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Università degli Studi di Napoli Federico II

Polo delle Scienze e delle Tecnologie


Facoltà di Ingegneria
Dipartimento di Ingegneria Geotecnica (DIG)

CORSO DI LAUREA IN
INGEGNERIA CIVILE (NUOVO ORDINAMENTO)

FONDAMENTI DI GEOTECNICA

Prof. Ing. Claudio Mancuso


PARTE 3

A.A. 2012/2013

D'Angiò Alfredo

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Nella progettazione geotecnica non sono note apriori la stratigrafia, la condizione di
falda e le proprietà dei materiali.
Scavi, sondaggi e prove su campioni indisturbati (possibili solo nei terreni a grana fina)
risolvono parte dei problemi.
Resta da discutere come operare per:
o il rilievo delle condizioni di falda;
o la caratterizzazione del comportamento meccanico dei terreni a grana grossa
(nella gran parte dei casi non prelevabili in maniera indisturbata) con tecniche
standard;
o la verifica della stratigrafia con metodi indiretti;
o la determinazione di altri parametri d’interesse geotecnico (c u, k0, ...)
Per gli scopi indicati sono state sviluppate numerose tecniche sperimentali in sito per
misurare (in modo diretto o indiretto) le proprietà dei terreni nella loro sede
naturale. Alcune di queste sono evidenziate quelle maggiormente diffuse:
o PROVE PENETROMETRICHE STATICHE (CPT) – utilizzate sia per la
determinazione del profilo stratigrafico che per la determinazione delle
proprietà fisiche e meccaniche;
o PROVE PENETROMETRICHE DINAMICHE (SPT) – utilizzate per la
determinazione delle proprietà fisiche e meccaniche;
o INSTALLAZIONE E MISURE CON PIEZOMETRI – per misurare il
regime idraulico.
Per il rilievo delle falde e delle pressioni neutre si hanno:
Tipo di strumento D (cm) Installazione Permeabilità (cm/s)
Tubo aperto 5 in sondaggio >10-4
Casagrande 11.5 in sondaggio 10-5 10-6
Infisso 2.45 infisso 10-6 10-8
A circuito chiuso 11.5 in sondaggio 10-6 10-8
Celle piezometriche / in sondaggio 10-9 10-10
SCHEMA DI FUNZIONAMENTO
Se correttamente installati, permettono di misurare l’altezza piezometrica (u/w)
rispetto ad un punto (di presa o di misura) disposto nel corpo del sottosuolo. Scelto un
piano di riferimento è poi possibile passare alla h=+u/w.

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La prontezza di un piezometro dipende dal diametro del tubo e quindi dal volume
d’acqua che lo deve riempire.

STANDARD PENETRATION TEST (SPT) – prove


penetrometriche dinamiche
Tipo di attrezzo: campionatore a pareti grosse
standardizzato (Raymond: D = 35 mm; L = 533 mm);
Installazione: da foro di sondaggio
Modalità applicazione dei carichi: infissione mediante
caduta di una massa di 63.5 kg da 76 cm di altezza sulla
testa della colonna di aste poste al di sopra del
campionatore, con ritmo compreso tra 10 e 25 colpi al
minuto;

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Procedure sperimentali: penetrazione dei campionatore per 15 cm per l’eliminazione
della zona disturbata a fondo perforazione. Successiva penetrazione per 15 + 15cm;
Grandezze misurate: numero di colpi necessari ad ottenere la penetrazione in ciascun
tratto di 15 cm;
Restituzione dati: istogramma (profilo discontinuo) riportante N1(≤50) e NSPT = N2 +
N3 (≤100) in funzione della profondità;
Parametri ottenibili: resistenza, compressibilità;
Tipo di interpretazione: empirica, ’=f(NSPT, ’v), Eed=f(NSPT,D);
Limitazioni: valida essenzialmente per terreni a grana grossa. Nel caso di ghiaie grosse
si deve usare la punta conica SCPT;
Notazioni: usare solo attrezzature che seguono gli standard.
Esempi di correlazioni tra NSPT e proprietà dei terreni attraversati
DENSITÀ RELATIVA
NSPT
Terzaghi-Peck (1948) Gibb-Holtz (1957)
0-4 molto sciolta 0-15%
4-10 sciolta 15-35%
10-30 media 35-65%
30-50 densa 65-85%
> 50 molto densa 85-100%

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CONE PENETRATION TEST (CPT) – prove penetrometriche statiche
Tipo di attrezzo: penetrometro
standardizzato dotato di punta conica (D=37.5
mm; a=60°), aste cave ed eventualmente
manicotto con superficie laterale di 150 cm2;
Installazione attrezzo: da piano campagna;
Modalità applicazione dei carichi: a
pressione con velocità di 2 cm/s;
Procedure sperimentali: penetrazione di 20
cm con avanzamento alternato di punta,
manicotto laterale e di tutto l’attrezzo
(penetrometro meccanico); avanzamento
continuo (penetrometro elettrico);
Grandezze misurate: resistenza alla punta qc
e laterale fs;
Restituzione dati: diagrammi continui (salvo
nel caso di rifiuto all’avanzamento) di qc, fs e
FR=qc/fs in funzione della profondità;
Parametri ottenibili: resistenza
compressibilità;
Tipo di interpretazione: empirica, F’=f (qc,
’), Eed=f(qc), E’=f(qc), cu =f(qc,’v)
Limitazioni: alcuni problemi in argille tenere;
Notazioni: importante rispettare gli standard.

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Detta qc la resistenza incontrata per l’avanzamento della punta ed fs la resistenza che
incontra il manicotto laterale, si dice rapporto di frizione (Frection Ration):
FR=qc/fs
Nell’effettuare la prova si diagrammano i valori di qc in funzione della profondità; si
possono così ottenere precise informazioni sulla granulometria dei vari strati, infatti
se la resistenza alla punta è molto variabile allora si tratta di terreni a grana grossa,
altrimenti di terreni a grana fina.

GG

GG

GF

Esistono grafici standard, con i quali confrontare i risultati sperimentali, che


forniscono una correlazione tra la resistenza alla punta incontrata in sito con l’angolo
di attrito del banco.
Strati molto sottili di terreni differenti potrebbero sfuggire ai sondaggi poiché i
campioni subiscono delle modifiche dovute alla rotazione o ai reflussi del liquido di
raffreddamento della punta.

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CONE PENETRATION TEST (CPTU)

Esistono versioni più avanzate del CPT che, oltre a qc, fs,
permettono la misura di altre quantità.

Una versione particolarmente interessante per il


riconoscimento dei terreni attraversati (i.e., per utilizzare i dati
della prova a fini stratigrafici) è quella dotata di punta
piezometrica.

Questa tipo di penetrometro (CPTU) consente la misura delle


du indotte in fase di avanzamento (2 cm/s) e quindi il
riconoscimento del tipo (grana fina, grana grossa) di materiale
attraversato.

Attraverso queste due prove è possibile ottenere correlazioni


empiriche anche con altri parametri del materiale.
È possibile ottenere una stima del modulo di compressione
edometrica Eed come:
Eed =aqc
in cui a è un parametro adimensionale che assume valori compresi tra 2.5 e 5 passando
dalle sabbie fini a quelle ghiaiose.

Esistono anche correlazioni con il modulo secante di deformazione assiale E’25


ricavabile da prove triassiali drenate al 25% della tensione deviatorica di rottura:
E’25= bqc
con b variabile tra 1.8 e 2.6 nelle sabbie sciolte e tra 6 e 19 in quelle dense.

Nel caso dei terreni a grana fina la penetrazione avviene in condizioni non drenate.
Utilizzando le formule statiche, ossia l’espressione teorica della resistenza alla
punta in condizioni non drenate di un palo di fondazione, è possibile scrivere:
q -σ'z
cu = c
Nc
In cui il coefficiente adimensionale Nc assume valori variabili tra 10 e 30, minori di 15
in argille molli o poco consistenti e maggiori di 15 in quelle consistenti o molto
consistenti.

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Dopo i sondaggi, l’installazione di piezometri e le prove penetrometriche si può
iniziare a fare un’ipotesi di sottosuolo. La prova penetrometrica con misura delle
pressioni neutre indotte permette anche una valutazione del grado di consolidazione
del banco.
INDAGINI GEOTECNICHE – PROVE MISTE
Le indagini geotecniche sono finalizzate alla classificazione o catalogazione dei
terreni su caratteristiche intrinseche al
fine di qualificare il suo comportamento.
A seguito dei campionamento (indisturbato)
in perforazioni di sondaggio, pozzi, trincee,
cunicoli ovvero del campionamento in cava
di prestito dei materiali da utilizzare per la
costruzione di opere in terra (rilevati, argini,
dighe, colmate, ...) disponiamo campioni dei
materiale d’interesse per la particolare
applicazione in studio.
PARTE DESTINATA ALLA MCCSOW IN LABORATORIO
La prima fase prevede l’identificazione per quanto riguarda la granulometria del
campione: la dimensione dei granelli, infatti, ha diretta influenza sulla dimensione
dei pori (sappiamo che sono comparabili le due dimensioni) e quest’ultima influenza
notevolmente il comportamento meccanico per il legame col fluido di porosità.

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Per i terreni a grana grossa questo elemento più gli altri fattori che caratterizzano
l’aspetto delle particelle (forma, grado di arrotondamento degli spigoli, tessitura della
superficie) qualificano il comportamento meccanico; infatti l’acqua si muove con più
facilità all’interno dei pori che hanno dimensioni nell’ordine di grandezza del
millimetro e questo implica che le interazioni continuo neutro – continuo efficace
perdono di interesse ingegneristico (salvo casi particolari).
Per i terreni a grana fina, la dimensione delle particelle (micrometrica, quindi rende
particolarmente sentita l’interazione suddetta, in quanto l’acqua incontra maggiore
resistenza al moto) non è l’unico elemento da prendere in considerazione: l’attività
mineralogica determina infatti in larga misura il comportamento meccanico.
I terreni non sono formati da grani di una sola dimensione o appartenenti ad un’unica
classe pertanto, occorre individuare e descrivere la distribuzione della dimensione
dei grani e “le quantità associate ad ogni dimensione”
GRANULOMETRIA – DIMENSIONE DEI GRANI
La classifica geotecnica si basa sulla seguente suddivisione in CLASSI
GRANULOMETRICHE:
GRANA FINA
Argille d≤0.002 mm (2 )
Limi d[0.002; 0.06 (60 )] mm
GRANA GROSSA
Sabbie d[0.06; 2] mm
Ghiaie d[2; 60] mm
Blocchi d>60 mm
QUANTITÀ ASSOCIATE AD OGNI DIMENSIONE
Tipicamente si riportano i risultati in diagrammi in scala semilogaritmica (per
apprezzare con pari dignità dimensioni di ordini di grandezza differenti) nei quali sulle
ascisse si riportano i diametri dei granelli (dividendo i campi di ciascuna classe) ed
in ordinate la percentuale (in peso) dei grani di dimensione minore di un assegnato
valore, ottenendo così le curve granulometriche.
Tecniche sperimentali per determinare la quantità di materiale associata ad un
assegnato valore della “dimensione” dei grani sono vagliatura & stacciatura
I vagli o crivelli sono dotati di fori circolari e la dimensione d che li caratterizza è il
diametro dei fori stessi; i setacci sono dotati di fori quadrati e la dimensione d che
li caratterizza è la diagonale dei fori stessi.
Per eseguire l’analisi granulometrica si adopera la serie di vagli (o crivelli) UNI 2234
(AGI, 1994):
100 – 71 – 60 – 40 – 25 – 15 – 10 – 5 mm
e la serie di stacci (o setacci) UNI 2332:
2 – 1 – 0.425 – 0.18 – 0.075 mm

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La prova si può eseguire per via secca o per via umida e a seconda della dimensione
maggiore dei grani bisogna utilizzare delle quantità minime in peso.
I pesi Qj (in ciascun setaccio o crivello) ed il peso totale vanno definiti sul materiale
essiccato in una stufa a 105-110°C.
Individuate tutte le quantità Qj si possono definire altre quantità, il trattenuto Tdi ed il
passante Pdi al setaccio di dimensione caratteristica di:
∑ij=1 Qj ∑Nj=i+1 Qj
Tdi = N ×100 ; Pdi = N ×100=100-Tdi
∑j=1 Qj +f ∑j=1 Qj +f
Si costruisce così una curva granulometrica con in ascissa il diametro dei granelli
in scala semilogaritmica ed in ordinata la percentuale in peso del passante al
setaccio (o crivello) di diametro di.
Per la frazione di dimensione inferiore a 0,075 mm l’analisi non può essere effettuata
per vagliatura, ma si procede secondo il processo di SEDIMENTAZIONE, eseguito
attraverso un Beker e sfruttando la legge di Stokes.
La velocità di caduta (V) - in moto uniforme - di una sfera di diametro d in un fluido è
γ -γ
proporzionale al quadrato del diametro: v= s w d2
1800η
s (g/cm ) = peso specifico del materiale della sfera;
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w (g/cm3) = peso specifico dell’acqua;


η (g sec/cm2) = viscosità cinematica dell’acqua = f(T);
d (mm) = diametro della sfera dimensione.
Piuttosto che nella determinazione della velocità di caduta dei grani, la prova consiste
nel misurare ad intervalli di tempo prefissati la densità r di una sospensione di
terreno (75 g) ed acqua opportunamente trattata.
Provvedimenti particolari consistono in:
o Adozione di un disperdente fino a formare una miscela con l’acqua distillata di
1 l;
o Controllo della temperatura;
o Correzioni per tenere conto degli errori di lettura e della presenza del disperdente
(che serve per evitare alle particelle di argilla mineralogicamente attive
eventualmente presente di aggregarsi).
Poi si immerge nella soluzione di acqua e terreno un galleggiante, dotato di un’asta
graduata sulla quale si legge, ad intervalli regolari e prefissati di tempo, di quanto è
emerso il galleggiante stesso.
Tale galleggiante si chiama aerometro e serve a misurare il peso specifico del liquido
all’interno del quale viene posto e viene utilizzato per misurare la velocità di
sedimentazione della materia solida.
Dopo aver eseguito la “scansione granulometrica” si costruisce la curva
granulometrica e si “nomina” il terreno a seconda delle componenti prevalenti che lo
compongono.

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NOMENCLATURA
Il terreno prende il nome della
frazione preponderante in peso, con
l’aggiunta di altri componenti
principali (in genere al più 3
componenti):
P* [5O% e 25%]= con + nome della frazione;
P*[25%e1O%]= nome della frazione + oso
P*[1O%e5%]=debolmente + n.d.f. + oso
se < 5% non viene considerata.
Un altro parametro sulla granulometria è il grado di uniformità, è il rapporto tra il
diametro corrispondente al 60% del passante e del 10%, più è vicino all’unità più la
curva è verticale (i.e. più è omogenea).
FORMA DELLE PARTICELLE – TERRENI A GRANA GROSSA

PLASTICITÀ
L’attività mineralogica delle “argille” può essere utilmente misurata, in maniera
indiretta, dalla capacità di un terreno di mantenersi formabile quando mescolato
con acqua distillata.
Per misurare tale capacità conviene far riferimento al contenuto di acqua del terreno:
w=Pw/Ps
con Pw= peso dell’acqua e Ps= peso della sostanza solida.

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L’idea nasce dalla considerazione che in natura un terreno a grana fina può trovarsi
in quattro stati molto differenti:
FRAGILE, SOLIDO, PLASTICO, LIQUIDO
i valori del contenuto di acqua (w) che separa i differenti stati sono indicati con il nome
di:
wR = limite di ritiro tra stato fragile e solido;
wp = limite di plasticità tra stato solido e plastico;
wL = limite di liquidità tra stato plastico e liquido.
TECNICHE SPERIMENTALI – WL
Per la determinazione del limite di liquidità si
utilizza la coppetta di Casagrande. Per la prova
necessitano 200÷300 g della frazione
granulometrica passante allo staccio 0.425 mm.
La stacciatura avviene per via umida ed il
passante viene lasciato sedimentare e
parzialmente “essiccato”.
La coppetta viene lasciata cadere su una base
metallica fino a quando il solco preventivamente
eseguito nel terreno non si chiude. Si leggono il
numero dei colpi necessari ed in base a questi il
limite di liquidità è un valore convenzionale.
Tale limite è un indice delle interazioni tra i
granelli; infatti se con molta acqua il solco
continua a non chiudersi vuol dire che le particelle sono molto attive ed hanno una forte
resistenza a taglio. Allora il limite di liquidità è utilizzato per classificare il livello di
attività mineralogica dei materiali.
TECNICHE SPERIMENTALI – WP
Per la determinazione del limite di plasticità, circa 20 g della pasta preparata per la
determinazione del wL viene ulteriormente essiccata (parzialmente) e si crea un
bastoncino di 3 mm di diametro che viene fatto rotolare su un foglio assorbente finché
non presenta delle crepe.
L’AMPIEZZA DEL CAMPO PLASTICO DIPENDE PRINCIPALMENTE DAL
VALORE DI wL, DEFINISCE L’INDICE DI PLASTICITÀ DEL TERRENO:
IP =wL – wP
PARTE DESTINATA ALLA CLASSIFICA n, , w
Individuare e misurare quantità in grado di fornire indicazioni sullo stato naturale del
terreno, per qualificarne il comportamento; devono permettere di prevedere negli
ordini di grandezza le proprietà meccaniche e di inquadrare le problematiche generali
associate alla realizzazione di opere d’ingegneria civile.

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o RAPPORTI TRA LE FASI:

Vw Vg
Gas
Acqua V=Vs+Vw+Vg
V
P=Ps+Pw

Vs
Particelle
o PESO SPECIFICO DEI GRANI:
Ps
S=γS =
Pw
o MISURA DELLA QUANTITÀ CORRENTE DEI VUOTI:
Vp = Vg + Vw
o POROSITÀ [INDICE DI POROSITÀ]:
Vp Vp
n= ×100 [e= ]
V Vs
o VOLUME UNITARIO [VOLUME DEL SOLIDO UNITARIO]:

Pori
n

Pori
e
1+e

e=n/(1-n) n=e/(1+e)
1

1-n

Solido Solido
1

o Per la descrizione dello stato di deformazione corrente di un elemento di volume


in geotecnica si adopera l’indice di porosità e, oppure il VOLUME SPECIFICO:
v=V/VS=1+e
MISURA DELLA QUANTITÀ CORRENTE D’ACQUA:
o CONTENUTO D’ACQUA:
w=Pw/Ps x100
o GRADO DI SATURAZIONE:
Vw w w
S= = =
Vp wmax γw ∙ e⁄γs
QUANTITÀ ASSOCIATE ALLA MASSA DELL’UNITÀ DI VOLUME:
o PESO DELL’UNITÀ DI VOLUME:
sat=P/V=(Ps+Pw)/(Vs+Vg+Vw)
N.B.: quando è riferito ad un terreno saturo (in cui V g=0) si suole indicarla con sat.
o PESO SECCO DELL’UNITÀ DI VOLUME:
d=Ps/V

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o PESO IMMERSO DELL’UNITÀ DI VOLUME (peso totale dell’unità di
volume alleggerito della sottospinta dell’acqua):
’= sat – w
o PESO SPECIFICO DEI GRANELLI:
s=Ps/Vs
Le quantità misurabili attraverso le indagini in laboratorio sono: s, , d, w; il resto
delle quantità le si ricava attraverso le relazioni tra queste quantità.
sat=P/V=(Ps+Pw)/(Vs+Vg+Vw)= s (1–n) + w n
PARTE DESTINATA ALLA CLASSIFICA n, , w – IN DICI SINTETICI DI STATO
Nei TERRENI A GRANA GROSSA la mutua interazione tra le particelle deriva da
forze di massa ed è esclusivamente di tipo meccanico; la struttura dipende dalla
forma dei grani, distribuzione delle stesse e grado di addensamento.
Una classificazione sulla pase del grado di addensamento è la seguente:
o SCIOLTO: meno punti di contatto tra le particelle, un minore incastro tra i
granelli, una maggiore quantità di pori, maggiore compressibilità,
ed una minore resistenza;
o DENSO: più punti di contatto, maggior incastro tra i granelli, minore quantità
di pori, minore compressibiltà ed una maggiore resistenza.
Il grado di addensamento lo si misura attraverso la DENSITÀ RELATIVA:
emax -e
DR = ×100
emax -emin
La classificazione è la seguente:
0 < DR < 15 MOLTO SCIOLTO
15 < DR < 35 SCIOLTO
35 < DR < 65 MEDIO
65 < DR < 85 DENSO
85 < DR < 100 MOLTO DENSO
Lo stato di addensamento tuttavia non si può determinare, in quanto sarebbe necessario
il prelievo di un campione indisturbato; come detto ciò non è possibile in terreni a
grana grossa, dunque è un parametro utilizzabile solo quando un tale tipo di terreno è
utilizzato come materiale da costruzione.
Nei TERRENI A GRANA FINA non vale più lo schema di distribuzione a sfere
ingrananti, infatti in tali materiali si vengono a creare degli squilibri delle cariche
elettriche e le sue particelle tendono ad adsorbire elettroni spaiati dalle particelle
d’acqua, le quali dunque diventano un tutt’uno con il terreno e non vengono espulse
a 110°.
Pertanto si intende il CM di terreni a GF dipendente dall’attività mineralogica,
dall’ambiente in cui si è formato nonché dalle vicissitudini subite.

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Se la disposizione è avvenuta in acqua dolce si avrà una struttura dispersa, elevata
compressibilità e bassa resistenza. Se è invece avvenuta in acqua salmastra la
struttura sarà raccolta, il banco sarà dotato dunque di una minore compressibilità e
maggiore resistenza.
I terreni a grana fina sono quasi sempre saturi, per questo motivo, per descriverne lo
stato di addensamento, si fa riferimento al contenuto d’acqua w e più precisamente
all’INDICE DI CONSISTENZA (fa riferimento all’ampiezza del campo plastico e
all’indice di plasticità):
wL -w wL-w
Ic = =
wL -wP IP
La classificazione è la seguente:
IC < 0 MOLLE (liquida)
0 < IC < 0,5 MEDIA (plastica) NORMALCONSOLIDATA
0,5 < IC < 1 MEDIA (plastica) SOVRACONSOLIDATA
1 < IC ALTA (solida) SOVRACONSOLIDATA

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