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PARIGI / MUSEE D’ORSAY

Realismo e simbolismo
nell’opera di Ferdinand Hodler
Ecco l’occasione, grazie agli ot- falciatore, emblemi del lavorato- sonaggi simili sfilano su un tappe-
tanta quadri significativi dell’ope- re svizzero utilizzati poi, come il to di foglie morte. Alle stesse date
ra di Hodler (1853-1918) esposti suo Guglielmo Tell, in banconote, Hodler dipinse anche quadri sere-
al Musée d’Orsay, di riscoprire il francobolli e manifesti. E pure ne- ni e meditativi esaltanti la donna
grande pittore svizzero, già po- gli studi quasi geologici di pietre e e il bimbo in rapporto con la na-
co apprezzato in Francia durante alberi (“Abete”, 1905, “Ruscello”, tura, come “Il ragazzo incantato”,
la sua vita ad eccezione notabile 1902). Sfidando anche la morte un bimbo in orazione su un suolo
di Rodin e Puvis de Chavannes. Hodler accompagna con duecen- fiorito percorso da ruscelli. Molto
Anche se riconosciuto sia nel suo to opere l’agonia sino al decesso bello “L’Amore” (1907-8), una
paese che a Berlino (Secessione), dell’amata Valentina senza atte- coppia allacciata in riva al mare,
Vienna, Monaco e Bruxelles nuare la decomposizione dei trat- una fusione cosmica alla Munch.
(“Libre Esthétique”). ti, la sofferenza e l’interrogazione Il suo successo in patria gli val-
Pochi i quadri della sua giovinez- dello sguardo sino alla rigidezza se delle commissioni per affre-
za: l’autoritratto “Studente” del finale. schi di storia come “La Battaglia
‘74 nel suo modesto studio in atto Dal 1885 inizia un’evoluzione di Morat” (1917) i cui disegni pre-
di levar la mano in segno di fedel- verso l’allegoria e il simbolismo. paratori qui esposti mostrano la
tà alla sua vocazione, incorag- Frequenta i poeti simbolisti del- sua cura compositiva e la monu-
giata dal suo maestro B. Menn la Rivista di Ginevra, il cui diretto- mentalità.
(allievo d’Ingres) che gli consi- re Louis Duchosal scrive: «Hodler Molto interessanti i suoi paesaggi
gliò la lettura di Euclide, Vitruvio è un mistico e un realista, duali- che dipingeva “en plein air” ripren-
e Dürer (di cui applicò sempre la smo sconcertante e disorientan- dendo gli stessi temi a diverse ore
tecnica del disegno con la came- te le critiche». La sua grande tela del giorno, con variazioni secondo
ra ottica a vetrata). Munito del so- “La Notte” (‘89-’90) fu presentata l’ora e il punto di vista. Nubi, bru-
lido bagaglio Hodler approfondì al “Salon de Paris” con gran suc- ma, chiaro di luna su montagne
il suo vigoroso realismo natura- cesso pur essendo proibita «per che si riflettono nel lago in simme-
le. I quadri degli anni Ottanta so- oscenità» due volte a Ginevra. tria e “forme ritmiche”. Il “Cervino
no intrisi di malinconia: “Sguardo Volle esprimere «il gran simbolo al chiaro di luna” (1908) è onirico.
nell’Eternità” (‘85), un vecchio fa- della morte» in questa opera in cui In fin di vita, immobilizzato nella
legname che fabbrica una bara, lo l’originalità del suo stile si affer- sua camera d’inferno, continua a
sguardo fisso, e “Un’anima in pe- mò: basato sul parallelismo delle rappresentare il Lago Lemano a
na” (‘89) con un secondo vecchio forme nell’universo, la ripetizio- ogni ora con libertà cromatica. Nel
accasciato su una sedia, ope- ne e la loro profonda unità. Ne “Gli 1918 dichiara alla fine «Se aves-
re di gran precisione nei dettagli. stanchi di vivere” cinque vecchi si ancora cento anni di vita conti-
Questa precisione “oggettiva” si in camici bianchi, a parte quello nuerei a esprimere gli accordi, le
ritrova in tutto il suo percorso cre- centrale accasciato e seminudo, armonie dell’umanità. Quel che ci
ativo: ritratti e autoritratti, opere compongono una visione unita- unisce è più grande di quel che ci
pubbliche di storia con lanziche- ria di diversi aspetti della fatica. divide».
necchi e cavalli, o il boscaiolo e il L’”Euritmia”(‘94-’95): cinque per- Annie Birga

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