Acciaio 1

Elementi strutturali e collegamenti in acciaio
Il materiale di seguito riportato è liberamente tratto da appunti preparati nel 1998 da A. D’Aveni e
F. Neri per il corso di Progetto di strutture della Facoltà di Ingegneria. Nel 2001 ho apportato alcune
integrazioni per metterlo a disposizione degli studenti del Laboratorio di Costruzioni II (Facoltà di
Architettura). Nel settembre 2008 ho ripreso il testo per adattarlo alle nuove normative (DM
14/1/2008 ed Eurocodice 3 vers. 2004).
Aurelio Ghersi
1. Riferimenti bibliografici
Un libro molto completo dal punto di vista teorico (anche al di là degli argomenti trattati nel corso) è:
G. Ballio, F.M. Mazzolani, Strutture in acciaio, Hoepli.
Interessante, in particolar modo per i richiami storici, è il libro:
E. F. Radogna, Tecnica delle costruzioni, acciaio, Masson.
Un po’ più applicativo è il libro:
N. Scibilia, Progetto di strutture in acciaio, Flaccovio.
Indicazioni generali su modellazione, analisi strutturale, metodi di verifica (dalle tensioni ammissi-
bili allo stato limite ultimo), normativa sono contenute nei primi tre capitoli del mio libro:
A. Ghersi, Il cemento armato. Dalle tensioni ammissibili agli stati limite: un approccio unita-
rio, Flaccovio.
Indispensabile riferimento è infine la normativa, italiana ed europea.
Normativa italiana
Il riferimento base è:
D.M. 14/1/08. Norme Tecniche per le Costruzioni.
Sono ormai superate, anche se possono essere applicate ancora per breve tempo, le normative precedenti:
D.M. 9/1/96. Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in ce-
mento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche - Parte II.
CNR 10011-86. Costruzioni di acciaio - Istruzioni per il calcolo, l’esecuzione, il collaudo e la
manutenzione.
CNR 10022-84. Profilati d’acciaio formati a freddo - Istruzioni per l’impiego nelle costruzioni.
D.M. 14/2/92. Norme tecniche per l’esecuzione delle opere in cemento armato normale e pre-
compresso e per le strutture metalliche
Normativa europea
La norma europea relativa all’acciaio è:
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio.
Di questo complesso normativo, molto vasto, evidenzio in particolare:
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio. Parte 1-1: Regole generali e regole per
edifici (anno 2004).
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio. Parte 1-3: Regole generali e regole ag-
giuntive per elementi piegati a freddo e lamiere (anno 2006).
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio. Parte 1-8: Progetto dei collegamenti
(anno 2004).
Le prescrizioni dell’Eurocodice 3 devono essere integrate da indicazioni contenute in Appendici
Nazionali (al momento esistenti solo come bozza).
Acciaio 2
2. Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio
Anche per l’acciaio il metodo degli stati limite ha ormai completamente sostituito il metodo delle
tensioni ammissibili.
Per chi può essere interessato, lascio un breve commento relativo alle normative precedenti.
Se si esaminano le prescrizioni delle precedenti normative italiane si può notare che esse hanno subito negli
anni una progressiva evoluzione, dal metodo delle tensioni ammissibili a quello degli stati limite, non prive
di resistenze e compromessi. Solo così si può interpretare la definizione di due stati limite ultimi, lo stato li-
mite elastico della sezione e lo stato limite di collasso plastico della struttura, da usare l’uno in alternativa
dell’altro.
Lo stato limite elastico assume che le azioni di calcolo non comportino in alcun punto della sezione il supe-
ramento della deformazione unitaria corrispondente al limite elastico del materiale. Fino alla precedente edi-
zione della norma (D.M. 14/2/92) ciò comportava una perfetta coincidenza col metodo delle tensioni ammis-
sibili. Infatti operando allo stato limite si usavano carichi maggiorati del 50% rispetto a quelli validi per le
tensioni ammissibili (γ
g
e γ
q
= 1.5) e contemporaneamente una resistenza del 50% più alta (perché la tensione
ammissibile era i 2/3 di quella di snervamento ed inoltre per lo stato limite elastico è γ
m
=

1), con un modello
di calcolo e di verifica lineare. Col D.M. 9/1/96 questa coincidenza non è più perfetta, perché ora γ
g
= 1.4 e
γ
q
= 1.5, ma la sostanza non è cambiata.
Lo stato limite di collasso plastico fa invece riferimento alla completa plasticizzazione delle sezioni (valutata
riducendo la soglia di snervamento con γ
m
=

1.12) e consente di usare un’analisi non lineare fino a giungere
alla trasformazione della struttura, o di una sua parte, in un meccanismo. L’impostazione è quindi sostan-
zialmente equivalente a quella dello stato limite ultimo, così come è definito nell’Eurocodice 3, anche se
l’enfasi posta sull’uso di un’analisi non lineare è addirittura maggiore dell’importanza data ad essa
dall’Eurocodice 3.
La presenza di questa duplice possibilità è ulteriormente complicata dal rinvio che la norma italiana fa alle
istruzioni CNR 10011-86. Queste sono state infatti concepite quando il metodo di riferimento era quello del-
le tensioni ammissibili e sono state solo ritoccate per includere gli stati limite, creando grosse perplessità in
chi cerca di applicarle affiancandole allo stato limite di collasso plastico della struttura. Personalmente, io ri-
tengo più corretto considerarle valide solo nell’ambito in cui sono nate e quindi col metodo delle tensioni
ammissibili o con l’equivalente stato limite elastico della sezione.
Passando poi all’Eurocodice 3, occorre prestare attenzione alle modifiche introdotte col decreto di applica-
zione nazionale (NAD) italiano, cioè la sezione III del D.M. 9/1/96. In particolare, esso ritocca i valori inca-
sellati dei coefficienti parziali di sicurezza del materiale ma comporta anche altre aggiunte e variazioni, so-
prattutto per quanto riguarda le saldature (ad esempio, per le saldature di testa reintroduce la distinzione tra
giunti di prima e seconda classe, presente nella norma italiana ma assente nella versione originaria
dell’Eurocodice 3).
La nuova normativa italiana è sostanzialmente coincidente con l’Eurocodice 3 (versione 2004). Le
Appendici Nazionali agli Eurocodici sono state approvate ma non ancora pubblicate sulla Gazzetta
Ufficiale. Le variazioni rispetto al testo europeo mi sembrano però minime e di scarsa importanza.
3. L’acciaio per carpenteria metallica
3. 1. Composizione chimica e caratteristiche meccaniche
L’acciaio è una lega ferro-carbonio. La quantità di carbonio condiziona la resistenza e la duttilità (la
prima cresce e la seconda diminuisce all’aumentare del contenuto in carbonio). I più comuni acciai
per carpenteria metallica hanno un contenuto in carbonio molto basso (da 0.17% a 0.22%) e sono
quindi estremamente duttili. Una caratteristica importante è anche la tenacità dell’acciaio, cioè la
sua capacità di evitare rottura fragile alle basse temperature.
La normativa (D.M. 9/1/96, punto 2.1, valido anche per chi usa l’Eurocodice 3) impone limiti alle
caratteristiche meccaniche (tensione di rottura e di snervamento) ed all’allungamento a rottura dei
diversi tipi di acciaio, nonché limiti alla resilienza (legati alla temperatura ed al grado di saldabili-
tà), necessari per garantire la tenacità (si veda anche il punto 2.3.2).
Acciaio 3
Negli acciai sono contenute piccole quantità di manganese e silicio, che favoriscono la saldabilità, e
di altri elementi (fosforo, zolfo, ecc.) che sono da considerare impurità inevitabili. Per la saldabilità
dell’acciaio è importante il grado di disossidazione: l’ossigeno presente nell’acciaio fuso si combina
col carbonio formando monossido di carbonio CO che nel raffreddamento torna allo stato gassoso
creando diffuse soffiature (l’acciaio viene detto effervescente); l’aggiunta di alluminio e silicio, che
si combinano con l’ossigeno formando ossidi che vengono poi eliminati, riduce la formazione di
monossido di carbonio (acciai calmati o semicalmati).
Precisi limiti alla composizione chimica dell’acciaio per strutture saldate erano riportati nel punto 2.3.1 del
D.M. 9/1/96:
Fe 360-430 Grado B: C≤0.24% P≤0.055% S≤0.055%
Grado C: C≤0.22% P≤0.050% S≤0.050%
Grado D: C≤0.22% P≤0.045% S≤0.045%
Fe 510 Grado B: C≤0.26% Mn≤1.6% Si≤0.6% P≤0.050% S≤0.050%
Grado C: C≤0.24% Mn≤1.6% Si≤0.6% P≤0.050% S≤0.050%
Grado D: C≤0.22% Mn≤1.6% Si≤0.6% P≤0.045% S≤0.045%
3.2. Prove sull’acciaio
Le prove di laboratorio che più frequentemente si effettuano sugli acciai da carpenteria metallica
sono:
− prova di trazione;
− prova di resilienza;
− prova di piegamento.
Vengono talvolta effettuate anche le seguenti prove:
− prova a compressione globale;
− prova di durezza;
− prova di fatica.
Prova di trazione
Si effettua su di un provino sagomato secondo la UNI 556 ottenendo il diagramma tensione defor-
mazione σ−ε.

Caratteristiche geometriche del provino
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 4
La prova fornisce i valori della forza di trazione e della variazione di distanza di due punti di riferi-
mento. La tensione viene valutata dividendo la forza di trazione per l’area nominale A
0
del provino;
quindi nelle fasi finali della prova, quando si verifica la strizione (cioè una forte riduzione della se-
zione) la tensione nominale si riduce anche se la reale tensione va sempre crescendo. La deforma-
zione viene valutata dividendo la variazione di distanza tra i punti di riferimento per la distanza ini-
ziale L
0
. La distanza L
0
è pari a 5 volte il diametro del provino (se questo non avesse sezione circo-
lare si assumerebbe
0 0
65 . 5 A L = ).
Dalla prova di trazione si ricava la tensione di snervamento f
y
e la corrispondente deformazione ε
y
;
la deformazione in cui inizia l’incrudimento ε
h
(che è circa 12-15 volte ε
y
); a tensione di rottura a
trazione f
u
(il massimo raggiunto nella prova) e la corrispondente deformazione ε
u
; la deformazione
a rottura. ε
t
.
fy
fu
ε
y
ε
h
ε
t
ε
u
1
2
3
4
1 ramo elastico
2 snervamento
3 incrudimento
4 tratto decrescente
(il valore nominale
decresce, ma quello
reale cresce sempre e la
sezione si riduce)

diagramma σ-ε per l’acciaio
Nota 1: per indicare la tensione di rottura a trazione (il massimo raggiunto nella prova) l’Euroco-
dice 3 usa il simbolo f
u
mentre la normativa italiana usa f
t
. Io mi sono attenuto alla simbo-
logia dell’Eurocodice 3. In maniera analoga ho usato i pedici u e t per le deformazioni.
Nota 2: In caso di prova ciclica si ha uno scarico e ricarico elastico, ma all’inversione del carico
l’andamento diventa curvilineo (effetto Bauschinger)
Prova di resilienza
La prova di resilienza mette in evidenza la resistenza alla rottura fragile (resilienza) degli acciai.
Si effettua col pendolo di Charpy, operando su un provino predisposto con intagli standardizzati.

prova di resilienza
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 5
Il pendolo, lasciato cadere da un’altezza h
0
, rom-
pe il provino e risale dal lato opposto ad un’al-
tezza h. La quantità h
0
-h è proporzionale al-
l’energia di rottura della provetta; essa, rapporta-
ta all’area di rottura, fornisce il valore della resi-
lienza. Il grafico resilienza-temperatura che si ot-
tiene da queste prove permette di individuare la
temperatura di transizione intesa come quella
temperatura al di sotto della quale vi è un brusco
decadimento della resilienza.

grafico resilienza-temperatura
1

Poiché i risultati della prova sono fortemente dipendenti dalla forma dell’intaglio essi non rappre-
sentano dati sperimentali obiettivi. I valori di resilienza, come anche la temperatura di transizione,
hanno solo significato di riferimento nel senso che bassi valori di resilienza sono spie di rischio di
fragilità. Per modificare (abbassare) la temperatura di transizione è necessario intervenire sulla
composizione chimica (carbonio, manganese e nichel).
La norma italiana (D.M. 9/1/96, punto 2.1) fissa una resilienza di 27 J alla temperatura di −20
°
C,
0
°
C, +20
°
C rispettivamente per acciai di grado B, C, D, valutata per un provino con intaglio a V ed
area 0.8 cm
2
.
Prova di piegamento
Consiste nel sottoporre il provino ad una deformazione plastica per flessione, piegandolo a un ango-
lo α pari a 90° o più frequentemente 180°. Essa consente di accertare l’attitudine del materiale a
sopportare grandi deformazioni a freddo senza rompersi. La prova di piegamento fornisce inoltre,
come anche quella di allungamento a rottura, indicazioni sulla duttilità del materiale.
Le UNI 564 e 5468 danno indicazioni su come effettuare la prova rispettivamente per i profili a se-
zione aperta e cava.
Prova di compressione globale (stub column test)
Questa prova viene fatta su tronchi di profilato di opportune dimensioni ed è utile per valutare il
comportamento globale dei profilati.

stub column test
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 6
La prova di compressione globale eviden-
zia una tensione limite media di proporzio-
nalità σ
m
più bassa della corrispondente ot-
tenuta da una prova a trazione su provini
normalizzati. Questo fenomeno è dovuto
all’influenza delle imperfezioni strutturali
(tensioni residue, non omogenea distribu-
zione delle caratteristiche meccaniche nella
sezione) che hanno un ruolo degradante
sulle caratteristiche meccaniche.

confronto tra risultati di prova a trazione
e prova a compressione globale
1

Prova di durezza
Consiste nella misura del diametro dell’impronta di penetrazione lasciata sul provino da una sfera di
acciaio sottoposta ad un carico F per un determinato intervallo di tempo. La prova viene effettuata
con apparecchi diversi (Brinell, Vichers, Rockwell) che si differenziano tra di loro per la forma del
penetratore.
La durezza Brinell è data da:
( )
impronta dell' diametro
sfera della diametro
N/mm
2
0
2
2
0
2
d
d
d d d d
F
HB
|
.
|

\
|
− − π
=

I valori della durezza Brinell rappresentano la resistenza superficiale alla penetrazione e sono anche
grossolanamente proporzionali al valore di resistenza meccanica.
Prova a fatica
Mette in evidenza la riduzione, rispetto al valore originario, della resistenza meccanica a seguito di
cicli di sollecitazioni di intensità oscillante nel tempo.

prova a fatica

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 7
La prova consiste nel far ruotare il provino attorno al proprio asse con un carico verticale appeso
all’estremità. La conseguente sollecitazione momento flettente M da luogo, nella sezione di indagi-
ne, a valori di tensione che variano con legge sinusoidale nel tempo t.
Il diagramma in scala semilogaritmica f-n (dove n è il numero di cicli di carico) mostra che vi è un
valore limite di resistenza al di sotto del quale il materiale non risente più dei cicli di carico.

diagramma tensione-numero di cicli
1

I risultati portano alle seguenti conclusioni:
− se il materiale è sottoposto a carichi ripetuti la rottura può verificarsi per una tensione inferiore a
quella corrispondente alla resistenza statica;
− il numero dei cicli necessario per raggiungere la rottura è, a parità di tensione massima, tanto più
grande quanto minore è l’ampiezza ∆σ di oscillazione della tensione.

cicli di tensione nella prova a fatica
1

3.3. Acciai da carpenteria metallica
Gli acciai laminati a caldo utilizzati in Italia erano individuati con le seguenti sigle:
Fe 360 Fe410 Fe530
nelle quali il numero che compare indica la tensione di rottura (in N

mm
-2
). Oggi si usano invece le sigle:
S 235 S 275 S 355
nelle quali il numero che compare indica tensione di snervamento (in

N mm
-2
).
Le NTC08 (punto 11.3.4.1) definiscono i valori nominali della resistenza di snervamento f
y
e della
resistenza a rottura per trazione f
u
, da utilizzare nel calcolo come valori caratteristici, con la seguen-
te tabella:
Spessore t (mm)
t ≤ 40 mm 40 mm < t ≤ 100 mm
Tipo
nominale
di acciaio
f
y
(N/mm
2
) f
u
(N/mm
2
) f
y
(N/mm
2
) f
u
(N/mm
2
)
S 235 (ex Fe 360) 235 360 215 360
S 275 (ex Fe 430) 275 430 255 410
S 355 (ex Fe 510) 355 510 335 470

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 8
Solo per completezza si riportano le indicazioni, un po’ più particolareggiate, che erano contenute
nel punto 2.1 del D.M. 9/1/96
1
:
− per sezioni a profilo aperto
Simbolo
adottato
Simbolo
UNI
Caratteristica o parametro
Fe 360
(1)
Fe 430
(1)
Fe 510
(1)
f
t
R
m

tensione (carico unitario)
di rottura a trazione [N/mm
2
]
(2)
≥ 340
≤ 470
(3)
≥ 410
≤ 560
(4)
≥ 490
≤ 630
f
y
R
e

tensione (carico unitario)
di snervamento [N/mm
2
]
(5)
≥ 235
(6)
≥ 275
(7)
≥ 355
B +20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
C 0°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
D −20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
KV KV
Resilienza KV [J]
(8)
DD −20°C − − ≥ 40
Allungamento % a rottura (
0 0
65 , 5 A L ⋅ = )
- per lamiere
≥ 24
(9)
≥ 20
(9)
≥ 20
(9) ε
t
A
min

- per barre, laminati mercantili, profilati, larghi
piatti
≥ 26
(10)
≥ 22
(10)
≥ 22
(10)
(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B, C, D e DD della UNI EN
10025 (febbraio 1992), anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate in questo prospetto.
(2) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(3) Per spessore maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(4) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(5) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
.
(6) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm
2
.
(7) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm
2
.
(8) Per spessori maggiori di 10 mm fino a 100 mm.
(9) Da provette trasversali per lamiere, nastri e larghi piatti con larghezza 600 mm;
per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti.
(10) Da provette longitudinali per barre, laminati mercantili, profilati e larghi piatti con larghezza < 600 mm;
per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti.


1
Nota per lo studente. Ovviamente queste tabelle sono riportate a titolo informativo; è importante conoscere solo i con-
cetti e valori essenziali: valori “standard” della tensione di snervamento; il fatto che la tensione di snervamento è mino-
re per spessori elevati; il fatto che la deformazione unitaria a rottura è molto elevata, oltre il 20%.
Acciaio 9
− per sezioni a profilo cavo
Simbolo
adottato
Simbolo
UNI
Caratteristica o parametro
Fe 360
(1)
Fe 430
(1)
Fe 510
(1)
f
t
R
m

tensione (carico unitario)
di rottura a trazione [N/mm
2
]
≥ 360 ≥ 430 ≥ 510
f
y
R
e

tensione (carico unitario)
di snervamento [N/mm
2
]
(2)
≥ 235
(2)
≥ 275
(3)
≥ 355
B +20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
C 0°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 KV KV Resilienza KV [J]
D −20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
ε
t
A
min

Allungamento percentuale a rottura
(
0 0
65 , 5 A L ⋅ = ) %
≥ 24 ≥ 21 ≥ 20
(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B, C e D della UNI 7806 (di-
cembre 1979) e UNI 7810 (dicembre 1979), anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate
in questo prospetto.
(2) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
.
(3) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori oltre 16 mm fino a 35 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 35 mm e fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
.
In commercio sono presenti altri tipi di acciaio ad alto limite elastico (EX-TEN, T1 e NICUAGE, tutti con
f
y
=650 N/mm
2
).
Sulla base delle caratteristiche di saldabilità gli acciai sono suddivisi in tre gradi di saldabilità, B, C o D, e
anche DD per Fe 510 (nell’ordine dal meno saldabile al più saldabile). Per una struttura bullonata si impie-
gherà acciaio di grado B.
Il grado di saldabilità è legato alla composizione chimica, al grado di disossidazione, alla fragilità (resilien-
za).
Per quanto riguarda il metodo delle tensioni ammissibili, il D.M. 14/2/92 punto 3.1.1 imponeva come limiti
ammissibili a trazione e compressione per acciaio laminato i valori riportati nella seguente tabella
s
σ [N/mm
2
]
materiale
t ≤ 40 mm t > 40 mm
Fe 360 160 140
Fe 430 190 170
Fe 510 240 210

Acciaio 10
3.4. Tipologie degli elementi in acciaio
Gli elementi in acciaio vengono prodotti industrialmente mediante un processo di laminazione a
caldo o di sagomatura a freddo e sono così classificati:
− elementi laminati a caldo;
profilati, lamiere (lamierini, con t < 1 mm; lamiere sottili, con 1 mm ≤ t ≤4 mm; ecc.), larghi
piatti, barre;
− elementi sagomati a freddo:
lamiere grecate, profili sottili.
Elementi laminati a caldo
Profilati: aste di acciaio aventi sezioni particolari a contorno aperto o cavo;
lamiere: manufatti di spessore non superiore a 50 mm e di larghezza pari alla massima
dimensione del laminatoio;
larghi piatti: manufatti di spessore non superiore a 40 mm e larghezza compresa tra 200 e
1000 mm;
barre
Profilati
I tipi di sezione e le dimensioni geometriche dei profilati sono unificate in ambito europeo; le loro
caratteristiche sono riportate in un sagomario.
IPE
a C (o a U) angolari
HE

scatolari
tubolare

profilati con sezione a contorno aperto profilati con sezione a contorno chiuso
I profili a doppio T sono utilizzati soprattutto come travi e colonne di strutture a telaio. Ne esistono
due distinte tipologie: IPE ed HE. I profili IPE hanno una larghezza b dell’ala pari alla metà dell’al-
tezza h. I profili HE hanno invece b=h; per essere più precisi, esiste una serie normale, HEB, nella
quale è effettivamente b=h fino ad una altezza di 300 mm (per altezze maggiori b rimane costante-
mente pari a 300 mm), una serie leggera, HEA, ed una serie pesante, HEM, che hanno spessori
maggiori e piccole differenze nell’altezza rispetto alla serie normale.
A parità di area della sezione (e quindi di peso e costo) i profili IPE hanno momento d’inerzia e
modulo di resistenza nettamente maggiore rispetto agli HE e sono quindi più convenienti in caso di
aste soggette a flessione semplice; il momento d’inerzia è però molto basso e ciò li rende inadatti a
sopportare momento flettente in due piani diversi ed anche molto sensibile all’instabilità in un pia-
no. I momenti d’inerzia dei profili HE nelle due direzioni hanno una minore differenza e ciò rende
questi profili più adatti ad essere usati come colonne (perché le colonne sono soggette a sforzo nor-
male oltre che a momento flettente e questo inoltre agisce spesso in due direzioni).
I profili a C e gli angolari sono usati soprattutto come aste di travature reticolari o aste di controven-
tatura; vengono spesso accoppiati a due a due sia perché ciò conferisce simmetria alla sezione com-
posta sia per comodità di realizzazione dei collegamenti.
Acciaio 11
A titolo di esempio è riportata una sintesi, relativamente ad un profilo IPE, delle informazioni che si
possono reperire sul sagomario.

Larghi piatti e lamiere
Questi prodotti permettono di realizzare per semplice saldatura o bullonatura elementi strutturali
fuori marca.
In commercio sono disponibili:
a) una vasta gamma di profili saldati a doppio T realiz-
zati con lamiere e larghi piatti dello spessore di 12-
14-19-22-25-26 mm che raggiungono altezze di 1700
mm;
ISE HSE HSD
b) alcuni tipi di profilati ibridi la cui sezione è realizzata
accoppiando lamiere e larghi piatti di qualità diversa.
L’uso contemporaneo di acciai di diversa resistenza
permette di avere una “quarta dimensione” nelle co-
struzioni in acciaio;
Fe 510
Fe 510
Fe 360
c) alcuni tipi di profilati detti “Jumbo” realizzati con
lamiere o larghi piatti di notevole spessore;
Acciaio 12
d) una vasta gamma di profilati dalle forme più fantasiose.

possibili profilati ottenibili mediante composizione di larghi piatti
1

Elementi sagomati a freddo
Lamiere grecate: elementi ottenuti mediante piegatura a freddo di lamierini o lamiere sottili. So-
no di vastissimo impiego come elementi orizzontali e verticali di chiusura

Profili sottili: elementi strutturali di sezioni, in genere a contorno aperto, ottenuti mediante
piegatura a freddo di nastri di acciaio di spessore di circa 3-4 mm
profilo con irrigidimenti nell’ala
profili con irrigidimenti di bordo
profili senza irrigidimenti di bordo

Nell’ambito dei profili sottili si possono ottenere le sezioni più varie che realizzano il massimo
sfruttamento del materiale, anche “per forma” con conseguente ottimizzazione del peso strutturale.
L’esiguo spessore di questi profili richiede una particolare attenzione del progettista ai pericoli con-
nessi con fenomeni di corrosione e/o di instabilità locale.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 13
4. Le imperfezioni
I modelli con i quali calcoliamo le strutture sono in genere fondati sull’ipotesi che l’asta sia “ideale”
cioè perfettamente rettilinea, omogenea, isotropa ed esente da stati tensionali interni precedenti l’ap-
plicazione del carico. In realtà le aste prodotte industrialmente presentano inevitabilmente imperfe-
zioni nella sezione e su tutta la lunghezza, causate dal processo di produzione.
Le imperfezioni possono essere:
− meccaniche
− geometriche
4.1. Imperfezioni di tipo meccanico
Sia nei profili laminati a caldo che in quelli laminati a freddo e a composizione saldata, sono pre-
senti imperfezioni che riguardano le caratteristiche meccaniche, quali:
− la presenza di tensioni residue (stati tensionali autoequilibrati nelle sezioni trasversali);
− la disomogenea distribuzione delle caratteristiche meccaniche nelle sezioni trasversali e lungo
l’asse dei profilati.
Profili laminati a caldo - tensioni residue
Le tensioni residue si formano a causa del processo di raffreddamento successivo alla laminazione
(600° C) e possono venire modificate da eventuali processi termici o da raddrizzamento di natura
meccanica. Nella figura seguente è schematizzato il processo temporale dell’andamento dello stato
tensionale della sezione del profilo a seguito del suo raffreddamento.

variazione dello stato tensionale durante il raffreddamento
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 14
Le parti esterne dell’ala e quella centrale dell’anima si raffreddano più rapidamente e tendono quin-
di ad accorciarsi in misura maggiore rispetto ai punti di intersezione ala-anima. Questo tende a ge-
nerare tensioni di trazione all’estremo delle ali e compressione all’intersezione ala-anima (b) che
però si smorzano (c) grazie alle deformazioni viscose delle parti più calde, non ancora ben solidifi-
cate. Il successivo raffreddamento dei punti di intersezione ala-anima, quando il resto del profilo è
ormai raffreddato e quindi solidificato, genera trazione all’attacco ala-anima e compressione agli e-
stremi delle ali e al centro dell’anima (d) e questo stato tensionale autoequilibrato rimane presente
nel profilato.
Si tenga presente che i valori delle tensioni residue possono essere molto elevati, pari a oltre la metà
della tensione di snervamento se non addirittura comparabili ad essa.
I parametri che influenzano questo comportamento sono la conducibilità termica k, il peso specifico
del materiale γ, il calore specifico del materiale c ed il coefficiente di dilatazione termica α. Questi
sono combinati nel rapporto k/γ c da cui in definitiva dipende la differenza di temperatura fra i vari
punti della sezione del profilato. Poiché negli acciai il rapporto k/γ c è costante ,la distribuzione del-
le tensioni residue dipende dalla geometria delle sezioni trasversali, ossia dai rapporti.
h/b t
w
/h t
w
/b t
f
/h t
f
/b
con h = altezza della sezione t
w
= spessore dell’anima
b = larghezza delle ali t
f
= spessore delle ali

andamenti sperimentali delle tensioni residue in travi a doppio T
1


modelli proposti per l’andamento delle tensioni residue
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 15
Profili laminati a caldo - caratteristiche meccaniche
Si è potuto costatare sperimentalmente che vi è una certa dispersione dei risultati anche nei valori
delle caratteristiche meccaniche più importanti.

distribuzione dello snervamento f
y
sulla sezione trasversale di un profilato HEA
e valori misurati per vari profilati HE
1

Profili a composizione saldata - tensioni residue
Le tensioni residue sono causate dal disomogeneo apporto di calore dovuto alla saldatura. Il cordo-
ne di saldatura viene depositato allo stato fuso e le zone adiacenti ad esso raggiungono presto la
temperatura di fusione. A causa di questi differenti salti termici sulla sezione sono presenti, a salda-
tura ultimata, tensioni residue di trazione nella zona prossima alla saldatura e di compressione nella
zona più lontana.

tensioni residue dovute al procedimento di saldatura
1

Profili formati a freddo - tensioni residue
Le tensioni residue in questi tipi di profilati sono causate dal processo di produzione. È evidente che
durante la formatura a freddo, le fibre superficiali tendono ad allungarsi mentre quelle interne ri-
mangono indeformate. A queste possono aggiungersi di tipo flessionale (cioè con andamento varia-
bile lungo lo spessore in maniera lineare intrecciata) dovute alla piegatura.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 16

tensioni residue da formatura a freddo
1

Profili formati a freddo - caratteristiche meccaniche
La variazione delle caratteristiche meccaniche lungo la sezione è dovuta all’incrudimento per piega-
tura del materiale. L’operazione di piegatura produce un innalzamento del limite elastico del mate-
riale tanto maggiore quanto più piccolo è il raggio di curvatura della piega. All’aumento della resi-
stenza si accompagna però una diminuzione della resilienza che rende il profilo fragile.
4.2. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche
L’influenza delle tensioni residue sullo stato tensionale e sulla relazione tra caratteristiche della sol-
lecitazione e deformazioni è mostrato esemplificativamente nel caso di un profilato a doppio T con
tensioni residue pari a 0.5 f
y
, soggetto ad una azione assiale N (si è imposto l’allungamento ∆L e
quindi la deformazione e si è ricavato il conseguente stato tensionale e il valore di N).
allungamento

∆L 0 0.5 ε
y
L 1.0 ε
y
L 1.5 ε
y
L
ala
ε
σ
anima
ε
σ
+
+
+
+
+
+ −
+
+



fy
εy
N 0 (2 A
f
+A
w
) 0.5 f
y
(2 A
f
+A
w
) 0.875 f
y
(2 A
f
+A
w
) 1.0 f
y

Si nota che la relazione N-∆L si discosta dall’andamento lineare a partire da deformazioni ben più
piccole di quelle corrispondenti allo snervamento, ma il valore massimo di N coincide con quello di
un’asta ideale anche se è raggiunto per deformazioni maggiori. In definitiva, le tensioni residue au-
toequilibrate (così come la variazione delle caratteristiche meccaniche) non alterano il comporta-
mento globale (resistenza ultima) della sezione trasversale, ma influiscono sul comportamento sotto
carichi di esercizio; esse inoltre possono aumentare il rischio di instabilità di un’asta o innescare pe-
ricolosi fenomeni di instabilità locale delle parti compresse di una sezione.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 17
4.3. Imperfezioni geometriche
Con questo termine vengono indicate tutte le variazioni di dimensione o forma dell’asta rispetto alla
geometria ideale.
Imperfezioni geometriche della sezione trasversale
Le variazioni che interessano la sezione trasversale dipendono da:
− graduale consumo di rulli sbozzatori;
− variazioni degli spessori e delle dimensioni delle lamiere nei profili saldati;
− mancata ortogonalità degli elementi che compongono le sezioni.
Un’indagine su 5000 profili a doppio T (HEA e HEB) ha dato i seguenti risultati:
− la variazione della larghezza delle ali e dell’altezza della sezione è molto contenuta;
− lo spessore delle ali e delle anime tende ad essere rispettivamente minore e maggiore rispetto al
valore nominale;

distribuzione di frequenza delle caratteristiche geometriche dei profilati
1

− anche l’area A, il momento d’inerzia I, il modulo di resistenza elastico W e plastico W
pl
tendono
a discostarsi dai valori nominali.

distribuzione di frequenza di area e modulo di resistenza
1

Un’altra importante variazione rispetto alle dimensioni nominali si ha nei profili sottili piegati a
freddo. Per effetto della piegatura si ha infatti una riduzione dello spessore t nella zona della piega;
il valore medio dello spessore ridotto t
red
può essere assunto pari a
t
t r
t k r
t
red
|
|
.
|

\
|
+
+
=
5 . 0

dove r è il raggio interno di piegatura e k è un fattore di riduzione, dipendente dal rapporto r/t (per
r/t>1.5 si può utilizzare il valore k=0.35).

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 18
Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta
La variazioni più importante è la deviazione dell’asse dell’asta dalla sua posizione ideale perfetta-
mente rettilinea.
Il modello di asta con cui usualmente si tiene conto di tale imperfezione è:
e
0
e

modello di imperfezioni dell’asta
1

in cui
e eccentricità del carico all’estremità dell’asta causata dalle variazioni di geometria della se-
zione trasversale;
e
0
freccia in mezzeria dovuta alla configurazione dell’asta reale che ha una deformata iniziale
di tipo sinusoidale.

deformate reali e deformata sinusoidale usata nel modello
1

4.4. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche
Le imperfezioni geometriche possono condizionare in misura rilevante il comportamento degli ele-
menti strutturali.
La normativa italiana e quella europea impongono di tenerne conto in diverse circostanze:
− nella valutazione del comportamento globale di una struttura intelaiata (imperfezione laterale φ
delle colonne), dei sistemi di controvento e delle membrature (Eurocodice 3, punto 5.2.4);
− nella verifica di aste compresse, considerando per l’asta reale, imperfetta, una tensione critica in-
feriore a quella dell’asta ideale (metodo ω della norma italiana; coefficiente χ dell’Eurocodice
3).

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 19
5. Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio
Nel confrontare tra loro strutture o elementi strutturali in cemento armato e in acciaio occorre tenere
conto di vari aspetti:
− le modalità costruttive, che condizionano il comportamento strutturale e la scelta dei modelli di
calcolo ma soprattutto l’importanza da dare ai particolari costruttivi;
− l’influenza della differenza di resistenza tra acciaio e calcestruzzo, che per strutture in acciaio
rende possibile l’uso di sezioni molto minori rispetto a quelle consuete in strutture in cemento
armato, comportando di conseguenza:
− problemi di deformabilità;
− problemi di instabilità;
− maggiore sensibilità a condizioni di carico trascurabili nel cemento armato;
− vantaggi nel caso di grandi luci e in zona sismica;
− il diverso comportamento a trazione e a compressione.
Modalità costruttive
Le strutture in cemento armato ordinario sono usualmente realizzate in opera, preparando gabbie di
armatura e casseforme ed effettuando quindi il getto di calcestruzzo. Le riprese di getto, se realizza-
te con cura, non inficiano la continuità degli elementi strutturali. Per questo motivo i modelli geo-
metrici utilizzati nell’analisi strutturale sono sempre quelli di trave continua o telaio. Quando si
vuole realizzare una connessione parziale, ad esempio una cerniera, occorre intervenire con oppor-
tuni accorgimenti costruttivi.
Le strutture in acciaio sono invece realizzate mediante l’assemblaggio di elementi monodimensio-
nali (profilati) o bidimensionali (lamiere) prodotti in stabilimenti siderurgici e preparati (taglio, fo-
ratura, saldatura) in officina. Le strutture in acciaio hanno quindi un grado di vincolo mutuo tra i va-
ri elementi che tende ad essere il minimo possibile ed è necessario intervenire con opportuni accor-
gimenti costruttivi se si vuole elevare il grado di iperstaticità della struttura.
Lo studio dei collegamenti diventa una parte predominante del progetto di strutture in acciaio, a cui
si dedica più tempo e più cura che al progetto delle aste stesse e che spesso condiziona la scelta del-
le sezioni degli elementi strutturali.
Deformabilità
Nonostante il modulo elastico dell’acciaio sia quasi il triplo rispetto a quello del calcestruzzo, la
dimensione delle sezioni in acciaio è tanto più piccola rispetto a quella delle sezioni in cemento ar-
mato da rendere molto rilevanti i problemi di esercizio connessi alla deformabilità. In numerosi casi
la scelta della sezione è condizionata più dai limiti di deformabilità che dai limiti di resistenza. Non
a caso la precedente versione dell’Eurocodice 3 presentava prima gli stati limite di servizio e poi gli
stati limite ultimi.
Instabilità
L’uso di sezioni molto piccole rende le aste compresse e le strutture dotate di elementi compressi
particolarmente sensibili al problema dell’instabilità (dell’asta o dell’intera struttura). Nelle strutture
in acciaio è quindi essenziale la verifica di stabilità delle aste compresse ed è spesso importante te-
nere conto degli effetti del secondo ordine nell’analisi strutturale, problemi entrambi usualmente
trascurati nel caso di strutture in cemento armato.
L’analisi dell’asta o della struttura ai fini dell’instabilità deve sempre essere effettuata tenendo con-
to della reale tridimensionalità della struttura, perché anche per schemi che analizzeremmo nel pia-
no l’instabilizzazione può avvenire al di fuori del piano stesso.
Acciaio 20

Influenza della tridimensionalità sull’instabilizzazione della struttura
1

Sensibilità a schemi di carico
A causa della differenza di sezioni, il peso proprio ha un’incidenza molto minore rispetto agli altri
carichi portati. Ad esempio una copertura non praticabile in acciaio pesa circa 0.15÷0.30 kN m
-2
a
fronte di 2÷3 kN m
-2
di una copertura in cemento armato. Un carico da neve di 0.90 kN m
-2
rappre-
senta quindi il 70÷90% del carico totale per la copertura in acciaio ed il 20÷30% per quella in ce-
mento armato. Inoltre il carico da depressione del vento, che può valere 0.30÷0.50 kN m
-2
, è sempre
trascurabile per una struttura in cemento armato (perché riduce le sollecitazioni) mentre può essere
molto pericoloso per una struttura in acciaio (perché può portare a un’inversione di segno nelle sol-
lecitazioni e quindi all’instabilizzazione di elementi che con le usuali combinazioni di carico sareb-
bero sempre tesi).
Strutture di grande luce o in zona sismica
La bassa incidenza del peso proprio è estremamente utile in due casi:
− strutture di grande luce: il peso proprio di travi in cemento armato cresce all’aumentare della lu-
ce, tanto che il carico portato può diventare minimo rispetto ad esso ed oltre certe dimensioni una
trave in cemento armato non riesce nemmeno a portare se stessa; con l’acciaio possono invece
raggiungersi luci molto maggiori;
− strutture in zona sismica: l’azione sismica è proporzionale alle masse presenti; la riduzione del
peso proprio comporta quindi anche una riduzione di tali azioni.
Comportamento a trazione e a compressione
Il calcestruzzo lavora sempre meglio a compressione. L’acciaio in compressione, oltre a presentare
il rischio di instabilità dell’elemento o della struttura, ha anche problemi di instabilità locale che ri-
ducono la capacità di sopportare momento accoppiato a sforzo normale di compressione.
M M
N N
c.a. acciaio
compressione compressione


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 21
6. Stati limite di servizio
Necessità di limitare:
− deformazioni che possono compromettere l’uso della struttura;
− vibrazioni che possono dare fastidio o danno;
− danni agli elementi non strutturali.
6.1. Controllo degli spostamenti Eurocodice 3, punto 4.2
Spostamenti verticali
L’Eurocodice 3 fornisce limiti agli spostamenti (riferiti all’effetto della combinazione di carichi ra-
ra). Ad esempio,avendo indicato con δ
max
la feccia dovuta al carico totale e con δ
2
quella dovuta ai
soli carichi variabili:
− per solai in generale: L
250
1
max
< δ L
300
1
2
< δ
− per solai con tramezzi: L
250
1
max
< δ L
350
1
2
< δ
I limiti degli spostamenti sono spesso più gravosi dei limiti di resistenza; ad esempio per una trave
semplicemente appoggiata con carico permanente g e variabile q si ha:
I
h L q g h
I
M
2 8
) (
2
2
max
+
= = σ ⇒
h q g I
L
s
) (
16
2
+
σ
=
I E
L q g
4
max
) (
384
5 +
= δ (se non vi è controfreccia) ⇒ L
I E
L q g
250
1 ) (
384
5
4
<
+

da cui si ricava
s
E
h
L
σ
>
8 . 4
250
1

I E
L q
4
2
384
5
= δ ⇒ L
I E
L q
350
1
384
5
4
< (se vi sono tramezzi)
da cui si ricava
q
q g E
h
L
s
+
σ
>
8 . 4
350
1

Se si ha ad esempio E=206000 MPa;
s
σ =160 MPa (acciaio Fe 360) e g=q, i due limiti diventano
rispettivamente 72 . 24 >
h
L
e 31 . 35 >
h
L

Diagrammando il rapporto freccia elastica-
luce trave in funzione del rapporto luce
trave-altezza sezione (ossia δ
max
/L−L/h) si
ottiene che per rapporti L/h compresi tra
15-30 il rapporto δ
max
/L è accettabile se la
tensione del materiale è ben al di sotto del
valore ammissibile.
1

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 22
Nota 1: nel calcolo delle frecce occorre tenere conto delle deformazioni indotte da scorrimenti nei
collegamenti bullonati. Ad esempio per una travatura reticolare si hanno ulteriori frecce
dovuta agli scorrimenti nei correnti (δ
c
) e nelle diagonali (δ
d
) che possono essere valutate
con le espressioni:
) (
6
0
d d
h
L n
c
− = δ
) (
0
d d
h
L
p
L
d
d
− = δ
con
n = numero di giunti nei correnti
L
d
= lunghezza delle aste diagonali
p = passo delle aste diagonali
d
0
-d = gioco foro-bullone
Nota 2: particolari accorgimenti devono essere presi per evitare il ristagno di acqua piovana, per
evitare un effetto a catena (il peso dell’acqua aumenta la freccia, quindi può ristagnare una
maggiore quantità di acqua, con un ulteriore incremento di peso e di freccia, ecc.); si dovrà
tenere conto di imprecisioni dell’esecuzione, cedimenti delle fondazioni, inflessioni dei
materiali di copertura e degli elementi strutturali.
Spostamenti orizzontali
Gli spostamenti orizzontali indotti dal vento devono essere minori di:
− in ciascun piano: h
300
1

− per l’intera struttura:
tot
h
500
1

6.2. Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3, punto 4.3
Persone che camminano inducono vibrazioni con frequenza di circa 2 cicli/s (da 1.6 a 2.4 cicli/s a
seconda che si cammini lentamente o si corra); la frequenza naturale del solaio deve essere maggio-
re di 3 cicli/s per evitare risonanza.
In caso di solai sui quali si salta o si balla in modo ritmico, la frequenza naturale del solaio deve es-
sere maggiore di 5 cicli/s.
Per trovare espressioni che forniscono la frequenza naturale di oscillazione del solaio occorrerebbe
scrivere le equazioni del moto; si ottiene all’incirca
δ
=
5
f
con
f = frequenza (cicli/s)
δ = freccia provocata dai carichi agenti (cm)
Da queste relazioni derivano le imposizione dell’Eurocodice 3, riferite alla combinazione di carico
frequente:
− per solai in genere freccia totale δ
1
+ δ
2
< 28 mm
− per solai soggetti a moto ritmico freccia totale δ
1
+ δ
2
< 10 mm
Acciaio 23
7. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili
Il metodo delle tensioni ammissibili si basa sull’idea di applicare un coefficiente di sicurezza esclu-
sivamente alle tensioni, considerando accettabili, sotto l’azione dei carichi “massimi”, tensioni ade-
guatamente più basse di quella di snervamento (circa i due terzi). I valori delle tensioni ammissibili
sono stati riportati in precedenza.
In questo modo si ha il vantaggio di poter assumere un diagramma σ-ε lineare (almeno per l’ac-
ciaio) e di utilizzare tutte le formule fornite dallo studio di travi realizzate con materiale elastico li-
neare, studiate nel corso di Scienza delle costruzioni.
In presenza di sole tensioni normali la verifica consiste quindi nel calcolare il valore massimo della
tensione nella sezione e controllare che sia
s
σ ≤ σ
max

Quando sono presenti contemporaneamente più tensioni, si adotterà il criterio di resistenza di
Hencky-Von Mises calcolando una tensione ideale e confrontandola con quella ammissibile, cioè
verificando che sia
s id
σ ≤ τ + σ = σ
2 2
3
Si noti che in presenza di sole τ si ha 3 τ = σ
id
, il che equivale a considerare accettabile una τ non
superiore a 3 /
s
σ .
Nota: nel seguito si considererà come asse x l’asse dell’asta; come asse y un asse nel piano della
sezione, verticale e orientato verso l’alto; come asse z un asse nel piano della sezione, oriz-
zontale e orientato verso sinistra (per maggior dettaglio, si veda il mio volume sul cemento
armato, cap. 6).
7.1. Trazione
In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato, cioè applicato al baricentro della sezione,
tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε e tensione σ. Poiché, per definizione, lo
sforzo normale è la risultante delle tensioni, si ha
∫ ∫
σ = σ = σ = A dA dA N
e quindi, noto N e l’area della sezione
A
N
= σ
A E
N
= ε
e la verifica consisterà nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile
s
σ .
Viceversa, in fase di progetto è noto solo lo sforzo assiale N e l’area necessaria per la sezione si ri-
cava dalla condizione
s
A
N
σ ≤ = σ che porta a
s
N
A
σ

Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni, occorre tener conto del fatto che i
fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. L’area che si ottiene dalla espressio-
ne sopra riportata deve essere quindi quella della sezione netta.
7.2. Flessione semplice
In presenza di flessione semplice, cioè solo di un momento flettente M, il diagramma delle defor-
mazioni e delle tensioni è lineare. Per semplicità si considera qui la presenza del solo momento M
z
.
Indicando con ε
G
la deformazione unitaria in corrispondenza del baricentro e con χ la curvatura (de-
rivata delle ε, cioè inclinazione del loro diagramma), la deformazione di un punto generico è data da
y
G
χ + ε = ε e la tensione è quindi ) ( y E
G
χ + ε = σ .
Acciaio 24
Poiché, per definizione, il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al bari-
centro, si ha
∫ ∫ ∫ ∫
χ − = χ − ε − = χ + ε − = σ − =
z G G z
I E dA y E dA y E dA y y E dA y M
2
) (
mentre dalla condizione N=0 si ricava
∫ ∫ ∫ ∫
ε = χ + ε = χ + ε = σ = A E dA y E dA E dA y E dA N
G G G
) ( =0
Si ha così
0 = ε
G

z
z
I E
M
− = χ
e quindi
y
I
M
z
z
− = σ
Il diagramma delle tensioni è quindi “a farfalla” e si annulla in corrispondenza del baricentro della
sezione. Il valore massimo della tensione si raggiunge all’estremo (superiore o inferiore, a seconda
della posizione del baricentro) cioè per y=y
sup
o y=y
inf
.
Il rapporto I / y
sup
o I / y
inf
viene detto modulo di resistenza della sezione e indicato col simbolo W.
Quindi in generale si dirà che la tensione massima(in valore assoluto) è fornita dall’espressione
W
M
= σ
max

dove W è il (minimo) modulo di resistenza della sezione. La verifica consisterà quindi nel calcolare
la tensione e confrontarla col valore ammissibile
s
σ .
Viceversa, in fase di progetto è noto solo il momento flettente M ed il modulo di resistenza necessa-
rio per la sezione si ricava dalla condizione
s
W
M
σ ≤ = σ
max
che porta a
s
M
W
σ

7.3. Flessione composta
Anche nel caso di flessione composta, cioè quando sono contemporaneamente presenti uno sforzo
normale N ed un momento flettente M, il diagramma delle deformazioni e delle tensioni è lineare.
Pensando sempre, per semplicità, alla presenza del solo momento M
z
si ricava, analogamente a
quanto visto in precedenza, il valore della tensione
y
I
M
A
N
z
z
− = σ
che raggiunge il valore massimo ancora all’estremo (superiore o inferiore, a seconda della posizione
del baricentro) cioè per y=y
sup
o y=y
inf
. La verifica consisterà sempre nel calcolare la tensione e con-
frontarla col valore ammissibile
s
σ .
Meno semplice è il problema del progetto della sezione, perché per un’assegnata coppia M-N la ten-
sione massima dipende da due valori (A, I
z
). Si procede di solito per tentativi, scegliendo una sezio-
ne (e quindi A e I
z
) e poi verificandola. Quando, come spesso capita, è prevalente l’effetto di M, si
potrà calcolare un valore minimo di I
z
con l’espressione vista per la flessione semplice; sarà però in
genere opportuno maggiorare un po’ la sezione rispetto a quanto necessario per la sola flessione.
7.4. Taglio
Il taglio V non è, di solito, particolarmente condizionante. O meglio, tenendo conto che taglio e fles-
sione sono tra loro legati, i profilati prodotti industrialmente e destinati ad elementi soggetti a fles-
sione e taglio hanno caratteristiche tali da farli andare in crisi prima per flessione che per taglio. In
generale, quindi, le sezioni saranno progettate per flessione e solo alla fine verificate a taglio.
Acciaio 25
Il diagramma di tensioni nella sezione è ricavato mediante la formula di Jouravski
b I
S V
= τ
(per sapere come tale formula è ricavata, si legga un libro di Scienza delle costruzioni oppure il ca-
pitolo 10 del mio libro sul cemento armato).
Nel caso di sezioni a doppio T, come le IPE ed HE utilizzate per travi o pilastri, il diagramma delle
τ lungo l’anima è parabolico, ma parte da valori agli estremi già rilevanti, percentualmente non
molto minori del massimo che si raggiunge in corrispondenza del baricentro. Ai fini pratici, basta
quindi calcolare la τ massima utilizzando, nell’espressione di Jouravski, il valore del momento sta-
tico di mezza sezione (fornito dai sagomari).
In una sezione soggetta a solo taglio, la verifica consiste quindi nel controllare che
3
max
s G
b I
S V σ
≤ = τ essendo S
G
il momento statico di mezza sezione.
Se invece vi è contemporaneamente taglio e momento flettente occorre applicare il criterio di resi-
stenza di Hencky-Von Mises calcolando la σ
id
, che sarà probabilmente massima in prossimità
dell’attacco tra ala e anima (anche se, ripeto, in genere la τ non è molto rilevante.
8. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite
Le verifiche allo stato limite ultimo, nell’ambito del metodo degli stati limite, si basano sull’idea di
applicare coefficienti di sicurezza sia ai carichi che alle resistenze dei materiali. I carichi permanenti
g e variabili q sono amplificati rispetto ai loro valori caratteristici (usati nel metodo delle tensioni
ammissibili) mediante i coefficienti γ
g
e γ
q
. I valori del carico così ottenuti, da utilizzare nel calcolo,
vengono indicati col pedice d (da design = calcolo). Le caratteristiche di sollecitazione provocate da
questi carichi vengono indicate col pedice Ed (ad esempio M
Ed
, momento sollecitante di calcolo).
Come resistenza, per l’acciaio si fa riferimento f
yd
, ovvero alla tensione di snervamento f
y
ridotta
mediante opportuni coefficienti γ
M
(l’Eurocodice 3 ne prevede parecchi, in funzione del tipo di veri-
fica e dell’elemento da verificare; nella verifica delle sezioni si usa in genere γ
M0
che vale 1.05 per il
NAD italiano). Il diagramma σ-ε del materiale sarà sempre non lineare (elastico – perfettamente
plastico per l’acciaio). In genere, non sarà quindi possibile utilizzare le formule fornite dallo studio
di travi realizzate con materiale elastico lineare, studiate nel corso di Scienza delle costruzioni. Le
caratteristiche di sollecitazione massime sopportabili da una sezione sono indicate col pedice Rd (ad
esempio M
Rd
, momento resistente di calcolo).
La verifica di resistenza consisterà sempre nel controllare che il valore sollecitante non superi quel-
lo resistente (o, nel caso di presenza contemporanea di più caratteristiche della sollecitazione, che
l’insieme di caratteristiche sollecitanti costituisca un punto non esterno al dominio delle caratteristi-
che resistenti).
8.1. Trazione
In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato, cioè applicato al baricentro della sezione,
tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε. Si raggiungerà quindi lo snervamento
contemporaneamente in tutti i punti (σ=f
yd
ovunque). Poiché, per definizione, lo sforzo normale è la
risultante delle tensioni, si ha
∫ ∫
γ
= = σ =
0 M
y
yd Rd
f
A dA f dA N
In fase di progetto è noto lo sforzo assiale sollecitante N
Ed
e l’area necessaria per la sezione si ricava
dalla condizione
Acciaio 26
0 M
y
Sd
f
A N
γ
≤ che porta a
0
/
M y
Sd
f
N
A
γ

Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni, occorre tener conto del fatto che i
fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. La sezione con fori si snerverà sem-
pre prima delle altre, per uno sforzo normale pari a A
net
f
yd
, ma nel valutare la resistenza ultima
dell’asta si può andare oltre. Con forti deformazioni plastiche in corrispondenza del foro (che però
provocano un allungamento trascurabile dell’asta) si arriva infatti all’incrudimento dell’acciaio, che
può così raggiungere la tensione di rottura f
u
. L’Eurocodice 3 impone di valutare la resistenza
dell’asta come il minore tra la resistenza della sezione trasversale non forata
0
,
M
y
Rd pl
f
A N
γ
=
e la resistenza ultima della sezione forata
2
,
9 . 0
M
u
net Rd u
f
A N
γ
=
Si noti in questo caso l’uso del coefficiente riduttivo 0.9 (che credo voglia tener conto delle possibi-
li variazioni dell’area netta) nonché di un coefficiente di sicurezza maggiore per le tensioni (γ
M2
va-
le 1.25 per il NAD italiano).
Se tra i due è minore N
pl,Rd
l’asta avrà un comportamento duttile, perché la sezione standard si sner-
va prima che si abbia la rottura in corrispondenza della sezione forata.
8.2. Flessione semplice
In presenza di flessione semplice, cioè solo di un momento flettente M, il diagramma delle defor-
mazioni è lineare. Man mano che crescono le deformazioni, si ha un corrispondente aumento delle
tensioni, fino al raggiungimento dello snervamento. All’ulteriore crescita delle deformazioni non
può seguire un aumento della tensione nei punti snervati, ma la zona snervata si ampia fino a rag-
giungere la situazione mostrata in figura: metà sezione è snervata con tensione pari a +f
yd
, l’alta me-
tà con tensione pari a –f
yd
.
y
z
ε σ
−f
yd
+f
yd

Poiché, per definizione, il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al bari-
centro, si ha
yd sez yd yd yd yd Rd
f S dA y f dA y f dA y f dA y f dA y M
2 / 1
inf sup inf sup
2 = − = − − − = σ − =
∫ ∫ ∫ ∫ ∫

dato che il momento statico della metà superiore della sezione è uguale e opposto al momento stati-
co della metà inferiore. Per evidenziare l’analogia di questa espressione con quella usata nell’ipotesi
di comportamento lineare, la quantità 2 S
1/2 sez
(doppio del momento statico di mezza sezione) viene
chiamata modulo di resistenza plastico ed indicata col simbolo W
pl
. Si ha in definitiva
0 M
y
pl Rd
f
W M
γ
=
In fase di progetto è noto il momento flettente M
Sd
ed il modulo di resistenza necessario per la se-
zione si ricava dalla condizione
0 M
y
pl Sd
f
W M
γ
≤ che porta a
0
/
M y
Sd
pl
f
M
W
γ

Acciaio 27
8.3. Flessione composta
Il problema della flessione composta è più complesso, a causa della non linearità del diagramma σ-ε
dell’acciaio. L’Eurocodice 3 (punto 5.4.8) fornisce numerose indicazioni, in verità alquanto com-
plesse (direi quasi scoraggianti). La più comunemente utilizzata, per profili a doppio T come gli IPE
e gli HE, corrisponde al dominio riportato in figura, nel quale il momento limite è pari a quello che
si ha in assenza di sforzo normale finché N
Sd
è (in valore assoluto) minore di un decimo dello sforzo
normale limite (che si ha in assenza di flessione), e poi decresce linearmente.

M
Rd
N
Rd
1.11 M
Rd
0.1 N
Rd


8.4. Taglio
La resistenza a taglio allo stato limite ultimo si valuta pensando alla piena plasticizzazione (a taglio)
dell’anima. Con l’ulteriore considerazione, già fatta, che ad una tensione tangenziale τ corrisponde
una tensione normale equivalente 3 τ = σ
id
(e quindi che il limite tensionale per le τ sarà pari a
3 /
yd
f ), si ha
0
3 /
M
y
v Rd
f
A V
γ
=
dove A
v
è l’area a taglio che per semplicità può essere assunta pari a
w v
t h A 04 . 1 = (h altezza del
profilato, t
w
spessore dell’anima). Questa formula è cautelativa (fin troppo); le nuove norme forni-
scono formule più dettagliate.
In presenza contemporanea di momento flettente e taglio, è possibile effettuare verifiche separate
per le due caratteristiche della sollecitazione finché V
Sd
≤ 0.5 V
Rd
. In caso contrario occorre ridurre
la resistenza flessionale in misura dipendente dall’entità del taglio.
9. Verifica di aste compresse
In presenza di uno sforzo normale N di compressione, la resistenza di un’asta è fortemente condi-
zionata dal problema dell’instabilità. Nel corso di Scienza delle costruzioni si è studiata la trattazio-
ne di Eulero, che ha mostrato come al raggiungimento di un particolare valore di N, detto carico cri-
tico N
cr
, si abbia una biforcazione dei rami di equilibrio. È cioè possibile una doppia soluzione: una
configurazione deformata solo estensionalmente, nella quale l’asse dell’asta rimane rettilineo; una
configurazione con deformazioni anche flessionali, nella quale l’asse dell’asta si incurva. L’espres-
sione trovata da Eulero è
2
0
2
l
I E
N
cr
π
=
ed in essa E è il modulo di elasticità del materiale, I il momento d’inerzia della sezione trasversale
dell’asta, l
0
la lunghezza libera d’inflessione (distanza tra due successivi punti di flesso della defor-
mata: l
0
= l per trave appoggiata-appoggiata, l
0
= l/2 per trave incastrata-incastrata, l
0
= 2 l per trave
incastrata e libera, cioè per una mensola).
L’espressione può essere modificata per fornire la tensione critica σ
cr
(tensione provocata dal carico
critico)
Acciaio 28
2
2
2
0
2 2
2
0
2
λ
π
=
ρ π
=
π
= σ
E
l
E
l A
I E
cr

essendo I

/

A = ρ
2
(quadrato del raggio d’inerzia della sezione) e λ = l
0
/ ρ (il parametro dimensiona-
le λ è detto snellezza dell’asta). In un grafico che abbia come ascisse la snellezza λ e come ordinate
la tensione critica σ
cr
, come quello sotto riportato, la relazione sopra scritta è rappresentata da una
iperbole (curva 1).

0
50
100
150
200
250
300
350 MPa
0 50 100 150 200 250
2 (materiale
elasto-plastico)
1 (Eulero)
a
b
c
d
σ
cr

λ
Relazione tra
tensione critica e
snellezza
(acciaio Fe360)
λ
1
=93

L’espressione del carico critico Euleriano è stata ricavata per un’asta ideale, realizzata in materiale
linearmente elastico ed infinitamente resistente. Nella realtà l’acciaio può essere assimilato, al più, a
un materiale elastico-perfettamente plastico. Al raggiungimento della tensione di snervamento esso
perde ogni resistenza e non può essere aumentato il carico portato. La tensione critica non può
quindi superare la tensione di snervamento, come mostrato dalla curva 2.
Occorre inoltre tenere presente le imperfezioni geometriche e meccaniche dell’asta. A causa di que-
ste, la tensione nella sezione non è uniforme. Di conseguenza, al crescere di N si raggiungerà preco-
cemente la tensione di snervamento in una parte della sezione; ciò comporta una riduzione di rigi-
dezza ed una precoce instabilizzazione dell’asta. Il carico critico N
cr
e la tensione critica σ
cr

(quest’ultima intesa come valore medio, N/A) saranno tanto minori quanto maggiori sono le imper-
fezioni (curve a, b, c, d).
Il rapporto tra tensione critica σ
cr
e tensione di snervamento f
y
è indicato dall’Eurocodice 3 col sim-
bolo χ. Per ricavare tale valore sono fornite sia formule (punto 5.5.1.2) che tabelle (prospetto 5.5.2).
Il coefficiente χ è messo in relazione con la snellezza adimensionalizzata
1
λ
λ
= λ
essendo λ
1
quel valore della snellezza per la quale la tensione critica è pari a f
y

y
f
E
π = λ
1

cioè l’ascissa del punto di intersezione tra l’iperbole di Eulero e la retta orizzontale σ
cr
= f
y
. La scel-
ta tra le curve a, b, c, d dipende esclusivamente dalla forma della sezione (vedi prospetto 5.5.3). La
resistenza a compressione è in definitiva fornita dall’espressione
0
,
M
y
Rd b
f
A N
γ
χ =
Nota: la normativa italiana utilizza invece il coefficiente ω, rapporto tra tensione di snervamento e
tensione critica (quindi l’inverso di χ) e, anziché ridurre la tensione ammissibile, amplifica di ω
(che è sempre maggiore o uguale a uno) l’effetto dei carichi.
Acciaio 29
10. I collegamenti – considerazioni generali
Un collegamento può essere classificato:
− in base alla rigidezza: collegamento
¦
¹
¦
´
¦
semirigido
rigido
cerniera a

− in base alla resistenza: collegamento
¦
¹
¦
´
¦
resistenza di ripristino parziale a
resistenza di ripristino completo a
cerniera a

In base alla rigidezza:
− È considerato collegamento a cerniera quello che trasmette le forze di progetto permettendo la
rotazione relativa delle parti unite senza far insorgere momenti secondari.
− È considerato collegamento rigido quello che trasmette le caratteristiche di sollecitazione di pro-
getto senza che la sua deformazione faccia insorgere effetti secondari che possano ridurre la resi-
stenza dell’unione più del 5%.
− È considerato collegamento semi rigido quello che non soddisfa i requisiti delle categorie prece-
denti. È in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ed assicurare con-
temporaneamente un grado di interazione fra le parti collegate, che può essere previsto sulla base
della relazione momento-curvatura.
In base alla resistenza:
− È considerato collegamento a cerniera quello che è in grado di trasmettere le forze di progetto
senza far insorgere momenti secondari; la capacità di rotazione deve essere sufficiente da per-
mettere lo sviluppo delle cerniere plastiche necessarie.
− È considerato collegamento a completo ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmette-
re le caratteristiche di sollecitazione ultime del meno resistente tra gli elementi collegati. Non è
necessario verificare la capacità di rotazione dell’unione se la resistenza di progetto è 1.2 volte
quella plastica dell’elemento meno resistente.
− È considerato collegamento a parziale ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmettere
le caratteristiche di sollecitazione di progetto ma non quelle ultime dell’elemento meno resisten-
te. La capacità di rotazione del collegamento deve essere dimostrata sperimentalmente e se sede
di cerniera plastica deve essere tale da permettere lo sviluppo di tutte le cerniere plastiche neces-
sarie.
11. Unioni saldate
11.1. Procedimenti di saldatura
La possibilità di unire lamiere mediante saldatura è strettamente connessa alla capacità di produrre
alta temperatura in modo localizzato.
Le lamiere da saldare vengono di norma tagliate con il cannello a fiamma ossiacetilenica (reazione
esotermica a 3100 °C di acetilene C
2
H
2
e ossigeno O
2
) che fondendo il metallo produce un taglio
abbastanza netto e tale da non richiedere ulteriori lavorazioni prima della saldatura.
I procedimenti di saldatura si differenziano in funzione della sorgente termica utilizzata e delle mo-
dalità di protezione del bagno fuso contro l’azione dell’aria. I procedimenti di saldatura possono es-
sere raggruppati in tre classi:
− manuali: saldatura ossiacetilenica o saldatura ad arco con elettrodi rivestiti;
− semiautomatici: saldatura a filo continuo sotto protezione di gas;
− automatici: saldatura ad arco sommerso.
Acciaio 30
Procedimenti manuali
Saldatura ossiacetilenica: la sorgente termica viene fornita da una reazione fortemente esotermica
tra acetilene ed ossigeno C
2
H
2
+O
2
=2CO+H
2
con produzione di gas riducenti e calore. Il materiale di
apporto viene fornito dall’operatore sotto forma di bacchetta metallica.
Questo procedimento è ora molto meno utilizzato che in passato.
Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti: la sorgente termica viene fornita dall’arco elettrico fatto
scoccare tra materiale base ed elettrodo. L’elettrodo ha anche funzione di materiale di apporto ed è
costituito da una bacchetta cilindrica con rivestimento la cui fusione genera gas per la protezione
della zona fusa. Gli elettrodi, in funzione del rivestimento, sono classificati in basici, acidi e cellu-
losici.
Il materiale di apporto, di qualità controllata e migliore del materiale base, si mescola nella zona fu-
sa secondo un rapporto di diluizione (area del cordone fuso del materiale base/area totale della zona
fusa). All’aumentare del rapporto di diluizione aumenta la profondità fusa del materiale base e
quindi il rischio di scorie (principalmente zolfo e fosforo).

Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti
1

11.2. Difetti di saldatura
La solidificazione del materiale fuso ed il trattamento termico della zona di materiale base attorno
alla saldatura possono dar luogo a:
− cricche a freddo: si generano ai bordi della saldatura per effetto dei cicli termici ad elevata velo-
cità di raffreddamento che danno luogo a fenomeni simili a quella della tempera.
La prevenzione da questo fenomeno può ottenersi con un preriscaldamento del pezzo, facendo
più passate di saldatura ed utilizzando elettrodi con rivestimento basico.

Cricche a freddo
1

− cricche a caldo: si generano durante la solidificazione della zona fusa e a seguito di scorie pro-
venienti dal materiale base; queste ultime tendono a segregare in zone preferenziali e a tempera-
ture più basse del materiale circostante dando luogo a tensioni da ritiro e a non coesione del ma-
teriale.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 31

Cricche a caldo
1

− tensioni residue: quando i pezzi da saldare sono impediti di deformarsi nascono tensioni residue
di entità rilevanti come si dimostra di seguito:

E 0.75 E
18 . 0
con ) mm (N 10 270 = =
m
0
2 - 0 2
¹
´
¦
=
= ∆
× σ
σ

L L
L
L
=
E
L
A E
L N
L
m m

nella quale la tensione dell’acciaio è prossima a valori di snervamento non appena L L
2
0
10

= .

Effetto della variazione termica
1

− deformazioni permanenti: quando i pezzi da saldare non sono vincolati si hanno spostamenti re-
lativi importanti che possono essere corretti con frecce iniziali di segno opposto, con bloccaggio
dei pezzi da saldare o con studio delle sequenze di saldatura.

Deformazioni permanenti
1

− difetti da esecuzione: sono dovuti a cavità contenenti scoria per sequenze improprie delle passate
di saldatura, a mancata penetrazione dei pezzi da saldare o ad incollatura tra materiale di apporto
fuso e materiale base non ancora fuso.

Difetti di esecuzione
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 32
11.3. Controlli delle saldature
Il metodo più usato per eseguire controlli sull’idoneità della saldatura è l’esame radiografico; i di-
fetti interni appaiono come macchie più scure nella pellicola che vengono confrontate con quelle
corrispondenti a difetti campione.
Altri procedimenti sono l’esame ad ultrasuoni e l’esame con liquidi penetranti.
11.4. Classificazione delle unioni saldate
Le saldature si suddividono in due tipologie, nettamente differenti per comportamento e verifiche da
effettuare: saldature a completa penetrazione e saldature a cordoni d’angolo.

Si parla inoltre di saldature a parziale penetrazione per intendere saldature analoghe a quelle a
completa penetrazione, ma nelle quali rimane una discontinuità tra i due pezzi (queste saldature so-
no in genere verificate come se fossero a cordoni d’angolo).
Ulteriori distinzioni sono a volte fatte per specificare la posizione dell’operatore, la posizione reci-
proca dei pezzi, la direzione della forza agente e la forma della sezione del cordone di saldatura.
− posizione dell’operatore
1
− posizione reciproca dei pezzi
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 33
− direzione della forza che sollecita
1

− forma della sezione del cordone
1

11.5. Giunti a completa penetrazione
In questi giunti è indispensabile la preparazione dei lembi dei pezzi da saldare. Tale operazione è
detta cianfrinatura, perché lo smusso è denominato cianfrino.

Preparazione dei pezzi da saldare
1

Gli elementi tipici della preparazione sono:
− l’angolo di smusso α;
− la sua profondità d;
− la spalla rettilinea s
− la distanza tra i lembi g.
Nota: per avere un giunto a completa penetrazione la spalla rettilinea deve essere piccola, in modo
da essere fusa e far parte della saldatura. In caso contrario non vi è una completa unione tra i pezzi
saldati. Un giunto di tale tipo è detto a parziale penetrazione e viene di solito verificato come se fos-
se a cordone d’angolo.

Flusso delle tensioni in una saldatura a completa penetrazione
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 34
Il giunto a completa penetrazione ripristina la continuità tra i pezzi. Lo stato tensionale è quindi
quasi uguale a quello del pezzo continuo. Poiché il materiale di apporto ha una resistenza pari o su-
periore a quella del materiale base, la rottura teoricamente dovrebbe avvenire fuori dal giunto. Solo
la presenza di imperfezioni può portare alla rottura nella sezione saldata.
La verifica di una saldatura a completa penetrazione viene effettuata con lo stesso criterio utilizzato
per la verifica delle sezioni, cioè determinando la tensione massima oppure, in presenza di sollecita-
zioni composte, la tensione ideale in base al criterio di resistenza di Hencky-Von Mises
2
//
2
//
2
3 τ + σ σ − σ + σ = σ
⊥ ⊥ id

avendo indicato con
σ

la tensione di trazione o compressione normale alla sezione longitudinale della saldatura;
σ
//
la tensione di trazione o compressione parallela all’asse della saldatura;
τ la tensione tangenziale nella sezione longitudinale della saldatura.

Stato tensionale nelle saldature a completa penetrazione
1

Ai fini delle verifiche di collegamenti saldati a completa penetrazione, la normativa italiana faceva
riferimento a due classi di qualità della saldatura:
− I classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e soddi-
sfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento B della UNI 7278;
− II classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 2, 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e
soddisfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento F della UNI 7278.
Il valore limite imposto dalla norma italiana per la tensione è f
d
se la saldatura è di prima classe,
0.85 f
d
se la saldatura è di seconda classe (per tenere conto del minor controllo delle imperfezioni
che si ha in questo caso).
Nelle NTC08 questa distinzione di classi non è più riportata: in sostanza non è quindi necessario ve-
rificare espressamente le saldature a competa penetrazione.
Per l’Eurocodice 3 la resistenza di una saldatura di testa a completa penetrazione è pari alla resi-
stenza della parte più debole tra quelle giuntate. Non occorre in tal caso una specifica verifica della
saldatura. La versione originale dell’Eurocodice 3 non fa distinzione tra saldature di prima o secon-
da classe. Il NAD italiano aveva reintrodotto tale distinzione ed il coefficiente riduttivo da usare nel
caso di saldatura di seconda classe. Più precisamente, imponeva di usare un coefficiente γ
Mw
= 1.05
per saldature di I classe e γ
Mw
= 1.20 per saldature di II classe. Questa distinzione non è invece pre-
sente negli Allegati Nazionali alla versione 2004 dell’Eurocodice 3.
11.6. Giunti a cordone d’angolo
Definizioni
La sezione resistente di una saldatura a cordoni d’angolo è la sua sezione di gola. Essa è definita
come l’area di lunghezza L pari a quella del cordone ed altezza a quella minore del triangolo in-
scritto nella sezione trasversale della saldatura.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 35

Sezione di gola
1

Le componenti di tensione nella sezione di gola sono:
σ

componente normale alla sezione di gola;
τ

componente tangenziale, ortogonale all’asse del cordone, sul piano della sezione di gola;
τ
//
componente tangenziale, parallela all’asse del cordone, sul piano della sezione di gola.
Spesso si fa riferimento alle corrispondenti tensioni ribaltate su uno dei due lati del cordone:
n

tensione normale alla sezione di gola;
t

tensione tangenziale sul piano della sezione di gola ortogonale all’asse del cordone;
t
//
tensione tangenziale sul piano della sezione di gola parallela all’asse del cordone.

Stato tensionale nella sezione di gola
1


Stato tensionale nella sezione ribaltata su uno dei lati
del cordone
1

Normalmente alla sezione trasversale e parallela all’asse del cordone agisce la σ
//
. Tale componente
di tensione non ha però influenza sul comportamento del giunto e quindi non interviene nelle verifi-
che di resistenza.

Stato tensionale nella sezione trasversale del cordone di saldatura
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 36
Dominio di resistenza
Nei giunti a cordoni d’angolo la distribuzione reale delle componenti delle tensioni nella sezione è
molto complessa. Tuttavia si considera che le tensioni si distribuiscono uniformemente sulla sezio-
ne della saldatura per il comportamento duttile del materiale.

Flusso di tensioni attraverso la saldatura
1

Le prove sperimentali fatte, al fine di tracciare il dominio di resistenza, hanno portato ad una figura
geometrica indicata come “peroide”.

Peroide e tipi di provette utilizzati per ottenere i punti diversi del dominio di rottura
1

Poiché tale dominio mal si prestava ad essere rappresentato da una equazione matematica, si pensò
di utilizzare al suo posto un ellissoide di rotazione.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 37
Detta f
uw
la resistenza della saldatura, si è inizialmente proposto un ellissoide di rotazione intorno
all’asse σ

, con semiassi luno τ
//
e τ

pari a 0.75 f
uw
. L’equazione di tale ellissoide è
( ) ( )
1
0.75 0.75
2
2
//
2
2
2
2
=
τ
+
τ
+
σ
⊥ ⊥
w u w u w u
f f f

o in forma più nota, come condizione di resistenza
w u id
f ≤ σ
con
( ) 8 . 1
2
//
2 2
d i
τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥

d w w u
f f β =
ed essendo 8 . 1
0.75
1

2
= .
Il coefficiente β
w
, detto coefficiente di efficienza del cordone, serve a tenere conto del fatto che la
resistenza del materiale di apporto della saldatura è diversa – maggiore – rispetto a quella del mate-
riale base.
In sede ISO (International Standard Organization) fu proposta una formula più generale che meglio
si adattava alle esperienze dei vari paesi, ossia
( )
2
//
2 2
id
τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥ w
k con k
w
non minore di 1.8
L’Italia con le raccomandazioni CNR-UNI 10011 adottò la seguente formulazione
( )
d w
f β ≤ τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥
3
2
//
2 2
id
con
¹
´
¦
= β
2 tipo acciai per 25 . 1
1 tipo acciai per 1

w

A seguito di ulteriori campagne di prove sperimentali, risultò che il dominio di resistenza non pote-
va essere assimilato ad un ellissoide di rotazione in quanto si ottenne il valore di 0.58 f
uw
per il se-
miasse minore τ

e il valore 0.70 f
uw
per il semiasse medio τ
//
.
Per quanto sopra fu aggiornato il dominio di resistenza con
2
//
2 2
d i
2 3 τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥
essendo
( )
2
0.58
1
= 3 e
( )
2
0.70
1
= 2
Tuttavia queste formule non erano di pratico utilizzo, poiché le componenti di tensione sulla sezio-
ne di gola nella posizione reale erano difficili da determinare. Sono invece di più rapido impiego
quelle formule che consentono di effettuare la verifica facendo riferimento alle tensioni n

, t

, t
//
che
agiscono sulla sezione di gola ribaltata su uno dei due lati del cordone.
È possibile ricavare, mediante una trasformazione di coordinate, la tensione ideale σ
id
in funzione
delle tensioni n

, t

, t
//
. Utilizzando la trasformazione di coordinate
⊥ ⊥ ⊥



− σ α

α α
α α
=

τ
τ
σ
n tra angolo l' essendo
t
t
n
1 0 0
0 cos sin -
0 sin cos
//

si perviene a una relazione alquanto complicata:
( ) ( ) ( ) ( ) t 1 1
2
1
=
2
//
2 2 2
//
2 2
d i w w w w
k t n k t n k k + − − + + τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥ ⊥ ⊥ ⊥ ⊥

Tuttavia, se il dominio di resistenza fosse una sfera (ovvero se k
w
=1) le relazioni non varierebbero
rispetto al sistema di riferimento. È stato quindi proposto di utilizzare come dominio di resistenza
una sfera di raggio r, che ha la stessa equazione rispetto a σ

, τ

, τ
//
ed a n

, t

, t
//

1
r
t
r
t
r
n
r r r
2
2
//
2
2
2
2
2
2
//
2
2
2
2
= + + =
τ
+
τ
+
σ
⊥ ⊥ ⊥ ⊥

Acciaio 38
Normative straniere
Diverse furono le proposte relativamente al valore del raggio della sfera:
− 0.58 f
uw
per gli inglesi
− 0.61 f
uw
per gli americani
− 0.70 f
uw
per i tedeschi
Generalizzando i risultati, il dominio di resistenza è dato dalla seguente equazione
f t t n
1

d w
2
//
2 2
d i
β ≤ + +
χ
= σ
⊥ ⊥
con
2 tipo acciaio per 0 . 1
1 tipo acciaio per 25 . 1
0.70 0.58

w
w
¦
¹
¦
´
¦
= β
= β
≤ χ ≤

1

Normativa italiana
La normativa italiana scelse la sfera tedesca (r=0.70 f
uw
), ma si cautelò nei confronti delle τ

e volle
che nei casi più comuni la verifica fosse la più semplice possibile. Adottò pertanto il criterio della
sfera mozza, ossia un dominio di resistenza costituito da una sfera tagliata da due coppie di piani ri-
spettivamente ortogonali agli assi σ

e τ

e passanti per i punti σ

= 0.58 f
uw
2
e τ

= 0.58 f
uw
2
.
In linea generale la tensione ideale deve essere contenuta sia nella sfera di raggio r=0.70 f
uw
che nel
cilindro a base quadrata di diagonale
( )
2 058 2 . f
u w
.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 39
1

Limitare la σ
id
dentro il cilindro significa che la componente O' K non deve essere esterna al qua-
drato ABCD. Questo richiede che nel piano n

-t

la componente O’K sia interna o al massimo sulla
retta AB, ossia
uw
f 2 58 . 0 t n ≤ +
⊥ ⊥

che per quadranti diversi da quello positivo diventa
uw
f 2 58 . 0 t n ≤ +
⊥ ⊥


1


n

t

B
A
uw
f 2 58 . 0
0.58 f
uw
O’


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 40
In definitiva si richiede che siano soddisfatte le seguenti relazioni:
(1)
d d w
f f = 70 . 0 t t n
w1
2
//
2 2
d,1 i
α β ≤ + + = σ
⊥ ⊥

(2)
d d w
f f n
w2 d,2 i
= 2 0.58 = t = α β + σ
⊥ ⊥

con
Acciaio f
y

MPa
α
w1
α
w2
β
w

Fe 360 235 0.85 1.00 1.25
Fe 430 275 0.70 0.85 1.00
Fe 510 355 0.70 0.85 1.00
Eurocodice 3
L’Eurocodice 3 in sostanza riprende il criterio della sfera inglese, perché richiede che la risultante
delle tensioni sia minore della resistenza di progetto a taglio f
vw.d
che vale
2
.
3 /
M w
u
d vw
f
f
γ β
=
La sfera ha quindi raggio 0.58 f
u
/ γ
M2

Il coefficiente β
w
ha significato analogo a quello della norma italiana, anche se è sostanzialmente
l’inverso perché sta al denominatore. Esso vale:
0.80 per acciaio Fe 360
0.85 per acciaio Fe 430
0.90 per acciaio Fe 510
La resistenza di una saldatura di lunghezza unitaria è quindi fornita dalla relazione
a f F
d vw Rd w . .
=
qualunque sia l’orientazione della forza da trasmettere. Moltiplicando per la lunghezza L del cordo-
ne si ottiene la resistenza totale della saldatura.
12. Unioni bullonate
12.1. Riferimenti di normativa
Nella tabella seguente sono riportati gli argomenti che verranno trattati e il riferimento agli articoli
contenuti nelle normative prese in esame.
Tabella 1 - Argomenti trattati e riferimenti normativi
Argomento
D.M. 9/1/96,
parte II
CNR 10011-86 Eurocodice 3
Classificazione dadi, bulloni, rosette 2.5, 2.6, 4.2 4.1.3 3.3.2
Tolleranze dei fori 7.3.2 5.3.2 7.5.2
Interasse e distanza dai margini 7.3.3, 7.2.4 5.3.3 6.5.1
Verifica dei bulloni a taglio e trazione 4.2 5.3.4 6.5.5
Verifica al rifollamento della lamiera 4.2 5.3.6 6.5.5
Verifica a punzonamento − − 6.5.5
Verifica dei
collegamenti ad attrito
4.4 4.2.2, 5.3.7 6.5.8
Acciaio 41
12.2. I bulloni
I bulloni sono costituiti da:
a) vite con testa esagonale e gambo filettato in tutta o in parte della sua lunghezza;
b) dado di forma esagonale;
c) rondella (o rosetta) sia del tipo elastico che rigido.
Può essere presente anche:
d) controdado per garantire che il dado non si sviti neanche in presenza di vibrazioni.
c)
a) b)
d)

Bullone
1

Le caratteristiche geometriche che individuano il bullone sono lunghezza e diametro (nominale). La
lunghezza è importante perché deve essere tale da assicurare l’attraversamento degli elementi da
collegare, ma non deve essere eccessiva per evitare sprechi e necessità di tagliare i pezzi in eccesso.
Molto importante è anche la lunghezza della parte filettata. Nel caso, molto frequente, di bulloni
sollecitati a taglio è preferibile che la parte del gambo interna al collegamento non sia filettata per
offrire una maggiore area resistente al taglio; se si verifica tale condizione è possibile considerare
nei calcoli l’area nominale del gambo, altrimenti bisogna considerare un’area ridotta, detta area re-
sistente. Ciò non vale per i bulloni sottoposti a trazione perché in ogni caso la rottura avviene nella
sezione più debole e quindi bisogna fare riferimento sempre all’area resistente.
I diametri accettati dalle normative italiana ed europea sono gli stessi. La norma UNI-10011 li iden-
tifica con la misura in millimetri, mentre l’Eurocodice fa precedere tale numero da una emme maiu-
scola.
Tabella 2 - Diametri usualmente adottati (mm)
CNR 10011-86 12 14 16 18 20 22 24 27 30
Eurocodice 3 M12 M14 M16 M18 M20 M22 M24 M27 M30

Filettatura, diametro nominale e resistente del bullone
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 42
Per la presenza della filettatura, la sezione resistente differisce dalla sezione nominale. Indicando
con
− A l’area nominale del bullone
− A
res
l’area della sezione resistente del bullone
− d il diametro nominale del bullone
− d
n
il diametro del nocciolo
− d
m
il diametro medio
− d
res
il diametro della sezione resistente del bullone
− p il passo della filettatura
si ha, per filettature a profilo triangolare:

2
2268 . 1 6495 . 0
m n
res n m
d d
d p d d p d d
+
= − = − =
4 4
2 2
d
A
d
A
res
res
π
= <
π
= (A
res
= 0.75÷0.82 A)
Tabella 3 - Passo della filettatura p (mm) e area nominale A e resistente A
res
(mm
2
)
diametro d 12 14 16 18 20 22 24 27 30
passo p 1.75 2.00 2.00 2.50 2.50 2.50 3.00 3.00 3.50
A 113 154 201 254 314 380 452 573 707
A
res
84.3 115 157 192 245 303 353 459 581
A
res
/ A 0.75 0.75 0.78 0.75 0.78 0.80 0.78 0.80 0.82
12.3. Classe di resistenza dei bulloni
La classe di resistenza rappresenta le caratteristiche meccaniche dell’acciaio di cui è costituito il
bullone ed è identificata da due numeri, separati da un punto, dai quali è possibile risalire ai valori
della tensione di snervamento e di rottura a trazione. Infatti il primo numero rappresenta un cente-
simo del valore di rottura espresso in N mm
-2
, mentre il secondo rappresenta, a meno di un fattore
10, il rapporto tra la tensione di snervamento e quella di rottura. Ad esempio, per la classe 4.6 si ha
f
u
=400 N mm
-2
(4×100), e f
y
/

f
u
=0.6.
Tabella 4 - Classi di bulloni adottate e caratteristiche meccaniche
classe del
bullone
f
ub
(N mm
-2
) f
yb
(N mm
-2
)
D.M. 9/1/96 CNR 10011-86 Eurocodice 3 NTC08
4.6 400 240 si si si si
4.8 400 320 − − si −
5.6 500 300 si si si si
5.8 500 400 − − si −
6.6 600 360 − si − −
6.8 600 480 si
(1)
− si si
8.8 800 640 si si si si
10.9 1000 900 si si si si
(1)
ma con resistenza di calcolo uguale alla classe 6.6
Si noti che per quanto riguarda i simboli utilizzati per indicare la tensione di rottura permane la soli-
ta differenza tra normativa italiana (che usa f
t
) e l’Eurocodice 3 (che usa f
u
). L’Eurocodice aggiunge
Acciaio 43
inoltre il pedice b per sottolineare che le caratteristiche sono riferite al bullone (e quindi usa, in de-
finitiva, i simboli f
yb
e f
ub
).
Non tutte le classi adottate dalla normativa italiana sono ammesse da quella europea e viceversa.
Nella tabella 4 sono elencate le classi di bulloni adottate dalle norme e i loro valori di resistenza.
Questi valori vengono utilizzati per le verifiche di resistenza delle bullonature, ma con diverso ap-
proccio nelle due normative. La norma italiana definisce a priori la resistenza di progetto da con-
frontare con i valori ottenuti dal calcolo, indicata col simbolo f
k,N
e pari al minore tra 0.7 f
t
(0.6 f
t
per
classe 6.8) ed f
y
. L’Eurocodice 3 introduce invece dei coefficienti di sicurezza proprio nelle formule
per la verifica, adottandone diversi a seconda delle verifiche.
I bulloni di classe 8.8 e 10.9 sono detti bulloni ad alta resistenza e vengono usati principalmente per
le unioni ad attrito.
12.4. Serraggio
Quando si avvita il dado del bullone, una volta avvenuto il contatto tra le piastre un ulteriore avvi-
tamento (effettuato applicando una coppia detta coppia di serraggio) comporta l’allungamento del
gambo con conseguente trazione nel bullone e compressione nelle lamiere collegate. Questo stato
tensionale è benefico per l’unione in quanto evita scorrimenti relativi e ne aumenta le prestazioni in
esercizio. Tuttavia il serraggio non deve essere spinto oltre un certo limite per non compromettere la
resistenza ultima della unione.
L’entità ottimale della coppia di serraggio può essere valutata sulla base di considerazioni riferite
alla figura seguente.

Influenza della coppia di serraggio
1

La curva (1) rappresenta il legame N-∆L del bullone sottoposto a trazione (senza alcun serraggio)
mentre la curva (2) rappresenta il legame tra N e ∆L che si ha applicando la coppia di serraggio (N
raggiunge il massimo per un valore ∆L
2
dell’allungamento). Se si applica una forza di trazione suc-
cessivamente ad un serraggio che ha prodotto un allungamento ∆L<∆L
2
, la relazione N-∆L sarà rap-
presentata dalla curva a, e si raggiungeranno quindi le stesse prestazioni del bullone non serrato. Se
invece il serraggio preventivo ha prodotto un ∆L>∆L
2
verrà percorsa la curva b e la resistenza del
bullone sarà minore di quella che avrebbe avuto in assenza di serraggio. È quindi evidente che è ne-
cessario controllare la coppia di serraggio per un buon comportamento dell’unione a trazione.
Indicazioni precise sui valori ottimali per le coppie di serraggio dei bulloni sono riportate nelle i-
struzioni CNR 10011-86 (punto 4.1.3). Esse impongono che la forza di trazione N che nasce nel

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 44
bullone per effetto del serraggio non superi il valore
res kN b
A f N 80 . 0 = e la coppia di serraggio T
c

non superi il valore
b c
N d T χ = , con χ=0.20. In definitiva il valore massimo della coppia di serrag-
gio è pari a
res kN c
A f d T 16 . 0 = .
L’Eurocodice-3 rinviare in genere ad altre norme più specifiche; nelle indicazioni relative a colle-
gamenti ad attrito indica però come valore della forza di precarico
res ub Cd p
A f F 7 . 0
.
= .
12.5. Diametro dei fori
Il diametro d
0
dei fori è importante poiché condiziona sia la facilità di montaggio della struttura che
la sua deformazione. Un certo gioco foro-bullone è indispensabile in fase di montaggio; esso però
deve essere quanto più piccolo possibile per evitare che a causa dello scorrimento del bullone nel
foro la struttura superi i limiti di deformabilità. I limiti imposti dalla normativa italiana (D.M.
9/1/96, punto 7.3.2; CNR 10011-86, punto 5.3.2) ed europea (punto 7.5.2) sono leggermente diver-
si, come mostrato nella seguente tabella.
Tabella 5 - Tolleranze del gioco foro-bullone (mm)
diametro bullone 12 14 16 18 20 22 24 27 30
Norma italiana 1 1 1 1 1 1.5 1.5 1.5 1.5
Eurocodice 3 1 1 2 2 2 2 2 3 3
La istruzioni CNR 10011-86 consentono tolleranze maggiori rispetto ai valori sopra indicati (1.5
mm se d ≤ 24 mm; 2 mm se d > 24 mm) purché si verifichi che gli assestamenti sotto carico non
portino al superamento dei limiti agli spostamenti imposti in condizioni di servizio.
L’Eurocodice 3 consente una tolleranza di 2 mm anche per bulloni M12 ed M14 purché vengano
applicati degli ulteriori coefficienti di sicurezza in fase di verifica.
Quando si vogliono limitare al massimo le deformazioni indotte dallo scorrimento del bullone nel
foro si adottano fori di diametro molto più prossimo a quello del bullone (fori calibrati, o di preci-
sione) aventi, secondo le norme italiane, un gioco d
0
-d non superiore a 0.3 mm (l’Eurocodice 3 rin-
via ad ulteriori norme di riferimento).
Nei collegamenti ad attrito è possibile adottare fori maggiorati od asolati, con tolleranza maggiori.
12.6. Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo
In generale il progettista tende a ridurre al minimo la distanza tra i fori (o dei fori dal bordo) per mi-
nimizzare le dimensioni degli elementi di collegamento. Una distanza troppo bassa comporta però
due effetti negativi:
− indebolimento della sezione (problema affrontato nell’effettuare la verifica di resistenza della se-
zione);
− eccessive tensioni localizzate: l’azione trasmessa dal bullone alla lamiera provoca tensioni molto
elevate, superiori a quella di snervamento ma sopportate grazie al contenimento locale delle parti
circostanti (vedi verifica a rifollamento); la zona in cui le tensioni sono molto elevate non è mol-
to estesa, ma occorre evitare che si sovrapponga a zone ugualmente sollecitate per effetto di altri
contatti bullone-lamiera o che raggiunga il bordo della lamiera.
Valori minimi orientativi per la distanza p tra i fori e per la distanza e dei fori dal bordo sono rispet-
tivamente 3 d e 1.5 d. Valori più precisi sono fissati dalla normativa, distinguendo tra direzione pa-
rallela o perpendicolare a quella di applicazione del carico e con piccole differenze tra la normativa
italiana e quella europea.
Acciaio 45
e
2
p
2
e
1
p
1
e
2
e
1
p
1
t
min
direzione di applica-
zione del carico

Interasse tra i fori e distanza dei fori dal bordo
Tabella 6 - Valori minimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo
p
1
p
2
e
1
e
2

Precedente
norma italiana
3 d 3 d 1.5 d 1.5 d
NTC08 e Eurocodice 3 2.2 d
0
2.4 d
0
(1)
1.2 d
0
1.2 d
0
(1)

(1)
adottando il valore minimo 2.4 d
0
e 1.2 d
0
si riduce la resistenza a rifollamento
Anche se la tendenza è in genere quella di ridurre al minimo l’interasse tra i fori, vi possono essere
circostanza nelle quali si utilizzano distanze maggiori. In tali casi occorre tenere presente che vi so-
no dei limiti pure alla distanza massima: le lamiere unite dai bulloni possono infatti essere non per-
fettamente dritte, o possono imbozzarsi - se compresse - per effetto dell’instabilità, e ciò può con-
sentire l’infiltrazione di acqua con conseguente corrosione. La normativa pone quindi dei limiti
massimi, riportati in tabella.
Tabella 7 - Valori massimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo

Norma italiana Eurocodice-3
per elementi tesi 25 t
min

(1) (2)
il minore tra

28 t
min
e 400 mm
p
1

per elementi compressi 15 t
min

(2)
il minore tra

14 t
min
e 200 mm
per elementi tesi 25 t
min

(2)
il minore tra

14 t
min
e 200 mm
p
2

per elementi compressi 15 t
min

(2)
il minore tra

14 t
min
e 200 mm
normalmente 6 t
min

se il bordo è irrigidito 9 t
min

4 t
min
+ 40 mm
e
1
e
2

se l’elemento non è esposto alle
intemperie
12 t
min

il maggiore tra

12 t
min
e 150 mm
(1)
solo se disposti in una fila interna (altrimenti vale lo stesso limite che per elementi
compressi)
(2)
se l’elemento non è esposto alle intemperie il limite è incrementato per 1.5
Acciaio 46
12.7. Categorie di collegamenti bullonati
I collegamenti bullonati possono essere sollecitati:
− a taglio; in questo caso l’azione può essere affidata:
− alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della lamiera);
− all’attrito, per le azioni di servizio, e alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della
lamiera), per lo stato limite ultimo;
− all’attrito anche per lo stato limite ultimo;
− a trazione; in questo caso occorre verificare sia la resistenza a trazione del bullone (tenendo con-
to dell’eventuale incremento di sollecitazione per effetto leva) che la resistenza a punzonamento
della lamiera;
− a una combinazione delle due caratteristiche di sollecitazione.
In tutti i collegamenti ad attrito e in quei collegamenti a taglio in cui la resistenza a taglio è minore
della resistenza a rifollamento occorre distribuire le azioni interne con un modello di comportamen-
to elastico (quindi, in caso di coppie, in misura proporzionale alla distanza dal centro di rotazione).
In tutti gli altri casi, si può effettuare una distribuzione dell’azione tra i singoli bulloni con un mo-
dello di comportamento plastico, cioè ipotizzando una qualunque distribuzione equilibrata, purché
basata su deformazioni fisicamente possibili.
Nella verifica dei collegamenti bullonati, con bulloni che lavorano a taglio o trazione, si userà il co-
efficiente di sicurezza parziale γ
Mb
=1.35. Nei collegamenti ad attrito si useranno i valori γ
Ms.ult
=1.25
e γ
Ms.ser
=1.25 per fori normali e γ
Ms.ult
=1.50 per fori asolati.
12.8. Unioni a taglio
La resistenza è pari al minore tra la resistenza a taglio dei bulloni F
v.Rd
e la resistenza a rifollamento
della lamiera F
b.Rd
. Quando la resistenza a rifollamento è minore della resistenza a taglio è possibile
effettuare una distribuzione delle azioni interne tra i bulloni con un modello “plastico”, cioè pen-
sando esclusivamente a garantire l’equilibrio.
Resistenza a taglio dei bulloni
Poiché il bullone è un elemento tozzo, nel valutarne la resistenza a taglio non si può applicare il cri-
terio di resistenza di Hencky-Von Mises, valido per le travi, che porterebbe a 3 τ = σ
id
e quindi a
3 / σ = τ .
Per la normativa italiana, la resistenza a taglio del bullone è valutata ponendo come limite per la
tensione τ il valore 2 /
, , N k V d
f f = . Il massimo taglio sopportabile è quindi 2 /
, N k
f A , dove A è
l’area resistente o quella nominale, a seconda che la sezione del gambo soggetta a taglio sia o no fi-
lettata.
Per l’Eurocodice 3, la resistenza a taglio vale:
2
.
6 . 0
M
ub
Rd V
A f
F
γ
=
se il piano di taglio non attraversa la filettatura
2
.
6 . 0
M
res ub
Rd V
A f
F
γ
=
per bulloni di classe 4.6, 5.6 e 8.8, se il piano di taglio attraversa la filet-
tatura
2
.
5 . 0
M
res ub
Rd V
A f
F
γ
=
per bulloni di classe 4.8, 5.8 e 10.9, se il piano di taglio attraversa la fi-
lettatura
Per bulloni M12 e M14 è possibile usare un gioco foro-bullone di 2 mm purché si riduca del 15% la
resistenza a taglio per bulloni di classe 4.8, 5.8, 6.8 e 10.9 e la resistenza a taglio non sia minore di
quella a rifollamento.
Acciaio 47
Resistenza a rifollamento della lamiera
Se il comportamento del collegamento bullonato fosse perfettamente elastico, senza alcuna defor-
mazione plastica, il contatto tra bullone e lamiera avverrebbe lungo una linea e le tensioni di contat-
to sarebbero infinite. Nella realtà si ha ovviamente una plasticizzazione della lamiera, che consente
un contatto attraverso una superficie più ampia. Le tensioni rimangono comunque molto elevate per
una certa zona e si riducono man mano che ci si allontana dalla sezione di contatto. La tensione
massima viene convenzionalmente valutata come rapporto tra la forza trasmessa ed un’area pari al
prodotto di spessore t della lamiera per diametro d del bullone. Questa tensione può essere notevol-
mente maggiore della tensione di snervamento, grazie al contenimento laterale della lamiera non
plasticizzata. Il limite massimo è condizionato dalla distanza tra i fori e soprattutto dalla distanza
del foro dal bordo.
Per la normativa italiana, la resistenza a rifollamento è pari a α f
d
, essendo f
d
la resistenza di proget-
to della lamiera ed α un coefficiente pari a e
1
/d e comunque non maggiore di 2.5. Operando con-
formemente allo stato limite elastico, la resistenza a rifollamento è quindi pari a α f
y
d t.
Per l’Eurocodice 3 la resistenza a rifollamento vale:
2
.
M
u
Rd b
t d f k
F
γ
α
= dove
α è il minore tra
0
1
3 d
e
25 . 0
3
0
1

d
p

u
ub
f
f
1
k è il minore tra 7 . 1
8 . 2
0
2

d
e
7 . 1
4 . 1
0
2

d
p
2.5
12.9. Unioni a trazione
Nel verificare una unione a trazione, la forza di progetto dovrà tenere conto dell’eventuale azione
dovuta all’effetto leva. La resistenza è pari al minore tra la resistenza a trazione dei bulloni F
t.Rd
e la
resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado B
p.Rd
.

Forza per effetto leva
Resistenza a trazione dei bulloni
A causa del serraggio, i bulloni sono soggetti a una rilevante forza di trazione (0.80 f
kN
A
res
per la
norma italiana). A differenza di quanto potrebbe sembrare a prima vista, ciò non penalizza la resi-
stenza a trazione del complesso bullone-piatto. Infatti quando si applica un’azione di trazione questa
si ripartisce tra bullone e piatto, inducendo sostanzialmente una decompressione del piatto e solo in
minima parte (all’incirca nel rapporto 1 a 10) un incremento di trazione nel bullone. Solo quando il
piatto è completamente decompresso (per un’azione di circa 0.80 f
kN
A
res
) l’ulteriore azione di tra-
zione va a sollecitare solo il bullone.
Acciaio 48
Per la normativa italiana, la resistenza a trazione è quindi pari a f
dN
A
res
(con f
dN
=f
kN
) ma tale valore
deve essere ridotto del 25% se non si tiene conto espressamente dell’effetto leva e di eventuali fles-
sioni parassite nei bulloni.
Per l’Eurocodice 3 , la resistenza a trazione vale:
2
.
9 . 0
M
res ub
Rd t
A f
F
γ
=
Resistenza a punzonamento
La normativa italiana non fornisce indicazioni specifiche per la verifica a punzonamento. L’Euroco-
dice 3 valuta la resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado mediante la seguente
relazione:
2
.
6 . 0
M
u p m
Rd p
f t d
B
γ
π
=
nella quale
t
p
è lo spessore del piatto sotto la testa del bullone o del dado;
d
m
è (ritengo) il diametro di una circonferenza iscritta nella testa o nel dado (l’Eurocodice 3 dice
che è “il valore minore fra il valore medio della distanza misurata tra i punti e fra le superfici
piane della testa del bullone oppure del dado”);
f
u
è la resistenza ultima del piatto.
12.10. Resistenza in presenza di taglio e trazione
La normativa italiana prescrive che si abbia
1
2
,
2
,

|
|
.
|

\
|
σ
+
|
|
.
|

\
|
τ
N d
b
V d
b
f f

dove
A
V
b
= τ è la tensione tangenziale media agente sul bullone;
A
N
b
= σ è la tensione normale media agente sul bullone;
f
d,V
e f
d,N
sono le resistenze di progetto a taglio e a trazione definite in precedenza.
Per l’Eurocodice 3, deve essere invece:
1
4 . 1
.
.
.
.
≤ +
Rd t
Ed t
Rd v
Ed v
F
F
F
F

Eurocodice 3
Normativa italiana
N
V
4.6

Eurocodice 3
Normativa italiana
N
V
10.9

Domini di resistenza a taglio e trazione per bulloni di classe 4.6 e 10.9
Acciaio 49
12.11. Unioni ad attrito
La forza trasmissibile per attrito è direttamente proporzionale alla forza di compressione N
b
che uni-
sce i piatti, generata dal serraggio dei bulloni. Per tale motivo si usano sempre bulloni ad alta resi-
stenza che consentono di avere un forte valore di N
b
(forza di precarico).
Per la normativa italiana la resistenza ad attrito F
f
vale
b
f
f
N F u
ν
=
1

essendo
ν
f
un coefficiente di sicurezza nei riguardi dello slittamento, da assumersi pari a 1.25 per le ve-
rifiche agli stati limite di esercizio e 1.00 per le verifiche agli stati limite ultimi;
u il coefficiente di attrito, da assumersi pari a 0.45 per superfici trattate (sabbiatura al metallo
bianco) e 0.30 per superfici non particolarmente trattate (semplice pulizia meccanica con e-
liminazione della ruggine e di impurità) e comunque nelle giunzioni effettuate in opera.
Per l’Eurocodice 3, la resistenza a scorrimento è valutata con
Cd p
M
s
Rd s
F
k
F
.
3
.
γ
u
=
con
k
s
= 1, 0.85 e 0.7 rispettivamente per gioco foro-bullone normale, per fori maggiorati e per fori
ad asola lunga;
u =0.50, 0.40, 0.30, 0.20 in funzione del tipo di trattamento di pulizia superficiale (0.45 e 0.30
per le NTC08);
F
p.Cd
= 0.7 f
ub
A
res
forza di precarico

Acciaio 50
Indice
1. Riferimenti bibliografici ............................................................................................................... 1
Normativa italiana .......................................................................................................... 1
Normativa europea.......................................................................................................... 1
2. Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio.......................................... 2
3. L’acciaio per carpenteria metallica............................................................................................... 2
3. 1. Composizione chimica e caratteristiche meccaniche .......................................................... 2
3.2. Prove sull’acciaio ................................................................................................................ 3
Prova di trazione............................................................................................................. 3
Prova di resilienza........................................................................................................... 4
Prova di piegamento ....................................................................................................... 5
Prova di compressione globale (stub column test) ......................................................... 5
Prova di durezza ............................................................................................................. 6
Prova a fatica .................................................................................................................. 6
3.3. Acciai da carpenteria metallica ........................................................................................... 7
3.4. Tipologie degli elementi in acciaio ................................................................................... 10
Elementi laminati a caldo ............................................................................................. 10
Profilati ......................................................................................................................... 10
Larghi piatti e lamiere................................................................................................... 11
Elementi sagomati a freddo .......................................................................................... 12
4. Le imperfezioni........................................................................................................................... 13
4.1. Imperfezioni di tipo meccanico......................................................................................... 13
Profili laminati a caldo - tensioni residue..................................................................... 13
Profili laminati a caldo - caratteristiche meccaniche.................................................... 15
Profili a composizione saldata - tensioni residue ......................................................... 15
Profili formati a freddo - tensioni residue..................................................................... 15
Profili formati a freddo - caratteristiche meccaniche ................................................... 16
4.2. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche....................................... 16
4.3. Imperfezioni geometriche.................................................................................................. 17
Imperfezioni geometriche della sezione trasversale ..................................................... 17
Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta ............................................................... 18
4.4. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche...................................... 18
5. Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio.............................................. 19
Modalità costruttive...................................................................................................... 19
Deformabilità................................................................................................................ 19
Instabilità ...................................................................................................................... 19
Sensibilità a schemi di carico ....................................................................................... 20
Strutture di grande luce o in zona sismica .................................................................... 20
Comportamento a trazione e a compressione ............................................................... 20
6. Stati limite di servizio................................................................................................................. 21
6.1. Controllo degli spostamenti Eurocodice 3, punto 4.2 ....................................................... 21
Spostamenti verticali .................................................................................................... 21
Spostamenti orizzontali ................................................................................................ 22
6.2. Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3, punto 4.3 .......................................................... 22
7. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili ........................... 23
7.1. Trazione............................................................................................................................. 23
7.2. Flessione semplice............................................................................................................. 23
7.3. Flessione composta............................................................................................................ 24
7.4. Taglio................................................................................................................................. 24
Acciaio 51
8. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite .......................................... 25
8.1. Trazione............................................................................................................................. 25
8.2. Flessione semplice............................................................................................................. 26
8.3. Flessione composta............................................................................................................ 27
8.4. Taglio................................................................................................................................. 27
9. Verifica di aste compresse .......................................................................................................... 27
10. I collegamenti – considerazioni generali .................................................................................... 29
11. Unioni saldate ............................................................................................................................. 29
11.1. Procedimenti di saldatura .................................................................................................. 29
Procedimenti manuali ................................................................................................... 30
11.2. Difetti di saldatura ............................................................................................................. 30
11.3. Controlli delle saldature .................................................................................................... 32
11.4. Classificazione delle unioni saldate................................................................................... 32
11.5. Giunti a completa penetrazione......................................................................................... 33
11.6. Giunti a cordone d’angolo................................................................................................. 34
Definizioni .................................................................................................................... 34
Dominio di resistenza ................................................................................................... 36
Normative straniere ...................................................................................................... 38
Normativa italiana ........................................................................................................ 38
Eurocodice 3 ................................................................................................................. 40
12. Unioni bullonate.......................................................................................................................... 40
12.1. Riferimenti di normativa ................................................................................................... 40
12.2. I bulloni ............................................................................................................................. 41
12.3. Classe di resistenza dei bulloni.......................................................................................... 42
12.4. Serraggio............................................................................................................................ 43
12.5. Diametro dei fori ............................................................................................................... 44
12.6. Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo ................................................................. 44
12.7. Categorie di collegamenti bullonati................................................................................... 46
12.8. Unioni a taglio................................................................................................................... 46
Resistenza a taglio dei bulloni ...................................................................................... 46
Resistenza a rifollamento della lamiera........................................................................ 47
12.9. Unioni a trazione ............................................................................................................... 47
Resistenza a trazione dei bulloni .................................................................................. 47
Resistenza a punzonamento.......................................................................................... 48
12.10. Resistenza in presenza di taglio e trazione ................................................................... 48
12.11. Unioni ad attrito............................................................................................................ 49
Indice.................................................................................................................................................. 50

Esempio progettuale (compito del 16/3/05)
Per un tuo progetto, hai deciso di utilizzare aste ottenute saldando tra loro due profilati IPE, come
mostrato in figura. La sezione composta, così ottenuta, deve essere considerata quindi come un’uni-
ca sezione, con caratteristiche che si possono ricavare a partire da quelle del singolo profilato.
coppia di profili
IPE 240
acciaio Fe 430

a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta.
b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta.
c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta.
d) Se l’asta è lunga 3.00 m, incastrata ad un estremo e libera all’altro, determina il massimo sforzo
normale di compressione che può essere portato dall’asta.
e) L’asta, soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato), deve
essere saldata ad una flangia. Progetta il collegamento saldato.
Nota: momento flettente e taglio sono riferiti al piano di simmetria della sezione composta.
Compito svolto
a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta.
Lo sforzo normale resistente è fornito dall’espressione
0 M
y
Rd
f
A N
γ
=
Nel caso in esame, l’area della sezione è pari alla somma dell’area dei due profilati saldati tra loro e
vale quindi
2
mm 7824 3912 2 = × = A
e la tensione di snervamento è MPa 275 =
y
f
Si ha pertanto
kN 2049 10
05 . 1
275
7824
3
= × × =

Rd
N
b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta.
Il momento flettente resistente è fornito dall’espressione
0 M
y
pl Rd
f
W M
γ
=
dove W
pl
è il doppio del momento statico S
m
di metà sezione, calcolato rispetto ad un asse baricen-
trico.
Occorre quindi:
− Individuare il baricentro della sezione composta.
− Individuare la posizione della retta che divide la sezione in due parti di area uguale.
− Calcolare il momento statico di una di queste due parti rispetto all’asse baricentrico.
Baricentro della sezione composta
Poiché i profili sono uguali, il baricentro della sezione
composta si trova esattamente a metà tra i baricentri dei
singoli profili. Le posizioni sono indicate nella figura a
fianco, tenendo conto anche dello spessore dell’anima del
profilo (con il pedice 1 ho indicato il profilo superiore, col
pedice 2 quello inferiore).
Si ricorda che i profilati IPE 240 hanno altezza h=240 mm
e larghezza b=120 mm.
G
1

G
2

G
123.1
60
6.2
61.55
Retta che divide la sezione in parti uguali
Come si vede dalla figura, la retta che divide la sezione a-
scia al di sopra una parte dell’ala superiore del profilo 2 e
al di sotto una parte delle due ali del profilo 1 (parti evi-
denziate). Le due aree si devono bilanciare, cioè deve esse-
re (trascurando l’influenza del raccordo circolare)
x x 120 ) 9 . 56 ( 8 . 9 2 = − × ×
Da questa si ricava mm 99 . 7 = x

G
1

G
2

G
56.9-x
56.9
6.2
56.9
x
9.8
Momento statico della metà superiore rispetto all’asse ba-
ricentrico
Si può calcolare come:
− momento statico dell’intero profilo 1 (S
1
)
− meno il momento statico dei due pezzi di ala del profilo
1 da togliere (S
2
)
− più il momento statico del pezzo di ala del profilo 2 da
aggiungere (S
3
)
Quindi
3
1
mm 240784 55 . 61 3912 = × = S
3
2
mm 24929
2
91 . 48
99 . 7 45 . 58 91 . 48 8 . 9 2 = 





− − × × × = S
3
3
mm 52211
2
99 . 7
45 . 58 99 . 7 120 = 





− × × = S
3
mm 268066 52211 24929 240784 = + − =
m
S

G
1

G
2

G
48.91
6.2
58.45
9.8
7.99
Si ha quindi
3
mm 536132 268066 2 2 = × = =
m pl
S W
kNm 4 . 140 10
05 . 1
275
536132
6
= × × =

Rd
M
c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta.
Il taglio resistente è fornito dall’espressione
0
3 /
M
y
v Rd
f
A V
γ
=
dove A
v
è l’area a taglio, cioè sostanzialmente l’area dell’anima (cioè di quella parte della sezione
che è parallela alla forza di taglio). Nel caso in esame, la parte di sezione che resiste a taglio è
l’anima del profilato 2 (A
v2
) e le ali del profilato 1 (A
v1
).
L’area A
v
può essere calcolata in vari modi, con minore o maggiore approssimazione.
La via più semplice per conteggiare il contributo dell’anima è valutarlo come
2
2
mm 1548 2 . 6 240 04 . 1 04 . 1 = × × = =
w v
t h A
Oppure lo si può valutare come
2
2
mm 1915 8 . 9 ) 15 2 2 . 6 ( 8 . 9 120 2 3912 ) 2 ( 2 = × × + + × × − = + + − =
f w f v
t r t t b A A
La via più semplice per conteggiare il contributo delle ali è valutarlo come
2
1
mm 2352 8 . 9 120 2 2 = × × = =
f v
t b A
Mi sembra invece meno corretto usare le formule previste per sezioni saldate, perché in quel tipo di
sezioni sono assenti i raccordi circolari (presenti invece in ciascuno dei due profili che compongono
la sezione in esame).
Si ha quindi
2
2 1
mm 3900 1548 2352 = + = + =
v v v
A A A oppure
2
mm 4267
Si noti anche che, dovendo valutare il contributo di un’anima e due ali, lo si poteva anche stimare
immediatamente assegnandogli l’area di una intera sezione, cioè 3912 mm
2
.
Usando ad esempio quest’ultimo valore, si ha
kN 5 . 591 10
05 . 1
3 / 275
3912
3
= × =

Rd
V
d) Se l’asta è lunga 3.00 m, incastrata ad un estremo e libera all’altro, determina il massimo sfor-
zo normale di compressione che può essere portato dall’asta.
Lo sforzo normale resistente a compressione è fornito dall’espressione
0 M
y
bRd
f
A N
γ
χ =
nella quale il coefficiente χ dipende dalla snellezza λ dell’asta e dalla forma della sezione.
La snellezza è
min
0
ρ
= λ
l

con l
0
lunghezza libera d’inflessione, pari a 2 l per asta incastrata ad un estremo e libera all’altro, e
A
I
min
min
= ρ raggio d’inerzia minimo della sezione, legato al momento d’inerzia minimo.
Nel caso in esame, il momento d’inerzia minimo sarà quello rispetto ad un asse verticale, I
y
, somma
dei contributi dei due profili che costituiscono la sezione
4 4 4
min , 2 max , 1 2 1
mm 10 4176 cm 4176 284 3892 × = = + = + = + = I I I I I
y y y

Per controllare che questa sia effettivamente l’inerzia minima, si può calcolare anche I
x
; sfruttando i
teoremi di trasporto, si ha
4 4
4 2 2 2
2 2 2
2
1 1 1
mm 10 7140
cm 7140 115 . 6 12 . 39 3892 115 . 6 12 . 39 284
× =
= = × + + × + = + + + =
− − G G x G G x x
d A I d A I I

Il raggio d’inerzia minimo è quindi mm 06 . 73
7824
10 4176
4
min
=
×
= ρ
e la snellezza 13 . 82
06 . 73
6000
= = λ
La snellezza viene adimensionalizzata dividendola per il valore λ
1

81 . 86
275
210000
1416 . 3
1
= = π = λ
y
f
E

La snellezza adimensionalizzata vale quindi
946 . 0
81 . 86
13 . 82
1
= =
λ
λ
= λ
Per valutare χ occorre anche definire la curva d’instabilità più opportuna. Per sezioni saldate che si
instabilizzano rispetto all’asse di inerzia minima occorre considerare la curva c. Se si stesse facendo
riferimento ad un singolo IPE si potrebbe usare la curva b, meno gravosa, ma ritengo che anche se
le saldature sono limitate, perché riguardano solo l’unione tra i due IPE, sia più giusto far riferimen-
to alla curva c.
Per tale curva, e per la snellezza innanzi valutata, si ottiene (interpolando dalle tabelle o usando le
formule dell’Eurocodice 3) χ = 0.5718. La resistenza dell’asta a compressione è quindi
kN 1172 10
05 . 1
275
7824 5718 . 0
3
= × × × =

bRd
N
e) L’asta, soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato), deve
essere saldata ad una flangia. Progetta il collegamento saldato.
Se non si effettua una saldatura tutt’intorno ai
due profili (che a me sembrerebbe eccessiva) le
saldature che devono sostenere il momento flet-
tente dovrebbero essere più eccentriche possibi-
le. Si tenga anche presente la posizione dell’asse
neutro, valutata in precedenza. Io disporrei quin-
di cordoni di saldatura come indicato in figura
(altri – non indicati – andrebbero aggiunti per il
taglio). Si noti che ho scelto cordoni tali da forni-
re la stessa lunghezza (160 mm) sia superior-
mente che inferiormente.
Nota: sono ovviamente possibili altre scelte

303.1
40
40
80
278
asse
neutro
allo
SLU
Con la scelta fatta, il braccio z tra i baricentri dei cordoni superiori ed inferiori è pari a circa 278 mm.
La forza che ciascun gruppo di cordoni deve portare è quindi kN 8 . 215
278 . 0
60
= = =
z
M
F
La tensione accettabile nella saldatura è MPa 3 . 216
35 . 1 85 . 0
3 / 430 3 /
=
×
=
γ β
=
Mw w
u
vwd
f
f
L’area di cordone necessaria è
2
3
mm 998
3 . 216
10 8 . 215
=
×
= =
vwd
f
F
A
L’altezza di gola deve essere quindi mm 2 . 6
160
998
= = ≥
l
A
a .
Si può utilizzare un cordone con a=7 mm, oppure usare a=6 mm ed aumentare un po’ la lunghezza
dei cordoni.

Acciaio

2

2. Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio
Anche per l’acciaio il metodo degli stati limite ha ormai completamente sostituito il metodo delle tensioni ammissibili. Per chi può essere interessato, lascio un breve commento relativo alle normative precedenti.
Se si esaminano le prescrizioni delle precedenti normative italiane si può notare che esse hanno subito negli anni una progressiva evoluzione, dal metodo delle tensioni ammissibili a quello degli stati limite, non prive di resistenze e compromessi. Solo così si può interpretare la definizione di due stati limite ultimi, lo stato limite elastico della sezione e lo stato limite di collasso plastico della struttura, da usare l’uno in alternativa dell’altro. Lo stato limite elastico assume che le azioni di calcolo non comportino in alcun punto della sezione il superamento della deformazione unitaria corrispondente al limite elastico del materiale. Fino alla precedente edizione della norma (D.M. 14/2/92) ciò comportava una perfetta coincidenza col metodo delle tensioni ammissibili. Infatti operando allo stato limite si usavano carichi maggiorati del 50% rispetto a quelli validi per le tensioni ammissibili (γg e γq = 1.5) e contemporaneamente una resistenza del 50% più alta (perché la tensione ammissibile era i 2/3 di quella di snervamento ed inoltre per lo stato limite elastico è γm = 1), con un modello di calcolo e di verifica lineare. Col D.M. 9/1/96 questa coincidenza non è più perfetta, perché ora γg = 1.4 e γq = 1.5, ma la sostanza non è cambiata. Lo stato limite di collasso plastico fa invece riferimento alla completa plasticizzazione delle sezioni (valutata riducendo la soglia di snervamento con γm = 1.12) e consente di usare un’analisi non lineare fino a giungere alla trasformazione della struttura, o di una sua parte, in un meccanismo. L’impostazione è quindi sostanzialmente equivalente a quella dello stato limite ultimo, così come è definito nell’Eurocodice 3, anche se l’enfasi posta sull’uso di un’analisi non lineare è addirittura maggiore dell’importanza data ad essa dall’Eurocodice 3. La presenza di questa duplice possibilità è ulteriormente complicata dal rinvio che la norma italiana fa alle istruzioni CNR 10011-86. Queste sono state infatti concepite quando il metodo di riferimento era quello delle tensioni ammissibili e sono state solo ritoccate per includere gli stati limite, creando grosse perplessità in chi cerca di applicarle affiancandole allo stato limite di collasso plastico della struttura. Personalmente, io ritengo più corretto considerarle valide solo nell’ambito in cui sono nate e quindi col metodo delle tensioni ammissibili o con l’equivalente stato limite elastico della sezione. Passando poi all’Eurocodice 3, occorre prestare attenzione alle modifiche introdotte col decreto di applicazione nazionale (NAD) italiano, cioè la sezione III del D.M. 9/1/96. In particolare, esso ritocca i valori incasellati dei coefficienti parziali di sicurezza del materiale ma comporta anche altre aggiunte e variazioni, soprattutto per quanto riguarda le saldature (ad esempio, per le saldature di testa reintroduce la distinzione tra giunti di prima e seconda classe, presente nella norma italiana ma assente nella versione originaria dell’Eurocodice 3).

La nuova normativa italiana è sostanzialmente coincidente con l’Eurocodice 3 (versione 2004). Le Appendici Nazionali agli Eurocodici sono state approvate ma non ancora pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Le variazioni rispetto al testo europeo mi sembrano però minime e di scarsa importanza.

3. L’acciaio per carpenteria metallica
3. 1. Composizione chimica e caratteristiche meccaniche L’acciaio è una lega ferro-carbonio. La quantità di carbonio condiziona la resistenza e la duttilità (la prima cresce e la seconda diminuisce all’aumentare del contenuto in carbonio). I più comuni acciai per carpenteria metallica hanno un contenuto in carbonio molto basso (da 0.17% a 0.22%) e sono quindi estremamente duttili. Una caratteristica importante è anche la tenacità dell’acciaio, cioè la sua capacità di evitare rottura fragile alle basse temperature. La normativa (D.M. 9/1/96, punto 2.1, valido anche per chi usa l’Eurocodice 3) impone limiti alle caratteristiche meccaniche (tensione di rottura e di snervamento) ed all’allungamento a rottura dei diversi tipi di acciaio, nonché limiti alla resilienza (legati alla temperatura ed al grado di saldabilità), necessari per garantire la tenacità (si veda anche il punto 2.3.2).

Acciaio

3

Negli acciai sono contenute piccole quantità di manganese e silicio, che favoriscono la saldabilità, e di altri elementi (fosforo, zolfo, ecc.) che sono da considerare impurità inevitabili. Per la saldabilità dell’acciaio è importante il grado di disossidazione: l’ossigeno presente nell’acciaio fuso si combina col carbonio formando monossido di carbonio CO che nel raffreddamento torna allo stato gassoso creando diffuse soffiature (l’acciaio viene detto effervescente); l’aggiunta di alluminio e silicio, che si combinano con l’ossigeno formando ossidi che vengono poi eliminati, riduce la formazione di monossido di carbonio (acciai calmati o semicalmati).
Precisi limiti alla composizione chimica dell’acciaio per strutture saldate erano riportati nel punto 2.3.1 del D.M. 9/1/96:
Fe 360-430 Grado B: Grado C: Grado D: Grado B: Grado C: Grado D: C≤0.24% C≤0.22% C≤0.22% C≤0.26% C≤0.24% C≤0.22% P≤0.055% P≤0.050% P≤0.045% Mn≤1.6% Mn≤1.6% Mn≤1.6% S≤0.055% S≤0.050% S≤0.045% Si≤0.6% Si≤0.6% Si≤0.6% P≤0.050% P≤0.050% P≤0.045% S≤0.050% S≤0.050% S≤0.045%

Fe 510

3.2. Prove sull’acciaio Le prove di laboratorio che più frequentemente si effettuano sugli acciai da carpenteria metallica sono: − prova di trazione; − prova di resilienza; − prova di piegamento. Vengono talvolta effettuate anche le seguenti prove: − prova a compressione globale; − prova di durezza; − prova di fatica. Prova di trazione Si effettua su di un provino sagomato secondo la UNI 556 ottenendo il diagramma tensione deformazione σ−ε.

Caratteristiche geometriche del provino1
1

Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio

Acciaio

4

La prova fornisce i valori della forza di trazione e della variazione di distanza di due punti di riferimento. La tensione viene valutata dividendo la forza di trazione per l’area nominale A0 del provino; quindi nelle fasi finali della prova, quando si verifica la strizione (cioè una forte riduzione della sezione) la tensione nominale si riduce anche se la reale tensione va sempre crescendo. La deformazione viene valutata dividendo la variazione di distanza tra i punti di riferimento per la distanza iniziale L0. La distanza L0 è pari a 5 volte il diametro del provino (se questo non avesse sezione circolare si assumerebbe L0 = 5.65 A0 ). Dalla prova di trazione si ricava la tensione di snervamento fy e la corrispondente deformazione εy; la deformazione in cui inizia l’incrudimento εh (che è circa 12-15 volte εy); a tensione di rottura a trazione fu (il massimo raggiunto nella prova) e la corrispondente deformazione εu; la deformazione a rottura. εt.

fu
3 4

fy

2 1

1 2 3 4

ramo elastico snervamento incrudimento tratto decrescente
(il valore nominale decresce, ma quello reale cresce sempre e la sezione si riduce)

εy εh

εu

εt

diagramma σ-ε per l’acciaio

Nota 1: per indicare la tensione di rottura a trazione (il massimo raggiunto nella prova) l’Eurocodice 3 usa il simbolo fu mentre la normativa italiana usa ft. Io mi sono attenuto alla simbologia dell’Eurocodice 3. In maniera analoga ho usato i pedici u e t per le deformazioni. Nota 2: In caso di prova ciclica si ha uno scarico e ricarico elastico, ma all’inversione del carico l’andamento diventa curvilineo (effetto Bauschinger) Prova di resilienza La prova di resilienza mette in evidenza la resistenza alla rottura fragile (resilienza) degli acciai. Si effettua col pendolo di Charpy, operando su un provino predisposto con intagli standardizzati.

prova di resilienza1
1

Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio

Acciaio Il pendolo, lasciato cadere da un’altezza h0, rompe il provino e risale dal lato opposto ad un’altezza h. La quantità h0-h è proporzionale all’energia di rottura della provetta; essa, rapportata all’area di rottura, fornisce il valore della resilienza. Il grafico resilienza-temperatura che si ottiene da queste prove permette di individuare la temperatura di transizione intesa come quella temperatura al di sotto della quale vi è un brusco decadimento della resilienza.
grafico resilienza-temperatura1

5

Poiché i risultati della prova sono fortemente dipendenti dalla forma dell’intaglio essi non rappresentano dati sperimentali obiettivi. I valori di resilienza, come anche la temperatura di transizione, hanno solo significato di riferimento nel senso che bassi valori di resilienza sono spie di rischio di fragilità. Per modificare (abbassare) la temperatura di transizione è necessario intervenire sulla composizione chimica (carbonio, manganese e nichel). La norma italiana (D.M. 9/1/96, punto 2.1) fissa una resilienza di 27 J alla temperatura di −20 °C, 0 °C, +20 °C rispettivamente per acciai di grado B, C, D, valutata per un provino con intaglio a V ed area 0.8 cm2. Prova di piegamento Consiste nel sottoporre il provino ad una deformazione plastica per flessione, piegandolo a un angolo α pari a 90° o più frequentemente 180°. Essa consente di accertare l’attitudine del materiale a sopportare grandi deformazioni a freddo senza rompersi. La prova di piegamento fornisce inoltre, come anche quella di allungamento a rottura, indicazioni sulla duttilità del materiale. Le UNI 564 e 5468 danno indicazioni su come effettuare la prova rispettivamente per i profili a sezione aperta e cava. Prova di compressione globale (stub column test) Questa prova viene fatta su tronchi di profilato di opportune dimensioni ed è utile per valutare il comportamento globale dei profilati.

stub column test1

1

Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio

La prova viene effettuata con apparecchi diversi (Brinell. Prova a fatica Mette in evidenza la riduzione. Rockwell) che si differenziano tra di loro per la forma del penetratore. Mazzolani. della resistenza meccanica a seguito di cicli di sollecitazioni di intensità oscillante nel tempo. La durezza Brinell è data da: 2 π d  d − d 2 − d0      d diametro della sfera d 0 diametro dell' impronta HB = 2F (N/mm ) 2 I valori della durezza Brinell rappresentano la resistenza superficiale alla penetrazione e sono anche grossolanamente proporzionali al valore di resistenza meccanica.Acciaio La prova di compressione globale evidenzia una tensione limite media di proporzionalità σm più bassa della corrispondente ottenuta da una prova a trazione su provini normalizzati. rispetto al valore originario. Strutture in acciaio . Questo fenomeno è dovuto all’influenza delle imperfezioni strutturali (tensioni residue. Vichers. non omogenea distribuzione delle caratteristiche meccaniche nella sezione) che hanno un ruolo degradante sulle caratteristiche meccaniche. 6 confronto tra risultati di prova a trazione e prova a compressione globale1 Prova di durezza Consiste nella misura del diametro dell’impronta di penetrazione lasciata sul provino da una sfera di acciaio sottoposta ad un carico F per un determinato intervallo di tempo. prova a fatica 1 Da Ballio.

diagramma tensione-numero di cicli1 I risultati portano alle seguenti conclusioni: − se il materiale è sottoposto a carichi ripetuti la rottura può verificarsi per una tensione inferiore a quella corrispondente alla resistenza statica. con la seguente tabella: Tipo nominale di acciaio S 235 (ex Fe 360) S 275 (ex Fe 430) S 355 (ex Fe 510) 1 Spessore t (mm) t ≤ 40 mm fy (N/mm2) 235 275 355 fu (N/mm2) 360 430 510 40 mm < t ≤ 100 mm fy (N/mm2) fu (N/mm2) 215 360 255 410 335 470 Da Ballio. Strutture in acciaio . a parità di tensione massima.1) definiscono i valori nominali della resistenza di snervamento fy e della resistenza a rottura per trazione fu. Le NTC08 (punto 11.4. da utilizzare nel calcolo come valori caratteristici.3.Acciaio 7 La prova consiste nel far ruotare il provino attorno al proprio asse con un carico verticale appeso all’estremità. cicli di tensione nella prova a fatica1 3. a valori di tensione che variano con legge sinusoidale nel tempo t. Mazzolani. tanto più grande quanto minore è l’ampiezza ∆σ di oscillazione della tensione. Il diagramma in scala semilogaritmica f-n (dove n è il numero di cicli di carico) mostra che vi è un valore limite di resistenza al di sotto del quale il materiale non risente più dei cicli di carico. nella sezione di indagine. Oggi si usano invece le sigle: S 235 S 275 S 355 nelle quali il numero che compare indica tensione di snervamento (in N mm-2).3. Acciai da carpenteria metallica Gli acciai laminati a caldo utilizzati in Italia erano individuati con le seguenti sigle: Fe 360 Fe410 Fe530 nelle quali il numero che compare indica la tensione di rottura (in N mm-2). La conseguente sollecitazione momento flettente M da luogo. − il numero dei cicli necessario per raggiungere la rottura è.

Acciaio 8 Solo per completezza si riportano le indicazioni. per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti.65 ⋅ A0 ) εt Amin . (9) Da provette trasversali per lamiere. (3) Per spessore maggiori di 3 mm fino a 100 mm. (4) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm. (10) Da provette longitudinali per barre. per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm. oltre il 20%. per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. (2) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm. laminati mercantili. C. laminati mercantili. il fatto che la deformazione unitaria a rottura è molto elevata. D e DD della UNI EN 10025 (febbraio 1992). oltre agli acciai Fe 360. Nota per lo studente. per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm2. un po’ più particolareggiate. per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti. 9/1/961: − per sezioni a profilo aperto Simbolo adottato ft fy Simbolo UNI Rm Re Caratteristica o parametro tensione (carico unitario) di rottura a trazione [N/mm2] tensione (carico unitario) di snervamento [N/mm2] B C Resilienza KV [J] (8) Fe 360 (1) (2) Fe 430 (1) (3) Fe 510 (1) (4) ≥ 340 ≤ 470 (5) ≥ 410 ≤ 560 (6) ≥ 490 ≤ 630 (7) KV KV +20°C 0°C D −20°C DD −20°C ≥ 235 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 − ≥ 24 (9) ≥ 275 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 − ≥ 20 (9) ≥ 355 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 40 ≥ 20 (9) Allungamento % a rottura ( L0 = 5. nastri e larghi piatti con larghezza 600 mm. (7) Per spessori fino a 16 mm.1 del D.per barre. per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm2.per lamiere . larghi piatti ≥ 26 (10) ≥ 22 (10) ≥ 22 (10) (1) Rientrano in questi tipi di acciai. (6) Per spessori fino a 16 mm. Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2. profilati e larghi piatti con larghezza < 600 mm.M. (5) Per spessori fino a 16 mm. (8) Per spessori maggiori di 10 mm fino a 100 mm. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto. che erano contenute nel punto 2. è importante conoscere solo i concetti e valori essenziali: valori “standard” della tensione di snervamento. per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm2. profilati. il fatto che la tensione di snervamento è minore per spessori elevati. 1 . per spessori maggiori di 40 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2. per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm2. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2. Ovviamente queste tabelle sono riportate a titolo informativo. anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate in questo prospetto. per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm.

65 ⋅ A0 ) % Fe 360 (1) Fe 430 (1) Fe 510 (1) ≥ 360 (2) ≥ 430 (2) ≥ 510 (3) KV KV ≥ 235 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 24 ≥ 275 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 21 ≥ 355 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 20 εt Amin (1) Rientrano in questi tipi di acciai. Il grado di saldabilità è legato alla composizione chimica. Per una struttura bullonata si impiegherà acciaio di grado B. e anche DD per Fe 510 (nell’ordine dal meno saldabile al più saldabile). per spessori oltre 16 mm fino a 35 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. C o D. tutti con fy=650 N/mm2). per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. oltre agli acciai Fe 360. Per quanto riguarda il metodo delle tensioni ammissibili. T1 e NICUAGE. al grado di disossidazione. Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B. (3) Per spessori fino a 16 mm. per spessori maggiori di 35 mm e fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2.1.Acciaio − per sezioni a profilo cavo 9 Simbolo adottato ft fy Simbolo UNI Rm Re Caratteristica o parametro tensione (carico unitario) di rottura a trazione [N/mm2] tensione (carico unitario) di snervamento [N/mm2] B +20°C C 0°C Resilienza KV [J] D −20°C Allungamento percentuale a rottura ( L0 = 5. C e D della UNI 7806 (dicembre 1979) e UNI 7810 (dicembre 1979).1 imponeva come limiti ammissibili a trazione e compressione per acciaio laminato i valori riportati nella seguente tabella materiale Fe 360 Fe 430 Fe 510 σs [N/mm2] t ≤ 40 mm t > 40 mm 160 190 240 140 170 210 .M. il D. B. anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate in questo prospetto. alla fragilità (resilienza). 14/2/92 punto 3. In commercio sono presenti altri tipi di acciaio ad alto limite elastico (EX-TEN. Sulla base delle caratteristiche di saldabilità gli acciai sono suddivisi in tre gradi di saldabilità. (2) Per spessori fino a 16 mm.

− elementi sagomati a freddo: lamiere grecate. manufatti di spessore non superiore a 40 mm e larghezza compresa tra 200 e 1000 mm.). manufatti di spessore non superiore a 50 mm e di larghezza pari alla massima dimensione del laminatoio. ed una serie pesante. con t < 1 mm. Tipologie degli elementi in acciaio Gli elementi in acciaio vengono prodotti industrialmente mediante un processo di laminazione a caldo o di sagomatura a freddo e sono così classificati: − elementi laminati a caldo. HEM. larghi piatti. tubolare IPE HE a C (o a U) angolari scatolari profilati con sezione a contorno aperto profilati con sezione a contorno chiuso I profili a doppio T sono utilizzati soprattutto come travi e colonne di strutture a telaio. lamiere (lamierini. aste di acciaio aventi sezioni particolari a contorno aperto o cavo. . HEA. con 1 mm ≤ t ≤4 mm. I profili HE hanno invece b=h. esiste una serie normale. per essere più precisi. lamiere sottili. profilati. una serie leggera. profili sottili.4. nella quale è effettivamente b=h fino ad una altezza di 300 mm (per altezze maggiori b rimane costantemente pari a 300 mm). ecc. barre. che hanno spessori maggiori e piccole differenze nell’altezza rispetto alla serie normale. Elementi laminati a caldo Profilati: lamiere: larghi piatti: barre Profilati I tipi di sezione e le dimensioni geometriche dei profilati sono unificate in ambito europeo. il momento d’inerzia è però molto basso e ciò li rende inadatti a sopportare momento flettente in due piani diversi ed anche molto sensibile all’instabilità in un piano. Ne esistono due distinte tipologie: IPE ed HE. I profili IPE hanno una larghezza b dell’ala pari alla metà dell’altezza h. I profili a C e gli angolari sono usati soprattutto come aste di travature reticolari o aste di controventatura. vengono spesso accoppiati a due a due sia perché ciò conferisce simmetria alla sezione composta sia per comodità di realizzazione dei collegamenti. I momenti d’inerzia dei profili HE nelle due direzioni hanno una minore differenza e ciò rende questi profili più adatti ad essere usati come colonne (perché le colonne sono soggette a sforzo normale oltre che a momento flettente e questo inoltre agisce spesso in due direzioni). HEB. A parità di area della sezione (e quindi di peso e costo) i profili IPE hanno momento d’inerzia e modulo di resistenza nettamente maggiore rispetto agli HE e sono quindi più convenienti in caso di aste soggette a flessione semplice.Acciaio 10 3. le loro caratteristiche sono riportate in un sagomario.

In commercio sono disponibili: a) una vasta gamma di profili saldati a doppio T realizzati con lamiere e larghi piatti dello spessore di 1214-19-22-25-26 mm che raggiungono altezze di 1700 mm. Fe 360 Fe 510 .Acciaio 11 A titolo di esempio è riportata una sintesi. ISE HSE HSD Fe 510 b) alcuni tipi di profilati ibridi la cui sezione è realizzata accoppiando lamiere e larghi piatti di qualità diversa. relativamente ad un profilo IPE. Larghi piatti e lamiere Questi prodotti permettono di realizzare per semplice saldatura o bullonatura elementi strutturali fuori marca. L’uso contemporaneo di acciai di diversa resistenza permette di avere una “quarta dimensione” nelle costruzioni in acciaio. delle informazioni che si possono reperire sul sagomario. c) alcuni tipi di profilati detti “Jumbo” realizzati con lamiere o larghi piatti di notevole spessore.

ottenuti mediante piegatura a freddo di nastri di acciaio di spessore di circa 3-4 mm profili senza irrigidimenti di bordo profili con irrigidimenti di bordo profilo con irrigidimenti nell’ala Nell’ambito dei profili sottili si possono ottenere le sezioni più varie che realizzano il massimo sfruttamento del materiale. Mazzolani.Acciaio d) una vasta gamma di profilati dalle forme più fantasiose. in genere a contorno aperto. 1 Da Ballio. Strutture in acciaio . Sono di vastissimo impiego come elementi orizzontali e verticali di chiusura Profili sottili: elementi strutturali di sezioni. L’esiguo spessore di questi profili richiede una particolare attenzione del progettista ai pericoli connessi con fenomeni di corrosione e/o di instabilità locale. 12 possibili profilati ottenibili mediante composizione di larghi piatti1 Elementi sagomati a freddo Lamiere grecate: elementi ottenuti mediante piegatura a freddo di lamierini o lamiere sottili. anche “per forma” con conseguente ottimizzazione del peso strutturale.

Acciaio 13 4. variazione dello stato tensionale durante il raffreddamento1 1 Da Ballio. omogenea. causate dal processo di produzione. Strutture in acciaio . Nella figura seguente è schematizzato il processo temporale dell’andamento dello stato tensionale della sezione del profilo a seguito del suo raffreddamento.1.tensioni residue Le tensioni residue si formano a causa del processo di raffreddamento successivo alla laminazione (600° C) e possono venire modificate da eventuali processi termici o da raddrizzamento di natura meccanica. quali: − la presenza di tensioni residue (stati tensionali autoequilibrati nelle sezioni trasversali). In realtà le aste prodotte industrialmente presentano inevitabilmente imperfezioni nella sezione e su tutta la lunghezza. − la disomogenea distribuzione delle caratteristiche meccaniche nelle sezioni trasversali e lungo l’asse dei profilati. sono presenti imperfezioni che riguardano le caratteristiche meccaniche. Imperfezioni di tipo meccanico Sia nei profili laminati a caldo che in quelli laminati a freddo e a composizione saldata. Profili laminati a caldo . Le imperfezioni possono essere: − meccaniche − geometriche 4. Mazzolani. isotropa ed esente da stati tensionali interni precedenti l’applicazione del carico. Le imperfezioni I modelli con i quali calcoliamo le strutture sono in genere fondati sull’ipotesi che l’asta sia “ideale” cioè perfettamente rettilinea.

Si tenga presente che i valori delle tensioni residue possono essere molto elevati. non ancora ben solidificate. Poiché negli acciai il rapporto k/γ c è costante . tw/b tf/h tf/b h/b tw/h con h = altezza della sezione tw= spessore dell’anima b = larghezza delle ali tf = spessore delle ali andamenti sperimentali delle tensioni residue in travi a doppio T 1 modelli proposti per l’andamento delle tensioni residue1 1 Da Ballio. ossia dai rapporti. il calore specifico del materiale c ed il coefficiente di dilatazione termica α. Il successivo raffreddamento dei punti di intersezione ala-anima. quando il resto del profilo è ormai raffreddato e quindi solidificato. il peso specifico del materiale γ. Questi sono combinati nel rapporto k/γ c da cui in definitiva dipende la differenza di temperatura fra i vari punti della sezione del profilato. I parametri che influenzano questo comportamento sono la conducibilità termica k. genera trazione all’attacco ala-anima e compressione agli estremi delle ali e al centro dell’anima (d) e questo stato tensionale autoequilibrato rimane presente nel profilato. Strutture in acciaio . Mazzolani. Questo tende a generare tensioni di trazione all’estremo delle ali e compressione all’intersezione ala-anima (b) che però si smorzano (c) grazie alle deformazioni viscose delle parti più calde. pari a oltre la metà della tensione di snervamento se non addirittura comparabili ad essa.Acciaio 14 Le parti esterne dell’ala e quella centrale dell’anima si raffreddano più rapidamente e tendono quindi ad accorciarsi in misura maggiore rispetto ai punti di intersezione ala-anima.la distribuzione delle tensioni residue dipende dalla geometria delle sezioni trasversali.

tensioni residue di trazione nella zona prossima alla saldatura e di compressione nella zona più lontana. 1 Da Ballio. tensioni residue dovute al procedimento di saldatura1 Profili formati a freddo . a saldatura ultimata. A queste possono aggiungersi di tipo flessionale (cioè con andamento variabile lungo lo spessore in maniera lineare intrecciata) dovute alla piegatura. È evidente che durante la formatura a freddo. le fibre superficiali tendono ad allungarsi mentre quelle interne rimangono indeformate.tensioni residue Le tensioni residue sono causate dal disomogeneo apporto di calore dovuto alla saldatura. Mazzolani. A causa di questi differenti salti termici sulla sezione sono presenti.tensioni residue Le tensioni residue in questi tipi di profilati sono causate dal processo di produzione.Acciaio Profili laminati a caldo . distribuzione dello snervamento fy sulla sezione trasversale di un profilato HEA e valori misurati per vari profilati HE1 Profili a composizione saldata .caratteristiche meccaniche 15 Si è potuto costatare sperimentalmente che vi è una certa dispersione dei risultati anche nei valori delle caratteristiche meccaniche più importanti. Il cordone di saldatura viene depositato allo stato fuso e le zone adiacenti ad esso raggiungono presto la temperatura di fusione. Strutture in acciaio .

Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche L’influenza delle tensioni residue sullo stato tensionale e sulla relazione tra caratteristiche della sollecitazione e deformazioni è mostrato esemplificativamente nel caso di un profilato a doppio T con tensioni residue pari a 0.5 εy L εy ε − + + fy σ anima ε − − + + + − σ + + N 0 (2 Af+Aw) 0. Mazzolani.Acciaio 16 tensioni residue da formatura a freddo1 Profili formati a freddo . ma influiscono sul comportamento sotto carichi di esercizio.5 fy.caratteristiche meccaniche La variazione delle caratteristiche meccaniche lungo la sezione è dovuta all’incrudimento per piegatura del materiale. ma il valore massimo di N coincide con quello di un’asta ideale anche se è raggiunto per deformazioni maggiori.2. 1 Da Ballio. esse inoltre possono aumentare il rischio di instabilità di un’asta o innescare pericolosi fenomeni di instabilità locale delle parti compresse di una sezione. soggetto ad una azione assiale N (si è imposto l’allungamento ∆L e quindi la deformazione e si è ricavato il conseguente stato tensionale e il valore di N).875 fy (2 Af+Aw) 1.0 εy L 1. Strutture in acciaio .5 εy L 1.5 fy (2 Af+Aw) 0. 4. le tensioni residue autoequilibrate (così come la variazione delle caratteristiche meccaniche) non alterano il comportamento globale (resistenza ultima) della sezione trasversale. L’operazione di piegatura produce un innalzamento del limite elastico del materiale tanto maggiore quanto più piccolo è il raggio di curvatura della piega.0 fy Si nota che la relazione N-∆L si discosta dall’andamento lineare a partire da deformazioni ben più piccole di quelle corrispondenti allo snervamento. In definitiva. allungamento ∆L ala + 0 0. All’aumento della resistenza si accompagna però una diminuzione della resilienza che rende il profilo fragile.

Acciaio 4. − lo spessore delle ali e delle anime tende ad essere rispettivamente minore e maggiore rispetto al valore nominale.3. dipendente dal rapporto r/t (per r/t>1.35). Per effetto della piegatura si ha infatti una riduzione dello spessore t nella zona della piega. − variazioni degli spessori e delle dimensioni delle lamiere nei profili saldati. 1 Da Ballio. Mazzolani. Un’indagine su 5000 profili a doppio T (HEA e HEB) ha dato i seguenti risultati: − la variazione della larghezza delle ali e dell’altezza della sezione è molto contenuta.5 t  t   dove r è il raggio interno di piegatura e k è un fattore di riduzione. Strutture in acciaio . il valore medio dello spessore ridotto tred può essere assunto pari a  r+k t  tred =    r + 0 . distribuzione di frequenza di area e modulo di resistenza1 Un’altra importante variazione rispetto alle dimensioni nominali si ha nei profili sottili piegati a freddo.5 si può utilizzare il valore k=0. il modulo di resistenza elastico W e plastico Wpl tendono a discostarsi dai valori nominali. Imperfezioni geometriche 17 Con questo termine vengono indicate tutte le variazioni di dimensione o forma dell’asta rispetto alla geometria ideale. il momento d’inerzia I. Imperfezioni geometriche della sezione trasversale Le variazioni che interessano la sezione trasversale dipendono da: − graduale consumo di rulli sbozzatori. − mancata ortogonalità degli elementi che compongono le sezioni. distribuzione di frequenza delle caratteristiche geometriche dei profilati1 − anche l’area A.

4. 1 Da Ballio. e0 freccia in mezzeria dovuta alla configurazione dell’asta reale che ha una deformata iniziale di tipo sinusoidale. considerando per l’asta reale.4). deformate reali e deformata sinusoidale usata nel modello1 4.Acciaio Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta 18 La variazioni più importante è la deviazione dell’asse dell’asta dalla sua posizione ideale perfettamente rettilinea. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche Le imperfezioni geometriche possono condizionare in misura rilevante il comportamento degli elementi strutturali. punto 5. La normativa italiana e quella europea impongono di tenerne conto in diverse circostanze: − nella valutazione del comportamento globale di una struttura intelaiata (imperfezione laterale φ delle colonne). Mazzolani. una tensione critica inferiore a quella dell’asta ideale (metodo ω della norma italiana. coefficiente χ dell’Eurocodice 3). dei sistemi di controvento e delle membrature (Eurocodice 3.2. − nella verifica di aste compresse. imperfetta. Il modello di asta con cui usualmente si tiene conto di tale imperfezione è: e e0 modello di imperfezioni dell’asta1 in cui e eccentricità del carico all’estremità dell’asta causata dalle variazioni di geometria della sezione trasversale. Strutture in acciaio .

Acciaio 19 5. che condizionano il comportamento strutturale e la scelta dei modelli di calcolo ma soprattutto l’importanza da dare ai particolari costruttivi. ad esempio una cerniera. Deformabilità Nonostante il modulo elastico dell’acciaio sia quasi il triplo rispetto a quello del calcestruzzo. perché anche per schemi che analizzeremmo nel piano l’instabilizzazione può avvenire al di fuori del piano stesso. Le strutture in acciaio hanno quindi un grado di vincolo mutuo tra i vari elementi che tende ad essere il minimo possibile ed è necessario intervenire con opportuni accorgimenti costruttivi se si vuole elevare il grado di iperstaticità della struttura. comportando di conseguenza: − problemi di deformabilità. Instabilità L’uso di sezioni molto piccole rende le aste compresse e le strutture dotate di elementi compressi particolarmente sensibili al problema dell’instabilità (dell’asta o dell’intera struttura). problemi entrambi usualmente trascurati nel caso di strutture in cemento armato. In numerosi casi la scelta della sezione è condizionata più dai limiti di deformabilità che dai limiti di resistenza. L’analisi dell’asta o della struttura ai fini dell’instabilità deve sempre essere effettuata tenendo conto della reale tridimensionalità della struttura. − l’influenza della differenza di resistenza tra acciaio e calcestruzzo. Modalità costruttive Le strutture in cemento armato ordinario sono usualmente realizzate in opera. Quando si vuole realizzare una connessione parziale. − problemi di instabilità. Le strutture in acciaio sono invece realizzate mediante l’assemblaggio di elementi monodimensionali (profilati) o bidimensionali (lamiere) prodotti in stabilimenti siderurgici e preparati (taglio. Nelle strutture in acciaio è quindi essenziale la verifica di stabilità delle aste compresse ed è spesso importante tenere conto degli effetti del secondo ordine nell’analisi strutturale. − maggiore sensibilità a condizioni di carico trascurabili nel cemento armato. . saldatura) in officina. − il diverso comportamento a trazione e a compressione. Non a caso la precedente versione dell’Eurocodice 3 presentava prima gli stati limite di servizio e poi gli stati limite ultimi. Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio Nel confrontare tra loro strutture o elementi strutturali in cemento armato e in acciaio occorre tenere conto di vari aspetti: − le modalità costruttive. occorre intervenire con opportuni accorgimenti costruttivi. preparando gabbie di armatura e casseforme ed effettuando quindi il getto di calcestruzzo. − vantaggi nel caso di grandi luci e in zona sismica. che per strutture in acciaio rende possibile l’uso di sezioni molto minori rispetto a quelle consuete in strutture in cemento armato. a cui si dedica più tempo e più cura che al progetto delle aste stesse e che spesso condiziona la scelta delle sezioni degli elementi strutturali. foratura. se realizzate con cura. Per questo motivo i modelli geometrici utilizzati nell’analisi strutturale sono sempre quelli di trave continua o telaio. Le riprese di getto. la dimensione delle sezioni in acciaio è tanto più piccola rispetto a quella delle sezioni in cemento armato da rendere molto rilevanti i problemi di esercizio connessi alla deformabilità. Lo studio dei collegamenti diventa una parte predominante del progetto di strutture in acciaio. non inficiano la continuità degli elementi strutturali.

M acciaio N compressione N compressione 1 Da Ballio. − strutture in zona sismica: l’azione sismica è proporzionale alle masse presenti. Strutture in acciaio .50 kN m-2.90 kN m-2 rappresenta quindi il 70÷90% del carico totale per la copertura in acciaio ed il 20÷30% per quella in cemento armato. Un carico da neve di 0. L’acciaio in compressione. è sempre trascurabile per una struttura in cemento armato (perché riduce le sollecitazioni) mentre può essere molto pericoloso per una struttura in acciaio (perché può portare a un’inversione di segno nelle sollecitazioni e quindi all’instabilizzazione di elementi che con le usuali combinazioni di carico sarebbero sempre tesi). che può valere 0. Mazzolani. ha anche problemi di instabilità locale che riducono la capacità di sopportare momento accoppiato a sforzo normale di compressione.30 kN m-2 a fronte di 2÷3 kN m-2 di una copertura in cemento armato. la riduzione del peso proprio comporta quindi anche una riduzione di tali azioni.30÷0. oltre a presentare il rischio di instabilità dell’elemento o della struttura. con l’acciaio possono invece raggiungersi luci molto maggiori. tanto che il carico portato può diventare minimo rispetto ad esso ed oltre certe dimensioni una trave in cemento armato non riesce nemmeno a portare se stessa.15÷0. Strutture di grande luce o in zona sismica La bassa incidenza del peso proprio è estremamente utile in due casi: − strutture di grande luce: il peso proprio di travi in cemento armato cresce all’aumentare della luce. il peso proprio ha un’incidenza molto minore rispetto agli altri carichi portati. M c. Comportamento a trazione e a compressione Il calcestruzzo lavora sempre meglio a compressione. Inoltre il carico da depressione del vento.Acciaio 20 Influenza della tridimensionalità sull’instabilizzazione della struttura1 Sensibilità a schemi di carico A causa della differenza di sezioni.a. Ad esempio una copertura non praticabile in acciaio pesa circa 0.

8 E g + q L > da cui si ricava q h 350 σ s Se si ha ad esempio E=206000 MPa.avendo indicato con δmax la feccia dovuta al carico totale e con δ2 quella dovuta ai soli carichi variabili: 1 1 − per solai in generale: δmax < L δ2 < L 300 250 1 1 − per solai con tramezzi: δmax < L δ2 < L 250 350 I limiti degli spostamenti sono spesso più gravosi dei limiti di resistenza. ad esempio per una trave semplicemente appoggiata con carico permanente g e variabile q si ha: 16 σ s M h ( g + q ) L2 h L2 = σ max = = ⇒ I ( g + q) h I 2 8 2I δ max = 5 ( g + q) L4 (se non vi è controfreccia) 384 EI ⇒ 5 ( g + q ) L4 1 < L 384 EI 250 L 1 4 .2 da cui si ricava δ2 = 5 q L4 384 E I ⇒ 5 q L4 1 < L (se vi sono tramezzi) 384 E I 350 1 4 . Strutture in acciaio .31 h h Diagrammando il rapporto freccia elasticaluce trave in funzione del rapporto luce trave-altezza sezione (ossia δmax/L−L/h) si ottiene che per rapporti L/h compresi tra 15-30 il rapporto δmax/L è accettabile se la tensione del materiale è ben al di sotto del valore ammissibile. − vibrazioni che possono dare fastidio o danno. punto 4. Mazzolani.72 e > 35. Ad esempio. i due limiti diventano L L rispettivamente > 24. Controllo degli spostamenti Spostamenti verticali L’Eurocodice 3 fornisce limiti agli spostamenti (riferiti all’effetto della combinazione di carichi rara).8 E > h 250 σ s Eurocodice 3. σ s =160 MPa (acciaio Fe 360) e g=q. − danni agli elementi non strutturali.1. 6. Stati limite di servizio Necessità di limitare: − deformazioni che possono compromettere l’uso della struttura. 1 1 Da Ballio.Acciaio 21 6.

la frequenza naturale del solaio deve essere maggiore di 3 cicli/s per evitare risonanza. riferite alla combinazione di carico frequente: − per solai in genere freccia totale δ1 + δ2 < 28 mm freccia totale δ1 + δ2 < 10 mm − per solai soggetti a moto ritmico .Acciaio 22 Nota 1: nel calcolo delle frecce occorre tenere conto delle deformazioni indotte da scorrimenti nei collegamenti bullonati. si ottiene all’incirca 5 f = δ con f = frequenza (cicli/s) δ = freccia provocata dai carichi agenti (cm) Da queste relazioni derivano le imposizione dell’Eurocodice 3. Per trovare espressioni che forniscono la frequenza naturale di oscillazione del solaio occorrerebbe scrivere le equazioni del moto. per evitare un effetto a catena (il peso dell’acqua aumenta la freccia.4 cicli/s a seconda che si cammini lentamente o si corra). Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3. con un ulteriore incremento di peso e di freccia. Spostamenti orizzontali Gli spostamenti orizzontali indotti dal vento devono essere minori di: 1 − in ciascun piano: h 300 1 htot − per l’intera struttura: 500 6. quindi può ristagnare una maggiore quantità di acqua.2. la frequenza naturale del solaio deve essere maggiore di 5 cicli/s. si dovrà tenere conto di imprecisioni dell’esecuzione. inflessioni dei materiali di copertura e degli elementi strutturali.3 Persone che camminano inducono vibrazioni con frequenza di circa 2 cicli/s (da 1. Ad esempio per una travatura reticolare si hanno ulteriori frecce dovuta agli scorrimenti nei correnti (δc) e nelle diagonali (δd) che possono essere valutate con le espressioni: n L δc = (d 0 − d ) 6 h L L δd = d (d 0 − d ) p h con n = numero di giunti nei correnti Ld = lunghezza delle aste diagonali p = passo delle aste diagonali d0-d = gioco foro-bullone Nota 2: particolari accorgimenti devono essere presi per evitare il ristagno di acqua piovana. punto 4. In caso di solai sui quali si salta o si balla in modo ritmico. ecc.6 a 2.). cedimenti delle fondazioni.

cioè inclinazione del loro diagramma). per definizione.2. Per semplicità si considera qui la presenza del solo momento Mz. si ha N = ∫ σ dA = σ ∫ dA = σ A e quindi. cioè solo di un momento flettente M. orizzontale e orientato verso sinistra (per maggior dettaglio. Indicando con εG la deformazione unitaria in corrispondenza del baricentro e con χ la curvatura (derivata delle ε. considerando accettabili.1. il diagramma delle deformazioni e delle tensioni è lineare. I valori delle tensioni ammissibili sono stati riportati in precedenza. In presenza di sole tensioni normali la verifica consiste quindi nel calcolare il valore massimo della tensione nella sezione e controllare che sia σ max ≤ σ s Quando sono presenti contemporaneamente più tensioni. cap. Trazione In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato. cioè verificando che sia σ id = σ 2 + 3 τ 2 ≤ σ s Si noti che in presenza di sole τ si ha σ id = τ 3 . verticale e orientato verso l’alto. si veda il mio volume sul cemento armato. studiate nel corso di Scienza delle costruzioni. L’area che si ottiene dalla espressione sopra riportata deve essere quindi quella della sezione netta. noto N e l’area della sezione N N σ= ε= A EA e la verifica consisterà nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile σ s . tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε e tensione σ. la deformazione di un punto generico è data da ε = εG + χ y e la tensione è quindi σ = E (ε G + χ y ) . il che equivale a considerare accettabile una τ non superiore a σ s / 3 . cioè applicato al baricentro della sezione. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili Il metodo delle tensioni ammissibili si basa sull’idea di applicare un coefficiente di sicurezza esclusivamente alle tensioni. si adotterà il criterio di resistenza di Hencky-Von Mises calcolando una tensione ideale e confrontandola con quella ammissibile. tensioni adeguatamente più basse di quella di snervamento (circa i due terzi). Viceversa. . In questo modo si ha il vantaggio di poter assumere un diagramma σ-ε lineare (almeno per l’acciaio) e di utilizzare tutte le formule fornite dallo studio di travi realizzate con materiale elastico lineare. 7.Acciaio 23 7. come asse z un asse nel piano della sezione. lo sforzo normale è la risultante delle tensioni. 7. Flessione semplice In presenza di flessione semplice. Poiché. occorre tener conto del fatto che i fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. 6). in fase di progetto è noto solo lo sforzo assiale N e l’area necessaria per la sezione si ricava dalla condizione N N che porta a A≥ σ = ≤ σs A σs Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni. Nota: nel seguito si considererà come asse x l’asse dell’asta. come asse y un asse nel piano della sezione. sotto l’azione dei carichi “massimi”.

analogamente a quanto visto in precedenza. per semplicità. particolarmente condizionante.3. La verifica consisterà quindi nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile σ s . Quando. Il rapporto I / ysup o I / yinf viene detto modulo di resistenza della sezione e indicato col simbolo W. si potrà calcolare un valore minimo di Iz con l’espressione vista per la flessione semplice. il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al baricentro. cioè quando sono contemporaneamente presenti uno sforzo normale N ed un momento flettente M. in fase di progetto è noto solo il momento flettente M ed il modulo di resistenza necessario per la sezione si ricava dalla condizione M M σ max = ≤ σs W≥ che porta a σs W 7. Il valore massimo della tensione si raggiunge all’estremo (superiore o inferiore. le sezioni saranno progettate per flessione e solo alla fine verificate a taglio. come spesso capita. si ha M z = − ∫ σ y dA = − ∫ E (ε G + χ y ) y dA = − E ε G ∫ y dA − E χ ∫ y 2 dA = − E χ I z mentre dalla condizione N=0 si ricava N = ∫ σ dA = ∫ E (ε G + χ y ) dA = E ε G Si ha così εG = 0 χ=− Mz E Iz ∫ dA + E χ ∫ y dA = E ε G A =0 e quindi M σ=− z y Iz Il diagramma delle tensioni è quindi “a farfalla” e si annulla in corrispondenza del baricentro della sezione. La verifica consisterà sempre nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile σ s . Meno semplice è il problema del progetto della sezione. tenendo conto che taglio e flessione sono tra loro legati. il valore della tensione N M σ= − z y A Iz che raggiunge il valore massimo ancora all’estremo (superiore o inferiore. di solito. Quindi in generale si dirà che la tensione massima(in valore assoluto) è fornita dall’espressione M σ max = W dove W è il (minimo) modulo di resistenza della sezione. In generale. . per definizione.4. sarà però in genere opportuno maggiorare un po’ la sezione rispetto a quanto necessario per la sola flessione. perché per un’assegnata coppia M-N la tensione massima dipende da due valori (A. scegliendo una sezione (e quindi A e Iz) e poi verificandola. a seconda della posizione del baricentro) cioè per y=ysup o y=yinf. i profilati prodotti industrialmente e destinati ad elementi soggetti a flessione e taglio hanno caratteristiche tali da farli andare in crisi prima per flessione che per taglio. Si procede di solito per tentativi. Taglio Il taglio V non è. quindi. Pensando sempre. 7. Iz). a seconda della posizione del baricentro) cioè per y=ysup o y=yinf. alla presenza del solo momento Mz si ricava. il diagramma delle deformazioni e delle tensioni è lineare. Viceversa. O meglio.Acciaio 24 Poiché. Flessione composta Anche nel caso di flessione composta. è prevalente l’effetto di M.

tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite Le verifiche allo stato limite ultimo. Ib 3 Se invece vi è contemporaneamente taglio e momento flettente occorre applicare il criterio di resistenza di Hencky-Von Mises calcolando la σid. ripeto. nell’espressione di Jouravski. che l’insieme di caratteristiche sollecitanti costituisca un punto non esterno al dominio delle caratteristiche resistenti). La verifica di resistenza consisterà sempre nel controllare che il valore sollecitante non superi quello resistente (o. I valori del carico così ottenuti. la verifica consiste quindi nel controllare che V SG σ τ max = ≤ s essendo SG il momento statico di mezza sezione. vengono indicati col pedice d (da design = calcolo).Acciaio 25 Il diagramma di tensioni nella sezione è ricavato mediante la formula di Jouravski V S τ= Ib (per sapere come tale formula è ricavata. Le caratteristiche di sollecitazione massime sopportabili da una sezione sono indicate col pedice Rd (ad esempio MRd. ovvero alla tensione di snervamento fy ridotta mediante opportuni coefficienti γM (l’Eurocodice 3 ne prevede parecchi. In una sezione soggetta a solo taglio.05 per il NAD italiano). Poiché. non sarà quindi possibile utilizzare le formule fornite dallo studio di travi realizzate con materiale elastico lineare. Nel caso di sezioni a doppio T. basta quindi calcolare la τ massima utilizzando. per l’acciaio si fa riferimento fyd . momento resistente di calcolo). nel caso di presenza contemporanea di più caratteristiche della sollecitazione. nella verifica delle sezioni si usa in genere γM0 che vale 1. il valore del momento statico di mezza sezione (fornito dai sagomari). il diagramma delle τ lungo l’anima è parabolico. come le IPE ed HE utilizzate per travi o pilastri. lo sforzo normale è la risultante delle tensioni. Come resistenza. studiate nel corso di Scienza delle costruzioni. da utilizzare nel calcolo. che sarà probabilmente massima in prossimità dell’attacco tra ala e anima (anche se. Si raggiungerà quindi lo snervamento contemporaneamente in tutti i punti (σ=fyd ovunque). si ha fy N Rd = ∫ σ dA = f yd ∫ dA = A γM0 In fase di progetto è noto lo sforzo assiale sollecitante NEd e l’area necessaria per la sezione si ricava dalla condizione . percentualmente non molto minori del massimo che si raggiunge in corrispondenza del baricentro. cioè applicato al baricentro della sezione. si legga un libro di Scienza delle costruzioni oppure il capitolo 10 del mio libro sul cemento armato). ma parte da valori agli estremi già rilevanti. I carichi permanenti g e variabili q sono amplificati rispetto ai loro valori caratteristici (usati nel metodo delle tensioni ammissibili) mediante i coefficienti γg e γq. Trazione In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato. 8. Il diagramma σ-ε del materiale sarà sempre non lineare (elastico – perfettamente plastico per l’acciaio). In genere. si basano sull’idea di applicare coefficienti di sicurezza sia ai carichi che alle resistenze dei materiali. Ai fini pratici. in funzione del tipo di verifica e dell’elemento da verificare. per definizione. momento sollecitante di calcolo).1. 8. Le caratteristiche di sollecitazione provocate da questi carichi vengono indicate col pedice Ed (ad esempio MEd. in genere la τ non è molto rilevante. nell’ambito del metodo degli stati limite.

Acciaio fy 26 N Sd fy / γM0 γM0 Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni. L’Eurocodice 3 impone di valutare la resistenza dell’asta come il minore tra la resistenza della sezione trasversale non forata fy N pl . Se tra i due è minore Npl.Rd l’asta avrà un comportamento duttile. Si ha in definitiva fy M Rd = W pl γM0 In fase di progetto è noto il momento flettente MSd ed il modulo di resistenza necessario per la sezione si ricava dalla condizione fy M Sd W pl ≥ M Sd ≤ W pl che porta a γM0 fy / γM0 . y ε σ −fyd z +fyd Poiché. per definizione. Rd = 0. il diagramma delle deformazioni è lineare. si ha un corrispondente aumento delle tensioni. occorre tener conto del fatto che i fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. fino al raggiungimento dello snervamento. che può così raggiungere la tensione di rottura fu.2. si ha M Rd = − ∫ σ y dA = − ∫ − f yd y dA − ∫ f yd y dA = f yd ∫ y dA − f yd ∫ y dA = 2 S1 / 2 sez f yd sup inf sup inf dato che il momento statico della metà superiore della sezione è uguale e opposto al momento statico della metà inferiore. per uno sforzo normale pari a Anet fyd. perché la sezione standard si snerva prima che si abbia la rottura in corrispondenza della sezione forata. All’ulteriore crescita delle deformazioni non può seguire un aumento della tensione nei punti snervati.25 per il NAD italiano). Man mano che crescono le deformazioni. Con forti deformazioni plastiche in corrispondenza del foro (che però provocano un allungamento trascurabile dell’asta) si arriva infatti all’incrudimento dell’acciaio. N Sd ≤ A che porta a A≥ 8. Flessione semplice In presenza di flessione semplice. cioè solo di un momento flettente M. Rd = A γM0 e la resistenza ultima della sezione forata f N u . ma la zona snervata si ampia fino a raggiungere la situazione mostrata in figura: metà sezione è snervata con tensione pari a +fyd . l’alta metà con tensione pari a –fyd . ma nel valutare la resistenza ultima dell’asta si può andare oltre. Per evidenziare l’analogia di questa espressione con quella usata nell’ipotesi di comportamento lineare.9 Anet u γM2 Si noti in questo caso l’uso del coefficiente riduttivo 0.9 (che credo voglia tener conto delle possibili variazioni dell’area netta) nonché di un coefficiente di sicurezza maggiore per le tensioni (γM2 vale 1. La sezione con fori si snerverà sempre prima delle altre. il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al baricentro. la quantità 2 S1/2 sez (doppio del momento statico di mezza sezione) viene chiamata modulo di resistenza plastico ed indicata col simbolo Wpl.

I il momento d’inerzia della sezione trasversale dell’asta.1 NRd NRd 8.04 h t w (h altezza del profilato. per profili a doppio T come gli IPE e gli HE. L’espressione trovata da Eulero è π2 E I N cr = 2 l0 ed in essa E è il modulo di elasticità del materiale.5 VRd . Nel corso di Scienza delle costruzioni si è studiata la trattazione di Eulero. l0 la lunghezza libera d’inflessione (distanza tra due successivi punti di flesso della deformata: l0 = l per trave appoggiata-appoggiata. è possibile effettuare verifiche separate per le due caratteristiche della sollecitazione finché VSd ≤ 0. In caso contrario occorre ridurre la resistenza flessionale in misura dipendente dall’entità del taglio.4. già fatta. L’Eurocodice 3 (punto 5. La più comunemente utilizzata. si abbia una biforcazione dei rami di equilibrio. L’espressione può essere modificata per fornire la tensione critica σcr (tensione provocata dal carico critico) . È cioè possibile una doppia soluzione: una configurazione deformata solo estensionalmente.8) fornisce numerose indicazioni. detto carico critico Ncr. in verità alquanto complesse (direi quasi scoraggianti). tw spessore dell’anima). una configurazione con deformazioni anche flessionali. Questa formula è cautelativa (fin troppo). nella quale l’asse dell’asta rimane rettilineo. Taglio La resistenza a taglio allo stato limite ultimo si valuta pensando alla piena plasticizzazione (a taglio) dell’anima. 9. Con l’ulteriore considerazione. 1. che ha mostrato come al raggiungimento di un particolare valore di N. l0 = 2 l per trave incastrata e libera. l0 = l/2 per trave incastrata-incastrata. Verifica di aste compresse In presenza di uno sforzo normale N di compressione. cioè per una mensola).4. nella quale l’asse dell’asta si incurva. a causa della non linearità del diagramma σ-ε dell’acciaio. le nuove norme forniscono formule più dettagliate. Flessione composta 27 Il problema della flessione composta è più complesso.3.11 MRd MRd 0. nel quale il momento limite è pari a quello che si ha in assenza di sforzo normale finché NSd è (in valore assoluto) minore di un decimo dello sforzo normale limite (che si ha in assenza di flessione). che ad una tensione tangenziale τ corrisponde una tensione normale equivalente σ id = τ 3 (e quindi che il limite tensionale per le τ sarà pari a f yd / 3 ). In presenza contemporanea di momento flettente e taglio. la resistenza di un’asta è fortemente condizionata dal problema dell’instabilità. e poi decresce linearmente.Acciaio 8. si ha fy / 3 V Rd = Av γM0 dove Av è l’area a taglio che per semplicità può essere assunta pari a Av = 1. corrisponde al dominio riportato in figura.

. al crescere di N si raggiungerà precocemente la tensione di snervamento in una parte della sezione. Di conseguenza. Il coefficiente χ è messo in relazione con la snellezza adimensionalizzata λ λ= λ1 essendo λ1 quel valore della snellezza per la quale la tensione critica è pari a fy E λ1 = π fy cioè l’ascissa del punto di intersezione tra l’iperbole di Eulero e la retta orizzontale σcr = fy. realizzata in materiale linearmente elastico ed infinitamente resistente.1. la relazione sopra scritta è rappresentata da una iperbole (curva 1). A causa di queste. a un materiale elastico-perfettamente plastico. Il rapporto tra tensione critica σcr e tensione di snervamento fy è indicato dall’Eurocodice 3 col simbolo χ.5. La resistenza a compressione è in definitiva fornita dall’espressione fy N b . In un grafico che abbia come ascisse la snellezza λ e come ordinate la tensione critica σcr. Il carico critico Ncr e la tensione critica σcr (quest’ultima intesa come valore medio. Nella realtà l’acciaio può essere assimilato.Acciaio 28 π2 E I π2 E ρ2 π2 E = = 2 A l 02 l 02 λ 2 essendo I / A = ρ (quadrato del raggio d’inerzia della sezione) e λ = l0 / ρ (il parametro dimensionale λ è detto snellezza dell’asta). come mostrato dalla curva 2. σ cr = σcr 350 300 250 200 150 100 50 0 0 50 MPa 1 (Eulero) 2 (materiale elasto-plastico) a b c d Relazione tra tensione critica e snellezza (acciaio Fe360) λ1=93 100 150 200 250 λ L’espressione del carico critico Euleriano è stata ricavata per un’asta ideale. b. La tensione critica non può quindi superare la tensione di snervamento. rapporto tra tensione di snervamento e tensione critica (quindi l’inverso di χ) e. b. Occorre inoltre tenere presente le imperfezioni geometriche e meccaniche dell’asta. al più. La scelta tra le curve a. c. Per ricavare tale valore sono fornite sia formule (punto 5. amplifica di ω (che è sempre maggiore o uguale a uno) l’effetto dei carichi.5. ciò comporta una riduzione di rigidezza ed una precoce instabilizzazione dell’asta. la tensione nella sezione non è uniforme. Al raggiungimento della tensione di snervamento esso perde ogni resistenza e non può essere aumentato il carico portato.2). N/A) saranno tanto minori quanto maggiori sono le imperfezioni (curve a.3).2) che tabelle (prospetto 5. anziché ridurre la tensione ammissibile. d). d dipende esclusivamente dalla forma della sezione (vedi prospetto 5.5. come quello sotto riportato. Rd = χ A γM0 Nota: la normativa italiana utilizza invece il coefficiente ω. c.

che può essere previsto sulla base della relazione momento-curvatura. Procedimenti di saldatura La possibilità di unire lamiere mediante saldatura è strettamente connessa alla capacità di produrre alta temperatura in modo localizzato. È in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ed assicurare contemporaneamente un grado di interazione fra le parti collegate. I procedimenti di saldatura si differenziano in funzione della sorgente termica utilizzata e delle modalità di protezione del bagno fuso contro l’azione dell’aria. la capacità di rotazione deve essere sufficiente da permettere lo sviluppo delle cerniere plastiche necessarie. − È considerato collegamento semi rigido quello che non soddisfa i requisiti delle categorie precedenti. I collegamenti – considerazioni generali Un collegamento può essere classificato: − in base alla rigidezza: a cerniera  collegamento rigido semirigido  − in base alla resistenza: a cerniera  collegamento a completo ripristino di resistenza a parziale ripristino di resistenza  In base alla rigidezza: − È considerato collegamento a cerniera quello che trasmette le forze di progetto permettendo la rotazione relativa delle parti unite senza far insorgere momenti secondari. − È considerato collegamento a parziale ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ma non quelle ultime dell’elemento meno resistente. 11. Le lamiere da saldare vengono di norma tagliate con il cannello a fiamma ossiacetilenica (reazione esotermica a 3100 °C di acetilene C2H2 e ossigeno O2) che fondendo il metallo produce un taglio abbastanza netto e tale da non richiedere ulteriori lavorazioni prima della saldatura. La capacità di rotazione del collegamento deve essere dimostrata sperimentalmente e se sede di cerniera plastica deve essere tale da permettere lo sviluppo di tutte le cerniere plastiche necessarie. − automatici: saldatura ad arco sommerso. .Acciaio 29 10. I procedimenti di saldatura possono essere raggruppati in tre classi: − manuali: saldatura ossiacetilenica o saldatura ad arco con elettrodi rivestiti. Unioni saldate 11. − semiautomatici: saldatura a filo continuo sotto protezione di gas. − È considerato collegamento rigido quello che trasmette le caratteristiche di sollecitazione di progetto senza che la sua deformazione faccia insorgere effetti secondari che possano ridurre la resistenza dell’unione più del 5%.2 volte quella plastica dell’elemento meno resistente. Non è necessario verificare la capacità di rotazione dell’unione se la resistenza di progetto è 1. − È considerato collegamento a completo ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione ultime del meno resistente tra gli elementi collegati.1. In base alla resistenza: − È considerato collegamento a cerniera quello che è in grado di trasmettere le forze di progetto senza far insorgere momenti secondari.

Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti: la sorgente termica viene fornita dall’arco elettrico fatto scoccare tra materiale base ed elettrodo.2. Questo procedimento è ora molto meno utilizzato che in passato. All’aumentare del rapporto di diluizione aumenta la profondità fusa del materiale base e quindi il rischio di scorie (principalmente zolfo e fosforo). La prevenzione da questo fenomeno può ottenersi con un preriscaldamento del pezzo. L’elettrodo ha anche funzione di materiale di apporto ed è costituito da una bacchetta cilindrica con rivestimento la cui fusione genera gas per la protezione della zona fusa. Gli elettrodi. in funzione del rivestimento. queste ultime tendono a segregare in zone preferenziali e a temperature più basse del materiale circostante dando luogo a tensioni da ritiro e a non coesione del materiale. acidi e cellulosici. Difetti di saldatura La solidificazione del materiale fuso ed il trattamento termico della zona di materiale base attorno alla saldatura possono dar luogo a: − cricche a freddo: si generano ai bordi della saldatura per effetto dei cicli termici ad elevata velocità di raffreddamento che danno luogo a fenomeni simili a quella della tempera. facendo più passate di saldatura ed utilizzando elettrodi con rivestimento basico. si mescola nella zona fusa secondo un rapporto di diluizione (area del cordone fuso del materiale base/area totale della zona fusa). Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti1 11. Strutture in acciaio . Il materiale di apporto viene fornito dall’operatore sotto forma di bacchetta metallica. 1 Da Ballio.Acciaio Procedimenti manuali 30 Saldatura ossiacetilenica: la sorgente termica viene fornita da una reazione fortemente esotermica tra acetilene ed ossigeno C2H2+O2=2CO+H2 con produzione di gas riducenti e calore. Mazzolani. sono classificati in basici. Cricche a freddo1 − cricche a caldo: si generano durante la solidificazione della zona fusa e a seguito di scorie provenienti dal materiale base. di qualità controllata e migliore del materiale base. Il materiale di apporto.

Acciaio 31 Cricche a caldo1 − tensioni residue: quando i pezzi da saldare sono impediti di deformarsi nascono tensioni residue di entità rilevanti come si dimostra di seguito: ∆L = NL σL = Em A Em σ=270 × 10 2 L0 L (N mm -2 ) con ∆L = 0. Deformazioni permanenti1 − difetti da esecuzione: sono dovuti a cavità contenenti scoria per sequenze improprie delle passate di saldatura.18 L0  E = 0. Strutture in acciaio . a mancata penetrazione dei pezzi da saldare o ad incollatura tra materiale di apporto fuso e materiale base non ancora fuso. Effetto della variazione termica1 − deformazioni permanenti: quando i pezzi da saldare non sono vincolati si hanno spostamenti relativi importanti che possono essere corretti con frecce iniziali di segno opposto. Mazzolani. Difetti di esecuzione1 1 Da Ballio. con bloccaggio dei pezzi da saldare o con studio delle sequenze di saldatura.75 E  m nella quale la tensione dell’acciaio è prossima a valori di snervamento non appena L0 = 10 −2 L .

Si parla inoltre di saldature a parziale penetrazione per intendere saldature analoghe a quelle a completa penetrazione. − posizione dell’operatore 1 − posizione reciproca dei pezzi 1 1 Da Ballio. Ulteriori distinzioni sono a volte fatte per specificare la posizione dell’operatore. ma nelle quali rimane una discontinuità tra i due pezzi (queste saldature sono in genere verificate come se fossero a cordoni d’angolo). la posizione reciproca dei pezzi.Acciaio 11. Classificazione delle unioni saldate Le saldature si suddividono in due tipologie. Mazzolani. Controlli delle saldature 32 Il metodo più usato per eseguire controlli sull’idoneità della saldatura è l’esame radiografico. 11. Altri procedimenti sono l’esame ad ultrasuoni e l’esame con liquidi penetranti. Strutture in acciaio . i difetti interni appaiono come macchie più scure nella pellicola che vengono confrontate con quelle corrispondenti a difetti campione.4. la direzione della forza agente e la forma della sezione del cordone di saldatura. nettamente differenti per comportamento e verifiche da effettuare: saldature a completa penetrazione e saldature a cordoni d’angolo.3.

− la spalla rettilinea s − la distanza tra i lembi g. Giunti a completa penetrazione In questi giunti è indispensabile la preparazione dei lembi dei pezzi da saldare. − la sua profondità d.5. Un giunto di tale tipo è detto a parziale penetrazione e viene di solito verificato come se fosse a cordone d’angolo. perché lo smusso è denominato cianfrino. Strutture in acciaio . Flusso delle tensioni in una saldatura a completa penetrazione1 1 Da Ballio. In caso contrario non vi è una completa unione tra i pezzi saldati. Preparazione dei pezzi da saldare1 Gli elementi tipici della preparazione sono: − l’angolo di smusso α.Acciaio − direzione della forza che sollecita 33 1 − forma della sezione del cordone 1 11. Tale operazione è detta cianfrinatura. in modo da essere fusa e far parte della saldatura. Nota: per avere un giunto a completa penetrazione la spalla rettilinea deve essere piccola. Mazzolani.

0. la normativa italiana faceva riferimento a due classi di qualità della saldatura: − I classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e soddisfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento B della UNI 7278. la rottura teoricamente dovrebbe avvenire fuori dal giunto. Il NAD italiano aveva reintrodotto tale distinzione ed il coefficiente riduttivo da usare nel caso di saldatura di seconda classe. Il valore limite imposto dalla norma italiana per la tensione è fd se la saldatura è di prima classe. La verifica di una saldatura a completa penetrazione viene effettuata con lo stesso criterio utilizzato per la verifica delle sezioni. − II classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 2. Più precisamente. Questa distinzione non è invece presente negli Allegati Nazionali alla versione 2004 dell’Eurocodice 3. Stato tensionale nelle saldature a completa penetrazione1 Ai fini delle verifiche di collegamenti saldati a completa penetrazione. τ la tensione tangenziale nella sezione longitudinale della saldatura. 1 Da Ballio. cioè determinando la tensione massima oppure. Poiché il materiale di apporto ha una resistenza pari o superiore a quella del materiale base. Mazzolani.Acciaio 34 Il giunto a completa penetrazione ripristina la continuità tra i pezzi. Strutture in acciaio . Solo la presenza di imperfezioni può portare alla rottura nella sezione saldata. Per l’Eurocodice 3 la resistenza di una saldatura di testa a completa penetrazione è pari alla resistenza della parte più debole tra quelle giuntate. Nelle NTC08 questa distinzione di classi non è più riportata: in sostanza non è quindi necessario verificare espressamente le saldature a competa penetrazione. Giunti a cordone d’angolo Definizioni La sezione resistente di una saldatura a cordoni d’angolo è la sua sezione di gola.05 per saldature di I classe e γMw = 1.85 fd se la saldatura è di seconda classe (per tenere conto del minor controllo delle imperfezioni che si ha in questo caso). Non occorre in tal caso una specifica verifica della saldatura. σ// la tensione di trazione o compressione parallela all’asse della saldatura. Lo stato tensionale è quindi quasi uguale a quello del pezzo continuo.6. imponeva di usare un coefficiente γMw = 1.20 per saldature di II classe. in presenza di sollecitazioni composte. 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e soddisfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento F della UNI 7278. la tensione ideale in base al criterio di resistenza di Hencky-Von Mises σ id = σ 2 + σ 2 − σ ⊥ σ // + 3 τ 2 ⊥ // avendo indicato con σ⊥ la tensione di trazione o compressione normale alla sezione longitudinale della saldatura. Essa è definita come l’area di lunghezza L pari a quella del cordone ed altezza a quella minore del triangolo inscritto nella sezione trasversale della saldatura. La versione originale dell’Eurocodice 3 non fa distinzione tra saldature di prima o seconda classe. 11.

τ⊥ componente tangenziale. parallela all’asse del cordone. t⊥ tensione tangenziale sul piano della sezione di gola ortogonale all’asse del cordone. Stato tensionale nella sezione di gola1 Stato tensionale nella sezione ribaltata su uno dei lati del cordone1 Normalmente alla sezione trasversale e parallela all’asse del cordone agisce la σ//. Stato tensionale nella sezione trasversale del cordone di saldatura1 1 Da Ballio. Strutture in acciaio .Acciaio 35 Sezione di gola1 Le componenti di tensione nella sezione di gola sono: σ⊥ componente normale alla sezione di gola. ortogonale all’asse del cordone. Spesso si fa riferimento alle corrispondenti tensioni ribaltate su uno dei due lati del cordone: n⊥ tensione normale alla sezione di gola. Tale componente di tensione non ha però influenza sul comportamento del giunto e quindi non interviene nelle verifiche di resistenza. sul piano della sezione di gola. sul piano della sezione di gola. Mazzolani. t// tensione tangenziale sul piano della sezione di gola parallela all’asse del cordone. τ// componente tangenziale.

hanno portato ad una figura geometrica indicata come “peroide”. al fine di tracciare il dominio di resistenza. si pensò di utilizzare al suo posto un ellissoide di rotazione. Strutture in acciaio . Tuttavia si considera che le tensioni si distribuiscono uniformemente sulla sezione della saldatura per il comportamento duttile del materiale. 1 Da Ballio. Mazzolani.Acciaio Dominio di resistenza 36 Nei giunti a cordoni d’angolo la distribuzione reale delle componenti delle tensioni nella sezione è molto complessa. Peroide e tipi di provette utilizzati per ottenere i punti diversi del dominio di rottura1 Poiché tale dominio mal si prestava ad essere rappresentato da una equazione matematica. Flusso di tensioni attraverso la saldatura1 Le prove sperimentali fatte.

τ// ed a n⊥.8 τ ⊥ + τ 2 // ( ) f uw = βw f d 1 = 1. τ⊥. se il dominio di resistenza fosse una sfera (ovvero se kw=1) le relazioni non varierebbero rispetto al sistema di riferimento. ossia σ id = σ 2 + k w τ 2 + τ 2 // ⊥ ⊥ ( ) con kw non minore di 1.58 fuw per il semiasse minore τ⊥ e il valore 0.8 L’Italia con le raccomandazioni CNR-UNI 10011 adottò la seguente formulazione per acciai tipo1 1 σid = σ2 + 3 (τ2 + τ2 ) ≤ βw f d con β w =  // ⊥ ⊥ 1. t⊥.Acciaio 37 Detta fuw la resistenza della saldatura. L’equazione di tale ellissoide è τ2 σ2 τ2 // ⊥ ⊥ + + =1 2 2 f u w (0. t⊥.75 f u w )2 o in forma più nota.75 fuw. t//. con semiassi luno τ// e τ⊥ pari a 0. ed essendo In sede ISO (International Standard Organization) fu proposta una formula più generale che meglio si adattava alle esperienze dei vari paesi. t// che agiscono sulla sezione di gola ribaltata su uno dei due lati del cordone. detto coefficiente di efficienza del cordone. risultò che il dominio di resistenza non poteva essere assimilato ad un ellissoide di rotazione in quanto si ottenne il valore di 0. come condizione di resistenza σ id ≤ f u w con 2 2 σ id = σ ⊥ + 1.58) (0.70)2 Tuttavia queste formule non erano di pratico utilizzo. la tensione ideale σid in funzione delle tensioni n⊥. È possibile ricavare. t// σ2 τ2 τ2 n2 t2 t2 ⊥ ⊥ + ⊥ + // = 2 + ⊥ + // = 1 r2 r2 r2 r r2 r2 . È stato quindi proposto di utilizzare come dominio di resistenza una sfera di raggio r. 0. mediante una trasformazione di coordinate.752 Il coefficiente βw. Sono invece di più rapido impiego quelle formule che consentono di effettuare la verifica facendo riferimento alle tensioni n⊥.25 per acciai tipo 2 A seguito di ulteriori campagne di prove sperimentali. serve a tenere conto del fatto che la resistenza del materiale di apporto della saldatura è diversa – maggiore – rispetto a quella del materiale base. t⊥. Per quanto sopra fu aggiornato il dominio di resistenza con 1 1 2 2 e 2= σi d = σ⊥ + 3τ⊥ + 2τ2 essendo 3 = // 2 (0.sinα cosα 0  t ⊥   τ//   0 0 1  t       si perviene a una relazione alquanto complicata: 1 2 2 (1 + k w ) (n⊥ + t ⊥ ) − (k w −1) n⊥ t ⊥ + k w t 2 σ i d = σ 2 + k w (τ 2 + τ 2 )= // // ⊥ ⊥ 2 Tuttavia. Utilizzando la trasformazione di coordinate σ⊥   cosα sinα 0 n ⊥       essendo α l' angolo tra σ⊥ − n ⊥  τ⊥  = . poiché le componenti di tensione sulla sezione di gola nella posizione reale erano difficili da determinare. si è inizialmente proposto un ellissoide di rotazione intorno all’asse σ⊥.8 .75 f u w ) (0.70 fuw per il semiasse medio τ//. che ha la stessa equazione rispetto a σ⊥.

ossia un dominio di resistenza costituito da una sfera tagliata da due coppie di piani rispettivamente ortogonali agli assi σ⊥ e τ⊥ e passanti per i punti σ⊥ = 0.Acciaio Normative straniere 38 Diverse furono le proposte relativamente al valore del raggio della sfera: − 0. Mazzolani. ( ) 1 Da Ballio.70 1 2 2 2  σi d = n ⊥ + t ⊥ + t // ≤ βw fd con  β w = 1.25 per acciaio tipo1 χ  β = 1.58 2 f u w .70 fuw per i tedeschi Generalizzando i risultati.61 fuw per gli americani − 0. ma si cautelò nei confronti delle τ⊥ e volle che nei casi più comuni la verifica fosse la più semplice possibile. Adottò pertanto il criterio della sfera mozza.70 fuw).70 fuw che nel cilindro a base quadrata di diagonale 2 0.58 ≤ χ ≤ 0.0 per acciaio tipo 2  w 1 Normativa italiana La normativa italiana scelse la sfera tedesca (r=0. In linea generale la tensione ideale deve essere contenuta sia nella sfera di raggio r=0.58 fuw per gli inglesi − 0. il dominio di resistenza è dato dalla seguente equazione  0. Strutture in acciaio .58 fuw2 e τ⊥ = 0.58 fuw2.

58 2 f uw 1 n⊥ A 0. ossia n ⊥ + t ⊥ ≤ 0. Questo richiede che nel piano n⊥-t⊥ la componente O’K sia interna o al massimo sulla retta AB. Strutture in acciaio .58 2 f uw che per quadranti diversi da quello positivo diventa n ⊥ + t ⊥ ≤ 0.58 2 f uw t⊥ Da Ballio.Acciaio 39 1 Limitare la σid dentro il cilindro significa che la componente O' K non deve essere esterna al quadrato ABCD.58 fuw B O’ 1 0. Mazzolani.

rosette Tolleranze dei fori Interasse e distanza dai margini Verifica dei bulloni a taglio e trazione Verifica al rifollamento della lamiera Verifica a punzonamento Verifica dei collegamenti ad attrito D. anche se è sostanzialmente l’inverso perché sta al denominatore.85 per acciaio Fe 430 0.2. Esso vale: 0.85 0.d che vale f vw.3.5.4 4.Argomenti trattati e riferimenti normativi Argomento Classificazione dadi.5.00 1.2. 5.85 βw 1.2 6. Tabella 1 .85 0.8 .M.90 per acciaio Fe 510 La resistenza di una saldatura di lunghezza unitaria è quindi fornita dalla relazione Fw.Acciaio In definitiva si richiede che siano soddisfatte le seguenti relazioni: (1) σ i d.d = fu / 3 βw γ M 2 La sfera ha quindi raggio 0.3.2 7.d a qualunque sia l’orientazione della forza da trasmettere. bulloni.7 Eurocodice 3 3.3. Riferimenti di normativa Nella tabella seguente sono riportati gli argomenti che verranno trattati e il riferimento agli articoli contenuti nelle normative prese in esame.5 6.3.3.80 per acciaio Fe 360 0.25 1.5 6.6 − 4.3 5.00 0.3. Moltiplicando per la lunghezza L del cordone si ottiene la resistenza totale della saldatura. 4.6. perché richiede che la risultante delle tensioni sia minore della resistenza di progetto a taglio fvw.3 5.1. Rd = f vw.2 5.5. 9/1/96.1 = n 2 + t 2 + t 2 ≤ 0. 2.2 7.1.5 6.2 − 4.5.58 2 β w f d = α w2 f d con Acciaio Fe 360 Fe 430 Fe 510 Eurocodice 3 40 fy MPa 235 275 355 αw1 0.2.5.4 CNR 10011-86 4.70 β w f d = α w1 f d ⊥ ⊥ // (2) σ i d.4 5.00 L’Eurocodice 3 in sostanza riprende il criterio della sfera inglese. 12.70 αw2 1. 7.3.70 0.58 fu / γM2 Il coefficiente βw ha significato analogo a quello della norma italiana.2 4.5.3.2 7. Unioni bullonate 12.3. parte II 2.5.2 = t ⊥ + n⊥ = 0.1 6.

a) b) d) c) Bullone1 Le caratteristiche geometriche che individuano il bullone sono lunghezza e diametro (nominale). se si verifica tale condizione è possibile considerare nei calcoli l’area nominale del gambo. b) dado di forma esagonale. Molto importante è anche la lunghezza della parte filettata. Nel caso. La norma UNI-10011 li identifica con la misura in millimetri. mentre l’Eurocodice fa precedere tale numero da una emme maiuscola.Diametri usualmente adottati (mm) CNR 10011-86 Eurocodice 3 12 M12 14 M14 16 M16 18 M18 20 M20 22 M22 24 M24 27 M27 30 M30 Filettatura.2. Ciò non vale per i bulloni sottoposti a trazione perché in ogni caso la rottura avviene nella sezione più debole e quindi bisogna fare riferimento sempre all’area resistente. La lunghezza è importante perché deve essere tale da assicurare l’attraversamento degli elementi da collegare. diametro nominale e resistente del bullone1 1 Da Ballio. Può essere presente anche: d) controdado per garantire che il dado non si sviti neanche in presenza di vibrazioni. molto frequente. Mazzolani. Tabella 2 .Acciaio 12. detta area resistente. I diametri accettati dalle normative italiana ed europea sono gli stessi. I bulloni 41 I bulloni sono costituiti da: a) vite con testa esagonale e gambo filettato in tutta o in parte della sua lunghezza. di bulloni sollecitati a taglio è preferibile che la parte del gambo interna al collegamento non sia filettata per offrire una maggiore area resistente al taglio. altrimenti bisogna considerare un’area ridotta. c) rondella (o rosetta) sia del tipo elastico che rigido. Strutture in acciaio . ma non deve essere eccessiva per evitare sprechi e necessità di tagliare i pezzi in eccesso.

6 6.00 452 353 0.00 201 157 0.80 24 3.M.8 10. Infatti il primo numero rappresenta un centesimo del valore di rottura espresso in N mm-2 .6495 p d n = d − 1. Tabella 4 .78 27 3. per la classe 4. dai quali è possibile risalire ai valori della tensione di snervamento e di rottura a trazione.00 573 459 0.3.00 154 115 0. Indicando con − A l’area nominale del bullone − Ares l’area della sezione resistente del bullone il diametro nominale del bullone − d − dn il diametro del nocciolo − dm il diametro medio − dres il diametro della sezione resistente del bullone il passo della filettatura − p si ha.2268 p d res = dn + dm 2 Ares = 2 π d res 4 < A= π d2 4 (Ares = 0. e fy / fu=0.Passo della filettatura p (mm) e area nominale A e resistente Ares (mm2) diametro d passo p A Ares Ares / A 12 1.50 314 245 0.8 6.78 18 2.75÷0.6.75 16 2.3 0.9 (1) fub (N mm-2) 400 400 500 500 600 600 800 1000 fyb (N mm-2) 240 320 300 400 360 480 640 900 D.Classi di bulloni adottate e caratteristiche meccaniche classe del bullone 4.6 Si noti che per quanto riguarda i simboli utilizzati per indicare la tensione di rottura permane la solita differenza tra normativa italiana (che usa ft) e l’Eurocodice 3 (che usa fu).50 254 192 0.Acciaio 42 Per la presenza della filettatura.75 113 84.8 8.50 707 581 0.6 si ha fu=400 N mm-2 (4×100). a meno di un fattore 10.82 12. mentre il secondo rappresenta.80 30 3. per filettature a profilo triangolare: d m = d − 0.6 4. L’Eurocodice aggiunge . Classe di resistenza dei bulloni La classe di resistenza rappresenta le caratteristiche meccaniche dell’acciaio di cui è costituito il bullone ed è identificata da due numeri.82 A) Tabella 3 .6 5.8 5. la sezione resistente differisce dalla sezione nominale. Ad esempio. separati da un punto.75 20 2.78 22 2.50 380 303 0. 9/1/96 CNR 10011-86 Eurocodice 3 NTC08 si − si − − si (1) si − si − si − si si si si si si − si si si si − si − − si si si si si ma con resistenza di calcolo uguale alla classe 6.75 14 2. il rapporto tra la tensione di snervamento e quella di rottura.

Strutture in acciaio . la relazione N-∆L sarà rappresentata dalla curva a. Esse impongono che la forza di trazione N che nasce nel 1 Da Ballio. Mazzolani.Acciaio 43 inoltre il pedice b per sottolineare che le caratteristiche sono riferite al bullone (e quindi usa.8) ed fy.7 ft (0.1. in definitiva. Questo stato tensionale è benefico per l’unione in quanto evita scorrimenti relativi e ne aumenta le prestazioni in esercizio. Non tutte le classi adottate dalla normativa italiana sono ammesse da quella europea e viceversa. Tuttavia il serraggio non deve essere spinto oltre un certo limite per non compromettere la resistenza ultima della unione.8 e 10. Se invece il serraggio preventivo ha prodotto un ∆L>∆L2 verrà percorsa la curva b e la resistenza del bullone sarà minore di quella che avrebbe avuto in assenza di serraggio.3). indicata col simbolo fk.9 sono detti bulloni ad alta resistenza e vengono usati principalmente per le unioni ad attrito. 12. Se si applica una forza di trazione successivamente ad un serraggio che ha prodotto un allungamento ∆L<∆L2. adottandone diversi a seconda delle verifiche. Indicazioni precise sui valori ottimali per le coppie di serraggio dei bulloni sono riportate nelle istruzioni CNR 10011-86 (punto 4. È quindi evidente che è necessario controllare la coppia di serraggio per un buon comportamento dell’unione a trazione. i simboli fyb e fub). Serraggio Quando si avvita il dado del bullone.N e pari al minore tra 0. Influenza della coppia di serraggio1 La curva (1) rappresenta il legame N-∆L del bullone sottoposto a trazione (senza alcun serraggio) mentre la curva (2) rappresenta il legame tra N e ∆L che si ha applicando la coppia di serraggio (N raggiunge il massimo per un valore ∆L2 dell’allungamento). Nella tabella 4 sono elencate le classi di bulloni adottate dalle norme e i loro valori di resistenza. L’Eurocodice 3 introduce invece dei coefficienti di sicurezza proprio nelle formule per la verifica. ma con diverso approccio nelle due normative.4. L’entità ottimale della coppia di serraggio può essere valutata sulla base di considerazioni riferite alla figura seguente.6 ft per classe 6. Questi valori vengono utilizzati per le verifiche di resistenza delle bullonature. I bulloni di classe 8. e si raggiungeranno quindi le stesse prestazioni del bullone non serrato. una volta avvenuto il contatto tra le piastre un ulteriore avvitamento (effettuato applicando una coppia detta coppia di serraggio) comporta l’allungamento del gambo con conseguente trazione nel bullone e compressione nelle lamiere collegate. La norma italiana definisce a priori la resistenza di progetto da confrontare con i valori ottenuti dal calcolo.

5.Tolleranze del gioco foro-bullone (mm) diametro bullone Norma italiana Eurocodice 3 12 1 1 14 1 1 16 1 2 18 1 2 20 1 2 22 1. 2 mm se d > 24 mm) purché si verifichi che gli assestamenti sotto carico non portino al superamento dei limiti agli spostamenti imposti in condizioni di servizio. Quando si vogliono limitare al massimo le deformazioni indotte dallo scorrimento del bullone nel foro si adottano fori di diametro molto più prossimo a quello del bullone (fori calibrati. punto 7.M. con χ=0.Cd = 0.7 fub Ares .Acciaio 44 bullone per effetto del serraggio non superi il valore Nb = 0.16 d f kN Ares .5 3 30 1.5 3 La istruzioni CNR 10011-86 consentono tolleranze maggiori rispetto ai valori sopra indicati (1. o di precisione) aventi. distinguendo tra direzione parallela o perpendicolare a quella di applicazione del carico e con piccole differenze tra la normativa italiana e quella europea. I limiti imposti dalla normativa italiana (D.2) ed europea (punto 7. In definitiva il valore massimo della coppia di serraggio è pari a Tc = 0. 12. Un certo gioco foro-bullone è indispensabile in fase di montaggio.3. − eccessive tensioni localizzate: l’azione trasmessa dal bullone alla lamiera provoca tensioni molto elevate. Nei collegamenti ad attrito è possibile adottare fori maggiorati od asolati.80 f kN Ares e la coppia di serraggio Tc non superi il valore Tc = χ d Nb . Diametro dei fori Il diametro d0 dei fori è importante poiché condiziona sia la facilità di montaggio della struttura che la sua deformazione. Valori minimi orientativi per la distanza p tra i fori e per la distanza e dei fori dal bordo sono rispettivamente 3 d e 1. L’Eurocodice 3 consente una tolleranza di 2 mm anche per bulloni M12 ed M14 purché vengano applicati degli ulteriori coefficienti di sicurezza in fase di verifica.2) sono leggermente diversi. Tabella 5 . un gioco d0-d non superiore a 0. Una distanza troppo bassa comporta però due effetti negativi: − indebolimento della sezione (problema affrontato nell’effettuare la verifica di resistenza della sezione). con tolleranza maggiori.5 2 24 1. esso però deve essere quanto più piccolo possibile per evitare che a causa dello scorrimento del bullone nel foro la struttura superi i limiti di deformabilità. CNR 10011-86.5.20. 12. Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo In generale il progettista tende a ridurre al minimo la distanza tra i fori (o dei fori dal bordo) per minimizzare le dimensioni degli elementi di collegamento.5 2 27 1. come mostrato nella seguente tabella. Valori più precisi sono fissati dalla normativa. ma occorre evitare che si sovrapponga a zone ugualmente sollecitate per effetto di altri contatti bullone-lamiera o che raggiunga il bordo della lamiera. superiori a quella di snervamento ma sopportate grazie al contenimento locale delle parti circostanti (vedi verifica a rifollamento).5 mm se d ≤ 24 mm. secondo le norme italiane. . nelle indicazioni relative a collegamenti ad attrito indica però come valore della forza di precarico Fp. la zona in cui le tensioni sono molto elevate non è molto estesa.5 d. 9/1/96.3.6.2. punto 5. L’Eurocodice-3 rinviare in genere ad altre norme più specifiche.3 mm (l’Eurocodice 3 rinvia ad ulteriori norme di riferimento).

2 d0 si riduce la resistenza a rifollamento Anche se la tendenza è in genere quella di ridurre al minimo l’interasse tra i fori.5 d 1.4 d0 (1) e1 1.Valori minimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo p1 Precedente norma italiana NTC08 e Eurocodice 3 (1) p2 3d 2.5 .2 d0 e2 1.Acciaio e2 p2 e2 e1 p1 p1 e1 tmin 45 direzione di applicazione del carico Interasse tra i fori e distanza dei fori dal bordo Tabella 6 .4 d0 e 1. La normativa pone quindi dei limiti massimi.se compresse .per effetto dell’instabilità. vi possono essere circostanza nelle quali si utilizzano distanze maggiori.5 d 1. In tali casi occorre tenere presente che vi sono dei limiti pure alla distanza massima: le lamiere unite dai bulloni possono infatti essere non perfettamente dritte.Valori massimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo Norma italiana p1 per elementi tesi per elementi compressi per elementi tesi per elementi compressi normalmente e1 e2 se il bordo è irrigidito se l’elemento non è esposto alle intemperie (1) (1) (2) 25 tmin 15 tmin 25 tmin 15 tmin 6 tmin 9 tmin 12 tmin Eurocodice-3 il minore tra 28 tmin e 400 mm il minore tra 14 tmin e 200 mm il minore tra 14 tmin e 200 mm il minore tra 14 tmin e 200 mm 4 tmin + 40 mm il maggiore tra 12 tmin e 150 mm (2) (2) (2) p2 (2) solo se disposti in una fila interna (altrimenti vale lo stesso limite che per elementi compressi) se l’elemento non è esposto alle intemperie il limite è incrementato per 1. riportati in tabella.2 d0 (1) 3d 2. e ciò può consentire l’infiltrazione di acqua con conseguente corrosione. Tabella 7 .2 d0 adottando il valore minimo 2. o possono imbozzarsi .

cioè pensando esclusivamente a garantire l’equilibrio.ult=1. la resistenza a taglio vale: 0.Acciaio 12. in misura proporzionale alla distanza dal centro di rotazione). valido per le travi.V = f k . per lo stato limite ultimo. in questo caso occorre verificare sia la resistenza a trazione del bullone (tenendo conto dell’eventuale incremento di sollecitazione per effetto leva) che la resistenza a punzonamento della lamiera.25 per fori normali e γMs.25 e γMs.50 per fori asolati. Nella verifica dei collegamenti bullonati.5 f ub Ares FV .7. dove A è l’area resistente o quella nominale. Quando la resistenza a rifollamento è minore della resistenza a taglio è possibile effettuare una distribuzione delle azioni interne tra i bulloni con un modello “plastico”. e alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della lamiera). 6. purché basata su deformazioni fisicamente possibili. In tutti gli altri casi. N / 2 . Per la normativa italiana.6 f ub A se il piano di taglio non attraversa la filettatura FV . N / 2 .35.6 f ub Ares FV . Resistenza a taglio dei bulloni Poiché il bullone è un elemento tozzo. In tutti i collegamenti ad attrito e in quei collegamenti a taglio in cui la resistenza a taglio è minore della resistenza a rifollamento occorre distribuire le azioni interne con un modello di comportamento elastico (quindi.ult=1. − all’attrito anche per lo stato limite ultimo.Rd e la resistenza a rifollamento della lamiera Fb. per le azioni di servizio. in questo caso l’azione può essere affidata: − alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della lamiera).8 e 10.Rd = tatura γM2 per bulloni di classe 4.Rd. 5.Rd = lettatura γ M2 Per bulloni M12 e M14 è possibile usare un gioco foro-bullone di 2 mm purché si riduca del 15% la resistenza a taglio per bulloni di classe 4.8.8.6. Il massimo taglio sopportabile è quindi A f k . cioè ipotizzando una qualunque distribuzione equilibrata. con bulloni che lavorano a taglio o trazione. che porterebbe a σid = τ 3 e quindi a τ = σ/ 3 . si può effettuare una distribuzione dell’azione tra i singoli bulloni con un modello di comportamento plastico. a seconda che la sezione del gambo soggetta a taglio sia o no filettata.8. Unioni a taglio La resistenza è pari al minore tra la resistenza a taglio dei bulloni Fv.9 e la resistenza a taglio non sia minore di quella a rifollamento.8. 5. se il piano di taglio attraversa la fi0. − all’attrito.9. Categorie di collegamenti bullonati 46 I collegamenti bullonati possono essere sollecitati: − a taglio.8. Per l’Eurocodice 3. nel valutarne la resistenza a taglio non si può applicare il criterio di resistenza di Hencky-Von Mises. 5. − a trazione. . la resistenza a taglio del bullone è valutata ponendo come limite per la tensione τ il valore f d . Nei collegamenti ad attrito si useranno i valori γMs.8 e 10. in caso di coppie.Rd = γM 2 per bulloni di classe 4.ser=1. − a una combinazione delle due caratteristiche di sollecitazione. 12.6 e 8. si userà il coefficiente di sicurezza parziale γMb=1. se il piano di taglio attraversa la filet0.

la forza di progetto dovrà tenere conto dell’eventuale azione dovuta all’effetto leva. Per la normativa italiana. inducendo sostanzialmente una decompressione del piatto e solo in minima parte (all’incirca nel rapporto 1 a 10) un incremento di trazione nel bullone. la resistenza a rifollamento è pari a α fd. A differenza di quanto potrebbe sembrare a prima vista.Rd e la resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado Bp.Rd. La tensione massima viene convenzionalmente valutata come rapporto tra la forza trasmessa ed un’area pari al prodotto di spessore t della lamiera per diametro d del bullone. la resistenza a rifollamento è quindi pari a α fy d t. Nella realtà si ha ovviamente una plasticizzazione della lamiera. essendo fd la resistenza di progetto della lamiera ed α un coefficiente pari a e1/d e comunque non maggiore di 2.Rd = dove γM2 α è il minore tra k è il minore tra e1 3 d0 p1 f ub − 0. Il limite massimo è condizionato dalla distanza tra i fori e soprattutto dalla distanza del foro dal bordo. Per l’Eurocodice 3 la resistenza a rifollamento vale: k α fu d t Fb. Infatti quando si applica un’azione di trazione questa si ripartisce tra bullone e piatto. La resistenza è pari al minore tra la resistenza a trazione dei bulloni Ft. Forza per effetto leva Resistenza a trazione dei bulloni A causa del serraggio. Operando conformemente allo stato limite elastico.80 fkN Ares) l’ulteriore azione di trazione va a sollecitare solo il bullone. che consente un contatto attraverso una superficie più ampia. Unioni a trazione Nel verificare una unione a trazione.5 12. Solo quando il piatto è completamente decompresso (per un’azione di circa 0. .Acciaio Resistenza a rifollamento della lamiera 47 Se il comportamento del collegamento bullonato fosse perfettamente elastico. Questa tensione può essere notevolmente maggiore della tensione di snervamento. i bulloni sono soggetti a una rilevante forza di trazione (0.80 fkN Ares per la norma italiana).9. il contatto tra bullone e lamiera avverrebbe lungo una linea e le tensioni di contatto sarebbero infinite.25 fu 3 d0 2. grazie al contenimento laterale della lamiera non plasticizzata.8 e2 1. senza alcuna deformazione plastica.5. ciò non penalizza la resistenza a trazione del complesso bullone-piatto.7 d0 d0 1 2. Le tensioni rimangono comunque molto elevate per una certa zona e si riducono man mano che ci si allontana dalla sezione di contatto.4 p2 − 1.7 − 1.

L’Eurocodice 3 valuta la resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado mediante la seguente relazione: 0. N 2   ≤1   2 dove V A N σb = A τb = è la tensione tangenziale media agente sul bullone.10.6 π d m t p f u B p.V   d .9 f ub Ares Ft . 12. Rd = γM 2 Resistenza a punzonamento La normativa italiana non fornisce indicazioni specifiche per la verifica a punzonamento.Rd V Normativa italiana V Normativa italiana 4.4 Ft . deve essere invece: Fv. Resistenza in presenza di taglio e trazione La normativa italiana prescrive che si abbia  τb   σ b   + f  f  d . è la tensione normale media agente sul bullone. fu è la resistenza ultima del piatto.9 Eurocodice 3 N Domini di resistenza a taglio e trazione per bulloni di classe 4.6 Eurocodice 3 10. dm è (ritengo) il diametro di una circonferenza iscritta nella testa o nel dado (l’Eurocodice 3 dice che è “il valore minore fra il valore medio della distanza misurata tra i punti e fra le superfici piane della testa del bullone oppure del dado”).Acciaio 48 Per la normativa italiana.6 e 10. la resistenza a trazione è quindi pari a fdN Ares (con fdN=fkN) ma tale valore deve essere ridotto del 25% se non si tiene conto espressamente dell’effetto leva e di eventuali flessioni parassite nei bulloni. Ed + ≤1 Fv.V e fd. Per l’Eurocodice 3 . Ed Ft . sono le resistenze di progetto a taglio e a trazione definite in precedenza. fd.9 N . Rd = γM 2 nella quale tp è lo spessore del piatto sotto la testa del bullone o del dado. la resistenza a trazione vale: 0. Rd 1.N Per l’Eurocodice 3.

Rd = s Fp.30 per superfici non particolarmente trattate (semplice pulizia meccanica con eliminazione della ruggine e di impurità) e comunque nelle giunzioni effettuate in opera. Per tale motivo si usano sempre bulloni ad alta resistenza che consentono di avere un forte valore di Nb (forza di precarico). Per l’Eurocodice 3.Acciaio 12.00 per le verifiche agli stati limite ultimi.50.85 e 0.7 fub Ares forza di precarico .45 e 0. Fp.20 in funzione del tipo di trattamento di pulizia superficiale (0. 0. per fori maggiorati e per fori ad asola lunga. 0.40.45 per superfici trattate (sabbiatura al metallo bianco) e 0.Cd γM 3 con ks = 1. µ il coefficiente di attrito. Per la normativa italiana la resistenza ad attrito Ff vale Ff = 1 µ Nb νf essendo νf un coefficiente di sicurezza nei riguardi dello slittamento.7 rispettivamente per gioco foro-bullone normale. 0.30 per le NTC08). Unioni ad attrito 49 La forza trasmissibile per attrito è direttamente proporzionale alla forza di compressione Nb che unisce i piatti. da assumersi pari a 1. µ =0. da assumersi pari a 0. generata dal serraggio dei bulloni.11.Cd = 0.25 per le verifiche agli stati limite di esercizio e 1. la resistenza a scorrimento è valutata con k µ Fs. 0.30.

.............................................21 Spostamenti orizzontali .1..................... ............2....................................................................................21 6..........................................................19 Deformabilità..............................................................................................................17 Imperfezioni geometriche della sezione trasversale ......................................................................................................................................................................... Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3.4 Prova di piegamento ..........1................................................................tensioni residue ..1 Normativa europea.............22 Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili ............................................... Imperfezioni geometriche........................................................................................................ 6....................................................... Taglio..........................................15 Profili formati a freddo ..................................................................................18 4..................................................................15 Profili a composizione saldata .................................................................................................1 Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio.......................................................................................3.18 Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio..19 Modalità costruttive ..................................................................................Acciaio 50 Indice 1.................................................................................................. 1.....................................................................................................7 3.....................................................3 Prova di trazione .4....................................................... Imperfezioni di tipo meccanico ............................................2..............................2..........................................................................................16 4...........................................2 L’acciaio per carpenteria metallica....................................................................................................20 Comportamento a trazione e a compressione ...........................4..............caratteristiche meccaniche ......................20 Stati limite di servizio ............................................................3...........................21 Spostamenti verticali ...................................................................... Riferimenti bibliografici .1........................ Trazione...........................3 Prova di resilienza.....................19 Sensibilità a schemi di carico ....4.................................2 .... Flessione composta.......................2 3.........................................................13 Profili laminati a caldo ........16 4.............19 Instabilità ................. 3.....................................................................................23 7.................................................................................................................................................................. Prove sull’acciaio .....11 Elementi sagomati a freddo ..................................................................... 5......................20 Strutture di grande luce o in zona sismica ........... 2..........................13 Profili laminati a caldo ................................tensioni residue......................................................................tensioni residue .......................23 7......................................................................................................................................................................................... punto 4............3...........................17 Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta ...23 7........................................................ Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche.................................................caratteristiche meccaniche ................6 Prova a fatica . Acciai da carpenteria metallica .... Controllo degli spostamenti Eurocodice 3......................................................................2 3..............1 Normativa italiana .....................6 3. Tipologie degli elementi in acciaio .................................................................................................13 4......10 Elementi laminati a caldo .............5 Prova di durezza .................. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche......................2........................................................................................................................................................ Composizione chimica e caratteristiche meccaniche ..........................................................................10 Profilati .......................................................................................................................................................................15 Profili formati a freddo .12 Le imperfezioni............................5 Prova di compressione globale (stub column test) ....3 ..................................................... 7.............................. punto 4.....................24 7...................................................................................................................................................24 4................................ Flessione semplice......22 6....10 Larghi piatti e lamiere.......

...........30 11..............................................................................27 8........... Classificazione delle unioni saldate........................................33 11...................................................4..32 11..........................................................27 9..................2............................................................................................................1....................26 8....................................36 Normative straniere ............................ I bulloni ..............................................................34 Dominio di resistenza ..............................................................................38 Eurocodice 3 .......47 Resistenza a trazione dei bulloni ..............................................................................2.............................................8............. Classe di resistenza dei bulloni.........................................3............27 10...................................5............................................................................................................ 51 Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite ......................29 11.................................................................................. Unioni ad attrito................................................1...........................................................................................34 Definizioni ............................................................................7............................................... Controlli delle saldature ..............44 12.........1............................50 ............................................................................................. Verifica di aste compresse ....................... Procedimenti di saldatura .....9............................................48 12.......46 12.................................................................................. Diametro dei fori ................................................... Flessione composta............. Resistenza in presenza di taglio e trazione ......................................................................... Difetti di saldatura ...........................48 12..........................................................................4........................................................................40 12.... Flessione semplice... I collegamenti – considerazioni generali .....................................................................................3...........................................................................43 12..........................................................................................................................................47 Resistenza a punzonamento..........................................................................3...............................6... Riferimenti di normativa ...................................46 Resistenza a rifollamento della lamiera..............40 12.....................49 Indice................................................................6................................ Taglio.......................... Serraggio.42 12................................................................................................................................30 11.....................................................................................32 11................................................................. Giunti a completa penetrazione ................................................. Trazione..............................................10............29 Procedimenti manuali ....................... Categorie di collegamenti bullonati....................................................................................................29 11..... Unioni a trazione .......5.................................................25 8........25 8..............................11........ Unioni a taglio ............................................................................................................................. Unioni bullonate...............46 Resistenza a taglio dei bulloni ................................................47 12.........................................................................................38 Normativa italiana ..............................................................4........................40 12....................................................... Unioni saldate .........44 12.............................................................................................................................Acciaio 8. Giunti a cordone d’angolo ....................................................41 12..2. Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo ...............................

.

d) Se l’asta è lunga 3. La sezione composta.00 m. Il momento flettente resistente è fornito dall’espressione fy M Rd = W pl γM0 dove Wpl è il doppio del momento statico Sm di metà sezione. Progetta il collegamento saldato.05 b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta. deve essere considerata quindi come un’unica sezione. così ottenuta. . determina il massimo sforzo normale di compressione che può essere portato dall’asta. come mostrato in figura. c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta. coppia di profili IPE 240 acciaio Fe 430 a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta. hai deciso di utilizzare aste ottenute saldando tra loro due profilati IPE. Nota: momento flettente e taglio sono riferiti al piano di simmetria della sezione composta. e) L’asta. con caratteristiche che si possono ricavare a partire da quelle del singolo profilato. soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato). b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta. calcolato rispetto ad un asse baricentrico. l’area della sezione è pari alla somma dell’area dei due profilati saldati tra loro e vale quindi A = 2 × 3912 = 7824 mm 2 e la tensione di snervamento è f y = 275 MPa Si ha pertanto 275 −3 N Rd = 7824 × × 10 = 2049 kN 1. deve essere saldata ad una flangia. incastrata ad un estremo e libera all’altro.Esempio progettuale (compito del 16/3/05) Per un tuo progetto. Lo sforzo normale resistente è fornito dall’espressione fy N Rd = A γM0 Nel caso in esame. Compito svolto a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta.

99   3 S 3 = 120 × 7. col pedice 2 quello inferiore).05 6. − Individuare la posizione della retta che divide la sezione in due parti di area uguale.99 mm 6.9 − x) = 120 x Da questa si ricava x = 7. il baricentro della sezione composta si trova esattamente a metà tra i baricentri dei singoli profili.91 ×  58.8 × (56. 6.2 G1 7. Le posizioni sono indicate nella figura a fianco.8 × 48.45 48.99 58.99 ×  58.9 x 56. Le due aree si devono bilanciare. cioè deve essere (trascurando l’influenza del raccordo circolare) 2 × 9.1 Retta che divide la sezione in parti uguali Come si vede dalla figura. tenendo conto anche dello spessore dell’anima del profilo (con il pedice 1 ho indicato il profilo superiore.2 G1 60 61.8 G2 .2 G1 56.91   3 S 2 = 2 × 9.Occorre quindi: − Individuare il baricentro della sezione composta.9-x G 9. la retta che divide la sezione ascia al di sopra una parte dell’ala superiore del profilo 2 e al di sotto una parte delle due ali del profilo 1 (parti evidenziate).55 G G2 123.91 G 9.45 − 7.45 −  = 52211 mm 2   S m = 240784 − 24929 + 52211 = 268066 mm 3 Si ha quindi W pl = 2 S m = 2 × 268066 = 536132 mm 3 M Rd = 536132 × 275 −6 × 10 = 140. Si ricorda che i profilati IPE 240 hanno altezza h=240 mm e larghezza b=120 mm.99 −  = 24929 mm 2   7.55 = 240784 mm 3 48.9 56. − Calcolare il momento statico di una di queste due parti rispetto all’asse baricentrico. Baricentro della sezione composta Poiché i profili sono uguali.4 kNm 1.8 G2 Momento statico della metà superiore rispetto all’asse baricentrico Si può calcolare come: − momento statico dell’intero profilo 1 (S1) − meno il momento statico dei due pezzi di ala del profilo 1 da togliere (S2) − più il momento statico del pezzo di ala del profilo 2 da aggiungere (S3) Quindi S1 = 3912 × 61.

si ha 275 / 3 V Rd = 3912 × 10 −3 = 591. La snellezza è l λ= 0 ρ min con l0 lunghezza libera d’inflessione. incastrata ad un estremo e libera all’altro. La via più semplice per conteggiare il contributo dell’anima è valutarlo come 2 Av 2 = 1.00 m.12 × 6. A Nel caso in esame. si ha 2 2 2 2 4 I x = I x1 + A1 d G −G1 + I x 2 + A2 d G −G 2 = 284 + 39.12 × 6.max + I 2.05 d) Se l’asta è lunga 3. determina il massimo sforzo normale di compressione che può essere portato dall’asta. cioè sostanzialmente l’area dell’anima (cioè di quella parte della sezione che è parallela alla forza di taglio). pari a 2 l per asta incastrata ad un estremo e libera all’altro. L’area Av può essere calcolata in vari modi.5 kN 1.04 h t w = 1. legato al momento d’inerzia minimo. Il taglio resistente è fornito dall’espressione fy / 3 V Rd = Av γM0 dove Av è l’area a taglio.115 = 7140 cm = = 7140 × 10 4 mm 4 .8 + (6. il momento d’inerzia minimo sarà quello rispetto ad un asse verticale. la parte di sezione che resiste a taglio è l’anima del profilato 2 (Av2) e le ali del profilato 1 (Av1). Si ha quindi 2 2 Av = Av1 + Av 2 = 2352 + 1548 = 3900 mm oppure 4267 mm Si noti anche che. lo si poteva anche stimare immediatamente assegnandogli l’area di una intera sezione. dovendo valutare il contributo di un’anima e due ali.04 × 240 × 6. e I min ρ min = raggio d’inerzia minimo della sezione. somma dei contributi dei due profili che costituiscono la sezione I y = I y1 + I y 2 = I 1. Usando ad esempio quest’ultimo valore.8 = 2352 mm 2 Mi sembra invece meno corretto usare le formule previste per sezioni saldate.2 = 1548 mm Oppure lo si può valutare come Av 2 = A − 2 b t f + (t w + 2 r ) t f = 3912 − 2 × 120 × 9. Iy.c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta.8 = 1915 mm 2 La via più semplice per conteggiare il contributo delle ali è valutarlo come Av1 = 2 b t f = 2 × 120 × 9. si può calcolare anche Ix. sfruttando i teoremi di trasporto. Nel caso in esame. perché in quel tipo di sezioni sono assenti i raccordi circolari (presenti invece in ciascuno dei due profili che compongono la sezione in esame). cioè 3912 mm2.115 + 3892 + 39.2 + 2 × 15) × 9. Lo sforzo normale resistente a compressione è fornito dall’espressione fy N bRd = χ A γM0 nella quale il coefficiente χ dipende dalla snellezza λ dell’asta e dalla forma della sezione. con minore o maggiore approssimazione.min = 3892 + 284 = 4176 cm 4 = 4176 × 10 4 mm 4 Per controllare che questa sia effettivamente l’inerzia minima.

8 × 10 3 = 998 mm 2 f vwd 216. il braccio z tra i baricentri dei cordoni superiori ed inferiori è pari a circa 278 mm.05 e) L’asta. La resistenza dell’asta a compressione è quindi 275 −3 N bRd = 0. oppure usare a=6 mm ed aumentare un po’ la lunghezza dei cordoni.946 λ 1 86.5718. l 160 Si può utilizzare un cordone con a=7 mm. valutata in precedenza. ma ritengo che anche se le saldature sono limitate.1416 = 86. Nota: sono ovviamente possibili altre scelte 40 asse neutro allo SLU 303. Se si stesse facendo riferimento ad un singolo IPE si potrebbe usare la curva b.278 f / 3 430 / 3 = = 216. Per tale curva.06 mm 7824 4 6000 = 82.5718 × 7824 × × 10 = 1172 kN 1. deve essere saldata ad una flangia. Si noti che ho scelto cordoni tali da fornire la stessa lunghezza (160 mm) sia superiormente che inferiormente.8 kN z 0.3 MPa La tensione accettabile nella saldatura è f vwd = u β w γ Mw 0. Io disporrei quindi cordoni di saldatura come indicato in figura (altri – non indicati – andrebbero aggiunti per il taglio). si ottiene (interpolando dalle tabelle o usando le formule dell’Eurocodice 3) χ = 0. sia più giusto far riferimento alla curva c. M 60 La forza che ciascun gruppo di cordoni deve portare è quindi F = = = 215.06 La snellezza viene adimensionalizzata dividendola per il valore λ1 210000 E λ1 = π = 3.Il raggio d’inerzia minimo è quindi ρ min = e la snellezza λ = 4176 × 10 = 73.81 Per valutare χ occorre anche definire la curva d’instabilità più opportuna.85 × 1.35 L’area di cordone necessaria è A = 215.13 73. meno gravosa.1 278 40 80 Con la scelta fatta. Se non si effettua una saldatura tutt’intorno ai due profili (che a me sembrerebbe eccessiva) le saldature che devono sostenere il momento flettente dovrebbero essere più eccentriche possibile. Per sezioni saldate che si instabilizzano rispetto all’asse di inerzia minima occorre considerare la curva c.13 λ= = = 0. F = .2 mm .81 275 fy La snellezza adimensionalizzata vale quindi λ 82. soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato). e per la snellezza innanzi valutata. Si tenga anche presente la posizione dell’asse neutro. Progetta il collegamento saldato.3 A 998 L’altezza di gola deve essere quindi a ≥ = = 6. perché riguardano solo l’unione tra i due IPE.

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