LA TATTICA, TRA ANTICIPAZIONE E VISIONE DI GIOCO di Edoardo Osti

PREMESSA:
Perché questo lavoro? Perché nella Pallanuoto non esiste una metodologia codificata per l’insegnamento della tattica individuale, che viene così lasciato alla discrezione degli allenatori. Questa mancanza è in parte individuabile anche nel lavoro per l’insegnamento della tecnica individuale. Esiste però una differenza sostanziale tra i due casi: mentre la necessità di lavorare sulla tecnica individuale pare sentita da tutti, la tattica individuale è spesso considerata una caratteristica propria del giocatore, e come tale non allenabile. Il mio obiettivo è quindi entrare in punta di piedi in un ambito non ancora sufficientemente esplorato, di cui non si parla e che di conseguenza non è affrontato come si dovrebbe. Mi auguro di contribuire a creare un dibattito duraturo, per confrontare diverse opinioni ed individuarne un comune denominatore, al fine di produrre una guida per il lavoro tecnico che possa avere una valenza di carattere nazionale, in altre parole uno dei presupposti dell’AITP.

TECNICA INDIVIDUALE E TATTICA INDIVIDUALE
Consideriamo un giocatore che in allenamento è preciso nel colpire il “sette”, abile nel maneggiare la palla, nelle nuotate e negli spostamenti, ma che in partita tira tra le braccia del portiere, non “vede” il compagno smarcato o perde l’attimo per un cambio difensivo o un movimento d’attacco. Siamo di fronte ad un giocatore dotato tecnicamente ma carente sul piano della Tattica individuale. Non è difficile incappare in un atleta del genere: si tende spesso, a mio avviso sbagliando, a lavorare sul piano tecnico rendendolo fine a se stesso, isolandolo dal gioco e trattandolo in qualità di pura abilità tecnica, senza permettere al giovane atleta di vivere il “segmento di gioco”, la situazione, dopodiché si passa alla tattica individuale pretendendo un’immediata applicazione dei fondamentali in situazione. Allo stesso modo si tende erroneamente a definire il giocatore che ha sempre la soluzione giusta al momento giusto, cui si affida il pallone decisivo, perché con un tiro o con un assist ti risolve la partita, come un giocatore intelligente e in quanto tale non allenabile. Il nostro compito invece non si esaurisce al semplice insegnamento della tecnica individuale, dobbiamo lavorare parallelamente sulla tattica individuale per mettere l’atleta nella condizione di saper riconoscere le situazioni da risolvere ed essere in grado di progettare un opportuno piano d’azione: lavoro di tattica individuale e lavoro di tecnica devono procedere in sintonia, non in successione.1 La mia idea di partenza è di abituare l’atleta ad utilizzare la visione periferica e l’anticipazione per migliorare il proprio senso tattico, il bagaglio di tattica individuale, la visione di gioco. Vogliamo giocatori che giochino con la testa alta, che sappiano prima quello che sta per accadere. Perchè hanno già in testa, mentre ricevono, tutti i parametri di quello che sta accadendo: dove mi trovo, dove si trova la palla, dov’è il mio difensore e cosa sta accadendo intorno a me. Questo discorso vale per le situazioni d’attacco come per quelle di difesa.

1

Utilizzando una definizione certamente approssimativa, possiamo definire:

TECNICA INDIVIDUALE della Pallanuoto come la padronanza di quell’ insieme di movimenti che si effettuano in attacco o in difesa, con o senza palla. TATTICA INDIVIDUALE, detta anche TECNICA APPLICATA, come l’ insieme dei comportamenti che il giocatore compie, in attacco come in difesa, nel tentativo di produrre delle condizioni di vantaggio in ogni situazione. E’ importante sottolineare come la Tattica Individuale sia un piano d’azione di breve durata (qualche secondo).

16 Settembre 2007 Convegno AITP

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LA VISIONE DI GIOCO
Come sviluppare la 2visione di gioco nel pallanuotista? La risposta più banale è: giocando. In realtà credo che il problema sia più complesso.

1.

Occorre creare una prima base tecnica natatoria e una discreta padronanza del pallone in modo che questo non sia un ostacolo in chi deve “vedere il gioco”, in altre parole la distribuzione di compagni e avversari attorno a sé. Non possiamo chiedere a chi manca di questi due requisiti di base di concentrarsi sull’aspetto tattico. Per es. chi non ha padronanza della difesa del pallone difficilmente riuscirà, quando pressato, ad individuare la giusta azione da adottare. Il pensiero tattico nel giocatore dotato di una scarsa tecnica potrà attivarsi solo dopo che la palla è tenuta sotto controllo. 2. Occorre abituare l’atleta all’utilizzo della Visione Periferica.
3

La Visione Periferica ricopre generalmente un raggio di 45° a destra e 45° a sinistra del focus centrale. In pratica è la “coda dell’occhio”, zona in cui non è possibile mettere a fuoco, ma si riesce a capire cosa succede. A fianco riporto un disegno approssimativo dell’area di copertura della visione periferica, che ci fa capire quanto sia importante abituare gli atleti ad utilizzarla: le informazioni che può raccogliere chi è allenato ad utilizzare la visione periferica sono notevolmente superiori a quelle che saprà individuare chi invece è abituato ad utilizzare poco più della visione centrale.

Figura 1

3. Una buona visione di gioco è determinata in parte anche dalla capacità di anticipazione.4 4. L’esperienza è altrettanto importante perché attraverso di essa è possibile filtrare le informazioni superflue da quelle che realmente servono ai fini della soluzione del problema.

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VISIONE DI GIOCO: E’ la Capacità che mi permette di GUARDARE, PERCEPIRE E ANALIZZARE gli avvenimenti in ogni situazione e scegliere la soluzione migliore 3 CONSAPEVOLEZZA PERIFERICA E' la capacità di usare la visione periferica per determinare come gli oggetti sono distribuiti nello spazio e reagire velocemente ad essi. La visione periferica si identifica con la quantità di spazio che il giocatore riesce ad abbracciare con la coda dell’ occhio, senza togliere lo sguardo dalla posizione di fissazione centrale. L’ ampiezza di tale campo visivo è ritenuta molto importante nella fase di percezione delle situazioni di gioco, nella valutazione di un oggetto in movimento (compagno-avversario-pallone) e soprattutto per quanto riguarda l’ aspetto revisionale delle azioni. Permette di percepire informazioni indispensabili per organizzare risposte adeguate, mentre la visione centrale è impegnata ad esempio nel controllo della palla e/o del diretto avversario. 4 La Pallanuoto è uno sport di situazione, cioè una disciplina nella quale non è possibile predeterminare quali situazioni si verificheranno, in quanto dipendenti da diversi fattori interagenti tra di loro, quali: La presenza di un team avversario e il relativo comportamento La presenza dei compagni di squadra e il relativo comportamento Il pallone I vincoli determinati dal tempo e dallo spazio. I vincoli determinati dal punteggio. Più specificamente possiamo definire la Pallanuoto come uno sport regolato da un principio di azione-reazione, dove non si conosce in anticipo l’azione, per cui diventa determinante la “capacità di reazione”, misurata attraverso il tempo che intercorre tra la percezione di un segnale e l’inizio della risposta. Il tempo di reazione diventa quindi una variabile molto importante ai fini del risultato. Il tentativo di diminuire il tempo di reazione è facilitato se sviluppiamo la Capacità di Anticipazione: la capacità di prevedere correttamente lo svolgersi di una determinata azione (degli avversari o dei compagni) e di programmare la propria, al fine di impostare movimenti che consentano di ottenere il risultato ottimale, o più semplicemente è la capacità di intuire l’ imminente azione avversaria e trarne vantaggio. Ci sono tanti casi di giocatori estremamente veloci che non riescono a utilizzare la loro qualità in contropiede: questo perché negli sport di squadra è più importante sapere intuire la situazione piuttosto che tentare di reagire con la massima velocità possibile.

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I MOMENTI DELLA TATTICA INDIVIDUALE

Siamo in una situazione di superiorità numerica: la palla gira sul lato destro, mentre sul secondo palo (Pos.5) l’attaccante si accentra, provocando una reazione errata del difensore tra 4 e 5, D45, che segue 5 (Figura 1). L’attaccante laterale destro (4) vede il “buco”, chiama il pallone, riceve e senza caricare tira a rimbalzo sul primo palo. Cosa è successo?

Figura 2

L’attaccante in posizione 4 è stato in grado di: 1 2 3 RICONOSCERE L’errore avversario COMPRENDERE Che tal errore gli avrebbe permesso una facile conclusione SCEGLIERE Il gesto tecnico da utilizzare per concludere con efficacia l’azione. ESEGUIRE Con tempestività il gesto tecnico scelto. VALUTARE Il risultato dell’azione Fase sensoriale PERCEZIONE DELLA SITUAZIONE Fase discriminatoria – CONFRONTO E ANALISI MENTALE DELLA SITUAZIONE Fase combinatoria – COSTRUZIONE DI UN PIANO D’ AZIONE Fase operativaTRASFORMAZIONE IN AZIONE Fase valutativaANALISI DEL RISULTATO

4 5

Tabella 1. I momenti dell’azione
Tante volte, invece, vediamo l’attaccante quasi sorpreso nel ricevere la palla, di conseguenza gli appoggi sbagliati non gli permetteranno di effettuare un rapido tiro nel corridoio temporaneamente aperto … ammesso che si sia accorto dell’occasione favorevole! Infatti, ricevuta la palla, dopo averla addomesticata (corpo fuori posizione), non darà il minimo segnale di aver notato il buco, e imposterà un’azione d’attacco alla porta con finta, tanto per “asciugare il pallone”, oppure cercherà un compagno a cui dare la palla, disinteressandosi della porta. A fine partita sarà capitato a tutti di chiedere a un giocatore: “ ma l’hai visto il buco? ” E sentirsi rispondere: ” quale buco? Quando? ” O, in alternativa: ” quando avevo la palla non c’era nessun buco! ”. In un attimo sfuma il vantaggio che la squadra ha accumulato sull’avversario, semplicemente perché il giocatore commette l’errore tattico più grave: legge la situazione solo dopo aver ricevuto la palla. Questo accade anche perché la (1) tecnica non è eccellente, quindi “l’attrezzo” diventa un impedimento al controllo del gioco, certamente però sono più gravi (2) la mancanza d’abitudine all’utilizzo della visione periferica, (3) un basso livello di conoscenze tattiche preesistenti (esperienza) e (4) della capacità di anticipazione, che permettono l’elaborazione, da parte del giocatore dei primi 3 punti (Riconoscere – Comprendere - Scegliere) quando questi non è ancora in possesso di palla.

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TIPOLOGIA DI ERRORI IN SITUAZIONE

Analizziamo il comportamento dell’atleta in procinto di applicare la tecnica ad una situazione di gioco. Di fronte alle differenti soluzioni per arrivare a compiere l’azione l’atleta potrebbe reagire con comportamenti variabili:

1. Può incorrere in un errore di percezione se per esempio effettua un passaggio senza accorgersi
dello spostamento di un avversario che intercetta la palla: non ha captato uno stimolo che avrebbe cambiato la sua decisione.

2. Può commettere un errore di valutazione se, rimanendo nell’esempio di cui sopra, pur essendosi
accorto dello spostamento dell’avversario (percezione corretta) effettua ugualmente il passaggio.

3. L’atleta può aver percepito e valutato correttamente, effettua la scelta giusta ma sbaglia ma
commette un errore di esecuzione, attraverso una risposta muscolare non adeguata. 4. Infine se percezione, valutazione e esecuzione sono corretti, saremo di fronte ad un’azione che avrà un’alta probabilità di successo.

RIFLESSIONE:
Quando un nostro atleta sbaglia una scelta tattica, 1. 2. 3. ci chiediamo se ha commesso un errore di percezione? Di valutazione? Di esecuzione? O, per concludere con un aspetto importante, se tutto è andato bene ma l’avversario è stato semplicemente più bravo? Siamo pronti a dare i giusti correttivi in funzione dell’origine del problema? Siamo capaci di prevenire il problema attraverso un corretto addestramento tecnico-tattico?

Credo sia veramente importante saper individuare l’origine dell’errore per poterlo correggere con i giusti mezzi: da un tiro tecnicamente e tatticamente ben selezionato ma non riuscito si può concludere positivamente sulle qualità tattiche del giocatore osservato. Al contrario, un rimprovero per il risultato negativo dell’ azione (che è la somma di più componenti, come abbiamo visto) non permette all’allenatore di individuarne la vera causa, né all’atleta di cogliere l’importanza e la correttezza dei propri processi mentali. Dobbiamo prestare attenzione a come proponiamo gli esercizi di tecnica, anche i più semplici, per evitare una standardizzazione dei gesti e dell’impegno psichico, ed impedirne il conseguente scadimento qualitativo. Occorre poi presentare una “situazione tattica” di breve durata, dove gli atleti sono dapprima lasciati

liberi di utilizzare le tecniche apprese per risolvere il problema posto, in modo da permettere loro di “vivere la situazione”, di comprenderla. In questa fase di applicazione della tecnica l’allenatore, anziché dirigere, dovrà saper interagire evidenziando le scelte corrette, o, nel caso non ne apparissero, aiutando gli atleti ad avvicinarsi alle soluzioni corrette, senza regalargliele, per esempio ponendo l’attenzione su alcuni dettagli, la posizione del difensore, lo spazio più ampio, spiegando cosa guardare, etc.etc. In questo modo, ci assicuriamo un continuo stimolo della capacità di anticipazione e della creatività, oltre alla capacità di risolvere problemi tattici. In sostanza permettiamo al giocatore di imparare a giocare e non solo ad eseguire.

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ALCUNI ESEMPI DI TATTICA INDIVIDUALE

Il primo, doveroso esempio è quello della Finta, fondamentale tecnico presente in tutti gli sport di squadra. Una volta appreso il movimento tecnico occorre applicarlo in situazione. Partiamo innanzi tutto da un concetto spesso disatteso: La prima finta è la ricezione. Sono frequenti i casi di giocatori che ricevono con appoggi errati, soprattutto quando si riceve “dalla mano sbagliata”, cioè con passaggio da sinistra verso destra, per quanto riguarda i destri-mani; giocatori che di conseguenza non sono pronti a colpire l’avversario proprio nel momento in cui è più vulnerabile, cioè quando il portiere si sposta in conseguenza del passaggio, perché non sono in grado di armare il braccio con la ricezione, ma anche perché una posizione rivolta verso il compagno complica il controllo visivo della porta negli istanti che precedono la ricezione stessa. Restando nell’ambito di questo fondamentale, possiamo certamente affermare che la posizione corretta del corpo, con l’asse delle spalle parallelo alla porta e non al compagno che passa, 1. 2. Permette un controllo del gioco ottimale, perché l’atleta è in condizione di controllare la porta e l’arrivo della palla attraverso la visione centrale e la visione periferica. Permette di ricevere/fintare, mettendo pressione al portiere.

In questo modo la finta diventa un’arma tattica ( un fondamentale di tattica individuale ): Per esempio prima di ricevere la palla l’atleta impara a valutare se ci sono gli estremi per un tiro al volo, oppure se attraverso la ricezione/finta può sbilanciare il portiere per preparare il tiro del compagno al quale passerà immediatamente la palla. Più in generale possiamo affermare che nel passaggio dalla tecnica individuale alla tattica individuale la Finta assume un ruolo rilevante, se ben inserita in situazione. Credo che la così detta Mezza Finta sia la situazione tattica che meglio si presta per il nostro discorso. La Mezza Finta è un gesto che si può compiere solo grazie ad una precisa conoscenza dei movimenti di base: appoggi corretti, movimento del braccio che nella prima fase si arresta senza permettere al pallone di superare il prolungamento immaginario del segmento che unisce le spalle dell’atleta, o almeno prima di entrare nel campo visivo dell’attaccante ( riferimenti indicativi ). Dal punto di vista tattico poi il problema si complica perché l’atleta che vuole fare uso della mezza finta deve saper individuare il momento in cui il portiere “salta”: solo in questo caso la finta diventa tiro. Quante volte abbiamo assistito ad una finta che mette fuori tempo il portiere, con l’attaccante che invece di tirare ricarica il braccio, perdendo l’opportunità di segnare! L’ impressione è che molti atleti fintano senza conoscere gli effetti che quest’ arma può produrre, riducendola a semplice ginnastica per gli arti superiori. Un movimento come questo è importante anche per il passaggio, che può così essere effettuato con continuità, cioè senza ricaricare, e permette all’atleta di preparare il tiro al compagno perché non concede al portiere il tempo di riorganizzarsi.

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Un secondo esempio di situazione esercizi di controfuga.

In FIG.1 ho riportato la classica situazione che si viene a creare nell’ esercizio che permette di proporre le situazioni di contropiede in continuità, dall’ 1c0 con recupero, al 6c5 con recupero. L’ attaccante A1, controllato da D1, si allarga per ricevere il pallone e giocare per A2 che sta arrivando in vantaggio su D2 (Scelta tattica n° 1). La conseguente scelta tattica difensiva di D1 potrebbe essere di commettere fallo su A1, neutralizzandolo (a meno di un “tiro 5mt.” da posizione defilata), per poi rientrare su A2, chiudendo così il contropiede, mentre D2 recupera la posizione difensiva su A1 (2).

Di conseguenza A1 potrebbe decidere di allargarsi molto prima di ricevere, creando molti problemi a D1, perché nel frattempo A2 ha avuto più tempo per avvicinarsi e un “fallo e rientro” potrebbe non avere successo (3). D1 può allora decidere di pressare in maniera molto forte su A1, per impedire il passaggio o renderlo estremamente impreciso (4), tenendo conto che A2 sotto porta difficilmente si potrà permettere un tiro diverso da quello in elevazione al volo . Se la distanza tra A2 e D2 lo permette, D1 potrebbe optare per una scelta difficile, che consiste nel fare fallo nel preciso istante in cui A2 si sta per preparare a ricevere (5). Dopo questo momento, A2 verrà probabilmente raggiunto da D2 e non sarà più in grado di ricevere e tirare con una probabilità di successo alta.

A1 potrebbe però non essere nella condizione di agire in questo modo: D1 ha commesso fallo e tenta di rientrare su A2. La soluzione dell’attacco (6) potrebbe allora essere un pronto “1-2”, con A1 che serve A2 in mano e riparte verso la porta ancora prima di ricevere la palla: questa, infatti, gli sarà data da A2 avanti, e non nella posizione in cui A1 era quando ha fatto partire il primo passaggio. A2, per poter effettuare un 1-2 al volo come descritto, deve aver nuotato con la testa alta, magari a trudgeon negli istanti che precedono il passaggio A1-A2, per acquisire la coordinazione necessaria a ricevere e al volo servire al compagno in movimento verso la porta. Questa soluzione tattica sposta l’uomo in più a destra, spiazzando la difesa, che schiera ora 2 giocatori su 1 solo attaccante, A2. Ulteriore Soluzione difensiva (7) che D1 potrebbe adottare nel caso in cui A1 e A2 siano pressoché equidistanti dalla porta: D1 si preoccupa di A2, disinteressandosi di A1, decentrato, di meno pericoloso, decidendo da chi subire il tiro. Abbiamo individuato 7 delle probabili scelte tattiche della difesa e dell’attacco di un semplice esercizio 2c1+recupero. Sottolineo 2 cose importanti: 1. 2. Si tratta di soluzioni, non di suggerimenti. L’atleta va aiutato a raggiungerle da solo, ma non deve conoscerle a priori. Il lavoro necessario per questa situazione tattica (come del resto tutte le altre ) è notevole e va affrontato metodicamente. Possiamo vedere chiaramente come le scelte della difesa e dell’attacco dipendano da parametri quali spazio, tempo, abilità tecnica, visione del gioco, capacità di utilizzare un’esperienza già vissuta (A1 pensa: vedo D1 che mi attacca, allora mi allargo….). Diventa impossibile quindi dare rigide, e diventa importante far crescere un giocatore che pensa e sceglie, che non si limita ad eseguire.

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ALCUNI ESERCIZI PROPEDEUTICI

Esercizio 1 - Gli atleti nuotano liberamente per la vasca con il pallone senza seguire un ordine prestabilito, utilizzando gli esercizi “foca” e “foca sul dorso”, prestando attenzione a non urtare i compagni. Esercizio 2 - Gli atleti, divisi in 2 gruppi, nuotano col pallone, il gruppo A nuota trasversalmente, utilizzando gli esercizi “foca” e “foca sul dorso”, mentre il gruppo B nuota longitudinalmente, cercando di evitare gli atleti del gruppo A utilizzando il “dribbling”, un’improvvisa accelerazione, una decelerazione, o nuotando a “zig zag”. Esercizio 3 - Gli atleti nuotano liberamente per la vasca a gruppi di 3, senza seguire un ordine prestabilito, passandosi il pallone, prestando attenzione a non urtare gli altri gruppi né a colpire i palloni in volo. Esercizio 4 - Gli atleti nuotano liberamente per la vasca a gruppi di 3, senza seguire un ordine prestabilito, passandosi il pallone, prestando attenzione a non urtare gli altri gruppi né a colpire i palloni in volo. Al fischio del tecnico i gruppi si fermano e palleggiano sul posto, per poi ripartire a nuoto al fischio successivo.

Esercizio 5 - Palleggio a 3 ( visione periferica )
3 allievi disposti a triangolo. Ogni allievo deve ricevere e passare al volo il pallone ponendo lo sguardo a metà tra i 2 compagni, controllando cioè chi passa e chi riceve con la coda dell’occhio. Obiettivo dell’esercizio è abituare all’utilizzo della visione periferica per controllare una parte di campo più ampia, controllando la posizione del compagno cui si passerà la palla mentre ancora non si è ricevuta. La palla potrà circolare in senso orario e antiorario. Nell’immagine B riceverà da A mettendo a fuoco il punto rosso, che chiamiamo focus e che rappresenta il punto dove si concentra la visione centrale.
NOTA: Il Focus dei miei occhi non deve essere sulla palla, ma in mezzo al gioco.Se fisso gli occhi sulla palla vedrò una porzione di campo inutile; la scelta giusta è quella di far rientrare nel proprio campo visivo tutto quello che serve: palla, difesa, porta, compagni. Se io continuo a concentrare la mia attenzione visiva su chi mi deve passare palla o a chi devo passare la palla, butto la maggior parte della mia visione periferica. Quindi è importante muoversi posizionando il corpo in modo da poter fissare con lo sguardo il punto intermedio tra palla e compagno potenziale ricevitore del mio passaggio. Detto in altre parole, non possiamo migliorare il nostro bagaglio tattico individuale se a monte non abbiamo sviluppato l’attenzione a vedere più giocatori in campo e una maggiore porzione di gioco. Questo esercizio può aiutarci nel tentativo di migliorare la capacità propriocettiva dell’allievo, che non controllando direttamente l’arrivo del pallone si vedrà costretto ad amplificare la propriocettività in fase di ricezione.

Esercizio 6 - Palleggio a 4 – 3 palloni
A-B-C ognuno con un pallone in mano, D senza, si sistemano a quadrilatero. Senza seguire un ordine prestabilito A-B-C eseguono palleggi verso D che a sua volta rimanda in palleggio a chi ha lanciato la palla.E’ importante non seguire un ordine prestabilito. Anche chi lancia deve ricorrere alla visione periferica perché non vanno effettuati palleggi contemporaneamente su D. E’ possibile verificare se si sta sfruttando la visione periferica controllando la rotazione della testa: se il campo visivo è ampio, i movimenti della testa rimangono contenuti; se invece si orienta il capo verso uno dei compagni prima del palleggio, significa che si sta usando la visione centrale.

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Esercizio 7 - Palleggio a 4 – da zero a cinque ( evoluzione dell’ Es. 5 )
A passa a B, contemporaneamente C segnala un numero da 0 (pugno) a 5. B, fissando l’ opposto (cioè D) dovrà essere in grado di captare il numero segnalato da C mentre sta ricevendo il pallone, per poi comunicarlo ad alta voce al gruppo di palleggio prima di passare a C il pallone. Il gruppo dovrà verificare che l’ esecuzione di B sia avvenuta senza la minima pausa. In caso contrario a B verrà assegnato 1 punto di penalità. Vince il giocatore unico a non raggiungere quota 3 penalità. N.B. C e D segnalano, A e B passano. Al segnale si cambia.
NOTA: attraverso questo esercizio il tecnico, in collaborazione con il gruppo, potrà verificare la capacità di utilizzo della visione periferica di ogni singolo durante l’ effettuazione dell’ esercizio. In particolar modo dovrà soffermarsi sul movimento della testa del giocatore che deve ricevere, visualizzare il segnale e passare senza pause: quanto più il giocatore riesce a mantenere il focus sul giocatore opposto, senza muovere la testa verso il passatore e il segnale, tanto più viene utilizzata la visione periferica nella realizzazione del compito.

Esercizio 8 - Palleggio a 4 – Pugno o 5 Evoluzione dell’ Es. 7: C si limita a segnalare 5 (mano aperta) per informare B della disponibilità a ricevere o 0 (pugno, mano chiusa) PER informare b che dovrà rendere ad A il pallone per un 1-2. B, fissando l’ opposto (cioè D) dovrà essere in grado di captare il numero segnalato da C mentre sta ricevendo il pallone, per poi reagire al volo con il corretto passaggio. Il gruppo dovrà verificare che l’ esecuzione di B sia avvenuta senza la minima pausa. In caso contrario a B verrà assegnato 1 punto di penalità. Vince il giocatore unico a non raggiungere quota 3 penalità.

NOTA: aumenta la difficoltà, anche gestionale, dell’ esercizio. C può far ripetere più volte l’ 1-2 a b, poi, quando segnalerà “mano aperta”, dovrà immediatamente concentrarsi sulla imminente parte attiva dell’ esercizio, ricevendo da B e prestando attenzione al segnale proveniente da D. Nel servire B, A dovrà inoltre stare attento al segnale di C: in caso di segnalazione “pugno”, A si vedrà ricevere immediatamente il pallone da B.

Esercizio 9 - Palleggio a 5 – STELLA+NUOTO 5 allievi formano un poligono. Al 1° fischio del tecnico, per 30” i 5 allievi effettuano un normale palleggio a stella. Ogni allievo dovrà memorizzare il giocatore da cui riceve e quello a cui passa il pallone. Al 2° fischio, per 30” gli allievi si passeranno il pallone nuotando dentro al poligono e si passano il pallone rispettando la sequenza memorizzata in precedenza. Al 3° fischio gli allievi ricomporranno il poligono, e certamente si troveranno in posizioni differenti da prima, per cui nei 30” di palleggio “a stella”, dovranno di nuovo tentare di memorizzare i giocatori da cui riceveranno e a cui passeranno. Al 4° fischio …
NOTA: l’ esercizio mira ad accentuare l’ impegno mentale dell’ allievo durante il palleggio. In particolare, durante la nuotata, gli allievi non devono soltanto cercare con lo sguardo i 2 compagni da cui ricevono e a cui passano, ma devono anche prestare attenzione a non scontrarsi. Dopo qualche minuto si otterrà un interessante effetto di adattamento, per cui durante la nuotata l’ allievo tenderà a memorizzare ‘ intera sequenza di palleggi per meglio controllare il gioco. Sta in sostanza cominciando ad utilizzare un sistema di controllo che gli permette di “anticipare” le proprie mosse.

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Esercizio 10 - Palleggio a 5/7 – RUOTA 5/7 giocatori disegnano un cerchio. A, in possesso del pallone, deve servire C, tentando di superare B, che nel frattempo lo attacca per impedirgli il passaggio. C dovrà poi evitare l’ intervento di D per servire E. Regola fondamentale, il difensore attacca sempre chi passa la palla e non chi riceve. Di fatto, la difesa si muove in direzione contraria alla palla, per cui se la palla ruota in senso orario, la difesa si muoverà in senso antiorario

Quando E riceve la palla, A, che ad inizio esercizio ricopriva il ruolo di attaccante, diventa ora difensore e attacca E per impedirgli il passaggio a B, il quale nel frattempo recupera la posizione (dopo essersi mosso per impedire il passaggio A-C), avendo cura di non allontanarsi troppo per evitare di finire nell’ area di controllo del neo-difensore C, che nel frattempo, dopo aver servito E si appresta ad intervenire sul passaggio E-B.

Per concludere …. Un esercizio in situazione.
Contropiede 2c1 :3 giocatori : 2 attaccanti, A1 e A2, e un difensore, D.

La coppia A1-D parte sulla destra a circa 4-5 metri, cioè avanti di un paio di metri rispetto al più centrale A2. D difende al 50%, cioè, senza preoccuparsi troppo di impedire la segnatura avversaria: dovrà invece imporre ad A1 una scelta tra 2 soluzioni.

Situazione tattica 1: D pressa A1 D controlla da vicino A1, rendendogli difficile la ricezione dal portiere, il possesso del pallone e il passaggio a A2. A1 dovrà “aprirsi” a 90°, curando molto alcuni aspetti: nuotata a testa alta per controllare la posizione di A2 e il comportamento di D 2. apertura a 90° per “staccarsi” da D e avere spazio per ricevere il pallone e difenderlo. L’apertura va fatta in modo da non perdere il contatto visivo con ciò che accade a sinistra/avanti, in altre parole per controllare la posizione di D e A2: Stile, apertura a stile e poi dorso guardando in sequenza porta avversaria, A2, D e infine il proprio portiere 3. Difesa del pallone e passaggio a A2, nell’acqua se lontano dalla porta avversaria, in mano se vicino alla porta avversaria. Anche A2 ha un compito tattico: essere pronto alla ricezione senza costringere A1 ad una difesa prolungata della palla. In sostanza A1 e A2 non si devono perdere di vista tra loro e non devono perdere di vista l’avversario, D.
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Situazione tattica 2: D insegue A2 D si disinteressa di A1 e cerca di raggiungere A2, controllandolo sul dorso se la palla rimane dietro. A1 dovrà: 1. 2. nuotare a testa alta per controllare la posizione di A2 e il comportamento di D. aprirsi a 30°, per non rallentare troppo, perché la nuova situazione che si viene a creare gli potrebbe permettere di andare a concludere (B). L’apertura va fatta in modo da non perdere il contatto visivo con ciò che accade a sinistra/avanti, ovvero per controllare la posizione di D e A2: Stile, apertura a stile e poi dorso guardando in sequenza porta avversaria, A2, D e infine il proprio portiere. Questo controllo gli permetterà di effettuare immediatamente una scelta tra il passare a A2 o nuotare velocemente verso la porta e concludere.

Anche in questo caso A2 deve essere pronto alla ricezione e deve controllare la posizione di D, per valutare se potrà ricevere il pallone, e in questo caso quale tiro effettuare in funzione della distanza tra sé e il difensore.

L’ esercitazione evolverà infine in un 2c1+recupero con un secondo difensore (D2) che partirà con 6 bracciate di ritardo rispetto A2 (poi 5, poi 4, poi 3…) e seguirà l’ evolversi della situazione adattandosi ad essa così come D che ora difenderà al 100%, preoccupandosi prima di tutto di non subire gol, e questo potrà avvenire solo tentando di collaborare tatticamente col compagno di squadra, per cui le sue scelte non saranno dettate dal caso come nella fase precedente (2c1): SITUAZIONI D2 in netto ritardo su A2 passaggio del portiere troppo stretto … D2 in ritardo su A2 ma vicino ad A1 A1 lento nella propria azione passaggio del portiere troppo largo … D2 in lieve ritardo su A2 A1 in difficoltà sull’ apertura … comportamento di D per Conseguente favorire il rientro di D2 di D2 D commette fallo su A1 e D2 cambierà chiude su A2 inseguire A1 comportamento marcatura per

D lascia A1 per chiudere su A2 anche in questo caso inseguirà A1 D pressa A1 impedendogli D2 inseguirà A2, eventualmente ricezione, difesa e lancio della controllandolo sul dorso se la palla palla rimane dietro.

Il nostro compito, ancora una volta, sarà guidare gli atleti verso i corretti comportamenti tattici, senza preordinarli. La tabella soprastante mostra alcuni possibili obiettivi finali da raggiungere gradualmente, errore dopo errore, correzione dopo correzione, incoraggiamento dopo incoraggiamento. Grazie per l’attenzione. Edoardo Osti ( edoardo.osti@tin.it )

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