You are on page 1of 13

LEZIONE 10 1

Universita degli Studi di Napoli Federico II

Corso di Laurea in Informatica

Analisi Matematica 1

Docente: Maurizio Laporta

www.docenti.unina.it
mlaporta@unina.it
4.1 Continuita 2

Cap.4: Funzioni reali

Definizione 4.1.1. Una funzione f : A R R si dice

sequenzialmente continua in c A sea


({xn }n A lim xn = c) = lim f (xn ) = f (c).

continua in c A se
 
> 0 > 0 : f A (c , c + ) f (c) , f (c) +

Se f e continua in c per ogni c A, allora f si dice continua in A.


Linsieme delle funzioni continue in A si denota con C(A).

Per il teorema seguente la sequenziale continuita e equivalente alla continuita.

a Qui e in quanto segue, con abuso di notazione si scrive {x } A per intendere che il
n n
codominio della successione e contenuto in A.
4.1 Continuita 3

Teorema 4.1.1. f e sequenzialmente continua in c A f e continua in c.

Dimostrazione. : lasserto e ovvio nel caso A = {c}.


Sia {c} A e per assurdo f non sia continua in c, cioe
> 0 : > 0, x A (c , c + ) tale che |f (x ) f (c)| .
In particolare, per = 1/n con n N0 si ha che
 1 1
yn A c , c + : |f (yn ) f (c)| .
n n
Resta cos definita una successione {yn }n A convergente a c perche
1 1
c < yn < c + .
n n
Daltra parte, |f (yn ) f (c)| = lim f (yn ) 6= f (c),
contro lipotesi di sequenziale continuita di f in c.
: sia f continua in c, cioe
> 0 > 0 : f (x) (f (c) , f (c) + ) x A (c , c + ).
Quindi per tali e si ha che:
{xn }n A convergente a c = N0 : |xn c| < n

|f (xn ) f (c)| < n . 
4.1 Continuita 4

Esempi.
Evidentemente ogni funzione costante su A R e continua in A.
Per ogni m N fissato, e continua in R la funzione potenza
x R xm R.
Cio e evidente per
m = 0, cioe per la funzione costante ad 1,
m = 1, cioe per la funzione identita.
Si procede per induzione su m > 1 fissando ad arbitrio
c R e una successione {xn }n convergente a c:
per m = 2 si ha che la successione {x2n }n converge a c2 (ved. Teorema 3.7.1).
Cio vuol dire che x R x2 R e continua in c.
Analogamente si procede per m > 2.
Da quanto visto nellesempio precedente e dal Teorema 3.7.1 si ottiene
immediatamente che risulta continua in R ogni funzione polinomio
p : x R p(x) := am xm + am1 xm1 + . . . + a1 x + a0 R.
4.1 Continuita 5

Non e continua in 1 la funzione 8


< 1, se x [0, 1]
g : x [0, 2] g(x) := .
: 1, se x (1, 2]

Infatti, la successione {1 + 1/n}n [0, 2] converge a 1, e g(1 + 1/n) = 1 n,


da cui segue che lim g(1 + 1/n) = 1 6= 1 = g(1).
Si osservi alla stessa conclusione si perviene mediante il teorema seguente,
essendo vero che
> 0 x, y [0, 2] (1 , 1 + ) : g(x) > 0 g(y) < 0.

Teorema 4.1.2.b
(f continua in c A) f (c) >
<
0 = > 0 : f (x) >
<
0 x A (c , c + ).
Dimostrazione. Se f (c) > 0, basta prendere = f (c) nella Definizione 4.1.1. Il
caso f (c) < 0 si deduce dal precedente considerando la funzione opposta di f
f : x A f (x) R
che e evidentemente continua in c. 

b Si tratta del teorema della permanenza del segno per funzioni continue.
4.1 Continuita 6

Osservazioni.
Piu in generale, per R vale limplicazione
(f continua in c A) f (c) >
<
= > 0 : f (x) >
<
x A (c , c + ).
Cio segue dal Teorema 4.1.2 applicato alla funzione x A f (x) R, la
quale e evidentemente continua in c.
Se f e continua in c A con f (c) = 0, nulla si puo dire a priori sul segno di f
in A (c , c + ) qualunque sia > 0.
Qui si danno tre esempi di comportamenti differenti di funzioni continue in 0:
f (x) := x2 > 0 x 6= 0; f (x) := x2 < 0 x 6= 0;
f (x) := x = (f (x) < 0 x < 0) (f (x) > 0 x > 0).

Viceversa, il seguente Teorema degli zeri afferma che


la continuita e un cambiamento di segno della funzione implicano lesistenza
di almeno un valore del dominio in cui la funzione si annulla.
4.1 Continuita 7

Teorema 4.1.3. Sia f C([a, b]) con a 6= b.


f (a)f (b) < 0 = c (a, b) : f (c) = 0.
a+b a+b
Dimostrazione. Se f ) = 0, allora risulta c = .
2 2
a+b
Altrimenti, posto c1 := , si verifica una ed una sola delle disuguaglianze
2


f (a)f (c1 ) < 0 f (c1 )f (b) < 0



si pone a1 := a, b1 := c1 a1 := c1 , b1 := b

a1 + b1
Posto c2 := , se f (c2 ) = 0, allora risulta c = c2 .
2
Altrimenti si continua come prima fino a costruire due successioni,
{an }n crescente e {bn }n decrescente, tali che
a a1 an bn b1 b bn an = (b a)/2n f (an )f (bn ) < 0 .
Dunque risulta l := lim an = lim bn [a, b],
e da qui, siccome f C([a, b]), si conclude che
lim f (an ) = lim f (bn ) = f (l) lim f (an )f (bn ) = f (l)2 0 f (l) = 0,
cioe c = l. 
4.1 Continuita 8

Corollario.c
f C([a, b]) f (a) f (b) = c [a, b]: f (c) =

f C(I) con I intervallo di R = f (I) e un intervallo di R


Osservazioni.
Ogni c R tale che f (c) = 0 si dice zero di f .
Se esiste uno zero, non e detto che sia unico (come per la funzione nulla).
Limplicazione del teorema degli zeri non si puo invertire:
f : x [1, 1] f (x) = x2 ha uno zero in x = 0 nonostante sia f (1)f (1) > 0.
Il teorema degli zeri dipende dalla completezza di R:

f : x Q [1, 2] f (x) = x 2 R soddisfa la condizione f (1)f (2) < 0, ma
e priva di zeri in tale intervallo di Q.
La prima implicazione del Corollario e banale sed a = b, f (a) = , f (b) = ,
mentre segue dal teorema degli zeri applicato alla funzione f negli altri casi
a 6= b, f (a) <
> >
<
f (b).
c Le due implicazioni sono note rispettivamente come Primo e Secondo Teorema di Bolzano.
d In questi casi, lipotesi di continuita di f e superflua.
4.1 Continuita 9

La seconda implicazione del Corollario segue dalla prima ricordando che


J R e un intervallo con #J > 1 a, b J con a < b si ha che [a, b] J.
Tale implicazione del Corollario non si puo invertire: posto
f (0) := 0 e f (x) := 1/x, x R \ {0},
si ha evidentemente f (R) = R, ma f 6 C(R), perche f non e continua in 0. Per
esempio, {f (1/n)}n = {n}n non converge a f (lim 1/n) = f (0) = 0.
Ogni polinomio di grado dispari ha almeno uno zero in R.
Infatti, se p e un polinomio di coefficiente principale8
am con m dispari, allora
< se a > 0
m m m m
lim p(n) = lim(1) am n = lim am n = .
: se am < 0

In entrambi i casi, si ha che


n N0 : p(n)p(n) < 0.
Siccome p C(R), allora per il teorema degli zeri c [n, n] : p(c) = 0.
4.1 Continuita 10

Definizione 4.1.2. Se f : A R R e tale che x1, x2 A x1 < x2 =


crescente
= f (x1 )

f (x2 ), allora f si dice decrescente in A
crescente
= f (x1 ) <
>
f (x 2 ), allora f si dice strettamente decrescente in A

f si dice monotona in A se sussiste una delle suddette implicazioni.


Teorema 4.1.4. Sia f : I R monotona nellintervallo I.
f C(I) f (I) e un intervallo.
Esempi.
Per ogni m N0 fissato, la funzione potenza x R xm R e
strettamente crescente in R se m e dispari,
crescente in [0,+)
strettamente decrescente in (,0] se m e pari.

La funzione valore assoluto


x R |x| [0, +)
crescente in [0,+)
e continua in R ed e strettamente decrescente in (,0]
4.1 Continuita 11

Teorema 4.1.5. Per f, g C(A) si considerino le funzioni


x A (f g)(x) := f (x) g(x) R,
x A (c1 f + c2 g)(x) := c1 f (x) + c2 g(x) R,
dove c1 , c2 R sono fissati. Si ha che

f g C(A)

c1 f + c2 g C(A) c1 , c2 R

A0 := {x A : g(x) 6= 0} 6= = f /g C(A0 )

Esempio. Per ogni m Z fissato, e continua in R \ {0} la funzione potenza


m : x R \ {0} m (x) := xm R.
Cio e gia noto se m N. Nel caso m Z \ N basta osservare che
m = f /g, dove f (x) := 1, g(x) := xm x R,
risultando definita in R \ {0} con f, g C(R).
Teorema 4.1.6. Siano I, J intervalli di R.
9
f : I R continua in c I >
>
>
=
f (c) J = g f e continua in c.
>
>
>
g : J R e continua in f (c) ;
4.1 Continuita 12

Esempio. Per ogni f C(I) con I intervallo, e continua in I la funzione


x I |f (x)| [0, +)
perche e la composta di f con la funzione valore assoluto, che e continua in R.
Teorema 4.1.7. f C(I) e invertibile sullintervallo I = f 1 C(f (I)).
Osservazione. Dal Teorema 4.1.4 segue che f (I) e un intervallo. Inoltre, si puo
dimostrare che
f C(I) e invertibile sullintervallo I = f e strettamente monotona in I.

Teorema 4.1.8.e f C([a, b]) = f ([a, b]) e un intervallo chiuso e limitato.

Osservazione. In tal caso, il minimo e il massimo di f ([a, b]) si dicono


rispettivamente minimo e massimo di f in [a, b], e si scrive

min f (x) := min f ([a, b]), max f (x) := max f ([a, b]).
x[a,b] x[a,b]

e Noto come Teorema di Weierstrass.


4.1 Continuita 13

Esempi.
Per ogni polinomio p ed ogni [a, b] R esistono min p(x) e max p(x).
x[a,b] x[a,b]
m
8 potenza x con m N si ha:
In particolare, nel caso di una
< bm , se m e dispari
m
max x = ;
x[a,b] : max{am , bm }, se m e pari

m dispari = min xm = am ,
8 x[a,b]
< 0, se 0 [a, b]
m
m pari = min x = .
x[a,b] : min{am , bm }, se 0
6 [a, b]

Per ogni m Z \ N fissato, la funzione potenza


m : x R \ {0} m (x) := xm R
e priva di massimo in A := [a, b] \ {0} per ogni intervallo [a, b] contenente 0.
Infatti,
1/n A definitivamente = {m (1/n)}n = {nm }n e una successione
illimitata superiormente = m (A) e illimitato superiormente.