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L’opera in Francia da Lully a Rameau.

L’opera in Inghilterra: Purcell

Musica francese del Seicento: Idea nata dal ‘500 secondo la quale la
musica potesse muovere gli affetti. La musica era utilizzata dal re francese
per celebrare la sua grandezza. Académie de poésie et de musique più
importante istituzione musicale, in cui opera Baif, che sostiene la fusione
fra musica e poesia. Ritmo musicale di fondamentale importanza anche
perché doveva adattarsi alla danza, praticata nelle corti. Musique mesurée
à l’antique: attribuiti i metri della poesia classica alla poesia francese, si fa
coincidere il metro musicale a quello poetico, minime per sillabe lunghe,
semiminime per sillabe brevi. Monodia non utilizzata in favore della
polifonia omoritmica.
Il ballet de cour: Nella corte reale si realizzavano sontuosi spettacoli a cui
assistevano aristocratici, ambasciatori, rappresentanti di altre corti
europee. Ballet à entrée: balletto durante il quale anche il pubblico
prendeva parte alla danza interrompendo la narrazione. Il ballet de cour
era molto lungo e costoso. Dal 1630 abbandona i soggetti allegorici per
celebrare più direttamente le vittorie della monarchia. Mersenne: teorico
che nel Traité de l’Harmonie universelle orienta le idee platoniche sulla
musica verso la funzione politica.
L’opera italiana in Francia: Mazarino sale al potere e chiama i maggiori
musicisti italiani in Francia. Fa rappresentare il Sant’Alessio di Landi. Fece
arrivare la compagnia dei Febiarmonici. Inserì nell’opera italiana
caratteristiche dell’opera francese, tra cui balletti, le spettacolari
scenografie del veneziano Torelli. Non ottenne successo perché al pubblico
francese non piaceva l’opera italiana per la musica troppo complessa, per
il testo incomprensibile perché in un'altra lingua e anche perché il popolo
stava ostacolando Mazarino e dunque rifiutava ciò che era italiano. Si cercò
di adattare l’opera italiana ai gusti francesi, con cattivo esito.
Jean-Baptiste Lully: Italiano naturalizzato francese, divenne valletto da
camera (servo) mentre studiava musica. Fu nominato “compositore della
musica strumentale”, poi “sovrintendente della musica e compositore
della musica da camera”, infine “maestro della musica della famiglia reale”.
Scrisse ballet de cour, era direttore delle orchestre reali: Grand écurie: fiati,
tamburi, gestiva le occasioni ufficiali; Chappelle: organisti e cantori, musica
sacra; Chambre: divisa in Grande bande, Petits violons e altri strumentisti,
che suonava in occasione di feste e allo svegliarsi e addormentarsi del re.
Collaborò con Molière per la creazione delle comédies-ballets: commedie
recitate con l’inserzione di passi danzati. Musica, recitazione e danza erano
giustapposte. Tragédie lyrique: comédie-ballets dove recitazione, danza e
musica sono uniti. Libretti di Quinault. Erano tragedie in versi divisi in Airs
e Récits, oltre a diversi interventi corali e strumentali. Cinque atti, all’inizio
c’è un’ouverture. Divertissment: punto centrale dell’atto che consta di un
balletto che non incide sulla narrazione. La funzione della tragédie lyrique
era glorificare il re. Lully aveva il monopolio della musica in Francia, eliminò
spesso qualunque suo avversario. Le traédie lyrique erano aperte al
pubblico pagante, prezzo accessibile a tutti, pubblico variegato, molto
gradita dai Francesi. La Francia fu l’unico paese in cui non attecchì l’opera
italiana.
Purcell e l’opera inglese: Pratica madrigalistica nel tardo ‘500, influenze
delle air de cour francesi e della monodia italiana. Tentativi di introdurre
l’opera italiana in Inghilterra, che però non fu accettata dal pubblico per la
sua inverosimiglianza. Purcell compone degli inserti musicali all’interno di
drammi recitati (Shakespeare) simili agli intermedi del ‘500 italiano (semi-
opere): collegava gli atti e fungeva da musica di scena quando la recitazione
richiedeva un intervento sonoro. Masque: sontuoso balletto corredato da
musica vocale e strumentale. Glorificava il re, i nobili potevano danzare,
annulla la separazione fra pubblico e danzatori.: Dido and Aeneas: unico
spettacolo interamente musicato, riconducibile ad una vera e propria
opera, di proporzioni ridotte, i personaggi si esprimono cantando. Usa il
basso ostinato, sempre fisso, con melodia variabile. Non usa il basso
ostinato solo nel repertorio religioso, in cui usa lo stile declamatorio, dato
che il testo e in prosa e non in versi.