william congdon

1912-1998

analogia dell’icona
mostra promossa e realizzata da

un cammino nell’espressionismo astratto
Vicenza, contra’ Santa Corona 25 3 settembre - 13 novembre 2005 da martedì a domenica dalle 10 alle 18

vicenzaabc
1 euro
venerdì 7 ottobre 2005, numero 113, anno IV
LA CITTÀ A CHIARE LETTERE

william congdon
1912-1998

analogia dell’icona
mostra promossa e realizzata da

sette

un cammino nell’espressionismo astratto
Vicenza, contra’ Santa Corona 25 3 settembre - 13 novembre 2005 da martedì a domenica dalle 10 alle 18

Settimanale di informazione, cultura, politica, associazionismo, spettacolo. Editore: VicenzaAbc Società Cooperativa, Corte dei Molini 7, 36100 Vicenza. Partita Iva 03017440243. Telefono 0444.305523. Fax 0444.314669. e–mail: info@vicenzaabc.it. Redazione: Corte dei Molini 7, Vicenza Telefono 0444.504012. Fax 0444.314669. e–mail: redazione@vicenzaabc.it. Sito internet: www.vicenzaabc.it Blog: www.vicenzaabc.com Poste Italiane S.p.a. – Spedizione in abbonamento postale D.l. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza

La Finanziaria Tremonti affossa Vicenza (nel silenzio di Hüllweck)
Il taglio imposto dal ministro colpirà ancora una volta i più deboli Il centrodestra subisce ma non reagisce
Matteo Rinaldi
Fate conto di avere tutti meno soldi da spendere. Soldi per mettere a posto le scuole, per costruire case, per sistemare strade. Ma anche per godersi un bel concerto o muoversi in bus. Sono gli effetti della nuova legge Finanziaria, firmata in tutta fretta dal rientrante Giulio Tremonti, che fa pagare soprattutto ai Comuni e ai loro cittadini i debiti di un Italia sempre più povera e disillusa. "La vendetta è un piatto che va servito freddo - scriveva a caldo Massimo Riva su un'editoriale di Repubblica - Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti la stanno mettendo in pratica con accorta determinazione. Gli italiani non hanno votato per il Cavaliere e soci in tutte le ultime tornate amministrative? Ebbene, ecco arrivato il momento per fargli pagare il conto." Ma dai, non può essere vero, verrebbe da dire. Neanche a guardare le cose con tutta la malizia possibile. Ma Riva si ostina a spiegare: "Solo questa considerazione di basso interesse politico-elettorale può spiegare la scelta di imporre il taglio più drastico e pesante ai bilanci degli enti locali. Un'iniquità economica e sociale, che può comprendersi soltanto in forza di motivazioni di convenienza politica. Solo che un taglio in una misura che in pratica potrà sfiorare il 10 per cento non è una stretta: in molti casi rischia di far saltare servizi pubblici essenziali e migliaia di posti di lavoro. Ma dove sta l'equilibrio di una manovra che propone la tosatura più forte mai immaginata per le casse degli enti periferici? Dove sono tutti coloro che da anni ci stanno assordando con la retorica del federalismo? Dov'è la voce di Umberto Bossi e soci?" A buona parte di queste domande non spetta a noi dare una risposta. Proviamo invece a capire cosa succederà a Vicenza, dove sta al centrodestra trovare soluzioni contro i tagli voluti dal centrodestra nazionale. Un problema non da poco, che potrà diventare enorme se il nuovo bilancio non sarà studiato con intelligenza. Ex sindaco e grande esperto di vita amministrativa, Marino Quaresimin ha fatto due conti sugli effetti della Finanziaria a Vicenza. "La città deve mettere in preventivo la perdita di un milione e mezzo di euro. Una cifra pesante. Ma non è finita: Vicenza deve fare i conti con un altro buco dietro l'angolo. Anche da Aim, da sempre la cassaforte del Comune, sono in arrivo molti soldi in meno rispetto al passato. Dai cinque milioni di euro dell'anno in corso si passa a tre. Tirate le somme, al Comune resta poco da fare: deve tagliare. Dove? Qui ci sarebbe da discutere. Ma ho paura che il centrodestra ne abbia poca voglia. E le idee già abbastanza chiare. Taglieranno servizi per le fasce più deboli. Quindi problemi in arrivo per il mondo dell'handicap e per il mondo sociale. E non è finita. Cominciamo a preoccuparci tutti, perché dovremo fare i conti con un taglio ai servizi e alle manutenzioni. Cominciando da strade e marciapiedi". La Finanziaria dunque colpirà sorpresi? - soprattutto i più deboli. Ma un po' tutti dobbiamo prepararci: "Tutti i servizi dovranno essere tagliati. Dopo il sociale, il settore che a logica subirà i tagli maggiori sarà la cultura. Quest'anno è stato fatto pochissimo solo grazie all'aiuto dell'Aim e di qualche sponsorizzazione. L'anno prossimo si farà ancora meno". Meno di zero dunque. Un consiglio per presentare un bilancio comunale un po' meno distruttivo? "Intanto bisogna vedere cosa farà la Regione. Che potrebbe a sua volta tagliare ancora. Oppure aumentare le addizionali sulle imposte. Ma guardiamo avanti. Comincerei col tagliare le consulenze esterne del Comune, che quest'anno hanno portato fuori cassa cifre considerevoli. Nel bilancio ci sono spese esagerate, soprattutto in materia di urbanistica. E poi taglierei più di qualche contributo: anche qui ci sono state spese da verificare, al punto che per vederci più chiaro abbiamo chiesto da tempo un elenco completo dei contributi comunali assegnati a enti e associazioni. Per finire, un bel segnale sarebbe tagliare qualcun dei famosi costi per la politica: partendo dalle spese degli assessori, passando per lo stipendio dei presidenti di Circoscrizione (2300 euro lordi al mese sono troppi giacché le deleghe loro assegnate sono molto contenute), per arrivare all'addetto stampa personale del sindaco. Migliaia di euro in uscita dei quali continuiamo a non vedere la necessità".

Sinistri presagi
Perché la sinistra non convince gli indecisi indispensabili per vincere alle prossime elezioni
La vittoria data per certa alle politiche è tutt’altro che sicura. Le ragioni: l’incapacità di comunicare, il complesso di superiorità, la verbosità. Ilvo Diamanti: “Saccenti e aristocratici e a Vicenza pure isolati” nel paginone Ma intanto Prodi trionfa nel nostro sondaggio per le Primarie a pagina 3

Tutto pronto in città per far nascere il referendum popolare: addio decisioni dall’alto
Alessio Mannino
Vi rode ancora il fegato per il mancato quorum al referendum sulla procreazione assistita del 12 giugno scorso? Quando vedete in tivù Marco Pannella vi viene un’irrefrenabile nostalgia per quei formidabili anni nei quali con una crocetta si conquistava un diritto, e lui non era la macchina referendaria impazzita che poi è diventato? Non ne potete più di immobilismo, decisioni calate dall’alto, giochetti di potere spacciati per accordi bipartisan? Se questi sono i vostri sintomi, la cura possibile è la consultazione popolare. Sì, proprio il bistrattato referendum, che l’uso smodato e l’astensionismo predicato come virtù cristiana hanno affossato e squalificato. Referendum locale, però: a Vicenza, per affrontare i problemi e le questioni che viviamo ogni giorno, le piccole o grandi cose che rendono vivibile (o no) la nostra città. Venerdì 2 settembre è stata data la luce verde al quesito referendario proposto dal comitato Piu’ Democrazia, (www.piudemocrazia.it) nato con l’obiettivo di introdurre il referendum abrogativo e consultivo nello statuto comunale. Occorreva infatti un giudizio tecnico di ammissibilità da parte di un gruppo di esperti nominati dal Comune, così come prescrive la legge. Ora devono passare 60 giorni e poi, dal 14 novembre, i promotori hanno 3 mesi di tempo per raccogliere le 4000 firme necessarie. Paolo Michelotto del Gruppo Bilancio Partecipativo è uno dei 23 membri di “Più Democrazia”. I 23 piccoli Pannella del comitato vogliono chiamare alle urne i vicentini e domandare: volete il referendum come strumento abituale a livello locale? Un referendum sul referendum. "Il referendum - spiega Michelotto - è già previsto da una legge nazionale del 1990 come consultivo, cioè adatto a fornire il parere della popolazione alle autorità. E ancora in una legge del 2000, che parla di referendum, senza aggettivi, che deve esserci in ogni statuto comunale. Noi chiediamo che da puramente consultivo diventi abrogativo e propositivo, che serva cioè ad abolire decisioni già prese o ad avanzare proposte. Con effetti vincolanti per l’amministrazione, ovviamente, obbligata a seguire il responso popolare.” Quali sarebbero le materie su cui un referendum di questo tipo potrebbe decidere? "Tutte quelle di competenza della Giunta e del Consiglio comunale, tranne l’assunzione e la gestione del personale, il regolamento del consiglio, il documento programmatico della giunta, il bilancio e le imposte. Tutto il resto rientrerebbero nel “raggio d’azione” delle consultazioni. Dal teatro “”Siete favorevoli o no alla costruzione di un’opera simile?” alle piste ciclabili, la viabilità, le zone verdi, i parcheggi." In teoria sarebbe possibile eliminare le rotatorie con un semplice sì o eliminare l’ordinanza anti-bivacchi con un referendum abrogativo. Ma non si rischia di far diventare Vicenza una della popolazione avente diritto di voto, ossia 1600 circa. Poi dipenderà da come il consiglio comunale regolerà nel dettaglio la preparazione e lo svolgimento del voto. Le votazioni avverranno come avvengono da sempre, solo che ci saranno più seggi: circa 80, di proprietà comunale come le scuole in cui tutti siamo già abituati a votare". Le forze politiche vi hanno sostenuto in questa battaglia per la democrazia diretta? "Faccio l’elenco: Forza Italia no, l’Udc, Lega e Margherita ne stanno discutendo, Alleanza Nazionale no, ma Luca Milani ci ha fatto sapere che in via del tutto personale aggiungerà la sua firma durante la raccolta. Ds e Verdi ci daranno il loro appoggio”. A quando il referendum? “Se riusciamo a raccogliere le firme, e ci riusciremo senza difficoltà, lo faremo nella primavera dell’anno prossimo, in coincidenza con le elezioni politiche. Per noi sarebbe ottimale e anche per il Comune, che risparmierebbe perché le spese della consultazione sarebbero a carico dello Stato.” Se vincesse il “sì” starebbe poi agli amministratori tradurlo nello statuto, cioè rendere finalmente abrogativopropositivo l’istituto referendario. Il fattore decisivo, perciò, sarà l’affluenza: quanti più vicentini voteranno e scriveranno sì, tanto più il carattere ancora formalmente consultivo diventerà sostanzialmente vincolante. Per poter divenire vincolante in tutto e per tutto.

Stavolta il teatro lo decidiamo noi

Da metà novembre bastano 4000 firme per dare ai vicentini l’arma del voto sulla gestione della città

TEATRO. Mai più anni di lavori inutili se il referendum sarà sfruttato bene

repubblica referendaria permanente? "Ogni problema non adeguatamente affrontato dall’amministrazione potrà essere valutato direttamente dai cittadini, in tempi rapidi e con esiti certi. Inoltre, dato che la decisiva materia del bilancio e delle tasse rimane fuori, è naturale che nella maggior parte dei casi le consultazioni tratterebbero problemi che interessano le circoscrizioni". Problemi specifici e, è proprio il caso di dirlo, circoscritti. "Sì, infatti sulla base di questo ragionamento abbiamo calcolato il quorum. Dovrà essere del 10%, 8.000 persone. Per la verità, noi eravamo contrari al quorum, ma il comitato di esperti lo ha ritenuto necessario". Facciamo il caso che io, singolo cittadino, voglio indire un referendum. Cosa devo fare? "Deve raccogliere le firme del 2%

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Le società: follia, noi lo avevamo detto

la città ne parla
Federico Ginato e la Margherita in fiore
ACQUE MOSSE IN LAGUNA

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Guerra al traffico

Il Comune seppellisce Sinistra all’attacco 50.000 euro nel fango “Così si vince”
Storia della strana iniziativa dello Sport: rifà il prato ai campi da calcio. Per niente
Come prendere cento milioni delle vecchie lire e buttarli dalla finestra? Ma è semplice: basta lasciare fare ad amministratori disinvolti e a tecnici comunali “distratti” e tutto può succedere. Anche di sprecare risorse che con gli attuali chiari di luna, potrebbero essere utilizzate per finalità molto più produttive. Raccontiamo allora questa storia di ordinaria “cattiva amministrazione” con lo scopo principale di indicare strade che non devono (mai!) essere percorse.

Il nuovo vicepresidente provinciale: “Spazio ai giovani e basta difensivismi”
“La Margherita è in ottima forma e si candida ad essere forza di governo con la ricchezza e la serietà delle sue proposte. Sottolineo proposte, e non critiche. Perché non è più il tempo di criticare un governo che si sta avviando, esclusivamente per i propri demeriti, verso un lento ma inesorabile declino. Il tentativo di riforma della legge elettorale ne è un’ulteriore prova e ha fatto capire a tutti gli italiani qual è la grande preoccupazione del centrodestra: Federico Ginato, 31 anni e tanto entusiasmo non perdere il proprio pote- come nuovo vicepresidente provinciale della Margherita: chiede spazio per i giovani re.” Federico Ginato è il nuovo vicepresidente provinciale gno civile.” della Margherita. 31 anni, C’è qualcosa di vero? appartiene a quella categoria “Magari lo dicono gli stessi che di giovani che si appassionano non ci passano mai la palla, di politica. E si preoccupano quelli che difendono l’Italia pure. medioevale delle corporazioni “Preoccuparsi è doveroso. Oggi professionali o delle Università bIsogna fare qualcosa per risol- dei baroni che hanno tre-quattro vere i problemi di un Paese che lavori e pagano una miseria i forse non è ancora in crisi, ma propri ricercatori o dei datori di sicuramente, a detta di tutti, lavoro. non naviga in buone acque. Un Sono tanti, troppi, questi difenPaese con molti punti di forza sori a oltranza. ma che non si è organizzato per “sono quelli che non vogliono sostenere l’impatto di una glo- come dipendenti donne in “età balizzazione che allarga notevol- da figli”. Sono i difensori di un’ mente sia il campo da gioco nel Italia oligarchica che trema al quale l’Italia deve competere solo sentire parole come consia il numero dei giocatori avver- correnza, regole, responsabilisari.” tà.” Resta da capire il ruolo che i A questo punto, allora, la vera giovani possono giocare in que- domanda è: l’Italia è una squasto momento. dra che continuerà a giocare “Nel grande campo da gioco chiusa in difesa, a fare cateche è il mondo, le generazioni naccio, o darà più spazio ai che vanno dai 40 anni in giù suoi fantasisti? sono destinate a giocare nel dif- “Amplio la domanda. Sarà un’ ficile ruolo di attaccanti. Siamo Italia che incentiva le nuove noi che dobbiamo dare un con- leve attraverso l’applicazione tributo fondamentale alle della tanto sbandierata meritonostre imprese nei campi del- crazia (al di là dei titoli di studio l’innovazione e della ricerca con conseguiti)? Sarà un Paese una preparazione sempre più dove una donna può pensare di specialistica, è a noi che spetta aver un figlio e continuare a il compito di invertire il trend lavorare? Un’Italia dove un demografico e, allo stesso imprenditore o un cittadino tempo, adattarsi alla flessibilità potrà permettersi comportadei contratti di lavoro. Siamo menti onesti perché c’è uno noi che dobbiamo continuare a Stato che garantisce il rispetto pagare i contributi INPS pur della legge da parte di tutti?” avendo la quasi certezza che in Provi a dare una risposta. pensione non andremo mai. “A queste domande siamo chiaSiamo ancora noi che dovrem- mati a dare risposte, ma sul mo impegnarci nella vita pubbli- campo. Con i fatti insomma, ca, specialmente all’interno non solo a parole. So di certo delle nostre comunità.” che nei vivai italiani c’è un buon Insomma, una gran bella numero di attaccanti che si responsabilità. stanno allenando in attesa che “La responsabilità non ci fa qualcuno li faccia giocare e di paura. Anche se sono in molti a una squadra che passi loro, dire che le nuove generazioni finalmente, la palla”. sono le cicale che stanno scia- Ce la farete? lacquando i patrimoni dei geni- “In fin dei conti, si tratta di tori-formiche. Giovani non dis- affrontare le sfide a testa alta, posti al benché minimo sacrifi- con un occhio alla palla e uno cio, pieni di incertezze nella vita alla porta.” privata e disinteressati all’impeMilena Nebbia

Sotto il ponte di Bassano fallisce il golpe anti-Vicenza
La legislatura parlamentare ha ancora pochi mesi di vita (e che mesi) e i fans di Bassano provincia sono entrati in fibrillazione. Il loro terrore, infatti, è che il Parlamento non faccia in tempo a sancire con legge la separazione del Bassanese dal resto del Vicentino istituendo la tanto agognata Provincia. E sono in buona compagnia perché anche sulla riva destra del Tagliamento, ai confini tra Veneto e Friuli, anche i sostenitori della nuova Provincia “Veneto Orientale” (Portogruaro e dintorni formalmente derivata dalla legge del 1994 che istituì la mai realizzata “città metropolitana” di Venezia) stanno moltiplicando il loro sforzi per fare pressing sui parlamentari della zona affinché il progetto giunga in porto. Quella di Bassano provincia è un’idea ormai storica. Fin dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso l’euforia del boom economico fece nascere la tentazione da parte della cittadina ai piedi del Grappa, sempre più industrializzata e benestante, di emanciparsi dalla “tutela” di Vicenza. L’ultimo tentativo, in termini di proposta di legge è del 1996. Si trattava di una proposta, padrino il senatore Antonio Pasinato, oggi anche sindaco di Cassola, che pensava in grande.L’idea era di creare una provincia che, attorno a Bassano, doveva comprendere l’intero Altopiano di Asiago con significative incursioni in provincia di Padova, con l’annessione di Cittadella, Fontaniva e Galliera Veneta, e di Treviso con l’accorpamento della fascia pedemontana, Asolo e Castelfranco compresi. Il fuoco di sbarramento dei no padovani e trevigiani costrinse ben presto i bassanesi a ridimensionare il loro progetto e i confini si restrinsero a poco più di una “grande Bassano“ vale a dire l’ipotetico capoluogo più i comuni della cintura e qualche annessione soprattutto in direzione nord (la Valsugana) ma senza Asiago e con il solo Borso del Grappa in direzione est. La proposta di legge per essere approvata dal Parlamento ha, però, bisogno di un “via libera” preliminare del Consiglio regionale che non si è ancora espresso anche se per tutta la precedente legislatura l’argomento figurò puntualmente all’ordine del giorno di ogni seduta dell’assemblea. Insomma a palazzo Ferro-Fini i consiglieri veneti hanno fatto per cinque anni i pesci in barile. Ciò significa, evidentemente, che all’interno del Consiglio regionale non c’era nessuno veramente convinto della opportunità di creare l’ottava provincia del Veneto. Adesso, però, il tempo stringe e a palazzo Ferro-Fini qualcosa si deve pur decidere. La scorsa settimana i sindaci che chiedono la provincia di Bassano sono calati a sorpresa in laguna. Prima tappa Palazzo Balbi, sede della Giunta, dove l’assessore Elena Donazzan, tra l’altro bassanese, si è barcamenata in generiche promesse ben sapendo che i suoi colleghi leghisti sono contrari. Lo stesso ha fatto in Consiglio il vicepresidente Carlo Alberto Tesserin (Fi) smentito, però, il giorno successivo dal Presidente Marino Finozzi, leghista vicentino. Finozzi sembra uno dei pochi ad avere le idee chiare e a non nascondere la propria freddezza nei confronti dell’ipotesi di una nuova Provincia. Probabilmente alla Lega non piace un progetto che ridimensionerebbe il ruolo e l’importanza della provincia di Vicenza, suo feudo saldamente tenuto in mano da Manuela Dal Lago. Ma gli altri partiti cosa ne pensano? La sensazione è che nessuno la voglia veramente questa benedetta ottava provincia, ma non osi dirlo apertamente.

Costabissara frena l’Albera “Quella bretella è una follia”
“La fermeremo e ci darete ragione”
“La bretella Vicenza ovest-Isola Vicentina? Non la vogliamo. Non così, almeno. Anche se il messaggio che di solito passa sui giornali è che noi ci opponiamo e basta. Senza proporre alternative. Invece non è vero. Delle varianti le abbiamo proposte e vogliamo solo discuterle. Invece non ce lo permettono”. Maria Concetta Cilluffo, segretario del Comitato Salviamo Costabissara, è una donna minuta dai modi gentili. Non sembra affatto una pasionaria. Non ha proprio nulla della barricadera. “Eppure”, spiega, “se davvero cominceranno i lavori per la realizzazione degli 8,8 chilometri della bretella che, così come è previsto dall’attuale progetto, spaccherà letteralmente in due il nostro paese, ebbene allora siamo pronti ad azioni anche eclatanti. A Costabissara siamo tutti d’accordo. Praticamente l’intero paese. Lo provano le tantissime firme che come comitato abbiamo raccolto lo scorso luglio”. Non va proprio giù a Costabissara questa benedetta bretella. Mentre discute animata da una passione un po’ disperata per la piega decisamente sfavorevole che sta prendendo la vicenda (“ma io resto ottimista”, confida), Cilluffo ci mostra una fotocopia a colori dell’attuale tracciato, una lungo squarcio disegnato in blu e rosso nel bel mezzo del territorio comunale. Una ferita appena mitigata dalla galleria di circa 900 metri che dovrebbe iniziare in corrispondenza dell’abitato, preceduta da 400 metri interrati e da altri 300 in uscita. “Palliativi” insiste Cilluffo, “resta la profonda spaccatura del paese che dovrà subire il passaggio di una simile arteria nel cuore del proprio territorio. In particolare sono a rischio l’ampliamento degli impianti sportivi di via Monte Grappa e il futuro insediamento delle scuole previste vicino a quelle stesse strutture sportive. Senza dimenticare l’impatto devastante sulle falde acquifere (da cui il previsto abbassamento del terreno di 6 centimetri lungo tutto il percorso e nel raggio di 350 metri), l’inquinamento da smog e rumori, l’enorme cantiere in mezzo al paese per diversi anni. Mi fermo qui, ma potrei continuare…”. Il paradosso di questa posizione, ineccepibile dal punto di vista dei bissaresi, è che sembra mettere l’uno con l’altro cittadini di zone diverse, pur se vicinissime. Costabissara contro Albera. Qualora fosse accolta la variante proposta dai primi, tale da spostare più a est parte del tracciato che si collocherebbe nella zona industriale lungo la statale Pasubio, l’iter del progetto subirebbe un rallentamento ulteriore. Cosa che all’Albera ritengono assolutamente inaccettabile. Da troppo tempo stanno aspettando questa bretella che sgraverebbe in parte la periferia vicentina dell’assedio di auto e Tir. Cilluffo ne è consapevole: “Conosciamo bene la situazione dell’Albera, delle Maddalene, e gli altri. Ma mi pare assurdo risolvere il loro problema creandone uno analogo a noi. Che razza di soluzione è? Inoltre la bretella risolverebbe solo il problema del passaggio dei Tir verso l’autostrada, ma non certo il traffico diretto in città che dovrebbe comunque inserirsi nel nodo dell’Albera”. Posizioni diverse che rendono difficile il dialogo tra i due comitati, quello dell’Albera e Salviamo Costabissara. “Ci siamo incontrati una volta” conferma Cilluffo, “per cercare di coordinare i nostri sforzi. Eravamo d’accordo di risentirci. Non si sono più fatti vivi. Eppure, passasse la nostra variante, non servirebbe più la galleria, con notevole abbassamento dei costi e dei tempi di realizzazione dell’opera”. Ma è così impossibile, chiediamo, conciliare le posizioni? “Direi di no. Il tracciato così come viene riproposto oggi ricalca quello storico di Da Rios e Vittagliani. Nel frattempo molte cose sono cambiate. Nel luglio scorso è stato approvato lo schema della nuova viabilità anulare, il cosiddetto progetto Cicero. Insomma, la tangenziale nord ovest del capoluogo. Tutta da valutare la compatibilità di questo nuovo progetto con la futura bretella da Ponte Alto a Isola. Ad ogni modo, basterebbe un minimo di volontà politica. Conciliare i bisogni di Vicenza con quelli di Costabissara non è impossibile. Anche se, per ora, l’impressione è quella di una totale mancanza di pianificazione territoriale. Cosa per cui, alla fine, ci rimetteremo tutti”. Assenza di pianificazione territoriale? Niente di nuovo sotto il sole, solo la storia del Veneto in questi ultimi 30 anni. E dei relativi disastri. Davide Lombardi

Com’era verde la mia valle

Da tempo immemorabile i campi sportivi comunali soffrono di gravi problemi di manutenzione, dovuti a vizi realizzativi, ma soprattutto ad un impiego esasperato. Nei fine settimana, i campi comunali sono utilizzati in modo a dir poco intensivo: due partite al sabato pomeriggio, due alla domenica mattina, una alla domenica pomeriggio. Alternative non ce ne sono. Fin tanto che non saranno realizzati nuovi impianti, questo sfruttamento è necessario per dare una risposta alle richieste del mondo del calcio, che a Vicenza fra giovani e dilettanti, amatori e prime leve, può contare su almeno 3000 praticanti, suddivisi in 150 squadre e 40 società sportive.

Il classico campo comunale: ci giocano molte squadre e l’erba è un miraggio. Il Comune ha speso milioni per inseguire un progetto impossibile. Ma bastava ascoltare gli esperti

I giardinieri del pallone
Durante la settimana, inoltre, quasi tutti gli impianti vengono sfruttati per gli allenamenti. E’ impensabile che con questa usura possano mantenere un fondo accettabile. Da molti anni la gestione degli impianti sportivi è stata delegata alle società sportive, i cui dirigenti conoscono bene la struttura su cui operano. Questa scelta è stata ispirata da una semplice considerazione: nessuno può curare gli impianti meglio di chi li usa per l’attività sportiva. Ovunque in giro per la città ci sono dirigenti di società sportive che, volontariamente, dedicano il loro tempo libero per mantenere gli impianti nel miglior modo possibile. E sanno come fare per curare le strutture loro affidate: c’è chi ha realizzato un campo di terra battuta, con una baulatura del terreno a schiena d’asino, accentuata al punto da far scorrere l’acqua sulla superficie; c’è chi ha piantato la gramigna che non sarà bella da vedere ma è difficile da estirpare e non se ne va dopo pochi giorni di utilizzo intensivo come succede, invece, con il prato all’inglese dei campi dei professionisti.

lui si affida alle competenze ( si fa per dire) degli Uffici… Una mattina nei campi comunali arrivano i tecnici specializzati ( si fa sempre per dire, anzi per scrivere) di una ditta. I quali decidono di effettuare un trattamento di semina degli impianti, preceduto da un trattamento di movimento e di carotatura del terreno. Nel campo di San Pio X ad esempio, questo trattamento comporterà il livellamento del terreno e la spianatura della famosa curvatura a “dorso d’asino”. Nel campo della Stanga la rimozione dell’erba piantata, a spese della società sportiva, negli anni scorsi. I dirigenti delle società insorgono e chiedono di sospendere gli interventi. Dall’Assessorato allo Sport e dagli Uffici tecnici rispondono loro: “Buoni vuoi, che non capite niente!”

Nella morsa di Morsoletto
Di fronte alle proteste, l’Assessore Morsoletto vacilla e sembra convincersi a lasciare cadere il discorso destinando le somme ad altri interventi pure indispensabili (la sistemazione delle recinzioni, la tinteggiatura degli spogliatoi, la fornitura del materiale d’uso che è sempre mancante). Ma gli Uffici dicono che la delibera è stata predisposta, la gara d’appalto effettuata e che ormai non si torna più indietro. L’intervento verrà fatto su cinque campi comunali. Le società non potranno utilizzare le strutture per i mesi da giugno a metà settembre. Si adatteranno emigrando su strutture parrocchiali o su piccoli impianti di quartiere. Ma, la vera mazzata, peraltro prevista, arriverà con il ritorno sui campi comunali. Alla prima pioggia, capitata guarda caso in occasione delle prime partite ufficiali, i campi diventano risaie ed i poveri giocatori, improvvisate mondine, vagano non alla ricerca delle piantine di riso ma di un pallone semisommerso nel fango. A San Pio e alla Stanga cominciano i cori delle lamentazioni: “Non avete voluto ascoltarci e questo è il risultato!” Morsoletto incassa il colpo; alla fine prometterà interventi di sanatoria e deciderà di delegare alle società le scelte sulla manutenzione delle strutture. Intanto, però, i cento milioni spesi diventeranno l’ennesimo spreco di denaro pubblico e le società, si appresteranno ad una lunga annata di sacrifici e di bagni di fango. Soprattutto i dirigenti si preparano già a mettere mano alle pale e alle carriole per sistemare i danni che le ditte specializzate ( si fa per dire) hanno prodotto. Federico Formisano

RIEVOLUZIONI

L’assessorato e una folle idea
Spesso la conoscenza dei terreni è tale da rendere questi appassionati più esperti degli agronomi delle ditte specializzate: una grande risorsa espressione di un mondo del volontariato, sempre più in via di sparizione. Quest’estate l’assessore allo sport del Comune si ritrova con un budget disponibile di circa cinquantamila euro, che decide, con lodevole intento, di destinare alla manutenzione dei campi sportivi. La prima cosa da fare sarebbe quella di consultare le società che gestiscono le strutture, visto che sono esperti, per eccellenza, nella materia. Invece,

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il caso del giorno
Il 16 ottobre alle urne

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Primarie, così Vicenza incorona Prodi
Un sondaggio del nostro giornale conferma il dato nazionale: sei su dieci in città vogliono il professore
avevano le idee chiare e ci chiedevano che cosa fossero esattamente queste primarie. Molti ignoravano la data, il luogo di effettuazione delle stesse e le modalità di partecipazione. Riteniamo che la prevista bassa affluenza alle urne ( secondo un sondaggio letto durante una delle ultime puntate di Ballarò, solo il 5% degli elettori del centro sinistra si recherà al voto) sia anche da attribuire alla scarsità d’informazioni che filtrano sull’argomento. Le primarie per il centro sinistra si svolgeranno il prossimo 16 Ottobre in tutt’Italia. In un clima di ovattata indifferenza: televisioni e giornali dedicano all’avvenimento brandelli di notizie e moderata attenzione. Eppure per la prima volta in Italia una componente politica rilevante decide la propria leadership ed il candidato chiamato a condurre il paese per i prossimi cinque anni con un meccanismo di votazione fra gli aderenti ed i simpatizzanti. La scelta, già affidata in passato alle segreterie dei partiti, viene trasferita di fatto alla base elettorale. Abbiamo cercato di capire, attraverso un nostro piccolo sondaggio, qual è l’orientamento dei cittadini vicentini. E abbiamo chiesto al riguardo anche il parere di Ilvo Diamanti, il politologo vicentino di fama nazionale che di sondaggi e di previsioni è un grande esperto. Al nostro campione di intervistati abbiamo formulato queste tre domande: 1. Sei favorevole alla scelta del centro sinistra che per scegliere il candidato alla Presidenza del Consiglio, indice le elezioni primarie? 2. Andrai a votare alle primarie del prossimo 16 ottobre? 3. Per chi esprimerai il tuo voto? Abbiamo cercato di calibrare il campione degli intervistati in modo da non ottenere un risultato scontato. Oltre agli esponenti della vita politica cittadina, infatti, abbiamo sentito dipendenti di aziende pubbliche e private, giovani studenti medi ed universitari, esponenti della società civile. Alla fine abbiamo raccolto circa 100 risposte: di queste solo 20 sono venute da personaggi conosciuti della vita politica cittadina, quali Bardelli, Collareda, Spiller e Trevisan, Alifuoco, Berlato Sella, Fabris, Verlato, Cenzon, Nardin, ecc. Ecco i risultati: Primo quesito. Sei favorevole alle primarie? Otto decimi di concretezza Il nostro campione ha dichiarato di essere favorevole alla scelta del centro sinistra, nella misura del 81 % degli intervistati. Il 16% ha dichiarato la sua contrarietà e il 2,5 % ha preferito non rispondere a questa domanda. La contrarietà alle primarie è venuta sia dagli esponenti politici che dai cittadini. Tra gli altri, si sono dichiarati contrari, sia il consigliere regionale Berlato Sella, che l’onorevole Mauro Fabris. Va detto che tra le persone poco politicizzate ci siamo trovati di fronte a molti che non

Supremazia schiacciante
Prodi 64% Bertinotti 12% Pecoraro Scanio 6% Scalfarotto 4% Di Pietro 1% Mastella 1% Panzino 1%

Astenuti 11% Secondo quesito. Andrai a votare? Quasi tutti Partecipanti compatti alle urne al sondaggio 100 In questo caso andiamo in controtendenza rispetto ai sondaggi fatti a livello nazionale. Nel nostro caso, infatti, l’80 % degli intervistati pensa di partecipare alle primarie. Il 9,5% ritiene proba- Romano Prodi sorride guardando la tabella riassuntiva del sondaggio: i risultati gli danno ragione anche a Vicenza bile una propria personale adesione. Il 3,5% si Terzo quesito. Per chi voterai? andare a votare, in parte perché dichiara ancora incerto. Solo il della provincia). non intendeva anticipare il pro6% afferma che non parteciperà Fra le risposte citiamo la curiosa Un plebiscito per Prodi al voto (di questi il 3,5 % ne è osservazione di un intervistato L’11% del nostro campione di prio voto. Tra tutti gli intervistacerto, mentre il 2,5 pensa che che scrive: “Andrò a votare, ma persone intervistate non ha ti, il 64 % ha dichiarato di voler “probabilmente” diserterà i seggi troverò qualcuno che mi dirà risposto a questa domanda: in votare per Prodi. Il 12% per Berparte perché aveva precedente- tinotti, il 6% per Pecoraro Scadislocati nelle circoscrizioni citta- dove devo andare?” mente dichiarato di non voler nio, solo l’1% per Di Pietro, dine ed in quasi tutti i comuni

Scalfarotto affonda Di Pietro

I più votati. Dietro al leader dell’Ulivo si conferma Fausto Bertinotti mentre l’ex pm di Mani Pulite viene surclassato dal giovane outsider

IVAN SCALFAROTTO
Nato a Pescara nel 1965, laureato in legge. Alle spalle una breve esperienza come consigliere di circoscrizione a Foggia con i Verdi. Vive a Londra dove è capo delle risorse umane di una grande Finanziaria. Nel 2002 ha fondato il primo circolo all’estero di “Libertà e Giustizia”. Candidato come indipendente, ha raccolto fondi e adesioni soprattutto attraverso Internet.

FAUSTO BERTINOTTI

Il leader di Rifondazione Comunista, nato nel 1940, comincia la sua attività politica nel 1964 nella Cgil, come segretario della locale federazione italiana degli operai tessili . Nel 1972 si iscrive al Pci. Dopo una breve parentesi nei socialisti, si trasferisce a Torino e diventa segretario regionale della Cgil (1975-1985). Dal 23 gennaio del 1994 è segretario nazionale del Prc.

ANTONIO DI PIETRO

Nato nel 1950 a Montenero di Bisaccia (Campobasso), è l'uomo simbolo della stagione politica che va sotto il nome di Tangentopoli. Ex poliziotto e magistrato tutto d'un pezzo, chiusa l’esperienza in magistratura si dedica alla politica fondando nel 1998 il movimento “L’Italia dei Valori” i cui cavalli di battaglia sono ancora legalità e della democrazia.

ALFONSO PECORARO SCANIO

Nato a Salerno nel 1959 è avvocato e giornalista pubblicista. Da consigliere comunale a Salerno è diventato assessore e poi consigliere provinciale e regionale. Dal 2000 al 2001 è stato il primo ministro "Verde" al mondo alla guida delle Politiche agricole e forestali. Presidente dei Verdi dal 2001 con il 74% dei voti.

Mastella, e Simona Panzino, la portavoce ufficiale del candidato senza volto, ovvero dei no global. A sorpresa Ivan Scalfarotto, l’imprenditore lombardo candidatosi in rappresentanza della cosiddetta società civile, ottiene il 4% dei voti, ovvero più di quanti ne raccolgono Di Pietro e Mastella e la Panzino, messi assieme. Se questo test si rivelasse vicino alla verità, riteniamo che i riformisti potrebbero definirsi soddisfatti perché il 64% di Prodi, soprattutto se rapportato al 12% di Bertinotti risulta fortemente indicativo del panorama politico locale, dove Rifondazione Comunista ha sempre acquisito consensi più contenuti di altre realtà italiane. Appare del tutto imprevedibile e non misurabile l’eventuale presenza alle primarie di simpatizzanti del polo, attratti dall’idea di mettere in difficoltà la leadership di Prodi, attraverso un voto espresso agli avversari del ex Presidente del Consiglio, ed in particolare a Bertinotti. Il filtro rappresentato dalla dichiarazione pubblica di appartenenza all’area politica del centro sinistra può essere sufficiente a frenare pastette e operazioni poco trasparenti. Ve lo immaginate un esponente di Alleanza Nazionale o un bossiano in camicia verde che giurano osservanza ai valori fondativi dell’Ulivo? Un’ultima curiosità è rappresentata dal riscontro fra dato da noi raccolto e quello del sondaggio fatto dal quotidiano “La Repubblica”. La corrispondenza dei dati, per quanto riguarda Prodi, è veramente notevole: per il quotidiano di Ezio Mauro, Prodi dovrebbe attestarsi sul 62% dei consensi in ambito nazionale e al 63% nel Veneto. Il sondaggio che noi abbiamo effettuato parla di un 64% di consensi per il leader ulivista. Vi è invece una certa differenza sul nome di Bertinotti (per Repubblica attorno al 21% dei consensi, per noi al 12%) ma la spiegazione l’abbiamo già anticipata quando abbiamo fatto presente che i consensi per RC nel vicentino sono minori di quelli che il partito bertinottiano ottiene in campo nazionale. Corrispondano anche i dati relativi a Pecoraro Scanio ( 6% contro 5%) e per Scalfarotto ( 5% contro 4%). Più accentuate le differenze nei casi di Mastella e di Di Pietro. A questo punto non resta che ricordare che l’appuntamento è fissato per domenica 16 Ottobre. Federico Formisano

Legambiente denuncia: se 82 comuni veneti sono altamente inquinati dal Pm 10, le famigerate polveri sottili provocate in gran parte dagli scarichi delle automobili, Vicenza e il Vicentino spiccano tra i protagonisti. E non fanno certo bella figura. Molti dei nostri comuni infatti, oltre a Vicenza, sono considerati zona pericolosa. In gergo burocratico sono inseriti in fascia A, certificazione di cui non andare fieri: la fascia A - dice il Piano di risanamento dell’Aria della regione Veneto - è quella in cui l’inquinamento è decisamente oltre i limiti di legge e in cui vanno presi provvedimenti, anche drastici, per riportarlo entro i limiti stabiliti. Ma la maggior parte dei comuni ha fatto orecchie da mercante. Lo scorso agosto Legambiente ha posto a questi comuni un questionario, per capire cosa fanno e cosa intendono fare contro l'inquinamento. Hanno risposto in 55 mentre 27 amministrazioni hanno lasciato perdere, come se la cosa fosse una sciocchezza di nessuna importanza. Vistosa, tra le non risposte, quella di Verona. "Eppure tutti sanno che il problema dell’inquinamento atmosferico si risolve con un coordinamento di azioni e politiche su area vasta spiega Angelo Mancone Presidente di Legambiente Veneto - Ci vuole un'azione che abbracci tutta la pia-

Una terra da scandalo. Una ricerca di Legambiente ci accusa: nella lotta all’inquinamento record negativo di città e provincia

Siamo i re dello smog
indicazioni precise e finanziamenti adeguati a Comuni e province per la lotta all’inquinamento. Una Regione che il 21 dicembre scorso ha varato una legge antismog pilatesca e che per i mesi successivi ha visto l’allora Assessore regionale all’ambiente Chisso continuare a ripetere “arrangiatevi”. Serve invece, sostiene Legambiente, un piano coordinato da adottarsi su scala più ampia possibile.” Comuni vicentini dove siete? Non hanno preso nessun provvedimento, ovvero non hanno limitato in alcun modo la circolazione, 17 comuni tra cui i vicentini Altavilla Vicentina, Arcugnano, Bassano del Grappa, Grisignano di Zocco, Torri di Quartesolo, Costabissara. Grave, visto che si tratta di comuni che soffrono l'emergenza traffico in modo molto intenso (Arcugnano non fa eccezione: a parte l'area collinare, c'è la zona industriale che confina con quella vicentina). Tra i comuni che hanno preso provvedimenti utili Legambiente segna-

nura padana, passando per un coordinamento interregionale.” Qui invece siamo ancora fermi al palo. Grave, tanto più che tutta la pianura veneta è sostanzialmente inquinata dal Pm10 in modo omogeneo, con valori che si differenziano di pochi punti e con medie annue sempre al di sopra del limite di legge. Contro tutto questo fino a oggi si è fatto poco. Spicca soltanto la "Carta Padova”, iniziativa con cui l’inverno scorso sono stati presi provvedimenti di limitazione al traffico, per altro disomogenei tra loro. Ma il provvedimento ha riguardato un’area ampia poco meno del 2% del territorio della pianura veneta. Una zonizzazione del tutto insufficiente e una mancanza di iniziativa regionale sono la principale causa di questi comportamenti. Perciò le risposte dei Comuni erano importanti. Emerge invece un quadro di interventi non razionali, spiega Legambiente, la cui responsabilità principale si deve alla Regione Veneto che non ha voluto dare

la solo nove comuni veneti tra i quali, ahinoi, non c'è un solo vicentino. Va un po' meglio nell'elenco dei 23 comuni che hanno effettuato Domeniche Ecologiche o blocchi del traffico. Anche se tra questi ben 15 comuni ne hanno fatto solo due o addirittura una (misura quindi del tutto inutile, anzi ridicola), Vicenza si mette in rilievo con i suoi 4 giorni di blocco totale. Legambiente però spegne eventuali entusiasmi: "Hanno riguardato solo il centro storico e si sono dimostrati perciò del tutto inutili". Che altro si è fatto? 12 comuni spiega Legambiente - hanno almeno provato con le targhe alterne: Padova con 22 settimane, seguita da Mestre con 20, Belluno con 19, Mogliano Veneto con 16, Treviso con 8. Vicenza e il Vicentino in fondo alla fila. Bollini e ribolliti. Legambiente critica poi i provvedimenti quali Bollino Blu, definiti poco efficaci, di facciata o addirittura inutili. "18 Comuni

hanno deliberato il Bollino Blu, per altro non utile per il Pm10, perché le polveri fini non sono tra le sostanza analizzate per ottenere il bollino. Altri comuni in compenso persistono con un altro intervento notoriamente inefficace, se pur dispendioso, come il lavaggio delle strade, mentre due capoluoghi si ostinano a portare avanti un provvedimento "puramente di facciata, quanto inefficace: quello della divieto di circolazione delle auto non catalizzate" dice Legambiente. Sono Vicenza e Rovigo. Completano il quadro i cosiddetti interventi strutturali, come incentivi per acquistare bici elettriche o per il passaggio a metano o gpl, e qualche intervento per la riconversione dei riscaldamenti di edifici pubblici da gasolio a metano. Hanno iniziato a sostituire gli impianti termici pubblici a gasolio con quelli a metano solo a Schio, il resto della provincia a guardare. Vicenza ha quantomeno promosso incentivi per comperare bici a pedalata assistita. Encefalogramma piatto. Il nulla solo in nove comuni veneti, che dichiarano di non aver preso nè previsto provvedimenti. Spiccano però molti vicentini: Arcugnano, Costabissara, Grisignano di Zocco, Torri di Quartesolo e Altavilla Vicentina. Insieme alla Vicenza di Hüllweck ci fanno proprio una pessima figura.

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la città a chiare lettere

Questo numero è stato chiuso mercoledì 5 ottobre a mezzogiorno

4 vicenzaabc

la nostra

Un libro riapre la vecchia questione: spocchiosi e antipatici, e

La sinistra e il comples
Contro una destra populista ma più efficace nel comunicare e che si inventa il “Contratto con gli italiani” i leader dell’opposizione usano ancora vecchi schemi, pieni di codici incomprensibili e slogan generici che li allontanano dalla gente comune. Ma è proprio vero il paradosso di una sinistra che non riesce più a parlare con il popolo?
E’ vero, la sinistra è antipatica. Soprattutto al popolo. E perciò fatica a vincere o, in qualche caso, non vince mai. Ma il sentimento - ed è la sostanza della questione - è del tutto reciproco. Come l’incomprensione. Perché si fatica a capire come l’operaio e pure l’impiegato, nonostante oltre un secolo di Dottrina, la sera a casa invece che sottolineare puntigliosamente l’ultimo saggio di Joseph Stiglitz sulla globalizzazione, preferiscano svaccarsi in poltrona davanti la De Filippi. Perché, dovendo scegliere tra un Paolo e l’altro, antepongano Maldini a Flores d’Arcais. O una chiappa della Ferilli a un dibattito con Livia Turco. Inspiegabile. A meno che non si ripeschi dal cilindro un vecchissimo slogan: ricordate? socialismo o barbarie! E visto che del primo s’è persa ogni traccia, logica vuole che a prevalere sia stata la seconda. Oppure – dannazione, chi l’avrebbe mai detto? – il potere operaio è proprio questo qui. Davide Lombardi "Metti ‘sti cazzi di migranti davanti" va, mobilificio for the masses per eccellenza (una spruzzata di ‘stile’ a prezzi relativamente bassi), il popolo che a milionate si incolla davanti alla tv-spazzatura del ‘grande fratello’, il popolo che ad agosto la partenza intelligente non se la sogna manco di notte, il popolo che chiagne e fotte, come si dice a Napoli (ma vale anche a Vicenza), beh quello, è lontano anni luce dal composto aplomb assunto dalla variante ‘moderna, europea e riformista’ della sinistra che pure si professa ‘di governo’. Ma anche - e la banana su cui è scivolato Luca Casarini è lì a dimostrarlo - dai vari parolai rossi che pure al Popolo fingono di rivolgersi ancora con la maiuscola.

Fumosi, verbosi, convinti di aver sempre ragione e con l’eterna aria da primi della classe. E soprattutto incapaci di parlare a quei milioni di italiani che non sono politicamente schierati ma che fanno vincere le elezioni. Sono queste le malattie che il sociologo Luca Ricolfi attribuisce nel suo ultimo libro agli eredi del socialismo e del comunismo italiano.
Luca Casarini, beccato da Striscia la notizia, mentre si rivolge ai propri compagni durante una manifestazione

“Voila les abruties”, ecco qua gli abbrutiti, dicevano le mie zie e nonne, con feroce ilarità di classe, indicando, dal loro bel terrazzo di montagna, le piccole avanguardie di turisti del week-end che allestivano al bordo della strada, a portata di utilitaria, i loro indiscreti picnic. Così inizia un memorabile ar ticolo ("E il popolo in vacanza occupò il panorama") in cui Michele Serra, da uno spunto apparentemente ameno come la villeggiatura (ma, a proposito di linguaggi, chi la chiama ancora così?), prova a fare i conti con il problema – tutto di sinistra – di conciliare la propria idea di massa con la massa, quella vera. Quella fatta di impiegati e fruttivendoli, operai e panettieri che l’utopia socialista (e comunista) sognava di far ascendere alla ribalta della storia. Sogno realizzato. O quasi. Che, per elevare le masse, ben più dell’Utopia ha potuto il Mercato. Al punto che oggi, a far da metro alla quantità di palcoscenico conquistato, più che i diritti acquisiti da anni di battaglie sociali, sono il numero di auto, telefonini e televisori pro capite. Non a caso sgranati come un rosario scaccia streghe da Silvio Berlusconi, uno che per altro alle masse sa parlare non per finta (chi altro sarebbe riuscito a risultare credibile, stravincendo un’elezione, con argomenti quali ‘meno tasse per tutti’?). Guai a dirlo che fa brutto, ma certi numeri letti all’incontrario sembrano il segno della invincibile resa della sinistra. L’equazione di una sconfitta. Tradotto: nonostante il benessere diffuso, il popolo un tantinello bue lo resta sempre. Tanto più che nemmeno uno dei più grandi successi dell’Utopia, l’università per tutti che doveva regalare al popolo le rose visto che al pane aveva già provveduto il boom economico degli anni ’50 e ’60, proprio proprio di massa non è più. O lo è sempre meno. Così come il posto sicuro, la sanità o la legge uguale per tutti. Adesso, tramontato il Sogno, riluce la verità ineffabile che abita l’intimo di ogni vero ‘sinistro’: il popolo in quanto tale è pressoché insopportabile. Il popolo che in questi giorni si ammassa all’Ikea di Pado-

Luca Ricolfi

Ilvo Diamanti

“Incomprensibili e falsificatori Ora serve essere trasparenti”
“Si discute del contorno, mai sul cuore del problema”
inquesto senso “superioE' uomo di sinistra e lo ri”. L’importante è non dice apertamente. Ma con scambiare le proprie preil randello va giù pesante: ferenze morali per una “Il linguaggio della sinidescrizione della realtà. stra ha due funzioni essenL’analisi empirica delle ziali: manipolare i fatti preferenze morali degli della nostra storia recente elettori lascia sì intravedee nascondere il vuoto prore l’esistenza, molto sfugrammatico”. Dice niente. mata, di (almeno) due ItaA voler fare una super sinlie. ma nulla suggerisce tesi è come dire “siete che l’una costituisca “la bugiardi e inutili”. Ma parte migliore del Paese” e Luca Ricolfi, sociologo, l’altra quella peggiore”. docente di Analisi dei dati Insomma una lenta matuall'Università di Torino e razione. quella di Ricolfi, autore del libro “Perché che è arrivata al “perché siamo antipatici? La sinisiamo antipatici” e alla stra e il complesso dei scoperta delle quattro migliori” è come un innamalattie della sinistra: l'amorato che scopre dai SPIEGATECI PERCHÈ. Secondo il messaggini sul cellulare il sociologo Ricolfi (questo il suo libro) buso di schemi secondari la sinistra non sa parlare alla gente (parlare del contorno per tradimento dell'amata. non affrontare il problema centrale), evi“Tanti mi chiedono perché ho scritto tare come la peste le parole crude (è il questo libro, e io non so dare una rispo- politically correct dove una nazione corsta - dice Ricolfi -. Ma queste cose sulla rotta, povera e infestata dalla guerra civisinistra le pensavo da tempo. Poi un le diventa “Paese emergente”), usare un anno fa dopo aver scritto “Dossier italia. linguaggio codificato generico e pieno di A che punto è il “contratto con gli italia- allusioni ma poco chiaro e infine il senni”” dove raccoglievo i dati storici del tirsi superiori agli altri. Paese degli ultimi 10 anni, mi sono accorto che la storia recente così come è Ma tutto questo vale anche nella politica raccontata dalla sinistra è piena di balle. locale? “No, io parlo sempre di ceto poliCome la questione del buco di bilancio”. tico nazionale e militante - precisa RicolQuello che la sinistra attribuisce sempre fi - Invece chi fa politica più modesta e alla destra e che invece, spiega Ricolfi, meno esposta ai media lo fa in modo più serio, i conflitti a livello locale sono meno c'era anche nel 2001. esasperati. Il Veneto? Lo conosco poco. Insomma è stato lo studioso Ricolfi a Ma per me c'è una evidente difficoltà scoprire il tradimento e a spingerlo ad della sinistra a capire la cultura del lavoandare oltre. Le prime avvisaglie che nel ro così radicata nel Nordest. Ricordo linguaggio di comunisti ed ex comunisti un'intervista in tv dove dei veneti dicevanostrani non tutto era limpido arrivano no “qui lavoriamo sempre” davanti un sempre con un altro libro nel 2001, esponente della sinistra che proprio non “un'analisi empirica delle preferenze capiva. E parlava di altre cose”. morali - spiega il sociologo torinese dove osservavo che il senso civico è equa- Eccola qui la distanza fra la sinistra e la mente distribuito fra destra e sinistra. realtà. O almeno uno degli esempi. E nel Anzi, l'unica differenza è che c'è più libro di Luca Ricolfi ce ne sono molti. Per senso civico fra le persone non schierate dimostrare che il cosiddetto “linguaggio politicamente. Poi analizzavo lo spazio nebbioso” e il senso di superiorità sono il morale, dove l'elettorato percepisce due male neanche tanto oscuro di una sinidiscriminanti contrapposte fra loro: una stra che nono riesce a parlare con l'eletfra libertà e sicurezza e l'altra fra solida- torato indeciso. E dopo tante randellate rietà e merito. La destra dà priorità a ci sono soluzioni? Una, e per Ricolfi sta sicurezza e merito, la sinistra a solidarie- in quattro parole: bisogna rivolgersi agli tà e libertà. Il fatto è che nessuna di que- elettori con “pochi punti ma chiari”. ste è superiore all'altra. E quindi la sini- Niente fumo, niente programmi di 100 stra è ingiustificata nel suo sentirsi supe- pagine fatti di parole nebbiose, niente codici per pochi eletti, niente bugie. E, riore”. una volta tanto, niente aria da primi della Come si legge nel libro “è del tutto logi- classe. Quelli che sono sempre stati antico che chi crede in determinati valori li patici a tutti. Alessandro Mognon pensi come preferibili ai valori opposti, e

Quell’eterna rassegnazione a essere sempre minoranza
“La sinistra vicentina, fuori dal governo, si isola da sola”
“Fino agli anni '90 la sinistra veneta e vicentina poteva anche fare la difficile e criticare il modello sociale, tanto non aveva possibilità di governo. Adesso che non è più così è rimasta la stessa, rassegnata a essere minoranza…”. Sposta subito la questione sul locale, Ilvo Diamanti. Anche se è d'accordo con Ricolfi (con cui collabora nella rivista Polena) e le tesi del suo libro sui vizi della sinistra nazionale: “Sì, la sinistra si crede superiore e accusa gli elettori di essere loro a sbagliare a votare”. Spiega il politologo vicentino: “Quella della sinistra antipatica è una questione storica. Da sempre infatti ha un approccio molto aristocratico verso la società ed è abituata all'opposizione. E pensa che siano i cittadini a non capire niente di politica. Ma comportarsi così in democrazia è un errore terribile. Dentro a questo poi ci sono le malattie di cui parla Ricolfi (supponenza, verbosità, l’uso di formule astratte: ndr). Le cose stanno così: dagli anni '70 la sinistra italiana ha una connotazione culturale ed è sempre stata votata da persone più istruite, intellettuali, insegnanti, impiegati pubblici. A questo aggiungiamo l'ideologia, che prevede la convinzione di aver ragione. Così già a partire dalla base la sinistra ha un approccio saccente”. Finita la premessa generale, passiamo ai fatti di casa nostra. Diamanti non è per

Ilvo Diamanti. Il sociologo critica la sinistra vicentina: “Troppo isolata”

VOGLIA DI IDENTITÀ. Una volta era questa l’immagine della sinistra. Oggi fatica a darsene una.

niente tenero: “Nel Veneto e a Vicenza non c'è una sinistra di governo. Qui poi si è abituata a fare opposizione, anzi si è rassegnata. Ma se una volta contestare il modello di sviluppo locale fatto di piccole imprese e puntare sull'anticlericalismo aveva un senso, oggi non ne ha. Così non c'è più scambio con l'ambiente e si è creata una nicchia. Risultato: c'è una sinistra che si è auto-condannata ad essere minoranza. Detto in altri termini: se diventi portatore di tradizioni e idee in contrasto con la realtà locale, perché questa dovrebbe crederti? E anche se oggi non è più così marcata la differenza, i vizi originari sono rimasti. Così fare ancora gli “eterni emarginati” non ha più alcuna giustificazione”. Soprattutto se lo si fa dall’alto di un piedistallo e guardando gli altri con l’aria di chi ha capito tutto. Allora è vero: la sinistra si è resa antipatica agli elettori indecisi e non solo? “No, il problema non è quello dell'antipatia - dice sempre il sociologo vicentino - ma quello della credibilità. La gente adesso chiede competenza, autorevolezza e quindi credibilità”. Certo non è che ci sia da stare allegri con la politica italiana di questo Terzo Millennio: “Su Repubblica qualche tempo fa ho scritto che se la sinistra è antipatica, la destra è apatica - commenta Diamanti -. Perché si adegua agli orientamenti della società e degli istinti locali”. a.mo.

inchiesta

vicenzaabc 5
Ubaldo Alifuoco

sso dei migliori

ecco perché i progressisti non vincono

“La gente ci vuole col sorriso ma quant’è dura essere simpatici”
Ubaldo Alifuoco, ha letto il libro di Ricolfi? Ma soprattutto, davvero voi sinistri siete i ‘migliori’? No, non l’ho letto. Ma a vedere i personaggi che imperversano oggi in TV, non è che la destra sia più simpatica. Poi io sono sempre per fare le distinzioni all'interno di destra e sinistra. C'è una destra liberale che mi pare simpatica perché accetta anche di essere derisa. Quando ci si confronta con il diritto di critica, con le libertà formali che caratterizzano le democrazie liberali non si è antipatici. Storicamente però l'Italia, purtroppo, ha conosciuto poco questo tipo di destra ed ha conosciuto di più una destra illiberale e spesso dispotica. Anche altri paesi europei hanno avuto questa esperienza. E, francamente, non c'era nulla di simpatico nei personaggi grigi di quella destra. Anche nella sinistra bisogna fare delle distinzioni forti. In effetti, c'è una sinistra ideologica che considera la propria minorità come il frutto di una arretratezza culturale della maggioranza dei cittadini elettori. Questa convinzione traspare nel frasario utilizzato, negli atteggiamenti e nelle pose televisive di alcuni protagonisti. Ciò accade quando si nega dignità al sentire comune, alle problematiche sollevate soprattutto da quello che dovrebbe essere il popolo di riferimento della sinistra. Voglio fare un esempio semplice: se non si coglie che la “domanda di sicurezza” è profondamente diffusa tra i ceti più umili, e la si liquida come frutto di incultura, si rischia di consegnare l'esclusiva delle politiche per la sicurezza solo alla destra. È d’accordo con Michele Serra? “È antipatico esprimere concetti che si contrappongono alle inclinazioni della maggioranza, è simpatico compiacere la pubblica opinione”. Michele Serra risponde argutamente e simpaticamente alla pretesa della destra berlusconiana di considerare simpatici solo i compiacenti. Ma, osservando ciò che succede nel Paese ed anche a Vicenza, quel tipo di simpatia ha provocato danni devastanti. Ce lo ricordava Montanelli, che certo non era di sinistra. Penso che già oggi le sue profezie siano più chiare e che i nostri concittadini di destra comincino a riflettere su questi anni di sbornia ideologica. E sul fatto che in essa non vi è molto di simpatico. Veniamo ai (tre) peccati capitali della sinistra: la verbosità. Sacrosanta verità ma, forse, appartiene anche al carattere latino. Se poi ci si mette l'ideologia il risultato è sicuro. Per la sinistra massimalista c'è anche l'idea che l'oratore, il capo che parla, diffonde un verbo, svolge un ruolo propedeuti-

BARBA E BAFFI. Anche Alifuoco dà ragione alle critiche: “Noi di sinistra spesso sbagliamo approccio ai problemi”

co. Ma non è lo stesso per la sinistra riformista, o britannica o germanica, o del Nord Europa. E' ancora certamente così per i residui della sinistra comunista di governo. Nell'ultimo congresso il leader maximo Fidel Castro ha letto una relazione di quattro ore! Roba da segarsi le vene. Ma il tempo, peraltro breve per ragioni anagrafiche, ci farà riflettere anche su quegli errori. Altro peccatone: la convinzione granitica di aver sempre ragione. La sinistra a cui guardo io non ha certo un simile atteggiamento. C'è, molto più della destra, la convinzione della complessità dei problemi e quindi delle soluzioni. Forse direi che un tratto della destra attuale è quello di voler trovare soluzioni semplici a problemi complessi. Faccio ancora un esempio per essere compreso. C'è a Vicenza la diffusa percezione di insicurezza nei cittadini? Si fa una ordinanza in cui si vietano cose ovvie che già sono sanzionate nell'ordinamento. E poi, alla chetichella, vi si infila un elemento di sottile di stampo xenofobo. Con uno stratagemma subdolo si crede di risolvere un problema complesso. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Infine: sentirsi sempre in una cittadella assediata, dove non c'è posto per chi non è allineato e coperto (Giampaolo Pansa). Pansa ha ragione. Con le sue riflessioni bisogna confrontarsi seriamente. E' diffuso, in una certa sinistra ideologica, l'atteggiamento di bollare chi ha idee originali e non conformi come “persona di destra”. Poi, con il tempo, la storia fa giustizia di simili manicheismi. Nel '56 con l'invasione dell'Ungheria, poi nel '68 con quella della Cecoslovacchia, e quindi con l'Afghanistan, quelli di sinistra che non condividevano o che si opponevano, venivano trattati come “compagni che non capiscono”. Magari da alcuni personaggi che oggi sfilano alle marce della pace. Andiamo a rileggerci Silone, e la storia di molti altri che “non capivano”. C'è solo molto da imparare. d.l.

“Il senso civico non è esclusiva di alcun schieramento La destra dà priorità a sicurezza e merito, la sinistra a solidarietà e libertà. Ma nessuna di queste è superiore all'altra” Fernando Bandini Giorgio Sala

“Avanti popolo” addio Ora ognuno pensa a sé
(d.l.) Professor Fernando Bandini, condivide la tesi di fondo del saggio di Ricolfi? La sinistra è antipatica perché soffre del complesso dei migliori, una sorta di superiorità morale e intellettuale rispetto agli avversari? In larga parte. A volte, un modo per evitare di riflettere sulla realtà e sul presente. Per sfuggirne. A sinistra si tende ad indulgere su se stessi e sul proprio passato, un atteggiamento decisamente improduttivo. Solo che a fare la tribù degli eletti non si arriva da nessuna parte. Michele Serra però non ci sta, e traduce in positivo, questa presunta antipatia sinistrorsa: “E’ antipatico esprimere concetti che si contrappongono alle inclinazioni della maggioranza, è simpatico compiacere la pubblica opinione”. Mi pare che queste osservazioni di Serra confermino assolutamente la tesi di fondo: certa sinistra soffre di un complesso di superiorità. Non è detto che quanto provenga da questa parte politica sia per forza particolarmente intelligente. Né che esprimere concetti spiacevoli per la maggioranza sia automaticamente un segnale di acutezza. Giampaolo Pansa nella sua rubrica sull’Espresso, il Bestiario, individua tre fattori che giustificherebbero l’accusa di antipatia. Il primo: l’incontinenza verbale, l’incapacità di sintesi, la verbosità. Malattie della sinistra? Indubbiamente la sinistra ha una particolare abilità nel non farsi comprendere, ma ritengo che la verbosità sia un male universale della politica attuale. Anche a destra. Forse perché oggi c’è molta più attenzione alle parole che alle cose. La verbosità è la diretta conseguenza di questo tipo di atteggiamento verso il presente. Accusa numero due: la convinzione granitica di aver sempre ragione. Per quanto mi riguarda, mai avuto convinzioni che Pansa definirebbe ‘granitiche’. Anzi, certe mie titubanze del passato possono essere tranquillamente ascritte a una permanente attitudine al dubbio. Dunque, personalmente, non mi riconosco in questa categoria. Poi sa, nella polemica politica è consuetudine considerare l’avversario sempre in torto. Di per sé, in questo non vi è nulla di strano. Ultima critica: sentirsi sempre in una cittadella assediata, in modo da guardare con sospetto chi non è allineato e coperto. Sono abbastanza d’accordo con quest’ultima affermazione. Abbastanza, perché un simile assunto presuppone ci sia una mobilitazione politica che – ora come ora – fatico a intravedere. Mi pare la politica non goda di molta fortuna di questi tempi. Nessuno si mobilita più per qualcosa. Dunque questa sindrome da cittadella assediata, se esiste, mi pare fuori tempo. D’accordo professore, la sinistra fatica a parlare alla sua gente. Ma il problema è, qual è oggi il ‘popolo’ della sinistra? Beh, non esiste più un popolo in senso classista. Piuttosto, esiste un’opinione pubblica sparsa. Sensibile soprattutto in alcuni punti nevralgici che però, generalmente sono legati a interessi specifici. Non ci sono più larghi settori della società con interessi comuni. A prevalere è il particolarismo. Prendiamo per esempio una categoria molto compatta come gli insegnanti. Compatta quando si discute o si toccano certi loro interessi. Ma se si parla d’altro, di grandi temi come – che so – l’urbanistica, o l’organizzazione generale della vita, come categoria non esistono più. Soluzioni? Ne avessi…

Copiamo la vecchia Dc sapeva parlare a tutti
Devo rispondere a una domanda curiosa, inattesa: ma è vero che i democristiani, quelli di una volta, erano proprio simpatici? Devo pensarci, io democristiano di allora. Perché non mi mancano i dubbi. La questione, che ha sollecitato la domanda curiosa, sta insorgendo nella sinistra o, per essere più esatti, fra gli studiosi della sinistra. I quali lanciano l'allarme. Attenzione, perché il voto politico è alle porte, e i consensi, che Berlusconi ha fatto di tutto per perdere, potrebbero non venire a sinistra. Se la sinistra fa di tutto per non guadagnarseli. Sta qui la questione della simpatia o della antipatia. I duri della sinistra voteranno comunque a sinistra. E così faranno i duri della destra. Ma cosa farà la maggioranza di un popolo che si muove su criteri diversi da quelli della politica dura, della ideologia forte? Qui nasce l'allarme. E' possibile prendere o perdere voti sulla base della simpatia o dell'antipatia di partiti e di candidati? Ed è proprio vero che la sinistra è afflitta dal “complesso dei migliori”, ed è malata da “verbosità” e “intransigenze”: che è dunque antipatica? Ed è proprio vero che la Dc, la vecchia Dc, sfuggiva a queste insidie, e dunque riusciva simpatica? Certo, la storia italiana della Dc è singolare. Ha governato, da sola o con altri partiti, per decenni. I suoi uomini trovavano consensi di scadenza in scadenza. Qualcuno, ammantato di quasi aureole, ancora ce la fa a passare da un canale all'altro delle tv, a dar giudizi e consigli. E il cittadino magari scuote la testa ma finisce per riconoscere: quella sì era gente che sapeva fare politica. Siamo al punto. Era la simpatia a suscitare, o ad agevolare, i consensi? O c'era dell'altro? Ripensando ai discorsi di oggi sui difetti della sinistra, riandando ai tempi passati, quelli della vecchia Dc, i miei tempi, credo di ricordare bene. Che non c'era, se non marginalmente, il complesso dei migliori. Che, salvo casi sporadici, non prevalevano supponenza e intransigenza. Insomma la dc stava “naturalmente”, talvolta “abilmente”, alla larga dagli atteggiamenti che danno fastidio agli interlocutori: i comportamenti che suscitano antipatia. Si trattava, credo, di un prodotto complesso che riguardava, insieme, il partito e gli uomini. Da una generale ideologia di partito scaturiva una cultura della moderazione, che tendeva a tagliare le punte più acuminate, le asprezze del far politica, riusciva, più agevolmente, ad avvicinare, a conquistare consenso. Gli uomini poi, i dc impegnati ai diversi livelli istituzionali e di partito, erano segnati, prevalentemente, da provenienze ambientali e culturali che li rendevano espressioni dirette, accreditate, spesso semplici, della gente. Sapevano parlare il linguaggio giusto, farsi capire. Riuscivano a trovare un comune terreno con un'opinione pubblica a cui offrivano un ragionevole scambio: mi impegno per un paese, una città, uno Stato che progredisca nella democrazia e nella libertà, e tu mi dai il voto. E se questo è vero, non c'era solo la simpatia a procacciare consensi. C'era un quadro politico, c'era una storia italiana che ha reso a lungo, per decenni, interessante, preferibile, alla maggioranza degli elettori, l'offerta della Dc e dei suoi uomini. Non a caso le cose sono poi cambiate. Gli sconvolgimenti storici, europei e mondiali, non potevano non investire la società italiana. E la Dc non ha saputo resistere, nella sua struttura e nella linearità di troppi comportamenti. Della simpatia di allora, intorno ad un partito e ai suoi uomini, se ne parla, anche adesso. Per rievocare quei tempi, con più di qualche nostalgia.

Miniguida al lessico ulivista di sinistra
Alberto Graziani

“Vincere le prossime elezioni è un prolegomeno a tutte le battaglie future”. (Fabio Mussi all'Assemblea Nazionale della Sinistra Ds Milano 17 settembre 2005) Socialismo contemporaneo trad.: Provaci ancora Karl Bislinguaggio Ignoranza Centrosinistra Il futuro della sinistra Blairismo Opportunismo Smantellamento strutturale dello stato sociale Capitalismo Filiere industriali Padronato

Realizzare un’alternativa Mettersi d’accordo Riformismo senza popolo La grande trombata del 2001 Identità socialista Il buco con D’Alema intorno Truffa elettorale Premio di minoranza Lista unitaria, federazione, partito unico riformista Fallimento Soggetto riformista Poco di buono Retorica della convergenza Compromesso storico Deriva centrista Mamma li dorotei!

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spunti e appunti

vicenzaabc

Mister Joy, sacerdote del rock vicentino
RITRATTI Stefano Urru e il suo mondo di dischi e cd: VICENTINI “Musica addio, meglio spille e bombolette”
Alessio Mannino
Dieci anni fa nasceva Joy Records. A molti questo nome non dirà nulla. Ma per altri significa tantissimo: è il negozio in contrà del Quartiere di Stefano Urru, il primo che ha avuto il coraggio – sì, coraggio è la parola giusta – di aprire a Vicenza un punto vendita specializzato esclusivamente in musica “alternativa”, cioè non commerciale. Punk, metal, rap, industrial, dark, new wave e tutte le ramificazioni del rock: c’è tutto questo “da Joy”, come si dice nel giro dei clienti rockettari di Stefano. E togliamoci subito l’imbarazzo di dire che chi scrive è uno di questi. Tanto è di moda avere un conflitto d’interessi di questi tempi, no? Stefano Urru (cognome palindromo sardo), classe 1964, nerovestito e magro con un viso occhialuto incorniciato da un caschetto di capelli corvini, non è vicentino, almeno non di nascita. È di un paesino nei pressi di Belluno, e suo padre è sardo. Università a Padova, facoltà di filosofia, 1983, al centro sociale Pedro spadroneggiavano gli autonomi (“non mi piaceva la loro ideologia dello scontro”, dice, “anche se frequentavo il Pedro e ascoltavo la sua radio, la Sherwood”), ma il suo destino è la musica. “La ‘sventurata’ idea di imbarcarmi in questa impresa” scherza (ma neanche tanto) “m’è venuta nel 1995, c’ho messo alcuni anni a farmi conoscere, ed è stata dura”. Perché sventurata? “Perché per una merce come la mia ci voleva una città più vivace, più movimentata dal punto di vista musicale”. Si riferisce all’incontestabile catalessi in cui versa il rock e la musica in generale a Vicenza. “Non solo, diciamo anche da un punto di vista culturale in senso lato. Negli ultimi anni, poi, con la giunta Hüllweck, le cose sono peggiorate, basta pensare che hanno chiuso l’unico centro sociale della città e non hanno mai promosso nulla per i giovani, anzi.” Stefano sull’argomento è incontenibile: “La politica culturale dell’amministrazione è per privilegiati: la cena in Corso, il teatro. Mentre la vita sociale in città langue, per i giovani c’è solo lo spritz. Che è buono, ma da solo è triste.” Nel suo negozio, uno stanzone che il sabato pomeriggio diventa la méta fissa di torme di ragazzini avidi di piercing, borchie, toppe, magliette e gadget di ogni foggia, Stefano si vede? “Rispetto a quand’ero giovane io, negli anni ’80, ora è pure peggio. Se quelli erano gli anni dell’edonismo, questi cosa sono? Qui vengono figli di ricchi, a volte così piccoli che non arrivano nemmeno all’altezza del bancone, che comprano la spilla o la maglietta, ma non guardano nemmeno i dischi. Però hanno la scarpa da 200 euro, il che significa che i soldi glieli danno, nonostante la crisi economica. Questo significa superficialità: ora è tutto moda, apparenza, ed è tutto troppo facile e a portata di mano. Ai miei tempi si scoprivano gruppi musicali col passaparola, si macinavano chilometri per un vinile e si sentiva più visceralmente l’amore per la musidi tutti gli altri articoli di commercio, nel passaggio dalla lira all’euro le case discografiche stranamente non ci hanno mangiato. Il cd che costava 38-39 mila lire ora costa 20-21 euro, praticamente lo stesso prezzo. Tutto il resto invece è raddoppiato, come tutti sanno. Ma il vero problema creato da Internet è stato che adesso lo ‘sbattimento’ massimo è fare ‘click’. Ci si è dimenticati quanto era difficile, faticoso ma estremamente appagante trovare dischi una volta, quando non solo non c’era il web, ma nemmeno tutti i negozi che ci sono adesso”. Fino a 10-15 anni fa c’erano pochi posti dove acquistare vinili, cassette e cd, concentrati nelle grandi città come Milano o Bologna. In Veneto c’erano solo dei veri e propri buchi, come lo Stone Roses a Padova o l’Indie a Mestre, oppure si vagava nelle sparute fiere del disco, che ora si sono moltiplicate. A Vicenza, nulla. “Con i primi anni ’90, quando è esploso il grunge (il genere nato con gli americani Nirvana a cavallo fra anni ’80 e ’90), c’è stato il grande spartiacque: la musica ‘alternative’ è diventata dominio delle majors, la grandi multinazionali discografiche. Da lì in poi sugli scaffali di qualsiasi negozio musicale, oltre alla classica e alla pop, c’è stato anche il rock meno commerciale e meno melodico. Poi si è diffusa Mtv, e con Internet tutto è diventato a disposizione di tutti.” E questo porta a comprare meno dischi, giusto? “Certo. Io cerco di tenere bassi i prezzi, ma serve a poco, quando puoi avere lo stesso cd gratuitamente scaricandolo. Purtroppo i veri appassionati sono pochi, anche se, essendo il mio un canale specializzato, sono riuscito a farmi una clientela di

ALLA CASSA PER PASSIONE. Stefano Urru è diplomato al conservatorio: “Amo la musica, da Bach agli Ac/dc. Purtroppo i ragazzi ascoltano senza conoscere”

“L’età media dei clienti è agghiacciante: bambini che comprano di tutto ma senza gusti e passione”
vede passare la gioventù musicofila vicentina, quella che a volte i benpensanti (e ignoranti) confondono con i punkabbestia. “La cosa che mi dà più soddisfazione è seguire i ragazzi da adolescenti alla soglia dei trent’anni. Li vedo crescere, fa piacere. Però ho visto anche gente finire male, ragazzi che per fare gli “alternativi” si drogano pesantemente oppure certi ragazzini che giocano a fare i punkabbestia, imitando quelli veri, contro i quali non ho nulla perché è una libera scelta che rispetto.” Dal tuo osservatorio in miniatura dei comportamenti giovanili cosa ca. Adesso i ragazzi non fanno più fatica.”. Stefano allude a quella gigantesca rivoluzione economica e di costume che è stata Internet: chiunque può scaricare un qualsiasi cd di un qualunque gruppo musicale standosene comodamente seduto a casa propria, cliccando sulla tastiera e soprattutto non pagando una lira, anzi un euro. Un problema per chi vende musica, e una tragedia per la musica in sé. Anche se, verrebbe da dire, sborsare una media di 20 euro per un cd è tragico per le tasche di giovani e meno giovani ugualmente squattrinati. “A parte che, a differenza

affezionati”. A proposito: i tuoi clienti chi sono? “L’età media di chi viene da me si è abbassata molto, è agghiacciante. Sono bambini. Hanno tutto, non hanno una vera passione musicale, comprano più che altro i gadget. Sono più disincantati e cinici dei loro coetanei di vent’anni fa, che però erano più attenti a scovare l’ultima uscita dei loro gruppi preferiti, invece di pensare al cellulare. E infatti, mentre nella seconda metà degli anni ’90 il rapporto fra dischi e oggettistica era di 70 a 30, ora è di 50 a 50.” Al Joy infatti, oltre che cd e vinili (le care vecchie musicassette sono ormai solo un ricordo), viene offerta una vasta gamma di consumi per giovani anticonformisti (“ma anche l’anticonformismo giovanile è una moda” avverte Stefano): magliette, spille, cinture, bracciali, poster, orecchini, libri, dvd, bombolette per writers. Se vendesse solo compact disc, addio affari. E se dovesse essere lui il cliente, cosa si porterebbe a casa? Quali sono i gusti musicali di uno che vive di musica? “Non ho gusti

rigidi, l’importante è che mi trasmetta emozioni. Ho sempre odiato la banalità, però: mai piaciuta la solita solfa melodica italiana. Ok i cantautori, ma ho sempre preferito il punk, l’hard rock, amo soprattutto la new wave anni ’80, ma ascolto volentieri anche la classica o il jazz. Sono diplomato al conservatorio, suono l’organo, e capisco il valore di Bach come degli Ac/dc”. Questo “valore”, purtroppo, in molti non lo capiscono, in Italia: perché nel nostro paese certi generi musicali non sono seguiti dalla grande massa? “Perché la grande massa segue i grandi media, e questi pubblicizzano i soliti noti, i Cementano, i Venditti, o i nuovi arrivati costruiti dal nulla, come Dj Francesco, per fare un nome. E dietro a questa immutabile gabbia autoreferenziale c’è la Siae, che in teoria dovrebbe fare gli interessi di tutti i musicisti e invece protegge solo i pochi grandi, che sinceramente hanno stufato.” Sottinteso: la buona musica, invece, non stufa mai.

DI SOPRAVVIVENZA CITTADINA

TACCUINO

LA CITTÀ IN DELIRIO PULP: ROCK, SPADE GIAPPONESI E MASSACRI
Ernesto Pirroni Visto che, al momento di andare in stampa, l’Apocalisse annunciata con tutti i fasti del caso la settimana scorsa non si è ancora palesata, nostro malgrado guardiamo oltre. Certo, ci siamo andati vicini, con l’acqua alta che premeva alle costole della città, avvistamenti di nutrie e topi in fuga, uomini della protezione civile schierati sui ponti nella notte di lunedì. Ma fin qui, niente. La catastrofe palingenetica è rimandata, e altre rubriche attendono lo stanco scrivano, stanchissimo relatore degli accadimenti culturali vicentini. Dunque. Venerdì 7 ottobre, due presentazioni di libri arricchiscono la giornata. Alle 18.30, nella libreria Libravit di contrà Do Rode, la vicentina Giannina Gaspari illustra il proprio volume “Intentamente Eleonora”. Con un intervento di Bepi De Marzi. Stesso giorno, alle 21 alla libreria Spaziopiù di stradella Santa Barbara, il giornalista Maurizio Crema presenta il suo libro “Viaggio ai confini dell’Occidente. In moto sulle strade dell’Albania”: ritratto della terra e della realtà albanese viste dalla sella di una motocicletta. Firma del Gazzettino, D Donna e Diario, Crema è partito per la misteriosa terra d’oltremare a cavallo di una scassatissima due ruote. Provando a traversare il fenomeno-Albania dopo essersi spogliato di tutti i privilegi e le opulenze da italian way of life. Sicuramente interessante, da non perdere. Sabato 8 ottobre, al Carpe Diem di via Quasimodo 39, alle 22.30, esibizione della nostra band preferita. Preferita per il nome stellare e folle, perché mai l’abbiamo sentita suonare, né ci serve: “Toni ti anima la macchina”. Un nome che non sai bene da che parte prendere: in tempi di usa e getta e facile consumo, ha la nostra imperitura approvazione. I nostri volgeranno in chiave rock alcune delle più celebri sigle di car toni animati, e anche questo non suona affatto male: “Cartoon Rock” il titolo del concerto, e qui niente misteri con il nome. Se l’occasion fa l’uomo ladro, la gratuità lo fa spadaccino. Martedì 11 ottobre, alle 20 e alle 21.30, la palestra Sporting Seven di via Astichello 163/f offre a chi si presenta una lezione dimostrativa gratuita di Kendo. Antica arte della spada intrecciata alla filosofia zen e alle arti marziali. Perché no? Un gentiluomo, poi, ha pur bisogno di difendersi. Oggi più che mai. Chiusura in leggerezza con “Anatomia di un massacro”. Giovedì 13 ottobre, alle 21, al Museo del risorgimento e della resistenza, verranno presentati filmati sui crimini di guerra nazifascisti. Ok, non sarà il massimo dell’allegria – ma d’altronde, raramente la memoria è allegra. (scrivi all’autore a ernestopirroni@yahoo.it)

Cose da fare e cose da evitare nella settimana che ci aspetta

Torna l’uomo lupo. E il vero cinema
in tivù
Sabato 8 Yoshiwara Rai 3, 01,30 (M. Ophuls, Francia, 1937) La tragica vicenda d’amore e morte di una geisha in un “melodramma esotico con orientalismo da paccottiglia e cadenze da romanzo d'appendice” (M. Morandini), che rimane tuttavia un gioiello del cinema d’antan. Raro passaggio in tv di un mitico regista della prima metà del Novecento. Mezzogiorno e mezzo di fuoco Italia 1, 01,35 (M. Brooks, Usa, 1974) Demenziale e fracassona parodia del cinema western, operata dal solito Mel Brooks con le sue solite ‘muse’, Gene Wilder e Dom de Luise. A suo modo geniale. Domenica 9 Scusi, dov’è il West? La 7, 17,45 (R. Aldrich, Usa, 1979) Nel 1850 uno sprovveduto ed inoffensivo rabbino polacco deve raggiungere S. Francisco, ma il viaggio e le esperienze che farà influiranno profondamente sulla sua visione del mondo. Opera ‘ambigua’, in bilico tra commedia e dramma, ma tuttavia interessante e intelligente. Da vedere.

MULTIVISIONI di Giuliano Corà Dal satellite arriva il film di Waggner, un delizioso horror del 1940

su satellite
Sabato 8 L’uomo lupo Studio Universal, 17,25 (G. Waggner, Usa, 1940) Semplicemente da assaporare questo licantropo vecchia maniera, con due ‘mostri sacri’ (è proprio il caso di dirlo) dell’horror di allora: Lon Chaney e Bela Lugosi. Delizioso e imperdibile. Lunedì 10 Bad boys Studio Universal, 23,05 (R. Rosenthal, Usa, 1983) Una regia quasi inesistente, ed una sceneggiatura banale e piena di stereotipi: il solito ‘bravo-ragazzoche-è-stato-incastrato’ capita in un riformatorio covo di violenze e perversioni, ma ‘per amore’ non si fa corrompere e ne esce pulito. Tuttavia, merita assolutamente una visione per la prodigiosa interpretazione di un giovanissimo Sean Penn, per la serie: ‘Grandi attori si nasce’. Provare per credere. Mercoledì 5 The fog of war Sky, 21,00 (E. Morris/M. Williams, Usa, 2004) Oscar per il miglior documentario, The Fog of War racconta la vita di Robert McNamara, Segretario alla Difesa durante la guerra in Vietnam, ed uno dei principali responsabili di quella follia e di quella strage (lui e il Generale Westmoreland, ad un certo punto meditarono di usare l’atomica per farla finita con quei comunisti gialli). Alla premiazione Morris ha parlato contro la guerra in Iraq: “Quarant’anni fa questo paese si ritrovò in una trappola in Vietnam e milioni di persone morirono: temo che stiamo per finire di nuovo in una trappola”. Accidenti se aveva ragione …

CHE OCCHI GRANDI HAI. Lon Chaney interpreta l’uomo-bestia del film di Waggner. La creatura, come tutti i mostri che si rispettino, rapisce una bella fanciulla

in vendita
Trauma D. Argento, Italia/Usa, 1992 Un maniaco assassino collezionista di teste viene scoperto e fermato da due ‘tipi qualunque’. ‘Spaventoso’ come si conviene, ed anche divertente, di quando Dario Argento faceva ancora ‘paura’ (ora fa solo orrore). Purtroppo per noi, la testa di Asia Argento si è salvata dalla strage.

a noleggio
Dogtown & the Z-Boys S. Peralta, USA, 2001 Altro bel documentario. Nei primi Anni Settanta, in California, nella cittadina degradata di Dogtown, un gruppo multietnico di ragazzi sottoproletari scoprono lo skateboard, divenendone in breve dei campioni e vincendo anche numerosi premi. Per alcuni il successo fu l’occasione del riscatto sociale, per altri, la porta per perdersi nella droga e nell’alcol.

vicenzaabc

speaker’s corner
Idee per una sinistra migliore

7
Idee per una cattiva informazione
In nome dei presunti valori dell’Occidente insulta chiunque ma non dice mai la verità

Il campo dei libri di Matteo Quero apre una strada nuova alla città
Giusto discutere sui modi di queste iniziative. Ma doveroso riconoscerne il valore
Sono apparsi sullo scorso numero di Vicenza Abc ben quattro articoli che, direttamente o indirettamente, parlavano dell’iniziativa di Matteo Quero di portare i libri in Campo Marzo per riappropriarsi in modo civile e non oppressivo degli spazi della città. L’obiettivo era contrastare, con la cultura e la presenza di persone che si rilassano leggendo libri e riviste, il degrado di interi spazi cittadini. Questi spazi non vanno resi sicuri con ordinanze, ronde padane o pantere in bicicletta ma attraverso il loro utilizzo da parte dei cittadini. Dalla densità di articoli su un giornale di sole otto pagine risulta evidente che la manifestazione ha colpito l’animo di molti. Proprio in questo numero del giornale ci interroghiamo sulla difficoltà che ha la sinistra quando è il momento di vincere e su quanta sappia, spesso e volentiemeglio avere un luogo dove poterlo dire. Vorrei però sottolineare che l’iniziativa di Quero è in sè un messaggio politico di valore. Portare i libri in uno spazio, che a volte i cittadini hanno paura di frequentare, ha messo la giunta di questa città - e non è successo spesso - in grave difficoltà, ponendola di fronte a proposte ben diverse da quelle dal sapore solo autoritario delle varie ordinanze antielemosina o antibivacco. Tutto si può fare meglio e con fondamenti teorici più pesanti. Va però dato atto a Quero, un generoso esponente della sinistra vicentina che si muove sempre con impegno e trasparenza, di aver aperto una strada in un’ottica molto stimolante, quella libertaria. Voglio ringraziarlo per questo. Mi piacerebbe che di queste strade se ne aprissero altre. Matteo Salin

Niente mi stupisce più del grande Ferrara in tv
Domenico Buffarini

ri, rendersi antipatica anche agli occhi dei suoi potenziali sostenitori. Matteo Quero probabilmente confermerebbe questo fatto in base a quanto contenuto in alcuni articoli, non tutti, dello scorso numero del giornale. Le critiche all’iniziativa non sono mancate. Alcune comprensibili, altre meno. Il Campo del libro è stato considerato politicamente non corretto con varie

motivazioni. Tra le tante: perché è inammissibile accettare le ronde di controllo e contemporaneamente portare i libri sul prato; perché una iniziativa così estemporanea risulta ben poco adatta a risolvere le emergenze, che devono essere affrontate in modo assai più politico. Non entro nel merito degli articoli perché è bello poter avere opinioni diverse ed è ancor

Vicenza per la Palestina
Grazie all’iniziativa dei sindacati Cgil, Cisl e Uil e dell’associazione Salaam ragazzi dell’Olivo, potremo approfittare di un’occasione rara. Lunedì 10 e martedì 11 ottobre, a partire dalle ore 21, presso la sala del Patronato Leone XIII, potremo assistere al film “La porta del sole”. Bab al Shams vuol dire "Porta del sole" ed è il nome che la protagonista, Nahila, dà ad una grotta che è fuori dal campo di rifugiati in Libano in cui vive: l'ha resa bella, ci ha messo fiori e candele ed è lì che si incontra con il marito combattente quando si riescono a vedere. Il film è tratto dall'omonimo libro di Elias Khoury e ripercorre la storia dei palestinesi, del loro viaggio forzato dai campi della Galilea al Libano nell’arco di cinquant’anni di durezze, speranze, amori. La sera della prima, all'October's Middle East Film Festival di Beirut, hanno organizzato una proiezione all'aperto per i rifugiati di Sabra e Chatila. Non voglio nemmeno pensare alle emozioni che ha dovuto suscitare. Sarà ora interessante vedere quali reazioni susciterà invece nel pubblico vicentino, visto che ci sarà la possibilità di vederlo in città, nonostante il film – prodotto in Francia da Artè – non sia stato distribuito in Italia, Il protagonista maschile è Younès, signore ormai di una certa età che sta morendo in ospedale.

Un “pizzone” da cinque ore per scoprire la vita nei Territori

La porta del sole è un film lungo ma appassionante. Consolatevi se non resisterete cinque ore sulla poltrona: il biglietto d’ingresso è devoluto in beneficenza

E da lì si sviluppa il viaggio nel tempo e nella memoria che caratterizza il film. La proiezione di “Bab el Shams” è divisa in due parti, La partenza e Il ritorno, perché dura in tutto 278 minuti. Ma non ci si deve aspettare un polpettone, piuttosto, come dice anche il regista, Yousry Nasrallah, “un’epopea piena di musica e di colori… più che una ricostruzione storica, una ricostruzione mitica, un racconto alla Omero, una Iliade palestinese, o se volete un western…”.

Pochissime le immagini documentarie utilizzate dal regista, che rivendica l’aspetto di finzione del film pur essendosi basato su racconti storici ed avendo girato in luoghi reali come a Chatila: “Se è essenziale proporre racconti dell’esodo del 1948 – ha dichiarato Nasrallah – questa grande vergogna, questa umiliazione che continua ad uccidere, penso però che questa grande catena non si possa spezzare se non grazie alla finzione”. Il film è tratto dal romanzo omoni-

mo di Elias Khuri, libanese, una delle figure di spicco della letteratura araba contemporanea. Romanziere, drammaturgo, saggista e giornalista, Khuri oggi dirige il supplemento letterario del quotidiano an–Nahar, uno dei più importanti giornali libanesi. Ha pubblicato numerosi romanzi, tradotti in varie lingue, sceneggiature teatrali ed alcuni volumi di critica letteraria. Il suo romanzo Bab al Shams ha ottenuto il massimo premio letterario palestinese, ed è stato tradotto in francese, in ebraico, in inglese e in italiano. La traduzione italiana è stata realizzata da Elisabetta Bartuli, italo–egiziana di adozione vicentina, arabista, che sarà presente alla proiezione. Dunque non ci resta che immergerci in queste cinque ore di storia e di storie dove realtà e fantasia si intrecciano per farci capire come può essere la vita nei Territori. L’ingresso costa euro 3 a serata. Il ricavato delle serate sarà devoluto per iniziative di solidarietà in Palestina e Israele. Milena Nebbia La porte du Soleil Regia: Yousry Nasrallah Egitto/Francia, 2004 Soggetto e sceneggiatura: Yousry Nasrallah, Elias Khoury, Mohamed Soueid, dal romanzo omonimo di Elias Khoury (Einaudi, 2004)

Trementina

L’arte astratta ritorna sulla terra
Giusto Pilan a Sabina Romanin riscoprono il gusto per la materia. Che trasmette emozioni
L’ultimo Pilan che è possibile vedere fino al 23 ottobre nella stupenda chiesa dei Santi Ambrogio e Bellino (che di per se stessa merita una visita), sembra essere giunto, probabilmente per una nuova maturità o esperienza di vita, all’abbandono della figura e all’affondo invece nei misteri del mondo naturale più inquietante. Perdendo il riferimento iconico, i suoi dipinti, pur conservando l’uso dei materiali a lui consoni, come polveri di marmo, terre, sabbia e collanti, alludono a turbinii da apocalisse, a striature di magma oppure a crepe della crosta terrestre, a zolle mosse da movimenti tellurici le cui sinuosità lasciano però intravedere punti luce di vera finezza. Giusto Pilan persegue quindi in modo ferreo la sua idea di pittura senza farsi distrarre dalle sirene del mercato o dalle tendenze di moda e continua ad essere proprio per questo artista, se vogliamo, di nicchia, ma Torse, 2005. Pilan molto apprez- predilige pigmenti e zato dai culto- sabbia ri dell’arte contemporanea, intrigati dal suo originale modo di ghermire il reale, di cui sempre trattiene però le tracce, e di trasfigurarlo. Incontri: Giusto Pilan e Christian Gosselin. Chiesa dei SS. Ambrogio e Bellino, 24 settembre – 23 ottobre 2005, orario: 15.00-119.00 (da martedì a domenica), ingresso libero. m.n.
Doppio appuntamento alla galleria PrimoPiano ArteStudio. Sabato scorso è stata inaugurata la personale di Nicola Olivieri "Mi chiamavano trinità". Nel tipico stile di Olivieri, che ironizza sugli eccessi, si è tenuta una festa cafona e rumorosa, con un Dj che faceva tremare il pavimento del palazzo in contrà Santa Barbara e alcolici a fiumi. Ospiti d’onore i modelli delle opere dell’artista. L’evento è stato più una performance collettiva che una vernice. Chi si è perso l'avvenimento può tornare in galleria, dove i lavori di Olivieri possono ricordare l'atmosfera: stampe digitali coloratissime riproducono i ritratti di Nicola e dei suoi amici. In un gioco di fotomontaggi i protagonisti compaiono circondati da aureole di missili e ghirigori di soldatini di piombo, a metà strada tra icone russe impazzite e pubblicità di detersivi. Per riposarsi dalla festa ci si poteva recare nella seconda ala espositiva di PrimoPiano. Qui, in una calma quasi zen, si rimaneva stupiti dal contrasto con l'altra sala. Alle pareti c'e- Ritratto di Nina, rano i lavori di uno dei sottili ricami di Romanin Sabina Romanin. Mescolando l'arte da nonne del ricamo e la passione per le più moderne macchine da cucire computerizzate, Sabina ha esposto ritratti delicati, cuciti con fili colorati su sottili stoffe bianchissime. Quest'ultima mostra ha aperto diverso tempo fa e chiude proprio venerdì 9 settembre. Quindi sbrigatevi e andate a vedere queste meraviglie. i.t.

Che Cicciopotamo Ferrara intenda contendere lo scettro di re dei talebani nostrani ad Oriana Fallaci è circostanza sufficentemente nota e documentabile; ma per averne circostanziata conferma basta seguire uno dei numeri del programma televisivo di ''La 7'', dal titolo 'Otto e mezzo', dove il Nostro, in impari duello con il povero Gad Lerner, sproloquia con violenza difficilmente eguagliabile e con un cinismo talmente rozzo da apparire recitato in difesa dei ''valori dell'Occidente'', delle ragioni della Chiesa Cattolica (egli si definisce peraltro ateo devoto) e contro la barbarie del mondo islamico. Sono a volte costretto a seguirne qualche numero per trarre spunti sui livelli di ignoranza storica, di malafede e di ipocrisia a cui sono capaci di arrivare certi paladini della ''civiltà occidentale'', ed ho così potuto registrare che nel corso di tre puntate della scorsa settimana Ferrara è riuscito ad insultare e a sbeffeggiare nell'ordine: un civilissimo professore di origine araba ma cittadino italiano da decenni; un arabista italiano docente nell'Università Cattolica di Milano; una signora algerina attualmente Ministro della cultura nel suo paese che, pur essendo musulmana, si presenta in televisione senza chador e con degli appariscenti capelli rossi; un assessore del comune di Siena noto come convinto fautore della non violenza di segno gandhiano; un medico ginecologo; due signore colpevoli di difendere la pillola che consente alle donne di abortire senza dover ricorrere a interventi di tipo chirurgico. Contro il professore arabo italiano, un civilissimo signore che argomentava con grande equilibrio sul caso della scuola chiusa a Milano, dove professori di lingua araba insegnavano a bambini perlopiù egiziani i cui genitori hanno in programma di rientrare in patria, e spiegava che in quella scuola non si insegnavano versetti fondamentalisti o slogan di Al Qaida ma i contenuti dei programmi scolastici in uso in Egitto, rivendicando peraltro le sue ragioni con l'espressione ''noi, che siamo cittadini della Repubblica Italiana...'', il Nostro ha urlato testualmente: ''Quale noi e noi! Il noi, in Italia spetta solo a cristiani e ad ebrei. Voi musulmani non c'entrate niente con l'Italia perché siete i seguaci di una religione nata 1300 anni fa nel deserto''. Non molti sanno che l'argomento, risibile se si considera che la religione ebraica è nata circa 3500 anni fa nel deserto del Sinai ad opera di un signore che si chiamava Mosè, mentre quella cristiana sembra sia nata in un territorio semi-desertico confinante con quello arabico ad opera di un ebreo palestinese di nome Gesù, era lo stesso che venne usato per giustificare le leggi razziali razziste contro gli Ebrei italiani e i ''provvedimenti'' del regime nazista contro gli Ebrei tedeschi, giudicati stranieri anche se cittadini da sempre dei loro paesi. Il professore dell'Università Cattolica si è beccato del ''somaro'' perchè aveva affermato come tra le radici della civiltà europea vi è anche la cultura islamica. Il Nostro ignora, oltre al resto, che per tutto il Medioevo la cultura dominante nell'intera area mediterranea e in tutto il Medioriente fino ai confini con l'India è stata la cultura araba. Senza accennare alle innumerevoli opere d'arte architettonica ancora visibili in Spagna e in Sicilia, vogliamo ricordare che nelle lingue europee esistono centinaia di vocaboli di origine araba e che numerosi termini arabi fanno ormai parte della terminologia comune, soprattutto in campo scientifico: zenith, nadir, azimut, algebra, zero, alambicco, alchimia, albicocca, pesca, arancio, zagara, divano, cuffia, zimar-

LE QUATTRO STAGIONI. Ex Pci poi passato al Psi e infine a Berlusconi adesso Giuliano Ferrara si definisce ateo-devoto. E ogni volta diceva di aver ragione

ra, barracano, dogana, zucchero, caffè ecc... Anche la parola ''sceriffo'' è una parola araba. La circostanza, considerando il carattere rudimentale dei mezzi di comunicazione per tutto il Medioevo, lascia intendere che la lingua araba è stata in Europa quel che è oggi la lingua inglese, e cioè la lingua della tecnica e della scienza. I numeri che usiamo ogni giorno sono numeri arabi. Attraverso gli arabi l'Europa ha riscoperto la filosofia greca, la medicina di Ippocrate e l'astronomia. Robetta. La signora algerina si è macchiata agli occhi del Nostro della grave colpa di sostenere che il suo paese, insanguinato per oltre un decennio da una ferocissima aggressione da parte del fondamentalismo islamista algerino (che ha impervesato nella totale indifferenza del cosiddetto Occidente con massacri efferati) ha saputo liberarsi dal terrorismo omicida grazie al SUO esercito e grazie alla resistenza della società civile, che è nella quasi totalità di religione musulmana. Evidentemente per Giuliano Ferrara all'Algeria moderna si sarebbe potuto riconoscere il carattere di democrazia soltanto se a ''liberare'' gli algerini dal terrorismo fossero intervenuti i marines americani, magari in cambio delle consistenti risorse petrolifere di quel paese. Contro la pillola abortiva, accusata dal Nostro di rendere l'aborto facile come prendere un'aspirina, Giuliano Ferrara si è esibito in un’appassionata recita: ''Dobbiamo mobilitarci contro l'aborto e difendere e diffondere il valore della vita. Pensate! Negli ultimi dieci anni, grazie alla pillola abortiva, in Francia si sono avuti 200.000 aborti l'anno''. Come è noto Giuliano Ferrara è stato ed è un sostenitore accanito, in nome della democrazia e dell'Occidente, della guerra americana in Iraq. Secondo studi accurati si è calcolato che con i soldi spesi per quella guerra si sarebbe potuto irrigare l'intero deserto del Sahara e dar da mangiare all'intera Africa. Naturalmente a Ferrara sfugge che ogni anno nel mondo muoiono di fame dai cinque ai dieci milioni di bambini, nella quasi totalità non ''occidentali''. Ps: Il richiamo alla religione ''nata nel deserto'' mi intriga. Nel 1981, in compagnia di tre pastori battisti americani, attraversai in macchina il deserto dell'Arizona da Tucson a Phoenix. Era una stupenda notte illuminata da un cielo cristallino e trapunto da milioni di stelle; al centro vi spiccava una falce di luna con a fianco la luce del pianeta Venere. Ci fermammo. Uno dei tre pastori esclamò con religiosa reverenza: ''In una notte come questa, nel deserto d'Arabia, Mohammed ricevette dall'Arcangelo Gabriele il Corano. Di fronte a uno spettacolo come quello che vediamo ora ci si può anche credere''.

a ruota libera

vicenzaabc

Sorpresa: oggi l’erede del centro sociale Ya Basta paga l’affitto. Ma non rinuncia alla protesta
Alessio Mannino Un anno fa Vicenza, l’immobile Vicenza che vieta di sedersi sull’erba dei suoi parchi, la lobotomizzata Vicenza che voleva chiudere i bar a mezzanotte, questa città che spesso sembra – attenzione: sembra – spenta e passiva, ha visto nascere una novità. Un nuovo spazio per i giovani. Non uno spazio qualunque, ma uno spazio sociale: è l’erede del fu centro sociale Ya Basta, raso al suolo dalle ruspe della prima giunta Hüllweck nel 2001. E’ il Nuovo Capannone Sociale, in via dell’Edilizia 128, in mezzo a quel labirinto di strade, stabilimenti e uffici che è la zona Fiera. Sabato 24 settembre scorso ha riaperto i battenti con una scarica di musica rock, e i ragazzi che lo gestiscono, alcuni sono gli stessi del vecchio centro distrutto, hanno tutta l’intenzione di tenerlo aperto contro ogni pressione politica, da qualunque parte provenga. Anche perché, questa volta, nessuna ordinanza né denuncia potrà farlo sgomberare né tanto meno demolire: i giovani di estrema sinistra, gli ex-Ya Basta, i Disobbedienti, i cosiddetti no-global o come li si voglia chiamare, pagano regolarmente l’affitto. “Un paio di migliaia di euro al mese” confessa con massima tranquillità l’attivista Francesco Pavin, 26 anni, studente universitario, uno dei volti più noti del movimento anti-globalizzazione vicentino, che ci parla della nuova sfida del Capannone. COM’È. Un’unica sala dal soffitto alto, con un palco rialzato in fondo, divanetti e panche ai lati. Un bancone, i servizi igienici, un soppalco e un piccolo ingresso: questo è il posto dato in affitto da un “privato” (bocca cucita sul nome), trovato “semplicemente cercando, come qualsiasi persona che cerca casa”. Fanno parte del movimento che contesta la globalizzazione liberista, sono collegati alla rete dei centri sociali del Nordest come il Pedro di Padova e il Rivolta di Marghera, ma hanno scelto la via legale di uno stabile affittato. Forse quello di Vicenza è l’unico centro sociale che paga la locazione e la bolletta della luce: è un ripensamento sul metodo storico dell’occupazione? “Niente affatto” risponde Pavin, “pur di creare uno spazio sociale, abbiamo deciso di tirar fuori i soldi di tasca nostra”. Quanti? “La sottoscrizione iniziale è stata di 10 mila euro, ed eravamo in una quarantina di persone, tutti giovani”. Come vi finanziate? “Soprattutto con i concerti. E quando andiamo sotto, facciamo come agli inizi: di tasca nostra”. Seguite sempre il modello dell’autogestione come ai tempi del centro sociale? “Siamo affiliati all’Arci, figuriamo come un’associazione Aps, vale a dire di promozione sociale. Quindi abbiamo uno statuto con un presidente, ma di fatto tutto viene gestito da un’assemblea aperta a tutti che si tiene ogni martedì alle 18”. Insomma, dopo tre anni di tentativi falliti di ripetere l’esperienza dello Ya Basta (due volte l’ex Lanerossi, la scuola Rodolfi ad Anconetta, ex cinema Berico dietro ponte San Michele in centro, fra le occupazioni maggiori tutte finite male), scegliete la strada della legalità. “Chiariamo. Un luogo dove svolgere attività sociali dovrebbe, anzi deve essere dato in gestione comunque, come avviene in molti comuni d’Italia, ma non a Vicenza. Se avessimo un’amministrazione comunale meno ottusa di questa non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere a questa scelta di necessità, che rimane temporanea”. In ogni caso rispettate la legge. “Legalità è un concetto vecchio, superato. Se passi con il semaforo rosso per aiutare una persone che sta morendo, compi un atto illegale? Illegale è un immigrato che muore in un Cpt (Centro di permanenza temporanea, i campi di accoglienza per clandestini, ndr).
PROTESTA ATTIVA. Un momento della manifestazione alternativa col prete no global don Gallo. Ma i ragazzi del Capannone non sono solo questo: vogliono creare uno spazio per musica e cultura a prezzi abbordabili

Il Capannone dello zio rock
“attività sconvenienti”, un modo per alludere alla droga – io in dieci danni, da quando ero allo Ya Basta a oggi, non ho mai trovato una siringa. Per il resto, si sa, siamo per liberalizzare le droghe leggere”. A parte questo, c’è stata una lunga trattativa con l’assessore all’istruzione Abalti, che, accusa Pavin, “ce la mena da tre anni di voler aprire spazi giovanili”. Sul sito del capannone (www.capannonesociale.tk) si ironizza sui tempi burocratici e sulle reali intenzioni del Comune: “Chiedevamo la concessione di un unico stabile comunale vuoto da anni. Ma il progetto cambiò: si prevedeva di dividere lo spazio tra le varie circoscrizioni: come se in una casa concedessero il bagno ai Ferrovieri, la cucina al centro storico e la camera a San Pio”. Ma quello che più infastidifiva era che la giunta voleva far passare il progetto come finalizzato alla lotta alla “devianza giovanile”. “La “devianza” a Vicenza c’è dice Pavin - ma è quella di centinaia di giovani che non possono contare su un centro di aggregazione sociale”. A Vicenza, effettivamente, oltre a bar e pub non c’è niente. “La capacità culturale e sociale dei giovani di Vicenza è compressa e non trova luoghi di espressione. Parlo di coloro che hanno dai 14 ai 25-30 anni, che è l’età dei frequentatori del Capannone. Faccio un esempio: noi facciamo proiettare i cortometraggi che i ragazzi ci portano. Bene, nel giro di pochissimo tempo ce ne sono stati presentati trenta, dicasi trenta opere cinematografiche che altrimenti non avrebbero la minima possibilità di essere viste e fatte circolare. Questa è una città che non ha nemmeno una sala di registrazione a prezzi accessibili per tutta quella miriade di gruppi musicali che non sanno come prodursi se non sborsando una fortuna”. Il Capannone, specialmente nei fine settimana, organizza concerti con gruppi italiani e stranieri, dando uno spazio ai generi musicali meno commerciali. “Poi c’è il cinema. Con proiezioni di film e cicli, come quello intitolato “A qualcuno piace

Locali alternativi. Musica live a prezzi abbordabili ma anche rassegne cinema e video

Dopo le occupazioni i giovani hanno scelto la strada della legalità: “Ma occorrono altri spazi per i bisogni dei ragazzi”
Illegale è un detenuto che si suicida in cella per le condizioni in cui deve vivere. Invece oggi, noi del movimento, ci ritroviamo con più provvedimenti penali che negli anni ’70, e questo dovrebbe far riflettere”. Sono 150 i vicentini, fra cui lo stesso Pavin, ad essere oggetto di denunce, indagini e avvisi di garanzia per aver manifestato contro gli Americani della Ederle o per altri reati sociali. Il 21 settembre scorso hanno manifestato davanti alla Procura con don Andrea Gallo (il prete genovese che lotta contro tossicodipendenza e prostituzione, icona dei no-global) per richiamare l’attenzione su questo carico penale che in Italia vede in tutto 8.000 procedimenti, che spesso si concludono con condanne a 6, 8, 10 mesi di carcere. “Noi del gruppo che aveva occupato l’ex stabilimento Lanerossi, invece, siamo tutti stati assolti. Don Gallo dice: ‘Li chiamate violenti, ma sono questi ragazzi che ci insegnano un nuovo modo di fare politica’”. Evangelico, ma in pratica questo vuol dire che gli orfani dello Ya Basta torneranno a occupare? “Sarebbe giusto conquistare un altro spazio, perché il Capannone non è sufficiente, non soddisfa tutti i bisogni che emergono dalla realtà giovanile vicentina: occorrono sale prove per i gruppi musicali, laboratori per la sperimentazione cinematografica, aule informatiche. Lì dentro non si può, non c’è la possibilità materiale”. Non avete tentato di riaprire una discussione con la giunta comunale? “Sì, anche se la stessa maggioranza di destra, per esempio con l’interrogazione di gennaio scorso dei consiglieri di An Rucco e Milani, ci accusava di

Carroll”, dedicato a tutte quelle opere che si rifanno allo scrittore Lewis Carroll, dall’Alice nel paese delle meraviglie di Disney a un film erotico omonimo, o la retrospettiva su Sergio Leone. Picco di spettatori, 100 persone fra cui molti adulti, con il film di Naomi Klein “The take. Occupa resisti e produci”, sull’occupazione delle fabbriche fallite da parte degli operai argentini. E ancora: c’è la “Vaca Mora”, che prende il nome dall’antica locomotiva ferroviaria che univa Vicenza a Schio: è un progetto per riunire gli appassionati e gli interessati al mondo del “video contaminato”, cioè l’incrocio fra teatro, cinema e musica. E poi ci sono le attività più strettamente sociali e politiche, anche se, tiene a precisare il rappresentante del Capannone, “tutto quello che facciamo è sociale”. Andiamo sul politico vero e proprio. Qual è la posizione dei giovani del Capannone Sociale? Come partecipanti al movimento no-global aderiscono alle primarie dell’Unione di centrosinistra sostenendo il candidato “Senza volto”, a cui la romana Simona Panzino dà solo il nome sulla scheda elettorale. “Abbiamo un programma ben preciso che parte dall’amnistia per tutti coloro che sono sotto processo per reati sociali e politici fino al voto per i carcerati e al reddito di cittadinanza per disoccupati e lavoratori precari e intermittenti. E ovviamente chiediamo il ritiro da ogni missione militare e conduciamo la battaglia contro l’invasione americana nel nostro paese, a cominciare dalla base Ederle, di cui non vogliamo l’ampliamento. Altro che città di pace, Vicenza è una città di guerra!” sbotta Pavin. Su tutti questi punti, oltre che sul problema degli spazi per i giovani, la loro domanda è chiara: come si comporterà il centrosinistra se mai governerà Vicenza?” Per chiudere: al Capannone non abbiamo visto (solo) ribelli e rivoluzionari. Ci sono tantissimi ragazzi che vogliono solo guardare un concerto senza pagare cifre astronomiche o emigrare in un’altra provincia.

CULTURE CLUB Miracoli: Hüllweck stalinista e cultura di destra. Che funziona
(e.p.) La superiorità del modello culturale di sinistra si vede anche da queste piccole cose. Da come quei cattivoni della destra si appropriano di tutto il ciarpame che noi abbiamo consegnato alla pattumiera della storia. Fantastica, ad esempio, questa cosa delle lettere anonime agitate dal sindaco H. Riceve tre missive contro l’assessore Abalti, contemporanee e monotematiche, dunque sospettissime, solitamente buone per ravvivare la stufa contro i primi freddi di stagione, e le porta in Procura. Roba che non si vedeva dai tempi eroici dei processi staliniani. Che nostalgia, ragazzi! Cazzi loro, potremmo dire, e brindare tra noi. E invece no. Perché, nel merito, le tre anonime missive accusano l’Informagiovani di malversazioni inaudite. Ecco, e per rimanere in tema di veleni, come diceva il capomafia in Casinò, “Questo non è buono”. Perché l’Informagiovani da due anni diretto dal giovane Alberto Serafin ha costruito, per conto dell’assessorato ai giovani, alcune tra le poche cose da salvare del governo di destra. La Borsa Valori. Il festival dei cortometraggi di

GENERATION X
colonna under 18
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Lo sanno bene i giovani vicentini, che dovranno scegliere a quale attività dedicarsi dopo gli studi. La domanda “Cosa vorresti fare da grande?” è una delle più difficili a cui dare risposta, anche perché oggi i giovani riflettono la situazione d’incertezza del periodo attuale, in cui trovar lavoro è difficile, e ancor più lo è trovare quello che piace. Tanti ragazzi restano fino all’ultimo in preda all’incertezza, altri invece, convintissimi, sanno già che strada intraprendere per ottenere l’impiego dei loro sogni. Colpisce la concretezza di molti studenti, anche se c’è qualcuno che timidamente accenna: “Dunque, io vorrei fare la fotografa, ma se riuscissi a fare la cantante non mi dispiacerebbe…”. Soprattutto il lavoro di medico viene idealizzato come una missione, cui molti sognano di potersi un giorno dedicare; pediatria e chirurgia le branche preferite... anche se ogni tanto sorge il dubbio che questo amore per la vita in corsia sia dovuta all’influenza del televisivo Medico in famiglia o di E.R. La figura dell’infermiera non incontra altrettanta ammirazione: “Preferirei essere un medico piuttosto che un infermiere perché mi sembra più indipendente nel suo lavoro, meno vincolato alle direttive altrui; inoltre a dire infermiera viene subito in mente la crocerossina…” dice Antonella. Anche quella di veterinario è vista come una professione molto appa-

Con Csi in tivù gli studenti si danno all’Arma

Scuola si, ma di polizia tutti sognano la divisa

CARO SINDACO TI SCRIVO. Il primo cittadino a tu per tu con le epistole anonime

primavera. Il rinnovato periodico Informacittà. Il nuovo, cliccatissimo sito www.informagiovani.vi.it. E insomma, servizi sociali e culturali, reti tra giovani artisti, una progettualità con migliaia di utenti. Fregandosene delle appartenenze politiche. Bene. Lasciamo dunque il sindaco H. alle sue lettere anonime, che fanno tenerezza e tanta nostalgia, e, per parte nostra, evitiamo di buttare via, assieme all’acqua sporca, anche il bocia. Fa buon sangue, in fondo, che a tener vivo l’allegro armamentario staliniano siano proprio Berlusconi e i suoi accoliti.

gante; gli aspiranti insegnanti invece sono mosche bianche. Come mai, chiedo a Gaia, futura prof di matematica? “Perché al giorno d’oggi la preparazione è molto lunga: università più tre anni di Ssis, Scuola di specializzazione. In più gli insegnanti italiani sono i peggio pagati d’Europa, e chi intraprende questo lavoro non è più automaticamente insignito di quella aura di rispetto un tempo propria del maestro”, dichiara. Lavorare nell’Arma, magari nella scientifica, rimane il desiderio di tanti; però il fatto che le selezioni siano molto dure e i requisiti alti lo fa sbiadire e allontanare. Gettonatissime le professioni nell’ambito della moda e dell’estetica: “Finita la scuola, cercherò un posto come commessa, magari in un negozio di abbigliamento. Mi piace stare a contatto con la gente” dice Alessandra, 16 anni, che frequenta i corsi del Patronato. Francesca, 17 anni: “Quest’anno, finalmente, prenderò il diploma di estetista; poi, mi piacerebbe lavorare in un solarium”, “ Io vorrei fare la stilista, perché dev’essere una grande emozione riconoscere le proprie creazioni ammirate e lodate sulla passerel-

la ; ho scelto per questo l’indirizzo abbigliamento e moda al Montagna” dice Roberta. Carlo, che vuole darsi alla professione di arredatore, spiega: “Mi piacerebbe imparare a personalizzare gli ambienti e ad adattarli alle esigenze di chi ci vive; deve dare tante soddisfazioni”. Anche la carriera artistica attrae molti ragazzi: “Io vado al conservatorio, e mi vedrei volentieri come primo violino in un’orchestra…o, mal che mi vada, anche come insegnante di musica” dice Beatrice, 15 anni; a tante ragazze piacerebbe lavorare nel mondo della danza, a vari livelli: c’è chi sogna di entrare in una compagnia, chi vorrebbe fare la maestra, e chi ambisce ad un diploma da cubista: “Per diventare la regina delle discoteche”, spiega una vivace 17enne … Tra i ragazzi, parecchi si vedono come futuri ingegneri; in calo invece gli aspiranti geometri, come documenta anche la diminuzione d’iscrizioni all’istituto Canova. Ma queste professioni non sono solo appannaggio maschile: Raffaella, 18 anni, sarà, c’è da scommetterci, una brillante ingegnere in gonnella, con ambizione da vendere… Di contro, c’è anche chi candidamente affer-

ma: “Vorrei fare la mamma, per dedicarmi ai miei bambini e far loro trovare gli spaghetti caldi quando tornano da scuola. Oggigiorno le donne che vogliono coniugare carriera e famiglia sono sempre di fretta e stressate, e a farne le spese sono i figli…le ambizioni le lascio ad altri”, Valentina, 19 anni. Tra chi invece non ha molta simpatia per libri e manuali, ma preferisce sviscerare macchinari e motori, il sogno è fare il meccanico o l’elettricista: “Dopo il diploma, tanta gavetta, e poi magari mettersi in proprio…” è il progetto di Marco, allievo del Rossi. L’avventura è la parola d’ordine per chi, ammiratore della classicità e della grandezza del passato come Edoardo che vorrebbe fare l’archeologo, o come Lisa, 19, pronta a mettere in azione la penna quando sarà un’agguerrita giornalista. Rimane sempre alto l’interesse per le professioni nel campo sociale: Elena, 17 anni, vorrebbe diventare psicologa “per aiutare le persone ad appianare i loro problemi, prima di venirne fagocitate”, e Giulia assistente sociale: “In questa società procediamo a carro armato, sempre avanti, con i paraocchi: chi non è all’altezza rimane indietro, e serve qualcuno che lo aspetti e lo accompagni: e voglio farlo io.” Questo è il ventaglio delle professioni preferite dai giovani vicentini; ah, dimenticavo quella del mantenuto. Ma, al giorno d’oggi, anche lui deve timbrare il cartellino. Giulia Turra

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