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costantiniana III copertina estratto.qxp:Impaginato 2a prova.

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Estratto

COSTANTINO I
ENCICLOPEDIA COSTANTINIANA
SULLA FIGURA E L’IMMAGINE
DELL’IMPERATORE
DEL COSIDDETTO EDITTO DI MILANO
313-2013

volume secondo

isbn 978-88-12-00171-2

ISTITVTO DELLA
ENCICLOPEDIA ITALIANA
FONDATA DA GIOVANNI TRECCANI
ROMA 2013
II VOL 83 Calia II IMP.qxp:Impaginato 2a prova.qxp 17/06/13 16.02 Pagina 379

Anna Calia

Costantino e Costantinopoli sotto Mehmed II


L’eredità costantiniana dopo la conquista ottomana
di Costantinopoli

Sommario: L’affermazione dell’ideologia imperiale com’è vicino al cuore dell’impero, in Bitinia. Le


ottomana ▭ Sguardi bizantini, ottomani e latini su relazioni diplomatiche e le ambascerie con gli impe-
Mehmed II come nuovo Costantino. Mehmed II ratori di Bisanzio sono invariabilmente descritte
nelle fonti bizantine: basileus o tyrannos? – Costan- nelle fonti bizantine come relazioni asimmetriche,
tino nelle fonti ottomane dell’età di Mehmed II – in cui l’emiro ottomano è figlio e subordinato al
Sguardi da Occidente su Mehmed come nuovo Costan- padre, il basileus, secondo una terminologia già adot-
tino ▭ L’immagine imperiale di Mehmed II ▭ Costan- tata dai selgiuchidi nelle relazioni con Bisanzio.
tino oltre Mehmed II ▭ Costantinopoli/Kostanti- Una rottura di questo ‘equilibrio asimmetrico’ si
niyye sotto Mehmed II ha con Beyazid I (1389-1402), il primo sovrano
ottomano ad assumere il titolo di ‘sultano di Rum’,
nonché il primo a elaborare un disegno centraliz-
Il 29 maggio 1453 segna la caduta di un impero zatore e un’ambizione imperiale, culminati nell’as-
e l’atto di fondazione di un altro. Solo a partire da sedio di Costantinopoli del 1399. Il progetto di
questa data infatti si usa definire l’emirato otto- Beyazid è bruscamente interrotto dalla rovinosa scon-
mano un impero, dopo oltre un secolo e mezzo di fitta subita ad Ankara nel 1402 per opera delle forze
convivenza con Bisanzio, con cui non erano man- mongole di Timur Leng (Tamerlano). Al ritratto
cati gli scambi e gli scontri oltre ai conflitti. Meh- negativo di Beyazid nelle fonti bizantine e ottomane
med II Fatih compie con la conquista di Costanti- si aggiunge una critica specifica, mossagli in parti-
nopoli (fig. I 23) – capitale imperiale par excellence colare da Ahmedi, autore del primo specchio per
– un passo decisivo nel processo di centralizzazione principi della letteratura ottomana, l’Iskendernāme2.
del potere in atto da un cinquantennio nell’emirato Il sultano è additato come un esempio negativo e la
ottomano. Inoltre, a partire da questa data il sul- sconfitta di Ankara rappresenta anche la sconfitta di
tano è legittimato a considerarsi erede per conqui- un modello politico. Beyazid è infatti accusato di
sta dell’autorità imperiale bizantina e dunque a aver abbandonato l’ethos della ghaza – la guerra in
reclamare i territori appartenuti all’impero caduto. nome della fede – avendo adottato ambizioni impe-
Sotto Mehmed II si afferma così un’ideologia impe- riali sul modello bizantino e selgiuchide e avendo
riale che incontra non pochi nemici all’interno del osato combattere gli altri emirati anatolici di fede
mondo ottomano e che trova espressione in una islamica con l’aiuto di truppe cristiane3.
nuova rappresentazione del sovrano e della capi- Il modello propugnato da Beyazid viene ripreso
tale. Tale progetto imperiale è influenzato anche, cinquant’anni dopo da Mehmed II, il quale consi-
ma non solo, dal modello bizantino e dalla figura dera la conquista di Costantinopoli un passaggio
di Costantino1. essenziale per l’affermazione del progetto imperiale
ottomano. L’ideologia politica bizantina si era sem-
pre retta sul primato indiscusso di Costantinopoli4,
L’affermazione dell’ideologia imperiale centro politico e spirituale di un impero universale
ottomana ed eterno, esso stesso percepito come centro del
mondo. Mehmed si rifà al modello imperiale bizan-
Sin dalle sue origini, l’emirato ottomano ha fre- tino – ma senza che ciò risulti in un’ideologia uffi-
quenti contatti con il mondo bizantino, collocato cialmente codificata – eleggendo Costantinopoli

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makarr-ı saltanat («sede del sultanato») dopo Bursa rango di ‘campione dei ghazi’; è però solo con la con-
e Edirne, la città dei ‘signori della frontiera’, i ghazi. quista del sultanato mamelucco sotto Selim I (1517)
Come vedremo, tale scelta non è accettata pacifi- e con il conseguente arrivo a Istanbul di reliquie isla-
camente nell’impero ed è messa in discussione fino miche – ma anche cristiane – che il sultano ottomano
alla fine del regno di Mehmed. potrà dichiararsi ‘Servitore dei due nobili santuari’
Un preciso segno di continuità si osserva nel (Mecca e Medina). Dopo la conquista di Baghdad
fatto che la capitale conserva l’antico nome: nei docu- nel 1534 sotto Süleyman (1520-1566), il sultano
menti ottomani ufficiali più antichi incontriamo diventerà anche ‘califfo di tutti i musulmani’, legit-
sempre Kostantiniyye, affiancato da Istanbul, ter- timando così la superiorità sulle altre terre del dār
mine greco anch’esso. Secondo una tradizione al-Islām («casa dell’Islam»). La conquista di Costan-
armena riportata da Abraham di Ankara, Mehmed tinopoli permette invece a Mehmed II di giustifi-
avrebbe deformato il nome della città in Islambol care il proprio potere temporale sui territori non isla-
(‘abbondante di islam’), utilizzando l’assonanza con mici inclusi nei domini ottomani, Memâlik-i
l’espressione eis tin polin5. Come per Costantino, Mahrûse-i Osmanî («le terre ben protette degli otto-
anche per Mehmed la translatio imperii coincide mani»), in quanto erede per conquista dell’impero
con lo spostamento del centro dell’impero e con la bizantino. Il sultano raccoglie quindi l’eredità poli-
rifondazione di Costantinopoli, rifondata in quanto tica della Nuova Roma, ma non quella religiosa della
eletta nuova capitale dell’impero. E come per Nuova Gerusalemme.
Costantino anche per Mehmed la rifondazione della In questo contesto, è molto significativo l’uti-
Polis – Costantinopoli, la ‘città’ per antonomasia – lizzo di titoli bizantini nei documenti sultaniali redatti
coincide con una conversione, dal paganesimo al nella cancelleria imperiale, che per tutto il regno di
cristianesimo per il primo, e dal cristianesimo all’is- Mehmed utilizza il greco nella corrispondenza diplo-
lam per il secondo. Infine, come per Costantino, la matica con le potenze occidentali e nei rapporti con
conversione è seguita da un provvedimento (ferman) le comunità latine e ortodosse dell’impero. Quella
che assicura la libertà di culto ai cristiani di Galata di usare il greco negli scambi con ortodossi e latini
e poi dal ristabilimento del patriarcato ortodosso è una pratica in uso da tempo anche in altre cancel-
sotto la guida di Giorgio Gennadio Scolario. lerie islamiche, ma solo con Mehmed essa si attesta
Le connotazioni religiose dalla conquista di con regolarità ed è sostenuta da un preciso richiamo
Costantinopoli sono innegabili: la città era stata all’eredità bizantina nelle titolature7. Se infatti fino
ambita e concupita per secoli da molte potenze; inol- a Mehmed II l’unico titolo di origine greca in uso è
tre, la sua conquista per mano islamica è frequen- authentes, ‘signore’, (da cui il turco efendi), a partire
temente preconizzata nelle fonti arabe ed è già annun- dal 1453 il sultano si definisce anche basileus e auto-
ciata in ḥadît attribuiti al Profeta: «Conquisterete krator. Nei documenti ottomani il titulus di Meh-
Costantinopoli, poi farete un’incursione contro Roma med è ulṭān al-barrayn wa-al-baḥrayn, («sultano dei
e Dio vi darà la vittoria, perché se ciò non fosse vero due continenti e dei due mari», rispettivamente
io sarei presso di Lui tra coloro che dicono menzo- Rumelia e Anatolia, cioè Europa e Asia, e Mar Nero
gne» e ancora: «Certo conquisteranno Costantino- e Mar Bianco, cioè il Mediterraneo); ṣāḥib-i Ḳırān
poli e il suo principe sarà un principe fortunato e («Signore della fortunata congiunzione»), titolo di
l’esercito che la conquisterà un esercito eccellente»6. origine timuride utilizzato per esprimere la sovra-
Secondo la consuetudine islamica, Costantino- nità universale e l’invincibilità in battaglia; hünkâr,
poli viene saccheggiata per tre giorni in quanto non ovvero imperatore8; infine, kayser-i Rum9, letteral-
ha accettato la resa ed è stata conquistata con la mente «Cesare dei Romei», titolo che Mehmed non
forza. Per giustificare il fatto che molti luoghi fos- riconosce all’ultimo imperatore di Bisanzio, Costan-
sero stati risparmiati durante il sacco, era dunque tino XI Paleologo, e arroga a sé. Kayser-i Rum è l’e-
necessario agli storici ottomani elaborare una ver- piteto generalmente adottato dalle fonti arabe per
sione dei fatti alternativa, secondo cui un soldato indicare gli imperatori bizantini e sarà utilizzato nelle
bizantino durante l’assedio avrebbe proditoriamente titolature dei sultani ottomani fino alla fine del-
consegnato Costantinopoli agli assedianti aprendo l’impero. Critobulo di Imbro, nell’epistola dedi-
un varco lungo le mura. Questa tradizione sarà poi catoria della sua narrazione storica che copre il
riutilizzata dal patriarcato nel XVI secolo affinché regno di Mehmed II, si rivolge al sultano come a un
le chiese cristiane della capitale non vengano espro- αὐτοκράτωρι μεγίστῳ, βασιλεῖ βασιλέων Μεχμέτει, εὐτυχεῖ,
priate e trasformate in moschee. νικητῇ, τροπαιούχῳ, θριαμβευτῇ, ἀηττήτῳ, κυρίῳ γῆς καὶ
Tuttavia, Mehmed non può dirsi pienamente θαλάσσης θεοῦ θελήματι («grandissimo imperatore, re
erede dell’autorità religiosa islamica. Avendo con- dei re Mehmed, fortunato, vincitore, portatore di
quistato la capitale di un impero cristiano assurge al trofei, trionfatore, invincibile, signore della terra e

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del mare per volere divino»)10. Si osservi la compre- nell’apparato amministrativo ottomano ha certamente
senza di una formula di ascendenza persiana, e cioè anche una connotazione ideologica nel segno della
‘re dei re’ (in persiano şahinşah, titolo ufficialmente continuità con l’impero caduto, seppur limitatamente
adottato a partire dal 1514 dopo la vittoria sui Safa- al regno di Mehmed II. Il dibattito storiografico
vidi) e di titoli imperiali romani di età costantiniana, novecentesco sulla minore o maggiore influenza delle
equivalenti degli epiteti felix, victor, triumphator, istituzioni bizantine su quelle ottomane non è mai
invictus, che manifestano le ambizioni ecumeniche stato scevro da implicazioni politiche e si è polariz-
del neonato impero. Pur segnando una discontinuità zato in direzione o di una recisa negazione di tali
dal punto di vista religioso rispetto all’Impero romano influenze o al contrario di un acritico continuismo12.
cristiano d’Oriente, basileia Rhōmaiōn, l’impero otto- I richiami al passato romano-bizantino rientrano
mano vi si richiama rispetto alla ‘romanità’, consi- in un progetto di legittimazione politica, ma non
derandosene legittimo erede politico. fanno di Mehmed – come è stato a volte detto – una
Sarebbe tuttavia fuorviante considerare il sorta di principe ‘rinascimentale’13. Una delle prime
modello imperiale ottomano come esclusivamente scelte compiute dopo il 29 maggio 1453 dal sultano,
influenzato da quello bizantino. Esso ne riprende ormai basileus a tutti gli effetti, è quella di eliminare
anzi alcuni aspetti e per breve tempo, rimanendo il visir Çandarlı Halil, sostenitore del partito filo-
circoscritto al regno di Mehmed II. Osservata sul bizantino e potenziale concorrente nella costruzione
lungo periodo, la sovranità ottomana si configura di una nuova immagine imperiale per la città e il suo
come una particolare sintesi del fondo turco cen- sultano. Il progetto imperiale tuttavia non incontra
tro-asiatico, evidente per esempio nel principio di fortuna né tra i contemporanei né tra i discendenti
successione dinastica ottomano, in cui è assente la di Mehmed, con poche eccezioni. Le tensioni anti-
pratica di designare un erede mentre il sultano è centralistiche espresse nelle fonti ottomane attra-
ancora in vita; dell’identità musulmana, mediata verso critiche più o meno velate al sultano, che
dalla cultura arabo-persiana; infine dell’elemento abbiamo già osservato nel caso di Beyazid I, attra-
bizantino, ravvisabile per esempio nella nozione di versano infatti l’impero alla morte del Conquista-
unicità e universalità dell’impero11. Tuttavia, restano tore nel 1481. In quell’occasione la lotta tra i due
con quest’ultimo alcune differenze fondamentali: rivali al trono, Cem e Beyazid, si gioca ancora una
se l’ecumene bizantina era sempre stata regolata dal volta sul problematico ruolo svolto da Costantino-
diritto romano, all’interno di un unico ordine giu- poli/Kostantiniyye. Non casualmente alcune fonti
ridico fondante l’unità imperiale, l’Impero otto- ottomane – per esempio il Ṣaltuḳnāme di Ebū’l-
mano lascia ampia autonomia legislativa alle comu- ḫayr-i Rūmī – raccontano come Cem intendesse
nità confessionali. Inoltre, mentre il basileus era il restituire il ruolo di capitale a Edirne, l’antica città
legislatore par excellence e incarnazione della legge dei ghazi e capitale di frontiera, recidendo così la
(nomos empsychos), il sultano ottomano è ben più prossimità, sia fisica sia simbolica, con la città di
limitato nell’azione legislativa dalla presenza dei Costantino. Ad avere la meglio tra i due è Beyazid
millet, le comunità confessionali incluse all’interno II, il quale invece prosegue il processo di centraliz-
dell’impero. Per alcuni istituti ottomani sono state zazione e sacralizzazione del potere ottomano, ridu-
avanzate possibili analogie con equivalenti bizan- cendo però sensibilmente la partecipazione delle éli-
tini, come per esempio per il timar ottomano, il tes greco-bizantine alla gestione del potere14.
sistema di concessione di terre alle aristocrazie in Del resto, tra le potenze del dār al-Islām non
cambio di servizi militari, pratica che riprende l’i- sono esclusivamente gli ottomani a reclamare il
stituto della pronoia bizantina. Un altro fenomeno legame con il passato bizantino. Tra XV e XVI
degno di rilievo è la presenza di molti membri secolo si affacciano sulla scena due temibili sfidanti
discendenti dalle élites bizantine nell’amministra- dell’Impero ottomano, Uzun Hasan e suo nipote
zione ottomana, almeno fino alla metà del XVI Ismail, i quali dichiarano entrambi una parentela
secolo, tanto che quasi tutti i visir e i gran visir di con i sovrani bizantini. Uzun Hasan, capo della con-
Mehmed II e Beyazid II sono cristiani rinnegati o federazione turcomanna degli akkoyunlu («quelli
convertiti di origine greca e balcanica. del montone bianco»), è genero dell’imperatore di
Dietro questi provvedimenti si intravedono Trebisonda Giovanni IV Comneno, avendone spo-
motivazioni di tipo sia pragmatico sia ideologico. sato nel 1458 la figlia Teodora Comnena, nota anche
Poiché fino al regno di Selim I l’impero ottomano come Despina Hatun. Dall’unione nasce colei che
comprende terre prevalentemente non islamiche, avrebbe sposato lo şah di Persia Haydar e da cui
l’integrazione dell’elemento cristiano nel palazzo sarebbe nato Ismail, fondatore della dinastia safa-
ottomano appare come una necessità ineludibile. vide. La lotta degli ottomani contro gli akkoyunlu e
D’altro canto, l’inclusione dell’elemento bizantino poi contro i safavidi coinvolge dunque le rispettive

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ambizioni imperiali e prende le forme di una com- il mondo cristiano. La fine di Bisanzio annuncia la
petizione tra rivali per legittimarsi come eredi del fine del mondo e a rinsaldare questa proiezione
Kayser-i Rum. escatologica contribuisce anche l’imminenza del-
l’anno 7000 dell’era bizantina, che secondo alcune
tradizioni apocalittiche avrebbe appunto coinciso
Sguardi bizantini, ottomani e latini con la fine dei tempi. Quella di Gennadio è una
su Mehmed II come nuovo Costantino posizione conciliante che, pur non approvando aper-
tamente la dominazione ottomana, la legittima
Mehmed II nelle fonti bizantine: basileus implicitamente e giustifica quindi anche la posi-
o tyrannos? zione del patriarcato ecumenico, ormai divenuto
Nell’ideologia bizantina l’impero è pensato come ‘una Chiesa senza Impero’. Ritroviamo questo atteg-
unico, universale e perenne15. La caduta della Polis giamento pragmatico anche in alcune cronache pro-
e di fatto la fine dell’Impero dei romei sono quindi dotte in ambiente patriarcale nella seconda metà
percepite come eventi ‘inimmaginabili’, o perlo- del XVI secolo: l’Ekthesis Chronika, l’Historia Poli-
meno difficili da giustificare. Nelle fonti bizantine tica e l’ Historia Patriarchica.
di XV secolo sono individuabili tre atteggiamenti Le attese millenaristiche e i discorsi apocalittici
di fondo nei confronti della caduta dell’impero. Il sono ricorrenti nella sensibilità bizantina del Quat-
primo nega ogni legittimità al nuovo dominatore, trocento. Secondo Isidoro di Kiev per esempio, la
considerato come un usurpatore e un tyrannos; un vittoria di Mehmed equivale alla venuta dell’Anti-
altro atteggiamento cerca un accomodamento con cristo. In alcuni casi però, sempre nell’ambiente
il nuovo potere, spiegando la fine dell’impero, e patriarcale, si afferma la fiduciosa sicurezza nella
l’imminente fine del mondo, come punizione per i restaurazione dell’impero. È il topos del ritorno del
peccati e le divisioni interne al mondo cristiano. re, diffusosi ampiamente anche nella tradizione
Infine, una terza posizione è quella legittimista, che popolare greca. Nel Povest’ o Car’grade (Racconto
presenta Mehmed come naturale erede dell’auto- di Costantinopoli) di Nestor Iskender, autore russo
rità imperiale bizantina. che partecipa all’assedio del 1453 nei ranghi dell’e-
A sostenere la prima visione è lo storico Ducas, sercito turco, si incontra una sezione sulla fonda-
secondo cui Mehmed II non sarebbe un basileus ma zione di Costantinopoli, quasi certamente interpo-
un usurpatore, un tyrannos, sovrano di un regime lata nel XVI secolo. Secondo la leggenda, al
illegittimo e tirannico. Condividono tale concezione momento della fondazione della città Costantino
anche un buon numero di umanisti italiani e intel- vede un’aquila afferrare un serpente, che però la
lettuali greci emigrati in Italia che sostengono la cro- ferisce. Caduti al suolo entrambi, alcuni uomini
ciata anti-turca: ricordiamo gli italiani Lauro Qui- liberano l’aquila e uccidono il serpente. Interrogati
rini e Francesco Filelfo, e tra i greci Bessarione in i saggi, Costantino apprende che i cristiani, simbo-
primis, ma anche Michele Apostolis, il quale lancia leggiati dall’aquila, avrebbero un giorno definiti-
un appello contro il Turco in un’epistola a Fede- vamente sconfitto gli infedeli nella nuova città da
rico III16. In queste testimonianze la figura di lui fondata, dopo un lungo periodo di sottomis-
Costantino Magno è collegata al suo sfortunato omo- sione. Tuttavia un altro autore russo, Ivan Pere-
nimo Costantino XI, ultimo imperatore dei romei. svetov, scriverà nel 1547 una biografia di Mehmed
La città di Costantino è perduta da un altro Costan- II dedicata al giovane czar Ivan IV ‘il Terribile’,
tino e come riportano molte tradizioni greche essa in cui il sultano è presentato come un modello di
potrà essere recuperata solo da un altro Costantino. giustizia e magnanimità da emulare17.
Mehmed è completamente escluso da questa linea Un terzo giudizio riguardo alla ‘romanità’ dell’Im-
di successione e si configura piuttosto come un anti- pero ottomano è la posizione legittimista degli sto-
Costantino, non rifondatore della Polis e di un impero rici Michele Critobulo e Laonico Calcondila, l’u-
millenario, ma barbarico e ferino distruttore, degno nica che istituisca un nesso diretto tra Costantino
rappresentante della stirpe turca. e Mehmed II. Per Laonico Calcondila, legato al
Una posizione sostanzialmente diversa è quella adot- circolo di Mistrà animato dall’insegnamento di
tata da Gennadio Scolario, primo patriarca ortodosso Giorgio Gemisto Pletone, la conquista ottomana
della Turcocrazia, e dalla cerchia di intellettuali bizan- di Costantinopoli non è una ‘seconda morte di
tini che rimangono a Costantinopoli dopo il 1453, Omero e Platone’, ma al contrario è la possibilità
accomunati dall’antilatinismo e dalla vicinanza al di una rinascita dell’Ellenismo. La fine di Bisan-
patriarcato ortodosso. Gennadio attribuisce la respon- zio è riscattata dalla superiorità della cultura greca
sabilità ultima della fine dell’impero non ai turchi, che avrebbe conquistato anche gli ottomani, come
ma alle divisioni interne e ai peccati in cui è caduto un tempo la Grecia aveva saputo civilizzare Roma.

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

Bisanzio stessa viene presentata da Calcondila come XV secolo, sono menzionati per la prima volta
il risultato della definitiva ellenizzazione dell’Im- Yanko bin Madyan, il quale nelle fonti arabe è il
pero romano tramite lo spostamento della capitale primo leggendario fondatore di Costantinopoli24, e
a Costantinopoli, suggerendo quindi un’analogia la maledizione che graverebbe sulla città. Il Dürr-i
tra l’età di Costantino e gli eventi contemporanei18. meknun fu sicuramente una delle fonti di una cro-
Anche Michele Critobulo legittima la translatio naca anonima ottomana che si arresta nel 1491, la
imperii operata dal sultano sostenendola con moti- quale riporta tradizioni leggendarie sulla fondazione
vazioni ulteriori19. Mehmed è basileus per diritto di Costantinopoli in chiave anti-imperiale, conser-
di conquista e per la superiorità dimostrata sui vata in una sessantina di manoscritti turchi e in più
bizantini in termini di organizzazione militare e redazioni. In risposta a questa visione negativa di
politica. Per Critobulo inoltre, la stirpe ottomana Mehmed II e dell’eredità bizantina – non a caso la
è naturale erede dell’Impero bizantino: richiaman- cronaca rimarrà sempre anonima – negli stessi anni
dosi alla tradizionale equivalenza tra turchi e per- nella corte ottomana viene tradotta dal greco e adat-
siani, comune nelle fonti bizantine, fa discendere tata in chiave filo-imperiale la ‘Narrazione della
i primi dagli achemenidi, il cui capostipite fu il costruzione di Santa Sofia’, componimento incluso
greco Perseo. I turchi sarebbero quindi di origine nei Patria bizantini, raccolta stratificata di storie e
greca, degni eredi della grecità classica e bizantina; tradizioni su Costantinopoli. In entrambe le tradi-
Mehmed in particolare è da Critobulo spesso acco- zioni, che si confronteranno e scontreranno fino alla
stato ad Alessandro Magno, massimo modello di fine del XVI secolo, non sono pochi i riferimenti a
regalità nella tradizione letteraria turco-persiana. Costantino, in quanto rifondatore di Costantino-
Del resto anche lo pseudo-Sfrantze, pur certa- poli e per alcuni committente della Santa Sofia25.
mente non attestandosi su posizioni filoturche, Nella cronaca anonima anti-imperiale, la vicenda
rintraccia una discendenza comnena per gli otto- di Qostantin bin Alaniye («Costantino figlio di
mani20. Infine Giorgio Amirutze, uno dei mag- Elena») si svolge al tempo di Gesù. Figlio di Buzan-
giori intellettuali rimasti a Costantinopoli dopo la tin, re maledetto sotto il cui regno scoppia un’epi-
caduta, in alcuni poemetti panegirici e in un’ora- demia che annienta la popolazione di Costantino-
zione funebre per Mehmed II sottolinea il tema poli, Costantino progetta la ricostruzione della città,
della κληρονομία, ovvero della legittimità del sul- progetto che incontra però l’opposizione di Era-
tano come erede degli imperatori di Bisanzio, defi- clio, Cesare di Roma. Dopo essersi rifugiato in
nendolo tra l’altro ἄναξ, βασιλεὺς τρισαριστεὺς μέγας, Egitto e aver sconfitto Eraclio, Costantino ne sposa
῾Ελλήνων κύριος καὶ βασιλεύς, ‛Ρωμαίων ἀρχηγός la figlia, Asafiya (conflazione di Ayasofya – deno-
(«Signore, grande re tre volte eccellente, signore minazione turca di Santa Sofia – e Asaf bin Bara-
re dei Greci, re dei Romani»)21. Abbandonando la hiya – che nella tradizione islamica è il visir di Salo-
concezione dell’eternità dell’impero, Amirutze mone ed è reputato il fondatore della Santa Sofia)
ammette che nel quadro della naturale successione e rifonda con lei la città, costruendo tra l’altro la
degli imperi, Mehmed è in quel momento il colonna serpentina, talismano e oggetto apotropaico
migliore e il più potente dei sovrani, un’idea che venerato dagli ottomani. Alla morte di Asafiya
ritornerà anche in un’epistola del filosofo trape- Costantino ordina la costruzione della chiesa di
zuntino a Bessarione22. Santa Sofia, la quale però non sarà mai completata
a causa della misteriosa sparizione dell’architetto
Costantino nelle fonti ottomane dell’età incaricato del progetto. Quando finalmente la chiesa
di Mehmed II viene terminata con enorme dispendio di risorse,
Le fonti ottomane sono generalmente silen- Costantino perde il senno, costruisce una statua
ziose riguardo alla storia bizantina e i rari accenni equestre (la statua di Giustiniano dell’Augustaion)
che ne fanno riprendono solo sporadicamente e e una colonna crucifera, e dopo averla issata muore,
non fedelmente le fonti arabe, le quali al contrario precipitando nel fuoco infernale. Secondo questa
guardano spesso a Costantinopoli e alle sue ori- tradizione anti-costantiniana non solo Yanko bin
gini. Nelle fonti ottomane posteriori al 1453 assi- Madyan è di origine ungherese, ma lo è anche il
stiamo a un’invenzione del passato bizantino, total- successore Buzantin, padre di Costantino, anch’e-
mente riplasmato e adattato alle necessità del gli dunque non romano. Nella seconda metà del
dibattito interno sulla natura dell’impero, una que- XV secolo il regno d’Ungheria retto da Mattia Cor-
stione assai problematica nella società ottomana vino è tra i nemici più temibili degli ottomani, per
della seconda metà del XV secolo. Nel Dürr-i mek- cui non appare casuale la scelta di associarvi un per-
nun23 di Ahmed Bıcan Yazıcıoğlu di Gelibolu (Gal- sonaggio connotato così negativamente come
lipoli), opera cosmografica in prosa della metà del Costantino. In ogni caso, viene recisamente negata

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ANNA CALIA

l’origine romana di Costantino e il binomio Roma- in cui Costantino, non più imperatore ungherese
Costantinopoli, rifiutando quindi la continuità tra ma romano, è con Giustiniano un modello del tutto
i due Imperi e le due città. Costantino è l’ultimo di positivo per il sultano. Celebrando le gesta di Meh-
una serie di re maledetti, dopo Yanko bin Madyan med in un fethnāme, lo storico Kıvami arriva a dichia-
e il padre Buzantin, e capostipite degli imperatori rare che lo stesso Costantino sarebbe stato musul-
di Bisanzio, anch’essi non immuni dalla maledi- mano: un’equivalenza perfetta quindi con il nuovo
zione. In queste tradizioni anonime anti-imperiali Costantino27. Mehmed supera tutti i predecessori
infatti la rifondazione costantiniana è segnata da in quanto restauratore della vera fede (islamica) a
elementi sinistri, tanto da potersi leggere come un Costantinopoli, fede che aveva abitato la città sin
anti-modello per la rifondazione ottomana della dagli inizi, attraverso due personaggi ben noti, Eyüp
città in corso in quegli anni. Le difficoltà nella e Maslama. Nella narrazione filo-imperiale infatti
costruzione di Santa Sofia; le enormi ricchezze inve- ampio spazio è dedicato al ritrovamento nel 1458
stite; l’introduzione di statue antropomorfe, paga- della sepoltura di Abu Eyüb al-Ansâri, compagno
neggianti e idolatre; infine la morte tragica di di Maometto nel primo assedio di Costantinopoli
Costantino potevano, e dovevano, suonare come (668-669), e alla storia di Maslama, che aveva gui-
un severo monito per il sultano a non seguire il dato il grande assedio del 715-717 e che in quell’oc-
modello della regalità costantiniana. Proprio in que- casione avrebbe fondato una moschea, ancora esi-
gli anni invece, Mehmed si muove in quella dire- stente in epoca paleologa28.
zione, costruendo un’immagine imperiale e allon- Sia le cronache anonime sia le storie ufficiali
tanandosi dallo spirito della ghaza che aveva animato associano, come abbiamo visto, la fondazione di
le prime conquiste di un emirato policentrico e Costantinopoli alla figura di Costantino. La pro-
ancora in via di sedentarizzazione. Nella cronaca venienza di quest’ultimo è collocata dalle fonti filo-
anonima infatti la renovatio imperiale operata da imperiali a Roma, allo scopo di sottolineare la con-
Mehmed è spesso oggetto di critica ed è equiparata tinuità tra la prima e la seconda capitale e quindi
– in senso negativo – a quella di Costantino, non indirettamente anche tra la prima Roma e la Istan-
certo a quella di un campione della fede islamica. bul ottomana. Le tradizioni anti-imperiali invece
Se alcuni storici dell’epoca adottano la stessa indicano come terra di origine di Costantino l’Un-
voce critica espressa nelle cronache anonime – è il gheria, all’epoca principale nemica degli ottomani,
caso di Āşıḳpaşazāde e di Oruç bey – altri invece negando i legami tra Bisanzio e Roma e quindi esclu-
sostengono l’operato di Mehmed II e il recupero dendo una legittimità imperiale per Mehmed, il
dell’eredità bizantina. Nel 1479 il sultano ordina al quale siede sul trono fondato da un imperatore male-
derviscio Ak Şemsüddin un adattamento dal greco detto e da una gente nemica. La disputata origine
in persiano del ‘Racconto sulla costruzione della di Costantino si riflette nella fortunata leggenda
grande Chiesa di Dio, chiamata Santa Sofia’, con- turca della mela rossa, kızıl elma29, immagine – e
tenuta nei Patria costantinopolitani26. Ak Şemsüd- miraggio – di un’indeterminata città imperiale non
din aggiunge un preambolo sulla fondazione di musulmana da conquistare, che nel profetismo turco
Costantinopoli alla traduzione e la adatta alle esi- segna al tempo stesso l’apogeo dell’impero e l’ini-
genze del sultano. Mentre la costruzione dell’ippo- zio del declino. Nei cortei imperiali le truppe salu-
dromo è attribuita a Costantino, non c’è traccia della tano il sultano con l’augurio di ‘ritrovarsi alla mela
tradizione, pure presente in alcune fonti bizantine, rossa’. L’identità della ‘mela’ è disputata soprat-
di una fondazione originaria di Santa Sofia a opera tutto tra Roma, Costantinopoli, Buda e Vienna.
di Costantino, tradizione sviluppatasi a partire dalla L’origine stessa di questo tema è assai dibattuta:
presenza di una basilica costantiniana che sorgeva alcuni ne sostengono una provenienza iranica30;
dove poi sarebbe sorta Santa Sofia. Ak Şemsüddin altri propendono per una derivazione da Occi-
fa confluire l’incendio della basilica costantiniana a dente31; altri infine sostengono il riferimento a Roma
opera degli ariani sotto Teodosio (379-395 d.C.) e e Costantinopoli, confortati peraltro dai già men-
la rivolta di Nika sotto Giustiniano (532 d.C.) in un zionati ḥadît coranici che annunciavano la conqui-
unico evento, facendo apparire la fondazione di Santa sta delle due città.
Sofia come la vittoria sull’eresia e il paganesimo e Se riferita a Costantinopoli, l’espressione con-
il simbolo della potenza universale dell’Impero creta del pomo andrebbe identificata nel globo aureo,
bizantino, che il sultano-basileus è pronto a racco- simbolo del potere universale, retto da Giustiniano
gliere. Gli şehnāmeci («storici di corte») di Mehmed nella statua equestre dell’Augustaion, distrutta dopo
e Beyazid II, Tursun bey, Kemālpaşazāde e Idris-i la conquista ottomana32. Con un abile rimaneggia-
Bitlisi, inseriranno tutti nelle loro narrazioni stori- mento nella tradizione greca kokkine melia diventa il
che questa versione filo-imperiale ispirata dai Patria, Paese del melo rosso, noto anche come Monodendron,

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

da cui hanno origine i turchi e dove essi saranno scac- scitica dei turchi, utilizzando l’assonanza tra turci
ciati per sempre, nel momento in cui si risveglierà e truci per motivarne la natura ferina; costoro esor-
Costantino XI Paleologo, ultimo imperatore bizan- tano alla crociata anti-turca in nome di una con-
tino, trasformatosi in statua di marmo il giorno della danna dottrinale dell’islam. D’altro canto, alcuni
caduta della città. Alternativamente, i turchi saranno umanisti accreditano una discendenza troiana ai
scacciati quando il nuovo erede dei basileis, descritto turci, non più truci ma teucri; discendenza soste-
nelle fonti come un uomo misero e semplice, com- nuta anche da Critobulo, il quale descrive il pelle-
parirà sulla Terra. Secondo un’altra tradizione dif- grinaggio di Mehmed a Troia nel 146336. Costoro
fusasi dopo il 1453, sul sepolcro di porfido di Costan- sono i fautori di un irenismo conciliante e pragma-
tino era scolpita una profezia, decifrata da Giorgio tico, volto alla convivenza col Turco e possibil-
Gennadio Scolario: essa annunciava la fine dell’Im- mente alla sua conversione. Il mito genealogico che
pero bizantino e la disfatta ottomana a opera di una associa i turchi a Troia implica indirettamente la
‘razza gialla’ che avrebbe restituito la città ai cristiani. legittimità del dominio turco non solo in Oriente,
Secondo altre profezie la riconquista della città come successore dell’impero bizantino-greco, ma
sarebbe partita un giorno dalla colonna di Costan- anche in Occidente, e a doppio titolo: per la conti-
tino nel Foro, quando un angelo avrebbe dato una nuità tra l’impero romano e bizantino e per l’ori-
spada al nuovo basileus33. Se la tradizione greca con- gine troiana (e quindi turca) dei romani37.
nota positivamente le statue imperiali legate alla L’immagine umanistica di Mehmed II si intra-
figura di Costantino, quella ottomana ha un atteg- vede con chiarezza nelle uniche due testimonianze
giamento ambiguo nei confronti della statuaria bizan- che elaborano esplicitamente e coscientemente il
tina. Ne è un esempio il diverso destino riservato a ruolo del sultano come nuovo Costantino: quella di
due emblematici monumenti, entrambi attribuiti Giorgio di Trebisonda e di papa Pio II, al secolo
nella cronaca anonima anti-imperiale a Costantino: Enea Silvio Piccolomini. Giorgio di Trebisonda,
da un lato la statua equestre dell’Augustaion, che cretese di origine ma vissuto per lo più in Italia, è
viene rimossa e in seguito distrutta; dall’altro la tra i primi a interessarsi alle implicazioni dell’avan-
colonna serpentiforme, che diventa un potente tali- zata turca, dapprima esortando sovrani e pontefici
smano apotropaico a difesa della sicurezza della città. alla crociata e poi, tramontata ogni speranza di sal-
In generale, le tradizioni turche sono piuttosto sospet- vezza per l’impero, cercando un accomodamento
tose nei confronti della statuaria antropomorfa, men- con il Conquistatore. Egli dedica a Mehmed un trat-
tre alle colonne aniconiche sono spesso attribuiti tatello composto nel 1453, il Περὶ τῆς ἀλήθειας τῆς
poteri talismanici, come accadeva anche in epoca τῶν χριστιανῶν πίστεως (Sulla verità della fede dei
bizantina34. Nella cronaca anonima il modello impe- cristiani) e poi invia al sultano due lettere nel 1466,
riale costantinopolitano è inficiato anche perché accompagnate da un esemplare del trattato in cui
nasce da un atto idolatra, e cioè dalla fondazione confrontava Aristotele e Platone a vantaggio del
impura di Yanko, antenato mitico di Costantino primo, e da un opuscolo composto probabilmente
(ma in alcune versioni Yanko è sostituito da Salo- nel 1466, il Περὶ τῆς αἰδίας τοῦ αὐτοκράτορος δόξης
mone) il quale fonda Costantinopoli dopo aver tro- καὶ τῆς κοσμοκρατορίας αὐτοῦ (Sulla gloria eterna del-
vato un idolo pagano a Gerusalemme35. Tra le l’imperatore e sul suo governo del mondo). Nel trat-
colonne ereditate dal millennio bizantino e vene- tato sulla fede cristiana Giorgio di Trebisonda
rate in epoca ottomana, ricordiamo la già menzio- instaura una comparazione tra Costantino e Meh-
nata colonna serpentina (figg. primo volume VI 31, med che si risolve decisamente a sfavore del primo:
32); la colonna istoriata di Arcadio sullo Xerolophos Mehmed, imperatore dei romani e dell’intero orbe,
(nota in epoca ottomana come Dikilitaş o ‘pietra a differenza di Costantino discende da una stirpe di
conficcata’, fig. primo volume VI 33), che per Evliya re e dominatori, è descritto come un re-filosofo, è
Çelebi viene costruita ai tempi Yanko bin Madyan; superiore al predecessore per forza fisica, morale, e
la colonna di Marciano, nota altresì come colonna per il fatto di aver compiuto le sue conquiste in gio-
della Fanciulla (Kıztaşı); o ancora la colonna di san vanissima età. Non gli rimane che imitare Costan-
Gregorio il Taumaturgo nella Santa Sofia, oggetto tino abbracciando il cristianesimo per superare tutti
di devozione anche in epoca ottomana. gli imperatori e i potenti che la Terra abbia mai
accolto38. Nella visione utopica e conciliatrice di
Sguardi da Occidente su Mehmed come nuovo Giorgio di Trebisonda la legittimità imperiale e uni-
Costantino versale di Mehmed precede e non segue la sua con-
L’atteggiamento umanistico davanti all’ascesa versione al cristianesimo, a differenza di quanto
ottomana oscilla tra timore e curiosità. Da un lato sostiene il pontefice Pio II nell’epistola fittizia al
c’è chi sostiene un’origine barbara e più precisamente sultano, composta nel 1461 e mai inviata.

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ANNA CALIA

Pio II, divenuto papa tre anni prima, subor- umanista Francesco Filelfo chiude un’ode dedicata
dina il riconoscimento della legittima autorità impe- al sultano sottolineando la grandezza di Mehmed,
riale ottomana alla conversione al cristianesimo di macchiata solo dalla fede nell’islam, ma altrove
Mehmed, che avrebbe avviato poi quella del suo invita i principi occidentali alla crociata42. Suo figlio
popolo. Come Giorgio di Trebisonda, anche Pio Gian Mario adotta la medesima attitudine sul
instaura un diretto parallelismo tra Mehmed e modello della disputatio in utramque partem: cele-
Costantino e tra sé e Silvestro, senza che però il bra il sultano in un poemetto incompiuto a lui dedi-
confronto si risolva in favore di Mehmed. Nell’e- cato, l’Amyris, composto su richiesta del mercante
pistola di Pio convivono l’atteggiamento dottrinale anconitano Othman Lillo Ferducci, concludendolo
della Chiesa che condanna l’islam come eresia però con un appello a Galeazzo Sforza a muovere
(spesso percepito come una forma deviata di cri- guerra contro i turchi.
stianesimo), quello irenista che propone una con- La superiorità militare di Mehmed evoca il pre-
versione pacifica al cristianesimo e infine quello cedente costantiniano nel binomio Roma-Costan-
pragmatico, che accetta l’islam come legge posi- tinopoli in un’orazione del veneziano Niccolò
tiva e legittima39. Quest’ultima posizione nell’Ita- Sagundino, autore tra l’altro del De familia Autu-
lia del secondo Quattrocento prende in alcuni casi manorum, primo tentativo occidentale di una sto-
le forme di una più o meno scoperta turcofilia poli- ria della dinastia ottomana: «(Mehmed) dice che la
tica, spesso non disgiunta da anticlericalismo. Una sede di Costantino gli è concessa dal cielo e che que-
breve rassegna include l’Hecatelegium, epigramma sta sede sembra esser in verità Roma, non Costan-
inviato dal poeta ascolano Panfilo Sassi a Ferrante tinopoli, e ciò esser giusto e corrispondere bene
d’Aragona in cui esorta il Gran Turco a venire in come se, presa la figlia con la forza, possa prendersi
Italia contro la Chiesa romana; la vita e l’opera del- anche la madre». Conquistata Costantinopoli, tocca
l’umanista Filippo Bonaccorsi noto anche come a Roma. Un esempio del fortunato tema umani-
Callimaco Esperiente, il quale dopo la congiura stico-rinascimentale del ‘Turco in Italia’ si legge
fallita contro Paolo II (1468) si rifugia a Istanbul già in Enrico di Soemmern, ufficiale del palazzo
e poi dagli Jagelloni in Polonia, dove compone la pontificio: «Va dicendo, vantandosi pubblicamente,
Vita di Gregorio di Sanok arcivescovo di Leopoli, che la prossima estate verrà a Roma, sottometterà
in cui teorizza la pari dignità di cristiani e musul- l’Italia e distruggerà la fede cristiana, e si ritiene
mani in quanto soggetti politici; l’orazione apo- quasi sicuro dell’impresa»43.
crifa in risposta all’epistola di Pio II dell’ ‘otto- A testimonianza degli interessi geografici e mili-
mano’ Morbisano, che esorta la Santa Sede a non tari di Mehmed, probabilmente funzionali al suo
allearsi con Venezia contro gli ottomani; infine, i progetto di espansione verso Occidente, abbiamo
Commentarii del greco Teodoro Spandugino Can- alcuni manoscritti ancora conservati nella biblio-
tacuzeno, ‘patrizio costantinopolitano’, nei quali teca del Topkapı a Istanbul: ricordiamo in parti-
l’autore loda la devozione islamica e l’amicizia tra colare la traduzione araba della Geografia di Tolo-
cristiani e musulmani40. meo del figlio del già ricordato Giorgio Amirutze,
L’esaltazione delle doti del sultano ottomano il quale a sua volta realizza per il sultano una mappa
nella letteratura umanistica evoca gli elogi per i dell’ecumene e un trattatello su Tolomeo; una ver-
generali dell’antichità classica. Secondo queste voci sione breve in greco, senza mappe e disegni, del
turcofile le imprese militari di Mehmed e la rina- Liber insularum archipelagi di Cristoforo Buondel-
scita di un impero forte sono la condizione del monti44; una traduzione italiana della Geografia
ritorno di una pace almeno temporanea in Europa. tolemaica dedicata nel 1482 a ‘Mehmed III’ (cioè
Benedetto Dei, commerciante e spia fiorentina al Beyazid II) e originariamente indirizzata a Meh-
servizio degli ottomani tra 1460 e 1472, riferisce med II, opera del geografo fiorentino Francesco
dell’intenzione di Mehmed di superare le gesta di Berlinghieri. Inoltre, lo scultore Matteo de’ Pasti
Alessandro Magno e Cesare e di voler sbarcare in nel 1461 è incaricato di consegnare al sultano una
Italia. Jacopo Languschi, nell’Excidio e presa di mappa dell’Italia e dell’Adriatico e il De re militari
Costantinopoli, parlando degli exploits militari del di Francesco Valturio, accompagnato da una let-
sultano, suggerisce un parallelismo tra le ambizioni tera di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Matteo de’
di Mehmed e quelle dei grandi generali e impera- Pasti è intercettato e arrestato dai Veneziani, i quali
tori dell’antichità, incluso Costantino: «Hora dice hanno ben donde di temere un’alleanza tra Sigi-
esser mutato le saxon di tempi, sì che de Oriente el smondo e Mehmed II ai loro danni. Nel Topkapı
passi in Occidente, come gli occidentali in oriente c’è ancora oggi un incunabolo dell’opera di Valtu-
sono andati: uno dice dover esser lo imperio del rio stampato a Verona nel 1472, forse giunto a Istan-
mundo, una fide, una monarchia»41. Anche il celebre bul mentre Mehmed era ancora in vita45.

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

Come a Istanbul così anche in Italia dunque prima corte del Topkapı e trasformata in armeria
l’immagine di Mehmed evoca i modelli della clas- imperiale (Cebhane-i Amire). Beyazid II, succes-
sicità ed è spesso avvicinata a quella di Costantino. sore di Mehmed, se ne disfarà offrendo una reli-
Talvolta, senza essere esplicitamente collegato alla quia di san Giovanni Battista agli Ospedalieri di
figura del sultano, il nome di Costantino è comun- Rodi nel 1484 e poi inviando nel 1489 a Luigi XI
que associato alla caduta di Costantinopoli. Il cele- di Francia un elenco in cui sono menzionate ven-
bre umanista Biondo Flavio e il meno noto Andrea tiquattro venerabili reliquie in vendita48. Entrambe
Biglia sono entrambi critici nei confronti di Costan- le offerte riguardano i tentativi di Beyazid di neu-
tino poiché, separando la sede imperiale (Costan- tralizzare il rivale al trono, il principe Cem, prigio-
tinopoli) dalla sede ecclesiastica (Roma), egli avrebbe niero presso la corte francese. Se Mehmed colle-
avviato il declino di entrambe le istituzioni, Chiesa zionasse reliquie cristiane per fini pragmatici o per
e Impero, esponendole a minacce esterne e interne46. motivi devozionali non è chiaro. Ma sommando gli
A Costantino vengono attribuite nell’Umanesimo elementi fin qui considerati, è ragionevole pensare
alcune profezie relative alla caduta di Costantino- che il collezionismo di reliquie e di regalia impe-
poli, per esempio nella già citata cronaca di Nestor riali (per esempio i sarcofagi porfiretici e le lastre
Iskender e nel diario del medico veneziano Niccolò marmoree rinvenute nelle corti del Topkapı), lungi
Barbaro, presente all’assedio a bordo di una galera da indicare un improbabile cripto-cristianesimo del
veneziana. Tre sarebbero stati gli omina profetiz- sultano, rientrino piuttosto nella rappresentazione
zati da Costantino a proposito della caduta di della Istanbul ottomana come continuazione della
Costantinopoli: un’eclissi parziale di luna; il nome Costantinopoli bizantina nei due aspetti di Nuova
dell’ultimo imperatore bizantino, suo omonimo; Roma e Nuova Gerusalemme. Tra le reliquie pos-
infine, secondo una tradizione presente anche nelle sedute da Mehmed ricordiamo le reliquie della pas-
fonti arabe, la provenienza dei conquistatori della sione e la pietra della deposizione, fino ad allora
città, indicata dalla mano della statua dell’Augu- conservata nel Pantokrator accanto alla tomba di
staion, protesa verso Oriente. Manuele I Comneno49, che nella lista del 1489 è
Il millenarismo e il profetismo sono tipici della però confusa con la «petra dove nacque nostro
mentalità del secondo Quattrocento tanto a Bisan- Signor Jesu Christo»50; le reliquie di san Giovanni
zio, come si è detto a proposito dell’imminenza del- Elemosinario, poi cedute a Mattia Corvino re d’Un-
l’anno 7000, quanto in Occidente, dove a volte le gheria; un’immagine della Madonna dipinta su
visioni apocalittiche piuttosto che riferirsi alla caduta richiesta personale del sultano da Gentile Bellini;
di Costantinopoli bizantina annunciano la fine infine, le reliquie del braccio di san Giovanni Bat-
imminente dell’Impero ottomano. La tradizione tista (fig. I 17), giunte a Costantinopoli nel 956 d.C.
dei pronostici e delle profezie relativi alle sorti del- e custodite per secoli nella cappella della Vergine
l’Impero ottomano si svilupperà in particolar modo di Pharos. Queste ultime sono ancora nel Topkapı
nella prima metà del Cinquecento, nel quadro della e in epoca ottomana erano tra le reliquie islamiche
rivalità tra Carlo V e Solimano il Magnifico. Uno più preziose del Tesoro imperiale (Emanet Hazine),
degli esempi più noti è l’opera di Antonio Arquato venerate anche dai musulmani in quanto il Batti-
ferrarese De eversione Europae Prognosticon, dedi- sta (Yahya) è considerato il profeta che precede
cata nel 1481 al re d’Ungheria Mattia Corvino. Qui Gesù (Isa)51.
la fine della dinastia ottomana è pronosticata per il La ‘seconda morte di Omero e Platone’ è un
1507: per qualcuno dunque, la caduta di Costanti- motivo ricorrente tra gli umanisti che assistono alla
nopoli non inaugura l’impero del sultano-basileus, caduta di Costantinopoli nel 145452. Innumerevoli
ma è preludio della sua fine imminente47. manoscritti vanno distrutti o sono svenduti; molti
vengono messi in salvo e arrivano in Occidente; tut-
tavia, qualcosa si salva dal naufragio anche a Costan-
L’immagine imperiale di Mehmed II tinopoli. Nonostante il fiorire delle leggende sulla
biblioteca degli ultimi Paleologi, in cui secondo
Oltre ai richiami al passato costantiniano evi- alcuni si sarebbero trovati addirittura codici del-
denti nella riformulazione dello spazio urbano di l’età di Costantino Magno, è stato dimostrato che
Costantinopoli, è la figura stessa di Mehmed a essere buona parte dei manoscritti greci del Topkapı non
associata al basileus bizantino. In questo senso un proviene dalla biblioteca dell’ultimo imperatore
elemento importante è l’interesse di Mehmed per bizantino bensì da quella del conquistatore di
il collezionismo di reliquie non solo islamiche ma Costantinopoli. La maggior parte dei manoscritti
anche cristiane, che dopo la conquista vengono col- ivi contenuti sono cioè stati copiati nella seconda
locate nella chiesa di Santa Irene, inglobata nella metà del XV secolo e sono sia testi d’apparato sia

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ANNA CALIA

di uso pratico, probabilmente ad appannaggio della ed è ancora oggi conservato in un manoscritto del
cancelleria ottomana all’epoca ancora ellenofona. Topkapı conosciuto come l’‘album del Fatih’, che
Un’eccezione è costituita da alcuni manoscritti di raccoglie altre quattordici incisioni prodotte nel
epoche precedenti, spesso provenienti da bibliote- palazzo ottomano nel regno del Conquistatore. Oltre
che monastiche, per i quali è meno agevole stabi- al ‘Gran Turco’, altri due ritratti di Mehmed com-
lire come e quando giunsero nella biblioteca del paiono nell’album del Topkapı: uno è il celebre
palazzo53. ‘ritratto di Sinan’, in cui il sultano è ripreso a figura
L’immagine di Mehmed II come legittimo erede intera, seduto, mentre annusa una rosa, in una felice
dell’autorità imperiale romana si riflette anche nella sintesi dell’iconografia turco-timuride e occiden-
rappresentazione del sovrano nell’arte italiana del tale nella rappresentazione della regalità57.
secondo Quattrocento. Fondamentale è la figura di Le medaglie di produzione occidentale sono
Gentile Bellini, che alla fine della prima guerra sicuramente il mezzo espressivo in cui più è esal-
veneziano-ottomana (1463-1479) è inviato su richie- tata l’ambizione imperiale di Mehmed II. Esse risal-
sta del sultano a Istanbul, dove si ferma per poco gono tutte agli anni Settanta e Ottanta del Quattro-
più di un anno (fine 1479-inizio 1481). La più cele- cento, tranne un esemplare realizzato da un seguace
bre opera belliniana direttamente riconducibile al di Pisanello, forse Marco Guidizani, attivo a Vene-
soggiorno istanbuliota è il realistico ritratto di Meh- zia tra 1460 e 1470 circa. Quest’ultima medaglia è
med II54 (fig. I 12), eseguito negli ultimi mesi di quella che meno riflette le fattezze reali del sultano;
vita del sultano, modello della maggior parte dei nella legenda si legge: Magnus et admiratus solda-
ritratti conosciuti del Conquistatore. Sotto il para- nus Macomet Bei («Grande emiro, sultano Mehmed
petto entro cui è inserita la figura del sultano, ripresa bey»), mentre nel verso il sultano è celebrato come
di tre quarti, ci sono due iscrizioni, in una delle sovrano universale attraverso l’immagine di un gio-
quali si legge victor orbis («conquistatore del vane nudo reclinato sulle rocce con una torcia nella
mondo»). Su ognuno dei due lati del parapetto spic- sinistra, rappresentazione generalmente associata
cano tre corone, che probabilmente alludono alla ad Alessandro Magno58. Le più celebri medaglie di
triplice conquista di Grecia, Trebisonda e Asia; la Mehmed II, tutte databili al 1480 circa, sono ricon-
corona raffigurata sulla decorazione del parapetto ducibili a Gentile Bellini, Costanzo di Moysis (detto
può riferirsi invece alla regalità ottomana di Meh- da Ferrara) e Bertoldo di Giovanni. Il prototipo bel-
med, settimo sultano della casa di Osman oltre che liniano, realizzato dopo il ritorno di Gentile da Istan-
imperatore universale. Al prototipo belliniano si bul, si caratterizza per la semplicità del ritratto di
richiamano altri ritratti di Mehmed, realizzati a Mehmed e per le tre corone sul verso della meda-
Istanbul da allievi del Bellini la cui identità è però glia, a indicare come nel celebre dipinto la triplice
ignota55. Un esperimento precedente è costituito conquista di Asia, Grecia e Trebisonda. Nella
da El Gran Turco, un’incisione che sopravvive in legenda Mehmed è definito imperatore oltre che
soli due esemplari, attribuita al Maestro della Pas- sultano: Magni Sultani Mohameti imperatoris Gen-
sione di Vienna. È un capriccio che offre un’imma- tilis Bellinus Venetus eques auratus comesq(ue) pala-
gine allegorica del sultano, parzialmente ispirata al tinus fecit («Gentile Bellini veneziano, cavaliere dello
ritratto del basileus Giovanni VIII Paleologo, quale Speron d’Oro e conte palatino fece il ritratto del
è raffigurato nella celebre medaglia di Pisanello rea- gran sultano imperatore Mehmed», fig. I 14)59. Un
lizzata in occasione del concilio di Ferrara-Firenze altro famoso ritratto del sultano compare nella meda-
del 1437-1439. Probabilmente l’iconografia della glia di Costanzo di Moysis, detto anche da Ferrara,
medaglia di Pisanello, la quale influenza molte rap- il quale – come nel caso di Bellini – arriva a Istan-
presentazioni successive di imperatori d’Oriente e bul tra 1467 e 1478 su richiesta del sultano, inviato
sultani, si ispira a sua volta a due medaglie di da Ferrante d’Aragona. I due prototipi di medaglia
Costantino e Eraclio – entrambi rappresentati in verosimilmente disegnati e firmati da Costanzo tra
trionfo dopo, rispettivamente, il ritrovamento e il 1478 e 1481, mostrano entrambi un profilo natura-
recupero della vera croce – realizzate in Francia nel listico di Mehmed sul recto e il sultano a cavallo sul
1402 in concomitanza con la visita parigina dell’im- verso; nella legenda del primo prototipo, forse pro-
peratore bizantino Manuele II Paleologo56. L’in- dotto a Istanbul quando il sultano era ancora in vita,
cisione El Gran Turco è realizzata intorno al 1461 leggiamo: Sultanus Mohameth Othomanus Turco-
e celebra le virtù guerriere del sultano-basileus, che rum imperator / hic belli fulmen populos prostravit et
indossa un elmo riccamente decorato da cui si pro- urbes, («Sultano Mehmed ottomano, imperatore dei
tende un drago, spesso associato al Turco in rappre- Turchi, fulmine di guerra, piegò popoli e città», fig.
sentazioni coeve in ragione del suo statuto ‘demo- I 13). Ancora più significativamente, l’altra legenda
niaco’. Uno dei due esemplari fu offerto al sultano esalta il potere universale di Mehmed, erede per

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

conquista dell’autorità imperiale bizantina oltre che che detentore del titolo califfale, e in nome della
della dinastia ottomana: Sultani Mohammeth Octho- discendenza ‘romana’ legittima anche l’espansione
mani Uguli Bizantii inperatoris 1481 / Mohameth Asie ottomana a Occidente63, come spiega bene Giovio:
et Gretie inperatoris ymago equestris in exercitus («Del «Ho inteso da huomini degni di fede, che spesso
sultano Mehmed erede di Osman, imperatore bizan- dice, che à lui tocca di ragione l’imperio di Roma
tino, 1481 / Ritratto equestre di Mehmed, impera- et di tutto Ponente per esser legittimo successore
tore di Asia e Grecia, in campagna militare»)60. L’ul- di Constantino imperatore qual transfere l’impe-
tima celebre medaglia di Mehmed II è realizzata a rio in Constantinopoli»64. La rivalità ottomano-
Firenze da Bertoldo di Giovanni sotto gli auspici di asburgica per il titulus imperiale è ben rappresen-
Lorenzo de’ Medici negli anni Ottanta del Quattro- tata in una medaglia anonima in cui una figura alata,
cento ed è stata a volte letta come un omaggio della probabile personificazione della Vittoria, assiste
corte medicea alla conquista ottomana di Otranto Carlo V, ritratto in primo piano; sullo sfondo però,
del 1480. Nel recto c’è l’usuale ritratto di profilo del incombe minaccioso il profilo del Gran Turco con
sultano ammantato di regalia, mentre nel verso com- i tratti del sultano Süleyman. Ulteriore espressione
pare un’immagine classicheggiante debitrice della dell’ambizione imperiale ottomana è una magnilo-
già menzionata medaglia di Eraclio del 1402, con quente iscrizione sulla fortezza di Bender in Mol-
Marte che guida un carro trionfale su cui si erge il davia, conquistata nel 1538, in cui Süleyman si auto-
sovrano vincitore. Quest’ultimo regge nella sinistra celebra: «A Baghdad sono lo şah, nelle terre bizantine
una statuina le cui fattezze ricordano quelle dell’A- il Cesare e in Egitto il sultano» (fig. I 18)65.
pollo Helios che sormontava la colonna di Costan- La concorrenza per la translatio imperii coin-
tino a Costantinopoli; nella destra invece tiene legate volge sincronicamente le maggiori potenze eura-
a sé tre giovani figure femminili nude – Grecia, Tre- siatiche nel corso del XVI secolo. Oltre a Süley-
bisonda e Asia – sottomesse in quegli anni all’impe- man I e Carlo V, due figure complementari e quasi
rator ottomano (fig. I 15)61. ‘gemellari’66, anche l’Impero safavide dello şah Tah-
masp e quello moghul ambiscono a una legittima-
zione imperiale del proprio potere, richiamandosi
Costantino oltre Mehmed II entrambi alla figura di Alessandro Magno; sarà poi
la Russia a reclamare l’eredità romano-bizantina e
Per le ragioni e nei modi finora evidenziati, nes- lo statuto di Mosca come Terza Roma. Non è
sun sultano come Mehmed II riesce a costruire casuale perciò che come sotto Mehmed II, anche
un’immagine imperiale anche attraverso il recu- nel regno di Süleyman ci sia una ripresa del dibat-
pero dell’eredità bizantina e costantiniana. Un’ec- tito fra tradizioni pro-imperiali e anti-imperiali in
cezione può individuarsi nella figura di Süleyman cui ricompare la figura di Costantino. Per lo storico
Kanuni («legislatore»), le cui aspirazioni imperiali di corte Latifi (1490-1582), autore dell’Evsaf-i Istan-
vanno inserite nell’ambito della competizione tra bul («Elogio di Istanbul»), Costantinopoli fu fon-
le potenze rivali della prima età moderna per l’im- data da Yanko bin Madyan e uno dei suoi succes-
pero universale. Soprattutto durante il visirato del sori fu Alessandro Magno, il cui generale era
rinnegato di origine greca Ibrahim Paşa (1523- Costantino67. Per Lütfi Paşa (morto nel 1564)
1536), la rivalità ottomano-asburgica si esprime invece, Costantino era cristiano e fu il terzo fonda-
anche attraverso un serrato duello a distanza tra tore di Costantinopoli68; anche il grande storico
due iconografie imperiali distinte, ma entrambe Mustafa Ali (1541-1599), che si distingue per lo
reclamanti l’eredità dell’Impero romano. spirito critico e il vaglio delle fonti, mostra molta
Ne è testimonianza un sontuoso elmo-corona, confusione quando si occupa di Costantino: in una
realizzato su committenza di Ibrahim Paşa a Vene- prima versione quest’ultimo è considerato il fon-
zia, che si presenta come un prezioso strumento di datore di Santa Sofia ed è contemporaneo di Era-
propaganda dello statuto ‘imperiale’ del potere otto- clio, con cui si batte per il trono; nella seconda ver-
mano. Lo storico e cancelliere di palazzo Celalzāde sione invece Costantino vive al tempo di Augusto,
(1490-1567) schernisce le ambizioni di Carlo V di cui è il successore. Nel Seicento anche Evliya
(1519-1556), che nel 1530 era stato incoronato a Çelebi (1611-1682) e Hezarfen (morto nel 1691) inse-
Bologna imperatore e Cesare del Sacro Romano riscono Costantino nella storia di Costantinopoli.
Impero62. Nel primo trattato di pace ottomano- Per Evliya, il cui Seyahatnāme («Libro dei viaggi»)
asburgico, segnato nel 1547, Süleyman si rivolge ha per fonti Agapios e le cronache anonime otto-
al rivale Carlo V attribuendogli solo il titolo di ‘re mane, Costantino è il nono re di Costantinopoli, il
di Spagna’ e non di Cesare o imperatore. Il sultano primo a convertirsi e costruttore delle mura della
si considera erede unico dell’Impero romano, oltre città. Hezarfen invece è il primo storico ottomano a

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ANNA CALIA

ricostruire criticamente il passato della città, met- Costantinopoli appare come l’unico luogo adatto
tendo in dubbio la storicità di Yanko bin Madyan ad accogliere la sede imperiale e tale scelta implica
e ‘riabilitando’ la figura di Costantino69. Oltre agli lo spostamento della capitale da Edirne. Una scelta
storici filo-imperiali tuttavia, sotto il regno di Süley- che, come si è detto, incontra la strenua opposi-
man riprendono a circolare storie sulla fondazione zione di una parte della società ottomana rappre-
di Costantinopoli assai critiche nei confronti del- sentata dai ghazi, danneggiati dalla centralizzazione
l’ideologia imperiale. In alcuni casi queste voci del potere nella nuova capitale, che si avvia a diven-
contrarie arrivano a sviluppare versioni millena- tare il magniloquente riflesso della gloria del sul-
ristiche – una tendenza, quest’ultima, diffusa ben tano. In realtà, almeno nei primissimi anni dopo la
al di là dei confini dell’impero ottomano nel XVI conquista, Mehmed risiede spesso a Edirne e avvia
secolo – secondo cui l’ambizione al dominio uni- la ricostruzione di un’immagine imperiale di Costan-
versale è il preludio della fine, o almeno del declino tinopoli solo verso la fine degli anni Cinquanta del
degli imperi70. Quattrocento, con un richiamo all’eredità bizan-
Lo Zweikaiserproblem, la competizione otto- tina ma con sostanziali trasformazioni che coinvol-
mano-asburgica per la disputata eredità imperiale, gono l’urbanistica costantinopolitana sul piano poli-
si esprime sotto Süleyman anche attraverso fastose tico, religioso, sociale ed economico.
cerimonie pubbliche e grandiose iniziative archi- La fisionomia di Costantinopoli nella prima
tettoniche, prima tra tutte la realizzazione della metà del Quattrocento, alla vigilia della caduta, è
moschea Süleymaniye, che nelle fonti ottomane è nota soprattutto attraverso le testimonianze di viag-
spesso vista come un superamento dell’ineguagliato giatori, ambasciatori e pellegrini occidentali e russi,
modello della Santa Sofia. Tra i tanti spolia romano- nonché tramite qualche voce bizantina74. Tra gli
bizantini inclusi nella moschea, si segnala la Kız- occidentali, ricordiamo l’ambasciatore castigliano
taşı (colonna della Vergine), eretta da Giustino nel Ruy Gonzalez de Clavijo, inviato in ambasciata
VI secolo, che dopo essere stata smantellata e sezio- presso Tamerlano e sostato a Costantinopoli nel
nata in tre parti viene collocata nella Süleymaniye71. 1403; Bertrandon de la Broquière (1400-1459),
Il progetto imperiale ottomano inizia a tramon- autore del Voyage d’Outremer, scritto dopo un lungo
tare dalla fine del Cinquecento, ostacolato da fat- pellegrinaggio in Terrasanta negli anni Trenta del
tori esterni (l’arretramento dell’espansione a Occi- Quattrocento; il catalano Pero Tafur (1410-1484),
dente) e interni (il maggior controllo della religione il quale tra 1437 e 1439 soggiornò per due volte a
sull’apparecchio statale). Un inatteso revival della Costantinopoli e visitò la corte ottomana a Edirne.
figura di Costantino si avrà infine negli anni delle Una preziosa testimonianza è fornita inoltre dal fio-
riforme, il Tanzimat (1839-1876), nel contesto della rentino Cristoforo Buondelmonti, autore del Liber
riscoperta del passato bizantino di Istanbul e dei insularum archipelagi75, scritto intorno al 1418 dopo
primi passi verso la musealizzazione del patrimo- lunghe peregrinazioni nell’Egeo e a Costantinopoli.
nio custodito dalla città. Rientra in questa tempe- L’originale del Liber non ci è pervenuto, ma
rie il ritrovamento fortuito di un’epigrafe bizantina molte copie della seconda metà del secolo testimo-
da parte del sultano Abdülmecid (1839-1861): niano l’immagine di una Costantinopoli nostalgi-
durante una battuta di caccia nei dintorni di Istan- camente pensata come Nuova Roma e Nuova Geru-
bul, il cavallo del sultano inciampa in un’antica salemme, nonostante l’avvenuta conquista ottomana.
iscrizione, che poi si scopre appartenere a Costan- Le mappe del Liber non rappresentano quindi con
tino Magno72 e che il sultano ordina di collocare fedeltà la realtà costantinopolitana nei primi anni
con i più grandi onori nel palazzo imperiale. della dominazione ottomana, ma una sua proiezione
idealizzata (fig. I 16). Eppure una di queste delle
mappe, oggi a Düsseldorf, presenta numerose tracce
Costantinopoli/Kostantiniye degli interventi ottomani sull’urbanistica cittadina,
sotto Mehmed II assenti nelle altre rappresentazioni di Costantino-
poli: compaiono moschee, in particolare quella di
Critobulo e Tursun bey descrivono dettaglia- Mahmud Paşa, il santuario di Eyüp, la moschea di
tamente l’ingresso di Mehmed a Costantinopoli il Rum Mehmed Paşa a Üsküdar, quella di Fatih («del
29 maggio del 1453 e il suo primo incontro con i Conquistatore») e la Santa Sofia sormontata da un
luoghi della tanto agognata città ormai ridotta in minareto; il Vecchio Bedestan (mercato coperto);
rovina. Le fonti sottolineano concordi le precauzioni le tre fortezze di Yedikule, Rumeli Hisarı sulla
prese dal sultano per evitare che la città venga distrutta sponda europea del Bosforo (fig. I 10) e Anadolu
e riportano il suo ordine alle truppe di non toccare Hisarı sulla sponda asiatica; l’arsenale (tersane-i
edifici e monumenti73. Da subito, per Mehmed amire); i cantieri navali sul Mar di Marmara (kadırga

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

limanı); il vecchio palazzo ottomano nel Forum Tauri sorge su strutture situate in prossimità del Forum
e quello più recente, costruito dove sorgeva l’acro- Bovis e dell’Amastrianum. Anche nel XVI la ten-
poli bizantina. La mappa del Liber di Buondelmonti denza sarà quella di costruire complessi religiosi
da Düsseldorf è dunque un unicum straordinario lungo l’antica Mese e sui Fora della Costantino-
che permette di visualizzare la transizione dalla poli bizantina.
Costantinopoli bizantina alla Istanbul ottomana e Già convertita in moschea da Eyüp nel VII
la coesistenza di monumenti e linguaggi figurativi secolo secondo le fonti turche, Santa Sofia è la prima
differenti sotto Mehmed II. A disegnarla fu pro- chiesa a essere ‘riconvertita’ e al suo vakıf vengono
babilmente un occidentale vicino a Gentile Bellini, associati tutti i beni delle chiese non trasformate in
il quale tra il 1479 e il 1481 soggiorna a Istanbul, moschee. La novità maggiore della prima fase degli
ma le cui opere relative al periodo trascorso preso interventi ottomani sull’architettura religiosa della
la Porta sono quasi tutte perdute. città è la creazione di un nuovo complesso archi-
Le prime iniziative intraprese da Mehmed II tettonico e abitativo extra muros a Eyüp. Qui ven-
dopo la conquista hanno come scopo precipuo il gono trasferite molte famiglie musulmane intorno
ripopolamento della città, a Sud del Corno d’Oro al santuario omonimo (külliyat), costruito dopo l’in-
– essendo Galata considerata ‘città dei franchi’ – e ventio del derviscio Ak Şemsüddin delle reliquie
la conversione in senso islamico di alcuni suoi foci del santo-guerriero Abu Eyüb al-Ansâri80. Il san-
fondamentali. Secondo le stime più attendibili, nella tuario, che secondo alcune fonti era un luogo di
prima metà del Quattrocento Costantinopoli non culto già in epoca bizantina e nei cui pressi sorgeva
conta più di 50.000 abitanti, a fronte dei 400.000 la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, si compone
del XII secolo, picco massimo nella densità abita- di un mausoleo o türbe, una moschea, un hamam e
tiva della città. Molti luoghi di età costantiniana una scuola coranica. Il sito, che diventa anche meta
sono in decadenza, in particolare la chiesa dei Santi di pellegrinaggio e luogo della continuità dinastica
Apostoli e l’ippodromo76. Il ripopolamento della ottomana, assume un valore fondamentale nella
città appare da subito strettamente legato alla sua rifondazione islamica della città. Vi si arriva attra-
ricostruzione. Nei primi anni dopo la conquista, il verso la porta di Edirne (Edirne kapı), che il sul-
sultano ordina infatti numerosi sürgün (deporta- tano attraversa prima di partire per ogni campagna
zioni) di greci, ebrei, armeni e musulmani, in parti- militare. A Eyüp ha poi luogo la cerimonia di intro-
colare nel 1459, dalle regioni recentemente conqui- nizzazione (cülûs) del sultano il quale, dopo aver
state77. Dai tahrir defterleri («registri dei censimenti preso possesso della spada di Eyüp, prende parte
catastali») ottomani apprendiamo che già nel 1477 al corteo imperiale che, come nelle cerimonie bizan-
la popolazione della città è raddoppiata e che la tine, attraversa la via imperiale, in epoca ottomana
minoranza più numerosa è quella greco-ortodossa, nota come Divan Yolu.
inserita nel Rum milleti e guidata dal patriarca, che Oltre alla rifondazione religiosa, nei primi anni
ha la precedenza sulle autorità religiose delle altre dopo la conquista Mehmed riformula lo spazio della
minoranze dell’impero. Dal punto di vista econo- città di Costantino anche in termini militari e poli-
mico, molti commercianti greci traggono vantag- tici. Nel quadro del progetto di rafforzamento delle
gio dalla conquista ottomana, a giudicare dai nume- mura lungo il Mar di Marmara e del consolida-
rosi contratti di iltizam (appalti di beni pubblici mento del porto, Mehmed ordina la costruzione
in cambio di una tassa) stipulati da greci. In gene- della fortezza intra muros di Yedikule. Essa fungerà
rale, i mercanti italiani e latini vengono rapida- da Tesoro imperiale prima di diventare prigione e
mente sostituiti da quelli greci nel controllo dei sorge alla fine del braccio meridionale della Mese
commerci sul Bosforo78. Nei primi anni dopo la e all’inizio della Via Egnatia. Munita di sette torri
conquista nascono le nahiye o grandi circoscri- e di forma pentagonale, la fortezza, conclusa nel
zioni, ciascuna delle quali si compone di mahalle 1458 circa, ingloba in un lato l’imponente Porta
(quartieri), in cui sorgono imaret (cucine pubbli- d’Oro e presenta numerosi esempi di reimpiego di
che), moschee, medrese (scuole coraniche), hamam spolia proto e medio-bizantini81. Almeno fino al
(bagni pubblici), han, ospizi e ospedali, bedestan XVII secolo sul lato esterno delle mura di Yedi-
(mercati coperti o semi-coperti)79. Queste strut- kule sono inseriti dodici rilievi marmorei rappre-
ture spesso afferiscono a evkaf (singolare vakıf), sentanti le fatiche di Eracle, ultima traccia della
fondazioni pie inalienabili fondate da privati per grecità classica a Costantinopoli oltre alla colonna
la pubblica utilità; tra i primi evkaf ricordiamo serpentina. Sir Thomas Roe, ambasciatore inglese
quello di Mahmud Paşa, gran visir di Mehmed II presso la Porta, tenta invano di acquistarli tra il
di origine greco-serba, e quello di Has Murad Paşa, 1621 e il 1628; i rilievi andranno poi distrutti entro
un Paleologo convertitosi all’islam, la cui moschea la fine del Settecento82.

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ANNA CALIA

Nella scelta del centro politico del nuovo impero, realizzazioni posteriori della Beyazidiye (1501-06)
Mehmed marca una discontinuità con l’eredità e della Süleymaniye (1550-1558)84.
bizantina. Il palazzo della Blacherne in cui risiede- Di particolare valore simbolico è la costruzione
vano gli ultimi basileis era infatti troppo decentrato nel 1461 della moschea di Fatih, oggi visibile nel
per la capitale ottomana, che rispetto alla Costan- rifacimento settecentesco, primo edificio religioso
tinopoli di età paleologa si proietta maggiormente ottomano costruito intra muros, nei pressi della
verso il Bosforo e il Mar di Marmara. L’antico demolita chiesa dei Santi Apostoli85. Fatiscente
palazzo bizantino è abbandonato da tempo e ai primi all’epoca della conquista, la chiesa, di fondazione
del XVII secolo sulle sue rovine sarà costruita l’im- costantiniana, sorgeva in uno dei punti più elevati
ponente moschea di Ahmet I (Sultanahmet Camii). della città, ed è inizialmente scelta da Mehmed come
Mehmed decide in un primo momento di edificare sede del patriarcato ortodosso, poi spostato nella
il palazzo (Eski Saray) nel Forum Tauri, inglobando chiesa della Pammakaristos, che nel 1591 sarà a sua
nella costruzione la colonna di Teodosio, poi volta trasformata nella Fethiye Camii. L’unica strut-
distrutta da Beyazid II per fare spazio a un com- tura di età costantiniana ancora esistente nella chiesa
plesso termale. Successivamente, nel 1458, iniziano dei Santi Apostoli all’epoca della conquista otto-
i lavori di costruzione del nuovo palazzo, laddove mana è il mausoleo circolare86 a est dell’abside,
sorgeva l’acropoli bizantina, in posizione sopraele- destinato a conservare le reliquie degli apostoli e le
vata e dominante i tre specchi d’acqua del Corno sepolture degli imperatori bizantini a partire da
d’Oro, Bosforo e Mar di Marmara. La portata sim- quella di Costantino, isapostolos e isochristos. I sar-
bolica di tale scelta è eccezionale: oltre a segnare cofagi erano già stati profanati durante il sacco latino
una maggior separazione della cittadella sultaniale del 120487, ma a differenza del sepolcro di Sant’E-
dal resto della città, essa ribadisce l’autorappresen- lena, le cui reliquie furono portate a Venezia nel
tazione del sultano non più come ghazi ma come monastero omonimo, la sepoltura di Costantino era
basileus e ‘sultano dei due continenti e imperatore rimasta intatta. Nel 1453 essa ha una sorte diversa
dei due mari’, come si legge nell’iscrizione all’in- ed è profanata, come testimoniano tra gli altri un’o-
gresso del palazzo. Il Topkapı, termine corrente- razione di Giacomo Campora vescovo di Caffa e
mente utilizzato per definire il palazzo solo a par- una lettera del vescovo greco Samuele88. Alcuni
tire dal XVII secolo, è un palinsesto architettonico, sarcofagi vengono spostati nel nuovo palazzo otto-
felice sintesi di elementi provenienti da tradizioni mano e collocati davanti alla chiesa di Santa Irene,
differenti, in cui rientrano anche alcuni reimpieghi a sottolineare la continuità tra gli antichi e i nuovi
di spolia bizantini83. Si pensi per esempio alle lastre dominatori. Il sarcofago di Costantino giace oggi
marmoree con embricazioni semicircolari utilizzate integro all’esterno del Museo Archeologico, dopo
nella pavimentazione della porta d’ingresso della il dissotterramento del coperchio, individuato nel
terza corte del palazzo, la Babı Saadet («porta della 1916 sotto un platano secolare nella seconda corte
felicità»), e ai tondi porfiretici inseriti nella adia- del palazzo89. La collocazione del sarcofago costan-
cente facciata dell’Arz Odası («stanza delle peti- tiniano dal Quattrocento in poi non è individuabile
zioni»). Nelle prime due delle quattro corti di cui con certezza. La maggioranza dei testimoni indica
si compone il palazzo sono stati ritrovati tamburi la chiesa dei Santi Apostoli, ma Bertrandon de la
di marmo e capitelli di colonne bizantine, nove gra- Broquière situa il sepolcro di Costantino nel Pan-
dini marmorei e due basamenti di un monumento tokrator, mausoleo dei Comneni. Alcuni testimoni
dell’ippodromo, oltre a cinque sarcofagi imperiali del XVI secolo riportano di aver visto il presunto
in porfido, spostati dai Santi Apostoli. sepolcro di Costantino al centro di una strada nei
Come si è detto, uno dei primi gesti tradizio- pressi della Fatih Camii. Nel XIX secolo i sarco-
nalmente associati a Mehmed II dopo la conqui- fagi imperiali ancora esistenti in città erano tutti
sta è la trasformazione di Santa Sofia in moschea. invariabilmente attribuiti a Costantino, e infatti le
Ciò avviene senza stravolgimenti della struttura, fonti collocano variabilmente la sepoltura costan-
in cui si produce una sostanziale coesistenza del tiniana tra nella moschea di Beyazid II, la Nuruo-
linguaggio figurativo bizantino con quello otto- smaniye Camii o ancora la Zeyrek Camii (ex-Pan-
mano. Santa Sofia resterà per l’architettura otto- tokrator)90.
mana un costante modello con cui confrontarsi, e Alla morte di Mehmed, nell’aprile-maggio del
da sfidare. Ciò è evidente nella moschea di Fatih, 1481, il figlio e successore Beyazid II costruisce
che però viene completamente ricostruita nel Set- un mausoleo (türbe) nel complesso della Fatih
tecento, in quella di Rum Mehmed Paşa a Üskü- Camii, secondo alcuni nel punto stesso in cui era
dar, che risente anche dell’influenza dell’architet- collocato il sepolcro costantiniano. Prima di Meh-
tura tardo-bizantina, ma soprattutto nelle grandi med, tutti i sultani ottomani erano stati sepolti a

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

Bursa, l’antica capitale dell’emirato: per la prima materiali utilizzati per la costruzione di nuove strut-
volta con Mehmed II un sultano viene sepolto a ture, in particolare il prospiciente palazzo di Ibra-
Istanbul, nello stesso luogo in cui erano stati sepolti him Paşa, la moschea di Süleyman e quella di Sul-
gli imperatori bizantini dal IV all’XI secolo. Signi- tanahmet, nella cui corte si vedono infatti numerose
ficative sono inoltre le analogie spaziali tra le fonti colonne provenienti dal peripatos, il portico trabeato
sulla cerimonia funebre tributata a Mehmed II e i cui resti si osservano ancora ergersi in raffigura-
le esequie di Costantino91: in entrambi i casi, il fere- zioni cinquecentesche dell’ippodromo96. La pre-
tro del sovrano è esposto nel palazzo per poi essere senza del monumentale palazzo di Ibrahim Paşa
trasportato verso i Santi Apostoli o la Fatih Camii indica una riappropriazione dello spazio da parte
con una processione che attraversa la via imperiale. dell’entourage sultaniale, e alcune miniature otto-
Un altro dei foci del potere su cui Mehmed II mane mostrano l’Atmeydanı come luogo di incon-
interviene è l’Augustaion, su cui si affacciavano in tro tra il palazzo e la città, nell’amministrazione della
epoca bizantina il palazzo imperiale con i propilei, giustizia, nel cerimoniale imperiale, nella celebra-
la Chalke (porta di bronzo), il Senato e Santa Sofia. zione delle festività e nell’espressione del dissenso97.
Al centro troneggiava la colossale statua equestre Qui rimangono per secoli l’obelisco di Tutmosi III
di Giustiniano, le cui fattezze ci sono note anche con il basamento marmoreo teodosiano, l’obelisco
grazie a un bozzetto attribuito a Ciriaco d’Ancona92. di Costantino VII Porfirogenito e la colonna ser-
Un gruppo di mappe del Liber insularum di Buon- pentina (fig. primo volume VI 28).
delmonti identificano cavaliere con Teodosio. Que- Quest’ultimo è un tripode bronzeo anguiforme,
sto ha portato a ipotizzare che lo stesso Giustiniano trofeo votivo offerto al santuario di Delfi dai Greci
avesse reimpiegato una statua equestre di Teodo- confederati dopo la vittoria nella battaglia di Pla-
sio nella costruzione del colosso93. La statua, che tea (479 a.C.). Costantino aveva collocato il tripode
spesso nelle fonti ottomane è attribuita a Costan- nell’ippodromo, di cui oggi resta solo la base, costi-
tino ed è circondata da un’aura sinistra, viene tuita dalle spire di tre serpenti intrecciati, e un fram-
distrutta poco dopo la conquista. Il globo crucigero mento della testa di uno dei tre serpenti che sup-
stretto nella sinistra dell’imperatore era infatti portavano il tripode98. Per molto tempo si è creduto
un’immagine del potere universale del basileus, men- che a deturpare la scultura fossero stati gli otto-
tre il braccio destro teso verso est avrebbe tenuto mani, subito dopo la conquista. La cronaca ano-
lontani i nemici di Bisanzio in arrivo da Oriente. nima del 1491 presenta una descrizione molto accu-
Le cronache anonime ottomane riportano i tenta- rata della scultura, in relazione ai suoi poteri
tivi di impedire la rimozione della statua compiuti taumaturgici, ma senza alcun riferimento a muti-
dai cristiani di Istanbul, i quali sostenevano che lazioni e sfregi. Kemālpaşazāde, che scrive negli
essa avrebbe protetto la città dalla peste. Ma alla ultimi anni di regno di Beyazid II (1481-1512), rac-
fine prevalse il partito contrario. Molto probabil- contando che fu lo stesso Costantino a ordinare la
mente la statua viene rimossa poco dopo la conqui- costruzione del tripode, i cui poteri avrebbero tenuto
sta ed è poi fusa in un secondo momento, o nel 1456 i serpenti lontano dalla città fino a quando la colonna
in occasione dell’assedio di Belgrado o nel XVI fosse rimasta integra, ci informa che già ai primi
secolo, secondo la testimonianza di Pierre Gilles, del Cinquecento la mascella di un serpente era
grande conoscitore della topografia e delle antichità mutila, anche se non ne viene specificato il motivo
costantinopolitane94. Non sembra comunque che e Mehmed non è menzionato come possibile autore
il colosso giustinianeo sia stato rimosso per una della mutilazione. La tradizione secondo cui sarebbe
generica campagna iconoclasta contro le antichità stato Mehmed a sfigurare uno dei tre serpenti poco
costantinopolitane ma piuttosto per i poteri tauma- dopo la conquista di Costantinopoli risale solo a un
turgici di segno negativo che gli vengono attribuiti, periodo successivo, almeno alla metà del XVI secolo.
come riporta Angiolello: «(la statua) fu levata via Essa è però contraddetta da fonti contemporanee
dal Gran Turcho perché dicevano li suoi astrolo- di Mehmed: Angiolello, il quale racconta della deci-
ghi ed indovini che, insino che la detta statua di sione del sultano di abbattere un gelso nei pressi
Sant’Agostino (sic) starà sopra la detta colona, le della colonna al fine di proteggerla, in quanto pre-
cristiani averanno possanza contra macometani»95. zioso talismano posto a difesa della città99, e Bon-
Un ruolo centrale nella capitale ottomana è signore Bonsignori, che accenna a un’esedra colon-
ricoperto dal glorioso ippodromo (Atmeydanı), in nata posta nell’ippodromo di cui i turchi erano molto
decadenza da alcuni secoli e nel 1453 ormai in gelosi, al punto che non permettevano agli stranieri
rovina. Mehmed II distribuisce alcune terre adia- di avvicinarvisi100. La definitiva scomparsa del tri-
centi con l’intenzione di ripopolarle; l’ippodromo pode e delle tre teste dei serpenti va ascritta invece
ottomano diviene così una cava a cielo aperto di con sicurezza all’anno 1700, come testimoniano un

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ANNA CALIA

passo delle relazioni dell’ambasciatore polacco De Mitos y realidades, Madrid 2003; R. Ousterhout, The
la Motraye e una cronaca ottomana, il Nusretnāme East, the West and the Appropriation of the Past in Early
Ottoman Architecture, in Gesta, 43,2 (2004), pp. 165-
di Fındıklı Mehmed Silahdar101. Il tripode, lungi 176; C. Kafescioğlu, La capitale dell’impero ottomano.
dall’essere distrutto dal furore iconoclasta dei tur- Istanbul tra XV e XVIII secolo, in Bisanzio,
chi, i quali peraltro gli avevano da sempre attri- Costantinopoli, Istanbul, a cura di T. Velmans, Milano
buito poteri talismanici, sarebbe invece caduto per 2008, pp. 251-320; Id., Constantinopolis/Istanbul.
Cultural Encounter, Imperial Vision, and the Construction
cause naturali dopo aver resistito al tempo per oltre of the Ottoman Capital, University Park (PA) 2009;
due millenni. Sultan Mehmed II. Eroberer Konstantinopels-Patron
Un monumento direttamente legato alla figura der Künste, hrsg. von N. Asutay-Effenberger, U.
di Costantino giunto fino a noi è la colonna nota Rehm, Köln 2009; De Byzance à Istanbul. Un port pour
deux continents (catal.), éd. par E. Eldem, Paris 2009;
come Çemberlitaş («colonna cerchiata») o colonna G. Necipoğlu, From Byzantine Constantinople to Otto-
bruciata, eretta da Costantino nel foro a lui dedi- man Kostantiniyye. Creation of a Cosmopolitan Capital
cato e notevolmente danneggiata (fig. primo volume and Visual Culture under Sultan Mehmed II, in From
VI 34). All’origine alta 37 metri circa e costituita Byzantion to Istanbul. 8000 Years of a Capital (catal.),
da sette rocchi di porfido con i giunti mascherati ed. by N. Ölçer, Istanbul 2010, pp. 262-277.
2 P. Fodor, Ahmedi’s Dasitan as a Source of Early
da corone di alloro, la colonna ha il basamento ori- Ottoman History, in Acta Orientalia Academiae
ginario inglobato in un consolidamento turco set- Scientiarum Hungaricae, 38 (1984), pp. 41-54; D.J.
tecentesco. La colonna era sormontata da una sta- Kastritsis, The Sons of Bayazid. Empire Building and
tua di Costantino raffigurato come Apollo-Helios, Representation in the Ottoman Civil War of 1402-13,
Leiden 2007, pp. 33-36; H. Lowry, The Nature of
caduta nel 1106 e sostituita da Manuele I Comneno Early Ottoman State, New York 2003, pp. 15-45.
con una croce, anch’essa perduta. Nulla rimane 3 Manuele II Paleologo per esempio partecipa alla

delle mirabilia del foro costantiniano, ma sappiamo campagna militare di Beyazid I contro Filadelfia
che alcune colonne furono reimpiegate nel palazzo (Alaşehir) nel 1390.
4 Non a caso la fine dell’occupazione latina di
di Hadem Ali Paşa e attraverso le testimonianze di Costantinopoli nel 1261 fu celebrata come una rifonda-
Buondelmonti, Pierre Gilles e di due acquerelli set- zione dell’impero da parte di un nuovo Costantino, si
tecenteschi anonimi possiamo ricavarne un’imma- veda R.J. Macrides, From the Komnenoi to the
gine parziale102. Molto poco si conosce anche del Palaiologoi: imperial models in decline and exile, in New
Constantines. The Rhythm of Imperial Renewal in
reliquiario della cappella di Costantino, collocato Byzantium, 4th-13th Centuries, Papers from the Twenty-
alla base della colonna103, in cui sarebbe stato col- Sixth Spring Symposium of Byzantine Studies (St.
locato anche il Palladio, la statua di Atena portata Andrews march 1992) ed. by P. Magdalino,
da Troia a Roma, e di qui a Costantinopoli. No- Cambridge 1994, pp. 269-282.
5 I bizantini si riferivano a Costantinopoli con
nostante il comune riferimento a Troia nell’imma- ῾Ηπόλη, da cui εἰς τὴν πόλη. Si veda H. Inalcık, Istanbul,
gine imperiale bizantina e ottomana, le fonti otto- in Encyclopédie de l’Islam (EI2), Leiden 1960-2005; D.J.
mane sembrano ignorare la tradizione del Palladio. Georgacas, The Names of Constantinople, in Trans-
Evliya Çelebi collega invece alla Çemberlitaş la leg- action and Proceedings of the American Philological
genda dello stornello che, poggiato sulla sommità Association, 78 (1947), pp. 366-367; A. Pertusi, La
caduta di Costantinopoli, Milano 1976, II, p. 416.
della colonna, una volta all’anno chiama a raccolta 6 M. Canard, Les expéditions des Arabes contre
tutti gli uccelli del cielo; una leggenda questa, che Constantinople dans l’histoire et dans la légende, in
nelle fonti arabe è associata a Roma e che richiama Journal Asiatique, 208 (1926), pp. 105-111.
7 Si veda F. Babinger, F. Dölger, Mehmed’s II.
le descrizioni bizantine degli automata cantanti posti
Frühester Staatsvertrag, in Orientalia Christiana
su un albero metallico presso il Trono di Salomone Periodica 15 (1949), pp. 225-258; A. Bombaci, Nuovi
nel palazzo della Magnaura104. firmani greci di Maometto II, in Byzantinische
Zeitschrift, 47 (1954), pp. 298-319; A. Calia, Il Liber
Graecus dell’Archivio di Stato di Venezia e la diploma-
1 Bibliografia generale: W. Goez, Translatio impe- zia veneziano-ottomana in lingua greca tra XV e XVI
rii. Ein Beitrag zur Geschichte des Geschichtsdenkens und secolo, in Byzantion, 82 (2012), pp. 17-55
8 G.T. Zoras, Χρονικὸν περὶ τῶν τούρκων
der politischen Theorien im Mittelalter und in der frühen
Neuzeit, Tübingen 1958; F. Babinger, Maometto il σουλτάνων, Athina 1958, p. 94; L. Bassano, I costumi,
Conquistatore e il suo tempo, Torino 19702; J. Raby, El et i modi particolari de la vita de’ Turchi, Roma,
Gran Turco. Mehmed as Patron of the Arts of Antonio Blado 1545, 26v.
9 J. Koder, Romaioi and Teukroi, Hellenes and
Christendom, 3 voll., Oxford 1980; S. Vryonis,
Byzantine Constantinople and Ottoman Istanbul. Barbaroi, Europe and Asia. Mehmed the Conqueror
Evolution in a Millennial Imperial Iconography, in The Kayser-i Rum and Sultan al-Barrayn wa-l Bahrayn, in
Ottoman City and its Parts. Urban Structure and Social The Athens Dialogues. Stories and History (Athens 24-
Order, ed. by I. Bierman, New Rochelle (NY) 1991, 27 november 2010), pp. 1-29. Per gli slittamenti seman-
pp. 13-52; Constantinople. De Byzance à Istanbul tici subiti dal termine Rum in arabo e turco, indicante
(catal.), éd. par S. Yerasimos, Paris 2000; P. Bádenas prima romani e bizantini, in seguito i selgiuchidi d’Ana-
de la Peña, I. Pérez Martín, Constantinopla 1453. tolia – che occupavano territori un tempo bizantini –

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

infine gli abitanti della parte occidentale dell’Impero 20 Sphrantzes, Memorii 1401-77. In Anexă Pseudo-
ottomano, si veda N. Serikoff, Rūmī and Yūnānī. Phrantzes. Macarie Melissenos Cronica 1258-1481, ed.
Towards the Understanding of the Greek Language in the de V. Grecu, Bucarest 1966, 210,7-212,4; anche
Medieval Muslim World, in East and West in the Theodore Spandounes. On the Origins of the Ottoman
Crusader States. Contexts – Contacts – Confrontations, Emperors, ed. by D.M. Nicol, Cambridge 1997, p. 11.
Acts of the Congress (Hernen Castle May 1993), ed. by 21 Sui poemetti encomiastici per Mehmed: B.
K.N. Ciggaar, A. Davids, H.G.B. Teule, Leuven Janssens, P. Van Deun, George Amiroutzes and his
1996, pp. 169-194. Poetical Oeuvre, in Philomathestatos: Studies in Greek
10 Critobuli Imbriotae Historiae, ed. D.R. Reinsch,
Patristic and Byzantine Texts presented to Jacques Noret
Berlin 1983, p. 3; si veda G. Rösch, Onoma basileias. for his Sixty-Fifth Birthday, ed. by B. Janssens, B.
Studien zum offiziellen Gebrauch der Kaisertitel in spä- Roosens, P. Van Deun, Leuven 2004, pp. 314-323.
tantiker und frühbyzantinischer Zeit, Wien 1978, pp. Sull’orazione funebre per Mehmed: D.R. Reinsch,
43-47, 168-171. Byzantinisches Herrscherlob für den türkischen Sultan,
11 Da ultimo R. Murphey, Exploring Ottoman
in Cupido legum, hrsg. von L. Burgmann, Frankfurt
Sovereignty. Tradition, Image and Practice in the 1985, pp. 195-210. Epistola a Bessarione: PG 161, pp.
Ottoman Imperial Household, 1400-1800, London 723-728; S. Lampros, ῾H περὶ ἁλώσεως Τραπεζοῦντος
2008, pp. 19-98. ἐπιστολὴ τοῦ ᾿Aμηρούτζη (L’epistola di Amirutze sulla
12 Per la cesura propende M.F. Köprülü, Bizans
presa di Trebisonda), in Nέος ῾Eλληνομνήμων, 12
Müesseselerinin Osmanlı Müesseselerine Tesiri hakkında (1915), pp. 476-478.
bazı mülahazalar (Alcune considerazioni sull’influenza 22 Ibidem.
delle istituzioni bizantine sulle istituzioni ottomane) 23 Yazıcıoğlu Ahmed Bican, Dürr-i Meknun, Saklı
Ankara 1931; diversamente S. Vryonis, The Byzantine İnciler, ed. N. Sakaoğlu, Istanbul 1999.
Legacy and Ottoman Forms, in Dumbarton Oaks Papers, 24 V.S. Yerasimos, Enquête sur un héros: Yanko bin
23-24 (1969-1970), pp. 251-308. Madyan, le fondateur mythique de Constantinople, in
13 Un ritratto idealizzato di Mehmed in E. Jacobs,
Mélanges offerts à Louis Bazin, éd. par J.L. Bacqué-
Mehmed II, der Eroberer, seine Beziehungen zur Grammont, R. Dor, Paris 1992, pp. 213-217.
Renaissance und seine Büchersammlung, in Oriens, 2 25 Yerasimos, La fondation de Constantinople, cit.,
(1949), pp. 6-30. passim; Id., Byzance dans les chroniques ottomanes
14 S. Yerasimos, La fondation de Constantinople et
(XIV-XVIème siècle), in Byzance en Europe, éd. par
de Sainte Sophie dans les traditions turques, Istanbul- M.F. Auzépy, Paris 2004, p. 19; C. Kafadar, Between
Paris 1990, pp. 207-210; C. Kafadar, Between Two two worlds, cit., pp. 90-109, 138 segg.
Worlds. The construction of the Ottoman State, Berkeley 26 Sui Patria si veda G. Dagron, Constantinople
1995, pp. 146-150. imaginaire. étude sur le recueil des ‘Patria’, Paris 1984;
15 D.R. Reinsch, Il Conquistatore di Costantinopoli
Oruç bey, Die Frühosmanischen Jahrbücher des
nel 1453: Erede legittimo dell’imperatore di Bisanzio o Urudsch, hrsg. von F. Babinger, Hannover 1925;
temporaneo usurpatore? Alle origini della questione: ‘Āşıḳpaşazāde, Die altosmanische Chronik des Āşıḳpaşa-
appartiene la Turchia all’Europa?, in Medioevo Greco, 3 zāde, hrsg. von F. Giese, Leipzig 1929; Ak
(2003), pp. 313-23; K. Moustakas, Byzantine ‘Visions’ Şemsüddin, Tarih-i bina-i Ayasofya, éd. par F. Tauer,
of the Ottoman Empire. Theories of Ottoman Legitimacy Les versions persanes de la légende sur la construction
by Byzantine Scholars after the Fall of Constantinople, d’Aya Sofya, in Byzantinoslavica, 15 (1954), pp. 1-20.
in Images of the Byzantine World. Studies Presented to 27 Tursun bey, The History of Mehmed the
Leslie Brubaker, ed. by A. Lymberopoulou, Aldershot Conqueror, ed. by H. Inalcık, R. Murphey, Chicago
2011, pp. 215-230. 1978; Kemālpaşazāde, Tevārīḫ-i Āl-i ‘Osmān, ed. by Ş.
16 Ducas, Historia Turco-Bizantina, ed. by V.
Turan, Ankara 1970; Idris-i Bitlisi, Osmanlı
Grecu, Bucarest 1958; B. Laourdas, ῾H πρὸς τὸν Devleti’nin Kuruluşu, Bitlisli Idris’in ‘Heşt Behişt’ Adlı
αὐτοκράτορα Φρειδερῖκον τὸν Τρίτον ἐπίκλησις τοῦ Μιχαὴλ Eserine göre (La costruzione dello stato ottomano
᾿Aποστόλη (L’appello di Michele Apostolis all’imperato- secondo l’opera chiamata ‘Heşt Behişt’ di Idris di
re Federico III), in Γέρας Α. Κεραμοπούλου, Athina Bitlis), ed. by M. Şükrü, Ankara 1934; Kıvami,
1953, pp. 516-527. Fetihnāme-i Sultan Mehmed, hrsg. von F. Babinger,
17 A. Pertusi, La caduta, cit., I, pp. 82, 277, 293;
Istanbul 1955, p. 46.
Id., Fine di Bisanzio e fine del mondo: significato e ruolo 28 G. Veinstein, Le rôle des tombes sacrées dans la
storico delle profezie sulla caduta di Costantinopoli in conquête ottomane, in Revue d’Histoire des religions, 4
Oriente e in Occidente, a cura di E. Morini, Roma (2005), pp. 509-528.
1988, pp. 25-33; M.-H. Congourdeau, Byzance et la 29 G. Mandalà, Tra mito e realtà: l’immagine di
fin du monde. Courants de pensée apocalyptiques sous les Roma nella letteratura araba e turca di età ottomana
Paléologues, in Les traditions apocalyptiques au tournant (secoli XV-XVI), in Italien und das osmanische Reich,
de la chute de Constantinople, Actes de la Table Ronde hrsg. von F. Meier, Herne 2010, pp. 43-54.
d’Istanbul (13-14 avril 1996), éd. par B. Lellouch, S. 30 A.M. Piemontese, Il Pomo Aureo del Paradiso
Yerasimos, Paris 2000, pp. 59-73. Su Peresvetov, si persiano, in Rivista degli Studi Orientali, 71 (1997), pp.
veda A. Aykut, Ivan Peresvetov ve Sultan Mehmet 147 segg.
Menkıbesi, in Belleten, 46 (1982), pp. 861-882. 31 Y. Miyamoto, The Influence of Medieval
18 J. Harris, Laonikos Chalkokondyles and the Rise
Prophecies on Views of the Turks, Islam and Apoc-
of the Ottoman Turks, in Byzantine and Modern Greek alypticism, in Journal of Turkish Studies, 17 (1993), pp.
Studies, 27 (2003), pp. 153-170. 125-145; S. Yerasimos, De l’arbre à la pomme. La
19 D.R. Reinsch, Kritoboulos of Imbros – Learned
généalogie d’un theme apocalyptique, in Les Traditions
Historian, Ottoman Raya and Byzantine Patriot, in apocalyptiques, cit., pp. 170-84.
Zbornik Radova Vizantoloskog Instituta, 40 (2003), pp. 32 A. Fischer, Qızıl elma, die Stadt (das Land) der
297-311. Sehnsucht der Osmanen, in Zeitschrift der Deutsches

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ANNA CALIA

Morgenlandischen Gesellschaft, 74 (1920), pp. 170-174; 46 M. Meserve, Empires of Islam, cit., pp. 169-176.
E. Rossi, La leggenda turco-bizantina del pomo rosso, in 47 D. Cantimori, Umanesimo e religione nel
Atti del V Congresso Internazionale di Studi Bizantini Rinascimento, Torino 1975, pp. 164 segg.
(Roma, settembre 1936), Roma 1939, pp. 542-553; K. 48 F. Babinger, Reliquienschacher am Osmanenhof
Teply, Kızıl elma. Die grosse turkische Geschichtssage im im XV. Jahrhundert, in Sitzungsberichte der Bayeri-
Licht der Geschichte und Volkskunde, in Südost- schen Akademie der Wissenschaften, Philos.-hist.
Forschungen, 36 (1977), pp. 78-108; P. Fodor, The view Klasse, 1956, n. 2, pp. 1-47.
of Turk in Hungary. the Apocalyptic Tradition and the 49 P. Magdalino, L’église du Phare et le reliques de
Legend of the Red Apple in Ottoman-Hungarian Context, la Passion du Christ, in Byzance et les reliques du Christ,
in Les Traditions apocalyptiques, cit., pp. 99-131. XXe Congrès international des études byzantines
33 M. Philippides, W.K. Hanak, The Siege and
(Paris 19-25 août 2001), éd. par B. Flusin, J. Durand,
the Fall of Constantinople in 1453, Farnham- Paris 2004, pp. 15-30.
Burlington 2011, pp. 193-288. 50 F. Babinger, Reliquienschacher, cit., p. 19.
34 G. Dagron, Constantinople imaginaire, cit., pp. 51 Sulla reliquia del Battista, si veda N.
150-156. Bayraktar, Topkapı Sarayı Müzesinde Hagios Ioannes
35 V.S. Yerasimos, La fondation de Constantinople,
Prodomos’a Ait Rölikler, in Topkapi Sarayi Muzesi, 1
cit., pp. 125-127. (1985), pp. 9-20; I. Kalavrezou, Helping Hands for the
36 Critobuli Imbriotae Historiae, cit., p. 170.
Empire: Imperial Ceremonies and the Cult of Relics at
37 A. Pertusi, I primi studi in Occidente sull’origine
the Byzantine Court, in Byzantine Court Culture from
e la potenza dei Turchi, in Studi Veneziani, 12 (1972), 829 to 1204, ed. by H. Maguire, Washington 1997, pp.
pp. 465-552; M. Soykut, Image of the ‘Turk’ in Italy: 67-70; sulla Madonna belliniana, si veda J. Raby, El
A History of the ‘other’ in Early Modern Europe 1453- Gran Turco, cit., pp. 94-5, 342-350; C. Campbell, A.
1683, Berlin 2001; N. Bisaha, Creating East and West. Chong, Bellini and the East (catal.), London 2005, p.
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Philadelphia 2004; M. Meserve, Empires of Islam in 52 A. Pertusi, La caduta, cit., I, p. 46 (Enea Silvio
Renaissance historical Thought, Cambridge (MA) 2008. Piccolomini, epistola a papa Niccolò V: «Secunda mors
38 V.J. Monfasani, George of Trebizond: a
ista Homero est, secundus Platonis obitus […]
Biography and a Study of his Rhetoric and Logic, Extinctus est fons Musarum»).
Leiden 1976, pp. 131-36, 188-95; Id., Collectanea 53 J. Raby, Mehmed the Conqueror’s Greek
Trapezuntiana. Texts, Documents and Bibliographies of Scriptorium, in Dumbarton Oaks Papers, 37 (1983), pp.
George of Trebizond, Binghamton (NY) 1984, pp. 493- 15-35; Id., East and West in Mehmed the Conqueror’s
496, 528-531; P. Bádenas de la Peña, Corrientes con- Library, in Bulletin du Bibliophile, 3 (1987), pp. 297-321.
ciliadoras de intelectuales griegos en la corte del Gran 54 E. Atıl, Ottoman Miniature Painting under
Turco, in Erytheia, 20 (1999), pp. 197-208. Sultan Mehmed II, in Ars Orientalis, 9 (1973), pp. 103-
39 L. D’Ascia, Il Corano e la Tiara. L’epistola a
120; J. Meyer zur Capellen, Gentile Bellini, Stuttgart
Maometto II di Enea Silvio Piccolomini (papa Pio II), 1985, pp. 128-131; Id., Gentile Bellini als Bildnismaler
Bologna 2001, pp. 136-143, 163, 241; N. Bisaha, am Hofe Mehmets II, in Sultan Mehmed II: Eroberer
Letter by Pius II to Mehmed II, in Crusades, 1 (2002), Konstantinopels, cit., pp. 139-160; J. Raby, A Sultan of
pp. 183-200. Paradox: Mehmed the Conqueror as a Patron of the
40 L. D’Ascia, Il Corano e la Tiara, cit., pp. 128-
Arts, in Oxford Art Journal, 5 (1982), pp. 3-8.
34; I Commentari di Theodoro Spandugino Cantacuscino 55 Non solo Mehmed II, ma anche alcuni perso-
Gentilhuomo Costantinopolitano dell’origine de’ principi naggi del palazzo ottomano furono ritratti da Bellini e
Turchi et de’ costumi di quella natione, Firenze, dai suoi allievi; il ritratto più interessante è quello dello
Torrentino 1551, p. 182: «Perciocché essi affermano ‘scriba seduto’, variabilmente attribuito a Gentile
che dopo la religione Maumetana, la quale eglino et per Bellini e a Costanzo da Ferrara, si veda J. Meyer zur
bontà et per utilità stimano eccellentissima, la cristiana Capellen, Gentile Bellini, cit., pp. 125-126, 167-171;
avanzi l’ebrea e tutte l’altre». C. Campbell, A. Chong, Bellini and the East, cit., pp.
41 A. Pertusi, La caduta, cit., II, p. 70; J. Raby,
98-105, 122-125.
Cyriacus of Ancona and the Ottoman Sultan Mehmed II, 56 British Museum, Coins & Medals, M. 0268 e M.
in Journal of the Warburg and the Courtauld Institutes, 0269, si veda S.K. Scher, The Currency of Fame:
43 (1980), pp. 242-246. Portrait Medals of the Renaissance, Washington 1994,
42 «Almeno Cristo, lui, figlio del Dio altissimo che
pp. 32-37. British Museum, Coins & Medals, M. 0268
è anche Dio padre, avesse dato a te Mehmed, monarca e M. 0269.
tanto grande, l’occhio della sua fede; tu saresti certo il 57 Topkapı Sarayı Kütüphanesi, ms. H2153, ff.
re di tutta la terra», in E. Legrand, Cent-dix lettres 101r, 144r, f. 145v; si veda J. Raby, Mehmed II Fatih
grecques de François Filelfe, Paris 1892, p. 214. and the Fatih Album, in Colloquies in Art and
43 A. Pertusi, La caduta, cit., II, pp. 92, 132.
Archaeology in Asia, 10 (1985), pp. 42-49.
44 Topkapı Sarayı Kütüphanesi, ms. Gayri Islami 58 C. Campbell, A. Chong, Bellini and the East,
24, Christoforo Buondelmonti: Description des îles de cit., p. 70.
l’Archipel. Version grecque par un anonyme, éd. par E. 59 J. Raby, Pride and Prejudice: Mehmed II and
Legrand, Paris 1897. Italian Portrait Medals, in Studies in the History of Art,
45 Su Berlinghieri: Topkapı Sarayı Kütüphanesi,
21 (1987), pp. 171-196; C. Campbell, A. Chong,
ms. Gayri Islami 84, si veda J. Brotton, Trading Bellini and the East, cit., pp. 74-75.
Territories. Mapping the Early Modern World, London 60 M. Andaloro, Costanzo da Ferrara. Gli anni a
1997, pp. 87-103. Su mappe e trattati dedicati a Costantinopoli alla corte di Maometto II, in Storia
Mehmed II, si veda F. Babinger, An Italian Map of the dell’Arte, 38 (1980), pp. 185-212; C. Campbell, A.
Balkans, Presumably Owned by Mehmed II the Conqueror Chong, Bellini and the East, cit., pp. 71-73.
(1452-3), in Imago Mundi, 8 (1951), pp. 8-15. 61 Ivi, pp. 76-77.

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COSTANTINO E COSTANTINOPOLI SOTTO MEHMED II

62 Geschichte Sultan Süleyman Kānūnis von 1520 72-102; C. Barsanti, Costantinopoli e l’Egeo nei primi
bis 1557, oder Tabakat ül-Memalik ve Derecat ül- decenni del XV secolo. La testimonianza di Cristoforo
Mesalik von Celalzade Mustafa genannt Koca Nisancı, Buondelmonti, in Rivista dell’Istituto Nazionale di
hrsg. von P. Kappert, Wiesbaden 1981, ff. 209v-210r. Archeologia e Storia dell’Arte, 56 (2001), pp. 83-253.
63 G. Necipoğlu, Süleyman the Magnificent and 76 M. Balard, Constantinople vue par les témoins du
the Representation of Power in the Context of Ottoman- siège de 1453, in G. Dagron, C. Mango, Constan-
Habsburg-Papal Rivalry, in Süleyman the Second and tinople and its Hinterland, Papers from the Twenty-
His Time, ed. by H. Inalcık, C. Kafadar, Istanbul Seventh Spring Symposium of Byzantine Studies
1993, pp. 163-191; Id., The Age of Sinan. Architectural (Oxford april 1993), Aldershot 1995, pp. 169-180; N.
Culture in the Ottoman Empire, Princeton 2005, pp. 27- Necipoğlu, Constantinople à la veille de la conquête, in
46; G. Veinstein, Charles Quint et Soliman le De Byzance à Istanbul, cit., pp. 163-173.
77 H. Inalcık, The policy of Mehmed II towards the
Magnifique: le grand défi, in Carlos V. Europeísmo y
universalidad, Congreso internacional (Granada 1-5 de Greek population of Istanbul and the Byzantine buildings
mayo 2000), 5 voll., ed. por J.L. Castellano of the city, in Dumbarton Oaks Papers, 23-24 (1969-
Castellano, F. Sánchez-Montes González, Madrid 1970), pp. 229-249; Id., Istanbul, in EI2; E.
2001: III, Los escenarios del Imperio, pp. 519-529. Zachariadou, Constantinople se repeuple, in Η ἀλώση
64 Commentarii delle cose de’ Turchi, di Paulo της Κωνσταντινούπολης καὶ η μετάβαση από τους
Giovio, et Andrea Gambini, con gli fatti, et la vita di μεσαιωνικούς στους νεωτέρους χρόνους, ekd. T.
Scanderberg, in Vinegia: in casa de’ figliuoli di Aldo, Kiousopoulou, Heraklion 2005, pp. 47-59.
78 H. Inalcık, Greeks in the Ottoman Economy and
1541, f. 30r.
65 M. Guboğlu, L’inscription turque de Bender rela- Finances, in To Hellenikon. Studies on Honour of S.
tive à l’expedition de Soliman le Magnifique en Vryonis, ed. by M. Anastos, New York 1993, pp. 307-
Moldavie, in Studia et Acta Orientalia, 1 (1958), pp. 319.
79 Id., The Hub of the City: the Bedestan of
175-187.
66 Per esempio gli oroscopi di Süleyman e Carlo V Istanbul, in International Journal of Turkish Studies, 1
di Antonio Cardano, si veda A. Grafton, Cardano’s (1980), pp. 1-17.
80 Id., Istanbul. An Islamic City, in Journal of
Cosmos: the Worlds and Works of a Renaissance
Astrologer, Cambridge (MA) 1999, pp. 68-9. Islamic Studies, 1 (1990) 2-4; N. Vatin, Aux origines du
67 Latifi, Evsāf-ı İstanbul, ed. N. Suner Pekin, pèlerinage à Eyüp des sultans ottomans, in Turcica, 27
Istanbul 1977, p. 11. (1995), 91-99; G. Necipoğlu, Dynastic Imprintings on
68 Lütfi Paşa ve Tevârih-i Al-i Osman, ed. K. Atık, the Cityscape: the Collective Message of Imperial
Ankara 2001, p. 185. Funerary Mosque Complexes in Istanbul, in Cimetières et
69 Mustafa Ali, Künhü’l-Ahbar: II.Rüknü: Fatih traditions funéraires dans le monde islamique, Actes du
Sultan Mehmed Devri, ed. by H. Şentürk, Ankara colloque international du Centre National de la
2003, p. 28; Evliya Çelebi Seyahatnāmesi 1.Kitap, Recherce Scientifique organisé par l’Université Mimar
Topkapı Sarayı Kütüphanesi, ms. Bağdat 304, ed. R. Sinan (Istanbul 28-30 Septembre 1991), éd. par J.L.
Dankoff, S.A. Kahraman, Y. Dağlı, Ankara 2006, I, Bacqué-Grammont, Paris 1996, pp. 23-36.
81 C. Mango, The Triumphal Way of Constantinople
p. 76; Hezarfen Hüseyin Efendi, Tenkihü’t- Tevarih-i
Müluk, Süleymaniye Kütüphanesi, ms. Hekimoğlu and the Golden Gate, in Dumbarton Oaks Papers, 54
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