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S


chede
Moreno Bucci
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 110 Queste schede su Lorenzo Bonechi scultore non 1 2


possono prescindere dal mio personale incontro PRIGIONE PELLEROSSA
con l’artista: sono il frutto della stima 1971-1972 1975
e dell’affetto che, per tanti anni, hanno
caratterizzato la nostra amicizia. Terracotta Terracotta
cm 21 x 22,5 x 17 cm 50 x 17 x 17
Moreno Bucci L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data
Esemplare unico Esemplare unico
Figline Valdarno (Fi), collezione Gabriele Bonechi Castelfranco di Sopra (Ar), collezione Stefania Papi
Bonechi
È il fratello Gabriele a ricordare il nome dato a questa
piccola scultura realizzata da Lorenzo negli anni in cui Delle poche testimonianze rimaste, e ancora tutte da
frequentava a Firenze la 1a o la 2a Liceo Artistico: studiare, del primissimo periodo artistico di Lorenzo
Prigione, appellativo di michelangiolesca memoria, Bonechi, questa scultura di un Pellerossa in terracotta è
per raffigurare un uomo accovacciato su se stesso. prova vera e plasticamente compiuta. È conosciuto
La terracotta non è rifinita, è solo sbozzata; dell’uomo l’amore dell’artista per questo popolo nomade del
si intuisce la forma fisica, ma nulla è dato conoscere Nord America: i fratelli, gli amici, il gruppo scout ricor-
della sua reale fattezza. dano ancora le sue appassionate ricostruzioni di tende
Il giovane Lorenzo avrà trascorso sicuramente più di e di accampamenti indiani sul Pratomagno, o dove
una mattina alla Galleria dell’Accademia, in quei lon- fosse possibile per il divertimento suo e dei suoi lupet-
tani anni, così vicina alla sede del Liceo Artistico, a ti. Sono gli anni in cui sia la letteratura, sia il cinema,
osservare, a riflettere sul Michelangelo più noto. scoprivano in modo veritiero la vita di questo popolo,
Sembra voler sperimentare, confrontarsi con il “non fini- i soprusi subiti, le umiliazioni e se ne studiavano i libri,
to” di questo immenso protagonista della storia dell’ar- la religione, le terre da dove erano stati scacciati dai
te di tutti i tempi, ma nella piccola dimensione. Così il coloni inglesi e francesi all’inizio del processo di unifi-
Prigione di Michelangelo è divenuto un piccolo e com- cazione degli Stati Uniti d’America. Lorenzo possede-
posto modello in creta di Prigione: scavato, racchiuso va libri sui pellerossa e aveva ordinato anche, nel
su se stesso, come se Lorenzo avvertisse il peso, a quel- 1974-1975, alcuni dischi registrati con le loro musi-
l’età, di un confronto simile. La testa nascosta, solo che negli Stati Uniti, in qualche riserva indiana che
accennata nella sua forma plastica, si rivela piano solo lui conosceva. Era un gioco pieno di passione e
piano all’osservatore: ed è in questo che più si avvici- quello che rendeva felice Lorenzo in questa scoperta,
na il giovanissimo artista al sommo Michelangelo. non era solo lo studio della storia, ma quello delle loro
Come un sommare assieme pezzi di creta possa emu- usanze, del loro modo di vivere, di difendersi, di com-
lare un levare il marmo. battere, la loro spiritualità, i segni, le opere e gli ogget-
ti della loro arte.
In questa terracotta il lavoro del giovane scultore ven-
tenne è finissimo, quasi una prova di accademica bra-
vura. La superficie è levigata e liscia, ogni dettaglio è
curato nel particolare. Il pellerossa è ritratto in piedi, a
figura intera e coperto da un lungo mantello. La mano
sinistra distesa sul corpo e quella destra al petto, nel
gesto di saluto di quel popolo lontano. Sulla testa,
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quasi in atto di spiccare il volo, è scolpito un falco di 3 4 111 


grosse dimensioni. Sembra il ritratto di Alce Nero, PRESEPE CROCIFISSO
secondo i miei ricordi di allora, anche io appassiona- 1976-1977 1977-1978
to, grazie a mio padre, ma in altre terre, di pellerossa,
di cow-boy, di fortini. Terracotta Terracotta
L’immagine precorre i tempi e ricorda, con intento cm 35 x 50 x 17 (circa) cm 54 x 45 x 7
diverso, le invenzioni grafiche surreali e metafisiche, di L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data
personaggi con sproporzionati cappelli a forma di Figline Valdarno (Fi), chiesa della Poggerina Esemplare unico
architetture, dei tardi anni Settanta. Dei tre fori sulla Figline Vadarno (Fi), Gruppo Scout I
parte superiore del torso non sappiamo bene la funzio- Lorenzo è stato sempre attratto dai presepi: sia come
ne: che Lorenzo abbia pensato di mettere nell’interno esempi devozionali del Natale cristiano che come Fin da questa sua, fra le prime, prove di scultore, conce-
cavo una grande torcia-candela che illuminasse solo il immagini in sé significanti. Pur nella sommarietà delle pita per “i momenti di preghiera” del suo Gruppo Scout
volto e lo rendesse come vivo, per cantare assieme a forme e nella incompletezza dei volti, queste figure di di Figline, Lorenzo Bonechi sceglie, per il crocifisso la
lui? Oppure per farne uscire il profumo ed i fumi degli Maria, Giuseppe e del bambino Gesù, colpiscono per forma architettonica “gotica”, a lui più vicina. Di picco-
incensi che a quel tempo si usavano spesso, e in pochi la compattezza plastica e la determinazione del senti- le dimensioni, questa preziosa terracotta ha la parte infe-
li conoscevano? mento. Ed è quello che suscitano visivamente ad riore diritta, come se si dovesse mettere su di una base
Rimane la plastica solidità dell’immagine, il perfetto equi- impressionare rispetto al semplice risultato della terra a romperne così la forma compatta a croce greca.
librio tra la figura umana e quella animale, l’omaggio di modellata e cotta in forno dall’artista. Il giovane scultore affonda con sentimento devoziona-
Lorenzo a quel mondo lontano, lui, “pellerossa del le le mani nella terra bruna per comporre la figura del
Valdarno”, che immaginava le vaste praterie americane Cristo nelle regole della tradizione antica. Il volto ha
e le rimontava sul Pratomagno, non lontano da casa. lineamenti scavati con sicura determinazione, come
L’artista dipingerà per l’ultima volta queste immagini nel l’intera immagine di Gesù Cristo che non presenta
ritratto del fratello Gabriele. Sulla maglia che indossa però alcun attributo del martirio: nemmeno una goccia
spiccano i pellerossa, con archi e frecce raffigurati come di sangue esce dal suo costato intonso. Il corpo è teso
apparizioni di un personale immaginario simbolico. nel suo sacrificio e l’artista ne modella la muscolatura
con evidenza chiaroscurale maggiormente riscontrabi-
le nella tensione delle braccia, del volto e nel panno
con pieghe che ne ricopre l’apparente nudità.
La resa d’insieme è di toccante verità e, pur nei facili e
riconosciuti riferimenti iconografici, questo Crocifisso resti-
tuisce in pieno il senso di partecipazione vera dell’artista
ad un credo dal quale non si era mai allontanato.
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CROCIFISSO CAVALIERE FIGURA
1978 1979-1980 1980

Terracotta Terracotta Terracotta invetriata


cm 62 x 48 x 7 cm 82 x 38,5 x 24 cm 52 x 19 x 15,4
L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data
Esemplare unico Esemplare unico Esemplare unico
Figline Vadarno (Fi), collezione privata Figline Valdarno (Fi), collezione Gabriele Bonechi Realizzata dalla Fornace di Giuseppe Fontana, Castellina
in Chianti (Si)
Nell’immagine della croce di questo secondo In questo cavaliere che, solitario, si rizza su di una col- Collezione privata
Crocifisso, Lorenzo rinuncia alle fattezze gotiche per lina del Valdarno, in cima al suo cavallo, si manifesta
una severa consuetudine lignea, come nei prototipi del la volontà metafisica e surreale di queste prime prove La figura del giovane ragazzo si erge salda nella
primo Quattrocento fiorentino, fra Ghiberti, Donatello e “libere” nella scultura di Lorenzo Bonechi. costruzione plastica in apparenza elementare ed è
Brunelleschi. Affascinato dal soggetto e stimolato dai La terracotta è lavorata in maniera essenziale nella ritratto quasi per intero. Dopo i fianchi e le braccia, il
molti suggerimenti stilistici del passato, Lorenzo model- parte superiore e più accuratamente nella parte inferio- corpo non ha più alcuna connotazione fisica precisa
la il Cristo interamente nudo, come aveva fatto re della collina, quando assume la forma di una vera come se una veste lo coprisse. Nella parte inferiore
Brunelleschi per quello oggi in Santa Maria Novella a e propria campana. Qui i “segni amici” degli indiani nascono gli amati disegni geometrici e le accurate ser-
Firenze, ma poi lo “riveste” con un cencio per l’insisten- del nord America trovano il loro lineare e serpentino pentine, elementi decorativi di una costruzione icono-
za – forse per l’imbarazzo nella devozione privata – sviluppo. C’è gioia in questo motivo, che in modo grafica ben presente a Lorenzo. Lo accompagnano
del committente. diverso, ma similmente tracciato, si ritrova anche in ancora, come nei disegni di quel tempo e nelle litogra-
Il volto è reclino, ha lineamenti scavati con sicura deter- altre sculture a questa coeve. fie, i segni degli indiani d’America; segni spirituali,
minazione e come nel precedente Crocifisso, l’intera L’artista nella grande balsa incisa sembra ricordarsi premonitori e carichi di auspici.
immagine di Gesù Cristo non presenta nessun attributo della trascorsa vita di Scout, quando, sul Pratomagno, La scultura è stata cotta con un sistema di smaltatura
del martirio. Il costato è intonso, teso in quell’ultimo ed giocando con i lupetti costruiva tende di pellerossi da bianca cristallina a spruzzo con tre diverse immersioni.
estremo respiro che ne allunga il torso tutto e i muscoli lui stesso dipinte con simboli magici, che molti ancora Lorenzo voleva distruggere questa e altre sculture degli
dello stomaco. Anche il corpo è racchiuso nel suo ricordano e di cui una è anche sopravvissuta all’usura anni fra la fine del 1970 e i primi anni del 1980. Era
dolore: l’artista modella, con evidenza chiaroscurale, del tempo. consapevole delle “prove ancora acerbe” che lascia-
la tensione muscolare delle braccia, stese in un dispe- va: a noi, invece, oggi appaiono come tassello indi-
rato gesto di dolore, e il misero cencio pieno di sudo- spensabile e costruttivo per la comprensione del suo
re appiccicato sull’inguine. percorso creativo ed artistico.
La resa d’insieme è di toccante verità e, nei conoscibi-
li riferimenti stilistici, questo Crocifisso restituisce in
pieno il senso di partecipazione dell’artista ad una
fede personalmente sentita e vera.
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“COSA MI COVA IN TESTA” FIGURA LA CASA DELL’ANGELO
1980 1980-1981 1982

Terracotta invetriata Calco in cera da terracotta Terracotta invetriata


cm 59,5 x 19 x 26,5 cm 66 x 25 x 18 cm 71 x 56 x 42 (circa)
L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data
Esemplare unico Figline Valdarno (Fi), collezione Gabriele Bonechi Esemplare unico
Realizzata nelle Fornace di Giuseppe Fontana, Castelfranco di Sopra (Ar),
Castellina in Chianti (Si) Questo calco in cera di una scultura in terracotta inve- collezione Stefania Papi Bonechi
Collezione privata triata bianca che non è stato possibile reperire, ma
conservata in una collezione privata a Firenze, sembra Questa ceramica invetriata bianca riprende uno dei
La vena scanzonata e provocatoria di quegli anni di pronto per la conseguente fusione in bronzo. Cosa, temi più cari all’artista. Un soggetto, quello della Casa
formazione, ancora intrisi di surreale e metafisica con- quest’ultima, che non si è mai potuta realizzare. dell’Angelo, che lo accompagnerà prima nel disegno,
sapevolezza, è manifesta in questa opera che raffigu- Lorenzo era così convinto dell’efficacia visiva di questa poi nella pittura, quindi nella grafica dal 1982 al
ra una giovane ragazza ritratta a mezzo busto con un immagine da farne addirittura due di calchi, come 1986. I due personaggi in primo piano, uno in posi-
piccione in testa. sempre è solito fare chi è alle prime esperienze nel zione eretta e l’altro disteso sul terreno sembrano già
Cosa mi cova in testa è il titolo voluto da Lorenzo campo della fusione in bronzo. intenti in quelle “Conversazioni” soprannaturali di cui a
Bonechi e che il fratello Marco mi ha ricordato per La figura è ritratta a mezzo busto e tiene sulla mano noi non è dato sapere. È voluta la sproporzione fra i
l’occasione. destra la parte finale di un arco. In basso sono ripetuti due uomini e la montagna sulla cui cima sono posti la
La voluta sproporzione fra il piccione sulla testa e la gli stessi motivi incisi delle altre sculture ad essa coeve. “Casa dell’Angelo” a forma di tempietto rinascimenta-
figura riporta alle contemporanee esperienze artistiche In questo caso meno avvertibili, ma di sicuro effetto nel le e, sulla destra, un albero secolare. L’accentuazione
nel campo del disegno, della litografia, dove figure di pensato risultato materico del bronzo. Colpisce della prospettica della montagna (alta 63 cm), rispetto alle
donne e di uomini, veri e propri ritratti, giravano per le figura l’intensa espressione del volto e quegli occhi figure (alte 13 e 19 cm) è la medesima che ritroviamo
strade e le piazze di Figline con elaborazioni antiche aperti che sono già del Lorenzo artista maturo. È lo nella tempera dell’amico Carl Strehlke, del 1983, e
di copricapi o architettura fra i capelli. Qui il piccione sguardo enigmatico che accompagnerà sempre, da nelle medesime prove grafiche in bianco e nero e a
o colomba sembra voler “covare” una nuova libertà questo momento in poi, tutte le figure della futura produ- più colori dove il segno inciso ripete uguale quello vor-
per l’artista, come nell’iconografia di certa pittura del zione pittorica del giovane Lorenzo Bonechi. ticoso dei disegni che tanto successo ottennero presso
secondo Novecento, tra Savinio e Magritte. Questa Figura appare meno scanzonata e ironica galleristi, collezionisti e amici.
Come l’altra opera chiamata Piro anche questa scultu- della precedente, quasi che si volesse chiudere un Lorenzo affronta e ripropone in scultura uno dei temi
ra è stata cotta con un sistema di smaltatura a spruzzo periodo, riflettere su un momento oramai superato e sacri sul quale aveva a lungo riflettuto in quegli anni,
cristallina con tre immersioni delle parti. forse lontano: come gli anni che dalla giovinezza riproponendolo in una nuova luce interpretativa, forma-
approdano alla consapevole maturità, senza che tu le e plastica.
abbia fatto in tempo a fermarti per riflettere sugli even- La Casa dell’Angelo rappresenta per l’artista il luogo del-
ti, appena lasciati alle spalle. l’irraggiungibile mistero; non è un caso infatti che le su fat-
tezze siano già quelle delle “Città ideali” del primo
Rinascimento fiorentino, sulle quali Lorenzo aveva a lungo
riflettuto, studiato nei suoi taccuini da disegno. Primo pro-
totipo, questa “casa-tempio”, della successiva e comples-
sa elaborazione pittorica sul tema delle “Città celesti”?
Per Lorenzo la prova plastica in creta costituisce per
molti anni il metodo più giusto per avvicinarsi e com-
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 114 prendere la volumetria e la giusta prospettiva da resti- 11 Il monocromo bianco dell’invetriatura rende la scultura
tuire poi in pittura e nella grafica. È un processo forma- GIONA priva di drammaticità: anche il mare tumultuoso e spor-
tivo inusuale negli artisti a lui contemporanei. Molte di 1982 gente dalla base verso sinistra, non restituisce il dram-
queste prove sono andate distrutte e ne abbiamo docu- ma, ma bensì accondiscende e partecipa al miracolo-
mentazione solo attraverso le fotografie scattate dallo Terracotta invetriata so che sta avvenendo.
stesso Lorenzo e stampate in bianco e nero. Uno dei cm 33 x 64 x 44,5
casi più eclatanti è la scultura perduta usata come L’opera non reca la firma e la data
base per la realizzazione della grande pittura dal tito- Esemplare unico
lo La caccia al cervo del 1985 e per la conseguente Figline Valdarno (Fi), collezione Giovanni Pratesi
grande incisione dal medesimo titolo; uno dei vertici
della produzione grafica di Lorenzo Bonechi in quegli Giona è un personaggio biblico lungamente meditato
anni, acquistata anche dalla Tate Gallery di Londra. da Lorenzo a partire dal 1982-1983.
La scultura di cui si parla precede sicuramente, come
affermato in un’altra scheda sul metodo di lavoro del-
l’artista, i più conosciuti esiti sul medesimo tema, rea-
lizzati nel 1983 con l’incisione grafica (due versioni
diverse) e nel 1984 in pittura. Quest’ultimo dipinto è di
grandi dimensioni, come molte pitture dell’artista in
quel tempo (cm 200 x 250) e venne esposto, con
grandi consensi, sia a Firenze, che a Londra, a
Washington D.C. ed Akron (USA) prima di approdare
in una collezione privata in Svezia.
La monocromia di questa scultura in terracotta invetria-
ta bianca rispecchia analogicamente le incisioni ed
appare lontana dai cromatismi accesi e pastellati del
dipinto ora in Svezia.
Giona si erge ritto uscendo dalla bocca della balena
che sembra quasi più piccola prospetticamente del
personaggio. Una gamba appare ancora dentro la
grande bocca spalancata.
Questa scultura, le conseguenti incisioni e il grande
dipinto ad olio del 1984 rappresentano la stessa
immagine da differenti angolazioni prospettiche.
Come ha giustamente scritto nel 1985 Carl Strehlke
per il catalogo della mostra a Londra e a New York,
Lorenzo non segue nelle sue raffigurazioni di Giona la
scrittura del Vangelo che dice: «E il Signore comandò
al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto» (Libro di
Giona I), ma reinterpreta la storia. Giona non è infatti
“rigettato sull’asciutto dal pesce”, ma è rappresentato
eretto, nel momento dell’uscita, grazie allo sforzo del
proprio fisico di uomo, dalla bocca della balena.
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12 Sulla copertina della rivista “Flash Art” è riprodotto a che ricoprono tutto il corpo; le pieghe evidenti ne ram- 115 
CROCIFISSIONE colori, nel novembre del 1985, il dipinto Cristo e mentano le fattezze fisiche, mentre le teste e le braccia
1985 Adamo che non poche discussioni accese assieme hanno gesti contenuti di misurato dolore.
all’esposizione pubblica di altri lavori con il medesimo La Crocifissione è concepita dall’artista a tutto tondo:
Bronzo tema della Crocifissione. ogni figura è definita nei particolari con sentito impe-
cm 93 x 113 x 24 L’artista è capace, insomma, di anticipare i tempi, è gno e immedesimazione.
L’opera non reca la firma e la data capace di reintrodurre nell’arte italiana dopo il 1982 Questo lavoro, che si può definire oggi come la prima
Esemplare unico i soggetti sacri, con una adesione personale naturale, e vera scultura di Lorenzo non venne capito al momen-
Figline Valdarno (Fi), collezione Daniele Pieralli priva di retorica e di mediazioni concettuali, che altre to della presentazione pubblica. Rimase a lungo nel
educazioni avrebbero reso necessarie. La sua fede e il magazzino deposito del suo gallerista Piero Carini,
Esposizioni:“Voi chi dite che io sia?”Artisti a confronto suo credo cattolico erano relativamente felici e senza che aveva creduto per primo nella potenza dell’imma-
con situazioni, fatti e personaggi del Vangelo, Palazzo sensi di colpa: un percorso che lo aveva confortato fin gine rappresentata. In molti continuarono a lungo a
Pubblico (Magazzini del Sale), Siena, 1988; dall’adolescenza. pensare che fosse un’immagine solo “religiosa”, per “il
Contemporaneamente – Arte Contemporanea in In questa scultura avvertiamo subito una cosciente culto”, da “chiesa”, ma Lorenzo aveva realizzato que-
Mugello – Omaggio a Lorenzo Bonechi, Vicchio, maturazione stilistica e volumetrica. Questa è resa gra- sta scultura e gli altri lavori ad olio, a tempera, a mati-
2004 zie all’introiezione dell’evento rappresentato e da una ta con simili soggetti, inconsapevole dei seguiti e delle
vera partecipazione al mistero del dolore e del sacrifi- incomprensioni.
Bibliografia: “Voi chi dite che io sia?”Artisti a confron- cio umano.
to con situazioni, fatti e personaggi del Vangelo, cata- Lorenzo ha usato la creta, precedentemente a questa
logo della mostra, a cura di Massimo Lippi, Siena- fusione in bronzo, come strumento per capire meglio e
Milano 1988, pp. 30-31; Contemporaneamente – rendere sulla tela gli spazi, i volumi, le tensioni psico-
Arte Contemporanea in Mugello – Omaggio a logiche delle figure restituite poi nella grande tela dallo
Lorenzo Bonechi, catalogo della mostra, selezione stesso soggetto, di cm 290 x 450, oggi nella chiesa
delle opere, a cura di Guido Allori nel decennale della parrocchiale di Bovolone (Verona).
scomparsa, Vicchio, 2004, pp. 56-80 Imponente si erge, sulla massa scultorea, la figura di
Gesù Cristo posto in una croce che lo contiene appe-
Il tema del Cristo in croce era già stato affrontato dal- na nel sacrificio estremo. La testa è reclinata verso il
l’artista nella terracotta devozionale del 1977-1978, basso, con le braccia e il costato tesi nell’abbandono
in mostra, e poi in numerosi disegni, tempere ed oli dal del corpo morente. La figura è resa con attenzione e
1983 al 1985. Erano ricerche che si potevano con- realismo vero.
durre in modi diversi ed è merito di Lorenzo Bonechi L’artista è partecipe del suo gesto materico e la resa
aver saputo lavorare su temi che l’arte del Novecento del modellato della figura è quanto di meglio Lorenzo
aveva trattato con un certo imbarazzo. È il caso dei potesse realizzare a quel tempo in questa che è la sua
San Galgano, dei San Francesco, degli Angelo e prima scultura in bronzo. Il senso dell’abbandono del
Giacobbe, dei Giona, della Partenza di Abramo, dei Cristo è potente: risalta il grande perizoma che svolaz-
Lazzaro, realizzati tra il 1982 e il 1983. Con grande za mosso da un vento che sembra colpire solo lui e far
rispetto Lorenzo è in grado di realizzare il tema della risaltare le pieghe e l’artigianale fattura di cencio
Crocifissione dal 1982 al 1985, con negli occhi l’af- povero.
fresco nell’antica Sala del Capitolo della chiesa di San Accanto alla croce, sulla terra lavorata e mossa, stan-
Francesco di Figline, attribuito al cosiddetto Maestro di no le figure di Maria, madre di Cristo, a sinistra, e di
Figline e raffigurante proprio Cristo in croce con quat- Giovanni, l’apostolo, a destra, secondo l’iconografia
tro Angeli, la Madonna e san Giovanni. più conosciuta. Indossano grandi e pesanti mantelli
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BAMBINO BENEDICENTE TEMPIETTO FIGURA
1987 1987 1987

Ceramica invetriata Ceramica colorata Bronzo


cm 80 x 29 x 29 cm 18 x 14,2 x 14,2 cm 200 x 70 x 80
L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data
Primo di due esemplari Esemplare unico Primo esemplare di due
Collezione privata Castelfranco di Sopra (Ar), collezione Stefania Papi Realizzati nella Fonderia d’Arte Salvadori, Pistoia
Bonechi Vada (Li), collezione Marco Carrara
Questa è la prova, rovinata, di due simili che l’artista
aveva realizzato per la mostra al Castello di Volpaia Non poteva mancare questa forma rinascimentale per Esposizioni: Radda in Chianti, Castello di Volpaia, 1987;
nel 1987. Lorenzo aveva scartato questa prova perché eccellenza fra le sculture e gli oggetti realizzati da Venezia, La Biennale di Venezia, 46 Esposizione
la cottura e l’invetriatura bianca non lo avevano soddi- Lorenzo. Il Tempietto ricorda quello della Città ideale Internazionale d’Arte, Padiglione Italiano, 1995; Lorenzo
sfatto. Quella esposta, simile a questa, venne collocata di Urbino, reinterpretato nei colori e nelle scansioni Bonechi – 1955-1994 – Pittore di luce, Figline Valdarno,
al centro di una stanza spoglia del Castello di Volpaia delle parti architettoniche dipinte. L’ho sempre visto in Palazzo Pretorio, 2004
su di un tavolino disegnato dall’artista e attorniata ai lati camera da letto dell’artista: lo aveva creato per
da festoni di foglie neo donatelliani e robbiani che rica- Stefania, l’amatissima moglie, per farle riporre all’inter- Bibliografia: Il colore dei miracoli, catalogo della mostra
mavano tutte le pareti. Non dimenticherò mai la com- no, una volta alzato il coperchio, le cose più care, e, a cura di Luciano Pistoi e con testi di Renato Barilli, Achille
postezza formale, l’equilibrio delle parti di questa instal- forse preziose. Ancora oggi l’ho rivisto su quello stesso Bonito Oliva, Saverio Verdona, Castello di Volpaia, fatto-
lazione e Lorenzo gioì del risultato complessivo. mobile a testimonianza di tracce indimenticate anche ria Editrice Castello di Volpaia, Radda in Chianti 1987,
Questa ceramica si trova oggi in una collezione priva- dopo la sua morte. Stefania non lo voleva mostrare non riprodotta; R. Crone, Lorenzo Bonechi, in La Biennale
ta in Svezia. Secondo gli appunti di Lorenzo era alta perché ritenuto “troppo privato”, “troppo carico di di Venezia, 46 Esposizione Internazionale d’Arte, catalo-
circa un metro e poggiava su di una base in bronzo ricordi”, ma di fronte alla dimostrazione di come que- go della mostra, a cura di Jean Clair, Venezia 1995, p.
dorato. La scultura è il prototipo del Bambino benedi- sto oggetto-scultura fosse, come altri, l’inizio di un pro- 8, non riprodotta; M. Bucci, La vita breve di Lorenzo
cente a lungo meditato dall’artista e del quale pochi getto testimoniato da tanti disegni, non ha più resistito Bonechi: pittore di luce. I dipinti a tempera e ad olio dal
anni più tardi l’artista proporrà una nuova versione, più alla verità dei fatti. Sapendo che Lorenzo voleva dona- 1980 al 1994, catalogo delle mostre, a cura di Moreno
ridotta in altezza, in bronzo. re a tutti quelli che lo avvicinavano conoscenza ed Bucci e Carl Brandon Strehlke, Figline Valdarno - Firenze,
Le sculture invetriate descritte precedentemente hanno educazione al bello. Lui che di bellezza voleva ricopri- 2004-2005, p. 23
in questo lavoro del 1987 la loro conseguente matura- re tutto il Valdarno, mentre io, scherzando, volevo rico-
zione formale e plastica. Questo piccolo-grande capo- prirlo di acqua come una volta, per cancellare le tante In quella prima estate del 1987 non era ancora solito
lavoro del Bambino benedicente è un omaggio consa- bruttezze che, nonostante l’evidenza, Lorenzo non vedere “appoggiate” per le strade dei paesi o delle
pevole, lontano da pentitismi intellettuali, all’amato voleva riconoscere nella loro desolante estensione. nostre città sculture d’artista in bronzo a grandezza
Quattrocento fiorentino: a Desiderio da Settignano, umana. Così, invece, accadeva al Castello di Volpaia
soprattutto, rivisitato attraverso il lavoro in ceramica per volontà di Lorenzo Bonechi, che lungo un viottolo
invetriata di Andrea, Giovanni e Luca della Robbia. di sassi aveva posto la sua prima scultura a grandez-
L’immagine del Bambino benedicente appare la prima za naturale. Il primo vero impegno della sua vita da
volta nei disegni preparatori per il dipinto La via di scultore per un’esposizione pubblica di rilevanza inter-
Damasco del 1984, tema ripreso anche nel 1993 poco nazionale.
prima della morte dell’artista. Sul medesimo piedistallo a Molti ricordano ancora Luciano Pistoi per le sue scelte
colonnine tortili del dipinto del 1984 era posto il Bambino artistiche bizzarre e aristocratiche; quello che nelle
nell’istallazione al Castello di Volpaia descritta sopra. mostre periodiche nel “suo” Castello di Volpaia nel
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Chianti classico era riuscito a realizzare con consape- suo lavoro e quando lo accarezzava con le mani ne 16 117 
vole lungimiranza e intelligenza. Le raffinate pubblica- seguiva con delicatezza la forma e amorevolmente VISITAZIONE
zioni, dopo la morte, sono l’unica cosa che ce lo ricor- sapeva mostrarti la resa plastica, ricordando il duro 1987
dano. lavoro che lo aveva preceduto e le molte difficoltà
Due sculture e alcuni dipinti Lorenzo aveva realizzato incontrate. Ceramica policroma
per questa mostra. Sono sempre stato convinto della forza nitida di questa cm 40 x 46 x 16
La figura del giovane uomo è raffigurata in piedi, eret- scultura, la preferivo sicuramente colorata, ma riveden- Firmata e datata sul verso della base: “Lorenzo 87”.
ta, nell’atto di iniziare un camminamento. È come i per- dola per le mostre del 2004 a Figline e a Firenze, Esemplare unico
sonaggi delle pitture contemporanee: lungo, esile, affu- assieme Carl Strehlke non abbiamo potuto fare a Vada (Li), collezione Marco Carrara
solato. È vestito di abiti senza tempo, ma a noi con- meno di esporla come “nuovo camminamento” verso
temporanei nei pantaloni e nel maglione girocollo a le stanze che, nel Palazzo Pretorio della sua città nata-
maniche lunghe. La figura è simile a quella del grande le, ospitavano il genio di Lorenzo Bonechi a dieci anni Questo incontro tra Maria, madre di Cristo, ed
pastello oggi in mostra, poiché Lorenzo l’aveva voluta, dalla morte. Elisabetta, madre di Giovanni Battista, è un piccolo
sì, di bronzo, ma poi l’aveva dipinta nei colori accesi gioiello di colorata ispirazione plastica. Di dimensioni
del rosso (la maglia) e del blu (i pantaloni), precorren- ridotte, ed esemplare unico, viene realizzata da
do di anni i tanti artisti che oggi lo imitano in questi Lorenzo in un momento particolarmente ispirato e tor-
ricercati cromatismi tra il bronzo, il colore e l’oro. mentato della sua carriera artistica.
Lorenzo, come ho ricordato sopra, aveva scelto, con- Le due donne sono raffigurate nel momento del loro
tro le convenzioni del tempo, per la posizione della incontro, con le braccia tese reciprocamente sulle spal-
scultura (quasi senza basamento), il medesimo livello le, in un tenero e sentito abbraccio.
dell’osservatore: volutamente, per stabilire con lui una Hanno entrambe le stesse fattezze, quasi si specchias-
relazione di cui allora non si era in minima parte con- sero in quell’accentuato gioco di colori primari: giallo
sapevoli e pronti a percepire l’effetto. Infatti, nonostan- e rosso per le due figure, blu l’accenno orizzontale del
te questa premessa e il pensiero coerente di Lorenzo la muro retrostante che termina bianco sui lati, a formare
scultura ebbe successo e apprezzamento in mostra, due torri con fessure.
ma rimase a lungo nel suo studio e poi nella Galleria Così racchiude il “sacro incontro” Lorenzo.
di Piero Carini incompresa. Questo limitò per molti Non ci è dato sapere chi sia Elisabetta e chi Maria;
anni il desiderio dell’artista di realizzare altri progetti in Lorenzo non ci fornisce elementi per la loro identifica-
sculture, già pronti e definiti nel disegno. zione: sono raffigurate identiche nelle fattezze e nella
Per eseguire una scultura in bronzo ci vuole molto gioia dell’evento soprannaturale anch’esso celato
denaro e, in quella seconda metà degli anni Ottanta dalle vesti. Lo smalto dei colori è lucido e steso senza
del Novecento, questo non circolava più come deside- badare ai toni chiaroscurali. In ogni particolare si rico-
rato nel campo dell’arte. Ricordo bene il dispiacere di noscono le “manie” di Lorenzo. Per esempio nelle scar-
Lorenzo e l’amarezza nel constatare, per questa sua pe, lui che ne era un amante particolare, non lascia
prima opera pensata e compiuta come scultura, il falli- mai nessuna figura priva di questo ornamento.
mento. Restituisce indosso, ora a Maria ora ad Elisabetta, nei
Successivamente tolse, con fatica, il colore alla Figura colori che meglio completano l’armonia dell’insieme,
per farne risaltare la patina in bronzo. Sbagliando scarpe coloratissime e scollate in questa preziosa scul-
sicuramente. Era stato falsamente consigliato? Non lo tura di ceramica policroma.
so, ma ricordo bene che Lorenzo non ne volle mai par-
lare seriamente; preferiva sempre cambiare argomen-
to con adeguate battute ironiche. Amò sempre questo
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 118 17 18 panili, di case con torri doppie e singole (iniziali, pri-


FIGURA CON CARTIGLIO CITTA’ CELESTE mitive e compiute indicazioni di Città Celesti), sopra
1988 1988 un fondo unico rosso primario. Una striscia gialla sepa-
ra la bordura dal centro focale della composizione di
Bronzo Tappeto in lana e albero in bronzo dorato solo colore blu e dove nel cerchio giallo al centro è
cm 63 x 26 x 29 cm 250 x 246,5; 160 x 59; base, cm 26 x 25 posto un esile alberello, in bronzo, con dieci ramoscel-
l’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data li simmetrici gli uni agli altri e terminanti a coppie o a
Esemplare unico Esemplare unico terne di foglie mosse dal vento. Progetto ambizioso nel
Firenze, collezione privata Vada (Li), collezione Marco Carrara suo insieme doveva essere il primo di una serie mai
realizzata per i costi altissimi e per una totale incom-
Esemplare unico, forse a cera persa, questo bronzo Esposizioni: Firenze, La più bella Galleria d’Italia, Galleria prensione da parte dei critici, dei collezionisti e dei
rappresenta, con materico spessore, una figura Carini, Fortezza da Basso, 1988; Firenze, Galleria mercanti.
maschile con in mano un grande cartiglio. La patina Carini, 1989; Venezia, La Biennale di Venezia, 46 Lorenzo non ha mai pensato, nonostante l’ostilità di
del metallo evidenzia il modellato plastico della creta: Esposizione Internazionale d’Arte, Padiglione Italiano, molti, di aver intrapreso una strada senza via di usci-
un effetto vibrato che Lorenzo aveva sicuramente volu- 1995; Firenze, Palazzo Strozzi, 2005 ta, era e restava positivo e propositivo nei progetti
to rendere complemento essenziale e prioritario della anche se rimanevano spesso solo sulla carta.
sua creazione scultorea. La Figura è ritratta in piedi, Bibliografia: Lorenzo Bonechi, catalogo della mostra, con
per intero, con la testa reclinata verso sinistra, il corpo uno scritto di Michele Ranchetti, Firenze 1989, fig IX; R.
un po’ piegato in avanti verso l’osservatore e il volto Crone, Lorenzo Bonechi, in La Biennale di Venezia 46
dolcemente scavato e velato nell’espressione di una esposizione internazionale d’arte, catalogo della mostra,
soave melanconia. Il grande cartiglio che tiene in a cura di Jean Clair, Venezia 1995, non riprodotto; M.
mano ricopre, quasi per intero, la parte inferiore della Bucci, Lorenzo Bonechi – 1955-1994 – Pittore di luce,
figura. È come i cartigli della Roma antica e del catalogo delle mostre, a cura di Moreno Bucci e Carl
Rinascimento, pronto per essere adoperato come com- Brandon Strehlke, Figline Valdarno - Firenze, 2004-2005,
plemento architettonico o poetico da qualche ingegne- pp. 136-137
re o umanista.
Il giovane, malinconico ragazzo è saldamente appog-
giato su un terreno mosso e lavorato da cadenzate Nel 1988 il momento lucidamente più consapevole
ondulazioni plastiche, che ricordano la terra dei campi delle nuove scelte tematiche di Lorenzo è questa instal-
lavorata dai contadini del Valdarno. lazione Città Celeste: un tappeto quadrato di due
La figura ha le fattezze dei dipinti realizzati dall’artista metri e cinquanta ha nel centro un alberello in bronzo
nello stesso periodo e a, testimoniarlo, è rimasto anche dorato alto un metro e sessanta con base circolare di
un disegno preparatorio a matita nera: evidenziando venticinque centimetri.
ancora una volta come i due percorsi, nella mente di I disegni dell’albero, oggi in mostra, sono diversi solo
Lorenzo, viaggiassero uniti. nel numero dei rami e delle ramificazione delle foglie:
Con questa opera il cammino di Lorenzo scultore è già per il resto sono due esempi di lavoro “di getto” tal-
consapevolmente avviato ai risultati altissimi di pochi mente sicuri e netti nella determinazione delle forme da
anni più tardi. far rimanere sbigottiti per tanta visionaria capacità
creativa.
Lorenzo aveva fatto tessere il tappeto, su suo disegno,
in Francia, e come un arazzo antico ha sui lati le bor-
dure con ripetute le architetture chiuse di chiese e cam-
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19 20 credo si possa comprendere bene ancora oggi il per- 119 


RESURREZIONE BAMBINO BENEDICENTE ché di tanto, irriverente, compiacimento.
1990 1990 La scultura possiede una patina soave che non altera mai
i chiaroscuri e il modellato del giovanissimo corpo del
Bronzo dorato Bronzo Bambino. Il volto ha gli occhi dei personaggi di Lorenzo:
cm 30 x 22 cm 48 x 17 x 17 grandi, aperti, marcati. Ha un movimento garbato e gen-
L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data tile, un equilibrio compensatorio che si ritrova nel gesto
Esemplare unico È la prima esecuzione di una tiratura di due soli esempla- delle mani: una, la sinistra, adagiata sul fianco, l’altra, la
Realizzato nella Fonderia d’Arte Salvadori, Pistoia ri realizzati presso la Fonderia d’Arte Salvadori, Pistoia destra, nell’atto di una benedizione laicamente interpreta-
Figline Valdarno (Fi) Castelfranco di Sopra (Ar), collezione Stefania Papi ta, che a tutti noi appare innocente. La figura ha forme
Bonechi piene che bene rendono la corporatura a tutto tondo del
Realizzato per ricordare il padre morto da poco fanciullo. Si è come invitati dall’artista a toccare queste
tempo, questo piccolo bassorilievo in bronzo dorato Esposizioni: 1991, dicembre, Galleria Arte Contempora- membra flosce, accarezzare le pieghe cicciottelle del
ripropone il Cristo risorto nelle fattezze e nell’iconogra- nea Hirmer, Greve in Chianti (Fi) pancino e delle gambe, a tenere tra le braccia quella
fia della famosa Resurrezione di Piero della Francesca testolina dai capelli finemente cesellati e scolpiti.
a Borgo San Sepolcro. Cristo è raffigurato nell’atto di Bibliografia: M. Bucci, La vita breve di Lorenzo Bonechi: Come nei prototipi del primo Rinascimento l’immagine
uscire, con la propria forza fisica di uomo, dal sepol- pittore di luce. I dipinti a tempera e ad olio dal 1980 al riesce ad essere interamente compiuta in se stessa.
cro ribaltato e tiene, nella mano sinistra, la bandiera 1994, catalogo delle mostre, a cura di Moreno Bucci e «La notevolissima diffusione di questo tipo di statuetta può
con il disegno della croce. Simbolo quest’ultimo della Carl Brandon Strehlke, Figline Valdarno – Firenze, 2004- essere ricollegata a quella che Christiane Klapisch-Zuber
vittoria di Cristo sulla morte. Gesù Cristo è ritratto 2005, p. 28 (1982) chiama la popolarità dei “bambolotti sacri”. Gli
“benedicente” come nel prototipo quattrocentesco: il inventari noti dei corredi descritti nei libri di casa della
volto ieratico rivolto verso di noi e il corpo ricoperto Il tema del Bambino benedicente è qui riprodotto seconda metà del XV secolo» scrive Marc Bormand, nel
solo per metà da un panno. Il torso è modellato reali- secondo l’iconografia classica della scultura fiorentina catalogo della mostra su Desiderio da Settignano del
sticamente e con capacità sono resi i muscoli, il costa- del primo Rinascimento. Vengono alla mente i nomi di 2007, p. 246 «citano numerosi bambolotti di sesso
to e lo stomaco. Donatello, Lorenzo Ghiberti, Andrea e Giovanni della maschile donati alle giovani spose dai genitori. Sono effi-
Nel distacco che l’immagine sembra richiedere, per Robbia e poi Desiderio da Settignano, soprattutto quel- gi di evidente carattere devozionale, avvicinabili a raffigu-
meglio comprenderne il significato e il fatto narrato, lo del Tabernacolo del SS. Sacramento nella basilica razioni di Gesù Bambino. Spesso questo genere di
Lorenzo ha racchiuso il suo specifico omaggio ad un di San Lorenzo a Firenze. Il Bambino di San Lorenzo è Bambino è destinato ad essere collocato in altari domesti-
defunto caro come il proprio padre: privato e universale. stato spesso riprodotto nel tempo in terracotta, stucco, ci, ma in molti casi è anche un dono per le giovani pros-
gesso e nei dipinti. sime alle nozze. Simili raffigurazioni servono ad un pro-
È una visione semplice e naturale, quella che ci presen- cesso di “educazione religiosa attraverso il gioco o l’imi-
ta l’artista: ridotta nella dimensione, ma di grande veri- tazione”, “di tirocinio religioso attraverso il gioco”: secon-
tà umana e plastica nella resa delle forme anatomiche. do un trattato devozionale del 1454, l’immagine sacra
Della scultura l’artista realizzò due fusioni identiche, può condurre il fedele a raggiungere uno stato di “dolcez-
ma nella seconda applicò un nimbo per dare un senso za e devozione” che scaturisce dalla contemplazione di
più mistico e religioso alla scultura, ora identificabile essa. Il successo di queste forme di devozione chiarisce
con il Gesù Cristo bambino. La prima è rimasta sem- meglio la fortuna di questo modello e ne giustifica la ripro-
pre accanto a lui, la seconda è oggi in una collezio- duzione in moltissimi esemplari. Sappiamo che ancora nel
ne privata. Nonostante la mia insistenza l’amico artista XVI secolo era una tipologia apprezzatissima».
non volle mai realizzarne ancora. Sembrano parole adatte anche per comprendere la
Lorenzo era particolarmente felice del risultato com- scultura di Lorenzo: artista del XX Secolo.
plessivo di questa scultura. L’ha amata moltissimo e
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 120 21 con contenuta solennità e personale lirismo; ricordano 22


TRASFIGURAZIONE i modelli analoghi dell’arte bizantina: nel rito greco BAMBINO BENEDICENTE
1991 ortodosso, ancora oggi, la “Trasfigurazione di Cristo” 1990-1991
è una delle feste religiose più importanti.
Argento Bronzo
cm 38 x 17,7 x 2,5 cm 50 x 17 x 17
L’opera non reca la firma e la data L’opera non reca la firma e la data
Esemplare unico Secondo esemplare di due realizzati presso la Fonderia
Figline Valdarno (Fi), chiesa di Santa Maria a Ponterosso, d’Arte Mariani, Pietrasanta (Lu).
sportello del SS. Sacramento Firenze, collezione Fabrizia Scassellati Sforzolini

Per la chiesa accanto al suo ultimo studio di Figline, a In questa seconda ed ultima versione, del tutto uguale
Ponterosso, l’artista esegue questo sportello del SS. alla precedente, Lorenzo ha forato la parte superiore
Sacramento in argento per desiderio del parroco. Il della testa del Bambino benedicente per applicarvi il
bassorilievo è realizzato quasi alla maniera dello nimbo o aureola, nella forma di un piatto sottilissimo,
“stiacciato” donatelliano. L’iconografia ripresa da circolare e schiacciato in tutta la superficie. Questo
Lorenzo per questa Trasfigurazione è quella fra le più attributo lo rende in altra misura significante e più vici-
conosciute nella storia dell’arte: Cristo benedicente si no ai modelli del Quattrocento descritti nella preceden-
erge sulla montagna nella luce della trasfigurazione te scheda. Una immagine più vicina, inoltre, ad un
divina, mentre gli Apostoli, in basso e ai lati, in ginoc- credo e ad un culto soprattutto “privati”.
chio oranti sono inondati dalla luce e non osano cre-
dere a quello che appare loro. Cristo reca in mano il
Vangelo: accanto a lui sui lati, due Apostoli in piedi
sembrano già parlargli.
La comprensione del fatto divino narrato nel bassorilie-
vo è immediata; colpiscono nel volto di Cristo gli occhi
rivolti verso l’alto, la barba e i lunghi capelli inseriti in
un nimbo che ha inciso il segno della croce: simbolo
ancora della vittoria di Cristo sulla morte.
Una lunga veste con mantello ricopre il corpo statuario
fino ai piedi, modellandone la sagoma in studiati gio-
chi di pieghe, create anche dalla larga fascia che lo
cinge sulla vita. I suoi piedi sono nudi come quelli
degli Apostoli.
La figura è rinchiusa in se stessa: anche il gesto della
benedizione è contenuto e il Vangelo non è mostrato,
ma tenuto stretto sul fianco sinistro.
Sul frammento di collina sono collocati a diverse pro-
fondità le figure dei cinque Apostoli, con i loro nimbi
evidenti e i corpi ricoperti di lunghi pepli antichi: chi in
piedi, chi in ginocchio, con le braccia alzate in segno
di sgomento e quasi di paura. Sono figure plasmate
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23 torei di quel tempo, che l’artista andava spesso a rive- 24 121 


SAN MICHELE dere, studiare e ammirare al Museo Nazionale del TEMPIETTO
1993 Bargello di Firenze. Oltre a questi specifici riferimenti 1993
iconografici mi colpisce ancora oggi la ricercata
Bronzo forma del drago basata sì su medesimi modelli, ma Bronzo
cm 76 x 60 x 33; base cm 50,5 x 19 sicuramente rielaborati da Lorenzo Bonechi attraverso cm 70 x 56 x 26,5
L’opera non reca la firma e la data la conoscenza dell’oreficeria medievale meridionale o L’opera non reca la firma e la data
Esemplare unico bizantina. I suoi tentacoli a forma di chimera, che si Realizzato presso la Fonderia Artistica Mariani,
Realizzato presso la Fonderia Artistica Mariani, innalzano minacciosi verso Michele, gli artigli aguzzi Pietrasanta (Lu)
Pietrasanta (Lu) e quella lunga coda pronta ad uccidere nascono da Della scultura sono stati realizzati due esemplari postumi
Castelfranco di Sopra (Ar), collezione Stefania Bonechi Papi quegli esempi antichi, ravvisabili per primi, forse, nei nel 2002, dalla medesima fonderia.
mostri della parte inferiore del Bruciaprofumo, in argen- New York, collezione Gian Enzo Sperone
Esposizioni: New York, Galleria Sperone – Westwater, 1993 to dorato della fine del XII secolo, facente parte del
Tesoro della basilica di San Marco a Venezia. Esposizioni: New York, Galleria Sperone – Westwater,
Bibliografia: Il Drago di Giorgio, catalogo della mostra, a Non mi tolgo dalla mente l’immagine di Lorenzo inten- 1993; Venezia, La Biennale di Venezia, 46 Esposizione
cura di Viviana Siviero e Alberto Zanchetta, to a sfogliare i suoi numerosi volumi d’arte; come un Internazionale d’Arte, Padiglione Italiano, 1995
Sovramonte/Servo, (Bl), 2008, p. 20 segugio a ricercare dettagli sfuggiti ai più attenti letto-
ri. Osservavo il suo penetrante fiuto di scopritore di Bibliografia: R. Crone, Lorenzo Bonechi, in La Biennale di
Come appare semplice ed immediato il messaggio forme nei loro possibili sviluppi solamente a lui presen- Venezia 46 esposizione internazionale d’arte, catalogo
visivo di questa ultima scultura in bronzo di Lorenzo ti e congeniali. della mostra, a cura di Jean Clair, Venezia 1995, p. 8,
Bonechi. Ma quanti disegni, quanti studi preparatori, non riprodotto
quante ricerche, quanto lavoro ci testimoniano le carte
rimaste. Alcune fotografie ritraggono inoltre Lorenzo
come Michele su di un piedistallo, con indosso la can- Perché Lorenzo ha posto assieme, nell’esposizione di
dida veste di un chierichetto e un bastone nei modi di New York del 1993, presso la Galleria Sperone-
una lancia appuntita. Westwater, questo Tempietto e il San Michele? Perché
L’artista, arrivato consapevolmente a ciò che aveva sem- entrambi costituivano il punto massimo dei due livelli
pre aspirato in scultura e in pittura per tutta la sua vita conoscitivi e plastici, sui quali l’artista aveva a lungo
artistica, non desiderava altro che la comprensione riflettuto. Questi dovevano essere insieme i temi della
immediata, spontanea e sincera del suo lavoro da parte tappa finale del suo percorso artistico.
di tutti. E ciò che ci ha lasciato è un raro gioiello di per- Dietro questa istallazione, nella Galleria di New York,
fezione stilistica e formale. Con il cesello più appuntito ricorda la moglie Stefania, stavano, come in certi
Lorenzo ha rifinito, dopo la fusione, ogni particolare del schizzi lasciati dall’artista a matita colorata, alcune
San Michele che uccide il drago. Michele e l’animale si Città Celesti. I due universi artistici congiunti consape-
guardano ancora una volta nel momento in cui la lancia volmente da Lorenzo dopo il 1992: la figurazione e
trafigge il corpo dell’orribile mostro, chiudendo la com- l’astrazione sono ora un unico e consapevole percorso
posizione nella misura di un cerchio quasi perfetto. di conoscenza sapientemente realizzato in pittura e in
San Michele è raffigurato secondo i modelli del scultura nel corso di una vita.
Quattrocento fiorentino: il volto, i capelli, come la gio- Accanto alla finissima figura di San Michele, Lorenzo
vanile corporatura rivestita da una tunica, sono così ha posto, altrettanto cesellato, ma astratto, un Tempietto
finemente cesellati da rimandare per analogia alle Bizantino con vicino un frammento di collina del
forme plastiche del Donatello maturo e ai prototipi scul- Trecento. Da quest’ultima spunta un albero esile e sinuo-
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 122 so che capricciosamente si conclude in tre grandi foglie 25 26


ritorte su se stesse. Il Tempietto con base quadrangola- BAMBINO BENEDICENTE VISITAZIONE
re svetta verso il cielo: ha una cupola circolare formata 1993-1994 1994
da colonnine con capitelli sferici terminanti in archi a
tutto sesto. Sulla cima una sfera circolare perfetta. Cartapesta Ceramica policroma
Per Lorenzo al tema della Figura segue quello del cm 50 x 17 x 17 cm 62,5 x 39 x 22
Tempietto. L’opera non reca la firma e la data Firmato e datato nel retro della base a sinistra: “Lorenzo
Nei progetti lasciati dall’artista e che un giorno spero Esemplare unico 94”. Accanto la numerazione autografa: “1/7”
possano essere studiati e adeguatamente pubblicati, la Figline Valdarno (Fi), collezione Gabriele Bonechi Primo esemplare di tre firmati dall’artista
Figura in scultura rimane tale, mentre temi come il Tiratura postuma di altri sette esemplari datati 1995
Tempietto e le Città celesti divengono complessi e inac- Credo che Lorenzo volesse con questa immagine riem- Castelfranco di Sopra (Ar), collezione Stefania Papi Bonechi
cessibili volumetrie plastiche e pittoriche di non facile pire tutte le case e i musei del mondo. Con l’amico
comprensione. Franco Bertini, aveva realizzato, poco prima della Esposizioni: Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe della Gal-
Lorenzo, a questo punto della sua vita artistica, sembra morte, questa cartapesta bianca modellata sul medesi- leria degli Uffizi, 1996
voler lasciare libertà ad ognuno di capire “quello che mo calco del Bambino benedicente in bronzo del
desidera” del suo linguaggio, ma insieme portarti in cir- 1991, che poi doveva essere dipinto nei colori più
cuiti visivi che non ti aspettavi, catturandoti per la perfe- corrispondenti all’immagine già presente nella mente
zione stilistica dell’immagine e della realizzazione. di Lorenzo. Nuovamente e per ultimo nella sua vita ritorna il tema
L’impegno che sembrava richiedere era solo quello di Questo Bambino benedicente è il prototipo di una scul- della Visitazione, qui compiuto secondo le forme e i
soffermarsi sulle immagini e capire; dandone anche gli tura mai portata a compimento. Un progetto cessato colori della piena maturità di scultore per Lorenzo
strumenti per farlo. sul nascere e, come tanti altri, già consapevolmente Bonechi, artista di trentanove anni, felice di sapere
presente negli occhi e nella mente di Lorenzo. Stefania incinta dal suo primo figlio.
Nel 2002, per desiderio della Stamperia Carini, con- L’immagine sarebbe divenuta, come nei modelli del Ancora Maria ed Elisabetta che si abbracciano dolce-
giuntamente a quello dell’unica erede dell’artista, la Quattrocento descritti precedentemente, un dono mente nascondendo nelle forme quello di cui sono in
moglie Stefania, sono stai realizzati postumi due esem- auspicante la “buona ventura”, un regalo prezioso per parte consapevoli. L’evento soprannaturale, qui, come
plari di questo Tempietto. le nozze, dipinto, forse, con la tempera ad uovo e con nella precedente scultura del 1987, è celato come
Ricordando un progetto di Lorenzo per la nuova sede rifiniture in oro zecchino. quel saluto: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il
della Stamperia Carini a San Giovanni Valdarno (Ar), frutto del tuo grembo» (Luca, I).
i due fratelli Valerio e Dino Carini desideravano collo- Coprono i corpi semplici vesti scollate e lunghe fino ai
care la scultura con il Tempietto al di fuori dell’edificio, piedi: nel bianco dell’incarnato dei volti risaltano i capel-
nella piccola piazzetta antistante la strada. li biondi e rossi che scendono sui lunghi colli. Pesanti
Appoggiata al muro, in posizione sopraelevata, con nimbi sono poggiati sulle loro teste che da vicino asso-
intorno delle piante. migliano quasi a cappelli rinascimentali di forma tubola-
Il progetto però non è stato ancora attuato. re. Ai piedi le due donne indossano scarpe scollate nei
colori dell’arancio e del blu a rispecchiare in questo par-
ticolare l’una la cromia della veste dell’altra.
Lorenzo ha avuto il piacere di lavorare a lungo a que-
sta Visitazione e di curarne tutte le fasi della realizza-
zione; ne ha firmate solo tre però, le altre sono uscite
postume dal medesimo laboratorio.
Il cuore di Lorenzo ha cessato di battere mentre godeva
di questa e di altre gioie più belle: era felice, sì questo
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lo posso scrivere, felice, propositivo e ricco di progetti. 27 123 


Ma il cuore non ha capito, non ha retto e così tanta feli- VISITAZIONE
cità di esistere e di creare è cessata per sempre. 1995

Questa ceramica, conservata dalla moglie dell’artista, Ceramica bianca e oro


è il primo esemplare di una tiratura che, vivo Lorenzo, cm 62,5 x 39 x 22
è stata di tre soli esemplari. Dopo la sua morte si è L’opera non reca la firma e la data
completata la tiratura da 3 fino a 10. Edizione postuma unica
Della ceramica ne esistono quindi in collezioni private Sul verso della base è applicata una targhetta in terracot-
un complessivo numero di 10, su quelle postume vi è ta con la scritta: “Prova unica / Lorenzo / 1995”.
indicata la serie e con una targhetta in terracotta appli- Figline Valdarno (Fi), collezione Pieralli
cata è indicata anche la data 1995, dalla Stamperia
Carini di San Giovanni Valdarno (Ar). Questo esemplare unico postumo è stato realizzato,
dalla Stamperia Carini secondo gli intenti di Lorenzo
Bonechi sottoscritti, prima della morte, in un contratto
ancora in possesso della Stamperia a San Giovanni
Valdarno (Ar). Così mi è stato riferito da Valerio Carini
stesso in una recente conversazione telefonica, riman-
dandomi inoltre, per ulteriori informazioni, al sito della
Stamperia (www.stamperiacarini.it)
La ceramica realizzata è solamente a due colori: bian-
ca ovunque con solo i nimbi e le scarpe di Maria e di
Elisabetta, colorate d’oro zecchino. Sicuramente il risul-
tato è affascinante e corrispondente alle visioni croma-
tiche di Lorenzo, ma rimane il dubbio su come, l’arti-
sta, lo avrebbe realizzato se in vita.