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“Baccanti” di Euripide, attori, ruoli, personaggi, scenografie e Realien teatrali nella tragedia della follia

Nella sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, lo stesso Museo e il
Centro Internazionale Scrittori della Calabria, per il ciclo di incontri sul teatro antico – dall‟antico al
moderno storia e variazione del teatro classico nella tradizione occidentale, hanno organizzato il
primo incontro Baccanti di Euripide - Attori, ruoli, personaggi, scenografie e Realien teatrali nella
tragedia della follia. Ha introdotto i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della
Calabria, che ha ringraziato il direttore Carmelo Malacrino per aver inserito nella programmazione
culturale del Museo una serie di incontri sul “Teatro dall‟antico al moderno e dai testi alla scena”
che, a cadenza mensile, si svolgeranno fino al mese di maggio 2018. La relatrice Prof.ssa Paola
Radici Colace ha esaminato il testo della tragedia da alcuni innovativi punti di vista, quali il
funzionamento del rapporto attori/ ruoli/personaggi, il ribaltamento di palcoscenico/cavea,
attore/spettatore, protagonista/antagonista, lungo le linee di tensione dei Realien teatrali e
dell‟attualizzazione drammaturgica. Baccanti è una tragedia in cui i personaggi principali del
dramma sono cinque (Dioniso, Tiresia, Cadmo, Agave e Penteo), ma i ruoli a cui danno vita gli
attori che li interpretano sono quindici. Penteo riveste almeno sette ruoli: all‟inizio della tragedia è il
re, poi si traveste da baccante per assistere mimetizzato ai riti proibiti delle donne, quindi è investito
dalla distorta schizofrenia delle baccanti del ruolo „visionario‟ di leone montano, dismette
l‟abbigliamento di scena da baccante (secondo ruolo) per farsi riconoscere come Penteo (primo
ruolo), e dilaniato dalle baccanti diventa infine due oggetti di scena: membra/palla da gioco e
testa/trofeo. Nella vertigine delle metamorfosi, che coinvolge anche tutti gli altri personaggi, è
difficile nella tragedia sapere “chi è chi”. Dio ambiguo e demonio distruttivo, deciso ad attuare, con
la dolcezza della persuasione ingannevole, la sua atroce vendetta contro la casata reale di Tebe fino
al terremoto e all‟incendio che distruggono con effetti speciali il palazzo, Dioniso si diverte a creare
instabilità intorno a se: si scambiano i ruoli di cacciatore e preda, di saggio e folle, di vinto e
vincitore. Il dio inganna e fa cadere nella rete sia chi vuole seguirlo, attratto da una vita „facile‟, in
cui sono esaltati i piaceri della sensualità più sfrenata, sia chi gli si oppone, ma ha la curiosità di
„vedere cosa succede‟: come le droghe del nostro tempo, il paradiso artificiale proclamato da
Dioniso „uccide‟ tanto le baccanti, che vi sono entrate convinte, quanto Penteo, che vuole soltanto
provare, convinto di poterne venire fuori. Nella doppiezza di Dioniso (il „doppio‟ del teatro; il
„doppio‟ dell‟intossicazione alcoolica), la tragedia si „conclude‟ consegnandoci due interrogativi:
“era una commedia, visto che c‟è un lieto fine con un eroe vincitore, Dioniso?”, “era una tragedia,
finisce con l‟annientamento di Penteo, all‟inizio felicissimo e fortunato re di Tebe?” La
straordinaria contaminazione tra comico e tragico, la consunzione del rapporto attore/personaggio,
il doppio palcoscenico, utilizzati per la prima volta da Euripide e che nella storia del teatro
occidentale appartengono ad esperienze decisamente moderne, esitano alla fine due
protagonisti/antagonisti che nello scambio continuo dei ruoli di carnefice e vittima producono le
vertigini, con effetti perturbanti sullo spettatore. Rimane chiaro però, consegnato in appena un‟ora e
mezza di spettacolo –conclude la Radici Colace- il senso della nostra vita, che si nasconde dietro il
velo del mito: dagli ultimi anni del V sec. a. C. Euripide, il tragediografo di un mondo che si stava
sfaldando, lancia un grido che giunge intatto sino ai giovani del nostro tempo: è destinato alla
distruzione e all‟annientamento chi, oggi come ieri, tenta di bypassare la vita ricorrendo a scelte
edonistiche e a facili vie di fuga ed evasione.