Apologia
della
razza.



 
 L’uomo
ha
sempre
considerato
se
stesso
al
pari
di
una
divinità,
perché
da
Dio
discendente.
Con
 questa
“scusa”,
si
è
arrogato
anche
il
diritto
di
giudicare,
prevaricare,
assolvere
o
condannare,
 avere
due
metri
e
due
misure
per
valutare
ciò
che
secondo
il
suo
metro
era
giusto
oppure
no.
 Discendere
da
Dio
non
vuole
dire
necessariamente
esserlo,
ma
questo
evidentemente
non
è
 bastato
all’essere
umano
per
confrontarsi
continuamente
col
suo
Creatore.
Sin
dall’antichità
 l’uomo
ha
plasmato
gli
dei,
affinché
i
vizi
e
le
virtù
dell’essere
umano
fossero
in
qualche
modo
 ereditate
dagli
dei,
e
per
rendere
queste
divinità
imperfette
ne
creò
molte
a
suo
piacimento.
Vi
 erano
in
sostanza
divinità
per
tutto.

 
Come
scrisse
Ovidio:­“
un
dio
e
una
più
benigna
disposizione
della
natura,
sanò
questi
 contrasti”
(vedi
il
caos,
e
poiché
ogni
cosa
contrastava
le
altre,
nello
stesso
corpo
lottava
col
 caldo,
l’umido
e
l’asciutto,
il
molle
col
duro,
il
peso
con
l’assenza
di
peso)
“e
separò
dal
cielo
la
 terra,
dalla
terra
le
onde
e
distinse
dall’aria
il
cielo
puro”.
 Un
dio
ben
più
grande,
creatore
o
meglio
iniziatore
di
tutte
le
creazioni
doveva
pur
esserci
 stato,
ma
di
costui
che
doveva
rasentare
la
perfezione,
si
hanno
ben
poche
nozioni.
Ben
più
 informazioni
si
hanno
invece
sugli
dei
e
sulla
loro
natura,
tanto
che
se
non
fossero
divinità,
si
 scambierebbero
facilmente
per
mortali,
tanto
sono
prede
di
umani
sentimenti,
come
l’ira,
 l’invidia,
la
gelosia,
l’accidia
e
la
gola,
forse
l’unico
vizio
che
manca
è
l’avarizia
che
sembra
non
 toccarli,
tanto
sono
pieni
però
di
altre
debolezze.
Dei
troppo
umani,
ma
sempre
deità
anche
se
 alcuni
umani
non
esitano
a
sfidarli
salvo
poi
d’incorrere
nelle
loro
ire
sia
vincano
o
perdano
e
 le
punizioni
sono
eterne
sofferenze,
Ovidio
ne
dà
un
corposo
campionario
nelle
sue
 “metamorfosi”.
 Gli
dei
sono
stati
creati
prima
di
tutto
per
essere
presi
ad
esempio,
per
somigliare
a
loro,
come
 punto
di
riferimento
o
come
capro
espiatorio
(è
stata
la
volontà
degli
dei),
come
aiuto,
 compagni
di
battaglie,
panacee
contro
i
mali,
barriera
contro
la
malasorte,
complici
in
amore
e
 nei
tradimenti,
amici
fidati
e
giudici
supremi.
Di
una
cosa
l’umano
essere
ha
sempre
invidiato
 a
un
dio,
la
bellezza.
L’avvenenza
è
superiorità,
è
sinonimo
di
salute
che
a
sua
volta
è
 equivalente
alla
potenza
il
che
vuol
dire,
essere
superiore.
I
figli
degli
dei
domineranno
il
 mondo,
da
ciò
nascerà
poi
la
superiorità
della
razza.
 
 Apologia
della
razza:
la
nascita
della
nazione.
I
cinque
capisaldi
 
 Una
nazione
(dal
latino
natio,
in
italiano
"nascita")
è
un
complesso
di
persone
che,
avendo
in
 comune
caratteristiche
quali
la
storia,
la
lingua,
il
territorio,
la
cultura,
l'etnia,
la
politica,
 s’identifica
in
una
comune
identità
a
cui
essi
sentono
di
appartenere
legati
da
un
sentimento
 di
solidarietà.
È
questa
coscienza
di
un'identità
condivisa,
questo
sentimento
di
appartenenza
 a
tale
identità
e
solidarietà
che
li
lega,
diffusi
a
livello
di
massa
e
non
solo
tra
ristrette
cerchie
 di
persone,
che
rende
una
comunità
etnica,
culturale,
politica
una
nazione.
 L’idea
di
nazione
comprende
anche
ben
altri
significati,
le
tribù
indiane
dell’America
 settentrionale,
s’identificava
proprio
come
nazioni
ognuna
discendente
direttamente
dagli
dei.
 Nella
nostra
storia,
sono
molti
gli
esempi
di
queste
discendenze,
dai
greci
ai
romani,
per
non
 parlare
delle
guerre
interreligiose
del
medioevo,
cristiani,
ebrei,
mussulmani,
contribuirono
 alla
purificazione
della
razza
intesa
come
discendenza
celeste.

 La
nazione
di
cui
voglio
parlare
poco
ha
che
vedere
con
la
religione,
se
ne
parlerà
forse
in
 seguito,
quello
che
voglio
rilevare
è
quella
serie
di
elementi
che
fanno
di
un
popolo
una
 nazione.
Si
è
detto
che
questi
principi
sono
principalmente
la
storia,
la
lingua,
il
territorio,
 la
cultura,
l'etnia.

 
 


La
storia.
 
 La
storia
di
un
luogo
e
della
sua
gente
è
sempre
stata
sin
dall’antichità
fonte
di
curiosità
sia
 per
gli
abitanti
del
luogo
stesso,
ma
ricostruire
la
storia
di
un
luogo
non
è
un’opera
facile
da
 realizzarsi
se
non
si
possiedono
fonti
e
testimonianze
dirette
di
ciò
che
in
quei
luoghi
è
 accaduto.
Agli
albori
della
civiltà
gli
uomini
cominciarono
a
registrare
gli
avvenimenti
più
 importanti
che
accadevano
nella
loro
comunità.
Gli
uomini
primitivi
lasciavano
la
loro
 testimonianza
con
i
graffiti
nelle
grotte
che
riproducevano
con
disegni
schematici
i
fatti
 salienti
che
essi
avevano
vissuto.
Le
prime
forme
di
scrittura
nacquero
proprio
per
 tramandare
ai
posteri
ciò
che
di
fondamentale
era
accaduto
per
registrare
commerci,
scambi,
 contatti
con
altri
popoli,
ma
anche
per
redigere
e
annotare
le
prime
identità
popolari.
Queste
 sono
le
fondamenta
“memoria
storica”
di
cui
una
nazione
si
fregia
e
si
vanta.
 
 La
lingua.
 
 La
lingua
(detta
idioma,
parlata;
dal
latino
lingua)
è
il
modo
concreto
e
 determinato
storicamente
in
cui
si
manifesta
la
capacità
del
linguaggio
umano
dal
quale
si
 distingue
in
senso
proprio.
I
tratti
comuni
che
individuano
una
lingua
sono
il
vocabolario,
il
 sistema
fonematico
comune,
la
grammatica
e
la
sintassi,
lo
stile
e
la
pragmatica;
nel
caso
vi
 siano,
oltre
che
una
versione
scritta
e
una
orale,
anche
un
sistema
di
segni
comune.
Questo
 rende
il
popolo
unito
e
conscio
di
un’identità
culturale
unica
propria
della
loro
appartenenza.
 
 Il
territorio.
 
 Un
territorio
è
un'area
definita
o
delimitata
che
include
porzioni
di
terreno
o
di
acque,
 considerata
di
solito
un
possedimento.
In
politica,
un
territorio
è
una
porzione
che
ricade
 nella
giurisdizione
di
un'autorità
governativa.
Una
regione
può
comprendere
qualsiasi
area
 geografica
che
ricade
nella
giurisdizione
di
un'autorità
e
non
ha
una
divisione
politica
o
 amministrativa.
Un
luogo
segnato
da
confini
dove
un
popolo
esercita
la
sua
sovranità.
 
 La
cultura.
 
 La
nozione
di
cultura
(dal
verbo
latino
colere,
"coltivare").
Il
concetto
moderno
di
cultura
può
 essere
inteso
come
quel
bagaglio
di
conoscenze
ritenute
fondamentali
e
che
sono
trasmesse
di
 generazione
in
generazione.
La
cultura
di
una
nazione
sono
sostanzialmente
quelle
nozioni;
 come
scrittura,
arte,
musica,
scienze,
religione,
filosofia,
etnia,
proprie
e
vanto
di
un
popolo.
 
 Etnia.
 
 Un
gruppo
etnico
o
etnia
(dal
greco
ethnos
=
"popolo")
è
una
popolazione
di
esseri
umani
i
 cui
membri
s’identificano
in
un
comune
ramo
genealogico
o
in
una
stessa
stirpe
e
 differenziandosi
dagli
altri
come
un
gruppo
distinto.
Gli
individui
hanno
spesso
in
 comune
cultura,
lingua,
religione,
usi,
costumi
e
caratteristiche
fisiche
(tramandate
 geneticamente
e
dovute
in
parte
anche
all'adattamento
al
territorio
in
cui
il
gruppo
vive).
Il
 termine
si
distingue
da
razza,
che
si
riferisce
ad
una
classificazione
dell'uomo
in
base
a
tratti
 fisici
e
genetici
che
si
ritengono
tipici
di
un
gruppo
etnico,
sulla
razza
(in
senso
dispregiativo),
 molte
nazioni
fonderanno
un
nuovo
credo
quello
della
superiorità
di
un’appartenenza
ad
una
 razza
superiore,
eletta
destinata
a
dominare
e
da
qui
si
conieranno
nuovi
aggettivi,
come
 razzisti
e
non
ultimi
antisemiti,
si
legga
su
questo
un
saggio
“La
difesa
della
razza”,
che
tratta
 appunto
sulle
tematiche
che
hanno
portato
non
ultimo
all’eccidio
degli
ebrei.



Quindi
un
gruppo
etnico
può
coincidere
con
una
nazione,
specialmente
quando
l'identità
 nazionale
è
definita
soprattutto
da
un’origine
comune.
I
membri
di
una
nazione
possono
 anche
identificarsi
con
gli
altri,
credendo
in
una
comune
stirpe
e
generalmente
si
distinguono
 dagli
altri
gruppi
con
uno
specifico
nome.

 
 
 Apologia
della
razza:
Nati
per
dominare.
 
 Ora
che
si
è
parti
di
una
nazione,
adesso
che
tutte
le
dominanti
sono
state
dichiarate,
al
 momento
che
si
è
recuperata
la
memoria
storica
del
popolo,
viene
il
momento
di
fare
valere
i
 propri
diritti
sugli
altri.

 

L'ideologia
nazista
(come
molte
altre
eguali
nel
suo
genere),
elaborata
da
Hitler
nel
Mein
 Kampf,
individuava
nella
purezza
della
Razza
il
fine
di
tutto.
Questa
purezza
si
doveva
 ottenere
soprattutto
in
due
aspetti:
quello
genetico(quindi
caratteristiche
somatiche,
fisiche,
 ecc.)e
quello
culturale.
Analizziamo
in
primo
luogo
l'aspetto
culturale:
Hitler
considera
gli
 ariani
(la
razza
Germanica)
come
"creatori
di
cultura".
Vi
sono
poi
i
"portatori
di
cultura",
 costituti
dalle
razze
ritenute
inferiori
agli
Ariani
che
hanno
appreso
il
sapere
dagli
Ariani
e
si
 limitano
semplicemente
ad
usarlo.
Infine
vi
sono
i
distruttori
di
cultura,
riconosciuti
nella
 "razza
ebraica".
Probabilmente
Hitler
voleva
ricollegarsi
al
fatto
che
Nietzsche
considerasse
 gli
Ebrei
"il
popolo
di
risentiti
per
eccellenza",
ma
quello
del
grande
filosofo
non
era
un
 discorso
razziale
‐
culturale,
bensì
era
un
discorso
posto
in
un
ambito
ben
diverso,
ove
il
 nichilismo
creato
da
ingannevoli
valori,
dai
"falsi
idoli"
posti
dapprima
dal
platonismo
e
poi
 dalle
religioni
(soprattutto
quella
ebraica
e
quella
cristiana),
dovevano
essere
distrutti
per
 sgombrare
la
mente
dell'uomo
e
dargli
così
la
possibilità
di
esprimere
liberamente
i
suoi
 impulsi
vitali.

 Si
prende
un
popolo,
si
esalta
come
si
glorifica
la
sua
storia
e,
la
sua
discendenza,
lo
 s’indottrina
con
regole
ferree,
si
convince
di
essere
stato
predestinato
a
entrare
nella
 leggenda,
gli
si
fornisce
un
credo
e
per
cui
combattere.
 In
nome
di
Dio
i
cristiani
hanno
imbrattato
di
sangue
le
loro
chiese,
in
nome
di
Allah
i
 mussulmani
hanno
lordato
le
loro
moschee,
parimenti
hanno
fatto
gli
ebrei
nelle
loro
 sinagoghe,
solo
per
citare
alcuni
esempi
della
stoltezza
umana.

 Prevalere
sui
coloro
che
si
ritengono
più
deboli,
solo
perché
sono
diversi
da
noi,
hanno
un
 altro
colore,
un
diverso
idioma,
una
differente
religione
o
solo,
perché
vivono
in
un’latra
 nazione
troppo
diversa
dalla
nostra,
ci
si
arroga
il
diritto
d’insegnare,
di
rendere
non
simili
ma
 sottomessi
a
noi,
solo
perché
di
una
razza
diversa,
migliore,
prescelta
da
dio.
 Tutto
ciò
comporta
solo
l’annientamento
di
quelle
culture,
lingue
e
modi
di
vivere
che
hanno
 reso
questo
mondo
così
variegato
e
interessante,
in
nome
di
una
superiorità
che
proprio
nel
 mostrarsi
tale
rassegna
i
suoi
limiti.

 
 Un’idea
la
fornisce
il
collegamento
al
video
sottostante.
 
 LA
RELIGIONE
DELLA
RAZZA
ARIANA
 
 Apologia
della
razza:
requisitoria. 
 In
nome
della
razza
si
sono
commesse
nel
corso
dei
secoli
ogni
genere
di
nefandezze
contro
lo
 stesso
genere
umano.
Esperimenti
senza
nessuna
valenza
scientifica
sono
stati
compiuti
senza
 alcun
rispetto,
in
nome
di
un
credo,
della
supremazia
di
una
razza
eletta
sulle
altre,
 considerate
inferiori.


Sono
state
travisate
le
Sacre
Scritture,
la
Torà,
il
sacro
Corano,
perché
dalla
parola
di
Dio
 l’uomo
potesse
compiere
in
Suo
nome
i
suoi
delitti,
ricevendo
poi
il
perdono.

 In
nome
di
Dio,
dunque
e
della
discendenza
diretta,
l’umanità
si
è
arrogata
il
diritto
di
 decidere
ciò
che
andava
tenuto
e
ciò
che
andava
distrutto,
compreso
lo
sterminio
di
alcuni
 popoli
“inferiori”.
 La
condanna
per
tutti
questi
crimini
non
può
che
essere
ferma
e
continua,
perché
mai
abbiano
 a
ripetersi
queste
nefandezze,
vergogna
perenne
del
genere
umano
tutto.
 L’unica
razza
che
concepisco
è
quella
che
comprende
indistintamente
il
genere
umano,
senza
 classificazione
di,
etnia,
sesso,
cultura,
religione,
credo
politico,
attitudini
fisiche.
La
bellezza
 sta
nella
diversità,
nelle
varietà
di
forme,
idiomi,
credi
e
costumi,
attitudini,
la
magnificenza
di
 una
razza
sta
nell’accettare
gli
altri
come
sono.
 
 Credendoci
poi
di
discendenza
divina,
allora
tutto
ciò
descritto
prima
deve
essere
un
vanto,
l’
 assomigliare
al
Creatore,
ma
non
tanto
come
bellezza
e
potenza,
ma
quanto
come
intelligenza,
 tolleranza
e
amore
verso
e
per
gli
altri,
solo
così
un
giorno
potremmo
forse
vantarci
se
mai
ve
 ne
fosse
bisogno,
della
nostra
provenienza.
 
 
 
 
 
 
 


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