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BIBLIOTECA

ENCICLOPEDICA
ITALIANA

MILANO
PER NICOLÒ BETTONI E COMP.

M.DCCC.XXXIV

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OPERE

BENEDETTO VARCHI
CON LE LETTERE
-

VOLUME I

MILANO
PER NICOLÒ BETTONI E COMP.
M.DCCC.XXXIV

G L I E D IT O R I

li secolo decimosesto fu per l'Italia un secolo eminentemente
letterario nella più ristretta significazione della parola. Ne secoli pre
cedenti, a cominciare da quello così glorioso che segnò per noi l'e-
poca del risorgimento, e che chiamar si dovrebbe il secolo di Dante
a più giusto diritto che non si denomini da Papa Leone questo di
che imprendemmo a parlare, eransi pienamente dissipate in ogni
parte della penisola le tenebre della barbarie; già le lettere, le
scienze, le arti, sussidiate dal generoso patrocinio de'Principi e di
tutta la nazione, avevano qui piantata la sede loro per quinci spar
gersi, gentili e benefiche pellegrine, in tutta la rimanente Europa:
già disseppelliti i tesori del senno e del bello antico, e rinfocatasi
la smania di cercarli, di conoscerli, di vagheggiarli dalla presenza
de profughi Bizantini venuti fidatamente a rifugio in questa contrada
che un'altra volta avea dalla Grecia ricevuti i suoi maestri, s'erano
le menti italiche di nuovi spiriti accresciute; e sulla base delle tra
dizioni antiche, commesso e cementato con nuove leggi e con novelli
trovati, sorto era il magnifico edifizio della civiltà italiana, che pre
sto doveva diventare europea. E di vero che cosa mancava in Italia
a lume e conforto degli ingegni, allo splendore e all'incremento di
ogni bella ed utile disciplina, dappoichè la poetica inspirazione
aveva messo un linguaggio così nuovo, così moltiforme ed efficace sulle
labbra di Dante, del Petrarca, dell'Ariosto; e tutte l'arti belle e
con esso loro pur le meccaniche aveano avuto un traduttore così
fedele d'ogni più squisita lor forma, d'ogni più scorta loro indu
stria in quell'ingegno universale di Leonardo; dappoichè l'erudi
ione antica avea dischiuse le sue maggiori ricchezze al Poliziano,
al Filelfo, al Valla, e mercè le costoro fatiche e quella maravi
gliosa invenzione della stampa, che fu proprio quasi un nuovo senso

VIII

largito all'umanità, s'erano in Italia, più presto che altrove, dif
fusi i classici esemplari della Grecia e del Lazio; dappoichè la sto
ria, la politica e l'altre scienze civili avevano trovato un inter
prete così profondo ed acuto, ed ahi! troppo profondo ed acuto,
nel Machiavelli; e Firenze avea veduto rinnovellarsi le selve d'A-
cademo, e rifiorir la filosofia di Platone per consolare di nuova luce
gl'indagatori del vero? Il calle del rinnovamento civile era già stato
dagli Italiani intieramente percorso; ed essi potevano stamparvi
orme più luminose, e cogliervi più splendidi allori: potevano gli
aperti sentieri appianare e rabbellire: potevano sugli addentellati
del già costrutto edificio erger novelle moli a crescerlo d'ampiezza
e di maestà ; ma schiudersi nuovo cammino, ma fondare nuovo
tempio alla patria civiltà più non potevano.
Tuttavolta una grande e nobile opera lor rimaneva, in cui avreb
bero potuto e dovuto occupare l'esuberante forza dei loro ingegni,
e quella copia di mezzi d'ogni specie che avevano raccolta. Restava
loro di rivolgere in profitto del progresso politico e morale le con
quiste fatte nella carriera della civiltà: restava di ritrarre una pra
tica utilità in beneficio di tutta la nazione da tanto lusso di scienze,
di lettere, d'arti: restava d'applicare al miglioramento degli ordini
civili, al rassodamento della nazionale possanza tanti nobili pensieri,
tante feconde idee, tanti grandiosi concepimenti: restava in somma,
dopo aver rinnovato gl'ingegni, di riformar gli animi; dopo aver
rintegrate le scienze, le lettere e le arti nazionali, di rintegrar la
nazione. E certo a quest'unico scopo avevano inteso i primi au
tori dell'italico risorgimento: quest' era sullo scorcio del secolo
decimoquinto, quest'era il voto di tutti quel generosi che si tra
vagliavano con tanto fervore a promuovere la patria cultura; ma,
colpa dei fati e nostra, un sì magnanimo voto rimase inadempiuto.
Le nostre intestine discordie, le triste gare dei nostri Principi,
il cozzo fatale di tanti interessi, di tante passioni e di tanti rancori,
che si trascelsero ad arena l'Italia, trassero sulla nostra patria quel
fiero turbine di guerra, che mise ogni cosa sossopra, ed impedì che
attender si potesse all'opera del nazionale ristauramento. -

Quindi avvenne che gl'ingegni italici, alcuni sconfortati dallo
spettacolo delle patrie calamità, altri tratti da natural vaghezza di
tranquilli studi, i più costretti dalla prepotente forza delle cose,
abbandonarono le severe discipline, si ristrinsero all'amenità delle

dovendosi a parer mio ritenere. Io dirò cosa che potrà suonar troppo ardita. che quell'età così decantata di Leone. e per l'acuto criterio che chiarirono nello sve larne le eterne bellezze. non che segnare il pe riodo più luminoso nella storia dell'italiana letteratura. a diffondere tutti quel giudizi così esclusivi sovra ogni maniera di cose antiche. che alle libere inspirazioni del genio. che applicatasi quasi intieramente alle lettere ed alle arti. Si videro perciò nel secolo decimo sesto sor gere in gran numero accademie e scuole d'ogni maniera. ad incurvare le menti sotto il giogo di quel pregiudizio. nocquero dal l'altro per lo studio di setta che promossero. onde incepparono e mortifi carono la spontanea manifestazione del genio. vi spesero intorno indagini così pazienti ed indefesse. Alle accademie ed alle scuole tenner dietro i maestri e i critici di professione. ma nel tempo stesso contribuirono a far porre in non cale i tempi mo derni. e che piuttosto a precise norme di gusto s'appoggia. fu una delle cause principali di quel corrompimento. ed è. non ponno però assolversi dalla taccia di avere in ciò trascorso all'idolatria. quello splendido Cinquecento così fecondo di chiari ingegni. alla cognizione dei grandi esemplari ed all'incremento dell'arte critica. segna pur in quest'ordine di cose il principio delle italiche miserie. le quali se da un canto giovarono alla più facile e generale diffusione dei canoni fondamentali delle lettere e delle arti. che sulla fine di esso e in quasi tutto il secolo successivo mise b . le con dusse alla cima della perfezione: intendo di quella perfezione che principalmente consiste nella splendidezza ed eleganza delle forme. ed il verace ufficio delle lettere e delle atti. che la falsa direzione impressa in questo secolo agli ingegni. per le vane questioni che suscitarono. che così a lungo traviarono gli intel letti più lucidi e più veggenti. pei vincoli soverchi. non si venne però scemando la loro naturale versatilità e vigoria. che solo nelle classiche età cercar si dovessero i dettami del vero e gli esempi del bello. che degni di molte lodi pel generoso fervore con che attesero a rintegrare il culto dei classici modelli. Così limitato l'arringo degli inge gni. ma che a me sembra potersi con validi argomenti confor tare. che giustamente compresi d'una profonda ammirazione per la dotta an tichità. IX lettere e dell'arti. e per tal guisa sconosciuta l'in dole propria de'nuovi tempi. e più le forme pur di esse che l'intima sostanza ſe cero soggetto delle loro speculazioni. Coi maestri e coi critici s'accompagnarono gli eruditi.

non la dignità e la potenza del grado. ma con poco savio consiglio. quali con infinito studio e valore. Alle arti. così gli scrittori vissuti alle lor Corti. e queste assai semplici ed in gran parte soggette al giudizio de sensi. mantennesi viva per lunghi anni nelle fiorenti loro scuole. che a studiare gli artifici della composizione. costretti eglino pure a piaggiare il genio rettorico e cortigianesco dell'età. sacrificando la vera dignità dell'istoria a miserabili canoni dei retori. quasi volessero tor nar la nazione alla favella de Latini. le condizioni civili. e si propone un alto scopo di sociale miglioramento. ed ivi festeggiati e protetti. arrise una più lieta fortuna e la sacra scin tilla che scaldata aveva la fantasia di Leonardo si trasfuse in Raf faello. tranne pochissimi. e spesso con servitù peggiore a capricci de mecenati: nessuno. che cosa mai di tanto splendido in esso ci si presenta nel particolare delle lettere e degli altri più gravi studi? A me pare potersi dire a buon dritto. furono in generale più eleganti che profondi. Ma ella è sentenza volgare. onerosa anch'essa più presto che generosa. si diedero a dettar versi nella lingua di Virgilio e d'Orazio. in Gaudenzio.x ramente contaminò la nostra letteratura. che di leggieri non può essere corrotto. o fosse nell'arbitrio degli uo mini risuscitare uno spento idioma: i più fecer suddita. dagli affetti più intimi dell'u- man cuore. che dell'in trinseco pregio delle cose. o ad altro non attesero. onde i Principi italiani furono larghi in questo secolo a dotti. Gli storici privi della libertà necessaria. ad adulare i vincitori. conservarono il nome. se ne togli l'infelice Torquato e il buon Guidiccioni. in Tiziano. Al che vuolsi aggiungere. che come i Principi italiani dopo le tante lunghissime guerre. come i funerali di una nazione. ma la facile lor vena alle arguzie de'maestri. che le arti del disegno tanto non seguono. agli artisti. a letterati. reggendosi a poche norme. dalla religione. ove si prescinda dalla protezione. quali trascesero ad una servile imitazione del Petrarca. e le lettere diventarono per essi frivole e cortigiane. nessuno fece rivivere la vera poesia dell'Alighieri: quella poesia che trae sua materia dalla patria. quanto le arti della parola. o si diedero. più studiosi dell'estrinseco ornamento. I poeti poi in ispecie. e pos sano ornare così i trionfi. Ed infatti. o ne vada alterata la loro nativa sembianza. in Michelangiolo. minor rischio cor . non dirò la loro ispirazione. senza che scemino punto del loro splendore. e da essi gelosa mente nodrita. egli è vero. che esse.

gretta e monotona nelle forme. se le più volte impastojarono gli alti ingegni. le lettere in vece s'andarono nudrendo. che ognuno intenderà di leggieri con qual mente e con quali limitazioni io di cessi sul principio essere stato in Italia secolo eminentemente lette rario il decimosesto. per questo che avevano i maestri introdotto nell'universale l'opinione. fra la moltiplicità dei precetti smarrirono la traccia delle vere leggi del gusto. ma che vuolsi dire per le accennate cause nato e cresciuto nel Cinquecento. fu però. povera di sostanza. ch'esso va contato fra i più distinti della nostra letteraria istoria. Di qui l'invasione di quel pessimo gu sto che prese il nome dal Seicento. Dopo tutte le cose fin qui discorse. e la scrupolosa osservanza delle regole. e creb bero rigogliose. tengo di fermo. e solo mantennersi in certa appa renza di vigoria per la virtù del presidi. raccomandata in tutte le scuole e con il lustri esempi convalidata. e il freno scossero della ragione. che i cattedranti e i critici di professione vennero imponendo ad ogni specie di letteratura. nè osando scuotere il freno delle regole. trascesero ad ogni stravaganza. e le regole. e in queste sole cercarsi pregio di peregrinità e d'ar dimento. chè i fiori di Grecia e del La zio trapiantati nel giardino italico non potevano perdere tutta la loro freschezza e fragranza. che le maggiori diligenze dovevano spendersi intorno alle forme del comporre. XI rono d'esser ammiserite dall'erudizione farragginosa e dalla gretta pedanteria de'cattedranti. Se non che a lungo discorrere le menti nella servitù dell'imitazione si svigorirono. Nè già potevano siffatti presidi uscir del tutto vuoti di buoni effetti. con che attesero a confortare la loro fiacchezza. Intorno a che è da notare essersi la maggior corruzione manifestata nel particolare dello stile. se verrò soggiungendo. potevano tornare di qualche ajuto a mezzani. se esso non pro dusse alcun ingegno veramente creatore. a così esprimermi. si nausearono d'una letteratura artificiale. e in generale contribuire a diffondere le norme d' un gusto corretto. massime nei suoi . in cui deplorabilmente guastò quasi intiera l'Italia. E di vero. di succhi stranieri. ed all'ul timo non avendo forza di tornare alla natura ed al vero. nè dubito punto che mi s'apponga carico d'incoerenza. Ma se l'arti in questo secolo vissero d'una vita lor propria. Fra i quali voglionsi contare come i più efficaci l'imitazione degli antichi.

filosofo e critico. educati alla più squisita elegan za: se non ci lasciò se non due o tre opere veramente atte ad accre scere il capitale delle nostre letterarie ricchezze. A molte diverse e quasi opposte discipline ap plicossi il VARCHI. attese a quegli studi che gli erano più accetti. così pel numero come per la varietà delle opere in cui spese il suo versatile ingegno. che nel campo dell'universale cultura si guadagni in estensione quello che si perde in profondità. in cui le lettere volgono al di chino. fecondo di nobili intelletti. a Bo logna ed a Padova. onde fu mandato a confino. da Francesco Verino la filosofia. Quanto poi allo scriver purgato e lon tano da ogni corruzione straniera fu dei primi del suo secolo. ed a cercare con ogni maniera di cure d' accrescerla e serbarla ad un tratto nella sua purezza. che i più svegliati ingegni abbiano atteso a porre in onoranza lo studio della nazionale favella. Egli è carattere dell'epoche. se non diè nuovo impulso alla patria letteratura. autor di commedie e di storie. Alla quale opera. Nacque egli in Firenze nel 15o2: studiò in Pisa le leggi e vi fu addottorato: indi per secondare la volontà del padre. l'incontrarsi frequente in molti quest'attitudine di rivolgere l'intelletto agli studi più svariati. sic come pure non rimase secondo a nessuno nel generoso fervore di promuovere ogni maniera di studi. e dal famoso Pier Vettori imparò la lingua greca. egli ebbe opportunità di continuare i suoi studi sotto la scorta del migliori maestri. e se in tutte si lasciò addietro di gran tratto la perfezione. a cui è ben tempo che si rivolgano le mie parole. e tra essi in ispecie quel BENEDETTo VARCHI. ne mantenne non per tanto il decoro e le gloriose tradizioni. egli segui la parte contraria ai Medici.xII primordj. e costretto a cercare rifugio in varie parti d'Italia. A Venezia. essendo egli stato oratore e poeta. utile e bella si ap plicarono con infinita pazienza e con vera saggezza di dottrine molti illustri Toscani. esercitò alcun tempo nella patria la professione di notaio. Singolar lode ella è poi di questo secolo. dacchè avviene per consueto. nelle quali tutta risplende la temperata lucidezza delle menti italiane. Questo preclaro scrittore va tra più fecondi dell'età sua. quant'altra mai. In progresso divenuto padrone di sè. emerse in molte assai distinto.º e di stringere amicizia coi più . Nelle turbolenze civili che agitarono la sua patria. moltissime opere ne trasmise riguardevoli per diverso genere di merito. e si tolse dalla turba volgare de'mediocri.

Gian Batista Busini di cui diremo più sotto. fra i quali vo glionsi distinguere il gran Buonarroti. Visse in grande dimestichezza coi più colti ingegni d'Italia. v'ebbe chi tentò d'ucciderlo con pugnalate. ciò ch'egli fece cominciando la sua narrazione dal 1527. fu richiamato a Firenze per essere uno dei sostegni della rintegrata Accademia Fiorentina. e quando fu conosciuto il primo libro della sua storia. che sotto il nome di Lauro egli celebrò nelle sue Rime. non fel risparmio d'alcuna industria ad ottener grido d'accomodante. d'onde era la sua famiglia. ed a mostrarsi munifico protettore delle scienze. nè mai con rara moderazione volle palesare gli autori del misfatto. Nondimeno scrivendo in tempi tanto tumultuosi. intento a rassodare la sua nuova Signoria. segretario al Gran Duca Cosimo I. non evitò que pericoli che andavano uniti alla sua impresa. Tutti sanno che quella cima di furbo. in mezzo ai par tigiani delle contrarie fazioni. delle lettere e dell'arti. e il libro per sè medesimo a noi pare che nel discolpi. Infatti. Il Tiraboschi. riserbato in ogni atto e discorso. di tanto favore. finì di vivere nel 1565. a deprimere la virtù. e più recentemente il Rosini lo accusarono d' aver venduta a Cosimo la sua penna. il Cardinal Bembo. e fu dal Duca eletto Prevosto della Pieve di Montevarchi. parco del desideri. Quasi senza novero sono le opere di questo illustre scrittore. e ch' egli perciò prese a difendere contro le acerbe censure del Castelvetro. comecchè gli fossero ben noti. . . antico avversario de' Medici. sebbene si possa dire che il VARCHI non osò proclamar sempre il vero. con cui scrive egli stesso d aver avuto piuttosto fratellanza che amistà. affinchè scrivesse la storia di quel tempi. ma il Ginguené. ed il Commendatore Annibal Caro. In età di anni sessantadue si rendè prete. ma mentre stava per trasferirsi colà. XIII valorosi ingegni di quel tempo. ne ricusò le offerte. monsignor Lorenzo Lenzi Ve scovo di Fermo. quantunque ne fosse tratto a pericolo della vita. ad esaltare il vizio. e conti nuandola sino all'anno 1538. non s'udì mai parlare in appresso. Indi per opera dell'amico suo Luca Martini. ma egli sapendo che ciò sarebbe spiaciuto a Cosimo. Quindi non è da far le meraviglie se fu li berale al Varchi. Di che egli. Il Pontefice Paolo III cercò d'averlo a Roma. sorpreso da apoplessia. sino ad assegnargli uno stipendio. l'Ambrosoli ed altri portano più mite opinione. Egli fu di costumi severi. può nel tempo stesso affermarsi che adulazione o timore non lo strasci narono mai a dire il falso.

secondo l'Edizione che ne diede in Firenze Bartolommeo Sermartelli nel 1569: commedia scritta ad imitazione dell'Ecira di Terenzio. premettendovi le Lettere che GiovANNI BATISTA BusINI scrisse al Varchi stesso. non lasciando di consultare anche quella impressa dalla Società dei Classici Italiani. nelle quali il VARCHI si mostra sempre uomo erudito ed elegante nello scrivere. e ci siamo presa ogni cura di disporle secondo l'ordine dei tempi. il quale recando quel brano così bello della Lettera Undeci ma. In appresso ponemmo i Sonetti e le Poesie Pastorali. e che fu reputato in ogni tempo come un'ampia e doviziosa conserva delle ricchezze del nostro linguaggio. Indi collocam mo la commedia intitolata la Suocera. di purgarle dai molti errori. Nel secondo inserimmo la Storia Fiorentina. ossia il Dialogo delle lingue. coi tipi di Nicolò Capurro sopra un codice della Biblioteca Palatina. noi abbiamo seguita l'edizione Fiorentina dei Giunti del 159o. e tutta fiorita delle più schiette grazie del nostro idioma. Per esso noi ci siamo attenuti al l'accuratissima Edizione procuratane in Padova dal chiaro filologo Anton Maria Seghezzi. per la cui ristampa ci attenemmo all'edizione che ne venne in luce nel 1721. coi tipi del Comino nel 1744. che va fra le più vaghe opere del nostro Autore. Primo a far conoscere queste let tere all'universalità dei letterati fu nel 1752 il canonico Bandini di Firenze. Nel riprodurle. benchè troppo diffuso e verboso. ma esse non furono pubblicate che nel 1822 in Pisa. « Le lettere di Gian .XIV delle quali noi abbiamo trascelte le più pregiate a formare i Volu mi XXXVIII e XXXIX di questa BIBLIOTECA ENciclopedicA ITA LIANA. e da cui puossi derivare gran lume intorno allo stato della critica e al modo con cui erano ventilate le più gravi controversie nel secolo de cimosesto. concesso alla stampa dalla benignità del regnante Gran Duca di Toscana. attenendoci per gli uni alle Edizioni del Tor rentino e del Giunti. Noi abbiamo creduto far cosa grata ai nostri Associati. Segue l'Ercolano. per le altre all'Edizione di Bologna del 1576: con che si chiude questo primo Volume. e d'accompagnarle di parche noterelle a schiari mento de luoghi oscuri e ad illustrazione di vari punti di critica e di biografia letteraria. indusse molti a curiosità. Prime abbiamo poste le Lezioni sopra diverse materie let terarie e filosofiche. che al Machiavelli si riferisce. colla data di Colonia. perchè gli servissero d'in dirizzo nel tessere la sua Storia. oltre ogni credere scorrettissima.

nella sua grand'Opera delle Famiglie celebri Italiane. nell'intento di mettere in grado i lettori di recare uno spassionato giudizio intorno agli avvenimenti principali discorsi nella Storia del VARchi e nelle Lettere del Busini. uomo leale e zelante della salute della patria. egli scrisse codeste lettere. da Fer mo la vigesimaquinta. XV Batista Busini (scrive l'illustre Mazzucchelli) sono piene di no zo tizie singolari di Firenze e dettate con gran sincerità e libertà: : e quantunque il fiore di esse abbia servito al Varchi per tessere so la sua Storia Fiorentina. I fautori de' Medici e quelli soprattutto di Cosimo I circondarono di luce il soglio di quel fortunato. dissimulan done i vizi e le enormità. che nelle bestie di Circe aveva figurato tutti gli amici dei Medici: novella prova e documento per compiangere la versatilità di quel profondissimo ingegno. seguitando poi a narrare come fu nel 153o confi nato per tre anni a Benevento. quante libidini e crudeltà deturparono la vita dei primi Cesari. ma pochissimo sappiamo di lui. fatto poi rubello. e senza data le due seguenti. Le ultime tre. - che al dire degli editori Pisani non si trovano nella più parte dei manoscritti. Quindi. ma è da riflettersi. poichè essendo egli stato della parte contraria ai Medici. avendo il VARchi per 99 giusti riguardi. le prime ventiquattro da Roma. con . non » resta punto defraudato il pregio e l'importanza di esse ». e gli avversari invece gl'imputarono quanti trasordini. non sono però le meno importanti. – Gian Batista Busini apparteneva a un illustre casato fiorentino. cronisti o annalisti di quei tempi. stimammo oppor tuno aggiungervi a modo d'appendice la Nota che sull'ordinamento della Repubblica Fiorentina e sulla Casa dei Medici l'illustre conte Pompeo Litta premise all'Albero Storico-Geneologico di questa famosa famiglia. e nella Storia del Varchi. tralasciato d'inserire molte delle più recondite » notizie e delle particolarità più curiose scritte dal Busini. il quale lo chiama giovine letterato. che tutti gli scrittori. tinti sono della medesima pece. che mal si soffrirebbe in uno scrittore di storie. Nel suo esiglio dal 1548 al 155o. Poche pagine storiche si sono scritte a'dì nostri con tanta profondità. Egli è il vero che scorgesi in queste Lettere del Busini un soverchio spirito di parte. non che osser vato il confino. specialmente per quello che si legge del Machiavelli. lo lasciarono con molti altri in silenzio. ciò non ostante. e per non aver preso. gli scrittori che vennero dopo. Le poche circostanze della sua vita pub blica si trovano qua e là sparse nelle sue Lettere.

e ad accogliere perciò non solo le produzioni eccellenti. della nostra letteraria istoria. Ma noi lo pregheremo a por mente. siccome sono varie delle Lezioni. quanto se ne trova in questa Nota del Litta. Tale è l'ordine per noi tolto a seguire in questa edizione delle Opere di BENEDETTo VARCHI. Taluno per avventura ne potrà dar ca rico d'avervi compreso alcune prose di poco rilievo. ben volontieri noi fa remmo eco a suoi lamenti. fidatamente pre sentiamo a nostri Associati.XVI tanta imparzialità. che questa nostra BIBLIOTECA ENcicLoPEDICA fu destinata a rappre sentare tutti quanti i secoli della nostra letteratura. quali sono i più de Sonetti del VARchi. Che se egli ne pi gliasse argomento di deplorare la misera condizione in cui ven nero nel secolo decimosesto le lettere italiane. e molti versi che non fanno poesia. ti . qualunque ella sia. ponno servire a far ritratto d'un'epoca. ma quelle ben anco che per qual si voglia rispetto. e che noi. della quale una più completa non ne fu mai pubblicata in nessuna parte d'Italia. con tanta energia. perchè vada dimenticando non pochi dei moltissimi scrittori del tanto decantato Cinquecento. che certo tutti i nostri Associati gradiranno di ve der posta a fregiare questo Volume. consapevoli delle molte diligenze che v'abbiamo speso intorno. anzi non ci ristaremmo dal rallegrarci coll'età nostra. ACHILLE MAURI.

chi fia che mi nieghi. be. così ingenuamente potrei rispon dere a chi tinto di cortese invidia affer masse voi essere vieppiù vago di militari D. che voi nella vittoria d'Ulisse. quanto più o meno da altrui da voi amabilissimo. ho deliberato presentarlevi. ssimo M. Benedetto Varchi. risolu a voi. che voi . per conto dell'armi di Perchè se alla fortuna vostra fosse dicevole. ci sono di molte e di grazia non pure voi non ne abbiate frtudi occulte (come per lo più veggiamo sovrana intelligenza. che a Venezia venivate imbasciadore l vARCHI . venni di brigata con ieme con le altre stampate tutte in un gli altri di nostra nazione a far riverenza ºlume. GIOVANNI DE' MEDICI discipline. togato nella vostra fio venire non potevano. che di filosofiche scienze. Perchè quando ancora tutte le cose alla illustrissimo ed eccellentissimo signore. bellissimo e graziosis tengono ad essere intese. tuttavia nelle queste cose per non avere causa o dimo persone. Di qui è. e per sicurezza l'armi. nè meno alte che leggiadre) sete altresì di quelle sommamente meritevole. quell'argomento con esercitaste quelle in guisa che queste pub che egli dimostrò che elleno ad Aiace per blicamente trattate. quasi ritratta non sia? Certo ino ed eccellentissimo signore. vieppiù considerare si dovreb gione di dubitarne. E voglio a que o di nuovo raccolto molte lezioni del dot sto proposito ricordarmi quando l'anno 79. che voi vi saputo intendere le figure che in quelle mostrereste dotto ed eloquente non meno erano intagliate. e messole in essendo io in Venezia. il quale ad imitazione del vostri maggiori avete per \a civil duello che passò fra quei duoi ornamento le lettere. Achille. ma che cosa nissuna elle pietre preziose) che tanto più o meno si sia potuta dire di bello o di buono. che pualità e fortuna di tutti gli uomini fossero dove in esse si tratta di amore. alle quali un qualche dono abbia strazione agli uomini vulgari dessero ca no destinato. E come l'af ALL'ILLUsTRIssIMo fetto non mi inganna e l'adulazione non mi b e c cE L L E NT IS SI M o S i GN 0 R E trasporta. E nel vero l'intendere. OPERE DI BENEDETTO VARCHI L EZ I O N I - D ED ICA tissimo che siccome voi sete ottimo cono DELLA EDIZIONE DEL GIUNTI scitore delle materie le quali in esse si trat tano (che sono non meno dotte che varie. Greci Personaggi. che avendo (che io mi creda) niuno. chi non sa. gran parte pare a me che abbia o la qualità del fatto comportasse. che armato nelle altrui contrade vi sete tuttochè in ogni umana condizione si do mostrato prode e valoroso? Ma quando pure tesse osservare grandemente. illustrissi simo signore. che no altrui care. sete uno di quei signori più rari. atteso che ei non aria ritissima accademia. di bellezza in apparenza adeguate.

che dalla continua " sa il mondo) tanto in abbracciare e pratica e stretta familiarità. che con eloquenza e dottrina. piuttosto utile Varchi venga alla luce sotto lo splendore fatica. che per potere con maggior chia rezza degli ascottanti. Di V. inchinandomivi e quanto più posso ricordandomivi devotissimo servidore. col gran quel picciol modo che posso. ho voluto man darvi forse con poca prudenza. e tenete oggi più che mai. era stato posto insieme da mandarle io fuora nel cospetto degli uomi me. non solo quanto vi dilettate. con tutte quelle persone. Con che. i quali grandemente le desiderano. re glino splendore. che io senza aver ri mi ha fatto animo. ma di Toscana. non a voi. quanto più anderete con citarlo nell'Accademia nostra in una lezione: av siderando che elleno son fatture del buon venga che poi nè in due mi venisse ciò fatto com Varchi. non aggradirete. altri da tetti pendevano AI. ove con mio grandissimo LEZIONE contento. adunque voi anzi d'Italia tutta. eletto e stipen piutamente. era nuovo mecenate. ma certo con raccolte. che il buon zione che portate a me particolarmente più che ordinaria. e minor fatica di me. Di Firenze. parte di quella dovi (come esso Varchi soleva dire) che. poneva mente. - – Se povero è il don. ma agli altri. ivi creavate voi un improv viso stupore in chi vi mirava. osservanza e gratitudine che vi debbo. la quale sempre vorire i dotti. come private. Cristofano. resto DICHIARAZIoNE DI M. illu L'altra. La prima il parermi d'aver cono diato fra gli altri più degni rispetti. stro (che viva beatissimo in cielo). che nel molti e diversi autori. che tratto di guisa che vedete. che io vi presenti que guardo alle molte e grandissime faccende vo ste lezioni con molta diligenza. MAGNIFICe per meglio considerare la bellezza e la gra E suo MolTo oNoRANDISSIMO MESSER zia che di voi destava un cortese e gra zioso amore in chi vi vedeva.2 LEZIONE per lo serenissimo Gran Duca Francesco. sopra la ge tanto meno vi sdegnerete. materia prima e lo primo motore. tutto quello. IL GIoRno dopo finito. le quali in qual si voglia o arte. co per la vostra umanità. quanta comporta il merito vostro in cissiMA ACCADEMIA FIoRENTINA. fatica e spesa stre. (magnifico Consolo. e massimamente delle gloriosissima memoria del gran padre vo cose naturali: il che può venirvi non meno da . illustrissimo ed eccellentissimo signore. tale. un nuovo Augusto. che pomposa. così pubbliche. che ovunque vol s U L LA tavate i passi. BENEDETTo vARCHI. BENEDETTO VARCHI altri dalle finestre. quanto avete tenuta. pigliarete questa mia. nel potere e volere sollevarli. come per l'affe tatore de' suoi magnanimi fatti. che la de affetto che vi vengon pòrte. soprA IL VENTICINQUEsIMO CANTO DEL PURGAToRIO DI DAN pregandovi da Dio benedette altrettanta fe ºrE. alli 8 di febbraio. LETTA DA LUI PUBBLICAMENTE NELLA FELI licità. e recato in iscrittura più con ordine e bre ni. corrette e ridotte insieme nella grandissima sicurezza. che usate generalmente me verace figliuolo del gran Cosimo ed imi in verso ciascuno grandissima. che dalla Eccellenza Vostra pi ad altro fine. E siccome . magnifico M. riceo è il desio. non solamente volentieri. talchè tutti “CRISTOFANO RINIERI ad una voce affermavano voi essere le de lizie non pur di Firenze. il quale gli avoli e maggiori vostri. dalla cora ne discorsi filosofici. d'ogni sesso e d'ogni età correva per vedervi. vostro illustrissimo. ma tendete an isvegliare le belle lettere in Toscana. - s. cioè tutte le cose che sono qualunque e dovunque siano. che voi. sono e si com Umilissimo Servidore prendono cademici. Illustrissima Taus 1'Ente. immaginandomi. perchè mi rendo certissimo. così strissimo ed eccellentissimo signor mio. per sciuto più volte in molti e vari ragionamenti vo stri. GIovANNI DELL'ANNO 1543. assicuran vi sapete benissimo. anzi tanto più nerazione e formazione del corpo umano. fu veramente o scienza sono grandi ed eccellentissime riputate. Piacciavi adunque. - vostro fratello. E. accademico vostro. si urtava e pre meva per accostarvisi e calcate le strade. e da me accettate il ma in grado: benchè a me basta dimostrare in picciolo dono di queste sue lezioni. ed ogni per GENERAZIONE DEL CORPO UMANO sona d'ogni qualità. virtuosissimi Ac e voi tutti uditori nobilissimi) tra la Filippo GIUNTI. 1589. L'essere MOue cose sono state cagione principalmente. voi vità.

il quale io giudico più breve dico. le quali siano basse e volgari. ottimo filosofo ed ottimo teologo. in questo luogo per onorarmi di sporne un'al che tutte l'altre bellezze. tutte l'altre gran tro assai più chiaro e più agevole. ma incon º ed eccede tutti gli altri. siderato solo di per sè. ſui richie º. sono le forme di tutte le cose in potenza. di tutte l'altre sto con istanza grandissima da alcuni amicis º ed operagioni. quanto m'accorgeva meglio come ºano e di nobiltà e di perfezione vince d'as bonariamente sì e con molta ſede. nè de greci. certissima cosa è. così all'incontro niuno se ne può. cosa ciole o piuttosto niente. timo e grandissimo. Anzi avendo io fer º considerazioni. e che si esso si congiungano unitissimamente due na intraprende fra la prima materia. E perchè alla più nobile for ficoltà ogni volta. mºstrano i filosofi) l'ultima delle intelligenze. molto migliore e più vero. nè più im stimonia il profeta) narrano là suso la gloria perfetta nella materia prima. la quale io per ubbidire a chi si deve eseguitare il lo più rimovendosi. sempre m è cresciuto la maraviglia e lo stu º essendo tra le intelligenze ultima. non pure vi can della luna in giù tutte quante: perciocchè l'ani fesso. non che altro. e in tutto quel perfet m'abbia. che il semplice e puro atto senza veruna potenza. compimento dell'uomo: conciossiacosachè in Ora tutto quello che si racchiude. nel quale sono siccome tanto alta materia e tanto sottile e non tutte le medesime forme. scelto mai da me stesso un sì fatto capitolo a º (come i saggi conoscono) tante e tanto di dichiarare. tutte l'altre meraviglie. e l'altra terrena e corruttibile. quale o più largamente manifesti. E come dice Aristotile nella prima filosofia. nè più nobile. benignissimi uditori. più all'intelligenze s'ac dicendo Dante. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 3 egli non si può nè pensare. E veramente. che menti divine l'occhio del pipistrello a raggi del sole. cioè a Dio ot preso. essendo egli tutto quanto l'incredibile onnipotenza della natura. e così maravigliose operagioni e virtù. o per tanto imprudente. in atto ed in essere meno utile a sapere che gioconda ad udire. Ma e sostanze separate. nata. o più chia immaginare ancora nè più alta. che in loro stesse così il trattarne e volerla insegnare è non non sono. tante e così belle. il quale più Canto del Purgatorio. non altramente. non sia citatissimo nella vita attiva e civile. si divide principalmente in due parti. essendo ella tutta del Fattore loro. parendomi di trovarvi nuove bellezze. ed io per me. e nel corpo umano. e più s'avvicina alle intelligenze me dire ogni cosa) tratta compiutamente del e più s'accosta senza comparazione una cosa ani l'una e dell'altra di queste due cose. Perciocchè io non vo º solo di per sè. e queste sono ter l'intelletto nostro è nelle cose oscurissime a restri e caduche. così tra corpi quello è de a sporre oggi e dichiarare il venticinquesimo gli altri più perfetto e più nobile. che il corpo messa mia. che io veggio sedere grandi. ºsere prima tra tutte l' altre cose. ligibili. il alcuno. più nobile e più perfetta dell'altre. e queste sono celesti e sempiterne. nè più vile. è (come ne letto. ma giuro che tante volte. si può trarre agevolmente (s'io non può mostrare ampiamente ottimo medico. e in cose spirituali ed intel noi e chiarissime alla natura. nel quale Dante (che lontano dalla materia. ramente dimostri l'ineffabile maestà di Dio e ne più perfetta di Dio. mi pare insieme con questo no costaes'avvicina. se il cielo manca d'anima (come tengo nima con tale artificio e con tanta dottrina. più perfetto di lui ? Di questo breve discorso. seppe mºlto più degno senza proporzione e molto perfettamente tutte l'arti e scienze liberali. senza atto pere e lavori di quaggiù niuno se ne trova. consi fosse stata fatta da me. a quali non volli e non dovei man . l'una divina ed immortale. che egli si creda che io avessi l'uno e dell'altro insieme. lunga e trapassa le cose che sono dal cielo nè de latini. E qual filosofo neghe umano. in sideratamente nondimeno e con poca prudenza stenosissimi uditori. verso quest'una sono pic simi miei. Il che non º quanto alla materia avanza di grandissima avviene forse in nessun altro poeta. per le ragioni che di sotto intenderete. Onde tanto più mi pentiva º e più perfetta si richiede la più nobile ma di mano in mano della folle e temeraria pro tria e la più perfetta: quindi è. E questo capitolo solo. meno pericoloso che malagevole: perciocchè. i devolissimo ordine e l'utilissima usanza di que più s'appressa al primo principio ed ultimo sta fioritissima ed onoratissima Accademia. lo ºse. qualunque si sia che qual si voglia di quelle così della generazione e formazione del corpo che animate non sono. che siccome le cose incorporali. migliore e più da stimarsi che l'intera scien 0nde. in cose corporali e sensibili. E se i cieli (come te. e cosi mato (come sanno molti). come della infusione e natura dell' a rebbe. nell'anima umana. ho fine nostro. È ben vero che in virtù è lo primo motore. rispetto a quello che dire a oc utile e più difficile che alcuno degli altri. nella quale ture diversissime. ed º inganno) che l'uomo e quanto alla forma. che tra la notte e 'l dì son più di mille. quante io l'ho º razionale. o per tanto ºno e nobilissimo composto che risulta del prosuntuoso. e di tutte le cose. con glio che alcuno di voi. libro medesimo) il conoscere ancora che po così le cose corporali sono mezze nè più nè chissimo delle cosc alte ed eccellenti è molto meno fra le sostanze separate e la materia. ovvero intelligenze si chia perchè (come afferma il medesimo filosofo nel mano. come tra le sostanze separate quella è za di moltissime. che º i teologi nostri cristiani) che lo più vile ben si vede che egli oltra l'essere stato eser º imperfetto vermine che si trovi. che dell'o- quanta pura e semplice potenza. e più discostandosi da'corpi. nessuna nè più bassa. cioè. sono mezze tra Dio e le cose corporali. propria forma di lui. che intel nuove dottrine e conseguentemente nuove dif "senze non sono. viene ad pore. e questo è l'uomo. chente è questo.

E però noi simi. arrecare insieme. Ed innanzi che io faccia questo. in che io di materia sì alta e si nascosa ragio nando. coll'aiuto e favore di Colui che tutto sa voglio mancare d'avvertirvi che la generazione e tutto può. tre cose naturali. Ma perchè a bene intendere qua lunque cosa in qualunque scienza. Ch'a farsi quelle per le vene vàne. un discorso e ragiona deste e tanto disciplinate non si conviene: ben mento universale sopra la formazione del corpo chè le medesime cose (con i medesimi nomi si umano. che di mensa leve. i quali paresse di sapere alcuna cosa. alcuna volta da sè stessi ciascuno.) commentatore Averrois: i quali due senza dub . onde è semente. che mi parranno tutte le edizioni e dice in progresso. è stata trattata da tutti. ed indi imprende sofi e medici Arabi. i Greci cosi medici. or si distende altri ed antichi e moderni) Scoto. intendo ancora in questo luogo della citerò solamente in quel modo che giudicherò migliore. per nella lingua nostra. come quello. che per lo più sono è dichiarare primeramente con più agevolezza dannose. bisogna pri ma (come insegna Aristotile nel principio della l lentieri vi piaccia di perdonarmi. e che di certo v'offuscherebbero l'in che sapremo. donna. ed allora finalmente ci par tini. che a filosofi: sì perchè la sperienza Sovr altrui sangue in natural vasello. così a trattare del corpo umano. che già si muove e sente come Aristotile e Galeno discordano da filo Come fungo marino. e da Latini. e quello che è più. ed i greci ancora ed i la tutte l'altre cose. a fine che meglio. tutti i primi capi e tutte le risolu (1) Il Varchi legge poi e non mai. e maggior brevità che potremo. seguitando sempre lezione perchè la è quella di tutti i buoni testi a penna da lui Aristotile. e tanto diversamente che se io volessi E giunto lui. e di tutte gliate più agevolmente scusarmi in tutto quello. e quindi poscia geme pratico. Alberto Ma La virtù. favellare La qual cosa ho voluto dirvi sì. se ne basterà il tempo. principe de' Peripatetici. onde si preme. ov'è più bello alle donne sperte. e le prime cagioni sue. come (oltre mille Or si spiega. però noi vo e plebei.) i Latini da Latini. dichiareremo prima titolo degl'impotenti ed ammaliati) ma ezian alcuni nomi e principi. e si Ivi s'accoglie l'uno e l'altro insieme. così come io sapessi. lingue. ch'egli ha accolta questa più necessarie e più vere. ed il suo consultati. ed anco a qualche uomo Tacer che dire. Onde io lasciate L'intendimento nostro nella presente lezione indietro tutte le quistioni. sicuramente non basterebbero cento lezioni. i quali sono necessaris dio nella scrittura sacra e divina. come il grande Averrois Ad organar le posse. all'intenzione e proponimento no e formazione del corpo umano è cosa tanto ri stro. quando i primi principi ro alle vostre purgatissime orecchie. e pro Anima fatta la virtute attiva e contro da più dotti e più approvati autori. Tant'ovra poi. E però dovrebbero i filosofi in Dalle assetate vene. vi re dico uomo. quali sono esercitati coll'opcre tutto il tempo Prende nel cuore a tutte membra umane della vita loro in quello esercizio. pregandovi prima umilmente umanissimi posta e tanto nascosa. quando vare le mie ragioni e confutare l'altrui. poi. non mai. possono molte volte e so gliono bene spesso intendere più e giudicare meglio gli uomini idioti e volgari. che vogliate prestarne disse Aristotile) non si può avere dimostrazione oggi quella grata e benigna udienza. non dico tutto quello che si Coagulando prima. acciò che vo minutissimamente dell'anima umana. Che questa è in via. che sem e certezza. (M. non pur nelle leggi si possa imprendere e possedere questa tanto civili e canoniche (come si vede per tutto il utile e difficile materia. comincia ad operare. userò necessariamente se chè dalla cognizione di questi si conoscono poi guitando in questo. perchè questo sarebbe quasi infinito. ma tutto quello che n'è stato disputato. perchè questa materia oltre l'essere incerta e L'un disposto a patire e l'altro a fare. che poi (1) non si beve e scienziati. Tommaso. e più agevolmente può dire) si trovano scritte. Ciò che per sua materia fe' constare. è in tutte le cose vera e certa maestra. ed il dottissimo s. e formazione dell'uomo. ch'è dal cor del generante gno. e quella è già a riva. e si rimane molte cose rapportarsi al giudizio di coloro i Quasi alimento. come filosofi discordano Ma come d'animal divenga infante ecc. in tanto differente. anzi in questa. che di lei (come bene e cortesissimi uditori. Perciocchè non pure i filosofi e medici Greci. come in molte al pre solete. del quale Virtute informativa. figliuolo. secondo la dottrina Pe ripatetica. Qual d'una pianta. o meno puri ed onesti che in questo lendo fare innanzi che venghiamo all'ordine e castissimo esantissimo luogo tra persone tantomo sposizione delle parole. telletto: e riserbandomi in altro tempo a pro la generazione. dubbia da sè. se in trattando Fisica) conoscere i primi principi e le prime di cose si muove e quasi del tutto inusitate cagioni infino agli ultimi elementi d'essa. come trovasi in quasi zioni principali di quelle cose. ma ancora Dove natura a tutte membra intende. e poi avviva potrebbe. Ed io per me darei più fede in questo caso Ancor digesto scende. da' Greci medesimi gli Arabi dagl'Arabi. in tante Per lo perfetto loco. alcune parole e vocaboli. o errassi per poco sapere o per troppa inavvertenza mancassi: e sì affine che più vo le parti e potenze sue. essi scrivono appena una volta colle parole. ed (Con tutto quel che seguita. come a (poste da parte tutte le scuse) verremo oggi generarlo.4 LEZIONE care di leggere questo. che i dotti Sangue perfetto. ed Avicenna. o più vili sapemo.

secondo Aristotile. piglia la perfezione ed ultima stomaco lo manda al fegato. come il sangue. ranocchi. virtù sua dal cuore: e dice nel terzo capitolo nel quale si fa la terza ed ultima digestione prin del terzo libro delle parti degli animali. ed ha due superfluità. la quale è la terza operazione struo. secondo Aristotile: ma secondo possono nutrire. Mave DELLA DIGESTIone nendo omai al fatto. Delle quali tre cose si generano non so delle due qualità attive. e non hanno i sessi le digestioni vere e principali sono tre. come vermi. e da Latini bilis atra. che il sangue non si trova bocca dai denti: ed alcuni n'aggiungono una in membro nessuno fuori delle vene. la quale esce dici Latini Glutino. ed altri somi a volere dichiararla non basterebbe un giorno glianti. non è altro che sangue conseguente ancora le vene. cioè la collera e la maninconia. Dico principale. e la superfluità di questa se che il sangue ha tre parti. ovvero stomaco a nostro modo (il quale diffinisce Aristotile nel duodecimo Libro degli Dante chiamò – il tristo sacco. – Che merda Animali. non gine dal cuore. ovvero umidità. cioè del caldo e del lamente gli uomini. la quale si fa nella tura degli animali. è una cosa somigliante Greco. e come si vede manifesta vere digestioni. essendo sempre il indigesto. se non quanto dalla fede nostra e santissima religione cristiana gli fu vietato. onde nasce che tini dicano altramente. perchè perfetti: nelle piante non si trovano. ma digestione si fa nel ventricolo. le superfluità che nel cuore: il che però si debbe intendere della quale sono i sudori: ed altri n'aggiun ordinariamente e per lo più: conciossiacchè (co gono dell'altre. anguille. e così il sangue è l'ultimo da Latini bilis flava. così lo condo Aristotile. pora. stomaco: benchè stomaco significa propiamente appo i Greci quella parte che essi medesimi DEL SANGUE chiamano ancora esofago. cioè collera nera. se non quando il sangue si cuoce. benchè alcuni Greci e La do ed umido. egli sfuma e sva le due ultime. che zie. certo è che il sangue se come la gola manda il cibo allo stomaco. E di que nella vescica. La terza dige sti tre umori. Queste tre naturale. topi. La seconda si fa nel fe che tale nutrimento si può chiamare piuttosto gato. cioè la gola. e nel cipale. la quale nasce dal sangue. trire ad un bisogno. senza coito. la quale si chiama da noi collera. la quale si fa nelle vene. il che è contro Aristo si chiama calore naturale. particolare in ciascun membro. favellando sempre secondo Aristotile si differenti dal sangue sostanzialmente. La pri distinti. che tirata dalle vene cola di quivi si cambia e trasforma nelle membra. e questa cibo. il quale si nutrimento. chilo. però ne favelleremo brevemente. quando si pigliano. dove il cibo si cuoce un'altra volta. perchè è gialla. cioè di quelli che si generano di mate rale e proprio delle passioni opposte. chiamate da me conda digestione è un'acquosità. Rugiada e Cambio: perchè del sangue. Nel sangue sta il calore gue si trasmuta e converte in lui. il quale è cal non nella pianta. mosche. perchè tutte le membra. Fassi ancora un'altra digestione cora nell'ultima parte del cervello e della nuca. e diventa orina. pur con nome che mancano di sangue. il quale fu grandissimo ed ottimo quante siano. e si chiama da noi manin come quella del pane e di tutti gli altri cibi. i quali non sono della medesima spe intero: e però diremo solamente per ora. chiamano cora di seme mediante il coito come i topi. Il quarto Galeno. non si trovando fra loro nè maschio. La qual ria putrida. Peripatetico. Il superfluo di questa digestione e proporzionata al sangue. ma a . è l'ultimo cibo e nutrimento dell'anima fa di ciò che si trangugia) – si trasmuta il cibo le. ma queste non sono proprie e me afferma Galeno. Percioc muta in sangue. si nutriscono tutte le membra schiuma. e quasi in tutti si può intendere perfettamente che cosa sia gli altri della Commedia ed opera sua Dante sangue senza sapere che cosa sia digestione. se non in quelli che nascono an Toscani seguitando i medici Latini. che gli altri perfetti. fatte le manda fuori per le budella. ed il fegato al cuore. Le specie della digestione sono tre. non trasmutando il cibo. ma tutti gli altri animali freddo. che in atto. che sperma ovvero seme. ed vespe. il quale i nè femmina. e quel tal fumo è vapore. e non bene e perfettamente può nu continente e quello che è contenuto insieme. e medesimo. conia. si nutriscono di sangue. quando il san dove non sono vene. seguitò in questo luogo. cioè la flemma. una perfezione fatta dal caldo natu fetti. perchè alcuni aggiun decimonono capitolo del terzo libro della na gono una prima digestione. che Ma comunque si sia. perchè la prima si fa nella terra. e per umore. come mente nelle notomie) si trova del sangue an le prime tre. il quale non è altro che una sostanza digestioni principali sono proprie degli animali vaporosa. Ma perchè egli non tile. diffinizione è non meno scura che dubbia. e le vene hanno ori umori. Negli animali che hanno sangue. e si nutrimento in potenza. E questi duoi e luogo suo nelle vene. una come per accidente. dove ancora piglia debite digestioni. ben la forma per lo sesso. che me La digestione. secondo che lo colo. È ben vero se ne va nella borsa e vescica del fiele: l'al che questa è potenza propinqua e non rimota. le quali non sono stione. ma solo fa nel cuore. Ed in questa prima digestione che si fa nel ventri Dico dunque che il sangue. eccetto quinta. il sangue si genera nel fegato. ed in quelli | in sugo che i medici chiamano. e si chiama ultimo sono le fecce e lo sterco umano. non in atto. e immediatamente. ma in potenza. tra è quasi feccia. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 5 bio. dichiarerò prima che cosa sia sangue. si diffinisce dal filosofo nel quarto della perfetti: dico perfetti per cagione degl'imper Meteora. E così avemo veduto. Ha il sangue il principio e questa se ne va alla milza.

oggi viva e che forse sia stato da Galeno in ond'egli esce. nè gli si fa meglio il verno che la state. (M. voce del maggiore e più eccellente medico che che ha virtù di far cosa tale. E sebbene (1) Parla qui ed altrove il Varchi del Duca Cosimo 1. tardano a gittare e i quali sono due vene ed altrettante arterie. come è l'oro puro. Le quali cose per essere non meno chè pare che Aristotile voglia fare alcuna dif difficili che belle. e in somma non vi con parte viscosa si ristrigne e raccoglie insieme. e per questo tutte le cose. non è però superfluo. si racchiude la virtù generativa. benchè certi me vuole per niente. dove dice. sebbene le più volte vi con e sottile. necessarii alla generazione assoluta tovari e nelle ricette loro. quando ella si congiugne coll'uo nerare cosa somigliante a sè. cioè non mi lascia: onde detto che io arò. seme. la quale è nello spirito oltre l'altre tante e sì belle ragioni. e Galeno dubitò se gli era creatore. che Galeno. passerò del tutto inutili. E questo umore il del quale è schiumosa e spugnosa. LEZIONE noi basta sapere. e v'apporta molte utilità e giovamen vero informativa. secondo Aristotile. La quale ti. bene è superfluo all'individuo ed a particolari. che sono membro. non nutri sticoli potrebbe generare: il che Galeno non scono. non ghissima dichiarazione. e genitura). Perciocchè i testicoli. il seme esser quello. nè avanza asso ma. e sono donna non ingravida. cd opera in virtù DELLo sPERMA DELL'UoMo del generante e come strumento del padre. che operare formalmente). e per conseguente la notte tare vero e perfetto sperma ne' vasi seminarii. le quali per vie lunghe e gli altri: e questo perchè essendo le donne di complessione fredda. la tile. seb allo sperma della donna. notaremo quelli che Galeno seguitano. e Ma lasciando questo dubbio indeciso. il seme della donna è essenzialmente ed in so Vedi la nostra prefazione. avrebbero bisogno di lun ferenza tra sperma. cioè col no femmina. La materia o dipinto si chiama uomo. sono più generativi che una da ogni parte. E benchè si chiami superfluo ed avan parti. simo ed eccellentissimo Duca. la quale me solo. non altramente che un uomo morto non si può fare senza lo sperma. le quali dello sperma. secondo Aristo quando i semi non concorrono amendue. zione. E questo basta della digestione. nella ge spugna assai acqua: onde spargendosi in terra nerazione. E così uno senza te onde non si può separare l'umido. vina. sono in potenza e si contengono voi (mercè della virtù e liberalità dell'illustris virtualmente tutte le cosc. non è però superfluo. E perchè lo sperma opera vir qua (2). caldo nerare senza lui. e massi vertirsi in membra. benchè con un solo si generi. che lo quello che avanza dell'ultima e perfetta dige sperma è corpo omogeneo. e mediante la generazione. secondo i medici. nè attivamente. tualmente (il che è più nobile e più perfetto. come vuole degli animali ed altrove. che egli esce per la medesima via dell'orina come i sudori ed altri più brutti escrementi (benchè alcuni credono altramente). i quali scuna digestione è di far sì che l'umido si ra non sono necessari semplicemente alla genera guni e si rappigli. in che esce della matrice con movimento e con generò in tutti gli animali un desiderio di ge dilettazione. che la cena sia che nello sperma. o piuttosto nella virtù ge più piena e più abbondante che il disinare. (M. come nella l'uomo non concorre secondo lui. perchè vi quale è freddo e sottile rispetto a quello del si rinchiude dentro assai spirito.6 . Perciocchè non e così ancora i testicoli : tuttavia quell'umore potendo la natura perpetuare gli individui. aggiungendo che quegli uomini i quali gono aperti i vasi spermatici ovvero seminarii. che sono in atto. se così si debbe intendere Aristotile nel nono condo Aristotile. cioè nè come perchè lo spirito si parte ed esala via. quale è quella. non si può chiamare sperma. Ancora che la femmina abbia i vasi seminari perchè come sperma non può nutrire nè con poco differenti da quelli dell'uomo.) . cioè nè come agen tosto diventa minuto e si secca prestamente: te o forma. che il sangue possa diven mo che andando. anzi dice. signor nostro)(1) e che si contengono formalmente nel generan avete potuto udire a giardini passati dalla viva te.) (2) Credo Francesco da Monte Varchi. stando fer pare ragionevole. disponendo ed agevolando la materia. nè passivamente. medico a tempi del stanza della medesima spezie che quello del l' uomº secondo i medici. dici usino (non so perchè) di metterlo ne lat principale. E virtù gli è data principalmente dal cuore. Il medesimo afferma Avi secondo lui come due piombi o pesi che ten cenna. e tutto nelle sue stione. o il quale si chiama qualche volta genitura (ben creatura. e l'altra paziente o materia. E per questo vuole Caleno. che il giorno. nerativa o informativa. e non da testicoli. mandar fuori il seme. necessarissimo è alla spezie. come ciascuna parte d'acqua è acqua. ma la brevità del tempo è altro che il superfluo del nutrimento. seme. il quale è una certa umidità tra acqua e tuarsi almeno in ispezie e successivamente. essendo duri di schiena. ovvero seme genitale ed umano. anzi mamente nell' appiccatura e dove cominciano. cioè che ciascuna parte di sperma è sper zaticcio. che il fine e termine di cia distorte portano il sangue ne testicoli. perciocchè lo sperma. corre di necessità di maniera che si può ge e in quello spirito. Ciascuna digestione mente. E però disse Aristotile. servono solamente per instrumento. secondo mediante il congiugnimento del maschio e della Aristotile se non equivocamente. e lutamente e semplicemente. e così di perpe mo. penano ordinariamente assai a compire e dar fine all'opera. perchè secondo Ari Varchi riputatissimo e suo compaesano. però Aristotile lo chiamò virtù separata e di Lo sperma. il quale è corpo aereo. ovvero del tutto. ov corre.

melle loro (come ne insegna Aristotile). » corre a tutte le operazioni di ciascuno viven nasce inferma e cagionevole e bene spesso leb » te». nè le piante. si chia dette di sopra. E questo an vero. da quello noso e nocevole pure assai. o altramente magagnata e di poca vita. alte due dita. ovvero corpo del bambino ventricolo sinistro del cuore. come hanno fatto tanti. perchè non è altro. e forniscono il quarantesimo an sebbene sono d'una spezie medesima. alta e più benigna materia. nè meno diverse quello che rimane dell'ultima digestione. E sebbene du devano. Ma marchese. non ostante luogo loro si diranno. che se alcuno mettesse un dito nel brione e il parto. e quanti sono. che egli sia ani . accade però circa la fine del mese Alberto Magno nel libro della spirazione e re per essere allora più freddo) si può generare. più alle giovani. non e sciorre la questione. non so io d'ondè. il quale è utile minio. Galeno comunemente circa il quattordicesimo anno). spirito è un corpo generato dalla parte vapo tura che si genera allora o s'affoga per l'ab » rosa più sottile del nutrimento. sono il simamente ne fanciulli anzi il quattordicesimo più delle volte sterili. della quale si faccia lo spirito. sono che sono differenti la femmina e 'l maschio. Alcune si purgano tre volte il mese: quasi che quell'umore che senza movimento alcune si purgano ancora che siano grosse: e senza dilettazione o poca esce talvolta e mas quelle che mancano di tali purgazioni. benchè sia caldo a predo un'altro mestruo puro e netto. settimo libro di Plinio. sebbene non sono neces del mestruo. E se uno dimandasse: Arabi. che i testicoli nelle donne hanno legga Aristotile nel settimo libro degli animali. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 7 stotile è differente di specie. qualche altra utilità e giovamento. nè come materia. il quale con bondanza della materia. come le E chi cerca d'intendere cose mostruosissime poppe negli uomini. sangue o dell'aria. ma composto dei nella matrice da tutti i membri della donna quattro elementi. il che è non meno per Mestitufo utile e necessario. di schivo di sapere quelle cose. ogni mese e di qui ebbe il nome. sebbene si potreb DELLo spirito bero dire molte cose. ma teologi ancora. legga il quindicesimo capitolo del sari semplicemente alla generazione nè quelli. E grandissima dubi minciano a mandar fuori il seme (il che si fa tazione. E perchè delle cose anno de'vasi seminarii e del membro dell'uo naturali si debbe favellare liberamente ed aper mo il quale è tra acqua e seme. si può dire. e nessuno debbe vergognarsi o avere a mine? Risponde Averrois. Non meno difficoltà. che noi tiriamo insieme coll'alito. ed uomini san A che servono adunque i testicoli nelle fem tissimi. il quale come inutile del tutto anzi dan Galeno) egli si levi ancora dall'aere. chi vuole sapere mini? Ma perchè dare una istanza o allegare onde venga il mestruo bianco e perchè venga un inconveniente. di che egli fu mandando: A che servono le poppe negli uo prima generato e poi nutrito. ora fred come ne maschi ingrossa la voce. o del nutri Ma dopo tale purgazione è il tempo attissimo mento secondo Alberto. E comin perchè sono differenti secondo le disposizioni ciano innanzi ai maschi. co perchè in questa diffinizione non si compren me a Greci ed a Latini i loro). nè perchè lo chiama parare l'aria. e di questo si forma l'em leno disse. (Il volgo no stanza del polmone è spumosa. cioè che mancano di sangue e pareva purgano (il che. e per quelle cagioni. ed accomodandoci più al tempo ed al l'altro. a purgarsi ed avere il tempo loro. il opinioni tra filosofi ed i medici che nelle cose quale negli uomini si chiama sperma. cioè sia più caldo che altro. per questo non così avviene nelle femmine quando cominciano è generativo e utile. che l'avanzo del nutrimento è sono in trattare dello spirito. sono però differenti. e benchè lo spirito si levi dal vapore del brosa. » Lo tuttavia questo interviene di rado: e la crea ». nè gli animali chiamati rante cotal flusso e mentre che le donne si esangui. Ed io passando a più nè queste. che al trebbe tenere per la gran caldezza. così nella e non per altro (secondo lui) la carne e so lingua Greca. avvenga che (come vuole molto. che all'altre e quanto noccia. siami lecito usare i nostri nomi. come Latini ed ma. lo spirito è un vapore cora è di due maniere. quanto la materia presente richiede. non pur filo matico. così Greci. E bre no. uno impuro e putrido elevato del sangue. nè utile alla generazione nè come for sofi e medici. spirazione lo definisce generalmente così. egli nol vi po in quel modo. che alla materia diremo che lo spirito timo del sangue. cioè tosto che le mam ed accidentalmente in quel modo medesimo. Del mestruo delle donne. dichiarerò che cosa è spirito. per più brevità. ma noi seguitando l'ordine no ma nelle donne mestruo. a noi basterà favellarne tanto. quando co do e talvolta temperato. se non per pre stro. si manda fuori aere dico. come nella Latina. nè minori controversie Dico dunque. secondo Galeno. e non è sper tamente. o conducendosi a bene. se lo spirito abbia anima o no. che le cose passate. par che tenga alcuna volta. e chi passa quel termine arriva infino al vemente il seme della donna è non altramente sessagesimo. come quello dell'uomo. cioè lo sperma ed il mestruo siano l'ul luogo. E benchè l' uno e stro. che un corpo tenue sottile che quello dell'uomo è perfetto e digesto e quello si genera dalla più sottil parte del sangue: ov della donna crudo ed imperfetto. benchè non abbia tempo de che fosse solamente dello spirito umano: però terminato. il grande Arabo. Dice Aristotile che sic che Avicenna lo chiama ora umido. non dovemo però cre ed ottimo a ingravidare: perchè allora cade dere che sia corpo semplice. Onde Ga alla generazione.

Ma questa opi timo a morire. ed embrione la creatura ovvero bambino. Quando. o quasi formativa. che ma della femmina abbraccia e contiene l'una . Da chi. rola quasi ricercarebbe un' esamina e ben lun e sostanzialmente: e questo per cagione del ga. porrò fine a questa materia. e perchè. il principale membro. infino a che nasce: che gli spiriti siano tre: Vitale. non sono quale manca di virtù attiva: e quello dell'uo se non due. che l'uno e l'al ovvero parti dell'anime tre. quello dell'uomo e quello della vello. La seconda opinione di Galeno colla sua frigidità la caldezza del cuore e de vuole. nè lo sperma (come credevano al dell'animale come s'è veduto spesse volte. Razionale nel cer tro scme. e nel quale sono tutte le virtù. il benchè Galeno sia di contraria opinione in ogni sangue mestruo. non sente e non si nu medici. E però diceva. secondolui non nione ha poche ragioni dal suo lato. dirò ora fizio del seme del maschio. San a diversi luoghi. dicendo. essendo questo proprio del maschio. complantati. vitale nel cuore ed animale nel mo diviene materia. il quale è primo a nascere. Naturale. Restarebbeci ora una della donna è anco egli agente e formante. ovvero l'embrione. la migliori medici e più lodati filosofi. e gli spiriti nel cuore. lo sperma dell'uomo ed il se cosa. ma nella qualità. o è mosso immediate dall'a. me dice Galeno) non nella qualità. che sta nel cuore. ov in lui non si vede operazione alcuna d'anima vero appropriati e degli spiriti chiamati dai ed egli non intende. come sanno quelli che ha queste cose han molto spirito. Irascibile nel cuore. il seme insieme collo sperma dell'uomo. Quanta al novero. il cuore può somministrargli lo spirito ed è e così secondo Galeno. i quali altramente sarebbero inutili: fetti concorrano necessariamente tre umori. chiamato par mangiare temperatamente e cibi ottimi ed ap to. dichiararemo questi cinque capi E chi direbbe mai. il naturale è il me onde dice. nè meno (come dice egli) come quando si mette e il cuore. alcuna volta ne dubiti: ma secondo Ari credevano alcuni. o danno opera. ed allegare i libri diversi siti tirato dalla calamita. la quale ha virtù attiva. il quale è in lui. Digestione Sperma. E per procedere dall'anima in un istante per tutte le membra. trisce veramente e propriamente. che dell'uno e dell'altro. per non empiere la lezione di no dal riobarbaro. e quest'altra e le carte. senza citare altra fossero animati? Sebbene questo si muove a mente ogni volta l'autore. che a temperare sime contra. ma come strumento mosso ed eccitato è possibile che lo spirito. Ani uella d'Aristotile: quella di Galeno. confuse ed intricate che ciascuna pa ma del maschio era agente e formante per sè. ed è nè più più perfetto. come (Dio permettente) dichiareremo me della donna: e questi tre principi (secon un'altra volta: perchè queste sono cose tanto do lui) erano differenti in questo. Mestruo e Spirito. e non si distingue da la caldezza della matrice. E se si muove Dichiarati questi cinque termini necessari. e forma il mento dell'intelletto: onde chi ha migliore parto. contro quello. e moltitu dine. e da virtute chiamato un'altra volta il nome e favore di interna e brevemente per sua natura. ancora dopo la tù e forza sufformativa. ventricolo del cervello. cioè morte del generante. lo sperma del carne. Nutritiva nel fegato.8 LEZIONE mato. di che si generi viene dalla buona digestione. nè cervello si risolvono in acqua dopo la morte il sangue. Ma perchè questo si di formativa non per sè. vogliono alcuni che si genera nella matrice. ed il suo grandissimo commentatore. donna. perchè qui senza fare menzione degli spiriti innati. e l'anime diciamo. distintamente. che Avicenna vuole. ma in virtù e per bene chiarerà più di sotto al suo luogo. che essendo i membri princi i Avicenna. E quegli hanno lo spi CAPo I rito migliore: e più sottile e più lucido. che lo sper dubbie. lo sperma no dato. e nel quale è della donna non aver forza e virtù formativa. Lo spirito umano è più perfetto mi e consumare il tempo indarno. Fegato e Cervello. il quale è solamente come materia. ed ul nel forno la pasta del pane. Voglio bene che sappiate. quanto il mestruo. il naturale nel fe e materia del parto. più nobile e nella quale si rinvolge il parto. da propriati. che il ferro o la collera per ordine a uno a uno. e questa si fa col e formi il parto. Ma secondo i ciocchè quello della donna diventa materia. spirito è più speculativo. e moltis sente e non serve ad altro. i quali hanno il sangue più puro e più sincero: il che Tre sono l'opinioni più famose. non sa questo intrinsicamente. egli nalmente alla formazione del feto ovvero parto. non essendo egli animato. altramente quella l'uomo come movente e formante: ma lo sper tal parte non viverebbe. e consiste questo (co cioè in quanto tempo. e nel stotile. si fa un coprimento lui. che abbia anima). non dubitazione importantissima. ma diversamente però: per gato e l'animale nel cervello. E cuni) nè ancora lo spirito è animato. Dove ed in che modo. sia spirito. verrò fi nima (il che è di cosa. il sangue mestruo e co necessario. concorra alla genera pare ragionevole che anco gli spiriti siano tre: zione. ed il cervello. quella male. che in ogni minima particella di me mosso e formato solamente. e che l'uno e l'altro diventi sostanza il vitale. che tanto vive l'animale. che secondo al parto come una crosta ovvero corteccia. il quale esce fuori dal seme del maschio. I cinque di quello di tutti gli altri animali ed è stru capi sono questi: Di che si genera. Aristotile. Noi cominciandoci dall'ultima. mediante desimo che il vitale. ma in vir possa dare l'anima ad altri. pali tre: Cuore. e questa è come per sè. che solo sa il vero e la certezza di que viene di fuori da una qualità che si diffonde ste cose e di tutte l'altre. ma gli Colui. la virtù generativa. che alla generazione degli animali per gli spiriti. Il terzo umore è solamente. o d'osso. gue. oltra il mestruo.

anzi può la donna (secondo lui) di l'uomo: benchè alcuni dicono altramente. ed è fatta dalla natura per tre cagioni ma vegetativa e sensitiva. che non s'apra poi e donna sua vicina. Dicono alcuni. Tutti e tre questi membri principali si for logi. Benchè questo non accade ugualmente Ed Averrois adduce l' esempio d'una buona in tutte. che i latini chiamano superfetatio. nella la verità. poi il fegato. Come una donna impregnare naturalmente da sè stes si formi ora il parto. diciamo con Aristotile: che il sole. e massimamente in quelle cose che quale si formano prima i tre membri princi non hanno dimostrazione come questa. il maggior medico che si ricordi. è rivolto e circondato da gione. ringravidamento e ringravidare. poi come una cosa coagulata possibile. nè come at mo: e dicono. che il a sè naturalmente lo sperma e seme dell'uo seme della donna non concorre. furono fatte gravide da mariti loro. e massimamente quelle degli astro coli. onde si fa spesse trovata pregna solamente per entrare in un ba volte quello. o piuttosto la ma quali si trovarono gravide. sa. perchè non respirando da principio il bambino. che noi veggiamo che il seme. come mosso. ed il mestruo come gachè ventre significhi propiamente quello. cioè il cuore. ovvero seme suo propio per tirare a sè quello del materia. non solamente rimanda fuori (dicono) il seme sebbene alcune se ne trovano di tal natura. che sen subito ed in tal guisa. e 'l cervello sono quasi super più infinitamente la cagione universale e rimo fluità del nutrimento del cuore. il ne rimota ed universale. potrebbe trice al parto. secondo Aristotile (il quale mai non cessa dal moto). o seme. non del cielo e massimamente del sole. una virtù pro te. nel quale avevano sparso il seme certi ri superfetare . rispetto al cielo non è ca bambino nel ventre. l'uomo generano l'uomo. le ingorda dello sperma virile. avven scolino sarà come forma. la quale noi chiamiamo molte volte cd in una parola passivo: e così il seme ma ventre. è se non im poi come sangue. Anzi ventare gravida senza che sparga del suo seme. egli è mosso e formato. spirito. e perchè opera in virtù tre tele. ancora che mal vo tura è tanto accorta e tanto sollecita della gene lentieri e contra loro voglia si congiungessero razione. ed acciocchè le parti dello sperma non si spargano ma stiamo raccolte insieme. lo sperma dell'uomo. ovvero parto. se non rispetto al per meglio dichiarare. lasciando stare l'al non ne ha bisogno: il medesimo si dice de'testi tre opinioni. diventa quasi come carne. il che pare cosa im non vi potrebbe entrare. e dà la materia: di maniera. ovvero forma. acciocchè la virtù e lo re l'intellettiva. Conciossiacchè. come fecero ancora i latini. ovvero burro. certamente malagevolissimo a trovare e rappresa. perche sempre la virtù unita e più forte. materia. ma ancora quello dell'uomo. discorda dal quale da principio è come latte. e senza dubbio opera onde il fegato. poi il cervello. e questa è di tirare è passivo. che (secondo affermano) za perdere la virginità. onde si genera il cuore. E mo non si chiama cagione. anzi l'uo gue sottile e puro. che fu il donna. dove come materia. tira a me interporci il giudizio mio e darne sen a sè la più pura parte del mestruo della tenza. d'ago. e così l'uomo verrebbe ad essere superfluo. l'ani guardia. che ella manda fuori e versa il tivo. e l'uomo come pro cervello di quello che è flemmatico e freddo: pinqua e particolare. diciamo che il parto. e ne forma il parto. Prima. come formante e formato: CAeo III perchè rispetto al mestruo egli è movente e formante ed in una parola attivo. egli per la virtù sua attiva. avviene. ed il seme femminino. Quanto al secondo capo. Ha la matrice (se che nel parto umano siano due umori solamen condo che racconta Averrois). come il luogo al locato. propio. non baldi che vi s'erano bagnati poco innanzi. matrice. E avendo altro. nè ancora una punta possibile. fino qui basti del primo capo. che dove Galeno. ma strumento. gno. ov dà la forma. come tre vesciche picciole. che ricevuto dentro il semc. o embrione. o (come dice egli) se il seme della donna avesse pregnezza sopra pregnezza: e cosi giova la ma virtù formativa ancora che debole. maggior filosofo che fosse mai. cioè del san ta. il quale è attivo. e mano del sangue: il cuore della più sottil parte. ancora che non sia animato egli. che la particolare e propinqua. e noi potremmo forse dire. come forma e che noi chiamiamo di sopra ventricolo. La prima è una certa tela sottile. nè come passivo. e disporlo a riceve e giovamenti. che s'era riceva di nuovo lo sperma. il sole come cagio il fegato di quello che è grosso ed acceso. Il pol CAPo II mone non s' annovera tra membri principali. poi che che mai non ingravidano senza spargere il se se n'è servita: ed è essa tanto ghiotta e tanto me: e s' allegano molti esempi di donne. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO cosa e l'altra: perciocchè egli è come moven te. Ed in pali. che è nel seme del maschio non eva pori ed esali. ma rispetto Il parto (come ognuno sa) si genera nella al seme dell'uomo. nè talmente. altramente quasi che quella. che giunto il seme del maschio Quale sia più vera di queste due opinioni non istà nella matrice. il quale opera in virtù del gene stare appiccata al guscio dell'uovo di dentro: rante (morto lui) ha possanza di introdurre nel e chiamasi questa prima tela armadura. Dico bene. La terza sentenza d'Aristotile è si fa la prima digestione. è diſficilcosa a chiarirsi. e pia e particolare della sua forma specifica. il quale vero da tutta la spezie. si chiude eon l'uomo: e si racconta di quelle. la quale gli giurò. e il mestruo della donna. Lº º vant HI .

sariano nel nono. nel paragrafo finale diremo le più generali. e per questa come dice Aristotile. la nell'undecimo. che egli cora. che sono ventinove giorni e mezzo e poco più: e questa credo che sia la verità. orecchie no i filosofi) e tutta la scienza naturale e la cd altre tali. i quali per molte cagioni (come altra volta diremo). e di miglior complessione: il che o più basse. chi più e chi meno di partorire. conciossiacchè il bambino in Ispagna. seguitando l'autorità d'Ippocrate. nel quale molti vivono. come naso. non avendo ragioni infallibili. è però da notare que gli autori. che ed alquante ore: il che secondo questa regola ne hanno scritto: ma noi non avendo tempo. scrivendo che il quali si possano concordare e verificarsi tante divo Pio. dove elle erano più robuste e più mentre sta nel ventre. le cui operagioni dovendo nn sizione universale che dice: Ogni agente na trire. maravigliandosi della grandissima provi medesimamente sia un tempo determinato e dif. e fu fatta dalla natura per rice secondo che recita Avicenna. che con arti. un mezzo anno appunto. cioè giorni cen nel mezzo. e tico. sopra il caso di tempo si formi il bambino. nascendo ora nel settimo mese. il quale si divide in tre modo. o piuttosto cinque ot ginocchio: e benchè egli viva primieramente tavi. innanzi il settimo getativa negli uomini è differente dall'anima mese. Ora se l'acquosità e quasi orina. Diciamo dunque con Ari sentenziò che uno che era nato in cento ot stotile che tutti gli altri animali hanno un ter tantadue giorni fosse legittimo. e sono i mesi d'Ippocrate mesi non so vegetativa delle piante. errino e si diano a cre piglia il bambino il nutrimento: e per questa dere quello che non è. sono necessarissime sempre. cioè quando e in quanto M. che le madri di questi tali. Alcuni in otto. in maggior del quale non si possa na nerazione il cervello è picciolo. e poi la sensitiva. avendo ad tarebbero inconvenienti grandissimi (come san uscire da lui molte cose. dove scrive an mine prefisso. e non ci parendo possibile non che necessario e si confà quello che scrive Ulpiano nella leg raccontare l'opinioni d'una in una tutte quante ge che comincia: intestato. Dico bene. quanti sono quelli. e di questi vivono po questa prima tela circonda tutto il parto in chissimi. una fanciulla nata in cento sessantasei giorni o più tosto dispareri. vincano. Dicono an turale ha determinato il più e i meno. ma solamente le parti inferiori più forti. cora. ed il ogni buon filosofo. e quelle mediante le nel titolo de suis et legitimis. si nutrisce per lo bel generative. benchè nel ventre non mandi fuora le feccie. quasi che cerchi la figura fra i minor numero (il quale è secondo Ippo tonda. che egli quasi tutti nascono. tele sottili. altramente ne segui degli altri membri. non potrebbe essere. che translazione: perciocchè nel vero l'anima ve niuno nasce che sia vitale. la terza parte è una certa credere. Io LEZIONE seconda cagione è aſſine che il bambino non cono de'cani: solo l'uomo non ha tempo dè sia offeso dall'orina. ro. e qualcuno nel tredicesimo: quale (secondo Avicenna) è composta di due benchè io credo. cioè il tempo da una luna al mamente. che da principio della ge finito. ed il maggiore si dan la vita vegetativa. si fanno del mestruo mediante la virtù del seme ſe benchè in queste cose non si possa dar fer del maschio alla matrice. ed essendo la natura tanto possente 'altra parte va alle mammelle ed imbiancando e tanto varia: niente di meno a me giova di vi diventa latte. si chiama secondina. Alcuni nel de e la prima tela. La terza tela. Tiene la faccia crate. sudori ed altre superfluità. nel nono mese. ma innari. verità de nascimenti. sono tanti pareri. e cuni. a proporzione possa naturalmente fare. Sperone amicissimo mio. e quivi ri finito e determinato. o più tosto niuno. che sia naturalmente un tempo dif superfluità che si posa nel ventre. discordie e varietà. che il capo in quel tempo. chi bene il sapesse a fa manda fuori s'adunasse e raccogliesse fra lui cesse il conto. terminato. di sette sopra le ginocchia. an CAPo IV cora che sappia quello che m'ha scritto nella mostra lingua leggiadrissimamente il dottissimo Nel quarto capo. e patire così dal sudore. secondo Aristo torno intorno. e per pocrate sarà vero quel che dice Aristotile. perchè non sia offeso dalla durezza per lo più e come volgarmente si dice di sette e ruvidità della terza tela e della matrice. senza dubbio verrebbe il bam cimo. benchè siano debili La terza. E questo basti del terzo capo. in minor del quale non mane in fino al tempo del parto. denza della natura. e similmente nell'autentica . secondo questa regola d'Ip ste cose esser dette metaforicamente. Alcuni. Dicono al possa nascere parto alcuno che vitale sia. Colla quale si conviene. Sta il parto Irel ventre della ma medicina anderebbe per terra. e ciascuno occhio sopra ciascuno to ottantadue e mezzo. la quale è perfettissima. l' altra. Alcuni secondo Avicenna come dall'altre superfluità. avveniva ancora vere le superfluità. e la sensitiva medesi lari. come quello scere e vivere. in guisa che il naso venga mesi. cioè quindici ore). dove le donne sono tutto il parto. tal che se no più gradi indeterminati: e di qui viene la si pugnesse non sentirebbe. e questo per quella propo fegato grande. conre di mette alla redità . il che può intervenire si congiunge mediante alcuni legamenti. e quindi piglia il nu ma. e mesi. La seconda tela non circonda tile: se non m Egitto. come una pianta. e si possono concordare come animale bruto. benchè questi chi potesse vedere il ve bino ad essere offeso. che il parto dopo dieci mesi non si am benchè alcuni qualche volta variino. E così. è molto grande. Della più sottile si nutrisce il bambino. E così credo che debba tenere che per allora non è molto necessario. nel principio del libro del parto. e certa regola ed ognuno creda a suo trimento dal mestruo. anzi la maggior parte. che dre chinato e curvo.

che il bam bile coll'agente. per avventura. che il parto si vono essendo Giove caldo ed umido. ed anco di questo si favella diversa trodurre la forma nella materia. ed il astrologi e molte altre opinioni loro. tere. cioè quando nascono i capegli e l'ugne. come il i filosofi è l'introduzione della forma nella ma raaschio rade volte in trentacinque. Ippocrate dice. ma in uno stesso au sta materia è non meno lunga che dubbiosa. aveva che nascono nell'ottavo mese non vivono. e dubitava da notare. forma ed organizza (per dire come Dante) nel due umori consiste la vita. ch'ella fu l'ottavo mese essendo ritornata la signoria a stolta figliuola di madre saggia. ed in quel mezzo sono più tese semplicemente sono contra la filosofia e gradi. che il parto si forma in trentadue dì. Noi pigliando il ridurre a buon senso (1). molto forte porzione si può procedere in tutti gli altri. che nel primo mese del parto signoreggi Saturno. che il Varchi al paro de'più acuti e profondi ingegni dell'età sua andava mano infino alla luna. e sangue: in dodici poi diventa di carne. la quale è sola e muore più tosto. il quale se e freddo come la luna. ga. la femmina nondimeno fuori del ven non è bisogno di cibo e di nutrimento. essendo di già gua vare le contrarietà che sono non solamente tra rito affatto e fortificato. e ne se trova esito si salva e vive. dove centoquaranta. ma se trova re gli altri diciotto si formano tutti i membri: e sistenza. si muove in settanta. e copulare l'intelletto possi mento del parto. l'astronomia. Ed affine che meglio si com nascono sotto il dominio di Giove. che gione naturale e filosofica è perchè il bambi l'embrione nei primi sei giorni ha somiglianza no sempre nel settimo mese cerca e si sforza di latte. Conciossiacchè Ippocrate dice in un luo ed il tempo passa. e però vi prenda questa materia. cioè per in ciono. quivi tre cresce più tosto. dovemo sapere come Dante no dalla generazione cento cinque e nasce in avendo di sopra nel canto vigesimo terzo. La cagione perchè quelli obbietto adeguato della mente nostra. nel quale si muove il parto. veduta la to quarantacinque. e così per compimento quaranta di. sempre procederemo con questa è ancora ben sanato non può vivere: ma se medesima proporzione. l'undecimo mese. quando col Bailly si ripeta. il secondo Giove. come quella che nacque dal Saturno. alla dichiarazione del te e che il tempo. diciamo. come ciò potesse essere. non si con non è umido com'è ella. è desiderio ardentissimo di dimandarne Virgilio. sapen più caldo si forma nel ventre piuttosto che la do egli e come fisico e come medico. non solamente da diversi. ma secco. che vengono ad essere dugen nel sesto giro si purgano i golosi. la quale essendo la set perduto dietro le pazze fantasticherie dell'astrologia: della tima e l'ultima. che la femmina e brevemente il fine d'ogni generazione secondo nde volte si forma in quarantacinque. E s'era maravigliato seco medesimo. o qual si voglia onde se esce poi l'ottavo mese. e così si potranno sal egli aspetta il nono mese. Ma lasciando gli ventre della madre al manco in trenta di. Gli astrologi vo ma poi come modesto uomo e rispettoso sipe gliono. ridurre a concordia colla rego della materia. piglia qualche lesione e nocumento: se torremo il minore numero. sto. si potessero nei trentacinque e quaranta. rispetto alla bre in tre mesi. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO r i della restituzione delle cose dotali. Favellano teria. che so il presente capitolo. ed in un altro in trentacinque: ma bisogna av CAPo V vertire. che dove femmina. nel quale si forma: scere agevolissimamente quale fosse l'artifizio ed il tempo quando nasce è la metà più di e quanta la dottrina di questo poeta veramente quando si muove: onde formandosi il parto in divino. ed aggiugne. che la ra maggior numero. E come desideroso tasto che il maschio. ne'quali. vità del tempo ed alla difficoltà e lunghezza per avventura. perchè non degli altri. siccome anco invecchia. Aristotile dice. passeremo all'ultimo capo. d'apparare e di sapere la verità. e viene a perfezione più non può essere magrezza. Ma perchè que l'uno scrittore e l'altro. e così di mano in (1) Emerge da questo tratto e da molt'altri. (M) . il nato non cede la redità al figliuolo nato nel fine del campa: ma quelli che nascono nel nono mese. E per intelligenza più chiara di tutto trentacinque di. bino si muove tre mesi dopo la concezione e --- la bambina quattro. il che è il mente. e pigliano prima ha perfezione che La cagione della generazione dell'uomo è la femmina per molte ragioni che ora si tac primieramente come tutte l'altre. le quali contrarietà si potranno. che sebbene il maschio per essere nel suo cuore. Agostino. vive. ne'quali si può formare e massimamente la verità. la che dette Ippocrate sopra questo: la quale graziosissimi uditori. ne nove di seguenti si converte in co” piedi e colle mani d' uscire del ventre. ed il fine del generato contemplare le ancora diversamente gli autori circa il movi sostanze astratte. anco ella dubbia e diversa. diremo come S. che il ma Fornito questo ragionamento e discorso in schio si muove in quaranta di e la femmina quel modo che s'è potuto. chi nasce allora vive: ma nel quale tutto è detto. che in più in quarantacinque. e con questa medesima pro strema magrezza di quelle ombre. benchè. rina quaranta. diremo. ma dai me fine propinquo di tutte le generazioni: secon desimi: perciocchè Aristotile nel terzo capi dariamente possiamo dire che si generi per con tolo del settimo della storia pone nei maschi servazione della specie. Ed Avicenna nella seconda del e perfezione dell'universo. che i raaschi si formano piuttosto nel ventre. Parlando però filo terzo pone nel maschio trenta di e nella fem soficamente e non secondo i teologi cristiani. dove ciascuno potrà per sè stesso cono e il doppio più di quello. verrò con buona licenza vostra.

per maggiore intelligenza. secondo che o allegra. come l'anima razio ed agli altri tacere. perchè viene di fuori è in corruttibile ed immortale. così ancora che sia cosa temeraria e prosuntuosa è possibile che queste ombre diventino magre. non diremo altro ora. magine. come sono tutte non solamente amico e fautore de cristiani. ed attento e docile col dir benchè alcuni credono che Dante in questo gli. L'una delle quali fa che vivi. e posso af | gli esempi e nelle comparazioni fu egli certis fermarvi con verità che pochi sono stati quei simamente divino. che di accorto che saggio a fare che Virgilio commet ciò accorto s'era. che sia falsissima la sentenza. potesse or ridere ed ora pian ma. e massimamente nel fine. la cui fa Onde Stazio dopo una dotta e gentile scusa vola per essere notissima.I a LEZIONE ritava. che se starà ad ascoltare le sue parole si luogo voglia accennare le virtù specifiche e chiarirà del suo dubbio. e così tutti gli altri siano chiari e dispone e governa. seguiti in questo mente. e si rimane matica. e che di Fer dispregiare a me tutte altre sette. Ma non contento Virgilio a versi. se prima non sappiamo. che Stazio fosse queste cose particolar mo a favellare di tutte cristiano: ma pur v'ebbero molti scrittori. non abbia trovato qualche scor mente e mostrare come l'anima intellettiva. mostrandosi ora trista ed ora cose dette. E perchè noi ave (1) Non è provato con saldi argomenti. come potrete vedere in questa lezione sola gere e soffrire tutte le passioni de viventi. che di mensa leve. per fare parte del debito ed ufficio mio. che consumato tutto il tizzone. Ed è questa similitudine appropiatissima. mistero. secondo che dice egli stesso nel non hanno vita. e da chi e quando. la terza. e perciò sono incorrut sti e molti altri che sono in Firenze in più tibili e morali: dove l'anima razionale. come s'è veduto per tutto l'Inferno e per non si possa intendere bene il sentimento del tutto il Purgatorio infin qui e volendo vestirla Poeta. Virgilio. che uno che sia lontano. delle quali favelleremo un'al tra volta. si rivolge amorevolissima nale. scritto sto gli fu necessario insegnar prima in che modo come si può conghietturare per molti segni poco si generasse e formasse il corpo coll'anima ve dopo la morte di Dante. scritti simil mente in diversi luoghi e tempi. eioè questo corpo aereo. questo non sappia cosa alcuna. che ciascuno li potrebbe intendere altrimenti che nello specchio si muove l'im da sè. e quasi oltre il corso umano ne. e volendo dichiararli piena zioni e varietà. ebb io battesmo. che poi non si beve lio a Dante una similitudine naturale e mate Dall'assetate vene. se non che cau tratto dell'Alighieri. oltra molte altre di qualche mo mandando e rispondendo non altrimenti che i mento ne sono tre. secondo che si muove la persona di e sponendoli confrontarli e concordarli colle chi è l'immagine. nè stra la persona che si specchia. gli parve prima benchè questi testi che ho veduti io scritti a di mostrargli. dovendo parlare E cominciò: Come si può far magro dell'anima. che intervenisse a Meleagro. il che poteva fare in questa parte molto più Cioè. che non si possa intender pun d'un nuovo corpo aereo come di sotto vedre to. e come non meno fu ma confortato a dire da lui medesimo. come meglio s'in tenderà di sotto nella similitudine dell'arco Ibaleno: perchè. Le quali si cavano (come n ha che mi paja del tutto senza errori e da dicono i filosofi e come noi dichiareremo) dalla fidarsene sicuramente. apri la bocca sicuramente: tesse a Stazio cotale ufficio. se ne potrebbe acconciare uno da chi l'intelletto umano. o trista si mo dirvi. (M. e da poeti dicendo: Se egli è possibile che E mentre che di là per me si stette un tizzone ardendo nel fuoco e consumandosi. dove l'uopo di nutrir non tocca ? filosofo e gentile. doverebbe toccare a favellare. favellare dove sia egli. ma le spiritali. come può diventare magra una cosa che convenevolmente Stazio. si consumi ed E pria che i Greci conducessi a fiumi arda tanto. stampati in vari tempi e luoghi ed altrettanti in penna. come poeta con un esempio favoloso. rezione e molte volte d'importanza grandissi morto il corpo. Ma prima non voglio mancare di allegra. tuttavia non mi parrà fatica di sporli. benchè abbia sotto di non poter diniegare cosa alcuna a Virgilio. di nella quale. Ed a voler far que molto più corretto e fedele che gli altri. dicendo: Così possono parer magre e Quasi alimento. Al qual dubbio gli rispose dodicesimo Canto di questa Cantica medesima. | a fatica. non ha bisogno di nutrimento. sia Di Tebe poetando. che io non perdonando nè a tempo. come che Dante valesse in . cui per la dottrina ed E questo esempio non si può intendere bene. come l'altre. e i lor dritti costumi sia cagione. l'altra. e per essere egli stato. ho letto diligentemente e riscontrato cin que testi di Dante. Ancora che per le cose dette di sopra que secondo che vuole l'anima di dentro. ma come teologo e cristiano. per non essergli forse troppo molesto. come si vedrà di sotto nel luogo suo: chiamarlo figliuolo. Io li sostenni. e da cui ella pende: non piani tanto. consumata tutta la vita di colui (come finge Ma per paura chiuso cristian fimi. - iutte le cose. E mo. tuttavia niuno ve getativa e sensitiva. ne' quali io oltra molte altre trasposi questi due esempi. Credo bene che fra que Potenza della materia. non come Là. cominciò: proprietà occulte. che lo sti versi. e delle corporali tutte quelle che cristiano (1). ovvero luoghi. Dopo questo esempio adduce Virgi Sangue perfetto. non racconteremo). ed uno fra gli altri umano. grasse queste ombre. e facendoselo benevolo col aereo. tamente adoperò Dante. Ovidio. dopo la morte del corpo piglia un corpo mente verso Dante. eloquenza sua.) . come ella s'infondesse nel corpo mano siano assai antichi. che cristiano il credettero.

d'uno de più sottili. cioè nutrimento rebbe perfetto. Della qual cosa volendo rendere il ine-Poi. dacchè – non si beve. cioè re (1) Autore. parola. che di mensa leve. non altramente cruuiti commenti della Divina Commedia. E questo disse. che vuol dire il ganno del tutto. e questo perchè piglia 1a virtù º altrimenti che un modesto uomo e tem dal cuore ed opera in vigore dell'anima del ºto. colle fatica e diligenza. Cristofano re. e quello che più mi piace. cioè togli Accademia. i peli e l'ugne. dico che volendo egli Ora innanzi che io passi al secondo terzet mostrare nel terzetto seguente. ºno i sudori. pose in luogo della sua diffe grandissima. Alma. e lo dispone e fa timento: e così è compita perfettamente tutta tale che diventa atto a ricevere l'anima ra h difinizione dello sperma – Che. onde lo sperma to. male. come in sì poche parole potesse significare ºrche mediante le vene si sparge il nutrimento tante cose e tanto grandi. poichè. vene. introduce nella materia. diffi letto e dichiarato poi. principe e la terza. prima l'anima vege Pirolavuol dir superfluo. le cui " quantità. –Dall'assetate vene. i quali oggi non si ritrovano il rimoto. conciossiacchè Ch'a ſarsi quelle per le vene vane. appresso di ſale sono composti gli elementi: come chi tali che per la bontà e cortesia loro non li volendo diffinire l'uomo. terranno mascosi. che a dirlo in una nel mestruo della donna. e quanta l'arte di obbligazione infinita gli studiosi di questo Poe ſesto poeta e filosofo singolare. come in si pic ne. Il qual san zionale. nelle quali tiene in questo terzetto. come i quattro elementi di che è (che io sappia). dal quale viene anco lena ed utilità a leggenti. e non di questo Poeta. E di qui voglio che cominciate a conside Landini (1): al quale pare a me. E perchè cia ta. copiosi ed º º avanza – Quasi aliuano. come è noto. Ed è usatissimo appresso i Latini arrecare non picciola chiarezza al grandissimo questo modo di porre la seconda persona per splendore dell'Illustrissimo Duca. cioè smaltito: perchè insino che non come sono. il che padrun nostro. la quale un giorno potrebbe forse e porti via. nervi. legge anco il nostro M. lascia il ºnente: e però disse: – e si rimane. . preso il bisogno suo del cibo. Sono poste tutte come il sole. bastava dire. arterie. cioè filere. è segue perfetto se si potesse dire in una grande. arrecarebbe non meno agevo medesimo che Nutrio . sangue senz'altro. cioè non converte il mestruo in isperma. perfetto. è tanto in qualità. ed a ristorare nima vegetativa e sensitiva e disponendolo al le parti perdute. come si legge negli tutte le cose) che cosa sia sperma. quella quarta digestione. ed intendere generalmente. nel quarto caso – leve. benchè sia Trovato il genere. che io stupisco. e mettere insieme con or ſia per genere il sangue. non pare da lasciare indietro che io ho dell'uomo pigliasse la virtù generativa. into il mestruo è sangue. nella seconda persona. – che. in di questa tanto e tanto meritamente lodata vece di levi. come noi. E ben so che se ne ritrovano composto il sangue o la prima materia. dopo l'ultima digestio Maravigliosa cosa è a pensare. che è proprio di tra nostra e lode a chi ciò facesse: e sarebbe Cerere. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 13 avese gran dottrina e buon giudizio che sa che il cibo. come hanno i testi a isce prima in questo (come si debbe fare in penna buoni. ch'abbiano me quanta sia la scienza. benchè non dichiari que f. tutte quelle parole: –che poi non sendo animato. Non si poeta la ragione. diremo prima che la virtù º dalle vene all'arterie. ovvero generativa. e quanto all'ornato come poeta ed orato sta parola. introducendovi l'a- sº che basti per nutrimento. non opera formalmente. come non es ma ultima. º con questa similitudine. elleno non ne succiano più l'intellettiva. la quale è nello ºe sta più sangue che spirito. dimento. Perciocchè oltra la bontà e dottrina sua. tie digesto e smaltito. Chiamasi alimento. E che questo sia vero. come quello. Alo. È così il genere vero e proprio di sper ciola quantità di seme umano sia virtù così na. ossa. e quanto stampati. fºndo le vene hanno succiato tanto di san ma lo forma ed organizza. v'aggiunse. e nelle arterie spirito che esce insieme collo sperma dell'uo lº spirito che sangue – e si rimane – Quasi mo. per essere ella Dea delle biade. della alcuni. e per meglio spri te. se consideraremo. il che se è poco in iſ. e latino ed in toscano da molti Commentatori figlia il genere prossimo come si deve. Ma venendo a Dante. E così secondo che si può vedere illa verità lo diffinisce come medico e filoso nel suo Commento. se non che nelle informativa. dicesse non animale. perciocchè a sè. tuna buona diffinizione debbe essere compo egli s'affaticò molto e fu diligentissimo in rac sia del genere e delle sue differenze. te e il suo genere propinquo. fanno ancora nella prima. Il che a cagione che ºutto il corpo: nè è altra differenza (si può meglio s'intenda. carne. Ma picciola cosa è questa. che gloria alla pa ra questo vocabolo.cioè che avanza del nu tativa e poi la sensitiva. il quale non è caldo formalmen ºte parole a ornamento. impresa degnissima il qual nutrimento. egli pi corre con giudizio. in che modo il lo sperma operando non assimiglia il paziente ºste sia superfluo ed avanzi. E perchè non Virtute informativa. e non mai. ma virtualmente. disse tutto quello che si con e succia dalle vene assetate. che di lei si formino tante diversità. ma corpo o Prende nel cuore a tutte membra umane ºlanza che sono generi rimoti. e i smaltisce nel cuore o nel fegato per virtù tante altre parti che sono nel corpo dell'ani del cuore. ma virtualmente. egli non è vero e perfetto sangue. La qual cosa s'io non m'in da questo verbo latino. come è veramente dine molte cose che erano state dette e in non essendo lo sperma altro che sangue).

ed uno fra gli altri umano. come può diventare magra una cosa che convenevolmente Stazio. benchè abbia sotto di non poter diniegare cosa alcuna a Virgilio. mente in diversi luoghi e tempi. che sia falsissima la sentenza. che di accorto che saggio a fare che Virgilio commet ciò accorto s'era. Virgilio. non diremo altro ora. Io li sostenni. e si rimane Quasi alimento. che io non perdonando nè a tempo. e facendoselo benevolo col aereo. dovendo parlare E cominciò: Come si può far magro dell'anima. non come Là. ho letto diligentemente e riscontrato cin tenderà di sotto nella similitudine dell'arco que testi di Dante. apri la bocca sicuramente: tesse a Stazio cotale ufficio. cui per la dottrina ed E questo esempio non si può intendere bene. come l'altre. come s'è veduto per tutto l'Inferno e per non si possa intendere bene il sentimento del tutto il Purgatorio infin qui e volendo vestirla Poeta. e da cui ella pende: non piani tanto. oltra molte altre di qualche mo mandando e rispondendo non altrimenti che i mento ne sono tre. (M. il che poteva fare in questa parte molto più Cioè. che di mensa leve. o trista si mo dirvi. se non che cau tratto dell'Alighieri. questo non sappia cosa alcuna. favellare dove sia egli. Ma non contento Virgilio a versi. nè stra la persona che si specchia. seguiti in questo mente. rezione e molte volte d'importanza grandissi morto il corpo. non racconteremo). che Stazio fosse mo a favellare di tutte queste cose particolar cristiano: ma pur v'ebbero molti scrittori.I2 LEZIONE ritava. che non si possa intender pun d'un nuovo corpo aereo come di sotto vedre to. come ella s'infondesse nel corpo mano siano assai antichi. mostrandosi ora trista ed ora cose dette. doverebbe toccare a favellare. e da chi e quando. dicendo: Così possono parer magre e grasse queste ombre. Al qual dubbio gli rispose dodicesimo Canto di questa Cantica medesima. e posso af gli esempi e nelle comparazioni fu egli certis fermarvi con verità che pochi sono stati quei simamente divino. che consumato tutto il tizzone. come meglio s'in mio. come potrete vedere in questa lezione sola gere e soffrire tutte le passioni de viventi. ed attento e docile col dir benchè alcuni credono che Dante in questo gli. secondo che dice egli stesso nel non hanno vita. che cristiano il cielettero. non abbia trovato qualche scor mente e mostrare come l'anima intellettiva. Le quali si cavano (come n ha che mi paja del tutto senza errori e da dicono i filosofi e come noi dichiareremo) dalla fidarsene sicuramente. Ed è questa a fatica. e come non meno fu ma confortato a dire da lui medesimo. e delle corporali tutte quelle che cristiano (1). eioè questo corpo aereo. potesse or ridere ed ora pian ma. e che di Fer dispregiare a me tutte altre sette. come poeta con un esempio favoloso. così ancora che sia cosa temeraria e prosuntuosa è possibile che queste ombre diventino magre. delle quali favelleremo un'al tra volta. che uno che sia lontano. matica. di nella quale. e così tutti gli altri siano chiari e dispone e governa. ovvero luoghi. Ovidio. ebb'io battesmo. magine. ma le spiritali. si rivolge amorevolissima nale. E perchè noi ave (1) Non è provato con saldi argomenti. come sono tutte non solamente amico e fautore de cristiani. ma come teologo e cristiano. e volendo dichiararli piena zioni e varietà. gli parve prima benchè questi testi che ho veduti io scritti a di mostrargli. perchè viene di fuori è in corruttibile ed immortale. se prima non sappiamo. e i lor dritti costumi sia cagione. dove l'uopo di nutrir non tocca ? filosofo e gentile. che lo sti versi. scritti simil tutte le cose. Dopo questo esempio adduce Virgi Sangue perfetto. Credo bene che fra que Potenza della materia. che intervenisse a Meleagro. che ciascuno li potrebbe intendere altrimenti che nello specchio si muove l'im da sè. secondo che si muove la persona di e sponendoli confrontarli e concordarli colle chi è l'immagine. non ha bisogno di nutrimento. e perciò sono incorrut sti e molti altri che sono in Firenze in più tibili e morali: dove l'anima razionale. per non essergli forse troppo molesto: tamente adoperò Dante. Ancora che per le cose dette di sopra que secondo che vuole l'anima di dentro. come che Dante valesse in luoghi ed altrettanti in penna. che se starà ad ascoltare le sue parole si luogo voglia accennare le virtù specifiche e chiarirà del suo dubbio. per fare parte del debito ed ufficio similitudine appropiatissima. che poi non si beve lio a Dante una similitudine naturale e mate Dall'assetate vene. tuttavia niuno ve getativa e sensitiva. l'altra. e quasi oltre il corso umano ne. E mo. eloquenza sua. sia Di Tebe poetando. e per essere egli stato. come l'anima razio ed agli altri tacere. consumata tutta la vita di colui (come finge Ma per paura chiuso cristian fumi. per maggiore intelligenza. Ed a voler far que molto più corretto e fedele che gli altri. tuttavia non mi parrà fatica di sporli. si consumi ed E pria che i Greci conducessi a fiumi arda tanto. se ne potrebbe acconciare uno da chi l'intelletto umano. L'una delle quali fa che vivi. Ma prima non voglio mancare di º allegra. la cui fa Onde Stazio dopo una dotta e gentile scusa vola per essere notissima.) . scritto sto gli fu necessario insegnar prima in che modo come si può conghietturare per molti segni poco si generasse e formasse il corpo coll'anima ve dopo la morte di Dante. come si vedrà di sotto nel luogo suo: chiamarlo figliuolo. e da poeti dicendo: Se egli è possibile che E mentre che di là per me si stette un tizzone ardendo nel fuoco e consumandosi. secondo che o allegra. stampati in vari tempi e Ibaleno: perchè. e massimamente nel fine. la terza. cominciò: proprietà occulte. mistero. dopo la morte del corpo piglia un corpo mente verso Dante. ne' quali io oltra molte altre trasposi questi due esempi.

il che se è poco in " si fa quella quarta digestione. alimento. nervi. E così secondo che si può vedere alla verità lo diffinisce come medico e filoso nel suo Commento. pose in luogo della sua diffe grandissima. e questo perchè piglia 1a virtù non altrimenti che un modesto uomo e tem dal cuore ed opera in vigore dell'anima del perato. e latino ed in toscano da molti Commentatori piglia il genere prossimo come si deve. d'uno de' più sottili. cioè si beve. il quale non è caldo formalmen queste parole a ornamento. cioè smaltito: perchè insino che non come sono. Della qual cosa volendo rendere il gue – Poi. disse tutto quello che si con bee e succia dalle vene assetate. ch'abbiano rare quanta sia la scienza. e lo dispone e fa trimento: e così è compita perfettamente tutta tale che diventa atto a ricevere l'anima ra la diffinizione dello sperma–Che. come in si pic ne. ed a ristorare nima vegetativa e sensitiva e disponendolo al le parti perdute. benchè sia Trovato il genere. Chiamasi alimento. della alcuni. cioè re (1) Autore. la quale un giorno potrebbe forse e porti via. diffi letto e dichiarato poi. conciossiacchè Ch'a ſarsi quelle per le vene vane. introducendovi l'a- gue che basti per nutrimento. cotale fatica e diligenza. Alo. che a dirlo in una nel mestruo della donna. onde lo sperma to. Alma. Perciocchè oltra la bontà e dottrina sua. le cui quantità. E di qui voglio che cominciate a conside Landini (1): al quale pare a me. e quello che più mi piace. come in sì poche parole potesse significare perchè mediante le vene si sparge il nutrimento tante cose e tanto grandi. bastava dire. i quali oggi non si ritrovano il rimoto. ed intendere generalmente. e per meglio spri te. in che modo il lo sperma operando non assimiglia il paziente sangue sia superfluo ed avanzi. E perchè non Virtute informativa. dacchè – non si beve. legge anco il nostro M. il che padron mostro. egli non è vero e perfetto sangue. Il qual san zionale. dopo l'ultima digestio Maravigliosa cosa è a pensare. e si smaltisce nel cuore o nel fegato per virtù tante altre parti che sono nel corpo dell'ani del cuore. e non mai. Il che a cagione che a tutto il corpo: nè è altra differenza (si può meglio s'intenda. v'aggiunse. appresso di quale sono composti gli elementi: come chi tali che per la bontà e cortesia loro non li volendo diffinire l'uomo. come i quattro elementi di che è (che io sappia). Sono poste tutte come il sole. i peli e l'ugne. come si legge negli tutte le cose) che cosa sia sperma. come quello. La qual cosa s'io non m'in da questo verbo latino. – che. perciocchè a sè. non opera formalmente. e nelle arterie spirito che esce insieme collo sperma dell'uo più spirito che sangue – e si rimane – Quasi mo. ovvero generativa. che gloria alla pa ra questo vocabolo. vene. cioè non converte il mestruo in isperma. e quanta l'arte di obbligazione infinita gli studiosi di questo Poe questo poeta e filosofo singolare. dico che volendo egli Ora innanzi che io passi al secondo terzet mostrare nel terzetto seguente. e mettere insieme con or glia per genere il sangue. tutte quelle parole: – che poi non sendo animato. egli pi corre con giudizio. e quanto all' ornato come poeta ed orato sta parola. anco il mestruo è sangue. come hanno i testi a nisce prima in questo (come si debbe fare in penna buoni. che io stupisco. come è noto. elleno non ne succiano più l'intellettiva. ma virtualmente. nella seconda persona. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 13 avesse gran dottrina e buon giudizio che sa che il cibo. –Dall'assetate vene. Ma picciola cosa è questa. scuna buona diffinizione debbe essere compo egli s'affaticò molto e fu diligentissimo in rac sta del genere e delle sue differenze. sono i sudori. nel quarto caso – leve. perfetto. principe e la terza. impresa degnissima il qual nutrimento. dicesse non animale. che è il suo genere propinquo. (M . introduce nella materia. nelle quali tiene in questo terzetto. diremo prima che la virtù dire) dalle vene all'arterie. Ed è usatissimo appresso i Latini arrecare non picciola chiarezza al grandissimo questo modo di porre la seconda persona per splendore dell'Illustrissimo Duca. non altramente cruuiti comuenti della Divina Commedia. come noi. cioè che avanza del nu tativa e poi la sensitiva. la quale è nello vene sta più sangue che spirito. è sangue perfetto se si potesse dire in una grande. che di mensa leve. in di questa tanto e tanto meritamente lodata vece di levi. fanno ancora nella prima. che vuol dire il ganno del tutto. ma corpo o Prende nel cuore a tutte membra umane sostanza che sono generi rimoti. cioè digesto e smaltito. ossa. per essere ella Dea delle biade. arrecarebbe non meno agevo medesimo che Nutrio. se consideraremo. che di lei si formino tante diversità. – Quasi alimatico. Cristofano re. E che questo sia vero. cioè togli Accademia. preso il bisogno suo del cibo. dal quale viene anco lezza ed utilità a leggenti. come è veramente dine molte cose che erano state dette e in (non essendo lo sperma altro che sangue). Non si poeta la ragione. non pare da lasciare indietro che io ho dell'uomo pigliasse la virtù generativa. e non di questo Poeta. e quanto stampati. ma virtualmente. se non che nelle informativa. prima l'anima vege parola vuol dir superfluo. lascia il rimanente: e però disse: – e si rimane. terranno nascosi. benchè non dichiari que fo. cioè nutrimento rebbe perfetto. E ben so che se ne ritrovano composto il sangue o la prima materia. carne. come non es renza ultima. sangue senz'altro. copiosi ed sta ed avanza. male. E perchè cia ta. poichè. è tanto in qualità. arterie. E questo disse. mere con questa similitudine. quando le vene hanno succiato tanto di san ma lo forma ed organizza. Ma venendo a Dante. parola. E così il genere vero e proprio di sper ciola quantità di seme umano sia virtù così ma. che è proprio di tria nostra e lode a chi ciò facesse: e sarebbe Cerere.

egli è solamente passivo e per d'Averrois. giunse quelle parole. perchè può assomigliare a sè me di favellare. il quale è in potenza lo: cioè. egli è attivo me credono alcuni e per esprimere quel modo formalmente.) (1) Trionfo d'Amore. che alcuni chia mano bisquizzo. e non quello. contiene in sè in potenza razione che il sangue si può considerare in più e naturalmente tutto quello che contiene il ge modi. come vero teria in due modi: nel primo. il sentimento delle quali ma come diventato sperma. E questo disse non meno dottamente Lo Duca mio ed io appresso soli. risumendo quello che s'è det ma. poichè è diventato sperma. in virtù della quale (come dice Aver gatorio: rois) i membri del leone. ha virtù di embrione. zione formale) ma lo converte nel parto ed così. quel medesimo sangue. non formalmente. E però disse per similitudine. a sè stesso. volta. in ch'io mi stetti. ed altrove aggiungendo materia. che – Va propinqua a diventare alcun membro. che lo sperma prendeva nel cuore due o più parti. e di tutti gli altri nel medesimo modo. di fare tante membra. e quello che delle molli come la carne e di tante altre ra opera in lei. suo cibo. non altramente. non gioni? Al che volendo rispondere Dante sog come sangue. ha virtù dal cuore di già formalmente. nerante in atto e formalmente. quando di lui si genera il parto. perciocchè diventare tutte le membra. Dico dunque che lo sperma del Dante in molti luoghi non curò molto o per l'uomo. perchè l'ossa convertono il san malmente. ma per meglio dichiarare la mente ed il con in sè stesso e fare che il sangue. come materia di Peripatetico. egli. essendo cosa. grande: Ed in tanto fece quella figura. E però ciascuno sperma dispone la iscambio di: Io vo'. ma virtualmente. quando. il quale minari ed i testicoli. come dichiareremo altra può esser tale in due modi. ha forza e virtù di membro: quello membra. benchè ad altro effetto. forma le membra cd introduce quel pur la particella. attivo formalmente. per può fare tutte le medesime membra virtual º º fra le più lunghe e più belle del nostro gran poeta del l'Amore. operando in virtù dell'ani virtuale. perchè.14 LEZIONE generante. se non in un modo solo: ma quando è attivo. E i piedi. se mi è lecito dire l'opinione mia conseguente solamente materia. che i latini direbbero. le vene in vene. che'l mondo chiama Amore: E perchè queste cose sono così belle a sapere. ma lo sperma non converte il me gue in ossa. onde saline non sono diversi. perchè sempre l'agente somiglia il paziente dicendo: Com'è possibile che un umor solo. e noi bisticcio. (M. cotale virtù non si genera nel fica il detto d'Averrois che la materia della cuore principalmente. a diventar quelle tato membro. E così. Ho detto come vero Peripatetico. che quello. Ora se il sangue si considera. – Ch'a farsi quelle per le vene vane. – co parte e del tutto è la medesima. cioè dal cuore. quando di lui si cibano virtù informativa e generativa a tutte le mem e nutriscono le membra: nel secondo. e mossi. di cetto suo e quasi rispondere a una tacita di venti o osso o nervo o carne. del quale favellava. non mi parrà fa tica. – come quel to. possibile. e può CSSer ma liberamente. Amaro come vedi (1). come bra. E però chiamò ed ora passivo. delle quali in verità replicarle. rola quello al sangue. e tanto quando l'acqua opera in lei: ed ora fuoco diverse. della quale è gione che lo movesse. come si vede nel la carne converte il nutrimento in carne for nutrimento. E disse nel quarto del Pur l'anima. nè biasimo dichiararle con più parole e Ma lasciando le parole. ma come sangue convertito in membra. allora egli è attivo. gue si considera non come sangue semplice Disse queste parole non riferendo quella pa mente. disse ne' Trionfi: Diventar due radici sopra l'onde ! (1) Quest'è colui. cioè convertire il nutrimento. nè come convertito in membra. pigli virtù da un membro solo. non non è diventato sperma. in le membra e diventato membra può fare tutte le membra formalmente: e diventato sperma (1) Canzone I. se non perchè è diversa l'a- nima. e considerato diversamente è ora attivo. secondo che sarà manda e maraviglia che poteva fare il lettore. che leggiadramente il Petrarca nella canzone Come da noi la schiera si partine. dico a maggior dichia organo. come difficili ad intendere. come l'ossa e quando il fuoco è egli l'agente. non può esser Aristotile la virtù generativa cosa separata da tale. o strumento. Quando è passivo. e corsi (Come ogni membro all'anima risponde) il Petrarca. dove nè Averrois in ed attivo virtualmente. co allora mediante tale conversione. essendone delle dure. Capitolo 1. ma fare tutti i membri. mediante i vasi se pare a me che sia: Come il sangue. Ora se il san me quello. come si dice ancora mente. onde considerato il san tese le parole di Aristotile. la carne in car struo in isperma (chè allora sarebbe genera ne. e la generazione non è ſormale. e così si veri secondo Galeno. perchè dell'aria si fa ora acqua. Che non era lo calle. che così debbe dire. E non paia questo a nessuno im cioè il sangue. Il Varchi la chiama Canzone grande. pigliando tutta la virtù del cuore ed la gravità e altezza del subbietto o altra ca operando in vigore dell'anima. utpote qui: desimo un altro. stesso convertito in sperma ha forza e virtù di come si trova scritto in alcuni testi : Disse formare membra. come fece anco. ma nè testicoli. nè i latini quelle gue come sangue. e quelli del cervo. ma virtual Pane per licenza poetica. materia o divina. . e questo. E quinci disse Dante. diven ne per le vene a farsi quelle. e così il sangue può diventare tutte oggi da fanciulli o dai contadini: Io vone.

non meno casta che gentile. nè come attivo. E perchè una cosa significata con di gione perchè lo sperma è attivo. dopo l'ultima digestione: e qui il poeta come si genera il parto. E perchè tutte queste cose si sono la pistola di Cicerone a Peto. quando fossero troppi. corre le più volte. versi nomi. sia ora onesta. sarò più breve. – ov'è più condo da chi si genera come attivo. E se ad alcuno pare. ma questo si tivo. Per lo perfetto loco. ov'è più belle giudicare senza passione. ed anco si ricordi mere non solo acconciamente. e questo bello-Tacer che dire: ne vasi seminari e ne te è lo sperma. mai non fa menzione del – s'accoglie insieme: si congiugne e s'aduna. se non che il nutrimento bida ancora il seme dell'uomo. non quanto alla neces sti tre versi. . ch'egli arreca alla donna grandis si genera. verchio. cioè. cioè è picciola. chi o lordi. ciamo ora che il Petrarca avendo a significare Gran dottrina s'asconde (s'io non erro) sotto questa cosa stessa. dichiarando è fredda. cioè del san pericoli che ne le debbono seguire. oltre del nutrito è la medesima. che la materia E per dire qualcuno de' suoi giovamenti. sticoli. congiun intende di quella che si fa nelle vene. essendo oggi uno de maggiori caboli che egli usò alcuna volta o troppo spor caldi che io mi ricordi forse mai. ma agiatamente che nè i Latini. dichiarate abbastanza di sopra. onde si preme. senza il quale. nè indegna considerazione. avrebbe non solamente potuto. come s'è detto di sopra. e forse di so da vasi spermatici e per i testicoli. E chi dubita che noi non ci nutria simo. – geme. nè della donna. nè i Greci le scrissero in modo ancora tutte le cose e propriamente e per tra che si possano intendere da ognuno a udirle slazioni. Aristotile nella generazione. E così è vero quello che dice mente. e ventre della donna. gocciola. se non il seme teria: e così non giova per sè. considerati i dolori ed i mo di quello. di che nasciamo. il quale è materia propinqua del come passivo. e quindi poscia geme bando questo giudizio ad un altro tempo. per non tenervi a disagio tanto ma saputo ancora schifare e fuggire quei vo e massimamente. e che gli dia la forma. egli con essere. Così la generativa. verbo propiissimo. – l'uno usare verbo più appropriato – Sovraltrui san e l'altro: il sangue dell'uomo che è lo sper gue: sovra il mestruo della donna. nelle quali avesse voluto. E come ot ma. quando tenze piglino tutte le virtù loro dal cuore (se disse nella Canzone alla Vergine: condo Aristotile) le pigliano però secondo di Ricordati che fece il peccar nostro versi membri: come per atto d'esempio. E però diceva Avi mente è attivo formalmente. diventando tutte le membra: secondaria quale è la sciliva al cibo. ora disonesta. dove la femmina riserberemo in tempo più comodo. per. se non avesse prima L un disposto a patire e l'altro a fare.in natural vasello: nella matrice e ven dica troppo lungamente o troppo scuramente tre della donna. mente che non si possa far senza. zione. il quale è caldo. E di qui si può vedere necessaria d leggerle una volta solamente. E così primieramente è passivo e ma mente dentro dalla matrice: ed insomma è tale teria. ma virtualmente. ma ovvero agente. ma la dal maschio. che è quella onde il diletto. che l'uno e l'altro membra: nel terzo luogo è medesimamente at concorrevano alla generazione. non che viene e si sprime dal luogo perfetto. facendo tutte le cenna ed Aristotile ancora. ovvero forma. mè della matrice. ovvero materia. forse molte più volle significar Dante in que quanto alla comodità. mediante la quale noi acquistiamo lo e così verrebbe a mancare la spezie. o troppo impuri e disonesti. per avventura. che io le sità. la spresse per un'altra tras questi versi: perciocchè sebbene tutte le po lazione. non a torto. e però non ha bisogno d'altro motore. Il che volendo Dante significare disse – Ancor Nel primo verso di questo ternario mostra digesto: cioè. – scende. non la potrebbe pigliare. Ma ser Tacer che dire. che se Dante Ma passiamo omai a tali parti. nei quali egli è ripreso fieramente. Il che egli non poteva dire più onesta e questo è il mestruo: nel terzo rende la ca mente. dopo le tre prin l'uomo ed il mestruo della donna. dicendo. e parte stamente favelli. e se la lingua nostra può spri alla grandezza della materia. come si dice oggi: nè poteva nella matrice. è ancora materia della nutrizione. seme della donna. e principal del maschio. la piglia nondimèno mediante i vasi spermatici e ne testicoli: dove Iei s'accoglie l'uno e l'altro insieme. la nu Prender Dio per scamparne tritiva nel fegato e la sensitiva nel cervello. ma secondariamente e per accidente. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 15 mente. me tempera il caldo del seme dell'uomo e quello diante la quale ci conserviamo nell'essere. avuto dal cuore virtù e potenza di pigliarla. Umana carne al tuo virginal chiostro. di Sovr” altrui sangue in natural vasello. cioè agevola o dispone la ma leno. E se ben con parto. E tutte queste cose e debbe intendere. che lo disponga. timo Peripatetico. quasi gendosi insieme nella matrice lo sperma del dica smaltito un'altra volta. non vor gue? Perchè quello di che si fa la genera rebbe. parte a me che non so più. sebben piglia la virtù sua dal cuore principalmente. ed il sangue della donna che è il mestruo. e di che si genera come passivo. rammor v'è altra differenza. nel se cipali. e se vogliamo Ancor digesto scende. Ma in questa materia non man . che ben sapeva che quello – L'un disposto a patire: questo è il mestruo non è utile. concorre non all'essere. il quale è vi risguarda la materia d'una parte e la genera scoso. – Ivi: stilla. Ma considerate quanto one dia la colpa. – e quindi. congiungersi con l'uomo. non ci distenderemo molto. come vuol Ga a ben essere. e fallo tale che si possa tirare agevol - zione del tutto.

non è che tra digestione Ad organar le posse. e noi avendone favellato mostrare che non intendeva nè del moto vero di sopra lungamente. E simili di luogo a luogo (il che non è se non negli modi usati da filosofi: e brevemente signi animali perfetti). e pero passeremo più oltre Il primo verso ci mostra e dichiara due cose – e l'altro a fare: e questo è lo sperma del dette di sopra da noi: cioè che essendo tutto com maschio. e quelle. e non si cava dalla potenza della ma Coagulando prima. non dovemo però che noi chiamiamo gaglio. come diremo omai in un' altra lezione. e latte. nè che meglio espri che quella delle piante è composta e fornita. il che non so io per piglia la sensitiva. – Ciò che per sua materia fe' constare: I testi cioè pigliava l'anima vegetativa: ora dice che stampati hanno gestare. anderemo seguitando locale. che . che Dante in queste parole non vo soggiunse: – comincia ad operare: e s'intende glia. Per posto l'uomo di forma e di materia cioè d'anima chè. disse che la che così hanno i buoni testi e non ravviva. come sono l' ostriche. il quale è attivo e dà la forma. dà l'anima sola. perchè nel vero materia questo verbo e dicono: Coagulatio est non è molto intervallo: disse si muove. onde lo tolse Dante. cioè ch'egli si stringe ed mediante il presame o il gaglio. soggiunse. e coagulazione non sia. non dà se non il lo sperma del maschio. che il fine della digestione Come fungo marino. ovvero il corpo senza punto di forma: l'altra tiva di fare tutti i membri per venire dall'uo è. – Per lo perfetto loco onde si preme. ed è questo un'allativo corpo solo. il padre dà sola l'anima. me quello che si possa voler significare in que parendogli forse per l'incertezza della cosa in sto luogo: so bene che i testi in penna sono sè e per la varietà degli autori. comincia ad operare. Al mediante l'anima vegetativa. e versi di spezie. dicendo: – E giunto lui: posta d'anima e di corpo. non constantia quaedam umidi. e si conviene. come i bruti. Ma disse così sotto. mezzi. non messe la mente sua. che sebbene è composta del seme del maschio formi prima del mestruo d'anima e di corpo. senza mettere tempo alcuno. che già si muove e sente. nè del sentimento perfetto. che i filosofi chiamano di costri che stia e non si sparga. ovvero presame al credere. ed indi imprende era questo medesimo. E per di quanti abbia l'anima. – fatta anima: diventata animata in conseguenza. Seb era attivo e nel quale era tutta la virtù. Perciocchè tra le cose che vivono perfettamente. così lo sperma ha potenza e virtù at sola. movendosi est facere ut liquida constent. sebbene è anco ella com lo faccia animato. – Tanto ovra poi: senza dubbio debbe dire: perchè gli scrittori mostra pure. ma perchè stando il parto ſica a noi fare che una cosa liquida che si appiccato al ventre con alcuni legamenti. – che Latini. ond'è semente. essendo passata l'ora. Dichiara Aristotile nel quarto della Me che non sapesse che l'anima vegetativa delle teora. onde bene pare. – quanto più tosto e quanto più brevemente po Come fungo marino: esempio a ciò dimostrare tremo. cemmo di sopra. poi gli dia la vita e quella della madre. che tra l'anima vegetativa delle piante e egli – Coagulando prima: non poteva più se quella degli uomini sia altra differenza. ed il fine suo tile nel sesto libro della Topica. come si può cavare da Aristo modi. ha spargerebbe. e quella è già a riva. nè sensitiva. sono certi animali Qual d'una pianta. e si fa in due verse di spezie. Et coagulare perchè abbia la virtù progressiva. che la digestione non si fa se non dal Procedendo il poeta ordinatamente. cose più agevoli e più imperfette. – Qual d'una pianta. mentre della donna l'embrione. che sempre quando può comincia dalle di – e poi avviva: cioè. come dicono i Gramatici. che non Anima fatta la virtute attiva hanno vita in modo nessuno. come la caldo naturale. e quella è già a riva. non lui. che lo sperma era quello che – Che questa è 'n via. e così cosa dubbia e pericolosa. Dante non dice allarga: disse ancora sente. e la madre dà la materia membri. in tanto differente. mo: e questo è quello che vuol dire tutto que poi quella degli animali. che l'uomo vive prima la vita delle piante. virtù attiva diventava prima come una pianta. in questo luogo in quanti di si rappigli. e dal caldo e dal freddo. ed avendo ancora che dire pure assai. questa dif ferenza. e la coagulazione di tutti i cal natura.16' LEZIONE cherebbe che dire mai. nè del tutto senza vita. per mostrare. di fuori. senza punto ha virtù e potenza passiva di diventare tutti i di materia o di corpo. che egli volesse dire questo solo. che la coagulazione ovvero rappiglia piante e delle fiere. i quali non si possono chiamare nè vi Che questa è 'n via. essendo essi di è fare che l'umido si rappigli e si rassodi. perchè tale è proprio il aspettando altra anima. oltre l'altre. seme dell'uomo al mestruo. in tanto differente. che è la razionale. e poi avviva teria. venti affatto. come il mestruo per venire dalla donna e di corpo. etc. etc. che ella è sempre agente. questa esser vari. e che i migliori hanno constare. Ciò che per sua materia fe constare. attissimo e maraviglioso. non perfettamente. quale è il coagulo nè razionale. – la virtute attiva: la quale Dichiara più particolarmente. si rappigli e si rassodi in modo quel moto. mo. nè in ma come allora può. come si vede nel latte zione e dilatazione. come la virtù è quella del padre. come segue di cuni vogliono leggere li. dà la vita e l'anima. non si vada spargendo come l'acqua. come gli uomini. E se di Tanto ovra poi. E questa sola ci vien E giunto lui. usano in questa già si muove e sente: disse già. e degli uomini sono di mento è una certa essicazione. le conchiglie ed altri animali. poi la propia dell'uo sto verso. se non gnalato vocabolo trovare.

E non è questa meno ac si fa del maschio e della femmina. l'anima vegetativa e sensitiva. secondo l' opi più oltra. come vano della potenza della materia. cinque pro mente la virtù nutritiva. 3 VAR. in modo. universale vi introducesse la forma. potenza il frutto. il cervello nel sentire: favello sempre quali intende qui il poeta. come è notissi sti versi. cavar la forma dalla potenza della materia. che la virtù atti l'avverbio di luogo in vece di quello di tempo: va si spiega e distende dove natura a tutte e così debbe dire. come aveva che un motore medesimo dispone la materia detto di sopra. virtù della intelligenza che muove il cielo. quel che vuol significa re. come il fegato serve nel Fornita la costruzione e sposizione del te - l' operazione del seme della donna. – Or di sopra. Ma perchè forma il mestruo come legnaiuolo ille nella generazione del parto umano. CHI . dove si fornisce la generazione e for mo. luogo. e non piega: e questo dice. sono in potenza ed in virtù. E cosi il fegato e stru utili. si un solo non può generare senza l' altro. trebbesi anco agguagliare il seme dell' uomo ben vero che in una parte non è così a pro non solamente al legnaiuolo ed alla scienza posito questa similitudine. dichiareremo ora a maggior compimento glia dal cuore. ed allora rispon quello che i latini direbbero aggreditur. il seme è quasi padre. Dove natura a tutte membra intende. sale v' introduceva la forma così vegetativa. Ma perchè di questa materia. me nel seme di ciascuna cosa è in virtù ed in esempigrazia uno scanno del legno e del le. per tutti i versi e colla sua caldezza l'altera – come sensitiva ed intellettiva: in modo. come attivo del mestruo della donna come era prima in potenza. – si spiega: spiega debbe dire. così il seme del maschio operando in formiche per istinto naturale ed insegnate da virtù dell'anima. – Comincia: mette mano. quando ripongono il grano sidera il padre. come agente superiore ed univer colla sua sottilità penetra per tutto il mestruo. che il parto semenza e principio. tanto più avanza che dire. somiglia a una sega. – Dove natura a tutte mem capitolo del settimo libro. a una se per sè distinti duoi corpi. perchè considerando lo sperma in sè. E chi ne vuole sapere come ho già detto più volte. – le posse: tenta. come la sega ope la cima e sommità. e così s'assomiglia al legnaiuolo. Quel dove può essere avverbio di tolo del trentunesimo. iamente come promisi. così nello sperma. che lo sperma del maschio ope e vi induce la forma. Ma se si con chi non può errare. come si fa la sanità generativa. in un granello di grano. e come legge ancora altro che disporre la materia. – a derà a quello. come una comodata similitudine che l'altre: perchè co cosa materiale della materia e dell'artefice. percioc penetrazione sua per tutti i versi e per cia chè tutte le forme naturali (eccetto l'ani scuna dimensione. e quella del rando in virtù dell'arte induce la forma del mezzo e più grossa. come han che il padre. – intende: è in organare: organizzare cioè formare. i testicoli nel ge (per dir così). grandissimo Peripatetico. non possa mettere e germogliare. E qui sia il fine della passivo. che Or si stende: replica un'altra volta il mede secondo loro tutte le forme venivano di fuori simo a maggiore spressione e per dinotare la Il che è falsissimo secondo Aristotile. o la virtù generativa non faceva no i testi scritti a mano. induce l'anima. è come attiva. – ed indi: cioè di poi. e sopperisce e fa l'uffi acciocchè essendo spuntate e levata via la parte zio del padre. ma ancora a verbigrazia. cioè piante animali mento del cuore nel nutrire. come per dir cosi. nel quale è la virtù quindicesimo degli animali. può essere ancora di tempo. non sono uno strumento. rodono le punte. E per fornire omai la sposizione di que le potenze. Ma se si considera secondo che opera in distinti i corpi. dichiarerò so La virtù ch'è dal cor del generante. ed il cielo chè lo sperma del maschio per la sua virtù e poi o Dio. in modo te. una parte. in virtù del quale egli opera. perchè nel seme. – La virtù che è dal cor ma intellettiva) la quale viene di fuori. è come passiva. ne servano i testicoli. si " compimento e perfezione a tutte disporre la materia. che sono cinque. e l'agente superiore ed le membra e dispone il parto a ricevere l'a. – Or: cioè dopo le cose det sono chiamati i datori delle forme. ed allora significherà. sebbene al cuore in cotale operazio sposizione di questi versi di Dante. per essere gno. uno agente e l'altro paziente. Po tutti i membri. di dire. quanto si dice Or si spiega. – onde: delle quali potenze. cioè il mestruo. il Landino. si ca del generante. e di qui nima razionale. Perchè. s'as vo. Non poteva saziarsi Dante. cioè. assomiglia alla scienza che è nell'anima. o veramente secondo Aristotile nel nello spirito dello sperma. delle nerare. or si distende più. – è semente: mazione del corpo umano: dico. Onde le l' arte. cioè. e nell'ultimo capi bra intende. oltra in uno infermo della scienza di medicina. ma nel medesimo granello. virtù di poter diven blemi ovvero dubitazioni non meno belli che tare tutte le membra. era quello che formava tutti i mem in atto e cavare della materia quello che vi bri. l'attivo ed il passi ga. che gli agenti sensitiva in quel modo però. figliuolo. e tra questi sono le spugne. o piuttosto gnaiuolo. della medicina che è nell'anima. che s'è veduto propri e particolari non facessero altro chc di sopra. attiva. Prodotta nel parto l'anima vegetativa e la Fu opinione d'alcuni filosofi. e non ivi. nelle caverne e buche loro. secondo che in lui è principal e perfezione di questa materia. quando pi sto. come si vede ne' testi buoni membra intende. in guisa che il padre rando in virtù del cuore e dell'anima del ge o la virtù informativa non fa altro che ridurre nerante. per e farla atta a ricevere le forme. sULLA GENERAZIONE DEL CORPO 17 i Greci chiamano Zoofiti. dovunque è di bisogno: a penna. legga Plinio nel quarantacinquesimo nione d'Aristotile.

e medesimo luogo di sopra assegnò la cagione del questo è il mulo. La donna è fredda e molle. maschio. VII. e e se altramente. VI. VIII. vole. essendo maschio l'agente: e perchè dell' ultimo nutrimento. Diremo anco Animali: Il maschio e nella parte destra. Onde Aristotile nel però genera cosa più simile a se che può. il tentrionali cioè Borea ed Aquilone. maschio e della femmina colla digestione ed dico. cagione sua quando si genera femmina. che l'acque crude colare se non universale. i caldi a generare i maschi. La diversità della femmina: onde dicono essi che alcuni de' venti. perchè il mestruo della cavalla non si. e questi fanno alla ge I. nera il maschio. Il seme virile. sono cagione della generazione del maschio e VIII. variati gli elementi. Perchè come dice Aristotile nel quarto ne concorra il seme dell'uomo e quello della della generazione. femmina. e perchè tal no piuttosto femmine. IV. La virtù del testicoli. V. E senza dubbio se e fredde fanno generare femmine. V. E questi servono alle femmine. perchè volendo egli che nella generazio IX. e con un'altra no. genera in do caldo e secco. cace a generare maschi. Dicono. quando vogliono generare maschi. chiamato - parto è maschio e così all'incontro. segni sono mascolini. Perchè ordinariamente uno. manifesta cosa è. la materia fosse sempre disposta ed ubbidiente. perchè. ed il sinistro femmine. cioè il maschio è quello che ha po VI. Perchè si generino i mostri. femmina. genererà maschio. to. Alcuni generano avvertire che non basta la quantità. perchè crescendo il cor di generare sempre maschi. per volta più. 18 LEZIONE I. è age indigestione delle superfluità. La qualità e condizione dell'aria e de sempre il parto sarebbe maschio e non mai gli elementi circostanti arreca gran giovamen femmina: onde la femmina non è altro che to. La qualità sono maschi e femmine. Onde lo sperma sposizione della materia. La condizione dell'aria. avrà mine. i venti meridionali cioè Au donna: dice. e perchè femmine. il destro. si varia la con un maschio diminuito ed imperfetto: sebbene dizione del corpo che dipende da loro: varia la generazione si fa del simile. le quali si delle pecore e delle capre che i parti loro riducono a dieci. che ogni agente cerca sempre. X. ed i vecchi similmente genera II. verranno anch'esse a variar consegue. On e la femmina quella ch' ha facoltà e potenza de Aristotile disse pur nel diciottesimo degli passiva di generare in sè stessa. è disposto a ricevere la forma dell'asino. anzi dice in un luogo favellando rendono molte e diverse cagioni. d' assomigliare il paziente a sè: e però sem VII. La quantità. è con ed i freddi le femmine. es fa sempre in un medesimo modo per l'indi sendo o più digeste o manco. non però il dell'ultimo cibo. III. Se sarà molto. cresce ancora la virtù. Alcuni vogliono però disse Aristotile nel decimo della metafi che i maschi e medesimamente le femmine si sica: Del medesimo seme si genera il maschio generino per virtù proprie ed occulte che sono e la femmina secondo che sarà disposto. La varietà de' cibi. genera i maschi. e se sarà bene smaltito. Ora venendo al problema. ed allegano l'esempio de'pastori e de'pecorai. L'età. tuttavia non si to il corpo. È ben da donna sì. del cielo erano volte quando furono montate. e sono queste: I. e però genera maschio. ma biso da giovani e non da vecchi. se debile e men caldo. che se lo sperma dell' uomo è stro genera femmine perchè è umido. che il destro è molto più effi IV. e rende la cagione. La complessione X. il maschio bio. cioè onde venga che il parto sia ora maschio e caldo e secco. Ma molti da noi Tramontana. un altro. Perchè il parto somiglia ora il padre. Perchè si generino gli ermafroditi. onde quando il mestruo sarà quando femmina: diremo che il maschio in ogni molle e flussibile. Il ricettacolo ovvero serba cielo (benchè Aristotile nieghi tali influenze) toio della matrice. IV. e quando vogliono femmine. ora la madre ed ora nessuno dei due. II. L'influenza del cielo. alcuni al contra gna la qualità. che legano a tori ed a montoni il testicolo pnoBLEMA PRIMO sinistro. diventarono poi ſecondi: e così per lo . che i giovani generano più femmine che prima. rio: alcuni sono sterili di natura: alcuni per III. - Innanzi che rendiamo la cagione del primo dub V. secondo a che parte del seme del maschio. la ra. chè ne giovani il calore non è ancora perfet III. IX. che la soluzione secondo Galeno. Perchè nascano maschi. ed intende femmina nella sinistra. Nella parte destra ordinariamente si ge tenza e facoltà attiva di generare in un altro. e ne vecchi è diminuito e quasi logoro. gli attempati . il parto sarà femmina: quan specie è quello che quando genera. i più ora maschi ed ora femmine. Dice Aristotile nel diciottesimo degli ani una qualche infermità : alcuni ch'erano sterili mali. i Set più forte e potente che quello della donna. Dicono gli astrologi che l'influenza del del mestruo. un altro tutte fem po e la grandezza. ne'padri e nelle madri: onde uno o una sarà II. si variano le superfluità sue. perchè seguitando l'autorità e sentenza d'Aristotile è freddo. Ed Aristotile nel quar tra l'intendimento dell'agente almeno parti to della generazione dice. e come più vigore e così più dominio e potere sopra è notissimo si trova alcuno che genera con una il paziente. Non essendo così il seme dell'uomo pre si genererebbe maschio. che ogni effetto debbe somigliare quanto può la i cibi gioveranno . se non fosse im come quello della donna altro che il superfluo pedito. Onde un asino sebbe ed il sangue mestruo che sono le superfluità ne intende di generare un asino. se è caldo e forte genera nerazione de'maschi ed alcuni femminini e maschio. nella sinistra la femmina.

e non solamente i costumi ma ancora l'al della legge seguente avendo a partorire due tre cose come gli atti e la voce. i quali non so se l'ignudo o l'ossame aperte le tele li trovò figurati e di grandezza della nave sono chiamati. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 19 rovescio. bra. e questa genera maschi. l'altra nove. egli ha do tori in due volte venti. chia queste ragioni di per sè è debole e può poco. usando di nuovo coll'uomo. onde poi generò due unipari. chiamati da lui gran cosa. e figliuoli. E in quel piani. Ma questo non può essere la pro gione vera e propinqua di generare maschi o pria e vera cagione: perchè oltra il non es femmine sia il cuore. Perchè che stava in sull'Alpi e non in Egitto. Ma chi chiamano gemini e noi binati. pauci aiutare e giovare qual cosa. cioè che ne generano più d'uno ma sconciò in dodici. e nel medesimo modo si potranno salvare come dice Avicenna. nuovo. e questa genera femmine. E Paolo secondo che ne concorrono più o meno. nel quale è il principio sere vero che la matrice si divida in celle. Onde è necessario d'un dito mignolo. perchè non può ca di mascolino. È bene mara vorrà bene considerare. E però diciamo che ciascuna di che hanno il piè fesso in molte parti. Ari dette di sopra: e perchè nessuna di quelle stotile racconta d'una donna. cioè perchè perchè una donna grossa può ringravidare di in un parto medesimo si generino più figliuoli. Ma nè anco questa può essere con parte di femminino o femminino con parte la vera e propria cagione. anzi impossibile che si possa rin bifulci: alcuni sono multipari. non che cen toriscono assai. dicono che di ne partori venticinque per volta. e molto più quello ni. conciossiacchè ora partorisca principale viene secondo Aristotile non dalla . e questa fu opinione degli Stoici. se di più volte. Altri dicono la cagione che ogni cosa risponda al cuore: e s'egli sarà essere perchè il seme esce sempre del membro di complessione femminina semplicemente. dice che una donna chiamata Pene cede ancora che alcuni uomini sono effemmi lope. come dice Aristotile stotile racconta d'una femmina meretrice. chiamati da lui solipedi: alcuni sono luogo medesimo racconta che quella che si Pauciferi. era ringravidata successiva non però molti: e questi per lo più sono quelli mente dodici volte. che in quattro può essere sufficiente per sè stessa. ed alla Mirandola. e l'al questi per lo più sono quelli che hanno i piè tro poi che somigliava l'adultero. co un tratto in un parto medesimo che i latini sì si ritrovano delle donne barbute. e tutte le cose dette di bene è tutta crespa e grinzosa. in più parti. Ma la cagione fero e moltiparo. ha na. ed Ari dovremo prima sapere. possono muovere il seme e concordare tutte l'altre cose dette di sopra. conte della dello sperma. onde ne può cadendo in più volte mascolina a maschio: ma se sarà mascolino generare più. e questi per lo più sono quelli tocinquanta. egli trova resistenza molte e diverse. ed Avi perchè meglio s'intenda questa verità tanto cenna in settanta. ne par quando lo sperma è caldo e forte. Aristotile rac sopra sono cagioni rimote e che aiutano. e pensava fossero lombrici. come alcune Onde tanto più era possibile il caso della legge donne sono virili ed hanno costumi da uomi Arecusa: De statu hominum . tutte umano con vento e però cade a battute e in l'altre parti risponderanno a femmina. nati ed hanno costumi di donne. cioè che ne par gravidare settanta volte alla fila. che una donna chiamata Dorotea freddezza. se del calor naturale. secondo la moltitudine e di nella materia. Nè mancano di quelli che vo gliono che la cagione sia il ringravidamento: Quanto al secondo problema. or queste cose s'attribuisce da molti alle cose cinque: e tal volta secondo alcuni sette. si congiunse generazione. Onde come in due parti. ed Alberto Magno dice. v'introduce il contrario cioè la femmi matrice. che bramata da molti. vedrà che tutte quelle viglioso molto e quasi incredibile quello che dieci cagioni si possono ridurre alla caldezza racconta Giovanfrancesco Pico. Ora l'uomo solo è come ma tutte insieme o più di esse potrebbero bene tutti gli animali insieme. la nel quarto capitolo del quarto libro della quale essendo gravida del marito. che degli animali bruti alcuni sono con un altro ed ingrossò. nascono più figliuoli: il che an cora non è bastevole per non potersi dividere PROBLEMA SECONDo in tante parti. or tre. nelle quali cadendo il seme si genera pitolo del quarto libro della generazione degli uno o più secondo il numero delle celle che animali. E la cagione di tutte di sua natura) or due. Le cagioni delle quali cose sono quando freddo e debile. più e Giureconsulto nel titolo: Si pars haereditatis meno seguitano gli effetti: e che da quelle pro petatur. tali ancora saranno l'altre mem dere in tante volte. una volta undici. E chi leggerà diligentemente il primo Ca più celle. uno che somigliava il marito. diciamo che il cuore è nel un medico suo amico fu chiamato alla cura l'animale come il fondamento in una casa o d'una gentildonna che s'era sconcia in cento come quei legni curvi sopra i quali si fonda cinquanta. troverà che Aristotile vuole che la ca s'empiono. Altri perchè le donne. or quattro. e che la nave. nella matrice di luogo a luogo pigliandone E questo basti se non è troppo circa il primo piacere: onde secondo che il seme si divide Problema. Alcuni dicono che la a sè. e minio sopra il mestruo e genera simile a sè. Ma pare che hanno i piedi biforcuti. cioè uniparo. mati da lui multifidi. e tutto quello che dico dell'uomo. un solo (e questo è quasi sempre essendo tale dico ancora della donna. cioè che generano sempre un solo. e non potendo introdurvi simile versità degli scrittori. E conta di una che si sconciò in dodici. una dopo l'altra. cioè uno per volta e poi due a alcuni uomini non mettono mai la barba. partori cinque volte quattro per volta.

ver può condurre a bene e vivere. de quali uno visse e l'altro mori. che molte donne si sconciano ed in in quello non si faceva la mistione. perchè al si vede tutto il dì ch'egli avviene alcuna volta cune sono naturali. come si vede ancora nelle è pregna di femmine se bene la cavalla non malattie che vengono ne discendenti per ere ringravida come la donna: benchè ancora in dità. avendo tutte le cose ma dri ed i figliuoli le madri. Alcuni in un coito solo uno esce mediante la scon dicevano che la somiglianza era di due ma ciatura. come dice stri come diremo poco di sotto. come si favo bigrazia dal naso. volevano che se cotale lei avvenga di rado. Ora cose accidentali s'ha a distinguere. verbigrazia dagli occhi. La cagione di insieme con loro. perchè Alberto. ed uno entra mediante la concezione. zione. benchè. eccetto alcuni che possono ringravidare dre. poi in capo a cinque mesi partorì il terzo. somigliando le figliuole i pa la materia abbonda. passe accidentali: onde i generanti. e così di binò ovvero partorì due a un corpo sani e sal tutti gli altri. nei PRoBLEMA TERZo sostanziali è sempre la somiglianza. e molte volte ha un neo o una margine come le lepri. e secondo quella si formava il parto: salvo. secondo modo differente da quello di sopra.ºato LEZIONE forma ma dalla materia. ed an chè sono pregne desiderano il maschio. concios le. in tutti gli altri. E questo perchè i maschi si queste meraviglie è agevole secondo Galeno. Voglio be Aristotile. dovete sapere che tutti gli altri ani e così al rovescio. non ostante che Alberto Magno nerazione del parto concorresse l'umidità di racconti d' una donna. e pure a bene gliava quegli egualmente. loro determinato. Solo la donna e la cavalla poi o altro segno del padre o della madre. E quello che è maz turali il termine della grandezza e picciolezza gior cosa. una nelle cose sostanziali ed una nelle Ma perchè sempre ci sarebbe che dire. e le femmine per lo più pra. tanto è varia la natura e quasi in tutti gli altri casi ed effetti. ella molte volte scampa e vive generazione e natura universale. e tal volta quando v'è più materia che per uno ma non ancora non somigliano alcuno de parenti. come della ma due a un tratto ringravidò e nel primo parto dre. come le gotte. alcuna volta somigliano non i padri. perchè sono ordinaria bri una umidità. come dice egli medesima ne che notiate che quando la donna è grossa mente. Ed è questo onnipotente. Questo è ben certissimo. non sono minori l'uomo genera sempre uomo. chè non si passa (dicono) formarne un altro o più secondo che v'è ma la quarta generazione. e così i bi sua determinativa. e se questa era più del maschio che E poi che avemo fatto menzione del rin della femmina. il parto allora somigliava ne ieggia d'Ercole e Ificle. e de' parenti per linea trasversale. il primo mostro è che si generi la fem di due a un tratto e ne partorisce due a un mina. ovvero me grossano in un tempo medesimo. così del padre. ma di questi effetti era il dominio e la podestà sarà cagione ancora spesse fiate della morte della mistione: perchè volevano che alla ge del primo. l' un parto e l'altro si dalla donna maggiore da un altro membro. che essendo grossa di tutti i membri. Ed della madre. e cosi io ho inteso da uomo degno di fede d'una di tutti gli altri. miscuglio nel quale signoreggiava quella umi il quale morì subito. o almeno anima controversie e difficoltà che negli altri. e lontano dalla prima. tutto quello che avanza a savoli ed arcavoli. Quando poi il maschio siacchè i figliuoli dovrebbero ragionevolmente e la femmina sono della medesima specie. e così l'a- gente assomiglia sempre a sè il paziente. e così a proporzione al tempo debito. allora si fanno i mo questo si può chiamare quasi mostro. E perchè il figliuolo somi mali fuggono il maschio tosto che si sentono glia molte volte parte il padre. ed il seme parimente la virtù o le madri. Un'altra dice Aristotile dità. se saranno amendue maschi o ammen sè: ma è però questo mostro necessario alla due femmine. E questo perchè se la se umidità fosse venuta maggiore da un membro conda volta quando ella ringravida non è molto solo del maschio. e molte eora qualche volta un cieco genera un cieco. somigliavano quello e non gli mobile donna. generano. l'altro femmina. gravidare. ma gli avoli e l'avole. come in questo. E tanta che basta a due. onde Circa il terzo problema. nelle somigliare il padre e le figliuole la madre. Alcuni volevano che così nel maschio. il parto somigliava il maschio. e di tutte queste si faceva un vi. e come quelli che hanno in loro degli accidenti. possono considerare come sostanza. Ma se la seconda gra gli occhi il padre e nel naso la madre. ed alcuna volta alcuno teria serve a formare siffatti altri corpi. perciocchè quando tutto il contrario. somi grossa medesimamente ripartori. la quale partorì a bene e rimasa altri: e se ve n'era di più egualmente. per lo più in una medesima parte perchè egli la riferiva. parte la na gravidi. come s'è detto di so cioè nella destra. nè eglino nè la madre scam come nella femmina. se non di rado. e così tutti gli altri. e massimamente se e così un roppo. nello sperma dell'uomo ed in quello della nella sinistra: ma se uno sarà un maschio e donna. poi nel nono mese ne partorì due a un onde se v'era più di quella del padre che tratto. niere. Altri dicevano che la cagione non solamente non si condurrà a bene ella. e così videzza sarà fatta molto tempo dopo la prima. la quale servisse alla genera mente in diverse parti. si remo alla terza dubitazione. dovendosi sempre generare cosa simile a corpo. volte molto più che prima. così dell'avolo come dell'avola. dell'avolo che del bisavolo. la quale era maggiore dell'altre e più po partori nel settimo mese un bambino sano e tente. uscisse da tutti i mem pano. in modo che scolanza dell'umidità. ovvero padri. e seguitando la comples .

onde un musico o nomi Greci d'F'Pans. gran fatto che giugne la ragione. soggiugne. queste parole cob nelia Bibbia. non altrimenti che le nascenze che Ma qual maggior cosa in questi easi. lo somigliava ne' membri principali ed lità del corpo. alterum maris. operandovisi li possiamo intendere (1). e troverà come scusarlo de grossi granchi che prende migliava il padre ne membri secondari ed este qui ed altrove in cose naturali e fisiologiche. la quale avendo pratica e questi tali membri dal superfluo dell'umido con un moro. nel quarto capitolo del forte in una ginazione. perche sebbene quella figlinola non so veva. Benchè Alberto Ma membro principale solamente. e non crede già che egli di queste due cose. Alcuni altri accidenti non sono naturali. perchè uno ve n'è fuori di generasse così fatte persone ancor ella. cioè uo remo secondo Aristotile che la cagione vera e mo e donna. a fine che meglio e più agevolmente stano con industria e col tempo. mato primieramente un figliuolo di Mercurio denti che stanno nall'anima e non nel corpo. e padri o le madri. e sempre si faranno tali somiglianze. e come dice Ari posso non maravigliarmi: conciossiacchè Aristo stotile. la quale avendo un moro dipinto in ca per alterum ratum. onde quel forte e possente. ff de più o meno gli resisterà la materia. generi nè attivamente come agente. e viene a caso. Na principale di tutti questi effetti è lo sperma scono gli ermafroditi. o bello. che vengono nel corpo. E quinci non si può conoscere. uno di maschio e l'altro di femmina. perchè queste sono qualità ed acci. e quella figliuola usando con un uomo bianco. ge padre. poi si chiamarono Ermafroditi Ma perchè tutte queste ragioni sono parte di tutti quelli i quali avevano l'un sesso e l'al fettive e manchevoli. il quale opera in virtù dell'anima. tutta trimenti. che non bastano a ge scendenti insino alla quarta generazione e tal nerare nè semplicemente maschio. iis sem colei. parto abbia due vesciche e mandi fuora l'orina alcuna volta nell'una cosa e nell'altra. ovvero maschio e femmina. il contrario. come di sopra s'e veduto. generò una figliuola ghezza? Il che potette ac (1) Si ricordi chi legge del tempo in che il Varchi scri cadere. o nei mem l'altro è tale. si farà sempre la somiglianza. e che egli nel coito sia ora do non somigliano nè l'uno nè l'altra in ninna agente. alterum foeminae. alterum irritum redditur.) . nè quelle que scose molte virtù: perchè le virtù degli avoli ste. non genera i figliuoli musici o d'A'ppo Sians. così è il padre alla mine. che significa Mercurio. di tro. declinerà. bianchi e belli: e così si Pnorr. ne costumi e nelle fattezze. se non che le nascenze quella che racconta Aristotile nel nono degli nascono dal superfluo dell'umido nutrimentale. e sta in modo molte volte che bri secondari e principali insieme. d'una donna. cioè il me statu hominum : e così medesimamente osser struo. cioè nel cuore. nè col toc viene che i figliuoli somigliano alcuna volta i care. che i Greci chiamano Androgini. e quando il contrario. saranno più forti che e simile ali a madre. o da una tile dice chiaramente. al suo via quando le cagioni che fanno per la gene contrario ed opposto. come è la quantità e qua riori. gno dice che la figura dell'un membro e del o nei membri sceondari solamente. come si racconta di Ia quarto libro della generazione. Perchè come è opposto quelle che fanno per la generazione delle fem il maschio alla femmina. quando le cagioni che dell'uomo. mina. e così genererà femmina razione del maschio. se il seme sarà interiori. E schbene l' ermafrodito è forte genererà maschio simile al padre: se al in un certo modo maschio e femmina. egli terrà più del maschio che della fem madre. mera. e nella madre quando può più la materia che la for Sebbene gli ermafroditi sono mostri. e un letterato. o altre persone ne hanno uno utile e l'altro disutile: e sog così fatte. partori poi anch'ella un moro: onde chi Cioè tutti quelli i quali hanno due membri avesse spesso d'intorno o tenesse dipinti nella genitali. e quan per tutte due. e per conseguente secondo che mente Vulpiano nella legge Quaeritur. e di Venere. E secondo che lo sperma dell'uomo sarà più o secondo questa opinione rispose prudentissima meno forte. come dice Aristotile. concorrono mescolatamente ed in modo il generante formalmente. l'altra poi somigliò l'avolo materno e non il Onde un padre grande o bianco. Dico dunque che arte ed ingegno. e come dicono di accidit. e se pure superano o queste o quelle. E questo può essere in tre modi. o nel vano le leggi canoniche. generò una figliuola bianca. che vuol dir Venere. niente ma. generano maschi e quelle che generano fem ed ha in sè virtualmente tutto quello che ha mine.EMA QUARTo dice in tutti gli altri accidenti simili. grandi. nè alcuno del parentado. qual sesso prevaglia e sia principale. nè passi ma s'assomigliano ad uno strano. quando non vi sia im pedimento. non sarebbe. natura. dicono. e così fu chia letterati. ora paziente. nè a vedere. ed in lui sono na che queste non superano quelle. quando gittava quelle ver formali: Quibus autem gemina habere genitalia ghe sbucciate nell'acqua. ed in questi non s'assomi questo nome Ermafrodito è composto di duoi gliano i figliuoli ai padri. ma s'acqui mente. dimeno a me è paruto di favellarne separata e non seguitano la complessione. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO º i sione del generante. animali. che non è inconveniente che tal alcuna volta nelle fattezze e non ne costumi. nera i figliuoli sempre. ed in questi. quasi nostro. sua camera o nani. (M. parte false e bugiarde. su e bisavoli sono nelle membra de' nipoti e di perano di tanto poco. o gobbi. ecrtamente è vamente come paziente: delle quali cose non cosa maravigliosa e strana. nè sempli volta più: onde se lo sperma sarà possente e cemente femmina.

o mo. chiama mostro e cosa mostruosa. e tale mocrito credeva che venisse. vennero condotti li. tutte quelle cose. come nelle galline e ne'colombi. co è che la cagione di tutti questi mostri sia nella me s'è veduto molte volte e negli uomini e materia cioè nel mestruo e non nella forma. giugne anco il modo della gravidezza e di quello che il puzzo del fratello l'ammazzò (1). strano arnese a vedere un mostro sì grande secondo Aristotile. e se pure fossero. alcuna volta per l'aiuto de'cerusici. che uno nasca col capo di tirato da duoi altri mostri. E a tempi nostri o nelle mani o ne'piedi o per mancamento di si sono trovati molti e vari e strani mostri. nè fuori di que giadrissimamente Lucrezio nel quinto libro: sta non si fa mai cosa alcuna) ma fuori di quella natura. si trovano spesso mostri. e l'uova vi stan Coeneus. l'altro si me sinistra e la milza nel lato destro: non s'è già scolava con esso lui e cominciava ancor egli ad trovato mai animale senza cuore e senza tutto operare e così si raddoppiavano le membra : il fegato: essi bene trovati di quelli che n'a- altri dicevano altramente. Onde si è tro perchè si corromperebbero l'uno l'altro. nelle donne. Ma perchè questa è vevano due. e questo si Esse queunt duplici natura et corpore bino. or fa qualche anni. vorrebbe introdurvi la virtù generativa. ed come quando si fanno più dita o più membri alcuna volta se ne muoiono. Trovansi an quello che dice Virgilio nel sesto: cora. i quali han della Fisica. come negli esteriori. no dentro a uno a uno. E questo può essere aprono da per sè. Rursus et in veterem fato revoluta figuram. legga Plinio nel quarto capitolo del settimo Mostri si chiamano ogni volta che hanno o libro. il che non può essere. (M. pecore a sapere: perciocchè alcuni la riferiscono nel e capre. Di no dal nascimento loro turati quei luoghi e remo ora solamente che l'opinione d'Aristotile quelle vie che dovrebbero essere aperte. pare bene così ed hanno una cotale so PRoBLEMA QUINTo miglianza. montone o di bue e coll'altre membra d'uo mo. ed materia. si tro cagione efficiente di questi mostri è malagevole vano spesso de'mostri. onde non possono age volmente mescolarsi e fare mostri. come nelle intorno per l'Europa. ma perchè sono notissimi. quistione difficile ed il luogo suo è nel secondo Chiamansi ancora mostri quelli. l'altro sopravvisse tanto. che. che dice leg è sempre così (perchè contra. l'altro do ha qualche difetto che cagioni il contrario. dove egli non solo allega chi dice. mansueto e benigno. benchè questo è rado rispetto alla loro matri Et comes. E chi vuol vedere non esser favola mandorle. Aristotile dà la regola che si ed in quelli che generano assai. e di quelli l'uno dopo l'altro o d'una medesima spezie che avrebbero da avere il fiele e non l'hanno o di diverse. benchè il dì delle nozze di donna novella diventò nel vero sono mostri necessari e così anco quelli sposo. ne favelleremo un'altra volta. Qual sia la Negli animali che partoriscono assai. E cosi forse si debbono avere ad intendere quelli che di Mostro e mostruose si chiamano come dice cono che un vitello nasce talvolta con capo di Aristotile. nec tempore in ullo chè alcuna volta sia altramente. afferma.) . -a a LEZIONE naturale. mediante la forza della na in tre modi o per soprabbondanza di materia. nunc foemina ce. Èssi trovato ancora il fegato nella parte ad operare e formare i membri. De vato animali che non hanno avuto milza. cioè delle rene non ha avuta se non una. ma per udito. e tale che cadessero nella matrice successivamente. che si genera. perchè due semi che nelle rene non ha avuta milza. ma proporzionate e convenevoli. Questo era si vede in uno specchio. come ne porci. Onde rade volte nascono mostri A volere conoscere in questi mostri quando in quegli animali che generano uno solamente sono uno o più. e ne dirò uno che mette Alberto Magno. come quando si fanno manco dita e a Ravenna ed in Firenze ed a Roma e per tutto: manco membri: o per la qualità della materia. se non quan dei quali era impetuoso ed iracondo. dice Aristotile. che Nerone faceva tirare la sua alcuno altro del parentado. quando sono binate. tura. non ho voluto raccon la quale non sia atta a ricevere la forma che tarli. non potrebbero vivere della natura. e vissero più di venti anni È ben vero che insieme colla materia s'ag e morto uno di loro. al nario o meno o averli mutati o trasposti o cuni ne' corpi celesti: alcuni credevano che si d'altra figura che non devono essere. l'uno pre figura e simulacro somigliante. Quasi mostri si racconta d'aver veduto egli nell'Africa uno che chiamano le femmine. nè per linea trasversale. (1) Molti si sovverrauno de'due Siamesi appiccati insie l'uova delle quali hanno molte volte due tuor me per le cosce. che più membra o manco membra o membra non le femmine diventano alcuna volta maschi. o con avere più membra che l'ordi seme del maschio e ne principi moventi. come si vede anco nei frutti. il quale rende sem due uomini appiccati insieme colle rene. le quali sono fuori uomo. Ed è da confondessero e mescolassero insieme più sper sapere che i mostri si fanno così ne membri mi di diverse spezie. ed avendo cominciato il primo avuto. Ed il medesimo Plinio. E non può essere. come non di avere veduto. dice Aristotile delle serpi con due capi. nè per linea drit carretta a cavalle ermafrodite. le quali vie alcuna volta si cioè nel seme dell'uomo. autore gravissi che non somigliano nè il padre nè la madre. et juvenis quondam. interiori. non della natura universale e che questi tali mostri per le ragioni. talchè pareva ta. la quale è le più volte così. ben Sed neque Centauri fierunt. la quale è lunga e stretta. ma in verità non sono.

che i Greci chiamano dri amano i figliuoli d'altri come propri. quanto la materia è fredde ed umide: ma hanno in quella vece lo più utile che la forma? Forse perchè la ma sperma. e qui non osserveremo altro quinci vicne. sia più nobile non pure della materia sola. O mammelle e diventa latte ? Tosto che l' em piuttosto è da dire che il parto è di dicci mesi brione o parto comincia a muoversi nel ventre. o di rado? Perchè il sangue corre loro alle e Terenzio ancora disse: Questo è il decimo poppe e non nella matrice. noi però avendo vari gusti e diversi generano seme va addurremo solamente quelli che giudicheremo rio e diverso l'uno dall'altro. Oggi è determinato per le Onde è. della cogdizione degli uomini. come si vede nelle storie ed in Tito Li diventato membra. dovendo nè puro. cioè al cuore. cosa molto più nobile e migliore: ancora dre v'ha durato più fatica e portati più peri che Temistio. come si ve rano anch'elleno attivamente (come vuole Ga de in molti che ogni mese mandano fuori leno). e però dicendosi dieci o piuttosto. s'an migliori filosofi. e però diventa rosso. sebbene gli amano più teneramente. quando portino i quali no. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 23 guardi al membro principale. onde è che la più bianco. madre ama più i figliuoli che non fanno i pa Onde è che gli uomini non hanno mestruo. cioè lo sperma dell'uo Onde è quello che dicono i filosofi ed i mo ed il mestruo della donna e ciascuno di medici che. nè impuro? Dalla bontà della loro cssere tutto il contrario. perchè essendo da principio poco mesi. sempre. bile e la madre di buon pasto. e quivi imbiancato di mente il parto in corpo nove mesi. si potrebbe Quando comincia il sangue a salire nelle prolungare infino al decimo mese e più. Onde è. e di qui viene ancora che vio a ogni carta. E ranno alla memoria. affermi. erano molto osser tale superfluo che sarebbe stato nutrimento e vati. benchè la forma stinzione. secondo i medesimi. ancora che cgli abbia il gu . E forse perchè la madre sa to grande autorità. non hanno la debita pur pra nel generare. e Virgilio venta latte. ci ver secondo le diverse e varie complessioni. secondo la più vera sentenza dei membro più. fa una di ancora di tutto il composto. essendo buoni a qual cosa. sono più. noverano fra i libri. che ancora il padre e mostra questo che le madri concor gli uomini hanno il loro mestruo. non può il sangue virile farlo e la madre il corpo solamente. e li pigliavano per cattivo gli uomini per lo troppo coito diventano de segno ed in tristo augurio e di qui li chiama bili e magri ed invecchiano piuttosto. essendo caldi e secchi e le donne bile l'anima del corpo. avvenga che del vivere loro più uniforme e per questo sono moltissimi altri quesiti e dubitazioni si potes più uniformi nella complessione: ma gli uomini sero arrecare sopra questa materia. ma cioè che non hanno forma umana. che molte balie non ingravidano mai Matri longa decem tulerunt fastidia menses. poichè la gallina ha generato questi è il superflo del nutrimento: onde è che l'uovo in corpo. che è la materia. essendo tanto più no complessione. dri. Forse perchè gli altri animali hanno il modo Forniti questi cinque problemi. essendo Se nella generazione non concorre se non di natura più piacevoli e più benigne. ma poi crescendo la quantità di Se il padre dà solamente l'anima al figliuolo cotal mestruo. cioè del che siano liberi: ma quelli che hanno qualche composto. quasi che dimostrassero alcun mente perchè i figliuoli hanno dal padre l'a- male e però gli Aruspici ed indovini loro li nima che è la forma e dalla madre il corpo facevano spesso ammazzare o gittare nei fiumi. secondo alcuni che certi generano ordine che di raccontare di mano in mano più giovani e certi più vecchi e certi non mai. che nel comento so di certo che sono i suoi. nuorice. la forma e la materia. dalla sostanza del padre e della madre? Forse Questi mostri anticamente nella superstizione perchè molte volte concorre nella generazione della religione de Romani. lo fa somigliare a sè im decimo. e se più. E qui farò fine al quinto ed ultimo figliuoli nel ventre e solo la donna non l'ha º problema. o più da questo effetto ermoroide ed il nostro volgo tosto non è vero che le madri gli amano più. o vera vano mostri. conciossiacchè molti credendo essere pa sangue per quelle vene. che le donne che danno il latte e vengono le tante diversità che dicemmo di so la poppa a bambini. che generalmente tutti gli animali leggi canoniche. che l'enbrione è da prima bianco? mezzo imperfetto. quinci medesimamente. e perciò manca la mese? Forse perchè quando il parto fosse de materia da fare il parto. E delle cose dette. e così le donne più utili e più necessari alla perfetta cognizione mestruo diverso e vario l'una dall'altra. quelle cose che cavate di diversi autori. E questo nome sostanza si Paolo giureconsulto nella legge: Non sunt li predica e dice della forma e della materia ed beri. biancandolo. cioè di nove interi e perfetti e d'un Onde è. cioè secondo i dieci primi Forse perchè stilla e cade così nella matrice di del mese decimo. il che non può sapere pra il libro d'Aristotile de'sogni. e così hanno il latte in luogo del disse: - mestruo. non vuole ancora della forma e materia insieme. perchè quelli che sono prodigiosi. come dice Aristotile nell' Etica. che portando le madri ordinaria corre nelle mammelle. quali si debbano battezzare e hanno il tempo determinato. e si dice comunemente i figliuoli cssere generati se ha uno cuore è uno solo. gazione loro o molto poca? Perchè il sangue Onde è. grandissimo Peripatetico e di mol coli che il padre. sono in verità nove forniti e toccano del lo sperma dell' uomo. Onde è.

ma ancora di dentro. e se seme è poca. non si può chiamare versale di tutte le cose? Perchè come il sole propio di persona. che i figliuoli naturali sono molte volte Se il maschio in ciascuna spezie perfetta è peggiori e più vili degli altri: benchè la na quello che quando genera. ed il seme. per av in dentro. cioè atto ed utile a volte mille altre cure e pensieri diversi. e così di mezzana a proporzione. destro. genera in altri. mentre mezzodi. come Perchè i parti sono tali. e se somiglianze de' figliuoli a padri o alle madri. o si mutano di arebbe generato cosa simile al generante. se il gallo si congiugne con esso lei. e così si variano. quali a settentrione. dando colla virtù sua e superfluità. stini? Aristotile risponde a questo problema Onde è. se i capezzoli delle poppe ! sutili. il quale non è altro che uno scre mascolini. senza dubbio. il parto cagione di questo allo ascendente o al pianeta sarà maschio. i capezzoli saranno neri. Ma quando il ventre sarà lungo padrone del segno ascendente. che si generano negli inte il maschio ed il ſecondo la femmina. che i parti di iutti gli come sono fuori del corpo. come dell' orina e di caldi. se i è manifesto. che ne caldi e secchi. E perchè gli adulteri per su il seme e così diventano buone e utili alla lo più stanno con timore e con sospetto. Onde dicono. e così da tutta Come si può conoscere. o più umidi. come si vede ne cipressi. ed il medesimo si dice mento e superfluità. se il i glianza di tutto il padre. e non chiamiamo nostre dell'erbe: ma si chiamano così coluivocamente: l'altre cose. quinci generazione. ove gli uomini hanno molte vo che nasce è gallato. tanti maschi nasceranno. e fra questi. che noi chiamiamo i nostri scolina ed alcuna altra femminima. per qualunque ca certa sorte di pesci. di natura non si possono chiamare nostre. e se il alcuni viene e si tira da tutte le membra. . e poi medesimamente riposarsi in sul ma corrotto. i quali sono generati dello sperma e questo esse? Gli albori non sono veramente nè semc nostro. onde è che nelle piante alcuna si chiama ma Che vuol dire. o il nutrimento non è stato ab due duoi. che git tura. alcuni piccioli ed alcuni di mezza taglia? tandosi al sole sopra uno specchio si rassodi Gli astrologi attribuirebbero per ventura la e rappallozzoli a guisa di una perla. nascerà un altro maschio. se il viso se le aguzza. quando si congiun i terrestri degli aerei: e più fa crescere i corpi gono. ed altramente ap virtualmente: onde raccontano ancora d'una passionati e mal disposti. come al tutto di tre sarà ritondo. che quelli dell'uomo? sono maggiori ne' luoghi umidi e freddi. la terra si chiama madre uni che nuoce ed è cattivo. sto s'intende mentre che sono nel ventre: perchè Quale è la cagione. che non da poeti solamente. così la terra è madre di tutte. Ora tutti gli altri animali animali acquatici sono maggiori de terrestri ed o almeno la maggior parte. che si generano non tanto fuori di spezie un arbore. E per questo ancora diremo. seb dando a tutte la materia.24 LEZIONE scio. o corpo indebolisce. fa assai la qualità dei altri animali somigliano più i padri loro. che il mangiare. ed uno noi. bene sono nel nostro. le quali la natura. la femmina de'quali fa gione. essendo generati di seme corrotto. Poichè le cose che vengono fuori la forma a tutte. Il che gravida? Sono molti segni. e se il latte sarà li o alle diversità degli aspetti. secondo bianco dell'occhio si fa denso e pieno. quando ovvero l'uno o l'altro del maschio non concorre materialmente. Dicono anco mostruosi. e generare e che da lui nasce il pulcino? Viene. capezzoli delle poppe gonfiano. come a sono gli animi de'padri e delle madri. filosofi ancora. ma dai lungamente: a noi basterà dire prima che quello. l'uo sano ad altro. e finalmente rito per generare figliuoli maschi? In sul lato tutte le cose che si generano del nostro seme. come si è già detto più volte. quando che il parto arà una corona di ca di breve statura viene quando la materia del pelli in capo. come fanno delle o lunghetto. che gli che si congiungono. scaccia fuori. o il luogo della matrice stretto: e per del bellico dalla parte della matrice si trove le cagioni contrarie nascono i parti di statura ranno nodi.acere la moglie col ma le nascenze ed altre cose cotali. e que nodi si troveranno. E medesimamente se nella lunghezza bastanza. onde nè i mostri ancora si devono chiamare no A che si conosce quando la donna è fatta stri. o fretta. e finalmente di non avere troppo grande l'uova nell'acqua. sono tutti intenti a quello e non pen il bere. rossigni. come fanno ne'parti quido e flussibile. ma le leggi solamente. se la pupilla ventura. che gli uomini hanno natura più simile. secondo che sono o più superfluità e scrementi. ovvero cibi e dell'aria. o del nostro corpo come In che modo dec g. come sono i ver fecondo. e tali sono simili scrementi è padre di tutte le cose. che alcuni sono grandi di sta latte sarà denso e rappreso in modo. nè femminini. se il i Onde viene. almeno da quattro principali. Ma la spericnza mostra. Il che non avvicne nell'altre su debba partorire maschio o femmina? Se il ven perfluità. ed allora il maschio vi sparge o voglia. se la donna arà buon colore. però devono guardarsi i mariti di congiungersi perchè. non facendo l figliuoli. sarà femmina. se gli occhi le diventano concavi ed virtù del quale egli opera. se la donna grossa la sostanza. che si generano dell' altre nostre e per modo di dire. lo sterile è mini cd i bachi. e non bello. o un'erba è sterile. perchè se non fosse stato corrotto. ma sono adirati o inalenconici. quando nella medesima tanti altri. viene. quanti grande. Potremo. e tura non fa differenza nessuna tra bastardi e la femmina quella che genera da un altro: i legittimi. non si debbono chiamare nostre: lato destro. dire ancora che il figliuolo è la somi dell'occhio diventa lucida e trasparente. ma macchiato. che l'essere ra. in colore. il seme con le mogli.

come altrove si vedrà la femmina. tro la forma. La terza è. e quanto alla qualità. secondo che più o meno hanno di più digesta piglia più tostamente l'impressione questa parte corrotta: ed ordinariamente le dell'operante. dell'impurità: perchè quello del quale si for come dire una feccia ed una superfluità inu ma la femmina è più impuro. che. perchè fuori d' esse si chè quanto al luogo. la figura si vede atto a ritenere la forma come il denso e sodo. come s'è detto più calore mandato fuori collo sperma del maschio. volte. vedremo ora per quattro altre. come il luogo dove si forma. e però la riserbiamo ad nelle ferite mal curate. e perchè l'agente più gagliardo opera sesto aforismo della quinta particola. e vengono perchè la virtù fantastica fanciulli maschi sono di miglior calore. si vede come sta materia non diventando ancora mestruo. è segno per la maggior e massimamente di cose acerbe ed agre. ed arrecano sinistra. appetito. o di carne. Hassi pure da avvertire le donne pregne carboni. come dicono. e le schio? Che il maschio si formi nel corpo della purgazioni debite. quando è offesa. come la femmina si genera di materia più impura ne dichiara il nome. e la materia più maturata e chi meno. Perciocchè se maschio. come altrove si dirà più a genera la femmina è più umido e più flus lungo e più distesamente nel luogo suo. e la materia più flussibile e più umi Per qual cagione nascono qualche volta i da non può così bene ritenere la forma e parti con alcuni segni e note in alcuno mem l'impressione dell'agente. a chi più ed a tura la materia. l'agente che lo forma. purchè vi sia materia. elementare e naturale. La prima delle quali è per nel ventre in minor tempo che la femmina. E da lo più nella parte destra del ventre. abbonda di materia. ma quella onde si bro. e per tutte que tile. o d'al genera il maschio è più densa. che voglie e desideri della che il maschio: onde le donne gravide di madre. paura e do no gravide di femmine. quello effetto. qual fa e compie più presto. che è. come insegna Galeno sopra il schio. la natura meno della femmina cioè la matrice. La seconda cagione è dell'agente. cercando la natura di si voglia di queste cose ricercherebbe una le spedirsene quanto prima: come si può vedere zione e ben lunga. o di vino. perchè il ma nazione e fantasia vengono il più delle volte schio si generi in maneo tempo nel ventre che le malie e incantesimi. come ho detto più volte. che muovono e dispongono non so l'agente. si cennarle. si dice Aristotile. che curandosi. e la cagione di questo è per chè è più ubbidiente all'operante che il secco. o di frutte. perchè infino al secondo o terzo mese. e così fa con più tristi accidenti e maggior pericoli per le trario effetto: onde quando la donna sentirà ragioni dette di sopra. più chiaramente. tanto ubbidisce meno al e possenti. la femmina un maschio diminuito ed im E qui è da sapere che il calore è di tre ma perfetto) ella se ne piglia minor briga e pen niere: celeste. Della più pura si nutrisce il umido e più liquido. ma qui lecitato intorno l'ordinazione d'una qualche non si può dichiarare ogni cosa. La femmina si forma nella parte femmine fanno più cattivo parto. chè il mestruo si divide in tre parti. nel quarto for se lo sperma è ben caldo e forte genera il ma misce e viene. cioè il vhe del maschio (essendo. non si potrebbe in detto tempo distin sieme e rassodarsi. e più soda e tre cose da mangiare. e più ovvero immaginativa seguitano quattro affetti agevolmente si muovono che quelle che so o perturbazioni. anzi basta ac cosa. alla mammella destra. la quale questa parte corrotta vengono alle donne grosse è più calda. piacere. cioè Gazza. e si conosce in quaranta di: ma se fosse fem tuttavia poi che ha cominciato a strignersi in mina. e da questa immagi Veduto per quattro cagioni. chè avendo la femmina a dare la materia nella la femmina fuori del corpo cresce più tosto e generazione. Per tempo del partorire. E questi sono alcuna volta tanto grandi teria è più impura. perchè il freddo cestri perchè l'umido è flussibile. dai parte che sarà maschio. sibile. si figura agevolmente. come perchè quello onde si forma la femmina è più si disse di sopra. Ora quanto la ma lore. e così per lo contra greci xirra e da' latini Pica. La terza cagione che si pi Alcuni chiamano questa infirmità malacia. SULLA GENERAZIONE DEL CORPO 25 Perchè appetisoono e mangiano molte volte altro luogo e tempo. la quale è più fredda. e sebbene non è gne. ed il caldo opera più e più ma cotali appetiti fuori di natura. rimane nelle vene della madre infino al ste cagioni il maschio si forma piuttosto. E chiamasi questo ap muoversi nella parte destra ed il latte andare petito strano di cibi fuori di natura ed insoliti. La quarta ed ultima cagione è che chiamiamo voglie? Queste non sono altro. dalla bocca più prestamente. ma alcuna volta l'altrui. ed a quello che cerca introdurvi en lamente il corpo propio di colui che gli ha. ste nell'acqua fredda. patto più cose. il maschio si genera prima del ventricolo ovvero stomaco. La seconda. che il mestruo onde si non propiamente. il maschio si forma per corromperebbe e nocerebbe alla creatura. che la femmina. ma glia dalla materia è. Ed ogni volta che un agente non è sol nel vero siano tutti tre un medesimo. perchè fuori del ventre la femmina cresca pri Quale è la cagione che il maschio si forma ma del maschio. matton il mestruo di che si forma. che si ponno considerare nella formazione del e più si distende. ella è più umida che il maschio. La quarta ed ultima è ARCial . nelle sconciature ricevute e po converte in sostanza del corpo. e quanto alla quantità parto: l'altra diventa latte: la terza. e dura rio. e que madre prima che la femmina. calcinacci. benche siero. che noi fiorentinamente rappresa. e questo si può pesto e cotali cose nimiche della natura? Per considerare in due modi. per guere e conoscere. più prestamente viene a perfezione che il ma e però infino che non ha il tempo suo.

Viene dall'uno e dall'altro. della grata udienza loro. che volendo rendere che tal donna non è sterile da sé e di sua la ragione di questa cosa medesima. rispetto al tempo favellato. Dalla donna sola può venire per più ca gioni.NIFICO E MOLTo neVERENno e denso. e poi le cortesi umanità vostre che parole: Quia mala herba cito crescit. Elle pigliano del zafferano. perchè in tal modo ancora tutto quello dove io avessi o per negli conoscono che le vie ed i meati che si ter genza mancato o errato per ignoranza. ringraziando prima Dio del se non nel quattordicesimo anno. e prima morendosi (per le ragioni che diglia. troppo bassa. o troppo lungo. te. tali quali fossero. o di cattiva complessione. o per avere turato le vie ed i L EZ IO N E UN A meati. chè la donna di dodici anni. della risposta d'Accursio. o troppo dura. ma scusare non è fuori di ragione. Tommaso medesimo) nora perciocchè sebbene il maschio si può congiu siano animati. più agevolmente per la sua bontà e benignità in dicono d'essere feconde. ed è questo. e questa fa il ventre spesso AL MOLTO MA e. usano cotale spe potere dimostrarlemi se non grato. e contentisi venga al naso ed alla bocca. o troppo carnosi. ma ammendare. come si dirà altrove partico cademia: tanto dall' altro lato mi sconfortava e larmente ne problemi del coito. perchè l'uno e l'altro se ne va zione esso cielo. per non mescolare qui sare. o per esser torto. ricolo infino al ventunesimo : e durano chi tutto quello che di materia sì ampia e si eccel più e chi meno secondo la complessione e l'or lente era stato ragionato da me nella nostra Ac dine del vivere. almeno non rimento. to grassi: perchè come gli uomini grassi non e quella immortale e sempiterna: ma vince an hanno seme. ed assai meno certamente di quello Puossi conoscere in modo alcuno se la ste che si poteva. spetto al luogo. che niuno avrebbe nè meglio po nell'acqua rosa si ungono con esso gli angoli e tuto di lei per la somma dottrina e perfetto giu canti degli occhi. e non generano mai ? Alcuna volta dalla donna sola. tolga. e di animo. non si doveva ri stotile nella decima particola. e messolo isconoscente). nè e sputo loro è tinta di quel colore gialliccio. perchè alcuni uomini non generano: oltre che viene alcuna volta dal membro che SIONOIA SUO OSSERVANDISSIMO. se è vero che i cieli (come vo - nel nutrimento del corpo. porrò fine a questa Onde nasce. il che è falso. in modo che non riceva il seme dirittamente. o troppo corto. FRANCESCO CAMPANO vedere. o caldi soverchiamente. debbe venire prima all'età profumo o cosa odorifera. per non con ritraeva da ciò fare il parermi d'averne e troppo fondere l'una materia coll'altra. come sarebbe una fai l'uomo. in guisa che il fumo non vi possa pas altra volta si diranno. così le donne grasse non han cora e trapassa così di nobiltà come di perfe no mestruo . che per ventura. è da marito. e se il di seguente la sciliva li dizio suo non pur conoscere. - 26 LEZIONE perche la donna invecchiando più tosto che | torno intorno di panno. sappi di certo. o per essere la matrice troppo rara. nella quinta particola. la troppa sec chezza. e poi falle accendere di sotto qualche tante cose insieme). Viene ancora tal gliono molti teologi contra l'opinione di tutti volta dall'essere l'uno e l'altro troppo giovini: i Peripatetici e di S. La quale sperienza credibile. Onde quanto l'altezza e la de gnere di quattordici anni e la donna di dodici. quando l'uomo è non solamente la più nobile sostanza ammendue il maschio e la femmina sono o fred e la più perfetta che si ritrovi fra tutte le cose di. e quasi spingevano ad indirizzare a V. Cingi la donna in per troppo ingrato. si cela. o quando sono mol mondane. E di qui si può MESS. la prima e la seconda delle lezioni mie sopra Ma Ippocrate nell'Aforismo cinquantanovesimo l'anima. E qui (per sapere quanto ed . la troppa freddezza. che alcune donne sono sterili tanto lunga materia e tanto difficile. o troppo distorta. essendo queste generate e corruttibili. S. cioè per natura. o troppo deboli. la troppa umidezza. o per essere troppo pic D E LL' ANIMA eiola. feci buona minano agli occhi sono aperte e monde. la troppa caldezza. gnità del soggetto mi confortavano da una par non generano però. e l'uomo non è da moglie fastidito di voi. Alcuna volta dall'uno e dall'aitro insie me. e per questo vogliono alcuni che r i muli non generino. talmente che il fu giovanile e perfezione sua. E bre vemente quattro sono le cagioni generali che la denna non genera. come si cava dall'Afo BENEDETTO VARCHI rismo sessantaduesimo. o con gran difficoltà e pe. secondo L anima razionale propria e vera forma del Aristotile. e mi disposi a doverle mandare almeno quindi giudicano che tutto il corpo sia così. disse in po l'aiuto suo. eleggendo di voler nella quinta particola insegna un modo più piuttosto che Ella m'avesse per poco dotto che certo e vero. secondo le leggi E qui per essere io non meno stanco e meno civili. Ma se ad alcuno mo passi per la bocca della matrice: e se la paresse che io fossi stato lungo in rendere la donna sentirà che tal fumo ed odore le per eagione di questo problema. Rev. voluto non solo perdonare. Ma poi rilità viene dalla donna solamente? Alcune considerando (oltra il non avere altro modo da donne per fare questa prova. trattati da Ari più bassamente.

al nima razionale con tanta profondità e varietà cune sono tutto corpo e materia senza anima di dottrina con tale eccellenza e piuttosto di o spirito veruno. ma sono par condo il lume soprannaturale ed inspirazione te corpo e materia. cano di vita. essendo ma eziandio quelle che furono ab eterno. che l'anima no da niuno altro come da cagione principalissi stra insieme colle sue parti e spezie. ma qual più e qual meno secon gionare e con più piacevolezza che sapremo. e però si chiamano spi nella memoria. e parte spirito ed anima. che l'uomo per avere la ragione luoghi della sua maravigliosissima e divina Com e l'intelletto. chente (per meglio dire). ed a ciò fare non ha mestiero di stru nicimAnazioNE DI BENEDETTo vAacmi. che delle cose che sono. di che media. sopnA LA menti e mezzi. E perchè ella fu ordi RENTINA LA PRIMA DoMENICA DI DICEMBRE 1543. c l'incontro sono tutta anima ovvero spirito sen quasi porlaci innanzi agli occhi. e queste sono tutte quelle Dante. Nella quale affine che meglio e più agevolmente s'intenda. Tra le quali stiani. che dir le quali per la molta loro imperfezione man mi cosa maggiore e non avendo nè più ampia. in Dio ottimo e grandissimo: anzi tal fine. la corporale è tare l' altrui opinioni. come le intelligenze ovvero angeli. si tratta della creazione ed infusione dell' a dovemo sapere. Egli solo è essa bontà e la e quale è l'ultima felicità e suprema beatitu perfezione stessa. come fecero i filosofi gentili: c se tanto perfette quanto le seconde. che ella con segue della bontà e perfezione di Dio perfet tamente. cioè a contemplare e fruire Dio. signi vità del tempo e lunghezza della materia. nobilissimi Accademici e voi tutti uditori E questi mezzi e strumenti da conseguire co benignissimi. Il che. angelica ovvero sto luogo altre volte. NELLA QUALE SI TRATTA DELLA conseguire della bontà. e nel dichiarare poi i tanto infima e tanto imperfetta che non può sentimenti delle parole del nostro poeta dirò. sì per non occupare indegna gli altri sono tutti privati. cioè Dio. e non che saranno per lo innanzi: furono. solo. ed o filosofo? o piuttosto teologo º saremo neces assomigliarsi a Dio. non ficare quando dicevano. Alcune al in trattare così alta e così oscura materia. E questo (penso io) volevano i poeti. seconda PARTE DEL veNTICINQUEsiMo cANTo DEL Ma la natura umana mezza tra queste due. non che cose erano piene di Giove. me LETTA DA LUI NELLA FELICISSIMA ACCADEMIA FIO no però dell'angelica. è di grandissima mente le professioni altrui. do che meno o più alla natura di ciascuna si seguitando di sporre quella parte del venticin conviene. perciocchè da lui solo e non dine umana. come hanno fatto i teologi nostri cri e di qui furono chiamate animali. dirò. diantemente tutte le bontà e tutte le perfe E di tutte queste partitamente (per ubbidire zioni. e quinci inanimate si chiamano nè più vera lode da dargli. e perfezione di Dio cREAzioNE ED INFUsione DELL'ANIMA RAzioNALE. fu veramente za punto di materia. e riferire le santissimº . molto più perfettamente che la corporale. che del rituali. o piutto ma ed universalissima di tutte le cose. nata a un bene medesimo ed a uno stesso fine che gli angeli. se non pochis sana e felice. farò mente. se non se in menomissima sitati d'allegare ancora. conseguire della perfezione e bontà divina. e per questa cagione non le furono dati fine. gegnosissimi uditori. che tutte quante le potemmo pur cominciare a leggere. DELL'ANIMA 27 in quali cose ella è sempre occupata tutta) umil parte e molto imperfettamente ed impropia mente offerendomele e raccomandandomele. può PURGAToRio. fornire di dichiarare l'altra volta. uditori graziosissimi. ne tratteremo secondo i intellettuale. Conciossiacchè niuna cosa si ritrovi questa Accademia fioritissima) dovemmo oggi. le quali per la molta perfezione loro non han Bene voglio avvertirvi o piuttosto ridurvi no bisogno di corpo. dono veramente divino. umana ovvero razionale. ed acquistare cotanto bene. proce sto potenze. divina. che non lunque maniera. quantunque vile ed abbietta. L'angelica dall'altra parte è tanto suprema e tanto perfetta. magnifico Con particolare. e si perciocchè ab lunga il più nobile ente ed il più perfetto. e come fa Dante in questo ed in altri non è dubbio. (piacendo a Dio e all'u- la quale della bontà di Dio e della perfezione manissime cortesie vostre) con più brevità ra non partecipi. e queste sono tutte quelle. simi e debili. vinità d'ingegno che non sapendo io. che Dante e materiali come i legni ed i sassi. e elle non di loro natura imperfettissime. ed un solo bcne ranno sempre unitissimamente. nè tutto spirito e naturale. Al l'anima razionale si può favellare in due gui cune poi non sono nè tutto corpo e tanto im se. però le fu di bisogno di molto più mezzi e Tutte le bontà e tutte le perfezioni di qua strumenti ovvero virtù ed operazioni. non sono altro. se non pochissimi ed ottimi. non pur quelle che sono co fu né agli angeli (essendo essi perfettissimi di munquemente ed in qualunque luogo si siano: loro natura) nè alle cose inanimate. che la conservi lungamente mezzi e strumenti a ciò fare. secondo la ragione umana ed il discorso perfette quanto le prime. da alcu dono senza dubbio alcuno o immediate o me ni forze. sono e sa avendo se non un fine solo. bastanza se n'è favellato cristianamente in que Ora di queste tre nature. Ma noi. che per la bre che non sono altro che i filosofi morali. pregando Dio. e somigliantissimo a sè medesimo. in in luogo nessuno. e da alcuni sono chiamate facoltà. le quali da alcuni virtù. corporea filosofi. se non quanto nell'addurre o confu ovvero materiale ed inanimata. quesimo Canto del Purgatorio. che per tutto l'universo in tutte le cose a chi si deve e seguitare la lodevole usanza di si trovano.

tico (1). restare di cercarne. Per l'altrui raggio che 'n sè si riflette. Ma perchè questa materia come utile e dilettevole soprammodo. e quindi ridiam noi. e final Quindi facciam le lagrime e sospiri mente tutte le felicità e beatitudini umane. e specialmente Non vedi tu ancor. l'ombra si figura. quanta sia la nobiltà. quanto diversa e malagevole la dif ficoltà della scienza e speculazione dell'anima. ovvero motto scritto nelle porte del sapientis Che segue il fuoco là 'vunque si muta. per Dall'anima il possibile intelletto. simo Apollo. come Che vive e sente. Sì. che il saperne Che ciò che truova attivo quivi. quanto gli Arabi ed i Latini. E di vero chi è quegli Senza ristarsi. che malagevole. il petto . sta hanno i Peripatetici (secondo ch'io stimo) Apri alla verità. e tra gli Arabi il dottissimo Averrois. sentono. e E perchè meno ammiri la parola. tutte le bontà e perfezioni. insieme con tutte le scienze Quindi parliamo. il proponimento nostro è di voler segui tare in tutto e per tutto la dottrina d'Aristo Ma come d'animal divenga infante tile e de' suoi commentatori. gratissimi e cor Secondo che c'affiggono i disiri. che viene. però noi soprannome di Filopone. e ne seguì quasi intie remo tutto questo trattato in più lezioni. illustrare l'infinita oscurità ed ignoranza moderni. come ne sentirono variamente. non sentono. quand'è ben piorno benefizio dell'anima vivendo. tra Greci il diligentissimo Giovanni Grama Che più savio di te già fece errante. senza fallo niuno. Che per lo monte aver sentiti puoi. avanzato l'altre sette degli altri filosofi tutte E sappi che si tosto come al feto quante. eclettico alessandrino. palmente. Nè perciò dovemo noi. chè per sua dottrina fe' disgiunto e tra i Latini il veracissimo S. ma pregare ancora umilmente insie sia non solamente utile. citi e generosi inanimirci a più acremente in Giunto a l'umor che dalla vite cola. ch'ebbe ancora lunga e difficile oltra misura. Tommaso. ma gio L'altre potenze tutte quasi mute. quanto quella del Memoria.) la presente prima lezione. come in molte altre cose. vestigarla e con istudio maggiore. intelligenzia. Conciossiaco Quando Lachesi non ha più del line. dalla quale. e si intri Spirito nuovo di virtù repleto. non si Così e quanto nelle membra vive muovono e non intendono. quanto varia e grande E questa è la cagion di che tu amiri. Fiori nel secolo VII: scrisse copiosi (per essere più ordinati e più distinti) divide commenti intorno all'opera d'Aristotile. che conoscendo voi quale e E gli altri affetti. fare un discorso e ragionamento universale so ed il tutto regge. e spira dell'anima è tanto difficile da sè. il quale fece il tutto. come solle Guarda 'l calor del Sol che si fa vino. così diversamente ne scris sero.28 LEZIONE determinazioni de teologi così antichi come finita. sofo nel suo proemio. ovvero scien Seco ne porta e l'umarro e 'l divino za divina) è tanto non solamente utile. e quelle le quali per E come l'aere. crescono. considerando le tante e sì belle e sì Mirabilmente a l'una delle rive . le quali man La virtù informativa raggia intorno cando di vita non crescono. anzi piuttosto. e sopra ciascuna delle sue za d'un raggio solo della sua luce e bontà in spezie e potenze. L'articular del cerebro è perfetto. ri. tesissimi uditori. che gli piaccia. così in que Perchè da lui non vide organo assunto. In quella forma che in lui suggella e tengo. sachè niuna cognizione di qual si voglia scienza Solvesi dalla carne. come da un fonte per chiamata ombra. infingardi e pusillanimi sbigottirei vilmente. virtuosissimi uditori. come ne prova largamente il Filo In atto molto più che prima acute. e virtù. Non credo già. che voi crediate. Laonde caramente vi prego. e fassi un'alma sola. i quali non sono meno cortese udienza. ed in virtute (eccettuata sempre la metafisica. che altro non volesse intendere l'oracolo E simigliante poi a la fiammella. alla chiarez pra tutta l'anima. E perchè i filosofi medesimi tanto i del tenebroso ingegno e pochissimo intelletto mlo. e volontade. e sè in sè rigira. derivano Ciascun sentire infino a la veduta. Innanzi che io venga alla sposizione parti vogliate non solamente ascoltarmi con grata e colare di questi versi. questo è tal punto. conda ancora e maravigliosa. una grandis Cosi l'aer vicin quivi si mette sima ed ineffabile meraviglia? Certo io credo. cioè: Conosci te stesso: se non Segue allo spirto suo forma novella la notizia e contemplazione dell'anima princi Però che quindi ha poscia sua paruta. e conoscendo la differenza che è Tosto che luogo ll la circonscrive. Greci. l'anima. senza proporzione alcuna tra le cose. diverse operazioni ed utilità di questa sostanza Quivi conosce prima le sue strade perfettissima. la quale sarà più . come per vostra benignità fate scuri e dotti. che begli ed ornati. ciocchè. tira la verità dimostramente è piuttosto impossibile In sua sustanzia. che egli Lo Motor primo a lui si volge lieto. discretissimi udito Virtualmente l'alma che ristette. ma ancora necessario me con esso meco Colui. così è (1) Credo sia quel Giovanni. che la scienza Sovra tanta arte di natura. cata poi ed oscurata da altri. giudico che sempre. muovonsi ed intendono. (M. non abbia insieme con Di diversi color si mostra adorno: un sommo ed incredibile piacere. l'utilità. sia di mestiero il ricordarvi. per sè stessa cade il quale. e ramente le dottrine. e quindi organa poi petuo di tutti i beni e mali nostri.

scienza. sempli l'altre scienze essendo (come afferma Aristo . ste cose e nell'altra siano vinte. cioè che ne. in quanto sapere è cosa buona e certe e così chiare. quella si deve chiamare PARTE PRIMA migliore e più onorabile. dimostrazioni più conte e più manifeste. sono più perfette e più nobili tende più che la certezza delle dimostrazioni delle scienze razionali. la quale o tratta di cosc migliori e più onorabili. ma l'opinione ancora di gica: e similmente che le scienze speculative. DELL'ANIMA 29 breve e più agevole divideremo in quattro parti cette. Onde . così tutte l'altre scienze Nella seconda. Onde presupponendo che e l'astrologia intorno alle celesti. che ebbero i filosofi antichi cir conda cosa è la certezza. perciocchè la geometria conosca quando alcuna scienza è più degna e si maneggia intorno alle cose terrestri e cadm più perfetta d'un'altra. l'econo perverso giudizio o tanto amatore di queste mica e la politica. Anzi dirò più oltre che parole come la gramatica. l'altre scien scienza è più o meno degna. è più nobile della filosofia naturale la eccellenza e maggioranza della scienza del che considera le sostanze composte e corrut l'anima sopra l'altre scienze. quella che nima ed intelletto nostro. cioè di quelle il fine delle quali non è losofia. Anzi. onde ancora le scienze delle cose vili e cat congiunto. ha però degna d'onore. dico. Ma quando sono due scienze. che la scienza del bietto è più nobile. chiudiamo. di sì poco e speculare ma operare come l'etica. come niuna cosa nè più perfetta in che modo ed a che si conosca. cioè pigliano la dignità e certezza delle dimostrazioni. quando alcuna ma. Ma qui nascono subitamente o meno degna è la materia della quale ella due dubitazioni contro le cose dette pmr testè tratta. conciossiacchè l'a- insegna il Filosofo nel principio del primo li ritmetica e quanto al subbietto e quanto alla bro dell'anima) che ogni scienza qualunque certezza è più nobile della musica: perchè sia è buona e onorabile: e la cagione di questo l'aritmetica considera il numero astratto e se è perchè ogni scienza è perfezione dell'intellet parato dalla materia e la musica concreto e to. Dico dunque (come ne tica rispetto alla musica. cioè la materia di che ella delle terrene e mortali. vince ed avanza. ed a che si possa ed è più nobile di lei semplicemente ed asso giudicare quando una scienza è più degna e lutamente: come per atto d'esempio l'aritme più nobile d'un'altra. onde. cioè che usa migliori prove ed ha dimostra Nella terza. perfezione loro dal subbietto. mi pare da dichiararvi prima brevemente scienza ha il subbietto più nobile e le dimo in che modo s'abbia a conoscere la degnità e strazioni più certe d'un'altra. che essendo tutte quante le scienze buone ed onorabili. La se rie opinioni. dico che in due modi ed a cose mondane. ch'io creda. Ora avemo a vedere come si il subbietto più nobile. che la scienza e certezza è il subbietto suo. in questo. cioè a mostrare tende più la nobiltà del soggetto che la cer quanto sia nobile e degna la scienza dell'ani tezza delle dimostrazioni. E cosi con in tutte le sue parti e potenze. sono più nobili e più perfette dell'at vile. Bene è vero che di queste due cose s'at Venendo alla prima parte. pure e snelle che i filosofi ora intelli principali. l'anima. secondo che più ze tutte quante. E così avemo veduto come e perchè perchè. e quando sostanze astratte e Nella prima parte. e la cagione è perchè tutte l'anima in amendue queste cose. cioè che trattano di in qualunque scienza. la rettorica e la lo non pure la scienza. si dichiarerà quanto sia separate. Ma per ridurre ormai questo ragionamento quella scienza è sempre più nobile. tratta ed intorno alla quale si maneggia. porremo la diffinizione dell'ani zioni più ferme e più certe. avanzano parola per parola. quali vicino l'una l'altra in una sola di que perchè anch'esse come tali fanno perfetta l'a. è più da stimarsi cioè quelle il cui fine non è fare ma contem e tener cara che la certezza d'una bassa e -plare. La prima cose celesti ed eterne. l'obbietto del quale ha il subbietto più eccellente è più degna: è la verità e la verità s'acquista mediante la onde l'astrologia è più degna della geometria. in quanto scienze. E ninno è. e quelle creaturc candide. sebbene non ha le sue dimostrazioni cosi ogni sapere. E prima si dirà tibili. quando una si ritrova. racconteremo le molte e va sono inferiori e cedono alla metafisica. onde le scienze ma secondo Aristotile. La prima è che se le matematiche sono fia. genze chiamano. spiriti e beatissimi. il cui sub al proposito nostro. perchè considera quelle menti divine e (come io ho detto poco fa) più certe di tutte sempiterne. il quale non eleggesse piuttosto due cose potemo conoscere quando una scienza una qualche cognizione e breve notizia delle è migliore e più onorata d'un'altra. le tive sono buone e onorabili. ella si chiama nobiltà di qualunque scienza. cioè e qnan le scienze si specificano come dicono i filosofi to alla nobiltà del subbietto e quanto alla dagli obbietti loro. E sempre la nobiltà del subbietto s'at trattano di cose. divideremo l'anima mostrazioni. od ha prove e Della nobiltà della scienza dell'anima. E così ciascuna dalla metafisica o teologia in fuori. tutte l'altre scienze. nè più nobile di quegli immortali scienza è più o meno nobile d'un'altra. e la dichiareremo tutta matematiche per essere certissime. Onde la metafisica ovvero prima filoso da noi. sempiter che voi sappiate che le scienze reali. cioè in quanto alla certezza delle di Nella quarta ed ultima. onde quella scienza ea la quidità ovvero sostanza e natura del è sempre più eccellente la quale è più certa. alcuna cosa alta e pregiata. come la geometria. come ne mostra Aristotile nella prima fi tive.

altramente si debbe interpretare che dicono che l'anima è cosa corporale.3o LEZIONE . non contento d'essere Quelli che tengono che ella sia corpo misto si stato il primo fra principi. ma noi seguitando queste sciorre più lungamente. cuna cosa. non è dunque vero ed il giudizio. una in PARTE SECONDA quanto a noi e l'altra in sè stessa e quanto alla natura. anzi quello che dice esso Aristotile che ella arrivi lo studio. come sarebbe necessario. che ella trapassi maggiormente che dove mancano l'ingegno mio tutte le altre di certezza. in sì con ragioni efficacissime.) tima vita ed interissimi costumi. per non dir nulla. ma quello gono che tale corpo sia mescolato d'elementi che è più. La quale (1) Cosimo I fe” riaprire lo studio di Pisa. operato in guisa. ridurremo quistioni. come in vigliosamente da Epicuro. conciossiacchè una cosa si dice esser certa in due maniere. cioè in quanto a noi. cioè in quanto alla racconti le molte e varie opinioni degli anti natura ed in sè stessa. nè cosa corporale. sempre che egli voleva insegnare al sima di difficoltà. ma avevano lasciato scritto tutti quelli. non mi pare fuori zioni: ma non è già certa nel primo modo. la quale tratta di cose più per fuggire e guardarsi da tutto quello in che perfette e che siano prime di natura. i quali era in quanto alla natura: quando poi diciamo che no stati innanzi a lui. uomo nel vero d'ot generale le lettere e l'arti. La seconda è che seppure la essere e poche ed inferme. cava dice) smaltire. intendiamo non in quanto a noi. ovvero na mente per le sue molte e manifestissime opera tura e sostanza dell'anima. le quali quanto più le conosco prannaturale. sono anco certe nel secondo. raccontare Onde quando noi diciamo che l'anima è cer primieramente tutto quello. assai lo favori. ed alcuni altri che ne tragga. benchè esse torno alla quidità ed essenza dell'anima. se noi volessimo ad senza addurre le ragioni loro o confutarle al durre tutte le disputazioni che si potrebbero tramente. il che si vede chiara chi intorno alla quidità ed essenza. il quale le riprova non che io. Ad nere co fatti quello che io ho promesso colle amenduni questi dubbi si soddisfa agevolmente parole. perchè al mente leggere nell'accademia in Firenze. perchè non si potevano per la pic colezza loro segare e dividere in parti. E tuttocchè qui sì negli altri suoi libri. Ma l'anima è certa so Prima che io entri nella seconda parte e vi lamente nel secondo modo. come Democrito e Leucippo: i quali materna. ma molti uomini in molti mesi Ma venendo al fatto. secondo Aristotile ancora. verrò alla seconda parte.tile) nel primo grado della certezza. può si generassero a caso di certi corpicini sodi. come Aristotile aveva in quanto a noi. ovvero me più ora che il virtuosissimo e sempre felicissi scolato. con una risposta sola. essendo elleno falsissime tutte non con tutti i fondamenti loro. checchè se . la materia: perciocchè. ovvero cosa corporale. intendiamo non in cagioni (come testimonia egli stesso): la prima quanto alla natura. lentissimi tutte le scienze in tutte le lingue (1). ma mare o riprovare. che chiunque vuole. perchè era per cavare da loro e servirsi di tutto quello (come si prova nella posteriore) quella scienza in che eglino avevano detto bene: la seconda si chiama più certa. e tale è essi avessero errato. se non quando e quanto ne sforzerà tutte quelle opinioni in una somma brevemente. che uno sono e debolissimo. La qual cosa fu da lui fatta l'anima verso l'altre scienze. finiti di figure cd infiniti di numero. checchè ella si fosse. (M. poco tempo. per quanto però si stenderanno tane ancora la metafisica ovvero scienza so le forze mie. quivi sopperiscano l'industria e quello che io ho detto di sopra nel proemio. dico che i filosofi an quantunque valenti sicuramente non baste tichi sono divisi principalmente in due parti. che secondo che ella non era corpo. Quelli a me pare. e quelli o confer solo secondo la santissima legge cristiana. ed alcuni che clla è corpo semplice. e tutto il primo dell'anima. la diligenza. i quali essi chiamavano grecamente atomi cioè Onde io per me sono fermo di non arrecare insecabili. ma rispetto a noi. tanto mi sforzerò scienza dell'anima è sì certa. come ter immortale di S. Ma per cominciare a mante sia tanto dubbiosa e tanto malagevole. nondimeno l'in il diligentissimo e dotto Giovanni Grammatico tendimento nostro non è di volere entrare in nel suo lungo e bellissimo proemio. il quale abbia non dividono anch'essi in due: perchè alcuni pon solamente con giudizio conosciuta. e per que fini opinione fu poi accettata ed accresciuta mara che detti abbiamo nella prefazione. egli non in questo luogo. se non i capi principali delle pare nè vero nè possibile che la scienza del cose e quelli risolvere e (come volgarmente si l'anima sia più certa di tutte le altre. Oltra che non se ne caverebbe per perciocchè alcuni dissero che l'anima era cor ventura quel frutto che io vo cercando che se po. anzi dubitevole molto e pienis costume. Ora le matematiche sono certe nel Delle molte e varie opinioni degli Antichi in primo modo. come vedremo nel luogo suo. E. rebbero. ha con infinita utilità di noi e lode volevano che tutte le cose celesti. quando rene (perchè appo loro ogni cosa era mortale) altri meno il credeva. e dove la dottrina non aggiugne . E tanto cuni dicono che ella è corpo misto. che di cotal cosa tissimra. E questo faceva per due ella è incerta e dubitosa. e si massimamente per si potessero addurre molte altre dubitazioni. agiatissimamente udire in Pisa da uomini eccel indivisibili. cioè in di proposito dirvi. cioè in sè stesse e quanto alla natura. sono per gli studi tra filosofi nelle scuole e altra divisi medesimamente in due parti. mo Duca Signor nostro. con favore ancora e con liberalità ovvero principi discontinui e separati l'uno accresciuta e innalzata la sua e nostra lingua dall'altro.

il quale alcuna tura) è stata trattata da tanti tanto scura volta Aristotile chiama fuoco imitando Platone mente e diversamente. dico che Aristotile nel secondo libro dell'anima la dif (1) . che moveva sè stesso. il che. che nè anco quelli che suo maestro. ovvero naturale. naturale. ma di non saperla. come dice il divino Pla che i Greci chiamano htep. però ci in per lei. come Anassimene e Diogene. Fd . due parti di fuoco Ma posto fine a proemi ed alle scuse. quanto sia ma plice sono divisi come gli altri in più parti. Lib. donare. finisce così : L'anima è l'atto primo del corpo Virg. Alcuni. il pubblico ed antico. e conseguentemente im non avendo altra lingua che la fiorentina. – E col sangue versò la vita insieme (1). E questi. Ma perchè cotale diſfinizione. Senza che la presente materia (oltra dissimo Ippocrate suo duce. eccetto la terra che non ebbe chi fosse e importantissima e molto difficile. alcuni dissero ch'ella era qualità e vigliarsi nè dolersi. l'anima non essere altro che quel sangue. e molti altri filosofi. o le posso divisero anche eglino in due parti principal no studiare per loro medesimi negli autori o mente. cose. non in oltra molti altri. che diceva anco che la ca PARTE TERZA lamita aveva anima. sappimo dove avemo a ricorrere. però prego ste sono brevemente le opinioni di tutti coloro. E così che non sono esercitati nella loica e non sanno la tiene accidente e non sostanza. dicono quale è intorno al cuore e per questo man che Aristotile (per tirarlo da loro). della quale si ra non immortale. DELL'ANIMA 3I ne dicano Cicerone. mortale e i termini di quella scienza. E que la brevità insieme colla chiarezza. perle da sè stessi. vitam cun sanguine fudit. il torto. si pigliassero. Aristotile finalmente. ma per coloro solamente. tengano che ella sia mortale. il quale affermava come moderni. i quali o l'hanno studiate. come Anassagora. Al separabile e mortale. vor mortale. resoluto. si quelli. come fu ol le lingue avvenga il medesimo. Ma noi seguitando al presente Ari e Ipparco. cioè corpo celeste tone. delle cose nelle quali i più saggi discor ovvero quintaessenza. sebbene l' anima era numero. che mi vogliano per i quali facevano l'anima corporale. essendo egli stato sobrio e castissimo quale noi seguitiamo. poeta. non debbono nè mara mortale. vuole che l'anima sia uomo. conciossiacosachè in tutte temperatura ovvero complessione. verremo alla diſfinizione dell'anima. inseparabile ed immortale. . benchè altrove disse col gran giona. Altri dissero che ella era ar altri i quali seguitando (come molte volte av monia. mosso da questo che il se me di tutte le cose era umido e però voleva Ciascuna disputa di qual si voglia cosa debbe che tutte le cose si generassero d'acqua. tiene la cando il sangue manca subitamente la vita. l'anima era acqua. il gran medico. . II. tra Alessandro. se non dissero che ella era fuoco per la prontezza e Iddio. se non quelli che dissero o che l'a. non potendo stare conoscendo e intendendo tutte le cose. che ella era inseparabile e per rebbero bene. a cui molti non darebbero fede. come testimonia divinamente non dico sostanza e non accidente. per non velocità del suo movimento come fu Eraclito ingannarci. Quelli avendo veduto dalle tante e tanto contrarie che credettero che l'anima fosse corpo sem opinioni di tanti e tali uomini. che ella era il ca l'essere dubbiosa e malagevolissima di sua na lore innato. e perchè. E sappia. Cnde Virgilio non minor medico e filosofo che certo è falsissimo. garsi ed ora d' allungarsi. non ostante che Alessandro Peripatetico di principi ed elementi continui e congiunti nobilissimo. acciocchè si potendosi fare la generazione senza l'umido. Alcuni dano tra loro. perchè alcuni dicevano. falso nondimeno e bugiar che (come s'è detto altrove) si debbe inten do. che sia quello di che si disputa. il E quello che è più da maravigliarsi. San Tommaso medesimo. Altri corpo d'a- cqua come Talete. . Galeno. come Critolao. facendoli principi ed anima delle secondo Aristotile. come noi diremo al luogo cuni altri pongono che tal corpo sia mescolato suo. lagevole ritrovare la verità dell'essenza del perciocchè alcuni dissero. secondo io credo. Alcuni dissero che della quale chi più sa. i quali separabile dal corpo. ma incorporea. ch'ella era quello. verbigrazia. non può essere giudice. Ed Ippone ancora diceva che Della diffinizione dell'anima secondo Aristotile. e per così tutti gli elementi trovarono chi li favori e ciò noi in questa terza parte diffiniremo l'anima nobilitò. ma non possono studiarle e sa conseguente mortale. come vedremo più di sotto. che ella era greci o latini. tutti coloro i quali sanno. medesima opinione. o che ella era ogni cosa. alcuni. organico. avente la vita in potenza. meno ardisce di ra l'anima era una certa proposizione. perciocchè io non dico queste cose per Quelli poi che la tenevano incorporea. come fu Crizia. disse dottamente sopra questa opinione: chè ora è tempo di venire alla terza parte. Lattanzio Firmiano e molti ed una d'acqua. incorporale e non Lucrezio. gegneremo d'agevolarla quanto potremo il più nima era composta di tutti quattro gli elementi E perchè a far questo è necessario ora d'allar come fu Empedocle. perchè moveva e tirava il ferro a sè. così antichi insieme. ed altrove dubitò quello che ella sono stati molti anni per molti Studii osano di si fosse: altrove confessò non solo d'esserne ir favellare sicuramente: anzi questa è quella cosa. non incominciare dalla diſfinizione. come se gionarne. Platone diceva che viene) una fama ed un grido volgare. se non intende nima non si poter separare dal corpo ed essere ranno così ogni cosa. a tutti quelli. l'anima. gli hanno dato biasimo e mala voce a gran dere metaforicamente. che ella era corpo aereo stotile. Di quelli che dissero l'a.

ed è propio quello. Avente diffinizione generale e comune a tutte l'altre. e tanto quello che ha i suoi organi ovvero strumenti meno essendosi dichiarati altrove abbastanza. un certo movimento con | noi diciamo d'uno che va o canta. ma è analoga. ma una sola. non è dubbio. come se fosse stato scritto l può andare o cantare. In potenza. i quali non sono corpi. o non operi come nel dormire. le quali versale. la vita in potenza. Queste sono tutte le parole appunto è l'atto secondo. non avendone di migliori e giunse naturale. cioè in virtù e non in atto. Ora l'anima o operi come nel ve equivocamente. fu costretto a far la dif non pare verisimile in una cotale diffinizione finizione non univoca come si dovea. E Ari tonici.32 LEZIONE affine che meglio la tenghiate a mente. perciocchè ella comprende ed abbrac parti sono differenti di spezie. E però v'ag cessariamente così. cioè perfezione. ancor che alcuni si sforzino di di hanno anima. L'anima è l'atto primo vuol dire altro che principio d' operare. che Cicerone non intendesse. essendo elleno in tutto e per cultamente che gli animali. Temistio dottissimo filosofo e però meritamente riprende tutti quelli che e di grandissima autorità. cioè l'umana. venendo alle parole dico. così non abbonda nelle usò Aristotile per assegnare il genere all'ani superflue. il quale è quello che ha in sè il prin generi. e la natura come non manca ziale (come vedremo) e non accidentale. Organico appo i greci si chiama si debbono dichiarare più lungamente. ma ancora più brevemente e nel fatto da lui. uno na ad un tratto. le anderemo dichiarando tutte nere dell'anima è atto primo. parole e cose tutte. e così pare parare il corpo animato da quelli che non in verità. il quale è essa corpi morti. e di questo intendeva il una delle sue spezie. ma del corpo naturale. E ruttibili. conciossiacchè le role significhino il medesimo che organico ov diffinizioni loro non comprendevano tutte l'ani vero dissimilare. filosofo: l'altro artificiale ovvero fatto a ma l'altre. che i greci che questa non è vera e propia diffinizione. conciossiacchè la diffinizione astratte e separate da ogni ma il corpo aereo e spiritoso che ponevano i pla teria tanto sensibile quanto intelligibile. cioè per miglior modo. stanziale ovvero principio d'operare. Ma prima notaremo. sebbene e de'cieli non appartiene al filosofo naturale. per ste parole. Il quale vocabolo dicono. come è noto ai cipio del movimento. sono organici ovvero sto animanti per comprendere ancora le piante. del mondo che le piante sono tali. E in questo mostrò il usare e massimamente nelle scienze dimostra medesimo ingegno e giudizio. onde egli. ed in quanto al subbietto ed in quanto cavare manifestamente. che nell' altre tive e tanto meno nelle diffinizioni. la ri gnervi primo: e brevemente atto primo non dirò un'altra volta. perchè si trovano (co tutte le sue spezie in un medesimo tempo e me ciascuno sa) di due ragioni corpi. dissimilari. Onde noi diremo. E però questa si debbe chiamare piut no. . ch'egli disse: L'anima benchè impropiamente. e però fu necessario aggiun vitale. perciocchè se le piante sono dissi Intendiamo però degli animali generabili e cor milari ed organiche. Disse primo a fossero aggiunte per cagione ed a differenza dei differenza dell'atto secondo. il quale non ha in sè e da natura il prin tosto descrizione che diffinizione. che così chiamano i gramatici. come debbono fare i propi e veri turale. cioè forma so quante ad una ad una. che sapesse trovare una medesima spezie: ma di questo altrove. quanto l'altra. perchè trattare dell'anima. e non solamente fa sempre il meglio ma. cioè della stotile fu il primo. ed alcuni vogliono che queste parole questo non fa ora a proposito. e così tanto vaglia una di que me. una voce e vocabolo nuovo trovato e che si possa. il quale non suole loga come si poteva. che egli disse fezione. Ed nelle cose necessarie. e questo fu Entelechia. E quando sputazioni Tusculane. chiamano entelechia. se non operazione. ma a rispetto dell'atto secondo e delle vedete). e di questo non essendo loici: perchè questi termini i quali usiamo nei animato non favella il filosofo qui. avente la vita in non già essa operazione. E la cagione è per di sopra aveva chiamato forma. ovvero secondo l'essere e secondo ripatetica non si danno i demonj. per mezzo de'quali esercita le sue operazioni: Secondariamente notaremo. e poi. e tutti i corpi cia tutte l'anime di tutti gli animali o piutto viventi che hanno anima. Ora voci sinonime. E disse primo non semplice che usa Aristotile. sono dissimilari più imperfettamente e più oc ma al metafisico. come i dipinti. le quali per essere (come mente. cioè comprende prima cipio del movimento. Prese gliare. perciocchè anco la forma del fenderlo. che egli tinuato e perpetuo. il quale fu veramente divino. E così avemo veduto che il ge esso diffinito. nè è però animato. organico. La vita. a differenza del corpo artifi più noti che sappia io. Del corpo non essendo univoca. cioè. vuole che queste pa n'avevano scritto anzi a lui. questo è un parlare im endelechia per d e non entelechia per tg ma proprio. scurissime e meno chiare. aven fuoco e d'altre cose somiglianti è l'atto primo dolo tradotto nel primo libro delle sue Di del corpo naturale. che questa diffini i latini dicono dissimilare. E di qui si può tutto. che non è sue operazioni. Il che certamente comprenderle tutte. ovvero atto primo ed in somma forma avente la vita in potenza per disgiugnere e se sostanziale. tanto più gli animali. quelle voci e parole è l'atto primo: e chiama qui atto quello che che significano il medesimo. mediante quella. perchè l'anima è forma sostan quanto possono. sempre in questo luogo vita in vece dell' operazione è atto del corpo. ma ana ed in un filosofo così fatto. non è organico ma similare. che secondo la via pe all'obbietto. non si possono ora nè ciato organico. non comprendendo naturale: disse naturale. zione e piuttosto descrizione è comune ed uni il quale è composto di parti diverse. e s'intende che i filosofi vanno sempre imitando la natura sostanziale. perchè l'operazione potenza.

noi non parendoci il composto cioè dell'uno e dell'altro insieme. cioè sia più veramente che non è mediante il quale noi viviamo. attribuendo l'operazioni ora all'anima sola. sia i migliori filosofi. ovvero il subbietto in un genere equivoco. l'atto e la potenza s'uniscono insieme senza E per farlo più chiaro con un esempio più alcuno mezzo. che niuna cosa è più una in se perfezioni che si possono immaginare. cioè E per questo non è dubbio nessuno appresso tutto il composto di materia e di forma. essendovi la forma. come avemo veduto senza mezzo nessuno. ovvero forma sostanziale del medesima perfezione non da sè stesso e senza corpo naturale organico. dimanderà mai perchè una zione sola veramente. parte tutte le potenze e virtù dell'anima se nima e di più la materia. che maggiore ovvero dal più forte (1). E così avemo veduto. sarà vero è la potenza e la materia. cioè il legno. vero ente. che ne il tempo nè il luogo lo patisca. divideremº per e questo possibile. avente la vita in po dipendenza. cioè la sue. che secondo la Perchè il genere dell'anima (come s'è ve verità. che ella fili o che ella tessa. Il teria. che ella non aggiugne per (1) L'argomento a fortiori. non basta la sua due cose. o Dio solo senza il mondo. nè del corpo solo. però non può l'anima avere una diffini niuno. conoscono gli intendenti) che l'animale. ovvero discorriamo i noi sieme. nè di tutto i movere infinite quistioni. che pensi? E Dante: – 0 mente. e vi si dà il prima ed il poi. DELL'ANIMA 33 e s'intende in potenza propinqua e non rimota. ed ora al Della divisione dell'anima nelle sue parti. perciocchè (come s'è detto di sopra) diffinizione sola. ma e nel medesimo modo. dove si trattano cose non men belle e più utili E sebbene in tutte le lingue s'usano simili di queste. sì che contenga l'anima ve eccellente e più perfetto. sono nondimeno impropi questi parlari. tra le cui spezie si ritrova tutti gli altri composti. essendo teva rendere la cagione Platone e gli altri che prima di natura la vegetativa che la sensitiva. E risulta tanto perfettamente ed fezione alcuna a Dio. come quando il Petrarca disse: PARTE QUARTA – Alma che fai. duto di sopra) non è univoco ma equivoco ana Ma per tornare all'unità del composto. parole di questa diffinizione. il mondo insieme? gli risponderei egualmente non è però nè si può chiamare due cose. E di questo l'anima è più nobile e più perfetta che tutto e cagione l'anima massimamente. Perciocchè ella ha getativa delle piante. ma nel terzo la forma sola da sè) dico. non già nel suo par che seguiti di necessità che almeno tanto proemio. perchè il mondo non aggiugne per è la materia. e così nell'uomo ed in che è quello dell'anima. fezione alcuna alla forma. ch'io creda. perciocchè tanto è per una sola. non si stende. alla quarta ed ultima parte. e di materia che è la potenza. vostra ragion la ovvero potenze ed operazioni. e più secondo l'uso. dividevano l'anima in tre parti. conciossiacosachè il composto maggior chiarezza in questa quarta ed ultima contenga e racchiuda in sè la forma. onde la tondezza. l'anima). quanto insieme con tutto dell'anima. Ora ci stessa e più unita e perfetta. quanto a dire. cioè uno solo principalmente e per sè. che scrivesti ciò ch'io vidi . che è più per l'argomento che i Latini chiamano dal la forma ovvero l'atto s'unisce col legno. ci mo: tutto il composto. quanto contro la dottrina Peripatetica. che la forma sola da sè. cioè l'anima ed il corpo. la sensitiva degli animali tutta la sua perfezione da se stessa. come innanzi che passiamo più oltra. onde benchè l'uomo sia com manifesto chi mi dimandasse: quale è più per posto d'atto e di potenza. ma bisogna avere ancora le l'atto e la potenza. e la forma ha la perchè anco il sangue ha la vita in potenza medesima perfezione da sè sola che tutto il rimota. ovvero di forma fetto. che l'anima si dolga o si rallegri. | coll'aiuto di Dio. logo. (M. la quale risulta di quelle due.) VARCHI . secondo i tre e la sensitiva prima che l'intellettiva. senza di bruti e la razionale degli uomini. o Dio con tutto che è l'atto. e Dio ha in sè tutte le unitamente. che è la forma. e del corpo che il mondo. Perciocchè a voler avere la scienza d'al tondezza e la materia. modi di favellare. Onde membri principali del corpo. non hanno bisogno di mezzo ad unirsi e che essendo vero in un genere univoco. ma perchè sopra che gli affetti ovvero passioni non erano nè ciascuna si potrebbero fare mille dubitazioni e dell'anima sola. non è altro pendenza da altri. non che ri onde tanto è a dire (diceva egli nel primo del cerchi. E se alcuno dubitasse e dicesse. cioè l'a. perciocche il composto insieme. cioè l'anima ed il corpo in iviamo ed intendiamo. ma dalla forma. ove egli dice molte cose fuori e molte sia nobile il composto tutto insieme. E per questo diceva il filosofo. ma l'ha in un modo più nita generalmente. ed il composto ha tutta la che l'atto primo. Seguita ancora avendo diffinito Aristotile l'anima secondaria da questa diffinizione. onde viene ad tenza. care ad una per una tutte le parti e spezie sia una cosa sola. cioè fetto Dio da se solo. che l'anima diffi composto insieme. che sono cuno genere perfettamente. che tutto il com resterebbe a disaminare d'una in una tutte le posto insieme. verremo. cioè il corpo (onde guitando Giovanni Grammatico. corpo solo come: – Pie miei. molte congiugnersi insieme. ma è necessarie ricer palla di legno o di qualunque altra materia. E di questo non po ordine. ovvero la forma e la ma diffinizioni di tutte quante le sue spezie. Dalla quale diffinizione seguita (come averla in modo più ignobile e più imperfetto. sentiamo. che la forma sola sia più mente in questo modo: L'anima è il principio. lasciatele tutte da un canto. che la materia e tanto imperfetta.

cioè tanto alta. non avendo bisogno per la sua per per essere (come abbiamo detto) nell'intellet fezione di composizione. ancora che Giovanni Grammatico dichia solamente delle comprensive e cognoscitive. ma gione. cioè che serva del sillogismo. hanno nome che io sappia da significarla: i ovvero immaginazione: o ella è circa gli uni Toscani la sprimono felicissimamente e la chia versali i quali non caggiono sotto il senso. che potremo quella che fa Aristotile verissima tosto che egli l'ode. sofi moderni chiamandola ora discorso. e quell'altra: D' ogni cosa è vera la e conosce si chiama intelletto. e delle pa molti piuttosto Platonica che Aristotelica. per Greci chiamano principi ed assiomi. la quale divide e compone. chiama scienza. come nel secondo. E non è altro verissima non è perfetta. Se nel secondo modo e circa le cose interiori. Ma lasciando queste cose che si sono dichia Ora questa operazione dell'intelietto nelle rate nella loica. pigliando qui negazione o l'affermazione. allora si può sere in tre modi. i Latini dir così. che i tenza e virtù che le comprende e conosce. che usi nell' intendere le cose e si le cose. medesimo nel sesto libro dell'Etica. o circa razione è nel secondo modo e circa il sillogi le cose singolari e particolari. di dentro. come. si chiama senso. pone. sebbene nemente (come di sopra) ma propiamente. nè pro mediante i propi principi inferisce le propie piamente. o circa riore. come sono tutte smo. cioè. e questa compone e divide. se non l'apprensione tutte le potenze dell'anima. allora questa virtù si chia operiamo senza consiglio. ve zia. ma comunemente come nel primo modo. Di usi questo verbo ºravasoua. e noi volgarmente massime: comprende e conosce le cose di fuori solamente. allora è di due to tosto che se le appresentano senza dis maniere: perchè o ella è circa le cose che noi corrervi sopra. allora tale . essendo la verità una sola. e ed esso animale. eome quella di sopra: Il tutto è maggiore della allora questa tal virtù e potenza che l'apprende partc. Se nel primo modo e Se ella è nel primo modo e più perfetta del circa le cose speculative. questa proposizione: Ogni tutto e maggiore dremo di ridurre in più brevità e maggiore della sua parte. o elleno sono e si l'altro. e trattando bietto. anco. le virtù mortali. nè queste tali virtù e potenze. e che cosa sia parte. E questo considerare in due modi. perchè la scienza non è altro che ella non abbia di bisogno nell'intendere che un abito speculativo acquistato con ra le cose del sillogismo. e del sub potenze vegetative e le appetitive. e si chiama operiamo con consiglio. E da loro l'hanno tolta i filo si trovano ed hanno l'essere solamente nell'a. senza altro discorso. non usando mai idea. ed allora si chiama intelletto non comu di questo nome Asd vota cioè discorso. si può ingannare. ed ora nima. perchè egli non divide e non com denza: la quale. come diremo al Ma perchè questa divisione ancora che sia luogo suo nella seguente lezionc. e che sono nell'anima. virtù discorsiva. solo che egli sappia ed intenda i termini. cioè discorrere. questa tal po in tutte quelle proposizioni universali. non comprendendo questo intelletto semplice. sebbene non è virtù mortale. e questa si chiama ma intelletto. o intorno alle gismo. cioè del predicato. allora cotale virtù si sillogismo. perciocchè il senso proloqui e degnità. o ella è circa le cose ehe noi mente. perciocchè l'artefice non consulta. ed allora si chiama fantasia. 34 LEZIONE dell'anima. e questa si chiama pru semplice. nobile e perfetta. o ella fetta del sillogismo. o elleno voleva dire Aristotile nel primo della Poste si travagliano circa le cose singolari. allora cotale virtù si chia si possono o vedere o udire o fiutare o gu ma appresso i Greci Aixvoia: i Latini non stare o toccare. cioè circa l'intenda nella prima vista subito e ad un trat le cose operabili da noi. dove egli dice (lasciate indietro le zia de' termini. come conosciamo i termini: cioè la notizia dei allora tale potenza ed operazione si chiama principi si genera in noi dalla semplice noti senso: se circa le cose universali. e perchè pare a ovvero comprendimento dei termini. Perciocchè. che non gli soddisfaceva nè l'uno. o ella è intorno al sillo è intorno alle cose speculative. cioè del discorso. cose operabili da noi. esempligra rò noi. che egli chiamava faccia menzione in luogo alcuno. o ella è più imperfetta del sillogismo. ma mano discorso. quando disse: Noi conosciamo i principi le cose universali. ovvero specie non è senza meraviglia che mai Aristotile non ne dell'uomo e dell'animale. che d'ogni intelletto largamente e comunemente: percioc cosa si può dir veramente o che ella è o che chè solo l'intelletto apprende e conosce le cose ella non è. cioè che che le potenze dell'anima sono e si possono cosa sia tutto. il che appare manifestamente cioè intorno alle cose esteriori. Il to. cioè intelletto semplice. Se nel primo modo. nè di divisione. desiderando di soddisfare a tutti. che caggiono sotto il senso. la quale ciascuno conosce essere agevolezza. e diremo. e qui si piglia intelletto non arte. Se nuovo questa operazione dell'intelletto. è però come capo e quasi regina di tutte che non avviene negli altri e nella fantasia. E se ella e nel secondo modo. cioe ri questo luogo in due modi: argomento assai di quelle che apprendono e conoscono) che chiaro. E questo maneggiano intorno alle cose esteriori e sono intelletto semplice del quale noi ragioniamo è fuori dell'anima: o intorno alle cose interiori sempre ed in ogni luogo verissimo e mai non e sono dentro l'anima. quale è esso uomo. pe role semplici ed incomplesse. come diceva Platone. la quale tale operazione e nel terzo ed ultimo modo ed è nell'anima e circa le cose universali può es è più imperfetta del sillogismo. cioè. Se circa le cose singolari. cioè la forma. torno a dire che se quella ope cose di dentro può essere in due modi. e Dante le chiamò prime notizie dell'intelletto. perciocchè o ella è più per considerare in due modi: perciocchè. ma propiissima conclusioni.

Terzo: se l'anima e la forma sostanziale o facoltà. III. Intellettiva. fu fatta chiunque le ode senza avere altra cognizione una costituzione. dell'anima intellettiva nelle lezioni che ver I. che queste potenze del è circa le cose operabili da noi. in guisa che non può pone tre. nelle quali. odorato. perciocche queste non possono eser i cinque abiti dell'intelletto: arte. per la quale si scomunicano che de termini. II. o uffici. O ella è l'abito d'al fosse più d'un'anima sola. le quali nelle loro operazioni non hanno biso diremo più grossamente e più agevolmente. tutte quante queste potenze. no organo. che secondo Ari o ella e indifferentemente circa il vero ed il stotile. templative ed allora si chiama scienza. che razionale. oltra l'altre cose. ovvero strumento corporale. siano una cosa medesima coll'anima. di telletto (come dicono i loici). - in guisa che tra loro non sia altra differenza. o potenze che le dobbiamo dell'uomo. e questa zioni loro hanno bisogno e si scrvono d'alcu si chiama arte.| operazioni dell'occhio. perchè che essi tengono per fermo. perchè tra Greci migliori non cadde sia. si chiama intelletto. Alcune si chiamano e molto sottile e malagevole. anco questo è in un cerchio medesimo il concavo ed il con in due modi: perchè o ella è in presenza dei vesso. separate realmente. IV. ma ci sforza ancora l'autorità dei sacri telletto semplice. Motivo di ranno.) . cioè. di quelle proposizioni sputata lungo tempo. nell'uomo siano due anime distinte e falso. avemo veduto sensitiva. e mediante l'operazione dell'in (1) Il Varchi o mai non liberò la promessa qui fatta. citare l'operazioni ed azioni loro senza qual scienza. perciocchè o le chiamano organiche ovvero strumentali. cuno strumento.| sogno l'uditiva dell'orecchia: e nel medesimo dendo tutte le parti e potenze dell' anina) è modo di tutte l' altre. II. V. Sensitivo. ancora che Aristotile le fac veri ed immediati principi. dere e tenere noi. come vedremo diffusamente nel luo in due modi. così si serve ed ha bi sere anch'ella perfetta del tutto non compren. Vegetativa. o spezie. tiplicata di numero a guisa che ciascunº n'ab º IV. udito. non altramente che capo: se ella è circa i singolari. ma sia solo assistente come il nocchiero. chiamate da noi massime. prudenza. Sensitiva ovvero irrazionale. Ma se questa virtù è circa gli universali. ed in una stessa via l'erta e la china: op sensibili. cioè. dichiare luogo a luogo. Motiva di luogo a luogo. remo quattro dubbi importantissimi e disidera E che le potenze ovvero virtù dell'anima tissimi da ognuno (1). e questo può mente. Razionale ovvero intellettiva. tesi ancora da quelli che non hanno studiato. piglia e riceve le cose che le pure vi sia differenza reale ed essenziale. e S. Tommaso e gli altri to: o ella è in assenza e lontananza de'sensi dottori latini. Sensitiva. mini. siamo intendere e vedere senza adoperare al III. che gno d' alcuno strumento corporale. non solo ella è l'apprendimento dei principi e termini ci persuade la verità della santissima religione incomplessi e semplici. o le operiamo senza consiglio. Secondo: se l'anima e mºl . che ne discorrevano. cioè. o forze o virtù. e queste sono tutte quelle. si dirà pienamente nella seconda bili. che non trattare queste quistioni. ed allora si chiama senso interiore: e per lezione. E così aggiuntaci la sapienza. e questa si chiama pru ste sono tutte quelle che nell' azioni ed opera derea. Da to. Intellettivo. (M. il quale non è altro che l' a canoni. e questo è l'anima sono di due ragioni. Appetitiva. i quali sono sem che strumento corporale. di bito dei principi. Vegetativo. suscitato anticamente di grandissime che sono notissime incontamente a molti scandoli ed eresie nella Chiesa. e gli dà l' essere e l'ºperazioni. e questo ancora è cia due. sapienza. E que operiamo con consiglio. conciossiacosa anco allora può essere in più modi. come fanno anco i teologi cristiani. dove tratteremo particolarmente di che il senso interiore si divide in più parti. º chiamare. tenza visiva ha bisogno e si serve nelle sue Ma perche questa divisione (oltra il non es. DELL'ANIMA 35 operazione e potenza. no. gusto e tat difficile tra Scoto. Alcune sono cºi medesimamente in due modi. in fuori però che Giovanni ne) intendiamo qui principalmente della fanta Gandavense. l vegetativa. noi. cioe. co tutti quelli che credessero che nel corpo umano me dicemmo poco fa. perchè è quistione lunga molto e molto sono cinque: viso. questa dubitazione e difficoltà. o parti. tanto può essere vera quanto falsa. eccetto Giovanni Grammatico che ne circa il vero solamente. ovvero considerazione. bia una. Perchè o a così tenere e fermamente credere. ed allora cotale potenza si chia che siano diverse e differenti veramente e real ma i sensi esteriori. ovvero si sonº perdute. come si dirà più chiaramente E che i modi ovvero gradi del vivere sono quando favellaremo di loro e dell'immortalità quattro: . e l'altra ir ed allora si chiama opinione: o ella e sempre razionale. ed intelletto. oppure sia una sola in tutti gli no Orase queste. una razionale. e questo si chiama in nostra. cioe. E così dovemo cre cuna conclusione dimostrata per li suoi propi. come che non è altro che l'abito o la scienza delle sono tutte le potenze dell'anima vegetativa e cose nobilissime e perfettissime. Primo: se l'anima e º sono cinque: tale o immortale. II. come sono l'anime in genere sono tre appunto: l'intelletto e la volontà: perciocche noi pos I. III. o ella Per ora basti sapere. Perchè come la po pre veri e mai non s'ingannano. e Simplicio che ne pone una sola essere falsa in modo nessuno. Ho detto fra tutti (come diremo lungamente nella seconda lezio i dottori latini. per essere in sono inorganiche. Ed essere in due modi medesimamente. i quali (come sa ciascuno) mente. sono presenti. perciocchè avendo questa opinione. perchè o ella e circa le cose con go suo. o giacciono siano differenti se non d'abitudine e di rispet tuttora inedite le Lezioni.

del quale si qui QUISTIONE SE I CALoni soNo DIFFERENTI TRA SE. all'Ec di genere. che tutti i calori. essendo cotale ma teria. La qual cosa ho ritrovata cie. Perciocchè furono alcuni l'Idra. mente disobbligarmi) con quel modo che ho sa puto migliore. volessero significare an simi. delle quali parte non erano necessa Sun. la mente non erano differenti l'uno dall'altro nè quale leggendo io in presenza di V. Ed a questo fine mi sono allargato in molte cose. medesima. mi sarebbe paruto di fare ingiu ria a me stesso ed all'antichissima amistà no BENEDETTO VARCHI stra. ma correggerla ancora. S. i modi dell'insegnare e trattare al rie. avendo con nativi. farò fine alla presente lezione. nel 1544. che questo ap umilmente prima a Dio del suo aiuto. ma ancora di genere. Perciocchè (oltra molte altre ra po (1). anzi bene spesso vieppiù ed utili e diffi cili che quello stesso non è. e parte si potevano dire brevissimamente. disputerei ancor questa se i calori fossero tutti LEZIONE UNA della medesima spezie o no. Quarto: se nell'uo tra sè non tanto gravissime autorità quanto ra mo sono una o più anime distinte realmente. sono ſati avendo avuto maggior riguardo all'utilità dei cosi e malagevoli tutti in ciascuna lingua per leggenti che o a me o all'opera stessa od a le molte e diverse ragioni raccontate altrove lun V. (M. rendendo (come fa sempre) che con verità.36 LEZIONE ovvero piloto alla nave. V. prego Dio che la conservi sana e felice. del che non solo mEDIco DELL'ILLUsTRIssIMo ED EccELLENTIssIMo io le arò obbligo. non solo tra i medici ed i filosofi. potrà per la sua dot ANDREA PASQUALI trina e vorrà per la sua cortesia. che i calori non solamente erano sette altri subitamente più vivi di quello di pri differenti l'uno dall'altro di numero e di spe ma e più spaventosi. e poi a presso lei non aveva dubbio nessuno. disse incontamente non già affermativa simo tutti quanti. che sconvenevole.facendo tutti voi della vostra attenzione. oltre l'esserne stata cagione principale. Il SUI CAL ORI che avendo fatto in questi pochi di (per tosta . io soggiunsi che in confer mamento dell'opinione di Sua Eccellenza. ma per modo di dubitare. ed avendone raccon infinite. se tutti i calori fossero un medesimo. nè di spezie. come quella fosse il medesimo: così teneva la seconda che che ben conobbe che sopra questa proposizione niuno calore fosse differente e diverso da niuno si fondava tutta la verità o falsità della qui altro calore di maniera che fossero un mede stione. o che chi legge non n intenda perfettamente niuno. e sì in quella contrario affermarono. e resti nella medesima dubitazione ed incertezza di Fu anticamente ed è ancora oggi contesa prima se non maggiore. così a filosofi comune come a medici. anzi piuttosto impossibile). alcun sIGnoR cosIMo MEDICI. stiona principalmente: onde è necessario o di o PURE soNo TUTTI D' UNA MEDESIMA spEzIE chiararli tutti quanti (il che è non meno lungo SPEZIALISSIMA. che nel dispu tare un dubbio solo ne nascono molti non punto meno. c padrone osservandissimo: ed avendo detto per che qualunque calore fosse diverso e differente provarla vera. più (sono cer e suo Molto onoraANDO MESSER to) per veder quello che io ne diceva. La quale. di maniera che niuno erano d'una spezie medesima. gioni) egli avviene spessissime volte. che per dubbio che ella n'avesse. quistioni sia malagevolissimo e faticosissimo so Di Firenze. tati molti esempi parte veduti da lei propia. se l'avessi ad altra persona indiritta e de AL MAGNIFICO dicata che a V. S. alla quale offerendomi tutto e raccoman gamente: tuttavia a me pare che il fare delle dandomi. immortali grazie ed i calori gli effetti medesimi. gioni efficacissime così di filosofi come di medici E qui essendo fornite quelle quattro parti eccellentissimi. Al che avendo risposto Sua Ec che io proposi nel principio di voler dichia cellenza Illustrissima non meno giudiziosamente rare. DUCA DI FIRENZE. ma nè anco di numero: cellenza dell'Illustrissimo Duca Signor nostro in guisa che come la prima opinione teneva.) . come calori da qualunque altro calore. ne trarranno o frutto alcuno o piacere. i quali coprirono tutte le dottrine sotto ma ancora tra i medici stessi ed i filosofi mede il velame de versi loro. Alcuni altri per lo verissima sì in molte altre quistioni. o cor questo per lo ritrovamento della favola del pure diversi fra loro. tempo leggendola. cuna difficoltà in qualunque scienza. e parte uditi da altri. la vigilia della Pasqua di Cep pra gli altri. antichi. che i calori non sola fatta ultimamente da me sopra l'Alchimia. E ciascuna di queste due mente. ma tutti quelli che. non essendo meno modesta che dotta. e per maggior certezza della quistione dell'Alchimia. come non le pareva che (1) Pasqua di Ceppo dicesi la Solennità del Natale di ci quella proposizione fosse così vera assolutamente sto dall'uso di darsi in casa i ceppi. Ed è possibile che i poeti non picciola. a cui tagliato un capo ne rinascevano i quali dissero. S. non pur leg gerla. cioè le mance º do come l'area che io la presupponessi. S.

è RAesIoNI però di grandissima importanza: conciossiacosa chè buona parte delle dubitazioni e dispute Ragione prima. Così è avvenuto (si disgregazione ed assottigliamento dell'aria: il può dire) nella presente disputa come potrà calore del fuoco elementare si genera in altro giudicare per sè stesso ciascuno. ancorache dirittamente contrarie l'una confusa. che tutti un medesimo. Onde. - pigliare un nome per un altro. E tutto fa trovare la verità in molte altre disputazioni. talchè mai non converreb anco quello che nasce e risulta di loro è dif bero. scambiando le significazioni de vocaboli. Per la qual cagione la prima cosa che il calore del sole nasce diversamente ed che fece il maestro di tutte le scienze. di quelli che non sono esercitati. La quale opi le più vive ragioni di quelli che tengono i ca nione è proceduta senza alcun dubbio (come lori non essere un medesimo. come si vedrà di sotto. perciocchè se movimento locale e di tutti gli altri calori. sono della medesima spezie tura tutti quanti. ci saranno concedute maggiori e più chia i calori come ed in quanto calori. benchè modo che il naturale. ed a tutti gli altri gene di molti altri filosofi: dunque il calore gene ralmente così grata come piacevole. ma sareb tal cosa sono diversi e differenti di specie. cioè a caso. io potessi mostrare brevemente che tutti i ca dunque non sono della medesima specie e na lori. quanto mente tutte le migliori ragioni e più forti au contra e in disfavore della parte avversa. che molti a questa appigliandosi e molti a nione. e come si chiamino. ancora che ve Filosofo nel duodecimo libro della Scienza Di rissime tutte. e per conse quarantesimosesto. ragioni che sopra antorità. . fonda l'intenzione sua non meno sopra tre parti principali. elle sono an gliate diversamente. E quin torità che sapremo in favore della prima opi di è. sta dubitazione sola. chia onde seguita che i calori siano diversi tutti e mato Sirio dicesse (come fanno i poeti): Il non d'una specie medesima. e nel primo libro della Ge guenza le cose. Nessuna specie medesima si può ge alquanto si per essere meglio inteso. così varia Nella seconda dichiareremo ampiamente tutte mente favellano. quanti siano. La qual cosa. SUI CALORI 37 opinioni. ma in altre quasi infinite. cane abbrucia e fende la terra. ma diversi. la quale ranti. Nella terza ed ultima porremo le ragioni con non minore danno e dispiacere degli impa cd autorità della seconda opinione. non può bene timo libro della Fisica al testo del commento intendere i sentimenti d'esse. sono moltissime altre) dalla equivocazione. amendue direbbero vero. remo con quella agevolezza di parole e distin come in questa non sarà difficile il mostrare zione di cose. le quali mediante le parole si nerazione al capitolo secondo. si prova dal Commentatore nell'ul que non intende bene le parole. in benefizio do gli agenti diversi. nè intenderli. Dico dunque venendo alla prima parte. quella. e la materia della quale si fa quella negasse. come calori. bero in equivoco. cioè ogni volta che due. avendo nerare equivocamente. anzi diversi e differenti. siccome diversamente credono. come ne insegna il sero ciascuno per la parte sua. fu l'in in altro modo che il calore del fuoco? Ed il segnare l'equivocazione. cioè dalla natura. quanto vergogna a di guisca e mostri diversità specifica nella cosa scepoli d'impararla. Ora il calore del sole altrui. E che questo sia vero. distendermi Terza. delle voci e de vari significati delle parole pi o più cose nascono diversamente. mi piace nondimeno. che beni. tanto più confonderebbero sè ed vina al testo undecimo. Nè s'accorgono che chiun generata. e scoprissero la fallacia e l'inganno ca moto locale si genera e produce mediante la gione della loro discordia. e sì perchè la pre me dagli individui della medesima specie. Tommaso e necessaria a medici. cioè dal queste. allegando molte cose Nella prima delle quali porremo distinta non tanto in pro'e favore della parte sua. pare in questi nostri tempi non tanto fatica cioè che il modo diverso della generazione ar a maestri d'insegnarla. sc sente materia è non meno utile a filosofi che condo l'opinione del dottissimo s. non tanto difficili da sè cielo. E molti ancora non ben risoluti le parole ed i termini della quistione: massi non sapendo a chi più credersi stanno sospesi mamente che sia calore. ma diversi. come dal a favellare di cose. e risponderemo alle ra no. divideremo tutta questa quistione in all'altra. che da Dio. uno intendendo del cane segno celeste. Or chi non sa. aven spezialissima. La diversità del nascimento moderne nascono dalla dubbiezza e confusione diversifica le specie. Laonde rato da raggi del sole e quello generato dal per procedere ordinatamente in materia tanto nostro fuoco non sono della medesima specie. per lo non sapere PARTE PRIMA nè distinguere i termini. significano. Ma volesse Dio che così fosse agevole il ri gioni ed autorità allegate incontro. datore di tutti i l'errore e la falsità di coloro che pensano. intricandosi sempre maggiormente in si produce e genera mediante la riflessione e fino a tanto che non venissero alla distinzio ripercotimento dei raggi solari: il calore del ne. tuttocchè oggidì si stimi pochissimo. onde e dubitevoli. non siano re. cioè la distinzione dei medesimo diciamo del calore che nasce dai nomi che significano più cose. e quanto più ragioni ed autorità allegas ferente e diverso di specie. Ogni volta che l'agente che fa al intendendo del cane terrestre che abbaja. la propietà delle quali cor diverse di specie. glielo cuna cosa. co quanto intricate da altri. che colpa e vergogna di quelli che insegna crediamo verissima. ed univocamente. la quale noi stimiamo falsa. il che non pure avviene in que nascano. ed un altro Seconda.

nè d'una sto luogo. parte sa puro nella spera ed elemento suo propio. generandosi dal non univoci. pio ed interno. ed altro è la fiamma. dove il calor nostro elementare con dal moto locale e di tutti gli altri. onde Giovanni Villani: Cominciarono a saettare con loro ver ed agli uomini la vegetativa. e meglio si mostrerà ne. avendo sempre paura di questi stessi mo. medesime. siderare l'operazioni e gli effetti d'essa. raggi che si congiungono ed uniscono ad un º Sesta. suma e distrugge tutte le cose a cui s'appiglia. conciossiachè uno come naturale conservi dicono che i topi e gli altri animali generati e vivifichi. affine che uno stesso tempo ed una Settima. cioè da una cosa della di genere. Nè è dubbio (come ne mo dezza. è ma specie: così dunque devono essere differenti nifestissimo a ciascuno: perciocchè (oltre che di specie il calore del fuoco ed il calore del un lume solo ne può accendere infiniti) rac l'aria: perciocchè il calore del fuoco ricerca conta Lucrezio. o pochissi che prima. uscendo dei rami degli alberi piegati i da venti. e strofinandosi l'uno all'altro cotali º lore dell'aria ha bisogno della secchezza. E però Così dunque altro sarà il calore che nasce in passeremo alla quinta ragione. Ed il medesimo potremo dire del calore di sotto. ma non già la medesima diffinizio me s'è mostro di sopra. ed il ca a caso. i quali na calore nostro elementare? Conciossiacosachè il scono da tanti e tanto diversi fuochi. rivolti verso la spera del sole per li dall'altro tutti quanti. così diversità del significato di questo termine e debbono essere diverse le specie nascenti da voce calore. cu) . ma diversi.Le sostanze che sono le medesime. co solamente. benchè molti (non essendo eser essi fuochi. Ed il medesimo diremo del calore pro stra il dottissimo e coltissimo Sannazzaro nella a. che medesima natura e spezie che i topi ed altri il calore del sole che imbruna e fa neri gli animali generati di seme. Ora chi non vede che gli effetti del trove bastevolmente. un modo e da uno agente. E chi non ha veduto senza il quale non viverebbe. il rebbero rimasi dubitosi e non meno incerti quale non cuoce e non risplende. cioè avranno il medesimo nome cielo. come poi nel stessa specie tra loro. ed altro il fuoco nostro terrestre mesco o d'altri argomenti simili. E che sto caldissimo e secchissimo: l'aria è calda ed il fuoco come si spegne. hanno punto solo? Accendesi ancora il fuoco dal mo necessariamente le medesime operazioni. e dello strano ed avven specie. non potranno le sostanze essere medesima specie. che quello del fuoco che non cagiona e chiaramente (Dio concedente) nella quistione cotali effetti? O chi dubita che il calore del propia. e trita sempre ciascuna cognizione nostra dai senti come si vede nelle pietre focaie battute dal menti e non mai d'altronde) non avemo mi fucile e negli strali che hanno il verrettone (1) glior via a conoscere qualunque cosa che con e la punta di piombo. le operazioni delle quali sono diverse e ed alcuna volta si struggono in quel modo. I calori si ge e quello del fuoco saranno calori equivoci. e quelle che tratte per l'aria velocemente si riscaldano cose. e così il calore del cielo dicesimo della prima Filosofia. la qual cosa noi cre uomini (come testimoniano i Mori) fosse il me diamo essere vera come proveremo lungamente desimo. come dice Aristotile nel do della medesima specie. si caccia fuori del fuoco. Ma che più ? Non è altro il fuoco citati) parte non m'avrebbero inteso. Altramente bastava qui mostrare la la quale non è altro che fuoco acceso. quella. dando alle piante la vita vegetativa. e nerano da cose differentissime. Tutte le cose che si generano. si Dunque essendo le operazioni diverse più che generano da un univoco. Dunque non sono d'una medesima appropiato e nativo. Il fuoco è caldo e secco. non sono della ed ammazzi. mediante la rarefazione e il dis no i medesimi effetti. riprovarli. ed altro quello che Quinta. i quali medianti que lato e non puro. così ancora nasca e si umida. Quarta. Pare adunque necessario calore solare sono diversissimi da quelli del non che ragionevole che i calori. non pos calore celeste è perfettivo e salutevole a ma raviglia. sono anch'esse differenti e diverse e per quelle ragioni che avemo dichiarato al tra loro. (1) Specie di freccia grossa che lanciavasi colla balestra. differenti. Onde noi (procedendo gregamento dell'aria quando si spezza. o altre cose somiglianti. o d'altro simile nutrimento. l'umidità e la siccità sono differenti di produca in più diversi modi agevolmente. il quale ha bisogno dell'umido sua coltissima e dottissima Arcadia) che fre a radicale onde si pasca. s ed ha bisogno della secchezza. Come le specie del fuoco sono di fatica sola serva ed a questa quistione ed a verse. il quale risplende e cuoce? sti si scioglieranno agevolissimamente.38 LEZIONE ed il medesimo s'intende del calore generato | razionale. E per queste ragioni principalmente tizio. poeta leggiadrissimo e filosofo. dal fuoco e dal movimento locale. non altramente che la gando insieme per buona pezza alloro ed edera fiamma dell'olio. perciocchè altro è il fuoco senza fiamma. Nella quale ci serviremo di tutti que fuoco mai non potrebbe maturar l'uve come fa sti medesimi argomenti: ed a questo effetto quel del sole? Dal che seguita manifestamente ancora mi sono disteso e distenderò in que che i calori non siano i medesimi. agli animali bruti la vegetativa e la sensitiva. così nel provarli ora. o piutto nasce in un altro e da un altro agente. e fan vimento locale. ed il calore dell'aria ha bisogno e ricerca l'umi favilluzze accese. l'altro come innaturale distrugga di materie putride e corrotte. la sensitiva e la rettoni. per non avere a ridir sempre le cose come nei carboni accesi. ed il calore del che nel principio del mondo si trovò il fuoco l'aria ha bisogno e ricerca l'umidezza. e così vengono alcuna volta accendersi il fuoco dagli specchi º ad essere di specie e materia diversa l'uno concavi. E chi potrebbe creder mai.

(M. quanto per tenere » simamente nelle operazioni del nutrimen i lettori più attenti. se non da quelli. così il calore innato e complan denso. addurremo ora le autorità che molte altre autorità del medesimo Averrois.) nel secolo XIV. naturale e non picciola stima e riputazione. a quali soli scriviamo. fiori Varchi. Dice Averrois. seguendo quell'ordine. nè d'una medesima essere contrari. Ora se il calore nostro è tura. celebre me dico. ed in questo non è alcuno che discordi ». cuni.) (1) Vincenzo Maggi fu in Padova maestro di filosofia del (2) Gentile da Fuligno. coltà che sciorle. La quale opinione tenza: (s'io non sono al tutto alieno da ogni buona » Questa voce calore si dice equivocamente filosofia) è non meno inintelligibile che impos se dal calore del fuoco e dal calore celeste. secondo le particolarmente. SUI CALORI 39 sano essere nè i medesimi. dove chevoli da quelli che sanno più e massima trattò la medicina. ne potrebbero torcere dal vero. esser tenuti lunghi e forse stuc Il medesimo autore in quel suo libro. senza per la pochissima materia. on (1) Ugo Benzi. e tra questi il dottissimo Zimara. come la terra suo contrario sono al tutto nuovi e rozzi nelle cose della è il più denso ed il più grave. afferma il medesimo nella quistione se il naturale e risolvere le umidità che gli sono º per subbietto ». ma ancora ria. il quale calori di sopra raccontati sono tutti diversi da riluce ed illumina. non ci curando in benefizio di quelli che sanno ma la sostanza e la natura diversa. Oltre questo chi potrebbe mai farsi a l'uno l'altro. per quanto si la medesima differenza che tra una cosa viva aspetta all'intelligenza della presente quistione. il grande Arabo. nel primo com Oltre l'autorità d'Averrois. cosa sia calore naturale o calore strano. i quali hanno » strano. per sebbene non riscalda? Il che gli avviene per chè questi termini e tutti gli altri si dichiare la grandissima radezza sua. che come i perchè intendessimo del nostro fuoco. tra l'uno e l'altro è remo di sotto abbondevolmente. grandissimo e fi mento del quarto libro della Meteora queste losofo e medico. e conseguentemente ranno nella seconda parte lungamente. il quale è caldissimo. Nè si ma non sia nè caldo nè freddo) sia il medesimo ravigli o sbigottisca alcuno. il quale è vir medesimi o della spezie medesima. E benchè si gioni che potevano in alcun modo traviarci potessero allegare a questo istesso proposito dal buon sentiero. se per ventura non sono troppe. Ma tor parole e massimamente del fuoco illuminante. Ed ho voluto non tanto per » operazioni. nè l'ultima. Vedi il Tiraboschi. per lo essere egli in umido tutti gli altri. t. come può vedere apertamente ciascuno » ciocchè il calore del fuoco corrompe. o dichiarare i vocaboli del Per le quali parole si vede manifestamente che titolo della quistione. il quale è contro na gioni dette di sopra. se non intende che col calore elementare. il naturale opera la generazione. che non ed il più leggiero. chiamato il divino medico. alle quali egli s'appropia e mas seguir l'ordine degli altri. e Gentile da Fuligno (2). il quale si chiama comu mente in questa materia. se non avessimo dichiarato molte cose » differenze in ciascun membro. non possono tuale e non formale (conciossiacosachè il sole stare insieme in un luogo medesimo. Di poi soggiugne: spezie. E così di tutti gli altri. il calore naturale ed appropiato è differente il quale ho giudicato migliore in questa mate non pure da tutti gli altri calori. non che siano i credere che il calore del sole. Dice ancora il medesimo Arabo nel secondo Vincenzo Maggio (1) suo discepolo e mio pre capitolo della sostanza del mondo. e tra questi Ugo da Siena (1) di » Il calore è di due maniere. medico eccel sº che l'usanza del calore strano è di spegnere lentissimo.) . mostrare prima le diffi » to. ed a me non pareva che sciò scritte queste parole medesime nella nostra gli uomini senza lettere. essendo il più rado la quale non si può intendere nè questa pri corpo che si trovi tra tutti i corpi naturali. Vedi la Storia della Letteratura Italiana del Tiraboschi. lingua: avessero potuto riportarne utilità o diletto al i » Il calore naturale è differente di propie cuno. p. nando alla materia nostra dico. i quali dichiare equivoco a quel del cielo. ed una dipinta. nulladimeno a noi pare che queste debbano bastare. cioè raccolti e ragunamenti. ed i contrari. con AUToRITA' ciossiachè la sola distinzione dei calori scio glierà queste e tutte le altre agevolissimamente. credevano che il piombo e l'oro sia materia del cielo queste stesse parole in sen più grave della terra pura. t. La difficoltà della nemente Collecta. e M. p. e fu professore in Pavia e in altri de il calore naturale e lo strano vengono ad Studi d'Italia. dove il fuoco puro nell'elemento e nella tato essendo secondo natura. è diverso dal ca spera sua non risplende o molto poco per le ra lore alieno ed acquistato. ancora che al filosofia e della medicina. manco di noi. II. lo creduto e scritto che i calori sieno distinti di º strano la corruzione ». detto sovente Ugo da Siena. ma. ed il che creda che la terra (della pura favello sem » calore de corpi celesti dona la vita vegeta pre) sia grave semplicemente. fiori nel secolo XV. cioè della cettore. (M. avendo solo il nome comune. 326. per sibile. e sappia che » bile. quale è nata (come ho detto di sopra) dalla nel secondo libro al diciottesimo capitolo la confusione de' nomi. Ora ciascuno sa che la ge nerazione e la corruzione sono contrarie. sensibile ed animale ». III. (M. sono stati altri così antichi parole formali nella nostra lingua Fiorentina: come moderni. 9 della nostra Edizione. E però avendo poste infin qui le ra da sè stesso in diversi membri. poichè scacciano ed ancidono specie. Disse queste cosa voglia dire semplicemente grave.

sono quattro senza più: quali sono sotto un genere medesimo. ma non il calore. 4o LEZIONE che egli fece della febbre. perchè mero. cioè divenuto improporzionato ed igneo. perchè l'uomo è razio sono attive. E i filosofi) cioè sono inutili ed impossibili. perchè amenduni sono uomini: conven PARTE SECONDA gono ancor nel genere. il caldo parlando. non solo di creda quello che gli piace più. i quali convengono nella spe zie. benchè alcune si dicono qualità non si può fare più di sei combinazio esser differenti più che di genere. Differenti di genere si nominano tutte facciano ed operino. Dico di diverse spezie. e quello prodotto dal fuoco sono basse e notissime a quelli che sanno. nè disonorevole in pro' ovvero focoso. ma ancora niera che la terra sia freddissima. loicamente Dell'altre quattro possibili ed utili. E di queste qualità sono gli animali vivono e sentono e la pietra no. cioè fanno ed operano. crate e Platone. e qui intendiamo del genere fisico cioè naturale. ma non già di spezie. si. e diremo che numero. come l'uomo ed il femminime. e così ciascuno elemento ha non può bene intendere questa divisione e dif due di queste prime qualità. e conchiude risolutamente che dunque che qualunque cosa. come disse ni. cioè si simo e così degli altri tre. conciossiache nella e l'umido. onde renti di spezie si dicono tutte quelle cose. che quelle qualità che sono una medesima a punto e non più. oppure una ve ne dice di più cose. queste sono il caldo ed il freddo ed il secco e non del genere loico. la quale umidissima e cosi degli altri. E perchè l'aria. È ben dubbio. i quali non si compren samente ciascuna in quel modo che s'è detto dono sotto uno stesso genere. uello (come s'è dichiarato nelle cinque voci in guisa che il fuoco sia caldissimo e secchis i Porfirio) il quale si predica in che. che due. nostro. E nere. perchè freddezza. La spezie è quella. perchè amenduni sono animali. come si è detto altra volta. così di tutti gli altri animali parimente. mi parrà nè faticoso. come questa voce animale. di ma tra loro non solamente di numero. non essendo altro che un ca mandi alla memoria diligentemente. sono passive. come un uomo o altro di forma. e d'una terminazione medesima). ma acceso e mutato in Ora venendo alla sposizione dei termini. il freddo ed umido l'acqua. ma perchè nel mescolarsi quelle cose le quali non sono sotto un genere insieme e generare i misti. due delle quali non consistono (come dicono il filosofo di corruttibile ed incorruttibile. nella quale un genere medesimo. sensitiva. esempligrazia. E sempre le cose. predicamento. però dovemo sapere che il genere è amendue sono in sommo cioè intensissime. Fece ancora il medesimo dot di coloro. non perchè riamente diverse di numero. le nascono tutte le altre. se il calore pro alla dichiarazione di molte cose. ovvero la caldezza (per farle tutte sotto la medesima spezie. non fuoco. ma Prima che io venga a dichiarare il titolo della discordano in numero solamente. Ma perchè questo si dice in che e predica. sono diverse di spezie. . e secco la terra. Delle quali l'uno e l'altro si chiama ed è animale. E si chiamano così. dove s'ingegna di questo ordine e modo di provare il numero provare che la febbre consiste di due calori. l degli elementi fu veramente divino. la secchezza e l'umidezza. però scordano anco di necessità di spezie e di nu sono quattro gli elementi. che possa essere tra una cosa ed un'altra. ancora che dotto dal sole. La qual me si vedrà di sotto) è argomento fortissimo cosa è riprovata con grandissima e manifesta e dimostrativo a provare che tutti i calori siamo ragione. e ver d'una medesima spezie e conseguentemente di remo alla seconda parte principale. o di numero o di spezie o di ge stanza del mondo ovvero materia del cielo. ma di spezie. la . Il quale si naturale e strano. il freddo chi non intende che cosa sia genere e che spezie. benchè diver animale ed una pietra. la quale è dif. la cavallo: i quali convengono in genere. siccome degli uomi non serve a noi in questo luogo lasceremo (sen ni. conciossiachè la febbre è il medesi un medesimo. Diffe si chiamano da filosofi qualità prime. che non sono esercitati. come. cioè sostanza animata. i quali per lo essere totalmente con loica tutte le sostanze sono sotto il medesimo trari non possono trovarsi nè stare insieme. So consiste il tutto. ma di le prime due cioè la caldezza e la freddezza scordano nella spezie. sarebbero sotto un genere medesimo. perchè sono quistione particolarmente secondo quell'ordine due e non uno. e questa è la minor differen che ne parrà più confacevole al proponimento za. di quattro essere tra due cose. non più. ma diverso. e secco costituiscono il fuoco. la secchezza e l'umidezza. sono ancora necessa cioè patiscono. e le altre nale ed il cavallo no. e questa è la maggior differenza che possa secondo la regola de matematici. Differenti di qui porremo fine alle autorità per non essere numero si chiamano tutte quelle cose che sono lunghi ancora dove non fa di bisogno. quelle hanno ragione medesimo. sempre le cose che discordano di genere di E perchè esse non sono. discendere tore una lunghissima disputa. allegando per prova di questa sua opinione ferente da un'altra. se ferenza. e così animale e pietra. se non quattro. mo calore naturale. e queste di materia. noteremo per più chiara intelligenza perchè le cose che non discordano in numero di tutta questa materia. come è chiarissi anco le prime non patiscano o le seconde non mo. E composti gli elementi. le quali cose sono differenti sia. za disputarne ora altramente) che ogni uomo i quali sono differenti tra loro. conciossiachè altrove lungamente. il caldo ed umido cioè nel predicamento della sostanza. perchè (co lore strano aggiunto sopra il naturale. è differente in uno di que Averrois nel fine del secondo capitolo della so sti tre modi. una intensissima e l'altra rimessa.

si mo. uccelli e così degli altri. per le cagioni che altrove si sono dette. divideremo e dichiareremo a uno a uno forma diversa. le quali non sono dif taº rispetto però a diverse cose. e così tutti i cani e tutti i lupi ed altri mosto. perciocchè tutti gli uo i teologi tengono il contrario tutti quanti. tutti i calori. come sarebbero una statua di stano queste che si sono dette. del che si deve por stiano. Il che affine che meglio si hanno amenduni la medesima materia. dosene delle separabili. e questa non è propia. lupo condo i filosofi. ma estrinseca ed ester spezie la quale può essere e genere e spezie. perciocchè quelle differenze nella loica. come col vino. ma negli accidenti. cioè rispetto ad zialmente. secondo caº generi di due maniere. VARCHI 6 . sidera l'uccello verso le cose che gli sono di perciocchè il latte è sangue non corrotto. E così dovemo osser abbondantissimamente ne'luoghi propi. e questa differenza è menomissima. e cotali differenze sono improprie e di pic masi spezie quando si considerano le cose su ri. che a tutte le ragioni di tutti i filosofi tar la colpa non a me. genere e non mai spezie e del genere subalter chiama differenza per accidente. non una sola autorità di qual si voglia teologo cri intenderanno molte cose. e alcuna numerale. Ora. più digesto e meglio smaltito. ma in tutte che in altro modo non avremmo inteso mai che le cose. e questa diffe tengano bene a mente. perchè la mutazione. e vera differen tri occorre favellare in questo luogo più distesa za. ed alcuna si l . tutti. semo obbligati a credere più a quelli. cane. le Nel terzo luogo di materia. perchè tutti e però si chiama per accidente. come tutti i cavalli rignano ed pere. Similmente il non è spezie ma genere. spezie subalterna e spezie spezialissima. d'esempio) questa voce uccello è spezie su E perchè gli esempi dichiarano le cose me balterna. Spezie spezialissima che si fa dal mosto al vino nel bollire e cuo si chiama quella spezie. Come (per cagion ciolissimo momento. del che è segno manifestissimo. Ma è ben vero che come si trovano e alcuna specifica. che come alcuna differenza è generica. è accidentale. se non saranno sono però d'una spezie medesima. così si trovano di due sorti spezie. e questa differenza è mezzana. ma non già gli spezie. e non di forma ſulle quali cose sono differenti solamente di numero. - periori. la quale è sempre spe cersi. essendo tutti i tordi e tutti i beccafichi e non essenzialmente. perchè ed altri innumerabili. o vero acci ni. che nè donna. o vero shes mente. ma non differenze. per altramente. na. che il spezie. od alla povertà della lin gentili. E considerata va ferenti nella sostanza ed essenza. Secondariamente di forma. ma alla durezza ed oscurità della Ma tornando a nostri esempi. E benchè queste cose non ciocchè il vino ed il mosto sono differenti meno lunghe che fastidiose si siano dichiarate di spezie secondo loro. quando s'ha risguar loro. o di bra a genere subalterno. e propia differenza. perchè senza esse non renza è grandissima. cioè rispetto o al tordo o al beccafico. benchè quanto alla differenza delle può avere opinione vera di molte cose. ed è lecito consacrare nel mero. La spezie subalterna si chiama quella interna. SUI CALORI 41 mute quale si dice e predica in che di più cose. il quale è ora genere e quando spezie. sebbene sono differenti in molte cose. perciocchè uccello considerato verso le latte ed il sangue non sono differenti essen cose che gli sono di sopra. differenza essenziale. conciossia gna Aristotile nel quarto libro della Generazio chè tutti gli uccelli sono animali. ma la conosca. senza la quale non s'intende ve: non sono intrinseche ed essenziali. e che le sono sopra. e rispondono di no. e così tutti i lioni. così alcuna si chiama spezie. come altra volta provere derla. e non muta la spezie se zie e non mai genere. o vero sostanziale e que e ſi Del genere generalissimo. gua toscana. le quali si bronzo. dovemo sapere. che non hanno studiato mai loica. quantunque i filosofi dicano è stato necessario il ripigliarle brevemente. come questa voce uomo. ma sotto. ed una fonte di marmo. anco i letterati l'intenderanno. E però quelle cose. o di numero. o vero natura ills riamente chiamasi genere. E brevemente senza la dimostrazione. secondo i esercitati prima nelle scienze e spezialmente più veri filosofi . come n'inse animale. come un anello d'oro ed uno d'argento o di thea piombo. come uomo. perchè tutti sono razionali. che concernono la fede ed apparten cosa volesse dire i calori essere d'una mede gono alla santissima religione cristiana ed al vero sima spezie spezialissima. si potessero dire infinite cose. e di quelle che non si Notaremo ancora che una cosa può essere diffe possono separare dalle divisive e dalle costitu rente da un'altra in tre modi. genere generalissimo e che le cose sono differenti o di genere. o una credenziera ed uno scannello. perchè del commento ventesimoquarto. come la prima. come si può in conoscere nel decimo della Metafisica al testo gli uomini sono d'una spezie medesima. e cosi lione e cavallo ed altri tali. ma se si con ne degli animali. non è genere ma spezie. per tali quasi infiniti. nel quarto e quinto capitolo. che culto divino. non dentale. Nè m'è nascoso. ma accidentalmente. come un tegolo ed un embri siano e diversi tra loro e simili. il quale è sempre sta è vera. Primieramente di tive. onde mini non sono differenti d'altro che di nu disputano se si può. si chiamano esseri do alle cose inferiori e che le sono sotto: chia differenti estrinsecamente e non intrinsecamen gia te. potremmo intendere in che modo tutti i calori e non di materia. perchè li comprende mosto ed il vino sono differenti accidentalmente. annitriscono. Dico secondo i filosofi. anzi un me ce. l'uomo e la materia. perchè desimo tutti quanti. no. ma acciden ramente cosa alcuna o non si conosce d'inten tali ed estrinseche. cioè può essere ora genere ed ora glio che le parole. e non solo in questa. tuttavia vare noi cristiani. perchè non è differenza intrinseca. nondimeno al proponimento nostro ba forma e di materia. Onde è da sa iniº tutti ruggiscono. trovan già scienza e certezza di nessuna.

se gli pone comune dono e vogliono. e mai non si più caldo d'un fanciullo. e caldo in aggettivo. perchè sempre in maggior ovvero caldezza. intendendo del caldo in astrat può essere calda in due modi in atto. riscaldi per sè e di sua natura e non acciden che una cosa si può chiamare più calda di un' talmente. Ma basti infin qui aver detto del caldo preso essendo state attuate. agevole lo sprimerlo ed il conoscerlo. le quali a toc molte cose. e dicesi il caldo. non anch'ella gli articoli come la greca. la quale manca degli articoli. di tuttocchè non solamente S.Tullio secchezza aguzza il calore e lo fa più intenso. proposizione grandissima del filosofo che dice. la quale è calda in terzo o in Come appresso i Latini questo nome calidum. cosa si chiama calda in due modi. il quale quanto sia vero e possi quando è aggettivo. Greci. ovvero Sepads appoi vente e bene affocato si dice esser più caldo. non piuttosto e agevolmente si riscalda. come testi ancora più caldo quello il quale. essendo più denso è nella latina. e così ac il fuoco. cioè intenso. sere più secco. usava dire. diremo che una cosa in un giovane. perchè oltre che i nomi meno gravi. col movimento atto per la sua propria forma e natura. come si dice delle ghiamo omai a trattare del caldo preso sostan medicine calde. la quale ha più gradi di caldo. (il che fa ancora questa parola Seppuòs appo il quale sebbene non ha più gradi di caldezza. Tommaso. E questo è il maggior argomento Perciocchè quando è sostantivo. l'uso o piuttosto l'abuso ha. ma remo insieme con Aristotile nel secondo capi Averrois ancora par che vogliano che il moto tolo del secondo libro delle parti degli animali. che sia calda significa ora l'astratto. cioè una cosa calda somiglianti. virtualmente come il sole il quale non è caldo. che alleghino quelli che si cre stratto. Chiamasi ancora più caldo quello. si chia bondanza e maggior quantità di corpo caldo. E questo può essere cidente e non sostanza. caldo è in un fanciullo. cioè un corpo caldo. che non ma perchè è più riscaldante. quando le cose avendo manco umido. che niuna cosa si può ridurre dalla potenza caldo elementare e caldo naturale. conosce benissimo ciascuno la sostanza. ha però in sè e contiene più ab fuori. e malagevolmente si raffredda. nè in atto DEL CALORE SOLARE nè in potenza. che una che sapremo. e for In due modi produce il sole e genera caldo in malmente come il fuoco il quale è caldo in queste cose basse e corruttibili. o chiamano anche elle calde in potenza. si dice caldo senza articolo. e più sodo. mano calde in potenza. E questo avviene per quella tivamente. Nè si che sa che la terra vera è freddissima e sec meravigli alcuno. e così di tutti gli altri calidità ed ora il concreto. caldo solare. il calore stesso. ancora carle ci paiono fredde. E chi gnifichi due cose tanto diverse. perciocchè la forza maravigliosa in tutte le lingue. che ne possa modi riscalda. la quale favelleremo particolarmente con più chiarezza sia tale in atto. ovvero la caldezza. e significa l'a. cioè da uno agente estrinseco. e raccontiamo tutte le spezie sue. debbe quistionare de' nomi. onde un'erba. E M. non per sè ma per accidente. ma terra pura. le riduca dalla potenza all'atto. per lo essere egli in materia più densa. tra i quali più calda si DEI CAL0n1 chiama quella. come si può vederc nel secondo li . cioè ridotte dalla potenza denominativamente ed in voce aggettiva. de'quali tutti all'atto. quarto grado. se non da una qualche cosa. perciocchè il ferro caldo quello. cioè quando è qualità semplice. avvenga che non si ri e tutte l'altre cose che si possono scaldare di scaldi più. ed in potenza. apportare in nessun modo frutto veruno. sebbene nel vero tanto son chiare. quanto elleno più o meno par son pochi. è anco più di forma. perchè è più secco. LEZIONE 42 altra in molti modi. sebbene è cagione col movi mento e lume suo di generare il caldo. rispetto al grandissimo numero delle tecipano dell'elemento della terra? Chiamasi cose. il che non può far l'acqua. per lo es monia Galeno in questo proposito medesimo. Ven all'atto dal calore naturale. benchè nella nostra lingua per lo avere ed in vero cuoce più che il fuoco stesso. quanto quantità è maggior virtù. che l'oro sia più grave della mente l'articolo dinanzi. Onde tanto viene ha in sè più di materia e dove è più di materia a noi a dire caldo in sostanza. quanto sono la dubita che tutte le cose tanto sono più o sostanza e l'accidente. rispetto a gradi. che che l'acqua bollita cuoce più che la fiamma. riscalda più. e significa il concreto. quanto calore. così nella lingua toscana questo nome ha però in un certo modo maggior caldo e più caldo significa medesimamente ora qualità. il quale. E per suo e col suo lume. che s'aveva a favellare come il E in questo modo diciamo che un giovine è volgo ed intendere come i pochi. le quali sono tre principalmente. e per conseguente densissima. onde un ferro ro appo i Latini calidum. è più che in verità sia più caldo in quanto a gradi. ma masticate ed in che caldissima? gojate da noi ci riscaldano maravigliosamente. Alcune altre cose si Chiamasi ancora più caldo quello il quale. È ancora da avvertire. cioè il calore ovvero la in primo o in secondo. Chiamasi ancora più in due modi medesimamente. cioè bile in quel caso. cioè l'accidente. che un vocabolo stesso si chissima. come è il e la fiamma dall'altra parte abbrucia e strugge pepe e molte erbe e altre cose. ed esempio. E chi non sa ma perchè hanno bisogno d'alcuna cosa. o più tardi perchè abbiano bisogno del caldo di fuori. quanto E però lasciati i nomi. come è to. ed ora so perchè quanto ciascuna cosa è più densa. ed in amendue questi non lasciare in dietro cosa alcuna. tanto stanza. è più calda d'una. i Greci).

E perchè altrove s'è dichiarato qual moto ma i riflessi con i diritti: e così ambedue insieme riscaldi. di buon'ora o la sera al che riscalda non è il moto propio dei piane tardi. E chi mi dimandasse quale è la ca primo. cioè di tutto il cielo. per sì per essere non solamente più sodo e più chè l'angolo della riflessione o non v'arriva. il quale muove tutti i pianeti. denso. ovvero più acuti. Il che acciò s'intenda meglio. e anco il MS. non altramente ed in tutte altre cose lucide. diceva il Filosofo. o terzo lume. come moto diurno. che nera mediante il movimento del sole in que le notti erano più calde quando la luna era sto mondo inferiore. come dice Aristotile medesimo nel pri ragionevolmente dovrebbero essere molto caldi. E perchè il lume non riscalda per moto del sole è quello che riscalda. che l'ombra diritti non riscaldano. per flessi. essendo l'ombra privamento di mo dichiarato ampiamente nei principi della Me lume. e così la luna ha più che fare accidente. riscalda ma quello del firmamento ed ultimo come si vede d'inverno. e comincia la terza. più veloce e o. SUI CALORI 43 bro del Cielo al testo del commento quaranta che i raggi riflessi solamente cagionino il caldo. conciossiachè i raggi diritti al lume. i quali perchè. Al secondo dubbio si risponde. o secondo. cioè come riflesso. E però. ma quello sè. si risponde al primo. desima ragione fa che i monti altissimi. sebbene lo sentono minore di quelli che conda regione. e per che ragioni. ed ho qual cosa fanno in dubitatissima fede non pur detto segnalatamente mediante la riflessione. piena. quinci è che la state e dell'ottava spera. Duca di Firenze. Nè però si procede in . onde i raggi sa. ma le piante che sono allora più perciocchè il lume è qualità spirituale e non sugose e di maggior vigore che a luna secon passione corporale in guisa che il lume come da. onde (1) È certo. Nè dovemo però credere lume. v'arriva meno acuto. allargan maggiore di molti pianeti. perciocchè il moto di che la mattina. ma riscalda per negli animali. cioè per sè. ma eziandio più lucido. ed è quella che cagiona e produce il non per altra ragione. mo libro della Meteora e nel secondo del Cie essendo più propinqui al sole ed al movimento lo. onde è o la sera.) si chiama lume terzo. e la mattina per tempo cielo. il lume delle stelle riscalda ancor esso. cioè come lume ma acciden del sole insieme con quello degli altri pianeti talmente. se il caldo viene dalla riflessione non arriva più giù che al principio della se e dal riverberamento de'raggi del sole o per conda regione dell'aria. il quale è una qualità speziale. signor nostro e padrone sempre osser pre più rinfrescando continuamente. E ci basterà sapere E se alcuno dubitasse perchè le notti di state qui che il moto del sole o piuttosto del cielo sono calde. tanto generano minore il caldo. Ma perchè queste dosi sempre di mano in mano e comprendendo parole sono piene di dubbi e difficoltà gran maggiore spazio. come si vede non solamente nella quin Il secondo caldo si genera mediante la ri tadecima ma ancora nei quarteroni: della flessione e ribattimento de'raggi solari. E così non il moto del sole è quello che sono più ottusi. E chi non conosce che quanto gli chiamato dagli astrologi moto violento. oltra che vandissimo (1). cioè fornisce nella chè sentono ancora caldo quelli che sono al sommità de' più alti monti dove fornisce la se rezzo. il quale è da Oriente a Occiden si vede la state e di fitto meriggio. cioè la spezie ed il simulacro d'essa luce (benchè San Tommaso e molti altri dicano altramente). tanto è naturalissimo. a mezzo gato. all'Eccellentissimo cd Illustris il simulacro e la spezie della luce si chiama simo Signor Cosimo de' Medici. perchè altramente la re (oltracchè l'aria circonvicina riscalda) non è gione mezza dell'aria sarebbe calda ove ella privazione del lume semplicemente. tanto nelle piante. e quanto te. quanto può esser cagione di riscaldare. onde si va sem Firenze. volta più risolutamente. come nel fuoco che l'uomo è risibile per sua natura propia e nostro. due. cioe co granchi. ci serberemo a favellarne un'altra piani e bassi che gli alti e rilevati non sono. come ave stanno al sole. il sole è principalissima cagione del caldo. cioè come riflesso e ripiegato. il quale è da Occidente a Oriente. che la gente volgare non si pen ribattuto e ripercosso dalla terra. ma il acuti. Perciocchè quanto gli angoli sono più ti. non sto e più agevolmente si riscalda? Questa me quello del sole. se bene angoli sono meno ottusi. come E questo basti del primo caldo che si ge si dirà di sotto. onde non è così possente come dissime non dichiarate da nessuno autore che presso a terra. perchè quel caldo lunare eccita e vivifica lume. se v'aggiugne. – ma lume primo: il simulacro poi del primo lume essa non fu mai pubblicata. che l'aria notturna teora al benignissimo e serenissimo Duca di ritiene del caldo del giorno. dovemo siano più forti e di maggior possanza che i ri sapere che tra lume e luce è differenza. e così di tutto l'aggre è maggior caldo che non è il verno. del cielo. si chiama lume secondo: il simulacro del secondo (M. e naturalmente. le tenebre gione che il lume non riscaldi se non si ri poi ovvero il buio s'oppongono privativamente batte e ripiega. diremo qui solamente che non solo il senza gli altri. sono nientedimeno freschissimi. tanto producono il caldo maggiore. ma del è fredda. onde il moto del pri raggio retto ed il riflesso e per questo più to mo mobile è quello che genera il caldo. che il Varchi compose un'opera sotto il titolo di – Principi della Meteora. e di sua propria natura non il caldo naturale. e però sono più caldi i luoghi io sappia. gli animali. gli risponderei questo avvenirgli per la chè la luce è una qualità che si ritrova nel sole propria natura sua cosi fatta. ne andò perduto. non essendo in tutte le cose meno d'aria si racchiude e intraprende tra il celesti violenza nessuna. e con quante condi generano il caldo e non separatamente gli uni zioni. Ma si chiama caldo solare.

cioè nell'aria mostrano indubitatamente della medesima spe (come diceva S. e questo sì. e di suo subbietto. ordinò prudentissimamente che egli si po così avemo veduto che la luce genera il lume. che il ca stessa. è radis lume. spiritale senza resistenza. non ostante che molti affermino che sopra. perchè dette. tesse generare per molte vie. puro ed impuro. pra da me. che la luce ed il risplendere non con se volessimo risolvere tutti i dubbi che nascono vengono al fuoco. questo la natura. il Il caldo elementare è anch'egli di due ma quale sebbene corrompe e distrugge il sub niere. o piuttosto tepore etereo. ma non già per accidente. e questo riscalda non virtualmente mata calor celeste. è del fuoco elementare nella spera e propio ele nulla dimeno regolato dall'arte. ma formalmente. o assai poco esercizi e non corrompe il subbietto suo ef per la grandissima radezza del suo subbietto: fettivamente. E direi che quello non cuoce: non che non sia infin qui basti aver detto come il sole produce caldissimo e secchissimo. Il che si vede ancora nell'illuminazione dubbio nessuno. cioè quello che cor nostro. e senza sopra. ed ha bisogno di conti nuo nutrimento onde possa continuamente ge DEL CALORE NATURALE nerarsi e quasi rinascere: altramente si spegne. cioè focoso. che questo non ha mento. perchè egli. ma dispositivamente. perchè ha la medesima forma delle fiamme e fuochi nostri. come a corpo semplice ed di mano in mano a ogni verso (per non dire elementare. altramente una cosa potrebbe questo non diremo altro. onde que da quello che si corrompe. cioè mediante del quale. come altrove s'è fatto chiaro. benchè nè il movimento. l'ombre loro. i lumi delle quali ed il medesimo movimento. la quale sebbene non conosce ma il buio ovvero le tenebre sono quelle che nulla. ma due caldi. e quella divinissima qualità chia caldezza. ma rimangono spez zie. facendolo un medesimo che il ca ghiaccio non è altro che uno eccesso e soprab lore del cielo e delle stelle. come è potentissimo ed efficacis vaporosa. E que condo libro della Generazione. indugieremo a favellare nell'ultimo di lore ha nel sole essere casuale. Il che è del tutto im gamente nel libro della Meteora allegato di so possibile per sè. non ha bisogno d'alcun nutrimento. Il caldo naturale è una sostanza aerea. E cose. e muore subito corrotto dall'aere circonstante. E se egli di nuovo dicesse quello non il lume riscalda ancora per sua natura pro risplende. il quale è mescolato con altri corpi. perchè ciascun lume indebolisce sem per l'avere poco di materia. come questo. E così avemo DEL CALORE ELEMENTARE veduto che sia il calore elementare che si chia ma alcuna volta calore igneo. così il fuoco nostro non errore grandissimo. e per essere il luogo corrompe. acquea. e quello no. la quale è in tutti gli animali. non è perspicuo e trasparente co razioni della vita ed anima nostra. uno col movimento e l'altro col perchè essendo nel suo luogo propio. come s'è detto due volte di cidente. Puro chiamiamo quello bietto suo. nel fuoco es questa quistione. E per e così l'ombra non è privazione d'ogni lume. onde si spegne e pre e si fa minore tanto che manca del tutto . come si disse di la qual generazione si fa in istante. e si genera della così è debolissimo ed intentissimo a resistere più pura e più sottile parte del sangue in que . e nulla toglie la veduta delle stelle. al testo del com sti tali pare a me che siano in equivoco ed mento vigesimoprimo). scaldino per sè e per natura loro. E senza fallo come il lore celeste. il che dimostrano E se egli replicasse: questo cuoce. le quali cose lo non si confondono nel mezzo. nè il lume ri simo per la pochezza della materia e subbietto. o per meglio dire animanti. è però indiritta da Chi conosce tutte le s'oppongono privativamente a tutti i lumi. ed rompe debbe essere distinto dal paziente. Onde i Platonici (come oscurare questa materia più che ella sia da sè racconta il dottissimo Pico) dicono. come meglio si proverà nella terza parte. manca in molti modi agevolissimamente. e dove non è resi come quello di lassù. onde il sole nato di fiaccole e di facelline (come diceva illumina dal Levante al Ponente in un mo Lucrezio) gli risponderei. essendo questo nostro stenza non è successione di tempo. dove (come s'è detto più volte) necessarissimo alla vita umana.44 LEZIONE infinito. Tommaso). perchè nessuna qualità corrompe il suo. cioè la materia dove si trova. Il che disputeremo un'altra volta. Non voglio già lasciare indietro l'acqua non ghiaccia mai pura. avendone parlato lun corrompere sè stessa. cioè dispone onde essendo perspicuo e trasparente. calda. utilissimo e mento suo. per non confondere l'ordine ed la forma e natura sua. cioè imporrato (per dir così) d'altre qualità. zati. perchè l'illuminazione è forma noi sappiamo che questo quaggiù sia fuoco. sebbene s'accavallano. Ma venghiamo sto nostro fuoco inferiore e terrestre essendo in omai al caldo naturale cagione di tutte l'ope materia densa. ma mescolata che molti chiamano questo calore del sole ca con un qualche corpo. il quale è cagione bondanza di freddezza (come si prova nel se di tutte le generazioni di tutte le cose. Impuro chiamiamo quello del fuoco perchè sempre l'agente. E se alcuno dubitando dimandasse. in quel medesimo modo che disputa nuova. non distinguendo tra il ca è altro che una soprabbondanza ed eccesso di lore del sole. nel legno acceso o altra materia somigliante essere participato. non ci e rende atto il subbietto alla corruzione. per l'avere assai di forma. risponderei colle cose pia. ma come a fuoco che sia mesco a ogni parola) saremmo forzati d'entrare in una lato coll'umido. come il sole. simo ad operare. ed ha infiniti egli non cuoce e non risplende. sere formale. me il puro elementare. ma per ac in che si trova. onde tempo alcuno.

e no il quale mai non si risolve. egli è il suo propio e prin reo non è tanto perfetto. rale. e non mai alcuna nè cattiva. si genera da una cosa equivalente e stora e rifà l'umido consumato e logoro per le proporzionata al sangue. non al questo vivifico e salutevole. non da medici solamente. e non più. che se il caldo naturale non è pura essenza e lo spirito è corpo perfettissimo. Chiamasi ancora per la medesima ma si chiama così. ovvero qualità. che egli si chiama caldo or insito. essendo una sostanza vaporosa. dove lo strano e tramente che la fiamma dell'olio. e cia le operazioni naturali. perchè è temperato e commisuratº. perchè questo caldo s'in e quasi infinite lodi e virtù. leno anima. più veemente ed intenso. e per delle legne. però gli andremo dichia mente infino all'ultimo punto della vita. cioè dalla più sottile medesime cagioni. egli rando brevemente di mano in mano. il quale è la vita di ciascuno. o. che se gli potreb genera e nasce dal principio del nascimento bero attribuire meritamente da chi volesse ce di ciascuno del seme paterno e del mestruo lebrarlo. quanto piante. nè così l' ultimo è meno caldo. e perchè que gli perfettissimo. ora innato. ma ha bisogno di cipale strumento. non che sia anima secondo la dif non solamente lo spirito. acquistato ed avventizio. Bene è vero che i filosofi non accidente. E perchè a questo caldo si rale ottimamente temperato. che il corpo si netti e ren ingenito. essendo quel . e come il primo dì è caldissimo. è autore di tutte aggiungono diversi epiteti e soprannomi. che il per caldo naturale non è altro. padre e dio della medicina. forse perchè tanto dura ferenza dello estrinseco ed esterno. nè tra loro è altra differenza se non che seguitò varie opinioni in vari luoghi. essendo quello umida e composta di tutti e quattro gli elementi. potesse ristorare delle medesime bontà. men della medesima bontà secondo me non sarebbe tre che egli si cuoce. perciocchè egli solo ge scuno di loro significa alcuna cosa della natu nera. facendo egli tutte le operazioni natu sca insieme coll'uomo. utilissime. una è più perfetta dell'altra. E prima solo non pur digerisce e fa smaltire. E chiamasi così. Primieramente Ippocrate e Ga più densa e più secca. che lega. il vapore ae sostanza dell'anima. Onde come quello lunga vita. il quale non è vero spi. zione a divenire spirito. ma nelle sumato tanto dalle cagioni di dentro. perchè la secchezza aguz Aristotile della natura nel secondo della Fisica: za il calore. onde si dice caldo naturale. che in tutti gli dannosa. così mediante il bere si ri sangue. egli solo fa sempre cose ottime ed della madre. di che pio. cioè natio. Dalla quale diffinizione impossibile) si potrebbe viver sempre. onde è detto calore il suo caldo naturale. per esprimere quello che i Greci dicono. E quelli senza dubbio hanno più questo mortifero e nocevole. perchè è stemperato e smisurato. e quanto il caldo è in materia cora da filosofi. o piuttosto nel medesimo luogo (perchè vapore che svapora e sfuma dal sangue. E se l'umido che si ristora. da mondo da tutte le superfluità e brutture per perchè tutti questi nomi furono usati da La diverse vie. SUI CALORI 45 gli animali i quali hanno sangue . che il caldo naturale fosse la so cavità delle membra. rale. e temperati insieme sere appropiato a ciascun membro e propor l'un coll'altro. che il caldo non si può cavare dalla diffinizione che dette Aristo piglia in questo luogo semplicemente. quasi che si pianti e na natura. come dimostrammo lungamente nella queste tre cose concorrono ed aiutano le ope nostra prima Lezione dell'Anima. ovvero nativo. che dette ne giovani più acuto. perchè è strumento della ragione complantato. mortale o immortale. onde cuna volta natura. E questo caldo natu animale e vitale. e per egli si pasce e nutre continuamente. e con vari modi secondo la varie tini. come si disse poco fa. E così avemo veduto come. ma cura diremo. se l'anima sia si comprendono sotto il nome di calor natu corporea o incorporea. a rispetto e dif mato da molti vita. E perchè tutte falsissima. tanto è maggiore. E come mediante il mangiare zionato al suo umido sostanziale. poca mutazione ed alterazione a farsi anch'e. stanza ed essenza dell'anima. così questo si rifà e ristora il caldo naturale logoro e con si chiama alieno e sproporzionato. non perchè in verità se gli ne fanciulli il caldo naturale è maggiore. la qual cosa è rito ma vicino a diventar tale. ed in quegli animali che mancano di da quelle di fuori. come si si cava apertissimamente. Chiamasi pro naturale quanto dura l'umido radicale. cioè. ma ancora il sangue. che quel fumo o duto. La cui eccellenza si può ancora dai altri tempi. ma come caldo natu chiamarebbero vita il caldo naturale. Chiamasi ancora il caldo naturale da Ga condo Ippocrate. onde disse. i quali hanno più caldo e più umi si chiama appropiato e proporzionato per l'es do meglio proporzionati. e tanto dura il caldo strano. Chiamasi intrinseco ov rali. tà e diversità degli escrementi. od il fuoco impropio. e muta vita ed anima. èu puros. il sangue poi è lontano ed sto caldo ha tre eccellentissimi nomi: natura. cioè di dentro. cioè ingenerato ed in somma natu E per ridurre in brevi parole le moltissime. come tile della vita. si e pura parte del nutrimento. ha bisogno di maggiore alterazione. or ancora e provvede. e congiunge l'anima insieme col cor Perciocchè per caldo naturale s'intende se po. finizione d'Aristotile: ma forse perchè gli Stoici e quel vapore aereo che è contenuto nelle con pensavano. che gli freddando e consumando l' umido sostantifico sono dati. E brevemente. Ma Gale razioni naturali. ma convenga propiamente la diffinizione. Fu ancora chia vero interno. accresce e nutrisce l' animale continua ra e proprietà sua. per leno ed Aristotile medesimo lo chiamano al meglio dire. però si possono chiamare. quanto dura quello che viene di fuori. conciossiachè. ma piut rale. calda ed tosto vincolo e legame della vita. perchè continuamente si va raf molti ed orrevolissimi nomi conoscere. ma an continuamente.

cioè nell'aria. che non fosse chè il medesimo caldo fa smaltire e putrefare. non essendo questo moto volonta ne e detto che cosa sia calor solare. tuttavia sono da sè stesso. cioè. con me istrumento dell'anima. e così d'un che fosse nel be tutto l'umido e nutrimento suo in un trat l'acqua. tuttavia. se non accidental de che il non averle sapute. ma quando diventa fuoco. po riandosi continuamente le parti naturali. ma accidentalmente. E sebbene la forma.Arº 4. Ben è vero. opera non la forma e la materia insieme. la quale sarà men lunga che egli si morì. te si converta in calore naturale. dovemo intendere che come è notissimo. che essendo composto dei bra. che il calore naturale mu di quelli che ci sovvengono intorno a calori. nella quale si naturale e sproporzionato. ed il calore segnano i medici. va fuoco. ma naturale. ma co sto si potrebbe dire il medesimo. la quale è quella che che da uno strumento medesimo si possono dà l'essere. ed un tendo crescere il fuoco quasi in infinito. che così propio naturale. Ma avendo dichiarato in que è possibile che uno ritenga tanto l'alito. che sta seconda parte tutti i termini della quistio egli muoia. onde secondo Aristotile non si fosse la colpa. e conseguentemen clusione e sostanza della presente dubitazione. secondo Galeno. Conciossiachè la febbre non sia altro. sono di questa maniera. È ben da avvertire. che la sanità non è caldo naturale non opera come il caldo del quella medesima la sera che la mattina. sebben sempre corra gione forse fu chiamato fuoco dai due primi acqua nuova. e così non è cagione intellettiva. Le quali sede sua e stanza principale nel cuore. per re. fu già cagione che mente. così in due si può spe cioè del luogo. come il caldo della conserva e della quale si pasce continuamente. E perchè molti dicono. E questa è la ca siderato. ancorchè contenga tutta la con ne si trasmuti in ispirito. come parole non vogliono significare altro. altra state non è freddezza nel continente o circon mente diventerebbe tutto fuoco e consumereb stante. E chi non sa. il che può avvenire in più modi come n'in l'ambiente ovvero circondante. che il timo libro della Fisica. Ed a questo effetto mandiamo fuori. cioè. e di nutrimento ed eventazione (per dir così). tato in fuoco. se non per accidente. febbre. non (e niuna sostanza può essere in subbietto al è più calore naturale e proporzionato. mentare. e così si corromperebbe e spegnerebbe sono cose basse ed agevolissime. ne violenta. E però ha bisogno di continuo te. ed è ben dif. e per que del nutrire. cioè diventato igneo. e perchè. ma v'è come in materia. E questo caldo il quale ha la del continente ovvero circonstante. ma per accidente. rito realmente. ovvero cir to. ed alcuna volta igneo. il qual tica senza frutto nessuno. e questo è sempre o aria o gnere del tutto. come si può il caldo del corpo che ne contiene e circonda. che l'aere e forse men fastidiosa che non sono state que ricevuto dentro da noi. se non fonte di tutte le virtù naturali. innanzi che se ne potesse rigenerare del constante è freddo ed umido. cioè l'anima cosa alcuna determinata. se non come un fiume e fuoco. ed a chi non sa. ma gione perchè essendo egli un solo. stette tanto senza alitare. e per questa ca si chiama il medesimo. che naturale. ma eziandio Aristotile chiamò fuoco il caldo ferente e distinto dal calore influente. non par nulla nè age gli l'umido. crescere e generare per sè. ed in quanti modi si ed alleghi la sperienza d'uno schiavo. perchè così sarebbe indeterminato. E sebben queste nuovo. nè basso. e questo contra. il qual caldo non è il medesimo dal prin quattro elementi. acqua ordinariamente. a mio parere. benchè benchè secondo diversi rispetti. perchè si fa dal suo contrario. Vuole ben Galeno. naturale è nell' umido. e corrompere mancando. E però diceva Aristotile nell'ul iumi della filosofia. cioè cresciuto dovemo sapere che molte volte i medici ed i oltra la dovuta misura e convenevole tempera filosofi usano questi vocaboli il calore del mento. che il calore turale e contrannaturale. ovvero circondante. contiene nondimeno più aria cipio della vita al fine. ed è molto più tem dal cuore mediante il sangue per tutte le mem perato. e io perdessi di molto tempo e durassi molta fa ritiriamo l'alito a noi continuamente. mediante l'ispirazio ste due prime. benchè Galeno dica di sì. veramente e totalmente il medesimo. il quale. Il che fu ripreso e biasimato si chiama quel caldo che viene e corre in guisa da Galeno: perchè il caldo naturale è umido. mancato necessarie. onde fuori di natura. che l'uomo non è la forma sola. onde si chiama ancora inna si vede ancora. conciossiachè niuna cosa possa vole. cioè nell'aria. o LEZIONE lo secondo la natura. ed io posso fare interissima fe corrompere sè medesima. come di chiara lungamente nel libro dell'uso della re spirazione (il che è tutto contra la sentenza di . diremmo che il continente. è tempo di venire omai alla battuto dal padrone. benchè non solamente Platone. alterare in più modi. essendo variata la materia. dal fegato e ed il caldo del fuoco è secco. la forma. chiami. onde diciamo che non è caldezza nell'ambien cioè dal freddo. naturale non è distinto e differente dallo spi ovvero focoso. e non pure non è fuoco il non v'è come in subbietto. si debba considerare principal fare molte cose e diversissime? Ma non già da mente. perchè è sostanza calore naturale. che acqua e terra. ma in cuno). terza ed ultima parte. onde piglia cotal nome. è sempre la medesima. E per non lasciare indietro termine alcuno come si disse di sopra. di fiume. che ele rio. e da uomo medesimamente non è mai veramente il una cosa indeterminata non può mai procedere medesimo. e tutti i calori strani e per putrefazione: e questa si chiama corruzio che vengono di fuori. ovvero Aristotile nel libro del senso) e sensibile. o mia o d'altrui che moto è naturale. che il caldo una medesima cagione. si potrebbe di dimeno molte operazioni e molto diverse.

E che tasse maggiore. freddo di due freddi. E quanti do omai dico. cioè la nerezza. nel freddo. sarebbero ancora necessariamente l'altra: il secondo anco non si può dire. Seconda. che disputare con co quello. specificandosi gli elementi dal altre o ragioni o autorità. dice Galeno. onde si chiamano artefici sensitivi. La natura come giustissima madre In tre modi può provarsi alcuna cosa essere di tutte le cose ha ordinato che un contrario o vera o falsa. ma dal numero e dalla combinazione delle quattro i filosofi ancora e chi ha il senso del suo con qualità prime come nel libro del Cielo l'aveva quelle condizioni che si ricercano dette da noi provato da movimenti semplici. o ragioni. E così s'è provato per efficacissime ragioni quattro distinti di spezie. e così sarebbero manifestamente otto SPERIENZA qualità prime. è necessario chi non sa. come sono. ma questo non è possibile. sarebbero otto e non quattro. per isperienza e non abbia mai più che un contrario solo. per più veramente dire. Dunque non ti . come si prova ramente che con brevità (se il giudizio nostro nel decimo libro della Scienza Divina al testo - non ci inganna) tutti i calori. Ora il primo non si lità prime nel calore. non pur non è filosofo. cioè che gli elementi giore e s'accrescesse e così per lo contrario. e non discer detta spezie di calore distinto fosse primiera ne tra un caldo ed un altro. di mo que è impossibile e falso che alcun calore sia do che ogni volta che una s'accrescesse e diven distinto di spezie da qualunque altro. prova. o vera Se alcun caldo fosse diverso di spezie da qua mente che quando una crescesse. due umidi. otto complessioni semplici ed otto umori. perchè essendo distinte di spezie. ne seguitarebbe che e diverse di spezie. e chi nega il senso. negherebbe il senso. Dun si diminuissero da un agente medesimo. E però ver sarebbe caldo di due calori. E perchè in tutti e fortissime che i calori tutti sono d'una spezie sono tutti quanti gli elementi. SUI CALORI 47 riamente d'una medesima spezie spezialissima. o che sia falso. per ragioni. Ma. onde è più nelle lezioni dell'Anima. il perchè si troverebbe anco di necessità un altro ele è o da non favellare seco o da concedergli ogni mento d'aria e così d'acqua e di terra. provò che Non solamente i medici procedono mediante gli elementi erano quattro senza più. scemasse l'altra. che un medesimo corpo po rebbero due freddezze diverse. e se fossero due qualità pri è necessario che cresciuta l'una. cioè che si trovino due caldi di dalla poca dottrina e sperienza. non ha bisogno di che manifesto. quante o s'accrescessero parimente. come la bianchezza non ha al qualunque si siano essere della medesima spe tro contrario vero. nel secondo un altro calore distinto di spezie. come intendono gli esercita d'una medesima spezie. non due ragioni calori. o dalla molta versi e distinti di spezie: dunque conchiuden perfidia e persuasione di sè stesso. ciascuno di loro spezialissima. Ora il freddo è contrario al caldo positivamente essere un medesimo tutti quanti. o nega i principi: il che viene. scemasse l'al lunque altro caldo. e così le qualità prime sarebbero otto e lano insieme. sario che si trovasse un altro elemento diverso che non si può trovare alcuno miglior giudice di spezie da quel del fuoco. quantunque e quattordicesimo. dunque anco il caldo non remo le ragioni. cioè si troverebbero di può dire. è se non uno: dunque i calori sono della me Ragione Prima. PARTE TERZA e questa ragione pare a me che sia efficacis sima e che dimostri secondo la via peripate I calori come calori essere tutti un medesimo. remo alla sperienza a cui tutte cedono le al e parimente secco ed umido di due secchi e di tre prove e sono di gran lunga inferiori. desimo. dun non quattro distinte di spezie. Se i calori non fossero tutti desima spezie. cioè scemando una . zie spezialissima. se non con grande studio e difficoltà. che il tatto. anzi un medesimo. come si disse di sopra. si prova così. e natura. allora sarebbero due qua tra e così per l'opposito. e così cosa. Se si trovassero più caldezze distinte zie da qualunque altro. anzi sono un medesimo tutti d'una medesima spezie spezialissima. tica la qual seguitiamo. Ma questo è falso: dunque an nè più vana. ed il medesi tesse riscaldarsi e raffreddarsi in un tempo me mo accadrebbe nelle altre due qualità passive. d'onde questo seguita. in per autorità. cresca anco me nel caldo. quando si mesco dezze. o parimente ma otto. onde seguirebbe que non è possibile che sia più d'una caldez che gli elementi fossero anch'essi otto e non za. E certo egli non si può fare niuna cosa sarebbero otto. che se si trovasse supposto verissimo. lunque di loro fosse diverso e differente di spe Terza. E prima por e non è se non uno. chè gli altri non possono capire queste sono diversi e chi negasse questa ragione. nè più ridicola. nel quale elemento delle qualità tangibili. che tutti i calori sono necessa sono coloro i quali non credono che cosa al . ma qua quanti. Con tutte queste tre cose prove tendendo dei contrari veri e massimamente di remo in questa ultima parte. ne seguiterebbe che tutte gli elementi non fossero quattro. ma nè uomo. cioè si trove chè ne verrebbe. Stante questo pre numero delle qualità prime. non meno chia stanti e secondo un modo solo. ma li giudica tutti mente e per se. il che è falso ed impossibile. - cioè si troverebbero due secchezze e due umi non mediante la freddezza. E se si trovasse un altro elemento di fuoco. perchè la caldezza non diminuisce se . che un solo. anco l'altra diventasse mag la conseguenza sia vera. sarebbe neces capitolo del secondo libro delle Complessioni. e lo provò il senso. anzi. per due qualità prime. Aristotile nel secondo libro della generazione.

nella distinzione del quale consiste (co strumento della natura. significa alcuna atti ad apparare. se come strumento dell'arte univoco ma equivoco. e si potrebbero mediante que sostanza è nobilissima e perfettissima. d'un bue e da tutti i calori di tutti gli animali. e di quello della carne. ma eziandio me significa corpo ovvero sostanza. E questa equivocazione gano ancora le cose certissime. Il che è manifestissimo. il Corte. ma se ne fanno beffe. Ma preso e conside il Bocca di Ferro tengono indubitatamente che rato il calore come ed in quanto calore. i quali. delle quali rato come sostanza diverso dal calore d'un brevissimamente ci spediremo. Perciocchè calore significa alcuna volta il fuoco. ed altro quello del sangue. E con questo pro di genere. come si vede in mi effetti e così siano d'una medesima spezie. come ne dimostra credibili. ed alcuna vol ramente tutto quel poco che sappiamo. non crederebbe o malagevolmente che cuno accidente). cioè in . non solo di spezie. sebbene molti. nè si può o debbe volere in quattordicesimo aforismo d'Ippocrate: dicen segnare a quelli che non vogliono e non sono do che questo nome caldo. siano d'una spezie cioè come qualità pura. si chia scioglimento di questo dubbio. come quello lori dal bianco in fuora. volta a dirittura verso i quanto conoscono coloro che sanno che la raggi del Sole. tutti i calori come calori. se si considera come istromento te. ma veri nondimeno. non pur significa cose medesime. perchè altro è il caldo dello spi tutti i migliori medici e maggiori filosofi. che sotto la chioccia. E chi non l'ha il nome suo (sebbene non si trova mai senza al veduto. dico di uno individuo quelli che ho udito io. la quale essi o non dunque sapere che la gran moltitudine delle sappiano o non abbiano veduta ? E però non cose ed il poco numero de vocaboli esse cose sono tutti gli uomini atti a filosofare come ave significanti è molte volte cagione che un no mo discorso altrove con più ragioni lungamen me solo significhi diverse cose. non pure i bachi. e come sono tale e nel modo di considerarli. Ma qual segno più che in niun modo può stare da sè solo. nascono non altramen egli non solamente non è univoco. tutti i calori sono medesima. ma è equivoco. onde è nato l'inganno e l'errore di essendo altra differenza tra loro. E questo non ho replicato in questo luogo comune solamente il nome. ed ogni le uova. si chiama caldo celeste. le quali hanno te. dichiareremo i significati di questo nome del cielo. non tamente. Ma questo è vizio antico di leno medesimo nel suo Commento sopra il tutte le lingue. Dovemo della quistione i calori come calori. conciossiacosachè molti mie stanza e la natura loro. le quali. ed altro me fra gli altri il Turriano ed il Peretto. nascono e ripigliano la vita. e l'accidente dall'altra parte un pezzo di cristallo ardesse tutti gli altri co è imperfettissimo ed ignobilissimo. molte altre quistioni ed in questa massima e non credendo che il caldo del sole accenda mente. secondo che sono strumenti di diversi agenti ed operanti. nella qual la seta. stada piena d'acqua. considerati e presi nel modo che gnifica più cose diverse. cioè idioti ed illetterati ma dotti e filosofi. Ora ogni volta che questo no donne. E così l'han do a ciascuno che creda. ma sono tutti uno ed il medesimo. lascian ta esso subbietto e corpo caldo. ma si diversificano. ghi temperatamente caldi. presi e considerati variamen desimo caldo. se si consi me dissi nel principio) tutta la difficoltà e lo dera come qualità semplice del fuoco. ma eerto che vedere. anzi il caldo in un uomo stesso è di AUToRITA' verso in ciascun membro. è necessario narrar avemo detto. come sti specchi fare effetti mirabili ed a molti in quella che può stare da sè. è differente di spezie dal un catalogo di nomi e d'allegazioni senza frutto caldo che è nel fegato. A noi basta comunicare libe volta essa qualità semplice. cioè si un medesimo. Quanto alle autorità. ma non già la so senza proposito. Onde Perchè questo nome calore o caldezza o caldo conchiudendo diciamo. ed il calore d'un uomo è conside ponimento passeremo alle autorità. che acciden quelli che li credevano diversi. Ed a questo fine si disse nel titolo brevemente che cosa equivoco sia. essendo non ma elementare. negando che è moltissime volte di moltissimi e grandissimi tutti i caldi come caldi non facciano i medesi errori e difficoltà cagione. non solo significa cose diverse. si chiama caldo artifiziale: e così tutti realmente ed in effetto sono un IL CALoRE EssER EQUIvoco medesimo. burlandosi ancora di genere.48 LEZIONE cuna sia o vera o possibile. se come calore. non solamente sostanza ed alcuna volta accidente: e sostanza negli specchi concavi. ma ancora in una gua ed accidente sono due cose tanto differenti. dirò solamente che oltra molti teologi. naturale. il Cassano ed ed animale medesimo. per non istare a fare che è nello stomaco. E così sono quasi in alcuno. che fanno sempre ha bisogno della sostanza. Ma affine che meglio s'intenda che non pur d' una medesima spezie spezialissi vuol dire i calori come calori e si veggia aper ma. cioè non te. E questa distinzione fa Ga di chi lo dice. ma non lo credono. è nome equivoco. finiti calori. o in altri luo volta che significa accidente ovvero qualità. prestissimi ad emendarci e mutare opi calori sono diversi tra loro. Presi in questo si nione qualunque volta ci sia dimostrata la ve gnificato sono diversi di numero e di spezie e rità da qualunque persona. messe nel forno. posti al caldo e nel seno delle sia e s'appoggi. Perchè il me tutti il medesimo. che tutti i caldi sono che vogliamo dire. facendo diverse ope razioni: onde il caldo d'un uomo medesimo. dica e giudichi a mo no pigliato tutti quelli che hanno detto che i do suo. co rito. e regolato da lei. leone.

E così avemo veduto. E perchè hanno le scono necessariamente le diversità delle cause. cioè il calore naturale non fa tante e tante te. il quale era for vato di sopra per ragioni. principalmente si disputa. ma come calori rebbe che consideriamo il caldo come acciden tali. cioè si ri mente ed equivocamente siano di diverse spe sponde che non è vero che la diversità del na zie. come si prova che non tutte le diversità degli effetti argui nel terzo libro del Cielo. e noi intendiamo de' calori semplice mente ed equivocamente. Secondariamente egli non è vero operazioni de'calori siano diverse. Quanto ai come affermano i più approvati filosofi. nel problema decimoquinto (credo) e nel ansPosTE ALLE RAGlori sessantesimo quarto. perchè i metalli si possono fare ma il caldo del fuoco non matura l'uve. che il nelle qualità seconde. Non è vero ancora condo un significato son tutti diversi e secondo nelle sostanze animate sensitive. medesime qualità ed i medesimi accidenti per perchè possono procedere da diverse propor sè tutti quanti i fuochi ed il medesimo moto. perchè una medesima sa calor del sole fa altre operazioni che quelle nità si può generare dalla natura. non non vale negli accidenti. lissima. i che si genera dal sole. perchè egli è in sostanza e materia stanze miste animate d'anima vegetativa. tenne. v'induce la nerezza ed arrostimento casa di cui dimorò. e così è certissimo che quella regola sponde che essi fanno queste operazioni. Bartolommeo Bettini. i quali a poco a poco mescolano l'u- spezialissima. Quanto al maturamente sofi) ovvero la medesimità specifica del moto dell'uve. come mostra Ari resti cagione alcuna di dubitare. (M. . cioè da un agente della spezie medesima. SUI CALORI 49 quanto calori e presi per qualità semplice. non ci resta altro che rispon imperfetti. dall'arte ed del fuoco. come come corpi e sostanze. dal fuoco e dal movi quali non possono generarsi. perchè l'identità (come dicono i filo ed intenerisce la cera. E benchè molti credono che i topi ed altri animali generati univoca Alla Prima. dovemo sapere che il calde del sole arguisce e mostra la medesimità della spezie. Dovemo ancora sapere dal sole e dal movimento locale. affine che a nessuno sono delle medesime spezie. che elia non vale in tutte le lore naturale. e non me da un altro fuoco. ma immedia È che le cose. nella libreria de'Signori Gua (1) Ghezzi chiamansi certi corvi bastardi delle montagne dagni dell' Opera. cioè come sostanza e non come medesimo fuoco di spezie si genera univoca qualità. perchè egli genera in esse certi corpi moto specifico. ma come ca stanze semplici ed elementari. cioè ciossiachè una pianta della medesima spezie come accidente e non come sostanza. co mente. ricco mercatante. in cotenne. conciossiachè molti animali non tanto sere verissimo. ma ancora dei più perfetti nascono dere alle ragioni ed alle autorità allegate di di materia putrida e di seme parimente. (M. mentre stette a Roma. concios della generazione non varia la spezie. E così si genera e di seme e di materia corrotta. per esempi e per tissimo. Secon pigiate l'uve e fatto il vino. il che crediamo es mali bruti. il caldo del fuoco non incuoce. essendo il medesimo caldo quello. che la varietà segli non è vero nelle qualità prime. e noi ghezzi (1).) vARent 7 . per della medesima spezie dalla natura e dall'arte. Si niega l'argomento. come l'uomo . il cavallo ed in simili altri. perchè dariamente egli non è vero nelle sostanze mi quei corpicini si ragumane e uniscono insieme. equivocamente. come si prova nel decimo della Me contrarie a quelle del calore strano. le quali hanno il medesimo tamente. egli bolle. e che il calore naturale fa operazioni a caso. zioni e temperamenti e da diverse materie. Si concede che gli effetti e le go per prova. cioè come qualità ed accidenti. E quinci è che del Cielo al testo del commento ottavo. che ella si debbe mente e da diversi agenti (come s'è provato intendere negli animali perfettissimi solamente. e non n'avemo trattato lungamente nella quistione fa le carni nere arrostendole come fa il caldo dell'Alchimia (2). se non da une uni mento locale. con molto più crassa: onde il suo caldo o l'aria riscaldata da lui non penetra ne'pori delle co (1) Intendi qui e più sopra e in altri luoghi Aristotile. stotile nel secondo. per antonomasia. decima particola de Pro blemi. e che non generino. E sebbene questo è quello di che voco. il che si prova migliori è in contrario. . il quale risoluti quei pori e seccate le e lo dedicò a M.) di Toscana. (M. e non sopra nella prima parte. All'au siache la medesima caldezza si genera varia torità d'Aristotile diciamo. Non è vero ancora nelle so del sole. tuttavia (avendo pro Sciolto il primo argomento.) (2) Scrisse il Varchi un Trattato d'Alchimia o Archimia. che sono sottilissime come fa quel del così detto. chè egli non genera quei corpicini. - necessario il porto e raccontarlo in questo luo Alla Seconda. Quest'operetta si conserva manoscritta in Firenze. che hanno le penne nerissime. Ma proviamo ancora seguendo la comin salutevoli operazioni come calore. il che a noi baste come calori semplicemente. cioè negli ani l'altro tratti un medesimo. Ma si ri tafisica. tuttavia l'opinione dei scimento diversifichi la spezie. sole. Primieramente luogo suo. come avendo veduto come i calori. a parlare co' retori. Primieramente ella non vale nelle so strugge e corrompe. come mostreremo nel per induzione a questo modo. passeremo a sciorre gli altri. provò il Filosofo (1) nel primo mido ed il secco. non matura l'uve mediatamente. univocamente. che quasi autorità esser così) c'è lecito di servircene e dipendono da questo. cioè. come calore. on dunque sono d'una medesima spezie spezia de un medesimo sole o fuoco rassoda il fango. e così maturano. come calori se è manifestissimo a ciascuno. siano della medesima spezie cini caldi. ste inanimate. ma come ca viata induzione. di sopra). perciocchè il lore strano. e così il calore strano non di sostanze.

che questa quello dell'aria. cioè la caldezza e l'u. Alcuni sono più no esto modo. e questi sono quei che non trarie. come calore. come del fuoco e in un modo. Alla Quarta. se non in un modo solo. perchè favelliamo de'calori. si Ora come il caldo. cioè che non con ro. si rasciuga e torna grandissima perfezione loro non si possono in alla prima secchezza. per proposizione è vera negli animali perfettissimi chè il caldo del fuoco accresce e genera il e non nei perfetti e imperfetti. Alcuni per la grandissima imperfezione lo che manchino di simbolo. Si niega che le spezie del fuoco siano diverse. il che non erano necessarie tre condizioni: prima. secondo. che umidezza siano diverse di spezie non altramente ella s'intenda delle generazioni nelle sostanze che la gravezza della terra e la gravezza del e non negli accidenti. che si potrebbero al stotile nel Cielo. che si è. non è sempre vera. e così il caldo naturale ricerca l'u.5o . Si concede che la secchezza ed aggiugne a questa proposizione: primo. ma come calore naturale. e ci basterà dire qui. ma come glie infiniti dubbi ed argomenti in questa ma corpi sono diversi non solo di numero e di . s'è mostro di sopra. ancora mo. come i topi lità dell'aria vincenti. RISPosTA ALLE AUToRiTA' Alla Sesta. e l'umidità dell'acqua primi. somma d'un'altra quistione a voler risol mido sostantifico e nutrimentale. o che si bagnano. se ne genera un terzo. se nell'aria. E altro. ria terrestre. cioè. Però posito. avendo intesa la distinzione dell'acqua. essendo un medesimo ed una sola qua come qualità e non come corpi. e la terra si disse nell'Alchimia. rimangono le qua di. o virtual come s'è detto già più volte. sale. che l'agente. seconda che si prossima ed immortale (come dichiareremo pigli non solo l'agente principale. che la ge ricerca sempre la secchezza e non mai l'umi nerazione non sia simile alla generazione cau dezza. sono legare. anzi poco di sopra apertamente. terzo. Averrois medesimamente Alla Quinta. come provò Ari del medesimo e d'altri. ed or sono dell'aria. Quella proposizione che tutte le che una medesima spezie si possa generare uni cose che si generano. e non co essenzialmente. come s'è detto e provato di sopra. mente. Ma noi per non molti lore solamente. Perchè come caldo dell'aria come si vede il verno. Ma ancora osservate que Problema sessantesimosesto. spezie.EZIONE che noi vediamo spesse volte in quelli che cam teria.e questi chiamiamo noi perfetti. Oltra questo Aristotile nella gene me. ma vilissimo. la quale non è altro che fuoco rente. Quando il caldo del fuoco vince bili di questi ultimi e meno perfetti di quei il freddo dell'acqua. si conosce manifestamente. perchè si debbe intendere della materia intenda dell'agente principale. nè di genere. le serberemo a un altro il caldo del fuoco sia della medesima spezie di tempo. sia anco per sé chiara il Conciliatore della decima particola. non sarebbe a pro ste tre condizioni. non è vera. alcuni animali per la bagnata accostata al fuoco. perchè il fuoco. E perchè queste cose sono chiarissime. quando bene che a voler verificare questa proposizione. intesa semplicemente. così nelle sostanze falsissima. se è in mate me accidente. E che plicare in infinito. non si possono generare anche essi. allora si genera terra e sono le me fatta di sopra del nome e del calore. e Alla Settima. e questi si possono generare in due mo avanza il secco del fuoco. ma queste due qualità erano prima qua perfetti. nelle genera l'aria. non la ricerca come calore. e però non fanno a proposito. o formalmente. fosse tutta verissima semplicemente . E che il nascimento diverso non varii la minano al sole. il perchè verremo alle au se la freddezza dell'acqua avanza il caldo del torità. non come ca verle perfettamente. La quarta ragione. non ne dirò altro. se non vengano in qualità nessuna. benchè ciascuno le può intendere e con fuoco e la secchezza del fuoco vince l'umidità futare da sè stesso. ma ne perfettissimi so lità del fuoco e d' acqua. E così si è fatto aria d'acqua e di quella proposizione non è vera. nè negli im fuoco. diceva. o piuttosto essendo vera simo e vicinissimo: terza. si sciogliono agevolmente. E sebbene sono differenti. e questo scio lità . però Alessandro. non favellano del calore come sostanza. cioè di materie cor dell'acqua. quanto negli accidenti. mediante la secchezza generare. ma il pros nella quistione propia). anzi tutti i fuochi sono della Tutte le autorità d'Averrois e molte altre medesima spezie spezialissima. ma come calore di lunga dichiarazione e vari esempi ed in dell'aria. lamente. perciocchè differenti materialmente e per accidente. che hanno tutte le qualità con rotte e putride. cioè di se del fuoco. il gran Peripatetico. e non come sostanza e corpo. E così avemo risposto a tutte le ragioni dunque non sono differenti di spezie. E tutte queste cose arebbero bisogno. Ancora della parte contraria. si chiama carbone. come caldo. Se il calore dell'aria ricerca l'umidezza. s'è dimostrato voco. oltra solamente negli animali perfettissimi come di l'essere principale e prossimo. nè di nu acceso. e questi si chiamano perfettissimi come l'uo razione prova. non è diffe chiama fiamma. senza che qui si considerano i calori i mero. zioni che non cessano mai. come negli accidenti e però non replicheremo tanto nelle sostanze. nè ne'perfetti. si generano da uno uni vocamente ed equivocamente. differenti di spezie. debbe intendere largamente. né di spezie. e però desime qualità di prima. Che questa ragione sia falsa. e diciamo che midezza. come l'aria in generano come i lendini. ma si dice che il calore. di materie corrotte e di seme. che di duoi elementi. come ca gli Scotisti dicono che quella proposizione si lori e qualità. così i caldi non come caldi. dunque non sono le passeremo brevissimamente. Alla Terza. al e non per accidente.

come anco di non che mi ricordo d'aver promesso nella prima buio. anzi tutti gli altri senza lui sarebbero il caldo del sole possa penetrare e produrre i nulla. e oltre tutti rena de profondi e correnti fiumi. nè cosa corporale (come inione che la sua. ma di maestro Piero pre secondo i filosofi). senza alcun dubbio. nè ve boschi. dal cielo e da tutte le stelle celesti che intelligenze si chiamano. mediante lo quale opera tutte le e filosofo dottissimo (1). e non prese bene la sentenza delle scolandosi. che questa opinione. dando una parte dopo l'altra (come essi di cono). tutti gli elementi. e nondimeno egli intende pensavano i Platonici). chiamato il Peretto. come nello conservarsi da tutto quanto il cielo lucido di sua natura e esso cielo. e. secondo il poco sapere e giu ibe e corromperebbe. e senza dubbio sono contra miglianza e proporzione verso quelle di lassù. qui del calore. mediante l'assenza e lontananza sua. così il cielo non opera immediatamente. di cui tutti gli altri caldi sono p. genera tutte le cose e tutte le ge parole d'Averrois in quel luogo. perchè si genera anco egli di notte e guisa che se le operazioni del cielo cessas quando è nugolo? Onde per queste e moltissime sero ancora un punto solo. obbligati. si disfareb detto alcuni. necessario che dal cielo piova continuamente insieme col lume. mediante questa. 423. che ed in modo senza alcuna comparazione più siano fioriti nel secolo XVI. ma celeste e divina. me mini. dipendano essendo non solamente le stelle. in tissimo. di cui ella è compagna e seguace. (ni. E perchè come il primo incffabile dotto dal sole come intende Gentile. la quale alcuni (1) Intende qui il Varchi parlare del celebre Pietro Pom chiamano calor celeste ed alcuni tepore etereo. se non per accidente. allegato tante volte. riscal e come strumenti di quello. la quale è (come diceva Pla setto. e non del calore pro altro corpo. non senza potentissima cagione. ma in quella della febbre e ha la materia alla forma e la parte al suo tutto. il quale è nel calore subbietti. e più secondo l'altrui opi. celeste e continua come si mostrò di sopra. ma ha il cielo per suo da Mantova. diciamo che essi furono imperfettissime e corruttibili. che questo mondo inferiore. Il I. e da quelle pure e santissime menti risplendente. ma ancora di genere. dere. 469. e s'influisca. III. ed ebbe carico d'aver e conservando ogni cosa. cioè dall'aggregato di tutti i cieli che sole e l'uomo generano l'uomo come è cer sono dalla luna in su. t. tra quali fu il reverendissimo cardinale diante i quali opera ed esercita gli effetti e dontarino (2). fu scolare del Pomponazzi. a buon diritto anno verato fra gli uomini più chiari per ingegno e per virtù. la prima regione dell'aria ed il lume non pro duce se non calore.) imitatori o piuttosto ministri. non solo in le quali sono perfettissime ed incorruttibili. e morì in Bologna tone) il semenzaio di tutte le cose. Quanto all'autorità virtù in queste cose inferiori. . uomo ottimo strumento. E que motore non opera senza mezzo (parlando sem sta non è sospizione mia. Fu devotissimo ad Aristotile. dove favella nerate conserva: laonde manifestamente non molto scuramente. vinse tutti altri e coprio. p. molte altre. ma ne bas gli elementi quello che si contiene dalla luna sissimi fondi de' più alti ed orgogliosi mari. E opera diversamente (2) Il Cardinale Gasparo Contarini. sono il moto ed il lume. le quali essendo d'Ugo e di Gentile. come 'l Sole Ma perchè il movimento del cielo non passa copre nascendo il ciel tutto e le stelle. una virtù spiritale. SUI CALORI 5I spezie. non si potendo nè toccare. a cui siamo infinitamente cose. come si vedrà. (M. cioè l'aggregato le pietre e molte altre cose. contando essa luna. E gli strumenti suoi (secondo 1ui. E all'autorità che Gentile allega E quella virtù quasi infinita ed incomprensibile in favor suo d'Averrois. generando nel 1524. tutti i migliori medici e filosofi. non è nè tangibile. tutto l'universo altre cagioni di grandissima efficacia hanno subitamente. e lui si veggano le notizie nella Storia del Tiraboschi. . ponazzi. sia retto e governato dal mondo supe Senza che (per tacere infinite altre cose) se il riore. si per le opere scritte e lasciate da ma con mezzo. ed impossibile a pensare che il mede DEL CALoRe CeLESTe ovvero reporte eteneo simo caldo prodotto dalla riflessione e river peramento dei raggi. se freddo. distinto e differente da tutti quante. in giù. t. non pur sotto la di tutti e quattro gli elementi. hanno quella so di quella opinione. diciamo che fu in penetrando tutti gli elementi e per tutto me equivoco. per così dire. ne può essere cagione di F qui sarebbe il fine di questo trattato. e si per lo aver fatti tanti e si grandi uo i Peripatetici).| può essere nè corpo. come testimonia il Filo veramente che non disse Lucrezio d'Epicuro: sofo. che cose. ma ancora così nello essere. Onde è cade continuamente in questo nostro mondo. Conciossiachè tutte le dizio mio. facendo tutto quello che fanno in virtù metalli infino nelle viscere della terra. giu parte di voler dire nel fine di questa ultima dicarono alcuni che questi duoi strumenti soli alcuna cosa di quel calore celeste che si chiama posti da Aristotile non bastassero a produrre tepore etereo. negata l'immortalità dell'anima. nel secondo libro del cielo al testo del Questi d'ingegno e d'opre sante e belle commento quarantadue. qualunque e dovunque siano. il qual solo è in tutto e per quaggiù e mantenere le cose mortali tutte tutto diverso.| nè i matematici ancora possono penetrare un vamente ed in virtù. perchè nessun corpo. Naeque in Mantova nel 1462. prima trapassi e poi ri Egli non è dubbio nessuno appresso i filosofi tenga tanta virtù che egli possa generare l'oro. e sono infiniti. E certo dura cosa pare a credere che gli altri. del quale si può dire molto più azioni sue tutte quante. che per la piccolezza della sua statura fu detto il Pe E questa qualità. Di possente e migliore di tutti gli altri calori. – Vedi la Storia del Tira nè visibile.

il qual sendo per voi medesimi. o s'altro lere al presente celebrare la Poetica. il quale fosse più vero e fatta impresa. la quale essendo come centro. E ben so che in credendo questa qualità. poscia meco stesso (1) A tempi del Varchi non era ancora diffusa la notizia non rallegrarmi. (M. e questo è che io assai volte ho non minor frutto dalla lezione de poeti che dalla eguale de filosofi riportato. ne alletta maravigliosamente anzi rapisce gli animi. o per dilettare ritrovato. la poesia non essere cosa mortale. come si vede nel flusso e riflusso del mare. ma dagli Id non è così falsa e biasimevole. e come si converrebbe trattarla: nè voi avete anzi veramente divinissimi effetti. i Galeno poco meno che ad ogni carta. del quale serbavasi al nostro Galilei che non solo posso. E dilettevoli siano i poeti: quelli poeti dico. ma piuttosto tepore.52 LEZIONI dalla terra infuora (1). fa men quali per acutezza d'ingegno. a me pare. Del che non posso prima con esso voi. il quale non rare. lettando. movono e dilettano in guisa che an come si può vedere nelle autorità allegate di cora insegnano. siccome re. ci serberemo a dirne il parer nostro un'altra Fra tutte le maniere degli scrittori di qua volta. inestimabile maravi tetici. o la maggioranza sopra l'altre conside univoci e con questo equivoci. a questa divinissima qualità. nobilis concedendolmi) di trattare un giorno degli in simi accademici. e meglio di tutti gli altri. ed imitano il moto circolare del cielo girandosi intorno intorno. ma rità o falsità dell'Astrologia giudicatoria. Onde non senza cagione fu sopra e nel primo libro della sostanza e ma detto da molti autori e di grandissima riputa teria del mondo. Onde vi dirò brevemente quello del sistema Copernicano. daremo fine a que la frequenza ed attenzione vostra. o. in tutti i tempi. come molti la dii. ineffabile diletto. grandezza di zione dell'influenza del cielo e delle sue pro dottrina. Conciossiache essi inse ciano qualche volta spinti dal vero (siccome io gnando. la quale aprendosi dolcemente per l'orecchie la via al cuore.) al grado che tengo sinceramente dirvi e con verità. tuttavia si può riferire meglio che in altro (come altrove s'è detto). in quel modo e per quelle ragioni. e quivi bene e dentro sentir facendosi. nè alcuna differenza è tra loro se non di nomi. molte altre opere e sue e d'altri. lo. quanto pos LEZIONI O TTO sono il più. scolando con mirabile artifizio c congiugnendo discordo non solamente dal mio onoratissimo insieme queste tre cose. arrecano incredibile precettore. la quale divina. il che egli o non fece. chiamandola ora calor lettano e novono parimente. la cagione del quale. Ma l'intendimento nostro non è di vo è propio calore. ancora che sia SULLE TRE CANZONI DEGLI OCCHI incertissima e s'attribuisca da diversi a diverse cose. Ma per che quel luogo ha diverse interpretazioni. che tutti gli altri calori sono tra loro arte. essendo cia un libro. E di qui pende tutta la ve zione. In questo luogo a chiunque vorrà bene o l'antichità di cotale basta sapere. possa degnamente più appropiato a suoi tanti e tanto incredibili. o per la negligenza de'prin spesso eglino. accademici ingegnosissimi: conciossia chè i poeti ed i filosofi sono nel vero una cosa medesima. es dendo infinite e grazie e lodi a Colui. insegnano di maniera che ancora di stimo) alcuna menzione. o almeno senza alcun dubbio più felicità de'secoli. che non solamente i più ric flussi celesti. e promette di voler comporne degni di tanto nome. più temperato e più vero se ciocchè nè io sono tale che debba pigliare si gli potesse trovare. eccellenza di giudizio non sono in pietà occulte. o per muovere. ma debbo ancora rispetto di dare la più completa ed evidente dimostrazione. infiamma sta presente quistione. per nome più dolce. La quale tutti gli uomini con tutte le LEZIONE PRIMA lodi. come ne dimostrano solo tutto vede e tutto può. e quando altramente. non è pervenuto a nostri tempi. pigliatala. ma generalmente da tutti i Peripa utilità. Perciocchè. ma discesa dal Cie credono. e massimamente dei più gentili e più . Nè vi paia ciò mc raviglia. i quali sono negati da Peripate chi e più ornati. mie cipi. non potrebbero lodare bastevolmente. ancora che Averrois e molti altri ne fac glia alla vita umana. e di questa credono alcuni che Letta privatamente nello Studio Fiorentino intendesse Aristotile nel secondo libro della il quarto giovedì d'aprile 1545 Generazione degli animali al terzo capo. tissimi allo studio di sì bell'arte. e massimamente avendo in animo (Dio lunque o lingua o tempo. La qual cosa non saria difficile a credere che si dichiareranno allora. Perciocchè la poesia non è altro che una filosofia numerosa cd ornata. non trovata dagli uomini. e movendo e di celeste ed ora stellare. ma ancora i più utili e più tici e conceduti anzi affermati da medici. non nata nel mondo. è immobile. E qui ren punto bisogno de' miei ricordi o conforti. o per l'in soli i poeti. o se pur il scun parlare in tutte le lingue o per insegna fece.

SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 5 º generosi. . versi dentro al cuore una quasi infinita indi susata dolcezza. come non crederle come più gli piace. conciossiache oltre i fa nare solamente quelle cose che altrove si sono citori delle tragedie e quelli delle commedie. sentenziosissimo. Cominciando dal più alto e più ge brevemente ricordando i capi senza altra lunga nerale. trattate con diligenza. che e quasi umano potere numerosissimo. bastando in questo luogo accen molte. non potremmo sta sola basti largamente a mostrare che non confutarlo. lodando cose parte in tutte l'altre a tutti era stato superiore. chè ben sappiamo che queste cose non anderemo interpretando di mano in mano ogni consistono in un punto. non può nè conoscere a pieno. che volemo piuttosto annunerare che dichia che con parole belle e leggiadre e con dol rare. Ora se alcuno fu mai. nè vorremmo. queste tre biasima. Dimo vaghezza e di grazia. In che siano simili. ma eziandio l'artifizio mente e sinceramente se non doltamente e ve come delle parole. e tengo per certo che que che fossero nel genere onesto. essendo stato oltra ogni credere Quanto al primo capo dovemo sapcrc. Le quali noi seguitando il lodevole ordine cora che in tutte siano di tutti gli stili e modi dei nobilissimi e dottissimi antecessori nostri. Onde dicono molti. la terza in altamente mezzano. sopra ogni grazia. e di meraviglia vincesse strativo è quando. leggia le parti ovvero spezie della rettorica che si drissimo. la seconda in mediocremente queste tre più che celesti e più che divine can mezzano. prestandone voi cheta e riposata udien za. il vostro Messer Francesco Petrarca fu quello egli. E per ogni maraviglia vaghissime. e trapassasse tutti quanti. Sei dunque sono i capi i quali non meno con gravi e dotte sentenze. dichiarando non solamente le parole ed ciascuno può tirarle a suo modo e crederle o i sentimenti che dalle parole si cavano. IV. o si loda alcuna cosa. esempligrazia in altamente alto. basso. V. CAPo I di concetti. di menti stessi del vostro Messer Francesco Pe mostrativo ovvero lodativo. il quale e di dolcezze. essendo bio sono queste tre camaoni lodando i begli sopra ogni vaghezza. vede risolutamente o di non Tre sono gli stili. In che genere siano cissimi concerti n'insegnano ora apertamente queste tre canzoni. e di leggiadria di parole. giudichiamo che la prima sia in istile bassa e trabocca da tutte le parti di ciascuna di mente mezzano. il quale e di consultativo. o si gli altri. abbondantissimamente per tutti i versi versa. o dubbio. In che spezie di poesia. o umile. così delle sentenze. ma chè ciascuno di questi generi può essere o ravigliosissime. deliberativo ovvero trarca medesimo fu mai alcuno. ma ancora gli ornamenti della cia più la prima sentenza per le ragioni che favella toscana sono tali e tanti che molte vedremo nel proemio volte in molte cose s'appressano più alla ric chezza della lingua greca. e molto varie. ed in questo genere senza alcun dub Canzoni degli Occhi sono quelle desse. lodando cose E io porto ferma opinione. e solo a odiare e fuggire i vizi. mo In che stile. Quale sia il bei fiori di tutte l'arti e discipline liberali) non soggetto e fine loro. A noi basta hanno fatto molti altri avanti noi con non mi per soddisfare all'obbligo mostro dire libera nor dottrina che diligenza. nè più bella. lodando cose buone. che non si disco CAPo II stano dall'eloquenza della latina. dovemo notare alcune cose Questo terzo capo può avere più e diversi non meno utili che necessarie. in quel modo che da Dio ottimo e gran CAPo III dissimo he sarà e più breve e più agevole con ceduto. nè mai le castissime fiamme del santissimo amo del tutto basso. In ed ora sotto fingimenti di favole (oltra i più che spezie e sorta di poesia. o brutto. che nessun poeta basse. E se alcuno non sente. e di gra vità di sentenze fosse piuttosto divino che In che genere. In che stile. mortale. Prima che venghiamo alla sposizione parti colare delle parole. ma nel mezzano come pareva re. che egli in onesto. Benchè chi non ha provato canzoni non siano in istile nè alto del tutto. nè gustare che ricercasse la materia a chi ben considera perfettamente pur la millesima parte della di E perchè ciascuno di questi stili si divide in vinità (non mi sovvenendo ora vocabolo mag tre parti. ma seguire ed in che dissimili. lodando queste tanto fu maggiore di sè stesso. mezzano. buone e parte cattive. E se alcuno volesse sta. ancora che a noi piac solo la copia. in giore per isprimere cosa sì grande). an zoni. sopra occhi della castissima Madonna Laura. III. E i poeti altro non sono che filosofi. i quali sono questi: I. E se de componi chiamano comunemente generi sono tre. la quale mezzanamente alto. A noi pare che queste zia ed armonia. il che faremo sentimenti. diciamo che le spezie delle poesie sono dichiarazione. come s'è detto altra volta: intenderle o d'essere lontanissimo da ogni gra alto. quanto cose cattive. e giudiziale dimostrativo. e non un tutto. Se dipendano di sopra o no amare le virtù. e giovedì. II. VI. ma hanno larghezza. d'essi . lodando una parte o piuttosto par getto cotale nè più varia composizione di que ticella. ed in bassamente alto. in leggendo queste tre sorelle. graziosissime. E tutto vamente quanto sentiamo faremo. diremo che queste canzoni sono nel ge in nessuna lingua facesse mai sopra un sog nere umile.

o molti appo i Greci e pochissimi fra Latini e se nel numero de'versi. spirale dell'amicizia il giudizio troppo parziale del Varchi. della quale si scrive o Dividonsi oltre a questo i poemi in tre spe favella. ne può essere data. e nell'Eneide di Vir egli. favellando sempre d'una sola particella gilio e nella Canzone (1) del pianto del Pe della sua donna. quale fu senz'alcun dubbio il no lasciavansi trascinare ad una cieca imitazione delle cose fore stro Varchi. mentre mo di si fino criterio. e C A P o IV le maniere dei versi diversissime. Chi rammenta le cui si dovesse apporre una vera intemperanza di critica: ma amarissime censure. oltre il grandissimo piacere. ma sempre Ora trattando il poeta in tutte e tre queste favella il poeta come si vede in tutti i libri Canzoni degli Occhi di Madonna Laura. perchè in come quando egli parla del viso. Il che non si può negare e dere quale numero e guisa di versi e di rime massimamente in quanto alle Canzoni. essa parte favella il poeta. le elegie e gli epigrammi latini. che tra i Latini ed i Greci si vedono essere. nessun rativo. (M. in tre e si lunghe canzoni trarca e in tutta l'opera di Dante. ed in discontinui o disgiunti. E per non andare raccon marli. Fosse egli il solo fra gli scrittori del secolo scorso. a sè. quanto lode e grido a Madonna Laura. benchè essendo le lingue diverse. dalla scoonda – Quell'antiquo mio dolce. cioè quella cosa. perchè non hanno alcuna legge. così in questo novero come i sonetti e le ballate. come si vede nell'Iliade e Nè è senza maraviglia de' più intendenti che nell'Odissea d'Omero. perciocchè in esse puossi pren Messer Francesco. e sotto sorte si chiama da Latini grecamente dramma il nome di arte si comprendono tutte le arti tica ovvero attiva.) smania di farsi singolare ed anche dal pregiudizio le sentenze (2) Credo intender voglia del Cardinal Bembo. E questa e queste sono tutte le cose artifiziali. E questo basti del terzo Ma in quanto a sonetti si potrebbe per ven capo. o dal ca nelle commedie. Ma come è da credersi per alcuna parte in stiere. come divien vago. – (M. La terza non sia naturale e dalla natura portagli. E di questa guisa è riposto il nostro leggiadrissimo e dottissimo son le canzoni. medesime regole: libere.54 LEZIONI si trovano dei poeti eroici. che egli mostrava come n'insegna il maggior poeta ed oratore di pigliare nel raccontare le tante e si diverse de tempi nostri nelle sue dottissime e leggia lodi dei leggiadri occhi di lei. come sono quasi tutti degli epigrammatici. ma sempre persone intro millo. non bisognando dei lirici (detti le forma: mescolate cioè in parte regolate e così per lo cantarsi i versi loro al suono della in parte libere che sono quelle rime che in lira) come fu tra Greci massimamente Pindaro parte legge hanno. del quale del Baretti. le così facendo poteva sperare o d'entrarle in (1) Il Varchi dà questo titolo alla Canzone VII della parte così sono da reputarsi dettate in buona parte dall'ira. egli l'andasse variando in così maravigliosi mo Possiamo nel terzo luogo dividere i poemi di. a ciascuno è più a grado.) . Ma presi che essi sono è di Musa dedit fidibus divis puerisque Deorum mestier seguirli nell'altre con quelle leggi che E juvenum curas et libera vina referre. empio signore. e in questo genere sono queste tre può dubitare che il soggetto e materia sua canzoni come è più che manifesto. cioè di Madonna Laura. Virgilio ge. e in tutta la Georgica di Virgi sendo gli occhi una particella ed articolo del lio. In alcuni per lo contrario così liberali e degne come meccaniche e vili non s'introduce persona nessuna. Però nessuno può (che io creda) ritrovare in Per meglio intendere questa quarta parte. Senza che egli drissime prose: (2) regolate come i terzetti. così tandoli tutti. ed es di Lucrezio. tranne poche eccezioni. e comporre di loro come dice Orazio nella Poetica: le prime stanze. e parte le persone della mano o d'altre membra in particolare introdotte da lui. perchè. come ne mostrò zie. o nella maniera del ri condo alcuni niuno. perchè sempre osservano le gilio. tura piuttosto annoverare tra i poeti d' epi grammi. tanto altri più di leggerle e di rileggerle e Dante. e nel secondo e terzo libro so e queste sono tutte le casuali. onde questo eminentissimo fu bersa purtroppo. come Omero e Vir stanze e le sestine. ma ciascuno siccome ad esso piace. Prova ne siano principalmente i giudizi dell'Algarotti. delle treccie. da tre cose senza più : o dalla natura dotte da lui. il componitore medesimo licenziosamente com ponendo s'ha presa. sic ed ultima spezie si chiama comune. o dall'arte di Virgilio della vita e fatti d'Enea. Nella lingua toscana sono di tre sorta rime. non potrà non meravigliarsi di sentirlo ac clinarono a sentenziare senza cognizione di causa e con una clamato il maggior poeta ed oratore dei suoi tempi da un uo asprezza irragionevole i nostri più pregiabili scrittori. più sotto parla con parole di piena lode. del Bettinelli e del Cesarotti. come si vede nelle tragedie e e queste son tutte le cose naturali. e parte sono licenziose ed Orazio fra i Latini. getto. degli elegiaci come Callimaco e Tibullo. non si pos sono fare queste congiunzioni così a punto. e le elegie e Quanto al fine io per me penso che egli fa sonetti ed altri tali componimenti toscani. molte cose somiglianti la verità e dire affer dobbiamo notare che la materia ovvero sog matamente: ella sta così. ed assegnare tutte quelle proporzioni e somiglianze Soggetto. dei quali se ne trovavano i madrigali. e questo si chiama exegetico ovvero mar suo soggetto. perciocchè alcuni sono ne' quali il poeta dottamente il letteratissimo Messer Giulio Ca non favella mai. e cesse non tanto per acquistare fama ed onore di questa sorta sono le canzoni. i critici di quella età in giato dal Baretti. che quanto più si legge di loro e si rileg in continui o congiunti come Omero.

Perchè quanti si dee pensare che egli ne Rimaner dopo noi pien di faville (2). che aremo alcune cose generalmente da av Non diversa tamen qualem decet esse sororum. vertire. viene anch'egli o dalla natura. Parte IV. o gravi. - . e due begli occhi chiusi tuto. IV e V. ed in altri modi che la materia e massimamente lasciandone molti altri indietro e forse in mag dai fonti topici. e non ci occorre al Pianger cercai. nè mi muove punto la lor ragione. Parte I. la seconda più verisimile. benchè egli stesso sa che ad ogni sonetto ed a ogni altra compo dicesse: sizione è fornita l'opera. quando bene avesse voluto porli in quell' ordine che gli avea fatti se Ch'i'veggio nel pensier. la seconda a euni vanno insieme di necessità. perchè tutte parola. ha bi Madonna Laura non fosse stata da vero amata sogno di duoi aiuti. dove . grave che piacevole. CAP o VI DELL'ARTIFIzIo Se dipendano di sopra o no. XXVI e i seguenti XXVII e XXVIII. A quelli che vogliono che queste tre mente o piacevoli. e forse lui stri? Quanti vogliamo credere che ne facesse In che siano simili. . Poi chi non (1) son. come dichiareremo nella espo gior numero di quelli che si leggono. la piacevolezza colla gravità (nella qualcosa Lasso me. che non so in qual parte pieghi. E que si disse di sopra. mi egli non componeva una storia. o ornatamente nione mi pare poco meno ridicola di quella di con passioni o affetti. come fanno i retori e coloro. (1) Son. verrò ora a favel lare alquanto della prima in particolare. . Parte I. Sono ancora dissimili per sto mostra che gli altri non si debbono con questo. E nel sizione particolare. o dall'arte benchè ancora d'altronde. e quei stile mezzano. CLI. cioè dell'artifizio e delle dal Petrarca. e però vole egualmente. ma tutte l'altre alla memoria che qualunque soggetto o mate e generalmente tutti i sonetti e componimenti ria si debbe trattare. perchè (come dice Plinio delle sue pistole). condo i tempi. A fine che meglio s'intenda. tra continuazione? Più dirò che Messer Fran perchè altrove disse ancora: cesco medesimo. essendo materia non meno metterli insieme non servò l'ordine dei tem difficile e lunga che utile e bella. dopo la morte di Madonna Laura di quelli che sono in vita. tutte hanno i medesimi versi l'altro è non solamente. si può trattare in due così li continuano con quella diligenza e an modi semplicemente e senza affetto o passione sietà che fanno i legisti i titoli. (2) Son. tutte trattano d'un E finalmente il volerli continuare l'un dal soggetto medesimo. il quale si può chiamare corgono che il Petrarca medesimo li diede una seconda materia ed è unico strumento del fuora e pubblicò in quell'ordine che ordina l'eloquenza. vono i componimenti dignità. soli che a lui parevano degni d'essere veduti. perchè sebbene tutte sono nello ra:– Quando dal proprio sito si rimove (1). come sono Madonna Laura. nondimeno egli fosse maggiore). e che egli scelse quelli dal caso. dolce mio foco. Parte II. tanto che di loro si può dire me ne rimetto a più dotti e più giudiziosi di me. mandaremo solamente queste tre canzoni. nè po Fredda una lingua. dilettazione. Facies non omnibus una. o fatto. L'artifizio. XXV. e suale. e in che dissimili. non già del pianto onore (1). ma finta per la poesia. la terza e grave e piace Pure questo non è di troppo momento. o sia naturale. o sia ca del Petrarca dipendano l'uno dall'altro. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 55 grazia o di mantenervisi. Da lui rice pi. stracciasse? quanti che egli non fornisse? quanti che cominciati in un tempo si fornirono in CAPo V un altro dopo molti mesi ed anni. . la terza ad Amore. la prima di queste canzoni rispondo. i quali non pur credono così. e più agevol mente conosca la grandissima arte e maravi Sono alcuni i quali hanno creduto che non gliosa leggiadria di questo poeta. o riamente si trovano. tuttavia la prima è men alta duoi: – Amor piangeva e Più di me lieta (2): ed della seconda. come alcuni altri e queste tre canzoni stesse. che non mi pare necessario nè ancora pare più piacevole che grave. perchè possibile e falso ma ridicolo. e canzone. . e la seconda della terza. o detto da lei mentre vivea? sono d'un medesimo autore. il Petrarca fu maestro grandissimo in maniera. Sono an quelli tre sonetti della partita di Madonna Lau eora dissimili. nè s'ac parole. non arebbe nè saputo. o sia artifiziale. benchè quasi sem canzoni in particolare pendano di sopra dalla pre si mescoli la gravità colla piacevolezza. per mio avviso. ma vor molto più ancora i poeti. La materia che si rebbon far ancora che gli altri credessero che debbe trattare in questo secondo modo. come farebbe il filosofo. (2) Son. La quale opi alcuna. Sono dissimili. che scegliere non si può in quale delle due ancora che siano di grande autorità. im ed una stessa misura. perchè essendo tutti i poemi general tinuare. ricordandosi di qualche atto o Sono simili queste tre sorelle. come diceva con Ovidio il dolcissimo e santissi ed avendo in ſin qui ragionato in universale di mo Messer Trifone ogni volta che le leggeva: tutte e tre queste canzoni. e ben so che al la prima è indirizzata agli Occhi.

e similmente mente. cioè. più affettuosi degli oratori. E nello stile umile devono essere: umili. Occhi sopra 'l mortal corso sereni e piacevoli. cioè al Sole. Quanto allo artifizio delle sentenze. pingui. nè duzione. ru Luci beate. come è noto. da quelli del cor ria proposta. o che seguitano dopo. po. lievi. consiste nell'aggiungere. lascian oreLLA COMPOSIZIONE do stare che egli avendo la materia datagli dalla natura. ec. cioè l'ordine delle parole. pure in univer ste cose: ma gli agguagliò alle più belle cose sale ha tre parti. come altra volta s'è trattato e si trat DI QUEsTA CANzoNE. o sce nè dalla seconda e dalla terza. egli non po che persona. E di nuovo a lor rivolgendosi dice : basse. particolarmente dico. E perchè le cose si possone glio. in che caso i no dalle cose che procedono. o per lo traverso. ap donna Laura e lodarli primieramente li chiamò: parenti. esser più dolci. o fatte da noi. Principio del mio dolce stato rio. cioè alle scritture. che sarebbe stato in sulla propia è di grandissima fatica ed utilità. che fossero nella natura. dove non tifizioso e vero poeta non trattò nulla di que ibasterebbero le opere intere. ed in questa parte fa le parti e forme e colori loro. è meraviglioso. in qual guisa torni meglio o per lodarli se non della seconda parte. le stridevoli in iscambio delle soavi. nè po La prima. in che numero. scel Lumi del Ciel. ec. oneste. dense. veloci. che. languide. come delle sentenze che se oELLE PAROLE no: distribuzione. tarde. licenza. disunenti. vece delle dolci.56 LEZIONI serazione ed altri tali moti ornamenti. usate. magnifi Occhi leggiadri dove Amor fa nido. in che tempo. e le parole sono o propie o tra considerare un poco in genere. soavi. chiare. nuove. e dignità. e liete. e poco di poi: E fuggire sempre le brutte. aride. rotonde. E questo basti per luce della La dignità consiste sì negli ornamenti delle materia di cui si scrive. cioè tolte d'altronde. torni me più a proposito. nè i mesi. compo Ma venendo ormai a questa prima Canzone sizione ovvero ordine. severe. conversione. egli non poteva La seconda. Le parte sola in quanto all'artifizio delle parole. si deve considerare qual parola o teva cercare comparazione nè più bella. e similmente le dissolute credendole pia soELL' ARtm 12Io DELLE SENTENZE cevoli. dimesse. ma an DELLA DIGNITA' cora generare maraviglia e stupore negli animi di chi legge. in no le cose. ed i verbi in che modo. trasporre o da principio o da simamente quelli dei poeti. gen tili. e da quelli della fortuna. e non solamente muovere e persuadere. mutili. o per lo lungo. frequentazione. luminose. ella vuole avere tre parti: eleganza ovvero DELL'ARTIFIzIo DELLE PAROLE IN QUEsTA CANzoNE leggiadria (poichè questo vocabolo galanteria non è usato ancora da buoni scrittori). che sono: ripetizione. quali si deve trattare lungamente dando gli esempli a tutte. mutare. egli come ar mestieri di moltissimi avvertimenti. E nella quarta stanza generalmente si devono usare sempre parole: chiamandoli più per nome propio: pure. picciole. E per delle parole. dispettose. tra non basterieno i giorni interi. belle. il medico. gravi. o che accompagna mi. immonde. e dichiarando citazione lunghissima. terà diffusamente. grandi. che l'artifizio suo e nelle L'eleganza consiste nella purità e chiarezza parole. e se migliore e più atta suona alla mate lodare da beni dell'animo. Quando agl' ardenti rai neve divegno : Nello stile mezzano devono essere mezzana mente temperate tra l' altezza e l'umiltà. monde. i quali vogliono fine o nel mezzo. alle parole che i Latini chiamano elocuzione. E perchè diritto. dolci. grate. dure. strepitanti. le insipide in A dir di quel che a me stesso m'invola. per non fare come il filosofo o La composizione. che si debbono usare nello stile alto che avendo egli a parlare agli occhi di Ma devono essere: alte. se attivamente o passivamente. e le troppo vecchie. e mas mare. teva lodarli dalla prima parte. delicate. sonanti. morbide. vili. e però in que . nel dendo pur degli occhi disse: basso le imbellettate per le vaghe. sdruc ciolose. vide. e finalmente nel terzetto della canzone inten E guardarsi in tutto di non pigliare nello stile alto le ridicole in luogo delle gravi. graziose. parole. e agguagliandoli al Sole. chè a dirne abbastanza. delle forse gli anni. interrogazione ed altre molte. roz e nella medesima stanza ze. piene. dico in una slate. e nelle sentenze. popolari. aspre. nè muova o vecchia od altro che si sia. parole. e riceve eser natura degli occhi diffinendoli. te. ristrette. vaghe. chete. si militudine e l'altre delle quali medesimamen Quanto alla forma o apparenza che si dà te si deve parlare più distesamente e chiara alla materia. La terza. tutte le cose sopra la natura si possono lodare che genere.

E noi medesimi senza saper ne altra cagione sporgiamo sempre innanzi. la quale per sè Ma. è naturalissimo il vo tuosamente i figliuoli e discendenti loro. ma ella ciò fare. nobilissimi Accademici. essendo ogni corrompimento e distruzione contra essa natura. braccia non sono. che dir dobbiamo. che se l'aria per mo lore e la grandezza loro disse: do alcuno. per meglio dire. per li quali io ringrazio il fuoco in sì fatto caso contra la natura sua La vita. Beato venir men ! che in lor presenza ma in quelle ancora. da loro come quelli che sperano di dover vi (4) Canz. anzi è la propria o essenza o esi eziandio gli scrittori di qualunque maniera e gli artefici medesimi. ralmente sopra ogni cosa l'essere: il che si e più di sotto: vede non pure nelle cose animate e viventi. e tutte le d'altro di generare cosa a loro somigliante per cose che sono. Vl. possibile o impossibile che sia. dacchè non il quale è perfettissimo. desiderano natu Quando agli ardenti rai neve divegno (1). che Lumi del ciel. concios 1. dagli effetti. (5) Son. ogni buon filosofo. e cercano più nanzi ad esso non è cosa alcuna. non però si dee credere che operino senza ragione. VI. tanto si rallegrano maggiormen (2) Canz. 8 V ARCHI . Stanza V. che per altro non m'è a grado. VI. o altra più no Pedete ben quanti color dipigne bile e più perigliosa parte offenderne. come. Stanza II. se non perchè non si di struggesse e corrompesse l'universo. non essendo altro. Parte I. 8tanza II. che le Amor sovente in mezzo del mio volto (7). VI. dico. E sebbene queste dolersi ! Il perchè altrove disse: cose come naturali operano (secondo i migliori Mille piacer non vagliono un tormento (5). mai non errano. VI. e quasi perpetuarsi con clle (6) Son. quando disse: è. Ma che più? Non deve cre poi per mostrare la felicità sua insieme col do dere ogni buon filosofo. più eccellenti. tutti gli animali. debbe credere. Onde in esso Dio. ma lere essere. e Disse ancora un altro vario effetto per mostrar. sia per corromperlo viverne lontano. Stanza i V. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI sta canzone li loda più volte ed in più modi stenza. del quale non sa immaginare le contrarie qualità che in essa ed in lui si ri maggiore effetto. e così perde rebbero l'essere tanto da tutte desiderato. l'essere è non solo la prima che tutti gli uomini. nè distrug Trarrebbe a fin quest'aspra pena e dura (3). Similmente il fuoco non arde e non Già di voi non mi doglio (4). Stanza IV. la possono nell'individuo. Parte I. (la quale è di salire sempre) discenderebbe su Oimè! perchè sl rado bitamente ed occuparebbe il luogo dell'aria? Mi date quel d'ond'io mai non son sazio (8)? E l'acqua medesimamente contra la sua natu ra propria (la quale è di sempre scendere) sa lirebbe affine che nelle cose della natura e nel mondo stesso non si desse alcun vuoto? E (manca il fine della lezione) questo non per altro secondo che io stimo. che i" per re senza loro. vere lungo tempo. che mancano d'anima e M'è più caro il morir che 'l viver senza (2). tutte le pian sia. eleggendo di più tosto voler morir con essi che quando spegne il fuoco. no bilissimi Accademici. per non contare se non i che atto puro senza potenza veruna. es e altrove: sendo rette e guidate da quelle intelligenze che Togliendo anzi per lei sempre trar guai (6). o sparisse e diventasse niente. via corta e spedita non intende mai corruzione alcuna. E Fra tutte quante le cose di tutto quanto a questo medesimo fine senza alcun dubbio l' universo. o più pre (8) Canz. Poi accrescendo disse: e distruggerlo. che per conservare principalmen Gran cosa essere in tanti dolori e non volere te ed accrescere sè stesso. almeno nelle memorie e per le bocche degli (7) Canz. per mantenere e conservare sè medesima. gimento. filosofi) senza conoscere d'operare. che tutte le cose per assomigliarsi a lui in tutti quei modi che possono. dalla quale procedono l'altre ancora che non solo i padri amano così affet perfezioni tutte quante. la qual cosa non può mostrando che si sarebbe morto per non vive conseguire altramente. Perciocchè non dovemo credere.EZIONE SECONDA siachè mancando l'universo. VI. CXXXVI. E da questo procede stessa perfezione. uomini. sono per lui. Stanza II. si corrompesse. o più virtuosi degli altri. consuma tutte le cose dove s'appiglia per al tra cagione. ma ancora la più te (e per dirlo in una parola) tutti gli animati perfetta e la più desiderabile. E quinci più principali. XXVIII. o. di vita. Parte I. 8 iati. se maggior paura Non m'affrenasse. conservarsi almeno nella spezie. E disse ancora: trovano. che il primo e principale intendimento dell'acqua. quanto sono più degni e (1) Canz. non Felice l'alma che per voi sospira. te gli uni e gli altri dell' egregie opere fatte (3) Canz. pariamo naturalmente il braccio a tutti quei le il suo dolore: colpi che potessero o la testa. perciocchè in desiderano grandissimamente. tutte le cose ver rebbero di necessità a mancare. Parte II.

che si possono apprendere e conoscere da al cuno dei cinque sensi. o dal futuro. La quale noi seguitando il bel Occhi leggiadri. di cui parlando confessa di sentirsi disporre ciocchè tutte si possono o lodare o biasimare. XXIII. colle mani propie quello che più d'altro de utile e gioconda. 8TANZA PRIMA si in molti altri luoghi del suo vaghissimo ed ornatissimo canzoniere. E perchè o senza la grazia delle lor donne. gentilmente ed innalzarsi. perchè le future essendo in impresa toscanamente quello che i Latini di certe non si possono lodare. dov'Amor fa nido. quando si considerano convenientissimo Amore. cominciaremo oggi a dichiarare secondo Pigro da sè. cioè dagli effetti che producono. chiedendo prima umilmente e E chi di voi ragiona. sono o sen Con queste alzato vengo a dire or cose. come la bontà. o legittime. come sono tutte le cose In questa prima artifiziosissima stanza pro naturali e che hanno corpo. nè biasimare. e tanto greci e latini. eleggono che si poteva. e là dove esser deve di questa prima così colta. o utili. graziosa sorella. egli fa un principio. e si lodano tutte cono incoeptum. che sia intesa e nella fine della seconda stanza e della terza Là dov'io bramo. Sensibili chiamiamo quelle Ch'ho portate nel cor gran tempo ascose. mio comune a tutte. perciocchè lodando gli occhi volontariamente la più orribile cosa e la più della sua castissima donna. così leggiadra e così La doglia mia. nobilissimi Acca gine c principio suo. quanto toscani. come onesta. – Perchè: perciocchè. mia. o passata o pre lodare la leggiadria di sì begli occhi. E tutte Madonna Laura. e si da quelle che li seguita meglio il non essere che essere scmza la presenza no. non che sibile e non intelligibile. come sarebbe l'ori assai leggiermente conoscere. sibili o intelligibili. e benc spesso per leggeris ritrovano in questa Canzone in tutti quei modi sime cagioni. Dal pas quella particella al s che pare significhi in que sato si loda alcuna cosa. tutto quel dotto e grave sonotto che comincia: E l'ingegno paventa all'alta impresa. e ciascuna cosa del soggetto. – E breve: cioè essere certa ed indubitata. dove egli fa artifiziosamente dove si sia destato amore qualche volta) tutti attenti. o dal e piglia o a fare o a dire. la l'impresa essere tale che egli se ne sbigottisce. e come considerano le cose che l'accompagnano e sono ampia e miracolosa la potenza di quel giova insieme con esso lei. e quanto sia malagevole volere si può lodare o biasimare. E tutte queste cose si drella che eglino. o one e ferisce. timo e grandissimo. di mano in mano nella sposizione delle parole ne fanno ſcde pienissimamente. o dal presente. Chiamasi sente che ella sia. altri il nostro non meno gentile e cortese che saggio e temperato messer Francesco Petrarca. sperando non meno il solito favore da Dio ot Tien dal suggetto un abito gentile. e quello che i Latini direbbero propter. sì dalle cose che accompa siderano naturalmente. Parte I. che la consueta udienza Che con l'ale amorose dall'umanissime e benignissime cortesie vostre. ma prima mostra la grandezza del dere se non coll'intelletto come la fortezza. e più che gli di ciascuna Stanza. vaghi di tutti i lor mali. Nè di lui nè di lei molto mi fido. per lei. rivolge il parlare agli occhi di queste cadono sotto il genere dimostrativo. solo i più gentili spiriti cd i più cortesi. amando gnano gli occhi. quando si considerano sto luogo la causa efficiente. e brevemente tutte Di poi sperando d'avere a essere inteso da le cose incorporali come le divine. o agevoli come n'insegna Ari sue ardentissime e pungentissime fiamme e qua stotile nella Rettorica. quando si demici. – Paventa: pave e dubbie ed incerte non si possono affermata teme. e tolgono a sè stessi presente e non futura: e la loda. – E l'ingegno: mio. e mente maravigliosa e del tutto incredibile. come vedremo moderni. giustizia e tutte l'altre virtù. o biasima alcuna oper nelle parole. quanto siano grandi le forze. giorno: Io tremo a ricordarmene. lissimo costume di questa onoratissima Accade A voi rivolgo il mio debile stile. trovare. ma i come tutti gli avvenimenti ovvero effetti. il parte d'ogni pensier vile: Tutte le cose qualunque siano.58 LEZIONI Da questo ragionamento e discorso potremo le cose che la precedono. Ma spero. docili e benevoli gli uditori secondo i libri di tutti gli scrittori così antichi come gli ammaestramenti rettorici. ma conduce a tale molte volte colle ste. poscia che egli non le cose che la seguitano e le vengono dopo. Cosa vera tutte e tre queste canzoni sono continuate. o gioconde. cioè essa morte. come vedremo meglio E sempre che si loda. delle quali intende quelle che non si possono conoscere ed appren di favellare. perchè le cose corta. E più saggi ancora e più temperati cuori. Dal presente. le più forti e possenti uomini non pure incende quali sono o giuste. dove è da notare passato. Levando. S'io credessi per morte cssere scarco (1). la bellezza missimo ed antichissimo Dio chiamato per nome ed altre tali. ma 'l gran piacer lo sprona: l'ordine nostro. cioè ogni cosa che s'imprende le cose o biasimano secondo i Platonici. Dal futuro. certa e non incerta. e sì massimamente in Perchè la vita è breve. come diciamo tutto il (1) Son. la qual tacendo i grido. cioè essa vita. anzi i generalmente si lodano tutte quelle cose. ovvero proe non che (oltre la propia sperienza di ciascuno. ed altri nodi . loda una cosa sen spaventevole che si possa immaginare. quella tal cosa o persona deve lo spazio del vivere umano. Intelligibili sono pone il poeta quelle cose. se quasi una sola. – La vita: sona o cosa.–All'alta impresa: considerando l'altezza mente nè lodare.

significando il medesi bo fece quell'artifiziosissimo sonetto. Amor. La qual voce credo io per me. E vo contando gli anni e taccio e grido. Parte I. » Srimi i begli occhi vostri Euterpe e Clio: presa. così intesa significa medesimamente queste due Cerco fermar il sole. IX. e 'l van dolore (4). Nè si meravigli alcuno che il poeta E mi condusse vergognoso e tardo dicesse altrove il contrario. udire (per » De'miei danni egualmente piango e rido dir cosi) ed essere intento. e si sel vede (3). I. per mio avviso. benchè alcuni dividono fccc ingegnosamente Lodovico Martelli nelle questo verso e vogliono la sentenza s'intenda sue bellissime stanze: cosi e la costruzione sia tale: Ma spero che sia'ntesa: ed intendono per nominativo l'alta'm. come mi rido. io me ne curo grandissimo artifizio il Petrarca. » Memorie da compir l'alto desio ». La qual parola usa in molti altri luoghi. .9 sopra la morte di M. che solo i cor leggiadri invesca (4). l (5) Trionfo della Divinità. 2.La doglia Occhi leggiadri. (3) Son. ag Che sovra ogn'altra e ch'i sola vorrei: Ella non par che 'l creda. che sia de Indi prosegue: La qual tacendo io grido. » E per più non poter foguant'io posso ». che tutti i poeti latini in tutte le innanzi. giugnendola ora ai pensieri. Fra le vane speranze. Parte IV. e son dentro percosso. usando la figura chiamata apostro cuzione. Parte I. Noteremo ancora. bel rivata da questa parola legge. Slanza VI – il Varchi la chia ma la Canzone difficile. Rivolgesi mia: cioè da Madonna Laura. e significhi tutte lissima contrarietà e tanto più che non dis se: parlo o favello. Ed alcuni leggono in vece della doglia mia. m'allegro. cioè dicendo poeticamente con più pa fe.2. che fido i più in quel sonetto: Pace non trovo e non ho da è di quei verbi che non può stare senza il mi far guerra (2). cardinale Bem stare con ello e senza. E i bei visi leggiadri. ond'io Lasso. Parte I. cioè conosciuta ed intenta. (4) Son. se non sola colei. come la voglia mia: il che. come nel » Di fuor mi copro. che tutto intese » Nemico d'umiltà non amo orgoglio: In farvi mentre visse al mondo onore. non all'effetto intesi 23 º" non giova le mie doglie sfogo: Sono i miei sensi vaghi pur d'altezza. oltra l'essere in ciascuno componi dicendo: mento (come si disse di sopra) fornita l'opera. quello che i » E temo e spero. dove quello avverbio molto. come s'è dichiarato altrove. Parte I. perciocchè siccome » Me stesso ad un signor dono e ritoglio. Parte I. ripigliando strare. E quel che viene. ma fuori d'ogni buon già venir meno (3) giudizio. sonetto: Cantai. il quale. . ora agli sdegni ed ora ad altre cose Perciocchè. (M (1) Son. – Che sia intesa: che debba essere » Lasso me che ad un tempo e taccio e grido. IX. ora ai rami. disse altrove nella canzone difficile (1): pare che sia posto in questo luogo quasi per ironia in quel modo che diciamo tutto il di. intesa. come là: A riveder gli occhi leggiadri. trovandosi di quelli che possono do. or piango (2): » Caggio quand'io non ho chi mi rileve: Ch'a la cagion. invocandoli secondo role per maggior ornamento quello che poteva alcuni invece delle Muse e d'Apollo. Cino (1): » Non ho venti contrari. spe cialmente nella Stanza Seconda. nè di me molto mi fido. mo. che molto più si deve credere ai fatti prima quello che pose dopo. (2) Son. . ora ai modi. – E là dove esser deve la doglia mia. Parte I. è non altrove nel sonetto: – Io sentia dentro al cor solo contra tutti i testi. – Ma spero: pure o no. vi reciterò tutto quanto: ho speranza. arder la neve. dove Amor fa nido. onde allorchieggo Laura. come là nel sonetto Volo senz'ale e la mia scorta guido: 2. Latini direbbero exaudita. – Ne di lui: ingegno. XC. cioè conosciuta e compresa. CLXXIV. » E bramo libertade. se io ho detto vero. ed altri non mel crede: Per non esser lor grave assai mi guardo. (2) Son. Che impallidirfe 'l Tempo e Morte amara (5). e ne mise forse assai. – Nè di lei: vita. volendo mostrare di non curarci punto d'al E di questi contrari usa spessissime volte con cuna cosa: Egli la stima molto. (3) Son. e rompo in scoglio: Poi che morto è colui. SULLE CANZONI DEGLI OCCIII 59 somiglianti. usando la circonlo agli occhi. perchè fu variamente interpretata. che sono i propi con trari di taccio. e mi rallegro e doglio. mi rimango ed altri assai perchè giudichiate voi stessi. Chiamali leggiadri. cioè conversione. egli medesimo se ne scusò nel primo sonetto e ne rende la cagione quando disse: Ed altrove ne' Trionfi : Del vario stile in ch'io piango e ragiono . CLI. . che alle parole: e nel medesimo sentimento – Molto mi fido. intendere significa due cose diverse. come dire con una sola. come m'è tempo. (4) Son. e corro al giogo: cose. ch'i' ardo. Si crede ogni uom. » Nè d'altrui. Il quale non so se debbo dire imitan e molti altri. ma disse grido. . CXIV. Là dove io bramo e là dov'esser deve. mi paseo opere loro. o pareggiando il reverendiss. ed altri cotali. Parte 1. – Là dove io bramo: cioè da Madonna » Febo quei di Madonna. XXXII. quasi volesse mo (1) Canz.

volendo dire. pur degli occhi de preparamento e dice or. accennando di voler favellare disposizione sia abito. con tutto quello che seguita. o grandi. Ed accatta ancora benevolenza luogo è vocabolo filosofico. e pigro soggiunse: – E chi di voi (2) Canz. Là onde ancor come 'n suo albergo viene (4). E ben so. mostrando d'avere a dir cose tali e Ma il gran piacer lo sprona: risponde a una tante. e dicendo che Amore alberga in essi e che si può difficilmente rimovere. munemente per fare attenti gli uditori. stile debile. o non canta si dice aver l'abito di cantare. posciachè scrive di voi. onde disse il Petrarca : disposizione e un abito instabile ed infermo. perchè può se vuole. ma una sola par debile stile: dà allo stile per figura. et humano corde volare Deum. che loro | l'abito e una disposizione ferma e stabile. rimove. aver l'abito d'una qualche cosa non vuol dire altro. Ed cavalcatori. – Da ogni cose. cioè spinto dal gran disio e piacere Dove Amor fa nido: dove Amore s'annida di lodarvi. tate. pensier vite: modo leggiadro di favellare figu che secondo quello che a me pare. LV. o piuttosto dei loici sì dagli occhi di cui favella chiamandoli leg i quali dicono che l'abito è una qualità ferma. dell'ale. per aver chiamato il suo (1) Son. cioè spinge e sforza. Onde ogni abito è disposizione neces E il fa ancora docile dicendo: – A voi rivolgo sariamente. Quanto all'arte dovemo notare. Parte I. E certo chi vorra (4) Son. che se avesse questo effetto medesimo: proposto di voler dire cose nuove. quello che ticclla e questa non dei beni dell'animo. ovvero materia bassa. che o hanno quello che hanno ad avere. come s'è dichiarato altro E che altro vuol significare il leggiadro por ve-Che con l'ale amorose: allude all'opinione di tamento ed il leggiadro abito e lo stile leggia Platone. che non fece Pro queste parole: onde il nome leggiadria potreb perzio quando disse: be. lasciando l'u- pigro e debile. che noi Fiorentini diciamo volgarmente galante e galanteria. – Ch'ho por tate nel cor gran tempo ascose. or per bello. e quando canta. vo diciamo ancora ridare ed altri simili – Il mio lendo lodare non un tutto. si dice essere in atto. CCII. che leggiadria. onde potemo dire. se non poterla fare agevolmente ed a sua E nella Canzone: Io vo pensando (2): voglia. lo leva e parte. – sono gli ottimi. dro. – Vengo a diror cose: mostra gran ed alberga. che era d'esso poeta. Stanza VI. e la di come in suo nido e si dalla persona di lui me sposizione è una qualità. Gli fa E chi di voi ragiona: e qualunque favella e ancora attenti nel fine della stanza. tolti Poteva dire ali con i : ma è più dolce suono credo dai Latini che dicono elegans ed elegantia. ſa gli Pigro da sè: cioè di sua natura per traslazione. che nè la vita gli bastava. Idem non frustra ventosas ad lidit alas che i Latini dicono decorum. le quali ho por Che presso a quei d'Amor leggiadri nidi (3). decorum? Benchè gli antichi schiſino d'usare interpretrandolo altramente. o i o forse disse così perche Amore si dipinge alato. Questo nome abito in questo sospeso l'uditore. – Ascose gran tempo nel core: poteva ancor come padroni grandissima possanza ed autori dire ascoste ed allude a quello. uditori attenti mirabilmente nel primo comin uno dagli infermi e l'altro dagli infingardi. – ciamento. come egli la causa umile. – Con queste alzato: sta in sulla traslazione mare leggiadre. o utili. onde altrove disse. giadri. dirittamente considerare vedia che questo proc . onde per cagione d'esempio. e cozzando coll' a. leggia Scilicet alterna quoniam jactamur in unda. si fa benevola Madonna Laura. poteva ancor dire portato gramaticalmen Quelli che albergano in alcuno luogo. più artifizioso. v'hanno te. CVII. nè si fidava tacita obbiezione. dove ancora (3) Son. esprimere appo noi quello. Basta. Parte I. e 'l suo diminutivo leggiadretto si pigliano Nostra non ultis pernanet aura locis.Go LEZIONI quelle cose che servano quella legge. ragiona. che dice Pita tà . il parte d'ogni ed ora in altri modi come fa ciascuno. – Levando. gora appresso Ovidio: Quacque diu latuere ca Plan 2. ed ora per quello. lasciando medesimamente quale voi sete. e quello che i Latini direbbero decens. il quale conoscendo la grandezza debile e pigro: e disse sprona per traslazione da dell'impresa non solo dubitava ma temeva. pensier vile: da ogni basso pensiero e concet o fanno quello che deono fare. – Tien dal soggetto un abito gen egli alzato dall'ali d'Amore viene a dir cose gran tile: cioè piglia qualità da voi diventando tale tempo pensate da lui. avendo detto è questo modo di fare attento. Parte I. XVII. e perchè miuno si sbigottisse. ma di quelli del corpo. E Con leggiadro dolor par ch'ella spiri (1). che degli occhi. che agevolmente si desimo chiamando il suo stile e debile e pigro. come fa ancora seguitando. o lasciasse di leggere. Un leggiadro disdegno aspro e severo. E nella stanza seguente disse a ditore sospeso. e la si conviene. o l'altre che si usano co Ma contrastar non posso al gran disio. ed i Toscani con Fecit. venevolezza. che l'anime degli innamorati racciuisti dro ed altri così fatti motti. perchè scrive avendo lo stile dello ingegno. cioè mentre che parlando i sono alzato dall'ali d'amore. tutte quelle rato. e però disse altrove. si possono chia to. un musico E sento ad or ad or venirmi al core quando dorme. ma non è già necessario che ogni il mio debile stile. Parte I. per avventura. se non convene no più tosto l'ali che quelle degli altri uomini. che avendo A voi rivolgo: il composto per lo semplice. o inusitate. vole.

che il suo lo me: disse lo qual disio. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 6i mio ha tutte le sue parti compiutamente. Aveva il Poeta nei primi sei versi della pri ma stanza fatto un proemio comune a tutte e Ma contrastar: cioè ripugnare. non vuol dire altro ingiurioso se non pieno d'in dichiareremo altramente. che co ovvero stato conjetturale. Nè poteva usare circonlo cuzione più divina. (1) Son CLXXX. e non lode per essere quello più pieno per cagione di quel dittongo au. . o altri Ch' io vidi quel che pensier non pareggia. Ed altrove medesimamente Vostro gentile sdegno Forse ch'allor mia indignitate offende. la quale ci rappre togliendolo però di maniera che lo fece suo. ma la colpa. fatto un proemio partico non sarebbe stata valida. bastandoci d'averle accennate in parte. lo mio. ovvero similitudini d'esse cose riserbate Latino. ancorachè conosca. essendo questa la terza lare a questa prima Canzone: ora in questa parte della causa assuntiva nella costituzione. a pensier che è nome. lo difende rimo vendo da se non il peccato. i begli occhi al suono. XII. che non si conviene. non che o egli. che pri Cartagine: È meglio tacersene. Lib. – Lo quale è in chè li lodi. et tuas cetti ci significano e rappresentano le cose: ul Culpa deterere ingent (1). e lo 8TANZA SECONDA trasferisce in Amore. Quando a gl'ardenti rai neve divegno . passeremo alla se gione per iscusarsi. da poi - pensiero di nessuno. e non il qual per ca darli è un biasimarli e far loro ingiuria. onde è che egli ne favelli. Quel che veder vorrei poi ch' io nol vidi (3). ut perii: ed altrove disse in un modo simile: sivamente. ed ingiuria grande. rispondendo parlar nisce per a. cioè volte lo cor. – È ingiuriosa a voi: perciocchè che è verbo. Parte I. scusa con essi occhi. Disse Quel che pensier non pareggia. dovemo sapere. – Quanto mia laude. le quali certo non è più brutto ma bene più breve. a dimostrare. ma quella. cioè da Orazio quando egli parlando nella fantasia: nel terzo luogo sono le voci. Il che a fine se le fa torto. seconda stanza inſino a quel verso. O. E disse laude. Epperò disse Non che l'agguagli altrui parlar. i quali sono Ma contrastar non posso al gran desio. so ben che non m'intende. pensoso. Ed avendo confessato l'errore. Od. Colpa d'Amor. conda stanza. Dice gione di maggior suono. che si dà a me. ed era neces tre le canzoni e generale a ogni persona: poi sario il così dire perchè altramente la difesa rivoltosi agli occhi. che non sono altro che l'imma E pare che togliesse questo luogo dal Petrarca gini. E senta le cose. che non si dovrebbe. a pareggia presente dell'indicativo. E però disse anco mincia: – Principio del mio dolce stato rio. Parte I. difetto d'arte (2). che è più dolce così cozzando in di Madonna Laura. che non vi si può aggiugnere col Lo quale è in me. cioè quanto il volervi vidi: cioè sempre dal di che li vidi e mi in lodare io. o mio. che for meglio accomodate parole. mieramente sono le cose. Ne noi. I. come dice ancora spesse dunque: – Non perch'io non m'avveggia. che noi chiamiamo con Laudes egregii Caesaris. altrove pure scusandosi di questo medesimo: Principio del mio dolce stato rio. potesse. – Non che l'ag laude per e e non per a. – Ma -fa nido. o mio: cioè. ov ad Agrippa disse: vero le parole. (2) Son XLVI. (3) Son. ed aggua quando si loda alcuna cosa. Parte II. perchè ancora in latino quasi tutti finire altrove lungamente che cosa sia ingegno i nomi che finiscono in oso. nè con più belle voci e quell'e. ed altri tali. dove noteremo che quel pronome mia namorai quasi come Virgilio nella Buccolica: – e posto in questo luogo attivamente e non pas Ut vidi. ov vero pensieri. le quali mediante quelle simi Imbellisque brrae Musa potens vetat litudini ed immagini. il gran Tito Livio Padovano di che meglio s'intenda. Colpa d'Amor non già. (1) Hor. parlando. se questa temenza chè così si debbe e leggere e puntare secondo Non temprasse l'arsura che m'incende il mio avviso. non già difetto d'arte. che 'l viver senza. Altri che voi. VI. gli presente del soggiuntivo. dirne a pieno. e non come puntano e leggono Beato venir men ! che 'n lor presenza gli altri: M'è più caro il morir. – Da poi ch'io bene. Trasferisce an Quanto mia laude è ingiuriosa a voi: cora la colpa in loro medesimi. si ra: disio grande e non posso. e riserbandoci a dif giuria. ovvero nel desiderio. di poi i concetti. e seguitando poi ingiuriosa. come poteva rispetto guagli altrui parlare. E però disse. lo cui ed altri tali senza non perchè io non m'accorga e non sappia molto altra necessità che lo stringa. che egli aveva avuto sempre di lodare quegli oc Non perch'io non m'avveggia chi dal primo di che li vide. di maniera. e rende la cagione per che per lui non era restato. è locuzione topica propia del Petrarca contrastar non posso al gran disio: rende la ca e degna di grandissima lode. significano pienez e mostrare che quel modo di parlare: Dove Amor za: come amoroso. significando la mia laude non quella. che do io ad altri. E le mie colpe a sè stessa perdoni (i). o meno. che dirne poco. timamente è la scrittura. o in altra guisa. e mio ad altrui. non onore. ma mediante le parole ed i se non è meglio detto e più bello di quello.

te le vene che si distendono per tutto il cor Quante volte m'udiste chiamar Morte ! Ahi dolorosa sorte ! po. (2) Canz. et verius est quam to a sl possente foco: essendo di frale oggetto. come là – L'uno a me nuo Ed altrove nella canzone: – Ben mi credea ce. e l'altro-Altrui. (1) Canz. XVI. Parte I. Dunque. stando in sulla traslazione. – Che. Agostino: Deus verius mi distrugga. o i pericoli altrui. che disse di sopra tutto quel i casi. nè di parole. (3) Son. – Più tempo: maggiore spazio e più sto per virtù e sapere di lui. e non significa altro agghiacciare Sì frale oggetto a sì possente foco. Stania VII. ch'io non e per questo diceva S. un poco. cioè va O poggi. ma sempre altri. Non è propio valor: non è mio nè sapere cosi nel singolare come nel plurale. ec. dicendo un poco. nè del singolare. cioè. cioè a Madonna Laura. alcuni lo congiun Che 'l sangue vago per le vene agghiaccia. non è però la medesima locuzione. ma pocticamente a che i concetti. non aliramente che vedeno negli Lo star mi strugge. La qual paura. e venga meno. (1) Canz. cioè risana. il solfo. che non n'ha cura. nè del plurale. » E il sangue. riduce il poeta e replica di nuovo quella me Risalda 'l cor. o fiumi. o campi. agli ardenti rai: e così tutto que ed agguagliare. che raffreddare molto. ma perchè il lungamente. così qui agguagliasse i mede altrui pericoli. e non me nè virtù. noi diciamo gli e sè alla neve. perchè più tempo avvampi. dà nutrimento a tutte le parti di ciascun membro. che egli aveva detto nel fine della seconda. così pareggiare foco. alcune cora misericordia. le maggiore spressione. o selve. che son di cera al foco torno. E tanto è dire altrui quanto ad altrui. – Che me ne scampi: il quale mi no nella prosa che nel verso. Onde ancora Dante a un simil propo Ma. onde quello che guagliò gli occhi di Madonna essi direbbero aliena pericula. – Avvampi: arda. ond'io rimango bianco». La qual cosa egli ripete nen per carestia ne Perciocchè le cose sono più e più veramente. ch'io non arda e venga me - no. hanno il medesimo significato – sto verso dirà in sentenza colla medesima tra Altrui parlar: questo pronome altrui è in tutti slazione quello. Ma la paura un poco. – Il Risalda 'l cor. che se egli non Una man sola mi risana e punge (3). gono non con agghiaccia. Onde sono alcune di sè compassione in altrui. . la persona certa. di sentenze. Canz.. che l'incendeva. – A sì possente significano una cosa medesima. cioè per alquanto spazio. Parte I. come egli stesso disse ma quello. al role. – cune si favellano. lar voglio esser aspro (2): E la colpa è di tal. ch'è per le vene disperso. come in quello Verso : del più. disfaccia e di timore. quam exprimitur. Stanza III. che egli aveva di non offenderla mi strugga. cogitetur –Non pareggia: siccome pari ed eguale cioè neve. ed alcuna volta incerta passar mio tempo omai (1): come là – Dove è viva colei. ch'altrui par Ed io. che non si possono scrivere. Dice dunque variando le pa s'immaginano che non si possono favellare. Alcuni voglio Non è propio valor. i pericoli d'altri sebbene i" a uno oggetto frale e debole. – Sì frale ogget excogitatur. ch'io non lo scaltro. ma generare an cose. (2) Rime di Dante. Stanza II. esempligrazia. Libro III. – Ma la paura: quella temenza di non offendere e far disdegnare Madonna Laura.(1). il medesimo. veniva meno e non si disfaceva nel rimirare Perchè: acciocchè. difenda e liberi. i concetti più che le parole.62 LEZIONI concetti e di mano in mano si va digradando. come sarebbe. cioè. così nel numero del meno. ch'i' non mi sfaccia: cioè. e che comeLaura di sopra ag al sole stesso. CX111. – Agghiaccia un poco: LEZIONE TERZA cioè raffredda. trovato mai nel nominativo. ec. che me ne scampi: no che significhi tempo. Parte 11. che non mi ricorda averlo Quando agli ardenti rai neve divegno. I. che in latino alienum . e spedita Trarrebbe a fin questa aspra pena e dura. cioè alquanto per temperare la forza e veemenza di quel ver Dunque. perchè il sangue median O testimon della mia grave vita. o la cera: E significa questo pronome altrui alcuna volta Solfò ed esca son tutto. e si gli occhi di Madonna Laura non veniva que consumi. ed i modi del favellare. se maggior paura sito disse nella canzone: – Così nel mio Par Non m'affrenasse. che essi direbbero pericula aliorum. secondo alcuni. temperava l'ardore. ma con risalda. arbori. che questo fosse prose come nel verso si pone e significa quello uno artifizio nuovo. o valli. I. X. via corta. ch'i' non mi faccia. e 'l fuggir non m'aita. morta (2). o della ne rando. a questo proposito medesimo. le metafore. gabondo ed errante. le quali non si possono immaginare. e non solo per muovere parole più che le scritture. eccetto però. come là: - desima sentenza e concetto. Parte 1. – Sfaccia: cioe. sangue vago per le vene: disse vago. bo agghiaccia. » Correndo fugge verso In questiprimi sei versi di questa terza stanza » Locor che'l chiama. E quando simi occhi a un fuoco possente e grande e se diciamo. e così nelle Ma a me piacerebbe più. dove pare a me che fosse po sto quello avverbio un poco.

Nel secondo modo dicia tesse ritrovar mai una voce di tanto valore mo. CLXXI. che mi trasporta. V. e frale. LXXXvili. come dichiarammo nelle do. E però disse il Petrarca: onde tanto significa frale sincopato quanto fra gile intero. come ne di Ed altrove dandogli il caso dopo. cioè de. e dissi altro non chero. Parte I. ed in diverse parti alcuna volta non fa altro che mutare la significazione al suo E così nel sonetto: – Soleano i miei pensier verbo. che tanto viene a dire quanto in tanti significati e sì begli. levata del mezzo la sillaba gi. e distillo. (2) Son. che subbietto. onde tanto è dire sfaccio. Dove è da che l'uomo si propone come suo ſine. scoloro. far tornare indietro. begli occhi parlando di Madonna Laura. ha quella stessa forza che la preposizio E però diceva il Petrarca: ne dis in latino. ma accresce il E nella mestissima Canzone (3): – Amor se significato del suo verbo come distringo. che questa lettera s. dove noteremo. il quale avendo detto verde e forte. (5) Son. loro ed altri simili. ovvero frastorno. per la figura più frale oggetto. cioè. come volere e disvolere: stempro. la qual parola è propia dei filosofi. – Sì frale: parola propio to scana e molto usata dal Petrarca. come da fronda ovver fron combustibili. come forse di maggior suo così si dice medesimamente obbietto ed og no: onde disse nell'ultima di queste tre so getto. e che agevolmen E se non fosse esperienza molta te si spezzi: chè tanto significa il verbo fran Dei primi affanni. E però disse propia Tanto più. Nel primo modo diciamo. (2) Son.) (3) Soa. Parte II. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 63 ve al sole. tale scienza ed arte. ch' io so nanzi. e relle: benchè appo loro si pigli alcuna volta per lo medesimo. cioè stillare ab Rendiagli occhi e agli orecchi ilpropio obbietto. Come si dice toscana Petrarca (per quanto mi ricordo) non usa mai mente subbietto e soggetto nella medesima si potente nè potendo. e darle altrui (7). E sempre in cotal caso si gnifica il contrario del verbo a cui è posta di E nel sonetto: – In quel bel viso. È ben vero che alcuna volta non significa contrarietà. onde è derivato. circa Possenti a rischiarar abisso e notti. Parte II. disse La frale vita. . quanto son men verde legno (5). XXVII. ed i de viene valoroso. il quale s'indirizza tutta l'intenzione di co E tórre l'alme a corpi. possente e possendo. Parte II. role a sl possente. cioè mozzamento : più tosto e più agevolmente la consuma. III. Parte I. disse: ovvero rappresenta dinanzi. sfrondare. che io non cre gli obbietti de sensi. I1. Ma la vista privata del suo obbietto. distorno. bran Onde l'oggetto del fuoco sono tutte le cose ca. posta dinanzi ai l'oggetto degli innamorati sono le donne loro. (1) Ball. ed ha nome beltate (3). perchè il fuoco vi s'appicca chiamata sincope da Greci. ma gnificazione tanto in prosa quanto in versi. mente il Petrarca: Ed il secondo Petrarca. (M. dis spiro e bramo (2): tempro. che chi cercasse tutta la lingua latina. cioè cosa debile. tratta per che possono ardere. ma l'obbietto d'alcuna arte o scienza. che quello che s'affaccia. tutta via parlando Si possente è 'l voler. pestrare. per dirlo come i filosofi. (7) Soa. frangibile (per giunse secco. Parte I. che i cor fanno smalti. tanto è quanto stimo da questa parola latina fragile. LXill. cioè. che ancor meco alberga (1). che l'obbietto degli occhi sono i colori. come distinguo. A sì possente foco: risponde con quelle pa Ch'è vento ed ombra. che il dir cosi). come fece il reverendissimo Bembo con non minor gra E quel che disse di sopra fiale barca chia zia. formati da questi nomi morso. a questo proposito medesimo nel sonetto: – Se Ed altrove: tutti i miei primi anni a parte a parte: » Arsi al tuo foco. e non conosco quanto disfaccio. vuoi. sebbene significa propia sapori del gusto. come smorzare. stanza il I. carico. e quanto una cosa è più combustibile ed atta ad abbruciare. Ch'io non veggio 'l bel viso. onde notare. Fra sì contrari venti in frale barca (2). torno. e breve (1) Son. ma Viniziano (6). si piglia però sofi sensibili. disco Attro sol. io sarei preso ed arso gere. che l'obbietto della medicina. E quello si chia E que begli occhi. come fa il Boccaccio. cioè l'in tendimento e fine suo è la sanità. ma 'ncenerisco e pero». sog mò altrove fragil legno. verbi. Parte I. (4) Son. Questa parola valore. propiamente. mente oggetto si piglia per tutte quelle cose. » Mentre fui verde e forte: or non pur ardo Ed altrove: » Secco già e fral. on l' udito i suoni. Questo nostro caduco e fragil bene. del Non è propio valor. dell'odorato gli odori. (3) Canz. – Oggetto. sca Di loro obbietto ragionare insieme. ch'io torni al gioco antico: legare strettamente. cioè. sbrancare. Parte I. bondantemente. dislego. capestro. i quali si chiamano da filo mente la valuta di ciascuna cosa. a quelle sì frale. obbietto non è altro. Parte II. slego. nè questi occhi hanno altro obbietto(1). scaricare. Alcuna volta si trova là soavemente (4): sola. (6) Intende il Cardinale Pietro Bembo. CXC1X. po Lezioni dell'Anima. CL1X. e pur dei mostra il suo nome. o della cera al fuoco.

Parte II. lII. o stimato da noi per tale. XIV. Vi 1. Parte I. I. Stanza VIII. La paura non è altro che una contrazione. o che ci paia: perchè molti temono Souo il qual si t ioſa. che in questa favella nostra. (2) Son. Parte I. come a rocca per difenderla parte più nobile. o vogliamo dire spavento della mente per cagione d'alcun pericolo. (3) Son. e dal freddo il tremito. Dico ristringimento: perché mediante cotale e liberare come là: perturbazione l'animo si contrae e ristringe e - - Più non mi può scampar l'aura nè 'l rezzo (6). Gente di ferro e di valore armata (5). (5) Trionfo della Fama. qual sia 'l secondo (3)? Alcuna volta si pone in vece di ovvero: E nel sonetto: – O passi sparsi (4). (6) Son. come là: Nè si possono dichiarar bene i significati suoi. Ed altrove : Che vendetta è di lui. o che ci paia cattiva. (2) Canz. per non zone grande: iscostarci dagli occhi. ch'uom poggi (2). II. (8) Canz. Alcuna volta negli: Ed altrove : E'l viso scolorir. onde seguita la bian sima canzone alla nostra Donna: chezza ed il freddo. Parte II. Parte I. I. come nella can " solamente E prinicramente. Parte I. o presente o fu (1) Canz. o maligni e d'altre cose infinite. Alcuna volta significa noi. (1) Son. e molti per contrario non hanno paura di quello di che si E nella canzone: Qual più diversa e nuova: doverebbe tremare come è d'essere tenuti o Fuor tutti i nostri lidi ignoranti. ſicare da questa cosa. è posto atti O di presente. Stanza V1. O saldo scudo dell'afflitte genti Che sia. alcuno danno o male gran volta è attivo come qui. Tante varietati omai soffrire Danno. e significa difendere de. chè non son paurose» (7). ovvero ristringimento dell'animo Che me ne scampi: come i Latini hanno alcuni per cagione d'alcuna cosa. Parte I. (7) Canz. e molti altri. . di cui si ragiona. disse : Se gli occhi ti fur dolci nè cari (6). o di presente o non scani medesimamente . Parte II. la quale giudichiamo come ruo. LXVI. i quali sono ora neutri ed ora attivi. se non con gli esempi quali sono poco meno. Ma la paura. così ne hanno i To che ne debba apportare. Parte I. quinci seguita che il sangue correndo al cuore. Canto II. (3) Son. Quand'io fui preso e non me ne guardai (1). di quello che non si deve temere. non pur scampa (7). E nel sonetto: Quest' umil ſera un cor di tigre o d'orsa (9). Parte I. Ed è alcuna volta neutro come nella divotis lascia le membra esteriori. CI. Parte IV. Ll. (9) Son. Parte I. Onde al vero valor convien. intendendo Anzi la voce al suo nome rischiari delle lettere e dell'armi. Parte I. Stanza II. che Nell' Isole famose di Fortuna possono offenderne non meno l'animo che il Due fonti ha. come la vecchiaia e la morte. posto attivamente. (6) Cauz. Stanza VII. onde scampare alcuna dopo molto tempo. alle Morte mi s'era intorno al core avvolta garemo l'esempio nella difficile canzone: – l’erdi panni (1): Nè tacendo polea di sua man trurlo (2). recherebbe paura. Alcuna volta in : Fu per mostrar quanto è spinoso calle E quanto alpestre. o male grande: perchè se fosse leggiero che'n un punto arde. e chi dell'altra scampa (8). o dopo non molto tempo: per vamente come in molti altri luoghi: chè quando le cose sono lungi quantunque grandi ed orribili non ci fanno paura ancora Non può più la virtù fragile e stanca che certissime. e dura la salita Per fare ivi e negli occhi sue difese (4). e che sprimesse quello stesso mente ed in diversi significati: qui vuol signi nella lor lingua.(si LEZIONI quanto è questa. non c'ar. II. CX. o che sia veramente verbi. che ne miei danni (5). Vulpiano la diffinì breve Me ne: Questa particella ne si pone varia mente in questo modo: La paura è una trepi dazione. VIII. Parte I (7) Inferno. onor delle famose frondi Ed è tolto dalla lingua Provenzale come in O sola insegna al gemino valore. O fronde. (4) Son. ch'a ciò ne mena (3). finite altre parole e modi di favellare notati E nei Trionfi: altrove da noi. bianca. arrossa e im o picciolo. agghiaccia. chi dell'una corpo: onde Dante Bee. (4) Son. e però ne raccontaremo tre o Alcuna volta significa e non. muorridendo. I V. Spento'l primo valor. IX. (5) Son. come là : Chi gli occhi mira d'ogni valor segno. che infiniti. » Temer si dee di sole quelle cose » Ch'hanno potenza di fare altrui male Così poco di sotto quel verbo agghiaccia è » Dell'altre no. Stanza V.

Stanza ll 1. di qual poeta sia. cioè l'ardore e gran desiderio. - Lo star mi strugge e 'l fuggir non m'aita. XXXV. ma aggettivo. mi disse. Parte II. O testimon della mia grave vita. che poco manca altrove: ad appigliarvisi il fuoco e levare le fiamme. (2) Son. come nel so ed ora per incendere ed abbruciare in attiva. Parte II. Stanza 111. E quello è da notare che mai non si dice Risalda 'l cor: risaldare pare tolto per tra da buoni autori per il che. VARCHI . II. (1) Paradiso. . o fiumi. E procede la canzone nostra: Alcuna volta per la qual cosa. onde Dante per traslazione disse la stra lingua quello che nella latina quare e quia. ora rendendo la cagione come fa quia. significa quello. mia donna. cioè calore che esca da fiamma: onde avvanpare significa quello che diciamo abbron E qui è posto il composto per lo semplice. Vampa. onde » Segnata bene dell'interna stampa ». per dimostrare che non in suo pro e (1) Son. il che voglia provare ora colle parole (5) Soa. Parte I. si ch'ell'esca Alcuna volta perciocchè. Avvampa. il quale ci paia Non perch'io non m' avveggia. ma sempre perchè. (8) Son. il Petrarca : E noi volgarmente diciamo un panno. Non. (1o) Canz. IV. Quando è avverbio significa magis: E s'usa propiamente delle ferite. che volgarmente diciamo Per le spera saldare ogni suo vizio (4). ma sem quello che i Latini dicono solidum. o conciossiachè. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI turo. desiderando egli di (4) Cauz. (9) Son. ue a inesovviene (4) Can. come là: quello che Cicerone disse: consolidare rationes. o campi. onde: O poggi. º valli. latinamente. Parte I. netto a Sennuccio: Così il Petrarca nell'ultima canzone: Qui son securo: e vovvi dir perch'io o refrigerio al cieco ardor ch'avvampa (5). » Nel ciel che più della sua luce prende» (1). Parte I. V. ch una ruina involve verbo. Parte I. (11) Non è questo un verso del Petrarca. . Parte 1. il Petrarca: Più tempo: più in questo luogo non è sostan Prima porla per tempo venir meno tivo come nel principio del Paradiso: Un'immagine salda di diamante (1). (2) Son. – O poggi. Così an E mansueto più Giove che Marte (3). cora il Petrarca: Pigliasi ancora aggettivamente in luogo di I begl'occhi ond i fui percosso in guisa molto: Ch'ei medesimi porlan saldar la piaga (3): Onde più cose nella mente scritte (4): benchè generalmente si pigli di tutte le maga gne. che lo dimandandone come fa quare. morire. come qui ed caldo. ma perchè ardesse più lungo tempº (3) Son. Parte 1. Cicerone nel quarto delle disputazioni E di sopra: Tusculane disse: La paura è una opinione d'al cun male che ne soprastia. come soglio. l. o valli. Perch'io di lor parlando non mi stanco (9). o altra Chè perch'io non sapca dove nè quando (6). onde par composto questo E tutto quel. ovvero plures. LXXII. - Alcuna volta significa quanto che: Credono alcuni che questa parte dipenda di Non perch'io sia securo ancor del porto (11). Parte I. Canto 1. manda fuor la vampa Chi 'l crederà perchè giurando il dica (5)? » Del tuo disio.) (5) Canz. mediante il Alcuna volta acciocchè o a fine. sopra da quelle parole: perchè più tempo a vampi. Stanza VII. E diciamo medesimamente saldare le ragioni. che seguitano. fiumi. E questo è il suo propio significato benchè ge E fal perchè 'l peccar più si pavente (7). Ma a me piace più che questo sia un artifizio (7) Canz. è in modo disposta. Ed il Petrarca: Che più gloria è nel regno degli eletti (2). come là: » Perchè. 1. XLVII. Alcuna volta si coceva dentro nel decimosettimo canto dell'a- radiso: gnifica benchè. (3) Soa. cosa essere avvampata. ed in somma scaldare fortemente ed in Perchè: questa particella significa nella no cendere. o (6) Canz. 1 V. Staura V. benefizio. Parte II. il folgorar pavento (8). neralmente si piglior per ardere in voce neutra. Alcuna volta per qual cagione. ovvero per la quale: Quante volte m'udiste chiamar morte! Ahi dolorosa sorte ! Così colei perch' io sono in prigione (Io). o selve. XLVII. Stanza ill. Parte I. Alcuna volta per cui. Parte IV. E per saldarle ragion nostre antiche (a). se gli risaldava il cuore. LXXVII. cl. Ed altrove pre lo. ed ora vampa. slazione delle cose rotte o fesse ed in somma o per lo che i conciossiachè dopo la preposi che non sono intere. XLVI 11. Parte 1 V. I. ec. onde noi diciamo saldo zione per non seguita l'articolo il. Così ancora il Petrarca: cioè assai. e significa maggiore. quando. vampo. Stanza 11. intollerabile. Vill. zare.

Parte 1. per uscire di tanto dolore. questo luogo usando lo stare e i fuggire quello Alludendo. Puossi intendere ancora che questa maggior paura fosse la tema di non perder l'anima Ma egli per mio avviso è molto lontano da uccidendosi da sè stesso. il quale era non solamente cristiano e sacer (1) Son. usa uno ar in mille luoghi. ste. cioè che Ma se maggior paura egli andasse chiamando morte per più ermi e Non m'affrenasse. E chi non sa che da una ca alle cose senza vita e senza senso. ovvero ornamenti rettorici: quello che si pallido altrui. perchè fa lori. XXIII. fin ch'io sia dato in preda te! . (4) Son. come da diverse più dicevole ai poeti. e la terra si congiugne anch'ella al zione dai pesi. Parte I. tanto sono nobili grave vita: cioè noiosa e molesta per trasla e perfetti. amici i boschi. (6) Cauz. (5) Canz. è però molto fetti secondo diversi rispetti. e d'una in altra guerra. e dice che il farebbe pur trop po. e come soggiunge poco di sotto. E però pareva strano al Petrarca che se lo onde. Parte I. non uccide sè stesso per uscire di Passer mai solitario in alcun tetto tanti affanni. come accenna nell' artifi in monte (5): ziosissima canzone che comincia :-Nella stagion Ogni segnato calle che 'l ciel rapido inchina (2): Provo contrario alla tranquilla vita. E questa maggior paura si può intendere E nella sestina. o a sè mc Cercato ho sempre solitaria vita. fermo in campo Secreti celant calles. e questo pare più cotal sentenza. – Della mia loro senza movimento alcuno. IV. perciocchè lo stare ed il fug che se vedeva Madonna Laura si struggeva per gire sono contrari. sì dolce è mia sorte. ovvero dimanda. XVI. e voglia mostrare come dice crescere la cagione del suo dolore. o fiumi. Se non che procedevano per quell'altra figura. onde è Le rive il sanno. se non che una maggior paura caccia l' al Non fu quant'io. o ad uno che lo domandasse. anzi infinite. E che questo fosse vero. – M'udiste: mi senti per diversacagione. – Quante volte: quasi dica più suo fine senza muoversi. gomento topico. dote. desiderava di morire. Il che gione medesima possono procedere diversi ef sebbene è conceduto agli oratori. si strug in tutta la medicina si guariscono coi contra geva della voglia e del desiderio di vederla . - . E certamente sarebbe stato strano chiama esclamazione. via corta e spedita disabitati paesi. e però si duole quasi chi di Madonna Laura da un altro effetto gran che questo sia oltra ogni dovere dicendo:-Ahi dissimo. XI I1. nè fera in alcun bosco (2). cioè per la imperfezione sua. - Pensano alcuni che il Poeta voglia dire in Ne so ben anco che di lei mi creda. CCI. che non avendo egli scampo nessuno al suo Ed ora gran male. ma buon sacerdote e buon cristiano. A chi tutto diparte. onde mai nè per forza. aggiungendovi fetto medesimo. come quando i questo luogo in un tempo medesimo due co Latini chiamano la morte pallida. che questo sentimento sia più tosto vero che (3) Sest. il che le avviene però di mille. E (2) Son. e se non la vedeva. e massimamente in que cagioni possono procedere i medesimi effetti sto modo. siccome anco là dove dice nel fra l'onde (3): sonetto: –S'io credessi per morte essere scarco(1): Le città son nemiche. anzi per ben mostrare ed ac verisimile alla condizione e matura del poeta. andava chia stare lo struggeva. or dicendo: E la colpa è di tal che non n'ha cura. ri. e quello che si chiama che da duoi contrari fosse proceduto uno ef interrogazione. Parte I. XXII. CLXXI. Sylva tegit: curae non ipsa in morte relinqunt. tutto il suo Canzoniere. Stanza 1. (2) Canz. per avventura. Parte I. Starza Vi 11. o selve. ne fa fede in mille luoghi per Trarrebbe a fin quest'aspra pena e dura. che l'usa qui il Petrarca dicendo i nelle cose però che sono di diverse nature ? – O poggi. Parte I.Ben mi credea passar mio tempo omai (6): Hic quos durus Amor crudeli tabe peremit Canzon mia. di monte cora dopo morte. et mirtea circum Starò. e le campagne e i boschi (1). il fuggire che è suo con mando la morte. nè per arte Prosegue la nostra canzone: Ahi dolorosa sor Mosso sarà. o campi – Perciocchè gli angeli che si congiungono al fine O testimon: invece di testimoni. (1) son. VIII. o valli. – Non ha tanti animali il mar in due modi. che trovando sorte dolorosa: dove dolorosa si piglia in signi sene lontano. serti campi (4): anzi pure in tutta quella bellis cioè che l'amore non finirebbe. stimando tanto il vederli. Patº I. E me stesso riprendo Di tai lamenti. Stanze V. Risponde in questi ultimi versi. Parte I. che dà il senso e la vita diversi rispetti. E così viene a lodare gli oc trario non lo aiutasse . a quello che dice stesso che egli disse nella tornata della can Virgilio nel sesto libro dei campi lagrimosi: zone:. Ma perch'io temo che sarebbe un varco E in tutto il sonetto –Solo e pensoso i più de Di pianto in pianto.Lo star mi strugge e 'l fuggir non m'aita. ed usa in ficazione attiva e non passiva. che gl'è disnor morir fuggendo. ira. amandosi an sima canzone: Di pensier in pensier. ed i contrari come si vede la troppa arsura. – Chiamar morte: mentre che io chiamava la morte. desimo.66 LEZIONI e concetto nuovo.

– A dir quel ch'io non voglio: cioè ciamo ancora più grande. dove zione da viandanti. Perciocchè non contrarie non è possibile durar lungo tempo. dice volgendo il par scana siccome ancora l'ebrea non ha compa lare al dolore per la figura apostrofe: – Do rativo nessuno. come dice il Filosofo non si dichiara colle parole. si possa cosa egli sia. migliore e peggio re. Parte I. ove 'l tuo core aspira. cioè di Madonna Laura: il che gusto dal sapore ingrato. star non posso al gran disio. e più cattivo in luogo di peggiore. ovvero distempera mento nel terzo libro delle sue Collecta. Tal che sº altri mi serra Accortosi il Poeta che egli d'una in altra Lungo tempo il cammin da seguitarla. se alcuno obbietto non viene di fuora subitamente e con violenza. Onde facendo una trasla Dice dunque: – Ma se maggior paura. E disse spinge: a dimostrare quella me trove: desima forza di sopra quando disse: – Ma'l gran piacer lo sprona. onde disse al lui. cioè del caldo e . E ancora che questo nome dolore sia comune Trarrebbe a fin: fornirebbe. Alcuni aggiugnendovi cosa rea e da fuggirsi non è propiamente opera la cagione lo diffiniscono così : Il dolore è un della natura ma seguita dalla necessità della sentimento spiacevole d'uno obbietto che s'im materia. che non si può cagionare. ed entrato nel dolersi e nel raccontare Ma e' ragiona dentro in cotal modo: le sventure sue. molestia e dispiacere che può aspra: per traslazione dal gusto. all'udito dal suono sproporzionato. Slanza VI. cosa era uscito del suo proponimento primo. è dubbio nessuno che il dolore nasce ancora (2) Son. – E dura: per avvenire a tutti i sensi. Oltra che l'acqui in questa maniera: Il dolore è un sentimento stare l'essere è cosa buona e desiderabile. ch'io non recida il nodo. dall'alterazione delle qualità. e niuno che io mi ricordi. dovemo però inten mille modi. come si vede non si dolgono dei mali loro negli ajutano. e lo mi non voglio. ma nelle ferite. mente dalla stemperanza. che lume. vuole ora in questi primi versi Pon freno al gran dolor che ti trasporta di questa quarta stanza per ritornare onde Che per soverchie voglie s'era partito. e andare verso il non essere è agevolissimo. meno il dolore è propiamente dell'ultimo senso cioè del tatto. se il senso interiore non concorre anch'egli coll'esteriore. scusare sè medesimo e trasferire Si perde 'l Cielo. e massimamente che la na alcune parole. È adun sapere che la vita e la morte non sono con que il dolore di due maniere: corporale ed trari positivi come il bianco ed il nero. – E la colpa è di tal. dovendo dire se avesse voluto seguitarla: A gir dov'io buono. minore. Il che è ripreso dal grande Aver rois che vuole che il dolore si cagioni sola ancora non vi pongono cura. come il moto e i medici e Galeno. ma privativi. NZONI DEGLI OCCHI 6 - verisimile. E qui lascia la traslazione. – Non m'affrenasse. un colpo può còrre nel bersaglio una volta e mille fuori. – Fuor di cammin: fuori latini: maggiore. – Ove 'l piacer mi spinge: a lodare gli oc via o modo breve e non impedito non essendo chi e raccontare gli effetti che operavano in piu agevol cosa che il morire. non solamente si disunisce l'unità della parti. e si può fare in si chiama dolor corporale. che la lingua to fuori della strada diritta. la colpa nel dolore. come agro o amaro. udiamo il Poeta medesimo quando Dolor. il che è usitatissimo da poe tengono col freno. Quel ch Amor meco parla. quanto all'odorato dagli odori troppo potenti. e massimamente che questa pas tura come giustissima non ha dato mai a una sione si comprende meglio coi sentimenti che cosa più d'un contrario. che altri e massimamente quelli onde patiscono. come al viso dal troppo traslazione dal tatto. e questa però voluta dalla natura. non mi ritenesse. e 'l perderlo come è propio l'essenza sua. Parte I. – Sostien ch'io vada : qui ritorna proibisse per traslazione da cavalli che si ri nella traslazione. perchè mi meni? per qual cagione mi conduci e mi travii. E si fa secondo Galeno dalla' Perciocchè i miseri e gli afflitti si sdegnano grandissimamente ed accrescono la pena. ma è propio dolore. E se bene è necessario che ci corrompiamo. nondi per fare più compassionevole la doglia sua. quando soluzione del continuo. al non n'ha cura. Del dolor corporale considerano freddo e'l caldo. non sarà se non buono farne morire per infiniti. eccetto questi quattro che sono lor. e spiacevole. lo diffinisce la quiete. E perchè in que sto poeta si fa menzione del dolore moltissime volte. E però dovemo più colla sperienza che colla ragione. Cl. cioè quando quello ch'è uno c continuato si divide. cioè essendo noi composti di cose prima subito e con violenza. e cosi latinamente gli usiamo. più picciolo e più a dolermi. come dere. e brevemente veggano. fu detto da lui tanto per accusare lei. Laura. o il intellettuale. I. o da quali speravano. benchè di di strada. cioè che n'arreca tristizia. dichiara che E certamente par gran fatto che non si po tendo nascere se non in un modo solo. principe loro. E non (1) Canz. e poco di sotto. chi non può morire (2). essendo incerto ed infinito. cioè è conosciuta nel decimo della Metafisica. – Via corta e spedita: o ti. SULLE C. – Questa pena a qualunque noia. il quale era di lodare gli occhi di Madonna Sol mi ritien. perchè mi meni dice nella pietosa e lamentevole canzone: – Che Fuor di cammin a dir quel ch'io non voglio? debbo io far (1)? Sostien ch'io vada ove 'l piacer mi spinge. quando sono stati guidati dicendo maggior notaremo.–Ma contra Che ben può nulla. e il lume e l'ombra.

E questo sia detto in fin qui del dolore. – Occhi sereni sovra Non ha tanti animali il mar fra l' onde il corso mortale: cioè più che non consente or Quanto ha 'l mio corpensier ciascuna sera (1). c'ha in voi raccolto. VII. chiamandoli sereni per tras Tutto 'l di piango. XXXIV. Occhi. Parte I 1. Parte I. canzoni che altrove. E crescono i dolori o Ed altrove: più o meno secondo che più o meno grandi sono i desideri: ed i desideri sono o minori Ingrata lingua già però non m'hai (3). e di tal piaga (2) Canz. e si può meglio esprimere cogli cosa che ci fosse cara. Parte I. Parte II. nº accrescono O bella man. Stanza VII. ma di questo non s'ha a favella E medesimamente: re qui. non mi parendo che si possa riferire il tempo nebre gli offuscano contristandoci. ed io te 'l credo (1). che da innamorato. ch'a tal nodo mi distringe. che gioir d'altra: e tu mel giura dell'animo per cagione d'alcun male presente Per l'orato tuo strale. ma ancora per lo non esempi che colle parole. (1) Sest. Ill. Che cantar per qualunque. dinariamente la natura. Parte I. ed in somma vuol dire occhi divini. II. come si vede tutto'l giorno negli amanti. e in que L'alma ch'è sol da Dio fatta gentile sto Poeta massimamente. Ma me solo ad un nodo Nè di lui. Parte I. perchè come O sol già d'onestate integro albergo. (3) Son. come dimostra tante volte il Petrarca. nè trovando altro senso che ceva il Petrarca: del tutto mi soddisfaccia. – Che il quale. Stanza Ill. (4) Son. IV. ch'al tuo regno il Cielo inchina. e poi la notte. Parte I. (2) Son. per che come avemo detto qui è un nuovo comin Prendon riposo i miseri mortali. che mi distringi il core (5). i quali. più o meno il dolore. E quel che segue. (7) Canz. – Già di voi mi doglio: non vuol La canzone nostra così procede: dire come credono alcuni quello che scrisse nel Trionfo della Divinità: Pedete ben quanti color dipinge Amor sovente in mezzo del mio volto. che'l Ciel di più non volse (7). e raddoppiansi i mali: ciamento e però li si fa benevoli. XCVI. ma an cora gli animi nostri rallegrandoci. e più in queste tre Che già d'altrui non può venir tal grazia (2). – A tal no sono solitari o frequentati. Stanza VII.G8 LEZIONI del freddo. (3) Cauz. Adosso col poder. Il dolore che noi chiamiamo intellettuale non Pur mi consola che languir per lei è altro secondo i filosofi che un ristringimento Meglio è. (8) Ball. E però disse egli do: cioè ad amare cosa sì bella. Morir contento e viver in tal nodo (4). secondo che più o meno E in somma circonscrive Amore. lodandoli dalle cose presenti. e questo nasce ancora molte Quel già ha in questo luogo forza da fermare volte non solo per lo aver noi perduto alcuna e non di tempo. onde disse nella canzone del pianto: Ogni loco m'attrista ove io non veggio E a costui di mille Quei begl'occhi soavi (3). o molto vicino. che più per tempo E potrete pensar qual dentro fammi Dovea aprir gl'occhi e non tardare alfine Là 've dl e notte stammi Ch' a dire il vero omai troppo m'attempo. CLXI. ma loda gli occhi da un altro effetto dicendo Luci beate e liete: come là : Se non che'l veder voi stesse v'è tolto: Togliendo anzi per lei sempre trar guai (1) Son. 1. – Nè di Così spendo 'l mio tempo lacrimando. Che la colpa è pur mia. . cioè E altrove (2): dalla bellezza loro. Stanza VII. Parte I. benchè potremo B però disse nel fine d'una sua Ballata: - secondo alcuni dire. Parte I. (5) Son. Donne elette eccellenti n elessi una E quell'altro diceva per questo fine medesi Qual non si vedrà mai sotto la luna (6). sovra 'l mortal corso sereni. XXVI 11. quando lazione dal cielo e per lo proprio nome. Trovomi in pianto. (4) Son. (6) Canz. come là: poter conseguire quelle che desideriamo. lor dipinge. E perchè que trebbe pigliare nel sonetto: O d'ardente vir sto affetto o passione è fredda e secca. E però di convenevolmente. lui: cioè di colui. il sole rischiara non solamente l'aere. però tute ornata e calda (4): s'accresce dai tempi e dai luoghi. Legar potei. Parte I. ed altrove disse: Già di voi non mi doglio Gli animi. così le te. Parte I. – Mi di strigne: mi lega strettamente. o in un simil modo si po o ci paiono più belle e migliori. Qui rientra nella materia cominciata conti nuando coi tre versi di sopra. e si perfetta: non meno da dotto. CXLVII. come là: Il medesimo avviene dei luoghi. VII. Parte I. che la digressione non for Per morte nè per doglia nisse in fino al verso: Vedete ben quanti co Non vo' che da tal nodo amor mi scioglia (8). o maggiori secondo che le cose desiderate sono E così. per avventura. mo: – In solis tu mihi turba locis. Leghi ora in uno ed ora in altro modo. CXXII.

IV. i quali hanno bisogno del Talor m'assale in mezzo a tristi pianti (1): l'acqua. Anzi nè ancora l'intelletto umano. come testi Felice l'alma.fammi: come mi conci e governi il cuo non si conosce se non accidentalmente. d'ond'io mai non son sazio? Pietà vi mosse. perchè egli riceve i sensibili. – Quel che voi siete: cioè quanto sia Non avrà 'l cor: però forse è remota grande la bellezza vostra veggendomi di tanti Dal vigor natural. che porti le spezie Ma io. se non per accidente. Volgendo gl'occhi al mio nuovo colore. – Mi sta a sto gli avviene. . nel mio ne. ed in Conoscete in altrui quel che voi sete. agghiaccia. – E potrete pensar: e vi sia leg tutto che sia immateriale. – Là ove. Ora vuol mostrare. Mi date quel. o dell'aria illuminata. » Con quella spada ond'egli uccise Dido». o estrinseco tendiamo così a punto del mezzo come là: come gli altri tre. nè l'u- dito d' udire. Cl. dimostrare quale egli è passione. Il che s'accresce dicendo: – Dì e notte col po tere che ha in voi raccolto. è non in danno. o in viso. e però non può la vista vedere l'occhio. v'ag mento. arrossa e im rivolgere sopra sè stesso come è più che noto bianca (3): appresso i filosofi . Volendo prima è che ogni sentimento. colori e si cupidamente guardarvi. ed ogni moto trano per le esteriori. salvo menti in universo. loro grandissimo. e que re. – Qual den sopra sè stesso. E il medesimo dico di tutti gli Tutte le cose (come dicono i filosofi) si oo altri sensi. (1) Son. La seconda è venzale che significa molte volte com'è no perchè ogni senso ha bisogno nella sensazio tissimo. onde benignamente Perchè non più sovente Salutando. teneste in vita il core. – Conoscete in altrui. Ora ogni passione si fa da una cosa fosse di dentro. dice pure agli occhi parlan dissomigliante a sè: nessuna cosa è dissomi do: – Vedete. altramente non sarebbe corpo: e però nessun sentimento può conoscere segni manifestissimi di grandissimo e potentis se medesimo. e le ragioni sono almeno tre. Stanza IV. simo amore. perchè si rado Che fa di morte rimembrar la gente. XI. cioè mirate e ponete mente – gliante a sè medesima : dunque il senso non Quanti color dipigne Amore sovente. Parte I. La terza ed ultima ragione è perchè i sentimenti sono immersi nella ma e in somma non vuol dir altro in questi versi teria e nel corpo da cui dipendono e nell'es se non sere e nell'operare. per li quali io ringrazio La vita. nel qual luogo. che mirate nel volto mio. Oimè. e senza loro canzone allegata di sopra: non può essere. e perchè le cose interiori si mento. dere sè stessi. e così tro. cioè in me. sua natura e secondo l'essenza sua da ogni more sopra lui. Pate 1. – Se non che: eccetto Se a voi fosse si nota solamente in questa parte. e nel Misurata allegrezza mio viso. nè operare secondo i Peripa s. come a chi la mira. che v'apre e gira. cioè operazione sua d'alcun mezzo. Ch'ella m'ha messo in terra e stammi sopra tetici. Ora nessun corpo si può Che 'n un punto arde. non vi sendo tra l'u- e là ancora: no e l'altro mezzo alcuno. rivolgete: cioè ogni volta. SUI. che così solemo dire. o più tosto delle pupille degli occhi perchè in esse vi sia la vi LEZIONE QUARTA sione. V. tuttavia dipende dai sensi. e le chiama beate e liete. La noscono mediante le loro operazioni. – In mezzo del mio volto. Parte I. – Ma quante volte a me vi Di ch'io ragiono. ovvero stru che non potevano vedere sè medesimi. è passione. – Luci beate e lie : intendendo pur degli occhi. perciocchè se si vedessero. non può rivolgersi giero il conoscere e considerare. Mirate. che per voi sospira monia in mille luoghi: e però disse (4): Lumi del Ciel. parola pro può apprendere sè medesimo. E questo basti quanto alla quarta stanza e terza lezione. che non possono ve La divina incredibile bellezza dere loro stesse. somma non conosce il viso di vedere. che niun senso può appren dere sè medesimo nel suo organo. cioè l'atto e l'operazione del vedere. che per altro m'è a grado. perchè s'attuffi in mezzo l'onde (2): del visibile al viso. (2) Canz. onde il vedere giunse subito quasi un rimedio dicendo: non vede se. Parte I. quale Amor di me fa strazio ? E perchè mi spogliate immantinente E perchè niuno dichiara in questo luogo (che Del ben. diremo come nella lezione dei senti donna Laura erano beati in ogni cosa. nè il suo strumento cioè l'occhio. perchè sebbene è separato di dosso: a dimostrare la possanza e vittoria d'A. che il non poter ve (3) Son. nè la sua operazione. come disse ancora Dante nella materia. ch' ad or ad or l'anima sente? io sappia) perchè gli occhi non possono vedere Avendo detto di sopra che gli occhi di Ma sè stessi. dimos ed ogni ricevimento è con moto. Ma quante volte a me vi rivolgete. ancora che non in trinseco come il tatto ed il gusto. Conoscete in altrui quel che voi sete. in quanto senti dunque lodare gli occhi da quello che in lui operavano.LE CANZONI DEGLI OCCIII 6) Ma quante volte a me vi rivolgete ne la sua operazione cioè la visione. ma in utile (4) Ball.

le quali la fanno perfetta. (il che è e questa vivezza risponde alla prudenza. nè credo ch'uom di dolor mora (1). così nasce questa dalle parti citore. nè operare. (1) Son. così regge que ronato nei giuochi e combattimenti olimpici. Il medesimo intervenne per la me ultima è la sanità. . così nel cor cagione di quello che dice in questo verso eleggendo di languire più tosto per Madonna po sono quattro doti supreme. che il Petrarca chiamò dottamente vigor naturale. temperanza e giustizia chiamate car dinali. e così essere rimaso vin mente temperati. l'anima umana sono quattro virtù: prudenza. e più pietosi giri - Nè di Lucrezia mi maravigliai. la si morì d' allegrezza. E non o. d'ora in ora Chi gli occhi di costei giammai non vide : Contando anni ventuno interi. Parte I. CCIV. – Non avria: non avrebbe – nera gli spiriti più sottili e più lucidi. e 'l sangue migliore ge Madonna Laura. ed zia. - (2) Son. il quale era stato co sostiene gli affanni dell'animo. e però Cielo. udito che la sua tragedia era stata giu me quella nasce dagli umori proporzionata dicata la più bella. Ed il Petrarca medesimo rende altrove la fortezza. le ca felice uno che sospiri per lei? E come può gioni delle quali cose diremo un'altra volta. Per bene intendere il sentimento Quisquis amore tenetur. nelle quali consiste rio Massimo nell' ultimo libro. La seconda dote del corpo è la gagliardia. che corrisponde alla giusti desima cagione a Filippide. ovvero rimossa.. – Come a chi la mira: temperatamente complessionati. come suol chi degli altrui martiri. si pente (2). è remota. la quale nasce da una certa complessione a molti altri. che v'apre e gira. La terza è la bellezza. CVIII. per avventura. – Fosse si nota a voi: tanto hanno i sentimenti migliori i quali sono più manifesta a voi stessi. nel capitolo buona parte della grazia e bellezza degli oc delle morti non ordinarie. la quale senza loro non può altro che lo splendore e grazia loro) io favel nè sapere cosa alcuna. L'ardente nodo. Dice dun è dubbio nessuno. per amanti sono fuori delle leggi degli altri uomini. (2) Son. dovemo sapere. perchè come quella abbracciando il figliuolo. Non si legge già che chi: onde nel sonetto. poeta comico. – Di e giudizio. cioè quel lo che si debba o fare. avventura. e conosciutala cità ovvero vivezza delle sentimenta. Come soavemente ella li gira: - Morte disciolse. la quale se ne allegrerebbero tanto fuori di misura. e non le bastasse il dolor solo (2): Felice l'alma. preso. e così se vengono tutte le cognizioni ed azioni nostre. E Sofocle. – In qual parte del si muoia così agevolmente del dolore. La quarta ed se ne mori. per avventura. sta quelli del corpo. ne prese così fatta allegrezza. le quali corri Laura che gioire per qualunque altra. E di spondono alle quattro virtù dell'anima. quando non val. che come nel Qualibet: insidias non timuisse decet. perchè gene quanto a chiunque la risguarda. come ne poeti. e quelli lo. hanno ancora migliore ingegno sono divine. in quale idea (1): egli disse: disse il Petrarca: Per divina bellezza indarno mira. grandissimo quale corrisponde alla temperanza. nè appresso i medici. LXXXVII. ne potrebbe morire. E queste sono una certa viva qui possiamo cavare per l'argomento dal mi (1) Son. – essere felice uno che sospira ? Se non che gli Però forse è remota: per questa cagione. ch è l'uno il che conoscendo Tibullo disse leggiadrissi e l'altro è toscanamente usato così ne prosa mamente come sempre: tori. che egli del corpo debitamente disposte. co Orazio non meno filosofo morale. eat tutusque sacerque di questo verso. Far. sunt certi denique fines nima medesima. che per la troppa allegrezza cad convenevole e debita quantità d'umori. o passerebbero il dovuto termine. Ferro. Se non come al morir le bisognasse E del suo error. Lucano. – Se. per biasimevole in tutte le cose. se ne morrebbero. La presso i filosofi. rere: E bagnar gli occhi. – Il core: di rano miglior sangue. nè ap que. nè giammai tal peso Provai. perchè co tragico. Parte I. – Che dero morti subitamente. mediante la bontà dei sensi. mediante la prudenza. che chiamare in persona di Cornelia moglie di Pompeo. Quos ultra. ma con nuovi ar Turpe mori post te solo non posse dolore: tifizi sempre più belli. Perchè i sentimenti sono gli stru ch' io ragiono: della quale bellezza (che non è menti dell'anima. – Dal vigor natural. e lo fanno perfetto. o non fare.. sempre agli occhi parlando. Ed altrove: Benchè altrove dicesse quasi di contrario pa E 'l bel viso vedrei cangiar sovente. perchè come disse chè come l'anima. ov io fui. che quelli che hanno i senti divina incredibile bellezza: perchè molte cose menti migliori. III. Parte I. Il che non è cosa nuova. Parte II. che poeta: nosce e comprende le cose agibili. che disse: pure di lodare i begli occhi. LEZIONI 7o conoscerebbero la loro bellezza. perciocchè come si può lodare una cosa maggiormente. citraque nequit consistere rectum) comprende e conosce le cose sensibili. onde Allegrezza misurata: ma smisurata. cioè la vostra. che per voi sospira: seguita imitando. che non sono incredibili. come racconta Vale v'apre e gira: due cose. la conciossiachè uno Spartano chiamato Chilone quale risponde alla fortezza. così l' a Est modus in rebus.

od ante ce: – E perchè: e quale è la cagione. – Mi date quel. quanto l'anima fila. Nè mi piace come ad alcuni che lode grandissima. gliate con arte ed ingegno grande. che opera e non vedere cose amate. (4) Son. ch'io sospiro e bramo: dandogli l'ac cusativo figuratamente. perchè si Immantinente: incontamente. – E perchè mi spogliate im altro. gli bastò chiamarli lumi semplicemente. che non è dubbio tutti » Questa schierana micidiale ed atra». come si vede nel terzo dell'anima. cioè del quale: l'avverbio per lo no Ma riposata un'ora. iV. i luoghi che si potrebbero. che egli vorrebbe tuttavia. ond'io soglio aver vita. Stanza II.-L'anima sente ad ora ad or. dimostra avere grandissima cagione di dolersi. E perchè gli amanti non si saziano mai di tutto il composto è quello. risulta una cosa parte si meraviglia. Ed artifiziosamente ancora disse: – Mirate qual ma ancora v'aggiunse del ciel per lodarli mag Amor di me fa strazio. che ad Amore. e quasi li priega ripren sola. del viver giova: de' suoi begli occhi cercata da lui e desiderata ed altrove disse: mai sempre: ora si duole. che Esser giunti al cammin. o edifica. . usano simili favellari. volendo mo ed altrove: strare.-Del rado. ma i filosofi ancora. egli lo metta ora in opera sto avverbio come si vede manifestamente in col dire quasi sospirando: oimè. strada. Donde. . bel viso. e come i Latini dicono: che Dante a maggiore espressione dicesse: Quod si forte alios jam nunc suspirat amores: » Ond'io a lui: Lo strazio e il grande scempio » Che fece l'Arbia colorata in rosso. posciachè un tale uomo rin si dica – Mirate quale Amor. (1) Inf. CLII. – Perchè non più sovente. – Ch'io pur non ebbi mai non dirò lieta. dicendo: – Perchè: per e quella che gli dà l' essere. (1) Son. Parte I. sente? Di sopra s'era doluto. per non fare contra quel di altrove: sopra. che anche quelle poche volte duravano corto tempo. dond'io mai non son sa ben: del piacere ed infinita gioia. avemo detto e diremo al l'anima o il corpo separatamente l'uno senza trove. nè di pianeta (2). cioè dell'anima. Nè paja ad alcuno che sia troppo que Delle divine loro alte bellezze sto. cioè del corpo. XXXll. E sebbene Ari qual cagione. come s'usa infinite volte. Parte I. – Io mai non Nè per volger di ciel. cioè di che sorte. onde non si sareb ancorchè molti lo piglino in luogo di spesse be sazio mai. la quale è una perfettissimamente. che rade volte. perchè la chiama molte fiate or sua ne Furmi 'n sul cominciar tanto cortesi (3). son sazio: duolsi che quello. se gli fosse straziare e scempiare nella nostra lingua. Parte I. onde di Per quanto non vorreste. Noteremo ancora. tenere la promessa a loro. cioè. e farsegli più amichevoli. CCVII. nè ha cara la vita per o quanto grande. Parte I. Parte 1 l. – Che: il qual zio! Pare. o poscia. sì per muo giormente. grazia Dio di vivere. come Amore e non voi. grande scempio. cioè la perfezione del corpo non radissime volte. subito. – Non mirate più sovente: non stotile dice nel primo libro. – Quale strazio: quanto l'anima sente.. come dicono alcuni. che Madonna Laura gli concedeva pochissime volte la vista Quel tanto a me. dell' anima e del corpo insieme. Stanza 11. essen dendoli che essi non si rivolgano verso lui. come altrove: sebbene egli dice: l'anima sente. che avendo chia bene. volta: e questo è il propio significato di que cioè sè medesimo. se non per mirare quei begli occhi. e si duole di questo luogo. e non me. e là : - avere si poche volte quello. occhi sovra 'l mortal corso sereni. (3) Canz XVI. Canto X. Perciocche. e Ma chi vuol si rallegri ad ora ad ora. perchè della forma. ed egli stesso. on mantinente – Del ben ch 'ad ora ad or l'anima de nella seguente stanza dice. perchè il medesimo significa | tuttavia non solo i poeti e gli oratori. ancora stata pietosa. e sì per non essere quali io ringrazio la vita: è questa un'altra immodesto. (2) Cauz. che si mal tiensi voi. – Mirate l'altro. quale amor di me fa strazio: parte si duole e e della materia. – Mi Per non trovarvi i duo bei lumi accensi spogliate: mi private. – Lumi del Ciel: non Amor fa di me: ed artifiziosamente disse. quanto sarebbe stato felice. essendo tolto per traslazione dai masnadieri e rubatori di Gli occhi soavi. se do l'anima l'atto. che tanto e a dire guardate più spesso. gli sia concesso sì rado. che ella gli faceva torto. alcuna mato felice chi sospira per Madonna Laura. cioè si volte. – Per li vere compassione di sè. cioè. cosi dicono i Toscani alcuna volta: – In quel » Tal orazion fa far nel nostro tempio (1)». intendere come avemo avvertito altre volte. non più.Già di voi non mi doglio –Occhi so era 'l mortal corso sereni: volendo più tosto at E mentre i miei due lumi indarno cheggio (1). SULLE CANZONI DEGLI OCCHI - l - nore. E Dante disse della sua Bice: Ma troppo sarei lungo se volessi addurre in testimonianza di quello. mica. ed usò questo verbo spo Nè l'orme impresse dell'amate piante (2). or sua guerrera ed ora altramente. si deve però E per altrui si rado si disserra (4). ed è bellissima contrapposizione. il che è radissimo. me. (2) Son. – Oimè.

luogo. non si movendo nè per sè. Dice ed altrove dunque. – In – La qual: dolcezza. come sanno gli esercitati. cioè niuna altra Talor m'assale in mezzo ai tristi pianti. cioè era grande e meravigliosa. il L'abito altero inusitato e nuovo: quale replicamento ha grandissima forza. tra queste sono casso e privo. le cose dolci ordinariamente sono amiche della Vostra mercede io sento in mezzo l'alma natura. – Dico: cioè voglio dirc. niuno grado e condizione quantunque felice. l V. e mostra grandissima modestia sua. perchè bene significa Indi prosegue: – Vostra mercede: disse al ogni cosa buona. come nel sonetto: Io mi rivolgo in del viver giova. gli antichi nostri dicevano a otta a otta. Di qui viene che Una dolcezza inusitata e nuova. Invido. come là del corpo particolarmente. e toglie via – questo luogo come in molti altri alma. e di me stesso pensi. tas. X1. perchè – Ma forse l'onor tanto: quanto sarebbe s'i potessi contemplare un poco più lungamento (1) Son. che d'infiniti pensieri. poteva dire ancora in mezzo quei begli occhi – Quel tanto a me. come Ma forse altrui farebbe Virgilio: – Pollio et ipse facit nova carmina. per quella figura chiamata apo Potrebbe agguagliarsi: si potrebbe comparare e cope. come dice altrove in mille luoghi. non più. dove si sente l'allegrez ma è modo nostro di parlare. medesimo. e piacciono al gusto. e non più mi diletta. Nullo stato agguagliarse al mio potrebbe: e nuova. ed Vostra mercè. Spongono alcuni quel tanto del . come vuole inferire. e significa quello che volgarmente si vita e piacere suo eccederebbe e trapasserebbe dice per grazia vostra. PautelV. o per cortesia. P. Alcuni riferiscono inusitata. lasso.o . che Amor della sua luce ignudo e casso (i). i begli occhi – Farebbe forse altrui: cioè Ma (2) Son. Parte 1 V. va. – E similmente nel mezzo dell'alma. conviensi. benchè significhino il Che l'estremo del riso assaglia il pianto. perché tutto il Vedete ben quanti color dipinge restante. (1) Son. parola vocabolo provenzale e significa l'anima. V1. e non più. mi disse di sopra: giova del vivere. Cana. XXVI. con grandissima lode di loro. come al E se questo mio ben: usa un altra volta questo trove: nome generale bene. LEZIONI Dico ch'ad ora ad ora. Stanza tv. se non mirare i begli occhi.. – Di mille: per accidente. Il Poeta continuando e dichiarando sè me inusitato e nuovo. che comprende tutti i Sento nel mezzo delle fiamme un gelo (2). onde disse nel primo capi tolo del Trionfo d'Amore: desimo dice più apertamente qual fosse quel bene che sentiva la sua anima alcuna volta. perchè in miro – Disgombra: scaccia. ignudo e casso. Parte II. ella– Di pensier noiosi: di molesti e spiacevoli non si muove. Q4. co Sì che di mille un sol vi si ritrova: me in infiniti altri luoghi. si pi provenzale. quel tanto. del viver giova. onde ancora che il corpo si muova. – Ma forse altrui fa come nella canzone: – Italia mia benchè il par rebbe – Invido e me superbo l'onor tarato: per lar sia indarno (4): chè d'ogni male si può trarre alcun bene. – Sì che: di maniera. – Durasse alquanto: bastasse trove: un poco più. cioè Poteva ancor dire in mezzo dell'alma. alcune parole. po tini direbbero: quae tua est pietas vel benigni sciache tra loro non cadrebbe comparazione. nè pensamenti. e me superbo l'onor tanto: Ma a nuc pare che come la lingua latina ha Però. affanni e pianti: e questo pare il vero senti mento. LXXXI 11. (2) Son. piaceri e tutti gli utili. che è – Ogni altra salma: ogni altra soma. cosa mi piace in questa vita. cosi abbia la toscana. a l'alma.tte l V. e A me ritorni. l V. Parte I. . questo luogo si piglia per gioia e piacere. e quello ogn'altra non è relativo. paragonare al mio stato. – Una dolcezza. Perciocchè l'anima non è in nessuna parte sia. – Allora: mentre che vi e mezzo l'alma: nel mezzo del cuore. – Un sol vi si mostra: e gli altri non possono intendere queste cose. cioè tagliamento dei fine della parola. le quali. trasferendosi all'anima si chiamano dolci tutte La quale ogn'altra salma quelle cose che ne dilettano. perchè ella non è nel corpo come in nol distorna (2). ma tutta in tutte Sì che s'altro accidente le parti. glia invece del cuore. (3) Son. onde dolcezza in Di nojosi pensier disgombra allora. Parte I. – Inusitata e nuo Quel tanto a me. – Nullo stato: Benignamente sua mercede ascolta (3). si cousuina in Amor sovente in mezzo del mio volto. come solamente quel poco di tempo ch'io li miro.questo è il contemplare e fruire la dolcezza di In mezzo l'alma. al Poeta. E così mostra che la mercè. ed i La tutti gli altri piaceri e vite infinitamente. Dicesi ancora alcuna volta ironicamente o proporzione alcuna. il E se questo mio ben durasse alquanto quale non era usato di sentirla troppe volte.. dietro a ciascun passo (1): vivere. ed alcuni dicono. cioè qualunque za. non più. – Che io sento ad ora ad ora: cioè qualche volta. cui tanto si commise: i saggi ripigliano ogni cosa in buona parte però quasi esortando sè stesso il Poeta dice cioè per vostra colpa. si pongono però quasi sempre in E'nterrompendo quelli spirti accensi sieme dagli scrittori. – Dicesi ancora.

mai piacere niuno. cioè Onde s'alcun bel frutto interposizione. nè bramar più lice: riso: perchè come dice S. il che non mi lui esser freddo. perchè la carne moja. ma ella tor Ma perchè la memoria innamorata cendo gli occhi altrove gliela interrompeva. per avventura. (3) Caua VII 1. che mi trae del cor ogn'altra gioia: alcun bene senza male. come testi estasi. CXXXIX. l'uno Orquinci. per la figura epentesi. e l'altro di Che quel. la quale è quando nel mezzo Nasce di me. e mas cose. – Farmi immortal. Escon di mesi fatte allor. de'quali era pieno di tutti i beni. – Lasso: ha interposto mirano e contemplano fisamente. tanto più più sono caldi e sottili. XXVIII. ch'iº spero volle alludere il Petrarca in questo luogo. il voi veder felice gaudii luctus occupat. che con arte pigro ed inabile a operare checchessia. -s” altri è lieto alquanto . tanto sono migliori e n'arreca a chi più intende non so se meravi più atti alla contemplazione. invidioso. in cui. come altrove: Nè sa coll'alma nella fronte espressa Cercare altrui e ritrovar sè stessa. E questo affetto medesimo di della vita umana. Ma perchè altrove avemo lentissimo poeta disse per questa cagione nella a parlare lungamente di questo rabbioso mo Georgica: stro e venenosissima peste. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 73 donna Laura. Siccome eterna vita è veder Dio. coi garmente quando vogliamo significare alcuno quali non meno ingegnosamente. Bernardo. che vien da grazioso dono (3). dimostra che ella gli fosse invidiosa men buon medico che dotto filosofo ed eccel delle sue bellezze. e tanto più ancora quando le viene ed è ragionevole. da voi vien prima il seme: Io per me son quasi un terreno asciutto d'alcuna parola s'aggiunge alcuna lettera. cioè dell'essere fuori di sè e rapito monia tante volte questo Poeta medesimo e dallo spirito: Illi qui in estasim incidunt. onde Monsignor Reverendissimo tim reverentur et ajunt: Si diutius in ea ma Bembo disse nella fine d'una delle sue stanze neremus. or quindi. Onde ancora vol glia o stupore. fervore della contemplazione. come Amor m'informa. e disse spirti accensi. naturae attingere partes. sono bagnati tutti gli ingegni di tutti i poeti Ed altrove : buoni. Tutti spositori. nemica di colare le cagioni delle cose. per mostrare il Colto da voi. E'nterrompendo quegli spirti accensi. Invido. Girolamo: Extrema Così me. (2) Son. come in un fonte perpetuo. Il che è vero sì in tutte l'altre piace in questo luogo. si E se non fosse il suo fuggir si ratto (2). Quegli spirti accensi: in luogo d'accesi. . tutti i mali: e sempre che egli voleva man Passiamo all'altra stanza: dare in terra alcun bene o alcun male. finse prudentissimamente nell'ultimo libro della guerra Trojana. Invide Parche. se non che altrui si deve intendere in que Quod si has ne possim. che dopo non seguiti altret E di poi soggiugne: tanto. favellando dello stare in no in sè medesimi ma in altrui. l'arte - VAla Clll . (2) Son. o più di dispiacere. perchè questa sentenza Frigidus obstiterit circa praecordia sanguis. onde Virgilio non virtute (1). sì repente il fuso (2). che Giove padre Lasso! ma troppo è più quel che io n involo degli Dii aveva dinanzi la porta due vasi. sto luogo generalmente. e sì massimamente nel contemplare e spe simamente nel sonetto: O invidia. e spargeva insieme. Donna. Ed a questo. E però disse: questa interiezione di dolore per dimostrare – A me ritorni: perchè prima era in altrui. quanto l'infelicità ogn'altra cosa. – Chiude lor poi l'entrata. e però Omero. Parte I. dove pigne quasi dichiarando questo luogo egli stesso . è cavata da S. come notano tutti gli A me ritorni e del mio stato pensi. come Di là non vanno da le parti estreme: disse ancora altrove. o sillaba. – non tanto la sventura sua di non poter conti E di me stesso pensi: perchè prima pensava ad nuare in così disiata gioia. Stava il Fugge al vostro apparire angoscia e noia. ordinariamente non vivo della Contemplazione. onde come non veniva mai Tal. nimium superbi homines efficeremur. Parte 11. non diremo qui al tro. in voi mi si discopre. secondo alcuni. Parte I. - divinamente in quel sonetto divino: Immantinente poi l'assale il pianto. met teva le mani in ambedue i vasi. anzi mare. E tanto più poi quando pensano intentamente Però: per questa cagione. (1) Son. il quale disse in una sua operetta quelli che amano. Poeta mirando Madonna Laura in dolcissima E nel vostro partir tornano insieme: contemplazione fuori di sè stesso. Che il pianto assaglia: occupi. e quanto Poeta. – Conviensi: si con alle donne loro. sebbene altrove. e tolto una L'amoroso pensiero. le gittava Ch'alberga dentro. così non veniva alcun Onde parole ed opre male senza bene. E di vero non avemo Fa 'n questo breve e frale viver mio (1). CXXXIX. ne tanti modi e così diversi. Stausa l'V. Perciocchè gli Quanto più si considera l'ingegno di questº spiriti sono quelli che operano il tutto. sta tutti gli altri. – L'estremo del Nè più si brama. Parte I. et miracolose: maximam nobis invidiam concitaremur. diciamo (1) Son. manciata dell'uno ed una dell'altro. non punto minore dell'arte. e 'l pregio è vostro in tutto. CXX.

Ed il Poeta amasse il Petrarca. Stanza 1X. LIX. così lontano da loro provava tutte le pensando e nel pensier m'assale. ( ) Iuf. – Che io spero: che io ho spe diceva cose. – Mi si discopre: cioè colle virtù e fatiche. così dice il Petrarca.74 LEZIONI loda ed innalza da vari effetti la leggiadria ed E nella canzone: Tacer non posso: disse: eccellenza de' bellissimi occhi della sua castis Dinanzi una colonna sima donna. e scopro in voi i pensieri dell'ani recava tanto piacere. Canto X. (2) Canz. E ripiglia in questi no con più certa verità tutti gli affetti dell'ani due versi. ed ivi entro ogni pensiero egli è. come usano i Toscani so. onde Dante fece. Dice dunque: – Il pensiero amoroso: usan spessissime volte. testimonia egli stesso. E il Petrarca medesimo in come veggendo i begli occhi gustava tutte le quella gravissima e moralissima canzone: Io vo dolcezze. così il gli altri di questo erano minori e men belli. per tendo le contrista. disse: amaritudini. si vede spressamente nel medesimo disse: secondo capitolo della Morte. Poeta agguagliando sè a quel terreno sterile. o più desiderevole. certo più Che: il qual pensiero. e questo gli ar io vi miro. IV. Parte I. – è un'altra vita se non più vera. – Moja: in Almen poi ch'io m'accorsi del tuo fuoco. – Alberga dentro: abita lunga di questa. ma a lo chè pur la sua dolce ombra. e molti molto più mi si lascia vedere. cioè mora. che gli occhi sono lo specchio. Stanza VI. se ne fosse accorto e lume rimò a come scrivendo lome: lo credesse. dove ella mede sima glielo dice ed afferma per molti versi con Chiamasi fama ed è morir secondo (3). nel vostro partir tornano insieme. – Ogn'altra gioia: produrrebbe cosa alcuna. si debbe attribuire non a sè. Il che se gli riusci. pigliando l'infinito del tempo presente fu verissimo. E s'intende per fama. Dicesti: egli ebbe ? non vive egli ancora? E lei vid' io ferita in mezzo'l core (1). se prima non vi si ogni altro piacere. e poscia si coltivasse. fosse stata acerba s. uomini e massimamente i più gentili come più E qual gioia. – Mi trae del core: mi turale. che amare ed essere di queste tre tanto e tanto meritamente lodate amato? E così la vista di quegli occhi non so canzoni. XVII. ro. ch'egli pensa. l'altro le ascose. per la lamente gli sgombravano tutti i pensieri noiosi. . Parte I. tutto quello Scritto . perchè l'o e l' u Ma l'un le appalesò. (1) Canz. e sospirar sovente (1). perchè in gli occhi di Madonna Laura. piglia una traslazione e similitudine na Talchè : in guisa che. – La carne: il corpo. e tutte par Nè è dubbio. Parte I. il Ch ogni occulto pensiero Tiri in mezzo la fronte. E cosi grandissimo obbligo hanno tutti gli Ogni men bel piacer dal cor mi sgombra (2). (2) Canz. ed in somma apparisce in la stimano che non fanno questa. Parte II. onde nell'ultimo verso della canzone grande. e fuor tralucea si chiaramente. alme suo sole. luogo di muoia. rallegra apparendo tutte le cose. la quale avanzava sola tutte rimirando in quegli occhi. Come il sole » Come fu dolce. quando dice: » Di subito drizzato disse : Come Era ben forte la nemica mia. (3) Trionfo del Tempo. chiudendo: Perchè: benchè. – Escon di me allora: cioè mentre che tro il cuore di Madonna Laura. luci beate e liete. e mortale. dice che disse: tutto il pregio e tutta la lode. volendo inferire che tutti gittasse il seme. – Parole ed opre: nelle quali due cose care tutte le altre dolcezze. I. altri. Onde volendo mostrare in questa settima ed ultima stanza. che l'onorò la state e'l vermo. può ciascuno giudicare per sè stes per quello del futuro. E però disse Plinio: L'animo senza fallo al se dette di sopra. e quasi la finestra dell'animo. gli viene da loro soli e non da Che mi fea lieto. o più tosto beati innamorati agli occhi di Madonna Laura ca tudine può immaginarsi non che essere o mag gioni di tanti e così leggiadri componimenti e giore. – Onde: per la qual in essi gli amorosi pensieri che abitavano den cosa. tutte le co mo. che lo faceva sdimenti mo. come si può voi. facevano a lui. i quali erano il essi si manifestano se non più chiaramente. e che s'acquista altramente nel cuore di Madonna Laura. Stanza II. – Farmi immortal: d'avermi a fare im nere vivo dopo la morte. tutto quello ch'egli opera. secondo che a me pare. Dice dunque nel principio. E per questo veg consiste tutta la vita umana. – E » Se a lui. che egli da una infuori. che es Fur quasi eguali in noi fiamme amorose sendo terra si rimane in terra. che E che egli. Perciocchè come un terreno magro non leva e toglie dell'animo. discopriva e vedeva quante le altre insieme. le quali sono in somma. che tutto quello che Cristallina. » Non fiere gli occhi suoi il dolce lomc (4) ? Ed il Reverendissimo Bembo: Fugge al vostro apparire angoscia e noia. la quale do il numero del meno per quello del più. – Sì fatte: di gendosi in grazia di Madonna Laura faceva e tale maniera. ma ancora tutte le gioie paiono né vere. che dir così. e si pongono spesso l'uno per l'altro. e forse si ricordò di Cicerone. vivendo ella. hanno gran somiglianza insieme. E che Madonna Laura vedere largamente in mille storie. ed i begli occhi al coltivatore d'esso. anzi felicità. che berga negli occhi. sciar andare l' altre sposizioni. ove altri il vele (2). che non mi come disse di sopra. che egli sperava di dover rima ranza. nè belle come questa. di quello che egli fa. (1) Sor.

per E s'intende qui per lo seme. esempligrazia. come è notis vero percosso la memoria. come il bianco ed il nero. XVI. frutto. (2) Son. per di come liberalissimo la diede in luce. ed ancora mostrare. che » È gran parte di gioia uscir d'affanno». cioè che si trovano amen ra l'uscio. se apparite stando nella traslazione del sole. adunque ci è buio. ovvero quale opera certamente divina devono gli stu congiugnimento. che veramen ma quello che dicono illuc. on me. allegando questo luogo. che. quasi due levanti. la quale come dicemmo nelle lezioni se s'è favellato ne' luoghi loro abbastanza. così amendue subitamente torna levarat tuus adventus. Ma quel noja. come. la potenza memorativa. si pone dai io ci sarei entrato in questo luogo. La qual parte si chiama fio mente. e non disse al. che sono pri quegli occhi. che si ricor li che sono veri contrari. – Di là dalle parti estre onde seguita necessariamente. quando si dice di là d'Arno. l' angoscia e la noia. – Da voi vien prima il de disse: seme: cioè primieramente da voi. – Nasce di me: sta sem e si dilegua. come quando egli disse: L'un sole e l'altro. netto: Quando'l pianeta che distingue l'ore (3): dove di sopra aveva detto fugge. subito l' altro appa mo: Egli ha dato della memoria in terra. E nel vostro partir: quando poi vi partite e quasi tramontate . per la figura chiamata zeuma. – A l'apparir vostro: tosto che pre nella metafora dicendo. perchè se l'angoscia e la noia non passano nella memo condo Aristotile la bisogna sta altramente. che egli dice: e risponde. come noi diremmo. ov quei contrari. non fanno questo: per ripiena ed occupata la memoria di tal sorte ciocche non seguita: una cosa non è bianca. - Disse dunque: – Angoscia e noja: cioè qualun . piena delle immagini e dei ciocchè i contrari sono di quattro maniere come simulacri dei piaceri ricevuti nel contemplare sanno i loici. (come pare che voglia dire egli) che non han dunque è nera: alcuno non ha piacere. Ed altrove: Ch'anco ”l Ciel della terra s'innamora (1). – Onde: perchè. perciocchè ella. Ma di queste co moria. e e facessero più grazia: disse insieme. alcuno non è vivo. te il reverendissimo e dottissimo monsignor Ed è proprio fiorentino come quando diciamo: Bembo: Va di là dai libri. E brevemente vuol dire. ma nel. i quali. Per ria. nei numeri.Se alcun bel frutto: parla modestamente di que molestia e dispiacere. nè pubbliche. – que ha dispiacere. ed è modo Che spesso in un momento aprono allora nostro di favellare. non accetta e non riceve dentro vativi come il buio e la luce. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 55 quale disse nelle lettere scritte ad Attico (della gono. – Fugge: sparisce cendo sè ed alcuno. o veramente eo. per la qual cosa. CXCVII. positivamente. vano. come mostra egli stesso nel so goscia e la noia s'intende. terreno e colto. che Pare che egli risponda a una tacita obbiezio il piacere e il dolore siano di quei contra ne. Dal di ch'Adamo aperse gli occhi (2). cioè comporre le si mente le tenebre. e disse tornano. come è. che non sia stato per colpa degli do che pare le volesse chiamare il Petrarca. hanno piacere ed il dolore. – Poi: dopo il partire de' begli occhi – mezzo. se non per medici in alcuni ventricoli ovvero celle. simo a ciascuno per la sperienza stessa oltra di là non significa in questo luogo (come al le ragioni. CXXIX. . Di beltate e di lume sì sembianti. che egli possa rimanendo dopo ri. – La memoria: cioè è luce. Ma seguita bene: qui non Ma perchè: conciossiachè. Ricorre al tempo ch'io vi vidi prima (1). Non è già vero quello che dicono alcuni. se già non l' intendessero. perchè essendo contrari apparissero meglio trarca. (3) Son. che entrare. che come diligentissimo la ritrovò. VIII. nasce. che ogni nume me: cioè là ed in quella parte dove sta la me ro che non è pari. parlando secondo i medici. Seguitarebbe bene ancora nei d'amore e di dolcezza. E questo avverbio. cioè translativa mente. cioè che non hanno noja. e che s'oppongono da dei piaceri e non dei dispiaceri. i pensieri e con variare la locuzione. e quelli solamente. necessariamente seguiti la partita loro tutto angoscioso e pieno di noia l'altro. ov risca. e pose partire e tornano a can diosi delle buone lettere averne grado al Pe to. ma come abito e privazione. di ma rentinamente la memoria. la vita e la morte i simulacri e le immagini dell'angoscia e della seguitano necessariamente l'un l'altro. Parte I. che è malato. sia caffo. all'angoscia ed alla si chiamano immediati. disse non meno leggiadramente. ita discessus afflixerat. – Chiude l'entrata: ser contrari positivi. dove Non vanno: non possono entrare e s' intende il pari ed il caffo sono contrari immediati. dun no lasciato luogo a dispiaceri. Parte I. Parte I. come cun crede) quello che i Latini dicono ulterius. e così dice. in altro sentimento. tolto l'uno. Parte I. e chi non è sano di necessità leggiadre cose. come quando dicia niera che rimosso l'uno. che siccome subitamente si partiva si ritrovano scritte tutte di sua mano): Ut me no amendue. – Innamorata: piena dunque è morto. che il piacere ed il dolore siano di sono nella parte di dietro presso la nuca. (1) Son. il per essere stati i primi e grandissimi. La qual cosa non è vera. secon che dubito. se essi fossero di quelli. stampatori quello che scrivono alcuni in que quando disse: –Qual cella è di memoria: che sto luogo. – Lor: a loro. e non fug (1) Son. – Ma perchè la memoria innamorata. e non lascia due realmente. che s'oppongono non positiva vero collottola. – Tornano insieme: l'an cetti d'Amore. come tolta la luce seguitano necessaria produrre quei bei frutti.

la quale sia nè più possente. almeno sazio ? E nondimeno egli e giovamenti che ella n'apporta. rade i luoghi dove si fanno. la fenno perchè. come quanto si dice qui. in tante fiumi. se non s'intende pri ti. i poeti si rivolgono e parlano ad esse. IV. devono lodarsi e me ritare il pregio. e così continua questa canzone colla sc Cria d'Amor pensieri. tor di voi. Ed ora diremo sola Che non altronde il cordoglioso chiama. porrò fine a Ingenium nobis ipsa puella facit questa prima Canzone. questa medesima sentenza tolse l'esempio da . preziosis simo di tutti i liquori ed ottimo di sua natura. Onde hanno molti molte volte nava a ragionare di loro. che il Poeta. Onde (1) Son. la cioè coltivato e lavorato. chiamate latinamente affetti. si considerato da per me senza l'aiuto e coltura chiama generalmente in ciascuna canzone. – Di quel che a me stesso m'invola: cioè spezie si divida l'amore. e descrive gli occhi con bellissima cir versità delle complessioni di quelli che lo beo conlocuzione –Però: per questa cagione dun no. anzi di stolti li canzone era mestiero a dire fuori della sua fa prudentissimi e di ignoranti letteratissimi. Il qual dubbio è im dice: Canzone. per non vi vella di Cimone: e Properzio diceva: essere più lungamente molesto. rade volte a quella intenzione cose. nuoce tanto. o in quantità mag e non sia. aven more. – A dir a ragio mieramente. Lib. Parte I. che sono non solamente fa effetti diversissimi (come ne in contemplazione non sono più di loro stes racconta Aristotile ne' problemi). nè possibile che una stessa cagione ch' era in lui. Segue il commiato della canzone: Canzon tu non m'acqueti: anzi m'infiammi. XIII. mente che tutte le cose quantunque buone e Vien dai begli occhi alfin dolci tremanti. non e tanto diversi. o inocumenti rivolgendosi alla canzone. che pare contrario a fine di tutte le canzoni. che l'amo volte la posi coll'ordine della canzone. Però sii certa di non esser sola. che in prima usaro per conseguente magro –Colto: coll'o chiuso. ma il modo ancora come sono Ultima speme de cortesi amanti.76 LEZIONI Cosi costei. come suole spesse per dare uno esempio manifesto. con tanta eloquenza la grazia e tutte quante: gli effetti della quale sono tanti bellezza degli oochi di Madonna Laura. che bella e ogni sua salute. secondo non pure il subbietto dove si trovano. ed in quante mare. ma ancora fosse se dubitato quali siano e più e maggiori o i beni non stanco. Od. – Sono quasi un terreno: disse quasi per temperare la metafora –Asciutto: secco e nata: perocchè i dicitori. E questa ultima parte. zio anzi più che mai infiammato al volerli Io In me movendo dei begli occhi i rai dare. tu non solamente non m'acque possibile che si scioglia. secondo l'usanza le e mali di cui è cagione. quanto re non solamente aguzza gli ingegni buoni. E di vero così gli amanti come quelli. nè più meravigliosa che l'a- Chi non avrebbe creduto. giovevoli possono. dove notaremo. cantata quella. E qui. come testimonia nella canzo dilettevole. ma ancora usato. E questo stesso Poeta a questo medesimo pro posito: Ch'a parte a parte entrº i begli occhi leggo LEZIONE QUINTA Quant'io parlo d'amore e quant'io scrivo (1). Ma io. ma al numero che alla nota è necessario. che il vino. essendo la seconda persona del pre giore che non si ricerca. o come non si deve. chi non sa. che quasi sempre nella con quello che seguita. La qual cosa per lo degli occhi. CI. ma ancora m'infiammi. e quello stesso volte. atti e parole: guente. nobilissimi Accademici Fiorentini. per seguitare le parole for mali di Dante. secondo la di si. Anzi da questa sola come dal mare i do lodato da tanti maravigliosi effetti. ma dobbiamo. come ne volle mostrare il Boccaccio nella ne sentenza: il che hanno seguitato poi dopo Dante gli altri poeti tutti quanti. niuna è. E E forse imitò il Lirico Latino. che egli non pare a me nè ra avesse non che quetato alquanto il gran disio gionevole. e non gli strumenti con che si fanno. o que. indugieremo a dichiararla nel prin ne seguente: cipio della terza ed ultima delle tre sorelle Cerco 'l fin de' miei pianti che seguita dopo questa. ma fe cila quando alcuna cosa in adornamento della ancora risveglia i pigri e tardi. – E il pregio è vo canzone con certa parte del canto ad essa si stro in tutto: perchè gli agenti che fanno le ritornasse. e n'insegna Dante nel suo amoroso Convivio. – Sii certa (chè così si debbe scrivere quanto non è conveniente. Fra tutte le perturbazioni ovvero passioni A dir di quel. leggiadrissimo poeta. non essendo ancor sa gioverebbe? E il medesimo di tutte l'altre cose non solo possiamo dire. o la feci. Tibullo. – Io per me: io com'io. diventare nocevoli e ree. e quello che sia. ch'è tra le donne un sole. volendo provare (2) Hor. Ed è più che vero. quanto sente del soggiuntivo) di non esser sola: di egli preso debitamente a tempo e con misura non avere a esser sola. ed acciò che altri s' accorgesse. il quale disse: che a questo proposito medesimo n'addusse il Quae me surpuerat mihi (2)? Boccaccio. dai quali soli gli poteva venire essere non meno lunga e difficile. ed il gran piacere che lo spro li produca tutti. di farla. usate ed il tempo. ch'a me stesso m'invola: umane. nascono si può dire e derivano l'altre diverse guise.

Tunc brevior dirae mortis aperta via est. altrove e più manifesto si vede senza compa Continua il Poeta questa seconda canzone razione quasi veruna. Parte I. anzi mente dagli effetti. per mille modi. V. dice che la gli scrittori o Greci. e più spesso che Quale era al tempo del mio primo affanno. i veggio verità: Nel muover de vostrº occhi un dolce lume. es Quam ferus. si possa conoscere da ciascuno con i fatti. quanto chiamavano quelle di cui erano innamorati do sapesse ciascuno e potesse il più senza veder minas. e per lungo uso dichiarare. (1) Canz. e non meno di niuno degli altri. . comincia. Stanza V. role. E allora si conoscerà che quanto Ond'io so ben ch'uno amoroso stato erano picciole e debili le forze. e nel quale lo Femmina è cosa mobil per natura: tengono i pochi. gli renderanno quando che sia i dovuti onori. Ma perchè Quis fuit horrendos primus qui protulitenses. aiuto e favore che può. cosi eccellente oratore. mina. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 77 quelli che prima fabbricarono le spade. Dentro là dove sol con Amor seggio. Le quali io per me non seppi mai conosce ne' suoi begli occhi i pensieri del cuo leggere tante volte e rileggerle. Luci sentir mi fanno . che egli suo vago e dolcissimo Canzoniere. rivolgendo il parlare a Madonna dolcissime amarezze di questo Dio) ne dimo Laura stessa. tanto erano grandi e gagliarde le voglie mie. cioè signora e padrona. sì in tutto il col chiamarla gentile e sua donna). il nostro amoroso e gentilis (dopo aversi fatto Madonna Laura benevola simo Messer Francesco Petrarca. e tali pensieri. se non come (1) Son. che di leggerle re. come di vero me chè alcuna volta donna si piglia per la mo ritarebbe. e disse si poteva interpretare. XVII. a niuno altro di leggiadria. Abbaglia il bel. scorge la strada questa seconda che noi oggi comincieremo a diritta. che lingua mortale nol potrebbe raccontar come uomo ma quasi dio celebrato e tenuto mai. significa do propositi. e massimamente in lume che mediante quello. nell'amore. i Latini dicono foemina. Egli quello Vertimus. e sì in tutte vede quando ella muove e gira gli occhi verso queste tre leggiadrissime e senza fallo divinis lui uno splendore sì dolce. Parte I. ma tenuto divino. e molte volte diciamo donna quello che lissimi Accademici. Questa sola dal volgo m'allontana: Così l'ha fatto infermo Nè giammai lingua umana Pur la sua propria colpa. E per lungo costume Uscir buone di man del Mastro eterno. CXXXI. et vere ferreus ille. e un così fatto sime canzoni degli occhi. in saevas quod dedit ille feras. poeta e filosofo. pregando An nihil ille miser meruit ? Nos ad mala nostra umilmente prima Dio ottimo e grandissimo. Ed ella a ogn' ora mille volte in mille propiamente significa nella nostra lingua quello luoghi. E s” al vero valor giammai ritorno E che mi scorge al glorioso fine: L'occhio non può star fermo. E quando 'l verno sparge le pruine . non lui. Nel dolce tempo della prima etade (1). verrò alla sposizione particolare. E come i Latini lodandola ed esaltandola tutti a prova. a mille che nella latina. e non quel giorno Contar poria quel che le due divine Ch'i volsi ver l'angelica beltade. onde è derivato. il quale non cede e gratitudine che solete. e poscia voi tutti che ne porgiate. come là: i secoli che verranno. così leggiadro. da mille lingue. e a me sarà In cor di donna picciol tempo dura. che mi si mostra intorno: Quest'è la vista. come (oltra le propie colla prima. e ne faranno tutti ge e più chiaramente ancora nel sonetto: Se il neralmente quella stima e in quel pregio lo dolce sguardo di costei m'ancide (2) : terranno che ne fanno oggi. e lodandoli medesima lingue. Il che gli è cagione di darsi a bene ope di nuovo e di rileggerle dell'altre volte non rare e rivolgersi tutto al cielo. l'autore d'essa sarebbe beni. Ora se in alcuna cosa è vero questo che è E quando poi ringiovenisce l'anno. Dice dunque – Gentil mia donna: donna caro. dice in questa prima stanza forse più di tutti. che sì a dentro non discerno Quasi visibilmente il cor traluce. a raccontar pur le lodi de'bel strano amplissimamente tutti i poeti di tutte lissimi occhi di lei.fi. (2) Son. nobi glie. verissimo in tutte. ben sene mai ne stanchi nè sazi. chente è così di verno come di state cagione di tanti questa nella nostra. Ma me. E in somma. disse a questo stesso proponimento non meno dottamente che con Gentil mia donna.it? sere verissimo quello che io ho detto colle pa Tunc caedes hominum generi. e se non noi Fiorentini. tunc prelia nata. pur troppo d'avere conosciuto. o Latini si trovasse una divinità di quelle luci gli sono d'ogni tempo composizione tale nella lingua loro. Nè però dovemo dubitare noi. E se di lui forse altra donna spera (1): almeno l'altre nazioni. che se non questo almeno. Che mi mostra la via ch'al ciel conduce : Tutte le cose di che 'l mondo è adorno. E credo certo che se tra dalla gente volgare. così Toscani le chiamano donne. Parte I. allontanandosi mi crescesse il desio. almeno quanto si do non meno veramente che con dottrina: vea onorare così facondo. atti e parole creano in non riputato mortale. onde senza fare altramente proe sperienze di ciascuno che abbia gustate mai le mio. che ne guida al cielo. ch'a ben far m'induce. s'udirebbe risonare infino alle stelle. e voi quella udienza Ed il Poeta nostro medesimo.

chiedo. il che è tutto il con lamente Ecastor. veggiano. e dopo sono quelle che hanno in bocca naffe. se in niuna cosa debbono porre cura ed usare così i Toscani. disse al mento pare che dia loro un non so che più trove in più luoghi madonna. ed a questo modo non si può vedere. Non so. diciamo ordinariamente. ed in altri rio. ma come una cosa signor mio. Parte I.) . onde Madonna perchè le specie. cie sono spirituali ed incorporee. come disse altrove: il Boccaccio. di che si servono ancora oggi i Franzesi) luce. Anzi gnatus e gnaeus. cioè signore e padrone. e le cose incor E in altri luoghi infiniti. perchè queste me fa sopra tutti gli altri il Petrarca. – Io veggio. un breve sonno. Parte II. Varchi. che il lume si può considerare in due mo chè questa particella ma (tolta da Provenza di: prima come immagine e somiglianza della Ii. seguitarebbe.. trarca: E credo io che il diminutivo di questi nomi Cieco non già. co le. il Petrarca secondo (2). veggiate. Parte I. in luogo di natus e navus. Stanza V. chieggio. deggio. E come si dice donna. E questi tali verbi non si trovano se non nei tempi pre Dormito hai. come avemo Ecastor. Parte II. non significa altro che mia. se m'inganni: ma ove fossi chiamato a dire. perciocchè il movi quello che egli disse qui mia donna. e questo è il lume seconda fiorentinamente: Naffe io non so. essendo questa diligenza i Poeti. XIV. La donna nostra vedi (3). ove notaremo che poree spiritali non si possono vedere. chieggo . senza che l'aria illumi romane quando giuravano per lo Dio Castore nata sarebbe più grossa e più densa di quella e gli uomini per lo Dio Polluce. dal calore naturale della più Gentil: questa parola gentile. Ma se le spe Nel mezzo del mio cor Madonna siede (6). come là: di grazia e di leggiadria. che mancano di vita. veggo. bella donna. dice dunque il Petrarca di vederlo? Si rispon ancora che Dante l'usasse una volta: percioc de. e nel presente del soggiun tivo veggia nella prima e nella terza persona: no. Stanza VIII. Parte I. ci sarebbero da apporre a questo giudizio del (3) Canz. perchè lume non è altro che l'immagine ed il simu ed altrove: lacro. come mes invisibili. ma più cose. come le romane patrizie non usavano dunque che gli spiriti si generano. ovvero non come specie della luce. come dicemmo nella lezione pubblica passata. e che usano ancora le donne parlando somiglianza sua. oltre molte ragio di Maſe. veggiono. Questi verbi: veggio. Diciamo rebbero. Secondariamente si può considerare sere non vuol dire altro che mio sire. si riferisce così alla E il Petrarca spesse volte chiama Madonna femmina come al maschio. come abbiamo (2) Son. cioè la specie della luce. già accennato. VI1. E come i Latini aggiu trario – Dolce: non disse dolce a caso come gnevano alcuna volta la g a lor nomi dicendo credono alcuni. che quando traesse un gran preposizione per come facevano anche le donne vento. vedo. si farebbe bujo. chiamano gnaffè le berghinel tivi la devono porre ed usare grandissima. onde il Pe Sovra i miei spirti. del Petrarca. – Un dolce lume: Ove 'l bel viso di Madonna luce (5). onde si dice gentilezza ora v'aggiugne mia. (M. per Nel mover de vostri occhi: quando voi mo fuggire la bassezza e l'asprezza del suono. e così usiamo di simili giuramenti. ed altri lui quegli che a noi pare. senti e non in tutte le persone. mutata la n in z. (2) Intende il Cardinal Bembo. – detto più volte. che le gentili donne non usa chiamarlo.78 LEZIONI avemo parlato altre volte. sedo. debbo. III. devo. in questi tali epiteti o agget lor voce propia. mi legaro (1). E così degli altri. anzi i Fiorentini. Benedette le voci tante ch'io seggio. (4) Canz. seggo. III. s'al dolce loco. lasciato indietro la mi. e per riempiere il verso. Parte I. Quell'antico mio dolce empio signore (4): nè è però che ancora i buoni poeti non dicano Per inganno e per forza è fatto donno ancora veggo. e molte volte. e altri somiglianti non Chiamando il nome di mia donna ho sparse (2)! sono propiamente toscani. ma provenzali. la quale produca la forma e caccio. ma faretrato il veggo (1). E che il lume non sia corpo è manife simili modi. come in questo luogo. onde i Toscani cavarono senza alcun dubbio la Alcuna volta v'aggiugne nostra: maggior parte del loro vocaboli: perciocchè noi Canzon. XXXIX. disse lume propiamente. ovvero forme delle cose sono non vuol dire altro che donna mia. e meglio la ritragga in ciò che ha di più lodevole. così alle cose viventi come a quelle Che i bei vostrº occhi. nominarei Giovanni Della Casa. E vete e girate gli occhi. Parte I. dicendo so che non fosse illuminata. nè per ventura altri giuramenti. come noi favelliamo. donna. credo io che sia detto in luogo stissimo. ed di sangue e ringentilire e gentilotti. del cui significato (1) Son. (1) Son. cioè donne vili ed infami. così ancora si dice don veggiamo. nello scrivere massi Alcuna volta bella: mamente. siano donzella e donzello. come là : all'anima. cioè per mia fe. (6) Ball. come veggio. C. perchè altramente. madonna mia. come nella canzone: veggiamo. Edepol. ed in somma il propio significato suo è nobile. Come quello che si trova nel Boc per sè medesima. quale fra cinquecentisti io creda che più s'accosti alla maniera (5) Son. così al corpo come Laura ora donna semplicemente. come ordinariamente non dovemo dire. e non luce.

sonetto che comincia: Qual donna attende a – Ch'alberga dentro in voi mi si discopre. Come raggio di sol traluce in vetro (5). e quelle sole che dice il lume del sole e del cielo con virtù a noi oc Petrarca in queste tre canzoni: culta genera tutte le cose. gieri e lucidi. Da lei ti vien l'amoroso pensiero. più lucidi e più caldi gli spi riti. quasi visibilmente. CLXXVII. e l'una e l'altra lira (1). CLXXXIX. e gli spiriti leg » Tutto quel che gli amanti arde e trastulla. o parolette accorte (4): Che: il qual dolce lume. Passò. e 'l mio pensier alberga. X. Parte I. – Con Quasi visibilmente. e massimamente traendo seco alcun vapore. nè credo io che i Latini n'abbiano un così fatto. nato nel quale sia racchiusa alcuna parte di sangue in me da lunga osservazione – Il cor vostro come si può vedere negli specchi dove si siano – Traluce: si vede ed apparisce – Dentro là: specchiate donne o vecchie. – Che: la qual via. (2) Son. ge Son opra da stancare Atene. Nè v'hanno in mar tante acque gue essendo tenue e rado viene ad essere an » Quant'Amor dai bei cigli alta e diversa cora e puro e lucido. CCIII. Parte I. ed umido. egli lo dimostra nel sonetto: – Almo Sol. Nè gloriosa fama (2). e massimamente per gli occhi. vuol dire negli occhi di Madonna Laura. Ora nella giovinezza il san » . ed è quasi come quello donna Laura dichiara egli stesso in tutto il nella passata canzone: – L'amoroso pensiero. » E se potesse in voi fiso mirarsi. dolcezza e grazia versa. Occhi leggiadri. al sommo Ben t'invia glio che faccia egli stesso in più luoghi come là: Poco prezzando quel ch'ogn'uom disia: Da lei vien l'animosa leggiadria. CXCV. quella Se tutte altre mie grazie insieme aduno: fronde ch'io sola amo (3). Mosse virtù che fe 'l mio infermo e bruno ! Io temo sì de' begli occhi l'assalto. (3) Son. » Sormonteriasi oltre l'usanza umana. (3) Son. . quasi una stella che 'n ciel vole . Parte I. Parte I. E che il Petrarca vi sedesse ed abitasse ancor Fummi'l Ciel ed Amor men che mai duro. per lo essere essi ed altri e trasparenti. Parte I. E questi sono i raggi tanto grati agli amanti e tanto celebrati da poeti: que Ma chi volesse allegare pur la millesima parte sti sono gli strali che avventa Cupido. (4) Son. mentr'io parlo a gli occhi tolle Il mal che mi diletta e non mi dole. e perchè la vita consi » Gioia. stando in sulla tra Ove mia vita. e nei mali ancora che s'appiccano. nerino negli amanti infinita dolcezza e virtù. Parte I. » Ai raggi sol d'un vostro sguardo è nulla e. ste tutta nel caldo naturale e nell'umido. (1) Son. Parte I. che come il a capo così tosto. però » Cosa dinanzi a voi non può fermarsi il sangue viene ad essere dolce essendo caldo » Che d'ogni indignità non sia lontana. –Seggio io solo con simo ed artifizioso sonetto: Amore: e che Amore sedesse negli occhi di Qual ventura mi fu quando da l'uno Madonna Laura si vide nella canzone passata: De' duoi più begl'occhi che mai furo. e sì più chiaramente quando disse nel sonet E Natura e Pietate il corso tenne (1). Ch'al Ciel ti scorge per destro sentiero. to: O dolci sguardi. dove Amor fa nido. CXXXVI. Vedeva il Poeta il core. al mio destrocchio venne Crescendo. quanto è più digesto e migliore il sangue di che si generano. coscrivendogli leggiadrissimamente col dire. XXV. E quante cose vessechi suoi. pace. Di veder lei. mescolano il caldo ed umido insieme. E quinci di quello che hanno detto i poeti toscani de viene che tutti gli amori cominciano dal ve gli occhi delle loro donne. o per la ragione che egli voleva che ella facesse tralucere negli oc egli soggiugne come vedremo. E que sti spiriti si diffondono per tutte le membra. – Mi mostra la E se talor da begli occhi soavi via: mi scorge il sentiero. cir Ed al Petrarca medesimo intervenne questo caso. Ed altrove disse: poteva usare più propio e più bel verbo. . così il lume dei rag gi che escono dagli occhi delle cose amate. ed al trove: Mirandol di dolor turbato e scuro. anzi dal destro sole Della mia Donna. slazione del lume. Send'io tornato a solver il digiuno Ne'quali Amore e la mia morte alberga (2). . Si ch'io vo già della speranza altero (3). onde tanto sono più vine stanze: puri. dove dice nella fine: Chè dal destro occhio. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 79 Ed il reverendissimo Bembo disse nelle sue di pura parte del sangue. mentre 'l segui. Smirna. perchè la dolcezza nasce quando si » Che al primo incontro vostro suol destarsi » Virtù che fa gentile alma villana. duce al cielo: e questo non è altro che la via delle virtù. La dolce vista del beato loco E pur. come intelletto avesse e penne. (1) Son. Nè è lontano dalla verità. più sottili. cioè come se l'a- s'imparassero in mirar fisso gli occhi di Ma veduto in verità. Parte I. ed il significato suo non si può dichiarare me Che. (2) Son. Mantova. o che abbiano il cioè là dentro per trasposizione: ed insomma tempo loro. non ne verrebbe dere. Arpino. che sola al mondo curo . E per lungo costume: e per uso antico. Ove 'l mio cor con la sua donna alberga. LXIV. o per occulta virtù che avessero cioè i pensieri di Madonna Laura e quello che quegli occhi di così fare. (5) Son. – come racconta egli stesso in tutto quel bellis Dove: cioè ne quali occhi.

(6) Son. Parte II. – Pruine: chia Ancora (e questo è quel che tutto avanza) Da volar sovra 'l Ciel gli avea date ali (7). che l'anno ringiovanisce però s'ingegnava d'uscir per lei dalla volgare quasi volesse dire come Catullo: schiera. che fu secondo gli astrologi. Parte I. sopra quel luogo di Dante allegato (7) Canz. chè mai per alcun patto a lui piacer non potè cosa vile. VII. – Quel che mi fanno sentire: gli effetti che producono E più chiaramente: in me. XXXVIII. Parte II. onde disse: del mondo. E Dante: Ch' or saria forse un roco Mormorador di corti. ma non si con (3) Canz. i quali sono. Stanza VIII. e poi ringiovanisce l'anno: descrive poeticamente conosceva il Petrarca quanta fosse la purità il verno e la primavera. come dimostra il verso se Fe la sua gran virtute e il furor mio (4): guente: Ed altrove: » Che'l sole i crin sotto l'aquario tempo»: Oh leggiadre arti e loro effetti degni! ed ancora il seguente: L'un colla lingua oprar. E da colei che fu nel mondo sola (8). o alle piante ed a tutte le altre cose che di primavera si rinnovellano E in tutta quella stanza della canzone del Pianto e quasi ringiovaniscano. per li quali tutti i mo Che nel mio cor gli occhi soavi fanno. benchè maggiore. Nobis cum semel occidit brevis lux: rioso fine: al fine della gloria mediante i suoi Nox est perpetua una dormienda. sottile e rado. dell'aria in poco d'ora e si genera d'ogni tem po fuori che di state e di di. Parte I. E in questo è differente come (2) Son. contar giammai: ridire in tempo alcuno. (2) laf. vedeva. Parte II. ma pruine usando la voce latina come al trove: Questa sola dal volgo m'allontana: onde Amore rimproverandogli nella medesima canzone di Non si vede altro che pruine e ghiaccio (1): ceva: quello che toscanamente diciamo brine. secondo i Ro mani. ma il verno. e non si genera molto alto da terra. che egl'imparò nella mia scola. – Le due luci divine: volendo inferire Già traluceva a begli occhi il mio core (2). (3) Canz. che. (9) Sau. e poeticamente piglia e la grandezza dell'animo suo. XXVII. . Canto XXIV. et redire possunt. VII. ed i Quel Sol che mi mostrava il cammin destro teologi. vimenti e pensieri dell'anima appariscono di E quando 'l verno sparge le pruine – E quando fuori più che per altra parte. più alte case. un uom del vulgo » Quando la brina in sulla terra assempra I'l'esalto. e i piedi e 'l viso più grosso. XCVII. E le braccia e le mani. E si congela dalla freddezza E fatto singolar da l'altra gente (9). O forse al glorioso fine. » E già le notti al mezzo di sen vanno ». ta. o più tosto dalla terra bagna Gli occhi. III. non passando i tetti delle (1) Son. e quanto biso queste due stagioni per tutte e quattro. che dice apertamente nella canzone che segue: Questa è la vista ch'a ben far m'induce. dico. come dice in molti luoghi. XXI. Vedeva il Petrarca negli occhi di Madonna Io non poria giammai Laura. cioè nel prin Di gire al Ciel con gloriosi passi (6). che si Ed egli medesimo disse: leva dall'acqua. » Ma poco dura alla sua penna tempra» (2). non che narrar gli effetti. e pur gnava essere buono e virtuoso a piacerle. co me là: Dante disse ancora nel ventesimo quarto canto dell'Inferno: Ed alzava il mio stile Sovra di sè. ed altrove: benchè non intenda in quel luogo la prima Quella che al mondo sì famosa e chiara vera. Parte II. Stanza X. che un vapore. componimenti. che alcuni. » In quella parte del giovinetto anno ». cominciava al Gennaio. cipio della primavera. II. E non è altro la brina. cioè a Dio vero ed ul Ma il Petrarca ebbe risguardo o al nascimento timo fine di tutte le cose. Nè io arei detto ancora questo poco se non (5) Son. Per quel. (1) Sest. – E che mi scorge al glo Soles occidere. XXIV. dove or non poria gire (3). Parte II. Parte I. come dice Cicerone. e Dante ebbe risguar amOrOSO: do al principio dell'anno. di ch'io parlai sì caldamente. l' altra col ciglio: Io gloria in lei ed ella in me virtute (5). essendo il sole in Ariete. Parte II. per queste parole quello. – Poria Dell'alma che traluce come un vetro (1). E poeticamente dice. picciolo. e divulgo » L'immagine di sua sorella bianca. Stanza III.8o LEZIONI Ed altrove: Ne lingua umana: nè voce mortale. XLIX. le finestre dell'animo. e più denso di quello onde si ge Che m'avean sì da me stesso diviso nera la rugiada. viene in questo luogo dichiarare le meteore. quasi Immaginar. in più altre cose dalla rugiada. (4) Son.

E che 'l primo affanno del Pe Petrarca. Onde dovemo ristotile. ch'al Sol si scolora volta sola. (2) Son. il che si vede tutto il giorno. clarificat. il giorno e disse: - l'ora. e strugge. stia meglio in questo lungo ro lubile tutto intero. . che des del testo) che la rugiada e la brina sono il sero mai o Amore. – Nè mai: dove dice: cioè per alcun tempe. ond'ogni mio riposo role di quattro sillabe. onde il Petrarca medesimo disse: Vaghe faville. O tempo. ma più tosto arrechi o grazia al componimento o piacere come strumenti per procurarseli). E però bisogna considerar bene quel sapere che gli uomini quasi tutti quanti pon lo che si legge. CLVII. perpetuo fovet. dice: Passibus ambiguis Fortuna volubilis errat: Mille trecento ventisette appunto Su l'ora prima. occhi dagli effetti. come dimostra la palla sopra la quale si dipinge. Ch'io non cangiassi ad una E benchè rade volte s'usino nel verso le pa IRivolta d'occhi. rigagnoli. che diligenza in continuare l'una stanza della Fortuna. lo dimostra egli trice dei beni mondani. che tutti gli altri beni. che Madonna Laura lo rimirasse una sonetto: Era 'l giorno. che leggere e studiare gli autori stessi l'altra di queste due cose. onde disse Orazio: LEZIONE SESTA Fortuna immeritos auget honoribus. Parte II. (2) Canz. o Fortuna a qualunque fos medesimo. che egli non volesse stesso e ne fa fede in mille luoghi come nel più tosto. che tutti i piaceri e tutte le ric ro (1): e nel principio del primo Trionfo. Stanza VIII. e non credere ogni cosa ad gono il sommo bene e l'ultima felicità loro. E perchè i pia Quale era l tempo del mio primo affanno. posponendo tutte l'altre cure e pensieri. anzi instabilissima. Stanza 1. IV. ed infiniti o nei piaceri o nelle ricchezze. la qual cosa rende non meno vio appresso Cicerone: Sarique ad instar glo d'agevolezza. quando dove raccontando l'anno. per petuo premit. ove 'l piacer s'accende. o ebbe tanto prospera la fortuna dispensa innamorasse di primavera. beatrici - Detto questo. il perchè cer altri inconvenienti e disordini non c'è la mi cano giorno e notte di conseguire o l'una o glior via. e bene spesso amen me luoghi propi. dice in Ma della fortuna favelleremo altrove lungamen questa. che fuggendo Così dello mio core Inganni i ciechi e miseri mortali (2): Quando tanta dolcezza in lui discende. Amore o la volubile Fortuna Indignos eadem divitiis beat. e non contentarsi di bere ai due. nè veggio ond'esca. ceri corporali come quelli che si provane in Questo verso pare. non apocopate per dir Vien. – Amore: come Dio quasi Che era del tempo e di mia etate aprile (2). che stimava più uno sguardo e mostrando col verbo stesso più tosto l'ar (1) Son. Come sparisce e fugge ed altrove ancora: Ogni altro lume. – Diedero: concedettero usando la zeuma. alla sua volubil rota De la mia vita. il mese. che altrove. III. come si dice. Ed a fuggire cotali errori. IV. (1) Canz. Il quale concetto grandis che l'una e l'altra si congela nella mezza re simo per se stesso è detto poi non meno arti gione dell'aria ed allegano il testimonie d'A. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 8i per testè da noi. però disse il ed utile a lettori. nec quos deseruit. Parte I. . angeliche. e così è veramente. parendomi. che volubil. ora dà ed ora toglie senza legge alcuna o giudizio. e quello che è più. Dieder a chi più fur nel mondo amici. fuori amando felicemente. così. ma dal proprie fonte. ma è cosa usatissima degli altri (conciessiachè le ricchezze non s'a- da tutti i Poeti aggiugnere alcuna cosa. LXIV. Parte II. il di sesto d'Aprile perciocchè come quell'antico dice: – Nec quos Nel laberinto entrai. quod sa un detto di sopra di quanto bene gli era stato impuleri sors. o ciel volubil. ogni pensier va fore. seguitando pure a lodare i suoi begli te. dicono ancora. come disse ancora Pacu stanza dall'altra. Fortuna innocuos cladibus afficit: Nè mai stato gioioso Justos illa viros pauperie gravat. eo cadere Fortunam autumant. secondo il giudizio mio. Parte I. E sol ivi con voi rimansi Amore. fiziosamente che con leggiadria. cagione l'amore di Madonna Laura. che mano per se stesse. avendo i beni del Mondo tra le bran E più chiaramente. E disse votubile dandole Voglia mi sprona: Amor mi guida e scorge (3): il suo proprio epiteto. sono dai più più stimati della proposta materia. che niuno fu mai tanto felice in amo trarca fosse di questo tempo. che d'ornamento. tuttavia non si potrebbe dire quanto. e là chezze d'ambe loro. (3) Son. com'ogni arbor vien da sue radici. Parte II. cioè che egli si re. come disse Dante. come fece Ovidio. Ogni altra cosa. sero più favorevoli. che Usa questo eccellentissimo Poeta nostro non la parola stessa dimostri la volubilità ed incon minore arte. Si volse. dove 'l vostro splende . nel sonetto: che. Onde disse. –O la Fortuna: come Dea delle ric chezze. dicono (forse per iscorrezione solo di quelli. onde avendo bosi quia praedicant esse volubilem. vAn Cri. come i piaceri. dei piaceri. in ch'ella fila il nostro stame (1) Che dolcemente mi consuma. egnuno.

e nel suo pianto almeno cinque. più caldi e più lucidi. così nelle piante e la no quino veramente quo minus. come s'è detto più volte. – Ond ogni mio riposo: scono in tutti gli animali sanguigni della più da quali occhi ogni mia quiete e trastullo. hanno ancora – A dir di quel ch'a me stesso m'invola: forse miglior sangue e conseguentemente migliori spi ad imitazione di Dante. ed il » Che m'ha ferito il core. – Ad una rivolta dal cuore propiamente. che ne rigori del verno si seccano agguagliando. onde tali sono gli spi Vien: procede o dipende. come fanno alcuna volta i poeti latini e i to che tutto il ben suo procedeva solamente dalla scani medesimamente. cora al Petrarca perchè egli disse nella can zone grande: Vaghe faville. e massima » Quello ond'io ho più gola ». sebben quindi si piglia il cibo. onde mancando di cibo le piuttosto guai per Madonna Laura. poi soggiunse. che quel che uomini dipendon dal cuore. crescendo mediante le vene i suoi spiriti generati non di sempre ed aggiugnendo quante cose poteva. che disse nella tornata riti. quanto di moltissimi altri così del Petrarca sappia. la quale le altre gioie tutte quante. più chiari.82 LEZIONI - bitrio loro. quando il sangue è tenue e rado. con questo esempio. e massimamente avendo usato non stotelicamente l'uomo non viene dalla bocca la congiunzione copulativa e ma la disgiuntiva o dal capo. – pura parte del sangue. Nè rompea il sonno e quel che in me non era. ai quali. o la fortuna. il del freddo suo mimico si ritira e fugge dentro quale sappia. Stanza II. ma o. di dentro. Per dichiarazione non tanto di questo luogo. e che m'invola medesimo s'intende degli uomini. come in mille altri luoghi. cioè amor fortunato. vanne ritto a quella donna. hanno gli spiriti chiari e sottili. che Aristotile. per tutto il corpo. il quale stato gioioso pigliandolo relativamente. quinci è che le donne belle. o For radici ed i marmi. – Più amici: più benigni e più favo calor naturale genera gli spiriti della più pura revoli. E di quivi manda per tutto tuna . Onde come tutte le virtù e la vita stessa negli perciocchè potremo ancora dire. ove 'l piacer s'accende Lagrima ancor non mi bagnava il petto Che dolcemente mi consuma e strugge. e più lucidi di tutte l'altre. Dove avvertiremo. – Fur: furono. non solo rità ma la manifestazione: cioè che gli esempi non crede queste cose ma le stima fole di ro si danno per manifestare quello che si dice. per sangue. an Quel core ond hanno i begli occhi la chiave. che egli avrebbe tolto a tragger unendosi insieme. Onde si dice comunemente tra Sopra 'l riso d'ogni altra fu beato (2). dovemo sapere. e la fortuna colle ricchezze. na avemo detto altrove. perciocchè il caldo per temenza tante. – Nolcangiassi: vita stessa e tutte le virtù loro dipendono non non iscambiassi quello stato. Ma a me piace più la spo verità della cosa. del quale egli deva. e sogni ed ombre. I. e manzi. dal cuore. degli animali questa sentenza medesima. disse nel libro delle parti come d'altri poeti amorosi. ed il Petrarca stesso luce degli occhi di Madonna Laura. i quali mediante il movimento del cuore si diffondono (1) Son. e quelli sono migliori spiriti i quali sono della canzone: –Così nel mio parlar voglio esser più sottili. e li dispensa e distribuisce piace che amici si riferisca a quel chi. per lo essere quelli trasparenti (3) Canz. che il giudizio. Il perchè senza dubbio nessuno quelli come fece nella fine della canzone precedente: che hanno migliore complessione. – Ch'io: mediante le vene e l'arterie. Mi pareva un miracolo in altrui (3). aspro: E perchè la bellezza di fuori mostra la bontà » Canzon mia. cioè amore e la fortuna. per tutte le parti del corpo e massimamente (2) Trionfo della Divinità. Nè sia chi di questo si mera veramente: vigli. che gioire parti streme ed esteriori vengono a seccarsi di di qualunque altra. il quale è quello che mediante il ovverfuro. perchè non mi parte del sangue. e il Poeta per dichiarare di quali occhi inten tale è il sangue quale l'umore. Parte I. circonscrivendo quelli di Madonna Laura. e conseguentemente puro e lu cioè la vista degli occhi suoi. CXXIV. il che avvenne an non per insegnare con essi. i filosofi. cioè mostra meglio quello che voleva significare il Petrarca che la pnra cioè nomini armati. il quale è in un avesse in questo luogo quella forza che ha in lati certo modo nel mezzo. si genera. Voglio disse: bene che notiamo che questo esempio è più Onde vanno a gran rischio uomini ed arme (1). E di sopra vo cido. una rivolta E quinci è. per gli occhi. ma della più pura parte del nutrimento. mente nella giovinezza. di – Come ogn'arbor vien da sue radici: mostra cendo amore. e tutto questo disse riti quale è il sangue onde eglino nascono. dei sette esempi che egli allega ne sono falsi Ecco chi pianse sempre. manifesto che vero. essendo essi non . anzi preponendo una cosa sola a di molti frutti. come che gli spiriti. perciocchè Aristotile che non fu poeta. Conciossiachè favellando ari sizione prima. a chi fur nel mondo amici . – Stato gioioso: amo lendo il Petrarca significare il cuor suo disse: re coi piaceri. amore. Parte I. – A chi: a quelli. Del che non si meraviglierà nessuno. cora che alcuni intendono dell'amor solo. angeliche beatrici Della mia vita. è nel mezzo del tronco ovvero pedale tra le che egli disse mai stato gioioso . farle più e maggiori. che degli esempi non si ricerca la ve E perchè chiunque non ha provato. E certo di lui si può dir mano in mano. ma da una particella d'occhi: eleggendo piuttosto un solo sguardo che somigliante e proporzionata al cuore.

onde si dicono rilucere.. e quando saette. come là: Lel bel dolce soave bianco e nero E'l Sol vagheggio sì. quand'io la guardo. Parte II. Parte I. risplendere. º Per gli occhi fiere un spirito sottile. chiamano per traslazione molte volte strali. non procedere in infinito verremo emai alla 2. C. Parte I. (4) Can. Che fra la notte e 'l dì son più di mille. (2) Son. VIII. Parte I. quand'altrui fai tale (6)? (1) Canz. parte l'amore. quel raggio altero ed ora splendore. Stanza II. che fa la donna umile. Parte I. abbarbagliare e mille altri verbi cotali. (5) Ball. Parte I. ed » Ella mi fiere sì. Parte I. onde disse il Petrarca: E questi spiriti. giadramente come poeta. (1) Son. amanti desiderano più il vedere gli occhi delle º2 Sentir non può di lui spirito vile. donne amate che alcuna dell'altre parti. Stanza VI. come si vede apertamente nella doloro chiamansi ancora faville come in questo luogo. come là: il medesimo messer Guido in quel suo sonetto Spirto beato quale spiritosissimo: sei. (3) Son. come là: ed altrove: Ed oimè 'l dolce riso ond uscìo 'l dardo (3). (6) Son. Di saette e di foco (5). Stanza VI. caldi e lucidi si º Lo quale spiritel spiriti piove chiamano molte volte dai poeti raggi. Ond'Amor m'avventò già mille strali (1). disse: Torno dove arder vidi le faville Indi i messi d'Amore armati usciro Che 'l fuoco del mio corfanno immortale (7). quando giunge. Col suo splendor la mia virtù visiva (4). di qui viene che tutti gli » Ch'ogni altro spiritel si fa gentile. fiammeggiare. là d'onde io ardo. IV. Parte I.ſeville vaghe: » Che. ora lumi. (3) Ball. Parte II. (7) Son. (4) Son. I. Ed » Di cotanta vertà spirito appare: è più che vero che tutti gli amori hanno l'o. ed altrove in mille luoghi e per la medesima cagione si chiamano ora lume. Parte I. costruzione de versi proposti. come là: e più chiaramente la : Nè mortal vista mai luce divina Dei be' vostrº occhi il dolce lume adombra (3). che » Uno altro dolce spirito soave. (6) Canz. (2) Son. che leg » Lo quale è pieno di tanto valore. – O. quando favellando il Poeta ad Questi son que begli occhi che mi stanno Amore gli dice: Sempre nel cor con le faville accese (6). XLVII. come disse gentilissimamente il dottissimo messer Guido E quinci ancora viene che gli occhi si chia Cavalcanti in una sua leggiadrissima ballata in mano per varie traslazioni ora faci. Chiamansi ancora spiriti d'Amore. Beatrici della mia vita: che fate la mia vita Ed alcuna volta spirito semplicemente. se vuoi. CLVIII. Vinse. sono quelli che i poeti Ove i raggi d'Amor sì caldi sono (1). che così li E'l bel guardo sereno. ii. Io avrò sempre in odio la fenestra. simamente quando per altissima ventura si ri ºº E poi da questo spirito si move scontrano gli occhi insieme cioè gli spiriti. Parte I. I. E perchè in loro apparisce più che in altra » Che fa in la mente spirito destare. questo modo: ora stelle ed ora soli. » Questo è lo spiritel. chiama ancora Dante. E. che fa tremare rigine e cominciamento loro dal vedere. Lasso i quante fiate Amor m'assale. cioè o spiriti da fare invaghire ciascuno - » Come colei. E da begli occhi mosse il freddo ghiaccio Che mi passò nel core Nè meno spesso si chiamano per altra e più Con la virtù d'un subito splendore (5). L'arme tue furon gli occhi. ch'egli ha già spento In che suoi strali Amor dora ed affina (2). spiriti per lo essere sottili. (5) Canz. ch'io torni al ed altrove: giogo antico. LVII. come il Petrarca : ed altrove: In me movendo de'begli occhi i rai (2). dove egli dice » Un gentiletto spirito d'amore. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 83 altramente che uno specchio animato e vivo. X. Stanza VI. III. » Per forza d'uno spirito che 'l vede. onde l'accese e più chiaramente là: Saette uscivan d'invisibil foco (4). Parte I. Parte I. operando » C'ha di ciascuno spirito la chiave quasi nel medesimo modo che quelli del sole. sioni dell'animo.molte volte dardi. come la mia. ovvero scintillare. che soffrir nol poria. LXXIII. Ed altrove ancora chiamando cotali spiriti messi. non meno veramente come filosofo. l'ira e tutte l'altre pas » Dal qual si muove spirito d'amare. sissima canzone: Amor. come beata. ovvero spiritelli. Ma per » Ch'io sento lo sospir tremar nel core. crudele traslazione ora quadrella. l'anima va via. mediante gli occhi vengono dal cuore: i quali » Che segue un spiritello di mercede. Esce dagli occhi suoi. l'odio. IV. e mas » Lo spiritel. .

Parte I. (3) Son. – Come: non altramente che – giunse poco di sotto: Ogni altro lume: qualunque altro splendore – Sparisce e fugge: perciocchè i lumi maggiori Quando tanta dolcezza in lui discendes offuscano i minori. mo. così la dolcezza. che gli amanti. Essendo Così: in quel modo appunto –Ogni altra cosa: quel piacere nato di fuoco. così dagli occhi Vive faville uscian de'duo bei lumi. che n'ab Che fe' non Zeusi. la forma della cosa amata. absentem auditgue videtque. E perchè alcuni mostrano di dubitare cir Parmi d'udirla udendo i rami e l'dre (2)- ca a cotali spiriti. si formano nella fantasia. Dove: ovunque. se il E solo ad una immagine m'attengo tempo lo ci permetterà. che Sola domo moeret vacua. Nè d'Amore per no il Poeta per maggiore spressione. CXXIV. come dalla luce del Sole. che 'l Ciel non porla lontana farme : Nella quale si tratta divinamente tutto questo Ch'iº l'ho negli occhi. Il perchè diceva il Petrarca. e perciò sog Dice dunque. Parte I. delle cose amate.84 LEZIONI ove: nelle quali faville e spiritelli. E messer Guido. E però d'Amore. – S'ac ma Laura sono più belli di tutti gli altri oc cende il piacere: avendo detto faville merita chi. che come gli occhi di Madon (1) Son. – E solo amore: cioè il disse tutti i più belli e migliori concetti amo pensiero amoroso. benchè maggior filosofo che poeta. quanta è quella. onde il loro splendore offusca e fa spa mente disse s'accende. ne favelleremo alquanto più lunga lando di questa immagine secondo che io stimo: mente nella fine della presente lezione. o Fidia. E qui è da sa Io sentia dentrº al cor già venir meno pere. – Il vostro: lume. che sentiva il Petrarca nel rimirarli era mag quale sia la gioia. e veder seco parme affetto ed effetto amoroso. cioè nel cuore. CC. ovvero spezie rice e quello che seguita. illumabsens. » Sì che vi desta d'allegrezza vita ». o voglia teria non mancarebbe. biamo trattato altre volte e specialmente nella Ma miglior mastro e di più alto ingegno (3). che E quello che seguita. come Virgilio nel secondo: » Un lume pien di spiriti d'Amore. Che portano un piacer nuovo nel core. onde faceva portano al cuore degli amanti gli spiriti. come disse altrove: suoi raggi. grandissimo maestro vendo più tosto dire: fugge e sparisce. escono degli occhi delle amate. ed altrove ancora par nessuno. fateor. che non pur rallegra. – Rimansi: si rimane e non rosi : esce. mediante cotali raggi. che fuggire dal cuore di lui tutti gli altri piaceri. ci serbe mo dire nella memoria l'immagine della cosa remo a trattarne più lungamente nei problemi amata. del che non è dubbio alcuno appresso con quello che seguita. o Prassitele. cominciò una sua ballata: quella figura. nonostante. e sono abeti e faggi. onde rale e significhi checchessia. – Splen de: riluee. . chè non può chi non ha provato immaginare. e disse piacere. Eripui. XXXII. per d'Amore. prima lezione del corpo. s. e forse nella sposizione di quella disse Virgilio nel quarto favellando di Dido: vaghissima e dottissima canzonetta del reve rendissimo e cortesissimo cardinal Bembo. ma venendo da sì bella cosa e si desiderata faceva ciò dolcemente. nè si sazino mai di vedere le cose amate. che si chiama isteron proteron: la quale è quando quello. come egli ha detto in mille luoghi. e massimamente se sono cor porei. e per questa cagione non si vedono le stelle di giorno. ragionevolmente lo qualunque sia.-Ivi: quivi. virtù. del quale favellia Donne e donzelle. E per questa medesima cagione diceva il Pe » Preso al primo apparir del vostro raggio trarca: - » Lo cor. al appresso i grandi. leto me ac vincula rupi. Parte II. soggiunse nondime tra le molte diffinizioni date. e per mo strare che non vi restava cosa niuna di niuna diversi effetti. LXXXVI. – Con voi: insieme con esso voi. (2) Son. per rire tutti gli altri splendori. mediante cotali spiriti e Gli spirti che da noi ricevon vita (1). si dice poi. che dir mai. a seguir voi si volse ». quanta la dolcezza che ap giore di tutte l' altre dolcezze. oh pensier miei non saggi! Lei. e benchè cosa sia parola gene consumava e struggeva. (1) Son. o va fuori. piove Ver me sì dolcemente folgorando (1). ma tiene in vita gli amanti. Disse: sparisce e figge: do legato di sopra da noi. stratisque relictis comincia: Incubat. che 'n fin quel di nulla mi tolse » Da me partendo. cade virtù che mantiene il mon do e non pure lo rallegra. Parte I. mediante i lui: e piove nel cuore mediante le faville che uscivano degli occhi di lei. che gli amanti desiderino tan Ogni pensier va fore – Quando tanta dolcezza: to. nella quale riguardano sempre. nè i piccioli lumi con quello che seguita. di che io parlo – Discende in perchè. Come sparisce e fugge: mostra per questa E perciò disse ancora nella bellissima e dispe comparazione. si può dire che egli sia una ama maniera se non Madonna Laura ed Amore:- rezza dolce o una dolcezza amara. che si doveva dir » Veggio negli occhi della donna mia prima. Nè si me ravigli alcuno. Ma perchè in questa ma vuta dentro.- Che dolcemente mi consuma e strugge. E vo cantando.

scani contraffanno in questo i Greci come in molti altri modi di favellare onde è forza. che il Poeta. per av » Né sa con l'alma nella fronte espressa ventura. 549. Il che credono alcuni. cioè a quelle dolcezze e piacere Quanta dolcezza unquanco che sento io –Quando voi: parlando a Madonna Fu in cor d'avventurosi amanti accolta Laura ovvero agli occhi. onde tanto significa a noi nessuno. che in questo modo. come fanno nella la Disegno colla mente il suo bel viso (1). dalle fasce e dalla culla Soave sì. chiamato a buon diritto essendo nulla non si può appena immaginare il gran lume della moderna anatomia. la tra nulla. di Brusselles. e non vogliono sapere che i To Che sempre m'è sì presso e sì lontano. fu professore a Montpellier. - gua tanto significa nulla toscanamente. onde di e notte si rinversa E l'aria del bel viso Il gran disio. e nel troncon d'un faggio: una barbarie così fatta.–Tutta in un loco: se tutta si (3) Son. od un colle non nulla. –Quanta dolcezza: tissimo Vesalio (5) nella notomia fatta da quanta gioia e piacer. – A quel ch'io sento : » Cercare altrui e ritrovar sè stessa ». Che forma tien dal variato aspetto. che lando: di sopra si favella di due amanti solamente. parendo loro. Parte I. in cui Amor si trastulla: I vidi Amor. il che allegati di sopra disse pur degli occhi par non pare a proposito. perchè quello che non è.) . avevano avuti tutti gli amanti. Parte I. e pur nel primo sasso negazioni non affermano. a Padova. Parte I. che i begli occhi volgea E credo. in monte: e però non si può intendere. alla fortuna avversa Da indi in qua mi cominciò a parere (1): Questo rimedio provvedesse il Cielo. (4) Canz. A me piace più Del bel dolce soave nero e bianco (3). ragunasse e ponesse insieme. Stanza IV. perciocchè nella nostra lingua due Talor m'arresto. sa sto sono d'accordo. t. che il favellare in cotal forma sia un fare del sì no. rispondendo quasi ad una tacita Ed altrove nella difficilissima canzone: Verdi obbjezione. a Roma –Vedi la Storia del Tiraboschi. Stanza 111. E nella stanza che seguita: e del no sì. – E nulla: ed (5) Andrea Vesalio. e qualche cosa non cade compara qual cosa è manifestissimamente falsa come ne zione. disse: lato di sopra con ragione. a Ferrara. E così vuol mostrare. Parte I. fa mente. pensando che in una lingua regolata non si dovesse tollerare Nell'acqua chiara. il che non Bembo: possono. a quel che i sento. e nel bianco Che mi scacciar di là dove Amor corse (4). dicono. – Fu accolta unguanco: fu mai ragunata in fin qui. ma solo in non vi sarebbe comparazione nessuna. Tra 'l bel nero e 'l bianco: non poteva descri Credono alcuni. quanto Ove porge ombra un pino alto. che Aristotile e Galeno. come disse là: Volgete il lume. ed in questo luogo di tutti. che non è colore nessuno veramente. il che. come altra volta s'è aveva egli nel vedere pure una volta volgere detto. (M. e. mente amarono. non vogliono. Soavemente tra 'l bel nero e 'l bianco come li volgeva. brevemente. e non che intendere. si fossero posti insieme ed agguagliati a quel solo piacere che Nel che dovemo sapere. che comincia: non nessuno. dimonte non ci si può rappresentare in alcun modo. a Lovanio. onde nei versi velli ora in questa quarta degli amanti. o volendo mostrare d'aver favel panni. a Parigi. C. perchè questo era di rado. p. Torto mi face il velo. che negli occhi rebbero stati nulla. posponendo tutti gli stati felici ad un guardo solo di Laura. Ma l'ora e'l giorno ch'io le luci apersi che se tutti i piaceri che infino a quel giorno Nel bel nero. per isfogar il petto. II. anzi dipignerli più leggiadra lato nella stanza precedente degli amici. o lodino la toscana. come disse di so Quando voi alcuna volta pra. verso quello. onde disse: E la man che si spesso s'attraversa Di tempo in tempo mi si fa men dura Fra 'l mio sommo diletto L angelica figura e 'l dolce riso. VI. Alcuni altri dicono. dica. quanto E in tutta la stanza che seguita. III. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 85 rata canzone:-Di pensiero in pensier. cioè agguagliato e comparato a quella cosa. che sia P l'ho più volte (or chi fa che mel creda?) cosa biasimevole e barbara. Onde dice. fiori nel secolo XVI. che il Poeta avendo favel vere gli occhi. Quanto alla lin . XCIV. E gli occhi. dire il contrario Allor ch'i miro e penso di quel ch' altri vuole ed intende. che in que benignamente gli occhi di Madonna Laura. e negli occhi degli animali ed in quel dissima lode dei medesimi occhi medesimamen li degli uomini apertissimamente l'eccellen te dagli effetti. ch'ogni altra vista oscura Al mio imperfetto. (1) Canz. o per mostrare la benignità di lei.-Volgete alcuna volta: Tutta in un loco. – Soavemente: o per mostrare il modo. E degli occhi leggiadri meno oscura (2). ed è questa una nuova e più che gran mostrò. Parte I. è nulla. Nè sanno Quanta aria dal bel viso mi diparte questi tali. e sopra l'erba verde Veduta viva. come si vede nell'arco baleno. XXXI. o E per questo ancora disse il reverendissimo che essi biasimino la lingua greca. – In cor d'avven (1) Son. perchè apparenza. tina. turosi amanti: nei cuori di quelli che felice (2) Ball.

che 'n culla (1). Che lore che usciva della luce degli occhi suoi. lo mostra il Petrarca Ed è culla propiamente toscano. perchè s'annidiava in quelli. e perchè. si può intendere in due modi. CLXVIII. Amore. cioè avemo da natura non gli pareva essere diventato perfetto e felice. (2) Son. disse. i quali sono gli strumenti benchè sarebbe cosa lunga e fastidiosa molto.– Si trastulla Amore: piglia gioia e di letto. Parte I. e que begli occhi Ove si siede all'ombra (1). Sua ventura ha ciascun dal dl che nasce (3). Il che è lecito usare alcuna volta. e massimamente in versi. Ed il nascere imperfetto » Al piacer sol d'un vostro sguardo è nulla». dove soggiunse nel medesimo significato: E che trastullare significhi dar giuoco e di Quanti son già felici morti in fasce. – Al mio impefetto: cioè all'imperfezione l'aurato carro (2): mia usando il concreto in luogo dell'astratto. di per sè. il che egli attribuisce al cielo come astrologo. . mostra d'esser nato più imper atto cotale potenza. e di poi avendogli dato cat perfetti. virtù. letto e in somma trastullo. perché seguita dal nascere il fasciarsi modo si dovesse tollerare nel libro che egli scris l e l'esser cullato. come là: Ma mia Fortuna a me sempre nemica (2). i migliori strumenti. X. CCI. stando in noi il diventare vir come cristiano a Dio. » L'anima semplicetta che sa nulla » Salvo che mossa da lieto fattore la qual parola è di quelle che si possono usare » Volentier torna a ciò che la trastulla». e questo è l'unico ri medio. E così nascendo buoni e vir to imperfetto. o av versa e contraria non è in potestà nostra. e noi Fiorentini usia mo spesse volte zana nel medesimo significato. e tanto significa dalle fasce se latinamente: De remedio utriusque fortunae. come nel latino. agevolmente. non meno ad rimedio: cioè gli occhi di Madonna Laura. e questo è quello che dice il Poeta tiva sorte lo ristorò col farlo innamorare di in questo luogo. La qual cosa egli non solamente tollerò come ed è questa locuzione topica cavata dai con prudente. nè senza elle. Nel quale il poeta non ri. ma la facoltà di poterle apparare coll'esercizio. cioè all'imperfezione della natura ed all'avversità è bene in nostra potestà il vincerla cioè sop della fortuna. volendo. Grandissimo dunque benefizio e quasi incomparabile riceveva il Poeta dagli «1) Canz. potemo. e ancora nella stanza che se Madonna Laura. Onde chi arà i sentimenti miglio come si vede in questo.. po la fortuna ci sia o amica e favorevole. opera ancora meglio e più quali vanno crescendo ed innalzandosi tuttavia. se non che il mirare gli occhi di Madonna Laura. noi non nasciamo nè colle che egli. favellando. o per maggior modestia. o almeno di complessione debile. (3) Son. oltra il piacere che ne pren operi senza i sensi. e per lodare più la virtù tuosi in potenza. e dalla culla –Al mio im come uomo. come dice Aristotile nel se condo dell'Etica. e non vita.Alla fortuna avversa. ed altrove disse: ed il Petrarca disse ne' Trionfi: Miri ciò che'l cor chiude Lodando più 'l morir vecchio. – In cui. XXXV. e non è dubbio alcuno che chi ha tanto sono spessi i concetti di questo poeta. creava in lui tali pensieri e così fatta virtù volte. Questa farebbe la seconda parte quelli che hanno gli umori più temperati. (2) Son. come nella prosa. e così d'imperfetti farci fetto degli altri. dell'anima. Parte II. – Il Cielo: e si intende la particella trarca. dai imitazione di questo luogo che di quello nella quali mi viene ogni virtù. così nel nel decimosesto Canto del Purgatorio disse: verso. Parte I. veduto di sopra. ma ancora insegnò ad altri in che seguenti. e Dante ancora che dica ancora cuna. o particolarmente con qualche di perfetto la fortuna avversa –Questo rimedio prov fetto. o dalla culla di per sè. nel quale splen dissimo Bembo parlando d'Amore: dore. o esse virtù. se noi usassimo di di nerano miglior sangue: il sangue migliore ge viderle come si potrebbe. (1) Trionfo del Tempo. più espressamente che altrove quando dice : vuol dire altro se non dal nascimento suo. Stanza II. ridurre in dei begli occhi.86 LEZIONI lui pubblicamente nello Studio di Pisa. e forse doverebbe. ma non sem » Tutto quel che gli amanti arde e trastulla pre come fanno alcuni. nera migliori spiriti. perchè vedesse il Cielo. onde dice: – E credo: parlando portarla pazientemente. quanto dalle imitando Seneca. il quale lo ha genera tuosi e buoni. E che la fortuna fosse inimica al Pe modestamente per non affermar del tutto l'astro logia. – Questo Onde il dottissimo Bembo. sarà più atto a tutte le cose e massimamente all' intendere: conciossiachè l'intelletto non vuol dire altro. come s'è » Che m'ebbe poco men fin dalle fasce ». benchè si medesimo in altri luoghi. ma non già scrivendo per quanto io credo. come sono tutti gli uomini. lo dimostra apertamente in molti luo che–Provvedesse dalle fasce e dalla culla: quello ghi e nel sonetto: – Cercato ho sempre solitaria che i Latini direbbero ab incunabulis. o generalmente E credo dalle fasce. d'imperfetto ed infelice che era prima. come avemo detto altre deva. acciocchè egli mediante il va gue come vedremo. ge di questa stanza quarta. Parte I. – Il fasce e dalla culla insieme: onde disse il gran lume: lo splendore. come testimonia tante fine del sonetto: Quando Amor bagna in mar volte. ma tesse sopperire all'una cosa ed all'altra.

hanno piuttosto scritto parte quello che ºunarum habitum. questo sentimento sia il vero. come dice nel ºnetto dichiarato altra volta da noi in questo lºgo medesimo: Orso. sto parte di senso. Dico "ºtto: – La donna che il mio cor nel viso dunque venendo al fatto. Parte si I. umano ed angelico. Con ciossiacosachè molti. come noi diciamo –Dl e notte: sem tini. nos intus ad omnem mio. (1) Canz. Stanza I. e come animale divi º volta che la parola la quale seguita dopo no. – Per isfogare il d'intelletto. come bestia. però fu conceduto. niuna ºde: per li quali occhi. anzi dal destro sole vertisce il maestro mio e degli altri migliori Della mia donna. secondo il poco giudizio "ntenim natura prius. e non furon mai fiumi LEZIONE SETTIMA º magni: quando dice E d'una bianca mano anco mi doglio Ci è stata sempre accorta a farmi noia Fra tutti gli animali. che sanno nelle sue dottissime prose) si dice Ispagna. LXxv. svegliare. venir virtù di poter rimediare ad ambedue come sfogare. e come angelo. anzi quasi inge ºre non casus est quaedam flere voluptas nerato l'amore negli uomini. E questo dice perchè diventare fiera mediante il senso. che come animale razionale. come animale bruto. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 87 occhi della sua donna. tutta la leggiadra ballata: Lasciare il velo (2). E ho dove egli si ricorresse per non chiamare gli detto ordinariamente. Parte II. tutto quel poco che delle º mihi difficile estinitari gaudia falsa. sovvenendogli di sì alto così nel verso come nella prosa e tanto nei ricompenso ed ampio ristoro. per ºss xxiv. cioè cuore – Tien forma: gne. o veramente. º(5). fra tutte le creature di tutto l'universo. Ca. e questo è massimamente quando medesimo. che seguita nella stan cale i ordinariamente. III. cosi altrove: E per questa cagione medesima (come n'av Che dal destro occhio. come disse o distinzioni. vi si pone dinanzi la vo mente tutto quello. e que mo. X. tristo. diffinendolo e dividendolo minutissima ºnbima e similitudine –Dal variato aspet to: di Madonna Laura. e parte come dice in mille luoghi. il quale è mortale. il che è il medesimo. –Si rinversa: si versa è. E grande ingiuria veramente gli fa la seconda consonante è liquida come si vede tera così il velo adombrando. conciossiachè egli solo essendo compo º non era altro che il pianto e sospiri suoi. per meglio dire. I. onde. Stanza VIII. bestiale. che vano e superfluo. Parte I. (*) Bill. io. perchè alcuna volta non occhi di Madonna Laura ed i suoi con un nome vi si pone. . Nondimeno. berissimamente con più brevi parole e più age per questo disse ancora Tibullo: voli. ma alta mente e dottamente favellato in tutte le lin º il qual petto. (2) lnferno. che da Dio ottimo e grandissimo mi sa ranno concedute. sperare e simili sempre queste cose. posciachè da loro gli la preposizione per comincia da due consonanti. che la pura verità. per li pensier in pensier. nobilissimi e dottissimi Accademici Fioren trovescia. pare piuttosto impossibile e te ti stesso nella prima stanza della canzone: merario. come in questo luogo a presente dicendo: – Torto mi face il ve isfogare. ed altrove. E di qui º CLXxvii. Parte I. come solete. egeriturque dolor. dovrebbe essere. per attendervi la promessa. – S attraversa sì spesso: s'interpone così soven Io venni sol per isvegliare altrui (1). se E'l volto che lei segue ove ella il mena. conferirò oggi li º turba e rasserena (4). Canto III. ºss. varie specie e diverse maniere d'amore pare a fi0razio medesimamente nella Poetica: me. ispirito ed altri infiniti. che quello che è contenuto. di monte in monte: chè la via del filosofare non deve essere pre cisa a niuno. come uomo. del quale hanno ºplaur lacrmis. può non meno º. starete attenti. h-E la man: e la mano – Che: la quale. sclamò affettuo nomi quanto nei verbi. » Non isperate mai veder lo cielo (2) ». E perchè piangendo e sospirando si sfoga in parte il do niuna potenza può ridursi all'atto senza alcun ltre 0idio: mezzo. perciocchè non l'anima mente. Parte I. al mio destro occhio venne (1). cioè il cuore pigliando il contenente per trasformarsi in angelo mediante l'intelletto. e la natura non manca mai nelle cose necessarie. come si vede in in trovare. come la mano facendogli scoglio. che si possa dire senza menzogna. lo dimostra nava meglio che fosse. il quale è immortale. Parte I. e parte quello che a loro tor Ed. ma il viso l'anima. che il volerne arrecare nuove divisioni ºlta il viso. nè più varia nè più maravigliosa dell'uo Pre-Il gran disio: l'intenso desiderio. ed altri tali. Quanto alla lingua è da notare. istoria. tanti e tanto non solo lungamente. anzi. nasce che le specie dell'amore sono tre prin cipalmente. Econtra gli occhi miei s'è fatta scoglio (3). te-Fra'l mio sommo diletto: cioè fra gli oc E Dante medesimamente: chi di Madonna Laura descrivendoli nuovamente in nuovo modo – E gli occhi: s'intende miei. che l'uomo si può considerare in tre modi.

non tanto non pur quante siano le specie e le ragioni di per temenza. che. ed ora altramente si Ancorachè queste canzoni tutte e tre di chiama. Ed in questo modo menta e parte la ragione. perciocchè il pri Per quel ch'i'sento. E fece suole divenire angelico. secondo ch'io stimo. E quelli. Sì come talor sole. atterrandoci dietro il senso. e la a noi stessi. Ma perchè que stie. senso. dicendo nella più imperfetto che perfetto. e si possano chiamare non dilettando se non l'intelletto. sono non altramente se non se per accidente. si dicono amare d'amore onesto. come fanno il più delle volte gli uomini eloquentissimo e singolarissimo filosofo. e però l'a. tuttavia piacque a mes parte più perfetta. o piuttosto dii. più alta stiale. così ancora si chiama be numero. così alzandoci al cielo. non pur verisimile. gran fatto se non se gli uomini volgari e ple Pur com'io fossi un uom di ghiaccio al sole. non amano nè i oltre il conservarsi le qualità dell'universo. i quali chiameremo contempla e poeta messer Francesco Petrarca. o i rei e no stiale. o secolo. o amando prima pigliarci e seguitare non meno l'amore onesto l'animo e poi il corpo. anzi prima. bei del tutto. seguitando parte le senti gione di più beni che mali. com'io temo amori sono diversi tra loro. lo quale è comune a tutte. L'umano onesto è più tra sento nel medesimo albergo – Apparecchiarsi. e perchè siano dif ascoltando sempre una cosa medesima. si di E perchè un uomo medesimo può in diversi cono amare d'amore giocondo. fanno così gli uomini come le donne mediante sono non altramente che le bestie. senza bitazion principale de'molti e vari effetti che aver cura o pensamento nessuno all'animo. L'ultimo. oratore egregi e virtuosi. ove occhio altrui non giugne. che l'amore che il giocondo. e volendo sto può avvenire in due modi. che in al mente il corpo e secondariamente l'animo. e insegnimi 'l cammino. onde di que una sola. però nella fine di mossi dalle bellezze interiori cioè dalle virtù. cioè l'angelico il quale or celeste ed or divino. non dilettando se non i sensi. Onde tutti quelli. L'umano giocondo è nuazione che fa il poeta stesso. dilettando prima la ond'io più carta vergo. tivi. perfetto che imperfetto. dietro l'intelletto. se cevoli? gli risponderei per ora. pendano l'una dall'altra. si duce sempre buoni. mo. siccome sono uomini. mezzi tra gione di più mali che beni. e più quelli che Trovo 'l gran foco della mente scemo: più sono materiali. che la parte ser Francesco di fare il proemio ancora a que più imperfetta. cora che il fine di tutti e quattro questi amo Amor ch'a ciò m'invoglia. secondo i filosofi. tavia essendo il dilettabile di due ragioni. or la Che 'l dir m'infiamma e pugne scivo ed ora altramente si chiama. conoscende i . senza aver pensamento o l'amore bestiale produce sempre cattivi effetti. dilettando prima fine della prima: – Però sii certa di non es e più la parte imperfetta. questo nostro o paese. onesto ed angelico. il quale or ferino. amano principal pare necessario. E così Poi che per mio destino avemo quattro specie. per lo contrario. cura nessuna al corpo. cioè l'anima. ri sia il dilettabile o non sia senza diletto. ma in che modo. tro o secolo o paese si faccia tutto il rovescio. amore. sen E col disio le mie rime contempre: sitivo ed intellettivo. tut Sia la mia scorta. e più ornata che non sono l'altre due. che come tro che gli animi. quanto ferenti l'una dall'altra. così a mio condo può. parte delle quali chiameremo amore giocondo. così l'onesto è ca questi due estremi. ed ordinari. i quali. nè soli gli animi. che noi chiameremo attivi. o amando pri pure rimanere uomini. è imperfet Nè per mio ingegno (ond'io pavento e tremo). come è. ma parte gli uni. secondo noi. tratti più dal senso che dalla ragione. E se i più fanno per lo più umano. che sia in poter nostro il divenire così angeli e parte gli altri. avemo la libertà d'ap ma il corpo e poi l'animo. Ma quelli. cioè l'animo. come be l'amore loro si chiama umano. che. leggiadrissima ed ornatissima amano principalmente l'animo e secondaria terza ed ultima sorella dichiareremo. non pur fanno il più delle volte gli uomini dozzinali durar sempre. cioè il corpo. di quanti mente il corpo. questa dolcissima. quinci è. è perfettissimo e lodevolissimo di tutti. o i buoni e giovevoli. non amano al trattarne altrove più lungamente. ed alcuna volta mesco Ma non in guisa che lo cor si stempre landosi insieme amendue. che ser sola. così l'angelico li pro che gli angeli. E così avemo veduto il proemio. per iscusarsi con i begli occhi. tempi amare diversamente. i quali seguitando le sentimenta Ora chi mi dimandasse per venire alla du solamente non amano altro che i corpi. dovemo dar la colpa di ciò. giocondo. pare corpi soli. se non gli uomini radi. levata l'ultima parte. diventare be giudizio è ancora più grave alquanto. Onde di questo non amano Anzi mi struggo al suon delle parole. parte all'usanza e corruzione di seconda amore onesto. tissimo di tutti e biasimevolissimo negli uomini. Ed an Che m'ha sforzato a sospirar mai sempre. ovvero sorta d'amori: A dir mi sforza quella accesa voglia bestiale. tolta via pur l'ultima parte. e come il giocondo è ca chiama angelico. cioè il bestiale. serbandomi a guitando la ragione solamente. ma contenere tutte le cose. come è. tratti più dalla ragione che dal amori e di quali amasse il nostro dottissimo. è di due guise: la prima altramente. la quale come è l'ultima. Quelli poi i quali. l'amore: Quali credi tu che siano in maggior more loro. E come il gio sta terza. cioè il corpo. la conti singolari. e però l'amor loro. come ne mostra oltre il proemio della sto non amano. LEZIONI 88 ciocche quelli. quinci viene che gli Di soverchia dolcezza. che l'uditore non fosse stanco. così l'onesto. ed in quella della seconda: – E l'al la perfetta. come dovendo il mondo. Perciocchè mossi dalle bellezze esteriori.

almeno insegnimi esso strare. il che più mi piace. E benchè io conosca che gli affetti e spi il desiderio che io ho di lodarli. Stanza II. che quei dolci lumi Conobbi allor sì come in paradiso S'acquistan per ventura e non per arte. ADagli occhi ov'era (i' non so per qual fato) Che 'l dir m'infiamma e pugnes e perciò disse Riposto il guiderdon d'ogni mia fede (4). Parte II. manca la vita. e quello che i Latini nel proemio di tutta l'opera: dicono propter. Questo è il primo gnere (quasi dica il che è maggior cosa) e pur luogo dove il Poeta chiama amore. (1) Son. come Sia la mia scorta: sia quegli che mi scorga e ravvedutosi di questo. e temo non adopre Contrario effetto la mia lingua al core meno io le ho dichiarate e dichiaro più per Che vorria far onore (1). di sopra: Ma più chiaro che negli altri luoghi nella fine Canzon. (4) Son. . e però egli disse ticella di significhi per. in tal guisa s'aperse Quel pietoso pensier. Vede l'un l'altro. – Per quel ch'io sento Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono ove occhio altrui non giugne: o nel cuore come Di quei sospiri (1). ma ancora giore spressione come fanno i poeti cioè: mo lo infiamma più di maniera che egli si strug strimi come io debba lodarli. come dice nel rimirare la vaga luce de'begli occhi santi. – Come io temo: come io dubito. quello che lo spigne a lodare i begli occhi. percioc quale mancando. fare come gli altri e soddisfare in qualche parte all'ufficio mio. ch'altri non scerse: IEd altrove Ma vidil'io. Poi dubitando. XXV. vengono secondo Aristotile tutte le virtù in tutte le sè ed anco per muovere compassione ad Amo re. che volendo io. Parte I. I. soggiugnendo che il parlare di quegli oc che sia la mia scorta per più adornezza e mag chi non solamente non l'acqueta. LXXIV. – Insegnimi il cammino: è il medesimo di. nondi Tacer non posso. tu non m'acqueti anzi m'infiammi (4). ed agguagli il po debbe giustamente esaudirlo. Parte I. – di non morire per la troppa dolcezza. XII. Parte I. lo prega che ne lo guar guidi. VI. risposi io. LXXXVI. Parte I. che lo chiama con ragione. IV. che faccia bisogno di raccontarli. Ma non in guisa. è più che notissimo. perchè sempre: e questo dice per maggiore scusa di dal cuore. (2) Son. se ciò fosse. e cercando di lodar nella consonanza delle rime.3 io avessi pensato. ch'altrui abbaglia (3) Non vi s'impara. che lo corsi stempre: sentiva Dice dunque – Poichè: poscia che – Quella dentro il core tanta dolcezza il poeta nostro voglia accesa: quello ardente desire. dove egli sentiva cotale dol Ed altrove: cezza: e niuno può rimirarvi: o piuttosto. che si care donna Laura. E che la par miere altro non sia che sospiri. (2) Canz. come nella i concetti fanno una melodia tanto soave che canzone: non si può in modo alcuno dare ad intendere a chi non lo sente e conosce da sè. e sono i sospiri del Petrarca più manife membra con temperamento mirabilissimo. e per mo: non posso aiutarmene. Stanza IV. – E contempre geva cantando non altramente. lo sti. nella dolcezza dei numeri e tale aiuto. de' begli occhi. quando disse a Madonna Laura: via l'invoca due volte obbliquamente nella pri ma stanza e nella seconda. che per altra cagione. Stanza Vill. ch'altrove non m'affiso (3). E ben del secondo ed ultimo capitolo del Trionfo chè non indirizzi il parlare ad Amore. lui esser tere alla voglia. ed in somma amore. che la neve al le mie rime col disio: cioè faccia che quale è sole. Parte II. Ove. – Che lo cesa voglia – M'ha sforzato a sospirar mai cor si stempre: cioè ch'io ne morissi. onde disse: Ed altrove disse: L'infinita bellezza. e che egli quello che io debba dire. onde egli disse altrove: Fosser le voci de sospir miei 'n rima (2). (3) Son. Dice dunque nella prima: Posciachè quello Amore mi sforza a ragionare Ovunque fosse stabile ed immota. se avesse tale potuto siderio che dall'amore gli nasceva. (1) Canz. vogliono alcuni. o almeno il de che dubitava di morire. come s'è detto più volte. (3) Son. perchè la rota Terza del ciel. ed in somma diami dria delle parole. o nel viso di Ma . C1 1 1. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 89 quanto sua lode fosse ingiuriosa a loro. negli occhi. di sotto. – Di soverchia chè si può dire che tutto quasi il suo Canzo dolcezza: per lo troppo piacere. mi alzava a tanto onore tiene il procmio. Per mio destino: disse così perchè egli attri Sempre si mostra quel che mai non vide buisce l'amor suo moltissime volte al destino Occhio mortal (ch'io creda) altro che 'l mio (2)- o al fato. Parte I. tali siano i riti di queste canzoni consistono nella leggia versi con che io li loderò. Parte I VARtari (4) Canz. tutta della Morte. dice. nelle quali si con Questo no. – Mi sfor sprimerla con i versi quale la sentiva nel core: za a dire: come di sopra i Ma contrastar e però quasi ravvedutosi dice – Ma non in rion posso al gran dislo – Che: la quale ac guisa : ma non però di tal maniera. il quale mi sforza anco a pia Amor ch'a ciò m'invoglia. che insieme con Madonna Laura non la biasimi. 12 . fra 'l bianco e l'aureo colore.

tua carmina. nec quae volte avviene e massimamente nell'amore ben Sarosas inter decurrunt flumina valles. . prega di sime Egloghe. onde non potendo altro. egli per mostrare. – antichi. ch'io dica : seconda Egloga: Amor in guisa. Stanza 1. – Mi porse ardire: mi tempo della prima etade: diede baldanza. – Sì possente è 'l voler: di tal forza e e l'udito stemperato. virtuosi e prudenti. e la ragione sole. – Qualche breve riposo: al Propter aquam. – Trovo scemo il gran fiuoco Or m'abbandona al tempo. I nol posso negar. non essendo meno. – A ragionar: ch'io ragionassi. dice. – Al mio Siccome talor suole: cioè scemasi cantando il desire ardente: all'accesa voglia e gran foco gran fuoco della mente ed il dolore. tanto era il desiderio che lo simo messer Jacopo Sanazzaro nelle sue dolcis trasportava.9o LEZIONI Nè per mio ingegno: cioè per mia facondia Mi porse a ragionar quel ch'i sentia: o eloquenza. che non E perchè alcuni riprendono il Petrarca in que aveva la ragione in sua balia. Non so lamente. mostreremo un'altra volta quando ed a quali poeti sia lecito gloriarsi. e contrastar nol pote. onde disse di sopra: Anzi mi struggo al suon delle parole. – Or m'abbandona: or mi lascia. IV. ovvero ed altrove ancora: in ipso articulo. Parte I. (3) Cauz. Parte I. aut udo in gramine ripa a trovar nel dire. CLXXXII. dalla quale Nam neque me tantum venientissibilus Austri. dulces Qrgnorum audire querelas. degne per mio giudizio di star nuovo Amore. donna. – E qualche tregua: che significa il medesimo per maggiore spressione. – Nel cominciarº quando Dulce sonant. XC11. tare in versi pieni d'amore quanto ho comin si può dire sicuramente ch'abbia il gusto sordo ciato. 1. Perchè cantando il duol si disacerba (1): – Quel ch'io sentia: quanto io sentiva. non perciò potette ritrarsi di Il qual luogo imitando il nobilissimo e lottis non seguitare . Lycida. come disse di sopra. (2) Canz. – Pur com'io fossi un potere è l'ardente desio. – A dire: e ghiaccio. giare il dolore: onde Nemisiano ancora nella Mostrimi almen. Ed altrove medesimamente: Questa speranza ardire E chi discerne è vinto da chi vuole (2)- (1) Canz. e si dilegua. che se mai venissero all'orec colti o dotti i pescatori moderni. (1) Son. di lodarli ed acquietare un poco la mente. quello che i Latini direbbero in tempore. per una cento. o negli occhi di Laura. ciocchè ancora quelli che sono in grandissime E la ragione è morta. della mente: cioè non so cantare in guisa che Ma pur convien che l'alta impresa segua. fece che egli incominciò. ed al dolor soccorro (2). maggiore uopo. – Ch'io segua: ch'io seguiti Veggo la sera i buoi tornare sciolti e vada dietro. Parte I. Onde Virgilio disse nella Buccolica: La speranza che aveva il Poeta di cessare alquanto col cantare de'begli occhi l'accesa Quae tibi. il quale chiama volere come altrove nel sonetto: simo. che mi trasporta . poi trovandosi abbandonato come le più delle Nec percussa juvant fluctu tam littora. non m'acqueto cantando. – Al tempo: al Dirò. va) Son. – Trovar parlando: avere Alcronum lamenta. Trovar parlando al mio ardente desire Non sia dal voler vinta (1). – L'alta impresa: di lodare si Dalle campagne e da solcati colli (3). ma di pietà la faccia amica. XII. Stanza v. che gli conceda almeno tali e con quelle di Virgilio. mi struggo al suon delle parole. appunto quando n'arei bisogno: Parlando han tregua. o afflizioni sogliono cantando alleg Che tenea 'l freno. necmihi malim cominciai a cantare. – Ma pur: ma nientedimeno. che se mai percote Gli orecchi della dolce mia nemica. quae tali reddam pro carmine dona? sua voglia. che i pastori chie di Madonna Laura la facciano pietosa. anzi E l'ingegno paventa a l'alta impresa. – Con E. ch'ogni buon'alma aſfiena. per Sì possente è 'l voler. ma era signoreg sti versi parendo loro che egli lodi sè mede giato dal senso. Non mia. perch' i sospiri. Qualche breve riposo e qualche tregua. cuna quiete. io possa scemare l'ardente desiderio che io ho Continuando l'amorose note. onde egli della mente. disse nella prima Egloga: Io credia: cioè credea. Tum vero ardentes flammati pectoris astus Carminibus dulcique parant revelare querela. – Questa disse nella gravissima canzone : – Nel dolce speranza: cotale speme. Paile I. o fatiche. tanto erano Continuando l'amorose note: segnendo di can dolci. vien: m'è forza. Stanza I. o piuttosto la neve si disfà sotto il perchè in noi son due parti contrarie. onde disse di sopra: che deve comandare come signora negli uomini Quando a gli ardenti rai neve divegno. E di vero chi non sente la dolcezza di queste canzoni e non si liquefà in udendole. Nel cominciar credia Che la ragion. o den ed altrove: tro il core mio. – Che mi trasporta: il uom di ghiaccio al sole: non altramente che il quale contra mia voglia mi mena. per ch'un poco nel parlar mi sfogo. begli occhi e narrare tanti loro effetti. e nol niego. Parte I. o concetti e parole. il senso che debbe ubbidire come servo. – E si dilegua: si fugge e spa risce via.

. ma fonte di pietà. tra » V'armate contro a me d'ira e d'orgoglio. come rali ed intellettive. sentia. ma nelle virtù mo torna meglio. vedeva. oltra le cose dette. – Della mia dolce nemica: di Madonna Laura Questo e quell'altro rivo come altrove: Non conven ch'i' trapasse. e quan » Bella guerriera mia. fati queste canzoni non si può dichiarare con pa carono sempre brigando coll' uccidere i mo role. – Se mai: il mio canto. me sentiva. Nè osta che altrove la chiami non Gli animi fur sì accesi: furono tanto invogliati solamente pietosa. leggeva. disse: Sol di lor vista al mio stato soccorro. quanto aveva tutto il mondo. di giadria e giudizio. come pensano molti. onde chi li poteva mirare. leggea. ma morta a dimostrare Dico: Se 'n quella etate. ed alcuni scano. . che con gloria di loro immortali. ma di pietà la faccia amica. o di Non mia. e Platone e tanti al persone singolari di tutte le coniugazioni for tri filosofi non intesero altro con tante fatiche niscano nel tempo passato ma non compito in e sudori loro se non far gli uomini prima buo questa sillaba va. quell'altro. Onde alcuni come Ercole. usano diante l'intellettive. tanto che per dirlo brevemente. Cose cercando. come amava. anzi ch'io moja (3). questa è la vera consonante e fare vedea. e l'onorate strimi amor: piaccia ad Amore di mostrarmi. s'è detto di sopra. per traslazione da cavalli. nè so immaginare uo Ed altrove la chiamò per la medesima cagione mo tanto insensato. il Poeta a narrare e tornando a lodare dagli ef Ed altrove: fetti gli occhi di Laura. si ritrovava compitamente tutto insieme favellare non meno leggiadro che onesto. (3) Canz. perchè si spesso do quell'altra. – Emorta: non disse sviata come altrove. i quali. ed Amor volse niera che. e farsi non meno con altrui utilità. stri. mediante le virtù morali. che non aveva più speranza di riaverla. poscia beati. che io per me non arei creduto La mia dolce nemica. contrastar nol puote: cioè non può contrastare L'industria d'alquanti uomini s'avvolse e combattere col senso. – Al Pe” diversi paesi. e in quegli occhi. nel quale oltra l'altre cose si contiene l'invocazione ad Amore. onde soggiugne. comincia Ch'ancor me di me stesso tiene in bando (2). ed amore vollero mettere tutte le vir Mille fate. o altro. e vo' che m'oda questa stanza. In que bei lumi. conciossiachè tutte le prime e terze come Pitagora. I. E quando a morte desiando corro. o pare che sia. di ridurlo a tranquillità. . X. Socrate. non diremo altro in questa seconda stanza. tù compiutamente in quei bei lumi. – Che: nel quale – castissimi. ni. che il volgo ammira e lo e massimamente amorosi. – Gli orecchi: le orecchie. g -. cioè ammazzando i tiranni ed altri uomi Salvo che quel creda non è propiamente to ni perversi. che nel leggerla non si mo guerriera: il che mi pare più amorosamente vesse. la bellezza e soavità di Teseo e Giasone. sarebbe pietosa ancora verso lui. (M. cominciò quell'umilissimo fare come gli antichi eroi e filosofi. e la donne amiche: natura. e di (2) Son. come si è detto nella preſa (4) Son. l'impresa del Varchi. XLVIII. Parte I. e terra mute: A lor sempre ricorro.. i quali per ed altissimo sonetto: apprendere ora questa virtù. E die le chiavi a quella mia nemica. Come a fontana d'ogni mia salute. che solo il vederli scampa il medesimo. Dopo il proemio. ed a tutte. ond'io giojoso vivo. . perchè. non aveva bisogno per dive E il Reverendissimo Bembo. XVII. Ed altrove senza aggiungervi dolce. Stanza l V. secondo che a loro da. (1) Codeste parole formavano. e quando in » Portar si reverente e si dimesso ». e scienza. la quale reggeva la briglia. Perciocchè qual lode si poteva pensare detto. – Mo Poggi ed onde passando. che fanno i Latini che chiamano le lor maggiore di questa ? dicendo che Dio. mai che si fosse potuto crescere tanto dalle lodi date loro di sopra. – Percote: Locar compitamente ogni virtute perviene e tocca. uomini: cioè alquanti uomini industriosi. - nire perfettissimo in ogni maniera di virtù. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 91 soggiunse – E la ragione.così QUAG ciò si cooe (1). Della dolce ed acerba mia nemica (1). li loda di maniera in . queste sono le vere glorie. Parte I. favellano i poeti siste in quelle cose. anzi ritornando alla materia proposta –Se in quella tanto più quanto conosce i suoi disiri essere etade: se a quel tempo. Slanza IV. era benchè il sentimento paja diverso è nondimeno no di tanta virtù. – L'industria d' alquanti (1) Canz. Parte I. colla solita leg . E perchè. Parte I. eccettuata la prima. . o di bello. men: poi che io non ho altra speranza. Modo di buono. . » Ed in fatti e 'n parole a voi mi soglio passavano ora in questo paese.) . Onde dice: – Dico: pietosa. ed i via di farsi eterno. o dolce mia guerriera (4). ed ardenti. che tenea 'l freno: poeti poi mutano alcuna volta quella e in i. cioè signoreggiava come si vede in questo e molti altri luoghi. zione. perciocchè se Madonna Laura fosse va da morte il Petrarca. – Ch'io dica in guisa: che io canti di ma Poi che Dio. e Natura. E questi sono i veri ono cosi i prosatori come i rimatori di levare quella ri. e finalmente:. – Al vero onor: il quale non con come avemo detto altre volte. il più bel fior ne colse. per giovare al mondo. – E Ch al vero onor fur gli animi si accesi.

Ed è tanto lontano per avviso mio da circoscrisse come suole sempre dicendo. Girolamo mi sento morire per lo troppo amore. nè più ornata. ancorachè alcuni intendano que giudicare. (1) Rime di Dante. ne colse. nè più dolce di queste tre E 'l Ciel tra noi. che essi per ventura o non conosco Arte. nobilissimi accademici Fiorcm tini. ed aggirarmi per letto. CXC. Xl. che in pro e beneficio comune non curando non convien ch'io trapassi questo rivo e quel di sè stesso. Ed il Petrarca disse: In quante parti il fior dell'altre belle LEZIONE OTTAVA Stando in sè stessa. Canz. fame e sete ed ogni altro perciocchè sono il principio onde mi viene ogni disagio che i pellegrini intrica. e non ha le parole discordanti dall' intel bel fiore. sarà più age cioè a me basta rimirar nei bellissimi occhi di vole a ciascuno di voi il conoscere da sè stesso. che virtù non cura (3). » Così della mia mente tien la cima » (1). Ma io confessando Allora insieme in men d un palmo appare ingenuamente l'ignoranza mia. non pur bramando. Parte I. parte per prosuntuoso in dando cotali E nella fine di quell'altro: giudizi. perchè a lui passerò. – E cercando le cose onorate: e massima vista al mio stato soccorro: cioè qualunque volta mente le scienze.(M) . Ch'è sola un Sol. per lo essere il fiore non solo la più bella e Che mi fecer cangiar volto e costume (1). non pure agli occhi miei che molti non solo mi tengono. che e. nè più vaga. che in alcune edizioni chè ben conosco. ma mi predicano Ma al mondo cieco. solo il nel proemio sopra la Bibbia. mi cercando diligentemente varie regioni. per tempo niu Chi vuol veder quantunque può Natura no in niuna lingua. stanza V. XVI. se non quello l'altro. E soggiugne la cagione. e natura. Stanza II. il mio interpretamento non sarebbe altro. – Ne colse il più vedere quegli occhi soccorre e rimedia a tutte bel fiore: sta in sulla traslazione del fiore. (1) Canz. onde disse Dante: Fa di tua man. Poi che Dio e Natura ed Amor volse: Dio. Onde se non temessi. a l'ultima parte di questa ultima canzone pre ricorro. (3) Son. ma per tenere an Disiando: bramando. quanto in questa vita maggiore. almeno quello che egli pensa che vero per cercare le cose onorate e coglierne il più sia. D'una e dell'altra cosi cantò il Pe me sapessi e quanto potessi più chiaramente. che accompagnava l' une e l'altre. Natura. che (4) Son. non chiamerò mai prosun Locar compitamente ogni virtute: porre qualun zione dir liberamente colla lingua a tempo que bello e qualunque buono. – On ogni biasimo. La qual cosa rimettendo tutta nella sto e quell'altro rivo per Sorga e per Du sincera discrezione e discreta sincerità vostra renza (5). o non pensano. o io non lessi mai cosa niuna. (2) Canz. ha la sua luce sparta (2). XVI. freddo. ancora. ” La mia Accademia un tempo e il mio Parma -». – S'avvolse per diversi paesi: cioè andò lor loro. parte per ignorante in lodando tanto c celebrando i poeti toscani. io mora. e mute terra. come racconta S. e non vuol dire altro cogliere il fiore d'alcuna Chi nol sa di ch'io vivo e vissi sempre cosa se non torne il più bello ed il migliore. i quali infondendomi nell'animo del va chi. la quale è via Visibilmente. Dal dl che prima que begli occhi vidi. la quale. . che mi fosse imputato da certi. e scorgendo in essi tutti i beni. che mette foce nel Rodano. o a infingar (2) Canz. cioè: a me non bisogna. Parte 1. rendo caldo. Che un bel morir tutta la vita onora (2). che merita grandissima lode co de: cioè mediante i quali – Io vivo gioioso: lui. che s'inganni nel diversi paesi. che tutto quello che si può suole premettersi al Trionfo della Morte: arrecare da un mio pari per esposizione di così ” ºve Sorga e Duranza in maggior vaso ” Congiungon le lor chiare e torbid'acque. » Ma come fior di fronda. chente sia. Libro III. venga a mirar costei. CXLI. il leggerla o rccitarla venti volte o trenta. la bontà e virtù dell'animo. la bellezza e doti del corpo: Amore. Parte I. daggine o a saccenteria. ingegno. Stanza Vi 1. che a me il dichiararlo. sebbene può essere. come là: cora il primo e più alto luogo. I. Stanza V. E so bene. co (5) La celebre fonte di Sorga e il fiume Durance. come a fontana d'ogni mia salute: degli Occhi. la grazia e leggia O l'amore che io porto singolarissimo a questo dria. e il ciel può fare (4). per non dir peggio. dice palesemente. Parte I. Parte I. no. Ed maraviglioso e veramente unico Poeta nostro mi altrove quasi nel medesimo sentimento disse appanna ogni lume di buono e diritto giudizio in nel principio di quel sonetto: tutto e per tutto. canzoni. passare poggi ed onde. passando: cioè ora per terra ed ora per ma – E quando a morte desiando corro – Sol di lor re. soffe destano a virtute con una voglia ardentissima. e le pene e danni miei: onde disse altrove: però dice. – In quei bei e luogo quello che tu senti sinceramente nel lumi: e per dichiarare di quali intendeva li cuore. col favore di Dio e con buona grazia di non bisogni far questo dicendo: – A lor sem voi. trarca in un Frammento di Capitolo.-Poggi ed onde salute: – Siccome ogni arbor vien da sue radici. più utile parte della pianta.92 LEZIONI ce alquanti perchè i buoni furono sempre po Laura. di quelle cose onorate.

Talia dicta dahat. – Ch' io sostegno: la della tempesta per non avere a replicare la qual tempesta io sopporto. E questo prova tempesta. o il tutto per la parte.geminosque Triones. non è però che non siano differenti ganti: del quale mancando gli antichi. tradotti da lui. andar sotto l'Orse insieme colla Stella Polare e significa quello che appresso i Latini guber chiamata da noi la bocca del corno. d'Arato.pluviasque Hradas. E benchè ordinariamente si tempesta si rivolgono alla tramontana. cioè la mira e bersaglio mio. – A due lumi: a due stelle.feruntur. fine della stanza precedente. E qui voglio che stelle. trarca latino che comincia (1): E Lucano: Quis multa gracilis te puer in rosa Sed qui non mergitur undis Perfusus liquidi urget odoribus Aris inoccialuus gemina clarissimus Arcto. nondi vare la vita loro . come ancora in – Ch'ha: i quali lumi ha. Pyrrha. che non si mova eccetto le in aveva altro rifugio che lo scampasse. or quindi. è quasi un º necessitati di navigare di giorno con l'altezza contrappunto falso di non dotto e fioco cantore del sole. – Gli occhi lucenti: medesima parola dovendo usarla di sotto. Carm. E quel poco ch'i sono. o piut garmente diciamo perno. Lib. non essendo materia nè agevolis 41) Her. e quasi infiniti anni non siano per – Nocchiero: parola tolta dalla lingua greca. E benchè nell'una Orsa e nell'altra. ch'ha sempre il nostro polo. sub antro? Non dovemo però credere che un giorno dopo Dice dunque: – Come: non altramente che. Basta era. ed avendo detto nel Cum caeloque simul noctesque diesque. sima. gli occhi lucenti Ed altrove: Sono il mio segno e 'l mio conforto solo. – Stanco: per di mato da loro il moto dell'accesso e del reces mostrare o la lunghezza. oculosque sub astra tenebat. tuttavia il Petrarca disse duoi lumi poetica Mi fa di loro una perpetua norma: mente. allegando i versi Così gli ho di me posti in su la cima. SULLE CANZONI DEGLI OCCIII 93 dolce e così concordevole melodia. che mirar quelli e così giore. Così nella tempesta d'Amore: similmente nelle non essendo questo altro che una descrizione sventure mie amorose. eioè quegli che moto dato dagli astrologi all'ottava sfera chia governa e guida la nave. che sebbene io. che nei corpi celesti non dalle passioni e dal desiderio amoroso. trove rifuggire. o perchè di giorno non si vedono le ha fornita la similitudine sua. onde Pessima mutatis caepit Amoris hyems. intorno i quali si volge il cielo. Ch'io sostengo d'amor. – Il polo nostro: molti altri luoghi. non è cosa alcuna. stante il nator. Lasso ma troppo è più quel ch'io n involo Or quinci. siano più stelle. combattuto e vinto meno dovemo sapere. comincia in questo modo: Che il mio valor per sè falso s'estima. Polo significa appresso i Greci pava da morte. se non telligenze. così egli. tosto similitudine poetica e molto appropiata circa la quale si volge alcuna cosa: e Dante dicendo. li che navigano al Mondo Nuovo. E che le tempeste d'amore s'agguaglino alle come nè anco l'anima umana. I. non aven dica i poli del mondo essere due punti immo do altro scampo che quello solo per sal bili. matematiche. seguita ora in questa di me quello che appresso i Latini verter. Caetera labuntur celeri caclestia motu Continuando il Poeta a lodare gli occhi della sua Laura dagli effetti. – E 'l mio conforto solo: non – Di notte: o per mostrare la tempesta mag avendo altro contento. e di notte colle stelie. oltre che Ovidio disse: così perchè l'Orse non vanno mai sotto. cioè gli occhi. – Sempre: disse marine. seguitando i gramatici maggiore e minore. V. chiamate Che quel che vien da grazioso dono: dai Greci Kyvo a 3 pts cd II'Atzn. inge desimo significato esempio. ed in somma alla tramon latini e l'uso comune. o con altri segni. nè per accidente. Od. Arcturum. le quali come avemo detto più volte i begli occhi di cui s'è tante volte favellato. ed in somma quando il mare ha fortuna. dove. dove oggi si tempera la calamita. – Sono il mio segno: cioe – Alza la testa: o la parte per lo tutto. e volgarmente il piloto. non avendo dove al il capo. legga Cicerone nel secondo libro Senza loro a ben far non mossi un'orma: della natura degli Dii. onde Virgilio Come a forza di venti disse: Stanco nocchier di notte alza la testa A duo lumi. nè brevissima. Virgilio: si vede in quella ode leggiadrissima del Pe Arctos Oceani metuentes acquore mergi. – di Madonna Laura. come dichiareremo un'altra volta più lungamente. – A forza di venti: quando soffiano evidentemente il raggio sensale con ragioni più venti e con maggiore impeto che non bi. comparazione e si gnosissimo ritrovamento ed utilissimo ai navi militudine. piglio talvolta nel me tana. comme fanno oggi quel sopra una musica perfettissima. ehe la simili . o la grandezza della so. E chi vuole intendere più a pieno que Poi ch'io li vidi in prima sto luogo. e noi vol glio dichiararsi con una comparazione. che solo il mirarli lo scam cioè l'artico. per avventura. Grato. moltissimi. – sogna. come Amor m'informa. cioè quella parte. come si dirà nel luogo suo. che come i nocchieri quando hanno l lo chiamò stelo.. clavunque affrus et haerens Così nella tempesta Nusquam amittebat. ovvero della titubazione. erano tra loro. non si movono nè per sè. cioè l'Orsa notiate.

così chi seguita quegli occhi non falla mai. volte la Novella di Calandrino. . co grazia e liberalità di Madonna Laura che spon me si dice. foe dico secondo che da loro m' è mostrato tutto quello che dico e fo e Così dal suo bel volto come chi ha buon regolo va sempre diritto. chiarare. E E di ciò insieme mi nutrico ed ardo. VII. Parte I V. cioè tutto quel poco che io so ed opero. e 'n cima siede (6. per cagione di miglior suono: il che fece an E quel poco ch'io sono. – Così: in tal ma s'è detto altrove abbastanza. e tanto significa si duole o più tosto si scusa in quei duoi so netti: sola. Onde terjezione che significa dolore. e l'esempio è come una specie di l proposito: comparazione. (6) Cauz. Parte I. Stanza IV. i fallo. 1. Lasso me. – Orquinci. cioè di quegli occhi mi fa quel onde disse altrove: poco che io sono. ed alcuna e non è altro propiamente informare alcuna volta per provare. ma questo pare a me il sentimento zione in e dal nome vola. Noteremo ancora. Parte I. per sì ricca donna deve esser contenta. onde al biano l'una nell'altra. mi viene da loro. La vista. diciamo imbolare. CLXXIX. perchè essi Se vuol dir che sia ſurto. perciocche senza loro. come diremo allora –Lassol ma troppo è più quel ch'io n involo. (3) Canz. (1) Canz. ricordandosi quasi in un Che quel: che quella parte. benchè questo è più pro cosa che darle la forma. che le vocali quan do cozzano l'una nell'altra nel fine della pre niera. XVI. so bene. Onde dovunque è esempio. – Che vien: che subito quanto di rado gli era conceduto il ve procede e mi viene. se pure avesse » Le tante guise poi del mio gioire?» pensato. che altri spongono queste parole al Involare è verbo latino formato dalla proposi tramente. onde altrove a questo medesimo all'esempio. che tutta la speranza del suo Del Ciel. sono la mia norma. LXXXVIII. a cui era stato imbolato il suo porco. . come mostra più Senza lor: senza essi occhi. non gli sarebbe riuscita alcuna cosa. co me si vede in questo luogo nella canzone: – Lasso! Amor mi trasporta. e . e quasi dipignere le cose. Parte 1. non solo si levano come nei versi latini quelle Ed è questa locuzione topica propria de' To della precedente parola. ch'ella nol senta (2). cioè la parte che li vidi la prima volta. quanto accompagnata col pronome me. dai quali nella prima stanza delle tre sue canzoni nate pigliava e l'esempio e la regola a tutte l'opera ad un corpo quando disse: zioni sue. . dal dl che Adamo noi volgarmente cangiata la e nella b. ma alcuna volta quelle scani. – Poi ch'io li vidi in prima: dal di della mano e la pianta del piede. sempre dove è la specie. e veggio il mio fallire (4). Tien di nostra natura. Parte II. E nel seguente: E qui è da notare che il Poeta. ove io non voglio (3). scampo e tutto il conforto era nella dolce vi sta de begli occhi.) in luogo di la. (1) Canz. cioè regola perpetua. come ma non feci un passo. disse usando la trasposizione lasso. ovvero il regolo. così io avendo per regolo' Avendo detto nella stanza di sopra: i begli occhi. (3) Son. – Da grazioso dono: da derli se non di nascoso ed alla sfuggiasca. CLXXX. ed alcuna volta ancora si cam tanto in più alto luogo si pongono. Avendo Ed è sì spento ogni benigno lume detto il Poeta. per cui s'informa umana vita (2). in mirarli. E si pongono le similitu Come Amor m'informa: come m'insegna ed in dini così per ornamento come per meglio di struisce amore ottimo maestro di tutte le cose. e mai senza essi cominciò impresa » Lasso! ma chi può dire alcuna. . Attribuisce tutte le cora col medesimo giudizio il cardinal Bembo virtù ed i beni suoi a quegli occhi. e nel principio della seguente parola in tanto pregio li tengo e talmente gli onoro. entra con un sospiro a dolersi di taneamente e di sua voglia mi concede il ri questo fatto in cotal guisa – Lasso! oimè. spesse volte. così della mano. è il genere. ovvero lei invoglia. che significa la palma più vero. ch'io non so 'n qual parte pieghi (1).94 LEZIONI - tudine è come un genere alla comparazione ed i questa altra. che pur le 'nvoglia (3). Parte I. - chè. ma Amore. – Non mossi un'or. onde il Petrarca altrove: prio dell'esempio. Stanza Iv. Stanza 11I. come là: del mezzo. Parte II. del che ella gli era scarsissima. Le involo ora uno ed ora un altro sguardo. perchè Quinci e quindi alimenti al viver curto (1). loro. della seguente. (2) Canz. perchè quanto le cose son più onorate. – A ben fare a ope rar bene e virtuosamente. (4) Son. dovendo dire ma lasso. come chi vuole andar diritto. Troppo è più quel: troppo maggiore è la parte e per modestia dice – Una norma perpetua di –Ch'io ne involo: ch'io furo da quegli occhi. come s'usa Aperse gli occhi in prima: (5). – Gli ho posti in sulla cima di me: cioè cedente. adopera la S'altri vive del suo. cioè l'essere. come del piede. anzi in diverse come nel trove disse favellando della ragione ed intel letto umano: la canzone: Verdi panni: Che la parte divina Rubella di mercè. XVI. Parte I. . è Però s'i' mi procaccio' ancora necessariamente comparazione. Stanza 1. (5) Son. riga. Parte I. V. 11. ma non già per lo rovescio. or quindi: or da questa parte e quando da (2) Son.

non colla fantasia. ma sempre sono me scolate le dolcezze loro con alcuna amaritu rarli fisamente un sol giorno. e per questo cosa. mentre la mira. per gli effetti loro. acciocchè niuno pensasse che egli avesse è veder Dio (2). essendo non solo lodevole. VIII. ma non già nè dotti nè buoni. che chi pen stesse. – Io non poria: io non Simile a quella ch'è nel Cielo eterna: percioc chè non mancano mai come le mondane. vorrebbe non dine. per escludere i cele solamente radissime. nè di me stesso. e sebbene ha lodato Come Amor dolcemente li governa. – Di questa vita: che la presente stanza. ma singolari. Immaginar. che si sente nel Pa non sono mai perfette del tutto. per far cosa alcuna. e se quelli che interpretano gli autori la E che si stava de' pensier miei 'n cima (1). sempre gli occhi di Laura dagli effetti. Parte I. e non si logorarebbero tutti gli anni Son di vera onestate. non meno maraviglioso e leg fanno. come fece nel sonetto: Siccome eterna vita mente. nè a sè. cioè giudicarebbe falsamente. Poi soggiugne che quella medesima gioia le cose terrene per essere composte di contrari si sente nel mirar loro. e non alla onde disse altrove: francese o alla spagnuola. si dà opera alla latina ed alla greca. E però ritorno al Petrarca. ed ultimamente desidera di poter mi pace e tranquillità intera. dove noteremo. le quali come superiori. e massimamente nel sonetto: Quando il Pianeta Così vedessº io fiso che distingue l'ore (1). chi soavi: i dolcissimi occhi quando soavemente Pace tranquilla. le potrei. non dico in questa sola. che tutte le cose si conoscono Ne pensassi d'altrui. ma in tutte – Tutti gli altri diletti: tutti gli altri piaceri. e forse del mon mio. che si traggono da begli occhi. giudicarebbe falsamente e sopra il vero. di molta fatica gli im Ma d'alquante dirò che 'n sulla cima paranti. e per meglio dichiararlo soggiunse i – giadro. putati. e forse di proposito. nè arrecano radiso. e quasi serventi quelle di occhi di Laura. Primiera sti. e tre queste canzoni. Parte II. versissimi. o ri stimerebbe falso. gua. ma ben con dan Che 'l mio valor: perchè la virtù e il saper no inestimabile degli scolari. Nè mi - alcuna volta le parole toscane colle latine. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 95 Ed altrove parlando di Laura : gnare senza la cognizione d'alcuna altra lin Morta colei che mi facea parlare. tanto più sono nobili le cagioni. XL11. non di questo viver mortale. il che è molto più dif Che nel mio cor gli occhi soavi fanno. anzi caduche e fragilissime. Nè perciò biasimo Ma così va chi sopra 'l ver s'estima (2). per mio avviso. ficile che l'immaginare. con trarca disse: – Pace tranquilla senza alcuno af cetto veramente. E se vogliamo sa ognuno che le lingue non s'imparano per sè fare s'estima impersonale diremo. E perchè nulla mancasse. e tutte l'altre quasi padrone vanno innanzi e precedono: - bellezze sono inferiori a quelle degli occhi pre Pace tranquilla e senza alcuno affanno. Tutte detti. che impossibile. gli interpretassero nella lingua toscana o in alcuna altra lingua natia. in me. E pure ed in somma s'ingannerebbe. Move dal loro innamorato riso. –E immaginare nella mente. – Fanno nel mio core: producono Simile a quella ch'è nel Cielo eterna. nè ad altri. (2) son. Posciachè in luogo delle cose ci conten e senza l'aiuto de' begli occhi non potrebbe tiamo per lo più delle parole. le quali. sebbene fossero per fette nel resto. che quei diletti. Quando. l'avere più lingue. ed i modi dello sprimerli sono di Di questa vita ho per minori assai. perchè altramente sarebbero celesti e non pensare. – Gli effetti che: i quali – Gli oc E tutte altre bellezze indietro vanno. perchè i concetti sono Tutti gli altri diletti i medesimi. – Ho per minori assai: sti detto tutto quello che sapeva o poteva. XXV. e se pur credesse di farla si avventura. migliori in apparare una lingua sola non senza colpa e vergogna dai maestri. senza alcuno affanno. CXXXiX. – S'estima falso per sè: cioe quanto a lui do. ci potrebbero fare o ricchi. gli effetti Narrar: raccontare. non che raccontare tutte altre bellezze indietro vanno: cioè segui colle parole gli effetti che operano in lui gli tano come inferiori. onde quanto più sono de E'l batter gli occhi miei non fosse spesso! gni gli effetti. Procede la canzone: ma utilissimo: biasimo bene il modo ed il fine dell'impararle. – Im maginar: comprendere nell'immaginazione. non Sol un giorno da presso gli ha però nominati mai se non in questo luogo. Nè si meravigli alcuno che io sponga durevoli. non si contenesse altro così corporali come mentali. (1) sor. sceme E nel Trionfo della Castità: rebbero. – Muove: cioè si parte – Dal riso lorº (1) Son. tini latinamente. per. (2) Sea. il quale però fosse eterno. sì le giudicarei io. – Non che: ne dum. non essendo i Latini. benchè questo è fuora di tempo Io non porla giammai . . risguardano. piace che eterna sia verbo come credono al ciocche niuna lingua si può sporre ed inse cuni. non che narrar. Poi dice tutti gli altri piaceri Madonna Laura. Parte I. – Giammai: per tempo alcuno. e mondani sono minori appo lui. Senza volger giammai rota superna. come disse più volte in diversi luoghi. mondane. e tali volendole descrivere il Pe ed ancora vorrebbe non battere gli occhi. dice che non potrebbe mai per alcun tempo s'intende. come dicono però sarebbero perfette del tutto. egli mo e tengo vie più piccioli. ma per intendere le cose che in esse sasse che il valore del Petrarca fosse da qual sono state scritte dagli autori. Parte I. e quali.

essendo ridenti ed al rare soggiugne in questa ultima stanza. del battimento degli occhi. fanno quel tremolare. Ne rimango. – Senza volger giammai rota super duole dicendo – Che: perchè. che lo Petrarca. ma ancora diventava pallido e smorto. senza che temono Ond'io divento smorto L 'l sangue si nasconde. secondo alcuni. in sospetto grandissimo di non fare atto alcuno Che farian lagrimar chi le 'ntendesse. il che è impossibile secondo i piamente toscano. cioè Volson per forza il cor piagato altrove: la grazia della cosa amata. e lo guarda intentamente. o dir parola nessuna che faccia lor perdere Ma le ferite impresse quello che bramano sopra tutte le cose. E da questo nasce la reverenza Fosse disciolto! I'prenderei baldanza che portano loro ed il timore. e crederebbe dir cose che farebbero i Latini sic. come appo nel core. come direbbero i se tutti quelli che le ascoltassero ed intendes Latini. media que in voce resistit. che i Latini chiamano Il che avviene generalmente a tutti coloro che micare. s'è risposto nel luogo suo e salvato il mente: se già non si vuole inferire. e somi accorto (2) Soa. – Così: cioè fuori colla voce quello che egli sente dentro volesse Dio. che bene il sapeva. derava cose del tutto impossibili. modo di favellare pro non volgesse. lunque siano. ancora che vecchissimi hanno in ve Ch Amor circonda alla mia lingua.– Vedess’io: potessi mirare – Fiso: piangere o per dolcezza. e e nel difficilissimo sonetto: però i pianeti più vicini alla terra. e così sarebbe quel sco non poter conseguire. Ma egli. ogn'altra indi si parte (1). mente non poteva parlare dinanzi alla persona – Solo un giorno: un di solo. E disse presso e fiso. Benché ancora il riguardare mille luoghi. perchè subito mancherebbero tutte le sere in modo alcuno. La qual cosa però giorno senza fine. come fece Dante più volte. t/o quel che esser non puote in alcun modo. ancora che sapientissimi. E la cagione di questo effetto è perchè gli E vivo del desir fuor di speranza. – Solamente quel nodo. aggiunse. che poteva essere natural sere. – Quello che non puote es filosofi. lo dimostra apertissimamente in chi spesse volte. perchè quanto il visibile Lasso! replica un'altra volta questa interie è più vicino all'occhio e quanto l'occhio più zione di dolore. stra desiderare cose impossibili. et intentis oculis. che pure speranza. schbene fiammeggiano. onde Virgilio disse di Di presso. che i Latini dicono heu. amanti. il che è quanto s'è ve cose mortali. nè può ordinariamente la volontà no era qual cosa. Pa e l. Onde avendo detto messer Petrarca amano daddovero. – Come dolcemente: con quanta dolcezza sero. quello che i Latini direbbero prope in quel modo che sanno quelli solamente che o cominus. – Ne pensassi d'altrui. dipendendo tutte dal movimento duto di sopra. – E 'l batter gli occhi miei non fosse dii ed altre cose cotali che non possono es spesso. Egli disse riso per dimostrare più la si potevano conseguire. cioè non Se mai fuoco per fuoco non si spense (3). non pare che volesse intendere questo. rebbe il tempo. di che Amorm ha morto. e che racconta il Petrarca sua canzone più volte allegata: medesimo. ma solamente deside bellezza e soavità loro. XXXIV. o che e pieno d'a. che non si trarca si peritasse di dire le ragioni sue a Ma poteva guardare in lui senza chiudere gli oc donna Laura. XXXll 1. done: ALasso! che desiando Incipit cſari. tillano. non però scintillano. ed a quelli che nè di me stesso: il che medesimamente e impos dicono desiderare di viver sempre o di farsi sibile. Parte I. non sa ranza: cioè desidero quello che io non ispero. Che il Pe splendore di quella luce era tale. – Amor li governa: gli apre e gira. Parte I. perchè il tempo non è altro ed in somma vorrei e chiedo quello che cono che la misura dei moto. rità: conciossiachè non può essere desio senza E non bastandogli aver detto insin qui. E chiamò ruote superne i e detta più poeticamente. come si vede in tutto il sonetto: fiso e cagione. (1) Son. oltre che stanno Di dir parole in quel punto si nove. che secondo la ve cieli poeticamente. – Così vedessº io fiso: non pare a me che vorrebbe almeno aver tanta grazia che egli si potesse trovare più leggiadro concetto e più potesse in presenza di Madonna Laura mandar leggiadramente vestito di questo. i non so dove. LXIII.96 LEZIONI dagli occhi di Madonna Laura. da vicino. ancora che Solamente quel nodo fortissimi. perchè se il cielo cioè desio e desidero. Questo si. che legri. ond' escon le faville » Che m'infiammano il cor ch'io porto anciso. Che questo e l colpo. tanto si fa più perfetta soggiugne subitamente la cagione. ma a questo si ricerca la distanza. e però dicono che le stelle scin Perchè io t'abbia guardato da menzogna (2). – Da presso: amata. avverbio desiderativo. Quando giugne per gli occhi al cor profondo s. – Vo desiando: na: cioè che non finisse mai. ed una simil cosa disse Dante nella l'hanno provato. L'immagin donna. Ancor negli occhi. qual era . quando nerazione e quasi adorano le cose amate qua E' umana vista il troppo lume avanza. perchè si la visione. non sola e soavità. o per compassione di fisamente. – Innamorato: Avvedutosi messer Francesco che egli desi o che fa innamorare altrui. – E vivo del disio fuor di spe del cielo: ma posto che non movesse. Mirerei presso e fiso ». (3) Son. - . come vero amante. le quali non more. in tutto quel dottissimo sonetto: ».

E questo mostra l'in E so ch'altri che voi. – Divento smorto: diven go pallido ed esangue. – Che farian la ticipio del tempo passato in iscambio del pre grimar: che sforzerebbero a piangere. (1) Son. E questo dichiara il Petrarca medesi stro qualunque sia. dove si debbe intendere. mostra. o se pur faceva parola. perchè sanno che in potestà degli aman diverse interpretazioni di vari spositori. Io non so dove: non volendo dire al cuore per (2) Son. Dice dunque: – l'intendesse: o quelli ch'hanno provato Amore. Se 'l pensier che mi strugge E perchè la cagione del diventar bianco nella Come è pungente e saldo. come s'è detto. VARulli . non che perdono (4). o vo Veggiamo ora la costruzione ed ordine delle lesse Dio. quando un participio usato latinamente come vedre disse: mo. sono forzato a distormi Chi può dir come egli arde. – Ma: questa particella avversativa di Hac fortuna tenus fuerit Trojana secuta. di Che: il qual modo. la quale le dissimo Bembo disse ancora a questo propo sito. e di con tutto quello che seguita. da cotale impresa. per cagione di volte i Latini. co Dice dunque – Solamente: almeno questa me da tutte l'altre bellezze. terpretazione nostra non essere falsa. chi per prova intenda Amore. CXVIII. e questa mi pare la sposizione vera. che egli non poteva fare quello effet to che desiderava. paura è perchè il sangue si ritira dalla super Così restasse d'un color conforme (6). onde mi vengono Lega la lingua altrui. se Ne mortal vista mai luce divina condo che a me pare. che caritate accesa veggendo i suoi begli occhi. erano imperfette e quasi di » Quel di. o non poteva parlare. Parte I. dopo tante che il vento ode e di il vero intendimento pare a me che lo dichiari sperde. servare il decoro così di poeta come d'amante (3) Son. che egli non osa favel dolcissima canzone: larle quanto aveva pensato e deliberato tra sè. Ma le ferite impresse: cioè che s'imprimono onde disse nel proemio del suo Canzoniere: nel cuore. temendo sem Quando: allora che. Parte 1. diremo il no mente. se non che s'imprimo l'inse. Ed il reveren mandarle mercede. parlando ad Amore: portava. appassionato. Parte I. è un participio di tem po presente. nessun m'intende (5). – Ne rimango quale era: il che (4) Son. mille punte amorose. che ciò mi participio passivo nel tempo presente. ficie e dalle parti streme del corpo al cuore come a membro principale per aiutarlo e for Ma le ferite impresse – Volgon per forza il tificarlo. come fosse conceduto. onde altrove disse: ti. sempre era vinto tanto dalla bellezza di lei e dalla riverenza. – Il troppo lume: degli occhi di Madonna Laura. si servono alcuna volta del par ed inudite e di tanta forza. perchè gli altri non possono in tendere cotali affetti e sì maravigliosi acciden Petrarca. X. Parte I. cioè il Ed altrove più chiaramente in quella vaga e timore esser cagione. o la particella se come usano spesse parole. vono da quel pensiero a pensare ad altro per Spero trovar pietà. dallo splendore de' suoi lucentissimi occhi. SULLE CANZONI DEGLI OCCHI 97 nncora. temenza d'offenderla. E che questo sia grazia sola. – Di dir in quel punto: chè i Latini non avendo nella lingua loro il di mandar fuori in quello istante. percioc ardimento ed osarei. – Amor: l'amoroso disio – cendo: – Le ferite impresse – Volgono per forza Circonda alla mia lingua: per la cagione. e come fece Virgilio. io pigliarei detto questo essere detto latinamente. lo rimuo Ove sia. e non vuol dir altro impresse. E veggio or ben. – Chi sente o preterito imperfetto. è 'n picciolfoco (2). 13 . la quale non è agevole. Il sentimento di questi versi sconde: poi per mostrare. E quello impresse. CXVI l I. disciogliesse. C. – Quel nodo fosse disciolto: si Se la mia vita da l'aspro tormento (1). come la mia quel raggio altero (3). gli spirti invola. Parte I. E ho Io prenderei baldanza: se ciò fosse. che altrove il cor piagato: cioè. Vuole il Poeta significare. Parte I. ma tu mi spaventavi ». no. e rivolgermi a pensare di non esserle o grave. che egli. conceduta mi fosse di poter discovrire apertamente esso medesimo in tutto quel so i miei pensieri a Madonna Laura: il che poc netto. e soggiugne la cagione. vinto come ho detto così » Le mie ragion. LXIV. – Piagato: mediante quelle ferite – Lo volgono a viva forza altrove: cioè. – La vista umana: cioè mortale del no gli amanti. come san soverchia. il cui principio è questo: ticamente dice. si debbe intendere e quanto al corpo. IX. – Avanza: vince e pre di non offenderla pure un poco. mo nel sonetto: che quantunque volte s'appresentava dinanzi Più volte già dal bel sembiante umano (1) alla donna sua per discovrirle i suoi desiri. soggiunse: – (1) Son. e quan (6) Canz. ma noi. Parte I.–Parole sì nuove: sì inusitate hanno i Greci. che in quel tempo è riputato oscurissimo: il che dimostrano le ed in cotale stato non si può filosofare ed at tendere alle cagioni delle cose. – Onde ovvero Madonna Laura onde disse: io: per la qual cosa. in sentenza: Io che disse altrove: vorrei scoprire il desiderio mio alla mia donna. ti sono tutti i beni loro. in rva 1. (5) Soa. mentre e tuttavia ch' io la rimiro. o molesto. però soggiunse: – E'l sangue sina cor piagato altrove. I. e tutti i mali pari non biasimando gli altrui pareri. che volontier detto le arei uomo che sognasse.

penna. ovvero mi sono avvedu to-Che questo è 'l colpo. e ragionar colla penna non vuol dire Di Firenze. Stanza V. . E qui ringraziandovi infinitamente pongo ſi (1) Canz. tissima signora donna Leonora. io sento già stancar la penna renze. bene stanca di scrivere. farò vacazione per tutto sone di tutti quanti i verbi. si conveniva troppo - Ma non di parlar meco i pensier miei. io tissimo giudizio suo. per distinguere la nale Bembo. che io porto già da gran tempo alle tante e così donna Laura. ma ancora nell'o. e per sopraddette e volto e volere. pigliare così gnor mio. per lo piacere che nè oro. Parte I. dai quali. che nel discre egli si sentiva da poter dire: – Canzone. che il Varchi nostro volesse fare un Commento sopra le tre Canzoni del Bembo. – Con lei: cioè con la col latte.) La penna al buon voler non può gir presso: Onde più cose nella mente scritte Vo trapassando. se non che Madonna Lau ra era tanto pietosa. grande cardinale di Burgos. Duchessa di Fi Canzone. e desiderando sommamente di mostra zone secondo l'usanza dice. che tutte le prime per coloro che possono. come s'è veduto. come fatto ardimento. ed ubbidire in quanto alla lingua. . come la penna è re oggimai in quel modo. che questo non e. (2) Cauz 1. E questo avviene AL Mol. a giudizio mio. e la prima volta jugazione forniscono tanto nelle prose. tutti gli antichi Toscani e di tutti i moderni di - autorità è in contrario. e sol d alcune parlo (2). che alla molta così dottrina. confidatomi va detto insin qui era niente. i quali non avendo lato in tre canzoni: dolce. e così in tutti gli altri. di qualunque con il presente mese di luglio. nobilissimo e cortesissimo Si non gli lasciava.To REVERENDO ED ILLUSTRISSIMO SIGNORE non solamente nell'e. il danno è vostro(1). Ma io non pos Volgendosi in questa ultima parte alla can sendo più.Che questo è 'l colpo di che Amor Pietro Vicerè di Napoli. che. 1546. maggior dono e troppo più degno. imitazione delle tre del Petrarca su gli Occhi. e fratello dell'eccellen m'ha morto. ho eletto. come s'è detto altrove. la quale comincia : Perché 'l pia prima persona dalla terza. per lo averne favel pura mente di quei pastori. perchè non seguisse. Parte I. – Del lungo e dolce titudine dell'animo. verso quello che i non meno nella singolare umanità. e perciò egli disse:-E sonmi bontà del figliuolo dell'illustrissimo signor don accorto. (MI. che è l'e tenue de Greci (Epsilon E). ed in quello del più si pronunzia e scrive per e chiuso. che era nel numero del meno e di due sillabe si scrive e pronunzia per e aper SOPRA LA PITTURA E SCULTURA to. imitando la semplicità e ragionar con lei: lungo. no: s'io moro. che per me si potesse. che di nascondere la gra che la penna si stanca. volendo inferire che tutto quello che ave lustrissima Signoria Vostra. ed egli tanto affettuosamente gli avrebbe saputi sprimere. ed i suoi disiri tanto ra B ENE D E TT O V A RCH I gionevoli. co si favella volgarmente. che è l'Eta (H) greco. – Stancar la penna: vertà dell'ingegno mio. che scrivere: e scrivere non è altro che parlare pensatamente. a dì 7 di Marzo. che avrebbe trovato pietà : la qual cosa. e gli effetti che cagionavano in grandi doti e qualità della molto reverenda ed il lui. perciocchè l'uso di cere a ragionar m'invoglia (1). Nota LE ZI O N I DUE remo ancora. Ma non sappiamo. LEZIONI 93 to all'animo. avendo cangiato per le ragioni ne alla sposizione di queste tre Canzoni. Amore Già so io bene. nè incenso. di palesare più tosto la po sento già: cioè sì tosto. sono chiamate Ma non sento stancare – I miei pensieri di par le tre sorelle. se mandasse ad effetto larmeco: quello che disse nella canzone grande: questo pensiero. E qui notaremo compiacere a quelli che vogliono. altro. e non mai in o. per la ragione che avemo detto nel luogo suo –E IL SIGNOR sonmi accorto: e sonomi. a Non son mio. I. che io le mando al presente. e nipote del reverendissimo e tre volte Del lungo e dolce ragionar con lei. onde egli disse altrove: Ond'io gridai con lingua e con inchiostro: (1) Sembra da queste parole. come correndo altro) il primo giovedì d'agosto. di che: per lo quale: DON LUIGI DI TOLEDO Amore m'ha morto: il che non vuole significare sicNon suo osservANDIssiMo altro. sacrificano col farro solo o ne pigliava infinito. quanto che leggerò in questo luogo che sarà (non oc ne versi sempre in a. è derivata quasi tutta la lingua nostra. Nè è buona ragione mincierò la prima delle tre canzoni nate ad un quella che allegano alcuni che dicono io ama corpo del reverendissimo e dottissimo cardi vo. ma non già egli di pen alcuna parte di quella umile affezione e servitù sare le bellezze degli occhi della sua Ma . Stanza V. oltra che così usano i Provenzali.

dii. giore e più scellerata. ma con quanta agevolezza tori. Perciocchè. e più perfette bisogno. fico e meritissimo Consolo. se avesse voluto che si fossero mosse). che tutte meglio organizzato animale non solo che un le cose generabili e corruttibili. o nuotare come i pesci. perciocchè quanto è più degna ciascuna spezie e più per ed alcuni dei teologi l'affermano e molti dei . che ha prodotto o di buono o di bello in qua o animate o private d'anima. i quali si rammaricano E per questo significare. come vogliono alcuni. o non sanno che sta salita e cotal visione impossibile. E se quelli che vorrebbero o essere ga divenire d'uomini. L'Amore è questo strumento senza contrarie in un tempo medesimo. e conseguen dubbio alcuno. volare al Cielo e divenire non pure tica. furono aggiunte secon con doglianze. desidera quello che non pure non si può mai ottenere. tutte le cose meno degne e per che egli può. e in quanti modi si vincano dall'uomo tutte ma dovemo ancora levarci da queste nebbie le forze e tutte le velocità e destrezze di tutti mortali e saliti d'una in altra sembianza. altri animali. nè quanto alla non si movevano per loro stesse. qualunque elle siano. che il posare in terra per to alla nobiltà del corpo. così ebbe il più nobile corpo. accusano tacitamente. furono. e quivi contemplando visibilmente la cità e poca conoscenza. es geremo più volentieri il nuotare che l'andare? sendo l'uomo più perfetto e più nobile di tutti. e per cagione delle più de Angelo. o e di niun frutto. o d'aggiugnergli di quelle degli QUAREsIMA. così secondo l'opinione e credenza benignissimi Uditori. a gli altri animali. mancano d'anima. che la natura arebbe loro fatti i non si può non che dire. tanto ha di più cose e maggiori. o bestemmia o ignoranza mi potrebbe alcuno dimandare. diventare lei. e le piante per cagione degli animali. e più tura non dà mai potenza. quando bene fosse mille volte mortale. certezza di tutti i teologi. ma talmente fatto. non per di stiero assai più cose. come secondo la verità e natura. Laonde da questo. EcoNARRoTI. ma nè ancora desiderare naturalmente. che uomini? eleg gli animali sono per cagione degli uomini. strumento oltra le scienze senza alcun dubbio considerassero. prudentissimi e mortale. LA seconda DoMENICA DI ha da natura. o manda e ragionevole si risponde. a cagione e per benefizio dell'uomo. che questo volare come gli uccelli. come tutte le cose che natura? chiamaremola noi non pietosa madre. che si ritrovano in questo mondo inferiore. i quali e le quali si potrebbero forse desiderare migliori. ancora vivendo e colle terrene fette sono. è ad ogni modo senza fallo Egli non ha dubbio alcuno appresso tutti nessuno il più perfetto in tutte le cose. secondo gli eterni ordinamen LEZIONE PRIMA ti e le infallibili leggi della natura. i quali. il che la natura non tollera. argomentava complessione e temperatura del corpo. ma quasi Dio? Dorremoci noi della gne e perfette. di tutti coloro. ma pensare la mag piedi. cioè salire al Cielo colla terrena somma e rare. cioè la sua imperfezione mede sima. cioè tutte quelle qua facesse. E per sibilità alcuna a nessuna cosa. Conciossiache. non poteva fare la na dia ancora gli strumenti da poterla ridurre al tura in modo nessuno cosa alcuna più perfet l'atto (perciocchè sarebbe vana cotale potenza. ma che potesse mai fare la natura. L'ANNo 1546. o follia. Alla costui e dotta di gliardi come i lioni. SULLA PITTURA E SCULTURA 99 fetta. co servarsi che agli animali bruti non fanno. magni lunque luogo. co me hanno molti creduto. Nè sia chi reputi que: me quelli che non pensano. meglio disposto e proporzionato. ta dell'uomo. a benefizio. Diciamo dunque (lasciata la costoro o ignoranza. e il i migliori così filosofi come teologi. e si quan per posare in terra. che le stelle perfezione e dignità dell'anima. grave. Onde. nè quanto alla onde Aristotele volendo provare. ed al nascere. che l'uomo. mediante tura. dal la quale a lui solo ha prodotto tutto quello cielo della luna in giù. dolendosi della na strumento. o semplicità degna più to IL PR O E MIO sto di compassione che di castigo). nobilissimi e dot Ma che diremo. se egli non solamente è im tissimi Accademici. nobilissimi ed amantissimi udi temente impossibili. e voi tutti. stimeremo più degna cosa il volare per l'aria si quanto alla perfezione dell'anima. siccome volare al Cielo ? e finalmente ci piacerà più il l'animo umano avanza in infinito tutte le cose correre. e riprendono Colui. come diceva il Filosofo nella Poli membra. o vogliamo dire pos perfetto che si potesse trovare quaggiù. o correre come i cervi. e nel con mostrare l'incostanza sua o la leggerezza. SOPRA IL SOTTOSCRITTo soNETTo DI MICHELAGNolo ma avere no. e mediante l'Amore non solo potemo. nè lui medesimo più nobile. conoscerebbero subitamente quegli splendori oltramondani poggiare sopra la loro follia non punto minore della sempli il Cielo. sono per cagione delle pian ma ingiustissima matrigna ? vorremo noi essere te. eccetto l'er za. per non dire parola più prima cagione a faccia a faccia. il quale possiamo ridurre all'atto questa poten cui tutte le cose sono possibili. che all'uomo facciano di me do che io stimo l'ali ad Amore. quale è quello di quella di coloro. FATTA PUBBLICAMENTE NELLA AccA vare alcuna cosa all'uomo di quelle che egli DEMIA FIoRENTINA. che n'ha dato la natura. che il discorrere? Ma perchè la na mortali. così piuttosto lioni o altra fiera. prodotte da Dio e dalla dei più dotti filosofi. che ella non le dirlo più chiaramente. non dico che desiderano cose è l'Amore. Onde chiunque desidera o di le.

e che 'l mio basso ingegno. come possa sima. che spesso pur citò nelle pre soggetto di questo grave e dotto sonetto. che conoscano o quanto possa la sieri altissimi. non secondo che ri Il mal che io fuggo. ma in quel modo che potranno Tal si nasconde. una sola particella colla voce di quello che io Del mio mal colpa. e perch'io più non viva. ringraziata ed adorata da tutti i buoni. coi boschi. da tutti i dotti. del nostro felicissimo ed ottimo Duca. al quale tanto ce O maravigliosa e possentissima forza di questo dono tutti gli altri uomini. coll'acque. Nè so l' ultima felicità umana in questa così fatta io per me pensare. di voglie one natura. la consueta udienza. Perciocchè egli non è cosa commentare con estrera devozione le opere di Aristotite. non voglio rispondere Non sappia. che siano stati al mondo. per aver egli principalmente atteso a quanto l'amore. che ne rammaricando d'amore. solo. trarne altro che morte. è Michelagnolo. o che la pittura e la poesia sono cortesissimi. di concetti onoratissimi. e poso. nobilissimi uditori. mol nè più dottamente. loro altro. di cordogli. o gran disdegno. niuno. prego umil sciagure. il quale. nè più ragionevole. andarsi amarissimamente dolendo e mente l'umanissime cortesie vostre. E coloro. ovvero accidente qualunque egli sia. alcuni di questo fatto. e moria mo a sapere. per quel poco che posso co più giusta. Michelagnolo Buonarroti: dico Michela - gnolo senza altro titolo o soprannome alcuno. e che tutti i Per maggiore e più agevole intelligenza del (1) Intende l'arabo Averroe. che niuno af Marocco nel 1217. cioè di sua mano in questa città. forze. la quale egli chiama intuitiva. concetti di lui. il quale timenti e brevemente colmi di tutte quante le mentre che io recito e dichiaro. E il più celebre fra'dotti della sua nazione. detto il Commentatore. una statua. ogni salute. tesse arrecare. cercano l'altezza e profondità dei grandissimi In te. che cosa po contemplazione. Il qual so Ch'un marmo solo in sè non circoscriva netto ho preso oggi a dover interpretare per Col suo soverchio. quanto poco meno che una cosa mede Ma potrebbe dubitare chicchessia. che afflitti. Venne per antonomasia tanto universale e tanto comune a tutte le cose. non ha nè più veramente risposto. dieno. che. pieno di quella antica purezza e Dantesca MICHELANGIOLO BUONARROTI gravità.1 oo LEZIONI filosofi lo confessano. Ora è tempo (invocato prima amanti o almeno la parte maggiore. pone il sommo bene e lui. ogni contento. che in esso si racchiude. pallidi. di desii dolcissimi. quando che sia. il cui nome manterrà viva ed onorata Fiorenza. delle donne amate. di desideri to e singolare. di gelosie. e solo a quello arriva la grandissima dottrina ed incredibile utilità La mano che ubbidisce all' intelletto. di sospiri. lingua all'intelletto. senza mai avere non che pace. come si vedrà nel fine di questa nostra questo essere vero che io ho detto. la bassezza e debolezza delle mie picciolissime Contraria ho l'arte al disiato effetto. il quale l non mi paja. e finalmente sei sola cagione di secondo molti non tanto somigliantissime fra tutti i beni a tutte le cose. i divotamente il nome ed aiuto di Colui. che ve ma presenzialmente coll'occhio dell'intelletto. pieni di lagri sempre rispose bene a chi con fede lo chiamò). tu n'infuochi i cuori: tu n'ardi i petti di pen mostrano male. è più ſecondi. poichè ella sarà IL SOGGETTO stata polvere migliaia di lustri. oltra l'es sere egli nobilissimo cittadino ed accademico nostro. che hanno detto Porti in un tempo. maravigliano come ne'componimenti d'un uomo. potessi mandar fuori pure O durezza. nè ne viene ogni quiete. altera e diva. e sia tutto occupatissimo in tanti. o che non sia di lui minore. macilenti. tregua de loro affanni. me. dere uno de' suoi cittadini. della fortuna. di pen di venire alla sposizione del sonetto. quanto dei tu essere gli altri Principi sopravanza. e 'l ben che io mi prometto. ubbidendo la mia Amor dunque non ha. o che si contenga in quel nome Non ha l'ottimo Artista alcun concetto. possa essere così grande e n'incendi gli animi: tu n'infiammi le menti: profondità di dottrina ed altezza di concetti. o mio destino. ma degna di sofo dopo Aristotile. da tutti i saggi ! Da te sola il quale non faccia professione nè di lettere. non che dire. Donna leggiadra. che in un suo altissimo so netto. colla solita benignità. quanto esso tutti grande e santissimo Dio. maninconici. quando vuole fare uno ingegno perfet stissime. che di vedergli moscere io. ogni ri di scienze. e uno degli scrittori fetto. ave i" Nacque questo acuto filosofo a Cordova. o maggior contento alla bontà perciocchè non si fa col discorso della ragione. col cielo. conciossia lettura. loro. E volesse Dio. ardendo. il più ossequioso discepolo d'Aristotile. suoi migliori cittadini non desiderano cosa nè bo (1). e quel grandissimo Ara. nè tua beltate. se non che Michelagnolo. o fortuna. fu solo o con pochissimi vero filo posta. (M) ncssuna in luogo nessuno nè tanto bassa ed . Al qual dubbio con grandissima ragio ne mosso e non mica agevole a potersi scio SONETTO gliere. o sorte : ne sento dentro nel cuore! E perchè non m'è Se dentro del tuo cor morte e pietate nè nascoso. per quanto abbia veduto o possa giudicare io. che si amata. nè nuovo quello. Tu ne scaldi gl'ingegni: tu tanto diversi esercizi. per ciocchè non so trovare nessuno epiteto. quando tratteremo la quistione della cosachè tutto il giorno si vedono tutti gli nobiltà dell'arti.

e conseguen fortuna. o sono veramente. poeta. ovvero intellettivo. sono in potenza. chi alle cose amate. tanto mani alla fantasia. se non sono im marmo. Il qual dubbio volendo sciogliere questo ve simo. Ma mente gli altri duoi. avrà fatto tutto il contrario è più nobile del naturale. n'apporti seco tanti dolori. a conosce. un cavallo. ora angelico e quando divino. tutte le bellezze che si possono immaginare da . e in somma. E quinci è. tutte le gioie e questo. che venga da natura. e conseguentemente buoni. perchè in lui erano in potenza così le belle piante tutte e sempre crescono. nè meno. o per non conoscere per av senza alcun fallo più perfetto amore e più no ventura la verità. e richiamare i mortali i bietti di tutte l'altre arti. E in questo amore quale egli s'era immaginata. SULLA PITTURA E SCULTURA lo - ignobile. come egli seppe trovano tre appetiti. nè falli. chi all'amore. trovano ancora tre amori. e que quelli che piacciono a sì perfetto giudizio. co Angeli. Ma lasciando piaceri. onde chi ha stro d'amore. oltra il crescere. invece di questi ne cavasse dispiaceri. così necessariamente si ri ripiegarlo e strignerlo in poche e brevi. che provano e sentono amando. Il secondo appetito ed amore si belle che gli sono state date. sono però guidate da chi conosce. perciocchè viene è che in quel marmo sono in potenza. a ſine è sempre buono. ne danno la colpa. che le no. nutrirsi. che il nostro non è. anzi ottimo. chiareremo nel luogo suo. cioè di quello proposito alla materia della quale si tratta. perciocchè nella le quali. il quale non avrà saputo spri del senso. come è necessario che siano tutti si chiama razionale. rali nell'uomo. per tanti affanni. quanti si veggiono. nè così alta cd eccellente. per cagione d'esempio. le quali ci sono più note. usa. cioè in tutti gli maginato coll' ingegno. che noi sappia l'arte d'amare. e così dovemo intendere di tutti i sub ramente Angelo divino. onde di sè debbe do toccammo nel proemio. al bersaglio. e tutti e tre questi amori sono natu amanti. o sto si ritrova solamente negli animali razio paja bello all'amante. o paiono loro pro cosa amata. non disse. e sempre chi si deve dare la colpa di questo fatto: al si consegue da tutte le cosc. On noje e scontenti. diciamo. cioè negli uomini. tutte le cose che non conoscono. i quali. Ed è questo. come ac gli altri amori tutti quanti. si possono cavare dalla via sinistra e torta alla destra e diritta. l'esempio con si sentono e si provano tutto il giorno in aman siste in questo che come d'un marmo mede do. e le tutte le bellezze che si possono immaginare da leggiere volano al cielo. o della una cosa. anzi non ubbidendo le animali. e in un viso. tanto ha sare sè medesimi. un esempio dalle ra. e questo si ritrova in tutte le cose. Dunque il difetto chiama sensitivo. cioè si in tutte le cose dalla natura. come avviene alla maggior parte degli tro. e generare. tanti travagli. Il primo e più comune Se uno scultore avesse un marmo. onde derivano volendo sotto il nome e persona sua. che gli strali vanno dirittamente questo marmo. hanno o vogliamo piuttosto dire che in quel marmo questo appetito ed amor naturale. dice il nostro cano sempre ed in tutti i luoghi quelle cose. avviene nell'amore. non un Mercurio. diciamo. onde si vede. e fa quale niuno si poteva immaginare nè più a vellando solamente dell'umano. come si bile. onde sono immaginare. Così nè più. come sono tutte un lione e così di tutti gli altri egualmente. raccorre quanto avemo detto. si nutriscono fattezze che se gli dovevano dare. Ora se uno scultore lavorando altramente. come sia possibile. e si possono cavare di lui che tutte le cose gravi caggiono al centro. esso primo e verissimo Amore. e null'altro. del tellettuale. ri. tutti i piaceri. ma ne incolpa sè stesso. tanto ha la cagione e la colpa di tutte le passioni e dis maggior amore. nè che si trova in queste cose sottane cd inferio più dicevole a lui che la tratta. che ogni amore seguita qualche se io saprò così bene spiegarlo e distenderlo appetito. perchè la natura non que figura. ma in virtù non sapesse condurlo a quella perfezione. E delle intelligenze corto e modestissimo. mere con lo scarpello quello che egli s'era im che hanno l'anima scnsitiva. e si chiama ora in cose artifiziali. E così nel vero è verissimo. Onde l'ottimo e grandissimo Dio. il quale o sia bello fittevoli. le inanimate e tra le animate le piante. perchè il suo stro migliore di lui si sarebbe immaginato. ma non già all'incon se uno. cer ver fare. egli può dire che egli non de subitamente nasce quel dubbio. E questo quanto è meno comune. ma fortuna. insegnare a tutti gli aman quanto ciascuna è più vicina alla prima. la quale non non fa come molti e anticamente e moderna abbia in sè qualche amore: anzi quanto è più mente hanno fatto e fanno. cemc di temente sia buona. ed possono trarre da uno che fosse buono mae è perfettissimo di tutti gli altri. onde come nelle cose mortali si ri con molte e lunghe parole. cioè ti di che si debbano dolere ed a chi attribuire a Dio e conseguentemente più degna. o della amata. il quale nel vero è d'un'altra manie me fa quasi sempre Aristotile. Il terzo ed ultimo appetito ed amore in verità. ovvero intellettivi. perchè nasce dalla cognizione sarà del maestro. E per stare al presente l'amore di Dio e de' suoi meglio e più agevolmente dimostrarlo. non per loro medesimi. anzi ha necessaria tutti i contenti che si possono immaginare. può avere ancora. chi alla solo è nobilissimo e perfettissimo amante. e questo è senza possono cavare di lui tutte le figure che si pos alcuna cognizione della cosa che appetisce. come un uomo. come le non e generano. sono in potenza e se ne nali. che lersi e non d'amore. e più degno. e facendone questo Mercurio. perchè sebbene non qualsivoglia ottimo maestro di dare a qualun conoscono per sè stesse. laonde tutti gli ani di quello che s'era proposto e pensato di do mali. certa cosa di tutti si chiama naturale. o pcr iscu nobile ciascuna cosa e più perfetta. la dell'arciero che li trasse. o allo scultore? Al marmo certamente pedite violentemente. o che un altro mae non furono mai inganni.

no: onde la colpa non sarà ser reale. per istare nell'esempio dell'au La sentenza di questa prima parte. Onde un fabbro. non si fece. onde essi lo do. per dir così. quello che io non sono. e E questo pare a me che sia il soggetto di saranno o cavalli. Ma sebbene l'essere potenziale è divideremo in tre parti principali: nel primo piuttosto un essere finto ed immaginato che quadernario: nel secondo: e ne duoi ternari. conciossiachè questo signi e talvolta exemplum. l'agente.to2 LEZIONI qualunque maestro. cioè nelle mate no. perciocchè tutto quello che è generato i quali tanto hanno avuto a male. cioè: D'uno agente non viene se non sappiamo prima che gli esseri. nè ad altro. cioè : L'azione ov l'arti manuali non basta l'ingegno. è corrotto in potenza. e noi imitando ora i Gre fichi tutta potenza. L'essere potenziale d'una qualche cosa del marmo. e mai non farà. quanto per non essere tenuto da certi. se non cavare quello che è in potenza e così. può e così. mente d'un bel viso si possono cavare tutte ma si giace nascoso in checchessia. ma gli è del tutto contrario ed inimicis Latini ora forma. se non che chiunque fa qualche cosa. a perfettamente inten quando esemplare. e quelle medesime quando l' amante. Perchè vorrei essere. non è altro che cavare la cosa della potenza bro. il quale non è ancora venuto all'atto. no. ne le saprà cavare. La quale sentenza tratta medesimo sentimento che il maestro: Ab agente del mezzo della più vera e più profonda dot nihil provenit. Ch” un marmo solo in sè non circoscriva parte del subbietto. è questa. rie di che essi fanno i loro lavori. e nulla che si potesse fa sono fare di ferro. ne le saprà cavare. ma essere in potenza. poi l'artifizio. perchè nel rem de potentia ad actum . potrebbe elle non sono) nihil aliud est. ad esempio. o vogliamo dire. ma nel ginato col cervello. ed un altro che possono cavare. ma dell'artefice. altramente. ed ultimamente diceva quel grande Arabo nel dodicesimo della l'utilità. mente. Onde è necessario. disse ancora poco fa. è Col suo soverchio. Il che però è falsissimo secondo i si possano immaginare dentro. Onde quell'Arabo (di che può perfettamente mettere in opera colle cui mai non dirò tanto. che secondo il medesimo Aristo si forma ciascuno nella fantasia. perciocchè Dio può fare moltissime cose maestri ve le sanno immaginare belle a un mo che mai non fece. Ma uno che avrà l'arte l'essere è di due maniere. non si fece mai nulla. e si chiama es che non l'avrà. cioè quella immagine che prima parte. diciamo de legnajuoli e di tutti gli altri all'atto. nisi extrahere illud. il qual no che si sono immaginati egli stessi. Le quali cose sono tante e tali che scienza divina al diciottesimo testo del com io non le dico. Per esempio le dolcezze che si possono immaginare da qua nella terra. ed egli sia tutto atto. non tanto per diffidarmi di me mento: Se la potenza non fosse. non si può bene intendere. ma bisogna vero operazione d'un agente. Uno si chiama ed perfettamente. appresso i filosofi tutto quello che è possibile dalla parte dell'agente. e tutte quelle tali figure si di non l'avrà. cioè non si potesse fare. Non è dunque altro generare . quam extrahere immaginar bene. secondo i filosofi. perchè. e non si può chiamare essere semplice Le quali tre parti dichiararemo a una a una. che in somma non vuol significare al esercizi parimente. perchè in tutte può non solo tro. E quello che diciamo d'un fab te. e più dere la vera e maravigliosa sentenza di questa volgarmente modello. saranno venute all'atto mediante l'artefice. è anco possibile dalla Non ha l'ottimo artista alcun concetto. per dir altro. Ma quello è solo vero maestro durla all'essere reale. come può vedere ognu in potenza nei loro subbietti. ed ora i Latini chiamiamo quando idea. Si ricerca ancora l'arte trovo queste cose da me. ma uno che avrà l'arte uomini. Dovemo ancora sapere. non sia cagione dell'essere reale. ed i losofi. non si farebbero mai. Così medesima è quello. Perciocchè me non solo non se gli conviene appresso i fi oltra quello che i Greci chiamano iºsa. Tutte le cose così tutte le figure possono esser fatte di quel che possono fare tutti gli artefici. ma solo al ancora venute all'atto. se prima non fosse in po sonetto. non solo sono marmo solo. che tutto quello che è nell'agente in potenza attiva. fare del ferro non solo tutte le cose che si pos che non si potesse fare. nè condurre a perfezione egualmente quelle chiamano meritamente onnipotente. d'onde e la pratica. ma immagi fa altro. Onde non si debbe assegnare la cono aver l'essere potenziale. che cavarla dall'essere potenziale e ri nare ancora. ed operar male. o nomini o altro . o volemo dir piuttosto che condurlo all'atto. potentia ad actum. onde chi non ha queste. ora specie ed ora exemplar. come prima la dottrina. ma vi sono che la potenza passiva del marmo corrisponda ancora nella più perfetta forma che si possa e sia eguale alla potenza attiva dell'artefice. non operare meglio uno che un altro. uno scultore. il quale l'essere reale. cioè che come La man che ubbidisce all'intelletto. può fare tutte le figure d'un marmo solo. ed un altro è essere potenziale: l'altro è. perchè non sono colpa alla cosa amata. avranno questo bellissimo sonetto ed utilissimo. simo. e tanto mi in atto. nel marmo sono in potenza lunque innamorato. e quando esempio. ma le più belle e perfette che re. ci. quod est in trina d'Aristotele. Ma non tutti i teologi. e mai non si fa sono iti biasimando della elezione di questo rebbe cosa nessuna. non è che egli dove ciascuno potrà conoscere per sè stesso. sono duoi. ogni volta che tile: Actio Agentis (perchè veggiano che io non vuole fare checchessia. nè le cavo. Ma venghiamo alla prima parte. nella cera. vero. non sarebbe stesso. come si tore. ovvero operan l'esercitazione. o di certo non tenza a farsi. e solo a quello arriva nella materia in potenza passiva. immaginare. che non mi paja aver mani quello che egli s'è perfettamente imma detto poco) diceva con diverse parole. cavalli e tutte l'altre figure che se ne d'amore.

cosa. si chiama concetto. men bello che generale. significa appresso i sia più tosto voce latina. Parte I. come degli fece Apelle ad Omero. Ora seguita. mostra Dante in più luo ghi. o alti. notio. E nell'uno e l'altro vare. ovvero l'es simo: sere reale. e di tanto purgate cuna cosa non è altro che cavarla di quel luogo orecchie. sed perfectionem : cioè: L'agente dere che lo cavasse il Poeta. e v'è sopra più. Possiamo an cavare tutte le figure. – Che obbedisce all'intel grandissimo momento il primo in quanto alla quistione che intendiamo di fare. come si dee fare. Questa parola ha due sentimenta in ni li chiamavano propiamente Marmorari. III. Arriva: aggiugne. ma artefice. è artigiano. Parte l. ed es sere in uso fra gli studianti moderni. nè può Quel ch' infinita provvidenza. SULLA PITTURA E SCULTURA Io3 o fare alcuna cosa che cavarla dall'essere po E nella medesima Cantica al Canto trente tenziale e darle l'attuale esistenza. Il che non Similemente operando all'Artista. e come me versi l' ha se quale egli non s” abbia prima conceputa. l' otti do. e qui non fa differenza nessuna. non cose. cioè uno ottimo scultore che sia stro. ch'al Sol si scoloraro chiaramente nella sposizione particolare. cetto. che appresso i Greci. ed è meno volgare e plebeo. è cosa perfetta. o artigiano. nel suo candidissimo poema. della circonlo quale è imperfetto. nel tredicesimo: cavando alcuna cosa dalla potenza all'atto. che usa fare altramente cotale quistione. e senza lo non ritrovarsi appresso il Petrarca. I quali. Questo vocabolo. così nello scolpire e dipi gnere ha giostrato e combattuto seco. che s'ha immaginato lo scultore. il ma si servi. -Non circoscriva in sè: non serri. onde tutto quello che noi ci fatto a lui alcuna volta. del qual si vede. E così chiamò lo scultore ottimo suo soperchio: colla sua superficie. non Ma la natura la dà sempre scema. – La man: quella mano. o fare. (1) Son. I V. Ma sarebbe bene di bello. cioè trarla dall'essere potenziale. La qual significazione affine artista. iºga. ed al Consolo nostro. intendendo. che d'un marmo solo si possono gnificare. e man che trema. dove ella era in potenza e ridurla no volle usarne. il quale vero essere potenziale. che egli contenga. piacendo a letto: la quale sa sprimere. – Col faccia la comparazione dalla scultura a tutte l'altre arti. e volendo si che gli avanza. io per me non cercarei più oltra.– Un marmo solo: perchè i marmi sono ordinaria Ed ora altramente. Ed ora: L'ottimo artista: cioè uno scultore. le dona moltitudine ma perfezione. o buoni sogliamo dire. e mettere in opera Dio. e darle l'essere reale. non le cava però. ovvero essere attuale e reale. che niuna dell'altre. e la pratica. Credono alcuni che questa parola per sti. mente il subbietto degli scultori. che nel diciottesimo Canto del Paradiso. il cuzione. – Che il qual con Mostrò nel suo mirabil magistero (2). e forse nella fantasia. e nel più perfetto mo cora riferirla agli scultori soli. che niu tº s'ingannano. Per lo che. dovemo sapere. non gliene piacque nessuno. (2) Sou. come si legge. Qual era tra i Cantor del Ciclo Artista. che toscana. che la scultura sia la migliore e più nobile arte. nel fine di que quello che aveva conceputo. cioè. Disse dunque Dante uomini. ov vero concetta nella mente. e Toscani quello. E così in fin qui ha detto. la stato studiosissimo. hanno begli concetti. o grandi. . alla filosofia e medicina. ed è verissimo. non largitur E più chiaramente ancora. che il nostro Poeta è no non può nè fare. ma riduce a perfezione quello che v'era prima imperfetto. e me ne terrei pago e con no di chiamare artisti quelli che vacano al tento: ma di questo nel luogo suo. e questo luogo secondo che si può riferire a due quelli che facevano le figure di bronzo Sta tuari. nè dire cosa nessuna. dicendo:-E solo: ma solamente – senso in quanto a questo luogo torna bene. massimamente dicendo noi volgarmente non ed i Latini. e dire. e molto più che non è artefice. Come all'ultimo suo ciascuno Artista. perchè se avesse voluto significare nato l' intelletto. dine della quale mi par questo. ed il medesimo Commentatore: Agens extra hens aliquid de potentia ad actum. il quale è non renza di quelli che danno opera alle leggi. cioè immaginata guitato ed imitato. Ma al Petrarca. ov scano. quan che meglio s'intenda. o dire. l'arti. o ingegnosi. che sebbene si possono ca eccellentissimo nell'arte. onde i Lati Ottimo. a diffe Concetto. e la qual cosa da lui immaginata. E però diceva il medesimo filosofo. vuole altro significare se non che chi fa alcuna C ha l'abito dell' arte. se non chi ha l'arte. e s'era immagi sta lezione. non le dà nulla del suo che non vi fosse È dunque artista vocabolo non latino ma to prima. all'atto. m'acquetarei a sì gran giudizio. perciocchè la potenza. donde potemo cre multitudinem. che se le possa immaginare qualunque mae mo artista. è cosa imperfetta: e l'at è latino. che non to. o buoni. dicendo ora: quale è perfetto. L'or Per la pietà del suo Fattore i rai (1). e nessu e materia. che fare al schifo e così mondo poeta. il quale fu così Raccogliamo dunque e diciamo. come si vedrà ancora più Era 'l giorno. che lo scultore fosse il più nobile degli arti Artista. o con quello di tutti gli artisti. – Non ha alcun concetto: non s'immagina. ed arte fingersi cosa nella fantasia. – A quello : a quel concetto nè è di niuna importanza. che avemo prima pensato di volere. perciocchè potemo intendere. non racchiuda dentro di lui.

ha ucl frontispizio una bella miniatura di Simone. Onde circon Lascia parlare a me. tutte le cose artificiali) la cagione agente è E sebbene non fu usato questo verbo. cattive fantasie. ovvero trovati. serrare e chiudere. che comincia. cioè ora mi ricordi. la qual forma. e che delle par La Donna Giulia di cui celebrano il ritratto. sotto la quale leggonsi due versi del Petrarca. come diceva famoso codice di Virgilio col commento di Servio. Canto XI. o concetto. onde non pare che possa operare cosa alcuna a chi non intende. le cose fossero in tutte le cose. e così Gonzaga..factivum formae artificialis in materia. Aſfo ne scrisse una bella vita. sciocche inven sanità dell'infermo si fa da quella cosa imma zioni. o idea. immaginativa di colui che vuole. però Dante volendo mostrare l'infinità di Dio. (2) Paradiso. o fa. disse: lectiest in anima artificis: cioè: Quando si fa un letto (ed il medesimo dovemo intendere di Quasi rubin che oro circonscrive (2). cui nulla circonscrive. che lo celebrò con due sonetti. Circonscrivere significa propia E Dante volendo significare: Io mi sono im mente nella nostra lingua. che si possa o debba dire. o dire. da Latini exemplar. che dicemmo di sopra chia marsi da Greci tèsa. come sime stanze sopra il ritratto di Donna Giulia sarebbe simulacro. cioè il modello della cosa ma contiene. che la povertà della lin siana. la quale è nell'anima. Ed altrove usando pro piamente la significazione di questo verbo. ch'io ho concetto scritta si chiama una cosa quando è chiusa e Ciò che tu vuoi. o vogliamo dire la cagione efficiente di ra (1) disse: tutte le cose. cagione efficiente di tutto quello che si dice. l'arte non è al propiamente serra. Canto XXVI. tenuta da un'altra. E noi modello. ed in som tro che la forma. quali è quello citato qui dal Varchi. o farle. (M. è quella Giulia ticelle d' ossa picciole nascessero l'ossa. quella spezie o forma. da quale per questo si chiama circonferenza. che si dicono e che si fanno. brutte immaginazioni. ed in somma con Perch'ei fur Greci. deboli pensamenti: ed teriale. Ed il suo dottissimo Commentatore però dal Petrarca Viniziano nella sua Canzone volendo diffinire. o fantasma. dissc (4): circondare. ed altri cotali nomi bassi dello è principio fattivo della forma artificiale e plebei: così per lo contrario diciamo de'rei della materia. quello. cioè nell'immagi altri nomi cotali. o immagine. ogni coperto loco - cissimo del Petrarca. e più volgarmente fantasia dell'artista. che si conserva qui in Milano nell'Ambro parola. somiglianza delle parti. cioè lo circonda e serra intorno. e il Vasari afferma che fu scolare di Giotto: i Sanesi il vogliono Ma bisogna avvertire molto bene che quando invece scolare del loro Mino. L. che tutte (3) Queste stanze vanno fra le più lodate poesie del Molza. circondata d' ogn'intorno.1 o4 LEZIONI cioè bei pensieri. E poco di sotto disse: che la e goffi. La quale tanta dimestichezza col Cardinale Ippolito de' Medici. quae est principium medesimo. o sembian za. da me. . o esempio. ed intenda Tu. cosi famosa per ingegno e per beltà. ovvero mo capricci. Canto XXX. o vogliamo dire nella potenza Tien pur gli occhi come Aquila in quel Sole. che in non era in luogo nessuno particolarmente. onde diceva il Filosofo nel settimo libro della prima Filosofia: – Forma agens respectu e quello che segue. è però O Padre nostro. o intenzione. Opero in Siena. ghiribizzi. dalla quale è tratto. dice Lucrezio.) gua latina. E così il primo prin del Pittore. disse: – maggiore. recitatavi Ars nihil aliud est. forse del tuo detto. chiude. cioè: Af ſine che ognuno possa intendere. che avemo sariamente termine. o dirle. E così l'usò questo medesimo Poeta in quel sonetto. che ne Cieli stai. un dei Quantunque ogni materia circonscrive. divine in artiſiziale. o simili Ch'a mio nome gli pose in man lo stile (2). Re del Ciel. La qual già dal Petrarca. Non circonscritto (1).) (1) Purg. quando disse nella fine. è Quando giunse a Simon l'alto concetto. tudine. ma a diversissimo proposito: . ed ha in sè.. tendiamo di volere o fare. cioè nella venzioni. Parte I. oggi sono otto giorni. la Poeta per quello. (4) inf. circonda. fu usato il modello. che egli si maginato. quanto intese questo Poeta in questi quattro Significa dunque in questo luogo circonscrive versi di questa prima parte. in noi diciamo una cosa essere in un' altra. dove morì nel 1344. o Ed il Molza medesimamente in quelle dottis altramente. o esemplare. Nè cercare altra aita al gran concetto. perchè voleva. in questo luogo existens in anima artificis. Il P. o modello. che è nella mente. (1) Il pittore di Madonna Laura fu Simone Memmi. Il non intendiamo che ella vi sia. Era egli da Siena. in Roma e in Avignone. La quale cantò : sebbene è spiritale. non poteva sprimere. quam forma rei artificialis. ch'e' sarebbero schivi. posseduto Anassagora. (M. che ritrasse la sua Madonna Lau cipio. ed ho appreso e conosciuto la fan gnifica nella latina. noi iFirenze. e che egli dentro nella fantasia di tutto quello. dal nostro Petrarca. e sono finite. cioè tasia ed il desiderio e voler tuo. che visse in del sangue e di tutte l'altre cose. e significa la (2) Son. onde il Petrarca favellando nazione dell' architetto. cioè per quella forma o imma perchè tutte le cose circonscritte hanno neces gine detta da alcuni intenzione. come è contenuto lo spa In questo luogo si piglia concetto dal nostro zio d'un cerchio da quella linea che lo cir conscrive. Circonscriva. la quale è nella disse (3): virtù fantastica. il quale pose l'omeomeria. che cosa fosse arte. ami Ogni van chiuso. ingegnose fantasie. in Pisa. che io quella forma che è nell'anima dell'artista.

talvolta essere un viso o altra figura fatta dalla Che quel di Lcmosì credon che avanzi (1). L'infinita beltà. come quando del loto si fanno Chi per soperchia luce te non vede. ) In una nota riferisce il Manni la lezione del Varchi. Vede. aggiunse questa Lezione del Varchi. co me disse Dante: (1) Nè questo. Dissc anco altrove : E questo medesimo Poeta disse in un altro dei Mentre che del salire avem soverchio (3). dicendo in quella miracolosissima che giugnere a riva: ma si piglia largamente trasformazione: per giugnere e pervenire a checchessia. (M. si volgarmente un tal proverbio tratto per ven levano e se ne vanno in iscaglie. Donna. quanto sia profondo l'intelletto diamo in quel modo che avemo dichiarato di di questo uomo. In due vincere e soprastare di molto. non significa altro. cioè con quello che avanza. o piuttosto Filosofo. SULLA PITTURA E SCULTURA Io5 opinione è recitata leggiadrissimamente da Lu Ed altrove: - crezio nel primo libro e confutata gagliardissi mamente da Aristotile nella Fisica. e prose di romanzi diamo ancora che elle vi siano. Mi fa gran meraviglia che ciò non (3) L'edizione del Manni fatta in gran parte sull'edizione di sia stato avvertito da Domenico Maria Manni. Da te. ha pratica. come nel Madrigale tra. si siano in progresso smarriti. Giovanni di Pisa ed in Padova cd altrove. lavorando. suoi gravissimi sonetti: Ed altrove: Ben posson gli occhi ancor. Fisica. tura da questo verso: Il soperchio rompe il Arriva. TEd il medesimo usò il verbo soverchiare. che verremo notando più sotto. che siffatti componimenti. o Sì che la sua parvenza si difende (5). il soverchio lume. che fiamma rende. e questo è difetto del maestro. del Manni. e la proposizione a. l'usò me ne dimostra la sua composizione dal nome Dante in questo prºpio significato. e come con sopra e che dichiarò Aristotile tante volte e venga con Aristotile e con Dante. vcce di superficie o volemo dire coverchio. dove apparisce il tuo bel volto. Mercurio. E già non occorre dire che non ve Ben posson gli occhi miei presso e lontano ne ha parola nelle edizioni posteriori.) VAR CIil i4 . Questo verbo è propio toscano. Canto XXV. Canto XIV. Con (1) Purgatorio. che pare posto in questo luogo in S. che delle Rime del Buonarroti pubblicò nel 1726. quan egli l'abbia usato propiamente e voglia inſe do disse: – In lapide est forma Mercurii in rire quello stesso. verchio. seguente di un codice Vaticano: (3) Purgatorio. II. è detto medesimamente da noi o col mutare e trasfigurare una cosa in un'al aggettivamente soverchio. natura in un marmo. qualità attive. dice il Fi do Orazio disse: losofo. come aveva detto Aristotile. Volendo dunque il nostro Poeta. che disse col suo soperchio. Parte I. che sono quelle parti che. giudico. come si fa. cioè c Plinio racconta. Nè intcn Versi d'Amore. (4) Inferno. perchè è impedita da qualche accidente. qui l'autore. si fanno in uno di questi cinque modi: nome aggettivo. cioè La mano che obbedisce all'intelletto. E se non l'usò il Petrarca. Ben posson gli occhi miei presso e lontano (5) Paradiso. o perchè non è esercitata e non E per vivo candor quella soverchia. che dice il Filosofo nella potentia. vien dunque credere. ha: zione. Si ch'alla morte in un punto s'arriva (2). come si può vedere nel È ben vero. come quando si fa una casa: o mediante alcuna alterazione per mezzo d'alcuna delle Ben può veder tua grazia e tua mercede. supervacuum e supervacaneum con tamente. disse questo medesimo Autore: era sparso e disgiunto della medesima spezie. come si vede Soverchiò tutti. si trovano nella raccolta delle Rime di Michelangiolo. (2) Sest. che nel fendere un marmo in sentenza colla sua circonferenza: nondimeno vi si trovò dentro un viso di Sileno. noti al Varchi. onde Ciò che non corse indietro e si ritenne disse il Petrarca: Di quel soverchio. nè il susseguente Madrigale – Nulla già valsi. di Col suo soperchio. come si farebbe un monte di sassi o d'altro: E nel fine di quell'altro. Canto XXII. che massimamente nel quinto della Metafisica. all'intelletto. come quando del bronzo si fa una statua: che comincia: – Esser non può giammai che gli o coll'aggiugnere e mettere insieme quello che occhi santi (1). arrivare al tuo bel volto (3). indi la (2) Inferno. fe” naso alla faccia (2). come quan e levar via delle parti. e co coperchio. nè altri Madrigali e Sonetti. E significa propiamente quello. e lascia dir gli stolti. onde usiamo avanza. Quello che i Latini dicono remo che tutte le cose che si fanno artifizia superfluum. Canto XXI. i mattoni e della farina il pane: o col togliere E come essi ne fanno un sostantivo. quando disse: modi e per due cagioni non obbedisce la mano Ma siccome carbon. poichè uomo è. il quale all'edi Michelangiolo Buonarroti ilGiovane venuta in luce nel 1612. abbonda ed è di più. che comincia: – Nulla o col ragunare e porre insieme cose di diverse già valsi: spezie. dimostrare Omnesupervacuum pleno de pectore manat: che il propio della Scultura era di fare per le così diciamo ancora noi sostantivamente il so vamento di parti. che pone riva. Canto XXVI. d'un marmo. ch' io sia lontano Non far sovra la pegola soverchio (4). Ma inten pensando io. Il che a fine che meglio s'intenda. tutte eseguite su quella Veder come risplende il tuo bel volto.

All'intelletto. come disse altrove questo nostro la fantasia piglia da sensi esteriori. discorre però discorre l'arti manuali. Ed in questo suo O voi ch'avete gli intelletti sani. benchè questo di lui non cose universali solamente e l'altra solamente poteva dirsi. quando scrisse: bile dell'anima per la quale noi intendiamo. la quale è offesa o impedita l'immaginazione. Parte I. disse altrove: Ed al mar ritogliesse i pesci. così Oltre che. ovvero fantasia. CLXVI. letto. (M. che del quello immortale appresso i più veri filosofi. Ed in un altro sonetto. divide e finalmente non si possono esercitare in modo che ben vada tale. al passibile. ed è P non porta giammai Immaginar. Canto XIII. simo. Come Natura al ciel la Luna e 'l Sole Benchè si può attribuire propiamente ancora All'aere i venti. che s'è detta di sopra. (2) Inferno. mo ragionato più volte. distinguiamo in questo luogo dalla cogitativa. perchè essendo le forme e immaginazioni E di tanta dolcezza oppresso e stanco (1). il quale ancora nella sua giovi le particolari. nezza ebbe l'abito intero di tre arti nobilis il quale come intendono gli esercitati non sine. onde di letto agente. nè Dell' arte e della vita (4): vi è altra differenza se non quella. Questo nome intelletto signi pare che intendesse Aristotile nella fine del fica più cose. E si chiama intelletto passibile secondo Giovanni Ch'io nol so ripensar. e si chiama molte volte mente. uno universale e questo si chia ma da lui ora passibile ed ora materiale. lodando la Notte. perchè ria. VIII. ziali che si possono immaginare e fare dagli (4) Anche questo Madrigale nell'edizione del Manni non si trova. ovvero mente: ed uno particolare. non potrebbe dirittamente filosofare. che sono materiali. Canto l X. E chi t' onora ha l' intelletto intero. Poeta in quel suo dottissimo Madrigale: perchè l'immaginativa serve sempre all'intel letto o lo va imitando. Stanza V. è differente dall' intelletto. il quale imitando per avventura All'uomo l'intelletto e le parole. E di questo potette in ed è propiamente in noi quella parte più no tendere Dante. (1) Son. ch'a l'estremo ella discorre: se egli divide ed ella divide. Carcer nostro intelletto al Ciel si leva (6). Parte I. cioè Per quella potenza o virtù che si chiama im Ben vede e ben intende chi t'esalta. Nè dovemo credere ancora. Parte I. e man che trema (1). Onde dovemo sapere. perchè la mano è lo strumento non le cose universali. ancor che ottimi. tano così bene in opera. nella (2) Canz. come avemo dichiarato altrove. strumenti delle scienze. quale s'è veduto come tutte le forme artifi (3) Son. della quale ave Similemente operando all'artista. met I nol posso ridir. così non solamente tutti i poeti la chiamano con chi avesse impedite o offese le mani. ovvero immaginazione. essendo E questo è difetto della fortuna o d'altri. Parte I. compone. nano. cioè che l'uno considera le e quel che segue. Parte I. la fantasia intende: se egli discorre ed Prima alcun.) (5) Son. l'intelletto intero e sano E così là: Per gli occhi ascende più libero e sciolto All'alta tua beltà. disse: Ma in questo luogo si piglia altramente. immateriali sono molto più perfette. perchè come l'intelletto piglia tutto Che nè lingua. non che ridire. intelletto. o piuttosto. che i maestri dell' arti. quando Mirate la dottrina. che oltra l'intel Ed il medesimo avviene nelle scienze. . E sebbene come l'anima razionale.to6 - LEZIONI Ma la natura la dà sempre scema maginazione. onde come chi avesse che il Poeta chiami questa potenza. XVII 1. come eglino immagi Da tai due lumi è l'intelletto offeso. nè 'ngegno al vero aggiunge (3). ma l'ardor molto Con le quai del mortale Non dà tal privilegio al corpo umano. CLXIII. L'anima. la quale non solamente Chi ha l'abito dell'arte. e questa appresso tutti e senza alcun dubbio mor maestro. e l'onde (5). come quella. - E così avemo fornito la prima parte. alla terra erbe e fronde. Stanza 1. Ed altrove: che la fantasia. che non ed in molti altri luoghi. E di questo intelletto passibile. quello che egli intende dalla fantasia. Gramatico. si ritrovano appresso Aristotile ceva il Petrarca: due intelletti. (1) Paradiso. ma diversa. l" significato l'usò il Petrarca. non che narrar gli effetti quello che noi chiamiamo propiamente intel Che nel mio cor gli occhi soavi fanno (2). proemio della Fisica. perchè se l'intelletto in Non ha l'abito intero tende. il quale si chiama passibile e questo non è altro. questo Poeta. come il Petrarca quando disse: esercitare l'arti. ma Aristotile mede sono le forme artifiziate. ma sola dell'arti. o la memo uno dei sentimenti interiori. come i sentimenti interiori sono gli mente le particolari. CXLVI. non può questo nome. che s'asconde isse in quella divinissima comparazione: Sotto 'l velame degli versi strani (2). chè nol comprendo . ma in qual si voglia di questi duoi modi. (6) Canz. Nè si maravigli alcuno.

somma il Perseo. cioè la forma. nè delle idee di Platone. me. quando gli studiosi della buona filosofia. come n'avvertì il nè sola la materia: ma tutto il composto in gran filosofo M. la cui opinione riprova Ari demone d'Avicenna. l'uomo non è nè la In questa seconda parte il Poeta alla sua forma sola. venuto Cellini. lasciate le troppe sotti un Perseo. potenza nelle pietre focaie. e la forma insieme ed in Il mal. nè la materia sola. Stette qualche tempo con Michelangiolo. diciamo. ma gnone. come quasi tutte l'uomo s'è immaginato. e perch'io più non viva. dicemmo allora e non si può al presente. come di sapere che una delle principali cagioni che in sopra. e quello che lo fa Tal si nastonde. Possiamo ben (1) Raffaello da Montelupo fu figliuolo di Baccio da Mon dire che egli fece di quelle pietre Arno e Mu telupo. dove le forme sono sostanziali. ed in Lucca: poi. della nostra edi indosso. come avemo dichia quando disse nel sesto della sua divina Eneide: rato altrove.– Vedi il Vasari pag. a cui molto debbono tutti è quello che ha fatto uno statuario. 429 velo agli splendidi pregi della sua versione. ma io per mio danno e morte nera. ma che ubbidisca e corrisponda all'intelletto. Stette lungo tempo in Roma. o Giu Contraria ho l'arte al disiato effetto. era un diavolo. Cosimo I gli allogò varie opere nella sua villa di Castello. chiamò la datrice delle forme. qual dubbio è non meno piacevole ad inten E per conchiudere qualche volta questa materia dere che malagevole a solvere. facit queste forme artifiziali. SULLA PITTURA E SCULTURA 1 o7 artefici. e come Raffaello da Montelupo (1). ne trae le bel lo (1). potrebbe al in subjecto. se non per accidente alla generazione non ho l'arte buona da sapernc cavare il be del composto. che quello che si genera dalla na volendo mostrare che la forma del fuoco è in tura. dal suo maestro. Giovinetto. per atto d'esempio. ad esempio. l'altre. cioè la materia. non al tramente che nelle generazioni naturali. ch'io fuggo. bisogna avere la mano fece il marmo onde egli cavò il S. al che fare non nelle cose. della nostra edizione. ma l'anima ed il corpo insieme. che venne alla notizia di Michalangelo. e tutto il veggiono nel giardino di Castello: che questo sarebbe falsissimo. e come si generino. o si fa dall'arte non è nè la forma sola. così in voi d'Arno e di Mugnone in quelle pietre che si è tutto il male. come si vede spres gica: samente nell'ottavo capitolo del settimo della Et silicis venis abstrusum excuderet ignem : Sapienza. onde s'acquistò il nome di Tribolo. altera. rimulossi ad Orvieto. così medesimamente non ha altri rispetti. e come s'introducessero le forme potenziale e ridurla all'attuale. fra suoi coetanei e nella scuola e fuori. accomoda l'esempio posto cioè il corpo. ma chi ha l'arte.) Chi qua. essere piuttosto Perseo che S. formam difficoltà della presente materia. parlando dell' arteſi E perchè in questo esempio consiste tutta la ce: Non facit aliquod uno. Cosimo. Fanciullo. come dice il Vasari. a una certa cita piuttosto da filo in Firenze nel 15oo. non in materia formam. traduce: e seg. dicendo: Come in un marmo solo si nascondono tutte le fat cioè tutto il composto della forma e della ma teria. che come egli gliezze e sofisticherie de'Latini. ditta o un'altra statua. quarri pars semina fiamma mestichezza col Vasari. fu il non ve altro secondo i Peripatetici che trarla dall'essere dere d'onde. Marcantonio Zimara nei suoi sieme. bronzo che è la materia. e diva. non fa ducesse Platone a porre le idee. che chiunque fa qualunque cosa. come intendono i filosofi. Bisogna dunque e fornire questa prima parte. Virgilio dice: - bolava sè e gli altri. ma tutto il contrario. ovvero la materia autori greci e preponesse la verità a tutti gli cioè il bronzo. cioè del datore delle for stotile lungamente nel settimo della Metafisica. che. Basta che Conforme a quello che aveva detto nella Gcor l'opinione d'Aristotile è. seguitasse gli non ha fatto il subbietto. facesse la forma le. e con quel cervello balzano di Ben Abstrusa in cenis silicis. Ed a questa opinione pare che avesse ac Avicenna poi non gli piacendo le idee. disopra al proponimento suo. quoniam manifestum est quod si fa cuno dubitare e dimandarmi che cosa sieno cit. nel quale si contiene ed il In te. (1) Nicolò detto il Tribolo. cioè l'anima. una intelligenza. per tutto il composto. non che a volernele cavare. di terra e di bronzo. egli aveva tale inquietezza invecchiò. . cavate però. ma tutto il compo sto. nè è necessario dichiarare ogni cosa. finse cennamento il gran filosofo de' poeti latini. facit ex alio aliud. stato tra i primi che. di maniera che se uno dimandasse che dottissimi Teoremi. benchè egli non poneva le idee ha bisogno. nè del delle cose artifiziali. (M. e 'l ben ch'io mi prometto. che sempre travagliara e tri (2) Questi denno esser versi del Varchi.) . . e visse in molta di . dove innanzi tempo il Riccio de' Pericoli. . essendo egli d'una massa di bronzo ha gittato. non aliud in alio. altravmente s'andrebbe in inſi mito. 3o6 e seg. (M. che io non vorrei. di Raffaello legnaiuolo soprannominato sofo che da scultore. scultore ed architetto. il enim ex materia formatum. Donna leggiadra. la quale. chi là si dicio a picchiarselci. . perchè la forma non si ge bene che io cerco. attese a lavorare di cera. E queste sono le parole del chè altramente non solo non si fa quello che grande Averrois. donna volgendosi.) - narra il Vasari. come zione. il quale si servi di lui in molte opere. dovemo rispondere. - (M. Onde non possiamo dire che il Tribo tezze che si possono dare a una figura e belle e non belle. in Firenze. che così spesso fa le statue qui accennate dal Varchi – Vedi il Vasari pag. e tanto s'avanzò nell'arte. dove egli condusse fra l'altre con molto amore Il Caro con quella sua sbadata infedeltà. quale opinione fu riprovata per le cagioni che Dentro le vene della selce ascosi (2). fatto la forma del Perseo. verbi gratia. valente scultore. Giorgio. chi non l'ha ne cava le brutte. la Cerca una parte della fiamma i semi. sono in potenza nei loro subbietti. nacque datosi.

come ne testi questa speranza. come si (1) son. perchè Provan l'altra virtù. dirisse questa robusta canzone. Canto XI. sperando di dover conseguire l'intendimento In te: Avvengadiochè l'uso della lingua to c desiderio suo qualunque egli sia. si fa e si desimo: dice sotto speranza o d'acquistare qualche be Felice agnello alla penosa mandra me. onde quello che noi dicia Che fosti in terra per noi crocifisso. ancora che il Petrarca dicesse: non sostiene). onde chiun E Fortuna ed Amor pur come suole (2). e non in voi. che piagne (6). se non sostantiva E così ha fatto in questo luogo questo Poeta mente: tuttavia il Petrarca secondo la pose dicendo in te. e quinci fa ogni opera di conservarsi quanto può il più. e però ne traggo il male. cone ha fatto in questo luogo il ancora il primo numero con gli amici per mag poeta nostro. e mia vita. onde Diva. conciossiachè cia derigo: scuno dice della sua quello che disse il più Vieni a veder la tua Roma. ll. s'era insignorito di Roma: Quei che solo il può far le ha posto in mano (2). non è però che non usi ancora E vivo del disio fuor di speranza (1). apparisce e non si vede egualmente in una cosa L'ordine è questo. tu padre F sebbene il primo Petrarca non pare che Ogni soccorso di tua man s'attende (7). non che ripren Ed il Petrarca medesimamente fece il somi adere il poeta d'avere così chiamata la donna gliante. o sommo Giove. Parte I. hanno poi meritato per lo valore loro e virtù d'essere stati fatti e chiamati dagli E se lecito m'è. E forse (5) Son. oltra che s'usa aggettiva. non tanto per acqui pace e diletto. la quale noi avemo tolta da Latini. ieggiadro Toscano di Laura : Perch' ogni mia fortuna. ce nome per l'avverbio – O donna leggiadra. è sempre verde. quan per difetto nostro il contrario. si dice da Latini Divas. (3) Purgatorio. o pajono cotali. come si dice volgar monia ancora Dante nel Paradiso. sebbene poi le più volte riesce starne benevolenza. Parte IV. antichi poeti. nascondono in ciascun marmo tutte le figure. che ne Cicli stai (3). come fanno gli oratori. che.1 o8 LEZIONI me. VIII. – E intende parlare il Varchi dell'illustre e infelice Cola di Rienzo. che se così fosse. come si vede in tutto il sonetto: sua. nè seguitare nel (il che la lingua latina. come essi la trassero da Greci. così disse il Petrarca a quel Tribnno. maestro di tutti gli innamorati. i quali. il numero del meno molte volte. perchè tutti gli amanti. que s'innamora. se pure non sono. Parte I. XVI. ma la contraria. che spera Gioir forse nel foco. XL. dia del voi. XV. conscriva. nocive. quella che 'ncende. E può tanto scana e del favellare nostro. ancora che nobi lissimi. ancora disse si nasconde per dinotare che non (6) Purgatorio. Stanza IV. il bella il bene e il male. (2) Canz. Non poteva aggiugnere dopo leggiadra favellando a Dio o a Principi grandi usiamo ed altera epiteto maggiore. e mia morte il Campidoglio. Lassol'l mio loco è 'n questa ultima schiera (1). come cosa discordante. E però disse to perchè così paiono. e quello che gli E perchè sempre tutti gli amori sono nel prin diletta seguendo – E 'l ben ch'io mi prometto: cipio felici. E però disse Dante: ciocchè questa voce. ne E come Dante aveva detto all'imperadore Fe questo fanno senza cagione. Canto VI. o ci paiono tali: e la cagione è. (M) . sia l'antica sua liberta. e le onorano come dii. ancora che fos Padre del Ciel. – Tal: cioè talmente. ciascuno ama principalmente sè stesso. Tu marito. gnifica propiamente quelli o quelle. perchè splende. ed il fuggire Mi giacqui un tempo. preso Mio ben. mio male. pregandolo di restituire a Ro C2) Sun. che senza essa non come si dice volgarmente. le quali o sono dannose e Ed altri. anzi pare che porte seco maggiore grandezza e dignità. dopo i perduti giorni (5). l'amore. Stanza V1 Parte 1. si O Padre nostro. motoscanamente santo. però disse il me Tutto quello che si dice e si fa. che aveva posta di sopra. Si nasconde: cioè sono in potenza. e cerco prova: di fuggire perchè naturalmente fuggiamo tutti tutte quelle cose. o di fuggire qualche male. mente. si promette gioia e contento. Parte 1. al ne potremmo meglio guardare: ma appare e si tera e diva : lode e onori che si danno dagli mostra fuori la bellezza sola che ne promette amanti alle cose amate. come quando il Petrarca allegata di sopra da noi: disse: Manda alcun delle schiere elette e dive. tengono le cose amate. fuggendo quello che l'attrista. ogni mia sorte. Son gli occhi giusti tuoi rivolti altrove (4) Nè deve alcuno maravigliarsi. ancora ad un solo può alcuno ne innamorarsi. – Il mal ch'io fuggo: cioè quelle amori ed amorosi accidenti per lunghissima pene e dolori che io sento in amando. col disio folle. per il numero singolare. quasi che voglia dichiarare quella parola cir (4) Purgatorio. nè più degno. Ed altrove: nati uomini. ora all'estremo famme alcun male è una spezie di bene. CXVI il Pate 1. usasse mai la voce diva. sero ignobilissime. Canto VI. a cui il Petrarca in (1) Canz. agli veramente il Petrarca. dii. la quale. (7) Cauz. quando disse nella canzone grande giore famigliarità.

come quando il Bembo dis sia ignorante. o il non po L'ardente nodo ov'io fui. così. cioè sono una cosa medesima essenzial Come non puoi non esser cosa bella. Te sola del mio mal contenta veggio (2). che non ci dilettano i beni. ma ha quel l'abito contrario dell'arte. che comincia: Sento d'un freddo aspetto quando alcuno fa professione d'una qualche un foco aeceso: cosa. volendo signi maravigliosa Canzone delle lodi di Madonna ficare il cattivo abito e l'ignoranza di quel Laura: - tale in qual si voglia arte. non possiamo stesso. come le quali trapassano quasi d'infinito spazio tutte avveniva al Poeta nostro. verbi grazia. non ostante che il Petrarca lasciasse scritto: chè quanto ci arreca di gaudio il bene deside rato. tanto ci apporta di tristezza. i pur mi riconforto (1). Parte II. XIX. nè scol pire. e così di tutte l'altre Contrario effetto la mia lingua al core (2). e tutti gli altri. d'onde aspettavamo il con tura. Parte II. riamente più ci dispiacciono i mali e più ci af Contraria ho l'arte: come tutti gli abiti fat fliggono. signor. E qui dovemo notare che l'ignoranza è ma con quella dell'Autore propio. e sempre Cantando anni ventuno interi preso. ignoranza di cotale arte. tante volte fine e bcne si convertono. Parte I. Dice se. d'ora in ora ter conseguirlo. che potremo chia E questo modo è molto usato dal Poeta nostro mare arte cattiva. l'autorità del Petrarca. tutto che non sappia dipingere. dove disse da avere ancora un nome che sprimesse l'abito nel sonetto: – Non dall' ispano Ibero all'indo cattivo. come ne mostrò il Petrarca. tanto è più spia Morte disciolse. oltra che ordina Provai . che non solo non ha l'arte buona da saper trarre dalla sua donna Felice Imperador. 111. come si può vedere in tutte le sue composi come dice egli stesso. o indotto pittore o scultore. la quale pare che sia chiamata da Ciccrone inscilia. come nel sonetto: male che egli non vorrebbe. (M. e sta sentenza medesima. Ignoranza positiva è quella netto. o cattivo. se non solo non conseguisse il fine ed effetto desiderato. o goffo o indotto scultore. Ed alcuna soldato. è bene. quando disse nel so l'altra privativa. cosi ciò che è bene. per quanto stimo: dunque il nostro Poeta. non fa anco professione di saperla. che il Poeta medesimo confessa ingenuamente (2) Nè questo. benchè doglioso e solo quella. e massimamente nelle passioni amorose. perchè come ciò che è fine. cd altri nomi cotali. E per questo cia scuno che non consegue quell'effetto e fine E perch'io più non viva: a fine che il do che egli s'era proposto. Ma non l'aven ma affetto. IV. e ben si può morire del do lore. molto più poi. nè giammai tal peso cevole la privazione d'esso. e non la sa. ignorante. arti. nè credo ch'uom di dolor mora (3). avvengachè si po tesse salvare e difendere. Pittura. ma il suo contrario. una chiamaremo positiva. nulla di meno sta do. o pittore. e desidero di fare. se potessimo dir Ho veduto scritto in alcuni sonetti non effetto. fine è buono. e così è scritto in quello che ho non sono. perchè. mente Arexvia. Parte II. ma non già che egli cosa e per l'altra. quando alcuno non sa alcuna cosa. Architet da quelle persone. così avrebbero trario. ma diciamo in quella vece. o è buono veramente. ma M'abbi lasciato. (3) Son. si sanno a qualche ſine e ciascun Sol perchè tue bellezze al mondo sieno. CLVI. pare buono a chi lo desidera. perchè tutte le cose Ed in quell'altro: che si sanno. il che si può confermare non pure col dire. Stanza 1. o piuttosto arte contraria. ar Tacer non posso. e tutte le lingue non possono espri io appresso me di mano propria dell'Autore mere tutte le cose egualmente. o almeno nessuna adulazione o piaggiamento. si può ben dire ch'egli non sappia l'arte volta potemo pensare che si faccia per l'uni della scultura o pittura.) (1) Son. favellando al Duca d'Urbino. o architettore Come esser può. indotto. la quale scrittura. e che egli s'era promesso. o la sa malamente. come di remo d'uno scultore. che d'un bel volto goffo. SULLA PITTURA E SCULTURA to9 Sennuccio mio. ovvero rivol E nel Madrigale : gono. nascoso. come tra' buoni si debbe fare. onde a un Il che si vede ancora nelle prose. cioè inarte. ch'avanzi gli anni leggiadra. iniscultore. perchè molto più sono le cose che i vocaboli meglio effetto. altera e diva quel bene che è in lei Colla virtute. nè il seguente Sonetto non si trovano del pari nell'edizione del Manni. o l'esserne privati. quanto è maggiore il piacere. E la cagione è per l'altre. cioè l'ignoranza di cotale arte: il quale Idaspe: abito contrario i Greci chiamano felicissima Misero onde sperava esser felice (1). è fine: onde l'effetto di La qual cosa viene da cuore libero e senza tutte le cose. inarchitettore. dipintore. e temo non adopre chitettore. mente. Ignoranza privativa è Ne porti il mio così contrari effetti? E così avemo veduto in questa seconda parte (1) Son. col quale ne trae quel zioni. quando cominciò quella inpittore. e massi tivi hanno alcun nome che gli sprime e de mamente quando ci vengono di quei luoghi o nota la scienza loro. Al disiato effetto: cioè a quello che io vor rei. e lore m'uccida. s'affligge e s'attrista. . come Scultura. come avemo detto. (2) Canz. quasi in que di due maniere.

. e così si risolvano. essendo nella sua donna il bene tima parte. seguitando l'om e nel quale consistono tutte le perfezioni del bra. sa cavarne la vita: chi non l'ha ed è ro. Non sappia. altro che morte. questa materia fu trattata da noi lungamente (1) Paradiso. principal membro. e non ha nessuno che nè gran disdegno. e sì per la contra mi luoghi così del Petrarca. come 'l Sol. che cosa è materia. non s'impediscono. lascia ai lettori che ne cerchino da quale non intende. se non buona. o mio destino. ma qual sia quest'arte. come altra volta in Porti in un tempo.i lo LEZIONI che da lui stesso gli viene. lo faccia per farlo. nè ha nessuno che lo faccia per farlo. o gran disdegno Del mio mal colpa. e che'l mio basso ingegno. è neces loro passioni e sventure amorose a diverse ca gioni. ed i contrari in potenza come in que sono natura nessuna. dico. non potremmo lando: Dunque Amore non ha colpa del mio rispondere altro. o Galeno. dioso. e quasi mostra col dito. dico di nuovo. Parte I. tutte le lingue. ovvero il buio dal discostamento e rimo l'uomo. e non ha nessuno che lo insieme negli amanti in un tempo medesimo. che egli. rio privativo del bene. E questo. nè vuole cosa alcuna. e tutte le virtù si partono da lui. nè hanno causa efficiente. tenebre e luce. posto la ragione nel cervello. non sa trarne per lo suo Amor dunque non ha. faccia. cioè che in una donna. contrario e cattivo abito. (1) Canz. conciossiacosachè. o sorte. ed in che modo debba eser non men falso. a tutte. come ne dimostra lo stesso nome. ch'aveva detto d'uno ch' era morto. ardendo. come si dice tutto che la morte. e tutti i mali. secondo i Peripatetici. che i rivi da un fonte. parte non bene dentro del tuo cuore. e però si rise Aristotile d'Omc gegno. E cioè. ov simo per sè medesimo. come è chiaris Perlochè chi dimandasse che cosa è bujo. in che modo due contrari possano stare il male non è nulla. ma solo per accidente. la bastandogli d'averla accennata. pure alla sua donna favel il male e chi lo fa e cagiona. Perciocchè spondere altro. cioè il male: dove notaremo O durezza. come è chiarissimo appresso tutti. nè la tua beltà o durezza. e cioè tutti i beni che si possono immaginare. è debile il filo. Stanza VII. che mo. se non che egli è il contra male. e non significa stro ingegnoso Poeta assai agevolmente la con nulla positivamente. Ma chi ha l'arte ed è d' alto in non avendo cagione effettiva. quale. nè fortuna. non vimento del Sole. Onde il Pe ventura. Seguitò in questo luogo vero tenebre e chi lo fa. così benchè qui non occorre cotal dubbio. senza renderne altra ragione. E siderando sempre forma nuova. e come. volle significare dottissimamente Dante. cioè il mio male. che in sen morte. non sa. conciossiachè tutte le pri i contrari spiritali e non reali. Non è dunque la natura della morte. Canto XXVII. e pietade. ma. per av quante l'altre parti del corpo. come debbono fare i poeti buoni. nè voluta dalla natura. e tutte le privazioni sono cattive. ma se perchè dichiarare simili dubbi più lungarnente guita sì dalla necessità della materia. perchè filosofi come teologi. non è nulla propiamente. come si disse vazioni. dicendo: E questo nostro medesimo Poeta non solo stu E 'l bel giovenil petto. che ridicolo. trarca sebben nel suo secondo sonetto aveva. e non da null'al Ma tempo è omai di venire alla terza ed ul tro. i quali hanno dato la colpa delle le quali combattendo sempre insieme. non ha nulla che la faccia. ed in cosa che non è altra che quella che si disse nel prin cipio. come d'altri poeti di rietà che si ritrova in tutte le cose composte. de o più chiaramente s'appartiene al filosofo. Il perchè chi dimandasse. se non che è privazione di il cuore. che il male si pone in questo luogo per litor Se dentro del tuo cor morte e pietate menti. La qual sentenza in somma E per essere meglio inteso. il male non essendo altro che privazione del In questa terza ed ultima parte pone il no bene non è natura nessuna. il giorno che nasciamo per morire. onde non ha cagione ef clusione di tutto il sonetto e della presente fettiva. zione della vita. disse: Torre d'alto intelletto (1). nè tua beltate. come s'è detto altre volte. quando chiamò il Sole: seguitando Galeno e Platone. Ne presta. conciossiachè la citarsi. che la morte non essendo altro che la priva sono in potenza la vita e la morte dell'amante. non allora. Altra volta dicem fui inteso. cioè il mio tenza dissi queste cose medesime. nel cuore. parte fui ripreso. o altra cosa amata parrà forse più strana a chi non intende. non può du da questo sonetto potremo intendere moltissi rare lungamente in una. Se non che sario che qualche volta vincano l'una l'altra. nè può trarne altro aver conseguito il suo fine. Il che è o donde s'appari. se non quello che non vorrebbe. nè mio destino o sorte. sto luogo. dolori ed affanni che in amando si sen tono. questo medesimo luogo fu da noi dichiarato. lui di basso cuore. la pose ancora nella canzone: Sì Quello ch'apporta mane e lascia sera (1). In tal misero stato il vostro viso Segue a dire: E poichè io non so col mio basso ingegno trarne ardendo. non potremmo ri Aristotile e non Platone. ma imitatore di Dante. poichè tu porti in un tempo medesimo perchè mi ricorda che l'altra volta. mediante l'opposizione della altramente. loro stessi. morte non è intesa. o fortuna. cioè amandovi. ma solo si fa per accidente. se. non dice il Poeta spressamente. è il primo e lume. ed il male parimente. trarne altro che morte. III. dicendo. terra o altro impedimento.

e non la propria verità. porge aita fortuna. S'alcun saria sì stolto. Dentro mi sento il core E nel madrigale: Mancar. a dell'altre. Quanto più inaspri e 'nduri. E medesimamente in tutto quel madrigale. (2) L'edizione del Manni ha: Com'io. A l'arte di beltà che meco venne (4). più s'impara (2). cioè amore. se mi fosse amica. nè men Dille. che forse il Varchi. o andò perduta. dimmi. Dal primo pianto all'ultimo sospiro. Non so se d'altro stral giammai sº a viene – non si trovano Ove non fur mai tardi nell'edizione del Manni. SULLA PITTURA E SCULTURA lº nella sposizione del sonetto: Occhi miei lassi(1). che. medesimo che gli altri nell'altre sue composi E similmente in quell'altro. ni. vi re Che gran pietà comanda a gran bellezza: E se nel foco avvezza (1) I tre madrigali qui citati – Ben vinci ogni durezza Non fosse l'alma. Dove più. beltade. Chè l'uno e l'altro stremo Ch'io non tel dica e giuri: E ne colpi d'Amor piaga mortale. raffazzonò di suo Questo . Che posso. Non mi posso tener. se l'alma di costei E medesimamente nel madrigale: Fosse pietosa. Ecco il terzetto: (M. Ch” essendomi nemica. o vuoi ch'io provi ancora Amore. come in tutto quel vago principio questo: e dolce Madrigaletto: Se ben talor tua gran pietà m'assale. capo. luogo il Poeta. ove mostrammo che il Petrarca dà la colpa Nè doler mi potrei degli affanni e disgrazie sue non pure a que Di questo sol poter. sto desio: ed in quello che comincia – Il mio Ma molto più veramente nel sonetto che co rifugio e 'l mio ultimo scampo. quando disse: Bellezza e crudeltà m'han posto in campo (4). nè altro (2) L'edizione del Manni ha ve n'ha. cui principio è: Se gli è che d'uom mortal giu Sol mi difende e scampa chi m'uccide (3). (M. seguitando alcuna volta l'uso comune. amarla. che non è teco ste sei ovver sette cose che racconta in questo Bellezza e grazia egualmente infinita. Al qual son già vicino. E così nel madrigale: chè bene la si portò dal cielo questo Angelo Ben vinci ogni durezza celeste. E perchè ciascuno possa meglio giu dicare non tanto le diverse cagioni che asse Con gli occhi tuoi. da sì benigna e chiara stella? (M. la Sposizione qui ac cenzata della Ballata II del Petrarca: Occhi miei lassi. che in qualche modo ne esprima il senso. forse perchè tutto quelle che non è canzone. (M. quando disse: mincia: Al cor di solfo. durezza. nella quale v'ha traccia del concetto espresso nel verso. Ma mia fortuna vinse il suo costume. Che dove più si perde. Ed il somigliante nella fine del sonetto. mancando i miei tormenti tanti: Occhi lucenti e santi. dove dice nel sesto verso: Ed in tutto quest'altro non men dolce. vince la natura. che sempre ognora vago. anzi ch'io mora? Mia poca grazia m'è ben dolce e cara.) . Il (3) Pur questo madrigale non si legge nell'edizione del Manni. il Che da costei. (M. Come a colui che muore. come ogni luce ancora. ma ancora i bellissimi suoi concetti. come ha bello il volto. destino o sorte. Il Manni in una nota reca una variante del primo terzetto di questo So Nei miei dolci martir per voi s'impara. era da lui compreso nel numero dei (4) Ben trovasi questo Sonetto nell'edizione del Manni: Sonetti. E questo medesimo Poeta fa il Ne puoi non far chiunque miri cieco. Sonetto. Amore e crudeltà m'han posto il campo. o debbo. nello.) Alla bell'arte. (Ml) Quantunque se ben preme in ogni loco. citando a memoria. anzi occhi miei. Non men che tua durezza curo o temo.) ma il verso qui citato dal Varchi non vi si legge. Ed in quell'altro: L'amo più ch'allor far non doverei (3)? Io giuro a chi nol crede. Gl'ingordi miei nemici. disdegno. a gli angosciosi pianti. ma ancora Men puoi non tor la vita.) Varchi chiama questa Ballata. Coanº esser può talor la morte cara. Che s' alcun d'allegrezza avvien che mora. che A più virtù l'alma consigli e sproni: comincia: Non so se d'altro stral giammai s'av E se talor perdoni viene s dove dice nel dodicesimo verso: Alla mia morte. del quale è il zioni. Amor. nè voglio. Deh. ma ben più celebrato di questo: Sua pietà vinta è da tua fera stella (1). Amore. Ch a sè non si togliesse. gna egli stesso all'amor suo ed alle sue passio Allor sarebbe l'ora. già morto sarei Se ben talor – Che posso o debbo – e così pure il Sonetto - Alle promesse de tuoi primi sguardi. se dal ciel seco (1) Nell'edizione del Manni si legge: Ciascun la porta. Crescendo il tuo furore. Madrigale g non è del ppari nell'edizione del Manni.) (1) O giace inedita. che del mio pianger ride. e desse a lei? Chi contrasse giammai sl fier destino Ed io che più potrei Da men benigna e più lucente stella (2)? Servirla.

oscnsitivo. e son già destinato sitivo. (M. loro medesimi di tutte le noic c torinenti loro. parlando lungamente del fato più l'amasse chi maggiormente il conosceva. trebbe parere ad alcuno che il Poeta avesse volentieri e con chetissima attenzione. può errare mai per lo non avere cosiffatti ani A che 'l cor lasso di morir m'invoglia. (M. i quali quanto s'ingannano. In un momento nacquer di ciascuno. Non so. per lo essere guidato da Dio: così il sensitivo Se'l Ciel quando d'aſſonni un'atma veste. Per ora ci basterà di mostrare A che più debbo omai l'intensa voglia che altri poeti hanno usato simili modi me Sfogar con pianto. o fortuna - Ch'ogni altro ben val men. e si duole Nel vostro spirto son le mie parole. e come animale. zione del Manni: Porto co'rostri passi un pondo addosso. come allegammo pra il soggetto medesimo. Come Luna da sè sol par ch' io sia. che tutte le cose. Volo con le vostre ali senza piume: La natura. mo per lo contenere in sè tutte l' altre natu Ch'ogni altro ben val men ch una mia doglia. e come uomo. fatto. Resto prigion d'un cavaliere armato (1). che egli. ha in E però l colpo rolontier ne involo. . per non dir peggio. CXVIII. non erra mai. che si ritrova in tutti gli animali bruti non Tardi o per tempo mai non ne lo spoglia. o destino. e della fortuna. disse: Porto co' vostri piedi un pondo a dosso. e l'intellettivo. ma passeggiando tra le teste. Se voler fu. se inerme e solo ogni volta. le quale io conobbi già in Roma. perciocchè sempre cerca un non so che più Che de'miei stanchi non fu mai costume. secondo me. degno per mio giu di sopra: dizio di qualunque miglior filosofo. che l'alma veste. propietà e differenza dei quali no Col vostro ingegno al Ciel sempre son mosso: mi dichiararemo allora minutissimamente. che. e la fortuna Che de'miei zoppi non fu mai costume. Restaci ora Nel voler vostro sta la voglia mia: solamente a sciogliere il dubbio in che modo I miei pensier nel cor vostro si fanno: tutti gli amanti siano cagione eglino stessi a Nel fiato vostro son le mie parole. Però se 'l colpo. per avventura. senza sapere quello che cerchi. onde può amare e co Esempio novo d'infelice duolo. fu con primo sarà quello indiritto a messer Tomma grandissima considerazione fatto d'aver messo so Cavalieri. mali il libero arbitrio e l'elezione : solo l'uo S” altri pur dec morir º Ma ben per queste Luci men fian l' estreme ore moleste. E come intiero. cioè il naturale. mai non ticcio. se nudo e solo. scolando l'uno con l'altro. che reputo doverlo qui riferire nel quale però si contiene il naturale. ch' io ne rubo e 'nvolo Forte percossi il pie nel viso ad una. Parte I. secondo la quale l'ultimo terzetto racchiude un bis tellettivo. puzza di secento. me pianta. e non di cosa alcuna. o allettato dal senso o in Ardito incontro un cordi virtù armato Questa lezione mi pare per più ragioni preferibile a quella del gannato. l'ore del fin fien men moleste. Ed il posto a caso quello che. caldo alle più fredde brume. o con parole meste. nel per cose diverse fortuna. E il Petrarca nel sonetto: –Più volte già dal L'altro sarà questo. destino o sorte. Ond' il caso.) (1) Son. salva la riverenza a Michelangiolo e a Messer Be può contentarsi appieno. Ma se dunque nei tormenti io son beato. Meraviglia non è. e non ine Perch ogni mia fortuna. pere. che siano una me parabile bellezza del corpo. hanno (1) Questo Sonetto nell'edizione del Manni è di lezione cosi un amore solo. E nel decimoquinto aveva detto: Che in terra i sia fra la dolcezza e 'l duolo? Se vinto e preso io debbo esser beato. ed utile. il quale è il suo propio. oltre. Disse dunque Dante nel trentesimosecondo A che 'l cor lasso a più languir m' invoglia. chiareranno nella lezione del fato e della fortu Tardi o per tempo alcun mai non ne spoglia? na. E questo stesso Poeta nel sonetto: – Colui Che co' miei ciechi già veder non posso: che fece. i quali tutti si di Se di tal sorte il Ciel. e così eccellente ingegno e graziosa di mostrare. e non ad altri Chè gli occhi nostri in Ciel veder non sanno. veggendo quan Ma tornando alla sposizione del sonetto. giovane Romano nobilissimo. il naturale. Veggo co' bei vostri occhi un dolce lume. eccettuato l'uomo. es Dal vostro arbitrio son pallido e rosso: sendo cotale cognizione non meno necessaria Freddo al Sol. Dico ancora. e non più o naturale. ogni mia sorte (1). la sorte. e di più nelle piante. conseguisce tutto quello che egli desidera in (2) Ecco le varianti di questo sonetto raffrontato coll'edi tutti quei modi che si possono immaginare . s'appiglia ad altro amore che lo in Varchi. che egli nedetto. Schifar non posso. tanta leggiadria di desima. il sen Mon pur non fuggo. prometto costumi. e forse in questo luogo medesimo maniera che ben merito e merita ancora che un'altra volta. o destino. e men s' è destinato. Sfogar con pianto e con parole meste. perchè l'uomo è uomo mediante l'intelletto. il quale si ritrova in tutte le cose ina A che più debbo omai l'intensa voglia nimate. Ei cominciò qual fortuna. ed essere come un picciolo mondo. che n'accende il Sole (2). sè tutti tre gli amori. so bel sembiante umano: disse. Come luna per se sembra ch'io na.il 2 LEZIONI citerò due interi de' suoi sonetti. ne debbano la colpa dare. ch'una mia doglia. oltre l'incom quali cose credono molti. che faticosa e malagevole. diversa da questa del Varchi. re. mentre vi recito delle sue cose. po to m'ascoltate. dell' Inferno: S'altri pur dee morir? dunque per queste Luci. Perchè dovemo sa Se non quel tanto. sercitato poeta. Maraviglia non è. e per qual cagione a sè propio.

sog no infelicissimi. nascono dall'a- more reo ed inordinato. Trascende nella forma universale. tutti i componimenti di lui Atque in amore mala haec proprio. essendo immortale. non amore. e con leggiadria incomparabile. Ma Non rider gli occhi miei cosa mortale. che Spiegando. cioè alla idea di tutte le bellezze. scultura e mortali e cadevoli. ma più prºfeti in cielº. che della quale niuna è al mondo nè nreno intesa. nè men faticosa. come sono le univer Allor. qui vitat amorem. si possono chiamare indotti ar ma ben più necessaria e più profittevole del tetici ed ignoranti d'amare. Anor può far perfetti insegnare il giudizioso cd amorevole Poeta no Gli asini qui. il quale però può valere per tento. in alto l'alº. nelle quali egli senza alcun contrasto quasi destare l'intelletto. quantun gioranza dell' arti. nè l'ambrosia. ci voleva Che palma uccide. talmente che. Dei quali essendo omai l'ora tarda. potrà conoscere quanto questo An che quelle bellezze che appaiono di fuori. che 'l bel di fuor. ch'a chi vive quel che muore starsi mai. lasciandosi non come uomini. versale. menti. mali che nascono al mondo. e re standoci che dire pur assai intorno la mag E la cagione perchè niuno amante. non però s'erge tanto alto. (M.) - (2) Ecco come leggesi questo sonetto nell'edizione del Manni. e per conseguenza dovesse sempre in lui ritrovarsi. come disse quello ingegno senza saper che cosa è. Onde nei più giace quasi sepolto in un sonno profondissimo senza de Io dico. E que zo di Platone. la quale è propia dell'intelletto. che leggiadramente nel quarto libro: nessuna proporzione. ed in som stro in questo dotto e maraviglioso sonetto. Sebastiano timenta. lare e corporea. Onde Lucrezio scrisse non meno dottamen passa certissimamente tutte l'altre utilità senza te. che chiunque nessuna. che raccontò Pe rottino con tanta eloquenza e dottrina. glielo coprono. e mostrerà. che ne bei vostri intera pace sali. come quasi Più non vorria. nè parsº aspetti che volta nel vedere alcuna bellezza partico L'eterno al tempo. ma dentro. che. i quali hanno la vera e perfetta E poco di sotto. oltra le sue tre prime e si piacciono agli occhi e li dilettano. Ma perche è troppo debile e fallace. e tutto che questo amore gli sia propio Trovai. così. come tutti i Nec Veneris fructu caret is. anzi Arcangelo. all'incontro. possa mai essere pienamente con un sonetto solo. come quelli. e in lor ritrovar pace teriale sagliono d'un pensiero in un altro a quella L'alma sperò. Io dico. onde incorrono in tutti quelli tor del Piombo. e sempre desideri molti. dolori e disperazioni. e 'l nostro fa perfetti incorporea. ma non già conten non solo avanza tutti i moderni. SULLA PITTURA E SCULTURA i 13 non sapendo di quello che si dolga. quanto quelli che hanno l'arte cattiva e contraria so veramente. oltra l'età e costumi suoi onestissimi. come sono tutte le partico Non vider gli occhi miei cosa mortale lari. non può quetarsi in cosa Da questo sonetto penso io. non tanto lungamente. pittor Veneziano. ch'agli occhi piace. ma Voglia sfrenata e il senso. lo mo verità : strano manifestissimamente. onde tutti quelli che si fermano in esse gli antichi. Poglia sfrenata il senso è. ed in molti. tratte non solo del mez ne sua e perfezione. avendo raccontato i mali de arte d'amore. 15 (M ) V Ali CI11 . quale e eterna. sono felicissimi. fa la cenere il fuoco. vero e perfetto amore. non Non pare intende al bel ch'agli occhi piº i invidiano a Giove nè il nettare. ne par s'aspetti Amar ciò cui fa il tempo cangiar pelo te. si possono chiamare veri e perfetti artefici del Trascende in ver la forma universale. voglio che mi basti allegare que felice. ov' ogni mal dispiace. come s'è detto di sopra. Platone nel suo Convito divinissimo. anzi singo senza trascendere e trapassare alla forma uni lare nella poesia e nella vera arte dell'amante. ma ha sempre un tacito rimordimento. ma trapassa tarlo. se non in questo. sia ancora eccellente. che non sia a lui somigliante. e non ed in niuno altro amore può conseguire la fi dice parola. non Ovidio nella sua ar Potger quiete non può. sebbene si sveglia qual Quetar non può disir. ma più per morte in Cielo (2). ma perch è sì fallace. la la quale non è nè men bella. ma cose. ove altri cangia il pelo. Che d'amor l'alma a sè simil m'assale: e naturale. tuttavia la forza e l'alletta E se creata a Dio non fosse eguale mento dei sensi in questo carcere materiale. Altro. quelli pochi. che all'uom saggio quel che muºiº la quale seguitando. fatti più che uomini. ma come bestie guidare alle sen (1) Parole tolte da un Capitolo del Berni a F. ond'ella scese. Perciocchè. e si pascono di tal cibo. sissimo Poeta di ciance e da trastullo (i). Nam certa et pura est sanis magis indevoluptas. che che il propio amore dell'uomo è l'intellettivo. che con desse di questa arte e di questo amore. così tutti i beni na Sed potius quae sunt sime poena commoda sumit. essendo nobilissime professioni architettura. sto non è di cose sensibili. egli è nuovo Apollo e nuovo Apelle. ma d'intelligibili. non lo lascia godere affatto quello che egli go nè più necessaria. possono bene eccitare e pittura. il quale di vero ne scrisse plebeamente. che sempre al suo finale i bellezza divina. che si possano e vedere e toccare. anzi si doglia sempre. se non glielo levano. Perlo ha giudizio. nici. gli innamorati. che veduta alcuna bellezza ma Quando refulse in me la prima ſace Dei tuoi sereni. anzi divenuti dii. ma d'Aristotile. che egli aggiunga alla bellezza universale ed Che l'alma uccide. scono dal buono ed ordinato. Gli amici qui. E che il Poeta nostro inten giunse non meno leggiadramente. e non amore. E questa arte è quella. summegue pieni d'amore Socratico e di concetti Plato secundo Inveniuntur. l'utilità della quale tra dc. e che gelo.

membro quasi dal suo capo. E noi per certo. in guisa che fuora io. e per conseguenza non eb Ben vi potea bastar. che si ritrovano dall'ele Mai non fu primo. ma molte e gran LUCA MARTINI dissime utilità alla vita mortale. intendo di fornire Consolo. se non deremmo. il giudizio di lui. le quali Nasceste d'arte e di natura speglio. stato da natura rozzissimo. Delle divine. perciocchè. onoratissimi Accademici. ovvero manuali. per mostrare l'estremo di sua possa. e contiene non sola il nome suo. le quali sono tutte quelle che si ritro vano dal cielo della luna in giù. feci un sonetto. favellando aristotelicamente. e voi tutti questa presente interpretazione. il quale conobbe. qualche uomo barbaro. ed io lodare appo tutti la cortesia e natura tante e si fatte aggiunse tanto studio. 1546. Delle umane. riserbando la uditori nobilissimi. le quali Agguagliato. il qua vinissimo. e queste si chiamano naturali. perciocchè al Cantate. ma in reverenza menti. ma eziandio tutto cora architettore. arrecano però non solamen te molti e grandissimi piaceri. nè vuoto. e nel tempo del Magnifico Lorenzo dei DELLA MAGGIORANZA DELL'ARTI E QUAL siA PIU' no Medici vecchio. chiaro Scultore. per ubbidire il Consolo no eterne. sono quel stro. egli alle doti della ranza mia. oltra quello che ap brevità nel tempo. se non fossimo ingrati lo: ed a voi piace di volergliele ad ogni modo verso quelli che n'hanno così altamente bene mandare a Roma. per intendere da lui stesso la ficiato (della qual cosa Plinio con giustissima propia verità di cotale disputa: io non volendo cagione agramente ne riprende) tanto più lo non compiacervi. le quali sono più e diverse. ma PUBBLICAMENTE NELL'AccADEMIA FIoRENTINA. Della qual cosa niuno si debbe pregarvi. a me copia della risposta sua. mai ancora verrà. prima. E se fosse na to non dico in Firenze. eccellentissimo poeta ed amatore di Tutte le cose di tutto l'universo. Le disputa dell'arti. cioè il filosofo naturalc. DisPUTA FATTA pe e potette innalzare sì grande ingegno. non cominciarono. che per eterno privilegio. ad ogni modo sarebbe stato Michelagnolo. che mandiate volle fare. LA nella Scizia d'un qualche ceppo o stipite. e. già sono molti anni. che a lui facciate fede della maravigliare. o eterne o non eterne. non solo dispregiatore. come dicono i Latini. e così fatta diligenza. umane e Che 'n tanti. che quando bene fosse Di Firenze. che la natura a dettarla. e sì bei modi ornate il mondo. quanto indegno delle pur nè luogo ancora. le quali non dovendo finir mai. e queste si chiamano artifi A voi. La quale senza l'arti non pure non si potrebbe vivere como damente. mento del fuoco in su. cioè alcuno che le facesse: L'arme e le paci di quel dolce e fello e queste sono di due maniere. singolare scultore. innanzi che sapessi lui essere an mente tutto quello che era. ma nè vivere ancora. bero cagione efficiente. ma inimico capitale di tutte le virtù. cora qualche volta principio. aven le. e ragiona il me tafisico. divine ed Aver. io parisce manifesto a ciascuno. ma co i colori. ragiona e tratta LEZIONE SECONDA il fisico. col quale quello che poteva essere. volle. sep BILE. anzi tenuti da quella che io trattai. Delle artifi ziali. degnissimo gatissime orecchie vostre. affinchè ed egli un uomo compiuto. cadevoli: ed alcune furono fatte dagli uomini Qual non è poco a sl gran merti pregio? mediante l'arte. za cagione efficiente. e queste seb BENEDETTO VARCHI bene sono assai meno degne delle naturali. tura. per iddii tutti coloro. comprende in sè. e voi a scriverla. e per conseguen C ha fatto il secol nostro altero e bello.TO ONORANDO fette delle divine. cioè unico PROEMIO pittore. e col pennello immortali. nel quale fummo costretti. LA scuLTURA o LA PITTURA.1 14 LEZIONI l'altre quattro. ad un'altra lezione nella domenica che le. sono. e non fia mai secondo. trattano e ra gionano più e diversi artefici. che v'impiaga e molce il core. sotto TERzA DoMenicA DI QUARESIMA L'ANNo 1546. ed onoraremmo ciascuno. sono tutte quelle. poi. perfettissimo archi tettore. non posso altro fare. possa scusare appo se la presunzione ed igno fornito da tutte le parti. ebbero an Ma non contento al gemino valore. tratta. dagli antichi riputati degnissimi. cioè alcuno che le fa Non sol per opra d'incude e martello cesse: e queste si chiamano celesti. quanto fu . State sano. poteva mediante quello divenire eccellentissimo. come le naturali sono infinitamente meno per AL MAGNIFICo E SUo Mol. laonde di ma Posciachè a me conviene disgiugnere questa ravigliosi pregi ed eccellentissimi onori furono presente materia. che d'esse furono ritro nella sposizione sopra il sonetto di Michelagno vatori. a dì 14 di Marzo. e di nobilissima fami glia. Le non eterne sono quelle. abbracciando tutti i cieli e tutti gli ele do non solo in ammirazione. Onde io. ciate. ma dissimo valor di lui. jeri furono otto giorni. cune furono prodotte da Dio mediante la na O saggio e caro a Dio ben nato veglio. anzi vinto il prisco onore: dovendo aver fine qualche volta. ancora che egli sia tanto minore del gran di lui non pure non rimase cosa nessuna. cioè il filosofo soprannaturale.

le quali sono è la medesima. prima. capo di tutte tre quistioni ordinatamente. Conoscesi ancora. così questo nome arte com distinzione posta di sopra da noi. così de due pratici. l' agibile. ed il fattibile. Nella ragione nobile. volendo nere intelletto. SULLA PITTURA E SCULTURA i 15 o più nobile la sua arte. sono senza alcun dub trattare dell'arte propiamente. la speculativi. o facoltà. o la scultura . secondo che più lungamente si vedrà nelle dispute seguen testimonia il suo grandissimo Commentatore. che volemo fine. che ne concedano la solita quetezza ed ragione universale è delle intenzioni universali. i quali hanno sueto aiuto e favore. e o 'l non farle. l'anima umana. non si possono chiamare arti. dentissimo Consolo nostro parve e piacque. preso largamente. non si timo e grandissimo Dio. il primo e più nobile è l'intellet terza ed ultima. e da che cosa . cioè contemplare. ma gione particolare e nella ragione universale. se principali. schbene comprende il primo abito ed il cosa sia arte: poi in che modo. ed essere intesi mi principi: il secondo si chiama sapienza. La di parole. il primo utile. Alle quali chiamato prima divotamente l'ot cogitativa. come avemo fatto altre volte in que mente nè scienze. si ridivide in due parti. non come ella bio più nobili di tutte l' arti. il da ognuno. per fuggire l'equivocazione e lo nella sua diffinizione. la seconda. ma come è distinta dalla scien nella ragione inferiore. nondimeno. cioè non conosce in arbitrio e poter nostro totalmente il farle. ti. e nella ragione inferiore. attenzione. ovvero intelletto contempla da diversi scrittori in diversi tempi n'aveva tivo. può ciascuno conoscere. queste quale si contiene la prudenza. così è ancora di non mi dell' Etica. Onde a noi. e conseguentemente ingenerate cd incor ruttibili. oggi sono otto giorni. e hanno per loro subbietto l'orazione. che non è la cogitativa negli uomini. ovvero il si divide primieramente in due parti. che Nella ragione inferiore. cioè nel sputa è di trovare qual sia fra l'arti la più l'intelletto pratico ovvero attivo. perchè il fine di tutte è lo speculare. qual sia le virtù mortali. si ritrovano alcune o di bietto. come è di non minore dal Filosofo nel quarto Capo del sesto Libro utilità che piacere. e nome scienza comprende. ma spo gliate da tutte le passioni ed accidenti mate DISPUTA PliIMA riali. è necessario dichiarare prima. La prima. cioè operare. e però distinto dall'uno e dall' altro: esercitata da lui. così tutte l'arti. avendo cioè non conosce e non considera se non le che ragionare pure assai. e secondo la propia e vera significazione. in una lezione se è conoscere ed intendere. ed hanno men nobile za. la quale sempio. per atto d'e- sto luogo medesimo. allargandoci alquanto sono gli altri due abiti pratici. cose. nella ra parlare. in quali cose siano. dietro la sposizione che tutte le scienze di tutte le cose sono in questa del sonetto di Michelagnolo. La stre. come questa fu chiamata da Aristotile. e come de' tre abiti sia più nobile. nei quali sono. che siccome questo prima non s'intendeva che cosa importasse. nel più che non pensavamo di dover fare. che superiore sono i tre abiti contemplativi. la qual cosa è non meno faticosa. cioè nello intelletto speculativo ovvero L'intendimento nostro in questa prima di contemplativo. ed ognuno vo che la cognizione delle cose universali e neces lentieri si lascia ingannare da sè medesimo. non si poteva dichiarare. Ma perchè in ciascuna disputa si debbe la benchè questa dichiararemo più lungamente prima cosa. non si possono chiamare propia ragione particolare è intenta alle intenzioni in mente scienze. cioè con mo apparato. che ne presti il con trova però negli animali bruti. Ma perchè il conoscere que il terzo si chiama scienza. largamente preso. nella ragione su periore. sia propiamente scienza. è necessario dichiarare i cinque albiti del fine. il fine della quale non ne favellassimo di per sè. come dicono cssi. significasse questo vocabolo. la gramatica e la logica e l'altre che si chiama dai teologi massimamente ragione. che fa l' intelletto. dichiarare i termini to dell'intelletto. conseguentemente generabili e corruttibili. qual tiene sotto sè tutte l'arti. e non intende. che quale. non solo private d'ogni materia. era del tutto prende. nonostante che la scienza e l'arte siano nella ragione superiore. avuta mediante perciò avevamo noi pensato di volerne favel la dimostrazione. ed avendo più nobile abiti differentissimi. tutto quello che ragione superiore. il fattibile è l'ultimo glianti o dissomiglianti i poeti ed i dipintori: e manco degno. mo. scipline. nè arti. parata. o in altro modo che le e questo non si può fare più chiaramente che dobbiamo chiamare. come tutte le scienze. o la pittura. la quale è propia dell'uo Della maggioranza e nobiltà dell'arti. che nore fatica che dottrina. Onde si vede manifestamente lare. la quale non è altro sta nobiltà non è cosa agevole. o somi to. essendo ze. Il che senza la ancora tutte l'arti. disputaremo oggi. la quale. ancora tutte le scien impossibile: poichè tutte le scienze. assai meno per mente l'umanissime e benignissime cortesie vo fetta. e che propiamente arte. se non le cose particolari. ma fare ed operare. perciocchè non trattando di cose. come in loro sub vellando propiamente. o più nobilmente terzo. il quale con la più degna di tutte l'arti. la quale essendo un abi scambiamento dei nomi. E da questa divisione fatta ciascuna delle quali. è tempo oggimai di venire. sarie e conseguentemente eterne. e dall'altro lato non essendo dividuali. e sebbene potremmo dire in pochissime de quali si chiama da filosofi col nome del ge parole l'opinione nostra. e questa. le quali non sono vera dividendo. Ma posciachè al magnifico e pru templare le cagioni delle cose e saperne la verità. come. sebbene è mortale. e poscia pregate umil in quella vece la stimativa. dovemo sapere. e questo è la cognizione de'pri noi procedere filosoficamente.

cioè è chiama fattivo. colla quale i ragnateli ordiscono le loro scienze. e piglia scienze. cioè nello artefice. che arti non E ancora che questa diffinizione sia compiuta sono. ma ezian fa: perchè in questo si distinguono le cose ar dio mantiene quella che è. l' artifiziali in altrui. è più nobile. che non sono necessarie. ma nel vero bilissime: alcune quanto al fine solo. le quali fine e quanto al subbietto. per siderare il fine. può ciascuno operare a sna chiunque vuole conoscere quando alcuna arte voglia. per meglio cssere e per quelle cagioni. Dicesi fattivo a diffe gli altri. Dicesi di quelle bili. dal subbietto loro e dalla certezza e più chiara intelligenza. glia l'unità sua dal suo subbietto. che induce il medico la presente materia. che dichiarammo nella intesi da ciascuno. e la sanità è di due maniere. diremo che: L'arte è della dimostrazione in guisa che quella scien un abito fattivo con vera ragione di quelle cose. perciocchè. debbe considerare principalmente non il è notissimo. E qualunque volta il fine sarà l'intendimento e fine loro. ma per istinto naturale. e quanto al fanno il nido. oltra che dopo le operazioni non rima nn fine solo e distinto da tutti gli altri. come s'è detto di sopra. che il fine cioè che possono essere. che un abito sta da noi. come nelle scien cioè non errano mai e sempre conseguiscono ze la certezza. che fa con certa e vera ragione. to dell'arte. cioè quella. La quale diffinizione. quell'arte senza alcun dubbio sarà diante quelle parole se ne esclude e cava l'ar più degna. cioè è una cioè l'avervi fatto dentro tale pratica. cagioni. perchè di lui non si prova o di ferenza della disposizione. il quale non è altro. conseguenza. che le solamente ricovera la sanità perduta. E se una reale. perciocchè non essendo fatte per cune quanto al subbietto solo. l'arte non è altro. perchè tutte le mente quanto alla nobiltà ed il subbietto in arti si maneggiano intorno a cose contingenti. Dicesi il principio delle quali non nità del suo fine. perchè il fine debbe attendersi principal cose. a dif delle scienze. perchè tutte le scienze sono di cose questa unità. perciocchè il che una qualità stabile e ferma. o ha il subbietto più che non sono necessarie. ma dal suo fine. distinguendo l'arte da tutti gli al modo e da che cosa si debba conoscere la tri abiti. e non più. non perciò si dice tifiziate dalle naturali. e conseguentemente facendola diffe nobiltà di ciascuna arte. in quella seconda ed ultima parte. che secondo la diffinizione E così avendo veduta la prima cosa propo del Filosofo. che si debba conoscere la nobiltà del Dicesi dunque abito. ed una virtuale. ed in questo sono differenti l'arti dalle ciascuna arte è una sola. ma due intenzioni per un fine solo. che malage subbietto dell'arti è molto differente da quello volmente si possa rimovere o perdere. per lo essere te l'uso. e il quale è la sanità. cioè che al maravigliose tele. che rente da tutte l'altre cose: tuttavia noi per come la nobiltà delle scienze si conosce da aprirla e spiegarla più largamente. che nelle vere.I 16 LEZIONI si conosca. come altra. non meno ntili. cioè quel concedesse. in un'altra lezione tellettive. raccontaremmo così alcune somi la. La qual cosa è falsissima. e secondariamente il subbictto. ed il medesimo che avviene nelle te. la quale è nella mente del medico. occorre ancora nell'arti. ma il suo fine. za. non si pos hanno il fine più nobile. e non essere egual di ciascun'arte è uno solo. cioè in che e perfetta. quando un'arte è più o meno no tra l'arte e la natura. ovvero no o più degno. perchè tutte l'arti sono infallibili. Avendo dunque veduto nel belle e quasi necessarie a bene intendere a Proemio. l'arti. come ciascuna scienza pi sposto a poterle conseguire. la qual cosa potremo fare. e molte altre cose. Al che diciamo. le quali sono sta non è il fine del medico. conciossiach e le natu aver duc fini. a maggiore due cose. ed in quello che intellettivo. Onde ne alcun opera. cioè l'essere atto e di nobile. ed al non sono. che si possano esercitare agevolmente il subbietto di lei un solo e distinto da tutti e malagevolmente perdere. Ma quelle. che ragione. Diciamo dunque. la quale è una qua mostra propietà o passione alcuna. o piuttosto il tempo lo nel corpo infermo. onde. che tutte l' arti sono nella ragione perfettamente. per avven tutti e cinque gli abiti. E sebbene la medicina non è nelle cose. il quale non si non dal suo subbietto. sempre sono più no sono chiamare arti veramente. e non più. che agevolmente si può perdere e rimo no gl'intendenti. cioè che sia arte. benchè principalmente si non è nelle cose che si fanno. così ancora arti si debbe attendere principalmente e con tutte l'arti sono abiti e non disposizioni. senza l'aiuto del corpo o d'altra cosa sia o non sia più o meno nobile di qualunque di fuori. perciocchè nella pru una sola e distinta da tutte l'altre per lo avere denza. ma la cagione . median sola e distinta da tutte l'altre. ovvero cognizioni in tura. perchè me più nobile. come tutte le virtù. tra passeremo alla seconda. E però dovemo sapere. non solo quanto s' è ragiona inferiore. e que glianze. perchè mente. diciamo. la quale è più certa. e le rondini ed altri animali cune possono essere più nobili. poi. il principio delle quali degno. ma in colui che attende la dignità del subbietto. cosi credono parola alcuni. così ciascuna arte piglia l'unità sua renza dell'abito della prudenza. ma attivo. come nelle scienze. così l'arte è più o meno artefice la disposizione. che bile d'un'altra. come san lità. e secondo che il fine è o me ciocchè non basta ad essere virtuoso. il che nell'arte non avviene. che è meno degna di narne. come molte differenze. rali hanno sempre il principio in sè stesse. Dicesi con vera ragione per due subbietto. dall'u- necessarie. ma in colui. dichiararemo a parola a prima Lezione nostra dell'Anima. e queste sono no paiono bene fatte artifiziosamente. ma si ricerca l'abito. che si fanno. sia differente da tutte le cose. in quel modo le fa. ma quanto dovemo ancora ragio che si chiama fattibile.

ma si presuppone. ventano e si debbono chiamare nobilissime º acquistisi cotale aggregato. (M. e ranza del fine. Pigliasi per qualche giusta. quanto artifiziale. o E per lo contrario sa ciascuno. che tutto quello che si quali avendo favellato altra volta. si fa in stiero di dichiararli più. Comunemente si piglia in più che il fine vero e propio di tutta la medici modi. è nella fine del sonetto –O tempo. e così non è altro. come nota. modi. o per ragione. ma il fine e numero di quelle cose. che non segna il Medico (1) nel primo del Metodo. divien vilissima. e per cagione del fine. ma. E medesimamente poco di poi: e posto il fine si cerca de mezzi. fu ripreso da alcuni il Petrarca. ciascuna arte desidera il suo fine infinitamente. o ciel volubil finito. E perchè ciascuno possa meglio comprendere Detto dei fini dell' arti. e nel settimo ma volgarmente Texyn. Improbus. compositivo. E questo procede in infinito. nè vile. tuttavia non si chiamarebbe certa e vera ragione. come - bastevoli a conseguire detto fine. E ancora degno di consi arte. parte dagli uomini po poi si cerca di que mezzi. perchè scienza. ma fatte per difendere sperienza. e gli altri ancora tutte le scienze. che dell'arti. che il fine di tutte l'arti. che condu Ut varias usus meditando extunderet artes. onde irragionevolmente vittoria. delle medesima nobilissima. o in un medesimo tempo. e diffinitivo. per sostentare la vita. non nell' anima razionale. Pro o s'ingegnano di prolungare la vita senza spe piamente quando si distingue dalla scienza. poi si cerca per quali piuta. o in benefizio del suo principe. così medesimamente in ciascuna arte si presuppone il suo fine senza provarlo. cd in questo modo tanto significa quanti fossero i fini. che una opere per sè vilissime. come ne di sopra. Pigliasi ancora per un aggregato di la patria. che il vacare per isperienza. Primieramente si considera e piglia il fine alcune per dilettazione. o virtuosa cagione. XXXIV. nel secondo e terzo Per varios usus artem experientia fecit. le quali siano utili alla vita umana. e furono trovate parte di quella cotale arte. ma chi non sa. cioè come si debba disporre e trattare la medicina. Capitolo. o della patria. non è chiarato di sopra. l'Anima. tanto maggiormente desiderano la Non a caso è virtute. onde Manilio timo. buone. quando disse mediante le quali si conseguita detto fine. perciocchè alcuna volta si chiamano arti ma non sia un solo. anzi è bell'arte (1). e furono trovate della via e del modo di medicare al Capo set mediante l'uso e la sperienza. come s'è di lezza tanto naturale. E come in ciascuna scienza non si E Virgilio nella sua Georgica: cerca mai. o inducono alcuna volta la bel da tutti gli altri abiti intellettivi. cioè dia le spese a chi l'esercita. chiamato il Medico per an tonomasia. ma solamente per le scienze pratiche. alcune fu ciano ed ordinino tutte l'arti. ma tante. è il fine. che siano atti. quando s'esercitasse pratica. cioè Tum variae venere artes. nè si prova il subbietto suo. è infinito. o si possono dire aggiunti. sto. porremo alcune divisioni del buono dire alcuna cosa del modo come si fac l'arti. o l'insegnarle è cosa per sè chiamare arti la gramatica e l' altre. di più cose. come ancora qualche volta per una pratica e con in benefizio. LXIV. ed il capitano la ancora la prudenza. o guarire gli ammalati. che questo nome arte si può pigliare in medicano alcuna volta le infermità incurabili. e nel libro che egli fece della constitu scrisse nel suo libro dell'Astronomia: zione dell' arte. la materia. È ben ve è il fine del medico. . cioè la sanità. ed insegnare in tre di dentro è il movente. non fa me fa in tutte le arti da tutti gli artisti. che gli avari quanto più che fuggendo: sono ricchi. cioè arte) ha tre pro che il bagno. senza aggiugnervi. che è fuori. o altro epiteto al altramente l'arte della medicina non sarebbe cuno. SULLA PITTURA E SCULTURA 117 efficiente della sanità dell'infermo. risolutivo. e seb come dichiarammo lungamente altrove. alcune per utilità. e comunemente. Parte II. Alcuna bene molte arti hanno il loro fine vile e plebeo volta si piglia per un abito acquistato non con per sè medesimo. di che tratta. ma da un cotale uso. ed in questo modo si potrebbe chiamare arte come la medicina la sanità. che ciascuna arte (come n' insegna il me non minor medico che ſilosofo. ro. e questo mezzi si possa conseguire detto fine. cano a cotal fine. e prima diremo. o liberali. o da un solo. et duris urgens in rebus egestas. niuna arte è sì vile. ma il bagno cessi. ma di mano in mano e da diversi. E suetudine fatta. mari o ad alcun cattivo fine. non avendo un fine solo. ch'altri vuole ordinare. dagli uomini ingegnosi. dei Ancora è da sapere. perchè il loro fine non è altro che l'es sere ricchi. o nobili. Così ne in diceva Nerone. che si chia della Metafisica al Com. nel duodecimo desimo nel principio del suo libro. esempi grazia. come avemo dichiarato derazione. E però diceva Averrois. Alcuna volta si piglia non per ogni insegna il Filosofo nell'Etica. non sarà se non questa materia. ma diremo in quella ordine. come si può vedere nel primo libro del una sola. che il rappare e 'l barellare sono nella cogitativa. propiamente. il quale è que rono trovate per necessità. e se i medici vece. cioè si può ordinare. quanto scienza. e veri. e un'arte nè plebea. perciocchè. come si vede in molte arti. roba. ed in questo modo si possono alle buone arti. labor omnia vincit. esercitata per da quali favellammo di sopra. perchè sem (1) Intende Ippocrate di Coo.) (1) Son. e quinci viene. o degli amici. nella medi Ben è vero che nessuna arte fu trovata e com cina si presuppone il conservare i corpi sani. e quasi accidentali. due modi.

ed altre simili. dei calzolai e somiglianti: alcune mente che con giudizio nell'undecimo canto dall'uno e dall'altro. cosa fatta. così queste scconde. non levoli. esercitano colle forze e fatiche del corpo. ed immediate. pre usata. Pittura. o fanno il principio solamente. o comandano loro. E come quelle prime che la i principi all'altre. l'Astronomia. (Ml. si lissime. e queste si possono Galeno.) e queste sono quelle dove il corpo può assai: . saltare. Ed è tanto dall'arte sola. l'Astrologia e tutte l'altre. o la ublbidiscono. che fanno quello che clla non quali non erano da uomini liberi. alcune dall'arte. la Rettorica. le quali l'operazioni non rimane opera alcuna. come tutte tevano esercitare ancora i servi. Dell'arti alcu ne vincono la natura. dell'uccellare delle scienze. o quello | l'arti alcune pigliano il sublietto dalla natura. cioè quelle le dell'Architettura. come l'Aritmetica alla Mu sciano dopo sè alcun lavoro. o ripulendo. come a dir manuali. perchè sebbene adoperano le mani. Architettoniche. cioè l'edi la quale non abbia i principi dalla natura o fizio. e pure fu sen e queste si dicono comunemente essere sette. altre l'arti alcune sono necessarie o al corpo. come l'Architettura e la del Purgatorio: Pittura. come l'arte della ca tive. Dell'arti alcune sono volgari e tria. Dell'arti alcune infinite altre. come s'è detto di sopra E alcune si chiamano illiberali. come l'Architettura: alcune fanno cose che chiello ne fece un sonetto. ed alcune li pigliano dalla natura o Anzi crcd'io che si possa dire con verità. eccetto queste. Del La gloria della lingua. che non arrivano a quella perfezione cune consistono solamente nel contemplare. morsaio. le bagattelle. come la Medicina. Del giche da xsip mano. Del prudenza. come quelle che sono oc Gramatica. le quali sono moltissime. o agli orecchi del volgo: alcune sono del corpo. i legni per fare le navi. della natura. la sordide. come l'arte fetto. tre sono intorno al favellare: la principi: alcune l'acquistano non naturalmen Gramatica. Dell'arti alcune dispongono la materia: Credente Cimabue nella Pittura alcune introducono la forma: alcune usano la Tener lo campo. come sarebbero i frac loro artifiziosissime. che sono ministre della natura. nè vieta cupate manualmente intorno le necessità uma che fra queste si ponga la Scultura e la Pit ne: alcune sono ludicre ovvero giocose e bur tura. alcune sono vinte da lei. Dell'arti alcune servono ad acqui niuna arte sia ancor giunta al colmo.5 con cui bratta il corpo. e quat te. e forse è nato l'arti alcune si fabbricano da sè stesse i propi Chi l'uno e l'altro caccierà del nido. giustissime. e queste sono se non se impropiamente. e la scienza delle Leggi. e tutte delle quali non rimane cosa niuna. strumenti. l'Arit alcune fanno cose che si possono fare solamente mctica. e queste sono vare. mane. e prima ecc. come il fabbro l'incudine cd il martello. maniscalco. e queste sono quelle. anzi molto più. Dell'arti tro intorno alla quantità: la Geometria. ed ora ha Giotto il grido. che dopo sono subalternanti. dicendo: si possono fare dall'arte e dalla natura parimente. e queste sono quelle che danno ed altre tali. sonare. o fanciullesche. si chia l'altre che servono a lei. la Gcome cune oneste. Alcune come la Fisica. e queste sono cin niera che non vi si possa o aggiugnere o le que: la pastorale e l'agricoltura. ovvero laide. Alcune dopo l'operazione rimane alcuna opera. se non la loro da alcuna altra. come si chiamano da ſilosofi latini con nome greco nell'arte del cavalcare. la quale non vuole Sallustio bcrali. che infino al Bur ra. cioè degne d'uomini liberi e non servi. fanno lor giuochi i bagattellieri. e qui è da notare. che i Greci dall'operare delle mani chiamano chirur le quali si possono chiamare congetturali. e la ste sono di due maniere. la Rettorica ed altre simili. che manca. ovvero principali. Sette son l'arti liberali. e que l'Alchimia. come hanno il principio dalla natura. l'Aritmetica. Alcune si chiamano mano da molti attive. il che a me non piace. o mediantemente. Dell'arti alcune sono che consegui l'arti alcune sono. la Musica. Dell'arti alcune si chiamano li e del cacciare. la Rettorica e la Dialettica. subalternate ovvero inferiori. la Musica e l'Astronomia. e fanno esse il fi nell'Architettura. ed il medesimo dico. vili ed indegne. o al l'anima: alcune utili: alcune dilettevoli ed al oneste e liberali. come la Medicina e sono scienze veramente: alcune nel fare. come quelle che si chiamar certe: alcuna volta nol conseguitano. dopo l'operazioni valleria al sellaio. Dell'arti al l'arti. che non ha piedi. come sono quelle che danno piacere o però hanno bisogno principalmente delle forze agli occhi. di ma stare il vitto naturalmente. come si vede in quelli che tagliano Sì che la fama di colui oscura. in quelli che le fanno Così ha tolto l'uno a l'altro Guido ed in quelli che le adoperano belle e fatte. e queste sono quelle dove più s'im mile a burattino. che niuna arte si ritrova. si chiamano fat sica. l'arte del pescare. la Dialettica. e queste si dicono vincere la natu volgare questa divisione. Dell'arti alcune hanno l'operazioni puerili. fra le quali poue primieramente la Medicina. alcune operano in guisa. e che po può fare. come ancora nella Scultura. perciocchè in alcune natura fa il restante come l'agricoltura. Alcune sono servili del tutto.a 18 LEZIONI pre si va o aggingnendo. cantare. ed oggi è più che mai dai re e dai delle quali. che si ponga fra l'arti liberali. come tutte l'altre. secondo la distinzione di tano sempre il loro fine. nelle curradi (1). ma solo il fusto. Del quali può meno la fortuna: alcune l'hanno vi (1) Fraccurrado dicesi un fantoccio di cenci o legno. E perciò disse Dante non meno vera dei tessitori. o quello che è rozzo ed imper come la Scultura. e si può vedere la cosa operata. come la Medicina e l'Alchimia. che dall'altre arti. perchè niuna arte quelle o che pigliano i principi o subbietti si può chiamare attiva veramente. dove dopo l'edificazione ri ne.

cioè non è possibile dire arte. e di più la cogni giovamenti vengano senza grandissimi dànni. perchè di sopra. che favelliamo trarietà. credendo nobili Da queste tante e cosi varie divisioni di di tarla. e. e così per lo contrario che in un'altra. il quale è. il ve non si ricerca virtù alcuna. Onde possiamo dire che un medico. ed in quella o in questa inanco. e lodare ed onorare più che niuno tica e l'ingegno del pari. alla cui nobiltà se ne l (1) Trionfo d'Amore. della quale non volemo favellare tica del medicare. cioè mercenarie. non ci parendo che i suoi grandissimi medicina. - alcune non fa bisogno. dico che al quando o racconcia l' ossa. lI. conservi ella la sanità. perchè il medico niche non in quella significazione che suona non solo non vince la natura. ma è la più degna e la più nobile di tutte l'al attivo. la del medico. dove ella è. o conservare la sanità. che alcun al che non vi sia in alcuna più o di fatica. che alcune sono. ma la natura mediante l'arte e l'o- mente all'architettore. che favellando. e nelle quali faccia di mestiero di ser che operi alcuna volta senza la natura. all'incontro. Cap. quanto all'arte della Medicina. come virsi in qualche modo del corpo. ma con tale confusione. in una però si candosi in lui così la scienza della filosofia. nobilissima. come il medico. se non la fatica sola. tratta dalla macchina (come ancora. come è chiarissimo. E se quelli che disputano qual sia più no gegno. Le quali modo considerato. E così nobile e più degno. perchè nell'ultima. cioè si trovano più gradi. ovvero il filosofo di tre tre divisioni. e la cagione è. Ed il medesimo diciamo di tutte l'al solamente il metafisico. ma pigliando meccaniche. non intendiamo però. o indurla dove manca. ma non l'imita la parola greca. come si disse lungamente nel pri gnificazione. perchè alcuni. se non fatica sola. pigliando da lei molti ca. do aggiugne un'altra. e queste sono quelle. come ne mostra il la fatica. o pochissima. la Medicina sotto l'abito non fattivo. perciocchè ella non fa mai ma impossibile senza le distinzioni e dichiara di nuovo. essendo tutte un abito brevemente come medico. e quanto al subbietto è l'animo. è senza alcun dubbio il più tutte potremmo. benchè ora più ed ora ciamo. perciocche o ancora s'intenda meglio e più agevolmente. o il corpo alle operazioni virtuose. o manco in clementi esser quattro: viene il medico a essere gegno. ed in cotale significazione implica con fracida. SULLA PITTURA E SCULTURA i 19 alcune ignobilissime. ricer si ricerca. essendo senza tre. E così la Medi ma vile quell'esercizio che rende inutile o cina e quanto al fine. perchè ha il suo fine più alcun dubbio una parte della Politica. abbia ancora la teorica della oggi. essendo l'uomo infinitamente più per bro della Politica al capo settimo. Ben è vero che in ciascuna di queste divisioni perchè il medico comincia. come noi fac tro che correggere. tiva. perchè pare nuali. o un medico o un dottore di leggi. che fattiva. come è necessario. bile. . ben caniche. o d'in tro. ma empio. o più ancora più nobile fra gli scienziati. arrecando maggiore utilità alla vita uma che siano in modo bilanciate e contrappesate. pigliando mecca feriore a molte altre arti. il quale non abbia se non la sperienza non è difficile il conoscere che dopo l'arte del medicare. si debba. eccettuato fatica. gli questa o in quella si ricerca più. che per le cose sopraddette. Ma perchè al medico ralmente in questo modo. dove chia fetto di tutte le cose mortali. ricerca più o meno fatica che in un'altra. ed in Del Fisico gentile (1). perchè in principi. che chè ella si debba piuttosto chiamare rabbercia a me pare non solo malagevole ad intendersi. perchè le leggi sono non solo biasimevole. ma è suo ministro. avemo a sapere. perchè nisce ed è in un certo modo la medicina sn molte. ed un medico che. secondo il vero e propio significato. meno. La quale affine che onde la chiameremo correttiva. cioè ma tivo. e come l'arte della medicina. da un medico pale. sebbene vino. zioni fatte disopra da noi. ed in alcune. e del tutto vili ed chè nel vero il medico non è sempre ministra abbiette. come intendono i medici. se è vero nella terza sebbene avemo detto esservi la fa medico. zione della filosofia. quale avanza di gran lunga. non essendo egli si vede nel divino libro delle Meccaniche di quello che induca e conservi la sanità princi Aristotile) la qual parte appartiene massima palmente. di Ma venendo finalmente alla disputa princi stinguessero. ma racconcia sempre e corregge. o la induca. conoscerebbero il dubbio e giudicando che usarla per arte propia sia loro essere chiarissimo. che in questa coltà di questa materia trattata da diversi. dove il filosofo for è larghezza. con che si dice volgarmente mec mo trattato della quistione dell'Alchimia. come dicono essi. sebbene vogliono più ingegno che fati balternata alla filosofia. e nel più nobile subbietto. E qui e da avvertire. onde il Petrarca disse: ricerca più la fatica che l'ingegno: in alcune E se non fosse la discreta aita ancora sono pari l'ingegno e la fatica. vale e si nome stesso. verbigrazia. dicono che ella non è arte meccanica. non parte ella è inferiore a molte altre. nè ancora in quella si pera di lui. come è sempre correttivo. pratico. oltra la pra della guerra. na. come s'è veduto di sopra. non fa al dovemo sapere. versi Autori può conoscere ciascuno la diffi cioè fattiva. sono però differenti tra loro. E ancora in tutte l'arti sono meccaniche. cioè sotto la prudenza. diciamo. o taglia la carne lora. conciossia pure diversamente. e trapassa tutti la quale divisione fa il filosofo nel primo li gli altri. dividere gene nobile di tutti gli artisti. per avventura. e quale non sia meccanica. altro. il quale in cotal medesimo. vero e scientifico si ricerca ancora necessaria nelle quali si ricerca e vale più l'ingegno che mente la filosofia naturale. cioè quella del subbietto. come si disse un legista e più nobile ch'un medico.

nel insieme con moltissime altre dall'architetto. che pare a volgari tanto Vitruvio. che dà la forma e l'essere della Medicina a quella dell'Arshitettura. perchè io la prepongo alla Scultura ed tutte l'arti. o la Rotonda dubbio nessuno. nome derivativo dall'architet tefice a farla. leo LEZ:ONI sebbene tutti e due sono in un medesimo in perciocchè. per quanto a me di giudizio. Della sima di tutte l'altre arti dopo la medicina. come il bisogno o la vo danno principio all'altre. quanto più può. leggi. Leon Batista Alberti dita la prima disputa e conchiuso. quanto l'intelletto contemplativo. pen tissime cognizioni. senza la quale niuna del - cano di sapere. Ma rimettendoci all'autorità loro. la quale è infallibile. come la Medicina. ha tutto l'ingegno posto innanzi a suoi libri dell'Architettura. il legista però è sotto anch'ella la sanità. per compire questa ma essa si ricercano. precede l'altre tutte quante. e se non avesse favellato lungamente prima e l'arte dei mugnai. non si può disputare. non però nè la conserva è più nobile della seconda. e la così dagli altri piuttosto si confondono e fanno Scultura. senza la quale. o non ha lette le grandezze de. E chiunque ha le cose. che si chiama fat in quel modo. alcuna. secondo il poco giudizio nostro. l'altre. dove non è. perchè il fine è più nobile. sotto la quale sono i medici e tutti gli oltra che al medico è necessaria la cognizione altri artefici. il bronzo in una statua: la di quella città. il che è per accidente. E alla cosa. perchè dun male non può essere senza l'agente. la for ve in Roma in un tempo medesimo se ne tro male. oltra tanti cdifizi. do tutte e quattro le cagioni. non quali siano più nobili o l'armi. ma ancora per la grande utilità e mol Ora innanzi che vegniamo alla seconda. che non hanno l'altre. l'Architettura. cioè l'artefice: la principalissima di tutte le altre. nè l'agente que si prepone la medicina all'architettura? scnza la finale. biltà del suo fine. che l'architettura è nobilis congiunta e mescolata colla religione. Ma che vallo. ne potremmo trattare tutte l'arti. se non se per cagione della ciole. le quali appresso i filo ed ha bisogno di maggior cognizione di molte sofi non hanno dubbio nessuno. perciocchè tutte l'altre servono a lei. La materiale è varono settecento. così l'ar che quel bronzo sia piuttosto uomo che ca chitetto deve ricorrere alla Geometria. E Aristotile quasi sempre dà teria dell'arti. o le lettere e solo più necessaria. E come da loro più cose. e cosi dal sub credono. sotto la quale comprendo ancora la più dubbie che altro. le quali siderio della gloria. nella quale sono dasse. e per le molte cose che in lei si ricer dipendono da questa. la quale può essere così il de tura. in Roma. recitarvi alcune cose apparte gli esempi dell'architettura. Ma considerato il medico ancora di molto più cose. la quale è più nobile di tutte gli risponderei. fine è più nobile. soprastà all'intelletto pratico. abbracciando ella tutte religione. ed abbia punto Dopo la Medicina seguita. conoscerà senza fatica nessuna qual ne paja. perchè il la disputa che si fa ordinariamente da legisti. e pitture si fanno per adornare gli edifizi e nè tanto grandi che non siano e poche e pic non all'incontro. di che si fa tutto quello onde si fon veduta Roma. sebbene l' architettura conscrva telletto. E così abbiamo spe libri dell'Architettura M. perchè non le da noi. dove ramente la ragion superiore. che nella Grecia si trovassero po tando. oltra che è infinitamente. Della Magia non aveno fatto men diffusamente. che di colui che alza i man lissimo e dottissimo proemio innanzi a suoi tici nel sonar gli organi. perchè la forma sua non altro fa. non che risolvere veduto o la Cupola di Firenze. non ci essendo le medesime cagioni si può dicidere e tagliare altra regola fissa. Piromanzia e molte altre somi non solo per la regola del fine data di sopra glianti non favellano i Filosofi. cioè nel pratico. per lo che mai non si Pittura. poscia che finale è quella cagione che invita e sforza l'ar architettoniche. soprastà tanto ai dottori di del corpo hanno diverse virtù ed operazioni. così la for tura ed il medico è suo ministro. gli risponderei. ed ha di più la magnifi la prima parte. si chiamano tutte quelle arti. e poi pure nel suo bel fare altra stima. verbi grazia. la materia. molte altre somiglianti. che si chiama agibile. ed ha sempre chissimi che la sapessero. E in questo modo medesimo per alla Pittura. non essendo animate. non che più vera. e piuttosto Cesare che Pompeo: l' eſſi più ? non dimostra il nome stesso lei essere ciente è quegli che la fa. cosa incredibile a chi non ha quella. o ve le quali è necessario che sappia il medico. quanto necessaria. l'altre. l'Architettura è la più nobile di scienze esercitatissimo. dire che l'Architettura fosse alternante. ed in molte così arti. . o csercitassero. e per la dignità del suo sub per non dir nulla che quasi tutte le altre arti bietto. ancora che Pla nenti ad essa. E Galeno agguagliava l'arte formale è quella. E come la cagione formale chi mi domandasse: Se l'architetto vince la na non può essere senza la materiale. conciossiachè tutte le parti come filosofo. Negromanzia. nella quale sono le parti d' uni edifizio non hanno operazione tutte le scienze. l'efficiente e la finale. E si potrebbe si possono sciogliere tutte agevolissimamente. o pochissime si potrebbero esercitare. tibile. la quale cenza e l'ornamento. e quale però. della necessità in questo caso non si debbe le attribuisce troppo. che d'essa si cavano ed in siamo essere ben fatto. bietto. perchè non è altro che la medicina diremo solamente. la quale e per la no di loro si debba preporre e mettere innanzi. la natura. nè la introduce. zione. o le comandano? E glia di guadagnare. nel suo dottissimo e bellissimo procmio ingegnosa. e prima che ciascuna va imi tone dica. che dopo nobile fiorentino. ma più utile l'architettura. E chi mi diman ovvero alla ragione inferiore. come il medico ricorre alla filosofia. subalternata: conciossiachè le sculture possono rendere nè tante grazie alla filosofia.

ma per lo presupposto. o al malagevolissimamente può alcuno saperne nes l'arte. cosicchè tutte l'arti quantun cesse alcuna opera o di fortezza o di tempe ranza o mal volentieri o forzato o a cattivo que meccaniche e mercenarie. o quello del nelle scienze sono per cagione di loro stesse. riserbandoci a trattar quelle iscaglie. in si possono chiamare virtù. il Filosofo. oltrachè. cioè la materia. di modo. o quello dal quale. e sebbene molte arti consistono in un suna bene. non la sanno come tali artefici . senza la cognizione natura. le quali in templazione si trova ed inferisce quello che si verità si comprendono sotto le dette quattro. che ancora nell'arti si fanno delle quale. diceva egli. ma le cose che si fermo non opera bene. e però basta che si fac artefice. se non si fanno virtuosa E ancora da notare che tutte l'arti si pos mente e nel modo che si debbano fare. È ben vero. quale. nè tempe ciò facciano. ancora il tempo ed il luogo. si servono della filosofia. e avutolo. che nelle scienze le dimostrazioni si ricercano di necessità. Ora raccontaremo alcune so ſi miglianze che hanno l' arti. il quale avendo per ordine e coll'aiuto Euclide. consideri alcuna cosa: e mediante cotale con aggiugneva ancora la strumentale. chiese un marmo a Papa i quali le più volte non sono noti. ma attive. Hanno ancora l'arti questa differenza dalle finitamente l'industria e l'esercitazione. nè nel tra. ov ror suo. come volontariamente operano propiamente si distinguono contro le scienze. scioglieva Galeno. alcuni nomi propi e vocaboli particolari. che fa al chipenzolo ed il legnajuolo la squadra. Onde se alcuno fa quanto diversa. fanno da virtuosi. né deve porre fra gli abiti dello intelletto. onde pare non è delle cose necessarie semplicemente. anzi non mai diverrà di nessuna dell'altre. perchè fine. dicendo. Altramente se s'aves dimostrazioni. ma essere nati molto più atti a una che a un'al l'opinione non è delle cose necessarie. non saprei ben dire perchè. E in questo modo materia in un'altra. e secondo quello bisogna che della Natura (1). se ci sarà conceduto il farla. o colle scienze. s'operi. se non agli allora non per Clemente lavorarlo. non si può. se non di certo modo nell'esercitazione sola. non so che membro a ne. che infino s'era avveduto mai d' essere scul artefici medesimi. non è però delle cose necessarie in un certo modo. conseguentemente errare. per lo fine. onde il muratore adopera l'ar rato. dove nell'arti non è così. se bene non sanno le cagioni. poeta piacevo l'un modo. È ben vero che le speculazioni perciocchè tutte le cagioni sono. che sono fra l'arte e la natura nella Lezione come si disse. Sono ancora che la vivezza dell'ingegno non possa assais differenti l'arti dalle virtù. radissime volte. o quello per lo quale. non prima s'accorse dell'er colle virtù e così alcune dissomiglianze. (M. anzi senza questa non provano mai molto. che l'ebbe ridotto e consumato in lº vero differenze. dove le scienze hanno eccellentissimo. che per sapere la verità l'artefice. non sono chiamare potenze. e e cotali presupposizioni cotalmente necessarie niuna di quelle che alterano e trasformano una possono essere contingenti. s'egli è o stanco. perchè quale. non altramente quasi che un qualunque buono tilità in sè medesime. non la sanno. E da queste ne viene e risulta. quello il è dubbio. o piuttosto col delle cose. è che tutti le possano apprendere tutte. co mi sono da natura alcuni semi. si può fare senza fuoco. come diceva Cicero di Michelagnolo rifatto. la quale è un abito. che esse sono divise e separate l'una non accozza e congiugne l'arte insieme colla dall'altra. però che non si vegga manifestamente alcuni cioè per lo essere state presupposte così. sebbene di tutte così le arti. bisognarebbe mettervi sono di cose necessarie per sè e semplicemente. E per la cagione detta di so essa è posta la prima. o forzato. nè nell'altro. cioè e non per altro fine. Platone aggiugneva a queste quat non è però che in ciascuna arte non si specoli e tro cagioni la esemplare.) gli pra diceva Aristotile nell'Etica che arti VARetri l . Onde non il fine. o in ciano in qualunque modo l'artefice le faccia o ben volentieri. E perciò diceva Properzio. senza qualche cognizione. perchè niuna cosa dove nell'arti sono di cose necessarie. che si può essere buon maestro in alcuna di loro. sebbene in tutti gli uomi sia quistione tra gli abiti dello intelletto. tutte l'arti adoperano il moto. onde fosse che l'opinione non Notaremo ancora. non avendo l'arte. come scienze. onde. onde sarebbe artefice. cioè la forma. Sono bene l'arti e le virtù simili in questo che amendue s'apparano coll'esercizio (1) È quella che segue alla presente. che sono infal E come molti sono atti a più. come diceva plicemente e per sè. non si può chiamare nè forte. come nele scienze. e se la facesse a caso o insegnato da un altro. e tutte hanno. perchè quelle cose che si fanno dall'arti hanno il bene loro e l'u- simo. o quello nel quale. perchè se sapere la natura o dell'uno o dell'altro. SULLA PITTURA E SCULTURA mai conciossiachè tutte le cose che operano così E prima diremo. che sebbene l'arti pigliate naturalmente. o perturbato. cioè essa statua. chiamata da lui idea. non sem si può fare senza questi. almeno della maggior parte. Come dimostrò quello scar tutte l'arti sono subalternate all'XI Libro di pellino. ma chi scienze. una statua antica. che non ognuno. Ma trattare di questo s'appar una certa convenienza e colleganza insieme. o tore. cioè tutte si riferiscono al fine dell'arte. che. ma vi è que sero a mettere per cagioni tutte le cose che sta differenza. senza cuna opera si può chiamare artefice. perchè tutte sono principi d'operare in materia diversa. e quasi principi me l'arte. potendo noi lissimo: appigliarci così ad una parte come all'altra e Naturae sequitur semina quisque suae. debba fare. Nell'edizione del Giunti e col fare assai. così pare che al cuni non siano atti a nessuna. Giova bene in libili. perchè l'arte. che tiene alla disputa a chi più si debba avere obbligo da buoni artefici o alla natura. non è però tutte.

così bro che egli intitolò Distruggimento de'distrug l'esercitazione fa perfetta la mano. mo detto nelle divisioni dell'arti. che tutte l'arti sono buone. avendo ella le sue regole e ordini tutti certis Così il Petrarca nella Canzone – Quel ch'ha nostra natura simi. ovvero raguna altrove disse. cioè la cognizione univer universale. sono congetturali. onde quanto in tutte le altre si appresso i Peripatetici non si danno i demo debbe biasimare Falaride. o s'inganna. Nè si creda alcuno. ma ancora dell'esercitazione. onde è. Nè d'altra ne: chi operi meglio. cangiando za.) altra circostanza. come dichia prima. onde è che alcune sono dan scienze speculative. adope pensato. della quale io per me che si debbano intendere non se niuna si poteva nè pensare ancora più danno condo la verità e propia sentenza d'Averrois. e semprechè vi manchi o l'una. o in alcuna cesco rifiutati. E far nell'arte sua primi restigi. Se tutte l'arti. Ebbene meritava chiun ma secondo la famosità e il parere altrui.) abito dell'intelletto. sa e biasimevole (1). egli. o colla ragione e valenti maestri che furono innanzi a lui aves sola senza lo sperimento. cioè. credo quella di ritrovare le artiglierie. scienza cavata dagli altrui libri. ma ancora dell'uso e speri fatto a benefizio degli uomini. doveva giovare d'assai l'uma Se la medicina è arte. e quanto alla parte quella diffinizione. randosi male gli uomini rei. che si dicono da Messer Fran tità. che Averrois disse nel li dottrina acuisce ovvero assottiglia la mente. come dunque ave (2) Sicilia. che possono ca ancora che in essa non sia cosa alcuna dell'in dere in questa materia dell'arte si dimanda tenzione della forma? Rispondesi. (M. che le forme sono nei non sono artefici perfetti: al che si risponde subbietti in potenza e non in atto. che alla perfezione dell'arte si ricerca non so Se l'arti hanno bisogno non solo della dottrina lamente la dottrina. che tenza nella materia subbietta. co que ne fu ritrovatore che in lui si rinnovasse me favella molte volte Aristotile. o il Medico che l'arte ha due gambe. così la pratica sola senza la scienza (1) Perdoniamo al buon Varchi questa scappata contro la non è bastevole. perchè come la sogno? Si risponde. o un pratico senza scien parte la ragion pubblica era a suoi giorni così matura da rico noscere. come s'è detto di sopra. e niuno abito può erra re. tutta la pratica della guerra. come meglio si vedrà nella quistio cause e degli effetti apparenti per giudicar delle cose. E che questo sia vero. per consueto. invenzione delle artiglierie. o collo speri seultori. e cogni l'artiglieria. ancor che egli non rillo si possa chiamare veramente scultore. le quali parole. che l'invenzione della polvere da cannone. o voci senza la pratica. ciò non avvenire dalla parte della medicina. ma dal difetto di colui che opera. che debbono avere gli possono apparare in due modi. ma questo non poter già avvenire delle della vita umana. che uno non sia artefice. il quale in sè più degno – la quale trovasi in alcune edizioni nella molte volte. de' tiranni antico nido. cerca non meno tempo che studio. come sale delle cose appartenenti ad essa arte. cioè la assaltare quelle. onde chi trovò hanno bisogno non solo dell'abito. e però forse disse: molti aver dinate a buon fine. o uno scienziato senza pratica. che si disse nella Lezione passata male in prova. è necessario che l'arte aristoteliche. tanto in questa cru ni? Or non si potendo apparare le scienze in deltà meritò d'essere lodato. può chiamarsi arte veramente. come è adunque vero sere oppresse. che alcuno possa nosa. e così gli errori della medi . non abbia operato mai? Si risponde. cioè non conseguiscono sempre E quel che fece il crudo ſabbro ignudo il fine loro. come fa la medicina? Si risponde Gittare il primo doloroso strido. che Pe teorica e quanto alla pratica. Quanto a dubbi e problemi. ma dicono alcuni che elle si possono apparare in ancora l'uso e l'esercitazione. che l'arti si avendo avuto quel fine. Tutto ingolfato nelle sue sottigliezze o l'altra di queste. che giustamente dovessero es ragione e la sperienza). o nel tempo. non | questi modi è imperfetto e manchevole. che fe nell'arte sua pri desimo. per difendere le mento particolare (e per questa cagione diceva città. o nella qualità. poichè nessuna arte.I 22 LEZIONI era molto meglio che nelle virtù l'errare e far Se quello. chi non sa che mi vestigi (2). con un toro. eppure si chiamano arti ? Come fu cavato tale opinione. Al che si rispon sogno. e da questa autorità hanno nosissime. cssendo tutti certissimi. o erra. se è dan quello che dice Avicenna. dentro al quale si dovessero abbron ciossiachè come a ben medicare non basta la zare crudelissimamente gli uomini vivi. E l'uno e l'altro di sero tanto faticato nell'arte della scultura. perciocchè cotale errore non è vero. molti aver pensato che l'arti mento di più regole ed ammaestramenti gene operative si possono acquistare in sogno dor rali che s'indirizzano a qualche uso ed utilità mendo. e ciascuna arte è nità. potrebbe rispondere d'avere ciò zione universale. ma fa bene. molto meno pare che si possano appa de. se già non credessimo che tanti buoni mento solo senza la ragione. ma per fabbricare dico chi non ha ammendue queste parti. che ingiustamente fossero assaltate. secondo avere tutta la medicina. non guardava più in là delle zoppichi. che dell'arti alcune non s'imparano. ed egli me l'esempio di Perillo. che i giovani ordinariamente rano le parole stesse. che alcune Vide trista Agatocle acerbo e crudo. per per fare le statue degli Dei e contraffare le ciocchè non si può chiamare veramente me immagini degli uomini grandi. ma sono date dai demoni o dagli angioli. come disse Aristo uno non sia virtuoso. o nella quan Giunta di vari componimenti. tile che l'arte induce la forma nella materia. e or rare l'arti. ed Se l'arte è uno aggregato. (M. ma tutte possono. farsi cattive e di. ventare di giovevoli. prima. dove si ri gimenti. dannose. che tutte le forme siano in po fa. E ride i dispietati Dionigi.

ma tutto Eustazio. ora dal fine. quanto animale razionale. perchè tanto è a dire uomo. d'esse. mobili. la fecero a caso. ma come Natura fieret laudabile carmen. che diffiniscono. Poetica. e la fortuna non ha cagione venuti in Italia a cercarvi asilo ed ospizio. essendo la fortuna cagione debba persuadere. fatto cardinale da . nè un pittore un ottimo artista ha bisogno d'amendue. abbia più diffinizioni che una? sono più nobili l'arti e più stimate. non per sè. Se tutte l' arti che fanno alcuna cosa. Se l'arte è un abito dell'intelletto ed ha (1) Il Cardinale Bessarione e Giorgio da Trabisonda. sola e non più. come i dise Restaci ora a dichiarare solamente per com gni primi o piuttosto gli schizzi sono differenti pimento di questa materia alcune quistioni. ed il me Quaesitum est: ego nec studium sine divite vena. cioè che il medico non si cura come medico. ora dal tendo contraffare la spuma d'un cavallo. tanto e più do medesime. ma perchè n'avemo par Se tutte l'arti sono inferiori. Potremmo ancora dire che. come si legge ed in Plinio. perchè si può considerare di pensando di farla. se non per accidente. cioè fuori nasce ancora molte volte così dagli speziali. possibilità della malattia. così non si con descrivono. perchè all'arte. cioè che un eccel di Dio. non può avere pro il detto d'Agatone si debba intendere e rife piamente se non una sola quidità e diffini rire per quei pittori. quanto gli era inferiore di dignità (1). come la prudenza è minore. e secondo le diverse considera ed in Valerio Massimo di Nealte. ora da altre operazioni via stizzosamente la spugna. secondo l'inten rettorica. e la risolve brevemente. le quali parole interpretando quanto. che ciascuna cosa essendo una per meno vi può la fortuna. se già alcuno non Nec rude quid prosit video ingenium. cioè in materia estrinseca. tutte le cagioni. dunque un medico non può essere eccellente senza l'altra. Fu nel tempo de'padri. desimo diciamo del pittore. nè in un barbiere che zucconasse o radesse se Tratta ancora Quintiliano questa medesima di stesso. ma per accidente. e ciascuna cosa è una chiamare arte. come si vede nella medicina. Ed Aristotile medesimo dice. e come è stato loro ordinato. cioè persuadere e altro non solamente avviene di rado. ed ella volte procedono ancora dalla difficoltà o im l'arte? Forse perchè. gittata subbietto. favellando massimamente dei essenziali. giovarono ad ac nessuna. il che non varrebbe nè nel medico. dove. e massimamente nella consegue le più volte il fine. come un poeta. dove il fine della fortuna è il fine dell' oratore. an arte infermo. non avendo più che una quidità. come nulla che molte cose molte volte piuttosto si l'arte non delibera del fine. ma per accidente. onde Dante chiamò l'arte nipote go. specchio. alterius sic volesse rispondere altramente. ma si danno molte volte più diffinizioni alcuna cosa con l'arte. nato in Trabisonda nel 1395. l'arte ama la fortuna. e colto a punto ed accidenti. e noi vediamo che tanto dicono i filosofi. quanto Si risponde. e però tutte le arti sono dopo lettere. cioè dire in modo che si possa e si dell'intendimento. ma del medico. ma da Galeno medesimo. che questo ne dimostrano assai chiaramente questi suoi Versl : non è per se. a caso non si può. i quali non possendo fare zione. o altri che li governino. che non avea potuto fare pensando mente. e molte verso d'Agatone. non diremo altro in questo luo della natura. perchè disse cendervi più vivo l'amore delle lettere e della filosofia. che non po zioni se le danno diverse diffinizioni. e la cagione è. la il cavallo nella bocca. nè si delibera nella fortuna. ben come dagli astanti. come soggiugne egli stesso. tengono un posto onorato fra que Greci. SULLA PITTURA E SCULTURA i 23 cina non sono dell'arte. cioè che essa cosa ciossiachè quello che conseguisce l'effetto suo che si diffinisce. sebbene non può es ella fa quelle cose che non si possono fare sere perfetto senza amendue. – Il Aristotile nel sesto dell' Etica. per non dir coll'industria. togliendo da lei la materia ed il veva cedere il Trapesunzio al Bessarione nelle subbietto suo. versamente. detto il Trapesunzio. ritraendosi nello Altera poscit opem res. sono differenti dalle diffinizioni. se non la risoluzione. e l'opera diversa dall'operazione. che l'una come s'è detto di sopra. sputa nell'Oratore. chè siano poi differenti in questo. come avemo noi detto di sopra che lentissimo o poeta od oratore è più obbligato l'architettura la vince? Rispondiamo. benchè. con medesimo che il diffinito. se la natura. l'arte e la fortuna. che l'arte Potremmo ancora dire. a giudizio mio. cosa. ma la vince però colle sue arme nome. e così non potrà medicare sè stesso. come disse Marco Cicerone. l'opposito. come testimonia Seneca. che. come ritrarre sè medesimo? Si risponde. e bene spesso dagli amendue si maneggiano in un certo modo circa infermi medesimi che non solo non fanno le medesime cose. opera solamente dissima disputa fra due Greci di grandissimo in un modo. fece quello a sorte senza quale non pure da diversi fu diffinita diversa pensarvi. perchè quelle prima si dubita a che deve maggiore obbligo procedono per cose accidentali e queste per un buono artefice. perchè la natura. ma ancora fuori l'uffizio. a cui accade essere medico. che alla natura. la La quale quistione pare che Orazio risolva nella fanno fuori di sè. allegando il Bessarione. o avoli nostri gran come si vedrà al suo luogo. et conſurat amice. dice che amendue. dalla natura. e le descrizioni siglia. come è possibile che alcuna che quivi può maggiormente la fortuna. non a una sola cosa. E credono alcuni che la sua forma che è una. o alla natura o all'arte. e quasi figliuole lato altrove. E dalle figure colorite e perfette. per non dir nulla di quello che hanno la cagione loro estrinseca. La qual sentenza Se la diffinizione di qualsivoglia cosa è il d'Agatone pare nel vero molto dubbia. che altro dimento dell'artefice.

che rare. prima. ma alcuna volta a sè medesimi. per ogni DISPUTA SECONDA maniera di virtù.124 LEZIONI l'arte consultava e deliberava. perchè ciascuna scienza s'a- ragione nell'interpretare quelle parole d'Ari cquista. Altri. e tore. Ed è maraviglioso pigliano in due modi: propiamente. come si vede dere. non gli universali. – Il Trapesunzio. o bene scienziato senza pratica. Qual sia più nobile. che sia pone la sperienza. e così non sono differenti. il che non può fare il pratico questo dubbio. E questa si può conside modo si ricerca la sperienza a volere che sia rare in due modi: o quanto al modo dell'ope perfetta. senza la sperienza e non avendo lare per sè e l'universale per accidente. è. il poterla insegnare e darla ad inten più che le scienze non fanno. e può in tra volta. che i teologi chia stotile che dicono: se l'arte fosse nel legno. per manifestissimamente nella medicina. o per la scienza acquistata. perchè. ed il maggior segno d'Aristotile nel terzo dell'Etica. ma di no. cioè es di arsi da uno. e. della quale parlano per disteso Apostolo Zeno e il Ti molti per lo contrario affermando e credendo raboschi. lari: o quanto all'efficacia e giovamento del Avicenna ed Aristotile in più luoghi. E mediante questa divisione e l'altra si maneggia intorno a cose partico e distinzione si possono concordare Galeno. perchè l'una diceva il Medico. Ma per finire utile perchè. che avea da lui ricevuti. e questo Dubitasi ancora e disputasi. Ma perchè ( oltra che 'l mo. essendo uomo dichiarò di sopra. nell'arte chè allora si chiama perfetta alcuna cosa nel del navigare e in tutte l'altre congetturali. nacque in Candia verso l'anno 1395: verne in Italia presso il 142o: insegnò in varie città la lingua e ietteratura greca: stette lungo tempo in Roma protetto da Io non penso. e legò la ricca sua biblioteca alla repubblica di Venezia. emerse chiarissimo fra gli uomini più cospicui dell'età sua per dottrina e saviezza. Onde nè le piante. o perfetta o imperfetta. perchè non sa la cagione. Morì pia quanto grande sia stata sempre. credendo molti ed affermando º mºlti benefici. o la Scultura o la Pittura. perchè conosce il singo grazia Medico. E chi mi giore certezza. non diremo se non la risoluzione di segnare l'arte. lungamente. e molte volte molto Filosofo.. perchè o s'acquista da sè me o l'arte o la sperienza. dove pare l'operare. Avea il primo fra gli scultori e pittori. il propter quid. come si a pensare. . nè ma sempre dei mezzi a esso fine conducenti. se intendesse di quella cidente. erri tanto e tanto fuori di questo in due modi. che siano contrari non solamente l'uno all'al perchè lo sperto. gli risponderei di sì. ed abbia amendue quelle gambe. s'egli inten Io scienziato fa tutto l'opposito. gli animali. il quale nel vero è chiarissimo. che tra l'arte e la spe cquista. il quale fosse buon pratico senza sendoci insegnata da altri. e conseguentemente giova più. non meno o bella. quando ella può fare e generare Bene è vero che mai non consultano del fine. ma fra gli altri an º sito un'operetta contro Teodoro Gaza. una nel sperienza in colui che l'impara. della nobiltà e maggioranza fra la Pittura ristotile. o utile. quando mancasse d'una di loro. come si può vedere da chiunque Socrate o Callia.) che la Pittura sia più nobile della Scultura. passeremo. ed in questo modo sono differenti. dove medicato.alla seconda disputa Ergenio IV. Mori in Ravenna nel 1472. Al che considerare in due modi. e sia oggi in isoma nel 1488 – Il Bessarione era gran fautore di Pla più che mai la contesa e differenza non solo tene: tereva il Trapesunzio per Aristotile. egli sa più ed è più saggio. il quale non sap se tenere aspre contese con molti de' suoi contemporanei. nè gli uomini stessi si possono chia ed in questo modo si debbe intendere Aristo mare perfetti infino che non possono generare tie. Era uomo d'ingegno acre e stizzoso: ond' ebbe a si ritrovi in luogo nessuno. intitolata de Natura et Arte. ed in questo modo non si ricerca la rienza possono essere due differenze. vescovo di Sabina e Frascati da Nicolò V. come dice il Filosofo tante volte. E però è ben più degno. per generoso amor degli studi. se uno può essere Artista. ovvero particolari: considerare dopo l'acquistamento. e questo non concederebbero i non consultarebbe. cosa somigliante a sè. come dice Ari tempo nol ci consente) n'avemo disputato al stotile. o me ella s'acquista mediante la dottrina. cioè l'uno e l'altro. e ricercandosi in un diante l'invenzione ed in questo modo presup medico perfetto ambedue queste cose. o meglio. e facendo professione non solo di ora si pigliano per la cognizione d'alcuna cosa. an cosa a loro somigliante. (M. e ne scrissero i particolari sono quelli che si medicano. filosofi. ella mano infusa. ma solo in conoscere. oriondo di Trabisonda. cioè quando greco. ma di filosofo. ovvero pratico. altro difensore d'A. o diſficile che la Le to a vari principi e patriarca di Costantinopoli da Pio II. che niuno di qualche ingegno Nicºlò V. genere suo. ma meno che s' acquista per invenzione. cora. cioè che l'arti che sia di sapere una qualche cosa. verbi o di certo erra meno. ma è più degno. qua io dice. mentre ch'ella s'a- rispondendo diciamo. dice il consul uno e deliberano. e la cagione di questo è. perchè la sperienza conosce sola colui che l' insegna: secondariamente si può mente le cose singolari. ed in questo l'altra nell'operare. o per ispirazione. penso io. dimentico e la Scultura. cioè l'uo vuole. e disputa. una volta questa materia. e questa si può scienza. dimandasse. come si dice vol come si può vedere per le parole medesime garmente. opera con mag tro. con buona licenza delle cortesie vostre. che l'arte non delibera. e Giorgio. e comunemente. perchè cono desse di quell'arte che s'acquista mediante la sce l'universale per sè ed il singolare per ac dottrina. prese a risponder ei in luon mordace e rubesto: onde s'accese fra essi una fiera che la Scultura sia più nobile della Pittura. come il Trapesunzio. qual più possa in due modi. dicono che l'arti si che non sono congetturali. per isciogliere corchè gli spositori greci intendano nell'arti questo dubbio medesimo.

arei scritto ancora a tutti gli altri. SULLA PITTURA E SCULTURA 125 allegando ciascuno in prò e favore della parte dove furono pittori eccellentissimi. ed alle ro. che trovare puramente la verità. il Varchi qui vuol dire. o per autorità o per ragioni. per l'immortale be appresso tutte le genti e massimamente appo nefizio del quale si sono serbati dalla ingiuria i Greci ed i Latini e prima appo i Toscani. ho scritto ed avuto i pareri e giu le virtù .) per essere in effetto eccellentissimo pittore. il quale fu dottissimo e san ne adoperato da loro. ma un bel circa. e si massimamente di Firenze. che io co che Fabio. I. ch'io inten nè i pittori. si può considerare come il padre della storia la ravigliosamente congiunte tutte le scienze. toscano d'origine. in cui si videro ma poco pregio. (M. medesimamente eccellentissimo che gli dipi conchiuse finalmente. non tenendo conto. ed in un medesimo tempo dava opera mia. ma diede il veggendoli non meno intendenti che ingegnosi. Dicono ancora. con quelle mani. e se desima. E se ne dilettasse. 189). a imitazione di molti altri pittori an sere stata sempre in grandissima riputazione tichi o piuttosto di Plinio. Leone Batista Alberti. che niun servo potesse a filosofo. dimostrano. e M. (M. e che Marcanto e che non solo lo scarpello o il pennello è be nio Imperadore. nell'un'arte e nel e reggeva il mondo. nientedimeno mi piace Pittura. lo fece dizio di chi è perfetto nell'una e nell'altra. nobile. Ed in vero ho cavato dal solo non si vergognò d'essere pittore e scri le opinioni loro non meno utile che piacere.) (2) V. i quali non racconterò sì per maggiore brevità ma ingenerano solamente fede ed opinione. fatto intendere agli Ateniesi. e Plinio sua varie ragioni e diverse autorità. lo ebbe più volte adoperò le parole stesse del Castiglione. non nominerò. tutti gli argomenti qui addotti dal Varchi. più nobile della Scultura (3). i quali. cap. gli Ateniesi gli mandarono nobile. del tempo vivi e lodati i nomi di tanti eccel lentissimi così scultori. Dicono ancora perchè tutte le cose dubbie si possono provare che Demetrio fu non meno grande pittore che in due modi. che oggi in Firenze si ritrovino. con quelle mcdesime di l'altra. (M. e sa non quelle le quali non solo si convenivano pendo che a ciascuno si debbe credere nel agli uomini liberi. non nosco fuori di qui. Metrodoro. XVII (tomo Xl di que (1) Qualunque sia l'espressione. E benchè io potessi dire brevissima chiamato divino. a non già che il primo de' Fabi fosse cognominato pittore. ma bene penso che come con perpetuo bando. che avemo o udite. ma intendesse. i quali erano cioè a Michelagnolo. E perchè io non desidero severissimi. rimettendomi in tutto e per tutto al giu numero dei praticanti l'arti liberali. onde il medesimo dispregia e si fa dizi quasi di tutti gli scultori e pittori più ec beffe ancora delle scienze e della filosofia me cellenti. se non delle mo la brevità del tempo lo mi avesse conceduto. Cicerone. e mi sono confermato nella credenza pigneva. il quale fu non solamente gioni. Dipingeva intornº (3) L'Alberti. ma eccellentissimo filoso E quanto all'autorità diciamo prima che 'l fo. tiene nel libro ch'egli solo se ne tenne pago e contento fra sè mede scrisse della Pittura che ella sia più degna e simo. bili imparavano la prima cosa disegnare. nacque in Genova nel 14o4: all'anno 3o4 innanzi l'era volgare. che molto non pure che potrò maggiore. o lette. fu oltra modo studioso della mente l'opinione mia. dipoi le ra chiamato Metrodoro. per non essere neces dove la pittura già spenta rinacque. A questi s'aggiun Potremmo addurre infiniti altri esempi sì di gono tutti i pittori che m'hanno scritto o a molte altre città. Ivi sono. essendo stato architetto e pittore gran simamente: il che seguì. che chiunque è eccellentissimo in un'arte grandissima così alla pittura. con quella agevolezza e brevità facondia romana. pittore grandissimo. le cui (1) Intende Michelagnolo. ma ancora la penna. Che se Seneca non vuole. Ma perchè le autorità non tanti e si eccellenti maestri nobilissimi cittadini. e non chiamavano arti liberali se altro. e sebbene scrittore di mori in Roma nel 1472: ei fu de pochi. il Cortigiano lib. pas e sì per lo averne scritto lungamente e con gran seremo alle ragioni. mostra. Onde avendo Lucio Paolo. nè gli scultori s' annoverino nel do. e sono stati sario. ma li facevano liberi cioè l'arte sua. vinto ch'egli Conte Baldassarre da Castiglione mosse questa di ebbe Perseo.) . rac filosofo. diligenza M. Giorgio Vasari d'Arezzo. che cito dire liberamente quel poco. E che in Atene anticamente fu uno conteremo prima tutte le autorità. (M. Nè penso racconta che nella Grecia tutti i fanciulli no ancora. come alla filosofia. nobilissimo cittadino Romano. non sia del tutto privato di giudizio e che Platone il quale fu ed è meritamente nell'altre. ma lo bandi pubblicamente. che la Pittura fosse più gnesse il suo trionfo. come pittori. sta Biblioteca Enciclopedica Italiana pag. nè conchiudono necessariamente. se tissimo. le opinioni degli altri. nome a così nobile famiglia (1). che egli solo lo uomo nobilissimo e dottissimo in molte scienze servirebbe in amendue quelle cose eccellentis ed arti. colle quali dava leggi guitando il Maestro loro (1). per lo essere egli fra gli Stoici. facendogli sapere. che alcuno mi creda tanto arrogante. Medesimamente M. onde e presontuoso che io osassi di movere questa l'arte della Pittura fu ricevuta nel primo gra dubitazione e disputa per deciderla e risol do dell'arti liberali. perciocchè Paolo non dissimo ne' suoi tempi. che che il primo che tra Fabi ebbe questo soprannome. per insegnare a suoi figliuoli ed un pittore gando molte ragioni per l'una parte e per l'altra.) tina. vere il nome suo nelle sue opere. cioè ad amatore del vero. padre e maestro della di raccontare. chi ho favellato. avendo pochissima cognizione dell'una che fu esercitata da uomini nobili e fu proibito e manco dell'altra. mi sia le mai esercitarla. che sputa presso la fine del primo Libro del suo dot gli mandassero il miglior filosofo che potesse tissimo e giudiziosissimo Cortegiano(2). mio ami Dicono dunque primieramente la Pittura es cissimo. rali ad imitazione di Socrate. e sempre ebbe questo onore verla.

perciocchè. sudori. e di sì diversi alberi. disegnandolo in una carta. che la Pittura non gran pittura sia per mano della natura e di solo fa più cose assai. dal che argui namento. che i pit traffare tutti gli animali e tutte l'altre cose. perciocchè oltra il potere con Pittura non avviene. che una nobile e Conchiudono dunque. dove. come d'animali. il perchè alle perfetta con tante varie figure di tutte l'età e gano l'esempio delle uve che aveva in mano condizioni. ed insomma dicono che fa parere quello Apelle. che di pigliare le città intere (1). armati e senza arme. e con che egli aveva dipinte quelle cose che non si seguentemente la Scultura esser più agevole. la Pittura essere molto Dicono ancora che si sono trovati molti scultori più universale. parmi che molto sia dalla ragione alieno. sono la gloria e l'onore. china del mondo dir si può. E dissimi. Mostrano ancora questa loro simi. che tutta la mac possono fare gli scultori. che gli scultori colorire. che sempre furono fatti e dati ai pit di simili esempi hanno avuti pure assai i tempi tori. Argomentano ancora. il che tengono per cosa difficilissi di principi. a cavallo ed a piè. tare scultore. che la » macchina del mondo che noi veggiamo coll'ampio cielo di (1) Narrasi. e tempi sotto Papa Leone tutte le arti e disci le fa parere tonde e rilevate in un campo piano. quando contendendo Zeusi con Parrasio. ch'elle fioriscono. ch'essendo Demetrio a campo sotto Rodi. che di scultore dipintore. che tori ordinariamente sanno meglio fare di ri si possono toccare.126 LEZIONI opere non che si trovassero. giudicandole mag un fanciullo o uno che non sia dell'arte farà giori di qualunque pregio. cioè tuoni. (M. pline in un tempo medesimo. se gli uomini medesi varie armi. che per non guastarne una. e si vede ordinaria te. o in altro luogo. o più o manco. vestiti ed ignudi. a tempera. e finalmente tutto quello che può mangono ingannati dalla Pittura ? Come avven ne. arditi e non già il fanciullo. che la Pittura. dicendo quanto sia cosa magnifica. onde Plinio diceva d'Apelle. tanto morti. onde nacque quel det Argomentano ancora dalla difficoltà dell'ar to: L'onore nutrisce l'arti. e sono amate o favorite da principi. riverberi ed altre infinite apparenze. la paesi. addor che aveva bene dipinte l'uve naturalmente. e le tavole loro furono pagate grandis che non è: nella qual cosa si ricerca fatica ed simi pregi e stimate tanto si da' pittori mede artifizio infinito. comandando che si levasse per poter vedere Argomentano ancora dagli onori e premi gran la figura ch'egli credeva che ci fosse sotto. Tiziano di Papa Paolo terzo. a colla poesia: sotto Nerone la musica. che al di Fanno ancora fuochi. delle città e dei come sarebbe l'apparire del Sole. sebbene i premi dell'arti sono nostri. di monti. pintore e necessaria la prospettiva per gli scorci nugoli. che non rali. in tante e tanto varie attitudini. giudicandolo vero e pevano. valli e fiumi variati. aria. e si da altri uomini più agevolmente. a olio. de casamenti. di colori. co mi. fanno ancora i pittori tutte lievo. e di qui argui quelle che si possono vedere. dove gli uc così d'uomini. anzi i medesimi pittori eccellentissimi ri me in mare. co facendolo sfondare e parere lontano con tutte me ognuno vede. (M. fiati. per non abbruciarla. e conse quanto adorni il vedere una storia intera e guentemente imita più la natura. dando i propi colori a Arguiscono ancora dalla magnificenza ed or tutte le cose minutissimamente. dir si può che una nobile e ch'era quella tavola. come ultimamente nel ritratto di mano ordinariamente i danari. appiccandole il fuoco dalla banda ove sapeva vaghi fiori e d'erbe ornata. che vollero piuttosto donarle alcuni di difficoltà con esempio manifesto. spume ed altre cose. ma ancora più perfetta Dio composta (1). o qual grandi. Al che aggiungono. dicono. mente della Scultura. non pure si sa conobbe un velo dipinto. Ed in somma dicono. e cosi non prese la terra. quanto scancellare subito. Onde sotto questa nobile riserbano per loro. coi loro propi celli volarono per beccarle. non (1) Il Castiglione dice: » E veramente chi non estima quest'arte. onde egli le fece colori di tutte le parti. i capelli e peli dell'uomo e di tutti gli nascono cose maravigliose e quasi soprannatu animali. come ebbe Alessandro il grande ma. il quale uso. delle figure. ma mentati e desti. Ancora dicono. secondo che più o meno sciano agli scultori: ed in fatica d'ingegno. e nel mezzo la terra dai mari gene. e potendo en s» cinta. baleni e saette. trarvi dentro.) . ritorna a gran passi sotto il le apparenze e vaghezze che si possono desi virtuosissimo e liberalissimo Signor Duca Prin derare. cioè potere imitare la Natura molto grandi senza gran disegno. il che della in tutte le cose. lumi. onde celli. e questa come ignobile la questo o in quel luogo. s'astennero sivoglia altra cosa colla terra o colla cera. secondo i lumi ed i ri furono sempre in grande onore appresso i gran verberi. che loro che riceverne prezzo. la Pittura fa scorciare le figure. di lumi e d'ombre. che tanto pregiata fosse una tavola di Proto » chiare stelle tanto splendido. il fanciullo dipinto da Apelle. fumi. da varie persone. dicendo. sani e malati. così in terra. i colori dell'acque. le piume degli uc misurate. restò di dar la bat » gran pittura sia per mano della natura e di Dio compo taglia. Dicono dunque che i pittori grandi ombre bene osservate. in in fatica di corpo. distinguendo la difficoltà in due parti: mente. ed ai nostri ed a guazzo. e scono che la Pittura sprime meglio. dando a tutte le sue opere lumi ed cipe nostro. l'aurora. delle nobilissime però di M. conoscendo per quello atto vivi. la quale consiste nella forza di linee notte. feriti in vari luoghi da vigliare degli animali bruti. alle quali non ag scono esser più agevol cosa di pittore diven giugne la scultura. Ma che ci dobbiamo mara timidi. che Alessandro era in pregio e conseguentemente oltre le diverse maniere e modi di lavorare e in l'uso l'arte della guerra: sotto Augusto la colorire in fresco. o manco male un viso.) º sta º. potevano dipignere.

Ma più Sola per te salita a tanta altezza. il che pare loro che basti: diletto. e molto meglio e più naturalmente A questa ragione rispondono i pittori in tre ne disegni di Francesco Bacchiacca. che l'arte della Scultura. e che le pitture durano Argomentano ancora dalla vaghezza e dal centinaia d'anni. onde n'apristi il bel segreto. che si può dipignere dalla Scultura. allegando l'esempio di fra Bastiano. o arrecarle danno o pericolo il nome a quelle che oggi si chiamano grotte nessuno. per la quale concepi una passione ardentissima. Era solito a operar sempre in pic sofistica. modenese. Anch'egli. e quinci aver detto il Petrarca: scienze. come noi diremmo.) (1) Son. il che è verissimo. e secondo a me pare con gran ragione: di (1) Intende della Cappella Sistina. c che somigliano più. il che è verissimo: ancora vedere nello scrittoio di Sua Eccellen secondariamente dicono. che co Sì che superba gir può la Pittura. come si vede ne duoi sonetti di messer Tu che lo stile con mirabil cura Francesco Petrarca fatti sopra il ritratto di Pareggi col martello. rispetto massimamente a colo ancora nei marmi. | in sulla mano destra. e donde gli al E con quell'arte. Poi sog il Bacchiacca. oltre che si ritraggono ed uomini e donne. nelle quarantotto immagini del Cielo Anzi scolpì o (1). seremo alle autorità e ragioni degli scultori. dicendo. oltre che Pittura. ed lazzo (1). e questa ragione si noti tue di bronzo. e'n gonna. che dicono: sino. l'illustrissimo Duca di Firenze. non vi sono in verità. e porgono diletto grandis que'versi del Molza a lui. cioè apparente. Or col fianco appoggiata a un arboscello. prima allegando Plinio. po. del Molza. sopra il ritratto di donna Giulia di mano di fra Bastiano da Vinegia (3).) scono nella Pittura. dicendo che la Scultura è quasi perpetua. mano marmoraria. quanto la agevolmente i colori. Viniziano. e si massimamente nella duto in Roma uno esempio della Scultura e Cappella di Roma ed in molte stanze del Pa della Pittura. Ed an E quegli altri non meno vaghi di messer Gan dolfo pure al medesimo sopra la medesima ma cora che si potessero allegare molte più ra teria: gioni ed esempi. fu molto innanzi della Pit Formi l'altera e gloriosa Donna. e si per trovarsi e maneggiarsi più co. lità. ed una Chiesa pitture non è rimasa in piè nessuna.. – Francesco Ubertini. (M. nel libro dell'erbe del Fnesio. Dicono ancora d'aver ve deresi in molti luoghi. questi però ci sono paruti ab bastanza. - nobile. scrisse alcune stanze sul ritratto. dove delle e robustezza. che la scultura senza alcun dubbio è più Or coronata di novelli fiori. che si cava maggiore dalla Pittura. e 'n treccia. non si ricerca in un pittore quella gagliardia delle quali se ne trovano infinite. e così saranno eterne a un ri. perciocchè amendue queste co bene. che i marmi. chbe molto nome giungono che la Pittura è. così di messer Gandolfo. e che quella sarà più rabili ri di Raffaello. Parte I. cioè del gittare le sta Argomentano ancora.Trassene ancora grandissima utilità nelle sche. come Movi pensoso a l'alta impresa e lieto. nè a fuo come spesa. e non vera. e del Vaticano. che di questa se i pittori imitano le medesime cose che gli bellissima donna ſe dipingere il cardinale Ippolito de' Medici . detto serà più al vero. sia vero nol negano i pittori medesimi. Giulia Gon che non avviene nella Scultura. il quale dice. che scolpire. onde come il Molza. il che apparisce nelle statue antiche. che nello scultore. essendo i maggiori. di che solo onori tri si possono trarre agevolmente. se non si vede tutta dipinta senza tener luogo o impe se alcune nelle grotte di Roma che hanno dato dirla di cosa veruna. ed altri accidenti a gran pezzo. ritratto fattogli dal Bellino. da fra Sebastiano del Piombo. come si vede nel libro della Notomia del Quel dolce pianto mi dipinse Amore. perchè vi fanno sopra gran fondamento. che molto più agevolmente si Argomentano ancora dalla lunghezza del tem può dipignere in ogni luogo ed in ogni tempo. (M. non essendo sottoposta ne a pioggia. sono i mi cano d'imitare la natura. SULLA PITTURA E SCULTURA 127 accadere in tutti i luoghi. sime stanze. di Camillo della Golpaia. e fu ancora segretario di D. Vessalio. mano. ritratti al modi: prima dicono questo non venire dall'arte. e lo fai chiaro e bello. che i Latini chia E'n mille altre maniere. non al caso particolarmente intorno a privati mobili e al piccioli qua tramente quasi che si veggono le figure negli dri.) nobile che meglio saprà fare questo e s'appres (2) Non mi venne fatto di trovare notizia alcuna di Ca mio della Golpaia e del Fuesio. benchè anche quello ornamento e grandezza che si può ve Fidia fu marmorajo. dove la Scultura era d'oro. ove sono i freschi di Mi cono dunque. come si può ma dal subbietto dell'arte. modo. . per farsi con minore così tempo. mincia: O immagine mia celeste e pura. conciossiachè quelle cose che appari vive zzo servi al Duca Cosimo I. Verso il fine del specchi. E che questo zaga. e la Pittura d'argento in Argomentano ancora dalla comodità ed uti sulla sinistra. ch” erano mandati anche in Inghilterra. - il cielo è perpetua. che nel terzo luogo dicono. e perciò pas Il secol nostro. che animendue queste arti cer chelangiolo. che niuna cosa sotto za (2). CIV. cane pittor di grottesche. e la grandezza Madonna Laura di mano di Simone Sanese ed Che sola possedea già la Scultura in quello del Reverendissimo Bembo sopra il Ai color doni e non minor vaghezza. tura e della statuaria. servi in Corte del cardinal Farnese. (M. fra gli altri molti. fratello di Baccio Ubertini. che in tutti i luoghi nelle bellissime e dottis Col senno. ove. Con nuovo uso agguagliando i tuoi colori I quali dall'altro lato dicono tutti ed affer Alle forze d'incude e di martello. il (3) Messer Gandolfo Porrino. La qual cosa arreca minciarono al tempo di Fidia.

venisse da che si il più certo. e la que. o quella che si chiama cerusica. onde gli tro che al poco sapere e giudizio mio. e se non sarà. statua: perchè non solamente vi si trovano le cioè la sanità. che sebbene il composto. che al non abbiano trovato infino a qui. poi non è vero. Dico dun scultori dicono che la loro arte è vera. che per questo gli scultori non imi che tanti grandi uomini e così peregrini ingegni tano più la natura per far di rilievo. essi medesimi e l'opere loro tante volte. perchè gli scultori direbbero. che sia però obbietto del tatto. prego che sia accettata con trova in una statua tutto quello che l'occhio vi quell'animo che io la dico. che sebbene il pittore non guentemente tanto nobile l'una quanto l'altra. anzi tengo per certo. cioè tutto E che questo sia vero ognun sa. che vi si trova di tondo o di largo. la pressasse al vero che una Pittura. di dire bitiamo se è o non è. perché nel chè in altro modo sono le dimensioni d'un vero ed in sostanza sono un'arte medesima. s'allegano per la parte de'dipintori. nobile. fa quei muscoli e mem ed a questo mi muove la ragione allegata da bri tondeggiati di sorte. Ora sa ognuno. e di questo appresso i migliori tre dimensioni naturali. Pittura dipinta. che del medesimo. la senzialmente. come tatto. e conse rispondono alcuni. perchè il trovare la cosa di rilievo. cioè ma però le hanno in un modo medesimo: altramente nuale. ed amicissimo mio. speranza. o una Scultura o una Pittura. ma la forma colla materia insieme. ignorante. e du e sopportazione di amendue le parti. e quinci sclamò Lucrezio: Raccontate le autorità e le ragioni dell'una parte e dell'altra. serve ancora dove dicono del senso del picciolo. che quello esempio più accomodato e più chiaro: a chi che vi si trova delle tre dimensioni sia total dimandasse. perchè sebbene tutti i corpi medicina. che io sap tramente. procedendo filosoficamente. ma ch'egli molle può fare. come volesse. perchè prima v'erano e lar effetto sono una medesima. non voglio mancare. ed ha per obbietto i colori. avvenevole. ma solo sono dell'arte le linee cidenti. ma della natura. e marmo rozzo. che l'artista. faccia la forma sola. e come diciamo noi. che benissimo comprender si può che desimo fine. del tatto. non s'attribuisca ad al una Pittura non ve ne trova nessuna. dig un dotto. questa verità. Alcuni altri principio. scultori. sono una sola e la medesima es il pittore ancor quelle conosce ed intende. A questa ragione tura e la Pittura siano un'arte sola. non è dubbio nes che eziandio un cicco conosce quella essere suno. per certi liberamente la sentenza mia circa questa du ficarci. o d'altro come dicono i filosofi. come testificano che circondano detto corpo siano dell'arte. La qual ri perchè amendue sono il medesimo nella so sposta. non però si può dire. ed in somma realmente. le imi prima parte del sonetto. anzi tolgono la cosa che già era di pia.128 LEZIONI scultori con più cose. credendosi che circondano detto corpo. che hanno il me niera. pare a me. cioè che l'arti si conoscono dai quelle parti che non si veggono con tal ma fini. perchè sebbene nella so rilievo fatta della natura. ancora che sia di uomo ingegnosissimo stanza. perchè qui cui arte non pare che sia quasi altro che in si favella della nobiltà dell'arte. e che tutte quelle arti. ed i medici antichi come Ippocrate e una statua. Onde perchè sebbene l'arte opera solamente nella quando alcuno concedesse tutte le ragioni che superficie. e che vi è tanta differenza. sono però molto varie negli ac a corpi solidi. cioè colle figure e coi come avemo dichiarato nella sposizione della colori. etc. E di qui è nato che alcuni. per tanto è nobile l'una quanto l'altra. fattane una la cagione è perchè hanno un medesimo fine. cioè il disegno. E questa ed ora qualche altro accidente. ma ancora in guisa così medici come filosofi. tano però più veramente. e questi non medesima risposta. goffo. e meglio i pittori che gli altri. hanno provato ora superficie. imitasse meglio la natura e più s'ap sa ognuno. nè mi maraviglio rispondono. già è detto non essere dell'arte. non segui . anzi s'inganna molte volte. ma ancora il tende. ovvero essenza. che il tatto bitazione. e gli scultori colle figure sole. che io stimo. avendo amendue l'anima intellettiva. con buona pace E quando noi vediamo una qualche cosa. essere di rilievo. quando bene se gli l'occhio è il più nobile di tutti i cinque senti concedesse quello che dice. lascierò giudicare essere differenti. che vanno a ritrovare noi di sopra. come è detto. non le. che non con ma variano negli accidenti. e più naturalmente. E per dare un chiuda. come vede. che solamente il fine è il medesimo. onde chi niega il tatto è di perduta gione. dove in io penso e certo vorrei. in non è dell'arte. perchè così è uomo uno loro. fa la persona tonda. ignobile. che sostanzialmente la Scul quant'è dall'essere al parere. si deve rispondere a un modo. che solo le linee Galeno operavano colle mani. che si chiama fisica. per recitare tutte le parole variano la sostanza. cioè che lo scultore non vi avrebbe fatto niente. non è dell'arte la difficoltà. innanzi che io venga a ri Tactus enim tactus proh divum numina sancta! spondere alle ragioni de pittori contro agli Corporis est. ad uno scultore menti. la quale. brutto. per lo avere un ghezza ed altezza e tutte le parti che si danno medesimo fine. le quali sono in provare la nobiltà dell'arte. Oltre questo. prima per non essere vero. non è però basterebbe che la sua statua. Onde. ora l'eternità. onde tutto quello stanza. o quella mente della natura. cioè una ar non niegano che il pittore le conosce ed in tifiziosa imitazione della natura. sebbene negli accidenti possono qual risposta quanto vaglia. ora la vaghezza. Ora ognuno confessa che non a ciascuno. cioè qual più gannare la vista. ci serviamo. cioè natura hanno le tre dimensioni necessariamente. ma il più certo sentimento s'appressa al naturale. checchè ne sia la ca è il tatto. quale è più nobile arte. bello e grande.

quanto di gioie e pietre che la Pittura può fare più cose. fratello di quel Baccio e di quel Francesco. che il medesimo av siano pari.) V Ala e il 17 . Ed io per me. non seguirebbe l'ingegno. non che la Scultura fosse più nobile. la concedereb fini. il che è maggior cosa. come escmpi pittore che egli nol meriti maggiore. pas mento di colui.) cile a isvogliarsi d'uno stile per prenderne un altro. fu eccellentissimo pittore: ebbe a maestri il Vinci. ed Apelle il dipinse ? (1) Del Tasso. ed ultimamente dichiararò. zo. bontà e perfezione. che la Pittura per di mano di M. Ma direbbero. bio pari. e nella Scultura la bisogna spendervi. e quegli che anticamente si chiamavano che essi fanno. ed anzi infinite. testifica il Petrarca. benchè questo stesso avviene ancora oggi forse non meno all'Architettura e Cosmogra tutto il giorno nella Venere che disegnò Miche ſia. i quali nel vero hanno sempre genti. XIX. e si più lunga di tempo. po Giovanni Rossi e Nicolo Fiamminghi introdusse l'arte del tes scia Andrea del Sarto. ma marmo. per essere sì più fati E rimettendomi in tutto e per tutto. in alcuni sia tal dubbio. Bartolommeo Bettini (2). cioè in più cose la natura. o con pochissimo vantaggio. grandi occupati o in altre professioni. ancora di Pirgotele e di sotto la quale comprendonsi alcune altre ar Lisippo (1). trovandosi avuto i pregi maggiori. cioè più perfettamente. cioè ma la fatica e 'l tempo che necessariamente il potere imitare più cose. eccetto lui. come differenza tra la poesia e l'arte del disegno. Non lagnolo a M. e concederebbero che imitano frigiones. Jacopo Pontormo (3). ti. soddisfa meglio all'intendi ramente che alcun altro può giudicarne. vari giudizi secondo la varietà delle nature. come avvenne alla Venere di Prassi bastava loro quella prima parte per servirsene tele. e fa sere gli arazzi in Firenze. sULLA PITTURA E SCULTURA 129 rebbe per questo che la Pittura fosse più no rebbero che questo avveniva dalla gran difficoltà bile. di Che gli val. Seconda essere in vero. che avessero il medesimo fine. Il cammeo suo più pre tre una Venere in marmo lodatissima in questa stessa Lezione giato è la testa di Forioue Ateniese. onde il medesimo derebbero tutte le cose che in essa si contengono. che non si onore può esser fatto da uomo si grande a un possa o difficilmente risolvere. venni alcuna notizia. cioè che contrasto alcuno il gentilissimo M. delle ruote e dei stanziato in Roma. E se Alessandro serò a rispondere alle ragioni allegate di so amò grandemente e beneficò Apelle. se Pirgotele o Lisippo L'intaglidr solo. ma non eccellentissimo Antonio Bachiacca antichissimo già meglio. o veramente nel dilettare. ed alcuni. cioè la conseguenza. ma ancora più dilettevole sere tanto gran maraviglia. o in E fel minore in parte che Filippo: altre faccende. Plinio che racconta degli uccelli e de cani. e per le medesime cagioni nella riputazione e nell'essere stimate dalle agli scultori. o più ve che durando più. ed ogni altro si fatto artefice superò. confessato può dare opera ad altra cosa nessuna. e massimamente esempi antichi e moderni. fatiche e sudori divengano eccel essere meno sottoposta alle ingiurie. risponderebbero la Pittura e la Scultura (1). mc per quel poco che n'intendo. come vi dimostrano largamente disse di sopra. la fonte e la madre di amendue loro. in grazia. quanto negli scul nell'operarla e di molto minor tempo. che facesse il medesimo. tenendo ella tre parti. al giudizio di chi o solo. Fu alquanto strano di naturale. Alessandro le facciano più perfettamente che essi non fanno Greco. come l'università nella Pittura. tra tutti i quali è bene più. non solo men faticosa. e così la terza. e quanto pochi dopo molte. il che è avvenuto loro. coni d'acciaio. come si amico nostro. come dissi cosa di corpo. non rin Son. penso io. come dicono i pittori. Comprendonsi gli intagliatori non tanto di Alla terza ragione risponderebbero. colorita negherebbero già. co. che per cagione dell'arte della guerra. cioe oggi nobile architettore. qui nominato. e direbbero che tutte si convengono medesima racconta ancora nel medesimo luogo de'cavalli mente e forse più alla scultura. conside grazia la difficoltà: in alcuni siano senza dub rata non solamente la nobiltà di cotale arte. Alessandro Cesari. detto dal Varchi. parti. Ed all'uve d'Apelle ed ai cani l'opere lavorate da lui all'Eccellenza del no che abbaiarono a cani dipinti ed a tutti gli altri stro Illustrissimo signor Duca. cognominato il Gre (2) Bartolommeo Bellini fu un ricco mercante fiorentino. Parte IV. grande amico del Varchi e di Michelaguolo. Alla seconda ragione la concederebbero. fu valentissimo ricamatore. quanto riamente direbbero questo ne pittori non es alla fatica del corpo. e dall'altro lato chi concedesse agli scul della Scultura. per cui si fa. e confesserebbero che niuno le medesime effettualmente e variando negli pregio può pagare una bella tavola. per avventura. e che niuno accidenti. oltre di sopra. ma del tori tutto quello che dicono. dice il Va che ſe per lui varie opere di scalpello e di pennello: fra l'al sari. nel quale artifizio tiene lo campo senza bero. cioè durare più lungo tempo. era eser citata più volentieri e più spesso dagli uomini (1) Vincitore Alessandro l'ira vinse. perchè chi è occupato in ella. es Quanto alla prima ragione gli scultori concc sere avvenuto alle sculture. come saprò dando che niuno il ritraesse. in alcuni lentissimi. Ma che più? Non dice egli che gli uomini onde i fanciulli Greci mediante il disegno avreb medesimi si sono innamorati delle statue di bero così potuto scolpire come dipingere. come era già il nostro buon Tasso. (M. non solo del corpo. ma negherebbero la seconda. come ancora gli Orafi in molte loro le loro. intagliatore in legno. ebbe gran valore nell'intaglio del cammei. prima il medesimo. e con tormo. la prima parte. che con legname. dal nome della patria sua detto Pon sono accennati più sopra. (M. eternità. do il meglio. ( 1. ed oggi ricamatori. quale sia la somiglianza e quale la veno credere. che (3) Jacopo Carrucci. coman pra.) il Bachiacca. credo che essendo desimamente tutta.– Antonio Ubertini. come viene e forse più. perchè il disegno che annitrirono a cavalli di marmo e di bron è l'origine.

il che non avviene de' getti del bronzo. o veramente fare un mem dirch bro spiccato. quanto tutti quelli che hanno scritto insin E la ragione è. Veneta e ornò Venezia di splendidi edifici. di bronzo. che l'una arte e l'altra cerca d'imi un marmo. e vi stato scolare dello scultore Andrea Cantucci da Monte a San si trovano le cose o naturali o accidentali savino. si trova nel Moisè di che nato era per primeggiare. essendo l'obbietto degli occhi sua statua. cd i pittori più gli accidenti che la so stanza. dove agli scultori non avviene così. E in come si vede in Egitto. che non fanno quelli de'pittori. oltra che intendiamo in amendue le cile ed alcuno di loro di sottilissimo intelletto arti di maestri perfetti ch'abbiano l'arte tal tiene per fermo non esservi quasi compara mente. e di È ancora gran fatica l'avere a ritrovare in rebbero. lavora per lo più aggiu - tessero ingannare gli uomini. Attese alla scultura cd all'architettura. re. risponderebbero essere il contrario. il fece come scultore. città e case di rilievo. che si fa continuamente simamente fornite. che allo sostanza.i 3o LEZIONI tori. perfettis nel sito d'amenduc. cioè che quando antichi che erano di rilievo. fino che non è fornita. infinitamente meno e con molto maggiore fatica. Jacopo Sansovino (1). di terra. morì nel 157o. ma non dove fosse Michelangelo. di tutto. oltre moltº accidenti non paja più vera. e si renderà in questo tempo a Dante gli accidenti. che. fatta la sua figura. perchè meglio po impara colla terra. che Dio avendo a fare l'uomo. e chi già cinse di stucco. meno. ma solamente positura. che niun sentimento com qui si siano ingannati nella grandezza. proporzionata ed accordare tutte le parti della e massimamente. e conseguentemente con altra regola. rispetto a colori ed a quelle minuzie. che una dipinta: il che dimostrano scultore è di mestiero operare nel modo con si la figura di Pigmalione. (1) Jacopo Tatti. ed anch'essi levano Con voi contenda d'artifizi egregi: E dove infino a qui nulla mai finse paesi. nacque in Firenze nel 1477. Spirar. Forse ancor fia. anzi miracoloso Bacco di M. e potendo: si imitare due cose. che di Ritorni al primo onor. e ricchi tempi e fregi zo e di basso rilievo. Non ho detto Alla quarta ragione. si vedrà a chi meno considera ed in una subita vista. e tanto più. e quando scolpisce nel marmo. oltra che allo scultore bisogna una ( 1 ) . che Memfi. benchè no scultore è necessitato dare alle sue figure. o voluto dare a credere che levando. che continua diligenza e star sempre intento non la Pittura può meglio sprimere. spogliandole da un solo tutto quello. E certa cosa è. che da molti gli era di tutti gli accidenti. e nel Duca Lorenzo. come si vede nel bellissimo. di mez Di muri Anubi. cercano di farle più somiglianti al vivo che possono. e concedereb meno coll'ingegno. ch'egli ha imparato. quanto alla difficoltà non piccola secondo alcuni. che un buo non bisogna: possono anco gli scultori. fu al servigio della Repubblica fatte dall'artefice. e di quelle sottilissime parti. Dicevasi da lui o. perchè altramente non stato tolto in diverse età. come ne dimostra il tatto. che una figura di rilievo e tanto più. i lumi e l'ombre. che si ritrovano in tutti i corpi. e molto meglio Dal dl. perchè allora sa rebbero la natura medesima. che colla mano per fare bero. e torna soprastà alla Scultura. e massimamente altri chiari ed importantissimi errori. come dicono. la loro essere più diffi perchè. Non si niega già che la Pittura per cagione dei La qual cosa si potrà conoscere apertamente colori. e convenga con tutta la figura. credo io. di legno. detto il Sansavino o Sansovino per essere dove appena possono arrivare gli occhi. E se alla Scultura mancano non manca. come già fece. per avventura. comprende le sostanze. in qualche attitudine difficile. e solo l'intelletto. che 'n lei mancar gli antichi pregi. le figure favellassero. e si tutti gl' Idoli trario. che non accaggia di levare quello che zione rispetto alle molte vedute. ri e rifare. come la vorare sotto squadra ed in luoghi alcune volte. si comprende. di cera. nel quale. come debba essere. se non lo spirito ed il movimento. Fa ancora | ha più del vero e del naturale. l'hanno prese di rilievo. bero che essi imitano più la sostanza e gli acci denti. spondono gli scultori. ma non po pello alcun membro che tocchi più membra tendo fare le figure vive. e nella prende e conosce la sostanza. non come pittore. lavora hanno o creduto. per più vero dire. ancora che simili cose si convengono. che ad una statua rano prospettive. più propiamente all'architetto. ma nclle cose sostanziali. oltre molte altre fatiche e diſigenze. che dà l'artefice. come si vede nella Notte di Michelagnolo. che si vede. per lo essere e sempre gli bisogna stare con continua gelo materiale. e vi ti e si dice ancora volgarmente. Michelagnolo. e tutti quelli che gnendo. lo c le quali si vanno variando naturalmente. come sarebbe un braccio in aria. scultori le loro figure ne' bassi rilievi. ch'egli non può mai i colori che ci dilettano infinitamente. che in quanto agli accidenti. i quali ingegno. favellando della diffi che i pittori possono mille volte scancellare coltà dell'ingegno e della fatica corporale. e sia proporzio nato all'altre. come noi diremmo o l'Inferno o 'l Purgatorio di Dante di rilievo. cioè la sostanza e gli accidenti. cessaria la prospettiva. la Pittura vedere del tutto. è più certo che la vista e s'inganna sia delle cose che possono accadere moltissime. se avesse in mano alcuna cosa. col qual dia poi Pittura. Scortano anche gli potrebbe intenderle. a sogni suoi. e poi condurvi mediante lo scar tare quanto può il più la natura. onde nacque quella questo sono diversi gli statuari da marmorari. ed in somma rispetto agli dal nostro Luca Martini. vi sono o nde come mi fu scritto da un eccellentissimo quelli e quelle che fa la natura stessa. bellissima stanza e dottissima del Molza : ed a vari modi del lavoro de' pittori contrap pongono il fare di marmo. ed anche ad essi è ne D'oro e di gemme i mostri suoi distinse.

dicono essi. ne possono far fede. che ne trae in qualche modo ancora il tatto. Lorenzo? pezzano tutto 'l giorno. che è la se della Scultura. come s'è detto di sopra. e come questo credo che messer Gandolfo giudiziosa può vedere ciascuno. incitano più persone alla virtù ed alla glo scultori non meno sarebbero più veri. onde dono essere il contrario. E si vede ancora che i colossi si fanno che escono dalla cappella di Roma. parrebbe abbassarsi. che non si scolpisce. e gran pittura. direbbero gli scultori. e le sa fare comodità. i pittori fanno meglio e imparano più al ri più vaghezza e maggior diletto la scultura. Ilanno poi artefici della Pittura fossero più ingegnosi. arebbero detto siderano più le sculture che le pitture. conda parte. si vede nell'Ercole di Piazza. quando disse: questo dicono. eccellentissimi scnza discgno grande. quasi possa giudicare in qual di loro sia maggiore senza comparazione. ge nella piazza del Duca. - . come si può vedere ampiamente nel giar ricercano in amendue le arti oltre il dise dino di Castello. se sono ingegnosi. e non de'principi. e vanno. come testimoniò il Petrarca. ed in molti altri luoghi: ben sno: e direbbero che un giovine di pari inge chè di simili cose. e non meno dottamente che leg dipinto. ma non si perfetta la cerussa e'l cinabro non fanno: e quelli. pote giadramente cantasse: vano aggiugnere colorito. e senza al Gir con quegli occhi a ritrovargli il core. cun dubbio avviene nella Scultura: perchè al Perchè sempre in onore il mondo l'aggia. ritrarrebbe meglio una pittura che caso. e nelle porte di S. come dicono aver detto Mi chelagnolo. Nè è già dubbio che agli uomini intellettivi porge. mente. sospirando disse. le quali. dove non può Michelagnolo essere eccellentissimo scultore arrivare la scultura. sosten mo. la concedono tutta e Miri i santi atti schivi il gran Scultore. O s'un giorno dappresso in qualche piaggia Alla quinta ragione. non farei io per me troppo gran nell'altra. non ritorniarebbe una statua. le quali però consistono per lo essere eccellentissimo pittore. se avessero detto Scul mente dopo l'avere detto quella stanza a fra tura. che concederebbero la prima che con molta più l'una e l'altra sia tanto malagevole. fare il medesimo. che questa ragione fa per loro. per l'essere accidentali e gno e di pari esercitazione nell'una arte e fuora dell'arti. cred'io che diventano molte volte e agevolmente scultori. come Valle. che niuno comodità si dipigne. o per mancamento di materia. o un che non abbia l'arte fa più agevolmente nella terra. per avventura. ma affer E lei conversa indietro accorta e saggia mano. rispon più negli accidenti che nella sostanza. o niuno diventa pit cagioni ed in quel modo che avemo detto di tore. che la fanno anch'essi. SULLA PITTURA E SCULTURA 13 I e tempo. Ed trarre dal rilievo. quali comodità. Leon Battista Alberti. risponde Direbbero ancora che le statue servono alcuna rebbero che ancora che questo sia difficilissi volta ancora per mensola o colonne. tuttavia si ve gnolo l'ha dimostro in S. questa utilità di più. oltre mille altre difficoltà. CXXXV. direbbero: penso che quanto al perchè bisogna più fatica a voler dare ad in l' erbe dicono vero: quanto alla Notomia ed tendere la bugia. che sono perfetti. o nel cortile della avviene mille volte. E le statue antiche si racconciano e rap ed in Firenze la sagrestia di S. Quanto all'utilità. si converrebbero al paradiso). tra grandezza e magnificenza arrecano i bronzi Spenderà tutti in questa i giorni e l'ore: ed i marmi (come veggiamo tutto il giorno E i magnanimi re del Tebro e d'Arno. nella casa dei Cesi. che (1) Sou. come gia dei Ghigi. e forse è. e Michela più e possa meglio ingannare. cioè rispetto alla vaghezza de' colori. viene. nè senza impedire il luogo e rifarlo la tengono mestiere da donne a comparazione tutto di nuovo. che 'l medesimo molto più. gli po. o per difetto d'arte. e che se i pittori Al settimo ed ultimo argomento. Gio I gran sepolcri aspetteranno indarno. il che si tando alcuna cosa o facendo alcun altro ufi debbe però intendere in quelle cose che si cio. alla grandezza dell'opere. non si può errare a credere. si volgesse a nome del Cielo che vuol dire scolpito. e per conchiudere Alla sesta ragione. nè con quella difficile la Pittura. questa parte. perchè contiene due cose. e per ria. non potrebbe fare lo scultore la amendue eccellentemente. Lorenzo nelle sue de che i più. benchè. che durando maggior tem ed avessero bisogno di maggiore artifizio. o dalla log di pezzi. E per più veramente secondo ch'io penso. oltra che qui si favella dei fini Del fºro Achille. E quando fosse più volta o di Careggi o di Castello. perchè. i più de do è una nobile. E a quelli che dicono ed a quelle ultime perfezioni. che si chiara tromba A quello che dicono essersi trovati scultori Trovasti e chi di te si alto scrisse (1). come ne dimostra appresso i Latini il Bastiano. e far parere quello che non alla Astrologia. perchè lo scultore gli sopra. Onde se bene gli meglio. e non Michelagnolo. gli scultori lo concederebbero tutto per quelle e degli scultori rarissimi. quando cadde Ma che maggior magnificenza ed ornamento si quel pezzo con gran danno di chi v'era sot può vedere che a Roma la colonna di Trajano to. se non chi ha provato. ancora molto più che non dicono. che Giunto Alessandro alla famosa tomba nella carta. che dalle pitture. vanni. come te ancora che in verità la pittura somigli molto stimonia M. tirati forse architetture col fare i modelli di rilievo eguali dalla lunghezza del tempo o forse dal piacere. Parte I. che di sopra recitammo. Quelli che dicono che la macchina del mon o da qualunque cagione ciò si venga. O fortunato. come pare che facciano alcuni. che a sprimere il vero. per dire perfettamente. che un fanciullo. è avvenuto ancora nei pittori .

secondo alcuni. ma filosofo. disse. ma filosofo. sebbene verle poeticamente. dovemo sapere. non sarebbe possono nondimeno. il perchè pare che sia tanta diffe arte. perchè amendue imitano la natura. i poeti imitano il di dentro principalmente. un occhio. questi ch'io ti scerno sono diverse da quelle dei privati. e. onde molto fu lodata la prudenza d'Apelle. e parole. che in un mercatante an pitture accomodati a poeti? come: zi un medesimo è differente da sè stesso o per Primo pittor delle memorie antiche (2). quanto possono il più. aneora che avesse scritto DISPUTA TiRZA in versi. tanto poeticamente. che la sua parte migliore è nel Chè l'alta mente. perchè altre parole e altri costumi ha ordinariamente. che in molti luoghi tratta le quistioni e di teo la quale si chiama fattibile. pose nel dipingono colle parole i corpi. e però disse il Molza: le scienze di tutte le cose. perché ne potreb Così cortesi ed onorati sensi. anzi debbono. non era poeta. che come i ed insegnamenti che questa è la minor parte poeti descrivono ancora il di fuori. e Bene è vero. o per li vari accidenti. ma poeta. usare alcuna discrezione. Trionfo della Fama. o stile espressa. privati sono differenti fra loro. l'intelletto speculativo. e spessissi cose tutte s'hanno a sapere esprimere da poeti: me volte si pongono insieme. Ben In che siano simili ed in che differenti è vero che sebbene la materia è da filosofo. ma E per dichiarare più ampiamente “Iuesta ma quello che fa il poeta è il modo dello scri teria. modi. e che è simile alla Pit il medesimo. nè dove si ricer cioè gli affetti.i 3a LEZIONI | stotile. il che de Quidlibet audendi semper fuit aequa potestas. non si tori mostrano quanto più possono il di dentro. Bene è vero. di ma la qual cosa non è da poeta. perchi altri il pensi. che celata avete. e questi Ma dovemo avvertire che la Poesia si chiama co'colori. ma perchè è stata ridotta sotto precetti l'anima e'l corpo. secondo che racconta Plinio. che i pittori non possono spri per le cagioni che avemo dichiarate altrove mere così felicemente il di dentro. come avemo detto più bene molte volte descrivono ancora. ed il primo che ciò anticamente chino più cose e più grandi che in uno che facesse questo. e che ciascuna logia e di filosofia e di tutte l'altre scienze. e si ricer E chi non sa che si trovano molti nomi delle cano in un soldato. e modernamente Giotto. onde chi traduce Aristo nel ritrarre dal naturale. quello che è de'poeti. cioè imitare la tura. che i dipintori. III. verse nature e professioni. non però Ut Pictura Poesis erit: quaedam si propius stes imitano nelle medesime cose e nei medesimi Tecapient magis. massimamente in certi luoghi. E perchè i concetti e le azioni de're O frate. che. a giudizio mio. Il che non avviene nella pittura. perchè tutti i corpi sono ad un modo cosi Pictoribus atque poctis quelli dei principi come de privati. dire poetici. così i pit ch'ella abbia. cioè i corpi e le fattezze di tutte le Ed altrove per traslazione dagli scultori: cose. piglia la nobiltà e l'unità dal suo fine. come si può fu Aristide Tebano. le diverse età. però trattata. Perciocchè in lui. come an oratore. che si può chiamare poeta Avendo veduto che tutte l'arti sono nella in questa parte. vengono ad es Ma è da notare che il poeta l'imita colle sere una medesima e nobili ad un modo. E così avemo veduto. con parole e figure e modi di fini. che Empedocle. sia vero poeta. E per questo diceva Ari cora i poeti. e quelle dei Col dito. non perchè ella sia propiamente fatti renza fra la Poesia e la Pittura. natura ed esprimere il vero quanto più sanno. e così per lo contra cioè i concetti e le passioni dell'animo. può dir cosa ne maggiore. seppe tutto. Imitano quelli colle parole. sono una medesima e parimente nobili. perchè la ed essendo il fine della Poesia e della Pittura Poesia si chiama arte. onde Orazio disse per questa cagione si ritrovano diverse spezie nella Poetica: di poesie. Onde seb bene i poeti ed i pittori innitano. debbono imitare la tile in versi. e tutto scrisse. come si vede che fa Dante. e così di tutte l'altre. ed i pittori coi colori. diede tal sito alla figura che ascose . e. ma le tratta. si ricercano necessariamente tutte fuori. come chi riduce Virgilio in prosa. seb rio. quelle che facciano il poeta. Onde Dante. cioè avendo diversi concetti. vedere in Omero ed in Virgilio nel modo. mate. Cap. ol niera che tutte quelle che hanno i medesimi tre il numero. è i Poeti ed i Pittori. et quaedam si longius abstes. le quali cioè scrittore. e così. e additò uno spirto innanzi. natura. onde si vede ma nifestamente. be scrivere e come filosofo e come medico e come astrologo. Canto XXVI.. che era cieco da (2) Petr. come il di lungamente. all'incontro. ed i pittori imitano principalmente il di fuori. quello che è però molte volte gli scrittori danno a pittori più. non sarebbe poeta. il quale (1) Purgatorio. Ne vengono in color. il che po temo noi dire medesimamente di Lucrezio. seconda ed ultima parte dell'intelletto pratico. perchè. dovendo ritrarre Antigono. e tutte le fat ventinovesimo Canto del Purgatorio: tezze di tutte le cose così animate come inani Ma legge Ezechiel che li dipinse. secondo le di Fu miglior fabbro del parlar materno (1). quanta è fra bile. gli animi non avviene essendo tutti differen e più di sotto: ti. e quasi volte. Ma queste non sono Esser non può con mano.

che 'n ver la mamma Cicerone. (2) Purgatorio. per quanto io dubbio nessuno che l'essere pittore. di ancora lodata grandemente l'industria ed ac quell'altro nel quinto Canto dell'Inferno? cortezza di Timante. le quali chi non vede nel Bambino della Madonna della discrezioni. Lorenzo spresse nel marmo mi sono comuni. dipignere il Giudizio nella Cappella di Roma. Menelao che Esamina le colpe nell'entrata: Giudica e manda. Il da Dante. Onde e l'altra nel trentesimo: Apelle. e Plinio racconta. non meno poeta che pittore. se Notte e 'l Giorno. a poeti ed i pittori. E io per me non dubito punto. Canto XXII. la qual cosa non arebbe potuto fare uno subito nella mente quel terzetto di Dante? scultore in tutto rilievo. e del che andò poi in proverbio: Non giudichi un giudizio di questo uomo che dovendo fare i calzolajo più su che le scarpette. si conveniva non solo un onde si racconta che Zeusi. non solo dando loro quella grandezza e mae E qui. che nel (1) Inferno. e specialmente nel primo Canto del che si può ancora vedere nella Lupa. più lungamente. il quale mostra beno sotto la ve quasi per tutto. prima gegnandosi ancora di fare quello o nel mar alla benignità di Dio. che fu tanto ec emisperio. si disperava. e l'altra parte nera. colose: l'una nel ventesimo terzo del Paradiso: Hanno i pittori e gli scultori. sce Valerio Massimo. E chi dubita. SULLA Pl'"I URA E SCULTURA 133 quell'occhio di maniera che non si poteva ve che veda quel suo Carone. racolosamente quelle due comparazioni mira così agli scultori come a pittori. doglio. ed io per me. che si subito rua dere quello che se ne diceva. che si vede ne concetti di Dante. il vigliarsi tanto che basti dell'ingegno. ed all' altro l'Aurora e 'l guitando in ciò Omero . il pianto del fratello. acciocchè. ad uno pose la cellente. E lodato ancora il Vulcano lagnolo. ch'egli vinse i versi cosa fu medesimamente osservata in più luoghi d'Omero che scrivevano questo medesimo. che la poesia giovi infinitamente a pittori. stando dietro le sue opere. ma non già l'af sano descrivere le figure che dipigne Miche fetto del padre. La qual vergini che sacrificavano. ma tutto 'l mondo. quando dice: latta e lecca Romolo e Remo. Fu Chi non si ricorda. come lo mostrano gli esempi. spresse in quattro marmi. come disse E come fantolin. che l'arte non può ag giugnere alla natura. inteso il giudizio universale. avendo inteso dove un Col volto verso il latte. che al Paradiso. lo biasimò ancora in Ma chi potrà mai non dico lodare. benchè mostrò in questo. se si svegli Molto tardato dall'usanza sua ? calzolaio l'aveva biasimata. il che arebbero Batte col remo qualunque s'adagia (1). che propongono l'opere in pubblico. non gli fosse l'opera di Dante. come padre di lei. E quelli che dipin scro Pericle. come ha imitato Dante nella poe sia. e non gli venga dere. sta. racconciò non so che in una scarpa. il quale avendo nel sa Stavvi Minos orribilmente e ringhia: crifizio d'Ifigenia dipinto Calcante mesto. ma particolarmente nel deci sta d'esser zoppo. ancora questo comune con i poeti buoni. giovi gran dissimamente alla poesia: così tengo per fer mi stimo. alla Genovese. la quale egli I. e pare che se gli convenga. quando vede Minosse. lo dipi Loro accennando tutte le raccoglie : gnevano coll'elmetto in testa. secondo ch” avvinghia. lo fece col capo mo viva e vera quella sentenza di quel verso turato. ma in porremo fine a questo ragionamento. Ulis se doloroso. descritta prima Fatto avea di là mane. perchè egli aveva il capo aguzzo. il quale poi preso da questo maggiore ardire. a tutta nella memoria. chi è. come non ho guisa che fa Dante ne' versi. poi alle umanità vostre no o con i colori. per inten Non è fantin. legga Dante d'Alcamene. Caron dimonio con occhi di bragia e. il dolore degli E se alcuno bramasse di vedere come si pos amici. industrie e accidenti cappella di S. e poi da Virgilio in quell'atto e Tal foce quasi. ammendarſe. poi che 'l latte prese. faceva le donne grandi e forzose. ma in guisa però che gli ino Canto e nel duodecimo del Purgatorio. e dovendo dipignere Agamennone che vincesse di tristezza e di passione tutti E chi vede la sua Pietà non vede egli in mar costoro. e tutto era là bianco modo medesimo che si vede oggi nel Campi Quello emisperio. che aveva fatto egli nelle infinite grazie rendendo. Canto III. essendo passata l'ora di buona pezza. significare che per sepolcro di cia mo. non meno pittore che poeta. così non l'abbia imitato nell' opere sue. perchè potette ben dipi Morti li morti. come noi diciamo. sepolcri al duca di Nemours ed al duca Lo Sono ancora molte altre somiglianze fra i renzo de' Medici. potuto fare gli scultori medesimamente. che Mi come dichiarammo e dichiararemo altra volta chelagnolo. che Crepuscolo. dove fossero ripresi dai più. scuno di costoro. ma gli fu risposto da Apelle. che li mettessero in mezzo e co Apelle dipinse in modo Diana fra un coro di prissero. come riferi che mostrò Dante. ma mera una gamba. E da grazia. possano Per l'animo che 'n fin di fuor s'infiamma. come quelli fanno la terra. sempre dinanzi agli occhi? E per non dire le cose generali. Ajace che gridava. Tende le braccia. sentenze e colle parole. accortezze. e vivi parcan vivi (o)? gnere le lagrime dell'aruspice. il suo altissimo concetto ? Perciocchè volendo. e di qua sera da Cicerone. .

(1) Michelagnolo dice qui di parlare da ignorante. che le cavò pedimento e fatica non fa maggiore nobiltà. come parte e dall'altra: nè altro potè trarre da esso. (M. successore al Machiavelli nel carico di Segretario Fiorentino. Io vi prego di questo. non conveniente a me. ma come si sia. – Io ho ricevuto da Mes e Pittura. sono una i un'altra lettera il suo parere a Messer Benedetto medesima cosa. vollero continuare a perdere il tem e meglio è tacere che cascare da alto. il vostro libretto. ma il Comento che la Pittura era più nobile della Scultura. chè quella che si fa per via di porre è simile DI MICHELAcNoLo A LUCA MARTINI. Entrambe queste lettere sono state pub e dico. perchè non solo son vecchio. ci notti (1). come ho a voi si raccomanda. Io dico che la Pittura mi par più tenuta buona quanto più APPENDICE va verso il rilievo. viene dal ciclo. che. e perchè nell'autore di detto. e la morte mi ha tolti i pensieri della la riguardò sempre Michelagnolo: laonde. ma quasi º mi posso tenere che io non ne pigli un poco di nel numero de'morti. e al suo servizio dovunque io sono.134 LEZIONI date. e lasciar tante dispute. - MICHELAGNoLo BuonARRoTI. (M. come si conviene a tanto amore. In Roma. cioè Scultura Magnifico M. lato un uomo si grande. non debbe tentare la fortuna. Benedetto. che io non sono. ed il rilievo più tenuto cat tivo quanto più va verso la Pittura.) . scrivendo intorno a una quistione di nessun pro'. che dica più egli in poche parole. del quale noi raccogliemmo le opere più pregiate nel tomo VI di questa Biblioteca Enciclopedica che con prende gli Scrittori Politici. Per tale vecchio. che venendo l'una e l'al tra da una medesima intelligenza. d'essere quello MICHELAGNoLo BuonARRori. quelle soggetto della seconda lezione. Raccomandatemi. Firenze. risponderò qualche cosa a quel che mi doman (1) Parla qui Michelagnolo del celebre Statista Donalo Giannotti. che Pittura hanno un fine medesimo difficilmente operato da una prima noi può sapere. che la Scultura e la za. Colui che scrisse Il sonetto vien bene da me. Vostro e al servizio vostro in tutte le cose a me possibili. ghignando rispose. Basta. e chi non sa che cosa è la vecchiez richiesto dal Vasari. l'averebbe meglio scritte la lenti. medesimo. e che dall'una all'altra Varchi al suo Sonetto. come io ho. sua soddisfazione in una lettera indiritta a Luca Ora poi che io ho letto nel vostro libretto. In Roma. Reputo buon consiglio l'inserirle qui e perchè ella fosse tenuta così. In proposito poi della disputa. che fa il dove dite. allora che ne fu giovinezza. Circa il sonetto. nonostante che sapessero come avea par buona opinione.) è detto. im blicate da Domenico Maria Manni. e chi è in pare. benchè ignorantemente (1). alla Pittura. ed sarebbe da dire di simile scienza. vorrebbon troppo tempo. egli ne scrisse in cose che hanno un medesimo fine. abbia tanta pazienza che v'arrivi. LETTERA - DI MICHELAcNoLo A BENEDETTo VARCHI. –Perchè e paia pur che io ab bia ricevuto. e massimamente di Messer Donato Gian mia fante. per le sue parole e lodi. che gliene significò la fosse quella differenza che è dal sole alla luna. io non poco. Io intendo LETTERA Scultura quella che si fa per forza di levare. i quali. a me perchè mi sento di poco valore. M. e io ne ho nosco quello che egli è. e veramente è cosa mirabile. essendo stato cagione di sì bello e biate per iscusato. il quale non si sazia di leggerlo. Comento d'un sonetto di mia mano. se egli avesse così ben intese l'altre cose che non dico al giudizio mio. si può far fare loro una buona pace ser Bartolommeo Bettini una vostra con un li insieme. ogni pittore far manco di Scultura che di Pit tura. io co detto. al Varchi come suo affezionatissimo e delle sue virtù. però priego che m'ab vanagloria. io mi son mutato d' opinione. e il simile lo scultore di Pittura. e dotto Comento. più tempo che a far le figure. che se maggior giudizio e difficoltà. ma. parlando filosoficamente. prego voi facciate per me parole verso di lui. Infinite cose e non più dette. e a voi mi raccomando. da un Codice della celebre Libreria Strozziana di la Pittura e Scultura è una medesima cosa. Martini. Luca. e però a me soleva parere che la Scultura fosse ia lan Piacque tanto al Buonarroti il comento del terna della Pittura. non dovrebbe con due noterelle. vi ringrazio quanto so e posso del troppo onor che mi fate. Vostro sento. ma degli uomini va egli ha scritte. affezione e cortesia. che non hanno detto tanti eruditi. Io sono po. perchè vi va bretto.

tamenti. o una tavola di legno cccellentemente dipinta. non meno dilettevole maraviglia. come teologo. a sè stessi. anzi quanto è più ingegnoso cia maraviglia. i quali son ben naturali in Rade volte risurge per li rami alcun modo. nè stamente. ma si debbano an cora nominare mostri. Maturalissima cosa è. gioni d'essa. essendo figliuolo di M. non solo non si pos gli alcuna cosa di divino e degnissi ma di grandissima ammirazione. la quale crescere il rampollo nuovo. ma non già composti. nosciamo l'ingegno e macstria dell'artefice. E tanto padre : poscia pubblicamente con tutti gli certo maestà della Natura è cotale. eccetto la materia prima e quando disse: il primo motore. ma sibbene per l'amorevolezza vostra e be nignità. ma eziandio la somiglianza degli animi: quali sono tutte quelle che sono. Nè so io per me o di che mi odori. è l'essere figliuolo di co ria. scuno e più intendente. PUBBLICAMENTE NELL'AccADEMIA FIoRENTINA. niuna se ne L'umana probitate. Lelio. Lelio. non iscemare sfon e darsi il troncone vecchio. tutto virtù. anzi dispregiando io. la quale non abbia in sè. Ma tornando donde del sole. mi egregiamente lavorata. e voi tutti. LA PRIMA DoMENICA DI QUARESIMA DELL'ANNO 1547. che per altri. ma ben rinverdire e e malagevole. prima turali. le quali Dio insieme con esso noi con servi e prosperi lungamente. ed a quelle assiduamente e con infinita meco medesimo privatamente. per dirlo più chiaramente. il quale porto quell'amore al magnifico ed maraviglie. come la co colui. nobilissimi Accademici. come di non è perciò che i filosofi. Canto VII. cioè che hanno scano maggiormente e rappresentino le qualità e dentro sè il principio del movimento e della virtù delle loro cagioni e conseguentemente che quiete loro. come dilettanze. e. od onde debba maravigliarsi tutti così la prudenza e giudizio. e dall'uno. ma che non si ora non meno frutti utilissimi che giocondissi debba affermare. dimenticatisi quasi della loro mor vi conosco di cotali maniere e di così fatti por talità. e dal della mirabile. molto magnifico ed ec PROEMIO cellente M. con non sua picciola glo amare e tener caro. dico. che tutti gli eſſetti. Laonde niuno nè può giu (gran fatto!) si trova di sì poco ingegno. qualunque e sebbene Dante. se voi. che - . che virtù d'animo: ma miracolo sarebbe bene. tutte le cose naturali. i quali veggiono. o almeno cevaAnimali. eccellentissimo M. fatica di conoscere le ca non foste tutto cortesia. m'allegro oltra modo. i quali non rassomigliano il padre. Francesco. e questo vuole ritrova in luogo nessuno. parlò altramente ele dovunque siano. dopo Dio. anzi stupendissima potenza sua l'altro si colgono ogni giorno. non pur dilettazione. tutto bontà. che la menomissima cagione di farvi e la vita degli Dii vivendo. come voi siete. perchè da lui si chiami (1). che non curando. non pure ed onorare per cagion di lui qualunque voi foste. il quale non s'allegra e maraviglia nel vedere il giorno la salutevole e dolcissima luce stanza e liberalità dell'ottimo e sapientissimo Principe e Padrone nostro. dottissimo Consolo. per la dottrina o eloquenza sua. LErra BENEDETTO VARCHI. Perchè intelletto. e quella riverenza che tutte l'altre così si diedero solo alla speculazione delle cose na se gli convengono. anzi a ciascuna non solo non si possa negare. partii. Uditori gra appresso quei figliuoli ziosissimi. che non possendo io dimostrare al E se noi nel rimirare o una statua di marmo tramente la buona disposizione e contentezza del l'animo mio verso i meriti e fortune vostre. fra ne figliuoli apparisca non pur l'effigie de'volti tutte le cose composte di materia e di forma. La onde niuno sano chiamare parti legittimi. Chi ce la dà. del che. il Filosofo nel primo libro delle parti de alcun altro dei maggiori. dovemo ringraziare possa rallegrarsi. prendiamo tanto di piacere e d'ammirazione. grandissimo e onoratissimo giovamento. AL MolTo NoBILE E VIRTUOSO MESSERE FRANCESCO TORELLO AUDITonE DELL'ILLUsTRIssIMo ED EccELLENTIssiMo LE ZIONE DUCA DI FIRENZE NELLA QUALE si nacioNA DELLA NATURA. che maravigliosa e così chiare non meno doti di corpo. nè così nuova e inusitata. perchè in essa rico (1) Pargatorio. il quale non prenda alcuna volta cora giovanissimo risplendano tante e così grandi nel contemplare i miracoli della Natura. non perchè lo reputi degno di dovere essere letto ed DELLA NATURA avuto caro da voi. tanto riferi F. E furono già molti di sì nobile e finalmente tale appunto. DELLA NATURA 135 son posto a mandarvi in iscritto tutto quello che LEZIONE UNA dissi nell'Accademia nostra della Natura. nè debbe maravigliarsi che in voi an di sì grosso. ma a tutti i mortali arrecarono. che dovendovi amare contentezza e tranquillità vacando. a guisa che negli alberi niuna cosala può immaginarsi nè tanto grande molte volte suole avvenire. e la notte i vaghi e purissimi splen dori della luna e dell'altre stelle tutte quante. tanto con maggiore e maraviglia e diletto. paterni. quanto sono più prossimani e più nobili.

Onde chi volesse dere. ma co si ritrovano alcune cose. sa ancora. gli effetti di checchessia. quando ora altramente. e chia quanto è più grande l'oscurità de'segreti di mansi ora primi principi. È ben vero che tifiziali. così ancora la verità eguali tra loro. e però hanno bisogno d'alcuna dichiara tissime opinioni dei più celebrati filosofi anti zione e quasi accennamento. le quali non avendo innanzi a sè cosa stessi. e le ar scientifico. cosa si dimostra. diceva Aristotile. se prima non sa che sia essa Natura. diciamo. verbi possono dimostrare in modo alcuno. ma anco questa è una di quelle scere la natura ed essenza d'essa mediante le supposizioni concedute. nè biasimare tempo non può essere e non essere? E così di lei. Non si può adunque . i quali pecchiamo sempre. ovvero grandezza. è ancora faticosa e malagevole sopra ogni cre essendo manifesto al senso. che se da due cose che siano abbellimenti dei corpi. tivo. con buona nota per sè stessa. così ne'movimenti propi. sotterrata nel profondo. tra le quali la prima simamente richiesto. ves sima: poscia. Veduto che la Natura è. cioè lo note per loro natura medesima. e si per soddisfare E di queste dovemo oggi parlando della Na ad alcuni amici. mediante i termini giocondo: seguendo in ciò non tanto le dot loro. avemo preso a favellare così general nelle scienze.136 LEZIONE dovemo fare in rimirando questa miracolosis tutto e che parte. e sarebbe timo e grandissimo. pregate umilmente le benignis gendoli col senso non cercherebbe di mostrarli sime umanità vostre della solita grata e cor colla ragione. perchè se non fosse cieco. E queste si ma chi. o verissima dottrina de' Peripatetici. E queste to con esso voi. l'ajuto di Dio ot fosse. la quale non è altro che un sillogismo medesime. daremo principio. per compiacere al ma to. i delle cose. dove trattammo dell'arte. si sanno mediante la dimostrazio senso. non li? O chi dubita che una cosa in un istesso perciò possiamo noi nè accusare. dimostrare. o coll'esempio. mediante le Ma perchè niuno può conoscere perfettamente cagioni sue. si leverà una parte eguale. Ma perchè questo si può ancora provare. le quali si concedono tatori. venir ricchi d'un tesoro così profittevole e così ma non sono perciò note. e se uno scanno. ma come che chiunque intende i termini d'esse. sa ancora che le dimensioni siano tre a pun però noi. a quanto intendiamo di dover dal filosofo naturale. che le cose naturali si muovono per sè ne. anzi essa Natura mede vare i colori. ragionare alquan della magnitudine. E perchè questa materia. della quale nessuna gemma è più rimanenti saranno eguali. ma nascosa. ora proposizioni grandissime. come tra. Esempigrazia che le magnitudini ovvero prodotto da lei per mostrare a suo diletto e dimensioni siano tre. mediante gli studi e fatiche nostre. che sia. che non può provarsi nè licenza di tutti. perciò noi. meritarebbe d' essere beffato. pregi ed e levare. come s'è detto. cioè che fa sapere. le dimostrazioni matematiche. senza fare altro sima scultura dell'universo da sì perfetto mae discorso. bene Avicenna crede il contrario. loro subitamente. non sarebbe uno scanno. turali. il quale è solo Autore e non altramente che se un cieco volesse pro padre d'essa Natura. si per mantenere la pro che. essendo noto da per sè stesso. lavorata e dipinta? E sebbene la Natura ha. le quali sono tanto me naturali. cioè certissime. Onde chi sa. che la Natura sia. non si movono come artifiziali. cioè supposi mente d'Aristotile. resta a vedere che Sapere alcuna cosa non è altro che cono cosa clla sia. gene parole. mente della Natura. ed è tanto tese udienza loro. quanto potesse salire in alto col profondità. anzi. Alcune altre cose si ritrovano. e tutte le cose che si sanno scien provare dimostrativamente. tanto deve essere maggiore la diligenza dell'intelletto. di le quali non si possono anche esse dimostrare. elleno di necessità verranno ad essere ugua diceva Democrito. è. molte altre proposizioni e conclusioni somi ma ben dobbiamo riprendere e correggere noi glianti. e nostra utilità. dovendo oggi. che ogni tutto è maggiore della sua stro tanto egregiamente e tanto eccellentemente parte. e massimamente nelle naturali. se prima non conosce nè anco è nota per li suoi termini. e questa non ha cagione nessuna. e special con alcun sillogismo ipotetico. ma un albero. non si possono dimostrare. E chi non sa. non due cose non saranno maggiori l'una dell'al solo posta in oscuro. che non si cali. che di ciò n'hanno instantis tura riferire moltissime. nobilissimi e benignissimi Ascol si chiamano supposizioni. e si fa beffe d'Aristotile. che qualunque sa che cosa sia eguale come l'oro e molte più care pietre. e perciò ha bisogno d'essere dichiarata con gnifico Consolo nostro. lunghezza. chiamato prima divotamente. non va all'ingiù come letto. Perciocchè più nota. non possono avere messa fatta da noi nell'ultime mostre Lezioni. Onde un letto. non si può dimostrare. il che non si può nè pro siccome è utile e dilettosa oltra ogni stima. come dice il ſilosofo. affinche possiamo. e seguitare gli ordini di un sillogismo ipotetico. quanto la nifestano o colla induzione. che la Natura secondo il costume nostro. nè negare. perchè le cagioni. nè sapere ciò che siano le cose na non ognuno che sa che cosa sia dimensione. perchè ogni l'intendere un uomo solo. che se preziosa. che cosa sia e così di tutti gli altri. putrefacendosi. larghezza. mediante la divisione questa famosissima Accademia. e che non si possono sue cagioni . intende ancora rasse. conciossia grazia. principe e precettore loro. sa ancora. È adunque la Natura. colle quali si sprimono. cioè le legno. sch dire. ora prime notizie lei. come negli altri. nè dal metaſisico. ed delle menti di noi. così vare. cibo ed ornamento degli animi. cioè da principi intrinsechi. che della Natura trattarono. essendo noto al tificamente. la quale mai per sè medesima non errò.

vano sempre senza mai riposarsi come i cieli. porti l'una. che essendo interpretata da diversi diversamente. come dicono quella cosa. è cagione. come in quello dell'alterazione. Ma prima adducendo l'esempio del moto della genera notaremo. Del che non si deve portarne la colpa ver quiete. onde in que cioè solamente per lo principio materiale. che principio signifi condari e strumentali. cipio di moverli.oo. le. Simplicio (1).) VARCHI 18 . commentatore d'Aristotile fiori circa la metà del secolo V ll : egli fu tra quelli. Aver si riposino. dicendo. del luogo suo. e tanto im non per accidente. e tutti gli altri fanno grandissima difficoltà a molti. perchè essendo il riposo. di quella dell'A. è prin zioni tutto quello che vi si poteva fare. secondo lui. che quella particella non si pigliava in diarono di metter concordia fra le dottrine d'Aristotile e di Platone. non avesse do il tutto. e così ne movimenti propi e giuntivamente. altramente degli Arabi ed altra mente di moto e di quiete. ma necessaria. Onde secondo costoro principio si piglia sola onde in questi potrà ben la natura esser prin mente per lo principio formale ovvero attivo. senza glierà passivamente. E della terra di ora passivo. a poli ed si piglierà attivamente. perchè il timone è prin chi solamente il principio formale. ma per la finale. e non è natura. che queste due parole prin certo principio e cagione di movere e riposare cipio e cagione. nè per la passiva. pio e cagione sia differenza. con Filosofo nel principio del secondo della Fisica ciossiachè quella de Latini è del tutto falsa. che questa non è vera e propia dif zione. per fuggir questo dubbio. Questa parola è dichiarata altramente passivi cagione di muovere e riposare. e cagione al zione ed una cotale dichiarazione che diffini riposo. che possano verificarsi insieme che questa parola Principio fu posta in questo e congiunte l'una con l'altra. che non permettevano più che tutte queste cose sono trovate e dette da oltre. e cagione solamente il principio ma è principio secondario e strumentale. cioè pri tanto più vera e più certa. quanto l'altra. cioè principio di movere. o non lo considerò. ov zione. la quale si chiama Natura. Onde alcuni. come la Natura. cagione in questo luogo si pigli non per l'ef non mi parrà fatica. se fosse fuori sizione sarebbe non pur vera. che ella si moverebbe. onde secondo que grandissimo Commentatore. cioè d'essere mosso. ovvero cagione paziente: a cose. al terzo testo. il che molto ci piace. fece nelle diffini sti tali la natura quando fa movere. che cosa Natura sia. te ma un certo: il che fece per distinguerlo che prese principio per principio e per cagio dagli altri principi: conciossiachè non solo la ne. cioè significhino il medesimo. ficiente. Natura è principio di fare. Ma per natura delle cose. quasi dichiarandosi. a cui non piacquero queste investigazioni così sottili. moversi mai. che tra princi cioè analoga. Le opere sue furono pubblicate colle stampe in Ve (1) Ripetiamo cosa già detta più sopra: non avere il Var nezia a finire del 14. e così il medesimo prin che le più nobili parti d'esso. ma sì ben cagione. quanto più chia mo e principale per escludere i principi se ra e più agevole. cioè per la cagione paziente. ov ste potrà bene la natura essere cagione. perchè è via finizione. chè non pare. ma ben dichiarare. Ma secondo molti riposare: ed alcune si riposano sempre senza de Latini. ma si potevano ancora intendere con per la materia. se a voi non ſia grave. e ne movimenti im all'asse. per lo essere aggiunto:-Cagione. DELLA NATURA 137 dimostrare. e che se non si moveva secon se il filosofo. che si stu sero. o vera da' Greci. il quale. come passivamente vevano. però vogliono alcuni. posava avendo rispetto al centro. ma equivoca. non essendo univoca. si deve intendere così e mostrare come queste parole non solo si do attivamente per la forma. cioè per la forma. che sono le stel cipio sarà ora attivo. nella quale è primamente per sè e essi. alla natura: ed altri vogliono. sono sempre immobili. e ancora il ca noi pare. (M. però a noi ponendo in sentenza le medesime parole del soddisfa più l'interpretazione de' Greci. ma agente. il che Averrois o non ave manifesto da sè. che vero passivo. conciossiachè principio significhi fare: conciossiachè alcune cose naturali si mo propiamente la cagione effettiva e movente. cioè. Alcuni vogliono. percioc spositori greci. cioè la causa cipio di mover la nave. dissero. non pri teriale. dichiararla tutta parola per parola. Onde noi va nel suo testo. come testimonia il suo cipio. non usa scurissima a chi non è esercitato. come l'intelletto pratico. si moveva secondo le parti. si piglia appunto per l' opposito. come dicemmo. onde. ma non già principio che si mo rois lo dichiara per l'uno principio e per l'al vano. non si può chiamare prin ad Aristotile. Disse dunque non principio assolutamen costoro per salvare la sposizione d' Averrois. Alcuni altri. anzi che rispetto al tutto non si mo propi. e questo. – Prin tura ne movimenti attivi sarà principio. Queste due parole mente da Latini.) chi avuta chiara notizia del sistema Copernicano. dicono. come la terra (1). si pi ve mai. (M. cioè la causa paziente. perchè mai non muta luogo. ma non già cagione di farli cioè per la cagione efficiente. ovvero causa efficiente. tro. ma alcune altre e per la materia. privazione. Onde si può piuttosto chiamare discre cipio si riferisce al movimento. ma alla cipio: quando fa riposare. siano sinonimi. che prin nima. E così la na miero e principale. diremo che: La Natura è un Credono alcuni. che anco il cielo si ri massimamente nel moto locale degli elementi. che l'interpretazione de' Greci sia so. dis (1) Simplicio di Cilicia. come dimostra luogo segnalatamente e secondo il suo signifi quella congiunzione copulativa che si debba cato propio. La quale spo cevano. e nei cipio. e tanto più no nomi sinonimi. che dicesse certo. ma perchè i filo E perchè io so che questa diffinizione pare sofi e massimamente nelle diffinizioni. come vediamo tutto il giorno.

come dicono i loici. non essendo altrove prima che quivi. si dovevano posporre. cioè gli accade essendo infermo esser Latini Natura. cioè il ripetere superflua come imperfetti. ora seguita a circonscrivere l' altra. non Secondo: il principio intrinseco. la Natura si dice e predica prima delle principio del movimento loro. seguitando Temistio e alcuni altri. e così tal predi stanno sempre fermi. ma come cosa naturale. noi. non sa in queste tre ultime particelle infinite difficol pevano se dovessero chiamarla creatura o crea tà. chiama analoga. perchè. ma come naturali. – Pri scre analogo. diremo. per tor via la nugazione. Terza: il principio del movimento e della (1) Credo che sia Alessandro d'Afrodisia. come dice Alessandro (1). si sopra. perchè un medico che questo nome Natura. perchè il medico medica se stesso per ac ste significato si chiamò da Greci poats e dai cidente. Aveva il filosofo circonscritto infin sere univoci. come dice Aristotile. come in ma di checchessia. cioè come diffinisce in questo luogo semplicemente e co cattedra. che si tenga bene a mente. che la diffinizione della artifiziali. dove i veri generi debbono es mamente. cioè non è dell'intel costretto di dover avere rispetto al moto. ed è nella nave prima secondo la sua quidità ed essenza propia. Al che diciamo. (M. se vi fosse per sè. il genere con tutte le spezie loro. diremo che la Natura sia il vero. pensa quello che devono essere le rimovesse d'intorno quello che le probisce le scure e dubbiose. la qual cosa nelle diffinizioni insiememente e delle cose medesime. che si movono sola la terrestre. come si può trarre che guarisce sè medesimo. che buona il moversi. e non prima l'una e poi questa descrizione. Ma perchè anco questa questa.) cose. come è la virtù formativa così tutti i medici medicarebbero sempre loro nel seme. come i cieli. mi par sopra. i 38 LEZION questo luogo come copulativa. ma al mente. o poi che ella fosse. onde si ge si disgiugnerebbero mai l'uno dall' altro. che sono nati atti a moversi cuni altri vogliano. gli uomini e tanti altri animali così perfetti. sarebbe il principio dal quarto capitolo del quinto libro della Me della sua sanità. cato. come la materia. Ora non è dubbio. ma seconda parte di queste difficoltà nascono dal non cone riamente. Questo fu aggiunto per differenza tiva. è principio di movere. medico: altramente. come avemo dichiarato di tatore delle opere di Aristotile. arebbe potuto dire age nave non vi porrebbe il nocchiere. tendono i loici. senza che contraggano o ristringano e così non si deve pigliare movere e riposare l'una l' altra. co letto o sostanza della nave. il qual dica seco stesso: artifiziali. che fiori in Alessandria nel li secolo dell'Era Volgare. se non s'aggiugne chiaramente si comprendano. E di vero è piuttosto miracolo.–Per sè. significa otto cose. la differenza con queste tre particelle. come quella vere e riposare parimente. intendendo ciò di delle cose terrene. perchè non istà al filosofo d'un nocchiere. ma rispettivamente e come rela gno. le cose artiſiziali non si movono come di sentire alcuno di voi. diremo. va ancora questa differenza. dell'eccellenza della quale. onde la Natura. o cagione di posare. ed in quelli che divine e poi delle mortali. che ma in mano che l'altra. ma come sposi per questo non la torrebbero. per essere analoga. metafisico. come nei corpi necessario. Onde è storo. cioè in luogo di questa altra particella non levando parole.–E non per accidente. e il poi. che si diſfinisce in questo luogo comprende che la Natura è principio e cagione di mo così la natura delle cose celesti. Non ba Le quali cose a cagione che meglio e più stavano le cose sopraddette. dovemo sapere. ma non natura era di quelle supposizioni concedute. ovvero il nascimento. che la Natura non si cipalmente. perciocchè non si moverebbe prin scere. maravi stessi e non mai altri. e nera alcuna cosa. E la cagione è. celebre commen quiete delle cose. cioè ciò fu necessario aggiugnere e non per acci la generazione di qualunque cosa. tiva. dove in samente e di diverse. essendo il prima. primamente. e per Prima: la natività. non già primamente. e sarebbe primamente e per taſisica. non si levarebbe la nuga alternativa ovvero. che di poco sperma inanimato. La pri Ma perchè io dissi di sopra colle parole di ma delle quali si pone a differenza delle cose Aristotile medesimo. onde chi diffinisce la me filosofo naturale. e chi sono così fatte. come si disse ancora di che sono note per sè e di loro natura. stamparono separatamente in Firenze e in Venezia i vari Quarta: qualunque materia di qualunque cosa. come nella terra. ed in que dente. che secondo mente. cioè come le me assoluta. cattedra è il principio del suo movimento. onde in questa Se le cose manifeste e chiare appo i filosofi. Circa la metà del secolo XVI. e nondimeno non sarebbe la natura. conciossiache. perchè questo nome Natura. che necessaria. raviglia. o per non avvertire. che si diffinisca solamente e riposarsi. commenti che gli sono attribuiti delle principali opere d'Ari Quinta: qualunque forma sostanziale di esse stotile. nelle quali è bene il moto. nascano come fecero alcuni. viene ad es che la Natura sia cagione del riposo. come cosa artifiziata. cioè comprendere egualmente qui. il quale è principio del mo naturale il diffinire la natura assolutamente e vimento della nave. che si spongano a una a una separa celesti. come sarebbe volissimamente: La natura significa così la for necessario di fare. onde se Aristotile non fosse stato ma non vi è già per sè. perchè significando più la prima di mano tore. ma in quelli. e questo secondo significato mente una cosa medesima. ancora che Boezio ed al tutti quei corpi. secondo co zione o prima. come la terra. non si disdice. sè. E si dichiarazione è più ingegnosa. Al che rispondo. Non mancano ancora gliandosi così i filosofi come i medici. ma divi propie e vere non si comportarebbe. tamente. .

come le terrene. o sia sostanza cioè che sia remmo. il quale è il principio del moto e della scani nulla. avendola composta dal verbo forzare e nome Natura : tanto che niuna cosa è in ve dalla lettera s. e questo è il cose: e per questo diceva il filosofo: L'uo principalissimo e propio significato di questo mo. che priva loro. cioè sparso e diffuso per diciamo d'uno. il quale. Ma. come sono parlato lungamente nella quistione de' Calori. tro. sono o sostanze o accidenti. e questa significazione e quando sonetto: Dicemi spesso il mio fidato speglio. e in questo modo Io prese messer Fran cesco Petrarca. se non quanto porta la natura d'esse cose. una che si chiama univer sere ministri della natura. E. Onde. è mediante la forma. ma bene nuova e di tutte queste cose si predica e dice questo mente. del quale avendone ovvero in alcuna sostanza superiore. che lo pigliasse medesimamente nel Ottava ed ultima. egli gegno. per natura non s'intende al gione efficiente in alcun principio universale. cioè le intelligenze che non occorre dirne altro. Ma perchè molti o non intendono gli uni Ma appresso il metafisico. E di sparuto ed infermuccio. o corporali. La Natura Universale non il medico guarisce gli ammalati e in molti non è altro che una virtù attiva. o terrena. come sono suoni. Pigliasi ancora da me li muovono. Le quali significazioni. in questo tria. che noi dichiariamo i nomi e gli in questa significazione si dice tutto il di d'u. questa virtù celeste si cagiona di aver mostrato ne' libri delle temperature dal movimento del cielo. Natura tien costei d'un sì gentile Settima: la forma del tutto. dove. nè trovarsi spiccate da alcuna cosa. ovvero traslata: la sostanza di qua lunque cosa. co o sia accidente. s'intendano meglio. seguitando il costume ma di qualunque cosa. e 'l Sole generano l'uomo. cose somiglianti. Dl LLA NATURA 139 Sesta: la materia prima solamente. cioè quello che la fa nostro d' agevolare le materie. o acciden minciando da un altro principio. è. credono alcuni. colori me avemo notato altrove. non so se impropiamente. gua. Maura e la bella alma umile: (2) Son. Parte I. egli ha la natura de bole. mediante i raggi. che sia forte e robusto: Egli tutto l'universo. no che sia infermo: La natura s'aiuta: bisogna Ma prima è necessario dichiarare come si tro laseiar fare alla natura: i medici debbono es vano due Nature. che il calore naturale. E per que per la figura. ovvero nonnulla. non remo che la natura di questo nome Natura è da per la forma sostanziale. non si può testifica Galeno nel secondo Aforismo del pri intendere. la Natura e la for se non bene che noi. il quale non si quiete. di che trattia essere quello che ella e. e quello ancora del filosofo natu sto è quello che i Latini dicono nihil. quando disse nel sonetto: Amor. come le celesti. e per lo contrario d'uno sia l'anima del mondo secondo Platone. e la virtù celeste non è altro. dovendo favellare di tutte le cose. E in questa significazione calore disseminato. Pigliasi ancora alcuna volta veramente. perchè. a verbi dà loro la significazione contraria. Parte 1. secondo che avemo dichiarato) si piglia gnificando natura nessuna. (t) Son. o divina. ovvero ca altri modi. disse: metaforica. che e di gagliarda natura. acciocche tIbbidire a Natura in tutto è 'l meglio. e possa stare per sè sola: onde di pur da medici per la forma del corpo. quattresimo Aforismo. LXXXI. CXXXII. diciamo che tale. che quella voce sforza fu usata da lui. come dice Galeno alcuni altri. avesse il collo lungo o le gambe corte ed altre e Lucrezio il suo: Della Natura delle cose. E Seguita ora. perchè ognuno intenda. che nullo sforzo è che sostegna (1). E così pare. come dere. come testifica il me alcuni. ma predicarsi di qualunque cosa si sia. il quale non significhi qualche per li membri naturali così dell'uomo. perchè la natura. sale e l'altra particolare. e non è altro che il ovvero eomplessioni. dovemo sapere che tutte Che a contender con lei l tempo ne sforza (2). la desimi medici per la temperatura del corpo. esempigrazia d'uno che intitolò il suo libro: Della storia della Natura. i cieli e l'anime loro. perchè quello che non è. ma ancora dell' umanità. che comincia: I venti la vernata. cioè dalla moderata e commisurata me mondo inferiore. quasi co non è cosa nessuna o sostanziale. sapori. la natura risulta dalla simme quale discendendo. come noi di elleno s'appoggiano. la quale molte volte posta dinanzi run luogo che non si possa chiamare Natura. nel quale lo pigliano i gramatici. genera e mantiene tutte le scolanza de quattro elementi. Dove notaremo incidentemente quanto alla lin Le sostanze sono di due maniere o incorporee. come nota Galeno nel trenta sto Plinio. e i To rale. che considera la versali o vi si confondono dentro. mo libro. natura universale non è altro che la virtù ce ovvero temperamento. però non sia quidità ed essenza delle cose. dove di forze e toglie la possibilità. la desimo Galeno. perchè ogni cosa che mo. e brevemente piglian almeno come può la debolezza del nostro in do Natura nel suo più largo significato. avverbi. come natura in qualche modo da uno in fuori. l'anima razionale è la forma dell'uomo. che volgarmente dicia leste. e que della donna. onde sforza in que e tutte le altre qualità che non possono stare da sto luogo non vuol significare altro. perchè non solo Laccio. non si può inten appresso i medici per lo calore naturale. . secondo mo compressione. secondo veeabolo appo i medici. della quale non si questo nome Natura (lasciamo da parte il si predichi e dica questa voce Natura: ne si trova gnificato. che derivano da questa voce Natura. cioè nome alcuno. che la forza e potenza delle stelle. le cose che sono. discendiamo a particolari. sgagliarda. che è l'anima. e.

sime Stanze: tanto è la Natura. come fanno i teologi. l'Anima è sopra la Natura. che Dio e Petrarca. cagio ma cagione ed universale di tutte le cagioni. della quale ella è natura. ct partibus ejus Dante chiamò il Sole: inserta? Ed altrove a questo proposito mede simo: Quid est Deus? Mens universi. quella cosa. che fuggendo. E Seneca nel quarto libro de'Benefizi Ma che più? Non chiamò Dante l'arte nipote lasciò scritto queste parole. Canto X. Che mai più bel non seppe ordir Natura (3). XXXVII. pecudumque genus. A me diede occhi (2). per Inde omnium. Parte I. (3) Son. tutto l'aggregato de corpi celesti ed ordine Ma tu come 'l consenti. et quod non vides totum: quid ergo interest inter naturam Dei et nostran? Nostri (1) Canz. cioè non intende più questo E similmente nel dottissimo sonetto dichiarato che quello. onde disse nel fine: Per quae declaratur haud dubie. o volemo Quando dell'Alpi schermo dire la cagione prima. volte questi duoi nomi insieme. Stanza III. (4) Paradiso. chè producendo ogni cosa ed essendo la pri E secondo alcuni è quel tepore etereo. la qual conser Ed altrove: va e difende quanto può il più. quando nella canzone d'Italia. Parte II. disse: la Natura non facevano cosa alcuna indarno. Anima bella da quel nodo sciolta. (3) Son. et magno se corpore miscet: giugne. o sommo Padre. e Or già Dio e Natura nol consenta (2). cum hoc dicis è padre? Nè però niego. dico. Parte II. in illo nulla pars extra altissima Eneide Virgilio. dove parla di Dio. e me stesso riprendo versale. della natura sua. la quale e indeterminata Pose fra noi e la tedesca rabbia (1). pietosa e fera madre. delle cagioni universali. attiva. e per Natura prese. o Ciel chiara Simplicio. questa non opera cosa nessuna. Ben provvide Natura al nostro stato. che secondo coloro. Puossi bene chiamare ancora Spiritus intus ali. come quando Deus. qualunque ella sia. Ed il Petrarca medesimo accozzò più Che Natura a volar v'aperse l'ali. nella fine di quel sonetto. Basta che la Natura Uni altri. – O tempo. ovvero cagione efficiente. se non in virtù di quella: tanto che la natura particolare. come se gli convengono tutti gli gata di sopra da noi. dove dice: animum. nè un lume. sono una della natura universale. titaniaque astra