You are on page 1of 53

Materiali per il c.a.

prof.ing. Salvatore Noè Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale Università di Trieste

rev. 0 – 24.02.09

Cemento armato

  • - Calcestruzzo

  • - Acciaio in barre

Cemento armato - Calcestruzzo - Acciaio in barre 2

Calcestruzzo

Il calcestruzzo, o conglomerato cementizio (in francese béton, in inglese concrete), è costituito da un aggregato di inerti (sabbia e ghiaia o pietrisco) legati da una pasta cementizia costituita da acqua e cemento.

Composizione

La composizione del calcestruzzo può essere abbastanza varia. Solo a livello indicativo, si può dire che per ottenere un metro cubo di calcestruzzo di caratteristiche normali occorrono

  • - 0.8 m 3 di inerti a grana grossa (ghiaia o pietrisco)

  • - 0.4 m 3 di inerti a grana fine (sabbia),

  • - da 3 a 3.6 kN di cemento,

  • - da 120 a 180 litri di acqua.

  • - Inerti 18 kN

  • - Cemento 3 kN

  • - Acqua 1.8 kN

Peso totale circa 2.3 kN/m 3

Comportamento a livello micro- e macroscopico

Il comportamento del calcestruzzo è studiato, a livello microscopico, dalla meccanica della frattura che mette in relazione il comportamento al crescere del carico e la rottura con i difetti presenti all’interno del materiale (microfessure dovute al ritiro, pori capillari, vuoti maggiori dovuti a imperfetta costipazione).

Per gli scopi applicativi è però più agevole analizzare il calcestruzzo a livello macroscopico e considerarlo nei modelli di calcolo come un materiale omogeneo, con proprietà rappresentative del comportamento medio di un volume sufficientemente grande.

Le caratteristiche meccaniche del calcestruzzo sono determinate da tutti i suoi componenti: esse variano quindi in funzione di:

  • - qualità e dosatura di cemento,

  • - percentuale d’acqua,

  • - qualità degli inerti,

  • - granulometria della miscela,

e dipendono anche dalla stagionatura.

Cemento

Il cemento è un legante idraulico, costituito essenzialmente da silicati e alluminati di calcio che reagiscono chimicamente con l’acqua (idratazione).

Man mano che la reazione chimica procede, la pasta cementizia fa presa e si indurisce, fino a prendere una consistenza simile alla pietra.

In condizioni normali di temperatura la presa inizia circa un’ora dopo il mescolamento di acqua e cemento e si considera terminata quando l’impasto ha consistenza tale da sopportare una certa pressione (in genere dopo tre o quattro ore).

Cemento Il cemento è un legante idraulico, costituito essenzialmente da silicati e alluminati di calcio che

L’idratazione, e quindi l’indurimento, continuano però per lungo tempo.

Le caratteristiche meccaniche cui usualmente si fa riferimento sono convenzionalmente riferite ad una stagionatura di 28 giorni.

6
6

Rapporto acqua-cemento

Per una completa idratazione del cemento è teoricamente necessaria una quantità di acqua pari a circa il 20% del cemento in peso (rapporto acqua-cemento 0.20).

In realtà ne occorre una quantità maggiore, per consentire all’acqua una mobilità sufficiente a raggiungere tutte le particelle di cemento e per garantire una adeguata lavorabilità dell’impasto.

Il rapporto acqua-cemento è quindi in genere compreso tra 0.40 e 0.60. Al crescere di tale rapporto aumenta la fluidità del composto ma si riduce notevolmente la sua resistenza a compressione e la successiva durabilità.

L’acqua non utilizzata nel processo di idratazione lentamente evapora lasciando micro / macro porosità che riducono la resistenza meccanica della pasta di cemento indurita e aumentano la permeabilità ai gas.

Inerti

Gli inerti possono essere naturali (materiali di cava, fluviali) oppure artificiali (di frantoio scorie d’altoforno, ecc.).

È opportuno che essi abbiano buone caratteristiche meccaniche, superiori a quelle della pasta cementizia; si possono però utilizzare anche materiali con basso peso specifico, come l’argilla espansa, che consentono di ottenere calcestruzzi leggeri ma di minore resistenza.

Gli inerti devono essere di buona resistenza meccanica, avere una superficie pulita, priva di impurità che potrebbero ritardare l’idratazione o riuscire in altro modo dannose e privi di polvere (ben lavati), per garantire l’adesione con la pasta di cemento.

Granulometria degli inerti

In un calcestruzzo normale la pasta cementizia è l’elemento più debole.

Di conseguenza, per ottenere un prodotto compatto e di buona resistenza gli inerti devono essere ben assortiti come dimensioni, in modo che gli elementi più piccoli vadano ad occupare lo spazio libero tra gli elementi di dimensione maggiore.

Diagramma / fuso di Fuller:

% Peso

=

Granulometria degli inerti In un calcestruzzo normale la pasta cementizia è l’elemento più debole. Di conseguenza,

100

d

D

Granulometria degli inerti In un calcestruzzo normale la pasta cementizia è l’elemento più debole. Di conseguenza,

Produzione e trasporto del calcestruzzo

Il calcestruzzo viene ormai normalmente prodotto in impianti di betonaggio, che consentono un accurato controllo della dosatura dei componenti.

Il trasporto a piè d’opera viene effettuato mediante autobetoniere, che continuano a rimescolare ed agitare l’impasto fino all’arrivo in cantiere.

Il trasporto è sempre un punto critico e può influire notevolmente sulle caratteristiche meccaniche del prodotto; uno degli errori più comuni è l’aggiunta di acqua per mantenerne la fluidità dell’impasto, che causa una sensibile riduzione della resistenza (per l’aumento del rapporto acqua-cemento).

Posa in opera

Il calcestruzzo viene posto in opera in apposite casseforme, nelle quali sono già disposte le armature.

La posa in opera, o getto, viene fatta a strati successivi e l’impasto viene costipato, battuto o vibrato, con appositi vibratori, in modo da occupare completamente lo spazio nelle casseforme, senza lasciare vuoti.

Una eccessiva vibrazione può però portare alla separazione dei componenti: la ghiaia tende a depositarsi sul fondo, mentre l’acqua tende ad affiorare, con conseguente peggioramento delle caratteristiche meccaniche.

I giunti di ripresa, cioè le superfici di separazione tra getti effettuati in tempi successivi, non possono essere evitati, ma devono essere oggetto di particolare cura.

Cura e stagionatura

Anche la fase di stagionatura del calcestruzzo è importante ai fini della resistenza che esso acquista.

L’idratazione è una reazione chimica che produce calore, in quantità particolarmente elevata nei primi giorni.

Se il calore non viene adeguatamente dissipato, si ha un incremento di temperatura ed un aumento di volume del calcestruzzo, e quindi una successiva forte contrazione col raffreddamento, che può produrre serie lesioni.

Inoltre una prematura essiccazione del calcestruzzo può comportare una perdita di resistenza. È quindi necessario mantenere umide le superfici esposte del getto, spruzzandole di acqua almeno per i primi tre giorni.

Anche un abbassamento della temperatura ambientale al di sotto di 5°C nei primi 7-14 giorni di stagionatura può ridurre la resistenza finale del prodotto.

Addittivi

Per intervenire sul comportamento del calcestruzzo fresco è possibile utilizzare opportuni additivi: acceleranti, ritardanti, aeranti, elasticizzanti, fluidificanti, superfluidificanti.

Acceleranti. Riducono il tempo di presa e consentono di ottenere una maggiore resistenza nella fase iniziale (per limitare i problemi di getto on tempo freddo o per ridurre i tempi di disarmo delle casseforme).

Ritardanti. Vengono usati per aumentare il tempo di presa e diminuire la velocità di indurimento nelle fasi iniziali (per contrastare l’effetto di temperature elevate o per ridurre i problemi dovuti all’essiccazione in corrispondenza dei giunti di ripresa).

Aeranti. Facilitano l’incorporamento di aria nel calcestruzzo durante l’impasto; si, ottiene un prodotto molto resistente al gelo e ben lavorabile; la maggior quantità di vuoti presenti riduce la resistenza, ma questo può essere in parte compensato dalla possibilità di ridurre il rapporto acqua-cemento grazie alla maggiore lavorabilità dell’impasto.

Plasticizzanti, fluidificanti, superfluidificanti. Aumentano la lavorabilità dell’impasto.

Prova di lavorabilità sul calcestruzzo fresco

Cono di Abrams

In base alla prova del cono, la consistenza di un impasto può essere definita nei modi seguenti:

asciutta, abbassamento al cono (o slump)

0-5 cm;

plastica, abbassamento al cono (o slump)

5-10 cm;

fluida, abbassamento al cono (o slump)

>10cm.

Prova di lavorabilità sul calcestruzzo fresco Cono di Abrams In base alla prova del cono, la

Più recentemente: classificazione per classi di consistenza S1-S5

Prova di lavorabilità sul calcestruzzo fresco Cono di Abrams In base alla prova del cono, la

14

Comportamento sotto carichi di breve durata

Resistenza a compressione

Prova a compressione

La resistenza a compressione viene determinata applicando una forza di compressione crescente, fino alla rottura, a provini di forma cubica o cilindrica.

Comportamento sotto carichi di breve durata Resistenza a compressione Prova a compressione La resistenza a compressione
Comportamento sotto carichi di breve durata Resistenza a compressione Prova a compressione La resistenza a compressione

L’andamento tipico del legame tensione-deformazione è marcatamente non lineare. In effetti, esaminando il comportamento a livello microscopico si possono distinguere tre fasi:

fase iniziale : fino ad un carico pari a circa il 40% di quello di rottura;

fase iniziale: fino ad un carico pari a circa il 40% di quello di rottura; in questa fase l’incremento di carico non ha una sensibile influenza sulle microfessure che inevitabilmente esistono nel calcestruzzo; il comportamento macroscopico è quindi prossimo a quello elastico lineare;

fase intermedia, con carico compreso approssimativamente tra il 40% e l’85% di quello di rottura; in questa fase le microfessure si propagano al crescere del carico, ma la propagazione si arresta giungendo ad un nuovo assetto stabile; la rigidezza diminuisce man mano che le fessure si ampliano; il comportamento macroscopico è sempre più marcatamente non lineare;

fase finale, dall’85% del carico di rottura in su; in questa fase la propagazione delle microfessure diventa instabile; esse possono estendersi nel tempo sotto carico costante, portando alla rottura (per questo motivo la resistenza misurata con prove di breve durata è maggiore della resistenza che si rileva per carichi di lunga durata).

Quando si raggiunge il carico massimo le fessure diventano evidenti a livello macroscopico e si ha una rottura fragile del provino; se la prova avviene con applicazione di spostamento, e non di carico, si nota una riduzione della forza resistente al crescere della deformazione (tratto decrescente del diagramma σ − ε ).

Effetto della velocità di applicazione del carico.

Effetto della velocità di applicazione del carico. 17

Resistenza cubica e resistenza cilindrica.

In Italia la resistenza a compressione viene usualmente determinata utilizzando provini di forma cubica, con lato di 15 cm (o 20 cm nel caso di inerti molto grossi).

Si parla in tal caso di resistenza cubica, indicata col simbolo R c .

Nel resto dell’Europa si preferisce usare provini di forma cilindrica, aventi altezza pari al doppio del diametro (ad esempio 30 cm di altezza, 15 cm di diametro). In questo caso si parla di resistenza cilindrica, indicata col simbolo f c

In entrambi i casi le prove sono effettuate su calcestruzzo con 28 giorni di stagionatura.

A parità di calcestruzzo, la resistenza cilindrica è minore di quella cubica.

Ciò è dovuto al differente rapporto altezza/larghezza dei provini e alla inevitabile presenza di attrito tra le facce del provino e i piatti della macchina di prova. La dilatazione trasversale (legata alla compressione) è localmente impedita dall’attrito, che provoca un effetto di contenimento laterale aumentando la resistenza della parte terminale; questo effetto è rilevante nel provino cubico mentre in quello cilindrico (che ha un’altezza almeno doppia rispetto alle dimensioni della base) la parte centrale si rompe senza risentire di questo effetto.

Il rapporto tra resistenza cilindrica e cubica è pari a circa 0.80-0.85; convenzionalmente si utilizza la relazione

f

c

= 0.83 R

c

A parità di calcestruzzo, la resistenza cilindrica è minore di quella cubica. Ciò è dovuto al
A parità di calcestruzzo, la resistenza cilindrica è minore di quella cubica. Ciò è dovuto al
Nei calcoli occorre far riferimento al valore caratteristico della resistenza (frattile 5%), indicato col pedice k.

Nei calcoli occorre far riferimento al valore caratteristico della resistenza (frattile 5%), indicato col pedice k.

R

ck

o f

ck

Lo scarto quadratico medio della distribuzione di resistenze dipende dalla qualità del calcestruzzo e dalle modalità di confezionamento.

Nei calcoli occorre far riferimento al valore caratteristico della resistenza (frattile 5%), indicato col pedice k.

In situazioni ordinarie si può ritenere, orientativamente, che il valore medio sia legato al valore caratteristico dalle relazioni:

R

cm

= R

ck

+ 9.6MPa

f

cm

= f

ck

+ 8MPa

Classi di resistenza

Le norme NTC2008 ai fini della valutazione del comportamento e della resistenza delle strutture in calcestruzzo, lo identifica la classe di resistenza contraddistinta dai valori caratteristici delle resistenze cilindrica e cubica a compressione uniassiale, misurate rispettivamente su provini cilindrici (o prismatici) e cubici, espressa in MPa (vedi anche norme UNI EN 206-1:2006 e UNI 11104:2004).

Vengono anche stabilite classi di resistenza minime per calcestruzzi di strutture di diverse tipologie:

Classi di resistenza Le norme NTC2008 ai fini della valutazione del comportamento e della resistenza delle
Classi di resistenza Le norme NTC2008 ai fini della valutazione del comportamento e della resistenza delle

Resistenza a trazione

La resistenza a trazione è molto minore di quella a compressione (circa un decimo).

Esistono tre tipi di prove con le quali essa può essere determinata.

Prova a trazione centrata

Consiste nell’applicare una forza di trazione crescente, fino alla rottura, a provini cilindrici o prismatici. Presenta qualche difficoltà nel collegare il provino alla macchina, problema risolto in genere incollando il provino mediante resine epossidiche. Poiché lo stato tensionale nella sezione è uniforme, la resistenza a trazione

f

ct

F

=

A

si ottiene come rapporto tra la forza che porta a rottura il provino e l’area della sua sezione trasversale.

Resistenza a trazione La resistenza a trazione è molto minore di quella a compressione (circa un

Prova a trazione indiretta (prova brasiliana o splitting test)

Viene effettuata in maniera analoga alla usuale prova a compressione, ma il provino, di forma cilindrica, viene disposto coricato nella macchina, in modo da applicare una compressione lungo due generatrici diametralmente opposte. Si genera in questo modo uno stato tensionale di trazione in gran parte del piano diametrale contenente il carico.

Prova a trazione indiretta (prova brasiliana o splitting test) Viene effettuata in maniera analoga alla usuale

La resistenza a trazione si calcola con la relazione

f

ct,sp

F

=

π r l

I valori della resistenza a trazione determinati con la prova brasiliana sono quasi uguali a quelli forniti dalla prova a trazione centrata.

L’Eurocodice 2 (punto 3.1.2.3) suggerisce cautelativamente di valutare la resistenza a trazione in funzione di quella determinata mediante la prova brasiliana usando la relazione

f

ct

= 0.9f

ct,sp

Prova a flessione

Consiste nell’applicare a un provino prismatico semplicemente appoggiato due forze, che generano una sollecitazione di flessione.

Prova a flessione Consiste nell’applicare a un provino prismatico semplicemente appoggiato due forze, che generano una

Se si ipotizza un comportamento elastico lineare, la resistenza a trazione per flessione si può determinare in funzione del momento provocato dalla forza che porta a rottura il provino, mediante la relazione

f

ct,fl

M

6Fd

=

=

W

bh

2

In realtà il comportamento del materiale a trazione è non lineare. Il valore calcolato con la formula innanzi indicata è quindi sensibilmente maggiore dal (50 al 70% in più) di quello reale. L’Eurocodice 2 (punto 3.1.2.3) suggerisce cautelativamente di valutare la resistenza a trazione in funzione in quella determinata mediante la prova di flessione usando la relazione

f

ct

= 0.5f

ct,fl

Caratteristiche del comportamento meccanico in funzione della resistenza a compressione

(NTC2008)

E

cm

=

22000

f

cm

  • 10

0.3

[

MPa

]

f

ctm

=

0.30f

Caratteristiche del comportamento meccanico in funzione della resistenza a compressione (NTC2008) E cm = 22000 ⎛

2 3

ck

per classi

C50/ 60

f

ctm

1

=+

2.12 ln

f

cm

  • 10

per classi

>

C50/ 60

f

ctk

= 0.7f

ctm

f

ct,fl,m

= 1.2f

ctm

CONTROLLI DI QUALITÀ DEL CALCESTRUZZO

Il calcestruzzo va prodotto in regime di controllo di qualità, con lo scopo di garantire che rispetti le prescrizioni definite in sede di progetto.

Il controllo si articola nelle seguenti fasi:

Valutazione preliminare della resistenza Controllo di produzione Controllo di accettazione Prove complementari

27
27
28

28

Coefficiente di dilatazione termica

La variazione di temperatura provoca distorsioni che su strutture iperstatiche danno origine a sollecitazioni la cui entità dipende dalla geometria della struttura stessa.

Gli effetti della variazione di temperatura si valutano a partire dal coefficiente di dilatazione

termica del materiale, che per il calcestruzzo assume un valore medio di

10

5

°

C

1

.

Fenomeni dipendenti dal tempo nel calcestruzzo: ritiro e viscosità

Le proprietà fisiche del calcestruzzo comportano anche lo sviluppo di fenomeni dipendenti dal tempo (ritiro e viscosità) che, poiché influenzano il comportamento strutturale, devono essere considerati nella progettazione.

Ritiro

Il ritiro consiste in una diminuzione di volume dovuta alla perdita di acqua durante la maturazione del materiale.

La deformazione da ritiro è isotropa e si può suddividere in due aliquote che si sommano:

ritiro autogeno e ritiro per essiccamento.

ε =ε +ε

cs

cd

ca

L’aliquota dovuta al ritiro autogeno

ε dipende fondamentalmente dalla miscela del

ca

calcestruzzo e può essere sinteticamente valutata in funzione della resistenza a compressione;

per un calcestruzzo di resistenza f ck =25 MPa assume a tempo infinito valori di circa

4

×

10

5

Il ritiro per essiccamento

ε dipende dalla geometria dell’elemento (espressa della

cd

Fenomeni dipendenti dal tempo nel calcestruzzo: ritiro e viscosità Le proprietà fisiche del calcestruzzo comporta no

dimensione fittizia h = 2A u , dall’umidità e dalla temperatura ambientale e assume valori dello stesso ordine di grandezza di quello autogeno in condizioni normali, ma può presentare notevoli variazioni in condizioni di umidità estreme. Negli elementi in calcestruzzo armato si può assumere una deformazione inferiore per tenere conto della presenza dell’armatura, che tende a contrastare il fenomeno di ritiro.

0

c

31
32

Viscosità

Un altro fenomeno che si sviluppa nel

tempo e che caratterizza in modo

sostanziale il comportamento calcestruzzo è la viscosità.

del

Consiste in un aumento

nel tempo

di

deformazioni aggiuntive rispetto a quelle

elastiche

istantanee

sotto

l’azione

di

carichi applicati

per

periodi

sufficientemente prolungati.

Quando

si

applica

un

carico

a

un

elemento in calcestruzzo si possono manifestare quattro tipi di deformazione:

elastica, elastica differita, plastica e viscosa.

Viscosità Un altro fenomeno che si sviluppa nel tempo e che caratterizza in modo sostanziale il

Tuttavia per livelli di carico dell’ordine del 30 ÷ 40% della resistenza il fenomeno viscoso si può assumere lineare (ovvero le deformazioni conseguenti proporzionali al carico o alle tensioni provocate da questo) e applicare il principio di sovrapposizione degli effetti; mentre per tensioni maggiori l’evoluzione della microfessurazione rende non trascurabili effetti non lineari.

L’intensità del fenomeno viscoso dipende da numerosi fattori: composizione del calcestruzzo, geometria dell’elemento strutturale, umidità e temperatura ambientale, età del calcestruzzo al momento dell’applicazione del carico, tipo e livello dello stato tensionale.

Quando il materiale è sollecitato in campo elastico e lo stato tensionale è pressoché costante o aumenta in maniera monotona, le deformazioni viscose in linea di massima assumono valori pari a 2 o 3 volte quelli delle deformazioni istantanee elastiche e possono essere calcolate con metodologie semplificate. In

particolare si può assumere che, sotto carico costante nel tempo, la deformazione viscosa sia pari a una aliquota della deformazione

elastica dovuta al carico applicato al tempo t, secondo l’espressione:

ε

(t,t

v0

)

(t,t

0

σ (t ) E (t

0

)

0

)

c

ϕ(t,t ) prende il nome di coefficiente di viscosità (

0

E

c

= 1.05 E

cm

)

Le deformazioni totali possono essere allora calcolate come:

ε

tot

(t,t

0

)

el

(t

0

)

v

(t,t

0

)

=

1

+ ϕ

(t,t

0

)

E (t

c

0

)

σ

(t

0

)

La NTC 2008 fornisce i valori del coefficiente

ϕ( ,t ) a tempo infinito per valutare la

0

deformazione viscosa del calcestruzzo in diverse condizioni di umidità ambientale, in base al tempo t 0 di applicazione del carico e alla dimensione fittizia h 0 della sezione espressa come rapporto 2A/u, essendo A l’area della sezione e u il perimetro esposto all’aria.

La NTC 2008 fornisce i valori del coefficiente ϕ ( ∞ ,t ) a tempo infinito

Sollecitazione monoassiale: coefficiente di dilatazione trasversale

Sollecitazione monoassiale: coefficiente di dilatazione trasversale Coefficiente di Poisson ν 0.15 − 0.20 36

Coefficiente di Poisson

ν 0.15 0.20

Sollecitazione pluriassiale

Sollecitazione pluriassiale 37
Sollecitazione pluriassiale 37
Sollecitazione pluriassiale 37

Acciaio di armatura

L’acciaio utilizzato per la costruzione di strutture in calcestruzzo armato è una lega di ferro e carbonio prodotta in forma di barre.

I diametri disponibili sul mercato europeo sono numerosi e attualmente presentano una misura pari espressa generalmente in millimetri.

L’identificazione dell’acciaio di armatura riguarda anche la tipologia di superficie dell’acciaio, in quanto si distinguono barre con superficie liscia e barre con superficie dotata di risalti per ottenere un effetto di miglioramento dell’aderenza tra acciaio e calcestruzzo (nervate o ad aderenza migliorata).

Le barre lisce sono state utilizzate diffusamente fino agli anni settanta. Le barre nervate forniscono una migliore risposta strutturale sotto vari aspetti legati fondamentalmente al meccanismo di aderenza (sono identificate dal diametro della barra equipesante)

Il trattamento superficiale non influenza il comportamento meccanico della barra nuda che presenta un legame costitutivo uguale in trazione e in compressione (non tenendo conto di possibili instabilità)

Il coefficiente di dilatazione termica è quasi uguale a quello del calcestruzzo (

10

5

°

C

1

).

Questo consente di non avere stati di coazione tra acciaio e calcestruzzo negli elementi in c.a. per effetto delle variazioni termiche.

Comportamento in trazione

Le prove sperimentali sull’acciaio

evidenziano in generale in trazione un

comportamento elastico lineare fino

allo snervamento, seguito da una fase plastica che si presenta diversa a secondo del tipo di acciaio.

La rottura è comunque preceduta dalla strizione della barra

Gli acciai del tipo heat treated (laminati a caldo, in figura) mostrano dopo lo snervamento un tratto plastico e un successivo incrudimento (incremento di tensione) fino alla rottura.

Comportamento in trazione Le prove sperimentali sull’acciaio evidenziano in generale in trazione un comportamento elastico lineare

Gli acciai del tipo cold worked (“trafilati” o laminati a freddo), in corrispondenza dello snervamento, il legame presenta un gomito con successivo incrudimento.

Anche per l’acciaio, come per il calcestruzzo, la caratterizzazione in soli termini di resistenza non è sufficiente, attesa l’importanza dei requisiti di duttilità delle strutture.

Parametri che caratterizzano il comportamento dell’acciaio (prova di trazione)

tensione di snervamento f tensione di rottura

f

t

y

(event. f

  • 0.2 nel caso lo snervamento non sia evidente)

rapporto f modulo elastico

f t y
f
t
y

(indice della capacità di incrudimento)

E

s

allungamento sotto il carico massimo

A

gt

deformazione ultima ε (o, in alternativa venivano usate le

u

ε

s,5 φ

, ε

s,10 φ

)

Altre prove sugli acciai da armatura

Piegatura Indice di aderenza Resistenza a fatica

Tipologie di fornitura degli acciai per armatura

Barre (fasci L=12m o 6m ) diametri in mm (8, 10 ,12, 14, 16 18, 20, 22, 24, 25, 26, più recentemente in Italia: 28, 30 ,32 e fino a 50)

Reti elettrosaldate (pannelli B=2.5m, H variabile ) (vari passi, diametro fino a 12 mm)

Tralicci elettrosaldati

Armature elettrosaldate di varia foggia

Rotoli

Acciai previsti dalle norme italiane

NTC2008

Acciai previsti dalle norme italiane NTC2008 42
43
44

DM96

DM96 45

• 46

Controlli sugli acciai

Le norme italiane prevedono tre forme di controllo obbligatorie:

  • - in stabilimento di produzione, da eseguirsi sui lotti di produzione;

  • - nei centri di trasformazione, da eseguirsi sulle forniture;

  • - di accettazione in cantiere, da eseguirsi sui lotti di spedizione.

Controlli in stabilimento Prove di qualificazione e di mantenimento della qualificazione Identificazione e rintracciabilità dei prodotti qualificati Forniture e documentazione di accompagnamento Prove di qualificazione e verifiche periodiche della qualità

Controlli nei centri di trasformazione

Sono impianti esterni alla fabbrica e/o al cantiere, fissi o mobili, che ricevono dal produttore di acciaio elementi base (barre o rotoli, reti, lamiere o profilati, profilati cavi, ecc.) e confezionano elementi strutturali direttamente impiegabili in cantiere, pronti per la messa in opera o per successive lavorazioni.

Controlli di accettazione in cantiere.

I controlli di accettazione in cantiere sono obbligatori (compito del Direttore dei Lavori), devono essere effettuati entro 30 giorni dalla data di consegna del materiale e devono essere

campionati, nell’ambito di ciascun lotto di spedizione, con le medesime modalità contemplate nelle prove a carattere statistico eseguite in stabilimento in ragione di 3 spezzoni, marchiati, di uno stesso diametro, scelto entro ciascun lotto ….

I valori di resistenza ed allungamento di ciascun campione, ottenuti da prove da eseguirsi comunque prima della messa in opera del prodotto e riferiti ad uno stesso diametro, devono essere compresi fra i valori massimi e minimi fissati per ciascun prodotto dalla norma

Ad esempio, nel caso di barre e rotoli di acciaio B450A e B450C:

campionati, nell’ambito di ciascun lotto di sped izione, con le medesime modalità contemplate nelle prove a

Vengono fornite istruzioni in caso di non conformità.

Aderenza acciaio- calcestruzzo

I fenomeni di interazione fra le armature ed il calcestruzzo circostante, che, nel loro complesso, si oppongono allo scorrimento relativo dei due materiali sono tre:

l’adesione, l’attrito, la resistenza al taglio del calcestruzzo

L’adesione rappresenta l’incollaggio vero e proprio della pasta di cemento indurita all’acciaio, dipende da forze capillari e molecolari e costituisce una frazione molto esigua della aderenza complessiva.

L’attrito è considerato la causa principale della resistenza allo scorrimento delle barre lisce:

esso è attribuito all’azione di serraggio esercitato dal calcestruzzo che diminuisce di volume per ritiro ed alle imperfezioni geometriche delle barre, che non sono perfettamente rettilinee e la cui sezione trasversale non è rigorosamente circolare e costante, nonché alle imperfezioni della superficie dei tondini, che non è perfettamente liscia, in parte per il processo di lavorazione, in parte per la formazione di sottili strati di ossidi (scaglia).

La resistenza al taglio del calcestruzzo intercluso fra le costole sporgenti delle barre sagomate fornisce il contributo essenziale al collegamento locale del calcestruzzo agli acciai ad aderenza migliorata.

Occorre però tenere presente che alle tensioni tangenziali agenti sul cilindro coassiale alla barra ad aderenza migliorata, che circoscrive le costole sporgenti, corrispondono le tensioni oblique di trazione e compressione. Quando o raggiunge il valore della resistenza a trazione del calcestruzzo, che è dell’ordine di 1/10 di quella a compressione, il calcestruzzo teso si fessura ed il meccanismo resistente si modifica, in quanto resta soltanto il campo di tensioni di compressione oblique che si oppongono allo sfilamento. A queste compressioni corrispondono tuttavia “spinte al vuoto” che tendono a separare longitudinalmente il calcestruzzo che circonda la barra (splitting).

La resistenza al taglio del calcestruzzo intercluso fra le costole sporgenti delle barre sagomate fornisce il
La resistenza al taglio del calcestruzzo intercluso fra le costole sporgenti delle barre sagomate fornisce il

Prove di aderenza

Prove di aderenza pull out beam- test 51

pull out

Prove di aderenza pull out beam- test 51

beam- test

Riportando in diagramma i risultati delle misure degli spostamenti relativi in corrispondenza al valore medio della tensione tangenziale di aderenza, si trova un andamento simile a quello riportato nella figura 8.5 (a). Nella figura 8.5 (b) è riportato l’andamento di un modello teorico semplificato (Th. P. Tassios, 1979), che raccoglie ed evidenzia gli aspetti salienti del fenomeno.

Riportando in diagramma i risultati delle misure degli spostamenti relativi in corrispondenza al valore medio della

La lunghezza di ancoraggio deve essere tale da consentire per aderenza il trasferimento al calcestruzzo della forza resistente, F, presente nella barra in acciaio in corrispondenza della tensione fd

F

=

f

yd

π

φ

2

4

Assumendo l’ipotesi semplificata di distribuzione costante della tensione tangenziale di aderenza lungo la barra nel tratto di ancoraggio, ld, posta pari a un valore di resistenza tangenziale di calcolo, rd, la condizione suddetta è espressa dall’equazione di equilibrio delle forze agenti nella barra nella direzione del suo asse:

τ πφ =

b

l

b

f

yd

π

φ

2

4

da cui si ricava l’espressione della lunghezza di ancoraggio ld:

l

b

=

f

yd

φ

4 τ

b

La lunghezza di ancoraggio deve essere tale da consentire per aderenza il trasferimento al calcestruzzo della

Per barre ad aderenza migliorata la NTC 2008 pone la resistenza tangenziale di aderenza di calcolo ‘rd fbd e pari a:

τ= f =

b

bd

f

bk

γ

c

f

bk

= 2.25 h f

ctk

h

=

1.0 per

φ ≤

32mm

h

132 − φ

=

100

per

φ>

32mm