e la sua interpretazione fatta dalla Chiesa. L'ostacolo e stato superato dal concilio di Calcedonia seguendo un'altra via. » (Framm.

Si sa che il problema della « comunione delle proprietà » (communicatio idiomatum) spesso e stato posto. La persona e il soggetto che essendo perfettamente Dio. 54 Ibid. Ma questo principio prime rispetta ciò che è proprio alla natura umana. l'ipostasi e la natura? Si sa che più tardi la teologia scolastica farà la distinzione fra la persona. 557. Quanto segue è meno felice dal punto di vista dell'espressione: «Verbo scilicet operante quod Verbi est et carne exsequente quod carnis est». la « carne ». non si potrebbe opporla ad una nozione più moderna della persona. Il principio primo o dominante è la persona. Si può qui ricordare il principio enunciate da Leone: « Ciascuna delle due nature compie in comunione con l'altra. la conoscenza e l'azione. Tuttavia. da questo punto di vista. tutta questa attività e del Figlio unico di Dio. quando Leone afferma la comunione delle proprietà si fonda su di una unità di persona che non e solamente un principle di logica e di linguaggio: e una unità che « esiste nelle due nature » 54. 190 agisce. e per conseguenza colui che agisce lo fa attraverso quello che agisce. Notiamo che parlando di « soggetto » non si potrebbe intendere semplicemente un soggetto logico d'attribuzione. principium quod dell'attività. possiede la natura spirituale di Dio . Ma se la natura e principio dell'attività spirituale. ossia il primo e supremo principio. 55 Ibid. Perciò l'ipostasi non e tagliata dalla coscienza e dalla liberta: essa ne è il soggetto. dobbiamo limitarci a dire che l'ipostasi designa colui che agisce mentre la natura si riferisce a quello che 53 Tomus ad Flavianum. dobbiamo distinguere fra coscienza e libertà da una parte e dall'altra parte il soggetto di questa coscienza e di questa liberta. È così che il concetto di persona. perché le proprietà di ogni natura appartengono alla persona e debbono esserle attribuite. Logicamente si deve parlare così. vv. definite in funzione della coscienza e della libertà? Il concilio non ha espressamente trattato la questione. nel senso latino della parola. Non possiamo chiedere al concilio di Calcedonia molta precisione sulla nozione di persona. come si può distinguere il ruolo dei due principi. Il concilio di Calcedonia non ha ripreso la considerazione di Leone su questo punto. possiede un'anima razionale. secondo i rapporti fra predicate e soggetto. ha sofferto ed e morto. e bisognerà attendere la crisi del monotelismo.. e la natura. la questione e ancora più complessa. Il Verbo designa la persona. dunque della conoscenza e della libera volontà. come si farebbe domandandosi se la logica del linguaggio permette d'attribuire coscienza umana e libertà umana al Figlio di Dio. il concilio del Laterano e il 3° concilio di Costantinopoli per una definizione della dualità d'attività56. Ci avviciniamo così alla distinzione scolastica « principio che » e « principio per il quale ». che fa l'unica delle due nature. E si deve continuare a beneficiare del progresso intellettuale che ha segnato la distinzione fatta. Ma vi e in ciò più di un soggetto logico d'attribuzione. Dio perfetto e uomo perfetto. L'ipostasi e così principio ontologico di tutta l'attività spirituale umana. del quale si serve il concilio. perché la natura umana e ugualmente.. 126-32. dunque soggetto di coscienza e di liberta. L'unica ipostasi vi e presentata come il soggetto di tutte le proprietà di ognuna delle due nature. un'unità ontologica. ciò che le e proprio » K. È « lo stesso » che. v. S. quando 189 giustifica il linguaggio del Credo secondo il quale « il Figlio unico di Dio fu crocifisso e sepolto »53. essa determina dunque. Per conseguenza. Nel Cristo persona non si confonde con spirito ne con coscienza.-126. principio dell'attività di coscienza e di liberta. L'ipostasi non si confonde con la coscienza e la libertà. alcuna considerazione sulla psicologia di Cristo. Al Figlio di Dio deve essere riferito tutto do che e umano in Gesù: così il Figlio di Dio e nato dalla Vergine Maria. fra persona e natura. e per conseguenza fra persona e spirito.Calcedonia e il concetto di persona. Il concilio afferma questa unità ontologica parlando di una sola ipostasi. 94: «Agit enim utraque forma cum alterius communione quod proprium est». non troviamo. Il principio. La natura umana agisce secondo la sua proprietà. Ma quel minimo che e stato detto basta a dimostrare che l'ipostasi e soggetto di tutte le attività umane. e posto nella dichiarazione di Calcedonia sulla preservazione delle proprietà di ogni natura. dal punto di vista logico e grammaticale. si armonizza con il concetto attuale di persona. ma il loro soggetto e divino. non designa che una parte della natura umana. che mette particolarmente l'accento sulla coscienza e sulla liberta. ma essa ne e il primo principio. particolarmente. ma la professione di fede che ha adottato contiene delle indicazioni implicite al riguardo. principium quo. 56 DS 511. Leone Magno. mentre si tratta di due nature. Se ritorniamo alla dottrina di Leone e del concilio di Calcedonia. La coscienza e la libertà sono umane. nondimeno. in un certo senso. ma evitando l'inconveniente di concepire la natura come semplice mezzo o strumento per la persona. per esempio. V. si riporta al problema nel « Tomo a Flaviano ».

nel senso che si conforma alle leggi della natura umana. non si può parlare propriamente di un centro umano d'attività che metterebbe l'uomo Gesù di fronte a Dio. in sentimenti umani. essa e ciò che agisce. Si raggiunge. è il Figlio di Dio che nei suoi sentimenti 191 umani prova questo spavento davanti alla prospettiva dell'imminente sofferenza. e che in cristologia fondi l'unità delle due nature. Tunica ipostasi si esprime nell'attività cosciente e libera. E essa che mette in movimento l'intelligenza e la volontà. Questa psicologia fruisce di un'autonomia simile a quella che si trova negli altri uomini. piuttosto di quello d'una creatura alle prese con il suo Creatore. La natura umana dimostra bene quello che è. e per questo motivo non si tratta per l'uomo Gesù di rinunciare ad una personalità umana. È l'aspetto negativo dell'affermazione dell'unità di persona. che rivela ciò che e nella coscienza e ciò che vuole nella liberta. Non si potrebbe vedere l'assenza di persona umana come il compimento supremo della personalità. La differenza risiede nel fatto che invece di essere condotto da una persona umana. in decisioni umane. La personalità del Figlio si esprime umanamente in pensieri umani. La persona del Figlio ama e si dona nella sua natura umana. essa appartiene alla costituzione ontologica del Cristo. e con l'intenzione d'esprimere una realtà ontologica. mentre in cristologia è principio d'unione. e in questo senso il primo centro d'attività cosciente e libera e la persona. Nella storia dei dogma. sottolineiamo: l'assenza di persona umana non impedisce affatto le espressioni umane di personalità in Gesù. Se si parla di « centro » d'attività umana nel Cristo. Questa esclusione non si deve comprendere come una rinuncia. del Figlio e dello Spirito. Nulla gli è sottratto della ricchezza della psicologia umana. L'uomo Gesù non e di fronte al Verbo. una specie d'estasi in cui si esprimerebbe il dono assoluto dell'uomo a Dio. In cristologia. e) La persona in dottrina trinitario e in cristologia Non si potrebbero ammettere due nozioni differenti di « persona » a seconda che si impieghi la parola in dottrina trinitaria o in cristologia. Per questo aspetto fondamentale la psicologia di Cristo sboccia in un mistero. divina e umana.e che essendo perfettamente uomo possiede un'anima razionale umana. nel senso che la natura e. ma questa natura è quella della persona divina del Figlio. il suo sviluppo è diretto da una persona divina. e il Verbo che si trova di fronte al Padre. ed è perciò che il dramma del Getsemani è un dramma filiale. L'unità d'ipostasi esclude in Gesù una persona umana. principio dell'attività umana. con la sua debolezza. giustamente. che realizza il suo destino con il suo abbandono nelle mani di Dio. Se trema di spavento al Getsemani. Il solo soggetto di dono e d'amore è l'ipostasi del Verbo. bisogna dare al termine « persona » un senso tale che nella Trinità spieghi la distinzione del Padre. in dialogo con lui. il Figlio di Dio si rimette umanamente fra le mani del Padre. L'assenza di persona umana non è il frutto di un comportamento ascetico né di un'estasi. Nel Cristo e la persona del Figlio di Dio che costituisce questo centro primordiale. ed in seguito ne è stata fatta la nuova applicazione in cristologia. È vero che in dottrina trinitaria la persona appare come fattore di distinzione. Nel suo uso cristologia) non ha affatto cambiato di significato. il concetto d'ipostasi venne impiegato dapprima per la Trinità. come nella dottrina trinitaria. Poiché questa ipostasi e l'unico soggetto. nondimeno essa rimane profondamente umana. essenzialmente simile alla psicologia di qualsiasi altro essere umano. l'accento posto dalla psicologia moderna sulla coscienza e la liberta: e la persona che si esprime per mezzo della coscienza e della facoltà di autodeterminazione. Ma bisogna subito aggiungere che vi e un principio d'attività che comanda e domina la natura stessa. 192 Ma. La natura umana del Cristo non è soggetto di un dono né di una rinuncia. è stato impiegato per sottolineare la differenza fra persona e natura. Tuttavia. per questo centro si può intendere la natura. e che prega il Padre di preservarlo da quel calice. in un certo modo. questa sorgente di ogni azione umana. in accordo con Calcedonia. Come soggetto delle attività spiritual) umane. .

Aggiungiamo che il concetto di « personalità ». con tre categorie dell'ordine della rivelazione: rivelatore. Qui soprattutto interviene la teoria delle relazioni. per rendere conto della realtà ontologica delle persone e della distinzione reale del Padre. perché importa dare al termine « persona » il suo valore normale. rivolto verso il Padre: « il Verbo era verso Dio ». il monosoggettivismo solo è conforme all'unità ipostatica. e la situazione divina. L'analogia non indebolisce affatto il valore della nozione di persona applicata alla Trinità. 12. I. e che il dialogo non avrebbe avuto inizio che con la vita terrena. La difficoltà è di capire come questa attività sia una e identica. riconoscendo nella natura l'essere assoluto e nelle persone delle relazioni eterne e immutabili. Parlando di personalità. che sono comunicazioni. destinata ad evitare il triteismo e il modalismo. Non si può neanche negare la reciprocità « io-tu » fra le persone divine: già il Prologo di Giovanni presenta l'atteggiamento eterno del Verbo. in pienezza. come ha tentato Barth. il Figlio avesse dovuto disporre di una voce umana. sarebbe penoso pensare che per parlare » al Padre. In questa vita. Vi si verifica in una analogia che tiene conto della differenza fra la situazione umana. Nel Cristo non vi sono due soggettività. Qui appaiono le teorie interpretative del mistero trinitario e specialmente la teoria psicologica di S. del Figlio e dello Spirito. non e neanche da opporre alla nozione tradizionale delle « persone » o « ipostasi » in Dio. la triplicità dei soggetti la implica. Affermare tre persone in Dio è affermare tre soggettività. Praxean. È un concetto ontologico di relazione che essa presenta. Parigi 1970. Per le mutue relazioni. le caratteristiche che la . che invoca lo spirito dell'uomo con la memoria.58 Non si potrebbe dunque affermare che il termine sia d'introduzione tardiva nella patristica. molto presto è servito ad esprimere la fede trinitaria. il termine « persona » venne applicato alla Trinità. 58 Adv. che per Agostino il primo a presentare in maniera sistematica la teoria delle relazioni « il concetto di persona applicato alla Trinità era vuoto di senso » (Histoire du dogme de la Trinité. l'intelligenza e l'amore. Ciascuna e. Infatti. 194 natura. ogni persona e in possesso di tutta la conoscenza divina e di tutto l'amore divino. Ognuna e soggetto di coscienza e di liberta. 2. al contrario. La dottrina di Agostino dimostra. che distingue la natura e le persone. ve ne sono tre. ma una sola. Su questo punto la dottrina trinitaria è in armonia con la cristologia. soggetto di conoscenza infinita e d'amore infinito. si verifica pienamente nelle persone divine. 3-7. soggetto di coscienza e di libertà. Le parole indirizzate da Gesù al Padre nel Vangelo. così frequente nel linguaggio moderno. Mysterium Salutis. Scheffczyk.Il fatto che nella Trinità vi siano tre persone in una sola natura. le persone divine non la possiedono meno di quanto una persona umana possiede la sua natura individuale. Perció. al punto che tutta la loro esistenza personale proviene dalle loro mutue relazioni: così il Padre e il Padre in virtù della sua relazione al Figlio e il Figlio e Figlio in virtù della sua relazione al Padre. Non è inutile ricordare che fin dall'origine della teologia latina. Non si tratta soltanto di punti di vista differenti di un medesimo atto. quella del Figlio di Dio. si cerca di sottolineare l'originalità e la ricchezza intima della persona. Nella Trinità non v'è una soggettività. in cui una sola natura comune e posseduta da tre persone. né di modi o maniere d'essere. 1. 281). rivelazione e rivelato57. CCL 2. Si tratta di tre soggetti. A nessuna di esse manca alcunchè dell'intelligenza e della volontà divine. Non si potrebbe indebolire l'affermazione della teologia trinitaria cercando di spiegarla. 5. 66. ognuna delle persone possiede l'essere assoluto come le altre due. come immagine della Trinità: si può spiegare così che il Verbo e generate dal Padre per modo di pensiero e che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per via d'amore. come non vi sia che una sola coscienza e un solo amore per i tre. manifestano il dialogo eterno del Figlio col Padre. « sussistenza ». il Figlio non ha forse rivelato ciò che era da sempre? 57 Dogmatice. fr. Lungi dall'escludere la reciprocità. Agostino. U7>. Il concetto moderno di persona. Tertulliano parla già di tre persone divine e di una sostanza. trad. I tre soggetti sono profondamente relativi l'uno all'altro. poiché per il fatto che sono tre a possedere la stessa 59 Non si potrebbe concludere con L. aiuta a comprendere come nel Cristo vi possa essere una persona in due nature. 193 In Dio vi sono tre persone nel senso forte della parola. tre soggetti d'attività cosciente e libera. tutto il valore riconosciuto al concetto di persona. in cui ogni persona possiede la sua natura.59 La teoria delle relazioni non fornisce semplicemente una spiegazione logica. Il termine « soggettività » traduce bene il termine « ipostasi ».

l'unione più intima della divinità e dell'umanità. Se vi fosse una sola persona. si sarebbe potuto parlare di due Cristi anziché di uno solo. non vi sarebbe stata che un'unione esteriore. L'una e l'altra rimarrebbero in qualche modo sulla loro posizione. e possiede una completa originalita. e vorrebbe sopprimere la nozione d'Incarnazione. come principio operative. al di fuori del progetto d'Incarnazione che ha effettivamente realizzato. come lo Spirito Santo non contiene nulla nella sua persona che sia una riedizione delle altre due. Inoltre. negando che si possano attribuire direttamente al Verbo le attività umane di Gesù. e un volto di Figlio che si e incarnato. l'unità di persona deve inau- 1 Questa situazione di confronto corrisponde a quella già proposta da Deodat de Basly (La Christiade Franfaise. Il Cristo non è semplicemente il Dio fatto uomo. perché e impossibile ad una persona umana « personalizzare » la natura divina. Soffermiamoci soltanto sull'ipotesi di una vera incarnazione. quale si e prodotta. quella in cui una persona divina diventa uomo. l'abbiamo visto. divinità e umanità hanno un solo e medesimo principio che le orienta in una stessa direzione e comanda. Non resterebbe altro che ammettere una doppia personalità nel Cristo. e soprattutto non avrebbe adempiuto lo scopo essenziale dell'Incarnazione. Ognuna. Questo autore mette in presenza due individui autonomi. Si stenta ad immaginare due soggetti che agiscono ognuno in maniera autonoma di persona. le due attività. 197 Avrebbe messo il Salvatore in una situazione personale delle più difficili. senza entrare in una unità che le legherebbe ontologicamente. non possiamo apprezzare tutte le possibilità esistenti per il disegno di Dio. Egli è la persona del Figlio e tutta la sua vita umana è marcata dalla sua personalità filiale. A considerare il caso puramente ipotetico dell'Incarnazione di un'altra persona divina. conferendole un volto unico. l'attività divina2. dal 1928 al 1938). Perché la negazione della persona divina nel Cristo farebbe scomparire l'Incarnazione stessa. perché come può vivere un essere con due persone? In questo caso. Gli atteggiamenti. in luogo di una persona . 2 Il « rovesciamento » del modello di Calcedonia. la cristologia ne ha bisogno per esprimere il mistero dell'identità di Gesù. L'unità avrebbe mancato di profondità ontologica. Natura divina e natura umana sarebbero l'una davanti all'altra.differenziano da tutte le altre. superficiale. questa non potrebbe essere una persona umana. il Die Trino e l'Assumptus Homo. con una perfetta armonia. Una simile unione non sarebbe impossibile. certi autori contemporanei. parole e gesti di Gesù. In Dio vi sono le tre personalità più originali. il riconoscimento del valore della persona divina e dunque di suprema importanza. e interamente differente dalle altre due. Una conseguenza ne deriva per la cristologia. Si deve attribuire alla personalità del figlio una pienezza di significato se si vuol comprendere il Cristo. e come tale perfettamente diffeiente dal Figlio. Lungi dal dover mettere in ombra i concetti di persona e di personalità. e diversi articoli in France Franciscaine. sono essenzialmente quelli di un Figlio. perché nella persona divina del Figlio. Ma anche se l'unione in un solo essere di una persona divina e di una persona umana non e contraddittorio e irrealizzabile. cosicché l'uomo Gesù si trova dinnanzi al Verbo. divina e umana. l'Uomo- Dio. Sforziamoci un istante di considerare che cosa avrebbe potuto essere l'Incarnazione nel caso in cui Cristo avesse avuto una persona umana. non dovrebbe essere una persona umana? L'« ani-postasia » sarebbe contraria all'integrità ontologica dell'uomo Gesù. Ma con questo considera che il Verbo e l'uomo non formano che un tutto eterogeneo. come per la dottrina trinitaria. Nell'Incarnazione. Solo l'unità di persona può realizzare questo avvicinamento. difficilmente coerente. le più vigorose e le più distinte che si possono trovare. comandare ed animate. aventi ciascuna la loro natura e nondimeno integrate nel tutto di un Uomo-Dio. Per essere pienamente uomo. preconizzato da Schoonenberg. Per questa via il disegno dell'amore divino non avrebbe potuto operate quel massimo avvicinamento che desiderava. 195 CAPITOLO X VALORE DELLA DUALITÀ DI NATURA NELL'UNITÀ DI PERSONA A) IL VALORE DELL'UNITÀ DI PERSONA Perché il Cristo non possiede una persona umana? È contro l'assenza di persona umana che protestano. Parigi 1927. il volto del Salvatore sarebbe stato tutt'altro. in quanto persona. Il Padre è interamente Padre. con le due persone che necessariamente dovrebbero essere l'una di fronte all'altra'. consiste nell'affermare. nel modo in cui lo siamo noi. In effetti ad essi sembra che questa assenza renda il Cristo meno uomo. Una dualità di persone non avrebbe permesso di raggiungere l'obiettivo dell'Incarnazione. Per la cristologia. o una unione morale. una persona divina e una persona umana. avrebbe sempre posto il Cristo in una situazione ibrida.

divina che s'incarna prendendo una natura umana, una persona umana nella quale il Verbo, modo di Dio, si «enipostasia», ossia
prende una personalità. È l'uomo Gesù che personalizza il Verbo, che gli conferisce la sua personalità. L'affermazione appare
talmente inaccettabile che Schoonenberg si e sforzato di addolcirla; egli critica coloro che gli fanno dire che una persona umana e
principio d'attuazione per l'essere infinite, ma in realtà l'ammette implicitamente. Quando dice che «al contrario è attuando e
sostenendo attivamente la persona umana di Gesù (in tutta la sua realtà, dunque fin dall'inizio) che il Logos diviene la seconda
persona » (Lettera indirizzata al Theology Digest 23 (1975) 225), egli suppone che il Logos prende dall'uomo Gesù la sua
personalità e che, per conseguenza, è la persona umana che personalizza il Verbo divino.
È la che appare più vivamente la prevalenza data all'uomo nella cristologia, prevalenza spinta al punto estremo, poiché è
dall'uomo che il Verbo riceve la sua personalità e è in virtù dell'uomo che Dio comincia a divenire Trinità.
198
gurare un'opera di trasformazione che non consiste nell'umanizzazione della divinità, ma nella
divinizzazione dell'umanità. Non è la natura divina che è destinata a modificarsi; è la natura umana che
deve ricevere l'influsso della vita divina. Pertanto l'unica persona non può essere che una persona
divina.
La finalità che abbiamo ricordato e essenziale all'Incarnazione. Se un Dio diventa uomo, non e per
lasciare l'uomo tale quale e, ma per comunicare all'umanità la ricchezza divina ed elevare questa
umanità ad un livello divino. In questa prospettiva, si comprende meglio che la natura umana di Gesù
appartiene non ad una persona umana, ma ad una persona divina.
Il termine di « anipostasia » non esprime che l'aspetto negative dell'unità di persona e non deve
respingere nell'ombra il senso positivo di questa unità. Il Cristo uomo non e sprovvisto di personalità;
non ha persona umana, ma la sua persona divina personalizza nel modo più complete e più alto la sua
natura umana.
Da questo punto di vista si deve affermare una vera personalizzazione umana nel Cristo. La persona e
unicamente, esclusivamente divina, ma essa agisce nella natura umana, per essa e attraverso essa; e
così che la personalizza. Essa da all'uomo Gesù un volto personale di Figlio di Dio e di Verbo di Dio.
Quest'uomo non e meno personale di un altro. I testi evangelici mostrano come in tutto il suo
comportamento umano Gesù manifesti la sua personalità di Figlio di Dio e di Rivelatore del Padre.
Questa personalizzazione umana dovuta al Verbo giustifica l'affermazione di Tommaso d'Aquino: « Il
Verbo stesso e personalmente uomo »3. Non si potrebbe interpretare questa frase nel senso di una
soggettività o persona umana che diverrebbe la persona del Verbo divino. Essa vuol dire il contrario:
non e un uomo che personalmente diventa il Verbo, ma il Verbo che diventa personalmente uomo.
Quando san Tommaso dice che nel Cristo la natura umana e persona del Figlio di Dio, precisa anzitutto
che essa e stata assunta: « La natura umana e stata assunta in modo tale da essere persona del

3 De unione Verbi incarnati, a. 1. Testo invocato da Schillebeeckx (Persoonlijke, T.v.T. 1966, 278).
199
Figlio di Dio »4. E altrove lui nota che « l'ipostasi del Verbo non è costituita semplicemente per mezzo
della natura umana, in modo da esistere per essa; ma per essa il Verbo ha soltanto che e uomo »5. Non
vi e dunque che una sola persona, l'ipostasi del Verbo, ma questa comunica la sua personalità alla
natura umana.
Quando Gaetano impiega l'espressione « persona umana » nel suo commentario di Tommaso, non
lascia alcun dubbio sul senso che gli attribuisce; non si tratta di una « nuova persona umana », formata
da un'anima unità ad un corpo, ma dall'ipostasi del Verbo di Dio, « antica persona » che per la natura
umana diventa persona umana6. L'espressione non e felice, per il suo carattere equivoco, e d'altronde
essa costituisce una eccezione nel linguaggio della teologia scolastica. Ma il pensiero di Gaetano non
desta nessun dubbio. Egli intende affermare, con Tommaso, la personalizzazione della natura umana
effettuata dalla persona del Verbo 7.
Conviene dunque sottolineare che l'anipostasia, assenza di persona umana nel Cristo, non significa
assenza di persona nella natura umana. La persona divina del Figlio diventa uomo, ed esercita
pienamente sulla natura umana il dominio che negli altri uomini appartiene alla persona umana. In
ragione della potenza della persona divina, si deve anche dire che questo dominio e più completo e che
nessuna natura umana e stata così profondamente personalizzata come quella di Gesù.
L'unità di persona deve essere compresa in modo dinamico. La persona divina non e comparabile ad
una realtà semplicemente sovrapposta alla natura umana. La rappresentazione di due nature e di una
persona potrebbe essere statica e far pensare alla presenza di una persona a fianco di due nature, mentre
in realtà la natura umana di Cristo e interamente penetrata dall'essere personale del Verbo. L'ipostasi
divina e presente come un dinamismo che anima dall'interno tutta la realtà umana di Gesù.
Dal punto di vista del vocabolario, sarebbe preferibile parlare
4 S. Th. Ill, q. 2, a. 10 c.
5 Contra G. IV, XLIX, ad 6.
6 In IIIam partem, q. 2, a. 5, n. 11.
7 Non si può dunque assicurare, come fa Schillebeeckx (Persoonlijke, 277-279), che la posizione

adottata da Hulsbosch sia nella linea di pensiero di Tommaso e di Gaetano; essa e diametralmente
opposta a tal pensiero, affermando una persona umana simile a quella degli altri uomini e non una
persona divina, quella del Verbo, che si fa umana nella natura umana.
200
di unità ipostatica piuttosto che di unione ipostatica, precisamente per esprimere l'unità di persona.
Questa unità non e il risultato dell'unione delle due nature, ma piuttosto il suo principio: e una persona,
quella del Verbo, che assume una natura umana e la fa sua, unendola così alla divinità. L'espressione «
unione ipostatica » considera anzitutto le due nature, mentre se si vuol seguire il procedimento
dell'Incarnazione dal punto di vista ontologico, si deve guardare anzitutto all'unità di persona e parlare
di « unità ipostatica »8.
B) IL VALORE DELLA DUALITÀ DI NATURA
L'unità di persona non elimina ogni dualità: le due nature rimangono in una dualità che, pur essendo
unificata al piano della persona, resta irriducibile a livello della natura. Volere una cristologia senza
dualità, sarebbe volere una cristologia monofisita, in cui sussisterebbe una sola natura; sia che la natura
divina assorba la natura umana, sia che vi sia unicamente la natura umana come rivelazione dell'essere
divino.
Ora, il monofisismo toglie all'Incarnazione il suo senso, e a Cristo la sua ricchezza. Si comprende
certamente l'ansia della teologia di affermare l'unità di Cristo, e di sottolineare tutta la forza di questa
unita. Tale preoccupazione risponde ad una tendenza più generale dello spirito umano, che cerca in ciò
che studia il principio d'unita. Quando si tratta di una persona, come nel caso di Cristo, l'unità deve
essere messa pienamente in luce. Ma vi e un rafforzamento dell'unità che può diventare
impoverimento, quando si misconoscano le diversità degli elementi e degli aspetti che entrano
nell'unità. L'unità ricca e quella in cui rimane la complessità con degli elementi che, a prima vista,
potrebbero sembrare opposti l'uno all'altro, ma che pervengono ad armonizzarsi.

8 L'espressione d'unità ipostatica premunisce di più contro il pericolo di concepire la persona di Cristo
come risultante dall'unione delle due nature. Anche Lutero non e sfuggito completamente a questo
pericolo: « Presso Lutero, osserva Congar, — e sembra proprio che tale sia la sua posizione abituale —
la " persona " è il tutto concreto costituito dall'unione della natura divina e della natura umana». Egli la
concepisce come il tutto concreto e completo, un tutto integrale, nella maniera con cui l'anima e il
corpo fanno nell'uomo un'unica persona. (Y. M. J. CONGAR, Regards et reflexions sur la christologie
de Luther, in A. GRILLMEIER-H. BACHT, Das Konzil con Chalcedon, Würzburg 1954, III, 478-9).
201
La ricchezza di Cristo e di possedere insieme la natura divina e la natura umana. Più particolarmente
poi consiste nel possedere queste due nature senza mescolanza ne confusione, come lo dichiara
Calcedonia. Se ci fosse stata confusione delle due nature, l'amalgama avrebbe avuto per risultato che il
Cristo non sarebbe state più né consostanziale a Dio, né consostanziale all'uomo. Non si troverebbe più
in lui ne il Dio vero, ne l'uomo vero. Ora il suo valore si trova appunto nel fatto che egli e Dio ed
uomo, che in lui e nascosta tutta la ricchezza ontologica di Dio, come sono presenti, in pan tempo, tutte
le proprietà dell'essere umano.
Il significato dell'Incarnazione, l'abbiamo gia notato, e quello di unire le due nature con il legame più
intimo. Unirle non e farle sparire sopprimendo la loro dualità. Si tratta, al contrario, di assicurare che la
divinità e l'umanità rimangano integralmente esse stesse, e che la loro alleanza non faccia perdere nulla
della loro qualità d'essere.
Qui cogliamo un principio essenziale dell'opera di salvezza: il rispetto della creatura da salvare e da
divinizzare. Volendo liberare l'umanità dal male ed elevarla alla partecipazione della vita divina, Dio la
rispetta nella sua realtà propria. Evita di toglierle checchessia d'umano. Perciò nell'Incarnazione la
natura umana di Cristo non e differente dalla nostra, e forma con la natura divina una dualità che
rimane irriducibile.
La dualità e così l'attestazione definitiva del valore della natura umana. Per infinitamente superiore che
sia la natura divina, la natura umana conserva il suo diritto all'esistenza e allo sviluppo. Essa e chiamata
a sussistere nella sua integrità.
Con le sue semplici proprietà umane, fornisce una via d'espressione e di dispiegamento alla persona
divina del Figlio. Quando la natura umana e assunta dalla persona divina del Figlio, testimonia una
possibilità superiore, quella di diventare autentica espressione del pensiero e dell'azione di Dio. Tutto
l'interesse della Rivelazione compiuta da Cristo risiede nel fatto che una persona divina ha trovato, in
una vita umana, la possibilità di manifestare autenticamente Dio. Un semplice sguardo umano di Gesù
rivela lo sguardo d'amore del Padre, un gesto di soccorso dimostra la sollecitudine divina. I più piccoli
dettagli di un'esistenza umana diventano dei segni di rivelazione.
La dualità di natura in una sola persona indica che non c'e

202
alcuna contraddizione fra Creatore e creatura9. Come Dio, il Cristo e Creatore e continua a creare il
mondo, ma come uomo, esercita un'attività di creatura; lungi dall'essere in opposizione, le due attività
hanno un'affinità fra loro 10, perché l'intenzione della creazione è stata quella di fare dell'uomo colui
che coopera all'azione creatrice. Anche l'onniscienza, posseduta da Cristo nella sua divinità, non gli
impedisce di acquisire delle conoscenze nella sua esperienza umana; malgrado tutti i suoi limiti, la
conoscenza umana e ad immagine della scienza divina. La realtà dell'attività creatrice e
dell'onniscienza divina nel Cristo non portano affatto a dedurre che l'attività di creatura e la conoscenza
umana siano ridotte a delle apparenze. L'esperienza umana ha la sua realtà propria e il suo valore
proprio: e una esperienza realmente fatta dal Figlio di Dio, esperienza che la sua sola divinità non gli
avrebbe permesso di fare. Tale è l'importanza dell'affermazione delle due nature.
Inoltre, e rispettando la natura umana che il mistero dell'Incarnazione redentrice la può trasformare.
L'opera della salvezza non consiste nel rovesciare tutto per poi risollevare tutto, ne nell'annientare al
fine di fare del nuovo. Essa non disprezza nulla di ciò che esiste, ed e al cuore della realtà esistente che
essa opera di nuovo. Il Verbo dunque prende la condizione umana con tutto ciò che essa comporta; egli
si fa carne, ossia prende la natura d'uomo con la realtà carnale che sembrava la più lontana da "Dio. È
così che apre a questa realtà carnale la via della salvezza e della divinizzazione.
Ritroviamo qui il principio così spesso affermato nella tradizione patristica: « ciò che non e stato
assunto non e stato salvato ». Ma lo ritroviamo sotto l'angolo del rispetto che questa assunzione
implica, per il Figlio di Dio, nei riguardi della natura umana. Dio non ha voluto salvare e divinizzare
che rispettando ciò che salvava e di-

9 È in nome di questa contraddizione che Schoonenberg respinge la dualità d'operazione affermata dal
III concilio di Costantinopoli: Ein Gott, 97-98.
10 Si è notato che in Lutero vi era un dualismo che opponeva radicalmente l'ordine di Dio e l'ordine
dell'uomo, e che questa opposizione colpiva il Cristo stesso, anche se l'affermazione religiosa della
salvezza come atto di Dio, introduceva nella sua cristologia, con il ripiego della soteriologia. un sapore
monofisita (cfr. CONGAR, Regards et reflexions sur la christologie de Luther, 484-5). Ugualmente in
Calvino si constata l'accento sulla distanza fra Dio e l'uomo: « Il fondamento della cristologia di
Calvino risiede nell'assoluta differenza d'essere fra Dio e l'uomo, l'allontanamento infinite fra Dio e la
creatura, particolarmente la creatura peccatrice » (J. L. WITTE, Die Christologie Calvins, ibid., 524).
In maniera generale l'insistenza eccessiva su Dio come il Tutt'Altro tende a dislocare l'Incarnazione.
203
vinizzava; e l'ha rispettato al punto da appropriarselo nella persona del Figlio.
Dualità di natura significa dunque, essenzialmente, valore inalienabile della natura umana
espressamente riconosciuto da Dio. La dualità e voluta a questo titolo dal disegno divino. Il teologo
dunque non dovrebbe sentire ne disagio, ne vergogna di affermare questa dualità. La formula di
Calcedonia « in due nature » non e di quelle che dovrebbero suscitare un malessere. Essa esprime
l'intenzione fondamentale di Dio, di mettere pienamente in valore la natura umana nella sua più umile
realtà . Come l'affermazione di un'unica persona, essa ha un senso positive.
La dualità rimane irriducibile, abbiamo detto, ma resta il fatto che non si può mai separare dal principio
d'unità che si trova nella persona e che fa si che il Cristo sia veramente uno nella sua divinità e nella
sua umanità.
C) IL RAPPPORTO D'ESPRESSIONE FRA NATURA DIVINA E NATURA
UMANA
1. L'umanità di Gesù, immagine o espressione
Se le due nature sono in pari tempo distinte e unite, rimane da qualificare con più precisione il rapporto
che hanno fra loro.
Evidentemente il problema non si può risolvere in maniera astratta. Il rapporto fra natura divina e
natura umana non può essere definite che sulla base delle indicazioni evangeliche.
Ritorniamo alle parole di Gesù che illuminano tutto il senso della sua rivelazione: « Chi ha veduto me,
ha veduto il Padre » (Gv. 14, 9). Queste parole enunciano il rapporto che esiste fra la persona di Gesù e
quella del Padre, e non propriamente un rapporto fra natura umana e natura divina. Nondimeno, esse
implicano quest'ultimo rapporto. In effetti l'identità e affermata fra il fatto di ve-

11 La vita corporale rappresenta qui « uno dei numerosi casi in cui un termine giovanneo deve
comprendersi simultaneamente sul piano dell'esperienza sensibile e su quello delle realtà spirituali » (I.
de la POTTERIE, La verite dans saint Jean, Roma 1977, I, 77). Si tratta di uno sguardo animate dalla
fede, di uno scuardo che percepisce il trascendente attraverso ciò che è materialmente visibile. Ciò che
soprattutto occorre ritenere del verbo «vedere» è l'obiettivita di ciò che è colto dallo sguardo. Non si

ma questo esprime il pensiero divino. per agire e svilupparsi. Infatti non vi e alcuna incompatibilità. l'una propria alla natura divina. Suppone che la natura umana sia capace di tradurre. ciò che e nascosto in Dio. 2. Questo significa che vedere l'uomo Gesù e identicamente vedere Dio ". come se questa natura divina implicasse necessariamente una diminuzione dell'umano. . questi esprimono un amore umano che e espressione e rivelazione dell'amore di Dio. che la comprimerebbe o la soffocherebbe. V. Ma il fatto stesso della somiglianza con Dio. 11 rapporto fra le due nature appare dunque come un rapporto d'espressione o di manifestazione visibile. nemmeno nel suo « lo^sono » 13. perché ha ricevuto intelligenza e volontà. non potesse esprimersi in una natura umana integrale. E grazie al suo spirito che porta l'immagine più somigliante di Dio. tutto ciò che e umano in Gesù e portatore di rivelazione. essa esprime. è quest'espressione che costituisce la rivelazione apportata da Cristo all'umanità. in linguaggio e gesti umani. riflesso del Creatore. 26). TAYLOR. sebbene la sua percezione in profondità implichi la disposizione soggettiva di fede. La personne du Christ dans le Nouveau Testament. 205 la mediazione della coscienza umana. 1. attraverso la realtà esteriore del corpo. Questa somiglianza e affermata nei racconto biblico della creazione: « Facciamo l'uomo a nostra immagine. In ragione di questa somiglianza la natura umana di Gesù ha la capacita d'esprimere. Così la coscienza divina non appare direttamente nelle parole di Gesù. Sarebbe supporre che la natura divina. Non vi sono nel Cristo quelli che si potrebbero chiamare due piani di rivelazione. sono incontestabili. anima e carne. È vero che nel Cristo non vi sono due rivelazioni sovrapposte. un'espressione a livello più fondamentale. Citiamo Schoonenberg: «Noi non possiamo indicare in Gesù qualche cosa di divino che non sarebbe realizzato nell'uomo e (tratto) dall'umano» (Jezus Christus vandaag dezelfde. Escludere da Gesù la natura divina sarebbe togliere alla sua natura umana il più alto valore che possiede. uno che sarebbe quello della sua natura umana. Il Figlio dell'uomo Per illuminare maggiormente il rapporto d'espressione fra natura divina e natura umana. sebbene anch'esse abbiano una certa similitudine con colui che le ha create. È destinato a dominare il mondo create. come nostra somiglianza » (Gn. 1. la realtà più interiore dello spirito. con la quale certi autori designano la coscienza umana della persona divina (cfr. 15). l'uomo e immagine. È così che Gesù è l'« immagine del Dio invisibile » (Col. una negazione delle due nature. e il suo legame con il dominio sul resto della creazione. in modo inaccettabile. quando si produce a semplice livello dell'attività umana. È degno di nota che la somiglianza non sia attribuita che all'uomo 14: le altre creature non ricevono questa qualifica. 13 Bisogna sottolineare la differenza fra coscienza divina e coscienza dell'identità divina. Per l'uomo la somiglianza e più caratteristica. L'espressione «coscienza divina». la realtà divina. essa non si rivela che con 12 Questa esclusione di « due piani » e stata fatta con ragione da teologi non calcedoniani. le interpretazioni sono state diverse. esprime la realtà nascosta di Dio: non solo il suo linguaggio umano esprime il suo pensiero umano. e che per conseguenza la natura umana di Gesù esprime visibilmente la realtà invisibile della natura divina. ma di un oggetto che s'impone alla vista.'al punto che si riconoscano in lui i tratti distintivi di Dio. Ma non si può ridurre la realtà divina di Gesù alla sua realtà umana. anche le sue emozioni e sentimenti umani esprimono gli affetti di Dio stesso. 178). Nel caso singolare di Cristo vi e. L'amore divino non si dona immediatamente nei gesti di Gesù. Tutto ciò che e umano in Gesù. in Geloof bij kenterend Getij. Il linguaggio. 204 dere visibilmente Gesù e il fatto di vedere il Padre invisibile. gli atteggiamenti.tratta di una stima soggettiva. e in ragione di una somiglianza fondamentale. oltre l'espressione umana che si trova in ogni uomo in virtù dei rapporti del corpo e dello spirito. alcuna mancanza d'armonia. ma essi ne hanno concluso. l'altra alla natura umana. L'espressione comporta una certa esteriorizzazione. quello di esprimere il divino in una persona che e nello stesso tempo Dio ed uomo. i gesti. nelle attività e manifestazioni dell'esistenza terrena. Se la natura umana e atta ad esprimere la natura divina e a rivelarla. 155) non è esatta ed espone a degli equivoci. Non si può voler esaltare l'uomo Gesù rifiutandogli l'attribuzione della natura divina. si può notare che la somiglianza enun- 14 Sul contenuto precise di questa somiglianza. Parigi 1969. Questa natura divina non appare direttamente al di fuori della sua espressione nella natura umana. La rivelazione non si opera al di fuori di questa espressione. La natura divina non si rivela che esprimendosi nella natura umana. rivelano il pensiero e i sentimenti. e l'altro quello della natura divina 12.

di Dio » (3. La rappresentazione dell'essere misterioso di Dio e riservata all'uomo. A differenza dell'uso del vocabolo nell'Antico Testamento. e la venuta sulle nubi del cielo di colui che e descritto « come il Figlio dell'uomo » (7. 49). essendo Gesù nato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine. dalla nascita verginale. 16 In Ezechiele Dio appare sotto la forma di una somiglianza d'uomo (« per evitare dei termini antropomorfici ». operata dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria. unico. come la sua immagine » (Gn. 3). 26). La concezione verginale. fino a Gesù che e figlio « d'Adamo. Essa e concretamente la congiunzione di una filiazione divina e di una filiazione umana. sotto l'aspetto della generazione. In se. È quello che e ancor più manifesto nei libro di Enoch. C. Quando Luca presenta la genealogia di Gesù. la figura del « Figlio dell'uomo » sembra indicare colui che e Figlio di Dio. I (Biblischer Kommentar. Alla base di queste rappresentazioni si trova dunque la convinzione della similitudine essenziale che esiste fra Dio e l'uomo: e questo che autorizza la rappresentazione specifica di Dio sotto l'apparenza di un uomo. egli e figlio di Dio. Neukirchen-Vluyn 1974. Genesis. che ha evocato lui stesso quando si e designate come il « Figlio dell'uomo ». in virtù della somiglianza fondamentale fra Dio e l'uomo. Ezekiel. l'apparizione di Dio e descritta sotto la forma di una « sembianza d'uomo ».16 La scelta dell'espressione « Figlio dell'uomo » manifesta l'intenzione di sottolineare la realtà di figlio d'uomo come espressione della realtà invisibile di Figlio di Dio. 1. risale fino all'origine dell'umanità per giungere. W. Egli porta la somiglianza di tutti gli uomini che sono suoi antenati. Essendo figlio d'Adamo. come in un figlio si discernono i tratti del padre che l'hanno generate. ossia figlio dell'uomo. 38) K. La concezione di Gesù. che siede su di una somiglianza di trono (1. paragonata con il particolarismo di quella di Matteo. 5. J. di modo che « Figlio dell'uomo » possa essere l'espressione umana di « Figlio di Dio ». 207 il personaggio del Figlio dell'uomo è presentato nella situazione di Figlio trascendente che condivide i poteri del Signore degli spiriti. impiega dunque un vocabolo che. Regensburg 1976. 9-14). Questo Figlio dell'uomo si avvicina all'Anziano come un figlio si avvicina a suo padre. Aylesbury 1969.Cfr. una introduzione alla manifestazione suprema dell'apparenza d'uomo che li dominava dall'alto e che è identificata alla gloria di Yahwé. Nella visione inaugurale di Ezechiele. espressione dell'Incarnazione Il rapporto d'espressione fra divinità e umanità e messo in luce. 203-222. l'Anziano dei giorni. creatura con la quale può dialogare. in cui 15 Osservando l'universalismo della genealogia di Luca. e un'espressione umana singolare della generazione divina del Figlio. 3. Questa qualità testimonia l'eccellenza della somiglianza che permette il dialogo. non si tratta più di una semplice apparenza umana. Un procedimento analogo si trova nella visione apocalittica di Daniele: dopo l'apparizione di quattro bestie che simbolizzano quattro re. Questa figura era stata preceduta dall'apparizione di animali: questi non erano che una rappresentazione preliminare. Se la figura dell'uomo e specialmente destinata a rappresentare Dio. e questa somiglianza prodotta dalla generazione umana ha per prima origine la somiglianza con Dio operata dalla creazione. l'espressione si riferisce alla filiazione che risulta dall'intervento dello Spirito Santo. Alcuni esegeti hanno insistito sulla qualità di rispondente conferita da Dio all'uomo. I. Ernst osserva: « Il titolo così significative per i sinottici " il Figlio dell'uomo " si riflette nella genealogia di Luca » (Das Evangelium nach Lukas. e quella del Figlio di Dio sotto i tratti di un figlio d'uomo. 157). 206 data nei racconto biblico della creazione si imparenta alla somiglianza che risulta dalla generazione. Lo e in un senso eccezionale. Il racconto dell'annunciazione sottolinea la qualità di Figlio di Dio che deve appartenere al bambino in virtù di questa concezione: « Perciò il bambino sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio » (Lc. La somiglianza fa comprendere che rimane uno scarto tra la forma visibile e la realtà di Dio. Quando Gesù si chiama « il Figlio dell'uomo ». che solo ne e la degna immagine. 1). Nell'uomo si discerne il volto di Dio. La teofania propriamente detta si fa sotto forma umana. « Figlio di Dio » qui non designa la filiazione divina eterna che sarà affermata nella fede della Chiesa. WESTERMANN. Wevers. attraverso le generazioni umane. Il Figlio dell'uomo non e più soltanto figura ma realtà umana. L'autore del Genesi riporta che Adamo « genero un figlio a sua somiglianza. Essa fa percepire meglio come nella sua origine Gesù e figlio dell'uomo essendo Figlio di Dio. ossia di Dio. si produce l'apparizione di Dio stesso sotto la figura di un vegliardo. osserva J. Altes Testament. Questa autodesignazione presuppone giustamente una somiglianza fondamentale fra l'uomo e Dio. e particolarmente atto a designate il Figlio di Dio. In Daniele il personaggio e descritto . 35}.

parlando del nome di Figlio di Dio dato al bimbo. e non come la trasmissione di un fatto storico. che afferma Gesù come Figlio di Dio ma parla della concezione verginale come di una leggenda. non e solo il suo carattere verginale. Questo legame d'espressione fra filiazione divina e filiazione verginale riceve una conferma dal fatto che spesso coloro che non ammettono più la filiazione divina. Go che fa l'originalità della concezione di Gesù. ne dalla volontà dell'uomo. in particolare l'intervento dello Spirito Santo nella generazione temporale. mentre la generazione eterna è unicamente opera del Padre. I. Ma nella cristologia non calcedoniana che abbandona la filiazione divina eterna di Cristo. 35 b. vedeva nella generazione temporale un segno della filiazione trascendente del Figlio. che concerne l'umanità di Gesù ". In ogni modo. ma da Dio »21. il Verbo che era Dio fin dall'inizio. Jean 1. 3: « Le miracle de Noël». Ma senza dubbio Luca. che considera la nascita verginale come segno dell'Incarnazione. La generazione temporale di un bambino che. 173. 1. Certo. Marianum 40 (1978). avendo una madre vergine non aveva che Dio per padre. Ora. realtà divina. la generazione verginale operata dallo Spirito Santo o « la Potenza dell'Altissimo » e l'espressione. ha perseverato nell'affermazione della concezione verginale come creazione eccezionale dell'uomo Gesù 22. Parigi 1971. che e tutto il contrario di un mito. Nel Prologo.ugualmente « come » il Figlio d'uomo. ne l'intenzione dei racconti della concezione verginale sono stati quelli di presentare un Gesù la cui filiazione divina comincerebbe unicamente in quell'istante limitandosi ad una filiazione temporale. vi e armonia e somiglianza. 20 Dogmatique. Ma la realtà essenziale di un Figlio che non ha che Dio per Padre. 13. J. Egli precisa: « La filiazione divina non può nello stesso tempo sussistere nella preesistenza e aver la sua origine solo nella procreazione divina di Gesù nato da Maria » w. Figlio nato da Dio solo 18. vi sono differenze che la teologia susseguente noterà. 23). 19 Esquisse d'une christologie. quella di Giovanni. l'espressione della generazione eterna del Figlio. Si deve aggiungere che il ruolo d'espressione della filiazione divina nella generazione umana e assicurato dallo Spirito Santo. abbandonano ugualmente l'affermazione della concezione verginale.15. Non e più un « come » né una semplice somiglianza. che si trova in Paolo e in Giovanni ». egli è realmente uomo pur essendo Dio. e che e « Dio Figlio unico » (1. si osserva una tendenza a non accogliere il racconto della concezione verginale che come un « teologumenon ». Gr 49 (1968) 657-660. nel tempo e nella carne. ma e anzitutto l'intervento eccezionale dello Spi- 21 Per la dimostrazione del singolare. Non vi e. che e giudicato caratteristico di un mito. applicato al bambino da Matteo (1. si può ricordare la posizione di Hulsbosch che pur cessando di ammettere la filiazione eterna. È solo in Gesù che la distanza e superata. sarebbe in contraddizione con la preesistenza. La ripugnanza si concentra soprattutto sul realismo biologico della concezione verginale. 17 Cfr. MUNOZ IGLESIAS. questo realismo fisico appartiene all'Incarnazione. s'esprime e si manifesta nell'umanità con la generazione verginale. Cos! si oppone all'opinione espressa da Barth. . un'interpretazione teologica. . Il Figlio unico di Dio ha manifestato la sua filiazione divina con una generazione verginale. Ma ne il significato. la nostra opera Etre né de Dieu. Estudios Bíblicos 28 (1969) 275-299. Le due negazioni non sono dunque assolutamente solidali. e stata ritenuta come il segno. è questo rapporto d'espressione che non ha sufficientemente considerate Pannenberg quando ha posto una contraddizione fra il racconto della nascita verginale e la preesistenza divina del Figlio: « La leggenda della nascita verginale presenta fondamentalmente una contraddizione insolubile con la cristologia del Figlio di Dio preesistente. Lucas 1. Il nome Emmanuele. Lungi dall'esservi opposizione. 208 ossia la filiazione divina temporale. 2. abbiamo notato l'opinione di Pannenberg. La realtà biologica della concezione verginale e l'espressione biologica della stessa Incarnazione. de la Potterie in La Mère de Jesus et la conception virginale du Fils de Dieu. certo. « Dio con noi ». 159-189. Le indicazioni dei testi giovannei sull'origine umana di Gesù e la concezione verginale. sono state analizzate da I. 18 Abbiamo gia analizzato questo significato della filiazione umana di Gesù in La conception virginale du Christ. 18) e anche « colui che e nato non dal sangue ne dalla volontà della carne. Esso dimostra come la venuta del Figlio dell'uomo esca dal quadro delle rappresentazioni apocalittiche. Analecta Biblica 37. Roma 1969. un'implicazione necessaria delle due affermazioni o delle due negazioni. Infatti. D'altra parte. cfr. indica piuttosto il contrario.20 è vero che se la filiazione divina derivasse unicamente dalla concezione operata dallo Spirito Santo. 209 È quello che ha sottolineato la cristologia neotestamentaria più esplicita sulla preesistenza. della generazione divina del Figlio. e quello che la fede della Chiesa ha riconosciuto nella concezione verginale.

facendo della maternità di Maria una maternità non più solamente umana. È vero che la divinità vi e nascosta. 5). Non vi sono circostanze in cui l'uomo esprima meno bene la divinità. 4. 210 rito Santo. constatiamo che la sua divinità non gli ha valso nessun privilegio di sottrazione al dolore. 27). La parola: « Ecco l'uomo » si deve intendere secondo il disegno divino: « Ecco colui che e la somiglianza di Dio ». ad un titolo unico ed eccezionale. nel piano umano e temporale. nel corso di questa esistenza. Essa si esprime come un mistero che si rivela. della generazione eterna in cui il Padre genera il Figlio. si e portati a riconoscere in essa. e più immediatamente compiuto dallo Spirito Santo. comportando necessariamente un aspetto d'oscurità. La persona che e comunione del Padre e del Figlio opera con l'Incarnazione la comunione di Dio con l'umanità. Gesù e l'immagine perfetta di Dio essendo egli stesso il Figlio di Dio che esprime la divinità nella sua vita umana. appare il volto di Dio che subisce le accuse degli . Più fondamentalmente ancora. ed è lo Spirito che. L'immagine umana e sempre inferiore alla realtà che essa riflette ed esprime. con la concezione verginale. 19. nel momento in cui vive tutta la profondità dell'esistenza umana nella sofferenza. Gesù e più particolarmente l'immagine di Dio. può fare della sua vita umana la più alta espressione creata della divinità. per conseguenza. Talvolta e stato detto che la passione nasconde la divinità di Gesù. Ma la creazione s'inserisce in un disegno di grazia che fa arrivare l'atto creatore all'uomo in cui la somiglianza divina si realizza e si rivela in modo perfetto. L'Esprit Saint et l'Incarnation d'après le développement de la révélation biblique. Ma sopra ogni cosa. essendo in Dio l'amore costituito in persona. noi percepiamo più vivamente a qual punto egli sia uomo. La generazione umana del Figlio si fa con un concorso umano. la generazione deve esprimere il disegno d'amore divino sull'umanità da salvare. Questa somiglianza e presente in tutti i dettagli e in tutti i momenti dell'esistenza umana di Gesù. in se stesso. in Gesù. La creazione non esige Gesù. il male non può raggiungerlo. la sua persona. Nell'accusato che si schernisce. e perché essa non e la semplice ripetizione. Sotto due aspetti dunque. il contatto dell'azione divina con la cooperazione umana. 36. lo Spirito Santo esprime l'amore divino nella concezione verginale: questo amore comanda il gesto dell'Incarnazione del Figlio e vuole realizzare la filiazione umana con un concorso umano. l'uomo e ricreato nella sua integralità. ma divina: ciò che diviene in lei sarà chiamato Figlio di Dio » (H. CAZELLES. in uno splendore glorioso. ma un prolungamento talmente superiore. L'espressione della natura divina per mezzo della natura umana non consiste dunque in un irraggiamento di pur a luce. Se quest'azione e attribuita allo Spirito Santo. senza esso. 23 La venuta dello Spirito «da all'uomo capacità di fare delle azioni. Ora. Solo un'azione divina poteva far esprimere. 211 unendo natura divina e natura umana. L'uomo. Parigi 1969. che e interamente dovuto ad un dono gratuito. impossibili (Ez. come in tutta la vita umana di Gesù. quello della Vergine Maria. la creazione raggiunge il suo culmine. L'umanità di Gesù si situa nel prolungamento della finalità della creazione. Ma in Gesù questa immagine esprime. Vertice della creazione Se si considera il valore d'espressione della natura umana di Gesù. 18). La parola di Pilato: « Ecco l'uomo » (Gv. In lui. Bible et Spiritualités. E anche quando la sua sofferenza raggiunge un grado estremo. ha la missione d'esprimere l'amore verso gli uomini nell'atto dell'Incarnazione. sottolineando la debolezza e l'impotenza di Gesù. in Le Saint Esprit et Marie. ne scavare una distanza fra Dio e la sua immagine umana. per il fatto che e esente dal peccato. ha il vantaggio di mettere in luce il volto dell'umanità affranto dalla prova. nessuna « dispensa » o attenuazione del dramma esteriore ed intimo.22 Jezus Christus. per quanto possa farlo una vita umana nella sua condizione terrestre ed ordinaria. Al momento della sua passione. il mistero trascendente di Dio. È vero che da questo punto di vista si sarebbe potuto attendere un'attribuzione più diretta dell'azione generatrice alla persona del Padre. il compimento della finalità della creazione. II. Affermando che in lui la creazione raggiunge il culmine. 270 s. sottomesso alle prove che segnano ogni vita umana. voleva realizzare. la filiazione divina23. ma essa vi si esprime bene pur nascondendosi. non dimentichiamo che questo culmine sorpassa tutto ciò che il solo atto creatore. Non solo non vi e in lui nessun ostacolo alla somiglianza. porta all'estremo limite la somiglianza con Dio che era stata voluta nell'atto creatore. Nella sua sofferenza il Cristo non e meno immagine di Dio di quanto non lo sia nel resto della sua esistenza. In lui.

questa parola c'introduce nella rivelazione di Gesù. che la natura umana sia divenuta in Gesù una specie di strumento della natura divina. con pietà e disprezzo. che e messo in ridicolo e che tace astenendosi dal rispondere agli oltraggi M. Friburgo 1975. ma risponde all'ambiente reale della sua vita. Taluni parlano di una rivolta di Gesù contro questo spettacolo di dolore. che nelle antiche versioni e stato tradotto: « egli fremette». Vuole agire nel contesto umano in cui l'hanno posto coloro che gli hanno condotto la donna. ma attraverso l'uomo si esprime la divinità. non si vede nemmeno che si tratti di collera di fronte alla mancanza di fede. 36). Tuttavia. quello della finalità: strumento indica mezzo in vista di un fine.Al v. 450). MARCHESI. come suggerisce Barren). Infatti il verbo significa esattamente borbottare. Uno strumento e impiegato per ottenere un risultato che gli e esteriore. Non vi sono solo i contrasti. vi è il fatto più essenziale. quello che ha fatto impressione su Gesù e il pianto di Maria e degli altri. 420). R. 33)26. 25 Il contrasto fra espressione e strumento è stato sottolineato da H. Friburgo 1971. Tuttavia. Parigi 1925. Lagrange (Evangile selon saint Jean. così per esempio. Ora. Schnackenburg ritiene che per Pilato. per esprimere l'amore divino che va incontro agli uomini e vuole salvarli. ma che per Giovanni tutto l'episodio aveva un senso più profondo (Das Johannesevangelium. 204-205). Cosi. ed e abbandonato dopo l'uso. la parola significava semplicemente « l'uomo». la sua spontaneità e stata ben notata dall'evangelista: « Quando vide Maria singhiozzare e singhiozzare anche i giudei che l'accompagnavano. seguendo Origene e i Padri greci. G. Questo autore rimproverà alla nozione di causalità strumentale. il suo carattere di esteriorità (cfr. applicata all'umanità di Gesù.Gesù e vestito da re e annunciate come l'uomo. La nostra critica verte su un altro aspetto. I suoi atteggiamenti visibili prendono dunque tutta la loro consistenza nella loro densità propriamente umana. come significante « fu preso da collera ». Questo turbamento all'inizio e discrete. questi commentatori sono molto imbarazzati quando si tratta di precisare il motivo della collera di Gesù. è perché. Pienezza umana di Gesù nell'espressione Il ruolo d'espressione non significa. l'umanità di Gesù non si lascia strumentalizzare. II. ai problemi posti dalle persone che lo circondano. J. il loro Signore e il loro Dio (The Gospel according to St John. essa acquista la pienezza del destino umano. Ugualmente. 3 - L'uomo annunciate da Pilato. l'emozione provata da Gesù davanti al dolore di coloro che piangono Lazzaro non ha nulla di preparato. aveva notato M. perché il testo qui non parla di mancanza di fede. Urs von Balthasar. se Giovanni riporta questa parola di Pilato. Gesù voleva esprimere il mistero dell'amore divino che 26 Il verbo greco. 11. « quest'uomo pietoso». con quest'amore. Londra 1962. che reagiva contro l'interpretazione più corrente. 296). 7 la sua pretesa d'essere il Figlio di Dio è menzionata. Barren nota che la dichiarazione di Pilato implica dei contrasti sorprendenti: 1 . Perciò l'« uomo » ha tutto il senso terrestre umano (e non l'« uomo celeste ». 304). L'uomo non e una realtà attraverso la quale passerebbe il movimento dell'Incarnazione per arrivare ad una tappa ulteriore: esso costituisce lo scopo dell'Incarnazione. K. È l'uomo ideale che essa realizza in maniera concreta. Schnackenburg afferma che e inutile prendere delle deviazioni per evitare questo senso (Das Johannesevangdium. e interpretato dalla maggioranza dei commentatori moderni. rivela l'amore misericordioso di Dio per i peccatori. È così che la sua emozione e stata interpretata da coloro che la constatavano: « Come l'amava! » (Gv. che quest'uomo ci mostra ciò che è Dio. 213 circostanze della sua esistenza umana. ma poi Gesù non può più trattenere le lacrime. Schnackenburg giudica più verosimilmente che Gesù si irriti per la mancanza di fede di coloro che gli sono attorno. per lui. Il borbottio esprime spesso la . Essendo ]'espressione del divino. essa non e un mezzo in vista d'altro25. Infatti. Non si serve semplicemente di queste circostanze. Gesù manifesta un amore umano che si colora delle 24 C. 2 . i contrasti ci fanno comprendere meglio quanto sia sorprendente questa rivelazione di Dio in Gesù. Non vi e soltanto una dimostrazione esteriore: il dolore testimonia la compassione per il dolore altrui e l'amicizia profonda che lega Gesù a Lazzaro. È in quanto uomo vero che Gesù rivela il Dio vero. III. La cristologia di Bans Urs von Balthasar. Gesù fremette interiormente e si turbo » (Gv. Ora la natura umana appartiene definitivamente alla persona del Figlio di Dio. e l'umanità di Gesù non è un mezzo. sottolineiamolo.212 uomini. ma la presenza di questa donna non e per lui una semplice occasione di rivelazione. 5. Quando protegge la donna adultera. Roma 1977. e portare una soluzione di principio al caso individuale che gli si offre. era per i lettori del Vangelo. Perciò il rapporto d'espressione non significa nemmeno che l'umanità di Gesù sarebbe semplice trasparenza nella rivelazione della sua divinità. 11. Ma non si capirebbe come mai Gesù si irriti davanti al dolore altrui quando lui stesso si mette a piangere.

Quest'espressione riveste una modalità essenzialmente filiale. probabilmente perché la giudicavano un sentimento indegno di Gesù. Impegno delta persona divina ed espressione Se il rapporto fra le due nature e un rapporto d'espressione. 29 Si deve notare questa rivelazione dal fondo stesso della reazione di Dio davanti al peccatore: la collera non e che la forma più vigorosa che prende un amore che. e stato turbato suo malgrado e malgrado uno sforzo per dominarsi: questo turbamento dimostra a qual punto egli faccia esperienza della debolezza umana. Si sa che soltanto Marco ha notato questa collera. La natura non si esprime dunque che con l'impegno della persona. come tale. Pure umana e la reazione di collera di cui è animate davanti all'ostilità insidiosa dei suoi avversari che cercano di servirsi dei miracoli di guarigione per metterlo sotto accusa.. È questo che lo sguardo umano di Gesù fa comprendere. Essa rivela il significato finale di questa collera. Non ha voluto essere turbato. 305). essa agisce nell'espressione. ma una resistenza che si sente sommersa da questo spettacolo troppo struggente. Nell'emozione manifestata per la morte di Lazzaro. quello di un amore compassionevole che si rattrista per l'ostinazione degli avversari. perché il Dio che si esprime in lui e Dio il Figlio. Secondo il contesto. se ne commuove e si propone di trasformarle in gioia. più manifesta Dio. In effetti non e direttamente la natura divina. Questa disposizione di collera dimostra fino a qual punto Gesù sia umano28. accorato per l'indurimento del loro cuore » (Mc 3. « Giro su di essi uno sguardo di collera. 223). rattristato davanti all'ostilità. Quindi e in funzione dell'impegno della persona che si giustifica il rapporto d'espressione fra natura divina e natura umana. gli altri evangelisti hanno omesso di menzionarla. Meno accettabile in questo commento di Lagrange e l'osservazione: «Che questo turbamento sia stato volontario. Ma essa non agisce che in virtù dell'impulso del soggetto personale che è il Figlio. È la persona del Figlio che. TAYLOR. egli lo rivela con dei sentimenti profondamente umani. senza d'altronde che questo sia stato espresso da Giovanni (ibid. esprime la parola di Dio col suo linguaggio umano e compie i gesti di Dio col suo comportamento d'uomo. Questa natura non e passiva. Gesù era spontaneamente commosso come gli altri. che si esprime nell'umanità di Gesù. una conversione. avendo una natura divina. 27 Il punto essenziale della rivelazione apportata qui da Gcsù e che Dio non e insensibile. essa attesta il carattere primitive del racconto di Marco (cfr. è una tristezza ispirata dalla simpatia. Solo il Figlio si e incarnato e solo lui ha personalmente rivelato la sua divinità esprimendola in una vita umana. come tutte le emozioni di Cristo. ma può anche esprimere altri sentimenti interior!. Osserviamo anzitutto che il rapporto d'espressione fra le due nature implica questo impegno della persona. Egli rivela la simpatia divina nei riguardi dei peccatori. 214 si avvicina alle sofferenze umane. come viene descritto dall'evangelista. È così che Gesù e pervaso dal turbamento. Gesù non deve essere meno uomo per fare emergere la sua divinità. il rapporto fra la persona divina e la natura umana e un rapporto d'impegno. simpatia che si rattrista di trovare degli ostacoli ad una bontà che vorrebbe effondersi. più si comporta da uomo vero. Ha provato la forza delle emozioni inerenti alla sua natura umana. la teologia lo insegna».29 Noi verifichiamo così il principio che caratterizza il rapporto d'espressione. Quello che effettivamente suscita in Gesù l'indurimento del quale è testimone. 5). si deve aggiungere che è un'immagine filiale. L'espressione e opera della persona. e che il dolore umano lo tocca nel suo amore. Questo non comporta che la natura divina sia unicamente oggetto dell'espressione. . accentua la sua simpatia e vorrebbe provocare un cambiamento d'atteggiamento. esprime la sua divinità nella sua umanità.collera. 28 La menzione della collera e assente dai paralleli di Matteo e di Luca. Il soggetto che esprime non e la natura ma la persona. ma in questa umanità stessa. ma esprime in pari tempo la collera di Dio davanti all'indurimento di quelli che gli si oppongono. il borbottio manifesta la resistenza che Gesù ha voluto opporre al contagio del dolore. La rivelazione della divinità non deve essere ricercata in contrasto con l'umanità di Gesù. Mark. Le sue lacrime sono l'espressione umana di ciò che si può chiamare la sensibilità di Dio di fronte alle disgrazie degli uomini27. Quando si dice che l'uomo Gesù e l'immagine visibile del Dio invisibile. Sarebbe un errore pensare che tutte le emozioni di Gesù fossero scattate dalla sua volontà. Non e il Padre che si esprime direttamente nell'umanità di Gesù. Essendo uomo. Gesù esprime Dio con tutto il suo essere umano. Quest'amore sovrano e compassionevole di Dio. 215 D) L'lMPEGNO DELLA PERSONA DIVINA NELLA VITA UMANA 1. appare la simpatia che anima profondamente Dio nei riguardi degli uomini che soffrono. né è un principio.

Quest'espressione filiale sarà fondamento e modello di un nuovo atteggiamento dell'uomo verso Dio. si comprende più particolarmente da parte di coloro che non riconoscono in lui il Figlio di Dio. 9). e in virtù di una somiglianza essenziale che non cancella la differenza fra paternità e filiazione. Esso manifesta l'amore divino del quale fa scoprire l'intenzione di benevolenza e di prossimità. ma attribuendo a quest'atteggiamento umano un valore costitutivo di filiazione: Gesù meriterebbe di essere chiamato il Figlio di Dio in ragione della sua obbedienza o della sua libertà. ha veduto il Padre » (Gv. del suo pensiero e della sua volontà. è questa disposizione propriamente filiale che fa dell'uomo Gesù. Essa c'illumina sulla portata rivelatrice della vita umana di Gesù. La formula che definisce la posizione delle cristologie che si vogliono più antropologiche: « Gesù e l'uomo nel quale Dio agisce e si rivela » segna un ritorno al tipo di rivelazione del giudaismo. La coscienza di essere venuto dal Padre e di andare verso di lui. Questo impegno non si limita all'attività d'espressione. molte volte e in diversi modi. in questo appellativo umano familiare. nei tempi antichi. e la nuova fede che richiedeva era una fede nella sua persona. Se non fosse state che un uomo. viene misconosciuto. Diversi autori vi hanno sottolineato il valore dell'obbedienza o della libertà di Gesù. Ciò che caratterizza la rivelazione di Cristo nella differenza con la rivelazione dell'antica alleanza. Rivelando il Padre. egli esprime ciò che deve essere una vita filiale. Tuttavia. dopo aver parlato. venuto per salvare l'umanità. e che essa non consiste più nella semplice manifestazione che Dio fa ad un uomo. 14. ora alla fine dei giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio»(l. Gesù non avrebbe potuto mettersi al centro della sua predicazione. del « Figlio dell'uomo ». fra l'identità personale del Padre e l'identità personale del Figlio. di cui e un modello. di rivelazione. Lo stabilirsi del regno di Dio si e operate per l'impegno della persona divina del Figlio nella vita del mondo. ai padri per mezzo dei profeti. Gesù ha assunto degli atteggiamenti filiali caratteristici. 2. Gesù ha potuto essere esempio dell'atteggiamento religiose più fondamentale dell'umanità perché era il Figlio e si esprimeva come Figlio in tutto il suo comportamento umano30. L'invocazione « Abbà » manifesta 216 il suo amore filiale. Ciò che fa il valore unico e ineguagliabile della rivelazione cristiana. di una religione volta verso il Padre. non ammettendo che questa filiazione umana. La venuta del regno coincideva con la sua venuta. il modello di tutti gli uomini nelle relazioni filiali che sono destinati a sviluppare nei riguardi del Padre. ma che ha trovato la sua ultima manifestazione nell'abbandono del suo spirito fra le mani del Padre. così spesso ripresa da diversi autori. poi in questo Figlio si riconosce il volto del Padre. 1-2)31. obbedienza che e stata provata più dolorosamente nell'angoscia del Getsemani. Questa differenza era gia stata giudicata essenziale dall'autore della lettera agli Ebrei: « Dio.Non si può dimenticare la parola fondamentale gia commentata: « Chi ha veduto me. illumina tutta la sua esistenza ponendola in una prospettiva filiale. L'affermazione. Se Gesù non e più il Figlio di Dio. Invece. nell'istante della morte. 217 di Dio che rivela la sua persona divina con la sua presenza nell'ambiente degli uomini e che apporta in maniera più immediata all'umanità la parola divina. nella loro qualità specificamente filiale. la rivelazione che ci apporta il Vangelo perde ciò che ne fa il suo pregio. egli . egli vive in una continua disposizione di fiducia nei suoi riguardi che si accompagna ad una libertà interiore e ad una profonda serenità. ma fa più che manifestarlo. ai suoi precetti. la persona divina del Figlio che vivendo fra gli uomini mostra loro che cosa e Dio. ma che predicava il regno di Dio. come si riconosce un padre in suo figlio. che Gesù non predicava se stesso. come espressioni del Padre. Valore dell'impegno personale del Figlio è più particolarmente dal punto di vista dell'impegno di Dio che appaiono le deficienze della cristologia non calcedoniana. che non potrebbero essere considerati. e proprio un posto centrale che ha voluto occupare nel suo messaggio. Ma essa deve essere ben compresa: quando si vede il Padre in Gesù. l'impegno personale di colui che e Dio. L'essenziale della sua rivelazione è stata la sua persona di Figlio di Dio. essi abbassano considerevolmente il valore dell'obbedienza e della libertà di Gesù: questo valore risulta dal fatto che obbedienza e libertà sono quelle del Figlio di Dio che esprime la sua relazione filiale col Padre nella sua vita umana. essa è l'impegno del Figlio 30 Si osservi la differenza di ottica con le cristologie non calcedoniane. Gesù rivela dunque agli uomini la maniera di comportarsi verso di lui. In Gesù si vede anzitutto e direttamente il Figlio agire umanamente. Gesù si comporta come colui che riceve tutto dal Padre e vuol ricevere tutto da lui. D'altra parte la sua personalità filiale si esprime nell'obbedienza alla volontà del Padre. profeta o mediatore. bisogna osservare tutta la forza del suo amore umano verso il Padre: quest'amore rivela l'amore divino pur rimanendo strettamente l'espressione dell'atteggiamento divino del Figlio.

Spicq. . come lo mette in luce una frase pronunciata in un istante di turbamento. Tutte le descrizioni che allora si possono fare per rappresentare Gesù nella sua vita e nella sua morte. Quelli che riducono Gesù alla statura d'uomo. La considerava ugualmente come l'ora della piena espressione di quello che era: « Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo. La verità che emerge nella passione e nella morte. « non sottolinea tanto l'identità del Rivelatore che la preesistenza celeste di Gesù. ai suoi occhi. che qui esprime lo scope della venuta. indica una finalità e non semplicemente una scadenza cronologica. come lo nota I. della sua fragilità e della sua mutabilità. in vista di quest'ora » (Gv.compie lo scopo supremo 31 «Da un lato. 218 di questo amore. dall'altro il suo proprio Figlio». non si tratta che di un uomo. negandogli una personalità divina. poiché questa testimonianza. e la croce che ha segnato il momento dell'impegno più intense e dell'espressione più completa. de la Potterie (La verité dans saint ]ean. 8. 27)32. e ciò che fa apparire la divinità. con quel che segue. Gesù stesso ne aveva coscienza. spingendo fino in fondo l'amore portato al mondo. secondo il contesto del processo in cui Gesù sa che sarà condannato a morte. Solo l'impegno della persona divina in una vita umana conferisce alla missione di salvezza la sua vera portata. La finalità dell'Incarnazione non e semplicemente quella di far conoscere Dio all'umanità. allora conoscerete che lo sono » (Gv. Essa e gia attribuita alla passione e alla morte. egli aggiunge. È l'impegno personale del Figlio di Dio nel dolore che fa comprendere fino a che punto Dio è amore. Rimane da considerare che in queste condizioni Dio non impegno se stesso nell'opera redentrice. È la sua qualità di Figlio che rende la sua rivelazione incomparabilmente superiore a quella che era venuta prima dalla molteplicità dei profeti. 4). I. Solo questo impegno realizza il dono supremo di Dio. dietro l'elevazione sulla croce. È in quel momento che l'« lo sono » o il « Sono io » si farà conoscere. tolgono all'opera redentrice il suo valore più profondo. 101). Il « per questo » si determina. questo scopo coincide con l'ora. non si produrrà solo in virtù della risurrezione che manifesterà la vita divina di Gesù. si profila già l'elevazione gloriosa. commenta C. ossia dell'Incarnazione. consiste essenzialmente nel suo sacrificio. Qui risiede il paradosso: quello che sembra più debole nell'uomo. restringono :' suo impegno a quello di un uomo. sottolineiamolo. La croce non e stata un accidente. ossia nel momento in cui avrebbe potuto semplicemente cercare di sottrarsi alla sorte dolorosa che egli intravedeva: « Ma t per questo 219 che sono venuto. 37. Solo esso assicura all'opera compiuta da Gesù un'efficacia che supera le possibilità umane. Parigi 1953. l'amore divino s'impegna fino in fondo. la sua relazione assolutamente unica a Dio suo Padre ». Egli considerava l'ora della sua passione come quella del pieno impegno della sua venuta. L'espressione impiegata. Non si può più riconoscere il Padre che da il suo unico Figlio agli uomini. L'aoristo «io sono venuto» si presta più specialmente ad indicate questa finalità della venuta. essa e stata il culmine verso il quale si orientava tutta la sua vita. 12. Da ciò deriva che le dimensioni dell'opera di salvezza compiuta da Gesù sono considerevolmente diminuite.. tutti gli ispirati e messaggeri di Dio nell'antica alleanza. con il dono di se nel sacrificio redentore. 3. Questa rivelazione. 28). Non si può più vedere nella presenza di Cristo il massimo impegno dell'amore divino. perché dimostra come nella sofferenza. « verso quest'ora » che chiarisce il « per questo ». La croce. Sembra d'altronde che coincida anche con la testimonianza resa alla verità menzionata in 18. Certo.. Secondo la parafrasi di Westcott. La personalità divina si rivelerà in quest'ora privilegiata. ma di comunicare a questa umanità la vita divina liberandola dal peccato ed aprendole un nuovo destino. 37. Si tratta dello scopo finale della missione. I. e che non vi e mai stato da parte sua ne una parola ne un gesto che non fosse portatore di rivelazione. ne la semplice interruzione della vita umana di Gesù. La scoperta di quest'impegno affiora nelle parole del centurione: « Veramente quest'uomo era figlio di Dio » M. Come e possibile questa rivelazione? Colui che e Dio rivela la sua divinità nel dramma della croce. e quella del- 32 La traduzione più abituale: «e per questo che sono arrivato a quest'ora» indebolisce il testo. Anche se si sottolinea la grandezza delle qualità umane di Gesù e l'eroismo del suo comportamento. impegna qualcun altro. ma il primo senso dell'elevazione e quello della croce che molto presto verrà drizzata: « Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo. ne il Figlio che dona se stesso. si potrebbe tradurre: «Qualcuno che e Figlio» (L'epître aux Hebreux. come in 18. efficacia divina che consiste in una nuova creazione e in una divinizzazione dell'umanità. termine ultimo dell'impegno e dell'espressione Se e vero che tutti i momenti della vita di Gesù hanno avuto un valore d'impegno della sua persona di Figlio e d'espressione della sua divinità. ». più caratteristico dei limiti dell'essere umano.

15. con il grido lanciato verso il Padre. MOLTMANN. e più specialmente nella sua morte. II. In Gesù e un Dio che soffre e muore. Assisi 1975. Un Dio che soffre ci sorprende. si sente implicate in una tale ricerca. senza risparmiare a se stesso la sofferenza. Il sacrificio eroico della croce erge sotto gli occhi degli uomini l'« Io sono » di Gesù. dell'opera divina di salvezza che si offrono a investigazioni sempre più profonde. Invece di contestare l'affermazione dell'unica persona divina. nota R. 34 Su questo soggetto si conosce l'opera di J. Nella versione di Marco. di un Dio che avremmo troppo facilmente ritenuto incapace di ogni dolore. 221 Di fronte al dibattito cristologico contemporaneo. Non solo dimostra che Dio e amore. e pur basandosi sulle definizioni infallibili in cui si e espressa la fede della comunità cristiana. ma questo stesso impegno e legato a quello del Padre. La parola « Tutto e consumato ». PESCH (Das Markusevangelium. Non si tratta di una professione di fede cristiana come attesta l'imperfetto « era». esprime il compimento del dono divino all'umanità.33 Me. nella debolezza della morte e l'espressione della pienezza dell'impegno divino. 30). Lungi dall'impoverire la coscienza di Gesù negando che sia stata coscienza dell'identità divina e della missione redentrice. come risultato di una riflessione globale in cui i temi più essenziali vengono passati in rassegna. Secondo quali orientamenti fondamentali si deve edificare oggi la cristologia? Infatti sono degli orientamenti permanenti. . ma dei quali la nostra epoca prende più vivamente coscienza tramite le controversie. KITAMORI. Tutto l'uomo. atteggiamento in cui tutte le forze dell'individuo sono interessate. essa cerca di comprendere meglio come Gesù abbia potuto prendere coscienza della sua identità e in qual modo si sia sviluppata in lui la coscienza della sua missione. riportata da Giovanni (19. Non vogliamo studiare qui questi problemi che già abbiamo considerate altrove. 225 CAPITOLO XI ORIENTAMENTI ESSENZIALI A) CRISTOLOGIA ESISTENZIALE 1. La croce diviene così il supremo insegnamento su Dio. la prospettiva della risurrezione e assente. ma deve sforzarsi di scoprire tutto quanto implica l'atto dell'Incarnazione con gli aspetti dell'impegno di Dio nel mondo che questo atto comporta. Di per se la cristologia e una scienza. Questa conclusione umana dell'amore che si dona. 4. Esso e l'espressione più sconvolgente. Richmond 1965 (traduzione dell'originale giapponese apparsa nel 1958). 39. ma determinare i tratti caratteristici dell'elaborazione della cristologia nell'accostamento di questi problemi. che cosa si può sperare nell'elaborazione di una cristologia che approfondisca la fede della Chiesa? Questa cristologia. Noi abbiamo trattato del problema nell'opera: Il mistero della sofferenza di Dio. 10). La pienezza dell'impegno umano. 500). che si dona al massimo. ma non si può indebolire il senso di questo mistero. indica la conclusione della missione nell'abbandono della morte. 220 l'amore di Dio che soffre per l'umanità M. come abbiamo sottolineato. ma anche più profonda. perché essa vuole esplorare il senso dell'atteggiamento di fede cristiano. Non vi è nessun'altra scienza che nella sua ricerca impegni a questo punto tutta la personalità umana. scavando i problemi che pone il mistero di Cristo. e il Figlio che esprime fin dove giunge l'amore divino. la cristologia e chiamata a scrutare più attentamente ciò che significa questa unità e in che cosa consiste la realtà della persona. Il centurione pronuncia queste parole dopo aver visto la maniera in cui Gesù e spirato (a differenza della versione di Matteo che parla di spavento davanti al sisma). Non deve limitarsi ad un'analisi d'essenze o di nature e dei loro rapporti. della sua psicologia. È nell'uomo Gesù che percepisce la qualità di figlio di Dio. Incontro esistenziale di Cristo La cristologia è e deve essere esistenziale perché essa consiste nell'incontro di Cristo con l'uomo che cerca d'approfondire la sua fede. studia quello che e stato e quello che ha fatto. Prima. deve andare oltre. Theology of the Pain of God. Monaco 1972. e uno sforzo dell'intelligenza che applica la sua attenzione al Cristo. deve spingere in avanti la sua ricerca prendendo dalla Scrittura la sorgente viva delle sue considerazioni. «quest'uomo» mette l'accento sull'uomo inchiodato alla croce. non può limitarsi a ripetere quanto hanno detto gli antichi concilii. Friburgo 1977. Cercheremo dunque di determinarli in maniera sintetica. poiché l'amore consiste nel fatto che « Dio ci ha amati ed ha inviato suo Figlio in propiziazione per i nostri peccati » (1 Gv. un teologo luterano giapponese aveva attirato l'attenzione sulla relazione dell'amore e della sofferenza in Dio: K. Si tratta dell'impegno divino del Figlio. Questi dunque sono i problemi dell'ontologia di Cristo. ma che e sempre differente da quello che avremmo immaginato. secondo il suo destino più profondo. ma attesta che questo amore arriva fino in fondo. Der gekreuzigte Gott.

e non alla ricostruzione di un Cristo che sarebbe rifatto su un modello prestabilito. per esempio. cominciate col rifarlo a vostra immagine » (Dossier Jesus. d'Etienne Cabet e di Charles Fourier. Il problema non e soltanto quello di una confor- . Lo hanno chiamato. Parigi 1974. in certe cristologie non calcedoniane. con la Chiesa. Per alcuni di essi la maniera di parlare delle Chiese indica più vivamente un atteggiamento di profondo distacco nei riguardi della Chiesa cattolica 6. Il modello più generale dell'uomo contemporaneo non sarebbe maggiormente un modello accettabile per la comprensione di Gesù. che impedirebbero di accedere alla realtà di Gesù. 2. La Chiesa porta in se questa rivelazione e di essa ne vive: l'elaborazione della cristologia e una partecipazione a questa vita. e la personalità del teologo. Ma l'incontro personale non può raggiungere il Cristo autentico se non si integra nell'incontro di tutta la Chiesa.Per questo motive. Lion conclude che questi autori facevano di Gesù un garante prestigioso delle nuove idee: « è in questo senso che Saint-Simon ritrova un Gesù già san-simoniano. Le Christ romantique. La reazione contro un essenzialismo eccessivo che in certi periodi ha caratterizzato la teologia. che entra in contatto con il Gesù della rivelazione. BOWMAN. Rahner (RAHNER-THUSING. serve a definire Gesù. il Cristo trascendente Il Cristo vero e quello che la Chiesa contempla nella sua fede e che cerca di scoprire sempre più chiaramente attraverso la testimonianza della Scrittura. BELO. È con questa realtà concreta che la nostra esistenza deve essere messa in contatto. ha il vantaggio di farci compren- 227 dere meglio la necessità di sviluppare una cristologia veramente esistenziale.1 Ma la cristologia non può accettare un preliminare filosofico che imporrebbe i suoi limiti all'accoglimento dei dati della Rivelazione. incontro che si opera con un esperimento di percezione in cui l'orientamento di tutto il destino umano è messo in causa. l'incontro di Cristo non è solo l'incontro di un'intelligenza con l'oggetto centro dello studio. 4 Schoonenberg ha citato la parola di David Flusser: «Noi possiamo leggere tutto il vangelo nei profeti e nei rabbini » (Jezus Christus vandaag dezelfde. come quella di profeta o di rabbino4. al di fuori di prospettive propriamente filosofiche. Da cui una ricetta da conservare: perché Gesù possa davvero servirvi. Presentando i Christs utopiques di Claude-Henri de Saint-Simon. Tutta la cristologia tende ad incontrare il vero Cristo. È l'incontro di tutta la persona umana con colui al quale aderisce. da K. poiché si svolge nel cuore dell'esistenza umana. 101). A questo titolo si tratta di un incontro esistenziale. 178). un Gesù riformatore sociale. È alla Chiesa che Gesù ha affidato il suo messaggio come pure la rivelazione della sua persona 5. 57). Non si potrebbe neanche rinchiudere la persona di Gesù in una categoria del mondo religiose giudaico. La stessa osservazione varrebbe. È soprattutto la qualità di profeta che. Ginevra 1973. Incontrare. il «sublime Repubblicano» (p. con le sue qualità particolari e i tratti propri della sua intelligenza. specialmente F. 228 tutti i modelli che vorrebbero limitare o preorientare l'incontro col Cristo reale. ma a ricercare incessantemente quei tratti concreti della figura di Cristo che stimolano l'incontro. per altri modelli ripresi dall'esperienza umana e sociale. Questa dissociazione si e manifestata nei teologi che hanno abbandonato — o rovesciato — l'enunciato di fede di Calcedonia. un Gesù rivoluzionario 3. Il Gesù presentato nei vangeli ci aiuta a non accontentarci di enunciati concettuali. Christologie systematish und exegetisch). Preconizzando una cristologia esistenziale vogliamo allontanare 1 Abbiamo discusso prima il modello trascendentale proposto da una cristologia sistematica elaborata indipendentemente dalla Scrittura. Sarebbe un disseccarla in maniera in tollerabile riducendola ad un'analisi astratta di concetti o d'essenze. Cabet un Gesù comunista e Fourier un Gesù portante in se il segreto dell'Armonia. L'incontro col Cristo e dunque esistenziale nei senso che si produce non solo nell'esistenza individuale del teologo. Lecture materialiste de l'evangile de Marc. Non ci si può dunque impegnare nella cristologia con l'intenzione di sviluppare un pensiero personale dissociandolo dal pensiero della Chiesa. P. tutte le rappresentazioni soggettive a priori. essa non può avere per ideale di voler conformare il volto di Gesù ad un modello elaborato al di fuori di questi dati2. 3 La figura di Gesù è stata abbondantemente utilizzata in politica: cfr. con la sua preparazione culturale. che si vorrebbero imporre alla ricerca cristologica: un Gesù campione della giustizia. in Geloof bij kenterend Getij. A. ma nell'esistenza comunitaria della Chiesa. Certi teologi hanno preso come base di partenza per la cristologia la concezione dell'uomo proposta dall'esistenzialismo di Heidegger. Parlando di cristologia esistenziale non vogliamo affatto porre preliminarmente un modello d'uomo che sarebbe presentato da una filosofia esistenzialista e attraverso il quale bisognerebbe comprendere Gesù. 2 Un esempio di modello a priori ripreso dal materialismo storico di Marx è dato nell'opera di F. Certamente l'incontro ha sempre un carattere profondamente personale.

5 Schillebeeckx insiste a buon diritto sull'esperienza. 229 mità esteriore del pensiero o delle formule alle definizioni conciliari. ma quello di un impegno esistenziale nel pensiero e nella vita della Chiesa con la fede. «Nella religione cristiana il racconto di Gesù Cristo è sperimentato come il simbolo illuminante e trasformante che svela alla nostra intelligenza la dimensione della profondità religiosa del nostro essere finite » (Godsdienst van en voor mensen. la " vera " religione e questa dimensione inerente e necessaria allo spirito umano. « Il Cristo. della quale occorre riconoscerne l'ampiezza. in Revue d'Histoire et de Philosophie Religieuse 58 (1978) 33). per cui la religione è « la preoccupazione ultima che si manifesta in tutte le funzioni creatrici dello spirito umano». La cristologia deve procedere dalla volontà di vivere a fondo l'esperienza di fede della Chiesa. 230 Talvolta l'influenza di certe investigazioni psicologiche o più generalmente le tendenze all'egocentrismo umano sono sfociate in una ricerca cristologica il cui scopo essenziale e di scoprire se stesso piuttosto che di cogliere il Cristo in ciò che ha di più personale o di differente.. Lion presenta la Chiesa come privata del suo privilegio di maestra del sapere: « sulle realtà della fede. eliminando. Michel. Il fatto che questo trascendente sia incarnate non toglie nulla alla sua trascendenza. qu'un plein jour de science humaine qui esblouyt ». è il suo essere umano come aprenteci le nostre proprie possibilità di vivere più profonde. Tillich. e oggi proferire una parola fra altre parole ». Egli vuole una cristologia fondata su nuove esperienze. trascendente ogni realtà e ogni attività particolari senza tuttavia distaccarsene mai» (Tillich. critique el héritier de Schleiermacher. quelli che sanno vedere e strapparsi. La preoccupazione di sottolineare l'umano conduce ad escludere il divino. c'indica il mistero dell'uomo» (Gerechtigheid en liefde. La concentrazione sulla dimensione antropologica della cristologia può significare una restrizione sistematicamente apportata all'esperienza della fede. impedendogli di dispiegarsi. Ma egli la stacca dalla sua sorgente misconoscendo il valore della tradizione cristologica della Chiesa. aveva opinato qualcuno e la sua opinione era stata bene accolta. In effetti. « la dimensione della profondità di ognuna di esse » (Theology of Culture. queste si riferiscono ad esperienze anteriori. Ma la fede che egli afferma sembra molto ridotta: « Quello che io credo: " (il Cristo) è colui che ha fracassato le muraglie accerchianti il nostro vecchio mondo e aperta la breccia perché sgorghi la vita e la luce. La cristologia e esperienza del trascendente. 66). 150). i cui concetti non sono più validi nell'ora attuale. sicché si deve fare una nuova interpretazione secondo le nostre proprie esperienze (Gerechtigheid en liefde. quelle che sono annunciate nei Nuovo Testamento. Tijdschrift voor Tbeologie 17 (1977) 367). e in ciò Dio ci parla.. sull'incontro che suscita la cristologia. ma criticandole. osserva M. Questa maniera di concepire il ruolo dell'esperienza attuale in rapporto a quello che è considerate come interpretazione criticabile dell'esperienza originale. nello scorrimento di un'esistenza nuova. 6 Si da il caso che la posizione di principio di questo distacco sia chiaramente enunciata. 1 Tutta una corrente di pensiero mira a prendere per obiettivo principale. il suo dominio proprio. in modo da non percepire in Gesù che la sua umanità. Si tratta veramente di un'esperienza. alle forze della morte " (Mieux vaut une obscure nuict de la foi pour y voir clair. Fa balzare. non si può ridurre l'esperienza dell'incontro con il Cristo ad una esperienza di presa di coscienza di ciò che e l'uomo7. Così A. La cristologia è concepita come rivelazione dell'uomo. in una riunione di cristiani. Oltre al pericolo di ridurla a delle interpretazioni soggettive ed a vaghi orientamenti dottrinali. E questo trascendente non e semplicemente quello che viene riconosciuto . come se questo facesse necessariamente concorrenza all'umano. ma fare l'esperienza di Cristo e fare l'esperienza dell'incontro con qualcuno che e unico e che sorpassa il nostro livello umano. 25-69). in Dossier Jesus. come elemento aggiunto dal di fuori. e noi ». È caratteristica la risposta data. La tendenza si afferma specialmente in P. Si ritrova una tendenza analoga in Schillebeeckx: « Ciò che c'interpella in Gesù. nella religione e nella teologia. la manifestazione di ciò che e l'uomo. Oxford 1959. Egli vede nei crollo del monopolio «la storia dell'emancipazione progressiva di un sapere più libero ». autorizza tutte le modifiche apportate al messaggio biblico della rivelazione e alla sua espressione nella tradizione della Chiesa. tendendo ad un approfondimento intellettuale di questa fede. La rivelazione divina come si è compiuta in Gesù. sembra. esiste la tentazione di livellarla all'umanità: si limita l'incontro all'uomo Gesù. 45). in rottura creatrice. Il Nuovo Testamento è una interpretazione particolare dell'esperienza religiosa. Da questo punto di vista conviene notare le ambiguità che possono comportare certe maniere di concepire la cristologia basata sull'esperienza. tutto ciò che sorpassa la semplice natura umana. « Per Tillich come per Schleiermacher. È vero che il Cristo ci aiuta a scoprire noi stessi. alla domanda: « Che cos'e il Cristo? ».

non si notava abbastanza la 232 preoccupazione di raggiungere il movimento con il quale il Verbo si e fatto carne9. legata alla scoperta di Cristo. la cristologia deve dimostrare il suo dinamismo sia nella sua maniera di pensare che nella valorizzazione dell'atto dell'Incarnazione. È la sua realtà ontologica che e il fondamento della sua missione. L'esperienza e quella di una personalità reale e non idealizzata a posteriori. Dossier Jesus. Con la sua fede. hanno misconosciuta una identità profonda. B. È l'ardore della fede che provoca la ricerca cristologica comunicandogli un dinamismo che deve farsi sentire nello sviluppo degli enunciati concettuali. ed erano stati invitati ad esprimere il frutto di quest'incontro con una dichiarazione sull'identità personale del loro Maestro. Apparentemente gli preferiscono Gesù Cristo » (Quand des theologiens parlent de Jesus. È a Gesù che Pietro. ne di raffinamento di concetti. continua ed approfondisce questo primo incontro con la stessa domanda essenziale e con la stessa risposta data da Pietro a nome della Chiesa: « Tu sei il Cristo. Ma l'esperienza dell'incontro di Gesù prende il suo valore da ciò che e la sua persona: il problema della sua identità e dunque capitale per gli uomini di tutti i tempi. si sviluppava in affermazioni formali in cui la concettualizzazione sembrava avere il sopravvento sul movimento profondo del pensiero. B) CRISTOLOGIA DINAMICA Si e rimproverato alla cristologia scolastica di essere troppo statica. ha detto: «Tu sei il Cristo» (Mc. Si e dato il caso che talune cristologie non calcedoniane diano l'impressione di un disimpegno nel campo della fede. ne una riduzione dell'ortodossia all'ortoprassi. 8. 139). si trova nel prolungamento di quella che si era cominciato ad elaborare nella professione di fede dei primi discepoli. L'incontro attuale. in risposta alla domanda di Gesù: « Voi. I discepoli avevano fatto l'esperienza dell'incontro con Gesù. che ne determina il valore e l'efficacia. 16). Anche nello sforzo intellettuale bisogna far sentire che l'attenzione si dirige verso colui che attira tutti gli uomini alla fede e non verso la sola presentazione seducente o convincente di un pensiero 10. D'altra parte. il vero Gesù. Questo carattere statico appariva in due maniere. Non basta affermare che Gesù sostiene una parte nella salvezza concessaci da Dio. Non vi e sdoppiamento di personalità e quelli che hanno voluto separare il Cristo da Gesù. 16. è di riconoscere in lui il Cristo e il Figlio di Dio. e quindi non potevano interessare i nostri contemporanei. vissuto nell'esperienza di fede della Chiesa. Alia facezia si può rispondere che la sola maniera d'amare Gesù. di un atteggiamento che mira a ridurre l'ampiezza e l'audacia di questa fede. e il rimprovero non e senza fondamento. quella che corrisponderebbe a un sentimento confuso di ciò che e la figura di Gesù: l'esperienza non potrebbe giustificare un minimalismo dottrinale. chi dite che io sia? » (Mt. 16. 29). D'altra parte la cristologia esistenziale non potrebbe limitarsi ad una dottrina vaga o globale. sia l'originalità di uno spirito. 231 motore. La cristologia non può mai consistere in un semplice esercizio di composizione logica. La disgiunzione fra il Gesù della storia e il Cristo della fede non e accettabile. nella sua professione di fede. Essa si unisce necessariamente alla scoperta dell'ontologia di Cristo. Infatti. Inoltre. è quanto dire che la cristologia esistenziale non può essere riportata ad una cristologia esclusivamente funzionale. Lauret scrive: « I teologi non amano Gesù.al Cristo della fede e della predicazione. lontano dalla vita attuale dell'umanità. ma che . Da una parte la cristologia. ma quello che appartiene al Gesù della storia.). l'Incarnazione era soprattutto considerata nel suo aspetto statico. come l'unione di due nature in una persona. La funzione esercitata dal Cristo porta il sigillo del suo essere. la Chiesa e in contatto d'adesione con l'unico Gesù riconosciuto come Cristo e Figlio di Dio. e in connessioni logiche che facevano trascurare lo sforzo di raggiungere la realtà vivente. Taluni hanno avuto la tendenza a considerate che le controversie sull'identità di Cristo vertevano su di un campo astratto. Ironizzando sui teologi che « in termini galanti » definiscono Gesù come il Figlio di Dio. il Figlio del Dio vivente » (Mt. e il Gesù storico che e afferrato dalla percezione di fede della Chiesa s. come l'insieme della teologia. e d'altronde non può neanche essere la semplice occasione di brillanti elucubrazioni ove si manifesta sia la sottigliezza. questa cristologia esistenziale. come se la definizione della sua identità personale importasse poco e che l'essenziale si trovasse semplicemente nel regno o nella salvezza di cui egli e il pro- 8 La distanza messa da taluni fra Gesù e il Cristo non può giustificarsi neanche con i testi evangelici. 1. ma anche con una penetrazione sempre più accentuata nel mistero. La dottrina che enuncia chi e il Cristo ha un'importanza di prim'ordine nell'esperienza di fede della Chiesa. non vi e nemmeno un rivestimento del Gesù storico con degli attributi che gli sarebbero stati assegnati dalla fede cristiana ma che egli non avrebbe posseduto per se stesso. Dinamismo delta maniera di pensare Nella maniera di pensare la cristologia deve affermarsi come impegno di fede. 15 par.

e una cristologia che si vuole antropologica non può mai cessare di essere teologica. Certi autori sembrano volersi affermare in nuove speculazioni a spese della fede della Chiesa. ma e l'espressione di un'adesione incondizionata a Gesù. nello sforzo intellettuale. Qui. così. Conviene parimenti associare la cristologia dall'alto alla cristologia dal basso. ne accettare di sacrificare l'una a profitto dell'altra.per contro mette in rilievo l'audacia del pensiero personale. Ciò significa che deve applicarsi a cogliere il dinamismo divino che si rivela nella venuta di Cristo in mezzo agli uomini. dell'attrazione che Cristo esercita sugli uomini. Pohier sembra caratteristico: « Quando io dico Dio ». Invece di lasciarsi ossessionare dal timore di reazioni negative d'incredulità. J. noi sottolineiamo che e proprio il Cristo della fede tradizionale della Chiesa che costituisce questa risposta. deve prenderne coscienza e agire da testimone di questo potere sovrano di Gesù. GALOT. 10 Da questo punto di vista il titolo dell'opera di J. Essa non può limitarsi a scrutare l'identità personale di Gesù. è vero che la cristologia deve essere dal basso nel senso che e nell'umanità del Gesù della storia che bisogna scoprire la sua divinità. Tuttavia. tutto quello che era nella sua persona divina si e rivelato attraverso le sue parole e i suoi gesti d'uomo. Il suo dinamismo non è fatto di un attaccamento al suo pensiero né d'un'ambizione che lo chiuderebbe nell'egocentrismo. Ma una volta che si coglie nel suo volto umano la sua identità di Figlio di Dio. Le cristologie non calcedoniane che scartano quest'affermazione. come le parole della prefazione: « Oggi dico su Dio quello che ho voglia di dire. né di spiegare perché lo crede o non lo crede. poiché nella loro prospettiva non vi è una vera Incarnazione del Figlio preesistente. Il disimpegno si esprime ancora con una timidezza che non osa più proporre agli uomini di oggi la verità del Cristo Figlio di Dio. deve risalire all'origine del procedimento col quale il Figlio di Dio e diventato uomo. l'autore sembra mettere l'accento sulla libertà del suo pensiero personale. La cristologia. in queste condizioni. Infatti. in realtà non si deve scegliere fra la divinità e l'umanità di Gesù. e seguire questo cammino nelle sue implicazioni. reagendo 11 La risposta di Cristo alla speranza dell'uomo e la verità che la cristologia sistematica di K. Dinamismo dett'Incarnazione Non meno importante e il dinamismo che deve caratterizzare la cristologia nel suo modo di considerare il movimento dell'Incarnazione. . pur superando la ragione e l'ordine della natura. Assisi 1971. sono ugualmente portati ad omettere questa considerazione. Lungi dal voler adottare questo cammino all'indietro. ed evitare ogni assorbimento nel solo universo dei concetti e dei collegamenti logici. che ai nostri tempi si è imposta allo spirito di molti. 233 curezza il dinamismo della fede ed esporre una verità che. la cristologia deve assumere con si- 9 Cfr. e più particolarmente ancora si ha una certa vergogna della fede. per percepire il dinamismo dell'Incarnazione. l'opzione per la cristologia antropologica. Questa attrazione deve rivelare la sua potenza di fascino nella ricerca. non possono fermarsi alla considerazione dell'atto dell'Incarnazione. non e più animata dal dinamismo che dovrebbe spingerla in avanti. 10). Quelli che optano per la cristologia « dal basso ». è così che l'adesione alla persona di Cristo deve permeare l'elaborazione dottrinale. Il dinamismo della cristologia non e a questo riguardo che la traduzione. Le due realtà devono essere sempre ammesse nella loro pienezza di senso. Rahner ha considerate a buon diritto come fondamentale. è evidente che questo dinamismo non può essere percepito che dai teologi che affermano in Gesù la persona divina del Figlio incarnato. non ci si può lasciar chiudere nel dilemma fra cristologia dal basso e dall'alto. 45-72. si e necessariamente indotti a portare uno sguardo scrutatore sull'azione con la quale il Figlio di Dio e penetrato nel nostro universo per condurvi una vita umana. che richieda tutte le sue forze. e stata compresa in maniera troppo esclusiva al punto di voler spiegare il tutto di Gesù con la sua umanità.12 Molto spesso nell'orientamento della cristologia sono state prese delle opzioni troppo semplicistiche. essa deve nutrirsi della convinzione che il Cristo con la sua dimensione trascendente e divina risponde all'attesa profonda. Alla ricerca di una nuova cristologia. ma piuttosto si ribella contro questo dinamismo. come se la fede tradizionale fosse sorpassata dalla cultura attuale. Non vi e stata rivelazione della divinità di Cristo sovrapposta alla sua umanità. con dei falsi dilemmi. piuttosto che sulle esigenze oggettive della verità concernente Gesù. E come desidero dirlo» (p. 234 contro la cristologia « dall'alto ». a tutta la speranza dell'uomo ". Vi e il timore di sembrare tradizionalisti. occorre partire dall'alto e riconoscere il movimento discendente che va da Dio all'uomo. Affermando che lui non è obbligato a dire tutto quello che crede o non crede. 2. il teologo che subisce questa attrattiva. e destinata a conquistare le intelligenze umane.

Quello che e proprio al Figlio. Taluni hanno rimesso in causa l'immutabilità metafisica di Dio in modo d'accettare più agevolmente il cambiamento inerente all'Incarnazione. alla teologia di riconoscere questo impegno in tutto il suo valore. interamente gratuito. la sua vita e la sua Pasqua. Ma qui ancora. Una concezione troppo rigida dell'immutabilità di Dio ha impedito. Ma in realtà non vi sono rotture che nell'intenzione di quelli che vogliono escludere la cristologia dall'alto. 141). non si tratta di una investigazione metafisica a scopo filosofico. È lui che fa scoprire il dinamismo divino e che c'impone una nuova concezione di Dio. perché i due punti di vista. perché sarebbe un falso dilemma che costringerebbe a scegliere tra l'immutabilità ontologica e un impegno che comporta una . Non si prendeva sufficientemente sul serio l'affermazione giovannea che il Verbo stesso e divenuto carne. hanno tentato di ridurre l'immutabilità divina ad una fedeltà nel dono e nell'amore o al mantenimento inconcusso dell'alleanza 15. 14). sussistendo nella condizione di Dio.. che non è impegnato personalmente nell'Incarnazione. mostrano che molto presto dei cristiani avevano compreso che non si poteva celebrare il Cristo senza contemplare il procedimento divino che va dall'eternità al tempo e dalle altezze di Dio alla debolezza della carne. ciò che suppone una preesistenza. « dal basso » e « dall'alto ». La cristologia diventa allora «cristologia d'addizione » (p. esse restano alla concezione di un Dio troppo statico. Laurel descrive la rottura profonda nel modo di pensare: «Mentre le cristologie dette classiche partivano " dall'alto ". avendo ognuna delle persone divine il proprio modo d'agire. Per preservare questa immutabilità. È la novità di un impegno personale. si avrebbe torto di praticare una opzione esclusiva. e Dio non sarebbe esente da cambiamenti che nella costanza della sua volontà benevola. L'autore collega questo rovesciamento decisive ad una serie di rotture culturali. essa appartiene anzitutto al Verbo che diventa uomo. la prima iniziativa dell'Incarnazione gli appartiene. È la sola persona divina ad incarnarsi. Non si può dunque scoprire Gesù che scoprendo il dinamismo della sua venuta in questo mondo u. 236 in se la necessità che caratterizza la natura divina e che non può nulla aggiungere o levare alla perfezione di questa natura. il cambiamento implicate nell'Incarnazione si trovano unicamente nella natura umana assunta dal Verbo 14. Monaco-Paderborn- Vienna 1974). 176). Questi due inni. E d'altra parte l'Incarnazione si e compiuta per l'intervento dello Spirito Santo. sono necessari alla elaborazione della cristologia.Il linguaggio di Gesù c'invita a percepire questo dinamismo che viene dall'alto quando impiega l'espressione: « Il Figlio dell'uomo e venuto. Maas (Unveranderlichkeit Gottes. la fede della comunità cristiana ha portato il suo sguardo sul mistero dell'atto dell'Incarnazione. Il prologo giovanneo. e dall'altra parte. È questa esclusione che e criticabile. enuncia il suo soggiorno in questo mondo come una venuta. ma di una semplice spiegazione. ossia dal Verbo eterno. 10. al quale e attribuita la concezione miracolosa del bambino. e che egli diventa uomo. quando conservano l'affermazione di un Dio trascendente. L'inno cristologico della lettera ai Filippesi mette in rilievo l'iniziativa di colui che. si diceva che la novità. Tutta la Trinità s'impegna dunque nella venuta del Salvatore sulla terra. questa maniera di parlare di Gesù giustificherebbe la necessita di una cristologia « dall'alto ». La decisione di « spogliarsi » per diventare simile a noi. Con questo la cristologia e chiamata a discernere quello che significa l'impegno divino di cui Cristo e l'espressione. che s'incarna. ossia dall'uomo Gesù che si rivela essere. l'uno ripreso da Paolo e l'altro da Giovanni. Non vi sarebbe allora che una immutabilità morale. il Figlio di Dio» (Quand les theologiens parlent de ]esus. e una decisione liberamente presa dal Figlio di Dio e che costituisce una certa novità in rapporto all'essere eterno di Dio. Sono due professioni di fede liturgiche..). le cristologie moderne partono sempre più " dal basso ". Se vi e una novità nell'Incarnazione. di un semplice enunciate dell'Incarnazione. determinata da questo volto dinamico. 235 Fin dall'inizio del suo sviluppo. a vivere una vita umana. che non porta dunque 13 è una lacuna profonda delle cristologie non calcedoniane misconoscere questo dinamismo divino che si esprime in Gesù: da una parte esse rimangono alla superficie del Gesù umano. 12 B. Secondo le affermazioni del Nuovo Testamento e più particolarmente la testimonianza di Gesù. Attraverso l'impegno del Figlio si rivela anche l'impegno del Padre e dello Spirito Santo. ne l'affermazione paolina che colui che sussisteva nella condizione di Dio si e spogliato divenendo simile agli uomini. 14 E ancora la spiegazione proposta da W. col suo messaggio. 6-7). dopo aver sottolineato l'essere eterno del Verbo descrive l'entrata di questo Verbo nel di venire umano: « Il Verbo divenne carne » (1. seconda persona della Trinità. 45 ecc. Invece di parlare semplicemente della sua esistenza sulla terra. Solo per essa. si e annientato divenendo simile agli uomini (2. in passato. e il Padre che ha inviato suo Figlio. » (Me.

Non si e mai avuto un uomo così fortemente personalizzato come Gesù. il teologo non può maneggiare i concetti come se disegnassero semplicemente delle cose. L'allontanamento delle cristologie non calcedoniane in rapporto 16 Certi teologi della morte di Dio hanno dato una forma estrema all'idea del cambiamento di Dio nell'Incarnazione. ed e in questa verità che bisogna riconoscere la manifestazione del dinamismo divino. Die Veranderlichkeit Gottes als Horizont einer zukünftigen Christologie. 238 alla fede della Chiesa si situa nella posizione adottata concernente la persona. Se la psicologia ha messo in luce le proprietà dell'attività di coscienza e della libera autodeterminazione e se ci aiuta a penetrare meglio le profondità . Questo principio vale ugualmente contro tutte le concezioni della kenosi che non manterrebbero più l'immutabilità della natura divina. senza voler mettere in ombra questo termine con il motivo che avrebbe cambiato di senso. si deve considerare sempre la persona di Gesù vero Dio e vero uomo. perché per esservi una vera Incarnazione. 237 tribuendogli una mutabilità troppo simile a quella delle creature16. Queste cristologie rifiutano di attribuire a Cristo una persona divina perché con l'assenza di persona umana sembra loro un rendere Gesù meno uomo.18 Per studiare che cosa e il Cristo. non è differente dal suo senso moderno. Abbiamo mostrato che il senso di « persona ». il concilio di Calcedonia orienta la cristologia verso il personalismo. e si e immerso nel mondo (The Gospel of Christian Atheism. Affermando l'unità di persona. e non si e mai avuto chi abbia potuto essere così integralmente umano. C) CRISTOLOGIA PERSONALISTA 1.17 I loro autori non pensano che la natura umana possa essere personalizzata da una persona divina. Menschiverdung Gottes. Münster 1969. che assicura una pienezza umana. non considerando che uno stato divino senza possibilità di novità. Friburgo 1970. La cristologia ha spiegato almeno implicitamente questa immutabilità dicendo che Gesù e vero Dio e vero uomo. il concilio di Calcedonia invita a discernere in Gesù una personalizzazione della natura umana con la persona del Figlio di Dio senza che questa natura sia minimamente diminuita. Perciò non vogliono riconoscere in Gesù che una persona umana. Come non si può sacrificare il dinamismo all'immutabilità. La personalizzazione non può essere illuminata che da un'analisi di ciò che e la persona. Egli e vero Dio nel senso che tutto quello che appartiene all'essere di Dio si trova in lui e che incarnandosi il Figlio non ha abbandonato nulla della perfezione divina. Nel dinamismo dell'Incarnazione. Dio non perde niente del suo essere divino. eccezionale. Il Verbo rimane ontologicamente immutabile. conviene scrutare questa personalizzazione di un genere così eccezionale. quando si fa carne. si coglie l'aspetto più fondamentale del mistero di Cristo. Quello che da valore al suo divenire e che l'immutabile s'impegna. Ma e ugualmente vero uomo. Filadelfia 1966). Non si può negare che vi sia un pericolo di « cosificazione ». con Dio. Persona e personalizzazione Alcuni autori di cristologie non calcedoniane hanno rimproverato alla cristologia tradizionale d'avere « cosificato » il suo oggetto. Ma così anche l'Incarnazione sparisce. H. Altizer ha affermato che Dio ha perso la sua trascendenza in Gesù. L'Incarnazione implica in pari tempo il divenire uomo e l'immutabilità divina della persona che s'incarna. così non si può sacrificare l'immutabilità al dinamismo. non perde ciò che era: egli « era Dio » dal principio e tale resta. Auf dent Weg zu einer Kreuzestheologie in Auseinamdersetzung mil der altkircklicben Christologie. essa esprime in tutta la densità della sua realtà umana la personalità del Figlio. bisogna che il Figlio di Dio resti davvero Dio diventando uomo. Dietro la formula delle due nature. Ogni sintesi su Gesù deve illuminarsi con una percezione più profonda di ciò che significa la persona del Figlio di Dio incarnate. KUNG. di aver parlato della realtà vivente nel modo con cui si parla di « cose ». trascendente a tutti i cambiamenti del mondo. nella definizione di Calcedonia. così Th. Si deve pure constatare che la natura umana e messa in valore in maniera unica grazie a questa personalizzazione. Ossia che Dio sparisce come Dio. Nel dinamismo che sorge liberamente da Dio per compiere l'opera di salvezza con l'Incarnazione. perché la sua persona divina di Figlio faceva dischiudere tutto l'uomo per dispiegare in esso il suo impegno e rivelarvisi. e at- 15 Cfr. H. guardando Dio come se non avesse più la perfezione totale del suo essere.novità. senza perdere qualche cosa della sua umanità. MÜHLEN. Eine Einfuhrung in Hegels tbeologisches Denken als Prolegomena zu einer kunftigen Christologie. Affermando una persona divina in colui che e veramente uomo. pur aggiungendo che questa persona umana fruisce di una intimità unica. La repulsione ad ammettere due nature nel Cristo può provenire da una identificazione fra queste due nature e due cose. indicando con chiarezza che il solo modo di comprendere l'unità del Cristo e di considerare in lui la persona.

Negli altri uomini la persona si afferma sempre più con una presa di coscienza che si allarga e con un esercizio sempre più libero e responsabile dell'attività volontaria. Anche se vi e qualche eccesso nell'interpretazione di Moltmann che inclina troppo verso un evoluzionismo trinitario e parla anche di una morte della paternità (Der gekreuzigte Gott. il Figlio. Tutte le azioni di Gesù assumono il loro significato più alto nella qualità filiale che conferisce loro la personalità del Figlio. di vedere Gesù come un uomo che non e Dio. che offre al Padre l'omaggio umano della sua obbedienza. e che nel corso dei secoli il concetto di persona. 230). In Gesù. Non si può porre in Cristo un altro centro o un altro soggetto di questa attività. L'indicazione che ci e fornita dal testo evangelico su questa presa di coscienza. come se si trattasse semplicemente dell'abbandono di un uomo da patte di Dio. senza persona umana. Gesù non e di fronte a Dio perché egli stesso e Dio e lo rivela specialmente con l'affermazione « lo sono ». ed e al Padre che obbedisce. Non soltanto l'umano è salvaguardato. È il Figlio di Dio che. 239 dell'uomo. per la luce che riceveva dall'alto. rimettendo poi il suo spirito fra le sue mani. l'episodio evangelico deve essere letto nel quadro dei rapporti fra il Figlio e il Padre. Presso altri. Volerlo presentare come un uomo in relazione con Dio sarebbe non considerare in lui che la natura umana mentre si definisce nella sua identità con la sua personalità divina di Figlio.come Figlio davanti al Padre. e lui che esercita la sua volontà umana. Schoonenberg. Altri hanno ragionato in maniera analoga e si può dire che questo e il motivo fondamentale nella prospettiva di una cristologia che vuol mettere l'uomo in pieno valore. ha utilizzato con vigore l'argomento: una natura umana anipostatica. e rimasto essenzialmente identico. vi può essere l'intenzione. La coscienza filiale La personalizzazione di tutta la vita umana di Gesù con la persona del Figlio non ha intralciato lo svilupparsi progressivo della sua coscienza. con la differenza che in lui era l'io divino che si percepiva alla luce di una conoscenza e di una coscienza umana. 36). tutta la sua psicologia umana e tutte le sue azioni sono filiali.della persona. È senza nessun timore ne esitazione che si può applicare alla persona di Cristo tutta la luce che viene dagli studi più recenti sulla personalità e la personalizzazione nell'uomo. 77-78). Gesù ha vissuto il risveglio della sua coscienza. J Moltmann ha attirato l'attenzione sull'aspetto intratrinitario di questo episodio in cui il Figlio sta di fronte al Padre. Gesù l'ha sentito. e il Padre che egli invoca nella sua preghiera. Come uomo. essendo responsabile delle sue libere decisioni e di tutto il suo comportamento morale. Egli e sempre in una posizione di Figlio nei riguardi del Padre. e come san Giovanni distingueva « il Dio » per designare il Padre e «Dio» per qualificare il Verbo (1. sviluppo analogo a quello che si produce in ogni psicologia umana. negli autori di cristologie non calcedoniane. Monaco 1972. 19 Non si può mettere fra parentesi l'episodio della derelizione. che risponde a un'esperienza fondamentale 17 L'iniziatore del movimento. come apporto alla rivelazione della Trinità. 1). La persona divina è il soggetto o il centro d'attività psicologica umana. un sentimento di presenza e talvolta di fusione o d'immersione. pur riservando il nome di Dio al Padre. Buon numero di esegeti o di teologi hanno parlato di rapporti di preghiera o d'obbedienza fra Gesù e Dio20. o quello che i cristiani possono percepire nel profondo della loro anima vivendo della grazia. questo linguaggio si spiega con le espressioni del Nuovo Testamento che designano il Padre sotto il nome di Dio. Ora Gesù stesso non si comporta come un uomo di fronte a Dio. la persona divina non ha ne frenato ne accelerato questo sviluppo inerente alla stessa natura umana21. ma alla sua maniera. che il Padre era il suo proprio Padre e che lui era suo Figlio nel pieno significato del termine. ci aiuta ad intravedere come si e operate questo sviluppo: fin dall'infanzia. 20 Nella maniera di parlare delle relazioni fra Gesù e Dio. È lui. sono delle espressioni arcaiche che testimoniano la difficoltà che hanno avuto i primi cristiani a disimpegnarsi della terminologia giudaica ed a trovare un vocabolario adatto al mistero trinitario. Si sa come san Paolo. È ancora lui che sulla croce si e sentito abbandonato dal Padre w. comprendendo. affermava la divinità del Figlio chiamandolo Signore. un sentimento di pacato accordo con la presenza divina. 14. Oggi e augurabile non venga più adottata la terminologia arcaica. Quello che i mistici hanno provato nei loro contatti con Dio. prende umanamente coscienza di se stesso. 240 2. nella e con la sua natura umana. riportando l'espressione « Abbà » (Me. che e unica: era una mistica filiale. 18 Questo dischiudersi dell'umano sotto l'influenza della persona del Figlio costituisce la risposta all'obiezione secondo la quale la persona divina toglierebbe a Gesù qualcosa della sua umanità. si deve dire che gia a Calcedonia la persona significava un soggetto d'attività cosciente e volontario. non può avere la perfezione dell'umanità (Bin Gott der Menschen. ma può svilupparsi al massimo in virtù di questa personalizzazione di un genere unico. Gesù ha stretto i rapporti più intimi col Padre. il contatto del Figlio . ma .

il Rivelatore. Il Figlio e colui che riceve tutto dal Padre. Né l'una. 23 La versione di Matteo esprime più direttamente la destinazione della dichiarazione ai testimoni: « Questi è mio figlio diletto » (3. La sua psicologia non ha avuto bisogno d'essere corretta dal di fuori. anche il suo essere più profondo. in cui Gesù rivela la sua identità divina. In precedenza sono stati fatti dei saggi per spiegare il fondo della coscienza di Gesù con l'intervento di elementi psicologici che avrebbero corretto dal di fuori le proprie percezioni. La cristologia cerca di penetrare il più profondamente possibile nel mistero dell'intimità personale di Gesù col Padre. 241 zione psicologica. Gesù ha preso coscienza di essere personalmente Dio. essa doveva essere destinata a far sapere a questi testimoni la vera identità di Gesù piuttosto che rivelarla a lui stesso. sebbene i vangeli non siano stati redatti dal punto di vista di una descrizione ne di una investiga- 21 Il rispetto per lo sviluppo umano impedisce d'ammettere che la coscienza di essere Figlio abbia cominciato fin dal primo momento dell'esistenza umana. Essa scruta l'interno della coscienza di Cristo. Quando gli scolastici dicono che l'anima di Gesù vede il Verbo. e del suo io divino di Figlio che ha preso coscienza. non avrebbe potuto richiedere ai suoi discepoli la fede nella sua divinità. Cfr. 17). Ancor più inaccettabile l'ipotesi 22 Inoltre la teoria della visione beatifica non spiegherebbe in Gesù la coscienza di essere il Figlio di Dio.22 Quanto alla voce celeste che si fa sentire nel battesimo. Recentemente alcuni autori hanno emesso l'ipotesi che Gesù avesse appreso dal di fuori la sua identità: la voce intesa al momento del battesimo: « Tu sei il mio figlio prediletto. sulla coscienza che Gesù aveva di se stesso. come l'affermava la teoria scolastica della visione beatifica di Gesù.. III. Tutte le professioni di fede in Gesù Salvatore. 4. Sentendosi Figlio del Padre. 22). e di cogliere lo sviluppo di una psicologia essenzialmente filiale. . L'attribuzione di una visione beatifica a Gesù durante la sua vita terrena. sia stato per un certo tempo nell'ignoranza della propria personalità e che si sia fatto illusione su se stesso.24 essa implicherebbe una specie di falsificazione della coscienza di Gesù e contraddirebbe d'altronde tutte le parole riportate dagli evangeli. sono fondate. Se non avesse avuto coscienza del suo io divino di Figlio. Signore e Figlio di Dio. La cristologia medievale ha attribuito a Gesù la scienza beatifica per giustificare la conoscenza che aveva della sua divinità: una visione simile a quella degli eletti avrebbe impedito a Gesù di pensare che era persona umana come gli altri uomini. Determinazione della realtà profonda della persona. 11. Nella sua infanzia e nella sua giovinezza. ma anche per la missione di rivelazione. S. 3. non è a costo di una rottura sconvolgente che ha dovuto esserne informato. 1. Lc. La coscienza che Gesù aveva della sua identità divina e fondamentale non solo per il funzionamento normale di una psicologia che non può mai disinteressarsi ne staccarsi dall'io reale. a. se si ammette che ha avuto una risonanza esteriore ed e stata percepita da testimoni.23 Gesù avrebbe avuto una psicologia del tutto anormale se avesse dovuto attendere trent'anni per sapere chi era. seu divinam essentiam clarius qualibet alia creatura ». importa riconoscere l'influenza dell'io del Figlio su tutta la sua attività cosciente. È la convinzione di essere pienamente Figlio senza alcuna restrizione alla sua identità filiale che gli permette di rivolgersi al Padre nella maniera più familiare chiamandolo « papa » (Abbà). in ultima analisi. TOMMASO. mentre in realtà è il Verbo che prende umanamente coscienza di se stesso. essi distinguono fra l'anima che vede e il Verbo che è oggetto di visione. essa pone un problema d'interpretazione del racconto. Non si potrebbe ammettere che lui. Q. ma e contraria a tutto quello che ci e detto di una vita simile a quella degli altri uomini e segnata dalla sofferenza. Th. gli avrebbe rivelato subito la sua vera personalità. ma svelando davvero il mistero della sua persona divina. offrono ugualmente molti punti d'appoggio per far comprendere i suoi stati di coscienza. 10. 242 di un Gesù che avrebbe vissuto durante tutta la sua via terrena nell'incognito della sua identità e della sua Incarnazione. Lungi dal voler staccare dalla persona divina la psicologia umana di Gesù. 4: « Utrum anima Christi videat Verbum. Gesù si e espresso in maniera spesso oscura o implicita sulla sua personalità divina. S.. ma l'ha continuamente indicata o suggerita. né l'altra di queste spiegazioni sembra legittima. e sulla rivelazione che ne ha fatta usando termini differenti da quelli delle professioni ulteriori di fede.con suo Padre al quale era profondamente unito. non solamente non e attestata dai vangeli. » (Me. essa ha dovuto svilupparsi normalmente nella linea della verità del suo essere. La sua ontologia si e espressa nella sua psicologia. Tutto il movimento di fede dei discepoli e della Chiesa e fondato sulla rivelazione che il Cristo ha fatto di se stesso e che si trova registrata nei vangeli.

Per determinare la realtà costitutiva della persona. attraverso l'« io » dei suoi discepoli. secondo la descrizione del giudizio universale (Mt. il suo destino si realizza dunque nella relazione. Anche il racconto biblico della creazione accenna alla caratteristica relazionale della persona. Gesù e perfettamente uomo. ed è ugualmente. egli e in . Egli viene a collegare. 34. 15.28 L'essere relazionale del Verbo. uomo e donna. È per questo che il Cristo può chiamarsi lui stesso l'alleanza perché e in lui che si realizza il contatto d'amore fra Dio e gli uomini. le mette in contatto con le persone divine. Nell'analogia vi sono certamente delle differenze ma esiste anche una rassomiglianza fondamentale: le persone umane sono create ad immagine delle persone divine. in mezzo a persone umane e stabilisce con esse delle relazioni. 26). 7. con Schillebeeckx (Jezus. la comunità umana alla comunità divina della Trinità. che con ogni evidenza Gesù e una persona umana. il termine di tutti gli atti d'amore indirizzati al prossimo. 243 Si può notare che la cristologia pone così un problema di antropologia generale. È nella relazione con gli altri che egli si afferma come « io ». poiché e una coppia di esseri complementari. Con l'attività affettiva e volontaria. Nell'attività intellettuale l'io appare come profondamente relazionale. secondo il nuovo precetto della carità (Gv. Ma l'affermazione di una natura umana in Gesù. evitando di confonderla con la semplice natura. La realtà della persona non comporta così alcuna perfezione assoluta. sottolinea che esiste in ogni uomo una distinzione reale fra la natura e la persona poiché l'una può esistere senza l'altra. senza voler definire ne la persona ne la natura. 25. poiché la ove due o tre sono riuniti in suo nome. seguono il cammino inverse di quello che deve prendere la cristologia: essi pongono l'identità di natura umana e di persona umana e l'applicano a Gesù. 26 I teologi secondo i quali Gesù deve essere persona umana per essere uomo. divenendo essere relazionale di un uomo. 244 Un'analisi dell'esperienza psicologica umana conferma questa definizione della persona. Nei due casi importa trovare una distinzione fra persona e natura come se la persona non appartenesse alla perfezione della natura. In dottrina trinitaria il problema e risolto dalla nozione di relazione sussistente. L'« io » divino di Cristo e definitivamente presente nell'umanità come principio d'amore. La natura umana di Gesù e perfetta in se stessa. Cahier de la Tourette. le cristologie non calcedoniane hanno eluso il problema. 24 Opinione espressa in Jesus Sauveur. Egli mette fra gli uomini il legame più forte che ci sia. Dire. Ritornando all'identità di natura umana e di persona umana. mentre il dato della rivelazione e quello di un Gesù che e persona divina e da ciò deriva la necessita di distinguere natura e persona. Assisi 1970. nella teologia della Trinità s'incontra una difficoltà simile perché si tratta di spiegare come ogni persona divina abbia una perfezione identica alle altre due.27 Questo essere relazionale divino che sorge. che e creata a somiglianza di Dio. Gesù aiuta gli uomini a scoprire il valore della loro persona. senza persona umana. perché si tratta di definire che cosa e una persona umana. In cristologia il problema non e assolutamente identico. Il fatto del Cristo obbliga a riflettere sulla consistenza di ogni persona umana. in virtù dell'identità fra natura e persona. trasforma tutto l'universo delle persone umane rialzandole al livello divino. pur avendo la propria realtà di persona differente da quella delle altre. 25 Noi abbiamo trattato più a lungo questo problema nell'opera La persona di Cristo. un legame divino che li riunisce. Ma in ragione dell'analogia che esiste fra le persone divine e le persone umane. 13. che verrebbe ad arricchire la natura e renderebbe una persona più o meno perfetta dell'altra. e il concilio di Calcedonia si e riferito all'esperienza umana comune. ciò che caratterizza la persona divina e la relazione. Ci si pone necessariamente la questione di sapere ove si situa questa distinzione e con quale genere di essere o di realtà bisogna caratterizzare la persona. non manca niente della perfezione che le e propria.Un'altra ricerca. perché anche per prendere coscienza di se stesso ha bisogno di un contatto con il tu di altre persone. la persona si completa amando e donandosi. ancor più profonda. 12). e cercato di privare la cristologia di una riflessione più approfondita sull'essere personale 26. La filosofia greca non aveva proposto un concetto di persona distinto da quello di natura. come « tu » divino di fronte ad ogni uomo. s'impone alla cristologia: determinare la realtà della persona nella sua distinzione con la natura 25. Ma il soggetto che la personalizza non e un essere relazionale umano. È l'essere relazionale divino del Figlio che la muove nella sua attività. si e portati a pensare che la nota caratteristica di una persona umana sia ugualmente l'essere relazionale. In cristologia la difficoltà e di mostrare come. 18. con l'Incarnazione. ci sembra che la cristologia non possa ignorare la soluzione data dalla dottrina trinitaria al problema della distinzione fra persona e natura in Dio. 40). senza essere persona umana. La definizione della persona come essere relazionale illumina l'autonomia di Cristo. e considerare come una evidenza che un uomo non può essere che persona umana. p.

Egli fa capire agli uomini il valore relazionale della loro persona. La persona divina del Figlio incarnato implica ben più di questo: un essere relazionale divino che preesiste alla vita umana di Gesù. Mistero pasquale e ontologia del Cristo La cristologia deve riconoscere al mistero pasquale il posto essenziale che gli compete nell'opera della salvezza: la croce e la risurrezione costituiscono degli avvenimenti centrali in quest'opera. Il « noi » della comunità e fondato sul suo essere relazionale incarnate. L'essere relazionale della persona fa comprendere come l'ontologico si traduce nel funzionale. sarebbe prendere la parte per il tutto. sarebbe la risurrezione che avrebbe sferrato il movimento della fede cristiana esprimendone tutto il contenuto. 28 Il fatto che Gesù non stabilisce solamente l'alleanza ma che egli e l'alleanza. Per questa ragione. Il concilio di Calcedonia. Si deve forse dire che bisogna operare un ricentramento della cristologia. perché il concilio non ha avuto per obiettivo che di enunciare la verità rivelata sotto gli aspetti che erano stati negati o contestati. La passione e la . appoggiando ormai tutta l'elaborazione dottrinale sulla croce e la risurrezione? Certuni hanno proposto uno spostamento di questo genere. in una relazionalità che invece di cercare di isolarsi e rinchiudersi in se. poiché la persona divina del Figlio non è più ammessa. chi dite che io sia? » (Me. 8. Nell'ottica delle cristologie non calcedoniane. Sobrino ha proposto una concezione relazionale della divinità di Gesù affermando che questa divinità consiste nella relazione concreta e dinamica con la quale Gesù si e fatto Figlio di Dio. È questo essere che evoca il Prologo di Giovanni dicendo: « Il Verbo era verso Dio » (1. e non ha preteso di fornire una sintesi dottrinale. Abbiamo gia osservato che non si può considerare la definizione conciliare come un riassunto della cristologia. 29 par. Non ha atteso la sua risurrezione per chiedere loro una professione di fede. la fede in Gesù si era gia sviluppata nei discepoli prima della risurrezione. Questa relazione e anche chiamata cammino verso il Padre (Cristologia. Prima della sua passione prega perché la fede di Pietro possa sormontare la crisi che dovrà attraversare. abbandonando il centra che costituiva la riflessione sulla persona divina di Cristo e le due nature. questa relazionalità deve essere intesa nella sua realtà costitutiva di persona divina preesistente. non ha espressamente considerate il mistero pasquale. Lungi dal dispensarsi dalla considerazione del mistero pasquale. nella sua definizione. poiché designa una realtà ontologica dinamica. o come l'essere nel pieno possesso di se. per concentrare tutto lo sforzo di riflessione sulla croce e la risurrezione. La teologia dunque non può limitarsi a quanto e stato dichiarato da 246 Calcedonia. 245 mezzo ad essi (Mt. la cristologia deve riconoscergli tutta l'importanza che riveste nelle testimonianze del Nuovo Testamento. Notiamo anzitutto che. e apertura ed orientamento verso la comunione. Non si tratterebbe in questo caso che di una relazionalità umana che si forma progressivamente nella vita di Gesù. La risurrezione avrà per effetto non di far nascere la fede nei suoi discepoli. o ancora ridurre la prima alla seconda. che resta sempre centrale in cristologia. È nel corso della sua vita terrena che il Maestro aveva posto la domanda ai discepoli: « E voi. che non può svilupparsi che nell'amore e in rapporti comunitari. 20). Riferisce alla dottrina del Padre tutto quello che egli insegna. Ciò che è essenziale in questo modo di vedere. perché la controversia che voleva risolvere non verteva su questo punto. opera del Padre. ed incarica questo discepolo di confermare la fede dei suoi compagni (Lc. ed ogni studio cristologico deve applicarsi a scoprirne il senso e il valore. Considerandosi come venuto dal Padre e ritornando verso di lui. 31-32). Insegna agli uomini a rendersi conto del carattere relazionale della loro persona. di sottomissione verso il Padre. 18. e chiama i miracoli da lui compiuti. il Cristo agisce sempre in una relazione di dipendenza. 22. 104-106).29 Inoltre. D) CRISTOLOGIA PASQUALE 1. non si potrebbe trascurare il problema dell'identità di Gesù. la cristologia deve essere pasquale. J.27 Quando parliamo dell'essere relazionale divino del Figlio. il Cristo rivela la sua persona divina come essere relazionale. un cambiamento di centro è inevitabile. indica il legame fra il funzionale e l'ontologico. Mentre la persona e stata definita da taluni come l'essere dotato di assoluta indipendenza. Alcuni hanno volute sostituire l'affermazione della divinità di Gesù con l'affermazione della sua risurrezione. ma di confermarla e di farla pervenire a maturità. è d'affermare Gesù risuscitato.). avente una capacità di missione o di funzione. come la totalità di un essere che basta a se stesso. 1). secondo le testimonianze evangeliche. per agire in tutta indipendenza ed unicamente secondo la sua propria sovranità. manifesta la relazionalità profonda della sua persona. è proprio questo essere relazionale che mette in evidenza la psicologia umana filiale di Gesù: invece di appoggiarsi sull'assoluto divino che e in lui.

La morte sul Calvario avrebbe molto meno valore se non fosse stata la morte del Figlio incarnate. che manifesta ormai la pienezza della forza della sua Incarnazione. La rivelazione della sofferenza di Dio e inseparabile dalla rivelazione del suo amore. Questa conserva la sua importanza fondamentale in cristologia. ed e stata comunicata in virtù della potenza trionfante del risuscitato. La stessa cosa dicasi per l'interpretazione che ricorresse semplicemente a delle immagini del mondo religiose giudaico come quella del profeta martire. Christus 98 (1978) 188-189). in Dossier Jèsus. Essa non e. intimità di mutua appartenenza. 8. COUSIN. svia maggiormente da ogni reale impegno di Dio nella sofferenza. Parigi 1977. che la rianimazione del corpo nel quale sorge e trionfa la vita divina. Egli pronuncia tali parole sulla sua intimità col Padre. È la persona divina che conferi- 29 Notiamo questa reazione contro un privilegio troppo esclusivo accordato alla risurrezione: «Non e gia all'interno degli stretti limiti della sua vita mortale che Gesù chiedeva con insistenza che si credesse in lui (e non solamente nei suoi insegnamenti)? Ed il giorno di Pasqua il risuscitato non sarà veduto che da quelli che avevano creduto in lui durante il tempo dei limiti della sua vita mortale» (P. Ma essa non è stata sempre compresa nel suo valore. che si è pienamente impegnato nella vita umana. Ma per il fatto che tocca la persona divina essa ci fa intravedere una realtà della sofferenza di Dio che non si limita al dolore della natura umana. di immanenza reciproca. facendo eco su questo punto a quanto Gesù stesso aveva brevemente descritto con la parabola dei vignaioli omicidi. in se. 6-11). la crocefissione non è che una sofferenza umana che colpisce il Figlio di Dio. che e all'origine di tutto il piano della salvezza. Certo. perché agli occhi di molti non esprimeva che una specie d'attribuzione logica della sofferenza del Figlio di Dio.30 Anche la risurrezione non basterebbe a conferire alla morte di Gesù le sue vere dimensioni. d'unione permanente. 14. Il Padre. prendono il loro significato alla luce del mistero dell'Incarnazione. Inoltre. Paolo più particolarmente fa allusione al sacrificio d'Isacco. 247 sce un valore infinite all'offerta e rende l'uomo Gesù capace di salvare e divinizzare l'universalità degli uomini di tutti i tempi. e vero che il mistero pasquale e centrale nell'opera divina della salvezza e che l'Incarnazione si e prodotta in vista del sacrificio redentore e della risurrezione. non ha esitato ad impegnarsi nella sofferenza. 248 personalmente Dio. che difficilmente si potrebbe pensare che il dramma della passione non sia stato vissuto dal Figlio in comunione col Padre31. Sebbene la sofferenza di Dio vada intesa in un senso analogico come tutto quello che . 32). eroico fino all'accettazione della morte. Ma. senza che vi sia assunzione reale dalla sua persona. Questa e consistita in uno spogliamento che ha assunto la sua forma più estrema nell'obbedienza della croce. 2. l'invio dell'unico Figlio alla morte. e stata meritata dalle sofferenze e dalla morte del Salvatore. la morte e il trionfo glorioso erano stati considerati come il compimento dell'opera dell'Incarnazione. Vi e stata un'autentica sofferenza di Dio nella passione. non raggiungerebbe il senso più fondamentale dell'evento. e l'opera dello stesso autore Le Prophete assassine.risurrezione. Riceve la sua grandezza dalla persona divina del Figlio. Jesus prophete martyr. La dynamique du Credo. Ma il Figlio di Dio. Il problema assume tutta la sua estensione quando ci si domanda quale e stata la partecipazione del Padre al dramma della croce. ha veduto il Padre » (Gv. L'affermazione « Dio ha sofferto » appartiene alla tradizione come affermazione dell'unita di persona: colui che ha sofferto sulla croce e 30 Cfr. Il principio dell'immutabilità divina. che suscitava l'avversione ad ammettere l'impegno di Dio nell'Incarnazione. ricordando come il Padre « non ha risparmiato il proprio Figlio » (Rom. L'interpretazione che si limitasse a ricordare l'aspetto umano del dramma. sorgente dell'elevazione celeste del Signore. Gesù stesso c'invita a vedete nella sua sof- ferenza di crocifisso una rivelazione della sofferenza misteriosa del Padre: « Chi ha veduto me. e indica così che l'atto decisive d'amore del Padre consiste nel sacrificare il proprio amore paterno. AUBIN. 11-14. in effetti. riconoscendovi la fedeltà del giusto perseguitato. Non si può dunque capire il dinamismo dell'Incarnazione che guardando il dramma finale. e stato il primo ad impegnarsi liberamente e volontariamente nella sofferenza. Tutto il mistero pasquale misura dunque il suo senso e il suo valore con la trascendenza dell'ontologia di Cristo. La salvezza non e il diretto risultato della venuta del Figlio di Dio in questo mondo e della sua permanenza fra gli uomini. san Paolo e san Giovanni vedono come suprema manifestazione dell'amore del Padre per l'umanità. 9). non si può apprezzare il valore del sacrificio redentore se non si tiene conto della persona divina del crocifisso. tra gli autori: H. d'altra parte. Rivelazione di Dio nella sofferenza è proprio solo nella passione e morte di Gesù che si può cogliere ciò che Dio ha voluto rivelare di se stesso. Gia nella prospettiva dell'inno cristologico della lettera ai Filippesi (2.

in modo tale da chiamarli suoi fratelli. toglie alla risurrezione quella realtà che le riconoscono san Paolo e i primi discepoli. che e l'alleanza. Nel Cristo. nelle cristologie non calcedoniane la risurrezione è spesso interpretata come il semplice fatto della vita di Cristo dopo la morte e della sua presenza spirituale presso i suoi discepoli. Quest'amore assume sulla croce la forma di un sacrificio espiatorio offerto per i peccati degli uomini. l'espiazione è offerta da un innocente. la nozione di un sacrificio d'espiazione. con la sostituzione implicata nel fatto che l'innocente si offre per i colpevoli. Ma il valore d'espiazione del sacrificio e la sostituzione del giusto ai peccatori erano stati indicati da Gesù stesso quando aveva detto: « Il Figlio dell'uomo e venuto. Questa vita divina porta il sigillo speciale della persona di Gesù. avviene l'incontro dell'amore che dal Padre va verso l'umanità e dell'amore che si eleva in offerta perfetta verso il Padre. Non solo questa e destinata a dispiegare l'amore ad un grado supremo ma e sicura di avere tutta la « simpatia » divina: se il Padre ha compatito col dolore di suo Figlio crocifisso. la sostituzione non vuol dire che gli uomini sono dispensati da ogni riparazione. ma rappresentazioni con le quali l'immaginazione dei discepoli ha voluto esprimere delle esperienze interiori di conversione o di vita con Gesù33. Questo aspetto dell'amore discendente di Dio verso gli uomini non può far dimenticare l'altra faccia della morte di Gesù. . ma che sono invitati ad una collaborazione alla redenzione sul fondamento dell'opera compiuta dal Salvatore. Nelle cristologie non calcedoniane. E così che la risurrezione appare come la creazione di una umanità nuova. 14-17). riferendosi così alla profezia del servo sofferente che. 28). 45. godendo ormai di una condizione superiore a quella della vita terrena. 249 illuminante per il significato della sofferenza umana. Essa non e neanche più un avvenimento oggettivo. Mt. pur essendo giusto. Il patripassianismo afferma la sofferenza del Padre in ragione della identità di persona fra Gesù e il Padre.si dice di Dio. Le apparizioni del risorto sono considerate come dei racconti che non descrivono fatti storici. 17). il cui modello definitivo si è realizzato nella carne. a nome degli uomini peccatori. la cristologia deve accogliere l'avvenimento che si e prodotto in un momento della storia e che non ha trasceso questa storia che inserendovisi. poiché e una vita filiale: il risorto condivide con i suoi discepoli la sua filiazione divina. 20. Risurrezione e glorificazione di Cristo Prima di tutto e importante riconoscere la realtà dell'avvenimento della risurrezione. Questa realtà forma un oggetto essenziale della fede. 20. realtà corporale di un avvenimento che si e prodotto il terzo giorno dopo la morte.. dava la sua vita in sacrificio per la salvezza della moltitudine. Questo modo di vedere. essa nondimeno e reale. La risurrezione perde il suo valore d'incarnazione. ma in comunione con lui. compatisce anche la sofferenza di tutti quelli che considera come suoi figli nel Figlio suo prediletto. J>. nel'omaggio umano d'obbedienza al Padre. dare la sua vita in riscatto per la moltitudine » (Me. essa deve ammettere anche una risurrezione propriamente corporale. E questa identità che non si può ammettere. Essa non e più l'avvenimento per cui il corpo messo nella tomba ha ripreso vita. 39). Il Padre stesso ha inviato suo Figlio come « vittima di propiziazione ».. 250 l'evento. e suo Padre diviene loro Padre (Gv. Nel Cristo risuscitato si manifesta la vita divina destinata a divinizzare l'umanità nella sua condizione carnale. divinizzazione di cui l'ultimo effetto sarà la risurrezione della carne alla fine dei tempi. talvolta sono portati a ridurre la realtà del- 32 Espiazione e sostituzione debbono intendersi in modo analogico. essendo pieno della potenza divina dello Spirito. 10. Contro questa riduzione. ma soltanto uno stato di Gesù. quella dell'amore che sale dall'umanità verso il Padre. e stata spesso rigettata. non da un colpevole. secondo l'attestazione: « Guardate le mie mani ed i miei piedi: sono proprio io! » (Lc. 15. 24. La rivelazione dell'amore sofferente di Dio nella passione e 31 La reazione contro il patripassianismo ha spesso impedito di prendere in considerazione il problema della sofferenza del Padre nella Passione. Non si può disconoscere in lui ne l'espressione dell'amore divino. al punto che Paolo può dire che se il Cristo non fosse risorto la nostra fede sarebbe vana (1 Cor. che non risponde alla testimonianza dei testi evangelici. Ha voluto questo sacrificio espiatorio affinché l'umanità potesse collaborare alla riparazione delle colpe e all'opera della salvezza 32. Il problema concerne la sofferenza del Padre come persona distinta dal Figlio. Ora anche quelli che vedono nella risurrezione il punto di partenza della fede.

Fin dai primi secoli. e gli permette. Ogni impoverimento ontologico si traduce in un impoverimento soteriologico. nel momento della morte. il valore più alto della sua opera scompare. dia il modello secondo cui si sono sviluppati i racconti delle apparizioni di Cristo agli apostoli (Jezus. due tappe della glorificazione corporale di Gesù. senza farsi vedere. nella loro distinzione e concatenamento. Ma questa umanizzazione si opera in una trasformazione che vuole elevare la vita umana ad un livello superiore con il dono della vita divina. come punto essenziale di riferimento. espressa simbolicamente con l'assidersi alla destra del Padre. affinché tu apprenda ancora da un uomo come un uomo può divenire Dio »37. che e il suo regno. e l'ascensione. e quello in cui. SCHILLEBEECKX. perché Dio solo può procurare efficacemente la salvezza e restaurare l'unione con gli uomini. liberandolo. Se la divinizzazione offerta da Gesù all'umanità e misconosciuta. ferma Paolo sulla strada di Damasco. Sarebbe una semplificazione che impoverisce. Non avrebbe beneficiato della solidarietà per la quale colui che e Dio vive una vita umana simile alla nostra conferendo una nobiltà trascendente a tutte le azioni umane anche le più banali. che rende l'uomo a se stesso. non la divinizzazione dell'uomo. secondo il racconto simbolico della discesa agl'inferi. Poi vengono la risurrezione e l'ascensione. il destino di tutta l'umanità ne subisce il contraccolpo: logicamente non si può più ammettere la divinizzazione che opera il Figlio comunicando la sua vita divina. il racconto della conversione di Paolo. Se non si guarda più a Gesù come al Figlio di Dio incarnato. in tappe successive. La risurrezione e mistero del sorgimento della vita divina nella carne. Lo sviluppo progressivo fa scoprire la ricchezza dell'opera di salvezza personificata nel Cristo. divenuto uomo. egli possiede un'anima umana perché salva le anime secondo il principio che ciò che non è assunto dalla sua persona non è salvato. Cristologia soteriologica La cristologia non può mai essere separata dalla soteriologia. Già sant'Ireneo sottolineava che Gesù è vero Dio e vero uomo. 251 unicamente nell'avvenimento della risurrezione. questa glorificazione spirituale.36 Anche la ricerca che si applica a definire l'ontologia di Cristo non può dunque mai perdere di vista le esigenze dell'opera della salvezza. così. evitando di confonderli o di concepirli in maniera troppo vaga. È vero che vi e una umanizzazione prodotta da Cristo. perché il Figlio di Dio si e incarnato per la salvezza dell'umanità. Se il Cristo non fosse più il Figlio capace di farci entrare nella sua filiazione divina. così Schillebeeckx pensa che « la visione della conversione » riportata negli Atti degli Apostoli. ai suoi limiti umani. ossia della beatitudine eterna. 310). Egli esercita questo potere inviando lo Spirito Santo per formare e sviluppare la Chiesa. Se vi è stata una successione di avvenimenti per compiere e far conoscere. DS 125. di dispiegare tutte le sue virtualità umane. Jezus. ma la sua umanizzazione. vuol dire che l'Incarnazione richiedeva questo sviluppo visibile nel ritmo della storia umana 34. le interrogazioni sulla persona di Gesù hanno rice- 34 Quando la risurrezione non è più riconosciuta come avvenimento. fa anche comprendere come questo trionfo si sviluppi progressivamente. e stata il principio della comunicazione ai defunti della buona novella della salvezza. La formula impiegata a Nicea e ripresa a Calcedonia: « per noi e per la nostra salvezza ». 301. È compito della cristologia cercare di discernerli. va da se che si manifesti ugualmente la tendenza riduzionista sia per l'Ascensione che per la Pentecoste che perdono il loro carattere di eventi e non sono più che degli aspetti della condizione di Gesù dopo la morte (p. quella che e destinata a prolungarsi fino alla fine del mondo. semplicemente. l'ambizione dell'opera della salvezza sarebbe . E) CRISTOLOGIA SOTERIOLOGICA D'ORIZZONTE SOCIALE E COSMICO 1. es. la glorificazione di Cristo dopo la morte. e non consista 33 Spesso la via presa per giustificare questa interpretazione dei racconti delle apparizioni del risuscitato adotta. Non sarebbe stato elevato al livello di Dio. La differenza e grande fra i racconti in cui Gesù appare col suo corpo visibile ai discepoli. non si potrebbe più accogliere la parola di Clemente d'Alessandria sul « Verbo di Dio. sotto i suoi diversi aspetti. L'uomo si ritroverebbe considerevolmente più povero se Gesù non fosse il Figlio di Dio incarnato: e sarebbe lasciato. 436-445). indica questo orientamento soteriologico35. Certe cristologie rovesciano d'altronde il senso della missione di Cristo assegnando. come fine e scopo della sua azione. l'identificare glorificazione di Cristo e risurrezione. 252 vuto una risposta che si basava sull'opera della salvezza: Gesù e Dio perché divinizza l'umanità.Il principio dell'incarnazione. e il mistero del potere nel quale Gesù e ormai stabilito come sovrano dell'umanità. che si verifica nel trionfo glorioso di Cristo dopo la morte. in una visione globale. Vi e stata anzitutto una glorificazione dell'anima di Gesù. l'avvenimento della Pentecoste e l'ultima manifestazione del suo trionfo glorioso.

Schoonenberg ha tentato di spiegare con un esempio l'influenza di Gesù sull'umanità: Christus verlossingsdaad. Conviene anche allargare questa preoccupazione. nella vita concreta della società. molti hanno voluto spingere la cristologia sulla via di una soluzione da dare. non e di loro competenza determinare dei programmi d'azione politica e sociale40. mettendo fine all'oppressione delle classi sociali che sono vittime dello sfruttamento. 33. Oltre alla convinzione che tutta la società e salvata da Cristo.incomparabilmente più modesta. 254 In questa prospettiva. 38 Reagendo alla dottrina della soddisfazione e della sostituzione. 39 G. la preoccupazione di assicurare. come colui che realizza alla perfezione il piano di Dio sulla vita umana o come colui che rivela la grandezza dell'amore. colui che ha apportato la salvezza all'umanità tutta intera. l'accesso ad una vita filiale e la dignità trascendente conferita a tutta la sua esistenza umana. Non e venuto a portare un programma di rivendicazioni sociali e anche nella « carta » delle beatitudini. ai problemi sociali che si pongono con urgenza nel mondo. Parigi 1938. 4. Ma non essendo che un uomo. PG 8. cfr. 365-7. Ma volendo ridurre Gesù alla dimensione di un uomo. 187. ha permesso loro di dominare il proprio egoismo e di sviluppare fra essi relazioni non solo di giustizia ma d'amore. il suo aspetto sociale deve ugualmente essere evidenziato: non sono solo degli individui. La teologia e la cristologia. Non sarebbe più colui che ha operato la liberazione interiore dell'uomo assicurandogli la vittoria della grazia sul peccato. 3. con le sue esigenze di rispetto dei diritti altrui e di cooperazione al bene comune. 253 non potrebbe agire sull'umanità che con mezzi umani. 452. ed in tutta l'organizzazione delle strutture sociali. e anch'essa limitata a certi ambienti umani. che la salvezza di Cristo deve far sentire la sua influenza trasformante. Bruxelles 1974. in questo campo. 3. non hanno torto. o per lo meno nel senso di una liberazione che non poteva raggiungere il suo obiettivo essenziale se non liberando i popoli dalla loro situazione di dipendenza. Gesù non può essere assimilate a qualcuno che avrebbe voluto reagire. SC 100. Lo hanno presentato come un esempio38. La corrente d'amore che lui ha suscitato nei contatti con i suoi discepoli e che si prolunga nella vita della Chiesa. 7. Un Gesù che fosse un semplice uomo 36 Haer. 2. non potrebbe raggiungere che le persone umane alle quali viene riportato il suo esempio ossia una minoranza dell'umanità. tr. Recentemente. Tuttavia non si può spostare l'obiettivo essenziale dell'opera della salvezza. SC 211. in tutti i comportamenti psicologici e morali. 8. Gutierrez si e sforzato d'interpretare la beatitudine in un modo che ne attenua la portata: i poveri sono felici. 4. fr. abbandonato per il peccato alle proprie brame. 4. In effetti. si toglie all'uomo attuale ciò che costituisce il valore del suo destino. 155-158. È pure ad essi che incombe il compito di stabilire le strutture atte a favorire il più possibile l'equa ripartizione dei beni e l'armonia sociale. considerando la sorte degli uomini di tutti i tempi. Il Cristo non sarebbe più il Salvatore universale. si deve apprezzare. «perché l'avvento del Regno metterà fine alla loro povertà creando un mondo fraterno » (Theologie de la Liberation. non possono dare che degli orientamenti e dei principi. il Cristo l'ha operata una volta per tutte con il suo sacrificio: questo fatto ha reso agli uomini la capacita di formare una società più giusta. La divinisation du chrétien d'après les Pères grecs. Bijdragen 1966. È il Figlio di Dio incarnate che da il suo senso a tutto quello che vi e di umile e di oscuro nella nostra vita. 811. L'orizzonte sociale Se l'orientamento soteriologico deve essere presente in tutta la cristologia. È ai cristiani che appartiene applicare al loro comportamento politico e sociale il precetto fondamentale del mutuo amore. Coloro che attirano l'attenzione sulla necessita di considerare la situazione dell'uomo attuale nella elaborazione della cristologia. 163. obiettivo di natura spirituale e religiosa.39 Ha posto la sua azione liberatrice nel quadro delle relazioni dell'uomo con Dio: la servitù o l'oppressione da cui voleva liberare l'umanità era quella che riguardava l'interno dell'uomo. GROSS. 296). contro le ingiustizie o contro lo sfruttamento di una classe. commenta. e in tutti gli aspetti dell'esistenza umana. in questa elaborazione cristologica. mentre invece questa povertà è . La liberazione compiuta da Cristo e stata interpretata nel senso di una liberazione d'ordine politico e sociale. ma la società come tale che il Cristo e venuto a salvare. Questo significherebbe che i poveri saranno felici in ragione della soppressione della povertà materiale. non ha esitato a proclamare la felicita dei poveri. in Sept problemes capitaux. 468-484. La concessione della salvezza per mezzo di Cristo sarebbe di per se difficilmente spiegabile. M. Questa liberazione. teoricamente e praticamente. 6. la salvezza è identificata all'instaurazione della giustizia sociale. anzitutto. 64 D. 37 Protreptico. J. SC 100. le conseguenze derivanti dalla liberazione nel campo delle relazioni sociali. I.

Le critiche che possono essere fatte alla condotta dei membri della Chiesa non giustificano un disimpegno di fronte alla Chiesa stessa. che gli esseri materiali beneficiano della salvezza. 40 Per il fatto che il Cristo ed il suo insegnamento debbono influire su tutta la vita umana. tanto servizio e dedizione a beneficio di tutti. Tuttavia non si potrebbe interpretare questa efficacia cosmica della redenzione nel senso di un'opera liberatrice che colpirebbe nello stesso modo tutto l'insieme della realtà del mondo. Il piano divino consiste nel « ricapitolare » tutto nel Cristo. Non si deve identificare il Vangelo con una opzione sociale o politica particolare. tutto quello che e in cielo e tutto quello che e sulla terra (Ef. scrivendo che la creazione aspira ad « entrare nella liberta della gloria dei figli di Dio » (Rom. società alla quale ha affidato tutta la sua rivelazione e tramite la quale ha voluto diffondere nel mondo il suo messaggio e la sua vita divina. malgrado questi ostacoli. sociologiche o politiche che conviene estrarre dal Vangelo in ogni situazione umana e sociale. Si tratta d'integrare questa verità nel modo di conoscere l'universo. la cristologia non deve essere concepita come una scienza universale 255 Non si può neanche dimenticare che l'orizzonte sociale più essenziale alla cristologia e quello della Chiesa. il peccato nella sua esistenza personale si ripercuote in una servitù imposta alle cose che sono deviate dal loro proprio destino. la materia e stata assunta dal Figlio di Dio e conglobata nell'opera di divinizzazione. Occorre dimostrare come il Cristo ha trasformato la sorte dell'universo. 1. associate all'elevazione divina concessa all'uomo42. In virtù della solidarietà del destino dell'uomo e del mondo. san Paolo ha affermato la partecipazione di tutta la creazione al dramma del peccato e della redenzione. Gesù ha fondato una società a sua immagine. sono contingenti e non interpretano mai in forma del tutto adeguata e perenne il Vangelo" (il sacerdozio ministeriale. Vaticano 1971. Essa è la base della divinizzazione del cosmo e conferisce alla materia la sua suprema dignità. Friburgo-Basilea-Vienna 1974. Christus und der Kosmos. Ma la carne risuscitata del Verbo ne contiene la sicurezza. La liberta dei figli di Dio rimane l'obiettivo essenziale della redenzione. Beinert. 256 l'intelligenza e l'azione dell'uomo. 21). L'espansione dell'universo materiale e l'evoluzione della vita sono assunti in un disegno superiore di salvezza e di divinizzazione. La fa semplicemente partecipare ad un'opera di salvezza che mira a liberare le persone umane ed a comunicare loro la filiazione divina. Non vi e nessuna società al mondo che sia così universale. circa la distanza che il prete deve osservare di fronte agli impegni politici: « le scelte politiche. 8. 21). 3. 19-23). In questa Chiesa si ritrovano dei tratti identici del volto di Cristo. I valori positivi della Chiesa riflettono quelli che sono rivelati nel Gesù dei vangeli. Il Cristo non e venuto a salvare direttamente la materia per se stessa. essa si mantiene e si sviluppa in virtù dell'azione di Cristo che opera per lo Spirito e conduce la vita della Chiesa promuovendone la santità e l'unità. Il Figlio di Dio incarnato conduce la materia e la vita ad un termine finale. È solo indirettamente. Essa si limita a studiare ciò che e stato il Cristo e ciò che ha fatto. ma si accompagna ad una liberazione dell'universo. l'universo materiale appare come solidale con il destino umano. così una nelle disposizioni profonde dei suoi membri. di per se. È vero che questa realizzazione spesso e velata dalle imperfezioni e colpe dei cristiani ma. Non si può fare astrazione da questa risonanza cosmica dell'opera di Gesù. 10). segnato dalla risurrezione della carne e la trasformazione del mondo temporale in mondo dell'eternità. Perspektiven zu finer Theologie der Schopfung. rimane misterioso. assicura la realizzazione dell'ideale d'amore che deve unire gli uomini a lui stesso e fra di loro. p. e quelli della tecnica per dominarla e farla servire al bene dell'umanità. I teologi che hanno abbandonato l'affermazione dell'identità divina di Gesù hanno anche manifestato la tendenza a staccarsi dalla Chiesa. L'orizzonte cosmico Nell'orientamento soteriologico. In questa società. né che porti in se tanto amore. L'alienazione che l'uomo provoca con. Paolo stesso lo 'ascia capire. in ragione della solidarietà con la sorte dell'uomo. Il Cristo dunque apporta la salvezza al cosmo41. 8. che permetterà loro di partecipare pienamente al destino celeste dell'uomo. l'energia dispiegata nella creazione riceve da Cristo una nuova destinazione infinitamente più alta. L'universo materiale e trascinato nella speranza della redenzione corporale (Rom.apprezzata da Gesù per il suo valore d'ordine religiose nel possesso del regno spirituale. della Tradizione e della riflessione teologica e stato pubblicato da W. L'orizzonte cosmico della cristologia deriva dal senso stesso dell'Incarnazione: se il Verbo si e fatto carne. questo termine. 41 La centralità di Cristo nel cosmo è stata messa in luce dalle opere di Teilhard de Chardin. Un esposto sintetico dei rapporti di Cristo con il cosmo quale emerge alla luce della Scrittura. Gli sforzi della scienza per conoscere meglio la materia. Il Sinodo episcopale del 1971 notava. . indicano fino a che punto il mondo materiale sia importante per che determina tutte le conseguenze psicologiche.

228. K. 48.. Belo R. P.. 228. 85. 170. 228. Cabet E.. 198. 233. Ernst.. Barth K. 228.. Cousin H. Gervais M. Cirillo d'Alessandria. 194. Deodat de Basly. 62. Ario. 185. Feillet B. Gross J. Altizer Th. 73. 61.. 81. 32. Anselmo. Gaetano. 176. Bauer J. Flicla M. Anastasio il Sinaitico. 55-61. 188. 108. 182. 47-49. 170. Clemente d'Alessandria. 103. 34. 142. Bourgault R. Fourier C. 213.. 51. 47. 17. 75. 128. 95. 128. 71. 99. Gazelles H. 46. B. 29. Guerrero J. 54. 98. Galot J. 34. .. 72-74.... M. 154. 65. 258 INDICE DEGLI AUTORI Agostino. 253. E.. 186. 207. R. 158. Apollinare. 209. 162. 186. 150. Gutiérrez G. 109. Boularand E. 51-52. J. Comblin J. 47. Grillmeier A. Bowman F.42 La partecipazione del mondo al destino « dei figli di Dio » attesta l'importanza della filiazione divina di Cristo nell'opera di redenzione dell'universo. 95. 201.. Beinert W. 210. Dewart L. 99. 63. Flusser D. 171. Bessiere G. 11. 255. Congar Y. 228. 248. Atanasio. 211. 111. 57.. 200. 186. 22. 201. 181. 170. Brown R. 62. 184. Epifanio... 203. Bultmann R. È la qualità di Figlio di Dio che è la realtà decisiva.. L... 180.. 247.. 33-42.. 201.. 186. 238. Alfaro J. Assmann H.. 65. 257. 170. : Bacht H. 253. Haarsma J. 14. 159. Freud S.. M. 60. J... Bonhoffer D. Calvino J. 47. 187.. 150. Boff L. Bourgeois H. Aubin P. Gonzalez Faus J. 110. Beaude P. Grollenberg L. 142. 186. 94. Günther A. 152. 68. 114. 102. 203. Duquoc Ch. 185.. M. 140. 61. Barren C. 128. 152. 169-172. 152. 193. 153.. 187.

75-79. 81. 18. 201. 154. 101. Marchesi G. Hellwig M.. 67. 209. Pelagio. Le Guillou M. Kannengiesset C. Leone (Papa). 93. 80-84. 101. 145. 117. 151.... 103.... Lauret B. 128. 189. 138.. Lutero M. 92. 113.. Hooker M...'151. 136. J.. 203. Marxsen W.. Perrin N. 111. 34. Malevez L. 34. 128.. Legasse S. 221. 236. 46. 235. Origene. Latourelle R. 136. 94. 99. 79. 187. 152. 190. Kasper W. K. Metz J. 186. Potterie (de la) I. J... Melitone di Sardi. 228. 63. D. 159.. 213. 237. 18-22.. 214. Ireneo. 214. 185. Marchel W.. 75. Proclo di Costantinopoli.. Lafont G. 58. 57. 46.. Maas W.. 40.. 100. Pannenberg W. 253. Lagrange M. 62. Moltmann J. Hegel G. Molari C. 161. 182. Ortensio da Spinetoli. Jossua J.. 46. 175. 144.. B. 47. 21.. 118. 137. 34. 128. Mascall E. Rabut O. Küng H. Miihlenberg E.. 47. 114. 29.. 87-89. 94.. Jeremias J. Myre A. Hulsbosch A. W.. 122.. Munoz Iglesias J. Medina J. 46.. Jammarone L. Ortiz de Urbina I. 113. . 152.. 137. Miranda M.. 233.. 49-51.. 92. 47. 128. 99. 200.. 67-72. North R. 229. 240. Kitatnori K. 209.Habermas J. Pohier J. 111. 220. 97. 184. Pikaza X. Lapide P. 210. 144... Heidegger M. Lion A... 47. Marx K. 210. 128. 230. Miihlen H. F. 68. 237. 30. 121. 210. 204... 231.. 44. 159. 126. 186.... 145. Ignazio d'Antiochia. Michiels R. Pesch R. 184. 61. 220.. 135.. P. Leon-Dufour X. 101. 221. 98.. Michel M. 137. 184. 52-53. Laflamme R. 51. 96. Pinchon M. 145. 183.

102.. H. Scheffczyla L.. 11-18... 133. Abbandono delta cristologia tradizionale » 11 2. Gesù nel quadra biblico della Sapienza . Smulders P. 260 INDICE DELLE MATERIE Introduzione . 40.. 99. Teilhard de Chardin. . » 20 C.. Tertulliano. 102.. 172-175... 31. Tracy D. 178. Gesù.. 228. 14 3. pag. Sala G. 16 B... W.. 22. 170. 92. F... 171. secondo P. 30... . Rousseau A. 153. 95.IL « NUOVO APPROCCIÒ CRISTOLOGICO » IN OLANDA . 14. 103.. 193.. 68. 205.. » 23 3. 203. . 113. Westermann C. 27.. secondo A.. Taylor V. 182. 229. 162. 186. 171. 187. Fondamento e prolungamento .. Westcott B. 96... 152.. » 21 1. Witte J. F.. 228... 21-28. 126.. l'uomo che ha un'esperienza unica di Dio.-H. 71... 80. 93. 29. 46. I tentativi di una nuova cristologia di E.. 47.... 206. 245. Van Buren P. 228. 122-125. 177-182. Il Cristo. presenza assoluta di Dio . 68. 251. 40. « L'uomo di Dio ... .. 45. 230. Schnackenburg R. 214. 194. Saint-Simon (de) Cl... persona umana e Figlio di Dio ..... 61... Tillich P. 244.. 61-67. .. Spicq C. 152. 31. . 200.. 123. T. 95. » 21 2.. 93.. 156. 218. Spitz J. 203.. 92. 53-54.. 5 PARTE I CRISTOLOGIE NON CALCEDONIANE CAPITOLO I . Urs von Balthasar H. . » 24 4. 11 1. 11 A.. 64. Hulsbosch . 252. Schillebeeckx E.. 101. 29 . 205. Schelkle K. 26. persona umana unita al Verbo.. 199... 152.. Scnleiermacher F.. 27 D. 213.. 70. 30. ..Rahner K.. Robinson J. 213. 239. 153. J. 11. 92.. Wevers J. 174.. Vorgrimler H. 94.. 234. 199.. . Tomrnaso d'Aquino. Sesboüe B. 94. 114.. 126. 198. 31. Thusing W.. 122. . Veldhuis M. L. Gesù.. Il pluralismo delle risposte cristologiche . Riedmatten (de) H.. 84-87. 230. 155. S.. 218. 18 1. Vidales R.. 97. 257.. 59.... Rovesciamento del modello .. 96.. 154... 179.. » 18 2. L'unicità di Gesù in un quadra evoluzionista . 242.. 101..... 199... 161. Sobrino J. 21. Schoonenberg .... Richard M.. 200. 161. . Schoonenberg P. 92. 228.. 142... 129. Vergote A. Richard J. L'estensione della corrente teologica . Simon M. . 215. 187. B. Schillebeeckx . 230.. Scheeben M. A. . 62. 254. 64. 62. Strauss D... 183. 208.. . Gesù di Nazaret.

263

CAPITOLO II - SAGGI CRISTOLOGICI DI LINGUA FRANCESE .......... pag. 33
A. Gesù, uomo libero, secondo Christian Duquoc ...» 33
1. La lotta di Gesù e il mistero pasquale . . . . » 33
2. La filiazione divina .......... 37
3. Reazione alla cristologia tradizionale ...... 39
B. Il movimento verso un'altra cristologia ...... 43
1. « Iniziazione teologica » al Cristo Salvatore ...» 43
2. Dossier Gesù ........... 46
3. Dimenticare Gesù .......... 47
4. Suscitare Gesù Cristo e Signore ....... 49
5. 77 volto di Gesù in un colloquio di cristologia . . » 51
Gesù relazione ........... 51
Il profeta escatologico ......... 52
Il figlio adottivo .......... 53

CAPITOLO III SAGGI CRISTOLOGICI DI LINGUA SPAGNOLA ... 55
A. L'umanità nuova, secondo J. I. Gonzàlez Faus ...» 55
1. Dal concilio di Calcedonia al linguaggio moderno» 55
2. La coscienza di Gesù .......... 57
3. La divinità, estensione della possibilità dell'essere umano ........ 57
4. La sussistenza divina ......... 59
5. L'opera della salvezza ........ » 60
B. Cristo, cammino verso Dio, secondo J. Sobrino ...» 61
1. La relazione al regno di Dio ....... 62
2. Relazione di Gesù col Padre ....... 63
3. Gesù, rivelazione del cammino verso Dio ...» 64
4. L'opera di liberazione ......... 65
C. Le origini di Gesù, secondo X. Pikaza ...... 67
1. L'origine umana e il problema della concezione verginale •-..........» 67
2. La filiazione divina .......... 69
D. Un Gesù differente con progetto di catechesi ...» 72

CAPITOLO IV - SAGGI CRISTOLOGICI IN ALTRE LINGUE .. pag. 75
A. Gesù, intendente e rappresentante di Dio, secondo Hans Küng ... 75
1. La reinterpretazione di Calcedonia e l'identità di Gesù . » 75
2. Il Gesù evangelico .......... 77
3. La nota distintiva del cristianesimo ...... 79

B. Un uomo comune che scopre la sua filiazione divina, secondo Ortensie da Spinetoli ... 80
1. Relativismo delle formulazioni cristologiche ...» 80
2. Il senso della filiazione divina ....... 80
3. Le « ombre » del Cristo del Vangelo ...... 82
4. Il vero volto di Cristo ......... 83

C. Gesù il Cristo: senso della comprensione che l'uomo ha di se stesso, secondo David Tracy .84
D. Una presentazione catechetica: Gesù espresso con immagini e paradossi ..87

CAPITOLO V - Linee Essenziali Dello Sviluppo Delle Cristologie Non Calcedoniane 91
A. Orientamenti dottrinali . .......-» 91
1. L'abbandono dell'affermazione della persona divina . » 91
2. L'abbandono della dottrina trinitario » 93
3. L'abbandono della dottrina del sacrificiò redentore . » 94
B. Sorgenti e modelli del pensiero cristologico » 96
1. Contestazione e reinterpretazione dei concili di Nicea e di Calcedonia .. 96

2. Riduzione del valore della testimonianza evangelica . » 97
3. Le strutture filosofiche . . . . . . . . » 101
4. La prospettiva antropologica ....... 102

PARTE II
PRINCIPI METODOLOCIGI FONDAMENTALI
CAPITOLO VI - LA CRISTOLOGIA E LA FEDE . . . pag. 107
A. La teologia approfondimento della fede . . . . . » 108
B. Il ruolo della fede nella ricerca . . . . . . . » 110
1. La fede prima della ricerca cristologica . . . . » 110
2. La fede nella ricerca cristologica . . . . . » 112
C. Il metodo teologico e la fede . . . . . . . » 115
D. Fede e riflessione creatrice . . . . . . . . » 117
CAPITOLO VII - LA CRISTOLOGIA E IL DATO SCRITTURALE ............ 121
A. Il problema della priorità per esegesi e dottrina ...» 122
1. Saggio di priorità dottrinale: la « cristologia trascendentale » di K. Rahner ..... 122
2. Priorità dello studio scritturale . . . . . . » 125
B. Valore della sorgente scritturale per la cristologia dottrinale ............. 127
1. Il teologo di fronte agli studi esegetici: scelta, sintesi e sistemazione più ampia .... 127
2. La tentazione del minimalismo ....... 130
a) Saggi di « tabula rasa » ........ 131
b) Il metodo della riduzione all'umano . . . . » 132
3. La ricerca dell'autenticità ........ 134
4. Parole autentiche di Gesù a testimonianza della sua identità personale . 137
a) « Abbà »,.........» 137
b) «Sono io» . . . . . . . . . . » 138
c) « Il Figlio dell'uomo ».......» 139
d) Differenza con le espressioni di fede della comunità . » 141
266
5. Gesti autentici di Gesù ........ pag. 142
a) La realtà dei miracoli ........ 142
b) I miracoli più contestati ........ 145
c) Testi sospetti .......... 146
d) L'interpretazione dei miracoli ....... 147
CAPITOLO VIII - LE DEFINIZIONI CONCILIARI E IL PROBLEMA ERMENEUTICO ....... 149
A. I concili di Nicea e di Calcedonia . . . . . . » 149
1. Ellenizzazione e disellenizzazione . . . . . . » 149
2. Valore del concilio di Nicea . . . . . . » 151
3. Valore del concilio di Calcedonia . . . . . » 153
a) Il concetto di natura ......... 153
b) La dualità ........... 154
c) Essenzialismo o definizione ontologica? ...» 155
B. Valore delle definizioni conciliari ....... 157
1. Valore definitive .......... 157
2. Vincolo con la Scrittura . . . . . . . . » 159
3. Principio di un'ulteriore ricerca ....... 160
4. L'unica via ........... 161
5. Valore per la cultura d'oggi . . . . . . » 162
PARTE III L'UNICA PERSONA DI CRISTO
CAPITOLO IX - VALORE DELLA NOZIONE DI PERSONA » 169
A. La critica generale della nozione di persona . . . . » 169
1. La critica di K. Barth: « maniera d'essere » piuttosto che « persona .... 169
2. La critica di K. Rahner: «modo distinto di sussistenza» piuttosto che «persona» . . » 172
3. Riflessioni sui sostituti del termine « persona » . . » 175
B. Valore del concetto di persona in cristologia . . . . » 177
1. La critica della nozione di persona in cristologia, secondo K. Rahner .. 177
267
2. Il confronto dei concetti di persona ..... pag. 182
a) La nozione calcedoniana di persona . . . . » 182
b) La persona, soggetto di coscienza e di libertà . . » 185

La distinzione fra persona e spirito . . . . » 185
La persona, principle di attività spirituale ...» 189
c) La persona in dottrina trinitaria e in cristologia . » 192
CAPITOLO X - VALORE DELLA DUALITÀ DI NATURA NELL'UNITA DI PERSONA ...197
A. Il valore dell'unità di persona ....... » 197
B. Il valore della dualità di natura ....... 201
C. Il rapporto d'espressione fra natura divina e natura umana » 204
1. L'umanità di Gesù, immagine o espressione ...» 204
2. Il Figlio dell'uomo .......... 206
3. La concezione verginale, espressione dell'Incarnazione . » 208
4. Vertice della creazione . . . . . . . . » 211
5. Pienezza umana di Gesù nell'espressione . . . . » 213
D. L'impegno della persona divina nella vita umana . . . » 216
1. Impegno della persona divina ed espressione . . . » 216
2. Valore dell'impegno personale del Figlio . . . . » 217
3. La croce, termine ultimo dell'impegno e dell'espressione ............. 219
PARTE IV VERO VOLTO DELLA CRISTOLOGIA
CAPITOLO XI - ORIENTAMENTI ESSENZIALI ...» 227
A. Cristologia esistenziale .......... 227
1. Incontro esistenziale di Cristo ....... 227
2. Incontrare, con la Chiesa, il Cristo trascendente . . » 229
B. Cristologia dinamica .......... 232
1. Dinamismo della maniera di pensare . . . . » 233
2. Dinamismo dell'Incarnazione ....... 234
268
C. Cristologia personalista ......... pag. 238
1. Persona e personalizzazione ........ 238
2. La coscienza filiale ..,......» 241
3. Determinazione della realtà profonda della persona . » 243
D. Cristologia pasquale .......... 246
1. Mistero pasquale e ontologia di Cristo . . . . » 246
2. Rivelazione di Dio nella sofferenza ...... 248
3. Risurrezione e glorificazione di Cristo . . . . » 250
E. Cristologia soteriologica d'orizzonte sociale e cosmico . . » 252
1. Cristologia soteriologica ........ 252
2. L'orizzonte sociale .......... 254
3. L'orizzonte cosmico ......... 256
Indice degli autori ........... 259
Indice delle materie ........... 261

269

ERRATA CORRIGE
pag. 15, riga 7:
di una natura umana anipostatica senza persona uma.no.
pag. 36, riga 30:
manifesta con evidenza la sua Signoria dimostrando agli occhi
di tutti
pag. 55, riga 8:
10 e perché e un uomo per gli altri.
pag. 55, nota 2: Ibid., 506.
pag. 67, nota 53: Los origines
pag 68, riga 6: un padre umano
pag. 101, riga 19:
di un cambiamento profondo nel pensiero.
pag. 134:
[I'ultima riga va inserita dopo la riga 25]
pag 147, riga 3: benevolenza;
pag. 152, nota 5: Parigi, 1972, 327-325.

riga 23: finalita della creazione. riga 26: 11 monosoggettivismo 50/0 e conforme all'unita ipostatica.pag. riga 21: Lafont G. pag. 260. 193. 211. pag. .