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CODICE DEONTOLOGICO

DEGLI PSICOLOGI ITALIANI

PRESENTAZIONE DI ANGELA M. QUAQUERO E MASSIMO PORTAS


INTRODUZIONE DI TULLIO GARAU

COLLANA EBOOKECM
EBOOK PER L'EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA

ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELLA REGIONE SARDEGNA 2015

Questo documento accreditato come


Autoapprendimento FAD con riconoscimento di 4 Crediti ECM per:
Psicologi e Psicoterapeuti
solo attraverso apposita registrazione alla piattaforma web
https://ordine-psicologi.ebookecm.it
Sezione Sardegna
Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

INDICE

PRESENTAZIONE: Formazione Continua e Deontologia 2


Professionale
Angela M. Quaquero, Massimo Portas

INTRODUZIONE: Riflessioni sul Codice Deontologico 5


degli Psicologi Italiani
Tullio Garau

CAPO I 12
Principi Generali

CAPO II 21
Rapporti con la committenza e lutenza

CAPO III 26
Rapporti con i colleghi

CAPO IV 28
Rapporti con la societ

CAPO V 29
Norme attuative

APPENDICE 30
Esercizio abusivo della professione

BIBLIOGRAFIA 31

ALLEGATI
- Regolamento Disciplinare Ordine Psicologi Sardegna 05/2014
- Allegato al Regolamento Disciplinare
- Modello Segnalazione Presunto Abuso Professione Psicologo
- Modello Contratto Prestazione Psicologica

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PRESENTAZIONE

Formazione Continua e Deontologia Professionale

Angela M. Quaquero, Massimo Portas

Come per ogni professione regolamentata, anche per gli Psicologi


vige il diritto/dovere alla formazione continua: ce lo chiede la legge
(la n. 148 del 2011), ce lo chiede l'Europa, ce lo prescrive il Codice
Deontologico.
Anche se permane allo stato attuale incertezza sulla "forma" dei
crediti formativi (ECM o FCP), evidente la necessit che gli
Iscritti possano accedere ai Crediti formativi con oneri economici
assenti o comunque ridotti al minimo.
Per questi motivi il Consiglio Direttivo dell'Ordine della Sardegna,
all'interno del proprio piano di formazione per gli Iscritti, ha
deliberato di avviare una sperimentazione sulla Formazione a
distanza (FAD), nella quale erogare 2.000 crediti ripartiti su 500
Iscritti. Questo servizio, gratuito per gli Iscritti all'Ordine degli
Psicologi della Sardegna, per sua stessa natura consentir
l'acquisizione dei crediti in ogni punto del territorio regionale: sar
infatti possibile accedere via internet ai contenuti (E-Book e/o altri
documenti testuali che il nostro consiglio vorr accreditare ECM)

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

per poterne prendere visione, approfondirne lo studio e poi poter


effettuare una valutazione dell'apprendimento tramite un
questionario on-line. I risultati della sperimentazione saranno resi
pubblici e valutati con gli Iscritti.
Nello specifico la decisione di avviare la FAD con
l'approfondimento del Codice Deontologico degli Psicologi intende
perseguire alcune finalit:
- fornire a tutti gli Iscritti e a tutte le Iscritte unulteriore occasione
per approfondire alcuni aspetti etico-deontologici legati
allappartenenza e alla pratica della professione di Psicologo;
- sperimentare una proposta formativa gratuita per gli Psicologi
iscritti allOrdine della Sardegna, tale da consentire la formazione
continua anche ai Colleghi che, per problemi diversi, abbiano
difficolt a seguire di persona dei corsi, anche in considerazione
della particolare conformazione del territorio regionale.
Avere un Codice Deontologico e, ancor pi, conoscerne i contenuti
in modo non superficiale consente di costruire unappartenenza e
una cultura comune delloperare in psicologia: si tratta di un aspetto
particolarmente importante in un contesto nel quale la nostra
professione si articola in campi sempre pi ampi e innovativi e, nel
contempo, trova serie difficolt ad affermarsi nel mercato del
lavoro.
Il Codice Deontologico in questo quadro assume una funzione di
costruzione di valori, finalit e comportamenti condivisi, aldil delle

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differenti legittime opinioni e dei diversi modelli teorici e di
intervento.
Ci auguriamo che queste finalit trovino un riscontro
nellaccoglienza degli Iscritti e cogliamo loccasione per porgere un
particolare ringraziamento al dott. Tullio Garau, Past President
dellOrdine della Sardegna e attualmente componente
dellOsservatorio Nazionale Deontologico dellOrdine degli
Psicologi, perch con la sua preziosa collaborazione ha reso
possibile rendere concreta questa proposta formativa.

La Presidente Il Coordinatore
dellOrdine degli Psicologi della Sardegna della Commissione Formazione
Angela M. Quaquero Massimo Portas

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

INTRODUZIONE

Riflessioni sul Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

Tullio Garau

Il Codice Deontologico degli Psicologi presenta come la maggior


parte dei codici adottati da altre Categorie professionali alcune
caratteristiche fondamentali.

La sua esistenza prevista dallarticolo 28 dalla Legge 56/89, legge


che norma la professione di Psicologo e che definisce la
costituzione, le competenze e i doveri del nostro Ordine
Professionale. Il Codice Deontologico non quindi da intendere
come il risultato di una scelta autonoma che la nostra categoria ha
fatto per autoregolamentare la attivit dei propri membri. La
elaborazione e la promulgazione del Codice Deontologico un
obbligo di legge. Il legislatore ha riconosciuto quindi che la
autoregolamentazione (nei limiti stabiliti dai Codici Civile e Penale)
ha un valore sociale molto pi esteso di quello interno alla comunit
professionale stessa.
Lo stesso legislatore ha riconosciuto quindi che lattivit
professionale ha un ruolo e una funzione sociale di grande

5
importanza, il che comporta da parte dei professionisti la osservanza
di norme comportamentali che tutelino innanzitutto la persona che
si rivolge al professionista. Non per niente un intero Capo, con ben
11 articoli, dedicato ai Rapporti con lutenza e la committenza.
La elaborazione e la promulgazione del Codice Deontologico da
parte della comunit professionale e il suo essere sottoposta a
referendum un passaggio fondamentale. La condivisione dei
principi contenuti nel Codice e il riconoscersi in essi, rimandano alla
costruzione e allesistenza stessa di una identit professionale
condivisa.

Il Codice Deontologico ha quindi un senso solo se ha e mantiene un


forte legame con i valori nei quali la comunit degli psicologi si
riconosce. Ha un senso solo in quanto si presenta come uno
strumento attivo e unificante di promozione e di produzione dei
fondamenti sui quali lo Psicologo costruisce la propria identit
culturale e professionale.
Linosservanza del Codice quindi da considerare, prima ancora che
violazione di norme che comportano lapertura di procedimenti
disciplinari, evidenza di carente competenza professionale.
Il nostro Codice diviso in cinque Capi: Principi generali, Rapporti
con lutenza e la committenza, rapporti con i colleghi, Rapporti con
la societ e Norme di attuazione.

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

In questo breve excursus sul Codice ci occuperemo di alcune


questioni cruciali che riguardano soprattutto i Principi Generali e i
Rapporti con lutenza e la committenza.

Il punto di partenza della nostra analisi un articolo fondamentale,


larticolo 4, che recita:
Nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignit, il
diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di
coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e
credenze, astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non
opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalit,
estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza,
orientamento sessuale, disabilit. Lo psicologo utilizza metodi e
tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione
ad iniziative lesive degli stessi. Quando sorgono conflitti di interesse
tra l'utente e l'istituzione presso cui lo psicologo opera, quest'ultimo
deve esplicitare alle parti, con chiarezza, i termini delle proprie
responsabilit ed i vincoli cui professionalmente tenuto. In tutti i
casi in cui il destinatario ed il committente dell'intervento di
sostegno o di psicoterapia non coincidano, lo psicologo tutela
prioritariamente il destinatario dell'intervento stesso.
Il richiamo a principi quali la dignit e il rispetto della persona,
lautodeterminazione, lautonomia, rimandano in maniera diretta ai
principi fondamentali della nostra Costituzione ed nel quadro di

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questa appartenenza, dovuta ma non scontata, che lagire
professionale dello psicologo si colloca.
Un altro punto fondamentale che in questo articolo viene
evidenziato lobbligo da parte dello psicologo di tutelare il
destinatario diretto dellintervento quando esistano potenziali o
espliciti conflitti tra questi e il committente della prestazione o
listituzione di riferimento. La persona ancora una volta viene messa
in primo piano rispetto ad esigenze di altri, siano essi singoli o
organizzazioni.
Questo principio ribadito e rafforzato dallarticolo 32 che specifica
che quando lo psicologo acconsente a fornire una prestazione
professionale su richiesta di un committente diverso dal destinatario
della prestazione stessa, tenuto a chiarire con le parti in causa la
natura e le finalit dell'intervento.

Sempre nel rispetto e nella tutela della persona si colloca larticolo


25, che ribadisce ulteriormente come lo psicologo non usa
impropriamente gli strumenti di diagnosi e di valutazione di cui
dispone. Nel caso di interventi commissionati da terzi, informa i
soggetti circa la natura del suo intervento professionale, e non
utilizza, se non nei limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese
che possano recare ad essi pregiudizio. Nella comunicazione dei
risultati dei propri interventi diagnostici e valutativi, lo psicologo

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

tenuto a regolare tale comunicazione anche in relazione alla tutela


psicologica dei soggetti.

Tutto questo ci porta ad analizzare un punto cruciale della


costruzione del rapporto tra il professionista e la persona: il
consenso informato.
Il consenso informato uno strumento fondamentale per la
costruzione di una buona relazione con la persona destinataria
dellintervento dello psicologo. Ricordiamo quanto prevede
larticolo 24 del Codice Deontologico.
Lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisce
all'individuo, al gruppo, all'istituzione o alla comunit, siano essi
utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le
sue prestazioni, le finalit e le modalit delle stesse, nonch circa il
grado e i limiti giuridici della riservatezza. Pertanto, opera in modo
che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato. Se la
prestazione professionale ha carattere di continuit nel tempo, dovr
esserne indicata, ove possibile, la prevedibile durata.

Da quanto detto sin qui si evidenzia come lo psicologo abbia


lobbligo di informare il cliente in modo esaustivo sullintervento,
con modalit e termini corretti e comprensibili.

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Questa informazione, perch il consenso sia valido, deve quindi
tenere conto della capacit di comprensione del destinatario
dellintervento.
chiaro quindi che quando si parla di consenso informato si
intende non solo e non tanto la sottoscrizione di un modulo di
consenso, ma il processo di acquisizione di un benestare sostanziale
da parte della persona, senza il quale la prestazione psicologica,
rischia di essere non solo giuridicamente scorretta ma
potenzialmente inutile, se non dannosa.

Il consenso informato quindi uno strumento fondamentale del


bagaglio professionale dello psicologo perch si colloca allinterno di
una corretta relazione con la persona e contribuisce in maniera
determinante alla costruzione della relazione stessa.

Lultimo punto sul quale ci vorremmo soffermare quello


dellobbligo della formazione continua.
Larticolo 5 chiarisce che lo psicologo tenuto a mantenere un
livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con
particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione
dell'obbligo di formazione continua, determina un illecito
disciplinare che sanzionato sulla base di quanto stabilito
dall'ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria
competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico pratici per i

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale


autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali in
grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle
attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.
La formazione continua per lo psicologo uno degli strumenti
fondamentali non solo per un corretto svolgimento della
professione ma anche e soprattutto, ancora una volta per il principio
fondamentale di tutela della persona. Solo un professionista
costantemente aggiornato sugli aspetti tecnici e su quelli etici e
deontologici della professione pu garantire alla persona che a lui si
rivolge una prestazione utile, correttamente definita e rispettosa dei
diritti e dei bisogni della persona stessa.

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CAPO I:
PRINCIPI GENERALI

Articolo 1
Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per
tutti gli iscritti all'Albo degli psicologi. Lo psicologo tenuto alla
loro conoscenza e l'ignoranza delle medesime non esime dalla
responsabilit disciplinare. Le stesse regole si applicano anche nei
casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengano effettuate a
distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o
telematico.

Articolo 2
L'inosservanza dei precetti stabiliti nel presente Codice
deontologico, ed ogni azione od omissione comunque contrarie al
decoro, alla dignit ed al corretto esercizio della professione, sono
punite secondo quanto previsto dall'art. 26, comma 1, della Legge
18 febbraio 1989, n. 56, secondo le procedure stabilite dal
Regolamento disciplinare.

Articolo 3
Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul
comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere
psicologico dell'individuo, del gruppo e della comunit. In ogni

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

ambito professionale opera per migliorare la capacit delle persone


di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera
consapevole, congrua ed efficace. Lo psicologo consapevole della
responsabilit sociale derivante dal fatto che, nell'esercizio
professionale, pu intervenire significativamente nella vita degli altri;
pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali,
sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l'uso non
appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la
fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e
degli utenti destinatari della sua prestazione professionale. Lo
psicologo responsabile dei propri atti professionali e delle loro
prevedibili dirette conseguenze.

Articolo 4
Nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignit, il
diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di
coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e
credenze, astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non
opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalit,
estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza,
orientamento sessuale, disabilit.Lo psicologo utilizza metodi e
tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione
ad iniziative lesive degli stessi. Quando sorgono conflitti di interesse
tra l'utente e l'istituzione presso cui lo psicologo opera, quest'ultimo

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deve esplicitare alle parti, con chiarezza, i termini delle proprie
responsabilit ed i vincoli cui professionalmente tenuto.In tutti i
casi in cui il destinatario ed il committente dell'intervento di
sostegno o di psicoterapia non coincidano, lo psicologo tutela
prioritariamente il destinatario dell'intervento stesso.

Articolo 5
Lo psicologo tenuto a mantenere un livello adeguato di
preparazione e aggiornamento professionale, con particolare
riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell'obbligo di
formazione continua, determina un illecito disciplinare che
sanzionato sulla base di quanto stabilito dall'ordinamento
professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa,
pertanto solo strumenti teorico pratici per i quali ha acquisito
adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo
psicologo impiega metodologie delle quali in grado di indicare le
fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente
e/o utente, aspettative infondate.

Articolo 6
Lo psicologo accetta unicamente condizioni di lavoro che non
compromettano la sua autonomia professionale ed il rispetto delle
norme del presente codice, e, in assenza di tali condizioni, informa il
proprio Ordine. Lo psicologo salvaguarda la propria autonomia

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

nella scelta dei metodi, delle tecniche e degli strumenti psicologici,


nonch della loro utilizzazione; perci responsabile della loro
applicazione ed uso, dei risultati, delle valutazioni ed interpretazioni
che ne ricava. Nella collaborazione con professionisti di altre
discipline esercita la piena autonomia professionale nel rispetto delle
altrui competenze.

Articolo 7
Nelle proprie attivit professionali, nelle attivit di ricerca e nelle
comunicazioni dei risultati delle stesse, nonch nelle attivit
didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al
contesto, il grado di validit e di attendibilit di informazioni, dati e
fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all'occorrenza, le
ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo
psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi
professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta
ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile.

Articolo 8
Lo psicologo contrasta l'esercizio abusivo della professione come
definita dagli articoli 1 e 3 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, e
segnala al Consiglio dell'Ordine i casi di abusivismo o di usurpazione
di titolo di cui viene a conoscenza. Parimenti, utilizza il proprio

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titolo professionale esclusivamente per attivit ad esso pertinenti, e
non avalla con esso attivit ingannevoli od abusive.
Articolo 9
Nella sua attivit di ricerca lo psicologo tenuto ad informare
adeguatamente i soggetti in essa coinvolti al fine di ottenerne il
previo consenso informato, anche relativamente al nome, allo status
scientifico e professionale del ricercatore ed alla sua eventuale
istituzione di appartenenza. Egli deve altres garantire a tali soggetti
la piena libert di concedere, di rifiutare ovvero di ritirare il
consenso stesso.Nell'ipotesi in cui la natura della ricerca non
consenta di informare preventivamente e correttamente i soggetti su
taluni aspetti della ricerca stessa, lo psicologo ha l'obbligo di fornire
comunque, alla fine della prova ovvero della raccolta dei dati, le
informazioni dovute e di ottenere l'autorizzazione all'uso dei dati
raccolti. Per quanto concerne i soggetti che, per et o per altri
motivi, non sono in grado di esprimere validamente il loro
consenso, questo deve essere dato da chi ne ha la potest genitoriale
o la tutela, e, altres, dai soggetti stessi, ove siano in grado di
comprendere la natura della collaborazione richiesta. Deve essere
tutelato, in ogni caso, il diritto dei soggetti alla riservatezza, alla non
riconoscibilit ed all'anonimato.

Articolo 10

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

Quando le attivit professionali hanno ad oggetto il comportamento


degli animali, lo psicologo si impegna a rispettarne la natura ed a
evitare loro sofferenze.

Articolo 11
Lo psicologo strettamente tenuto al segreto professionale.
Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione
del suo rapporto professionale, n informa circa le prestazioni
professionali effettuate o programmate, a meno che non ricorrano le
ipotesi previste dagli articoli seguenti.

Articolo 12
Lo psicologo si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui
venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale. Lo
psicologo pu derogare all'obbligo di mantenere il segreto
professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in
presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua
prestazione. Valuta, comunque, l'opportunit di fare uso di tale
consenso, considerando preminente la tutela psicologica dello
stesso.

Articolo 13
Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo
limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in

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ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela
psicologica del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la
necessit di derogare totalmente o parzialmente alla propria
doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita
o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi.

Articolo 14
Lo psicologo, nel caso di intervento su o attraverso gruppi, tenuto
ad in informare, nella fase iniziale, circa le regole che governano tale
intervento. tenuto altres ad impegnare, quando necessario, i
componenti del gruppo al rispetto del diritto di ciascuno alla
riservatezza.

Articolo 15
Nel caso di collaborazione con altri soggetti parimenti tenuti al
segreto professionale, lo psicologo pu condividere soltanto le
informazioni strettamente necessarie in relazione al tipo di
collaborazione.

Articolo 16
Lo psicologo redige le comunicazioni scientifiche, ancorch
indirizzate ad un pubblico di professionisti tenuti al segreto
professionale, in modo da salvaguardare in ogni caso l'anonimato
del destinatario della prestazione.

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

Articolo 17
La segretezza delle comunicazioni deve essere protetta anche
attraverso la custodia e il controllo di appunti, note, scritti o
registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che
riguardino il rapporto professionale.Tale documentazione deve
essere conservata per almeno i cinque anni successivi alla
conclusione del rapporto professionale, fatto salvo quanto previsto
da norme specifiche. Lo psicologo deve provvedere perch, in caso
di sua morte o di suo impedimento, tale protezione sia affidata ad
un collega ovvero all'Ordine professionale.Lo psicologo che
collabora alla costituzione ed all'uso di sistemi di documentazione si
adopera per la realizzazione di garanzie di tutela dei soggetti
interessati.

Articolo 18
In ogni contesto professionale lo psicologo deve adoperarsi affinch
sia il pi possibile rispettata la libert di scelta, da parte del cliente
e/o del paziente, del professionista cui rivolgersi.

Articolo 19
Lo psicologo che presta la sua opera professionale in contesti di
selezione e valutazione tenuto a rispettare esclusivamente i criteri
della specifica competenza, qualificazione o preparazione, e non
avalla decisioni contrarie a tali principi.

19
Articolo 20
Nella sua attivit di docenza, di didattica e di formazione lo
psicologo stimola negli studenti, allievi e tirocinanti l'interesse per i
principi deontologici, anche ispirando ad essi la propria condotta
professionale.

Articolo 21
L'insegnamento dell'uso di strumenti e tecniche conoscitive e di
intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee
alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave.
Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale
attivit ingannevoli o abusive concorrendo all'attribuzione di
qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all'esercizio di
attivit caratteristiche dello psicologo. Sono specifici della
professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive
e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi,
cognitivi, comportamentali) basati sull'applicazione di principi,
conoscenze, modelli o costrutti psicologici. fatto salvo
l'insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di
studio universitari in psicologia e ai tirocinanti. altres fatto salvo
l'insegnamento di conoscenze psicologiche.

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

CAPO II:
RAPPORTI CON LA COMMITTENZA E LUTENZA

Articolo 22
Lo psicologo adotta condotte non lesive per le persone di cui si
occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i propri
strumenti professionali per assicurare a s o ad altri indebiti
vantaggi.

Articolo 23
Lo psicologo pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene
al compenso professionale. In ogni caso la misura del compenso
deve essere adeguata all'importanza dell'opera. In ambito clinico tale
compenso non pu essere condizionato all'esito o ai risultati
dell'intervento professionale.

Articolo 24
Lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisce
all'individuo, al gruppo, all'istituzione o alla comunit, siano essi
utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le
sue prestazioni, le finalit e le modalit delle stesse, nonch circa il
grado e i limiti giuridici della riservatezza. Pertanto, opera in modo
che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato. Se la
prestazione professionale ha carattere di continuit nel tempo, dovr
esserne indicata, ove possibile, la prevedibile durata.
21
Articolo 25
Lo psicologo non usa impropriamente gli strumenti di diagnosi e di
valutazione di cui dispone. Nel caso di interventi commissionati da
terzi, informa i soggetti circa la natura del suo intervento
professionale, e non utilizza, se non nei limiti del mandato ricevuto,
le notizie apprese che possano recare ad essi pregiudizio. Nella
comunicazione dei risultati dei propri interventi diagnostici e
valutativi, lo psicologo tenuto a regolare tale comunicazione anche
in relazione alla tutela psicologica dei soggetti.

Articolo 26
Lo psicologo si astiene dall'intraprendere o dal proseguire qualsiasi
attivit professionale ove propri problemi o conflitti personali,
interferendo con l'efficacia delle sue prestazioni, le rendano
inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte.Lo psicologo
evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi
nei confronti dell'utenza, anche su richiesta dell'Autorit Giudiziaria,
qualora la natura di precedenti rapporti possa comprometterne la
credibilit e l'efficacia.

Articolo 27
Lo psicologo valuta ed eventualmente propone l'interruzione del
rapporto terapeutico quando constata che il paziente non trae alcun
beneficio dalla cura e non ragionevolmente prevedibile che ne

22
Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

trarr dal proseguimento della cura stessa.Se richiesto, fornisce al


paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e pi adatti
interventi.

Articolo 28
Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita
privata che possano interferire con l'attivit professionale o
comunque arrecare nocumento all'immagine sociale della
professione. Costituisce grave violazione deontologica effettuare
interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia
rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni
significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-
sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione
deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto
professionale. Allo psicologo vietata qualsiasi attivit che, in
ragione del rapporto professionale, possa produrre per lui indebiti
vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non
patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito. Lo psicologo
non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di
colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto
professionale.

23
Articolo 29
Lo psicologo pu subordinare il proprio intervento alla condizione
che il paziente si serva di determinati presidi, istituti o luoghi di cura
soltanto per fondati motivi di natura scientifico-professionale.

Articolo 30
Nell'esercizio della sua professione allo psicologo vietata qualsiasi
forma di compenso che non costituisca il corrispettivo di prestazioni
professionali.

Articolo 31
Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono,
generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle
medesime la potest genitoriale o la tutela.Lo psicologo che, in
assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi
necessario l'intervento professionale nonch l'assoluta riservatezza
dello stesso, tenuto ad informare l'Autorit Tutoria dell'instaurarsi
della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali
prestazioni avvengano su ordine dell'autorit legalmente competente
o in strutture legislativamente preposte.

Articolo 32
Quando lo psicologo acconsente a fornire una prestazione
professionale su richiesta di un committente diverso dal destinatario

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

della prestazione stessa, tenuto a chiarire con le parti in causa la


natura e le finalit dell'intervento.

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CAPO III:
RAPPORTI CON I COLLEGHI

Articolo 33
I rapporti fra gli psicologi devono ispirarsi al principio del rispetto
reciproco, della lealt e della colleganza. Lo psicologo appoggia e
sostiene i Colleghi che, nell'ambito della propria attivit, quale che
sia la natura del loro rapporto di lavoro e la loro posizione
gerarchica, vedano compromessa la loro autonomia ed il rispetto
delle norme deontologiche.

Articolo 34
Lo psicologo si impegna a contribuire allo sviluppo delle discipline
psicologiche e a comunicare i progressi delle sue conoscenze e delle
sue tecniche alla comunit professionale, anche al fine di favorirne la
diffusione per scopi di benessere umano e sociale.

Articolo 35
Nel presentare i risultati delle proprie ricerche, lo psicologo tenuto
ad indicare la fonte degli altrui contributi.

Articolo 36
Lo psicologo si astiene dal dare pubblicamente su colleghi giudizi
negativi relativi alla loro formazione, alla loro competenza ed ai

26
Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

risultati conseguiti a seguito di interventi professionali, o comunque


giudizi lesivi del loro decoro e della loro reputazione professionale.
Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi negativi siano volti a
sottrarre clientela ai colleghi. Qualora ravvisi casi di scorretta
condotta professionale che possano tradursi in danno per gli utenti
o per il decoro della professione, lo psicologo tenuto a darne
tempestiva comunicazione al Consiglio dell'Ordine competente.

Articolo 37
Lo psicologo accetta il mandato professionale esclusivamente nei
limiti delle proprie competenze. Qualora l'interesse del committente
e/o del destinatario della prestazione richieda il ricorso ad altre
specifiche competenze, lo psicologo propone la consulenza ovvero
l'invio ad altro collega o ad altro professionista.

Articolo 38
Nell'esercizio della propria attivit professionale e nelle circostanze
in cui rappresenta pubblicamente la professione a qualsiasi titolo, lo
psicologo tenuto ad uniformare la propria condotta ai principi del
decoro e della dignit professionale.

27
CAPO IV:
RAPPORTI CON LA SOCIET

Articolo 39
Lo psicologo presenta in modo corretto ed accurato la propria
formazione, esperienza e competenza. Riconosce quale suo dovere
quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e
consapevole giudizi, opinioni e scelte.

Articolo 40
Indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione in
materia di pubblicit, lo psicologo non assume pubblicamente
comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento della clientela.
In ogni caso, pu essere svolta pubblicit informativa circa i titoli e
le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio
offerto, nonch il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni
secondo criteri di trasparenza e veridicit del messaggio il cui
rispetto verificato dai competenti Consigli dell'Ordine. Il
messaggio deve essere formulato nel rispetto del decoro
professionale, conformemente ai criteri di seriet scientifica ed alla
tutela dell'immagine della professione. La mancanza di trasparenza e
veridicit del messaggio pubblicizzato costituisce violazione
deontologica.

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

CAPO V:
NORME DI ATTUAZIONE

Articolo 41
istituito presso la "Commissione Deontologia" dell'Ordine degli
psicologi l'"Osservatorio permanente sul Codice Deontologico",
regolamentato con apposito atto del Consiglio Nazionale
dell'Ordine, con il compito di raccogliere la giurisprudenza in
materia deontologica dei Consigli regionali e provinciali dell'Ordine
e ogni altro materiale utile a formulare eventuali proposte della
Commissione al Consiglio Nazionale dell'Ordine, anche ai fini della
revisione periodica del Codice Deontologico. Tale revisione si
atterr alle modalit previste dalla Legge 18 febbraio 1989, n. 56.

Articolo 42
Il presente Codice deontologico entra in vigore il trentesimo giorno
successivo alla proclamazione dei risultati del referendum di
approvazione, ai sensi dell'art. 28, comma 6, lettera c) della Legge 18
febbraio 1989, n. 56.

29
APPENDICE:
ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE

Secondo lart. 2229 del Codice Civile lesercizio delle professioni


intellettuali subordinato alliscrizione ad albi o elenchi, tenuti
presso i relativi Ordini o Collegi professionali.

Nello specifico la professione di psicologo regolamentata dalla


Legge 56/89, che sancisce che la professione di psicologo riservata
solo a coloro iscritti al relativo Albo e le cui competenze
comprendono l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per
la prevenzione, la diagnosi, le attivit di abilitazione, riabilitazione e
di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli
organismi sociali e alle comunit e le attivit di sperimentazione,
ricerca e didattica in tale ambito.

Inoltre l'esercizio dell'attivit psicoterapeutica subordinato ad una


specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il
conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia,
mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che
prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia
() presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a
tal fine riconosciuti ().

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Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

BIBLIOGRAFIA

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