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Boccaccio teologo

Poesia e verità alla fine del Medioevo
di Luigi Canetti

Discuterò qui alcuni aspetti di quello che Étienne Gilson riteneva
il tema di fondo che percorre la Genealogia: la relazione tra poesia e
verità1. Se la mitologia poetica degli autori pagani riguarda i falsi dèi,
com’è possibile leggervi o ritrovarvi un contenuto di verità? In altre
parole, rispondere alla domanda sottesa al titolo del mio contributo
significa fare i conti con un’antica questione di metodo. Quando essa
riaffiora nel discorso poetico del Trecento, l’ermeneutica cristiana del
paganesimo e degli auctores aveva già alle spalle più di un millennio
di riflessioni e di pratiche2. Come vedremo, la ratio scolastica del
Duecento ne avrebbe mutato radicalmente i termini prima che la
questione, ormai in pieno Rinascimento, si aprisse a nuove declina-
zioni ancora però tributarie, quantomeno rispetto alla forma tractatus,
della lezione di Giovanni Boccaccio3.

1 É. Gilson, Poésie et vérité dans la Genealogia de Boccace, in «Studi sul Boccaccio», 2,

1964, pp. 253-282. D’ora in avanti farò sempre riferimento all’edizione delle Genealogie deo�
rum gentilium procurata da V. Zaccaria in Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, a cura di V.
Branca, voll. VII-VIII, Milano, Mondadori, 1998. Il corredo di note e riferimenti bibliografici
non ha alcuna pretesa di esaustività, e intende semmai rilevare i punti salienti di un percorso
di riflessione, che in quella circostanza si è rivelato felicemente libero dalle pastoie dei vincoli
disciplinari.
2 Ancora fondamentale l’opera di H. de Lubac, Exégèse médiévale. Les quatre sens de

l’Écriture, II/2, 1964, trad. it. Esegesi medievale. I quattro sensi della Scrittura, vol. 4, Milano,
Jaca Book, 2006.
3 Non toccherò il problema delle fonti mitografiche del Boccaccio, le quali, del resto, ad

esclusione del misterioso Teodonzio – per cui lo stesso Zaccaria (cfr. V. Zaccaria, Boccaccio
narratore, storico, moralista e mitografo, Firenze, Olschki, 2001) non sembra spingersi oltre
le acquisizioni del Landi (cfr. C. Landi, Demogòrgone. Con un saggio di nuova edizione delle
«Genealogie deorum gentilium» del Boccaccio e silloge dei frammenti di Teodonzio, Palermo,
Sandron, 1930) –, sono state ormai da tempo individuate dagli specialisti, che hanno ben
illustrato anche la grande influenza esercitata dalla Genealogia fino a tutto il Cinquecento: si
vedano ancora i classici studi di J. Seznec, La survivance des dieux antiques. Essai sur le role de
la tradition mythologique dans l’humanisme et dans l’art de la Renaissance, 1940 (19802), trad.
it. La sopravvivenza degli antichi dèi. Saggio sul ruolo della tradizione mitologica nella cultura e
nell’arte rinascimentali, a cura di G. Niccoli, Torino, Boringhieri, 1981, pp. 268-280 e passim;
E. Garin, Medioevo e Rinascimento. Studi e ricerche, Roma-Bari, Laterza, 1954 (19732), pp. 63-
84; H. de Lubac, Esegesi medievale, cit., pp. 278, 399-400. Sulle possibili identità di Teodonzio
rinvio al contributo di Maria Paola Funaioli in questo stesso fascicolo di «Interesezioni».

INTERSEZIONI / a. XXXI, n. 2, agosto 2011 179

a cavallo tra storia. 2008. Bologna. in una prospettiva antropo- logica e storico-religiosa. Anche il Boccaccio si avvale evidentemente delle nozioni e degli strumenti enciclopedici. Garzanti. Qui però voglio ricordare che nel suo Trattatello in laude di Dante. quindi con molta disinvoltura. 128-129. Archeologia del giuramento (Homo sacer II/3). 1896 (19483). trad. Le vocabulaire des institutions indo-européennes. trad. cit. 1969. Laterza. Sasso. I. cioè quella «divinità ovvero deità». pp. e come tale non lo si può ridurre alla sommatoria degli autori presenti nella sua biblioteca. Brescia. Mi- lano. Torino. Religione ‘naturale’. Parrinello.M. Agamben. Dio e gli dèi. Einaudi. garanzia della presa effettiva dei nomi sulle cose6. Il Mulino. si parla di fondazione delle pratiche religiose (templi. (caso di Boezio). con la nascita delle scienze delle religioni. cit. 8 Trattatello in laude di Dante. 7 Cfr. cioè l’irruzione dell’idea di verità al cuore stesso della religione4. 180 . Poésie et vérité. Roma-Bari. Boccaccio narratore. si veda inoltre V. 268 s. e di É. Qui non è certo il caso di addentrarvisi. ora J. e che presiede alle «diverse operazioni» mondane8. I nomi degli dèi. 5 Si pensi ai capitali lavori di H. 1976. Ferrando e R. culto e poesia Mitografia significa anche origine e significato dei nomi divini. con una chiarezza e una linearità che verranno un poco appannate dal sovraccarico di argomenti e di temi nei libri XIV e XV della Genealogia. É. che legge spesso di seconda mano anche nel caso degli autori latini7. sta- tue e preghiere) «a reverenza del nome di questa suprema potenzia». pp. 48 s. Saggio di teoria della formazione dei concetti religiosi. it. Un nodo che sta al cuore della geniale opera che Giorgio Agamben ha dedicato al giu- ramento come sacramento del linguaggio (e non del potere). Assmann. per noi. Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee. Ed è rimasta centrale. Gilson. investendo quella che Jan Assmann ha chiamato «distinzio- ne mosaica». Egitto. a cura di M. una problematica che in tutte le antiche civiltà mediterranee. Il discorso gli serve per giustificare un’idea mutuata dal 4 Cfr. diritto. it. la questione si è intersecata a quella del- le origini del linguaggio inaugurando una feconda stagione di studi. e lo fa da par suo. e in particolare nella cultura ellenistica e giudaico-cristiana.. 1995. ma vi accenno soltanto perché dalla fine dell’Ottocento. Il sacramento del linguaggio. Israele e la nascita del monoteismo. forzando e cortocircuitando le sue fonti. Götternamen.Luigi Canetti 1. 18-22 del saggio introduttivo dell’edizione Zaccaria. Morcelliana. Usener. 2009. travisando. 6 G. che leggo nell’edizione a cura di L. 20093. che i primi uomini posero come forza ordinatrice del cosmo. cioè da grande autore. Benveniste. 2008. intorno alla relazione strutturale fra potere. poesia e religione5. Zaccaria. filologia e scienze sociali. Egli non era uno storico delle religioni né un filologo lachmanniano ma uno scrittore e un poeta. per il sistema delle fonti rinvio una volta per tutte alle pp. ����������������������������������� Versuch einer Lehre von der religi� ösen Begriffsbildung. etimologici e mitografici che la tradizione poteva offrirgli. è stata sempre cruciale.

ed. Petrarca letterato. p.. vii.. si ritrova alla lettera nella Genealogia12. laddove le «rozze età» si limitarono alla «laudevole e buona intenzione» di coltivare ed onorare la «sola deità»13. I. ma da poetes. cit. e più avanti ci darà modo di rilevare un aspetto cruciale della poetica teologica del Boccaccio. Poésie et vérité. per li quali alcuna dolcezza si sentisse. cit. 9 Ibidem. 181 . I. Edizioni di Storia e Letteratura. 4. pois. cioè da poio. 11 Ibidem. XIV. eressero templi e statue «in rappresentamento della imaginata essen- zia divina». vii. 48. pp. II. 12 Cfr. Billanovich. ritiene condivisa da testimoni credibilissimi. ma che fu a un certo punto corrotta dai «filosofanti anche di diversa opinione». i quali tutti credettero essere «primi dèi quelle che erano le prime cause del mondo»14. questa. e cioè che le origini della poesia affondano nel cuore dell’esperienza religiosa della «prima gente ne’ primi secoli». essi «vollero che fossero sotto legge di certi numeri compo- ste. «nelle quali le si porgessero sacrate lusinghe»10. e dopo di loro anche dai poeti. che significa in latino exquisita locutio»). Boccaccio teologo Petrarca (Fam. G. Lo scrittoio del Petrarca. Zaccaria. («…secundum suas credulitates esse eos deos primos quos ipsi arbitrabantur rerum primas fuisse causas»). la quale. a cui offrirono doni e ornamenti. laonde nacque. 14 Geneal. ma con artificiosa e esquisita e nuova convenne che si facesse. pp. I. e che pensarono bene di propiziarsi trovando parole acconce alla sua dignità. 124. 13 Trattatello. Roma.. ed. I. La ragione di ciò viene individuata nel desiderio di affermazione di coloro che inventarono nuove divinità. la pseudo-etimologia è tratta da Isidoro di Siviglia. 1401 («E il nome di questa poesia non è nato da dove molti inavvertitamente credono. infatti. 1947. Proem. pp. Sasso. 277. Zaccaria. 10 Ibidem. Segue un interessante précis di storia «naturale» della religione. 128. e quegli che ciò faces- sero o cotale modo di parlare usassono. Una sapienza. pur «rozzissima e inculta» era «ardentissima di conoscere il vero»9. che quello che in cotale forma fatto fosse s’appellasse poesis. e appartenenti a molte religioni. Affinché tali parole avessero più efficacia. Geneal.. in cui riaffiora il paradigma antico dell’evoluzione del politeismo (divinizzazione dei pianeti e degli elementi) dal culto primigenio di una «superiore potenzia». E certo. e cacciassesi il rincresci- mento e la noia. antichissimo vocabolo greco.. La pseudo-etimologia. 49. questo non in volgar forma o usitata. Gilson. p. p. 129-130. 4). 49 s. Boccaccio fa dunque derivare poesis non da poio (poieo) ma da poetes «quod latine sonat exquisita locutio». Etym. I. per quanto subordinate a quella suprema. cit. ed. p.. che il Boccaccio. si chiamassero poeti»11. 50 s. É. 133 ss. X. 4. 131. Quei primi uomini. cfr. 64 s. VIII. che gli proviene da Isidoro di Siviglia. cit. La quale forma li Greci appellano poetes. p. 2. desiderosi di venerare la divinità. nel secondo Proemio della Genealogia.

trad. Milano. li avrebbero proiettati nelle miniature dei manoscritti e sui rilievi e le pitture delle cattedrali15. non è riducibile a mero outillage er- meneutico e psicologico riferito al passato idolatrico che affiora dalle rovine monumentali. 16 Se ne tratta diffusamente in L. 182 . Una semantica storica degli «ornamenta ecclesiae». a cura di G. fin dall’età ellenistica.. e dà vita ai corposi fantasmi delle tentazioni nutrendo la diuturna evidenza dei vizi e dei peccati (tra questi ultimi. attraverso la sua razionalizzazione ontologica e cosmologica sub specie demoniaca. attacchi preventi- 15 Cfr. J. Anche l’astrologia apparteneva a quella tenace riserva naturale in cui. ha funzionato per più di un millennio come strumento principe di controllo sociale attraverso la pastorale e la disciplina ecclesiastica. avrebbero inaugurato la forma tipicamente moderna di demonologia e demonomania. popola i deserti e gli anfratti naturali colonizzati dai monaci. La demonologia medievale. si badi. Per secoli. Nella scia di una tradizione dottrinale che risaliva alla tarda antichità. La demonologia. 177-204 e passim. costituisce ormai uno dei fondamenti teologici e normativi per la repressione ecclesiastica del dissenso po- litico e dottrinale. peraltro. Omissioni e cautele Trattando di genealogie divine il Boccaccio rimuove dalla sua agenda una tra le due chiavi di lettura essenziali. Fondazione CISAM. Histoire de la démonologie (1280-1330). Inoltre. pp. Andenna. Le cautele del Boccaccio contro i possibili strali ecclesiastici affiorano ripetutamente nella Genealogia (invocazioni e preghiere a Cristo e brevi professioni di fede. e in Id.Luigi Canetti 2. Canetti. fra l’altro. Spoleto. 2009. 2007. Nascita della demonologia nell’Occidente medievale (1280-1330). insieme all’eveme- rismo. Baldini e Castoldi. dai primi apologeti alla Scolastica ed oltre. la trattatistica eresiologica e l’azione inqui- sitoriale. cit. in effetti. pp. il paganesimo era ‘sopravvissuto’. nelle fogge più impreviste. Satan hérétique. ossìa la caccia alle streghe17. Satana eretico. La sopravvivenza degli antichi dèi. Le comunicazioni simboliche (secoli IX-XIII). it. Boureau.. Vita e Pensiero. preludio all’esplosione rinascimentale dell’occultismo e dell’ermetismo. in Reli­giosità e civiltà. Milano. Rappresentare e vedere l’invisibile. 2004. 2006. verso la metà del XIII secolo. il paradigma demonologico non ha affatto esaurito la sua forza ermeneutica: si pensi solo alla crescente fortuna della magia naturale e dell’astrologia. gli antichi dèi si erano andati a incistare superando indenni la cristianizzazione attraverso le meta- morfosi che. che la cultura patristica e medievale aveva sempre applicato al paganesimo antico: la demonologia. Seznec. 345-405. la demonologia. Riti. a loro volta sorrette da vigorosi e para- dossali strumenti poetici e visionari. 17 Un’originale messa a punto su questi temi si troverà in A. e perciò stesso in qualche modo concorrenziali alla Bibbia: l’agiografia e le immagini religiose16. anche la fascinazione per le belle forme poetiche e le favole antiche). Nell’epoca del Boccaccio. agiografia e memoria dal Tardoantico al Medioevo. fin dai primi decenni del Trecento. Il passero spennato.

Allasia e W. 119-124. 13-32. Benché l’inquisizione medievale. Milano. p. Graf. Essai de reconstitution et recherche des sources. Più che di apologia personale. nuova edizione a cura di C. trad.. Lattanzio. Vittore Branca. e aggira a dir poco le conclusioni della serrata polemica agostiniana (De civitate Dei. 1892-93. Varrone. cioè i saperi e le pratiche relative alla religio. 2004. Boccaccio. De las tablillas sumerias a la guerra de Irak. Varrone. si rivela senz’altro il Decameron. e invero poco pertinenti al tema del mio discorso. Paris. leggende e superstizioni del Medio Evo. Historia universal de la distrucción de libros. Pépin. riguardo al tema della religiosità del Boccaccio. pp. aveva illustrato. ed. Roma. la famosa tripartizione del sapere teologico: la teologica mitica ovvero la teologia delle favole dei poeti. Études Augustinienns. Id. rappresentate anche nei teatri. e la teologia civile o politica. Meliga. Agostino e Macrobio) la nozione di poeta-teologo ossìa la connotazione (soprattutto al plurale) di theologi riferita in via antonomastica agli antichi poetae. A. 305-321). Bruno Mondadori. e alle trattazioni più e meno sistemati- che di Carlo Muscetta. Miti. Les origines grècques et les contestations judéo- chrétiennes. 2007. Ma sono cose notissime. citato fin dal primo Proemio della Genealogia20.. 2002. si trattava di difendere la possibilità e l’utilità per i cristiani di un’esegesi dei miti pagani19. furono molti i testi (oltre alle persone) che tra Due e Trecento vennero messi al rogo: dalle opere di Abelardo e Gioacchino da Fiore alle Bibbie in volgare. 265‑294. gestita dai vescovi e poi dagli ordini mendicanti. solo per citare i più noti18. si mostra assai disinvolto verso le sue fonti: cortocircuita e semplifica la teologia tripartita. Storia universale della distruzione dei libri. pp. la teologia fisica o naturale. mu- tuandola dall’oratore e pontefice Scevola e dal filosofo stoico Panezio. it. 19 Più interessante.. fondata sull’interpretazione allegorica degli elementi e delle forze cosmiche. La «théologie tripartite» de Varron. 21 Doveroso il rinvio a J. 183 . Teologia e allegoria Così al Boccaccio come a tutto il Medioevo latino era assai fa- miliare (via Cicerone. Zaccaria. Mythe et allégorie. 18. 1958 (19762). 3. pp. Viella. la corruzione del clero e il culto delle reliquie. I. Boccaccio teologo vi alle censure dei teologi e dei giuristi contro le favole dei poeti. Dalle tavolette sumere alla guerra in Iraq. cioè la mitologia pagana). dai manoscritti talmudici alla Monarchia di Dante. malgrado o forse proprio anche a causa delle insistite proteste di ortodossia nelle chiuse dei Proemi. Proem. il culto ancestrale degli dèi21. In ogni caso mi pare che la questione della religiosità e della fede personale del Boccaccio rimanga sostanzialmente esterna ed estranea alla Genealogia. 276 ss. pp. 18 Cfr. 20 Geneal. Rin- vio quindi allo studio pionieristico di Arturo Graf sul Boccaccio ‘superstizioso’ (cfr. cit. Alberto Asor Rosa ed Emilio Pasquini. e non solo per gli sferzanti giudizi contro i frati. 50. non si occupasse ancora tecnicamente di stilare elenchi di libri proibiti. però. 2 (1956). in  Mémorial Gustave Bardy  = «Revue des Études Augustiniennes». Baez. F.

che per Agostino non era che l’altra faccia ovvero la partitura rituale della teologia civile.. e a partire dall’epoca del Boccaccio.. Proem. supra. si erano appropriati via Filone di Alessandria del metodo allegorico trasferendolo da Omero alla Bibbia. a suo dire. 3. ha avuto le enormi conseguenze che tutti conosciamo. Morcelliana. si deve an- cora partire dal monumentale lavoro di Pépin (v. ebbe poi il corag- gio di sconfessare pubblicamente22. cit. Lugaresi. Agostino. p. pur riprovandolo nei suoi scritti. 24 Trattatello in laude di Dante. Dei VIII 26. Il teatro di Dio. ben noti a Boccaccio. 184 . che Boccaccio pur cita più volte nel corso della Genealo� gia per i suoi libri sulla «Gerusalemme celeste». il discorso razionale sulle cose divine (la «teologia sacra» dei filosofi accademici. ed. L. Virgilio verrà letto in chiave allegorica. Edizioni Scientifiche Italiane. cioè infine la teologia politica. oltre che i suoi maestri Ambrogio e Mario Vittorino. a cura di I. I. Zaccaria. cioè i culti idolatrici dei penetrali dei templi e delle feste civiche. I. Esegesi medievale. 26 Cfr. 288-323. e al pari di Seneca diventerà quasi un autore cristiano26. 46. tutti processi per cui fu indispensabile «l’officio de’ poeti». Nacque così la poesia epica come celebrazione della divina discendenza dei principi24.Luigi Canetti VI-VIII) contro la teologia mitica o fabulosa. Sulla fortuna medievale di Ovidio basti qui il rinvio (tra i molti possibili) ai contributi raccolti in Aetates ovidiane. anche se affiora qua e là qualche cenno varroniano ed evemeristico all’uso politico della religione come strumento di consenso e di sottomissione dei popoli attraverso la divinizzazione propria e dei propri antenati da parte dei primi regnanti23. 27. H. 23 Geneal. Brescia. 1995. 4. Ovidio. 27 Per i fondamenti antichi del metodo allegorico e la sua ricezione cristiana. pp. alla quale il Boccaccio rende un omaggio tutto esteriore 22 Cfr. quando con Ockam e la tarda Scolastica il paradigma iniziò a scricchiolare sgretolandosi dal suo interno. De civ. nota 21). Napoli. Origene ed Eusebio. e poi ritrasferendolo ai poeti antichi: sulla base di Servio e Macrobio. 640-647. da Prudenzio al Roman de la Rose. 134 s. 2008.. del resto. al Boccaccio interessa poco. un vero teatro cruento e mimetico che. compiacenti e ipocriti sì ma anche desiderosi di fama e pronti nell’ammaestrare e dilettare i sudditi. Gallo e L. pp. aveva poi demolito anche il filone già presocratico della teologia fisica o naturale volgen- dosi soprattutto contro l’allegorismo fisiologico degli stoici in quanto fondato sul presupposto di una cosmoteologia panteistica e arrivando così a ribaltare il senso delle celebri pagine ermetiche dell’Asclepius sull’«homo fictor deorum» e la fine del paganesimo egizio 25. Lettori di Ovidio dall’Antichità al Rinascimento. ed. de Lubac. e prima di lui gli alessandrini Clemente. 50 s. Sasso. La teologia civile. cit. pp. cit. L’allegorismo medievale. è pur vero che Agostino stesso. Nicastri.. 1. sarebbe stato ‘moralizzato’ e amato dai monaci almeno tanto quanto il poeta biblico della Can� tica 27. nemmeno il filosofo Seneca. 25 Agostino. invece. Il problema degli spettacoli nel cristianesimo antico (II-V secolo)..

dixerit ea in oratione. poetam natura ipsa valere. 1985. Kingsley. 185 . a cura di P.. É. Etnolinguistica comparata e tradizione preplatonica. vii. trad. Billanovich. e oggetto anche in anni recenti di innovative e provocatorie ricostruzioni: penso ai lavori di Peter Kingsley sui poemi di Empedocle e di Parmenide. il Saggiatore. Misteri pagani nel Rinascimento. 192.). 123. com’è noto. in fidem forsan faciliores devenient. 32 Quasi scontato il rimando a E. da Erasmo a Spinoza. 2001. ne orationem longius protraham. La formazione dell’identità cristiana. 30 L’opera. homo phylosophus non poeta. Ancient Philosophy. Empedocles and Pythagorean Tradition. un dono naturale che Cicerone. è quantomeno sintomatica (e perciò. Gilson. credo. 1995. et ad eam insignia atque fausta multa spectare. Nei luoghi oscuri della saggezza. trad. it.. Alessandria. Curtius. Tropea. 1400-1402 («Si ergo legerint. 96. 1948 (19532). 6. XIV. satis apparere potest piis hominibus poesim facultatem esse. pp. La questione è invero assai complessa. 21-31). Milano. Milano. Edizioni dell’Orso. pp. al- meno fino a Dante. Morcelliana. 281 s. Ceterarum rerum studia et doctrina et preceptis et arte constare. e non un banale topos retorico32. anche l’appello alle Muse. 4. Dicit enim sic: Atque sic a summis hominibus eruditissimisque accepimus. il problema di una conciliazione tra verità del mito pagano e rivelazione cristiana verrà ricondotto alle coordinate di una possibile teologia mitica ancora da Pico della Mirandola (cfr. Milano. Mistery and Magic. it. cit.. 2008. era stata al cuore della prima riflessione cristiana intorno alle Scritture28. trad. Ergo. Mi riferisco qui alla dimensione profetica e oracola- 28 Cfr. Boccaccio teologo e cautelativo) si sarebbe dissolto in una critica filologica e storica dei testi sacri. Zaccaria.R. it. et ab effectu nomen assumere.. a cura di R. quid Tullius Cicero. Id. che ne donò il manoscritto al Boccaccio facendogliela conoscere (cfr. quam apud senatum ha- buit pro Aulo Licinio Archya. Costa. è una cosa terribilmente seria. 107 s. Poésie et vérité. 1958 (19803). fu letta con entusiasmo dal Petrarca. quibus ipsimet negantes utuntur assidue»). 255-273. G. Certo. E risaliva addirittura ai primordi della tradizione intellettuale ellenica la coscienza di una tensione. Letteratura europea e Medioevo latino. Geneal. et quasi divino quodam spiritu inflari etc. Stroumsa. o a quelli di Gabriele Costa sulle matrici sciamaniche della più antica tradizione poetica indoeuropea31. trad. et ex dei gremio originem ducere. Wind. ed. Petrarca letterato. 2007. 186-200. pp. un buon punto di partenza) la comune difficoltà a ricondurre alle nostre categorie epistemiche. pp. Empedocle e la tradizione pitagorica. Misteri e magia nella filosofia antica. La Nuova Italia. E. riconduceva allo spirito divino che soffia nel poeta e quasi lo santifica30. e semmai appariva più vicina a quella dei poeti o addirittura dei barbari. it. cit. figlie di Platone e di Aristotele. 1999. et mentis viribus excitari. una poesia filosofica e didascalica che al tempo stesso si vuole divinamente ispirata. Antonelli. tra poesia didascalica (la sola ammessa nella Repubblica di Platone) e poesia divinamente ispirata.. Capelli. cit. G. 1999. Del resto. Adelphi. Europäische Literatur und lateinisches Mittelal� ter. nella Pro Archia. La sirena di Archimede. 208. pp. p. In the Dark Places of Wisdom. Firenze. se non di un aperto contrasto. Poeti filosofi e poeti ispirati La difficoltà di interpretare una verità religiosa che non parlava la lingua dei filosofi. più volte citata dal Boccaccio nella Genealogia 29. 29 Cfr. G. Nuova edizione riveduta. 31 P. pp. Pagan Mysteries in the Renaissance. Brescia. 1992. es.

Détienne. Entrambe le dimensioni. pp. 34 Si veda ancora il classico M.. Einaudi. portatore di una aletheia che. a contrapporsi al mythos poetico: l’allegorismo diventa allora la soluzione di compromesso tra Omero e Platone. pp. Laterza. cit. Storia dell’idea di natura. v. 2004. Hadot. in quelle stesse regioni in cui i filosofi-sapienti-poeti della scuola di Elea avevano fondato le proprie scuole e sviluppato le tecniche estatiche di incubazione rituale35. La sirena di Archimede. 1967. Figlia di Mnemosyne. cit. 32 ss. 115-133. 25-54. I maestri di verità nella Grecia arcaica. 37 Si vedrà ora la fascinosa ricerca di P. pp. Le origini non scritte delle letterature romanze. sapienziale. 33 Segnalo in proposito l’innovativa ricerca di F. a cura di A. Canetti. Costa. trad. Arriva sino al Romanticismo tedesco la millenaria fortuna delle metafore della verità nascosta sotto la corteccia delle parole («sub verborum tegmine vera latent». cfr. de Lubac. G. 186 . 36 Cfr. in PL. Roma. col. 186. Paradigmi per una metaforologia. Il velo di Iside. 35 Se ne tratta in L. Si sa che Esiodo. Firenze. Iohannis Sarisberiensis Entheticus de dogmate philosophorum. come scriveva Giovanni di Sa- lisbury36). quella tensione tra le due istanze non approda mai a una piena risoluzione. Raffaello Cortina. Les Maîtres de vérité dans la Grèce archaïque. Attraverso le tecniche della hesychia monastica. Roma-Bari. Paradigmen zu einer Metaphorologie. secondo l’antica massima attribuita a Eraclito. sarà poi il logos filosofico. convivono e confluiscono in Dante. Introduzione alle Genealogie.Luigi Canetti re. it. Zaccaria. trad. 38 Cfr. Viella. che tanto spesso ritorna in Boccaccio. Paravicini Bagliani. trad.. 1977. profetica e didascalica. Milano. 2007. Le voile d’Isis. una via che del resto lo stesso Platone aveva percorso nell’esegesi dei miti cosmogonici e psicologici del Timeo e della Re� pubblica. quella verità è semmai tutt’uno con la iatromantica incubatoria e con la giustizia ordalica della re- galità primitiva34. in Terapie e guarigioni. pp. it. 969B.. dapprima con i physikoi della Ionia. o del velo di Iside dietro cui. Esegesi medievale. poi con Platone i Sofisti e Aristotele. Una storia culturale delle metafore cosmologiche fu prospettata da H. sulla iatromanzia iniziatica degli Eleati cfr. Blumenberg. 234. fu il primo ad attaccare Omero (ma poi lo criticarono anche Pindaro. V. 2009. maestro di verità ma anche profeta e visionario ispirato. 2006. it. del bell’involucro delle squisite forme poetiche. Essai sur l’histoire de l’idée de nature. 199. non ha ancora a che fare con l’episteme. Sogno e terapia nel Medioevo latino. Nella poetica del Boccaccio. 162-187. «la natura ama nascondersi» ( physis kryptesthai philei ) 37. SISMEL-Edizioni del Galluzzo. Non mi riferisco tanto all’apparente giustapposizione tra l’abito erudito dei primi tredici libri della Genealogia e la veste teorica e apologetica degli ultimi due 38. p. Torino. insomma. poeta didascalico. 2010. H. 1960. Euripide e Callimaco). quell’antica verità di ordine mantico e terapeutico ha trovato forse esiti imprevisti nelle agiografie e liturgie santuariali del Mezzogiorno grecanico nei secoli centrali del Medioevo. del poeta (sia egli l’aedo omerico oppure il bardo celtico33) quale «maestro di verità». La tradizione smarrita. come aveva chiarito Marcel Détienne. Benozzo. cit.

xvii. Boccaccio la giustifica proprio in quanto phisiologia ed ethologia) non si concilia però fa- cilmente con la teologia dei filosofi. attingendo all’istanza allegorica. recide a priori la possibilità di una teologia poetica. Il compromesso viene trovato. la filosofia si era aperta a quella dimensione misterica e sote- riologica (si pensi alla teurgia). che a partire dai neoplatonici e dai cristiani platonici diventa essenzialmente una metafisica. attingevano alla dottrina poetica affiorante dalla Metafisica perché ancora non conoscevano la Poetica di Aristotele. 1468. la teologia dei pro- fessionisti della parola salvifica. quei maestri universitari di filosofia. 40 Del resto. In età tardoantica. 39 Geneal. poi. ancora una vol- ta. 807b). come ora vedremo. i cui strali contro i poeti e le Muse. forma di altissima conoscenza del vero umano storico e naturale che non ha più alcun bisogno di scimmiottare la filosofia e di piegarasi a una funzione di- dattica e strumentale39. rispetto ai quali Boccaccio più volte si cautela tentando di arginarne le maggiori obiezioni. pur declinata in chiave fisiologica e morale (in Geneal. con la Scolastica. trascinato com’era dalla sua inclinazione per la fabula e per la historia. cfr. soprattutto tra i neopitagorici e tra i neopla- tonici. Porfirio fu molto apprezzato dai suoi acerrimi detrattori cristiani). di tirar dalla sua Omero e Virgilio ma anche Platone e Boezio. Ma la natura posticcia di molte delle sue stesse esegesi morali e fisiche dei miti classici sta lì a dimostra- re come il Boccaccio per primo non potesse credere sino in fondo all’efficacia risolutiva del compromesso allegorico. 187 . XV. che avrebbe poi conosciuto rinnovata fortuna nel primo rinascimento italiano. e per questo motivo relega la tradizione stoica della teologia fisica alle sezioni tutt’al più propedeutiche del sapere filosofico. La teologia mitica dei poeti.. (In que- sto senso. ed. Boccaccio teologo L’esaltazione della poesia come autentica teologia. e dunque si occupa di realtà ultime concepite come sostanze sovrasensibili. ed anche senza voler scomodare Agostino. 258. 4-5.. a suo dire. soprattutto per impulso della traduzione ficiniana degli Hermetica. cit. già per Platone il contrasto era antico: «non da oggi data il disaccordo tra filosofia e poesia» (Plat. Ma è anche vero che. 8. 8. che gli consente (o gli dovrebbe permettere) di conciliare la teologia dei poeti con la poetica dei veri filosofi. via Macrobio. La teologia scolastica. si avvale bensì degli stessi modus tractandi della poesia profana. Una non-scienza. Inoltre. Zaccaria. ma il fine e l’oggetto sono radicalmente diversi. sarebbero stati dai più male interpretati. con il suo sistema delle arti e delle scienze. Resp. p. deve però fare i conti con il riconoscimento di uno spazio istituzionale alla «teologia sacra». la poesia diventa infima scientia in relazione alla filosofia40. a dire il vero: gli scola- stici. Poésie et vérité. XIV. E la poesia teologica della Bib- bia. p. Gilson. il neoplatonismo non sarà certo ignoto all’Occidente latino. cit. lo Pseudo-Dionigi e il Liber de causis. É. X.

non siamo più abituati a prendere sul serio il fatto che nel mondo antico e medievale soltanto i trionfatori – cioè a dire i sovrani. 44 Cfr. appare ancora molto sensibile alle risonanze profonde del gesto di incoronare – ritorno fra poco sulla questione cruciale degli ornamenta e dei signa nella cultura medievale. Lattanzio e Agostino) avevano lasciato cadere: l’idea. ep. Boccaccio. 139. e poi anche. La ‘decenza’ del velo e la poesia di Dio Sollevando un quesito alieno dagli orizzonti metodici dei saperi accademici allora dominanti. I. quello che stato era. metaforicamente. «sotto coperta d’alcune finzioni. Leandro. al di là delle giu- stificazioni di ordine storico. 1992. 4 (cfr. 52. anche Geneal. Siniscalco. Zaccaria.. sono le tre dimensioni temporali rivendicate fin dai primordi della civiltà europea alla mantica oraco- lare e alla memoria poetica). cit. come i Profeti della Scrittura. 43 Cfr. 42 Molto materiale viene discusso in La corona e i simboli del potere.Luigi Canetti L’argomento. I.. 188 . p. ma che però i Padri latini (Ter- tulliano. 86 s. Città Nuova. 2000. o che […] presummevano che nel futuro doves- se avvenire. I. siano degni di essere incoronati con il lauro41. XV. dunque. Ragion per cui. o al- meno i più grandi tra loro (lui pensa a Dante). ma allora evidentemente doveva sembrare accettabile. quello stesso che nelle Sacre Scritture rivelò «sotto velame» ciò che sarebbe accaduto nei tempi futuri43. appare debole alle nostre orecchie. 138 ss. come il grande 41 Cfr. che gli antichi poeti pagani seguissero senza saperlo le vestigia disse- minate nella storia dallo Spirito Santo. in effetti. i martiri cristiani – venissero incoronati42. cioè. Trattatello in laude di Dante. mitico e pseudo-botanico che accampa in proposito. il Cerchio. pp. a cura di A. Trattatello in laude di Dante.. discrissono»44.. dei Moralia di Gregorio Magno: Gregorii Magni Moralia in Iob. Roma. dove si dimostra che non è cosa indegna per i cristiani trattare di argomenti pagani. benché l’una e l’altra scrittura non riguardassero uno stesso fine ma avessero in comune solo il «modo del trattare» (ritorno fra poco su questo punto).). pp. ed. Rimini. «usando di Gregorio le parole» si potrebbe riservare ad entrambe una stessa lode45. a cura di P. Commento morale a Giobbe. Sasso. Sasso. 1548-60. Per rispondere dunque alla domanda iniziale. cit. Così. egli riapre la vexata quaestio del rap- porto tra poesia e teologia ripescando (forse senza rendersene conto) un argomento della più antica apologetica cristiana di lingua greca. o che fosse al loro tempo presente. 45 Boccaccio parafrasava qui la celebre epistola proemiale. prosegue il Boccaccio. ed. indirizzata al vescovo Leandro di Siviglia. Boccaccio si chiede perché i poeti. anche gli autori pagani. infatti. ix. ed. Piras. cit. (Si badi. 52 ss. 5. mutuata dal giudaismo ellenistico. pp. La poesia. i poeti e gli atleti. Gregorio Magno. La domanda è solo in apparenza retorica: da troppo tempo.

. 5. Geneal. Geometria e memoria. 55. L’allegorismo. iii. 1412- 1414. per via di finzioni. XIV. vii. I. Il «velament[um] fabulos[um] atque decent[e]» con cui la poesia ricopre la verità è molto più di un mero espediente retorico e decorativo per abbellirne i contenuti morali e dottrinali49. di cui fa parte la lingua poetica. in latino. I. Boccaccio teologo fiume della Scrittura. di metamorfosi e di persuasioni leggiadre. pp. aprendo «il testo e il misterio a quel sottoposto». Sasso. al contrario.. x. Letteratura europea. 49 Cfr. Ohly. p. 147. ciò che conviene. nutre in aperto i pargoli mentre in occulto serba di che allettare «le menti de’ sublimi intenditori»46. La teologia e la poesia. che ha parlato in forma poetica nella corteccia delle Sacre Scritture (un tema che. Inoltre. pp. cit. non rinvia alla mera funzione decorativa. 1-2. cit. in prosa o in versi) è dunque il dispositivo attraverso cui la stessa Scrittura ci addita i grandi misteri della storia della salvezza. non è soltanto il dispositivo atto a giustificare l’idea di una verità nascosta e che va disvelata. cit. L’allegoria poetica (visioni. che l’orna- mento celebra e rappresenta per via sintagmatica e metonimica). i poeti pagani. profezie. Zaccaria. da san Girolamo in poi. quella nascosta sotto la coper- ta delle belle favole è non soltanto più dolce e più memorabile ma – sembra dire il Boccaccio – è l’unica che arrivi a cogliere la dolcezza del frutto nascosto. ci hanno mostrato le ragioni delle cose e gli effetti delle virtù e dei vizi (teolo- gia mitica e teologia fisica). attraversando i secoli. 48 Trattatello in laude di Dante. benché «avverse nel suggetto». ha in sé la pregnan- za semantica del greco agalma. Bologna. ma anche l’abito pret-à-porter che ha rivestito le ambizioni universalistiche di un ideale di polimathia che dai Greci. ciò che si addice (decet) al suo altissimo referente. come ha mostrato Curtius. parabole. I.R. 47 Cfr. 1984. 6-8.. 227-237. Sasso.. è approdato fino a Goethe47. conforta i semplici ed esercita i sapienti. a cura di L. convergono dunque nella «forma dell’operare»48: ecco perché i detrattori della poesia rischiano incautamente di biasimare lo Spirito Santo. e rinvia per l’appunto a quel registro glorioso e agalmatico dei segni divini. Del pari. ed. 189 . E. La verità piana dà scarso diletto e viene subito dimenticata. cit. Allo stesso modo. ha attraversato l’intera poetica biblica del Medioevo latino). Lettera e allegoria nel Medioevo. Curtius. ix. F. 1398. 139-140. ciò che onora e risplende e quindi glorifica. il valore della poesia viene accresciuto dall’eccellenza dell’ornamento (si osservi che ornatus. 52. 1 (ed. quella che è frutto di persuasione (la via filosofica) non è mai abbastanza attraente né sa godere della verità che dimostra. pp. 1418-1420). ed. con uno stesso sermone. p. e che dunque è più adatto alla sostanza divina. un reliquiario d’oro e di gemme è necessario a onorarne il contenuto prezioso: è il reli- 46 Trattatello in laude di Dante. 82. Ritter Santini. Il Mulino. 303-337. e la ‘decenza’ del velo non è pudicizia ma decus e decorum.

come tiene a precisare il Boccaccio: ma poi. Roma. come dimostrano le pa- role stesse del Salvatore. G. XIV. cit. Curtius. 241 (ma si veda tutto il § 2 del cap. la ragione profonda per cui la poesia può dirsi for- ma suprema di teologia: «la teologia è la poesia di Dio». Certo. 54 Trattatello in laude di Dante. Impronte di gloria.R. Riflessioni sulla «difesa della poesia». cit. Effigie e ornamento nell’Europa cristiana. supra. Riflessioni sulla «difesa della poesia» e sul rapporto «teologia-poesia» da Dante a Boccaccio. come preghiera e glorificazione adeguata ad esprimere. Ecco. in Il pensiero filosofico e teologico di Dante Alighieri. vas erat ille dei. cit. 52 Geneal. io credo. 190 .. che nei suoi versi latini aveva espresso le medesime convinzioni circa il rapporto tra Scrittura. Del resto. / che un tempo fu una seconda Teologia» («Quisquis erat vates. L. in E.. I. 154-155. conclude che l’identità profonda tra poesia e teologia.. vi è ritornato G. 2001. come ha provato a suo tempo il Billanovich. in corso di stampa. sono quasi la stessa cosa là «dove uno medesimo sia il suggetto». vii. in effetti. Se la poesia è quasi il sacramento della parola. cit. Non è un caso. VII. 57. cit. si cautela due volte: cita infatti quasi alla lettera una Familiare (X. 161- 164). contemporaneo di Dante. p. 57. cui il poeta ambisce. Letteratura europea. Frasso. ed. il poeta allora è il profeta e il sacerdote che evocandola ne amministra i doni divini. Nella seconda redazione del Trattatello (1367) l’identità tra poesia e teologia verrà mitigata in una forma di tendenziale simiglianza (cfr. nasce anch’essa come ornamentum. Frasso. si richiamava alla poetica te- ologica di Albertino Mussato. che nel Trattatello Boccaccio ritrovi l’origine storica della poesia nel movimento stesso che aveva portato gli uomini ad innalzare i templi. 240-246). Poesia e teologia. a cura di A. Rappresentare e vedere l’invisibile. era come un vaso di Dio. p. Ghisalberti.). che a sua volta. Id.. cioè il vettore agalmatico. 51 Trattatello in laude di Dante. Vita e Pensiero. Carocci. pp. poesia e teologia e lo statuto profetico e figurale degli antichi cantori del mito: «Chiunque fosse vate. 4) del Petrarca. Milano. nota 29). 164 s. il Boc- caccio aveva affermato che la poesia è una facoltà che scaturisce «ex dei gremio»52. 53 Ep. cit.. con maggiore disinvoltura. parafrasando l’amato Cicerone. quindi. è garantita dall’allegoria: non dunque tanto dai contenuti quanto dal modo di trattare la parola54. I. e un reliquiario può compiere miracoli anche se è stato privato del suo contenuto50. come signum liturgico. per via sintagmatica quell’intuizione visionaria del divino. Canetti. pp. nel momento stesso in cui egli sembra lasciar trapelare queste convinzioni. p. ed. / Dunque bisogna che noi ci atteniamo a quella Poesia. come a dire che il discorso rivelato agli uomini dal Signore non può che svolgersi in forma poetica51.. / Illa igitur nobis stat contemplanda Poesis. che fa letteralmente la reliquia. Sasso. le statue e gli ornamenti alla divinità: la poesia. 50 Cfr. 6 (v. XII. come i simulacri di culto. 149-173 (152 ss. Sasso.Luigi Canetti quiario. pp.. 154-155. / Altera quae quondam Theologia fuit»)53.

Firenze. descriptivus e digressivus) è stata rilevata anche l’influenza dei manuali di retorica del tempo (Gentile da Gingoli. l’intelletto umano. quelli caratteristici del doctrinale opus («modus definitivus. Giunti. Dante insomma rivendicava alla sua opera quello statuto scientifico che la scolastica ormai negava alla poesia. 191 . t. pp. oltre a rivendicare l’uso del «modus tractandi poeticus. cit. I. ed. 1979.. 248 s. 1995. pp. Magistri Alexandri de Hales Summa Theologiae I. dunque. Opere minori. ed. Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Già il francescano Alessandro di Hales († 1245). 614. fictivus. ciò che i nuovi filosofi (i teologi scolastici) non potevano che condannare in nome della superiorità della scienza cioè della filosofia rispetto alla poesia. Letteratura europea. Giovanni del Virgilio ecc. cfr. 56 Cfr. 10.) e. t. Epistola a Can� grande. a Patribus Collegii S. Letteratura europea. XIII [9]. Poeta e filosofo nel senso antico. Tra i dieci modus tractandi di Dante. forse. 1. cit. Ricciardi. probativus. ed. in apertura della Summa Theologiae. ossia alla «forma sive modus tractandi poeticus»..R. Cecchini. im- probativus et exemplarum positivus»). Curtius. Brugnoli. pp. 7. E. Curtius. 27. cit. Dante poeta e filosofo Nell’Epistola a Cangrande. Dante si richiamava al «modo» della poesia. p. alla retorica e agli auctores. dunque. un’espressione mutuata dal lessico della scolasti- ca e delle arti retoriche55. II. Dante.R. dell’opus metricum del cardinale Iacopo Stefaneschi (1319)58. descriptivus. si era riferito al «modus tractandi poeticus» della Sacra Scrittura.. ed. e la dignità della verità esige che essa rimanga nascosta a chi non ha la fede. a proposito della Commedia. n. Ep. 250.. digressivus e transumptivus» (cioè quei modi poetici che le Summae scolastiche dello stesso Alessandro e poi di Alberto Magno collegano alla poesia profana e alla Bibbia. Letteratura europea. p. 612-614. Ma sui modi danteschi (e in particolare il modus fictivus. Ep. cit. p.. p. e gli altri cinque all’aspetto filosofico: la Commedia vuol essere poesia ma anche (et cum hoc) filosofia e teologia. Ad Claras Aquas prope Florentiam 1924 (= 1979). in effetti. a cura di G. E.R. 57 Dante. a cura di E. però. si erano preoccupati di distinguere la forma o modus poetico della Bibbia da quello della poesia profana: entrambe si servono del simbolo e della metafora (modus transum� 55 Dante. divisivus. critica in Dante Alighieri. cit. cinque sono riferibili all’aspetto poetico-retorico dell’opera. seguo qui E. 58 Cfr. Boccaccio teologo 6. non può conoscere la verità senza l’aiuto della grazia56. [9] 27. Curtius. Milano-Napoli. in Dante Alighieri. 247 ss. enumera altri modi propriamente scientifici del ‘trattare’. che sta al di là e al di so- pra dell’ars e della scientia in quanto esprime il linguaggio divino: la nostra intelligenza è infatti impotente a comprendere direttamente le cose divine. 10. Bo- naventurae. a proposito della Commedia. Brugnoli. che non si esprimono nel linguaggio delle arti cioè delle scienze). Cecchini. e che lui pretende operanti al tempo stesso (et cum hoc) nel suo poema57. XIII. p.

pp. É. anche se poi lui stesso si giustifica ancora una volta citando – sempre via Petrarca – un luogo topico della Metafisica di Aristotele sui poeti come hoi protoi theologesantes (983b. il quale. 161-163. 60 Cfr. mentre la Bibbia si serve di immagini e di me- tafore perché ciò è utile e necessario59. 261 s. Illud enim quod est proprium infimae doctrinae. 1. mentre il poeta si appoggia sulle finzioni umane. Ergo huius- modi similitudinibus uti. q. Dante e Tommaso non sono dunque facilmente armonizzabili: «infima inter omnes doctrinas» è la poesia. 155-160. Riflessioni sulla «difesa della poesia». Procedere autem per similitudines varias et repraesentationes. 61 Cfr. G. 29)61. ossia dalla metafisica. Del resto. Tommaso afferma che il poeta si serve delle metafore per rappresentare («poeta utitur metaphoris propter repraesentationem»)... Al fondo della questione stava in effetti un nuovo problema di metodo. e dunque non la si deve spacciare per un’ars divina. si badi. cioè una vera teologia62. I. metaforice) ma. Poésie et vérité. ibidem. pp. è però quello della Metafisica. Inoltre. nella prospettiva aristotelico-tomistica – l’Aristotele di Tom- maso e degli scolastici. non est conveniens huic scientiae. est proprium poeticae. polemizzando con il Mussato. nella Scrittura. quae inter alias tenet locum supremum. […] Ad primum ergo dicendum quod poeta utitur metaphoris propter repraesentationem. Gilson. la teologia degli antichi poeti riguardava i falsi dèi. cit. 7. non videtur competere huic scientiae. allora non se ne conosceva ancora la Poetica. 62 Cfr. Frasso. repraesentatio enim naturaliter homini delectabilis est. p. come aveva meglio compreso il domenicano Giovanni- no da Mantova.Luigi Canetti ptivus. In poesia. tutte le scienze si possono insegnare in forma metrica senza che per questo diventino poesia. Era questa una definizione che nello stagirita aveva un senso e un intento ben differenti. la metafora altro non è che la maschera di una carenza di verità e di intelligibilità. cit. ut iam dictum est. invece. Sed sacra doctrina utitur metaphoris propter necessitatem et utilitatem […] ». 9: «Videtur quod sacra Scriptura non debeat uti metaphoris. la saggezza divina si esprime in forma poetica per insegnarci la verità assoluta. quae est infima inter omnes doctrinas. che proprio la diffusione di un’opera senza precedenti come la Commedia doveva contribuire a rendere ancora più urgente: il 59 Summa theol. ma come tutte le altre scien- ze è un prodotto umano. 192 . parabolice. Un «divino fervore» La parola poetica del Boccaccio rivendica dunque uno statuto di verità che la distingue dalla parola della teologia filosofica. a. essa aiuta l’intelligenza a rappresentarsi una verità che eccede i limiti della ragione60. pp. e anche se la Bibbia fosse stata composta tutta in versi ciò non sarebbe un argomento valido a giustificare l’idea che la poesia abbia in se stessa un’essenza divina. sosteneva che la poesia non è affatto un dono divino.

193 . nella scia di Aristotele. Le ragioni che agli occhi del Boc- caccio rendono ancora evidente la grandezza di Dante – l’essere stato cioè l’ultimo grande poeta-teologo – sono le stesse che agli occhi dei filosofi moderni del suo tempo. it. 2009. p. ha però espresso ripetutamente l’intuizione profonda dello statuto sapienziale e filosofico della poesia: sapiente e poeta sono tenden- zialmente la stessa cosa. Archeologia. 20. Fondazione Pietro Bembo / Ugo Guanda editore. II. che documen- ta nelle sue opere enciclopediche. Parma. Dante. a cura di G. Zaccaria. la teologia fisica cioè la scienza arcaica della natura dei presocratici. «Facendosi fare di cera». Un’euristica dell’eccedenza e della somiglianza tra Medioevo ed Età moderna. Mi pare dunque evidente che l’esaltazione boccacciana della poesia come forma eccelsa di teologia sia animata dall’intuizione profonda della dignità del mito e dalla consapevolezza del valore intrinseco dell’ornamentum poetico.. La latinità medievale. XIV. 64 Geneal. anacronismo e modernità dell’impronta. a poche menti – come credo – è concesso nella creazione» («ex sinu dei procedens. 92-111. trad. Come ha mostrato Didi-Huberman66. Didi-Huberman. cioè rappresenta e in qualche modo possiede il proprio oggetto senza mai arrivare a cono- scerlo e a definirlo. XX (2012). r. Boccaccio teologo differente statuto veritativo della metafora (e in generale. un doppio di cera votato e gettato dalla sua mente eccelsa65. «sommo poeta e filosafo». ed. Nuova cronica. cit. come lo ritrae Giovanni Villani63. 336. in «Micrologus. scienza e società medievali». 2008. cxxxvi. in Finis corporis. 1991. facevano apparire le ingannevoli immagini della fantasia dantesca come nemiche e assassine della verità salvifica. mago e profeta. detrattore della Monarchia. anachronisme et mo� dernité de l’empreinte. la metafisica o scienza delle cose divine). G. come invece fa (o pretende di fare) il filosofo. 1. paucis mentibus. anche nelle sue voci più marginali. Canetti. Natura. in corso di stampa. ut arbitror. lo evoca. secondo il nuovo sistema tomistico ispirato alla gerarchia aristotelica delle arti e delle scienze. (Tommaso. La ressemblance par contact. meteorologico e addirittura embriologico. fa sfoggio nella Commedia di quel sapere astronomico. parola e immagine. Eccedenze. quasi come l’impronta e l’eccedenza propria. Virgilio è il saggio per eccellenza perché erudito. 1398. pp. e la teologia speculativa ovvero filosofia prima. sarà il pieno Rinascimento italiano. come il riminese Guido Vernani. 65 Sul calco in cera alla fine del Medioevo e le sue implicazioni epistemologiche rinvio a L. vii. Torino. X. un fervore che «procedendo dal grembo divino. seu scribendi quod inveneris»). protuberanze. p. distingue bene tra la cosmogonia dei poeti. in creatione conceditur»)64. letteralmente. delle figure retoriche) nelle diverse scienze in relazione all’oggetto e al fine di quegli stessi saperi. con 63 Giovanni Villani. Bollati Boringhieri. Lo intuisce e dunque lo vede secondo la species. Il poeta ‘ritrova’. Archéologie. La somiglianza per contatto. Nella Genealogia Boccaccio parla della po- esia come di un «fervore di trovare pensieri eletti e di dire e descri- vere ciò che si è trovato» («fervor quidam exquisite inveniendi atque dicendi. 66 Cfr. Porta. estremità nei corpi.

tra un polo estatico-visionario e un polo razionale-cosciente. in «Studi sul Boccaccio». Agamben. rinuncerà a possederlo e a goderne appieno gli effetti benefici e salutari. it. Ei- naudi. Détienne. II (1964). E. Lo scrittoio del Petrarca. 68 Cfr. Costa. it. 5).R. a reificare la species schiac- ciando la forza poetica della metonimia sulla superficie opaca di un paradigma mimetico edificato sul mito del disegno dal vero. 1447a (I. Billanovich. In questo senso direi che il Boccaccio ha ben circoscritto. XIII-XIV.Luigi Canetti l’invenzione vasariana del logos artistico. in questo. Torino. Edizioni di Storia e Letteratura. G. Laterza. 1947. Medioevo e Rinascimento. É. Le vocabulaire des institutions indo-européennes. Curtius. Agamben. Bibliografia essenziale G. Roma. La Nuova Italia. Benveniste. Letteratura europea e Medioevo latino. Gilson. Einaudi. all’ombra sdoppiata di Platone e Agostino – che ogni autentica intenzione poetica è rivolta alla conoscenza. Essai sur l’histoire de l’idée de nature. Roma-Bari. G. Archeologia del giuramento (Homo sacer II/3). Torino. pp. Europäische Literatur und lateinisches Mittelalter. Roma-Bari. Storia dell’idea di natura. 2008. Laterza. it. Donini. 1969. quale enunciata nella Poetica di Aristotele67. 15): le imitazioni (mimeseis) «…differiscono l’una dall’altra per tre aspetti: o per il fatto di imitare con mezzi diversi. a cura di R. 67 Arist. Poésie et vérité dans la Genealogia de Boccace. Il velo di Iside. trad. Torino. Edizioni dell’Orso. Laterza. pp. Le voile d’Isis. trad. La sirena di Archimede. come il filosofo illustrerà nei successivi capitoli. o cose diverse. P. 194 . trad. 2008. in altre parole. 1977. 1977. Petrarca letterato. varia a seconda dei mezzi. 2008. ossia – parafrasando Agamben. p. 1967. 1976. M. Einaudi. Aristotele. Poetica. e obli- terando così la natura relazionale della somiglianza. trad. I. É. Poet. uno dei grandi nodi della tradizione intellettuale europea: è la «schizofrenia». con- cependo e definendo il proprio oggetto in termini quasi geometrici ed escludendo dalla sua presa la magia dell’immagine e della parola. G. anch’egli. 2006. Etnolinguistica comparata e tradizione preplatonica. La somiglianza. Torino. 2004. 253-282. senza poterlo davvero risolvere. 1948 (19532). Alessandria. 1992. degli oggetti e dei modi. Hadot. Roma-Bari. Il sacramento del linguaggio. e ogni autentica intenzione filosofica è rivolta alla bellezza e alla gioia68. La parola e il fantasma nella cultura occidentale. Antonelli. e cura di P. Les Maîtres de vérité dans la Grèce archaïque. Garin. trad. Stanze. Firenze. Studi e ricerche. it. I maestri di verità nella Grecia arcaica. Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee. o diversamente e non nello stesso modo» (cfr. 1954 (19732). un dualismo che si fonda sulla rimozione di quanto lo stesso Boccaccio si è sforzato di accreditare. E. la ratio dialettica che a partire dalla Scolastica approderà alla rivoluzione scientifica. Einaudi. di cui parlò Aby Warburg prima di diventarne vittima. Contestualmente.

1940 (19802). Ferrando e R. 1896 (19483). La sopravvivenza degli antichi dèi. Ritter Santini. If the poetic mythology of pagan authors is concerned with false Gods. Presentazione di S. trad. Theology. Milano. Les origines grècques et les contestations judéo-chrétien� nes. it. Saggio di teoria della formazione dei concetti religiosi. Pépin. 1985. 2006. The originality of Boccaccio’s position lies in his attempt to assign poetry with a supreme cognitive function. Bologna. Pagan Mysteries in the Renaissance. making the poet a genuine inspired prophet (following Dante’s model). 4. which originated from religious practices. 1958 (19803). at the same time. Adelphi. vol. de Lubac. Lettera e allegoria nel Medioevo. M. Il Mulino. it. Keywords: Myth. Boccaccio teologo H. Ohly. trad. I nomi degli dèi. J. Saggio sul ruolo della tradizione mitologica nella cultura e nell’arte rinascimentali. Milano. Les quatre sens de l’Écriture. H. Jaca Book. nuova edizione riveduta. it. Götternamen. 1964. when it reemerged during the XIV century scholastic philosophy changed the terms of this question radically before the answer embraced new solutions in the High Renaissance. Abstract: Boccaccio the theologian. E. a cura di G. luigi. it. trad. Paris. Truth Luigi Canetti. trad.it 195 . Parrinello. 1958 (19762). Seznec. Università degli Studi di Bologna. Études Augustiniennes. La survivance des dieux antiques. Wind. Usener. how can the Truth be found in it? Although the Christian herme- neutics of paganism and the auctores had a millennium of reflections and practices behind it. Exégèse médiévale. Esegesi medievale. Niccoli. J.canetti@unibo. Settis. a cura di M. the scholastic devaluation of poetry because it is structured by metaphorical language. Brescia. Geometria e memoria. Misteri pagani nel Rinascimento. 2008. a cura di L. Versuch einer Lehre von der religiosen Begriffsbildung. F. This allows Boccaccio to overcome the allegorical compromise of exegetical tradition and. Mythe et allégorie. Essai sur le role de la tradition mytholo� gique dans l’humanisme et dans l’art de la Renaissance. Religion. I quattro sensi della Scrittura. Poetry and Truth in the Late Middle Ages One of the main topics in Giovanni Boccaccio’s Genealogia is the relationship between poetry and Truth. II/2. Mor- celliana. Torino. Poetry. 1981. Boringhieri. 1984.