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Vinaya Piṭaka

Pipal.jpg

Buddhismo

dei Nikāya

Canone buddhista

Āgama-Nikāya, Āhánbù

Vinaya, Sutta

Abhidhamma

contenuti nei canoni:

pāli, cinese, tibetano

Concili buddhisti

Buddhismo dei Nikāya

Il Buddhadharma

├ Mahāsāṃghika

├ Lokottaravāda

├ Caitika

├ Gokulika

├ Prajñaptivāda
└ Bahuśrutīya

├ Vatsīputrīya

├ Sammitīya

├ Avantaka

└ Kurukulla

├ Dharmôttarīya

├ Bhadrayānīyāḥ

└ Saṇṇagārika

└ Sthaviravāda

├ Sarvāstivāda

├ Sautrāntika

└ Mūlasarvâstivāda

└ Vibhajyavāda

├ Theravāda

├ Dharmaguptaka

├ Mahīśāsaka

└ Kāśyapīya

vedi • disc. • mod.

Canone pāli

Vinaya Piṭaka

Sutta-
vibhanga Khandhaka Pari-

vara

Sutta Piṭaka

Dīgha

Nikaya Majjhima

Nikaya Samyutta

Nikaya

Anguttara

Nikaya Khuddaka

Nikaya

Abhidhamma Piṭaka

Dhs. Vbh. Dhk.


Pug. Kvu. Yamaka Patthana

vedi • disc. • mod.

Il Vinaya Piṭaka è una delle tre ripartizioni classiche degli antichi scritti raccolti nel Canone buddhista
costituenti il corpo degli insegnamenti del Buddha Shakyamuni (detto nel suo insieme Buddhadharma),
insieme al Dharma (sans., Dhamma, pāli) (ovvero dottrina) e all'Abhidharma (sans., Abhidhamma, pāli),
la metafisica. Un antico termine usato per indicare il Buddhismo è stato infatti Dharmavinaya (sans.,
Dhammavinaya, pāli).

Il termine vinaya, sia in pāli che in sanscrito, significa disciplina e nel Buddhismo indica la raccolta
scritturale delle norme di condotte seguite dai monaci (bhiksu, sanscr., bhikkhu, pāli) e dalle monache
(bhiksuni, sanscr., bhikkhuni, pāli).

Attualmente disponiamo di sette vinaya delle antiche scuole (Buddhismo dei Nikāya).

Il vinaya Theravāda, di probabile origine Sthaviravāda Vibhajyavāda, è conservato nel Canone pāli ed è
suddiviso in tre parti:

Suttavibhanga, le regole di condotta fondamentali dei monaci e delle monache (patimokkha) con le
storie all'origine di ciascuna regola;

Khandhaka, a sua volta suddiviso in:

Mahavagga, altre regole di condotta e di etichetta per il sangha insieme ad altri discorsi e insegnamenti
del Buddha;

Cullavagga, elaborazioni sull'etichetta e le norme dei monaci e delle monache e la trattazione di come
vadano affrontati i casi di infrazione delle regole monastiche;

Parivara, una ricapitolazione delle sezioni precedenti riportante in sunto le regole classificate in vari modi
a scopo didattico.
Esso si compone di 227 precetti per i monaci e 311 precetti per le monache, dettagliate nei relativi
patimokkha.

Il vinaya Mūlasarvāstivāda è conservato nel Canone tibetano dove prende il nome di Dul-ba. Fu tradotto
nell'VIII secolo dai monaci Kashmiri Jinamitra, Vidyakaraprabha, Sarvajnadeva, Dharmakara e dal dotto
tibetano Chokro Lui Gyalsen. È suddiviso in sette parti contenute in tredici volumi e contiene 253 precetti
per i monaci e 364 per le monache.

Il Canone cinese, nella sezione 律部 (Lǜbù) [vol. 22-24] 199 rotoli, T.D. dal n. 1421 al n. 1506, contiene 5
vinaya delle scuole del Buddhismo dei Nikāya:

Cāturvargīya-vinaya (Quadruplici regole della disciplina, 四分律 pinyin: Shìfēnlǜ, giapp. Shibunritsu) della
scuola Dharmaguptaka, tradotto in cinese nel 408 da Buddhayaśas (in cinese 佛陀耶舍 Fótuóyéshè, IV-V
secolo) e da Zhú Fóniàn (竺佛念, IV-V secolo) contiene 250 regole per i monaci e 348 regole per le
monache.

Daśa-bhāṇavāra-vinaya (Dieci suddivisioni delle regole monastiche, 十誦律 pinyin Shísònglǜ, giapp.
Jūjuritsu) della scuola Sarvāstivāda tradotto da Kumārajīva e Puṇyatāra nel 404 (quest'ultimo morì prima
della fine della traduzione che fu successivamente completata da Dharmaruci). Si compone di dieci libri
ed è scomparso nella lingua originale sanscrita di cui però sono stati rinvenuti più frammenti.

Pañcavargika-vinaya (Quintuplici regole della disciplina, 五分律 pinyin Wǔfēnlǜ, giapp. Gobunritsu) della
scuola Mahīśāsaka, tradotto nel 423 dal monaco di scuola Mahīśāsaka Buddhajīva su un testo portato in
Cina dallo Sri Lanka dal monaco cinese Fǎxián. Rivisto e completato intorno alla metà del V secolo dai
discepoli di Kumārajīva, Dàoshēng e Huìyuan.

Mahāsāṃghika-vinaya (Grande Canone delle Regole monastiche, 摩訶僧祇律 pinyin: Móhēsēngqílǜ,


giapp. Makasōgiritsu), della scuola Mahāsāṃghika portato in Cina all'inizio del V secolo da Fǎxián che lo
aveva ottenuto a Pataliputra, e da lui tradotto nel 416 con l'aiuto di Buddhabhadra.

Mūla-sarvāstivāda-vinaya-vibhaṅga (Vinaya Mūlasarvāstivāda, 根本說一切有部毘奈耶 pinyin:


Gēnběnshuōyīqièyǒubù pínàiyé, giapp. Konpon setsuissaiubu binaya) portato in Cina e tradotto da Yìjìng
nell'VIII secolo. Il vinaya Mūlasarvāstivāda conservato nel Canone tibetano è praticamente identico a
quello conservato nel Canone cinese, fatto salvo, in quest'ultimo caso, di aggiunte di molti avadāna.

La scuola Theravāda nei vari paesi del Sud-est asiatico in cui è presente, segue il vinaya contenuto nel
Canone pāli. Tutte le scuole tibetane e mongole seguono il vinaya Mūlasarvāstivāda contenuto nel
Canone tibetano. Tutte le altre scuole buddhiste mahāyāna (cinesi, giapponesi, coreane, vietnamite, etc.)
seguono il vinaya Dharmaguptaka contenuto nel Canone cinese, con l'aggiunta delle regole Mahāyāna
contenute nel Brahmajālasūtra (梵網經 pinyin: Fànwǎng jīng, giapp. Bonmō kyō, Il Sutra della rete di
Brahma) testo fondamentale per l'ordinazione monastica mahāyāna. Fanno eccezione le scuole
giapponesi Tendai e Zen le quali seguono esclusivamente le regole Mahāyāna contenute nel
Brahmajālasūtra. Ciò è dovuto alla scelta del fondatore del Buddhismo Tendai, Saichō, il quale nel IX
secolo di rientro da un pellegrinaggio in Cina, decise che erano sufficienti i precetti Mahāyāna. Essendo
tutti i fondatori delle scuole Zen stati ordinati su piattaforme monastiche Tendai, anche queste scuole del
Buddhismo giapponese adottarono la scelta di Saichō.

Bibliografia

Ultima modifica 1 anno fa di Pracchia-78

PAGINE CORRELATE

Sramanera

Lǜbù

Dàoxuān

monaco buddhista e traduttore cinese

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