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Lezione 02 | Immunologia| 22/02/2017

Docente: Sozzani
Revisore: Cat-acomba

Nella lezione precedente è stato affrontato il significato dell’immunità e in cosa consiste la risposta
immunitaria. In questa lezione e nelle prossime l’obiettivo è quello di acquisire l’alfabeto dell’immunologia,
cioè imparare nomi e cognomi di proteine, cellule, enzimi, che servono a mettere in atto una risposta
immunitaria.

Abbiamo visto che le strategie su cui si basa la risposta immunitaria sono essenzialmente due: l’immunità
innata e l’immunità adattativa o specifica. L’immunità innata è un meccanismo “pronto per l’uso” che entra
in gioco nel giro di minuti/ore ed è propedeutica all’attivazione più lenta dell’immunità specifica.

L’IMMUNITÀ INNATA

Studiando le cellule dell’immunità innata cercheremo di comprendere i meccanismi secondo cui queste
ultime si attivano riconoscendo un elemento estraneo.
Le cellule dell’immunità innata rappresentano la maggioranza delle cellule immunitarie circolanti nel
sangue, esse sono:
- Le cellule fagocitiche, gruppo che comprende tutte le cellule in grado di attuare fagocitosi, dove le
principali sono i granulociti neutrofili e i monociti-macrofagi;
- Le cellule dendritiche che sono strettamente imparentate con i macrofagi;
- Le cellule NK;
- Il sistema del complemento.
Tutto questo fa parte della risposta immunitaria, tuttavia pensando ai meccanismi che entrano in gioco nei
primi momenti della risposta contro ad un qualsiasi pericolo a cui andiamo incontro un ruolo cruciale lo
svolgono le barriere epiteliali.

Cellule epiteliali
Tutte le superfici del nostro corpo che sono a contatto con il mondo esterno sono ricoperte da epiteli, questo
è ovvio se pensiamo alla pelle che ricopre il nostro corpo, ma il discorso non cambia parlando del tratto
gastro-enterico e nell’albero respiratorio. Le funzioni che svolgono queste cellule sono molteplici:
1. Costituiscono una barriera fisica non facilmente penetrabile: una struttura impermeabile ma nello
stesso tempo traspirante. Infatti le strette connessioni tra le cellule epiteliali rendono difficoltoso il
passaggio dei patogeni tra cellula-cellula, inoltre lo strato esterno di cheratina che si forma in seguito
alla morte dei cheratinociti sulla superficie cutanea contribuisce a bloccare la penetrazione dei
microbi negli strati più profondi dell’epidermide. Il muco, secrezione viscosa contenente glicoproteine
dette mucine prodotto dalle cellule epiteliali del tratto respiratorio gastro-intestinale e urogenitale,
impedisce fisicamente l’invasione le ciglia dell’albero bronchiale e le peristalsi nell’intestino facilitano
l’eliminazione dei microbi.
2. Secernono una serie di molecole che mantengono le caratteristiche di impermeabilità e di elasticità,
ma dal punto di vista immunitario questa barriera produce delle molecole antimicrobiche, dei veri e
propri antibiotici naturali che contrastano la presenza di batteri, parassiti e funghi. Esse sono circa
200 e hanno diverse funzioni a seconda della concentrazione con cui vengono prodotte e svolgono
anche un ruolo nelle malattie che coinvolgono gli epiteli (ad esempio malattie autoimmuni come
psoriasi, dermatiti). Le molecole di nostro interesse sono:
o Il lisozima: presente nella saliva;
o La grossa la famiglia delle defensine, proteine prodotte dagli epiteli ma che troviamo anche
all’interno dei granuli dei granulociti neutrofili che sono coinvolti in meccanismi di uccisione
del patogeno Abbiamo due principali famiglie di defensine: alfa e beta. Alcune di esse
vengono prodotte da tutti gli epiteli, altre sono proprie di epiteli specifici;
o Le collectine;
o Il surfattante ( SP-A), una delle proteine presenti negli alveoli e che sono importanti per lo
scambio di ossigeno della tensione superficiale che si viene a creare negli alveoli.

Quindi la prima difesa che noi abbiamo contro la penetrazione di un microbo è una barriera fisica
intelligente. Questo impatto è cruciale e si può capire l’importanza di esso nei casi dei grandi ustionati
che hanno grandi proporzioni di pelle distrutta e nei quali la principale complicanza è l’insorgenza di
infezioni (che possono essere difficilmente controllate).

Viene mostrata un’Immagine che dimostra come le defensine presenti nei vegetali abbiano una struttura che
si è estremamente conservata nel corso dell’evoluzione perché ritroviamo la stessa struttura a beta-sheet,
(meno un’alfa elica che si è persa) nelle defensine dei mammiferi. Quindi, le stesse proteine che noi usiamo
per difenderci sono quelle che può usare il granoturco piuttosto che qualsiasi altro vegetale. Possiamo
considerare questo esempio come la prova di quanto avevamo già affermato nella lezione precedente ovvero
che l’immunità innata è qualcosa di estremamente conservato nell’evoluzione.

3. Ospitano le cellule del sistema immunitario (linfociti, cellule dendritiche) in modo che siano
posizionate proprio all’interfaccia con il mondo esterno sono pronte a riconoscere tutto ciò che viene
percepito come pericoloso.
a. Cellule dendritiche (cellule dell’immunità innata): osservando una istochimica di una cute
normale possiamo notare delle cellule ramificate, le cellule dendritiche della cute, che
corrispondono a circa al 3% di tutte le cellule. Nonostante siano una minoranza queste cellule
grazie alle loro ramificazioni (dendriti) formano una “rete di sicurezza” che permette di
captare se qualcosa sta per penetrare nell’epitelio. Le cellule dendritiche sia quelle della cute
che di qualsiasi organo hanno il compito di riconoscere in maniera precoce se c’è qualcosa
che non va e quando lo riconoscono lo catturano e danno inizio ad una risposta. Le cellule
dendritiche della pelle si chiamano cellule di Langerhans e sono caratterizzate da particolari
strutture citoplasmatiche che le differenziano da altre cellule. [Langerhans è il nome di chi le
ha scoperte, ed era uno studente di medicina che fece la sua tesi su queste cellule messe in
evidenzia con opportune colorazioni, Langerhans scoprì anche le note isole di Langerhans nel
pancreas.]
b. Negli epiteli, soprattutto in quelli intestinali ci sono anche dei linfociti che vengono chiamati
proprio per la loro localizzazione linfociti infraepiteliali: sono dei linfociti molto particolari
che rappresentano un anello di congiunzione tra l’immunità innata e immunità specifica
perché sono meno evoluti dei veri e propri linfociti ma hanno le stesse caratteristiche.
Cellule della risposta immunitaria innata

- RICONOSCIMENTO

Ora ci occupiamo dei fagociti, cellule dell’immunità innata, cellule che come anticipato sono rimaste uguali
nell’evoluzione. Come fanno queste cellule a sapere quando devono attivarsi? Queste cellule possono
riconoscere i singoli microbi? Non propriamente: queste cellule non riconoscono singoli microbi ma
riconoscono dei profili molecolari caratteristici in un patogeno, i cosiddetti “PAMP” Pathogen Associated
Molecular Patterns (molecole di patogeni associati, profili di patogeni associati)

Cosa sono i PAMP?


Il professore per rendere l’idea fa un esempio: se guardiamo i disegni di un bambino di due anni spesso non
capiremo nulla di cosa sia l’oggetto del disegno, ma se osserviamo attentamente ci sono degli elementi che
permettono di identificare quale esso sia (ali  areo o uccello, le ruote  macchina) sullo stesso principio si
basano i principi molecolari dei patogeni. Sono delle strutture che possono essere delle proteine, delle
glicoproteine, lipidi, che sono presenti esclusivamente su dei microbi mai su cellule del nostro corpo, quindi
quando una cellula della immunità innata riconosce una di queste strutture, sa che ha di fronte a qualcosa di
estraneo all’organismo e quindi deve attivare una risposta. Il riconoscimento di questi profili molecolari
associati patogeni è il segnale d’allarme che viene dato alla cellula dell’immunità. Il segnale d’allarme
riguarda delle classi di patogeni: tramite questo sistema il neutrofilo o il macrofago riconosce un batterio
rispetto ad un virus rispetto o ad un fungo, discrimina batteri gram+ da quelli gram – perché esprimono dei
PAMP diversi ma non potrà mai discriminare i singoli batteri o il tipo di virus esatto. Non ha dunque una
specificità particolare di riconoscimento ma quello che riesce a fare è discriminare il self dal non-self.

D.d.S: domanda circa il rigetto di organi dopo un trapianto. Il rigetto del trapianto d’organo è qualcosa che
riguarda l’immunità specifica e in particolare gli antigeni: quando parliamo di immunità innata non parliamo
mai di antigene, l’antigene è una struttura molto piccola, pochi aminoacidi, che viene riconosciuto
esclusivamente dalle cellule dell’immunità specifica (infatti non è una cosa che avviene nelle piante).

Caratteristiche dei PAMP:


- Sono presenti solamente sui microbi;
- Sono strutture che sono condivise, tra diverse classi di microbi (funghi/virus/batteri gram+/batteri
gram-)
- Sono strutture che sono essenziali per la sopravvivenza del patogeno questo perché se queste
strutture sono rimaste tali e quali in milioni di anni, devono essere strutture che sono cruciali per
l’esistenza stessa del microbo: per la sua replicazione, per l’approvvigionamento di energie. Sono
dunque strutture che non possono mutare
- Sono comparsi precocemente durante l’evoluzione;
- Attivano due tipi di risposta: la prima è una risposta che mira ad uccidere i microbi attraverso
attivazione di meccanismi antimicrobici tramite induzione di geni specifici, generando una risposta
veloce e immediata; la seconda attiva infiammazione induzione di citochine infiammatorie (proteine
solubili che vengono rilasciate da una cellula e che vengono riconosciute da un’altra cellula).
Potremmo dire che le citochine sono le “parole” del sistema immunitario: infatti le cellule in generale
possono comunicare tramite contatto o possono comunicare lasciando fuoriuscire dei messaggi, le
parole delle cellule vengono chiamate citochine. Questa seconda risposta è più complessa e
coinvolge altre cellule in modo da fronteggiare meglio ciò che è stato riconosciuto.

Quali sono i principali PAMP?


Un profilo molecolare che caratterizza ad esempio quasi tutti i batteri gram negativi è l’LPS, endotossina
batterica. I micobatteri esprimono dei particolari glicolipidi, mentre i gram positivi esprimono l’acido
lipoteico. Una caratteristica dei lieviti è quella di esprimere dei residui di mannosio più o meno modificati
attaccati alle proteine mentre una caratteristica dei virus è quella di poter esprimere degli RNA a doppia
elica.
Quando una cellula del sistema immunitario si trova di fronte ad una di queste strutture sa che è di fronte a
qualcosa di estraneo nel nostro corpo e lo riconosce come segnale di pericolo a cui deve rispondere.

Come fanno le cellule della risposta immunitaria innata a riconoscere i PAMP presenti sul patogeno?
La biologia ci insegna che le cellule riescono a riconoscere particolari molecole attraverso dei recettori, in
questo caso prendono il nome di recettori PRR che sta per Pattern Recognition Receptors.
Le caratteristiche di questi recettori:
- Sono codificati in linea germinativa: vuol dire che il DNA della cellula ha un locus che codifica i singoli
recettori, quindi se prendiamo un miliardo di monociti, tutti codificano per gli stessi PRR, lo stesso
vale per i linfociti B. Dobbiamo inoltre tenere presente che il riconoscimento di questi profili
molecolari è IL modo con cui le cellule dell’immunità innata riconoscono i patogeni ma questo non
vuol dire che le cellule dell’immunità specifica non possono riconoscere i patogeni tramite queste
PAMP – PRR, esse possono anche riconoscere i PAMP ma si attivano solo dopo il riconoscimento
specifico di un antigene. Per le cellule dell’immunità specifica il riconoscimento di questi profili è un
meccanismo di amplificazione della loro attivazione, non è il sistema con cui queste cellule si
attivano: un neutrofilo che riconosce un PAMP si attiva, un linfocita che riconosce un PAMP non si
attiva a meno che abbia riconosciuto in modo specifico l’antigene per cui ha il recettore specifico.
- Non son distribuiti clonalmente: non esiste una linea clonale.
- Lo stesso PRR è espresso in cellule diverse: vedremo che nelle cellule dell’immunità specifica, i
linfociti, il recettore che ogni linfocita ha è diverso da tutti gli altri linfociti. È per questo che si chiama
immunità specifica perché c’è un riconoscimento specifico dell’antigene.
- La specificità dei PRR non è assoluta: i PRR riconoscono diverse strutture molecolari (esempio un
PRR riconosce tanti LPS e quindi una specificità di classe ma non strutturalmente definita)
- I PRR possono riconoscere anche strutture che sono “self” ma sono in condizione di pericolo: quando
ad esempio una cellula è invecchiata/danneggiata e per questo motivo vengono espresse nuove
proteine o proteine modificate o vengono rilasciate proteine intracellulari. Questi segnali self che
normalmente non sono presenti sulla cellula possono dunque essere riconosciuti dai PRR sono detti
DAMP, Damage-Associated Molecular Patterns scoperti da Polly Matzinger.

Cosa fanno i PRR?


1. Sono in grado di opsonizzare (ricoprire) e rendere più facilmente riconoscibile il microbo;
2. Alcuni di essi sono direttamente responsabili della fagocitosi
3. Altri volta riconosciuto il ligando inducono l'apoptosi della cellula infettata
4. Attivano la coagulazione
5. Attivano la cascata del complemento: l’immunità innata non è costituita solo da una componente
cellulare (fagociti etc) ma anche da una componente umorale (si chiama cascata del complemento
perché è un’attivazione di proteine a cascata che determina una risposta immunitaria).

Lo scopo comune è quello di uccidere ciò che è stato riconosciuto. Si tratta della strategia a breve termine,
quella a medio termine invece è quello di attivare l'infiammazione (chiedere aiuto): inducono la trascrizione
di geni coinvolti nella risposta infiammatori alcuni di essi codificano per citochine infiammatorie, altri per
molecole di adesione (mettono in contatto cellule diverse).

D.d.S: come si fa a discriminare tra microbi patogeni e commensali? Quello che gli epiteli normali fanno è
creare una barriera fisica tra quello che sta fuori e sta dentro. Le strutture dell’immunità innata stanno al di
sotto dell'epitelio e quindi ad esempio nell'intestino non possono agire se i microbi stanno nel lume, le cose
cambiano se l'epitelio si rompe. A livello delle mucose sono presenti in modo omeostatico dei meccanismi
inibitori, che inibiscono una risposta fino ad un certo livello di "insulto".

Dove si trovano i PRR?


- I PRR possono essere presenti nei liquidi
extracellulari: quindi prodotti dalle cellule per
poi essere rilasciati all’esterno dove agiscono
in forma solubile;
- Possono essere presenti all’interno della
cellula, liberi nel citoplasma;
- Possono essere presenti in membrana
(quando parliamo di PRR di membrana
parliamo sia della membrana plasmatica sia di
membrane intracellulari)

La distribuzione di questi PRR corrisponde alla


localizzazione di un patogeno: quelli presenti sulle
membrane plasmatiche sono in grado di riconoscere
microbi extracellulari; quelli che sono presenti nel
citoplasma sono in grado di riconoscere
essenzialmente i virus; quelli che sono presenti nelle vescicole sono in grado di riconoscere tutto ciò che può
essere fagocitato.

Quali sono i PRR nel dettaglio?

PRR prodotte nella cellula e poi secrete, liberate nei fluidi cellulari
Abbiamo tre principali gruppi:
- Collectine: proteine del surfattante SP-A SP-D (negli alveoli)  riconoscono varie strutture
microbiche; C1Q proteina che appartiene alla cascata del complemento; MBL (mannose binding
lectin) ovvero lectina legante il mannosio.
- Ficoline: ficolina, riconosce N acetilglucosamina e acido lipoteicoico (componenti parete cellulare
batteri gram +).
- Pentrassine: hanno un dominio pentrassinico che contraddistingue la famiglia. Esistono quelle corte,
tra cui troviamo la proteina C reattiva che riconosce fosforilcolina, fosfatidiletanolamina microbiche
(viene utilizzato in ospedale come marker per vedere se vi è una risposta immunitaria in atto perché
in condizioni normali è presente ma quando subentra un’infezione, una situazione reattiva, i suoi
livelli aumentano incredibilmente), queste proteine sono dette “proteine di fase acuta” e sono
prodotte dal fegato; e quelle lunghe: PTX3 (associazione con malattie cardiovascolari).
Funzioni dei PRR secreti:
- Opsonizzazione
- Attivazione della cascata del complemento
Precisazioni:
Queste strutture possono legare contemporaneamente (riconoscimento multiplo) più residui zuccherini
posti sulla superficie di un batterio, e osservando la struttura dei recettori solubili assomiglia abbastanza a
quella di un anticorpo quindi si pensa che dal punto di vista evoluzionistico i PRR solubili siano gli ante-
anticorpi cioè i precursori degli anticorpi. Nel tempo sono anche migliorati: i bracci degli PRR solubili sono
rigidi, mentre quelli degli anticorpi sono flessibili e possono quindi spaziare legando zone distanti.

D.d.s. ciò che legano questi PRR sono sempre carboidrati? Il professore risponde che non sa dire con certezza,
ma sicuramente la maggior parte.

PRR intracellulari

- Recettori NOD-like (NLR)


- NOD-1: legano peptidoglicani della parete batterica
- NOD-2

NLRP: riconoscono cristalli intracellulari (urato) e modificazioni della concentrazione citosolica di ATP

Precisazioni:
Questi PRR sprimono un dominio CARD che lega carboidrati e polimorfismi a carico di NOD1-NOD2 sono
associati al morbo di Crohn.

Funzioni (cosa avviene dopo il riconoscimento):


Il riconoscimento provoca l’attivazione di due fattori di trascrizione molto importanti: NFkB è il principale
fattore trascrizionale dell’infiammazione perché attiva la trascrizione dei geni che codificano per le proteine
coinvolte nell’infiammazione; AP1.

- Recettori RIG-like (RLR): legano RNA virale


- PKR: legano RNA virale (RNAds)
- OAS: legano RNA virale (RNAds)
- STING: legano DNA citosolico

Funzioni (cosa avviene dopo il riconoscimento):


tutti i recettori che legano RNA virale attivano IFN-I (interferone tipo 1), ovvero la famiglia (perché sono
una ventina di proteine) di citochine che è responsabile delle risposte antivirali.
Precisazioni:
Questi recettori che riconoscono RNA e DNA molto spesso sono coinvolti anche in patologie autoimmuni
perché, salvo il fatto che un RNA possa essere a doppia elica, diventa difficile distinguere se un RNA o un DNA
appartiene ad un microbo piuttosto che ad una cellula del corpo (un segno che può essere indicativo è che il
DNA dei batteri è poco metilato rispetto al nostro ma comunque la discriminazione è difficoltosa). Questi
sensori sono tutti localizzati all’interno della cellula, normalmente all’interno della cellula il DNA è all’interno
del nucleo quindi non viene in contatto con i recettori e questo permette il riconoscimento tra recettori e
acidi nucleici patogeni perché essi sono considerati “segnale esterno”.
Se siamo invece in una situazione autoimmune le regole cambiano, DNA di cellule che muoiono possono
essere portati all’interno della cellula e a questo punto i recettori riconoscono anche DNA ed RNA self e
questo è parte del meccanismo di patogenesi delle malattie autoimmuni. Esse sono malattie dell’immunità
specifica tuttavia l’attivazione dell’immunità innata è profondamente coinvolta nella patogenesi di esse.
PRR di membrana

- Lectine C-type: riconoscono zuccheri presenti sui batteri. Il fatto di essere tipo C significa che il
legame con gli zuccheri coinvolge ioni calcio
- Scavenger receptor (recettori spazzini): riconoscono diacilgliceroli microbici

Precisazioni:

Questi recettori oltre a riconoscere zuccheri riconoscono anche DALT lipoproteine ossidate, coinvolte nella
formazione della placca arterosclerotica. Il riconoscimento da parte dei macrofagi di queste strutture
genera le cellule schiumose (macrofagi pieni di grasso perché attraverso questo recettori inglobano lipidi) e
vanno poi a determinare una situazione infiammatoria e a causa della loro sedimentazione la formazione
della placca.

Funzioni (cosa avviene dopo il riconoscimento):


Promuovono la fagocitosi.

- N-formyl met-leu-phe: recettori per peptidi formilati

Precisazioni:
Le cellule di mammifero non hanno enzimi che sono in grado di aggiungere residui all’N-terminale di acido
folico quindi quando una proteina è formilata è chiaramente fatta da un organismo non mammifero.
Eccezione: anche le cellule di mammifero hanno le proteine formilate esclusivamente in un “organo”,i
mitocondri, questo elemento che avvalora la teoria dell’evoluzione che ci vedere originare dalla fusione di
batteri con altri organismi , abbiamo ancora elementi di batteri dentro di noi.

Possiedono 7 domini transmembrana, struttura molto utilizzata in biologia, la troviamo per esempio nei
recettori del gusto, dell’olfatto, recettori alfa e beta adrenergici, recettori chemiotattici ovvero recettori che
fanno muovere una cellula (quando ci pungiamo con le spine di una rosa arrivano le cellule fagocitiche a
cercare di fagocitare il microbo perché vengono richiamate al sito di infezione da segnali che vanno ad
attivare recettori con tale struttura).

Esistono due principali tipi di questi recettori:


- FPR1 riconosce ad alta affinità i peptidi formilati
- FPR2 riconosce a bassa affinità i peptidi formilati: a cosa serve? riconosce i DAMP. Sono in grado di
riconoscere la proteina beta-amiloide del cervello (morbo di Alzheimer) e le proteine dei prioni
(mucca pazza)
Funzioni (cosa avviene dopo il riconoscimento):
Richiamano cellule nel sito di infiammazione (sono recettori chemiotattici).

- Recettori Toll-like (TLR): legano prodotti di tutte le classi di patogeni (ampio spettro di
riconoscimento).
o LPS nei Batteri gram –
o Acido lipoteico nei Batteri gram +
o RNA doppia elica nei virus
o RNA a singola elica negli endosomi virus
Attenzione! I TLR non si trovano solo sulla MP, esterna
alla cellula, ma anche sulle membrane intracellulari e
possono dunque riconoscere microbi localizzati in
diversi compartimenti cellulari. Sulla MP troviamo TLR
1 2 4 5 6 riconoscono PAMP presenti nell’ambiente
extracellulare

- TLR4  LPS
- TLR2  acido lipoteico
- TLR5  flagellina batterica
- TLR 3 7 8 9 sono intracellulari, il 9 riconosce
DNA batterico ipometilato

Si trovano nel reticolo endoplasmatico e sulle


membrane endosomiali che possono riconoscere ciò
che è stato endocitato.

Come si vede dall’immagine lavorano in dimeri, dimeri


diversi riconoscono pattern diversi

Precisazioni:

Origine del nome: il gene Toll venne originariamente identificato nel corso degli studi embrioenetici nella
Drosophila da Christiane Nüsslein-Volhard (biologa tedesca) come elemento importante per la polarizzazione
dorsoventrale (venne scoperta una mutazione che induceva un’alterata conformazione fisica dei moscerini:
non avevano più distinzioni tra pancia e schiena, i due lati erano mischiati tra di loro, vedendo il risultato
ottenuto ella pensò che fosse pazzesco, che in tedesco si dice Toll. Quando venne identificato il gene
responsabile di questa alterazione venne chiamato gene Toll. Successivamente nel laboratorio di Hoffman si
capì che quella era la funzione del gene durante la replicazione del moscerino ma nel moscerino adulto
questo gene aveva la funzione di proteggere contro le infezioni da funghi: era quindi responsabile delle
risposte antimicrobiche. In Drosophila questo gene quando viene trascritto, attiva una via di trasduzione e
ad attivare questo recettore non è direttamente il patogeno ma è una proteina che si chiama Spatzle, questa
proteina normalmente è presente sotto forma di precursore che viene tagliata quando viene attivata una
proteasi che si attiva quando riconosce un patogeno.

PATOGENO  (cascata di) PROTEASI  SPATZLE  TOLL  RISPOSTA

Inoltre si osservò che il dominio citoplasmatico delle proteine Toll della Drosophila era simile alla regione
citoplasmatica del recettore per una citochina pro-infiammatoria, l’interleuchina 1 (IL1). Questa scoperta
spinse a ricercare e identificare nei mammiferi geni omologhi di Toll, che furono
chiamati recettori simili a Toll ovvero Toll-like receptors TLR.

I TLR sono glicoproteine integrali di membrana contenenti: nella regione


extracellulare, ripetizioni di residui ricchi di leucina fiancheggiati da motivi ricchi
di cisteina responsabili del riconoscimento del ligando, mentre la regione
citoplasmatica un dominio chiamato TIR (toll-IL 1- receptor) perché questo
dominio è presente anche nelle code citoplasmatiche di IL1 e IL18, due citochine
che attivano una cascata di trasduzione del segnale simile a quella di TLR.
Possiamo quindi concludere che:

- In Drosophila vi è un recettore di membrana che riconosce una proteina generata in seguito al


riconoscimento di un patogeno,
- Nelle piante tutto avviene all’interno della cellula,
- Nell’uomo questo TLR lega un patogeno e attiva la risposta ma allo stesso modo una citochina che
genera infiammazione quando lega il suo recettore attiva la stessa via: i meccanismi che generano
infiammazione attivano all’interno della cellula le stesse via di trasduzione che vengono attivate
dal riconoscimento di un patogeno.

Funzioni (cosa avviene dopo il riconoscimento):


Quando i TLR riconoscono i propri ligandi innescano
diverse cascate di trasduzione del segnale che portano
all’attivazione di fattori trascrizionali, i quali inducono
l’espressione di geni fondamentali per le risposte
infiammatoria e antivirale.
Abbiamo visto che questa famiglia di recettori ha un
ampio spettro di riconoscimento, quindi le risposte che
genera come possono essere differenziate?
- Differenziazione in base ai PAMP presenti sul
patogeno: molto spesso la specificità
dell’attivazione di una cellula in base al
riconoscimento di un patogeno deriva dal fatto
che un singolo microbo esprime PAMP diversi,
che attiveranno combinazioni di TLR diverse.
Quindi l’insieme di segnali che si vengono a
generare è quello che poi determina una
specificità della risposta per un certo tipo di
microbo piuttosto che per un altro.
- Differenziazione riguarda la cascata di
trasduzione del segnale: Tutti i TLR attivano
MyD88 che è un’altra proteina con un dominio
TIR associazione in modo omotipico che attiva
la cascata del segnale e si generano così
citochine pro infiammatorie. Questo è vero per
tutti i TLR tranne che per TLR 3 che attiva TRIF,
un altro sensore che induce una risposta di
interferone e quindi antivirale. TLR4 può
attivare sia MyD88 sia TRIF.
Quello che è emerso dal punto di vista clinico è che esistono notevoli polimorfismi di alcuni di questi TLR
(soprattutto TLR 4) o di alcuni di questi trasduttori associati a patologie del settore cardiovascolare sia nel
settore infettivologo sia in quello allergico.

Approfondimento circa il processo di riconoscimento tra TLR4 e LPS

LPS comprende una coda lipidica che si inserisce nella membrana del batterio e da un polisaccaride. Il
riconoscimento tra TLR4 e LPS è un Sistema complesso e non diretto perché LPS viene inizialente
riconosciuto e legato da una proteina, un PRR solubile chiamato LBP (LPS binding protein) a formare un
complesso LPS-BP. Questo complesso a sua volta interagisce con CD14, una proteina espressa dalle cellule
mieloidi. LBP cede LPS a CD14. CD14 + LPS va ad interagire con una proteina associata a TL32 chiamata
MD2. Interazione tra LPS e MD2 fa cambiare conformazione al TLR4 che avvicina le code citoplasmatiche e
attiva la cascata di trasduzione del segnale.
Anche in questo caso il PRR non riconosce direttamente il patogeno ma riconosce il complesso LPS-MD2
Questo succede in una cellula mieloide come un monocita ma noi sappiamo che cellule dell’endotelio
vascolare rispondono a LPS pur non esprimendo CD14. Come può avvenire?
CD14 è un recettore ancorato con una catena glicolipidica sulla superficie della membrana ma può essere
scisso e reso un CD14 solubile e in condizioni patologiche aumenta la concentrazione di CD14 solubile che
può andare a formare il complesso con TLR4 espresso dall’endotelio e attivare ugualmente le cellule
endoteliali che non esprimono per CD14. Il fatto che CD14 possa funzionare da recettore solubile è un
modo per abilitare cellule che esprimono TLR4 ma non CD14 per rispondere ugualmente a endotossina.

Il professore conclude commentando uno schema:

SEGNALE ESOGENO = PATOGENO


Quando un patogeno viene riconosciuto da una cellula dell’immunità innata attraverso il PRR, si attiva la
cascata di trasduzione del segnale che porta all’attivazione in generale di NFKB oppure alla produzione
di interferone.
Quindi quando le cellule dell’immunità innata riconoscono un patogeno si attiva questa via importante
perché promuove la risposta infiammatoria e l’uccisione del microbo, (inizia la trascrizione molecole
importanti per l’uccisione del microbo vengono attivate citochine infiammatorie e altre proteine
coinvolte nell’infiammazione).

SEGNALE ENDOGENO
Ma abbiamo visto che il recettore di IL 1 contiene nella sua coda citoplasmatica le stesse strutture
contenute nei recettori Toll like, e infatti IL1 attiva esattamente la stessa cascata di risposta. In questo
caso non vi è riconoscimento di patogeno, ma la liberazione di IL1, fatta dalle cellule del nostro corpo in
situazioni infiammatorie, è la citochina che genera infiammazione, che fa venire la febbre perché va ad
agire sui centri ipotalamici.
Anche stress fisici e chimici attivano questa stessa via (es eccessiva esposizione al sole)
La risposta infiammatoria dell’immunità innata è una risposta unica, quello che cambia sono i segnali che
la portano ad attivarsi.