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Costruzione di Macchine

A.A. 2016/2017
Prof. Luca Esposito

Lecture 6: Introduzione alla MFLE - Approccio


energetico di Griffith – Approccio Tensionale di
Irwin – Legge di Paris
Meccanica della Frattura
• Branca della meccanica del continuo che studia la resistenza
dei materiali alla frattura fragile;

• Il clivaggio è un meccanismo di rottura fragile che può


determinare la rottura di schianto di componenti sollecitati
con carichi anche molto inferiori ai valori ammissibili;

• La velocità di propagazione della frattura è dell’ordine della


velocità di propagazione del suono nel mezzo e avviene senza
preavviso cioè senza l’evidenza di grandi deformazioni;
Casi storici di cedimento fragile
• Benché il fenomeno fosse già
noto, è solo a partire degli anni
40 che l’interesse per il
cedimento fragile cresce a
causa di alcuni eventi
catastrofici

• Navi Liberty (WWII)


Navi cargo costruite per la
prima volta mediante
saldatura piuttosto che
chiodatura
Casi storici di cedimento fragile
• La nuova tecnica costruttiva
garantiva grandi velocità
realizzative ma oltre il 50%
delle navi subì un cedimento
fragile;
• In alcuni casi lo scafo si
spacco completamente in
due parti;
• Le cause dei disastri andava
cercata nella concomitanza di
tre fattori:
1. Esistenza di una cricca o
difetto;
2. Temperatura bassa/
proprietà scadenti del
materiale;
3. Una sollecitazione anche se
apparentemente blanda;
Condizioni perché si possa
instaurare una frattura fragile
• La frattura fragile è
possibile solo nell’area
A di sovrapposizione
dei tre fattori
MoM vs Damage tolerance

• La domanda è, siamo in grado di progettare strutture che


operano in sicurezza anche in presenza di un difetto?

Risposta:
Con l’approccio classico della meccanica dei materiali non
siamo in grado di farlo

MoM: Mechanics of Materials


VS
Meccanica della frattura Damage tolerance
MoM vs Damage tolerance
L’approccio classico assume che il materiale sia privo di difetti

Sforzo Sforzo
applicato ammissibile

Nessuna struttura realizzata dall’uomo è


completamente priva di difetti!
MoM vs Damage tolerance
• Al contrario l’approccio della meccanica della frattura assume
che i materiali e le strutture contengano difetti

• Tre i parametri su cui si basa la progettazione damage tolerance:


1) Sforzo applicato
2) Proprietà del materiale
3) Dimensione del difetto

• Le condizioni di esercizio posso essere determinanti (temperatura,


ambiente corrosivo, carichi impulsivi)
Clivaggio
• La presenza di un difetto può, in particolari condizioni,
innescare il meccanismo di frattura di clivaggio
• La frattura si propaga in modo transgranulare molto
rapidamente (migliaia di m/s)
• Su scala microscopica esistono piani preferenziali di
propagazione (minore densità atomica)
• Su scala macroscopica la direzione di propagazione è normale
alla sollecitazione applicata
Clivaggio - innesco

Tensione
• Un materiale incline a sviluppare
plasticità è meno sensibile al
s
rischio di clivaggio;
n
Distanza dal fondo cricca

• Basse temperature, sollecitazioni zona plastica di fondo cricca

dinamiche e elevate triassialità


possono limitare la zona plastica n
all’apice di una cricca e facilitare
l’innesco del clivaggio

Tensione , deformazione

grani

cricca

zona plastica
frattura transgranulare
Clivaggio - innesco
• Cercare di evitare
l’innesco del
clivaggio con metodi
propri della
meccanica classica è
stato un fallimento;

Es: Sovradimensionamento con coefficienti di sicurezza molto alti


n=amm/>10, ma per contenere pesi ed ingombri è necessario utilizzare materiali con
valori molto elevati di snervamento e rottura che purtroppo tipicamente esibiscono
poca duttilità e quindi hanno un peggiore comportamento nei confronti del cedimento
fragile
Clivaggio - innesco
• Nei cristalli più favorevolmente orientati a ridosso della zona plastica
partono treni di dislocazioni che si impilano a bordo grano o in
corrispondenza di inclusioni fragili che possono innescare il processo
(assolvono il ruolo di difetto)
• Le tensioni locali sull’inclusione, molto alte perché proporzionali al
numero di dislocazioni impilate, causano l’innesco

 

banda di scorrimento

grano

fase
fragile

 
Clivaggio - frattografia
• La superficie di frattura
interessata da clivaggio risulterà
multisfaccettata e più lucente
rispetto a quella interessata da
grandi scorrimenti plastici
• Un aspetto radiale o a foglia di
lattuga consente di individuare il
punto di innesco della frattura
Foro ellittico: soluzione di Inglis
• Inglis nel 1913 studiò l’effetto di un foro ellittico in una lastra
piana sottile

 max  K t

a a
Kt  1  2  1  2
b 
b2

a

Se   0  K t     max  

• La deduzione errata è che qualsiasi difetto acuto porta sempre


a una condizione di criticità
Teoria di Griffith
• Mediante un approccio energetico Griffith (1920) trovò una relazione per
stabilire una condizione di stabilità di un dato difetto in un materiale
idealmente fragile
Teoria di Griffith

E : energia totale; ∏ :energia potenziale (forze esterne e energia di deformazione interna)


Ws :lavoro per creare nuove superfici

   Ws Condizione di stabilità


   Ws   0 del difetto
a a a
Teoria di Griffith
Esplicitiamo il termine di energia potenziale elastica 

Nella configurazione tensionata ma senza difetto l’energia


potenziale elastica è pari all’energia di deformazione elastica
P
1 1
0  P      V
2 2
𝑃෨ Quando si introduce il difetto una porzione di volume si scarica
cedendo la seguente energia elastica

  
1
2
 
1
P  P      V 
2

V’ si stima come il volume


V   2a  a    B 2
della piastra delimitato
dell’ellisse di assi 4a e 2a:
  0   a2 B
E
Esplicitiamo il lavoro per creare il difetto

Ws  2 A   s  4aB   s
Teoria di Griffith

2  2
  0  a B
2
 2 a B
E a E
Ws  2 A   s  4aB   s Ws
 4  sB
a
R: resistance
 W 2
 s a  2   s
a a E

G: strain energy release rate


2E  s
f 
a
Teoria di Griffith
G<R : difetto stabile (niente propagazione)

G=R : condizione limite

G>R : difetto instabile (propagazione)


Teoria di Griffith
Relazioni di Griffith

Note le dimensioni
2E  s del difetto trovo la
f  tensione critica
2 a
a  2   s
E
2E  s
ac  Nota la sollecitazione
 
2
trovo la massima
dimensione del
difetto accettabile
Teoria di Irwin
La moderna MFLE si basa solla conoscenza del campo tensionale nell’intorno
dell’apice del difetto. L’approccio tensionale si deve a Irwin che lo formulò nel
1957
Teoria di Irwin
La moderna MFLE si basa solla conoscenza del campo tensionale nell’intorno
dell’apice del difetto. L’approccio tensionale si deve a Irwin che lo formulò nel
1957
Teoria di Irwin

Il SIF K da solo descrive la


severità del campo
nell’intorno della cricca

K dipende dal modo di


sollecitazione
Teoria di Irwin
Ogni sollecitazione è riconducibile a uno o una combinazione dei seguenti modi
Tenacità a frattura
• Il modo I è tipicamente il più critico quindi per caratterizzare un
materiale ci individua il valore KIC valore critico in condizioni di
deformazione piana
• KIC è la tenacità a frattura del materiale (ASTM E399)
• La tenacità si misura in MPa/√m

KI>KIC difetto instabile

• Passaggio da un criterio di punto a un criterio di campo


Tenacità a frattura
Effetto spessore
2
 K Ic 
B  2.5 
  
 y 
Tenacità a frattura
Effetto temperatura (transizione negli acciai ferritici)
Valutazione del KI
Irwin determinò analiticamente il valore di KI per una piastra infinita

Bisogna conoscere la funzione di forma adimensionale Y per configurazioni


geometriche diverse
Equivalenza tra KI e G di Griffith

 KI 
2

G
E
Propagazione a fatica del difetto

• Un difetto stabile può crescere a fatica per effetto di una


sollecitazione ciclica (max-min) fino a diventare critico per la
struttura
• Valori di min<0 non sono considerati in quanto in compressione il
difetto non propaga

Per min<0 K    Y   a   max  Y   a

• Paris fece uno studio sperimentale considerando una geometria per


la quale conoscendo il carico applicato si conosce il KI e individuò
una legge di correlazione tra la velocità di propagazione del difetto
(da/dN) e il K applicato
Legge di Paris

da
 C  K n
dN
Legge di Paris
• Al di sotto di Kth non si verifica propagazione (≈4MPam0.5 per acciai)
• Nella regione I la crescita del difetto è microscopica
• La regione II è il regime dove vale la legge di Paris
• Nella regione III il difetto cresce molto rapidamente fino a diventare
instabile
• La legge di Paris può essere integrata analiticamente o numericamente per
calcolare il numero di cicli (durata) o la crescita del difetto dopo un certo
numero di cicli
af

  n  N f  N i 
af Nf
1 da
da
a C  K n   dN 
   Y a 
n n

i Ni
C ai

a1fn /2  ai1n /2
 N f  Ni    n  per n  2
Ipotesi di Y

 
n pressappoco
 1   C Y   n
indipendente da a
 2
Legge di Paris

ln  a f ai 
N f  Ni  
CY  
2 2
per n  2

• La legge di Paris non tiene conto dell’effetto della media

• Medie positive hanno comunque una piccola influenza nella regione II


mentre incidono maggiormente sul comportamento del materiale nelle
regioni I e III (esistono dei metodi ma non li trattiamo)

• Per medie negative si può assumere che non ci sia effetto