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Lenti Oftalmiche

Le Caratteristiche dei Mezzi Ottici


 Caratteristiche Ottiche
⫸ Indice di rifrazione (n) è il rapporto tra la velocità della luce nel vuoto e la velocità della luce in un
dato materiale. Nella costruzione di LO più è alto e più sottile sarà la lente a parità di potere.
⫸ Coefficiente di Dispersione
D ispersione e numero di ABBE ν (ni greco)
greco ) Quando un raggio di luce bianca (poli-
cromatica) attraversa una LO le varie radiazioni monocromatiche si propagheranno con velocità
diverse perciò la luce si dividerà in più radiazioni, questo è il fenomeno della dispersione più è ele-
vata più il materiale è scarso. Il numero di Abbe è l’inverso della dispersione e misura la dispersione
cromatica di un materiale trasparente alle lunghezze d'onda del visibile, equivale alla bontà ottica
del materiale ed è inversamente proporzionale all’indice di rifrazione. Più è alto e più è buono (va
da 25 a 65)
65 è chiamato anche Costringenza
Co stringenza ed esprime la proprietà del materiale di contenere en-
tro limiti accettabili la dispersione cromatica provocata dalla dipendenza dall’indice di rifrazione e
dalla lunghezza d’onda.
Possiamo dire in modo approssimativo che quando una radiazione luminosa incontrerà la nostra LO
avverranno i tre fenomeni:
 Una parte della radiazione si riflette sulle due superfici della lente (Riflettanza)
 Una parte della radiazione si trasmette, cioè attraversa la lente (Trasmittanza)
 Una parte della radiazione viene assorbita dal materiale (Assorbenza)
La somma di queste tre parti equivale al valore totale della radiazione incidente.
⫸ Coefficiente di trasmissione o trasmit-
trasmit-
tanza τ (tau) si indica in % ed è la
quantità di luce che riesce ad attraver-
sare il materiale. Quindi è il rapporto
tra la radiazione trasmessa (Φ t ) e la ra-
diazione incidente (Φ i )
⫸ Coefficiente di Assorbimento o Assor-
Assor-
banza,
banza quantità di luce che viene as-
sorbita dal materiale, anche questo va-
lore viene indicato in %
⫸ C oefficiente di Riflessione
iflessione o Riflettanza
φ (fi) quantità di luce che viene riflessa
dalla superficie del materiale. Ogni vol-
ta che una radiazione luminosa incon-
tra una superfice, una certa quantità di
questa viene persa per riflessione.

 Caratteristiche Chimico-Fisiche
⫸ Densità o peso specifico:
specifico: più è alto e più la lente è pesante
⫸ Coeff. di dilatazione termica:
termica: indica la capacità di non variate le proprie dimensioni al variare della
temperatura, anche piccole variazioni potrebbero far uscire la lente dalla montatura o comprimerla
all’interno dell’oculare, ma soprattutto si avrebbe un decentramento del CO.
fusione:: caratteristica molto importante per evitare di rovinare la lente nelle varie
⫸ Temperatura di fusione
fasi di lavorazioni o nell’appricazione dei vari trattamenti
⫸ Resistenza alle
alle abrasioni e agli urti:
urti: riguardano la capacità di resistere all’impatto con altri materiali,
nella prima ci interessa la durezza superficiale, cioè la resistenza alle abrazioni e agli urti, nella se-
conda ci interessa la resistenza alla rottura, cioè la sua infrangibilità.
⫸ resistenza agli agenti chimici:
chimici: più che altro il materiale deve saper resistere al sudore.

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 19


Materiali Per Uso Ottico
 Inorganici - il Vetro
Il vetro è il primo materiale utilizzato per la costruzione di lenti. Si divide in tre categorie:
⫸ Comune Lastre di vetro
⫸ Semiottico Lenti oftalmiche (FO)
⫸ Ottico Raffinato per strumenti ottici.
Il vetro è un materiale Inorganico in quanto non contiene ne H, ne C, infatti il vetro è Biossido di silice
(SiO 2 ) se la silice è pura la sua struttura regolare è formata da tetraedri dove gli atomi di ossigeno
riempiono i buchi lasciati liberi dagli atomi di silicio, questa formerà un vetro cristallino poco adatto
all’utilizzo oftalmico perciò gli vengono aggiunti dei degli altri ossidi, chiamati ossidi modificatori del
reticolo, che vanno a rompere la struttura cristallina e ne abbassano il punto di fusione rendendo ma
massa vetrosa più lavorabile, di seguito vediamo le sue caratteristiche:
mogeneo, ha infatti le stesse proprietà in ogni sua parte.
⫸ O mogeneo
⫸ Isotropo,
Isotropo le proprietà non dipendono dalla direzione con cui viene analizzato (es. l’indice di rifra-
zione non dipende da dove viene la luce) al contrario del legno che è Anisotropo infatti dove ap-
plichiamo una forza abbiamo reazioni diverse.
⫸ Amorfo perché non ha una struttura cristallina
⫸ Viscoso perché non è un solido ma un fluido molto viscoso i cui legami intermolecolari e gli attriti
interni ne mantengono inalterata la forma per un lunghissimo tempo
Il vetro che viene utilizzato per le LO è una miscela di varie sostanze miscelate per ottenere il prodotto
finito desiderato, le varie sostanze sono:
⫸ Sostanze Vetrificanti:
Vetrificanti : sono i costituenti principali della massa vetrosa e attraverso il calore si fon-
dono dallo stato cristallino a quello vetroso
Fondenti:: abbassano la temperatura di fusione da 1600° a 1200°
⫸ Sostanze Fondenti
Stabillizzanti:: aggiunte per stabilizzare i legami molecolari e aumentare la resistenza
⫸ Sostanze Stabillizzanti
chimica del vetro.
⫸ Sostanze Accessorie
Acces sorie:
sorie : possono essere aggiunte o tolte alla sostanza vetrosa in base al tipo di vetro
che si vuole realizzare e sono:
 Affinanti:
Affinanti: sviluppano dei gas che impediscono la formazione di bolle
 Decoloranti:
Decoloranti: per togliere la colora-
zione naturale della viscosità.
 Coloranti:
Coloranti : per colorare il vetro, se
sono di natura chimica hanno le-
gami più forti con la massa vetrosa,
se sono di natura organica avranno
legami meno forti.
 Opacizzanti:
Opacizzanti: per dare un opacità
naturale.
La produzione del vetro si sviluppa nel
seguente modo:
⫸ Miscelazione della massa vetrosa, può
pregiudicare l’omogeneità del mate-
riale finito
⫸ Fusione la massa vetrosa si porta alla
temperatura di circa 1000°C in modo
che si fonda e si formi il vetro, in que-
sta fase si ha l’evaporazione
dell’umidità e la decomposizione ter-
mica dei vari ossidi modificatori del re-
ticolo
⫸ Omogeneizzazione la massa vetrosa
fusa viene rimescolata in senso vertica-
le dalle bolle di gas, soprattutto CO2 ,

20 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti


e in senso orizzontale da degli agitatori meccanici, inoltre per facilitare l’operazione viene alzata
la temperatura per abbassare la viscosità della massa vetrosa
⫸ Affinazione serve per eliminare le bolle di gas dalla massa vetrosa, si innalza ancora la temperatu-
ra per diminuire la viscosità e facilitare la fuoriuscita delle bollicine di gas
⫸ Condizionamento forse la fase più importante di tutto il processo, la temperatura viene abbassata
attraverso un ciclo termico di raffreddamento per ottenere il prodotto finito desiderato. In questa
fase occorre evitare la devetrificazione ossia evitare che la solidificazione avvenga in maniera cri-
stallina.
⫸ Distribuzione alla fine della fase precedente la massa vetrosa assume una consistenza semifluida,
lo scopo e di alimentare con una quantità costante gli stampi che andranno alle presse per la
formazione degli sbozzi che poi verranno lavorati per ottenere le lenti finite.

 Vetri Minerali Per Lenti Oftalmiche


n = 1523 ABBE = 58 P/S = 2,61
CROWN
E’ considerato a medio basso indice, è molto duro quindi fragile e tende a
rompersi e a frantumarsi in schegge appuntite.
E’ possibile abbassare la sua durezza usando Crown al Boro-Silicato che risulta
meno fragile oppure il Crown al Bario che è uno dei più diffusi e ha un indice
di rifrazione n = 1,6 però ha un ABBE più basso (~ 42) ha ottime proprietà
ottiche e elevata trasparenza.

n = 1,6 ABBE = 44 P/S = 3,42


FLINT
Si ottiene usando sostanze stabilizzanti come il piombo, più piombo usiamo
più aumenta l’indice di rifrazione ma diminuisce l’Abbe
Rispetto al Crown fa passare meno U.V. ma è più pesante, la sua superficie è
più morbida e si graffia più facilmente.

TITANIO n = 1,7 ABBE =35/40 P/S = 3,21


Si ottiene usando il Titanio come stabilizzante, come materiale viene utilizzato
per le alte ametropie sopra le 10 diottrie, come i materiali successivi. Vengono
usati al posto delle resine plastiche perché anche se il peso è maggiore, lo
spessore al bordo delle lenti negative è nettamente inferiore.

LANTANIO n = 1,8 ABBE =35/36 P/S = 3,7


Si ottiene usando il Lantanio come stabilizzante

TERRE RARE n = 1,9 ABBE =31 P/S = 4,0


Si ottiene usando il norio o il tantalio come stabilizzante.
Sia il vetro al Lantanio che quello alle Terre Rare si usano per alte ametropie
(fino a 25 diottrie), hanno tutti un basso numero di ABBE quindi hanno una
scarsa bontà ottica, sono materiali abbastanza morbidi e leggeri.

 Organici - Le Resine Plastiche


Le prime materie plastiche ad essere utilizzati per la visione furono sviluppati nella seconda guerra
mondiale. Da allora sono stati fatti notevoli passi avanti migliorando queste resine e rendendole sem-
pre più idonee all’uso oftalmico.
Le materie plastiche sono formate da polimeri macromolecolari prodotti dalla trasformazione delle
materie naturali, abbiamo visto le caratteristiche dei polimeri nei materiali per montature, ma le loro
caratteristiche sono idonee all’utilizzo in campo oftalmico. Anche questi polimeri come il vetro sono
sostanze amorfe e isotrope e hanno un comportamento termico simile al vetro, la differenza sta nel
fatto che non hanno un vero punto di fusione ma un intervallo di rammollimento che avviene a tem-
perature molto più basse rispetto al vetro, tutte le materie plastiche sopra i 250°/300°C subiscono una
decomposizione del polimero e tendono a bruciare.

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 21


La principale divisione delle resine è fra Termoindurenti e Termoplastiche e come per le montature la
fabbricazione delle lenti in resina avviene per Stampaggio per Compressione o per Stampaggio per
Iniezione.
Le caratteristiche delle lenti organiche sono migliori rispetto alle lenti in vetro, prima di tutto il peso
specifico è molto più basso e la lente sarà più leggera, la trasparenza è più elevata, la resistenza
all’impatto è migliore, infatti le lenti organiche sono anche chiamate infrangibili, sia il numero di Abbe
che l’indice di rifrazione sono simili a quelli del vetro, l’unica nota negativa è la resistenza all’abrasione
che risulta inferiore infatti si graffiano più facilmente del vetro e necessitano di adeguati trattamenti.

 Resine Plastiche Per Lenti Oftalmiche


n = 1,49 ABBE = 58 p/s 1.19
PMMA
Termoplastico, molto duro e si rompe facilmente e viene usato anche per
lenti contatto rigide. T° di rammollimento = 110°
Primo materiale ad essere utilizzato per LO ma ora non vengono più
realizzate lenti in PMMA

n = 1,498 ABBE = 62 p/s 1.32


CR-
CR - 39
È il materiale più utilizzato per LO di bassa gradazione altrimenti la lente
Columbian Resin risulta troppo spessa. È una resina termoindurente molto versatile con
caratteristiche ottime come leggerezza, resistenza agli urti, resistenza
all’appannamento e buona colorabilità, però si graffia facilmente,
presenta spessori consistenti e deformazioni.

n = 1,586 ABBE = 30 p/s 1.20


POLICARBONATO
Resina termoplastica simile per caratteristiche al CR-39 ma con indice di
rifrazione maggiore e Abbe minore. È consigliato nelle montature a
giorno, assorbe molto i raggi U.V. e con il tempo ingiallisce.

In commercio si trovano altre resine, derivate dal policarbonato, con indice di rifrazione fino a 1,74
che hanno caratteristiche simili alle altre però con spessori minori ma come per vetro all’aumento
dell’indice di rifrazione peggiorano le caratteristiche di dispersione e si riduce il numero di Abbe e
inoltre presentano una rigidità maggiore che riduce la resistenza agli urti.

Lenti Negative Lente Vetro Crown Lente Vetro Flint Lente organica
Diametro (mm) 70 70 70
Potere (D) - 6,00 - 6,00 - 6,00
Spessore al Centro (mm) 0,80 1,00 2,00
Spessore al Bordo (mm) 8,70 7,10 10,20
Diff. Di spessore centro/bordo (Crown) -/- +25 / -18,40 +150 / +17,25
Peso (grammi) 46 47,70 29,70
Differenza Peso Rispetto al Crown (%) - + 3,70 - 35,40

Lenti Positive
Positive Lente Vetro Crown Lente Vetro Flint Lente organica
Diametro (mm) 70 70 70
Potere (D) + 6,00 + 6,00 + 6,00
Spessore al Centro (mm) 8,00 5,90 8,60
Spessore al Bordo (mm) 0,50 0,40 0,80
Diff. Di spessore centro/bordo (Crown) -/- -26,25 / -20,00 +7,50 / +60,00
Peso (grammi) 44,30 40,10 24,50
Differenza Peso Rispetto al Crown (%) - - 9.50 - 44,70
Nelle due tabelle riportate qui sopra potete vedere le differenze fra le varie caratteristiche dei materiali
vetrosi e organici. Notate la differenza fra gli spessori al centro e ai bordi e fra il peso.

22 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti


I Trattamenti e i Rivestimenti
 Il Trattamento Indurente sulle Lenti in Vetro
Il principio dei trattamenti che tentano
di aumentare la resistenza agli urti e
quello di creare uno strato di precom-
pressione che aumenta la resistenza agli
urti. Nelle lenti in vetro il trattamento
indurente viene realizzato con la TEM-
PRA. Può essere eseguita solamente
sulla lente finita attraverso due metodi:
⫸ Tempra TERMICA
La tempra termica prevede
l’inserimento della lente in un forno
elettrico alla temperatura di
500/600° per alcuni minuti poi viene estratta e raffreddata in modo molto brusco fino a 30°. Que-
sto passaggio aumenta la resistenza del vetro, il vantaggio è il basso costo e la facilità
dell’operazione; lo svantaggio è si può rompere durante il raffreddamento. La tempra termica
aumenta la resistenza agli urti di 2/3 volte rispetto al vetro normale.
⫸ Tempra CHIMICA
La tempra chimica è fatta con l’immersione della lente in una soluzione di potassio, e successiva-
mente sottoposto ad un riscaldamento di 400°. Durante l’immersione le zone lasciate libere dagli
Ioni del vetro vengono occupate dagli ioni del potassio che ne aumentano la compattezza; I van-
taggi sono: rischio minore di autofrantumazione (quasi nullo), procedimento regolabile per du-
rata e numero di immersioni, aumento della resistenza agli urti fino a 10 volte. Gli svantaggi sono:
Aumento del costo e non può essere eseguita su lenti già trattate.

 Il Trattamento Indurente sulle Lenti in Materiale Organico


Nelle lenti in Organico il trattamento indurente ha lo scopo di rendere meno morbida la superficie
della lente ed evitare che si graffi facilmente. Non possono essere utilizzare le tecniche per il vetro, in
quanto i materiali organici non supportano le alte temperature, sopra i 200°C si sciolgono, perciò il
trattamento indurente viene eseguito con tre tecniche differenti, al termine delle quali la lente viene
posta in forno per l’asciugatura dello strato di mate-
riale depositato.
⫸ SUBLIMAZIONE (SottoVuoto)
La Sublimazione prevede che la lente venga mes-
sa sottovuoto in una campana di vetro, su fondo
della campana in un braciere viene messo il ma-
teriale indurente (Biossido di Silicio al quarzo) il
quale passa direttamente dallo stato solido a
quello gassoso. Le particelle che si sprigionano si
depositano sulla lente (tutto sempre sottovuoto).
Con questa tecnica si realizzano strati molto sotti-
li che danno luogo a protezioni modeste.
⫸ LACCATURA
La Laccatura viene eseguita con vernici siliconi-
che (lacche) che consentono di ottenere alte resi-
stenze con spessori ridotti, la deposizione del ma-
teriale è più semplice e meno costosa rispetto al
metodo a sublimazione. La laccatura può avveni-
re in due modi:
 Immersione : La lente viene immersa nella
vernice al silicone e quando viene tolta la so-
stanza rimane attaccata alla lente. Con lacche

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 23


molto fluide si ottengono strati molto sottili
 Centrifugazione: la lente viene fatta girare velocemente e una goccia di lacca viene versata al
centro della superficie della lente che si espande sulla faccia della lente, questo metodo per-
mette di ottenere strati di spessore uniforme.
⫸ VERNICI NANOCOMPOSITE
Lacche siliconiche di ultima generazione in cui vengono disperse micro particelle di silicio. Questo
permette di ottenere strati di durezza superficiale fino al 30% maggiore rispetto alla normale lac-
catura, ma il costo è più elevato. Per depositarle si utilizzano le
stesse tecniche della laccatura.

 Trattamento Anti-Riflesso
Prima di parlare dei trattamenti antiriflesso che si possono effettua-
re sulla lente, facciamo una panoramica sui tipi di riflessi che si
verificano sulle superfici della lente e sui disturbi che producono
alla visione.
Le superfici di una lente anche se trasparenti presentano sempre
una parte di riflessione, questa può avvenire sulla superficie ante-
riore, su quella posteriore o all’interno dello spessore della lente.
nteriorii
⫸ Riflessi Anterior
Sono tutti quei riflessi originati da radiazioni luminose che pro-
vengono da davanti alla lente. Questa si può riflettere
sull’occhio ritornare alla lente e riflettersi sia sulla superficie
posteriore della lente che su quella anteriore della lente e ri-
tornare nell’occhio. In tutti e due casi sulla lente si forma un ri-
flesso dell’immagine reale.
⫸ Riflessi posteriori
Sono immagini generate da radiazioni luminose provenienti da
dietro la lente, i raggi si riflettono sulla superficie posteriore
della lente poi arrivano all’occhio, oppure si rifrangono sulla
superficie posteriore, arrivano sulla superficie anteriore e da
questa vengono riflesse arrivando sino all’occhio; questi due
tipi di riflessi sono legati alle dimensioni della montatura, più è
grande l’anello e più sarà evidente l’immagine riflessa dando
origina al fenomeno delle immagini fantasma.
⫸ Riflessi Interni
sono tutti quei riflessi che si hanno quando la luce si riflette fra
le due superfici della lente creando un aumento di luminosità e
una diminuzione del contrasto.
G li effetti disturbanti dei riflessi li possiamo raggruppare in:
1. L’effetto FLOU, o diminuzione di contrasto,
contrasto la luce riflessa circola in modo incontrollato distur-
bando la formazione dell’immagine degli oggetti osservati. L’immagine osservata sarà formata da
una quantità minore di luce che invece illuminerà il resto del campo visivo.
2. Comparsa di immagini fantasma,
fantasma il più delle volte rappresentate da bagliori o effetti luminosi che
compaiono nel campo visivo in posizioni di difficile determinazione, questi casi si hanno soprat-
tutto con i riflessi posteriori.
3. Difficoltà di visione notturna,
notturna , il fenomeno delle immagini fantasma rende più difficoltosa la visio-
ne notturna, in quanto la loro comparsa in campo scuro appare più intensa e crea un disagio
maggiore, anche le luci più tenui possono risultare abbaglianti. Il fenomeno dell’abbagliamento
riduce il contrasto.
4. Diminuzione della trasparenza,
trasparenza perché la quantità di luce che viene riflessa va a diminuire la luce
rifratta che concorre alla formazione dell’immagine; più luce viene riflessa e meno luminoso sarà
l’oggetto osservato.
5. Effetto specchiato o effetto vetrina,
vetrina è fastidioso per chi ci guarda perché sugli occhiali si riflettono
gli oggetti circostanti con il risultato di confondere il volto di chi porta gli occhiali e lo sguardo
dell’individuo, sono riflessi generati da una sorgente luminosa posta davanti alla lente, la radia-
zione si riflette sulla lente e torna indietro.

24 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti


 Realizzazione dello stato antiriflesso
Lo stato anti-riflesso è depositato sulla superficie per “sublimazione” in una camera sottovuoto, gli
ossidi metallici presenti all’interno del crogiolo (dove si fondono gli elementi) sono portati a tempera-
ture elevate passando dallo stato solido allo stato gassoso e le molecole si depositano sulle superfici
delle lenti. In questo modo si forma uno strato di anti-riflesso e la perdita di radiazione per riflessione
passerà dal 8% di una lente non trattata al 4 %.
Con questo metodo di realizzazione il trattamento può non aderire perfettamente alla lente, perciò
per ottenere una migliore coesione con la superficie sono stati messi a punto metodi multistrato più
efficaci sia dal punto di vista ottico che di durata nel tempo, vengono sempre realizzati sotto vuoto da
più strati sottili sovrapposti, con questo trattamento la perdita di riflessione scende fino allo 0,8%, ma
non tutti gli strati servono alla eliminazione dei riflessi, alcuni di essi come ad esempio il primo strato
ad essere depositato, serve a rendere più compatibile e adesivo il deposito degli strati successivi.
I trattamenti sulle lenti in materiale organico non possono essere fatti a temperature elevate perché
oltre i 200 gradi C° si sciolgono.

 Vantaggi Dei Trattamenti Anti-Riflesso


⫸ Aumento della brillantezza dell’immagine come conseguenza dell’aumento della trasmittanza
⫸ Migliore definizione dell’immagine per aumento del contrasto.
⫸ Maggiore continuità del livello di prestazione perché l’attività visiva è meno disturbata da effetti
abbaglianti.
⫸ Riduzione degli inestetismi perché viene avvertita meno la presenza della lente.
⫸ Attenuazione delle percezioni virtuali o immagini fantasma.

 A chi si consiglia l’anti-riflesso?


Il trattamento anti-riflesso non è un semplice abbellimento della lente, ma apporta una serie di van-
taggi da renderlo una necessità. In particolar modo nei seguenti casi:
⫸ In tutte le lenti ad alto indice di rifrazione n > 1,60
⫸ Nelle lenti asferiche e in quelle per forti miopie
⫸ Nelle lenti progressive per eliminare ulteriori fattori di disturbo
⫸ A tutte le persone che lavorano sotto luci artificiali
⫸ Nell’utilizzo serale e notturno sia per leggere che per guidare, soprattutto ai miopi
Tutte le lenti con indice di rifrazione superiore di 1,60 se trattate con anti-riflesso risultano più traspa-
renti e mostrano di più la sporcizia e le impronte, in realtà non si sporcano di più ma essendo più tra-
sparente ogni segno sulla lente viene maggiormente notato. Per cui bisogna averne molta cura e pu-
lirle con maggiore frequenza. Per pulirle bisogna lavarle con il limone e sciacquarle con acqua fredda
per non rovinare lo strato dell’anti-riflesso..

 I Trattamenti Antimbrattamento
Col termine di antimbrattamento vengono solitamente indicati depositi superficiali che tendono a:
⫸ far sporcare meno la lente
⫸ diminuire l’effetto di condensa che si viene a creare sulle superfici di una lente nel passaggio fra
ambienti freddi e caldi
Per evitare che la lente si sporchi la si rende idrofobica in quanto una superficie sulla quale l’acqua
scivola con facilità tende a sporcarsi di meno, mentre le gocce d’acqua o di condensa che ristagnano
sulla superficie e si asciugano sulla stessa lasciando i depositi che non evaporano. I trattamenti di
questo tipo sono normalmente a base di fluoro che creano sulla superficie una sorta di repulsione
verso l’acqua ed i liquidi in genere, formano strati compatti e lisci che non permettono allo sporco e
ad ogni residuò di natura grassa (come l’unto lasciato dalle mani) di attecchire. I trattamenti di antim-
brattamento sono effettuati sulle lenti organiche, dal momento che normalmente le lenti in vetro mi-
nerale già presentano superfici sufficientemente lisce.
In questi ultimi anni sono poi stati realizzati trattamenti superficiali specifici per limitare il problema
della condensa, freddo-caldo, sulle lenti. Questi depositi denominati di antiappannamento, attraverso
l’uso di particolari sostanze tensioattive (sostanze che tendono a diminuire la tensione superficiale e
quindi ad aumentare il potere bagnante sulla superficie) “convertono” l’umidità o la condensa creata,

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 25


in un invisibile strato di microparticelle d’acqua che scivola dalla superficie, senza lasciare traccia. E
noto infatti che la differenza di temperatura fra la lente fredda e l’ambiente caldo crea spesso una
fastidiosissima condensa che impedisce, a volte per alcuni minuti, la visione.
È noto che spesso anche l’uso di particolari spray può avere un effetto di antiappannamento.

 I Trattamenti Integrati
La volontà di creare prodotti oftalmici sempre più rispon-
denti alle esigenze dei portatori ha spinto le aziende, a co-
struire trattamenti multipli soprattutto sulle lenti organiche.
Un trattamento integrato è solitamente un multistrato nel
quale nell’ordine si susseguono depositi con le seguenti
funzioni:
⫸ il primo strato di adesione e di indurimento superficiale
⫸ 5 o più strati di antiriflesso per un abbattimento comples-
sivo dei riflessi su un’ampia parte dello spettro visibile, fi-
no a valori inferiori all’ 1%
⫸ un’ultimo strato con funzione di antimbrattamento
Questi trattamenti sono ottenuti in passaggi successivi in
camera sottovuoto, in modo tale che nell’ ambito di un inte-
ro ciclo di lavorazione, sulla lente vengano depositati i vari
strati.
Il primo strato di questi depositi è sempre un trattamento di
indurimento superficiale che serve anche per far aderire
meglio gli strati successivi. A tale scopo si utilizzano i metodi
di deposito al quarzo, con sublimazioni di ossidi metallici
che si comportano bene come sottostrati per un successivo
trattamento antiriflesso.

 Considerazioni generali sui trattamenti multipli.


Come già detto questi trattamenti sono oggi:
⫸ indurimento superficiale, antiriflesso e antimbrattante nei materiali organici
⫸ antiriflesso ed antimbrattante nei vetri minerali
Essi realizzano normalmente delle buone performance come rivestimento globale, anche se il tratta-
mento antiriflesso depositato sopra l’indurimento superficiale perde un poco della sua efficacia. Soli-
tamente esso non va oltre una trasmissione del 98%.
Al termine di questo capitolo dedicato ai trattamenti superficiali occorre fare tre considerazioni che
completano le nozioni sopraesposte:
⫸ oltre ai trattamenti di cui si è parlato, spesso vengono effettuati rivestimenti di protezione all’UV
per bloccare tutte le radiazioni UV fino ai 400 nm. A volte tale effetto è ottenuto inserendo dei
pigmenti nelle lacche di indurimento.
⫸ nel decidere quali trattamenti fare su una lente scegliere solo ciò che può essere utile. Controllare
bene le operazioni possibili e la loro successione: ad esempio colorazione, indurimento, antirifles-
so... Non tutto sempre è possibile!
⫸ tutto quanto espresso in questo capitolo sarebbe miseramente vanificato se le lenti venissero pulite
con sistemi inadeguati. Oggi la tecnologia dei cosiddetti panni per occhiali ha fatto passi notevoli,
presentando prodotti in microfibra dalle caratteristiche assolutamente eccezionali ed idonee ad
una corretta pulizia dell’occhiale. Abituare sempre il portatore a tenere puliti i propri occhiali: lo
sporco è sempre il peggior nemico di una buona trasparenza e di un corretto funzionamento della
lente.

26 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti


Nomenclatura
Le lenti oftalmiche (LO) differiscono, in parte, dalle lenti usate per gli strumenti. In primo luogo esse sono calcolate
per essere accoppiate all'occhio e limitare alcune aberrazioni (principalmente: astigmatismo dei fasci obliqui,
distorsione; cromatica) non solo sull'asse ma anche per la visione inclinata (fino a 25-30° di solito).

 Lenti da occhiali o oftalmiche (lo)


Essenzialmente una LO è specificata singolarmente con almeno con:
⫸ potere diottrico
⫸ diametro
⫸ materiale
⫸ zone o struttura o tipo (mono- o multifocale)
⫸ colorazione
⫸ trattamenti di superficie
una prima classificazione delle lenti si può fare in base potere:
piane: il potere è 0 diottrie (tipicamente una LO da sole); l'attributo piano è tradizionale e
⫸ neutre o piane
non significa che la LO è una lamina pianoparallela.
⫸ correttive o compensative:
compensative LO con un potere diottrico e usate per compensare un errore refrattivo,
possono essere suddivise in:
 di potere elevato:
elevato lenti con potere sferico oltre le 6-10 D o cilindrico oltre 2D;
 di potere ridotto:
ridotto lenti con potere sferico di alcune diottrie o cilindrico minore di 2D;
⫸ protettive: LO progettate per proteggere gli occhi da radiazioni nocive o oggetti traumatizzanti
possono avere o no poteri diottrici.

 Parti di una lente oftalmica


In una lente oftalmica, e limitatamente alle necessità oftalmiche, si possono evidenziare innanzitutto:
⫸ superficie posteriore:
posteriore la superficie che, quando la lente è inserita, andrà verso l'occhio
anteriore: la superficie che, quando la lente è inserita, andrà verso l'ambiente
⫸ superficie anteriore
bordo: il lato della LO o la zona di congiunzione delle due superfici; solitamente è piano, può essere
⫸ bordo
a coltello nelle lenti positive o bisellato dopo la lavorazione omonima
base: la minore tra le curvature delle due superfici (posteriore nelle LO positive, anteriore
⫸ curva base
nelle LO negative); si esprime in diottrie e poiché avere un potere implica un indice di rifrazione, è
convenzionale esprimere sempre il valore secondo un indice 1,523 ossia quello che si può leggere
su un comune diottrometro, indipendentemente dall'indice della lente.

 Centri, punti e assi


Icentri di una LO devono la definizione a una loro caratteristica che andremo qui di seguito ad elenca-
re. I punti si differenziano dai centri perché rappresentano una localizzazione che dipende da altri
fattori (ad es. la posizione degli occhi del soggetto, la zona attraverso cui si osserva).
geometrico: la parte equidistante dal bordo (abbr. C G ); solitamente è nella stessa posizione
⫸ centro geometrico
del centro ottico, ma non va confuso con quello. Talvolta è detto centro meccanico; una lente in
cui centro geometrico e ottico non corrispondono è detta predecentrata.
ottico: parte della lente in cui i raggi attraversano senza essere deviati (abbr. Co ); il C o soli-
⫸ centro ottico
tamente è nella stessa posizione del centro geometrico ma non va confuso con quello; le LO posso-
no averne più d'uno per le varie zone (ad es. per vicino o lontano); una lente prima della molatura
in cui centro geometrico e ottico non corrispondono è detta predecentrata.
⫸ punto visuale (o visivo): intersezione dell'asse visuale dell'occhio con la superficie posteriore, la
parte attraverso la quale si osserva, nella condizione specificata.
⫸ asse ottico: la linea perpendicolare a una superficie che attraversa il punto in cui la radiazione non
è deviata. Si può identificare su tutte le lenti.
⫸ asse dell'astigmatismo:
dell'astigmatismo l'asse che viene attribuito a un potere in una lente astigmatica (o a un difet-
to refrattivo), nella notazione sfero- cilindrica. Non va confuso con l'asse ottico.

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 27


 Altre definizioni
Si posso attribuire inoltre:
⫸ diametro: generalmente le LO, prima della lavorazione, sono rotonde o ellittiche, pertanto si carat-
terizzano con un diametro (ad es. ∅ 65mm) o due (∅ 65/70) se ellittica.
⫸ dimensioni:
dimensioni le LO posso avere anche fogge differenti (ellittiche, quadrate o rettangolari) e richiede-
re specificazioni oltre al semplice diametro.
ottica parte della LO attraverso la quale il soggetto osserva e dotata del potere correttivo; la
⫸ zona ottica:
zona ottica è comunemente detta lenticolo ed ha dimensioni inferiori al diametro della LO.
portante: parte della lente che eccede la zona ottica, necessaria per inserire la LO nella monta-
⫸ zona portante
tura. Similmente, si definisce LO portante la lente in cui si inserisce una zona per vicino.
distanza: parte (principale) della LO usata per osservare a grande di-
⫸ zona di visione lontana o per distanza
stanza, presente in gran parte delle LO , ma differenziata solo nelle LO multifocali.
prossimale: parte della lente usata per osservare a breve distanza (tipica-
⫸ zona di visione vicina o prossimale
mente a 40cm nell'adulto), caratteristica delle LO multifocali; è detta lunetta o segmento.
intermedia: parte della LO usata per osservare a distanze intermedie (solitamente
⫸ zona di visione intermedia
oltre i 40cm ma inferiori al metro); è caratteristica delle LO trifocali o quadrifocali o progressive.
⫸ zona di progressione:
progressione tipica nelle LO progressive, chiamato anche canale di progressione.
centro la dimensione che separa le due superfici misurata al centro ottico della lente; lo
⫸ spessore al centro:
spessore è elevato nelle lenti positive e ridotto nelle lenti negative
bordo: la dimensione che separa le due superfici se misurata al bordo della lente; lo
⫸ spessore al bordo
spessore è ridotto nelle lenti positive e elevato nelle lenti negative
rivestimento: in genere tutte le LO dotate di un rivestimento sottile su una o entram-
⫸ trattamento o rivestimento
be le superfici (colorazione, indurimento, ecc) che ne modificano le caratteristiche.

 Filtri
A differenza della lente che altera essenzialmente la vergenza di un fascio di radiazioni, i filtri ( F.) alte-
rano la composizione energetica impedendo il passaggio di alcune lunghezze d'onda o limitando
l'energia di queste. Si possono costruire però lenti filtranti che modificano sia la vergenza, sia le carat-
teristiche energetiche. Un materiale assolutamente trasparente può comunque essere "filtrante" se
agisce su lunghezze d'onda invisibili (ad es. ultravioletto UV o infrarosso IR). Si distinguono F.:
⫸ protettivi: F. usati per ridurre l'energia radiante di lunghezze d'onda che possono essere dannose o
fastidiose.
⫸ polarizzanti:
polarizzanti F. usati per selezionare radiazioni oscillanti lungo l'asse di polarizzazione; questi F . eli-
minano riflessioni da superfici non metalliche (polarizzate) e radiazione polarizzata in modo diffe-
rente dall'orientamento.
⫸ cosmetici o estetici:
estetici F. usati per mascherare o per abbellimento (ma senza efficacia protettiva).
⫸ speciali:
speciali F. di colorazione e trasmissione particolari per migliorare la visione in condizioni o per
colori particolari (per la dislessia, F. di Irlen; per la selezione professionale di frutta e verdura; ecc).
medicali: termine generico per F . usati per migliorare la visione in presenza di patologia;
⫸ sanitari o medicali
solitamente solo arancio o ambra e quindi eliminano la porzione breve dello spettro visibile.
cromatici: termine generico per distinguere F . aventi una certa colorazione.
⫸ cromatici

28 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti


I Vari Tipi di Lenti Oftalmiche
In commercio si trovano 6 categorie di lenti oftalmiche:

 Sferiche
sono lenti le cui due superfici sono porzioni di una sfera, il raggio non cambia su tutta la faccia, si uti-
lizzano per correggere le ametropie pure, quali miopia, ipermetropia e presbiopia.

 Asferiche
hanno la stessa funzione delle lenti sferiche ma le due superfici non sono sferiche ma porzioni di
un’iperbole e il raggio di curvatura diminuisce verso l’esterno della lente. Il vantaggio di questa geo-
metria e che le lenti sono più sottili rispetto alle lenti sferiche.

 Astigmatiche
Lo stigmatismo di una lente è quando ad un oggetto puntiforme corrisponde una immagine punti-
forme, mentre l’Astigmatismo di una lente è quando ad un oggetto puntiforme non corrisponde una
immagine puntiforme.
Quando parliamo di astigmatismo parliamo di oggetti che si trovano sull’asse ottico, quando l’oggetto
non si trova sull’asse ottico parleremo di astigmatismo da fasci obliqui.
Le lenti che permettono la correzione dell’astigmatismo hanno due potenze diverse messe ortogonal-
mente fra loro chiamate meridiani.
Si definisce astigmatismo di una lente astigmatica la differenza di potere in valore assoluto fra le due
sezioni principali, i due meridiani.
AST = |P1 – P2 |.
Le possiamo trovare di diverse geometrie:
⫸ PianoCilindriche (PC),
(PC) , è formata da una superficie piana e una cilindrica, questa lente può correg-
gere solo l’astigmatismo.
(BC), sono formate da due lenti PianoCilindriche unite attraverso la faccia piana. Pos-
⫸ BiCilindriche (BC)
sono essere di tre tipi:
 Con Assi Paralleli
 Con Assi Obliqui
 Con Assi Ortogonali ( la più usata)
⫸ SferoCilindriche (SC) ( la più usata), è formata dall’unione di una piana sferica con una piano cilin-
drica attraverso la faccia piana. La lente SferoCilindrica si indica con la seguente struttura della ri-
cetta: Sf……. Cil………. Ax………..
Torica, la superficie torica si ottiene dalla rotazione piena di una circonferenza attorno ad un asse
⫸ Torica
che si trova all’esterno rispetto alla circonferenza, ne risulta un solido molto simile alla camera
d’aria di un pneumatico che in geometria si chiama toro. Esistono 5 tipi di lenti di lenti toriche:
 Toro a Zucca
I limiti di queste lenti toriche è che riescono a
 Toro a Botte
correggere solo poteri concordi positivi
 Toro ad Anello
⫸ PianoTorica, si ottiene sezionando il toro con un asse parallelo all’asse di rotazione del toro. Se il
potere è negativo il toro sarà interno, se il potere è positivo il toro sarà esterno.
 Limite Optometrico, riesce a correggere solo poteri concordi positivi o solo poteri concordi
negativi
 Limite Ottico, non è possibile realizzare lenti menisco in nessuna delle due sezioni.
SferoTorica,, è formata dall’unione di una PianoSferica con una PianoTorica attraverso la faccia pia-
⫸ SferoTorica
na, tutti i limiti della PianoTorica vengono superati grazie alla Pianosferica.

 Prismatiche
è una lente che oltre al comportamento normale associa il potere dei prismi. Ossia imprime una devia-
zione alla radiazione che attraversa la lente.
Una prima differenza viene fatta fra lenti prismatiche per decentramento o montatura (solitamente
errori di montaggio) e lenti prismatiche per costruzione che contengono all’interno il prisma. Nelle

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 29


lenti prismatiche per decentramento il centro ottico rimane nello stesso punto, ma il centro geometri-
co si sposta, quindi si sposta anche l’asse visuale che beneficerà della deviazione ottenuta dallo spo-
stamento. Mentre nelle lenti per costruzione non è mai centrata, non ha un centro ottico quindi in
qualsiasi posizione la muoviamo avrà sempre un’ effetto prismatico, perché il prisma è fisicamente
presente nella lente.
Differenze tra lenti positive e lenti negative:
⫸ Lenti positive:
positive In una lente positiva il comportamento della deviazione può essere rappresentato
con l’accoppiamento di due prismi base-base, con le 2 basi sull’asse ottico.
⫸ Lenti negative:
negative In una lente negativa il comportamento della radiazione può essere rappresentato
dall’accoppiamento di 2 prismi spigolo-spigolo, con lo spigolo posto sull’asse ottico della lente.

 Bifocali
la lente bifocale è una lente portante con potere da lontano e una aggiunta o segmento che è chia-
mato addizione di potere positivo.
Il potere per vicino è uguale alla somma del potere per lontano più l’addizione.
 =  + 
L’addizione è aggiunta nella parte bassa della lente perché è la parte utilizzata per la visione prossima.
L’addizione è sempre di potere positivo.
Tipi di lenti Bifocali:
bifocale
⫸ Lente bifo cale a Circoletto che a sua volta è costruita
 Monoblocco,
Monoblocco dove l’indice di rifrazione è lo stesso in tutta la lente ma il raggio di curvatura è
diverso nel circoletto.
 Disco Fuso,Fuso dove il raggio di curvatura è lo stesso in tutta la lente ma l’indice di rifrazione è
diverso nel circoletto. Una pasticca con indice di rifrazione maggiore viene inserita durante la
costruzione della lente .
⫸ Lente bifocale ad Unghia che a sua volta è costruita
 A Scalino Visibile
 A Scalino Invisibile, non lo si vede ma lo si sente al tatto.
Le problematiche di queste lenti si hanno soprattutto nel passaggio dalla visione da lontano a
quella per vicino, quando si attraversa la linea di separazione fra la lente e l’addizione. Questo
passaggio crea quello che in ottica viene chiamato Salto d’Immagine: diversa localizzazione nello
spazio dell’immagine rispetto all’oggetto osservato che si percepisce attraversando la linea di se-
parazione.
Il salto d’immagine può essere:
 Disturbante:
Disturbante quando l’immagine si sposta in direzione opposta rispetto all’oggetto.
 Non Disturbante:
Disturbante quando l’immagine si sposta nella stessa direzione dell’oggetto anche se in
punti diversi.
Fra le altre problematiche troviamo: la differenza di ingrandimento; la visione distorta (aberrazioni)
e per ultima ma non meno importante il fatto che questa lente funziona bene per la visione da lon-
tano e da vicino ma esclude completamente quella nell’intermedio.

 Progressive o multifocali
Una risoluzione alle problematiche introdotte dalle proprietà ottico – geometriche delle lenti bifocali si
è presentata con l’introduzione in commercio delle lenti progressive, alla fine degli anni ’50. Le lenti
progressive presentano due zone funzionali, una per la visione da lontano ed una per quella da vicino,
unite da un settore di transizione detto canale di progressione che permette la visione a distanze in-
termedie. Rispetto ad altre soluzioni ottiche le lenti progressive presentano porzioni di lente tali da
consentire la visione nitida a tutte le distanze eliminando l'antiestetica linea di separazione delle lenti
bifocali. Il primo problema delle lenti progressive sono le due zone non funzionali o periferiche, sia
nasali che tempiali, che presentano astigmatismi e distorsioni, chiamate anche aberrazioni, che le ren-
dono inutilizzabili alla visione.
⫸ Geometria delle lenti
lenti progressive
progressive
La prima lente progressiva (Varilux) è stata commercializzata in Europa nel 1959, da allora numerosi mi-
glioramenti sono stati apportati, ma ancora oggi i progettisti non sono riusciti a creare una geometria che
sia completamente esente da aberrazioni ottiche nella periferia della lente.

30 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti


La variazione di potenza della lente progressiva si ottiene variando i
raggi di curvatura della superficie anteriore (ora anche posteriore, od
entrambe) della lente (Fig.13). Le lenti ad addizione progressiva presen-
tano un meridiano principale passante per i punti di riferimento del lon-
tano e del vicino. Tale meridiano viene definito linea ombelicale, che
rappresenta una fascia priva di ogni aberrazione. Nei primi design che
caratterizzavano le lenti progressive, se si analizzavano le varie sezioni
della linea ombelicale, si evidenziavano degli archi di cerchio con raggio
corrispondente alle curvature del meridiano principale nel punto indivi-
duato dalla zona stessa. Si ottiene quindi una superficie progressiva svi-
luppata da un sistema di cerchi perpendicolari al meridiano principale
(Fig.14).
Risulta evidente come gli archi di cerchio passando dalla zona del lon-
tano a quella del vicino, risultino più curvi, andando quindi ad incrociar-
si alla periferia.
L’incrociarsi delle linee alla periferia andranno quindi a creare quegli ef-
fetti di distorsione ben conosciuti dai portatori di lenti progressive. La
seconda generazione di lenti progressive (Varilux 2) compare sul merca-
to internazionale nel 1973. I progettisti hanno posto molta attenzione
su due particolari:
 Ottenere delle zone con campi visivi adeguati nel lontano,
nel vicino e nell’intermedio
 Migliorare la qualità visiva nelle zone periferiche della lente
Per ottenere ciò si è giunti alla realizzazione di lenti progressive nelle
quali le sezioni trasversali non vengono più costituite da archi di cerchio,
da sezioni coniche evolute con eccentricità variabile, da una sezione
all’altra della lente (Fig.15). L’effetto dell’utilizzo di queste curve fu di ri-
durre i poteri indesiderati nella periferia della lente, metodologia che
prese il nome di ‘modulazione ottica orizzontale’; con un notevole bene-
ficio della visione binoculare.
La progettazione del corridoio progressivo ed il suo rendimento ottico, sono probabilmente una della ca-
ratteristiche più complesse delle lenti progressive. L’astigmatismo può essere corretto completamente solo
nei punti localizzati sulla linea centrale del corridoio. Allontanandosi progressivamente da esso in linea
orizzontale, s’instaura una aberrazione astigmatica che aumenta all’allontanarsi dalla linea predetta.
Si è notato inoltre che il valore dell’astigmatismo sembrava direttamente proporzionale alla larghezza del-
la zona del vicino, e inversamente proporzionale alla lunghezza del corridoio.
Questi risultati portarono alla formulazione di due categorie di lenti progressive che a tutt’oggi risultano
evidenti: Hard Design e Soft Design.
 Tipologia hard, prevede un ottima visione attraverso le due zone, lontano e vicino riducendo
l’ampiezza del canale di progressione. Comporta distorsioni periferiche maggiori, i movimenti
occhio-testa sono più lenti. Sono indicate per persone sedentarie, grandi lettori o persone
che lavorano in ufficio.
 Tipologia soft, la progressione del potere è più dolce, perche è caratterizzata da un corridoio
di maggiore ampiezza sacrificando le porzioni più periferiche della zona per il lontano dove
l’aumento di curvatura provoca un incremento di potere positivo. Hanno meno distorsioni e i
movimenti occhi-testa sono più veloci e ampi. E particolarmente indicata a persone molto at-
tive e dinamiche.
Dopo l’introduzione della Varilux 2 i produttori di lenti oftamiche introdussero vari designs. ognu-
no mettendo a fuoco della caratteristiche ottiche precise. Alcuni posero l’enfasi sullo sviluppo di
zone funzionali estremamente ampie, concentrando l’astigmatismo in zone periferiche della lente,
come Sola Graduate, Rodenstock Progressiv R (design hard). Altri usarono approcci diversi, ridu-
cendo la quantità dell’astigmatismo nella periferia distribuendolo in una zona più ampia della lente
come American Optical. Altri posero enfasi maggiore nel miglioramento della visione binoculare,
creando delle lenti assimetriche come Zeiss Gradal HS.
⫸ Indicazioni all'uso di lenti progressive Molte sono le situazioni nelle quali l'uso delle lenti progressi-
ve non è indicato, o comunque richiede particolari attenzioni e lunghi periodi di adattamento; le si-
tuazioni meno favorevoli sono:
 astigmatismi elevati soprattutto se obliqui,
 disturbi dell'equilibrio (labirintite, vertigini, stati ipertensivi ed ipotensivi),
 necessità di un ampio campo visivo, sia nella zona per lontano che per vicino,

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 31


 adattamento all'uso di bifocali,
 ametropi non adatti per ragioni fisiologiche e psicologiche,
 soggetti che presentano astigmatismi diversi per lontano rispetto a vicino,
 ametropi con handicap fisici che non hanno il pieno controllo della postura,
 anisometropie evidenti tra i due occhi,
 aniseiconie
 soggetti che difficilmente si adattano ai cambiamenti di prescrizione e montatura.
Il periodo di adattamento, in media, è circa 10/15 giorni. Per tale ragione, l’optometrista avrà il
compito professionale di sottolineare le seguenti indicazioni:
 ruotare la testa per osservare oggetti lateralmente mantenendo gli assi visivi nella stessa dire-
zione, diminuirà i tempi di reazione
 inclinare la testa in avanti per fare le scale e non abbassare gli occhi per evitare di cadere
 evitare di inclinare la testa indietro per la visione a distanza
 evitare di inclinare la testa in avanti la testa per la visione per vicino ruotando gli occhi verso
il basso più del naturale al fine di superare il canale di progressione ;
 accettare nei primi giorni una sensazione di disorientamento spaziale. Il problema sarà sem-
pre meno avvertito con il passare dei giorni.
I portatori ideali per questo tipo di lenti sono:
 il giovane presbite che lamenta i primi problemi per la visione prossima,
 i miopi non elevati, non abituati a togliersi gli occhiali per vicino,
 l'afachico corretto con lenti a contatto o lo pseudo afachico,
 i soggetti che per motivi estetici non accettano il bifocale,
 i soggetti con necessità visive a medie distanze (50/90 cm).

32 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti


I Presidi Di Protezione:
Nella valutazione dei presidi per la protezione vanno tenute presenti:
⫸ il peso,
⫸ la riduzione del campo di visione,
⫸ la nitidezza della visione
⫸ la presenza di eventuali riflessioni con la formazione di immagini fantasma.
Per realizzarli vengono utilizzati soprattutto materiali organici, tipo policarbonato; il metallo viene
utilizzato solo quando è strettamente necessario ed ovviamente non deve creare allergie. Le caratteri-
stiche fondamentali di questi presidi, sono due:
⫸ resistere agli urti violenti
⫸ non essere infiammabili

 Tipologie di presidi:
⫸ occhiali universali: sono costruiti in materiale organico, le aste sono regolabili in lunghezza e la
parte terminale può ruotare; anche il frontale può essere reclinabile.
⫸ occhiali a “coc” o mascherine da saldatore: hanno filtri molto potenti.
⫸ mascherine: occhiali che proteggono completamente l’occhio.
⫸ visiere: possono essere ribaltabili.
⫸ elmetto di protezione.
⫸ protezioni da radiazione laser.
⫸ protezioni da raggi X.
Parlando dei presidi occorre spendere qualche parola sulle radiazioni pericolose per gli occhi, che
sono ultravioletti e parte dell’infrarosso.
Le principali radiazioni ultraviolette sono di 3 tipi:
⫸ UVA: vanno dai 315 ai 380 nanometri.
⫸ UVB: vanno dai 280 ai 315 nanometri.
⫸ UVC: vanno dai 100 ai 280 nanometri.
Se l’occhio viene esposto per troppo tempo agli UVC, poiché sono di lunghezza d’onda molto corta, si
avrebbero problemi riguardanti per lo più cornea e congiuntiva, quindi cheratiti o congiuntiviti super-
ficiali.
Con gli UVA o gli UVB si ha un maggior coinvolgimento, che riguarda anche l’eventualità di
un’opacizzazione del cristallino; i danni alla retina sono minimi, quasi nulli.
Le radiazioni infrarosse hanno lunghezza d’onda più ampie (sopra i 750 nanometri) e non vengono
assorbite dalla cornea ma arrivano direttamente al cristallino e alla retina, infatti possono portare in
alcune circostanze e cataratte esfoliative.
Tra le lenti protettive vanno ricordate le lenti medicali, utilizzati in particolari casi come: fotofobia,
abbagliamento, riduzione del visus e riduzione della sensibilità al contrasto. Per risolvere questi pro-
blemi si usano filtri particolari e/o filtri colorati. In caso di problemi patologici in cui è richiesta la pre-
scrizione di lenti medicali, come per cataratte, afachie (mancanza di cristallino), glaucomi e soggetti
albini retinite pigmentosa, retinopatia diabetica e degenerazioni maculari, in questi casi le lenti medi-
cali devono essere vendute solo ed esclusivamente dietro ricetta oculistica. Le lenti medicali non sono
adatti alla guida.

Lenti Fotocromatiche (Fc):


La lente fotocromatica in base alla radiazione a cui è sottoposta, cambia il suo stato cromatico, la sua
colorazione, passando da uno stato più chiaro ad uno più scuro o viceversa. Fu scoperta nei primi
anni ’40 da un chimico statunitense ed è caratterizzata da 2 fasi: la fase di attivazione quando passa
dallo stato chiaro allo stato scuro e la fase di disattivazione quando passa dallo stato scuro allo stato
chiaro; queste due fasi rappresentano quello che in ottica viene chiamato diagramma foto-cinetico
della lente. Vengono realizzate sia in vetro che in materiale organico; il meccanismo viene attivato
tramite la mescola della sostanza vetrificante con dei pigmenti foto attivi molto sensibili all’intensità

Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti 33


luminosa che sono i cristalli di ALOGENURO di ARGENTO. Questo pigmento deve essere di un diame-
tro da 5 a 10 nanometri e distanziati tra loro dei 50 ai 100 nanometri.

 Fattori che influenzano il foro cromatismo:


⫸ La Temperatura:
Temperatura alle basse temperature si ha il massimo oscuramento, ed il massimo schiarimento
alle alte temperature, quindi d’estate non si raggiunge mai il massimo scuri mento.
⫸ Lo Spessore:
Spessore la lente negativa si scurisce di più ai bordi mentre la positiva al centro, perché c’è più
pigmento dove la lente e spessa. Gli strati esterni sono più scuri perché maggiormente esposti alla
radiazione; questi problemi possono essere risolti dalle lenti composite, lenti costruite con uno stra-
to di vetro fotocromatico a spessore costante che viene incollato alla superficie di una lente non fo-
tocromatica. Questo evita la disparità di colorazione.
Trattamentii: il trattamento anti riflesso crea problemi al foto cromatismo perché tagli gli UV, quin-
⫸ I Trattament
di bisogna fare il trattamento AR solo sulla faccia interna o posteriore della lente, ma così si posso-
no creare immagini fantasma.
Rodaggio: alla lente occorrono dai 7 ai 10 giorni per raggiungere il massimo dello scurimento; il
⫸ Il Rodaggio
rodaggio deve essere effettuato ogni volta che la lente non viene utilizzata per un lungo periodo di
tempo.
Anche se sul mercato esistono varie colorazioni come blu, giallo, rosa, ambra e rosso, le 2 colorazioni
principali rimangono il grigio ed il marrone. Le lenti di ultima generazione hanno introdotto modifiche
al comportamento fotocromatico, hanno una minore dipendenza termica, una velocità di scuri mento
maggiore, una maggiore possibilità di trattamenti sia strutturali per le lenti in vetro, sia superficiali
come l’anti-riflesso nelle lenti organiche, colorazioni di base fisse e tonalità cromatiche più gradevoli.
Nonostante l’elevato assorbimento prodotto da queste lenti, riduce i valori di luminanza retinica, au-
mentando la capacità di contrasto; le lenti foto-cromatiche non sono adatte alla guida in quanto alte-
rano la percezione cromatica.

Le Lenti Polarizzate:
Và precisato che esistono 2 tipi di radiazioni luminose: Naturali e Polarizzate
Le radiazioni naturali sono quelle che interessano il nostro quotidiano, e presentano le stesse proprie-
tà su tutto il fronte d’onda. Le radiazioni polarizzate, invece, vedono la propagazione del fronte
dell’onda subire una soppressione in una direzione, ad esempio i mari, i laghi, i fiumi (ogni specchio
d’acqua), l’asfalto e le piste da sci, riflettono la luce o la radiazione polarizzandola secondo un piano a
loro parallelo. Queste radiazioni quando si verificano, provocano il fenomeno dell’abbagliamento.
Attraverso speciali filtri detti appunto filtri polarizzati capaci di un’assorbimento selettivo della radia-
zione; attraverso un sistema di filtri ed una focalizzazione, che operano una selezione orizzontale.
Questi effetti possono essere aboliti senza che l’immagine trasmessa perda di luminosità e brillantezza,
con delle specifiche lenti polarizzate.
Le uniche controindicazioni, stanno nel fatto che le lenti polarizzate costano un di più rispetto ad una
lente normale, inoltre ci può essere del fastidio dovuto al caso che la polarizzazione evidenzi la forma
del reticolo del parabrezza dell’auto.
Le lenti polarizzate sono consigliate agli autisti che per lavoro passano diverso tempo alla guida di un
veicolo, ai pescatori, ai bagnini ed agli sciatori.

 Funzionamento:
Una radiazione elettromagnetica non polarizzata incidente su di una lente normale, viene trasmessa in
maniera non polarizzata. Questo è dovuto al fatto che le molecole del materiale, con il quale sono
fabbricate le lenti convenzionali, sono disposte casualmente; se durante il processo di formazione
della lente volutamente si allineano le molecole lungo lo stesso piano, la lente si comporterà come un
polarizzatore parziale, andando a sopprimere la parte di radiazione parallela al piano delle molecole.

34 Esercitazioni di Lenti Oftalmiche - Le Lenti