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Università degli Studi di Palermo

Facoltà di Economia
CdS Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale

Appunti del corso di Matematica

08 - Matrici,
Determinante e Rango
Anno Accademico 2013/2014

D. Provenzano, M. Tumminello, V Lacagnina e A. Consiglio


1. Definizione di matrice

1. Definizione di matrice
Siano m, n ∈ N. La tabella A composta da m×n numeri reali, disposti
su m righe ed n colonne, è detta matrice m × n in R, e si rappresenta
come segue:

a11 a12 · · · a1n


 
 a21 a22 · · · a2n 
A=
 ...


am1 am2 · · · amn
Utilizzeremo le lettere maiuscole dell’alfabeto latino per indicare
una matrice: A, B, C, ... I numeri reali aij , con i = 1, ..., m e j =
1, ..., n, sono detti elementi della matrice A, i e j sono detti indice di
riga e indice di colonna, in quanto i identifica la riga della matrice dove
trovare l’elemento aij e j ne identifica la colonna. Ad esempio con a13 si
indica l’elemento posto all’incrocio tra la prima riga e la terza colonna
di una matrice.
Una matrice può essere indicata come segue:

[A]ij , ∀i = {1, ..., m}, j = {1, ..., n}, Am,n , oppure Am×n
Indicheremo con Ai∗ la i-esima riga di A,
Ai∗ = [ai1 ai2 · · · ain ]
e con A∗j la j-esima colonna di A:

a1j
 
 a2j 
A∗j = 
 ...
.

amj

Esempio 1.1
Sia A una matrice 2 × 3:
1 −1/2 2
 
A= .
3 1/3 4
In questo esempio l’elemento a11 della matrice è a11 = 1 e l’elemento
a23 è a23 = 4. Gli elementi della terza colonna sono:
 
2
A∗3 = .
4
e quelli della prima riga sono:

A1∗ = [1 − 1/2 2] .

D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 3


1. Definizione di matrice

Definizione Una matrice Am×n con m = n si dice quadrata di ordine


n e si indica con An .
Sia An una matrice quadrata di ordine n.
Definizione Gli elementi a11 , a22 , ... , ann sono detti elementi diago-
nali e costituiscono la diagonale principale di An .
Definizione Gli elementi a1n , a2(n−1) , a3(n−2) , ... , an1 costituiscono
invece la diagonale secondaria di An .
Definizione La somma degli elementi diagonali di una matrice si dice
traccia: T r[An ] = a11 + a22 + · · · + ann .
Definizione Una matrice quadrata A con tutti gli elementi fuori dalla
diagonale principale nulli, aij = 0, ∀i 6= j, si dice matrice diagonale.
Definizione Una matrice diagonale A con tutti gli elementi sulla dia-
gonale principale uguali, aij = k ∈ R, ∀i = j, si dice matrice scalare.
Definizione Una matrice diagonale A con tutti gli elementi sulla dia-
gonale principale uguali a 1, aij = 1, ∀i = j, si dice matrice unitá o
identitá.
Definizione Una matrice quadrata A con tutti gli elementi sotto (so-
pra) la diagonale principale nulli, aij = 0 ∀i > j(aij = 0 ∀i ≤ j), si
dice matrice triangolare superiore (matrice triangolare inferiore).

Esempio 1.2
Si considerino le seguenti matrici:
   
2 −1 0 −1 0 0
0 3 1 ; B =  0 1/3 0
A= ;
 
0 −1 2 0 0 4
   
5 0 0 1 0 0
 0 5 0 0 1 0
C=  ;I= ;
0 0 5 0 0 1
   
2 −1 8 −1 0 0
0 3 1 ; E =  2 3 0
D= .
 
0 0 2 1 5 4
Sono tutte matrici quadrate di ordine 3.
B è una matrice diagonale, C è una matrice scalare, I è la matri-
ce identitá o unitá, D é una matrice triangolare superiore e E una
matrice triangolare inferiore.

Definizione Siano Am×n e Bp×q due matrici. Diremo che le due ma-
trici sono uguali e scriveremo
A=B
4 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
2. Operazioni fra Matrici

se: m = p e n = q, cioé le due matrici sono dello stesso ordine, e


aij = bij , ∀i, j, cioé sono uguali gli elementi che occupano le medesime
posizioni nelle rispettive matrici.
Definizione Una matrice i cui elementi sono tutti nulli si dice matrice
nulla.
Definizione Sia Am×n una matrice. Chiameremo matrice trasposta di
A e la indicheremo con AT , la matrice che si ottiene scambiando le
righe e le colonne di A, quindi:
ATm×n = An×m .
Definizione Una matrice A si dice simmetrica se A = AT .
Definizione Una matrice A di ordine 1 × n è anche detta vettore riga
di ordine n, mentre una matrice A di ordine n × 1 è anche detta vettore
colonna di ordine n.
Quando parleremo di vettore senza indicare se riga o colonna, assume-
remo che si tratti di un vettore colonna.
Esempio 1.3
   
1 π 1 π
1 0 3 0 0
   
A =  0 1
 0 1
;B=  ;C= ;D= ;
 
π 1 2 0 0
3 2 3 2
     
1 2 1 π 9 0 0
2 3 4 ; F =  1
E=  ; G = [ 1 6 e] ; H =  0 5 0 .
   
1 4 0 4 0 0 e
Come si può verificare, A = B; C = AT ; D è una matrice quadrata
nulla di ordine 2; E è una matrice simmetrica (E = E T ); F è un
vettore colonna; G è un vettore riga; H è una matrice diagonale (e
quindi simmetrica) di ordine 3.

2. Operazioni fra Matrici


Definizione Siano A e B due matrici di ordine m × n. Si definisce
matrice somma di A e B e si indica con A + B la matrice C ottenuta
sommando gli elementi di A e B che occupano la stessa posizione nelle
rispettive matrici:
Cm×n = Am×n + Bm×n ,
con cij = aij + bij , ∀i, j.
E’ evidente che due matrici si possono sommare se sono dello stesso
ordine.
Date due matrici, A e B, dello stesso ordine, la somma tra matrici gode
delle seguenti proprietà:
(1) A + B = B + A.
D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 5
2. Operazioni fra Matrici

(2) (A + B) + C = A + (B + C).
(3) A + O = O + A = A, dove O è la matrice nulla dello stesso
ordine di A.
Definizione Sia A una matrice di ordine m × n. Si definisce prodotto
scalare-matrice il prodotto di uno scalare k ∈ R per la matrice A. La
nuova matrice si ottiene moltiplicando tutti gli elementi di A per k.
Definizione Sia A una matrice di ordine m × n. Si definisce matrice
opposta di A e si indica con −A, la matrice che si ottiene invertendo il
segno di tutti gli elementi di A. −A si ottiene moltiplicando tutti gli
elementi di A per −1.
Vale allora anche la seguente proprietá della somma:

A + (−A) = (−A) + A = O.
Dalle proprietà precedenti si può definire la differenza di A e B come
la somma di A e della matrice opposta di B:

A − B = A + [−B]

Esempi 2.1
Calcolare le seguenti matrici:
A + B ; 2C ; A + B − 2C
dove
2 −1 3 4 9 16 a −1 2
     
A= ;B= ;C= .
4 1 1 9 16 25 3 b 4
Si ha:
2 3−1 4 9 16 6 8 19
     
A+B = + = ,
4 1 1 9 16 25 13 17 26
2a −2 4
 
2C = ,
6 2b 8
6 8 19 2a −2 4
   
A + B − 2C = − =
13 17 26 6 2b 8
2(3 − a) 10 15
 
= .
7 17 − 2b 18

Definizione Sia A una matrice di ordine m × p e B una matrice di


ordine p × n. Il prodotto A · B è la matrice C di ordine m × n i cui
elementi cij sono definiti come:
p
X
cij = ai1 b1j + ai2 b2j + · · · + aip bpj = aik bkj .
k=1
In altri termini, il generico elemento cij della matrice
6 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
2. Operazioni fra Matrici

··· ···
 
c11 c12 c1j c1n
 c
 21 c22 ··· c2j ··· c2n 

 .. ..
 
 . .


C= 
 ci1
 ci2 ··· cij ··· cin 

 . 
 .
 .


cm1 cm2 ··· cmj ··· cmn

prodotto tra la matrice A e la matrice B si ottiene facendo la somma


dei prodotti di ogni elemento della riga i-esima della matrice A

··· ···
 
a11 a12 a1j a1p
 a
 21 a22 ··· a2j ··· a2p 

 .. ..
 
 . .


A= 
 ai1
 ai2 ··· aij ··· aip 

 . 
 .
 .


am1 am2 ··· amj ··· amp

per il corrispondente elemento della colonna j-esima della matrice B

··· ···
 
b11 b12 b1j b1n
b
 21 b22 ··· b2j ··· b2n 

 ..
 
 .


B= .
 bi1
 bi2 ··· bij ··· bin 

 . 
 .
 .


bp1 bp2 ··· bpj ··· bpn
D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 7
2. Operazioni fra Matrici

Esempio 2.2
Determinare il prodotto delle matrici
 
1 1 0
2 1 −1
 
 −1 2 1
A2×3 = e B3×3 =  .
1 −1 1
1 −1 0
La prima cosa da fare è verificare che sia possibile effettuare il pro-
dotto, quindi verificare che il numero di colonne di A sia uguale al
numero di righe della matrice B. In questo caso la dimensione di A è
[2 × 3], mentre quella di B è [3 × 3], quindi numero di colonne di A =
numero di righe di B = 3. La dimensione della matrice prodotto sará
[2 × 3]. Accertato che è possibile effettuare il prodotto, gli elementi di
C2×3 si ottengono attraverso il prodotto riga per colonna. L’elemento
c11 si ottiene come la somma dei prodotti degli elementi della prima
riga della matrice A per i corrispondenti elementi della prima colonna
della matrice B:

c11 = 2 · 1 + 1 · (−1) + (−1) · 1 = 0


Allo stesso modo, ad esempio, l’elemento c13 sarà calcolato come la
somma dei prodotti degli elementi della prima riga della matrice A
per i corrsipondenti elementi della terza colonna della matrice B:

c13 = 2 · 0 + 1 · 1 + (−1) · 0 = 1
Continuando in questo modo per ogni riga i = 1, 2 di A e ogni colonna
j = 1, 2, 3 di B si ottiene la matrice del prodotto A · B:
0 5 1
 
C2×3 = .
3 −2 −1

Il prodotto tra due matrici non è commutativo. Ciò è evidente nel


caso di matrici non quadrate. Infatti, se A = Am×p e B = Bp×n allora
il il prodotto B × A è impossibile per ragioni dimensionali se n 6= m,
mentre il prodotto A × B è dimensionalmente possibile e si ottiene una
matrice C di dimensione m × n.
In generale, anche per le matrici quadrate, per cui è sempre possibile
calcolare sia il prodotto A × B che il prodotto B × A, si può avere che
A × B 6= B × A.
Quindi, in generale e a differenza degli insiemi numerici, la moltiplica-
zione definita nell’insieme delle matrici NON è communitativa.
Fanno eccezione alla non commutabilitá del prodotto tra matrici, il pro-
dotto di una matrice quadrata A per la matrice identitá dello stesso
ordine,

An × In = In × An = An ;
8 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
2. Operazioni fra Matrici

di una matrice quadrata A per la matrice nulla dello stesso ordine


An × 0n = 0n × An = 0n ;
di una matrice quadrata A per la sua matrice inversa (che definiremo
piú avanti),
An × A−1 −1
n = An × An = In .

La prima espressione, inoltre, dimostra che In è l’elemento neutro per


la moltiplicazione fra matrici.
Vi sono altre differenze con gli insiemi numerici.
Per esempio è noto che, per la legge di annullamento del prodotto, dati
α e β ∈ R, può essere α · β = 0 solo se α = 0, oppure β = 0, oppure
α = β = 0.
Anche questa proprietà non è vera, in generale, per le matrici. Per
esempio, siano

2 4 2 −4
  
A2 = e B2 = .
1 2 −1 2
Entrambe le matrici sono diverse dalla matrice nulla O2 . Tuttavia si
ha:

2 4 2 −4 0 0

   
A2 × B2 = = = O2 .
1 2 −1 2 0 0
Questo esempio mostra quanto sia problematico definire il rapporto tra
matrici, visto che il prodotto tra matrici a) non è commutativo e b) può
essere uguale alla matrice nulla, nonostante entrambe le matrici a pro-
dotto siano diverse dalla matrice nulla. Si possono tuttavia dimostrare
le seguenti proprietà:
(1) (A B) C = A (B C).
(2) A (B + C) = A B + A C.
(3) (A + B) C = A C + B C
(4) A O = O A = O, dove O è la matrice nulla dello stesso ordine
di A.
(5) A (k B) = k A B, dove A e B sono matrici e k è un generico
scalare.
Definite le operazioni di somma e prodotto tra matrici, possiamo occu-
parci di alcune interessanti proprietá della matrice trasposta rispetto a
tali operazioni.
Date due matrici, A e B, di ordine n e uno scalare α ∈ R, risulta che
(1) (A + B)T = AT + B T
(2) (α A)T = α AT
(3) (A B)T = B T AT
(4) (AT )−1 = (A−1 )T
D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 9
2. Operazioni fra Matrici

2.1. Definizione di Matrice in Forma a Scala per Riga. Una


matrice Em×n si dice essere in forma a scala per riga (in inglese Row
Echelon Form) se le seguenti condizioni sono verificate:

(1) Se la riga Ei? è composta da elementi tutti nulli, allora tutte


le righe sottostanti, ovvero ogni Ek? con k = i + 1, i + 2, · · · m,
sono composte da elementi tutti nulli.
(2) se il primo elemento diverso da zero della riga Ei? si trova nella
j −sima colonna, allora tutti gli elementi delle righe successive
che si trovano nelle colonne E?1 , E?2 , · · · , E?j sono uguali a
zero.

Il primo elemento diverso da zero di ogni riga è detto elemento pivot.


Le colonne corrispondenti a quelle dove si trovano gli elementi pivot
sono dette colonne basiche. Tutte le altre colonne si dicono non-basiche.
Le due condizioni sopra enunciate definiscono matrici in cui gli ele-
menti diversi da zero si trovano sulle, o sopra, la linea a gradini che
parte dall’angolo in alto a sinistra e scende fino all’angolo in basso a
destra di una matrice. Una struttura tipica di una matrice in forma
a scala per riga è illustrata di seguito, dove gli elementi pivot sono in-
dicati con il simbolo “•” e gli elementi indicati con “? possono essere
diversi da 0.

• ? ? ? ? ? ?
 
 0 • ? ? ? ? ? 
0 0 0 0 • ? ?
 
E6×7 = .
 
 0 0 0 0 0 • ? 
 0 0 0 0 0 0 0 
0 0 0 0 0 0 0

Come si può notare, le colonne cui appartengono gli elementi pivot,


cioè le colonne basiche, individuano il minore diverso da zero di ordine
maggiore. Tale minore è associato ad una sotto-matrice 4 × 4 di forma
triangolare.
Si noti, inoltre, che, data l’arbitrarietà con cui possiamo ottenere
una matrice in forma a scala per riga E a partire da una matrice A,
gli elementi di E non sono univocamente determinati da A. Invece è
unicamente determinata da A la posizione degli elementi pivot.
In altri termini, partendo da A, tramite la riduzione di Gauss per
mezzo di operazioni per riga, possiamo ottenere due matrici in forma a
scala per riga aventi elementi diversi da zero differenti. Esse avranno,
invece, lo stesso numero di elementi pivot e nella stessa posizione. Tale
numero è il rango di A (e di E). Una definizione alternativa di rango
di una matrice sará data in un successivo paragrafo.
10 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
3. Matrice Inversa

3. Matrice Inversa
3.1. Definizione di Invertibilità e Inversa. Sia A un matrice
di ordine n. Si dice che A è invertibile se esiste una matrice A−1 , di
ordine n, tale che

An × A−1 −1
n = An × An = In .
Esiste un teorema che pone la condizione perché esista l’inversa
di una matrice. Tale teorema fa uso del concetto di determinante
della matrice e quindi dobbiamo rinviarne lo studio ad un momento
successivo.
Possiamo invece introdurre il seguente teorema.
Teorema 3.1 (Unicità dell’inversa di una matrice). Sia A una
matrice di ordine n. Se A è invertibile allora la sua matrice inversa,
A−1 , è unica.
Dimostrazione. Si ipotizzi per assurdo l’esistenza di due matrici
inverse, B e C, della matrice A. Dalla definizione di matrice inversa
segue che
A × B = B × A = In ;
A × C = C × A = In .
Consideriamo la prima uguagliaza e moltiplichiamo ambo i membri
di questa equazione per C a sinistra 1. Si ottiene
C × (A × B) = C × In ;
Per la proprietà associativa della moltiplicazione tra matrici (punto 1
delle proprietà sopra elencate) possiamo scrivere
(C × A) × B = C × In
Poiché, per ipotesi, C é matrice inversa di A, C × A = In , e quindi
possiamo riscrivere l’ultima equazione
In × B = C × In
da cui segue
B = C.
Concludiamo quindi che se la matrice A ammette inversa, questa é
unica. 
Teorema 3.2. Siano A e B due matrici di ordine n invertibili.
Allora
(1) (A−1 )−1 = A
(2) (A B)−1 = B −1 A−1 .
1Si noti che per le matrici è importante indicare se si moltiplica a destra (post-
moltiplicazione) o a sinistra (pre-moltiplicazione), mentre negli insiemi numerici ciò
era irrilevante.
D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 11
4. Determinante di una matrice

4. Determinante di una matrice


Un concetto associato a tutte (e solamente) le matrici quadrate é
quello di determinante.
Prima peró di addentrarci in tale argomento, vediamo alcuni concetti
propedeutici.
Definizione Sia n un numero intero positivo. Si definisce permuta-
zione degli interi 1, 2, ..., n, la sequenza di interi i1 , i2 , ..., in ottenuta
scambiando di posto uno o più elementi della sequenza 1, 2, ..., n.
Esempio 4.1
Dato l’insieme 1, 2, 3 le possibili permutazioni sono:
1, 2, 3; 2, 3, 1; 3, 1, 2; 1, 3, 2; 2, 1, 3; 3, 2, 1.
Definizione Una permutazione si dice pari se il numero di inversioni
rispetto alla sequenza di partenza è pari. Altrimenti la permutazione
si dice dispari.
Per determinare se una permutazione è pari o dispari è sufficiente co-
struire un diagramma in cui sia tracciato un segmento tra ogni elemento
della sequenza di partenza e lo stesso elemento nella sequenza di arrivo
e verificare se il numero di intersezioni (incroci) tra i segmenti è pari o
dispari.

Esercizio 4.1
Nei casi seguenti la prima riga rappresenta la sequenza (o insieme)
di partenza e la seconda una permutazione. Calcolare il numero di
incroci ed indicare se la permutazione è pari o dispari:
1 2 3 1 2 3 1 2 3
; ;
3 2 1 2 3 1 1 2 3
Definizione Si definisce segno di una permutazione e si indica con
sign(i1 , i2 , ..., in ) il valore +1 se la permutazione è pari e −1 se la per-
mutazione è dispari.

Teorema 4.1. Sia n > 1, allora le permutazioni di n elementi, il


cui numero totale é pari a n!2, saranno metà pari e metà dispari.
Definizione Sia A una matrice di ordine n. Il determinante di A è
uno scalare definito come segue:
X
|A| = det (A) = sign(i1 , i2 , ..., in ) a1i1 a2i2 · · · anin
i1 ,i2 ,...,in

2n! si legge n
fattoriale ed é pari al prodotto degli n numeri interi positivi minori
o uguali a tale numero. In altre parole, n! = n · (n − 1) · (n − 2) · (n − 3) . . . 3 · 2 · 1.
12 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
4. Determinante di una matrice

In altri termini, il determinante di una matrice di ordine n si ottiene


sommando i prodotti degli elementi della matrice stessa, dove la som-
ma è estesa a tutte le possibili n! permutazioni degli n elementi. Si noti
che nella precedente espressione del determinante l’indice della colonna
è dato dalle permutazioni.
Dalla definizione di determinante si evince quanto possa essere compli-
cato calcolare il determinante di una matrice quando la dimensione, n,
è moderatamente alta. Per esempio con n = 10 è necessario sommare
10! = 3.628.800 prodotti di 10 elementi!
Definizione Una matrice quadrata di ordine n con determinante nul-
lo, |An | = 0, si dice singolare.

Se A é una matrice di ordine non superiore a 3, allora é possibile far uso


di alcune semplici regole per il calcolo del determinante della matrice.
Sia A1 = a11 , cioé una matrice composta da un solo elemento. Allora
|A1 | = a11 , cioé il determinante é pari al valore dell’unico elemento
della matrice.
Sia  
a11 a12
A2 =
a21 a22

una generica matrice di ordine 2. Poiché n = 2, n! = 2 sono il numero


di permutazioni di 2 elementi, specificamente 1, 2 e 2, 1.
La prima permutazione è pari (0 incroci), quindi sign(1, 2) = 1 e la
seconda è dispari (1 incrocio), quindi sign(2, 1) = −1.
Utilizzando la definizione di determinante si ha che:
|A2 | = sign(1, 2)a11 a22 + sign(2, 1)a12 a21 = a11 a22 − a12 a21 .
Quindi il determinante di una matrice di ordine 2 è la differenza dei
prodotti incrociati degli elementi di A:

a11 a12
|A2 | = = a11 a22 − a12 a21 .
a21 a22
Per le matrici di ordine 3 esiste una regola che semplifica il calcolo del
determinante, detta Regola di Sarrus.
Secondo tale regola, si riportano gli elementi delle colonne della ma-
trice e, alla destra degli elementi della terza colonna, si accostano
ordinatamente, la prima e la seconda colonna ottenendo
a11 a12 a13 a11 a12

a21 a22 a23 a21 a22

a31 a32 a33 a31 a32

D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 13


4. Determinante di una matrice

Si calcolano quindi i prodotti degli elementi della diagonale principale


e delle due diagonali complete ad essa parallele e se ne fa la somma

a11 a22 a33 + a12 a23 a31 + a13 a21 a32

a11
.....
.....
....
a12 .....
.....
.....
a13 .....
.....
.....
a11 a12
..... ..... .....
..... ..... .....
..... ... .....
..... ..... .....
..... ..... .....
..... ..... .....
..... .....
a21 a22 .....
.....
.....
a23 ......
.....
.....
a21 .....
.....
.....
.....
a22
..... ..... .....
..... ..... .....
..... ..... .....
..... ..... .....
..... ..... .....
..... ..... .....
..... .....
a31 a32 a33 ...
a31 .. a32 .....
.

e si sottrae la somma dei prodotti degli elementi della diagonale secon-


daria e delle due diagonali complete ad essa parallele

−(a13 a22 a31 + a11 a23 a32 + a12 a21 a33 )

a11 a12 a13 .....


.....
a11 .....
.....
a12.....
.....
..... ..... .....
..... ..... .....
...
..... ...
..... ..
.....
.
.... .... ....
..... ..... .....
..... ..... .....
..... ..... .....
a21 a22
.
.....
.
......
. a23
.....
.
........ a21
.....
.
........ a22
.... .... ....
..... ..... .....
..... ..... .....
.
..
...... ..
....... ..
.......
. . .
..... ..... .....
..... ..... .....
a31 ..... a32 ..... a33 ..... a31 a32

Il determinante della generica matrice A di ordine 3 è dunque pari a

|A| = a11 a22 a33 +a12 a23 a31 +a13 a21 a32 −a13 a22 a31 −a11 a23 a32 −a12 a21 a33

Esempio 4.2
Sia B una matrice di ordine 3:
 
1 2 1
 3 1 1 .
2 0 1

Il determinante calcolato con la regola di Sarrus sarà


|B| = b11 b22 b33 +b12 b23 b31 +b13 b21 b32 −b11 b23 b32 −b12 b21 b33 −b13 b22 b31 .
Sostituendo gli elementi di B si ottiene
1 · 1 · 1 + 2 · 1 · 2 + 1 · 3 · 0 − 1 · 1 · 0 − 2 · 3 · 1 − 1 · 1 · 2 = −3.
14 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
4. Determinante di una matrice

Esercizio 4.2
Calcolare il determinante delle seguenti matrici:

 
    1 2 1
1 −1 −1/2 −1
A2 = ; B2 = ; C3  −1 0 4  .
1 1 1 2
1 −2 0

Per il calcolo del determinante di una matrice quadrata A di ordine


superiore a 3, si puó applicare il primo teorema di Laplace. Per po-
ter enunciare tale teorema abbiamo peró bisogno di introdurre alcune
deifinizioni.
Definizione Sia A una matrice quadrata di ordine n. Si definisce
minore di ordine k il determinante di una qualsiasi sottomatrice di A
che si ottiene rimuovendo n − k righe e n − k colonne da A.
Definizione Data una matrice rettangolare Am×n e dati h, k ∈ Z+ , si
definisce sottomatrice di A di ordine h × k la matrice composta dagli
h · k elementi della matrice Am×n , ottenuti dall’intersezione di h righe
e k colonne scelte a piacere dalla matrice Am×n .
Definizione Si definisce minore complementare (i,j), e si indica (tipi-
camente) con Mij , il determinante di ordine n − 1 della sottomatrice
di A che si ottiene rimuovendo l’i-esima riga e la j-esima colonna di A.
Definizione Si definisce minore principale di ordine k il determinante
di qualsiasi sottomatrice di A che si ottiene eliminando n − k righe e
le corrispondenti n − k colonne da A.
Definizione Si definisce minore principale dominante di ordine k il
determinante della sottomatrice di A che si ottiene eliminando le ultime
n − k righe e le ultime n − k colonne da A.
Si noti che mentre i determinanti si possono calcolare solo per matrici
quadrate i minori possono essere calcolati anche per matrici rettangolari
m × n con m 6= n.
Definizione Sia Mij un minore complementare di una matrice quadra-
ta di ordine n. Si definisce complemento algebrico o cofattore relativo
alla posizione (i,j), e si indica con αij , il minore complementare Mij
avente segno (−1)i+j :
αij = (−1)i+j Mij .
Definizione Data la matrice An di ordine n, si definisce aggiunta di
An la matrice
 
α11 α21 ... αn1
 α12 α22 ... αn2 
Aa = aggA =  .

. . . 
α1n α2n ... αnn
D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 15
4. Determinante di una matrice

avente per elementi i complementi algebrici dei corrispondenti elementi


della trasposta di An .
A partire dunque dalla matrice quadrata An , se ne determina prima di
tutto la trasposta ATn . La matrice aggiunta di Aan si ottiene sostituendo
ad ogni elemento di ATn il corrispondente complemento algebrico.

Esempio 4.3
Data la matrice rettangolare
 
2 1 −1 3
A3×4
1
= −1 1 0
1 1 0 2

costruire tutte le sottomatrici di ordine 2 × 3 della matrice data.

2 1 −1 2 1 −1 1 −1 1 2 1 3
       
; ; ; ;
1 −1 1 1 1 0 1 1 0 1 −1 0

2 1 3 1 −1 0 2 −1 3 2 −1 3
       
; ; ; ;
1 1 2 1 1 2 1 1 0 1 0 2

1 1 0 1 −1 3 1 −1 3 −1 1 0
       
; ; ; .
1 0 2 −1 1 0 1 0 2 1 0 2

Il numero totale di sottomatrici di ordine 2 × 3 estraibili dalla matrice


A3×4 é quindi 12.

Data una matrice Am×n composta da m righe e n colonne, il numero


totale di sottomatrici di ordine h × k, con h ≤ m e k ≤ n, estraibili
dalla matrice Am×n si ottiene dalla formula
m! n!
·
h! · (m − h)! k! · (n − k)!
Teorema 4.2 (I teorema di Laplace). Sia An una matrice di or-
dine n, allora, scelta una riga qualsiasi (o una colonna qualsiasi) del-
la matrice, il determinante si calcola facendo la somma dei prodotti
degli elementi della riga (colonna) scelta per i rispettivi complementi
algebrici.
|An | = nk=1 aik · Aik (sviluppo per riga)
P

Pn
|An | = k=1 akj · Akj (sviluppo per colonna)
16 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
4. Determinante di una matrice

Lo sviluppo di Laplace consente quindi di calcolare un determinante di


ordine n tramite il calcolo di determinanti di ordine n − 1, tale è infatti
l’ordine dei cofattori. In generale questo approccio non è più efficiente
del metodo implicito nella definizione di determinante. Tuttavia, in
taluni casi, la struttura della matrice può facilitare lo sviluppo del
determinante rispetto ad una certa riga o colonna.
Esempio 4.4
Sia A una matrice 3 × 3 definita come segue:
 
1 2 3
A =  4 5 6 .
7 8 9
I minori di ordine 2 corrispondono ai minori complementari in quanto
dobbiamo eliminare n − k = 3 − 2 = 1 riga ed n − k = 3 − 2 = 1
colonna.
Essi sono:
5 6 4 6 4 5
M11 = ; M12 =
7 9 ; M13 = 7 8 ;

8 9

2 3 1 3 1 2
M21 = ; M22 =
7 9 ; M23 = 7 8 ;

8 9

2 3 1 3 1 2
M31 = ; M32 =
4 6 ; M33 = 4 5 ;

5 6

Chiaramente il minore di ordine 3 coincide con il determinante di A.


Si lascia allo studente di calcolare i minori di ordine 1.
I minori principali di ordine 2 sono i determinanti di sottomatrici che
si ottengono eliminando una riga e la corrispondente colonna. Quindi,
se si inizia eliminando la prima riga allora si deve eliminare la prima
colonna e cosı̀ via. Quindi i minori principali di ordine 2 saranno M11 ,
M22 e M33 .
Il minore principale di ordine 3 sarà il determinante di A stessa.
Lo studente determini i minori di ordine 1.
E’ possibile dimostrare che il numero totale di minori principali di
una matrice di ordine n è 2n − 1, in questo caso pari a 7.
Il numero totale di minori principali dominanti di una matrice di
ordine n è pari a n, quindi a 3 nel nostro esempio.
I minori principali dominanti di ordine 3, 2 e 1 sono rispettivamente:

1 2
|A| , , |1|.
4 5

D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 17


5. Proprietá dei determinanti

Corollario 4.3. Sia A una matrice diagonale di ordine n. Allora


n
Y
|An | = akk .
k=1
Il corollario appena visto ha un valore più generale, in quanto esso si
applica anche alle matrici triangolari.
Esempio 4.5
Calcolare il determinante della matrice
 
0 1 0
A =  0 2 3 .
1 4 5
Tenendo a mente lo sviluppo di Laplace, conviene calcolare questo
determinante sviluppandolo rispetto alla prima riga oppure rispetto
alla prima colonna. Sviluppiamolo rispetto alla riga i = 1. Si ha:

1+1 2 3 1+2 0 3 1+3 0 2

|A| = 0 · (−1) + 1 · (−1) + 0 · (−1)
4 5 1 5 1 4
= −(0 · 5 − 3) = 3
E’ lasciato allo studente mostrare che allo stesso risultato si può per-
venire sviluppando, ad esempio, rispetto alla colonna j = 1, oppure
col metodo di Sarrus.

Esercizio 4.3
Verificare che il determinante di una matrice triangolare n × n è
uguale a:
Yn
|A| = akk .
k=1

5. Proprietá dei determinanti


Sia An una matrice quadrata di ordine n.
1. Se ogni elemento di una “linea” (riga o colonna) della matrice
An è zero, il determinante è nullo.

Infatti basta applicare Laplace rispetto alla linea avente tutti


gli elementi uguali a zero.
2. Se nella matrice An si scambiano due righe, o colonne, tra loro
il determinante cambia di segno.
3. Se nella matrice An gli elementi di una riga, o colonna, vengo-
no moltiplicati per una costante k ∈ R, il determinante risulta
moltiplicato per k.
4. Se nella matrice An tutti gli elementi vengono moltiplicati per
una costante k ∈ R, il determinante risulta moltiplicato per
kn.
18 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio
5. Proprietá dei determinanti

5. Se nella matrice An due righe, o colonne, sono uguali, il de-


terminante è nullo.

D’altra parte per la proprietà 2. dei determinanti lo scam-


bio due righe, o colonne, modifica il segno del determinante e
dunque deve aversi:
|A| = −|A|
e ciò accade solo se |A| = 0.
6. Se nella matrice An due righe, o colonne, sono proporzionali,
allora il determinante della matrice è uguale a zero.
7. Se nella matrice An due righe, o colonne, sono combinazione
lineare di altre righe, o colonne, della matrice, il determinante
della matrice è uguale a zero.
8. La matrice quadrata An e la sua trasposta ATn hanno lo stesso
determinante: |A| = |AT |.
Teorema 5.1 (Teorema di Binet). Siano An e Bn due matrici
quadrate di ordine n. Il determinante della matrice prodotto, An × Bn ,
è uguale al prodotto dei determinanti
det(An · Bn ) = det(An ) · det(Bn )
Questo risultato può essere generaizzato al prodotto di k matrici

det (A1 · A2 · · · Ak ) = det (A1 ) · det (A2 ) · · · det (Ak ) .

Teorema 5.2 (II teorema di Laplace). Sia An una matrice qua-


drata di ordine n, é nulla la somma dei prodotti degli elementi di una
riga, o colonna, per i complementi algebrici di un’altra riga, o colonna,
della matrice.
Formalmente
Xn
aik · Ajk = 0, ∀i 6= j (elementi della riga i-esima per i complementi
k=1
algebrici della riga j-esima);
Xn
akj · Akj = 0 ∀i 6= j (elementi della riga i-esima per i complementi
k=1
algebrici della riga j-esima).

Teorema 5.3 (Teorema di esistenza della matrice inversa). Con-


dizione necessaria e sufficiente affinchè una matrice quadrata An am-
metta inversa è che risulti det(An ) 6= 0.
D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 19
5. Proprietá dei determinanti

Dimostrazione. Condizione necessaria (esiste la matrice inversa


di An )

Dalla definizione di matrice inversa di una matrice data sappiamo che

An × A−1 −1
n = An × An = In

Se prendiamo l’espressione An × A−1


n = In e calcoliamo il determinante
a primo e secondo membro

det(An × A−1
n ) = det(In )

otteniamo, per il teorema di Binet,

det(An ) × det(A−1
n ) = det(In )

e cioé
det(An ) × det(A−1
n ) = 1

equazione possibile solo se det(An ) 6= 0.

Condizione sufficiente (det(An ) 6= 0)

Dal secondo teorema di Laplace deriva che

An × Aan = Aan × An = det(An ) × In

Se prendiamo l’espressione An × Aan = det(An ) × In e dividiamo primo


e secondo membro per det(An ) (operazione possibile perché per ipotesi
det(An ) 6= 0), otteniamo

Aan
An × = In
det(An )
in cui Aan /det(An ) dá proprio l’espressione analitica della matrice in-
versa di An , cioé

Aan
A−1
n = .
det(An )


Per determinare la matrice inversa di An , si deve allora


1) verificare che la matrice An sia non singolare (det(An ) 6= 0),
2) trovare la matrice aggiunta di An , Aan
3) dividere ogni elemento della matrice aggiunta Aan per |A|.

20 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio


6. Rango di una matrice

6. Rango di una matrice


Definizione (Rango di una matrice)Una matrice Am×n ha rango r, se
r è l’ordine massimo delle sue sottomatrici quadrate non singolari.

Equivalentemente possiamo dire che una matrice Am×n ha rango r


se tutte le sottomatrici quadrate di ordine (r + 1) estratte da A (se
ne dovessero esistere) sono singolari, mentre almeno una sottomatrice
quadrata di ordine r è non singolare.
Da quanto detto risulta evidente che rank(Am×n ) ≤ min{m, n}
Se tutti gli elementi della matrice sono nulli allora rank(Am×n ) = 0.

6.1. Definizione di Rango (II). Sia A una matrice m × n ed


Em×n una sua riduzione in forma a scala per riga. Le tre seguenti
espressioni definiscono in modo equivalente il rango di A:

• rank(A)= numero di elementi pivot di E.


• rank(A)= numero di righe non nulle di E.
• rank(A)= numero di colonne basiche di E.

Teorema 6.1 (Proprietà del Rango).

Sia Am×n una matrice. Allora:

a: rank(A) = 0 ⇔ A = O (matrice nulla);


b: rank(A) ≤ min(m, n);
c: rank(A) = rank(AT ).

Si lascia allo studente la dimostrazione di queste proprietà.

Una matrice in forma a scala per riga può essere ulteriormente ri-
dotta in modo che ogni elemento pivot sia pari ad 1 e tutti gli elementi
sopra di esso siano pari a 0. Tale processo è noto come riduzione di
Gauss-Jordan. Come visto, nel caso di matrici invertibili la riduzio-
ne di Gauss-Jordan produce una matrice identità dello stesso ordine
della matrice di partenza. Nel caso di matrici non invertibili, o, più
in generale, di matrici rettangolari di dimensione m × n, la matrice
prodotta dal processo di riduzione sarà composta da un insieme di co-
lonne che identificano una matrice identità di ordine minore o uguale a
min(m, n), e dall’insieme di colonne restanti con elementi determinati
dal processo di riduzione.
D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 21
6. Rango di una matrice

Esempio 6.1
Si calcoli, se esiste, la matrice inversa della matrice
 
2 −3 1
A3 =  −1 4 7 
1 1 9
Il determinante della matrice data é
|A| = 72 − 21 − 1 − (4 + 14 + 27) = 50 − 45 = 5
Essendo det(A) 6= 0 la matrice A ammette inversa. La trasposta di An é
 
2 −1 1
AT =  −3 4 1 
1 7 9
La matrice aggiunta sará quindi
 
4 1 −3 1 −3 4

 7 9


 1 9 1 7  
 
 
 −1 1 2 1 2 −1 
aggA =  − 7 9 −
=
1 9 1 7 
 
 
 
 −1 1 2 1 2 −1 
4 1 − −3 1 −3

4
 
29 28 −25
=  16 17 15 
5 −5 5

La matrice inversa sará quindi


29 28 25
 
 5 −
 5 5 
 
 16 17 15 
A−1 =
 5 − 
 5 5 
 
 5 5 5 
− −
5 5 5

La verifica della correttezza dei calcoli si puó fare procedendo al prodotto


della matrice inversa appena trovata con la matrice An di partenza. Il
risultato dovrá essere una matrice identitá dello stesso ordine di An .

22 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio


6. Rango di una matrice

Esempio 6.2
Determinare il rango della seguente matrice e identificare le colonne
basiche.  
1 2 1 1
A =  2 4 2 2 .
3 6 3 4
Utilizziamo il processo di riduzione di Gauss per determinare una
riduzione in forma a scala per riga di A: E = ref (A) (la notazione
ref (A) è usata come acronimo di “Row Echelon Form”):
   
1 2 1 1 1 2 1 1
R2 →R2 −2R1
[A] =  2 4 2 2  −− −−−−−→  0 0 0 0 
3 6 3 4 3 6 3 4
   
1 2 1 1 1 2 1 1
R
R3 R2 →R2 −3R1
−−2−−→  3 6 3 4 − −−−−−−→  0 0 0 1  = E
0 0 0 0 0 0 0 0
Quindi rank(A) = 2 e le colonne basiche sono quelle di A che
corrispondono agli elementi pivot: A?1 e A?4 .
Si osservi che, per esempio, avremmo potuto utilizzare un’operazio-
ne elementare per riga di tipo II nella seconda matrice intermedia
(l’ultima prima di ottenere E nel processo di riduzione precedente)
dividendo la seconda riga per 3:
   
1 2 1 1 R
R2 → 32
1 2 1 1
 3 6 3 4  −−−−→  1 2 1 4 
3
0 0 0 0 0 0 0 0

 
1 2 1 1
R →R −R1
−−2−−−2−−→  0 0 0 1/3  = E I
0 0 0 0
Come si può notare, sebbene l’elemento pivot eI24 = 1/3 di E I abbia
un valore diverso dall’elemento pivot e24 = 1 di E, la posizione degli
elementi pivot in E ed E I , e più in generale la struttura di queste due
matrici, è la stessa.

D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 23


7. Orlati di una sottomatrice quadrata

Esempio 6.3
Riduzione di una matrice in forma a scala per riga. Ridurre secondo
Gauss-Jordan la seguente matrice:
 
1 2 1 3 3
 2 4 0 4 4 
A=  1 2
.
3 5 5 
2 4 0 4 7
Trasformiamo prima la matrice in forma a scala per riga:

R2 → R2 − 2 R1
R3 → R3 − R1
   
1 2 1 3 3 1 2 1 3 3
 2 4 0 4 4  R4 → R4 − 2 R1  0 0 −2 −2 −2 
A=  1 2 3 5 5  −−−−−−−−−−−−−−→  0 0 2
  
2 2 
2 4 0 4 7 0 0 −2 −2 1
R3 → R3 + R2
 
1 2 1 3 3
R4 → R4 − R2  0 0 −2 −2 −2 
−−−−−−−−−−−−→   0 0 0

0 0 
0 0 0 0 3
R2 → − R22
 
1 2 1 3 3
R3
R4  0 0 1 1 1 
−−−−−−−−−→   0 0 0 0 3 =E

0 0 0 0 0
che è una matrice in forma a scala per riga. Gli elementi pivot sono
riportati in “grassetto”. Quindi il rango della matrice è pari a 3 e le
colonne basiche sono A?1 , A?3 e A?5 .

7. Orlati di una sottomatrice quadrata


Sia Am×n una matrice e sia r ∈ Z+ con r ≤ {m, n}. Sia Mr una sotto-
matrice quadrata di ordine r estratta da A . Si chiamano orlati di Mr
in A le sottomatrici di ordine (r + 1) estratte da A che si ottengono
orlando Mr con una delle rimanenti (m − r) righe ed una delle rima-
nenti (n − r) colonne di A. Quindi una sottomatrice Mr di Am×n ha
un numero di orlati uguale a (m − r)(n − r).

24 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio


7. Orlati di una sottomatrice quadrata

Esempio 7.1
Sia  
a11 a12 a13 a14 a15
A3×4 =  a21 a22 a23 a24 a25 
a31 a32 a33 a34 a35
una matrice e  
a11 a12
M2 =
a21 a22
una sua sottomatrice.
Si costruiscano tutti gli orlati di M in A.

Il numero di orlati di M è (m − r)(n − r) = (3 − 2)(5 − 2) = 1 · 3 = 3


Indichiamo con O31 la sottomatrice del 3◦ ordine, che si ottiene orlando
M in A mediante la 3◦ riga e la 3◦ colonna, con O32 la sottomatrice
del 3◦ ordine che si ottiene orlando M in A mediante la 3◦ riga e la
4◦ colonna e con con O33 la sottomatrice del 4◦ ordine che si ottiene
orlando M in A mediante la 3◦ riga e la 5◦ colonna.
Gli orlati

richiesti sono
    
a11 a12 a13 a11 a12 a14 a11 a12 a15
O31 =  a21 a22 a23  ; O32 =  a21 a22 a24  ; O33 =  a21 a22 a25  .
a31 a32 a33 a31 a32 a34 a31 a32 a35

La costruzione degli orlati é alla base del teorema di Kronecker (o dei


minori orlati o semplicemente degli orlati) che permette di calcolare il
rango di una matrice Am×n in maniera meno onerosa rispetto al calcolo
del determinante di tutte le sottomatrici quadrate estraibili dalla stessa.
Secondo tale teorema, data una matrice Am×n , e considerata una sua
sottomatrice quadrata Mr di ordine r con determinante diverso da zero,
se tutti gli orlati di M in A, di ordine r+1, hanno determinante nullo,
allora rank(Am×n ) = r. Grazie al teorema di Kronecker quindi non
occorre controllare tutti i minori contenuti in una matrice, ma solo
quelli otteibili a partire da una sottomatrice di Am×n di ordine r non
singolare.

D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 25


7. Orlati di una sottomatrice quadrata

Esempio 7.2
Si consideri la matrice
 
1 2 −1 0
 2 −1 −3 3 
A4×4 =
 −3 −1

4 −3 
3 1 −4 3
Determinare il rango della matrice A4×4 .
Applichiamo il teorema di Kronecker.
Cerchiamo una sottomatrice quadrata di ordine r non singolare.
Scegliamo r = 2 ed estraiamo la sottomatrice composta dalle prime 2
righe e dalle prime 2 colonne

1 2
|S2 | =
= −1 − 4 = −5.
2 −1
Ovviamente se tale sottomatrice dovesse essere singolare se ne indivi-
duerá un’altra (se possibile) con determinante diverso da zero.
Nel caso in esame, la matrice S2 è non singolare, e quindi
rank(A4×4 ) ≥ 2.
È possibile orlare S2 in A in (4 − 2)(4 − 2) = 4 modi.
Gli orlati di S2 sono
   
1 2 −1 1 2 0
O31 =  2 −1 −3  ; O32 =  2 −1 −3  ;
−3 −1 4 −3 −1 −3
   
1 2 −1 1 2 0
O33 =  2 −1 −3  ; O34 =  2 −1 3 .
3 1 −4 3 1 3
I rispettivi determinanti sono

|O31 | = −4 + 18 + 2 + 3 − 3 − 16 = 0
|O32 | = 3 − 18 + 0 + 0 + 3 + 12 = 0
|O33 | = 4 − 18 − 2 − 3 + 3 + 16 = 0
|O34 | = −3 + 18 + 0 + 0 − 3 − 12 = 0.

Quindi tutti gli orlati del terzo ordine hanno determinante nullo, men-
tre la sottomatrice di A4×4 del secondo ordine da cui siamo partiti é
non singolare.
Per il teorema di Kronecker il rando dalla matrice A4×4 é due.
Se per il calcolo del rango della matrice avessimo applicato il metodo
delle sottomatrici, avremmo dovuto calcolare il determinante delle 16
sottomatrici del 3◦ ordine estraibili da A4×4 .

26 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio


7. Orlati di una sottomatrice quadrata

Esempio 7.3
Si consideri la matrice
 
2 1 −2 3
 2 1 −1 1 
 
B5×4 =  4 2 −3 −3 


 3 1 −4 3 
7 0 −5 1
determinarne il rango col teorema di Kronecker.
Sia B2 la sottomatrice quadrata di ordine 2 ottenuta considerando le
prime 2 righe e le prime due colonne di B

2 1
|B2 | = = −2 − 2 = 0.
2 1
Questa sottomatrice é singolare quindi non possiamo sceglierla per
applicare il teorema di Kronecker.
Sia allora B2 la sottomatrice di B ottenuta dall’intersezione degli
elementi della 1◦ e 2◦ riga con quelli della 2◦ e 3◦ colonna

1 −2
|B2 | = = −1 + 2 = 1.
1 −1
Questa sottomatrice è non singolare, e quindi rank(B5×4 ) ≥ 2.
È possibile orlare B2 in B5×4 in (5 − 2)(4 − 2) = 6 modi.
Costruiamo tutti gli orlati del terzo ordine.
     
2 1 −2 1 −2 3 2 1 −2
O31 =  2 1 −1  ; O32 =  1 −1 1  ; O33 =  2 1 −1  ;
4 2 −3 2 −3 −3 3 1 −4
     
1 −2 3 2 1 −2 1 −2 3
O34 =  1 −1 1  ; O35 =  2 1 −1  ; O36 =  1 −1 1 .
1 −4 3 7 0 −5 0 −5 1
|O31 | = 0 perchè la terza riga è la somma delle prime due (vedi
proprietà dei determinanti).
|O32 | = 3 − 4 − 9 − [−6 − 3 + 6] = −10 + 3 = −7 6= 0.
Ed allora rank(B5×4 ) ≥ 3. Potrebbe essere al più pari a 4.
A partire da O32 si riapplica il teorema di Kronecker. È possibile orlare
O32 in due modi (4◦ riga 1◦ colonna e 5◦ riga 1◦ colonna).
I due orlati sono   
2 1 −2 3 2 1 −2 3
2 1 −1 1  2  2 1 −1 1 
O41 = 
  
;O = 
 4 2 −3 −3  4  4 2 −3 −3 
3 1 −4 3 7 0 −5 1
Il determinante |O41 | = 7 6= 0 (i calcoli relativi all’applicazione del I
teorema di Laplace si lasciano come esercizio allo studente).
Tale risultato é sufficiente per poter dire che rank(B5×4 ) = 4.

D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 27


8. Operazioni elementari sulle matrici

8. Operazioni elementari sulle matrici


Teorema 8.1 (Operazioni elementari). Sia An una matrice qua-
drata di ordine n e sia Bn una matrice dello stesso ordine ottenuta da
An tramite una delle seguenti operazioni per riga.
(1) Scambiare la i-esima riga con la j-esima riga.
(2) Moltiplicare la i-esima riga per α 6= 0.
(3) Sommare all’i-esima riga α volte la j-esima riga.
Allora il determinante di Bn , |Bn | è dato da:
(1) |Bn | = −|An |.
(2) |Bn | = α|An |.
(3) |Bn | = |An |.
I risultati di tale teorema valgono anche se tali operazioni sono applicate
alle colonne di An e sono conseguenza delle proprietá dei determinanti.
L’utilitá di tali operazioni sta nella possibilitá di utilizzarle per trasfor-
mare la matrice iniziale in una matrice triangolare, il cui determinante
è di facile calcolo.
Il processo che, tramite operazioni elementari, trasforma una matrice
qualsiasi in una triangolare è detto risoluzione di Gauss.
Il processo che, tramite operazioni elementari, trasforma una matrice
(con determinante diverso da zero) in una identitá è detto Risoluzione
di Gauss-Jordan.
I due processi sono mostrati rispettivamente negli esercizi 8.1 e 8.2.

28 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio


8. Operazioni elementari sulle matrici

Esempio 8.1
Calcolare il determinante della seguente matrice
 
2 1 −1
An =  3 −1 2  .
0 1 1
Non è possibile stabilire a priori quale operazione elementare ci con-
durà più facilmente ad una matrice triangolare. E’ necessario un po’
di intuito e di esperienza. Per esempio si scambi la riga 2 con la riga
3, pertanto
2 1 −1 2 1 −1

3 −1 2 = − 0 1 1 .

0 1 1 3 −1 2
Il nostro prossimo obiettivo è di trasformare gli elementi a31 e a32 in
zeri. Conviene sempre iniziare a trasformare gli elementi da sinistra.
Consideriamo quindi l’elemento a31 = 3. Possiamo trasformare questo
elemento in 0 sommando alla terza riga della matrice α volte la prima
riga con α tale che αa11 + a31 = 0. Quindi α = −3/2. Questa
trasformazione non altera il valore del determinante. Quindi:

2 1 −1

|A| = − 0 1 1 .
0 −5 7
2 2
Non resta quindi che annullare l’elemento a32 = −5/2. Per far questo
conviene modificare la riga 3 usando solo la riga 2, in modo da non
alterare il valore di a31 = 0. Si potrebbe procedere come in precedenza
e sommare alla riga 3 β volte la riga 2 con β tale che βa22 + a32 = 0.
Il valore di β cercato é β = 2/5. Per mantenere l’uguaglianza il
determinante di A andrà moltiplicato per 1/β = 5/2. Otteniamo

2 1 −1
5
|A| = − 0 1 1 .
2 0 −1 7
5
Sommando, a questo punto, alla riga 3 la riga 2 non si altera il
valore del determinante e si ottiene il risultato desiderato, ovve-
ro una matrice triangolare di cui sappiamo calcolare facilmente il
determinante

2 1 −1  
5 5 12
|A| = − 0 1 1 = − · 2 · 1 ·
= −12.
2 0 0 12 2 5
5
Si osservi che, tramite ulteriori operazioni per riga, è possibile trasfor-
mare la matrice triangolare appena trovata in una matrice identità se,
come nel nostro caso, il determinante risulta diverso da 0. I passaggi
sono mostrati nell’esercizio successivo.

D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio 29


8. Operazioni elementari sulle matrici

Esempio 8.2
Sia data la matrice triangolare A3 dell’esercizio precedente

2 1 −1
5
|A| = − 0 1 1 .
2 0 0 12
5
Indichiamo con Ri la riga i-esima della matrice. Abbiamo

2 1 −1 R1 − R2 2 0 −2 R1 + 5 R3
6
|A| = − 52 0 1 1 = − 25 0 1 1 =
0 0 12 0 0 12
5 5

2 0 0 R2 − 5 R3 2 0 0 R1 · 1
12 2
5 5
= −2 0 1 1 = − 2 0 1 0 =
12 12 R3 · 5

0 0 0 0
5 5 12

1 0 0 1 0 0
5

12

= −2 · 2 · 5 0 1 0 = −12 · 0 1 0

= −12 · |I3 | = −12,

0 0 1 0 0 1
visto che il determinante della matrice identità è pari a 1.

30 D. Provenzano, M. Tumminello e A. Consiglio