UNIVERSIT

`
A DEGLI STUDI DI GENOVA
FACOLT
`
A DI INGEGNERIA
Tesi di Laurea in
INGEGNERIA MECCANICA
Instabilit`a termoacustiche in
un condotto
Relatore Candidato
Chiar.mo Prof. Alessandro Bottaro Matteo Bargiacchi
Correlatore
Dott. Ezio Cosatto
Anno Accademico 2007/2008
Indice
Introduzione 4
1 L’Humming 5
1.1 Il criterio di Rayleigh . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.1.1 Recenti sviluppi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
I Fiamma concentrata e sezione costante 14
2 Calcolo 15
2.1 Caso stazionario in assenza di rilascio termico . . . . . . . . . 15
2.2 Presenza di moto base in assenza di rilascio termico . . . . . 18
2.3 Presenza di moto base e di rilascio termico . . . . . . . . . . 18
2.4 L’effetto dell’attrito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
3 Risultati 24
3.1 Fiamma concentrata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
3.2 Autofunzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.2.1 Portata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
3.2.2 Quantit`a di moto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
3.2.3 Energia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
3.2.4 Pressione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
3.2.5 Velocit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
3.2.6 Densit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54
3.2.7 Temperatura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
II Fiamma concentrata e sezione variabile 63
4 Calcolo 64
2
4.1 Il modello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65
4.2 Risoluzione del moto base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
5 Risultati 72
5.1 Sezione variabile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72
5.2 Autofunzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
5.2.1 Pressione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
5.2.2 Portata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
III Cenni sulla fiamma distribuita e conclusioni 90
6 Fiamma distribuita 91
6.1 Calcolo del moto base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
7 Conclusioni e sviluppi futuri 95
A Onde stazionarie 97
B Turbogas 101
C Equazioni a disposizione 106
D Codice 107
D.1 Fiamma concentrata e sezione costante . . . . . . . . . . . . . 107
D.2 Fiamma concentrata e sezione variabile . . . . . . . . . . . . 112
Bibliografia 117
3
Introduzione
Le instabilit`a termoacustiche sono diventate uno dei maggiori argomenti
di studio nella progettazione di turbine a gas. I nuovi regolamenti sulle emis-
sioni di ossidi di azoto hanno portato allo sviluppo di nuovi metodi di com-
bustione come i sistemi Low-NO
X
Lean Premix che sono andati a sostituire
le tradizionali fiamme a diffusione. Purtroppo i sistemi LPP (Lean Premix
Prevaporized) tendono maggiormente a generare situazioni di instabilit`a con
forti vibrazioni che possono sia danneggiare l’impianto che limitarne le con-
dizioni operative. In questo tipo di impianti, aria e gas vengono miscelati
prima dell’ingresso in camera di combustione dove la miscela cos`ı ottenuta
viene innescata mediante una fiamma pilota. La premiscelazione permette
di operare la combustione a temperature inferiori a quelle che consentono la
formazione di NO
X
termici. Se la relazione tra le fasi delle perturbazioni
generate, sia acustiche che di rilascio termico, soddisfa determinati crite-
ri, le oscillazioni possono auto-eccitarsi crescendo in ampiezza e causando
instabilit`a.
Svariate sono le grandezze in gioco che possono influenzare in maniera
pi` u o meno determinante il fenomeno: geometria, processo di combustione,
parametri termochimici del combustibile, velocit`a del flusso nel combustore.
La tesi si propone nel Capitolo 2 di analizzare numericamente l’influenza
di questi parametri sull’instaurarsi di instabilit`a termoacustiche prestando
particolare attenzione alle velocit`a e alle temperature in gioco. Questa ana-
lisi verr`a in primo luogo effettuata su un modello semplificato sia dal punto
di vista della geometria che del rilascio termico per il quale saranno discus-
si due particolari modelli di combustione mettendo in evidenza quanto essi
possano essere determinanti nello studio di tale fenomeno. Discussi questi
risultati si passer`a nel capitolo successivo ad un’affinazione dello studio con-
siderando una geometria pi` u complicata e un modello di fiamma pi` u vicino
alla realt`a.
4
Capitolo 1
L’Humming
L’Humming `e un’instabilit`a termoacustica.
`
E un fenomeno caratterizzato
da un’oscillazione di fiamma che provoca un’onda di pressione. Tale onda
si riflette sulle pareti della camera di combustione, chiamata per l’occasione
risonatore, e torna ad influenzare la fiamma in un processo di retroazio-
ne. Questo fenomeno avviene in primo luogo a causa del modificarsi del
rapporto stechiometrico delle portate dei reagenti. Tale disturbo provoca
un’immissione irregolare del calore formando cos`ı un ciclo chiuso.
Figura 1.1: Processo di feedback dell’humming
A seconda di molti parametri, fra i quali quelli caratteristici del fluido
ma anche altri come la posizione della fiamma e la geometria del risonatore,
queste perturbazioni possono crescere instabilmente oppure essere stabili e
5
attenuarsi spontaneamente. Le pi` u pericolose sono ovviamente quelle insta-
bili che presentano il tasso di crescita pi` u elevato. Esse possono avere due
evoluzioni: la prima, la pi` u comune, `e quella di essere limitate e poi arre-
state nella loro crescita da fenomeni di dissipazione non lineari che portano
il disturbo ad un ciclo limite; la seconda, quella pi` u catastrofica, `e il caso in
cui nessun fenomeno `e abbastanza dissipativo da smorzare sufficientemente
la crescita senza la rottura di un qualche componente.
Se quest ultimo fenomeno `e per sua natura chiaramente da evitare, i pri-
mi non sono comunque da sottovalutare. Il persistere pi` u o meno stabile di
queste onde acustiche stazionarie a basse frequenze, ma dotate di ampiezze
non trascurabili, provoca l’instaurarsi di vibrazioni che a lungo andare pos-
sono danneggiare irrimediabilmente qualche componente, sia esso la stessa
camera di combustione oppure un qualsiasi altro elemento ad essa connesso
fino anche agli strumenti di misura e controllo irrimediabilmente influenzati
da questi disturbi. Si pu`o osservare in figura (1.2) un danno provocato da
fenomeni di instabilit`a termoacustica.
Figura 1.2: Danno ad una tubazione
6
Le condizioni che rendono suscettibile l’instaurarsi di instabilit`a sono
quindi:
• grandi oscillazioni di rilascio termico causate da piccole oscillazioni del
rapporto stechiometrico dei reagenti
• elevata velocit`a nel condotto, prevista in genere per evitare fenomeni
di ritorno di fiamma nel premiscelatore
• elevata densit`a di rilascio termico
• ridotto smorzamento acustico delle pareti della camera di combustione
Le conseguenze risultano invece:
• sovrasollecitazioni della struttura e ulteriore sollecitazione a fatica non
prevista in fase di progettazione che riduce sensibilmente la vita media
dei componenti
• propagazione di vibrazioni anche sugli strumenti di controllo con la
possibilit`a quindi di innescare un ulteriore ciclo di retroazione
• innesco di fenomeni di ritorno di fiamma a causa di picchi di pressioni
elevate in corrispondenza dell’ingresso in camera di combustione
• aumento degli NO
X
a causa di picchi di temperatura indesiderati
• obbligo ad operare a regimi pi` u bassi di quelli previsti con conseguen-
te riduzione sia del rendimento globale che della potenza massima
generabile
7
1.1 Il criterio di Rayleigh
Le instabilit`a termoacustiche sono state osservate per la prima volta da
Higgins, che nel 1777 si accorse che una fiamma intubata cantava. Rijke
studi`o il fenomeno nel 1850, in un oscillatore acustico autoeccitato, costituito
da un tubo cilindrico (aperto da entrambi i lati), e una sorgente di energia
termica.
Quando la sorgente `e posizionata nella met`a inferiore del tubo, insor-
ge un’oscillazione acustica auto eccitata, mentre, spostandola nella met`a
superiore il fenomeno si attenua.
Figura 1.3: Tubo di Rijke
La prima spiegazione del fenomeno fu fornita da Rijke stesso, il quale
sugger`ı che la sorgente calda trasferisse calore al volume d’aria contenuto
nel tubo e nei pressi della fiamma, il quale quindi, diventando meno denso,
cominciasse a risalire il tubo stesso. In realt`a il suono prodotto dal tubo
`e il risultato di un’onda di pressione (acustica) stazionaria che si instaura
all’interno. Il fluido in ogni punto del tubo subisce alternativamente una
compressione e un’espansione (contrariamente a quanto detto da Rijke, se-
condo il quale la parte di fluido in basso subisce sempre un’espansione, e
quella in alto una compressione) e tutto il fluido nel tubo oscilla in fase.
Quindi, il ruolo della fonte di energia in un tubo di Rijke non `e soltanto
quello di eccitare le onde acustiche nel tubo, ma anche di sostenere le onde
gi`a eccitate, che altrimenti si smorzerebbero per l’attrito con le pareti.
8
Rayleigh nel 1878 fu il primo a definire un criterio per la spiegazione delle
instabilit`a:
”Se il calore viene periodicamente fornito e tolto da una massa d’aria ri-
suonante, in un cilindro, l’effetto prodotto dipender`a dalla fase dell’oscilla-
zione a cui avviene il trasferimento di calore. Se il calore viene dato all’aria
nel momento di maggiore condesazione o preso nel momento di maggiore
rarefazione, la vibrazione `e incoraggiata.”
Si divide quindi formalmente ogni grandezza generica G in una parte
costante
¯
G e una parte oscillante nel tempo e nello spazio G

. Secondo il
criterio di Rayleigh, quindi, si hanno instabilit`a se la seguente diseguaglianza
`e verificata:

V

T
0
p

(x, t)q

(x, t)dtdV >

V

T
0
Φ(x, t)dtdV
dove p

e q

sono le oscillazioni di pressione e di rilascio termico, T `e il
periodo di oscillazione, V il volume del combustore e Φ `e la dissipazione di
energia.
Il lato sinistro e destro della diseguaglianza descrivono, rispettivamente,
l’energia meccanica totale aggiunta alle oscillazioni dall’apporto termico e
l’energia totale dissipata nel periodo dalle oscillazioni, il tutto nell’arco di un
periodo di oscillazione. In prima approssimazione la dissipazione acustica nei
combustori pu`o essere assunta molto piccola; quindi il criterio di Rayleigh
comunemente riportato risulta:

V

T
0
p

(x, t)q

(x, t)dtdV > 0
Per soddisfare il criterio di Rayleigh deve quindi esistere una specifica
relazione tra p

e q

. Definito l’Indice di Rayleigh R come
R =
1
T

T
0
p

q

dt
sia θ
pq
l’angolo fra l’oscillazione di pressione e quella di rilascio termico; si
ha che:
• se 0

< θ
pq
< 90

allora R < 0 e l’oscillazione viene attenuata (`e come
se il calore aggiunto aumentasse lo smorzamento al sistema)
9
• se 90

< θ
pq
< 180

allora R > 0 e l’oscillazione viene amplificata.
Se in questa semplificazione lo smorzamento del sistema non `e troppo
elevato si pu`o avere instabilit`a.
Figura 1.4: Angolo di sfasamento fra le perturbazioni di pressione e rilascio
termico
Quindi, se la fiamma presente in un combustore `e collocata in un pun-
to dove le onde acustiche si combinano dando luogo ad un valore positivo
di R, sar`a possibile avere un’instabilit`a termoacustica in caso contrario l’o-
scillazione che si pu`o instaurare `e per forza di cose destinata ad attenuarsi
spontaneamente senza che sia necessaria la presenza di termini diffusivi.
In particolare `e interessante valutare dove il prodotto q

p

nell’integrale di
Rayleigh sia massimo.
Il valor medio del rilascio termico pu`o essere considerato come responsabile
per il flusso convettivo medio verso l’alto con velocit`a media nel tubo posto
in verticale, mentre q

guida l’onda acustica con velocit`a v

.
10
Figura 1.5: Prima armonica delle perturbazioni di pressione e velocit`a nel
condotto di lunghezza L = π
Analizzando la pressione e la velocit`a nel tubo, per tutte le armoniche i
nodi dell’onda di pressione si trovano all’inizio e alla fine del condotto mentre
il massimo si trova al centro (coseno fra 0 e π). Considerando l’equazione
di Eulero monodimensionale
1
si giunge a scrivere
ρ
∂v
∂t
= ρiωv −
∂p
∂x
che integrando su t risulta
v =
i
ρω
∂p
∂x
una volta che si sia assunto il disturbo nella forma e
iωt
, con ω pulsazione
dell’onda; da questa relazione si pu`o desumere come velocit`a e pressione
siano sfasate di 90

e quindi dove la pressione ha dei nodi ivi la velocit`a ha
la massima perturbazione (seno fra 0 e π).
Quindi dalle deduzioni precedenti il prodotto fra seno e coseno `e massimo
in π/4 ovvero nella scala proposta dove L = π proprio in x = L/4, cio`e al
centro della prima met`a del tubo come notato sperimentalmente da Rijke.
1.1.1 Recenti sviluppi
Il termine sorgente p

q

`e per`o soltanto uno dei termini che compaiono
nell’espressione dell’energia acustica. Ricavando quindi l’equazione della
quantit`a di moto comprensiva di termini viscosi
1
Si veda l’appendice C
11
ρ
Du
Dt
= −∇P +∇· τ
dove si `e indicato con τ il tensore degli sforzi viscosi e inserendo l’equazione di
continuit`a, dei gas perfetti, la definizione di velocit`a del suono e l’equazione
dell’energia sensibile
ρ
De
s
Dt
= −P∇· u +q +∇· (λ∇T) +τ ·

∇u
si giunge a scrivere l’espressione esatta e non lineare riportata in [7]
ρ
Du
2
/2
Dt
+
1
ρc
2
DP
2
/2
Dt
+∇· (Pu) =
γ −1
γ
(q +∇· (λ∇T) +τ ·

∇u +u · (∇· τ)) (1.1)
Linearizzando, trascurando i termini viscosi e definendo l’energia acusti-
ca come
e

=
¯ ρ

u

2
2
+
p
2
2¯ ρc
2
si scrive
∂e

∂t
+∇· (p

u

) =
γ −1
¯

p

q

che integrata nel volume di controllo e avendo posto la condizione di insta-
bilit`a
∂e

∂t
> 0 porta ad un’estensione del criterio di Rayleigh


γ −1
¯

p

q

dΩ >

Σ
p

u

· ndΣ
nella quale compare il termine sorgente proposto da Rayleigh ma `e anche
presente un termine assimilabile ad un flusso acustico perso attraverso la
superficie Σ del volume di controllo Ω.
12
Il criterio `e tutt’ora in via di sviluppo dal momento che la definizione
di energia acustica utilizzata pu`o risultare inconsistente. Infatti trattando
alcuni casi semplici intuitivi il criterio deve essere rispettato senza particolari
condizioni. Si consideri quindi un caso con moto base e rilascio termico nullo;
se `e evidente come le perturbazioni debbano per forza di cose decrescere nel
tempo si pu`o dimostrare come il criterio non porti alla stabilit`a per ogni
situazione, il che non `e chiaramente accettabile [7]. Quindi si `e introdotta
una definizione di energia che tenga conto anche delle fluttuazioni entropiche
[8].
e

tot
=
¯ ρ

u

2
2
+
p
2
2¯ ρc
2
+
¯
Ps
2
2Rc
p
Linearizzando nuovamente la (1.1) si scrive


(
T

q

¯
T

¯
P
Rc
p
s

u

· ∇¯ s)dΩ >

Σ
p

u

· ndΣ
nella quale non `e pi` u presente il termine sorgente di Rayleigh p

q

ma un
nuovo termine T

q

a cui si sottrae un’altro termine entropico s

u

.
`
E impor-
tante notare come il termine entropico per il suo ordine di grandezza possa
giocare un ruolo importante e quindi non sembra possibile trascurarlo.
Le ultime evoluzioni si sono quindi spinte verso un’ analisi per mezzo di
principi variazionali [10] che forniscono criteri basati sul secondo principio
della termodinamica.
Per esempio se il ciclo limite si verifica in un sistema isolato dove sia
l’energia che il volume sono costanti allora il ciclo limite deve coincidere con
l’equilibrio termodinamico che massimizza l’entropia presente nel sistema.
Al contrario se l’ambiente esterno mantiene sia il volume che il flusso termico
costante, con l’ausilio di determinate condizioni al contorno allora il ciclo
limite corrisponde sia al minimo di entropia prodotto dal trasferimento di
calore che al massimo di entropia scambiato per mezzo della convezione.
13
Parte I
Fiamma concentrata e
sezione costante
14
Capitolo 2
Calcolo
Il propagarsi delle perturbazioni `e in tutto e per tutto equivalente a quello
di un’onda acustica descrivibile, nel caso statico privo di immissione di ca-
lore, dall’equazione fondamentale dell’acustica di D’Alambert. Nel caso pi` u
vicino alla realt`a si deve tener conto invece della presenza di una fiamma, e
quindi di un rilascio termico, e dei termini convettivi dovuti al moto base.
Inoltre molti sistemi di immissione del calore delle odierne turbine provoca-
no una significativa perdita di carico dovuta all’attrito che certi componenti
esercitano sul fluido. Infine di particolare interesse `e la modellazione del
rilascio termico che sar`a trattata pi` u ampiamente nel successivo capitolo.
Ipotesi: Si suppone che ogni grandezza sia composta da una parte costante
e da una parte variabile di ordine di grandezza inferiore, cio`e ogni grandezza
generica G si pu`o scrivere come
¯
G+G

dove
¯
G`e la parte costante che descrive
le caratteristiche del flusso base non perturbato e G

la parte variabile, ovvero
la perturbazione.
Si ipotizza che si possano trascurare, nell’equazione di conservazione della
quantit`a di moto, i termini di volume ρg e si possano considerare nulli tutti
i termini diffusivi
1
.
2.1 Caso stazionario in assenza di rilascio termico
Nel caso in cui non esista rilascio termico e moto base del fluido ricerca-
re un’equazione che descriva il propagarsi del disturbo si riduce a ricavare
1
Si veda l’appendice C per le equazioni complete.
15
l’equazione fondamentale dell’acustica di D’Alambert
2
. Nell’ipotesi quindi
che ¯ v sia nulla riscriviamo le equazioni a nostra disposizione. Ricordando
che la derivata di una costante `e nulla e trascurando infinitesimi di ordi-
ne superiore a quello del disturbo si perviene alle tre equazioni dove per
chiarezza si `e sottinteso il segno di vettore per le velocit`a:
Continuit`a
∂(¯ ρ +ρ

)
∂t
+

∇· ((¯ ρ +ρ

)v

) = 0
∂ρ

∂t
+

∇· (¯ ρv

) +

∇· (ρ

v

) = 0
∂ρ

∂t
+ ¯ ρ(

∇· v

) = 0 (2.1)
Quantit`a di moto
(¯ ρ +ρ

)

∂v

∂t
+v

∇· v

= −

∇(¯ p +p

)
¯ ρ
∂v

∂t
= −

∇p

(2.2)
Energia
(
¯
T +T

)


∂t
(¯ s +s

) +v

·

∇(¯ s +s

)

= 0
∂s

∂t
= 0 (2.3)
La variabile termodinamica ρ essendo funzione di pressione ed entropia
risulta
dρ =

∂ρ
∂p

s
dp +

∂ρ
∂s

p
ds
Ricordando la definizione di velocit`a del suono e notando che dall’equazione
dell’ energia ∂s

/∂t `e nullo si ottiene
ρ

= c
−2
s
p

2
Si veda l’Appendice A per maggiori approfondimenti sulla propagazione delle onde
acustiche.
16
Derivando rispetto al tempo e inserendo l’equazione di continuit`a
c
−2
s
¯ ρ
∂p

∂t
+

∇· v

= 0 (2.4)
Premoltiplicando l’equazione di quantit`a di moto per

∇·
¯ ρ

∂t

∇· v

= −∇
2
p

Sostituendo nella (2.4) si giunge infine a scrivere

2
p

∂t
2
= c
2
s

2
p

che `e appunto l’equazione fondamentale dell’acustica di D’Alambert.
Questa `e un’equazione iperbolica secondo cui le perturbazioni si propaga-
no solo su linee caratteristiche. Supponiamo quindi per semplicit`a il feno-
meno monodimensionale sulla coordinata x ipotizzando quindi che le per-
turbazioni, cos`ı come il moto base, abbiano componenti non nulle solo sulle
x, ovvero v = (u, 0, 0), scrivendo cos`ı

2
p

∂t
2
= c
2
s

2
p

∂x
2
(2.5)
La soluzione generale sar`a del tipo p

(x, t) = f(x−c
s
t) +g(x+c
s
t) = f(ξ) +
g(η) dove le funzioni f e g dipendono dalle condizioni iniziali e rappresentano
rispettivamente le perturbazioni che si propagano verso x positive e verso x
negative.

2
p

∂t
2
=

∂t

∂p

∂t

=

2
p

∂ξ
2

∂ξ
∂t

2
+

2
p

∂η
2

∂η
∂t

2
= f

∂ξ
∂t

2
+g

∂η
∂t

2
=
= c
2
s
(f

+g

) = c
2
s

2
p

∂x
2
Nel caso semplice di onde monocromatiche la soluzione dell’equazione `e
p

= Ae
i(kx−ωt)
+Be
i(kx+ωt)
dove k = 2π/λ detto numero d’onda determina nella relazione ω = ±kc
s
il
fatto che l’onda sia non dispersiva, ovvero che nel propagarsi mantenga la
sua forma.
`
E chiaro come una forma d’onda arbitraria possa essere generata
dalla sovrapposizione di onde monocromatiche. In quest’ultima relazione k
`e il numero d’onda e ω `e la frequenza.
17
2.2 Presenza di moto base in assenza di rilascio
termico
Inserendo ora un moto medio verso le x positive (¯ u = 0) si deve tener
conto dei termini convettivi presenti nelle equazioni di Eulero e in quella
dell’energia che risultano quindi essere

Dt
+ ¯ ρ

∇· v

= 0
¯ ρ
Dv

Dt
= −

∇p

Ds

Dt
= 0 dove
D
Dt
=

∂t
+ ¯ v

∂x
Calcolando la derivata parziale di ρ

su pressione ed entropia e attraverso
alcuni passaggi si giunge a scrivere l’equazione che descrive il propagarsi del
disturbo:
D
2
p

Dt
2
= c
2
s

2
p

Si pu`o notare l’analogia con quella trovata precedentemente in assenza
di moto base: l’equazione `e sostanzialmente equivalente a meno dei termini
convettivi contenuti nella derivata materiale che si annullano nel caso in cui
¯ u = 0, risultando quindi coerente con il precedente caso semplificato.
2.3 Presenza di moto base e di rilascio termico
Si analizza ora un caso, ancora semplificato, ma tuttavia vicino alla realt`a
dove sono presenti sia un moto base non nullo sia un rilascio termico. Si
modella la fiamma come una discontinuit`a localizzata in una singola sezione
x = b del condotto attraverso la quale la temperatura varia bruscamente da
una temperatura T
1
a monte della fiamma ad una temperatura T
2
a valle.
La fluttuazione di rilascio termico si scrive come:
q

(x, t) = Q

(t)δ(x −b)
dove δ indica la funzione di Dirac e Q

la perturbazione temporale rappre-
sentabile nel caso di disturbo monofrequenziale con Q

=
ˆ
Qe
iωt
.
18
Esistono diversi modi per accoppiare il rilascio termico con il moto ba-
se. La fiamma sar`a inevitabilmente influenzata dall’oscillare della portata
massica nella sezione considerata. Si deve ora capire quanto sia influente
tale perturbazione. Si possono considerare due casi limite. Il primo `e quello
per cui si ritiene il rilascio termico indipendente dal variare nel tempo della
portata massica, qualsiasi portata attraversi la sezione la fiamma rilascia
sempre lo stesso quantitativo di calore. In termini matematici si considera
quindi un tempo di risposta infinito del sistema portata massica-fiamma. Il
secondo caso limite `e invece quello per cui si ritiene tale tempo di rispo-
sta nullo, ovvero un sistema infinitamente pronto dove si considera quindi
la perturbazione del rilascio termico direttamente proporzionale al variare
della portata massica.
Si ricavano nuovamente le equazioni di Eulero e dell’energia notando che
le prime non vengono influenzate dalla presenza del rilascio termico mentre
l’ultima risulta essere
Ds

Dt
=
q

¯
T
Attraverso semplici passaggi si giunge a scrivere l’equazione che accoppia
il propagarsi del disturbo con l’instabilit`a di rilascio termico
D
2
p

Dt
2
−c
2
s

2
p

= ¯ ρ(γ −1)
Dq

Dt
Si denotano d’ora in poi con pedice 1 i valori relativi a x compresi fra
l’ingresso e la fiamma, ovvero per 0 < x < b, e i termini con pedice 2 i valori
per b < x < L dove L `e la lunghezza del condotto in considerazione(2.1. Si
pu`o quindi risolvere il sistema di equazioni ricavato ottenendo espressioni
per i valori di pressione, velocit`a, densit`a e temperatura, a monte e a valle
della fiamma.
Figura 2.1: Modello del condotto
19
Per 0 < x < b
p

1
(x, t) = e
iωt
(Ae
−iωx/c
1
(1+M
1
)
+Be
−iωx/c
1
(1−M
1
)
) (2.6)
u

1
(x, t) = e
iωt
(Ae
−iωx/c
1
(1+M
1
)
−Be
−iωx/c
1
(1−M
1
)
)/ ¯ ρ
1
c
1
(2.7)
ρ

1
(x, t) = p

1
(x, t)/c
2
1
(2.8)
c
p
T

1
(x, t) = p

1
(x, t)/ ¯ ρ
1
(2.9)
Per b < x < L
p

2
(x, t) = e
iωt
(Ce
−iωx/c
2
(1+M
2
)
+De
−iωx/c
2
(1−M
2
)
) (2.10)
u

2
(x, t) = e
iωt
(Ce
−iωx/c
2
(1+M
2
)
−De
−iωx/c
2
(1−M
2
)
)/ ¯ ρ
2
c
2
(2.11)
ρ

2
(x, t) =
p

2
(x, t)
c
2
2

S ¯ ρ
2
c
p
e
iω(t−x/ ¯ u
2
)
(2.12)
c
p
T

2
(x, t) =
p

2
(x, t)
¯ ρ
2
+
Sc
2
2
(γ −1)c
p
e
iω(t−x/ ¯ u
2
)
(2.13)
dove si `e indicato con M il numero di Mach, rapporto fra ¯ u e c valori medi
rispettivamente a monte o a valle della velocit`a del fluido e della celerit`a nel
mezzo.
Le costanti di integrazioneA, B, C e D hanno le dimensioni di una pres-
sione [Pa] e infatti rappresentano l’ampiezza delle onde acustiche, invece S
ha le dimensioni di un’entropia per unit`a di massa [J/kg·k], e rappresenta
l’ampiezza delle onde di entropia, comunemente dette Hot Spots.
Condizioni al contorno e all’interfaccia: Le costanti di integrazione
A, B, C, D ed S sono ricavabili dalle condizioni al contorno in x = 0 e
x = L e da quelle all’interfaccia in x = b. Si pu`o supporre che all’ingresso
il condotto sia bloccato ovvero che la portata massica sia costante in x = 0
(choked inlet). Da questo si ricava la prima equazione
ρ

1
¯ ρ
1
+
u

1
¯ u
1
= 0 in x = 0 (2.14)
Visto che si considera il condotto concludersi in un plenum la condizione al
contorno in x = L pu`o essere specificata come
p

2
= 0 in x = L (2.15)
20
anche se, in presenza di un moto base non nullo, tale condizione non `e effet-
tivamente verificata in x = L ma in un’ascissa sempre pi` u a valle all’aumen-
tare del numero di Mach. Ciononostante `e da ritenersi un’approssimazione
comunque accettabile. Le condizioni all’interfaccia sono tutte basate su
principi di conservazione, quindi sia la portata che la quantit`a di moto che
l’energia si conservano nell’attraversamento della discontinuit`a. Si dovranno
quindi impostare tre equazioni valide in x = b:
Portata ρ
1
u
1
= ρ
2
u
2
Quantit`a di moto p
1
+ ˙ m
1
u
1
= p
2
+ ˙ m
1
u
2
Energia ρ
1
c
p
T
1
u
1
+
1
2
ρ
1
u
3
1
+Q

= ρ
2
c
p
T
2
u
2
+
1
2
ρ
2
u
3
2
Dalle quali si ricavano
¯ ρ
1
u

1

1
¯ u
1
= ¯ ρ
2
u

2

2
¯ u
2
(2.16)
p

1

1
¯ u
2
1
+ 2 ¯ ρ
1
¯ u
1
u

1
= p

2

2
¯ u
2
2
+ 2 ¯ ρ
2
¯ u
2
u

2
(2.17)
c
p
¯
T
01
( ¯ ρ
1
u

1

1
¯ u
1
) + ¯ ρ
1
¯ u
1
(c
p
T

1
+ ¯ u
1
u

1
) +Q

= c
p
¯
T
02
( ¯ ρ
2
u

2

2
¯ u
2
) + ¯ ρ
2
¯ u
2
(c
p
T

2
+ ¯ u
2
u

2
) (2.18)
tutte valide in x = b e dove
¯
T
0
=
¯
T + ¯ u
2
/2c
p
`e la temperatura totale o
temperatura al ristagno.
Per chiudere il problema `e ora necessario scrivere un modello per la
fiamma che accoppi il rilascio termico con il moto base in modo da trovare
anche i valori di
ˆ
Q. Come si `e visto due sono i casi limite possibili.
Nel primo caso il tempo di risposta `e infinito e il rilascio termico indipendente
dalla portata massica. Si pu`o quindi scrivere
Q

(t) = 0 Caso I (2.19)
21
Nel secondo caso invece il tempo di risposta `e nullo e il rilascio termico
direttamente proporzionale alla portata. L’equazione di chiusura quindi
risulta
Q

(t) = c
p
(
¯
T
02

¯
T
01
)( ¯ ρ
1
u

1

1
¯ u
1
) Caso II (2.20)
Sostituendo quindi le equazioni dalla (2.6) alla (2.13) nelle condizioni
al contorno (2.14), (2.15), in quelle all’interfaccia (2.16), (2.17), (2.18) e
alternativamente nella (2.19) o nella (2.20) si giunge a scrivere un sistema
omogeneo di sei equazioni nelle sei incognite A, B, C, D, S e
ˆ
Qche attraverso
alcuni passaggi pu`o essere scritto nella forma
X

A
B
C
D
S(ρ
2
c
2
2
/c
p
)e
−iωb/¯ u
2
Q/c
1
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
= 0 (2.21)
dove X `e una matrice 6 ×6 che nel caso
ˆ
Q = 0 risulta
X =

1 + M
1
−(1 − M
1
) 0 0 0 0
(1 + M
1
)e
1
−(1 − M
1
)e
2
−(1 + M
2
)e
3
c
1
/c
2
(1 − M
2
)e
4
c
1
/c
2
M
2
c
1
/c
2
0
(1 + M
1
)
2
e1 (1 − M
1
)
2
e
2
−(1 + M
2
)
2
e
3
−(1 − M
2
)
2
e4 M
2
2
0
(1 + M
1
)a
1
e
1
−(1 − M
1
)a
2
e
2
−(1 + M
2
)a
3
e
3
c
1
/c
2
(1 − M
2
)a
4
e
4
c
1
/c
2
1
2
M
3
2
c
1
/c
2
1
0 0 e
5
e
6
0 0
0 0 0 0 0 1
¸
¸
¸
¸
¸
dove
e1 = e
−iωb/c
1
(1+M
1
)
e2 = e
iωb/c
1
(1−M
1
)
e3 = e
−iωb/c
2
(1+M
2
)
e4 = e
iωb/c
2
(1−M
2
)
e5 = e
−iωL/c
2
(1+M
2
)
e6 = e
iωL/c
2
(1−M
2
)
a1 = M1 +
1
2
M
2
1
+
1
γ −1
a2 = M1 −
1
2
M
2
1

1
γ −1
a3 = M2 +
1
2
M
2
2
+
1
γ −1
a4 = M2 −
1
2
M
2
2

1
γ −1
Nel caso invece in cui l’instabilit`a di rilascio termico sia proporzionale alla
portata massica l’ultima riga sar`a da sostituire con
−cp(
¯
T02 −
¯
T01)(1 + M1)e1/c
2
1
cp(
¯
T02 −
¯
T01)(1 −M1)e2/c
2
1
0 0 0 1
L’equazione (2.21) ha un’unica soluzione banale A = B = C = D = S =
ˆ
Q = 0 a meno che il determinante di X sia nullo. Questo significa che
22
solo le perturbazioni con determinati valori della parte reale di ω (Re(ω))
sono fisicamente accettabili, ovvero, solo disturbi con particolari frequenze
di oscillazione possono dare origine a onde che possono amplificarsi soltanto
se Im(ω) < 0.
2.4 L’effetto dell’attrito
Si modellizza l’effetto dell’attrito mediante il rapporto di bloccaggio r
variabile fra 0 e 0.5. L’equazione della quantit`a di moto diventa
p

1

1
¯ u
2
1
+ 2 ¯ ρ
1
¯ u
1
u

1
= p

2

2
¯ u
2
2
+ 2 ¯ ρ
2
¯ u
2
u

2
+
1
2
C
D
ρ

1
¯ u
1
2
+C
D
¯ ρ
1
¯ u
1
u

1
dove C
D
= (1 −(1 −r)
−1
)
2
.
La terza riga di X diventa quindi
(1+2M1s+M
2
1
s)e1 (1−2M1s+M
2
1
s)e2 −(1+M2)
2
e3 (1−M2)
2
e4 M
2
2
0
dove s = 1 −
1
2
C
D
.
23
Capitolo 3
Risultati
3.1 Fiamma concentrata
Per generalizzare il problema si rendono adimensionali alcune grandezze
di interesse in gioco:
• x →x
a
=
x
L
• ω →ω
a
=
ωL
c
1
π
Si ricava poi un’espressione di M
2
in funzione di M
1
avvalendosi delle equa-
zioni di conservazione della quantit`a di moto e della portata, della definizione
di numero del Mach e del rapporto fra le temperature totali prima e dopo
la fiamma che sar`a un parametro dei risultati. Si ottiene infine:
¯
T
02
¯
T
01
=

1 +γM
2
1
1 +γM
2
2

2
M
2
M
1

2

1 +
γ−1
2
M
2
2
1 +
γ−1
2
M
2
1

dalla quale si pu`o ricavare direttamente M
2
= f(M
1
).
Supponendo infine la fiamma posta a met`a del condotto in x
a
= 1/2 si
va a risolvere l’equazione detX = 0 con un metodo di Newton-Raphson im-
plementato con MatLab. I valori di ω che soddisfano tale equazioni saranno
infiniti per la presenza di esponenziali complessi come si pu`o osservare sulle
figure (3.1) e (3.3).
Da questi risultati si pu`o notare come tutti i modi trovati siano stabili e
come il tasso di crescita abbia un trend che tende verso l’instabilit`a all’au-
mentare della frequenza. Questo non deve per`o preoccupare oltremodo visto
24
che le frequenze di oscillazione tipiche dell’humming realmente in gioco non
superano i 500Hz che nell’adimensionalizzazione proposta, considerando il
condotto di lunghezza pari a 1m, corrispondono a valori di ω
a
inferiori al-
l’unit`a. Si possono quindi trascurare le alte frequenze andando ad indagare
solo quelle interessanti ed in particolar modo la pi` u bassa e quella avente, a
basse frequenze, il tasso di crescita pi` u instabile. Dalle figure (3.5) e (3.7)
si pu`o notare come il tasso di crescita per bassi valori di Mach sia sostan-
zialmente uguale per ogni modo; ci`o non avviene quando Mach `e diverso da
zero, situazione in cui sussistono tassi di crescita ben distinguibili.
Vengono qui mostrati diversi risultati per diversi valori di Mach, rapporti
di temperature e modelli di fiamma. Si pu`o gi`a osservare quanto siano
differenti i primi risultati a pagina 30 per due modelli diversi di fiamma
calcolati nel caso di moto base nullo. Nel prossimo capitolo si andr`a ad
indagare pi` u a fondo questo problema.
Per convalida, i risultati ottenuti vengono confrontati con quelli pubblicati
da Dowling [1]. Nel caso stazionario, ovvero per M
1
= 0, si pu`o apprezzare la
loro piena concordanza in figura (3.9) e (3.10). Non ci si deve far ingannare
dalle differenti denominazioni degli assi sia delle ordinate che delle ascisse:
Dowling intende sempre e comunque il modo della perturbazione, cio`e la
sua parte reale che nel grafico riprodotto `e stata esplicitata per chiarezza;
inoltre le ascisse hanno in realt`a gli stessi valori in quanto si sta trattando
il caso di flusso base assente dove quindi
¯
T =
¯
T
0
.
Si osservi ora l’importanza del moto base nelle figure (3.11) e (3.12) :
se la tentazione di trascurarlo `e forte, dal momento che i numeri di Mach
in gioco sono relativamente bassi, dell’ordine di un decimo, questi risultati
dovrebbero convincere del contrario. Gi`a per numeri di Mach a monte della
fiamma di 0.15 si nota una diminuzione da circa 0.85 a 0.6 di ω
a
.
25
Figura 3.1: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
→ 0 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso I
Figura 3.2: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
→ 0 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso II
26
Figura 3.3: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
= 0.15 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso I
Figura 3.4: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
= 0.15 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso II
27
Figura 3.5: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
→ 0 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso I a basse frequenze
Figura 3.6: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
→ 0 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso II a basse frequenze
28
Figura 3.7: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
= 0.15 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso I a basse frequenze
Figura 3.8: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M
1
= 0.15 e
T
02
/T
01
= 6 per il caso II a basse frequenze
29
Figura 3.9: Minima frequenza di oscillazione per M
1
→ 0. Linea continua:
caso I. Linea tratteggiata: caso II. Dowling [1]
Figura 3.10: Minima frequenza di oscillazione per M
1
→ 0. Blu: caso I.
Rosso: caso II.
30
Figura 3.11: Minima frequenza di oscillazione per
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6. Dowling [1]
Figura 3.12: Minima frequenza di oscillazione per
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6. Blu:caso I.
Rosso: caso II. Cerchio: r=0. Croce: r=0.5.
31
La dipendenza del tasso di crescita dai termini diffusivi `e rappresentata
in figura (3.13) per i modi a basse frequenze e si pu`o notare come il tasso di
crescita sia attenuato dalla presenza di attrito, come si pu`o intuitivamente
supporre.
Figura 3.13: Tasso di crescita a basse frequenze per
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6. Blu:caso
I. Rosso: caso II. Cerchio: r=0. Croce: r=0.5.
La dipendenza dal numero di Mach `e rilevante solo per le pi` u basse fre-
quenze di oscillazione riscontrabili; quando infatti si va ad analizzare tale
dipendenza per il modo avente tasso di crescita pi` u instabile si nota come
essa sia molto pi` u contenuta soprattutto per il modello di fiamma del Caso
II (figura (3.14)).
Figura 3.14: Modi pi` u instabili a basse frequenze per
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6. Blu:caso
I. Rosso: caso II.
32
3.2 Autofunzioni
Noti quindi i valori di ω
a
che soddisfano detX = 0 si pu`o risolvere il
sistema (2.21). Essendo il determinante di X nullo esistono quindi infinite
soluzioni per ogni valore di ω.
`
E necessario quindi fissare una delle incognite
per trovare una soluzione numerica attraverso una scomposizione LU della
matrice ed una sostituzione all’indietro [5]. Fissato quindi arbitrariamente
ˆ
Q = 1 si trovano i valori di A, B, C, D, ed S. Note allora le costanti
di integrazione `e possibile disegnare la perturbazione di tutte le grandezze
coinvolte nel fenomeno: portata, quantit`a di moto, energia, pressione, ve-
locit`a, densit`a e temperatura per diversi valori di Mach, diversi rapporti di
temperatura e modelli di fiamma. Ogni grafico `e stato calcolato sia per le
ω con i modi a frequenza pi` u bassa che per quelle aventi, a basse frequenze,
tasso di crescita pi` u alto.
Si confrontano quindi pagina per pagina i risultati ottenuti per i due
casi limite di modellazione del rilascio termico, proponendo in ogni figura
numeri di Mach a monte della fiamma variabili fra 0.001 e 0.15. Si mostrano
inoltre risultati per rapporti fra le temperature totali (
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2) e pi` u
elevati (
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6). Infine vengono mostrati i risultati derivanti dal calcolo
non per la pi` u bassa frequenza di oscillazione (fondamentale) ma per quella
avente, a basse frequenze (inferiori ai 500Hz), il tasso di crescita pi` u elevato.
Se i risultati per portata, quantit`a di moto ed energia sono continui nell’at-
traversamento della fiamma in quanto era stata imposta questa condizione
per trovare i valori delle costanti di integrazioni, lo stesso non si pu`o dire
per i valori di pressione, velocit`a, densit`a e temperatura che quindi nume-
ricamente potranno avere un salto in x = b. Unico caso in cui invece tale
discontinuit`a non deve sussistere `e per il disturbo di pressione nel caso di
assenza di moto base, ovvero per M
1
= 0, come si pu`o facilmente dedur-
re dalla condizione di conservazione della quantit`a di moto attraverso la
fiamma. Inoltre ulteriore verifica sar`a la necessaria convergenza a zero del
disturbo di pressione in x = L.
Per facilitare la lettura i risultati ottenuti per valori di Mach prossimi allo
zero sono stati indicati nelle figure con una linea sempre nera mentre per
altri valori di Mach le perturbazioni sono disegnate con tratto colorato.
33
3.2.1 Portata
Figura 3.15: Perturbazione della portata per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
Figura 3.16: Perturbazione della portata per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
34
Figura 3.17: Perturbazione della portata per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
Figura 3.18: Perturbazione della portata per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
35
Figura 3.19: Perturbazione della portata per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.20: Perturbazione della portata per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
36
Figura 3.21: Perturbazione della portata per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.22: Perturbazione della portata per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
37
3.2.2 Quantit`a di moto
Figura 3.23: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
minima frequenza
Figura 3.24: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
minima frequenza
38
Figura 3.25: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
minima frequenza
Figura 3.26: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
minima frequenza
39
Figura 3.27: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
modo meno stabile a basse frequenze
Figura 3.28: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
modo meno stabile a basse frequenze
40
Figura 3.29: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
modo meno stabile a basse frequenze
Figura 3.30: Perturbazione della quantit`a di moto per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
modo meno stabile a basse frequenze
41
3.2.3 Energia
Figura 3.31: Perturbazione dell’energia per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
Figura 3.32: Perturbazione dell’energia per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
42
Figura 3.33: Perturbazione dell’energia per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
Figura 3.34: Perturbazione dell’energia per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
43
Figura 3.35: Perturbazione dell’energia per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.36: Perturbazione dell’energia per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
44
Figura 3.37: Perturbazione dell’energia per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.38: Perturbazione dell’energia per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
45
3.2.4 Pressione
Figura 3.39: Perturbazione della pressione per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
Figura 3.40: Perturbazione della pressione per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
minima frequenza
46
Figura 3.41: Perturbazione della pressione per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
Figura 3.42: Perturbazione della pressione per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
minima frequenza
47
Figura 3.43: Perturbazione della pressione per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.44: Perturbazione della pressione per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
48
Figura 3.45: Perturbazione della pressione per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.46: Perturbazione della pressione per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
49
3.2.5 Velocit`a
Figura 3.47: Perturbazione della velocit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
Figura 3.48: Perturbazione della velocit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
50
Figura 3.49: Perturbazione della velocit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
Figura 3.50: Perturbazione della velocit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
51
Figura 3.51: Perturbazione della velocit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.52: Perturbazione della velocit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
52
Figura 3.53: Perturbazione della velocit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.54: Perturbazione della velocit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
53
3.2.6 Densit`a
Figura 3.55: Perturbazione della densit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
Figura 3.56: Perturbazione della densit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, minima
frequenza
54
Figura 3.57: Perturbazione della densit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
Figura 3.58: Perturbazione della densit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, minima
frequenza
55
Figura 3.59: Perturbazione della densit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.60: Perturbazione della densit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6, modo
meno stabile a basse frequenze
56
Figura 3.61: Perturbazione della densit`a per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
Figura 3.62: Perturbazione della densit`a per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2, modo
meno stabile a basse frequenze
57
3.2.7 Temperatura
Figura 3.63: Perturbazione della temperatura per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
minima frequenza
Figura 3.64: Perturbazione della temperatura per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
minima frequenza
58
Figura 3.65: Perturbazione della temperatura per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
minima frequenza
Figura 3.66: Perturbazione della temperatura per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
minima frequenza
59
Figura 3.67: Perturbazione della temperatura per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
modo meno stabile a basse frequenze
Figura 3.68: Perturbazione della temperatura per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 6,
modo meno stabile a basse frequenze
60
Figura 3.69: Perturbazione della temperatura per il caso I,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
modo meno stabile a basse frequenze
Figura 3.70: Perturbazione della temperatura per il caso II,
¯
T
02
/
¯
T
01
= 2,
modo meno stabile a basse frequenze
61
Confrontando pagina per pagina i risultati ottenuti si nota subito quanto
sia influente la scelta del modello di rilascio termico. Per esempio drastica
`e la differenza nei grafici delle portate (3.15) e (3.16) a pagina 34 dove per
ˆ
Q nullo si nota un’apprezzabile dipendenza da Mach mentre per
ˆ
Q propor-
zionale a ˙ m si osserva che inevitabilmente questa dipendenza viene meno
in particolar modo in prossimit`a della fiamma. Infatti il modello con
ˆ
Q
nullo esalta la dipendenza dalle velocit`a medie del flusso; al contrario la
modellazione che pone
ˆ
Q proporzionale alla portata massica provoca una
minor dipendenza delle grandezze in gioco dalla velocit`a media del moto
base schiacciando cos`ı i grafici l’uno sull’altro.
Situazioni analoghe si ripetono inevitabilmente in tutti i risultati ottenuti:
si vedano per i casi pi` u estremi per esempio le figure (3.25) e (3.26) per la
quantit`a di moto oppure le (3.31) e (3.32) per l’energia.
Si deve notare inoltre come per diversi modelli di fiamma alle volte il
comportamento in dipendenza da Mach sia totalmente antitetico come si
osserva per esempio nelle figure (3.19) e (3.20) e (3.27) e (3.28).
Infine se ci si poteva aspettare discontinuit`a di alcune grandezze in gio-
co in corrispondenza della fiamma queste non sono ovviamente rispondenti
alla realt`a delle cose n`e tantomeno fisicamente accettabili. Nasce quindi l’e-
vidente necessit`a, per un’analisi pi` u attenta del fenomeno, di generare un
modello di rilascio termico pi` u elaborato e vicino alla realt`a.
62
Parte II
Fiamma concentrata e
sezione variabile
63
Capitolo 4
Calcolo
Figura 4.1: Camera di combustione
Si esamina ora un caso pi` u realistico dove la sezione del condotto `e va-
riabile in funzione della coordinata x. Si tratta ancora di un caso monodi-
mensionale anche se si pu` o dimostrare che tale semplificazione pu`o cadere
in difetto nel caso in cui la misura pi` u lunga del condotto non sia quella lon-
gitudinale ma quella circonferenziale. Infatti se cos`ı accadesse la pi` u bassa
frequenza di risonanza sarebbe quella associata ai modi che si propagano in
direzione azimutale e non longitudinale. Questo avviene in particolar modo
nei combustori anulari per i quali `e quindi indispensabile una trattazione che
64
comprenda anche onde convettive di vorticit`a e dove si deve tenere conto
della variazione azimutale delle perturbazioni (il disturbo di pressione risul-
ter`a ad esempio p

= Ae
iωt+inϑ+iωx
). Se lo spessore radiale del condotto
anulare non `e trascurabile sar`a infine necessario trattare il problema per
mezzo di funzioni di Bessel per rappresentare adeguatamente la variazione
radiale delle componenti del disturbo.
4.1 Il modello
I combustori delle attuali turbine a gas presentano geometrie molto com-
plicate, come quella in figura (4.1), semplificata in figura (4.2): il flusso ad
alta velocit`a uscente dal compressore viene rallentato in un diffusore (ple-
num) per renderlo pi` u uniforme in previsione dell’iniezione di carburante e
della combustione. Alla fine del plenum il flusso viene riaccelerato attraver-
so un condotto di premiscelazione (premixer) dove si inietta il combustibile.
Infine la miscela cos`ı generata attraversa un allargamento di sezione per
entrare nella camera di combustione.
Figura 4.2: Tipica geometria di un turbogas
65
Se la sezione del premixer `e piccola abbastanza per consentire la propa-
gazione delle sole onde longitudinali ci`o non `e accettabile nel plenum e nel
combustore generalmente anulari o cilindrici. Si esamina comunque il caso
monodimensionale che considera solo la propagazione di onde longitudinali
(figura (4.3)).
Figura 4.3: Semplice combustore quasi unidimensionale
66
4.2 Risoluzione del moto base
Si schematizza la figura (4.3) considerando brusche le variazioni di sezione
come in figura (4.4).
Figura 4.4: Modello plenum-premixer-combustore
Condizioni alle interfacce: Nota quindi la geometria del risonatore, la
portata massica e le caratteristiche termofisiche del fluido si pu`o iniziare
ad impostare le equazioni di conservazione della portata, della quantit`a di
moto e dell’energia alle interfacce 1-2 e 2-3 considerate in corrispondenza
rispettivamente dell’allargamento e del restringimento di sezione. Se la con-
servazione della portata e dell’energia devono essere sempre e comunque
verificate, particolare attenzione merita la conservazione della quantit`a di
moto. Infatti le variazioni di sezione impediscono di impostare canonica-
mente le equazioni. Nel caso del restringimento si dovr`a ricorrere quindi ad
un approssimazione: si pu` o considerare infatti che la trasformazione che il
fluido subisce nel passaggio dal plenum al premixer sia isoentropica. Nel
caso dell’allargamento si deve invece tenere conto della forza di pressione
assiale che il fluido esercita sulle pareti perpendicolari all’asse delle ascisse
in x = L
2
(approssimazione di Borda). Si giunge quindi a scrivere:
Per x = L
1
Portata A
1
ρ
1
u
1
= A
2
ρ
2
u
2
(4.1)
Energia c
p
T
1
+
u
2
1
2
= c
p
T
2
+
u
2
2
2
(4.2)
Isoentropica
p
1
ρ
γ
1
=
p
2
ρ
γ
2
(4.3)
67
Per x = L
2
Portata A
2
ρ
2
u
2
= A
3
ρ
3
u
3
(4.4)
Energia c
p
T
2
+
u
2
2
2
+Q = c
p
T
3
+
u
2
3
2
(4.5)
Coanda A
3
(p
3
−p
2
) +A
3
ρ
3
u
2
3
= A
2
ρ
2
u
2
2
(4.6)
Nota la geometria del condotto si pu`o banalmente calcolare il tempo di
volo, ovvero il tempo che una perturbazione sull’iniezione di combustibile
in x = L
1
impiega a raggiungere la fiamma in x = L
2
. Si vedr`a in seguito
quanto questo parametro abbia un’importanza cruciale nella risoluzione del
problema.
τ =
L
2
−L
1
U
2
(4.7)
Note quindi le temperature all’ingresso e all’uscita (T
1
e T
3
) e la pres-
sione all’uscita (P
3
) per chiudere il problema `e necessario conoscere la por-
tata massica che attraversa il condotto, costante qualunque sia la sezione
(m = A
i
ρ
i
u
i
) e impostare l’equazione dei gas perfetti per il plenum, il pre-
mixer e il combustore (P
i
= ρ
i
RT
i
). Si ha un sistema non lineare risolvibile
rapidamente con metodi numerici. Calcolate quindi le temperature in ogni
condotto anche le velocit`a del suono c
i
sono determinate. In tabella (4.1) si
mostrano i valori calcolati secondo i dati di partenza proposti da Dowling e
Stow [3].
1 2 3
P 10210 Pa 10160 Pa 10100 Pa
U 3.269 m· s
−1
29.809 m· s
−1
73.8177 m· s
−1
ρ 1.186 kg · m
−3
1.181 kg · m
−3
0.1759 kg · m
−3
T 300 K 299.563 K 2000 K
c 347.213 m· s
−1
346.96 m· s
−1
896.5 m· s
−1
A 0.0129 m
2
0.00142 m
2
0.00385 m
2
L 1.7 m 1.7345 m 2.7345 m
Tabella 4.1: Dati
68
Equazioni del disturbo: Inserendo il disturbo, sviluppando i calcoli e
linearizzando si ottengono le equazioni:
Per x = L
1
A
1
( ¯ ρ
1
u

1

1
¯ u
1
) = A
2
( ¯ ρ
2
u

2

2
¯ u
2
) (4.8)
c
p
T

1
+ ¯ u
1
u

1
= c
p
T

2
+ ¯ u
2
u

2
(4.9)
γ
ρ

1
¯ ρ
1

p

1
¯ p
1
= γ
ρ

2
¯ ρ
2

p

2
¯ p
2
(4.10)
Per x = L
2
A
1
( ¯ ρ
1
u

1

1
¯ u
1
) = A
2
( ¯ ρ
2
u

2

2
¯ u
2
) (4.11)
A
3
(p

3
−p

2

3
¯ u
2
3
+ 2¯ ρ
3
¯ u
3
u

3
) = A
2

2
¯ u
2
2
+ 2¯ ρ
2
¯ u
2
u

2
) (4.12)
c
p
¯
T
03
( ¯ ρ
3
u

3

3
¯ u
3
) + ¯ ρ
3
¯ u
3
(c
p
T

3
+ ¯ u
3
u

3
) =
c
p
¯
T
02
( ¯ ρ
2
u

2

2
¯ u
2
) + ¯ ρ
2
¯ u
2
(c
p
T

2
+ ¯ u
2
u

2
) +Q

(4.13)
Si devono inoltre impostare tre equazioni al contorno. Si pu`o supporre
che all’inizio del plenum la perturbazione della portata massica sia nulla cos`ı
come le onde di entropia, e che il combustore sia aperto in x = L
3
, ovvero
che ivi la perturbazione di pressione sia nulla:
ρ

1
¯ ρ
1
+
u

1
¯ u
1
= 0 in x = 0 (4.14)
p

1
¯ p
1
+ (γ −1)Ma
1
u

1
¯ u
1
= 0 in x = 0 (4.15)
p

3
= 0 in x = L
3
(4.16)
`
E infine necessario definire un modello di rilascio termico (transfer func-
tion), ed `e usuale utilizzare la seguente espressione:
Q

a
= −k
¯
Q
a
m

2
¯ m
2
e
−iωτ
(4.17)
dove k rappresenta la ’prontezza’ del sistema, τ il tempo di volo e
¯
Q
a
e Q

a
sono flussi termici [W · m
−2
]. In pratica k `e un paramentro che permette
di variare con continuit`a il modello di fiamma da un sistema dove il rilascio
69
termico `e indipendente dalla variazione di portata massica (in particolar
modo nullo) e un modello dove esso vi dipende in maniera direttamente
proporzionale. Il disturbo della portata massica viene valutato dove si inietta
il combustibile, ovvero all’inizio del premixer. Si vedr`a in seguito come
questa equazione rivesta un ruolo cruciale nella risoluzione del problema.
Le perturbazioni si esprimono come segue:
p

i
(x, t) = e
iωt

i
e
−iωx/c
i
(1+M
i
)

i
e
−iωx/c
i
(1−M
i
)
) (4.18)
u

i
(x, t) = e
iωt

i
e
−iωx/c
i
(1+M
i
)
−ζ
i
e
−iωx/c
i
(1−M
i
)
)/ ¯ ρ
i
c
i
(4.19)
ρ

i
(x, t) =
p

i
(x, t)
c
2
i

σ
i
¯ ρ
i
c
p
e
iω(t−x/ ¯ u
i
)
(4.20)
c
p
T

i
(x, t) =
p

i
(x, t)
¯ ρ
i
+
σ
i
c
2
i
(γ −1)c
p
e
iω(t−x/ ¯ u
i
)
(4.21)
dove si `e indicato con ψ, ζ e σ rispettivamente l’ampiezza dei disturbi di
pressione che si propagano in verso concorde e contrario al moto base e l’am-
piezza delle onde di entropia. Sostituendo quindi nelle equazioni dalla (4.9)
alla (4.17) i valori delle perturbazioni si giunge a scrivere un sistema omo-
geneo di 10 equazioni lineari in 10 incognite. Come discusso in precedenza
il sistema ha soluzioni non banali solo se il determinante della matrice dei
coefficienti `e nullo, ovvero solo per determinati valori di ω. Essendo quindi
M
+
i
= (M
i
+ 1) M

i
= (M
i
−1)
a
+
i
= (M
i
+M
2
i
/2 + (γ −1))
a

i
= (M
i
−M
2
i
/2 −(γ −1))
e
id
= e
−(iωL
i
)/(c
i
(1+M
i
))
;
e
iu
= e
(iωL
i
)/(c
i
(1−M
i
))
;
e
is
= e
−(iωL
i
)/U
i
;
e
t
= e
−iωτ
χ = kQ
a
A
3
70
Si pu`o infine scrivere la matrice dei coefficienti X che risulter`a quindi di
dimensioni 10 ×10.

A
1
M
+
1
c
1
e
1d
A
1
M

1
c
1
e
1u

A
1
U
1
ρ
1
cp
e
1s

A
2
M
+
2
c
2
e
2d

A
2
M

2
c
2
e
2u
A
2
U
2
ρ
2
cp
e
2s
0 0 0 0
0 0 0
A
2
M
+
2
c
2
e
3d
A
2
M

2
c
2
e
3u

A
2
U
2
ρ
2
cp
e
3s

A
3
M
+
3
c
3
e
4d

A
3
M

3
c
3
e
4u
A
3
U
3
ρ
3
cp
e
4s
0
A
1
M
+
1
a
+
1
e
1d
c
1
A
1
M

1
a

1
e
1u
c
1
A
1
ρ
1
U
3
1
2cp
e
1s
−A
2
M
+
2
a
+
2
e
2d
c
2
−A
2
M

2
a

2
e
2u
c
2

A
2
ρ
2
U
3
2
2cp
e
2s
0 0 0 A
2
(
γ
ρ
1
c
2
1

1
P
1
)e
1d
(
γ
ρ
1
c
2
1

1
P
1
)e
1u

γ
cp
e
1s
(γ/(ρ
2
c
2
2
) − 1/P
2
)e
2d
(γ/(ρ
2
c
2
2
) − 1/P
2
)e
2u

γ
cp
e
2
s
0 0 0 0
0 0 0
(−A
3
− A
2
(M
2
2
+ 2M
2
))e
3d
(−A
3
− A
2
(M
2
2
− 2M
2
))e
3u
A
2
ρ
2
U
2
2
cp
e3s
−A
3
M
+
3
a
+
3
e
4d
c
3
A
3
M

2
a

3
e
4u
c
3

A
3
ρ
3
U
3
3
2cp
e
4s
0
0 0 0
A
2
M
+
2
a
+
2
e
3d
c
2
A
2
M

2
a

2
e
3u
c
2
A
2
ρ
2
U
3
2
2cp
e
3s
−A
3
M
+
3
a
+
3
e
4d
c
3
A
3
M

3
a

3
e
4u
c
3

A
3
ρ
3
U
3
3
2cp
e
4s
A
3
M
+
1
M

1

ρ
1
M
1
cp
0 0 0
0 0 0 0
1
P
1
+
γ−2
ρ
1
c
2
1
1
P
1

γ
ρ
1
c
2
1
1
cp
0 0 0
0 0 0 0
0 0 0
0 0 0
e
5d
e
5u
0 0
0 0 0
χM
+
2
ete
2d
χM

2
ete
2u
−χU
2
ρ
2
c
2
e
t
e
2s
cp
0 0 0 ρ
2
U
2
c
2
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
¸
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71
Capitolo 5
Risultati
5.1 Sezione variabile
La risoluzione dell’equazione detX = 0 non `e pi` u eseguibile con il metodo
di Newton-Raphson usato in precedenza a causa di un pessimo condiziona-
mento della matrice. Per questo motivo si `e scelto di sostituire all’appros-
simazione di trasformazione isoentropica (ottava riga) una condizione pi` u
semplice, ovvero considerare nulle le onde di entropia nel plenum. Questa
si traduce in termini matematici in σ
1
= 0. Cos`ı facendo l’ottava riga `e
banalmente rimpiazzata da
0 0 1 0 0 0 0 0 0 0
Si `e scelto di risolvere il sistema mediante una risoluzione grafica che
disegni in funzione di ω
r
e ω
i
le linee per cui la parte reale e immaginaria del
determinante sono nulle. Cos`ı facendo si vanno a visualizzare le soluzioni
nei punti ove tali linee si intersecano. Se questo sistema risulta pi` u affidabile
e meno dispendioso in quanto non `e necessaria una continua ricalibrazione
dei parametri del codice numerico per l’analisi di differenti casi `e altres`ı
vero che i risultati ottenuti hanno un’approssimazione maggiore. Infatti i
risultati possono essere letti solo graficamente e necessitano quindi di un
operatore se devono essere utilizzati per altri calcoli come per esempio la
rappresentazione dei mode shape.
Si confrontano i risultati ottenuti con quelli proposti da Dowling e Stow
[3] in figura (5.1). Le linee rappresentano la variazione dei modi che provo-
cano risonanza al variare del parametro di fiamma k da zero all’unit`a. Si
72
pu`o osservare come per k = 0 tre modi sono particolarmente stabili (non
compaiono in figura) e come all’aumentare di k questi subiscano un forte
aumento del loro tasso di crescita mentre la frequenza rimane pressoch`e in-
variata. Altri modi invece, come quelli a circa 100, 200, 400, 500 Hz, sono
sostanzialmente indipendenti dal variare del modello di fiamma. Si pu`o no-
tare, nonostante le difficolt`a di risoluzione numerica, la buona concordanza
dei risultati ottenuti.
Figura 5.1: Modi di risonanza. ×: modi per k = 1; ◦: modi per k = 0.
73
Figura 5.2: Modi di risonanza, metodo grafico per k →0
Figura 5.3: Modi di risonanza, metodo grafico per k = 1
74
Per rendere i grafici pi` u leggibili si rappresentano in un unico grafico i
risultati calcolati al variare del parametro k da zero a quattro, sovrapposti
a quelli proposti da Dowling e Stow. Si nota una buona concordanza dei
comportamenti dei modi, malgrado l’approssimazione diversa nei due casi
della geometria del sistema.
Figura 5.4: × rosso: modi per k = 1, Dowling e Stow. ◦ blu: modi per
k = 0, Dowling e Stow. + azzurro: modi per k = 1, metodo grafico. ◦
verde: modi perk = 0, metodo grafico. tendenza all’instabilit`a per k
crescente
Nei calcoli non `e stato utilizzato il tempo di volo τ calcolato, pari a circa
0.0012, ma quello proposto in [3] pari a 0.006. Questa scelta ha un’influen-
za determinante nei risultati. Infatti si pu`o notare come i tre modi a 164,
340 e 500 Hz sono fortemente influenzati dal variare di questo parametro
caratteristico della geometria del premixer. Si veda in figura (5.5) il calcolo
eseguito solo per queste tre frequenze al variare di τ. Un’attenta analisi
rivela che tali frequenze sono approssimativamente pari a 1/τ, 2/τ e 3/τ.
Nell’approssimazione fatta la fiamma `e concentrata in x = L
2
e quindi il
tempo di volo `e presto calcolato in maniera esatta come mostrato in pre-
cedenza. Ma questa `e, appunto, un approssimazione: infatti la fiamma `e
effettivamente distribuita longitudinalmente e quindi τ non pu`o essere valu-
tato in corrispondenza del solo inizio della fiamma ma deve essere valutato
per tutta la sua estensione. Oltretutto la fiamma potr`a oscillare nel tempo
75
quindi anche i valori di τ diversificati per ogni x dovranno dipendere dal
tempo secondo la generica forma τ(x, t) = τ(x)e
iωt
. Si intravede subito da
queste figure quanto sia determinante il valore di τ che praticamente coman-
da i tre modi relativi alla fiamma. Si osserva inoltre in figura (5.6) come al
diminuire del tempo di volo le frequenze tendono verso l’instabilit`a. Visto
che τ compare solo insieme a k, se quest ultimo fosse nullo sarebbe inin-
fluente sui risultati. Nonostante tutto si deve notare che Q
a
assume valori
molto grandi dell’ordine di 10
7
e quindi anche piccoli valori di k (10
−2
) ri-
sultano essere determinanti per quanto riguarda l’influenza di τ sui modi di
fiamma.
`
E quindi ovvio quanto il modello di fiamma, e in particolar modo
i suoi parametri k e τ siano critici nella risoluzione del problema.
Figura 5.5: Frequenza in funzione del tempo di volo τ delle tre frequenze di
fiamma (cerchi verdi, rossi e blu) sovrapposte a quelle teoriche (1/τ, 2/τ,
3/τ)
76
Figura 5.6: Variazione del modo a pi` u bassa frequenza relativo alla fiamma
al variare di τ per k piccolo (0.03)
Nonostante tutto, le variazioni di τ non influenzano criticamente i valori
degli altri modi che non siano quelli appena descritti. Infatti si pu`o di-
mostrare che `e possibile calcolare le frequenze caratteristiche del plenum in
maniera analitica secondo la formula
f = n
c
s
L
1
con n =
1
2
, 1,
3
2
, ...
In tabella si pu`o apprezzare la concordanza fra tali frequenze calcolate ana-
liticamente e numericamente per k → 0. Queste sono un buon banco di
prova per la validit`a del codice e il fatto che il modello di fiamma scelto non
le influenzi significativamente `e un’ulteriore punto a favore.
Soluzione analitica Soluzione numerica
102.12 112.70
204.24 206.35
306.36 323.75
408.48 419.97
510.61 517.38
Tabella 5.1: Frequenze naturali del plenum [Hz]
77
Nonostante tutto i limiti del codice scritto sono evidenti per diverse
ragioni:
• Il modello di fiamma `e determinante e non si ha uno strumento anali-
tico efficace per valutarne i parametri k e τ che, come si `e visto, sono
critici; si deve quindi ricorrere in ogni caso a dati sperimentali o a
simulazioni di larga scala (Large Eddy Simulations).
• Il determinante della matrice dei coefficienti `e per qualsiasi valore di ω
molto piccolo (dell’ordine di 10
−20
) quindi il rischio di trovare soluzioni
spurie `e molto elevato.
• Confrontando i risultati con codici pi` u raffinati, nonostante le frequen-
ze siano in buona concordanza, i tassi di crescita non sono caratteriz-
zati dalla stessa precisione. Il motivo pu`o essere ricercato nel fatto che
le isolinee del determinante sono nel grafico frequenza-tasso di crescita
pressoch`e verticali e quindi il tasso di crescita pu`o essere facilmente
affetto da errori.
78
5.2 Autofunzioni
Si mostrano ora alcuni grafici di mode shape calcolati per k = 1 per i
10 modi di risonanza trovati. Vengono confrontati con i risultati ottenuti
da Dowling e Stow [3] mostrati in figura (5.7). L’accordo `e accettabile
soprattutto viste le differenze geometriche tra le due configurazioni.
Figura 5.7: Mode shape della pressione per k = 1. a) 30-Hz. b) 104-Hz. c)
168-Hz. d) 203-Hz. e) 300-Hz. f) 312-Hz. g) 396-Hz. h) 415-Hz. i) 495-Hz.
j) 514-Hz.
79
5.2.1 Pressione
Figura 5.8: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 62-Hz.
Figura 5.9: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 110-Hz.
80
Figura 5.10: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 195-Hz.
Figura 5.11: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 205-Hz.
81
Figura 5.12: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 267-Hz.
Figura 5.13: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 311-Hz.
82
Figura 5.14: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 384-Hz.
Figura 5.15: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 420-Hz.
83
Figura 5.16: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 515-Hz.
Figura 5.17: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 544-Hz.
84
5.2.2 Portata
Figura 5.18: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 62-Hz.
Figura 5.19: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 110-Hz.
85
Figura 5.20: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 195-Hz.
Figura 5.21: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 205-Hz.
86
Figura 5.22: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 267-Hz.
Figura 5.23: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 311-Hz.
87
Figura 5.24: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 384-Hz.
Figura 5.25: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 420-Hz.
88
Figura 5.26: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 515-Hz.
Figura 5.27: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 544-Hz.
89
Parte III
Cenni sulla fiamma
distribuita e conclusioni
90
Capitolo 6
Fiamma distribuita
Figura 6.1: Forma lobata di una fiamma
Il trasferimento di calore `e stato fin’ora considerato concentrato in una
singola sezione del combustore.
`
E evidente come questo non sia generalmen-
te vero, soprattutto, in via del tutto intuitiva, all’aumentare della velocit`a
del moto base che attraversa la fiamma.
`
E quindi evidente come un’ana-
lisi pi` u attenta debba tener conto di un rilascio termico distribuito su una
lunghezza significativa del bruciatore. Per esempio nell’ultimo caso tratta-
to, banalmente, la miscela inizia a bruciare in corrispondenza dell’inizio del
combustore dove `e posizionata la fiamma pilota e continua a bruciare a val-
le. Si pu`o affermare che, in particolare in assenza di moto base, un rilascio
termico che si estende assialmente per una lunghezza d pu`o essere trattato
come concentrato se tale estensione `e piccola in confronto alla lunghezza
d’onda acustica (pi` u precisamente d << 2π¯ c/ω). Nonostante tutto, questa
`e un’approssimazione troppo grossolana se il fluido attraversa la fiamma an-
che con velocit`a non troppo elevate. Inoltre `e presente un’onda di entropia
91
che, propagandosi per convezione a valle, ha una lunghezza d’onda di qual-
che ordine di grandezza pi` u piccola (equazione (4.21) per esempio) di ordine
2π¯ u/ω.
Esistono metodi teorici e sperimentali che riescono a misurare o a predire
la forma della fiamma. Questi metodi portano alla conclusione che questa
ha in sostanza una forma lobata come in figura (6.1). La distribuzione
della fiamma all’interno del condotto pu`o essere in prima approssimazione
assunta uniforme, ovvero un rilascio termico per unit`a di volume costante
fra due sezioni di inizio e fine combustione. In realt`a il modello di fiamma
potrebbe essere affinato considerando una geometria dove il rilascio termico
ha una distribuzione triangolare, ovvero dove la maggior parte delle reazioni
avvengono nel centro della fiamma. Ciononostante `e da valutare quanto
queste approssimazioni monodimensionali siano accettabili quando invece la
fiamma ha forme tridimensionali molto complesse.
I metodi sperimentali si basano sul fatto che nella combustione in realt`a
avvengono molte reazioni in contemporanea e fra queste alcune che produ-
cono ioni ossidrile OH

si concentrano sul bordo della fiamma. Andando
quindi a valutare solo lo spettro di questi ultimi si pu`o ottenere una stima
del volume entro cui avviene la combustione come si osserva in figura (6.2).
Questo non `e per ragioni di forza maggiore un metodo sul quale si pu`o fa-
re affidamento per sviluppare codici in funzione di un’ottimizzazione della
progettazione ma `e un ottimo banco di prova per validare i calcoli eseguiti
numericamente con tecniche CFD.
Figura 6.2: Immagini dei radicali nell’arco di un periodo di oscillazione della
fiamma [2]
92
6.1 Calcolo del moto base
Figura 6.3: Modello del bruciatore [2]
Definito il tempo di volo τ come il tempo che impiega una perturbazione
sulla portata massica in un punto di riferimento (spesso il punto di iniezione
del combustibile) a raggiungere la fiamma. Assumendo quindi la forma della
fiamma distribuita secondo una forma triangolare come in figura (6.4) si pu`o
procedere ad una stima di τ sia in funzione delle coordinate spaziali che del
tempo, in modo da tener conto anche dell’oscillare della fiamma. Inoltre sar`a
determinata anche ¯ q(x), funzione che descrive come la fiamma `e distribuita
nel condotto.
Figura 6.4: Modello della distribuzione spaziale del rilascio termico [2]
93
Si mostra di seguito un semplice esempio di risoluzione del moto base per
la semplice geometria considerata nella figura (6.3) eseguita con integrazione
diretta nel condotto. Nota la portata massica, le condizioni all’ingresso e
la pressione all’uscita e la sezione in funzione delle ascisse A(x) si possono
integrare le equazioni dalla sezione di ingresso ad una coordinata generica x
d
dx
(ρuA) = 0
d
dx

(p +ρu
2
)A

d
dx
¸
ρuA(c
p
T +
u
2
2
)
¸
= q(x)
ottenendo espressioni analitiche per pressione ¯ p(x), velocit`a ¯ u(x), densit`a
¯ ρ(x) e temperatura
¯
T(x) medi dove
¯
Q(x) =

x
x
¯ q(x)dx. Si trova quindi:
¯ u(x) =

A
0
(p
0

0
u
2
0
)
˙ mA(x)

2
−4

1
2

γ
γ−1

c
p
T
0
+
u
2
0
2
+
¯
Q(x)
˙ m

A
0
(p
0

0
u
2
0
)
˙ mA(x)

2

1
2

γ
γ−1

¯ ρ(x) =
m
A(x)¯ u(x)
¯ p(x) =
(p
0

1
u
2
1
)A1
A(x)
− ¯ ρ(x)¯ u
2
(x)
¯
T(x) =
¯ p(x)
R¯ ρ(x)
La risoluzione del moto perturbato non `e invece eseguibile analiticamente
ma deve avvalersi di una discretizzazione delle equazioni nel condotto vista
l’inomogeneit`a longitudinale del moto base. Per valori generici di ω le con-
dizioni all’uscita non saranno soddisfatte e cos`ı nel codice si dovr`a prevedere
un’iterazione su ω che ricalcoli il moto nel condotto fino alla convergenza.
94
Capitolo 7
Conclusioni e sviluppi futuri
I risultati ottenuti nella parte I hanno avuto in primo luogo il fine di esplo-
rare l’influenza delle velocit`a in gioco nell’instaurarsi di fenomeni di insta-
bilit`a termoacustica. Nel verificare tale influenza si era gi`a notato quanto i
risultati ottenuti per i due modelli di fiamma proposti fossero dissimili. Sono
state osservate discrepanze significative sia nella frequenza che nella stabilit`a
dei modi e soprattutto nelle autofunzioni ricavate, sempre inevitabilmente
affette dalla scelta della transfer function della fiamma.
`
E stata valutata infine, nella Parte I, l’influenza che hanno molti metodi
di introdurre calore nel flusso (griglie) i quali comportano una perdita di
carico che stabilizza i modi di risonanza e ne attenua la frequenza.
Avendo confrontato quindi modelli di rilascio termico diversi, si `e deciso di
analizzarne uno pi` u complesso e vicino alla realt`a che variasse con continuit`a
la prontezza k del sistema iniettore-fiamma e che tenesse conto del suo tempo
di ritardo τ. Questa analisi pi` u attenta `e stata la riprova che i timori della
prima parte non erano infondati. La transfer function risulta ricoprire un
ruolo critico nella risoluzione del problema, anzi, per molti modi lo guida
in maniera inaccettabile. Infatti si `e notato che i modi di fiamma possono
essere stabili o meno a seconda del valore della prontezza k che viene scelto
e la frequenza di questi ultimi `e palesemente guidata dal tempo di ritardo τ
impostato. Il problema fondamentale `e che non si hanno spesso strumenti
adeguati per valutare a priori questi due parametri conducendo quindi il
codice a trovare soluzioni poco significative.
95
Avendo quindi notato come una trattazione pi` u realistica non possa pre-
scindere dal considerare la fiamma distribuita su una lunghezza significativa
del condotto, gli immediati sviluppi futuri potranno essere sicuramente l’a-
nalisi di una transfer function pi` u complessa.
`
E indubbiamente questa la
strada da intraprendere dal momento che le altre condizioni e approssimazio-
ni che si sono imposte non sembrano essere cos`ı rilevanti come quest’ultima.
Cos`ı si potr`a analizzare un sistema che consideri un tempo τ variabile nel
tempo e nello spazio tridimensionale τ(x, t), cos`ı come elaborare un modello
che possa valutare il valore di k mediante il calcolo del disturbo sul rapporto
di equivalenza (equivalence ratio) definito come φ =
m
f
/ma
¯ m
f
/ ¯ ma
.
Altri sviluppi futuri potranno analizzare l’influenza di questi parametri
determinati su geometrie effettivamente esistenti, tenendo conto quindi della
presenza di pi` u bruciatori in parallelo, di modi azimutali ed eventualmente
radiali e delle non linearit`a che comportano uno scambio di energia fra i
vari modi e possono quindi portare alla formazione di cicli limite oppure
all’accentuarsi di modi gi`a instabili.
Nell’analizzare questi casi potr`a essere infine utile implementare un codice
di ricerca degli autovalori e delle autofunzioni pi` u agile ed affidabile che possa
lavorare in automatico senza la necessit`a di leggere ogni dato da un grafico
o di tarare spesso alcuni dei parametri di calcolo.
96
Appendice A
Onde stazionarie
Le perturbazioni che si vengono a creare si propagano come onde. Queste
sono confinate all’interno delle pareti della camera di combustione.
`
E quindi
interessante analizzare cosa accade ad un’onda che viene limitata entro un
certo spazio.
Riflessione e sovrapposizione Prima di tutto le onde che si propagano
a monte e a valle della fiamma sono, appena generate, semplici onde che han-
no un’intrinseca direzione caratteristica di propagazione (travelling waves).
Queste, raggiunte le pareti del risonatore, saranno riflesse nel verso opposto
al moto precedente andando a sovrapporsi a quelle in arrivo. In figura (A.1)
`e mostrata la sequenza di immagini di una riflessione di un singolo fronte
d’onda.
Figura A.1: Riflessione di una singola onda
Essendo le perturbazioni in questione formate da pi` u fronti d’onda, di fon-
damentale importanza sar`a la distanza della sorgente acustica dalla parete e
97
la frequenza della perturbazione per determinare come le onde ancora non ri-
flesse si sovrapporranno a quelle gi`a riflesse. Se le onde che si sovrappongono
hanno la stessa forma e ampiezza si possono formare delle onde staziona-
rie (standing waves). Si considerino ad esempio due onde momocromatiche
viaggianti in verso opposto e di uguale ampiezza a:
A = a sin(ωt −kx) ; B = a sin(ωt +kx)
Sommando le due onde e sviluppando i seni con le formule di duplicazione
si perviene alla forma:
A+B = 2a sin(ωt) cos(kx).
Si nota come l’onda risultante sia formata da una parte fissa nel tempo
dipendente da x e da una parte tempovariante. Infatti le onde stazionarie
sono un particolare tipo di onda in cui non vi `e trasporto netto di energia:
esse ’rimangono sul posto’, ovvero hanno dei nodi fissi nello spazio e nel
tempo in kx = π/2 +nπ (si veda l’esempio in figura (A.2)).
Figura A.2: Esempi di onde stazionarie
`
E quindi evidente come solo determinate perturbazioni aventi le giuste fre-
quenze possano instaurarsi come onde stazionarie all’interno di un condotto
di una data geometria. Si spiega quindi, anche dal punto di vista fisico, il
perch`e nel calcolo delle oscillazioni termoacustiche si sia posto detX = 0. In
effetti tutti i valori di ω possono soddisfare il sistema di equazioni omogeneo
98
ricavato, ma solo alcuni non richiedono che le costanti di integrazione siano
tutte nulle. Ci`o significa che perturbazioni con frequenze diverse da quelle
trovate possono effettivamente crearsi ma non possono formare nel condotto
onde stazionarie che sono alla base del fenomeno dell’humming.
Assorbimento Analizziamo ora il fenomeno dissipativo che limita l’incre-
mento delle perturbazioni instabili: l’assorbimento. Si `e assunto sin ora che
l’energia contenuta in un’onda non venga dissipata e quindi che l’onda stessa
permanga indefinitamente nel tempo e nello spazio. In realt`a il propagar-
si delle onde non `e totalmente isoentropico e privo di dissipazione. Esiste
comunque un mezzo attraverso il quale l’onda si propaga il quale vibrando
dissipa calore ed energia sottraendola all’onda stessa che quindi si attenua col
tempo. Questo fenomeno `e appunto denominato assorbimento. L’onda subi-
sce quindi una diminuzione della sua ampiezza all’aumentare della distanza
percorsa di natura esponenziale. Questa affermazione `e verificabile con il
principio di sovrapposizione: si ipotizza che un’onda di ampiezza unitaria,
attraversando un determinato mezzo per una lunghezza L, vede dimezzarsi
la sua ampiezza. Allora supponendo l’onda formata dalla sovrapposizione
di due onde di ampiezza 1/2 questo principio deve valere anche per queste
due onde che quindi nella stessa distanza L si ridurranno entrambe ad 1/4 .
Se questo deve valere anche per la successiva distanza L che l’onda percorre
si pu`o subito intuire che l’unica funzione che soddisfa questi prerequisiti `e
proprio l’esponenziale negativa dove f(a) · f(b) = f(a +b).
Figura A.3: Decremento esponenziale dell’ampiezza d’onda dovuta al
fenomeno dell’assorbimento
Ovviamente altri parametri d’onda come velocit`a e frequenza rimangono
invariati. In molti casi, questo effetto `e molto debole. Infatti le onde sonore
99
che si propagano in aria possono viaggiare per chilometri prima che l’am-
piezza diminuisca fino a rendere l’onda impercettibile all’orecchio umano.
Questo fenomeno insieme ad importanti fenomeni dissipativi che avvengo-
no nella riflessione, consente la limitazione della crescita delle perturbazioni.
Queste dissipazioni contribuiscono con le non linearit`a, che provocano scam-
bi di energia fra i modi a diversa frequenza, alla formazione di un ciclo limite
avente tasso di crescita nullo.
100
Appendice B
Turbogas
Figura B.1: Esempio di turbogas
I turbogas sono impianti a combustibile fossile per la produzione di ener-
gia molto pi` u leggeri e meno ingombranti degli impianti a vapore. Essi per il
loro buon rapporto peso-potenza si prestano bene anche per la propulsione
aeronautica. Come per qualunque macchina termica, un’alta temperatura
di combustione produce un’alta efficienza, come dimostrato dal ciclo ideale
101
di Carnot. Il fattore limitante `e la capacit`a dei materiali che costituisco-
no la macchina (acciaio, super leghe a base di nichel o cobalto e materiali
ceramici) a resistere a temperature elevate sotto sforzo. Le palette delle
turbine sono infatti uno degli esempi pi` u lampanti del fenomeno dello scor-
rimento a caldo (creep). La ricerca si `e perci`o concentrata verso le tecniche
rivolte al raffreddamento dei componenti e verso nuovi materiali che consen-
tono alle palette pi` u sollecitate di resistere continuativamente, a temperature
superiori a 1500

C, alle sollecitazioni richieste.
Figura B.2: Fabbisogno energetico italiano in funzione delle ore del giorno
(giornata lavorativa estiva). Verde: preventivo. Rosso: consuntivo.
Come visto in precedenza il problema della resistenza dei materiali non `e
il solo che si presenta per forti sollecitazioni termiche: ad alte temperature `e
anche favorito il formarsi di molecole di NO
X
fortemente inquinanti.
`
E per-
ci`o necessario contenere per vari motivi le temperature in gioco, diminuendo
in maniera sensibile il rendimento dell’impianto. Infatti gli impianti a gas
hanno forti cadute di rendimento se non vengono fatti operare al massimo
della potenza; e anche al massimo il loro rendimento globale non supera
quello dei pi` u ingombranti impianti a vapore. Infatti se un impianto a va-
pore pu`o avere un rendimento globale indicativamente di poco superiore al
40% quello di un turbogas non supera il 35%. Questi motivi, unitamente
al fatto che il loro avviamento `e molto pi` u rapido dei sistemi di generazio-
ne a vapore, sono alla base delle loro modalit`a di utilizzo: essi infatti sono
impiegati prevalentemente come impianti di punta, ovvero vengono accesi
solo nelle ore del giorno in cui il fabbisogno energetico `e massimo. Come si
vede in figura (B.2) le ore in cui devono essere avviati gli impianti di punta
si trovano in mattinata e nel tardo pomeriggio mentre nelle restanti ore del
giorno il fabbisogno energetico `e garantito dagli impianti di base come quelli
a vapore, di miglior rendimento ma con un avviamento pi` u difficile.
102
Visto il rendimento inferiore del ciclo Joule a causa soprattutto di tempe-
rature di scarico molto elevate dell’ordine di 600

C in molte applicazioni si
cerca anche di recuperare questo calore allo scarico, altrimenti dissipato. I
rigeneratori sono scambiatori di calore che trasferiscono il calore dei gas di
scarico all’aria compressa, prima della combustione nella caldaia a vapore.
Questi sono detti impianti combinati. Nella configurazione del ciclo combi-
nato, la caldaia a recupero trasferisce il calore ad un sistema che alimenta
una turbina a vapore che opera generalmente in un ciclo Rankine, cio`e senza
surriscaldamento del vapore. L’obbiettivo `e quello di ottenere combinando i
due cicli un ciclo complessivo il pi` u vicino a quello ideale di Carnot. Si sfrut-
tano le alte temperature allo scarico del ciclo Joule del turbogas (Topping
Cycle) che, scambiando calore con il ciclo sottoposto a vapore (Bottoming
Cycle), opera un recupero di energia che altrimenti andrebbe perduta. Il
trasferimento di calore dal Topping al Bottoming avviene nella caldaia a
recupero. Se si considera idealmente che non vi sia calore non utilizzato,
ovvero calore che non si riesce a trasferire al ciclo sottoposto, allora si pu`o
dimostrare come il rendimento del ciclo combinato sia:
η
c
= η
t

b
−η
t
η
b
Presi valori di η
t
= 0.3 e η
b
= 0.4, non particolarmente elevati, si nota come
il rendimento del ciclo combinato sia nel complesso molto alto e pari a 0.58.
Quindi per tenere il rendimento totale il pi` u elevato possibile si dovr`a fare
in modo di minimizzare la dispersione di calore allo scarico del turbogas
rendendo il pi` u piccola possibile il ∆T di Pinch Point dato dalla differenza
fra le temperature lato fumi e lato vapore all’inizio della vaporizzazione del-
l’acqua. In figura (B.3) si vede come, a causa dell’andamento obbligato della
temperatura nel lato dell’impianto a vapore, sia effettivamente impossibile
annullare tale calore non utilizzato.
103
Figura B.3: Andamento delle temperature in funzione della potenza termica
In figura (B.4) vi `e invece una rappresentazione qualitativa della sovrappo-
sizione di un ciclo Joule per il gas e di un ciclo Hirn per il vapore. Si osserva
come il ciclo Topping ceda il calore da 4 a 1 non all’ambiente esterno ma al
ciclo Bottoming da A a C.
Figura B.4: Diagramma T-s
104
Infine in figura (B.5) si nota come il calore dei fumi esausti scaricati dal
turbogas raggiunga mediante una grande tubazione la caldaia dell’impianto
a vapore sulla destra.
Figura B.5: Impianto a ciclo combinato
Un’ulteriore modalit`a di recupero del calore rilasciato allo scarico di una
turbina a gas `e la cogenerazione. In questo caso il calore recuperato serve
proprio come calore e non per essere trasformato in un’altro tipo di energia,
per esempio per la produzione di acqua calda.
Figura B.6: Schema di un processo cogenerativo
105
Appendice C
Equazioni a disposizione
Continuit`a
∂ρ
∂t
+

∇· (ρv) = 0
Quantit`a di moto In assenza di fenomeni dissipativi
ρ

Dv
Dt

= −

∇p +ρg
Energia
ρT
Ds
Dt
= ˙ q
Definizione di velocit`a del suono
c
2
s
=

∂p
∂ρ

s
=
γp
ρ
= γRT
Gas perfetti
p = ρRT
γ =
c
p
c
v
R = c
p
−c
v
Gibbs
Tds = c
p
dT −
dp
ρ
se gas perfetto
106
Appendice D
Codice
D.1 Fiamma concentrata e sezione costante
detA.m: definisce la matrice dei coefficienti di X
f unct i on det A=det (oma, M1, T)
f ormat l ong
k=1. 4; R=287;
cp=1004; r =0; s =1/2+1/(1−r ) −(1/(2∗(1−r ) ˆ 2 ) ) ; %r= bl ockage r a t i o =[0 0. 25 0 . 5 ]
T01=288; T02=T∗T01 ; p2=101325; % T=[ 1: 10]
H=M1. ˆ2∗(1+( k−1).∗M1ˆ2/2)/(1+k . ∗M1ˆ2) ˆ2;
M2=s qr t (((1 −2∗k∗T∗H)
−s qr t ((1−2∗k∗T∗H)ˆ2−4∗T∗H∗(T∗H∗kˆ2−(k −1)/2)))/(2∗T∗H∗kˆ2−k+1));
T1=T01/(1+(k−1)∗M1ˆ2/2) ; T2=T02/(1+(k−1)∗M2ˆ2/2) ;
c1=s qr t ( k∗R∗T1 ) ; c2=s qr t ( k∗R∗T2 ) ;
e1=exp(−i ∗oma∗ pi /(2∗(1+M1) ) ) ;
e2=exp ( i ∗oma∗ pi /(2∗(1−M1) ) ) ;
e3=exp(−i ∗oma∗ pi ∗c1 /(2∗ c2∗(1+M2) ) ) ;
e4=exp ( i ∗oma∗ pi ∗c1 /(2∗ c2∗(1−M2) ) ) ;
e5=exp(−i ∗oma∗ pi ∗c1 /( c2∗(1+M2) ) ) ;
e6=exp ( i ∗oma∗ pi ∗c1 /( c2∗(1−M2) ) ) ;
a1=M1+M1ˆ2/2+(k−1)ˆ( −1);
a2=M1−M1ˆ2/2−(k−1)ˆ( −1);
a3=M2+M2ˆ2/2+(k−1)ˆ( −1);
a4=M2−M2ˆ2/2−(k−1)ˆ( −1);
X=[ (1+M1) −(1−M1) 0 0 0 0;
(1+M1)∗ e1 −(1−M1)∗ e2 −(1+M2) ∗( c1/c2 )∗ e3 . . .
(1−M2) ∗( c1/c2 )∗ e4 M2∗c1/c2 0;
(1+2∗M1∗s+M1ˆ2∗ s )∗ e1 (1−2∗M1∗s+M1ˆ2∗ s )∗ e2 . . .
−(1+M2)ˆ2∗ e3 −(1−M2)ˆ2∗ e4 M2ˆ2 0;
(1+M1)∗ a1∗e1 (1−M1)∗ a2∗e2 −(1+M2)∗ a3∗e3∗c2/c1 . . .
−(1−M2)∗ a4∗e4∗c2/c1 M2ˆ3∗c2 /(2∗ c1 ) 1;
0 0 e5 e6 0 0;
−cp∗(T02−T01)∗(1+M1)∗ e1 /( c1 ˆ 2 ) . . .
cp∗(T02−T01)∗(1−M1)∗ e2 /( c1 ˆ2) 0 0 0 1 ] ;
det A= det (X) ;
% Q i ndi pendet to mass f l ow r at e l a s t row
%
% 0 0 0 0 0 1 ] ;
%
107
% Q pr opor t i onal to mass f l ow r at e l a s t row
%
% −cp∗(T02−T01)∗(1+M1)∗ e1 /( c1 ˆ2) cp∗(T02−T01)∗(1−M1)∗ e2 /( c1 ˆ2) 0 0 0 1 ] ;
%
% no drag f or c e t hi r d row
%
% (1+M1)ˆ2∗ e1 (1−M1)ˆ2∗ e2 −(1+M2)ˆ2∗ e3 −(1−M2)ˆ2∗ e4 M2ˆ2 0;
%
% drag f or c e t hi r d row
%
% (1+2∗M1∗s+M1ˆ2∗ s )∗ e1 (1−2∗M1∗s+M1ˆ2∗ s )∗ e2 −(1+M2)ˆ2∗ e3 −(1−M2)ˆ2∗ e4 M2ˆ2 0;
%
%
%
dispersion.m: calcola gli autovalori di X
% Thi s program s ol ve s the problem :
% F(X) = 0; wi th X complex ,
% usi ng a Newton−Raphson method .
M1=. . . ; T=. . . ;
%=============================================================================
% i n i t i a l i s a t i o n
%=============================================================================
t i c ,
f ormat l ong
lambda = . 9 ; %r e l axat i on parameter
minRe = . . . ; maxRe =. . . ; Nr =. . . ;
minIm = . . . ; maxIm = . . . ; Ni =. . . ;
[ RE, IM]=meshgri d ( l i ns pac e ( minRe , maxRe , Nr ) , l i ns pac e ( minIm, maxIm, Ni ) ) ;
RE=RE. ’ ; IM=IM. ’ ; omega = RE + i ∗IM;
X=[ ] ;
%=============================================================================
% main l oop
%=============================================================================
f or n=1:Nr , f or m=1: Ni ,
Fp( n ,m) = detA( omega( n ,m) ,M1, T) ;
X1 = omega( n ,m) ;
X2 = X1+1e −1∗( ( rand −.5)+i ∗( rand −. 5) ) ; % i n i t i a l guess
F1 = detA(X1, M1, T) ;
F2 = detA(X2, M1, T) ;
e r r =1; whi l e e r r >= 1e −10, %main l oop
dF = ( F2 − F1) /(X2 − X1 ) ;
Xn = X2 − lambda∗F2/dF;
X1=X2; F1=F2 ;
X2=Xn; F2=detA(Xn, M1, T) ;
e r r = max( abs ( r e a l ( F2 ) ) , abs ( imag ( F2 ) ) ) ;
end
%di s p ( [ ’ e r r =’ , num2str ( e r r ) , ’ X=’ , num2str (Xn ) ] ) ;
XX( n ,m) = X2;
X = [ X; Xn ] ;
end , end ,
cpu ti me=toc ;
di s p ( [ ’ The cputi me i s : ’ , num2str ( cpu ti me ) ] ) ,
%=============================================================================
% POST PROCESS
%=============================================================================
om=0; f or n=1: l engt h (X) ,
i f abs (om−X( n)∗ ones ( s i z e (om) ) ) > 1e −2, om=[om; X( n ) ] ; end
end , om=om( 2 : end ) ;
[ eimag , i s ]=s or t ( imag (om) ) ;
om = om( i s ) %SOLUZIONI ! !
108
cont our f (RE, IM, l og10 ( abs ( f l i pud (Fp) ) ) ) , col or bar , hol d on
pl ot ( r e a l (om) , imag (om) , ’ wo’ , ’ markersi ze ’ , 8 , ’ l i newi dt h ’ , 2 )
s e t ( gca , ’ f ont s i z e ’ , 18 , ’ l i newi dt h ’ , 1 )
xl abe l ( ’ Real \omega L/( c 1 \ pi ) ’ ) , yl abe l ( ’ Imag \omega L/( c 1 \ pi ) ’ )
over all.m: script atto alla scelta dei parametri M
1
e T per la rappresen-
tazione delle autofunzioni. Nel codice sotto per esempio si rappresentano le
autofunzioni al variare di M
1
per T = 6.
% T=[ 3: 6]
T=6; n=1;
f or M1=[ 0 . 0 1 : 0 . 0 1 : 0 . 1 5 ]
%M1=0. 01;
n=n+1;
hol d on
om=f i nd l owes t omega (M1, T)
vect oma ( 1 , n)=om;
pl ot condot t o (om, M1, T) ;
end
find lowest omega.m: rielaborazione come funzione del file ’disper-
sion’ per ottenere in output il valore di ω a pi` u bassa frequenza
f unct i on om = f i nd l owes t omega (M1, T)
%=============================================================================
% i n i t i a l i s a t i o n
%=============================================================================
t i c ,
f ormat l ong
lambda = . 9 ; %r e l axat i on parameter
minRe = . . . ; maxRe =. . . ; Nr =. . . ;
minIm = . . . ; maxIm = . . . ; Ni =. . . ;
[ RE, IM]=meshgri d ( l i ns pac e ( minRe , maxRe , Nr ) , l i ns pac e ( minIm, maxIm, Ni ) ) ;
RE=RE. ’ ; IM=IM. ’ ; omega = RE + i ∗IM;
X=[ ] ;
%=============================================================================
% main l oop
%=============================================================================
f or n=1:Nr , f or m=1: Ni ,
Fp( n ,m) = detA( omega( n ,m) ,M1, T) ;
X1 = omega( n ,m) ;
X2 = X1+1e −1∗( ( rand −.5)+i ∗( rand −. 5) ) ; % i n i t i a l guess
F1 = detA(X1, M1, T) ;
F2 = detA(X2, M1, T) ;
e r r =1; whi l e e r r >= 1e −10, %main l oop
dF = ( F2 − F1) /(X2 − X1 ) ;
Xn = X2 − lambda∗F2/dF;
X1=X2; F1=F2 ;
X2=Xn; F2=detA(Xn, M1, T) ;
e r r = max( abs ( r e a l ( F2 ) ) , abs ( imag ( F2 ) ) ) ;
end
%di s p ( [ ’ e r r =’ , num2str ( e r r ) , ’ X=’ , num2str (Xn ) ] ) ;
XX( n ,m) = X2;
X = [ X; Xn ] ;
end , end ,
cpu ti me=toc ;
%di s p ( [ ’ The cputi me i s : ’ , num2str ( cpu ti me ) ] ) ,
109
%=============================================================================
% POST PROCESS
%=============================================================================
om=0; f or n=1: l engt h (X) ,
i f abs (om−X( n)∗ ones ( s i z e (om) ) ) > 1e −2, om=[om; X( n ) ] ; end
end , om=om( 2 : end ) ;
[ eimag , i s ]=s or t ( imag (om) ) ;
om = om( i s ) ;
plot condotto.m: rielaborazione come funzione del file ’detA’ per rap-
presentare alternativamente tutte le autofunzioni
f unct i on Coef f=pl ot condot t o (oma, M1, T) ;
f ormat l ong
k=1. 4; R=287; cp=1004; r =0; %r= bl ockage r a t i o =[0 0. 25 0 . 5 ]
s =1/2+1/(1−r ) −(1/(2∗(1−r ) ˆ 2 ) ) ;
T01=288; T02=T∗T01 ;
H=M1ˆ2∗(1+(k−1)∗M1ˆ2/2)/(1+k∗M1ˆ2) ˆ2;
M2=s qr t (((1 −2∗k∗T∗H)
−s qr t ((1−2∗k∗T∗H)ˆ2−4∗T∗H∗(T∗H∗kˆ2−(k −1)/2)))/(2∗T∗H∗kˆ2−k+1));
PR2=101325; PR1=PR2∗(1+k∗M2ˆ2)/(1+k∗M1ˆ2) ;
TM1=T01/(1+(k−1)∗M1ˆ2/2) ; TM2=T02/(1+(k−1)∗M2ˆ2/2) ;
RHO1=PR1/(R∗TM1) ; RHO2=PR2/(R∗TM2) ;
c1=s qr t ( k∗R∗TM1) ; c2=s qr t ( k∗R∗TM2) ;
e1=exp(−i ∗oma∗ pi /(2∗(1+M1) ) ) ;
e2=exp ( i ∗oma∗ pi /(2∗(1−M1) ) ) ;
e3=exp(−i ∗oma∗ pi ∗c1 /(2∗ c2∗(1+M2) ) ) ;
e4=exp ( i ∗oma∗ pi ∗c1 /(2∗ c2∗(1−M2) ) ) ;
e5=exp(−i ∗oma∗ pi ∗c1 /( c2∗(1+M2) ) ) ;
e6=exp ( i ∗oma∗ pi ∗c1 /( c2∗(1−M2) ) ) ;
a1=M1+M1ˆ2/2+(k−1)ˆ( −1);
a2=M1−M1ˆ2/2−(k−1)ˆ( −1);
a3=M2+M2ˆ2/2+(k−1)ˆ( −1);
a4=M2−M2ˆ2/2−(k−1)ˆ( −1);
X=[ (1+M1) −(1−M1) 0 0 0 0;
(1+M1)∗ e1 −(1−M1)∗ e2 −(1+M2) ∗( c1/c2 )∗ e3 (1−M2) ∗( c1/c2 )∗ e4 M2∗c1/c2 0;
(1+2∗M1∗s+M1ˆ2∗ s )∗ e1 (1−2∗M1∗s+M1ˆ2∗ s )∗ e2 −(1+M2)ˆ2∗ e3 −(1−M2)ˆ2∗ e4 M2ˆ2 0;
(1+M1)∗ a1∗e1 (1−M1)∗ a2∗e2 −(1+M2)∗ a3∗e3∗c2/c1 . . .
−(1−M2)∗ a4∗e4∗c2/c1 M2ˆ3∗c2 /(2∗ c1 ) 1;
0 0 e5 e6 0 0;
−cp∗(T02−T01)∗(1+M1)∗ e1 /( c1 ˆ2) cp∗(T02−T01)∗(1−M1)∗ e2 /( c1 ˆ2) 0 0 0 1 ] ;
% Q i ndependent to mass f l ow r at e l a s t row
%
% 0 0 0 0 0 1 ] ;
%
% Q pr opor t i onal to mass f l ow r at e l a s t row
%
% −cp∗(T02−T01)∗(1+M1)∗ e1 /( c1 ˆ2) cp∗(T02−T01)∗(1−M1)∗ e2 /( c1 ˆ2) 0 0 0 1 ] ;
[ L, U]=l u (X) ;
U nul l o=U( 6 , 6)
Condi zi onamento=cond (U)
c f=sol ve U (U) ;
A=c f ( 1 , 1 ) ;
B=c f ( 2 , 1 ) ;
C=c f ( 3 , 1 ) ;
D=c f ( 4 , 1 ) ;
S=c f ( 5 , 1) /(RHO2∗c2 ˆ2∗exp(−i ∗oma∗ pi ∗c1 /(2∗M2∗c2 ) ) / cp ) ;
Q=c f ( 6 , 1) ∗ c1 ;
Sol uz i one nul l a=X∗ c f
110
x =[ 0 : 0 . 0 1 : 0 . 5 ] ;
p1=A∗exp(−i ∗oma∗x . ∗ pi /(1+M1))+B∗exp ( i ∗oma∗x . ∗ pi /(1−M1) ) ;
u1=(A∗exp(−i ∗oma∗x . ∗ pi /(1+M1))−B∗exp ( i ∗oma∗x . ∗ pi /(1−M1) ) ) / (RHO1∗c1 ) ;
rh1=p1 /( c1 ˆ2) ;
t1=p1 /(RHO1∗cp ) ;
por t at a1=RHO1. ∗ u1+rh1 . ∗M1∗c1 ;
qm1=p1+rh1 . ∗(M1∗c1)ˆ2+2∗RHO1∗M1∗c1 . ∗ u1 ;
en1=cp∗T01∗(RHO1. ∗ u1+rh1 . ∗ c1∗M1)+RHO1∗c1∗M1∗( cp . ∗ t1+M1∗c1∗u1)+Q;
hol d on
pl ot ( x , abs ( por t at a1 ) , ’ y ’ ) ;
%pl ot ( x , abs (qm1) , ’ r ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( en1 ) , ’ g ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( p1 ) , ’ b ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( u1 ) , ’ r ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( rh1 ) , ’ k ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( t1 ) , ’m’ ) ;
x =[ 0 . 5 : 0 . 0 1 : 1 ] ;
p2=C∗exp(−i ∗oma∗x . ∗ pi ∗c1 /( c2∗(1+M2)))+D∗exp ( i ∗oma∗x . ∗ pi ∗c1 /( c2∗(1−M2) ) ) ;
u2=(C∗exp(−i ∗oma∗x . ∗ pi ∗c1 /( c2∗(1+M2 ) ) ) . . .
−D∗exp ( i ∗oma∗x . ∗ pi ∗c1 /( c2∗(1−M2) ) ) ) / (RHO2∗c2 ) ;
rh2=p2 /( c2ˆ2) −(S∗RHO2∗exp(−i ∗oma∗x . ∗ pi ∗c1 /(M2∗c2 ) ) ) / cp ;
t2=p2 /(RHO2∗cp)+(S∗c2 ˆ2∗exp(−i ∗oma∗x . ∗ pi ∗c1 /(M2∗c2 ) ) ) / ( ( k−1)∗cp ˆ2) ;
por t at a2=RHO2. ∗ u2+rh2 . ∗M2∗c2 ;
qm2=p2+rh2 . ∗(M2∗c2)ˆ2+2∗RHO2∗M2∗c2 . ∗ u2 ;
en2=cp∗T02∗(RHO2. ∗ u2+rh2 . ∗ c2∗M2)+RHO2∗c2∗M2∗( cp . ∗ t2+M2∗c2∗u2 ) ;
pl ot ( x , abs ( por t at a2 ) , ’ y ’ )
%pl ot ( x , abs (qm2) , ’ r ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( en2 ) , ’ g ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( p2 ) , ’ b ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( u2 ) , ’ r ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( rh2 ) , ’ k ’ ) ;
%pl ot ( x , abs ( t2 ) , ’m’ ) ;
solve U.m: risolve con una decomposizione LU e una sostituzione al-
l’indietro il sistema X· Cf = 0
f unct i on c f = sol ve U (X)
%The program s ol ve s a l i ne a r s i s t em X∗ c f =0 where X i s a s i ngul ar upper t r i angul ar
%matri x found wi th l u decomposi ti on
%The l a s t val ue of the s ol ut i on i s a r b i t r a r i l y chosen to be uni ty
d=s i z e (X) ;
r=d ( 1 , 2 ) ;
c f ( r , 1) =1;
f or n=[ ( r −1): −1: 1]
s =0;
f or k=[n+1: r ]
s=s+X( n , k)∗ c f ( k , 1 ) ;
end
c f ( n,1)=(−s ) /(X( n , n ) ) ;
end
111
D.2 Fiamma concentrata e sezione variabile
Base.m: Risoluzione del moto base.
% Make a s t a r t i ng guess at the s ol ut i on
x0 = [ 10ˆ5; 10ˆ5; 3; 3; 3; 1; 1; 1; 300; 2∗10ˆ7] ;
% Option to di s pl ay output
opt i ons=opti mset ( ’ Di spl ay ’ , ’ i t e r ’ ) ;
% Cal l opt i mi zer
[ x , f va l ] = f s o l v e (@myfun , x0 , opt i ons ) ;
m=0. 05;
T1=300;
A1=0. 0129;
L1=1. 7;
A2=0. 00142;
L2=1. 7345;
A3=0. 00385;
L3=2. 7345;
tau =0. 006;
T3=2000;
P3=101000;
R=287;
cp=1004;
g =1. 4;
P1=x ( 1)
P2=x ( 2)
P3
U1=x ( 3)
U2=x ( 4)
U3=x ( 5)
Rh1=x ( 6)
Rh2=x ( 7)
Rh3=x ( 8)
T1
T2=x ( 9)
T3
Qa=(A3∗Rh3∗U3∗( cp∗T3+U3ˆ2/2)−A2∗Rh2∗U2∗( cp∗T2+U2ˆ2/2))/A3
c1=s qr t ( g∗R∗T1)
c2=s qr t ( g∗R∗T2)
c3=s qr t ( g∗R∗T3)
myfun.m: Definizione della matrice del moto base.
f unct i on F = myfun( x)
m=0. 05;
T1=300;
A1=0. 0129;
L1=1. 7;
A2=0. 00142;
L2=1. 7345;
A3=0. 00385;
L3=2. 7345;
tau =0. 006;
T3=2000;
P3=101000;
R=287;
cp=1004;
g =1. 4;
112
F = [ x( 6) ∗x( 3) ∗A1 − x( 7) ∗x( 4) ∗A2; %mass 1−2
x( 7) ∗x( 4) ∗A2 − x( 8) ∗x( 5) ∗A3; %mass 2−3
m − A3∗x( 8) ∗x ( 5 ) ; %por t at a i n 3
x ( 1) − x( 6) ∗R∗T1 ; %PGE1
x ( 2) − x( 7) ∗R∗x ( 9 ) ; %PGE2
P3 − x( 8) ∗R∗T3 ; %PGE3
cp∗T1−cp∗x(9)+( x(3))ˆ2/2 −( x ( 4) ) ˆ2/2; %energy 1−2
x(10) −m∗( cp∗T3−cp∗x(9)+( x(5))ˆ2/2 −( x ( 4) ) ˆ2/2) /A3; %energy 2−3
x ( 2) ∗( x ( 6) ) ˆ g−x ( 1) ∗( x ( 7) ) ˆ g ; %i s oe nt r opi c a
A3∗(P3−x(2))+A3∗x ( 8) ∗( x(5))ˆ2 −A2∗x ( 7) ∗( x ( 4 ) ) ˆ 2 ] ; %coanda
plot detVc.m risoluzione grafica del problema detX = 0
Nr =. . . ; %at l e a s t 200
Ni =. . . ; %at l e a s t 200
[ x1 , x2 ] = meshgri d ( l i ns pac e (0∗ pi , 1200∗ pi , Nr ) , l i ns pac e ( −1200 , 1200 , Ni ) ) ;
wai t=wai tbar ( 0 , ’ Cal cul at i ng . . . . . . ’ ) ;
f or i r e =1: s i z e ( x1 ) , wai tbar ( i r e /Nr ) , f or i i m=1: s i z e ( x2 )
om=x1 ( i r e , i i m)+i ∗x2 ( i r e , i i m ) ;
m=0. 05; A1=0. 0129; L1=1. 7; A2=0. 00142; L2=1. 7345; A3=0. 00385; L3=2. 7345;
R=287. 04; cp =1004. 64; g =1. 4;
k =. . . . ; %
P1 =1.0209 e +005;P2 =1.0157 e +005;P3 =101000;
U1 =3. 2689; U2 =29. 8044; U3 =73. 8074;
Rh1 =1. 1857; Rh2 =1. 1814; Rh3 =0. 1760;
T1 =300;T2 =299. 5629; T3 =2000;
Qa =2.2202 e +007;
c1 =347. 1887; c2 =346. 9357; c3 =896. 4374;
M1=U1/c1 ; M2=U2/c2 ; M3=U3/c3 ;
tau =0. 006; %may assume d i f f e r e n t val ues
% x=L 1
e1d=exp(−( i ∗om∗L1 ) /( c1∗(1+M1) ) ) ;
e1u=exp ( ( i ∗om∗L1 ) /( c1∗(1−M1) ) ) ;
e1s=exp(−( i ∗om∗L1)/U1 ) ;
e2d=exp(−( i ∗om∗L1 ) /( c2∗(1+M2) ) ) ;
e2u=exp ( ( i ∗om∗L1 ) /( c2∗(1−M2) ) ) ;
e2s=exp(−( i ∗om∗L1)/U2 ) ;
%x=L 2
e3d=exp(−( i ∗om∗L2 ) /( c2∗(1+M2) ) ) ;
e3u=exp ( ( i ∗om∗L2 ) /( c2∗(1−M2) ) ) ;
e3s=exp(−( i ∗om∗L2)/U2 ) ;
e4d=exp(−( i ∗om∗L2 ) /( c3∗(1+M3) ) ) ;
e4u=exp ( ( i ∗om∗L2 ) /( c3∗(1−M3) ) ) ;
e4s=exp(−( i ∗om∗L2)/U3 ) ;
%x=L 3
e5d=exp(−( i ∗om∗L3 ) /( c3∗(1+M3) ) ) ;
e5u=exp ( ( i ∗om∗L3 ) /( c3∗(1−M3) ) ) ;
e5s=exp(−( i ∗om∗L3)/U3 ) ;
%d e l a y
et=exp(−i ∗om∗tau ) ;
X=[ %mass f l ow r at e 1−2
A1∗(1+M1)∗ e1d/c1 A1∗(M1−1)∗e1u/c1 −A1∗U1∗Rh1∗e1s /cp
−A2∗(1+M2)∗ e2d/c2 −A2∗(M2−1)∗e2u/c2 A2∗U2∗Rh2∗e2s /cp
0 0 0 0 ;
%mass f l ow r at e 2−3
0 0 0
A2∗(1+M2)∗ e3d/c2 A2∗(M2−1)∗e3u/c2 −A2∗U2∗Rh2∗e3s /cp
−A3∗(1+M3)∗ e4d/c3 −A3∗(M3−1)∗e4u/c3 A3∗U3∗Rh3∗e4s /cp 0 ;
%energy 1−2
113
A1∗(1+M1) ∗(M1+M1ˆ2/2+(g−1))∗e1d∗c1 A1∗(1−M1) ∗(M1−M1ˆ2/2−(g−1))∗e1u∗c1
A1∗Rh1∗U1ˆ3∗ e1s /(2∗ cp ) −A2∗(1+M2) ∗(M2+M2ˆ2/2+(g−1))∗e2d∗c2
−A2∗(1−M2) ∗(M2−M2ˆ2/2−(g−1))∗e2u∗c2 −A2∗Rh2∗U2ˆ3∗ e2s /(2∗ cp )
0 0 0 A2;
%i s o e nt r 1−2
( g /(Rh1∗c1ˆ2)−1/P1)∗ e1d ( g /(Rh1∗c1ˆ2)−1/P1)∗ e1u −g∗e1s /cp
( g /(Rh2∗c2ˆ2)−1/P2)∗ e2d ( g /(Rh2∗c2ˆ2)−1/P2)∗ e2u −g∗e2s /cp
0 0 0 0;
%coanda 2−3
0 0 0
(−A3−A2∗(M2ˆ2+2∗M2) ) ∗ e3d (−A3−A2∗(M2ˆ2−2∗M2) ) ∗ e3u A2∗Rh2∗U2ˆ2∗ e3s /cp
A3∗(1+M3)ˆ2∗ e4d A3∗(1−M3)ˆ2∗ e4u −A3∗Rh3∗U3ˆ2∗ e4s /cp 0;
%energy 2−3
0 0 0
A2∗(1+M2) ∗(M2+M2ˆ2/2+(g−1))∗e3d∗c2 A2∗(1−M2) ∗(M2−M2ˆ2/2−(g−1))∗e3u∗c2
A2∗Rh2∗U2ˆ3∗ e3s /(2∗ cp ) −A3∗(1+M3) ∗(M3+M3ˆ2/2+(g−1))∗e4d∗c3
−A3∗(1−M3) ∗(M3−M3ˆ2/2−(g−1))∗e4u∗c3 −A3∗Rh3∗U3ˆ3∗ e4s /(2∗ cp ) A3;
%choked i n l e t
1+M1 −(1−M1) −(Rh1∗M1)/ cp 0 0 0 0 0 0 0;
%no energy perturb
%1/P1+(g−2)/(Rh1∗c1 ˆ2) 1/P1−g /(Rh1∗c1 ˆ2) 1/cp 0 0 0 0 0 0 0;
0 0 1 0 0 0 0 0 0 0;
%no pr e s s ur e per t
0 0 0 0 0 0 e5d e5u 0 0 ;
%heat r e l e a s e
0 0 0 k∗Qa∗A3∗(M2+1)∗ et ∗e2d
k∗Qa∗A3∗(M2−1)∗ et ∗e2u −k∗Qa∗A3∗U2∗Rh2∗c2∗ et ∗e2s /cp
0 0 0 Rh2∗U2∗c2 ] ;
DET( i r e , i i m)=det (X) ;
end
end
c l o s e ( wai t )
pr e al e=r e a l (DET) ; pimag=imag (DET) ;
x1Hz=x1/2/ pi ; x2rev=−x2 ;
f i g ur e ( 100) ; c l f
[ Con , h ] =contour ( x1Hz , x2rev , pr eal e , [ 0 , 0 ] , ’ Col or ’ , ’ r ’ ) ; col ormap cool ; hol d on
[ Con1 , h1 ] =contour ( x1Hz , x2rev , pimag , [ 0 , 0 ] , ’ Col or ’ , ’ b ’ ) ; hol d on
%Dowling e Stow
%K=1
om r =[ 30. 5988642230253 101. 6747547754259 164. 259163655137
201. 739803820341 301. 791430046464 308. 915849251420 396. 422302529685
420. 893133711926 496. 473928755808 514. 130098089830] ;
om i =[ 21. 2734157034675 −10. 3886010362694 113. 294141092069
−4.31446791550421 71. 3969709047429 60. 7313670785173 −136. 893184535672
−41. 2809884416102 −61. 1817457154245 35. 3826225587884] ;
pl ot ( om r , om i , ’ k+’)
%K=0
om r =[ 23. 6655644780350 106. 282475200756 170. 335380255078
201. 741615493623 293. 136513934813 340. 609352857818 359. 801606046292
420. 424185167690 526. 249409541804 512. 778932451582] ;
om i =[ −102.144120320635 −19.6881249483514 −600. 435418560450
−12. 1353607139906 −51. 0739608296835 −121.630113213784 −520.359804974795
−28. 3155111147839 −491.169820675977 −11. 2094868192711] ;
pl ot ( om r , om i , ’ ko ’ )
confronto.m: Confronta i risultati con [3].
om r =[ 22. 71 112. 7 181. 91 206. 35 294. 96 323. 75 354. 86 419. 97 517. 38 529. 49;
55. 83 112. 27 188. 386 206. 27 278. 55 312. 08 378. 31 420. 75 517. 25 537. 66;
61. 31 110. 52 192. 29 206. 07 270. 27 311. 72 382. 4 420. 84 516. 45 541. 3;
62. 85 110. 17 195. 29 205. 44 267. 64 311. 04 384. 77 420. 63 514. 55 544. 38;
66. 66 108. 12 201. 56 204. 14 261. 92 309. 98 389. 98 417. 64 511. 7 550. 16;
70. 52 105. 59 209. 48 201. 95 256. 1 308. 8 401. 03 408. 12 510. 43 5 5 4 . 4 5 ] ;
om i =[ −218.9 −51.5 −662.45 −33.97 −132.5 −201 −538.5 −43.15 −26.7 −695. 8;
−115.2 −33.5 −364.3 −35 −142.4 −95.3 −177.7 −29.45 −34.2 −324. 4;
−35.45 −22.4 −268.7 −36 −91.9 −62.81 −81.3 −7.8 −42.8 −184. 4;
6. 38 −9.44 −230.27 −30.66 −58.04 −43.78 −42.61 12. 97 −39.49 −117. 31;
80. 57 3. 28 −174 −33.5 5. 63 −25.65 −21.65 −42.17 −32.6 −17. 07;
168. 3 7. 77 −145.55 −25.1 88. 45 −13.7 114. 6 45. 23 −20.99 7 9 . 1 5 ] ;
114
f or c =[ 1: 10]
pl ot ( om r ( : , c ) , om i ( : , c ) , ’ k : ’ )
hol d on
pl ot ( om r ( 1 , c ) , om i ( 1 , c ) , ’ go ’ )
pl ot ( om r ( 4 , c ) , om i ( 4 , c ) , ’ c +’)
end
om r =[ 23. 6655644780350 106. 282475200756 170. 335380255078
201. 741615493623 293. 136513934813 340. 609352857818 359. 801606046292
420. 424185167690 526. 249409541804 512. 778932451582;
30. 5988642230253 101. 6747547754259 164. 259163655137
201. 739803820341 301. 791430046464 308. 915849251420 396. 422302529685
420. 893133711926 496. 473928755808 514. 130098089830] ;
om i =[ −102.144120320635 −19.6881249483514 −600. 435418560450
−12. 1353607139906 −51. 0739608296835 −121.630113213784 −520.359804974795
−28. 3155111147839 −491.169820675977 −11. 2094868192711;
21. 2734157034675 −10. 3886010362694 113. 294141092069
−4. 31446791550421 71. 3969709047429 60. 7313670785173 −136. 893184535672
−41.2809884416102 −61.1817457154245 35. 3826225587884] ;
f or c =[ 1: 10]
pl ot ( om r ( : , c ) , om i ( : , c ) , ’ k. −’ )
pl ot ( om r ( 1 , c ) , om i ( 1 , c ) , ’ o ’ )
pl ot ( om r ( 2 , c ) , om i ( 2 , c ) , ’ rx ’ )
end
xl abe l ( ’ Frequency , Re(\omega/2\ pi ) [ Hz ] ’ )
yl abe l ( ’ Growth Rate , −Im(\omega) [ s ˆ{ −1}] ’ )
115
Bibliografia
[1] A.P.Dowling: The calculation of thermoacoustic oscillations, Journal of
Sound and Vibration (1995) 180(4), 557-581
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Journal of Propulsion and Power,Vol. 19 (13). pp. 369-410 (2005)
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cally coupled combustion instability. Part 2. Theory, J. Fluid Mech.
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gh criterion be extended to include entropy changes?, Combustion and
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[8] B.T.Chu: On the energy transfer to small disturbances in fluid flow
(Part I), Acta Mech. (1965) 215-234
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raction, Journal of Propulsion and Power, Vol. 19 (12). pp. 315-362
(2005)
[10] A.Di Vita: On Rayleigh’s criterion and stability of premixed flames,
Relazione Tecnica Ansaldo Ricerche(2008)
117

Indice
Introduzione 1 L’Humming 1.1 Il criterio di Rayleigh . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.1.1 Recenti sviluppi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4 5 8 11

I

Fiamma concentrata e sezione costante
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

14
15 15 18 18 23 24 24 33 34 38 42 46 50 54 58

2 Calcolo 2.1 Caso stazionario in assenza di rilascio termico . . . . 2.2 Presenza di moto base in assenza di rilascio termico 2.3 Presenza di moto base e di rilascio termico . . . . . 2.4 L’effetto dell’attrito . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 Risultati 3.1 Fiamma concentrata . . 3.2 Autofunzioni . . . . . . 3.2.1 Portata . . . . . 3.2.2 Quantit` di moto a 3.2.3 Energia . . . . . 3.2.4 Pressione . . . . 3.2.5 Velocit` . . . . . a 3.2.6 Densit` . . . . . a 3.2.7 Temperatura . .

. . . . . . . . .

. . . . . . . . .

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. . . . . . . . .

II

Fiamma concentrata e sezione variabile

63
64

4 Calcolo

2

4.1 4.2

Il modello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Risoluzione del moto base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

65 67 72 72 79 80 85

5 Risultati 5.1 Sezione variabile 5.2 Autofunzioni . . 5.2.1 Pressione 5.2.2 Portata .

. . . .

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III

Cenni sulla fiamma distribuita e conclusioni

90

6 Fiamma distribuita 91 6.1 Calcolo del moto base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93 7 Conclusioni e sviluppi futuri A Onde stazionarie B Turbogas C Equazioni a disposizione 95 97 101 106

D Codice 107 D.1 Fiamma concentrata e sezione costante . . . . . . . . . . . . . 107 D.2 Fiamma concentrata e sezione variabile . . . . . . . . . . . . 112 Bibliografia 117

3

Introduzione
Le instabilit` termoacustiche sono diventate uno dei maggiori argomenti a di studio nella progettazione di turbine a gas. I nuovi regolamenti sulle emissioni di ossidi di azoto hanno portato allo sviluppo di nuovi metodi di combustione come i sistemi Low-N OX Lean Premix che sono andati a sostituire le tradizionali fiamme a diffusione. Purtroppo i sistemi LPP (Lean Premix Prevaporized) tendono maggiormente a generare situazioni di instabilit` con a forti vibrazioni che possono sia danneggiare l’impianto che limitarne le condizioni operative. In questo tipo di impianti, aria e gas vengono miscelati prima dell’ingresso in camera di combustione dove la miscela cos` ottenuta ı viene innescata mediante una fiamma pilota. La premiscelazione permette di operare la combustione a temperature inferiori a quelle che consentono la formazione di N OX termici. Se la relazione tra le fasi delle perturbazioni generate, sia acustiche che di rilascio termico, soddisfa determinati criteri, le oscillazioni possono auto-eccitarsi crescendo in ampiezza e causando instabilit`. a Svariate sono le grandezze in gioco che possono influenzare in maniera pi` o meno determinante il fenomeno: geometria, processo di combustione, u parametri termochimici del combustibile, velocit` del flusso nel combustore. a La tesi si propone nel Capitolo 2 di analizzare numericamente l’influenza di questi parametri sull’instaurarsi di instabilit` termoacustiche prestando a particolare attenzione alle velocit` e alle temperature in gioco. Questa anaa lisi verr` in primo luogo effettuata su un modello semplificato sia dal punto a di vista della geometria che del rilascio termico per il quale saranno discussi due particolari modelli di combustione mettendo in evidenza quanto essi possano essere determinanti nello studio di tale fenomeno. Discussi questi risultati si passer` nel capitolo successivo ad un’affinazione dello studio cona siderando una geometria pi` complicata e un modello di fiamma pi` vicino u u alla realt`. a 4

Capitolo 1

L’Humming
` L’Humming ` un’instabilit` termoacustica. E un fenomeno caratterizzato e a da un’oscillazione di fiamma che provoca un’onda di pressione. Tale onda si riflette sulle pareti della camera di combustione, chiamata per l’occasione risonatore, e torna ad influenzare la fiamma in un processo di retroazione. Questo fenomeno avviene in primo luogo a causa del modificarsi del rapporto stechiometrico delle portate dei reagenti. Tale disturbo provoca un’immissione irregolare del calore formando cos` un ciclo chiuso. ı

Figura 1.1: Processo di feedback dell’humming

A seconda di molti parametri, fra i quali quelli caratteristici del fluido ma anche altri come la posizione della fiamma e la geometria del risonatore, queste perturbazioni possono crescere instabilmente oppure essere stabili e 5

provoca l’instaurarsi di vibrazioni che a lungo andare possono danneggiare irrimediabilmente qualche componente.2: Danno ad una tubazione 6 .2) un danno provocato da o fenomeni di instabilit` termoacustica. Se quest ultimo fenomeno ` per sua natura chiaramente da evitare. Le pi` pericolose sono ovviamente quelle instau bili che presentano il tasso di crescita pi` elevato. ` quella di essere limitate e poi arreu e state nella loro crescita da fenomeni di dissipazione non lineari che portano il disturbo ad un ciclo limite. sia esso la stessa camera di combustione oppure un qualsiasi altro elemento ad essa connesso fino anche agli strumenti di misura e controllo irrimediabilmente influenzati da questi disturbi. a Figura 1. Esse possono avere due u evoluzioni: la prima. Il persistere pi` o meno stabile di u queste onde acustiche stazionarie a basse frequenze. ` il caso in u e cui nessun fenomeno ` abbastanza dissipativo da smorzare sufficientemente e la crescita senza la rottura di un qualche componente. i prie mi non sono comunque da sottovalutare.attenuarsi spontaneamente. Si pu` osservare in figura (1. la seconda. ma dotate di ampiezze non trascurabili. quella pi` catastrofica. la pi` comune.

Le condizioni che rendono suscettibile l’instaurarsi di instabilit` sono a quindi: • grandi oscillazioni di rilascio termico causate da piccole oscillazioni del rapporto stechiometrico dei reagenti • elevata velocit` nel condotto. prevista in genere per evitare fenomeni a di ritorno di fiamma nel premiscelatore • elevata densit` di rilascio termico a • ridotto smorzamento acustico delle pareti della camera di combustione Le conseguenze risultano invece: • sovrasollecitazioni della struttura e ulteriore sollecitazione a fatica non prevista in fase di progettazione che riduce sensibilmente la vita media dei componenti • propagazione di vibrazioni anche sugli strumenti di controllo con la possibilit` quindi di innescare un ulteriore ciclo di retroazione a • innesco di fenomeni di ritorno di fiamma a causa di picchi di pressioni elevate in corrispondenza dell’ingresso in camera di combustione • aumento degli N OX a causa di picchi di temperatura indesiderati • obbligo ad operare a regimi pi` bassi di quelli previsti con conseguenu te riduzione sia del rendimento globale che della potenza massima generabile 7 .

Quindi. Figura 1. Il fluido in ogni punto del tubo subisce alternativamente una compressione e un’espansione (contrariamente a quanto detto da Rijke. che altrimenti si smorzerebbero per l’attrito con le pareti. cominciasse a risalire il tubo stesso.3: Tubo di Rijke La prima spiegazione del fenomeno fu fornita da Rijke stesso. In realt` il suono prodotto dal tubo a ` il risultato di un’onda di pressione (acustica) stazionaria che si instaura e all’interno. spostandola nella met` a superiore il fenomeno si attenua. diventando meno denso. il quale sugger` che la sorgente calda trasferisse calore al volume d’aria contenuto ı nel tubo e nei pressi della fiamma. a 8 . che nel 1777 si accorse che una fiamma intubata cantava. ma anche di sostenere le onde gi` eccitate. costituito o da un tubo cilindrico (aperto da entrambi i lati). il quale quindi. e quella in alto una compressione) e tutto il fluido nel tubo oscilla in fase.1 Il criterio di Rayleigh Le instabilit` termoacustiche sono state osservate per la prima volta da a Higgins. secondo il quale la parte di fluido in basso subisce sempre un’espansione. e una sorgente di energia termica. Rijke studi` il fenomeno nel 1850.1. in un oscillatore acustico autoeccitato. Quando la sorgente ` posizionata nella met` inferiore del tubo. mentre. insore a ge un’oscillazione acustica auto eccitata. il ruolo della fonte di energia in un tubo di Rijke non ` soltanto e quello di eccitare le onde acustiche nel tubo.

t)q (x. l’energia meccanica totale aggiunta alle oscillazioni dall’apporto termico e l’energia totale dissipata nel periodo dalle oscillazioni. t)dtdV > V 0 V 0 Φ(x. quindi.” e Si divide quindi formalmente ogni grandezza generica G in una parte ¯ costante G e una parte oscillante nel tempo e nello spazio G . si ha che: • se 0◦ < θpq < 90◦ allora R < 0 e l’oscillazione viene attenuata (` come e se il calore aggiunto aumentasse lo smorzamento al sistema) 9 . il tutto nell’arco di un periodo di oscillazione. t)dtdV dove p e q sono le oscillazioni di pressione e di rilascio termico. la vibrazione ` incoraggiata.Rayleigh nel 1878 fu il primo a definire un criterio per la spiegazione delle instabilit`: a ”Se il calore viene periodicamente fornito e tolto da una massa d’aria risuonante. Il lato sinistro e destro della diseguaglianza descrivono. T ` il e periodo di oscillazione. In prima approssimazione la dissipazione acustica nei combustori pu` essere assunta molto piccola. rispettivamente. si hanno instabilit` se la seguente diseguaglianza a ` verificata: e T T p (x. t)q (x. V il volume del combustore e Φ ` la dissipazione di e energia. Se il calore viene dato all’aria nel momento di maggiore condesazione o preso nel momento di maggiore rarefazione. quindi il criterio di Rayleigh o comunemente riportato risulta: T p (x. l’effetto prodotto dipender` dalla fase dell’oscillaa zione a cui avviene il trasferimento di calore. in un cilindro. t)dtdV > 0 V 0 Per soddisfare il criterio di Rayleigh deve quindi esistere una specifica relazione tra p e q . Secondo il criterio di Rayleigh. Definito l’Indice di Rayleigh R come R= 1 T T p q dt 0 sia θpq l’angolo fra l’oscillazione di pressione e quella di rilascio termico.

Se in questa semplificazione lo smorzamento del sistema non ` troppo e elevato si pu` avere instabilit`. Il valor medio del rilascio termico pu` essere considerato come responsabile o per il flusso convettivo medio verso l’alto con velocit` media nel tubo posto a in verticale. se la fiamma presente in un combustore ` collocata in un pune to dove le onde acustiche si combinano dando luogo ad un valore positivo di R.• se 90◦ < θpq < 180◦ allora R > 0 e l’oscillazione viene amplificata. mentre q guida l’onda acustica con velocit` v . sar` possibile avere un’instabilit` termoacustica in caso contrario l’oa a scillazione che si pu` instaurare ` per forza di cose destinata ad attenuarsi o e spontaneamente senza che sia necessaria la presenza di termini diffusivi.4: Angolo di sfasamento fra le perturbazioni di pressione e rilascio termico Quindi. o a Figura 1. In particolare ` interessante valutare dove il prodotto q p nell’integrale di e Rayleigh sia massimo. a 10 .

5: Prima armonica delle perturbazioni di pressione e velocit` nel a condotto di lunghezza L = π Analizzando la pressione e la velocit` nel tubo. per tutte le armoniche i a nodi dell’onda di pressione si trovano all’inizio e alla fine del condotto mentre il massimo si trova al centro (coseno fra 0 e π). Quindi dalle deduzioni precedenti il prodotto fra seno e coseno ` massimo e in π/4 ovvero nella scala proposta dove L = π proprio in x = L/4.1.1 Recenti sviluppi Il termine sorgente p q ` per` soltanto uno dei termini che compaiono e o nell’espressione dell’energia acustica. Considerando l’equazione di Eulero monodimensionale1 si giunge a scrivere ρ che integrando su t risulta v= i ∂p ρω ∂x ∂v ∂p = ρiωv − ∂t ∂x una volta che si sia assunto il disturbo nella forma eiωt . a 1. cio` al e centro della prima met` del tubo come notato sperimentalmente da Rijke. da questa relazione si pu` desumere come velocit` e pressione o a ◦ e quindi dove la pressione ha dei nodi ivi la velocit` ha siano sfasate di 90 a la massima perturbazione (seno fra 0 e π). con ω pulsazione dell’onda. Ricavando quindi l’equazione della quantit` di moto comprensiva di termini viscosi a 1 Si veda l’appendice C 11 .Figura 1.

12 . dei gas perfetti.ρ Du =− P + Dt ·τ dove si ` indicato con τ il tensore degli sforzi viscosi e inserendo l’equazione di e continuit`. trascurando i termini viscosi e definendo l’energia acustica come e = si scrive ∂e + ∂t · (p u ) = γ−1 ¯ pq Pγ ρu ¯ p2 + 2 2¯c2 ρ 2 che integrata nel volume di controllo e avendo posto la condizione di instabilit` ∂e > 0 porta ad un’estensione del criterio di Rayleigh a ∂t γ−1 ¯ p q dΩ > Pγ p u · ndΣ Σ Ω nella quale compare il termine sorgente proposto da Rayleigh ma ` anche e presente un termine assimilabile ad un flusso acustico perso attraverso la superficie Σ del volume di controllo Ω.1) γ−1 (q + γ u+u·( Linearizzando. la definizione di velocit` del suono e l’equazione a a dell’energia sensibile ρ Des = −P Dt ·u+q+ · (λ T ) + τ · u si giunge a scrivere l’espressione esatta e non lineare riportata in [7] Du2 /2 1 DP 2 /2 + 2 + Dt ρc Dt · (λ T ) + τ · ρ · (P u) = · τ )) (1.

13 . il che non ` chiaramente accettabile [7]. Quindi si ` introdotta e e una definizione di energia che tenga conto anche delle fluttuazioni entropiche [8]. E importante notare come il termine entropico per il suo ordine di grandezza possa giocare un ruolo importante e quindi non sembra possibile trascurarlo. Infatti trattando o alcuni casi semplici intuitivi il criterio deve essere rispettato senza particolari condizioni.Il criterio ` tutt’ora in via di sviluppo dal momento che la definizione e di energia acustica utilizzata pu` risultare inconsistente. Si consideri quindi un caso con moto base e rilascio termico nullo. Al contrario se l’ambiente esterno mantiene sia il volume che il flusso termico costante. Per esempio se il ciclo limite si verifica in un sistema isolato dove sia l’energia che il volume sono costanti allora il ciclo limite deve coincidere con l’equilibrio termodinamico che massimizza l’entropia presente nel sistema. con l’ausilio di determinate condizioni al contorno allora il ciclo limite corrisponde sia al minimo di entropia prodotto dal trasferimento di calore che al massimo di entropia scambiato per mezzo della convezione.1) si scrive ¯ Tq P ( ¯ − su · Rcp Ω T s)dΩ > ¯ Σ p u · ndΣ nella quale non ` pi` presente il termine sorgente di Rayleigh p q ma un e u ` nuovo termine T q a cui si sottrae un’altro termine entropico s u . Le ultime evoluzioni si sono quindi spinte verso un’ analisi per mezzo di principi variazionali [10] che forniscono criteri basati sul secondo principio della termodinamica. se ` evidente come le perturbazioni debbano per forza di cose decrescere nel e tempo si pu` dimostrare come il criterio non porti alla stabilit` per ogni o a situazione. etot = 2 ¯ ρu ¯ p2 Ps 2 + + 2 2¯c2 2Rcp ρ Linearizzando nuovamente la (1.

Parte I Fiamma concentrata e sezione costante 14 .

15 . nell’equazione di conservazione della quantit` di moto. Inoltre molti sistemi di immissione del calore delle odierne turbine provocano una significativa perdita di carico dovuta all’attrito che certi componenti esercitano sul fluido. cio` ogni grandezza e ¯ ¯e generica G si pu` scrivere come G+G dove G ` la parte costante che descrive o le caratteristiche del flusso base non perturbato e G la parte variabile. e a quindi di un rilascio termico. i termini di volume ρg e si possano considerare nulli tutti a i termini diffusivi1 . nel caso statico privo di immissione di calore. Nel caso pi` u vicino alla realt` si deve tener conto invece della presenza di una fiamma. a u Ipotesi: Si suppone che ogni grandezza sia composta da una parte costante e da una parte variabile di ordine di grandezza inferiore. 2. e dei termini convettivi dovuti al moto base. Infine di particolare interesse ` la modellazione del e rilascio termico che sar` trattata pi` ampiamente nel successivo capitolo. Si ipotizza che si possano trascurare.1 Caso stazionario in assenza di rilascio termico Nel caso in cui non esista rilascio termico e moto base del fluido ricercare un’equazione che descriva il propagarsi del disturbo si riduce a ricavare 1 Si veda l’appendice C per le equazioni complete.Capitolo 2 Calcolo Il propagarsi delle perturbazioni ` in tutto e per tutto equivalente a quello e di un’onda acustica descrivibile. ovvero la perturbazione. dall’equazione fondamentale dell’acustica di D’Alambert.

3) ∂t La variabile termodinamica ρ essendo funzione di pressione ed entropia risulta ∂ρ ∂ρ dρ = dp + ds ∂p s ∂s p Ricordando la definizione di velocit` del suono e notando che dall’equazione a dell’ energia ∂s /∂t ` nullo si ottiene e ρ = c−2 p s Si veda l’Appendice A per maggiori approfondimenti sulla propagazione delle onde acustiche. 2 16 .2) ∂v =− p ∂t ∂s =0 (2.1) · (¯v ) + ρ ∂ρ + ρ( ¯ ∂t ·v )=0 Quantit` di moto a (¯ + ρ ) ρ ∂v +v ∂t ρ ¯ Energia ¯ (T + T ) ∂ (¯ + s ) + v · s ∂t (¯ + s ) = 0 s ·v = − (¯ + p ) p (2.l’equazione fondamentale dell’acustica di D’Alambert 2 . Nell’ipotesi quindi che v sia nulla riscriviamo le equazioni a nostra disposizione. Ricordando ¯ che la derivata di una costante ` nulla e trascurando infinitesimi di ordie ne superiore a quello del disturbo si perviene alle tre equazioni dove per chiarezza si ` sottinteso il segno di vettore per le velocit`: e a Continuit` a ∂(¯ + ρ ) ρ + ∂t ∂ρ + ∂t · ((¯ + ρ )v ) = 0 ρ · (ρ v ) = 0 (2.

In quest’ultima relazione k ` il numero d’onda e ω ` la frequenza. ovvero v = (u. ovvero che nel propagarsi mantenga la ` sua forma. cos` come il moto base. E chiaro come una forma d’onda arbitraria possa essere generata dalla sovrapposizione di onde monocromatiche. e Questa ` un’equazione iperbolica secondo cui le perturbazioni si propagae no solo su linee caratteristiche. Supponiamo quindi per semplicit` il fenoa meno monodimensionale sulla coordinata x ipotizzando quindi che le perturbazioni. 0. scrivendo cos` ı ∂2p ∂2p = c2 2 s ∂t2 ∂x (2. ∂2p ∂ = 2 ∂t ∂t ∂p ∂t = ∂2p ∂ξ 2 ∂ξ ∂t 2 + ∂2p ∂η 2 ∂η ∂t 2 =f ∂ξ ∂t 2 +g ∂η ∂t 2 = ∂2p ∂x2 Nel caso semplice di onde monocromatiche la soluzione dell’equazione ` e = c2 (f + g ) = c2 s s p = Aei(kx−ωt) + Bei(kx+ωt) dove k = 2π/λ detto numero d’onda determina nella relazione ω = ±kcs il fatto che l’onda sia non dispersiva.4) si giunge infine a scrivere ∂2p = c2 s ∂t2 2 p che ` appunto l’equazione fondamentale dell’acustica di D’Alambert.5) La soluzione generale sar` del tipo p (x.Derivando rispetto al tempo e inserendo l’equazione di continuit` a c−2 ∂p s + ρ ∂t ¯ ·v =0 · (2.4) Premoltiplicando l’equazione di quantit` di moto per a ρ ¯ ∂ ∂t ·v =− 2 p Sostituendo nella (2. e e 17 . abbiano componenti non nulle solo sulle ı x. 0). t) = f (x − cs t) + g(x + cs t) = f (ξ) + a g(η) dove le funzioni f e g dipendono dalle condizioni iniziali e rappresentano rispettivamente le perturbazioni che si propagano verso x positive e verso x negative.

3 Presenza di moto base e di rilascio termico Si analizza ora un caso. ancora semplificato. Si modella la fiamma come una discontinuit` localizzata in una singola sezione a x = b del condotto attraverso la quale la temperatura varia bruscamente da una temperatura T1 a monte della fiamma ad una temperatura T2 a valle. risultando quindi coerente con il precedente caso semplificato.2.2 Presenza di moto base in assenza di rilascio termico Inserendo ora un moto medio verso le x positive (¯ = 0) si deve tener u conto dei termini convettivi presenti nelle equazioni di Eulero e in quella dell’energia che risultano quindi essere Dρ +ρ ·v =0 ¯ Dt ρ ¯ Ds =0 Dt Dv =− p Dt D ∂ ∂ dove = +v ¯ Dt ∂t ∂x Calcolando la derivata parziale di ρ su pressione ed entropia e attraverso alcuni passaggi si giunge a scrivere l’equazione che descrive il propagarsi del disturbo: D2 p = c2 2 p s Dt2 Si pu` notare l’analogia con quella trovata precedentemente in assenza o di moto base: l’equazione ` sostanzialmente equivalente a meno dei termini e convettivi contenuti nella derivata materiale che si annullano nel caso in cui u = 0. ma tuttavia vicino alla realt` a dove sono presenti sia un moto base non nullo sia un rilascio termico. ¯ 2. t) = Q (t)δ(x − b) dove δ indica la funzione di Dirac e Q la perturbazione temporale rappreˆ sentabile nel caso di disturbo monofrequenziale con Q = Qeiωt . La fluttuazione di rilascio termico si scrive come: q (x. 18 .

1: Modello del condotto 19 .1. a monte e a valle a a della fiamma. densit` e temperatura. Figura 2. Si possono considerare due casi limite. Il secondo caso limite ` invece quello per cui si ritiene tale tempo di rispoe sta nullo. Si deve ora capire quanto sia influente tale perturbazione. velocit`. In termini matematici si considera quindi un tempo di risposta infinito del sistema portata massica-fiamma. Si ricavano nuovamente le equazioni di Eulero e dell’energia notando che le prime non vengono influenzate dalla presenza del rilascio termico mentre l’ultima risulta essere Ds q = ¯ Dt T Attraverso semplici passaggi si giunge a scrivere l’equazione che accoppia il propagarsi del disturbo con l’instabilit` di rilascio termico a D2 p − c2 s Dt2 2 p = ρ(γ − 1) ¯ Dq Dt Si denotano d’ora in poi con pedice 1 i valori relativi a x compresi fra l’ingresso e la fiamma. e i termini con pedice 2 i valori per b < x < L dove L ` la lunghezza del condotto in considerazione(2. Si e pu` quindi risolvere il sistema di equazioni ricavato ottenendo espressioni o per i valori di pressione. ovvero un sistema infinitamente pronto dove si considera quindi la perturbazione del rilascio termico direttamente proporzionale al variare della portata massica.Esistono diversi modi per accoppiare il rilascio termico con il moto base. La fiamma sar` inevitabilmente influenzata dall’oscillare della portata a massica nella sezione considerata. Il primo ` quello e per cui si ritiene il rilascio termico indipendente dal variare nel tempo della portata massica. qualsiasi portata attraversi la sezione la fiamma rilascia sempre lo stesso quantitativo di calore. ovvero per 0 < x < b.

10) (2.9) (Ae −iωx/c1 (1+M1 ) − Be −iωx/c1 (1−M1 ) )/ρ1 c1 ¯ ρ1 (x.6) (2. B. t) = eiωt (Ae−iωx/c1 (1+M1 ) + Be−iωx/c1 (1−M1 ) ) u1 (x.11) (2. Da questo si ricava la prima equazione ρ1 u1 + =0 ρ1 u1 ¯ ¯ in x = 0 (2. C e D hanno le dimensioni di una pressione [Pa] e infatti rappresentano l’ampiezza delle onde acustiche.13) )/ρ2 c2 ¯ − De p (x. Le costanti di integrazioneA.8) (2. t) = eiωt (Ce−iωx/c2 (1+M2 ) + De−iωx/c2 (1−M2 ) ) u2 (x. D ed S sono ricavabili dalle condizioni al contorno in x = 0 e x = L e da quelle all’interfaccia in x = b. t) = p1 (x. t) = 2 ρ2 ¯ (γ − 1)cp (Ce −iωx/c2 (1+M2 ) −iωx/c2 (1−M2 ) dove si ` indicato con M il numero di Mach. t)/ρ1 ¯ Per b < x < L p2 (x. t) = e iωt (2. Condizioni al contorno e all’interfaccia: Le costanti di integrazione A. t) = p1 (x. invece S ha le dimensioni di un’entropia per unit` di massa [J/kg·k].14) Visto che si considera il condotto concludersi in un plenum la condizione al contorno in x = L pu` essere specificata come o p2 = 0 20 in x = L (2. e rappresenta a l’ampiezza delle onde di entropia. rapporto fra u e c valori medi e ¯ rispettivamente a monte o a valle della velocit` del fluido e della celerit` nel a a mezzo. t)/c2 1 cp T1 (x. t) = e iωt (2. Si pu` supporre che all’ingresso o il condotto sia bloccato ovvero che la portata massica sia costante in x = 0 (choked inlet). B.15) .7) (2.Per 0 < x < b p1 (x.12) (2. t) = 2 2 − e cp c2 Sc2 p (x. t) S ρ2 iω(t−x/u2 ) ¯ ¯ ρ2 (x. C. t) 2 ¯ + eiω(t−x/u2 ) cp T2 (x. comunemente dette Hot Spots.

e Nel primo caso il tempo di risposta ` infinito e il rilascio termico indipendente e dalla portata massica.17) ¯ ¯ cp T01 (ρ1 u1 + ρ1 u1 ) + ρ1 u1 (cp T1 + u1 u1 ) + Q ¯ ¯ ¯ ¯ ¯02 (ρ2 u2 + ρ2 u2 ) + ρ2 u2 (cp T2 + u2 u2 ) = cp T ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ (2.anche se. Le condizioni all’interfaccia sono tutte basate su principi di conservazione. quindi sia la portata che la quantit` di moto che a l’energia si conservano nell’attraversamento della discontinuit`. Come si ` visto due sono i casi limite possibili.19) 21 .16) p1 + ρ1 u2 + 2ρ1 u1 u1 = p2 + ρ2 u2 + 2ρ2 u2 u2 ¯1 ¯ ¯ ¯2 ¯ ¯ (2. tale condizione non ` effete tivamente verificata in x = L ma in un’ascissa sempre pi` a valle all’aumenu tare del numero di Mach.18) ¯ ¯ ¯ tutte valide in x = b e dove T0 = T + u2 /2cp ` la temperatura totale o e temperatura al ristagno. Ciononostante ` da ritenersi un’approssimazione e comunque accettabile. Si pu` quindi scrivere o Q (t) = 0 Caso I (2. Per chiudere il problema ` ora necessario scrivere un modello per la e fiamma che accoppi il rilascio termico con il moto base in modo da trovare ˆ anche i valori di Q. Si dovranno a quindi impostare tre equazioni valide in x = b: Portata ρ1 u1 = ρ2 u2 p1 + m1 u1 = p2 + m1 u2 ˙ ˙ Quantit` di moto a Energia 1 1 ρ1 cp T1 u1 + ρ1 u3 + Q = ρ2 cp T2 u2 + ρ2 u3 1 2 2 2 Dalle quali si ricavano ρ1 u1 + ρ1 u1 = ρ2 u2 + ρ2 u2 ¯ ¯ ¯ ¯ (2. in presenza di un moto base non nullo.

S e Q che attraverso alcuni passaggi pu` essere scritto nella forma o      X    A B C D u S(ρ2 c2 /cp )e−iωb/¯2 2 Q/c1      =0    (2.21) ˆ dove X ` una matrice 6 × 6 che nel caso Q = 0 risulta e  X= 1 + M1 (1 + M1 )e1 (1 + M1 )2 e1 (1 + M1 )a1 e1 0 0 −(1 − M1 ) −(1 − M1 )e2 (1 − M1 )2 e2 −(1 − M1 )a2 e2 0 0 0 −(1 + M2 )e3 c1 /c2 −(1 + M2 )2 e3 −(1 + M2 )a3 e3 c1 /c2 e5 0 0 (1 − M2 )e4 c1 /c2 −(1 − M2 )2 e4 (1 − M2 )a4 e4 c1 /c2 e6 0 0 M2 c1 /c2 2 M2 1 3 M2 c1 /c2 2 0 0 0 0 0 1 0 1         dove e1 = e−iωb/c1 (1+M1 ) e4 = e iωb/c2 (1−M2 ) e2 = eiωb/c1 (1−M1 ) −iωL/c2 (1+M2 ) e3 = e−iωb/c2 (1+M2 ) e5 = e 1 1 2 a1 = M1 + M1 + 2 γ−1 1 2 1 a3 = M2 + M2 + 2 γ−1 e6 = eiωL/c2 (1−M2 ) 1 1 2 a2 = M1 − M1 − 2 γ−1 1 2 1 a4 = M2 − M2 − 2 γ−1 Nel caso invece in cui l’instabilit` di rilascio termico sia proporzionale alla a portata massica l’ultima riga sar` da sostituire con a ¯ ¯ −cp (T02 − T01 )(1 + M1 )e1 /c2 1 ¯ ¯ cp (T02 − T01 )(1 − M1 )e2 /c2 1 0 0 0 1 L’equazione (2. C. (2. in quelle all’interfaccia (2. L’equazione di chiusura quindi risulta ¯ ¯ Q (t) = cp (T02 − T01 )(ρ1 u1 + ρ1 u1 ) ¯ ¯ Caso II (2.15).6) alla (2. (2. (2.13) nelle condizioni al contorno (2.20) Sostituendo quindi le equazioni dalla (2. B.17).16).18) e alternativamente nella (2. Questo significa che 22 .21) ha un’unica soluzione banale A = B = C = D = S = ˆ Q = 0 a meno che il determinante di X sia nullo. D.14).19) o nella (2.20) si giunge a scrivere un sistema ˆ omogeneo di sei equazioni nelle sei incognite A.Nel secondo caso invece il tempo di risposta ` nullo e il rilascio termico e direttamente proporzionale alla portata.

L’equazione della quantit` di moto diventa a 1 p1 + ρ1 u2 + 2ρ1 u1 u1 = p2 + ρ2 u2 + 2ρ2 u2 u2 + CD ρ1 u1 2 + CD ρ1 u1 u1 ¯1 ¯ ¯ ¯2 ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ 2 dove CD = (1 − (1 − r)−1 )2 .5. ovvero. solo disturbi con particolari frequenze di oscillazione possono dare origine a onde che possono amplificarsi soltanto se Im(ω) < 0.4 L’effetto dell’attrito Si modellizza l’effetto dell’attrito mediante il rapporto di bloccaggio r variabile fra 0 e 0. 2. La terza riga di X diventa quindi 2 (1+2M1 s+M1 s)e1 2 (1−2M1 s+M1 s)e2 −(1+M2 )2 e3 (1−M2 )2 e4 2 M2 0 dove s = 1 − 1 CD .solo le perturbazioni con determinati valori della parte reale di ω (Re(ω)) sono fisicamente accettabili. 2 23 .

1) e (3. I valori di ω che soddisfano tale equazioni saranno infiniti per la presenza di esponenziali complessi come si pu` osservare sulle o figure (3.1 Fiamma concentrata Per generalizzare il problema si rendono adimensionali alcune grandezze di interesse in gioco: • x → xa = • ω → ωa = x L ωL c1 π Si ricava poi un’espressione di M2 in funzione di M1 avvalendosi delle equazioni di conservazione della quantit` di moto e della portata. Da questi risultati si pu` notare come tutti i modi trovati siano stabili e o come il tasso di crescita abbia un trend che tende verso l’instabilit` all’aua mentare della frequenza. o Supponendo infine la fiamma posta a met` del condotto in xa = 1/2 si a va a risolvere l’equazione detX = 0 con un metodo di Newton-Raphson implementato con MatLab. Si ottiene infine: a ¯ T02 ¯ = T01 2 1 + γM1 2 1 + γM2 2 M2 M1 2 1+ 1+ γ−1 2 2 M2 γ−1 2 2 M1 dalla quale si pu` ricavare direttamente M2 = f (M1 ).3).Capitolo 3 Risultati 3. Questo non deve per` preoccupare oltremodo visto o 24 . della definizione a di numero del Mach e del rapporto fra le temperature totali prima e dopo la fiamma che sar` un parametro dei risultati.

si pu` apprezzare la o loro piena concordanza in figura (3.5) e (3. Dalle figure (3. cio` la e sua parte reale che nel grafico riprodotto ` stata esplicitata per chiarezza. Si pu` gi` osservare quanto siano o a differenti i primi risultati a pagina 30 per due modelli diversi di fiamma calcolati nel caso di moto base nullo. u Per convalida. Si osservi ora l’importanza del moto base nelle figure (3. e inoltre le ascisse hanno in realt` gli stessi valori in quanto si sta trattando a ¯ ¯ il caso di flusso base assente dove quindi T = T0 . Gi` per numeri di Mach a monte della a fiamma di 0.12) : se la tentazione di trascurarlo ` forte. rapporti di temperature e modelli di fiamma.10). ovvero per M1 = 0. Nel prossimo capitolo si andr` ad a indagare pi` a fondo questo problema. a u basse frequenze.11) e (3. i risultati ottenuti vengono confrontati con quelli pubblicati da Dowling [1]. Nel caso stazionario. situazione in cui sussistono tassi di crescita ben distinguibili.15 si nota una diminuzione da circa 0.6 di ωa . ci` non avviene quando Mach ` diverso da o e zero.7) u si pu` notare come il tasso di crescita per bassi valori di Mach sia sostano zialmente uguale per ogni modo. Si possono quindi trascurare le alte frequenze andando ad indagare a solo quelle interessanti ed in particolar modo la pi` bassa e quella avente. Vengono qui mostrati diversi risultati per diversi valori di Mach. corrispondono a valori di ωa inferiori all’unit`.che le frequenze di oscillazione tipiche dell’humming realmente in gioco non superano i 500Hz che nell’adimensionalizzazione proposta. dal momento che i numeri di Mach e in gioco sono relativamente bassi. questi risultati dovrebbero convincere del contrario.85 a 0. il tasso di crescita pi` instabile. dell’ordine di un decimo. Non ci si deve far ingannare dalle differenti denominazioni degli assi sia delle ordinate che delle ascisse: Dowling intende sempre e comunque il modo della perturbazione.9) e (3. considerando il condotto di lunghezza pari a 1m. 25 .

1: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 → 0 e T02 /T01 = 6 per il caso I Figura 3.2: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 → 0 e T02 /T01 = 6 per il caso II 26 .Figura 3.

15 e T02 /T01 = 6 per il caso II 27 .3: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 = 0.4: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 = 0.15 e T02 /T01 = 6 per il caso I Figura 3.Figura 3.

6: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 → 0 e T02 /T01 = 6 per il caso II a basse frequenze 28 .Figura 3.5: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 → 0 e T02 /T01 = 6 per il caso I a basse frequenze Figura 3.

15 e T02 /T01 = 6 per il caso II a basse frequenze 29 .7: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 = 0.8: Tasso di crescita in funzione della frequenza per M1 = 0.Figura 3.15 e T02 /T01 = 6 per il caso I a basse frequenze Figura 3.

Figura 3.9: Minima frequenza di oscillazione per M1 → 0. Dowling [1] Figura 3. Blu: caso I. Linea tratteggiata: caso II. Rosso: caso II. Linea continua: caso I. 30 .10: Minima frequenza di oscillazione per M1 → 0.

Blu:caso I. Dowling [1] ¯ ¯ Figura 3.¯ ¯ Figura 3. Croce: r=0.11: Minima frequenza di oscillazione per T02 /T01 = 6.5. Cerchio: r=0. Rosso: caso II. 31 .12: Minima frequenza di oscillazione per T02 /T01 = 6.

come si pu` intuitivamente o supporre. Blu:caso u I. Cerchio: r=0.5. ¯ ¯ Figura 3. Rosso: caso II.La dipendenza del tasso di crescita dai termini diffusivi ` rappresentata e in figura (3. quando infatti si va ad analizzare tale dipendenza per il modo avente tasso di crescita pi` instabile si nota come u essa sia molto pi` contenuta soprattutto per il modello di fiamma del Caso u II (figura (3.14)).13) per i modi a basse frequenze e si pu` notare come il tasso di o crescita sia attenuato dalla presenza di attrito. 32 . Blu:caso I. La dipendenza dal numero di Mach ` rilevante solo per le pi` basse free u quenze di oscillazione riscontrabili. ¯ ¯ Figura 3.13: Tasso di crescita a basse frequenze per T02 /T01 = 6. Croce: r=0. Rosso: caso II.14: Modi pi` instabili a basse frequenze per T02 /T01 = 6.

Essendo il determinante di X nullo esistono quindi infinite ` soluzioni per ogni valore di ω. densit` e temperatura che quindi numea a ricamente potranno avere un salto in x = b. velocit`. Per facilitare la lettura i risultati ottenuti per valori di Mach prossimi allo zero sono stati indicati nelle figure con una linea sempre nera mentre per altri valori di Mach le perturbazioni sono disegnate con tratto colorato. densit` e temperatura per diversi valori di Mach. C. u Se i risultati per portata. quantit` di moto ed energia sono continui nell’ata traversamento della fiamma in quanto era stata imposta questa condizione per trovare i valori delle costanti di integrazioni. Inoltre ulteriore verifica sar` la necessaria convergenza a zero del a disturbo di pressione in x = L. energia. ovvero per M1 = 0. 33 . ed S. pressione. Infine vengono mostrati i risultati derivanti dal calcolo ¯ elevati (T non per la pi` bassa frequenza di oscillazione (fondamentale) ma per quella u avente. quantit` di moto.001 e 0.15. Note allora le costanti di integrazione ` possibile disegnare la perturbazione di tutte le grandezze e coinvolte nel fenomeno: portata. E necessario quindi fissare una delle incognite per trovare una soluzione numerica attraverso una scomposizione LU della matrice ed una sostituzione all’indietro [5].3. Si mostrano ¯ ¯ inoltre risultati per rapporti fra le temperature totali (T02 /T01 = 2) e pi` u ¯02 /T01 = 6). diversi rapporti di a a temperatura e modelli di fiamma. Unico caso in cui invece tale discontinuit` non deve sussistere ` per il disturbo di pressione nel caso di a e assenza di moto base. lo stesso non si pu` dire o per i valori di pressione. a basse frequenze. D. Ogni grafico ` stato calcolato sia per le e ω con i modi a frequenza pi` bassa che per quelle aventi. B.21). a basse frequenze (inferiori ai 500Hz). come si pu` facilmente deduro re dalla condizione di conservazione della quantit` di moto attraverso la a fiamma. u tasso di crescita pi` alto. Fissato quindi arbitrariamente ˆ Q = 1 si trovano i valori di A. il tasso di crescita pi` elevato.2 Autofunzioni Noti quindi i valori di ωa che soddisfano detX = 0 si pu` risolvere il o sistema (2. vea locit`. u Si confrontano quindi pagina per pagina i risultati ottenuti per i due casi limite di modellazione del rilascio termico. proponendo in ogni figura numeri di Mach a monte della fiamma variabili fra 0.

16: Perturbazione della portata per il caso II. T02 /T01 = 6.2.3.15: Perturbazione della portata per il caso I.1 Portata ¯ ¯ Figura 3. minima frequenza 34 . T02 /T01 = 6. minima frequenza ¯ ¯ Figura 3.

T02 /T01 = 2.18: Perturbazione della portata per il caso II.¯ ¯ Figura 3. minima frequenza 35 . minima frequenza ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 2.17: Perturbazione della portata per il caso I.

¯ ¯ Figura 3.19: Perturbazione della portata per il caso I. modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. modo meno stabile a basse frequenze 36 .20: Perturbazione della portata per il caso II. T02 /T01 = 6. T02 /T01 = 6.

T02 /T01 = 2. modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3.21: Perturbazione della portata per il caso I. modo meno stabile a basse frequenze 37 .22: Perturbazione della portata per il caso II.¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 2.

24: Perturbazione della quantit` di moto per il caso II. T02 /T01 = 6. a minima frequenza 38 .3. a minima frequenza ¯ ¯ Figura 3.23: Perturbazione della quantit` di moto per il caso I. T02 /T01 = 6.2.2 Quantit` di moto a ¯ ¯ Figura 3.

¯ ¯ Figura 3. a minima frequenza 39 .25: Perturbazione della quantit` di moto per il caso I. T02 /T01 = 2.26: Perturbazione della quantit` di moto per il caso II. a minima frequenza ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 2.

T02 /T01 = 6. a modo meno stabile a basse frequenze 40 .27: Perturbazione della quantit` di moto per il caso I.28: Perturbazione della quantit` di moto per il caso II. T02 /T01 = 6.¯ ¯ Figura 3. a modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3.

¯ ¯ Figura 3. a modo meno stabile a basse frequenze 41 .29: Perturbazione della quantit` di moto per il caso I.30: Perturbazione della quantit` di moto per il caso II. T02 /T01 = 2. T02 /T01 = 2. a modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3.

3. minima frequenza ¯ ¯ Figura 3.2. T02 /T01 = 6.31: Perturbazione dell’energia per il caso I. T02 /T01 = 6.32: Perturbazione dell’energia per il caso II. minima frequenza 42 .3 Energia ¯ ¯ Figura 3.

33: Perturbazione dell’energia per il caso I.¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 2.34: Perturbazione dell’energia per il caso II. minima frequenza 43 . minima frequenza ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 2.

modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 6.¯ ¯ Figura 3.35: Perturbazione dell’energia per il caso I. modo meno stabile a basse frequenze 44 . T02 /T01 = 6.36: Perturbazione dell’energia per il caso II.

¯ ¯ Figura 3. modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3.37: Perturbazione dell’energia per il caso I. T02 /T01 = 2.38: Perturbazione dell’energia per il caso II. modo meno stabile a basse frequenze 45 . T02 /T01 = 2.

3.39: Perturbazione della pressione per il caso I.2. T02 /T01 = 6. T02 /T01 = 6.40: Perturbazione della pressione per il caso II. minima frequenza ¯ ¯ Figura 3.4 Pressione ¯ ¯ Figura 3. minima frequenza 46 .

¯ ¯ Figura 3. minima frequenza 47 .41: Perturbazione della pressione per il caso I. T02 /T01 = 2.42: Perturbazione della pressione per il caso II. T02 /T01 = 2. minima frequenza ¯ ¯ Figura 3.

modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 6.44: Perturbazione della pressione per il caso II.43: Perturbazione della pressione per il caso I. modo meno stabile a basse frequenze 48 .¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 6.

45: Perturbazione della pressione per il caso I. T02 /T01 = 2. T02 /T01 = 2.¯ ¯ Figura 3. modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. modo meno stabile a basse frequenze 49 .46: Perturbazione della pressione per il caso II.

3.2.5

Velocit` a

¯ ¯ Figura 3.47: Perturbazione della velocit` per il caso I, T02 /T01 = 6, minima a frequenza

¯ ¯ Figura 3.48: Perturbazione della velocit` per il caso II, T02 /T01 = 6, minima a frequenza 50

¯ ¯ Figura 3.49: Perturbazione della velocit` per il caso I, T02 /T01 = 2, minima a frequenza

¯ ¯ Figura 3.50: Perturbazione della velocit` per il caso II, T02 /T01 = 2, minima a frequenza

51

¯ ¯ Figura 3.51: Perturbazione della velocit` per il caso I, T02 /T01 = 6, modo a meno stabile a basse frequenze

¯ ¯ Figura 3.52: Perturbazione della velocit` per il caso II, T02 /T01 = 6, modo a meno stabile a basse frequenze

52

modo a meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. modo a meno stabile a basse frequenze 53 .53: Perturbazione della velocit` per il caso I. T02 /T01 = 2. T02 /T01 = 2.¯ ¯ Figura 3.54: Perturbazione della velocit` per il caso II.

3. T02 /T01 = 6.2. T02 /T01 = 6.56: Perturbazione della densit` per il caso II. minima a frequenza ¯ ¯ Figura 3. minima a frequenza 54 .55: Perturbazione della densit` per il caso I.6 Densit` a ¯ ¯ Figura 3.

T02 /T01 = 2. minima a frequenza ¯ ¯ Figura 3.57: Perturbazione della densit` per il caso I.58: Perturbazione della densit` per il caso II. T02 /T01 = 2.¯ ¯ Figura 3. minima a frequenza 55 .

60: Perturbazione della densit` per il caso II. modo a meno stabile a basse frequenze 56 . modo a meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 6. T02 /T01 = 6.59: Perturbazione della densit` per il caso I.¯ ¯ Figura 3.

¯ ¯ Figura 3. modo a meno stabile a basse frequenze 57 .62: Perturbazione della densit` per il caso II. modo a meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3.61: Perturbazione della densit` per il caso I. T02 /T01 = 2. T02 /T01 = 2.

minima frequenza 58 .63: Perturbazione della temperatura per il caso I. T02 /T01 = 6.64: Perturbazione della temperatura per il caso II. minima frequenza ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 6.2.7 Temperatura ¯ ¯ Figura 3.3.

minima frequenza ¯ ¯ Figura 3. minima frequenza 59 .66: Perturbazione della temperatura per il caso II. T02 /T01 = 2.65: Perturbazione della temperatura per il caso I. T02 /T01 = 2.¯ ¯ Figura 3.

68: Perturbazione della temperatura per il caso II. modo meno stabile a basse frequenze 60 . modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 6. T02 /T01 = 6.¯ ¯ Figura 3.67: Perturbazione della temperatura per il caso I.

modo meno stabile a basse frequenze 61 .70: Perturbazione della temperatura per il caso II.69: Perturbazione della temperatura per il caso I. T02 /T01 = 2.¯ ¯ Figura 3. modo meno stabile a basse frequenze ¯ ¯ Figura 3. T02 /T01 = 2.

al contrario la a ˆ modellazione che pone Q proporzionale alla portata massica provoca una minor dipendenza delle grandezze in gioco dalla velocit` media del moto a base schiacciando cos` i grafici l’uno sull’altro.20) e (3.Confrontando pagina per pagina i risultati ottenuti si nota subito quanto sia influente la scelta del modello di rilascio termico. Infatti il modello con Q a nullo esalta la dipendenza dalle velocit` medie del flusso. Infine se ci si poteva aspettare discontinuit` di alcune grandezze in gioa co in corrispondenza della fiamma queste non sono ovviamente rispondenti alla realt` delle cose n` tantomeno fisicamente accettabili. Nasce quindi l’ea e vidente necessit`.31) e (3.32) per l’energia. di generare un a u modello di rilascio termico pi` elaborato e vicino alla realt`.28). u a 62 .16) a pagina 34 dove per e ˆ ˆ Q nullo si nota un’apprezzabile dipendenza da Mach mentre per Q proporzionale a m si osserva che inevitabilmente questa dipendenza viene meno ˙ ˆ in particolar modo in prossimit` della fiamma. Per esempio drastica ` la differenza nei grafici delle portate (3. a Si deve notare inoltre come per diversi modelli di fiamma alle volte il comportamento in dipendenza da Mach sia totalmente antitetico come si osserva per esempio nelle figure (3.27) e (3. per un’analisi pi` attenta del fenomeno.25) e (3.15) e (3.19) e (3.26) per la u quantit` di moto oppure le (3. ı Situazioni analoghe si ripetono inevitabilmente in tutti i risultati ottenuti: si vedano per i casi pi` estremi per esempio le figure (3.

Parte II Fiamma concentrata e sezione variabile 63 .

Si tratta ancora di un caso monodimensionale anche se si pu` dimostrare che tale semplificazione pu` cadere o o in difetto nel caso in cui la misura pi` lunga del condotto non sia quella lonu gitudinale ma quella circonferenziale.Capitolo 4 Calcolo Figura 4. Infatti se cos` accadesse la pi` bassa ı u frequenza di risonanza sarebbe quella associata ai modi che si propagano in direzione azimutale e non longitudinale. Questo avviene in particolar modo nei combustori anulari per i quali ` quindi indispensabile una trattazione che e 64 .1: Camera di combustione Si esamina ora un caso pi` realistico dove la sezione del condotto ` vau e riabile in funzione della coordinata x.

Se lo spessore radiale del condotto a anulare non ` trascurabile sar` infine necessario trattare il problema per e a mezzo di funzioni di Bessel per rappresentare adeguatamente la variazione radiale delle componenti del disturbo. Figura 4.1). Alla fine del plenum il flusso viene riaccelerato attraverso un condotto di premiscelazione (premixer ) dove si inietta il combustibile.1 Il modello I combustori delle attuali turbine a gas presentano geometrie molto complicate.2): il flusso ad alta velocit` uscente dal compressore viene rallentato in un diffusore (plea num) per renderlo pi` uniforme in previsione dell’iniezione di carburante e u della combustione. 4.2: Tipica geometria di un turbogas 65 . come quella in figura (4. Infine la miscela cos` generata attraversa un allargamento di sezione per ı entrare nella camera di combustione. semplificata in figura (4.comprenda anche onde convettive di vorticit` e dove si deve tenere conto a della variazione azimutale delle perturbazioni (il disturbo di pressione risulter` ad esempio p = Aeiωt+inϑ+iωx ).

Se la sezione del premixer ` piccola abbastanza per consentire la propae gazione delle sole onde longitudinali ci` non ` accettabile nel plenum e nel o e combustore generalmente anulari o cilindrici.3: Semplice combustore quasi unidimensionale 66 . Si esamina comunque il caso monodimensionale che considera solo la propagazione di onde longitudinali (figura (4. Figura 4.3)).

Nel caso del restringimento si dovr` ricorrere quindi ad a un approssimazione: si pu` considerare infatti che la trasformazione che il o fluido subisce nel passaggio dal plenum al premixer sia isoentropica. Se la conservazione della portata e dell’energia devono essere sempre e comunque verificate.4). Nel caso dell’allargamento si deve invece tenere conto della forza di pressione assiale che il fluido esercita sulle pareti perpendicolari all’asse delle ascisse in x = L2 (approssimazione di Borda).2) (4.3) .4.3) considerando brusche le variazioni di sezione come in figura (4. della quantit` di a moto e dell’energia alle interfacce 1-2 e 2-3 considerate in corrispondenza rispettivamente dell’allargamento e del restringimento di sezione.4: Modello plenum-premixer-combustore Condizioni alle interfacce: Nota quindi la geometria del risonatore.2 Risoluzione del moto base Si schematizza la figura (4.1) (4. particolare attenzione merita la conservazione della quantit` di a moto. la portata massica e le caratteristiche termofisiche del fluido si pu` iniziare o ad impostare le equazioni di conservazione della portata. Figura 4. Infatti le variazioni di sezione impediscono di impostare canonicamente le equazioni. Si giunge quindi a scrivere: Per x = L1 A1 ρ1 u1 = A2 ρ2 u2 u2 u2 Energia cp T1 + 1 = cp T2 + 2 2 2 p1 p2 Isoentropica = γ ργ ρ2 1 67 Portata (4.

563 K 346.0129 m2 1. 1 10210 P a 3. il premixer e il combustore (Pi = ρi RTi ).4) (4.6) Nota la geometria del condotto si pu` banalmente calcolare il tempo di o volo. L2 − L1 τ= (4.7345 m 3 10100 P a 73.1) si a mostrano i valori calcolati secondo i dati di partenza proposti da Dowling e Stow [3].7345 m P U ρ T c A L Tabella 4. Si ha un sistema non lineare risolvibile rapidamente con metodi numerici.213 m · s−1 0.269 m · s−1 1. Calcolate quindi le temperature in ogni condotto anche le velocit` del suono ci sono determinate.7 m 2 10160 P a 29.5) (4.181 kg · m−3 299.1759 kg · m−3 2000 K 896.186 kg · m−3 300 K 347.8177 m · s−1 0. Si vedr` in seguito a quanto questo parametro abbia un’importanza cruciale nella risoluzione del problema. ovvero il tempo che una perturbazione sull’iniezione di combustibile in x = L1 impiega a raggiungere la fiamma in x = L2 .96 m · s−1 0. In tabella (4.Per x = L2 A2 ρ2 u2 = A3 ρ3 u3 u2 Energia cp T2 + + Q = cp T3 + 3 2 2 2 Coanda A3 (p3 − p2 ) + A3 ρ3 u3 = A2 ρ2 u2 2 u2 2 Portata (4.00142 m2 1.1: Dati 68 .00385 m2 2.5 m · s−1 0.809 m · s−1 1. costante qualunque sia la sezione (m = Ai ρi ui ) e impostare l’equazione dei gas perfetti per il plenum.7) U2 Note quindi le temperature all’ingresso e all’uscita (T1 e T3 ) e la pressione all’uscita (P3 ) per chiudere il problema ` necessario conoscere la pore tata massica che attraversa il condotto.

e che il combustore sia aperto in x = L3 .16) ` E infine necessario definire un modello di rilascio termico (transfer function).14) (4. Si pu` supporre o che all’inizio del plenum la perturbazione della portata massica sia nulla cos` ı come le onde di entropia.11) (4.12) (4.8) (4. sviluppando i calcoli e linearizzando si ottengono le equazioni: Per x = L1 A1 (ρ1 u1 + ρ1 u1 ) = A2 (ρ2 u2 + ρ2 u2 ) ¯ ¯ ¯ ¯ cp T1 + u1 u1 = cp T2 + u2 u2 ¯ ¯ ρ p ρ p γ 1 − 1 =γ 2 − 2 ρ1 p1 ¯ ¯ ρ 2 p2 ¯ ¯ Per x = L2 A1 (ρ1 u1 + ρ1 u1 ) = A2 (ρ2 u2 + ρ2 u2 ) ¯ ¯ ¯ ¯ A3 (p3 − p2 + + 2¯3 u3 u3 ) = ρ ¯ + 2¯2 u2 u2 ) ρ ¯ ¯03 (ρ3 u + ρ u3 ) + ρ3 u3 (cp T + u3 u ) = cp T ¯ 3 ¯ ¯ ¯ 3 3 ¯ 3 ¯02 (ρ2 u + ρ u2 ) + ρ2 u2 (cp T + u2 u ) + Q cp T ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ 2 2 2 2 (4. ed ` usuale utilizzare la seguente espressione: e ¯ m Qa = −k Qa 2 e−iωτ m2 ¯ (4.Equazioni del disturbo: Inserendo il disturbo. ovvero che ivi la perturbazione di pressione sia nulla: ρ1 u1 + =0 ρ1 u1 ¯ ¯ p1 u + (γ − 1)M a1 1 = 0 p1 ¯ u1 ¯ p3 = 0 in x = 0 in x = 0 in x = L3 (4.15) (4.9) (4. In pratica k ` un paramentro che permette sono flussi termici [W · m e di variare con continuit` il modello di fiamma da un sistema dove il rilascio a 69 .17) ¯ dove k rappresenta la ’prontezza’ del sistema.13) ρ3 u2 ¯3 A2 (ρ2 u2 ¯2 Si devono inoltre impostare tre equazioni al contorno.10) (4. τ il tempo di volo e Qa e Qa −2 ].

Sostituendo quindi nelle equazioni dalla (4. t) = e iωt (4.9) alla (4. ovvero solo per determinati valori di ω. Le perturbazioni si esprimono come segue: pi (x. Il disturbo della portata massica viene valutato dove si inietta il combustibile.20) (4.18) (4.19) (4. eiu = e(iωLi )/(ci (1−Mi )) . et = e−iωτ χ = kQa A3 70 . ovvero all’inizio del premixer. Essendo quindi e Mi+ = (Mi + 1) Mi− = (Mi − 1) a+ = (Mi + Mi2 /2 + (γ − 1)) i a− = (Mi − Mi2 /2 − (γ − 1)) i eid = e−(iωLi )/(ci (1+Mi )) . t) σi ρi iω(t−x/ui ) ¯ ¯ ρi (x. t) σi c2 ¯ i cp Ti (x. Come discusso in precedenza il sistema ha soluzioni non banali solo se il determinante della matrice dei coefficienti ` nullo.termico ` indipendente dalla variazione di portata massica (in particolar e modo nullo) e un modello dove esso vi dipende in maniera direttamente proporzionale.17) i valori delle perturbazioni si giunge a scrivere un sistema omogeneo di 10 equazioni lineari in 10 incognite. Si vedr` in seguito come a questa equazione rivesta un ruolo cruciale nella risoluzione del problema. t) = i + eiω(t−x/ui ) ρi ¯ (γ − 1)cp (ψi e −iωx/ci (1+Mi ) −iωx/ci (1−Mi ) dove si ` indicato con ψ.21) )/ρi ci ¯ − ζi e p (x. t) = eiωt (ψi e−iωx/ci (1+Mi ) + ζi e−iωx/ci (1−Mi ) ) ui (x. ζ e σ rispettivamente l’ampiezza dei disturbi di e pressione che si propagano in verso concorde e contrario al moto base e l’ampiezza delle onde di entropia. t) = i 2 − e cp ci p (x. eis = e−(iωLi )/Ui .

Si pu` infine scrivere la matrice dei coefficienti X che risulter` quindi di o a dimensioni 10 × 10.  + A1 M1 e1d c1 + A2 M2 − c e2d 2 − A1 M1 e1u c1 − A2 M2 − c e2u 2 U − A1 c 1 ρ1 e1s p                                                                                     0     0  +  A2 M2  e3d c2  +  A3 M3 e4d − c  3     +  A1 M1 a+ e1d c1 1   + −A2 M2 a+ e2d c2  2  0     1 ( ρ γc2 − P )e1d  1 1 1  (γ/(ρ2 c2 ) − 1/P2 )e2d  2  0      0  2  (−A3 − A2 (M2 + 2M2 ))e3d   + −A3 M3 a+ e4d c3  3     0   + + A2 M2 a2 e3d c2   +  −A3 M3 a+ e4d c3 3     + M1   0   0     γ−2 1 + ρ c2  P1 1 1  0   0     0   0  e5d     0  +  χM2 et e2d 0 A2 U2 ρ2 e2s cp 0 0 − A2 M2 e3u c2 − A3 M3 − c e4u 3 p 0 0 U − A2 c 2 ρ2 e3s A3 U3 ρ3 e4s cp 3 A1 ρ 1 U 1 e1s 2cp 3 A2 ρ 2 U 2 e2s − 2c p 0 0 − A1 M1 a− e1u c1 1 − −A2 M2 a− e2u c2 2 0 0 γ − c e1s p A2 ( ρ γc2 − 1 1 1 )e P1 1u γ e s cp 2 (γ/(ρ2 c2 ) − 1/P2 )e2u − 2 0 0 (−A3 − 2 A2 (M2 0 0 0 − 2M2 ))e3u − A3 M2 a− e4u c3 3 2 A2 ρ2 U2 e3s cp 3 A3 ρ 3 U 3 − 2c e4s p 0 0 − A2 M2 a− e3u c2 2 − A3 M3 a− e4u c3 3 0 3 A2 ρ 2 U 2 e3s 2cp 3 A3 ρ 3 U 3 − 2c e4s p A3 − M1 0 0 − ρ1 M 1 cp 0 0 γ ρ1 c2 1 1 cp 0 1 P1 − 0 0 0 0 e5u 0 − χM2 et e2u 0 0 0 0 0 0 0 −χU2 ρ2 c2 et e2s cp 0 0 0 ρ 2 U2 c 2 71 .

Si confrontano i risultati ottenuti con quelli proposti da Dowling e Stow [3] in figura (5. Si a 72 . Cos` facendo si vanno a visualizzare le soluzioni ı nei punti ove tali linee si intersecano. Infatti i risultati possono essere letti solo graficamente e necessitano quindi di un operatore se devono essere utilizzati per altri calcoli come per esempio la rappresentazione dei mode shape. Le linee rappresentano la variazione dei modi che provocano risonanza al variare del parametro di fiamma k da zero all’unit`. Questa si traduce in termini matematici in σ1 = 0.Capitolo 5 Risultati 5. Se questo sistema risulta pi` affidabile u e meno dispendioso in quanto non ` necessaria una continua ricalibrazione e dei parametri del codice numerico per l’analisi di differenti casi ` altres` e ı vero che i risultati ottenuti hanno un’approssimazione maggiore. Cos` facendo l’ottava riga ` ı e banalmente rimpiazzata da 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 Si ` scelto di risolvere il sistema mediante una risoluzione grafica che e disegni in funzione di ωr e ωi le linee per cui la parte reale e immaginaria del determinante sono nulle. ovvero considerare nulle le onde di entropia nel plenum.1).1 Sezione variabile La risoluzione dell’equazione detX = 0 non ` pi` eseguibile con il metodo e u di Newton-Raphson usato in precedenza a causa di un pessimo condizionamento della matrice. Per questo motivo si ` scelto di sostituire all’approse simazione di trasformazione isoentropica (ottava riga) una condizione pi` u semplice.

Si pu` noo tare. nonostante le difficolt` di risoluzione numerica.pu` osservare come per k = 0 tre modi sono particolarmente stabili (non o compaiono in figura) e come all’aumentare di k questi subiscano un forte aumento del loro tasso di crescita mentre la frequenza rimane pressoch` ine variata. ×: modi per k = 1.1: Modi di risonanza. 200. come quelli a circa 100. 500 Hz. sono sostanzialmente indipendenti dal variare del modello di fiamma. Figura 5. 400. 73 . Altri modi invece. la buona concordanza a dei risultati ottenuti. ◦: modi per k = 0.

2: Modi di risonanza.3: Modi di risonanza.Figura 5. metodo grafico per k = 1 74 . metodo grafico per k → 0 Figura 5.

pari a circa e 0. Figura 5. metodo grafico.0012. un approssimazione: infatti la fiamma ` e e effettivamente distribuita longitudinalmente e quindi τ non pu` essere valuo tato in corrispondenza del solo inizio della fiamma ma deve essere valutato per tutta la sua estensione. 2/τ e 3/τ .4: × rosso: modi per k = 1. Ma questa `. ◦ blu: modi per k = 0. appunto. o 340 e 500 Hz sono fortemente influenzati dal variare di questo parametro caratteristico della geometria del premixer. Nell’approssimazione fatta la fiamma ` concentrata in x = L2 e quindi il e tempo di volo ` presto calcolato in maniera esatta come mostrato in pree cedenza. Dowling e Stow.Per rendere i grafici pi` leggibili si rappresentano in un unico grafico i u risultati calcolati al variare del parametro k da zero a quattro. Dowling e Stow. malgrado l’approssimazione diversa nei due casi della geometria del sistema. Un’attenta analisi rivela che tali frequenze sono approssimativamente pari a 1/τ . Oltretutto la fiamma potr` oscillare nel tempo a 75 . Si nota una buona concordanza dei comportamenti dei modi.006. metodo grafico. ◦ verde: modi perk = 0. tendenza all’instabilit` per k a crescente Nei calcoli non ` stato utilizzato il tempo di volo τ calcolato.5) il calcolo eseguito solo per queste tre frequenze al variare di τ . Si veda in figura (5. ma quello proposto in [3] pari a 0. sovrapposti a quelli proposti da Dowling e Stow. Questa scelta ha un’influenza determinante nei risultati. Infatti si pu` notare come i tre modi a 164. + azzurro: modi per k = 1.

Si intravede subito da queste figure quanto sia determinante il valore di τ che praticamente comanda i tre modi relativi alla fiamma. Nonostante tutto si deve notare che Qa assume valori molto grandi dell’ordine di 107 e quindi anche piccoli valori di k (10−2 ) risultano essere determinanti per quanto riguarda l’influenza di τ sui modi di ` fiamma. rossi e blu) sovrapposte a quelle teoriche (1/τ . 3/τ ) 76 . Si osserva inoltre in figura (5. Visto a che τ compare solo insieme a k. e in particolar modo i suoi parametri k e τ siano critici nella risoluzione del problema. E quindi ovvio quanto il modello di fiamma. Figura 5.quindi anche i valori di τ diversificati per ogni x dovranno dipendere dal tempo secondo la generica forma τ (x.6) come al diminuire del tempo di volo le frequenze tendono verso l’instabilit`. t) = τ (x)eiωt .5: Frequenza in funzione del tempo di volo τ delle tre frequenze di fiamma (cerchi verdi. se quest ultimo fosse nullo sarebbe ininfluente sui risultati. 2/τ .

.24 306.61 Soluzione numerica 112.48 510.03) Nonostante tutto. 2 2 In tabella si pu` apprezzare la concordanza fra tali frequenze calcolate anao liticamente e numericamente per k → 0.70 206. Queste sono un buon banco di prova per la validit` del codice e il fatto che il modello di fiamma scelto non a le influenzi significativamente ` un’ulteriore punto a favore.97 517.38 Tabella 5.1: Frequenze naturali del plenum [Hz] 77 . Infatti si pu` dio mostrare che ` possibile calcolare le frequenze caratteristiche del plenum in e maniera analitica secondo la formula f =n cs L1 con 3 1 n = .Figura 5. e Soluzione analitica 102.35 323.6: Variazione del modo a pi` bassa frequenza relativo alla fiamma u al variare di τ per k piccolo (0.. le variazioni di τ non influenzano criticamente i valori degli altri modi che non siano quelli appena descritti.75 419.36 408. 1. . .12 204.

78 . • Il determinante della matrice dei coefficienti ` per qualsiasi valore di ω e −20 ) quindi il rischio di trovare soluzioni molto piccolo (dell’ordine di 10 spurie ` molto elevato. sono e critici. come si ` visto. Il motivo pu` essere ricercato nel fatto che o le isolinee del determinante sono nel grafico frequenza-tasso di crescita pressoch` verticali e quindi il tasso di crescita pu` essere facilmente e o affetto da errori. si deve quindi ricorrere in ogni caso a dati sperimentali o a simulazioni di larga scala (Large Eddy Simulations). nonostante le frequenu ze siano in buona concordanza. i tassi di crescita non sono caratterizzati dalla stessa precisione.Nonostante tutto i limiti del codice scritto sono evidenti per diverse ragioni: • Il modello di fiamma ` determinante e non si ha uno strumento analie tico efficace per valutarne i parametri k e τ che. e • Confrontando i risultati con codici pi` raffinati.

Vengono confrontati con i risultati ottenuti da Dowling e Stow [3] mostrati in figura (5.5. f) 312-Hz.7: Mode shape della pressione per k = 1.2 Autofunzioni Si mostrano ora alcuni grafici di mode shape calcolati per k = 1 per i 10 modi di risonanza trovati. g) 396-Hz.7). h) 415-Hz. c) 168-Hz. j) 514-Hz. 79 . d) 203-Hz. Figura 5. i) 495-Hz. e) 300-Hz. a) 30-Hz. L’accordo ` accettabile e soprattutto viste le differenze geometriche tra le due configurazioni. b) 104-Hz.

9: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 110-Hz.8: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 62-Hz.1 Pressione Figura 5.5.2. Figura 5. 80 .

10: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 195-Hz. 81 .Figura 5. Figura 5.11: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 205-Hz.

13: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 311-Hz. Figura 5.12: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 267-Hz.Figura 5. 82 .

Figura 5.15: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 420-Hz. Figura 5. 83 .14: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 384-Hz.

16: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 515-Hz.17: Autofunzione della pressione per il modo a frequenza 544-Hz. 84 .Figura 5. Figura 5.

Figura 5.5. 85 .2 Portata Figura 5.18: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 62-Hz.2.19: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 110-Hz.

Figura 5.Figura 5.21: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 205-Hz. 86 .20: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 195-Hz.

23: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 311-Hz. Figura 5. 87 .22: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 267-Hz.Figura 5.

Figura 5.24: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 384-Hz. 88 .25: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 420-Hz.Figura 5.

Figura 5.26: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 515-Hz. Figura 5.27: Autofunzione della portata per il modo a frequenza 544-Hz. 89 .

Parte III Cenni sulla fiamma distribuita e conclusioni 90 .

Nonostante tutto. Inoltre ` presente un’onda di entropia a e 91 . in via del tutto intuitiva. questa u c ` un’approssimazione troppo grossolana se il fluido attraversa la fiamma ane che con velocit` non troppo elevate. in particolare in assenza di moto base.1: Forma lobata di una fiamma Il trasferimento di calore ` stato fin’ora considerato concentrato in una e ` singola sezione del combustore. E lisi pi` attenta debba tener conto di un rilascio termico distribuito su una u lunghezza significativa del bruciatore. Si pu` affermare che. soprattutto.Capitolo 6 Fiamma distribuita Figura 6. la miscela inizia a bruciare in corrispondenza dell’inizio del combustore dove ` posizionata la fiamma pilota e continua a bruciare a vale le. all’aumentare della velocit` a ` quindi evidente come un’anadel moto base che attraversa la fiamma. banalmente. E evidente come questo non sia generalmente vero. Per esempio nell’ultimo caso trattato. un rilascio o termico che si estende assialmente per una lunghezza d pu` essere trattato o come concentrato se tale estensione ` piccola in confronto alla lunghezza e d’onda acustica (pi` precisamente d << 2π¯/ω).

21) per esempio) di ordine u 2π¯/ω.1). I metodi sperimentali si basano sul fatto che nella combustione in realt` a avvengono molte reazioni in contemporanea e fra queste alcune che producono ioni ossidrile OH − si concentrano sul bordo della fiamma. Questi metodi portano alla conclusione che questa ha in sostanza una forma lobata come in figura (6. Figura 6.che. Andando quindi a valutare solo lo spettro di questi ultimi si pu` ottenere una stima o del volume entro cui avviene la combustione come si osserva in figura (6. u Esistono metodi teorici e sperimentali che riescono a misurare o a predire la forma della fiamma. ha una lunghezza d’onda di qualche ordine di grandezza pi` piccola (equazione (4. In realt` il modello di fiamma a potrebbe essere affinato considerando una geometria dove il rilascio termico ha una distribuzione triangolare.2). ovvero dove la maggior parte delle reazioni avvengono nel centro della fiamma. Ciononostante ` da valutare quanto e queste approssimazioni monodimensionali siano accettabili quando invece la fiamma ha forme tridimensionali molto complesse. Questo non ` per ragioni di forza maggiore un metodo sul quale si pu` fae o re affidamento per sviluppare codici in funzione di un’ottimizzazione della progettazione ma ` un ottimo banco di prova per validare i calcoli eseguiti e numericamente con tecniche CFD. La distribuzione della fiamma all’interno del condotto pu` essere in prima approssimazione o assunta uniforme.2: Immagini dei radicali nell’arco di un periodo di oscillazione della fiamma [2] 92 . ovvero un rilascio termico per unit` di volume costante a fra due sezioni di inizio e fine combustione. propagandosi per convezione a valle.

funzione che descrive come la fiamma ` distribuita ¯ e nel condotto. Inoltre sar` a determinata anche q (x).1 Calcolo del moto base Figura 6.4: Modello della distribuzione spaziale del rilascio termico [2] 93 .4) si pu` o procedere ad una stima di τ sia in funzione delle coordinate spaziali che del tempo. Figura 6.3: Modello del bruciatore [2] Definito il tempo di volo τ come il tempo che impiega una perturbazione sulla portata massica in un punto di riferimento (spesso il punto di iniezione del combustibile) a raggiungere la fiamma. Assumendo quindi la forma della fiamma distribuita secondo una forma triangolare come in figura (6. in modo da tener conto anche dell’oscillare della fiamma.6.

Si mostra di seguito un semplice esempio di risoluzione del moto base per la semplice geometria considerata nella figura (6. Si trova quindi: ¯ ¯ A0 (p0 +ρ0 u2 ) 2 0 mA(x) ˙ −4 u(x) = ¯ 1 2 − γ γ−1 cp T0 + 1 2 u2 0 2 + ¯ Q(x) m ˙ − A0 (p0 +ρ0 u2 ) 0 mA(x) ˙ 2 − γ γ−1 ρ(x) = ¯ m A(x)¯(x) u p(x) = ¯ (p0 + ρ1 u2 )A1 1 − ρ(x)¯2 (x) ¯ u A(x) p(x) ¯ ¯ T (x) = R¯(x) ρ La risoluzione del moto perturbato non ` invece eseguibile analiticamente e ma deve avvalersi di una discretizzazione delle equazioni nel condotto vista l’inomogeneit` longitudinale del moto base. 94 . Per valori generici di ω le cona dizioni all’uscita non saranno soddisfatte e cos` nel codice si dovr` prevedere ı a un’iterazione su ω che ricalcoli il moto nel condotto fino alla convergenza. Nota la portata massica.3) eseguita con integrazione diretta nel condotto. le condizioni all’ingresso e la pressione all’uscita e la sezione in funzione delle ascisse A(x) si possono integrare le equazioni dalla sezione di ingresso ad una coordinata generica x d (ρuA) = 0 dx d (p + ρu2 )A dx d u2 ρuA(cp T + ) = q(x) dx 2 ottenendo espressioni analitiche per pressione p(x). velocit` u(x). densit` ¯ a ¯ a x ¯ ¯ ρ(x) e temperatura T (x) medi dove Q(x) = x q (x)dx.

Infatti si ` notato che i modi di fiamma possono e essere stabili o meno a seconda del valore della prontezza k che viene scelto e la frequenza di questi ultimi ` palesemente guidata dal tempo di ritardo τ e impostato. l’influenza che hanno molti metodi di introdurre calore nel flusso (griglie) i quali comportano una perdita di carico che stabilizza i modi di risonanza e ne attenua la frequenza.Capitolo 7 Conclusioni e sviluppi futuri I risultati ottenuti nella parte I hanno avuto in primo luogo il fine di esplorare l’influenza delle velocit` in gioco nell’instaurarsi di fenomeni di instaa bilit` termoacustica. anzi. per molti modi lo guida in maniera inaccettabile. Il problema fondamentale ` che non si hanno spesso strumenti e adeguati per valutare a priori questi due parametri conducendo quindi il codice a trovare soluzioni poco significative. Questa analisi pi` attenta ` stata la riprova che i timori della u e prima parte non erano infondati. La transfer function risulta ricoprire un ruolo critico nella risoluzione del problema. Sono state osservate discrepanze significative sia nella frequenza che nella stabilit` a dei modi e soprattutto nelle autofunzioni ricavate. ` E stata valutata infine. si ` deciso di e analizzarne uno pi` complesso e vicino alla realt` che variasse con continuit` u a a la prontezza k del sistema iniettore-fiamma e che tenesse conto del suo tempo di ritardo τ . sempre inevitabilmente affette dalla scelta della transfer function della fiamma. Avendo confrontato quindi modelli di rilascio termico diversi. nella Parte I. Nel verificare tale influenza si era gi` notato quanto i a a risultati ottenuti per i due modelli di fiamma proposti fossero dissimili. 95 .

gli immediati sviluppi futuri potranno essere sicuramente l’a` nalisi di una transfer function pi` complessa.Avendo quindi notato come una trattazione pi` realistica non possa preu scindere dal considerare la fiamma distribuita su una lunghezza significativa del condotto. a Nell’analizzare questi casi potr` essere infine utile implementare un codice a di ricerca degli autovalori e delle autofunzioni pi` agile ed affidabile che possa u lavorare in automatico senza la necessit` di leggere ogni dato da un grafico a o di tarare spesso alcuni dei parametri di calcolo. tenendo conto quindi della presenza di pi` bruciatori in parallelo. ¯f ¯a Altri sviluppi futuri potranno analizzare l’influenza di questi parametri determinati su geometrie effettivamente esistenti. ı Cos` si potr` analizzare un sistema che consideri un tempo τ variabile nel ı a tempo e nello spazio tridimensionale τ (x. t). 96 . cos` come elaborare un modello ı che possa valutare il valore di k mediante il calcolo del disturbo sul rapporto m /m di equivalenza (equivalence ratio) definito come φ = mf /ma . di modi azimutali ed eventualmente u radiali e delle non linearit` che comportano uno scambio di energia fra i a vari modi e possono quindi portare alla formazione di cicli limite oppure all’accentuarsi di modi gi` instabili. E indubbiamente questa la u strada da intraprendere dal momento che le altre condizioni e approssimazioni che si sono imposte non sembrano essere cos` rilevanti come quest’ultima.

semplici onde che hanno un’intrinseca direzione caratteristica di propagazione (travelling waves). Queste.1) ` mostrata la sequenza di immagini di una riflessione di un singolo fronte e d’onda. saranno riflesse nel verso opposto al moto precedente andando a sovrapporsi a quelle in arrivo.1: Riflessione di una singola onda Essendo le perturbazioni in questione formate da pi` fronti d’onda. appena generate. Figura A. Queste ` sono confinate all’interno delle pareti della camera di combustione. raggiunte le pareti del risonatore. di fonu damentale importanza sar` la distanza della sorgente acustica dalla parete e a 97 . E quindi interessante analizzare cosa accade ad un’onda che viene limitata entro un certo spazio. In figura (A.Appendice A Onde stazionarie Le perturbazioni che si vengono a creare si propagano come onde. Riflessione e sovrapposizione Prima di tutto le onde che si propagano a monte e a valle della fiamma sono.

Si considerino ad esempio due onde momocromatiche viaggianti in verso opposto e di uguale ampiezza a: A = a sin(ωt − kx) .2)). Infatti le onde stazionarie sono un particolare tipo di onda in cui non vi ` trasporto netto di energia: e esse ’rimangono sul posto’. anche dal punto di vista fisico. Si nota come l’onda risultante sia formata da una parte fissa nel tempo dipendente da x e da una parte tempovariante. B = a sin(ωt + kx) Sommando le due onde e sviluppando i seni con le formule di duplicazione si perviene alla forma: A + B = 2a sin(ωt) cos(kx). il perch` nel calcolo delle oscillazioni termoacustiche si sia posto detX = 0. Figura A. ovvero hanno dei nodi fissi nello spazio e nel tempo in kx = π/2 + nπ (si veda l’esempio in figura (A.la frequenza della perturbazione per determinare come le onde ancora non riflesse si sovrapporranno a quelle gi` riflesse. Se le onde che si sovrappongono a hanno la stessa forma e ampiezza si possono formare delle onde stazionarie (standing waves). Si spiega quindi. In e effetti tutti i valori di ω possono soddisfare il sistema di equazioni omogeneo 98 .2: Esempi di onde stazionarie ` E quindi evidente come solo determinate perturbazioni aventi le giuste frequenze possano instaurarsi come onde stazionarie all’interno di un condotto di una data geometria.

vede dimezzarsi la sua ampiezza. Infatti le onde sonore e 99 . Ci` significa che perturbazioni con frequenze diverse da quelle o trovate possono effettivamente crearsi ma non possono formare nel condotto onde stazionarie che sono alla base del fenomeno dell’humming. Esiste e comunque un mezzo attraverso il quale l’onda si propaga il quale vibrando dissipa calore ed energia sottraendola all’onda stessa che quindi si attenua col tempo. In molti casi. In realt` il propagara si delle onde non ` totalmente isoentropico e privo di dissipazione. Assorbimento Analizziamo ora il fenomeno dissipativo che limita l’incremento delle perturbazioni instabili: l’assorbimento. Questo fenomeno ` appunto denominato assorbimento. questo effetto ` molto debole. Allora supponendo l’onda formata dalla sovrapposizione di due onde di ampiezza 1/2 questo principio deve valere anche per queste due onde che quindi nella stessa distanza L si ridurranno entrambe ad 1/4 . Figura A. L’onda subie sce quindi una diminuzione della sua ampiezza all’aumentare della distanza percorsa di natura esponenziale. Si ` assunto sin ora che e l’energia contenuta in un’onda non venga dissipata e quindi che l’onda stessa permanga indefinitamente nel tempo e nello spazio. Se questo deve valere anche per la successiva distanza L che l’onda percorre si pu` subito intuire che l’unica funzione che soddisfa questi prerequisiti ` o e proprio l’esponenziale negativa dove f (a) · f (b) = f (a + b).ricavato. Questa affermazione ` verificabile con il e principio di sovrapposizione: si ipotizza che un’onda di ampiezza unitaria. ma solo alcuni non richiedono che le costanti di integrazione siano tutte nulle. attraversando un determinato mezzo per una lunghezza L.3: Decremento esponenziale dell’ampiezza d’onda dovuta al fenomeno dell’assorbimento Ovviamente altri parametri d’onda come velocit` e frequenza rimangono a invariati.

alla formazione di un ciclo limite avente tasso di crescita nullo. che provocano scama bi di energia fra i modi a diversa frequenza. 100 .che si propagano in aria possono viaggiare per chilometri prima che l’ampiezza diminuisca fino a rendere l’onda impercettibile all’orecchio umano. Queste dissipazioni contribuiscono con le non linearit`. consente la limitazione della crescita delle perturbazioni. Questo fenomeno insieme ad importanti fenomeni dissipativi che avvengono nella riflessione.

come dimostrato dal ciclo ideale 101 .Appendice B Turbogas Figura B. Come per qualunque macchina termica.1: Esempio di turbogas I turbogas sono impianti a combustibile fossile per la produzione di energia molto pi` leggeri e meno ingombranti degli impianti a vapore. un’alta temperatura di combustione produce un’alta efficienza. Essi per il u loro buon rapporto peso-potenza si prestano bene anche per la propulsione aeronautica.

La ricerca si ` perci` concentrata verso le tecniche e o rivolte al raffreddamento dei componenti e verso nuovi materiali che consentono alle palette pi` sollecitate di resistere continuativamente. sono alla base delle loro modalit` di utilizzo: essi infatti sono a impiegati prevalentemente come impianti di punta. Verde: preventivo.2) le ore in cui devono essere avviati gli impianti di punta si trovano in mattinata e nel tardo pomeriggio mentre nelle restanti ore del giorno il fabbisogno energetico ` garantito dagli impianti di base come quelli e a vapore. ovvero vengono accesi solo nelle ore del giorno in cui il fabbisogno energetico ` massimo. Come si e vede in figura (B. di miglior rendimento ma con un avviamento pi` difficile. Infatti se un impianto a vau pore pu` avere un rendimento globale indicativamente di poco superiore al o 40% quello di un turbogas non supera il 35%. Come visto in precedenza il problema della resistenza dei materiali non ` e il solo che si presenta per forti sollecitazioni termiche: ad alte temperature ` e ` peranche favorito il formarsi di molecole di N OX fortemente inquinanti. super leghe a base di nichel o cobalto e materiali ceramici) a resistere a temperature elevate sotto sforzo. alle sollecitazioni richieste. unitamente al fatto che il loro avviamento ` molto pi` rapido dei sistemi di generazioe u ne a vapore. u 102 . Rosso: consuntivo. Figura B. Il fattore limitante ` la capacit` dei materiali che costituiscoe a no la macchina (acciaio. a temperature u superiori a 1500◦ C. Questi motivi. Infatti gli impianti a gas hanno forti cadute di rendimento se non vengono fatti operare al massimo della potenza. diminuendo o in maniera sensibile il rendimento dell’impianto.di Carnot. e anche al massimo il loro rendimento globale non supera quello dei pi` ingombranti impianti a vapore. E ci` necessario contenere per vari motivi le temperature in gioco. Le palette delle turbine sono infatti uno degli esempi pi` lampanti del fenomeno dello scoru rimento a caldo (creep).2: Fabbisogno energetico italiano in funzione delle ore del giorno (giornata lavorativa estiva).

ovvero calore che non si riesce a trasferire al ciclo sottoposto. scambiando calore con il ciclo sottoposto a vapore (Bottoming Cycle). I rigeneratori sono scambiatori di calore che trasferiscono il calore dei gas di scarico all’aria compressa. Nella configurazione del ciclo combinato. In figura (B. opera un recupero di energia che altrimenti andrebbe perduta. L’obbiettivo ` quello di ottenere combinando i e due cicli un ciclo complessivo il pi` vicino a quello ideale di Carnot. allora si pu` o dimostrare come il rendimento del ciclo combinato sia: ηc = ηt + ηb − ηt ηb Presi valori di ηt = 0.4. Quindi per tenere il rendimento totale il pi` elevato possibile si dovr` fare u a in modo di minimizzare la dispersione di calore allo scarico del turbogas rendendo il pi` piccola possibile il ∆T di Pinch Point dato dalla differenza u fra le temperature lato fumi e lato vapore all’inizio della vaporizzazione dell’acqua.58. altrimenti dissipato.3 e ηb = 0. Il trasferimento di calore dal Topping al Bottoming avviene nella caldaia a recupero.3) si vede come. Se si considera idealmente che non vi sia calore non utilizzato. sia effettivamente impossibile annullare tale calore non utilizzato. cio` senza e surriscaldamento del vapore. la caldaia a recupero trasferisce il calore ad un sistema che alimenta una turbina a vapore che opera generalmente in un ciclo Rankine. non particolarmente elevati. a causa dell’andamento obbligato della temperatura nel lato dell’impianto a vapore. Questi sono detti impianti combinati. Si sfrutu tano le alte temperature allo scarico del ciclo Joule del turbogas (Topping Cycle) che.Visto il rendimento inferiore del ciclo Joule a causa soprattutto di temperature di scarico molto elevate dell’ordine di 600◦ C in molte applicazioni si cerca anche di recuperare questo calore allo scarico. 103 . si nota come il rendimento del ciclo combinato sia nel complesso molto alto e pari a 0. prima della combustione nella caldaia a vapore.

Si osserva come il ciclo Topping ceda il calore da 4 a 1 non all’ambiente esterno ma al ciclo Bottoming da A a C.3: Andamento delle temperature in funzione della potenza termica In figura (B.Figura B. Figura B.4) vi ` invece una rappresentazione qualitativa della sovrappoe sizione di un ciclo Joule per il gas e di un ciclo Hirn per il vapore.4: Diagramma T-s 104 .

6: Schema di un processo cogenerativo 105 . per esempio per la produzione di acqua calda. Figura B.Infine in figura (B.5: Impianto a ciclo combinato Un’ulteriore modalit` di recupero del calore rilasciato allo scarico di una a turbina a gas ` la cogenerazione.5) si nota come il calore dei fumi esausti scaricati dal turbogas raggiunga mediante una grande tubazione la caldaia dell’impianto a vapore sulla destra. In questo caso il calore recuperato serve e proprio come calore e non per essere trasformato in un’altro tipo di energia. Figura B.

Appendice C Equazioni a disposizione Continuit` a ∂ρ + ∂t · (ρv) = 0 Quantit` di moto In assenza di fenomeni dissipativi a ρ Energia ρT Ds =q ˙ Dt Dv Dt = − p + ρg Definizione di velocit` del suono a c2 = s Gas perfetti p = ρRT γ= cp cv ∂p ∂ρ = s γp = γRT ρ R = cp − cv Gibbs T ds = cp dT − dp ρ 106 se gas perfetto .

T2=T02 /(1+( k −1)∗M2ˆ 2 / 2 ) . cp ∗ ( T02−T01)∗(1 −M1) ∗ e 2 / ( c 1 ˆ 2 ) 0 0 0 1 ] . . −(1+M2) ˆ 2 ∗ e 3 −(1−M2) ˆ 2 ∗ e 4 M2ˆ2 0 . −(1−M2) ∗ a4 ∗ e 4 ∗ c 2 / c 1 M2ˆ3∗ c 2 / ( 2 ∗ c 1 ) 1 . R=287. e 1=exp(− i ∗oma∗ p i /(2∗(1+M1 ) ) ) . X=[ (1+M1) −(1−M1) 0 0 0 0. c 1=s q r t ( k∗R∗T1 ) .1 Fiamma concentrata e sezione costante detA. e 6=exp ( i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1−M2 ) ) ) . . cp =1004. c 2=s q r t ( k∗R∗T2 ) . d e t A= d e t (X ) . a3=M2+M2ˆ2/2+( k −1)ˆ( −1). a4=M2 −M2ˆ2/2 −(k −1)ˆ( −1). a2=M1 −M1ˆ2/2 −(k −1)ˆ( −1). . % T= [ 1 : 1 0 ] r a t i o =[0 0 . (1+M1) ∗ e 1 −(1−M1) ∗ e 2 −(1+M2) ∗ ( c 1 / c 2 ) ∗ e 3 .Appendice D Codice D. . T1=T01 /(1+( k −1)∗M1ˆ 2 / 2 ) .m: definisce la matrice dei coefficienti di X f u n c t i o n d e t A=d e t ( oma . a1=M1+M1ˆ2/2+( k −1)ˆ( −1). T) format long k =1. −cp ∗ ( T02−T01 )∗(1+M1) ∗ e 1 / ( c 1 ˆ 2 ) . M1. 0 0 e5 e6 0 0. .4. (1+2∗M1∗ s+M1ˆ2∗ s ) ∗ e 1 (1 −2∗M1∗ s+M1ˆ2∗ s ) ∗ e 2 . (1−M2) ∗ ( c 1 / c 2 ) ∗ e 4 M2∗ c 1 / c 2 0 . r =0. s =1/2+1/(1− r ) −(1/(2∗(1 − r ) ˆ 2 ) ) . p2 = 1 0 1 3 2 5 . 107 .5] H=M1. . ∗M1ˆ 2 ) ˆ 2 . ˆ 2 ∗ ( 1 + ( k − 1 ) . % % % % Q indipendet 0 0 0 0 0 t o mass f l o w rate l a s t row 1]. e 3=exp(− i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( 2 ∗ c 2 ∗(1+M2 ) ) ) . e 2=exp ( i ∗oma∗ p i /(2∗(1 −M1 ) ) ) . e 5=exp(− i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1+M2 ) ) ) . T02=T∗T01 . ∗M1ˆ 2 / 2 ) / ( 1 + k . (1+M1) ∗ a1 ∗ e 1 (1−M1) ∗ a2 ∗ e 2 −(1+M2) ∗ a3 ∗ e 3 ∗ c 2 / c 1 . e 4=exp ( i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( 2 ∗ c 2 ∗(1−M2 ) ) ) . . . M2=s q r t (((1 −2∗ k∗T∗H) −s q r t ((1 −2∗ k∗T∗H)ˆ2 −4∗T∗H∗ (T∗H∗kˆ2−(k − 1 ) / 2 ) ) ) / ( 2 ∗T∗H∗kˆ2−k + 1 ) ) . 2 5 0. %r= b l o c k a g e T01 =288.

minIm = . . % % % dispersion.m) . . maxIm . om=om ( 2 : end ) . . . %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== % initialisation %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== tic . . end . Nr ) . T ) . . omega = RE + i ∗IM . . i s : ’ .m) = detA ( omega ( n . T ) . X1=X2 . l i n s p a c e ( minIm . . Ni = . a b s ( imag ( F2 ) ) end ). Nr = .5)+ i ∗ ( rand − . X2=Xn . e r r = max ( a b s ( r e a l ( F2 ) ) . . end . Xn = X2 − lambda ∗F2/dF . ). % initial guess e r r =1. ’ . . num2str ( c p u t i m e ) ] ) .M1. M1. T ) . T= . . Xn ] . %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== % POST PROCESS %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== om=0. Fp ( n . M1. . .m: calcola gli autovalori di X % % % T h i s program s o l v e s t h e problem : F(X) = 0 . i f a b s (om−X( n ) ∗ o n e s ( s i z e (om ) ) ) > 1 e −2 . ’ . %main l o o p dF = ( F2 − F1 ) / ( X2 − X1 ) . 9 . %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== % main l o o p %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== f o r n =1:Nr . i s ]= s o r t ( imag (om ) ) . %d i s p ( [ ’ e r r = ’ . . . . . . X( n ) ] . maxIm = . 5 ) detA ( X1 . f o r m=1: Ni . u s i n g a Newton−Raphson method . %r e l a x a t i o n p a r a m e t e r minRe = .% Q p r o p o r t i o n a l t o mass f l o w r a t e l a s t row % % −cp ∗ ( T02−T01 )∗(1+M1) ∗ e 1 / ( c 1 ˆ 2 ) cp ∗ ( T02−T01)∗(1 −M1) ∗ e 2 / ( c 1 ˆ 2 ) 0 0 0 1 ] . . [ eimag . num2str ( e r r ) . d i s p ( [ ’ The c p u t i m e X= ’ . c p u t i m e=t o c . . maxRe . f o r n =1: l e n g t h (X) . w i t h X complex . ’ XX( n . . X1+1e −1∗( ( rand −. om = om( i s ) %SOLUZIONI ! ! 108 . maxRe = . % % no d r a g f o r c e t h i r d row % % (1+M1) ˆ 2 ∗ e 1 (1−M1) ˆ 2 ∗ e 2 −(1+M2) ˆ 2 ∗ e 3 −(1−M2) ˆ 2 ∗ e 4 M2ˆ2 0 . X = [ X . M1 = . X1 X2 F1 F2 = = = = omega ( n . F2=detA (Xn . M1. F1=F2 . [ RE. RE=RE . . format long lambda = . X= [ ] . . om=[om . % % drag f o r c e t h i r d row % % (1+2∗M1∗ s+M1ˆ2∗ s ) ∗ e 1 (1 −2∗M1∗ s+M1ˆ2∗ s ) ∗ e 2 −(1+M2) ˆ 2 ∗ e 3 −(1−M2) ˆ 2 ∗ e 4 M2ˆ2 0 . num2str (Xn ) ] ) . T ) . . end end . IM]= m e s h g r i d ( l i n s p a c e ( minRe . w h i l e e r r >= 1 e −10 . Ni ) ) .m) = X2 . IM=IM .m) . detA ( X2 .

X = [ X . Nel codice sotto per esempio si rappresentano le autofunzioni al variare di M1 per T = 6. maxRe = . n=n +1. X= [ ] . T ) . . T ) . . [ RE. X2=Xn . Nr ) . . . M1. T ) . . detA ( X2 . Xn ] . n =1. colorbar . f o r M1 = [ 0 . ’ m a r k e r s i z e ’ . ’ l i n e w i d t h ’ . . w h i l e e r r >= 1 e −10 . 109 . l i n s p a c e ( minIm .m: script atto alla scelta dei parametri M1 e T per la rappresentazione delle autofunzioni. %d i s p ( [ ’ e r r = ’ . maxIm . . a b s ( imag ( F2 ) ) end ). 2 ) s e t ( gca . T ) . ’ . . 1 8 . format long lambda = . n)=om . Fp ( n . maxRe . 1 ) x l a b e l ( ’ R e a l \omega L / ( c 1 \ p i ) ’ ) . 8 . . num2str (Xn ) ] ) . RE=RE . %main l o o p dF = ( F2 − F1 ) / ( X2 − X1 ) . 1 5 ] % M1= 0 . F1=F2 . . 0 1 .m) = X2 . . Xn = X2 − lambda ∗F2/dF . X1+1e −1∗( ( rand −. num2str ( e r r ) .M1. 0 1 : 0 . minIm = .m) . T) %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== % initialisation %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== tic . h o l d on om=f i n d l o w e s t o m e g a (M1. .5)+ i ∗ ( rand − . f o r m=1: Ni . . c p u t i m e=t o c . F2=detA (Xn . % initial guess e r r =1. l o g 1 0 ( a b s ( f l i p u d ( Fp ) ) ) ) . . h o l d on p l o t ( r e a l (om ) .m) = detA ( omega ( n .c o n t o u r f (RE. y l a b e l ( ’ Imag \omega L / ( c 1 \ p i ) ’ ) over all. ). M1. M1. end find lowest omega. num2str ( c p u t i m e ) ] ) . %d i s p ( [ ’ The c p u t i m e X= ’ . i s : ’ . T ) . IM . X1=X2 . T) v e c t o m a ( 1 . 0 1 : 0 . imag (om ) . ’ l i n e w i d t h ’ . ’ wo ’ . X1 X2 F1 F2 = = = = omega ( n .m: rielaborazione come funzione del file ’dispersion’ per ottenere in output il valore di ω a pi` bassa frequenza u f u n c t i o n om = f i n d l o w e s t o m e g a (M1. Ni ) ) . %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== % main l o o p %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== f o r n =1:Nr . Ni = . M1. e r r = max ( a b s ( r e a l ( F2 ) ) . maxIm = . ’ . 5 ) detA ( X1 . % T= [ 3 : 6 ] T=6. Nr = . ’ XX( n . IM]= m e s h g r i d ( l i n s p a c e ( minRe . %r e l a x a t i o n p a r a m e t e r minRe = . end . . IM=IM . . p l o t c o n d o t t o (om . 9 . . end . omega = RE + i ∗IM .m) . ’ f o n t s i z e ’ . .

U n u l l o=U( 6 . 1 ) ∗ c1 . om=om ( 2 : end ) . a1=M1+M1ˆ2/2+( k −1)ˆ( −1). X( n ) ] . −(1−M2) ∗ a4 ∗ e 4 ∗ c 2 / c 1 M2ˆ3∗ c 2 / ( 2 ∗ c 1 ) 1 . 5 ] s =1/2+1/(1− r ) −(1/(2∗(1 − r ) ˆ 2 ) ) . t o mass f l o w rate l a s t row Q proportional rate l a s t row 1]. c 1=s q r t ( k∗R∗TM1 ) . i f a b s (om−X( n ) ∗ o n e s ( s i z e (om ) ) ) > 1 e −2 . 6 ) C o n d i z i o n a m e n t o=cond (U) c f=s o l v e U (U ) . (2 . [ eimag . RHO2=PR2/ (R∗TM2 ) . PR2= 1 0 1 3 2 5 . M2=s q r t (((1 −2∗ k∗T∗H) −s q r t ((1 −2∗ k∗T∗H)ˆ2 −4∗T∗H∗ (T∗H∗kˆ2−(k − 1 ) / 2 ) ) ) / ( 2 ∗T∗H∗kˆ2−k + 1 ) ) . e 5=exp(− i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1+M2 ) ) ) . (1+M1) ∗ e 1 −(1−M1) ∗ e 2 −(1+M2) ∗ ( c 1 / c 2 ) ∗ e 3 (1−M2) ∗ ( c 1 / c 2 ) ∗ e 4 M2∗ c 1 / c 2 0 . r =0. e 2=exp ( i ∗oma∗ p i /(2∗(1 −M1 ) ) ) .1). ( 5 .%=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== % POST PROCESS %=== ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ======= ======== ====== om=0. T01 =288. TM2=T02 /(1+( k −1)∗M2ˆ 2 / 2 ) .1). cp =1004. M1. A=c f B=c f C=c f D=c f S=c f Q =c f (1 . (4 . RHO1=PR1/ (R∗TM1 ) . e 1=exp(− i ∗oma∗ p i /(2∗(1+M1 ) ) ) . −cp ∗ ( T02−T01 )∗(1+M1) ∗ e 1 / ( c 1 ˆ 2 ) cp ∗ ( T02−T01)∗(1 −M1) ∗ e 2 / ( c 1 ˆ 2 ) 0 0 0 [ L . 1 ) / (RHO2∗ c 2 ˆ2∗ exp(− i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( 2 ∗M2∗ c 2 ) ) / cp ) . TM1=T01 /(1+( k −1)∗M1ˆ 2 / 2 ) . e 6=exp ( i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1−M2 ) ) ) . PR1=PR2∗(1+k∗M2ˆ2)/(1+ k∗M1ˆ 2 ) . (3 . ( 6 . om = om( i s ) . T ) . e 3=exp(− i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( 2 ∗ c 2 ∗(1+M2 ) ) ) . 0 0 e5 e6 0 0 . end end . a2=M1 −M1ˆ2/2 −(k −1)ˆ( −1). R=287. om=[om . (1+2∗M1∗ s+M1ˆ2∗ s ) ∗ e 1 (1 −2∗M1∗ s+M1ˆ2∗ s ) ∗ e 2 −(1+M2) ˆ 2 ∗ e 3 −(1−M2) ˆ 2 ∗ e 4 M2ˆ2 0 . (1+M1) ∗ a1 ∗ e 1 (1−M1) ∗ a2 ∗ e 2 −(1+M2) ∗ a3 ∗ e 3 ∗ c 2 / c 1 . T02=T∗T01 . a4=M2 −M2ˆ2/2 −(k −1)ˆ( −1). U]= l u (X ) . i s ]= s o r t ( imag (om ) ) . a3=M2+M2ˆ2/2+( k −1)ˆ( −1). 2 5 0 .4. plot condotto. % % % % % % % Q i n d e p e n d e n t t o mass f l o w 0 0 0 0 0 1].m: rielaborazione come funzione del file ’detA’ per rappresentare alternativamente tutte le autofunzioni f u n c t i o n C o e f f=p l o t c o n d o t t o ( oma . format long k =1. .1). %r= b l o c k a g e r a t i o =[0 0 . . −cp ∗ ( T02−T01 )∗(1+M1) ∗ e 1 / ( c 1 ˆ 2 ) cp ∗ ( T02−T01)∗(1 −M1) ∗ e 2 / ( c 1 ˆ 2 ) 0 0 0 1 ] . S o l u z i o n e n u l l a=X∗ c f 110 . c 2=s q r t ( k∗R∗TM2 ) . e 4=exp ( i ∗oma∗ p i ∗ c 1 / ( 2 ∗ c 2 ∗(1−M2 ) ) ) . H=M1ˆ2∗(1+( k −1)∗M1ˆ 2 / 2 ) / ( 1 + k∗M1ˆ 2 ) ˆ 2 . f o r n =1: l e n g t h (X) . X=[ (1+M1) −(1−M1) 0 0 0 0 .1).

∗ ( M2∗ c 2 )ˆ2+2∗RHO2∗M2∗ c 2 . ∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1+M2 ) ) ) . ∗ p i /(1−M1 ) ) ) / ( RHO1∗ c 1 ) . p1=A∗ exp(− i ∗oma∗x . en2=cp ∗T02 ∗ (RHO2. ∗ p i ∗ c 1 / (M2∗ c 2 ) ) ) / ( ( k −1)∗ cp ˆ 2 ) .01:0. r h 2=p2 / ( c 2 ˆ2) −( S∗RHO2∗ exp(− i ∗oma∗x . a b s ( t 1 ) . ’ y ’ ) . ∗ p i /(1+M1))+B∗ exp ( i ∗oma∗x . end 111 . ∗ u1+r h 1 . ∗ t 1+M1∗ c 1 ∗ u1)+Q. ’ g ’ ) .5]. %p l o t ( x . . 2 ) . ’ y ’ ) %p l o t ( x .5:0. a b s ( r h 1 ) .m: risolve con una decomposizione LU e una sostituzione all’indietro il sistema X · Cf = 0 function c f = s o l v e U (X) triangular %The program s o l v e s a l i n e a r s i s t e m X∗ c f =0 where X i s a s i n g u l a r u p p e r %m a t r i x f o u n d w i t h l u d e c o m p o s i t i o n %The l a s t v a l u e o f t h e s o l u t i o n i s a r b i t r a r i l y c h o s e n t o be u n i t y d=s i z e (X ) . ’ r ’ ) . %p l o t ( x . p o r t a t a 1=RHO1. ’m’ ) . a b s ( en2 ) . p2=C∗ exp(− i ∗oma∗x . ∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1+M2) ) ) +D∗ exp ( i ∗oma∗x . solve U. %p l o t ( x . t 2=p2 / (RHO2∗ cp )+( S∗ c 2 ˆ2∗ exp(− i ∗oma∗x . ∗ u1 . f o r k =[n +1: r ] s=s+X( n . ∗ c 1 ∗M1)+RHO1∗ c 1 ∗M1∗ ( cp . ’ k ’ ) . a b s ( qm1 ) . %p l o t ( x . ∗ u2+r h 2 . qm1=p1+r h 1 . en1=cp ∗T01 ∗ (RHO1. a b s ( p1 ) . end c f ( n . ’ b ’ ) . r h 1=p1 / ( c 1 ˆ 2 ) . ∗ ( M1∗ c 1 )ˆ2+2∗RHO1∗M1∗ c 1 . abs ( p o r t a t a 1 ) . h o l d on p l o t ( x . abs ( p o r t a t a 2 ) . ∗ u2 . ’m’ ) . ∗ t 2+M2∗ c 2 ∗ u2 ) . a b s ( en1 ) . a b s ( p2 ) . p o r t a t a 2=RHO2. %p l o t ( x . %p l o t ( x . u2=(C∗ exp(− i ∗oma∗x . ∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1−M2 ) ) ) ) / ( RHO2∗ c 2 ) . ’ r ’ ) . r=d ( 1 . %p l o t ( x . ∗M1∗ c 1 .1)=1. ∗ p i ∗ c 1 / ( c 2 ∗(1−M2 ) ) ) . cf ( r . %p l o t ( x . f o r n=[( r −1): −1:1] s =0. ∗M2∗ c 2 . . a b s ( r h 2 ) . 1 ) . a b s ( u1 ) . %p l o t ( x . qm2=p2+r h 2 . ∗ u2+r h 2 . ’ r ’ ) . ∗ p i /(1−M1 ) ) . k ) ∗ c f ( k . ∗ p i /(1+M1)) −B∗ exp ( i ∗oma∗x . a b s ( u2 ) .x=[0:0. a b s ( t 2 ) . %p l o t ( x . ∗ c 2 ∗M2)+RHO2∗ c 2 ∗M2∗ ( cp .01:1]. −D∗ exp ( i ∗oma∗x . x=[0.1)=( − s ) / (X( n . ∗ p i ∗ c 1 / (M2∗ c 2 ) ) ) / cp . ’ k ’ ) . ∗ u1+r h 1 . p l o t ( x . u1=(A∗ exp(− i ∗oma∗x . t 1=p1 / (RHO1∗ cp ) . ’ g ’ ) . n ) ) . %p l o t ( x . ’ b ’ ) . a b s ( qm2 ) . ’ r ’ ) .

cp =1004. L2 = 1 . T1=300. A3 = 0 . g =1. 1. P3 = 1 0 1 0 0 0 . T3=2000.006.4.m: Risoluzione del moto base. 7 .2 Fiamma concentrata e sezione variabile guess 3.m: Definizione della matrice del moto base. 0 5 . f u n c t i o n F = myfun ( x ) m= 0 . 0 5 . 300. 7 3 4 5 . ’ i t e r ’ ) . 3. 112 .006. x0 . 7 3 4 5 . 7 . P1=x ( 1 ) P2=x ( 2 ) P3 U1=x ( 3 ) U2=x ( 4 ) U3=x ( 5 ) Rh1=x ( 6 ) Rh2=x ( 7 ) Rh3=x ( 8 ) T1 T2=x ( 9 ) T3 Qa=(A3∗Rh3∗U3 ∗ ( cp ∗T3+U3ˆ2/2) −A2∗Rh2∗U2 ∗ ( cp ∗T2+U2 ˆ 2 / 2 ) ) / A3 c 1=s q r t ( g ∗R∗T1 ) c 2=s q r t ( g ∗R∗T2 ) c 3=s q r t ( g ∗R∗T3 ) myfun. T3=2000. R=287. L1 = 1 . Base. 0 0 1 4 2 . f v a l ] = f s o l v e ( @myfun . A1 = 0 . % Make a s t a r t i n g x0 = [ 1 0 ˆ 5 . 1. % Option t o d i s p l a y o u t p u t o p t i o n s=o p t i m s e t ( ’ D i s p l a y ’ . % Call optimizer [ x . A2 = 0 . L2 = 1 . at the s o l u t i o n 3. L1 = 1 . A1 = 0 . cp =1004. tau =0. R=287. A3 = 0 . 0 1 2 9 . 2∗10ˆ7]. L3 = 2 . g =1. 7 3 4 5 . L3 = 2 . T1=300.4. 1 0 ˆ 5 . P3 = 1 0 1 0 0 0 . 7 3 4 5 . 0 0 3 8 5 .D. A2 = 0 . m= 0 . 0 1 2 9 . o p t i o n s ) . tau =0. 0 0 1 4 2 . 1. 0 0 3 8 5 .

%x= L 2 e3d=exp ( −( i ∗om∗L2 ) / ( c 2 ∗(1+M2 ) ) ) . A2 = 0 . 0 0 1 4 2 . A3 = 0 . R= 2 8 7 . e 1 s=exp ( −( i ∗om∗L1 ) / U1 ) . 7 3 4 5 . f o r i i m =1: s i z e ( x2 ) om=x1 ( i r e . . 1 2 0 0 ∗ p i . c1 =347. 8 0 4 4 . 8 0 7 4 . t a u = 0 . e2u=exp ( ( i ∗om∗L1 ) / ( c 2 ∗(1−M2 ) ) ) . . Qa =2. %PGE1 x ( 2 ) − x ( 7 ) ∗R∗x ( 9 ) . Rh2 = 1 . %mass 1−2 x ( 7 ) ∗ x ( 4 ) ∗ A2 − x ( 8 ) ∗ x ( 5 ) ∗ A3 . . P3 = 1 0 1 0 0 0 . 113 .. e 5 s=exp ( −( i ∗om∗L3 ) / U3 ) .0157 e +005. L1 = 1 .. %a t l e a s t 200 [ x1 . c3 =896. e5u=exp ( ( i ∗om∗L3 ) / ( c 3 ∗(1−M3 ) ) ) . A1 = 0 . k=. m= 0 . P2 =1. e2d=exp ( −( i ∗om∗L1 ) / ( c 2 ∗(1+M2 ) ) ) . cp = 1 0 0 4 . . l i n s p a c e ( − 1 2 0 0 . 5 6 2 9 . %p o r t a t a i n 3 x ( 1 ) − x ( 6 ) ∗R∗T1 . %a t l e a s t 200 Ni = . Nr ) . M2=U2/ c 2 . %mass 2−3 m − A3∗x ( 8 ) ∗ x ( 5 ) . . i i m ) . X=[ %mass f l o w r a t e 1−2 A1∗(1+M1) ∗ e1d / c 1 A1 ∗ (M1−1)∗ e1u / c 1 −A1∗U1∗Rh1∗ e 1 s / cp −A2∗(1+M2) ∗ e2d / c 2 −A2 ∗ (M2−1)∗ e2u / c 2 A2∗U2∗Rh2∗ e 2 s / cp 0 0 0 0 . 0 4 . Rh3 = 0 . P1 =1. 0 0 6 . Ni ) w a i t=w a i t b a r ( 0 . 6 4 .m risoluzione grafica del problema detX = 0 Nr = . %e n e r g y 2−3 x ( 2 ) ∗ ( x ( 6 ) ) ˆ g−x ( 1 ) ∗ ( x ( 7 ) ) ˆ g . e1u=exp ( ( i ∗om∗L1 ) / ( c 1 ∗(1−M1 ) ) ) . e3u=exp ( ( i ∗om∗L2 ) / ( c 2 ∗(1−M2 ) ) ) . . U3 = 7 3 . M1=U1/ c 1 . w a i t b a r ( i r e /Nr ) . U1 = 3 .. 1 7 6 0 . . 2 6 8 9 . e4u=exp ( ( i ∗om∗L2 ) / ( c 3 ∗(1−M3 ) ) ) . T3 =2000. Rh1 = 1 . e4d=exp ( −( i ∗om∗L2 ) / ( c 3 ∗(1+M3 ) ) ) . 0 5 .1887. e 3 s=exp ( −( i ∗om∗L2 ) / U2 ) . 7 3 4 5 . % ). %PGE3 cp ∗T1−cp ∗x ( 9 ) + ( x ( 3 ) ) ˆ 2 / 2 − ( x ( 4 ) ) ˆ 2 / 2 . T1 =300. %i s o e n t r o p i c a A3 ∗ ( P3−x ( 2 ) ) +A3∗x ( 8 ) ∗ ( x (5))ˆ2 −A2∗x ( 7 ) ∗ ( x ( 4 ) ) ˆ 2 ] . %coanda plot detVc. . L2 = 1 . %x= L 3 e5d=exp ( −( i ∗om∗L3 ) / ( c 3 ∗(1+M3 ) ) ) . .4374. L3 = 2 . e 2 s=exp ( −( i ∗om∗L1 ) / U2 ) . 1 8 5 7 .T2 = 2 9 9 . %mass f l o w r a t e 2−3 0 0 0 A2∗(1+M2) ∗ e3d / c 2 A2 ∗ (M2−1)∗ e3u / c 2 −A2∗U2∗Rh2∗ e 3 s / cp −A3∗(1+M3) ∗ e4d / c 3 −A3 ∗ (M3−1)∗ e4u / c 3 A3∗U3∗Rh3∗ e 4 s / cp %e n e r g y 1−2 0 . 1 8 1 4 . ’ ) . 4 .2202 e +007. M3=U3/ c 3 . 0 1 2 9 . 0 0 3 8 5 . g = 1 . 1 2 0 0 .F = [ x ( 6 ) ∗ x ( 3 ) ∗ A1 − x ( 7 ) ∗ x ( 4 ) ∗ A2 . ’ C a l c u l a t i n g . 7 . c2 =346.0209 e +005. %d e l a y e t=exp(− i ∗om∗ t a u ) . .9357. i i m )+ i ∗ x2 ( i r e . %may assume d i f f e r e n t v a l u e s % x= L 1 e1d=exp ( −( i ∗om∗L1 ) / ( c 1 ∗(1+M1 ) ) ) . x2 ] = m e s h g r i d ( l i n s p a c e ( 0 ∗ p i . U2 = 2 9 . e 4 s=exp ( −( i ∗om∗L2 ) / U3 ) . %PGE2 P3 − x ( 8 ) ∗R∗T3 . %e n e r g y 1−2 x (10) −m∗ ( cp ∗T3−cp ∗x ( 9 ) + ( x ( 5 ) ) ˆ 2 / 2 − ( x ( 4 ) ) ˆ 2 / 2 ) / A3 .. . f o r i r e =1: s i z e ( x1 ) .

3. 5 9 8 8 6 4 2 2 3 0 2 5 3 1 0 1 .3969709047429 60.44 −230. 7 5 3 5 4 . i i m )= d e t (X ) . 2 3 −20.75 517.78 −42.1817457154245 3 5 .66. 7 1 8 1 . 0 7 . 8 0 .7 −36 −91. −35.66 108. 7 1 1 1 2 . %i s o e n t r 1−2 ( g / ( Rh1∗ c 1 ˆ2) −1/P1 ) ∗ e1d ( g / ( Rh1∗ c 1 ˆ2) −1/P1 ) ∗ e1u −g ∗ e 1 s / cp ( g / ( Rh2∗ c 2 ˆ2) −1/P2 ) ∗ e2d ( g / ( Rh2∗ c 2 ˆ2) −1/P2 ) ∗ e2u −g ∗ e 2 s / cp 0 0 0 0.893133711926 496.52 192.424185167690 526.17 195.48 201. [ 0 . ’ b ’ ) .5 −662.16.12 201.609352857818 359.2734157034675 −10. 3 8 5 2 9 .0739608296835 −121. x1Hz=x1 /2/ p i .43 5 5 4 .25 537.893184535672 −41.4 420.44 267.17 −32.95 256.8 401.64 511.6881249483514 −600. 3 8 −9. 4 . %coanda 2−3 0 0 0 (−A3−A2 ∗ (M2ˆ2+2∗M2) ) ∗ e3d (−A3−A2 ∗ (M2ˆ2−2∗M2) ) ∗ e3u A2∗Rh2∗U2ˆ2∗ e 3 s / cp A3∗(1+M3) ˆ 2 ∗ e4d A3∗(1−M3) ˆ 2 ∗ e4u −A3∗Rh3∗U3ˆ2∗ e 4 s / cp 0. om i . 5 7 3 .A1∗(1+M1) ∗ (M1+M1ˆ2/2+( g −1))∗ e1d ∗ c 1 A1∗(1−M1) ∗ (M1 −M1ˆ2/2 −( g −1))∗ e1u ∗ c 1 A1∗Rh1∗U1ˆ3∗ e 1 s / ( 2 ∗ cp ) −A2∗(1+M2) ∗ (M2+M2ˆ2/2+( g −1))∗ e2d ∗ c 2 −A2∗(1−M2) ∗ (M2 −M2ˆ2/2 −( g −1))∗ e2u ∗ c 2 −A2∗Rh2∗U2ˆ3∗ e 2 s / ( 2 ∗ cp ) 0 0 0 A2 .359804974795 −28. 6 6 5 5 6 4 4 7 8 0 3 5 0 1 0 6 .136513934813 340. p l o t ( om r . 6 7 4 7 5 4 7 7 5 4 2 5 9 1 6 4 .435418560450 −12.65 −21. 61.77 420.4 −95.84 516.45 −34. figure (100). 0 ] .31 110. x 2 r e v .1 308.1 8 8 . 9 7 −39.98 417.8 − 1 8 4 .66 −58.169820675977 −11. 66. 4 . 62. 4 9 .130098089830].72 382. 9 6 3 2 3 .801606046292 420. 3 8 2 6 2 2 5 5 8 7 8 8 4 ] . ’ ko ’ ) confronto. 9 1 2 0 6 . h ] =c o n t o u r ( x1Hz . om i =[21.5 5 .3 −7.778932451582]. 2 8 2 4 7 5 2 0 0 7 5 6 1 7 0 . 9 7 5 1 7 .27 278. x 2 r e v= −x2 .2 −33.98 389.8 −42.9 −51.55 −25.29 205.55 312.08 378.7 550. 3 7 .1353607139906 −51. 8 .27 311. [ 0 .45 −22.04 −43. ’ C o l o r ’ .92 309.294141092069 −4.14 261.6 − 1 7 . c o l o r m a p [ Con1 .49 − 1 1 7 .15 −26. om r = [ 2 2 . 1 5 ] . 114 .85 110. %choked i n l e t 1+M1 −(1−M1) −(Rh1∗M1) / cp 0 0 0 0 0 0 0. x 2 r e v .65 −42. 4 5 −13.45 −33.5 −201 −538. o m i =[ −218.2 − 3 2 4 .7313670785173 −136. end end c l o s e ( wait ) p r e a l e=r e a l (DET ) . 1 6 8 .630113213784 −520. ’ k + ’) % K=0 om r = [ 2 3 .7 − 6 9 5 . 55.99 7 9 .3886010362694 113. pimag=imag (DET ) .63 514. pimag .915849251420 396. 0 ] .249409541804 512.97 −132. 3 5 2 9 4 .3155111147839 −491.791430046464 308. om i .473928755808 514.64 311. 3 1 .56 204.04 384.31 420. clf [ Con .45 541. h1 ] =c o n t o u r ( x1Hz . %no p r e s s u r e p e r t 0 0 0 0 0 0 e5d e5u 0 0 . 4 5 ] .741615493623 293.m: Confronta i risultati con [3]. 6 3 −25.52 105.3 −35 −142.07 270. −115.144120320635 −19.9 −62.2094868192711]. om i =[ −102. 2 5 9 1 6 3 6 5 5 1 3 7 201.5 −364. ’ C o l o r ’ .81 −81. h o l d on c o o l .27 188. 3 3 5 3 8 0 2 5 5 0 7 8 201.03 408. 6 .31446791550421 71.59 209.83 112. 6 4 5 .4 −268. 70.422302529685 420.27 −30. p r e a l e .7 −29. %no e n e r g y p e r t u r b %1/P1+(g −2)/(Rh1∗ c 1 ˆ 2 ) 1/P1−g / ( Rh1∗ c 1 ˆ 2 ) 1/ cp 0 0 0 0 0 0 0. %h e a t r e l e a s e 0 0 0 k∗Qa∗A3 ∗ (M2+1)∗ e t ∗ e2d k∗Qa∗A3 ∗ (M2−1)∗ e t ∗ e2u −k∗Qa∗A3∗U2∗Rh2∗ c 2 ∗ e t ∗ e 2 s / cp 0 0 0 Rh2∗U2∗ c 2 ] . 8 6 4 1 9 . 2 8 −174 −33.5 −43. %e n e r g y 2−3 0 0 0 A2∗(1+M2) ∗ (M2+M2ˆ2/2+( g −1))∗ e3d ∗ c 2 A2∗(1−M2) ∗ (M2 −M2ˆ2/2 −( g −1))∗ e3u ∗ c 2 A2∗Rh2∗U2ˆ3∗ e 3 s / ( 2 ∗ cp ) −A3∗(1+M3) ∗ (M3+M3ˆ2/2+( g −1))∗ e4d ∗ c 3 −A3∗(1−M3) ∗ (M3 −M3ˆ2/2 −( g −1))∗ e4u ∗ c 3 −A3∗Rh3∗U3ˆ3∗ e 4 s / ( 2 ∗ cp ) A3 .29 206. h o l d on %Dowling e Stow % K=1 om r = [ 3 0 .2809884416102 −61.739803820341 301.38. 7 7 −145. p l o t ( om r . DET( i r e .55 544.61 1 2 .7 1 1 4 .3 −177.12 510.386 206. ’ r ’ ) . 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0.

893184535672 −41.3969709047429 60. c ) . 6 6 5 5 6 4 4 7 8 0 3 5 0 1 0 6 .for c =[1:10] p l o t ( om r ( : .609352857818 359. 3 3 5 3 8 0 2 5 5 0 7 8 201.31446791550421 71.2734157034675 −10.169820675977 −11. o m i ( : . 30. c ) . for c =[1:10] p l o t ( om r ( : . c ) .259163655137 201. ’ k .424185167690 526.801606046292 420.435418560450 −12. c ) .741615493623 293.0739608296835 −121.1817457154245 3 5 . ’ o ’ ) p l o t ( om r ( 2 . o m i ( 4 . ’ rx ’ ) end xlabel ylabel ( ’ Frequency .422302529685 420.144120320635 −19.6747547754259 164.473928755808 514.130098089830]. c ) . c ) . −Im ( \ omega ) [ s ˆ { − 1 } ] ’ ) 115 .2809884416102 −61. c ) . ’ k : ’ ) h o l d on p l o t ( om r ( 1 .893133711926 496. 2 8 2 4 7 5 2 0 0 7 5 6 1 7 0 .778932451582.359804974795 −28. c ) . o m i ( 1 . 3 8 2 6 2 2 5 5 8 7 8 8 4 ] .630113213784 −520. c ) . om i =[ −102.5988642230253 101. c ) .2094868192711. 21.6881249483514 −600. o m i ( : .915849251420 396. c ) . ’ c + ’) end om r = [ 2 3 .739803820341 301.3155111147839 −491. ’ go ’ ) p l o t ( om r ( 4 .294141092069 −4.1353607139906 −51.7313670785173 −136.249409541804 512.3886010362694 113. Re ( \ omega /2\ p i ) [ Hz ] ’ ) ( ’ Growth Rate . o m i ( 2 . − ’ ) p l o t ( om r ( 1 . o m i ( 1 .791430046464 308.136513934813 340. c ) .

.

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