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Università degli Studi di Catana

Dipartimento di Ingegneria Civile ed Architettura
Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Meccanica

Meccanica dei Materiali

Elastoplasticità, danno duttile e strain rate effect

G. Mirone

R 2016-10

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

PREFAZIONE
Alcuni degli argomenti trattati in questa dispensa fanno parte del programma del corso di
Costruzione di Macchine 2 per allievi Ingegneri Meccanici all’Università di Catania.
Il capitolo sulla risposta dinamica dei materiali ad altri strain rates è un collage provvisorio di note
personali e di riferimenti da letteratura (testi e figure), in parte in lingua inglese, con riferimenti
bibliografici citati di volta in volta.
Il documento viene reso disponibile allo stato di bozza, eventuali errori vanno segnalati a
gmirone@dii.unict.it

Cover pictures:
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G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

INDICE
1 Riepilogo meccanica tensoriale ................................................................................................... 5

1.1 Tensore di stress.................................................................................................................... 5
1.2 Cambio SDR, direzioni principali e tensioni principali, Invarianti ......................................... 6
1.3 Componenti Idrostatica e Deviatorica dello stress ............................................................... 8
1.4 Tensore di Deformazione e legame elastico ......................................................................... 8

2 Comportamento elasto-plastico ................................................................................................ 11

2.1 Il generico legame costitutivo, logiche numeriche per l’integrazione nonlineare ............. 11
2.2 Funzione di snervamento alla Von Mises............................................................................ 21
2.3 Modelli di hardening e metodologie sperimentali ............................................................. 25
2.4 Irreversibilita’ & dipendenza delle deformazioni plastiche dal percorso ........................... 32
2.5 Caratterizzazione statica elastoplastica dei materiali ......................................................... 39

3 Cenni sul danno duttile – meccanismi e modelli ....................................................................... 53

3.1 Meccanismi di rottura duttile.............................................................................................. 53
3.2 Studio della evoluzione dei vuoti, modelli di mc clintock e di rice-tracey .......................... 57
3.3 Effetti marcoscopici del danneggiamento ed introduzione ai modelli di evoluzione ........ 64
3.4 Continuous Damage Mechanics, definizioni e modello di Lemaitre ................................... 76
3.5 Evoluzione e recenti modelli nell’ambito della CDM .......................................................... 90
3.6 Modelli fenomenologici - modello di Bao-Wierzbicki ......................................................... 95
3.7 Modelli fenomenologici - modello di Xue-Wierzbicki ......................................................... 98
3.8 Modelli fenomenologici - modello di Coppola-Cortese-Folgarait..................................... 104
3.9 Osservazioni sperimentali e considerazioni sui modelli di danno duttile ......................... 107

4 Comportamento elasto-plastico ad alti strain rates ................................................................ 111

4.1 Effetto Strain Rate sui materiali ........................................................................................ 111
4.2 Basics of elastic wave propagation ................................................................................... 115

Wave propagation - traveling vs. Standing waves (http://www.physicsclassroom.com) .. 115
Definizioni Generali Onde Nei Solidi ...................................................................................... 117

4.3 theory of the split hopkinson pressure bar (shpb) for high strain rate testing ................ 127
4.4 schemi progettuali & dettagli barra hopkinson a trazione (shtb) ..................................... 132
4.5 problemi di sensoristica e riepilogo misurazione con strain gauges ............................... 134
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MIRONE – Elastoplasticità.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 4 .

P Figura 1. Quindi lo stato di tensione del generico punto P ha solamente 6 componenti indipendenti tra le 18 raffigurate in Figura. Per l’equilibrio alla traslazione gli stress normali su facce opposte hanno stesso valore. quelle perpendicolari alle facce del cubo su cui agiscono si chiamano “tensioni normali” mentre quelle parallele si chiamano “tensioni tangenziali”. Per l’equilibrio alla rotazione si dimostra che: Pertanto il tensore degli sforzi risulta simmetrico. Si consideri un sistema di riferimento ( ) e un cubetto infinitesimo di materiale orientato in modo parallelo al sistema di riferimento.I. MIRONE – Elastoplasticità. ed è espresso dal tensore degli sforzi.1 . per determinare le sollecitazioni agenti sullo stesso occorre definire il tensore degli sforzi. ̃ ( ) [ ] 5 .G.1 TENSORE DI STRESS Sia dato un corpo qualunque sottoposto a carichi e vincoli in modo arbitrario.). Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 1 RIEPILOGO MECCANICA TENSORIALE 1.Stato di tensione nel cubetto infinitesimo di materiale Le tensioni hanno dimensioni di forza su superficie (N/mm2 ovvero MPa nel S.

-xy). DIREZIONI PRINCIPALI E TENSIONI PRINCIPALI. tramite il seguente prodotto matriciale: ̃ ̃ Tra gli infiniti sistemi di riferimento passanti per un punto materiale. tali punti definiscono il diametro di una circonferenza che definisce le possibili combinazioni di tensioni al variare del SDR. parallela alla direzione 3 del SDR principale (1. ovvero esprimere il tensore  nel sistema R invece che R0. sia direzione z del SDR (X. mentre ulteriori due incognite sono le tensioni principali lungo le direzioni 1 e 2. Z). Y. xy) e (y. le tensioni prncipali ed il sistema Rprinc sono determinabili come segue: 6 . considerando punti diversi all’interno dello stesso corpo elastico caricato. 2. sia dato anche un diverso SDR. Pertanto. R*. le altre due si possono ricavare con il procedimento grafico/analitico dei cerchi di Mohr. Se una delle direzioni principali è nota. dalla maggiore alla minore: ̃ ( ) [ ] Lo strumento matematico + semplice x trovare il sistema principale e le relative tensioni principali di un generico tensore di stress è l’estrazione di Autovettori (versori del SDR principale) ed Autovalori (relative tensioni principali). 3). in cui le componenti tangenziali valgono zero e le componenti normali sono ordinate in sequenza discendente. identificato tramite la matrice R contenente i coseni direttori dei suoi tre assi. è possibile effettuare il cambio di coordinate. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 E’ chiaro che un tensore esprime lo stato di sforzo di uno specifico cubetto elementare ovvero di uno specifico punto materiale all’interno del corpo elastico.G. 1.2 CAMBIO SDR. INVARIANTI Sia dato un tensore  espresso in un SDR di partenza R0 .detto “principale”. si avranno tensori le cui componenti hanno valori diversi. MIRONE – Elastoplasticità. ne esiste uno speciale. Z=3 ̃ ( ) [ ] 2  Y ̃ ( ) [ ] X 1 L’incognita da determinare per il SDR principale è l’angolo  . Sul piano sigma-tau si riportano due punti di coordinate (x. noto il tensore nel sistema R con un asse principale.

Nel caso di un vettore nel piano è facile capire che il suo modulo o il suo orientamento non cambiano qualunque sia il SDR in cui il vettore è espresso. MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10  xy  y 2 1  x xy √( ) √( ) ( ) Così come succede per i vettori. anche i tensori possono essere espressi in inifiniti sistemi di riferimento (SDR). al variare dei quali cambiano le singole componenti del tensore ma non la “natura” dello stato di sforzo espresso. i tensori hanno tre invarianti: ( ) = ( ) Il valore dei tre invarianti è unico per ogni stato di stress e non cambia quando il tensore che descrive tale stato di stress viene espresso in qualunque sistema di riferimento. in perfetta analogia. 7 .G.

1. in modo da quantificar le dilatazioni e le distorsioni secondo lo schema di figura seguente: 8 . complementare alla prima. che. lo stress deviatorico induce variazioni di forma ma non di volume. al contrario. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 1. è la grandezza che “accende” o “spegne” la risposta elastoplastica della stragrande maggioranza dei metalli e dei materiali da costruzione. mentre il tensore con le componenti s sulla diagonale esprime la sollecitazione deviatorica. componenti del vettore spostamento del generico punto. MIRONE – Elastoplasticità.G. ragionando sul piano x-y è possibile definire le deformazioni a partire da ux ed uy . l’energia di distorsione. L’importanza della decomposizione dello stress in tensore deviatorico e tensore idrostatico è dovuta al fatto che il secondo invariante del tensore deviatorico esprime una quantità fisicamente importante. Mentre lo stress idrostatico induce sul solido variazioni di volume ma non di forma.3 COMPONENTI IDROSTATICA E DEVIATORICA DELLO STRESS La media delle tre tensioni normali di un tensore qualsiasi è invariante rispetto al SDR (è pari ad I1/3) e viene denominata tensione idrostatica. La stessa decomposizione può essere effettuata nel sistema principale: ̃ [ ]=[ ] [ ] E’ da notare che il primo invariante dello stato di stress va tutto nella parte idrostatica (il tensore deviatorico ha traccia nulla). in quanto permette la seguente scomposizione del tensore di stress: ̃ [ ]= [ ] [ ]= ̃ ̃ Con Dove il tensore con sole componenti diagonali è detto idrostatico perché esprime una sollecitazione analoga a quella che un corpo immerso in un fluido in pressione subisce ad opera del fluido stesso (puramente idrostatica). a sua volta.4 TENSORE DI DEFORMAZIONE E LEGAME ELASTICO In modo analogo quato fatto per il tensore di stress. si può definire il tensore delle deformazioni che nel generico SDR assume la forma: [ ̃ ] [ ] Sotto l’ipotesi di piccoli spostamenti e deformazioni infinitesime.

G. Quando tale ipotesi non è verificata. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Estendendo il ragionamento allo spazio con spostamento generico di componenti ux. uy. ottenendo pertanto una espressione incrementale cumulata dello strain. la quantificazione dello strain va effettuata scomponendo il processo deformativo in un numero adeguato di intervalli. MIRONE – Elastoplasticità. le componenti del tensore di deformazione sono definite sulla base delle relative derivate: ( ) ( ) ( ) La condizione di deformazione infinitesima equivale a poter assumere che la configurazione deformata del corpo è assimilabile a quella iniziale indeformata. piccoli abbastanza da permettere l’ipotesi di cui sopra. uz. 9 .

ed è determinato se sono noti il modulo di Young E ed il modulo di Poisson . ⁄ ⁄ ⁄ ⁄ ⁄ ⁄ ⁄ ⁄ ⁄ { } { } [ ] Con E modulo di elasticità normale o modulo di Young.  coefficiente di Poisson o di contrazione laterale. MIRONE – Elastoplasticità.G. Infinitesima il tensore di tensione e quello di deformazione possono essere legati dalla matrice elastica. 10 . G modulo di elasticità tangenziale pari a: ( ) La relazione elastica può essere invertita quindi in campo elastico il legame tensioni-deformazioni è biunivoco. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 In campo elastico per piccoli spostamenti e deform.

la tensione di snervamento può rimanere costante (materiale elastoplastico ideale. Appena il primo snervamento viene superato e si verificano deformazioni plastiche. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 2 COMPORTAMENTO ELASTO-PLASTICO 2... Questo accade perché il legame differenziale che regola il comportamento elastoplastico... indicate di seguito senza apice:  ij TOT   ij EL   ij (1) Contrariamente a quanto accade per il legame elastico... dall’inizio della storia di carico sino al generico istante di interesse.G. LOGICHE NUMERICHE PER L’INTEGRAZIONE NONLINEARE Quando un materiale viene sollecitato oltre lo snervamento.  EL i  1   i   j   k    i    EL i   EL j   EL k   2 EL i E (2)  i  .. fino alla soglia del primo snervamento (yielding iniziale)...... alla 11 . MIRONE – Elastoplasticità. si pensi allo stucco. e il calcolo di tali tensori è possibile solo in via numerica (analisi non lineari con il metodo degli elementi finiti) ricostruendo passo per passo la storia di tensioni e deformazioni in tutti i punti del materiale ed in tutti gli istanti. risponde con un tensore di deformazione totale le cui componenti sono somma di deformazioni elastiche (che si annullano alla rimozione del carico) e di deformazioni plastiche (che permangono dopo che il carico viene rimosso)... la correlazione tra tensori sforzo e deformazione esiste solamente in forma incrementale. non è integrabile in forma chiusa se non in particolari condizioni ideali.. fortemente dissipativi e quindi dipendente dalla storia deformativa.......1 IL GENERICO LEGAME COSTITUTIVO. mentre risponde con deformazioni elastoplastiche a partire dal raggiungimento della soglia suddetta. reagisce inizialmente con deformazioni perfettamente elastiche.. Quando un materiale vergine sottoposto a tensioni crescenti gradualmente da zero.. Per questi materiali.......  i  ... nel caso di legame plastico o elasto-plastico non esiste la possibiltà di associare in maniera diretta ed univoca il tensore di tensione e quello di deformazione ad un generico stadio della vita del materiale..

quindi si allontana dall’origine man mano che aumenta il carico. il punto che descrive lo stato tensionale tramite la terna principale (1. 2. assume per i diversi materiali. Lo stesso valore di tensione equivalente è raggiungibile ovviamente con infinite combinazioni delle sei componenti del tensore degli sforzi ovvero.    Figura 1: moving material point within stress space and yield surface 12 . ragionando nel sistema di riferimento principale del generico punto materiale. nello spazio delle tensioni principali stesse. detta funzione di snervamento (quella di Von Mises è solo una delle possibili).G. MIRONE – Elastoplasticità. il luogo dei possibili valori delle tensioni principali che comportano lo stesso valore generico della funzione di snervamento. 3) è inizialmente coincidente con l’origine (stress nullo). muovendosi inizialmente all’interno della superficie di snervamento (comportamento elastico) fino a che si raggiunge la condizione di snervamento ed il punto “aderisce” a tale superficie. La condizione di soglia dello yelding è individuata dal valore che una determinata funzione scalare delle tensioni. sempre convessa. In quest’ultimo caso. è costituito da una superficie. Il comportamento elastoplastico può essere visualizzato come segue: quando il materiale viene caricato progressivamente da zero con un qualsivoglia sistema di carichi. delle tre tensioni principali. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 plastilina) oppure aumentare rispetto al valore iniziale (metalli da costruzione duttili ed incrudenti).

elastico ed f (σ B) la tensione equivalente rimane constante. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Dopo che è stata raggiunta la condizione di snervamento. Una trasformazione di questo tipo è f (σ rappresentata da un punto che si muove nello spazio delle tensioni principali rimanendo aderente alla superficie di snervamento. come dire che l’aumento della tensione di snervamento dal valore originario a quello incrudito ha per contropartita la comparsa o la crescita di deformazioni permanenti. 2. 3 continuano a variare possono verificarsi tre possibilità:. Equiv. pl.G. ~ ~ Le grandezze X . in altre parole si ha uno scarico ~. quindi anche se cambiano gli stress e gli strain elastici ~. Plastic Strain STATO DEL PUNTO MATERIALE ~ ~ X . il materiale risponde con l’incrudimento ovvero l’aumento della tensione di snervamento che viene aggiornata al valore corrente della funzione f: ~. il punto nello spazio delle tensioni si sposta verso l’interno della superficie e non è più addossato ad essa. X~ )  0 e non si verificano deformazioni plastiche. Back strain TRASLAZIONI YIELD SURFACE R . X~ )  0 . La forma generica di una funzione di snervamento si esprime solitamente come segue:     f  ~~   X ~  Eq  R  Eq   y  0 ~ (3) dove  y è la tensione di snervamento del materiale vergine.  Eq hanno le dimensioni di una tensione (aumento di dimensioni della yield surface) e di una deformazione scalari. ~ hanno le dimensioni di una tensione e di una deformazione tensoriale (X è un vettore spostamento se siamo nel SDR principale). Hardening cinematico   . riepilogando le tensioni e le deformazioni duali che entrano in gioco sono: ~ σ~ . Hardening isotropico   Eq . invece. sia quello applicato alle deformazioni plastiche. A) il valore della tensione equivalente diminuisce. mentre R. sia l’operatore “equivalenza” applicato alle tensioni. e dalla stessa superficie che si espande   (incrudimento-hardening isotropico R  Eq ) e/o trasla (incrudimento – hardening cinematico X ~  ) in modo che il punto in movimento rimane sempre aderente alla sua superficie. sia la coppia di funzioni di 13 . strain ESPANSIONE YIELD SURFACE L’”effetto collaterale” dell’incrudimento (modifica yield surface ed aumento equivalent stress) è la deformazione plastica. X~ )  0 . Stress   . C) la tensione di snervamento continua a crescere. MIRONE – Elastoplasticità. man mano che le componenti del tensore di stress ovvero le 1. Questa trasformazione è rappresentabile da un punto che tende ad attraversare la f (σ superficie di snervamento portandosi al suo esterno.

man mano che il materiale si deforma plasticamente. Un variazione di tensione è biunivocamente legata tramite la legge di Hooke generalizzata alla corrispondente variazione di deformazione elastica. R) d i  d Eq  i 14 . ovvero come si ingrandisce e se muove la superficie f (σ ~. possono avere espressioni molto diverse per diverse categorie di materiali. X . quando vale il < si ha carico-scarico elastico e quando vale il segno = si ha carico f (σ elastoplastico. MIRONE – Elastoplasticità. quest’ultima è a sua volta esprimibile come differenza tra deformazione totale e deformazione plasitca. ovvero: ~  Cd~ dσ ε EL  C d~  ε TOT  d~ ε  (4) Essendo il tensore degli sforzi. Definito il campo di esistenza dei possibili stati di stress del materiale ed suo evolvere tramite la funzione di hardening. X~ ) nello spazio delle tensioni principali. ed i tensori di deformazione rispettivamente totale e plastica. La parte plastica dell’incremento di deformazione è legata all’incremento di tensione dalla flow rule o normalty rule la cui forma è genericamente: g (σ. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 hardening. Un operatore equivalenza molto noto per lo stress in caso di materiali metallici è quello di von Mises. R) d ~ε  ~ d Eq σ ovvero (5) g (σ. X . resta da definire il legame incrementale tra lo stato tensionale e quello deformativi. in nessun caso il punto che individua lo stato tensionale potrà mai trovarsi all’esterno della superficie di yelding. ma ne possono esistere molti altri. In questo caso il luogo delle tensioni che generano lo snervamento-deformazioni plastiche resta immutato in forma e posizione e si dice che il materiale non è caratterizzato da alcun hardening. C la matrice di elasticità del materiale. Le funzioni di hardening o incrudimento descrivono come si modifica il valore di soglia della funzione di snervamento. In definitiva dato il modo di trasformarsi della superficie di snervamento può solo essere ~. ovvero la “Flow Rule”. Se il materiale è elastoplastico ideale l’incrudimento è nullo. Più avanti verranno analizzati in dettaglio questi aspetti.G. raggiunto il quale le deformazioni plastiche fluiscono anche a tensione costante. ovvero la tensione equivalente non può mai superare il valore dello snervamento iniziale. R)  0 . X~ .

ed il termine dEq è invece l’incremento della deformazione plastica equivalente detta anche moltiplicatore di plasticità. MIRONE – Elastoplasticità. (da cui il nome di “normality rule” ) e modulo pari all’incremento del moltiplicatore di plasticità. Plastica è un vettore con direzione normale alla superficie di snervamento nel punto “d’arrivo” della trasformazione. ovvero un funzionale (funzione delle funzioni tensoriali  X) che lega gli incrementi tensoriali di tensione e di deformazione plastica. X~ . R) g (σ ~ d  d Eq ~ X ~. la normalità rule lega anche le coppi di grandezze duali relative a hardening isotropico ed hardening cinematico: ~. e modulo pari all’incremento di strain equivalente dEq: Analogamente a quanto accade tra stress e strain nel punto. in questi casi la flow rule definita precedentemente comporta che il vettore di deformazione plastica incrementale ha direzione normale alla superficie di snervamento nel punto della superficie individuato dal vettore delle tensioni principali. d~  d~   La normalità rule implica che l’incremento def. R) g (σ (6) d Eq  d Eq R 15 . i modelli di comportamento cosiddetti vengono detti di “plasticità associata”. analogamente a quanto fa il potenziale elastico con i tensori finiti di tensione e deformazione.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 In generale la funzione g è un potenziale plastico. Quando come potenziale g viene utilizzata la funzione di snervamento. X~ .

X~ . R) . tenendo conto di questo nel secondo termine della (7) si ha: f f R f f df   d    d Eq   d   d Eq  0 (8) σ R  Eq σ  Eq Da cui si può ricavare d: f  d Eq  Eq d   f (9) σ Se nella legge di Hooke sostituiamo la def. R) diventa la Pertanto nel campo di interesse di questa trattazione. ~. si è rivelata calzante per la descrizione del comportamento plastico dei materiali metallici. X~ . mentre per la ricostruzione analitica del comportamento di materiali come suoli e materiali granulari in genere per il potenziale plastico si devono utilizzare funzioni diverse. funzione di snervamento f (σ Una ulteriore condizione al problema è posta dalla cosiddetta condizione di consistenza. infatti se varia lo stress ma non la deformazione plastica (scarico elastico) NON si avranno modificazioni dalla superficie di yelding sino a quando non verrà di nuovo raggiunto lo snervamento e saranno avvenute ulteriori deformazioni plastiche. Plastica ottenuta dalla Normality Rule ed il d ottenuto dalla Consist. Cond. definita dalla scelta della funzione di snervamento come potenziale plastico. il generico potenziale g (σ ~. (consistency condition) che esprime il fatto che le trasformazioni della superficie di snervamento non dipendono direttamente dal tensore degli sforzi ma da quello di deformazione plastica e/o dal lavoro plastico accumulato.G. ricavando il deEq: 16 . si ha: f f  g    d Eq   C dε TOT  d Eq  (10)  Eq   σ  Ovvero. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 La plasticità associata. MIRONE – Elastoplasticità. Analiticamente tale condizione è: f f df  ( )d  ( )dR  0 (7) σ R Le tensioni di hardening non sono variabili indipendenti ma dipendono dalla deformazione plastica.

l’insorgere del comportamento non lineare di una struttura dovuto a plasticizzazione. Si tratta quindi di un legame incrementale. si verifica in concomitanza o successivamente all’insorgere delle nonlinearità dovute a grandi deformazioni. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 f  C  d TOT dε Eq  σ f f g (11)   C   Eq   f f R f Dove il termine      H  Eq  contiene la funzione di hardening  Eq R  Eq R isotropico H.G. variabile durante la storia evolutiva del materiale. in cui CEP è la matrice costitutiva elastoplastica ovvero la matrice di rigidezza tangente. Premessa quindi la necessità di ricorrere a strumenti di calcolo automatico. Sostituendo il d Eq appena ricavato nella legge di Hooke si ottiene la forma finale del legame elastoplastico che usualmente viene integrata per via numerica. Per capire come viene integrato il legame elastoplastico con il metodo agli elementi finiti (FEM) occorre prima dare un accenno al modo in cui il FEM lavora in campo lineare elastico (materiale 17 . MIRONE – Elastoplasticità. tramite elementi finiti:   g  f     C  C    σ  σ  dσ  C   dε  C EP dε             h( Eq )   C   f f g (12)   R   σ   σ   La forma del legame costitutivo è diventata del tipo dσ  C EP (σ. ad es. di solito. α)dε . la tensione di primo snervamento e le funzioni di hardening. la cui espressione è integrabile quasi esclusivamente per via numerica (metodo agli elementi finiti) anche in considerazione del fatto che. per la soluzione di problemi di elastoplasticità occorre individuare i modelli di snervamento più idonei e determinare i dati caratteristici del materiale: si vedrà che per materiali metallici da costruzione la funzione di snervamento accettabilmente adatta è quella di von Mises ed i dati caratteristici che identificano il singolo materiale sono le costanti elastiche.

MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 elastico lineare e piccoli spostamenti-deformazione infinitesima). Dallo spostamento si ricavano le deformazioni (elastiche!!)    B u (14) Con B matrice dipendente da forma dimensioni della struttura. dimensioni vincoli e materiale della trave. klòk COMPORTAMENTO ELASTICO CON NONLINEARITA’ GEOMETRICHE: 18 .G. quindi: u  K 1  F  (13) Con u vettore spostamenti nodali. la rigidezza della struttura a fine deformazione è circa uguale a quella della struttura indeformata. ed in campo nonlineare elastico (materiale elastico e nonlinearità geometriche = grandi spostamenti-deformazione finita). K matrice di rigidezza della struttura dipendente da forma. Facciamo riferimento al caso semplice di trave incastrata soggetta a forza su estremo libero: COMPORTAMENTO ELASTICO LINEARE: Essendo gli spostamenti piccoli. ed F vettore forze nodali. E dalle deformazioni si ricavano le tensioni:    C    (15) Dove C è la matrice dei coefficienti elastici del materiale.

utilizzando tali matrici aggiornate in maniera predittiva secondo le (13)-(15).). quindi la forzante esterna và divisa in varie frazioni e l’analisi spezzata in altrettanti passi: Se ognuno dei passi è abbastanza piccolo da poter ritenere lineare il campo spostamenti- deformazioni. e verificando che lo stato tensionale di fine iterazione stia sulla superficie di snervamento aggiornata: ovviamente tale verifica non và mai in porto all prima iterazione. dipende dallo stato del materiale alla fine dello stesso passo: pertanto in questo caso ogni passo viene risolto tramite iterazioni. per mancata convergenza.G. Quando la verifica và in porto il passo si considera compiuto e si passa al successivo. mentre la matrice elastica del materiale C rimane immutata nei vari passi. ripetendo l’iterazione. K e B con diverse possibili tecniche numeriche (e. ovvero la matrice di rigidezza. 19 . allora si applicano le (13)-(15) ricalcolando all’inizio di ogni passo la matrice di rigidezza e quella delle deformazioni in funzione della forma assunta dalla struttura a fine passo precedente. allora l’analisi si interrompe al punto in cui si trova. quindi si aggiusta la stima di CEP. il braccio della forza è diminuito microscopicamente !!). radial return etc. Se invece non si riesce a soddisfare l’adesione dello stress corrente alla yield surface corrente neanche dopo tutti gli incrementi ammessi su tutte le riduzioni di passo ammesse. si riduce l’ampiezza del passo.g. stimando gli aggiornamenti di tensione ad inizio passo in base ai risultati del passo precedente. Se dopo un numero di iterazioni fissato la distanza tra stress corrente e yield surface è ancora superiore alla tolleranza impostata. necessaria all’inizio di ogni passo dell’analisi. MIRONE – Elastoplasticità. la matrice del materiale diventa la CEP definita in (12) ed anche le matrici K e B dipendono da essa. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Gli spostamenti sono troppo grandi per approssimare la rigidezza a fine deformazione con quella iniziale (per es. COMPORTAMENTO CON NONLINEARITA’ DEL MATERIALE (ELASTOPLASTICITA’) E NONLINEARITA’ GEOMETRICHE: Ad ogni passo dell’analisi.

MIRONE – Elastoplasticità.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 La logica usuale di massima per l’integrazione implicita è la seguente: 20 .

analogamente ad esse. I2 ed I3 del tensore di stress. il generico stress state può essere individuato. caratterizzano completamente lo stato tensionale a meno dell’orientamento. J2 e J3. oltre che tramite coordinate Cartesiane 1.G. dette di Haigh-Westergaard e corrispondenti rispettivamente alla coordinata assiale sulla trisettrice suddetta. Se il materiale considerato è isotropo. quindi il primo invariante di tensione ovvero la coordinata cilindrica assiale possono essere eliminato dal gruppo delle variabili che governano lo yelding. Ciò significa anche che che lo stato tensionale individuato da un generico vettore nello spazio delle tensioni principali. anche tramite coordinate cilindriche con asse sull’ottante positivo definite come segue. alla coordinata radiale ed alla anomalia: √ √ ( ) √ Per la maggior parte dei metalli. ovvero quelle dei tre invarianti del tensore deviatorico J1. Le espressioni dei tre invarianti I1.2 FUNZIONE DI SNERVAMENTO ALLA VON MISES Una funzione di snervamento o “yelding function” serve a delimitare il campo dei possibili stati tensionali elastici di un materiale nelle varie fasi della sua evoluzione sotto qualsiasi tipo di carico. la condizione di snervamento dipende dalla intensità delle tre tensioni principali ma non dal loro orientamento. quindi si può dire che le variabili della yelding function possono essere solo i tre invarianti di tensione. 21 . scalari legati biunivocamente alle tensioni principali e che. ovvero che sullo snervamento influisce solo la parte deviatorica del tensore degli sforzi. agli effetti dello snervamento ha lo stesso effetto di un altro stato tensionale individuato dal vettore che è la proiezione del precedente sul piano 1+2+3=0. l’effetto di stati idrostatici di tensione è circa ininfluente sia sullo snervamento sia sulla deformazione plastica (che avviene a volume circa costante). 2 e 3. MIRONE – Elastoplasticità. nel sistema di riferimento principale sono: I1   1   2   3 J1  s1  s2  s3  0 I 2  ( 1 2   1 3   2 3 ) (1) J 2  ( s1s2  s1s3  s2 s3 )  1 6  1   2 2  1   3 2   3   2 2  I3  1   2   3 J 3  s1  s2  s3 Nello spazio delle tensioni principali. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 2.

2). se si vuole. si ottiene sempre e comunque la superficie laterale di un cilindro.1.1. le differenziazioni consisteranno nella forma della suddetta curva d’intersezione ovvero. Allora volendo rappresentare nello spazio delle tensioni principali il luogo degli stress {1.1.1 1 2  3 2   2  J 2Cr    Eq 3 2 1 Il più noto criterio di snervamento per materiali elastoplastici è quello di Von Mises. 3} che siano il limite elastico del materiale secondo un generico criterio di snervamento “insensibile” a stati tensionali idrostatici.4.1} (Figura 2.1). MIRONE – Elastoplasticità. che è la retta di versore {1. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Allora il tensore deviatorico.G. Quindi ogni superficie di snervamento di questo tipo è individuata univocamente anche dalla sola curva d’intersezione che la superficie stessa ha con il piano di normale {1. è idoeno a descrivere completamente lo snervamento. secondo cui la soglia tra il comportamento elastico e quello elasto-plastico viene raggiunta quando il secondo invariante di tensione deviatorico assume un certo valore critico J2=J2cr indipendentemente dal valore di J3: l’indipendenza da J3 significa anche indipendenza dello snervamento dall’anomalia del 22 . All’interno della famiglia di funzioni di snervamento indipendenti dalla componente idrostatica dello stress. privo per definizione di primo invariante. 3 1.1} trisettrice dell’ottante positivo (Figura 2. nella forma che assume la sezione retta del cilindro di snervamento. di sezione al momento indeterminata ma certamente costante lungo il proprio asse.4. 2.

1.  3   1 1   2 2   2   3 2  1   3 2 3 6  Quindi.1 del paragrafo precedente. rappresentabili da punti appartenenti ai tre assi principali: se chiamiamo yiel la tensione di snervamento monoassiale ed imponiamo che il generico stato di stress (1. sia che tale superficie ha raggio  < 2 J 2Cr e lo snervamento è una condizione ancora non raggiunta.1} sono ugualmente “in pericolo” di snervamento. (2) Applicando il modello di Von Mises alla relazione 2. ovvero il secondo invariante deviatorico. 2.0  1 6     yiel 2   yiel 2  1 yiel  J 2 1. 3) giaccia sulla stessa superficie a cui appartiene lo stato (yiel. secondo von Mises lo snervamento del generico stress state si ha quando:  Eq  1 2   1   2 2   2   3 2  1   3 2   yiel E tutte le combinazioni di (1.3.1} e raggio pari a 2 J 2Cr . e lo snervamento avviene quando il punto che rappresenta lo stress principale si adagia su tale superficie cilindrica di asse {1.G. sia che la superficie abbia raggio  < 2 J 2Cr e lo snervamento sia in corso. 3) per cui vale l’equazione suddetta costituiscono i punti di snervamento. quindi l’unica variabile che determina lo snervamento secondo von Mises è la coordinata radiale. per la funzione di snervamento in un materiale che si deforma plasticamente resta definita la seguente forma espressa nel sistema di riferimento principale: f (σ)   eq   Yiel  1 2   1   2 2   2   3 2  1   3 2   Yiel  0 (3) 23 . MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 sistema cilindrico.1. Tra tutti i possibili stati di stress che definiscono la superficie di snervamento ci sono anche quelli monoassiali.  2 . Pertanto il cirterio di von Mises stabilisce che la sezione retta della superficie di snervamento è perfettamente circolare.0. il cui inviluppo descrive la nota superficie cilidrica di von Mises. Tutti gli stati tensionali che giacciono su una stessa superficie cilindrica di asse {1. 2. 0. 0) otteniamo la condizione che individua tutti i possibili stati di tensione equivalenti tra loro ai fini dello snervamento: J 2  yiel .

0.100.50    eq _ B  1 2   100 2  100 2  0 2  100.0    EQ _ C  100.0. G. Stato tensionale B:  B   A   HYDR 50  100. comporta una traslazione del punto rappresentativo dello stato tensionale lungo una generatrice del cilindro. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Per verificare che diverse combinazioni significative di tensioni possono avere la stessa Eq si considerino le seguenti trasformazioni: Stato tensionale A:  A  100.0  100.0.50.50  150.0    eq _ A  100.0  0.0 50. mentre l’aggiunta di una tensione puramente deviatorica comporta lo spostamento dello stesso punto lungo una sezione retta circolare del cilindro. Ovvero.50. MIRONE – Elastoplasticità. Stato tensionale C:  C   A   DEV  100. 24 . Nello spazio delle tensioni tali punti ad uguale  Eq sono disposti come segue: 3 B C 3 A 1 2  C 1 2 Figura 3: Superficie di snervamento alla von Mises.100. aggiungere una tensione idrostatica ad una tensione qualsiasi.

Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Su un piano principale la funzione di snervamento di von Mises diventa un’ellisse. nello spazio delle tensioni. i materiali strutturali richiedono ulteriori incrementi di tensione equivalente affinchè la deformazione plastica continui a fluire ovvero. il dentifricio o la plastilina. la deformazione plastica fluisce senza la necessità di alcun incremento della tensione equivalente. si ha: 2 3=0 1 Figura 4: dominio di snervamento sul piano 3=0. Ciò equivale ad ipotizzare che. per esempio sul piano 3 =0 (quando una delle tensioni principali è nullo lo stato tnsionale si dice di “biassiale” o di “ tensione piana”). occorre che quest’ultima subisca continue modificazioni nella sua dimensione e posizione. ma non certamente per i materiali metallici per applicazioni strutturali. una volta raggiunte le condizioni di snervamento.3} deve ricadere sempre sulla superficie di snervamento. che consentano e/o assecondino l’incremento di tensione equivalente necessario. MIRONE – Elastoplasticità. anche raggiunta la condizione di snervamento.G. Nella realtà invece. essendo la tensione di snervamento Yiel una costante del materiale.2. Tradotto in esempio pratico è come dire che un corpo soggetto a trazione. 2. che si può muovere avvicinandosi o allontanandosi 25 . una volta superato lo snervamento continua a deformarsi senza la necessità di applicare ulteriori incrementi di carico. forma o posizione nello spazio delle tensioni. non si modifica in dimensione.3 MODELLI DI HARDENING E METODOLOGIE SPERIMENTALI L’ espressione (3) non consente ancora di ricostruire in maniera realistica il comportamento dei materiali metallici in quanto implica che la superficie di snervamento. si può immaginare che in campo plastico lo stato tensionale è rappresentato da un punto. Una tale risposta è immaginabile per materiali “pastosi” come la chweing-gum. considerato che in ogni caso per essere in campo plastico il punto {1. Per interpretare in maniera visiva la realtà fisica del comportamento elastoplastico reale.

si parla di hardening isotropico riferendosi all’aumento di raggio del cilindro di snervamento. R. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 dall’origine. almeno fino al prossima condizione di carico elastoplastico. Quando invece il punto torna indietro verso l’origine esso rientra all’interno della superficie di snervamento (scarico elastico) e quast’ultima non subilsce alcuna modifica. in cui l’hardening isotropico è una funzione scalare R. MIRONE – Elastoplasticità. quello cinematico una funzione vettoriale X: dX y +R(t) dR X(t) t t+dt Primo FIGURA 5 (Lemaitre pag 40) La funzione di snervamento. la superficie di snervamento si ingrandisce e si sposta in modo tale che il punto rappresentativo dello stress istantaneo le stia sempre aderente. di hardening cinematico per indicare la sua traslazione che comunque mantiene l’asse parallelo alla trisettrice positiva (almeno fintanto che resta verificata l’insensibilità dello yelding a stati tensionali idrostatici). Le modifiche alle quali va incontro la superficie di snervamento costituiscono il fenomeno dell’hardening. si può considerare trascurabile l’una o l’altra delle due componenti dell’hardening). dipendente dal percorso deformativo seguito (traiettoria del punto nel suo allontanarsi dall’origine a partire dal contatto con il primo snervamento) e quindi dalla storia pregressa del materiale in termini di lavoro plastico accumulato. X)  (σ  X) eq  R   Y (4) 26 . Facendo riferimento al piano  ed allo snervamento alla Von Mises. per un materiale che presenta hardening isotropico e cinematico (spesso. in base al materiale o al tipo di carico.3. diventa quindi: f (σ. l’hardening equivale a modificazioni del cerchio di snervamento come quelle in Figura 2. in un susseguirsi di infinite condizioni di snervamento ognuna diversa ma infinitamente vicina alla precedente.4. quando il punto si allontana monotonicamente (sotria di carico elastoplastica). Per quanto riguarda i due tipi di hardening più comune.G.

l’operatore che associa uno scalare “equivalente” ad un tensore (nel senso visto in precedenza). ij d ij 0 (5) d Eq 2  2     (d ij d ij )   (d i  d j ) 2  (d j  d k ) 2  (d i  d k ) 2  3  9  Il tipo di legame associativo è lo stesso per tutte e tre le coppie di funzioni e variabili. Individuata la necessità di tenere conto dei due tipi di hardening menzionati.4. sono associate alle variabili. le funzioni X ed R. secondo quanto visto per il legame incrementale tra stress e deformazione plastica. adesso possono essere definite considerando che il termine  è in realtà una coppia di funzioni (la funzione scalare R di hardening isotropico. moltiplicata per la tensione di Von Mises. adimensionali come una deformazione.G. introdotte nella formulazione della plasticità generica. dette cumulated o natural plastic strain “Eq” e backstrain “”. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 In tale espressione. le cui dimensioni sono quelle di uno stress rispettivamente scalare e tensoriale. Analogamente a quanto accade tra lo stress e la deformazione plastica. e la loro evoluzione con la storia deformativa. e la funzione vettoriale X di hardening cinematico) che dimensionalmente sono degli stress mentre la funzione h(Eq) ne descrive il loro legame differenziale con dEq e d e quindi la loro evoluzione. le funzioni R ed X (quest’ultima detta anche back-stress). Eq . La deformazione plastica equivalente Eq è definita come la deformazione duale alla tensione equivalente nel senso del lavoro di deformazione (la deformazione che. valgono le seguenti relazioni: f d ij  d Eq σ ij f f  f σ ij X ij d Eq   d Eq ovvero (6) R f f  1 d ij   d Eq R X ij Stante la forma scelta per il potenziale plastico ovvero per la funzione di snervamento. quindi. Resta da definire quali sono le variabili delle due funzioni di hardening.d Eq    ij . MIRONE – Elastoplasticità. Analiticamente si ha:  Eq  ij  o eq . agisce su una differenza tra i tensori di stress e di hardening cinematico. restituisce la stessa quantità di lavoro plastico data dal prodotto dei tensori di deformazione plastica e di tensione).5 si ricava che l’incremento di deformazione plastica è: 27 . dalla prima delle 2.

R(scalare) ed X (tensoriale). Visto che durante il flusso delle deformazioni plastiche vale f  (σ  X) eq  R   Y  0 .1/2). Le prove sperimentali che permettono di ricavare tali grandezze in maniera + semplice possibile sono quelle di trazione su provini lisci.1/2. MIRONE – Elastoplasticità.0. oltre che della prima tensione di snervamento. si vede facilmente che Eq =1 ed Eq =1 Per caratterizzare un materiale con solo hardening isotropico si esegue un test monotonico ottenendo una curva come in Figura 6: 28 . e quindi. dimostreremo avanti che la deformazione è del tipo (1.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 1 2  2    3 / 2 i  X i    j  X j   k  X k     2 2 f    d i  d Eq  d Eq   i  i (7)   3  i  X i       2    i  X i d Eq   1 1 3 2 d Eq 2 2 2 ( ij  X ij ) eq In definitiva i due stress che costituiscono l’hardening.0).... per i quali lo stato tensionale è monoassiale ed uniforme su tutto il volume del provino. date le definizioni (2) e (5) di questa sezione. Infatti quando la tensione è uniassiale (1. La caratterizzazione del comportamento elastoplastico di un materiale è costituita proprio dalla individuazione sperimentale delle leggi di hardening. dipendono rispettivamente dalla variabile scalare “Eq” e dalla variabile tensoriale ij. e l’unica tensione non nulla è facilmente ricavabile come rapporto tra forza ed area resistente del provino. per determinare le leggi di hardening basta misurare la tensione equivalente Eq al variare di Eq da prove sperimentali.

G. non serve effettuare cicli di scarico. MIRONE – Elastoplasticità. si usano provini di trazione sui quali occorre eseguire cicli di carico-scarico ottenendo una curva come in Figura 7: Eq y y XEq() Eq Figura 6: Hardening Cinematico 29 . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Eq R(Eq y y Eq Figura 6: Hardening Isotropico data la simmetria della tensione di snervamento istantanea a trazione-compressione. quindi una volta determinata la tensione equivalente “facile” dalla prova di trazione si ricava R Eq    eq  Eq    Y   1  1    Y Se invece si deve determinare l’hardening cinematico.

dallo snervamento a trazione di inizio scarico. R∞  e b vanno determinati tramite “best fit”. ovvero vanno scelti in modo da approssimare meglio possibile le curve sperimentali “per punti” ottenute da prove monotoniche o prove con cicli di carico-scarico. per cui essi crescono all’inizio della plasticizzazione ma la crescita diminuisce gradualmente fino ad assestarsi sui valori X∞ ed R∞ per strain virtualmente infiniti. MIRONE – Elastoplasticità. La rapidità di crescita iniziale ed assestamento è data dalle costanti  e b. l’hardening cinematica si ottiene sottraendo la semidifferenza tra snervamento a trazione ed a compressione di ogni ciclo. invece R si ottiene come incremento delle semiampiezze tra un ciclo ed i successivi. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 In questo caso.G. Lemaitre ha proposto delle leggi-tipo per esprimere i due tipi di hardening sulla base di considerazioni pratiche. Quando il materiale esibisce entrambi i tipi di hardening la situazione è quella di Figura 7:  R(p y X(p) p Figura 7: Hardening Isotropico e Cinematico Unendo i concetti precedenti si caratterizzano entrambi gli hardening: X si ottiene dalla differenza tra snervamento inizio scarico e semiampiezza carico-scarico. X ij  X  1  e   ij  R  R 1  e b Eq  I parametri X∞. 30 . Tale valore di hardening si associa al plastic strain iniziale di quel ciclo di scarico. Così x ogni ciclo si ottiene un punto della curva di hardening X.

ovvero la yelding function. detta “Plasticità Associata”. Tale costruzione analitica è al momento quella universalmente accettata e diffusa per quanto riguarda il comportamento dei materiali metallici. etc. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Due funzioni molto più conosciute sono largamente utilizzate in letteratura per approssimare i dati sperimentali relativamente al caso di solo hardening isotropico. prevede che la funzione potenziale sia la stessa che individua le condizioni di snervamento.!! Tra le possibili modellizzazioni che esistono al variare della scelta del potenziale. che è realistico per la maggior parte dei metalli duttili quando subiscono storie di carico monotoniche o comunque non cicliche: Hollomon Law (Power Law):  Eq  K   Eq N Ludwig Law:  Eq   0  K   Eq N E’ importante tener presente che queste sono approssimazioni comunemente usate per approssimare dati sperimentali tramite best fitting. rivolte perlopiù ad applicazioni nel campo della ricerca scientifica avanzata. esiste comunque una ulteriore differenziazione legata alla scelta della funzione di snervamento. la più elementare funzione di snervamento alla Von Mises potrebbe prevedere l’assenza totale di hardening (materiali plastici ideali) oppure potrebbe tenerne in considerazione solo uno dei due tipi visti. Ad esempio. si fa ricorso a forme della funzione di snervamento più complesse di quella vista. trigonometrica etc. All’interno della categoria di modelli che fanno capo alla plasticità associata. si può usare qualunque funzione approssimate polinomiale. oppure. per tenere conto di forme di hardening sempre più precise (ad esempio l’hardening cinematico non lineare) o di fenomeni fisici come il danneggiamento dovuto alla evoluzione di vuoti all’interno del materiale. per approssimare con una curva continua l’hardening sperimentale ottenuto solitamente come sequenza di punti.G. infatti si potrebbero utilizare funzioni più semplici o più evolute di quella vista in questa sede. quella che è stata esposta. MIRONE – Elastoplasticità. dato che il suo utilizzo in numerosi codici di calcolo FEM si è rivelato di semplice gestione ed in grado di fornire risultati in buon accordo con la sperimentazione. come accade per alcune rappresentazioni analitiche molto sofisticate. ma. 31 .

G. Y X 120 MPa 150 MPa Determinare la deformazione plastica equivalente del materiale alla fine delle due possibili sequenze di sollecitazioni ottenibili applicando prima la tensione lungo X e dopo quella lungo Y. Schematizzare le superfici di snervamento durante le due possibili trasformazioni.3 Tale lamiera deve essere sottoposta ad una sequenza di due tensioni uniformi. 32 .y) il cui materiale soddisfa il criterio di snervamento di Von Mises. MIRONE – Elastoplasticità. ha snervamento iniziale  Eq 0  65MPa e la curva costitutiva seguente:  Eq  Eq   65  200   Eq 0. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 2. e viceversa.4 IRREVERSIBILITA’ & DIPENDENZA DELLE DEFORMAZIONI PLASTICHE DAL PERCORSO Il legame incrementale tra tensioni e deformazioni ed il modello costitutivo dissipativi-non conservativo comportano che la deformazione plastica NON dipende dallo stato attuale delle tensioni ma dal percorso seguito nello spazio delle tensioni per arrivare a tale stato. Assumere infinitesime le singole trasformazioni plastiche e trascurare quelle elastiche. ESEMPIO : Consideriamo una lamiera metallica piana (direzioni x. ognuna da applicare gradualmente fino al raggiungimento di 150 MPa in direzione X e 250 MPa in direzione Y. ovvero gli spostamenti nello spazio delle tensioni sono così piccoli da essere considerati per forza rettilinei (proportional loading!) .

elastoplastica (infinitesima) tra 65 e 120 MPa: 33 .3)  EqOA     0.0135  200  La superficie di snervamento è cambiata (rosso = snerv.150. Iniziale. etc.0 . MIRONE – Elastoplasticità. ma può essere ottenuto con le Lo stato tensionale finale è sempre  trasformazioni O-A-C oppure O-B-C schematizzate di seguito: 200 Y B C 150 100 50 O A X -200 -150 -100 -50 50 100 150 200 -50 -100 -150 -200 1) PERCORSO O-A-C: TRATTO O-A Applicando prima la X = 120 MPa (trasformazione O-A) la tensione equivalente è:  EqO A  1 2   120  120  120MPa 2 2  ed essendo maggiore della tensione di primo snervamento (65 MPa) si ha che la nuova tensione di snervamento è diventata 120 MPa e produce deformazione plastica. Sostituendo 120 MPa nella legge costitutiva ed ipotizzando che la deformazione prodotta è infinitesima (altrimenti si dovrebbe integrare su deformazioni infinitesime etc. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 SOLUZIONE: ~  120. blu = snerv. dopo O-A) e la trasformazione O-A indicata dalla freccia è elastica fino a 65 MPa.) si ottiene:  120  65  (1/ 0.G.

MIRONE – Elastoplasticità.0135 L’incremento di deformazione plastica di O-A avviene a partire dal materiale indeformato. d Z    d X . quindi la deformazione totale in A coincide con l’incremento di deformazione O-A. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 200 Y 150 100 50  A X -200 -150 -100 -50 50 100 150 200 -50 Proiez (d1. d Y . etc….: 34 . d2. d X   2 2  2) il modulo del vettore incremento di deformazione. d3)O-A -100 sul piano Z=0. 3) devono avere i seguenti requisiti: 1) descrivono un vettore perpendicolare alla sup di snervamento 3D nel punto A (ellisse sul piano XY con semiassi a 45 gradi rispetto SDR ha tangente di +-30 o +.60 gradi all’intersezione con gli assi del SDR etc. 2.G. d X . quindi generalizzando al 3D si ottiene):  d X . -150 -200 Le tre componenti del tensore incremento di deformazione plastica (1.. moltiplicato per 2 dev’essere pari a 3 2 ~ dEq :  d  d Eq 3 d d 2 2 2 2 d~   d Eq  d X  X  X   d Eq  2 3 4 4 3  d X  d Eq  0.

La superficie di snervamento si è modificata nuovamente e la trasformazione A-C è inizialmente elastica (linea tratteggiata) ed elastoplastica nella parte finale: d~AC  3  d Eq  AC  3  (0.  Y .  Y .0.  Z OA  0.0135.4 %. 100 50 O A X -200 -150 -100 -50 50 100 150 200 -50 -100 -150 -200 Il vettore “incremento di deformazione” A-C ha modulo e direzione perpendicolare alla superficie di snervamento cilindrica in C: queste condizioni sono sufficienti a determinare le tre componenti 35 . quindi lo snervamento diventa 137.0.0675 TRATTO A-C Applicando adesso la y = 150 MPa (trasformazione A-C) la tensione equivalente diventa:  EqO AC  1 2   120  150  120  150  137.0675.0.0251 2 2 200 Y C Proiez (d1.5 MPa.G.5MPa 2 2 2  La nuova tensione equivalente è ancora > dello yield stress precedente (120 MPa).5 MPa e si ha ancora deformazione plastica:  137. MIRONE – Elastoplasticità.3)  EqO AC     0.034  200  Quindi a fine del percorso O-A-C si ha una tensione di snervamento pari a 137. una deformazione plastica equivalente del 3.0135)  0.0  d  X . d2.  Z A  0.034  0. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10  X .5  65  (1 / 0. d3)A-C 150 sul piano Z=0.

150 B 100 50 O X -200 -150 -100 -50 50 100 150 200 -50 -100 -150 -200 36 . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 di d~AC  d X . e la nuova tensione di snervamento diventa ovviamente 150 MPa: 200 Proiez (d1. Il tensore di deformazione plastica totale alla fine di OAC sarebbe la somma dei due vettori incrementali infinitesimi: ~O AC  d~O A  d~AC 2) Percorso O-B-C: TRATTO O-B Applicando prima la y = 150 MPa (trasformazione O-B) tensione e deformazione equivalenti sono:  EqO B  1 2   150  150  150MPa 2 2   150  65  (1 / 0. d Y . tra 65 e 150 MPa elastoplastica. ma il calcolo via “carta e penna” della direzione normale alla superficie di snervamento in C è meno immediato che in A.3)  EqO B    0. quindi in questa sede evitiamo di svolgerlo (comunque tale calcolo è facile concettualmente ed elementare per via numerica tramite codici di calcolo automatici). d Z  AC . d3)O-B Y sul piano Z=0. fino a 65 MPa si ha trasformazione elastica.G.058  200  Ed essendo la tensione equivalente maggiore di quella di primo snervamento. MIRONE – Elastoplasticità. d2.

029 : 37 .5MPa 2 2 2  Che stavolta è minore dello snervamento di 150 MPa.    0. 0. d Eq O  B . MIRONE – Elastoplasticità.G. 0.058.029.029. quindi la deformazione plastica totale a fine percorso O-B-C è pari al solo incremento d~O B   0.  0.058. la superficie di snervamento non si modifica. -1/2.029  2 2  TRATTO B-C Applicando adesso la tensione di 120 MPa lungo x (trasform. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Visto che la normale alla sup di snervamento cilindrica all’intersezione con gli assi ha versore del tipo (1.071 . quindi: aggiungere la X allo stato tensionale precedente ha significato effettuare uno scarico elastico.  0. -1/2). ne deriva che il tensore incremento di strain O-B è: 2  d Eq O B d Eq O  B  d~O  B    . B-C) si ha:  EqO B C  1 2   120  150  120  150  137. e visto che il modulo del vettore incremento di plastic strain dev’essere pari a 3 d~ O  B  d Eq AC  0. la tensione di snervamento r 200 150 B C 100 50 O -200 -150 -100 -50 50 100 150 200 -50 -100 -150 -200 imane pari a 150 MPa (non può diminuire!) e non si hanno deformazioni plastiche.

06 0.4% nel primo caso.150. però il materiale ha acquisito due diverse tensioni di snervamento (137 MPa contro 150 MPa) ed è stato deformato in maniera sia qualitativamente diversa (deformazioni sia lungo X sia lungo Y per O-A-C. deformazioni solo lungo Y per O-B-C) sia quantitativamente diversa (equivalent plastic strain del 3.01 0.8 nel secondo).08 38 . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 In definitiva.05 0. Se fossero state calcolate le componenti di d~AC e quindi il tensore di deformazione completo del percorso O-A-C si sarebbe visto che anche ~O AC  ~O BC Sulla curva costitutiva i due percorsi sono i seguenti: 160 O-B sigma_eq O-A-C 140 O-A O-B-C 120 100 80 60 O Eq 40 0 0. MIRONE – Elastoplasticità.03 0.0). seguendo i due percorsi si arriva allo stesso stato tensionale C (120.04 0.G. del 5.02 0.07 0.

in un eccesso di sicurezza dettato dall’ignoranza sulla risposta del materiale. Se poi si pensa alla categoria di strutture che. navale. previa la dettagliata conoscenza del comportamento del materiale in tale fase. In sostanza la riduzione dei pesi permessa dallo sfruttamento ottimale dei materiali è in alcuni casi utile per un fatto economico. sia nelle applicazioni teconologiche basate su lavorazioni di formatura per deformazioni plastiche: da entrambi i punti di vista rientrano in tali categorie interi settori produttivi tra i più avanzati come quelli dell’automotive. potendo prevedere con ragionevole affidabilità il massimo carico che agisce eccezionalmente su una struttura. In pratica. nel settore veicolistico vengono oggi progettate per assorbire elevati quantitativi di energia negli urti. fare in modo che sotto tale carico estremo la struttura arrivi in prossimità del limite di rottura piuttosto che restare lontana da tale condizione. contrariamente a quanto accadeva sino a qualche decennio fa. si pensi alle applicazioni aeronautiche in cui i coefficienti di sicurezza devono per forza di cose essere resi più bassi possibile (occorre utilizzare “poco” materiale ma “bene”) per permettere il raggiungimento di specifiche e prestazioni strutturali. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 2. aerospace etc. MIRONE – Elastoplasticità. 39 . Infatti.5 CARATTERIZZAZIONE STATICA ELASTOPLASTICA DEI MATERIALI Utilità della caratterizzazione post snervamento La caratterizzazione elastoplastica del materiale è indispensabile ai fini della progettazione avanzata di componenti e strutture. oggi la tendenza a progettare in campo plastico. per esempio. e conoscendo a sufficienza il comportamento del materiale nel campo di funzionamento che va dallo snervamento alla rottura è possibile. ingombri e costi assicurando al contempo elevati standard di sicurezza strutturale. In alcune applicazioni in cui il fattore peso è determinante diventa addirittura indispensabile sfruttare il materiale quanto più possibile. si capisce come la stessa finalità della struttura si impernia totalmente sul comportamento in fase plastica avanzata del materiale che la costituisce. in altri casi necessaria per un fatto tecnico.G. oltre che decisamente sensato. è determinante sia nelle applicazioni strutturali ad alto contenuto tecnologico in cui è necessario ridurre continuamente pesi. Spesso infatti è più dispendioso sovradimensionare una struttura piuttosto che dimensionarla in maniera appropriata per i carichi che sopporta e sostituirla tutta o in parte appena il “termometro del danneggiamento” indica che la rottura è prossima.

nei limiti che saranno evidenziati avanti. Infatti. MIRONE – Elastoplasticità. è perseguibile in maniera relativamente semplice tramite prove di trazione o più generalmente monoassiali in cui rilevare l’unica tensione non nulla tra le tre principali corrisponde a rilevare proprio la tensione equivalente oggetto della caratterizzazione. definendo il valore della tensione equivalente di Von Mises corrispondente ad ogni deformazione plastica equivalente. in ogni caso. i possibili stati tensionali in un punto sono 3 dati dalle combinazioni possibili delle tre tensioni principali. Se poi si tiene conto anche della deformazione elastica e del corrispondente legame costitutivo si introduce una variabile ed una equazione in più che lasciano il probelma ancora determinato. sia pure in maniera incrementale. Infatti per un certo materiale esisterà una ed una sola legge di hardening che. sempre in termini incrementali. se analizzata ala luce dei nuovi criteri di danneggiamento dei materiali. ma si è visto anche che. il problema della determinazione della tensione corrispondente ad una certa deformazione plastica. senza alcun vincolo costitutivo o di altro tipo. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 E’ inoltre accertato che l’apparente sicurezza data dalla tecnica del sovradimensionamento in campo elastico a volte può rivelarsi. pone un primo vincolo limitando il numero dei possibili stati tensionali. per ogni stato deformativo è possibile conoscere almeno una informazione che limita il numero dei possibili stati tensionali. Le ulteriori condizioni date dalla normality rule e dalla consistency condition rendono definito. Il concetto di caratterizzazione elastoplastica Una premessa indispensabile riguarda la definizione di cosa significa caratterizzare il materiale in campo plastico: si è visto che in tale fase del comportamento non è più possibile stabilire un legame univoco tra tensioni e deformazioni plastiche. 40 . imponendo che tali tensioni debbano “produrre” un ben preciso valore di tensione equivalente (dato dall’hardening corrispondente al generico valore di deformazione plastica considerato) le combinazioni diventano 2.G. meno cautelativa della progettazione in campo plastico in cui ci si avvalga dei suddetti metodi di previsione del danno. E’ quindi chiaro che caratterizzare un materiale in campo elastoplastico significa determinare la relazione che fa corrispondere un valore di tensione equivalente (ovvero un campo di esistenza per una infinità doppia di stati tensionali) ad ogni valore di deformazione plastica equivalente. Ciò.

Questi valori di tensione e di deformazione corrispondono alla tensione equivalente e deformazione equivalente solo nella idealizzazione secondo cui istante per istante sono verificate le seguenti ipotesi: 41 . .G. non è assolutamente la reale tensione massima sul provino. la deformazione è data dal rapporto tra l’allungamento L0 della lunghezza di misura (gage lenght) e la sua lunghezza originale L0. si deve valutare se e quanto la tradizionale procedura di valutazione della curva tensione-deformazione è adatta allo scopo. Queste grandezze danno luogo alla classica curva del tipo:  u y  dove le tensioni caratteristiche riportate sono quella di snervamento y e quella u detta “ultimate” che. come si vedrà avanti. e definita la caratterizzazione come la determinazione della legge tensione equivalente-deformazione plastica equivalente. i valori di tensione e deformazione assiali ottenuti come segue dalla prova di trazione monotonica su provini di geometria standard. del tipo circolare riportato in Figura: L0 z 2a0 r . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Caratterizzazione elastoplastica tradizionale – curva ingengeristica A questo punto. ovvero quella che ha il provino appena costruito. evidenziata la necessità di caratterizzare il materiale dal punto di vista statico anche al di là della condizione di snervamento. Tale curva (detta “Ingegneristica”) è ottenuta riportando rispettivamente in ordinata ed in ascissa. la tensione è data dal rapporto tra il carico istantaneo applicato e la sezione resistente nominale. MIRONE – Elastoplasticità.

dell’ordine di quelle elastiche o poco maggiori. il tratto utile del provino in realtà subisce elongazioni e contrazioni di diametro che rendono troppo imprecisa la determinazione di tensioni e deformazioni secondo le (1). all’esterno di tale tratto le distribuzioni di tensione e deformazione non sono più monoassiali per la presenza di raccordi e gli aumenti di diametro necessari ad afferrare il provino nella macchina di prova. la velocità dev’essere talmente bassa da potersi considerare quasi statica. ovvero le componenti del tensore di tensione sono del tutto indipendenti dal punto materiale considerato. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 1) in ogni punto interno al volume “utile” del provino (quello cilindrico definito dalla lunghezza L0) si hanno distribuzioni di tensione perfettamente uniformi e monoassiali. MIRONE – Elastoplasticità. Le prime due ipotesi sono pressochè vere se si ha la cura di realizzare rispettivamente provini di geometria sufficientemente “indisturbata” nel tratto utile (le norme forniscono indicazioni valide in merito) e di impostare la macchina di prova su velocità sufficientemente basse. 2) l’allungamento (o l’aumento di carico) imposto dalla macchina di prova in controllo di spostamento (o in controllo di carico) avvengono a velocità talmente basse da non innescare fenomeni detti di “strain rate”.Si fa riferimento al tratto utile del provino perché. come verrà specificato avanti. è realistica solo per piccolissime deformazioni. e sono tutte nulle tranne quella normale in direzione del carico applicato. Pertanto per prove in cui non si voglia valutare la caratteristica viscoplastica del material. Pertanto nel campo di validità delle tre ipotesi descritte (poco oltre il campo elastico). la tensione e la deformazione equivalenti (eq e p) coincidono rispettivamente con tensione e deformazione in direzione assiale perché queste ultime sono le uniche componenti non nulle nel tensore di tensione e di deformazione. E’ noto infatti che condurre prove con velocità di deformazione elevata fa nascere nei materiali un effetto viscoso di irrigidimento detto appunto strain rate effect. ed in tutti i punti utili del provino si hanno i valori seguenti di tensione e deformazione: F  eq z  a 0 2 (1) L0  L0 w L  L0   L0 L0 p z   dz  0  42 L0 z L0 L0 . La terza ipotesi invece. infatti.G. 3) la differenza tra le configurazioni iniziale ed istantanea della geometria del provino (differenza tra valori istantanei e valori iniziali del diametro e della lunghezza del tratto cilindrico) siano così piccole da poter essere trascurate. ovviamente.

G.. Pertanto si ha: F  eq z  a 2 (2) Ln Ln 1 L L L dL  L  p  ez    . e delle deformazioni non più approssimabili ad infinitesime. affinchè tensioni e deformazioni siano ancora significative occorre riferirle non più alla configurazione indeformata ma a quella istantanea. In sostanza in questo modo si tiene conto della riduzione di area per la tensione.. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 in cui la forza istantanea w è lo spostamento in direzione z.. dalla seguente relazione:  L   L  L  p  e z  Log   Log 0   Log 1   z  (3)  L0   L0  43 .  1  0    Log  L Ln L2 L1 L0 L  L0  essendo a ed L le dimensioni istantanee rispettivamente del semidiametro e della lunghezza del tratto utile. eliminando quindi la causa che rendeva la caratterizzazione tramite curva “ingengeristica” realistica solo per ridottissimi valori di deformazione. La deformazione definita adesso è legata a quella vista “classica”. possono essere definite rispetto all’area elementare indeformata solo per piccoli spostamenti e deformazioni. vista precedentemente. pertanto nelle espressioni da utilizzare formalmente la deformazione occorre utilizzare la seconda delle 1) solo a patto di “spezzettare” la deformazione finita tra L0 ed L in tante deformazioni infinitesime.. ovvero deformata. Infatti sia la tensione che la deformazione.. permette di porre rimedio alle imprecisioni che l’ipotesi 3) fatta precedentemente introduce in campo plastico. Caratterizzazione elastoplastica di seconda approssimazione – curva true Il grado di approssimazione successivo a quello della curva ingegneristica. MIRONE – Elastoplasticità. Quando le deformazioni non possono più essere considerate infinitesime.. Per tenere conto di ciò sulla deformazione è necessario ricordare che la seconda delle relazioni 1) è valida solo nell’ipotesi di piccole deformazioni. e l’allungamento istantaneo L0 vengono registrati durante il test dalla macchina di prova.

è lecito trascurare queste ultime e quindi considerare che la deformazione logaritmica. 44 . La curva true di un materiale è molto più realistica ed esplicativa di quella ingegneristica. Infatti è noto che le deformazioni plastiche avvengono a volume costante. Nella Figura seguente sono riportate curve qualitative che danno un’idea di quanto detto. si hanno deformazioni elastiche qualche ordine di grandezza più piccole. in materiali metallici con hardening non troppo elevati. come vedremo. quindi il volume cilindrico della parte utile di provino. e anche la forma che assume per un materiale duttile è completamente diversa. Siccome per deformazioni plastiche piuttosto ridotte. dove l’aggettivo true (vero) è legittimo. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Le espressioni (2) definiscono rispettivamente i cosiddetti “true stress” e “true strain” o “logarithmic plastic strain”. Questo permette di fare una interessante considerazione che rende “più facile” la vita di chi deve ricavare la curva true di un materiale. MIRONE – Elastoplasticità. per un dato valore di deformazione plastica avrà conservato il suo volume (a meno dell’effetto elastico che abbiamo detto essere trascurabile).G. solo fino ad un certo punto. Allora la conservazione del volume su scala macroscopica (appunto il cilindro di dimensioni finite di cui si parla) impone che: Volume indeformato  a 0 2 L0  Volume deformato  a 2 L  2 L a0    L0 a 2 (4)  L   a0 2   p  e z  Log    Log  2   2 Log  a 0  a   a   L0    L’espressione (4) permette quindi di calcolare la deformazione plastica logaritmica tramite misurazioni di raggio (diametro). (che a rigore esprime la deformazione totale somma di quella elastica e quella plastica). sperimentalmente più semplici e meno affette da errore di quanto avvenga con le misure di allungamento. esprima invece solamente la deformazione plastica.

Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 z Curva true Curva ingegneristica ez Facendo riferimento alla curva ingegneristica si ricavano informazioni falsate sia per le deformazioni che per le tensioni. a meno di non limitarsi a considerare bassissime deformazioni (la parte elastica della deformazioni non è ancora trascurabile). per provini in acciao AISI304 aventi diametro nominale di 9 mm e gage lenght di 55 mm. la deformazione ingengeristica alla frattura del provino (detta anche allungamento percentuale a rottura). decisamente più significativa. però la sezione resistente in quella fase inizia a ridursi con una velocità maggiore di quella con cui avviene la riduzione di carico. per le quali di fatto le due curve coincidono. MIRONE – Elastoplasticità. è chiaro che la riduzione di sollecitazione riportata dalla curva ingengeristica in corrispondenza dell’ “Ultimate Tensile Stress” non è reale. dando in ogni caso luogo all’andamento crescente di tensione che la curva true più obiettivamente riproduce.T. Ad esempio infatti.S. Per quanto riguarda la tensione poi. per materiali comuni varia tra ipochi percento dei materiali fragili ed i valori dell’ordine del 20-30% dei materiali duttili. in quanto il carico dall’U. in poi diminuisce davvero. l’allungamento a rottura è del 15-20 % mentre la deformazione plastica a rottura arriva al 130% circa. 45 . mentre la deformazione logaritmica degli stessi materiali. Ad esempio.G. a rottura raggiunge valori anche 10 volte superiori.

G. (quella in cui la somma delle imperfezioni interne è anche infinitesimamente superiore a quella delle altre sezioni). vengono innescate dall’insorgere del necking. Sino al raggiungimento di questi valori di deformazione la curva true è perfettamente indicativa del legame tra tensione equivalente e deformazione plastica equivalente. non è ancora del tutto esatta perchè non può tenere conto delle perturbazioni che. pur rappresentando un gigantesco passo avanti rispetto alla curva ingegneristica ed essendo significativa fino a notevoli deformazioni plastiche. MIRONE – Elastoplasticità. I valori di deformazione a cui nasce il necking variano da materiale a materiale. Il necking è il fenomeno della strizione (quindi deformazione plastica) concentrata in una particolare sezione del volume utile del provino. strizione che determina la classica forma “a clessidra” della zona di provino circostante e che segna l’inizio della fase che abbastanza rapidamente porta alla rottura proprio nella sezione “neckizzata”. pertanto è del tutto idonea a caratterizzare il materiale in campo elastoplastico. ma gli ordini di grandezza vanno dall’1-2% (materiali a basso hardening) al 35-40% (materiali molto duttili e con spiccate doti di hardening). ad un certo punto della vita del materiale. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Caratterizzazione di terza approssimazione – il necking e le problematiche relative La caratterizzazione mediante curva true. 46 .

Matematicamente la condizione da imporre sulla curva true per ricavare il valore di deformazione plastica a cui inizia il necking è:  true   true e z (5) Per valori di deformazione logaritmica compresi tra zero ed il valore ricavato dalla (4). MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Un andamento tipico della deformazione in tali condizioni è riportato nella figura seguente: E’ evidente che la deformazione calcolata tramite allungamenti del tratto utile. occorre tenere conto dei cambiamenti che esso provoca nelle distribuzioni di stress e strain. in queste condizioni rappresenta solo il valore medio di una grandezza che localmente si discosta di gran lunga da tale valore medio. quindi è davvero indicativa del legame tra tensione equivalente e deformazione plastica equivalente ovvero caratterizza correttamente il materiale per una parte della sua “vita” plastica. comporta una modifica dello stato tensionale e deformativo. La sagoma assunta dal provino nella zona in questione provoca una sorta di intaglio “naturale” ed inevitabile. L’insorgere del necking coincide con il verificarsi della condizione di carico massimo. corrispondente all’U. 47 . descritto a proposito della curva ingegneristica. Per caratterizzare il materiale nel range di deformazioni plastiche successivo al necking. come qualunque intaglio che si rispetti.S. la curva true si costruisce con misure di campi tensionali e deformativi uniformi e monoassiali.T.G. ed è quindi ovvio che la presenza di questa perturbazione geometrica.

E se questo fosse l’unico fatto di cui tener conto. MIRONE – Elastoplasticità. e anche l’andamento della tensione assiale (l’unica ad essere non nulla ed uniforme anche prima del necking) adesso non è più uniforme. E chiaro che i due problemi considerati si traducono in quello nella determinazione delle distribuzioni di stress e strain sulla sezioni di necking. in ogni istante sta subendo tensioni e deformazioni più elevate che in qualunque altra sezione. e quella di uniformità dello stesso campo.G. i problemi da risolvere per ricavare i massimi valori della tensione equivalente e della deformazione plastica equivalente nel volume del provino diventano due. e precisamente quella di monoassialità dello campo tensionale. calcolando le riduzioni di area sulla sezione significativa che è quella ristretta. infatti è necessario sia capire quale punto della sezione ristretta è quello in cui si verifica il massimo di tensione e deformazione. sia valutare l’entità delle singole componenti dei tensori di tensione e deformazione per poi calcolarne gli scalari equivalenti. Infatti sulla sezione ristretta (che comunque resta la sezione più sollecitata e quindi significativa per la caratterizzazione) ed in quelle circostanti. nascono tensioni sia radiali che circonferenziali variabili lungo l’ascissa radiale. In questa situazione. infatti la sezione neckizzata. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Un primo aspetto della modifica delle distribuzioni suddette è quello della variabilità lungo l’asse. Invece il necking fa cadere due delle ipotesi che stanno alla base della curva true. Un metodo esatto per rilevare le tali distribuzioni non è stato sino ad oggi trovato. però esistono alcuni modelli matematici che descrivono il fenomeno in maniera approssimata fornendo pur 48 . sarebbe semplice caratterizzare ancora tramite curva true.

secondo un andamento simile a quello della seguente figura:  true(p) eq(p) ing(p) p pn 49 . Il più attendibile di tali modelli è quello di Bridgman. che verrà descritto successivamente. quindi è ragionevole pensare che anche le modifiche che la strizione localizzata induce sullo stato tensionale siano qualitativamente uguali a quelle introdotte da un intaglio: la nascita di tensioni compressive nelle direzioni ortogonali al carico implica un aumento della triassialità dello stato tensionale. Si è fatto notare che la geometria che caratterizza il necking è assimilabile ad un intaglio. In merito agli effetti del necking sullo stress nella sezione ristretta è comunque possibile fare alcune considerazioni qualitative prima di descrivere il modello di Bridgman. e cresce sino a raggiungere il valore di infinito per tensori idrostatici.G. MIRONE – Elastoplasticità. che esprime la tensione equivalente rispetto alla deformazione plastica equivalente.   eq (6) Questo termine vale tipicamente 1/3 per stati tensionali perfettamente monoassiali. pertanto non tutta la tensione assiale calcolabile dal rapporto carico/area si traduce in tensione equivalente. ovvero un aumento “percentuale” della parte idrostatica del tensore. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 sempre un grado di precisione migliore di quello ottenibile con la curva true. a partire dalla deformazione di avvio del necking si discosta dalla curva true (sino a prima del necking curva true e curva del materiale coincidono) restandone al disotto. Un utilissimo fattore di triassialità è rappresentato dal rapporto tra tensione idrostatica e tensione equivalente: H T . Tornando alla modifica dello stato tensionale dovuto al necking si può dire che una parte del carico assiale viene “sprecata” per creare tensioni idrostatiche che assecondino la geometria assunta nella zona del necking.F . Allora è possibile prevedere che la curva costitutiva del materiale.

da fittare e derivare. Metodo di Bridgman. a cui si è accennato in precedenza. Le metodologie a cui si fa riferimento in letteratura sono: . oltre al raggio della sezione minima ed il carico. in corrispondenza del carico massimo si ha l’inizio del necking e quindi la biforcazione tra curva costitutiva e curva true che da tale condizione in poi fornisce valori sempre maggiori di quelli della tensione equivalente del materiale. 5-15%. Fino a questo momento le considerazioni fatte sono solo di tipo qualitativo. 50 . si può aggiungere che l’ordine di grandezza della differenza tra tensione true e tensione equivalente. ma per determinare la funzione eq(p). ancora una volta approssimati. anche il raggio di curvatura del profilo di necking R. errore approx.G. magari tramite una legge che modifichi la curva true. E’ basato su varie ipotesi semplificative e consiste nel misurare ad ogni istante della prova. Ogni immagine significa un valore di correzione per un solo punto della curva costitutiva: volendo tracciare tale curva con 10 punti post-necking serve una discreta quantità di lavoro. a rottura è dell’ordine del 10-20% della tensione true. occorre fare riferimento ai modelli matematici. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Come si vede. e con tale raggio calcolare il seguente fattore correttivo: 1 BF  a  a   2R  1    Ln1    2R   a  R E’ estremamente oneroso in termini di lavoro sperimentale (un singolo valore della curvatura richiede le coordinate di almeno 6-7 punti di profilo per ogni immagine. L’accuratezza è ragionevole ma non eccezionale. MIRONE – Elastoplasticità.

leghe di alluminio. Metodo di MLR. MIRONE – Elastoplasticità. . E’ discretamente oneroso e l’onere di calcolo aumenta con l’accuratezza richiesta. La legge polinomiale che esprime tale correzione è riportata di seguito.G. di rame. in base all’errore del FEM correggere la curva costitutiva usata nel FEM d) Ripetere i passi b) e c) finchè l’errore tra curva carico-spostamento del FEM e quella sperimentale non è accettabile. b) eseguire un’analisi FEM usando come curva costitutiva la curva true (in teoria si può partire anche con una iniziale del tutto casuale). ma serve comunque interfacciare un solutore FEM con un programma di ottimizzazione in grado di correggere la curva costitutiva e rilanciare il FEM con la nuova curva ad ogni iterazione. Metodo iterativo o “Reverse Engineering”. è utilizzabile per tutti i materiali metallici finora testati (oltre 30 comporendenti svariate tipologie di acciai. Rrichiede solo la conoscenza della deformazione di inizio necking. 51 . Consiste nell’adozione di un fattore correttivo indipendente dal materiale e noto in tutti i suoi termini. Consiste nel seguente ciclo di iterazioni: a) dalla prova di trazione calcolare la curva true e la curva carico-spostamento. E’ basato sull’ipotesi che il necking sia una instabilità geometrica che provoca deformazioni “spontanee” ed indipendenti dal materiale a meno di fattori di scala (analogamente al carico critico Euleriano). c) confrontare la curva carico-spostamento in uscita dal calcolo FEM con quella sperimentale. nonché sui risultati di numerose simulazioni FEM eseguite con rifermento ad altrettanti materiali diversi. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 . di titanio). Per analisi statiche partendo da curve true discretamente affidabili la procedura è fattibile. e produce un errore inferiore al 5%.

Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 52 .G. MIRONE – Elastoplasticità.

usually occurs at a critical material point. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 3 CENNI SUL DANNO DUTTILE – MECCANISMI E MODELLI 3. Complete fracture = macroscopic breaking and separation of the structure/component in two halves or in more than two fragments. MIRONE – Elastoplasticità. It is a discrete event and has a null time duration: . It is a discrete event corresponding to the completion of the propagation phase : 53 .1 MECCANISMI DI ROTTURA DUTTILE La rottura nei materiali duttili non avviene mai contemporaneamente in tutti i punti della sezione resistente di una struttura. it may seem apparently undamaged: . It is a continuous process and. If the damage involves only internal points within the structure. Fracture initiation. ma avviene secondo il seguente concatenarsi di fasi successive: .G. although can be very quick depending on the load. sometimes in more critical points at the same time. Fracture propagation = fracture of material points close to the fracture initiation point: the envelope of failed material points is the fracture surface. in principle it can be always stopped before complete propagation ad structure breaking. in this case the structure is partially damaged but macroscopically still intera.

it is easy to understand that stress and strain tensors at failure for a given material may be very different each other depending on the combination of shape. which can be used as a material constant for predicting-identifying failure initiation under whatever stress-strain history. on the load type and the imposed constraint. but the new concept which might not be accepted easily is that also the equivalent values of stress and strain at failure are NOT material constants:  Eq A   Eq B   Eq C   Eq D   Eq E  Eq A   Eq B   Eq C   Eq D   Eq E In other words. the classical and reassuring concept that every material has its own Failure Stress. A B C D E ~ A  ~B  ~C  ~D  ~E ~A  ~B  ~C  ~D  ~E Also in the “classic” viewpoint of mechanical design.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 For ductile metals. MIRONE – Elastoplasticità. fracture initiation at the local scale never occurs at constant values of stress or strain: depending on the component shape. cannot be considered true anymore !!! And also a single failure strain is of no use for predicting failure or for designing a structure with assigned failure limits. failure may initiate at very different values of stress and strain for a given material. because neither Failure strain at failure is a material constant!!!! 54 . load and constraints.

a seguito di deformazioni. sia presenti già nel materiale vergine appena uscito dalla fonderia che nati (nucleati) successivamente. So the (big) question which arises is: how can we design a structure (shape. aeronautics. La gradualità con cui ciò avviene implica che anche un componente apparentemente integro ed in grado di svolgere la propria funzione. two close-related areas of modern Material Science. etc. nuclear. Il danneggiamento di un materiale duttile è un fenomeno che porta il materiale alla frattura in maniera più o meno progressiva a secondo delle caratteristiche del materiale e delle modalità in cui esso è deformato o stressato.G. ballistic. without knowing any critical admissible value of the equivalent stress and/or of the equivalent strain? The search of the answer to the above question promoted initially the development of the Fracture Mechanics (about 1920) and successively of the Damage Mechanics (about 1970). deriva dalla crescita e coalescenza di vuoti o porosità. La separazione in due o più parti che “avverte” macroscopicamente della rottura di un materiale duttile. forming and forging technology improvement etc. ma dal punto di vista ingegneristico ha senso ragionare su “mesoscala” per cui al punto materiale generico è associabile un volume elementare di materiale di dimensioni sufficienti ad “omogeneizzare” la risposta del materiale pensabile come combinazione di matrice policristallina – inclusioni – vuoti. è causata dal propagarsi di una fessurazione (cricca) la quale. size and constraints) capable of withstanding a certain set of loads. a sua volta.. Date le dimensioni di grani inclusioni e vuoti l’ordine di grandezza della dimensione del volume elementare per metalli strutturali è dell’ordine del decimo di millimetro di lato. automotive. MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 The concept of different failure limits for different stress-strain histories on the same material is NOT in contrast to the concept that all the above histories are associated to the same hardening curve (also said “material constitutive curve”). può in realtà essere danneggiato e quindi la rottura essere imminente.protecting armour structures. of great relevance in all high tech structural problems related to aerospace. 55 . attorno alle inclusioni sempre presenti nella matrice metallica: I materiali metallici da costruzione sono disomogenei su scala microscopica.

volendo analizzare il comportamento di materiali in avanzato campo plastico. che sarà approfondita avanti. Quando poi alcuni vuoti contigui sono cresciuti abbastanza. e questa costituisce la porosità iniziale. una certa quantità di impurità sotto forma di scaglie di materiale di consistenza diversa (inclusioni) immerse nel materiale circostante (matrice). Infatti una certa quantità di bolle di gas all’interno del materiale è tipica dei processi di fonderia. Il problema con cui ci si confronta tuttora è quello di valutare delle leggi idonee alla comprensione e sopratutto alla previsione di come tale funzione evolve nei materiali e nelle strutture reali. Infatti mentre in campo elastico la tensione di snervamento è un limite 56 . il sottile strato di materiale che li separa (ligament) viene a subire una specie di necking su scala ridotta. è che adesso. Il valore di tale parametro. disseminate al suo interno. per poi estendere in maniera quasi istantanea la frattura a tutta la superficie di rottura. La scala alla quale ha senso parlare di volume elementare (all’interno del quale è cioè ragionevole assegnare un valore costante a tutte le variabili di stato). Il fenomeno per cui alcuni vuoti nascono al raggiungimento di certi valori di tensione o deformazione. La condizione in cui ciò si verifica diffusamente in alcune zone del materiale è della condizione di coalescenza dei vuoti. è appunto quello della nucleazione. Una premessa. e quindi la superficie di separazione tra l’inclusione e la matrice diventa la superficie di un microvuoto all’interno del quale. grazie (o “per colpa”) dei due contributi suddetti di crescita di vuoti esistenti e nucleazione di nuovi vuoti che inizieranno a loro volta a crescere. e sarà sempre uno solo di tali punti a raggiungere prima degli altri la condizione di nucleazione. Inoltre qualunque materiale metallico contiene sempre. MIRONE – Elastoplasticità. Tale fase è quella che provoca la nascita della microcricca (frutto della coalescenza di numerosi vuoti) che degenera rapidamente in frattura del materiale. cresce in ogni punto materiale durante la storia deformativa. non ha più senso parlare di carico di rottura bensì di deformazione di rottura. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Un parametro con cui spesso si esprime analiticamente il livello danno è il rapporto percentuale tra l’area (o il volume) dei vuoti contenuti nella cella elementare. e l’area (volume) nominale della stessa. la coesione tra inclusione e matrice non è più sufficiente a garantire continuità tra i due micromateriali. per metalli e ceramiche è dell’ordine di 0. innescare la cricca coinvolgendo punti vicini ad esso.G. Quando lo stress o la deformazione superano certi valori. collassa. magari. vaga l’inclusione ormai libera. quindi è chiaro che su qualunque componente di dimensioni finite anche la funzione danno assumerà valori diversi da punto a punto.1 mm3. ed i vuoti vengono messi in comunicazione formandone uno di dimensioni maggiori.

MODELLI DI MC CLINTOCK E DI RICE-TRACEY La ricostruzione analitica del comportamento dei materiali metallici duttili. in funzione di una serie di condizioni al contorno. stanti i valori realistici che il volume di vuoti assume in un materiale metallico durante la sua storia deformativa. dovuta alla presenza di vuoti che conferiscono una certa porosità a tutti i metalli ricavati con le normali tecniche di fonderia. per quanto riguarda quest’ultimo aspetto è da sottolineare che. In effetti. riproduce la realtà in maniera più che soddisfacente solo per quegli scopi in cui non è necessario tenere conto del fenomeno della frattura. è paragonabile a quello dovuto alla schematizzazione dell’hardening sotto le due semplici forme a cui si è accennato in precedenza. 3. porta ad una prima imperfezione nella schematizzazione di quanto è seguito. ed è proprio questa crescita della porosità che.G. i vuoti che costituiscono la porosità del materiale. Probabilmente tale errore. MIRONE – Elastoplasticità. l’errore commesso considerando il materiale come un continuo non poroso è piuttosto ridotto. La principale caratteristica dei materiali di cui non si è tenuto conto è la sua discontinuità su scala relativamente grande. in termini di risposta del materiale ad una determinata sollecitazione in campo plastico. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 progettuale signifcativo per un materiale indipendentemente dalla forma dell’oggetto realizzato o da come esso viene caricato. soprattutto per valori di deformazione plastica non eccessivamente alti. in campo plastico ciò non è più vero in quanto il carico macroscopico non è più significativo del reale stato tensionale e deformativo del materiale. Inoltre. crescono in numero e dimensioni quando il materiale viene sottoposto a deformazioni plastiche. considerare le variabili spaziali che individuano il solido come variabili continue all’interno del dominio costituito dal volume dello stesso. Quindi si può dire che l’aver trascurato la 57 .2 STUDIO DELLA EVOLUZIONE DEI VUOTI. tra le variabili di cui si è tenuto conto nelle leggi della plasticità associata. tanto che solo alcuni materiali ottenuti per sinterizzazione di polveri riescono ad arrivare a porosità più basse di un paio di percentili in volume. In teoria quindi. Ciò è dovuto al fatto che sino a questo punto. “aziona l’interruttore” della rottura istantanea e catastrofica del pezzo danneggiato. come è stato ampiamente accertato. trascurandone altre possibili forme più sofisticate. non ne compare nessuna che sia indicativa di una qualsiasi forma di danneggiamento o di “distanza” dalla condizione di rottura.

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

presenza iniziale e la successiva crescita di una porosità caratteristica del materiale ha comportato
che non si siano potute fare ipotesi su tempi e modi della rottura duttile, e si sia anche
interpretata in maniera non esatta la capacità del materiale di rispondere a sollecitazioni esterne
al campo elastico

Da quanto detto emerge che, per un approfondimento della comprensione del comportamento
plastico e soprattutto del limite che esso trova nel fenomeno della rottura, occorreva indagare
specificamente sui meccanismi di crescita dei vuoti interni al materiale, cosa che ha portato, alla
fine degli anni ’60, ai primi lavori in tal senso ad opera di MC CLINTOCK (1968) e di Rice e Tracey
(1969).
Nel primo di questi lavori si presentava una ipotesi di crescita ed evoluzione di schiere di vuoti
cilindrici a sezione ellittica distribuiti in maniera regolare all’interno di una matrice costituita da
materiale con hardening e sottoposto a trazione in direzione parallela e perpendicolare all’asse di
tali vuoti , comunque in maniera tale da comportare una condizione di plane strain sui piani
perpendicolari al suddetto asse. Detti a e b i semiassi minore e maggiore della sezione trasversale
del vuoto, ed lb la spaziatura dei vuoti in direzione del semiasse maggiore, l’incremento di
danneggiamento associato alla coalescenza dei vuoti in tale direzione, in funzione di un generico
“fattore di crescita Fzb” è:

lb

a
la
b

 2b 
d  ln  3.1.1
 lb 
d zb 
ln Fzb 58

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

Considerato che a coalescenza completa l’indice di danno dev’essere pari all’unità e il semiasse b è
diventato pari a metà spaziatura l, il fattore di crescita vale circa l0/2b0 dove l’apice 0 indica i valori
della configurazione iniziale, non danneggiata.
La deformazione plastica equivalente a rottura, quando questa avviene per coalescenza dei vuoti
secondo il loro semiasse a, vale:

(1  n) Ln(l0 / b0 )
pf 
     b  3   b   a  3.1.2
sinh 0.5 31  n  a    
    4   

Dove a , b e  sono rispettivamente le tensioni in direzione a, b ed equivalente, mentre n è
l’esponente del legame tra tensione e deformazione plastica equivalenti:

 Eq  k   n Eq
a  b è proporzionale alla tensione idrostatica in caso di tensione piana :

 H   a   b  0 , ed inoltre:

a b H
  TF gradi di triassialità.
 Eq  Eq
Ovviamente tale approccio era molto primordiale in quanto, a parte le ipotesi sul modo di
deformarsi del materiale, si erano considerate geometrie dei vuoti particolarmente adatte alla
semplificazione dei calcoli ma poco realistiche, e si era trascurata la nucleazione di ulteriori vuoti
che si aggiungono a quelli presenti già nel materiale non stressato. Il risultato saliente di tale
modello è stato quello di evidenziare per la prima volta, che la crescita dei vuoti, ovvero
l’evoluzione dei termini a, e b e la deformazione plastica equivalente in condizioni di rottura, è
fortemente legata alla componente idrostatica del tensore di stress, la quale invece non è
significatica agli effetti della deformazione plastica.
Il modello successivo, dovuto a RICE E TRACEY, eliminava alcune delle grosse semplificazioni
introdotte da Mc Clintock, infatti teneva conto di materiale con hardening deformato in maniera
generica e non più in condizioni di plane strain, di geometria dei vuoti non più cilindrica ma sferica,
e di una cella elementare contenente un solo vuoto, cosa che eliminava la necessità di ipotizzare
distribuzioni regolari di vuoti. In effetti dal modello sferico gli autori fecero scaturire il caso
59

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

particolare di vuoto cilindrico, più per fare un raffronto con quello precedente che per il grado di
esattezza che si sarebbe potuto ottenere.
Il dominio di riferimento utilizzato era costituito da un volume sferico di materiale, la cui superficie
esterna era concentrica con quella del vuoto all’interno. Questo volume elementare era
considerato sottoposto ad un campo di velocità di deformazione ( e quindi di stress) composto
dalla somma di un campo remoto generico (corrispondente a quello indotto da punti del materiale
lontani, indisturbati dal vuoto), e del campo dovuto alla perturbazione costituita dal vuoto.

R0

Le uniche caratteristiche note o ipotizzabili sul campo di velocità perturbante erano che questo
dovesse smorzarsi in punti via via più lontani dal vuoto (in prima approssimazione si pensò ad una
legge del tipo R/r2, con r ed R rispettivamente distanza dal centro del vuoto e sua dimensione
radiale) e che per l’incomprimibilità, il primo invariante di deformazione fosse nullo.

u

r

Per individuare completamente il campo di velocità ui gli autori fecero ricorso alla minimizzazione
del potenziale Q(ui) cosrrispondente alla differenza degli stati tensionali (remoto e locale
perturbativo) per il campo deformativo perturbante.

Q   ~   ~ L   d L Eq
Nel caso di stato deformatvo-tensionale remoto corrispondente ad una prova di trazione su
materiale plastico rigido, la funzione ui da ricavare venne scomposta in tre aliquote di forma nota
60

2 61 . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 (una costante. ε  )  ck  DEq  R0  3.1. Pertanto la velocità di accrescimento dello stesso è individuata completamente solo se si conoscono le velocità di spostamento dei punti del vuoto giacenti sui semiassi. la superficie di un vuoto inizialmente sferico si modifica aumentando il volume al proprio interno e tendendo ad assumere la forma di un ellissoide con i semiassi diretti lungo le direzioni principali del punto in cui risiede il vuoto. Metodo analogo portò alla valutazione della crescita dei vuoti sferici anche nel caso di stato tensionale-deformativo remoto di tipo qualsiasi. perseguita dagli autori col metodo di Railegh- Ritz.G. è:    R k ( R0 . Il risultato di tale lavoro è riassumibile nelle seguenti considerazioni: In un generico stato tensionale triassiale. MIRONE – Elastoplasticità. ovvero la velocità di crescita di questi. Per la funzione arbitraria furono scelte sei diverse espressioni che comunque rivelarono non portare la integrazione numerica a risultati sensibilmente diversi. L’espressione generica della velocità con cui cresce un vuoto sferico lungo la direzione principale k. e materiali con e senza hardening. una legata a variazioni di forma e la terza a variazioni di volume) definite a meno di una funzione arbitraria che caratterizza la seconda delle tre componenti. e dei parametri da determinare dalla minimizzazione del potenziale.

G. MIRONE – Elastoplasticità.3 62 . variando tra 5/3 e 2. è quasi indipendente dal tipo di comportamento plastico della matrice. ed il fattore D che quantifica tale incremento assume le espressioni seguenti a seconda che la matrice del materiale sia o meno caratterizzata da hardening: 3  D (HARDENING ) 4  eq     D  0. E’ evidente che l’effetto dell’hardening sulla componente deviatorica della deformazione in prossimità del vuoto è pressochè trascurabile. C  2 (HARDENING e/o HIGH TRIAX) 2 C  (NO HARDENING e/o LOW TRIAX ) 3 Il secondo termine tra parentesi quadra è invece responsabile delle modificazioni subite (incrementi) dalla componente di dilatazione del tensore di deformazione a causa della perturbazione del microvuoto. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 L’apice  indica che lo stato deformativo preso in considerazione è quello remoto ovvero indotto da zone del materiale distanti dal microvuoto e pertanto indisturbate da esso: praticamente si tratta dello stato deformativo nominale che si avrebbe nel punto occupato dal vuoto qualora questo non ci fosse. Il primo termine in parentesi quadra è quello che modifica la forma del vuoto da sferico ad ellissoidale in funzione del termine c.004 Exp   (NO HARDENING )  2   y .008 cosh   2   2   y  y  3    0. Per quest’ultima categoria di materiali in effetti il valore della costante è realistico per un range di valori di triassialità (definita come rapporto tra tensione idrostatica e tensione equivalente) esteso ma non infinito. dato che il termine deviatorico della crescita del microvuoto è costituito da un semplice fattore di amplificazione della deformazione il quale.279  0.558 sinh    0. ed a 2 per materiali aventi superficie di snervamento fissa e sollecitati ad elevata triassialità.1. che è stato valutato essere pari a 5/3 per materiali dotati di hardening (nello studio si è considerato uno strain hardening isotropico lineare con la deformazione equivalente) o senza hardening ma per bassa triassialità.

3 che la componente dilatante dell’aumento di volume dei vuoti. preponderante rispetto a quella che provoca distorsioni. 63 . è notevolmente maggiore del primo qualunque sia il comportamento plastico della matrice. definito dal rapporto tra tensione idrostatica e tensione equivalente o. tra tensione idrostatica e tensione di snervamento.1. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 In questa espressione i termini . se si vuole. assolutamente ininfluenti dal punto di vista della deformazione plastica secondo il modello di Von Mises. la tensione equivalente remota e la tensione di snervamento del materiale sottoposto a sollecitazione di taglio. Volendo quantificare separatamente i due effetti della amplificazione del vuoto sulla deformazione locale (ovvero i due termini interni alla parentesi quadra della 3. è un fattore determinante nella crescita dei vuoti interni al materiale ovvero del danneggiamento e della frattura di un materiale. non si discosta eccessivamente dalla geometria sferica iniziale. relativo alla componente dilatante della deformazione. MIRONE – Elastoplasticità. E’ evidente che la presenza o meno di hardening influenza grandemente la componente idrostatica della crescita del vuoto dal momento che agisce su un termine che è esponenziale rispetto alla triassialità nel caso di comportamento plastico rigido. lineare nel caso di comportamento caratterizzato da hardening. Questa dipendenza rende conto del fatto che la presenza di stati tensionali idrostatici. è fortemente dipendente dal grado di triassialità dello stato tensionale. infatti è ben visibile nelle espressioni 3. infatti la geometria del vuoto tende ad essere un ellissoide ma.2) si è visto che il secondo dei due.G. ciò equivale a dire che il grosso dell’aumento delle dimensioni del microvuoto è dovuto alla componente dilatante della deformazione. a meno di grandi deformazioni a bassissima triassialità.1. eq e y indicano rispettivamente la tensione idrostatica remota. Questa considerazione fa nascere e conferma l’osservazione che a tutt’oggi guida lo studio della frattura duttile.

A conferma di ciò di seguito sono riportate le curve “true” sperimentali di diversi materiali. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 3. arriva al collasso dopo aver accumulato quantità di deformazione plastica equivalente anche sensibilmente diverse.E. 0 0 0. soggetto a differenti tipi di sollecitazione.3 EFFETTI MARCOSCOPICI DEL DANNEGGIAMENTO ED INTRODUZIONE AI MODELLI DI EVOLUZIONE Dal punto di vista pratico questo spiega perché lo stesso materiale. ottenute tramite prove eseguite presso il DIIM su provini con geometria seguente: Le misure fisse per tutti i provino sono D=9mm. COMPARISON 600 500 True stress [MPa] 400 300 Unn R10 200 R5 100 F. .G.6 2 Ln(a0/a) 64 .1 0. MIRONE – Elastoplasticità. invece il raggio di raccordo dell’intaglio R è indicato nel nome di ogni provino e la lunghezza L’ varia con R. come ad esempio succede sottoponendo a trazione provini dello stesso metallo con differenti tipi di intaglio: intagli accentuati originano triassialità e tensioni idrostatiche rilevanti che a loro volta implicano ad una rapida crescita dei vuoti e quindi una rottura anticipata rispetto al caso di intagli meno bruschi o assenti.5 0.4 0. Aluminium 2011 F.E. d= 6 mm ed L=55 mm.EXP.3 0.2 0.

E. COMPARISON 600 500 True stress [MPa] 400 300 Unn R4 200 R1 F.E.2 2 Ln(a0/a) Copper 99. COMPARISON 600 500 True stress [MPa] 400 Unn 300 R10 200 R5 100 F.2 1.9% F.2 2 Ln(a0/a) Copper 99.E. MIRONE – Elastoplasticità.8 1 1. .8 1 1.E. 200 100 0 0 0.6 0.2 0.4 0. 100 0 0 0.EXP.E. 0 0 0.G.4 0.97% F. .4 2Ln(a0/a) 65 .2 0.EXP.2 0. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 AISI 1040 F.4 0.E. .EXP.6 0.6 0. COMPARISON 900 800 700 True stress [MPa] 600 Unn 500 R 20 400 R 10 300 F.8 1 1.

E.4 0. S.EXP. quindi le curve sperimentali. E’ vero che il true strain in ascissa nei grafici di sopra rappresenta una deformazione media sulla sezione ristretta.EXP.8 1 2Ln(a0/a) AISI T304 F.6 0. COMPARISON 1000 900 800 True stress [MPa] 700 600 Unn 500 R20 R 10 400 Serie3 Serie4 300 Serie5 200 100 0 0 0. 0 0 0. 66 . confermano che anche l’equivalent plastic strain locale al centro del neck ha lo stessa dipendenza dall’intaglio. COMPARISON 1800 1600 1400 True stress [MPa] 1200 1000 800 Unn R 30 600 R 15 R5 400 200 R2 F.9 1.2 0. S. MIRONE – Elastoplasticità.5 2 Ln(a0/a) Curve true per provini di trazione lisci ed intagliati su Alluminio 2011. però si sa che gli scostamenti tra deformazione equivalente locale al centro del neck e deformazione true (media sul tutto il neck) non sono elevatissimi. . Di Stefano).E. Acciaio C40.9 trafilato.2 1. indicando che il true strain a rottura diminuisce con l’acutezza dell’intaglio. . così come anche il true stress è solo il valor medio istantaneo della tensione assiale su tutto il neck. Di Stefano.6 0. Rame 99.97 ricotto (Articolo Alves-Jones 1999) Si vede bene che il true strain a rottura diminuisce per tutti i materiali man mano che l’intaglio diventa più acuto. e Rame 99.G. DiMari. Acciaio Fe360 (Tesi D. Acciaio AISI304. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 ASTM A284 F.3 0.E.

Visto che anche la deformazione plastica equivalente influisce sulla rottura. Eq è massima al raggio esterno del neck ed il Tf sull’asse del provino: in questo caso non è possibile dire a priori se prevale l’effetto del TF e la rottura inizia all’interno della sezione come per i provini lisci.G. a seguire sono riportati gli andamenti del TF nei punti significativi dei vari provini testati (solitamente. MIRONE – Elastoplasticità. e tali grandezze hanno i seguenti andamenti qualitativi per provini lisci ed intagliati: Eq Eq r/a r/a 0 1 0 1 TF TF 0. Per verificare ciò. al centro del neck). Invece per provini intagliati. al centro del neck è massima sia la Eq sia il TF. ma non sempre. si dovrebbe adesso verificare che gli intagli provocano un aumento di triassialità crescente con l’auctezza (ovvero col diminuire del raggio di curvatura R). calcolati tramite analisi FE preventivamente validate tramite il confronto numerico-sperimentale. oppure prevale la Eq e la rottura parte all’esterno. 67 .33 r/a r/a 0 1 0 1 E’ chiaro che per i provini lisci o poco intagliati. la scelta del pnto significativo deve tenere conto di tale parametro oltre che del TF.33 0. pertanto la rottura avverrà sicuramente in tale posizione ed è lì che il danno va valutato. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Se le ipotesi di McClintock a di Rice-tracey sono anche qualitativamente corrette.

MIRONE – Elastoplasticità. 2007 68 . per intagli non troppo bruschi e materiali non molto fragili. il TF prevale e la rottura si innesca al centro della sezione ristretta.G. Mirone. gli andamenti del TF sono i seguenti: Figura…. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Comunque solitamente. In tale posizione.

MIRONE – Elastoplasticità. valida solamente poco oltre il campo elastico. Mirone. e si vede anche che. indipendentemente dalla presenza e acutezza dell’intaglio. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Grado di triassialità calcolato al centro del neck tramite FEM. 2007 E’ evidente che la triassialità al centro del neck è sempre maggiore per intagli più acuti.G. 69 . le deformazioni plastiche che modificano la forma del provino in prossimità della sezione ristretta provocano anche la crescita del TF rispetto al valore relativo alla geometria iniziale. Figura….

per tentare di inquadrare in una trattazione organica i processi della rottura duttile che non perfettamente si prestavano alla rappresentazione tradizionale della LEF. circa a metà degli anni settanta si riprese “il filo” del discorso avviato da Mc Clintock. (cioè sui singoli volumi elementari del materiale e su tutta la sezione resistente) è la triassialità dello stato di sollecitazione (parametro TF). 2) una prima spiegazione di quanto sopra. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Sintetizzando si può dire che i lavori di Mc-Clintok e Rice-Tracey fornirono quindi: 1) una prima conferma del’evidenza sperimentale per cui lo stesso materiale può esibire rottura sotto stati di stress e di strain molto diversi tra loro (visibile dalle curve true sperimentali x i nostri 6 metalli).G. MIRONE – Elastoplasticità. che comporta un aumento della velocità di crescita dei vuoti col procedere della deformazione. ovvero: il parametro che causa le variabilità della rottura sia “locale” che globale. che si rompe a deformazioni piùttosto basse quando la triassialità è alta e viceversa. la rottura del materiale è la cosiddetta “fracture initiation”. Si era arrivati alla conclusione che la rottura dei materiali duttili avviene a causa della perdita di sezione resistente costituita inizialmente dalla crescita di vuoti presenti nel materiale vergine e di vuoti nucleati successivamente durante la deformazione plastica. l’evoluzione del danneggiamento ed il comportamento del materiale. Quindi. ma non si era ancora arrivati ad avere una visione approfondita delle interazioni tra la crescita della porosità. Da questi concetti hanno preso avvio e continuano ad essere avviate numerose ricerche per definire la giusta relazione tra evoluzione del TF e deformazione di rottura dei materiali duttili. e quindi un locale infragilimento del materiale. che coalescono sino a creare vuoti su scala maggiore (microcricche) la cui evoluzione è rapidissima e difficilmente controllabile sino a totale separazione delle superfici di frattura. Rice e Tracey o ancora prima da Kachanov . Hancock e Brown espongono i risultati di una estensiva campagna di prove sperimentali tese ad evidenziare le differenze di comportamento di provini 70 . In un lavoro del 1976 Mackenzie. Nel paragrafo precedente si è visto come la crescita dei vuoti interni al materiale fosse stata messa per la prima volta in relazione allo stato tensionale-deformativo. Anche se in ritardo rispetto alla enorme crescita che ebbe la meccanica della frattura lineare elastica (LEF). ovvero il raggiungimento della situazione in cui i vuoti hanno originato una microcricca di dimensioni paragonabili a quelle dell’intera sezione resistente. da un punto di vista pratico.

la misura tradizionale di duttilità riflette scarsamente la performance a rottura dei materiali…. MIRONE – Elastoplasticità.HANCOCK & MACKENZIE. e dai loro risultati sperimentali si può vedere in Figura 3. e misurata la corrispondente deformazione plastica a rottura.1 Curve true vari intagli .1 che lo stesso materiale. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 cilindrici di trazione dello stesso materiale aventi differenti tipi di intaglio e quindi differenti gradi di triassialità della sollecitazione. di valore legato al rapporto tra raggio d’intaglio e raggio della sezione resistente). Tra le loro conclusioni si legge che “…. data la relativamente ridotta dispersione potevano costituire il prodromo di un criterio di rottura empirico per i vari materiali testati. il grado di triassialità di ogni configurazione d’intaglio provata. 1976 In tali curve è evidente il raggiungimento della condizione di fracture initiation. più o meno lieve triassialità localizzata nel neck durante le fasi successive della prova) sino a deformazioni plastiche equivalenti dell’ordine del 20% quando il provino è intagliato (triassialità notevole già dall’inizio della prova..G. gli autori menzionati ottennero gli inviluppi di Figura 3. Su tutti i provini cilindrici sottoposti a trazione. a rottura può passare da una deformazione plastica equivalente superiore al 70% in condizioni di assenza di intaglio (monoassialità assoluta sino alla condizione di necking.2.” .2 che. il fattore di triassialità ha un andamento simile a quello calcolabile anche con il metodo di Bridgman o con il metodo MLR: determinato. Figura 3.2.2. 71 . a cui corrispondono i rapidi decrementi della tensione assiale media.

 H è la tensione idrostatica.2.2. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura 3.1   Dove  è un fattore di proporzionalità generico. Ricavato il coefficiente  e lo strain di nucleazione pn da prove su provini di un materiale con diversi intagli. 1976 Per ottenere una espressione analitica che giustificasse e riproducesse tali andamenti. MIRONE – Elastoplasticità. 72 .G.3.2. Gli andamenti sperimentali e le curve che riproducono la funzione vista sono riportati in Figura 3. ipotizzando che la deformazione di rottura variasse con tale triassialità in maniera inversa rispetto a quanto facesse la velocità di accrescimento dei vuoti:   3 H  p f  p n   exp   2 eq  3. Hanckock e Mackenzie partirono dal risultato di Rice e Tracey che forniva la velocità di accrescimento di vuoti sferici in funzione della triassialità dello stato di sollecitazione.2 HANCOCK & MACKENZIE. fu ricostruita la curva che secondo H&MC permetteva di determinare la deformazione di rottura di quel materiale per qualsiasi altro valore di triassialità. mentre pn è la deformazione a partire dalla quale inizia la nucleazione di nuovi vuoti che affianca il meccanismo di danneggiamento costituito dalla crescita della porosità già esistente.

gli autori della scuola inglese hanno continuato a fornire evidenze della correlazione che lega la triassialità della sollecitazione e l’apparente infragilimento del materiale. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura 3. MIRONE – Elastoplasticità. the fracture in the center area occurs earlier than it does in the neighbours. alcuni limiti di tale visione stanno nel fatto che è basata su misurazioni di grandezze che non sono del tutto indicative dello stato del materiale in prossimità della rottura. ed a partire da valori di raggio d’intaglio e della sezione resistente che caratterizzano la geometria iniziale del provino ma non quella deformata al generico istante della prova. il grado di triassialità è calcolato tramite un modello matematico realistico ma non del tutto verificato.3 HANCOCK & MACKENZIE. fracture in center zone of the neck section is somehow more fragile than it is in the outer points of the neck section. when the specimen is completely broken in two halves. cercando di ricavare anche correlazioni semi empiriche tra i parametri che quantificano tali caratteristiche. 1976 Come evidenziato dagli stessi autori. In lavori successivi. So. so. prevalentemente di tipo sperimentale.2. infatti ad es.G. The triaxiality factor TF in a cylindrical tensile specimen without any notch (smooth bar) is always maximum at the neck center. in fact failure often initiates at that material point. Propagation of fracture to the entire cross section is quite fast but further strain occurs in the points surrounding the center area. ovvero grado di triassialità e deformazione plastica equivalente raggiungibile a rottura nelle diverse condizioni. Then fracture surface of smooth bars has the typical “cup and cone” shape below: 73 . in other words. (quello di Bridgman).

Figura …. 2007 74 . flat surface normal to load. Below is also reported a couple of micrographs taken at DIIM of the University of Catania from a smooth specimen of 99. at outer radii of the neck section. load. 2007 In Figure above is shown the half of the specimen exhibiting the cup-like surface. cleavage. Large and more circular voids are always located close to the neck center (high triaxiality ensures that void volume increase is greater than the void shape variation). Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Late fracture. Mirone. the other half obviously has a cone-like fracture…………. shear-like. MIRONE – Elastoplasticità. Figura …. like..9 Copper and from an R2-notched specimen of AISIT304 steel. This also is in agreement with the overall explanation provided by Rice and Tracey. no voids (notched bar fails too soon) or just smaller elongated voids (smooth bar fails late enough to nucleate and distort voids close to the outer surface) are present.G. Mirone. while. surface at 45 degrees to Early fracture..

Tale ipotesi. MIRONE – Elastoplasticità. Altri approcci sono stati sviluppati di recente e promettono risultati analoghi o maggiormente efficaci. supportata da evidenze sperimentali. è stata intrapresa a partire da circa a metà degli anni settanta secondo due percorsi logici riconducibili rispettivamente a Gurson ed a Lemaitre. Tutte le teorie si poggiano sulla certezza acquisita secondo cui la rottura duttile è la conseguenza della nascita e della crescita di vuoti interni al materiale la cui evoluzione è fortemente influenzata da condizioni esterne riconducibili al tipo di sollecitazione ovvero al peso che la componente idrostatica dello stress riveste sul totale della sollecitazione. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 La vera e propria trattazione organica del fenomeno del danneggiamento così come viene inteso oggi. 75 .G. verrà discussa nei paragrafi successivi quando si esporranno brevemente i principali risultati di alcuni modelli di danno e frattura duttile. Studi recenti ipotizzano che l’angolo di Lode (terzo invariante del tensore di stress deviatorico) ha un ruolo sulla crescita del danno del tutto analogo a quello rivestito dalla triassialità.

non sono raggiungibili nella pratica considerato che. come indicato in Figura 4. MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 3. DEFINIZIONI E MODELLO DI LEMAITRE In tutti i modelli derivati dalla trattazione di Lemaitre la variabile che quantifica il danneggiamento.1).G.1. come accennato in precedenza. quindi è legata alla intersezione (bidimensionale) che la sezione resistente ha con i vuoti tridimensionali all’interno del materiale. Nel caso di comportamento isotropico del materiale anche in termini di 76 . corrispondenti rispettivamente a materiale assolutamente compatto ed a materiale totalmente fratturato. si innesca il processo incontrollabile e rapidissimo che comporta la caduta della tensione “true” sopportabile e la separazione fisica delle parti di materiale. Definite come in figura le superfici attive e quelle “vuote”. le condizioni di rottura si considerano raggiunte nell’istante in cui nel materiale ancora parzialmente integro e quindi caratterizzato da D<1.1.1 S Il valore che può assumere tale variabile ovviamente è compreso nell’intervallo (0.4 CONTINUOUS DAMAGE MECHANICS. pur essendo intimamente legata alla frazione di volume dei vuoti nel materiale non è definita esattamente come la porosità istantanea ma piuttosto come la frazione di superficie resistente elementare occupata da vuoti. anche se i valori estremi. l’espressione analitica della variabile di danneggiamento D è: SD D 4.1.

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

evoluzione dei vuoti, il danno è quantificabile con lo scalare D ma, la stessa definizione è

estensibile a variabili tensoriali quando le caratteristiche del materiale lo richiedano.

Da questa identificazione della variabile di danno segue che la tensione che sollecita i vari punti
della sezione resistente elementare non è più pari a quella “macroscopica” F/S ma, in prima
approssimazione, si può supporre che i vuoti interni costituiscano una riduzione di sezione non
accompagnata dalle concentrazioni tensionali (FIGURA) caratteristiche di ogni discontinuità,

F

hi

F
H  b  hi
F
b
bH

per cui la tensione effettiva diventa

 F F F σ
σ   
S  SD  S  S 1  D  1  D 4.1.2
S 1  D 
 S 

77

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

Una utile conseguenza di come sono state definite queste variabili, è che da misurazioni del

modulo elastico “apparente” in prove di trazione si può risalire al valore di danno secondo il

criterio seguente:


  
 el
   
E E 1  D  E
quindi 4.1.3

E
D  1
E
Il modulo elastico soprasegnato è il modulo apparente nel senso che è quello misurato localmente
in direzione longitudinale (tramite strain gages ) durante il generico ciclo di scarico del provino in
avanzata fase plastica, per cui è indicativo di una rigidezza che corrisponde al materiale
contenente una certa quantità di vuoti ovvero danneggiato, mentre E è il modulo elastico del
materiale vergine, in cui la porosità è solamente quella intrinseca del materiale.

Z

 
E1 E3
 
E E2 E4 Z

Ovviamente, la curva sperimentale ottenuta con gli estensimetri assomiglia alla curva true solo se
l’estensimetro è applicato sulla sezione ristretta, e la coindicenza perfetta tra curva estensimetrica
e curva true si avrebbe solamente per estensimetro di dimensioni infinitesime.

78

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

Inoltre un solo estensimetro non può seguire le deformazioni tipiche di materiali duttili (a qualche
% perde efficacia e/o si scolla) quindi vengono incollati vari estensimetri in successione sulla stessa
zone di provino.
La determinazione del legame che intercorre tra la variabile D e le altre che caratterizzano il
comportamento del materiale, passa attraverso la identificazione di un potenziale che,
analogamente a quanto visto nei capitoli precedenti relativi al modello di comportamento elasto-
plastico, metta in relazione tutte le variabili termodinamiche del fenomeno.
A questo proposito, per cominciare si riporta la distinzione fatta da Lemaitre tra variabili
osservabili, variabili interne e variabili associate, secondo lo schema seguente:

VARIABILI ASSOCIATE
3.4.1.1 VARIABILI
Osservabili Interne DI
ε STATO σ
T S

εe σ

εp σ

r R
a X
D Y

Le singole variabili, a parte quelle già definite come il tensore degli sforzi  o il danno D, sono:
- e tensore di deformazione elastica, è la componente elastica del tensore di deformazione
totale;
- p tensore di deformazione plastica, componente plastica del tensore di deformazione
totale;
- =e+p tensore di deformazione totale;
- r deformazione plastica cumulativa, scalare, ha le dimensioni di una deformazione
(adimensionale) ed è la variabile che “pilota” l’evoluzione dell’hardening isotropico;

79

. ha la forma seguente:    F  σ D  X eq  R   y  FD 4. e soggetto a danneggiamento. dimensioni di una tensione. X tensore di hardening cinematico. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 . è il tensore che rappresenta la deformazione che “pilota” l’evoluzione dell’hardening cinematico. a tensore di backstrain. solo che adesso è entrata in gioco la variabile D per cui: F d ij  d Eq 1  D   ij 4. pressoché identico a quello già visto nel Cap. T temperatura del punto materiale.1. per quanto riguarda le correlazioni tra deformazioni (plastica ed elastica). tensioni ed hardening. il legame di dualità tra variabili interne e variabili associate che resta determinato dal potenziale considerato è.5 Il moltiplicatore di plasticità  resta sempre individuato dalla: 80 . dimensionalmente è un lavoro. a meno del fatto che adesso la variabile D influisce sulla tensione e che compare un nuovo termine FD che è responsabile della evoluzione del danneggiamento.4 Chiaramente la forma è la stessa del potenziale visto nel Cap. nell’ambito della “State Kinetic Coupling Theory”. Y densità di potenza di deformazione rilasciata. scalare. Il potenziale che. X ed R. dimensionalmente è uno stress. R tensione di hardening isotropico. . 2. Considerato che una ipotesi preliminare sul termine FD è che in esso non compaiono esplicitamente i termini . S entropia del punto materiale. è utilizzato per ricavare il legame costitutivo elastoplastico di un materiale dotato di hardening isotropico e cinematico lineare. . MIRONE – Elastoplasticità. 2.G. .1. . detto backstress. e corrisponde alla quanttà di energia liberata dal volume elementare a causa della perdita di rigidezza conseguente al crescere del danno.

7 2 diventa facile verificare che 1 e Y 4. σ )   C    α   σ   σ  Con f funzione di snervamento ed F potenziale dissipativo che adesso contiene qualcos’altro (legato alla presenza del danno).8 2 D  cost 81 .9 F F dD  D  d  D  d Eq  (1  D) Y Y Dove la grandezza Y non ancora identificata dev’essere “duale” del danno nel senso dello stesso potenziale Fd.1.1. a reasonable candidate for the function Y is expressed as follows: 1 Y    Cijkl   e ij   e kl 4.6 2 Considerando che l’espressione dell’energia di deformazione elastica nel materiale danneggiato è: 1 e    ij d e ij   Cijkl  e kl (1  D)d e ij  Cijkl  e kl  e ij (1  D) 4.1. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10  f  C  d   σ  dε   f      f g   h(α.1. The Lemaitre damage is related to something similar to the release of elastic strain energy (it’s not a case if strain gage misurements can be used for measuring damage). Il potenziale FD deve poter esprimere la generica forma della legge di evoluzione del danno secondo una normality rule: 4. then. MIRONE – Elastoplasticità. oltre alla suddetta funzione.G.

le irreversibilità legate alla deformazione plastica servono a far accumulare micro-stress o dislocazioni che successivamente genereranno microcricche.G. e di questo si tiene già conto con il termine Eq che compare nella 4. per ricavare l’evoluzione del parametro di danno si è scelta una variabile duale che è funzione dell’energia di deformazione elastica perché l’effetto macroscopico del danno è.1. una riduzione del modulo di elasticità della sezione lorda e quindi proprio una perdita di energia di deformazione elastica. Quando la deformazione plastica equivalente inizia a crescere. SIMILAR TO THE G PARAMETER OF FRACTURE MECHANICS !!!!! In pratica. L’ammontare del danno è sempre correlato ad una forma di deformazione accumulata irreversibilmente. infatti scomponendo il generico tensore degli sforzi nelle sue componenti idrostatica H d e deviatorica σ si ha: 82 . è ragionevole pensare che la porosità del materiale ed il danno correlato non crescano sino al raggiungimento di una soglia di deformazione p0. . . definito come il rapporto tra tensione idrostatica He tensione equivalente  eq . sulla base delle seguenti considerazioni pratiche Lemaitre ha costruito la prima forma di funzionale in grado di far scaturire la variabile danno. . Quindi. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 ovvero la variabile Y è proprio pari alla riduzione di energia elastica che si ha nel materiale quando questo subisce un incremento infinitesimo di danno mentre è sottoposto ad una tensione costante.9. La velocità di crescita del danno è fortemente dipendente dal fattore di triassialità della sollecitazione agente. Questa dipendenza è già presente nel termine Y. Questo aspetto può essere riprodotto inserendo in FD una funzione gradino o “Heavyside Function” del tipo H|p0. Precedentemente a tale situazione. MIRONE – Elastoplasticità. come visto.

11 si ottiene la legge evolutiva del danno secondo Lemaitre. allora il danno risulta crescere linearmente con la deformazione plastica equivalente: 83 . quando l’hardening è piuttosto saturato (eq quasi indipendente da eq) e se la sollecitazione rientra nella categoria del “proportional loading” (direzioni principali e quindi fattore di triassialità costanti).1.10  eq 2 2 H  2   eq 2   1     31  2    R 2 E 1  D   3   eq   2 E 1  D 2 2    Il termine R è detto funzione di triassialità dato che contiene al suo interno il fattore di triassialità TF (H/eq) definito precedentemente.1.9 alla 4. applicando la 4.G. Tenendo conto di quanto esposto sopra il potenziale proposto da Lemaitre è: Y2 FD  H 2S 1  D   Eq 0 4. Pertanto. a partire dalla quale si sono sviluppate e continuano a nascere a tutt’oggi numerose varianti nelle quali si ritrovano piccoli o grandi “improvements” con i quali si tende a svincolare la trattazione dalle ipotesi semplificative che idealizzano il modello: FD  d Eq  1  D   d Eq  H ( Eq   Eq 0 ) Y dD  Y S  Eq  Eq  eq 2 D Eq   Y 4.11 dove il termine al numeratore 2S è scelto come costante di scala del materiale. MIRONE – Elastoplasticità.1.1. Una relazione generica e qualitativa tra la velocità di danneggiamento e l’energia rilasciata è ottenibile considerando lineare il loro legame.12  0 S d Eq H   Eq 0  2ES 1  D  0 2 R d Eq  H  Eq 0 Come caso particolare.1. . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Y 1 1 D   ij d e ij  1 1 D  σ d  e d  ij  dε ij   ij ij  H  d H  e  1 1  σ d ij σ d ij 1  2  H  2     3   21  D   E 1  D E 1 D  4. per cui il potenziale sarà quadratico rispetto ad Y. se il materiale è plastico ideale oppure il danno comincia a crescere “tardi”.

per ricavare il valore Tri_0 corrispondente al generico carico triassiale occorre individuare analiticamente il fenomeno che comporta l’inizio della crescita di D. una volta determinato il valore Uni_0 relativo alla prova di trazione semplice sul materiale. Pertanto. In tal senso Lemaitre ipotizza che l’avvio del danneggiamento è legato al raggiungimento di un valore dell’energia di deformazione plastica immagazzinata irreversibilmente dal materiale (pari a quella complessivamente introdotta con la deformazione plastica meno la parte che viene dissipata in calore) che è caratteristico del materiale ovvero indipendente dalla triassialità. per quanto riguarda il termine S. ad esempio. la 4. lo yield stress su scala locale è approssimabile con il limite di fatica. misuratone sperimentalmente il valore per il caso monodimensionale. nell’ipotesi che lo stress di soglia monoassiale sia l’ultimate strength. 84 . MIRONE – Elastoplasticità. deformazione di soglia a partrire dalla quale cui inizia a crescere il danno.14 all’istante in cui si raggiunge la deformazione di soglia sarà: th   u _1   f  Th _ Uni   u   f  Th _ Tri La costanza del valore di soglia di tale energia permette. anche questa secondo Lemaitre è variabile con la triassialità della sollecitazione. tramite misurazioni del modulo di elasticità durante fasi di scarico all’interno di una prova di trazione.  ij  Eq  Eq th    ij d ij    y d Eq  0 0   0 eq   y d Eq In alcuni casi. Per quanto riguarda invece la determinazione del valore eq0 . di ottenere la deformazione di innesco del danno per qualsiasi altro valore di triassialità imponendo che l’energia plastica non dissipata in calore abbia un unico valore comune. Se il materiale è plastico ideale (eq costante) sollecitato in campo rispettivamente monoassiale e pluriassiale. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10  Eq  eq 2 ~eq 2 D Eq    d H     Eq   Eq 0  2 ES 1  D  2 Eq 0 Eq 0 2 ES del danneggiamento e sono da ricavare sperimentalmente.G. come quasi tutte le grandezze relative alla crescita dei vuoti.

allora il modello di danno così com’è basterebbe a prevedere la rottura ed a progettare di conseguenza Invece la rottura su scala microscopica avviene quando il danno raggiunge un valore critico Dcr<1. TF>>1/3 U_Uni Smooth bar. che pertanto và ricavato per un dato materiale ed. Th_Tri TF>>1/3 Th_Uni Smooth bar. TF=1/3 Fat Uni_th Tri_th A questo punto. se la rottura della cella elementare di materiale avvenisse solo quando la superficie elementare è totalmente separata e D=1. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 U_Tri Notched bar. TF=1/3 Fat  Th_ Tri Th_Uni In caso di hardening non nullo non si fa più ricorso all’ultimate load ma si ricava ancora il threshold strain solo x il caso uniassiale. eventualmente. Secondo Lemaitre la rottura è determinato dal raggiungimento di un plafond nel rilascio di energia elastica. che è caratteristico del materiale. anche per le diverse condizioni di rottura dello stesso materiale.G. Secondo questa interpretazione. derivando gli altri con la costanza delle aree sottese dalla curva true: Notched bar. MIRONE – Elastoplasticità. l’energia necessaria a formare o ad aumentare le superfici libere dei vuoti è esattamente quella fornita dalla perdita di 85 .

18 86 .15 permette di ottenere il valore del danno critico per qualunque altro andamento della triassialità del carico applicato: infatti uguagliando l’integrale precedente calcolato nel caso monoassiale a quello del caso multiassiale generico. il surplus di tale energia innesca l’instabilità che porta alla frattura della cella elementare.17 Uguagliando il valore ottenuto nel caso uniassiale ed in quello generico si ottiene:  2 s _ u _ Uni Dc _ Tri  Dc _ Uni  R  2 s _ u _ Tri 4.16 Per lo stesso materiale plastico ideale ma sottoposto adesso ad una generica triassialità costante (quindi sempre proprotional loading anche se non uniassiale): ~ 2 eq _ u _ Tri Dc  YdD  0 2E R Dc _ Tri 4. Analiticamente. indipendentemente dalla storia di carico del materiale. Nel caso particolare di proportional loading uniassiale (trazione semplice con R=1) si ha: ~ 2 eq _ u _ Uni D1c  YdD  0 2E Dc _ Uni 4.1.1.G. Nel modello di Lemaitre. per esempio quello D1c relativo al caso monoassiale.1. Non appena l’energia liberata dalla riduzione di rigidezza è cresciuta a tal punto da non poter essere tutta trasformata in nuove superfici di microvuoti o di decoesione delle impurità dalla matrice. la relazione ricavabile dalla ipotesi fatta è: Dc Dc  eq 2   4. tende a stabilizzarsi in prossimità della rottura sul valore caratteristico di cui sopra. ovvero l’energia elastica diventa un serbatoio di energia che viene quindi trasformata ad opera del fenomeno di danneggiamento. si ricava la relazione che intercorre tra D1c ed il generico Dc al variare del parametro R ovvero della triassialità.15 YdD  R dD  const . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 rigidezza.1. 2  2 E 1  D  0 0 Dopo aver determinato sperimentalmente un valore critico del danno. l’andamento della densità energetica Y al variare della deformazione plastica. la 4. MIRONE – Elastoplasticità.1.

G. è il seguente: DC 1  2 s _ u _ Uni DC _ Uni R  2 s _ u _ Tri 1 Se il materiale è plastico ideale ovvero ha hardening nullo. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Dove le tensioni equivalenti ~ eq _ u1 e ~ eq _ u si riferiscono al valore che la curva costitutiva 2 2 (unica per il dato materiale) assume a rottura del nelle due condizioni a differente triassialità:   Eq In questo caso. MIRONE – Elastoplasticità. quindi : 87 . restando nella ipotesi di proportional loading si ha che la tensione equivalente a rottura ha un unico valore per qualunque triassialità. l’andamento del danno critico al variare della triassialità e dell’hardening (quest’ultimo influisce sulla differenza tra le tensioni).

Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 D1c Dc  R E la relazione diventa un ramo d’iperbole. MIRONE – Elastoplasticità. DC _ 1 . Noti sperimentalmente deformazione di soglia.  Cr _ 1. deformazione critica e danno critico in caso monoassiale.G. ovvero legge che esprime direttamente la deformazione di Rottura locale al variare delle grandezze da cui essa dipende (strain plastico e triassialità): L’espressione grezza della legge di danno in caso monoassiale e triassiale generico è:  S _ Uni 2 DUni  Eq     Eq   Th _ Uni  2 ES S2 D Eq    R   Eq   Th  2 ES Esprimendo il valore a rottura della funzione di danno si ha:  S _ Uni 2  S _ Uni 2 DC _ Uni  DUni  C _ Uni     C _ Uni   Th _ Uni   DC _ Uni  2 ES 2 ES  C _ Uni   Th _ Uni  S2 S2 DC DC  D C    R   C   Th    2 ES 2 ES R   C   Th  Quindi sostituendo si ha la legge di danno “raffinata” per il caso particolare in esame (materiale perfettamente plastico e TF costante):    Th _ Uni  DUni  Eq   DC _ Uni  Eq  C _1   Th _ 1     Th  D Eq   DC  R  Eq  C   Th  88 . se il materiale è plastico ideale allora il modello di danno di Lemaitre può essere espresso direttamente sotto forma di Criterio di Rottura per tutte le storie deformative a triassialità costante (proportional loading).  Th _ 1 .

Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 D R  b R  a R  1  Eq  Th _ b  C _ b   Th _ a Th _Uni  C _ a  C _ Uni Se DC  DC _ Uni  1 allora le deformazione a rottura soddisfa la seguente relazione:  C   Th   1  C _ Uni   Th _ Uni  R e descrive i seguenti andamenti al variare di : :  C   Th  C _ 1   Th _ 1  R Si noti come le curve soprastanti assomigliano qualitativamente a quelle proposte in precedenza da Rice e Tracey ovvero da Hanckock e Mackenzie.\ 89 . MIRONE – Elastoplasticità. Se mai fosse stato necessario.G. ecco una ulteriore evidenza del fatto che elevate triassialità limitano la vita del materiale abbassandone la percentuale di vuoti compatibile con la capacità di sopportare carichi.

il fatto che le costanti S ed  vengano differenziati da un modello all’altro tramite apici serve a sottolineare che sono costanti che hanno espressioni analitiche e significati fisici diversi in ognuna delle teorie esposte. ovviamente.1. nella 4. modulo elastico e danno D. e precisamente.2. Tai & B. se ne sono succeduti numerosi altri da parte di autori inquadrabili nella stessa scuola di pensiero. H. ognuno dei quali ha proposto variazioni alla forma di quella parte del potenziale dissipativo da cui deriva l’andamento della funzione D. W. Bonora del 1997. X. si ottiene:  1  eq Dc  D  2  dD  R d Eq 1  D 2 4. Si premette che in tutti i modelli descritti di seguito vengono date per scontate le premesse che portano alla definizione del legame espresso dalla 4.G. Chandrakanth & P.5 EVOLUZIONE E RECENTI MODELLI NELL’AMBITO DELLA CDM A partire dalla data di creazione dei primi modelli di evoluzione del danno ad opera di Lemaitre. Il potenziale dissipativo funzione del danno è:  1 Dc  D   IV Y2 FD  1  D  4.9 in cui vengono associate le variabili di danno e di densità di energia elastica rilasciata. Di seguito vengono discussi quattro tra i vari modelli che costituiscono lo sviluppo della trattazione di Lemaitre. nella prima metà degli anni 80. Modello di Bonora Il più recente dei modelli riportati risale al 1997 ed è dovuto ad un ricercatore Italiano.2. ed al criterio di variazione del danno critico a causa delle diverse triassialità possibili. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 3.2. Pandey del 1995. Yang del 1986. si ottiene: N 90 . Bonora. Jun del 1992. in ordine cronologico. ed N.23. e successivamente sostituendo a tale fattore la sua espressione in termini di tensione equivalente. N. Applicando la normality rule tra funzione di danno e densità energetica Y . S.22 IV 2 N 1 2 ES  Eq Il significato dei simboli è quello già descritto precedentemente ma.23 IV 2 N 1 2 ES  Eq Se la curva costitutiva è di tipo esponenziale  Eq  K   Eq . tramite il potenziale FD. MIRONE – Elastoplasticità. quelli dovuti agli autori W.T.

24 tra l’innesco del danno e la rottura: DC _ Uni  1  C _ Uni  D c _ Uni  D   K2 1   dD  R d Eq  Eq IV D  Th 2 ES 1 K 2  D c _ Uni  D0   4. si ottiene che: 1 Dc  D0     1 1 Dc  D0    Ln  C _ Uni   Th (IDENTITY)     Ln C _ Uni  Th 1 4. secondo Bonora.2. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10  1 Dc  D   2 K dD  R d Eq 4. tale deformazione è una costante del materiale e non dipende dallo stato di sollecitazione.2. una volta per carico uniassiale puro e l’altra per carico triassiale costante generico.26 D0   Ln( c _ Uni ) Th Eq  Th Integrando questa espressione tra inizio danneggiamento e rottura. Sostituendo questa espressione nella precedente si ottiene la legge di evoluzione del danno nel caso di materiale con curva costitutiva esponenziale e carico a triassialità generica: D  D0  1  DC   C    R     1     d Eq c _ Uni D D dD c  4.24  Eq IV 2 ES Nel solito caso ideale in cui la prova di trazione su un provino liscio consenta di mantenere uniassialità perfetta ovvero il fattore di triassialità TF costante e pari ad 1/3 (R=1). la determinazione della costante di scala del modello si ottiene integrando la 4.27 Dc  D0   Dc  D0   Ln C   Th R  Ln C  Th e dividendo membro a membro le due espressioni precedenti resta definita una relazione che costituisce il criterio di rottura: 91 .2. MIRONE – Elastoplasticità.2.2.25 2 ES IV  C _ Uni   Ln  Th in cui compare la deformazione di innesco del danno senza pedice perché.G.

2. danno e deformazione di rottura.. A. G. Risitano. R = 1 all over the strain history of a smooth tensile specimens. if these changes are not included in the calculation of damage constants. they assume that tension tests induce proportional loading so that. G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10   1   C _ Uni  Ln C   Ln  4. 2001. MIRONE – Elastoplasticità. Di seguito si riportano i risultati sperimentali di prove di trazione a differenti triassialità effettuate in passato presso il DIIM (La Rosa... 68 (4). Fract.G. large approximations are expected.28   Th  R   Th  ovvero 1   C _ Uni  R  C   Th     Th  4. Mech. 417–434). 92 . ed i relativi andamenti simulati di triaxialità. Mirone. Effect of stress triaxiality corrected plastic flow on ductile damage evolution in the framework of continuum damage mechanics.2. Eng. In fact.29 I parametri del modello di Bonora da determinare sperimentalmente con delle prove di trazione sono. This is not true because necking greatly changes the traxiality and. le deformazioni di innesco e fine del danneggiamento. All models derived from the Lemaitre idea have the main weakness: it is the way the model constants are derived. e l’esponente ’’’ tramite misurazioni del valore di danno in punti interni al range di deformazioni suddetto e successivo best fitting. analogamente a quanto vale per gli atri modelli. for example. la costante di scala S’’’.

per provini lisci in C40 ed FE370.33 prima di rompersi.G. arriva quasi a triplicare il suo valore nominale di 0. Il modello di Bonora è stato quindi applicato sia con l’ipotesi di TF costante pari a quello nominale. Mirone La Rosa Risitano 2001 Si vede ad esempio che il TF. calcolato tramite misure sperimentali ottiche del raggio di curvatura del necking ed applicazione della formula di Bridgman. MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura…. ottenendo l’effetto seguente: 93 . sia con una stima alla Bridgman della suaeffettiva variazione.

MIRONE – Elastoplasticità. l’aumento di triassialità messo in conto con il necking. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura…. Mirone La Rosa Risitano 2001 in alcuni casi (acciaio D98 che è un AISI 304 inox). 94 .G. produce un rallentamento della crescita del danno e quindi un aumento della deformazione di rottura: questo è chiaramente impossibile ed evidenzia che i modelli derivati dalla formulazione di Lemaitre sembrano richiedere alcuni miglioramenti.

Bao.MODELLO DI BAO-WIERZBICKI Il gruppo di ricerca del Prof. Wierzbicki / On fracture locus in the equivalent strain and stress triaxiality space. nel senso che. cercando espressioni qualitativamente ragionevoli e verificando se-quanto esse permettono di simulare fedelmente la realtà. MIRONE – Elastoplasticità. del MIT. ed è l’attuale riferimento principale di numerosi studi congiunti e consorzi di ricerca con l’industria aeronautica-aerospace.G. International Journal of Mechanical Sciences 46 (2004) 81– 98. Calcolando tramite simulazioni FE il grado di triassialità nei punti critici di provini tensione e compressione (upsetting tests) di alluminio 2024-T351 hanno determinato il valore medio della funzione TF(Eq) durante l’intera storia deformativi locale: Figura…. 2004 Correlando il TF medio e la deformazione a rottura per le diverse storie di carico hanno trovato la seguente relazione: 95 . invece di partire da principi fisici esatti per derivare le formule di previsione del danno e della rottura. In Y. mette in relazione grandezze misurabili che le osservazioni sperimentali hanno dimostrato influenzarsi a vicenda. Wierzbicki all’Impact and Crashworthiness Lab. è stato presentato un modello di danno “fenomenologico”. navale ed automobilistica. dal 2005 circa è uno dei più attivi nel campo dei modelli avanzati di danno nei materiali metallici e superleghe.6 MODELLI FENOMENOLOGICI . Bao Wierzbicki. T. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 3.

per un materiale generico. MIRONE – Elastoplasticità. 2004 Che è approssimata con una certa precisione da tre differenti leggi in altrettanti ranges di triassialità media: ovvero. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura…. Bao Wierzbicki. A2  1  f  A1   TFAVG   for TFAVG   0.0  3  f  B0  B1  TFAVG  B2  TFAVG for TFAVG  0.4 2 C f  for TFAVG  0.G.4 TFAVG 96 .0.33.

secondo il seguente approccio che non ne cambia in nessun modo la logica di base ma lo rende di validità generale. perché le deformazioni plastiche modificano la forma geometrica dei componenti (necking. nel caso di TF superiore a 0. B0. In realtà l’utilizzo del modello di B-W sotto questa forma (criterio di rottura suddiviso in tre intervalli di TFAvg) è praticamente impossibile. Purtroppo quasi nessuna storia di carico reale appartiene alla categoria del proportional loading. ed il valore C ha il ruolo di valore critico della funzione di danno: 97 . il cui valore esprime vicinanza alla rottura locale tanto maggiore quanto il valore della funzione è più vicino al valore C: allora l’integrale diventa un indice di danno o funzione di danno. rappresenta una funzione variabile tra zero e C. si ha che: f C C f   f   TFd Eq  C TFAVG 1   TFd Eq 0 f 0 come dire che la rottura di un punto materiale avviene quando l’integrale del TF in deEq raggiunge il valore critico C. Queste leggi di Bao–Wierzbicki (B-W) sembrano molto “comode” in quanto. quindi il modello W-B. esteso ad un generico valore di eEq precedente la rottura. e per fare ciò serve conoscere la deformazione di rottura che invece è l’incognita da determinare. tipico del materiale. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 con A. C costanti del materiale che definiscono la rottura in diversi intervalli di triassialità.G. perché quando il TF è costante coincide con il suo valor medio TFAvg che quindi è noto indipendentemente da ef. MIRONE – Elastoplasticità. perché per conoscere il TFAvg di una storia di carico occorre eseguire l’integrale TFdeEq fino a rottura. permettono di calcolarne la deformazione di rottura al variare del grado di triassialità. B1. invece di essere utilizzato sotto forma di criterio di rottura. Questa considerazione limitativa smette di essere valida solamente in caso di proportional loading.  Eq Allora l’ integrale  TFd 0 Eq . nei casi reali và utilizzato sotto forma di legge di danno. una volta determinate le costanti del materiale. B2. Per esempio. e la deformazione di rottura ef può essere determinata tramite i criteri descritti.3 (uniassialità). barreling grandi deformazioni in genere) e questa a sua volta modifica lo stato di stress.

un’altra variabile influenzasse il danno e la rottura locale dei materiali metallici duttili. mentre l’innesco della frattura è determinabile accuratamente quando il modello di danno è accurato. . calcolando la funzione D in ogni punto (nodo) del modello e ad ogni livello di carico intermedio tra inizio e fine storia di carico. oltre che con le coordinate cartesiane (componenti principali tensore di stress. Intanto serve esprimere lo stato corrente di stress in funzione di grandezze che hanno significato particolare e che siano facilmente visualizzabili nello spazio delle tensioni principali: un punto. si sta simulando la propagazione della frattura. Quando questo si verifica per la prima volta sul modello si ha l’innesco della frattura del componente. man mano che i successivi elementi o nodi vengono via via rimossi. la simulazione della propagazione di frattura tende spesso ad essere in accurata anche se il modello di danno è preciso: ciò avviene perché la propagazione è fortemente dipendente dalla dimensione della mesh utilizzata per il modello ad elementi finiti. s3). così sarà possibile spegnere gli elementi o sganciare i nodi appena il loro danno raggiungerà il valore critico. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10  Eq D Eq    TFd Eq 0 f D f    TFd Eq  C  Dcr 0 In altre parole. Occorre dire che. 3. MIRONE – Elastoplasticità. s3. D=DCr. può essere indicato con le coordinate cilindriche rispetto al sistema di riferimento (cilindrico!) centrato 98 .MODELLO DI XUE-WIERZBICKI Nel 2008 un altro modello proposto dalla scuola di Wierzbicki ha ipotizzato che.G. occorre simulare la sua storia deformativa (tipicamente al FEM). ed i corrispondenti valori di deformazione plastica saranno le deformazioni di rottura per quel materiale e per le varie storie deformative (triassialità) dei suoi diversi punti materiali. oltre al TF. s1. per sapere quando e dove avviene la rottura di un componente.7 MODELLI FENOMENOLOGICI .

misurate rispettivamente parallelamente e perpendicolarmente all’asse idrostatico: I1   2  3   1 (  Hydrostatic stress & Triaxiality) 3 3 3   2  J 2   1   2   3 (  Mises stress & Plastic strain)  Con I1 primo invariante del tensore di stress. MIRONE – Elastoplasticità. tensione deviatorica  i   i  I 1 e J2 secondo invariante di tensione deviatorica 99 . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 nell’origine ed avente asse coincidente con l’asse del cilindro di Von Mises (trisettrice ottante positivo): 3 .G.    1 3  2  2 1 Le coordinate cilindriche assiali e radiali possono essere definite univocamente come distanze del punto dall’origine.

a meno di termini o combinazioni mutue. solo che adesso và messo in conto anche il parametro deviatorico XAvg . rispetto a TFAvg. Wierzbicki_. per via dell’intercambiabilità delle tre tensioni principali. OPPURE T.G. 1. 2 (2009) 267–304.50.0)). Definiti in questo modo i parametri che individuano lo stato di stress ed influenzano danno e la rottura.0. Wierzbicki. Calibration and evaluation of seven fracture models. di (100. di (50.50) e di (100. è + comodo utilizzare una sua versione non trigonometrica e normalizzata. sono indicative di altrettanti parametri noti come il grado di triassialità. ovvero il parametro di deviatoricità X: 27 J3 X  Cos3    (  Lode Angle & Deviatoricity) 2  3Eq Il parametro X così definito varia tra 0 ed 1. e. (l’effetto di (0. Bai. .10)). Infatti l’angolo teta varia tra +/. No.10) di (50. (L Xue and T. Y. Ductile fracture characterization of aluminum alloy 2024-t351 using damage plasticity theory. Quest’ultimo termine è stato proposto da Xue e Wierzbicki come il terzo parametro che determina il danno e quindi la frattura locale. vale invece 1 quando due tensioni principali sono uguali tra loro come in condizioni di assialsimmetria.100) dev’essere uguale a quello di (0. dev’essere definita su un dominio pari ad 1/6 dell’angolo giro: 1  3 3 J3   ArcCos   3 / 2  (  Lode Angle & Deviatoricity) 3  2 J2  Con J 3   1   2   3 terzo invariante del tensore deviatorico di stress. Y. Vol. analoghi a quello di Bao e Wierzbicki. vale 0 per i casi di “generalized plastic plane strain”. ovvero quando uno stress principale è la somma degli altri 2 cambiata di segno (caso particolare è la torsione pura con tensioni principali (0. Bao. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 La terza coordinata cilindrica. (caso particolare lo stress uniassiale (. International Journal of Mechanical Sciences 47 (2005) 719–743) hanno ipotizzato che la deformazione di rottura locale abbia andamenti.50. il L’angolo di Lode esprime il rapporto J3/J2.-)). Y. In particolare il TF parametro di triassialità esprime il rapporto I1/J2. International Journal of Applied Mechanics.50).30 gradi attorno alla proiezione di ogni asse principale sul piano idrostatico !! Le tre coordinate cilindriche descritte si chiamano coordinate di Haigh-Wetsergaard. Wierzbicki et al. Lee. la tensione equivalente e l’angolo di Lode.100).10.10.100. Spesso. 100 . invece dell’Angolo di Lode.100. MIRONE – Elastoplasticità. secondo meccanismi discussi in dettaglio avanti.

invece la minima si ha per plane strain generalizzato ovvero X=0. X=0. hanno indicato le curve relative ai valori estremi X = 1 ed X=0 rispettivamente come “upper bound” (limite superiore) e “lower bound” (limite inferiore) curves. anche a parità di triassialità della storia di carico.  quindi se il danno dipendesse solamente dal TF. comportano deformazioni a rottura intermedie. e anche tra il 1800 ed il 1900 si tentò di spiegare tale differenza con la necessità di utilizzare i due differenti criteri di rottura di von Mises e Tresca. Upper bound X Avg X Avg  0. Che il grado di deviatoricità influisca sulla rottura è noto a qualunque sperimentatore. In Wierzbicki et al. e la più semplice evidenza pratica di questo risiede nella notevole differenza tra deformazione a rottura di provini lisci a trazione ed a torsione: TRAZIONE = TF=1/3. si suppone che le due curve limite abbiano le epsressioni seguenti: 101 . Valori di XAvg intermedi per una data triassialità. a trazione si avrebbe crescita del danno più rapida e deformazione di rottura inferiore che a torsione. TORSIONE = TF=0. secondo Wierzbicki et al. Pertanto Wierzbicki et al. X=1. In realtà la ragione dell’apparente “infragilimento” del materiale soggetto a taglio o torsione sta nella riduzione del parametro deviatorico X che causa un abbassamento della deformazione di rottura di un materiale. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 in altre parole. Invece le cose stanno al contrario. MIRONE – Elastoplasticità.G. esistono diverse curve funzione di TFAvg. Lower bound TFAvg In generale per una data triassialità si possono avere diverse deformazioni a rottura variabili in un certo intervallo: la massima si ha per assialsimmetria ed X=1. parametrizzate in funzione di XAvg: f X Avg  1.

X Avg   C1  e C2 TFAvg   C1  e C2 TFAvg  C3  e C4 TFAvg  1  X Avg  1/ N N Questa funzione di due variabili ha l’andamento seguente: 102 . ed  f è il fracture strain che si ha a quel TFAvg fissato quando XAvg vale X. Nello stesso articolo. per passare ai livelli intermedi tra l’una e l’altra curva quando la deviatoricità media della storia di carico è 0  X Avg  1 viene proposta la funzione seguente:   Axi    1/ N   f f   X 1/ N  1   f Axi   f PS      TFAvg Costan te dove N è l’esponente di hardening ovvero lo strain di inizio necking.deviatoricità di una generica storia di carico:  f TFAvg . che fornisce il valore del fracture strain per la coppia di valori triassialità . Ricavando  f si ottiene:    f   f Axi   f Axi   f PS  1 X 1 / N  N e sostituendo al posto di  f ed  f Axi PS le relative funzioni esponenziali si ottiene infine l’espressione generale del criterio di frattura.G. MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10  f Axi  C1  Exp C2  TFAvg  for X Avg  1  f PS  C3  Exp C4  TFAvg  for X Avg  0 Con C2 e C4 costanti negative x avere fracture strain funzione decrescente di TFAvg.

In Xue e Wierzbicki il criterio di frattura è uguale a Wierzbicki et al. lo stesso criterio di frattura può essere rappresentato nello spazio delle deformazioni plastiche principali come la figura seguente. e. plane stress e plane strain. ma l’esponente N viene indicato come costante del materiale da determinare piuttosto che come esponente di hardening. 2007 in cui è possibile notare le curve nello spazio che rappresentano le famiglie di storie di carico particolari come assialsimmetria.G. La superficie di cui sopra ed il criterio di frattura che essa esprime graficamente sono utilizzabili solamente in caso di proportional loading (storie deformative a triassialità costante).. in questo caso. MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura…. Xue Wierzbicki. orientata con il proprio asse lungo la trisettrice dell’ottante positivo : 103 .

Coppola.8 MODELLI FENOMENOLOGICI . si propone una variazione sul tema del danno con Upper e Lower bound: queste due curve limite esistono e sono le stesse proposte da Xue-Wierzbicki. MIRONE – Elastoplasticità. Engineering Fracture Mechanics 76 (2009) 1288–1302. i punti della superficie del criterio di frattura indicano componenti del tensore di deformazione plastica a rottura invece che indicare componenti del tensore di stress. si può immaginare che lo spazio cartesiano sia unico e che la superficie del criterio di frattura abbia l’asse coincidente con quello della superficie di snervamento. cambia leggermente il modo di definire le curve intermedie per valori di deviatoricità 0<X<1. 2007 Visto che le direzioni principali sono comuni a tensioni e deformazioni plastiche.MODELLO DI COPPOLA-CORTESE-FOLGARAIT In T. P. inoltre. The effect of stress invariants on ductile fracture limit in steels. 104 . Folgarait. Xue Wierzbicki. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura…. solo che la superficie del criterio di frattura non cambia durante la storia deformativa.G. Cortese. L. quella di snervamento sì. 3.

è la seguente:  g X     1  Cos    ArcCos   X   6 3  RIVEDERE QUESTA FUNZIONE PER VALORI ESTREMI DI BETA GAMMA ED X !!!!! Con . La legge proposta da Coppola et al. Quando  = 1 e  =1 si ricade nel criterio di Tresca e sparisce la dipendenza da X. In sostanza la g(X) è una funzione riduttiva dell’upper bound che vale 1 per X=0 e cresce con X. il rapporto di sopra tra tensioni N equivalenti a rottura definisce anche un rapporto tra deformazioni equivalenti a rottura: f Axi 1/ N 3  f PS 2 E in questo modo resta definito il legame tra upper e lower bounds. i valori di tensione equivalente estremi a rottura (per X=0 ed X=1) stanno tra loro nello stesso rapporto in cui stanno le tensioni equivalenti di von Mises e di Tresca:  Axi 3   PS 2 Se la curva costitutiva del materiale ha la forma  Eq  k   Eq . C TF C1  e 2 Avg   f f  g X Avg   Axi 1/ N   1  Cos     ArcCos   X   6 3  E gli andamenti della funzione riduttiva g per due acciai testati da Coppola et al. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Coppola et al.G. MIRONE – Elastoplasticità. ipotizzano che per ogni data triassialità TF fissata (quindi su una sezione fissata del cilindro di von Mises). ovvero tra la curva f-TFAvg relativa ad X=1 e quella relativa ad X=0. Per assegnare una curva ef-TFAvg anche a valori intermedi di X.  e  costanti del materiale. In generale. sono: 105 .

torsione su provini lisci (plane strain con TF=0 ed X=0). con TF circa =0.  e  occorrono i valori sperimentali per almeno tre condizioni di rottura tipicamente: tensione su provini lisci (stress uniax. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura…. Cortese FOlgarait. ed una terza condizione apiacere intermedia con X Avg e TFAVg più diversi possibile dai precedenti.G. Coppola. 2009 Per ricavare le costanti . MIRONE – Elastoplasticità.33 ed X=1). 106 .

ad ogni passo dell’analisi si calcola la deformazione di rottura virtuale f* che corrisponde a TF ed X mediati sulla storia di carico che và da zero alla deformazione corrente Eq: se Eq < f* allora NON si ha rottura e l’elemento finito rimane attivo per il passo successivo dell’analisi. l’uso più realistico di tali modelli è sotto forma di funzione di danno D  Eq . e le relative derivazioni proposte da altri autori. sostanzialmente completa dal punto di vista qualitativo ed abbastanza vicina alla realtà dal punto di vista quantitativo.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 3. e tale deformazione è ovviamente l’incognita da ricavare con il modello stesso di danno. X  DCr . perché in tutti gli altri casi la variabilità del TF e della X durante la storia deformativi non permette di ricavare i valori medi TFAvg ed XAvg se non si conosce la deformazione a rottura di quello specifica storia di carico. TF .9 OSSERVAZIONI SPERIMENTALI E CONSIDERAZIONI SUI MODELLI DI DANNO DUTTILE CRITERI DI FRATTURA E FUNZIONI DI DANNO L’esatta descrizione matematica della frattura duttile a tutt’oggi non è nota e forse neanche esiste un unico tipo di funzione che possa descrivere il fenomeno per tutti i metalli. ovvero.  Xd Eq  0   0  in sostanza. ovvero la deformazione di rottura da virtuale diventa reale per quell’elemento che quindi viene rimosso. da implementare nel calcolo FEM e determinare ad ogni passo dell’analisi su ogni elemento e/o nodo. MIRONE – Elastoplasticità. Prima o poi si raggiungerà la condizione Eq = f*.  Pertanto. peraltro i modelli di Wierzbicki et al. rappresentano la migliore descrizione disponibile del fenomeno. nella pratica non è possibile usare tali modelli sotto forma di criterio di frattura se non nei casi particolari e poco realistici di proportional loading. Sulla base dei valori della funzione D precedenti la rottura si può indebolire gradualmente ed in maniera diversificata il materiale dei vari elementi fino ad eliminarli quando D=Dcr (soluzione 107 . Per tutti i modelli che includono la dipendenza del danno da X vale il ragionamento già fatto per il primo modello Bao-Wierzbicki (con sola dipendenza da TF). quindi f*= f. La logica per passare da criterio di rottura a funzione di danno è semplice:  Eq  Eq D  1 f*   Eq  Eq   f   TFd Eq .

Upper e Lower bounds) = intersezioni superficie criteri frattura con piani XAvg =cost.Curve f vs.TFAvg : 108 . TF (per es. g(X) di coppola) = intersezioni superficie criterio frattura con piani TFAvg = cost. XAvg) rappresentabile tramite una superficie nello spazio TF. X ed Eq . f. X. . Su tale spazio possono essere individuate: . i valori limite di Eq sono le deformazioni a rottura f ed esprimono proprio il fenomeno della rottura e quantificano la duttilità dei materiali. X (funzione (X) di Wierzbicki.Curve f / f_Uni vs. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 graduale e + raffinata) oppure lasciare indisturbato il materiale degli elementi fino al passo in cui D=Dcr ed avviene la loro rimozione (soluzione + brusca e grezza). Il criterio di frattura dev’essere quindi una funzione del tipo f(TFAvg.Curve XAvg . NON indicano deformaz. di rottura. utili x pianificare esperimenti. Il comportamento a rottura di un materiale potrebbe essere caratterizzato completamente per via sperimentale realizzando prove che portino a rottura il materiale sotto combinazioni XAvg-TFAvg disposte su una griglia di punti sul piano XAvg . Le variabili che determinano la rottura duttile sono TF. .TFAvg = proiezione superficie criterio frattura su piano ef=0.G. MIRONE – Elastoplasticità.

): 109 . International Journal of Plasticity 26 (2010) 348–371. Secondo le considerazioni che in letteratura derivano dal ragionare in termini di triassialità e Lode angle medi.G. A local viewpoint for evaluating the influence of stress triaxiality and Lode angle on ductile failure and hardening. MIRONE – Elastoplasticità. In G. e come anche prove molto semplici se opportunamente progettate possono fornire risultati più utili di prove complicate e costose. D. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 f TFAvg X Avg Ovviamente per ricavare la superficie senza conoscere l’aspetto analitico delle funzioni servirebbe un enorme numero di prove. la difficoltà non indifferente sta nel prevedere la geometria di provino ed il tipo di carico che permette di ottenere la rottura in corrispondenza del punto desiderato sul piano XAvg . dimostra che le considerazioni tipiche riguardo a TF ed X prevedibili per le prove più comuni a volte portino a valutare in maniera errata i risultati sperimentali ottenibili. è quello seguente (Wierzbicki et al. Corallo. il legame standard tra di prova-triassialità-Lode angle ottenibili. e inoltre.TFAvg . Mirone.

2008 AGGIUNGERE: 1) RAGIONAMENTO SU CRITICAL STRESS SURFACE 2) BIBLIOGRAFIA ARTICOLI AGGIUNTE OPZIONALI: 1) SINTESI ARTICOLI EFM 2007. WIerzbicki. BIGONI) 3) ANISOTROPIA PLASTICA E CRITERIO DI HILL 4) METODO DOPPIA CAMERA X CURVA TRUE EXP. ANISOTROPA 110 . . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figura…. IJP 2010-2013 2) EFFETTO LODE ANGLE SU YIELD SURFACE (BAI-WIERZ. MIRONE – Elastoplasticità.G.

2006 . University of Auburn. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 4 COMPORTAMENTO ELASTO-PLASTICO AD ALTI STRAIN RATES Collage provvisorio di note personali con il materiale bibliografico seguente: . Riflessione agli estremi di una barra isolata. DOVER.T. can have a wide range of effects on critical material properties such as elastic modulus. the material behavior must be understood and characterized for conditions similar to the actual loading conditions. F.K. the head and neck of the driver is still susceptible to injury. Automotive crashworthiness is one such example. GRAFF. PERONI Tesi Dottorato. 111 . 2007 The loading rate. A. 2008 .traveling vs. M. commonly identified in terms of strain rate. Thesis. Wave propagation .1 EFFETTO STRAIN RATE SUI MATERIALI A. USA. WAVE MOTION IN ELASTIC SOLIDS. A.OWENS.T. Manuale utente centralina estensimetrica dinamica DEWETRON DAQPB ……. M.com) .physicsclassroom.G. .D. 2007 . yield stress. In order to design structures that will absorb energy properly. Thesis. and failure strain. RUGGIERO Tesi Dottorato. Standing waves (http://www. such that the decelerations seen by the driver are not so harsh that they cause severe bodily injury. 1975 . MIRONE – Elastoplasticità. Gray [1] outlined several specific examples where materials are employed under high strain rate conditions.D. University of Auburn. Università di Cassino.OWENS. Politecnico di Torino. failure stress. Several areas of the vehicle are designed to function as energy absorbing mechanisms in the event of a crash. USA. 4. Even though the body is constrained by a harness. M.

mostrano una notevole sensibilità alla velocità di deformazione e alla temperatura.0 103 s-1. Other examples include turbine blade design where cavitation is a concern. jet engines. la velocità di deformazione ha l’effetto più rilevante sull’incremento della resistenza del materiale. may ingest foreign objects. Also. RUGGIERO Tesi Dottorato. in un intervallo di velocità di deformazione che va da 600 a 2800 s-1. Università di Cassino. MIRONE – Elastoplasticità. fragments have pierced the engine casing and severely damaged hydraulic components that are vital for aircraft control.1: The second group of examples is in the aerospace industry. A. spacecraft or other orbital bodies come into contact with foreign debris that may be traveling at high relative velocities. Containment of debris in the event of catastrophic engine failure is another issue in jet engine design that involves highly transient loading.1 sono riportati gli andamenti sforzo- deformazione di taglio. which have extremely high operating speeds. per un alluminio commerciale. In some cases. protective armor in defense applications. 112 . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Figure 1. as well as ballistic devices where propellants and explosives interact with casings. 2006 I metalli. Often. generalmente.G. Nella maggior parte dei casi. In Figura 3. a confronto con la curva di riferimento quasistatica ottenuta a 2. There are many more real life applications where materials are deployed and expected to perform under high strain rate conditions. causing severe shock loads.

al contrario. etc. MIRONE – Elastoplasticità. esibiscono un comportamento intermedio tra quello dei CCC e quello dei CFC. il nichel. mostrano una forte variazione del valore della tensione di snervamento con la temperatura. e la velocità di deformazione. I metalli a struttura esagonale compatta (EC). ε� . in un intervallo di temperature che va dai 77 ai 288K. T. il rame e l’argento. il niobio. quali il titanio e lo zinco.G. addolcisce il materiale. In particolare. i metalli con struttura cubica a facce centrate (CFC). l’alluminio. il tantalio. i metalli con una struttura cubica a corpo centrale (CCC). 113 . infine.. gli acciai ferritici.2. È noto che la sensibilità del materiale alla velocità di deformazione e alla temperature è legata alla struttura atomica. non mostrano la stessa sensibilità in modo particolare rispetto alla temperatura. a parità di velocità di deformazione. come mostrato per il titanio-α in Figura 3. Al contrario. in cui sono riportate le curve sforzo deformazione ottenute. quali gli acciai austenitici. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 La temperature. quali il ferro α.

unlike the Cowper-Symonds one. This model. B. ZERILLI-ARMSTRONG MODEL The model proposed by Zerilli and Armstrong [13] is substantially different from phenomenological models mentioned before. PERONI Tesi Dottorato. c and m are the five parameters of Johnson-Cook model and ** and T* are defined with the relation: where & is the strain-rate threshold (for strain-rate under 0 ε & the material has a mechanical behaviour not influenced by strain-rate) and Tm and Tr are respectively the melting temperature and the reference temperature (that is defined as the lowest experimentally considered temperature). Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 M. for this reasons.G. Politecnico di Torino. In FEM codes it has been implemented an extension of Cowper- Symonds strain-rate sensitivity law to all stress-strain curve and not only restricted to the yield stress (for example using a exponential power-law to describe strain hardening material properties). MIRONE – Elastoplasticità. JOHNSON-COOK MODEL The relation proposed by Johnson e Cook [6] is an other simple model that. since it is based on relations directly derived from mechanical dislocation theory. 2008 COWPER-SYMONDS MODEL One of the most used and simpler model of strain-rate sensitivity is the model proposed by Cowper and Symonds [2] with the equation: where D and p are the two model parameters while σys and σyd are respectively the static and the dynamic yield stress at strain-rate. keep into account strain-rate and temperature material sensitivity and it’s normally written in the following analytical relation: where A. Even if this model keep into account thermal activation (this concept will be analysed in detail with Klepaczko-Rusinek model: flow stress is assumed as sum of internal stress and an 114 . has been implemented in all commercial FEM codes. n.

causing a displacement of that neighbor from the equilibrium or rest position. it becomes confined in a small region. In fact.traveling vs. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 thermal activated stress. For Zerilli. This crest is followed by a trough that is in turn followed by the next crest. MIRONE – Elastoplasticità. This characteristic make this model suitable to FEM implementation in standard commercial codes. function of strain-rate and temperature) the Zerilli-Armstrong relation is very simplified respect dislocation theory equations. The most commonly observed traveling wave is an ocean wave. Any reflected portion of the wave will then interfere with the portion 115 . Such a wave has only 3 meters along which to travel. This type of wave pattern that is seen traveling through a medium is sometimes referred to as a travelling wave.G. the Zerilli-Armstrong models has the formulation: where c0. The wave will quickly reach the end of the cord. a crest is seen moving along from particle to particle. normally treated with previous models. If a wave is introduced into an elastic cord with its ends held 3 meters apart.Armstrong model every atomic structure (for example FCC. reflect and travel back in the opposite direction. b0. one particle applies a push or pull on its adjacent neighbor. As a wave is observed traveling through a medium. Traveling waves are observed when a wave is not confined to a given space along the medium. transporting energy as it moves. one would observe a distinct wave pattern (in the form of a sine wave) traveling through the medium. Standing waves (http://www.) have a particularly constitutive law due to the intrinsic characteristics of the material structure.com) A mechanical wave is a disturbance that is created by a vibrating object and subsequently travels through a medium from one location to another. The mechanism by which a mechanical wave propagates itself through a medium involves particle interaction. β0. BCC. HCP. etc. Analysing a material with BCC atomic structure (as most of structural steel). This sine wave pattern continues to move in uninterrupted fashion until it encounters another wave along the medium or until it encounters a boundary with another medium. β1 and K are the five model parameters that incorporate the strainrate and temperature sensibility. For a metal with FCC structure the Z-A model assume the following relation 4.physicsclassroom.2 BASICS OF ELASTIC WAVE PROPAGATION Wave propagation .

etc. Indeed there are traveling waves in the cord. Note that point B on the medium is a point that never moves. a crest meeting a quarter trough. meeting up with one another at different locations in different ways. a traveling wave (a repeating pattern that is observed to move through a medium in uninterrupted fashion) is not observed in the cord. These points vibrate back and forth from a positive displacement to a negative displacement. Point B is a point of no displacement. A snapshot of the medium over time is depicted using various colors.G. There are other points along the medium whose displacement changes over time. This interference produces a new shape in the medium that seldom resembles the shape of a sine wave. The appearance of an actual wave pattern is difficult to detect amidst the irregular motions of the individual particles. a wave pattern would be produced that assumes the shape of a sine wave and is seen to change over time. Subsequently. In such instances. This irregular looking shape is the result of the interference of an incident sine wave pattern with a reflected sine wave pattern in a rather non-sequenced and untimely manner. For example. it is just that they are not easily detectable because of their interference with each other. rather than observing the pure shape of a sine wave pattern. then moments later. Note that point A on the medium moves from a maximum positive to a maximum negative displacement over time. When the proper frequency is used. if an elastic rope is held end-to-end and vibrated at just the right frequency. a three-quarters crest meeting a one-fifth trough. It is however possible to have a wave confined to a given space in a medium and still produce a regular wave pattern that is readily discernible amidst the motion of the medium. a rather irregular and non-repeating pattern is produced in the cord that tends to change appearance over time. Such points are known as nodes and will be 116 . Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 of the wave incident towards the fixed end. with point A returning to the same maximum positive displacement and then continuing its back-and- forth vibration between the up to the down position. MIRONE – Elastoplasticità. but in a regular manner. For instance. A pattern is readily observable. The motion would continue and persist. The diagram at the right depicts a standing wave pattern in a medium. the pattern is often called a standing wave pattern. Both the incident and reflected wave patterns continue their motion through the medium. then moments later. the vibrations occur at regular time intervals such that the motion of the medium is regular and repeating. the interference of the incident wave and the reflected wave occur in such a manner that there are specific points along the medium that appear to be standing still. This interference leads to a very irregular and non-repeating motion of the medium. the middle of the cord might experience a crest meeting a half crest. The diagram only shows one- half cycle of the motion of the standing wave pattern. Because the observed wave pattern is characterized by points that appear to be standing still. The wave pattern is only produced when one end of the rope is vibrated at just the right frequency.

Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 discussed in more detail later in this lesson. strain) Time Andamento al variare del tempo sulla sezione “x” della barra T = 2/ = 1/ f 117 . Other patterns will be discussed later in the lesson. Definizioni Generali Onde Nei Solidi Lunghezza d’onda = velocità x frequenza   C x f Wave (stress. MIRONE – Elastoplasticità.G. The standing wave pattern that is shown at the right is just one of many different patterns that could be produced within the rope. strain) Speed C Fotografia tratto di barra ad istante “t” Distanza Lambda Wave (stress.

modulo e fase di ogni armonica si sono espresse dalla serie di Fourier. la serie ha un’unica armonica con ampiezza non nulla e coincidente con l’onda stessa. o “armoniche”.  118 .G. ovvero lo spettro in frequenza ha un solo termine: t T = 2/f 0= 1/ 0 Ai ni 1 2 3 4 5 6 i j ni = fi/f0 ………… + ………… + Man mano che la forma d’onda tende a diventare triangolare. MIRONE – Elastoplasticità. aventi frequenza (o lunghezza d’onda) multipla della frequenza dell’onda base da scomporre. e lo spettro in frequenza contiene sempre più termini ovvero diventa più “piatto”: E In teoria tutte le onde nei solidi si propagano a velocita’ C0  (vel suono). trapezia o quadra. Se l’onda base è una sinusoide perfetta. cresce il numero di armoniche non trascurabili ovvero con ampiezza non nulla. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Ogni onda è esprimibile come somma di infinite sinusoidi.

) perde la sua forma man mano che avanza. in cui si propaga un’onda: Risultanti sigma assiali su concio barra Equilibrio traslazione con inerzia Chiamata velocità teorica di propagazione di un’onda di lunghezza d’onda infinita (ovvero freq. omogeneo etc. mater. etc.g. onda quadra. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 in realta’ la velocita’ di propagazione delle onde elastiche diminuisce all’aumentare della loro frequenza: Quindi un’onda composta da varie sinusoidi (e.G. MIRONE – Elastoplasticità.. nulla) la C: 119 . impulso etc. visto che le sue componenti sinusoidali si muovono a velocità differenti !!!!! Propagazione onde longitudinali una barra Data una barra di sezione costante.

a t si trova la velocità della barra (somma incidente e riflessa):  f  y  ct  g  y  ct  v u       c   f   g   c    i   r  t  y  ct  t  y  ct  t 120 . MIRONE – Elastoplasticità. ad y si ha la deformazione della barra (anche la deform è somma di incidente e riflessa): uinput uinput  y  ct   input     f   g  i   r y  y  ct  y Mentre differenziandolo risp.:   u1    Visto che E     E   1   1 y  y  y y L’equazione può essere scritta anche così:  1 v   1 y t L’Equazione ha soluzione generica costituita da sovrapposizione di onda avanzante (incidente) e retrocedente (riflessa): u  f  y  ct   g  y  ct   ui  u r Differenziando lo spostamento risp. Ovvero Unendo con si ottiene EQUAZIONE DEL MOTO DI UN’ONDA LONGITUDINALE LUNGO LA BARRA!!!. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Equilibrio assiale diventa: Se spostamenti barra sono continui.G.

F. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 4. DOVER. . IMPEDENZA MECCANICA Riflessione agli estremi di una barra isolata.G.K. TRASMISSIONE. GRAFF.3 RIFLESSIONE. WAVE MOTION IN ELASTIC SOLIDS. MIRONE – Elastoplasticità. 1975 u  121 .

MIRONE – Elastoplasticità.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 122 .

G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

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G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

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G. MIRONE – Elastoplasticità, Danno duttile e High strain rate effect R2016-10

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MIRONE – Elastoplasticità. Imponendo che alle interfacce sia verificato equilibrio e congruenza si ricavano I coeff. incidente B A trasmessa riflessa B A Il segno dell’onda riflessa può essere uguale o opposto a quello dell’onda incidente a secondo della differenza di rigidezza & inerzia tra le due barre. Anche l’intensità delle onde trasmessa e riflessa dipende dalle stesse due caratteristiche. riflessione e trasmissione all’interfaccia Quando una delle estremità della barra A in cui si propaga l’onda (onda incidente) è a contatto con un altro solido (e. sotto forma di altrettante onde elastiche. mentre l’onda trasmessa ha intensità molto piccola. allora l’onda riflessa ha lo stesso segno dell’onda incidente e intensità elevata.G. Il parametro che tiene conto di inerzia e rigidezza della i-ma barra si chiama impedenza meccanica e vale: √ Con Si. modulo elastico e densità della i-ma barra. l’onda trasmessa alla barra B ha una grande intensità quella riflessa all’interno della barra A è quasi uguale all’onda incidente ma cambiata di segno. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Barre a contatto. un’altra barra. mentre l’onda trasmessa ha sempre lo stesso segno dell’incidente. l’effetto del contatto all’interfaccia è una via di mezzo tra quello dell’incastro perfetto e quello dell’estremo totalmente libero: una parte dell’energia che raggiunge l’estremo di A viene riflessa mentre un’altra parte viene trasmessa alla barra adiacente. Se invece la barra B è più cedevole e leggera della A. se la barra B è molto più rigida e pesante della A. B). che rendono le onde trasmessa e riflessa pari a: 126 . impedenza.g. di riflessione e di trasmissione. Ei e i rispettivamente sezione.

G.. strain. numerical methods. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 ( ⁄ )( ⁄ ) ( ⁄ ) ( ⁄ ) ( ⁄ ) 4. this pulse travels along the bar towards the input bar-specimen interface at which the pulse is partially reflected into the input bar and partially transmitted through the specimen and into the output bar. So long as the pressures in the bars remain under their elastic limits. uniforme. The strain histories in the two pressure bars are recorded by strain gages A and B. Significant advancements implemented from the areas of testing techniques. L’onda incidente. and signal processing have improved the accuracy and repeatability of high strain rate testing. e di intensità dipendente dalla velocità dello striker all’istante dell’impatto: In pratica l’impatto non è mai perfettamente coassiale. generata dall’impatto tra striker ed input bar aventi solitamente uguale diametro. le superfici non sono perfettamente piane né parallele etc. etc. specimen stress. as shown in figure 1. MIRONE – Elastoplasticità. quindi l’onda è circa un trapezio invece di essere un rettangolo! Ballpark specimen dimensions are ¼” diameter and ¼” length. In the split Hopkinson bar test. and strain rate may be calculated from the recorded strain histories. The bars are generally made of a high strength maraging steel with diameters less than 0. The ends of the pressure bars and specimen are machined flat to enforce prescribed boundary conditions. a short cylindrical specimen is sandwiched between two long elastic bars. Constant strain rate tests can be performed at strain rates approaching 104 s-1 relatively easily. whereas the transmitted pulse remains in compression. Immediately following impact. in teoria è un’onda perfettamente rettangolare di lunghezza pari al doppio della lunghezza dello striker. Under certain deformation 127 .4 THEORY OF THE SPLIT HOPKINSON PRESSURE BAR (SHPB) FOR HIGH STRAIN RATE TESTING The split Hopkinson bar test is the most commonly used method for determining material properties at high rates of strain. The reflected pulse is reflected as a wave in tension.1. Typically a projectile (striker bar) is fired into the end of the input bar generating a compressive stress pulse.75” and a length near five feet.

G. Arrivata all’interfaccia. L’onda incidente creata all’estremo libero della barra d’input viaggia verso l’altro estremo. al raddoppio di stress nella riflessione d’onda ad un incastro). finchè l’onda incidente continua ad entrare nel provino. dentro quest’ultimo si ha un continuo incremento di stress e strain ovvero una serie gradini di carico crescenti sotto forma di riflessioni una sull’altra. (analogam. Qui in parte continua ad entrare nella barra A in parte inverte ancora marcia dentro il provino tornando avanti verso la barra output. a contatto col provino. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 conditions. quindi quasi continuo. visto che le barre hanno impedenza maggiore del provino. In questo modo. dove in parte si trasmette in avanti sulla output bar ed in parte rimbalza indietro dentro il provino tornando verso la barra A. invece sulle barre è possibile misurare lo strain elastico: Le onde di spostamento elastico sulle due barre sono del tipo: ( ) ( ) (onda avanzante e retrocedente sovrapposte su barra input). le riflessioni sono lontanamente assimilabili ad incastri quindi provocano incrementi della tensione: l’effetto complessivo delle riflessioni è quello di un incremento di tensione a gradini molto ravvicinati. l’onda incidente inizia a riflettersi indietro sulla input bar ed a trasmettersi in avanti nel provino. ad ogni rimbalzo dentro il provino l’onda riflessa produce un incremento di stress e strain. quindi dentro il provino i rimbalzi dell’onda sono estremamente ravvicinati nel tempo e molto numerosi. Kolsky [2] developed the following relation for calculating the specimen stress. MIRONE – Elastoplasticità. Sul provino non è possibile misurare né lo stress né lo strain in quanto gli estensimetri si distaccano dalla loro sede poco dopo il campo elastico. only two important strain pulses need be identified. These are the reflected pulse and the pulse transmitted through the specimen. qualified later. Visto che l’impedenza del provino è molto + bassa di quella delle barre. Il provino è molto corto rispetto alla lunghezza dell’onda incidente e rispetto alle barre. ( ) 128 . L’onda trasmessa sul provino attraversa il provino fino a raggiungere la barra output.

quindi lo stress nominale ingegneristico sul provino diventa anche: E  Ab E  Db 2 s   2t  t 2  As Ds 2 (1-wave eqution of stress) Oppure E  Ab E  Ab z   2   i   r     i   r  (2-waves eqution of stress) 2 As As 129 . MIRONE – Elastoplasticità. ad y (coordinata assiale lungo la barra) si hanno le deformazioni sulle barre: ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) Mentre differenziandoli risp.G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 (su output c’è solo onda avanzante xchè il provino si rompe prima che l’onda raggiunga la fine della barra e torni indietro).) è dato dalla media delle due forze presneti agli estremi delle barre tra cui è racchiuso il provino: Eb  Ab ( ) * ( ) +    i   r   t  2 As (3-waves eqution of stress) Tenuto conto delle impedenze. in teoria vale i+r=t . a t si trovano le velocità della barra: ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) Lo Stress ingegneristico istantaneo medio sul volume del provino (Approx. Differenziando gli spostamenti risp.

per alcuni materiali- provini può essere molto lungo.i = r la forma finale dello Strain Rate su Specimen è: 2c s   r LS Infine x semplice integrazione ottieni lo strain sul provino: t t 2c  s   s dt  L 0   r dt 0 In sostanza. almeno finchè il provino non smette di accelerare e và in equilibrio: il tempo necessario si chiama “ringing-up time”. considerato che vale t . comunque tale durata è sempre maggiore del tempo di permanenza del provino in campo elastico ed in alcuni casi si 130 . in realtà non è così.): ̇ ( ) Imporre la continuità degli spostamenti alle interfacce significa imporre che la velocità delle facce provino è = vel facce barre: ( ) ( ) Quindi ( ) ̇ Ovvero.G. e finchè non passa tale tempo i tre stress si differenziano di molto e nessuno dei tre è davvero attendibile. La durata del ring-up dipende da forma-dimensioni e materiale del provino. etc. registrando le deformazioni incidente e riflessa sulla barra d’input insieme a quella trasmessa sulla output bar si possono calcolare rispettivamente la deformazione e la tensione ingegneristica sul provino. Lo strain rate ingegneristico istantaneo mediato sul volume provino è dato dalla velocità di spostamento degli estremi del provino (trascurando effetto afferraggi. necking etc. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 In teoria le tre espressioni coincidono. MIRONE – Elastoplasticità.

Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 prolunga per tutta la prova. lunghezza d’onda aumenta anche lo . MIRONE – Elastoplasticità.Cresce la lunghezza dell’onda incidente  aumenta lo strain rate.Come effetto collaterale. ed in certi casi non permette neanche la ricostruzione della curva equivalent stress— equivalent plastic strain del materiale ad altri strain rates. strain somministrabile al provino.Cresce l’intensità dell’onda incidente  . aumenta lo strain somministrabile al . a parità di provino. 131 . A MENO DI ROTTURA. Effetto qualitativo di intensità e durata dell’onda incidente:  c  b a e f d c b f a e d . A MENO DI ROTTURA.Lo strain rate rimane costante. come dire che la Hopkinson bar non permette quasi mai una stima accurata di modulo elastico e snervamento ad alti strain rates.G.

G. A clamp was placed on the bar at some distance from the end opposite the specimen. loading pulses could be produced in excess of 500 microseconds.9). 1. 1. MIRONE – Elastoplasticità. The wave was generated by a compressive impact and first passed through the collar as a compressive wave. At the end of the transmitter bar. A compression collar was placed around the specimen. allowed the specimen to be loaded in tension. the clamp could be released almost instantaneously. For the setup used by Staab and Gilat. Previous setups had only produced loading pulses in the range of 100-200 microseconds. This setup had an added advantage that the length of the loading pulse is related to the length of the bar where the energy is initially stored. and the threads were tightened until the collar was slightly preloaded. the length of time of the loading pulse was dependant on the length of the striker bar (Fig.7). the tensile stress wave propagated towards the specimen. The compression collar. A static tensile load was applied to the end. and as the clamp was released. In the setups prior to this one. by placing the clamp farther away from the load application point. the wave reflected as a tensile wave. leaving the specimen unloaded initially. being unable to resist the tensile wave. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 4. 132 . the time duration of the pulse could be varied. used a clamping mechanism to store energy in the incident bar. Thus. used by Staab and Gilat [19]. Another setup.5 SCHEMI PROGETTUALI & DETTAGLI BARRA HOPKINSON A TRAZIONE (SHTB) Another technique was developed by Nicholas [17] who used a threaded specimen placed in between the two bars (Fig. By using a fracture pin.

1. MIRONE – Elastoplasticità. the incident bar had some type of an anvil on the impacting end. Molto più usuale ed affidabile foro filettato assiale su barre e filettatura maschio su provini cilindrici. 133 . Ogawa [20] used one such setup to study the impact-tension-compression behavior of pure irons.G. A cylinder traveled along the incident bar and contacted the anvil as shown in the Fig. In these setups. The advent of high speed data acquisition techniques as well as the introduction of resistance strain gages. The previously mentioned setups are just a sampling of the basic types of setups typically used in SHTB testing.12. Many variations of these configurations have been derived and used in the last few decades. The impact resulted in a tensile pressure pulse in the incident bar loading the specimen to failure. quartz and piezoelectric transducers. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 Researchers have also used hollow bullets to produce a tensile stress wave. as well as other high frequency response measurement systems has opened up many doors for testing of dynamic stress-strain response.

4 shows the frequency response for a number of different potential gage lengths available for this setup. PONTE WHEATSTONE 134 . MIRONE – Elastoplasticità. Figure 3. the measured strain will be. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 4.G. f is the frequency. ( ) where L is the gage length. and C0 is the wave speed.6 PROBLEMI DI SENSORISTICA E RIEPILOGO MISURAZIONE CON STRAIN GAUGES (Manuale utente centralina estensimentrica Dewetron DAQPB) DIMENSIONI STRAIN GAGE Considering a harmonic wave that is the form of a cosine function. Thus. It was determined that a gage length of 1.5 mm would be a suitable choice for this application. and the average can be found by integrating across the period. for a cosine function with amplitude of unity. the peak value of the wave is located at the center.

G. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 135 . MIRONE – Elastoplasticità.

MIRONE – Elastoplasticità. Danno duttile e High strain rate effect R2016-10 4  VOut  VIn  B f  k 136 .G.