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Il Mosaico

INVERNO 2017 NUMERO 53

Ma viene un tempo ed è questo
Non era mai successo che il in corso. Come molti ormai hanno cavalli vapore si chiamano così
mondo fosse materialmente unito detto, noi non siamo in un’epoca di perché ci fanno correre come i
come è adesso, quando tutte le co­ cambiamenti, ma a un cambia­ vecchi cavalli ferrati, le macchine
se dell’esistenza ormai sono globali e mento d’epoca. Ebbene, noi siamo sono la riproduzione delle carrozze
comuni, denaro e debito, armi e qui per capire e prenderci la re­ di ieri, gli aerei si tengono sulla
materie prime, ponti e muri, onde sponsabilità di stare in mezzo a due portanza dell’aria come l’arca sulle
elettromagnetiche e blackout, inqui­ epoche: il che vuol dire che stiamo acque del diluvio o le navi sul mare, i
namento ed energia; ed anche la tra una fine e un principio. missili sono la gigantografia del
guerra è globale e comune, sparsa Una fine che incorpora un principio cannone; io ho vissuto mezza vita
dovunque, oltremare e sulle soglie di Però la cosa non è così semplice, senza computer e l’altra mezza col
casa. e nemmeno è così tragica, come se computer, ma non per questo ho
Non era mai successo che popoli anzitutto dovessimo vivere una fine. vissuto due vite.
interi, famiglie con bambini e La verità è che noi siamo a una Bisogna saper riconoscere i veri
bambini non accompagnati, a mi­ fine che incorpora un principio. Non cambiamenti. Perciò dovremmo fa­
gliaia e a milioni, migrassero e si c’è prima la fine e poi il principio. La re l’inventario di ciò che veramente
muovessero da una patria all’altra, fine, la discontinuità di cui parliamo finisce, almeno delle cose più decisi­
non per conquistare nuove terre ma non è un’interruzione, un black­out, ve, perché ciò che ne consegue
per andare ad abitarle, e ne fossero è un passaggio, ossia, per dirla con non sia la fine di tutto, non sia la
ricacciati e affogati. Non era mai una lingua antica, l’aramaico, è un distruzione ma la vita, non sia la dis­
successo che ognuno, in tempo rea­ pasah, per dirla in ebraico è pesach, soluzione di ogni diritto ma l’avvento
le, potesse avere notizia e fare espe­ per dirla in italiano è pasqua. Noi di ogni giustizia, perché il nuovo che
rienza di tutto. Ciò che non è non stiamo in mezzo tra una fine e viene non sia l’anomos, il senza­
globale, ciò che non si è messo in un principio, in terra di nessuno, né legge, come lo descriveva san Pao­
comune è invece lo spirito di cui vi­ di là né di qua. Noi siamo dentro la lo, ma sia invece chi agisce per un
ve il mondo; non sono patrimonio fine e dentro il principio, i quali mondo più umano.
comune la giustizia e il diritto, la perciò dipendono anche da noi. È questo il punto in cui si inserisce
condiscendenza e l’accoglienza, i Dove sta veramente il cambiamento il katécon, ossia la resistenza o il fre­
saperi e gli aneliti, l’amore di Dio e Perciò prima di tutto dobbiamo no che deve far sì che la fine non sia
l’amore del prossimo. discernere dove sta veramente il apocalittica. Noi infatti non siamo
In questa contraddizione c’è cambiamento. Perché non tutto ciò qui ad annunziare l’apocalisse. Il
l’alternativa tra l’epoca nuova e la che muta è un vero cambiamento. vangelo milita contro l’apocalisse,
catastrofe. L’idea, o l’ipotesi che il Come dice il Concilio nella Gau­ contro la scure posta alla radice
tempo non si è fermato, che il pro­ dium et Spes (n. 10) sotto tutti i dell’albero (Mt. 3, 10). Infatti il katé­
gresso storico non è ricacciato indie­ cambiamenti ci sono delle cose che con paolino, cui si intitola il nostro
tro dalla tempesta della crisi e che, non mutano (affirmat Ecclesia omni­ appello a resistere per creare un
nonostante tutto, viene un tempo bus mutationibus subesse quae non mondo non genocida “patria di
ed è questo, sempre se gli lasciamo mutantur). tutti, patria dei poveri”, si inserisce in
aperto un piccolo varco per il quale Prendiamo per esempio la un contesto messianico che
possa entrare. tecnologia: è veramente lei che fa annuncia la salvezza, e nella nostra
cambiare il mondo, per cui a ogni tradizione, pur frequentata da tanti
SIAMO DENTRO LA FINE E
balzo in avanti della tecnologia falsi profeti, c’è un solo messia, che
DENTRO L’INIZIO nulla è più come prima? Certo, la è Gesù, che appunto perciò è chia­
Noi non abbiamo promosso que­ tecnica ci assoggetta al suo domi­ mato il Cristo. Ma perché il suo
sta assemblea solo perché voleva­ nio, e se l’automazione soppianta il giorno venga, bisogna passare
mo dare continuità e futuro a lavoro umano è una tragedia, se si attraverso il katécon. Noi crediamo
questa nostra meravigliosa aggre­ fabbrica l’uomo in bottega come che papa Francesco abbia messo in
gazione che abbiamo chiamato Geppetto ha fatto con Pinocchio si campo questo katécon. Esso però
“Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”. va nel disumano, e lo scatenarsi del non è un contropotere politico, co­
Al contrario l’abbiamo convocata nucleare sarebbe la fine. Ma molte me molti hanno creduto, fino a
perché volevamo riconoscere una conquiste della tecnologia non sono Cacciari; sono invece i popoli stessi,
discontinuità. Sentiamo e vediamo vere novità. Il treno è sempre lo stes­ sono i martiri e i santi, siamo anche
infatti che un grande mutamento è so, da quando è stato inventato, i noi che lo dobbiamo attivare. Que­

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sto è il senso dell’appello che parte pubblica, e si combatte con armi popoli furono fatti migrare, lo furono
in questi giorni anche da qui, e va private. La guerra è privatizzata come schiavi, e fu quella la tratta
per il mondo. Pertanto io proverò perché gli Stati stessi la combattono degli schiavi. Oggi invece i popoli si
ora a estrarre dalla marea dei con combattenti privati, mercenari, muovono, premono per uscire dagli
cambiamenti quattro cose che ve­ contractors, milizie che si trovano sul argini dei loro dolori come fiumi in
ramente finiscono e su cui massima­ mercato (il giro d’affari stimato nel piena, e se riescono a partire lo
mente, a mio parere, si gioca 2003 era già sui 100 miliardi di dollari fanno come clandestini, e questa è
l’alternativa tra una fine che po­ all’anno). Non a caso sono stati la tratta degli esuli. Ma una volta
trebbe essere tombale e un nuovo aboliti gli eserciti di leva. che i migranti sono passati, non
principio di cui forzare l’aurora. E le armi sono private perché so­ intercettati da navi e uomini armati,
Finisce la riserva di guerra no prodotte, commerciate e neces­ non inabissati nel mare, non fermati
La prima cosa che finisce è una sariamente consumate e usate per il da reticolati e da muri, sono dei fuo­
delle più vetuste istituzioni dell’uma­ profitto privato, o per un profitto rilegge, rei per il solo fatto di esistere,
nità nella forma in cui l’abbiamo co­ insieme pubblico e privato ma se­ senza diritti e senza dimora, sans pa­
nosciuta e praticata finora; parlo condo le leggi del profitto privato; è pier, come dicono i francesi, senza
della guerra come istituzione questa la ragione per cui papa carte; sono dei nessuno da imprigio­
perversa ma pur sempre suscettibile Francesco insiste tanto, prima anco­ nare o da sfruttare. Le democrazie
di essere governata, controllata e ra che sulla guerra, sulle armi che che ciò fanno non sono più demo­
perfino ripudiata dagli Stati. È grazie inevitabilmente la provocano. crazie, perché in Stati di diritto
a ciò che la guerra più terribile, Ma poi le armi sono private tengono masse intere di persone
quella nucleare, siamo riusciti a perché oggi sono armi i corpi stessi fuori del diritto, giuridicamente invisi­
fermarla nel 900. Ora questa guerra dei militanti, che solo mutandosi in bili, sicché nello stesso territorio c’è
che noi conosciamo, e che abbia­ armi si fanno visibili, rilevanti per gli un popolo e un non­popolo.
mo criticato, combattuto, esorciz­ altri, e uccidono uccidendosi; allora Ma ad essere negato non è solo
zato e perfino messo fuori legge ogni cosa in mano a loro può di­ il popolo dei migranti. Ci sono altri
nella Carta dell’ONU, aveva una ca­ ventare un’arma imprevedibile e popoli che oggi sono considerati
ratteristica che essenzialmente la impropria, un camion, un furgone, non­popolo. Si pensi alla Palestina,
identificava, che la distingueva da una bombola di gas, una pentola a dove una legge in discussione alla
qualsiasi altra violenza, rissa o strage; pressione piena di chiodi e di tritolo, Knesset dispone che solo uno dei
la caratteristica era quella di uno spray, una cintura esplosiva, o due popoli inclusi nello Stato di
appartenere allo spazio pubblico, di un mitra della collezione di casa. E Israele abbia il diritto all’autode­
ricadere sotto una responsabilità pensate che cosa sarebbe se armi terminazione, l’altro, quello arabo e
pubblica, di essere combattuta con nucleari, che oggi sempre più sono palestinese, non lo ha. Oppure si
armi pubbliche; in ciò essa si fabbricate non per dissuadere ma pensi ai Rohingya negati nel
distingueva dai delitti comuni, dalla per essere usate, uscissero dal Myanmar, di cui il papa è andato
criminalità organizzata, dalle mafie, controllo pubblico, e cadessero in l’altro giorno a rivendicare il diritto di
dalle camorre, dai narco­traffici. Per mani anarchiche e private. vivere nella terra che considerano la
dirla con una definizione folgorante, Perciò questa guerra non la si loro casa, e di cui infine ha pro­
che fu data da Alberico Gentili alle può oggi in alcun modo controllare nunciato il nome, dicendo loro che
origini del diritto internazionale, la né sventare, è una guerra mondiale, “la presenza di Dio oggi si chiama
guerra è una “publicorum armorum ma una guerra mondiale a pezzi, anche Rohingya”.
iusta contentio”, cioè è una legitti­ come dice il papa, che è un ossimo­ Dunque ci sono popoli e non­po­
ma contesa che si combatte con ro, è ubiquitaria, pandemica, arriva poli. Ma l’operazione per cui un po­
armi pubbliche. Che le armi siano senza preavviso, senza possibilità né polo per gli altri non deve esistere,
pubbliche è dunque ciò che condi­ di allarme né di difesa. deve rovesciarsi in non­popolo, de­
ziona che una guerra sia legittima E perciò se la vecchia guerra fini­ ve essere tolto alla vista, si chiama
ed eventualmente possa farla consi­ sce, non si può ammettere che sia genocidio.
derare giusta. sostituita da questa nuova. E c’è un Finisce l’equilibrio delle acque
Oggi sappiamo che la guerra solo mezzo per bloccare la guerra La terza cosa che finisce è l’equi­
non può essere giusta, anzi per la privata e le armi private, ed è quello librio delle acque. Questo è un po­
Chiesa, a partire dalla Pacem in di sopprimere fermamente e per tente simbolo del cambiamento
terris di papa Giovanni, la guerra è sempre la guerra pubblica, non solo perché come è noto quando si
addirittura aliena dalla ragione, fuori quella nucleare, nonché frenare la rompono le acque allora si nasce,
della ragione, come è fuori della ra­ produzione e abolire il commercio viene al mondo una nuova creatu­
gione l’attuale minaccia di una delle armi destinate agli Stati, che ra. Però se si rompono le acque e il
guerra nucleare, per sventare la sono legittimazione e modello delle nuovo non nasce, è una catastrofe.
quale è più che mai necessario che armi private e della trasformazione Oggi si sciolgono i ghiacci dei Poli, si
tutti siano vincolati al trattato di ogni cosa comune in armi impro­ alza il livello dei mari, erompono i fiu­
dell’ONU per l’interdizione totale prie e private. mi messi sotto terra, si scatenano le
delle armi nucleari. Il problema pe­ Finisce il mondo colombiano acque degli uragani e degli tsuna­
rò è che oggi la guerra non è più La seconda cosa che finisce è il mi, molte isole­Stati hanno fatto
quella di ieri, di cui ancora si poteva mondo colombiano; quel mondo un’alleanza tra loro perché già
discutere se fosse giusta o ingiusta, cioè in cui i popoli, intesi come Indi, sanno che saranno sommerse. Noi
secondo ragione o fuori della ragio­ stavano fermi sulla loro madre terra sappiamo che la separazione delle
ne. È caduta infatti la riserva di e le caravelle andavano a scovarli e acque dall’asciutto è il principio
guerra alla sfera pubblica. Oggi la assoggettarli. È allora che fu procla­ stesso della creazione, o che essa
guerra si combatte fuori del quadro mato lo ius migrandi, ma ad uso sia avvenuta in un “fiat”, o che sia
pubblico, senza una responsabilità esclusivo degli spagnoli; e se poi altri frutto di un’evoluzione. Dice il Salmo

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23 che il Signore “ha fondato la terra “una comunità sacerdotale sovra­ che un suo predecessore aveva
sulle sue basi, quando l’oceano nazionale organizzata in modo messo sul capo di Carlo Magno l’ha
l’avvolgeva come un manto, le imperialistico, quale portatrice rimessa idealmente nelle mani del
acque coprivano le montagne; e lui dell’autorità divina e organo depu­ popolo, l’ha ridata a Cesare,
pose un limite alle acque, non lo tato alla guida spirituale dell’umani­ all’umanità, alla politica. Ancor pri­
passeranno, non torneranno a copri­ tà”. Secondo lo storico viennese ma papa Francesco all’Onu aveva
re la terra”. E dice il Signore a Fiedrich Heer, c’è un arco che va affermato “la sovranità del diritto”
Giobbe di aver messo un chiavistello da Costantino a Hitler, che pas­ intendendo per diritto non il “diritto
al mare ordinandogli: “Fin qui sando da Carlo Magno, patriarca naturale”, ma il diritto positivo che
giungerai e non oltre, e qui si dello “Stato totalitario europeo”, sta scritto nelle Costituzioni.
infrangerà l’orgoglio delle tue onde” attraverso la riforma gregoriana di Il papa dunque prende atto che
(Gb, 38, 10­11). È grazie a questa Gregorio VII arriva fino al Nove­ c’è una forma religiosa che è finita.
stabilità delle acque che gli uomini cento. E secondo Erich Przywara, il E in compenso ha la forza e la
hanno costruito con fiducia città sul teologo gesuita tedesco citato dal capacità di dar vita a una nuova
mare e hanno stretto amicizia con papa, nell’età costantiniana il cri­ predicazione cristiana. La predica­
esso. Ma oggi viene passato il limite, stianesimo invece di annunciarsi co­ zione nasce da una teologia, da
salta il chiavistello; dunque si tratta me la novità di un rapporto ­ di “uno una liturgia, da una lettura della
di una de­creazione, che non è di scambio” attraverso la croce ­ tra Scrittura. Così infatti si era formata la
Dio né dell’evoluzione ma è nostra, Dio e l’uomo, si sviluppò in «una nuo­ cristianità, a partire da una teologia
perché non siamo stati buoni a cu­ va “antica alleanza”», che ripeteva pervasa da una certa immagine di
stodire il clima, a provvedere alla quella che era stata propria degli Dio, che era il Dio della potenza, del
salvaguardia del creato. Ebrei, ma estesa a nuovi eletti, ciò giudizio, della condanna, che ave­
Per questo Francesco ha da cui scaturì l’idea di «una “terra va bisogno del sacrificio del Figlio
mandato una lettera, un’enciclica, razionale e divina” secondo legge e per essere soddisfatto dell’offesa ri­
“Laudato sì”, non solo ai cristiani o a ordine» che ebbe diverse ricadute cevuta. È dunque a partire da un
quelli di buona volontà, ma “a ogni sia luterane che cattoliche, anglo­ nuovo annuncio di Dio, che la cri­
persona che abita questo pianeta”. sassoni e perfino marxiste. stianità si converte in cristianesimo.
Perché la vera Chiesa è l’umanità Questa però è la cristianità, non è il Questo papa dice tante cose che
intera, ed è questa che dobbiamo cristianesimo, Tutto questo finisce con gli altri non dicevano, ma so­
realizzare. E perché quello che è in la modernità e con Porta Pia: però prattutto ci sta offrendo un altro
atto è un ecocidio, e noi lo dobbia­ ancora dopo la seconda guerra annuncio di Dio. Quando egli insiste
mo fermare. mondiale ha corso la versione mari­ sulla misericordia non fa solo allusio­
Finisce il regime di cristianità tainiana di una cristianità che si rea­ ne a uno dei tanti nomi di Dio, a un
La quarta cosa che finisce, anzi lizza con altri mezzi, ma il cui fine è predicato come gli altri del nome di­
che è finita, è il regime di cristianità, sempre quello, è la società cristiana; vino, ma ne fa la sostanza della sua
cioè quella versione del cristianesi­ la regalità di Dio è trasposta nella re­ predicazione, della sua catechesi. E
mo che ha preso la forma della cri­ galità della Chiesa, che istituisce ci parla di un Dio nonviolento. Un
stianità e che coincide con l’età l’umanesimo integrale. E questo arri­ documento che spesso cito, firmato
costantiniana della Chiesa. È finita va fino al Concilio Vaticano II. Io ri­ dall’ex prefetto della Congregazio­
cioè la formula della religione intesa cordo benissimo che allora si ne per la dottrina della fede, card.
come un monoteismo che fonda ripeteva che si stava uscendo Muller, e preparato durante il pontifi­
un’unità politica, formula che passa dall’età costantiniana, ma di fatto, cato di Benedetto XVI, dice che il
per Costantino, Eusebio, Teodosio, come dirà Dossetti, il Concilio stesso Dio violento è il frutto di un
arriva a Carlo Magno e nell’ultimo è rimasto dentro quella idea di cri­ fraintendimento umano. Ciò avvie­
millennio diventa la grande pretesa stianità. La grande dimostrazione di ne anche nella Bibbia dove, dice il
della Chiesa di essere lei la sovrana debolezza data dalla Chiesa dopo il documento, ci sono pagine “per noi
sulla terra, la sostituta di Dio, di esse­ Concilio e nella fase della sua rice­ credenti molto impressionanti e diffi­
re lei quella che realizza l’unità orga­ zione, aveva la sua causa proprio cili da decifrare”, ciò che accade
nica tra regime politico, religione e nel fatto che essa non era riuscita a perché la Rivelazione non è avvenu­
fede. Questa pretesa apparteneva venire fuori da quel modello, a me­ ta come per trasmissione di un foto­
a una teologia che non a caso tabolizzarne la fine. gramma fisso, ma è avvenuta nel
partiva con Ario, cioè dalla negazio­ Ora l’attuale papato formalizza corso di un lungo processo, che è
ne del dogma trinitario, perché il questa fine, e dichiara esso stesso documentato dalla Scrittura, nel
modello era: un Dio un imperatore, che la cristianità è finita; ma questo corso del quale c’è una purificazio­
una terra, una fede, per cui, come non vuol dire che è finito il cristianesi­ ne della fede. Pertanto le immagini
diceva lo storico Eusebio, «il Dio uni­ mo o l’idea stessa di Dio; esso va ri­ di un Dio violento ritraggono un Dio
co troneggia come il Gran Re nella preso da un’altra parte. Il che non esiste; il Dio della guerra di­
sua dimora reale, nel suo palazzo cambiamento epocale è questo. Gli ce il papa, non esiste. Quello che re­
celeste. Sulla terra lo rappresenta atei devoti se ne sono accorti prima siste è il Dio che sulla croce si
Costantino». Ma ciò non si ferma a di noi, e sono furibondi. Finisce scambia con l’uomo, che dell’uma­
Eusebio. Nel suo saggio su “L’idea di un’epoca di quasi due millenni, fini­ no prende su di sé la gioia e la spe­
Europa”, il grande filosofo nove­ sce l’idea di una istituzionalizzazione ranza, il lutto e il dolore.
centesco Husserl scrive che la mo­ politica della città di Dio sulla terra. E Quattro vie alternative
dernità è uscita da un tempo, il il papa che fa? Quando gli hanno Dunque per riepilogare abbiamo
Medioevo, in cui si era costituita offerto il Premio Carlo Magno, e i quattro soglie ciascuna delle quali si
“un’unità di cultura gerarchica” tale leader europei sono venuti a Roma apre su due scenari possibili.
per cui la scienza era normata dalla a portarglielo, Francesco ha fatto un La prima soglia è la fine della ri­
fede, e la Chiesa si poneva come discorso nel quale quella corona serva di guerra. Lo scenario che

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immediatamente ne deriva sarebbe trionfo dell’anomos, del mistero sviluppo del processo di secolarizza­
la guerra di tutti contro tutti, l’uccidi­ dell’anomia, come lo chiama la se­ zione come ateismo di massa, ma
bilità generalizzata, e quindi la spira­ conda lettera ai Tessalonicesi. allora si perderebbe la dolcezza di
le del genocidio. L’alternativa è Qui allora l’alternativa è un nuo­ Dio. L’alternativa è quella per cui è
attuare finalmente il sogno millena­ vo nomos della terra, dove nomos riunita questa assemblea, ed è di
rio delle lance convertite in falci, del non è solo la legge, significa l’ordine dare mente, cuore e gambe perché
“mai più la guerra”; l’alternativa è complessivo della società, anzi, se­ venga il tempo e sia questo, in cui
realizzare questa prima e costitutiva condo i greci, da cui nascono que­ non solo nei santuari nè a Gerusa­
somiglianza con Dio: se Dio è non sta parola e questo concetto, è lemme, sia adorato il Padre in spirito
violento, lo siamo anche noi, se il Dio l’ordine della società conforme e verità
della guerra non esiste, non deve all’ordine del cosmo. Il nomos Dunque queste quattro cose:
esistere neanche la guerra. È una ri­ dell’Occidente, come l’ha descritto Interdizione della guerra, ius mi­
voluzione. Carl Schmitt, consiste in un ordine fin grandi, nuovo nomos della terra,
La seconda soglia è la fine del dal principio identificato e finalizzato abbraccio al Padre in spirito e verità;
mondo colombiano, del mondo a al ciclo economico e definito dalla sono quattro cose difficili, perché
compartimenti stagni, dove ciascu­ sequenza appropriazione, divisione, comportano che molte altre cose
no resta dove sono le sue culle e le produzione, una triade che, se­ cambino con loro, le culture e le reli­
sue tombe, il mondo di cui un condo Claudio Napoleoni, inevita­ gioni, l’economia e la politica, ma
tempo si diceva cuius regio, eius et bilmente sfocia nel dominio. Quindi non sono impossibili, sono
religio: una terra, una religione, uno si tratta di ripartire dal principio, dal nell’orizzonte del tempo che viene,
Stato. Sabato, come lui diceva, per dare del tempo a cui, col resistere
Il primo scenario che si apre oltre un altro corso all’opera dell’uomo agendo, dobbiamo aprire la strada.
questa uscita è che il popolo dei mi­ che nel sabato della creazione ha E non solo con le parole, con gli
granti, forse 250 milioni nei prossimi dato il cambio al lavoro di Dio. Si appelli, con le firme, che pure sono
anni, venga respinto, affondato, tratta di dar luogo “a un nuovo ini­ importanti ma, come ci ammoniva
imprigionato, tolto alla vista, e que­ zio”, come diceva la Carta della Bonhoeffer dal carcere di Tegel,
sto è genocidio. L’alternativa è che Terra citata dalla Laudato sì al n. “d’ora in poi penserete solo ciò di
si statuisca e si regoli il primo dei di­ 207. Ed un nuovo nomos potrebbe cui risponderete agendo”, e si po­
ritti umani proclamato agli albori essere pensato così: invece trebbe aggiungere: d’ora in poi spe­
della modernità, lo ius migrandi, dell’appropriabilità universale dei rerete solo ciò che concorrerete a
cioè il diritto di ognuno di piantare le beni, che genera la scarsità, la far accadere agendo.
sue tende, il suo lavoro e la sua vi­ condivisione che genera Raniero La Valle
gna, insomma di “eleggere” il suo l’abbondanza, e insieme il lieto uso
domicilio, dove lo porta la speranza delle cose, secondo la lezione di san
di realizzare la sua vita. Allora ogni si­ Francesco; non la sola proprietà pri­
stema politico, economico e sociale
dovrebbe attrezzarsi e cambiare,
vata e la spartizione ineguale delle
risorse della terra, ma la tutela e la li­
Il Mosaico
per rispondere alla nuova situazione bera fruizione dei beni comuni, cioè Periodico della
di fatto. Perché come dice l’art. 3 non appropriabili da nessuno; non la Associazione «Il Mosaico»
della nostra Costituzione bisogna crescita illimitata, ma un nuovo mo­ Via Venturoli 45, 40138 Bologna
cambiare le condizioni che di fatto do di produzione, di consumo e di Direttore responsabile
impediscono l’eguaglianza e il pie­ vita; e infine un nuovo modo di coa­ Andrea De Pasquale
no sviluppo della persona umana. bitare, liberi ed eguali sulla terra,
Reg. Tribunale di Bologna
La terza soglia è la rottura invece del dominio.
n. 6346 del 21/09/1994
dell’equilibrio delle acque. Un suo La quarta soglia è la fine della
esito prevedibile è l’ecocidio, la cristianità. Qui il primo scenario che
Stampato in proprio
rottura del patto con la terra, il ne potrebbe conseguire è l’ulteriore
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