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TEDx TALKS

Filmed June 2012 at TEDGlobal 2012

Amy Cuddy: Your body language shapes who you are

Comincer proponendovi una strategia di vita libera da ogni tecnologia, e


tutto quello che richiede questo: che cambiate la vostra postura per due
minuti. Ma prima di orirvela voglio chiedervi di fare, adesso, un piccolo
controllo del vostro corpo e di quello che fate col vostro corpo. Quanti di voi
in qualche modo si rendono pi piccoli? Magari vi rannicchiate, incrociate le
gambe, magari incrociate le caviglie. Qualche volta incrociamo le braccia
cos. Qualche volta ci apriamo. (Risate) Vi vedo. (Risate) Voglio che prestiate
attenzione a quello che state facendo. Ci torneremo tra qualche minuto, e
spero che se imparate ad aggiustare un po' questa postura possiate
cambiare in maniera significativa la vostra vita.

0:58

Siamo veramente aascinati dal linguaggio del corpo e siamo


particolarmente interessati al linguaggio corporeo di altre persone. Sapete,
siamo incuriositi da (Risate) un'interazione impacciata, o un sorriso, o uno
sorriso sprezzante, o magari un goo ammiccamento, o magari una cosa
come una stretta di mano.

1:22

Narratore: Qui arrivano al numero 10 e guardate questo fortunato poliziotto


che stringe la mano al Presidente degli Stati Uniti. Oh, ed ecco che arriva il
Primo Ministro del ? No. (Risate) (Applausi) (Risate) (Applausi)

1:37

Amy Cuddy: Quindi una stretta di mano, o l'assenza di una stretta di mano
possono farci parlare per settimane e settimane. Anche la BBC e il The New
York Times. Quindi ovviamente quando pensiamo al comportamento non
verbale, o linguaggio del corpo ma noi scienziati sociali lo chiamiamo non
verbale un linguaggio, quindi pensiamo alla comunicazione. Quando
pensiamo alla comunicazione, pensiamo alle interazioni. Quindi cosa
comunica il vostro linguaggio del corpo? Cosa vi comunica il mio?

2:04

E ci sono molte ragioni di credere che questo sia un corretto modo di


vedere. Gli scienziati sociali hanno passato molto tempo ad osservare gli
eetti del nostro linguaggio corporeo, o il linguaggio corporeo di altre
persone, sui giudizi. Formuliamo giudizi arettati e deduzioni dal linguaggio
corporeo. E quei giudizi possono prevedere risultati veramente significativi
come chi assumiamo o chi sosteniamo, a chi chiediamo di uscire. Per
esempio, Nalini Ambady, un ricercatore alla Tufts University, mostra che
quando le persone guardano un video senza audio di 30 secondi di reali
interazioni tra paziente e medico, il loro giudizio sulla gentilezza del medico
predice se il medico verr citato in giudizio oppure no. Non ha molto a che
vedere col fatto che il medico sia o meno incompetente, ma se quella
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persona ci piace e come interagisce. Ancora pi radicale, Alex Todorov a
Princeton ci ha mostrato che i giudizi sui visi dei candidati politici in solo un
secondo predice il 70% del Senato americano e i risultati delle elezioni a
governatore, perfino andiamo sul digitale gli emoticon utilizzati bene
nelle negoziazioni online possono portare a raggiungere maggiori risultati da
quella negoziazione. Se usati male, sono una cattiva idea. Giusto? Quindi,
riguardo al linguaggio non verbale, pensiamo a come giudichiamo gli altri,
come loro giudicano noi e quali sono i risultati. Eppure, abbiamo tendenza a
dimenticare l'altro pubblico che viene influenzato dal linguaggio non verbale,
ossia noi stessi.

3:31

Siamo anche noi influenzati dal linguaggio non verbale, i nostri pensieri e i
nostri sentimenti e la nostra fisiologia. Di quale linguaggio non verbale sto
parlando? Sono una psicologa sociale. Studio i pregiudizi e insegno in una
business school competitiva, era quindi inevitabile che mi interessassi alle
dinamiche di potere. Mi sono particolarmente interessata alle espressioni
non verbali di forza e dominio.

3:56

E quali sono le espressioni non verbali di forza e dominio? Beh, ecco quali
sono. Nel regno animale, sono quelle relative all'espansione. Ci si rende pi
grandi, ci si allunga, si prende spazio, in sostanza ci si apre. Parliamo di
apertura. E questo vale nel regno animale. Non limitato ai primati. E gli
esseri umani fanno la stessa cosa. (Risate) Lo fanno sia quando hanno una
forza consolidato, sia quando si sentono forti in un quel momento. E questo
particolarmente interessante perch ci mostra veramente quanto antiche e
universali siano queste espressioni di forza. Questa espressione, nota come
orgoglio, stata studiata da Jessica Tracy. Mostra come le persone nate con
la vista e quelle non vedenti dalla nascita lo fanno quando vincono una
competizione fisica. Quando attraversano la linea di arrivo e hanno vinto, non
importa se non hanno mai visto nessuno farlo. Fanno cos. Braccia in alto a
forma di V, il mento leggermente rialzato. Cosa facciamo quando ci sentiamo
impotenti? Facciamo esattamente l'opposto. Ci chiudiamo. Ci richiudiamo.
Ci facciamo piccoli. Non vogliamo entrare in contatto con le persone attorno
a noi. Quindi ancora una volta, sia gli animali che gli umani fanno la stessa
cosa. E questo quello che accade quando mettete insieme la forza e
l'impotenza. Quello che abbiamo tendenza a fare quando parliamo di forza
essere complementari al linguaggio non verbale degli altri. Se qualcuno
veramente forte nei nostri confronti, tendiamo a farci piccoli. Non lo
rispecchiamo. Facciamo l'opposto di quello che fa.

5:24

Osservo questo comportamento in classe, e cosa noto? Noto che gli


studenti MBA mostrano veramente un'ampia serie di atteggiamenti di forza
non verbali. Ci sono persone che sono delle caricature di individui alfa, che
entrano in una stanza, si dirigono al centro prima che la lezioni cominci,
come se volessero veramente occupare lo spazio. Quando si siedono, si
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allargano. Alzano la mano in questo modo. Ci sono altre persone che si
ripiegano virtualmente quando entrano. Non appena entrano, lo vedete. Lo
vedete nei loro visi e nei loro corpi, si siedono sulla sedia e si fanno piccoli e
fanno cos quando alzano la mano. Noto un paio di cose sull'argomento.
Uno, non vi sorprender. Sembra sia collegato al sesso. Le donne hanno
tendenza a fare cos molto pi degli uomini. Le donne si sentono
cronicamente meno forti degli uomini, quindi non sorprende. Ma l'altra cosa
che ho notato che sembra che sia anche collegato al livello di
coinvolgimento degli studenti e al livello di partecipazione. Ed veramente
importante in una classe di MBA, perch la partecipazione conta per met
del voto finale.

6:33

Le business school si confrontano con questa dierenza di valutazione a


seconda del sesso. Ci sono queste donne e questi uomini ugualmente
qualificati e si ottengono poi queste dierenze di valutazioni, e sembra che
sia in parte attribuibile alla partecipazione. Ho cominciato a chiedermi ok,
ci sono qui queste persone che partecipano. possibile spingere queste
persone a fingere e portarle a partecipare di pi?

6:57

Con la mia principale collaboratrice Dana Carney, a Berkeley, volevo


veramente sapere se si poteva fingere pur di riuscire. Per esempio farlo per
un po' di tempo sperimentare un risultato comportamentale che vi faccia
sembrare pi forti? Sappiamo che il linguaggio non verbale determina cosa
gli altri pensano e provano nei nostri confronti. Ci sono molte prove. Ma la
nostra domanda era: il linguaggio non verbale guida il nostro modo di
pensare e sentire noi stessi?

7:24

Ci sono prove che sia cos. Quindi, per esempio, sorridiamo quando siamo
felici, ma anche, quando siamo costretti a sorridere tenendo una penna tra i
denti in questo modo, ci fa sentire pi felici. Funziona in entrambi i sensi.
Quando si tratta di forza, anche l funziona in entrambi i sensi. Quando vi
sentite forti, pi probabile che facciate cos, ma anche possibile che
quando fingete di essere forti, pi probabile che vi sentiate eettivamente
forti.

7:57

La seconda domanda era sappiamo che le nostre menti cambiano i nostri


corpi, ma anche vero che i nostri corpi cambiano le nostre menti? E
quando dico menti, nel caso dei forti, di cosa sto parlando? Sto parlando di
pensieri e sentimenti e quelle cose fisiologiche che creano i nostri pensieri e i
nostri sentimenti, e nel mio caso, sono gli ormoni. Guardo gli ormoni. Quindi,
come sono le menti dei forti rispetto ai deboli? Non sorprende che le menti
dei forti tendano ad essere pi assertive, pi sicure e pi ottimiste. Sentono
veramente di poter vincere anche in giochi di fortuna. Tendono anche ad
essere capaci di pensare in modo pi astratto. Ci sono tante dierenze.
Corrono pi rischi. Ci sono tante dierenze tra i forti e i deboli.
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Fisiologicamente ci sono dierenze anche su due ormoni chiave: il
testosterone, che l'ormone dominante, e il cortisolo, che l'ormone dello
stress. Quello che scopriamo che i maschi alfa pi forti nelle gerarchie di
primati hanno testosterone alto e cortisolo basso, e i leader forti ed ecaci
hanno anche loro testosterone alto e cortisolo basso. Questo cosa significa?
Pensando alla forza, la gente tende a pensare solo al testosterone, perch
collegato al dominio. Ma in realt, la forza ha anche a che vedere con la
reazione allo stress. Volete un leader con molta forza, dominante, con
testosterone alto, ma molto reattivo allo stress? Probabilmente no, giusto?
Volete una persona che sia forte, assertiva e dominante, ma non molto
reattiva allo stress, una persona distesa.

9:37

Sappiamo che nelle gerarchie di primati, se un maschio alfa deve subentrare,


se un individuo deve assumere improvvisamente il ruolo di maschio alfa, nel
giro di pochi giorni, il testosterone di quell'individuo sale in maniera
significativa e il suo cortisolo scende in maniera significativa. Abbiamo
questa prova, che il corpo pu dare forma alla mente, almeno a livello di
viso, e anche che il cambio di ruolo influenza la mente. Cosa succede se
assumete un ruolo? Cosa succede se lo fate in maniera discreta, come
questa piccola manipolazione, questo piccolo intervento? "Per due minuti",
dite, "Voglio stare cos" e vi far sentire pi forti.

10:19

Questo quello che abbiamo fatto. Abbiamo deciso di portare le persone in


laboratorio e condurre un piccolo esperimento e queste persone adottano
per due minuti una postura di forza elevata o una postura di forza limitata e
vi mostrer cinque posture, anche se ne hanno assunte solo due. Eccone
una. Un altro paio. Questa stata soprannominato "Wonder Woman" dai
media. Eccone un altro paio. Potete stare in piedi o seduti. E questi sono le
posture di forza limitata. Vi ripiegate, vi fate piccoli. Questo una postura di
forza molto bassa. Quando vi toccate il collo, vi proteggete veramente.
Questo quello che accade. Arrivano, sputano in una provetta, per due
minuti diciamo, "Devi fare questo o questo." Non guardano le immagini delle
posture. Non vogliamo che sappiano del concetto di forza. Vogliamo che
abbiano la sensazione di forza, giusto? Per due minuti fanno questo. Poi
chiediamo loro, "Quanto forte ti senti?" su una serie di elementi, poi diamo
loro l'opportunit di scommettere, e poi teniamo un altro campione di saliva.
Tutto qui. Questo tutto l'esperimento.

11:28

Questo quello che scopriamo. Nella tolleranza del rischio, ossia la


scommessa, quello che scopriamo che nella postura di forza elevata,
l'86% di voi scommette. In postura di forza limitata solo il 60% ed una
dierenza abbastanza significativa. Questi sono i risultati in termini di
testosterone. Dalla situazione di partenza quando arrivano, nelle persone
con molta forza aumenta di circa il 20% e nelle persone con poca forza si
riduce di circa il 10%. Di nuovo, in due minuti si ottengono questi
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cambiamenti. Ecco i dati del cortisolo. Nelle persone con forza elevata
subisce una riduzione del 25% circa e nelle persone con forza limitata
aumenta di circa il 15%. Due minuti portano a questo cambio ormonale che
configura il vostro cervello ad essere assertivo, fiducioso e a proprio agio, o
molto reattivo allo stress e con la sensazione di essere spento. Abbiamo
avuto tutti quella sensazione, giusto? Sembra che il linguaggio non verbale
determini davvero il modo di pensare e sentire noi stessi, non sono solo gli
altri, siamo anche noi. Il nostro corpo cambia la nostra mente.

12:36

La domanda successiva se pu una determinata postura di pochi minuti


cambiare veramente la vostra vita. Questo avviene in laboratorio. un
piccolo esperimento di un paio di minuti. Dove si pu veramente applicare
tutto questo? E ce ne siamo preoccupati, ovviamente. Pensiamo veramente
che quello che conta dove vogliamo utilizzare queste situazioni di
valutazione come situazioni di minaccia sociale. Dove venite valutati dai
vostri amici? Gli adolescenti vengono valutati a tavola. Per qualcuno
parlando ad un consiglio di classe. Potrebbe essere durante una
presentazione o durante una conferenza come questa o durante un colloquio
di lavoro. Abbiamo deciso che quello in cui la maggior parte della gente si
poteva riconoscere perch l'ha vissuto fosse il colloquio di lavoro.

13:20

Abbiamo pubblicato queste scoperte e i media ci si sono buttati e dicono,


ok, questo quello che fate ad un colloquio di lavoro, giusto? (Risate) Siamo
inorriditi e abbiamo detto, mio Dio, no, no, no non quello che intendevamo.
Per diverse ragioni, no, no, no, non lo fate. Non si tratta di voi che parlate ad
altre persone. Si tratta di voi che parlate a voi stessi. Cosa fate prima di
andare ad un colloquio di lavoro? Fate questo. Giusto? Siete seduti.
Guardate il vostro iPhone o il vostro Android, non voglio fare un torto a
nessuno. Guardate i vostri appunti, vi rannicchiate, vi fate piccoli, quando in
realt quello che dovreste fare forse questo, in bagno per esempio, giusto?
Fate questo. Trovate due minuti. Questo quello che vogliamo testare. Ok?
Portiamo le persone in laboratorio e assumono posture di forza elevata o
limitata, arontano un colloquio di lavoro molto stressante. Dura 5 minuti.
Vengono registrati. Vengono anche giudicati e i giudici sono formati per non
dare riscontri non verbali, e sembrano cos. Immaginate che questa sia la
persona che vi intervista. Per cinque minuti, niente, ed peggio che essere
interrotti. La gente lo odia. quello che Marianne LaFrance chiama "stare
nelle sabbie mobili sociali." Questo fa veramente schizzare il vostro cortisolo.
Questo il colloquio di lavoro che abbiamo fatto loro provare, perch
volevamo veramente vedere cosa succedeva. Abbiamo poi questi
programmatori che guardano i video, ce ne sono quattro. Sono all'oscuro
delle ipotesi. Sono all'oscuro delle condizioni. Non hanno idea di chi assume
quale postura, e finiscono per guardare questa serie di filmati, e dicono, "Oh,
vogliamo assumere queste persone" tutte le persone con posture di forza
"non vogliamo assumere queste persone. Valutiamo anche queste
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persone pi positivamente in maniera complessiva." Ma cosa li guida? Non
si tratta del contenuto del discorso. Si tratta della presenza che portano al
discorso. Anche noi, perch li valutiamo su tutte queste variabili collegandole
alle competenze, come per esempio: Quanto strutturato il discorso?
buono? Quali sono le sue competenze? Nessun eetto su queste cose.
Questo ci che viene influenzato. Questo tipo di cose. In sostanza le
persone portano se stesse. Portano se stesse. Portano le loro idee, ma
come se stesse, senza residui. Questo quello che guida l'eetto o che
media l'eetto.

15:35

Quando racconto queste cose alla gente, che i nostri corpi cambiano la
nostra mente e la nostra mente pu cambiare il nostro comportamento e il
nostro comportamento pu cambiare i nostri risultati, mi dicono, "Mi sento
falso". Giusto? Cos ho detto, sii falso finch ce la fai. No non sono io.
Non voglio arrivare l e sentire di essere falso. Non voglio sentirmi un
impostore. Non voglio arrivare l e avere la sensazione di non doverci essere.
E tutto questo mi suonava familiare, perch voglio raccontarvi una breve
storia sull'essere un impostore e sentire di non dover essere qui.

16:06

A 19 anni sono stata coinvolta in un brutto incidente d'auto. Sono stata


catapultata fuori dall'auto, sono rotolata diverse volte. Sono stata catapultata
dall'auto. E mi sono risvegliata con un trauma cranico in riabilitazione, sono
stata espulsa dall'universit, e ho saputo che il mio Q.I. era precipitato di due
deviazioni standard, il che stato molto traumatico. Conoscevo il mio Q.I.
perch ero stata valutata come intelligente, ed ero stata etichettata come
bambina prodigio. Quindi lascio l'universit, continuo a cercare di tornarci.
Dicono, "Non finirai l'universit. Puoi fare altre cose, ma per te non
funzioner." Combattevo veramente con questa cosa e devo dire che farsi
portare via un'identit, la vostra identit principale, che nel mio caso era
l'essere intelligente, farsela portare via, non c' niente che vi lasci pi
impotenti. Mi sentivo completamente impotente. Mi sforzavo di continuo, e
sono stata fortunata, e mi sforzavo, e sono stata fortunata e mi sforzavo.

17:01

Finalmente mi sono laureata. Mi ci sono voluti 4 anni in pi dei miei


compagni, e ho convinto qualcuno, la mia consulente e angelo, Susan Fiske,
di prendermi, e cos sono finita a Princeton, ed avevo la sensazione di non
dover essere l. Sono un impostore. E la sera prima del discorso del primo
anno il discorso del primo anno a Princeton un discorso di 20 minuti a
20 persone, tutto qui ero cos spaventata di farmi scoprire il giorno dopo
che l'ho chiamata e le ho detto, "Rinuncio." E lei, "Tu non rinunci, perch ho
scommesso su di te, e tu rimani. Tu rimani e farai in questo modo. Farai finta.
Farai qualunque discorso ti si chieder di fare. Semplicemente lo farai
ancora e ancora, anche se sei terrorizzata e paralizzata e avrai un'esperienza
extra-corporea, finch non arriverai a quel momento in cui dirai, "Oh mio Dio,
ce la sto facendo. Tipo, sono diventata questo. Ce la sto veramente
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facendo." Ed quello che ho fatto. Cinque anni di scuola di specializzazione,
un po' di anni, prima alla Northwestern, poi mi sono trasferita ad Harvard,
sono passata ad Harvard, non ci penso pi molto, ma per molto tempo ci ho
pensato, "Non dovrei essere qui. Non dovrei essere qui."

18:07

Alla fine del mio primo anno ad Harvard, una studentessa che non aveva mai
parlato in classe per un semestre intero, a cui avevo detto, "Guarda, devi
partecipare altrimenti fallirai", venuto nel mio ucio. Non la conoscevo per
niente. E mi ha detto arrivata completamente sconfitta e mi ha detto:
"Non dovrei essere qui." E quello stato il mio momento. Perch sono
successe due cose. Primo, mi sono resa conto, oh mio Dio, non mi sento pi
cos. Capite? Non lo risento pi, invece lei s, e capisco quella sensazione. E
secondo, lei deve essere qui! Pu fare finta, pu diventarlo. Quindi ho detto,
"S che devi! Devi essere qui! E domani farai finta, ti farai forte e, sapete, farai
" (Applausi) (Applausi) "E entrerai in classe e farai il miglior commento in
assoluto." Capite? E ha fatto il miglior commento in assoluto, e la gente si
girata con quell'espressione, oh mio Dio, non avevo neanche notato che
fosse seduta l. (Risate)

19:13

tornata da me mesi dopo e mi sono resa conto che non solo aveva finto
fino a farcela, aveva finto fino a diventarlo. Era cambiata. Quindi voglio dirvi,
non fingete fino a farcela. Fingete fino a diventarlo. Sapete? Non Fatelo
abbastanza finch lo diventate e lo interiorizzate.

19:33

L'ultima cosa con cui vi voglio lasciare questa. Minuscole modifiche


possono portare a grandi cambiamenti. Quindi in due minuti. Due minuti, due
minuti, due minuti. Prima che arontiate la prossima situazione stressante di
valutazione, per due minuti, provate a fare questo, nell'ascensore, in bagno,
alla scrivania a porte chiuse. Questo quello che volete fare. Configurate il
vostro cervello per essere all'altezza della situazione. Fate aumentare il
testosterone. Fate scendere il cortisolo. Non uscite da quella situazione con
la sensazione di non aver mostrato chi siete. Uscite da quella situazione con
la sensazione di aver detto chi siete e di aver mostrato chi siete.

20:09
Voglio prima chiedervi, di assumere la postura di forza, ma voglio anche
chiedervi di condividere la scienza, perch semplice. Non una question di
ego. (Risate) Mettetelo da parte. Condividetelo con la gente, perch le
persone che possono usarlo di pi sono quelle senza risorse e senza
tecnologia, senza status e senza potere. Datelo a loro perch lo possano fare
in privato. Hanno bisogno del loro corpo, della loro privacy per due minuti, e
pu cambiare in maniera significativa i risultati della loro vita. Grazie.
(Applausi) (Applausi)

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Filmed July 2009 at TEDGlobal 2009

Dan Pink: The puzzle of motivation

Devo farvi subito una confessione. Poco pi di vent'anni fa Ho fatto qualcosa


di cui mi rammarico, qualcosa di cui non sono particolarmente fiero,
qualcosa che, per molti versi, vorrei che nessuno sapesse mai, ma che qui
mi sento come costretto a rivelare. (Risate) Era la fine degli anni '80, in un
momento di sconsideratezza giovanile, mi sono iscritto a Legge. (Risate)

0:44

Ora, in America Legge un'abilitazione post lauream. Ottieni la laurea di


primo grado. Poi ti iscrivi a Legge. E quando ho frequentato Legge, non sono
andato molto bene. A dir poco, non sono andato molto bene. In eetti mi
sono laureato in quella fascia di studenti grazie alla quale tutti gli altri
rientrano nei migliori 9/10. (Risate) Grazie. Non ho mai praticato legge in vita
mia. Diciamo pure che non me lo avrebbero permesso. (Risate)

1:18

Eppure oggi, contro ogni mia previsione, contro i consigli di mia moglie,
Voglio rispolverare le mie capacit giuridiche, ci che resta delle mie
capacit giuridiche. Non voglio raccontarvi una storia. Voglio presentarvi un
caso. Voglio presentarvi un caso dicile, circostanziato, oserei dire un vero e
proprio caso da tribunale, per ripensare a come gestiamo le aziende.

1:46

Perci, signore e signori giurati, date uno sguardo a questo. chiamato il


problema della candela. Alcuni di voi magari lo conoscono gi. stato ideato
nel 1945 da uno psicologo di nome Karl Duncker. Karl Dunker ha creato
questo test che usato in un gran numero di prove nella scienza del
comportamento. Ecco come funziona. Supponiamo che io diriga
l'esperimento. Vi porto in una stanza. Vi do una candela, alcune puntine da
disegno e dei fiammiferi. E vi dico: "Quello che dovete fare attaccare la
candela al muro in modo che la cera non coli sul tavolo". Come procedete?

2:20

Beh, molti cominciano a pinzare la candela sul muro con le puntine. Non va.
Alcuni, una certa parte del campione, - ho visto qualcuno mimare il gesto,
qui in sala - alcuni hanno una grande idea: accendono un fiammifero,
sciolgono un lato della candela, cercano di farla aderire al muro. un'idea
grandiosa. Non funziona. E alla fine, dopo cinque o dieci minuti la maggior
parte delle persone trova la soluzione, che potete vedere qui. La chiave
superare quella che si chiama fissit funzionale. Voi guardate la scatola e la
vedete solo come un contenitore per puntine. Ma pu avere anche un'altra
funzione, quella di ripiano per la candela. Questo il problema della candela.

2:59

Ora vi voglio parlare di un esperimento basato sul problema della candela,


realizzato da uno scienziato di nome Sam Glucksberg, che adesso alla
Princeton University negli USA. Mostra il potere degli incentivi. Ecco che

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cosa ha fatto. Ha riunito i partecipanti. E ha detto: "Adesso vi cronometro.
Voglio vedere quanto ci mettete". A un gruppo ha detto: "Vi cronometro per
creare un riferimento, il tempo medio che tipicamente richiede la soluzione di
questo tipo di problema."

3:25

Al secondo gruppo ha oerto premi. Ha detto: "Chi finisce nel 25 percento


dei pi veloci, avr cinque dollari. Chi di voi sar il pi veloce di tutti quelli
testati oggi avr 20 dollari". La cosa di molti anni fa. Alla luce dell'inflazione
una discreta somma per pochi minuti di lavoro. Si tratta di un buon
incentivo.

3:47

Domanda: quanto pi veloce stato questo gruppo nel risolvere il


problema? Risposta: ci hanno messo, in media, tre minuti e mezzo in pi. Tre
minuti e mezzo in pi. Ora questo non ha senso, vero? Voglio dire, sono
americano. Credo nel libero mercato. Non cos che dovrebbe funzionare.
Giusto? (Risate) Se volete che le persone rendano di pi, le premiate.
Giusto? Bonus, percentuali, il loro reality show. Date loro incentivi. cos che
funziona il mercato. Ma qui non funziona. C' un incentivo diretto ad anare
il pensiero e accelerare la creativit. E funziona esattamente all'opposto.
Ousca il pensiero e blocca la creativit.

4:33

E la cosa interessante di questo esperimento che non un caso anomalo.


stato ripetuto pi e pi volte e ancora, per quasi 40 anni. Questi incentivi
condizionati, - se tu fai questo ottieni quest'altro - funzionano in alcune
circostanze. Ma in realt, per molti incarichi, o non funzionano oppure,
spesso, sono controproducenti. Si tratta di una delle scoperte pi solide
delle scienze sociali. E anche di una delle pi ignorate.

5:04

Ho speso gli ultimi due anni a considerare la scienza della motivazione


umana. In particolare, la dinamica delle motivazioni esterne e di quelle
interne. E vi dichiaro che siamo in alto mare. Se prendete la scienza, c' un
disallineamento tra ci che la scienza sa e ci che le imprese fanno. E ci
che allarmante che il sistema operativo del nostro mercato pensate al
complesso di assunti e di protocolli alla base del nostro mercato, a come
motiviamo la gente, a come applichiamo le risorse umane costruito
integralmente sopra questi motivatori esterni, il bastone e la carota. In realt
la cosa va bene in molti tipi di attivit del 20 secolo. Ma per le attivit del
21 secolo, questo approccio meccanicistico di ricompensa e punizione non
funziona. Spesso non funziona, e tante volte produce danni. Voglio mostrarvi
che cosa intendo.

5:52

Glucksberg realizz un altro esperimento simile a questo in cui presentava il


problema in modo leggermente diverso, come qui sopra. Vedete? Fissate la
candela al muro in maniera che la cera non coli sul tavolo. Stessa cosa. Agli
uni: vi cronometriamo per riferimento. Agli altri: vi diamo incentivi. Che cosa
9
accaduto stavolta? Stavolta il gruppo con gli incentivi ha stracciato l'altro
gruppo. Perch? Perch quando le puntine sono fuori dalla scatola
abbastanza facile, no? (Risata)

6:26

Gli incentivi "se... allora..." funzionano benissimo per questo genere di


attivit in cui ci sono regole semplici e un chiaro traguardo da raggiungere.
Le ricompense, per loro stessa natura, concentrano l'attenzione, restringono
il pensiero. Ecco perch funzionano in tanti casi. E cos, in attivit come
questa, l'attenzione concentrata, l'obiettivo l davanti a te, su cui fare zoom
diretto, funzionano ottimamente. Ma con il vero problema della candela,
sapete che non dovete guardare cos. La soluzione non ce l'avete davanti.
La soluzione alla periferia. Volete guardare attorno a voi. La ricompensa in
realt restringe l'attenzione. e riduce le nostre possibilit.

7:03

Voglio spiegarvi perch questo cos importante. Nell'Europa occidentale, in


molte parti dell'Asia, in Nordamerica, in Australia, gli impiegati svolgono
meno questo tipo di lavoro, e di pi questo tipo di lavoro. Il lavoro da
emisfero sinistro, di routine, normato, certi tipi di contabilit, certi tipi di
analisi finanziaria, certi tipi di programmazione al computer, sono diventati
abbastanza facili da subappaltare, abbastanza facili da automatizzare. Un
software pi veloce. I fornitori low cost nel mondo lo fanno per meno.
Insomma, sono piuttosto le abilit dell'emisfero destro a contare, quelle di
tipo creativo, concettuale.

7:44

Pensate al vostro lavoro. Pensate al vostro lavoro. I problemi che arontate,


o perfino i problemi di cui abbiamo parlato qui, sono per caso di questo
tipo? Hanno un chiaro insieme di regole? e un'unica soluzione? No. Le
regole portano fuori strada. E la soluzione, ammesso che ci sia, imprevista
e non scontata. Ognuno in questa stanza alle prese con una sua personale
versione del problema della candela. E in ogni variante del problema della
candela, in qualsiasi ambito, questi incentivi "se... allora...", il sistema su cui
abbiamo costruito tanta parte dei nostri aari, non funzionano.

8:27

Ora, a me questa cosa fa impazzire. Non ecco il punto non una


sensazione. Okay? Sono avvocato. Non credo a quello che uno sente. Non
filosofia. Sono Americano. Non credo nella filosofia. (Risate) Questo un
fatto. O, come diciamo noi a Washington D.C., Un fatto vero. (Risate)
(Applausi) Permettetemi di darvi un esempio di ci che intendo. Lasciatemi
esporre le prove qui. Perch non vi racconto storielle. Vi sottopongo un caso.

9:05

Signore e signori della giuria, qualche prova: Dan Ariely, uno dei grandi
economisti del nostro tempo, insieme a tre colleghi ha esaminato alcuni
studenti del MIT. Hanno dato loro degli esercizi. Giochi che coinvolgevano la
creativit, le abilit motorie e la concentrazione. E hanno oerto loro, in base
ai risultati, tre livelli di ricompensa. Premio piccolo, medio, grande. Intesi? Se
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fai veramente bene prendi il premio maggiore, e cos a scendere. Cosa
successo? Finch l'attivit richiedeva soltanto abilit meccanica, i bonus
hanno funzionato come previsto: maggiore il premio, migliore il risultato.
Bene. Ma quando l'attivit richiedeva anche solo rudimentali abilit
cognitive, un premio pi alto ha portato ad un risultato peggiore.

9:55

Allora hanno detto: "Bene, verifichiamo che non ci sia un pregiudizio


culturale". Andiamo a Madurai, in India e facciamo il test". La vita media
costa meno. A Madurai, una ricompensa che per i nordamericani modesta
l molto pi significativa. Stesso schema. Un gruppo di giochi, tre gradi di
ricompensa. Che succede? Le persone a cui avevano oerto il premio medio
non hanno fatto meglio di quelli a cui avevano oerto quello minore. Ma
stavolta quelli a cui avevano oerto il premio pi alto sono andati peggio di
tutti. In otto delle nove prove che abbiamo esaminato attraverso tre
esperimenti, incentivi maggiori hanno condotto ad esiti peggiori.

10:36

Non che qui per caso c' sotto del buonismo melenso da cospirazione
socialista? No. Questi sono economisti del MIT, della Carnegie Mellon,
dell'Universit di Chicago. E sapete chi ha sponsorizzato questa ricerca? La
Federal Reserve Bank degli Stati Uniti. Questa la tradizione americana.

10:56

Ma saltiamo sull'altra sponda, alla London School of Economics. LSE,


London School of Economics. Alma mater di 11 premi Nobel in economia.
Palestra di giganti del pensiero economico, come George Soros e Friedrich
Hayek, e Mick Jagger. (Risate) Il mese scorso, giusto il mese scorso, gli
economisti della LSE hanno esaminato 51 studi di piani d'incentivazione per
risultati, all'interno di societ. Ecco cosa hanno detto: "Troviamo che gli
incentivi economici possono produrre un impatto negativo sul risultato
globale."

11:32

C' un disallineamento tra quanto la scienza sa e ci che le imprese


praticano. E quello che mi preoccupa, mentre siamo tra le macerie del
collasso economico, che fin troppe organizzazioni continuano a basare le
loro decisioni, le loro direttive su persone e talenti, su assunti obsoleti, non
provati, e fondati pi sulla tradizione popolare che sulla scienza. E se
vogliamo davvero saltare fuori da questo caos economico, se davvero
vogliamo ottenere risultati di alto livello nelle attivit tipiche del 21 secolo, la
soluzione non perseverare nelle cose sbagliate. Allettando le persone con
una carota pi dolce o minacciandole con un bastone pi appuntito. Noi
abbiamo bisogno di un approccio totalmente nuovo.

12:17

E la buona notizia in tutto ci che gli scienziati che studiano la motivazione


ce lo hanno trovato. un approccio molto pi basato sulla motivazione
interna. Sul desiderio di fare cose perch hanno senso, perch ci piacciono,
perch sono interessanti, perch fanno parte di qualcosa di importante. Per
11
come la vedo io, questo nuovo sistema operativo del fare impresa gira
attorno a tre elementi: autonomia, padronanza e scopo. Autonomia,
l'esigenza di dirigere la nostra vita. Padronanza, il desiderio di migliorarci
costantemente in qualcosa che conta. Scopo, la pulsione a perseguire ci
che facciamo per servire qualcosa di pi grande rispetto a noi. Sono queste
le pietre angolari di un sistema operativo totalmente nuovo per le nostre
imprese.

12:58

Oggi io voglio parlare solo dell'autonomia. Il 20 secolo ha partorito questa


idea del management. Il management non viene dalla natura. Il management
come... non un albero. un televisore. Chiaro? Qualcuno l'ha inventato.
E questo non vuol dire che funzioner per sempre. Il management una gran
cosa. I principi classici del management sono una gran cosa se il vostro
obiettivo la diligenza. Ma se volete coinvolgimento, l'autodeterminazione
funziona meglio.

13:24

Vi illustro alcuni modelli piuttosto decisi di autonomia di gestione. Il che vuol


dire... di esempi ce n' ancora pochi, ma ci sono i primi segnali che qualcosa
di molto interessante bolle in pentola. Perch bisogna retribuire le persone in
maniera adeguata e corretta, senza dubbio. E togliere dal tavolo il discorso
dei soldi. Poi si d alla gente molta autonomia. Voglio farvi qualche esempio.

13:44

Quanti di voi hanno sentito parlare della societ Atlassian? Direi meno della
met. (Risata) Atlassian una societ di software australiana. Che fa
qualcosa di incredibilmente figo. Alcune volte all'anno dicono ai loro tecnici:
"Nelle prossime 24 ore lavorate a quello che vi pare, purch non faccia parte
del vostro normale lavoro. Lavorate a ci che vi piace." Per cui gli ingegneri
usano questo tempo per creare un bell'applicativo, qualche finezza
informatica. Poi presentano tutte le cose che hanno sviluppato ai loro
colleghi di reparto e all'intera azienda, in un incontro collettivo informale alla
fine della giornata. E poi, siccome sono australiani, si fanno tutti una birra.

14:25

Li chiamano i giorni del FedEx. Perch? Perch bisogna presentare qualcosa


al volo. Carino. Niente male. una plateale violazione del marchio. Ma
piuttosto furba. (Risate) Quella giornata di intensa autonomia ha prodotto
un'intera serie di soluzioni software che forse non sarebbero mai esistite.

14:45

E ha funzionato cos bene che Atlassian ha fatto il passo successivo con il


"20 Percent Time". Cosa fatta, com' noto, da Google. Dove i tecnici
possono impiegare il 20% del loro tempo per lavorare su qualsiasi cosa
piaccia a loro. Hanno autonomia sul loro tempo, sui loro obiettivi, sulla
squadra, sulla tecnica. Chiaro? Una quantit sostanziale di autonomia, e da
Google, come molti di voi sanno, circa la met dei prodotti nuovi in
un'annata tipica sono partoriti durante il "20 Percent Time". Cose come
Gmail, Orkut, Google News.

12
15:13

Voglio farvi un esempio ancora pi estremo. Qualcosa chiamato "Ambiente


di Lavoro di Soli Risultati". Il ROWE. Creato da due consulenti americani,
implementato in circa una dozzina di societ del nordamerica. Nel ROWE la
gente non ha impegni pianificati. Si fanno vedere quando vogliono. Non
devono essere in ucio a una certa ora, o a qualsiasi ora. Devono solo
terminare il loro lavoro. Come fanno, quando lo fanno, dove lo fanno, del
tutto aar loro. Le riunioni, in questo tipo di contesto, sono libere.

15:45

Che succede? In quasi tutti i comparti, la produttivit cresce, l'impegno dei


lavoratori cresce, la loro soddisfazione cresce, il turnover diminuisce.
Autonomia, padronanza e scopo, Sono queste le pietre angolari di un nuovo
modo di fare le cose. Ora magari qualcuno di voi guarda la cosa e dice:
"Uhm, sembra bello. Ma un'utopia." E io gli rispondo: "Per niente. Ho le
prove."

16:11

A met degli anni '90, Microsoft ha dato avvio a un'enciclopedia chiamata


Encarta. Avevano messo in campo ogni tipo di incentivi. Quelli giusti.
Pagavano professionisti per scrivere e rivedere migliaia di articoli. Manager
ben retribuiti sovrintendevano all'intero processo per assicurare che
rispettasse parametri economici e consegne. Alcuni anni dopo un'altra
enciclopedia ebbe inizio. Un modello dierente, d'accordo? Lo fai per
divertimento. Nessuno prende un cent, un euro o uno yen. Lo fai perch ti
piace farlo.

16:41

Ebbene, se giusto 10 anni fa foste andati, se foste andati da un economista,


da qualsiasi parte, e gli aveste detto: "Ehi, ho questi due modelli per creare
un'enciclopedia. Se facessero un testa a testa chi vincerebbe?" 10 anni fa
non avreste trovato un solo economista sobrio in nessun luogo del pianeta
terra, disposto a scommettere sul modello Wikipedia.

17:01

Si tratta di uno scontro titanico tra questi due approcci. C' la stessa
motivazione dell'incontro Ali-Frazier. No? il "Thrilla in Manila". Giusto?
Motivatori interni contro motivatori esterni. Autonomia, padronanza e scopo
contro carote e bastoni. E chi vince? Le motivazioni interne, l'autonomia, la
padronanza e lo scopo, con un KO. Lasciatemi concludere.

17:23

C' uno scollamento tra quello che la scienza sa e quello che le imprese
fanno. Rivediamo ci che sa la scienza. Uno: i premi tipici del 20 secolo,
questi motivatori che pensiamo siano la parte naturale del mercato
funzionano, s, ma solo in casi sorprendentemente limitati. Due: questi
incentivi "se... allora..." spesso distruggono la creativit. Tre: il segreto per
risultati di alto livello non sta nei premi o nelle punizioni, ma nella pulsione
interna che non si vede. La pulsione a fare le cose per il loro valore. La spinta
a fare le cose perch hanno senso.

13
17:52

E qui viene il meglio. Qui viene il meglio. Lo sappiamo gi. La scienza


conferma ci che conosciamo nel nostro cuore. Perci, se rimediamo a
questo disallineamento tra ci che la scienza sa e ci che l'impresa pratica,
se portiamo la nostra motivazione, il concetto di motivazione nel 21 secolo,
se ci liberiamo di questa ideologia pigra e pericolosa della carota e del
bastone, possiamo raorzare le nostre imprese, possiamo risolvere una
quantit di problemi della candela, e forse, forse, forse possiamo cambiare il
mondo. Ecco, chiudo l'arringa. (Applausi)

EG 2008 Filmed December 2008 16:25


Tim Ferriss: Smash fear, learn anything

0:11

Ecco Tim Ferris, 1979 dopo Cristo, anni due. Si vede dalla potente flessione
delle gambe che ero un tipo molto sicuro di me e non a torto. All'epoca
avevo un'abitudine aascinante, quella di aspettare fino a tarda sera quando
i miei genitori si rilassavano dopo una dura giornata di lavoro, facendo parole
crociate, guardando la televisione. Correvo in soggiorno, saltavo sul divano,
toglievo i cuscini, li gettavo sul pavimento, urlavo a pieni polmoni, e correvo
fuori perch ero l'incredibile Hulk. (Risate) Ovviamente, noterete la
somiglianza. Questa abitudine venne mantenuta per qualche tempo.

0:48

Quando avevo sette anni, andai al campo estivo. I miei genitori lo ritenevano
necessario per ragioni di quiete mentale. Tutti i giorni a mezzogiorno i
campeggiatori andavano nei pressi di un laghetto dove c'erano degli
ormeggi galleggianti. L'acqua era profonda e potevi immergerti del tutto.
Sono nato prematuro. Ero sempre stato molto minuto. Il mio polmone
sinistro era collassato alla nascita E avevo sempre avuto problemi a
galleggiare. Quindi l'acqua era qualcosa che mi spaventava, tanto per
cominciare, ma mi ci immergevo di tanto in tanto. E durante un giorno in
particolare i campeggiatori stavano saltando attraverso dei penumatici. Si
immergevano attraverso i pneumatici. Pensai che sarebbe stato davvero
divertente. Cos mi tuai anch'io attraverso il penumatico, e il bulletto del
campeggio mi aerr alle caviglie. Provai a risalire per prendere fiato, e il mio
fondoschiena colp la parte inferiore del tubo. i miei occhi si spalancarono
per il terrore e pensai di essere prossimo alla morte. Un sorvegliante del
campo fortunatamente arriv e ci separ. Dal quel momento in poi, ebbi il
terrore di nuotare. E' qualcosa che non sono riuscito a superare. La mia
incapacit di nuotare stata uno dei miei pi grandi motivi di imbarazzo e
umiliazione. Fu allora che mi resi conto di non essere l'Incredibile Hulk.

1:53

Ma questa storia ha un lieto fine. All'et di 31 anni, la mia et attuale, in


Agosto mi sono preso due settimane per riconsiderare il nuoto, e metterne in
14
dubbio gli aspetti pi ovvi. Sono passato dal nuotare una vasca, cioe' circa
18 metri, come una scimmia annaspante, a circa 200 battiti cardiaci al
minuto, li ho contati, all'andare a Montaku in Long Island vicino a dove sono
cresciuto tuarmi nell'oceano e nuotare per un kilometro in mare aperto, e
uscirne fuori sentendomi meglio di quando ero entrato. E sono uscito, con il
mio costume a slip, in stile Europeo, sentendomi come l'Incredibile Hulk.

2:33

Questo quello che vorrei che ognuno di voi qui provasse, sentirsi come
l'Incredibile Hulk, alla fine di questa presentazione. In particolare, voglio farvi
sentire capaci di diventare un eccellente nuotatore a lunga distanza, un
formidabile studioso di lingue, un campione di tango. Vorrei condividere con
voi il mio talento. Se ho un talento quello di decostruire le cose che
veramente mi fanno una paura infernale. Andiamo avanti:

2:58

Il nuoto, primi rudimenti. Principi primi, questo veramente importante.


Trovo che ottenere i migliori risultati nella vita viene spesso impedito da falsi
costrutti e assunti non dimostrati. Il punto di svolta nel nuoto arrivo' quando
un mio amico disse "Quest'anno non assumer sostanze eccitanti" parlo
di un ragazzo da sei doppi espressi al giorno "se riuscirai a completare un
kilometro in mare aperto". Quindi, l'orologio comincio' a ticchettare. Ho
cominciato a cercare atleti di triathlon perch avevo scoperto che i nuotatori
esperti spesso non riuscivano a insegnare quello che mettevano in pratica.
Ho provato le tavolette. I miei piedi fendevano l'acqua come rasoi. Non
riuscivo nemmeno a muovermi. Demoralizzato, rinunciavo guardando fisso i
miei piedi. Ho provato le palette per le mani, di tutto. Ho persino fatto lezioni
con degli Olimpionici, niente che sia servito. Poi Chris Sacca, che ora un
mio caro amico, avendo completato un Iron Man a 103 gradi di temperatura,
disse, "Ho la risposta alle tue preghiere." Mi present il lavoro di un uomo di
nome Terry Laughlin fondatore del Nuoto a Immersione Totale. Questo mi
mise sulla pista della biomeccanica.

3:57

Quindi ecco le nuove regole del nuoto, se qualcuno di voi ha paura di


nuotare o non bravo a farlo. La prima : dimenticate di battere i piedi.
Sembra molto illogico. Pare che la propulsione non sia il vero problema.
Battere i piedi pi forte non risolve il problema perch il nuotatore medio
trasferisce solo circa il 3 percento della propria spesa energetica nel moto
avanzante. Il problema l'idrodinamica. Ci su cui bisogna concentrarsi
invece permettere alla parte inferiore del corpo di farsi trainare dalla parte
superiore, come un'auto piccola dietro a una grande in autostrada. Questo si
ottiene mantenendo la posizione del corpo orizzontale. L'unico modo in cui
potete farlo non nuotare sulla superficie dell'acqua. Il corpo pi denso
dell'acqua. Almeno per il 95% sarebbe naturalmente sommerso.

4:38

Cos si finisce col, numero tre, nel caso dello stile libero, non nuotare sullo
stomaco, come molta gente pensa, raggiungendo la superficie dell'acqua.
15
Ma in realta' col ruotare dall'aerodinamica destra, a quella sinistra,
mantenendo quella posizione a fusoliera il pi a lungo possibile. Vediamo
alcuni esempi. Questo Terry. Potete vedere che sta estendendo il suo
braccio destro sotto la sua testa e distante davanti a s. Cos il suo corpo
interamente sott'acqua. Il braccio disteso sotto la testa. La testa e'
mantenuta in linea con la colonna vertebrale, tale da sfruttare la pressione
strategica dell'acqua per sollevare le gambe cosa molto importante,
specialmente per chi ha la parte inferiore del corpo grassa. Ecco un esempio
di bracciata. Quindi non battete. Ma date un piccolo colpetto. Potete vederlo
nell'estensione sinistra. Poi vedete la sua gamba sinistra. Piccolo colpetto, e
l'unico scopo di tutto cio' ruotare le anche per raggiugere la parte opposta.
Il punto d'entrata della mano destra fateci caso, non cerca di prendere
l'acqua di fronte a s. Piuttosto sta entrando nell'acqua formando un angolo
di 45 gradi con l'avanbraccio, dandosi propulsione con l'aerodinamica
molto importante Sbagliato, direbbe qualunque istruttore di nuoto. Non per
colpa loro, in verit. Passer all'implicito contro esplicito in un momento. Qui
sotto ecco ci che alla maggior parte dei nuotatori consente di fare ci che
ho fatto, cioe' passare da 21 battute su una lunghezza di 18 metri, a 11
battute, in due allenamenti, senza insegnante n video-monitoraggio. Ora
adoro nuotare, non vedo l'ora di farlo. Far una lezione di nuoto pi tardi, per
me, se qualcuno vuole seguirmi.

6:14

Ultima cosa, respirazione. Un problema che di certo molti di noi hanno


quando nuotano. Nello stile libero, il modo pi facile per farlo girare con la
rotazione del corpo, e guardare la mano di ripresa mentre entra nell'acqua.
Questo vi porter molto lontano. Ecco qua. E' tutto quello che avete bisogno
di sapere

6:33

Le Lingue. Materiale contro metodo. Io, come molta altra gente, ero arrivato
alla conclusione che fossi negato per le lingue. Ho subito con soerenza lo
Spagnolo elementare al primo anno di superiori. E il totale delle mie
conoscenze si poteva ridurre a " Donde esta el bano?" E non avrei manco
capito la risposta. Che tristezza. Poi, al secondo anno, mi sono trasferito in
una scuola diversa. Potevo scegliere altre lingue. Molti dei miei amici
sceglievano il giapponese. Cos ho pensato, perch non autoflagellarmi?
Studier giapponese. Sei mesi dopo ebbi l'opportunit di andare in
Giappone. I miei insegnanti mi rassicurarono, dicendo "Non preoccuparti.
Frequenterai ogni giorno lezioni di giapponese che ti aiuteranno a cavartela.
Sara' un'esperienza stupenda." La mia prima esperienza oltreoceano infatti.
Cos i miei genitori mi incoraggiarono a farla e io partii.

7:18

Arrivai a Tokyo. Fantastico. Non potevo credere di essere dall'altra parte del
mondo. Incontrai la mia famiglia ospitante. Credo che le cose andarono
piuttosto bene, tutto sommato. La prima sera, prima del primo giorno di
scuola, Dissi alla padrona di casa, molto educatamente, "Per favore,
16
svegliami alle otto" Cos (giapponese) Ma non dissi (giapponese). Dissi
(giapponese). Piuttosto simile. In realt avevo detto " Per favore, stuprami
alle otto" (Risate) Non vedrete mai donna giapponese pi confusa. (Risate)

7:51

Andai a scuola. Un insegnante mi si avvicin e mi mostr un pezzo di carta.


Non riuscivo a leggere niente avrebbero potuto essere geroglifici
perch era Kanji, caratteri cinesi riadattati alla lingua giapponese. Gli chiesi
cosa volesse dire. E lui disse"Ahh, okay okay, eehto, Storia Mondiale, eeh,
Matematica, Giapponese tradizionale." E cos' via. A momenti mi veniva in
mente che qualcosa era stato perso nella traduzione. Le lezioni di
giapponese non erano lezioni di istruzioni per l'uso di giapponese, di per s.
Erano il programma regolare delle scuole superiori per gli studenti
giapponesi. Gli altri 4,999 studenti nella scuola erano giapponesi, a parte
quelli Americani. Questa fu grossomodo la mia reazione. (Risate)

8:36

Questo mi ha condotto a un' aannosa ricerca del metodo linguistico


perfetto. Provai di tutto. Andai a Kinokuniya. Provai qualsiasi tipo di libro,
qualsiasi CD. Non funzionava niente, fino a che ho scoperto questo. Questo
il Joyo Kanji. E' una specie di tavola, o un poster, con 1,945 caratteri piu'
comuni cos come stabilito dal Ministero dell'Educazione nel 1981. Molte
delle pubblicazioni in Giappone si limitano a questi caratteri, per facilitare
l'alfabetizzazione come viene richiesto a alcuni. Questo divenne il mio
Sacro Graal, la mia Stele di Rosetta.

9:08

Non appena mi concetrati su questo materiale, decollai. Arrivai a leggere


Asahi Shinbu, quotidiani Asahi, circa sei mesi dopo cioe', in totale 11 mesi
dopo passai dal corso di Giapponese I al VI. Finii per fare lavori di
traduzione a 16 anni quando tornai in America, e ho continuato a fare
riferimento a questo tipo di materiale come metodo di approccio per
avvicinarmi a dozzine di lingue. Una persona che era negata per le lingue, e
che a un certo punto, parla, legge e scrive cinque o sei lingue. Questo ci
porta al punto in questione, ovvero, molto spesso quello che fai, e non come
lo fai, e' il fattore determinante. Questa la dierenza tra essere ecace
facendo le cose giuste e essere eciente facendo bene le cose, a
prescindere che siano importanti o meno.

9:55

Si puo' fare anche con la grammatica. Sono arrivato a queste sei frasi dopo
molta sperimentazione. La presenza di un madrelingua permette di
decostruire la sua grammatica, tradurre queste frasi al passato, presente,
futuro, ti mostra il soggetto, l'oggetto e il verbo, la collocazione degli oggetti
diretti e indiretti,il genere e cos via. Da li', se vuoi, puoi anche acquisire pi
lingue, alternarle in modo da non creare interferenze. Ne possiamo parlare se
qualcuno interessato. Ora adoro le lingue.

10:21

17
Cosi il ballo liscio, implicito contro esplicito molto importante. Potreste
guardarmi e dire " Quel ragazzo dev' essere un ballerino di liscio" Invece no,
vi sbagliereste perch il mio corpo non ha la struttura adatta per molte cose
forse piu' adatto per sollevare roccie pesanti. Un tempo ero molto pi
grande e molto pi muscoloso. Cos finivo per camminare cos. Sembravo
molto un orangotango, i nostri cugini pi prossimi, o l'incredibile Hulk non
molto adatto al ballo liscio.

10:49

Nel 2005 ero capitato in Argentina. Decisi di assistere a una lezione di tango
senza intenzione di parteciparvi entrai, pagai i miei dieci pesos,
proseguii c'erano 10 donne e due ragazzi, di solito un buon rapporto.
L'istruttore disse "Tu partecipi". Cominciai a sudare freddo. (Risate) Sudavo
pensando alla fuga o alla lotta, visto che avevo provato il ballo da sala al
college calpestando il piede di una ragazza con il mio tallone. Lei aveva
urlato. Ero cos preoccupato dalla sua percezione di cosa stavo facendo. che
la cosa mi sfuggi' di mano, e io non sarei mai pi tornato in un club di ballo
liscio. Lei, l'insegnante, mi si avvicin, e questo fu il suo approccio, " Ok,
avanti, prendimi" Un' assistente istruttrice favolosa. Era scocciata che
l'avessi tirata fuori dalla sua pratica avanzata. cos feci del mio meglio. Non
sapevo nemmeno dove mettere le mani. Lei si fece indietro, butt gi le
braccia, le mise ai fianchi, si gir e strill in mezzo alla sala, " Questo tizio
come una dannata montagna di muscoli, e mi aerra come un fottuto
francese" (Risate) cosa che trovai incoraggiante. (Risate) Tutti scoppiarono a
ridere. Ero umiliato. Lei ritorn e disse "Forza. Non posso stare qui' tutto il
giorno." Come uno che aveva cominciato a fare la lotta a otto anni, cominciai
a stritolarla, stile gatto-col-topo. Lei mi guard e disse, " Ora va meglio" Cos
mi abbonai per un mese di lezioni. (Risate)

12:08

Continuai col considerare visto che volevo partecipare a una gara per
avere una scadenza alla Legge di Parkinsos, pi il compito sembra
complesso, pi si espande il tempo che si impiega in esso. Avevo davvero
una scadenza a breve termine per la gara. Prima presi un'insegnante donna
per farmi insegnare il ruolo femminile, colei che segue, perch volevo
comprendere le sensazioni e le abilit che colei che segue deve sviluppare,
in modo da non ripetere l'errore del college. Poi feci l'inventario delle
caratteristiche, assieme a lei, e delle capacit e degli elementi dei diversi
ballerini che avevano vinto il campionato. Intervistai queste persone perch
tutte avevano insegnato a Buenos Aires. Confrontai le due liste,
esplicitamente, cio' che si ci trova sono, in base a cio' che gli esperti
raccomandavano, dei metodi di allenamento sicuri. In piu' c'erano degli
impliciti tratti in comune che nessuno di loro sembrava mettere in pratica.
Ora, a parte il protezionismo degli insegnanti argentini di danza, trovai la
cosa molto interessante. Decisi di concentrarmi su tre di questi punti in
comune. Passi lunghi. Quindi un sacco di milongueros, i danzatori di tango,
utilizzano passi molto brevi. Trovavo che i passi pi lunghi erano molto pi
18
eleganti. Puoi fare in questo modo e lo puoi fare anche in uno spazio molto
ridotto. In secondo luogo, diversi tipi di giravolte. Terzo, variazione nel
tempo. Queste sembravano essere le tre aree da sfruttare, se volevo
competere con persone che avevano praticato per 20 o 30 anni.

13:32

Quella la foto delle semi-finali del campionato di Buenos Aires, 4 mesi


dopo. Un mese dopo, andai ai campionati del mondo, riuscendo a arrivare
alle semi-finali. Dopo, prefissai un record del mondo, raggiungendolo, due
settimane dopo. Voglio che vediate parte di ci in cui mi ero esercitato. Ora
mi sposto qui davanti. Questo l'istruttore che io e Alicia scegliemmo come
giuda maschile. Si chiama Gabriel Misse. Uno dei ballerini pi eleganti della
sua generazione, conosciuto per i suoi lunghi passi, per i suoi cambi di
tempo e le sue giravolte. Anche Alicia, da parte sua, e' molto famosa. Quindi
penso che concorderete sul fatto che sono una splendida coppia. Ci che
che mi piace di questo video e' che il video della prima volta in assoluto in
cui hanno ballato assieme seguendo la sua conduzione. Lui ha una guida
molto forte. Non guida con il petto, che richiede di sporgersi in avanti. Non
riuscivo a sviluppare la necessaria abilit delle punte, la forza nei miei piedi,
per farlo. Lui utilizza una guida che si focalizza sul cingolo scapolare e sul
braccio. Cosi', per esempio, riesce a sollevare la donna per fermarla. E' solo
uno dei vantaggi. Cos abbiamo scomposto l'operazione. Questo sarebbe un
esempio di giravolta. Una giravolta col passo indietro. Ce ne sono di diversi
tipi. Ho centinaia di ore di filmato. Tutte classificate, pi o meno come
George Carlin catalog la sua commedia. Cos utilizzando il mio antagonista,
la lingua spagnola, niente di meno, ho imparato il tango.

15:05

Quindi la paura vostra amica. La paura un indicatore. Alle volte vi mostra


ci che non dovreste fare. Pi spesso invece vi mostra esattamente ci che
dovete fare. I migliori risultati che ho avuto nella vita, i momenti piu' belli,
sono arrivati da una semplice domanda Qual' la cosa peggiore che
potrebbe capitare? Specialmente con le paure che ti porti dietro fin da
bambino. Prendete le strutture analitiche, le capacit che avete, applicatele
alle vecchie paure. Applicatele poi ai vostri grandi sogni.

15:31

Quando penso a cosa mi fa paura adesso, e' molto semplice. Quando


immagino la mia vita, cosa la mia vita sarebbe potuta essere senza le
opportunit educative che ho avuto, la cosa mi fa riflettere. Ho trascorso gli
ultimi due anni cercando di scomporre il sistema di istruzione pubblica
Americano, per aggiustarlo o sostituirlo. Ho fatto degli esperimenti con circa
50,000 studenti fino ad oggi, costruito, direi, circa mezza dozzina di scuole,
con quelli che, a questo punto, sono diventati i miei insegnanti. Se qualcuno
di voi fosse interessato, sarei molto felice di parlarne con voi. Non so nulla.
Sono un principiante. Ma faccio un sacco di domande e mi piacerebbe molto
ricevere i vostri consigli. Grazie mille (Applausi)

19
TEDGlobal 2012 Filmed June 2012 11:30
Karen Thompson Walker: What fear can teach us
0:11

In un giorno del 1819, 4800 chilometri al largo delle coste cilene in una delle
regioni pi sperdute di tutto l'oceano Pacifico, 20 marinai americani
assistono all'aondamento della loro nave. Sono appena stati colpiti da un
capodoglio, che ha aperto un'enorme falla nello scafo. La nave inizia ad
aondare tra le onde, e gli uomini si stringono in tre piccole baleniere. Si
trovano a 16 000 chilometri da casa, a pi di 1500 chilometri dal pi vicino
lembo di terra. Nelle loro piccole barche hanno solo strumenti per la
navigazione rudimentali e scorte ridotte di cibo e acqua. Sono gli uomini
della baleniera Essex, la cui storia avrebbe ispirato parti di "Moby Dick".

0:52

Anche nel mondo moderno la loro situazione sarebbe disperata, ma pensate


come a quei tempi era ancora peggio. Nessuno a terra aveva idea che
qualcosa fosse andato storto. Nessuno sarebbe venuto a cercarli. La
maggior parte di noi non si mai ritrovato in una situazione cos terrificante
come quella di questi marinai, ma tutti sappiamo cosa vuol dire avere paura.
Sappiamo come ci si sente quando si ha paura, ma penso che non
passiamo abbastanza tempo a pensare a quello che le nostre paure
significano.

1:18

Crescendo, ci spingono a pensare alla paura come a una debolezza,


qualcosa di infantile da lasciarci alle spalle come i denti da latte o i pattini. E
penso che tutto questo non sia fatto a caso. Neuroscienzati hanno
eettivamente dimostrato che gli esseri umani hanno una predisposizione
innata per l'ottimismo. Forse per questo che a volte pensiamo che la paura
sia un pericolo in se stessa. Amiamo ripeterci, "Niente panico, non c'
motivo di preoccuparsi". Anche nel linguaggio, la paura qualcosa da
"vincere". qualcosa che combattiamo, che superiamo. Ma se cambiassimo
il nostro modo di vedere la paura? Se la considerassimo un grandioso parto
della nostra immaginazione, qualcosa che pu essere profondo e penetrante
come raccontare una storia?

2:00

Si pu facilmente vedere il legame tra paura e immaginazione nei bambini,


che spesso hanno paure molto intense. Da piccola vivevo in California, che
generalmente un bel posto in cui vivere ma per me da bambina era anche un
po' spaventoso. Mi ricordo la paura nel vedere il grande lampadario che era
appeso sopra il tavolo ondeggiare avanti e indietro durante ogni lieve
terremoto, e a volte non riuscivo a dormire, pensando terrorizzata che una
grande scossa avrebbe distrutto tutto mentre dormivamo. E i bambini che
hanno paure di questo genere, diciamo che hanno un'immaginazione molto
vivida. Ma a un certo punto, la maggior parte di noi impara a crescere e a
lasciarsi alle spalle questo tipo di idee. Impariamo che non ci sono mostri
20
sotto al letto e che non tutti i terremoti fanno crollare le case. Ma non penso
sia un caso che quelli tra noi con la maggiore immaginazione non siano mai
riusciti ad abbandonare queste paure crescendo. Le stesse menti creative
che hanno prodotto "L'Origine delle specie", "Jane Eyre" e "Alla ricerca del
tempo perduto" hanno anche generato ansie tali da perseguitare Charles
Darwin, Charlotte Bronte e Marcel Proust per tutta la vita. Quindi la domanda
, cosa possiamo noi imparare, da bambini e sognatori, sulla paura?

3:11

Torniamo per un attimo al 1819, e alla situazione che l'equipaggio della


Essex doveva arontare. Vediamo quali paure avevano iniziato a immaginare
mentre andavano alla deriva nell'oceano Pacifico. Erano passate 24 ore dal
rovesciamento della nave ed era giunta l'ora di fare un qualche piano, ma
non c'erano molte opzioni. Nel suo aascinante resoconto del disastro,
Nathaniel Philbrick scrive che gli uomini erano praticamente nel punto della
terra pi lontano da ogni approdo. Gli uomini sapevano che le isole pi vicine
da raggiungere erano le isole Marchesi, a quasi 2000 chilometri di distanza.
Ma avevano sentito storie spaventose. Avevano sentito che queste isole e
altre erano popolate da cannibali. E cos si immaginavano di approdare ma
poi finire per essere mangiati per cena. Un'altra destinazione possibile erano
le Hawaii, ma vista la stagione, il capitano temeva di incappare in qualche
tempesta. L'ultima opzione era quella pi lunga e dicile: navigare per 2500
chilometri verso sud sperando di raggiungere venti che sarebbero forse
riusciti a sospingerli verso la costa sudamericana. Ma sapevano che la
lunghezza della traversata da sola avrebbe ridotto al minimo le loro scorte di
acqua e cibo. Essere mangiati da cannibali, squassati da tempeste, morire di
fame prima di raggiungere la terraferma. Queste paure risuonavano nelle
menti di quei poveretti e alla fine la paura a cui si sarebbero piegati avrebbe
deciso della loro vita, o morte.

4:42

Possiamo facilmente chiamare queste paure con un altro nome. E se invece


di chiamarle "paure", le chiamassimo "storie"? Perch alla fine questo che
la paura, a pensarci bene. un modo involontario di raccontare storie, che
tutti sappiamo istintivamente fare. Paure e storie hanno le stesse basi.
Hanno la stessa struttura. Come tutte le storie, le paure hanno dei
personaggi. Ma nelle nostre paure i personaggi siamo noi stessi. Le paure
hanno anche delle trame. Hanno un inizio, un centro, una fine. Salite
sull'aereo. L'aereo decolla. Il motore si rompe. Le nostre paure spesso
riescono a evocare immagini vivide come quelle che si trovano tra le pagine
di un racconto. Immaginate un cannibale, i denti di un uomo che aondano
nella carne di un altro, carne umana che arrostisce sul fuoco. Nelle paure c'
anche suspense. Se ho raccontato bene questa storia oggi vi dovreste
chiedere cos' successo agli uomini della baleniera Essex. Anche le nostre
paure ci danno questo tipo di suspense. Come in tutte le grandi storie, le
nostre paure ci lasciano con una domanda importante nella vita cos come
nella letteratura: E poi? In altre parole le nostre paure ci fanno pensare al
21
futuro. E gli essere umani, tra l'altro, sono gli unici in grado di pensare al
futuro in questo modo, in grado di proiettarci avanti nel tempo e questo
viaggio immaginario un'altra cosa che le paure hanno in comune con le
storie.

6:09

Da scrittrice posso assicurarvi che per scrivere importante imparare a


prevedere come un singolo evento nella storia influenzer tutti gli altri, e
funziona cos anche nelle nostre paure. In queste, come nei romanzi, da una
cosa ne nasce l'altra. Quando stavo scrivendo il mio primo romanzo, "L'et
dei miracoli", ho passato mesi interi a immaginare cosa sarebbe successo se
la terra avesse improvvisamente iniziato a girare pi lentamente. Cosa
sarebbe successo alle giornate? E ai raccolti? E cosa sarebbe successo a
noi, alle nostre menti? E solo dopo ho capito quanto queste domande
assomigliavano a quelle che mi ponevo da bambina, in quelle notti
spaventose. Se ci fosse un terremoto stanotte, mi chiedevo preoccupata,
cosa succederebbe a questa casa? E alla mia famiglia? E le risposte
venivano sempre fuori in forma di storie. Quindi, se pensiamo alle nostre
paure non solo come paure, ma di pi, come storie, allora noi saremo
l'autore di quelle storie. Ma dobbiamo anche pensare a noi stessi come
"lettori" delle nostre paure, e questo importante perch come decidiamo di
leggere queste paure pu influenzarci profondamente.

7:12

Naturalmente alcuni ascoltano e "leggono" le proprie paure pi di altri.


stato fatto uno studio sugli imprenditori di successo, e l'autore ha scoperto
che tutte queste persone erano accomunate da "paranoia produttiva", come
l'ha chiamata, che significa che invece di ignorare le proprie paure, loro le
ascoltavano, leggevano, studiavano, e poi le trasformavano in preparativi e
iniziative. Cos se le loro peggiori paure si fossero avverate, le loro aziende
sarebbero state pronte.

7:36

E a volte ovviamente capita che le nostre paure si avverino. una delle


ragioni che rende la paura eccezionale. A volte, le nostre paure addirittura
predicono il futuro. Ma non possiamo umanamente essere preparati per tutte
le paure frutto della nostra immaginazione. E come si fa a vedere la
dierenza tra le paure a cui dar retta e tutte le altre? Direi che la conclusione
della storia della Essex ore un esempio illuminante, anche se tragico. Dopo
aver discusso a lungo, gli uomini presero una decisione. Terrorizzati dall'idea
di cannibali, decisero di evitare le isole pi vicine e intrapresero la via pi
lunga e dicile verso il Sud America. Dopo oltre due mesi di traversata
avevano, come nelle peggiori previsioni, finito le provviste ed erano ancora
lontani dalla terraferma. Quando alla fine i sopravvissuti furono recuperati da
due navi di passaggio, meno della met degli uomini erano ancora vivi e
alcuni avevano ceduto ad atti di cannibalismo. Herman Melville, usando
questa storia come ricerca per "Moby Dick", ha scritto tempo dopo, dalla
terraferma, "Tutte le soerenze di quei poveretti della Essex si sarebbero
22
potute con la massima probabilit evitare se solo subito dopo il naufragio si
fossero diretti verso Tahiti. Ma, nelle parole di Melville "erano terrorizzati dai
cannibali". Ma perch erano cos terrorizzati dai cannibali e non dalla seria
possibilit di morire di fame? Perch si sono fatti influenzare da una storia
cos tanto e non da un'altra? In questa prospettiva la loro una storia sulla
lettura. Lo scrittore Vladimir Nabokov ha detto che il miglior lettore quello
che unisce due temperamenti: artistico e scientifico. Il buon lettore ha la
passione di un artista, deve lasciarsi prendere dalla storia, ma allo stesso
tempo il lettore deve avere l'imparziale capacit di giudicare degna di uno
scienziato, che bilancia e complica il modo in cui reagisce intuitivamente alla
storia. Abbiamo visto che gli uomini della Essex sicuramente avevano un lato
artistico. Perch hanno immaginato una gran variet di scenari spaventosi.
Ma hanno dato retta alla storia sbagliata. Tra tutte le storie create dalle loro
paure, hanno reagito solo alla pi sinistra e vivida, quella pi facile da
immaginare: i cannibali. Ma forse, se fossero riusciti a leggere le loro paure
con una mentalit da scienziato, pi oggettivamente, avrebbero dato retta
alla maggiore probabilit di morire di fame, anche se meno cruenta, e si
sarebbero diretti a Tahiti, come dice tristemente Melville.

10:21

E forse se tutti cercassimo di leggere le nostre paure ci faremmo influenzare


meno da quelle pi suggestive. Forse ci preoccuperemmo meno di serial
killer e aerei che precipitano, e pi di disastri che avanzano lenti e senza che
ce ne accorgiamo: l'accumulo silenzioso di depositi nelle arterie, il
cambiamento graduale del clima. Proprio come le storie ricche di sfumature
sono le migliori, anche le paure pi sottili potrebbero essere le pi reali. Lette
nella maniera giusta, le paure sono un dono dell'immaginazione, una specie
di preveggenza, la visione lampo di un futuro possibile ma con ancora del
tempo per cambiare le cose. Lette correttamente, le nostre paure ci possono
orire qualcosa di altrettanto prezioso del nostro libro preferito: un po' di
saggezza, un'intuizione, e una versione di ci che pi ci sfugge: la verit.
Grazie. (Applausi)

Filmed February 2016 at TED2016

Tim Urban: Inside the mind of a master procrastinator

0:11

All'universit studiavo scienze politiche, ci significa che dovevo scrivere


molte relazioni. Uno studente normale distribuisce il lavoro un po' in questo
modo. Per esempio...

0:24

(Risate)

0:25

Inizia un po' lentamente, ma fa abbastanza nella prima settimana e dopo,


con dei giorni pi impegnativi, finisce il compito, e le cose si sistemano.

23
0:33

(Risate)

0:34

E io volevo lavorare in questo modo. Questo era il piano. Avevo tutto pronto.
Ma poi, in realt, la scadenza si avvicinava e io facevo cos.

0:45

(Risate)

0:47

E succedeva ogni singola volta.

0:50

Poi, arriv il momento della tesi di 90 pagine, sulla quale si dovrebbe


lavorare un anno. Sapevo che per la tesi, il mio solito ritmo non era adatto. Il
progetto era troppo lungo. Cos feci un piano e decisi che avrei dovuto fare
pi o meno cos. L'anno sarebbe passato cos. Avrei cominciato con poco, e
avrei aumentato durante i mesi intermedi, alla fine, ci avrei dato sotto,
proprio come una scala. Quanto pu essere dicile salire una scala? Non
cos dicile, giusto?

1:22

Ma poi, successe una cosa strana. Quei primi mesi? Arrivati e passati, e non
riuscivo a scrivere niente. Cos, feci un nuovo bellissimo piano.

1:30

(Risate)

1:31

Poi per...

1:32

(Risate)

1:34

Anche quei mesi intermedi passarono e io non avevo scritto niente e cos mi
ritrovai qui. Poi, due mesi diventarono uno, che divent due settimane. E un
giorno mi svegliai tre giorni dalla scadenza e non avevo ancora scritto una
parola, e cos feci l'unica cosa possibile. Scrissi 90 pagine nell'arco di 72
ore, passando non una, ma due notti in bianco, e gli esseri umani non
dovrebbero farlo, corsi dall'altra parte del campus, e come al rallentatore mi
tuai e consegnai proprio alla scadenza.

2:10

Pensavo fosse finita l. Una settimana dopo squill il telefono, ed era la


facolt. Dicendo: "Parlo con Tim Urban?" E dico: "S". E loro: dobbiamo
parlare della sua tesi". E io: "OK". E loro: " la migliore che abbiamo mai
visto".

2:28

(Risate)

2:31

(Applausi)

2:35

Non vero.

24
2:37

(Risate)

2:39

La tesi era veramente scritta male.

2:42

(Risate)

2:44

Volevo solo godermi quel momento in cui tutti pensavate "Questo tipo
eccezionale!"

2:50

(Risate)

2:51

No, no, era davvero scritta male. Comunque, oggi sono uno scrittore e
blogger. Scrivo sul blog "Wait but Why". E un paio di anni fa, ho deciso di
scrivere sulla procrastinazione. Il mio comportamento ha sempre confuso i
non procrastinatori a me vicini, e volevo spiegare ai non procrastinatori del
mondo cosa accade nella testa dei procrastinatori, e perch siamo come
siamo. La mia teoria era che il cervello dei procrastinatori fosse in realt
diverso da quello di altre persone. Per provarla, ho trovato un laboratorio di
RM che mi ha lasciato esaminare sia il mio cervello, sia quello di un vero non
procrastinatore, in modo da poterli paragonare. Li ho portati qui per farveli
vedere oggi. Vi chiedo di osservarli con cura per vedere se notate la
dierenza. Lo so che se non siete degli esperti in materia non cos ovvio,
ma guardate attentamente, ok? Qui, il cervello di un non procrastinatore

3:42

(Risate)

3:45

Ora... Ecco il mio cervello.

3:49

(Risate)

3:54

Una dierenza c'. Entrambi hanno un decisore razionale, ma il cervello del


procrastinatore ha anche una scimmia per la gratifica immediata. Cosa vuol
dire questo per un procrastinatore? Significa che tutto va bene, finch
succede questo:

4:08

[Ora il momento migliore per lavorare un po'.] [No.]

4:11

Cos il decisore prender una decisione razionale per fare qualcosa di


produttivo, ma alla scimmia l'idea non piace, cos prende il controllo e dice:
"Leggiamo invece tutta la pagina di Wikipedia sullo scandalo Nancy
Kerrigan/ Tonya Harding, solo perch me ne sono appena ricordato.

4:27

(Risate)

4:28

25
Poi...

4:29

(Risate)

4:30

Poi, andiamo al frigo a vedere se c' qualcosa di nuovo rispetto a 10 minuti


fa. Dopo di che, facciamo un giro su YouTube iniziando con video di Richard
Feymann che parla di magneti e finendo molto, molto pi tardi guardando le
interviste alla mamma di Justin Bieber.

4:46

(Risate)

4:48

"Ci vorr un po' ", quindi, non ci sar veramente tempo per lavorare oggi.
Peccato".

4:54

(Sospiro)

4:57

Cosa sta succedendo? La scimmia non sembra essere il tipo che volete al
timone. Lei vive interamente nel presente. Non ha ricordo del passato e
nessuna concezione del futuro, e le interessano solo due cose: il facile e il
divertente.

5:15

Nel mondo animale, questo va bene. Se siete un cane e passate tutta la vita
a fare solo cose facili e divertenti, siete uno di successo.

5:24

(Risate)

5:26

E per la Scimmia, gli umani sono soltanto una specie animale. Dovete
nutrirvi, dormire e riprodurvi in una nuova generazione. Questo poteva
andare bene ai tempi delle trib. Ma, se non lo avete notato, non siamo ai
tempi delle trib. Siamo in una civilt avanzata, ma la scimmia non sa cosa
sia. per questo che nel cervello c' qualcun altro: il decisore razionale, con
cui facciamo cose che altri animali non sanno fare. Possiamo immaginare il
futuro. Possiamo vedere il quadro generale, fare piani a lungo termine. E
vuole tener conto di tutto questo. E vuole solo che facciamo quello che ha
senso fare in questo momento. Delle volte, ha senso fare qualcosa di facile e
divertente, come quando si a cena o si va a dormire, o goderci del meritato
tempo libero. E c' una sovrapposizione. A volte i due sono d'accordo. Ma
altre volte, ha molto pi senso fare cose che sono pi dicili e meno
piacevoli, a vantaggio del quadro generale. Ed qui che abbiamo un
conflitto. E per il procrastinatore, quel conflitto finisce sempre in un certo
modo, facendogli passare molto tempo in questa zona arancione, un posto
facile e divertente, al di fuori del "cerchio di ci che ha senso". Lo chiamo il
"parco giochi oscuro".

6:41

(Risate)

26
6:42

Il parco giochi oscuro un posto che tutti voi procrastinatori conoscete


bene. dove si fanno le attivit di svago in quei momenti in cui non si
dovrebbero fare. Il divertimento nel parco giochi oscuro non puro
divertimento, perch non guadagnato. Nell'aria c' senso di colpa, paura,
ansia, odio per se stessi... tutti sentimenti del buon procrastinatore. E la
domanda : in questa situazione, con la scimmia al timone, come fa il
procrastinatore a spostarsi qui, nella zona blu, posto molto meno piacevole,
ma dove si fanno le cose importanti?

7:16

Beh, dovete sapere che il procrastinatore ha un angelo custode, qualcuno


che lo guarda dall'alto e lo protegge nei momenti pi dicili... Qualcuno
chiamato "il mostro del panico".

7:27

(Risate)

7:33

Per la maggior parte del tempo, il mostro del panico dorme ma si sveglia
all'improvviso, ogni volta che si avvicina una scadenza, o c' pericolo di un
imbarazzo pubblico, un disastro sul lavoro o qualche paurosa consequenza.
E, soprattutto, l'unica cosa di cui la scimmia ha paura. Nella mia vita, il
mostro si fatto vedere, piuttosto recentemente, perch circa sei mesi fa, lo
sta di TED mi ha contattato e mi ha invitato a fare una presentazione.

8:00

(Risate)

8:06

Ovviamente ho detto di s. Ho sempre sognato di aver gi fatto una


presentazione di TED.

8:11

(Risate)

8:15

(Applausi) Ma nel mezzo della frenesia, il decisore sembrava pensare a


qualcos'altro. Diceva: "Siamo sicuri di cosa abbiamo accettato? Abbiamo
capito cosa accadr in un giorno nel futuro? Dobbiamo sederci e lavorarci
su, ora. E la scimmia: "Completamente d'accordo, ma apriamo Google
Earth, e ingrandiamo il sud dell' India, a 60 metri dalla superficie, e scorriamo
la pagina per due ore e mezzo finch arriviamo in cima al paese cos ci
facciamo un'idea dell'India."

8:48

(Risate)

8:54

Ed quello che abbiamo fatto quel giorno.

8:55

(Risate)

8:59

27
Sei mesi diventarono quattro, poi due e poi uno, e lo sta di TED decise di
pubblicare i nomi degli oratori. Aprii il sito e l, c'era la mia faccia che mi
guardava. E indovinate chi si svegliato?

9:12

(Risate)

9:16

Il mostro del panico inizia a perdere la testa e pochi secondi dopo, tutto il
sistema nel caos.

9:21

(Risate)

9:26

E la scimmia - ricordate ha paura del mostro - via, corre sull'albero! E


finalmente, finalmente, il decisore prende il comando e io posso cominciare
a lavorare.

9:36

Ora, Il mostro spiega tutti i tipi di strani comportamenti del procrastinatore,


tipo, come uno come me possa passare 2 settimane incapace di scrivere la
frase iniziale di una relazione, e poi miracolosamente trova l'incredibile etica
lavorativa per passare la notte in bianco a scrivere otto pagine. E tutta
questa situazione con i tre personaggi... questo il sistema del
procrastinatore. Non bello, ma funziona. di questo che ho voluto scrivere
sul blog un paio di anni fa.

10:08

Quando l'ho fatto, sono rimasto sorpreso dalla reazione. Ho letteralmente


ricevuto migliaia di email, da tutti i tipi di persone, da ogni parte del mondo,
che facevano cose diverse. Erano infermieri, banchieri, pittori, ingegneri e
molti, molti dottorandi.

10:23

(Risate)

10:25

E tutti scrivevano dicendo la stessa cosa: "Anche io ho questo problema".


Quello che mi ha colpito era il contrasto fra il tono allegro dell'articolo e
quello serio delle email. Queste persone scrivevano con molta frustrazione di
quello che la procrastinazione aveva fatto alla loro vita, cosa gli aveva fatto la
scimmia. Ci ho pensato su e mi son detto, ma, se il sistema funziona, allora,
dov' il problema? Perch sono tutti infelici?

10:54

Il fatto che ci sono due tipi di procrastrinazione. Tutti gli esempi che ho
fatto oggi, hanno delle scadenze. E se ci sono scadenze, gli eetti della
procrastinazione sono a breve termine, perch il mostro si intromette. Ma c'
un secondo tipo di procrastinazione che avviene in situazioni senza
scadenze. Se volete una carriera, dove siete intraprendenti, per esempio
nelle arti, o essere un imprenditore, all'inizio, non ci sono scadenze, perch
non sta succedendo niente, non fino a che vi siete mossi per far partire le
cose. Esistono altre cose importanti al di l della carriera che non hanno
28
scadenze, come andare a visitare i parenti, fare sport, curarsi della propria
salute, lavorare sui rapporti umani o uscire da un rapporto se questo non
funziona.

11:38

Ora, se per il procrastinatore, l'unico modo di fare le cose il mostro, allora


c' un problema, perch in tutte queste situazioni senza scadenza, il mostro
non si fa vedere. Non ha motivo di svegliarsi, e gli eetti del rimandare non
sono contenuti, ma vanno avanti all'infinito. Ed questo tipo di
procrastinazione a lungo termine che molto meno visibile e molto meno
discussa di quella pi bua, a breve termine, correlata alle scadenze. In
genere viene soerta in modo silenzioso e privato. E pu essere la fonte di
una grande scontentezza a lungo termine, e di rimpianti. E ho pensato, ecco
perch tutte queste persone mi scrivono ed ecco perch sono infelici. Non
che sono in ritardo con i progetti. che la procrastinazione a lungo termine li
fa sentire come spettatori, delle loro vite, a volte. Non erano frustrati perch
non realizzavano i loro sogni, ma perch non erano nemmeno capaci di
inseguirli.

12:35

Cos, ho letto le email e ho avuto una piccola illuminazione.. cio, non credo
che i non procrastinatori esistano. Esatto. Credo che tutti voi siate dei
procrastinatori. Potreste non essere tutti incasinati, come lo sono alcuni di
noi,

12:52

(Risate)

12:53

e qualcuno di voi pu anche avere un sano rapporto con le scadenze, ma


ricordate: lo scherzo pi subdolo della scimmia avviene quando non ci sono
scadenze.

13:02

Voglio mostrarvi un'ultima cosa. La chiamo il calendario della vita. Una


casella per ogni settimana di una vita di 90 anni, Non sono poi cos tante
caselle, soprattutto perch ne abbiamo gi usate diverse. Credo che
dobbiamo guardare attentamente e a lungo a questo calendario. Dobbiamo
pensare su cosa stiamo veramente procrastinando, perch nella vita, ognuno
di noi procrastina su qualcosa. Dobbiamo stare attenti alla scimmia della
gratificazione istantanea Questo un compito per ognuno di noi. E visto che
non ci sono cos tante caselle, un compito che forse dovrebbe iniziare
oggi.

13:44

Beh, forse non oggi, per...

13:47

(Risate)

13:48

ma... presto.

13:52

29
Grazie

13:53

(Applausi)

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