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VI.

Lo meo servente core
vi raccomandi Amor, che vi l’ha dato,
e Merzé d’altro lato
di me vi rechi alcuna rimembranza;
ché, del vostro valore
avanti ch’io mi sia guari 1 allungato,
mi tien già confortato
di ritornar la mia dolce speranza.
Deo, quanto fie poca addimoranza,
secondo il mio parvente:
ché mi volge sovente 2
la mente per mirar vostra sembianza;
per che ne lo meo gire e addimorando,
gentil mia donna, a voi mi raccomando.

XXVI.

Chi udisse tossir la malfatata
moglie di Bicci vocato Forese,
potrebbe dir ch’ell’ha forse vernata 3
ove si fa ’l cristallo, in quel paese.
Di mezzo agosto la truovi infreddata:
or sappi che de’ far d’ogni altro mese...;
e non le val perché dorma calzata,
merzé del copertoio c’ha cortonese.
La tosse, ’l freddo e l’altra mala voglia
no l’addovien per omor’ ch’abbia vecchi,
ma per difetto ch’ella sente al nido.
Piange la madre, c’ha più d’una doglia,
dicendo: « Lassa, che per fichi secchi
messa l’avre’ ’n casa del conte Guido ».

1
guari < fr. ant. guaires, z franckého * waigaro, molto. Bembo: « È guari molto usata dagli antichi, che vale
quanto val molto ».
2
sovente < fr. ant. sovent (< lat. subĭnde, subito dopo, ripetutamente); Giacomo da Lentini, 1250
3
vernare – svernare, přezimovat, passare l’inverno in un determinato luogo, spec. riparato dal freddo (DELI).