Nota bibliografica

IsTAT, Statistica ulftciale e storia d'Italia. eli Annali di stainic« dal 1871 al 1997, in Annali di statistica, a cura di Paola Gereno, serie X, vol. 21, Rorna, 2000, pp. 446.

1. n Iavoro dell'Istat costitursce una rassegna degli oltre 250 volumi degli A nnali di statistica, editi tea il 1871 e i giorni nostri. n volume si ric all ega alIa pubblicazione degli indiei degli Annali (Istat 1996), da cui e scaturita

«la ricehezza del patrimonio ill e1aborazione metodologica, di dati statistici e eli docurnenti istituzionali e la conseguente idea di utilizzare gli A nnali come lente d'ingrandimento per la lettura della storia della statistica ufficiale [e] delle vicende del Paese» (dalla "Prernessa" di Paola Gereno, p. 13).

n volume recensito costituisce un contribute importante perche e raro incontrare una rassegna sull'istituto centrale di statistica, di cosi ampio respiro e centrata sulla concreta produzione di informazioni eeonomiche e sociali. Si tratta eli un volume che dovre bbe rientrare nelle letture eonsigliate dei corsi di rnacroeconomia, di storia econornica e del pensiero econornico, di contabilits macroeconomica e di econometria, poiche i saggi contenuti danno il senso dell'intreccio tra problemi di politica economics, reoria econorniCOl, definizione delle categorie contabili e loro stima q uantitati va (per tutti, Hicks 1942). n lavoro e particolarrnente utile per i cultori dell'applicazione

MonetA e Credito, n. 215, settembre 2001.

dei Comi Nazionali all'analisi storica (si veda van Zanden 1993).

Rispetto alia mole degli A nnali e alle possibili Iinee di ricerca, i coautori hanno lavorato sulla seguente struttura espositiva (si veda la "Premessa" di P. Geretto, pp. 13-14):

1) 10 studio degli aspetti istituzionali e organizzativi della statistica ufficiale (M.L. D'Autilia e G. Melis) e delle figure degli amministratori della statistiCOl (D. Marueco);

2) la giunzione tra l'amrninistrazione statistica e i I terreno delle indagini (I. Scardovi);

3) Ie aree tematiche - industria (C.

Barberis), lavoro (G. Favero e U. Trivcllato), contabilita macroeconornica (C. Gnesutta), popolazione (C.A. Corsini) e sanita (M. Geddes de Filicaia).

A frome di questa scansione, la recensione privilegia il lata econornicoquantitativo e nello specifico: a) il ruo- 10 della Direzione della Statistica del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio (!vIaie) e, dal 1926, delI'Istat tra teoria e politica economics, assetti norrnativi e burocratici, e amrninistratori della statistica (punto 2 della recensione): b) il passaggio tra la rilevanza dei censirnenti della popolazione, nel secolo scorso, e dei conti economici nazionali, nel secondo dopoguerra (punto 3).

2. I dati macroeconomici sono predisposti con continuita dal secondo dopoguerra, in prevalenza da istituzioni statistiche pubbliche (Kenessey 1994, Kendrick 1996). Tali istituzioni sana

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Moneta e Credito

dotate di livelli e1evati di technicalities e risentono degli influssi della teoria economica, delle pelitiche pubbliche, dell'alta burocrazia e delle dorazioni eli bilancio. n ruolo delle istituzioni statistiche e un punto importante della costruzione dell'informazione macroeconomica, rna tali istituzioni sono viste - per 10 piu - come it portato eli quanto avviene nei campi dell'accademia e della sfera politica, Per i paesi anglosassoni esiste una vasta lerteratura che lega la costituzione degli enti statistici e eli rio cerca economics con aleuni specifici filorn teorici: l'istituzionalisrno americano d'inizio secolo (Barber 1985), l'analisi del cielo e gli svilu ppi econometrici degli anni '30 (Tinbergen 1993), e, dal secondo conflitto mondiale, il keynesismo «sulle due sponde dell' Atlantico» (Rostow 1990). Tali analisi sono interessanti, rna parziali, perche le istituzioni statistichc sono viste come subordinate strutturalmente rispetto ai poli teorico-accademico, burocratico e delle pelitiche pubbliche. In verita, le interazioni dei tre poli con le istituzioni statistiche sono pili cornplesse eli quanto generalmente postulato e queste ultime hanno margini d'autonomia. Rinviamo, ad esernpio, ai lavori curari da Furner e Supple (1990) sui rapporti tra 10 sviluppo delle idee eeonomiche, le attivid. dello stato (e, al suo interne, le istiruzioni statistic he) e la produzione e l'utilizzo della conoscenza economica.

Nel volume reeensito si da spessore, in piu pam, all'ipotesi secondo cui la Direzione eli statistica del Maie e 1 'Istat abbiano una loro autonomia, rispetto ai poli suddetti, storicamente da vagliare!

I Ovviamente con "ruolo" dell'istiruto non intendo I'azione, rilevante, svolta dal lato dell'affidabilita delle stime statistiche. In quell'ambito ricordo le differmita, alIa fine del XIX secolo, circa gli

Net saggio "L'amministrazione della sratistica ufficiale", Maria Letizia D' Aucilia e Guido Melis ricostruiscono gli aspetti normativi e istituzionali in cui ha operato la statistica italiana. IT ruolo dell'istituto e prevalenremeate legato, a parere degli autori, ai momenti politici e aile figure dei dirigenti dell'istituto. Ricordiamo l'effetto positive sulla sratis tic a dell'arrivo al govemo della Sinistra (in particolare, «dell'innovazione del conservatorismo crispino», p. 30):

«Gli anni Ottanta si annunziavano all'insegna di profonde trasforrnazioni nelle funzioni sociali dello Stato liberale: lasciandosi aile spalle la politica della lesina della Destra e Ie remere ad una piu incisiva pre· senza delle istituzioni nella vita economica, la nueva classe dirigente della Sinistra cominciava a scoprire la questione sociale. [Nell'] ambito del disegno crispino di riforma della State, si sarebbero delineate nuove e pill. incisive funzioni pubblicbe. AIlo Stato oeilleur de nuit dei due primi decenni [ ... ] subentrava uno Stato pill. presente nella vita sociale [e] attrezzato per svolgere un ruolo eli supporto [al] decollo capitalistico del Paese» (pp. 39-40).

Col ritorno al potere della Destra,

segue il «dissolvimento» dell'istituto:

«la crisi della statistics di Stato era maturata repentinamente dagli anni Novanta, quando alia stagione crispina erano succeduti i governi della destra conservatrice e reazio-

addetti all'anivid manifatturiera tra dati censuari e della "statistica iadustriale" (Barberis, p. 206); il dibattito sulle Slime della forza-lavoro della gestione eli Giuseppe De Meo (Favero e Trivellato, pp. 283-85) e Ie revisioni verso l'alto del Pil nel secoudo dopoguerra (ad es. de Cecco 1997).

Nota bibliografica

naria, [Nel 1898] Luigi Bodio aveva lasciato la guida della direzione generale. L'uscita di scena [ ... ] di quello ehe era stato I'uomo ehiave dei progressi compiuti in oltre un ventennio non avveniva senza una ragione: nel1891 il Govemo aveva deciso di non effettuare, adducendo la grave situazione del bilancio, il censimento decennale della popolazione: una serie di provvedimenu organizzativi passati sorto silenzio aveva nel fratternpo depauperato la direzione generale di molte delle competenze e funzionis (p. 41).l

In tal modo I'istituto e, secondo D'Autilia e Melis, condizionato dal momente politico e buroc:atico,1. pur tut: tavia l'istituzione statistica ha 1Il alcuni momenti un ruolo endogene, che si esteriorizza nelle figure di Luigi Bodio, ~ Giovanni Montemartini, Corrado Gin! e COS1 via. A queste si aggiungono le personalits meno brillanti di <;arlo De

Negri, Franco Savorgnan e altn. .

AUa posizione di D'Autilia e Melisseguita anche da Paola Geretto (pp. 15- 16), Giovanni Favero e Ugo Trivellat~ (pp. 228-238, 285) - si affianca quella di Claudio Gnesutta. Nel saggio "Prospertive di sviluppo nazionale e rappresentazione della realta econornica negli U Annali di Statistica'"; l' A. da spessore, nella spiegazione dei momenci rilevanti dell'istituto, «al clima economico e policico dominante, alla qualita degli organi dirigenti», alla teoria e metodologia economiche (p. 315). Piu precisa-

2 Su questo puntO rinvio alle pagine di Giovanni Favero in Istat (1999, pp. 175 5S.).

J n vincolo sulle aruviu d'iscituto delle dotazioni di bilancio e richiamato piu volte da D' Autilia e Melis (pp. 79 e 81).

1 Sulle figure di Bodio e Boldrini rinvio al saggio d.i Dora Marucco,

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mente l'A. intende osservare il modo in cui h Consiglio Superiore di Statistica ha elaborato

«uri'immagine della realta economica, [trarnite] riflessioni e proposte dalle quali emerge una visione, piu 0 meno consapevole, delle forze che determinano il progresso economico della societa, Divengono quindi significativi i fattori ri: tenuti rilevanti per il processo di sviluppo [riconducibili] - trarnite un appraccio cantabile all':malisi economica - all'interno di uno schema in grado di fornire una descrizione unitaria del sistema economicos'' (p. 318).

Per quanto riguarda la pe~ce~one dei problemi da parte della DlreZlo.n.e di statistica nel memento dell 'Uruftcazione, Gnesutta (pp. 353-54) scrive che

-I'impegno statis~co a soste~no della modernizzazione della legislazione economica e sociale e rivolto 011 ventaglio delle questioni connesse con la crescita produttiva [ ... ]. Da cic l'attenzione per le condizioni istituzionali che possono favorire [la crescita] e la necessita di idenrificare [le questioni] qualitativamente e quantitativamente, n problema eben individuate, t;na .la sua analisi efficace avrebbe richiesto una teoria in grade d.i fornire i criteri di selezione dei fenomeni da rilevare [ ... ]. [L'orientamento induttivo] porta invece ad attribuire un ruolo prioritario alla raccolta delle informazioni, con un atteggiamento duplice e non necessariamente arrnonico»:

da un lato, citando un lavoro di Antonio Cardini, con il ricorso al metodo storico si «cercava la conferma aile (eo-

, n corsivo e aggiunto.

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Moneta e Credico

rie e il contribute alla legislazione mediante indagini legate alia storia, al diritto, alia filosofia, come supporti dell'economia»: da un altro, con il ricorso al metodo quantirati vo si faceva affidamento su «la raccolta e I'elaborazione dei dati statistic] al fine di correggere le ricerche e per dare un fondamento scientifico alla produzione legislativa»,

Gnesutta attribuisce il mancato decollo e la successiva caduta dell'istituto, alla fine del secolo scorso, alla mancanza di una visione sul funzionamento del sistema econornico: «l'appoggiarsi all'esperienza storica 0 il riferirsi ai fani dedotti dalla semplice (e spesso scarsamente elaborata) quantificazione statistica non sono sufficienti a sostenere la credibilita scientifica dell'istituto» (p. 355). Ne segue 1a valutazione nettamente critica dell'A., che qualifica que1 momenta della Direzione di statistica come caratterizzato da «una visione "forte" dello sviluppo del paese, [rna] senza contabilici [nazionale]» (p. 419).

Analogamente, nel periodo fascista, pur in presenza di un presidenre autorevole (C. Gini; si veda ad esernpio de Cecco 1997) e di un regime accentratore delle funzioni anche informative, I'assenza di un disegno sulle funzioni corporative non da spessore all'azione dell'istituto (con Gnesutta anche Favero e Trivellato, p. 230). In controtendenza con quanto avviene nei paesi anglosassoni, la preparazione del conflirro mondiale non comporta I'intensificazione delle infonnazioni sulla produzione nazionale e sulla sua partizione tra usi bellici e civili. Si potrebbe, rutravia, ritenere che la costruzione di tali informazioni sia avvenuta, ma tenuta riservata, per ragioni belliche e normative, a seguito delle sanzioni inflitte dalla Societa delle Nazioni dopo l'invasione dell'Etiopia (Favero e Trivellato, p. 230, Gnesutta, p. 366). In realta questa non avvenne perc he, a differenza

dei paesi anglosassoni," Keynes presso l'Istat "arrive" nel dopoguerra (es. Istat 1977, pp. 335-37)/

L'approccio di Gnesutta e interessante perche pone aI centro della riflessione sui ruolo dell'istiruto questioni di teoria e di rnetodologia economica.

Nella fase compresa tra l'unificazione nazionale e la seconda guerra mondiale, I'interpretazione dell' A. lega i 1imiti delle attivita dell'istituro al metodo indurtivo e alla mancanza di una teoria generale. Diversarnente, nel secondo dopoguerra, e I 'utilizzo del System of National Accounts (SNA) delle Nazioni Unite che da quel substrate teorico sui cui si fonda l'azione dell'Istat (pp. 371 ss.).

E condivisibile la convinzione, ben argomemata dall'A., che sull'induzione non si possa fond are il ruolo dell'istituto statistico, Tuttavia, a mio giudizio, questo puo indurre a sorrovalutare l'irnportanza della produzione (cerro frammentaria e discontinue) delle informazioni in campo economico, sociale, demografico, sanitario, educativo, nelle fasi iniziali della scoria d'ltalia. A questo proposito, rinvio al saggio di Italo Scardovi ("Immagini della statistica nella storia degli Annali"), in particolare aile pagine sui legami tra gli An· 1I4li della Direzione di statistica e gli "inventari"s del groppo illuminism e positivists d'inizio secolo (da Cesare

,. L

;f

6 Ricordiamo la strerta assocrazrone tea keynesismo (in particolare, How to Pay for the War, 1940) e le tabelle del reddito eli J. Meade e R. Stone del 1941 (in Kurabayashi 1994).

7 Ovviamente questo non significa che Keynes fosse iplOto agli economisti accademici italiani [es, de Cecco 1989).

8 Tra gli "inventari", ricordiamo la Suaistic« del dipartimento dell'Adda (1811), di Melchiorre Gioia, riprodotta in Istat (2000).

N 013 bibliografica

Beccaria a Pietro Maestri; cfr, Scardovi, pp. 137-38; Garonna e Sofia 1997, p. 20).

La forte accentuazione data da Gnesutta al rapporto tra quadro teorico keynesiano, costruzione dei conti economici nazionali e "ruolo" dell'Istat coglie bene la reald. in cui hanno operato gli istituti statistici nel secondo dopcguerra (Gnesutta, pp. 369 ss.). In effeni, nella storia della contabilita nazionale si parla al riguardo «di svolta epocale» (per tutti, Bloem 1993). Il riferimento teorico keynesiano risulra, invece, poco efficace nel cogliere Ie peculiarid della fase precedente, caratterizzata «dalla presenza di indici e aggregati parziali e dall'assenza di un sistema contabile integrato e consistente- (Studensky 1958, Yanovsky 1965, Bos 1992). Proprio perche «alla fine del secolo scorso non vi e ancora una teoria del reddito nazionale [ ... e] manca la nozione di una struttura di relazioni centrata suI reddito nazionale» (Gnesutta, p. 325), quell'esperienza andrebbe analizzata con lenti diverse, come sembra sostenere l' A. in altra parte del lavoro: «[1]1 conoscere per intervenire sulla reald. economics non e limitate all'epoca keynesiana: anche nell'epoca liberale economisti e statistici hanno svolto un ruolo nell'orientare la produzione di informazioni .. (p. 315n).

3. Un punto importante nella scansione degli A nnali dell'Istat e quello della cronologia dei principali settori d'indagine (socio-demografici ed economici). n flusso informativo e derivate inizialmente dai censimenti della popolazione, cioe ~dalla raccolta sistematica di informazioni suIla realta nazionale [ai fini delle] esigenze politico-amministrative di uno Stato moderno» (Scardovi, p. 137); dagli anni '80 (della Sinistra) dalle statistiche economiche (di casse risparmio, credito e banche, circolazione monetaria, statistica industriale, e cosl

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via; Geretto, pp. 14-16); per giungere alIa «ricostruzione innovativa» del secondo dopoguerra con l'introduzione dei conti nazionali (Favero e Trivellato, pp.271-72).

Sui censimenti della popolazione del 1861 e 1871, D'Autilia e Melis scrivono che ~ il censirnento era, nell'idea della classe dirigente postunitaria, la vera ba-. se dell 'attivita [politico-amrninistrativa] di Governos, Citando il ministro di Agricoltura, Industria e Comrnercio dell'epoca (1871);

,,[1]1 principio elettivo, sul quale riposa il nostro reggimento politico e arnministrativo ha per fondamento il numero degli abitanti. I collegi elercorali, i consigli cornunitari e provinciali variano secondo la popolazione, La quale serve eziandio di stregua all'iscrizione delle matricole della guardia nazionale, alb Iormazione del collegio dei giurati, dei consigli di sanita e delle congregazioni di carita. Anche le classi delle scuole elementari e tecniche, 10 stipendio dei maestri, e tanti altri diritti e doveri dei cittadini sono determinari a ragione di abitanti, ai quali sono commisurati in moltl casi anche i tributi» (pp. 23-24).

Secondo D' Amilia e Melis,

«nel progetto crispino la statistica ebbe un 01010 essenziale, divenendo, assai piu di quanto non fosse accaduto nel passato, la bussola dell'attivita di govemo, necessaria non solo per conoscere il paese (come era stato nei prirni due decenni di vita unitaria), ma per modificarlo, intervenendo sui fenomeni sociali, prevedendoli, classificandoli [ ... ]. [Gli] Annali registrarono efficacemente la nuova prospettiva. La statistica econornica divenne molto piu presente: [casse di risparrnio, credito e banche, circe-

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Moneta e Credito

lazione monetaria, istruzione, e via dicendo]- (p. 40).

Lo iato tra le statistiche «parziali», fuori della logica del sistema dei conti nazionali, e le statistiche «integrate» dei conci nazionali e affronrato nel saggio di Gnesutta, nella parte di cornmento alla proposta di Antonio Salandra eli introduzione delle stime della "ricchezza nazionale" (1879; pp. 321 ss.) e nella parte sulla contabilicl. macroeconornica keynesiana nel secondo dopoguerra (pp. 369 ss.). Per incise, ric ordiamo che la pubblicazione del nuovo System of National Accounts delle Nazioni Unite nel1993 ha aperto il dibattito sui .. momeoti eli continuita e eli mutamento nei quattro maouali della SNA: 1947, 1953, 1968 e 1993. (Bos 1992 e 1994, Harrison 1994, Hill 1993). A questo proposito, Gnesutta non affronta direttamente it tema dell'analisi comparata della manualistica, privilegiando il raffrouto rca la riflessione teorica d.i Corrado Gini sui concerto di reddito (negli anni 1947.1950) e la struttufa del "nuovc" SNA (pp. 388 ss.).

L'analisi del contribute eli Gini e molto articolata e, partendo dalla classica partizione tra reddito come produzione e reddito come benessere, evidenzia le differenze cruciali cui portano Ie due posizioni e i limiti, largamente dibattuti gia all'epoca di Gini, della struttura dello SNA (1947) centrata sulla produzione per il mercato, La scelta delle istiruzioui sovranazionali eli privilegiare quest'accezione eli produzione contribuisce, secondo Gnesutta, a qua· lificare l'esperienza che racchiude in sl! 10 SNA 1947, 1953 e 1968 come

"contabilicl senza una visione dello sviluppo, [ ... ] centrata sui conti del reddito e della spesa, costruita per la gestione della domaoda aggrega· ta, che ha rinchiuso la dimensione dello sviluppo alla crescita del prodono» (p. 419).

Lo SNA 1993 ha, da questo punto di vista, una struttura piu aperta, II nucleo del sistema contabile continua a essere centrato sulla produzione per il mercato, pur con alcune (limitate) integrazioni nelle frontiere della produzione e del capitale produtcivo. Tuttavia, I'atteggiamenro di fondo cerca di recepire Ie richieste di innovazioni provenienti dal mondo della rice rca economica (in campo ambientale, del benessere, di ge· nere, e cosl via). Lo strumento proposto con particolare enfasi e quello del canto satellite. Orbenc,

"per quanto riguarda il nucleo centrale dei conti nazionali, la delimitazione delle frontiere della produzione [ ... J preade nertamente Ie dlstanze cia qualsiasi concerto legato alia creazione eli utilita ed individua I'output rilevante in termini di valori di scambio [ ... J. [pur tuttavia], l'ampliamento dei fenomeni che la contabilita nazionale si propone eli catturare per definire una dimensione piu ampia del redditoprodotto l'avvicina, anche se ancora parzialmente, al concerto di reddito-benessere [ ... ]. In definitiva, [ ... ] il processo produttivo di mercato risulta sempre il nueleo centrale e Ie riflessioni che via via si sviluppano riguardano le connessioni con i fanori, esterni, il cui ruolo e giudicato rilevante per Ie modalita di sviluppo della societe. I vincoli ad ampliare la rappresenta· zione contabile in quella direzione non sembrano aver carattere assoluto, rna paiono riflettere le soluzioni tecnicamente possibili, [cioe] sembrano costituire una tappa di un processo che trova nell'avvio di conta bilita parallele [i conti satelliti] la forma di compromesso rca esigenze conoscitive e competenze empiriche- (pp. 390, 404-05).

Nota bibliografica

Questa linea eli apertura e connessa

can una fase di

.. contabilici per 10 sviluppo [ ... ], in grad a eli evidenziare e organizzare contabilmente i fattori che determinano l'accumulo di risorse produrtive di benessere e quindi i cararteri della sviluppo dell'economia, inteso [ ... J come crescita quantitativa e come crescita-trasformazione dell'ambiente urnano e quindi produttivo •.

Questa punta conclusivo verte sulla proposta di Richard Stone di vedere la contabilita nazionale come contenitore anche' degli asperti sociali, demografici e ambientali (p. 419).

GIUSEPPE DELLA TORRE

BIDLIOGRAFlA

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