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Il V° postulato di Euclide e geometrie non euclidee

La geometria richiede -- come anche l'aritmetica


per venire fondata in modo coerente
solo poche, semplici proposizioni fondamentali.
Queste proposizioni fondamentali si chiamano gli assiomi della geometria.
L'esposizione degli assiomi della geometria
e l'indagine sui loro mutui rapporti
costituiscono un problema che è stato discusso fin dai tempi di Euclide,
in numerosi ottimi trattati della letteratura matematica.
Il problema indicato porta all'analisi logica della nostra intuizione dello spazio.

D. Hilbert, Fondamenti della geometria, 1900

Tutta la geometria comunemente conosciuta, la disciplina cioè che ci occupa delle proprietà delle
figure nel piano e nello spazio, (studiandole in modo logico-deduttivo a partire da alcune
proposizioni principali riconosciute come vere), deriva dagli studi del greco Euclide
(323 a.C.– 286 a.C) e si basa su cinque postulati:
1. È sempre possibile tracciare una retta tra due punti qualunque;

2. È sempre possibile prolungare una linea retta;

3. È sempre possibile costruire una circonferenza di centro e raggio qualunque (ossia è sempre
possibile determinare una distanza maggiore o minore);

4. Tutti gli angoli retti sono tra loro congruenti;

5. Data una retta e un punto esterno ad essa esiste un'unica retta parallela passante per detto
punto.

Il quinto postulato è conosciuto anche come postulato del parallelismo ed è quello che distingue la
geometria euclidea dalle altre, dette non euclidee.
Il V Postulato
L'enunciato nella sua forma originale recita:
“Se una retta taglia altre due rette determinando dallo stesso lato angoli interni la cui somma è
minore di quella di due angoli retti, prolungando indefinitamente le due rette, esse si incontreranno
dalla parte dove la somma dei due angoli è minore di due angoli retti.”
Il quinto postulato di Euclide o "delle parallele" è quello che nel corso dei secoli ha suscitato il
maggior interesse. La caratteristica che contraddistingue i primi quattro postulati e gli assiomi della
geometria di Euclide sono garantiti dall'evidenza - basta infatti usare riga e compasso - inoltre essi
restano validi se ci si limita a una porzione finita di piano. Il Postulato delle parallele non è
''evidentemente vero''. Pare che lo stesso Euclide non fosse convinto dell'evidenza del postulato e
questo è dimostrato dall'uso limitato che ne ha fatto nelle dimostrazioni dei teoremi della sua
geometria. Negli oltre duemila anni successivi alla diffusione degli Elementi di Euclide, molti
sono stati i tentativi di dimostrare il V postulato. Tuttavia tali tentativi sono falliti in quanto i
ragionamenti riconducevano sempre all'uso del V postulato.
Il merito per la scoperta della nuova geometria va a quei matematici che pensavano fosse
impossibile dimostrare il quinto postulato dalla geometria assoluta ossia dalla geometria che esclude
il V postulato dai postulati precedenti.
Gli studiosi provano dunque ad assumere per validi i primi quattro postulati e creare delle geometrie
alternative, sperando di arrivare ad una contraddizione. Quest'ultima avrebbe dimostrato che il
quinto postulato è un postulato (dimostrazione per assurdo). Uno dei maggiori esponenti di questa
scuola fu Saccheri ma il più completo precursore delle Geometrie non Euclidee fu comunque il
grande matematico tedesco Karl Friedrich Gauss, che probabilmente per primo intorno al 1831,
giunse alla concezione chiara di una geometria indipendente dal postulato euclideo.
Nonostante la scoperta, Gauss non pubblicò mai niente per paura del clamore causato
dall'incomprensione della scoperta di quel sistema che egli stesso prima definì "antieuclideo", poi
"astrale", e infine "non euclideo".
La rivoluzione non euclidea è una vera e propria rivoluzione di pensiero e segna la data di inizio di
un buona parte del pensiero matematico moderno.

Geometria di Riemann
Riemann nel suo scritto ''Sulle ipotesi che sono di fondamento della Geometria'' del 1854, parte
dalla negazione del V postulato di Euclide sostituendolo con l'assioma di Riemann:
due rette qualsiasi di un piano hanno sempre almeno un punto in comune.
Da questo assioma segue subito che non esistono rette parallele e che cadono tutti i teoremi
dimostrati facendo uso del V postulato di Euclide.
Egli getta le basi di una geometria nuova detta “geometria di Riemann” in cui il problema delle
parallele non si pone poiché il concetto di retta è sostituito con quello di curva geodetica, ossia il
percorso di minor distanza tra due punti, cioè le circonferenze ottenute tagliando la sfera con un
piano passante per il centro. Si possono così costruire geometrie a curvatura costante, oppure che
vari, detta varietà riemanniana n-dimensionale che porta ad una generalizzazione del piano e dello
spazio cartesiano. In quest'ottica, la geometria euclidea è la geometria naturale del piano.

Il modello che Riemann propone è il seguente:


 Il piano è costituito da una superficie chiusa (per comodità potremmo pensare ad una
superficie sferica)
 I punti sono i punti su di essa
 Le rette per due punti sono i cerchi massimi passanti per essi
É evidente che in questo modello non esistono rette parallele.
In tale contesto Riemann definisce la linea di minima distanza tra due punti la geodetica, cioè l'arco
minore di circonferenza che passa per i due punti ed ha il centro nel centro della sfera.
Anche in un tale contesto, oltre a non avere rette parallele, si può dimostrare che:
- la somma degli angoli interni di un triangolo è sempre maggiore di una angolo piatto
- non esistono triangoli simili, salvo quando sono anche congruenti
- tutte le perpendicolari ad una "retta" passano per una medesima coppia di punti, che sono
diametralmente opposti.
Non è più valida l'unicità della retta perpendicolare ad una retta data e passante per un punto (la
"retta" che passa per A e per B ha come perpendicolari sia la retta AC che la retta BC, entrambe
passanti per C).
Inoltre, pensando di aumentare la lunghezza dell'arco AB e mantenendo fisso il vertice C, si
possono ottenere triangoli in cui la somma degli angoli interni può arrivare fino a 540°.
La curvatura è uno dei tratti che distinguono una curva e può essere più o meno accentuata; si
definisce mediante la circonferenza che meglio approssima la curva. È così facile comprendere
che a una curvatura forte corrisponde un raggio "piccolo" e a una curvatura debole un raggio
"grande". Quando il raggio diventa infinitamente grande la curvatura tende ad annullarsi e la linea
a diventare una retta (la retta viene quindi considerata una curva a curvatura nulla).

- Piano: insieme dei punti di una superficie sferica dello spazio euclideo.
- Punto: punto della superficie della sfera.
- Retta: cerchio massimo della superficie sferica (cerchio di intersezione della superficie
sferica con un piano passante per il centro della sfera).
- Segmento: parte di una retta delimitato da due punti della retta stessa.
- Appartenenza: usuale appartenenza in senso euclideo.
- Punti antipodali: punti diametralmente opposti della superficie sferica.
- Congruenza tra segmenti: congruenza tra archi di cerchio massimo in geometria euclidea
(definita mediante la congruenza delle corde o mediante i movimenti della sfera).
- Angolo tra due rette: angolo diedro tra i due piani che tagliano la sfera secondo le due
rette, oppure angolo che coincide con l'angolo delle due rette euclidee tangenti alla sfera
nel punto di intersezione delle due rette sferiche e giacenti nei piani da esse individuati.
- Congruenza tra angoli: congruenza tra angoli in senso euclideo.
- Circonferenza: la circonferenza è definita come il luogo dei punti equidistanti da un
punto dato detto centro. Si dimostra che una circonferenza può anche essere definita
come il luogo dei punti equidistanti da una retta data.

Alcuni teoremi e formule

 Area di un Triangolo
Dato un triangolo sferico costruito su una sfera di raggio R di angoli , l'area A del triangolo
è:

 Teorema di Pitagora
Se ABC è un triangolo sferico retto in A, con ipotenusa a e con b e c le lunghezze dei suoi lati,
allora il coseno dell’ipotenusa è uguale al prodotto dei coseni dei
cateti: [3] Facendo lo sviluppo in serie al secondo ordine delle
funzioni trigonometriche, si ottiene l'espressione universalmente nota del Teorema di Pitagora in
geometria euclidea:

La geometria ellittica ha molte applicazioni pratiche, soprattutto nei campi dell'astronomia e della
navigazione infatti si può considerare la Terra come una sfera e applicare tutti i vari teoremi.

Geometria iperbolica

Negando il V postulato di Euclide si può ottenere anche questa affermazione


Esistono almeno un punto P ed una retta AB tali che:
- P non è su AB né sul suo prolungamento
- per P passano almeno 2 rette parallele ad AB

È quindi possibile che, negando Euclide esistano due rette parallele ad una retta data passanti per un
punto non appartenente ad essa.

Dobbiamo sforzarci di superare ed ingannare il consueto modo di pensare la geometria e non


spaventarci dal fatto che la geometria iperbolica sfugge da ogni tentativo di rappresentazione
intuitiva.

EF non necessariamente incontrerà AB.


Del resto possiamo accettare questo disegno poiché la geometria iperbolica è un sistema
assiomatico formale e "linea retta" è un termine non definito e non si può sapere come si comporti
quando la prolunghiamo.
Di EF sappiamo che è parallela ad AB e che non la incontrerà. "Linea retta" è semplicemente
un'espressione per indicare uno dei tipi di oggetti di cui la geometria iperbolica si occupa.

La geometria di Lbacevskj

Lobacewskji propone un modello nel quale il V postulato di Euclide è sostituito con il seguente:
le rette che escono da un punto o intersecano una data retta oppure non si incontrano mai con essa,
per quanto vengano prolungate. E' necessario distinguere tra tali rette:

 le convergenti;

 le divergenti;

alle ultime delle quali appartengono le parallele che costituiscono il passaggio dalle
une alle altre. Due parallele, per un punto ad una retta data, dividono il piano in
quattro parti: in due sono racchiuse le rette convergenti, nelle rimanenti le divergenti.

Nella figura le rette del fascio per A passanti nell'area tratteggiata sono le rette divergenti, ovvero
parallele alla retta a, quelle passanti nell'area restante sono le convergenti.

L'angolo α compreso fra la perpendicolare ad a passante per A è detto angolo di parallelismo, esso
dipende solo dalla distanza AH.

Modello di Klein

Come piano prendiamo un cerchio privato della sua


circonferenza.
Punti: punti di tale cerchio
Rette: le corde, private degli estremi, di tale cerchio.
Ad esempio le rette r, s e t sono rette del modello che si intersecano nel punto del modello P
l è una retta del modello che non interseca le altre..

Non vale il V postulato di Euclide infatti presa una retta r e un punto P


non appartenente ad essa, esistono infinite rette passanti per P che non
intersecano r.
Per un punto P non appartenente alla retta AB passano:
- rette che intersecano AB, si dicono incidenti la retta AB
- rette che non intersecano AB che chiameremo parallele
- una retta che separa le rette passanti per AB e che intersecano P da quelle che non intersecano P;
tale retta è detta ultraparallela.

Modello del disco di Poincarè


Poincarè elaborò un modello in cui lo spazio è un disco, le cui rette sono archi di circonferenza o
segmenti di retta perpendicolari al bordo del disco: il modello prende il nome di disco di Poincaré.
Il modelle prende in considerazione un cerchio senza i punti della circonferenza, nel quale le rette o
sono i diametri del cerchio, oppure sono archi di circonferenze interni al cerchio e ortogonali alla
circonferenza.

Due rette possono essere:


incidenti: se hanno in comune un punto;
parallele: se non si intersecano ma sono tangenti in un punto
della circonferenza;
ultraparallele: se non si incontrano mai.
La circonferenza è chiamata orizzonte del piano; una delle caratteristiche principali del disco di
Poincarè è che la distanza tra due punti tende a infinito quando uno dei due punti è spostato verso il
bordo della circonferenza, questo ha ispirato anche alcuni artisti che tessellano il disco di Poincarè
con poligoni iperbolici che appaiono sempre più piccoli all'avvicinarsi al bordo, benché risultino
(nella geometria iperbolica) sempre della stessa grandezza.