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Il Vampiro - Alcuni esempi storici

Alessandro Piccioni

"Traitè sur les Apparitions des Esprits et sur les Vampires ou les
Revenants de Hongrie, Moravie…". E' questo il chilometrico titolo del trattato pubblicato a Parigi nel
1746 da Don Augustin Calmet, abate di Senones, in seguito alle terribili epidemie di vampirismo
verificatesi in tutta Europa tra la seconda metà del XVII secolo e la prima di quello seguente. Nelle
quasi mille pagine sono raccolte tutte le testimonianze di cui l'abate riuscì a venire in possesso, e
venivano anche avanzate delle ipotesi per cercare di spiegare il fenomeno, come ad esempio casi di
catalessi, differente grado di decomposizione dei cadaveri. Anche il noto illuminista Voltaire, seppur
all'interno del suo satirico Dizionario Filosofico, fece riferimento ai vampiri, accusando il clero e gli
esattori di essere tali. Altra famosa epidemia, della quale il botanico francese Pitton de Tournefort fu
testimone, fu quella dell'isola greca Mikonos, nel 1701. "Tutti avevano perso la testa - egli scrisse -
era come una febbre del cervello, pericolosa quanto la rabbia e la follia.

[…] L'approssimarsi del buio scatenava un lamento generale.". E ancora nel 1732 scoppiò a Parigi
una "epidemia vampirica; i soldati dall'esercito francese decapitarono tutti i cadaveri, seppellendo
poi le teste dislocate nei dintorni della città. Anche il famoso autore di "Carmen", Prosper Mérimée
assistette ad un presunto caso di vampirismo nel 1816, a Varbesk, in Serbia. Una notte, nella casa
in cui era ospite, una ragazza si svegliò di soprassalto è gridò che qualcuno si era gettato su di lei
mordendola sul collo, riconoscendo nella spettrale figura un suo conoscente morto alcuni giorni
prima. All'alba tutti gli abitanti si recarono al cimitero per assistere alla riesumazione del cadavere,
"Quando il sudario fu levato, un grido acutissimo mi fece drizzare i capelli - scrisse poi Mérimée - "E'
un vampiro! I vermi non l'hanno ancora divorato!", gridarono più voci. Venti colpi di fucile furono poi
tirati dritto alla testa del cadavere e il padre e i fratelli di Khava (la ragazza in questione NdA) lo
fecero a pezzi con i loro coltellacci.".

Nel 1849 il sergente Fracois Bertrand fu processato per aver violato parecchie tombe, accusato
inoltre di succhiare sangue dei cadaveri sepolti da pochi giorni. Fritz Haarman fu addirittura
condannato a morte nel 1915, definito dall'opinione pubblica "il vampiro di Hannover", e altro
famoso vampiro fu quello "di Dusseldorf" degli anni trenta, ovvero Peter Kuertner, la cui vicenda
ispirò anche Fritz Lang per una sua pellicola; terminiamo poi con il famigerato John Haigh, il
"vampiro di Londra" del 1949. Anche l'Italia fa la sua parte con Vincenzo Verzeni, che, come ci
racconta il noto criminologo Cesare Lombroso, era solito bere il sangue delle proprie vittime.