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Cronache d'Umbra
7) “Sono troppo vecchio per queste stronzate”
Racconto di P.Ag. Pubblicato sul sito web http://theforge.altervista.org Blog: http://cronacheumbre.blogspot.com/ Basato sull'ambientazione “Mondo di Tenebra” e “Vampiri: il Requiem” Scritto e distribuito senza fini di lucro. Questo Pdf è stato scaricato presso il sito web: http://theforge.altervista.org

Testo consigliato a un pubblico maturo.

Tutti i marchi registrati sono di proprietà della White-Wolf: www.white-wolf.com

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“Sono troppo vecchio per queste stronzate”
Perugia, via Cortonese. No, questa volta non è il Mignottificio. Ci troviamo a pochi metri da Piazza del Bacio, dove hanno costruito tutto intorno uno splendido complesso architettonico in marmo bianco e finiture verdi che col suo design moderno e minimalista ha soppiantato il primo stabilimento della famosa industria di cioccolato Perugina. È rimasto solo il vecchio comignolo per la torrefazione del cacao, tutto il resto è occupato dagli uffici amministrativi della Regione Umbria e da piccoli appartamenti, un McDonald e qualche altro negozio del genere. Iona si trovava a circa duecento metri dal complesso, nascosto tra la vegetazione che cresceva a lato della trafficata via Cortonese; sopra la sua testa passava la monorotaia del minimetrò, intorno le deviazioni e le recinzioni del cantiere della più avveniristica e imponente opera urbanistica della città dalla costruzione della Rocca Paolina. Le auto passavano vicino a lui. Troppo lenta...e questa è troppo piccola. La Smart uscì dalla sua visuale oltre la curva. Iona indossava un paio di semplici jeans, scarpe da ginnastica, una maglietta di cotone e un giubbotto di pelle abbastanza logoro. Stava cercando un passaggio. Il Daeva doveva incontrare un Carthiano, il Barone lo aveva ordinato e lui si era scelto il Carthiano ma non lo aveva avvertito. Non poteva fare altro che presentarsi di sorpresa, altrimenti sarebbero saltati fuori tutti i Carthiani di Perugia a contrattare Debiti di Prestazione, patti di sangue, scambi di favori, puttanate varie per il semplice fatto che un Drago voleva parlare con uno di loro. Erano fatti così i 'compagni', e non avevano neanche tutti i torti, ma non per questo era giusto subire un tale trattamento. Quindi Iona aveva escogitato uno dei suoi piani per arrivare direttamente al Carthiano prescelto, evitando il controllo costante e capillare del territorio messo in atto dal Movimento. Il rumore di un motore ancora lontano attirò la sua attenzione. Questo è un SUV e corre parecchio. Iona si preparò. Un X5 comparve lanciato sui centodieci lungo strada cittadina a traffico canalizzato. Iona chiamò la Vitae e sfrecciò in mezzo alla strada a centoventi l'ora fermandosi di colpo davanti all'auto molto oltre qualunque tempo umano di reazione. Il SUV lo centrò in pieno scaraventandolo contro il guardrail che lo respinse e lo gettò a venti metri dal punto d'impatto. Faceva un male cane. Il braccio sinistro era andato fuori uso, l'òmero spezzato si era quasi piegato in due e praticamente tutte le costole sul fianco avevano subito la stessa sorte, sentiva di avere il bacino incrinato, tre o quattro vertebre schiacciate o polverizzate del tutto, e doveva essersi rotto pure la calotta cranica. A volte essere morti ha di questi vantaggi, pensò mentre cercava di sopportare al meglio il dolore, e speriamo che il tizio ci metta poco a razionalizzare, ho un sasso sotto la schiena. L'X5 era uscito dallo scontro con il cofano un po' ammaccato e la mascherina frontale con i supporti rotti; il conducente aveva frenato solo dopo l'impatto, ma capì velocemente che un pazzo si era buttato sotto la sua macchina. La portiera si aprì e il guidatore piantò a terra le gambe tremanti, stupefatto e sbiancato. “Oddio, Dio mio, Dio mio Dio mio Dio mio, Gesù e tutti i santi aiuto...” E prendi questo telefono, pensò Iona a terra e abbastanza scocciato, anche se l'imitazione del
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cadavere gli riusciva benissimo. Il tizio sulla cinquantina avanzò verso di lui con gli occhi sbarrati. Iona emise un rantolo per fingere di essere un uomo in fin di vita. A quello che lo aveva investito vennero le lacrime agli occhi: si era rovinato proprio ora che si era potuto comprare un macchinone da mezzo testone. Però non perse troppo tempo e alla fine riuscì a prendere il cellulare e a chiamare il 118, mentre altre auto sfilavano lentamente ai lati dell'incidente. Hai visto? Vale ancora la pena confidare nel buon cuore della gente. Iona restò immobile a terra per quattro minuti a partire da quel momento, emettendo di tanto in tanto un rantolo, mentre veniva circondato da una folla di curiosi e ascoltava frasi del tipo: “Non va spostato!”, “Bisognerà fargli la respirazione artificiale?”, “È vivo?”, “Oh Signore!”, “Io non l'ho visto, io non l'ho visto, si è buttato sotto all'improvviso”, “Secondo me è un drogato: guarda che faccia pallida”, “Speriamo bene”, “Ma tu guarda la gente che si vuole suicidare, almeno ammazzi col gas! Impiccati!, non andare a rovinare le persone”, “Io non l'ho visto, oh Dio mio, mio Dio...” Le sirene dei mezzi d'emergenza iniziarono a sentirsi in lontananza. Prima arrivò la polizia e immediatamente dopo l'ambulanza dei paramedici. Vista la gravità della situazione nessuno si perse in chiacchiere e imbracarono il vampiro su una barella caricandolo nell'ambulanza che ripartì a razzo verso l'ospedale di Santa Maria della Misericordia, a cinque minuti dal luogo dell'incidente Un medico aveva strappato la maglia di cotone sul petto di Iona (maglia di cotone con questo freddo? Pensò) e un altro infermiere gli aveva alzato la manica della giacca di pelle per infilargli una flebo, o meglio: ci stava provando, perché la Succube aveva rimesso in moto il suo sangue quel tanto che si addiceva per un tizio in fin di vita. Ed era persino troppo: usare i poteri da vampiro per simulare l'esistenza vivente in quel momento gli procurava un dolore lancinante alle ferite. Il dottore armeggiava auscultandolo quando gli mosse il braccio spezzato in due. Iona urlò come mai prima e iniziò a vedere rosso; si dibatté con la sua forza di non morto che non poteva essere quella di un morente. Nei sobbalzi dell'ambulanza sentì il medico dire: “Prendigli un campione di sangue, appena arriva al pronto soccorso gli va fatto un tossicologico”. Eh no! Merda! Questo non deve succedere, pensò Iona rinsavendo immediatamente. Doveva trovare un diversivo perché i medici lasciassero perdere la sua Vitae. Bloccò gli occhi a fissare il tetto dell'abitacolo e fermò il cuore ponendo fine all'incantesimo della falsa vita. Gli elettrodi che gli avevano appena attaccato sul petto registrarono la cosa e sotto il canto della sirena si impose il fastidioso beep di un cuore spento. Intorno a lui la confusione aumentò. “Intuba!” Gridò il medico. Il secondo infermiere che gli aveva sfilato le scarpe e stava lavorando sui pantaloni fece un balzo in avanti salendogli cavalcioni sul corpo e gli infilò in una frazione di secondo un tubo in gola. Ma nei telefilm non lo fanno da dietro? Pensò Iona mentre gli pompavano a mano aria in corpo. “Fatta l'adrenalina?” Disse il medico di spalle mentre girava delle manopole. “Non riesco a prendere la vena, sono collassate tutte!” Urlò disperato l'infermiere. “Ma che cazzo è?” Rispose l'altro che lo ventilava mentre si faceva da parte, “I polmoni non si riempiono”. Il dottore non li ascoltò, doveva assolutamente farlo arrivare vivo al pronto soccorso, si voltò di scatto per piazzare le piastre del defribillatore sul petto di Iona. La scarica partì e fu solo perché un tubo gli ostruiva la gola che Iona riuscì a continuare nella farsa. Il medico ripeté la scarica mettendo a dura prova la sua resistenza, ma per fortuna erano arrivati all'ospedale. Lo sbarcarono tra i sobbalzi, fu un rollio forsennato di luci fredde e voci concitate mentre non smettevano di ventilarlo – tra un po' non resisto più e tiro una di quelle scoregge...pensò il vampiro –
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fino a una sala del pronto soccorso. I medici gli si accalcarono intorno come un branco di lupi sulla preda, tranne uno che si infilò i guanti con metodo e iniziò a guardalo da dietro. Gli mosse la testa di lato: “Lasciate perdere”, disse dopo aver notato una profonda abrasione e un taglio in corrispondenza di una vistosa dislocazione dell'osso occipitale, “'Sto poveretto si è spaccato la testa ed è già in arresto, è andato”. Smisero di ventilarlo. Quando il pallone venne staccato dal tubo Iona poté espellere lentamente l'aria in eccesso con un sospiro. Era finita, ed era entrato nell'ospedale senza destare alcun sospetto. Gli stesero un lenzuolo in faccia e lo lasciarono lì. Sicuramente andavano a parlare con la polizia di uno sconosciuto senza documenti. Per prima cosa si sistemò il braccio che faceva ancora male, il resto sarebbe venuto dopo, quando lo avrebbero spostato per lasciare spazio alla prossima emergenza. Sperò che non ci mettesse molto ad arrivare. Infine un inserviente arrivò per spostarlo, spingendo la barella fuori dalla sala emergenze verso un corridoio oscuro, forse in compagnia di altri sventurati. Mmmh...non male come occasione...al limite ci sarebbero i cadaveri freschi. Tutto questo non movimento mi ha messo sete. Pensò e poi ci ripensò: meglio lasciar perdere. Ho punito un bracconiere poche settimane fa e non è caso di ridursi a essere come loro. Fu lasciato solo e finalmente si poté togliere quel fastidioso tubo dalla gola, comunque sempre meglio che un clistere, e si alzò a sedere sulla lettiga. Gli infermieri gli avevano lasciato le scarpe sulla barella, erano solo un paio di Nike di quattro anni fa dopotutto, la maglietta era tagliata ma il giubbotto ancora decente. Chiuse la zip sul petto, si aggiustò i pantaloni e iniziò ad ascoltare se ci fosse nessuno intorno. Vagò con circospezione per l'ospedale, non tanto perché temeva di essere riconosciuto per il moribondo entrato in orizzontale venti minuti prima, ma con la paura di incrociare qualche Carthiano. Invece incontrò un'infermiera vecchia striminzita che gli faceva sangue lo stesso dato che aveva rigenerato tutte le ferite e aveva appetito. Finse di essere spaesato e perso, lo avevano chiamato per identificare il corpo di un parente deceduto ma non riusciva a trovare la strada per l'obitorio. L'infermiera lo fissò stralunata. Azz! Sta a vedere che qui in Italia non funziona così. Maledetti filmacci americani. Si diede un aiuto con le sue doti da Succube, l'infermiera cambiò d'umore e d'espressione e gli spiegò come raggiungere l'obitorio prendendo un ascensore di servizio. Scese nei piani sotterranei trovando tutte le porte aperte e le stanze vuote fino alla sala della autopsie. Entrò trionfante annusando l'odore di cloroformio e disinfettante della stanza, piccola, ma lucida e pulita. C'era tutto, anche gli 'schedari' con i cadaveri dentro. Era curioso, quasi impaziente, gli sarebbe piaciuto davvero mettersi un camice e iniziare a tagliuzzare corpi per vedere com'erano fatti dentro. Ma era Inviato dal Barone, non poteva permettersi cazzate, così si stese su tavolo operatorio a coltivarsi la sete. Passarono quaranta lunghi ed eterni minuti, poi sentì dei passi avvicinarsi e insieme a questi la presenza di un Fratello. La porta si aprì ed Asclepio, Nosferatu del Movimento Carthiano, entrò. Era alto uno e novanta per centosessanta chili, calvo, rugoso e con la pelle cadente, gli occhi piccoli e infossati nel lardo, ma tutto sommato era uno dei Nosferatu perugini catalogabili come presentabili, a parte il fatto che aveva tre menti e due bocche; parlava solo con quella di sopra, quella normale – quella inferiore di solito seguiva i movimenti dell'altra tremando e mostrando pochi denti e una rossa cavità. Asclepio comprese subito che il corpo sul tavolo non era né il lavoro di quella sera né la cena,
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anche perché sapeva benissimo chi era. Appena entrato il Nosferatu ebbe un momento di assenza per poi iniziare a tremolare in tutta la sua montagna di carne, il mento inferiore cadde di scatto e dalla sua seconda bocca uscì una sporgenza con quattro o cinque zanne arcuate. Iona sgranò gli occhi, “Oh crap!” Esclamò balzando giù dal tavolo e piegandosi sotto questo per cercare riparo. “Calmo...buono...”, disse la Succube come se fronteggiasse un animale feroce. Non sapeva se in condizioni normali avrebbe potuto reggere un Asclepio in Frenesia, ma affamato com'era sarebbe stato troppo lento per evitare quella massa di carne e grasso. Asclepio appariva calmo, fermissimo nel suo calmo intento di aggredire Iona con rabbia e ferocia, avanzava minaccioso. Eppure sento che non è più forte di me...pensò mentre muoveva gli occhi alla ricerca di un'arma, macché bisturi! Ci vorrebbe una granata! Asclepio si schiantò di fronte a Iona schiacciando i palmi delle mani sul tavolo operatorio che non si frantumò per miracolo. “Skidone...”ansimò il Carthiano, “Che cazzo ci fai qua?” Iona si rasserenò, il pericolo era scampato, e sorrise. “Sono Inviato in Nome dell'Augusto Barone”, disse presuntuoso come non mai. Asclepio grugnì aiutandosi con le mani a raddrizzare la schiena tirata verso il basso dal ventre sproporzionato. “E dicendo questo sei passato ai controlli?” “Be'...” Iona allargò la bocca, “Ne parleremo, ma prima posso approfittare della tua ospitalità?” Asclepio lo guardò di traverso, “E dai, è una tradizione...” Il Carthiano grugnì, si avvicinò con movenze pinguinesche alle celle dei cadaveri e ne aprì una facendo scivolare fuori la salma contenuta. “Qui ho solo questo, non ti lamentare”, disse. Iona guardò affascinato Asclepio che con delle mani piccole e perfette, del tutto sproporzionate al resto del corpo, prendeva un bisturi e incideva profondamente il fianco del cadavere sotto il fegato. Spinse a fondo la lama e metà dell'impugnatura e poi la sollevò per allargare l'incisione. Del sangue iniziò a uscire nero e denso, quasi schiumoso, che venne raccolto in un baker da mezzo litro. Quando fu pieno per poco meno di metà il Nosferatu lo passò al Daeva. Iona lo prese ansioso e poi saltò a sedere sul tavolo operatorio per la pappa. La pappa faceva schifo, era roba morta da ore. “Fa schifo!” “Ti avevo detto di non lamentarti”. Iona guardò il grassone con astio, aveva a disposizione un'intera banca del sangue, la più grande riserva di tutto il Dominio, e lo stava trattando come uno straccione. Inghiottì il boccone amaro e se lo segnò sulla sua agendina nera. “Certo che sei sistemato bene Asclepio, chissà quante cose interessanti combini qui”. “Non sono affari tuoi”. “E dai, siamo due scienziati, non vedo cosa c'è di male”. “La scienza, Schidone, è la chiave di volta della liberazione di tutti gli esseri razionali...” “Frase più vecchia dei vampiri”, lo interruppe Iona, ma Asclepio proseguì: “Tu non sei uno scienziato. Vorresti essere uno stregone e persegui la via dell'oscurantismo. Se la mia è una frase vecchia, è vecchia quanto la lotta tra l'opposizione e la liberazione”. “Io”, rispose Skidone alzando la voce, “Sono il Magister Illuminator dell'Ordine del Drago”, si erse in piedi a fronteggiare venti centimetri di differenza in altezza, “Tu compagno devi portarmi rispetto, riferisciti a me con il Lei, anzi, col Voi”. Quando era troppo era troppo. “A Corte, può darsi, quando verrò. Ma tu sei in territorio Carthiano, e scommetto che sei
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entrato di nascosto. Sai bene che noi non vogliamo rapporti con i Dragoni e quindi inizia a pensare a un prezzo da pagare per questa chiacchierata”. “Bene”, disse Iona asciutto, “Passiamo al sodo: sono qui Inviato dall'Augusto Barone in ottemperanza del Protocollo dell'Indirizzamento, devi combinare un incontro ufficiale tra me e Attia dei Pagani”. “Non so di che parli”, rispose Asclepio. “Sarà il tuo capo ossia il Priore Nosferat a fare tutto – a proposito come sta? Sono anni che non lo vedo”. Asclepio non rispose, si limitò a grugnire ruotando di lato tutto il suo lardo. “Bene, ora dimmi un'altra cosa: che ne sai tu quel neonato che Attia ha mandato a rapire? Che doveva farci?” Asclepio fece vento con la sua stazza tornando a fissare Iona con gli occhi stupefatti. “Non so di che parli”. “Oh, se ti riferisci al fatto che non sai niente dell'uso di cui Attia voleva fare dell'ultimo bambino nato nella prima decade di novembre, mi può anche stare bene; ma non dire anche che ignori del tutto il fatto che qualcuno ha passato ai Pagani tutte le generalità di tale bimbo e della sua famiglia...be' questa è una menzogna”, Iona alzò il mento assumendo un'aria furbetta, “Che ti lega mani e piedi a qualcosa di oscuro e pericoloso che ha a che fare con il Mostro, qualcosa su cui sto indagando”, Asclepio spalancò entrambe le bocce pietrificandosi, “Non sai niente neppure di questo?” Inquisì Iona. Asclepio fece tremare tutti e tre i menti, le guance e il ventre. “Ora lo sai”, concluse Iona. “Be', io vado via. Per favore, nessun disturbo o altre stupide pretese, e – oh! – è scomparso il cadavere di uno sconosciuto morto investito un'ora e mezzo fa. Occupatene, grazie”.

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