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Ringrazio mia madre Nazarena

e mia sorella Erika

Ringrazio Gianluca Losi per la pazienza, il professor Poesio Pietro, il diparti-


mento DICATAM per lenorme aiuto e la fiducia che mi hanno dato. Il percorso
di studi che porta alla Laurea Magistrale in Ingegneria e arduo, difficile e com-
plicato come prima non potevo sapere. Sono contento di essere riuscito a portare
a termine un percorso cosi difficile. Devo anche ringraziare sentitamente il di-
partimento di Matematica dellUniversita degli Studi di Brescia.
Sommario

Il lavoro presente di tesi riguarda lefficienza energetica ed in particolare la pro-


cedura di analisi numerica di un ponte termico. Ledilizia e un settore centrale
nelle politiche di efficienza energetica e questo lavoro si inserisce nel contesto
delle analisi e diagnosi energetiche per lo sviluppo ed il miglioramento dello stato
energetico degli edifici. Le politiche sovranazionali di efficienza energetica hanno
focalizzato lattenzione ormai da molti anni su un vasto campo di indagine in
cui lingegneria gioca un ruolo centrale.
Si e voluto indagare la procedura per la determinazione delle grandezze carat-
terizzanti il comportamento energetico dei ponti termici.
Lobbiettivo che ci si e posti nello svolgimento del presente lavoro e lutilizzo di
un software libero nellanalisi delle problematiche inerenti i ponti termici. Si e
voluto applicare una metodologia piu aperta e meno vincolata dalle rigidezze dei
software usualmente adottati in questo tipo di analisi cercando di raggiungere
un grado di dettaglio maggiore. Nellultima parte del lavoro si e voluta dare
unindicazione delle possibilita che si potrebbero sviluppare con il software libero
in questo tipo di analisi. La liberta che si e voluto seguire nellapprofondimento
delle analisi svolte e sempre stata surrogata dalla normativa di cui si e fornita
una approfondita analisi.
I ponti termici e tutte le altre componenti energetiche degli edifici rappresentano
una sfida per i tecnici nel raggiungimento dellefficienza energetica. Sebbene
la realta presenti problematiche che lastrazione e lutilizzo o la formazione di
abachi non possono superare, gli interventi che possono derivare dalle analisi
come quella presente in questo lavoro non possono fare altro che portare ben-
eficio alla collettivita. E evidente come gli edifici sia pubblici che privati stiano
invecchiando e necessitino degli interventi adeguati. Le tecnologie a disposizione
sia per lanalisi che per gli interventi veri e propri sono molteplici ed in questo
lavoro si e voluto fornire lesempio di come una tecnologia completamente gra-
tuita possa fornire risultati piu che soddisfacenti ed anzi superiori alle tecnologie
dindagine commerciali. Anche la passione con cui si possono affrontare prob-
lematiche dalle sembianze piuttosto metodiche e sistemiche come sono i problemi
relativi ai ponti termici e alimentata dallutilizzo del software libero in tutte le
fasi del processo dindagine, per cui in questo lavoro si vuole mettere in evi-
denza come sia nelle fasi di pre-processo che nelle fasi di post-processo il soft-
ware libero possa essere foriero di alcune novita che non possono che far bene al
settore delle analisi energetiche. La metodologia adottata in questo lavoro per la
conduzione delle analisi numeriche e il Metodo ai Volumi Finiti. Lapplicazione
di tale metodo numerico per lo studio dei flussi termici nei ponti termici e il
cuore centrale del lavoro svolto. Il calore come forma di energia rappresenta una
risorsa fondamentale di cui bisogna prendersi cura.

1
2

I software utilizzati sono stati openFoam, SALOME e paraview ed hanno


potenzialita molto elevate nel settore energetico.
Contents

1 Prestazione ed efficienza energetica 6


1.1 Efficienza energetica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.2 Analisi e diagnosi energetiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
1.3 Abaco dei ponti termici e normativa . . . . . . . . . . . . . . . . 17

2 Impostazione teorica del problema del ponte termico 32


2.1 Sistema di equazioni risolventi e discretizzazione . . . . . . . . . 32
2.2 OpenFOAM - chtMultiRegionSimpleFoam . . . . . . . . . . . . . 38

3 Modellazione numerica del ponte termico 46


3.1 Modello geometrico e mesh . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
3.2 Modello 2D e 3D - regioni solide . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
3.2.1 Calcoli preliminari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
3.2.2 Determinazione della distribuzione delle temperature . . . 56
3.2.3 Gradienti termici, flusso ed extraflusso . . . . . . . . . . . 62
3.3 Modello 3D - regioni solide e fluide . . . . . . . . . . . . . . . . . 64
3.3.1 Andamento della temperatura nel caso 3D con aria - isoterme. 68
3.3.2 Calcolo della trasmittanza termica lineare . . . . . . . . . 71

4 Applicazione del calcolo ad una porzione di edificio 74


4.1 Costruzione del modello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
4.2 Risultati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78

5 Conclusioni 85

A Interazione di tipo calore 87

B Conduzione e convezione 92

C Integrazioni numeriche 98

D Metodo ai volumi finiti 102

3
List of Figures

1.1 Dati relativi alle emissioni di CO2 nel mondo, serie storica, dati scar-
icati da Data World Bank . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.2 Emissioni di CO2 dovute al riscaldamento per famiglia in Italia, dati
ISTAT. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.3 Materiali dei muri esterni degli edifici per anno, dati ISTAT. . . . . . 9
1.4 Presenza di isolamento termico negli edifici, serie storica, dati ISTAT. 9
1.5 Tipologia di impianto di riscaldamento per regione, dati ISTAT. 10
1.6 Distribuzione della tipologia di combustibile per macro regioni,
dati ISTAT. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.7 Frequenza di utilizzo dellimpianto di riscaldamento nei mesi in-
vernali per macro-regioni per famiglia, dati ISTAT. . . . . . . . . 12
1.8 Tipologia di impianto di riscaldamento per regione, dati ISTAT. 14
1.9 Tipologia di combustibile consumato per impianto unico o preva-
lente per regione, dati ISTAT. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
1.10 Numero di ore di accensione dellimpianto unico o prevalente di
riscaldamento in una giornata invernale media per fascia oraria,
per regione, dati ISTAT. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.11 Tipologia ponti termici presenti nellabaco, Regione Lombardia. . 31

2.1 Dominio esaedrico regolare . . . . . . . . . . . . . . . .


. . .
. . . . 33
2.2 .
Volume di controllo con cui si e discretizzato il dominio. . .
. . . . 34
2.3 File regionProperties contenuto in constant. . . . . . . .
. . .
. . . . 41
2.4 Proprieta termofisiche. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
. . . . 41
2.5 Modello di turbolenza. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
. . . . 41
2.6 Informazioni contenute nel file controlDict. . . . . . . .
. . .
. . . . 42
2.7 Schemi numerici adottati per le diverse regioni. . . . . . .
. . . . 42
2.8 Il dizionario changeDictionaryDict. . . . . . . . . . . . . .
. . . . 43
2.9 File UEqn.H contenente lalgoritmo per lequazione del momento. . . 44
2.10 File EEqn.H contenente lequazione dellenergia. . . . . . . . . . . . 44
2.11 Files contenenti le equazioni per le regioni fluide. . . . . . . . . . 45

3.1 Planimetria delledificio soggetto ad intervento di ristrutturazione e


riqualificazione energetica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
3.2 Prospetti delledificio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
3.3 Posizione del ponte termico analizzato nelledificio. . . . . . . . . . . 48
3.4 Ponte termico, stratigrafia reale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
3.5 Ponte termico PIN.002, parete esterna isolata allesterno con pilastro
non isolato. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49

4
LIST OF FIGURES 5

3.6 Ponte termico geometria e dimensioni. . . . . . . . . . . . . . . . 52


3.7 Verifica del raggiungimento del regime stazionario nel modello. . 57
3.8 Andamento delle temperature in regime stazionario nel caso bidimen-
sionale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
3.9 Calcolo dei residui nel modello tridimensionale, numero di iterazioni
N = 2000. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
3.10 Raggiungimento della condizione stazionaria della temperatura. . . . 59
3.11 Andamento delle temperature in regime stazionario nel caso tridimen-
sionale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
60
3.12 Flussi termici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
62
3.13 Flussi termici, particolare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
63
3.14 Flussi termici, vista frontale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
63
3.15 Condizioni al contorno. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64
3.16 Condizioni al contorno nel modello numerico per la velocita dellaria. 65
3.17 Condizioni della velocita a regime per il modello numerico. . . . 66
3.18 Raggiungimento della condizione stazionaria delle temperature. . . . . 67
3.19 Andamento delle temperature in regime stazionario nel modello 3D
con le regioni fluide. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68
3.20 Andamento della temperatura, lungo il ponte. . . . . . . . . . . . . . 69
3.21 Andamento della temperatura, lungo la parete. . . . . . . . . . . . . 69
3.22 Superfici isoterme allinterno del ponte. . . . . . . . . . . . . . . . . 70
3.23 Flusso termico tra parete esterna ed aria . . . . . . . . . . . . . . . 70
3.24 Valore assoluto del gradiente bidimensionale sulla parete esterna. . . . 72
3.25 Flusso termico bidimensionale sulla parete esterna del ponte. . . . . . 72
3.26 Mappa della trasmittanza termica sulla parete esterna del ponte termico. 73

4.1 Pianta del modello creato con il CAD. . . . . . . . . . . . . . . . . . 75


4.2 Modello 3D creato con il CAD. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75
4.3 Planimetria del modello energetico della porzione di edificio. . . . . . 76
4.4 Regioni del modello energetico della porzione di edificio. . . . . . . . 76
4.5 Posizionamento dei materiali isolanti nella stratigrafia delle pareti. . . 76
4.6 Distribuzione delle temperature a regime, vista dallalto. . . . . . . . 78
4.7 Distribuzione delle temperature a regime, vista assonometrica. . . . . 78
4.8 Distribuzione della temperatura sulla superficie delle pareti della stanza
interna posta a sinistra. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
4.9 Distribuzione delle temperature nella stanza a destra delledificio. . . 79
4.10 Distribuzione delle temperature della stanza posta allestrema destra. 80
4.11 Distribuzione delle temperature della stanza posta allestrema sinistra
delledificio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
4.12 smallAndamento della temperatura in asse della porzione di edificio. 81
4.13 Superfici isoterme nellaria nella stanza posta a sinistra delledificio. . 82
4.14 Superfici isoterme nellaria nella stanza posta a destra delledificio. . . 82
4.15 Fattore di temperatura in un angolo di edificio. . . . . . . . . . . . . 83
4.16 Mappa della trasmittanza termica per la superficie esterna della parete
Nord della porzione di edificio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84
4.17 Mappa della trasmittanza termica per la superficie esterna della parete
Sud della porzione di edificio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84
Chapter 1

Prestazione ed efficienza
energetica

Questo capitolo vuole fornire una breve introduzione e descrizione dellambito


dinteresse nel quale si inseriscono le analisi numeriche affrontate nei capitoli
successivi. Si sono voluti fornire alcuni dati utili alla comprensione del problema
energetico a vasta scale e si sono volute fornire le indicazioni presenti nelle
normative di riferimento.

1.1 Efficienza energetica


Le politiche sullefficienza energetica degli edifici si inseriscono in un contesto
molto piu ampio che comprende la lotta al problema dei cambiamenti climatici
a livello globale.
Edifici con scarsa qualita dal punto di vista energetico richiedono un dispendio
maggiore da parte degli impianti sia di riscaldamento che di raffreddamento e
cio su vasta scala provoca un aumento dei consumi energetici ed un aumento
delle emissioni di anidride carbonica, gas serra.
Con riferimento a [11] le emissioni globali di CO2 nellanno 2016 si sono attes-
tate attorno al valore di 32, 1 gigatonnes, stesso livello dellanno precedente ma
con una crescita economica del 3, 1%. Negli Stati Uniti ce stata una sostanziale
diminuizione delle emissioni pari al 3%. Nel settore delledilizia il dato che puo
essere di interesse nellambito della lotta ai cambiamenti climatici sono le emis-
sioni di CO2 in seguito al riscaldamento da impianto. La figura 1.2 mostra la
serie storica dei dati ISTAT per le emissioni di CO2 dovute al riscaldamento
per famiglia in Italia. Per quanto riguarda il dato relativo alle emissioni di CO2
causate dagli impianti di riscaldamento degli edifici si puo valutare come esso
risulti pressoche costante anche se con un leggero calo nel 2013; calo maturato
in seguito allattuazione delle politiche sull efficienza energetica. Il rapporto
annuale dellente ENEA, [11], afferma che tale trend deve essere rafforzato negli
anni a venire per il raggiungimento degli obiettivi nellambito della lotta ai cam-
biamenti climatici.
Linserimento di un capitolo riguardante lefficienza energetica nel contesto di
questo lavoro e resa necessaria dallambito in cui si muovono le diagnosi ener-
getiche. Comprendere le motivazioni per cui vengono svolte le diagnosi ener-

6
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 7

Figure 1.1: Dati relativi alle emissioni di CO2 nel mondo, serie storica, dati scaricati
da Data World Bank

Figure 1.2: Emissioni di CO2 dovute al riscaldamento per famiglia in Italia, dati
ISTAT.

getiche e la base di questo lavoro. Lacronimo SEN sta ad indicare Strategia


Energetica Nazionale. La SEN ha definito nuovi obiettivi per lanno 2030; obi-
ettivi coerenti con il Clean Energy Package Europeo.
ENEA indica che il settore principale dove attuare i dettami dellefficienza en-
ergetica e il settore delledilizia. Circa il 75% degli edifici sono inefficienti dal
punto di vista energetico. Fra gli obiettivi della SEN vi e la riduzione di 9 Mtep
dei consumi , principalmente nel settore residenziale e dei trasporti, da attuare
mediante le politiche di efficienza energetica.
La direttiva 2010/31/EU EPBD Energy Performance Building Design sancisce
i principi per lefficienza energetica nel campo delledilizia.
Tutti questi strumenti mirano a potenziare lefficienza energetica, riducendo i
consumi. Fra tali strumenti per lambito di interesse di questo lavoro si ci-
tano: il miglioramento degli standard minimi per ledilizia, la prosecuzione del
Programma per la Riqualificazione Energetica degli Edifici nella Pubblica Am-
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 8

ministrazione Centrale, PREPAC, la Promozione dellefficienza energetica nelle


PMI.
Questi sono gli ambiti dellefficienza energetica di piu interesse per questo la-
voro. Gli altri ambiti riguardanti il settore della mobilita, il settore terziario ed
il settore dellindustria non saranno valutati in questo lavoro.
Il cambiamento in atto a livello globale per la gestione dellenergia e stato visto
dallUE come unopportunita. Per il raggiungimento degli obiettivi lUe si
e imposta di apportare delle modifiche alla normativa per tutti i settori che
riguardano lefficienza energetica:
edilizia;
industria;
mobilita;
La direttiva 2010/31/EU EPBD, Energy Performance Buildings Design, tende
ad imporre un cambiamento attraverso il razionamento delle disposizioni vigenti
e verso il raggiungimento di 3 macro-obiettivi:
1. integrare le strategie di riqualificazione a lungo periodo degli edifici nel
quadro della normativa di riferimento per lefficenza energetica degli edi-
fici;
2. sostenere la mobilitazione di finanziamenti pubblici e privati nellottica
della decarbonizzazione del parco edifici al 2050;
3. incoraggiare lo sviluppo e lutilizzo delle tecnologie innovative di comu-
nicazione (ICT) e di smart technologies al servizio di edifici sempre piu
efficienti;
Un ruolo importante per il raggiungimento di tali macro-obbiettivi e svolto dal
settore delledilizia.
Le modifiche proposte mirano a rafforzare limportanza delle certificazioni ener-
getiche. Il rafforzamento dello strumento delle certificazioni APE, ad esempio,
ha una duplice finalita. Da un lato mira promuovere il miglioramento del parco
edilizio e dallaltro a promuovere lattivita di settore.
In questo contesto i principi scientifici mostrati in appendice sono stati lo stimolo
per la promozione di procedure di misura e metodologie per la valutazione delle
grandezze in gioco nella determinazione del bilancio energetico degli edifici. E
stata promossa anche lintroduzione di un indicatore di intelligenza denominato
smartness indicator. Tramite tale indicatore si valuta la capacita tecnologica
delledificio di interagire con gli occupanti e con la rete ai fini di una gestione
efficiente, [11].
LISTAT fornisce alcuni dati che possono aiutare a comprendere il problema
dellefficienza energetica degli edifici. Un dato che merita unattenzione parti-
colare riguarda la tipologia di materiali utilizzata per i muri esterni degli edifici.
Questi ultimi sono stati suddivisi in quattro categorie:
cemento o calcestruzzo;
legno;
muratura;
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 9

Figure 1.3: Materiali dei muri esterni degli edifici per anno, dati ISTAT.

pietrame;

Prima del 1949 il materiale di gran lunga piu utilizzato per la costruzione dei
muri esterni e stato il pietrame. Negli anni successivi la tipologia dei materiali
per la costruzione dei muri esterni si e modificata: e aumentato luso del calces-
truzzo e soprattutto della muratura.
Tra le serie storiche lISTAT annovera anche i dati relativi alla presenza di iso-
lamento termico degli edifici. Lisolamento termico per un edificio rappresenta
un elemento fondamentale per la prestazione energetica. Gli edifici senza isola-

Figure 1.4: Presenza di isolamento termico negli edifici, serie storica, dati ISTAT.

mento esterno sono diminuiti dai primi anni 0 40 ad oggi ma restano comunque
un numero rilevante. I dati ISTAT riportati sono il miglior indice per la val-
utazione dello stato degli edifici dal punto di vista energetico. Edifici vecchi e
malcurati e senza isolamento termico necessitano di un dispendio maggiore di
energia per essere riscaldati.
Circa il 25% degli edifici non hanno un isolamento termico; il 50% circa degli
edifici ha intercapedini come forma di isolamento a conferma delle analisi e dei
dati presenti nel rapporto annuale di ENEA sullefficienza energetica, [11].
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 10

Il bilancio energetico degli edifici si basa anche sullanalisi dei consumi. Vengono
riportati nel seguito i dati ISTAT relativi ai consumi per famiglia per tipologia
di riscaldamento. Lefficienza energetica di un edificio si basa infatti sul calcolo
dei bilanci di energia.
Un edificio ad alte prestazioni energetiche consuma meno energia per il riscal-
damento e per il raffrescamento.
La tipologia dimpianto e un altro fattore che influenza la prestazione energet-
ica.
I dati ISTAT classificano la tipologia di riscaldamento adottata nelle abitazioni
in quattro categorie:
abitazioni con impianto centralizzato;
abitazioni con impianto autonomo;
abitazioni con impianto singolo;
abitazioni senza impianto;

(a) Impianto centralizzato (b) Impianto autonomo

(c) Impianto singolo (d) Impianto assente

Figure 1.5: Tipologia di impianto di riscaldamento per regione, dati ISTAT.

In relazione ai consumi ed al loro andamento i dati ISTAT forniscono le seguenti


indicazioni.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 11

(a) Nord-Ovest (b) Nord-Est

(c) Centro (d) Mezzogiorno

Figure 1.6: Distribuzione della tipologia di combustibile per macro regioni, dati
ISTAT.

Sono considerate le seguenti categorie di combustibile:


metano;
energia elettrica;
biomasse;
GPL;
gasolio;
Il consumo di combustibile e un indicatore fondamentale per le tendenze in
atto in ambito energetico. Il crescente sviluppo di tecnologie ha permesso un
utilizzo maggiore delle fonti rinnovabili, prime fra tutte lenergia idroelettrica. Il
consumo di metano e ancora predominante nelle regioni del Centro-Nord Italia,
ma ce comunque un incremento di consumo delle cosiddette fonti di energia
rinnovabile. La combustione del metano porta alla formazione di CO2 secondo
la relazione chimica:
CH4 + 2O2 CO2 + 2H2 0
Il rapporto stechiometrico fra metano ed anidride carbonica e di 1 a 1. Cio
vuol dire che per ogni mole di di metano consumata si produce una mole di
anidride carbonica. Per questo motivo le politiche sullefficienza spingono verso
lutilizzo di fonti rinnovabili, per ridurre la produzione di CO2 gas serra. Come
gia detto tali politiche sono inquadrate nello scenario piu ampio della lotta ai
cambiamenti climatici.
In questo contesto risulta evidente come le Regioni del Nord siano piu arretrate
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 12

rispetto a quelle del Sud nella diversificazione del combustibile utilizzato.


Le ragioni di cio possono essere molteplici ma fondamentalmente riguardano le
abitudini consolidate negli anni passati.
I dati sono riferiti alla fonte di alimentazione per impianto unico o prevalente
per famiglia. Sono quindi dati strettamente correlati allefficienza energetica nel
settore delledilizia.
Nel Nord-Ovest la percentuale di famiglie che utilizza il metano come fonte
di alimentazione del proprio impianto unico o prevalente si stabilisca attorno
all81, 9%.
Nel Mezzogiorno la percentuale si attesta su valori molto piu bassi, 54, 8% con
una percentuale di biomassa come fonte di alimentazione pari all18, 9%.
La percentuale di GPL, che ha un grado di emissione inferiore di CO2 , nel
Mezzogiorno come fonte di alimentazione dellimpianto di riscaldamento, e net-
tamente superiore rispetto alle altre aree e si attesta attorno al valore del 11, 3%.
Complessivamente le Regioni del Nord risultano quindi nettamente sbilanciate
verso lutilizzo del metano come fonte di alimentazione dellimpianto unico o
prevalente per famiglia.
Un altro dato fondamentale per comprendere i consumi energetici nel settore
residenziale riguarda la frequenza di utilizzo dellimpianto di riscaldamento.
I dati ISTAT si riferiscono alla frequenza di utilizzo dellimpianto durante i mesi
invernali. Tale dato e influenzato dal clima prevalente nella macro-area consid-

(a) Nord-Ovest (b) Nord-est

(c) Centro (d) Mezzogiorno

Figure 1.7: Frequenza di utilizzo dellimpianto di riscaldamento nei mesi inver-


nali per macro-regioni per famiglia, dati ISTAT.

erata. Per cui nelle Regioni del Nord risulta prevalente un utilizzo quotidiano
dellimpianto.
Il miglioramento della qualita delle prestazioni medie degli edifici come obiet-
tivo messo in atto dalle modifiche alle direttive precedentemente citate, come
la direttiva 2012/27/EU , EED, Energy Efficiency Directive, o come la diret-
tiva 2010/31/EU , EPBD, Energy Perfomance Buildings Design, hanno come
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 13

scopo finale anche laumento del rendimento dellutilizzo delle fonti di com-
bustibile, con una conseguente riduzione del tempo di utilizzo dellimpianto e
con una riduzione significativa delle emissioni di CO2 . Lorizzonte temporale
dellattuazione di tali modifiche riguarda gli anni 2021 - 2030.
I dati ISTAT riguardante il numero di ore di accensione dellimpianto per fascia
oraria mettono poi in evidenza come la fascia oraria pomeridiana sia quella in
cui limpianto resta acceso per il maggio numero di ore. Trend manifestato per
tutte le regioni. La diversificazione delle fasce orarie di utilizzo dellimpianto e
un altro obiettivo delle politiche di efficienza energetica che viene attuato medi-
ante la diversificazione delle tariffe. Nel contesto del presente lavoro le indagini
riguardanti i consumi energetici per il riscaldamento delle abitazioni servono a
fornire una visione di insieme in cui vanno inserite le opere di riqualificazione
energetiche che il tecnico e chiamato a svolgere.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 14

(a) Metano (b) Energia elettrica

(c) biomasse (d) GPL

Figure 1.8: Tipologia di impianto di riscaldamento per regione, dati ISTAT.

(a) gasolio

Figure 1.9: Tipologia di combustibile consumato per impianto unico o prevalente


per regione, dati ISTAT.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 15

(a) Numero ore mattina (b) Numero ore pomeriggio

(c) Numero ore sera (d) Numero ore media totale

Figure 1.10: Numero di ore di accensione dellimpianto unico o prevalente di


riscaldamento in una giornata invernale media per fascia oraria, per regione,
dati ISTAT.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 16

1.2 Analisi e diagnosi energetiche


Un edificio puo essere visto dal punto di vista energetico come linsieme di piu
componenti, con riferimento a [14]. Linvolucro edilizio rappresenta linsieme
di tutte le componenti delledificio. Complessivamente si puo valutare lenergia
scambiata dallinvolucro con lambiente esterno. Ogni componente delledificio
interagisce con lo scambio energetico in modo diverso.
Generalmente lo studio delle prestazioni energetiche di un edificio viene effet-
tuato basandosi su una semplificazione delledificio, ovvero per svolgere unanalisi
delle prestazioni energetiche di un edificio si esegue una schematizzazione fun-
zionale. La schematizzazione funzionale delle componenti di un edificio permette
di semplificare il calcolo delle grandezze termiche. In pratica ledificio reale viene
trasformato in elementi piu semplici.
Generalmente le componenti di un edificio che vengono considerate sono gli el-
ementi opachi verticali ed orizzontali, le superfici trasparenti, le coperture, il
pavimento ed i ponti termici. Le componenti di un edificio hanno un carat-
tere geometrico fortemente tridimensionale. Le ipotesi che vengono fatte nella
valutazione delle prestazioni energetiche di un edificio sono la stazionarieta,
lomogeneita della temperatura e che le proprieta termo fisiche dei materiali e i
coefficienti di scambio termico superficiale non dipendano dalla temperatura. Le
pareti vengono considerate piane ed infinitamente estese e costituite da strati di
materiali paralleli tra loro. Cio per garantire la mono dimensionalita del flusso
termico e la perpendicolarita del flusso rispetto alle pareti.
Le diagnosi energetiche degli edifici e le certificazioni energetiche che da esse
derivano vengono svolte in tale contesto, come spiegato in [14].
Generalmente il calcolo dei flussi termici e bidimensionale o tridimensionale.
Unaltra semplificazione che viene fatta nel calcolo delle prestazioni energetiche
e lintroduzione di grandezze lineari. Si introducono grandezze come i coeffi-
cienti di trasmissione lineare al fine di semplificare il problema del calcolo del
flusso termico e cio grazie ad un metodo semplificato che permette di calcolare
lincremento di flusso termico utilizzando il principio di sovrapposizione degli
effetti.
Gli elementi opachi possono essere orizzontali o verticali. Gli elementi opachi
orizzontali sono i solai, escludendo le coperture e il pavimento. Gli elementi
opachi verticali sono le pareti, [15]. Il pavimento puo poggiare direttamente sul
terreno, per cui usualmente si considera anche la dispersione termica verso il
terreno.
In generale nelle diagnosi e nelle certificazioni energetiche e possibile tenere
conto degli effetti dellirraggiamento, ovvero degli effetti della radiazione solare.
La procedura per effettuare una diagnosi energetica viene svolta in fasi diverse.
E obbligatorio in base al D.R.L 5796 del 2009, effettuare almeno un sopralluogo
alledificio soggetto dellintervento, [15]. Le varie fasi si alternano quindi in fasi
di lavoro sul campo e fasi di lavoro di progettazione o calcolo dufficio.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 17

1.3 Abaco dei ponti termici e normativa


I problemi di conduzione del calore attraverso le pareti di un edificio vengono
risolti basandosi sullipotesi di stazionarieta del fenomeno. Laspetto transitorio,
o meglio, laspetto non-stazionario, non e di interesse in un tale tipo di prob-
lema. La motivazione e presto data. Lo spazio temporale in cui si analizzano tali
fenomeni e di unordine di grandezza tale da poter rendere trascurabili i fenomeni
transitori che si innestano in condizioni normali. In presenza di fenomeni sca-
tenanti particolari come eventi calamitosi quali incendi e terremoti diventa lecito
abbandonare la via della stazionarieta in favore della non-stazionarieta.
Generalmente le escursioni termiche cui sono soggette le pareti delledificio, laria
interna e laria esterna ad esso, sono tali da permettere di poter affrontare il
problema della conduzione di calore tra le pareti di un edificio come un fenomeno
prettamente stazionario.
Lo scopo in definitiva e quello di poter quantificare lenergia che deve essere
fornita dallimpianto al fine di rendere lambiente vivibile. E in questo contesto
che si inserisce lanalisi dei ponti termici. Bilancio energetico, leggi di conser-
vazione, e da tali principi che si fonda lanalisi energetica.
Lo stato in cui riversa la stragrande maggioranza degli edifici oggi in Italia gen-
era un dispendio energetico di cui non si puo non tenere conto.
La normativa della regione Lombardia impone una classificazione ai ponti ter-
mici. Le diverse tipologie di ponte termico sono raccolte in un abaco. Allinterno
dellabaco vengono mostrate le metodologie di calcolo adottate, i parametri
adottati e gli archetipi di ponte termico.
Le norme di riferimento per la redazione dellabaco dei ponti termici adottato
dalla Regione Lombardia ove sono presenti le metodologie di calcolo adottate per
la classificazione e per la definizione dei parametri di interesse a cui si riferisce
anche labaco dei ponti termici sono elencate di seguito:
UNI EN ISO 10211 : 2008;
UNI EN ISO 6946 : 2008;
UNI EN ISO 14683 : 2008;
Il processo di formazione dellabaco dei ponti termici e metodologico e sistemico,
[12]. Dallanalisi dei ponti termici piu frequenti e rilevanti hanno estrapolato un
catalogo di ponti termici e dei relativi parametri che quantificano con sufficiente
accuratezza leffetto dellextra flusso bi e tri - dimensionale dovuto alla presenza
del ponte.
Labaco, in sostanza, e stato formulato come utile strumento per la quantifi-
cazione degli effetti dei ponti termici sugli edifici. Tali effetti non sono trascur-
abili. ... alla base dellabaco vi e un processo metodologico e sistemico che,
partendo dal calcolo e dallanalisi dei ponti termici piu ricorrenti e rilevanti,
consente di produrre delle correlazioni che quantificano con sufficiente accu-
ratezza leffetto dellextra flusso dovuto al campo bi-tridimensionale...., [12].
Come indicato in [12] le fasi per la costruzione dellabaco sono state tre:
1. fase di individuazione e schematizzazione delle tipologie di ponte termico
piu frequenti;
2. fase di utilizzo dei programmi di calcolo, dove si sono determinati i valori
della trasmittanza termica per ciascuna delle tipologie individuate;
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 18

3. fase di analisi delle correlazioni tra i risultati ottenuti e costruzione defini-


tiva dellabaco;

Nella realta edilizia il numero delle possibili tipologie di ponte termico e ele-
vato. La prima fase dindagine eseguita dai professionisti incaricati da Regione
Lombardia per la redazione dellabaco e occorsa proprio per quantificare tali
tipologie in prima approssimazione e successivamente per ridurre il numero di
tipologie mediante una schematizzazione coerente con la pratica professionale.
Inizialmente le tipologie individuate sono state 125. Il processo di riduzione e
stato svolto in accordo con ANCE Lombardia , un sistema di imprese che ha
permesso la raccolta di dati relativi alla frequenza di ritrovamento dei ponti
termici, [12].

Table 1.1: Dati relativi alle frequenze delle tipologie di ponte termico, Regione Lom-
bardia.
classe frequenza numero tipologie percentuale tipologie
0 8 6.4 %
1 37 29.6 %
2 33 26.4 %
3 22 17.6 %
4 13 10.4 %
5 12 9.6 %
Una prima riduzione ha portato alla definizione di 47 tipologie. Successiva-
mente le categorie sono state ulteriormente ridotte portando alla formazione del
cosiddetto archetipo di ponte termico, elencato in seguito.
ponte con pilastro;
angolo sporgente;
angolo rientrante;

angolo sporgente con pilastro;


angolo rientrante con pilastro;
parete solaio;

parete esterna con parete interna;


balcone;
parete con copertura piana;
parete con serramento;

compluvi e displuvi;
Dagli archetipi dei ponti termici hanno successivamente stilato la classi di ponte
termico in cui labaco e suddiviso. Tali classi sono riportate nella seguente
tabella.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 19

Table 1.2: Archetipo, codifica e numero dei ponti termici, Regione Lombardia.
Archetipo Codifica Numero
parete con pilastro PIL 001-008
angolo sporgente con e senza pilastro ASP 001-011
angolo rientrante con e senza pilastro ARI 001-011
parete verticale con solaio SOL 001-007
parete esterna con parete interna PIN 001-004
parete verticale con balcone BAL 001-007
parete verticale con copertura piana COP 001-018
parete esterna con serramento SER 001-018
compluvi di copertura COM 001-003
displuvi di copertura DIS 001-003
Lapproccio adottato per il calcolo e in forte riferimento alle normative prece-
dentemente elencate.
La norma UNI EN ISO 10211 : 2008, [13], fornisce una precisa definizione dei
ponti termici: Parte dellinvolucro edilizio dove la resistenza termica, altrove
uniforme,cambia in modo significativo per effetto della compenetrazione totale o
parziale di materiali con conduttivita termica diversa nellinvolucro edilizio, e/o
della variazione dello spessore della costruzione, e/o delle differenze tra le aree
interna ed esterna, come avviene per esempio in corrispondenza delle giunzioni
tra parete, pavimento e soffitto.
Altre definizioni contenute nella norma europea,[13], sono elencate di seguito:
ponte termico lineare;

ponte termico puntuale;


modello geometrico tridimensionale;
elemento laterale tridimensionale;

elemento centrale tridimensionale;


modello geometrico bidimensionale;
elemento laterale bidimensionale;
elemento centrale bidimensionale;

piani costruttivi;
piani di taglio;
piani ausiliari;
strato quasi omogeneo;

fattore di temperatura sulla superficie interna;


fattore di ponderazione della temperatura;
temperatura limite esterna;
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 20

temperatura limite interna;


trasmittanza termica lineare;

trasmittanza termica puntuale;


coefficiente di accoppiamento termico;
Le grandezze elencate e definite in UNI EN ISO 10211 : 2008 sono utilizzate per
la definizione delle metodologie di calcolo e di analisi dei ponti termici.
La presenza di queste discontinuita , come gia accennato, porta alla modifica
della portata termica ed alla modifica della temperatura interna superficiale
ovvero alla modifica di:
flussi termici;
temperature superficiali;

In presenza di ponti termici i flussi termici assumo andamenti bi e tridimension-


ali anziche monodimensionali come nel caso di una parete piana. Nella pratica
cio puo comportare il raffreddamento degli strati interni delle pareti a contatto
con il ponte e quindi un dispendio energetico maggiore, e cio e in contrasto con
le politiche di efficienza energetica affrontate nella sezione 1 del presente capi-
tolo.
In UNI EN ISO 10211 : 2008 vengono elencate le disposizioni per la costruzione
del modello geometrico, i principi, i metodi di calcolo ed i metodi di valutazione
a cui attenersi nel caso dellanalisi degli scambi termici negli edifici. E una
norma europea. Il modello geometrico e suddiviso in un numero di celle suffi-
ciente a garantire la convergenza del metodo numerico adottato. Generalmente
il metodo numerico adottato e un metodo ai volumi finiti.
Il calcolo della distribuzione della temperatura avviene in due modi: attraverso
iterazione, oppure attraverso interpolazione. I risultati dei calcoli possono es-
sere utilizzati per determinare le trasmittanze termiche lineari, le trasmittanze
termiche puntuali e le temperature interne superficiali.
Vengono definite le regole per la definizione del modello. La suddivisione delledificio
deve essere effettuata considerando piani di taglio in modo opportuno, sia che
si consideri un modello 2D, sia che si consideri un modello 3D.
Un modello geometrico e costituito da:
elemento od elementi centrali;

elementi laterali;
terreno, opzionale;
Il posizionamento dei piano di taglio deve avvenire in corrispondenza di un piano
di simmetria se questo dista meno di dmin dallelemento centrale, ad almeno
dmin dallelemento centrale se non ce piano di simmetria piu vicino; dmin e
determinato in base alla relazione:

dmin = max(1 m; 3 selemento centrale ) (1.1)

Cio vale per un modello geometrico con la presenza di un ponte termico.


Per un modello geometrico con la contemporanea presenza di piu di due ponti
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 21

termici, i piani di taglio devono essere collocati ad almeno dmin da ciascun ponte
termico.
I piani di taglio nel caso di modello geometrico 2D seguono le stesse indicazioni.
Per la determinazione di un piano di taglio attraverso il terreno si deve tenere
in considerazione il flusso termico periodico attraverso il terreno, per cui e reso
necessario determinare il coefficiente di scambio termico periodico.
Una regola importante inserita in UNI EN ISO 10211 : 2008 cita: sono ammesse
regolazioni e modifiche alle dimensioni del modello geometrico rispetto alla re-
alta fisica se cio non ha influenza significativa sui risultati di calcolo , [13]. E
quindi ammesso lutilizzo di piani ausiliari.
Per quanto riguarda la stratigrafia dei materiali e consentito lutilizzo di strati
di materiali quasi omogenei, ovvero in un modello geometrico e consentita la
sostituzione di materiali di differente conduttivita termica con un solo materiale
di conduttivita termica equivalente che soddisfi le prescrizioni contenute nelle
condizioni per la semplificazione del modello geometrico.
Al punto 5.3.1 della presente norma si asserisce che i risultati di calcolo ot-
tenuti con un modello geometrico privo di semplificazioni deve avere precedenza
rispetto a quelli ottenuti con un modello geometrico semplificato. Al punto
5.3.6 viene detto che si possono regolare solamente le dimensioni dei materiali
W
con conduttivita termica inferiore a 3 mK .
La determinazione dei coefficienti accoppiamento termico L2D ed L3D avviene
mediante lutilizzo delle seguenti relazioni:
d X dj
0 = A
Rsi Rse (1.2)
L3D
j

e
d X dj
0 = Ltb
Rsi Rse (1.3)
L2D
j
dove
d spessore dello strato termicamente non omogeneo;
A area del componente edilizio;
Ltb lunghezza del ponte termico lineare;
L3D coefficiente di accoppiamento termico del componente edilizio, deter-
minato con un modello 3D;
L2D coefficiente di accoppiamento termico del componente edilizio, deter-
minato con un modello 2D;
dj spessori di ogni strato omogeneo;
j conduttivita termica degli strati omogenei;
Unaltra importante indicazione per la costruzione del modello geometrico, sia
bidimensionale che tridimensionale, deriva dalle indicazioni per la determinazione
dei dati iniziali, ricordando che il tipo di analisi che viene effettuata e unanalisi
di tipo stazionario. Per quanto riguarda le conduttivita termiche dei materiali
i valori di progetto dovrebbero essere calcolati in conformita alla ISO 10456 o
ricavati dai valori tabulati presenti nella ISO 10456. La conduttivita termica
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 22

media del terreno, nel caso in cui fosse presente nel modello geometrico, viene
W
assunta pari 2.0 mK .
Un altro importante parametro da considerare nella costruzione del modello e la
resistenza superficiale. Per il calcolo delle portate termiche, le resistenze super-
ficiali devono essere in conformita alla ISO 6946 in funzione della distribuzione
del flusso termico.
Le temperature limite sono calcolate come da prospetto.

Table 1.3: Temperature limite, UNI EN ISO 10211 : 2008.


Posizione Temperatura limite
interna temperatura limite interna
interna in stanze non riscaldate ISO 13789
esterna temperatura limite esterna
terreno(piano di taglio orizzontale) condizioni di adiabaticita al contorno
La conduttivita termica degli strati omogenei viene determinata in conformita
con le precedenti relazioni attraverso:
d X dj
0 = A
Rsi Rse (1.4)
L3D
j

d X dj
0 = Itb
Rsi Rse (1.5)
j
L2D
(A1 1 + ... + An n )
0 = (1.6)
(A1 + ... + An )
con il significato dei simboli precedentemente introdotto.
Le intercapedini daria sono un altro elemento presente nella stratigrafia delle
pareti di un edificio. Se le intercapedini daria superano la dimensione lineare
di 0.5 m allora si parla di stanza. Generalmente le intercapedini daria hanno
dimensioni lineari inferiori e per il calcolo della loro conduttivita si utilizzano
relazioni differenti dalle precedenti.
dg
g = (1.7)
Rg

dove dg rappresenta lo spessore dellaria e Rg e la resistenza fornita dallaria


presente nellintercapedine.
La determinazione della temperatura di una stanza adiacente non riscaldata
viene effettuata secondo ISO 13789.
I metodi di calcolo utilizzati si rifanno al metodo ai volumi finiti e precisamente
i metodi di calcolo contenuti in UNI EN ISO 10211 : 2008 sono basati sulla
risoluzione numerica delle leggi di conservazione:

q =0 (1.8)

e della legge di Fourier


q = (1.9)
dove q rappresenta il flusso termico, rappresenta la conducibilita termica e
rappresenta la temperatura.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 23

Dallapplicazione di tali equazioni si ottiene un sistema che, risolto, permette di


ottenere le temperature ai nodi, sia che si utilizzi un metodo diretto oppure un
metodo iterativo.
Nota la distribuzione della temperatura e possibile ricavare il valore dei flussi
applicando la legge di Fourier. Queste sono le indicazioni di calcolo presenti
nella normativa europea.
Il flusso termico tra una stanza e lambiente adiacente e calcolato come:
( s )
q= (1.10)
Rs
dove q rappresenta la massa volumica della portata termica , nella direzione per-
pendicolare allinterfaccia tra una cella e le celle circostanti, e la temperatura
di riferimento, esterna od interna, s e la temperatura superficiale, interna od
esterna, ed Rs rappresenta la resistenza superficiale.
Per la determinazione dei flussi termici in corrispondenza dei piani di taglio la
normativa impone che essi siano nulli. Ovvero bisogna considerare i piani di
taglio adiabatici.
La distribuzione delle temperature allinterno della parete viene calcolata medi-
ante interpolazione delle temperatura ai nodi calcolate. E sufficiente linterpolazione
lineare.
La determinazione dei coefficienti di accoppiamento termico dipende dal numero
di superfici che vengono accoppiate. Si distinguono i seguenti casi:
2 ambienti con 2 temperature diverse, il coefficiente di accoppiamento
termico L3D,1,2 e determinato dalla relazione:
= L3D,1,2 (1 2 ) (1.11)

stanza o edificio suddivisi in piu parti:


Nk
X Nm
X Nn
X
L3D, i, j = Uk,(i,j) Ak + L2D,m,(i,j) Lm + L3D,n,(i,j) (1.12)
k=1 m=1 n=1

dove
L3D,i,j e il coefficiente di accoppiamento termico ottenuto con un calcolo
3D tra la parte n esima della stanza o delledificio e lambiente;
L2D,i,j e il coefficiente di accoppiamento termico ottenuto con un calcolo
2D tra la parte n esima della stanza o delledificio e lambiente;
Lm e la lunghezza alla quale si applica il valore L2D,i,j ;
Uk,(i,j) e la trasmittanza termica ottenuta con un calcolo monodimension-
ale della parte k esima della stanza o delledificio;
Ak area sulla quale si applica il valore di Uk ;
Nm numero totale di parti 3D;
Nn numero totale di parti 2D,
Nk numero totale di parti 1D;

piu di due temperature limite:


i,j = L3D,i,j (i j ) (1.13)
dove i,j rappresenta la portata termica dallambiente i allambiente j;
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 24

portata totale da/a un edificio:


XX
[L3D,i,j (i j )] (1.14)
i j

dove
i e la temperatura delle stanze interne;
j e la temperatura delle stanze esterna;
L3D,i,j sono i coefficienti di accoppiamento;

Nella stessa normativa vengono riportati i calcoli utilizzando le trasmittanze


termiche lineari e puntuali da calcoli 3D:+
Nk
X Nm
X Nn
X
L3D,i,j = Uk,i,j Ak + m,i,j Lm + n,i,j (1.15)
k=1 n=1 n=1

dove:
Uk,i,j e la trasmittanza termica della k esima parte della stanza o delledificio;
Ak e larea a cui si applica il valore di Uk,i,j ;
m,i,j e la trasmittanza termica lineare della parte m esima della stanza o
delledificio;
Lm e la lunghezza a cui si applica il valore m,i,j ;
m,i,j e la trasmittanza termica puntuale della m esima parte della stanza o
delledificio;
Nk numero totale di parti 3D;
Nm numero totale di parti 2D;
Nn numero totale di parti 1D;
IL calcolo delle trasmittanze termiche lineari e puntuali viene eseguito mediante
le seguenti relazioni:
Nj
X
= L2D Uj Lj (1.16)
j=1

dove: L2D e il coefficiente di accoppiamento termico 2D;


Uj e la trasmittanza termica della j esima componente 1D che separa i due
ambienti coinvolti;
Lj e la lunghezza a cui si riferisce Uj ;
Ni Nj
X X
= L3D U i Ai j Lj (1.17)
i=1 j=1

dove: L3D e il coefficiente di accoppiamento termico ottenuto con unanalisi su


un modello 3D;
Ui e la trasmittanza termica della j esima componente 1D che separa gli
ambienti coinvolti;
Ai e larea a cui si applica il valore Ui ;
j e la trasmittanza termica lineare calcolata come sopra;
Lj e la lunghezza a cui si applica il calore j ;
Nj e il numero di componenti 2D;
Ni e il numero di componenti 1D;
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 25

Per i calcoli 2D e possibile determinare i valori del coefficiente di accoppiamento


termico, della portata termica e della trasmittanza termica lineare, attraverso
le seguenti relazioni:
con due temperature limite:

l = L2D (i e ) (1.18)

con piu di due temperature limite:

i,j = L2D,i,j (i j ) (1.19)

per piu di due ambienti con temperature differenti:


X
= [L2D,i,j (i j )] (1.20)
i<j

Per la determinazione della trasmittanza termica lineare nei calcoli 2D si utilizza


la relazione:
Nj
X
= L2D Uj Lj (1.21)
j=1

dove:
Uj e la trasmittanza della j esima componente 1D che separa i due ambienti;
Lj e la lunghezza a cui si applica il valore Ui ;
Nj numero di componenti 1D;
Nella normativa sono presenti anche i calcoli relativi alla superficie tra pavi-
mento e contro terra. In questo lavoro non si e tenuto conto del pavimento o
del terreno per cui per tali calcoli si rimanda a [13].
La determinazione della temperatura sulla superficie interna ottenuta dai calcoli
3D e basata sulle seguenti relazioni:
due temperature limite:

si (x, y, z) e
fRsi (x, y, z) = (1.22)
i e
dove:
fRsi (x, y, z) e il fattore di temperatura sulla superficie interna nel punto (x, y, z);
si (x, y, z) e la temperatura superficiale interna nel punto (x, y, z);
i e la temperatura interna;
e e la temperatura esterna;
piu di due temperature limite:
se ci sono piu di due temperature limite bisogna tener conto del fattore di pon-
derazione della temperatura, g. I fattori di ponderazione consentono di calcolare
la temperatura in ogni punto della superficie interna, con coordinate (x, y, z),
come funzione lineare di qualunque distribuzione di temperature lineare.
La temperatura superficiale nei punti(x, y, z) nel j esimo componente, utiliz-
zando i fattori di ponderazione e nella forma:

j = j,1 1 + j,2 2 + ... + j,n n (1.23)

con:
gj,1 (x, y, z) + gj,2 (x, y, z) + ... + gj,n (x, y, z) = 1 (1.24)
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 26

Per cui la determinazione della temperatura sulla superficie interna ottenuta


con calcoli 2D ha forma, con due temperature limite:

si (x, y) e
fRi (x, y) = (1.25)
i e
dove:
fri (x, y) e il fattore di temperatura sulla superficie interna nel punto (x, y);
si e la temperatura superficiale nel punto (x, y);
i e la temperatura interna;
e e la temperatura esterna;
con tre temperature limite:

j (x, y) = gj,1 (x, y)1 + gj,2 (x, y)2 + gj,3 (x, y)3 (1.26)

dove i gj,i sono i fattori di ponderazione della temperatura, e si ha:

gj,1 (x, y) + gj,2 (x, y) + gj,3 (x, y) = 1 (1.27)

Nella normativa europea UNI EN ISO 10211:2008 sono indicati anche i dati di
ingresso e i dati di uscita rispetto ad un tale tipo di analisi.
I dati di ingresso devono contenere:
descrizione della struttura;
descrizione del modello geometrico;
I dati di uscita devono contenere:
i coefficienti di accoppiamento termico L3D ed L2D tra due stanze adia-
centi;
il calcolo della trasmittanza termica utilizzando i coefficienti di accoppia-
mento termico;
il calcolo delle temperature superficiali utilizzando i fattori di ponder-
azione;
dati in uscita aggiuntivi:
portate termiche;
temperature superficiali;
stima dellerrore;
Per quanto riguarda i dati in ingresso si riporta piu in dettaglio:
descrizione della struttura:
disegni costruttivi completi di dimensioni e materiali;
per un edificio gia terminato, qualsiasi modifica nota alla costruzione e/o
misurazioni fisiche o dettagli importati dalle ispezioni;
altre osservazioni pertinenti;
descrizione del modello geometrico:
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 27

il modello geometrico 2D o 3D con dimensioni;


i dati di ingresso con lindicazione della posizione dei piani costruttivi e dei
piani ausiliari e unitamente alle conduttivita termiche dei diversi materiali;
le temperature limite utilizzate;
se necessario, calcolo della temperatura limite in unarea adiacente quando
appropriato;

le resistenze superficiali e le aree a cui si riferiscono;


Allinterno della norma , nellappendice A sono presenti le modalita di valu-
tazione del calcolo.
I calcoli relativi alla formazione dellabaco dei ponti termici della Regione Lom-
bardia si riferiscono principalmente a questa normativa, [13] ed alle altre citate.
Di seguito si descrive lapproccio di calcolo adottato da Regione Lombardia per
una maggiore comprensione degli aspetti principali riguardanti le analisi dei
ponti termici.
Il metodo di calcolo adottato da Regione Lombardia per la formulazione dellabaco
dei ponti termici e basato su ipotesi di calcolo differenti prendendo in consider-
azione valori differenti delle caratteristiche di densita e conduttivita termica in
rifermento a UNI 10351:1994/Ec:1997 ed a UNI 10355:1994.
Dopo aver effettuato una serie di analisi sono stati valutati i parametri irrile-
vanti e con riferimento alla norma UNI EN ISO 10211:2008 si e valutata lipotesi
di sostituire alcuni strati di materiale con altri, omogeneizzandoli in modo da
ridurre gli strati della stratigrafia e semplificare il calcolo. Sono state quindi cal-
colate la resistenza e la trasmittanza termica degli strati omogenei considerando
le prescrizioni contenute in [13]. Nel caso di pareti isolate lo spessore dello strato
isolante e stato considerato principalmente nelle misure di 5, 10 e 15 cm; in al-
cuni casi 20 cm.
Da tenere in considerazione e il fatto che nel caso del calcolo della trasmittanza
termica la posizione dello strato isolante e ininfluente, ma risulta fondamentale
nel calcolo del flusso termico bi o tridimensionale. Per quanto riguarda la parete
lo strato di isolante e stato considerato interno, esterno o in mezzo alla parete
stessa.
Per quanto riguarda i materiali sono stati considerati tre tipi di materiali con
differente conducibilita e differente densita. Si sono considerati:
laterizio con densita 1200 m
kg
3;

laterizio con densita 1800 m


kg
3;

laterizio con densita 760 m


kg
3;

I Lutilizzo di materiale con ampio range di densita e stato effettuato per avere a
disposizione un campo di conduttivita termica abbastanza ampio per condurre
lanalisi.
In termini di conduttivita termica il materiale sopraelencato ha i seguenti valori:
laterizio 1800 m
kg W
3 k = 0.81 mK ;

laterizio 760 m
kg W
3 k = 0.23 mK ;
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 28

laterizio 1200 m
kg W
3 k = 0.54 mK ;

Per tali valori sono determinati utilizzando tipologie diverse di parete i seguenti
valori di trasmittanza: Umin , Umax , Umedio .
Di seguito vengono spiegati e analizzati i parametri utilizzati da Regione Lom-
bardia per la costruzione dellabaco.
Per primo si considera la trasmittanza termica delle pareti, U , la cui espressione
e fornita da:
1
U= (1.28)
RT
dove:
RT rappresenta la resistenza termica totale della parete, determinata con rifer-
imento a UNI EN ISO 6946:2008. La resistenza totale della parete puo essere
vista come la somma delle singole resistenze di ciascun strato omogeneo che
costituisce la parete stessa.

RT = Rsi + R1 + R2 + R3 + .... + Rn + Rse (1.29)

dove: Rsi e la resistenza della parete interna;


Ri sono le resistenze degli strati interni omogenei della parete;
Rse e la resistenza della parete esterna.
Le resistenza sono calcolate a loro volta come il rapporto tra lo spessore del
rispettivo strato e la sua conducibilita termica, ovvero come:
si
Ri = (1.30)
ki
dove:
Ri e la resistenza delli esimo strato;
si e lo spessore delli esimo strato;
ki e la conducibilita termica delli esimo strato;
I valori della conducibilita termica sono stati determinati in conformita a UNI
EN ISO 10456:2008. I valori delle resistenze superficiali Rsi ed Rse sono stati
determinati in conformita con UNI EN ISO 6946:2008.
Nella tabella seguente vengono forniti i valori delle resistenze superficiali in
conformita con UNI EN ISO 6946:2008.

Table 1.4: Resistenze superficiali, UNI EN ISO 6946 : 2008.


resistenza superficiale ascendente orizzontale discendente
Ri 0.10 0.13 0.17
Re 0.04 0.04 0.04
Il calcolo della trasmittanza termica del serramento (Utel ) e effettuato con-
siderando le norme UNI EN ISO 10077-1:2007 e UNI EN ISO 10077-2:2004.
Due tipologie di telaio vengono considerate:
telaio di legno tenero, per il quale Utel = 1.9 mW
2K ;

telaio con profilo metallico, per il quale Utel = 5.5 mW


2K ;

La conduttivita termica del serramento e stata calcolata come:


1
Utel = (1.31)
Rtel = 1
Rsi + Leq,tel
tel
+ Rse
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 29

da cui e stato ricavato il valore della conduttivita termica equivalente del telaio:
Ltel
eq,tel = 1 (1.32)
Utel Rsi Rse

Per le tipologie di serramento sopramenzionate:


eq,tel = 0.168 mK
W
, per il telaio di legno tenero;

eq,tel = 5.077 mK
W
, per il profilo metallico;
La conduttivita termica equivalente della parete, secondo Regione Lombardia,
ha la forma:
eq = CL (1.33)
la conduttanza della parete escluso lo strato di isolante viene calcolata come:
1
C = P Li (1.34)
i

dove P
L= Li e lo spessore della parete.
Utile per la definizione dellabaco e un altro parametro, la trasmittanza adi-
mensionale U . Essa e definita come il rapporto tra due valori di trasmittanza,
quello della trave o del pilastro e quello della parete.
Utrave
U = (1.35)
Uparete
oppure
Upilastro
U = (1.36)
Uparete
La trasmittanza termica della trave o del pilastro, come nel caso della parete,
viene calcolata come linverso della resistenza termica totale. Ad esempio nel
caso di angoli tra due pareti giunte da un pilastro, la trasmittanza termica viene
calcolata sulla diagonale del pilastro.
La lunghezza adimensionale e definita come:
Lpilastro
L = (1.37)
Lparete
oppure come:
Ltrave
L = (1.38)
Lparete
Tutti i calcoli presenti in questo capitolo sono presenti in [12] ed in [13]. Sono
mostrati in quanto riferimento normativo europeo e regionale sullargomento
trattato in questo lavoro.
Nei calcoli sviluppati da Regione Lombardia si sono utilizzati dei valori dimen-
sionali tabellati al fine di ricondursi agli archetipi di ponte termico determinati.
Attraverso le correlazioni numeriche dei risultati ottenuti dalle analisi effettuate
sugli archetipi di ponte termico stabiliti in precedenza, Regione Lombardia ha
costituito labaco.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 30

I calcoli della trasmittanza termica lineare relativa alla tipologia dei ponti ter-
mici di cui labaco e costituito sono stati determinati utilizzando dei codici di
calcolo numerici per la simulazione termo fluidodinamica ai volumi finiti.
... in accordo con la UNI EN ISO 10211:2008 uno strumento di calcolo per
lo scambio termico in regime stazionario per domini bidimensionali puo essere
considerato di elevata precisione se e in grado di fornire risultati compatibili con
alcuni casi presi a riferimento .., [12].
Allinterno dellabaco stilato da Regione Lombardia e fornito un caso studio di
analisi di ponte termico utile alla comprensione dei concetti espressi in questo
capitolo. Il calcolo della trasmittanza termica lineare dei ponti termici dellabaco
in conformita con la norma europea viene effettuato considerando la trasmit-
tanza termica come lincremento di flusso termico dovuto allo sviluppo di un
campo di flusso bi o tridimensionale. La presenza del ponte genera quindi un
extra flusso. PN
2D i=1 1D i
= (1.39)
LP T
Per cui nota la trasmittanza termica lineare , dovuta agli elementi piani cos-
tituenti la parete o gli elementi che costituiscono il ponte, e possibile determinare
lextra flusso generato dal ponte mediante la relazione:
N N
2D X 1D
i
X
= = L2D Ui Li (1.40)
LP T i=1 LP T i=1

dove:
Ui e la trasmittanza termica delli esima componente che separa i due ambi-
enti;
Li e la lunghezza della componente i esima a cui si applica il valore Ui ;
N e il numero di componenti;
L2D e il coefficiente di accoppiamento termico determinato mediante unanalisi
bidimensionale;
Di seguito vengono riportate le immagini dei ponti termici principali che costi-
tuiscono labaco redatto da Regione Lombardia.
CHAPTER 1. PRESTAZIONE ED EFFICIENZA ENERGETICA 31

(a) Ponte termico tipo PIL (b) Ponte termico tipo ASP

(c) Ponte termico tipo ARI (d) Ponte termico tipo COP

(e) Ponte termico tipo SOL (f) Ponte termico tipo PIN

(g) Ponte termico tipo BAL (h) Ponte termico tipo SER

(i) Ponte termico tipo COM (j) Ponte termico tipo DIS
Chapter 2

Impostazione teorica del


problema del ponte termico

2.1 Sistema di equazioni risolventi e discretiz-


zazione
I problemi di conduzione e convezione vengono valutati come problemi di scam-
bio termico di tipo coniugato, conjugate heat transfer. Vale a dire che i problemi
di conduzione e convezione vengono affrontati congiuntamente.
La soluzione delle equazioni che governano il problema viene determinata me-
diante il metodo ai volumi finiti, FVM.
Le equazioni che governano il problema dello scambio termico di tipo coniugato
differiscono a seconda del tipo di regione.
Considerando che i problemi di efficienza energetica degli edifici vengono af-
frontati nellipotesi di regime stazionario, per le regioni solide landamento della
temperatura viene determinato mediante la risoluzione dellequazione di diffu-
sione del calore.
Nel solver chtMultiRegionSimpleFoam del software openFoam lequazione di
diffusione del calore e espressa in forma entalpica:
2 (h) = Sh (2.1)
dove
p
h=u+ (2.2)

essendo u lenergia interna, p la pressione e la densita.
In termini generali, per un mezzo qualunque, lequazione di diffusione puo essere
scritta come:
(h) = Sh (2.3)
Lentalpia h rappresenta la grandezza scalare da conservare.
Il flusso puo essere rappresentato come:
J = h (2.4)
ed e una grandezza vettoriale:
h h h
J= i+ j+ k (2.5)
x y z

32
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO33

Il dominio e suddiviso in celle. Il primo passo nellapplicazione del metodo


ai volumi finiti consiste nellintegrazione delle equazione su ciascuna cella e
successivamente nellapplicazione del teorema di Gauss.
Z Z
(h)dV = (h)dA (2.6)
Vc Vc

dove A rappresenta larea di ciascuna faccia dellelementino preso in consider-


azione. Lintegrazione del flusso sulla superficie dei volumi di controllo viene
sostituita dalla sommatoria delle integrazioni sulle singole facce delle celle.
Z XZ
J dS = ( (h)dA) (2.7)
Vc f f

Considerando un dominio esaedrico rettangolare, come mostrato in figura 2.1,


e possibile discretizzare lequazione di diffusione come:

Figure 2.1: Dominio esaedrico regolare

X
(h)f Af = Sh (2.8)
f

dove f rappresenta la singola faccia della cella. in una forma espansa si ha:

(h)f 1 Af 1 + (h)f 2 Af 2 + ... + (h)f 6 Af 6 = 0 (2.9)

per ogni cubetto.


Sviluppando la divergenza lequazione di diffusione puo essere scritta come:
h h h
( ) + ( ) + ( ) + Sh = 0 (2.10)
x x y y z z
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO34

Figure 2.2: Volume di controllo con cui si e discretizzato il dominio.

integrando si ottiene:
h h
[(Af 1)1 (Af 2 )2 ]+
x x
h h
[(Af 3 )3 (Af 4 )4 ]+ (2.11)
y y
h h
[(Af 5 )5 (Af 6 )6 ] + Sh V = 0
z z
Considerando di approssimare le derivate mediante un metodo alle differenze
finite, si ottiene la relazione:
h1 hP h2 hP
[(Af 1 )1 (Af 2 )2 ]+
x1P x2P
h3 hP h4 hP
[(Af 3 )3 (Af 4 )4 ]+ (2.12)
y3P y4P
h5 hP h6 hP
[(Af 5 )5 (Af 6 )6 ] + Sh V = 0
z5P z6P
Da (2.12) si ottengono le equazioni linearizzate:

aP hP = a1 h1 + a2 h2 + a3 h3 + a4 h4 + a5 h5 + a6 h6 + Sh (2.13)

a1 = A1
x1P

a2 = A2
x2P

a3 = A3
x3P

a4 = A4
x4P
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO35


a5 = A5
x5P

a6 = A6
x6P
in forma compatta: X
aP hP + aN hN = Sh (2.14)
N

Lequazione (2.14) rappresenta un sistema di equazioni lineari di numero pari al


numero di celle con cui si e discretizzato il dominio. Tale sistema viene risolto
attraverso metodi iterativi. In forma matriciale il sistema (2.14) puo essere
scritto come:
Ah = b (2.15)
ovvero
a11 a12 ... a1N h1 s1
a21 a22 ... a2N h2 s2
.. = .. (2.16)

..
. . .
aN 1 aN 2 ... aN N hN sN
Il sistema di equazioni lineari e risolto mediante il metodo del gradiente coni-
ugato precondizionato. Il sistema (2.15) viene premoltiplicato per una matrice
P detta precondizionatore. Si ottiene il sistema:

P1 Ah = P1 s (2.17)

che e equivalente ad un sistema:

Bx0 = b0 (2.18)

dove B e una matrice simmetrica definita positiva.


Il sistema precondizionato e risolto utilizzando metodi iterativi. Posto n =
1, ..., N il numero di iterazioni, la risoluzione del sistema lineare (2.15) puo
essere approssimata come:

h(n) = (I P 1 )hn1 + P 1 s
= hn1 + P 1 (s Ahn1 ) (2.19)
n1 1 n1
=h +P r

considerando i residui:
r = s Ah
Il valore della temperatura per ogni cella e stato calcolato calcolato nel seguente
modo: Z Tj
(cp T i )dT = hj (2.20)
Tstd

considerando il calore specifico costante:

cp (T ) = cost. (2.21)
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO36

Per le regioni fluide le equazioni che governano il problema fisico sono tre:
lequazione di bilancio del momento della quantita di moto;
lequazione di bilancio dellenergia;
lequazione di stato della pressione;
Lequazione di bilancio della quantita di moto o equazione di Navier per le
regioni fluide utilizzata e:
u 2
+ (u) + (ef f u) [ef f ((u)T IT r(u)T )]
t 3 (2.22)
= gh(n p) (n (p gh))

Lequazione di bilancio dellenergia:


1 p
u e + u ( u u + ) (ef f e)
2 (2.23)
= u g + Sh

dove :
e rappresenta lenergia specifica , energia per unita di volume, posseduta dal
fluido;
u rappresenta la velocita del fluido, u = u(x, y, z);
p rappresenta la pressione del fluido;
rappresenta la densita del fluido;
ef f e la diffusivita termica effettiva, effective thermal diffusivity;
Sh rappresenta un termine sorgente;
Lequazione di stato della pressione, pressure equation , che ha forma:

(u) = (u*) + (u = (u* ( (p0 ))
A
La soluzione ai volumi finiti di tali equazioni anche se molto piu complessa segue
gli stessi passi della risoluzione ai volumi finiti dellequazione di diffusione delle
regioni solide. Per cui la discretizzazione e la determinazione del sistema di
equazioni lineari per le regioni fluide e tralasciata. Si procede nella spiegazione
del significato dei termini presenti in tali equazioni.
Il termine temporale presente nellequazione di bilancio della quantita di moto
e nullo per la stazionarieta del problema:
u
0
t
Il termine
2
[ef f ((u)T IT r(u)T )]
3
e legato al tipo di regime di turbolenza scelto per le regioni fluide. Il termine
alla destra del simbolo di uguaglianza

gh(n p) (n (p gh))

e legato alla variazione di pressione del fluido nello spazio. Nel caso in esame
il fluido e comprimibile. Il termine p gh esprime la pressione del fluido
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO37

comprimibile senza la componente idrostatica gh ed e introdotto in quanto


utilizzato nellequazione di stato. Il termine convettivo e:

(u)

ed il termine diffusivo:
(ef f u)
Lalgoritmo risolutivo utilizzato nelle regioni fluide dal solver chtMultiRegion-
SimpleFoam e lalgoritmo SIMPLE: Semi Implicit Method for Pressure Linked
Equations.
Gli steps che costituiscono tale procedimento sono:

assegnare le condizioni al contorno;


risolvere lequazione del momento discretizzata per calcolare il campo di
velocita intermedio;
calcolare il flusso di massa sulle facce delle celle;

risolvere la pressure equation ed applicare lunder-relaxation;


correggere i flussi di massa sulle facce delle celle;
correggere le velocita alla base dei nuovi campi di pressione;
aggiornare le condizioni al contorno;

ripetere fino a convergenza;


Tale algoritmo viene implementato in openFoam.
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO38

2.2 OpenFOAM - chtMultiRegionSimpleFoam


Il software utilizzato per la modellazione numerica del ponte termico e Open-
Foam, Open source Field Operation And Manipulation. E un software libero.
Non si tratta di un software nel senso commerciale del termine ma di una
collezione di librerie scritte nel linguaggio C++. Il linguaggio C++ e un lin-
guaggio ad oggetti che permette limplementazione e la manipolazione di un
infinita di classi ad oggetto.
Con OpenFOAM e possibile utilizzare, manipolare o creare apposite applicazioni
per la risoluzione di una vasta gamma di problemi; tali applicazioni vengono
chiamate solvers.
Il solver di openFoam utilizzato per limplementazione numerica delle equazioni
precedentemente descritte e il solver chtMultiRegionSimpleFoam. Come prece-
dentemente detto i problemi dei bilanci energetici degli edifici vengono affrontati
considerando il regime stazionario. Il solver chtMultiRegionSimpleFoam e una
versione stazionaria del solver chtMultiRegionFoam che viene utilizzato per la
risoluzione di problemi di scambio termico in regime transitorio.
Il solver in questione permette il calcolo del flusso termico e della temperatura
fra piu regioni sia solide che fluide.
Di seguito verra mostrata la costruzione del caso con le regioni fluide. La strut-
tura delle cartelle del caso e la seguente:
0;

alphat;
epsilon;
k;
nut;
p;
pr gh;
T;
U;

constant;
regionProperties;
ariaesterna
thermophysicalProperties;
turbulenceProperties;
ariainterna1
thermophysicalProperties;
turbulenceProperties;
ariainterna2
thermophysicalProperties;
turbulenceProperties;
ariainterna3
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO39

thermophysicalProperties;
turbulenceProperties;
mattonipieni;
thermoPhysicalproperties;
doppiouni;
thermoPhysicalproperties;
lanadx;
thermoPhysicalproperties;
lanasn;
thermoPhysicalproperties;
grafitesn;
thermoPhysicalproperties;
grafitedx;
thermoPhysicalproperties;
murointerno;
thermoPhysicalproperties;
system;
controlDict;
fvSchemes;
fvSolution;
ariaesterna
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
ariainterna1
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
ariainterna2
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
ariainterna3
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
mattonipieni;
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO40

fvSolution;
doppiouni;
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
lanadx;
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
lanasn;
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
grafitesn;
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
grafitedx;
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
murointerno;
changeDictionaryDict;
fvSchemes;
fvSolution;
In rosso si sono evidenziate le regioni solide, in blu le regioni fluide.
La cartella 0 contiene tutte le informazioni riguardanti le condizioni al contorno
del problema.
Per le regioni solide i files p e T e per le regioni fluide i files p, T , U , alphat,
nut, k, epsilon, prgh , dove p indica la pressione , T indica la temperatura, U
indica la velocita, alphat e la diffusivita legata alla turbolenza, nut e la viscosita
cinematica legata alla turbolenza, epsilon rappresenta la velocita di dissipazione
dellenergia cinetica in regime turbolento e prgh rappresenta la pressione idro-
statica del fluido comprimibile.
Le regioni fluide contengono un numero maggiore di informazioni. I file p e T
sono presenti in entrambi i tipi di regione, solide e fluide.
Allinterno della cartella constant sono contenuti i files relativi alle proprieta
delle diverse regioni. Nel file regionProperties sono indicati il tipo e il nome delle
singole regioni, si veda la figura 2.3. Le sottocartelle della cartella constant
contengono le informazioni relative ad ogni singola regione. Nel caso implemen-
tato il file turbulenceProperties dove e indicato il tipo di turbolenza adottato
per le regioni fluide e il file thermophysicalProperties dove sono indicate le pro-
prieta termofisiche. La cartella system contiene i files controlDict, fvSchemes
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO41

Figure 2.3: File regionProperties contenuto in constant.

Figure 2.4: Proprieta termofisiche.

Figure 2.5: Modello di turbolenza.

e fvSolution. Il file controlDict, si veda la figura 2.6 contiene le informazioni


riguardo al tipo di applicazione, al numero massimo di iterazioni ed altre infor-
mazioni per il controllo del calcolo. E unico per tutte le regioni. Il file fvSchemes
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO42

Figure 2.6: Informazioni contenute nel file controlDict.

contiene le informazioni sugli schemi numerici utilizzati per la risoluzione delle


equazioni governanti le varie regioni. Gli schemi numerici adottati sono differ-
enti fra regioni solide e regioni fluide. Per le regioni solide e per le regioni fluide
si sono utilizzati gli schemi mostrati in figura 2.7.

(a) Schemi numerici adottati per le regioni solide.

(b) Schemi numerici adottati per le regioni fluide.

Figure 2.7: Schemi numerici adottati per le diverse regioni.


CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO43

In OpenFOAM oltre ai solvers e possibile utilizzare altri tipi di applicazione


chiamate utilities. Per la creazione del modello si e utilizzato lutility change-
Dictionary. Tale utility permette di creare dei dizionari dove vengono impostate
le condizioni al contorno del problema e mediante lutilizzo di un apposito co-
mando modificare i files contenuti nella cartella 0 introducendo le condizioni
al contorno presenti nel dizionario per ogni singola regione. Tramite ideasUn-

(a) Condizioni al contorno per la ve-


locita contenute in changeDictionaryDict
per laria esterna.

(b) Condizioni al contorno per la temperatura contenute in changeDic-


tionaryDict per i mattoni pieni.

Figure 2.8: Il dizionario changeDictionaryDict.

vToFoam si e importato la mesh generata con Salome. IdeasUnvToFoam e una


utility che consente la conversione di mesh tra diversi software.
Altre utilities utilizzate sono state checkMesh per verificare la correttezza della
CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO44

Mesh, wallHeatFlux per il calcolo del flusso termico.


Come gia detto il solver chtMultiRegionSimpleFoam e utilizzato per il calcolo
degli scambi termici in regime stazionario. Il solver e costituito da un file .C
sorgente e da una serie di header files che contengono le funzioni implementate
dal solver.
I files che contengo le equazione governanti in chtMultiRegionSimpleFoam sono
solveSolid.H e solveFluid.H.
Le figure 2.9, 2.10 e ?? mostrano gli headers files del file solveFluid.H che
contengono le equazioni che governano il problema per le regioni fluide. Tali
equazioni sono mostrate nel capitolo relativo al modello matematico utilizzato.

Figure 2.9: File UEqn.H contenente lalgoritmo per lequazione del momento.

Figure 2.10: File EEqn.H contenente lequazione dellenergia.


CHAPTER 2. IMPOSTAZIONE TEORICA DEL PROBLEMA DEL PONTE TERMICO45

(a) File pEqn.H contenente lequazione di stato della pressione.

(b) File pEqn.H contenente lequazione di stato della pressione.

Figure 2.11: Files contenenti le equazioni per le regioni fluide.


Chapter 3

Modellazione numerica del


ponte termico

Il ponte termico analizzato e un ponte di tipo PIN.002, ovvero parete esterna


isolata allinterno con parete interna.
Ledificio soggetto ad un intervento di ristrutturazione importante e riqualifi-
cazione energetica e posto a Cigole, (BS). Di seguito sono riportate la planime-
tria e i prospetti delledificio, figura 3.1 e figura 3.2.
Ledificio e un vecchio cascinale in muratura portante e la zona soggetta

Figure 3.1: Planimetria delledificio soggetto ad intervento di ristrutturazione e ri-


qualificazione energetica.

46
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 47

Figure 3.2: Prospetti delledificio.

allintervento e una parte dellintero edificio. Ledificio e quindi privo di telaio


e di pilastri strutturali. Possiede un porticato. La zona soggetta ad intervento
e la parte centrale delledificio.
Ledificio risultava in condizioni di semi abbandono prima dellintervento di
ristrutturazione. Era privo di una parte di copertura e non era utilizzato ne per
una funzione residenziale e nemmeno per una funzione produttiva. Una parte
delledificio era adibita a stalla e la porzione di edificio sottostante il fienile e
stata trasformata in box auto.
Lintervento di ristrutturazione importante ha riguardato la sistemazione della
copertura, la sistemazione di una parte delledificio che verra utilizzata con una
funzione residenziale e la riqualificazione energetica della quale si parla in questo
lavoro.
Lintervento di riqualificazione energetica e consistito nellinserimento di due
strati di materiale isolante nella stratigrafia dei materiali delle pareti delledificio.
In particolare i materiali isolanti utilizzati sono stati lana di pecora e pannelli
in grafite che hanno una conducibilita termica molto bassa.
Gli strati di materiale isolante sono stati inseriti come strati piu interni. In
particolare i pannelli di grafite confinano con lo strato di intonaco interno, i
pannelli di lana di pecora confinano con lo strato di doppiouni. Il muro in-
terno che costituisce il ponte termico separa due zone riscaldate delledificio: la
dispensa e il soggiorno. La posizione del ponte nelledificio del ponte termico
analizzato e mostrata in figura 3.3.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 48

Figure 3.3: Posizione del ponte termico analizzato nelledificio.

Dallo strato esterno verso lo strato interno la stratigrafia della parete e elencata
di seguito:

1 cm intonaco esterno;
50 cm mattoni pieni;
12 cm doppiouni;
12 cm isolante-lana di pecora;

12 cm isolante-pannello in grafite;
1 cm intonaco interno;
Il ponte termico analizzato confina con la parete Nord delledificio.
Essendo un edificio in muratura portante non vi sono ponti termici che coinvol-
gano pilastri o pilastri dangolo. Si e trascurato linserimento della stratigrafia
del muro interno che penetra nella parete.
I muri portanti delledificio sono costituiti dalla stratigrafia tipica dei muri por-
tanti dei cascinali della pianura padana.
La stratigrafia reale del ponte termico e mostrata nella figura 3.4. In riferimento
allabaco dei ponti termici redatto da Regione Lombardia larchetipo di ponte
termico analizzato e mostrato nella figura 3.5.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 49

Figure 3.4: Ponte termico, stratigrafia reale.

Figure 3.5: Ponte termico PIN.002, parete esterna isolata allesterno con pilastro non
isolato.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 50

3.1 Modello geometrico e mesh


Lanalisi e stata effettuata in due dimensioni (2D) ed in tre dimensioni (3D),
sia considerando il solo contributo delle regioni solide, gli strati delle pareti, sia
considerando il contributo dellaria esterna alledificio e dellaria interna.
La generazione della mesh e stata effettuata utilizzando il software SALOME.
Data la semplicita della geometria si e optato per una mesh strutturata ed
esaedrica.

La determinazione dei piani di taglio e stata effettuata considerando la norma


europea UNI EN ISO 10211:2008, [13].
Sia per il modello 2D che per il modello 3D la normativa impone che i piani di
taglio abbiano una distanza dallelemento centrale almeno pari a :

dmin = max(1 m; 3 selementocentrale )

Lelemento centrale in questo caso e la parete interna per la quale vale:

s = 0, 45 m

La distanza tra i piani di taglio e pari a 3, 85 m, per cui la distanza tra i piani
di taglio e lelemento centrale e pari a 1, 7 m.

d > dmin

La posizione dei piani di taglio sia nel modello geometrico 2D che nel modello
geometrico 3D e conforme alla normativa.
Per quanto riguarda il modello geometrico si e effettuata la semplificazione di
utilizzare degli strati omogenei in conformita a UNI EN ISO 10211:2008.
La normativa permette di utilizzare degli strati omogenei per ridurre il numero
W
di stratificazioni se il materiale ha conduttivita termica lineare inferiore a 3 mK .
Come mostrato in seguito tutti i materiali hanno conduttivita termica inferi-
ore a tale valore per cui si e proceduto allomogeneizzazione di alcuni strati.
In particolare non si sono considerati gli strati relativi allintonaco interno ed
allintonaco esterno. Normalmente nellambito dello studio della trasmissione
termica delle pareti degli edifici e utilizzato un solo strato di materiale con con-
duttivita termica pari alla media pesata delle conduttivita termiche dei singoli
materiali. Dato che lo scopo di questo lavoro e anche quello di indagare il com-
portamento dei materiali isolanti si e comunque preferito mantenere una strati-
grafia abbastanza articolata dei materiali che costituiscono le pareti delledificio.
La stratigrafia omogeneizzata, utilizzata sia per il modello 2D che per il modello
3D e elencata di seguito seguendo il verso dallesterno allinterno.
50 cm mattoni pieni;
12 cm doppiouni;
12 cm lana di pecora - isolante;
12 cm pannelli in grafite - isolante;
Per il muro interno si e utilizzato invece un unico strato di materiale laterizio
con conduttivita termica un poco piu elevata rispetto agli altri materiali.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 51

La determinazione della Mesh del modello e stata loperazione successiva. Il


software OpenFoam permette la generazione di Mesh attraverso una serie di
funzioni. In questo caso si e utilizzato un altro software specifico per la gener-
azione di meshes, di nome SALOME.
Allinterno del software SALOME e possibile creare il modello geometrico sul
quale creare le meshes. Per la generazione della mesh da importare in Open-
FOAM si e reso necessario determinare le condizioni al contorno anche nel mod-
ello geometrico, al fine di avere a disposizione le superfici necessarie a cui at-
tribuire le proprieta adeguate alla risoluzione del modello in openFoam.
Si sono considerate quindi delle superfici esterne, fredde o calde a seconda della
regione di appartenenza, e delle superfici di accoppiamento fra diverse regioni.
I piani di taglio, in conformita con UNI EN ISO 10211:2008 sono stati con-
siderati come superfici adiabatiche.
Per la costruzione della mesh si e proceduto dal particolare al generale; ovvero
nel processo di discretizzazione si sono discretizzati dapprima i sotto domini di
dimensione inferiore e successivamente si e estrapolato la discretizzazione nei
domini di dimensione superiore.
Seguendo tale procedimento gli algoritmi, contenuti nel modulo SMESH di Sa-
lome, utilizzati sono stati i seguenti:
1. Regular1D;

2. Quadrangle2D;
3. Hexa3D.
Per il sotto dominio monodimensionale 1D lipotesi inserita per il calcolo della
Mesh e riferita allalgoritmo Regular1D: si e inserita una lunghezza di riferimento
(local length) pari a 0, 01, il che e equivalso a discretizzare i bordi della geome-
tria del ponte con passo di 1 cm. Linserimento di tale ipotesi nellalgoritmo ha
permesso di generare una mesh abbastanza fitta e regolare.
Con lalgoritmo Quadrangle2D si e proceduto a mappare tutte le superfici sec-
ondo il passo deciso nella discretizzazione monodimensionale. Infine si e proce-
duto allestrapolazione della mappa per generare la mesh tridimensionale utiliz-
zando lalgoritmo Hexa3D.
In tal modo si e ottenuta una mesh perfettamente esaedrica.
La difficolta di tale operazione e consistita nel rendere la mesh il piu regolare
possibile soprattutto sulle superfici di interfaccia fra le varie regioni.
Le celle di confine fra diverse regioni devono combaciare perfettamente al fine
di poter eseguire lanalisi numerica. Cio significa che la discretizzazione deve
essere identica per tutte le regioni e non ci devono essere scostamenti fra una
regione a laltra. Anche nei modelli in cui si e considerato il contributo dellaria
si e proceduto allo stesso modo per la generazione della griglia.
Le proprieta delle diverse regioni vengono assegnate successivamente in Open-
Foam e non dipendono, in questo caso, dal tipo di mesh utilizzato. Come si vedra
nellultimo capitolo se tale operazione deve essere eseguita su una porzione di
edificio o su un edificio intero puo divenire abbastanza complessa.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 52

(a) Vista laterale del ponte termico.

(b) Vista laterale, altro lato, del ponte termico.

(c) Vista frontale del ponte termico.

(d) Vista assonometrica del ponte termico.

Figure 3.6: Ponte termico geometria e dimensioni.


CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 53

3.2 Modello 2D e 3D - regioni solide


In prima analisi si e effettuato il calcolo sui modelli bidimensionale e tridimen-
sionale considerando il solo contributo delle regioni solide. Le condizioni al
contorno sono state imposte sulle superfici delle stratigrafie esterne. Da questo
tipo di analisi e possibile valutare in maniera diretta il comportamento dei ma-
teriali che compongono la stratigrafia, in particolare e possibile apprezzare le
diverse conducibilia ed il maggior gradiente termico che si innesta a livello degli
strati isolanti. Le analisi svolte nella considerazione dei soli strati solidi risulta
meno complessa dal punto di vista computazionale rispetto alle analisi svolte
successivamente.

3.2.1 Calcoli preliminari


Prima di procedere al calcolo ed alla determinazione dei campi di temperatura
e flusso si riportano alcuni calcoli preliminari svolti per la determinazione delle
grandezze che verranno successivamente utilizzate per il confronto con i calcoli
derivati dalla normativa.
La resistenza termica conduttiva di ogni strato e determinabile mediante la
relazione:
s
Rcond =
k
Ipotizzando di utilizzare il modello dellanalogia elettrica si hanno le seguenti
resistenza per la parete:

strato in mattoni pieni

s = 0, 50 m
W
k = 0, 442 mK
per cui
m2 K
Rcond = 1, 131 W

Analogamente per gli strati:

strato in doppiouni

s = 0, 12 m
W
k = 0, 231 mK per cui
2
Rcond = 0, 519 mWK

strato isolante in lana di pecora

s = 0, 12 m
W
k = 0, 0339 mK per cui
m2 K
Rcond = 3, 54 W

strato isolante pannelli in grafite

s = 0, 12 m
W
k = 0, 031 mK per cui
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 54

m2 K
Rcond = 3, 87 W

La resistenza termica conduttiva di tutta la parete e determinata mediante la


relazione: X
Rtot = Ri ,
i

ovvero come la sommatoria delle resistenze dei singoli strati.


I valori delle resistenze termiche della parete nel modello bidimensionale, con-
siderando il solo contributo della conduzione, sono riassunti nella seguente tabella:

Table 3.1: Resistenze conduttive della parete degli strati nel modello bidimensionale.
2
strato resistenza conduttiva [ mWK ]
mattoni pieni 1,13
doppiouni 0,52
lana di pecora 3,54
pannello in grafite 3,87
resistenza conduttiva parete 9,06
Sono introdotti in questo paragrafo anche i calcoli della resistenza convettiva
anche se per il calcolo di essi bisogna ricorrere a grandezze calcolate con open-
Foam.
I valori delle resistenze conduttive degli strati della parete esterna sono stati
calcolati in precedenza. Per i calcoli delle resistenza convettive si e proceduto
come di seguito.
Considerando le seguenti grandezze:
numero di Reynolds
U L
ReD =

numero di Prandtl
cp
Pr =
k
numero di Nusselt
hL
Nu =
k
posto che nel modello termo fisico per laria esterna si e scelto un valore di
P r = 0, 7 si ha:
m
U = 1
s
Per lo scambio termico convettivo si e assunta la correlazione presente nellesercizio
Problema 24 di [17], ed e pari a:
4 1
N ux = 0, 037Rex5 P r 3

poiche si e assunto il flusso sulla parete esterna ovunque turbolento e con-


siderando:
L = 3, 85 m , lunghezza del muro esterno;
= 0, 0000181P a s
3
= 1, 225 m
kg
si ha:
Re = 260566
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 55

N ux = 706, 8 per cui il coefficiente di scambio termico convettivo tra parete e


aria esterna considerando un flusso di aria in direzione x con velocita pari ad
1ms e pari a:
kN u
h=
L
W
e quindi, posto k = 0, 442 mK

W
he = 81, 15
m2 K
Posto L = 3, 85 m ed h = 3 m si ottiene A = 11, 55 m2 per cui la resistenza
convettiva tra parete esterna ed aria esterna risulta pari a:
1 K
Rconve = = 1, 07103
he A W
Per laria interna si e proceduto allo stesso modo con la differenza che la velocita
dellaria e stata assunta pari a 0, 01 m s . Il regime e ovunque laminare per cui
la correlazione utilizzata e stata:
1 1
N uL = 0, 664ReL2 P r 3
m
con riferimento al testo [18], pag. 200. Re = 2301 s
P r = 0, 7
N uL = 28, 3
W
per cui posto che k = 0, 031 mK , si ottiene:

W
hi = 0, 257
m2 K
e la resistenza termica convettiva fra aria interna e lo strato interno costituito
dai pannelli di grafite diviene:
1 K
Rconvi = = 0, 380
hi A W
La tabella seguente mostra i valori delle resistenza della parete esterna senza il
contributo del ponte termico.
K
strato Ri [ W ]
Rconv,e 0,001
Rcond,1 0.098
Rcond2 0.045
Rcond3 0.306
Rcond4 0.335
Rconv,i 0,380
Rtot 1.166
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 56

3.2.2 Determinazione della distribuzione delle tempera-


ture
I modelli bidimensionale e tridimensionale contenenti le sole regioni solide sono
stati costruiti considerando le seguenti proprieta per i materiali.

Table 3.2: Proprieta dei materiali adottate per le regioni solide.


W J kg
materiale k [ mK ] Cp [ kgK ] [m 3]

mattoni pieni 0,442 1000 1900


doppiouni 0,231 1000 1500
lana di pecora 0,0339 1987 50,5
pannelli grafite 0,031 1210 18
muro interno 1,5 1200 1400
Per cui la diffusivita termica, T , dei vari materiali, utilizzata nel calcolo, e pari
a:
m2
T = 2, 70 107 s per lo strato in mattoni pieni;
m2
T = 1, 54 107 s per lo strato in doppiouni;
m2
T = 3, 38 107 s per lo strato isolante in lana di pecora;
m2
T = 1, 42 106 s per lo strato isolante in grafite;
La diffusivita termica rappresenta quanto rapidamente una variazione della tem-
peratura alla superficie di un mezzo si propaga al suo interno.
Per la definizione delle condizioni al contorno si e proceduto come spiegato nel
seguito.
In conformita a UNI EN ISO 10211:2008 si sono considerate le seguenti tem-
perature limite:
temperatura inferiore T = 20 293K;

temperatura superiore T = 0 273K;


Le superfici di taglio orizzontali, inferiore e superiore, e verticali del modello
sono state considerate adiabatiche in conformita con UNI EN ISO 10211:2008.
La condizione di adiabaticita e stata implementata utilizzando il tipo zeroGra-
dient.
Le superfici non di taglio verticali sono state assunte come condizioni al con-
torno, in senso rigoroso, del problema matematico.
Per la superficie verticale confinante con lesterno si e assunta la temperatura
di T = 273K T = 0 ; per la superficie verticale confinante con linterno si
e assunta la temperatura di T = 293K T = 20 . Tali condizioni sono state
implementate utilizzando il tipo fixedValue.
Il calcolo e stato effettuato considerando il regime stazionario.
Per verificare il raggiungimento del regime stazionario si e mostrato landamento
delle temperature, vedi figura 3.7 a). Il numero di iterazioni per il raggiungi-
mento della convergenza e stato assunto pari a Niter = 20000.
Landamento delle temperature nel caso bidimensionale in condizione di regime
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 57

(a) Calcolo dei residui, numero di iterazioni Niter = 20000.

(b) Raggiungimento della condizione stazionaria della temperatura.

Figure 3.7: Verifica del raggiungimento del regime stazionario nel modello.

stazionario e mostrato nella figura 3.8. Per le condizioni al contorno imposte


il muro interno si mantiene ad una temperatura elevata. Nella realta cio cor-
risponde al fatto che il muro interno separa due regioni calde.
Lontano dal ponte termico le temperature hanno un andamento regolare che
segue la stratigrafia dei materiali. La zona del ponte termico rappresenta una
discontinuita a tale regolarita.
Lo strato in mattoni pieni ha temperature sensibilmente maggiori in prossimita
del ponte rispetto alla parete isolata. Cio e causato dallextra flusso di calore bi
e tridimensionale generato del ponte termico.
La differenza delle temperature tra gli strati di materiale isolante e il ponte
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 58

Figure 3.8: Andamento delle temperature in regime stazionario nel caso bidimension-
ale.

termico e evidente. A livello di questultimo una regione piu ampia si trova a


temperature piu elevate.
Lanalisi del modello 3D ha fornito risultati in accordo con il modello bidimen-
sionale.
La verifica di stazionarieta e stata effettuata come nel caso bidimensionale. Si
sono calcolati i residui attraverso la funzione residualControl di OpenFOAM.
Per entrambi i casi, sia bidimensionale che tridimensionale si e assunta una
tolleranza pari a 1e 7 ed una tolleranza relativa pari a 0.1.
Il numero di iterazioni per il calcolo nel modello 3D per il raggiungimento del
regime stazionario e stato assunto pari a 2000. Nelle figure 3.9 e 3.10 sono ver-
ificate le effettive condizioni di stazionarieta.
Per la costruzione dei grafici delle temperature e dei residui si e utilizzata una
funzione di pyFoam, che e una raccolta di utilities scritte in linguaggio python,
che possono integrare le analisi di post-Processing nei problemi di fluidodinam-
ica e trasferimento di calore analizzati con OpenFoam.
La funzione utilizzata in questo caso e denominata pyFoamPlotWatcher.py. Nel
modello tridimensionale risulta maggiormente evidente che la zona delle pareti
in prossimita della linea dangolo che forma il ponte ha una temperatura inferi-
ore rispetto alle zone delle pareti distanti dal ponte termico. Anche nel modello
tridimensionale landamento della distribuzione delle temperature indica un ex-
tra flusso di calore nella zona del ponte. Il flusso di calore monodimensionale
della parete diventa bi e tridimensionale nella zona del ponte termico.
Da un punto di vista analitico la rappresentazione dellandamento delle temper-
ature nelle varie regioni che rappresentano la stratigrafia dei materiali utilizzati
e mostrata nel seguito.
Si e valutato landamento della temperatura nel caso bidimensionale attraverso
tre linee immaginarie. Una prima linea che attraversasse la parete lontano dalla
zona del ponte. Una seconda linea, della stessa lunghezza della prima, posta in
prossimita del ponte termico ed una terza linea che comprendesse, per lintera
lunghezza, il muro interno.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 59

Figure 3.9: Calcolo dei residui nel modello tridimensionale, numero di iterazioni
N = 2000.

Figure 3.10: Raggiungimento della condizione stazionaria della temperatura.


CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 60

Figure 3.11: Andamento delle temperature in regime stazionario nel caso tridimen-
sionale.

(a) Andamento della temperatura lungo la parete es-


terna.

(b) Linea del profilo di temperatura.


CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 61

(c) Andamento della temperatura lungo il ponte ter-


mico.

(d) Linea del profilo di temperatura.

(e) Andamento della temperatura lungo il ponte termico


ed il muro interno.

(f) Linea del profilo di temperatura.


CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 62

3.2.3 Gradienti termici, flusso ed extraflusso


Il calcolo del flusso termico per la conduzione e effettuato utilizzando la legge
di Fourier:
q = kT
dove
W
k[ ]
mK
rappresenta la conducibilita del materiale.
W
Si tratta del flusso termico specifico misurato in [ m 2 ].

Avendo calcolato il gradiente di T nelle sue tre componenti e possibile ricavare


anche le tre componenti, qx , qy , qz , del flusso termico.
In questo paragrafo si tralasciano i risultati dei calcoli che verranno mostrati
successivamente. Invece si pone laccento sullandamento dei gradienti termici e
dei flussi termici generati dal ponte termico per mettere in evidenza la presenza
dellextra flusso bi e tridimensionale che rappresenta il problema principale dei
ponti termici.
La visualizzazione di tali gradienti e di tali flussi e stata effettuata nella fase
di post-processing utilizzando il software paraview mediante il quale e possibile
elaborare graficamente i dati ottenuti dallanalisi computazionale per fornire
una visualizzazione chiara ed efficace del fenomeno analizzato. Si e pensato di
riprodurre leffetto del flusso termico mediante lutilizzo di vettori. La funzione
di paraview utilizzata allo scopo e stata gliph3D.
Nelle immagini 3.12 , 3.13 e 3.14 e mostrato il risultato di tale elaborazione
grafica. Dalle figure precedenti risulta evidente come il valore massimo di

Figure 3.12: Flussi termici.

flusso termico si trova in corrispondenza dellangolo che il muro interno forma


con la parete esterna. In effetti questa linea di demarcazione rappresenta una
zona critica nella quale allelevato tasso di flusso termico si accompagna un
raffreddamento della parete. La dispersione maggiore di calore avviene proprio
in questi punti.
Dalle immagini si puo notare come il flusso sia prettamente monodimensionale
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 63

Figure 3.13: Flussi termici, particolare.

Figure 3.14: Flussi termici, vista frontale.

nelle zone lontane dal ponte termico, condizione che viene persa man mano che
ci si avvicina alla zona di discontinuita dellisolante termico.
Alla perdita di mono dimensionalita del flusso si accompagna un aumento della
magnitudo. Laumento del flusso in valore assoluto e causato dalla presenza
del muro interno che possiede una conducibilita maggiore rispetto agli strati
isolanti presenti nella parete. Il problema potrebbe essere risolto introducendo
un ulteriore strato di isolante nella zona dove manca. Alcune di queste soluzioni
sono state valutate da parte di tecnici che si occupano dellargomento.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 64

3.3 Modello 3D - regioni solide e fluide


Nel modello si sono quindi introdotte due regioni fluide per rappresentare laria
interna ed esterna al ponte termico. Le equazioni che governano il problema per
le regioni fluide sono differenti dalle equazioni viste in precedenza per le regioni
solide e sono state mostrate nel capitolo 2.
Si sono effettuate le stesse analisi considerando il contributo dellaria interna
ed esterna al ponte termico. In conformita a UNI EN ISO 10211:2008 si sono
considerate le seguenti temperature:
temperatura interna T = 293K T = 20 ;
temperatura esterna T = 273K T = 0 ;

Figure 3.15: Condizioni al contorno.

Le proprieta termo fisiche per le regioni fluide sono quelle tipiche dellaria.

peso molecolare n = 28.85 mol


kg
;

calore specifico cp = 948.76 kgK


J
;
coefficiente di viscosita dinamica = 0.0000181P a s;
numero di Prandtl P r = 0.7;
Si e supposto che laria calda allinterno delledificio si muovesse dal basso verso
lalto in direzione z. Per laria esterna si e considerato un flusso di aria orizzon-
tale.
Si sono considerate le seguenti velocita dellaria: nella regione ariaesterna, v =
(1 0 0) , v = 1 m s in direzione x; nella regione ariainterna, v = (0 0 0.1),
v = 0.1 m s in direzione z.
Le velocita imposte inizialmente sono mostrate nella figura 3.16, dove sono pre-
senti le condizioni iniziali e al bordo. Per le regioni di aria esterna si e adottato
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 65

(a) Condizioni al contorno nel modello aria esterna.

(b) Condizioni al contorno nel modello aria interna.

Figure 3.16: Condizioni al contorno nel modello numerico per la velocita


dellaria.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 66

il modello di turbolenza k .
A regime i flussi daria sono risultati come mostrato nella figura 3.17. I calcoli

(a) Velocita dellaria a regime allinterno del ponte.

(b) Velocita dellaria a regime allesterno del ponte.

Figure 3.17: Condizioni della velocita a regime per il modello numerico.

per il modello con le regioni fluide sono stati effettuati per un numero di iter-
azioni pari ad Niter = 16000. Il raggiungimento del regime stazionario per le
temperature e evidente dalla figura 3.18.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 67

Figure 3.18: Raggiungimento della condizione stazionaria delle temperature.


CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 68

3.3.1 Andamento della temperatura nel caso 3D con aria


- isoterme.
La distribuzione delle temperature indica un andamento della temperatura in
prossimita del ponte simile a quelli precedentemente individuati. Anche nel caso

Figure 3.19: Andamento delle temperature in regime stazionario nel modello 3D con
le regioni fluide.

di aria in movimento risulta evidente come le criticita manifestate dal ponte


termico si concentrino sulle superfici dangolo formate dal muro interno con la
parete esterna.
Nel caso di simulazione con le regioni fluide risulta piu evidente il raffredda-
mento delle pareti in prossimita del ponte termico. A livello della linea dangolo
formata dal muro interno e dalla parete esterna la temperatura si attesta at-
torno ai valori di 288 K, 15 .
Inoltre la zona interessata dallextra flusso dovuto al ponte termico risulta mag-
giore rispetto al caso analizzato senza regioni fluide.
Il salto termico in corrispondenza dello strato isolante costituito dalla lana
di pecora nella parete ad una certa distanza dal ponte termico e pari a 7 K
allincirca ed in corrispondenza dello strato isolante costituito da pannelli di
grafite e di poco piu di 5 K. Cio e dovuto al fatto che i due materiali isolanti
hanno una conducibilita termica pressoche identica come gia precedentemente
osservato.
W
La conducibilita termica della lana di pecora e infatti par a k = 0, 0339 mK , la
W
conducibilita termica del pannello in grafite e pari a k = 0, 031 mK . A livello
del ponte termico il muro interno passa da una temperatura pari a poco piu
di 290 K ad una temperatura di 276 K, cio e dovuto in parte allestensione del
ponte termico ed in parte al fatto che a livello del ponte si innesta il gia piu
volte citato extra flusso.
Cio risulta evidente dalle figure 3.20 e 3.21 dove viene valutato landamento
delle temperature in corrispondenza del ponte e della parete. Nelle figure 3.20
e 3.21 risulta evidente come la presenza degli strati isolanti formati da pannelli
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 69

Figure 3.20: Andamento della temperatura, lungo il ponte.

Figure 3.21: Andamento della temperatura, lungo la parete.

di lana di pecora e pannelli di grafite, materiali comuni ma ben adatti a svolgere


il compito loro affidato di isolanti termici, induca un gradiente di temperatura
molto maggiore rispetto al gradiente che si ha in corrispondenza del ponte.
Lutilizzo del software libero per questo tipo di analisi permette un livello di det-
taglio molto elevato. Cio risulta evidente dalle immagini seguenti nellelaborazione
delle quali si e potuto individuare le superfici isoterme che vengono a svilup-
parsi allinterno del ponte termico. In tal modo si ha una visualizzazione chiara
e netta del campo di temperatura che viene ad instaurarsi a causa del ponte
termico.
Il grado di dettaglio e stabilito dal tecnico in base alle proprie esigenze. In
teoria non esiste un vero e proprio limite al grado di dettaglio che si potrebbe
raggiungere.
Da un punto di vista energetico cio che si considera e il flusso termico che
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 70

Figure 3.22: Superfici isoterme allinterno del ponte.

viene disperso dalla parete esterna. Gli strati di isolante vengono inseriti per
diminuire questo flusso. Il software openFoam e dotato di una utilitiy che per-
mette il calcolo del flusso termico da una parete allambiente circostante. La
utility utilizzata si chiama wallHeatFlux. Dalla figura 3.23 risulta evidente come
il flusso termico tra la parete esterna e laria risulti molto maggiore nella zona
del ponte termico rispetto alla zona della parete.

Figure 3.23: Flusso termico tra parete esterna ed aria


CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 71

3.3.2 Calcolo della trasmittanza termica lineare


Il calcolo della trasmittanza termica lineare del ponte termico e stato effettuato
utilizzando lanalisi ai volumi finiti. Successivamente si sono confrontati i risul-
tati ottenuti con i valori della trasmittanza termica lineare calcolati mediante
labaco della Regione Lombardia.
La relazione, si veda la norma [13], utilizzata per la determinazione della trasmit-
tanza termica lineare e la seguente:
X
= L2D Ui li
i

dove L2D rappresenta il coefficiente di accoppiamento termico derivato da unanalisi


numerica 2D , Ui sono le trasmittanze termiche delle singole componenti della
parete e li sono le lunghezze di tali componenti.
In altro modo la relazione precedente puo essere riscritta come:

2D X
= Ui li
T LP T i

dove 2D rappresenta il flusso termico derivato da unanalisi bidimensionale,


LP T e la lunghezza dello sviluppo del ponte termico e T e il salto di temper-
atura.
Il flusso bidimensionale per la determinazione di L2D e determinabile con-
siderando un campo scalare di temperatura T = T (x, y). Il gradiente di tale
campo diviene:
T T
T = i+ j
x y
Il calcolo del flusso e stato quindi effettuato moltiplicando la norma di tale
vettore per la conducibilita del materiale. Si sono considerate le dimensioni
esterne del ponte termico per cui il materiale considerato e lo strato di mattoni
pieni. Limmagine 3.24 mostra landamento del valore assoluto del gradiente
bidimensionale. Per il calcolo del flusso termico si e applicata la legge di Fourier,
si veda 3.25. Integrando il valore del flusso termico specifico su tutta la parete
si e ricavato il flusso termico bidimensionale 2D = 29, 834W .
Il calcolo eseguito con la utility di openFoam wallHeatFlux ha condotto ad un
valore praticamente identico 29, 820W .
Posto LP T = 3m e T = 20K si e calcolato il coefficiente di accoppiamento
termico.
2D
L2D =
T LP T
W
che e risultato pari a 0, 4970 mK .
Se si considerano le resistenza superficiali suggerite dalla normativa, Rsi =
2 2
0, 13 mWK e Rse = 0, 04 mWK , si ottiene una resistenza complessiva pari a Rtot =
K
0, 7988 W a cui corrisponde una trasmittanza Ui = 0, 1083 mW
2 K . Per cui, essendo
W
LP T = 3, 85m, allora Ui Li = 0, 4169 m2 K .
La trasmittanza termica lineare riferita alle dimensioni esterne del ponte ter-
W
mico calcolata con UNI EN ISO 10211 : 2008 e pari a = 0, 0803 mK . La
trasmittanza termica lineare calcolata con labaco della regione Lombardia ha
fornito i risultati mostrati in seguito.
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 72

Figure 3.24: Valore assoluto del gradiente bidimensionale sulla parete esterna.

Figure 3.25: Flusso termico bidimensionale sulla parete esterna del ponte.

La correlazione per il calcolo della trasmittanza termica lineare del ponte PIN.002
riferita alle dimensioni esterne e:
e = 0, 105Uparete + 0, 152eq
dove
1
Uparete = Liso
Rsi + lambdaiso + Rse
e
eq = CL0
rappresenta la conducibilita della parete senza lo strato isolante.
Considerando le proprieta dei materiali utilizzato si e ottenuto:
CHAPTER 3. MODELLAZIONE NUMERICA DEL PONTE TERMICO 73

C 0 = 0, 606 mW
2K

L0 = 0, 62m
W
eq = 0, 376 mK
Uparete = 0, 135 mW
2K

ed infine
W
e = 0, 09731 mK
La mappatura della trasmittanza per la parete esterna del ponte e mostrata in
figura 3.26. In dati dei risultati ottenuti sono mostrati nella tabella seguente.

Figure 3.26: Mappa della trasmittanza termica sulla parete esterna del ponte termico.

Table 3.3: Valori della trasmittanza termica lineare determinati con i vari metodi.
W
metodo e mK
UNI EN ISO 10:2011 - calcolo numerico 0,0803
ABACO 0,10031
La differenza dei valori determinati con la normativa e con il calcolo numerico
e dovuta alle semplificazioni che sono introdotte dalla normativa ed e pari
allincirca all 11% che risulta un valore accettabile. Il calcolo numerico e val-
idato.
La trasmittanza rappresenta la grandezza fondamentale per lanalisi energet-
ica delle componenti termiche delledificio. Infatti e indipendente dal salto di
temperatura e dallo sviluppo longitudinale della componente delledificio.
Chapter 4

Applicazione del calcolo ad


una porzione di edificio

4.1 Costruzione del modello


Le analisi precedentemente svolte possono essere utilizzate per limplementazione
di una metodologia per lanalisi dellefficienza energetica di interi edifici. Di se-
guito si mostra il caso dellanalisi energetica di una porzione delledificio conte-
nente il ponte termico analizzato nei capitoli precedenti. Il modello e costituito
da 24 regioni , 8 regioni fluide e 16 regioni solide. Le proprieta dei materiali che
costituiscono la stratigrafia delle pareti delledificio sono le stesse gia analizzate
in precedenza.
La struttura di cartelle e files per lelaborazione del caso e identica a quella
utilizzata per il singolo ponte termico.
Modelli di dimensione via via maggiore necessitano di una maggiore potenza di
calcolo, per cui puo essere utile introdurre delle semplificazioni che comunque
non minino eccessivamente laccuratezza del calcolo. Per la generazione della
mesh si e utilizzato il software SALOME.
La creazione di un modello energetico di un edificio o di parte di esso esige
la definizione delle sue componenti. Il primo passo e stato quindi quello di
determinare le componenti energetiche delledificio per poi rappresentarle geo-
metricamente ed esportarle in openFoam per eseguire il calcolo.
Leffetto dellisolamento termico nellanalisi di un edificio o di una parte di esso
risulta piu evidente rispetto allanalisi di una singola componente.
Il modello e stato costruito partendo dalla planimetria delledificio, vedi figure
4.1 e 4.2. Con un software CAD si e proceduto alla costruzione del modello
3D in formato .iges da importare in SALOME. Successivamente si e proceduto
come descritto nei capitoli precedenti.
La planimetria delledificio e le regioni per la costruzione del modello energetico
sono mostrate nelle figure 4.3 e 4.4.

Nella figura 4.5 sono messi in evidenza gli strati di isolante inseriti nelloperazione
di riqualificazione energetica. Il posizionamento e la scelta del tipo di materiale

74
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO75

Figure 4.1: Pianta del modello creato con il CAD.

Figure 4.2: Modello 3D creato con il CAD.

isolante e fondamentale per il miglioramento della qualita energetica delledificio.


Nel modello si e cercato di rappresentare il piu verosimilmente possibile il po-
sizionamento degli strati di materiale isolante adottati nella realta. I materiali
isolanti utilizzati sono gli stessi visti in precedenza: pannelli di grafite e pannelli
di lana di pecora. In particolar modo i pannelli di lana di pecora non sono
solamente degli ottimi isolanti termici ma anche degli ottimi isolanti acustici.
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO76

Figure 4.3: Planimetria del modello energetico della porzione di edificio.

Figure 4.4: Regioni del modello energetico della porzione di edificio.

Figure 4.5: Posizionamento dei materiali isolanti nella stratigrafia delle pareti.
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO77

Nel modello completo sono presenti altri archetipi di ponte termico che possono
essere analizzati con la stessa metodologia adotta per il ponte PIN.002 adottata
in questo lavoro. In particolare sono presenti numerosi ponti ASP e numerosi
ponti SOL. Non sono presenti ponti termici della tipologia PIL perche essendo
un vecchio cascinale costruito in muratura portante non sono presenti pilastri. Il
telaio e completamente assente. Non sono presenti neppure ponti termici dovuti
alla presenza di travi per lo stesso motivo.
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO78

4.2 Risultati
La distribuzione della temperatura determinata con il modello a piu stanze
rispecchia i risultati precedentemente ottenuti. A livello del ponte termico il
comportamento e qualitativamente molto simile allanalisi locale effettuata nei
capitoli precedenti. Risulta evidente come la presenza dei ponti termici mod-

Figure 4.6: Distribuzione delle temperature a regime, vista dallalto.

Figure 4.7: Distribuzione delle temperature a regime, vista assonometrica.

ifichi notevolmente landamento delle temperature precludendo in tal modo il


raggiungimento di una prestazione energetica da parte delledificio.
In particolare esistono delle zone, soprattutto in corrispondenza degli angoli
dove le pareti risultano piu fredde. In tali zone si ha una dispersione maggiore
di calore. In particolare i ponti termici presenti nella porzione di edificio risul-
tano ancora le zone piu critiche per quanto riguarda la dispersione del calore.
Come nellanalisi del singolo ponte termico anche nel caso dellanalisi di una
porzione di edificio risulta evidente lextra flusso di calore generato da queste
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO79

componenti.
Le successive analisi riguardano la distribuzione di temperatura delle superfici
interne delle pareti che costituiscono le stanze in esame.
In particolare le tre pareti considerate per la stanza a sinistra hanno una tem-
peratura media come evidenziato in tabella, si veda la figura 4.8

Figure 4.8: Distribuzione della temperatura sulla superficie delle pareti della stanza
interna posta a sinistra.

pareti della stanza a sinistra in planimetria


area 26,95 m2
Tmedia 291,03 K
Tmin 287,50 K
Tmax 293,00 K
Per la stanza destra si sono riscontrate le stesse problematiche, sopratutto nella
zona dangolo che confina con le regioni fredde esterne.

Figure 4.9: Distribuzione delle temperature nella stanza a destra delledificio.


CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO80

pareti della stanza a destra in planimetria


area 78,73 m2
Tmedia 291,40 K
Tmin 285,90 K
Tmax 293,00 K
La temperatura media delle pareti delle stanze analizzate e di circa 2 inferi-
ore rispetto alla temperatura fissata dalle condizioni al contorno di 293 K. La
temperatura minima e inferiore addirittura di 7, 5 circa.
Analogamente per le altre stanze considerate. I dati delle temperature medie,
minime e massime sulle pareti delle restanti stanze analizzate sono riassunti nelle
tabelle seguenti. Non si discostano molto dai risultati precedentemente individ-
uati, anche se le condizioni al contorno individuate sono leggermente differenti.
La mappatura della distribuzione del campo delle temperature T = T (x, y, z)
che nel caso di regime stazionario dipende soltanto dalle coordinate spaziali e
utile alla visualizzazione dei dati in maniera semplice ed efficacie. I dati che
e possibile estrapolare da questa prima analisi possono essere utili al fine di
individuare le zone piu critiche delledificio e ad individuare qualitativamente
quali possano essere i gradienti termici che regolano il flusso di calore attraverso
i materiali della stratigrafia delle pareti o attraverso le regioni dellaria fluide
sia internamente alledificio che esternamente.
Si riportano gli andamenti delle temperature anche per le altre due stanze in-
terne presenti nel modello, si vedano le figure 4.10 e 4.11. Di tali comparti si
mostra landamento della temperatura sulla superficie esterna delle pareti.

Figure 4.10: Distribuzione delle temperature della stanza posta allestrema destra.

pareti della stanza allestrema destra in planimetria


area 18,31 m2
Tmedia 291,71 K
Tmin 290,20 K
Tmax 293,00 K
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO81

Figure 4.11: Distribuzione delle temperature della stanza posta allestrema sinistra
delledificio.

pareti della stanza allestrema sinistra in planimetria


area 27,84 m2
Tmedia 292,81 K
Tmin 29,40 K
Tmax 293,00 K

Si e successivamente determinato il profilo di temperatura in asse della porzione


di edificio ad unaltezza di 1, 5m rispetto al piano campagna, come mostrato
nella figura 4.12. Dal profilo di temperatura ricavato risulta evidente come il

Figure 4.12: smallAndamento della temperatura in asse della porzione di edifi-


cio.

gradiente termico in prossimita degli strati isolanti risulti nettamente piu ac-
centuato rispetto al salto di temperatura fra il muro interno e laria interna.
Anzi la curva presenta un plateau proprio in corrispondenza del muro interno
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO82

ad indicare la temperatura piu bassa del muro interno rispetto allambiente cir-
costante.
Si e proceduto poi ad analizzare landamento delle temperature dellaria interna
alledificio. Con lausilio del software libero si e potuto determinare landamento
delle superfici isoterme dellaria interna nelle due stanze centrali della porzione
di edificio. Le superfici isoterme sebbene possano sembrare un artificio sono

Figure 4.13: Superfici isoterme nellaria nella stanza posta a sinistra delledificio.

Figure 4.14: Superfici isoterme nellaria nella stanza posta a destra delledificio.

molto utili per la comprensione della percezione della temperatura da parte degli
individui che vivono in un edificio. A colpo docchio si riesce ad intuire e ad
individuare la diverse temperature alle diverse altezze a cui un soggetto che vive
allinterno delledificio e soggetto. Oltre a cio risultano utili indicatori degli ef-
fetti delle cosiddette zone critiche manifestano sullambiente interno alledificio.
In prossimita degli angoli e delle sporgenze che come visto in precedenza rap-
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO83

presentano dei ponti termici risulta evidente come laria sia a temperature piu
basse. In teoria sarebbe possibile determinare una sorta di strato limite dellaria
interna in cui risulta evidente il processo di raffreddamento operato dalle pareti
e dai ponti termici.
Tali zone piu fredde, soprattutto i ponti termici, non si limitano a raffreddare
gli ambienti interni rendendo piu dispendioso il riscaldamento dei locali ma
generano zone con umidita maggiore e con possibile sviluppo di muffe e altri
fenomeni indesiderati. Un parametro importante da questo punto di vista e il
fattore di temperatura fRsi . Attraverso questo parametro e possibile tenere in
considerazione laspetto termo igrometrico del problema. Descrive come il ponte
o i ponti termici riducano la temperatura della superficie interna di un edificio
indipendentemente dalla temperatura della superficie esterna.
Tsi Te
FRsi =
Ti Te
dove Tsi rappresenta la temperatura T (x, y, z) del generico punto sulla superficie
della parete, Te rappresenta la temperatura limite esterna presa come condizione
al contorno e pari a 273K, Ti rappresenta la temperatura limite interna presa
a riferimento per la determinazione delle condizioni al contorno ed assunta pari
a Ti = 293K.
Si e proceduto a determinare la mappatura di questo fattore nei punti piu critici
delledificio. Piu alto e il valore del fattore fRsi e piu basso sara leffetto del
ponte termico sulla temperatura della superficie interna delle pareti. In figura
4.15 viene mostrato un angolo delledificio ed il corrispettivo valore del fattore
di temperatura. Le zone dove il fattore di temperatura e piu basso sono zone a

Figure 4.15: Fattore di temperatura in un angolo di edificio.

maggior rischio di sviluppare problemi legati allumidita.


Infine si riportano le mappe di trasmittanza per le pareti esterne della porzione
di edificio. Risulta evidente leffetto dei ponti termici come gia in precedenza
valutato. La generazione delle mappa del fattore di temperatura e della
trasmittanza e stata effettuata con il software libero paraview che consente
lelaborazione dei dati in maniera sia grafica che alfa-numerica. La trasmit-
tanza e stata calcolata come il rapporto tra il flusso termico ceduto dalla parete
CHAPTER 4. APPLICAZIONE DEL CALCOLO AD UNA PORZIONE DI EDIFICIO84

Figure 4.16: Mappa della trasmittanza termica per la superficie esterna della parete
Nord della porzione di edificio.

Figure 4.17: Mappa della trasmittanza termica per la superficie esterna della parete
Sud della porzione di edificio.

ed il salto di temperatura T .
I valori delle trasmittanze termiche delle due pareti individuati nelle figure 4.16
e 4.17 sono in accordo con quelli determinati in precedenza per il calcolo del
singolo ponte.
Chapter 5

Conclusioni

Questo lavoro ha messo in luce come la valutazione delle prestazioni energetiche


degli edifici o delle loro componenti sia unoperazione fondamentale nella so-
cieta in cui viviamo. Gli edifici sono sempre piu datati e la necessita di una
riqualificazione energetica diventa sempre piu incombente. Materiali scadenti o
corrosi dal tempo inficiano sulla prestazione energetica complessiva degli edifici
degradati.
Leffetto complessivo dei ponti termici di un edificio venga incrementato dalla
scarsa qualita dei materiali dovuta allinvecchiamento degli stessi o allutilizzo
di materiali scadenti. Gli edifici sono strutture energeticamente complesse e
manifestano comportamenti non sempre in accordo con la teoria. Cio e dovuto
alleterogeneita dei materiali , alle complessita geometriche del mondo reale. La
modellazione numerica puo essere un aiuto per il professionista di settore, ma
deve essere considerata con le dovute cautele. Le equazioni adottate si rifanno
alla teoria dei mezzi continui e sebbene i risultati che si possono ottenere siano
in accordo con le evidenze sperimentali bisogna procedere con una certa cautela.
Lanalisi dei dati puo divenire sempre piu complessa man mano che aumenta la
complessita del modello adottato. Le approssimazioni che si devono assumere
nellanalisi dei modelli piu complessi e piu grandi di dimensione inducono ad una
certa cautela nella valutazione dei risultati. Nonostante cio, se ben utilizzati,
gli strumenti del calcolo numerico sono di grande aiuto.
La normativa stessa impone dei vincoli alla validazione dei calcoli ottenuti con
lanalisi numerica.
Nello specifico, lanalisi numerica dei flussi termici o della potenza termica dis-
persa o scambiata da un ponte termico risulta comunque piu accurata ed at-
tendibile rispetto allapplicazione delle relazioni ricavate empiricamente o an-
nesse alla normativa stessa. Nel capitolo 2 si e fatto cenno al fatto che le
relazioni stesse introdotte dalla normativa sono state determinate mediante un
calcolo ai volumi finiti.
I ponti termici sono le componenti piu sensibili di una edificio dal punto di vista
energetico. Come si e potuto vedere dalle analisi numeriche svolte lextra flusso
termico dovuto alla presenza di tali elementi non e trascurabile nellanalisi delle
prestazioni energetiche di un edificio.
I flussi di calore che si manifestano a livello dei ponti termici non sono trascur-
abili da un punto di vista energetico. Lattenzione volta a questa compo-
nente degli edifici deve essere stimolo allindividuazione degli interventi atti alla

85
CHAPTER 5. CONCLUSIONI 86

riduzione dellextra flusso. La valutazione complessiva dellindice di prestazione


di energia primaria richiesto dalla normativa per le certificazioni energetiche non
puo prescindere quindi dalla valutazione degli effetti negativi causati dai ponti
termici nellambito della prestazione energetica di un edificio.
Sia che si effettui il calcolo numerico, piu preciso, sia che si effettui il calcolo
tramite labaco dei ponti termici redatto dalla Regione Lombardia. Il calcolo
effettuato mediante labaco sottostima di una certa quantita la potenza termica
dissipata dovuta allextra flusso causato dal ponte termico e come si e visto
il ponte termico analizzato non rientra nel campo di validita dei ponti termici
presenti nellabaco, seppur di una piccola quantita.
Lutilizzo del software libero openFoam si e rilevato piu che adatto per un tale
tipo di analisi. Le potenzialita di openFoam nellanalisi energetica di edifici o
singole componenti energetiche di edifici sono molteplici e possono portare ad
unindagine approfondita della prestazione energetica. Da un punto di vista
pratico fare una stima del bilancio energetico complessivo di un edificio appare
abbastanza oneroso sia dal punto di vista computazionale che dal punto di vista
dellanalisi dei dati. Nel bilancio energetico complessivo bisogna tenere conto di
termini e fattori che influenzano lo scambio termico e sono complicati da gestire
ad un elevato grado di raffinatezza. Per le analisi energetiche esistono appositi
software che tengono conto delle inevitabili approssimazioni di cui bisogna tener
conto a scale maggiori.
Tuttavia il modo di procedere in questo tipo di analisi utilizzando un software
libero permette di avere uno spazio piu ampio di indagine, permette di avere
un controllo diretto sui codici di calcolo utilizzati e permette di poter operare
in modo piu efficace. In tutte le fasi della costruzione di un modello numerico il
software libero fornisce la possibilita di scegliere in base alla propria formazione
la soluzione ottimale. Cio a partire dalla scelta degli algoritmi per la gener-
azione della Mesh, ad esempio.
I risultati ottenuti ad esempio nel calcolo della potenza termica del ponte termico
attraverso la normativa sono in assoluto accordo con quelli ottenuti dallanalisi
numerica.
Lo spazio di analisi attraverso luso del software libero, in questo caso openFoam,
amplia decisamente gli orizzonti dellanalisi effettuata anche in un campo ap-
parentemente semplice come quello dellanalisi termica dei ponti termici.
Appendix A

Interazione di tipo calore

Il calore e una forma di energia. La scienza che studia i fenomeni correlati al


calore e in senso generale la termodinamica. La termodinamica e una generaliz-
zazione della meccanica. I concetti base su cui si fonda la termodinamica sono
i concetti di sistema, proprieta, stato, processo, stato di equilibrio stabile, ener-
gia, entropia, temperatura, pressione. Levoluzione di un sistema puo avvenire
in due modi differenti: il sistema puo evolvere spontaneamente oppure il sistema
puo evolvere in seguito ad interazioni con il suo ambiente. Equazione del moto
del sistema:
dA
= f (A, f orze interne, f orze esterne)
dt
Il primo principio o prima legge della termodinamica afferma che qualunque cop-
pia di stati A1 e A2 di un sistema A puo sempre essere interconnessa mediante
un processo meccanico e indicando con z2 z1 la variazione di quota prodotta dal
processo meccanico su un grave di massa m nel campo gravitazionale uniforme
di accelerazione g, il prodotto mg(z2 z1 ) assume lo stesso valore per tutti i
processi meccanici che interconnettono i due stati A1 e A2 . Dal primo principio
discende la definizione di energia come quella proprieta E1 definita per ogni
sistema A in ogni stato A1 .
Lenergia e una proprieta con le seguenti caratteristiche:
e una proprieta additiva;
e una proprieta conservativa;
Se si considera il sistema C costituito da due sistemi A e B:

Csistema = AB

Considerando due stati C0 e C1 in cui si puo trovare il sistema C, si puo scrivere:

E1A E0A + E1B E0B = E11


C C
E00

per cui preso a riferimento che:


C
E00 = E0A + E0B

si ottiene che lenergia e una proprieta additiva:


C
E11 = E1A + E1B

87
APPENDIX A. INTERAZIONE DI TIPO CALORE 88

Lenergia e quindi anche il calore sono proprieta conservative:...il valore dellenergia


si conserva tutte le volte che il sistema subisce un processo senza effetti netti
esterni, come ad esempio un processo spontaneo.
Lenunciato generale della seconda legge della termodinamica afferma che:
nel sottoinsieme di stati di un sistema con uguali valori di delle quantita di cos-
tituenti n1 , n2 , ......, nr , dei parametri 1 ,2 , ..., r e dellenergia E, ne esiste
sempre uno e uno solo di equilibrio stabile. Lenunciato di Kelvin-Planck della
seconda legge della termodinamica afferma limpossibilita del moto di seconda
specie. Un serbatoio e un sistema R in cui siano rispettate le seguenti condizioni,
si veda:
passa solo attraverso stati di equilibrio stabile;
anche in seguito a variazioni finite dei suoi valori di energia, quantita di
costituenti, e parametri rimane in mutuo equilibrio stabile con un dupli-
cato di se stesso, R, che non subisca tali variazioni;
energia, quantita di costituenti e parametri additivi come il volume pos-
sono essere scambiati reversibilmente tra due serbatoi inizialmente in mu-
tuo equilibrio stabile stabile senza alcun effetto su un qualunque altro
sistema;
La temperatura di un serbatoio termico e definibile mediante le seguenti con-
siderazioni. Siano A un sistema , A1 e A2 due suoi stati. Sia R un serbatoio
e si consideri un processo meccanico per il sistema composto AR. Il sistema A
potrebbe essere la parete di un edificio, il serbatoio R potrebbe essere lambiente
esterno alla parete. Indicando con AR la disponibilita adiabatica, si puo scri-
vere:
E2AR AR2 = E1AR AR 1

introducendo lenergia disponibile rispetto ad un serbatoio R come R , e possi-


bile scrivere il bilancio di energia per il sistema composto AR come:

(E2R E1R ) + (E2 E1 ) = (R R


1 2 )

Se si considera un serbatoio R0 con una temperatura di riferimento T0 nota e


possibile calcolare la temperatura del serbatoio R mediante la relazione:

(E2R E1R )
TR = TR0
(E2R0 E1R0 )

da cui si ricava:
(E1 E2 ) (R R
1 2 )
TR = TR0 R R
(E1 E2 ) (1 2 )
Il serbatoio R0 potrebbe essere rappresentato dallacqua al punto triplo.
Lentropia e definita come:
1
S1 = S0 + [(E1 R R
1 ) (E0 0 )]
TR
Principio di non decrescita dellentropia:

S2 S1
APPENDIX A. INTERAZIONE DI TIPO CALORE 89

dove il segno di eguaglianza e valido solo per processi reversibili. In generale


per processi meccanici:
S2 S1 = (Sirr )12
Sirr e lentropia prodotta per irreversibilita.
Principio della massima entropia. Il valore dellentropia in ogni stato di equilib-
rio stabile e piu grande (strettamente maggiore) del valore dellentropia di ogni
altro stato con gli stessi valori di E, n1 ,n2 ,...., nr e 1 , 2 , ..., s . Il principio
di stato, per sistemi in equilibrio stabile, e esprimibile mediante la relazione
fondamentale:
P = P (E, n1 , n2 , ..., nr , 1 , 2 , ..., s )
dove P indica una qualsiasi proprieta del sistema, la relazione fondamentale in
forma entropica:
S = S(E, n1 , n2 , ..., nr , 1 , 2 , ..., s )
e la forma energetica della relazione fondamentale:

E = E(S, n1 , n2 , ..., nr , 1 , 2 , ..., s )

Una interazione di tipo non-lavoro e una interazione fra due sistemi-inizialmente


in stati di equilibrio stabile con temperature che differiscono per un infinitesimo
che porta a un trasferimento di energia e a un trasferimento di entropia fra i
due sistemi, tale che il rapporto tra la quantita di energia e la quantita di en-
tropia trasferite sia pari ( a meno di infinitesimi ) alla temperatura dei sistemi
interagenti.
Siano due sistemi A e B inizialmente a temperature diverse, T1A e T1B . Il bilancio
di energia fra i due sistemi puo essere scritto come:

dE A = E AB
E AB rappresenta lenergia che il sistema A scambia con il sistema B in
termini infinitesimi; lequazione precedente e il bilancio di energia in termini
infinitesimi per il sistema A.

dS A = S AB

rappresenta lentropia scambiata dal sistema A al sistema B in termini infinites-


imi; lequazione precedente e il bilancio di entropia in termini infinitesimi per il
sistema B.
dE A
dS A A
T1
rappresenta il principio di massima entropia. Vale a dire che lentropia del sis-
tema e sempre maggiore od uguale allentropia che il sistema aveva inizialmente.
Per il sistema B valgono le stesse relazioni. Attraverso una serie di combinazione
fra queste relazioni, che non verranno mostrate in questo contesto, si perviene
alla seguente relazione:

E AB AB E AB
S
T1A T1B

Tale relazione segna un punto importante nella specificazione dellinterazione


di tipo calore di cui questo lavoro si occupa. Non esiste una relazione univoca
APPENDIX A. INTERAZIONE DI TIPO CALORE 90

fra entropia scambiata, energia scambiata e temperature. Esiste tuttavia una


situazione limite in cui T1A T1B tale per cui la relazione diventa univoca e
A B
tale per cui , quindi, Sirr = Sirr . Linterazione di tipo calore e definita da tale
situazione limite. Trascurando la dimostrazione che un tale tipo di interazione
e una interazione non-lavoro, si giunge quindi alla definizione della interazione
di tipo calore cercata:
se:
T1A T1B
e se sia A che B terminano in stati di equilibrio stabile allora:

E AB
S AB =
TQ
ovvero:
QAB
S AB =
TQ
TQ e il valore delle temperature quasi comuni, delle temperature T1A e T1B .
E rappresenta la quantita di energia scambiata, E in termini infinitesimi,
nel caso di interazione di tipo calore viene chiamata calore e viene indicata con
Q ovvero con Q in termini infinitesimi.

ipotesi: stati molto vicini a T (x) stato di non equilibrio ipotesi: stati molto vicini a T (x) + dT (x)

Q Q + dQ

Sirr > 0
Q Q+dQ
T T +dT

x dx x x + dx x + 2dx

Dalle considerazioni precedentemente fatte si deduce che un sistema soggetto


ad interazioni di tipo-calore e un sistema chiuso.
Bilancio di energia per un sistema A soggetto ad interazioni tipo calore che
passa dallo stato A1 allo stato A2 :

E2 E1 = QA
APPENDIX A. INTERAZIONE DI TIPO CALORE 91

Bilancio di entropia per un sistema A soggetto ad interazioni tipo calore che


passa dallo stato A1 allo stato A2 :

QA
S2 S1 = + Sirr
TQ

In termini infinitesimi:
dE
= QA
dt
dS QA
= + Sirr
dt TQ
Tutte la analisi successive riguardano lo scambio termico ed in particolare la
disciplina della trasmissione del calore. I concetti enunciati in questo capitolo
hanno lo scopo di fornire un inquadramento speditivo dei concetti scientifici che
stanno alla base di tutte le successive analisi svolte.
Appendix B

Conduzione e convezione

Le ipotesi di base della trasmissione del calore sono:


ipotesi del continuo;
ipotesi di equilibrio stabile locale o di flusso di massa locale
Grazie a tali ipotesi e possibile definire i seguenti campi:
CAMPO DELLA TEMPERATURA

T = T (x, y, z; t)

CAMPO DELLA PRESSIONE

p = p(x, y, z; t)

CAMPO DEI POTENZIALI CHIMICI

= (x, y, z; t)

Le seguenti grandezze sono fondamentali per lo studio dello scambio termico:


dQ calore che attraversa la superficie dA nellintervallo di tempo tra t e
t + dt;
dq = dQ
dt flusso termico che attraversa la superficie dA;

q 00 = dq
dA flusso termico specifico;
q vettore flusso termico specifico;
qn00 = q n flusso termico specifico in direzione n;
Gli operatori matematici usualmente utilizzati in questa disciplina sono:
il gradiente
s s s
s(x, y, z) = i+ j+ k
x y z
in coordinate cartesiane,
s 1 s s
s(r, , z) = ir + i + iz
r r z

92
APPENDIX B. CONDUZIONE E CONVEZIONE 93

in coordinate cilindriche.
la divergenza:
qx00 qy00 q 00
q(x, y, z) = + + z
x y z
in coordinate cartesiane,
1 1 q00 q 00
q(r, , z) = (rqr00 ) + + z
r r r z
in coordinate cilindriche.
il laplaciano:

2s 2s 2s
2 s(x, y, z) = (s) = + +
x2 y 2 z 2
in coordinate cartesiane,

1 s 1 2s 2s
2 s(r, , z) = (r ) + 2 2 + 2
r r r r z
in coordinate cilindriche.
Molto utilizzato anche nel metodo ai volumi finiti e il Teorema di Gauss:
Z Z
q ndA = qdV
V V
Z
1
q(x, y, z) = lim q ndA
V 0 V V
I meccanismi principali della trasmissione del calore sono:
conduzione;
convezione;
irraggiamento;
la conduzione e lirraggiamento sono meccanismi fisici fondamentali, la con-
vezione e un processo combinato( conduzione, irraggiamento e movimento delle
particelle fluide).
La propagazione di calore per conduzione si manifesta quando esiste una dif-
ferenza di temperatura fra due punti di un corpo; e quindi necessaria la conoscenza
del campo di temperature allinterno del corpo:

T = T (x, y, z; t)

Il problema della conduzione di calore puo essere affrontato considerando due


situazioni;
conduzione stazionaria;
conduzione non stazionaria;
Nel primo caso la distribuzione di temperatura e indipendente dal tempo, nel
secondo caso la distribuzione delle temperature varia col tempo. Due grandezze
sono fondamentali nella descrizione del problema:
APPENDIX B. CONDUZIONE E CONVEZIONE 94

superfici isoterme;
curve isoterme;
Tali grandezze geometriche sono perpendicolari punto per punto al vettore flusso
termico. La conduzione di calore in un mezzo continuo e un fenomeno di
propagazione per cui e in stretta relazione con i concetti di flusso.
Siano A1 ed A2 due superfici delle isoterme rispettivamente T1 e T2 . Si definis-
cono le seguenti grandezze:
Flusso termico attraverso A1
Z
q1 = qn001 dA1
A1

Flusso termico attraverso A2


Z
q2 = qn002 dA2
A2

In regime stazionario q1 = q2 .
La derivazione dellequazione generale della conduzione si basa su un bilancio
di energia. Considerando un sistema costituito da un solido o da un fluido
incomprimibile in quiete si ha:
dU
= Q + G
dt
ovvero la variazione dellenergia U del sistema nel tempo e dovuta allimmissione
od emissione di energia (calore) Q , flusso termico, e ad un termine sorgente G
che rappresenta il calore generato nel sistema. Tale contributo puo essere dovuto
a reazioni chimiche , reazioni nucleari, fenomeni elettrici. Da tale equazione in
forma locale e possibile pervenire , mediante lutilizzo di appositi strumenti e
teoremi, alla formulazione generale dellequazione del calore.
Si consideri anzitutto di dover trattare con un solido o un fluido incomprimibile.
La variazione di energia interna diventa:
Z Z Z
dU d(mu) d u T
= = udV = dV = c dV
dt dt dt V V t V t

la potenze termica ricevuta per conduzione:


Z Z
Q = q ndA = ( q)dV
A V

applicando il teorema della divergenza.


Infine lenergia generata per unita di tempo:
Z
G = q 00 dV
V

dove q 00 rappresenta la potenza termica generata per unita di volume. Per


sostituzione nellequazione di bilancio si ottiene lequazione generale del calore.
Z Z Z
T
c dV = ( qdV + q 00 dV
V t V V
APPENDIX B. CONDUZIONE E CONVEZIONE 95
Z
T
[c + ( q) q 000 ]dV = 0
V t
tale relazione e valida per qualsiasi volume V. Si ottiene lequazione indefinita
di bilancio di energia per un solido o un fluido incomprimibile in quiete:
T
c = ( q) + q 000
t
utilizzando la legge di Fourier diventa:
T
c = (kT ) + q 000
t
J kg
dove c e il calore specifico kgK , e la densita m 3 , T e la temperatura K, k e il
000
coefficiente di diffusivita e q e il termine sorgente.
Se si considera il caso stazionario e senza generazione di calore lequazione di-
viene:
2 T = 0
equazione di Laplace.
Se si considera un problema stazionario con generazione di calore si ottiene:
q 000
2 T + =0
k
equazione di Poisson.
Infine se si considera il problema non stazionario senza generazione di potenza
si ottiene:
T
= a2 T
t
k
equazione di Fourier, equazione di tipo diffusione, a = (c) rappresenta la diffu-
sivita.
Nel caso generale per risolvere un problema di conduzione e necessario conoscere
la condizione iniziale e le condizioni al contorno. Per un problema stazionario e
sufficiente conoscere le condizioni ai bordi. Fra le condizioni ai bordi si consid-
erano:
condizioni di Dirichlet
Tw = fw (x, y, z; t)(x, y, z) At
ove e nota la temperatura sulla superficie del corpo. Nel caso stazionario:
Tw = cost.
condizioni di tipo Neumann
T
qn00 = k( )A = fn (x, y, z; t)(x, y, z) At
n
nel caso di superficie adiabatica:
qn00 = q000 = 0
nel caso di flusso uniforme:
qn00 = q000
condizioni di Robin
APPENDIX B. CONDUZIONE E CONVEZIONE 96

Tw

n
T
solido fluido

T
qn00 = k( )A = h(Tw T
n
dove h e il coefficiente di scambio termico convettivo.
condizioni del quarto tipo

1 2
n2 n1

qn2 qn1

(x, y, z) At
T1 T1
qn001 = k1 ( )A = k1 ( )A
n1 n
T2 T2
qn002 = k2 ( )A = k2 ( )A
n2 n
qn001 = qn002

T1 T2
k1 ( )A = k2 ( )A
n n
nel caso di contatto perfetto fra i materiali le precedenti relazioni diventano:
(x, y, z) At
(T1 )A = (T2 )A
Lo scambio termico per convezione e governato dalla legge di Newton.
q 00 = h(Tw T )
considerando linterazione tra una parete solida e il fluido a contatto con essa.
Il coefficiente dello scambio termico convettivo e esprimibile nella forma:
h = h(, , c, k; w; L; f orma geometrica; tipo di f lusso; rugosita, c.c.)
dove:
APPENDIX B. CONDUZIONE E CONVEZIONE 97

, , c, k sono le caratteristiche termo fisiche del fluido;


w e la velocita caratteristica del moto del fluido;

L e la dimensione caratteristica della geometria del fluido;


Utilizzando il teorema di Buckingham dallanalisi dimensionale e possibile fornire
unespressione ad h, coefficiente di scambio termico convettivo.
Posto:
h = h(, , c, k, w, L)
si puo definire: X
h= Bi Li wi ci di cei k fi
i

imponendo lomogeneita dimensionale:


2
m i l bi m ci m di l ml
= l [ ] [ ] [ ] [ ]ei [ 3 ]fi
t3 T t l3 lt t2 T t T
ed
imponendo
m : 1 = ci + di + fi

ai = ci 1

l : 0 = a + b 3c d + 2e + f
b = c
i i i i i i i i
e

t : 3 = bi di 2ei 3fi

di = ei ci
T : 1 = ei fi fi = 1 e i

si puo riscrivere lo sviluppo come:
hL X wL ci c ei
= Bi [ ] [ ]
k i
k

ovvero
hL wL c
= f( , )
k k
In tal modo e possibile definire tre grandezze adimensionali utilizzate nello stu-
dio dello scambio termico per convezione:
L
Nu = hL
k = k
l numero di Nusselt;
h

w2
Re = wL
= w numero di Reynolds;
L


Pr = c
k =

k
c numero di Prandtl;

dallanalisi dimensionale si puo facilmente ottenere una relazione fra questi tre
numeri:
N u = cRea P rb
che e la tipica forma delle correlazioni semi empiriche.
Appendix C

Integrazioni numeriche

La formulazione matematica di un gran numero di problemi fisici avviene at-


traverso lutilizzo delle equazioni differenziali alle derivate parziali. La soluzione
analitica di tali equazioni non e sempre possibile.
Una PDE (Partial Differerntial Equation) e una relazione del tipo:

F (x, y, ..., u, ux , uy , uxx , uxy , uyy , ...) = 0

dove x,y sono le variabili dipendenti, u(X, Y, .....) e ux , uy , ..., uyy sono le sue
derivate. La risoluzione numerica avviene mediante differenti metodi ricon-
ducibili a tre grandi famiglie:
metodi alle differenze finite;
metodi agli elementi finiti;
metodi ai volumi finiti;
Il metodo alle differenze finite applica una sostituzione delle derivate mediante
differenze algebriche applicate in ciascun punto. Gli altri metodi implicano la
discretizzazione dei domini delle variabili indipendenti.
Nel metodo agli elementi finiti la soluzione e determinata attraverso lintegrazione
di funzioni nei domini discretizzati, nel metodo ai volumi finiti la soluzione viene
determinata attraverso il bilancio dei flussi attraverso le celle.
I problemi fisici associati alle PDEs sono essenzialmente di due tipi:
problemi di propagazione;
problemi di equilibrio;
Esempi di problemi non-stazionari possono essere la propagazione del calore in
un mezzo o la propagazione della pressione in un fluido , esempi di problemi
stazionari la distribuzione stazionaria di temperatura in un mezzo o lequilibrio
delle tensioni elastiche in un mezzo.
In questo capitolo verranno mostrati alcuni schemi numerici utilizzati in seguito.
Le PDEs vengono usualmente classificate in:
equazioni iperboliche;
equazioni paraboliche;

98
APPENDIX C. INTEGRAZIONI NUMERICHE 99

equazioni ellittiche;
La forma generale di tali famiglie di equazioni differenziali e (introducendo
loperatore Lu che indica loperatore differenziale) :

Lu := Auxx + Buxy + Cuyy + Dux + Euy + F u G = 0

per cui posto che:


= B 2 4AC
si ha:
< 0 equazioni ellittiche;

= 0 equazioni paraboliche;
> 0 equazioni iperboliche;
Generalmente le PDEs utilizzate per la formulazione della maggior parte dei
problemi fisici sono al massimo del secondo ordine, nel senso che le derivate
delle funzioni incognite appaiono al secondo ordine. Si dara quindi una breve
panoramica degli schemi generalmente adottati per la risoluzione numerica di
tali equazioni.
Si considerino dapprima i metodi cosiddetti alle differenze finite. Considerando
la seguente griglia:

i 1, j + 1 i, j + 1 i + 1, j + 1

i 1, j i + 1, j
i, j

i 1, j 1 i, j 1 i + 1, j 1

dove la i rappresenta lintervallo di discretizzazione della variabile x e la j quello


della variabile y, si hanno i seguenti schemi:
per la direzione x, u(x i ,yi )
x =

ui+1,j ui,j
+ O(h)
h
in avanti,
ui,j ui1,j
+ O(h)
h
allindietro e
ui+1,j ui1,j
+ O(h)
2h
APPENDIX C. INTEGRAZIONI NUMERICHE 100

centrale.
u(xi ,yi )
per la direzione y, x =
ui,j+1 ui,j
+ O(h)
h
in avanti,
ui,j ui,j1
+ O(h)
h
allindietro e
ui,j+1 ui,j1
+ O(h)
2h
centrale.
Per le derivate seconde:
2 u(xi , yi ) ui+1,j 2ui,j + ui1,j
2
= + O(h2 )
x h2
lungo x,
2 u(xi , yi ) ui,j+1 2ui,j + ui,j1
2
= + O(h2 )
y k2
lungo y, e
2 u(xi , yi ) ui+1,j+1 ui1,j+1 ui+1,j1 + ui1,j1
= + O((h + k)2 )
xy 4hk
per le derivate miste.
Tali metodi numerici vengono chiamati metodi alle differenze finite.
Altri metodi utilizzati per la risoluzione numerica delle PDEs sono i metodi agli
elementi finiti ed i metodi ai volumi finiti. Generalmente i metodi alle differenze
finite funzionano per modelli con geometrie molto semplici, quali una piastra
rettangolare ad esempio. Metodi agli elementi finiti sono utilizzati in analisi
strutturali; fra tali metodi si possono ricordare:
lumped mass method;
assumed modes method;
finite element method;
Tali metodi consistono nella discretizzazione del dominio in sotto domini di
numero finito e nella determinazione della soluzione attraverso lintegrazione
numerica di opportune funzioni in ognuno dei sotto domini considerati.
Se si considerasse unasta di una certa lunghezza soggetta allazione del vento
la risoluzione del problema della determinazione degli spostamenti dellasta
richiederebbe la risoluzione di una PDE; per cui attuando una discretizzazione,
che consiste nella determinazione di un numero di masse finito, ed introducendo
opportune funzioni di forma si ottiene un sistema di equazioni differenziali or-
dinarie di facile soluzione. Tale approccio puo essere visto come un approccio
Lagrangiano .
Per lassumed modes method si puo assumere:
n
X
v(x, t) '= k (x)qk (t)
k=1
APPENDIX C. INTEGRAZIONI NUMERICHE 101

dove v(x, t) rappresenta lincognita del problema, generalmente lo spostamento,


k (x) rappresenta una funzione, trial function, e qk (t) rappresenta le coordinate
generalizzate, lagrangiane.
Il metodo agli elementi finiti e simile in questo tipo di problemi, e ad esempio
si puo assumere:
X n
v(x, t) ' Nk qk (t)
k=1

dove Nk (x) rappresenta le funzioni interpolanti o shape functions.


In questo contesto non verra utilizzato l approccio lagrangiano tipicamente
utilizzato nei problemi di natura strutturale, ma il problema analizzato verra
affrontato nei termini euleriani con lintroduzione dei concetti di campo scalare,
campo vettoriale e campo tensoriale, approccio tipico dei problemi riguardanti
la meccanica dei fluidi.
Appendix D

Metodo ai volumi finiti

Come gli altri metodi di risoluzione delle PDEs anche il metodo ai volumi finiti
si basa sul concetto di discretizzazione del dominio di esistenza delle variabili
indipendenti che servono a descrivere il problema fisico. La differenza con gli
altri metodi e che nel caso del metodo ai volumi finiti diventa predominante
il concetto di flusso e la soluzione viene ricercata nei termini di bilancio dei
flussi delle quantita descritte dalle variabili indipendenti introdotte nel prob-
lema,balance approach.
Le quantita che devono essere conservato in tale tipo di approccio sono i flussi,
di energia, di massa , di calore ... . Il principio di conservazione esula dal suo
significato locale ed assume il significato integrale.
Il volume complessivo del modello oggetto di analisi viene suddiviso in celle,
control volume; e fra celle adiacenti che il flusso si deve conservare, per cui si
parla di conservazione locale.
Si fornisce una breve descrizione del modo di procedere del metodo ai vo-
lumi finiti. Utilizzando la legge di conservazione nella sua forma locale si
mostrera come il metodo ai volumi finiti possa essere applicato ad un tale tipo
di equazione.
Sia u(x, t) la grandezza che descrive la quantita che si vuole conservare, la massa,
il numero di moli od altro, generalmente espressa nei termini di unita di massa.
La legge di conservazione in forma locale prende la forma:
ut (x, t) + F(x, t) = S(x, t)
dove x rappresenta il vettore delle dimensioni spaziali, x Rd con d = 1, 2, 3 ,
solitamente, e t R rappresenta la grandezza temporale; S(x, t) rappresenta il
termine sorgente dovuto ad esempio a delle reazioni chimiche presenti nel volume
di controllo nel caso in cui u rappresenti il numero delle moli di qualche sostanza
o alla generazione di calore o di energia nel caso la quantita u rappresentasse
una forma di energia, come ad esempio lenergia nucleare.
La grandezza F(x, t) rappresenta in genere il flusso della quantita da conservare.
Per cui si ha:
F1 F2 Fd
F= + + ... +
x1 x2 xd
Il metodo ai volumi finiti che si adotta in questo contesto prevede la discretiz-
zazione sia del dominio temporale che del dominio spaziale. Sia (tn ) una se-
quenza con n N e sia t0 = 0 unistante iniziale. Posto che k R+ rappresenti

102
APPENDIX D. METODO AI VOLUMI FINITI 103

listante generico tn = nk, allora la legge di conservazione in forma locale risulta


valida in ogni istante temporale. La discretizzazione della legge puo avvenire in
due modi: per primo si puo pensare di discretizzare in volumi finiti sia lo spazio
che il tempo, oppure si puo procedere alla discretizzazione spaziale ai volumi
finiti e alla discretizzazione temporale con uno schema alle differenze finite. In
questultimo caso si puo utilizzare lo schema alle differenze finite di Eulero per
la parte temporale.
Lo schema esplicito di Eulero sarebbe in questo caso:
u(x, t) uk+1 uk
=
t h
dove h = tn+1 tn sarebbe il passo dellintervallo temporale. Si potrebbero
utilizzare per la parte temporale anche lo schema implicito di Eulero o schemi
di ordini superiori.
La discretizzazione del dominio spaziale Rd avverrebbe con la costruzione
di una mesh T . Sia K T un elemento della mesh, control volume. La mesh e
costruita nellipotesi che = UKT K e che K sia un aperto. Il fatto che il
volume di controllo debba essere un insieme aperto dello spazio da discretizzare
significa che esso coincide con la sua parte interna per cui io mi posso avvicinare
alla frontiera quanto voglio. La costruzione della mesh dipende dal tipo di
equazione e di problema trattato, da essa dipende la bonta del risultato finale.
Una volta discretizzati i domini spaziali e temporali si procede con lintegrazione
in ogni cella.

un+1 (x) un (x)


Z Z Z
dx + F(x, tn ) nK (x)d(x) = S(x, tn )dx
K k K K

Si e utilizzato lo schema esplicito di Eulero per la parte temporale. Questa


integrazione avviene in ogni elemento che costituisce la mesh. K rappresenta
la frontiera della cella e dato che K e un aperto si ha che K / K. nK e
il vettore normale a K. Si e utilizzato il teorema di Gauss. Resta da valutare
la discretizzazione del flusso F(x, tn ) nK (x) lungo la frontiera K di ciascun
volume di controllo. Siano K e L due volumi di controllo. Si vuole determinare
il flusso T(x, tn ) nK (x) attraverso la frontiera K di ciascun flusso nei termini
(n)
di uL , L T . Trascurando i termini alla frontiera di sia K|L = K L con
K,
R L T . Il termine di scambio di flusso tra le due celle puo essere scritto come
K|L
F(x, tn ) nK d(x) per cui considerando un intervallo infinitesimo di tempo
[tn , tn+1 ] e possibile approssimare tale quantita con FK,L che e una funzione di
(n)
uM , M T .
Due importanti caratteristiche del metodo ai volumi finiti sono da sottolineare:
(n) (n)
la conservazione del flusso, FK,L = FL,K ;
la consistenza dellapprossimazione di F(x, tn ) nK (x);
Laccuratezza della convergenza della soluzione dipende da queste due proprieta
e dalla stabilita del metodo utilizzato.
In questa breve descrizione si e voluto fornire un esempio semplice di appli-
cazione del metodo ai volumi finiti, per mostrarne il modo di procedere. General-
mente i problemi di fluidodinamica a cui i problemi di propagazione del calore
possono riferirsi implicano sistemi di equazioni assai complessi. Limplementazione
APPENDIX D. METODO AI VOLUMI FINITI 104

diretta di codici di calcolo per la risoluzione numerica di tali sistemi e unoperazione


molto onerosa; tuttavia esistono librerie di codici gia implementati che vengono
utilizzati, una di queste verra utilizzata in questo lavoro.
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