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SANTAMBROGIO

Opere esegetiche II/II
ABRAMO

introduzione, traduzione, note e indici
di
Franco Gori

Milano Roma
Biblioteca Ambrosiana Città Nuova Editrice
1984

INTRODUZIONE

Cenni generali

N el De A braham A m brogio offre di sé u n ’im m agine forse più
com pleta che in qualsiasi altra singola opera. T rattando di un
m edesim o soggetto, egli m ostra la sua ben nota inclinazione alla
predicazione m orale e dà prova delle sue doti di grande esegeta
detta Sacra Scrittura.
Sull'autenticità non esiste alcun dubbio. I due libri del De
A braham certam ente sono com presi da Cassiodoro fra i sette cono­
sciuti con il titolo De p atria rch is 1 e degli stessi si fa esplìcita m en­
zione nel De Io s e p h 2.
Come p er la m aggior parte delle altre opere am brosiane, il
problem a della datazione rim ane insoluto e fra gli studiosi sem ­
bra essersi diffusa in proposito una certa rassegnazione. In effetti
la ricerca di p u n ti di riferim ento esterni è stata finora infruttuosa
e il tentativo d i utilizzare gli elem enti offerti dalla lettura del­
l’opera non ha dato risu ltati precisi, anche perché si è scontrato
con l’incertezza che circonda quasi tu tta la produzione del Vesco­
vo milanese. In Abr. I I 1, 1 3 si rinvia a De p arad iso 2, 11, la cut
com posizione risale al periodo im m ediatam ente successivo all'ele­
zione episcopale e perciò è situata nel 375 o, al più tardi, nel 377.
I l riferim en to di Abr. / 5, 3 3 4 a De excessu fra tris I I 96 potrebbe
m eglio precisare il term ine p o st quem se fo ssim o certi che l’ora­
zione fu n eb re è stata pronunciata, o p iu tto sto redatta, nel feb ­
braio del 378, m a n em m eno questa data è s ic u r a 5. Scartata l'ipo­

1 C ass., inst. diu. litt. 1 (ed. Mynors): item sanctus Ambrosius de patriar­
chis septem libros edidit.
2 Ioseph 1, 1 (CSEL XXXII/2, p. 73, 5-9): de quibus [se. Abraham, Isaac,
lacob] cum frequens tractatus fuerit, hodie sancti Ioseph historia occurrit...
iustum est igitur ut, cum in Abraham didiceritis impigram fidei deuotionem...
3 Maxime cum iam in Adam intellectus profundioris exordia degustari-
mus.
4 Ambrogio accenna rapidam ente all’interpretazione trinitaria di Gen 18, 2
e subito aggiunge: haec alibi plenius.
5 La datazione più tarda (378) di exc. fr. è proposta da O. F aller , S. Am ­
brosii Opera, pars VII, Vindobonae 1955 (CSEL LXXIII) p. 88* ed è condivisa da
A. P aredi, Sant'Ambrogio e la sua età, Milano I9602, pp. 531 e 540; cf. anche
M. I h m , Studia Ambrosiana, in « Jahrbucher fiir class. Philol. », Suppl., 17
(1889), p. 37. Per il febbraio 375 si è espresso, invece, J.-R. P alanque , Saint
Ambroise et l'empire romain, Paris 1933, pp. 488493; cf. anche F .H . D udden ,
The Life and Times of St. Ambrose, II, Oxford 1935, p. 711.

10 INTRODUZIONE

tesi dei M aurini che, senza alcun plausibile fondam ento, hanno
suggerito Vanno 3876, gli stu d io si m oderni inclinano ad accettare
l’opinione di J.-R. Palanque che, p u r consapevole della m ancanza
d i solidi argom enti, indica p er la com posizione del De A braham
gli anni 382-3837. L ’uso sistem atico di Filone (nel secondo libro)
e l’influsso di concezioni filosofiche stoiche fanno ritenere che l’ope­
ra sia da accostare ai p rim i scritti eseg etici8.
Quanto all'argom ento, il secondo libro appare a prim a vista
com e u n duplicato del prim o, m a per quanto riguarda il m etodo
esegetico, il con ten u to dottrinale, i destinatari e probabilm ente,
com e vedrem o, anche la fonte, i due libri sono prófondam ente
diversi.

Il p rim o libro

Il prim o è co stitu ito da s e r m o n i9 che, se pure hanno subito
qualche ritocco al m o m en to della pubblicazione 10, m ostrano chia­
ram ente i segni dell’esposizione orale rivolta ai ca te c u m e n i11. Ha
per soggetto la vita di Abram o, dalla vocazione alla m orte. L ’im po­
stazione rispecchia la personale inclinazione del V escovo m ila­
nese per l’a ttività pastorale ed è determ inata dall'opportunità peda­
gogica di offrire un m odello di vita cristiana ai candidati al batte­

6 I . K ellner , Der heilige Ambrosius als Erklàrer des alteri Testamentes,
Ratisbonae 1893, p. 98, indica il periodo pasquale dello stesso anno; cf. anche
W . W ilbrand , Zur Chronologie einiger Schriften des heil. Ambrosius, in
« Historisches Jahrbuch der Gòrres-Gesellschaft », 41 (1921), p. 6 (tra il 387
e il 389); per lo stesso periodo si pronuncia K. S c h en k l , CSEL XXXII/1, p. XII.
7 J.-R. P alanque , Saint Ambroise..., pp. 509 s.: la mancanza nell’opera di
allusioni a difficoltà e problem i del momento (frequenti negli altri trattati)
induce a pensare a un periodo di tranquillità nell’im pero, come quello im­
m ediatam ente precedente la m orte di Graziano avvenuta nel 383.
8 La distinzione in due periodi della produzione am brosiana è di E. D ass -
m a n n , Die Fròmmigkeit des Kirchenvater Ambrosius von Mailand, Miinster
(Westfalen) 1965, trad. it., a cui mi riferisco: La sobria ebbrezza dello spirito,
Varese 1975, pp. 21 s. Lo studioso indica tre fattori che caratterizzano il
passaggio dagli scritti giovanili a quelli più tardi: « l’apertura di Ambrogio
a Origene, la scoperta del Cantico dei Cantici e il confronto con il neopla­
tonismo » (ibid.); a proposito del De Abraham scrive: «Aspetti formali e
contenutistici rim andano chiaram ente al prim o periodo » (ibid., p. 28). Biso­
gna però osservare che il quadro delineato dal Dassmann è, forse, eccessi­
vamente schematico. In particolare si dubita che Abr. I dipenda da Filone
(si veda più oltre). Per la cronologia si veda anche F.H. D udden , The Life...,
p. 682.
9 Data la sua notevole estensione è difficile che il libro sia Costituito da
un unico sermone. J.-R. P alanque, Saint Ambroise..., p. 440, pensa che le
prediche siano almeno due e individua l’inizio della seconda nella frase
iniziale del § 32: Diximus de Abrahae deuotione ac de fide, de prudentia
iustitia charitate castimonia: nunc de hospitalitate dicamus.
10 È evidentemente u n ’aggiunta redazionale l’espressione iniziale: Abra­
ham libri huius titulus est (I 1, 1).
11 Cf. I 4, 23: quoniam cum his sermo est qui ad gratiam baptismatis
nomen dederunt; I 4, 25: sed et uos moneo, uiri, maxime qui ad gratiam
baptismatis tenditis; I 9, 89: fortasse audientes haec, filiae, quae ad gratiam
dom ini tenditis.

INTRODUZIONE 11

sim o l2. L ’esegesi, perciò, si m antiene costantem ente e volutam en­
te sul piano m orale e parenetico e l’esposizione vuol essere sem pli­
ce. Il co m m en to di Gen 12, 1 - 25, 8 è pressoché sistem atico: dei
versetti non citati alcuni sono riferiti sinteticam ente, altri sono
richiam ati p er allusione, i pochi trascurati sono quelli che m eno
si adattavano all'orientam ento preannunciato e giustificato nel
proem io l3. A m brogio prende a esem pio la R epubblica di Platone
e la Ciropedia d i Sen o fo n te — ai quali però non risparm ia osser­
vazioni polem iche — p er spiegare che egli intende delineare, se­
guendo l’insegnam ento della Sacra Scrittura, l’ideale cristiano, una
sorta di « Ciropedia » cristiana per i suoi discepoli. A bram o è con­
siderato nel suo interiore dinam ism o di uom o devoto a Dio. Il
term ine di riferim en to del progresso spirituale del patriarca è il
suo peregrinare terreno. Dal paganesim o e dalla superstizione dei
Caldei avanza, in un cam m ino faticoso m a continuo, verso Dio.
Le tappe di questo viaggio di perfezione sono le virtù I4. La deuotio,
intesa com e obbediente e fiduciosa adesione a Dio, è la v irtù fon­
dam entale che caratterizza fo rtem en te la personalità di Abram o 15.
Egli ne dà prova nelVeseguire prontam ente il com andam ento di
Dio quando gli viene ordinato di abbandonare la sua terra e la casa
paterna. Perciò anticipa coi fa tti la m assim a dei sette sapienti:
étou tì’ey (« segui Dio » ) 16. Il viaggio in E gitto e il com portam ento
del patriarca in quella terra dom inata dal vizio sono altri esem pi
di d e v o zio n e17. In stretta connessione con la prim a delle virtù
sono la f e d e 18 (A bram o credette che Cristo si sarebbe incarnato
nella sua discendenza) e l’o b b ed ien za 19 (A bram o era disposto a
sacrificare il figlio Isacco per obbedire a Dio). Altre virtù — e
fra queste alcune che p o trem m o definire sociali — sono: la sag­
gezza di A bram o nella spartizione del p a trim o n io 20, il suo disin­
teresse e la sua abnegazione nel soccorrere e liberare dalla schia­
vitù il nipote L o th 21, l’o sp ita lità 22. L ’insegnam ento m orale tiene
conto delle abitudini degli uditori, perciò il co m m ento si arric­

12 S u l l a c a te c h e s i m o r a l e a i c a te c u m e n i s i v e d a n o V. M o n a c h in o , S . Ambro­
gio e la cura pastorale a Milano nel secolo IV , M ila n o 1973, p p . 63-68;
B . P a ro d i, La catechesi di Sant’Ambrogio. Studio di pedagogia pastorale,
G e n o v a 1957, p p . 98-109: « P o s s ia m o q u i n d i s e r v ir c i d i q u e s t o lib ro p e r
c o n o s c e r e l a t r a m a d e l p e n s i e r o f o r m a ti v o - d i d a t tic o , s u c u i A m b r o g io sv o l­
g e v a a b i t u a l m e n t e la s u a c a te c h e s i m o r a le » (ibid., p . 100).
13 Cf. I 1, 1-2.
14 Cf. I 3, 10: primas igitur sibi partes iusto ordine uindicauit deuotio.
Videamus et ceterarum uirtutum gratia; I 5, 32 (l.c. alla nota 9).
15 Cf. I 2, 3: ea enim uirtus [se. deuotio] ordine prima est, quae est fun­
dam entum ceterarum; Ioseph 1, 1: cum in Abraham didiceritis impigram
fidei deuotionem...
i« Cf. I 2, 4.
17 Cf. I 2, 6-9.
i» Cf. I 3,20 - 4,31.
i» Cf. I 8, 66-79.
20 Cf. I 3, 11-14 (ibid., 11: ipsa quoque cuiusmodi esse debeat diuisio
patriarcha edocet).
21 Cf. I 3, 15-19.
22 Cf. I 5, 32.

12 INTRODUZIONE

chisce di riferim en ti alla vita concreta, di pratiche e, a volte, m inu­
te esem plificazioni in fo rm a dialogica23.
In particolare rilievo, sem pre in Abr. I, sono poste le virtù
che riguardano la vita m atrim oniale. L ’uditorio doveva essere for­
m ato p er lo più da giovani, considerato che diversi paragrafi con­
tengono una vera e propria catechesi preparatoria al m a trim o n io 24.
A m brogio vede nella decadente morale della fine del I V secolo, da
cui era inform ata la m entalità com une, un ostacolo da affrontare
con grande vigore p er stabilire nella coscienza dei catecum eni net­
ti confini fra lecito e illecito, specialm ente in tem a di vita m atri­
moniale. Al vuoto m orale si accom pagnava in quel periódo di tran­
sizione u n certo disorientam ento dovuto alla contraddizione fra
la perm issività della norm ativa giuridica pagana e la dottrina m o­
rale cristiana che gradualm ente accresceva la sua influenza. L ’at­
teggiam ento del nostro A utore di fro n te al diritto m atrim oniale e
fam iliare rom ano è analogo, com e vedrem o, a quello che egli assu­
m e verso la filosofia pagana: si avvale di quanto ritiene conciliabi­
le con la visione m orale cristiana, respinge o corregge ciò che è
contrario. L ’adulterio e il concubinato sono i vizi più frequente­
m ente b o lla ti25. Il divorzio è assim ilato all’adulterio, m a è giudica­
to d elitto ancor più g ra v e26. È significativo il fa tto che diversi sono
i passi del De A braham inseriti nel D ecretum G ra tia n i27.

Il secondo libro

Il soggetto del secondo libro è ancora la vita di Abram o, dalla
vocazione alla prom essa del figlio Isacco (Gen 12,1 - 17,21). Sono
om essi l’episodio della cacciata di Agar e della nascita di Ism aele
e qualche altro versetto. Fin dalle prim e b a ttu te A m brogio indica
chiaram ente quale sarà l’im postazione del secondo tr a tta to M. Lo

23 Cf. I 5, 41: Abraham stabat et tu prim am accubitationis partem occu­
pas; I 7, 63: le donne sono esortate ad allattare i propri figli.
24 Cf. I 2, 6: le qualità della sposa; I 9, 84: condizioni per un buon
matrimonio; I 9, 91: consigli per il fidanzamento.
25 Cf. 1 2, 7: condanna del concubinato; I 2, 8: anche certi animali osser­
vano la fedeltà nell'accoppiamento; I 3, 19: dal concubinato nascono figli
che non possono ereditare; I 4, 23: l’adulterio di chi è ancora pagano è
scusabile, m a inammissibile per chi è stato catechizzato e divenuto cristiano;
I 4, 25: contro la m entalità e il costume del tempo, tollerati dal diritto rom a­
no, Ambrogio afferma che m arito e moglie, allo stesso modo, sono tenuti ad
osservare la fedeltà e la castità matrimoniale; I 7, 59: aduertimus adulterium
diuino iudicio m orte puniri; l’adulterio — dell’uomo come della donna —,
il divorzio, ogni unione fra uomo e donna al di fuori del m atrim onio legit­
tim o sono delitti contro il ius coniugii, sono grave peccato contro Dio;
I 7, 65: con straordinaria fermezza sono difesi l’unità del m atrim onio e i
diritti dei figli legittimi (cf. anche I 4, 26).
26 Cf. I 7, 59: non licet tibi uxore uiuente uxorem ducere. Nam et aliam
quaerere, cum habeas tuam, crimen est adulterii hoc grauius...
27 Sugli excerpta di Ambrogio nel Decretum Gratiani si veda J. G au -
d em et , L’apport de la patristique latine au Décret de Gratien en matière de
mariage, in « S tudia Gratiana », 2 (1954), pp. 48-71.
» Cf. II 1, 1.

. si respingono M. diven­ ta sim bolo della m ens. e ascesa verso la perfezione rappresentata dalla sapienza. È m essa da parte la trattazione m oralis sim plex per referre a d altio ra sensum . sondem auch die durch Christus erlangte wahre Heilserkenntnis im Glauben. De Isaac und De bono m ortis.W. assai p iù com une nella tradizione cristiana an- tic a 31. dass es sich um keine rein philosophisch zu ver- stehende Begriffe handelt. nota 131: « Ambrosius unterscheidet klar zwischen "m ens” und "spiritus". S e ib e l . und "inrationabile” hat im m er auch einen Bezug auf die siindige Seele. evidentem ente. ma avrebbe fatto bene a dedicare qualche considerazione al problema. Lampe. Dicia­ m o su b ito che non si tratta. obwohl sie verschiedenes bedeuten ».H.. . Hand- konkordanz zum griechischen Neuen Testam ent. s. Fleisch und Geist beim heiligen Ambrosius. Das Fròmmigkeitsbild des hi. Certi term ini: m ens (voù'J. Fleisch und Geist. ove filosofia e pensiero cri­ stiano si incontrano e nello stesso tem po si distinguono o. che non è am biguità. u. Oxford 1961. Tiibingen 1947. 176. svuotati del loro significato originario corrispondente a pure categorie filo­ sofiche e arricchiti d i connotazioni sem antiche proprie del pensie­ ro neotestam entario e p a tristic o N.. rationalibilis/inra- tionabilis (Xoyixòq/akoyoq ecc. cioè della parte razionale dell'uom o. S e ib e l . u. 30 Perciò l’equivalenza mens = spiritus. presumibilmente perché la lingua tedesca non gli offriva altra possibilità. A Patristic Greek Lexicon. S tuttgart 19732. Inaugural-Dissertation.T. per il N. S tenger . com e spesso accade. S chm oller .. m a più frequente e am pio inserim ento d i tem atiche filosofiche. "Ratio­ nabile” besagt daher nicht n u r die verniinftige Anlage der Seele. 30. Ma il satto è evidente. W. Ambrosius nach seìnen Schriften De Abraham. INTRODUZIONE 13 scopo del proem io non è solo quello di m ettere sull'avviso il letto­ re del nuovo orientam ento. alm eno in parte. im Glauben gegriindete Erkenntnisfàhigkeit eingebiisst hat ». Abram o. che qualche studioso sembra supporre. s. fu nge da cerniera. cosi il concetto — o è più esatto parlare di espressione ver­ bale? — d i u ir sapiens (aoyòq) sostituisce quello di u ir perfec­ tus fàvfjp-céXeioq). Ma non tu tto il libro è facilm ente riconducibile a queste linee di fondo. è una semplificazione di comodo da evitare. da m odello di quel­ le virtù che ogni cristiano deve quotidianam ente praticare. die die wahre. grosso m odo. G. usa di solito la parola « Geist ». p. al paragrafo 44. a meno che non ci si riferisca a luoghi precisi ove Ambrogio con m ens intende la mens spiritalis. p. m a anche quello di sostenere una cer­ ta continuità e unità del tutto. cioè dal corpo dai sensi dalle passioni. S . Miinchen 1958.. D unque l'uscita di A bram o da Charra e il suo peregrinare di regione in regione significano progressivo distacco dall’irrazio­ nalità. daher sind beide Worte schlecht genau ins Deutsche zu iibersetzen.. A. TÉXeiog e. che sostengono una certa unità di pensiero fino. Cosi la polisem ia della parola. Come m ens prende il posto della nozione paolina di spiritu s.. TéXeioj. In seguito Am brogio prosegue in m odo più discontinuo. di un orientam ento razionalistico e n em m en o di acritica assunzione della term inologia filosofica greca. Ciò significa non solo esegesi allegorica. 31 Sull'uso di àvVip TÉXeiog si vedano. come puntualm ente fa W. Ciò è do­ 29 Cf. nota 121: « Zum Verstandnis der Begriffe "rationabile” und "inrationa- bile” muss beachtet werden. Sie sind im m er a u c h religiòs gemeint. Beide miissten m it "Geist" wiedergegeben werden. che pure Am brogio dim ostra di cono­ scere. sono. p er la patristica.

S c h e n k l. Saint Ambroise. due elem enti co stitu tivi dell’uom o. ritiene che Abr. Saint Ambroise devant l’exégèse de Philon le Juif.. m a pre­ sumibilmente quella minoranza. cui è lim itata la circolazione dei testi scritti ». In più di un luogo p er com prendere lo sviluppo incerto ed ellittico dei pensieri di Am brogio bisogna ricorrere al corrispondente passo di Filone. nota 176. S av o n . Paris 1974. se in Filone la fra m m en ta ­ rietà aveva una giustificazione net genere letterario delle quaestio­ nes. p. so tto il profilo um ano. Ma. S i dovrebbe pensare che l'eventuale rielaborazione dell’esposizione orale in vista della pubblicazione sia stata cosi radicale da non lasciare indizi dell’originale carat­ tere oratorio. In I 3. In I I 6. Penso che l’osservazione di H. Atti del Con­ gresso intem azionale di studi ambrosiani. D e Vivo. S c h en k l . II: « On saisirait mieux l'unité qui se cache derrière cette diversité quelque peu paradoxale si l’on pouvait entre- voir par quelles démarches et dans quelle intention ont été créées ces oeuvres souvent déconcertantes et pour lesquelles nous avons parfois du mal à imaginer un public ». « De Abraham » I. 2. m a anche anta­ gonisti fra loro ("sic et m ens bona a praecipiti et dem erso inratio- 32 Le Quaestiones in Genesim di Filone. p. che è povera per entram ­ bi i libri. 10 la decisione di A bram o di separarsi da L oth è giudicata. anche G. valga a maggior ragione per Abr. Nota ad Ambrogio. Paris 1977. culturalm ente qualificata. CSEL XXXII/1. Saint Ambroise et la philosophie. alm eno esteriorm ente. riferita in generale ai tra tta ti esegetici di Ambrogio. in m odo pedissequo. com e p u n to di riferim en to p er la loro condotta ( nonne m elius est em igrare cum g ra tia q u am coha­ b ita re cum d isco rd ia?). 55.. Per Abr. già applicato da Filone. 4. II sia un trattato : « Aucu- ne indication de style parlé ne vient interrom pre cette dissertation parti- culièrem ent abstruse. m entre J. 33 È l’opinione di K.. Milano 1976. p u r supponendo che siano sta ti pronunciati di fronte a un pubblico più preparato. Sono num erosi i passi della Genesi ai quali è applicata la du­ plice interpretazione: quella m orale nel prim o libro. inverosim ile che anche Abr. I. Scegliam o com e esem pio Gen 13. com e una scelta opportuna e perciò è propo­ sta agli uditori con quel giudizioso tono pedagogico caratteristico della predicazione am brosiana. Abram o e L o th rappresentano rispettivam ente la razionalità e l’irrazionalità. in A m brogio appare m eno sopportabile. * Cf. 8 s. I I sia di non facile lettura è dim o­ strato anche dalla tradizione m anoscritta. P a la n q u e . non vi è alcun riferim ento all’uditorio. 32 it centro di interesse non è la vita. 242: « Il pubbli­ co non è più l’eterogenea com unità dei fedeli che accorre in chiesa... p. I. remplie de citations grecques que l'auteur ne traduit pas imm édiatement ». in Ambrosius Episcopus. D iversam ente da Abr. dunque. La lettura è resa ancor più faticosa da alcune difficoltà e oscurità del testo. p. p. 35 II metodo esegetico largam ente dominante nel secondo libro è quello allegorico in senso ampio.14 INTRODUZIONE vuto all'influsso del m o d e llo 32 che il nostro A utore segue. II cosi si esprim e A. M a- d e c . K. m a la natura d ell’uom o: l’interpretazione diventa filosofica.-R. l’interpretazione mistica — cioè lettura del testo sacro in rapporto al m istero di Cristo. m a ancor più ristretta per il secondo M.. I I sia form ato da s e r m o n i33. quella alle­ gorica o m istica nel se c o n d o 3S. Sem bra. Del resto che Abr. di cui si parlerà più oltre. cf. encomblée de discussions étymologiques. 9. . 44. CSEL XXXII/1. p. alla Chie­ sa e alle grandi verità della fede — è meno frequente. LXVII. XXVI.

L e w y . alcune indicazioni si possono trarre anche da E. già letto e am piam ente utilizzato da Am brogio nei p recedenti scritti. D a ssm a n n . 37 Cf. 53. L ’usage de Philon dans l'oeuvre exégétique de saint Ambroise. 23 ss. La separazione di A bram o da L oth significa. S tenger . 1. per il De Abraham si veda S .. E sso si distingue dal secondo anche p e r quan­ to riguarda la fonte. Berlin 1932. L u c c h e s i . non poteva non lasciare trac­ ce di sé in questo co m m ento della Genesi. pp. II 8. a volte. è certam ente il più am brosiano dei due. 26): iam enim non ex parte. pp. 30-36 e 65-68. II 5. E.. I 1. O vviam ente la p rim a ipotesi da controllare è quella di un'influenza di Filone..) possono fa r credere che l'ideale proposto da Ambrogio sia quello di una netta separazione fra ratio­ nabile e inrationabile. dovendosi adeguare alle e genze della catechesi m oralis e t sim p le x 37. Quando i trattati di Filone utilizzati sono più di w Passi come questo (cf. philos. Cristo ha operato perché il cristiano possa com porre questo naturale contrasto in un ordine armonico (II 6. S e ib e l . I (4. perciò rinvio allo studio specifico di W. La divergenza fra i diversi passi — che non può essere negata — dipende forse dalla mancanza di organicità in quest’opera e anche dal­ l’influenza della fonte che non è uniform em ente continua e che Ambrogio non sempre filtra con attenzione alla coerenza del proprio testo. Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften. Si pone dunque il problem a di tracce dualistiche in Ambrogio? Non è possibile affrontare questo argomento lim itando l’indagi­ ne al De Abraham.). 56).. M it einem Anhang: Neu gefundene grie- chische Philonfragmente. 51. sed totus homo saluatur in corpore. Come più volte è stato osservato.. 27-28). Frequentem ente egli indica qual è l’esito della lotta fra i due antagonisti: la m ente saggia domina e governa il corpo i sensi le passioni (cf. INTRODUZIONE 15 nabilium lapsu secern at se ac separet.. II 10. dunque... Ma — questo è il p u n ­ to — è possibile identificare una precisa opera di Filone com e m o­ dello di Abr. Une « Quellen- forschung » relative aux commentaires d'Ambroise sur la Genèse.. volutamente sot­ tolineata per esprim ere con più efficacia il sacrifìcio che esige lo slancio ascetico della m ens verso la perfezione e la sfera dello spirito (cf. I? La ricerca di un preciso m odello è m etodologica­ m ente giustificata dal m odo di procedere di Am brogio nell’utiliz­ zazione delle fonti. Il grande com m entatore ales­ sandrino dei libri del Pentateuco. La sobria ebbrezza. Neue Philontexte in der Vberarbeitung des Ambrosius. 77. II 11. 8. Le fonti Il p rim o libro del De A braham . Leiden 1977.. Dos Frómmigkeitsbild.. H. saluatur in anima.. anche II 8. Particolarmen­ te illum inante è l’espressione che troviamo nel meno filosofico Abr. negli scritti esegetici e particolarm ente in quelli filoniani il nostro A utore sce­ glie di volta in volta un unico e ben preciso m odello per seguirlo sistem aticam ente com e canovaccio38 da m odificare e adattare alle proprie finalità. 46.-historische Klasse. p. Fleisch und Geist. . pp. 25 s. che l’uom o razionale e spirituale si libe­ ra dall’attrattiva delle cose sensibili e m a teria li36. 38 È il cosiddetto « Einquellensistem »: cf. 19-20: m erito diues quia regebat sensus inrationabiles. Qui basterà ricordare che non sempre Ambrogio descrive il dissidio fra parte razionale e irrazionale come u n ’an­ titesi incomponibile. 79).. D’altra p arte la separazione da tu tto ciò che è terreno è.

che rinviano a luoghi diversi di più trattati.. 46 Cf. W u t z . Ambrosius. Milano 1978.8.10 . F. e che Abr. S c h en k l . I nelle Q uaes­ tiones in Genesim d i Filone. in Gen. L e w y 42 ha creduto d i identificare la fo n te di Abr. H. 12: in principio et ipse im perfectior. pp. né il co ntenuto nel suo insiem e può essere assim ilato al pensiero di F ilo n e45.. La tesi non può essere a cc o lta 46.. TU 41. Philonis Judaei paralipomena Armena. W ilbrand . Abr. 23 ss .P . La certezza di q uesti rinvìi è. W end - land . I 2. p. L'incertezza non annulla. 337-350. 1 -A .16 INTRODUZIONE u n o 39. S ch e n kl troviam o una ventina di riferim en ti a Filone. 1. II. XV. cioè. nonnum quam sane dubitari potest quem locum re uera respexerit. 41 Cf. A u c h er . I inizia il commento da Gen 12.. in Gen. la rappresentazione di Abramo nella sua um ana fragilità non trova rispondenza nelle opere deH’Alessandrino. I-VII. I I dipende senza alcun dubbio da quaest. 1-2.. 42 H. m en tre i paragrafi successivi (da 23 in poi) corrispon­ derebbero ai libri I I I e I V delle stesse Q uaestiones armene. K . L’usage de Philon. I 3. Ora nell’apparato del­ l’edizione di K.6. del resto. 278.6). 22 dipen­ derebbe da una parte p erd uta delle Q u aestio n es43 situata origina­ riam ente fra i libri I I e II I.. Venetiis 1826. I l hanno. Berolini 1896-1930. precisam ente: Abr. in Gen. Hieronymus.F. Neue Philontexte. tuttavia. W endland . Ma è la notevole diversità di m e to d o esegetico — inter­ pretazione dei n o m i a parte — che rende problem atica la suppo­ sizione di una m edesim a fonte. L. cf.. 22: non superioris cuiusdam naturae ac substantia fu it Abraham. I. . posta in dubbio dallo stesso editore. cf. III-IV in 39 Come nel caso di De Cain et Abel. Bisogna però rico­ noscere al Lewy il m erito di aver indicato la parte perduta di quaest.. I 4. Untersuchungen zum « Liber inter­ pretationis nom inum Hebraicorum » des hl. com e si è detto. 45 Per esempio. 48 ( = Gen 12. A questa convinzione il L ew y è stato probabilm ente indotto dalla considerazione che Abr. nota 4. 10 (1912). C oh n . anche perché le tracce d i quaest. libri uidelicet quattuor in Genesim. E. nunc prim um in Latinum fideliter translata per. cf. lo sono consecutivam ente: non si costata mai. II 1. 44 J. Philonis Alexandrini opera quae supersunt. I e Filone non possono essere casuali. Ciò che non si può dedurre è la dipen­ denza diretta. P izzolato . libri duo in Exodum etc.. 43 Le quaestiones perdute riguardavano Gen 10. che sono conservati in una versione armena**.. la loro validità. sovrap­ posizione o m escolanza d i m odelli diversi.15. 5: uide quomodo promisso tam quam frequenti inualidum adhuc inform et.1 . E. con­ siderata l’am piezza d i Abr. I e Abr. L u c c h e s i . come fonte di Abr.15.1 . Al riguardo si deve osservare che sono troppo pochi. m o lti passi paralleli. Leipzig 1914-1915.. in L. opera hactenus inedita ex Armena uersione etc. L ’usage de Philon. L u c c h e s i . 1 1 . in « Biblische Zeitschrift ». L e w y . Pertanto ai riferim enti dello Schenkl se ne possono aggiungere altri. CSEL XXXII/1. p. pp.. P .B. W. 40 Si è anche pensato che Ambrogio per l'interpretazione dei nomi abbia usato un onomastico fra i tanti che circolavano in quel tempo. La dottrina esegetica di sant'Ambrogio. pp. sed unus e numero et fragilitate uniuersorum hominum. p. 47. cui non è sfuggita la tendenza di Filone a ripetersi freq u en tem en te nei diversi tr a tta ti41. nel senso che essi dim ostrano che certe corrispondenze fra Abr. 31 ss. nota 1: cum Philo saepius binis uel etiam pluribus locis easdem res tractauerit. Onomastica sacra. che la m aggior parte dei riferim enti riguarda l’interpre­ tazione dei n o m i eb ra ici40. Die Deutungen des bibli- schen Eigennamen beim hi. p. XIII.

p .. 53-80. 15. In nota ai singoli luoghi riferirò le osservazioni del Lucchesi. S avon.. tali rinvii. si Ambroise avait eu véritablem ent sous les yeux tels écrits du juif alexandrin » (p. 50 Da registrare le obiezioni — m a appena accennate — alla tesi del Lucchesi di H. m en tre nella versione arm ena di quaest. c o n v i n c e n te K . m a non si intende con essi provare la dipendenza di Abr. 59-62: « On rem arquera des contacts surprenants avec Philon en mème temps que des divergences inex- plicables. perché. e che all’interno di questioni prese a m odello trascuri alcune riflessioni che dovevano apparirgli stravaganti e ne m odifichi altre. nota 40. ma una fo n te interm edia: te cosiddette Omelie m istiche di Origene. pp. s e m b r a p r e a n n u n c i a r e l a c o n c lu s io n e . II. p e r c i ò . rare e ben lungi dal dim ostrare una dipenden­ za diretta. II s i a r i m a s t o in c o m p le to . 48 E. I l i 1. A m brogio pren­ de in considerazione Gen 12-17. Allo stato attuale delle ricerche il problem a della fo n te di Abr. 7. però. non si fa alcun riferim ento a Abr. troviam o che i riferim en ti a quaest. Schenkl. li ho integrati con altri. I 4. come ho già detto. in Gen.. I l fa tto . Se scorriam o l'apparato di K. 10 . III-IV non sono più num erosi né significativi d i quelli ad altre singole opere di F ilo n e47. L u cch e si49. I da questo o quel trattato di Filone. p. sono. S c h en k l ( C S E L XXXII/1. l a p a r t i c o l a r e c o n ­ c is io n e d e g li u l t i m i p a r a g r a f i . m anca il co m m ento di Gen 10. Una fo n te cristiana. L'usage de Philon. in Gen.. I l i 21-43 e p iù oltre qualche altra quaestio.. a volte lo traduce letteral­ m ente.. Il secondo libro del De A braham è chiaram ente filoniano. L ew y* \ che li considerava solo com e u tili tracce p er risalire alle Q uaestiones di Filone. INTRODUZIONE 17 Abr. a n z i. I n ogni caso alla luce di questo studio acquistano maggiore rilevanza i riferim en ti a Origene suggeriti da H. In altre parole rispecchia nel m etodo. pp. . in Gen. non solo p er il carattere dell’esegesi m a anche per la stru ttu ra della com posizione. ove ho creduto opportuno.. o v e i r i f e r i m e n t i a l t e s t o b ib li c o s i s u c c e d o n o r a p i d a m e n t e .. com e è stato detto. com e sem bra richiedere il tenore del­ l’esegesi di Abr. A m brogio avrebbe seguito non Filone. 60). È interessante notare che Abr. 51 H . nel contenuto e nell'ordine interno le quaest. in Gen.. 52 N o n è . 29. c h e h a a n c h e u n a s o r t a d i c la u s o la n e l l ’a c c e n n o e s c a to lo g ic o a l iudicii ignis.15. I. M eri­ ta tuttavia a tten ta considerazione la tesi difesa nel già ricordato lavoro d i E. E. è perduto. I. che egli o m etta interam ente quaest. sono giustificati. corrispon­ dente p er A m brogio a Abr. tuttavia. I non può essere considerato definitivam ente risolto. 6.. Saint Ambroise. L u c c h e s i . quindi. è già un prim o indizio *1 Nelle note di questa edizione ho riportato tu tti i riferim enti del­ l’apparato di K. I I 8. Schenkl e. Am brogio lo segue quasi sistem atica- m ente. p er Filone a quaest. L e w y .. L ’usage de Philon.. I I term ina con la fine del I I I libro delle Q u aestio n es52. di Filone. Perciò il parallelism o può essere controllato solo a partire dal co m m en to di Gen 15. dove. XXVIII) q u a n d o p e n s a c h e Abr. p . Neue Philontexte. R ecente­ m ente gli uni e gli altri sono sta ti rim essi in discussione da E. L u cch e si48. in Gen. P urtroppo le Omelie m istiche sono perdute e l’ipotesi d ifficilm ente potrà trovare una sicura c o n fe rm a 50. 23 ss. p er lunghi tra tti lo parafrasa. 49. L u c c h e s i .

Recentemente E. u n ’attenta considerazione del secondo libro ci porterà a individuare alcuni caratteri di fo n d o che lo ricollegano al p rim o e a riconoscere an­ che la sostanziale autonom ia di A m brogio dal proprio modello. m a anche per definire le linee della sua esegesi. C i r i l l o (Glaphira). K. in Gen.. ha elencato una serie di ragioni per dim ostrare che la lacuna delle Quaestiones filoniane. disponendo di un m anoscritto che risaliva a una tradizione migliore rispetto a quella da cui dipende il testo armeno. a tale scopo si serve delle concordanze del De Abraham con i fram ­ menti greci di tali quaestiones e con altri autori antichi debitori di Filone: O r ig e n e (hom . relativa a Gen 10. 42-46.60. A m brogio è perciò considerato un im portante testim one delle Q uaestiones perdute. 57 Esistono su questo argomento numerosi e im portanti studi.. S ch e n kt 54( a proposito detta prim a parte di Abr. particolarm ente da m igr.F . L u c c h e s i. Berlin 1973. Si deve quindi esclu­ dere che Ambrogio abbia usato l'antica versione latina delle Quaestiones. in Gen. 48. Cosi si attenuerà quel senso di ripulsa che suscita ad un prim o sguardo q uesto testo diseguale e. pp. 58 Cf. T e o d o re to (quaest. 11. cf. essendo lim ita to al solo I>e A braham . T U 113.. A bram o è rappresentato com e un profeta che ha la visione del m istero di Cristo e della C hiesa58: il progresso della m en te ver­ so la sapienza è concom itante alla progressiva rivelazione dei fu ­ 53 Sull’argomento si tornerà più oltre. di volta in volta.48). L ’usage de Philon. gli elementi per valutare dipendenza e autonomia. p. pp. che richiederebbe di considerare tu tta la produzione esegetica del Vescovo m ila n ese51. Sarà poi il confronto fra il testo am brosiano e i passi di Filone riportati in nota a offrire.15. mi limito qui a segnalare il più recente approfondito lavoro di L . P e t it . in lingua originale lo attestano alcuni indiscutibili riferim enti al testo greco di Filone.52. Oggi la tesi secondo cui Am brogio disponeva del testo integrale in lingua g rec a 55 delle quaest.. . I I (cioè i paragrafi 1 . 55 Che Ambrogio leggesse quaest. La dottrina esegetica. pp. F. C onybeare. L e w y . I n particolare..C. H. che si pensa fosse già in circolazione verso la fine del IV secolo. XXVII. 23-59.18 INTRODUZIONE di una certa a u to n o m ia 53. 96. in Gen. ex comm.). ha potuto utilizzare le quaestiones perdute.. Neue Philontexte. può contare su solidi a rg o m e n tiM. Abr. 54 CSEL XXXII/1. Questo interessante studio m ira a rintracciare nell’opera di Ambrogio le im pronte delle quaestiones perdute. I..10 . in Gen. L’ancienne version latine des « Questions sur la Genèse » de Philon d'Alexandrie. Philo about thè contemplative Life. T uttavia l'esam e anche succinto del contenuto di q u est’opera potrà fo rnire elem enti utili non solo per com por­ re il quadro generale del pensiero di Am brogio. a volte. 12 e 85.6 — della quale non vi è indizio nella versione arm ena — non è dovuta a Filone e che Ambrogio. e i fragm. L’esegesi ✓ Il p resente lavoro.). 56 C f.. 144-145 e F. in Gen. P izzolato . osserva soltanto che A m ­ brogio ha a ttin to da diversi tra tta ti di Filone. Oxford 1895. non può addentrarsi nel vasto tem a dell’erm eneutica am brosiana. sfrenatam ente allegorico. pp. II 8.

T enuto conto di queste ultim e precisa­ zioni. 5 è figura tipica. m a spinto dalla necessità d ’insegnare e di avere un modello per le sue prediche.T. In II 3.T . che i due libri sono diversam ente caratterizzati da questi due tipi d ’eseg esi61. e N.. 16 (si veda la mia nota ad loc. fo rtem en te condizionata dall'allegorism o di Filone. un libro 59 Cf.. cf. 1 9 . trova conclusio­ n i m eno ovvie nelle citazioni del N.).T. I l. 11: l’episodio della Sam aritana subisce notevoli adattam enti. parla di allegoria. pp. 62 P. costituito solo da un term ine o da u n ’espressione incidentale. divenuto vescovo da poco. Uno dei carat­ teri co m u n i ai due libri è. secondo i luoghi. Bisogna tuttavia osservare che il grado di arm onizzazione fra i due T estam enti è diverso nei due libri. 11: uolebat [se.T. Abraham] ergo cognoscendorum mysteriorum iam lumen accipere. la m eta del suo cam m ino di per­ fezione è al di là degli o rizzonti veterotestam entari. come del resto Paolo. che pure arricchisce di significati allegorici e mistici in connessione con 1 Cor 3. de L abriolle. su l piano concettuale. II 3. che ha generato un figlio dalla schiava. 8-11 e 73 s. l’interpretazione veterotestam entaria. INTRODUZIONE 19 turi m isteri della red en zio n e59.T. In Abr. K ellner . 60. si può ritenere che in tu tto il De A braham l'allegoria — o. 39: è l’ambivalenza della parola puer che consente il richiamo a Mt 18. 63. 63 Questo ritengo vero a prescindere dai motivi contingenti che hanno spinto Ambrogio a scegliere questo metodo. Tutto ciò non è contesta- . 175.T. invece. in concreto. I le citazioni dal N. 60 Lo spunto per collegare A. inoltre — nello stesso paragrafo — è del tutto improbabile che Ambrogio abbia compreso. 23 (uade retro me) è fraintesa e non è verosimile che Ambrogio non fosse consapevole del suo vero significato. p. Paris 1908. 11 il riferim ento alla nascita di Cristo è dovuto alla confusione fra Bethel e B ethlem . E. 77). riprendendo u n ’opinione espressa da I. I 5. 61 In I 4.. 55: l’espressione di Mt 16. 28 Ambrogio giustifica Àbramo. Pur di ren­ derle possibili il n o stro A utore non esita a sollecitare il testo del- VA. la tipologia — non soltanto p erm e tte al nostro esegeta « de diversifier son enseignem ent et de m ultiplier les con- sidérations édifìants » 62. 71: anche l'asina di Gen 22. pensa che Ambrogio. I 6.. trovano una più facile integrazione nel com m ento. p.T. m a ha anche la grande funzione che ha avuto fin dal suo p rim o apparire in am bito cristiano. com e del N . anche se Ambrogio. il significato letterale dell’espressione di Gen 12. l'incessante ricerca di sintesi fra l’esegesi dei versetti della Genesi e il N uovo Testam ento. perché gli offriva una grande quantità di esempi utili alla predicazione e perché lo riteneva più facile. la distinzione fra allegoria e tipologia. La sobria ebbrez­ za. 3. Ciò è d o vu to principalm ente alla interpretazione tipo­ logica che nel prim o libro è largam ente preferita a quella alle­ gorica.. 21-24. m a ciò non ci può im pedire di costatare. Fin dalle origini la Chiesa considerò l’A. e che abbia preferito l’A. si sia rivolto a Filone non in seguito ad una scelta m editata. I 8. Si tratta certam ente di interpretazione tipologica. di m etodo atto a rendere intelligibile l’unitario disegno salvifico celato nelle S c r ittu r e 63. 8: iuxta mare Aggae ab oriente.T. Che tale preoccupazione do m ini i pensieri di Am brogio è dim ostrato dalla frequenza delle citazioni dal N uovo Testam ento. che Ambro­ gio non si preoccupa di valutare nel loro significato contestuale e letterale... Sappiam o che nel periodo patristico non era ben chiara. D a ssm a n n . Saint Ambroise. cosi pure l’ariete impiglia­ to con le corna nel cespuglio (I 8. In Abr. dunque. appoggiandosi all’interpretazione paolina di Gal 4. Der heilige Am ­ brosius. o potuto comprendere. può essere del tu tto occasionale.

dagli in terp reti cristiani dell’O riente e anche. velate. p e r i quali era un p rodotto del dem onio. si riferisca ai sermoni che ora sono contenuti in quest’opera. bisogna riconoscere che Ambrogio dà prova di una conoscenza assai profonda della Sacra Scrit­ tura. pp. num erosi sp u n ti per confrontare uno dei testi fondam entali del cristianesim o con il pensiero filosofico: q uesto aspetto è da tenere ben presente nella lettura d i Abr. I l suo scopo è quello di esporre la sapienza cri­ stiana 66. 64 L’allegoria si diffuse so prattutto in Oriente. II.20 INTRODUZIONE che conteneva.. p resu m ib ilm en te d iretto a cristiani di livello culturale più elevato. Ambrogio. La spiritualità di S. spianò la strada all’interpretazione tipologica e allegoricaM. che. ps.. che ricor come Ambrogio ripetesse spesso l’espressione paolina: littera occidit.T.T. Lo dim ostrano le numerose citazioni e allusioni ai vari libri dell’A. Se per la composizione del De Abraham si accettasse come buona la data del 387 proposta dai Maurini — ma. m a VA. Prendendo a m odello Filone. Das Fróm- migkeitsbild. a chi apparteneva ad un m ondo culturale p rofondam ente d iv e r so 61: in prim o luogo ad Am brogio stesso. che con la teoria della conoscenza insegnava che il mondo delle cose visibili rinvia al mondo delle forme invisibili ed eterne. . senza validi fondamenti —. 66 Si vedano in proposito le buone osservazioni di S .. vescovo di una città divenuta im p o rta n te centro di cultura.T. solo apparentem ente salta la orm ai plurisecolare tradizione esegetica della Chiesa. A m brogio si accinge a svelarne i m isteri. C X V III 16. 4. VI 3. anco­ ra alla fine del I V secolo rappresentava una lettura non priva di ostacoli anche p er la cerchia di neofiti p iù c o lti65 e trovava rin­ novata opposizione nei M anichei. C e r ia n i .T. sia p u r con più cauto e parsim onioso ricorso all’allegoria. Per sostenere i p rim i e com battere i secondi. Milano 1940. e del N. evidentemente. almeno per quanto riguarda il De Abraham.T. A m brogio segue Filone. spiri­ tus uiuificat: cf. L ’allegorizzazione filoniana è un passag­ gio oltre il quale l’interpretazione perviene a conclusioni cristiane. p.T. Ma non urgeva solo il com pito di colm are il divario fra A. 65 E probabile che l’impressione negativa che ebbe Agostino al suo primo approccio con la Sacra Scrittura sia stata determ inata dalla lettura del- l’A. ove trovò un ambiente ben predisposto dalla cultura ellenistica fortem ente influenzata dalla filoso­ fìa platonica.T.T. e N. non può aver m utuato da Filone. In sostanza utilizza stru m e n ti già recepiti. pp.T. si potrebbe pensare che Agostino. 28: CSEL XXXII. verità cristiane. 168 s. in Sant'Ambrogio nel X V I centenario della nascita. come si è detto. 27-33 e G. contro le dottrine dualisti­ che di M arcione e delle varie fo rm e di gnosticism o. S tenger .T. soprattutto la piena padronanza dell’interpretazione tipologica. m a il risultato non è una pura ripetizione del modello. avendo ricevuto il battesim o proprio in quell'anno. 3). 4. 61 L’efficacia di questo metodo fu decisiva per Agostino. La Chiesa vinse la grande battaglia in difesa dell’A. Lo stesso Ambrogio parla di asperitas litterae in ueteri testamento (exp.. 6. ma. Gli spazi nei quali era rim asta circoscritta l’opera di Filone — An­ tico T estam ento e filosofia ellenistica — sono troppo angusti per il nostro Autore. dell’Occi- dente. La necessità di m etterle in luce p er difendere la continuità e l’unità fra A. conf.. e N.. con vari adattam enti. 367. bile. l’esegesi d i Filone offriva ad Am brogio. L'allegoria rendeva più accessibili linguag­ gio e concetti biblici dell’A.

S . S a v o n . II 1. praecepta] in Abrahae non sermo­ nibus nudis. Saint Ambroise. 349-398: per il De Abraham i passi ivi registrati sono 19 (4 per Abr.. pp. in « Ròmische Q uartalschrift ».. pp. II). Tuttavia su l m odo di concepire i rapporti fra filosofia e S crittu ra troviam o in Am brogio. I 9. di cui invano cercherem m o tracce n ell’esegeta giudeo di Alessandria. l’am biente culturale del suo tem po. I n secondo luogo l’interesse intellettuale e anche l’im pe­ gno pastorale inducevano A m brogio a prendere in considerazione.. S. m olte delle rifles­ sioni filosofiche di Filone gli dovevano apparire degne di a tten ­ zione. (per Abr. Ambrosius und Plato. secondo il nostro Autore. 3). Per il De A braham la questione assum e una im portanza assai rilevante in quanto la com ponente filosofica è particolarm en­ te c o sta n te 66. L ’applicazione di categorie filosofiche all’esegesi biblica e la ricerca di p u n ti d'incon­ tro fra S crittu ra e filosofia greca sono caratteristiche di Filone (analogam ente si pu ò dire di Origene. 68). quella della Sacra Scrittura. pp. 235-258. pp. che è di gran lunga superio­ re perché divina. nel quale gli o rien ta m en ti fondam entali della filosofia antica eser­ citavano. I). 70 Cf. 91) e Virgilio (cf. I e II cf. 29: sed illa tria superiora [sc. Roma 1967.. 46-62.. La loi naturelle selon Ambroise de Milan. M adec. La sobria ebbrezza. II 6. una fo rte influenza. 2. Inn a n zi tu tto Am brogio trova nel suo m odetlo una grande quantità di sp u n ti filosofici. . se lo riteniam o fo n te di Abr. I 9. Abraham] gessit maiorque ambitioso eloquentiae men­ dacio simplex ueritatis fides. 1-62). Xenophon] finxit quam quod iste [se.. H. com e abbiam o appena detto. m a anche i poeti come Omero (cf. Un’eccessiva indulgenza verso la loro d o ttrina può m ettere in om bra. si vedano anche: W ... Le idee filosofiche di Sant'Ambrogio. Fleisch und Geist. D a s s m a n n . alm eno un netto distacco dalla sua fonte. E. M a es. II si veda voi.. Saint Ambroise. se non originalità in senso asso­ luto. INTRODUZIONE 21 La filosofia A bbiam o ora toccato un argom ento che richiederebbe una trattazione a parte: la presenza di idee filosofiche negli scritti di Ambrogio. pp. 25 (1911). passim. quella della B ibbia è concretam ente testim oniata nella vita dei suoi per­ sonagg i10.. solo gli excerpta dal De officiis sono più numerosi. V a n n i R o v ig h i. I. D o s Fròmmigkeitsbild. I e 15 per Abr. W . anche per questo m otivo. È d ’obbligo il rinvio a que­ sto volume per un esame sistematico dei rapporti fra Ambrogio e pensiero filosofico pagano. sed ueris operibus agnoscimus. La freq u en za dei riferim en ti alla filosofìa p ro fa n a 69 ha una duplice spiegazione.. 82. N eppure Origene è risparm iato da u n ’aspra critica per aver condiviso la concezione platonica sull'arm onia delle sfere 68 Un repertorio completo di testi filosofici tra tti dalle opere di Ambro­ gio si trova in G. La do ttrina dei filosofi è teorica finzione. 2. 3: denique minus est quod ille [se.. S te n g e r . 141-195). I 2. (per Abr. pp. La critica delle concezioni filosofiche assum e in più luoghi del De A braham il tono di un'autentica avversione p er i filosofi. 69 Da precisare che Ambrogio considera fra i rappresentanti della sapien­ za pagana non solo i filosofi. B. W ilb ra n d . II 10. 42*-49*. attraverso la rielaborazione neoplatonica e tardostoica.. I 1.. passim . Euripide (cf. S e ib e l. in Sant'Ambrogio nel X V I centenario della nascita... 4: facto praeuenit Abraham dicta sapien- tum.

93. 54: in quest’ultimo paragrafo la teoria è invocata due volte.. p. D a n ié lo u . nota 398. ma. L ’usage de Philon. Bologna 1975. it. M adec. che it n o stro A utore trae non dalla lettura diretta dei filosofi. E. secondo il quale la filosofìa avrebbe.. S tenger . si aggiungano II 7. p p . 141-195.. 60. in S . H. so p ra ttu tto respinge il sincretism o nel quale l'A lessandrino fondeva S crittu ra e filosofìa.22 INTRODUZIONE c e le s ti71. è ripetuta con una frequenza im pressionante nel De Abraham: ai passi segnalati da G. in tem a di cosmologia cf. precedono cronologicam ente gli autori p a g a n i74. Tournai 1961. S tenger . tanto che — ripeto — si am algam ano faticosam ente con la fitta tram a delle citazioni e allusioni scritturistiche.. I 2.. anche a spese di quella pagana.. La m otivazione di tale convinzione è quella stessa fo rn ita dai suoi p iù antichi sostenitori: A bram o e lo stesso autore della Genesi.. Sull’argomento c f. 175. m a non può essere consi­ derato un suo seguace. Filone non è m ai nom inato. p. 51-127. G . più spesso è im plicita. 54. L u c c h e s i . p. II 8. II 10. q uanto d i buono e di vero la filosofia contiene sarebbe stato a ttin to dall’A. Am brogio fa sua un'opinione già so sten u ta da A ristobulo d i Alessandria e dallo stesso Filone. presente in quasi tu tte le opere ambrosiane.. 4. 75 C f. p. 73 La cosiddetta « teoria delle im pronte ». Saint Ambroise. D a ssm a n n . p er lo più.. nota 13. in Gen. che respinge l’opinione di S .. 77 Cf. . e non facilm ente. J. 16 Cf.. p p . E. 73. 47.. ». Messaggio evangelico e cultura ellenistica. La sobria ebbrezza. Saint Ambroise. 31 ss. 70... p... nulla possono aggiun­ gerle. D obbiam o pren­ dere atto che Am brogio utilizza Filone. 37. L ’obiettivo per­ seguito dal nostro A utore resta l'esaltazione della sapienza biblica. 1 (1908). p. 93. quando sono om esse o trasform ate le idee dell’Ales- sa n d rin o 72.. secondo la quale.. alla fedeltà verbale delle im pronte non fa riscontro u n ’a tten ta considerazione del contesto originario filo n ia n o 16 né del contesto in cui i con­ c e tti filosofici sono inseriti da A m brogio in quantità m a ssiccia 77..T. 74 Cf. P... m a la polem ica nei suoi con­ fro n ti appare evidente quando possiam o riscontrare che Am brogio leggeva nella sua fo n te le riflessioni che respinge. 45-47. Egli vuole avvertire l’uditore o il lettore che le d o ttrin e filosofiche solo in parte.. I. pp. Abh. in « Alttest. da F ilo n e75. p o i largam ente diffusa fr a gli apologisti. possono arm onizzarsi con la Sacra Scrittura. H e in is c h . pp. S avon .. Das Frómmigkeitsbild. All’atteggiam ento m arcatam ente p essim ista verso la filosofia si accompagna una scarsa propensione ad approfondire le idee filo­ sofiche.. trad. 8. 72 In proposito si veda L’interessante confronto fra i passi paralleli del De Abraham e delle quaest. Le riserve espresse sulla filosofia sono riconducibili — io credo — ad una polem ica di tipo apologetico. M adec. nel De Abraham. tuttavia 71 Cf. Der Einfluss Philos auf die alteste christ- liche Exegese. N ella descrizione del cam m ino della m ens verso la p erfe­ zione possiam o cogliere sporadiche tracce dell’idealism o plato­ nico e ancor più evidente è l ’influenza dell’etica stoica. 41. Message évangelique et culture hellénistique aux I I e et I I I e siècle. Più precisam ente. Saint Ambroise. Mosè. Das Frómmigkeitsbild. ibid. un ruolo complementare rispetto all’impiego delle citazioni scritturistiche.

8 s. sem pre relativam ente al secondo libro. che contengono tu tta l’opera o solo il p rim o libro. 79 In praef. che non è contenuto in A né negli altri codici da questo derivati. in una espressione che è parafrasi di Sap 4. Il testo co stitu ito dallo S ch en kl non è privo di d ife tti e una nuova recensione della tradizione m anoscritta. Per il secondo libro esistono pochi e non significativi casi in cui lo Schenkl segue D contro P. ad esso si aggiunge A ('Augiensis 213). ma si tra tta di un'ovvia integrazione. II 9. Qui basterà avvertire che la costituzione del testo di Abr. potrà portare qualche ul­ teriore m iglioram ento. D escripti sono anche i rim anenti codici elencati dallo Schenkl. com e nel prim o libro. non trova conferma nei dati contenuti nell’apparato dello stesso Schenkl. N on vanno quindi trascurati in Abr. II 9. pp. 499-638). I l emendatus. perché anche D — contrariam ente a quanto si può evincere dalla prefazione dello S c h e n k l79 — risulta essere. m a criticam ente riletto ed em endato. 1897. gli sp u n ti parenetici. Anche se spo­ radici e sfum ati. Per il prim o libro non si verifica mai il caso che una particolare lezione di D sia accolta contro la testimonianza sia di P che di A. p u r m inuziosi. attribuibile al dotto copista di D. su P (P arisinus lat. II. il testo stabilito da K. descriptus. LXXI lo Schenkl afferma che D non exiguam nobis in ré critica administranda adfert utilitatem... Particolarm ente impor- Locus Ambrosii De Abramo 2. . Questo giudizio. la tra­ dizione è ancor più sem plice: l’unico testim one utile per la costi­ tuzione del testo è P. 12137). V accarin . che è testim one m eno valido m a indipendente da P. per la p rim a volta. linea 3: l’aggiunta di factus ad opera di D si basa su Gen 15. I I i suggerim enti morali. contenu­ ti nel suo apparato non p erm ettono di stabilire con sicurezza uno stem m a codicum . in « Biblica ». i tem i della castità e della vita m atrim oniale. S e si eccettua una breve nota di A. R esta poi da chiarire la posizione d i D ('Duacensis 213J che è portatore di un testo contam inato fra i due ram i della tradizione: l’apparato dello Sch en kl non consente un giudizio più preciso. 449 s. I>. m a non esclusivam ente. essi sono indizi di una certa continuità fra pri­ m o e secondo libro e attestano che allegorism o e filosofìa non con­ traddicono l’interesse di A m brogio per la prassi cristiana. Sch en kl (CSEL X X X I I / 1. La presente edizione si avvale. non esistono stu d i p iù recenti di critica testuale sul De Abraham . I si basa principalm ente. che non fa distin­ zione fra prim o e secondo libro. per es. Per il prim o libro le indicazioni che lo S ch en kl fornisce nella prefazione e i dati. linea 24: canis add. che sono più consi­ s te n ti nella seconda parte del libro e privilegiano. 64. 3 (1922). 66. p. che si avvalga dei più recenti progressi della critica del testo. Questa edizione In questa edizione si ripropone. pp. INTRODUZIONE 23 l’ascesi di A bram o è ben più fo rtem en te connessa con l’esercizio delle virtù e con la grazia. anche di testim onianze della tradizione indiretta. 12. Per Abr.

ove necessario. ho spostato d i poco l'inizio di l ì 7. pare. non felici). trascurandone la collazione. A vverto che nella traduzione delle citazioni bi­ bliche ho tenuto conto non solo del significato obiettivo. pp. esclusivam en­ te erudito. Le novità — rispetto all’edizione viennese — da m e introdotte nel testo latino (elencate più oltre nella « N o ta al testo la tin o » ) sono segnalate nell'apparato e. ove il suo com m ento sugge­ riva una particolare interpretazione. *» Saint Ambroise. 121-278). Dello stesso periodo. com preso lo Schenkl. 4. Finora non esisteva una traduzione integrale dell’opera: quel­ la parziale (passi scelti) di D. N ell'apparato cri­ tico m i sono lim ita to a fornire le lezioni dei m ss. hanno sem pre posto ne! bel m ezzo d i una citazione biblica! (non avendola identificata con esattezza). ora. interpretando diversam ente il passo. giustificate nelle note. dunque. dove il testo tràdito dai m ss. ma a scopo. 44.24 INTRODUZIONE ta n ti so tto l’aspetto filologico. PL 14. p u r con qualche om issione. In due luoghi non ho p o tu to evitare di correggere la pa- ragrafazione tradizionale: nel prim o caso ho anticipato l'inizio di I 2. nel D ecretum G ratiani. o forse anteriori al codice P. sem bra proprio buona la lezione m a tu re qu id in I 4. Traités sur l'Ancien Testament. è chiaram ente corrotto e le congetture degli editori risultano. sem pre da Abr. I. m a anche di quello loro a ttrib u ito da Am brogio. 33. I nel De in stitu tio n e laicali di Giona vescovo d'Orléans dal- t'818 all'844 ca. N am ur 1967. L ’ortografia e la punteggiatura hanno subito pochi cam bia­ m enti. M olto m eno interessanti per la costituzione del testo si sono rivelati gli excerpta. 437-438). oltre che storico. (PL 106. ai passi del De in stitu tio n e laicali. le cui lezioni (solo raram ente le ho segnalate n ell’apparato) sono in stretta connessione con quel ram o della tradizione diretta rappresentato da A. m a non né hanno avvertito l’im portanza testim oniale. . im portanti — traendole dall’apparato dello Sch en kl — in quei luoghi ove la tradizione m anoscritta appare incerta. sono le citazioni di Abr. m a correggendoli e integrandoli in più luoghi. nel secondo caso. I M aurini conoscevano tali cita­ zioni (cf. e in più di un luogo si sono dim ostrate valide p er risolvere problem i testuali (per fare un solo esem pio. che gli editori. G o rcem è scarsam ente fedele. N o n m olto diversam ente si è com portato lo S chenkl che nel suo a p p a ratu s fontium rinvia. spesso del tu tto erronea. 23-117. Anche per l’apparato delle fo n ti bibliche m i sono servito dei riferim en ti co n ten u ti n ell’edizione del CSEL.

« Zeitschrift fiir kato- lische Theologie ». Roma 1967. Ambrogio di Milano.H.. pp. Klasse. Das mystische Tau. M ilano 1973. K ellner . A llard. Die Bedeutung des Wortes sacramentum bei dem Kirchenvater J. it. V. H . Berlin 1932. Fulda 1928. Paris 1900'. Miinchen 1958. «Trois cent dix-huit ». Oxford 1935. S avon. V. Paris 1977. Monachino. La loi naturelle selon Ambroise de Milan. J. Eine Untersuchung der Auffassung des Ambrosius von Mailand vom Verhàltnis der beiden Testamente. 2 voli..Antenna crucis. . Saint Ambroise et la philosophie.: La sobria ebbrezza dello spirito. Paris 1974. pp. Genesis. Leiden 1977. Miinster (Westfalen) 1965. Saint Ambroise et l'empire romain. 23-84. F. Varese 1975. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE P. M adec. phi- los. V. 2 voli. Fleisch und Geist beim heiligen Ambrosius.Der heilige Ambrosius als Erklàrer des alten Testamentes. D a s s m a n n . 75 (1953). H u h n . S. pp. Sit- zungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften. Vetus Latina. R ahner . trad. H. Paris 1933. Ambrogio e la cura pastorale a Milano nel secolo IV. P alanque . R iviè r e . Ambrosius. La spiritualità di S. F isc h er .-R. Die Reste der altlateinischen Bibel. Ratisbonae 1893. 349-367. 385410. B. B. Die Frómmigkeit des Kirchenvaters Ambrosius von Mai- E. S eibel . M aes . Neue Philontexte in der Ueberarbeitung des Ambrosius m it einem Anhang: Neu gefundene griechische Philonfragmente. H . The Life and Times of St.Das wahre Gesetz. L'usage de Philon dans Voeuvre exégétique de saint Am­ broise. I. 6 (1934). Les esclaves chrétiens.-histor. Freiburg 1951-1954. Miinster (Westfalen) 1969. land. Saint Ambroise devant Vexégèse de Philon le Juif. « Recherches de Théologie ancienne et médié- vale ». H a h n . W. Ambrose. D udden . Un cas de symbolisme arithmétique J. 2. G. Lucchesi. chez saint Ambroise. E. Le w y .

V iolardo. G. pp. in Ambrosius Episco­ pus. Atti del Congresso internazionale di studi ambrosiani. Nota ad Ambrogio.. de V ivo . S tenger. 233-242. 485-512.26 BIBLIOGRAFIA S. A. Inaugural-Disserta- tion.. Appunti sul diritto matrimoniale in S. Milano 1976. Tiibingen 1947. pp. .Das Frómmigkeitsbild des hi. Milano 1940. in San- t'Ambrogio nel X V I centenario della nascita.. Ambrosius nach seinen Schrif- ten De Abraham. II. 4. De Abraham I 2. Ambrogio. De Isaac und De bono mortis.

ALTRE ABBREVIAZIONI CCL = Corpus Christianorum . Decr. Leipzig. . ThlL = Thesaurus linguae Latinae. TU = Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristli- chen Literatur. De institutione laicali (PL 106. T Trecensis 550. Berlin. inizio sec. X R Remensis 352. Turnhout. T* Trecensis 284. Paris. XII. Berlin. 1 Sono elencati solo i codici le cui sigle compaiono nell’apparato. XI. rist. I d sono tratti dall'edizione di K. Patrologia Latina. CSEL = Corpus scriptorum ecclesiasticorum Latinorum. series Latina. Wien. Paris. XII. GCS = Die griechischen christlichen Schriftsteller der ersten Jahr- hunderte. TRADIZIONE INDIRETTA Ion. PL = Migne. M Parisinus 1728. PG = Migne. Graz 1959). = I onas A v r e l ia n e n sis . SCh = Sources chrétiennes. Patrologia Graeca. E. Gr. ora Caroliruhensis. SIGLE DEI C O D IC I1 1) Codici che contengono l’intera opera: P Parisinus 12137. sec. Aur. 121-278). Paris. p. XIII. N Nouariensis 20. sec. D Duacensis 226. sec. SVF = Stoicorum ueterum fragmenta. Leipzig. sec. XIII. S c h en k l (CSEL XXXII/1. XV. sec. 2) Codici che contengono solo il primo libro: A Augiensis 213. XII. sec. 500). F riedeberg. sec. IX. = Decretum Gratiani (ed. B Brugensis 101. Leipzig 1879. sec.

14 quia laboribus [quia] scripsi. 3 passione] passionem Sch. 20 in cauernas corporis et se] non intra cauernas corporeas se sed Sch. NOTA AL TESTO LATINO Elenchiamo le principali varianti di questo testo rispetto a quello edito da K. 18 sensus is sit] sensum <inlecebr>is Sch. I 71. seclusit Sch. 3 ecce seclusi post Fischer II 62. 19 offundens] offendens Sch. 23 deficiat uis animae < non> deficiat] deficiat ueteris animae [deficiat] Sch. I 27. . II 6. 14 subrepere] subripere Sch. 8 m ature quid] m aturaris quod Sch. 21 inter] intra Sch. I 94. II 63. 6 ea] eam Sch. 15 pauit omisi. 2 erit] < m ulta > erit Sch. I 35. II 42. probauti Sch. II 7. Schenkl (CSEL XXXII/1). 12 Bethlem] Bethel Sch. 4 post patres lacunam falso indicauit Sch. I 33. 4 eligentes] éligentis Sch. 14 Aggae] f aggee Sch. II 18. 2 sed probaui. 2 castimonia] parsimonia Sch. seclusit Sch. II 47. i riferimenti sono a libro. I 22. II 81. II 47. I 77. 7 exaltauit] exaltabit Sch. [quia] laboribus quia Sch. II 71. 15 qui non erat probaui. 33 terreni] interni Sch. II 64. 12 est seclusi. II 45. 18 iudicans] iudicans dignum fore Sch. II 66. probauit Sch. 21 reputatum est ei addidi II 62. 4 in hoc enim] hoc etenim Sch. I 25. 6 nutum ] nidum Sch. 6 cupientibus] cupienti Sch. paragrafo e linea della presente edizione: I 5. II 6. II 22. II 48. II 11. I 35. 3 uult] uult esse Sch. I 32.

De Abraham Abramo .

E tenim si ea quae n a tu ra ad uictu m g en erau it h o m inum n o n unius. De quo nobis m oralis p rim o e rit tra c ta tu s et sim plex. A braham libri huius titu lu s est. sed gem inae a u t etiam ub erio ris g ratiae sunt. tam en forensia quoque actu u m eius uestigia spectare u irtu tis pro fectu s est. LIBER PRIMVS 1. q u an to m agis ea quibus ep u la n tu r anim i . N am si altiore disputatio n e processus q u idam et fo rm a u irtu tis et quaedam spe­ cies ex prim atur. 1. quoniam p e r ordin huius quoque p atria rch ae g esta co n sid erare anim um subiit.

pp. 3 Simplex e moralis per sé indicano due stadi diversi dell'esegesi: quello storico-letterale e quello. . quaest. In fatti. che può essere quello mistico­ spirituale. grazie appunto aU'allegoria. Se. ma in Ambrogio a volte le due interpretazioni si fondono. quello dell’ eI8o$ pla nico: cf. ma anche quello morale. p. osserva che il sensus altior è « mezzo per omogeneizzare un testo fisicistico a realtà intellettuali. infra. dove il luogo è stato interpretato con una diversa sfuma­ tura. p. Perciò ordo e gesta sono da intendere come categorie dell’esegesi ambrosiana attinenti al senso letterale-storico. di un livello infe­ riore dell'esegesi verso uno più elevato. p.F. perché abbiam o pen­ sato di p re n d ere o rd in a ta m e n te 1 in considerazione le azioni anche di q u esto p a tria rc a . L. tu tta v ia anche solo osservare le o rm e e ste rio ri delle azioni di A bram o è m otivo di progresso p e r la v irtù .. si possono esprim ere il p ro g resso e la fo rm a id e a le 5 della virtù. in fatti. il superamento. ibid. cf. 243. perché i gesta del patriarca contengono di per sé un’indicazione morale.. appunto. nel secondo libro del De Abraham. se i fru tti ch e la n a tu ra produce p e r il so sten tam en to d. cf. M a r. cioè. m a d u e o anche più. 235.egli uom ini non offrono u n solo beneficio. II è una di queste — il sensus altior è connesso con l’interpretazione allegorica dell’Alessandrino: indica. La dot­ trina esegetica di sant’Ambrogio. Milano 1978. ma ai gesta di Abramo che l’ese- geta vuole considerare nel pieno rispetto dello sviluppo narrativo nel testo biblico. Giustamente L. IV 5: has (se. diuer. Del resto l’interpretazione propriamente mistica. 1). cunctarum in exsistentibus specierum species principales. 5 Forma e species esprimono un unico concetto. ma certo non è dominante. Il tito lo d i q u esto lib ro è A bram o. Ave. Si potrebbe essere tentati di vedere schema­ ticamente in altior il terzo momento dell’esegesi.F. 1: ideas igitur latine possumus uel formas uel species dicere. è presente. uniuersalium uniuersales exsistentias substantiasque) Plato ideas uocat.. Vict. morale. Potremo allora avere un senso moralis simplex e un senso moralis altior. ma altior in Ambrogio non esprime una ben determinata categoria dell’esegesi. ap p ro fo n d en d o 4 la discussione. P iz zo la to .. è già portatrice di senso moralis ». per renderne possibile e agevole lo sfruttamento nella direzione dei sensi sovraletterali ». * Altiore disputatione: il termine di paragone è moralis tractatus ( nota precedente) e si allude al tenore più elevato del secondo libro del De Abraham (cf. quello mistico. q u an to p iù è giusto riten e re che ciò di cui 1 Per ordirtem va riferito non già alla successione cronologica dei vari trattati che Ambrogio dedica ai patriarchi. 2 Cf.. LIBRO PRIMO Proemio 1 . Nelle opere più strettamente dipendenti da Filone — e Abr. ibid. P iz zo la to . s u c u i 2 la trattaz io n e d ap p rim a s a rà m orale e sem p lice3. La dottrina esegetica..1 . 46. 235: « forse perché si tratta di storia di un patriarca.. 234 s. Arr. II 1.

q u em Moyses ita descrip­ sit. atq u e ita quam nec au d ierat nec u id e ra t in aliqua u rb e describendam p u tau it. u t d o ceret qualem rem publicam esse o p o rteret. q u an to m agis nos non conpositam figuram sapientis uiri. 8. 3 n o n angusti. 2. 1 . 3. . u t re tro quodam m odo se ip se respiceret. u t ii quibus hoc m unus est quem adm odum rem publicam reg eren t in stitu i possent. u t corda hom inum in u itiu m lab en tia huius u iri c o n tu itu u elu t quodam te rre n o b u sto resu scitaret. in stitu tio corrigeret. 1. N on m ediocre au tem a u t otiosum negotium . E tenim cum dom inus deus n o ste r h u n c locupleti benedictionis suae dote dona- u erit. I. ille] illa A. ut ex intim o philosophiae sin u regis iusti e t sapientis disciplina proce­ deret. 2. 3. si nos quoque scrupulosius eius u iri uersem us uestigia. D enique m inus est quod ille finxit qu am quod iste gessit m aiorque am bi­ tioso eloquentiae m endacio sim plex u e rita tis fides. Itaq u e cuius- 2. sed expressam u irtu te m e t diuino in stitu ta m m agisterio recensere intentiu s et u ias eius d eb em us persequi. et Schenkl ut codd. N am si sapientes m undi huius. 3. q uem u o tis suis p h ilosophia non p o tu e rit aequare. sed fictam et ad u m b ra tam sib i eam q u am legirrfus uoXi-ceiav p ro p o su it perseq u en d am . et si condiscipulus Plato­ nis X enophon ille S ocraticus fictis et ipse rebus p erso n am uoluit inform are sapientis in eo libro quem Kupou n aiS eiav scribit. M agnus plane u ir et m u lta ru m u irtu tu m clarus insigni­ bus. id est et P lato ipse princeps philosophorum n o n u eram ali­ quam .32 DE ABRAHAM.2 . non p erfu n cto riu m debet uideri. Moy­ ses q u o q u e im itan d u m nobis descripserit. sed ab u n d an tio ris usus et m ultiplicis cibi esse aesti­ m ari conuenit. u t eius g ra tia p ro u o caret ceteros.

Cic. 2. cioè lo stesso p rin ­ cipe dei filosofi. aream sibi sum psit. I 8.. Saint Ambroise et la philosophie. H. u n uom o che la filosofia non h a p o tu to uguagliare n ep p u re con le p ro p rie aspirazioni. ABRAMO. affinché il favore concessogli fosse stim olo p e r gli altri. quam.F. 8 Cf. I li. p er spiegare com e l'educazione di un re giusto e saggio debba derivare dal pro­ fondo della filosofia. consequar. finxero ci suggerisce di unire. p er illu stra re quale dev’essere lo stato.. L e w y . L. ad Quint. La dipendenza è evidenziata da alcune corrispon­ denze letterali. riso r­ gessero com e da u n sepolcro. 2. l'insegnam ento rivoltogli correzione. ipse fìngere. Neue Philontexte in d Vberarbeitung des Ambrosius. u t facit apud Platonem Socrates. non a proposuit).. A bram o fu certam ente u n uom o grande e illustre le num erose v irtù che lo distinsero.2 . m a sovrabbondante. 30.-hist. ciò che q u e g li1 h a im m aginato è m inor cosa risp etto a ciò 6 Sul tem a Scrittura-cibo cf. P izzolato .. 21-22: nam princeps ille. m entre quella di Plato­ ne è fittizia (ibid. p er cosi dire. pp. ut. sed in amplissima republica enitar. si nostram rem publicam uobis. fr. lo sguardo d ietro di sé. M adec.. si è proposto d i descrivere non u n o stato reale. In fa se il Signore Dio n o stro gli h a dato in dono la ricchezza della sua benedizione. 14. ipse finxero (la costruzione mihi. 3.1 . I.. m a la v irtù reale e fo n d ata sull'insegnam ento divino. q u an to più noi dobbiam o esam inare con gran­ de attenzione non l’im m agine fittizia di u n uom o sapiente... m a quello concepito dalla sua im m aginazione in quell’opera in tito lata R ep u b b lica 1. in qua d uita tem exstrueret arbitratu suo. Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften.. discepolo di Socrate. contem plando q u e st’uom o. 55-56). quae ipse reperias. preferisce illa. Senofonte. anch’egli sulla b ase di fa tti im m aginari. 23: Cyrus ille a Xenophonte non ad historiae fidem scriptust. ed è c ib o 6 che offre u n n u trim en to d i varia specie. h a voluto delineare la figura del sapiente nel libro in tito lato C iropediag.. non deve sem brare cosa trascurabile se anche noi seguiam o con scrupolosa attenzione le o rm e di que­ s t’uom o. quam si m ihi aliquam. affinché potessero essere edotti sul m odo di governarlo coloro che hanno questo ufficio. tribuere aliis malis..3 33 si n u tro n o le anim e è di u tilità non lim itata. . Kl. 1 . non in umbra et imagine duitatis. il quale ripetutam ente sot­ tolinea come la repubblica da lui descritta sia reale. cf. segnala che entram bi i passi dipendono dal De republica di Cicerone. e seguire la strad a di colui che Mosè h a d escritto volgendo. sibi a fictam et adumbratam.. 52: ego autem. e in tal guisa h a riten u to di descriverlo senza avere saputo né costa­ tato che esistesse in alcuna città.. sed ad effigiem iusti imperii.. e anche Mosè ce lo h a p resen tato com e esem pio da im itare p er fa r sì che i cuori degli uom ini che cadono nel vizio. et nascentem et crescentem et adultam et iam firmam atque robustam ostendero. II 30. 2: facilius autem quod est propositum. Allora non è u n im pegno di poco conto o inutile. pp. 7 Altro riferim ento alla Repubblica di Platone in off.. rep.. II 1. phil. p. p. ma si tra tta di una tectio facilior che appartiene a codici meno autorevoli. Platone. II 11. u t apud Platonem Socrates. Cic. Insom - ma.. G. se i sap ienti di questo m ondo. e se il com pagno di scuola di Platone. Paris 1974. In fatti. Berlin 1932. I 12. 27 ss. La dottrina esegetica. 43. 1 Ille: è da riferire a Senofonte. nel nostro passo.

T em p tatu r u t fortis. . F acto prae- a Gen 12. 1. 3. p ro u o c atu r iustus m erito q u e exiuit q uem adm odum locutus est illi dom inus et exiuit cu m eo L o th h. ne fo rte d esp e rare t. sed ideo singula addidit. 7. S atis fu erat dixisse de terra tua. Sed sicut coaceru an d a fu e ru n t praecepta. exire de p a te rn a dom o. u t eius ad fectu m p ro b a ret. H oc est quod in te r septem sapientum dicta c e le b ratu r eitou frew. 4. •> Gen 12. quae e s t fu n d am entum ceteraru m . E a enim u irtu s ordine p rim a est. m eritoque hanc ab eo prim am exegit deu s dicens: E xi de terra tua et de cognatione tua et de d o m o patris t u i 3. Ibi e ra t exire de cognatione. ne fo rte au t in p ru d en te m cepis­ se u id e re tu r a u t frau s aliq ua m andatis p a ra re tu r caelestibus. 4. 2. ita etiam propon en d a p raem ia. 3-4 m odi fu erit in eo u iro deu o tio considerem us.34 DE ABRAHAM. in c ita tu r u t fidelis. id e s t « sequere deu m ».c. ne quid lateret. I. exegit] exigit P a.

cosi bisognava p ro m ettere la ricom pensa. m igr. decal. P h ilo . ib id . eventualm ente.. ’EvceOìHv àpuffànevóg xt. Madec. ritien e m olto probabile la dipendenza da un cap itolo in trod u ttivo della parte perduta di qu aest. m igr.. h a u sit illu d suou ■9-eu>. Da segnalare altri luoghi sim ili in P h ilo . e so tto lin ea che lo ste sso testo di D eut è cita to da A m brogio nel p a sso p arallelo di II 2.. p e r evitare che. S av o n . in Gen. quale risulta dal raccon to bib lico. leg. Madec. x a i èv èxépoig qnjffiv èniffco xupiou toO 9-eoO cou uopeOffiQ (D eut 13. cf. 30. V id ea m u s e t c etera ru m u irtu tu m gratiam . stro m . C onsideriam o o ra quale fu la devo­ zione di q u e st’uom o. in Gen.. p. 2. q u ando disse: E sci dalla tua terra e dalla tua parentela e dalla casa d i tuo padre. rinvia a P h ilo .£fiaTT]g. incoraggi com e un uom o fedele. flor. G.. o t l «Éitopeu-S-ri x a d à u e p iX à ’K tia'ev aÙTtò è xópios». È ciò che si proclam a nelle m assim e dei sette sapienti: £tiou •frey 6. A l. secondo la parola del Signore e con lui parti Loth.. 4 Con ord in e p rim a A m brogio si riferisce alla su ccession e delle virtù. 6 La m assim a dei se tte sap ien ti è am piam ente docum entata negli scrit­ tori antichi (cf. 3 Cf. perché gravem ente erronea. e c o si lo Schenk l. I 3. segu en d o i su oi predecessori. M os. che è a fo n d a m e n to 3 di tu tte le altre. ib id . 2-3. e perciò partì. in qu a s e p te m sa p ie n tiu m d ic ta e n arrata eran t. M os. 150): TaÙTifl izX tov ènaivETÒs ó ’A (ìpaà[i. m a precisò i singoli p u n ti p e r m et­ tere alla p ro v a i suoi sentim enti. 5). che avesse circu ito uno sprovveduto o che i p re cetti celesti nascon­ dessero qualche inganno. Stob. In . H ense. p. 128 e Abr. 10: p rim a s ig itu r s ib i p a rte s iu sto o rd in e u in dicau it d e u o tio .. offre illu m in an ti considerazioni sul problem a della fon te dei due passi am brosiani (m a egli si riferisce particolarm ente a II 2. p e r caso. D ebitore a F ilone potrebbe essere l ’in teressan te p asso di Clem . Vi era com preso l ’uscire dalla p aren ­ tela e l’uscire dalla casa p a te m a . com e era necessario elencare i p re­ cetti.. S a in t A m b ro ise d e va n t l ’exégèse de P hilon le Juif. p erché non sem brasse. àp etw v 5 ’ e ù c ip e ia .£ -cwv icap. p. è la p r im a 4 e giustam ente Dio h a voluto d a lui q u esta p e r prim a.. I 1 s. Avverto ch e in q u esto lu ogo ho eccezion alm en te corretto la paragrafazione tradizionale. cui A m brogio allu de senza citare. si sco rag g iasse5. III 173. 5). ''EXX'r](n ffocpwv "tò «snou ik w » H. p. ha p o sto un pun­ to ferm o d op o d o m in u s e con e t e xiu it ha in iziato il § 4. il L e w y . ùc. 5 I p ra e m ia p rom essi d a D io per incoraggiare Àbram o son o qu elli de­ scritti in Gen 12. ABRAMO.) lascian o m olti dubbi. S a in t A m b ro ise . n essu n ed itore ha m ai ricon osciu to com e citazion e di Gen 12. 131: -céXoj ouv èffTì x a x à tò v UpwTaTov Mmuotìv t ò sratrS m freai. I. p rim u m locu m o b tin e t (cf. con quali conseguenze sulla con n ession e del te sto ognu no può intendere. I 146 [aafrriiJUXTOJV t ò xA X X w tov x a i wcpeXi- liW T O r t O V .. Ma. qu o d a p u d S to b a e u m I I I 80 (I 173 H ) in cap ite. In fa tti q u esta virtù. cioè 2 Per q u anto riguarda la p olem ica con tro le finzioni della filosofia p oli­ tica greca e con tro la fa lsità d e ll’eloquenza. in uit. 4. S arebbe stato sufficiente che avesse d etto : dalla tua terra. m a i riferim enti p aralleli ch e egli ind ica ( u it. G. sollecitato com e u n uom o giusto. 3 4 35 che questi h a com piuto e la sem plice v erità dei fa tti su p era l’orgo­ gliosa falsità d ell'elo q u en za2. àpeTfjs Tfjg àvwTà-cu xai. S ch en k l (CSEL XXXII/1. ^TfiXwxrij yevóh evos. 105. 60: èjceìvo? (’A(3paà[i) toCvuv eùcefìeCas. 4). di F ilone. 5.. Del resto i libri con servati delle qu aest. A br. non han no proem i c o si solen n i. II 12 s. p. n ota 41). Viene m esso alla prova com e u n uom o forte. Paris 1977 pp. In p rop osito è da ricordare l ’osservazion e di K. 125. IV 147 1’ EÙaiflEia è detta PaffiXl? tw v àp etaiv. anzi F ilone su ole iniziare il com ­ m en to ex a b ru p to . qu od ZwffiaSou tw v èicxa ffocpwv vitofrTjxai in sc rib itu r. 296-299. infra. 60. affinché nu lla re sta sse nascosto. XXVI): ex gnom ologia.. p. II 15 (GCS 2. In sp ec. 52: àpx'f) 5’ àpio-tri róv-cwv p iv tw v 8 vtw v deóg. 4 l'esp ression e e x iu it q u e m a d m o d u m lo cu tu s e st illi d o m in u s.

cui d ictu m fuerat: E x i de cognatione tua. d e q ua exiuit T h ara p a te r A brahae e t in C h arram demi- g r a u itc. e t rationabile habens et inrationabile. donec eius conligata uinculo adhaeret. d e q ua exiuit Paulus. d Phil 3. sed etiam nos ipsos miutemus. 4. P (fo rt. hoc est b ip ertita. 6.). quas u elu t cognatas anim ae n o strae dixit. exiuit om. 2. et de inlecebris et delectatio n ib u s co rp o ra­ libus. Ergo exire de con u ersatio n e te rre n a et saecularibus oblectam entis et superio ris u itae m o ribus atq u e actibus debem us. deseram us co rru p tib ilia. P er uocem autem passiones intellegim us. 5. qui dixit: N o stra au tem conuer- satio in caelis e s t d. S u n t au tem co rru p tib ilia in nobis caro delectatio uox. hoc est regio Chal­ daeorum .36 DE ABRAHAM. 31. Vnde quoniam anim a n o stra Sip-eprig est. q u am conpati necesse est co rp o ri. religio P. Si cupim us ad h aerere C hristo. 4 uenit A braham d ieta sap ien tu m et secutus dom inum exiuit de te rra sua. Sed quia an tea te rra ei fu e ra t alia. I. d e huius terrae. . 20. u t non solum loca. et q u ia secum eduxit nepotem suum . h oc e s t de co rp o ris n o stri q u adam com m ora­ tione egredi. obnoxia passionibus corporalibus. considerem us ne fo rte hoc sit exire de te rra sua. quod d iu id itu r p e r carn em et d electationis corporalis inlecebras cete- <-• Gen 11.

Milano 1976. A bram o coi fa tti anticipò le m assim e dei sapienti e.. L. cioè divisa in due p arti. e poiché Abram o p o rtò co n sé suo nipote. 14. 2-3. p u r essendogli stato d etto: E sci dalla tua parentela. il piacere. II 1. lasciam o le cose co r­ ru ttib ili. seguendo il Signore. Si veda tuttavia infra. poiché la n o stra anim a è Si^Epifig l2. IV 4. 2 (. 9 Si riferisce al modo di vivere pagano. La Scrittura fondam ento del m etodo esegetico di Sant’Ambrogio. m a noi s te s s i10. 1: diuiditur autem (se. Doxo- graphi Graeci. Filone vede nel « verbo » umano il luogo in cui l'intelletto si m anifesta e dispone le idee concepite. non caelum-. plac.. ai<7ì>T|<7EtoS.. 2. cf.. Tert. sed m entis adfectu e S e n . ma nel prosieguo del­ l'esposizione la dipendenza si dim ostra superficiale e quindi incerta: Ambrogio parla di uox come di un tram ite delle passioni. 1: animum debes mutare. la quale inevitabilm ente soffre insiem e al c o r p o 8. co m posta dell’elem ento razionale e dell’elem ento irrazionale. II 3. Tpiiupr). Berlin 1879. ep.. 5: anima com patitur corpori. 10 H. an. p a d re di A bram o. 4 per noi perduta. 185. m a cf.1. 133. esa m in iam o 7 se p er caso « u scire dalla sua te rra » non significhi uscire d a q u esta te rra .(Jt.. L.Epf) xif|v iWx'fiv. I. . Secondo l’enumerazione di Platone (Prot. Diels. M a poiché la su a te rra precedentem ente era u n 'a ltra . anche Diog. in H. nXàxwv x a x à jiiv tò v àvw- t ì t w Xóyov Si. 5 s s . 2 è richia­ m ato più direttam ente.. pp.. p .): IIuè-aYépa. che m igrò a C harra. pensa perciò ad un'ascendenza indiretta rappresentata da Clemente Alessan­ drino e a una mediazione di Origene. Aet. le lusinghe del piacere breve. Misone e Chilone. Xòyou toò x a x à itpotpopàv)..F. migr. di cu i fanno p a rte la carne. perché u rta contro due obiezioni desumibili dallo stesso testo biblico. P izzolato . finché rim ane a questo strettam en te legata. sono la carn e. V 16 (C S E L XXXII/4. 11 Certam ente la sequenza caro delectatio uox richiama P h il o . dalla quale usci T hara. Perciò. infra.) : sequitur mystica euocatio publicani. ABRAMO. soggette alle passioni del corpo. Se desideriam o unirci a C risto. Cleobulo. Si noti come in questo caso l'interpretazione letterale di Gen 12. (TÙixttToj.. 1 viene scartata a favore di quella morale. Saint Ambroise. p . Pittaco.. quem sequi iubet non corporis gressu. cioè la regione dei Caldei. 2. in m odo che cam biam o non soltanto i luoghi. II. Biante. m a la ritiene insufficiente. eu. usci dalla sua terra. cioè dalla dim ora del n o stro corpo. Sull’identità dei sette sapienti non c’è unanim ità presso gli antichi. Philo.. 9: ubi uero ad aliam demigrauit non regionem. s e g n a la exp. 16. 395) che Ambrogio tende a spiegare la Scrittura con la Scrittura. anima) in partes. 343a) essi sono Talete. dalla quale usci Paolo. an. I. n o t a 412. 8 Cf. e d alle lusinghe e dai piaceri del corpo. sed ueram religionem paratam humilitati. 4 37 « segui Dio ». Perciò dobbiam o uscire dal m odo di vivere terreno.. p. dalle abitudini e d alle azioni della vita p a s s a ta 9. congr. 26: tt)£ Y<*p 5i(iepo0g ùirapxouffirjj x al tò ixèv Xoywcòv tò 8è ftXoYov èxoù<rri£.. tò l^ v yàp Xoyixòv tò 8è ÀXoyov xaT à 5è tò TCpoffExà? x al àxpipè. E in noi le cose co rru ttib ili. il Savon non esclude l’influenza di Filone. I 13. che h a detto: La nostra patria è nei cieli. 28. 7 È stato giustam ente detto (cf. 389 s. dai piaceri m ondani. Lue. N ella voce intendiam o le passioni. ohe — h a d etto — sono com e congiunti d ella n o stra anim a. Atti del Convegno internazionale di studi am brosiani. la voce n. Dobbiamo tuttavia ricordare che Ambrogio poteva disporre con tu tta probabilità di una quaestio di Filone su Gen 12. 12 SiixEpfis : cf. S avon. nunc in duas a Platone. nunc in tres a Zenone. ibid. T ert . dove il passo di migr. Tò y<*P SXoyov Siaipoùmv e£? t e tò 3-um* xòv x a i tò Èm-9. Solone.u(AT)Tixóv. in Ambrosius Episcopus.

q u i iustus est u ir rationabile anim ae suae ab in ratio n ab ili disiungere debet ac segregare. 8. 23. 4-6 rasque passiones co rporis. quod in ter­ p retatio n e L atina d icitu r u m eru s uel ceruix. siquidem et in fra habem us scriptum . In d ese rtu m abiit: fam es inci­ dit. quia d eu m sp erab at sibi auxilio fore. I. u t luceant o p era n o stra co­ ram d eo et co ram h o m in ib u se. p e r quae executio- nem p ra escrip ti operis intellegim us. ubi a ra ibi inuocatio dei. 6. Ideo et aram aedificauit deo. qua ad q u ercu m u sq u e peruenerit. C onpererat in Aegypto lasciuiam iuuenum esse. E xercetur ath leta dom ini et d u ra tu r aduersis. uallium] collium P.38 DE ABRAHAM.c. Egressus pera m b u lauit usque ad S y c h e m h. cet. 2. 6. sed latere no n p o terat.c.28. h Gen 12. 7. sed etiam efficacia p ro b a u erit fructuosa. quod deuotionem suam sanctus A braham non solum studio. P2) inrationabili se D. p Gen 12. Vbi B ethel id est dom us dei ibi et ara. " Mal 3. petu lan tem cupiditatem . 23. 14. 12. loco P p. 2. * Gen 49. et -li corr. f Ps 44 (45). * Gen 3. 7 s. d u ratu r A iuratu r P probatur P p. sed in m onte tabern acu lu m sibi locauit. surgentem adhuc sibi solem cupiens iu stitiae u id ere ". latere en im crim inosae conscientiae est. in Aegyptum d e s c e n d itq. P aru it itaque m andato A braham nec ulla legi­ tu r m o ra interuenisse. « 2 Reg 21 (20). bethlem P Bethel P2 Schenkl. 20 (4. <i Gen 12. E t nos igitur sequentes A braham exeam us de latibulis. loci P a. 9 s. Iu stu s d ic it o pera sua re g if. nihil sibi uindicet. Non inm eritoque processus tantos hab u it. inrationabilese P (se exp. Quo loci a p p a ru it illi dom inus et dixit: S em in i tuo dabo terram h a n c 1. 16. luxuriam . Vide quom odo prom isso tam q u am freq u enti inualidum ad h u c inform et atque in stitu a t et ipse m em o r sui to tu m deo deputet. 5. E t inuocauit nom en d o m in ip. m Gen 12. Hoc est enim exire de C h arra tam q u am de cauernis quibusdam et cuniculis latibulisque egredi. 4. 5. o p era A brahae faciam us. S u b p o su it u m eru m su u m ad laborandum Vnde p er figuram locorum id expressum aduertim us. 2). 4. . i Gen 12. qui apparuit ei.c. sicut Adam occultare se cupiebat*. Si enim filii Abra- hae sum us. et recessit inde in m o n tem contra o rien tem B eth lem m. 6. 15. 8. Ideoque non in uallibus. u o lu p tatu m in- Mt S. quia deus m ontium est et non uallium °. pec­ ca to r se ipsum occultat. 7.

5): sapientis enim est segrega se a uoluptatibus carnis. era ancora incapace di avviarsi decisamente verso la virtù. non delle valli. Isaac 1. Abraham ) uenturum iustitiae solem. 17 Abramo è più volte presentato come uno che. desideroso di vedere il sole della giustizia che ancora doveva sorgere 19. d a cunicoli e d a n a sc o n d ig li14. facciam o le opere di Abram o. 13 Cf. infra. 21. ho corretto in base alle indicazioni del suo apparato e tenendo presente la confusione in Ambrogio fra Bethel e Bethlem (cf. 22. 19 Intendo surgentem con valore di participio futuro. A bram o obbe­ dì d un q u e al com andam ento di Dio e non risu lta che siano so­ pravvenuti indugi. I. nota 10). m a anche con i risu ltati h a dato prova della sua devozione. 17-19. i* Cf. fragile come qualsiasi altro uomo (infra. Ecco che cosa significa u scire d a C harra. in qu an to più volte rip e tu ta l6. 12. p. Andò nel deserto: venne la carestia. uscire come da caverne. Schenkl presenta Bethel-. N on a caso faceva si grandi progressi: sperava nell’aiuto di Dio. E invocò il nom e del Signore. Là gli apparve il Signore e gli disse: Darò questa terra alla tua discendenza. . eleuare animam atque a corpore abducere. Dove è B ethel. Usciamo d u n q u e anche noi dai nascondigli. Si noti com e la prom essa. m ut. I 4. 22). com e Adamo deside­ rava occultarsi. acquista un aspetto più realistico. cf. II 2. migr. 10. 11: prophetabat (se. istru isca e educhi. infra. II 3. I 3. 1J18. 18 L’edizione di K. dove è l’altare. nom. L’atleta del Signore si esercita e si fortifica nelle avversità. 187-188. attraversò la regione fino a Sichem . 17. Si com prende allora che attrav erso la sim bologia dei luoghi si vuole significare che il santo Abram o no n solo con lo zelo. 15 Cf. aU'inizio del suo cam­ mino spirituale. affinché le n o stre opere ri­ splendano d av an ti a Dio e davanti agli uom ini. 15. che tra d o tto significa « òm ero » o « cervice » 15. ABRAMO. In fa tti nascon­ dersi è indice di coscienza colpevole. 5. Aveva sapu­ to che in E gitto erano diffuse dissolutezze dei giovani. descritto nel suo lento e faticoso progredire. trova la sua applicazione in queste considerazioni. ascrive tu tto a Dio. 14-17. P h il o . grazie alla quale è giunto fino alla q u er­ cia. seguendo Abram o. M essosi in cam m ino. Il giusto palesa le sue opere al re. II 3. 6). Cf. Perciò edificò anche un altare a Dio che gli era apparso e di là si ritirò sulla m ontagna a oriente di B eth ­ lem l8. m a non poteva rim an ere nascosto. m entre il personaggio. 193. Se in fatti siam o figli di À bra­ mo.15. il peccatore si occulta. discese in Egitto. 11. che prim a di Cristo non poteva esserci perfezione (infra. li è anche l’altare. In tale significato vediam o l ’attuazione dell’o pera p re scritta. E perciò pose la sua tenda non nelle valli. 1 (CSEL XXXII/1. Gen 12. dato che più o ltre tro ­ viamo: Piegò il suo òm ero per lavorare. ibid. nulla rivendica a sé. 2-8. l'uom o giusto deve scin­ dere e sep arare l ’elem ento razionale della sua anim a d a quello irra z io n a le 13. 4-6 39 corporale e le altre passioni del corpo. 642. um anam ente più vicino a coloro cui è proposto come esempio. cioè la casa di Dio. 2. Il presupposto dell'esegesi am brosiana. 6. imperfetto (cf. 2 e poi 13. 12). A bram o ancora d e b o le n. p erché Dio è Dio dei m onti. lussuria. m entre questi consapevole della p ro p ria debolezza. m a sul m onte. 18. li è anche l’invocazione di Dio. infra. 221.

ne in sidiatores pu d oris eius tam quam aem ulum et uindicem uxoris necarent. E x tern a adiit. non in cu ria au t stu ltitia p ro u o c etu r m ariti au t longiore absentia. u t sororem se d ic e r e tr. sed m oribus. D enique sim ul u t u id e ru n t illam Aegyptii. adm i­ ra ti quod speciosa esset ualde induxerunt illam ad regem suum e t cum A braham bene egerunt tam quam fra tre m eius quae pla­ cuisset regi h o n o ra n te s s. Non enim tam p u lch ritu d o m ulieris quam u irtu s eius e t g rau itas delectat u iru m . Vicem absentis m ariti tuetur. tueatur P. docetur PJ (ex docet). non euadis iudicem totius m undi.) cet. nullus euadat. 8. '• Gen 12. ideo non censu est reten ta. 7. contum elias in p ru d en tis m ariti. nem o in rideat. H aec proxim a superbiae sunt. sed u iru m pro­ p riu m quacum que p erg eret sequebatur. honorantes P2 (ex honorantis). im m o sine excubiis d eprehendit reum . 14 s. 13. non genere splendidior erat. 6. i Gen 12. Qui suauitatem q u ae rit coniugii non superio rem censu am biat.: tòv 4>apau) faraonem T pharaonem D (in ras. Ille grauius u lciscitu r iniuriam inopis. Sept. ideo quasi parem g ra tia diligebat. farao P pharao CM (cf. 9. sororem se eius adseru it. Adest praesu l coniugii deus. non propinquis. . si se u x o r nobiliorem n o u erit. alienum non adfectet torum nec latendi spe a u t faciendi in p u n itate alienam uxorem incessat. Offendit plerum que uirum . Adflixit autem dom inus Pharao adflictationibus magnis saeuis et d o m u m eius p ro p ter Saram uxorem Abrahae ‘. Quo d o cetu r non m agno­ p ere decorem q u aeren d u m coniugis. M agnum est testim onium docum entum que ca stitatis tuendae locus ita h o r­ tatoriu s. S ara non facu ltatib u s ditior. 2. emolumentum indicem P. 7. in m entibus u n iuersorum crim en agnoscit. quam necessitates non ten ean t m aritales. quem nihil lateat. 22. 6-7 tem peran tiam . non fallis deum : etsi m aritu m euaseris. antequam faciat quod p arau erit: in anim is singulorum . 26.40 DE ABRAHAM. 1. E tsi m aritu m ad u lte r fefelleris. seruat excu­ bias. non p aren tib u s. Ideo uirum inparem non p u tab at. I. m aio r est enim in iu ria auctorem quam custo­ dem thalam i sp retu m et non consideratum . A duertebat in te r huiusm odi uiros in tu tam uxoris pudicitiam fore sibique coniugis puch ritu d in em periculo futuram : m onuit uxorem . non m onilibus o rnatam . u t unusq u isq u e se castum praebeat. 17. s Gen 12. co n ten ta si ita necesse esset se periclitari pudore quam u iru m salute e t u t tu e re tu r m aritu m m en tita est germ ani­ tatem . etsi iudicem fori luseris. qui u iro plerum que necem gignere solet.

contando sulla speranza di non essere scoperto o sull’im punità del fatto. Queste cose hanno s tre tto ra p p o rto con la superbia. ABRAMO. non dai genitori. La moglie. ap p unto. In fatti. che sa di essere di rango più elevato. le offese a u n m arito im prudente. anche se hai ingannato il m arito. colpiti dalla sua non com une bellezza. Com prendeva che fra uom i­ ni di tal genere il p u d o re della m oglie sarebbe stato indifeso e la sua bellezza sarebbe s ta ta p e r lui u n pericolo: disse allora alla moglie di d ich iararsi su a sorella. generalm ente um ilia il m arito. Q uesti vendica con più seve­ rità l'ingiuria fa tta al debole. 6-7 41 cupidigia im pudente. Con ciò si insegna che nella m o­ glie non si deve ta n to cercare la bellezza. la p re sen taro n o al loro re e tra tta ro n o A bram o con risp etto . anzi senza sentinelle sorprende il reo prim a che attu i ciò che ha m editato: nell’anim o dei singoli. difensore del m a­ trim onio. a m ettere in pericolo il p ro p rio pudore p iu tto sto che l'incolum ità del m arito. e p er salvaguardare il m arito m enti. dun q u e lo am ava com e uno di uguale dignità. anche se ti sei preso gioco del giudice del tribunale. Ma il Signore pu n ì il faraone e la sua casa con grand terribili castighi a m otivo di Sara m oglie di Abramo. non sfuggi al giudice del m ondo intero. m a seguiva suo m arito ovunque andasse. che solitam ente provoca la m orte del m arito. O adultero. nella m ente di tu tti riconosce la colpa. si dichiarò sua sorella. non dai parenti. 7. Gli Egiziani. non inganni Dio. più grande è l'ingiuria quando si disprezza e non si tiene in considerazione l'au to re p iu tto sto che il custode del m atrim onio. È presente Dio. a non lasciarsi ten tare dalla trascuratezza o dalla stoltezza del m arito o da u n a sua pro lu n g ata assenza. G rande testi­ m onianza e dim ostrazione di com e si deve custodire la castità è questo passo che eso rta ognuno a m o strarsi casto. nessuno sfugge. se fosse stato necessario. nel tim ore che coloro che avessero insidiato il suo p udore lo uccidessero com e rivale e vendicatore della m o­ glie. del quale nessuno può p re n d ersi gioco. Perciò non riteneva il m arito inferiore. non o r­ nata di gioielli. m a di buoni costum i. dunque non fu tra tte n u ta dalla ricchezza. I. onorandolo com e fratello di colei che era piaciuta al re. passioni sfrenate. Egli assum e il com pito del m arito assente. 2. anche se sei sfuggito al m arito. m antiene le sentinelle. non era più nobile di origine. Infatti. a non b ra m a re il letto altru i e a non insidiare la m oglie d ’altri. Si recò in u n paese stran iero . al quale nulla re sta nascosto. dicendosi sua sorella. disposta. Chi desidera la felicità del m atrim onio cerchi non u n a donna più fa­ coltosa che non è ten u ta a freno dagli obblighi coniugali. non tan to la bellezza della moglie quanto la sua v irtù e la sua serietà rendono lieto il m arito. . S ara non era più ricca di sostanze. appena la videro.

quae nullis te n e n tu r legibus. uocauit A braham et arg u it eum di­ cens: Quid hoc fecisti m ihi? Quare non d ixisti quia uxor tua est. qui nullis te n e b a tu r reus legibus. Ipse quoque P harao licet rex A egyptiorum . u eru m etiam coitus unius castitatem custodiant. tam en significat etiam externis ac b arb aris e rro rib u s esse curam pu d o ris et ad u lterii etiam sibi crim en cauendum . Nec m irum si b a rb a ru s ius n o u it n atu rae: m u ta anim antia. I. su n t tam en aliqua. Qui p rae­ tendit ignorantiam condem nat intem perantiam . E t nunc ecce m u lier tua ante te u. quae non solum parib u s suis copulae seru en t fidem. u Gen 12.42 DE ABRAHAM. 2. et poenam soluit adulterii. Non m irum ergo si et iste Aegyptius rex deum tim uit. ne quis de populo b a rb a ro inrogaret uiolentiam uel peculio uiri uel uxoris pudori. E tsi n a tu ra ferus ac b a r­ barus. 18 s. ubi alienam esse agnouit uxorem . ueru m etiam prosecutores dedit. statim q u e. . qui deducerent eum . sed d ixisti m ih i quia soror m ea est? et sum pseram eam m ihi uxo­ rem. Ita m aior lex n atu ra e quam legum praescrip tio est. qui hom inem non tim e­ bat. 8 8. non solum m arito reddidit. quem et in lentia regalis su p in aret p o ten tiae et Aegypti lasciuia atque luxuries a stud io castitatis abduceret.

). 19. M aes . affinché nessuno di quel popolo b a rb a ro facesse violenza al peculio dell'uom o o alla pudi­ cizia della moglie. quanta sit uiduitatis gratia. 188.. pp. Chi adduce com e giustificazione l’ignoran­ za. consilium integritatis.. 7: turturibus deus hunc infudit adfectum ). condanna l’intem peranza. Praeceptum. se anche questo re egiziano ebbe tim ore di Dio. non solo la restitu i al m arito. ibid.. 67 (p. 64 (p. exam. per l’esemplificazione. dunque: discite. semine et sine coniunctione. appena si accorse che S ara era la m oglie di un altro. 16 ss. V 7. non deve lasciare perplessi. ma m i hai detto: « È mia sorella ». V 19. che non sono soggette ad alcuna legge. ibid. 1 ss. 155. 5-6: naturae adulterium est). naturae iniuria est. ABRAMO. La loi naturélle selon Ambroise de Milan. d all'altra la lussu ria sfre n ata dell'E gitto distoglieva dalla p ra tic a della ca­ stità — chiam ò A bram o e lo rim proverò dicendogli: Perché m i hai fa tto questo? Perché non m i hai detto che è tua moglie. 62 (CSEL XXXII/1. Ciò risulta ancor più chiaramente. 15 ss. m a raccolgono la prole da foglie e erbe con la bocca. 155. che nell’opinione del tempo erano con­ siderati « scientifici ». l’arm onia fra istinto e legge naturale ha il suo fondamento nella comune origine dalla volontà di Dio (cf.. ibi gratia est. 72: ubi praecep­ tum est. p. 75: praeceptum enim casti­ tatis est. 8 43 8. P ertan to la legge della n a tu ra è su p erio re alla prescrizione delle leggi p o sitiv e 22. m a a d d irittu ra os­ servano la ca stità di u n solo ra p p o rto s e ssu a le 21. ut ad gratiam prouocet e 13. possiamo trovare in exam. V 20. e subito. 190. lui che non tem eva l’uom o. Ma.. lui che non era soggetto a nessuna legge. ve ne sono alcune che non solo conservano nell’accoppiam ento fedeltà ai loro com pagni. p. Roma 1967. Lo stesso faraone anche se re dell'E gitto — lui che da p arte l’arroganza del p o tere regale rendeva insensibile. N essuna m eraviglia. ibid. 188.): anche gli avvoltoi generano sine ullo mascu­ lorum. e volle rip arare la colpa di adulterio. Anche se di indole rozzo e b arb aro . 21 Che l'istinto naturale degli animali sia equiparato alla legge natu­ rale che ispira la condotta morale dell’uomo.. Ambrogio non è certam ente il solo autore cristiano antico che risente deU’influenza di questo aspetto della dottrina stoica: istinto e ragione sono le due forze infallibili della natura che conservano l’ordine del cosmo. Altri esempi. exam. 22 La legge naturale è più efficace della legge positiva per il suo carat­ tere universale: influenza anche la condotta del faraone. 62. CSEL XXXII/1.. p. determ ina persino il com portam ento degli animali (cf. Né fa m eraviglia che un b a rb a ro conosca la legge n a tu ra le 20: fra le bestie.. e cosi io l'ho presa in moglie? Ora ecco a te tua moglie. se — come ha fatto B. Cosi si spiega perché il nostro Autore frequentem ente attinga. 2. mulieres. al mondo degli animali. 187. V 21. m a gli m ise a disposizione degli accom pagna­ tori che lo guidassero fuori del paese. ..): la tortora rifiuta le seconde nozze. 17. 1: gratte est adulterium. perciò. I. 20 Il precetto della castità fa parte della legge naturale (cf. ut ad naturam reuocet: consilium. tu tta ­ via m o stra che anche le false religioni stran iere e b a rb a re si preoccupano della pudicizia e che an ch ’esse si guardano dalla colpa dell'adulterio. V 9. per es. 193-194 — colleghiamo fra loro due passi del De uiduis. nota prec. CSEL XXXII/1.): le api non si accoppiano fra loro. ibi lex est: ubi consilium. per Ambrogio.

F req u e n te r indiuisa seru itia in te r p aren tes dis­ cordiam seru n t. u t sem inarium dissensionis auferas. Ille declinanda censuit. P ulcherrim us et hic locus ad incitandum stu d iu m deuo nis. sed m aius erat stu d iu m m atu ra n d ae deuotionis. etiam castim onium coniu- gii defendit. Diuide potius. Ip sa quoque cuiusm odi esse debeat diuisio p atria r edocet. caue ne a lte r infirm ior. recepit a deo m u ltip licata om nia. qui aurem praeb eat ser­ uulorum su su rris. 7. E t ideo deum p raeferre debem us om nibus. I. M ulcebatur sanctus A braham nepotis praesen tia. Sed prim um deus pudicitiae trib u it rem unerationem . gratam (ex gratum ) P gratiam A. E t si tu fo rtio r. u t copula se q u e stra re tu r quam g ratia dirim eretur. N eque enim tu fo rtio r quam A bra­ ham . Itaq u e m agnum exem ­ plum deuotionis A brahae quod cum uxore speciosa descendit in Aegyptum. am- p u tau it fim briam discordiae. indiuisa dom us duos non sustinet. 7 s. quam gratam sciebat coniugi. Quod te facere o p o rtet. Inci­ dit rixa in te r seruulos nepotis et p a t r u i a.3. E lectioni suae non p o terit calum niari. nam quo p ru d e n tio r eo cautior.44 DE ABRAHAM. 10. F irm io r d iuidat. E ra t quidem iu sto uiro cu ra coniugalis pudicitiae. ne hab eat quod q u eratu r. 9 . nec p atria e co ntuitus nec paren tu m filiorum que g ra tia nec uxoris contem platio nos reuocare debet ab executione p raecep to ru m caelestium . ne praetulisse custo­ diam to ri m an d atis u id e re tu r caelestibus. 11 9. cui p a triu m adfectum exhibebat. infirm ior legat. Ita q u e quoniam p ro p te r deum contem psit om nia. 9. Tolerabilius etenim p u tau it. quod is qui deum seq u itu r tu tu s semiper est. Non residebit occasio resi­ liendi cui d a tu r eligendi optio nec diuisor g rau atu r. q uia deus om nia nobis illa larg itu r et potens est seru are quae donat. ne contagium serperet. u t m aneat am icitia. 12. u t nec in diuisione c irc u m sc rib atu r nec in electione frau d etu r. . 2. V ideam us et ceteraru m u irtu tu m gratiam . 3. a Gen 13. P rim as ig itu r sibi p arte s iusto ordine uindicauit de tio. non despicienda seruulorum iurgia. P. N onne m elius est em igrare cum g ratia quam cohabitare cum ' discordia? 11. si fo rte huiusm odi aliquid incideris. Abrahae om. n am quia studio obeundi caelestis oraculi uxorem quoque in periculum d eduxerat pudoris. A duertit p ru d e n tio r ser- u ulo ru m dissensionibus d om inorum concordiam solui solere.

N on tro v erà d a rid ire sulla sua scelta. e chi divide è libero d a responsabilità. I. R itenne in fatti p referibile che avesse term ine l'unione piutto­ sto che fosse in fra n ta la buona arm onia. N on avrà m otivo di rip en sam en to colui al quale è d ata la facoltà di sce­ gliere. 28-31. poiché p er am ore di Dio disprezzo ogni cosa. poi­ ché p er lo zelo di atten d e re alla p aro la divina A bram o aveva m es­ so in pericolo p ersin o il p u d o re della moglie. in fatti. Da uom o veram ente saggio avvertiva che le discordie fra i servi spesso guastano la concordia fra i padroni: tagliò il laccio della discordia. M eraviglioso anche questo passo p er stim olare lo zelo la devozione: chi segue Dio è sem pre al sicuro. Il p iù fo rte divida. Perciò. È ciò che devi fare tu. Il santo A bram o godeva della presenza del nipote. Spesso la servitù in com une sem ina discordia fra parenti. che sapeva g ra d ita alla moglie. né l’am o re dei genitori e dei figli. 11 45 9. tan to p iù è g aran tito e cosi non è condizionato nella spartizione né fro d ato nella scelta. perché non abbia a lam entarsi. riottenne d a Dio ogni cosa m o ltip lic a ta 23. G iustam ente. Me 10. Ma innanzi tu tto Dio gli diede la ricom ­ pensa della pudicizia. né l’am m irazione p er la m oglie ci deve distogliere dalla p ra tic a dei divini p recetti. Perciò sem pre dobbiam o a n tep o rre Dio ad ogni cosa: né la considerazione del­ la p atria. p er elim inare u n focolaio di discordia. In fa tti tu non sei più fo rte di Abramo. qualora ti venissi a tro v are in u n a sim ile situazione. Se tu sei abb astan za forte. Egli riten n e di dover evitare le contese dei servi. Non è m eglio separarsi in buona arm onia che ab itare insiem e in discordia? 11. affinché il contagio non si diffondes­ se. ABRAMO. È m eglio divi­ dere. 28-30. p er­ ché Dio ci dona tu tte qu este cose ed h a il p o tere di conservare ciò che dona. È d u nque u n grande esem pio di devozione quello di A bram o che scende in E gitto insiem e con la sua bella moglie. 10. la devozione h a rivendicato a il prim o posto. 9 . . il più debole scelga. Le 18. A ccadde u n a lite fra i servi del nipote e quelli dello zio. al quale dim ostrava p atern o affetto. 2. Il p a tria rc a spiega anche com e deve essere fa tta la d sione. p e r conservare l’am icizia. non d i trasc u ­ rarle. 3. 27-29. 23 Allusione a Mt 19. Dio tutelò la ca­ stità del suo m atrim onio. quan­ to più è saggio. non è possibile ab itare in due u n a casa di p ro p rie tà com une. m a m aggiore preoccupazione aveva di essere p erfettam ente fedele a Dio e di non sem brare d ’essersi preoccupato più della difesa del suo d iritto sulla m oglie che dei precetti divini. b ad a che l'altro non sia più debole e p resti orecchio alle m aldicenze dei servi.3. in fatti questi. dunque. C ertam ente q uesto uom o giusto aveva cu ra della pudicizia coniu­ gale. C onsideriam o o ra anche l’ornam ento delle altre virtù.

8 s. 3. Q uanto d itio r quis fu erit tan to au idior ad possidendum est. D iuisit A braham . quia tota inrigabatur et erat sicut paradisus d e ie. « Gen 13. u tilio ra fastidit. nam incipit m inui singularum m eritum . 21. q u ia nim ium d iu ites erant. re fu ta t u ti­ liorem . alia am oenior fuerit. 6. ne studio A braham cepisse oculos adulescentis u id eretu r. 6. b Gen 13. quem u enustioris gratiae p u tat. alios am oena delectant. ego in dextra m uel si tu in dextram . D iuersa hom inum ingenia sunt. 12-13 12. Necesse erat u t de to ta regione duas p arte s faceret. Cito inuidiam m ouent. — secandae P2 secundae PA. P lerum que etiam ubi fru ctu s non inpares sunt. . I. N on sit inquit rixa inter m e et te et inter pastores m eos et pastores tuos. quia non capiebat illos inquit terra s im u lb. u t iustu s dissensionem am p u tat. ego in sinistram d. co n feran tu r am oenae utilioribus. Deinde p raesentia. E t leuauit oculos L oth et elegit inriguam regionem inquit Iordanis. pruden- tio r am oeniora declinat. perfectior P. c Mt 19. a u t cocum eligit a u t uocalem . cito in se excitant m entem auari. 4. Tam en u t m inim e au aru s electionem offert.46 DE ABRAHAM. 12. E xtendere agri term inos cupit. Saeculare uitium . quia hom ines fratres nos sum us. uicinum excludere. tota] tua P. u t diuites te rra non capiat. alios utilia. Sed si non q u ean t p artes de utilioribus conuenire. portiones Schenkl portione codd. N onne ecce tota terra ante te? Discede a me: si tu in sinistram . electionem obtulit. 4. Si insipiens sit elector. 13. Quod p o tu it sum m ae esse iustitiae. 10. 12. nil enim satis est diuitum cupiditati. non addidit utiliorem . extendere] ostendere P a. Vna regio capere u tru m ­ que non p o terat. d Gen 13. 13. Hic tam en nihil dixit sc rip tu ra de eo quod alia pars utilior. Ple­ rum que possessiones o b u eniunt h ered itariae aliae utiliores. V nde enim p erfectio an te ad u en tu m C hristi? nondum u en e rat qui diceret: S i uis p erfectu s esse. Am oenam p arte m descripsit. Vilicus nonnum quam utilis est uel a c to r agri: co n fertu r u rbano.c. Infirm ior am oe­ niora eligit. non ab sentia diuidebat. quam uis in principio et ipse inperfectior. N um quid eiusm odi A braham ? Minime. aliae am oeniores. uade uende om nia tua et da pauperibus et ueni sequere m e c. Non u tiq u e in portiones secandae sunt.

a ltri le am ene. quale soluzione som m am ente giusta nel lim iti del possibile. Don­ de poteva venire. G eneralm ente. che ritien e ab b ia doti più piacevoli. 13. com e giusto elim ina il co n trasto . ABRAMO. vendi tu tti i tuoi beni e dalli ai poveri e vieni dietro di me. T uttavia. offre la scelta. alcune sono p iù utili. io a sinistra. si m ettan o a co n fro n to quelle am ene con le più utili. A bram o h a fa tto forse lo stesso? No. niente sazia la b ra m a dei ricchi. se tu a destra. perché eran o troppo ricchi. non ciò che non c ’era. Se chi deve scegliere è poco saggio. Le inclina­ zioni degli uom ini sono diverse: alcuni gradiscono le cose utili. perché era tu tta irrigata ed era com e il pa­ radiso d i Dio. va'. Q uanto più uno è ricco tan to più è avido di possesso. A llora egli. Ma se le p arti non possono accordarsi sulle p ro p rie tà più utili. N on sta forse tu tto il paese davanti a te? Separati da me: se tu vai a sinistra. anche se anch'egli all’inizio e ra alquanto im perfetto. anche a p a rità di vantaggi. o u n sovrintendente d i cam pagna. È u n vizio del m ondo che la te rra non basti ai ricchi. Viene m esso a confronto con u n ab itan te di città. a volte è utile. p erché non sem brasse che A bram o aveva adescato gli occhi del giovane. cac­ ciare il vicino. Chi è p iù debole sceglie le cose p iù am ene e disde­ gna le p iù utili. I. la perfezione p rim a della v enuta di Cristo? Non e ra a n c o ra venuto Colui che avrebbe detto: S e vuoi essere perfetto. elitre più am ene. 12-13 47 12. e fra i m iei pastori e i tuoi. E L o th levò lo sguardo e scelse — è d e tto — la regione irrigua del Giordano. E poi sp artiv a ciò ch e c ’era. io vado a destra. . Una sola regione no n b astav a a contenere en tram b i. N on vi sia — dice — discordia fra m e e te. m a non p arla della più utile. Doveva necessariam ente dividere in d u e p a rti tu tta la regione. perché d im inuirebbe il pregio d i ciascuna di esse. perché queste subito suscitano invidia. C ertam ente non biso­ gna frazionarle. sceglierà o u n cuoco o u n can­ tante. com e tu tt’a ltro che avaro. Ma in questo caso la S c rittu ra non dice n u lla sul fatto che u n a p a rte era più u tile e l’a ltra p iù am ena. e rifiuta chi è più utile. Descrive la p arte am ena. Un fatto re. assoluta- m ente. su b ito a ttira n o l’attenzione d e ll’avido. 3. A bram o fece la spartizione. perché il territorio — è detto — non bastava a contenerli insiem e. offri a Loth la scelta. G eneralm ente le p ro p rie tà si ottengono p er ere­ dità. in fatti. D esidera estendere i confini del cam po. chi è più p ru ­ dente rifiuta le cose più am ene. perché noi siam o uom ini fratelli.

1 ss. N um erauit au tem trecentos decem et octo m. quod is u itia eligit qui a u irtu te declinat et ab aeq u itate deflectit. sed am oenitatis inuidia deceptus. quae cito praedonum oculos incur­ rit. 3. 14. incolarum captiuitas. 19. s Gen 14. 7. Eos enim asciuit quos dignos in nu m ero iudicauit fidelium . quoniam u itio seruilis nequitiae a potiore deflexerat et p a rte m flagitiosissim orum elegerat. qui in dom ini n o stri Iesu C hristi passionem crederent. 3. Ideoque declinatio L atina in terp re­ tatione d ic itu r Loth. non populoso exercitu. eos autem qui non sunt ipsius non d ig n atu r cognoscere.48 DE ABRAHAM. P. u t p ro eo nec belli declinaret periculum . nepotem om. IH Iesu Schenkl Ihù P IH A. 8. u t etiam ipse captiuus ab d u ceretu r. decem e t octo autem sum m a IH Iesu exprim it nom en. sed etiam ad g ratiam iu sto ru m . post capilli add. V nde et illud non solum ad scientiam dei re fertu r. Co- gnouit enim do m inus qui su n t ipsius *. i 2 Tim 2. 15. quod in euangelio dixit d o m inus Iesus: et capilli uestri om nes num erati su n t '. sed m eritu m electionis expressum . quando sic am a­ b a t nepotem . Quid est n u m e ra u it? Hoc est elegit. 15. 11. 7. Itaq u e etiam Loth infirm ioris consilii p retiu m luit.15. Trecentos enim T G raeca litte ra significat. capitis NR. » Gen 14. Loth am oenam e le g itf. Hinc bellum in te r re g e s E. Fidei ergo m erito A braham uicit. D enique eos quibus quinque regum arm a cesserunt cum paucis egressus u em aeu lis triu m p h au it f Gen 13. 14. Quo conperto A braham n u m erauit seruolos suos uerna- c u lo s h et cum trecen tis decem et octo u iris adeptus uictoriam liberau it nepotem . i Lc 12. Sodom a enim luxuria atq u e lasciuia est. u t scias non q u an titatem num eri. . 14-15 14. non te rra ru m infecunditate. 14. I. h Gen 14. ad u e rsario ru m uictoria. P ro b a tu r diuisionis adfectus. ™ Gen 14.

75 (1953). eu. quelli che h a indicati degni di ap p a rten ere al nu m ero dei fedeli che avrebbero cred u to nella passione del Signore n o stro Gesù C risto. non per la forza di u n esercito num eroso. 9. 14-15 49 14. R iv iè r e . trovava non raram ente applicazione nelle scuole rabbiniche e fra gli autori cristiani antichi. Spir. 4 s. Cosi Loth significa « deviazione ». E poi­ ché la croce. 22). di F. 15. si era allontanato dalla p arte m igliore e aveva scelto quella dei più dissoluti. H i p p . p. J. Diciotto si scrive I (dieci) H (otto): ecco Gesù. R ahn er .. D unque A bram o vinse grazie alla fede. avrebbe com portato la grazia. Me 14. 50 (PL 2. m a il valore della lo ro elezione. Sanet. «Trois cent dix-huit ». Lue.. 5. Che cosa significa co n tò ? Significa scelse. Qual è la conoscenza che gli fu concessa? Riflettete: dice prim a diciotto. in g an n ato non dall’infecondità delle terre. 691-736.. Sulla simbologia di T (tau) si vedano H. 6 (1934). pp. fiir kath. . ». 148. Q uando A bram o seppe questo. indicata nel T (trecento). 8: « Infatti dice: Abramo circoncise diciotto e trecento uom ini della sua casa. con pochi servi nati in casa sconfisse coloro che avevano vinto gli eserciti di cinque re. in Cant. 385-410. p.-Tert. 2 II valore simbolico dei num eri. avendo o tten u to v ittoria. 82. P h il o .) attribuisce significato profetico ai 300 denari che secondo le parole di Giuda erano il prezzo dell’unguento: nella lettera T. 14 (CSEL XXXII/2. I 3 e 121 (CSEL LXXVIII. 51. et Méd. che espri­ me graficamente il num ero 300. dal m om ento che A bram o am ava tan to il nipote da affrontare p er lui p ersin o il pericolo della guerra. In fa tti la lette ra T in greco significa trecen to e la som m a IH — dieci più otto — esp ri­ me il nom e di G e sù 2. dice anche trecento » (trad.:).. che ren d e schiavi. Ps. 9) sullo stesso passo evangelico: trecentorum autem aera crucis insigne declarant. it. tan to che an c h ’egli fu condotto prigio­ niero. Torino 1975). p. liberò il nipote. poiché p e r colpa dell'iniquità. trad. 4 s. colo­ ro che no n gli ap p artengono non si degna di conoscerli. 88 A). in fatti. contò i suoi servi nati in casa e con trecen to d icio tto uom ini. 1 Cf. 5. Anc. Un cas de symbolism e arithm étique chez saint Ambroise. in fatti S odom a è lu ssu ria e im pudicizia ‘. Perciò anche quello che Gesù ha d etto nel Vangelo n on è rife rito solo alla scienza di Dio. e poi a parte dice trecento. e p. in « Rech. nd. S corza Barcellona. cf. 352-355. Antenna crucis. in « Zeitschr. perché tu com prenda che con ciò non è espressa la q u a n tità num erica. 17. 244. la v itto ria dei nem ici. Perciò anche L oth pagò il prezzo della deci­ sione p iù debole. Io 12. Louvain 1965). I. Id.. Garitte. H a scelto. Dunque. Loth scelse la p a rte am ena ch e subito colpi gli occhi dei predoni. ABRAMO. In fatti il Signore conosce coloro che gli appartengono. L'ecclesiologia dei Padri. Notevolmente vicino al nostro è il passo di Barn. m a anche alla grazia dei giusti: anche i vo stri capelli sono tu tti con­ iati. de Théol. Per il procedimento inverso — cioè simbolismo delle lettere basato sul loro valore numerico — cf. a proposito dell’unzione di Betania (cf. pp. Theologie ». CSEL XXXII/4. poiché chi sceglie i vizi è colui che devia dalla v irtù e ab b an d o n a l'equità.). I 5 (CSEL LXXIX. II 31 (G. Con ciò si d im o stra che la separazione e ra avvenuta in amicizia. 16 ss. 3. m a dalla b ra m a dell’am enità. attraverso le lettere dell’alfabeto che li indicavano. V : Das m ystische Tau. Di qui la g u erra fra i re. haer. Similmente Ambrogio (exp. Sim boli della Chiesa.. la p ri­ gionia degli ab itan ti. 48 ss. VI 30. pp. Roma 1971. Abram o ha con tato dunque trecen todiciotto uom ini. vedeva l’annuncio della passione di Cristo. migr. anche Ioseph 3.

ideoque eum et M elchisedech. decim as dedit. et add. rex pacis. quom odo dicit ad regem S odom orum : « Nihil sum am abs te ». 16-17 16. 22 s. c. u t regi se ru e n tu r om nia. erat enim sacerdos su m m i dei °. 3. qui triu m p h o hum ilior factus est. Q uantum au tem illud quod de p ra ed a uictoriae nihil uoluit contingere nec o b latu m sum ere! q. 10. 24. Gr. Qui est rex iustitiae. p Ps 109 (110). benedixit. sacerdos dei nisi cui dicitur: Tu es sacerdos in aeternum secu n d u m ordinem M elchisedech p. Iu re sanc­ tus d e p raed a u su rp a re aliquid uel oblatum recusat. r Gen 14. Sacrificium denique obtulit. sed deferre deo. q. hoc est dei filius. 11. « Gen 14. dicat Decr. sacerdos p atris. qui in terp re tatio n e L atina d ic itu r rex iustitiae. Hoc A braham docet. 23. H ebr 7. ne dicat qui dedit q u ia « ego diuitem feci eum ». 17. M inuit enim fru ctu m triu m p h i m ercedis susceptio et beneficii adim it gratiam . Schenkl. 5. < et > hoc cum p ra ed a u tiq u e in p o testate uictoris fuerit? Docet m ilitarem disciplinam . hoc solum satis sibi esse testifi­ c a tu r quod p astu i p ro elian tiu m iuuenum p ro fe c iss e tr. c. 25. Sed qui u in cit non debet adrogare sibi uictoriam . » Gen 14. . P lurim um enim re fert u tru m pecuniae a n gloriae dim icaueris: a lte r m ercennarii loco d u citu r. D icet aliquis: cum ipse uicerit. I. non superbior. 8.50 DE ABRAHAM. a lte r dignus h a b e tu r co n seru ato ris gloriae. 2.. Sane iis qui secum fu issent in ad iu m en tu m fortasse sociati p arte m em olum enti trib u en d am ad se rit tam q u am m ercedem laboris. q u i sui corporis sacrificio p atre m n o stris repro- p itia u it delictis? 17. reges P regibus P2. 4. 18 s.

potrebbe essere — secondo il Lucchesi — quella riferita da H ie r . I 29. p. 4 In II 11. off. in fatti. 66 B e 68 D . 129. nota 4). perché dice al re di Sodom a: « Non prenderò nulla da te ».. perciò lo benedisse anche Melchise- dech. In fa tti offri u n sacrifìcio e diede le decim e. epist. In fa tti era sacerdote del Dio altissim o. Paris 1933. dettando delle regole che debbono essere osservate in guerra. leg. se si tra tta di difesa o di ritorsione contro nemici accaniti. cioè. si chiede: « N’aurait-on pas de ce fait mème expurgé ou altéré une bonne partie du texte? L’interprétation bizarre qu’Ambroise tenait d ’Origène n ’aurait-elle pas peu-ètre à l’origine de cette manipulation? ». I l i 25. nel secondo è riten u to degno della gloria di salvatore. I. L u c c h e s i . se non Colui al q u ale è d etto : Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di M elchisedech. 8 ss. 332-334). 70. 85 (infra) Ambrogio rinvia a questo passo e osserva: de Melchisedech in tractatu morali plene diximus. nel p rim o caso il co m battente è considerato m erce­ nario. meno rigoroso di Tertulliano e Lattanzio.69 A). 3. se certam en te la pred a apparteneva al vincitore? Abram o dà un insegnam ento circa la disciplina m ilita re 5: tu tto deve essere lasciato al re. com e ricom pensa p er il loro lavoro. 16-17 51 16. che non abbia voluto toccare nul­ la della p red a o tten u ta con la vitto ria. Chi è re di giustizia. 83. che Ambrogio avrebbe derivato dalle omelie mistiche di Origene (ibid. h a grande im portanza sapere se si è co m b attu to p er denaro o p er gloria. che fu reso più um ile dal trionfo. Non vedo quale fondamento abbia l'ipotesi di una manipolazione. anche se brevemente. soprattutto se si considera che piene è da riferire molto probabilm ente non aH'ampiezza della spiegazione. 2 (CSEL LV. p. dim inuisce il fru tto d ella v itto ria ed elim ina il pregio dell’opera buona. Q uanto è notevole. M a chi vince non deve rivendicare a sé la v ittoria. Palanque. il quale col sacrifìcio del suo co rp o h a o tten u to indulgenza presso il P adre p er i n o stri d e litti? 4. ABRAMO. ch e tra d o tto significa re di giustizia. Qualcuno dirà: dato che h a vinto. dichiara che gli b asta solo ciò che era servito p er il v itto dei giovani com battenti. anche se gli viene offerta. A tal proposito egli conserva una certa ammirazione per le virtù degli antichi romani. ma al livello dell’interpretazione. in quo et m ysterium nequa­ quam praeteritum ac praeterm issum est. non più superbo. J.-R.): Origene — dice Gerolamo — vedeva in Melchisedech un angelo. 3 Cf. PL 16. L'usage de Philon dans l'oeuvre exégétique de saint Ambroise. 17. L’interpretazione bizzarra. Ambrogio. Leiden 1977. am m ette la liceità della guerra (cf. né p re n d ere ciò che gli veniva offerto! Ricevere la ricom pensa. cioè il Figlio di Dio. su cui insi­ ste la parola mysterium . sacerdote di Dio. Q uesto è l’insegnam ento di Abram o. pp. intende l’interpretazione mistica che questo passo. E. La guerra è allora considerata « fortezza anim ata da giustizia » (cf. 139 s. N atu ralm en te afferm a che a quanti si fossero eventualm ente u n iti a lui p e r aiu tarlo doveva essere data una p arte d i profitto. 5 Ambrogio.. 14. re di p a c e 3. nota 5. I 27. sacerdote del Padre. deve invece a ttrib u irla a Dio. p. Qui è respinta la consuetudine che riconosceva al vincitore il diritto di preda. In fa t­ ti. osservan­ do che l’esposizione in questo luogo del prim o libro non è cosi ampia come Ambrogio sem brerebbe attestare.. Giu­ stam ente il santo p a tria rc a rifiuta di ap p ro p riarsi d i qualcosa del­ la preda. 73. P h il o . affinché colui che h a dato non dica: « Io l ’ho reso ricco ». Saint Ambroise et l’empire romain. . contiene. La dottrina sulla guerra giusta è sviluppata da Agostino (cf. poi. m a nello stesso tempo corregge alcuni eccessi.

non potentiam . ne huiusm odi suscipiant liberos. I. uernaculus m eu s heres m ihi e r i t u. si nullo co n tu itu p u d o ris m ou en tu r. a deo accepit. Ideoque q uoniam sibi m ercedem ab hom ine non quaesi- uit. D iscant ergo hom ines coniugia non spernere nec sibi sociare inpares. ne infirm os anim os p e r dilationem aliquam subeat pae- n iten tia contem psisse p raesen tia.52 DE ABRAHAM. 19. u t u b erio ra re s titu a t ei qui captus non fu erit obla­ tione praesentium . Non est serus ad re m u n eran d u m dom inus et cito p ro m ittit et m ulta largitu r. Ab ipso quoque d om ino m ercedem quam p o stu let consi­ derem us. . “ Gen 15. 18-19 18. M erces tua m u lta erit u a ld e s. ego protegam te. N on diuitias u t a u a ru s exposcit. sed dignum q u ae rit sui heredem laboris. 2 s. et u elu t q u adam u su ra ria largi­ tate conpensat. Q uid m ih i in q u it dabis? Ego autem d im itto r sine filiis 1 et infra: Quia m ih i non dedisti sem en. » Gen 15. u t uel tran sfu n d en d ae h ered itatis contem pla­ tione. 1. non longaeuitatem istius u itae u t m eticulosus m o rtis. 1 Gen 15. 3. 3. quos heredes habere non possint. sicut legim us scrip tu m q uia p o st haec uerba fa ctu m est d om ini u erb u m ad A braham in uisu dicens: N oli tim e­ re Abraham . digno stu d ean t m atri­ monio.

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a b ra m o , r, 3, 18-19 53

18. Perciò, poiché n o n chiese a uom o ricom pensa, la rice­
vette da Dio, com e leggiam o scritto: Dopo queste parole il Si­
gnore parlò ad A bram o in visione dicendo: N on tem ere, Abram o,
io ti proteggerò. La tua ricom pensa sarà grandissim a. Il Signore
non è lento a ricom pensare: è p ro n to a p ro m ettere e d o n a con
abbondanza, affinché p e r qualche rita rd o non su b en tri negli ani­
mi deboli il p en tim en to di aver disprezzato le cose presenti, e
ricom pensa, p er cosi dire, con larghezza d i interessi, restitu en d o
con grande abbondanza a colui che non è stato sedotto dalle cose
di questo m ondò che gli venivano offerte.
19. C onsideriam o an che quale ricom pensa chiede al Signo­
re. Non chiede le ricchezze, com e u n avaro, non u n a lunga d u ra ta
di questa vita, com e u n o che tem e la m orte, non il potere, m a
dom anda u n erede degno della sua opera. Che cosa — dice — m i
darai? Io m e ne vado senza figli', e p iù oltre: Poiché non m i hai
dato discendenza, uno schiavo nato in casa sarà il m io erede.
Im p arin o dunque gli uom ini a non disprezzare il m atrim onio e
a non u n irsi con persone di condizione in fe rio re 6, p e r non avere
dei figli sim ili, che no n possono essere loro e r e d i7; anche in vista
dell’ered ità da trasm ettere, se non sono m ossi d a alcun riguardo
p er il decoro, desiderino u n degno m a trim o n io 8.

J. C osters , Le droit des gens chez saint Augustin, V: La guerre, in « Rev.
de droit intern. et de législ. comparée », 19 [1933], pp. 534 ss.; R. R egout ,
La doctrine de la guerre juste de saint Augustin à nos jours d'après les théo-
logiens et les canonistes catholiques, Paris 1935). Questo passo è citato da T o m ­
m aso d’Aq u in o , Sum m a th. 2, 2, q. 66, a. 8, 1, che avendo letto decet in luogo
di docet, ne dà u n ’interpretazione assai curiosa: sed praedam accipere ab hosti­
bus licitum est; dicit enim Ambrosius, in libro De Patriarchis: « cum praeda
fuerit in potestate uictoris, decet militarem disciplinam ut regi seruentur
omnia », scilicet ad distribuendum . Ergo rapina in aliquo casu est licita.
6 La Chiesa aveva p rogressivam en te atten u ato la sum m a diuisio fra
liberi e schiavi, m a, pur avendo am m esso la legittim ità del m atrim on io fra
servi (P .S. Leicht, Il matrim onio del servo, in « S critti in on ore di C. Fer­
rini », I, M ilano 1947, pp. 305-316), m antenn e la norm a della legislazione
pagana che vietava il m atrim on io fra liberi e schiavi; le costitu zion i costan ­
tiniane del 314, 319, 326, 331 (Cod. Theod. 4, 12, 1; 4, 1, 6; 12, 1, 6; 4, 12, 2)
prevedevano gravissim e san zioni. La d ecision e di papa C allisto di approvare
tali un ioni fra cristian i restò iso la ta (H ipp ., haer. 9, 12; cf. J. Q uasten, Patro-
logy, I, U trecht 1950, trad. it., T orin o 1975, I, pp. 457-459; J. Gaudemet, La
décision de Calliste en matière de mariage, in « S tu di in onore di U.E. Pao­
li », F irenze 1955, pp. 333-344). N elle Sanctiones et Decreta del con cilio di
N icea si dice: seruorum et seruarum coniugia non licent Christianis nisi
post manumissionem, qua facta contrahant iure matrimoniali et libere, dote
assignata, secundum consuetudinem illius regionis (J.D. M ansi , Sacrorum
conciliorum noua et amplissima collectio, II, Firenze 1759, 1037). Seppure
tale canone può essere in realtà p osteriore al co n cilio di N icea, tuttavia
non è falso (cf. Orestano, La struttura giuridica del m atrimonio romano, in
« B oll. dell'Ist. di d iritto rom . », 48 [1941], p. 117). Sul m atrim on io religioso
n ei prim i secoli del cristia n esim o si veda anche P. Allard, Les esclaves
chrétiens depuis les premiers tem ps de l’église jusqu'à la fin de la domi-
nation romaine en occident, P aris 19001, pp. 271-299; A. M anaricua, E l m atri­
monio de los esclavos, R om a 1940, pp. 73-191; V. M o n a c h in o , S. Ambrogio
e la cura pastorale a Milano nel secolo IV , M ilano 1973, pp. 193-197.
7 Cf. infra, I 7, 65 e nota 16.
8 Digno... matrimonio: l’esp ression e richiam a alla m en te i con cetti di
iustae nuptiae e di honor m atrim onii che p er il d iritto rom ano d istin guevano

54 DE ABRAHAM, I, 3, 20-21

20. Sed si A brahae sen ten tia ad corrigendum m inus profi
accipe oraculum dei h uiusm odi condem nantis hereditatem . N on
erit inq u it heres tu u s hic, sed alter qui exierit de te, ille erit heres
tu u s v. Q uem dicit alteru m ? P eperit enim e t Agar filium Ism ahel,
sed non ipsum dicit, sed dicit sanctum Isaac. E t ideo addidit: qui
exierit ex te; ille enim u ere exiuit ex A braham , qui legitim o coniu­
gio p ro creatu s est. Sed p er Isa ac legitim um filium illum u eru m
legitim um p ossum us intellegere dom inum Iesum , q u em in p rin ­
cipio euangelii secundum M atthaeum A brahae filium leg im u sz, qui
u eru m se A brahae gessit heredem , au c to ris inlum inans successio­
nem , p e r quem A braham respexit in caelum et splehdorem suae
p o steritatis agnouit non m inus in lu strem q u am stellaru m caelestium
fulget c la r ita s a. S icut stella enim a stella differt in claritate, ita
et resurrectio m o rtu o ru m b apostolus dixit, eo quod, resu rrectio n is
suae donans consortia, hom ines, quos m ors solebat te rris abscon­
dere, regni caelestis fecit esse participes.

21. Quom odo autem A brahae propago diffusa est nisi p e r fide
hereditatem , p er q uam caelo conparam ur, conferim ur angelis, ae­
q u am u r stellis? Ideo ait: Sic erit sem en tuum . E t credidit inquit
A braham d e o c. Quid cred id it? C hristum sibi p er susceptionem co r­
poris heredem fu tu ru m . Vt scias quia hoc credidit, dom inus ait:
Abraham diem m eu m uidit et gauisus e s t d. Ideo reputatum est
illi ad iu s titia m e, quia ratio n em non quaesiuit, sed prom ptissim a
fide cred id it. B onum est u t rationem p ra eu en iat fides, ne tam ­
quam ab hom ine ita a dom ino deo n o stro ratio n em u id eam u r exi­
gere. E tenim q uam indignum u t hum anis testim oniis d e alio cre­
dam us, dei oraculis de se non credam us! Im ite m u r ergo A braham ,
u t heredes sim us te rra e p e r iu stitiam fidei, p er quam ille m undi
heres factus est.

' Gen 15, 4.
* Mt 1, 1.
<> Gen 15, 5.
b 1 Cor 15, 41 s.
c Gen 15, 5 s.
J Io 8, 56.
Gen 15, 6.

20, 10. uerum P2 uirum P uero A.
13. ita A om. P sic P7.
21, 1-2. fidei (fidei PJ fide P) hereditatem P fidem hereditate A.
2. per quam om. P.

ABRAMO, I, 3, 20-21 55

20. M a se le p aro le di À bram o non bastan o a correggere, si
consideri la p aro la di Dio che condanna tale m odo di trasm ettere
l'eredità: N on sarà questo — dice — il tu o erede, m a l'altro che
uscirà da te, quello sarà il tuo erede. Qual è l’altro di cui parla?
In fa tti anche Agar p a rto rì u n figlio, Ism aele, m a non p a rla di lui,
parla invece del san to Isacco. Perciò h a aggiunto: che uscirà da
te. In fa tti è veram ente uscito da A bram o colui che è nato da un
m atrim onio legittim o. Ma in Isacco, figlio legittim o, possiam o
vedere Colui che è il vero figlio legittim o, il Signore G esù, di cui
neU’inizio del Vangèlo secondo M atteo leggiam o che è figlio di
Abramo, il quale fu il vero erede di A b ram o 9, rendendo illustre
la discendenza del progenitore, p er il quale Abram o guardò in
cielo e com prese che lo splendore della sua p o sterità non sarebbe
stato m eno lum inoso del fulgore delle stelle del cielo. Come una
stella in fa tti differisce in lum inosità da u n ’altra stella, cosi è
anche p er la risurrezione dei m o rti — dice l’Apostolo —, perché il
Signore associando alla sua risurrezione gli uom ini, che la m orte
soleva nascondere so tto terra, li h a fatti partecipi del regno
celeste.
21. E com e si è diffusa la discendenza di A bram o se non a t­
traverso l'ered ità che si trasm ette in v irtù della fede, p er la quale
siam o assim ilati al cielo, p aragonati agli angeli, uguagliati alle
stelle? Perciò dice: Cosi sarà la tua discendenza. E A bram o — è
d etto — credette a Dio. Cosa cred ette? Che C risto m ediante l’in ­
carnazione sarebbe diventato suo erede. Affinché si sappia che
proprio q uesto credette, il Signore dice: A bram o ha veduto il
m io giorno ed ha gioito. Perciò gli è stato attribuito a giustizia,
perché non cercò la spiegazione razionale, m a credette p ro n tissi­
m am ente. È b u o n a cosa che la fede preceda la spiegazione razio­
nale, affinché non sem bri che noi esigiam o dal Signore Dio n o stro
la spiegazione com e da un uom o 10. In fatti quanto è biasim evole
che noi crediam o a testim onianze um ane riguardo ad altri e non
crediam o alla p aro la di Dio riguardo a Se stesso. Im itiam o dun­
que Abramo, affinché m ediante la giustizia che deriva dalla fede,
p er la quale egli ered itò il m ondo, noi ereditiam o la te rra ".

il m atrimonio legittimo dal concubinato (cf. E. A lbertario, Studi di diritto
romano, I, Milano 1933, pp. 197 ss.).
9 Ambrogio conosce il valore giuridico delle genealogie ebraiche; quella
del Vangelo di Matteo, stabilendo la discendenza legittima di Gesù da Àbra­
mo, oltre a garantire la trasm issione della promessa ricevuta da questi,
fonda anche il nesso tipologico che collega Isacco, figlio legittimo ed erede,
a Gesù che eredita e realizza la promessa.
10 Cf. exc. fratr. II 89: ego rationem a Christo non exigo. Si ratione
conuincor, fidem abnuo. Credidit Abraham deo, et nos credamus, ut qui
sum us generis, etiam fidei sum us heredes.
11 Sulle orme dell'interpretazione neotestam entaria (cf. Gal 3, 6-9; Rom 4)
Abramo è presentato come tipo dei credenti, la sua fede come esempio
per il cristiano. In arm onia con tale interpretazione Ambrogio m ette in cor­
relazione l’eredità del mondo (cf. Eccli 44, 21), ottenuta da Abramo, con
l’eredità della « te rra » che riceverà il cristiano: il possedere la te rra ha
già nei Salmi e nei profeti significato escatologico: cf. Sai 36 (37), 9; Is 57, 13;
60, 21; 65, 9.

56 DE ABRAHAM, I, 4, 22-23

4. 22. Sed fo rtasse dicat aliquis: « Quom odo A braham no
im itandum proponis, cu m de ancilla susceperit filium? », aut: « Quid
sibi hoc uult, u t tan tu s u ir huic e rro ri fu erit obnoxius, cuius
ta n ta o p era m iram u r? ». E t ideo ne quodam m ore nauigantium
locum hunc, quem p leriq u e u adosum p u tan t, declinasse uideam ur,
rationem eius explanare cordi est. N on abnuo quod A braham de
ancilla su sceperit filium, u t cognoscas quoniam non superioris
cuiusdam n atu ra e ac su b stan tiae fu it A braham , sed u n u s e num ero
et frag ilitate u n iu erso ru m hom inum . D enique et de regione Chal­
daeoru m u ocatus est, quos su p erstitio n i uanae intentos m agis quam
ceteros esse accepim us. E t ideo m aiorem inuenit gratiam apud
deum , quia superio rib u s ren u n tia u it, ad p rio ra se extendit, u t se­
q u e re tu r deum . P ropositus est enim ad im itandum tibi, u t et tu
ad u ertas quod, si peccatis renunties, possis m ereri dom ini m iseri­
cordiam .

23. M ouere tam en aliquos p otest quod iam cum deo loque
tu r e t ad ancillam intro iuit, sicut scrip tu m est quia dixit Sara
ad Abraham : Ecce conclusit m e dom inus ut non pariam. Intra
ergo ad ancillam m eam , u t filios facias ex illa a. E t ita factum est.
Sed considerem us p rim u m quia A braham ante legem Moysi et
ante euangelium fuit: n o ndum in terd ictu m ad u lteriu m uidebatur.
Poena crim inis ex tem pore legis est, quae crim en inhibuit, nec
ante legem ulla est rei dam natio, sed ex lege. E rgo non in legem
com m isit A braham , sed legem praeuenit. Deus in paradiso b, licet
coniugium lau d au erat, non ad u lteriu m d am nauerat. Non u u lt enim
m ortem p e c c a to ris c et ideo quod praem ii est pollicetur, quod poe­
nae non exigit. M auult enim m itib u s prouocare quam te rre re sae-
uioribus. E t tu peccasti, cum gentilis esses: habes excusationem .
V enisti ad ecclesiam , au disti legem: non a d u ltera b isd: iam excu­
sationem delicti non habes. Tam en quoniam cum his m ihi serm o
est qui ad g ratiam b ap tism atis nom en dederunt, si qui tan tu m
crim en fecit, sciat sibi ueniam tribuendam , sed quasi ei qui
crim en com m iserit, in reliquum tam en abstinendum nouerit. De­
nique illi ad u lterae, quam in euangelio o b tu leru n t scribae Phari-
saeorum , ignouit quidem dom inus superiora, sed ait: Vade et
am odo uide ne p e c c e se. Quod cum illi dicit, tibi dicit. Fecisti gen-

a Gen 16, 2.
b Gen 2, 18.
« Ez 33, 11.
d Ex 20, 13.
<= Io 8, 11.

22, 3. hoc uult Ion. Aur I76D (cf. infra I 6,59; II 5,20).
6. cordis P a.c.
23, 9. licet om. Decr. Gr. c. 32, q. 4, c. 3.
10. laudauerit AD Ion. Aur. 111A (fort.).

ABRAMO, I, 4, 22-23 57

4. 22. Ma forse qualcuno potrebbe dire: « Come puoi p
porci di im itare A bram o se h a avuto u n figlio d a u n a schiava? ».
O ppure: « Che cosa significa che u n uom o tan to grande si sia
esposto a questo erro re, lui, di cui am m iriam o opere tan to gran­
di? ». O r dunque, p erch é non sem bri che alla m aniera dei navi­
ganti abbiam o evitato quésto punto, che i più ritengono pieno
di secche, desid eriam o d arne spiegazione. N on nego che A bram o
abbia avuto un figlio d a u n a schiava, perché si sappia che Abra­
m o non ebbe u n a n a tu ra ed u n a sostanza in certo m odo superiore
alla nostra, m a era un o dei tan ti e condivideva la fragilità di
tu tti gli uom ini. In fa tti fu anche chiam ato dalla regione dei Cal­
dei, che, sappiam o, più d i tu tti gli a ltri popoli erano dediti agli
e rro ri della superstizione. A ppunto perciò trovò più grazia p res­
so Dio, perché rinunciò al p ro p rio passato 1 e si pro tese verso il
fu tu ro p e r seguire Dio. Perciò è stato proposto alla tu a im ita­
zione, affinché anche tu com prenda che, se rinunzi ai peccati,
puoi m eritare la m iserico rdia del Signore.
23. T u ttav ia alcuni possono rim anere colpiti dal fa tto
A bram o si accostò alla schiava quando già parlava con Dio, com e
è scritto: Sara disse ad Abram o: Ecco il Signore m i ha im pedito
di partorire. Accostati dunque alla mia schiava, affinché tu abbia
dei figli da lei. E cosi avvenne. Ma consideriam o innanzi tu tto che
Abram o visse p rim a della Legge di Mosè e p rim a del Vangelo: si
credeva che l’ad u lterio non fosse ancora proibito. La punizione
per questo d elitto inizia dal tem po della Legge, che lo vietò;
nessuna condanna in pro posito p rim a della Legge, m a a p a rtire
dalla Legge. Perciò A bram o non h a violato la Legge, avendo egli
preceduto la Legge. Dio nel paradiso, anche se aveva lodato il
m atrim onio, non aveva co ndannato l'adulterio. In fa tti non vuole
la m orte del peccatore e perciò p ro m ette il prem io senza esigere
la pena. In fatti preferisce stim olare con mitezza, p iu tto sto che incu­
tere te rro re con severità. Se anche tu hai peccato, quando eri
pagano, hai una scusa, m a dopo che sei venuto nella Chiesa e hai
ascoltato la Legge — non farai adulterio —, non hai più la scusa
per la tu a colpa. T uttavia, poiché il mio discorso è rivolto a
coloro che si sono iscritti p er ricevere la grazia del battesim o, se
qualcuno ha com m esso u n a colpa cosi grave, sappia che gli sarà
perdonata, m a com e a colui che h a com m esso u n a colpa; sap­
pia però che p er l’avvenire dovrà astenersene. In fatti a quell’adul­
tera, di cui si p arla nel Vangelo, che gli scribi dei Farisei presen­
tarono al Signore, il Signore perdonò i peccati precedenti, m a
disse: Va' e d'ora innanzi guarda di non peccare. Dicendo ciò a
lei, lo dice a te. Hai com m esso adulterio da pagano, lo hai com-

1 Superior è usato da Ambrogio con diversi significati. In questo ca
più che riferirsi a quanto detto sopra, cioè alla superstitio nana dei Caldei,
penso che significhi « passato » — la vita di Àbramo prim a della chiamata
di Dio, che pure era caratterizzata da false superstizioni — cf., per es.,
supra, I 2, 4 (superioris uitae m oribus) e infra, I 4, 23 in fine (ignouit qui­
dem dominus superiora).

E t ideo publici m uneris g ra tia p riu ata m culpam praetexuit.. Omne stu p ru m ad u lteriu m est. Aur. /77A. ne genus deficeret hum anum . Disce. 5. Q uicquid in ea quae non sit legitim a uxor com m issum fu erit adulterii d am n atu r r Gen 19. m ulier. H abes unam A brahae defensionem . sim ul u t d iscan t m ulieres diligere uiro s nec ag itari u an a suspicione pelicatus aut inuidere priuignis. Aur. Aur. Sed et uos m oneo. 177B eam AD Schenkl. . Secunda illa est. Aur. ne uago ra p tu s erro re cred atu r. hoc Rachel postea. nec u iro licet quod m ulieri non licet. 25. 16.. 5-6. uiri. uideretur debitum Ion. Eadem a uiro quae ab uxore d eb etu r castim onia. 4. ne causa esset uiro quod is liberos non h ab eret. Ion. 177A. D p.c. I.c. qui saepe m ulieres in fu ro rem incitat. iungit] coniungit Ion. commisceri] coniungi Ion. 31 ss. 177A. u t excusetur m ari­ tus. Adhuc post diluuium ra rita s erat generis hum ani: erat etiam religioni. religionis A p.58 DE ABRAHAM. 24. ne quis non reddidisse debi­ tum u id e re tu r natu rae. 24. 3. « 1 Cor 6. si ipsae liberos non susceperint. 177B (fo rt. ea P Ion Aur. quaerendae om. Denique et Loth sancti filiae h an c causam quaerendae p o steritatis h a b u e ru n tf. m axim e qui ad gratiam dom tenditis. 23-25 tilis ad u lteriu m . non p etu lan tis form ae cap tu s decore ancillae contu­ bernio coniugalem p o sth ab u it torum . re m ittitu r p er baptism um . 6. sed studio quaerendae poste­ ritatis et propagandae subolis. suadet u t in tra re t ad ancillam . Vxori bonae cordi erat excusare ap u d u iru m sterilita tem suam et. Hoc fecit Lia. non com m isceri ad u lterin o corpori — qui enim se m ere­ trici iungit u n u m corpus e s t e — nec dare hanc occasionem diuor- tii m ulieribus. /77A. 2. zelum deponere.). Ion. u ade et post haec uide ne pecces. Nec otiosum est quod uxor a u c to r facti inducitur. 25. fecisti catechum enus: ignoscitur tibi. 3. Aur. Nemo sibi b la n d ia tu r de legibus hom inum . quod non ard o re aliquo uagae succ sus libidinis.

sed diuina lex ita duos in matrim onium . 25. I. D unque 2 Contubernium è il concubinato fra schiavi. inst. inst. 4. so p ra ttu tto voi che aspirate alla grazia del S ig n o re 3. E non è senza significato che la moglie sia p re sen tata com e consigliera del fatto: ciò per discol­ pare il m arito. ABRAMO. Quella brav a m oglie desiderava farsi perdo­ nare dal m arito la p ro p ria sterilità e. M a io am m onisco anche voi. ma non la relazione di un uomo sposato con una o più donne non m aritate. sola mulier adultera est.. a crimine adulterii solutus est. quod est in corpus unum. che gli uditori. 24 che già respingeva il concetto romano di adulterio: non enim. A bram o p referì al letto coniugale la re la zio n e2 con la schiava. cf. 24. che spesso spinge le donne alla follia. La seconda è questa: non perché infiam m ato d all’ard o re di una sfren ata passione. L a legislazione rom ana puniva come adulterio la relazione della donna spo­ sata con qualsiasi uomo che non fosse suo marito.. ut adulter habeatur quisquis compagem corporis in diuersa . rim esso m ediante il b a tte ­ simo. II 11. g u ard a di non peccare. è con d annato quale reato d 'a d u lte rio 5. La parola trova esplicazione nella seguente espressione di Ambrogio: quidquid in eam.. uom ini. Q ualsiasi ra p p o rto con una donna che non sia la legittim a moglie. in seguito. In seguito Lia e Rachele h an n o fa tto la stessa cosa. si apprestavano a ricevere. Nessuno si lasci illudere dalle leggi um ane. non perché vinto dall'avvenenza di fa t­ tezze provocanti. D unque il m erito di aver com piuto u n dovere verso la col­ lettività scusò la colpa individuale. pari iure coniungit. a non unirvi con u n corpo adul­ tero — in fatti chi si unisce ad una m eretrice è con lei un solo corpo — e a non offrire cosi occasione di divorzio alle donne. sicut iuris publici ratio est. maritus autem etiam si plures habeat. 23-25 59 m esso da catecum eno: ti è perdonato. o donna. a non lasciarsi to rm en tare da vani sospetti di concubinato e a non d etestare i figliastri. La stessa ca stità deve essere o sservata dall’uom o com e dalla donna. VII 3. 78) ed estende il concetto di adulterio ad ogni rapporto extraconiugale. lo persuade ad acco­ starsi alla schiava. Dopo il diluvio il genere um ano era an co ra n u m ericam ente scarso: e ra anche u n obbligo m orale che nessuno rifiutasse di ren d ere alla n a tu ra il dovuto. Ambrogio afferma che marito e moglie hanno gli stessi obblighi di fedeltà coniugale (cf. di procurarsi u na p o sterità affinché il genere um ano non si estin­ guesse.. va’ e. 5 II passo è notevole perché indica le linee per una profonda revisione della mentalità corrente fondata sul diritto romano. Né è lecito all’uom o ciò che non è lecito alla donna. Ogni rap p o rto illegitti­ m o 4 è adulterio. Im p ara. p e r non fa r cred ere che egli era stato preso da folle trav iam en to e nello stesso tem po affinché le donne im parino ad am are i m ariti. Q v in t . 3 Si riferisce al battesim o. volendo evitare che p er causa sua il m arito non potesse avere figli. Perciò anche le figlie del san to Loth furono m osse da questo m otivo. a m ettere da p a rte la gelosia. VI 23. 10 e L act. catecumeni. m a p er il desiderio di p ro c u rarsi u n a p o sterità e di p erp etu are la discendenza. 4 Stuprum è da intendersi in senso lato: ogni relazione carnale al di fuori del m atrimonio legittimo. Ecco la p rim a dife­ sa di Abramo. quae habet alium. non contemplato m a tol­ lerato dal diritto romano. nel caso che esse non abbiano avuto figli. infra.

ad ira­ cundiam adfligentis re fe rtu r: quod Agar fugit. Nec hoc tam en plene rem edium . sacramentis AD Ion. u ir m o d eratu s et prudens. quae in d u erat insolentiam . coniuges] contumaces Ion. Sed A braham . quam grauis qu erela sit fe­ m inaru m lectione exponitur. spreta su m inquit coram ab ea. 5. ne quis sacram en­ ti se indignum praebeat. Aur. dom ina se despici dolet. u t et dom inae grauem indignationem exprim eret et ancillae tu m o rem ac superbiam . 4. In d ig n ata est iniuriam . Duo su n t quae com prehendit scrip tu ra. Q uantus dolor. 25. E t hoc tu m o ris inm odici. 8. 26. I77B. V bi autem uidit esse conceptum . i Ibid. superb as ancillas facit. quae sibi erilis contubernii uindicabat fasti­ gium. sp ern it dom inam suam tam quam d itio r p artu . 8-9. M aluit enim uxorem tenere quam fam ulam . Aur. Denique in terro g an ti angelo quo ire t respondit: A facie Sarae dom inae meae ego fu g io m. 177B. qui m origerari nesciat. quia huiusm odi in tem p era n tia so caritatem coniugii. 3. . concubinas procaces. iracundas m atronas.60 DE ABRAHAM. I. m aritu m aucto­ rem in iu riaru m su aru m arguit. Dedi iam ancillam m eam in sin u m tuum . quae tenebit? Ideoque scrip tu m est: E t adflixit eam Sara. m Gen 16. Ergo ad u e rtistis quid debeatis cauere. contum eliam serui- li p atien tia non ferebat. ecce inquit ancilla tua in m anibus tuis: utere ea quom odo tibi placuerit '. u t p riu s nom en S arae dice- h Gen 16. Accipite etiam illud. Iudicet deus in ter m e et te h. Sim ul u t de dom ino conceperit ancilla. discordes coniuges. 25-26 crim ine. et d iu o rtii causas exhibet. 26. et fu g it a facie eius '. Da inp ro u id u m et leuem m aritum . Accipit p o testatem irata uxor et inm o d eratiu s u ltione p erm issa u titu r. Q uod adflixit eam Sara. 6. inuerencundos m aritos. D enique S ara ipsa m arito ancillae suae p o testatem d ed erat et postea dicit ad eum : Iniuriam accipio ego ex te. Quodsi S ara m odera­ tionem non tenuit. ' Gen 16.

7. che le chiede­ va dove andasse. I. era considerato delitto pubblico e severamente punito con l’esi­ lio nelle isole e la confisca del patrimonio. disprezza la sua padron a in q u an to si ritien e privilegiata dal p arto . coniug. insolenti le concubine. ad. della donna e dell’uomo era stata. La m oglie ad ira ta si im padronisce della schiava e senza alcuna m oderazione com pie la v en d etta ch e le è s ta ta concessa. Due cose dice la S crit­ tura: esprim e il p rofondo sdegno della p ad ro n a e la rab b ia e l’orgoglio della schiava. 9.). 40. Appena la schiava h a co ncepito d al padrone. che introduceva qualche novità al riguardo (cf. Ave. . rispose: Fuggo dalla presenza di Sara m ia pa­ drona.. uom o m o d erato e saggio. già affermata. 6 Si parla del sacram ento del battesimo. 1) e da Giustiniano (C.. In I 4. Anche qu este parole esprim ono rab b ia sm odata: prim a distraxerit. 16). coniug. /.. 392. 132. Les esclaves. la p ad ro n a soffre p e r essere d isprezzata e accusa il m arito d ’essere l'origine delle offese ricevute. II 15) — conferm ata poi da Teodosio (Cod. im pudenti i m ariti. 3. leggiamo: cum his m ihi sermo est qui ad gratiam baptis­ matis nomen dederunt. decretando per tale reato la pena di morte — ma Agostino afferma che il cristiano non può volere la m orte del­ l’adultero (coniug. 7 II commento. La parità. che aveva d ato al m arito il p otere sulla sua schiava. 2. 4. ad. serm. Ma dopo esser­ si accorta d i aver concepito. Ma Abramo. poi gli dice: Io ho ricevuto da te in­ giuria. è d e tto nel testo sacro. discordi i coniugi. ma non era penetrata nei costumi se Ago­ stino trovava urgente insistere suU’argomento: cf. in un con* testo molto simile. m ette in evidenza l’ira di colei che la m altrattav a. 5 e anche Hiek. ABRAMO. A llard. In fa tti S ara stessa. irascibili le m atrone. inasprì la legislazione. II 8. 87. Theod. circa la fedeltà coniugale. 224. dopo la promulgazione della lex Iulia. 26.C. rende superbe le schiave. Si ad irò p e r l'ingiuria arrecatale colei che aveva assunto atteggiam enti insolenti. P ertan to all’angelo. sotto l’influenza delle idee cristiane. Avg.. 279-282. qui Ambrogio si avvale dell’interrogazione. 9. chi m ai l ’a v r à ? 7. fra una citazione e l'altra. II 8. 25-26 61 avete cap ito ciò che dovete tem ere p e r non essere indegni del sa­ cram ento 6. Perciò troviam o scritto : Sara la m altrattò e quella fuggi dalla sua presenza. P referì in fa tti ten ere la m oglie p iu tto sto che la serva. D icendo ch e S a ra la m altrattò . dicendo che Agar fuggì. sono sta ta disprezzata apertam ente — dice — da lei. Q uanto grande sia il dolore delle donne e q u an to penoso il loro lam ento. dice: Ecco la tua schiava è in tuo potere: fanne ciò che vuoi. contiene. che non perde mai l'aggancio con l’uditorio. dovette restare senza conseguenze. Se non h a avuto m o­ derazione Sara. u n ’inflessione più direttam ente e concretamen­ te rivolta ai presenti. Io ho m esso la m ia schiava nel tuo grem bo.. epist. M a ciò non b astò com e rim edio. Sia giudice Dio fra m e e te. ad. 47. L'antica nozione di adulterio tuttavia non subi trasform azione sul piano giuridico. S appiate anche che u n a sim ile intem peranza disso l’am ore coniugale. m ostra che non so p p o rtav a l'um iliazione con la pazienza di u n a serva colei che rivendicava a sé la posizione di prestigio d i concu­ bina del padrone. 23 (supra). Costantino. dunque. pp. de adulteriis coercendis (18 a. L’adulterio. 260. Si d ia il caso di u n m arito im previdente e frivolo che non sap p ia co n tro llarsi ed ecco che offre m otivo di divorzio. Su questo argomento si veda P. 7). Il rescritto dell’impe­ ratore Caracalla.

d ix it illi: Ego su m deus tuus. 5. et ideo dixit illi angelus: R euertere ad dom inam tu a m n. Non placuit angelo ancil­ lae insolentia. 1. I . ne dum uult ancillam suam u in d icare excludat uxorem . M utat ei nom en litte ra addita. d iscat ancillam suam hum iliare uxori suae. hoc est inreprehensibilis. 33. 27. deus om. P ater erat. Illud ad iniuriam praem issum . sed u t o stenderet quia tam q u am superba fugiebat. 27. E sto inquit sine querela. Ergo A braham et u nus de populo gentili e ra t et ca p o steritatis in tro iera t ad ancillam quod uxor eius sterilitatem suam o b u m b rare cupiens a u c to r eius facti fu e rat uiro. cum de ancilla prolem habe­ ret. e t m agis rep reh endisset u erb era n tis saeuitiam quam fu­ gientis discessionem . ne subiecta esset dom inae. sicut h ab et L atina in­ terp retatio . quia alia eius m erita p ro b a ret uel huius facti paenitentiam . 15. sed si quis inciderit. V tique non latu isset angelum . V anus erat. cum deum nesciret: electus factus est. 26-27 ret. u t de Abram u o cetu r A braham q. . hoc est de p a tre uano. quasi adhuc non plene em eruisset. u t de te uxor non q u e ra tu r nec quisquam tua facta rep reh en d at. u o ca retu r p a te r sublim is. hoc ad expressionem p ersonae additum . qui non erat seclusit Schenkl. q Gen 17. in hoc P p. si ui suppliciorum u icta fugisset. p Gen 17.c. 4. p a te r electus uel de p atre fieret p a te r fili. E m erere in conspectu m eo et esto sine querela p. P. 4.62 DE ABRAHAM. E t tam en non otiosum est quod p o st hoc deus statim . sed p a te r fili non erat. 26. 9. q uia non e ra t ei filius qui non e ra t legi- n Gen 16. qui d esp eraret sterilis p a rtu m uxoris et de ancilla p o steritatem qu aereret. « Ibid. posteaq u am agnouit deum . Opto ig itu r u t hoc u itiu m nullus incidat. po stea dom inam significaret. addidit: et hum ilia te sub m anibus eius°.

come osserva L ucchesi. S ii esente — dice — da lam entela. 9 Cioè l’errore del concubinato. L'usage de Philon. ciò non sarebbe rim asto nascosto all’angelo. Vicr. riferito al secondo. . im pari ad u m iliare la sua schiava di fro n te alla pro­ pria moglie. 238). 4.. A bram o dunque e ra u n uom o che proveniva d a u n a po lazione pagana e p e r avere u n a discendenza si e ra accostato alla schiava p erch é sua moglie. Inoltre. Abr. p e r non so tto sta­ re alla padrona. è chiam ato p ad re sublim e. usasse il nome proprio non preceduto dal titolo di domina. Luc­ chesi.. ibid.. Gli m u ta il nom e. III 83. Cher. E ra m u tile p erch é non conosceva Dio: fu scelto 8 Evidentemente era segno di disprezzo che una schiava. M ar. p. Anche su questa incongruenza E. Ma. nota 5). si basa p er supporre una fonte greca per il prim o libro del De Abraham (cf. 10). Mi auguro dunque che nessuno cada in questo e r r o r e 9.. I . in Gen. leg. 2. perché apprez­ zava sia gli altri m eriti di A bram o che il suo p en tim en to p e r que­ sta azione. 26-27 63 dice il nom e di S ara. cioè d a p ad re inutile — q u esta è l’in terp retazione del nom e —. I l i 43. cioè irre p re n s ib ile I0: che tu a m oglie n o n a b b ia a lam en tarsi d i te. introd. infatti. Ma p er m o strare che q u esta fuggiva p e r orgoglio. Eccli 8. Se fosse fuggita perché sopraf­ fatta dalla violenza dei m a ltrattam en ti. nom. qui come in altri passi della S crittura. in quanto traduce. di pater uamis non c'è traccia in Filone. Al­ l’angelo n o n piacque l’insolenza della schiava. 10. Ma se qualcuno vi fosse caduto. bisogna osservare. 15 (ed. in Ambrogio il cor­ rispondente pater sublim is è. perciò l'angelo le disse: R itorna dalla tua padrona. gig. Nell’Alessandrino iiEtétopog è riferito al prim o nome. che avrebbe rim p ro v erato la cru d eltà d i colei che m a ltrattav a p iu tto sto che l’allo n tan arsi di colei che fuggiva. id est ut querela de uobis non sit. 82. quaest. 66. non si può escludere che Ambrogio leggesse nel suo testo latino della Genesi Abraam e che egli stesso scrivesse questo nome senza h (cf.. 340) spiega: « u t sitis sine querela ». Fa' d ’essere a m e gradito e sii esente da lam entela. m a due lettere sono aggiunte nel cambiamento di nome di Abramo (AbramìAbraham). 27. invece. poi aggiunge il titolo che qualifica la persona. aggiunse: e um iliati so tto le sue mani. 62. 4 e 7. gli ab b ia subito detto: Io sono il tuo Dio.. poi la chiam a p a d r o n a 8. Gori. Fil 3.. si ad a tta bene alla trasform azione di ’Afìpdbil in ’A3paà|X. L'osservazione di Ambro­ gio. in Phil. 11 In realtà non una. aveva suggerito questo co m portam ento al m arito. 10 Sine querela è una locuzione che Ambrogio intende giustamente in senso passivo. per indicare la padrona. desiderando nascondere la p ro p ria ste ­ rilità. p a d re eletto. 66: ’AfJpàp Y&p £p(j. p. ’Af)pa&|* Sé icarfip èxXextòj (cf. aggiungen­ do u n a l e tte r a 11: d a A bram è chiam ato A braham . L ’usage de Philon. o p p u re (colui che) d a p a d re diventa p ad re di u n fig lio l2. 6. com e se an co ra non fosse stato pienam ente g rad ito a Dio colui che n o n aveva p iù speranza che la m oglie sterile p o tesse p a rto rire e che cercava d i avere dalla schiava la discendenza. il term ine &iieimcto£: cf. 6.i)VEÓETai liETÉupog icaffip. né alcuno rip re n d a le tu e azioni. E tu tta ­ via non è senza ragione che dopo questo fa tto Dio. Le 1. 12 L’interpretazione del doppio nome di Abramo (Abram/Abraham) non concorda con quella data da Filone in diversi luoghi: m ut. ABRAMO.. P rem ette il nom e per disprezzo. A ucher. ma. p. p er evitare che volendo proteggere la sua schiava non allo n tani la moglie. p. Graecus ait: u t sitis sine culpatione.

64 DE ABRAHAM. D enique addidit: V os autem . u t iustificem ur ex fide C hristi et non r Gen 17. secundum Isaac prom issionis filii estis u. Cir­ cum cidi iu b e tu r r accep tu ru s ueri sem inis hereditatem . cum aliud g e ritu r et aliud figuratur. Quod ergo p u tas esse* peccatum ad u ertis esse m yste­ rium . eo quod de ancilla in seru itu tem u id e a tu r esse generatus. Quae su n t p er allegoriam dicta. quoniam non iu stificatur hom o ex operibus legis nisi per fidem Ie su C hristi et u t scias quia C hristianis dicit: E t nos in C hristum Ie su m credidim us. Allegoria est. * Gal 4. N onne eui- d e n te r circum cisio carnis praecep tu m est castim oniae. nam haec su n t duo testam enta. 4. qui legis syllabis seruiat. u num q u id em a m o n te Sina in seru itu tem generans. » Gai 4. qui autem de libera p er prom is­ sionem . fratres. u t aliquis resecet libidinem carnis et indom itas luxu ac lasciuia refren et cu piditates? E tenim circum cisionis uocabulo id p ra escrib itu r. I . in figuram fa cta et secundum allegoriam dicta ». unum de an cilla . E t « ideo » in q u it « nolite q u aerere opera legis ». qui ait: « Illa quae gessit A braham . quam nobis apostoli Pauli trib u it a toritas. quod est A g a rs. A braham duos filios habuerit. “ Gal 4. et u n u m de libera. 10 s. S ed is quidem qui de ancilla secundum carnem natus est. quo ea quae p o sterio rib u s era n t fu tu ra tem poribus reuela- b an tu r. u t de ancilla suscipe­ re t subolem . u n u m Iu d aeo ru m . alteru m C hristia­ num . q u i ad rem issionem peccatorum caelestis gratiae libertatem acceperit '. u t om nis in p u ritatis fe to r a b sterg eatu r et a u fe ra tu r incentiuum libi­ dinis. 28. 27-28 tim o susceptus coniugio. 28. T ertia quoque est. Duos populos ostendens de A brahae generatione m anare. et factus est p a te r fili. P eperit S ara. 26. 21-24. D uabus usi sum us defensionibus. . sicut etiam ipse apostolus docet dicens: S u b lege uolentes esse legem non legistis? S crip tu m est enim quod.

Ve n ’è anche u n a terza che ci è offerta dall’a u to rità d l’apostolo Paolo. Ma quello avu to dalla schiava è nato secondo la carne. Hildesheim 1966 (rist. 28. D unque ciò ch e re p u ti essere u n peccato. Vatic... 14 Per la definizione di allegoria cf. nota 2. . 44. Analogo problem a si pone per il nome di Sara. 27-28 65 dopo ch e conobbe Dio. La circoncisione della carne non indica forse ch iaram ente il p re ­ cetto d ella c a stità ch e p rescrive d i elim inare le passioni della carne e d i fre n a re i d esid eri che la lu ssu ria sfre n ata ren d e indo­ m iti? In fa tti col term in e « circoncisione » si indica che deve essere tolto ogni feto re d 'im p u rità e d elim inato lo stim olo delle pas­ sioni u . orat. 166. 39. uno dalla schiava e u n o dalla libera. c f. 4. Con ciò m o stra ch e dalla generazione di A bram o discendono d u e popoli. il quale dice: « Ciò ch e h a fa tto A bram o. IX 2.). in quanto schiavo della Legge. Si h a allegoria q u an d o si com pie u n a cosa p e r significarne u n ’a l t r a 14. L a g a r d e . P. egli divenne p ad re di u n figlio. Perciò l'Apostolo aggiunge: Ora voi.). Onomastica sacra. E ra p adre. V ili 6. E p erch é si sap p ia che p arla ai cristiani. ch e è schiavo della le tte ra della Leg­ ge. 34. è sta to fa tto in figura ed è stato d etto in senso allegorico ». Q uando S ara p arto rì. siete figli della pro­ m essa alla m aniera d i Isacco. 31. m a solo m ediante la fede in C risto Gesù. Q ueste cose sono state espresse in senso alle­ gorico. 60. Ci siam o avvalsi di d u e argom entazioni in d ifesa di Abram o. p erché n o n e r a suo figlio quello che no n e ra n a to d a u n m atrim o n io legittim o. I 4. ABRAMO. o forse bisogna supporre che Ambrogio abbia utilizzato in questo prim o libro qualche lessico onomastico allora diffuso. m ediante il quale si rivelava ciò che sarebbe accaduto in fu tu ro . 185. fratelli. il p rim o è quello dei G iudei. nupt. •3 Incentiuum libidinis: cf. Ave. ed è Agar. 94. I . avendo avuto p ro le d a lla schia­ va. 46. infra. de orat.. C om prendiam o d u n q u e che ciò che acca- p. che genera p e r la schiavitù. p er essere giustificati dalla fede in C risto e non dalle opere della Legge. cf. com e anche l’Apostolo insegna quando dice: V oi che volete stare so tto la Legge non avete letto la Legge? È sta to scritto in fa tti che A bram o ebbe due figli. il popolo ebreo. il secondo è il popolo cristiano. quello invece avuto dalla libera è nato in virtù della prom essa. In questo senso intendiam o l ’espressione: « appare che sia stato generato dalla schiava ». 88 ’Appa&ix iraffip n<XTif)p vitoù (ex onomast. è prefigurato — secondo l’interpretazione alle­ gorica dei fatti narrati nella Genesi — nel figlio della schiava. dice: Anche noi abbiam o creduto in Cristo Gesù. Gli viene o rd in ato d i c ir­ concidersi q u ando s ta p e r ricevere l’ered ità d ella v era discendenza. 15 Seppure storicam ente discendente dal figlio di Sara. che si è p ro c u rato p role d alla schiava. Q v in t. inst. potrebbe essere stato facilmente dedotto dal contesto biblico. C ic . In fa tti q u esti sono i due testam enti: il p rim o proviene dal m onte Sinai. et conc. m a non e ra p ad re d i u n figlio. in q u an to si ritien e che sia stato generato d a lla sc h ia v a 15 p e r la schiavitù.92. p. « Perciò — dice — non cercate le opere d ella Legge » perché l’uom o non è giustificato dalle opere della Legge. ch e h a ricevuto la lib ertà d ella grazia celeste p e r la rem issione dei peccati. tu com prendi c h e è u n m istero.

24. 28-29 ex operibus legis''. Si enim bona est cum cisio. sed to tu s hom o salu atu r in corpore. 11. Denique ipse exposuit et expressit dicens: Signum accepit circum ­ cisionis signaculum iustitiae et fidei*. I . E rgo signum m ansit. quia posteaquam uenit quod p erfectu m est. . sed alteriu s est rei. quod ex p a rte e ra t euacuatum est.66 DE ABRAHAM. H aec est perfectio circum cisionis. z 1 Cor 10. • Lc 9. cum A braham liberam ten u erit. si ad correptionem n o stram scrip ta cauere nolim us. 4 Ibid. Iam enim n on ex p a rte . « Io 14. t Mt 16. u erita te m induxit. sed to tu m circum cidit hom inem in u eritate. V nde non incongrue intel­ legim us quia circum cisio corporalis signum circum cisionis est spiritalis. pra esertim diuino oraculo. 4. 10 s. hoc est non u eritas. » Gen 17. signum d etraxit. S crip tum est enim : Qui u u lt p o st m e uenire abneget se ip su m et tollat crucem suam et sequatur m e f. de qua ipse dom inus ait: Qui perdiderit anim am suam p ro p ter m e inueniet e a m i . 24. et ideo cessauit circum cisio p artis. 6. Quo lo c ib plerosque m oueri scio. quia p e r corporis oblationem redi­ m itu r anim a. Sed cum apostolus dixerit Paulus quia Abraham signum accepit circu m cisio n isc. quae est Sara. ' Rom 4. Agnoscim us ergo quoniam haec quae in figura contingebant illis z crim ini non eran t. m andari non debuit. u t cum sim us liberae filiia.23. 29. a Ibid. u tiq u e signum non ipsa res. ne legis laqueis seruiam us. nobis autem eru n t. ancillam eiecerit. v Gai 2. sed m agis id aga­ m us. ubi re fu lsit circum cisio uniuersi- tatis. . hodieque ten eri deb u it: si inutilis. salu atu r in anim a. 16. 11. quia non p a r­ tem exiguam corporis in signo. qui ait: Ego su m uia et ueritas et u ita e. Aduenit dom i­ nus Iesus. sed indicium u eritatis. donec u en ire t ueritas.

In altre parole. perché u n a volta venuto ciò che è perfetto. sarà bene applicare qui l’osservazione di B. adducendo exam. m a l'in tero uom o è salvato in corpo e anim a. la troverà. che rileva la corrispon­ denza fra anima e uomo. più biblica che filosofica. dato che A bram o h a tra tte n u to la libera ed h a allon­ tan ato la schiava. Basti ricordare l’epistola di B arn. È scritto infatti: Chi vuol venire dietro d i m e rinneghi se stesso. 11 s. in quanto anima traduce iJrtJX'ti * ch e nel contesto evangelico significa « vita ». oltre ai passi rife­ riti da Ambrogio. 18 II riferim ento a Lc 9. 2.T. 42 (CSEL XXXII/1. I 2. dobbiamo cercare non un dualismo corpo-anima di tipo platonico. haer. N on p iù in p arte . ricordiamo so lo Col 2. che é Stura.. come nella frase pre­ cedente (per corporis oblationem redim itur anima). p. so p ra ttu tto d alla d iv in a parola. ciò che e ra parziale è stato abolito. 17 Cf.T. È tale cor­ rispondenza. 4 e 43. l’interpretazione spirituale della circoncisione ricorre come un Leitmotiv. prenda la sua croce e m i segua. II 11. m a l’in te ro uom o nella verità. T e r t . H a abolito il se­ gno. la verità e la vita. 4) di anima come unità com posta dell’elemento razionale (spirito) e dell’elemento irrazionale (i sensi). 1. V enne il Signore Gesù che dice: Io sono la via. Perciò non è fuori luogo in ten d ere che la circoncisione co rp o rale è segno d ella cir­ concisione s p iritu a le 17. m a indica u n ’a ltra realtà: non è cioè la v erità m a l’indicazione d ella verità. Q uesta è la p e rfe tta cir­ concisione.): sed audi et istud.. che presenta la « circoncisio­ ne di Cristo » come s p o lia z io n e di tutto ciò che è carnale. IV 16. L’argomento è trattato con efficace lucidità sulla scia di un pen­ siero tradizionale c h e prende avvio dall’A.. 24 può sem brare non del tutto pertinente. che ci aiuta a comprendere il passo in questione. Perciò il segno è rim asto finché non fosse venuta la verità. 29.. dial. e p e rta n to cessò la circoncisione di u n a p arte. I .. I ren. 237. VI 7. ABRAMO.. ad ux. essendo noi figli della libera. infra.. se è inutile non doveva essere p re scrit­ ta. certam ente il segno no n è la re a ltà stessa. p. P iuttosto. poiché m ediante il sacrificio del corpo l'an im a è redenta. Per il N. la si doveva con­ servare an ch e al presen te. della quale lo stesso Signore dice: Chi avrà perduto la sua anim a 18 per me. 39. In fa tti se la circoncisione è b u o n a cosa. So che qu esto p u n to del testo suscita in m olti perpl sità l6. p erch é non h a circonciso in segno u n a piccola p arte d el corpo. Ma proprio questa costatazione ci suggerisce che qui. 4. In fa tti egli stesso lo spiega esp licitam ente q u an do dice: H a ricevuto il segno della cir­ concisione quale sigillo d i giustizia e di fede. facciam o in m odo d i non essere prigionieri dei lacci della Legge. h a in tro d o tto la v erità. M aes. M a poiché l'Apostolo h a det­ to: A bram o ha ricevuto il segno della circoncisione. quando risp len d ette la circoncisione del tu tto . 9. 78). ma la concezione sopra espressa (cf.. 23. . 1 s. 16 Inizia un excursus sul valore e significato della circoncisione (cf.. I vst . 28-29 67 deva loro in figura n o n poteva essere im p u ta to a colpa. 1: secundum carnem circumcisio circumcisionem significat spiritalem. m a a noi sarà im p u ta to se no n farem o attenzione a ciò che è stato scritto p er n o stra correzione. quia anima nomine hominis nuncupatur. 41. La loi naturelle. Nella polemica contro il giudeo-cristianesimo dei prim i secoli.

a singulis litte ra ru m elem entis incohandum est tibi. u t a singulis apicibus ad syllabas. S ara quoque ante circum cisionem u iri in unius litterae adiectione m non m edio­ cri re n u m eratio n e ben ed icitur. u t in h Ex 33. si considerem us q u ib u s p a rs m an d ata sit. 4. De qua nationes et reges gentium spondet futuros. nec p o test m are qu isq u am nauigare in trep i­ dus nisi qui cinte in flum inibus nauigauerit. i Gen 17. illi infirm o. S u p erest illa nunc quaestionis portio. in p raep u tio adhuc m an en ti legitim i fili p rom issa est here­ ditas '. D enique si quid au t conficiendi itin eris a u t leuandi oneris p u ero uelis prouectiorique m andare. u t non Iu d aeo ru m tan tu m m o d o patrem . 3. 15. u t et fideles p ro b a re n tu r. cum esset u e n tu ra p erfectio. q u i in to tiu s co rp o ris inm olatione quaeri salutem p u ta ­ ren t. . quom odo perfectionem seru are p o tu isset? Vti si p u eru lu m litteris inbuas. 16. I . 30-31 30. illi qui deum suum non cognouit ‘. i Os 5. sed om nium cred en tiu m auctorem p e r fidem credas. nu m q u id aequanda o n era su n t a u t aequandus labor? Ita ig itu r noueris his perfectionem circum cisionis esse seruatam qui a C hristo in stitu ti u alid io rib u s idonei u id ere n tu r.5 (34. u t ipsi adserunt. quibus se ru a ta perfectio.68 DE ABRAHAM. qui exiguum circum cisionis suae sanguinem salu tarem arb i­ tra re n tu r. a syllabis eum p e r ordinem ad nom ina ora- tionem que deducas. •n Gen 17. et increduli non possent resistere. u tru m debue pars p raem itti. C um ergo p a rte m non p o tu e rit sustinere. P ars enim m a n d ata est secundum legem populo Iudaeo ru m . C onsiderandum au tem quod in p raep u tio positum uocauit deus. illi d u ra ceru ice h. Q ui locus facilis ad diluendum est. q u o ru m m u ltitu d o in n u m era crucem to lleret < e t > suam p ro C hristo anim am deuoueret. 9). 31. 4. u t p rin cip atu m u irtu tis et gratiae haberet.

ABRAMO, I , 4, 30-31 69

30. R esta o ra da esam inare la seconda p a rte dell’o b iezio n e19:
se ciò che e ra parziale doveva essere anticipato, dal m om ento che
sarebbe v en uta la perfezione. Q uesto p u n to può essere facilm ente
risolto, se facciam o attenzione a chi e ra p re sc ritto ciò che era
parziale, a ch i e ra serb ata la perfezione. Ciò che era parziale è
stato p re scritto al p opolo dei Giudei in base alla Legge: popolo
di d u ra cervice, popolo debole, popolo che non h a conosciuto il
suo Dio. Perciò, se no n h a p o tu to so p p o rtare ciò che e ra parzia­
le, com e avrebbe p o tu to conservare la perfezione? Allo stesso
m odo, se insegni a scrivere ad u n fanciullo, devi iniziare d ai sin ­
goli elem enti d ella scrittu ra , in m odo che, p arten d o d alla form a
delle singole lettere, lo p o ssa co n d u rre alle sillabe e dalle sillabe
gradualm ente ai nom i e al discorso. P arim enti non può navigare
con sicurezza p er m are se non chi p rim a h a navigato sui fiumi.
Inoltre, se in ten d i d are u n in carico ad u n fanciullo e a u n adulto,
nel com piere u n viaggio o nel sollevare un peso, forse che i pesi
o la fatica dovranno essere assegnati in uguale m isura? C om prendi
allora che la perfezione della circoncisione è sta ta serb ata p er
coloro che, essendo fo rm ati d a C risto, eran o rite n u ti p ro n ti p er
im pegni p iù gravosi. Cosi i cred en ti, prendendo in strag ran d e m ol­
titudin e la croce e sacrificando la loro anim a p er C ris to 20, avreb­
bero d ato prova della loro fedeltà e gli increduli, sia quelli che
pensavano che la salvezza era d a cercare nel sacrificio d ell’intero
corpo sia quelli che riten evano salvifiche le poche gocce di san­
gue d ella loro circoncisione, non avrebbero p o tu to resistere alla
prova.
31. B isogna poi co n siderare che A bram o era incirconciso
quando Dio lo chiam ò, ed era an co ra incirconciso quando gli fu
prom esso u n figlio legittim o com e erede. Perciò si deve credere
che egli no n è p ad re esclusivam ente dei Giudei, com e q uesti af­
ferm ano, m a pro g en ito re secondo la fede di tu tti i credenti.
Anche S ara con l ’aggiunta di u n a l e tte r a 21 al suo nom e, prim a
della circoncisione del m arito, non ricevette la benedizione di
u n piccolo d o n o 22, tan to che ottenne il p rim ato della v irtù e della

19 Si riferisce alla seconda parte dell'obiezione sollevata sopra a pro­
posito della circoncisione (cf. I 4, 29 in init.): si inutilis, mandari non debuit.
20 Parafrasi della citazione di Le 9, 24: cf. supra, § 29 in fine.
21 Secondo la versione dei S ettanta il nome di Edtpa con l’aggiunta di
una p fu m utato in £dppa: per il testo ebraico, invece, il nome originale
era Sarai, poi cambiato in Sarah. La discrepanza si ripresenta fra la Vetus
Latina — derivata dai S ettanta e seguita da Ambrogio — e la Vulgata. Quale
significato abbia il cambiamento del nome di Sara, sarà detto più ampia­
m ente in II 11, 85.
22 Come a proposito del doppio nome Abram/Abraham (cf. supra, I 4, 27
e nota 12), notiamo qui una certa discrepanza nell’interpretazione del doppio
nome Sara/Sarra fra Ambrogio e Filone; cf. P h il o , m ut. nom. 77 s.: èptXT]VEu-
etou Z A p a n è v à p /T ) n o u , E à p p a 5è fip x o u ffa tò i j ì v °&v itpÓTepov E ÌS ix fjs c ó li-
Ambrogio attribuisce non a Sara
(ìoXov àpE T Ìis èffT ì, tò 5 ’uffTEpov y e v ix t ì S.
ma a Sarra il significato di principatus ( àpxV) ). E. L ucchese , L ’usage de Phi­
lon..., p. 61, che — ricordiam o — suppone per questo primo libro del De Abra­
ham una fonte interm edia fra Filone e Ambrogio, non è propenso ad accettare
l’ipotesi che il Vescovo milanese segua una vaga reminiscenza del passo

70 DE ABRAHAM, I , 4,31 - 5,32

ipsa typus no n synagogae, sed ecclesiae c o n stitu ere tu r. Q uod autem
prom isso ex ea filio risit " A braham non in cred u litatis, sed exulta-
tionis indicium fu it. 'Denique p rocidit in fa c ie m 0 — qui ad o rau it
cred id it — e t adiecit: S i m ih i c e n tu m a n norum nascetur et si Sarra
annonem nonaginta pariet. E t dixit: Ism ahel hic uiuat in conspectu
t u o p. N on est incred u lu s in p ro m issis n ec au a ru s in uotis. Hoc
est: « N on d u b ito q u o d facias, u t e t ce n tu m an n o ru m seni dones
filium et n a tu ra e a u c to r n a tu ra e m étas relaxes. B eatus cu i ista
do n an tu r, sed tam en e tia m hic Ism ahel, quem habeo de uem acula,
si u iu a t in co n sp ectu tuo, ab u n d a t m ihi g ra tia ». D enique dom i­
nu s e t p ro b a u it eius ad fectu m et p etitio n em non ab n u it e t sua
prom issa firm auit.

5. 32. Dixim us de A brahae deuotione ac de fide, de p ru d
tia iu stitia ca rita te castim onia: nunc etiam de h o sp italita te dica­
m us. E st enim non m ediocris ea u irtu s. V nde et apostolus princi­
p alite r eam in episcopo esse o p o rtere gem inae scriptionis d o c u ita
au cto ritate, u t p ra e sto sit aduenientibus et o cc u rra t obuiam et
itin e ra exploret e t a d sit non q u ae ren tib u s et ra p ia t praetergre-
dientes. Ante o stiu m sed eb at A braham , sedebat m e rid ie b. Q uando
alii requiescebant, iste h o sp itu m explorabat aduentus. M erito illi
deus ad q u ercu m a p p a ru it M am brae, q u ia fru ctu m hosp italitatis
studiosissim e req u ireb at.

" Gen 17, 17.
« Ibid.
p Gen 17, 17 s.

^ 1 Tim 3, 2; Tit 1, 8.
b Gen 18, 1.

31, .15. naturae Maurini et naturae AD nec m aturae P.
32, 2. castimonia Lewy 29,4 parsim onia codd. Schenkl.

ABRAMO, I , 4,31 - 5,32 71

grazia. Dio p ro m ette che d a lei avranno origine nazioni e re di
popoli, affinché in lei fosse ra p p re se n ta ta la figura non della Sina­
goga m a della Chiesa. Il fatto poi che A bram o rise p e r la p ro ­
m essa di avere u n figlio d a lei, non fu espressione di incredulità
m a di gioia. In fa tti si prostrò con la faccia a terra — se adorò,
credette — e aggiunse: Mi nascerà un figlio a cento anni e Sara
partorirà a novant'anni? E disse: Q uesto Ism aele viva di fronte
a te. Non è incredulo rig u ardo alle prom esse né avaro negli auspi­
ci. Cioè: « Non d u b ito che darai un figlio a un vecchio di cento
anni e che, com e au to re della n atu ra , dilazionerai i term ini posti
dalla n atu ra. B eato colui al quale questo è donato; p u r tu ttav ia
sarò ricolm o di grazia, se anche questo Ism aele che ho ricevuto
dalla schiava n a ta in casa, vivrà di fro n te a te ». E cosi il Signo­
re approvò il suo sentim ento, non rifiutò la richiesta e conferm ò
le p ro p rie prom esse.
5. 32. Abbiam o p a rla to della devozione e della fede di Ab
mo, della sua prudenza, giustizia, carità, castità. P arliam o ora
dell'ospitalità. In fatti non è u n a v irtù di poca im portanza. P er­
ciò anche l’Apostolo ha insegnato co n l’a u to rità di due suoi scrit­
ti che qu esta v irtù innanzi tu tto deve avere u n vescovo, il quelle
deve essere p ro n to ad accogliere chi arriva, andargli incontro, scru­
ta re le strad e, avvicinare chi non dom anda e tra tte n e re chi vuol
passare oltre '. A bram o sedeva davanti alla po rta, a mezzogiorno.
Quando gli altri riposavano, egli osservava se arrivavano degli ospi­
ti. Non a caso Dio gli apparve presso la quercia di M am bre: egli
infatti cercava con grande zelo il beneficio dell’ospitalità.

filoniano senza preoccuparsi della esattezza verbale. Ma, si deve notare, la
differenza fra i due interpreti non è tanto verbale, quanto di impostazione
concettuale: m entre in Filone si intravede la precisione scientifica dell'inter­
pretazione etimologica, Ambrogio sposta l’accento sui concetti di virtù e di
grazia che ben si inseriscono nello sviluppo del suo pensiero. Da questo
punto di vista la divergenza sull’interpretazione del nome di Sarra fra
Ambrogio e Filone non è rilevante. Potrebbe solo dim ostrare che Ambrogio
adatta al corso delle proprie riflessioni i suggerimenti che gli vengono da
una lettura imm ediata o da una reminiscenza sorvolando sulla esattezza
dell'etimo di Sarra. In II 11, 85 l’interpretazione di Sara/Sarra riproduce
fedelmente quella di Filone, ma sappiamo che nel secondo libro la dipen­
denza da Filone è ben più sistem atica e diretta.

1 L’insistenza sulla virtù dell’ospitalità e il riferim ento alle due e
stole paoline non sono casuali. Nel Basso Im pero diversi fattori, fra cui le
crescenti imposizioni fiscali, aggravano la crisi economica e diffondono
— soprattutto in Occidente — la m iseria fra le popolazioni. Il Vescovo
sente l'urgenza di m obilitare le coscienze cristiane e di promuovere egli
stesso i soccorsi; cf. exam. V 16, 54 (CSEL XXXII/1, p. 181); exp. eu. Lue. VI
65-68 e VII 195 (CSEL XXXII/4, pp. 258 e 371); off. II 21, 103 (PL 16, 131);
epist. 19, 6 e 63, 105 (PL 16, 1026 e 1270).

72 DE ABRAHAM, I , 5, 33-34

33. E t respiciens inquit oculis uid.it, et ecce tres uiri stab
super illum . E t cu m uidisset illos, cucurrit obuiam illis c. Vide
prim o fidei m ysterium . Deus illi ad p aru it, et tres aspexit. Cui deus
refulget trin ita te m uidet. Non sine filio p atre m suscipit nec sine
sancto sp iritu filium confitetur. H aec alibi plenius, nunc m oralis
persequ en d i p ro p o situ m est loci. Non otiosus sedet, qui longe
aspicit. Nec aspexisse co ntentus cu c u rrit obuiam . F estinauit oc­
cu rrere , quia non satis est recte facere, nisi etiam m atu re quid
facias. F estin an ter m an d u care pascha lex iu b e td; uberiores enim
fru ctu s h ab et celerata deuotio. Disce ergo quam inpiger esse de­
beas, u t possis p raeu en ire hospitem , ne quis p raeu en iat et te boni
m uneris d efrau d et copia.

34. B ona est hospitalitas, h ab et m ercedem suam . P rim
hum an ae gratiae, deinde quod m aius est rem uneratio nis diuinae.
Om nes in hoc incolatu hospites sum us; ad tem pus enim h ab itan ­
di habem us hospitium : em igram us propere. Caueam us, ne si nos
du ri au t neglegentes in recipiendis fuerim us hospitibus, etiam
nobis p o st u itae ipsius cursum san cto ru m hospitia denegentur.
Vnde in euangelio salu ato r dicit: Facite uobis am icos de iniquo
m am ona, qui uos recipiant in aeterna tabernacula s u a e. Deinde
etiam in hoc corpore sitis plerum que o b o ritu r peregrinandi neces­
sitas. Quod ergo aliis negaueris, id in te ipse decernes et quod
aliis detuleris, eo te facies dignum uideri. Si om nes eam sententiam

<•' Gen 18, 2.
d Ex 12, 11.
>-■Lc 16, 9.

33, 8. m ature quid Ion. Aur. 232A m aturare quod codd. m aturaris Henricus
Schenkl.
34, 2. maius] magis Ion. Aur. 232A.
6. ipsius Ion. Aur. 232A istius PAD Schenkl.

ABRAMO, X, 5, 33-34 73

33. E volgendo lo sguardo — è d etto — vide, ed ecco tre
uom ini stavano in piedi davanti a lui. E, appena li vide, corse
loro incontro. O sserva in p rim o luogo il m istero della fede: gli
apparve Dio ed egli vide tre p e rs o n e 2. Colui al quale Dio si m ani­
festa vede la T rin ità 3: non accoglie il Padre senza il Figlio né
professa il Figlio senza lo S p irito Santo. Di ciò ho tra tta to più
p ro fo n d am en te4 altrove. O ra intendo occuparm i del senso m orale
di questo passo. N on siede in ozio chi guarda lontano. E non
contento d i aver g u ard ato corse incontro. Si affretta a co rrere
incontro, p erch é non b asta fare bene u n a cosa, se non la si fa
con prontezza. La Legge o rd in a d i m angiare la pasq u a in fretta.
In fatti p iù ricchi sono i fru tti d i u n a devozione sollecita. Com­
prendi perciò q u an to devi essere pronto, affinché tu possa preve­
nire l’ospite e nessuno lo prevenga e sottragga a te la possibilità
di com piere u n a b u o n a azione.
34. Cosa b u o n a è l’o spitalità: essa h a la sua ricom pensa.
Innanzi tu tto la ricom pensa della g ratitu d in e um ana, poi — ciò
che è più im p o rtan te — quella del prem io divino. In q u esta ab ita­
zione terren a siam o tu tti ospiti; vi troviam o in fatti dim ora tem ­
poraneam ente: ce ne p artia m o in fretta. S tiam o a tte n ti che a
noi pure, se siam o stati scortesi o tra sc u ra ti nell’accogliere gli
ospiti, non sia negata, al term ine della v i t a 5, la dim ora dei san­
ti. Perciò il S alvatore dice nel Vangelo: Fatevi con l’iniquo denaro
degli am ici che vi accolgano nei loro eterni padiglioni. In o ltre
anche m en tre siam o in qu esto corpo spesso sorge la necessità di
viaggiare. Perciò quello che avrai negato agli altri, tu lo deciderai
contro di te, e ti d im o strerai degno di quello che avrai offerto
agli altri. Se tu tti decidessero di non accogliere gli ospiti, dove

2 K. S chenkl (CSEL XXXII/1, p. 527 e praef., pp. XXVII s.) rinvia a P hilo,
quaest. in Gen. IV 2, ma — come osserva E. Lucchesi, L'usage de Philcm...,
p. 62 — la corrispondenza è troppo labile per poter sostenere la tesi di una
diretta dipendenza.
3 L’affermazione della dottrina nicena è all’origine dell’interpretazione
trinitaria della teofania di Mambre, che tuttavia non elimina completamente
l’esegesi tradizionale che vedeva nei tre personaggi, apparsi ad Àbramo,
Cristo e due angeli. In questo prim o libro del De Abraham le due interpre­
tazioni coesistono (cf. infra, §§ 35 e 36). Si veda in proposito H. S avon ,
Saint Ambroise..., pp. 129-135: l’esegesi am brosiana dell’episodio di Mambre
è messa a confronto con quella di Filone e della tradizione cristiana, i
Altre opere di Ambrogio contengono riferim enti a Gen 18, 2: cf. fid. I
13, 80, 10 s. (CSEL LXXVIII, p. 35); II 8, 72, 108 s. (p. 82); exc. fratr. II 96,
1-6 (CSEL LXIII, p. 302); Spir. Sanet. II 4, 28-31 (CSEL LXXIX, pp. 87 s.).
4 Con plenius Ambrogio, qui e altrove, intende l'interpretazione mistica
(cf. L.F. P izzolato, La dottrina esegetica..., pp. 260 s.). Alibi rinvia a un luogo
preciso di u n ’opera precedente: pensiam o con K. S chenkl (CSEL XXXII/1,
p. 527) a exc. fratr., II 96, 1 ss. (CSEL LXXIII, p. 302), m a cf. anche Cain et
Ab. I 8, 30 (CSEL XXXII/1, p. 365); L.F. P izzolato, ibid., p. 260, interpreta
genericamente « ad altro m om ento ».
5 Ho preferito uitae ipsius della tradizione indiretta, perché, al confronto,
la lezione uitae istius sa di banalizzazione. Né è da ritenere eccessivo il rilievo
dato da ipsius alla parola uitae, se si considera che nel latino tardo questo
dim ostrativo tende a perdere il valore di particella rafforzativa per assum ere
una funzione simile a quella dell’articolo.

74 DE ABRAHAM, I , 5, 34-36

non suscipiendi hospites seq u an tu r, ubi e rit requies peregrinan-
tibus? R elictis ig itu r hum anis habitaculis captabim us secessus
ferarum , b estiaru m cubilia.
35. Sed p auperiem p raetendis? Non opes a te hospes req
rit sed gratiam , non o rn a tu m conuiuium sed cibum obuium . M elior
est inquit hospitalitas cum holeribus ad am icitiam et gratiam
quam si uitulos occidas ad praesaepia cum inim icitiis f. H aec gra­
ta hom inibus, accepta deo. Vnde dom inus Iesus in euangelio eum
quicum que ded erit hospiti potum aquae frigidae caelestium adse-
r i t g p raem io ru m non exortem futurum . Denique Iacob oues ada-
q u au it R a c h e lh et g ratiam repperit, uxorem adqiiisiuit. Deinde
qui scis an deum suscipias, cum hospitem putas? A braham dum
peregrin an tib u s d efert hospitium , deu m atq u e angelos eius hospi­
tio suscepit. Q uam uis et, cum hospitem suscipis, suscipias deum ,
sicut scrip tu m [e st] in euangelio legis dicente dom ino Iesu: H ospes
eram, et collegistis me. Quod enim uni horum m in im o ru m fecistis
m ihi fecistis ‘ Vnius h orae hospitio u id u a illa quae suscepit He-
liam 1 et exiguo cibo p erp etu u m toto tem pore fam is inuenit ali­
m entum et m ercedem accepit m irabilem , u t non de hydria fa rin a
deficeret. H e lisa e u sm quoque defuncti pigneris resuscitatione do­
n ata soluit hospitii pensionem .

36. Non sola tam en facilitas susceptionis, sed etiam sedul
suscipientis et adfectus q u aeritu r. V trum que te A braham doceat.
C u currit obuiam , rogauit p rio r dicens: Domine, si inueni gratiam
ante te, ne praeterieris seruum tuum . S u m a tu r aqua et lauentur
pedes uestri et refrigerate sub arbore. E t sum am panem , et m an­
ducate et postea transietis pro p ter quod declinastis ad seruum
uestru m ". T res u id it et unum dom inum adpellauit, ipsius solius
se seruum fatetu r. Deinde conuersus ad duos quos m inistros arb i­
tra b a tu r etiam ip sis deferre gestit obsequium iam non iure debito
seruitu tis o b strictu s, sed blando sed ulitatis nom ine usuque fam u­
latus.

f Prou 15, 17.
? Mt 10, 42.
h Gen 29, 10.
i Mt 25, 35.40.
1 3 Reg 17, 9 ss.
m 4 Reg 4, 8 ss.
n Gen 18, 3-5.

35, 1. pauperem P.
9. qui PA a.c. quid cet.
12. est eras. P, om. cet., probau.it Schenkl, seclusi.
14. quae add. supra P, eras. D.
15. ante perpetuum add. pauit NRB Schenkl.

ABRAMO, I , 5, 34-36 75

trovereb b ero riposo coloro che sono in viaggio? Allora non ci re­
sterà che lasciare da p a rte le abitazioni degli uom ini p er cercare
i nascondigli delle belve, le tane degli anim ali selvaggi.
35. Adduci la tu a povertà com e scusa? L'ospite non ti chiede
ricchezze, m a benevola accoglienza, non u n ban ch etto sontuoso,
m a il cibo o rd in a rio 6. Meglio — è d etto — l’ospitalità con legum i
offerti con am icizia e benevolenza che uccidere vitelli nella stalla
con inimicizia. Q uesta è l'o sp italità gradita agli uom ini e accetta
a Dio. Perciò il Signore Gesù a tte sta nel Vangelo che chiunque
avrà dato da b ere acqua fresca ad un ospite non sarà privo del
prem io eterno. E in fatti Giacobbe p er aver abbeverato il gregge
di Rachele, trovò benevola accoglienza e si procurò u n a moglie.
E poi, sei forse certo che, m en tre credi di accogliere u n ospite,
non accogli Dio? A bram o nell’offrire ospitalità a dei viandanti
accolse nella sua d im o ra Dio e i suoi angeli. In ogni caso, quan­
do accogli un ospite, accogli Dio, com e trovi scritto nel Vangelo,
dove il Signore Gesù dice: E ro ospite e m i avete accolto. In fatti
quello che avete fa tto a uno di questi piccoli, l’avete fa tto a m e 1.
Quella vedova che accolse Elia, p er l ’ospitalità di u n a sola ora
e p e r u n a piccolissim a porzione di cibo trovò u n alim ento che
non si esau rì p er tu tto il tem po della carestia, ottenendo com e
m irabile ricom pensa che nella giara non venisse m eno la farina.
Anche Eliseo pagò il debito dell’ospitalità risuscitando u n figlio8
m orto.
36. In o ltre non si richiede soltanto p ro n ta accoglienza, m a
anche p re m u ra e affabilità da p a rte di chi riceve. Ti insegni Abra­
m o l'u n a e l ’a ltra cosa. Corse incontro agli ospiti, p er prim o sup­
plicò dicendo: Signore, se ho trovato grazia presso di te non
passare oltre senza ferm a rti dal tuo servo. S i prenda dell'acqua e
si lavino i vostri piedi; e rinfrescatevi sotto l’albero. Io prenderò
del pane; m angiate e poi andrete oltre. Per questo siete passati
dal vostro servo. Abram o, p u r avendo veduto tre uom ini, h a chia­
m ato signore un o s o lta n to 9, d i lui solo si dichiara servo. Poi,
rivoltosi agli altri due, che riteneva servitori si fa p re m u ra d ’es­
sere ossequioso anche con loro, non p er u n preciso obbligo di
servile sudditanza, m a a titolo di squisita cortesia e p er la con­
suetudine di p re sta re servizio.

6 Cf. epist. 19, 6 (PL 16, 1026): non enim a te munera exiguntur ditia, sed
officia uoluntaria, plena pacis et conuenientis concordiae.
7 I numerosi riferim enti ad altri passi dell’A.T. e del Vangelo atte­
stano la consapevolezza che l’ospitalità è radicata nell’intero contesto bibli­
co. L'esegeta arricchisce in progressione il tema, che trae spunto da Gen 18,
1-2, sulla traccia di nuove citazioni fino ad enuclearne il senso cristiano alla
luce del Vangelo. L’ospitalità è necessità vitale per chi si m ette in viaggio,
per il cristiano è form a di carità.
8 Pignus è usato spesso da Ambrogio con il significato di figlio. È un
esempio di ricercatezza linguistica che si esprim e nella preferenza di term i­
ni con polivalente carica semantica.
9 Cf. Orig., hom. in Gen. IV 2 (SCh 7 bis): tribus occurrit et unum adorat.

76 DE ABRAHAM, I , 5, 37-39

37. E t festin a u it A braham in tabernaculum ad Sarràm
d ixit ei: Festina et consperge tres m ensuras sim ilaginis et fac sub­
cinericia °. Bonus m aritu s exortem religiosi m uneris esse non
p a titu r uxorem nec au are sibi to tu m m unus u su rp at. R ecte igitur
e t p ietatis et uerecundiae causa seru atu r. Q uod p ietatis est u u lt
esse com m une, q u o d p u d o ris est integrum m an et S arrae. Ante
tabernacu lu m u ir h o spitum explorat aduentus, in tra tabernaculum
S arra tu e tu r fem inae u erecundiam et o p era m uliebria tu to exercet
pudore. Foris m aritu s in u itat, in tu s S arra ad o rn at conuiuium . Nec
solum ipse festin at A braham , sed etiam festinandum dicit uxori,
sociam deuotionis ostendens nec fide disparem .

38. Consperge in q u it tres m ensuras sim ilaginis et fac subci
ricia. Graece èyxpuqna d icu n tu r, hoc e s t abscondita, eo quod la­
tere deb eat om ne m y sterium et quasi operiri fido silentio, ne p ro fa­
nis tem ere diuu lg etu r au ribus. Hoc p a sc itu r m aiestas diuina, hunc
ep u latu r adfectum qui p arcu s loquendi sit nec sacra in m edium
ferat. B reu iter au tem fidei m ysterium docet S arra unius sim ilaginis
tres m en su ras faciens, quae typum ecclesiae habet, cui d icitu r:
Laetare, sterilis quae non paris, erum pe et exclama quae non par­
turis p. H aec est enim quae intim o fidem sp iritu fouet, eiusdem
diu in itatis adserens trin ita tem , pari quadam m en su ra atq u e reue-
re n tia p atre m filium que et san ctu m sp iritu m adorans et m aiestatis
u n itate concelebrans, p erso n aru m p ro p rie ta te distinguens: hac
deuotionem tu am fidei ad sertio n e consperge.

39. M ulier sim ilaginem offerat, hoc est in terio ra spirita
fru m en ti uel grani illius, de quo dictum est, quod nisi in terram
ceciderit, nullum fru ctu m a d f e r a tq. V nde et p rim a u id it M aria
dom inicae resu rrectio n is m ysterium et festin au it non passim
om nibus, sed soli P etro et Iohanni in tim are sacrae salutis nun­
tiu m 1-. V ir , c u rra t ad boues s, su m at u itu lu m et sacram entum do-

» Gen 18, 6.
p Is 54, 1.
i Lc 8, 8.
r IO 20, 1 S .
* Gen 18, 7.
37, 7. aduentum Ion. Aur. 17&C.
38, 2. graeca P.
5. et om. P.

ABRAMO, I , 5, 37-39 77

37. E A bram o corse nella tenda da Sarà e le disse: Presto,
im pasta tre m isure di fior di farina e fanne delle focacce. Un buon
m arito non p erm e tte che la m oglie non p re n d a p a rte al pio uffi­
cio 10 rivendicandolo egoisticam ente tu tto p e r sé. G iustam ente, dun­
que, sono risp ettate le esigenze e della pietà e del pudore. Quan­
to alla p ietà A bram o vuole che essa sia com une a tu tti, p er quan­
to rig u ard a il p u dore esso è in teram en te riserv ato a Sara. Da­
vanti alla ten d a l’uom o osserva con attenzione se arrivano degli
ospiti, d en tro la ten d a S ara custodisce il p udore di donna e,
senza pericolo p er la sua pudicizia, atten d e alle opere fem m inili.
Fuori il m arito riceve gli ospiti, den tro S ara p re p ara il pasto. E
À bram o non so ltan to è sollecito egli stesso, m a invita anche la
m oglie a essere sollecita, m ostrando cosi che ella p artecip a alla
sua p ietà ed è uguale nella fede.
38. Im p a sta — dice — tre m isure di fior di farina e fanne
delle focacce. In greco sono d ette lyxpxxpia, cioè cose nascoste,
p e r indicare che ogni m istero deve rim anere n a sc o sto 11 e com e
coperto da inviolabile silenzio, affinché non sia svelato sconside­
ratam en te a orecchi profani. Di questo silenzio si n u tre la m ae­
stà divina, di qu esto in terio re atteggiam ento si alim enta colui
che è sobrio nel p arla re ed evita di divulgare il sacro n. E nel fare
di u n a sola farin a tre m isure, S ara illu stra brevem ente il m iste­
ro della fede, lei che è prefigurazione della Chiesa a cui sono ri­
volte le parole: Gioisci, o sterile che non partorisci, esulta e gri­
da di gioia tu che non soffri le doglie del parto. È la Chiesa
in fatti che custodisce la fede nell’intim o dello spirito quando
professa la trin ità della m edesim a divinità, quando ad o ra in uguale
m isura e con uguale venerazione il Padre, il Figlio e lo S pirito
Santo e li celebra insiem e nell'unica m aestà, distinguendo se­
condo ciò che è p ro p rio di ciascuna persona: im pasta la tu a
pietà con q u esta professione di fede.
39. La donna offra fior di farina, cioè la p a rte m igliore del
fru m en to sp iritu ale o di quel granello di cui si dice che, se non
cadrà in terra, non p o rte rà alcun fru tto . Ecco perché M aria fu
la p rim a testim one del m istero della risurrezione del Signore e si
affrettò a dare l’annuncio della divina salvezza non a chiunque
incontrasse, m a solo a P ietro e Giovanni. L’uom o co rra presso
i buoi, p ren d a u n vitello e, anim ato d a zelante p rem u ra, non
in to rp id ito da oziosa pigrizia, accolga il sacram ento della passio-

i° Muneris... munus: il termine, qui come sopra (§ 33 in fine), sembra
riflettere il significato neotestam entario di Siaxovia.
11 Cf. P hilo, sacr. 60.
« Similmente in Cain et Ab. I 9, 35 (CSEL XXXII/1, p. 369, 15 ss.): est
etiam ilta commendandae orationis et uoti disciplina, ut non diuutgemus
orationem, sed abscondita teneamus mysteria, sicut tenuit Abraham, qui
subcinericias fecit. Nello stesso passo Ambrogio vede negli èy^pucpia il fer­
mento (= m ysteriorum doctrina) che la donna del Vangelo (Le 13, 21) m ette
in tre misure di farina.

1. Vnde et hic m eridies esse d escribitur. De quo ait dom inus Iesus: N isi conuersi fueritis et efficiamini sicut p u er iste. 3. in co rru p ti corporis custod iat castim onium . cum p asch a dom ini declararet. 5. “ Is 53. a Ex 12. consum m atus. non lento otio rem is­ sus accipiat. 22). . * Ps 112 (113). d o m in u m 7. v Mt 18. D enique in Eixodo. dolum n e s c ia tu. H uic pu ero et sim ilibus eius etiam sanctus Dauid diuinae laudationis d isp en sat officium dicens: Laudate. 9 ( = 1 Pt 2. fe rire non n ouerit. ab ouibus et haedis sum etis. anniculus.78 DE ABRAHAM. m asculus erit uobis. m undus. qui innocentiam tenerae seruet aetatis. 5 s. quan­ do ab A braham dom ino o ffertu r hospitium . 39-40 m inicae passionis festin ato inpiger studio. tra d a t illud p u e r o l. non intrabitis in regnum cae­ lorum v. E t occidetis inquit illum tota m u ltitu d o syna­ gogae ad u e s p e r u m a. ait Moyses: Agnus sine macula. 40. tenerum u lum e t b onum sum psit et cum lacte adposuit. Sed ad cenam uitu lu s t Ibid. pueri. Nec illud otiosum quod cu c u rrit ad boues. I .

infra. . prese un vitello tenero e buono e lo servi con del latte. Sulla tradizione di questo motivo nella storia dell’esegesi si vedano i riferim enti in L. allora sacramentum equivale a mysterium. infra. I 9. puer significa « servo ». anch’esso avve­ nuto verso sera. nel p roclam are la p asqua del Signore. 17 Lo sforzo di far coincidere i dati cronologici dei due avvenime sacrificali h a come scopo ultimo. N ell’E sodo in fatti Mosè. quello di sottolineare gli elementi comuni con il sacrificio di Cristo. 3 9 4 0 79 ne del S ignore 13 e lo tra sm e tta al fanciullo 14. m a il nesso che unisce prefigurazione e realtà. 14 Con tradat illud puero si allude a Gen 18. SCh 27): « L’agnello è imm olato verso sera: l'agnello sacro è infatti messo a m orte al tram onto del sole ». 82. A qu esto ragazzo e a q u an ti gli assom igliano anche il santo Davide assegna il servizio della lode divina. non conosce inganno. m a in senso morale. Fulda 1928. invece. 5. ma la sua vera sacram entalità neotestam entaria. Del resto l’interpretazione non è del tu tto infondata. 75-80). nota precedente). al m ysterium della dominica passio. gli consente d ’evocare un noto tem a neotestam entario (Mt 18. La dottrina esegetica. a proposito di questo luogo. 1 ss. dove però è espressa u n ’opinione singolare: che Virgilio abbia derivato tale uso da dotti e sapienti o addirittura dai testi della Scrittura). nota 126. il testo lascia si intendere che uitulus è typus della passione di Cristo.F. 15 Ho tradotto pueri con « fanciulli » e non con « servi » in arm onia con il pensiero sopra sviluppato da Ambrogio (cf. Hipp. Perciò fra uitulus (= typus) e sacramentum vedrei non equivalenza. J . in quanto la condizione giuridica del servo nella dom us e nella società era equiparata a quella del minorenne. E al tra­ m onto del sóle — dice — tu tta l'assem blea della com unità lo im ­ molerà. Poco più oltre è proposto un analogo sviluppo di pensiero (cf. maschio. dovevano essere assai contigui. se si pensa che i due significati di puer. riguardo all’età. ABRAMO.. II 9. q uando dice: Lodate. L’antica esegesi considerava molto im portante questa indi­ cazione cronologica per l’interpretazione tipologica di Es 12. infra. 40. pasc. A mio avviso. pur non detto esplicitamente. 65 (quattuor quoque aetates sunt hominis: pueritia adulescentia iuuentus m aturitas) e nota relativa. Nel testo biblico. I 6. di un anno. ad u n ’equivalenza fra sacramentum e typus (cf. Die Bedeutung des Wortes sacramentum bei dem Kirchenvater Ambrosius. preferendo rivolgere la sua attenzione a una parola che.. invece. fa n c iu lli15. disse: P rendete un agnello senza macchia. M a è p e r c e n a 17 ch e si im m ola 13 Si è pensato. hom. i® Il concetto che nella S crittura nulla è superfluo ritorna spesso in Ambrogio e più volte in questa stessa opera. 23 (N autin. Cosi anche qui: si p recisa che è m ezzogiorno quando A bram o d à al Signore ospitalità. copre il prim o ventennio: cf. per un latino.. 3) e gli offre favorevole occasione per u n ’esortazione morale. in quanto presuppone che in puer Ambrogio abbia inteso il significato proprio («fanciullo»). non entrerete nel regno dei cieli. Da questo riferim ento pren­ de spunto una riflessione che può apparire curiosa. il Signore. essendo la prim a delle quattro età dell’uomo. 281. puro. non in senso fisico. 44). riguardo alle qualità peculiari della pueritia. pp. m a con sacramentum si esprim e non la prefigurazione veterotesta­ m entaria della passione. R iferendosi a u n tale fanciullo. il Signore Gesù dice: Se non vi convertirete e non diventerete com e questo fanciullo. perfetto. E non è senza significato 16 il fa tto ch e A bram o co rse buoi. Lo prenderete fra le pecore e le capre.. Cf. intesa nel suo ampio significato originario. P izzolato . p. che conserva l’in n o ­ cenza p ro p ria della ten era età. e Ambrogio conosceva quest’uso traslato del term ine (cf. Evidentemente qui il nostro Autore si occupa meno del contesto. non sa col­ pire e custodisce in c o rro tta la ca stità del suo corpo. è anche da tener presente che per Ambrogio la pueritia. H u h n . 7. I .

om. A braham autem stabat sub arbore e. 9 s. . u t p ro m itte re tu r ei filius. A duertim us h u m ilitatis officium com m endaci hum anitate. e Gen 18. u t discas q u id ab uxore exigas. T*. S icut u isita tio dom ini tim entibus exhibetur. prob. 11. ita etiam inpiis poena peccati re p o n itu r. 44. B onus uitulus. Bodl. P rouectiore aetate iam S a rra iuue- nalem cu sto d it u erecundiam : ideo dom inus spopondit ei filium. 8. hum ilitate P hum ilitatem AD. hum anitate Schenkl hum anitatem ed.6. R isit a u tem S a r r a m. ubi S arra esset? Non ignorabat.44 in m o latu r et cum lacte m a n d u c a tu rb. ignoraret add. i Gen 18. N um quid ignorabat dom inus. u t p areret. 2-3. licet adhuc q u id rid e re t < igno­ ra re t > . salua u erecu n d ia m in isteriu m suum exerceant. talem u eritas euangelii dem onstrauit. 8. E xurgentes autem uiri conspexerunt in faciem So m ae et G om orrae a. 41. ne procaci occursu hospitum in se oculos inflectant. Abra­ ham quoque au rib u s tu is ingerit in tab ern acu lo S arram degere. E t m erito tener. 9. Q uod indicium fu tu ri m agis quam incredu litatis arb itra to . qu an tu s p u d o r esse debeat fem inarum . sed docere nos uoluit. 42.40 . D ixit autem ad illum : V b i est Sarra uxor tua? Qui respon­ d it et dixit: E cce in tabernaculo '. Talem nobis legis figurauit u m b r a f. 16. ante quid add. d Ex 12. M anducauerunt in q u it illi. 1. Ps 33 [34]. 6. nesciens AD. D efecerant inq u it Sarrae fieri m u lieb ria '. 5. f H ebr 10. et tu p rim am accubitationis p a rte m o c c u p a sh. 2. de cuius ca p ite et pedibus et in tern is nihil relictu m e s t d et os non co n tritu m est ab e o e. * Gen 18. 46. quia non d u ra c e ru ic e '. 9. Non otiose ad d itu m . e Io 19. i Gen 18. cet. u tp o te qui peccata dilueret: tener. A braham stab at. A braham deducebat hospi- •> Gen 18. 41. hoc e st non cum sanguine.. sed m olli iugum legis agnouit. R isit enim . sed cum fidei p u n ta te . 43. q u o d p u b licam esset in Isaac p a ritu ra laetitiam . 12. 36 (= Ex 12. 8. c ru ­ cis patib u lu m non recu sau it. 21). h Lc 14. ne p u tares fem ineae adh u c fuisse possibilitatis. m Gen 18. C Ex 32.80 DE ABRAHAM. Schenkl. quia ignorauit: ideo risit. 43. D enique ea h u m ilitas in u enit gratiam . quia p rophetauit. I . qui in p o sterio rib u s S odom orum fu tu ra excidia denuntiat. sed totus ep u lan tiu m cibo cessit. Ideo ne- gauit se risisse.

alla corte- 18 II passo. si è sottomes­ so al giogo della legge: ha accettato. V ecchi. cioè. Un b u o n vitello. oscillanti fra reale e metaforic non si lascia facilmente penetrare. né gli fu spezzato alcun osso. com posto di frasi scarne. di realizzare su di sé quanto era stato preannunciato nelle figure della « legge » stessa. Perciò l’u m iltà di A bram o fu gradita. Appunti sulla termino­ logia esegetica di S. III 87.6 . 41. In fa tti rise. 44. 7 e l’agnello pasquale di Es 12. e com­ prende l'intera economia della salvezza. p erch é tu sappia che cosa devi esigere da tu a moglie. m a in te ra m e n te si è lasciato m angiare d ai convitati. In età o rm ai assai avanzata. che Am­ brogio sovrappone e fonde insieme. E Sara rise. 657).4 0 . che in seguito p re an n u n ­ cia il fu tu ro sterm in io degli ab itan ti di Sodom a. N otiam o che l’esercizio dell’u m iltà è racco­ m andato d alla cortesia. sono il vitello di Gen 18. . cosi la punizione del peccato è riserv ata agli em pi. cosi il Vangelo ce lo h a m o strato nella re a ltà w. d al m om ento che nulla fu sc a rta to della sua testa. 2° Cf. p er essa gli è stato p rom esso u n figlio. ABRAMO. Poi gli uo m ini si alzarono e rivolsero lo sguardo direzione di S odom a e Gomorra. prendendo la croce.T. » Il senso di ueritas euangelii si precisa in relazione a quello di legis umbra. Le figure. m a anche nel N. non com e segno d i in credulità. 38 [1967]. affinché non si cred a che la donna avesse an co ra la possibilità di p arto rire. Il « giogo » nell’A. A bram o accom pagnava gli ospiti. Dunque Cristo. 43. e atten d an o ai loro com piti salvaguardando la m odestia. onde evitino di a ttira re su di sé gli sguardi degli o spiti andando loro incontro in atteggia­ m ento im pudente. T enero perché h a accolto il giogo della Legge non con u n collo ribelle. La precisazione è im p o rtan te..4 4 81 il vitello e lo si m angia con del latte. è spesso simbolo della sottomissione alla Legge giudaica. Ambrogio. tua moglie? Egli rispose e dis­ se: È là nella tenda. dal m om ento che doveva lavare i peccati. rise p er­ ché profetava. Ma qui « legge » ha un significato più ampio. F orse che il Signore. E ra cessato — è d etto — di avvenire a Sara ciò che avviene alle donne.T. Come la visita del Signore è concessa a coloro ch e lo tem ono. anche se non ne conosceva an co ra il m otivo. E non senza ragione tenero. cioè non con il sangue m a con la purezza della fede. leg. Ciò va inteso com e segno del fu tu ro even­ to. 5 . nella quale si integrano antica e nuova legge (sull’estensione di lex si veda A. m a docile non h a rifiutato il p atibolo d ella croce 18. tu invece occupi il p rim o posto a m ensa. m a h a voluto insegnare a n o i quale grande p u d o re debbano avere le donne. 42. che supera quello dell’ebraico tórah. 6. S ara conserva la m odestia p ro p ria di u n a giovane: perciò il Signore le prom ise u n figlio.. I . Cosi la Legge ce lo h a ra p p re­ sen tato in figura. perché avrebbe p a rto rito Isacco p e r la g io ia 20 d i tu tti. p. dei suoi piedi e delle sue in terio ra. m entre A bram o stava in piedi so tto l’albero. non sapeva dov’e ra S ara? Lo sapeva. Quelli — è d e tto — mangiarono. Negò di aver riso perché l'ignorava. in « Studi e m ateriali di Storia delle reli­ gioni ». 5 ss. Poi gli disse: D ov’è Sara. A bram o stava in piedi. Philo. A bram o stesso ti suggerisce che S ara trasc o rre il suo tem po nella tenda.

quia n o naginta et nouem p rocessisset annos: quom o­ do hun c pu eru m dicit? Sed cum inm em orem senectutis. 21. 6. explora­ torem indefessum . Senilis ae tatis u tiq u e A braham in superioribus scrip tu ra significauit. nonne conuenire nom en pueri u id e tu r officiis? M erito p u e r d ic itu r qui senile nesciebat fastidium . nec com m oueatur ad ulciscen­ dum . nisi p eccato r m en su ram excedat.82 DE ABRAHAM. in quos u in d icandum a rb itra ris. 32. 20. si consum m abuntur: sin autem . u t sc ia m f. ut uideam secundum clam orem illo­ rum uenientem ad me. « Mt 23. ad h u m an itatis g ratiam addebat obsequia. i Gen 18. Descendam inquit ut >» Ibid. Clamor inquit S odom orum et G om orrae inpletus e s t d. D escendam itaque. 45. sed p ro p te r te in stru ­ endum u erb a huiusm odi loquebatur. I . = Gen 18. . Vnde et dom inus Iesus in euangelio ad Iudaeos ait: In p lete m ensuram pa tru u m u e s tr o ru m e. 17. 46. Non ignorabat dom inus p eccata Sodom orum . 47. D atup itaque iusto benedictionis g ra tia et p o steritatis hereditas. u t non statim peccatorem puniat. * Gen 18. offensa autem pec­ catoru m exponitur. sed diu differat expectans correctionem . 4 4 4 7 t e s b. u t tu propius scru teris eorum com m issa. p u eritiae innocentiam et obsequium deferebat. M agna dom ini p atien tia. Nam Sodom itae p ro p ietatis officiis augebant im pietatis flagitia. N on celabo inquit A braham puerum m eu m quae ego fa­ ciam c. dedu­ cendi studiosissim um ex p resserit. standi patientissim um . c u rsu inpigrum .

331C) la si ritrova come uaria lectio di consum m antur — conferm ata in fid. 4 Consumm abuntur: si tra tta di una lezione pressoché esclusiva di Am­ brogio — in H ilar. T uttavia diceva queste parole p e r istru irti. § 47) dim ostra di aver inteso rettam ente: sono le colpe commesse dagli abitanti di Sodoma e Gomorra che diventano grido a Dio per invocarne vendetta. Perciò anche il Signore Gesù dice nel Vangelo ai Giudei: Colmate la m isura dei vostri padri. nonostante che proprio sotto tale aspetto la lezione sia singolare e non trovi rispondenza nei Settanta ( ouvTeXouvTai ). infatti. . 47. Vetus Latina. S e non è cosi. Quanto alla forma verbale di futuro.41. 2 II « correre ». 20. affinché tu osservi più da vicino i m isfatti di coloro che intendi punire. I 5.) non citato dal nostro Autore. 6. di seguito. 9. trin. assai resisten te nello stare in piedi. ad loc. dunque. La S c rittu ra h a precisato sopra che A bram o era vecchio. Il Signore non ignorava i peccati degli ab itan ti di Sodom a. synod. 33. p. m entre l ’ol­ traggio dei p eccatori è svelato. 537B) e R vf . di per sé. 46. 45. N on nasconderò — è d e tto — ad Abramo. Al giusto. si fa cenno di seguito nel commento (peccata Sodom orum ). sono concessi il favore della benedizione e l’ered ità della discendenza. Genesis. poiché e ra giu n to all’età di novantanove anni: perché allora lo chiam a fanciullo? Ma poiché ce lo p resen ta com e dim en­ tico della p ro p ria e tà senile. P ict. I . nota 3. Essa rappresenta una fedele traduzione del testo greco ' dei Settanta e iden­ tica la si ritrova nella Vulgata.44). né si decide alla vendetta se il pec­ catore non so rp assa la m isura. In fa tti gli ab itan ti di Sodom a. 297). 85 (PL 10.. 4. 6 (SCh 7 bis. 63 (PL 10. I 5. m io fanciullo '. invece di atten d ere ai doveri della pietà. hom. ho cer­ cato di renderne conto nella traduzione. 39. 214 (CSEL LXXIII. 5 Per clamorem illorum si veda supra. p ro n to a correre. 156). 3 L’espressione clamor Sodom orum et Gomorrae non è. il commento di Ambrogio e quanto ho osservato a proposito di tradat illud puero (supra. 1’« accompagnare » si riferiscono al com portam ento virtuoso di Abramo riguardo agli ospiti (cf. ma si veda. ciò che farò. accrescevano la tu rp itu d in e del­ l'em pietà. Orig. Cosi hanno inteso H ilar. p. 44-47 83 sia aggiungeva risp ètto . La pazienza del Signore è grande: egli non punisce su b ito il peccatore. Il clam ore — è d etto — degli abitanti di Sodom a e Go­ m o r ra 3 è giunto al colmo. esp lo rato re instancabile. in Gen. Le moderne traduzioni dall’originale hanno: « il grido contro Sodoma e Gomorra ». cioè: anche tu preoccupati 1 Avrei dovuto tradurre « servo ». Ambrogio più oltre (cf. Scenderò — dice — per vedere. m a rinvia a lungo la punizio­ ne in a tte sa che si corregga. lo voglio sapere. In nessuno dei due luoghi emergono precisi chiarim enti dal commento di Ambrogio. m olto zelante nell’ac- c o m p ag n a re2 non sem b ra forse convenire a questi com piti l ’ap­ pellativo di fanciullo? G iustam ente è chiam ato fanciullo lui che non avvertiva il peso della vecchiaia e rivelava l’innocenza e il risp et­ to p ro p ri della giovane età. cioè il grido della natura violata che invoca giustizia contro le due città. lo « stare in piedi ». Scenderò d u nque per vedere se i peccati saranno portati al c o lm o 4 secondo il loro g r id o 5 che giunge fino a me. cf. supra. nota 13)... ABRAMO. che nel loro testo biblico hanno consummantur. tuttavia non sem bra vi siano dubbi che il soggetto di consum­ m abuntur siano i peccata del precedente versetto (Gen 18. di questi peccata. V 17. P ict. chiara.

V espere e ra t om nibus. e t in terro g an ti: S i fu erin t quinquaginta iusti in d u ita te . illorum iu stitia ab excidio defendit. quem adm odum non debeam us inui- dere u iris sanctis nec tem ere derogare. qui a S odom itanis contagionibus e ra t et totius u rb is excidio liberandus. clam are u id e n tu r singulorum crim in a? D enique ad Cain dicitur: Sanguis fra tris tu i ad m e clam at «. lucem ad tu lit. an teq u am C hristus ueniret.84 DE ABRAHAM. quia iusto refulget angelorum p raesentia. Sodom a quoque si h abuisset uiro s decem iustos. 49. V espere erat. ne sim ul p erd ere t iustos tam ­ q uam iniquos. i Gen 19. P. E m inus p ositi m u lta nescire possunt. Quid sibi au tem u u lt quod ipsi qui ad A braham sim ul cum dom ino ‘ u en e ran t Sodom am p e tie ru n t uiri. et to tu m locum seruabo h. u t oculis facinus deprehendas. 2. quia to tu s erat m undus in tenebris. 22. V enit dom inus Iesus. quos inm anium delictorum sq u alo r tenebrosus urgebat. 10. m Gen 18. D enique p eten ti A brahae. sed clam at p arricid iu m tuum . si fu erin t in illa quinquaginta iusti. 47. si quos iustus h o n o ra u era t his m aiori sacrile­ gio im pii uim c o n a ren tu r inferre? N am quod uiros dixit. 6 . 50. descendere cura om. i Gen 18. soli ad su n t m inistri. red em it sanguine suo m undum . E t sic p e r ordinem in terro g atio n um et responsionum uicem . nisi u t aceruare- tu r crim en eorum . V nde discim us qu an tu s m urus sit p a tria e u ir iu stus. ne q uid sit q u o d fallat a u t la te a t absentem . V enerunt autem angeli duo in S odom am ad uesperam n. 1. Tam en p o test re ferri etiam ad tem pus dom inicae passionis quod uespe­ re u e n e ra n t ad eum . Vbi g ra tia largienda est. p o tu it non perire. 23-26. u t aliquando uin d icet qui lib en ter ignoscit. h Gen 18. 1. 47-50 uideam . inpiis ten eb ras ad fert. quia speciem p ra efe reb an t uirorum . euidens ratio. hoc est: etiam tu descendere cura. 6. Quem clam o­ rem au tem ait nisi fo rte q uia ei quem nihil latet clam ant om nia. perdes illos? respondit: N o n perdam in q u it d u ita te m . Itaq u e u e lu t e x c ita tu r deus flagitiorum n o stro ­ ru m clam oribus. tam en p ro p te r pau co ru m iusti- tiam in p u n itatem toti populo p ro m ittit. illo ru m etenim nos fides seruat. . etiam si de­ cem iustos inu en erit in ciuitate. 48. Sodom am u espere u e n e ra n t '. hoc est non latet. * Gen 4. I . m eridie ad A braham m. deest Iesus. descende indaginis stu ­ dio. C hristus adest: ubi exercenda seueritas. n Gen 19.

risponde: N on di­ struggerò — dice — la città. I . E ra sera p er tu tti quelli che lo squallore tenebroso di im m ani delitti opprim eva. è assente Gesù. Ma può anche riferirsi al tem po del­ la passione del Signore ch e essi siano giunti a sera d a colui che doveva essere lib erato dal contagio di Sodom a e dalla rovina del­ l ’in tera città. scendi p e r indagare atten tam en te. la loro re t­ titudin e ci p reserva dalla distruzione. Coloro ch e stan n o in lontananza pos­ sono ignorare m olte cose. dal m om ento che verso coloro che il giusto A bram o aveva onorato. e cosi. li sopprim erai?. com e non dobbiam o essere gelosi degli uom ini santi. se avesse avuto dieci uom ini giusti. ABRAMO. è p resen te C risto. perché tu tto il m ondo era avvolto nelle tenebre. com e ogni cosa g rida verso Colui a cui n u lla re sta nascosto. se non che si era accresciuto il m isfatto degli ab itan ti di questa città. p e r vedere con i tuoi occhi il m isfatto. se non perché. agli em pi invece p o rta le tenebre. P h ilo . p rim a che C risto venisse. gli em pi con gesto an c o r più sacrilego tentavano di u sare violen­ za? In fatti se il testo p arla di uom ini. ad A bram o che gli chiede di non sopprim ere i giusti insiem e ai m alvagi e gli rivolge la dom anda: S e vi saranno nella città cinquanta giusti. a volte punisce. dove bisogna applicare la severità. 48. 49. Dove bisogna d istrib u ire la grazia. E cosi attra v erso il susseguirsi di dom ande e risposte: se tro v erà anche dieci giusti nella città. 47-50 85 di scendere. P ersino Sodom a. Perciò l'attenzione di Dio è come richiam ata dalle g rid a dei n o stri m isfatti. migr. Venne il Si­ gnore Gesù. . né criticarli tem erariam en te. poi. 6 Cf. Lui che perdona volentieri. Da ciò com prendiam o quale p o ten te b alu ard o sia p e r la p a tria u n uom o g iu s to 6. Che cosa significa che quegli stessi uom ini che eran o ve­ n u ti da A bram o insiem e con il Signore si recarono a Sodom a. p o rtò la luce. i d elitti dei singoli sem brano gridare? In fa tti a Caino è detto: Il sangue di tuo fratello grida a me. e la risparm ierò per intero. cioè il tu o fratricid io non re sta nascosto. 6. In fa tti la loro fede ci salva. 50. E ra sera. p a rla di grido. avrebbe p o tu to salvarsi. p e r evitare che qualcosa sfugga o re sti nascosto a te se sei lontano. E i due angeli giunsero a S o dom a la sera. p ro m ette l’im ­ p u n ità a tu tto il popolo grazie alla re ttitu d in e di pochi. 121 e 124. evidentem ente è perché ave­ vano l’asp etto di uom ini. da A bram o a mezzogior­ no: ciò perché la presenza degli angeli risplende al giusto. A Sodom a essi giunsero di sera. In che senso. sono p resen ti solo i m inistri. se vi saranno cinquanta giusti. Q uindi. m a grida. redense il m ondo col suo sangue.

C om m endatur hic iu sti san ctitas et angelorum gratia. ne fo rte quis diceret: Quid peccauerunt p ueri. quibus au fe rre t ho­ spites. iste exsurrexit et adorauit in faciem in terra et dixit: Ecce. qui d iceb an t: I n platea m a n e b im u s r. 53. N ulla aetas e ra t culpae inm unis — ideo nullus inm unis exitio fuit — e t q u i p o ssib ilitatem p erp etran d i crim inis non h ab u it h ab u it ad- fectum . P. nullus innocens fuit. p Ibid. d em o n stratu r <* Ibid. P erfectio r cu­ c u rrit obuiam . 53. ubi nec germ anitas satis tu ta est. E t coegit illos d iu ertere. V iri a u tem d u ita tis S odom orum circum dederunt dom ab infante usque ad senem . 51-53 51. sed m ens plena libidinis. Offerebat sanctu s L o th filiarum p u d o re m 1. u t exci­ p e re t aduenientes. Denique exsurrexit obuiam illis ». diutius tem p tan d o ple­ nius pro b ab an t. 11. 2. P raefereb at dom us suae uerecun- diae hospitalem g ratiam etiam ap u d b a rb a ra s gentes inuiolabilem . C erte quo tard iu s adquiescebant. 4. Ad p o rta m itaque sedebat. 1 s. non re p p e rire n tu. 6. 10. E m en d au eran t L oth sanct ad u ersa cap tiu itatis et sollicitiorem fecerant. Sim ul quod hospitum reu o catu s est m anibus Loth sanctus in d o m u m ’'. u t om nes excidio in u oluerentur? Ita nullus illic iustus. . I . D enique illic quoque inoffensa hospitalitas est. Sed etiam illud o sten d itu r quia caeca est om nis libido et ante se non uidet. <i Gen 19. u Gen 19. Sedebat L oth ad portam °. Illi nolebant aduentum suum hospiti grauiorem uideri: ille qui in te r quos h a b ita re t scie­ b a t tam en dom um suam offerebat periculis. tam en m inus e ra t secundum n a tu ra m coire quam aduersu s n a tu ra m delinquere. u t offusa inpuris caecitate non re p p e rire n tu r d o m u s ostia. Hic quidem m ira­ bilis angelorum d e c la ra tu r potestas. r Gen 19. 52. P ercu sseru n t au tem illos caecitate angeli. N am etsi illa quoque flagitiosa in p u ritas erat. 8. u t ostium m us. ' Gen 19. Effetae u ires senum . totus populus p a r ite r s. quod ap erire cupiebant. s Gen 19. P ra e stru itu r iudicii diuini aequitas. Audi scrip tu ra m testificantem q u ia circum dederunt d o m u m ab in fa n te usque ad senem totus populus pariter. t Gen 19. 6. declinate in d o m u m pueri u e s tr iq.86 DE ABRAHAM. Itaq u e processu aeta­ tis d id icerat im itari p aren tem . dom ini. est om.

adorò con la faccia a terra e disse: Ecco. che accecarono gli im puri affin­ ché non po tessero tro v are la p o rta della casa. questi si alzò. 7 In I 3. che dicevano: R im arrem o in piazza. qu an to p iù ritard av an o ad acconsentire. Perciò sedeva presso la p o rta p er accogliere quelli che arrivavano. ABRAMO. p u r essendo anche q u esta u n a tu rp e im purità. Q uanto al fatto che il san to Loth fu tira to d en tro casa dalle m ani degli ospiti. 9 Cf. E indusse costoro. dai quali voleva salvaguardare gli ospiti. che era più p erfetto . Gli angeli allo ra li resero ciechi. m a la loro im m aginazione era piena di libidine. Essi non volevano che il loro arrivo sem brasse troppo mo­ lesto p er il loro ospite: egli. C erto. signori. 51-53 87 51. Loth preferiva salvaguardare il favore del­ l’ospitalità. Ma si m o stra anche che l’im pudicizia è cieca e non vede davanti a sé. alcun innocente. dai bam bini ai vecchi. ma non utili. affinché nessuno possa dire: « Quale peccato hanno com m esso i fanciulli. L oth sedeva presso la porta. I . . tu tto il popolo senza distinzione. In fatti l’ospitalità è inviolabile anche là dove nem m eno il legame di pa­ ren tela garan tisce abbastanza. ha insistito sulla debole e im m atura perso­ nalità di questi e dedotto anche una sua inclinazione al vizio. tu ttav ia era m eno grave accoppiarsi secondo n a tu ra p iu tto sto che peccare co n tro di essa. dai bam bini ai vecchi. perché non potessero trovare la p o rta della casa che volevano aprire. disposto a sacrificarne il pudore. supra. 13-14 Ambrogio. Qui si m anifesta la m irabile potenza degli angeli. co n sid erata inviolabile anche presso le popolazioni b arbare. entrate nella casa del vostro servo. saggiandone le intenzioni. commentando la scelta di terre belle a veder­ si. ne aveva il desiderio. tan to da essere tu tti coinvolti nello sterm inio? ». esponeva tu tta v ia la sua casa ai pericoli. 6. N essuna età era im m une da colpa — perciò nessuno fu p reserv ato dallo sterm inio — e chi non aveva la cap acità di com m ettere la colpa. In fatti si alzò andando loro incontro. Con ciò si p reco stitu isce la prova dell’equità del giudizio di Dio. In fatti. 53. era corso loro in c o n tro 9. tu tto il popolo senza distinzione. E sau­ rite erano le forze dei vecchi. p u r sapendo in mezzo a quale gente abitava. fatta da Loth. Cosi col p ro g red ire dell’età aveva im p arato a im itare lo zio. 8 La sollecitudine caratterizza l’ospitalità di Àbramo (cf.lo m et­ tevano più sicu ram en te alla prova. Abram o. a en trare. Qui si loda la san tità dell'uom o giusto e la cortesia degli angeli. Le avversità in co n trate du­ ra n te la prigionia avevano p u rific a to 7 il santo Loth e lo avevano reso più so llecito 8. ancora supra. Si ascolti che cosa a tte ­ sta la S crittu ra: Circondarono la casa. § 33. p iu tto sto che l'o n o rab ilità della p ro p ria casa. 52. tan to p iù a lungo. Il san to Loth offri le figlie. § 33). Allora gli abitanti della città di Sodom a circondarono la casa. Dunque non vi era alcun giusto.

desere elem enta huius m undi. Aspice ubi C hristus est. sicut P etro dixit: Vade retro me. c Gen 19. Fuge ergo Sodom am . f Gen 19. fidei m em or non eripuisse se periculo. e Col 2. 10. 31 ss. N on ergo indefensum scrip tu ra u iru m san ctu m relin q u it et trad id isse m aritis filias et m onuisse generos in d u c itu rb. et paene non esset p ro fectu s. 53-55 im m em or periculi. 55. Qui non respexit euasit: quae respexit non potuit e u a d e re f. I . Non ergo profectus. N e tetigeritis in q u it apostolus. * Gen 19. re tro G om orra uitiis scatens. 14 ss. u t p ersu ad ere t generis suis. 26. sed eductus est et m andatum acce ne resp iceret re tro nec re sisteret in to ta regione illa. P o n itu r p ietatis locus. ne te inm inentia inuoluant pericula: non resistas fugiens nec in to ta u itio ru m regio­ ne rem oreris. C hristum uideret. 6. b Gen 19. qui dicat tibi: Vade retro m e d. 55. d Mt 16. ne gusta- ueritis quae su n t om nia ad c o rru p te la m e. Hoc cum illi d icitu r. quod m an ifestata sibi p e r ange to tiu s regionis euersione et generos h ab ere Loth sanctus in d u citu r et m onere eos u t fu g e re n tz. u t C hristum seq u eretu r. sed in m on­ tem a s c e n d e re tc. ne adtam inaueritis.88 DE ABRAHAM. 54. nisi u rgentibus angelis et tenentibus m anus eius egredi coactus esset. 14. a Gen 19. 17. 23. crim inum regio. sim ul ne deserendo eos nec adm onen­ do m inus pius u id e re tu r circa filiarum m arito s uel erro ris earum causa ipsi adsig n aretu r. 21 s. R etro Sodom a est plena flagitii. Si uis ergo e t tu euadere. om nibus dicitur. ocius gomorram NR (fort. Sed u isum illis quod d e rid e re t eos: et tam en adhuc m o ra b a tu r Loth. u t eu ad eret. ne respicias retro . sed ob tu ­ lisse. .). sed ante te. quae d estitu ta e u irili consortio concubi­ tum in eb riati expetissent p a t r i s a. relinque ocius.

10 (CSEL LXII. C X V III 14. non aveva cercato di evitare il pericolo. 55. 398 s. 6. il quale ha anche il potere di guidare secondo la sua intenzione le azioni umane. cerca­ rono l’unione carnale con il p ad re ubriaco. G uarda là dove è C risto che ti dice: V ieni dietro di me. cioè da Dio. la loro finalità che trascende la consapevolez­ za dell'uomo. Ostendit illi lucernam quam deberet sequi. abbandona gli elem enti di questo m ondo.. M aritando le figlie e invitando i generi a fuggire con lui dalla città. le quali. La S crittu ra. . sia che gli si attrib u isc a la resp o n sab ilità del peccato delle figlie.): « uade retro post me ». sia pure re­ mota. e quasi non sarebbe p a rtito p e r salvarsi. L’espressione di biasimo — da intendersi nella sua completezza: « Via da me. 10 La Scrittura. Ma questi p ensarono che egli si prendesse gioco di loro. se vuoi che i pericoli im m inenti non ti travolgano. ps. perché lo seguisse e lo vedesse 12. te rra d i delitti. c ’è G om orra b ru lica n te di vizi. e ciò p e r evitare sia che egli. non g u ard are in d ietro. m a di salire sul m onte. Loth pone inconsapevolmente. Perciò fuggi Sodom a. non lascia senza giustificazione il santo Loth. N on toccate — dice l’A postolo — . fuggendo non ferm arti e non so stare in alcuna p a rte della te rra dei vizi. perché p rivate della com pagnia dei loro uom ini. 11 Sull’operatività e attualità della Sacra Scrittura si veda L. Parim enti in exp. m a davanti a te. che riguarda il com portam ento di Loth sul punto di fuggire da Sodoma. Chi non guardò in dietro si salvò. anche quando narra. 17 ss. pp. acquista. Satana » — che Gesù rivolge a Pietro. al quale gli angeli avevano prean n u n ciato la devastazione di tu tta la regione. non prendete. lasciala subito. La Sacra Scrittura fondamento. abbandonandoli e non avvertendoli. Particolarm ente in questo paragrafo. in cu ran te del rischio e saldo nella fede. al di là delle azioni del personaggio. « post me » dicens.. Se dunque anche tu vuoi fuggire. D ietro c ’è Sodom a. non gustate que­ ste cose che sono tu tte destinate alla corruzione. com e disse a P ietro: V ieni dietro di me. I . colei che guardò in d ietro non potè salvarsi. purgata dell’appellativo Satana. ABRAMO.F. è p resen tato com e uno che ha i generi e li avverte p er­ ché fuggano. ma non casualmente secondo Ambro­ gio. P izzolato. 12 Mt 16. piena di tu rp itu d in e. p. 23 trova u n ’interpretazione assai caratteristica. m a fu condotto via e ricevette l’ordine di non g u ard are in d ietro né di ferm arsi in alcun luogo di quella regione. ciò nono­ stante Loth insisteva an co ra p er convincere i generi. La S c rittu ra espone u n esem pio di pietà: il s a n to Loth. se gli angeli sollecitandolo e tenen­ dolo p e r m ano n on lo avessero co stretto ad andarsene. D unque non p a rti di sua iniziativa. un senso positivo ed esortativo: « Seguimi ». l'esegesi am brosiana illumina. le premesse per essere scagionato da ogni responsabilità. 53-55 89 ciò m o stra che egli. si m o stri poco affettuoso verso i m ariti delle figlie. m a l’aveva affrontato. 304. per i fatti incestuosi nei quali poi sarà coinvolto. m a obbedisce al disegno predisposto dall’Autore. non è semplice registrazione di fatti. dunque. 54. presentandolo come uno che h a m aritato le p ro p rie figlie ed h a avvertito i g e n e ril0.. Ciò che è detto a Loth è detto a t u t ti " .

se solas cum p a tre su p erstites populis om nibus rem ansisse. quod non p u to cri­ m inis duci loco. tam en p ro p te r seriem successionis hum anae u iro m ixta est. 31 ss. ipsam quoque m entem su b ru it et e Gen 19. q u ia p u ta u e ru n t n uicinae regionis. u t sem en generationis hum anae de p a tre suo re s u sc ita re n tg. Sane discim us uitan d am ebrietatem . E x cu san tu r autem filiae sancti Loth. non to tu m m u ndum esse p eritu ru m . 56-57 56. P arum est quod ea inflam m at libidinem . N am quae sobrii cauem us p e r ebrietatem ignorantes com m ittim us. . sed to tiu s orbis fuisse illud excidium . inebriatus uino q uid g ereret nesciebat. Non ergo libi­ dinis u itiu m fuit. Non eadem esset Loth sancti excusatio.90 DE ABRAHAM. qui au d ierat ab angelis locum illum . accendit cu p id itates corporis. E t ideo ne genus deficeret hom inum . I . S u b d u citu r tam en huic adm isso conscientia u iri iusti. p e r quam crim cauere non possum us. p atern u m petisse concubitum . 57. quae p u ta re n t to tius populos orbis perisse. su p ra cuius costam aedificata est m u lier os d e ossibus eius et caro de carne eius. sed generationis rem edium . V nde non m irum si puellas decepit opinio. Nam et E u a h de uiro adsum pta. 22 s. 6. h Gen 2.

p er­ ché pensavano che quella distruzione avesse coinvolto non solo la regióne circostante. in Gen. S chenkl (CSEL XXXII/1. 172. aggressae sunt praesumptionem audacissimam ad superandam rem (uel per rem) intole­ rabilem atque haesitationem. Quoniam putant uirgines istae ob ignorantiam rerum exter­ narum. greci e latini. uinum et adulescentia (De uirginibus III 5. dalla costola del quale fu fo rm ata la donna. che non ci p erm ette di guardarci dai d e litti14. ubi caro inebriatur. haer. Perciò nes­ suna m eraviglia se le figlie furono tra tte in erro re dalla convin­ zione che i popoli di tu tta la te rra fossero periti. 2: illae quidem filiae secundum sim plicitatem et innocentiam putantes uniuersos homines periisse. animus uacillat. 339) rinvia a P hilo. che esse di tu tti i popoli fossero le sole su p erstiti insiem e con il padre. con sfum ature diverse. u n vizio di libidine. I 14. osso delle sue ossa e ca r­ ne della sua carne.. nota 1) che gli argo­ menti addotti dagli autori cristiani antichi. potus absti­ nentiae docet uitia nescire. IV 56 (A ucher. Q uanto alle figlie del santo Loth. m a non il m on­ do intero. 59). t . incendunt enim pariter duo.3. ueniam tamen habere uidetur... uino accenditur. Non fu. avevano cercato l’unione carnale con il padre. ne prorsus desolata reperiatur terra. 291): aggressum interim propositum ad morem spectans matrimonii. Cazzaniga. m a fa vacillare anche 13 K. il che non credo possa essere giudicato come un d e litto . Lo stesso D outreleau m ostra (ibid. mens titubat. Il passo di Ambrogio trova anche un riscontro quasi speculare in I ren. esse sono scusate. et nouarum rerum molitio enormis. CSEL LXXIII). Cazzaniga. hom. quasi uero uniuersum genus hum anum consum ptum fuisse. 57. U briaco di vino non sapeva quello che faceva. E ssa non solo infiam ­ m a la libidine. quemadm odum Sodomitas. p. m a tu tta la te rra . gli stessi. D outreleau (SCh 7 bis. nutritur deliciis. quaest. ABRAMO. In ­ fatti quando siam o sobri evitiam o quelle azioni che com m ettiam o quando l’ubriachezza ci rende incoscienti. in Gen. tem en­ do che il genere um ano si estinguesse. che spiega assai similmente i motivi che hanno indotto le figlie di Loth all'incesto. arbi­ trantes se solas relictas cum patre suo ad conseruationem generis humani. caueamus tamen et huius abundantiam uini. Quapropter et ipsae excusabiles sunt. V 4. IV 31. è riprovata in più luoghi con u n ’insistenza che si avvale degli stessi termini. ebrietate flammatur. p. p. per scusare le figlie di Loth. dicebant haec. p. iniquum est. et deperdatur genus humanum. neque ullum alicubi man­ sisse praeter se tres. L’uso dei vocaboli accen- .. oltre che dei medesimi concetti: pascitur libido conuiuiis. 28). p er suscitare dal loro p ad re la discendenza del genere um ano. al contrario. E perciò. L’ubriachezza. Ideo prouidam prudentiam reputantes. combustas cum uidissent duitates illas una cum abitantibus. In fa tti anche Èva fu tra tta dall’uom o. come incentivo alia libi­ dine. m a un rim edio p er p ro creare. p. Loth non avrebbe la stessa scusa. cor fluctuat (paenit. qui docet causas nescire uitiorum (De uirginibus I 53. p. dunque. Q uesto ci insegna chiaram ente che dobbiam o evitare l'ubriachezza. epp u re si è u n ita carnalm ente all’uom o p er dare inizio alla successione della discendenza um ana. Ciò nondi­ m eno in questo m isfatto non c’è la coscienza di q u e st’uom o giu­ sto. sono. nota 1) a proposito di Orig. et propter hoc circumueniebant patrem. et in uniuersam terram iracundiam Dei superuenisse. 14 La temperanza è virtù molto im portante perché ha il potere di frenare le passioni e di eliminare la causa dei vizi: cibus parsimoniae. 56-57 91 56. Ma questo passo di Filone è anche citato da L. accende i piaceri della carne.. 168. 6. poiché aveva u dito dagli angeli che sa­ rebbe an d ato in rovina quel determ in ato luogo. 76.

5 7 . 7. iste filiarum p a tu it erro ri. u t exiga om nium . Q uanta ipsa deform itas. 3.92 DE ABRAHAM. sensum extorquet.5 9 anim um capit.7 .. q u ia uini uis adhuc ig norabatur: sed in illo in stru c­ tu s es. N esciunt q u id lo q u an tu r qui nim io uino indulgent. 58. Denique iteru m S arrae te m p ta tu r pudicitia. L o th filiabus se c re d id it et p e r senectutem m adidam uino solutus com m isit incestum ignorans: tu sic bibe. E t Noe iustus deceptus est. >> Gen 20. solutus est P a. sed leu itatis n o ta n tu r auctores. sed u t tu disceres quid caue- res. Ideo ite ra tu m exem plum e s t ebrietatis. sed etiam erran tes. iacent sepulti. Aduer- tim us ad u lteriu m diuino iudicio m o rte puniri. In s tru a n t te p a tria rch ae non solum docentes. M ulti se fo rtes p u tan t: nu m fortiores quam Loth. 6 . u t confirm etur m agisterium cautionis. ne capiaris. u t soluan- tu r uires. 2. Ideoque si qua p e r uinum deliquerint. quos uictos u ino legim us. n continentiores quam Noe? N on u tique u itia p a tria rc h a ru m scrip tu ­ ra exposuit. incessus uacillet! 58. . Ideoque addidit: a Gen 20. ne tu ignorares. I . N am et A b im elecha in uxorem sibi eam su m p serat et dixit ei in nocte deus: Ecce tu m orieris p ro p ter m ulierem b. 7. Ille nud u s iacuit. A. 59.c. ap u d sapientes iudices uenia quidem fa cta donantur.

Cosi im pariam o che l'adulterio. II 265 e VI 424.). 44). p e r l’incertezza dei p a s s iie! 58. scientifico — rela­ tivamente alle conoscenze fisiologiche del nostro Autore —. 216 s. giacciono com e sepoliti '6. flammare. direi. 7. Q uanto è disonorevole anche l’aspetto esteriore. digest. 303): .5 7 . Il suo errore anzi è provvidenziale: cf. p.. 17 L’ubriachezza libera il colpevole dalle conseguenze penali. non tamen quantum ille incestus.. m a quello di insegnare ciò che si deve evitare. ABRAMO. Il fonda­ mento giuridico di tale affermazione è detto appena sopra: l’ubriaco non ha la capacità di intendere e di volere. com m ise inconsapevolm ente incesto: tu bevi fino al lim ite che non diventi vizio. L’esem pio dell'ubriachezza è sta to rip etu to p er rib ad ire l'insegnam ento c ir­ ca la necessità di stare in guardia. CSEL LXIV. I . 50 (CSEL XXXII/2. affinché si p re te n d a che tu tti siano pudichi. E infatti h a aggiunto: dere. ps. Dauid I 2. fiaccato dalla vecchiaia e dall'abbondante vino. 58 (CSEL XXXII/2. 8. 13 s. per giudizio di Dio. p er la p erd ita delle forze. 446): haec (se. In fa tti la pudicizia di S ara è m essa alla prova d volte.. sono tra tta ti con indul­ genza e p erd o n ati dai giudici sa g g i17. 441. perché non conosceva ancora la forza del vino 19: m a la su a esperienza ti istru isce e ti rende consapevo­ le. ebrietas) sensus hom inum mutat et formas. Molti si credono forti: m a sono forse più forti di Lo più continenti di Noè? Lo scopo della S c rittu ra non e ra certam en­ te quello di m ettere a nudo i vizi dei p atriarch i. 432. In fatti anche Abimelech se l'era p re sa in m oglie e Dio di notte gli disse: Ecco tu m orirai a m otivo della donna. X X X IX 6. 6 . 20 II santo non cessa di essere fonte di insegnamento quando pecca. >5 Nesciunt quid loquantur: cf. è allegoricamente visto come anticipazione. questi involon­ tariam ente rese possibile il peccato delle figlie. Im p ara dai p atria rch i non solo q u ando insegnano. Loth si fidò delle p ro p rie figlie e. 22. 5): nesciunt m ente quid lingua proferant. quelli che a causa del vino h an n o com m esso qualche crim ine. priva della capacità di intendere. è punito con la m orte. . V erg. che — com e si legge — si lasciarono vincere dal vino. m a anche quando sb ag lian o 20. 18 Sempre a proposito dell’ubriachezza cf. Il diritto rom ano nel valutare la responsa­ bilità penale di un reato considerava l’intenzione di chi lo commetteva (cf. del mistero di Cristo redentore: la vite coltivata da Noè è simbolo della sapien­ za (Cristo) e la sua nudità è accostata a quella di Cristo crocifisso (expl. incendere ha un preciso fondamento. 13.7 . Quello giacque a te rra nudo. p.prouidentia dom ini sanctis obrepisse delieta. Coloro che si danno al tro p p o vino non sanno quello che dico­ no IS. riferendosi anch’egli all’incesto di Loth: quapropter culpandus est quidem. 35 (CSEL XXXII/2. 48. Aen. 16. m a sono bollati perché responsabili di leggerezza. p.5 9 93 lo sp irito e seduce la volontà. pp. 10. Hel. p. E perciò. Hel. coltivatore della vite e poi ebbro e nudo. in figura. 7 (CSEL XXXII/2. 19 In un altro contesto l’episodio di Noè. apoi. per hanc fiunt equi adhinnientes. che è illustrato in Hel. ma Agostino precisa. 3): plerumque enim turbatiore incessu proditur m otus animorum. siquidem naturali uapore cor­ poris calidi et praeter naturam uini calore flam m ati cohibere se nequeunt et in bestiales libidines excitantur. sed quantum illa m eretur ebrietas (Faust.. 59. is Cf. Anche il giusto Noè fu tra tto in erro re. dove sono riportati i rescritti di Adriano).

H ab et quidem om nis uiri m ulierisque concubitus nulla legitim i m atrim onii so rte celebratus suam culpam . 7. I . si . ne in laqueum incidas et cum aliena m uliere delinquas. N am et aliam quaerere. T olerabilior est. crim en est ad u lterii hoc grauius. V inctus es uxori. quod putas peccato tu o au c to rita te m lege quaerendam . Nulli licet scire m ulierem p ra e te r uxorem . noli qu aerere solutionem . 59 H aec autem co m m o ra tu r cum u ir o c. Ideoque coniugii tibi ius d a tu m est. Discite enim qui ad g ratiam b ap tism atis tenditis uelut qu id am fidei can d idati co ntinentiae disciplinam sobriam .94 DE ABRAHAM. quia non licet tibi uxore u iuente uxorem ducere. cum habeas tuam .

A nessuno è lecito avere ra p ­ p orti se s s u a li1 co n u n a donna che non sia sua m o g lie2.. 8 (cf. 7 . Da quanto è detto in fondo al paragrafo si può dedurre che esso fa parte della legge divina (si qui fecerit. 2 Nulli licet. anche exam.. è adultero anche l’uomo (lo stesso si dica della donna: cf. peccare eum in deum.. si insiste tanto — non solo da parte di Ambrogio — sulla condanna del concubinato. in seguito. quan­ do hai la tu a. I 4. dove si afferma che l’adulterio è violazione della legge di natura. m en tre è viva la tua. feminae. quaecumque illa est.. infra. Ma adulterio non è solo il peccato commesso con donna d ’altri. m eretrix est: habes uxorem tuam legitimam et alia tecum dormit. I. in realtà la seconda esprim e un concetto subordinato ed esplicativo della prim a). dunque. in I 2.. sed dicis: ancilla mea concubina mea est. ABRAMO. permissivo in fatto di dissolubilità del matrim onio e dal quale Ambrogio prende chiaram ente le distanze in I 4. 25: eadem a uiro quae ab uxore debetur castimonia) che contrae nuovo matrimonio. non cercare di lib erarti. se. vivente la legittima moglie.. serm. m eretrix est. serm. e con la stessa punta polemica verso la legislazione romana. II 11. apprende­ te la severa regola della continenza. affinché non cada nel lac­ cio. 224.. Non sembri singolare tale am­ pliamento del concetto di adulterium. 3 Per capire che cosa si debba intendere con ius coniugii bisogna consi­ derare tu tto il seguito del paragrafo. 25: (omne stuprum adulterium est. che non sia ra ti­ ficata in alcun m odo com e m atrim onio legittim o. quorum priores m ariti uiuunt: nec uobis. Se sei legato a u n a moglie. I .: è un aforisma che sintetizza la norm a costantiniana (C. non licet. si esprim e Ave. Ciò non è incoerente con quanto abbiamo letto supra. num quid ad uxorem alienam uado? An non licet mihi in domo mea jacere quod uolo? Dico tibi. habere uiros licet quorum priores . è peccato d ’ad u lterio tan to più grave perché cerchi di legittim are il tuo peccato rico rren d o alla legge4. per esso è adulterio anche ogni form a di unione fra uomo e donna al di fuori del m atrim onio legittimam ente contratto. di salvaguardare l’uomo dal peccato di adulterio (ne in laqueum incidas et cum aliena muliere delinquas: si noti che dal punto di vista sintattico le due proposizioni sono solo apparente­ mente coordinate. 392. p erché non ti è lecito p ren d ere u n ’altra moglie. In fa tti cercare u n 'a ltra moglie. supra. sed omne quod non habet potestatem coniugii. Intanto il concetto è spiegato dal­ l'espressione che ne indica la finalità. anche supra.. illa quae praeter uxorem tecum dormit. CSEL XXXII/1. peccando con u n a donna d 'altri. perché nella visione del nostro Autore legge naturale e legge divina trovano un punto di unità nella loro unica fonte che è Dio. cuius legem uiolet). Resta da chiedersi di che genere sia il ius coniugii. I 4. il fatto è che Ambrogio dà al term ine il significato di « alterazione » del ius coniugii. com e candidati alla fede. Questo credo si debba intendere nell’espressione nec hoc solum adulterium. 78: .. tale adulterio è ancor più grave proprio perché si cerca di legittimarlo invocando la legge umana (con peccato tuo auctoritatem lege quaerendam si allude evidentemente al diritto romano. Vi è poi u n ’osservazione che estende l’am bito del ius coniugii: esso non è esplicitato solo dalla regola che vieta l’adulterio nei sensi già chiariti. Ave. 155.praeter coniugium nec uiro liceat nec feminae misceri alteri). 18. V 7. cf. 1 e 5-6). 4 Non diversamente. è sinteticam ente ben form ulato nell’assioma da cui prende avvio la riflessione del nostro auto­ re: nulli licet scire mulierem praeter uxorem (cf. 1): nemini licentia concedatur constante matrimonio concubinam penes se habere. 25: nemo sibi blan­ diatur de legibus hom inum ). Allora. 26. voi che asp ira te al battesim o.. 59 95 Essa ha un m arito. Ma doveva essere rim asta largamente inapplicata. anzi. iam dixi. quicquid in eam quae non sit legitima uxor com­ m issum fuerit adulterii dam natur crimine).. Ogni unione di uom o e donna.. Perciò ti è sta ta d a ta la legge del m a trim o n io 3. è peccato... che. cf. p. 2: non uobis licet habere uxores. 2: uelis nolis. È più tolle- 1 Scire: la fam iliarità con la Scrittura induce Ambrogio ad assumere certi term ini nel loro speciale significato biblico.

sacram enti caelestis a m ittit consortium . 17. Non est ergo d u b iu m ceteris operibus eius indignationem dom ini esse <• Gen 20. q u i quo plus h ab u erit licentiae eo plus flagitii co m m iserit. Abim elech a u tem nullam poenam exceperit. g ra tia m soluat. . ubi celebrati coniugii iu ra te m e ra n tu r e t uxorius p u d o r sol- u itu r. u t su p ra legim us. peccare eum in deum . cuius legem uiolet. E t ideo q uia in deum peccat. qui no n p a tia tu r alienum to ru m pollui. cum et ipse ig n o rau erit uxorem esse A brahae S arram . rex n on adflictionis. sed om ne quod non h ab e t p o testatem coniugii. Cognoscim us u elu t p raesulem custodem que esse coniu­ gii deum . culpa quam si culpae u su rp e tu r au cto ritas. nec hoc solum e st a d u lteriu m cum aliena peccare coniuge. respon­ dit ei deus: E t ego cognoui quia puro corde fecisti hoc et peperci tibi. 1. f Gen 26. F o rtasse te m oueat q u a ra tio n e P harao quaestionibus om nipotenti deo g ra u ite r adflictus s i t e. P ropter hoc non su m passus te tan­ gere eam d. sed m unitio­ nis. u t non peccares in me. q uam so ro rem esse u ir ipse suam dixerit. q uam sororem au d ierat. 4-6.96 DE ABRAHAM. V erum Ae­ gypti regem no ris ducem fuisse uitiorum . Ideoque cum p ra e te n d e re t Abim elech quod uxorem alienam esse ig norauerit. « Gen 12. docet in terp re tatio . I . 59-60 lateat. u t m e ru e rit audire: E t ego cognoui quia puro corde fecisti hoc. et si qui fecerit. quibus p ra e e ra t. 60. u t Aegyptius. A bim elech au tem eo fidelis aestim atu s est deo. q u o d G e ra ru m f. 7. Tam en locus iste docet grauius crim en esse.

m a anche ogni ra p p o rto che non ab b ia validità di m atrim onio. in Gen. Diamo i riferim enti di altri luoghi ove l’espressione ha questo significato: sacr. Nec eam feminam. 7. 18. il quale q u an to più poteva tan to più com m etteva nefandezze. 7 Quaestionibus prende ora il posto di adflictationibus. di cui era re. 4. 54.). Perciò. 48. com e si deduce dal significato di G erar. 59-60 97 rabile il peccato che re sta nascosto di quello a cui si vuol riven­ dicare legittim azione. La variazione non sembra casuale: quaestionibus. 6 (CSEL LXXIII. Forse ti chiedi. supra. non coniugia. non e ra re di afflizione com e il re egiziano. in I 2. cosi che non sop­ p o rta che sia violato il letto a ltru i e se qualcuno lo viola. è attestato anche dal Liber iubitaeorum 13. quae per repudium discessit a marito. è probabile perciò che Ambrogio lo usi come una uaria lectio che egli trovava attestata.. et uobis. com e abbiam o letto sopra. m a di p ro tez io n el0. 7. Leipzig 1874) e rappresenta un calco del testo greco dei Settanta è-caffuolg. 61. 4. 19 (p. 6 II sacramentum cadeste è l’Eucaristia. per Gen 12. I . V 2. ABRAMO. feminae.. IV 176. p. 8 Non molto dissimile è il confronto fra il faraone e Abimelech in Orig. maritos habere conceditur: non licet: adulteria sunt. hom. Ma si sa che il re d ’E gitto e ra il principe dei v iz i9. 19). . 56). lezione del testo biblico di Gen 12. il m arito custos. 21).. 5 (p. Sappiam o che Dio è p ro te tto re e c u s to d e 5 del m atrim onio. licet uobis ducere uiuo marito. 6). avendo u d ito che era sua sorella. 5 Cf. Lui che è a rb itro della coscienza uxores uiuunt. T uttavia qui si insegna che è peccato p iù grave q u ando sono violati i d iritti del m atrim onio co n tratto ed è offeso il p udore della moglie. 63. E perciò. quia puro corde uoluit suscipere uirtutem . 10 È Filone (congr. non iure fori. 69. 22). 6 (H. 17. propterea ergo Scriptura refert quia « adflixit Dominus Pharaonem afflictionibus magnis et pessimis ». idcirco Deus eum sanat orante prò ipso Abraham.. 14 (p. pecca contro Dio. in Gen. 380). I 2. p. Adulterina sunt ista coniugia. fa cessare la sua grazia. 3. IV 2. p erd e la partecipazione al sacra­ m ento c e le s te 6. Abim elech invece e ra riten u to tan to fedele a Dio che m eritò di sen tirsi dire: Anch'io so che tu hai fa tto questo con cuore puro. nec ìllos uiros a quibus per repudium discesserunt uxores eorum. » Cf. perplesso. m en tre Abimelech non fu in alcun m odo p u n ito 8. 25 (p. VI 2 (SCh 7 bis): uoluit tamen aliquando et Pharao accipere Sarram sed non « in corde m undo » uoluit. 75 s. perché infrange la sua legge. E d è ad u lterio non solo il peccato che si com m ette con u n a donna d ’altri. sed iure coeli. leg. peccando co n tro Dio. essendosi Abimelech giustificato col dire che non sapeva che S ara e ra mo­ glie di un altro — in fatti A bram o stesso aveva detto che era sua sorella — Dio gli rispose: Anch'io so che hai fa tto questo con cuo­ re puro e ti ho usato m isericordia. Perciò non ho perm esso che tu la toccassi. D unque non c'è d u b b io che grazie alle altre sue opere il Signo­ re ritrasse la sua indignazione. 7 (p. perché non peccassi contro di me. 7. 60. I 2... 83) che interpreta E gitto come « afflizione »(itatì- p iv AKyuhto. sebbene anch'egli ignorasse che S ara era m oglie di Abramo.. I l i 38. dove però Dio è detto praesul e auctor. R onsch. Aucher. perché il faraone è stato d u m ente colpito con to rm e n ti7 d a Dio onnipotente. 17 già citato supra. ffùnfìoXòv èffri) e attribuisce a Gerar il significato — per altro incerto — di « protezione » (quaest. P h il o .

1. sed statim u o cauit A braham . 8. p a rtu s co eperit aeternos habere. ■> Lc 15. quae successionis frau d ata est p o steritate. quod u id isset alienam . m agnum conuiuium exhi- s Gen 20. habebis p o steritatem lae­ titiae et exultationis h ered itatem . quas ante concluserat dom inus p ro p te r S arram uxorem A b ra h a e B. erum pe et exclam a quae non parturis. E t d ixit Sarra: Quis adnun tia b it Abrahae quoniam lactat infantem S a rra ? 0. 6. angelis solet exhibere laetitiam ". 9. m Gen 21. 17 s. 7. u t in terd u m m elius fu e rit non generasse. quoniam p lures filii desertae magis quam eius quae habet uirum 62. qui uere in terio ris est a rb ite r conscientiae et anim i ac m entis in terp res. h Is 66. uxorem suam ei reddidit. cum deum ignoraret. Non u tique hoc de hac generatione intellegitur. quae sterilis erat. 5. Denique non u t P h arao ille conuentus a Moyse recusau it et sp reu it m an d atu m dei nec obsequium distulit. M oralis locus. Quod aeque ad oeconom iam p ertin et. D ixit et Sarra: R isu m m ih i fecit dom inus. sterilis quae non paris. i Gen 21. X. quos ipsae m a tre s lacta u erin t u b erib u s suis. V nde et lectum est: Laetare. Fecit a u tem A braham cenam m agnam . 60-64 reuocatam . Non m ediocre istu d nec u sitatu m . P eperit enim uxor eius et ancilla illius. hic honos. cum esset anno­ rum cen tu m '. E t tu si p erfectu s fueris. cum ad u e rtas dei offensione et fecundas steriliscere et ru rsu s dom ini u o lu n tate steriles fecundari iuxta quod scriptum est: N onne sterilem et pa rientem ego feci? dicit dom inus h. . 61. dotem p udoris exsoluit. 7. P ro u o can tu r fem inae m em inisse dignitatis suae et lactare filios suos. 10. G enitus est autem Abrahae filius Isaac. p Gen 21. cum redi­ m itu r a m orte. Quam- uis ad synagogae illud et ecclesiae m ysterium dictum accipiatur. u t S arrae p a rtu s dei d o n atu s prom issione etiam hoc fu lcire tu r testim onio. sed de ge­ neratione. quae casibus plerisque obnoxia est. 64. p retio se ipse m ultau it. et congregatio nationum .98 DE ABRAHAM. q u icum que a u tem audierit congratulabitur m i h i m. quia et synagoga p a rtu s h abere desiit. quod A braham p ro eo rogauit et in p etrau it. q u a unusq u isq u e p ec cato r agens paenitentiam . H aec enim m atris gratia. q uo se p ro p riis co m m endent u iris. » Gen 21. N on enim quia a n u tricis lacte su b d u ctus est p u er. 63. Hinc quoque colligi p o test Abim elech regem clem enti m eruisse. quando ablactatus est Isaac filius eius p. i Is 54. D enique eos plus am a­ re filios solent.

gli re stitu i la m oglie e im pose a se stesso u n a p ena p ecu n iaria p e r av er veduto u n a donna d ’altri. ora chiunque udrà. m a su b ito chiam ò Abram o. 13 Àbramo (cf. T u ttav ia q u esta espressione è da intend ersi com e rife rita a l m iste ro d ella Sinagoga e della Chiesa. quando A bram o aveva cento anni. E Sara disse: Chi annunzierà ad A bram o che Sara allatta un bam bino? M. In fa tti n o n si com portò com e il farao n e. cioè d alla costatazione che l’offesa a Dio ren d e sterili anche le donne feconde e di nuovo p e r volontà del Signore le sterili diventano feconde. ABRAMO. dopo ch e il Signore le aveva rese sterili a m otivo di S ara. 64. Eviden­ tem ente ciò non è rife rito alla generazione carnale. In fa t­ ti A bram o im bandì u n grande ban ch etto non perché al bam bino 1* Per m ens si veda oltre II 1. Non è u n fa tto trasc u rab ile né consueto. 60-64 99 interio re e conoscitore d ell'anim o e della m e n te n . 16: tinifiv toij itpoffómou (Settanta). o sterile che non partorisci. che è soggetta a tan te vicende. 48) aveva già interceduto presso Dio per ottene­ re la salvezza della città di Sodoma. A n c h e13 d a q u esto p asso ris u lta che. Ciò fa p a rte ugualm ente del disegno divino: il fa tto che il p a rto d i S ara prom esso d a Dio e ra conferm ato anche d a q u esta prova. secondo q u a n to è scritto: N o n sono fo rse io che faccio la donna sterile e colei che partorisce? — dice il Signore. che avvertito d a M osè rifiutò e di­ sprezzò le disposizioni d i Dio. m a di quella generazione p e r la quale ogni peccatore che fa penitenza. perché più nu m ero si saranno i figli di colei che è abbandonata che di cotei che ha m arito. m oglie di A bram o. 63. essendole s ta ta to lta la co n tin u ità della discendenza. perché l’antica versione latina della Genesi in questo punto è lacunosa. esulta e grida di gioia tu che non hai figli. se il re Abim elech m eritò u n tra tta m e n to d i p artic o la re clem enza. h a com inciato a d avere u n a discendenza eterna. Allora. 1+ Nel testo ebraico il senso di questo versetto differisce notevolmente. Sara allora disse: I l Signore m i ha dato il sorriso. Le donne sono esortate ad allattare i p ro p ri figli. In fa tti sua m oglie e la schiava p arto riro n o . In fa tti le m ad ri so­ gliono am are di più quei figli che hanno allattato al p ro p rio seno. Il confronto con il testo della Vetus Latina non è possibile. u n onore. Q uesta in fatti è u n a grazia della m adre. quando il figlio Isacco fu svezzato. che eran o sterili q u an d o no n conoscevano Dio. Allora A bram o fece un grande banchetto. in fatti la Sinagoga h a cessato d i p a rto rire . Q uesto passo h a significato m orale. p er il quale si rendono g rad ite ai p ro p ri m ariti. supra. I 6. tenendo p resen te la p ro p ria dignità. si congratulerà con me. avrai u n a discendenza di letizia e u n ’ered ità di gioia. 62. 12 Dotem pudoris sem bra parafrasi di Gen 20. gli nacque il figlio Isacco. né asp e ttò a d obbedire. 7. Anche tu. se sarai p erfetto . e l’insiem e delle nazioni. . ciò avvenne p e r­ ché A bram o pregò p e r lui e fu esaudito. esp rim e la sua gioia agli angeli. a tal p u n to che talvolta sarebbe sta to p re feri­ bile non aver generato. quando è red en to da m orte. 4. P erciò abbiam o letto: Gioisci. I . pagando il risarcim en to d ’o n o r e 12. 1 e n. 61.

Om nes alit deus noster. 2. ab ta u e ra t filium: V id it ancillae filiu m lu d en tem cum filio suo Isaac et d ixit ad Abraham : Eice ancillam et filium eius. t Gen 21.100 DE ABRAHAM. 12. d icit tib i deus quod dixit Abrahae. 65. N um quid p o test in ancillae filio sem en tu u m uocari? N on utique. sed epulis solidioribus m an d ato ru m caelestium m entis suae fir­ m ans lacertos. D enique et p lu it su p er iustos et iniustos u. 9 s. ne fo rte eiectus in tere at atque occidat. id est: « Fecisti uxori tu ae iniu- riam et non m itigasti ad fectum eius. S icut fecit A braham . u Mt 5. C erte si incidisti et habes filium. uides enim solui hinc g ratiam m atrim onii. u t non habeat h ered itatis co n so rtium qui non h ab et originis priuilegium . sufful­ cit uniuersos et iustos et iniustos. ne suscipias ex illa filium et u x o r tu a non p a tia tu r coheredem illum filio suo fieri. 64-65 b u it A braham . m elius est enim u t ancilla quam u x o r reced at et filius ancillae quam legitim us eiciatur. audi uocem eius. Quod- si dub itaueris. si co n tem pseris uxoris tu ae sententiam et d u ru m tibi uisu m fuerit. in legitim o filio u era successio est. licet eum quem susceperat ex u e rn a c u la s. 7. D urum e ra t hoc uisum Abrahae. P ro sp eritatem cito seq u itu r inuidia. et tu facito. eice ancillam et filium eius. » Gen 21. non enim heres erit filius ancillae cu m filio m eo Is a a c T. N usquam alibi dixit: « Audi uocem uxoris tu ae » nisi hic. <11 Cor 3. r Gen 21. O m nia quaecum que tibi d ixit Sarra. 11. Eice ancillae filium. Eice ancillam . quia filius tuus est. I . u t secura u x o r et inoffensa m aneat dom i. E t tu noli m iscere te ancillae. non ad h u c u t C orinthius q lacte potandus. Quod enim illi dixit tibi d icit et om nibus dicit: N on sit du ru m ante te de puero et de ancilla. sed quia id oneus h ab itu s est Isaac fo rtio ris gratiae cibo et u irtu tis alim ento. Sed uereris. . u t eiceret filium suum . quoniam in Isaac uocabitur tibi sem en ‘. P ep ererat S arra. 45. suscepisti ex ancilla filium et non h o n o rasti uxoris filium. N on ei d eerit m ea g ra tia ».

VII 2. Forse che la tu a discendenza può essere su scitata nel figlio della schiava? C ertam ente no! L’au ten ­ tica successione sta nel figlio legittim o. Cac­ cia il figlio della schiava. 15 Cf. I . anche al presente. sia i giusti che gli ingiusti. 16 Non si può leggere questa ultim a parte del § 65 senza restare colpiti dalla determinazione con cui Ambrogio si schiera a difesa sia della moglie che della prole legittima. La concezione cristiana. e disse ad Àbram o: Caccia la schiava e suo figlio. 65. anche se si tra tta v a di quello avuto d alla schiava. Come fece Abram o. In fa tti piove sui giusti e sugli ingiusti. il padre naturale dal considerare i suoi doveri verso il figlio illegittimo. Certo. ABRAMO. so­ sten ta tu tti. dal m om ento che è tu o figlio. Il racconto biblico è accolto come un esemplare di immediato valore pedagogico: le parole che Dio rivolge ad Àbramo riguardo alla schiava e a suo figlio acquistano forza di precetto universale. la cui appli­ cazione prescinde dalla casistica delle situazioni. S ubito l ’invidia segue la felicità. In fa tti ciò che disse a lui lo dice a te e lo dice a tu tti: N on ti dispiaccia per il fanciullo e la schiava. hom. Dio rivolgerà a te le stesse parole rivolte ad Abramo. il che significa: « H ai fa tto in giuria a tu a m oglie e non hai placato il suo risentim ento. I n tu tto ciò che ti ha detto Sara. 4 (SCh 7 bis). hai avuto u n figlio dalla schiava e non hai ono­ ra to il figlio di tu a moglie. tran q u illa e risp ettata. affinché resti in casa tu a moglie. perché il figlio della schiava non deve essere erede in­ siem e a m io figlio Isacco. se non qui. S em brava d u ro ad A bram o dover cac­ ciare il p ro p rio figlio. affinché non abbia p a rte all’eredità colui che non ha il privilegio della n a s c ita 16. in tem a di m oralità familiare. m a perché fu riten u to capace di assim ilare u n cibo p iù ricco di grazia e u n alim ento di virtù: non doveva essere p iù n u trito con latte. se disprezzerai l’opinione di tu a m oglie e ti sem b rerà duro il provvedim ento. M a tu ti preoccupi. cosi esso solleva. u n a volta cacciato. non perisca? Non gli m an ch erà il m io favore ». e che sia cacciato il figlio della schiava p iu tto sto che quello legittim o.. . e come l’intervento della provvidenza di Dio in favore di Ismaele sciolse lo scrupolo di Abramo. S ara aveva p a rto r e svezzato il figlio: Ella vide il figlio della schiava che giocava con il proprio figlio Isacco. perché in Isacco sarà susci­ tata a te una discendenza. onde evitare di avere da lei u n figlio che tu a m oglie non tolleri che divenga erede insie­ me al figlio suo. Anche tu no n u n irti alla schiava. ne deriva — com e puoi co statare — la fine della grazia del m atrim onio. in Gen. ascolta la sua voce. 7. Caccia la schia­ va. così fa ’ anche tu. Il n o stro Dio n u tre tu tti. In nessun altro luogo della S c rittu ra Dio h a detto: « A scolta la voce di tua m oglie ». se sei caduto n ell'erro re e hai un figlio. in fatti è meglio che se ne vada la schiava p iu tto sto che la moglie. com e u n Corinzio. caccia la schiava e suo figlio. m a doveva consolidare le energie della su a m ente con il cibo più sostanzioso dei p re cetti d iv in i1S. 64-65 101 fu tolto il latte della nutrice. Orig. Questa impostazione pensiamo possa essere compresa solo tenendo ben presente che il Vescovo sentiva come prim aria la necessità di riform are radicalm ente m entalità e costumi pagani circa il valore della famiglia e della castità coniugale nei catecumeni che si apprestavano a ricevere il battesim o. aveva già trovato drastica applicazione sul piano legislativo per opera di Costantino. Se sarai inde­ ciso. che.

18. 16. 67. E t in psalm o habes: D ixit dom inus dom ino meo: Sede a dextris m eis h. A principio eum stim u lat et pungit pietatis aculeis et fili nom en ad d it ad nom en necessitudinis e t uim am oris. N on satis p u ta u it dixisse filium . cum sem p er sedeat. u t in euangelio habes: H ic est filius m eus dilectissim us.22. cum u tiq ue sem per in filio p laceat p ater. Non sin it otiosum esse adfectum p atris. et tem p ta m e b. 8. 17. D enique resp o n d it ille: Ecce ego. A liter deus tem p tat. P ro b atu m ig itu r quasi fo rtio rem tem p tan ­ dum p u ta u it m aioribus e t q u ib u sd am im periis d u rio rib u s. u t non recenti quodam inpulsu am oris. nec inpleri hoc m u nus uolebat. d Gen 22. Quid est quod ait: quem dilexisti et non dixit: q u em diligis? Possum us quidem u ti ad defensionem scrip tu rae diuinae quia p ra e te rita p leru m q u e p o n it p ro u e n tu ris uel praesen­ tibus. cu m exire d e C h arra iussit. a lite r diabolus. 2. Possum us tam en e t a m a n tissim u m ad p rae­ sens accipere et q uem dilexisti ad id. E t hic quidem exem plo d o cem ur q uia u e ris p ro b a tu r quis. E t d ixit ad eum : Abraham . 1. . 15. V nde e t D auid dicit: Proba m e. h Ps 109 (110). * Mt 3.102 DE ABRAHAM. qui p o sset h aesitare ratio n e a u t sterilita tis a u t senectuti» — . A braham ! d. deus. e Gen 22. D iabolus te m p ta t u t su b ru a t. u t esset p aratio r. 23. 1 s. 66-67 8. qui ouem p ro filio im m o­ landam o ptulit. q u am u is S arrae genitalia co n sid eraret em o rtu a c. P ro bauit. 66 E t fa c tu m est p o st haec uerba. sed te m p tab at adfectum p atris.. deus tem p ta u it Ab h a m a. E t dixit: Accipe filium tu u m am a n tissim u m quem dile- x isti Isaac et uade in terram excelsam et offeres m ihi illum holo­ ca u stu m in uno m o n tiu m . P ro b au it eum . c Gen 14. cum fidei titu lo fretu s lib erau it nepotem . R epetitione nom i­ nis m entem excitat. te m p ta tu r au tem conpositis et fictis. sed inolito diu et p ro b a to am ore significaret dilec- » Ps 138 (139). deus tem p ta t u t coronet. I . et oboedientem rep p erit. 4 ss. ne si an te te m p ta re t quam p ro b asset g rau aret. N on enim uolebat deus inm olari a p a tre filium. si dei p raecep ta p ra e fe rre t filio nec p atern ae p ietatis contem platione uim deuo­ tionis inflecteret. adiunxit am antissim um quem dilexisti Is a a c 1. b Gen 12. quem tibi d ix e r o e. f Gen 22. 1 ss. p ro b a u it eum ho sp itii sedulitate. S anctum A braham p ro b a u it a n te et sic tem p tau it. 1 ss. in quo c o n p la cu ig. 1. D enique p ro b a to s sibi tem ptat. cum p rom isit seni filium — et cum ipse esset ce n tu m annorum . cum de p ra e d a nihil adtigit. tam en cred id it nec h ae sita u it fide.

E dopo queste parole avvenne che Dio tentò Abram La tentazione di Dio è diversa da quella del diavolo. pp. p u r considerando che gli organi di riproduzione di S ara erano orm ai inariditi. dal m om ento che p ro cu rò u n a pecora da im m olare al po­ sto del figlio. Non gli è b astato aver d etto figlio. Il diavolo ten ta p er ab b attere. nel quale m i sono com piaciuto. la tentazione invece da difficoltà create a bella po sta e fittizie. E d a questo esem pio ap p ren ­ diam o che la prova è ra p p re se n ta ta da difficoltà reali. anche se ne poteva avere a m otivo della sterilità e della vecchiezza della m oglie —. imponeva loro la restituzione di quanto avessero ricevuto ai figli legittimi e ai parenti prossimi. El matrimonio. Theod. in assenza di questi. Isacco. e lo trovò obbediente. 142 ss. oppure. u n figlio — in fa tti avendo egli cento anni. E gli disse: Abram o. p er giustificare il testo della S c rittu ra divina. che spesso essa usa il p assa to p er in dicare il fu tu ro o il presente. In fa tti egli risponde: E ccom i! E Dio gli disse: Prendi il tuo dilettissim o figlio che hai amato. 8. 2 s. h a aggiunto il di­ lettissim o che hai am ato. P erché h a detto. anche se evidentem ente il P adre si com piace sem ­ p re nel Figlio. Mise alla prova la sua sollecitudine p e r l'ospitalità. q uando prom ise ad Abram o. Dio te n ta p er coronare. com e nel Vangelo si trova: Q uesto è il m io figlio dilettissim o. 4. Fin daH’inizio lo stim ola e lo solle­ cita con il pungolo della p ietà e all’appellativo che indica il lega­ m e di p aren tela aggiunge il nom e p ro p rio del figlio e la forza dell’am ore. di devol­ vere tu tto al fisco (Cod. 6. Abram o! R ipetendo il nom e risveg la sua m ente. A. Non p erm e tte che l’affetto p atern o sia lasciato da p arte. quando gli ordinò di uscire da C harra. o Dio. anche se sem pre siede.). P erciò anche Davide dice: M e ttim i alla prova. Cosi p ro v ato riten n e che A bram o fosse più p ro n to a sopportare ordini più im pegnativi e pesanti.. 67. p er evitare di opprim erlo. quando non prese nulla d ella p re d a d i guerra. Isacco. P rim a m ise alla p ro v a il santo Abram o e poi lo tentò. « che am i »? Possiam o certam ente intendere. E nel salm o si legge: Disse il Signore al m io Signore. Infat- che nel 336 vietava ogni genere di elargizione in favore della concubina e dei liberi naturales. I . tentandolo p rim a di aver­ lo m esso alla prova. e vai in un luogo elevato e offrilo a m e com e olo­ causto sul m onte che io ti indicherò. M anari- cua . m a ten tav a A bram o nel suo affetto di p ad re p er accertare se anteponesse al figlio i p recetti di Dio e dim inuisse il vigore della su a devozione in considerazione del suo am ore di padre. tu tta v ia cred ette e grazie alla fede non ebbe dubbi. m a con un am ore da lungo tem po rad icato e consolidato. . perché fosse più p ro n ta. Su questo paragrafo cf. In fa tti te n ta quelli che h a m esso alla prova. ABRAMO. che hai am ato e non h a detto. Lo m ise alla prova quando Abram o liberò il nipote confidando nella forza della fede.. 66-67 103 8. In fatti Dio non voleva che il p ad re sacrificasse il figlio né che com pisse questa offerta. Lo m ise alla prova. orm ai vecchio. 66. Possiam o anche rife rire d ilettissim o al p resen te é che hai am ato intenderlo nel senso che no n era am ato com e p e r u n recente im pulso d ’am o­ re. e tentam i.. siedi alla m ia destra.

68. u t illa dilatione o p re p at p ietatis gratia. In te rp o n itu r spatium . Adiecit: in uno m o n tiu m . 3. non delegare aliis. 67-69 tum . ex qua alium sp erare non possis. P otest et illud non ab su rd u m u ideri. quasi iam diligat im m olandum . suscepisti ex prom issione dei. 69. 8. 2. u t adtulisse nox m oras studio festinantis p atris u id eretu r. V enit a u tem ad locum quem d ixit illi deus die terti E t cum duobus ipse te rtiu s proficiscitur hostiam suam ducens et die tertio ad locum sacrificii uenit. suscepisti tam q u am fidei tuae p ra e­ m ium .104 DE ABRAHAM. Senex A braham et diues pecoris atq u e ab undans seru itio ru m non quaesiuit com i­ tatu s sui agm ina: ipse quoque ligna concidit et obsequia m aiora u irib u s suis non in term isit. stra u it asinam suam et su m p sit secum duos pueros et Isaac filium su u m et concidit ligna in holocaustum m. D ocem ur p a ra ta om nia ad sacrificium deferre. hoc est: quem an te dilexisti. Exurgens au tem non solum sequenti die. sed etiam d culo. Quod enim ad tem pus au g e tu r ad tem pus reso lu itu r. . m Gen 22. I . non coniugis fecunditate. dum q u aereret m ontem discere. desiderium p atris. m iniste­ rii m unus ipsi nobis uindicare. ne p raecip itari subito u id e a tu r adfectus. Nec otiose ad d it nom en sancti Isaac. i Ibid. quem tibi dixero '. dum ascen­ dit senex. 67. " Ibid. quod au tem diu a u t sem p er p lacu it cito aboleri non potest. patris om. sed p riu s uade in terram excelsam '. in frin g eretu r inpetus. id est eum quem suscepisti in senectu­ te. E t hic sim iliter u t. rem u n eratio n em op erum tu o ru m . suscepisti de uxore unicum . 28. P. lassaret dextera. S alu taris hic num erus et con- i Gen 22. discim us etiam ap p a ratu m sacrificii. quia m o ritu ro s plus diligim us. dedisceret ad p aratu m . deficeret intentio. Offeres m ih i holocaustum .

E il terzo giorno giunse al luogo che Dio gli indicò. da cui non puoi sp erare di averne u n altro. la deuotio (cf. I 8. Levandosi. obsequium omne ipse susciperet et sacrificio necessaria praepararet. cioè: « che p rim a hai am ato ». ut mora expectationis non esset. Perciò Ambrogio vede nella notte una pausa che. dall'altra Abramo che desidera eseguire con celerità il comando di Dio. anzi la ritardava. 20.. Verg. 11 ss. Lo stesso anche qui: affinché. Q uesto ci insegna che dobbiam o p re p ara re e p o rtare tu tto il necessario p er il sacrificio. che hai avuto com e prem io della tu a fede. m a anche all'alba — onde ap p are ch e la n o tte aveva com portato un ritard o p er lo zelo im paziente del p ad re 1 — sellò la sua asina e prese con sé d ue servitori e il figlio Isacco e tagliò la legna per l'otor causto. che hai avuto dalla m oglie com e figlio unico.. non volle avere con sé il suo num eroso seguito: anzi egli stesso tagliò la legna e non si esonerò d a com piti su p eriori alle p ro p rie forze. m ostrando che in realtà Dio non voleva l’immolazione. I . I 2. p arte po rtan d o la sua v ittim a e giunge il terzo giorno al luogo del sacrificio.. 69. . 2 Sono riproposte le stesse osservazioni di Cain et Ab. supra. non può essere subito m esso da p arte. ecl. 364. m a p rim a vai in un luogo elevato.. dopo aver ordinato il sacrificio. 3). Que­ sto è un n um ero di salvezza e conviene a quelli che devono com- 1 Per com prendere a fondo la frase ut adtulisse. p. in breve si estingue. ricco di g re g g i3 e provvisto di m olti servitori. uideretur si tenga pre­ sente il diverso atteggiamento dei due protagonisti della vicenda... È interp o sto un intervallo affinché non sem bri che l ’affetto venga m eno ad un tratto . a non delegarlo ad a l t r i 2. non solo il giorno seguente. Da una parte Dio che. m en tre il vecchio saliva. com e se orm ai lo am asse in q u an to vit­ tim a che doveva essere im m olata. 67-69 105 ti ciò che sorge in breve tem po. 6. sebbene vecchio. Offrilo a m e com e olocausto. ABRAMO. E. che hai avuto dalla p ro m essa di Dio. cioè: quello che hai avuto nella vecchiaia. È anche possibile che si debba in ten d ere che si suole am are m aggiorm ente quelli che stanno p e r m orire. la volontà venisse m eno. egli stesso. sempre a proposito di Gen 22. e ripresenta ancora una volta Àbramo come esempio di queila virtù che è ritenuta la più im portante. sul m onte che io ti indicherò. deinde u t sterneret asinam suam. Con ciò la riflessione di Ambrogio segue due direzioni: risponde al­ l’obiezione di chi si chiede come Dio possa aver ordinato il sacrificio di Isac­ co. 8. affinché in quel frattem p o su b en trin o la pietà e il dolore del padre. m entre cercava di conoscere quale fosse il m onte. Ha aggiunto. ne ritard a in diversi modi l'attuazione. A bram o. Né senza ragione h a aggiunto il nom e del san to Isacco. ac­ com pagnato da due servitori. 3 Cf. 68. si dim enticasse di ciò che doveva p rep arare. Àbramo infatti si leva presto per recuperare il tempo perduto. m entre favorisce l’intenzione divina di fre­ nare Io zelo di Abramo. dunque. la sua d e stra si stancasse. e. provoca in questi il ram m arico di aver subito un ritardo. 29 (CSEL XXXII/1. 3: prim o aduerte im m o­ laturi studium m aturum atque festinum . invece ciò che è stato am ato p e r lungo tem po o sem pre.). terzo. non dalla fecondità di tua moglie. il suo slancio si affie­ volisse. com e ricom pensa delle tu e opere. im pariam o anche a riservare a noi stessi la p rep arazione del sacrificio e il com pito del m ini­ stero.

puer P infans AD (fort. quem ipse conse­ d it r etiam m item atq u e m an su etu m iam C hristo sua terga creden­ tem . cum ad subeundam pro nobis passionem uen iret. sed ait pueris suis: S edete hic cum asina. Ideoque dom inus. D enique et in po sterio rib u s Moyses dicit ad P harao regem Aegypti: V iam triu m dierum ibim us et im m ola­ b im us dom ino deo nostro. 8. tam en serum hoc p u tan s praeced eb at oculis. 27. nunc C hristo subditus.). P ro p h etau it q u o d ignorabat. sed etiam longe positus aspexit. ego a u tem et p u er pertransibim us usque illuc et. 71. 14 s. E t respiciens A braham oculis u idit locum a longe p. P2). 5. 1 Gen 22. In hoc enim an im an te figuratur populus gentilium an te oneri subiectus. 5. u t cred itu ru s nationum populus significaretur. P2. Solet h eb etari uisus senum . Hic non solum u id it locum . r Mt 21. Addidit: ad uos reuertem ur. Isaac ergo C hristi p assu ri est typus. u t etiam p ro p in q u a non facile conspiciant. Io 12. Ipse solus disponebat red ire im m olato filio. I . p Gen 22. M erito typus in asina. 71. pullum asinae soluit. non cederet filius. 2. sicut dixit n o b is 0. Q uam uis senilem celeraret stu­ dio gradum . . Solli­ cite ex plorat qui p ro p e rat inplere. sed dom inus p er os eius locutus 0 Ex 8. cum ado- rauerim us.106 DE ABRAHAM. 70. Quod autem ait: Ego et p u er pertransibim us uiam dem o n strat quod non deficeret in tan to a p p a ra tu p ater. au t quia p e rtra n sire n t p ietatis rem edio ta n ti facinoris au steritatem . Nec d u b itau it uidisse. quia et u erita s in pullo asinae. 69-71 ueniens sacrificaturis. V enit in asina. licet senilia m em b ra non possent uigere.7. 4. et exp. in hoc enim AD hoc etenim P (h in ras. 9). (Zach 9. ad uos r e u e r te m u rq. E t recte te rtio cele­ b ra tu r die trin ita tis sacrificium . 4. V igebant singulorum officia m em b ro rum .

ritenendo che questo fosse lento. considerata l’età. 70. 7 Venit è riferito a Isacco. quando venne a so tto m ettersi p e r noi alla passione. A bram o non solo vide il luogo. 9). 38. CSEL XXXII/1. G iustam ente l’asina è tipo. infra. Per Ambrogio il m istero della T rinità è annunciato già nell’A. In fa tti più o ltre Mosè dice al faraone. o ra sottom esso a C risto. Aggiunse: R itornerem o a voi. ancora supra. 69-71 107 piere u n sacrificio. dopo aver adorato. 18 (Mosè chiede di condurre il popolo ebreo nel deserto. m a lo scorse d a lontano. Con sollecitudine esplora colui che è sollecito a eseguire. 365. Poco più oltre il riferim ento sarà più esplicito. Cain et Ab. exc. II 9. In questo anim ale. 30 (CSEL XXXII/1. I . Isacco. Gv 12. m a il Signore p e r bocca sua mani- 4 L’improvviso riferim ento alla T rinità può apparire problematico. pp. 6) — preparata con tre m isure di farina. P u r affret­ tando con zelo il suo passo di uom o v ec ch io 5. I 8. Allora giustam ente il sacrificio della T rinità è celebrato il terzo g io rn o 4. destinata ai tre ospiti di Abramo — è un’offerta in cui si annuncia la T rinità (cf. s Cf. Tale opinione poggia sul simbolismo del num ero tre connesso con il racconto di alcune azioni sacrificali dell’A. non potevano essere vigorose. . ABRAMO. Le funzioni delle singole m em b ra erano in piena attività. anche la focaccia cotta sotto la cenere (Gen 18. il sacrificio di Es 3. La vista dei vec­ chi di solito si indebolisce. 33. I 4. Dicen­ do poi: Io e il fanciullo andrem o oltre. Profetizzò ciò che ignorava. 66. Anche se dal testo biblico non appare che Isacco sia giunto sul luogo del sacrificio cavalcando l’asina.. m a disse ai suoi servi: Ferm atevi qui con l'asina.. II 96.T. IV 641. re d ’Egitto: C am m inerem o p er tre giorni e sacrificherem o al Signore Dio. Ambrogio suppo­ ne anche questo particolare p er rendere più imm ediata la relazione tipolo­ gica fra Isacco e Cristo. è il tipo di C risto che si avvia alla passione. fratr. CSEL LXXIII. 71. in fatti. I 5. 8. poiché anche la verità è nel pu led ro d e ll'a s in a 6. E A bram o levando gli occhi vide da lontano il luogo. Aen. o p p u re che superavano l’am arezza di u n ’azione tan to crudele con l’aiu to della pietà. Mt 21.). dopo av er im m olato il figlio. 6 Si fa riferim ento a Cristo (ueritas) che entra a Gerusalemme sul pule­ dro dell'asina (cf. E perciò il Signore. è prefigurato il popolo dei gentili u n tem ­ po sottoposto al carico. p. e precisam ente: il sacrifìcio di Isacco (Abramo giunge sul luogo del sacrificio dopo tre giorni di cammino). ch e il figlio non soccom beva. sciolse il pu ledro di u n ’asina e si sedette su questo anim ale che m ite e m an su eto offriva a C risto il suo dorso.T. G iu n se7 su di un ’asina p er sim boleggiare il popolo delle nazioni che avrebbe creduto. m o stra che il p ad re non veniva m eno in u n cosi g ran d e sforzo di preparazione. 302). anche se queste. a tre giorni di cammino. 30. p. I 8. com e Egli ci ha detto. per sacrificare). Né dubitò di averlo veduto. un’ dicazione p er coglierne il significato ci viene da Cain et Ab. tan to d a non p o ter distinguere facil­ m ente nem m eno le cose vicine. tuttavia. 364 s. ritornerem o a voi. dunque. 5. V erg. e i sacrifici ivi n arrati sono oblazioni fatte alla Trinità. m en tre io e il fanciullo andrem o oltre fin lassù e. 14 = Zac 9. andava innanzi con lo sguardo. Egli aveva in m ente di to rn are solo.

si eum im m olaret deo. v Gen 22. 73. A ddidit Isaac dicens: Ecce ligna. Dixit autem Isaac ad Abraham patrem su u m dicens: Pater. Quae p ietatis h o stia pii ante m inisterii u ec tu ra est. non scientia. quia deus p ro u id it sibi hostiam p ro Isaac et red d id it p a tri filium. C aptiose autem lo q u eb atu r cum seruulis. P. hoc sibi in perenne m an su ru m iudicabat filium. I . quam deus sibi p a ra re t. u eru m illud m agis. P u lsa tu r p ietatis uocabulis p a triu s ad- fectus et fluctibus qu ib u sd am hinc atq u e inde tu n d itu r. 6. “ Io 16. 7. z Ibid.108 DE ABRAHAM. 8 . ne cognito negotio au t in p ed iret aliquis a u t gem itu o b strep eret a u t fletu. 6. fili*. p a te r C hristum . non ad m ortem solent. Inflexibilis a stud io deuotionis m in ister uocare filium freq u en ter non tim et. 71-74 est quod p raep arab at. fili? v. 17. illa om nibus esset acceptior. u t m unda­ re t orb em terraru m . 72. accepit et ignem ipse in m anu et m a ch a era m s. u t m o ria n tu r in s Gen 22. . Filius uocat patrem . 6. 32. p ro p te r quam m ulti p a tre s offerrent filios suos et sep arari in hoc saeculo a filiis n o n tim eren t. ouis enim a deo ad sacrificium p a ra b a tu r. patrem om. Accepit a u tem ligna holocausti et inposuit Isaac filio suo. Nec Isaac solus nec Iesus solus. non m inisterium necis: haec u ocabula incitare ad pietatem . quod non haec h ostia diuinae esset dispositionis: alia esset hostia. Qui dixit: Quid uis. t Io 19. 8. 74. Cotidie offerunt p atres filios suos. quia pa ter m ecum e s t u. C hristus sibi patibulum p o rta u it crucis A braham co m itab atu r lilium . C onsecratur sacris hostia m inisteriis et co m m en d atu r fu tu ra . solus ait Schenkl solus P ait solum me relinquetis AD. R espondit denique sim iliter Abra­ ham : Deus p ro uidebit sibi ouem in holocaustum . » Gen 22. 74. E t hic p ro p h e ta t serm one. Ligna Isaac sibi uexit. 72. ubi est ouis in ho ca u stu m ? 1. Haec nom ina u itae solent o p erari gratiam . N on solum au tem hoc p ro p h e ta u it quod statim accidit. p a te r dicit: fili. Denique solus < a i t > : E t non su m solus. u t ipso u erb o ru m sono recognoscat p ater quam inpossibile est u t fe rire possit cuius se u ulneri subicere o pta­ ret. Ita erat in ten tio n is solid itate fu n d a tu s et hoc se m eliorem p atre m p u tab at.

rim asto solo. § 68). che costituiscono la fase preparatoria del rito sacrificale e sui quali si fonda la relazione tipologica fra sacrifìcio di Isacco e sacrificio di Cristo. giacché Dio si p ro cu rò u n ’a ltra v ittim a invece di Isacco e re stitu ì il figlio al padre. indicati nel lemma. dunque. non u n m inistero di m orte: queste parole di solito esortano alla pietà. PL 14. Prese poi la legna per l'olocausto e la caricò sul figlio suo Isacco. anche Àbramo profetizzava inconsapevolmente. M inistro inflessibile nello zelo della devo­ zione non tem e di rivolgersi frequentem ente al figlio. Non era solo Isacco. attrav erso il suono stesso delle parole il p ad re am m ette q u an to sia im possibile colpi­ re colui dal quale p referireb b e p iu tto sto ricevere il colpo. Orig. il P adre accom pagnava Cristo. p e r essa m olti p ad ri avrebbero offerto i loro figli e no n avrebbero avuto tim ore di separarsi in questo m ondo d a loro. 469. Quella sarebb e s ta ta p iù g ra d ita di tu tte . * Penso che sacris ministeriis sia da riferire agli elementi. figlio? L’affetto p atern o è toccato con parole di tenerezza. la croce (portata da Cristo). e non sono solo. 8. T anto egli e ra ferm o nel suo in ten dim ento e si riteneva p ad re m igliore. Dio in fatti p rep arav a u n a pecora p e r l’olocausto. hom. egli stesso prese in m ano anche il fuoco e la spada. concretamente: la legna (portata da Isacco). in Gen. 72. Isacco aggiunse: Ecco la legna. Il figlio chiam a il padre. dov'è la pecora per l’olo­ causto? E anche qui dice parole profetiche senza esserne consa­ pevole. Allora Isacco disse ad A bram o suo padre: Padre. ABRAMO. 74. 71-74 109 festò ciò che p reparava. il p ad re risponde: F ig lio 10. Con i sacri m in isteri si consacra la vittim a e si annuncia quella futura. p ro p rio se lo avesse im m olato a Dio. se si considera l’impegno di Ambrogio nel difendere in ogni caso il com portam ento del suo protagonista. scosso da u n a p a rte e d a ll'a ltra com e d a flutti. Similmente ritengo che l’espressione pii ante m inisterii stia ad indicare gli strum enti che dovevano servire al sacrificio. V i l i 6. In questo senso Isacco (ma anche Cristo) è uectura del pio ministero. Abram o accom pagnava il figlio. In fa tti Abram o risponde allo stesso m o d o 1!: Dio si procurerà una pecora per l'olocausto. Non diceva ai servi tu tta la v e r ità 8. p er evitare che. Non pare infatti che si possa sostenere che captiose abbia un senso negativo. nota 59). disse. 10 Cf. La parola ministerium . m a profetizzò so p ra ttu tto che non e ra q u esta la v ittim a nel disegno di Dio: u n 'a ltra e ra la vit­ tim a che Dio p rep arav a p er Sé p e r purificare il m ondo. non alla m orte. Isacco si p o rtò la legna. . In o ltre non profetizzò soltanto ciò che subito accadde. Q uesti disse: Che vuoi. o figlio. I . In fatti. credeva che avrebbe conservato p e r sem pre suo figlio. che ritengo valida. Questi appellativi solitam ente favoriscono la grazia della vita. Ogni giorno i p adri offrono i loro figli. 73.. H Similiter-. perché il Padre è con me. * Nel trad u rre captiose ho seguito l’osservazione dei Maurini (cf. Q uesta v ittim a di pietà tra s p o rta p rim a il pio m in is te ro 9. supra. passa ora a significare le cose concrete che servono per il sacri­ ficio. C risto si p o rtò il patibolo della croce. 12-17 (SCh 7 b is). qualcu­ no facesse opposizione o facesse clam ore con gem iti o pianti. no n e ra solo Gesù. u n a volta svelato ciò che stava p e r accadere. dal significato di servizio per la preparazione e l'attuazione del sacrifìcio (cf.

76. f Gen 22. 77. exaltauit codd. N on inicias m anum in puerum neque feceris ei quicquam . ne a u t non plene au d ire t a u t fo rtu itam uocem p u tare t. 2. <= Gen 22. 14. R epetiuit uocem tam q u am u eritu s n e p ra e u e n ire tu r studio deuotionis et una uox inp etu m ferientis reu o care non posset. nunc enim cognoui quia tim es d eum tu u m et non pep ercisti filio tuo dilectissim o p ro p ter m e f. T enuit quodam ­ m odo m anum eius diuina uox et ictum u ib ran tis occupauit dexte­ rae. 8. E t respiciens A braham uidit. d Ibid. Q uanta m olim ina im m o­ latu ri. h Gen 22. quem larg itu s sum no n h abenti ». . i Ps 148. 11. ne ra p tu s subito a d im m olandum aestim aretu r! E t conli- gatis m anibus et pedibus Isaac filii sui inposuit eu m in aram supra lig n a d. N on aufero quod ipse donaui nec heredem inuideo. i Is 9. Q ua ra tio n e arietem ? Quasi p ra estan tem u tiq u e gre­ gi. Tem ptaui m entem tuam . nisi quod carnem suam u irtu te su p eriore a te rris leu aret? Iu x ta quod scrip tu m est: Cuius princip iu m su per um eros eius Q uis u tiq u e significatur nisi ille d e quo dictum est: E xaltauit cornu populi sui '? C ornu n o stru m b Rom 6. 7. 5. E t d ixit angelus: Abraham . 77. Hoc est dicere: « A dfectum tu u m ego inquisiui. I . exaltabit Schenkl. in om. e Gen 22. Nec otiose hic quoque ei dilec­ tissim um filium dixit. et ecce aries unus haerens in u irg u lto h. 6). N on sem el uocauit. ne aestim ares quod iam diligere desisset. non factu m exegi. 4 (Coi 2. quem adm odum im perauit. 74-77 C hristo et con sep elian tu r in dom ino b. 12). 9. Sic reuocauit. A b ra h a m e. 12. N ectit filio m anibus suis uincula p ater. 5 (9. V enit A braham ad locum sacrificio p ra ed estin atu m et aedificauit ibi aram et inposuit lig n a 0. AD.110 DE ABRAHAM. c Gen 22. ne in refu­ giendo filius et ui ignis excitus peccatum in cu rreret. si etiam filio tu o dilectissim o non parce­ re s p ro p te r me. Qua ratio n e suspensum ? Vt ad u e rtere s h ostiam illam non esse terren am . Q uanti p atre s occisis m arty­ rio filiis laetiores ab eo ru m tum ulo reu erteru n t! 75. 75. Q ua causa cornibus suspensum . u t illud quod su p ra dixit quem d ile x istig ita dictum osten d eret. 13.

13. com e se tem esse che fosse an ticip ato dallo zelo della devozione e non potesse. alzando gli occhi. Dio lo tra tte n n e così com e aveva d ato l'ordine. 9: et aries hic nihilominus form am Christi gerere uidetur. dopo che i loro figli ebbero subito il m artirio . vide che c'era un ariete im pigliato in un cespuglio. n o n ho p reteso l’esecuzione. 12 Similmente supra. e quindi non è da ritenere citazione. com e sta scritto: La sua potenza è sulle sue spalle? A chi si allude se non a Colui di cui è stato detto: H a esaltato la forza dèi suo p o p o lo 14? La n o stra forza è C risto. 3 (PL 16. 74-77 111 affinché m uoiano in C risto e siano sepolti insiem e con il Signore. tra tte n e re l’im peto di colui che stava p e r colpire. unanim em ente attestata nella Vetus Latina. 13 Suspensum cornibus: l’espressione si spiega tenendo presente il testo completo di Gen 22. P erché u n ariete? P erché è quello che nel gregge prim eggia. Non tolgo quello che io stesso ti ho donato. lo pose su ll’altare sopra la legna. ciu. 8. Quanti p adri. perché ora so che tem i il tuo Dio e per m e non hai risparm iato il tuo figlio dilettissim o. m a certam ente Ambrogio leggeva nel suo testo biblico la parola com ibus. Abram o! La voce divina tra t­ tenne. che nel lemma è riferito in modo incompleto (o forse è intervenuto qualche accidente nella tradizione manoscritta?). Ambrogio non è l’unico fra gli antichi esegeti a sostenere che anche nel sacrificio dell’ariete è prefigurata la passione di Cristo: cf. ne praecipitari subito uideatur adfectus.. Dei XVI 32. p e r ev itare che questi ritraen d o si e agitandosi so tto l'azione del fuoco n o n com ­ m ettesse peccato. cf. I . to r­ narono più felici dalla loro tom ba! 75. Chiam ò due volte. non guardo di m alanim o l ’erede ch e h o d ato a chi n o n l’aveva ». tem endo che non udisse ch iaram en te o che pensasse ad u n a voce casuale. A bram o giunse al luogo p restab ilito p e r il sacrificio e vi edificò un altare e vi pose sopra la legna. 8. hom. suo figlio. 14 L’applicazione dell'interpretazione tipologica prosegue oltre la figura di Isacco. N o n stendere la m ano contro il ragazzo e non fargli alcun male. enarr. ABRAMO. 8. P erché è sospeso p er le c o m a 13. Avg. 77.. 9: ipse aries Christum significauit. Quid est enim haerere com ibus. E non a caso anche qui gli h a p a rla to d el figlio d ilettissim o. Q uante fatiche com pie colui che si ap p resta a sacrificare. N on chiam ò u n a sola volta. anche epist. con ciò si vuol d im o strare che la preced en te espressione — che hai am ato — è sta ta d e tta affinché no n si credesse che orm ai aveva cessato di am are. chiam ando u n a sola volta. 951B): ostendit deus arietem pendentem com ibus. E l'angelo disse: Abram o. se non p erch é avrebbe sollevato la sua carne da te rra con u n a forza superiore. Come se dicesse: « H o voluto conoscere il tuo anim o. 30. Suspensum può essere inteso come semplice variazione di haerens. Allora Abram o. 76. affinché non si creda che il sacrificio sia fru tto di decisione im p ro v v isa 12! E dopo aver legato le m ani ed i pied i di Isacco. nisi quodam modo crucifigi? . H o m esso alla prova il tu o p ro p o sito p e r conoscere se p e r m e eri disposto anche a non risp arm ia re il tu o figlio dilettissim o. in Gen. Orig. 2. la sua m ano e a rre stò il colpo che la d estra stava p e r vibrare. § 67: interponitur spatium. in ps. P erché sospeso? P erché si com prendesse che quella n on e ra u n a vittim a terren a. in certo m odo. Il p ad re lega il figlio con le p ro p rie m ani.

qua m u n d u m redem it. solus eleuatus e t exaltatus a terris. v Gen 17. si uolum us ap u d eum inue- n ire gratiam . ‘ Gen 14. E t credidit A braham deo.10 ss. p Gen 22. u t hodie dicant: « In m o n te dom inus adparuit » p. 79. 32. 18. u Gen 15. 8 . 5 s. hu iu s passionem aspexit. in hac a u te m ait: E t benedicentur in sem ine tuo om nes gentes terrae. quando A braham iussus est n om in ari et signaculum accepit circum cisionis v: tertiam . cum suspensum ostendit. 80. cum gratis d a r e tu r b. m Ps 44 (45). F estinauit autem p ro loco sepulchri A braham p re tiu m soluere. o Io 8. Vnde et ipse ait: Cum exal- taueritis filium hom inis. » Gen 23. 28. Vnde ait scrip tu ra: Vocauit A braham nom en loci illius « dom inus u id it ». E t nos ergo audiam us uocem dei n o stri et oboediam us p raecep tis eius. fletum m ti. « Io 12. quem adm odum ipse nos docet. sep u ltu rae officium. » Gen 23. 2. 5.112 DE ABRAHAM. 3. q u an d o d ix it ei deus: R espice in caelum et enum era stellas. u t ab om n ib u s cognosceretur. s Gen 14. aliam . r Io 8. 23. 9. quando o cc u rrit illi M elchisedech1. ego de supernis su m H unc u id it A braham in isto sacrificio. d em onstrans etiam genus passio­ nis. cum loquitur: Ego non su m de hoc m undo. 78. E t surrexit in q u it A braham a m o r tu o a. » Gen 22. H aec iteru m benedictio p ra e stitit superioribus. n Io 8. hoc e st quod a d p a ru e rit A brahae reuelans fu tu ra m sui passionem corporis. 18. u n am p o st u icto riam q u a lib erau it n e p o te m s. sed q u an tu m satis e st officii deferam us. . 16. si poteris. et rep u ta tu m est ei ad iu s titia m u. E t ideo ipse ait dom inus de eo: A braham diem m eu m u idit et gauisus est°.8 0 C hristus est. H inc q u o q u e p ro m eru it deu m A braham . tunc cognoscetis quia ego su m r. D enique haec est te rtia benedictio. V irgultum illud p atib u lu m crucis. 9. u t non diu tiu s inhaeream us m ortuis. 14. Locus qui seq u itu r h ab e t m o rtem uxoris. I .9 . 56. * Gen 22. sicut legim us: Speciosus form a prae filiis h o m in u m m. et in hoc ligno p raestan tissim u s d u cto r gregis exaltatus om nia traxit ad se Q. 3.11.7 7 . quan­ do dilectissim um filium suum holocaustum d eo non d u b itau it o ffe rre 2. q uibus m aritalis adfectus p ro b a tu r. quoniam audisti uocem m e a m a. In illis enim pro p ag atio n em sem inis A brahae p ro m isit fu tu ram . Sic erit sem en tuum . T res enim p lenarias accepit benedictiones. qui p ra e stitit om nibus.

Questa. ap punto. quando non esitò a offrire a Dio in olocausto il figlio suo dilettissim o. q uando Dio gli disse: Guarda in cielo e conta le stelle. m ostrandoglielo sospeso. E perciò lo stesso Signore dice di lui: Abram o vide il m io giorno e gioì. Perciò la S c rittu ra dice: A bram o denom inò quel luogo « il Signore vide ». In fa tti con le preced en ti Dio p rom ise ad A bram o la diffusione della discen­ denza. 80.7 7 . e. 498 s. G . Anche noi. Cosi num erosa sarà la tua discendenza. Ambrogio. la terza. A bram o si affrettò a pagare il prezzo • È questa u n ’osservazione di carattere più giuridico che morale. quan d o dice: Io non sono di questo m ondo. E A bram o credette a Dio e gli fu reputato a giustizia. Q uesta benedizione su però an co ra quelle precedenti. Perciò Egli stesso disse: Quando avrete innalzato il Figlio dell’uom o. Milano 1940. P Ambrogio — e per il diritto m atrim oniale cristiano che andava affermandosi — l’elemento prevalente e determ inante nel m atrim onio è quello spirituale: il maritalis affectus (cf. q uando gli venne in co n tro M elchisedech. se puoi. 8 . innalzato su questo legno. affinché oggi si possa dire: « il Signore apparve sul m o n te ». con tu tto questo è d im o strato l ’affetto m a rita le l. h a contem plato la sua passione. è la terza benedizione. apparve cioè a d A bram o p e r rivelargli la fu tu ra pas­ sione del suo corpo. m ediante la quale h a re d en to il m ondo. ABRAMO. 9. com e egli ci insegna. e rivelò anche il genere della passione. .). L a seconda. I . Lui h a v isto A bram o in questo sacrificio. com e leggiamo: Sei il più bello dei figli degli uom ini. Quel cespuglio sim boleggia il patibolo della croce. in Sant'Ambrogio nel X V I centenario della nascita.9 . io sono dal­ l'alto. ascoltiam o la voce del n o stro Dio e obbediam o ai suoi p re cetti. Il passo successivo n a r ra la m o rte della moglie p ian to del m arito e il doveroso com pito della sepoltura. V iolardo. ciò vuol significare che non dobbiam o re sta re p e r lungo tem po vicino ai m orti. dunque. la p rim a dopo la v itto ria con cui liberò il nipote. Anche p e r qu esto A bram o guadagnò il favore di Dio.8 0 113 che prim eggia su tu tti. E A bram o si allontanò — è d etto — dal cadavere-. 79. Appunti sul ' diritto matrimoniale in S. pp. allora cono­ scerete che sono io. in q u esta invece disse: E nella tua discendenza saranno benedette tu tte le genti della terra. perché hai ascoltato la mia voce. m a dedicare loro quan­ to è strettam en te dovuto. il solo elevato ed innalzato d a te rra . q u ando gli fu o rd in ato di fa rsi chiam are A braham e ricevette il sigillo della circoncisione. In fa tti ricevette tre bene­ dizioni generali. 78. se vogliam o tro v are grazia presso di Lui. lo stra o rd in a rio p asto re del gregge h a a ttra tto ogni cosa a Sé p e r essere conosciuto d a tu tti.

9. In u en tu s e s t de seruulis.114 DE ABRAHAM. Disce hinc quod etiam senioris ae tatis seruuli p ueri d ican tu r a dom inis uel a quib u sq u e potioribus. E t uocauit p u eru m seniorem dom us suae et dixit e i e ut ire t in C harram et de proxim is suis uxorem p e te re t iuniori dom ino suo. un d e e rat iussus exire. non aetatem exprim entes. sed n o stris potius exaedificem us tum ulos p a­ ren tu m uel proxim orum . A duerte nu n c u irtu te s boni p a tris fam ilias et considera p rim u m q u o d m unus et cui m andet. quod est C hristus «. h Gen 9. o stendens p e r ipsum san ctu m nobis sacram en­ tum . pueri. . s u m m ittite tauros. N on dicit: et sem in ib u s tam q u a m in m ultis. 1 ss. ex quo genere legitim am successionem sibi quaerere fu g ie b a td. 9. G eneratio au tem A brahae C hristus est. 5. Vnde e t apostolus Abrahae dictae su n t in q u it prom issiones et sem ini eius. c Gen 24. m itteret m an u m sub fem u r dom ini s u i f. In d e et pueros dicim us. iuraret et AD. I . e Gen 24. sed p ro p te r oraculum dei non -p o terat red ire eo. H a b itab a t au tem i n te rra Cha- nanaeorum . 84. Ita q u e quod boni est p atris. 83. C onstrinxit au tem eum . sed condicionem . sed sicut in uno: sem ini tuo. in quibus fidelium dom ino reliquiae condantur. u t et tu ita in stitu as seruulos u t liberis tu is p a te rn u m adfectum deferant. co n strictu s u t iu ra re t. officia exsequantur. d Gen 24. P er fe m u r generationem intelle­ gim us. siue in eorum u su qui sibi docti e t sapientes u id e n tu r ipse hoc re p p erit siue de n o stris ipse tra n stu lit siue tra n sla tu m inuenit: Pascite u t ante boues. ne de sem ine C hananaeorum uxo­ rem arcessiret dom ino suo. senior tam en. p e r ip su m tu tu m auxilium fore. 83. f Gen 24. 82. 2. qui a d uxorem prouiden- dam dom ino iu n io ri elig eretu r et. Hoc au tem ideo A braham fecit. saepe enim cum alienationibus posses­ sionum uenales fiunt q u ae in isdem locis sep u ltu rae sunt. 16. q u o ru m generis au c to r p a tre m non h o n o ra u e ra th et ideo m aledictionis h ered itatem tran sm isit in suos. 80-84 u t non alienis locis. q uia nondum e ra n t huiusm odi dei tem ­ pla. 22-24. q uando e t seruulos significam us. 81.. S en u erat A b ra h a m 0. Vnde et quidam p o eta hoc sequendum p u tau it. « Gai 3. debuit uxorem pro uid ere filio. 3.

m o stran d o cosi che. 1. Da questa espressione si com prende che anche i servi di e tà più avanzata sono chiam ati pueri dai padroni e da q u a n ti sono su p erio ri ad essi. allevate i to r i3. razza dalla quale non voleva ch e gli venisse legittim a discendenza. m a di uno solo parla: « al tuo discenden­ te ». Perciò anche l’Apostolo dice: Le prom esse sono state fa tte ad A bram o « e al suo discendente ». figlio di Noè (Gen 9. 81. 3 V erg. p. F ra i servi è stato scelto — m a il più anziano — quello che doveva provvedere u n a moglie al giovane p ad ro n e e gli fu im posto di g iurare m etten ­ do la m ano so tto la coscia del suo padrone. 2 le parole et dixit ei. m a. 4 Si tra tta della condizione giuridica dei servi. 5 Cf. m a alla condizione4.. che invece ne fanno parte. com e se si trattasse di m olti. diventano oggetto di vendita anche le tom be che vi si trovano. A bram o lo im pegnò a non co n d u rre al suo padrone u n a m oglie dalla razza cananea. 45. Perciò anche u n poeta h a cred u to di dover im itare questo uso.). da buon padre. N on dice: « e ai suoi discendenti ». I . A bram o e ra o rm ai vecchio. doveva p ro cu rare al figlio u n a moglie. F a’ o ra atten zio n e alle v irtù del buon p ad re di fam iglia e considera innanzi tu tto quale com pito egli affida e a chi lo affi­ da. santo sarebbe stato p e r noi il sacram ento e sicuro il suo aiuto. affinché anche tu insegni ai servi a tra tta re con affetto p a te r­ no i tuoi figli e a eseguire i com piti loro affidati. Abram o cosi fece. ecl. 83. 9. Allora chiam ò un servo. equiparata a quella dei pueri. p er suo tram ite. Perciò. 311). 6 Secondo la tradizione biblica i Cananei discendevano da Cam. P hilo. sia che egli lo abbia tro ­ vato presso coloro che si ritengono d o tti e sapienti. come attesta l’edizione della Vetus Latina. l’anziano della casa e gli d is s e 2 di an d are a C h arra e di cercare fra la sua p aren tela u n a m oglie p er il suo giovane padrone. ABRAMO. Genesis (ad loc. Di qui diciam o fanciulli anche quando vogliam o intendere i servi. a m otivo della p aro la di Dio. cioè Cristo. non poteva to rn are in quella regione dalla quale Dio gli aveva com andato di uscire. perché no n vi eran o an co ra dei tem pli dedicati a Dio nei quali seppellire le spoglie dei fedeli al Signore. sebbene gli venisse offerto gratu itam en te. o ra la generazione di A bram o è C risto. quaest. IV 86 (A ucher. q u ando si alienano dei possedim enti. sia che l’ab­ bia tra d o tto o l’abbia tro v ato già tra d o tto dai n o stri autori: Pascolate i buoi com e prim a. . 15-20). 80-84 115 p er il terren o ove e ra situ ato il sepolcro. Egli abitava nel paese dei Cananei. o fanciulli. 82. Spesso in fatti acca­ de che. 84. con ciò si vuol dire che dobbiam o edificare le tom be dei p aren ti e dei n o stri cari. il cui p ro g e n ito re 6 non aveva ono­ ra to il p ad re e perciò trasm ise l’ered ità della m aledizione ai di­ 2 Lo Schenkl esclude dalla citazione di Gen 24. m a di n o stra appartenenza. non in riferim en to all’età. non in località che ap p a r­ tengono ad altri. 25-27 e 10. La coscia significa generazio n e5. in Gen.

R atio docet. si C hristum neget. u nus sp iritu s est! Quo­ m odo au tem p o test congruere caritas si discrep at fides? E t ideo caue.116 DE ABRAHAM. q u o ru m p raed i­ c a n tu r ad u lteria. Qui est proxim us? Qui je inquit m isericordiam ". qu an to m agis in coniugio. m 3 Reg 11. quom odo p o test diligere pudicitiam ? E tiam si C h ristiana sit. qui super i 2 Reg 22. si cred as a tuo deo tibi quod so rtitu s es coniugium datum . I . i Prou 19. Vel am ori consule uel e rro rem caue. E t tu proxim am quaere. 37. 14. cum sancto enim sanctus eris et cu m peruerso peruerteris ‘. Vnde et Solom on ait: A deo in q uit praeparatur u x o r 1. Non possunt hoc dispares fide credere. 9. n Lc 10. 26 s. hoc est haere­ ticam et om nem alienam a fide tu a uxorem arcessas tibi. inquam . . Caue. Saepe inlecebra m u lieb ris decepit etiam fortiores m arito s et a reli­ gione fecit discedere m. qui p ra ece p to r et rem u n era­ to r est pudicitiae. In euangelio hoc dicit dom inus Iesus. C hristiane. Si hoc in aliis. 84-85 u t cognoscam us fidem et quandam h ered itatem de auctoris p ro ­ sapia in iis req u iren d am quos nobis uolum us adiungere. u t ab eo quem non colit p u te t sibi conubii in p ertitam gratiam . non est satis nisi am bo in itiati sitis sacram ento baptism atis. Ideo A braham proxim am quae- siuit d a re filio suo. gentili a u t Iudaeo filiam tuam tradere. Accedit aliud insigne castim oniae. Sem en A brahae C hristus est. 85. gentilem a u t Iu d aeam atque alienigenam . Si idola colat. ipse est proxim us om nium . P rim a coniugii fides ca stitatis g ra tia est. Sim ul ad o rationem uobis surgendum est et coniunc- tis precibus obsecran d u s deus. E t tu proxim am sem inis A brahae req u ire et pro p in q u am proxim i tui. P ri­ m um in coniugio religio q u ae ritu r. ub i u n a caro. 4. sed am plius exem pla conm onent.

S. Costantino II vietò nel 339 il m atrim onio fra cristiani e Giudei sotto pena di m orte (Cod. I. I 3. 20. Osserva in proposito G. V iolardo. 9. ti è stato d ato da Dio.. Q uesto insegna la ragione. a m eno che en tram b i non siate iniziati al sacram ento del b a t­ tesim o.. non è sufficien­ te. can.. 6. Ambrogio segue la tendenza rigida degli africani: cf. cioè. Lue. Gal 3. 5 ss. L'église dans l'empire.. V iolardo. « Cioè la medesima fede è il prim o degli elementi che si richiedono nel matrimonio. Cypr. 16 e supra. Gau- demet. che u n o cred a che la grazia del m atrim o n io gli è s ta ta elarg ita d a colui c h e non rico­ nosce com e Dio. 3. V i l i 2 (CSEL XXXII/4. Egli che elargì la m isericordia a tu tti. Monachino. pp. 3.. Ambrogio. T ert. 2. laps. dove c ’è u n a sola carne e u n solo spirito! Com e l'am ore p o trà trovare co rrisponden­ za. pp.. Spesso le lusinghe della m oglie sedu­ cono anche i m ariti più v irtuosi e li allontanano dalla religione. in certo m odo. Appunti. ibid. exp. La p rim a garan­ zia del m atrim o n io è la grazia della ca stità. Q uesto dice il Si­ gnore Gesù nel Vangelo... 392).. Chi è prossim Colui — è d etto — che ha usato m isericordia. ps. C risto è la discendenza di A b ra m o 9. G uardati. exp. 16. p. 19. Con ciò si vuole insegnare a noi che dobbiam o esam i­ nare la fede e. 7).. epist. Sull’impedimento m atrim o­ niale della disparitas fidei cf. Arel. anche la costituzione di Teodosio del 388. eu.. che il m atrim onio che hai ricevuto. C X V III 20.. 9 Cf. A ciò si aggiunge u n ’a ltra caratteristica della castità: il credere. Se ciò è vero in altre situazioni. 11 (M ansi II. 190-193. 48 (CSEL LXII. pregando insiem e. cioè. 84-85 117 scendenti. 1026A). dal p ro c u ra rti u n a m oglie pagana o giudea e stran iera. Theod. Meno severe sono le disposizioni del Cotte.. l’e red ità del pro g en ito re in coloro che vogliam o associare a noi.. Egli è prossim o di tu tti. . se la fede è in co n tra sto ? E perciò guardati. Anche tu cerca u n a m oglie ch e sia p ros­ sim a alla discendenza di A bram o e congiunta a Colui che è tuo prossim o. Perciò A bram o cercò di d a re a suo figlio u n a m oglie che gli fosse prossim a. e qualunque donna estra n ea alla tu a fe d e 7. dovete su p plicare Dio. Due p ersone che non hanno la m edesim a fede non pos­ sono credere ciò: n on è possibile. 463). Appunti. 493: « La parità della fede nei contraenti non è già presa in considerazione come conseguen­ za del m atrim onio (sistem a rom ano) e né soltanto come impedimento che si opponga alla validità o liceità. Nel m atrim o ­ nio è s o p ra ttu tto n ecessaria la religione*. Particolare rigore era riservato ai m atrim oni fra cristiani e Giudei. u x . 8. 2.. V . Iud. m a an c o r p iù gli esem pi m ettono in guardia. 85. 62. dal concedere tu a figlia a u n pagano o a u n giudeo. pp. In fa tti Salom one dice: Da Dio è preparata la moglie. Insiem e dovete levarvi p e r pregare e. Anche tu cerca u n a m oglie prossim a.. 525 s. Se u n a donna ad o ra gli idoli. In fa tti con chi è santo sarai santo. cancellando il pec- 7 Cf. con chi è perverso diventerai perverso. qu an to p iù lo è nel m atrim onio. 492-498. 6. p.. com e p o trà am are la pudicizia? Se anche fosse cristiana. ripeto. adu. un elemento che pervade la stessa essenza del m atrim onio ». Abbi rig u ard o p e r l’am o re e g u ard ati d all'erro re. ABRAMO. m a anche da p arte della legislazione civile orm ai influenzata dal cristianesimo. 468). J. G. m a è invece prem essa al m atrimonio. dei quali si esaltano pubblicam ente gli ad u lterii.. non solo da parte della Chiesa... cioè ere­ tica. o cristiano. cf. 7 (PL 16. testim . se nega C risto che è p re cetto re e re m u n e rato re della pudicizia.

Sim ­ plicitas quidem m o ralis ex p rim itu r. occurrit ei Rebec- ca habens hydriam su p er um erum . uirgo speciosa ualde. quam uir non cognouerat. I . Tam en spectare licet ecclesiae m ysteria. non tib i a d q u iritu r ecclesiae fides et quaedam ° Io 1. e t iu u o ti seriem . nisi g ra tia m b ap ­ tism atis acceperis. et laudem habe­ bis ex ea. qui locutus est m ih i et iurauit dicens: T ib i dabo terram hanc et sem in i tuo. in qua h ab itab a t. resid en tem non expeti nec eo filium suum pergere. E ten im nisi peccata p ro p ria defleueris. Quasi p ro p h e ta hoc dixit in causa fili et q u asi m oralis d o cto r d o cu it sp erare in dom ino. E t surgens p u er p ro fectu s est in M esopotam iam q. 5-8. non possessiones. d ed it p u ero bibere. N on au ru m . adaquauit om nes cam elos e iu s 1. non d efu tu ram m isericordiam . 11. S ane dom ini sui. u t p ra e ire t studio petitoris et puellae in clin aret anim um . in stru it lectio. quod nullus fu e rit uel in coniugii p etitio n e am b itio ni locus. u tru m n a m filium dom ini sui d u ceret. qui iuuare dig n etu r increm en ta fidei quaerentem . sed g ra tia m bonae indolis. Quo proficiat hoc considera diligentius. uidetur).118 DE ABRAHAM. u b i duobus s tip a tu r flum inibus. 12. <• Gen 24. D escendit autem ad fo n te m et inpleuit hydriam . studium n u p tiaru m < n e te > deflectat a fide. p u ru s eris a iuram ento hoc*. sed dom inus p raesu l coniugii p etitio n em in p leuerit. quod proficiscens u o u erat seruulus. S i nolue­ rit tecu m uenire m u lier in terram hanc. 9. D om inus deus caeli et deus terrae accepit m e de dom o patris m e i et de terra. non arg en tu m q u ae siu it A braham . 15 s. et accipies uxorem filio m eo inde. ne te add. expetit Schenkl (error typ. 86. Non licet tibi alie­ nigenam accipere. p Gen 24. Sane si C hristianam se faciat. . si nollet u en ire filia. lauacro gratiae et fletu pae- nitentiae. Quodsi recu sau erit C hristiana fieri. 87. r Gen 24. Schenkl. in qua natus sum . Disce quid in u x o re q u ae ratu r. A braham sequentem de­ duci adm onuit. V nde et p u e r A brahae accepit inau res au reas singularum d racm aru m et duas u irias ded it in m anus eius — decem au reo ru m pondus earu m — e t q uaesiu it a b ea si locus esset hospitio et cuius esset filia s. adtende tib i in q u it ne reuoces filium m e u m illo. D einde in terro g a tu s. abdu­ xerat. qui se ab incolatu terrae. s Gen 24. 86. Vbi in u e n itu r ecclesia nisi in M esopotam ia? Ib i q u ae ritu r. 22 s. 29. inde arces­ situ r. ipse m itte t angelum s u u m ante te. 10. 85-87 om nes fecit m isericordiam tollens peccatum m u n d i0.

Il Signore. A bram o ord in ò al servo di co n d u rre la donna se fosse voluta venire. l’unione m atrim oniale con 10 La preghiera del servo (Gen 24. Con ciò si insegna la v irtù m orale della sem plicità. di li la si fa venire. egli m anderà il suo angelo davanti a te. però. Ella scese alla fo n te e riem pi l ’anfora. se non in M esopotam ia? Li bisogna cercarla. C ertam en te non gli sarebbe m an cata la m iserico rd ia del suo Signore. C om prendi ciò che si deve cercare nella moglie. come poi si verificheranno. 14) nella quale si immagina lo svolger­ si degli avvenimenti. te ne v errà onore. custode del m atrim onio. è fatta non al momento della partenza. È possibile. d all’acq u a purificatrice della grazia battesim ale e dal pianto della penitenza. il desiderio di sp o sarti no n deve allo n tan arti d alla fede: qu esto è l’insegnam ento del passo. Se rifiu terà di d iventare cristiana. A bram o com e pro­ feta disse qu este cose rig u ard o a suo figlio e com e m aestro di m orale insegnò a sp erare nel Signore. intravedervi i m isteri della Chiesa. Dove si tro v a la Chiesa. . 85-87 119 cato del m ondo. Allora il servo levandosi p a rti p er la M esopotam ia e. avendogli il servo ch iesto se. ABRAMO. m a fu il Signore. in certo qual m odo. non ti sarà concessa la fede della Chiesa e. C ertam ente. non l’argento. se d iventerà cristiana. Poi il servo di Abra­ m o. Dio del cielo e della terra. n el caso che la giova­ ne d o n n a n on volesse seguirlo. Egli m i ha parlato ed ha giurato dicendo: Darò questa terra a te e alla tua discen­ denza. N on ti è lecito p re n d ere in m oglie u n a stran iera. 9. I . dovesse co n d u rre là il figlio del suo padrone. m a la grazia delle b u o n e disposizioni n atu rali. che lo aveva tra tto dal paese nel quale abitava: Egli avrebbe prevenuto il d esid erio dell’asp iran te e avrebbe ben disposto l ’anim o della fanciulla. se non riceverai la grazia del battesim o. 11 Si tra tta di una rapida sintesi di Gen 24. S e la donna non vorrà venire con te in questa terra. a esau d ire la richiesta. se­ condo l’ordine dei desideri che aveva espresso in p reg h iera al m om ento della p arte n za l0. In fatti. a sua volta. Si consideri con m olta attenzione a che m iri questo. se non piangerai i tuoi peccati. di no n in sistere se fosse voluta re sta re. una vergine m olto bella che nessun uom o aveva conosciuta. n o n i possedim enti. e non volle che su o figlio andasse là. dove è circondata d a due fiumi. prese dei pendenti d ’oro del valore di u n a dracm a ciascuno e pose nelle sue m ani due braccialetti del peso di dieci aurei e le dom andò se c ’era un p o sto ove trovare o sp italità e di chi era figlia. Poi. nel senso che anche la rich iesta di m atrim onio fu fa tta senza alcuna concessione ai m aneggi. sarai libero da questo giuram ento. rispose: Guarda di non ricondurre là m io figlio. che si degna di aiu tare chi cerca di au m en tare la p ro p ria fede. A bram o no n cercò l’oro. e tu prenderai di là la m oglie p er m io figlio. 87. m a all’arrivo in Mesopotamia. diede da bere al servo e abbeverò tu tti i suoi c a m m e lli11. 15-20. m i ha preso dalla casa di m io padre e dalla terra nella quale sono nato. gli venne incontro Rebecca con u n ’anfo­ ra sulle spalle. 86.

‘ Gen 24. u t habeam us quod Rebec- ca accep it p ro m u n ere et h o rta ris u t sim iles sim us R ebeccae? ». <i Ps 35 (36). * Gen 24. v Gen 24. 45. H ydriam habens su per u m e r u m z. b Io 4. 11. q uae la b u n tu r freq u en ter: alias inaures habebat. alias u irias. e Io 4. nam quae non cre­ debat ait fonti huic u d e n ti sibi p o tu m dare: Vnde m ih i habes dare aquam u iu a m ? e. quas m isit A braham . Ideoque habuit quod d aret sitientibus. 89. Denique ait: H ydriam non h a b e o 0.120 DE ABRAHAM. sola cognouit fontem uerum . hoc est p rudentia. Sa­ m aritan a illa uen it ad fontem . ideo legis quia descendit ad fo n tem et im pleuit hydriam et a s c e n d ita. In a u res Rebeccae pii au d itu s insignia et u iriae R ebeccae o rn a m e n ta factorum sunt. 3. a b arb aris sepa­ ra n te s gentibus. quasi m erito ru m suorum praem ia. sed non descendit — pu teus ei u id eb atu r — nec inpleuit hydriam . quas u tin am uos h abeatis. a Gen 24. episcope. hoc est non aquae fontem . in lum ine tuo uidebim us lum en d. quia speciosus ualde et ille prae filiis h o m in u m u qui eam adquisiuit sibi. quia lau at actu s om nium : et quia ex congregatione gentium co n sta t quae suos lauit. sicut in euangelio scrip tu m e s t b. nulli enim e ra t u iro copula eius. cui dixit Dauid: Quo­ niam apud te fo n s uitae. filiae. I . q u ae ad gratiam dom ini tenditis. quae lites in ecclesia serere solent. Ideo accepit inaures aureas et uirias. 11. 16. Sed no n has in au res R ebecca h ab e b at e t u irias. 7. 16. H aec autem h ab u it unde non solum pu eru m sed etiam cam elos satiaret. Non hab eb at unde actus suos lauaret. quae non solum iustos rigare consue- uit. u t habeatis in au res et uirias. 87-89 coniugalis copula. H aec sola descendit. M uniunt eam Tigris. c Io 4. Quam uir non cagnoue- r a t v. 15. Speciosa ualde. sed u itae aeternae. Virgo au tem speciosa ualde •. et E u­ p h rates. 9. u Ps 44 (45). sed etiam iniustos r e p le r e f. . cuius decorem nulla con- ru m p it aetas. quia credidit. et uos prouocem ini. f Mt 5. sed soli C hristo debita. 10. et dica­ tis: « Quom odo pro h ib es hoc. hoc est iu stitia et inlum inatio fructuosa. F ortasse audientes haec. 16. 88.

nella tua luce vedrem o la luce. in Matth. misticamen col battesim o e con la penitenza si trova la Chiesa. m a non scese — a lei sem brava u n pozzo 14 — né riem pi l’anfora. La proteggono il Tigri. m a solo a Cristo. o vescovo. inviati da Àbram o com e p rem i p e r i suoi m eriti. sola conobbe la v era fonte. Forse n ell’asco ltare queste cose. se ci esorti ad essere sim i­ li a Rebecca? ». Costei sola esce. lei che era solita irro ra re non solo i giusti m a anche gli in g iu s ti15. che la separano dalle nazioni b arb are. In fa tti disse: N on ho l’anfora. 7. m a il suo interlocutore. 20: tortuositas camelorum. cioè la giustizia e l'illum inazione fe c o n d a 13. 15 e. è co m posta dall’aggregazione di popoli paga­ ni. perciò si legge che scese alla fonte. pax fugatur. anche voi vi sen tirete stim olate ad avere pendenti e braccialetti e d irete: « P erché ci proibisci. 88. 11 non è la Sam aritana che è priva dell'anfora. Il testo evangelico subisce ad atta­ mento anche nel contenuto: infatti in Gv 4.. De uirginitate 68 (Cazzaniga. M olto bella. poiché spesso cadono. per il quale i Padri usano spesso l’immagine della luce. o figlie che asp ira te alla grazia del S ig n o re 16.. sposa del cristiano. Cosi p rese i pendenti d ’oro e i braccialetti.. ABRAMO.) Ambrogio vuole sostenere e giu­ stificare l'interpretazione di Gen 24. I pendenti di Rebecca sono i distintivi del suo pio u dito e i braccialetti gli ornam enti 12 Fra il Tigri e l’E ufrate è stata trovata la sposa per Isacco. È ragionevole pensare che l’operazione nel suo insieme abbia sortito l’effetto desiderato nell’uditorio. 87-89 121 e s s a 12. 23 e 25. m a quella della vita eterna. cioè non u na fonte d ’acqua. che lava i suoi m em bri. cioè la prudenza. Le liti ovviamente sorgevano fra chi aveva perduto i preziosi e chi era sospettato di averli ritrovati. Che uom o non aveva conosciuta. 15 Cf. di avere ciò che Rebecca prese in dono. p. I 69 e 72. Con u n ’anfora sulla spalla. 7 ss. 59. Non aveva con che lavare le sue azioni. Gesù. A nessun uom o in fatti doveva unirsi. Con l'episodio del Vangelo (Gv 4. Una vergine m olto bella: la cui bellezza nessuna età può alterare. perché credette. I 4. è luogo di tenebra. 9. riem pi l’anfora e risali. •4 La fonte è simbolo del battesimo. M a R ebecca non aveva questi pendenti e b ra c ­ cialetti che. P hilo. il pozzo è tu tt’altro. 16 Riferimento al battesim o. 31): monile pretiosum aut nobilia coruscantium gem m arum serta. . esaltare per antitesi quella di Rebecca. cf. in fatti colei che non credeva disse a q u esta fonte che le voleva d are da bere: Donde m i puoi dare l'acqua viva? Costei invece aveva con che dissetare non solo il servo m a anche i cam ­ melli. p erché lava le azioni di tu tti. supra. leg. O rig.. e l’E u frate. p erché è il più bello dei figli degli uom ini colui che l'h a p re sa in sposa. utilizzando la figura della Sama­ ritana. » Cf. La S am aritan a — com e è s c ritto nel Vangelo — andò alla fonte. I. a cui Davide disse: Poiché presso di te è la fo n te della vita. Perciò ebbe di che d are a coloro che avevano sete. e poiché la Chiesa. id est actuum peruer- sorum. m a non si può non rilevarne la forzatura. solitam ente fanno sorgere liti nella C h ie sa 17: ella aveva altri p endenti — e volesse Dio che li aveste anche voi — . quorum dispendiis saepe lis m ouetur in ecclesia. 89. aveva altri b raccialetti. 17 Cf.

quae tam en m aritu m uolebat relinquere et ad alias pete­ b a tu r nuptias: N u p . Quo in p etra to u asa au rea et argentea et u estem dedit R ebeccae '. 90. has uirias. Quae sint u asa audi: H abem us thensaurum in uasis fictilibus '. su n t et in contum eliam . sum e quas tran sm isit uirias. « Gen 24. Q uod non p riu s m anducauit p u e r A brahae adposi- tu m sibi panem q uam m an d atu m dom ini sui exsequeretur.a T w v < p iv t ù v > È jJ ió jv è p ià g [xépip. 53 s. C onsulitur puella non de sponsalibus — illa enim iudi- cium expectat p aren tu m . quod m ira n tu r pleri- que. 89-91 H as inaures habebat. Nec inm erito dilationem non adtulit. 9. [ièv iw v add. quia p lena su n t prudentiae. 50 s.( p e u p . . Audi u erb a dom ini dei tui. sicut ille p ro p e rau it inplere. ■ Gen 24. P u lcherrim us au tem locus ad instru en d o s quibus aliquid in iu n g itu rh. E t tu sum e inaures. hoc est: Sponsalium qu id em m eorum pater m eus curam subibit. quae non g ra u are n t aurem . 9. quae m anus non m ateriali auro o n eraren t. sed iam d esponsata u iro de profectionis consulitur die ". h Gen 24. C orpora n o stra u asa fictilia sunt. et argentea sunt. secutus xoùx èjjiòv xpiveiv TaSe Euripides. E t fo rtasse iam etiam ipsa co rp o ra quae th en sau ru m h a­ b ent au rea sunt. Ait enim in persona m ulieris. su n t etenim uasa in honorem . n Gen 24. unde tran slatu m sit m anifestum est. 91. ex Euripide Erasmus t o u t o usque è ( l 6 v scripsit Schenkl interpretationem latinam. m Gen 24. 7. hoc enim non est m eum . 91. J. sicut ipse audiebat: exsequere iussa.122 DE ABRAHAM. quia u id e n tu r m an d ati caelestis adloquiis refulgere. Vbi sponsata est ecclesia. non est enim uirginalis pudoris eligere m aritu m — . i 2 Cor 4. in quibus esset th en sau ru s fidei. H o n o ran tu r autem et p aren tes m u n e rib u s m. Ideo et fra tri et p aren tib u s in hoc placuit ornatu*. accepit uasa au rea et argentea. quam Ambrosius adiecit. 53. 18 ss. quas tibi A braham dereliquit. 33 ss. iure etenim p ro p erare debuit ad m aritu m . fides n o stra thensau­ ru s est. sed dem ulcerent. sed spiri­ tali actu leuarent. Graeca ualde corrupta in codd.vav è^ei' toO to yàp oùx & t t ’ è[Jtóv. Vnde illud E uripideon.

655C). piacque al fratello e ai genitori. 41 (1886). I. donò a R ebecca vasi d'oro e d ’argento e u n a veste. 987 s. pp. 91. Leipzig-Berlin 1930. dopo essersi sposata. in « Rhein. com e egli le ascoltava: esegui i suoi com an­ di com e egli si affrettava a com pierli. I n o stri corpi sono vasi d ’argilla. m a o r­ m ai prom essa all’uom o è sen tita sul giorno della partenza. che sarebbero tratte dalle Omelie m istiche e non da Orig. in fatti non è conve­ niente p er il p u dore d ’u n a vergine scegliersi il m arito —. 82 s. III. ». 85 s. Mus. in Gen. *8 E. cosi ornata. F. . Q uesto passo. inoltre. p. La Chiesa. pp. p. 7 (CSEL XXXII/1. B uche­ ler. Ascolta le parole del Signore tuo Dio. che su scita am m ira­ zione in m olti. Ascolta che cosa sono i vasi: Abbiam o un tesoro in vasi d ’argilla. che contengono il tesoro. E non senza ragione evita ogni dilazione. hom. Anche tu pren d i i pendenti che ti h a lasciato Abram o. prendi i b raccialetti che egli ti h a trasm esso. PG 18. esamina la corrispondenza di questo luogo am brosiano con le riflessioni allegoriche di Eustazio d ’Antio- chia (engastr. L ucchesi. p rim a di aver eseguito il com pito affidatogli dal suo padrone. dice infatti: Del m io fidanzam ento si occuperà m io padre. Coniectanea.. Lo studioso segnala anche (ibid. che però voleva ab b an d o n are il m arito e si apprestava a nuove nozze.. E lla aveva q uesti pendenti che non appesantivano gli orecchi. O ttenuto il suo scopo. w E vrip. 83. X 4: uult enim (Rebecca) aurea in auribus uerba suscipere. Vi sono in fatti vasi d ’onore e vasi d'ingiuria. V itium quidem inest in uersu priore quem claudere poeta sic debuit « m eorum actor meus ». poi in Kleine Schriften. L ’usage de Philon. h a ricevuto vasi d ’o ro e d ’argento che contenevano il teso ro della fede.. 89-91 123 delle a z io n i18. perché ri­ splendono delle parole del volere divino.. q uesto in fa tti è un com pito che non spetta a m e .9. p erch é pieni di prudenza. che attribuisce ad Ambrogio stesso. 21. E forse anche i n o stri corpi. 18-20): uenie- bat (Rebecca) magna secum ornamenta aurium et manuum ferens. ABRAMO.. m a la alleggerivano con azioni spirituali. aveva questi b raccialetti che non gravavano di o ro m ateriale la m ano. nonostante la difficoltà di dover intendere bisillabica la parola m eorum nel prim o verso. La fanciulla è sen tita non riguardo al fidanzam ento — q u an to a ciò atten d e il p arere dei genitori. nota 3) il luogo parallelo di Isaac 3. m a li accarezzavano. Perciò. era giusto in fatti ch e do­ vesse subito raggiungere il m arito. la n o stra fede è il tesoro. et aureas actus in manibus habere. Cf. e sono d ’argento. 346. sono d'oro. Bucheler ha riconosciuto nella traduzione latina due senari giambici. et eis qui Senecae ac tragi­ corum artem imitarentur. 9. Anche i genitori sono o norati dai doni. Allora ap p are chiaram ente d ’on­ de sia tra tto quel fam oso passo di E uripide.. Andr. 90. si a d a tta p erfettam en te p er istru ire coloro ai quali si affida qualche m issione: il servo di A bram o non m angiò il pane che gli e ra stato posto innanzi. ut appareret uersus Am brosium reddidisse uersibus.. sed ipsius Ambrosii culpa fieri id potuisse arbitror ex ancipiti pronuntiationis uolgaris sono. 4. da cui cito: sic in transcribendo disposui. eo quod auditur et operibus emineat ecclesiae pulchritudo. P er bocca di u n personaggio fem m inile.

si ipsa de nu p tiis suis electionem sibi uin- dicet. qui for­ m ae suae nullum h ab e ret decorem . soli enim C hristo haec e ra t u o can d aru m n ationum re p o sita praerogatiua. 9. Denique scias non sine m ysterio esse < q u o d > . u t electionem m ariti p aren tib u s deferat. 93. cum in terro g asset quis esset. opera im itari non queunt. 93. anteq u am n ubat. m ulieres. uen ieb at ad sponsum . cum u eh e retu r cam elo. o c c u rritq. si qua am isso cito m arito adulescentula laqueum infirm itatis suae tim et incidere et si u u lt nubere. cu i d u ce retu r uxor. u id it Isaac d eam bulantem et. Sed etiam . fidem esset atque consensum ecclesiae recep tu ru s.63. eo quod populus natio­ n u m beluina qu ad am h o rrid u s m erito ru m deform itate. V erecundiam p ra e m itta t. descendit et caput obnubere suum c o e p itr docens u erecundiam n u p tiis p ra eire debere. quem adm odum seru etis uerecundiam nec intecto capite pro d eatis an te extraneos. 1. 63 ss. 16.124 DE ABRAHAM. ° 1 Cor 7. E x p etita m agis debet uideri a u iro quam ipsa u iru m expe­ tisse. Inde enim et n u p tiae dictae. 91-93 E rgo quod et ipsi philosophi m irati su n t seruate. quod pudoris g ra tia puellae obnuberent. . eo quod nem o au sus sit eam an te C hristum uocare. quia populus Iu d aeo ru m . r Gen 24. sim ul u t arcessiri se uidit. Inesse quoque in eo p raeclaru m ecclesiae m ysterium li­ quet. ! 92. cum u en ire t Rebecca. uirgines. qui e ra t ad cenam uocatus p. p Lc 14. cognito quod ipse esset. Sed illi u e rb a im itan tu r. <t Gen 24. quod ipsum coniu- gium plus com m endet uerecundia. I . uirgines. non fuit dignus uenire. Nec illud otiosum quod. n u b at tan tu m in dom ino °. ne adpetentiae ae stim etu r procacioris. V ocata au tem non fecit m oram et ideo acceptior dom ino. 9. 61. congregatio au tem gentium . quod Schenkl. cum R ebecca iam despon­ sa ta designatum m aritu m o p erto capite p u ta u e rit uidendum . D iscite ergo.

. p erché il popolo dei Giudei.. o vergini. 2. o vergini. s. perché non sem bri an im ata d a desiderio sfacciato. Deve ap p a rire che essa è desi­ d erata d a ll’uom o. uirg. la cui adesione alla Chiesa è espressa nell'immagine di un avvenimento nuziale. H ofmann.. uirg. p. Lateinisches etymologisches Wòrterbuch. 2 . sign. off. 11. avendo p re sto p e rd u to il m arito . Faccia p reced ere la m odestia alle n o zze21. § 93: uerecundiam nuptiis praeire debere.J. M uller. Perciò sap p i che non è senza significato reco n d ito l’avere Rebecca raggiunto lo sposo su di u n cam m ello. nuptiae.. . ap p ena si vide invitata. che era stato ch iam a to alla cena. quasi fosse un anim ale selvaggio. Ma i filosofi pos­ sono im itare le parole. 92. I filologi moderni non escludono che tale etimo­ logia sia esatta: cf. se qualcuna ancor giovane. II. a c u ra re la m odestia e n o n a m o strarv i agli estran ei con il capo scoperto. m Philosophi: intendiam o in senso lato i rappresentanti della sapienza pagana (cf. 3. Dictionnaire étymologique de la langue latine. è figura dei popoli.. avrebbe ricevuto la fede e il c o n se n so 22 della Chiesa. p u r essendo orm ai prom essa. supra. s. la derivazione di nuptiae — term ine in uso in epoca precristiana — da (ob)nubere. A mbr . 19).u. non fu degno di andare: la com unità delle nazioni invece. solo a C risto e ra riserv ata la prerogativa di chia­ m are le nazioni. tem e di essere p re sto tra tta in inganno d alla p ro p ria debolezza e vuole sposarsi. senza alcuna grazia nell’aspetto. Per Isidoro di Sivi­ glia il velo è simbolo della sottomissione della donna al m arito (eccl. si sposi solo nel Signore. 34). conosciuto che e ra quello al quale e ra desti­ n ata in moglie. vide Isacco che passeggiava e. uel. 93. 21 Cf. dal m om ento che Rebecca. seguite ciò che h a suscitato am m irazione p er­ fino nei filosofi20. exhort. affidando la scelta del m arito ai genitori. Walde . o d o n n e sposate. infra. riten n e di dover in co n trare a capo coperto il m arito che le e ra stato destinato. p erch é le fanciulle si velano p e r p u d o re 23. 91-93 125 Dunque. insegnando cosi che la m odestia deve p recedere le nozze. perché la riserva­ tezza ren d e p iù raccom andabile il m atrim onio. A. aven­ do chiesto chi fosse. q u an to ai m eriti incolto e rozzo. no n le opere. Paris 19674. E non è senza signi­ ficato che Rebecca. nel senso che il popolo delle nazioni. 361) aveva origini antiche: lo attesterebbe. La Chiesa ha conservato l’uso del velo come ricordo del velo con cui si copri Rebecca (T ert. I 1. Heidelberg 1972 (rist. 170: nuptias dictas esse ait. rivendicando a sé la scelta rig u ard o alle p ro p rie nozze. P er questo in fatti sono d ette nozze.B. p iu tto sto che sia essa stessa a desid erare l’u o ­ mo. quod anitqui obnubere uocarint. In o ltre in q u esto episodio è evidentem ente racchiuso il sublim e m istero della Chiesa. E rnout -A . 2: sapientes m undi huius). in q u an to nessuno p rim a di C risto osò ch iam arla. Meillet. discese e com inciò a velarsi il capo. accorse. in proposito cf. M a anche voi. ap­ punto. sposa.. Aelius et Cincius. quia flammeo caput nubentis obuoluatur. I . ABRAMO. F est. uerb. compresi i poeti. nuptiae. 22 Consensum: il term ine è in arm onia con il simbolismo nuziale che per­ vade questo paragrafo: Rebecca. giungendo..). Lvcan. 23 La consuetudine presso i rom ani di coprire il capo della sposa con il velo (flam m eum : cf. Im ­ p arate dunque. u. A. E u n a volta ch iam a ta non frappose indugi e perciò fu p iù accetta al Signore. 9.

cupientibus] cupienti P (corr. et cu­ pientibus C hristum u id ere serm onibus d e m o n stra n t suis. “ Gen 25. 94. 8. . P. 8. 5. I . 7. 94 94. dubitanter Schenkl. i s Act 15. 1 1 Tim 2. Itaque A braham celebratis fili n u p tiis longaeua ae ta te et bona senectute conpleuit d ie s u.126 DE ABRAHAM. [a u t Iohannes euangelista] adqui- ru n t C hristo anim am . Quis ille est seruulus. uos scitis quia a diebus a n tiquis in nobis deus elegit ex ore m eo audire nationes u erbum eu a n g eliis uel ille q u i d o c to r appellatus est gen­ tium ipsi enim cu m leguntur. qui p ro u id it has n u p tias? Vnus u que de apostolis et ille m axim e q u i ait: Viri fratres. aut Iohannes euangelista seclusit Schenkl. 9. fili om. ex -tes) prob. quae c re d a t quae an te non cred id it. 6. 7.

34 Pietro. q u an d o sono letti. ABRAMO. guadagnano a C risto l’ani­ m a che cred e ciò ch e p rim a non credeva. Poi A bram o. 25 Paolo. principalm ente q u e llo 24 ch e h a detto: Fratelli. dopo aver celebrato le nozze del figlio. lo m o stran o con le lo ro parole. I . 9. voi sapete che fin dai p rim i giorni Dio ha scelto fra noi che dalla m ia bocca le nazioni ascoltassero la parola del- l’evangelo o anche q u e llo 25 che è stato ch iam ato d o tto re delle genti. 94 127 94. Chi è quel servo ch e h a p ro c u ra to queste nozze (de Chiesa)? Q ualcuno degli apostoli. . E ssi in fatti. fini i suoi giorni in e tà m olto avan­ zata e al term in e di u n a felice vecchiaia. e a chi d esid era vedere Cristo.

u t qu i legunt m o ru m sibi possint h au rire m agisteria: sed < sicut > quia ex u tra q u e p a rte acies acu ta est gladii. A dam etenim m entem dixim us. Vnde non a b su rd u m re o r re fe rre ad altiora sensum et p e r h isto riam d iu e rsa ru m p e rso n aru m u irtu tis form ae quendam p rocessum explicare. p a ra tu m inuenis et oportunum . u t anim am legentis p e rtra n se a t ad reu elan d a p ro p h eticaru m scrip­ tu ra ru m aenigm ata. 1. 11. degustarim us Schenkl degustarem us P. m axim e cum iam in Adam intel­ lectus p ro fu n d io ris ex o rd ia degustarim us. LIBER SECVNDVS 1. E u am sensum esse significauim us. 1. 12. sicut Schenkl. 3. q u ocum que co n u erteris. sim iliter u erb u m dei. M oralem quidem locum p ersecu ti sum us q u a potuim intellectus sim plicitate. ex u tra q u e p a rte proeliaris. . serp en tis specie de- a Hebr 4. quod est acutius om ni gladio a c u tis sim o a p en etran s u sq u e ad diuisionem anim ae.

Sulle immagini applicate alla S crittura cf. la trovi p ro n ta e a d a tta a p e n e tra re l’an im a di chi legge p e r rivelare i m isteri delle S c rittu re p rofetiche. i s. 87).. L. S. * II concetto di m ens si ricollega a ciò che i filosofi greci (i platonici particolare) chiamavano voùs (cf. 6). infra. m a questa interpretazione avrebbe trovato difficoltà ad adattarsi in molti dei passi ove il term ine ricorre. LIBRO SECONDO Proemio 1. com bat­ tendo. 11 (CSEL XXXII/1. 6-9): ualidum enim et acutum et om ni gladio acutius est.. 193. Perciò penso che non sia as­ su rd o ap p ro fo n d ire l’in terp retazio n e e attra v e rso la sto ria dei diversi personaggi illu stra re il progresso della v irtù id e a le 2. In questo proemio è usata l'immagine paolina della spada a doppio taglio p er esprìm ere il potere e la polivalenza di quella stessa parola. p. Dos Frómmigkeitsbild. tuttavia afferma: supra caelum euolat (se. p. fin quando è unita al corpo non può essere identificata con lo spirito. II 8. 271): l’intelli­ genza spirituale o anche la parte superiore dell’anim a che aderisce alla sfera degli esseri intelligibili. essa diventa spirituale (cf. la si può u sa re n ell’u n o o n ell'a ltro verso.. pp. mens).F. 1.. seppure m ens è u n elemento costitutivo dell’uomo (cf. 1). A bbiam o seguito fin qui il genere m orale. e non una sua facoltà.. 39-40. p. 367. CSEL XXXII/1. abbiam o in d icato in È va i sensi e so tto l’asp e tto del ser- 1 Nel proemio del prim o libro la fecondità della parola di Dio è para­ gonata a un cibo abbondante e ricco di nutrim ento. I I 7. 73 (ibid. spiegando la m assim a sem plicità possibile. comunque. poteva indurm i a trad u rre < spirito ». La considerazione che i pensieri di Ambrogio riguardo a m ens non sono ispirati a interessi puram ente filosofici (cf. 2 È ripresa u n ’espressione del proemio del prim o libro (I 1.. m a rispondono a esigenze pastorali e. m a com e la sp ad a è affilata d a en tra m b i i lati e. trinitati adhaeret (infra.. affinché coloro che leggono pos­ sano assim ilare gli insegnam enti che rig u ard an o il co m portam en­ to. Solo dopo aver vinto le lusinghe del corpo e raggiunta la m eta del suo cammino di perfezione verso Dio.. 3 Cf. S tenger. Cain et Ab. par. p. qui ex tribus acutus est partibus. P izzolato.. par. p. 2. hanno sem pre come punto di riferim ento la spiritualità cristiana. particolarm ente pp. ps. penetrans usque ad diuisionem animae. Ambrogio rifiuta — contro i filosofi — di identificarla con la sostanza divina. p.. 32 (CSEL XXXII/1. II 1. so­ p ra ttu tto dopo che in Adam o abbiam o iniziato a g u stare u n a com ­ prensione più p ro fo n d a 3. cf. 2). 41).. 11. La dottri­ na esegetica. 331). 27 ss. che è p iù tagliente d i ogni sp ad a affilatissim a e p en e tra fino alla divisione d e l l 'a n i m a d a qualsiasi p a rte la giri. infra. 2. cosi la p aro la di Dio. .. 271) e anche 15.. X X X II I 12 (CSEL LXIV. expl. Infatti. I 8. A bbiam o in fa tti d etto che A dam o è la m e n te 4. dal m om ento che subisce l'inganno dei sensi e del piacere sensibile.): uerbum dei ex omni parte acutum est uelut gladium.

hoc e st in cauem is ob xia u ariis passionibus. 20. 1-2 lectationem expressim us. in id quod ratio n ab ile et in id quod est inrationabile. <= Phil 3. D enique et A braham tran situ s dicitur. . E t de cognatione in q u it t u a d. ita etiam processum m entis et quendam supe­ rio rem re d itu m significaret. u t quem adm odum lapsum m entis d em onstrauit. Ideoque d icitu r ei: E xi de terra tu a b. lacunam indicatiti Schenkl. H aec ergo m ens e ra t in C harra. u t quem adm odum in fra cta m ens re­ form are se possit cognoscerem us. Hoc enim legislator prouide egit. P u rg au erat enim te rra m dom i­ n us diluuii infusione. et Schenkl ut codd. <« Gen 12. Ergo u t m ens. 22. E xiuit de hac te rra ille cuius conuersatio in caelis e s t c. secundum Latinos p a te r dictus est. u t illas erro ris cauerem us sem itas. 23. hic autem pro­ fectum m entis speculari d atu r. 1. 1. C ognati su n t anim ae n o strae co rporis sensus. 1. lau erat hum anae conluuionem fragilitatis.130 DE ABRAHAM. quae in Adam to tam se delectationi et inlecebris co rp o ra­ libus d ederat. sed non satis e ra t ad u irtu tis profectum . D enique A braham secundum H ebraeos. D iu id itu r enim in d u o anim a n o stra. I I . nisi et in stru e re tu r hom o quem adm odum se regeret et g u b ern aret *** A braham m en­ tis loco inducitur. Sed ibi de sum m a b eatitu d in e et qua­ dam n atu rali u irtu tu m am oenitate p e r circum scriptionem sensus et delectationis inlecebram deflexus ad culpam est. hoc est de co rp o re tuo. u ir sapiens nobis ad im itan d u m p ro p o situ s est. in form am u irtu tis speciem que tran sire t. eo quod m ens p a ­ tern a quadam au c to rita te censione sollicitudine to tu m gubernet hom inem . 2. 1. In eo autem » Gen 12.

Tale concezione è un topos della dottrina stoica. 9. 4. 20: itEpàTT)? yàp ò 'E|3paio. Ma' là si descriveva com e l’uom o dallo stato di som m a b eatitu d in e e. sia scivolato nella colpa. E dalla tua parentela '4. m ut. affinché la m ente. m igr. épp. 215).. 38 (ibid. S ch en k l (CSEL XXXII/1. ’A3pai?c[X. I. cioè in caverne. Da q u esta te rra usci colui la cui p atria è nei c ie li13. Cain et Ab. ibid. affinché evitas­ sim o i sentieri del peccato... della sapienza: sapientia o m n iu m m a ter est et ipsa orbem terrarum possidet. 12 Cf. La p arte ir- 5 R eform are: nel senso indicato poco oltre (in questo paragrafo) dal­ l'espressione: in fo rm a m u irtu tis speciem que transiret. Il legislatore in fatti è stato tan to provvido che. Dunque q u esta m ente era in C harra. come osserva H. app. Perciò. 13 (Settanta) dove il nome di Abramo è accompagnato dall’appellativo è itepÓTi}.. È preferibile perciò ritenere — con il Savon ( ib id ... ci è stato proposto un uom o sa p ie n te 8 com e esem pio da im itare. 3. che in Adamo si era lasciata an d are al piacere e alle attra ttiv e corporali. P h i l o . fo n tiu m ) rinvia a Philo. In fa tti Abram o significa p assag g io 6. può riacq u istare la sua fo rm a id e a le 5. 13 Cf. fin. La distinzione suggerisce una concezione antropologica ter­ naria com prendente corpo. i° Àbramo incarna l’ideale del sapiente che l’esercizio delle virtù porta a dominare le passioni e a governare'la propria vita. p.. ingannato dai sensi e sedotto dal piacere. I l i 43 ( A u c h e r . in Gen. 1. aveva lavato la sozzura dell’u m an a fragilità. I l i 75-76. supra.. 11 C f. s g etta alle diverse passioni Perciò le si dice: E sci dalla tua terra.rive\ÌExai dove. Per questa interpretazione K. bon. 4. supra. 224. P h i l o . p. P izzolato. anima e spirito. cioè dal tuo c o r p o n. p. p . pot. 159. P h i l o . Il Signore infatti aveva purificato la te rra con il diluvio. 71: w g y l v 'E |3 p a ìo i e fo o ie v &v. con l’au to rità. 436). cf. nel senso che la m ente. 14 C f. 6 (CSEL XXXII/1. affinché potessim o conoscere com e la m ente che si è cor­ ro tta. In fa tti la n o stra anim a si divide in due p arti: la p a rte razionale e la p a rte irrazionale 1S. 188. com e ci h a m o strato la caduta della m ente. 2. 1. N oe 11. I I . ABRAMO. I li 43 (Aucher. I 2. 9 C f. 15 Cf. alla condizione prece­ dente. Cher. 'Jn Gen. il giudizio e la sollecitudine di un padre.. 1-2 131 pente il piacere. n a . Saint A m broise. 3 e 10. 8 Cf. II 1. migr. quod det. ins. 4. I sensi del corpo sono con­ giunti della n o stra anim a. trova corrispondenza e sviluppo nella definizione. m igr. p er cosi dire. quaest. cf. La d o ttrin a esegetica.c é p a èxX exTÒ v T)X°ùs. 381). p. ci h a anche indicato il progresso della m ente e il suo rito rn o . m igr. 565. 7 Cf. Cic. cf.. non si fa riferim ento ad Abramo. quaest. 206 — rcepdmis (il suo corrispondente in lingua ebraica è « Ebreo »). La similitudine. p. I 2. . però. nom . p. bisognava anche istru ire l’uom o a reggersi e governarsi *** A bram o ra p p resen ta la m ente. Su questa tripartizione antropolo­ gica in connessione con la tripartizione dei sensi esegetici. 215). che collega il uir sapiens al p a ter che esercita l'autorità. I 1. in u n certo senso. m a questo non era sufficiente p er il pro­ gresso della virtù . qui invece ci è d ato di osservare il pro­ gresso della m ente. In fatti A bram o in ebraico significa p a d r e 9. si vol­ gesse verso la fo rm a ideale della v ir t ù 7. 10. 5’&v "E X V nvES. più oltre data. governa l’uom o intero 10. n atu ra le a ttra ttiv a nell’eser­ cizio delle v irtù.) — che Ambrogio alluda a Gen 14. P h ilo . 6 T ransitus traduce — in modo improprio. Savon.

Benedicam in q u it te et faciam te in gentem m a g n a m f. cum genus p ro m ittit — genus enim in- m ortale u id e tu r esse. ergo cognati su n t p a rtis ratio ­ nabilis. <Gen 12. u t apum . 2 4 quod est in ratio n ab ile sensus sunt. 3. quam uis E p icuri schola. a corpore a sensibus corporalibus a uoce. 16. in quibus su n t om nes co rporis passiones et circum scriptiones sensuum . I I . D enique etiam m odulis uocis p ulsat et reuocat. rem an et m ens inm ortalis incorpo­ ream u itam recipiens. uoluptarii T uoluntarii cet. haec enim co rru p tib ilia. — gratia P. M ortuo etenim hom ine caro co rru m p itu r. qui­ bus decipim ur et inludim ur. In nullo enim h o ru m triu m bonum . 8. de quibus ait quidam : “ Ibid. 5. hoc est m entis. uitae TD proibitae (b ex u) P. qui saepe lu d u n tu r.132 DE ABRAHAM. . Ergo qui u u lt perfectam p urgationem consequj diiunga ab his trib u s. u t hom i­ num . q u o d au tem uere bonum hoc incorruptibile. Dom us m entis p ro latiu u m u erb u m est. Vt bonus p a te r fam i­ lias a prim o u estibulo dom us a e stim a tu r ita etiam de serm onibus n o stris m ens n o stra p erp en d itu r. P. 4. est p erfectum bonum . neque in sono uocis. sensus p ereu n t. In m o rtalitatem spondet. 2. Vnde in alteram te rra m u o c a tu r plenam beatitu d in e. plerique etiam uoluptarii d isru m p a n tu r laudantes co rp o ris delectationem . 1. S icut enim p a te r fam ilias h a b ita t in dom o sua et in p o testate h ab e t quem adm odum reg at dom um suam ita etiam m ens in serm onibus n o stris h a b ita t et g u b ern at u e rb a n o stra e t uis eius ac d isciplina in serm one elucet. personae m ortales su n t singulorum . sed uiuam re ru m cern at substan tiam . E t de do m o tua inquit e x ie. nec in carne. u b i non falsa p ro u eris sicut in hac uita. neque enim in sensibus. M anifesta autem fides. eo quod excussa co rp o ris et sensuum et uocis nebulosa quadam im agine co rru p tib ilem caliginem depo­ n at et reu elata facie u itae beatae g ratiam lu s tre t obtutu. u t equorum . quae falsis ani­ m am pleru m q u e dem ulcet cantibus. cantibus est om. uox a m ittitu r. 3.

4. . V ili 275): cpewìv 8 t i (iv& pcoTio. com e se fossero vere — com e succede in q u esta vita — m a la sostanza vivente delle cose. 138 s. è detto. p. o ù x t t ù u p o tp o p ix w XÓYip Siaq>épei i w v à X ó y u v ^<ówv. SVF I I 228. infra. Allora l ’uom o è chiam ato nell’a ltra te rra che è piena di felicità. 10. che secondo gli Stoici estrinseca nella parola la ragione presente nell'uomo (il Xòyos èvSidt- ■fretos). I I . I I 127. I I 3. à X X à t w i v S ia fté T tp . 214). p p . sebbene la scuola di E picuro 18 e anche m olti filosofi del piacere si affannino a lodare il piacere del corpo.. cavalli.. E sci dalla tua casa. c f. In fa tti com e il p ad re di fam iglia ab ita nella su a casa ed è in suo p o tere il m odo di governarla. m en tre m ortali sono i sin­ goli individui. adu. Hesiod. p. itp o ip o p ix ó j . 1. Dio prom etten d o la d iscen d en za20 assicu ra l’im m o rtalità — infatti si ritie n e 21 che il genere sia im m ortale. opif. Mos. cioè alla m ente. 19 M anifesta fides: c f.) e P h il o .. ABRAMO. quaest. i sensi periscono. 21 C f. IS iw s t)YE(J.. Ti benedirò — dice — e farò di te una grande nazione. Ibid. 13 s. In fatti anche con la m odulazione della voce essa influisce e chiam a. 84. ( = A et . Si 6 itpocpopixòs X óyog à i t è t o C etpa) tò X éy w . dai sensi e dalla voce. E m p . 18 ( = S ex t. nelle quali risiedono tu tte le passioni del corpo e le seduzioni dei sensi. api. 3. A p h r . 24 s. v. -cò ifiYeixovixóv : la r a g io n e c h e g o v e r n a l ’u o m o . 266): TI p i . e nem m eno nel suono della voce si trova il bene perfetto. 43.. p . Come il buon p ad re di fam iglia viene giudicato d all’ingresso della sua casa. la voce si perde: re sta la m ente im m ortale che accoglie la v ita incorporea. p . contem pla lo splendore della vita beata.. 20 È d iffic ile r i s p e t t a r e in t r a d u z i o n e il n e s s o f r a la c ita z io n e b i b l ic a e il s e g u e n te s v ilu p p o . si libera del velo co rru ttib ile e. uom ini. a faccia a faccia.): oi Z t o ix o ì < pam v e l v a i t t )? à v o r ta T o v n é p o . qu este cose in fatti sono co rru ttib ili. il p a s s o p a r a l l e l o d i Noe 11. La casa della m ente è la p aro la p r o f e r ita 16. tò T)Ye[xovixòv. il vero bene invece è in co rru ttib ile.. Saint Ambroise.ovixòv x a X e Ì T a i. a proposito delle quali u n poeta dice: 16 Prolatiuum uerbum : corrisponde al Xòyoc.. Cf. n o n nei sensi. G. cf. M adec. p p . dai quali siam o tra tti in e rro re e ingannati. ( = A lex . che spesso sono tra t­ ti in inganno. Cf. In nessuna di queste tre cose c ’è il bene. 2-4 133 razionale co m prende i sensi. 8 x ai. 43. E q u esta è u n a certezza e v id e n te 19. 12. 227. poiché d irad atasi quella c e rta o m b ra nebulosa form ata dal corpo. 17 A ltr o e le m e n to s to ic o . infra. dai sensi e dalla voce. dal m om ento che spesso alletta l'anim a con canti ingan­ nevoli. c f. cosi anche la n o stra m ente è v alu tata in base ai n o stri discorsi. cosi anche la m ente a b ita nei n o stri discorsi e gover­ na le n o stre p a r o le 17 e la sua forza e il suo insegnam ento si esprim ono attra v erso la parola. de anima): 8 t i Sè xa i tò X o fiffT ix o v [xò- p iov TTjg 't 'u / i i s .. math. 30 ( = scol. Perciò chi vuol raggiungere la p e rfe tta purificazione si allontani da queste tre cose: dal corpo. SVF I I . in Gen. anche P h il o . perciò essi sono congiunti della p a r­ te razionale. Theog.. 38 (CSEL X X X II/1. I I 11. c h e n e l t e s t o l a ti n o p o g g ia s u l l ’i d e n t i t à d i e tim o lo g ia e a f fin ità d i s ig n if ic a to d i gens e genus. Ibid. uit. 30. plac. migr. ove può co ntem p lare non le cose false. 436 s . I l i 43 (A ucher. 18 È r i p r o d o t t o il tr a d i z i o n a l e e s o m m a r i o g iu d iz io s u ll a s c u o la d i E p i­ c u r o . non nella carne. Dopo la m o rte in fatti la carn e si corrom pe.

tam en m ulto illud m elius. p ru d en tis non penitus declinare.6 at genus inm ortale m anet —. non perfectio. non dico A braham . 4. 4. b Deut 13. <•' Gen 12. si feceritis quae ego praecipio uobis. in quo non tam perfectio eius quam anim ae eius deuotjo et m entis libertas exiuit de co rp o ris uinculis. u t a directo deflectant tram ite. Solus autem ille num quam deflexit. 6. ita et A braham n u tab u n d u s quidem tam en tram item ueri sequebatur. si pru d en tes sunt. Ia m non dico uos s e r u o s d. Hinc fe ru n t gentiles septem sapientum sententiam : Se­ quere d eu m quasi in u en tu m suum . sed non penitus inclin ab atu r. S u p ra habes exi dixisse dom inum . et tam en. cum longe an terio r. Vnde et addidit: et abiit cum eo L o th e.134 DE ABRAHAM. d e inlecebris delectationis. p er quem lex d ata est dicens: Post d o m in u m d eu m tu u m a m b u la b isb. eliget bonum . p erfecti est enim non deflectere. sed cu n ctabundi licet regionis ipsius co n tu itu uiam colli­ gunt. E t exiit Abraham . hoc est declina Id enim nom inis significat in terp re tatio . D ucebatur plerum que falsa specie bonorum . 5. u t *** p eccato m oriam ur. om nia enim fecit quae sta tu ta sunt. 14 s. . profectio P. Sed. 1. am icus est enim deo qui facit quae im p era ta sunt. sed etiam Moyses fuerit. 5. « Gen 12. Adhuc enim re fo rm at se m ens in Abra­ ham . q uem adm odum locutus est illi d e u s c. lacunam indicauit Schenkl. d e quo scrip tu m est: E cce uirgo in utero accipiet et pariet filium et uoca- b itis nom en eius E m m anuhel: b u tyru m et m ei m anducabit. processus u iri sapientis pro p o situ s nobis a d im itan d u m scriptus est ad expe­ rim entum . quae in hom ine prim o lapsa est. prius­ quam sciat aut proferat mala. 10 s. 4. non de- uiant. Ante factu m ig itu r deus dicit q u asi obnoxio. I I . quoniam priusquam s Rom 6. quod gentem m agnam dixit ecclesiae perp etu am p o steritatem et generationem illam supernam . deo re n a sc im u re. a Gen 12. p o st factu m lo q u itu r quasi am ico. 4. et ideo p e r gradus et incre­ m enta se colligit. <1 Io 15. u t dixi. q u em adm odum locutus est illi m inus a.2 . E xiuit ergo A braham . hic habes: quem adm od um locutus est illi deus. Vnde et in euangelio suo dicit dom inus Iesus: Vos am ici m ei estis. D enique sic habes: E xiu it Abraham . 6. in quo ap ertu m im­ p erium iubentis expressum . 8. eo quod u t u iantes inco­ gnitam carp en tes uiam sem itis aliquibus saepe falluntur.4 . quae u ere m agna est. Quasi confabulationis quidam affectus conprehendi- tu r. 2. 1 .

se farete ciò che io vi com ando. I 2. e cosi p er graduali p ro g re s s i5 si riprende. Questo in fatti è il significato del nom e di Loth. prim a che co- 22 Verg. II 6. Con lui usci dai vincoli del corpo e dalle attra ttiv e del piacere non tan to la sua p erfez io n e3. e tu ttavia. se sono pru d en ti. com e Dio gli disse. IV 208. P hilo. allo stesso m odo A bram o. supra. non solo Abram o. ABRAMO. In fatti è p ro p rio di chi è p erfetto non scostarsi d alla giusta via. I I . che i pagani p re­ sentano com e fosse u n a loro invenzione.6 135 m a il loro genere resta im m o r ta le 22 —. Dunque. Qui si trova. Perciò il Signore Gesù dice nel suo Vangelo: Voi siete m iei amici. 1 .2 . 148. P hilo. nota 5.4 . quanto la sua anim a devota e la m ente libera. 148. 2. sta recuperando la form a p rim itiv a 4. 1 Cf. che nel prim o uom o era caduta. è p ro p rio di chi è p ru d en te non deviare com pletam ente. . in questo paragrafo). In fa tti è am ico di Dio colui che esegue quello che gli è stato com andato. migr. m a senza deviare com pletam ente. nel senso che. dopo il fatto si rivolge a lui com e a un am ico. m a. sebbene incerto. è stato d escritto com e esem pio p ra ­ tico: non è la perfezione. non deviano. migr. p rim a del fa tto Dio gli p arla com e a u n servo. m a anche M o sè2. A bram o dunque usci. 5 Cf. Di qu tra tta la m assim a dei sette sapienti: Segui Dio '. p u r con esitazione. com e Dio gli disse. 26: per incrementa et gradus. Ma — com e ho detto — il progresso di q u e st’uom o sapiente. 4. osservando i luoghi circostanti. m a è m olto meglio pen sare che con grande nazione abbia inteso l’etern a discendenza della Chiesa e la generazione celeste. 2 £ ripresentata la teoria secondo cui la sapienza pagana avrebbe attinto dalla Sacra Scrittura. rip ren ­ dono la via. con ciò si esprim e la disposizione d ’anim o d ’un colloquio. S opra si legge che il Signore disse: Esci. m entre di gran lunga anterio re fu. georg. In A bram o la m ente. Spesso era a ttra tto dall’inganne­ vole apparenza dei beni fittizi. Perciò si legge: A bram o usci. L’unico che non si scostò dal re tto cam m ino è Colui del quale sta scritto: Ecco una vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiam erete col nom e di E m m anuele. cioè la « viazione » 6. 5. e con lui parti Loth. tu ttav ia seguiva la strad a della verità. com e i v iandanti che prendono una stra d a sconosciuta spesso erran o in o ltran d o si in qualche sentiero e cosi si scostano dal re tto cam m ino. cosi si esprim eva un esplicito ordine del Signore. E A bram o usci. 4 Cf. 3 Perché il distacco dal corpo e dai sensi è solo l’inizio del cammino verso la perfezione (cf. che è veram ente grande ***. che ci è sta to pro­ posto perché lo im itassim o.. In fa tti A bram o esegui tu tto ciò che gli era stato o rdinato. N on vi chiam o più servi. mangerà burro e miele. p er mezzo del quale fu data la Legge che dice: C am m inerai seguendo il Signore Dio tuo. com e il Signore gli disse. infra. 6 Cf. Perciò è stato aggiunto. 6.

5. corporeas Schenkl (fort. P rudentes enim et continentes u irtu tis a tq u e anim ae possessores su n t decorem m orum m ansuetorum eli­ gentes. u t p riu s bona eli­ geret q uam m ala sciret. Qui au tem am ato res corporis su n t delectationibus eius in retiu n tu r.136 DE ABRAHAM. 13. D electationes enim h o ru m sen­ suum faciunt. non P2 Schenkl.c. u t su re t uxorem suam et nepotem et om nem anim am quam cum que p ossed erat in C h a rra n h.. ratio n ab iliu m autem in u irtu tib u s anim ae ac discipli- f Is 7. sed aliquando se inflectat. 20. credit Schenkl credet codd. — corporis P (i ex a) cet. Tam en etiam in his cuniculis positus ita euasit. . 7. sed p raeceptis in h aereb at caelestibus. quia inratio n abilium in corporis h abitudine om nis u irtu s est. u t in cauernas corporis et se in tra latib u la u oluptatis abscondat. 14-16. sensum his P sensus his sit P2 (h exp. I I . — et se scripsi sed se P se sed Schenkl. 2. 6. 18. 6-7 sciat p u er bonum a u t m alum . Hoc A braham facere non p o terat. — in P a. post u t add. 7.) D sensum < in le ce b r> is Schenkl qui post inflecti signum interrogationis posuit sensus < additu > s sit Wendland. eligentes codd. non credit malitiae.). Ideo etiam et LXX et V annorum d e s c rib itu r8 exisse de C harran. quod septuagensim o perfecto rem issionis num e­ ro sensus is sit qui po ssit inflecti. ne declinaret a uero. 4. 4-5. h Gen 12. infra P2 intra N Schenkl. eligentis Schenkl. ut eligat quod bonum e s t f. u t non sem p er e re c ta sit n o stra m ens. e Gen 12.

Berlin 1897. (xt|5è itXEpwffaj tòv ffunPoXixòv àpi-9-nòv -cwv è-cwv èpSoixVixovxa. p. II (cf. in quanto. 9 Mi sono scostato dal testo dello Schenkl. V ili 23 la remissione dei peccati è messa in relazione con il simbolismo del num ero 7: si veda in proposito quanto osserva C. p. 481. il nipote e ogni (anim a) v iv e n te 10 che possedeva in C harra. ABRAMO. aappa-cou àvauaùtretog Svta. nota ad l. 10 Anim am : evidentemente il testo biblico (Gen 12. preferita da H. 21. 29 (PG 13. p. 5è tpfrapTris x at àcpìHpxou UEfrópio? tpùffew. che indica l’anno giubilare.apTàvwv. 8 s.. sceglierà il bene. m a non necessariamente. p. poiché il fanciullo. sei. oùx èitàvEim xoivwvt)- ffiov -xfi èxxXiQo-toc. Preferisco perciò riproporre il testo dei Maurini. 7. che ritengo essere l’unico valido testi­ mone di Abr. In fatti i piaceri dei sensi fanno si che la n o stra m ente non sia sem pre eretta. P er q u esta ragione si dice che egli usci d a C harra a settan- tacinque (70 + 5) anni. Wendland. rifiuta la malvagità p er scegliere il bene. 2. 29 cit. Lewy . l’unica correzione da me introdotta è quella di sed in et. Lue. è<ru.. p erché il valore degli uom ini che sono irrazionali consiste nelle a ttitu d in i del corpo.. nota 1. Quella proposta da P. I I . che scelgono la dignità di u n a vita m ansueta. Coppa in questa collezione. nota 2. p u r con­ sapevole che la lezione sensus is sit è in realtà una emendazione di P2 e non elimina del tu tto l’oscurità del passo. 23): rispetto al testo di P. m entre il valore di quelli che sono razionali consiste nelle v irtù dell’anim a e nelle regole m orali.) il remissionis num erus è 25. con cui si è cercato di sanare questo luogo hanno scarsa attendibilità. m a aderiva ai p recetti celesti p e r non deviare dalla ve­ rità. Del resto il criterio qui seguito si ispira ad una maggiore considerazione per le attestazioni di P. che non mi pare offra un senso attendibile.. cioè « anima ».. 578B): k-KfiàWz- •cai Sé Ti? àp. sono possessori della virtù e dell’anim a. il senso è tale che può incli­ n a r s i8. prim a che conosca il bene o il male.. In exp. eu. Aei 8è aOxòv Sjw YEfovévai toO àp. Quella dello Schenkl non sem bra avere un senso com­ patibile con il contesto. xélv j-iifj ùu’àv&puMtwv èx(3Xr){Hi. Perciò è stato scritto che Abram o possedeva 7 Cf. . in ler. ibid. In Ioseph 3. p u r trovandosi in tali luoghi sotterran usci. n. sei. 301.iQXOvTa' è 5è àpi 3-jj.' TaOxa yàp [j. p er rifugiarsi nelle cavità del corpo e d en tro le tane del p ia c e re 9. 6. Credo tuttavia di poter affermare che perfecto non debba essere riferito a septuagesimo numero come un attributo che esprim a la perfezione del num ero 70 — questa è l’interpretazione sug­ gerita dai Maurini (cf. In fa tti i p ru d e n ti e i tem p eran ti.T] itoiùv.òg oi-cog alo-fririTrij x at voiyrrjs. 84) e richiesta dalla congettura del Wendland — ma come form a verbale (ablativo assoluto) che indica che Abramo. è troppo innovatrice rispetto ai dati della tradizione. Coloro invece che am ano il corpo sono se­ dotti dai suoi piaceri. Il collegamento del numero 70 con la remissione dei peccati si fonda probabilm ente su Mt 18. 6) allude ai servitori di Abramo. 12. Ttpeo’PuTépas -re x at vew-répaj. 6-7 137 nosca o faccia il male.. in nota precedente ( nXEpdxra. m a che a volte si pieghi. p u r essendo stato com piuto il num ero settan ta della re m issio n e 7. Questa interpretazione è in sintonia con il passo di Orig.eXeiv toù olxoSop-EÌv oixCav x a t cpuTEÙEiv 7tapa- SEtffou. Neue Philontexte. pren d en d o su a moglie. 307. pìvei 5è xa-caSESixairpiivos Elvai Trjg 'IepoutraXVip. 11. ha già compiuto il num ero che simbo­ leggia la remissione dei peccati. 8 Le due congetture. introd. 14 (CSEL XXXII/2. voi. 82. II. p. 198: dicoXetnei 6è è-cwv yeY°vùs uév*ce x a t è(35o|J. si veda infatti Orig. PL 14. ma Ambrogio intende il term ine nel senso più consono alla pro­ pria interpretazione allegorica. ). avendo superato i 70 anni. 34. Ma Abram o. che può avere una plausibile spiegazio­ ne paleografica. Philonis Alexandrini opera quae supersunt. A bram o non poteva scegliere il bene p rim a di conoscere il male. in ler..

I I . 7. ad cuius im itationem form aris. haec Schenkl et P esse P2 cet. Hoc ergo habet in ten tio doctoris. Quae a rb o r u t alta ita etiam ro­ b u sta indicio est non facile anim am sancti A brahae saeculi huius procellis esse cu ru atam .. quem in tra m undum q uaerebat.3. u t usque ad quercum altam p ertran siret. ad n atu ra e gratiam adiuncta exercitatione ita fu n d a tio r et excelsior factus. nisi rationem requiras. N usquam superius habes quod uisus esset illi d e u s c. 9. 9. Ergo quia neque sine dote n a tu ra e exercitatio ipsa p e r se perfectionem co nferre p o test et n atu ra e g ra tia d estitu itu r. Chaldaei enim m un­ dum superiorem deum d icunt u t etiam s *** ticarum dom us et a Gen 12. N onne u id e n tu r haec superflua. 2. 8. cum et altitudinem quercus non p raeterm ise­ rit? Sed ubi ratio est. E t peram bulauit inquit Abraham usque ad loqum chem ad quercum a lta m a. 3. 2. Deni­ que continuo ap p aru it illi deus. u t dem igrare non posset. c Gen 12. nihil superfluum . 5. sed etiam in opinione C haldaeorum . sed m ansisse sublim em . 6. hoc est non solum in regione. excidisse s< o lem et lunam stellarum que fixarum et erra > ticarum suspicatur Schenkl.138 DE ABRAHAM. . P ro p terea scrip tu m est quia possidebat anim am suam tam ­ quam liberam regens et nulli se ru itu ti obnoxiam . D enique m entem suam ab illa lubrica possessione defendit et tran stu lit. V liquet eo referendum quia. si desit exercitatio — est enim ingeniosi adm iniculum diligentia —. non p o tera t deum uidere. u t se a terrenis inquisitionibus ad altitu d inem diuinae cognitionis eleuaret. quod est laboris et exercitationis indicium . Vnde et Iacob u ir ex ercitatus filio suo Ioseph eam praecipuam d e d itb. quam diu C haldaeus fuit. » Gen 48.9 nis. 8. eo quod etiam in illis diuerticulis et an fracti­ bus co n stitu tu s uel adhuc aeui recentioris uel nondum perfectio­ ris disciplinae uel loci p aten tis ad u itia h ab itau it non ita inflexus ad culpam .7 . indu­ c itu r is uir. Sychem enim uel um erus uel ceruix significatur. 22. sticarum (siticarum T) codd.

della corruttela. poiché senza u n dono di n a tu ra l’esercizio da solo non può d are la perfezione e. ins. Perciò. Perciò Giacobbe. 2 . e ra di­ ventato ta n to solido ed e le v a to 2 da a ttra v e rsa re la regione fino all’alta quercia. ab itav a la regione dei Caldei. di u n luogo esposto ai vizi. i due testi apparterrebbero ad una stessa tradizione esegetica. I I . 4 L’espressione superiorem deum — come m ostra H.7 .. diede a suo figlio G iuseppe q u esta eccellente località. uom o esercitato. 97. 3. se m anca l ’esercizio. diu. Non sem b ra forse su­ perfluo. inoltre che. 1 9 4 . unendo al dono di n a tu ra l’esercizio.T)TE yàp xòv x6ff|x0v irfjTE t t | v t o O x ó f f u o u ' W x ^ v tò v lupw tov e I v o u ì t e ò v n t ] 5 è T o ù g &<rtépag T àg Xope t a g a Ù T w v T à upEfffiÙTaTa t w v f f u n P a i v ò v T i o v àv& pw itoig a f r i a . ed afferm ano 1 Cf. indica (allegoricam ente) che l’anim a del san to A bram o non po­ teva essere facilm ente piegata dalle tem peste di questo m ondo. 193. quod det. notti. cioè. presso la quercia alta. 9... 181: p. di cui Filone parla più volte a proposito delle credenze dei Caldei: P h ilo . in Gen. Da notare. che Ambrogio tuttavia corregge e ad atta secon­ do le proprie convinzioni ed esigenze. In nessun luogo precedente è detto che Dio gli è ap p s o 3. m entre l’apparato di K. anche se l’integrazione pro­ posta non dà una spiegazione. Perciò è chiaro che bisogna considerare che. m a condivideva anche le lo ro credenze — non poteva contem plare Dio. paleograficamente plausibile. viene p resen tato questo uom o. vuol essere l’insegnam ento del m aestro: p u r trovandosi nei to rtu o si viottoli d i u n ’epoca an co ra agli inìzi. mut. 69-70 e vi trova num erose corrispondenze letterali. p. Q uesto. di u n a n o rm a m orale no n an co ra p erfetta.9 139 la sua anim a. ABRAMO. quaest. P h ilo . P e rta n to Dio gli apparve im m ediatam ente. 5 Nel trad urre questo passo corrotto ho seguito quanto suggerito. P h ilo . che. Cf. 2 Fundatior et excelsior: sono aggettivi che attribuiscono ad Abramo le qualità proprie della quercia. a m eno che no n se ne ricerchi la ragione. pot. Abr. 167). I Caldei infatti afferm ano che il m o n d o è u n dio su p e rio re 4. 174-178) pone a confronto questo paragrafo 9 (pre­ cisam ente da Chaldaei enim mundum fino a deum uidit) con P h ilo . nella sua altezza e robustezza. E A bram o — si dice — attraversò la regione fino località d i Sichem . il dono di n a tu ra è inefficace — in fatti la diligenza è di sostegno a chi è dotato —. pp. m a rim aneva elevata p er innalzarsi dalla ricerca delle cose te r­ rene verso la su b lim ità della conoscenza divina. Saint Ambroi­ se. Ibid. finché Abram o era Caldeo — no n solo. migr. migr. dunque. Schenkl non contiene alcun riferimento. I l i 1 (A ucher. 8. In fa tti Sichem significa « òm ero » o « cervice » '. Q uesto albero. 159. il fa tto che non h a om esso di n o tare l’altezza della quercia? Ma. cosi p u re il sole e la luna e le dim ore delle stelle fisse ed e r r a n ti5. sull’esem pio del quale devi fo rm arti. anche quis rer. da K. in form a dubitativa. quando c’è una ragione. il che indica fatica ed esercizio. 3 Cf. vi dim orò senza piegarsi talm en te al peccato d a non potern e u scir fuori. lo stesso Savon (ibid. nulla è superfluo. 221. Anzi difende la su a m ente dal pericolo di tale schiavitù e la p o rta altrove. 175 — evoca il icpù-rog ìl-E^g. Savon. perché lo cercava fra i confini del m ondo.3 .. conservandola lib era e im m une d a qualsiasi schia­ vitù.. I. Schenkl nell'apparato. . p.

cum sit et ipse m o rtalis et co rru p tibilis. q uia in loco aram m ino aedificauit e i d. isti la b u n tu r om nia quae co n feru n tu r. tunc deum uidere coepit et eum cognoscere esse deum . Ergo quam diu m ens C haldaeicis e rro rib u s inflectitur. nisi m em inisses processus m enti huic scrip tu ra e serie seruari. sed o p erato r conditorque eius. E t ideo spectabat a deo genus discere sacrificandi. sed u eram religionem p aratam hum ilitati — hoc enim significat C hanaan —. quia A braham stellaru m o b seruatione dem igrans deum uidit. eo quod eas dom inatum q uendam h abere supernum credant. I I . Hoc ergo sc rip tu ra docet. qui Schenkl quod P2 (add. Sed non tem p o ralis deus. supra) cet. O portuit au tem eos aestim are quia qui c o n p a titu r non etiam im p erato riu m ius nec dom inatum quasi deus po ssit h ab ere in ea quorum aegrescit conpassione. In p ressu s est enim typus iste ualidus in anim a eius et m anifesta fides u eritatis. . non ig itu r uidetur. Quom odo au tem p o tera t u idere eum su p ra quem alteru m esse a rb itra b a tu r? Vbi u ero ad aliam dem igrauit non regionem . Vnde nec A braham p rim u m uidebat. non in his quae non uidentur. Vnde et deos stellas appellauerunt. S tatu it autem aram . quia quaedam stellis ad te rre n a conpassio est. Non ergo m ens ea u id et deum .140 DE ABRAHAM. ingrato in rep it obliuio. n am quae non u id en tu r aeterna. sed non sacrificauit. non u id et deum . C onfirm atio testim onii adiungitur. quem in his q u ae rit quae u id en tu r. Quae au tem u id e n tu r tem p o ralia sunt. 10. qui sibi ap p aru it. Illi haeren t a quibus ad iu u atu r. 3. Posset m ouere. N ondum in Isaac typum cognouerat passionis « Ibid. quae disciplinam C haldaeorum sequitur. cuius inuisibili u irtu te aduer- tit om nia regi et gubernari. A duertebat enim inrationabilis anim an tis et m u tae pecudis sacrificium dignam diuino cu ltu hos­ tiam non uideri. suppetit enim g rato u iro m em oria. 10. utique ipse deus non est. 9. 9-10 stellaru m cu rsu ferri ad se ru n t ea quae te rre n a su n t et quodam coerceri uinculo. M undus quoque cum sit factus.

In ­ fa tti la sua im m agine gli si im presse fortem ente nell’anim a e la certezza di questo fa tto è ev id e n te 9. Pose l'altare. l’aggiunta di ueritatis dà maggior vigore all’insie­ me (cf. 9-10 141 che gli esseri terren i sono guidati e com e vincolati dal corso delle stelle. M a avreb­ bero dovuto ren d ersi conto che chi h a u n a com unanza di affe­ zioni. a questo scivolano via tu tti i benefici ricevuti. 3). Ecco perché nem m eno À bram o lo vedeva all'inizio. quelle cose con le quali ha u n a com unanza di affezioni che lo rende inferm o. sed etiam in opinione Chaldeorum). Perciò hanno ch iam ato dèi le stelle.. Fides ha il significato di « certezza ». 9 L’espressione m anifesta fides ricorre anche supra. allora com inciò a vedere Dio e a conoscere che è Dio Colui dalla cui potenza invisibile com prese che tu tto è re tto e governato. già portato a conclusione. 3. perché lo cerca nelle cose visibili. pur materializzato e identificato con gli astri. 8 L’um iltà è la virtù di chi progredisce verso la verità e la perfezione. Non aveva an co ra rico ­ nosciuto in Isacco il tipo della fu tu ra passione. infra. 10. A quello rim angono im pressi coloro che lo aiutano. I I . finché la m ente è sviata dagli e rro ri dei Caldei. O ra Dio non è tem porale. in fatti all’uom o riconoscente non m anca la m em oria. che. perché le stelle hanno come u n a com unanza di affezioni con le cose terrene. era ritenuto da Abramo sommo dio. Ma le cose visi­ bili sono tem porali. E perciò atten deva di conoscere da Dio quale genere di sacrificio avrebbe dovuto fare. 3. poiché è stato fatto. anche supra. può essere dio. E com e poteva vederlo. Perciò. in q u an to ritengono che ab b ian o un certo dom inio so p ra di noi. D unque non può vedere Dio la m ente che segue la d o ttrin a dei Caldei. II 1. ABHAMO. p ro n ta all'um il­ tà 8 — questo in fatti è il significato di C hanaan —. m a alla vera relig io n e7. il suo contrario è la iactantia di coloro che si lasciano a ttra rre dalle cose sensibili (cf. II 6. religionem). Intuiva in fatti che il sacrificio di u n anim ale irrazionale e di bestiam e senza p arola non poteva essere u n ’offerta degna del culto divino. 33). m a non sa­ crificò. se non tenessim o p re­ sente che il seguito della S c rittu ra riserva a q u esta m ente dei progressi. né trova continuità in ciò che segue.. Questo è dunque l ’insegnam ento della S crittu ra: A bram o vide Dio dopo aver ab­ bando n ato l’osservazione delle stelle. non può avere il p o tere di com andare e di dom inare. M elchisedech 6 Alterum: riferito al dio dei Caldei. etern e sono quelle invisibili. nell’ingrato si insinua la dim enticanza. 7 Concetto espresso precedentemente in questo paragrafo (non solum in regione. La frase dal punto di vista logico è slegata dal precedente ragionamento sulla atem poralità e invisibilità di Dio. se credeva che so p ra di Lui vi era u n altro d io 6? Q uando però passò non tan to in u n ’a ltra regione. perciò non è visibile. . Ciò p o treb b e su scitare m eraviglia. com e se fosse un dio. perché an ch ’egli è m o rtale e cor­ ruttibile. Si aggiunge com e conferm a e com e testim onianza che ficò in quel luogo u n a ltare al Signore che gli era apparso. non in quelle invisibili. Né il m ondo. m a Colui che lo h a creato e fondato è Dio. ora ripetuto con gioco di parole (regionem. I 2. non può vedere Dio.

* Prou 9. ut ista cognosceret. nondum M elchisedech d ed erat ei benedictionis gratiam . Dom us enim dei d ic itu r B ethlem . in q u a n atu s est C hristus. h Mich 5. 2). V nde a it p e r p rophetam deus: E t tu. Non dixit co n tra B ethlem . ex te en im exiet princeps. 10-11 futurae. B ethlem . I I . Sicut enim sole m undus ita sapientiae splendore to ta m ens inlumi- n abitu r. sed tab ern acu lu m ipsum B ethlem appella- « Gen 12. 2. qui regat p o pulum m eum h. 8.142 DE ABRAHAM. q u ia p ro p h e ta b at u e n tu ru m iu stitiae s o le m f. R ecessit inquit inde in m o n tem contra o rientem B e th Increm en tu m deuotionis m ontis significat em inentia. M eritoque p o su it contra orientem B ethlem . C ontra orientem ideo. non es m inim a inter principes Iuda. quod illic sapientia p arare t sibi dom um g et inde p e r uirginem suum p raed estin are t exortum . . cuius ascen­ sio indicium est u b erio ris processus. 20 (4. V olebat ergo cognoscendorum m y sterio ru m iam lum en i accipere. f Mal 3. 1. 11. 3.

É difficile decidere se tale scambio di nomi sia dovuto a una pia fraus di Ambrogio — come pensa H. 21. I I . in mancanza di questi. innanzi tu tto perché egli. e in exp.) senza citarlo.. che non sia del tutto infondato il sospetto che anche nella precedente citazione di Gen 12. C X V III a Bethel/B ethlem è a ttri­ buito il significato proprio di Bethlem (domus panis). 5 e 6. come sopra in I 2. 11 A cominciare da non dixit Ambrogio passa a com mentare Gen 12. I 2. dunque. 8b si basa sugli elementi fom iti dallo stesso Am­ brogio in questo paragrafo e. 32. ritengo che Ambrogio non avesse scelta. cf. 114. 10-11 143 non gli aveva an co ra d ato la grazia della benedizione che gli avrebbe perm esso di conoscere queste cose. 22 ss. C X V III 6. p.). Egli unisce B ethlem a tabernaculum e non a quel che segue nel testo biblico — ponendo una pausa prim a di Bethlem — non solo per- . in secondo luogo perché alla confusione dei nomi si accompagna quella dei loro significati: m entre in lac. Non sem brano esservi indizi per pensare che sia caduto per aplografia. in qualche caso. nei passi del De Abra­ ham. l'interpretazione è sempre quella di Bethel (dom us dei). L ewy . nella quale è n a to C risto. anche se la m ancata citazione rende meno per­ spicuo il commento del nostro Autore. ABRAMO. La seguente ricostruzione di Gen. 8a). 39. che Ambrogio abbia inconsapevolmente supposto l’esistenza di una sola località indifferentemente denom inata Bethel o Bethlem-. CSEL XXXII/2. 3. su altri desunti dall’edi­ zione della Vetus Latina (Genesis. Tuttavia. mancando nell’apparato di K. m a h a chiam ato B ethlem la tenda stessa ". essendo le due parole pressoché omografe — troviamo attestato nei diversi luoghi (in questo paragrafo come anche supra. ho rite­ nuto più prudente non correggere. Comun­ que. come sopra in Gen 12. Per quanto strava­ gante possa sem brare questa interpretazione. forse per la dipendenza da Filone.). Schenkl qualsiasi indicazione. S i ritirò — è d etto — da li sul m onte a oriente di Beth L’altezza del m onte significa l'accrescim ento della devozione. da te in fa tti sorgerà il principe che reggerà il m io popolo. II 7. sarà utile. 8a (indico cosi la prim a parte del v. 5.) ora Bethel. ora Bethlem. lac. è da considerare denominazione di tabernaculum. In fatti. Per meglio comprenderlo. perché ivi la sapienza si p reparava la casa e predestinava la sua nascita d a u n a vergine. II 5. sa­ lire il m onte è indizio di grande progresso. Perciò Dio dice p e r bocca del profeta: E tu. com e il m ondo è il­ lum inato d al sole. non sei la più piccola fra i principi di Giuda. ad loc. i testi sopra citati dim ostrano che la confusione è da attri­ buire ad Ambrogio. 8 s. perciò. G iu stam ente è detto: a oriente di B eth lem l0. la Chie- 10 Questa citazione dim ostra la confusione fra Bethel e Bethlem. significa casa di Dio. Neue Philontexte. p. cosi si può spiegare che l'uno e l’altro nome si alternino anche a distanza di poche linee. B ethlem . p. CSEL LXII. che distinguerò con parentesi uncinate e che sono da considerare con la dovuta cautela: < et statuit (uel locauit) ibi> tabernaculum < suum > Bethlem iuxta mare Aggae ab oriente (per B ethel/B ethlem . tenere presente il testo biblico che Ambrogio com menta. ove ricorre la stessa citazione. aveva in m ente la città natale di Gesù.. Voleva fin d ’allora ricevere la luce dei m isteri che sareb b ero stati svelati. cosi la m ente sarà to talm en te illum inata dalla luce della sapienza. 11. Stando ai dati della tradizione m anoscritta. ps. 8b (parte centrale del v.. 50. 12. A oriente. desumibili dall’apparato dello Schenkl — m a sulla loro affidabilità bisogna essere cauti. nota prec. infra. nota 9 — o sia invece involontario.. exp. perciò. 12. Non h a detto: « di fronte a B ethlem ». dunque. Intendiam o ora il com mento di Am­ brogio: poiché Bethlem è priva di preposizione (contra. Penso.) si debba leggere Bethlem invece di Bethel. anche se la tradizione m anoscritta può aver alterato. perché cosi profetizzava che sarebbe venuto il sole di giustizia. i dati originari. In fa tti B ethlem . È più probabile. sia ove noi troviamo attestato Bethel sia ove leggiamo Bethlem . ps.

< e t> Aggae uel Aggae < e s t> Voccari (cf. quod B éth lem iuxta mare. sed non lab efactatu r. 8. 11 u it.144 DE ABRAHAM. uel ecclesia tu n d itu r saecularium c u ra ru m fluctibus. quae ad loc. i Gen 12. caeditur. S pectat aliorum n au frag ia ipsa inm unis et exsors periculi. Iam illa quis non m ire tu r m ysteria. ita etiam m ens n o s tra inuentis a litu r sapientiae et quibusdam eius radiis u id e tu r splendescere. Aggae ab oriente '? E tenim uel anim a. 3. cruce signauit Schenkl.radiis te r­ rae u ap o ran tu r. . S icut enim oculi p a sc u n tu r p rim o diei lum i­ ne. I I . Visibilis enim solis. 14 Aggae scripsi aggee P. ecclesia enim iu sto ru m est tabernaculum . com m otiones fluctuum et insur- rectiones passionum co rp oralium facilis p rem ere ac m itigare. 11. p a ra ta sem p er u t inlucescat sibi C hristus atque eius inlum inatione ipcun- ditatem a d q u ira t sibi. notaui). quae m e re tu r tem p lu m dei appellari. sed non su b ru i­ tu r. inuisibiles au tem rad ii cordis n o stri p en e tran t in terio res recessus.

che nell’edizione di K. che g iustam ente è ch iam ata tem pio di D ìo 13. è la ten d a dei giusti. che è introdotta da quod dichiarativo ( = St i con il discorso diretto). è omesso àv) e anche il corrispondente luogo della Vetus Latina attestato da F vlg. 837): Bethel secundum mare Agge contra orientem. Ritengo questa una spiegazione probabile. 3. m en tre lei è im m une. I 149.. Basandosi su questi elementi il Vaccari suggerisce di leggere questo luogo cosi: Bethel iuxta mare < et> Aggae ab oriente. Vaccari. concorda cioè — tenuto conto delle varianti secundum e contra in Fulgenzio e della lezione aggee di P in Ambrogio — con il testo tràdito ambrosiano: iuxta mare Aggae ab oriente. P hilo. 11 145 sa. In fa tti le te rre evaporano so tto l’azione dei raggi del sole visibile. 3 (1922). dunque. 13 Cf. tiene in scarsa consi­ derazione il senso letterale. (ma nell’ed. m a non è travolta. p e r cosi dire. sem pre p ro n ta a essere illum inata da C risto e a ricevere con la sua luce la gioia. una citazione biblica. Wevers. m a non cade. non deve meravigliare eccessivamen­ te: la sua esegesi. Bisogna riconoscere al Vaccari il m erito di aver indicato la via p er fare luce sul passo. Schenkl è segnato con la crux. perché non è presente in Fulgenzio e nemmeno nei Settanta. ABRAMO. m a anche perché doveva sembrargli che soltanto in questo modo la strana e oscura espressione iuxta mare Aggae ab oriente (vedremo in nota seg. 826 e p. Concludendo: il luogo. O sserva i nau frag i degli altri. senza difficoltà contiene e m odera gli scuotim enti dei flu tti e gli assalti delle passioni del corpo. soprattutto in questo secondo libro. 11 emendatus. pp. 8b senza et. invece. è b a ttu ta dai flutti degli affanni m ondani. II.. che io indico con 8b). m a presenta l’aggiunta di est. In fatti. in « Biblica ». È perciò arduo stabilire quale significato Am­ brogio abbia attribuito a questa espressione biblica: al riguardo la m ia tra ­ duzione vuole essere solo un'ipotesi che tiene presente l’intero testo di Gen 12. 449-450. somn. com e gli occhi si n u tro n o della p rim a luce del giorno. che acquista parti­ colare valore. ché suggestionato dalla forte carica simbolica e m istica insita nell’associazio- ne tabemaculum-Bethlem. E chi non sarà colpito dal m istero del testo sacro: B eth lem vicino al mare. i raggi invisibili invece p en etran o negli intim i recessi del n o stro cuore. anche se Ambrogio non si preoccupa di dire quale possa essere il significato letterale di detta espres­ sione. la seconda tiene conto della mancanza di et in Fulgenzio. m a nelle sue conclusioni egli si è lasciato più influenzare dalla versione dei S ettanta che guidare dal testo di Fulgenzio. senza porsi alcun problem a. Questa espressione è. Se è citazione. . di J. Fab. R vsp . SI e 34 (CCL 91A. 12 A. esente da pericolo. è da considerare non corrotto. è colpita. quale ho cercato di ricostruire in nota prec. cosi anche la n o stra m ente si ali­ m enta delle scoperte della sapienza e. Che il nostro esegeta abbia citato e tra tta to un testo simile. a 1 Cor 3. Agge a o r ie n te 12? In­ fa tti l ’anim a. 8b. se si considera che Fulgenzio è l'unico testim one — oltre Am­ brogio — di questo luogo della V etus Latina. p. che il testo biblico di Ambrogio in questo punto era corrotto) poteva avere un qualche plausibile significato in connessione con l’insieme. oppure: Bethel iuxta mare aggae (sic!) < e s f > ab oriente. infatti. La prim a soluzione è fondata sul testo dei Settanta. quindi riferisce il relativo testo dei Settanta: èv Baifl-ifiX xttTà 6-àXeKTffav xa£ A y y a l x ax ’ àv afo X a. Il noto biblista osserva innanzi tu tto che Ambrogio aveva sotto gli occhi Gen 12. che K.W. corrotto (o mal tradotto dal greco) era il testo biblico che Ambro­ gio aveva sotto gli occhi. Schenkl giudica desperatus e che il Vaccari vuole em endare. 16. 8 (più precisam ente la parte centrale di tale v. sem b ra ri­ splendere dei suoi raggi. Gòttingen 1974. L ocus Ambrosii de Abrahamo 2. Schenkl rinvia. Ora la duplice testim onianza di Fulgenzio conferma che Ambrogio leggeva Gen 12. ha creduto di poter facilmente sanare questo luogo. viene meno anche la ragione per integrare est. o la Chiesa.

4. V nde et ille non tim ebat adflictationes. Ideo et A braham d icitu r descen­ disse in Aegyptum b. E xo r enim saeua m entis fam is. d Gen 12. inualido infirm itates. 12 . 5. q u an d o ad p e te n tia ca m is huius exun­ dat. 9. 14. » Gen 12. S tim ulus enim m entis caro n o stra est et passiones eius co n p u nctiones sunt nostrae. Sic tam en descendit. T em p tam u r om nes. qu i dicit: N am et cum uenissem us in M acedoniam . u t adfligeretur. b Gen 12. nos uel deus Schenkl nos deus uel P uel deus nos cet. ubi conpungi possit. in Aegyptum inpel- litur. nullus sum ptus luxu­ riae. 10. cum sibi u id e tu r in deserto m en s esse quieta ab om ni te rre n a ru m u o lu p tatu m adpetentia. 13. expolia­ tus iactan tiae tum ore! Sed quia nos uel deus tem p tari p a titu r uel te m p ta to r incu rsat. 13. descendit in Aegyptum. intus ti­ m ores c. cum alieni cu p id itas in rep it. hoc est in adflictionem cor­ poris. incorpo­ ralibus in ten d ere atq u e ad haerere cupiens. . E t abiit A braham et dem oratus est in d e s e rto a. quando cogitat quae ca rn alia sunt. V tinam in hoc deserto esse possim d estitu tu s ab om ni incen- tiuo cu p iditatum . fo rtio r non ten etu r. R edigunt enim nos in angustias corporis. i Ibid. quibus infirm a su b icitu r. Iteru m aedificauit aram et inuocauit in nom ine dom i Processus fidei in dom ini inuocatione significauit. secernit u t singulariter agat. derelictus ab om ni delinquendi studio. Hoc adiecit superioribus. T p ro b a tu r m ens. cordi iactan tia. In hanc descendit m ens no stra. quando in quodam deserto est. tunc autem ascen­ dit. u t quasi aduena ad tem pus incolere. 10. hoc est caro nostra. 3. nullam requiem habuit caro nostra. nulla ab u n d a n tia pecuniae. sed in om nibus su m u s adflictati: foris pugnae. lu xuria suaui- ta ti est. quibus p ro b a re tu r m erito. Ip sa est Aegyptus nostra. P a titu r hoc m ens n o stra: in ter­ dum sep arat se a corpore. in terd u m p ro p te r con- ligationem anim ae et co rporis in q u in atu r ad carnales uoluptates.146 I® ABRAHAM. Adflictiones igitur fo rti u iro coronae su n t. quando inuisibilia d esiderat. ubi nulla cupidi­ tatu m lasciuia. u t expetat ea quae saluti ad u ersa sunt. Sed u t descenderet in Aegyptum fam is co e g itd. 4. 14 12. ipsa est adflictio. 6. In flectitu r etiam so­ b riu s anim us. c 2 Cor 7. XI.

non p er stabilirvisi com e c itta d in o 3. se valida. quando pensa alle cose car­ nali. Ecco che cosa accade alla n o stra m ente: a volte si separa e si distingue dal corpo p er agire autonom am ente. m entre preced temente (Gen 12. 14 147 12. p. cioè la n o stra carne '. 1814. Si tratta di un calco sul greco èxinav&f)- vai upÒ£ aÙT-QV. presa dal desiderio di rivol­ gersi e u n irsi alle cose incorporee. abbandonato da ogni desiderio peccam inoso. si so ttom ette. . q uando si ritro v a com e nel deserto. Neue Philontexte. ora nel­ l’edificazione del secondo altare aggiunge l’invocazione. Ave. nel cuore c ’è la superbia. C. allo ra invece sale quando anela alle invisibili. M a vi discende p e r abitarvi tem ­ poraneam ente com e stran iero. 3. Philo. 3 H. ai quali. dove sono del tu tto assen ti la dissolutezza delle passioni. Lewy . a ttra ­ verso le quali era giustam ente provato. 2 s. quando si insinua la cupidigia dei beni altru i. quaest. la lus­ su ria diventa piacevole. è spinta in E gitto p e r essere pungolata. Ma fu la fam e che lo costrinse a scendere in Egi Sorge in fatti la terrib ile fam e della m ente. T utti siam o tentati. m a abbiam o su b ito ogni genere di sofferenze: fu o ri le lotte. 20 (Codex Monacensis. 12 .4. 13. p riv ato di ogni stim olo di passioni. i mezzi della lussuria. 65): inquinari ad eam (se. sia perché Dio p erm ette che noi siam o ten tati sia perché il ten tato re sfe rra i suoi attacchi. spogliato della presunzione della vanità! Ma. Lommatzsch .E. ABRAMO. 14 Con hoc adiecit superioribus Ambrogio sottolinea che.. Qui discende la n o stra m ente. 3. 7) Abramo si era lim itato a costruire un altare. 40. la nostra carne non ha avuto un m om en to di pace. Anche l’anim o tem p eran te si piega. dunque. 2 Per inquinari ad un solo esempio è registrato nel ThlL (VII 1. V ili. All la m ente è m essa alla prova. l’ab­ bondanza del denaro. Siam o in fatti spinti nelle stretto ie del corpo. lui che dice: In fa tti. sono corone p e r l’uom o forte. in Gen. 14. p. a volte a causa dei legami che uniscono an im a e corpo si contam ina con i piaceri c a rn a li2. di Oricene (ed. ' Cf. quan­ do siam o ven u ti in Macedonia. Perciò si dice che anche A bram o discese in E gitto p er essere afflitto.H. in hept. In fa tti il pungolo della m ente è la n o stra carne e le sue passioni sono le n o stre punture. nota 6. p er il debole sono inferm ità. Ecco il n o stro Egitto. Le affli­ zioni.. ecco la n o stra affli­ zione. Di nuovo edificò u n altare e invocò il nom e del Signo Con l’invocazione del Signore h a voluto significare il progresso della fede.): Itala. cioè n ell’afflizione del corpo. I I . dentro i tim ori. che nel de­ serto si vede im m une da ogni desiderio di piaceri terreni. Q uesto h a aggiunto a q u an to aveva d etto precedente- m ente 14. àXXà TtapwxEi. leg. 68): ’A ppàn où xa-cwxa AifuitTov. discende in E gitto. In questo consiste il processus fidei. Perciò nem m eno l’Apostolo tem eva le afflizioni. II 59 e 77. 18. segnala un interessante frag. Poi A bram o se ne andò e dim orò nel deserto. se debole. Leu. sa resistere. Potessi trovarm i in questo deserto.. quando i desideri della n o stra carne strarip an o . e cosi la m ente reclam a ciò che è contrario alla su a salvezza.. 4. la m ente. ad uxorem proximi).

I I . sed cum om nis n eb u la tra n sie rit et sapientiae splendor refu lserit. H aec est qu am sibi Solo- m on uxorem ad q u isiu it «. 4 . d im ittit eam atque a se relegat nec p a titu r eam uolui in se et ad h aerere cogi­ tatio n ib u s suis. f Gen 12. E t ideo u eru m am ato rem suum integrum ab in iu ria reseru at.148 DE ABRAHAM. qui ro g ab an t u t tra n s ire t de finibus eorum dom inus Iesus '. Tales e ra n t Geraseno- rum . . ! M t 8. qui Schenkl quis codd. 15. 19. Vnde uidentes eam Aegyptii. qui u irtu ti d e fe rre nescirent. hoc est a d m entem superbam . 5. 25. Itaq u e om nes cu p iu n t tali se copula dignos u id eri é t dolent sibi aliquem p ra efe rri. <•■Ps 118 (119). E t u t infirm iores oculi lucem refugiunt. D escensus au tem A braham in Aegyptum . dixit Sarae. N am que dum in qu ad am sum us delinquendi libidine. ne se uxorem eius diceret. ita m ens inualida sap ien tiae fulgorem non su stin e t. grauia to rm en ta ex e rce n tu r in q uodam m ale conscii secretario. ne u id eat eo ru m quae concupiscit deform itatem . Iu stu s enim dixit: A duena su m in terra hac e t alibi: H eu m e quod incolatus m eus prolongatus e s t e. 15. cui cito inuidetur. 8. S oror au tem quodam uel iu re g erm an itatis uel nom ine plerisque socia­ tu r. n o n sibi soli sapien tiam qu asi p raecip u am adroget. E tenim cum ani­ m am in p ro b am u irtu tis in tra u e rit serm o. E t h in c gran de sobriae m entis m ysterium . qui non possent discern nec u irtu tis form am cognoscere. E t ideo u t inuidiam re p rim a t. 15. n e n o ceren t p er inuidiam . qui ta n ta solus p o tia tu r p ulchritu dine. sed sororem a p p e lla re tf. N on sibi p rin cip a tu m su p er om nes uindicet. h Gen 12. u x o r enim p raecipue est u n i debita. Quodsi uel aeg ra p e r cu lp am uel inualida p e r infirm itatem non p o tu e rit fe rre ac p erp eti u irtu tis praesentiam . hum iliorem se p ra estare debet. Itaq u e grau io r n o stra m ens iudex est conscientiae re a tu et iudicio paeni- tentiae. 119 (120). 10. * Sap. 11 ss. hoc e st a d fe e t b a rb aro s m ores. quae pondus sapientiae no n s u stin u it et ideo ad ilictata est. 34. 14-16 non qu asi ciuis p o ssid ere u id eatu r. 16. uulgari aestim an tes iudicio indu­ x eru n t a d ty ran n u m h. re d arg u it eam culpae erro risq u e p u d o re adficit et prolapsionis to rq u e t dolore. nebulis quibusdam insipientiae m ens o b d u c itu r e t fum o qu o d am in iq u itatis oculi eius caligant.

. . gli Egiziani. non p re te n d a p er sé sola la sapienza com e u n privilegio. 294) osserva a proposito di una simile situazione n arrata in Gen 20. Similmente Orig. ABRAMO. la fa vergo­ gnare del suo peccato e la to rm en ta di dolore p er la sua caduta. 5 Male conscii: cf. Ecco il grande m iste ro della m ente tem perante. rielabori e adatti quanto Philo. non h a p o tu to so p p o rtare e to llerare la presenza della virtù. sofferente p e r il peccato o d eb ilitata dall’in fer­ m ità. 4). Àbramo. che e ra incapace di ren d ere onore alla virtù. la rende consapevole della colpa. 16. in Gen. hom. la caccia e la allo n tana d a sé e non p erm ette che essa si agiti nel suo intim o e sia inseparabile dai suoi pensieri. Se poi. finché proviam o un ce rto gusto nel peccare. Allora la m ente è giudice più severo nel v alutare la colpa della coscienza e nel decidere sulla penitenza. 14-16 149 Disse in fatti il giusto: Sono straniero in questa terra. 4. e p e r fren arla deve m o strarsi ancor più um ile. sed sororem eam asserens. È questa che Salom one prese in sposa.. La sposa infatti ap p artien e esclu­ sivam ente a un o solo. E cosi tu tti desiderano m o strarsi degni di un tale m atrim onio e si dolgono che qualche a ltro sia a loro p referito e o ttenga p er sé solo u n a si grande bellezza. p er evitare ch e gli facessero del m ale p e r invidia. E cosi preserva da offese colui che la am a veram ente. che su­ bito d iv en ta oggetto d i invidia. quaest. In fatti. La sorella invece si può associare a m olti o p e r fratellanza in senso s tre tto o a titolo di fratellan za in senso l a to 4.. q u ando la p arola della v irtù p en e tra nel­ l'anim a m alvagia. cosi la m ente debilitata non so p p o rta il fulgore della sapienza. che non sopportò il peso della sapienza e perciò fu colpita da afflizione. dem onstret com m unionem esse eius zelum atque desiderium apud omnes qui genuini fidelesque studiosi sunt pro­ bitatis optimae. cioè in u n paese di costum i rozzi e b arb ari. e altrove: Ahim è. 4 Non c’è dubbio che Ambrogio. Ma. cosicché non vede la b ru ttu ra di ciò che bram a. VI 1 (SCh 7 bis): . N on rivendichi a sé il dom inio su tu tti gli altri. II 5. ut non solus praeses uideatur uelut uxoris sapientiae. in Gen. ritenendo che fosse sua sorella): generosus animus uirtutem sororem nominat. I I . U na volta disceso in E gitto. 22: bene conscia. m a di dichiararsi sua sorella. Ad hos denique qui perfecti sunt dicet sermo diuinus: « Dic sapientiam sororem tuam esse » (Prov 7. q u ando ogni nebbia scom pare e risplende la luce della sapienza. quando la videro. p. 13. gravi to rm en ti si fanno sentire nell’intim o di chi è consapevole della c o lp a 5. sed ut sororem etiam aliis uolen- tibus copulemus. 15. la giudicarono con criteri volgari e la p resen taro n o al re. moglie di Àbramo. infra. In tale condizione erano gli occhi dei G eraseni.uirtutem non u t uxorem intra graemium concludamus. E come gli occhi m alati rifuggono dalla luce. Perciò. la m ia perm anenza si è prolungata. che non sapevano distinguere né riconoscere la fo rm a della virtù. commentando Gen 12. 2 (Abimelech prende con sé Sara. non uxorem. In fatti. la m ente è com e avvolta dalle nebbie dell'insipienza e i suoi occhi sono accecati dal fum o dell’iniquità. cioè alla m ente super­ ba. IV 60 (A u c h er . disse a S ara di non p re sen tarsi com e moglie. che supplicarono Gesù di allontanarsi dai loro confini.

R ecu rre cito eo unde uenisti. N onne dicit: « P utaui rem faciliorem ca sti­ m oniam sequi: su p ra u m eros m eos. cito tolle. adflic- tiones su n t m ihi: satis est quod an te deceptus sum ». su b ito au t eb rie tatis succensus calore a u t ipsius ca m is aestu a u t occursu form ae decentioris nequaquam se-' ten eat nec legi ca m is repugnet. 17-18 17. m axi­ m am secum u eh at dotem . 1 Gen 12. Non sustineo praesentiam tuam . dum tenendam te arb i­ tro r. quae non perfu n cto rie. I I . C onuersus deinde ad aliquem m onitorem sui. sed pluribus sociam . qui in tu itu s ca stita tis g ratiam et quo­ dam eius cap tu s d eco re sequendam p u tet. id est ecce p e r­ suasio tu a an te te. E t m isit alum nos suos. « sed dixisti sororem . finitim am studiosis. recede. qui stu ­ d u erit in eius m entem inducere adsuetudinem castim oniae alle­ gans non ard u am fore nec inpossibilem . sobrietatem scilicet e t m odestiam ac uerecundiam . . sollicitam custodiam . recede de finibus sensuum m eorum . sed dixisti quia soror tua est? E t sum pseram eam m ih i uxorem . E t nunc ecce m u lier tua ante te. Tolle te hinc cum tuis consiliis. q uibus u ag a tu r plerum que m ens intem perantior. accipe et recurre. nullis ad stricta m legibus et n atu ra e sociam . 4. adfligor grau ib u s quaestionibus. Denique et iste rex Aegypti ait ad A braham : Q uid fecisti m ihi? Quare non d ixisti m ih i quia uxor tua est. Sed intellexi quod pondus sit in ea et sarcina. deinde pedisequas eius nesciens. cum tua adm onitione. su p ra uires m eas est. Itaq u e inp ru d en s onerum eius copu­ landam m ihi eam et retin en d am putaueram . conuenientem u o lu n tariis « qu id hoc » inquit « fecisti m ihi? q u are non dixisti m ihi quia uxor tu a est? » — hoc est. quae inuehat grauia onera m atrim onii et du rae faenus coniunctionis —. Vale castitas. 18. Nolo an te m e sit. quam ten ere non possum ». cito recurre: m oras tu as non fero. cautionem seriam . 18 s. non iu re aliquo dotalis cen­ sus su p erb am ac potentem . quibus co m itata incedit et stip ata aduenit. parsim oniam cibi/ fugam lasciuiae p ro cacitatis petulantiae. R arus cui ista iu n gantur. nolo in m eis cogitationibus. sed legitim o te n e a tu r coniugio.150 DE ABRAHAM. accipe et recurre hinc In d u cam u s ani­ m o intem p eran tem aliquem . Ecce m ulierem tuam .

che p o rta con sé una d o te 6 ricchissim a. m odestia. i vizi di seguito elencati. am ica di coloro che si dedicano agli studi. m a com pa­ gna di m olti. to rn a subito in d ietro di corsa: non sop­ p o rto i tuoi indugi. ma m i h a i detto che è tua sorella? E cosi m e la sono presa in moglie. in senso metaforico riferito alla castità. frugalità nel cibo. vattene. V attene di qui con i tuoi consigli. 352). Torna subito di corsa donde sei venuta. dicendo che non sarebbe sta ta una v irtù difficile. 8 Come la castità ha le sue pedisequae (cf. Come leggesse Ambrogio Gen 12. « m a l’hai chiam ata sorella. 17-18 151 17. sono to rm en tato da gravi difficoltà. pensando di tra tte n e rti. prendila e vattene via in fretta. E m andò i suoi c o lla b o ra to ri8. a tte n ta vigilanza. cioè tem peranza. paragrafo prec. È infatti in riferi­ m ento al testo biblico che è possibile spiegare l'improvviso ritorno al per­ fetto nel verbo m isit. v attene subito. cioè ecco a te la tu a p e rsu a sio n e 7. v attene lontano dai confini dei m iei sensi. racco­ m andabile a coloro che p restan o volontariam ente servizio milir tare. p. Genesis. Ecco tu a moglie. m a da legittim o m atrim onio. supera le mie forze. . non conoscendo le ancelle che la accom pagnano quando avanza e l’atto rn ian o quando sopraggiunge. Si trova ra ram en te uno che possegga tu tte queste virtù.). ABRAMO. Ma ho capito quale pesante fardello l’accom ­ pagna. non superba e dom inatrice in v irtù di un d iritto fondato sul valore della dote.: la citazione di questo luogo di Ambrogio è stata aggiunta nei « Nach- tràge und Berichtigungen ».). Non sopporto la tu a presenza. che h a cercato di in tro d u rre nella sua m ente l’abitudine alla castità. im ­ provvisam ente infiam m ato o dal calore deH’ubriachezza o dal­ l’ard o re della carne o d alla vista di u n a bellezza m olto at­ traente. con la tu a esor­ tazione. Im m a­ giniam oci un in tem p eran te che. In fa tti anche questo re d ’E gitto disse ad Abram o: Che cosa m i hai fatto? Perché non m i hai d etto che è tua moglie. cosi l’intem­ perante ha i suoi alumni-. 7 Persuasio: in senso attivo. ir . p er opera dei 6 La dote. ad loc. Non voglio che rim anga davanti a me. sono le numerose virtù che le fanno corona (cf. Ora ecco a te tua moglie. Non d irà forse: « Credevo che seguire la ca stità fosse più facile: essa su p era la m ia cap acità di sopportare. né im possibile. co ntem plata la grazia della casti­ tà e a ttra tto dalla su a bellezza. nei miei pensieri. non può tratte n e rsi né resistere alla legge della carne. pudore. dalla insolenza. 18. pren ­ dila e vattene in fretta. È im portante notare che con m isit alumnos suos si allude al testo biblico (cf. 20 non è facile dire. m a poi. E rivolto a colui che lo h a consigliato. sono in mezzo ai guai: mi b asta essere stato già ingannato ». Vetus Latina. pensi di doverla seguire. castità. Addio. m en­ tre non ne sono in grado ». agli uomini che per ordine del faraone accompagnarono Abramo fuori dall'Egitto (Gen 12. recando i gravi pesi del m atrim onio e il pro­ vento di u n a unione gravosa —. rigorosa prudenza. 4. dalla sfron­ tatezza. non vincolata da alcuna legge e com pagna naturale. fuga dalla dissolutezza. 20). dice: « P erché mi hai fatto questo? Perché non mi hai detto che è tu a m oglie? » — cioè quella che è u n ita non da un legame superficiale. E cosi senza v alu tarn e la gravosità avevo pensato di unirm i a lei e di tratten e rla. paragrafo prec.

flagitiorum inm odestia. hoc est principalem . non seruitutem . census non habet. h ab ere quod satis uoluntati sit. 19. 18. E ra t diues u a ld e c. 5. non expoliata est am ictu sedulae so b rietatis. insolentia. q non alieni e rat adpetens. offundens scripsi (an effundens scribendum?) offendens' codd. Mens ergo ualidior principalem u irtu te m secum habet. quae de Aegypto secum om nia retulit. u t elim inarent ac longe propellerent castim oniam . Quid sibi hoc u u lt? N on m ihi u id e n tu r in hom ine iusto saeculares diuitiae laudari. non exuta uestim ento pudoris. Discessit itaque A braham inde habens secum uxore suam S a ra m a. 18 . quia nullius indigebat. Hoc est enim esse diuitem . I I . 2. Ideo et dicitur illi: A udi Sarram uxorem tuam b. non seruientem . Vnde in pecoribus corporales a Gen 13.152 DE ABRAHAM. Schenkl. 12. b Gen 21. quod suum dici uellet.5. quo secura iam et a rb itrii serioris lib era in peccatis suis re d ar­ gui non refo rm id aret. nihil ibi disciplinarum su aru m am isit. a r­ gento et auro. c Gen 13. 1. m ensuram enim frugalitas habet. hoc est in p eritan tem corporis sensibus. 20 uoluens anim o cogitationes luxuriae am bitionis au a ritia e et diuer- sas inlecebras offundens. . E ra t au tem diues pecoribus. ne recu rsu m faceret in eos fines. non colorata est intem peran­ tia. cuius m odus in arb itrio q u aeren tis est. 19. u tp o te cui nihil bonorum deerat. Quae enim seru itio delictorum se exsuit p rin cip atu m habet. non oboedientem . 20. quibus fu e rat expul­ sa. 4.

. lat. S. 19. Genesis. l i 11. d ’arg en to e d ’oro. Orig. (cf. Perciò è d etto ad Abram o: Ascolta tua m oglie Sara. 471. perché nulla gli m ancava che desiderasse considerare s u o 4. E ssere ricchi in­ fa tti significa avere ciò che b asta a soddisfare i p ro p ri desideri. ABRAMO. in cod. 5 ss. di vergognosa im m odestia. non la servitù. 38 (p. II 7.. Nab. perché ma il testo di questo v. 3 Sulla sovranità della m ente sui sensi cf. 6). non è spoglia del velo della saggezza prem urosa. non serva. ad loc. . La stessa espressione — principalis uirtus — ricorre anche in De uirginibus I 10 (C azzaniga. Che significa questo? Non m i p are che si vogliano lodare in un uom o giusto le ricchezze del m ondo. non è p riv a della veste del pudore. infatti la fru g alità h a u n a m isura. p. e affinché la m ente. p er ca cciar fuori e spingere lontano la ca­ stità. 2. 11. 2 Principalem ha valore predicativo.) è illuminante: et mandauit Pharao uiris prò Abram ut deducerent eum. di am bizione. 5 Cf.. Il possesso accende la bram a insaziabile di altri beni (cf. p. Il sapiente non m anca di nulla e non desidera l’altrui.5. 432.. 475. infra. CSEL XXXII/2. In fa tti colei che si libera dalla schiavitù dei peccati o ttien e la sovranità. Ambrogio. 24. la ricchezza ne è p r iv a 5: la sua m isu ra è arb itra ria m e n te decisa d a chi cerca di avere.. p.). 1. che non è sottom essa. Monachino. tran q u illa e non più soggetta a un giudizio severo. Vetus Latina. E ra m olto ricco. Noe 9. che dom ina. 1): census abundans nequit au pectus explere. Perciò nel b estiam e intendo i sensi del corpo. 18 .) m ens enim sobria passiones omnes cohibet. quae interpretatur princeps uel principatus habens. 101 (= palins.. p. 472. Perciò u n a m ente sald a possiede la v irtù so v ra n a 2. infra. p. ibid. p. 1. 5. 21 ss. form am tenere àpETfjg ). che danno alla uirtus — virtù in senso generale ma non astratto — il dinamico rilievo del personaggio che la incarna (cf. affinché n on facesse rito rn o d en tro quei confini dai quali era sta ta allontanata. 437..): cohibe ergo et tu omnes inrationabiles passiones tuas omnesque sensus tuos m enti subice animique imperiis adsuesce. no n vi h a lasciato alcuna delle norm e che regolano la sua vita. sed etiam sensibus corporalibus. m edi­ tando pensieri di lu ssu ria. 2 (CSEL XXXII/2.). 20 153 quali la m ente in tem p eran te sm arrisce il re tto cam m ino. 77.. 1 Per l’interpretazione di Sara cf. in Gen. 18 ss.): dom inatur igitur (sc. sui sensi del c o r p o 3.. 469. V. ma li è riferita alla verginità e significa « virtù di prim aria importanza » (cf. hom. D unque A bram o se ne andò. non è riv estita di intem peranza. 10 s. quale è attestato dal ms. Bibl. I I . cioè. di avarizia e spargendo le diverse seduzioni. 85 e i relativi riferimenti a Filone in nota 25. 5 (CSEL XXXII/2. II 10. 87 (p. di insolenza. 20. Questi concetti ricorrono frequentem ente negli scritti di Ambrogio. infra. 37 e 38. perché si accon­ tenta di usare i beni che la natura gli m ette a disposizione. 3 ss. * La ricchezza del sapiente non è possesso di beni. in pratica l’unico testim one di questo v. p o rtan d o con sé sua m glie S ara ' che significa sovrana. egli che n on era desideroso dei beni altru i.). Naz. 30 (CSEL XXXII/1. 4. Nab. Nab. SCh 7 bis: puto ergo Sarram. 2. Napoli. che h a rip o rta to ogni cosa con sé dall'E gitto. com e è n atu rale p e r chi non m anc di nulla. non tem esse di essere rim proverata p er i p ro p ri peccati. 4. iustus) terrenis om nibus pas­ sionibus. ibid. E ra ricco di bestiam e. VI 1. cf. sensus gubernat. il suo significato è precisato da impe­ ritantem e non oboedientem. 203)..

r Mt 24. p u r­ gatum *1 sp iritalis g ratia disciplinae. * Gen 13. H ab eb at serm onem fidei colore splendidum . 5. E t u t scias q u ia b onum est congruere p rincipium et finem. 23. Ab eo procedim us creati p e r ipsum . Suis contentos esse finibus. tria haec. i Phil 1. S e ru a tu r ubique persona sapientis uiri. In trib u s igitur census sa­ pientis. E t ideo au ro c o n p a ra tu r m ens bona quia sicut au ru m ce­ teris p ra e sta t m etallis ita m ens bona in hom ine ceteris potior est hum anae su b stan tiae portionibus. G radus quidam p er ordinem factus est. 7. Denique eo in d u citu r redisse A braham . u t agnoscam us quod etiam iusti in dom o dei positi et uerb o dei intenti te m p ta n tu r quidem saecu­ larib u s adflictationibus. 1 Apoc 1. in argento ser­ m onem . quia ipsa est quae m o litf spiritale frum entum . rebus secundum g ratiam u o lu p tatu m fluentibus. 21. 41. u t fie­ ren t rationabiles. m ed itari sem p er principium et finem. in au ro m entem . in sensu serm one m ente. E t "mens ig itu r m aior est. ipse ait bonus dom inus Iesus: Ego su m A et £1. non extolli d iu itiaru m copiis. 20-21 sensus intellego. ad eum reu ertim u r. h Lc 18. M erito diues e ra t A braham . 13. principium et finis « Ps 11 (12). hoc est in Bethe unde in Aegyptum descenderat. m aior autem his est ca rita se. sicut etiam in apostolo legim us: M anet autem fides spes caritas. u t p u r­ gationem sensum serm onum que p ro ferat. quia et ipsi inrationabiles sunt. sed non alien a n tu r a dom o dei et a custodia praecep to ru m caelestium . eo procedere et inde egredi. quia regebat sensus inrationabiles. 8. hoc esse bonum . hoc esse m entis optim ae. 19. h ab e b at m entem plenam p ru ­ dentiae. . B onum au tem sapien­ tia est. quia cum C hristo esse m u lto m e liu s '. « 1 Cor 13. 3.154 DE ABRAHAM. nem o enim bonus nisi u nus d e u s h. D enique et dom uit et m ansuetos fecit. I I .

11.): at uero sancta ecclesia uel anima nullis maculata contagiis delictorum. 414. Il loro ordine stabilisce u n a gradazione. allegoricamente a Dio. 35. G iustam ente A bram o era ricco. Nel discorso escatologico Gesù dice che. V ili 48 (CSEL XXXII/4. e ciò che è buono è sapienza. nell’oro la m ente. Altrove è detto che sono cognati. per Ambrogio. 35. m a alle diverse situazioni in cui si trova il sapiente. p. m a non si allon­ tanano dalla casa di Dio e dall’osservanza dei p recetti celesti. quae tale triticum molit. purificata dalla grazia della disciplina spirituale. 7 II riferim ento alla prudenza è ovvio. 274. p er le cose che procedono con soddisfazione dei piaceri. eu. a Lui torniam o. cf. Confrontiamo questo passo con exp... il principio e la fine. 15. 3) Ambrogio vede nell'oro proprio questa virtù. quindi. 21. m a la maggiore di queste è la carità. 9 « Casa di Dio » è il significato di Bethel (cf. 3. quod solis aeterni calore sit torridum. nota 10). In fatti nes­ suno è buono se non Dio soltanto. Ecco ciò che si addice ad u n a m ente o ttim a: essere co n ten ta dei p ro p ri lim iti. La sua p arola era splendidam ente o rn a ta di fede. E perché si sappia che è cosa buona che principio e fine coincidano. D unque anche la m ente è la m aggiore. che è l'inizio e la fine della vita deU’uomo. Vbique: non in relazione ai luoghi. bonam similaginem de penetralibus hom inum deo offerens sacri­ ficii sui libamenta conmendat. supra. Perciò si dice che A bram o tornò là — cioè a B ethel da dove era disceso in E gitto. Lue. 6 Non è radicalm ente negativa l’opinione di Ambrogio sui sensi: pur essen­ do inrationabiles. 20-21 155 anch’essi sono irrazionali. la sua m ente era piena di p ru d e n z a 7. nella parola. ABRAMO. si caratterizza come più spiccatam ente cristiana. che è buono. 8 ss. anche nell'uso della terminologia. 5. . Da Lui veniam o. non insup erbirsi p er l’abbondanza delle ricchezze. I 1. h a detto: Io sono l'A e I' f i . supra. che si trovano nella casa di D io 9 e sono atten ti alla sua parola. nell’argento la parola. I I . tendere là e di l à 10 p artire: que­ sto è ciò che è buono. perché com e l'oro è p iù prezioso degli altri m e­ talli. È la seconda che. essendo stati creati da Lui. sono ten tati dalle afflizioni del m ondo. perché è m olto m eglio essere con Cristo. p. significa m isticam ente la mente che macina il frum ento spirituale. cosi la m ente b u o n a è la p a rte m igliore fra le altre che costituiscono la sostanza dell’uom o. 10 Gli avverbi eo e inde letteralm ente sono riferiti a Bethel (inizio e fine del viaggio di Abramo). E perciò la m ente buona è p a ra ­ gonata all'oro. CSEL XXXII/1. delle due donne che macinano alla stessa mola. qui concretamente il riferim ento è ad Abramo e alla donna di Le 17. In fa tti li h a sottom essi e resi docili. L’etimo di Bethel (= casa di Dio) sostiene il passaggio dal piano fisico a quello mistico. dato che altrove (cf. perché governava i sensi irrazio­ nali. p er farci com prendere che anche i giusti. 41 e Le 17. Appare evidente il passaggio da u n ’imposta­ zione fondamentalmente filosofica ad un’esposizione che.. 8 Si allude a Mt 24. D unque in queste tre cose consiste la ricchezza del sapiente: nella sensazione. possono diventare rationabiles. par. nella m ente. com e si legge anche n ell’Apostolo: Restano. 2. perché essa è quella che m acina il fru m en to sp iritu ale p e r purificare i sensi e la parola. partis rationabilis (se. II 3. queste tre cose: fede speranza carità. P ensare sem pre al principio e alla fine. animae)-. Sem pre è p re serv ata la p ersona dell'uom o s a p ie n te 8. una sarà presa l’altra lascia­ la.. affinché potessero di­ v entare ra z io n a li6. il Signore Gesù.

qui non h ab en t unde eos p aen iteat in hoc m undo fuisse. q u ando requiescent in sinu A brahae ° in eius p ositi tabernaculo. n Apoc 21. 22. m editationibus. 10. E st au tem m entis optim ae diligentia. sicut enim a principio uitae credere et in itiari deo salus est. ita et p erseu era n tia usque neces­ saria est. 22. « Lc 16. un d e tris titia subeat. insipien- tum au tem nullus g ratus. et m ors non erit am plius neque luctus neque clam or neque dolor ulterius ". I I . S em per in lectione scrip tu ra­ ru m sit. abs < e > o Schenkl ab se P. Iohannes quoque in Apo­ calypsi et ipse in q u it deus cum illis erit et delebit om nem lacri­ m am de oculis eorum . cu m illud bonum coeperit esse cum sanctis suis. inter codd. 21.156 DE ABRAHAM. 22 22. M ens ig itu r n o stra cum ipsb sem per sit. u t iugiter actuum suorum bene conscia laetitiam bonae seru et conscientiae. Quod enim bonum . 171Is 35. u t uerbo dei inten­ ta nihil faciat inrationabile. possessio enim iusti g ra tu m esse deo. In resu rrectio n e enim iusto- ru m laetitia iugis e rit et g ratia. o ratio n ib u s u t serm o eius qui est sem per o p e re tu r in nobis et u t cotidie procedentes in ecclesiam uel do­ m esticis incubantes o ratio n ib u s ab ipso incipim us et in ipso desi­ nim us. ita to tiu s hic dies u itae n o strae et cursus diei abs e < o > sum at p rin cip iu m et ipsi desinat. 6. hoc sine tim ore e t sine tris titia est. ab eius tem p ab eius uerb o n um quam recedat. Significans innocentiam fidelium gratias agere au cto ri suo. 5. 3 s. . intra Schenkl. Ideo Esaias « ad p ro p in q u an te bono » a it fug iet dolor et tristitia et gem itus m. id est securitatis plenum et gratiae. quod in ter dom um uel serm onem dèi et gra­ tiam fixum est.

Perciò Isaia dice: Q uando viene il bene. né dolore. evita il male (. che è eterna. 8. dal m om en­ to che quel bene 14 com incerà a essere con i suoi santi. Da queste considerazioni ho tenuto distinta l’espressione gratias agere. Ma resta un dubbio: gratum significa « gradito » o « grato »? L’incertezza si riflette ovviamente sul valore di gratia (« gradimen­ to » o « gratitudine »?). E com e ogni giorno. de­ dicandosi alla p arola di Dio. Banterle). in fatti. quando questi rip o seran n o nel seno di Abram o. 11.. perché si tra tta di una locuzione stereotipa. ini­ ziam o da Lui e finiam o in Lui. perché essi non hanno di che p en tirsi p e r essere stati in questo m ondo. e non sempre univocamente. presenta una certa analogia con la prima: la parola gratia compare due volte. sermonem dei et gratiam) e soprattutto con Vinnocentia (assenza del peccato). sem pre consapevole della b o n tà 12 delle sue azioni. La seconda parte. 15 Per chiarire questo passo — anche per com prendere meglio tu tta l’espo­ sizione dei paragrafi 21 e 22 — bisogna. 14 Che in illud bonum si debba intendere Dio lo si desume dalle due pre­ cedenti citazioni da Isaia e Apocalisse. 12 Bene conscia: cf. ci aiuta a circoscriverne il significato — si sa che non è sempre agevole intendere il significato di gratia in Ambrogio. 5. Nella prim a parte del brano possiamo schematicamente individuare questo sviluppo: la mente. operi in noi. nulla faccia di irrazionale e perciò si insinui la tristezza. alla m editazione. V erg. cosi è anche sem pre necessaria la perseveranza. né clamore. in cui la parola (gratiae) è usata al plurale. né lutto. ricollegandosi alla precedente parola gratiae. non allontani m ai dal suo tem pio. osservare che Ambro- . ecl. è pieno cioè di sicurezza e di grazia. 13 Gratum esse deo: l’espressione. affinché. In o ltre si addice ad u na m ente o ttim a la diligenza. dunque. è u n bene del giusto essere g rad ito a Dio. e l'assenza del male. fuggiam o dolore. I I .nihil faciat inrationabile). In fatti nella risurrezione dei giusti la letizia e la grazia du reran n o p er sem pre. nessun insipiente è invece gradito . perciò conserva la letizia e la gratia: il term ine gratia si precisa in rapporto a laetitia e in opposizione a tristitia. 22 157 22. alla preghiera.. an d an d o in chiesa o dediti alla preghiera dom estica. » Cf. (In questa nota mi sono stati utili i sug­ gerimenti comunicatimi da G. affinché. prim a in connessione con letizia (laetitia iugis erit et gratia). dalla sua parola. Anche Giovanni nell'Apocalisse dice: Dio stesso sarà con loro e asciugherà ogni lacrim a dai loro occhi e non vi sarà più m orte. Perciò mi pare di poter concludere che esiste una certa com plem entarità semantica fra laetitia e gratia e che entram be presuppongono la presenza del bonum. tristezza e la­ m ento. In fatti ciò che è buono non è accom pagnato né d a tim ore né da tristez­ za. Il contesto — considerando il brano che inizia con est autem m entis optimae e term ina con la fine del § 22 — ci dà qualche indica­ zione per precisare il senso di gratia. poi con la parola di Dio (inter. La n o stra m ente. che è la conseguenza del peccato. Sia sem pre in­ ten ta alla le ttu ra delle S crittu re. 16: male conscii. in prim o luogo.. II 4.3. d en tro la sua tenda che è p ian tata fra la casa o p arola di Dio e la grazia 15 p er significare che l'innocenza dei fedeli rende grazie al suo A utore.. affinché la sua parola. che è intenta alla parola di Dio. dal momento che egli usa que­ sto term ine in tu tti i molteplici sensi del lessico classico e cristiano. che è Dio. cosi questo tem po dell’in tera n o stra vita e anche il corso della g iornata inizi da Lui e in Lui te r m in i11. sia sem pre con Lui. riguardante i giusti dopo la risurrezione. conservi la letizia della buona coscienza. com e è salvezza l'essere iniziati alla fede in Dio fin dal­ l’inizio della vita. supra.. ABRAMO.

24. qui non am b u lab at cum eo. 20. i Prou 10. quod habebat ille qui u id it C hristi posteriora. E t p u ta n t plerique non solui quaestionem . V idit illum A braham . 14. 5.2 5 23. 5 . Denique sic habet: E t Loth. sed scrip tu ra eum pecoris tan tu m ab u n d an tem adserit. secundum quod accepim us. I I .158 DE ABRAHAM. . q u a ratio n e sic scrip tu m sit: E t Loth. qui am bulabat cum Abraham . 5. 6. Non h ab eb at argentum . 25. q uia nondum iustus.6 . quasi esset a lte r Loth. a Gen 13. N unc illud nequaquam p ra etere u n d u m arb itro r. lacunam suspicatur Schenkl. E t ideo au ri speciem h ab ere m eru it et possidere. » Io 8. Eius ergo diuitias sc rip tu ra expresserat. E rgo u t illis satisfaciam us e t a p Gen 13. erant oues et boues et taber­ na cu la p. non habebat argentum T* non ulla auri habebat argentum P. 5. M erito diues. qu i de eius actu p raecep ta form arent sua. Non h ab e b at aurum . de quo scrip tu m est: E t posteriora eius in specie a u r i1. qui am bulabat cum A b ra h a m a. etenim argentum ig nitum lingua iu s tiq. qui etiam disputationes philosophorum diuites facit. qu u id e tu r etiam doctiores m ouisse. 56.2 3 . r Ps 67 (68). F actis itaque sim plicibus A brahae m agnarum institutio­ nu m docum enta explicantur. 24. S u p ererat cognoscere u tru m n a m Loth quoque nepos eius et ipse u tp o te eiusdem successionis diues fuerit. sicut testatu s est do­ m inus dicens: Abraham diem m eu m uidit et gauisus est*.

induce a supporre l’esistenza di una tale relazione. Ma se la corrispondenza fra dom us dei e Bethel è evidente. 16 La traduzione di Ps 67. sopra riferito. 1 L’osservazione è notevole. s. B. di cui sta scritto : E la sua d iscen d e n za 16 risplende com e l’oro. non altrettan to quella fra Aggae e gratia. Genesis. Non credo affatto di dovere o ra sorvolare su u n a q stione che h a m esso in im barazzo i più d o tti. 3. La S crit­ tura.) Ricordiamo che Bethel significa dom us dei. che. era ricco in q u an to ap p arten en te alla m edesim a discendenza. Quanto poi all'equivalenza fra domus dei e sermo dei — fondamentale per seguire i ragionamenti sviluppati nei due paragrafi — essa si spiega considerando che la « casa di Dio » è il luogo dove si legge e si ascolta la parola di Dio (cf. Non aveva l’o ro che possedeva colui che vide la discendenza di Cristo.). Vetus Latina. 25 159 23. trad. operatione distinctum : praedicationis et uirtutis. 25. 552. . che accompagnava Abram o. aveva m o stra to le ricchezze di Abramo. G iustam ente era ricco colui che arricchisce anche le disquisizioni dei filosofi. che accom pagnava Abram o. in luogo di inter. In effetti il confronto fra il testo di Ambrogio e quello biblico. sia perché questo è uno dei rari casi in cui il nostro Autore si occupa di un problem a storico-letterale. una volta individuati. ad loc. infatti. che hanno d eriv ato i loro insegnam enti dalla sua condotta. In fatti cosi si esprim e: Anche Loth. Marc.6 . questo paragrafo in init. 14 tiene conto della singolare interpretazio di Ambrogio. Christi) ad scripturarum regulam reco­ gnosci. Cosi attra v erso i sem plici fa tti della vita di A bram o sono spiegate e d im o strate le grandi d o ttrin e. I l i 17. dunque.) a restituire inter in base al testo biblico della Vetus Latina. Genesis. 6.. it. possedeva pecore. buoi e tende. Perciò. Vetus Latina. p. F isch e r {ibid. è stato scritto . infatti. duplici. diciam o che si tra tta di u n solo personaggio che gio aveva sotto gli occhi Gen 13. anche Loth. 2 Con regula scripturae intendiamo. 531): oportet < e t> actum eius (se. m a bene h a fatto B. Loth). p e r qual ragione. E perciò m eritò di risplendere d ’oro e di possederne. consentono di interpretarlo. suo nipote. F is c h e r . À bram o lo vide. indica anche una corrispondenza fra gratiam e Aggae (o Ai). che ad Aggae (o Ai) sia mai stato attribuito il significato di gratia o qualcosa di simile. in fatti la lingua del giusto è com e l’argento purificato dal fuoco. nisi fallor. di cui si parla nel proemio di questo secondo libro. ha congetturato intra. Non aveva argento. non tanto l’insegnamen­ to. K.2 3 . Schenkl. 24. perché non era an co ra giusto. Per Ambrogio si tra tta più precisam ente del metodo attraverso il quale la Scrittura esprim e con la narrazione dei fatti verità più profonde: l’altior sen­ sus. 5 . M olti pensano che il problem a non può essere risolto. ABRAMO. seguendo questa regula. Dizionario biblico. Ambrogio si appresta. M c K e n z ie . m a i criteri che guidano l’insegnamento del testo sacro. com e h a a tte sta to il Signore che dice: Abram o vide il m io giorno e gioì. I I . a svelare il significato allegorico dei contra­ stanti atteggiamenti che compongono la figura di Loth. cf. p. u. Assisi 1973. 5 (CCL 1. assecondando co storo e re sta n d o fedeli al m etodo della S c rittu ra 2. qua­ si fosse un altro il Loth che. in generale. T ert . non lo accom pa­ gnava '. m a la S crit­ tu ra dice solo che abbondava di bestiam e. sia perché dimo­ stra che anche l’antica esegesi aveva notato l'eterogeneità degli episodi riguar­ danti la figura di Loth e trovava difficile attribuirli ad una sola persona (cf. com e sappiam o. cioè. nel quale doveva leggere: ubi fuerat taber­ naculum eius prius inter Bethel et inter Aggae (cf. Non mi risulta. R esta d a sapere se anche Loth. J..L.

Q uietis et pacificis etiam angusta ab u n d an t. hoc est erro rem flagitium crim en. Ideoque quasi a se ipso m utatus uelut a lte r accipitur. ideo ait: non capiebat eos terra. 6. 30. Bene ergo dixit: E t Loth. F igurate ergo anim am secundum physiologos te rra m appellauit. nulla enim spatia p o ssu n t satis esse discordi­ bus. si a u t p lu ra bona sint. 26. declinat au tem quis et bonum et m a­ lum . n capiebat eos te r r a b. . qui am bulabat cum A braham . non h a b ita b a t cum flagitiorum auctoribus. P o test tam en fieri u t in terd u m non om nia in uno eodem que p erfec ta sint. non solum a iusto uiro. iu n g eb atu r p atru o : cum declinaret bonum . sicut h abet L atina in terp re tatio . sed p er increm enta et g radus quo sdam proficit. so ciab atu r flagitio. 6 . au t re p en tin am com m otionem consilio m atu rio re inflectat. sed a se ipso desciscens. non Schenkl im perfecta M Maurini. quod in uno eodem que u iro d u ae res significentur. q uia adhuc non ele­ gerat Sodom am . duo negotia. I I . D enique q u ia studio iam deflecti coeperat a p atru o . abscondere p o test spinas: sin u ero spinae co ncurrant aristis. h ab itatio d iscrep an tiu m u irtu tu m ac passionum in u n a anim a so lu atu r necesse est. N um e­ ro u n u s est. » Gen 13. quae a p rincipio < n o n > p erfec ta fu erat. postea enim h ab itare coepit in Sodom is. 5. N am et Solom on ait: T am quam agricultura hom o in p ru d e n sc quae si fecunda sit opim is segetum fructib u s. possit tam en aliqui u itia sua o perire uel m otus suos tem p erare. u n am personam dicim us. dissonis m oribus etiam sp atiosa a rta n tu r. hoc est u n a an im a m otus diuersos non recipiebat n atu ra lite r sibi repugnantes. secandi nu lla est copia.160 DE ABRAHAM. D eclinatio enim d icitu r Loth. 26. C um ergo Loth d eclinaret m alum . c Prou 24. nom ine duplex. 25-26 regula scrip tu ra e no n recedam us. quibus pauciora u itia op eriat. hoc est iustum innocentem san ctu m religiosum . V erum si ex u tra q u e p a rte p lu ra co n c u rra n t dissona ac repugnantia. E t quia a principio dixi m entem hic for­ m ari hom inis.

Per Filone i fisiologi sono semplicemente gli allegorici. H. v irtualm ente sono due. P er coloro che sono di costum i discordi anche gli spazi am pi si re ­ stringono. 4 La gradualità del cammino di perfezione ha rilevante im portanza ai fini pedagogici. N um ericam ente è u n o solo. von I. In seguito furono detti fisiologi anche coloro che vedevano un nesso allegorico fra miti e fenomeni naturali. che si sep ara non solo d a ll’uom o giusto. si univa alla turpitu d in e. . secondo l’uso che di questo term ine fanno gli antichi autori da Aristotele in poi. che accom ­ pagnava Abram o. allo ra è inevitabile ch e la coabitazione. h a chiam ato te rra l’anim a. 26. herausg. cioè d a ciò che è giusto. H einemann . che. tu tta v ia un o può coprire i suoi vizi o m o d erare i suoi istinti. non abitava in com pagnia di coloro che com m ettono tu rp itu d in i. In ­ fatti Loth. E cosi. se invece le spine si m escolano alle spighe. migr. cioè u n a sola anim a non poteva contenere inclinazioni diverse. cf. Qui si riferisce a II 2. andò ad ab itare a Sodom a. innocente. Philo. com e fanno i fisiologi5. che vole­ vano spiegare i fenomeni della n atu ra attraverso l’osservazione empirica e risalendo alla sostanza m ateriale delle cose. Die Werke in deutschen Vbersetzung. p e r n a tu ra in contraddizione fra loro. In fatti. cioè. in particolare i presocratici. santo. sono quei filosofi. Breslau 1923. Dunque. 25-26 161 riveste due ruoli: in u n m edesim o uom o sono significate due c o se 3. II. in seguito. Philo voti Alexandria. significa declinatio (deviazione). in u n a stessa anim a. 6. poiché già aveva volutam ente iniziato a devi dallo zio. si crede che sia u n altro. E poiché fin daH’inizio ho d e tto 4 che qui si form a la m ente dell’uom o che non e ra p e rfe tta fin d a principio. nota 2. p. IV. Allora in senso allegorico. in fatti. 5 (supra). dalla tu rp itu ­ dine. m a anche da se stesso. 6. G iustam ente perciò è detto: anche Loth. si univa allo zio: quando deviava dal bene. di v irtù e passioni in co n tra sto fra loro si sciol­ ga. cioè dal peccato. quando L oth deviava dal m ale. perciò dice la terra non ba­ stava a contenerli. nel caso che siano più num erose le buone inclinazioni con cui co p rire i vizi in m in o r num ero o se sm orza con più m editata riflessione u n rep en tin o m oto istintivo. 5 I phisiologi. sacro. può nascondere le spine. 148. C erta­ m ente può accadere che in u n a m edesim a persona non tu tto sia perfetto. In fa tti anche Salom one dice: L ’uom o stolto è com e un cam po coltivato. allora no n vi sarà alcuna possibilità di sep arare le u n e dalle altre. Ma se m olte inclinazioni discordi e opposte fra loro m uovono da en tram b e le p a rti le une co n tro le altre. uno. ABRAMO. Leisegang. quasi di­ venuto diverso da se stesso. in fatti non c ’è spazio che p o ssa b a sta re a co lo ro che sono discordi. perché ancora non aveva scelto Sodom a. secondo l’in terp retazio n e latina. m a pro­ gredisce p e r g raduali in crem enti. se produce copiose m essi. dal crim ine. la terra non bastava a contenerli. perciò Ambrogio la richiama più volte. m a si può deviare dal bene e dal m ale. Ai m an su eti e ai pacifici sono più che sufficienti anche gli spazi ristre tti. 3 Cf.

fru ctu o sa depasci. 27. u as electionis dom inicae. seclusit Schenkl. non p e rm ittu n t lon­ gius sensuum gregem uagari e t inutilibus a u t noxiis inhaerere pabulis. P asto res su n t m ag istri gregum uel diligentes et sobrii. ne fo rte a d s c rib a tu r diligentibus quod euenit neglegen­ tiu m incuria. eos quoque dissipent. quo herb o sa e t no n fru ctu o sa p asc an tu r. P asto res hos definire possum us. S ed q u ia n o n serm o d e uisibilibus. « Ibid. d Gen 13. ideo cuius pecoris pastores sin t p riu s considerem us. 17. Rom 7.c. n e d electatio n ib u s c a m is adhaeream . M ali au tem praecep to res uel inutiles disceptationes p e rm ittu n t eos im petu suo fe rri et in p ra e ru p tu m ac periculum ru e re et c u lta obterere. 17. 27 27. Qui ig itu r p asto re s sin t e t q u o ru m an im antium e t q rix a in te r p asto re s A brahae et in te r p asto re s L oth d considerem us. [uel] non sinentes ag roru m cu lta o b teri pedis uestigio atq u e ad u ri dentibus. uel neglegentes e t rem issi. sed p ro u id o d u c tu reuocant et frenos rationis adm ouent atq u e o b sistu n t ren iten tib u s. non m edio­ cris pugna est. S edare h an c pugnam ipse n eq u ierat e t ideo ad C hristum confugit dicens: In felix ego hom o. t Gai 5. 21. sp iritu s ad u ersu s c a rn e m f. 24. dicit: V ideo legem carnis m eae repugnantem legi m e n tis m eae et captiuantem m e in lege peccati. — uocant P a. uel deleuit Gelemus. Q uis ig itu r est qu i m e his so lu at uinculis e t lib eru m societ deo sensusque ad sobrie­ tatem m agis anim ae d eto rq u e at qu am a d co rp o ris tem ulentiam ? S ed q u ia in te r hom ines ta n tu m non p o tu it re cto rem inuenire. 15. Q ui su n t ergo pasto res sensuum nisi praecep to res et quasi qu id am recto res et duces eo ru m uel m onitores alicuius serm onis uel m entis n o strae cogitationes? Qui si pasto ralis disciplinae gnari ac tenaces sunt. Isto ru m ergo p asto ru m sollers cu sto d ia neces­ saria est. q u an d o ipse apostolus. 12. h Rom 7. . 29. iu m en ta au tem sensus corporis inra- tionabiles significare accepim us. 3. significare Schenkl significari codd. H inc ergo cogitationum n o stra ru m discordia. quis m e liberabit de corpore m o rtis h u iu s? h hoc est. quod est in m em b ris m eis g. * Act 9. I I . 7. sed libere u agari p e r uarios agri fru ctu s sin an t. C um caro repugn at adu ersu s spiritu m . 6 . 23. Pastores in q u it iu m en to ru m e. huc usque Schenkl huiusce P. delectationibus M Schenkl delectationis P. qu i non reuocent pecus suum . u t si qui su n t in eadem anim a u irtu tis huc u sq u e fru ctu s.162 DE ABRAHAM. ductu Schenkl ductore P.

i loro reggitori e guide. m a con u n a saggia guida li richia­ m ano e u sano i freni della ragione e si oppongono ai ribelli. dice: Sen to che la legge della m ia carne lotta contro la legge della mia m ente e m i tiene prigioniero della legge del peccato che è nelle m ie m em bra. 20: in pecoribus corporales sensus intellego. i reggitori. dal m om ento che lo stesso Apostolo. al bestiame di Àbramo e di Loth e. se non i loro m aestri e. 27 163 27. Perciò dobbiamo intendere: i m aestri. II 5. I gium enti. Invece i cattivi p re cetto ri o le inutili discussioni lasciano che essi siano tra sp o rta ti dalla p ro p ria im pulsività e co rran o verso il precipizio e il pericolo e calpestino le coltivazioni. non p erm etto n o che il gregge dei sensi e rri lontano e si ferm i su pascoli inutili o dannosi. I p a sto ri sono coloro che si p re n ­ dono c u ra del bestiam e. uel. pascolino su terren i a fru tto . 6. u n a volta libero. affinché non avvenga che si a ttrib u isca ai diligenti ciò che succede p er la trascu ratezza dei negligenti.. le guide dei sensi sono i modera­ tori della parola. C onsideriam o o ra ch i sono i pastori. in allegoria. D unque la vigilanza di questi p asto ri deve essere atten ta. cioè. che però è com pletamente svelato solo in uel monitores. Di qui sorge la discordia dei n o stri pensieri. affinché pascoli su cam pi d ’erba e non su quelli a fru tto . Chi sono dunque i p asto ri dei sensi. 8 Praeceptores. in u n certo senso. cioè i m oderato ri di u n certo m odo di p arla re o i pensieri della n o stra m e n te 8? Se essi sono esp erti e costanti nell’esercizio pastorale. ta n to che. ai sensi dell'uomo. supra. 7 Cf. o diligenti e saggi che non perm ettono che gli anim ali schiaccino con i piedi le colture dei cam pi e le danneggino con i denti. m a lasciano che vaghi liberam ente fra i vari fru tti del cam po. cioè i pensieri della nostra mente. II 5. supra. Non è una lo tta di poco conto quella della carne co n tro lo spirito e dello sp irito co n tro la carne. rectores. esprim e bene il doppio rife­ rim ento che è nella mente di Ambrogio: letteralm ente. la parola. ABRAMO... duces esprimono il significato allegorico di pastores. com e abbiam o v is to 7. Possiam o dare u n a definizione di q uesti pastori.. la mente — in una gradazione ascendente che pone la mente come sovrana e m oderatrice dei prim i due (cf. vaso d ’elezione del Signore. perciò consideriam o innanzi tu tto di che genere di bestiam e sono pastori. Ricompaiono in questo passo i tre elementi che costituiscono l’uomo sapiente — i sensi. di quali esseri v e n ti6 sono p a sto ri e di che genere sia la lite so rta fra i p asto ri di À bram o e quelli d i Loth. è detto. Chi d u n q u e m i scioglierà da queste caten e e. p e r non essere. Pastori di gium enti. chi m i libererà da questo corpo di m orte?. dicendo: Sono un uom o sventurato. distruggono anche questi. Egli stesso non era in grado di fa r cessare q u esta lo tta e perciò si rifugia in Cristo. 20). . Ma poiché qui non si p arla delle cose visibili. essendo polisemantica. significano i sensi irra ­ zionali del corpo. oppure negligenti e indolenti che non richiam ano il loro bestiam e. se al p resen te vi sono ancora in quella m edesim a anim a dei fru tti di virtù. più legato ai piaceri della carne. m i u n irà a Dio e dirigerà i sensi verso la sobrietà del­ l’anim a p iu tto sto che all’ebbrezza tu m u ltu o sa del corpo? Ma poiché non h a p o tu to tro vare fra gli uom ini u n a guida cosi ca- 6 La parola animans. I I .

u t duos conderet in sem e t ipso. Si fo rtio r suis se no n co m m isit u irib u s.164 DE ABRAHAM. E t ideo cu m sim us ratio n ab ilis n atu ra e subo­ les. R ecte ig itu r se u t hom inem infelicem dixit apostolus ". hoc est iracundia diceret. 24. Denique cum de u n a p o rtiu n cu la passionum . istae rationabilis anim ae sunt. ex quibus hom o co n stat. sensus inrationabilis. 8. H om o ig itu r uelut portiones suas foederare d eb e t atq u e ad pacem cogere. in uno nouo hom ine faciens pacem . cuius ratio n ab ile cognatos habet. quia hom ines fratres nos su m u s '. N on sit in q u it rixa inter m e et in ter te et inter pasto m eos et inter pastores tuos. sapienti enim pacis est stu ­ dium . Sed quia nem o erat tan tu s qui car­ nem u inceret. non inpugnare ac persequi. qui fecit utraque u num et m edium parietem maceriae soluens. u t reconciliaret utrosque in uno corpore deo per crucem . 14 s. 27-28 conuersus ad deum gratia in q u it dei p er Ie su m C hristum dom i­ n u m '. q u ia illa carnalia. 6. . quo co rpus m ortis euaderet. 28. in p ru d en ti am ica iurgia. P atru u m legim us A braham et L oth eius nepotem : quom odo eum fra tre m appellat? Sed a d u e rte q u ia ca u sas concordiae sapiens adhibet. inim icitias. Vnde praem isit: hom ines sum us. M ulto au tem ueriu s ad u n am anim am re­ fe rtu r. qui autem ira- ' Rom 7. u t su p ra dixim us. tam q u am u terin i nos diligere debem us am ore m utuo. 25. quod autem rationabile u irtu tu m h ab et copulam . quod non possit restinguere. caro au tem atq u e anim a u elu t quadam lege so cian tu r coniugii. sed auxilium q u ae siu it a C hristo. qu id nos facere opor­ te t infirm iores? H anc p ugnam grauem esse cognouit A braham et ideo in p rin cip io cauendam p u tau it. qui tan tu m bellum in tra se p a te re tu r. Solom on m elior est in q u it sapiens forti. I I . interficiens inim icitias in sem et ipso m. m Eph 2. Vnde nobis iure quodam germ an itatis uelut fra tre s co n ectim u r ab u n o p a tre conditi et u n a m atre tam quam u terin i fra tre s editi. n Rom 7. Vnde fra te rn a qu ad am sibi c o p u lan tu r necessitudine u itia uir- tutesqu e hom inis. ideo uen it pax nostra. > Gen 13. in carne sua legem m andatorum edictis euacuans. O m nes au tem hom ines unius n atu ra e p a rtu s su n t in tra eius concepti u iscera et u n o foti atq ue effusi u tero.

appare alquanto imbrogliata. quindi. la cui p a rte razionale è congiunta. per riconciliare entram bi in un solo corpo con Dio per m ezzo della croce. deduzione di una precedente riflessione. l'inimicizia. che costituiscono l’uom o. S tenger. Perciò h a prem esso: siam o uom ini. riordinare il ragionamento in form a sillogistica come se­ gue: « La carne e l’anima. deve concludere u n a so rta di p a tto fra le p a rti che lo com ­ pongono e costringerle alla pace. L’uom o. ai sensi d ella p a rte irra z io n a le 9. sensus) partis rationabilis. G iustam ente. E quindi. Ma m olto più p ro p ria m e n te si riferisce all’anim a che è una. sono com e u n iti da u n p atto co n iu g ale10. Ciò dipende dal fatto che il ragionamento parte da u n ’afferma­ zione che ne dovrebbe essere la conclusione. I I . dal punto di vista logico.. essendo prole di u n a n a tu ra razionale. dice: Il sapiente è m igliore del fo rte. dun­ que. n u triti e dati alla luce d a u n unico u tero. parlando solo di u n a piccola p a rte delle passioni. perciò venne la nostra pace. com e fratelli. La libera interpretazione che S. Ma poiché nessuno aveva tan to potere da vincere la carne. supra. la logicità dei nessi) quia e autem. generati da un solo p adre e p a r­ to riti da u n a sola m adre. 27-28 165 pace. N o n vi sia — dice —■ lite fra m e e te. cioè dell’irascibilità. m a h a chiesto aiuto a Cristo. dobbiam o am arci di reciproco am ore com e fratelli uterini. II 1. p erch é so pportava d en tro di sé u n a si grande g u erra senza p o terla spegnere. Perciò i vizi e le v irtù dell’uom o sono u n iti da vincolo di fratern ità. i° La costruzione del periodo. 8. a sua volta. concepiti nel suo ventre. lo stolto am a le contese. m a la carn e e l’anim a. non com batterci e perseguitarci. m a che è posta all’inizio perché è. abolendo nella sua carne la legge. 28. e fra i m iei stori e i tuoi pastori. le virtù sono dell’anima razionale / [dunque] i vizi e le virtù dell’uomo sono uniti da vincolo di fraternità ». 6..dei precetti con i suoi com andam enti. . In fa tti Salom one. Perciò siam o u n iti tra di noi da u n vin­ colo di p arentela. essendo elementi che compongono la n atu ra del­ l’uomo. ABRAMO. distruggendo in se stesso l’inimicizia. non mi sem bra condivisibile: egli interpreta quia con « sebbene » (« obwol ») e autem con « q u in d i» («dah er» ). offre di questo passo. che cosa dovrem o fare noi che siam o più deboli? À bra­ m o h a conosciuto l’asprezza di q u esta lo tta e perciò h a riten u to di dovere su b ito sta re in guardia. m a in q u an to p a rte razionale è u n ita alle virtù. E possibile.. le v irtù sono deH’anim a razionale. p. com e fratelli u terin i. A bbiam o visto che A bram o è zio e Loth suo nipote: perché lo chiam a fratello? Ma osserva che il sap iente invoca le ragioni della concordia. rivolto a Dio dice: La grazia di Dio per m ezzo di Gesù C risto Signore. 2: ergo cognati (se. per form are in se stesso dei due un solo uom o nuovo e fare la pace. sono unite come da un patto coniugale / [ora] i vizi sono carnali. Se lui ch e era più fo rte non si è affidato alle sue forze p e r lib erarsi dal corpo della m orte. com e abbiam o d etto sopra. invece. l ’Apostolo si è definito uom o infelice. T u tti gli uom ini sono figli di u n ’unica n atu ra . perché siam o uom ini fratelli. e colui che tiene a freno l'irasci- » Cf. estrapolando e rovesciando l’ordine delle idee. Cosi possiamo capire. colui che ha fa tto di due una sola cosa e ha abbattuto il m uro divi­ sorio. In fa tti i vizi sono carnali. nell’ordine inverso seguito da Ambrogio. Das Frómmigkeitsbild. in fatti il sapiente desidera la pace.

1 Rom 12. Sed illa tria su p erio ra in A brahae non serm onibus nudis. to tu m cape. quem in te rris po situ m te r­ re n a non q u atian t. caris­ sim i'1. ne co g eretu r discedere! Sed etiam hoc u ictu tis ac di­ sciplinae est. hac Schenkl haec P. 29. u t ° Prou 16. cum pacificum dei populum infor­ m are uellet: S i fieri potest. u t eum non solum non perseque­ re tu r. 19. discede a m e. v Ibid. sed u eris operib u s agnoscim us.166 DE ABRAHAM. Q uanta ante praem isit. si d e loco a u t possessione dissensio est. D enique apostolus cum tria illa doceat. 11. Dixit enim an te nos u ir ex philosophiae p ro fectu s disciplina q u a ttu o r haec u iro bono inesse: u t elab o ret p rim u m u t om nes sibi am icos faciat: secundum esse u t. 29. Itaq u t u ir pacificus p rim o ait: N o n sit rixa in ter m e et te q. H unc affectum seru are cu p ieb at sanctus A braham . sed etiam ca p tu m e ru e re t ac lib eraret. Ait enim . 18. B eatu s igitur qui hoc b ellum eu aserit et iam non ad uena atq u e peregrinus. H abes et tertiu m . Ideoque addidit: N on uos uindicantes. hoc est: si non p o te st conuenire. 9. cu m om nibus hom i­ nibus pacem habentes *. in quo et q u a rtu m illud excluditur. c e rte nec inim icos: tertiu m u t. si non p o test am icos facere. p Eph 2. 19. quando etiam circa ced tem seru au it ad fectu m p aren tis. uindicet se u t p o test. sed date in q u it locum ir a e v. 32. si nec istu d subpetit. V indicare nos nequa­ quam uelim us. quod addi­ d e ra t philosophia. » Gen 13. 28-30 cundiam con tin et m elior est quam qui u rb em capit °. Deinde ait: et inter pastores m eos et inter pastores tu o s r. Q uod si m o ribus non conuenit. 8. deinde si hoc non p o test. q u artu m praeceptis suis soluit. q Gen 13. Q u artu m au tem non ita est. “ Rom 12. r Ibid. sed ciuis san cto ru m et dom esticus d e i p. certe nec discor­ dias nec inim icitias. T ertium posuit: Ecce in q u it tota terra ante t e s. quod ex uobis est. hac sen ten tia discedat: si quis au tem cedentem p erseq u atu r. . cedo om nibus. 30. I I . 6.

Infatti nella terza e quarta regola colui che « si separa » e che « se ne va » è il uir bonus. 57. mentre nella fattispecie non è Àbramo. per quanto sta in voi. se ne vada con q u esta intenzione. 30. 2. ma. Ma i tre atteggiam enti di cui s’è detto sono risco n tra­ bili no n sem plicem ente nei discorsi di Abram o. m entre secondo l'edizione della Vetus Latina di Beuron (Epistula ad Ephesios. alm eno cerca di non farsi nem ici. m a Loth. anzi. lo rin tracciò e lo liberò. com e uom o pacifico.. esclude con i suoi insegnam enti la q u arta . S chenkl. vi si legge solo iam. Secondo: se non può farsi am ici. p. Questa lezione trova ora sicura conferma in M ar. 94. B eato dunque colui che scam pa a q u esta guerra. dal m om ento che A bram o conservò affetto p atern o anche nei confronti di colui che se ne andava 13. come ci si attenderebbe. XXVIIII e G. Terzo: se viene m eno anche q u esta possibilità. 29. 12 II nome di questo filosofo resta sconosciuto: cf. Q uante cose h a prem esso. che la filosofia aveva aggiunta. herausg. tan to che non solo non lo perseguitò. purtroppo. Cioè: se non è possibile u n accordo. p er istru ire il pacifico popolo di Dio. sebbene se ne vada. E d ecco la terza regola: vattene 11 Questo luogo è assai interessante perché Ambrogio. H a detto in fatti p rim a di noi u n u o m o 12 progredito nella d o ttrin a filosofica che l’uom o buono segue queste q u a ttro regole. non è scosso dalle cose terrene. Se invece è sulla co n d o tta che non è possibile u n accordo. K. in cui è omesso et. In ­ fatti. non esisterebbe. F rede. Torino 1981. pren d i tu tto . ci attesta abbastanza chiaram ente che egli leggeva et iam in tale versetto. 19. che p u r trovandosi sulla te rra . anche nella più recente edizione curata da A. Poi dice: e fra i m iei pastori e i tuoi pastori. qualcuno lo perseguita.. In fatti l’Apostolo. come si vede. Madec. 19. Saint Ambroise.. m a nelle sue azioni concrete. von H. p. adattando al pro­ prio contesto Ef 2. E perciò aggiunge: senza vendicarvi. Non è cosi invece della q u a rta regola. E vitiam o in qualsiasi m odo di vendicarci. perché il Frede poteva consultare il testo dei com mentari di Vit­ torino solo nell'edizione di A. F. m a co n cittad in o dei santi e m em bro della casa di Dio. alcuna attestazione di et iam. rinuncio a tu tto . escludendo cosi la q u a rta regola. Mai (Roma 1828 = PL 8). m en tre insegna le p rim e tre regole. Freiburg 1962-1964. Locher (Leipzig 1972). Prim o: cerca di farsi tu tti am ici. Q uesta è la disposizione d ’anim o che il san to Abram o desiderava conservare. al caso di Àbramo. nota 186. In terzo luogo: E cco — dice — tu tto il paese davanti a te. 6. poi. dice: Se è possibile. E cosi'. CSEL XXXII/1. innanzi tu tto dice: N o n vi sia lite fra m e e te. Il passo di Mario Vitto­ rino è registrato nell’edizione della Vetus Latina. Gori.J. se poi ciò non è possibile. si vendichi com e può. se­ p arati d a me.. se il dissenso rig u ard a il luogo o il possesso. ma — dice — lasciate posto all’ira. o carissim i. nella tradizione diretta e indiretta dell’antica versione latina di Ef 2. Se. evitate alm eno le discordie e le inimicizie. siate in pace con tu tti gli uom ini. 13 Le quattro regole di condotta della filosofia pagana non sono perfetta­ m ente applicabili. I I . ed. V ict. e non più 11 stran iero e pellegrino. in Eph. dove la testim onianza di Ambrogio non è registrata. 1 e 3. ABRAMO. perché non fosse co­ s tre tto a separarsi! Ma anche questo fa p a rte dell'insegnam ento della v irtù. allorché Loth venne c a ttu rato .). p. . ad loc. che inspiegabilmente è omesso. 19. 28-30 167 bilità è m igliore di chi conquista una città. senza alcuna segnalazione in apparato.

si confirm etur. 9. 1. deinde pugnas legis declinet. H abes haec praecep ta ad T im otheum in secunda epistula. qui Schenkl. quia subuersus est qui eiusm odi est et delinquit. <= 2 Tim 2. dum q u a e ritu r conti- * Ibid. in nihil utile est nisi ad subuersionem audien­ tium d. u t erga om nes g ratiam locet. tertiu m u t haereticum hom inem p o st unam correptionem deuitet. e Tit 3. h Ps 7. I I . ne quando deus det illis paenitentiam ad cognoscen­ dam u e r ita te m e. quam philosophia non uidit. . Cum m odestia inquit docentem qui resistunt. ut resuscites gratiam dei. Effusio patrim o n ii si recid atu r. 10 s. 31. b 2 Tim 1. Vnde ait infra: Haec com m oneo testificans coram deo. deinde nullum litigando au ertat. H abes ergo p rim ae praecep tu m sententiae. fili carissim e. V erecundia in terd u m rem issior est. ne. hoc est p rim u m g ratiam sem inet. sed m ansue­ tum esse ad om nes. non exasperet intem perantiam . cum sit a sem et ipso dam natus 8. Q uam argute suo iudicio dam natum nostrae ultioni su b tra h it quasi indignum in quem uindicetur! D auid au tem eu id en ter studium uindictae am ouet dicens: Si reddidi retribuentibus m ihi m a la h. deinde si non p otest praeceptis suis om nes ad quirere. N on enim ded it nobis deus sp iritu m tim oris. fo rtitu d in em cape in g ra tia c. adsum it laudem uigoris. E t iteru m : Tu autem . P ulchre p o st pauca subiecit et causam p raesti­ tit. 5. Ergo m ens uiri sapientis eiusdem anim ae uel lapsus inrationabiles m otus stu d et corrigere sibique adiungere. ‘i 2 Tim 2. T ertiu m quoque illud. spatium trium litterarum in P. quae est in te per inpositionem m anum m earum . caueat ne uerb is aliquos exasperet.168 DE ABRAHAM. h ab e t et pudo­ ris g ratiam et pro p o siti constantiam . indignationis h o rro rem deponit. 31. D eprehendit ard o rem qui libidinis: coniugio coerceat. hoc est -ne inim icos faciat. nam secundum euangelium su p ra habes: B enedicite eos qui uos p e r se q u u n tu r a. 44. 14. P otest enim fieri u t quae in terd u m displicent em en d en tu r cum gratia. Quod si em endare non p o test. sed u irtu tis et dilectionis et so b rie ta tisb. 30-31 discedas m agis et uin d ictam deo com m ittas quam tibi exigas q uam quam et hoc secundum legem m agis dictum uideri uoluit. P ropter quam causam in q u it adm oneo te. a Mt 5. noli uerbis contendere. 6 s. f Tit 3. u t discedam us ab eis cum quibus nobis conuenire no n potest. S eruum au tem dom ini non o p o rte t litigare. 9. 25. 6 . habes additum . cum praecepit u t lo q u atu r quae decent sanam doctrinam f. C om m otio si tem p eretu r. c 2 Tim 2. h ab e t liberalitatem sine dispendio.

nel caso che Dio conceda loro di convertirsi per conoscere la verità. 30-31 169 e rim etti a Dio la v endetta p iu tto sto ch e esigerla p e r te. fortificati nella grazia. che gli suggerisce di stab ilire l'am icizia con tu tti. 6. sebbene dicendo questo si sia voluto rife rire p iu tto sto alla Legge. sia em en­ dato con la benevolenza. secondo il Vangelo. figlio carissim o. Perciò dice più avanti: Q ueste cose ricordo e dichiaro davanti a Dio. M aestro tollerante — dice — con gli avversari. . Trovi anche aggiunta la terza regola — che ci separiam o cioè da coloro con i quali non possiam o accordarci — quando dice (a Tim oteo) che deve p arla re in m odo conveniente alla sana dot­ trina. E ancora: Tu dunque. si h a lib eralità senza spreco. La m odestia talo ra è tro p p o tim ida. eviti l'eretico dopo averlo am m onito una volta. si insinui 14 Si riferisce alla citazione di Rom 12. ed è già condannato da se stesso. perché un tale individuo è perverso e pecca. che cioè deve innanzi tu tto sem inare la grazia. m en tre si tende alla continenza. I I . E se la m ente n on può correggere tu tto ciò. ABRAMO. Il servo del Signore non deve liti­ gare. Ecco. eviti alm eno l’ecces­ so. dunque. 31. di non lasciarti andare a dispute di parole. di am ore e di sobrietà. p erde l’asprezza dello sdegno. quasi fosse persona indegna di u n a punizione! E Davide chiaram ente allontana il desiderio di v en d etta dicendo: se ho ricam biato a coloro che a loro volta m i hanno fa tto del male. poi non respingere nessuno li­ tigando. 18. E gregiam ente poco ol­ tre h a aggiunto e m o strato la ragione che la filosofia non h a in­ dividuato. l ’insegnam ento della p rim a m assim a. Se si pone fine alla dissipazione del pa­ trim onio. terzo. a nulla utili se non alla rovina degli ascoltatori. s o p r a 14 si deve intendere: B enedite coloro che vi perseguitano. in fatti. quando è m ode­ rata. se le si fa coraggio. conserva l’a ttra ttiv a del p u ­ dore e la costanza del proposito. L’eccitazione. Può in fatti accadere che ciò che talvolta è sgradevole. Dìo in fa tti non ci ha dato uno spirito di tim ore. N ella seconda epistola a T im oteo si leggono questi precetti: Perciò — dice — ti ricordo di ravvivare la grazia di Dio che è in te per l'im posizione delle mani. se poi non gli è possibile co nq u istare tu tti con i suoi insegnam enti. gli e rro ri e i m oti irrazionali della sua anim a. p e r evitare che. m a deve essere m ansueto con tu tti. Con q u an to acum e so ttrae alla n o stra ven d etta colui che è con d an n ato p er suo stesso giudizio. Chi scopre in sé il fuoco della libidine lo freni con il m a tri­ m onio. acquista il pregio del vigore. Perciò la m ente dell’uom o sapiente cerca di farsi am correggendoli. m a di fortezza. eviti di esa­ sp erare qualcuno con le parole. cioè di farsi dei nem ici. evitare poi le disp ute in to rn o alla Legge.

Denique u t A braham hum ilius. ea co n stitu it in m eliorem partem . 11. N am prim o leuauit oculos et regionem conspexit. Ea p ra efe rt. I I . 16. 9. 8 s. longitudo enim u itae in dextera eiu s°. 32. p ru d en s autem u ir has sibi ad dexteram locat. 31-33 nentia. E t leuauit in q u it L oth oculos et aspexit om nem regionem Io rd a n is p. hoc est illam rem . ° Prou 3. P rim a su n t enim quae sunt anim ae bona. u id u itatis affectantes gloriam . 10. u t habes scriptum : A dulescentior es autem uiduas deuita m. 6 . p Gen 13. S i tu in q u it in sinistram . Ideoque bonus m agister dico inquit non nu p tis et uiduis: bonum est illis. quae sapienti ad dexteram est. quem deflectentem a se ten ere non p o terat. nubant. ita Loth insolentius. at u ero im m o rtalitatis adipiscendae gratiam in sin istra h abet. ego in sinistram ". u t esset tu tio r. g rau itatem autem non custo­ dientes. S unt aliquae m ulieres in m atu ro d e stitu ta e m arito ru m obitu et se continere non queunt: Volo in q u it iuniores nubere. 14. secunda quae corporis. diuitias quoque et honores p raep o n it. extollit autem se iniquitas — . qui se d ebuit com m ittere m atu rio ri. Q uod si se non continent. 1 Tim 5. qui electionem u su rp a u it — u irtu s se hum iliat. m atres fam ilias esse. sed tertia. i 1 Cor 7. si sic m aneant sicut et ego. m elius est enim nubere quam uri '. qui electionem optulit.170 DE ABRAHAM. filios procreare. Q uod si aliquas deliciae delectant et luxuriari in C hristo uolunt. hoc est diuitiae p o testates p a tria am ici gloria. i 1 Tim 5. te rtia su n t quae accidunt. 33. . denique eligere nesciuit. hoc est nouissim a. ego in dextram uel si tu in dextram . Sic et m ens bona a p raeeip iti et dem erso inrationabilium lapsus secernat se ac separet. hoc est quae tibi in dextera sunt m ihi in sin istra su n t et quae tibi in sin istra m ihi in d extera sunt. q uae au tem co rporis ad sinistram . O m nesque anim ae u irtu te s insipiens u ir in sinistram eicit. est enim res habitationis. " Gen 13. o b rep at inpudicitia. D eflectentibus a uero am ica iactan tia est. eas deu itan d as iudicat. nullam occasionem dare aduersa- r io 1. Regio ig itu r tertio loco p o n itu r. R ecte ig itu r A braham cum bona uenia uoluit nepotem d im ittere. id est salus u irtu s p u lch ritu d o for­ m ae gratia. Viro enim in p ru d en ti in dex tera sunt quae su n t corporis. quae non esset p rim a ordine.

p . P er l'uom o stolto a d estra stanno le cose del corpo. I l i . che cadono a precipizio e af­ fondano. che non sono in grado di m antenersi conti­ nenti: Voglio — dice — che le giovani si m aritino.. siano m adri di fam iglia. xdtXXo£. p er me sono a sin istra e quelle che tu hai a sinistra.. ir.. 16 ( A u c h e r . •s L a s t e s s a r i p a r t i z i o n e d e i b e n i è r i p r e s e n t a t a p iù o l t r e ( I I 10. grazia che p er il sa­ piente sta a destra. cioè le ricchezze. c o m e s u g g e r is c e G.. In fatti.). La regione dunque è collocata al terzo posto. In fa tti la lunghezza della sua v ita è alla sua destra. P e r q u a n t o r i g u a r d a l ’in c o e r e n z a d e l g iu d iz io s o s t a n z ia l m e n t e p o s itiv o q u i e s p r e s s o s u i bona corporis r i s p e t t o a d a l t r e e s p r e s s io n i n e t t a m e n t e p e s s i- .. la p atria. lui che si sa­ rebbe dovuto affidare ad uno più saggio p e r essere al sicuro. Se non sanno essere continenti. Vi sono delle donne rim aste vedove p er la m orte p re­ m atu ra dei m ariti. Se alcune sono allettate dai piaceri e vogliono darsi ai godim enti in Cristo. Saint Ambroise. n o t a 200. 32.. Q ueste preferisce. E L oth — dice — alzò gli occhi e vide tu tta la regione del Giordano. perché deviava da lui. antepone anche le ricchezze e gli onori.. G iustam ente d u nque A bram o volle con benevola indul­ genza congedare il nipote.oi x a l x a l tih t]. n o t a ad loc.).. e pone a sin istra le cose del corpo. abbiano figli. la grazia dell’aspetto. d ù ità p x o i o ù t w ■cà t ’ èv aÙ Tw x a t f à èxT Ò j A y a 9 A . si sposino. cioè la salute. 188). ( R o s s ) xò. cioè quella cosa che non e ra la p rim a nell'ordine dei valori. offrendo la scelta. L'uom o p ru d en te invece le colloca alla sua d estra. h a invece a sin istra la grazia deH’im m o rtalità che egli conseguirà. S ta scritto in fatti: Evita. a b ra m o . m en tre ostentano l’onore della vedovanza. A n c h e s e è p i ù o v v io p e n s a r e a d u n a d i r e t t a d ip e n ­ d e n z a d a P h i l o . 60. infatti non seppe scegliere. la bellezza. ’é fyì 6è EÙYÉVEia x a t <pQ. la gloria. che. e. Innanzi tu tto alzò gli occhi e guardò la regione. al terzo sono i beni e s te r io r i15. M adec. Lo stolto m ette a sin istra tu tte le v irtù dell’anim a. o u t u y à p &v aÙ T apxéff-ca-cóg < t i j > eì't]. il valore. però. Al prim o posto in fatti sono i beni d ell’anim a. io vado a destra o. è meglio in fa tti sposarsi che bruciare. i poteri. p . ap p ro fittando del d iritto di scelta — la virtù si um ilia. se rim angono com e sono io. Se tu vai a sinistra — dice — . cosi Loth fu insolente. l’in iq u ità invece m o n ta in superbia — . non bad an o alla serietà. l’Apostolo giudica che devono essere evitate. A m b r o g io p r e c is a : quae Graeci èxTÓg dixerunt (c f. 1360 b 21 ss . n o n p o s s i a m o o m e t t e r e d i s e g n a la r e A r i s t . quaest. che non diano alcuna occasione all'av­ versario. m a la terza. le vedove più giovani. rhet. Perciò il b u o n m aestro dice: Parlo ai celibi e alle vedove: è bene per essi. al secondo posto sono quelli del corpo. a p r o p o s i t o d e i bona quae accidunt. 33. non poteva tratten e re..% t o 0 ( r tty ia to s à p E i à ? (o lo v ù y i e i a v . io vado a sinistra. La iattan za è am ica di coloro che deviano dalla verità. . queste colloca dalla p a rte m igliore. gli am ici. in Gen. I 5. 6. è in fatti il luogo ove si abita. com e A bram o fu um ile. 'éaxi 8’ èv aÙ Tw n è v t à n e p ì ^ux'i'iv x a l l à èv o iltu a n . cioè l’ultim a. 31-33 171 l ’im pudicizia. 68). d o v e . Cioè: le cose che tu hai a d estra... se tu vai a destra. p er m e sono a d estra. Cosi anche la m ente v irtu o sa si allontani e si separi dalla cad u ta delle cose irrazionali.

In quo nisi diligenter intendas. u t ad u ertas m item deum graui peccatorum m oueri acerb itate ad ulciscendum nec < in > m erito non potuisse exorare A braham So­ dom itanis ueniam . immerito Maurini merito codd.172 DE ABRAHAM. Sicut ergo u irec ta u irtu tu m fontem habent C hristum et sp iritalis u b erta tem gratiae. Pulchre au tem ait scrip tu ra: elegit sibi L o th r. V idit ergo regionem . 11. n u m quid in eo e rrasse eum dicere potes. usque d u m uenias in Z o th o p a q. quo a lan tu r superflua. u eritatem au tem n atu ra e uelut deflexis o b tu tib u s obum ­ brem us. D escendit enim qui d ese ru it u irtu tis consortium et speciem elegit. 35. non m ediocris hic est oeconom ia. 36. * Gen 13. quia p o su it deus an te nos bonum et m alum . sed cum et Io rd an is descensio dicatur. leuem us oculos inlecti falso am oenita­ tis decore. quo exuberent. cuius p la n ta ria surft sensus et passiones corporis. 13. te rra autem Aegypti corporalem su b stan tiam significat. Plerique su n t quo nequiores eo tectiores. hoc declinatio. r Gen 13. sicut paradisus dei et terra Aegypti. P aradisus enim perfectae b eatitu d in is am oenitas est uel anim ae fru ctu o sae fundam enta. quia su p ra m odum flagitiosi erant. non ueritatem . I I . quod elegit uicina Io rd an is et ea quae in rig ab a n tu r sicu t p aradisus dei? Non utique secundum litteram . in q u a sapientiae sint. 34-36 34. . Quod au tem hom ines in Sodom is saeui eran t et peccato­ res in conspectu do m in i u a ld e s. priusquam eue ret deus S odom am et G om orram . Non eligam us ergo quod specie u id etu r iucundius. 36. 6 . 4. quae inrigabatur. qui hom inum su b terfu g iu n t inda­ ginem . sed quod u e rita te p ra estat. ita intem ­ p eran tia fons quidam est passionum corporalium . u t u nus­ quisque eligat quod uelit. ubi res sine a rb itro g e ru n tu r a u t falso testim onio iustus q Ibid. ne cum sit nobis trib u ta o ptio u t seq u am u r p o tio ra. iustitiae ceteraru m q u e u irtu tu m p lantaria.

36. quando si fanno le cose senza testi­ m oni o quando con falsa testim onianza si raggira il giusto. perciò. Sono m olti quelli ch e quanto più sono m alvagi tan to p iù sono al sicuro. p. cf. si p o trà forse dire che h a sbagliato a scegliere le te rre che erano vicine al G iordano e che erano irrig ate com e il p arad iso di Dio? E videntem ente no. ABRAMO. m en­ tre lasciam o n ell’o m b ra la verità della n atu ra . Vide d u nque la regione. avendo avuto la possi­ bilità di scelta p e r seguire ciò che è preferibile. com e chi volge altrove lo sguardo. is Id. dunque. Se non si fa bene atten ­ zione al senso di questo passo. Schenk l. da cui ricevono grande vigore. app. prim a che Dio distrug­ gesse S o dom a e Gomorra. i luoghi verdeg­ gianti delle v irtù h an n o C risto com e fonte e possiedono la ferti­ lità della grazia spirituale. la quale. ad loc. L'incoerenza è riscontrabile anche solo confrontando questo passo con quanto è detto a proposito del corpo nel paragrafo precedente e in quello seguente. In fatti Dio h a posto di fro n te a noi il bene e il male. 14. 35. perché ciascuno scelga ciò ch e vuole. 76 s. Das Fròmmigkeitsbild. cioè la deviazione. della giustizia e delle altre v i r t ù 18. m a mistiche circa il corpo e la carne. considerando che a n c h e 17 il Gior­ dano significa discesa. S. non la verità. leg. che ali­ m en ta la vegetazione inutile. Stenger. che pure è m ite. Con ogni probabilità. dove l’opposizione di anim a e corpo è espressa nell’antitesi paradisus dei / terra Aegypti. se si inten­ de letteralm en te. a farne vendetta. Non scegliamo. 6 .. O ttim am ente dice poi la S crittu ra: L oth scelse. m a ciò che è real­ m ente m igliore. che si dica che gli uom ini di Sodom a erano malvagi e m olto peccatori davanti al Signore non è legato a un provvidenziale disegno di poco conto e lo scopo è quello di fa r capire che l’a sp ra durezza dei peccatori spinge Dio. i* Zothopa deriva da un errore di lettura di chi ha trascritto in latino il term ine greco dei S ettanta ZOrOPA. parlando qui della triplice ripartizio­ ne dei beni. I I .. perché non accada che. Il p a ra ­ diso in fatti è la delizia della p e rfe tta b eatitudine o il terreno dell'anim a che dà m olti fru tti. com e il paradiso d i Dio e la terra d ’E gitto 16. e la ragione p e r cui A bram o non potè im plorare clem enza p e r gli uom ini di Sodom a è che essi erano m alvagi oltre ogni m isura. In fa tti discende chi h a abbandonato l’unio­ ne con la v irtù e h a scelto l'apparenza. m en tre la te rra d 'E g itto significa la sostanza del corpo. P h i l o . nella quale si trovano le piante della sapienza. alziam o gli occhi e siam o allettati d alla falsa bellezza di ciò che è attra en te. era irrigata fin verso Zotopa. si. 153. 18 Cf. ciò che all’apparenza sem b ra più piacevole.). l’errore era presente nel m anoscritto della Genesi usato da Ambrogio (K. Il fatto. . le cui piante sono i sensi e le passioni del corpo 19. invece. cosi l'intem p eran za è com e u n a fonte di passioni corporali. quelli che sfuggono all’in­ vestigazione degli uom ini.. II 59. sacr. 48. dunque. Come. opif. trascrive Filone senza preoccuparsi della coerenza interna del proprio testo. ■7 Si allude all’analogo significato di Loth: deviazione. poi. Evidentemente Ambrogio. migr.. 34-36 173 34.

po stq u a m recessit L oth ab illo: Respice oculis tuis et uide a loco. 14 s. 38. 2. sapiens autem im m obilis fide perm anet. quia deus non iudiciorum exitus nec cum intextis nequitiae com m entis negotia. Q uanto p rio r Solom on quam Zenon Stoico­ ru m m ag ister atq u e a u c to r sectae ipsius! Q uanto p rio r quam ipse p a te r philosophiae P lato uel eius in u en to r nom inis Pythagoras! Quis au tem fidelis nisi sapiens? S tu ltu s enim sicut luna im m u ta ­ tur c. 36 . c Eccli 27. N am que u t m usicus organa a u t m edicus m edicam enta a u t naupegus quae ad nauis in stru m en tu m necessaria sunt. 38 circum u en itur. 6a. 6. quo eu id en te r docem ur q u an tu m m superfluis portio n is in rationabilis exhaustis proficiat. in quo nunc tu es. quoniam in u su m hom inum d ata sunt. et quan­ tu m u itia uitiis ad iu n cta m ali adferant. quid aliud d ec la rat nisi sapienti et fideli p ra esto om nia. quia om nem terram quantu m uides. b Prou 17. S eq u itu r locus. I I . Hinc tam qu am a fonte h au se ru n t Stoici philosophi dogm atis sui sen­ ten tiam om nia sapien tis esse. quae sua p u te t n atu ra e m unera. deesse nihil? Vnde et Solom on in P ro uerbiis ait: E ius qui fidelis sit to tu s m u n ­ dus diuitiarum e s t b. H aec cum p ro m ittit deus d a tu ru m se A brahae. tibi dabo eam et sem ini tuo in a e te r n u m a. M anebat ap u d deum Susanna pudica ualde. 7. etiam si condem ­ n e tu r ab hom inibus. exaucta P a. etiam si quando non habeat. O riens enim et occidens et septen­ trio et m eridies p o rtio n es su n t u n iu ersitatis: his enim to tu s orbis includ itu r. sed inti­ m ae conscientiam m entis interrogabat. etiam cum d am n aretu r adulterio. nec ullis indiget. In exam ine autem hom inum falsae opinionis e rro r plerum que obducit ùim u erita tis. Non enim otiose scrip tu ra posuit: E t d ixit deus ad Abraham . Dom ina est enim e t possessor om nium sapientia.7. a Gen 13. 37. q uia deus non adsertio n ib u s falsorum testium facti exam inabat fidem. m anet tam en ante deum iustus. 37. etiam si d esin t ei ad uictu m necessaria. sed nudam sp ectat negotio­ ru m natu ram .c. . etiam si nihil ipse possideat.174 DE ABRAHAM. ad africum et aquilonem et orientem et mare. 11. Sed fo rte dicas: Quom odo sapientis to tu s m undus e Quoniam ipsa n a tu ra d at illi so rtem om nium .

36 .. 10. S usanna conservava di fro n te a Dio tu tta la sua pudici­ zia. II 200 (W achsm uth. tu tta v ia co- 1 Stob. m a esam inava la coscienza in te rio re della m ente... 5. . ap. Hor. che cosa d ich iara se n o n che l’uom o sapiente e fedele possiede tu tto . perché sono stati concessi in uso agli uom ini. V 124 (H ense. adu... Emp. Cic. perché io darò a te e alla tua discendenza p er sem p re tu tta la terra che tu vedi. p ad re della filosofia.. dopo che L oth si era separato da lui: Alza gli occhi e dal luogo ove ora tu sei guarda verso Settentrione e M ez­ zogiorno. 2.t o i j ( l è v < n t o u 8 a t o . m a osserva i p ro ­ cedim enti nella loro n u d a realtà. In fa tti la sapienza è sovrana e p ad ro n a di tu tto . 778).\ Stob. p. p .. 1. 136: . C lean th es. il sapiente invece rim ane saldo nella fede. 6a è u n ’aggiunta dei Settanta. 6. 8. ABRAMO. I I . 3. S e x t. m a si vedano anche le testi- monienza di Plutarco e Stobeo in H. corollario della d ottrin a sto ica ch e definisce il sa p ien te re e signore del m ondo: cf. disp. l’e rro re di u n a falsa opinione soffoca m olto spesso la forza della verità... n à v ta ùnàpxeiv. né le azioni giudiziarie istru ite con inique m acchinazioni. D ie ls . acad. perché Dio non g u ard a l’esito dei processi. invece. in esse è co m p reso l’universo. VII. A lex. Ma forse dirai: com e è possibile che il sapiente posse tu tto il m ondo? P erché la stessa n a tu ra gli dà in so rte tu tte le cose. 20. che tu tto ap p artien e al sapiente ’.. omnia quae ubique essent sapientis esse. anche se le m ancano i mezzi necessari al sosten­ tam ento. Diog.. essa che ritien e com e p ro p ri i doni di n atu ra. perché Dio non ac­ certava la verità del fatto in base alle afferm azioni dei falsi te­ stim oni. Q uanto fu an terio re Salom one a Zenone. flor. 6. 3 Lo Schenkl rinvia a Cic. * Nec ullis indiget: cf. sat. In fatti l’O riente e l’Occidente. 38. In fa tti com e il m usico talo ra non h a gli stru m en ti m u­ sicali o il m edico n o n h a le m edicine o il c o stru tto re di navi non h a le cose necessarie p e r equipaggiare la nave. sebbene fosse co n d an nata p er adulterio. 7): x a f r ò X o u 5è . u n a volta elim inate le su p erflu ità della p arte irrazionale.38 175 di fron te a Dio q u esti rim an e giusto anche se è condannato dagli uom ini. 100. p. Sen.. b en f. m aestro e fondatore della scuola stoica! Q uanto an terio re allo stesso Platone. Di qui. top. Aphr. XI 170. N on senza ragione la S c rittu ra si è cosi espressa: E Dio disse ad Abram o. V II 125: -ctóv aocpwv Sè ità v ta elvau Cic. II 44. 280. math. Tusc. I 3. 13. Dio. Doxographi Graeci. II 5. il S etten trione e il M ezzogiorno sono p a rti del tu tto . 37. 8. Segue u n passo che chiaram ente ci insegna qua l’anim a progredisca. N elle indagini degli uom ini.. 124 ss.. com e da u n a fonte a ttin se ro i filosofi stoici la m assim a della loro d o ttrin a. di nulla m anca? In fa tti anche Salom one dice nei Proverbi: Chi è fedele possiede ogni ricchez­ z a 2. né sente il bisogno di alcuna c o s a 4. L. e anche a P itagora.sapientes solos reges solos diuites solos formosos. p ro m etten d o d i dare queste cose ad A bram o. che p er prim o h a escogitato il term in e filosofia3! M a chi è fedele se non il sapiente? In fatti lo stolto m u ta com e la luna. 7. 3. ch e il sap ien te sia lib ero dai b iso g n co n c etto tip icam en te sto ic o . anche se egli nulla possiede. 6. e qu an to m ale producano i vizi che si assom m ano ai vizi...7. 147. 2 Prov 17. parad. verso O riente e Occidente.

3840 hab et tam en eo ipso quo possit his u ti. q u i caelesti oraculo non <• Gen 1. N on co rp o ralem ad su rrectio n em significat. ab In d iae quoque lito rib u s u sq u e ad H erculis u t aiu n t colum nas uel B rittan n iae extrem a confinia non p o tu it p eram b u ­ lare. D enique S o lo m o n e. h E ph 5. q uem deum ante credebas. 39. In possessionem . et im perate piscibus m aris et uolatilibus caeli et o m n ib u s pecoribus et o m n i terrae et om nibus serpentibus. Peram bula terram in longitudinem eius et latitudinem . hoc est S arrae illius non seruientis. initium et consum ­ m ation em et m ed ieta tem o m n iu m rerum et diuisiones tem porum et anni cursus et stellarum dispositiones. relinque terren a. 28. hoc est: Surge qui d o r m is h. differen­ tias herbarum et u irtu tes radicum et quaecum que su n t abscondita et in p ro u isa !. D enique A braham quam diu ad h a ere b at ei Loth. 7. etiam si ad tem pus usus eorum non su p p etat: q u an to m agis sapiens suum iudicat quidquid natu ra e est. In tu ere m undum . quia tibi dabo illam et sem ini tuo in a e te r n u m g. sed liberae. surge a corporalibus. 40. naturas anim alium et iras bestiarum . supra P*. bonae stirp is. E t p o tu it qu asi indeuotus uideri. surge a terren is. n on p eccati seru u s nec successioni carnis obnoxius. in q u it. qui u iu it secundum naturam ! Non enim a m ittit ius suum qui m em init se ad im aginem dei factum et ad hom ines a dom ino deo dictum : Crescite et m ultiplicam ini. Vbi u ero deflexionis quodam am biguo atq u e an frac tu absolutus rectas u irtu tu m sem i­ tas continuis anim ae suae gressibus coepit carpere.176 DE ABRAHAM. V tique in tra m o m en tu m te rra m istam P ersaru m interclusam im ­ periis. in add. 39. qu i repunt su per te r r a m d et n o u it q uia sapientia om nium m ater est et ipsa o rb em te rra ru m possidet. so rtem h o ru m non acceperat. 4. sed spiritalem . u im u en to ru m et cogitationes hom inum . hoc est deflexio m orum . 14. bonae indolis. 17. Ergo qui sapientiam m eru e rit et non fu e rit ancillae filius. ipse inquit m ihi dedit h o ru m quae su n t scientiam ueram . e 3 Reg 3. « Gen 13. caelum aspice et exsurge a m o rtu is hoc est ab opinionibus uan is et d isp u tatio n ib u s C haldaeorum . u t sciam dispositio­ nem orbis terrarum et u irtu te m elem entorum . in om nem te rra m p o ssessor m ittitu r atq u e d icitu r ei: Surge et peram bula terram in longitudinem et latitudinem . 9 ss. et replete terram et dom inam ini in eam. 17-21. . Sed haec nulli nisi p erfecto suppetunt. qui sapientiam poposcit e t accepit a dom ino deo nostro. perfectae titu lo u irtu tis h ered itatem ad q u ire t u n iu ersitatis. in tu ere etiam illum qui p o test to tu m d o n are m undum . tibi d ab o m undum . * Ibid. I I . D icitur ergo A brahae: Surge. sed princip an tis. i Sap 7.

38-40 177 sto ro hanno queste cose p e r il fatto stesso che possono usarle. Ti d a rò in possesso — dice — il m on­ do. 39. se non il perfetto. 19 (supra): Saram. In fa tti A bram o. che si esten d e dalle coste dell’in d ia fino a quelle che sono chiam ate le colonne d ’Èrcole e fino agli estrem i confini della B ritan n ia. la divisione delle sta­ gioni. ir. d elim itata dai dom ini dei P ersiani. P h ilo . L. p er co­ noscere l'ordinam ento dell’universo e la forza degli elem enti. # Diog. cioè: Sorgi.a t f f v fcS ó jjiE v o v t é X o j . nobile p e r le sue origini e le sue qualità natu rali. sorgi dalle real­ tà terren e. lib erato si dalla am biguità e dalla to rtu o sità del tra ­ viam ento. V II 87: Si6n:ep itpwTog ò Z tivojv év t ù Ils p t &v3ip(!tfiou (ptaecog TéXoj elite t ò òiioXoYouiJLévM. a b ra m o . osserva anche Colui che p u ò don are il m ondo in tero. 7. anche se tem p o ran eam en te non le hanno a disposizione: quanto più il sapiente ritien e suo tu tto ciò che ap p artien e alla n atu ra. hoc est principalem. grazie alla p e rfe tta v irtù ac q u isterà l’ered ità universale. se 5 Ancora u n ’im pronta stoica. la natura degli anim ali e la ferocia delle bestie. e com andate ai pesci del mare e agli uccelli del cielo e a tu tto il bestiam e e a tu tta la terra e a tu tti i serpenti che strisciano sulla terra. possiede queste cose. la forza dei ven ti e i pensieri degli uom ini. cf. Non si riferisce al sorgere del corpo m a dello spirito. t ó à x o X o u ftu . Perciò si dice ad Abram o: Sorgi. che tu p rim a credevi fosse Dio. migr. la fine e il m ezzo di tu tte le cose. i cicli dell’anno e la posizione delle stelle. T f j ( p i i a e i £ i j v . lui che vive secondo n a t u r a 5! Non perde il p ro p rio d iritto colui che rico rd a di essere stato fa tto a im m agine di Dio e che il Signore Dio h a d etto agli uom ini: Crescete e m oltiplicatevi e riem pite la terra e dom inatela.o<pV|o. finché aveva con sé Loth. che no n aveva o b bedito all'oracolo celeste. e sa che la sapienza è m ad re di tu tte le cose e possiede l ’universo. C erta­ m ente sul m om ento non p otè p erco rre re q u esta te rra . la varietà delle erbe e le proprietà delle radici e ogni cosa nascosta e im prevista. cioè dalle vane credenze e dalle disquisizioni d ei Caldei. perché io la darò a te e alla tua discendenza per sem pre. In fa tti Salom one. cioè di q u e lla 6 S ara che non è serva m a sovrana. l ’inizio. 6 Illius: è un rinvio a II 5. Q uando però. S arebbe anche p o tu to sem b rare uom o senza devozione. lascia le cose terrene. sorgi d alla re altà del corpo. cioè il travia­ m ento dei costum i. Percorri la terra nella sua lunghezza e larghezza. g u ard a il cielo e risorgi dai m orti. O sserva il m ondo. Ma nessuno. che chiese e o tten n e dal Signore Dio nostro la sapienza. la sua anim a com inciò a p erco rre re senza ferm arsi i d iritti sentieri delle v irtù . . 40. allora com e possessore viene m andato in tu tto il m ondo e gli si dice: Sorgi e percorri la terra in lunghez­ za e larghezza. 128: -coùxo Sé è f f t ì t ò 7capà T o ìg p ie n a 9 i X o o . 8nep è i t t I x a x ’ à p e ffjv £ijv. non aveva avuto p a rte di queste conoscenze.. dice: Egli m i ha dato la vera scienza delle cose che esistono. Perciò ch i h a m eritato la sapienza e non è figlio della schiava — cioè non è schiavo del peccato né soggetto alla succes­ sione della carne — m a della libera. tu che dorm i.

cep erunt etiam Loth filium fra tris A brahae et d isc e s s e ru n tp. quae fu erit spiritalis. p Gen 14. confecerint Schenkl conficerent codd. M erito reges dicuntur. hoc e s t u irtu tem possum us perfectam intellegere. 8-12. splendorem gloriae. 18 (Apoc 1. sed « sem ini » °. qui tunc cu rsu m u itae hu iu s co n fecerint — su n t enim e t in te rris positi quorum co n u ersatio in caelis est —. u t illum d eclararet qui hanc h ered itatem hum ano generi prim us adquireret. i Gen 18. 41. 20. 7. " Col 1. h ab et regnum grande. quia a d quercum tantum m odo Mam- brae tra n s tu le ra t tab ern aculum u tiq u e terram . m erito ru m uinde- m iam . quae bonos fru ctu s d aret e t fe­ cundas inuentiones cogitationum que p rim itias. Q uinque reges quinque sensus corporis n o stri sunt. sed eos quos terren ae conuer- sationis s affectus ac hu iu s saeculi u icerit gratia. ad h aerens deo et se to tam a terren is sepa­ rans: deflexio om nis his ca p itu r. Itaq u e qui e s t te rra e accola h a b ita to r caeli est. quoniam et caro hom inis et m undus e q u a ttu o r c o n sta t elem entis. frum ento.178 DE ABRAHAM. m Ex 3. qui au tem h ab ita­ to r te rra e po ssesso r est m ortis. uisus o d o ratu s g u statu s tactu s auditus: q u a ttu o r reges inlecebrae corporales atq u e m u ndanae sunt. Accola enim tem poralis d iu erso rii spem gerit. ubi h ab itan d u m p u tau erit. Q u antum autem noceant leu itati u itia ad- iuncta docet seq u en tiu m series lectionum . N am illi q u a ttu o r reges. « Gai 3. Vnde apo­ stolus ait: N on regnet peccatum in uestro m ortali corpore q. r Apoc 8. E rgo non h ab ita­ tores. 13. C orporales enim delectationes et inlecebras saeculi huius non u in cit nisi m ens. <i Rom 6. qui de q uinque regibus triu m p h au eru n t et ab d u x eru n t equitatum to tu m Sodom orum . . N on u tiq u e om nes hom ines conprehendit. iu cu n d itatis gratiam . 19. q uam p ro m isit p atrib u s n o stris fluentem lac et m e lm. u ino e t oleo re p le ret in terio rem dom um . su au itatem uitae. Vnde Iohannes ait: Vae habitan­ tib u s in terra! r. * Phil 3. si obeundae huius te rra e m an d atu m accepisset. Sen­ sus ig itu r n o stri facile co rporalibus delectationibus et saeculari­ bus cedunt et qu ad am eo rum p o te sta te capiuntur. quia hab et suum cu lp a dom inatum . 4041 oboedisset. terram resurrectio n is. 17. quae in u itio lu cae deflexionis exurgens q uaesiuit statim praem iu m sapientiae. sed accolae sum us te rra e huius. h ered itatem iustitiae. h a b ita to r au tem spem om nem a tq u e usum illic suae locare u id e tu r substantiae. 16. cuius prim u s heres factus est prim ogenitus a m o rtu is" dei filius dom inus Iesus. sed cum sit eius deuotio p ro b a ta . 12. 41. Cognouim us bonae m entis profectum . I I . 5). 1. E t ideo non « sem inibus » dixit.

Dice infatti Giovanni: Guai agli abitanti sulla terra! C ertam ente non si è riferito a tu tti gli uom ini che allora avevano com piuto il corso di q u esta v ita — vi sono in fatti anche quelli che. p resero anche Loth. 7. 4041 179 avesse ricevuto l'o rd in e di p e rc o rre re q u esta terra. e infra. 41. 62). I I . In fa tti quei q u a ttro re che sconfissero i cinque re e fecero prigioniera tu tta la cavalleria di Sodom a. nel descrivere la lotta che si accende nel­ l’uomo fra le due tendenze. I q u a ttro re sono le seduzioni del co rp o e del m ondo. certam en te possiam o intendere la te rra . Perciò l’Apostolo dice: N on regni il peccato nel vostro corpo m ortale. m a a quelli che eran o stati vinti daH’attaccam ento della cittadinanza te rre n a e d a ll’a ttra ttiv a di questo m ondo. che determ ina la vittoria dello spirito sulle passioni (vedi più oltre in questo paragrafo. A bbiam o conosciuto il progresso della b u o n a m ente. G iustam ente sono d e tti re. p e r in d icare Colui che p e r prim o avrebbe m eritato al genere um an o q u esta eredità. in II 9. il raccolto dei m eriti. I cinque re sono i cinque sensi del n o stro corpo: la vista. il gusto. p u r tro ­ vandosi sulla terra. quale. il residente invece sem bra rip o rre ogni speranza e u su fru ire dei suoi beni là dove ha creduto di dover abitare. ABRAMO. Perciò chi è pellegrino in te rra è ab itato re del cielo. m a « alla discen­ denza ». m a pellegrini. 8 II richiamo alla fìsica antica media il passaggio al significato allegorico. . che Dio h a p ro m esso ai n o stri p ad ri. intendiam o la te rra della risurrezione. capace d i d a re i fru tti buoni. Q uanto poi siano dannosi i vizi che si aggiungono alla leggerezza è spiegato dalla successione dei passi che seguono. 7 Inuentiones: cf. anche il peccato ha un regno su cui esercita il dominio (più oltre. hanno la loro cittad in an za nei cieli —. di vino e di olio la casa interiore. figlio del fratello di Abram o e se ne andarono. 19-20). 77. lo splendore della gloria. chi invece è ab itato re della te rra è possessore della m orte. Ambrogio non m ette mai in dubbio la sovrana potenza di Dio. poiché sia la carne dell'uom o che il m ondo sono com posti d a q u a t­ tro e le m e n ti8. Perciò non siam o abi­ ta to ri di q u e sta terra. Figlio di Dio. D unque i n o stri sensi facilm ente si piegano ai piaceri del co rp o e del m ondo e sono com e assoggettati al loro dom inio. la grazia d ella felicità. supra. Il pellegrino in fatti sp era in u n alloggio tem poraneo. cioè la v irtù p erfetta. Tuttavia. si parla anche del dominio del diavolo). di riem p ire d i fru m ento. II 5. 62. perché il peccato h a la sua sovranità. II 10. di cu i divenne p rim o ered e il p rim ogenito dai m orti. l ’udito. si è alzata p er cercare su b ito il p rem io della sapienza. l’ered ità della giustizia. dove sco rro n o la tte e m iele: la dolcezza della vita. E perciò non h a d etto « alle discendenze ». m a poiché la sua p ietà è p ro v ata e poiché aveva trasferito la sua ten d a solo fino alla q u ercia di M am bre. 9 Come la m ente e la sapienza (cf. h a il suo grande re g n o 9. II 9. In fa tti i pia­ ceri del corpo e le a ttra ttiv e di questo m ondo sono vinti solo da un a m ente spirituale. infra. il tatto . l’odorato. il Signore Gesù. p ro ­ d u zio n i7 ab b o n d an ti e le prim izie dei pensieri. u n ita a Dio e totalm ente sep a rata dalle cose terrene: ogni trav iam en to è assoggettato a queste attrattiv e. trovandosi nel vizio del pericoloso traviam ento.

14 s. hinniens ad libidinem . 7. strin g it passionum im petus. u erb a am antis c o rru m p a t suisque se p ro d a t serm onibus. sta tu it erro rem . agni enim ad dexteram . 43. quae uocem m u tet hom inis. fren a ratio n is inposuit. hoc signo fortis. Scit ex ercitata m ens quos ad p ro eliu m consum m andum ad h ib eat sibi. Ip sa e t ad d ex teram Damasci esse p u lch re d icitu r. Ideo dicit sc rip tu ra q u ia reuocauit o m n em equitatum S o d o m o r u m v. H unc iustus 1 Gen 14. 11. I I . M erito ergo m ens exercitata. E st specialis quaedam fo rm a libidi­ nis. haedi au tem a d si­ n is tr a m 11. E t nu­ m erus uitalis est. “ Mt 25. id est u ita. hoc uexillo fidelis.180 DE ABRAHAM. 26 s. 16. 43. F e rtu r in praeceps et ascen­ sorem suum p ro icit in m a r e z istu d huius saeculi ceruice tum ida recusans iugum correptionis. prodat Gelenius probat codd. In ipso en im uita. 42. sed in cru ce C hristi et Iesu nom ine p ro g re d itu r ad proelium . si cred am u s in passione in nom ine dom ini Iesu. reuocau it culpam . Iu stitia au tem sollers co rrep tio n is est et arguen­ do reuocat peccatores. N am haec e st nom inis in te rp re ta tio huius quod dixim us Choba. E quus enim sta re nescit. quae est ad dextram D amasci ‘. '■ Gen 14. 42-43 42. adhibeat Schenkl adhiberet P. u t eam difficile ra tio reu o care possit. ceruicem exaltans suam . . quibus d u c a t uexillis. 33. hoc e st h abenas tenuit. 1. D enique ad lu d a m dicit p e r H ierem iam dom inus deus: N u n c u id eb itu r ignom inia tua et adulterium et hinnitu s et alienatio fornicationis tuae supra c o lle s a. quibus arm is in stru a t.21. 8. uelox ad im petum . * Ex 15. quae recepit u eram sapien­ tiam iusti uiri. Non aq u ilaru m p ra e fe rt im agines nec dracones. Quid tam sim ile peccati? F ern et enim p rim o cu lp a im p etu et om nem recti cogitationem p ra eu en it m o tuque in m atu ro exilit. N u m era u it A braham trecentos decem et octo uernacu- los suos *** usque Choba. a Ier 13.

argina gli assalti delle passioni. m a ratio la esprim e nella sua purezza e liber­ tà dai condizionamenti del corpo..) osserva: « respicere uidetur celebratum illud: in hoc signo uinces ». 13 s. La m ente esercitata sa quali soldati scegliere p e r p o rta re a term in e la battaglia. Choba. cf. fo rte di q u esto segno. di Gen. 27 (frenos rationis). Con la te sta su p erb am en te eretta. E la giustizia è sollecita nel correggere e. ibid. il tuo adulterio e il tuo n itrito e la tua prostituzione sui luoghi eie- 10 K. Con più sicurezza si può affermare che in questo paragrafo i richiami alla passione e alla croce sono da ricollegare al simboli­ smo del num ero 318. ABRAMO. In fa tti q u esta è l’interpretazione del nom e suddetto. se crediam o nella passio­ ne in nom e del Signore Gesù. 7. Vi è u n a p artico lare form a di libidine che trasfo rm a la voce d ell’uom o. In II 6. si lancia a capofitto e getta colui che la cavalca nel m are di questo m ondo. 6. in I 3. 11 Frena rationis: il com pito della ragione è quello di controllare le pas­ sioni e i sensi.. In fatti il Signore Dio dice a G iuda p e r bocca di G erem ia: Ora si vedrà la tua vergogna. 2). 5. 14 Ratio: non equivale esattam ente a mens. 15 (supra). G iustam ente è anche detto che Choba è situ ata a d e stra di Damasco. cosicché difficilm ente la ra g io n e 14 può richiam arla. impetus) sono applicate ai sensi. 27 (citato più oltre in questo par. Cioè afferrò le briglie. 27 (supra) riflessioni molto simili a quelle svolte in questo paragrafo (vi si ritrovano letteralm ente i term ini: reuocare. fedele p er questo v e ssillo .0. richiam ò la colpa. pp. II 1. richiam a i peccatori. n itrisce al richiam o della libidine n.. è veloce nello slancio. degrada le parole dell’am ante e si m anifesta attrav erso i suoi discorsi. osserva giustamen­ te che per ben com prendere il passo bisognerebbe sostituire libido a culpa. previene ogni pensiero di chi è re tto e balza fuori con m ovim ento im provviso. im pose i freni della ragio­ ne n.) che formano lo schieram ento opposto alla mens. Che cosa è cosi sim ile al peccato? La colpa 13 in fa tti si accende al p rim o im pulso delle passioni. Anche il num ero è vitale. lou. In fa tti il cavallo non può stare ferm o. Stenger. cf. Gli agnelli infatti stan ­ no a d estra.. ad loc. 12 Hinnio è più volte usato nel latino cristiano per dare cruda rappresen­ tazione della passione carnale. cioè « v ita ». >3 Culpa: S. 42-43 181 42. frena rationis. Entram bi i term ini indica la parte superiore dell’anima. .. Ier.. 50. supra. Das Frómmigkeitsbild. supra. H ier. In fa tti in q u el n u m ero c ’è la vita. S ch en k l (app.. Vulg. mens invece quasi sempre esprim e la razio­ nalità convivente con il corpo e i sensi (cf. 13. N on p o rta innanzi figure di aquile né draghi.. giudicò l’erro re. La metonimia ha come effetto quello di accomunare la culpa agli elementi della sfera del corpo (la carne. adu. le passioni. i piaceri. rifiutando il giogo della correzione. A buon d iritto si può definire ese rcitata la m ente che h a accolto la vera sapienza deU’uom o giusto. con quali insegne guidarli. i sensi. A bram o contò trecentodiciotto suoi servi nati in casa *** fino a Choba che è situata a destra di Damasco. m a va in b attag lia con la croce di C risto e nel nom e d i Gesù. alza con su p erb ia la sua testa. spiegato a proposito dello stesso v. Perciò la S c rittu ra dice: R iportò indietro tu tta la caval­ leria di Sodom a. d i quali arm i fornirli. i ca p ri invece a sinistra. 43. m en tre rim provera. ecc. 8: unusquisque ad uxorem proximi sui hinniebat. I I .).

sed ad dom inum » Gen 14. in q u a sit fidelis alloquii splendor. 17. 1. Q uasi contagium declinat intem p eran tiae. 4. quo et m ysterium nequaquam p ra e te ritu m ac p ra eterm issu m est. recepit ed. 5. c Gen 14. recurrunt. hoc loco au tem satis e st illud solum adm onere. cu m et illis q uibus desit pecunia u itae tam en non d esit substantia. non faenum . recipit codd. Quid enim est quod ait: R ex in q u it S odom orum exiuit Abrahae obuiam et dixit: Da m ih i hom ines. quae se regere non p otest. in q u a sit pretio su s census. 7. m undanas Schenkl mundans P. 14.. quia sem per aduer- sum passiones co rporis m ens n o stra tam q u am in excubiis debet p raeten d ere. u t infu n d at ei inratio­ nabiles passiones? 46. in q u a n o strae census su b sista t spei. . D enique ubi se uicisse p u tat. Non p atrim o n iu m utiq significat. te m p ta tu r atq u e incessitur. aliter interpunxit Schenkl. nisi Schenkl. sed u italem anim ae su b stan tiam . 46. . b Gen 14. co rp o ris au tem uel accidentium diu rn u s m agis quam d iu tu rn u s usus. sensuum P p. accedentium P (fort. Sed perfectae m entis est nihil de terren is. haec in m ortalis substan tia. u t im itato res sui fierent q u i deflexerant. I I . * Gen 14.8. u t p erfectionem om nem sensuum atq u e operum suorum deo deferat. nisi quod p o st has luxuriae u icto rias u is qu aed am libi­ dinis p o test ratio n ab ili m enti subrepere. 6.). quasi labem refugit corporalium sensum . nihil de c poralib u s inlecebris adsum ere. substantiam . 22.182 DE ABRAHAM. equos autem sum e t i b i a. 44.21. delec­ tationes m undanas reicit q uaerens q u ae su p ra m undum sunt. non enim sub sistim us in eo. 16. Ideo A braham dicit: N ihil su m a m ab o m nibus tu i s b. 43. 16. H aec est enim u e ra n o stra su b stan tia. m ores quoque d eclin an tis co n u ertit e t ad se uocauit.46 reduxit equ itatu m . nihil sibi adroget. q u ae e s t sap ientiae d iu es copiis.. 23. Hoc exprim it et docet lectio. Rom. ab stin ere a terrenis.43 . quod m ens plena p ru d en tiae iu stitiaeq u e d eu o tio r sit erga dei cu ltu m et decim as iuxta te rra e gignentia in fru ctib u s iuxta altio rem p ru d e n tia m in eo soluat. S u b stan tiam quoque r e c e p itb. < n isi> diuino fauore fu lta sit. 44. q u ia sensus no stri ad disciplinam m entis re cu rru n t. De M elchisedech in tra c ta tu m orali plene dixim us. non stipula. m anus o p eraria u irtu s ani­ m ae est. H anc non ad terren ae arb o ris pom um . 45. 7. subrepere Stenger 21 subripere codd. Hoc est extendere m anus ad d o m in u m 0.c. 8 45. V nde qu idam recte non p u ta n t p atrim o n ii dici substan tiam .

è di breve. respinge i pia­ ceri m ondani. 2 Per il significato di altior cf. 1 Cf. I 1. ad loc. in fatti noi non sussistiam o in esso. Di M elchisedech abbiam o p arla to in m odo profon nel tra tta to m orale '. perché non può reggersi se non è sostenuta dalla grazia divina.4 6 183 v a t iI5.). C ertam ente non si vuole indic il patrim onio. prendi invece i cavalli. L’u tilità del corpo e dei beni e s te r n il6. affinché i trav iati diventassero suoi im itatori. infra. Strasbourg 1954. non il fieno. m a al Signore.H. ha erroneamente diviso il testo biblico: supra colles non fa parte della frase precedente. Ma è p ro p rio della m ente p e rfe tta non accettare nu delle cose terren e. p er­ ché nem m eno a coloro che sono privi di ricchezza m anca la so­ stanza. operaria e -rius. Il giusto h a rico n d o tto questo genere di cavalleria. supra. II 10. vi sia lo splen­ dore delle parole veritiere. ABRAMO. nella quale vi sia la ricchezza che h a valore. nulla rivendica a sé. supra. no n la paglia. qui è sufficiente ri­ co rd are solo questo: che la m ente piena di prudenza e di giu­ stizia è p iù devota nel culto di Dio e paga le decim e dei p ro d o tti della te rra con i fru tti di u n a superiore p ru d e n z a 2. cioè la >5 Ambrogio. invece. m a di quella che. 68 e nota 4. come osserva K. non di lunga d u ra­ ta. In fatti. nel testo biblico. R ecuperò anche i beni. 16 Accidens non esprim e il concetto filosofico di ffunPepTixój ( = « accid te »).4 3 . nel senso che attrib u isce a Dio tu tta la perfezione dei sensi e delle sue opere. 44. Ecco che cosa significa alzare le m ani al Signore. segue. nota 4. A. B la is e .uu. II. questi sono i beni che non periscono. 3 Per il significato di operaria cf. E vita l’intem peranza com e u n contagio. 16 e nota 4. quasi fosse di sentinella. 8.8 . h a convertito e rich iam ato a sé anche la c o n d o tta d i chi aveva deviato. deve sem pre fare la guar­ dia co n tro le passioni del corpo. . Perciò alcuni g iustam ente ritengono che non si può p arlare di sostanza del p atrim onio. nel quale non è stato tra sc u ra to o tra la ­ sciato il m istero relativo a tale personaggio. asten ersi dalle cose terren e. Dictionnaire Latin- Frangais des auteurs chrétiens. s. Perciò Abram o dice: N ulla prenderò da tu tto ciò che è tuo. m a quello simile di èxTÓg: cf. cercando le cose celesti. in qu an to i n o stri sensi to rn an o a seguire la disciplina d ella m ente. nulla che ap p arten g a alle seduzioni corporali. la ricchezza della n o stra speranza. m a i beni vitali dell’anim a. S c h e n k l (app. Questi in fatti sono i n o stri veri beni. se non che dopo tali vittorie sulla lu ssu ria può in sin u arsi nella m ente razionale com e una forza della libidine che vi diffonde le passioni irrazionali? 46. che ha fa tto — è detto — il cielo e la terra. 1. I 3. 45. proprio quando pensa di aver vinto. rifugge d a i sensi del corpo com e da u n a sozzura. 7 . cioè la sapienza che abbonda di ricchezze. Alza la m ano non verso il fru tto dell’albero te rre stre . In fa tti che cosa significa quello che è detto: Il re di Sodom a usci incontro ad Abram o e gli disse: Lasciam i gli uom ini. è te n ta ta e attaccata. Q uesto esprim e e insegna la S crittu ra: la n o stra m ente. la m ano che fa il b e n e 3 è la v irtù del­ l’anim a. C hirat.

Quae m anifesta su n t hom inibus ipsi rem u n e ran tu r. M inus enim m irabile faceret. Angustae m entes in u ite n tu r prom issis. hoc est intellegibilem et uisibilem su b stan tiam . Dei quoque in eo p ra e d ic a tu r iustitia. dignum fore P2 Schenkl. despicere Schenkl despici se P. ■= Gen 15. sed ex aeq u itatis suae con­ tem platione larg itu r iudicans quod hi qui m ilitan t sine aliqua m ercedis hum anae re m u n eratio n e re p o situ m h ab e an t praem ium in eius b o n itate. 47. Q uaero. si secutus prom issum dei esset hostem adorsus. m ulta erit ed. quae sine responsi caelestis syngrapha certam en arrip u it. 47. Quod de san cto A braham aestim ari conuenit. qui fecit in q u it caelum et terram d. spectans non illa quae u id en tu r. Rom. 14. M erces tua erit ualde*. non p raesentia. post iudicans add. I I . ego protegam te. . uisi- bilis uel sensibilis su b stan tia te rra est. e rig a n tu r sp eratis m erce­ dibus: bo n a m ens. cui deuouendas suas anim as aestim auerint. P ropositum piae m entis m ercedem non expetit. non corporalia. p ietatis au tem et parsim oniae. S ubtexuit his oraculum dom ini dicentis: -Noli time Abraham. non om nia autem d Ibid. 46-47 extendit. de ista au tem uisibili su b stan tia operato riae atque ciuilis disciplinae capessat gratiam . gem inae laudis fru ctu m a d q u irit sibi. E rgo significat quod uirtu- tem anim ae suae ad su p erio ra extendat. Schenkl. sed quae non u id en tu r. p u ritatis ceteraru m q u e uelu t p riu a ta ru m u irtu tu m a deo soluitur. 1. hoc est non terren a. quod gloriose sibi p ro ultione p ietatis subeundum pu tau it. 8 . sim ul quia adoreis bellicis ex u su ipsius u icto riae au t hom inum gratia p aratu m est p raem ium . V ictoriae securus p ro cesserat ad triu m p h u m m agis inui- tatu s quam p ro m p tu s ad gloriam uel ad ulciscendum p ietatis do­ lorem p aratu s. qui rem unerationem piis m entibus non ex n ecessitate prom issi. quia et d iu in u m fauorem non despicere iustis duxit doloribus et hostem p ercu lit despectu periculi. 18. u t ex illa intellegibili su b stan tia th eoreticae u itae in d u at altitudinem . intellegibilis enim u sia caelum est. sed p ro m ercede h ab et boni facti conscientiam et iusti operis effectum.184 DE ABRAHAM. cur p o st belli euentum ? S pondendae m ercedis locus nunc erat. 2. sed incorporalia a e te rn a caelestia. u t et confidentis- sim ae fo rtitu d in is et plenissim ae deuotionis g ratiam locet.

si m ostra incerto sulla necessità di questa integrazione. avrebbe fa tto cosa m eno degna di am m irazione se avesse assalito il nem ico seguendo la prom essa di Dio. ci saremmo attesi fecisset. siano incoraggiate dalla speranza d i ricom pensa. 8. in fa tti il cielo è sostanza intellegibile. p erch é ritien e che coloro che com battono senza alcuna ricom pensa u m an a debbano avere il prem io rip o sto nella bo n tà di Colui al quale hanno voluto consacrare le loro vite: e. Perciò la S crit­ tu ra vuol indicare che À bram o eleva la v irtù della sua anim a alle cose celesti. 6 Si riferisce alla cattura di Loth. cioè non alle cose terren e. infatti. m a a quelle che non si vedono. essi stessi le 4 Gli editori che hanno aggiunto multa si sono basati su I 3. non a quelle presen­ ti. che ai m eriti acq u istati in g u erra è riservato un p rem io derivante dai vantaggi o tten u ti con la v itto ria o dal favore degli uom ini. m a in considerazione della sua equità. dove ritroviam o la citazione di Gen 15. ad loc. In q u esta vicenda è anche esaltata la giustizia di Dio.. per liberare suo nipote Àbramo inseguì e sconfisse i quattro re autori della razzia. Sicuro della v itto ria sarebbe a n d a to 5 incontro al trionfo. non a quelle corporali. in fatti. m a a quelle im m ateriali eterne celesti. m a considera com e ricom pensa la coscien­ za della buona azione e la riu scita dell’o p era giusta. Genesis. 1. F isch er. Abram o. L’oracolo del Signore soggiunge queste parole: N on m ere. La m ente pia non reclam a u n a ricom pensa p e r ciò che si propone di fare. in qu an to m ette a p a rtito il m erito di u n intrepid o coraggio e di assoluta devozione. io ti proteggerò. La tua ricom pensa sarà assai g ra n d e4. 47. coglie il fru t­ to d i u n a duplice gloria. La m ente buona. e da q u esta sostanza visibile tende al pregio di u n a co n d o tta operosa e civile. . p er la p u rità e le altre v irtù in certo qual m odo private è dato da D io 7. 18 (supra). processerat: anom alia nell’uso dei tempi e dei modi verbali. processisset. I I . 46-47 185 sostanza intellegibile e quella visibile. affinché da quella sostanza intellegibile raggiunga la sublim ità della v ita contem plativa. chiam ato più che p ro n to alla gloria e p re p ara to a vendicare l’affet­ to f e rito 6. 7 Priuata uirtus è da intendere in opposizione sia alla virtù militare. perché non pensò di disprezzare il favore divino a m otivo del giusto dolore e b a tté il nem ico con disprezzo del pericolo. dom ando. che alle m enti pie dà la ricom pensa non perché obbligato dalla prom essa. invece il prem io p e r la pietà e la sobrietà. Le azioni che sono pubblicam ente note agli uom ini. Paleograficamente. non si vede la ragione dell’aplografìa né l'assenza di multa nuoce al senso.. Abram o. essendo non infrequente nel latino cristiano l'uso deH’avverbio (ualde) in luogo dell’aggettivo. ABRAMO. Q uesto bisogna apprez­ zare nel san to Abram o. Le m enti m e­ schine siano sollecitate da prom esse. 5 Faceret. riten en d o che affrontarlo p e r vendicare l’offesa fa tta al suo affetto fosse m otivo di gloria. Vetus Latina. che h a ingaggiato la b attaglia senza la garanzia di u n responso celeste. Ma B. q u esta dichiarazione è fa tta dopo il successo della guerra? Q uesto e ra il m om ento di p ro m ettere la ricom pensa. che al seguente manifesta. rivolgendo la sua attenzione non alle cose che si vedono. nello stesso tem po.. Perché.. la te rra è sostanza visibile e sensibile. cui si allude poco sopra.

sed form am u u lt adquirendae cognitionis r Ps 50 (51). Ideo ait: Q uid m ih i dabis? Ego autem d im itto r sine filiis h. n Sap 1. <i Gen 15. u t darem tibi terram hanc. sed quia corde credidit < rep u ta tu m est ei> ad iu s titia m 0. 47-49 m anifesta. quorum sp ec ta to r et sc ru ta to r deus e s t g. non argenti inlectus testim onio. non secundum carnem sed secundum g ratiam . E t quia deposue­ ra t stu d iu m C haldaeorum . 49. E t credidit Abra­ ham deo et rep u ta tu m est ei ad iustitiam Q uid credidit? Hoc est non solum m ultitu d in em populorum in C hristum credentium . sed alia m anifesta. C redidit autem A braham non auri. p Gen 15. 8. 4. Quid e st autem quod ait: E duxit autem eum fo r a s m? T am quam foras ed u c itu r propheta. i Gen 15. Q ui q u ae rit quom odo sciat non d u b ita t m anifestante deo cognoscere se posse. h Gen 15. quia in maliuolam anim am non in tra b it sa p ie n tia ". 7. eam successionem petebat quae non esset seruilis. sed libera. 10. p a rtu s enim sapientiae et fidei h ereditatem desiderat. 10. Lewy 59. reputatum est illi (ei pro illi ego. m Gen 15. u t exeat foris corporis et angustias carnis operientis ac sp iritu s sancti infusionem et u elu t qu an dam descensionem uideat. in eo p erso lu tu m est praem ium . ut supra) add. In quo p ro b a tu m est eius m eritum . Non ergo m agnam mer- cedem p ro m isisset A brahae. quo edoctus audiuit: R espice in caelum et num era stellas. 8. S anctae tam en et propheticae m enti m aior cu ra p o steri­ tatis p erp etu ae est. si potes num erare. qui eduxi te de regione Chaldaeorum. Denique statim fidei eius testim onium dom inus dedit dicens: Ego su m deus tuus. ' Gai 4. 22 ss. m undare anim ae n o strae locum ab om ni in quinam ento. I I . si uolum us sp iritu m recip ere sapientiae. . q u ae rit A braham : Q uom odo inquit intellegam quia heres eius e ro ? q. sed etiam caelestis gratiae splendorem et resurrectionem uitae inm or- talis suboli ecclesiae deferendam . 48. Hoc est: iam diuinationes m ago­ ru m repudiaui. Ecclesiae subolem desiderabat. doce m e quom odo sciam m e fu tu ru m te rra e eius heredem . Vnde et ille ait: Incerta et occulta cordis m anifestasti m ih if. 2. E t dixit: Sic erit sem en tuum . ut heres esses eius p. * Ps 7. 5. 21.186 DE ABRAHAM. ° Rom 10. O portet nos quoque exire ex his diuorsorii n o stri angustiis. 48. 5 s. 8. Ideoque huiusm odi responsum diuinum resul- tau it. p roicere sordes m aliuolen- tiae. nisi p u ram anim am ab om ni delic­ torum contagione iudicauisset. alia in certa et m axim e occulta cor­ dis.

poi. « testimonianza ». . che Dio osserva e scru­ ta. Perciò dice: Che cosa m i darai. che ti ho condotto fuori dalla regione dei Caldei p er darti questa terra. m a non tu tte le cose sono pubblicam ente note: alcune son note. Che cosa signi­ fica. altre non sono ben conosciute. perché la sapienza non entrerà in un'anim a malvagia. m a secondo la grazia. se sei capace di contarle. chiedeva u n a progenie non servile m a libera. nell'udire il quale fu istru ito : Guarda nel cielo e conta le stelle. In fa tti anche nel Vangelo M aria. m a vuol ren d ersi conto del genere di conoscenza che deve acquisire. perché il term ine. esprim e una promessa. m ostram i com e posso conoscere che l’avrò in eredità. avendo m esso da p a rte lo zèlo p e r la scienza dei Caldei. Ma la m ente san ta e profetica si cu ra di più della poste­ rità eterna. E A bram o credette a Dio e gli fu a ttrib u ito a giustizia. del tu tto segrete sono quelle del cuore. dom anda: Come potrò capire che l'avrò in eredità? Cioè: o rm ai ho rip u d iato le divinazioni dei m aghi. dunque. In fa tti il Signore subito h a d ato testim onianza alla sua fede dicendo: Io sono il tuo Dio. II 4. sarebbe certezza e. 47-49 187 ricom pensano. che. dobbiam o purificare d a ogni im pudicizia il luogo dove dim ora la n o stra anim a. 13-14. in m odo che esca fuori dal corpo e veda le angustie della carne che ci riv e s te 8 e veda l’infusione. com e u n a so rta di discesa. Perciò non avrebbe prom esso u n a grande ricom pensa ad Abra­ mo. 49. E disse: Cosi sarà la tua discendenza. I I . m a. m a anche lo splendore della grazia celeste e la risu rrezione alla vita im m ortale. m entre io m e ne vado senza figli? D esiderava la discendenza della Chiesa. Che cosa credette? Che si deve attrib u ire alla discendenza della Chiesa non soltanto la m oltitudine dei popoli che credono in C risto. affinché tu l’avessi in eredità. 48. p erché h a creduto di cuore. Perciò anche il salm ista dice: M i hai m ani­ festato le cose incerte e segrete del cuore. ABRAMO. g e tta r fuori la sozzura della m alvagità. M entre è stato riconosciuto il suo m erito. gli è stato a ttribu ito a giustizia. ma la m ia traduzione (« promessa ») è facilmente riconducibile al con­ cetto biblico di testim onium . A bram o ha cred u to non perché allettato da u n a p ro m e s sa 9 di o ro e di argento. Chi dom anda com e possa conoscere non d u b ita — essendo Dio che rivela — di p o ter conoscere. 8. in quanto fatta da Dio. supra. E Abram o. dello S p irito Santo. gli è stato attrib u ito il prem io. 9 Non mi sem bra possibile in questo contesto tradurre letteralm ente testi­ monio. Perciò risuonò questo responso divino. avendo udito 8 Carnis operientis è genitivo soggettivo. D obbiam o anche noi u scire dalle an­ gustie di qu esto n o stro abitacolo. Sono la carne e il corpo che angustiano la mente: cf. l ’espressione: e lo condusse fu o ri? Il p ro feta è com e con­ d o tto fuori. se vogliam o accogliere lo spirito della sapienza. se non lo avesse giudicato anim a p u ra da ogni contagio pec­ cam inoso. nell’ipotesi assurda (l’espres­ sione è negativa) prospettata da Ambrogio. non secondo la carne. d esidera in fatti la prole della sapienza e l ’ered ità della fede.

qu aero quom odo p ra e te r in s titu ta n atu ra e pos­ sim uirgo generare. 50. I I . respondit: Q uom odo fiet istud.188 DE ABRAHAM. quia om nibus an im an tib u s utilius hoc anim al generi esse hum ano rep- r Lc 1. s Gen 15. Sed si uim interrogationis praem issae et futurae responsionis considerem us. 8. 34. quoniam u irum non cognoui? r. <■Gen 15. nisi qui­ busdam scru p u lu m hinc nasci ad u erterem eo quod aruspicinae quaedam scribi u id e a tu r sollem nitas. N am et in euangelio M aria cum audisset ab angelo quod uirgo p a ritu ra esset filium. E t iu re respondit. Sic en im c u rrit sicut et aqua: possum us uel de fluuiorum sono. eo quod <KJj graece T t a p à t ò à ia v eiv nom en acceperit ab eo quod est im p etu ferri. quod p o st inm olationem diui- sa su n t an im an tia et c o n tra faciem alte ru tru m posita et consedit illis A braham ‘. ad u e rtere poterim us spei n o strae et fidei conuenire huius sacrificii disciplinam . . quia non solet p arere quae u iro non fu e rat copulata. P rae te rirem h uiusm odi in terp re tatio n e m sacrificii. c u rsu uel m aris uiolentis aestim are fluctibus. 49-50 aduertere. Aeri au tem c o n p a ra tu r aries. 9. V itulus enim arato riu m anim al est ded itu m te rre n o labori. 10 s. C ap ra ad aq u a ru m sim ilitudi­ nem p e r aenigm ata figuratur. D ixit autem illi dom inus deus: S u m e m ihi uitu lu m m u m et capram trim am et arietem trim u m et tu rtu re m et colum ­ bam s. hoc est: cum id quod n a tu ra est non su p p etat.

. 49-50 189 dall'angelo che da vergine avrebbe p a rto rito un figlio. poiché gli anim ali. quaest. in H.): atqui praelaudd- torum anim antium naturae fam iliaritatem gerunt cum uniuersi partibus.G. et latitudinis maris exten­ siones. 13 Ilap à t6 .. I l i 3 (A ucher. L 'ariete invece è assim ilato all'aria. dato che solitam ente colei che non si sia u n ita a u n uom o non può p arto rire. terra et aqua. quoniam ambo ista elementa. S avon . Saint Ambroise. T ralascerei l’interpretazione di questo sacrificio. 11 Non mi sem bra possibile intendere diversamente. ABRAMO.J. ut ualde uiolentus et uiuax. 169 s.. arie­ tem. Propter itaque has rationes. uel « ajz »J animal agens et im petum faciens (ab&yoì. pp. L id d e l-R . L’etimologia è tra tta da Filone. « aex ». tuttavia. A Greek-English Lexicon. quod huiusm odi omnia ansam praebent hom inibus inaniter criminantibus ut sacris libris detrahant.. cioè: poiché qu esto non è possibile secondo n atu ra. pp. unde et animal anim antibus uniuersis utilior hominibus aries. qui et indum entum eis praestat. « a lfa » . 170 s. 12 Cf. quaest. secondo l'in­ terpretazione allegorica. quoniam impe­ tuosa est aqua.. p er­ ché si co stata che è il più u tile al genere um ano fra tu tti gli ani- ■o Cf. tertium uero masculum. quia aer siue uentus quasi masculus est redditus. . I I . dom ando com e p o trò al di fuori delle leggi n atu ­ rali p a rto rire rim anendo vergine. ac fere foeminae. 141-143. qualcosa di sim ile all’acqua. P hilo . s. Ma. in Gen. Philo. 10 (anche nella versione Vetus Latina) dica che la m età di ogni ani­ male fu posta di fronte alla m età corrispondente. che significa « lasciarsi tra sp o rta re dall'im peto ». se non avvertissi che alcuni trovano in qu esto passo m otivo di turbam en to . pp. I. dopo l'im m olazio­ ne. Terrae bos.): non tamen ignoro. materialia sunt. ut puto. L’aruspicina era ancora diffusa alla fine del IV secolo e c’era chi voleva difenderla appellandosi al rito compiuto da Abramo: si veda quanto osserva e documenta H.. paragrafo precedente e anche P h ilo . un ariete di tre anni. . et testes sunt flum inum cursus. poiché il sostantivo greco deriva da à ia cmv I3. quis rer. Ambrogio nel sottolineare che alcuni trovano motivo di scandalo nell’epi­ sodio di Gen 15. S cott.. in Gen. se consideriam o il valore della do­ m anda che precede e della risp o sta che segue... una capra di tre anni. capram et uaccam. In fa tti il vitello è un anim ale a r a to r io 12 dedito al lavoro della terra. come nel paragrafo seguente a proposito dì SduaXiv. 126: «Xà(ÌE [ioi» x al ttjv #fcou<rav afo&Tiaiv. sebbene il testo di Gen 9. vuole non solo riproporre l'analoga questione affrontata da Filone. nctpà sono registrati diversi esempi. La cap ra rap p resen ta. 7-11. in q u an to p are che vi si descriva qualcosa di sim ile ai riti d ell’arte aru sp icin a 10. Oxford 1968’.. Aeri autem aries. 8.u. foeminas illas primas sum ere monet. ut arator et agricola. rispose: Come avverrà questo. po trem o com pren­ dere che il ritu ale di q uesto sacrificio si addice alla n o stra speran­ za e alla n o stra fede. furono divisi e p o sti l'uno di fro n te all’a l t r o 11 e A bram o si sedette accanto a d essi. più spesso usa àltò t o 0 . cf. her. et ipsum mare fluxu laborans. In fatti la c a p ra co rre com e l'acqua: possiam o p ensare sia al ru m o ro so corso dei fiumi che alla vio­ lenza dei flutti del m are. poiché non ho conosciuto uomo? E giusta­ m ente rispose. una tortora e una colomba. E t aquae capra (Graece et Armenice. Nunc itaque nihil aliud dicunt nisi immolationem delineari ac indicari per diuisionem animalium inquisitionemque uiscerum. Allora gli disse il Signore Dio: P rendim i un vitello tre anni.: espressione abbastanza usuale per indicare la derivazione di una parola. Ambrogio. I l i 3 (A ucher. perché vi vedono descritto un rito d’aruspicina. m a anche dare una risposta ad un problem a attuale nel suo tempo. . 50. àdcffio-. diu.

Iam illud quis ignorat. C aro q u o q u e n o stra u itae istiu s su b iu g atu r necessitatibus. siciit aer huius sp iritu s u italem nobis m in is tra t su bstantiam . u t p riu s diceret: S u m e m ih i u itu lu m et capram et te rtio loco diceret arietem . cui uelut . uehem ens n a tu ra et uiolentum co m ib u s. S ed etiam m oralis concu et sup p etit. 50-51 p eritu r. fem ineos p a rtu re p ra e se n ta t ac m ulto ubere. Aliud ergo a d terram . Vnde et hunc ordinem factu m p u to .190 DE ABRAHAM. in num eris fa tig a tu r laboribus. quod u eh em en tio r sit u irtu s anim ae. lab o ra t u t p ariat. hoc est u itu la et c a p ra te rris e t m ari m aterialib u s c o m p aren tu r elem entis et q u ia fem inea d ican tu r. 8. 51. a t u ero aries m asculum quoddam ani­ m al sit. C aro n o stra u itu la est: lab o ra t u t serat. lab o ra t u t colligat. II. sensus e t uerbum est. aliu d a d uitalem aerem m ystice fig u ratu r h o ru m triu m an im an tiu m genus. In om nibus enim hom inibus caro. aliu d a d m are. M asculorum boum labores a r a tro et iugo fungitur. V nde e t graeci SdjxaXiv d ix eru n t u itu lam à m toO ScqjicwóMivou aÙTiqv eo quod d o m etu r iniuriis. H aec trad itio n atu ra lis est. q uandoquidem et u estis u su m nobis exhibet. u t m asculus a u c to r et cau sa gignen­ tium m ouens te rra ru m g enitalia et u elu t q uadam se m iscens co­ pula. S im iliter autem aeris huius sp iritu s u italis est. eo q u o d p rim a illa. c re b ris q u a titu r doloribus e t m u lta ru m aeru m n aru m quodam c u ru a ta p a rtu senescit.

infra.). in nota 12.. ra p p resen tan o m i­ sticam ente il p rim o la te rra .. Anche Filone doveva avere nel testo biblico S&ixaXiv. come appare evidente nell'interpretazione morale che segue (cf. Cum itaque corporalis substantia fami­ liaritatem praefert uitula. nel loro g e n e re 16. sopra. come il suo modello. La n o stra carne è ra p ­ p re sen tata dalla vitella: essa fatica p e r sem inare. 51. nota seguente). pp. fatica p e r p arto rire. anche se non è detto esplicitamente. quaest. Con l’a r a tro e il giogo com pie i lavori dei buoi m aschi. Perciò penso che (nell’elencare gli anim ali) abbia seguito questo ordine — cioè. Vnicuique nostri insunt haec. sono assim ilati alla te rra e al m are. 144 s. 173 s. o p p ressa com e dal p a rto di n u m erosi affanni. im petuoso p er n a tu ra e violento con le corna. caro. om ettendo l’interpretazione fisica della colomba e della tortora. con il p a rto e il la tte ab b o n d an te delle sue m am m elle com pie quelli fem m inili. Perciò i Greci han n o chiam ato la vitella Sàp. 18 Cf. dai sensi e dalla parola. e perché sono espressi al fem m inile. Ambrogio distingue. pp. quaest. 50-51 191 mali. Ambro­ gio. §§ 55 e 56). 171 s. com e u n m aschio che. I l i 3 (A u c h e r . Ben più am pia e articolata è l’interpretazione fisica dei cinque animali in P h il o . quoniam subigitur et obtemperat caro nostra. il terzo l’a ria fonte di vita..aXtv da SajiaffS-f]- v a i aÙTTiv (= essere dom ata). uel quod ex imaginatione rerum per sensum acceptarum fit impetus motusque animae. in Gen. Q uesta è l’interpretazione n a tu r a le 17. ordina­ riam ente questo stadio dell’esegesi allegorica è omesso per far posto alla doctrina moralis e mystica. è so tto p o sta a innum erevoli fati­ che. com e l’aria ci p ro c u ra la sostanza vitale che respiriam o 14. m entre l ’arie te è un anim ale m aschio. I l i 3. dap­ prim a è detto: P rendim i u n vitello e una capra e in terzo luogo è nom inato l’arie te — perché i prim i due. ch i ignora che è più fo rte la potenza dell’anim a. che sono elem enti m ateriali. sensus. S avon . 8. pati ac affici potius sapiens.): naturalis itaque apprime ratio huiusmodi erit. due generi: gli animali terrestri e i volatili (cf. 9. . il secondo il m are. III 3 (A u c h er . osserva che questo è uno dei rari casi in cui Ambrogio si sofferma sull’interpretazione « naturale ». 17 H. come i Settanta. I I . P h il o . D unque q u esti tre anim ali. d a l m om ento che ci è u tile anche p e r vestirci. m a ad essa accorda e si aggiunge quella m o ra le 18. Moralis autem proprie sic se habet. quam agere. 15 II passaggio da uitulus a uitula è premessa necessaria per giustificare quanto segue. ma anche una divergenza dall'interpretazione filoniana. O rbene. Saint Ambroise. cit. pp. dato che anche per lui erano femminili i term ini che indicavano i primi due animali: cf. 16 Nei cinque animali di Gen 15. quaest. fatica p e r rac­ cogliere. in Gen. cioè la v ite lla 15 e la capra. produce la vegetazione. natura quoque foemina est secundum materiam. stim olando le capacità generative della te rra e quasi accoppiandosi con essa. perché essa è d o m ata con m a ltra t­ tam enti. in Gen. Anche la n o s tra c a rn e è so tto p o sta alle necessità di q u esta vita. Ogni uom o infatti è costi­ tuito dalla carn e. atque iungit se ministerio uitae. ABRAMO. è scossa da freq u en ti sofferenze e invecchia. a cui d u ra n te q u esta vita la 14 II significato resta sostanzialm ente invariato se facciamo dipendere huius spiritus da aer invece che da uitalem substantiam. ratio. Sensuum uero communitati cohae­ ret similitudo caprae.. S im ilm ente il soffio dell’a ria che resp iriam o è fonte di vita. uel quia singula sensibilia feruntur ad proprium sensum. manife­ sta non solo la sua disaffezione per questo prim o livello di interpretazione. I.

sicut ordo q u id am uitae ususqu e n o stri uerb o explicatur. q u ia im petus dici­ tu r. ub i p a rtu s suae generationis delectationisque effuderint. sicut et serm o n o ster efficax operationis e t q u aed am o rn a tu s n o stri et tegm inis causa sit. 51-52 n u p ta ad h a ere t in istiu s u itae c u rsu corporalis su b stan tia? Sensus au tem n o stri c a p ra ru m m odo u e lu t saltu quodam exiliunt et p a sc u n tu r p ra eru p tio rib u s. im p etu s ui com m otiones ipsi excitan­ tes anim ae e t co n cu tien tes eam . nam et alcfrriiTEig graece dicuntur fem ineo uocabulo. E ffetarum m odo an im an tu m cito uacuantur. Fem inei au tem sexus speciem h ab et u t etiam sensus n o stri. a u d itu p a rite r e t ta c tu m o u e n tu r uelociter. 52. q uibus etiam anim ae inflectunt co n stan tiam et u elu t a n a tu ra sui alienant eam. Aries p e r usum u estium o rd in e q uodam gregem ducens. eo q u o d ex quodam im p e tu sensuum inflexionis a tq u e alie­ nationis n o strae causa n ascatu r. 8 . A rb itro r au tem quod illud uer- . In ariete u ero u erb i ac serm onis n o stri h a b e tu r sim tudo. Ad om nem occasionem praesto su n t uel o ccu rsu fem ineae p u lch ritu d in is uel odore suauitatis alicuius. et iterum excitatis cu p id itatib u s nouos re fe ru n t im petus. quod sit uehem ens. I I . V nde e t p leriq u e <x<popp/r)v d ictam p u ta n t.192 DE ABRAHAM.

in Gen. La capra. ABRAMO. Nel passo di Ambrogio fra i due concetti non c’è contrasto. II. appena hanno em esso il pro­ dotto della loro generazione e del loro piacere. lasciano d ’u n balzo. 174): hoc autem imprimis sequitur inflexio. alla m an iera delle capre. rip ren d o n o nuovo im pulso. u n a volta riac­ cese le passioni. I l i 3. com e anche il n o stro discorso agi­ sce efficacemente e in u n certo senso ci ad o rn a e ci riveste. Colgono p ro n ta­ m ente ogni occasione. S avon. con p aro la fem m inile. S tenger . Mais. &<popilT) = ànó-èp[J. s. 11 (CSEL XXXII/1. com e pu re d all’u d ito e dal tatto . è data da E. 11 s.. p.. Il testo dim ostra chiaram ente — prosegue il Lucchesi — che la corruttela si è verificata nel ram o della tradizione da cui . id est impetus omnis generis. M a rc u s . as thè Stoics sometimes did.. 271. quaest. choses aussi hétéro- gènes.) 1953 (coli. Alla m an iera degli anim ali sfiniti dal p arto .f) si veda l’index di SVF.V| = impeto dei sensi) e di tale connessione logica se ne suppone la spiegazione etimologica. Il semble en effet à peu près sùr que l'arm enien a lu crTEpéio[xa ce qui’Ambroise lisait cxpuina ». poi. 183. 67. quia mundi et firmamenti est causa: puta. aries per uestimentum. R.. 174): uerbo (aut rationi) uero cognatus aries est. 8.. p e r m ezzo dei quali essi piegano p er­ sino la costanza dell'an im a e la distolgono dalla sua n atu ra . par. L 'ariete invece ra p p re se n ta la n o stra p aro la e il n o s discorso. e. L’énigme pourtant se clarifie aussitót que l’on essaie de faire une rétro- version.. provocando eccitazioni nella stessa anim a e scuotendola con forza im petuosa. L’arie­ te. L u c c h e s i . Già S . p erdono le forze.u. si vedano i riferi­ menti in H. nota 1. à mundi (xóffiiog). 21 L’ariete che guida il gregge. décidément. tro v a la sua spiegazione nella parola. anzi il prim o (AcpopiiY) = alienazione dell’anima dalla ragione) è conseguenza del secondo ( èp(J. ch e guida il gregge in u n certo o rd in e 21 p er soddisfare il biso­ gno d i vesti. nota h.T|. p. Saint Ambroise. Purtroppo la versione arm ena non è chiara in questo punto. oppure la costellazione dell’ariete che guida gli astri. primum quia mas est. p e r cosi dire. Una spiegazione. efficax operationis à operarius (èvepfàs) et omatus. Cosi traduce Aucher (p. sulla base del confronto con il corrispondente passo am brosiano: « uehemens se rapporte naturellem ent à mas (àvSpeìog?). sono im provvisam ente eccitati dalla vista di u n a bellezza fem m inile e d all’aro m a d i u n p ro fu m o soave. a proposito dell’ultim a parte di questo testo (quia mundi. 47. Per dt(po(J. Loeb). perché è im petuoso.. p. 20 Cf. Philo. che ritengo convincente. uel alienatio. in fatti in greco i sensi sono detti aìo"ihf)<7 Eig. P er­ ciò m olti pensano che si dica à<popp/ir)v p erch é òpp/r]19 significa im peto. com e anche i n o stri s e n s i20. Car le m ot peut avoir en soi cette doublé acception.. 52. è p u t ì : Ambrogio prosegue sulla traccia di P h i l o .. p. nonnullis dicta occasio. 51-52 193 sostanza co rporale è congiunta com e u n a sposa? I n o stri sensi invece.. L’usage de Philon. 22 P h il o .. Ma penso che dobbiam o p iu tto sto intendere quel- 19 ’Aepop^v.. I I . I: Questions and answers on Genesis. London-Cambridge (Mass. p. è topos letterario diffuso nell’antichità. on ne voit pas comment tegminis pourrait ètre le correspondent de firmamenti. et ter­ tio. malgré les apparences. com e u n certo o rd in e della v ita e dei n o stri bisogni (trova spiegazione nella p a r o la )22.. è di sesso fem m i­ nile. nota 41. quaest. le p ra te rie e pascolano sui dirupi. or considers à<popprf) as a special kind of éppnfi ». 2. 102. I l i 3 (A u c h er . secundo quia operarius est. commenta: « It is not ciear w hether Philo here contrasts òpuf) w ith à c p o p iJ iT ) . Das Frómmigkeitsbild. in q u an to d all'im peto dei sensi deriva la causa del n o stro cedim ento e della alienazione.) aveva espresso dei dubbi sulla traduzione arm ena.): in figura mulieris sensum animi mentisque constituens. p. ratio (uel uerbum) autem in ordine uitae. in Gen. Suppi.

8. q u o d p e r ipsum co n d iti ac red em p ti sum us. I I . D uplex ig itu r ca u sa p e r uerb u m . m oralis q u ia redem it. quod est u erb u m dei. natu- . 52 b u m m agis intellegere debeam us. quod u erb u m nos u ero tegm ine sui u estiu it uelleris et in dom o in tro ­ ducit aetern ae salu tis qui se p ro nobis im m olandum obtulit. E x q u o ord in em quen- dam su b stan tiae h ab em u s et sacrae redem ptionis.194 DE ABRAHAM. qui tam qu a m ouis ad uictim am du ctu s est et sicut aries coram ton- d ente sine uoce sic non aperuit os su u m u. Philosophia quoque gem inam speciem sui co n stitu it in uerbo. n atu ­ ralis e t m oralis: n a tu ra lis q u ia condidit. cu m quo aries iste h ab e re u id e a tu r non m ediocrem cognationem .

Anche la filosofia h a posto nel V erbo il fondam en­ to del p ro p rio duplice asp etto. quis rer. I. S avon . . m a si distingue nella spiegazione. sia anche perché usus nostri riprende per usum uestium.. 184 s. filoniano. e n ota 107 am m etteva l ’influenza di quaest.. che governa il gregge per fornire all’uomo le vesti. ABRAMO. II a epist. g iu stam en te osserva: « Je ne m e trom p e pas en su pp osant q u ’A m broise a sciem m en t su b stitu é au "m onde in tellig ib le” don t parlait P hilon. a cui A m brogio so stitu isce l ’in teresse p er l ’opera redentrice del Logos. 5 (CSEL LXXXII/1. Ebenso w ird unsere Stel- lung im Leben durch unsere Redgabe bestim m t ». I 8. A proposito del signi­ ficato di questo difficile passo di Ambrogio S . Saint Am­ broise.F. 147. Das Frdmmigkeitsbild. 52 195 la p aro la che è il V erbo di Dio.. 25 Cf. p erché p er mezzo di Lui siam o stati crea­ ti e redenti. Banterle. S avon . c ’est-a-dire réd em p trice du V erbe ». diu.. sia perché il vero soggetto di explicatur è aries. tuttavia. 77. Saint Ambroise. m orale p er­ ché h a redento. S tenger . da cui pare non scostarsi H. 184-185 (m a alle pp.. Infine ho accolto il suggerimento di G.. p. her... non m anifesta dubbi sull'espressione mundi et firmamenti est causa e ne dà una spiegazione. che om ettendo l’espressione cruciale per usum uestium. in Gen. che mi fa notare che la stru ttu ra della frase (da aries a explicatur) è fortem ente connessa. Saint Ambroise. Lui che com e una pecora è stato condotto al sacrificio e com e u n ariete senza voce davanti al tosatore non ha aperto la sua bocca. egli osserva che n e ll’u so am b rosian o di moralis vi sarebbe u n significato p iù an tico. 58. als ihr Fiihrer erkenntbar ist. pp. 8. e ch e « in qu esta valenza più antica la moralis servireb be qu asi da sapienza rationalis ». ch e vede nella diversificazione una reazione con tro il m od ello filoniano: in definitiva un rifiuto della tradizione d ’ispira­ zion e platonica. 47.. p. una ex natura qua res persoluuntur sensibilis mundi.. in nota precedente) notiamo che Ambrogio trae dal suo modello l’affermazione inizia­ le. 103). I. L u i24 che si è offerto p e r essere sacrificato p e r noi. n atu rale e m o ra le 25: n atu ra le perché h a creato.. I l i 3 (A ucher. Savon. 174): rationis uero duplex est species. 148. 189 e n ota 124. p erch é questo V erbo ci h a rive­ stiti con il vero m an to del suo vello e ci in tro d u ce nella casa della salvezza etern a. p. in Gen. La differenza fra il te sto d i A m brogio e q u ello di F ilone non deve far sosp ettare u n a fon te diversa.. p. quibus sane persoluuntur res mundi intelligibilis.o£ (mundus).. quaest. che H. Madec... n atu ra le e m orale — in fatti l’aspet- dipende la traduzione armena: l’erronea lezione aiEpéioixa ha condizionato la scelta del significato di x6op. D unque attra v erso il V erbo si esplica u n a duplice azione. La dottrina.. p.. la fon ction m orale. de mème un certain ordre de notre vie et de notre conduite est exposé p ar la parole ».. In ciò vediam o u n ’o rd in a ta disposizione della sostanza e della san ta redenzione. che a ccosta q u esto p a sso di Abr. p.. si evidenzia anche il parallelismo fra l’ariete. È da segnalare. supra. interpretando in senso finale l’espressione per usum uestium. II). 24 Qui: il riferim ento non è più a uerbum ma a Cristo. I. P h ilo . quae incorporales species appellantur. Ho esitato prim a di rifiu­ tare questa interpretazione. con il quale questo ariete è con­ giunto in m odo no n tra s c u ra b ile 23.. Der Widder leitet die Herde dadurch. altera autem earum. P erciò non m i sem bra ben fon d ata l ’opin ion e di L. p . e Cristo che ricopre il cristiano col suo manto. Ambrogio perciò ci attesta la forma autentica del testo di Filone (ibid. und durch unsere Worte geben w ir geachtet (Bedeu- tung der Rhetorik fiir Ambrosius!). p. P izzo la to . In p rop osito G. 2. 17) e rinvia per entram b i a P h ilo . 23 Se confrontiamo il passo am brosiano con quello di Filone (cit. schiettam ente cristologica. pp.. traduce: « Le bélier guide le troupeau selon un certain ordre. cosi si esprime: « Der Sinn scheint zu sein: Durch unsere Rede wirken wir nach aussen. ir.. dass e r durch sein Fell. Per l'ariete come figura di Cristo cf. nota 2. Saint Ambroise. p iù e sp licito è H. III 3 [qu i sopra c it. 147 s.] su q u esto m ed esim o p a sso d i Abr. Inoltre.

M erito ergo ad sacrificium sum i iuben- t u r p o st arietem tu r tu r e t colum ba. et cu m eleuarent se ani­ malia a terra. 21-24. ibant et rotae coniunctae illis. 8. q u ae u en ian t e t h ab iten t in ram is eius arb o ris. c Ez 1. 21. q uae d e g ra n o sinapis su rre x erit. 53. eo q u o d in co lu m b a spiritalis g ra tia sit. b Ez 1. . eleuabantur ro ta e c. Sed p ro p h e ta non caelum ipsum V Lc 2. 54. a Ez 1. qu am u erb o adsignat. D enique P lato cu rru m uolu- crem dixit esse caelu m ex eo quod p ro p h e ta dixerat: C um irent animalia. Vnde q u id am a d libros philosophiae d iriu a ru n t eo qu ipsum caelum u o lucris sim ile sit. E t Ezechihel ap e rto s sibi caelos dicit et uidisse in te r alia etiam ro ta m u n am su p e r te rra m coniunctam anim alibus q u a ttu o r 3. u t u e rb o ad h aerere intellegas in co rru p ta m castim o n iam e t sp iritalem gratiam . 16. E t in fra audiebam in q u it uocem alarum eorum .196 DE ABRAHAM. * Mt 13. cuius u ita et ra tio d e uerbo. u t offer­ re n t dom ino secundum legem e t u t d a re n t h o stiam p a r tu rtu ru m a u t d u o s p u llo s c o lu m b a ru m v. 24. Mt 3. sicu t uocem aquarum m u lta ru m et sicut uocem idonei et cum irent. 31 s. cu i regnum c o n p a ra tu r c a e lo ru m 1. Qua ca u sa cum dies octo co n p leren tu r ex M ariae uirg p artu . 15. tu le ru n t d o m inum n o stru m Iesu m in H ierusalem . sicut uocem castrorum b. u t u ox uerbi. I I . n atu ra lem secundum m u ndi creationem . E t hoc ipso qui­ dem qu o d aues p o su it intellegere possum us caelestium m erito ru m uolatus. in tu rtu re in co rru p ta e generationis n a tu ra uel inm acu­ lati co rp o ris castim onia. 52-54 ralem e t m oralem — ratio n ab ilis enim u triu sq u e p o rtio est —. S u n t enim u o lucres caeli. m oralem secundum iu stitiam et aeq u alitatem uiuendi.

46*-47*.. Nouveaux aspects du platonisme chez saint Ambroise. è m orale riguardo alla giustizia e aU 'im m utabilità della v ita 27. S a v o n . in proposito anche P. quaest. C ou rcelle. sostiene che Ambrogio ha conosciuto il Fedro non direttam ente. 52-54 197 to razionale è p a rte di e n tra m b i26 — : essa è n atu rale rig u ard o alla creazione del m ondo. m a attraverso Origene che lo utilizza nella prim a delle Omelie su Ezechiele. in Gen. pp. in quanto nella colom ba è sim boleggiata la grazia sp irituale. 28 K. che attrib u isce al V erbo. I l i 3. app.. P h il o . èXaiivwv itTt]VÒv &p]jia. G. E più avanti: Udivo — dice — il suono delle loro ali. 41. W ilbrand . 54. 31. Parten­ do da questa differenza W. 121 s. 312-319.. si elevavano le ruote. sem brava quasi il suono del­ la parola.. 687-689) Schenkl esprim e la convinzione (cf. procedevano in­ siem e ad essi anche le ruote e quando gli anim ali si elevavano da terra. I l i 3. si può ritenere — con H. Saint Ambroise. Mentre rimane aperta la questione.. pp. dunque.(A u ch er. pp.ùv èv oùpavù Zeug. al quale è paragonato il regno dei cieli. 19. dial. in « Revue des études latines ». Sono in­ fa tti gli uccelli del cielo che vanno ad ab itare sui ram i di quel­ l’albero che è n ato dal grano di senape. S e n . XXVIII) che Ambrogio abbia letto il dialogo di Platone. 8. articolo ripreso in Recherches sur les Confessions de saint Augustin. com e il suono di una grande quantità di acque e com e la voce del Potente e. 8. com e il fragore di un accam pam ento. u n a to rto ra e u n a colom ba p e r signi­ ficare che dal V erbo sono inseparabili la ca stità in co rro tta e la grazia spiritu ale. perché tra e dal Verbo la n o rm a d i tale vita. in « Romische Quartalschrift ». p.) identifica questo riferim ento a Platone con Phaedr. 151 — sufficiente il rinvio a P h ilo . Saint Ambroise. Fondandosi su questo passo e anche su Isaac 8. nella to rto ra la n a tu ra della generazione in c o rro tta e la ca stità del corpo in contam inato.. ABRAMO. si ord in a di sacrificare. currum uolucrem esse conuenit caelo propter uelocissi- mam circumactionem. accanto a q u a ttro anim ali. Madec. quaest. ispirandosi a ciò che il p rofeta aveva detto: Quando gli anim ali procedevano. 226-232. 120. quando procedevano. epist. quippe quod uel ipsos uolucres superat uelocitate in cursu suo. Il p ro feta tu tta v ia non h a detto 26 Cf. pp. Ambrosius und Plato. ibid. 65 (CSEL XXXII/1. . I I . p er p resen tarlo al Signore secondo le prescrizioni della Legge e p e r offrire in sacrificio u n paio di to rto re o due piccole colom be. I. P er q u esta ragione.. 5. 25 (1911). Perciò alcuni h an n o accolto nei loro libri di filosofia l’idea che il cielo è sim ile a u n uccello. dopo l’ariete. 3. essendo trasc o rsi o tto giorni dal p a rto di M aria vergine. p u r rilevando che il nostro Autore ha trasform ato in una quadriga la biga di Phaedr. se Ambrogio abbia letto o no il Fedro di Platone (cf. uopEUETai.. 172): ut ait Socraticus Plato. 34 [1956]. sopra cit.. per quanto concerne il nostro testo. p o rtaro n o il Signore n o stro Gesù a G erusalem m e. possiam o vedervi il volo dei m eriti celesti. Paris 19682. « p ù to . Anche Ezechiele dice che gli si ap riro n o i cieli e fra le altre cose vide sulla te rra anche u n a ru o ta. 53. 27 In aequalitas uiuendi è riconoscibile un aspetto dell'etica stoica: cf. Contro l’opinione dello Schenkl si pone anche un’altra considerazione: Ambrogio rim provera a Platone di aver detto che il cielo è un carro alato: ciò non trova rispondenza nel testo del Fedro. in nota 25. in Gen.. ad loc. Q uanto al fa tto che À bram o pose sull’altare gli uccelli. 246 e: è [lèv 5if) fiÌY«S T)Ye(j. p. Perciò. In fatti P latone h a detto che il cielo è un c a rro a la to 28.). Schenkl (CSEL XXXII/1. pp.

2. A nim am autem d escrib it p ro p h e ta . ele u a tu r e t u ita n o stra . expectatur codd. q u a uiuim us. Is ta an im alia q u an d o eleu a n tu r. e leu a n tu r etiam rotae.Id e o ra tio p raem issa est. f Cant 6. . Si anim ae n o strae m o tu s q u a ttu o r eleu an tu r. u t re liq u a ra tio n e m sequantur. aquila SiopaTixóv. Non ergo philosophiae d Ps 18 (19).ii'Cixòv Siopaxixóv. Xoyi- c t i x ò v fruiuxòv èrofrup.d'Uivntixóv. eleuentur codd. eleuanur ed. leo ìHiittXÓv. h oc est dei n o stri. 8. Ideo c u m hom ine a d ex tris e s t leo. D enique e t D auid ait: Caeli enarrant gloriam d ei d. Ideo- que ad d id it: Q uoniam sp iritu s in q u it uitae erat in r o tis e. 54 auem dixit. p ra e d ic a tu r o p erato r. R otae a u te m u ita est su p e r te rra m .198 DE ABRAHAM. h o c e s t p o testates caelestes uel. spectatur ed. u itu lu s éTO. 54. Amerb. cu m specta­ tu r p u lc h ru m elem entum . id est: cum ra tio n e com m otio a d ex tris est. « Ez 1. 11. 20. Anima ergo m agis c u rru s est. 7-8. q u ae a it in C anticis canticorum : P osuisti m e currus A m in a d a b f. cu iu s su n t m o tu s q u a ttu o r u elu t equi. I I . H aec am m alia q u attu o r. Amerb. 16. id est hom o Xoyixóv. sed aues esse in caelo.

ABRAMO, II, 8, 54 199

che il cielo stesso è u n uccello, m a che gli uccelli sono nel cielo.
In fatti anche Davide dice: I cieli narrano la gloria di Dio; si allu­
de, cioè, alle p o testà celesti o, se si considera la bellezza dell’ele­
m ento celeste, si rende om aggio al C reatore. Ma il p ro feta vuol
descrivere l’anim a, i cui m ovim enti sono q u a ttro com e i cavalli:
la razionalità, la passionalità, il desiderio, il d iscern im e n to 29. I
q u a ttro anim ali significano queste cose, cioè: l'uom o indica la
razionalità, il leone la passionalità, il vitello il desiderio, l ’aquila
il discernim ento. D unque la ragione è m essa al prim o posto, cosi
che le altre facoltà vengano dopo la ragione. Perciò il leone è
posto alla d estra insiem e all’uom o, cioè: la passione sta alla
d estra insiem e alla ragione. Q uando questi anim ali si elevano, si
elevano anche le ruote. Le ruote, poi, sono la vita sulla te rra , p er
la quale noi viviamo. Se i q u a ttro m ovim enti della n o stra anim a
si elevano, si eleva anche la n o stra vita. Perciò la S c rittu ra ha
aggiunto: Poiché lo spirito della vita era nelle ruote. Perciò il
ca rro è p iu tto sto assim ilabile all'anim a, che nel Cantico dei can­
tici dice: M i hai reso com e i carri di Am inadab w, cioè del n ostro
Dio. D unque la descrizione del p ro feta non concorda con la tra ­
dizione filosofica. In fa tti il p ro feta dice di aver udito la voce delle

29 Secondo una ben nota tradizione filosofica che risale a Platone (cf.
resp. IV 436a s.) gli elementi che compongono l’anima sono tre. L'apparato
di K . Schenkl dà i seguenti riferim enti: P h il o , leg. I l i 115 (Tpi[JlEpfi ffU[Xpé-
(3t}xe T'fjv fitiwv e I v o u x a t £ x e i v HÉpoj piv XoriOTixiv, SeÙTEpov Sè tì-upi-
xóv, T p ito v 6è èmfruiitiTixóv); ibid., I 70; H. D ie l s , Doxographi Graeci..., pp.
389 s. È però del tu tto improbabile che Ambrogio dipenda da questa tradizio­
ne, avendo egli aggiunto un quarto elemento o movimento dell’anima: il
Siopaxixóv. Analogo interrogativo pone De uirginitate 113-115 (C azzaniga , pp.
52 s.) dove Ambrogio, in riferim ento a Ez 1, 3 e 1, 10-11, elenca i quattro ele­
menti e li interpreta con le quattro virtù cardinali: nam in omni sapienti uiro
prudentes Graeciae esse memorauerunt logisticon, thymeticon, epithymeticon,
dioraticon: Latini uero prudentiam, fortitudinem, temperantiam atque iusti­
tiam. Anche nel presente testo di Abr. II si parla delle quattro virtù cardinali,
sia pure non direttam ente collegate con i quattro moti dell’anima (cf. infra,
in questo paragrafo). Diversi studiosi hanno cercato di dare una spiegazio­
ne di Siopaxixòv introdotto da Ambrogio. W. W ilbrand , Ambrosius und
Pialo..., p. 47*, ritiene che fonte di Ambrogio sia Origene che più volte espri­
me con S iopati x é v una facoltà dell’anima. W . S e ib e l , Fleisch un Geist..., p.
35, nota 145, si lim ita a riproporre i riferim enti dello Schenkl e a rinviare al
passo, sopra citato, del De uirginitate. Si veda anche G. M adec, Saint Ambroi­
se..., pp. 121-129.
Una trattazione approfondita della questione è ora offerta da H. Savon,
Saint Ambroise..., pp. 154-159. Pur senza poter indicare una fonte precisa, lo
studioso giunge a form ulare l’ipotesi che la divisione dell’anima in quattro
elementi sia l’esito di un intreccio, avvenuto in un contesto dossografico, della
bipartizione cara ai platonici ( X o y i x ó v , alff9-T)-cix6v) con la tripartizione, che,
come abbiamo detto, risale a Platone. In altre parole, il Savon, appoggiandosi
all’uso che Ambrogio fa di Siopa-cixóv nel seguente § 57, sostiene l’equivalen­
za fra alffJbiTixóv e 6i.opaxi.x6v.
30 Per l’immagine del carro, come m etafora dell’anim a (cf. anche Isaac
8, 65, CSEL XXXII/1, p. 687, 23; De uirginitate 94, C azzaniga , p. 44) si ripropone
il problem a della fonte: Ambrogio ha attinto direttam ente da P lat., Phaedr.
246e, oppure questa im pronta platonica gli giunge tram ite il Commentario al
Cantico dei cantici di Origene (parzialmente conservato negli Excerpta Proco-
piana: PG 13; per questo passo cf. col. 211A)? Si veda in proposito G. M adec,
Saint Ambroise..., pp. 121-124 e 129, nota 203.

200 DE ABRAHAM, I I , 8, 54-55

traditio n i descrip tio co n c u rrit prophetica. D enique uocem alarum
audisse se dicit p ro p h eta. Istae alae u irtu te s sunt, quae m axim o
e t duplici plausu p ru d en tiae fo rtitu d in is tem p eran tiae iustitiae
suauem decorem , u itae cantilenam resu ltan t. 'Plato autem dulces
quosdam sonitus sid eru m m u tu au it sphaerae caelestis generari
conuersione, fam am m agis et pom pam quam u erita te m secutus.
N am licet Origenes quoque noster, hoc est ecclesiastico u ir officio
deditus, p lan etaru m stellarum quandam inenarrabilem m otu ar-
m oniam esse suauissim i illius soni caelestis ad serat, tam en etiam
ipsum p lu rim u m indulgere philosophorum trad itio n i pleraque
eius scrip ta testan tu r. Quod eo scripsi, u t et ab aruspicinae et a
philosophiae trad itio n e sacrificii istius in terp retatio n em secerne­
rem . V elint alii d o ctrin am p ro b a re suam , ego iuxta apostolum
tim idus m alo q uam doctus uideri, qui ait: V idete ne quis uos
depraedetur p er philosophiam et inanem seductionem secundum
traditionem hom inum , secundum elem en tu m huius m undi et non
secundum C h r is tu m 8.

55. Quod autem ait: D iuisit A braham corpora et consedit ill
ne quis extispicium p u tet, aruspicina u erb a esse non nego — sic
enim audio — , sed diuisionem corporum q u adrupedum cum lec­
tio factam a d stru a t, non factam auium , u tiq u e si inspectio fuisset
istorum , etiam auium facta esset diuisio, u t fieret inspectio. Quid
si fidei n o strae hoc conuenit? E t ideo quod su p ra aruspicinam
uerbi nobis d at trad itio requiram us. Dixim us su p ra quia in uitula

* Coi 2, 8.
h Gen 15, 10 s.

ABRAMO, I I , 8, 54-55 201

ali. Queste ali sono le v irtù che con duplice fortissim o b a ttito
fanno risu o n are la soave bellezza della prudenza, della fortezza,
della tem peranza, della giustizia e l’arm onia della vita. Platone
invece h a m u tu ato l'opinione che c e rti dolci suoni sono generati
dalla rotazione della sfera c e le ste 31, seguendo più la pom posità
deiropin io n e co rren te che la verità. In fatti, se è vero che anche
il n o stro O rig en e32, u n uom o dedito all'esercizio dei doveri eccle­
siastici, asserisce che p e r il m ovim ento delle stelle e rra n ti si
form a u n a inen arrab ile arm onia fa tta del soavissim o suono cele­
ste di quel m ovim ento, tu ttav ia m olti suoi scritti atte sta n o che
anch’egli è assai indulgente verso la tradizione dei filosofi. Ho
sc ritto questo p e r distinguere l’in terp retazio n e del sacrificio di
À bram o dalla tradizione d ell’aru sp icin a e d a quella della filosofia.
Sostengano p u re gli altri la loro d o ttrin a, io preferisco ap p a rire
tim orato p iu tto sto che dotto, seguendo ciò che l’Apostolo dice:
B adate che qualcuno non faccia di voi una preda m ediante la
vana seduzione della filosofia ispirata alla tradizione degli uòm i­
ni, secondo gli elem enti di questo m ondo e non secondo Cristo.
55. Q uanto, poi, all’espressione: A bram o divise i corpi d
am m ali e si sedette d i fro n te a loro, affinché nessuno creda che si
tra tti dell’ispezione delle viscere, non nego che il linguaggio sia
quello degli aru sp ici — cosi in fatti sento dire — , m a poiché il
passo della S c rittu ra asserisce che è sta ta fa tta la divisione dei
corpi dei q uadrupedi, non però degli uccelli, bisogna allora am ­
m ettere che, se si fosse tra tta to di ispezione dei quadrupedi, si
sarebbe dovuta fare anche la divisione degli uccelli, perché si
potesse fare l’ispezione. Che c’è di stran o se ciò si accorda con
la n o stra fede? P ro p rio p er questo occupiam oci di quello che
l'interp retazio n e ci offre al di là di ciò che, stando alle parole,
può sem b rare aruspicina. S opra abbiam o d etto che nella vitella

31 L’opinione che la filosofìa profana abbia attinto ai testi sacri è cosi
sicura in Ambrogio da indurlo a credere che l’arm onia delle sfere celesti in
Platone sia frutto di un travisam ento della Scrittura. Sulla questione, se
Ambrogio abbia letto o meno le opere di Platone, cf. G. Madec, Saint Ambroi­
se..., pp. 109-132. Su questo passo cf. anche ibid., pp. 58-59 e 114, dove l’Au-
tore m ostra con chiarezza che la fonte non è Plat., Tim. 36e ss. o 40a,
a cui rinvia K. Schenkl (CSEL XXXII/1, app. ad loc.), m a Philo, quaest. in
Gen. I li 3 (Aucher, p. 172): cantatores uero sunt praemorati (sic!) aues, sub
aenigmate indicante propheta eam, quae in caelo est perfectam musicam, ex
motu stellarum harmonice coaptatam. Sull'armonia delle sfere celesti Ambro­
gio si diffonde maggiormente in exam. II 2, 6-7 (CSEL XXXII/1, pp. 45 s.),
dove però — come osserva K. Schenkl (ibid., p. XIV) — si ispira a Cic., resp.
VI 17-18 e a Basil., hexaem. I l i 3 (SCh 26 bis, p. 200). Un’atten ta analisi di
queste linee di Abr. II si trova in H. S avon , Saint Ambroise..., I, pp. 162-168.
32 L’opinione più comune è che Ambrogio evochi un passo del perduto
Hexaemeron di Origene. Ove l'esegeta alessandrino avrebbe assecondato la
teoria, comunemente ritenuta pitagorica, sull'arm onia delle sfere celesti; cf. K.
S c h e n k l, C S E L XXXII/1, p. XIV; P. C o u r c e lle , Nouveaux aspects..., p. 234, nota
5; I d ., Recherches..., p. 347, n. 2; M. F u h r m a n n , Macrobius und Ambrosius, in
« Philologus », 107 (1963), p. 306; H. S a v o n , Saint Ambroise..., II, p. 78, nota 195.
Ma G . M adec, Saint Ambroise..., p. 124, che trova u n ’eco di questa polemica
antiorigeniana anche in Isaac 7, 6 ( C S E L XXXII/1, p. 686, 21 - 687, 3), ritiene
che potrebbe trattarsi di un riferim ento al Commentario al Cantico dei canti­
ci, al passo perduto su Cant 6, 9.

202 DE ABRAHAM, I I , 8, 55-56

terram accipim us, in cap ra aquam , in ariete aerem . Quod ipso
nom ine colligitur, quod trim a ad sacrificium sum i iu b en tu r, quia
te rra ipsa in te r tres d iu id itu r species sui — a u t enim continens aut
insula au t p aeninsula est — , aq u a ipsa in tria, quia a u t m are est
a u t fluuii au t lacus; nam fontes au t p u tei p riu a ta negotia nequa­
q uam digna diuisione generali et publica; p u tei latent, fontes aliis
originem p ra estan t. Aer quoque h ab et diuisiones tem porum ueris
aestatis hiberni. E t haec m u n d an a diuisio est. Quo hoc proficiat?
V t cognoscam us deum esse h o ru m auctorem m oderatorem que
om nium , qui om nibus o rdinem rebus dederit et ea diuisione
distinxerit, u t his colligas posse tibi deum conferre quae pie
p ostulas et quae spondet inplere.

56. Itaq u e A braham , quia p ro m itte n ti dom ino te rra e her
tatem resp o n d erat: V nde cognoscam quia heres ero terrae huius? *,
p e r illas species h o stiaru m in fo rm atu r, u t c re d a t deum esse supra
m undum , qui u n iu ersa quae m undi su n t p ro u id a distinctione diui-
serit, sed ea quae su n t diuisa resolui postea, ea au tem quae non
sunt diuisa — aues enim , hoc est tu rtu re m et colum bam non
diuisit — n um quam resolui. Fides enim m anet integra, quae colum ­
b ae m ore in sublim e su b rig itu r, lu stra n s su p ern a e t spiritalibus
alaru m rem igiis caelum circum uolans. T u rtu ri quoque m ens illa
co n fertu r, quae auis usu istius secretis a litu r, intellegibilem illam
e t indiuisam quaerens trin ita tis su b stan tiam , refugiens plebem
q uandam c reatu ra ru m et corporeae se non conm iscens congrega­
tioni atque ab om ni passionum labe secernens. H oc sacrificium de
te poscitur. Qui tales offert hostias, fidem e t castim oniam m entis,
sim plicitatis gratiam , caritatis et pacis affectum , ipse se beatae
illius te rra e agnoscit heredem , sicut etiam dom inus ap e rtiu s in
euangelio d eclarau it dicens: B eati pacifici, quia ipsi possidebunt
terram '.

i Gen 15, 8.
i Mt 5, 4.

ABRAMO, I I , 8, 55-56 203

intendiam o la te rra , nella c a p ra l’acqua, nell’arie te l’aria. Q uesto
si deduce p e r il fa tto stesso che si o rd in a ch e siano scelti p e r
il sacrificio anim ali di « tre anni »; in fatti la te rra si divide in
tre specie — può essere o continente o isola o penisola —, anche
l'acqu a si distingue in tre specie, perché può essere o m are o
fiumi o laghi; in fatti le fonti o i pozzi, in quanto p ro p rie tà p ri­
vate, non possono essere com presi in u n a distinzione generale e
di com une interesse; i pozzi sono nascosti, le fonti danno origine
ad altro . Anche l’a ria si distingue secondo le stagioni: prim avera
estate in v e rn o 33. Q uesta è u n a divisione m o n d a n a 34. A che cosa
è utile? Affinché conosciam o che Dio è il creatore e reggitore di
tu tte queste cose, Lui che h a d ato ordine a tu tte le cose e le ha
distinte secondo tale divisione, affinché grazie a d esse tu com ­
p re n d a che Dio ti può d are ciò che piam ente chiedi e può adem ­
piere ciò che p ro m ette.
56. E cosi Abram o, poiché al Signore che gli prom ett
l'ered ità della te rra aveva risposto: Come conoscerò che sarò
erede di questa terra?, attrav erso quelle specie di vittim e è in­
d otto a credere che Dio è al di sopra del m ondo, Lui che ha
diviso secondo u n a provvidenziale distinzione tu tto ciò che ap p a r­
tiene al m ondo, m a le cose che sono divise, in seguito scom paiono,
quelle invece che non sono divise — in fatti non h a diviso gli
uccelli, cioè la to rto ra e la colom ba — non scom paiono mai. La
fede in fatti rim ane integra, com e colom ba si eleva verso le
altezze, p en e tra le re altà celesti e vola atto rn o al cielo con le ali
spirituali. Anche alla to rto ra è parag o n ata la m ente, che, com ’è
consuetudine di q u est’uccello, si n u tre di cose segrete, cerca la
sostanza intellegibile e indivisa della T rinità, rifugge, p e r cosi
d ire dalla m assa delle creatu re, evita di m escolarsi con l’aggre­
gato co rp o reo e si tiene lontano da ogni so rta di passioni vergo­
gnose. Q uesto è il sacrificio che ti si chiede. Chi offre com e vittim e
la fede e la castità della m ente, l’orn am en to della sem plicità, il
desiderio della c a rità e della pace, questi conoscerà di essere ere­
de della te rra beata, com e anche il Signore m olto chiaram ente
ha dich iarato nel Vangelo q uando h a detto: B eati i pacifici perché
possederanno la terra.

33 A m brogio segue q u asi letteralm en te F ilone, m a o m ette di sp iegare per­
ché le stagioni p o sso n o essere r id otte a tre (an alogam en te infra, § 58); P h il o ,
quaest. in Gen. I l i 3 (A u cher , p. 173): ratio uero, ob quam singula animantia
trium sint annorum numerorumque, iam antea reddita quidem fuit, nunc
tamen dicendum est sub altera specie mysterii. Quoniam uisum est unum ­
quodque eorum, quae sunt post lunam, ut terra, aqua, et aer, trino gaudere
ordine. Nam terrae diuisiones sunt, arida uastissima, insulae, et peninsulae;
aquae autem mare, flumina, et stagna; aeris uero ambo aequinoctia, uernale et
autumnale, pro uno habentur, aequalem enim habent horam noctis ac diei,
et pariter nec calida, nec frigida sunt aequinoctia: quibus adde conuersicmes
aestiuam, et brumalem; nam per istos tres circulos fertur sol in tempestates
aestiuam, hiemalem, et aequinoctialem.
34 C f. P h il o , quaest. in Gen. III 3 (A u c h er , pp. 173 s.), già cit. in n ota 18:
naturalis itaque apprime ratio huiusm odi erit.

C aro quoque n o stra ipsa ordinatione diuisa h ab et m em b ra om nia. 58.204 DE ABRAHAM. V bera scapulae m anus la te ra fem ora genua pedes c ru ra nonne bina om ­ nia. binae aures. Duo oculi sunt. q u in tu s u ero sensus. N ares iugi flatu aspiratio n em recipiendo u italem continuato quodam substantiam hom inis cibo p ascunt. aliae planiores. Nam Siopaxixóv. R ationabile ipsum d iu id itu r circa m en­ tem et serm onem . N am odor et gustus uitalis usus u id e n tu r necessarium p raeb ere m inisterium . 8. sensibile eius in au d itu m et uisum . quibus uitae huius cu m u latu r gratia. uisus uero et auditus m entem ad iuu an t. nares diuisae. O dor et gustus quaedam m agis alim enta su n t corporis. quae secundum carnem n o stram anim am que a sum m o o p erato re diuisae sunt. u t su n t p a rte s n o stri corporis elatiores aliae. H aec su n t diuisiones. Accipe aliam diuisionem . hoc est su p erio ra quasi oculi q uidam co n trarii ratio­ nabile est et inrationabile. 57-58 57. dentium gem inatus ordo. te rra in m ontes e t in cam pos. duae genae. E m inent scapulae et . g u stus au tem p o tu epulisque generatur. Vnde o p o rtet nos colligere quia etiam m undus iste u p e r m em b ra quaedam gem ina et tam quam àvTMtpóffwiia d istribu­ tu s est. I I . quibus carnis huius m ilitia subsistit. u t subnixa gem inatis subsidiis om nia n o stra u id e a n tu r offi­ cia? Anim a etiam diuisionem su aru m p a titu r portionum . hoc est tactu s u elu t adm ixtus est illis q u attu o r.

Quoniam uero huius superiores sectiones duae sicut totidem plateae sunt. quibus uidemus. 8 . uiuifico conditore prae utilitate illud sic diuidente.. ita ut per illos bene uidere acquiritur in nobis. cioè il tatto . pp. la vista poi e l ’udito aiu tan o la m ente. L’o d orato e il gusto sono com e degli alim enti del corpo. salsam uero marinam. Itaque odoratus et gustus mortale hoc corpus sustinent. la te rra è divisa in m onti e in pianure. Quorum duo. Aqua in dulcem et salsam: dulcem puta eam. odoratus. itidem auditus diuiditur in duas aures. come le p arti del n o stro corpo sono più elevate le une. 175-178): est et corporis uel carnis structura secundum totam suam facturam huiusmodi: fratres enim sunt partes. sed etiam animae. la stessa p a rte razionale si divide in m ente e in parola.. Sono p ro m in en ti le scapole. ad solum uiuendum facti: odoratus enim per olfactionem plura continet se se excipientia. odoratus autem in binas nares diuisus est. di m odo che ogni n o stra funzione sia sostenuta da un duplice ausilio? Anche l’anim a è divisa in parti. In fa tti il discernim ento. et audimus. Le m am m elle le scapole le m ani i fianchi le cosce i ginocchi i piedi gli stinchi non sono forse tu tti doppi. I I . et continuam spiratio­ nem tam quam continuum cibum uiuentium: et gustus per cibum et potum iuuat.. ABRAMO. Le narici... com e due occhi posti l ’uno di fro n te al­ l ’altro. Sicut et aer in hiemem et aestatem... 178): sciendum tamen est. due gli orecchi. . ut apponatur altera (pars) cum altera. ut diuisae uero contra se inuicem sunt. et irrationalis. Sono queste le divisioni che sono state fatte dal som m o C reatore rig u ard o alla n o stra carn e e alla n o stra a n im a 36.. uisus autem et auditus im m ortali m enti utilitati praestant.. ac m utuo se spectantes propter naturalem cooperationem. sic quoque manus. atque iterum sim ul ad neces­ sarium ministerium m utuo seruiant sibi inuicem. 36 Ibid. 57-58 205 57. quod etiam partes m undi bipertitae sunt. il gusto invece è su scitato dalle bevande e dai cibi. nec solum partes corporis. (p. utrum que ad utrum que uerten- do. Da tu tto q uesto dobbiam o concludere che anche questo m ondo è diviso com e in m em bra doppie e quasi poste l’u n a di fro n te all’altra. et scapulae. sensibilis autem in quatuor sensus: nam quintus tactus com m unis quatuor illis est. la facoltà sensitiva d ell’an im a si divide in udito e vista. il quinto senso poi. V t directe uisum per m edium narium disiungens in ambos oculos.. rationalis nempe. divise sono le narici.. non aliter se habent et pedes. et ubera. reliqui non-philoso- phi. sed procliues. et contra se inuicem constitutae.. Anche la n o stra c a r n e 35 ha tu tte le m em b ra divise secondo la disposizione di Dio. due sono le file dei denti. I l i 5 (A u c h er .. et gustus. partes utrius- que sectionis habent propriam diuisionem: ut rationalis in m entem . n u tro n o con u n a so rta di alim entazione in in te rro tta la sostanza dell’uom o. simillimo modo diuisa indicant.. quam ministrant fontes et amnes. et coxae. più piane le altre. le p a rti superiori dei piedi e delle 35 Ibid. philoso­ phi sunt. Gli occhi sono due. due le guance.. partesque dextera et sinistra. Terra in situm m ontanum et campe­ strem. resp iran d o senza interruzione l’alito vitale. Si consideri u n 'a ltra divisione. nec solum- modo gressus et tibiae uerum etiam crura. seruiles sunt. itidem in uer et autum num . 58. sui quali si sostene l’a ttiv ità di q u esta carne. è com e m escolato ai q u a ttro prece­ denti. grazie ai quali l’a ttra ttiv a di q u esta v ita raggiunge il suo culm ine. si divide in razionale e irrazionale. et in uerbum prolatiuum. cioè la p a rte superiore dell’anim a. In fa tti l’odorato e il gusto svolgono u n a funzione necessaria p er i biso­ gni vitali.

N am aliae m ixtae sibi et concretae sunt. 11. ex q u in ta q u adam usia esse ad seru n t et uelut uolucrem m u n d i istius m entem uelociorem puriorem que esse ceteris p artib u s. non ex cetero ru m elem entorum u o lu n t adm ixtione c o n sta re . quam a e th e ra uocant. Quod et de uola m anus intellegere licet. m entem autem nostram . .206 DE ABRAHAM. ®Gen 15. quae non te rra e sordidum nec aq u aru m u m id u m nec aeris nebulosum nec ignis ipsius rutilum quicquam recipiat. caprae atq u e arie tis non facile repperio nisi q u o d om nia terren a. n 1 Tim 6. diilcis in flum ine uel in fontibus. quae m odo auium u irtu tu m d iu ersa ru m et uigoris sui uecta rem igiis su p ra caelum euolat. I I . Q ua ratio n e au tem dixerit quod aues descenderint su d iuisa co rp o ra u itu la e 0. ueris m ensibus tem ­ peratu s. de qua dixerit Dauid quod deus sit circum datus lucem sicut u e s tim e n tu m m et apostolus scrip serit de ipso om nipotente deo quod solus habeat inm o rta litatem et lucem h a b itet inaccessibilem 59. E st a e r hiberno frigidus. latera au tem et in ferio ra ceruicis uelut ualles trita et concaua. soli indiuisae. non diuisit. 2. quia trin itati ad h aeret diuidenti om nia. m aritim a a tq u e ip sa ae ria plena su n t m ps 103 (104). 16. E rgo ista diuisit o p erato r. 8 . calidus aestate. Nos autem nihil m aterialis conpositionis inm une atque alienum putam us p ra e te r illam solam uenerandae trin ita tis substantiam . quae uere p u ra ac sim plex sincerae inperm ixtaeque n atu ra e est. m edia autem sinuata esse quis d u b itat? Aqua in m ari salsa. nam in ipso calcaneo pedis em inere alia. 58-59 pedum su p erio ra uel m anuum . Vnde philosophi supe­ riorem m undi huius su b stantiam . quam uis aliqui p u ta n t de illa q u in ta usia lucem esse clariorem .' sed splen­ didam et m u lto refulgentem lum ine.

che hanno concepito la quinta sostanza. 58-59 207 m ani. non è co stitu ita d a m escolanza degli altri elem enti. cf. quasi fosse la m ente alata di qu esto m ondo. che prim a di nos autem pone solo una virgola.. ex qua maiores perfectum dicunt caelum. è co stitu ita da u n a so rta di q u in ta e sse n z a 37 e che. Noi in v ece38 crediam o che nulla sia im m une ed esente d a m ateriale com posizione. è com piuta da H. che chiam ano etere..). aquae. che alla m an iera degli uccelli.. I l i 6 (p. non perché essa è assimilabile alla mens mundi istius (l’etere). Quatuor enim elementa mixturae sunt potius quam elementa (cf. m a afferm ano che. quaest. for­ tassis itaque designat per uolatum auium super sectiones. 38 Come ha suggerito G . La mens nostra è indivisibile. monens inimico­ rum inuasionem. si trova in exam... o tio la xuxXoepopTjTixifi ). ch e sola re sta indivisa.. della c a p ra e dell’a r ie te 40 non saprei facilm ente im m aginarlo. 23-24 ( C S E L XXXII/1. p. supra. poi. splendente e raggiante di in ten sa luce. I I . si sia detto che gli uccelli so scesi so p ra i co rp i divisi della vitella. et aries. I l i 7 (A u c her . E chi può d u b itare che anche nel tallone del piede alcune p a rti sono p rom inenti. in questo paragrafo. 178): adumbrat quintam et periodicam naturam.. P er quale ragione. 4 ss. calda in estate.. P er questo i filosofi sosten­ gono che la sostanza su p eriore di qu esto m ondo. capra. et aries. i fianchi invece e le p a rti che stan n o al di so tto del collo assom igliano a valli scavate e concave. I. 39 Si riferisce all’etere. S avon. 179): quid est descenderuntque attes in corpora diuisa? Quandoquidem diuisa illa symbolice tria animantia. uitula. so sp in ta dalle ali delle diverse v irtù e del p ro p rio vigore. signa sunt.. vola al di so p ra del cielo. quis rer. Lo stesso si dica della palm a della m ano. ABRAMO. m a soprattutto m ette in luce le motivazioni della polemica di Ambrogio contro i filosofi. tem p erata nei m esi prim averili. I 6. m a non h a diviso la n o s tra m ente. 8 .. m a in quanto è congiunta alla Trinità. her. 22. M adec. 283: nén/reTr). D unque il C reatore h a diviso queste cose. Una polemica simile verso i filosofi. diu. L’aria è fred d a in inverno. 40 P h il o . se n o n perché tu tte le cose Ibid. p. pp. In fatti le a ltre sono m escolate e com posite. e quindi eterna. m en tre le p a rti interm edie sono sinuose? L’acq u a del m are è salata. Saint Ambroise. terrae. d ell'u m id ità dell’acqua della nebbia dell’a ria e anche della vam pa del fuoco. ho ret­ tificato la punteggiatura di Schenkl. Il passo è notevole perché m ostra la libertà di Ambrogio di fronte al suo modello: alla « quintessenza » egli oppone il concetto cristiano della Trinità. eccetto la sola sostanza della ad orabile T rin ità che.. dove fra l’altro si legge: sed non ista opinio propheticae potuit obuiare sententiae quam diuina quoque domini Iesu Christi maiestas dei nostri in euangelio comprobauit (p. in Gen. nota 197. perché essa si unisce alla T rinità.. Saint Ambroise. è c o stitu ita d a u n a n a tu ra schietta e incontam inata. della quale Davide h a d etto che Dio è circondato dalla luce com e da una veste e l’Apostolo h a scritto dello stesso onnipotente Dio che è il solo a possedere l’im m ortalità e ad abi­ tare la luce inaccessibile. del tu tto p u ra d alla sporcizia déla te rra . pp. Un ampio esame di questo passo che rileva connessioni con la con­ cezione di Filone e della filosofìa antica. quella dei fiumi o delle sorgenti è dolce. 59. ut diximus. anche I d . che divide tu tto .. 60. 21-23). v eram ente p u ra e sem plice. anche se alcuni p en san o che quella q u in ta s o sta n z a 39 sia u n a luce più splendente. ob cibum et crapulam super diuisa sane corpora aues . 178-195. è più veloce e più p u ra delle a ltre p arti..

12. Ideoque scrip tu m est: C onsedit illis A braham b. quae u elu t e sum m o caeli u o lare t e t o p p rim ere t infim os terrae. 16 s. facit enim deus angelos suos s p ir itu s v. 60. V id en tu r enim aues istae cibi causa descendisse su p ra co rp o ra. 4. 8. quia d iuisae istae aues non erant. non su n t enim d iu isi iusti. 21. 4. z Mt 10. q uae su n t in caelestibus. q u ib u s suffocantur qui h ab en t p Eph 6. D enique su p ra colum bam e t tu rtu re m non descenderunt. eru n t enim . duo add. quia su n t de regno diaboli. q uibus d ic itu r u t sint sim plices sicut c o lu m b a e z. H aec spectabat A braham . “ Ps 133 (134). De his enim dictum est: R elinque m o rtu o s sepelire m o rtu o s suos*. qu ibus d ic it Iesus: R egnum dei intra uos e s t s. H ebr 1. sed su n t sp iritu s. « Mt 13. 60. 16.Qui autem adhaeret dom ino u nus sp iritu s e s t 1. qui in se ip su m diuisus e s t r. q u ia princeps m undi huius e t uolucres caeli. 59-60 insidiaru m ac p e rtu rb atio n u m . h i non sunt diuisi. inquit. «■Lc 11. s Lc 17. 4. sp iritaliu m neq u itiae p. . M ens enim d ire c ta a d C hristi g ratiam u id eb at h u n c m u n d u m p lenum esse in iq u itatis. 11. haec p ro fu n d o et sp iritali co n sid erab at intuitu. auari- tiam u e ro e t sollicitudines saeculi. sed qu asi caelestis reuelationis in te rp re s signa diuinae operatio n is explorans. uel quod u eriu s p u to. pudicitiam au tem fidem sin ceritatem nullis esse obnoxias passionibus. quoniam qui adhaeret m eretrici unum corpus est. v Ps 104 (105). 59. 16. n o n qu aruspicinae. Qui au tem su n t de regno dei. u t uolucres caeli com ed an t e o s u. . * 1 Cor 6.208 DE ABRAHAM. quia ad h a ere n t deo. eos qui m undana sollicitudine cu raq u e diuisi su n t graui m o tu incessant et u elu t cad au era m o rtu o ru m d ilacerent d e n te aspero. I I . b Gen 15. Ideoque D auid dicit quia et passer inuenit sibi d o m u m et tu rtu r n id u m sibi u b i reponat pullos s u o s a. Is ti ergo n o n su n t m o rtu a corpora. duo in c a m e una. D. 7. N a tu ra lite r autem uiolentiores potioresque u irib u s su p e r infirm iores in ru u n t et quasi m ortuis corp o rib u s in cu m b u n t ex inprouiso freq u en tiu s in ru en tes. 18. « Lc 9.

m en­ tre l ’avarizia e le preoccupazioni del m ondo. Di essi in fatti è detto: Lascia che i m o rti seppelliscano i loro morti-. m a com e u n in te rp re te della rive­ lazione celeste che scru ta i segni d ella azione divina. dante Deo uirtutis studiosis ad honorem bonos mores. li sbranano con la forza dei loro denti. no n sono in fatti divisi i giusti. la fede.. In fa tti la m ente. cuius uirtus ciuiles morbos sanat. dixerint. la q uale volava giù dalla som m ità del cielo e opprim eva i p iù spregevoli della te rra . nos tamen M oysi adhaerentes. 59-60 209 che sono della terra. sono lacerate e uidentur uolare: natura nim irum ualidiores super imbelles tam quam super corpora m ortua irruunt. sed illis quoque. Perciò non scesero sopra la colom ba e la to rto ra. quasi fossero cadaveri. C ostoro dunque non sono dei corpi m orti. 60. et rixis bellisque infensissim us sit. perché sono u n iti a Dio. A q u este cose faceva attenzione Abram o. quoniam im m unes a cupiditatibus. d estina­ ti ad essere divorati dagli uccelli del cielo. ABRAMO. dei quali si dice che sono sem plici com e colom be... in fa tti chi si unisce a una m eretrice fo r­ m a con lei un solo corpo. Quo­ niam per malos nec una ciuitas acquieuit in tranquillitate. Chi invece è unito al Signore fo rm a con Lui un solo spirito. p erché questi uccelli non erano stati di­ visi. infrauda- biles sunt caelestes. ch e tendeva alla grazia di C risto. quod uelut in synagoga sedens uir probus. aggrediscono violentem ente coloro che sono divisi dalle angustie e dalle preoccupazioni m ondane e. . 180): qui im m olationem putant designari rebus pr sentibus. E perciò Davide dice: Anche il passero ha trovato una casa e la tortora ha trovato un nido ove deporre i suoi piccoli. perciò app arten g o n o al regno del diavolo. vedeva che questo m on­ do è pieno di iniquità. 41 Ibid. cum ipsis nunc congregatis auibus superuolantibus introduxisse iustum uirtute praeditum. Coloro invece che app artengono al regno di Dio — ai quali Gesù dice: Il regno d i Dio è dentro di voi — questi non sono divisi. E perciò è sta to scritto: Abram o si sed ette di fronte loro. At super turtu­ rem et columbam non euolant. attaccando aH’im provviso in g ran num ero. E d è n atu rale che i più vio­ lenti e più d o tati di forza si avventino sui più deboli e. III 8 (p. « saranno » in fa tti — è d etto — « due in una sola carne ». In fa tti ap p are che questi uccelli sono scesi so p ra i corpi in cerca d i cibo. queste cose considerava con pro fo n d o sguardo spirituale. del m are e anche dell'aria sono piene di insidie e di tu rb am en ti. uiscera perscru­ tantur. dicamus. cioè le perv ersità degli esseri spiri­ tuali che si trovano nei cieli. I I . quippe qui ab om ni specie sophistica uel pronostica uultum auertens. qui (uel quibus) appropinquat ad uti­ litatem parandam. plerum que ex improuiso inuadentes. da cui sono soffo­ cati co lo ro che han n o la b ra m a delle ricchezze. che è diviso in se stesso. Deo soli credebat. e vedeva che la pudicizia. m a sono spiriti. cum unus uel alter hom o uirtute praeditus extitit. nec eis solummodo. nisi quia iniuriam auiditatem que impediat. constantiam atque pacem amans: ipse enim ueraciter pacis custos est. 8. non aliud parabolice demonstrans. in­ fa tti Dio fa dei suoi angeli degli spiriti. la sin cerità no n sono soggette ad alcuna passione. sed immobiles factae sunt. si gettino com e su co rp i m orti. placitumque magistri m anifeste noscen­ tes. oppure — ciò che ritengo più vero — perché il principe di questo m ondo e gli uccelli del cielo. no n com e u n a ru s p ic e 41.

m ens enim ' sapientis ac iusti uiri m ed eri stu d e t hum anis casibus et p ro h ib ere ac resecare anim aru m n o stra ru m labores. prophetam Schenkl prophetas codd.60 . » Gen 15. et cecidit et = Mt 13. q uia excessum p a titu r et tu rb a tu r et tim et e t q u ib u sd am ignorantiae e t in p ru d en tiae te­ nebris offunditur. u t ad u en ien ti gratiae spiritali p u ra m se et exinanitam p raeb eat. V nde e t diuitiae dictae su n t cu rae e t cogitationes m u n d i huius. quod m entem diu id an t a tq u e in d iu ersu m scin d an t et in p arte s tra h a n t nec sin an t eam in co rru p ta m esse et integram . q u ae h o m inibus in u eh u n tu r. Abraham Schenkt. 12. et cu m sedulitate e t g ra tia u en erat: et tam en M aria m o ta est in in tro itu eius. Cogno­ scim us ergo quia q u an d o u en it g ra tia d ei su p e r p ropheticam m entem . V ir ergo pacificae m entis consid eb at et co n sid erab at q u aten u s pro h ib ere com m inus posset e a m ala. 2. 3. 30 s. D enique q u am hoc A braham sp iritali et prophet affectu fecerit sequentia docent. lux Henricus Schenkl. ita u t m ens hom inis subito tu rb e tu r. N am solis occasu exeessus cecidit supra < A braham > : et ecce tim o r m agnus tenebrosus incubuit super illu m a. Maria. d ilacerari ac d iu id ic.210 DE ABRAHAM. su b ito in ru it e t inde incubuisse et decidisse super p ro p h e ta m sp iritu m san c tu m legim us.9.61 u o luptates diu itiaru m . su p eru en iat in eam spiritus sanctus m agna se ui infundens. . qu ando re p le tu r deo. 9. et a n te euacu at se cogitationibus et disceptationibus saeculi huius. »> Ps 115 (116). 61. E t ecce concipies in utero et paries filiu m c. 61. sicu t e t in Actibus apostolorum leg im u sd q u ia circu m fu lsit su p e r S aulum < lu x > de caelo. c Le 1. Excessus p ro p h etis fieri solet. 20. 17. 22. D enique angelus u en it a d M ariam . Vnde ait angelus ad eam : N e tim eas. Excedit enim m ens p ro p h etae u elu t fines quosdam hum anae pruden tiae. <» Act 9. sicut habes prophe­ tam dixisse: Ego dixi in excessu m eo: O m nis hom o m e n d a x h. 3. 8. inuenisti en im gratiam apud deum . I I .

Genesis. non ultra in se existit. nihil est aliud quam abscessus mentis extra se exeuntis. su b ito vi p e n e tra e p e r­ ciò leggiam o che lo S p irito S anto si è posato ed è disceso sul profeta. ut ipse dixit. affinché si p ossa p re sen tare p u ra e svuo­ ta ta alla grazia sp iritu ale che viene. la strap p an o in diverse direzioni e la trascin an o da u n a p a rte e d a ira ltra e non p erm etto n o che re sti in co rro tta ed integra. pp. q u an d o è rip ien a di Dio.6 1 211 divise. dunque.. i m ali ch e investono gli uom ini. 61. ABRAMO.6 0 . dì im p ed ire e di p o rre fine agli affanni delle n o stre a n im e 42. . Das Frdmmigkeitsbild. p. in fatti è p reso da estasi. « cadit super eum » (spiritus). Perciò anche le ricchezze sono considerate com e preoccu­ pazioni e pensieri di q u esto m ondo. sub occasu solis ecstasis cecidit super Abraham et ecce horror magnus tenebrosus incidit ei? È proprio sul concetto dell’estasi che Ambrogio. Sappiam o. si veda S. allo stesso m odo negli Atti degli Apostoli leggiam o che u n a luce dal cielo 42 II contenuto di questo paragrafo si presta facilmente ad una lettu in chiave stoica. I I . p. Cosi in fa tti trovi d etto dal profeta: Io ho detto nella m ia estasi: Ogni u om o è bugiardo. 32 s. preferisco pensare che egli abbia in questo caso tradotto il testo della corrispondente quaestio di Filone (quaest. in fatti la m en te dell’uom o sapiente e giusto si preoccupa di p o r­ tare sollievo alle u m an e sventure. quum enim diuinatur. p e r cosi dire. in Gen. h a p a u ra ed è o tte­ neb rato da u n a so rta di ignoranza e inconsapevolezza. 15. al seguito dell’Alessandrino. che quando la grazia di Dio scende sulla m ente di u n profeta. quoniam non lente super- uenit. sebbene si fosse p re sen tato a lei con p re m u ra e cortesia. et diuinis imbuitur intellectus. sedeva e considerava com e p o ter im pedire. 1 La lezione excessus si distanzia notevolmente dalla tradizione del Vetus Latina che presenta pauor (cf. In fatti. sed repente irruit. Cf. quaest.. Per quanto riguarda le indicazioni che questo luogo offre in relazione all’esperienza m istica e alla visione profetica di Abramo. Tuttavia il concetto deiràn àfreiaè integrato nell’ultim o perio­ do dalla considerazione che l’uomo sapiente si preoccupa di arginare il male e della salvezza altrui. quoniam diuinum spiritum intus recipiens cohabitare facit: immo potius. affinché lo S p irito Santo venga e p en etri in essa con ta n ta forza da tu rb a re im m ediata­ m ente la m ente dell’uom o. In fatti al tra m o n to del sole u n ’e s ta s i1 cadde su Abram o: ed ecco un grande tim ore tenebroso venne sopra di luì. Perciò l’angelo le disse: N on tem e­ re. è tu rb ato . la cu i m en te e ra serena. Dun­ que l'uom o. p rim a si svuota dei pensieri e delle discus­ sioni di questo m ondo. ad toc. S tenger . in Gen. 12 (CCL 72.: nam ecstasis. dell’u m an a saggezza. I l i 9: A u c h e r . H ie r .). 20) trascrive gxfftacis dal testo dei Settanta. Maria. In fa tti con quali disposizioni sp iritu ali e profetic Abram o ab b ia com piuto il sacrifìcio è d etto in ciò che segue. Senza voler escludere che anche Ambrogio abbia controllato i Settanta. affrontandoli. tu ttav ia M aria fu tu rb a ta al suo arrivo. ibid. 8 .. L'estasi suole veri­ ficarsi nei profeti. quando l’angelo venne d a M aria. ut ipsa uox euidenter monet. E d ecco concepi­ rai e partorirai un figlio.. 181): quid est. perché hai trovato grazia presso Dio. Si noti tuttavia come nell’insieme Ambrogio valichi in senso cristiano e neotestam entario i limiti dell’esegesi filoniana. valica i confini. 9.9 . In fa tti la m ente del profeta. perché dividono la m ente. Prophetica uero gens amat id pati. Hebr. sviluppa il suo commento.

9 . D enique qui se A brahae h eredem agnosceret ait: Aduena ego su m in terra hac et peregrinus sicut om nes patres m e ih. C ontinuo au tem dictu m habes a d eum : Sciendo sc quoniam peregrinum erit sem en tu u m in terra non sua. si procidens adoraueris m e m: e ru n t tu a om nia quae sibi alieni u in d ican t et seruitio o p p rim u n t populum dei. qui autem in hac te rra om nem anim ae suae su b stan tiam constituendam p u tau erit h ered itatem q u e huius te rra e ad q u iren d am sibi exul- tau erit a dei regno e x c lu d e tu r'. u t cognoscant fu tu ra. 8 s. 22. D iuersi ergo dom ini in seru itu te « Act 9. 62. ecce exp. . et seruitio o p p rim en tu r e t nocebunt eis e t hum iliabunt eos [ecce] annos q u a d rin g en to sf. 13. * Gen 21. qu asi p ra e te r u irtu te m a u t m eritum eius acciderint. D enique ipse filius dei nihil sibi ex hoc m undo uin d ican d u m p u tau it. 61-62 h o rro re anim i tu rb a tu s e s t e t au d iu it uocem d e caelo dicentem : Saule. ' Eph 2. de quo d ictu m est: I n Isaac erit sem en tu u m B. siue quia om nes hom ines peregrini esse debeam us in h ac te rr a — om nium etenim p a te r est A braham — siue quia u e ru m sem en A brahae p ere g rin e tu r in hoc m undo. 3.). sed estis ciues sa n cto ru m et dom estici d e i N on ergo haec te rra n o stra est. 62. unde ait: V en it huius m u n d i prin­ ceps et in m e inueniet n ih il". " Io 14. u t seruis eius nocere et hum iliare co n e n tu r sanctos dei. M erito tenebrosus h o rro r m agnus factus est. Genesis. 13. Sauté. cu m p ro p h e ta ru m co n su etu d in i congruere aduer- tas q u an d o adiuncta. cum d e populo saeculorum d a b a tu r praecep tu m . illud enim u eru m sem en est. D esinit enim u id ere saecu­ la ria q u i in cip it a u d ire diuina. h Ps 38 (39). Q uom odo tam facile ca p ere istu d m ens hu m an a p o tera t. m axim e quae ad m onebatur.212 DE ABRAHAM. q u id m e p ersequeris?*. q u ia m agna o racu la d efere b an tu r. q u ae in caelo est. V nde apostolus a d fideles uiros e t ciues H ierusalem illius. e t ecclesiae filios dicit: E rgo iam non estis aduenae atque peregrini. 12. ad toc. I I . V nde et tim o rem A brahae et ten eb ras m irari no n debes. 4. i H ebr 12. N am pere­ grinum in q u it erit sem en tu u m . 19. Qui enim p ereg rin u s hic fu e rit ciuis in caelo est. 30. f Gen 15. Fischer (Vetus Latina. de qua p o test prin ceps m u n d i istius dicere ostendens regna om nia orbis terrae: T ib i dabo p o testa tem hanc. "> Mt 4. u t in h ac peregri­ n a re tu r ferra? N on en im tam quae fu tu ra e ra n t d e c la rab a n tu r quam p ra e sc rib e b a n tu r q uae facienda nobis forent.

I I .. Ambrogio introduce il concetto paolino della cittadi­ nanza celeste. di cui il principe di questo m ondo. ad loc. D unque qu esta non è la n o stra terra. rivolto agli uom ini fedeli e cittad in i di quella G erusalem m e che è nel cielo e ai figli della Chiesa. con le quali si davano su questo popolo disposizioni p e r u n avvenire di secoli. Dei sunt possessio (p. Come poteva u n a m ente u m an a co m prendere tan to facilm ente q u este cose. 181): optime illud. P ertan to lo stesso Figlio di Dio non riten ­ ne di rivendicare a sé cosa alcuna da questo m ondo. P ertan to chi si riconosceva erede di A bram o disse: Io sono straniero in questa terra e pellegrino com e tu tti i m iei antenati. p . notatum fuit. perciò dice: Viene il principe d i questo m ondo e in m e non troverà nulla. Vetus Latina. 61-62 213 brillò su Saulo. il vero sem e in fatti è quello di cui è stato detto: In Isacco avrai la tua discen­ denza. Que­ sti fenom eni. sia perché noi tu tti uom ini siam o necessariam ente pellegrini in qu esta te rra — A bram o in fatti è il p ad re di tu tti —. . perché m i perseguiti? C essa in fa tti di vedere le cose m ondane colui ch e ini­ zia ad asco ltare quelle divine. quae sub caelo sunt. chi invece h a riten u to di stab ilire su questa te rra ogni sostanza della su a anim a ed è sta to felice di o tten ere in ered ità q uesta ter­ ra. I l i 10 (A u c h er . 2 Individuiamo in questa espressione una tenue traccia di P h il o . quan to p iu tto sto si voleva prescrivere ciò che noi avrem m o dovuto fare. com e si pu ò costatare. 9. ma nel seguito del paragrafo Ambrogio procede autonomam ente: rie­ labora in senso cristiano il pensiero dell'Alessandrino. Perciò l’Apostolo. cosi egli cadde e fu tu rb a to neH’anim o dalla pau­ ra e udì u n a voce dal cielo che diceva: Sauto. In fa tti dice: I tuoi discendenti saranno pellegrini. Sauto. In fa tti chi è stato pellegrino su q u esta terra.. m a ltra tta ti e um iliati p er quattrocento a n n i3. Genesis. « dictum est ad eum ». S ubito dopo trovi che gli si d ic e 2: Sappi che i t discendenti saranno pellegrini in terra straniera e saranno ridotti in schiavitù. Perciò non devi m eravigliarti della p au ra di A bram o e delle ten eb re (che lo hanno avvolto). 3 B. dice: N on siete più stranieri né pellegrini. p e r cercare di recare offesa ai servi di Dio e di um iliare i suoi santi. è cittadino nel cielo. so p ra ttu tto quella m ente alla quale si ordinava di p eregrinare su q u esta te rra ? In fatti non tan to eran o svelati gli avvenim enti fu tu ­ ri. F is c h e r . m a siete cittadini dei santi e m e m b ri della casa di Dio. sia perché il vero sem e di A bram o è pellegrino in questo m ondo. m ostran d o tu tti i regni del m ondo. perché omnia. sono consueti nei p rofeti. può dire: Q uesto ti darò in potere. espunge ecce come errore paleografico di trascrizione del. num ero CCCC. com e se tu tto fosse accaduto n o n o stan te la sua v irtù e il suo m erito. i quali riducono in schiavitù il popolo di Dio. sarà escluso dal regno di Dio. Mentre Filone afferma che l ’um anità è straniera sulla terra. se p ro stra to m i adorerai. Non senza ragione calò la ten eb ra d ’u n profondo te rro re dal m om ento che si annunciavano gran di profezie. quaest. in Gen. Altro elemento am brosiano è l’identificazione nel diavolo e nei suoi angeli dei nemici dell’uomo.. dal m om ento che si verificano in essi affinché conoscano il futuro. 62. S aranno tu e tu tte quelle cose che rivendicano a sé gli stran ieri. ABRAMO. 182).

uel a rg e n te a r. exquirat anim as n o stras de om nibus offensionis et p ericu li n o s tri auctoribus. H aec est uestis Aegyptiorum . 33. H aec u asa acceperunt u o lu n tate dom ini et secum ea auferen t. qui ait: Sanguinem anim arum uestra ru m exquiram de m anibus o m n iu m bestiarum p. alia argen­ tea. quae su m p seru n t a b Aegyptiis m u tu a uel aurea. V asa haec Aegyptii dederunt. 35 s. secum a u fera n t et dep raed en tu r Aegyptios. quia resu rrectio n is filii sunt. q u am h o n o rau it deus. E t Iohannes u id it et dixit q u ia m ors et in fern u s m issi su n t in stagnum ig n is q. sed etiam nos. quae de te rra adflictionis ad su m p ta sunt. 7. 5. IX. H abet dom inus curam operis sui. quibus d icitu r: N on peribit capillus de capite u e s tr o s. u t uasa. 22. ne spolia eo ru m re sid a n t ap u d incolas e t possessores istius terrae. donec u en iat redem ptio corporis nostri. foris pugnae. Haec illa su n t uasa. terreni Stenger 53. N on solum enim om nis c re a tu ra ingem escit et p a r tu r it v. Schenkl. quibus ad tem pus u te re n tu r. passiones m otusq u e co rporis u elu t dom estici atq u e in testin i hostes inquie­ tan t. in festan t angeli eius. p Gen 9. u t nihil de suo d im ittan t in te hac. 14. v Rom 8. de quibus dicit apostolus: H abem us thensaurum in uasis fic tilib u s u.214 DE ABRAHAM. Foris pugnae. s Lc 21. . Itaq u e ex ib u nt iusti. Aliena e s t enim terren i corporis su b stan tia p u rita ti cordis et ideo in p u g n at uel certe repugnat. qua u estitu r anim a nostra. B ellum ergo cotidianum est et in tra c a s tra eadem graue proelium . qu ia om nis c re a tu ra dei bona* et m axim e hom inis in terris p raestan tissim a. u t locupletior hinc reced at et quo hic uehem enter lab o rab at lib eretu r. * Gen 2.1 interni codd. 18. in tu s cupiditates. 5. 62. 62-63 nos uo lu n t tenere: in cessit diabolus. u t in sp irare t in faciem eius sp iritu m u itae et om nibus praeficeret anim antibus. h ab et n atu ra e prom ptae in plerisque ad ratio n em ac beniuolentiam . et su n t alia aurea. 9. Qui etiam sic ab ib u n t de te rra Aegypti ista. in tu s tim ores °. <i Apoc 20. 7. “ 2 Cor 4. passiones restin g u at ac subiciat m enti sedulae. N eque enim excidi » 2 Cor 7. inquit. donec deus m isericors diabolum atq u e eius m in istro s iudicet. 63. r Ex 12.

egrediens atque translatus non solum libere. p. Essi inoltre se ne an d ran n o da q u esta te rra d ’E gitto depredando gli Egiziani e p o rtan d o con sé quei vasi — è detto — d ’oro e d ’argen to p resi a p re stito dagli Egiziani p e r u sarli tem poranea­ m ente. ABRAMO. I I . Su qu esto passo. d en tro le bram e. Anche Giovanni vide e disse: La m orte e l’inferno sono stati g ettati nel lago di fuoco. . che furono presi dalla te rra deH’afflizione: alcuni sono d'oro. le passioni e i m oti del corpo com e nem ici dom estici e in testin i diffondono turbam ento. non estinguerà le passioni e le so tto m etterà alla m ente zelante. sic enim in libertatem deinceps redditur. i suoi angeli to rm entano. 53. ita u t nihil boni aut utilis relinquat apud hostes suos. finché non v errà la reden­ zione del n o stro corpo. lui che dice: Chiederò conto ad ogni bestia del sangue delle vostre anim e. n ota 1. perché ogni cre a tu ra di Dio è buona e specialm ente l'uom o è sulla te rra la cre a tu ra più nobile. concupiscentias.. habet dominos plurimos. et subigens illum deorsum in seruitutem . in Gen. III (A ucher. In fa tti la sostanza del corpo terren o è nem ica della purezza del cuore e perciò assale o alm eno resiste. tum intus in se. In fatti. altri d ’argento. e precisam en te su l­ l ’esp ression e terrena corporis natura. Das Frómmigkeitsbild. 182): . sapientis anima dum desuper ab aethere in mortalem adueniens ingrediatur. Fuori le lotte den tro i tim ori.. tan to che soffiò nel suo viso l ’alito di vita e lo pose a capo di tu tti gli esseri viventi. Stenger. Il Signore h a cu ra della sua opera. Intus autem uoluptates. Gli Egiziani diedero questi vasi. ueraciter peregrinatur in terra non sua: quandoquidem terrena corporis natura ab intellectu puro prorsus aliena est. 5 T roviam o qui so lo qualche traccia di P hilo. ai quali è detto: N em m en o un capello del vostro capo andrà perduto. P resero questi vasi p e r volere del Signore e li p o rtaro n o con sé. sed. I l i 10 (Aucher. m a anche noi. affinché le loro spo­ glie non restin o presso gli ab itan ti e i possessori di q u esta terra. 9. om nem afflictionem illi fert: donec saluator captiuitatem uitiorum gentem in iudicium adducens condemnet. 62-63 215 ✓ D unque diversi p ad ro n i vogliono tenerci in sch ia v itù 4: il diavolo assale. p.. quaest. finché Dio m isericordioso non giudicherà il diavolo e i suoi m inistri. et sem inetur in campo corporis. si fon d a la correzione terreni di S. aestatem aestu comburentem. timores. Q uesti sono i vasi di cui p arla l’Apostolo: A bbiam o un tesoro in vasi d ’argilla. perché essi sono figli della risurrezione. m ultasque alias calamitates. qui uexant et affligunt.. finché non toglierà le n o stre anim e a tu tti coloro che sono p er noi causa di offesa e di pericolo. fuori le lotte. p. È u n a g u erra quotidiana e anche d en tro gli accam pam enti si svolge u n a d u ra battaglia.. non solo ogni creatu ra soffre le doglie del p arto. moerores. 183): absoluitur mens ex malo collega corpore. sitim. in Gen. E cosi i giusti se ne an d ran n o p e r non lasciare nulla q u esta te rra di ciò che ap p artien e ad e s s i5. nemo autem liber reperitur.. Extra hiemem frigore afficientem. 63. Q uesta è la veste degli Egiziani di cui si riveste la n o stra anim a. fam em . ha cura della n a tu ra che p er lo più è incline alla ragione e alla * P h ilo . che Dio h a onorato. perché possa allo n tan arsi più ricca da q u esta te rra e liberarsi da ciò che le provocava gravi sofferenze.. uerum etiam cum substantia. tum extra.seruus est morta quisque in genere. quaest.

. II. 63. u t < i n > sufficienda e t su b m in istra n d a u irtu te siccitatibus deficiat uis anim ae. 64. dum uiuim us. 2. 23. N onnulli p u ta u e ru n t p atres esse elem enta. 9. in add. Ideoque dicit a d A braham : T u ibis ad patres tuos.216 DE ABRAHAM. q u aru m circa p rim o s fru ctu s nóbis fe tu ra p ro ru m p it. si p o sterio re ae ta te eas a u t u en tu s decutiat a u t sol a d u ra t. 22. 64. ex q uibus co n stat caro n o stra. quae fecit u t non expediret d iu u iuere. 15. sed si culpa no n ob rep isset et grauis. < n o n > deficiat su b stan tia. deinde p e r re­ su rrectio n em re fo rm e tu r d iu in ae lib eralitatis gratia. P a titu r nos discedere ex h oc saeculo. a it ad A braham : T u autem ibis ad parentes tu os cu m pace. M em or itaq u e sui m uneris. n u tritu s in sen ectu te b o n a 1. 63-64 et p erire p a tim u r arb o res. sed seclusit Schenkl. E t ideo deus noster bonae u o lu n tatis re m u n e rato r etiam prim ae fetu rae atque indolis contem plationem habens om ne colligi p a titu r anim ae n o strae pa­ trim on iu m ac re seru ari fu tu ri ad u en tu s p ro b a tu ru s tem perie. u t secessione anim ae hoc corpus re so lu a tu r in te rra m su am et fiat finis peccati. quod in m o rtale esse uo aequis. deficiat uis animae < n o n > deficiat Stenger 54 deficiat uestris animae deficiat P deficiat ueteris animae [deficiat] Schenkl deficiat uis animae. deficiat Henricus Schenkl. sed m elioribus au ris differim us exam inandas. Schenkl. et * Gen 15.

sed uisum est patres assignare. quos alibi angelos appellare consueuit. d is­ se ad Abram o: Quanto a te. consequi ultro meditata. M arcus . auosque et maio inducens ait.. 63-64 217 b enevolenza6. nequit seruare fruc­ tum suum ad finem. ABRAMO. a n c h e p e r c h é e s s a m i s e m b r a c o n f e r m a ta p i ù o l t r e in II 11. « ibis ad patres tuos ». et decedit in senectute pessima. nisi alteram uitam proponere absque corpore. ut tamquam pro­ priam possessionem colligat. Porro non frustra dicit sequentia.\ quoniam ferax quidem est omnis anima rationalis: uerum qui se putat onustum ac uirtute praeditum in consilio suo. et redeuntis uelut in m etropolim patriae. quaest. il vento li scuote o il calore del sole li brucia. Quoniam sicut arbores quaedam etsi feraces sunt in prima germinatione fructuum . I: Questions. Perciò. Mihi autem uidetur designare incorporeas substantias atque diuini m undi abitatores.: patres autem Abrahae non genitores suos. che ricom pensa la buo­ na volontà e tiene in considerazione anche i p rim i fru tti e la disposizione d ’anim o. A m b r o g io . Perciò dice ad Abram o: Te ne andrai presso i tuoi padri. 64. n o t a j . Allo stesso m odo il n o stro Dio. ita ut ob minimas causas totus fructus ante maturationem discutiatur: sim iliter inconstantium animae m ulta ad fertilitatem iuuantia sentiunt. ibid. id enim decet probum hominem. ut m ultorum est sententia. Das Frómmigkeitsbild. S tenger . sicut etiam eis congruum sapientiae consilium (A u c h er . est que solus fortissim us (uirtuosissimus). in seguito. 86 (cadunt ante deum omnia et m utantur et transeunt.. et uiuit. Philo. transferentis se ex habitaculo mortalis corporis. n o t a n o l ’o s c u r i t à d e lla v e r s io n e a r m e n a ) . S u p p i. integra tamen seruare ea nesciunt ante perfectionem. 8 S i n o t i l ’in t r e c c i o d i e l e m e n ti m e t a f o r i c i e r e a li. et in pulchra senectute. e p r e s e n t a la m o r t e c o m e u n e v e n to p r o v v i­ d e n z ia le c h e l i b e r a l ’u o m o d a l p e c c a to . 183. ibid. elementa uniuersa. unde prim um huc demigrauit. quatis .. la cui vege­ tazione p ro ro m p e al tem po dei p rim i fru tti. Alcuni hanno p ensato che i p ad ri sono gli e le m e n ti10 di 6 C f. quatenus animae soli sapientis con- uenit uiuere? F ilo n e p a r l a s o lo d e ll ’i m m o r t a l i t à d e ll ’a n i m a . cosi che p e r effetto della siccità vien loro m eno la forza vitale nel rinnovare e nel fo rn ire la loro qualità.. 194.. pacem colit. n o t a 1 e R . p . P. 7 H o a c c o lto l ’i n t e g r a z io n e non d i S . affinché con la separazione déll’anim a questo corpo si decom ponga ridiventando te rra e il peccato abbia fine e poi p er la risu rrezione sia ristab ilita la grazia della divina lib e ra lità 9. probus autem in utraque uita. siano recisi e p eri­ scano se. S . p u r c o n s e r v a n d o q u a lc h e t r a c c i a d e l s u o m o d e llo . te ne andrai in pace presso i tuoi pa­ dri. Malus enim ac prauus in pugna nutritur. in illa quae cum corpore. non vien m eno la s o sta n z a 7. m a se il peccato non si fosse insinuato. in Gen. 10 Ibid. s v ilu p p a u n s u o o r d i n e d i id e e e r i s u l t a a n c h e — n o n o s t a n te le c o r r u t t e l e d e l t e s to — p i ù l im p id o ( c f. ? P h il o . In fa tti non sopportiam o che gli alberi.. m em ore del dono deH’im m o rtalità che volle servare ai giusti. quid est aliud. Quandoquidem defuncto dicere. I I . p . in qua resolutio fit dissoluti. ibid. p e r d i p i ù c o m e p r e r o g a ti v a r i s e r v a t a a l l 'a n i m a d e l s a p i e n t e .. S tenger . m a attendiam o di riesam inarli in u n a stagione m ig lio re8. A m b r o g io a g g iu n g e la r i s u r r e ­ z io n e e l 'i m m o r t a l i t à d e l c o r p o . in pace nutritum eum esse. nutrire tamen non ualent. I l i 11 (A u c h er ... 184): m anifeste incorruptibi­ litatem animae subindicat. conservato in una felice vecchiaia. 54). p erm e tte che il patrim onio della n o stra anim a sia accum ulato e conservato con l’in ten to di esam inarlo al tem po della sua fu tu ra venuta.. sola illa im m utabilis stat semper substantia). P erm ette che noi ce ne andiam o da questo m ondo. e u n grave peccato che fece si che non fosse conveniente vivere a lungo. quae uirtutis studiosum decet. 9. p .

sicut Moyses au t Iesus N a u e e. 64-65 in q u ae resoluim ur. Deut 34. » Gen 15. e ra t Noe: ad eos prom it­ titu r A brahae tran situ s. 14. sed non om nes centenos et qu o t excurrunt annos uix eru n t. cuius senectus uenerabilis. quae est m ater om nium n o strorum a. illos adserim us patres q u i uitae et m erito et o rdine praecesseru n t. 26. 7. D. Denique nonagesim us tertiu s psalm us sc rib itu r q u a rta sabbati. Ille ergo bene senescit qui bene senserit. m undi quoque istius q u a ttu o r p artes. 8 s. . hebdom adis quoque m edia. quam uis ceruis uiuacibus d iu tu rn io rem u itam uixerit. 64. eo quod hic n u m eru s m edius sit p rio ru m sequentium que. E ra t illic Abel pia uictim a.218 DE ABRAHAM. qui in Aegyptum tra n sie ru n t et de Aegypto exierunt. Sed nos qui m em inim us m atre m nobis èsse H ierusalem . quae est libera. c Sap 4. et aetas senectu tis uita inmaculata. qui n u tritu r in pace. Non dixit « longa ». quae su rsu m est. ex q u ib u s congregati filii ecclesiae regnum C hristi sacratissim u m p ro p a g aru n t uenientes ab oriente atque “ Gai 4. tres enim p raeced u n t eum : prim us secundus te rtiu s et tres sequuntur: q u in tu s sextus septim us. n am insipiens in bello n u tritu r et in discordiis. Q u a ttu o r a n im a lia f m ystica sunt. Ios 24. iu stu s in sen ectute bona uiuit. H istoria quid u id e tu r de Iudaeis conuenire. iniu sto ru m au tem nemo. Q uadringenti enim anni e t trig in ta exacti illic anni eorum sunt. f Ez 10. eo q u o d te tra s om nibus n u m eris a p ta sit et radix quaedam decim ae ac fu n dam entum . 15. sed b o n a h. Q u a rta 'a u tem generatione r e u e rte n tu r d. quia iustu s bene senescit. bene autem uiuere speciale sapientis est. non diuturna in q u it neque num ero annorum c o m p u ta ta c nec capillis canis in capite. 16. 30. 65. 9. Qui hunc psalm um canit uelut aptis num eris u itam istiu s m undi tran sig it quasi tetragonus et stabilis atque perfectus. 24. * Gen 15. sicut apostolus dicit. T ra n sit enim qui de hac u ita recedens ad u itam d em ig rat alteram . e ra t pius et sanctus Enoch. qu am u iu it m ens sapientis et iusti uiri. canis add. In q u a ttu o r libris plenum euangelium atque perfectu m est. N am diu uiuere com m une sapientibus atque insipientibus est. Vnde m ysticum aliquid m agis re­ quiram u s. u t q u arta e gene­ rationis tem pus conueniat. sed sensibus. I I .

9. v ittim a p er la sua pietà. m a non tu tti vissero cento anni e più. secondo n u m eri opp o rtu n am en te disposti. p er cosi dire. d a Set- nemo insipientium reperitur. di m odo che il tem po della q u a rta generazione co rri­ sponda (a q u a ttro c e n to tre n ta anni). (cf. in Gen. nutritus non in prouecta senectute sed « in pulchra senectute »: nam in prolixam uitam extenduntur et plures insipientium. etsi elephante longaeuior sit. che è m adre di noi tu tti. I d. Il V angelo com pleto e p erfetto è form ato da q u a ttro libri. 290. Quare diligenter dixit. in nota 10) troviamo l’elefante. her. Alla quarta generazione torneranno. Chi can ta q u esto salm o tra sc o rre la vita di questo m ondo. che è libera. Non h a d etto « lunga ». Perciò cerchiam o piu tto sto un senso m istico. ibis ad patres tuos. 11 Cf. com e dice l’Apostolo.. In fatti com pie u n passaggio colui che lasciando q u esta vita si trasferisce n ell’a ltra vita. . Q u a ttro sono gli anim ali m istici. che ram m en tiam o che la n o stra m ad re è la G erusalem m e celeste. anche se av rà vissuto u n a vita p iù lunga dei c e rv i12 longevi. e tre lo seguono: il quinto. L’usage de Philon.. 12 Al posto dei cervi nella versione arm ena di quaest. Ma noi. m a per prenderne decisamente le distanze. m a felice. e l'età della vecchiaia è una vita senza macchia. pp. perché il giusto in­ vecchia felicem ente ". 65. In fa tti tre lo precedono: il p rim o. ABRAMO. l’arm e­ no doveva leggere ÉXé<pag: le due parole sono quasi omografe. che è vissuta dalla m ente dell'uom o sapiente e giusto. ra p p re se n ta anche il punto in term ed io del num ero sette. il giusto vive in u n a felice vecchiaia. che si conserva nella pace. vivere bene invece è u n a pecu liarità del sapiente. In fa tti il salm o novantatreesim o è intitolato « q u ar­ to giorno della settim an a » perché questo nu m ero è in term ed io fra i prim i tre e i seguenti. il settim o. Con non­ nulli Ambrogio allude a Filone. diu. m a dai sentim enti. I I . dalle quali si sono ra d u n ati i figli della Chiesa che vengono d a O riente e da Occidente.. S taehle .. osserva che m entre Ambrogio leggeva nel testo greco di Filone gXcKpog. anche le p a rti di questo m ondo sono q u attro . il terzo. la cui vecchiaia è venerabile. asseriam o che i p ad ri sono quelli che ci hanno p reced u ti sia p e r i m eriti della loro vita che p e r età. 26-31. il passo cit. fra gli ingiusti invece nessuno (invecchia felicem ente). com e Mosè 0 Giosuè. F ra quelli era Abele. K. in fatti lo sto lto si conserva nella g u erra e nelle discordie. 13 Cf. L u c c h e s i . In fatti vivere a lungo è cosa com une ai sapienti e agli stolti. era il pio e santo Enoch. il sesto. sed in bonam uirtuteque praeditam ille solus. 103. D unque invecchia felicem ente colui che h a avuto buoni sentim enti. era Noè: ad A bram o si p ro m ette di p assa re p e r raggiungerli. Gli anni che vi trasc o rsero sono quat- tro cen to tren ta. E. Q uesto racco sem bra rife rirsi evidentem ente ai Giudei che si tra sfe riro n o in E gitto e poi ne uscirono. p. 64-65 219 cui è com posta la n o stra carne finché viviam o e nei quali ci de­ com poniam o. Leipzig- Berlin 1927. quis rer. non longeva — è d etto — né si m isura dal num ero degli anni né dai capelli bianchi in capo. In fatti il num ero q u a ttro si a d a tta bene a tu tti 1 num eri ed è in un certo senso la radice e il fondam ento del decim o n u m e ro 13. il se­ condo. qui sapientiae cupidus est. Die Zahlenm ystik bei Philo von Alexandreia. com e te tra ­ gono stabile e p erfetto.

sep ten trio n e ac m eridie. sed illum u erum sacerdotem et sacerdotum principem . augeam us in adu­ lescentia. Vbi sem en sp arsu m fuerit. m Gen 15. 6. u t m atu ro s fru ctu s in apothecis recondat. 9.21. 7. Decas quoque ex isto num ero adsurgit. D. p lu u ia co rru m p at. 66. factus add. . P au latim ad su rg it et fu n d a tu r sapientia. Adde trib u s tres: fìunt sex. fo rm a tu r fru ctu s et p o stea m a­ turescit. T etras igitur decim am inplet. 9. ' Mt 3.26. colorem us in iu u en tu te. ) Ex 12. H ebr 5. E t ad sex adde q u attu o r: fiunt decem . deinde g erm inat. conpleam us in senectute. Ita ergo et nos in hac te rra ad flic tio n isg fugiam us lateres form are. 10. A dultam etiam m atu ra m q u e segetem n o stram m essor inueniat. 14. * Thren 4. u t dom ini pascha c e le b rem u sj. hum o so lu itu r et prim o p ro ru m p it in radicem . sed gem itu et la­ crim is prouocem us dom ini m isericordiam . C onputa unum . Ego tam en a rb itro r significari m agis in te r aduent dom ini p rio rem et secundum . accessu tem poris m u ta t colorem . u t m itta t nobis Moysen et Aaron. 17.10. decas n u m eru m om nem conplectitur. quia occidente iam m undo fu tu ru m sacri­ li Ez 1. Q uattuor quoque aetates su n t hom inis: p u e ritia adulescentia iuuentus m a­ tu ritas. A rbores quoque ipsae prim um fru ctu m ferunt. 4.24. Ideo enim et a d solis occasum u iro huiusm odi factus est p a u o r m agnus ™. m atu rio ris tam en ae ta te consilii exit de p o testate eius et legem sibi agnoscit sequendam . Q u a d ru p ertito ig itu r latere san cta su rre x it ecclesia. I I . ne inm aturos hiem ps dep reh en d at. adde illi duo: fiunt tres. Iam enim securis a d radices a rb o ru m p o sita est u t qui facit fructum ferat. 20. u en tu s d ecutiat. •> Ps 109 (110). 65-66 occidente. qui licet in te r hom ines u e r s a re tu rh d iceb atu r ecce sp iritu s ante faciem nostram C hristus dom inus '. hoc est legem et sacerdotem . 3. Si enim conectas ab uno u sque q u attu o r.220 DE ABRAHAM. Ita q u e sum m a p ru d e n tia e q u a rto ae ta tu m ordine uenit. Lc 3. 3 ss. 66. Tunc fit ei u itae istiu s m are peruium . q u arto ordine consum m atur. tem pus m edium . M eritoque etsi quis an te sub rege Aegypti fuit. et lib eret nos de te rra Aegypti. qui fu tu ru s e s t iudicii dies. feram u s etiam fru ctu m fidei ab ipsa p u eritia. hoc est nouissim o. hoc m odo decim am facies. 12. deinde ipse adolescit fructus. Sim ilis ra tio est his quae gignuntur solo.

15 Ricordiamo che il re d ’Egitto è simbolo dell’insipienza: cf. . Bisogna però notare che Ambrogio aveva presente anche la distinzione in cinque periodi. m a con gem iti e lacrim e invochiam o la m isericordia del Signore. 14 Ambrogio. col tra sc o rre re del tem po cam bia colore. Con maturitas. p o rtiam o anche fin dalla fanciullezza il fru tto della fede. Il q u a ttro dunque realizza il decim o num ero. tract. Aen. a b r a m o .. 16. p e r diffondere il regno santissim o di C risto. perché. lll*s.. 11. aggiungi due: fanno tre. met. epist. 121. 295. infra. '7 Lam 4. il vento non li faccia cadere. ars 158 ss.. In fatti la scure è sta ta già p o sta alla radice degli alberi: chi fa i fru tti li p orti. Zeno Veronensis.. che. 5 ss. H or. adolescenza.. in questo paragrafo. Tractatus. come osserva B. Se in fatti assom m i i num eri da uno a q u a ttro avrai il num ero dieci. affinché la cattiva stagione non li so rp ren d a im m aturi. A poco a poco sorge e si consolida la sapienza. Io penso però che si alluda p iu tto sto al tem po interm dio. I 38. Meno diffusa era la distinzione in cinque periodi (di 15 anni ciascuno): cf. lo p o rtiam o a m aturazione nella vecchiaia. Cato 33. infra. E il m ietitore trovi la n o stra m esse cresciuta e m atura. Allora gli si apre il m are di questa v i t a 16. 15.. Cristo Signore 17. il nostro Autore inten­ de quella che gli autori antichi più comunemente chiamavano senectus: cf. del quale. al tre aggiungi tre: fanno sei. 9. 199 ss. Anche la decade d eriv a da questo num ero. m a il vero sacer­ dote e principe dei sacerdoti. poi. S e n . non sostituisce la pueritia. considerando le età. 2. affinché ci m an­ di Mosè e Aronne. V arrò apud C e n s . ir. fanciullezza. P er questa ra ­ gione anche se uno è stato soggetto in precedenza al re d'E gitto IS. virilità. in m odo che p o ssa rip o rre i fru tti m atu ri nei magazzini. nella q u a rta fase. giunge a m aturazione. Perciò anche noi rifuggia­ m o dal fare m atto n i in q u esta te rra di afflizione. Z eno V er . cioè la Legge e il sacerdote.. tu tta v ia con l’età d ella m a tu rità si libera del suo p otere e rico­ nosce com e suo dovere seguire la Legge. sebbene vivesse fra gli uom ini. 20. 14. al sei aggiungi q u attro : fanno dieci. C ic . Dopo che il sem e è stato sparso. si dissolve nel terreno e d apprim a p ro ro m p e in radice. 65-66 221 ten trio n e e da Mezzogiorno. Einleitung. si diceva: Ecco lo spirito di fro n te a noi. e ci liberi dalla te rra d'E gitto. che sarà il giorno del giudizio. S im ilm ente avviene p e r le cose p ro d o tte dalla terra. lo facciam o crescere nell’adolescenza. O v. cioè nell'ultim a. precede. gli diam o colore nella virilità. ove compare nelle attestazioni qui sopra indicate. la pioggia non li rovini. poi germ ina. Perciò la pienezza della sag­ gezza giunge. poi il fru tto cresce. 21 ss. II 4. 16. fra la p rim a v en u ta del Signore e la seconda. m a tu r ità 14.. 66. L òfstedt . supra. si form a il fru tto che poi m atu ra.. Anche gli alb eri p rim a fanno il fru tto . C onta uno. pp. S erv . 16 Si allude alla traversata del Mar Rosso: Es 14. al q u a rto posto. La san ta Chiesa dunque è so rta con q u a ttro lati. essendo orm ai questo m ondo alla fine. la decade com prende ogni num ero. segue la divisione in quattro periodi (di 20 anni ciascuno) dell’età dell’uomo: cf. Tur- nhout 1971 (C C L ). 81) parla anche di infamia. Q u attro sono anche le età del­ l’uom o. E perciò al tram o n to quest'uom o fu preso da grande tim ore. affinché possiam o celebrare la P asqua del Signore. 2.. perché altrove (cf.

I I . fla m m a facta est. dubitaret Schenkl dubitaretur codd. re u elare t latentia. fides esset hostia. p Mt 13. 67. 17. quo m undus red im eretu r. quia indiui­ sum . 20. quia inpleta peccata eru n t. testificatu r o racu lu m fu tu ro s adhuc in te rr a adflictionis A brahae filios. 67. u t in hoc agone m u lto ru m et grauium certam inum se p ro b en t et ita cum m u lta superlectili au reo ru m et argenteorum u a s o ru m r spoliis opim is exeant e t re u e rta n tu r anim ae atque exeant p retio sa possidentes co rp o ra u irtu tu m d iu ersaru m et praecipue castim oniae passionum th en sau ro repleta. om ne enim reg n u m diuisum facile d e s tru e tu r4 — hostia fo ret etiam p u d icitia trin ita ti d icata p o st illu d sacrificium uitulae q u ia lab o rib u s [q u ia] sacerdotalis u ictim a. Ite r u m cu m iam sol esset ad occasum . Ideo p erp etu u m a tq u e aete rn u m . r Ex 12. quae non d iu id ere tu r a filiis A brahae — nam qui eam diuidunt non su n t A brahae filii. s Rom 5. q uia regnum tri­ n itatis u n u m est. 3. D enique co n tin u o u isa est fornax fum igabunda. i Lc 11. « Mt 13. Om nes h ab e b u n t quod tim eant. t Gen 15. 35.222 DE ABRAHAM. simile est enim regnum caelorum grano sinapis et sim ile regnum caelo­ rum n eg o tia n ti0. quae pertran- sieru n t p er m edia diuisa illa*. E tiam si qui d u b ita re t de superio­ rib us. 31. sum pturae etiam C h risti iudicio de diabolo et eius m in istris ceterisque qui sibi uo lu eru n t nocere u in dictam . sed etiam p ro haedis. E t ecce fornax fum ig a bunda et lam pades ignis. arietis q u ia p ro om ni m undo et p ro ipsis aeriis uel caelestibus: n on solum p ro hom inibus nec solum pro agnis. su p erab u n d et g r a tia s. cuius sim ilitudine u id e tu r exprim i u ita " Mt 27. nem o enim sine peccato. 9. q u ae in lu m in aret u esp e rtin a m u n d i tem p o ra et fulgeret in ten eb ris. T unc e rit p a u o r m agnus etiam iustorum . q uando flam m am factam a d occa­ sum legim us. 45. . u t cum su p erab u n d au e rit peccatum . R egnum caelorum indiuisum est. quos peccatricis generationis faetore exuit. qui em it agrum et in u en it in eo m arg aritam p re tio s a m p. 45. Fides c o n p a ra tu r regno caelorum . confirm arent sequentia. caprae au tem quia p ro peccatis hostia. 66-67 fìcium d e c la ra b a tu rn. 17.

. Se anche qualcuno avesse dei dubbi su ciò che è stato detto sopra. ABRAMO. p erché essa è un'offerta p e r tu tto il m ondo e anche p er gli esseri deH’a ria e del c ie lo 21. supra. sovrabbondi la grazia. splendeva nelle tene­ b re e rivelava ciò che era nascosto. ibid. in Gen. grazie al quale il m ondo sareb­ be stato redento. inoltre il regno dei cieli è sim ile a un m ercante che com pra u n cam po e vi trova u n a p erla preziosa.. Anche la pudicizia sarebbe s ta ta u n ’offerta alla T rin ità 18.: sensus autem nostri caprarum modo.. quorum unum diuinum atque caeleste. m a su questo punto l’esposizione di Ambrogio non è certo limpida. sul diavolo e sui suoi m inistri e sugli altri che h an n o voluto fa re loro del m ale. 51 (caro nostra uitula est. la pudicizia è u n a v ittim a sacerdotale. p erch é la pudicizia è u n ’offerta espiatrice p e r i p e c c a ti20. ch e la pudicizia libera dal fetore della generazione peccam inosa. 8: g o r i v oOv Ava^xaiov x aì tò v àépa TtETiVnpù&ou.. E d ecco una fornace fu m a n te e fiaccole ardenti passare in m ezzo a quelle parti divise. Rispetto alla precedente allego- rizzazione di II 8. i? Laboribus: il term ine esprim e la ragione del nesso simbolico fra le fatiche della vitella e quelle della pudicizia. cariche di ricco b o ttino. P h il o . sed fumum multiplicem . 10. E d è stabile ed eterno perché indiviso.. della ca­ pra. sorse u fiamma. com parve u n a fornace fu m an te che p a re sim boleggiare la vita u m a n a 22 coin- 18 II riferim ento alla Trinità è qui giustificato dal simbolismo dei animali del sacrificio di Àbramo. dell’ariete. p p . perché un o solo è il regno della T rinità. 67.. l’oracolo a ttesta che i figli di Abram o staran n o an co ra n ella te rra dell’affliziOne. p e r il giudizio di C risto. m a anche p e r i capri. nessuno in fatti è senza peccato. gig. ciò che segue lo conferm a. 186 s. prendendosi anche vendetta. perché i peccati saranno al colmo. T u tti avranno di che tem ere.. 20 Cf. affinché. supra. La fede è p aragonata al regno dei cieli. Quando il sole di nuovo già era al tram onto. 50: aeri autem conparatur aries.. innumeris fatigatur laboribus). Cic. Tale sacrificio è anche m istica prefigurazio­ ne del sacrifìcio della virtù cristiana della pudicizia. p e r le fatiche 19 che com porta.. 35: erant autem ani- mpntum genera quattuor. ed esca­ no possedendo i corpi preziosi delle diverse v irtù e so p ra ttu tto ripieni del teso ro che è la ca stità dei desideri. la fede sarebbe sta ta la vittim a che non sareb­ be s ta ta divisa d ai figli di A bram o — in fatti coloro che la divi­ dono no n sono figli di Abram o. 21 Cf. affinché in q u esta lo tta di num erose e d u re battaglie diano prova di sé e cosi le anim e con u n a gran q u a n tità di vasi d ’oro e d ’a r­ gento. Allora anche i giusti av ranno u n a grande paura. non solo p er gli uom ini né soltanto p e r gli agnelli. 22 P h il o . alterum. 9. l’interpretazione procede ora ben oltre in senso mistico. Il regno dei cieli è indiviso.): clibano fumanti simi­ lia facta sunt omnia sublunaria.. essendo so v rabbondante il peccato. dal m om ento che leggiam o che al calare del sole sorse u n a fiam m a che illum inava il m ondo al tram onto. I l i 15 (A u c h er . Tim. In fa tti. quaest. subito dopo. 66-67 223 veniva rivelato il sacrificio fu tu ro . et lumen nitidum. in fatti ogni regno diviso an d rà facilm ente in rovina —. in fatti il regno dei cieli è sim ile a un granello di senape. escano e facciano rito rn o . humana uita similis est clibano fumanti eoquod non habeat ignem purum. p refigu rata in quel sacrificio della vitella perché. I I . II 8.

18. quorum su p ra cognita est diuisio. v 1 Cor 13.10. quando non indigebunt in q u it luce lucernae et lum ine solis. 9. n e u id e a t u e rita tis faciem . quae G raeci èxTÓg dixerunt. 5. O b u m b ra n tu r itaq u e e t o b d u cu n tu r quadam caligine oculi anim ae. ipse enim et ad iu to r la- b o ra n tu m et re m u n e rato r est innocentium . u Apoc 22. non habens u e ri fulgoris claritu d in em e t splendorem sinceri ignis. sed flum inis est. hoc est fulgorem suae gloriae. Itaq u e considerem us ne fo rte perfectam beatitu d in em et co n su m m ationem b o n o ru m m erito ru m prom iserit. 67.224 DE ABRAHAM. Post haec secutum est oraculum dei dicentis: Sem tuo dabo terram hanc a flu m in e A egypti usque ad flu m e n m agnum E u p h r a te n a. I I . 10. Sic enim u eteres N ilum uoca- bant. D enique e t p o eta G raecus testificatu r ita esse dicens: Syr)sa. » Gen 15. quoniam ipse dom inus erit lux o m n ib u s u et ipse inlum inabit om nia m undi istius. nunc m an ifestata in lum ine. < u t > non p e r speculum in aenigm ate nec in parte. donec caelestes lam padas dirigat Iesus dom inus. siue quod ipse regioni nom en dedisset siue d e regionis accepisset uocabulo. 8’ èv Alv'in'cip TO-cajjito véag A ngustum au tem et uile est u t p u tem u s quod caelestibus signis te rre n a spoponderit. foris u elu t quodam fum o adtexitur. u t co n fu n d atu r globo quodam fu­ m igantis n ubiculae m en tis aspectus. ut Schenkl. ne p u ra possit spectare ne­ gotia. sed faciem a d fa c ie m v u erita tis soliditas atque illud quod p erfectu m est po ssit uideri. Qui fu tu ra m gloriam d em o n strau e rat d eb u it etiam conferenda u irtu tu m m erita polliceri.68 h u m an a in p licata in iq u itatib u s saeculi istius a tq u e inuoluta. 19.67 . Aegyptus hic non regionis nom en. corporis atq u e anim ae et accidentibus bonis. 12. . P erfecta enim b eatitu d o ex trib u s istis u id e tu r subsistere. 68. In tu s quasi fornax ae stu a t diuersis cu p id itatib u s et quibusdam desiderio ru m an h elat ignibus.

supra. Cosi gli occhi del­ l’anim a sono offuscati e coperti d a u n a so rta di nebbia e lo sguardo della m ente è confuso com e d a u n globo . Perciò consideriam o se p e r caso non abbia prom esso la b eatitu d in e p e rfe tta e la pienezza dei buoni m eriti. 3 H o m . Odyss. com e u n a fornace. 1 Volendo tener conto della interpretazione data nel commento. m a forse Ambrogio nel commento è più attento al testo di Filone (cf. fuori è avvolta da u n a s o rta d i fum o. àn.form ato d a u n a nuvoletta di fum o. quae caliginem ac tenebras facit. 23 Supra: il riferim ento è alle divisioni della te rra del m are dell'ar simboleggiate dai corpi divisi della vitella della capra dell'ariete: cf. in u n ’om bra.. 68. I l i 16 (A ucher. sed animae. Dopo di ciò è seguito l’oracolo di Dio che dice: A tua discendenza darò questa terra dal fium e d ’E g itto 1 fino al grande fium e E ufrate. finché il Signore Gesù n o n invii le fiam m e celesti. deH 'anim a e dai beni esterni. II. In fa tti anche il poeta greco a tte sta che è cosi. Egli in fatti è il sostegno di coloro che si affa­ ticano e rim u n era to re degli innocenti. atque obscurationem non corporis. ABRAMO. 2 P hilo. 10. quelle di cui so p ra si è conosciuta la divi­ sio n e 23. ita ut non liceat huic nitide cernere. né parzialm ente. Dentro. donec redemptor Deus caelestes oriri faciat lampades. 55. quaest. nota seguente) che alla sua versione latina del testo biblico. II 8. m a a faccia a faccia. Odyss.68 225 volta e avviluppata nelle in iq u ità di questo m ondo. È m eschino e b an ale cred ere che Dio con segni celesti abbia pro­ m esso beni terreni. affinché possiam o vedere l’in te ra v erità e ciò che è p erfetto non com e in u n o specchio. m a del fiume. che o ra sono svelate nella luce. affinché non possa vedere l ’asp etto della verità. XIV 258. q uando dice: Ancorai nel fium e E g itto le ben m anovrabili n a v i3. dovrem­ mo trad u rre « dal fiume Egitto ».tpieXCco'aj è variam ente interpretato. Cosi in fatti gli antichi chiam avano il N ilo 2. p erché essa non possa vedere ch iaram ente le cose. 9. in Gen. avvam pa p e r le diverse passioni e spira com e fiam m e di desideri. 187): nam antiquitus homono- mice cum regione fluuius quoque Aegyptus appellabatur: quod testatur et poeta dicens: « State in fluuio Aegypto naues ex utraque parte transfretantes » (H om . cioè il fulgore della su a gloria. p. E gitto qui n o n è il nom e della regione. perché lo stesso Signore sarà luce p er tu tti ed Egli stesso illum inerà tu tte le cose di q uesto m ondo. p riva della lucentezza del v ero fulgore e dello splendore dell’au ten tico fuoco. che i Greci hanno per -flammam obscurius fumantem.. XIV 258: la v ersion e arm en a si sc o sta dal te sto greco attesta to da A m brogio). . sia che il fium e avesse dato il nom e alla regione sia che l’avesse preso dalla denom inazione della regione. quando non avranno bisogno — è d etto — della luce della lam pada e della luce del sole. Colui ch e aveva dato u n a dim ostrazione della gloria fu tu ra doveva anche p ro m ettere d i riconoscere i m eriti delle virtù. In fa tti la p e rfe tta b eatitu d in e è fo rm a ta da q u esti tre beni: da quelli del corpo.10.67 .

quae u irtu te s alias inlum inet. eo quod fons sit iu stitia c e te ra ru m u irtu tu m . I I . co n p eten tia quaestus lab o ru m o p eru m q u e ru raliu m . q u ae u irtu tes om nes co n p lec titu r e t co n m endat om nes. q u ia de te rra figuratus est hom o. n isi iu s ta e rg a d eu m reu eren tia e t fideli m en te p ietatem colas: iu stitia sola est. Aegyptus ig itu r flum en co rp o ralia u idetur significare. sit anim ae p ru d e n tia atq u e iu stitia. fortitudo. 13. fo rtitu d o quoque. in to lerabilis insolentia est fu ro ri quam rationi p ropior. nisi eam iu stitia tem peret. 6 8 u t sit co rporis castim onia p a tie n tia uel tem perantia. >> G e n 2. sobrietas e t tem p eran tia p riu a ta b o n a su n t n ec u lli usui. S u n t etiam co rp o ris accidentia salu b ritas e t co n m o d itas ualitudinis.226 DE ABRAHAM. E u p h ra te s au tem quae su n t anim ae. dom inationi q u am lib e rta ti. 1 0 . quae ex tem pore accid u n t e t c u m ae ta te m u ta n tu r. decus. u n d e et G e o n b d ictu s est ipse fluuius. P ru d en tia enim sine iu stitia nocet. . A ccidentia q uoque sunt negotiationes e t m e rc atu rae u el ag ricu ltu rae.

et roborem. ut sanitatem. * Cf. in Gen. qui circuit terram Aegypti uel Aethiopiam). sensuum integri­ tatem. 8 s. in Gen. cf. p iù affine al fu ro re che alla ragione. p. Ciò significa ch e il n ostro A utore leggeva nel te sto di F ilone SixttiOffuvri. 570. i com m erci e le colture dei cam pi che servono convenien­ tem ente p er o tten ere pro fitti dalle fatiche e dai lavori a g ric o li8. CSEL XXXII/1.: AXtqS-wj yàp itp ò s YE [ x i a v S ia ip e c u v oùSeì. 18 (CSEL XXXII/1. . 6 8 227 chiam ato èxxóg4: i beni del corpo sono la castità. 16 s. invece. 14. p. 16 (CSEL XXXII/1. il Nilo della Nubia.. cf.. essa che illum ina le altre v i r t ù 7.. la pazienza e la tem peranza. ut nauarchia.. Id. P hilo. A r i s t .): ad mentem uero felicitatem annuit. La prudenza in fatti senza la giustizia è dannosa. nego- tiationemque pertinent. p.- & v d>£ o ù .. et acquiri: sim iliter et illa quae ad lucrum faciendum. D i e l s . la forza. 1098b. il cui corrispondente greco è o tjij.T](JÌVU>V 5 if] t w v à y a - fl’ó i v x p ix fi» x a ì. L’espressione quia de terra figuratus est homo rivela che Ambrogio supponeva in Geon l’etimo ytÌ (= terra): cf. cf. III 16 (A ucher. p.. in Gen. par. agricultura. t w v t e è x t ò j oco d t w v è v t ù H a n x a t è v T f j i p u x f i . quae est perfecta plenitudo triplicium bonorum. Per gli interpreti moderni non è il Nilo. postquam tamen transitum fuerit per corporales et externas. 1 0 . in q u an to la giustizia è fonte di tu tte le altre virtù. dim ostra. 3. P h i l o .). 187 s. SVF III. Sono beni esterio ri anche gli affari. Il term ine accidens non esprime la ben nota categ ria filosofica di « accidente». corporalium. la so b rietà e la tem pe­ ranza sono dei beni che restan o confinati nella vita p riv ata e di nessuna u tilità. 3. se con l ’ossequio dovuto a Dio e con m ente fedele non si coltiva la pietà: la giustizia è la sola che com prende tu tte le v irtù e a tu tte dà valore.. p. III 16 ( A u c h e r . L 'E u frate sim boleggia. ma. p erch é dalla te rra è stato fo rm ato l’uom o. I l i 16 (A ucher. par. I 8.: VEVEP. 5 P hilo. Ambrogio con gli anti­ chi esegeti. in Gen. 188): Euphrates autem spi­ ritualium. spiritalium nempe. 188): Aegyptus (se. alla sopraffazione ch e alla libertà. pulchritudinem. in Gen. Nic. I 72. ch e la lezione bu ona è la prim a: cf. su lla base di luoghi paralleli. et externorum.. quaest. 275. I I . I l i 16 (A ucher. pp. 26 ss. che si aggiungono col tem po e m utano con l'età. p. p e r cui lo stesso fium e è ch iam ato anche G eo n e6. il traduttore arm eno invece crwtppoffùvr). àpicpt.. flumen) itaque symbolum est corporalium externorumque bonorum. A m brogio ha iustitia invece di sapientia. Sono p u re beni esterio ri del corpo il benessere e la b u o n a salute. fontem habens sapientiam una cum cunctis uirtutibus. 12 ss. 8 P hilo. I 12: iustitiae autem (signum) Euphrates e I 13: Euphra­ tem uero ut symbolum iustitiae.(3 e ( 3 t|X Ó c . quae in iuuentute solita fuerunt profici­ scere. 23 s. anche la fortezza. tw v [Jièv X E ^ o p ié v io v t w v 5 è ire p l < p u x r |V x al f f w n a . che avevano nozioni geografiche approssimative. ciò che ap ­ p artien e all’anim a. VII 1. crescere. Lucchesi.. II 6. par.. r o i v T a T a ù T a ù i t à p / e i v t o ì ? [ x a x a p t o i j xprj. se non è te m p erata dalla giustizia è insolenza intollerabile. 13). I l fiume E g itto è d u nque sim bolo delle cose c o rp o ra li5. quibus solis uera laetitia constat. 3. 273. 24 ss. quaest. ABRAMO. quaest. quelli deH’anim a sono la prudenza e la giustizia. 33. eth. 7 ss. pp. 277. p. la bellezza. L’usage de Philon. . poi.): quia significat nomen hoc quendam terrae hiatum. 188): in ultimis enim occurrunt res animae. E. forse. leg. A mbr. supra. m a il concetto di ì x t ó j che Ambrogio leggeva nel suo modello. P hilo. quaest. p. 7 Cf. quibus aegre appropinquare succedit uobis. quaest. 6 Geon: è il secondo fiume dell’Eden (Gen 2.: Geon autem Nilus. 104.. et commercia. 1323a. T p i w v o ù o x S v [ « p i S w v . lo identificava con il Nilo (cf. tw v Doxographi Graeci.

quorum patres et ex quibus p a trib u s C h ristu s secundum c a rn e m f su b lege factus est. post patres lacunam falso indicauit Schenkl qui Pauli uerba non agnouit. pro fecto essent fidei a d e p tu ri coronam . 4 s. N am cu m d icit do­ m inus Iesus legis p erito illi: Diliges d o m in u m t u u m c. In p o sterio rib u s u e ro dicens: N em o est qu i relinquat d o m u m a u t p a ren tes a u t u xorem a u t filios p ro p ter regnum dei et non recipiat sep ties ta n tu m in hoc tem pore. no n fa lsu m testim o n iu m d ic e s d. 4. Non m ediocrem h an c trip licem g ratiam putes. congreganda ecclesia fo ret cre d itu ris populis nationum . quia p e r apostolos eius. I I . cuius oraculo A braham trip licis h u iu s gratiae m unus agnoscit? 71. 37. non adulterium .228 DE ABRAHAM. 'Pythagoricum q u o q u e dogm a esse testifican tu r sui. H aec q u ae sim plicibus u erb is s c rip tu ra sac ra exprim it m agno q uodam c o tu rn o A ristoteles e t P erip ate tici p erso n an t atque extollunt. 71. 69-71 69. D a n tu r au tem ei tam q u am in disciplinam alienigenae nationes. s Gen 15. V t m ens aeq u i ob seru an tissim a recid at uitia. h Mt 23. Q uos non otiose decem num ero sig n ificau itE. em endet e rra ta . u irtu te s corporis seruan- d as adm onet. 10. c Mt 22. anim ae iu stitiam m an d at tenendam . « Lc 18. se d u t o sten d eret q uia illi ante perfidi. E ten im si h o n o ra ri p aren tes iustum est. d Mt 19. f Rom 9. quis a u c to rita te et sapien tia d eum . . H àbes enim p erfectionem p erfectam in euangelio. Sed quis illorum ae q u au it A braham tem pore. q u an to m agis p a re n ti o m n iu m d eferri d eb et honorificentia! R ursus cu m dicit: N o n occides. q u i su n t Istrahelitae. 19 s. u b i m en su ram im pietatis in p le ss e n th. 29 s. non fu r tu m facies. in saeculo uenturo u ita m aeternam p o s s id e b it* nonne in crem en tu m b o n o ru m acci­ d en tiu m cum anim ae co rporisque re m u n eratio n e p ro m ittit? 70. 32. M agis tam en euidens ecclesiae d e c la ra tu r m ysterium . 18.

V III 13 (p. p. 54. si e s o rta a conser­ vare la v irtù del corpo. ii. anche gli altri riferim enti qui sopra in nota 4). chi. 94 (52A). exam. 430. 7 ss. espresse d alla S acra S c rittu ra con sem plici parole. in quanto attrav erso i suoi aposto­ li..). qui posthac. 5). I 9. 9. 10. ma Ambrogio segue Filone (cf. VII 66 (p. 22 ss. Se è giusto onora­ re i genitori. quando si dice: N on c’è nessuno che lasci la casa o i genitori o la m oglie o i figli p er il regno di Dio e non riceva sette volte tanto in questo tem po e nel tem p o fu tu ro la vita eterna. 66: ego tamen arbitror significare magis aduentum domini priorem et secundum). II 52: arbitror autem quod illud uerbum magis intellegere debeamus. 9 Ibid. che sono Israeliti. Ma p iu tto s to 10 è illu stra to co n chia­ rezza il m istero della Chiesa. Noe 8. Q ueste stesse v erità. ai quali appartengono i patriarchi e dai quali patriarchi C risto è nato secondo la carne sotto la Legge. epist. 268. 116 (57BC). I li 17. . 310. 188) che omette gli Evei. p rim a perfidi. Escluderei perciò che possa essere unito con euidens a formare u n ’unica espressione avverbiale («più evidentemente»). quando avessero colm ato la m isu ra dell'em pietà. p. che non senza m otivo h a indicato col num ero d ie c iu . A ucher. II 9.). 3. non si p ro m ette forse l ’aum ento dei beni esterio ri con la ricom pensa dell'anim a e del corpo? 70. 2 (PL 16. II 9. uguagliò A bram o. 26 (p. quod est uerbum dei. 20$). 49 (116B). ut laude celebrant eam nonnulli eorum. q u an to p iù si deve trib u ta re onore al P adre di tu tti! Ancora. quando il Signore Gesù dice a quel d o tto re della legge: A m a il Signore tuo. V a b ra m o . 397. M adec. 95. In fatti. m a p e r m o strare che questi. non com m ettere adul­ terio. i pitagorici asseriscono che q u esta è anche d o ttrin a p ita g o ric a 9. 11 I popoli indicati in Gen 15. 19 sono undici. nota 417. no n dire falsa testim onianza. supra. quaest. off. philosophi extitere. 10 Penso che magis sia da considerare avverbio a sé stante nel senso di potius. V 24. p.. E in seguito. Lue. I 25.-. p. 18. 29 (PL 16. II 53 <p.). V 70 (p. q u ando si dice: N on uccidere. 20). II 8. exp.. 209. In fa tti la som m a perfezione si trova nel Vangelo. quanto ad antichità. 5 s. A ristotele e i perip atetici con grande pom pa proclam ano a g ran voce ed esaltano. com anda di conservare la giustizia dell'anim a. Numerosi sono i passi segnalati da G. Ambrogio trascrive Filone m a si distingue dal suo modello per l'atteggiamento dispre­ giativo verso la sapienza pagana. non rubare. M a chi di loro. 19-21). uguagliò Dio. Gli sono affidate popolazioni straniere. 71. 8 ss. p er la cu i rivelazione A bram o conosce il dono di q u esta trip lice grazia? 71. 32B). la Chiesa avrebbe dovuto essere co stitu ita com e insiem e di popoli pagani avviati a d iv en tare credenti. 69-71 229 69. Saint Ambroise. certam ente avrebbero o tten u to la co ro n a della fede. 1-3). Q uesta trip lice grazia non è d a co n sid erare insignificante.). q u an to ad a u to rità e sapienza. eu. più volte è usato con questo significato per indicare il passaggio da un piano di interpretazione allegorica ad uno più elevato o mistico (cf. p. com e se le doves­ se educare. Incarn. 1 (CSEL XXXII/4. corregga gli erro ri. Aristoteles cum Peripateticis: dicitur tam quod etiam Pythagorica est talis legislatio (cf. in Gen. I 21. 86 (CSEL XXXII/1. 972BC). ove i filosofi sono rim proverati di preoccuparsi più degli artificiosi ornam enti letterari che della semplice veri­ tà: supra. 89 (CSEL LXXIX.. affinché la m ente scrupolosissim a del giusto recida i loro vizi. prol.

quod ad ecclesiam p ertin e re in ea expositione. Agar a u tem est u e rsu tia tam ­ q u am ancilla p erfectio ris u irtu tis. 1. i Gen 16. 10. non liberos creat. Ita q u e ne insolens p a rtu co rp o reo fiat ancilla eiu s e t ius sibi ecclesiae uindicet. omnis Schenkl omnes codd. cui nom en Agar. 10. * Act 7. non enim heres erit filius ancillae cu m filio m eo Isaac 73. Id eoque Agar d ic itu r h ab itatio . apo- stolicis docuim us exem plis. m Hebr 11.230 DE ABRAHAM. sed q u ae n o n uidentur. quia philosophica eru d itio a b u n d a u it in Aegypto. h o c e s t n o n ea q u ae u id e n tu r. sed fu tu ra . S a u irtu s u e ra est. alia sap ien tia h u iu s m undi. Sed etiam in singulis S a rra est e t in singulis Agar. sed abiecit eam praeferen s Aegypti th en sau ris o b p ro b riu m p ro C hristi n o m in e m. quae seruos. H uius ancilla est synagoga uel om nis haeresis. D enique e t Moyses eruditus erat in o m n i sapientia A e g y p tio ru m 1. n o n p erp etu ae possessionis g ratiam tenet. 72. Denique seq u itu r quia S ara uxor A brahae sterilis fu era E ra t au tem ei ancilla Aegyptia. q u ia no n saecularia p a r tu r it nec praesentia. 7. alia enim sapientia spiritalis. E ten im tem poralis spem fo u et. 72-73 72. u e ra sapientia. d icitu r ibi: E ice ancillam et filium eius. 22. 26. E cclesia enim sterilis u id e tu r in h oc saeculo. qu am d e m oralibus scripsim us. . Ideo e tiam Aegyptia scrib itu r. I I . J Gen 21.

19 ss. congr. irrazionalità/razionalità. era istruito nella sapienza egiziana. 43: -f] [Jièv "Ayap izapol- xrjffis. congr. ps. I 26. il figlio della schiava non sarà erede insiem e al m io figlio Isacco.. la vera sapienza. VI 2. sacr. 15). Das Frómmig­ keitsbild.. s. osserva: « Il reste q u ’en tout état de cause la philosophie ne saurait soutenir la comparaison avec la sagesse des ancètres du christianism e ».. m a aveva u n a schiava egiziana di nom e Agar. grat. 123 (PL 16. 15 Ibid. p. anche Philo. 359. complexus autem scientia­ rum. 8. ontologica antitesi — sempre sottesa nell’esegesi am brosiana — fra sostanza visibile o materiale e sostanza intelligibile o spirituale (cf. et artium eget corporeis instrumentis.. La C hiesa in fatti ap p are sterile in questo m ondo. p rim a era sterile. I I . variam ente espressa nelle opposizioni te rra / cielo. 13 L’antitesi visibile/invisibile. supra. Perciò. m oglie di Abram o.). In fa tti è detto poi che S ara. Ambrogio pone in contraddizione la sapientia spiritalis e la sapientia huius mundi. Lo stesso M adec (p. l’uomo sapiente per eccellenza. 13). Chirat. p. Virtus enim habitaculum habet animam. 60A). in fatti u n a cosa è la sapien­ za spirituale. I li 19 (A ucher. supra. non h a la grazia del possesso eterno. 11-18.). A. 73. Che ciò sia rife rito alla Chiesa. Perciò sta scritto anche che Agar era egiziana. Quoniam complexus scien­ tiarum artiumque seruit ei. off. M adec. 187.. XLVII 21 (CSEL LXIV. Saint Ambroise. Diction- rtaire. 279. S tenger.. 3. in Gen. al servizio di u n a v irtù più p erfetta. dove ricorrono diverse citazioni dalle epistole di san Paolo. u n ’a ltra la sapienza di questo m ondo. II 3. 22 (CSEL XXXII/1. p. Del resto soprattutto negli scrittori cristiani del IV secolo con apostolus si soleva indicare Paolo e con apostolica le sue parole (cf. . leg. quaest. erud. La schiava della Chiesa è la sinagoga e ogni eresia che p arto risce servi.-. I l i 244. cf. 186.. cioè non quelle visibili. erud. 10. Eppure Ambrogio ripete spesso che Mosè. 72-73 231 72. 28. p. Si noterà facilmente che. 8 (p. 16 II passo lascia chiaram ente intendere l’atteggiamento di Ambrogio verso la sapienza pagana. I 2. 7. Perciò Agar è d e tta abitazione 14. 26 s. m a quelle in v isib ili13. haec (se. Sara) autem est perfectioris naturae. I 4. par. In fatti se avesse giu- 12 Cf. perché l ’erudizione filosofica era assai v asta in E gitto 15. 14 Cf. 46. In fa tti anche Mosè era erudito in ogni sapienza degli Egiziani. altri significativi passi sono citati da S. 208. Philo. è da ricollegare con una più profonda.. Agar invece è la furbizia. mi sem bra quindi evidente che apostolicis si riferisca a Paolo. non uom ini libe­ ri. In fa tti alim enta la speranza di un possesso tem porale. et copiosa scientia tamquam ministra est uirtutis. m a future. B laise -H . è detto in quel passo: Caccia la schiava e suo figlio. ABRAMO.). nota 54) ha segnalato la citazione di Atti. m entre Filone valuta positivamente la funzione delle scienze umane al servizio della virtù. expl. pp. grat. affinché la schiava non diventi insolente a m otivo del p arto corporeo e rivendichi a sé il d iritto della Chiesa.. 5i 6 ss. uu. G. qui scit proficere acquisitione eius ad acquirendam uirtutem. 9. Ma S ara è anche nelle singole persone e cosi p u re Agar: S ara è la vera v irtù. 190): Agar interpretatur peregrinatio ( = napoixr|ffi£ nel testo originale). preferendo ai tesori d ’E­ gitto il disprezzo p er il nom e di C risto l6. corpo/spirito. 6 (CSEL XXXII/1. lo abbiam o m o strato con citazioni tra tte dal- l ’Apostolo in quella esposizione 12 in cui abbiam o scritto di argo­ m enti m orali. p. natione Aegyptia nimis naturaliter: nam studium encyclicae disciplinae diligit copiam scientiae. m a la ripudiò. 20. 22: x at èirai- Seu-ÌHq Mwufffj? Tzàcf) aocpia ALyutctiwv e indicato altri passi paralleli: exam. perché non p arto risce cose m ondane né presenti.).

dom ine. q u ando iu b eret dom inus. non su m dignus ante hesternam et nudiustertia n a m d iem neque ex quo coepisti loqui seruo tuo. 2. sed om nia trib u ere s deo. q u ia quod conclusum est a p e riri solet. u t m eliora sequer tu r. Quo uerb o d em o n stratu r quoniam exspectabat p a rtu s sui tem po­ ra. P ep erit ancilla seruos. 12. de culpa ad innocentiam . IX. sed conclusa erat eius fecunditas. E t recte p raem issa su n t inferiora. 10. r Rom 11. u t fidei clam or in to tu m p eru en iret orbem . uel q uia clausa foret u sque a d C hristi ad uentum . . u t non uolentis neque cur­ rentis. u t agnoscas in p rae­ destinatio n e fuisse sem per ecclesiam dei et p a ra ta m fidei fecun­ d itatem . 1 Is 49. u t o m nibus m isereatur''. 32. non u tiq u e dixisset: Precor. quo serius c re d a t quia scriptu m e s t non uolentis esse neque currentis. sed uoluntate dom ini ce rto re seru ata m tem pori. sicut u o cau it ecclesiam dicens: Palam fa ctu s su m non quaerentibus me. Talem te ergo praebe bonis studiis e t p ro m p ta fide. Q ua ratio n e conclusa fu e rit docet te apostolus dicens: C onclusit enim deus om nia in incredulitate. Denique scrip tu m est: Tem pore accepto exaudiui te et in die salutis adiuui te q. A duertim us itaque quod fe stin ab at ecclesiae fides. 73-75 N am si illam iu dicasset alicuius m om enti esse sapientiam . consideret enim q u id ad d itu m sit: sed m iserantis in q u it dei. « Is 65. sed m iserantis d e i s esset g ratia. u t d eu s tu i m ise re a tu r e t uocet te. 8. s Rom 9. 0 Ex 4. n Ex 4. u t eos ecclesia liberos faceret et de seru itu te populos a d lib ertatem uocaret. N em o ergo pigrescat et excusationem p ra e te n d a t desidiae suae. 74. 10. qui exponens nobis p ro p h etica ora­ cula et p ro feren s lectionis ueteris testim onia u elu ti quoddam os legis aperu it. n e te ipsum iustificares. 1. p ro ru m p ere. i> Gen 16. M ysterium au tem p raeclaru m quod lex non satis ple u t p ersu ad ere t populis et gentes uocaret. 16. apparui iis qui de m e non interrogabant 75. V nde et m ystice ait S ara: C onclusit m e dom inus u t non pariam. gracili enim collo et tardiori lingua ego su m " . D enique quasi ine­ ru d ito re sp o n d etu r ei q u o d e ru d ire tu r a dom ino: Ego aperiam os tu u m et in stru a m te quod debeas loqui °. qui te uocauit.232 DE ABRAHAM. In tra ergo ad ancillam m eam et filium facies ex illa p.

La schiava h a p a rto rito servi. 114). In fatti. perché ciò che è im pedito suole essere a p e r to 18. certam en te non avrebbe detto: Ti prego. p. P er buona applicazione e fede p ro n ta m ostrati. 306. p. quando ha detto: M i sono m anifestato a coloro che non m i cerca­ vano. 15 s. com e h a chiam ato la Chiesa. 10. 13 (PL 16. 3. È u n m istero insigne. in Gen. Accostati dunque alla m ia schiava e cosi avrai un figlio da lei. 14 (CSEL XXXII/1. ps.al tem po della salvezza ti ho soccorso. perché io sono debole e im pacciato di lingua. è citato in expl. 279. . 391. Q ueste parole dim ostran o che la Chiesa attendeva il tem po del parto .): iustitia enim legis sine Christo uana est. Il v. 303. p. N essuno dunque sia pigro e adduca a scusa della p ro p ria negligenza nel ta rd a re a credere che sta scritto che non dipende da chi vuole né da chi corre. II 4. cf. m a la sua fecondità era im pedita. Lue. affinché la C hiesa li rendesse liberi e chiam asse i popoli La frase praeferens Aegypti thensauris obprobrium pro Christi nomine è derivata da E b r 11. P erché fosse im pedita lo spiega l’Apostolo quando dice: Dio in fa tti ha rinchiuso ogni cosa nell’incredulità. II 4. dunque. quando il Signore lo avesse com andato. Signore.. 26 (nell'ed. m a a ttrib u i­ sca tu tto a Dio che ti h a chiam ato. E giustam ente hanno avuto precedenza le cose m eno no­ bili. p. in verità. il quale rivelandoci le profezie ed esponendo le testim onianze dell'Antico Testam ento. io non sono degno: e questo da ieri e dall'altro ieri e anche da quando hai com inciato a rivolgere la parola al tuo servo.). Perciò anche in senso m istico S ara disse: Il Signore m i ha im pedito di partorire. 8 s. exp. e anche che fosse im p edita fino alla ven u ta di Cristo. exp. eu. ap ri in u n certo senso la bocca della Legge. Cf. nam quod clausum est. com e a uno non istru ito . consi­ deri in fatti ciò che è sta to aggiunto: m a di Dio m isericordioso. I I . aperiri solet tempore opportuno. XLIII 63 (CSEL LXIV. perché non ti giustifichi da te stesso. 74. quaest. ABRAMO. p. perché seguissero quelle m igliori. tale che Dio abbia m isericordia di te e ti chiam i. 17 L’insufficienza della Legge (= Antico Testamento) è tem a costante nel­ l’esegesi am brosiana. 1 s. 73-75 233 dicato quella sapienza dì qualche im portanza. Perciò è stato scritto: A tem po dovuto ti ho esaudito e . che la Legge non fosse giunta a ta n ta pienezza da convincere i popoli e chiam are le gen­ ti 17. affinché si sappia che la Chiesa di Dio è sem pre sta ta nella p re­ destinazione e che la fecondità della fede era p ro n ta ad effondersi. 187. Schenkl manca il riferimento). V 21 (CSEL XXXII/4. 22 (CSEL XXXII/1. m a p er volontà del Signore è sta ta riserv ata p er un tem po determ inato. m a di Dio misericordioso. I l i 20 (A ucher. Cain et Ab. par. 191): optime tamen scriptum est: « conclusit me ». secundum euangelium lux magna est. quia plenitudo legis Christus est-. affinché il grido della Legge giungesse in tu tto il m ondo. Cosi com prendiam o che la fede della C hiesa aveva fre t­ ta di m an ifestarsi. ps.). 18 P hilo.): et fortasse secundum legem lucerna est uerbum dei. 75. 13 ss. di K. m i sono m o strato a coloro che non chiedevano di me. p. per concedere a tu tti m isericordia. 15 ss. CXVIII 14. gli si risponde che sarà istru ito dal Signore: Io aprirò la tua bocca e ti suggerirò che cosa devi dire. 9 (CSEL LXII.). in m odo che la grazia fosse opera non di chi vuole né di chi corre. anche off.

donec exercitii u su ualescat. Non potest ig itu r bonus atq u e perfectus non esse qui hanc adquisierit. nec ap u d omnes tem pore p rim a est. 76. quod sapiens u ir bonus dicendi p e ritu s sit. 75-76 de offensa ad gratiam . n u m q u am som no indulgentem . u t uel in po sterio rib u s se exerceat u irtu tu m disciplinis. Vnde e t saeculi istius sophistae trax e ru n t definitionem sapientis huiusm odi. tu n c suo n ita tu r ordine m agnos p a rtu s edere. scit uer- sutia serm o n u m et solutiones argum entorum . O portet ig itu r u iri sapientis anim am die noctuque in exercitio iugi specula p raeten d ere. sed m erito a n tiq u io r perfecta u irtu s. P raeterea d icitu r A brahae: E sto sine reprehensione u. signa et m onstra scit antequam fiant et euentus tem p o ru m et sa ec u lo ru m v. Singulorum quoque hom inum si spectes ordinem . v Sap 8. 8. Quae su n t secum deliberet. quia et om nem h ab et u irtu tem et im ago b o n itatis est. . 10. u Gen 17. quam diu im perfecta e s t anim a. Sed etiam fu tu ro ru m in ter­ p res sap ien tia est. dum u ero se e rro ris inuolucris exuerit et ab om ni enodauerit offensione con­ sum m atam sui p u rgationem exhibens. bene m obilis.234 DE ABRAHAM. inm aculatus. perpetuis uigiliis in ten tam deo ad conprehensionem reru m earum quae sunt et singularum cau saru m cognitionem . I I . P ruden­ tis ig itu r m entis est considerare. non om nes a p erfectis inchoauerunt. d a b a tu r sp iritu s sapientae sanctus. scit praeterita et de fu tu ris aestim at. 1.

frag. santo. p. ad fil. B isogna dunque che l’anim a del sap ien te sia giorno e notte in esercizio. et rationum earum (cf. 14 (H. D unque colui che l’ha o tten u ta non può non essere buono e perfetto. se non si legge il corrispon­ dente passo di Filone. La difficoltà sorge dal fatto che Ambrogio segue da vicino il suo modello. I li 40 (p. erud. Da questo i sofisti di questo m ondo hanno desunto q u esta definizione del sapiente: il sapiente è u n uom o buono esp erto nel p a r la r e 23. 21 P hilo. Jordan. finché non diventi fo rte nel p ra ti­ carle 19. Pon­ deri le cap acità p resen ti e si eserciti anche nelle discipline infe­ rio ri che rig u ard an o le v irtù. p.. in posizione continua di g u a rd ia 20. né p er tu tti la v irtù p e rfe tta viene cronologicam ente p e r prim a. supra. et sine somno perficere uitam suam in mundo peruigilanter. conosce gli artifizi del linguaggio e le soluzioni degli enigm i. copia enim scientiae ut cos est mentis rationisque. 1. quaest. tu ttav ia precede q u an to a valore. ibid. cf. necesse enim est animum tot et tantarum rerum perceptiuum. d al peccato alla grazia. XII 1. che secondo l'Alessandrino appartengono a un rango inferiore rispetto a quello delle virtù. ABRAMO. disciplinis dobbiamo vedere le scienze « encicliche ». in Gen. 19 È difficile com prendere queste riflessioni. quaest. p rim a che accadano. congr. m a che in continua veglia sia rivolta a Dio p e r com ­ p re n d ere le cose che esistono e conoscere le cause di c ia sc u n a 21. m a evita il tono e anche la terminologia filosofica del- l’Alessandrino. atque lumine umbram nesciente ac lucis speciem praeferente circumduci ut fulmine coruscante. 20 Cf.. magistro ac duce usum Deo ad comprehensionem scientiae entium ad reddendasque rationes. 40). I I . conuenit mediam sequi disciplinam. ex encyclicis pueros creare sibi. Cher. (si vedrà che) non tu tti hanno com inciato dalle cose p er­ fette. 23 Cf. In o ltre è d etto ad Abram o: S ii senza biasim o. Se anche si g u ard a lo svolgersi creila. in Gen. essa conosce i segni e i prodigi e anche gli avvenim enti che si verificano nel corso del tem po e dei secoli. 10. 213): nam intellectio est sapientia diuinarum humanarumque rerum. che m ai si abban­ doni al sonno. p. Cato. D unque la m ente saggia de­ ve considerare il tem po d u ra n te il quale l ’anim a è im perfetta. P hilo. cui dato lo sp irito della sapienza. ocu­ lum esse omnino. m irabilm ente agile. q u ando poi si sarà sbarazzata degli inviluppi d ell'erro re e si sarà lib erata da ogni peccato. 191): illis qui nequeunt ex uirtute parere pulchra ac laude digna opera. Ma la sapienza è anche l ’in te rp re te delle cose future. grat. m ostrandosi p erfettam en te p u ri­ ficata. difficilmente riconducibili alla impostazione cristiana a cui il nostro Autore vuole ricollegarsi. 22 Cf. 79: crotpta 5è èmorfjijwi x a l av&pwiuvwv x a l t ù v toutw v a ltlu v ) . dalla colpa all’innocenza. m a sono ad esse propedeutiche: questa considerazione diventa più sfum ata e vaga in Ambrogio. conosce le cose del passato e valuta quelle dell'avvenire. Nell’espressione in posterioribus. II 8. allo ra cerch erà secondo il suo rango di dare alla luce u n a grande prole. I l i 20 (A ucher. atque ut ita dixerim. 80). simboleggiate da Agar. im m aco­ lato. III 43 (A ucher. 75-76 235 dalla schiavitù alla libertà.. poiché possiede ogni v irtù ed è l ’im m agine della b o n tà 22. 46: mens nostra tamquam in excubiis debet praetendere. 3 e 6: "Ayap T) (xÉffT) x al èyxùxXios naiSeia. 76. Qvint . . v ita dei singoli uom ini..

Q enim m elius sapientia. q u id d eterius super­ stitione? Ideo tam q u am ei cu i p ro m isera t plenitudinem perfectio­ nis ait: A ugebo te ualde et ponam te in gentes. q uae to tu m o rb em fidei h ered itate possedit. cui dicitur: T ibi offerent reges m u n e ra b. et reges de te e r u n ty q u ia eius q u i fidelis est to tu s m u n d u s diuitiarum e s t 1. quo nihil plenius. 10. I I . qui peccato non seru ian t. 30. p a te r piae confessionis. p a te r fidei. 6a. et augetu r. hoc e st fides eius ad gentes tra n s fe rtu r et reges saeculi. . q u ia ex genere A brahae non solum reges e ru n t dignitate. q u id peius u an itate. a Eccli 19. 23. c Sap 7. q u ae sicut A braham m ediocris quidem ge­ n eratio n is p ro u en tu s no n h ab et. M entis quoque bonae cognouim us regias esse et principes inuentiones. 77 77. 30. sed ab u n d a t regalibus. b Ps 67 (68). y Gen 17. R edeam us nu nc a d donum dei. d Gen 17. sed quasi fam u latu debito obnoxia caro m en ti seru iat. 8. S ecundum p erso n am au tem A brahae euidens m ysterium ecclesiae. non m in u itu r u t s tu ltu s a. Cui d a ta est te rra in possessionem o m n e m d. u t d o m in e tu r corpori nec sit cap tiu a u o lu p tatu m carn alium . Nec illud ab surdum . 6. u eru m e tiam illi reges. nec u in cat eos m alitia su p ra quos regnum m ors non h a b e a tc. bene p a te r electus soni dicitur. 2 Prou 17. qui credi­ d e ru n t et se su b iciu n t dom ino Iesu.236 DE ABRAHAM. P o n itu r in gentes Abraham .

dice: T i farò crescere m olto e ti porrò fra i popoli e da te discenderanno re. quo nihil aliud perfectius reperiri possit? Quid enim malitia. com e Abram o. p. Philo. e non sia schiava dei piaceri carn ali. 10. in Gen. aut uirtute melius? 25 Qui fidelis — opposto a stultus — equivale a sapiens. non essere vinti dalla m al­ vagità. ch e attra v erso l’ered ità della fede possiede il m ondo intero. P hilo . 6a. m a ab b o n d a di p ro d o tti re g a li27. p ad re della fede. S tenger. cf. 37: la citazione è notata. ricorre più volte: cf. ne domine- tur umquam a corpore. essa non genera p rodotti m ediocri. II 5. cosicché dom ini sul corpo. 50. ove egli si appresta a delineare la figura del sapiente come uomo di fede. 14. I l i 43 (A ucher. quae sapientiae sunt. III 45 (p. CSEL XXXII/2. m entre è regi­ strata nell’edizione di questa medesima opera curata da M. anche perché è lo stesso Ambrogio a rivelarne la provenienza. omnia enim. A lei è d ata la te rra in pieno possesso. 215): at sapiens omnino probatus est ut bonus. Abbiam o v is to 26 che anche le sco p erte della b u o n a m ente sono regali e so­ vrane dal m om ento che. m a è attestata nei Settanta: toù mffToO oXog é xóffnos tw v XpTiixàTWV. in Gen. quaest. 19 (principatum habet). p.. Num ergo adhuc irrideamus donum. com e a colui cui aveva prom esso la pienezza della perfezione. II 7. 77 237 77. p. II 7. CSEL LXXXII/3. regebat sensus inrationabiles). I I . P hilo. m a anche re tali d a non essere soggetti al peccato. quaest. Nab. 20 (Abraham. 27 Cf. non d im inuirà com e lo stolto. Ambrogio cita più volte questo versetto intendendolo come l’anticipazione di una massima stoica. extra coll. supra. 3 s. giustam ente è d etto p adre eletto del s u o n o 29. ABRAMO.. m a la carne sia d ebitam ente sottom essa al ser­ vizio della m e n te 28.: la citazione non è rilevata.. pp. 38 (domina est enim et possessor omnium sa­ pientia). donat ei terrenorum uniuersorum principatum in aeternam. 26 II tem a della sovranità della m ente sui sensi e sulle passioni. 34-37. Washin­ gton 1927. leggermente diversa la traduzione di R. che cosa p iù degradante della superstizione? Perciò. in fatti. « reges ex te fiant ». 12. M cGuire . 86. Né è assurdo. cioè la sua fede è trasm essa ai popoli e ai re del m ondo che hanno cred u to e si sono sottom essi al Signore Gesù. si veda S.. seruum ac pedisse- quam illud acquirens. 24 Ambrogio prende le distanze dalla corrispondente quaestio filoniana che contiene espressioni e concezioni filosofiche diffìcilmente assimilabili in questo punto dell’esposizione. T orniam o o ra al dono di Dio di cui nulla è più perfe Che cosa. Lo Schenkl non segnala la citazione di Prov 17.. 213): Abraham interpretatur « pater electae echus ». deesse nihil?. II 7. 281: la citazione è passata inosservata ancora una volta. poiché colui che è fe d e le 25 possiede le ricchezze del m ondo intero e crescerà. Tuttavia qualche traccia è individuabile: cf. la frase non compare nella Vulgata. Cf. p erch é no n sottom essi al p otere della m orte. 216): illud demum. p.. iterum nimis rite dicitur. Supplement I: Que- . p ad re della pia confessione. supra.. 217): benefaciens ergo ei Pater. turpius. è m igliore della sapienza. 28 Ibid. A bram o è posto fra le genti. perché dalla stirp e di A bram o u sciran n o non solo re p er dignità. che cosa peggiore del­ la v a n ità 24. sed semper princeps et rector sit. ep. insieme a quello del suo universale possesso. Ma nella figura di A bram o è palese il m istero della Chiesa. I 4. proles principis ac ducis secundum naturam. 496. 37: quid aliud declarat nisi sapienti et fideli praesto omnia. 31 (prin­ cipatum uirtutis). III 43 (p. supra. ut ipse ait. al quale è detto: I re ti offriranno doni. I l i 44 (A ucher. II 5. Das Frdmmigkeits- bild. possessionem. quis autem fidelis nisi sapiens? Sull’uso di fides e fidelis e sulla connessione di que­ sti concetti con il modello filoniano. 29 Ibid. M arcus...

9. exsuta superfluis » Gen 17. 10 s. >> Deut 10. eo quod ad adm ixtionis usum u ir m uliere uehe- m en tio r sit. E t hic p lerique sic accipiunt. p erfec ta au tem circum cisio spirita­ lis est. quod ab eo uidelicet anno incipiat flagrare pas­ sio m otus uirilis et fem in arum m e n stru a su m an t exordia. cum dicit: C ircum cidite duri­ tiam cordis u e s tr ib. quae d a t b o n aru m sem ina cogitationum . o raculum perfectio accipit. cum p ra e te r coniugium nec u iro liceat nec fem inae m isceri alteri.238 DE ABRAHAM. E t quia a d perfectu m u ocatur. u t sit: Circum ­ cidite om ne m asculinum uestrum . « Ex 13. 78 11. quibus ap e rit uuluam anim ae conclusam pariendi sterilitate. hoc est m entem uestram . si solo se a b stin ean t adulterio. u tero illo uidelicet spiritali. 78. d Is 26. semina Costerius semita codd. D enique et lectio hoc docet. D enique Aegyptii q u a rto decim o anno circum cidunt m ares et fem inae ap u d eos eodem anno cir­ cum cidi fe ru n tu r. sementa Henricus Schenkl. 16. circum cisio etiam carn is m a n d a tu r sensibilis: illa in ueri- tate. 18. A ltiore au tem in te rp re ta tio n e illud pan­ d itu r. et ideo ipsius im petum infringere uoluit circum cisio­ nis signaculo. C ircum cidatis in q u it om ne m asculinum u estru m et cir­ cum cidatis carnem u e s tr a m a. q u o d si m ens p u rg a ta e t circum cisa sit. de quo dicit E saias: In utero accepim us et parturiu im u s sp iritu m s a lu tis d? C ircum cisio ergo cordis intelle­ gibilis. I I . u t possit illas inuisibiles generationes edere. nihil est enim m ente ualidius. uel quia u iri licito se e rra re c re d u n t. Quid au tem m ente sanctius. 11. 2. quia et anim i et corporis q u a e ritu r ab stinentia. Legis autem la to r aetern ae signaculum circum cisionis carnalis in solis m aribu s exigit. m eretricios au tem usus tam q u am n atu ra e legi su p p etere p u ta n t. Deinde q uia m asculinum etiam sanctum dicitur: O m nis m asculus adaperiens uuluam sanctus dom ino uoca- b itu r c. 78. G em ina itaq u e circum cisio. . ista in signaculo.

di cui Isa ia dice: N ell'utero abbiam o accolto e abbiam o partorito lo spirito di sal­ vezza? D unque è co m an d ata la circoncisione intellegibile del cuo­ re e anche la circoncisione sensibile della carne: quella nella verità. M a il prom ulgatore della Legge etern a esige il segno della circoncisione carnale solo nei m aschi. I I . quibus recisis ac separatis. è duplice p er­ ché richiede la m ortificazione dell’anim o e del corpo Gli Egi­ ziani 2.. quarum prima est. lib era dai stions. affinché possa d are alla luce le generazioni invisibili.): prim um enim Aegypti per consuetudinem regio­ nis anno aetatis decimoquarto. q u esta com e segno. Ma che cosa è più santo della m ente. 66 e Cher. poiché il m aschio è anche santo. cf. quod uisu praeditus in nobis intellectus est. tam sponsum. p. che produce i sem i dei buoni pensieri. 217 s.. et ambitionem. quae carnis est. ut m ihi uidetur. 7. m en tre né all'uom o né alla donna è lecito. Anche in q uesto caso m olti intendono com e se fosse: Circoncidete ogni vostro m aschio. quaest. è detto: Ogni m aschio che apre la vulva sarà chia­ m ato santo p er il Signore... 78 239 11. 78. p.. per genitalia est: quae uero masculi. quando dice: Circoncidete la durezza del vo­ stro cuore. dunque. uiri compescuit im petum superfluum sub signo circumcisionis. u n a volta purificata e circoncisa. III 47 (A u c h er . in Gen. unam masculi.. ABRAMO. quod mas ueneream sentit uoluptatem ac optat m atrim onium magis. quam sponsam circumci­ dunt. alteram carnis. Dominicus autem legislator super mares solum constituit circumcisio­ nem m ultis de causis. quam femina: quam ob rem iure omissa femina. e sono convinti che la p ra tic a della p rostituzione sia conform e alla legge di n atu ra . I 4. 3 Cf. cioè la v o stra m ente. in Gen. con cui ap re la vulva del­ l’anim a che e ra chiusa p e r la sterilità che le im pediva di p a rto ­ rire. infatti. gene­ randole evidentem ente con l'u tero spirituale. Q uesto in fatti insegna anche la S crittu ra. La circoncisione. m ut. id ergo designauit per circumcisionem secundam. 236: « Abraham is translated as elect father of sound ». libera reddatur pars principalis. circoncidono i m aschi al q uattordicesim o anno e si dice che anche le donne siano circoncise nel m edesim o anno. E poiché è chiam ato a ciò che è p erfetto . Quoniam propius mas in nobis intellectus est. quando mas incipit seminis usum gerere. 1 P hilo. nom. al di fuori del m atrim onio. III 47 (pp. anche p erché gli uom ini ritengono lecito il loro erro re. perché in qu ell’anno si accende la passione della v irilità e inizia­ no i m estru i delle donne. et fem ina sanguinis eruptionem sentire. lege statuta dicens. huius super- uacanea germina necesse est abscindere. 218): caeterum posthac illud quoque notandum. . quaeque secundum illas aguntur. nulla in fatti è più valido della m ente. I l i 46 (A ucher. 11. duras uidelicet ac rebelles cogitationes. gli vi rivelato il com andam ento della perfezione. 25. p u r­ ché evitino solam ente l ’ad ulterio. circumcidite duritiam cordis uestri. u n irsi ad u n a l t r o 3. quest. C irconciderete — è détto — ogni vostro m aschio e circonciderete la vostra carne. ^ P h il o . 2 Ibid. supra. Ma secondo l ’in terp retazio n e più p ro fo n d a 4 si vuol spiegare che la m ente. In o ltre. per cogitationem. m a circoncisione p e rfe tta è quella spirituale. 217): duplicem uideo circum­ cisionem. p. germina uero superflua sunt inanes opiniones. poiché nel rap p o rto sessuale l’uom o è più im petuoso della donna e perciò h a voluto spezzare la su a im petuosità con il segno della circonci­ sione.

qui cred id eru n t. Nec p ro d e rit sup erio ris iu stitia tem ­ poris. 79. E t dom esticus e t alienigena e t iu stu s et pecca­ to r circ u m cid atu r rem issione peccatorum . 11. u t p o ssit saluus fieri. sed u itio c a r­ nali et circum cide tu u m non solum uem acu lu m . . 78-79 u o lu p tatib u s et cogitationibus re strin g it anim am ad sui castim o­ niam p u risq u e sensibus infusam b o n o ru m facit p a rtu u m genera­ tricem . N am et ingeniosi m u lta p ariu n t q u ae u tile e st circu m cid ere et qui d o ctrin a m diligentia adsecuti su n t u idere in se d eb en t inscientiam . E rgo et Iu d aeu s e t G raecus quicum que cred id erit deb et scire se circum cidere a peccatis. p retio em pti.240 DE ABRAHAM. ra tio n e et d o ctrin a adquisiti. M ysterii au tem ra tio dilucida. * 1 Cor 6. m undus resurges. 12. V ernaculi enim Iudaei. 79. C ircum cide ig itu r te non carne. p re tio em p ti gentes sunt. u t peccatum n o n ope­ r e tu r am plius. E gent au tem illi et hi tam q u am u irg u lta p u rg atio n e et incisione luxuriae. uitis Schenkl multis codd. q u ia nem o ascendit in regnum caelorum nisi p e r sacram en tu m b a p tis m a tis g. si in fine u itae iu stitiam d ereliq u erit. ita cauendum ne etiam n o stra m ens p lu rib u s occupata n o n solum bonos non gene­ re t p artu s. sed etiam in utilibus p lerisq u e degeneret. ab om ni ablu­ tos sorde. m undos a uitiis corporalibus. uel u t q u ae­ dam om ni u itio d isten ta u itis incassum lab o rat. u em ac u li su n t n atu rales m otus. E rgo si dies resu rrectio n is circum ­ cisos nos et exutos in u en iat delictorum superfluis. sed p o steritati re seru etu r. dom inica enim die re su rrex it dom inus Iesus. « Io 3. 20. si h in c m undus exieris. uelut Schenkl. 13. I I . q u ia p retio sanguinis C h risti red em p ta e c clesiaf. 3. m yst u tiq u e praecepto. ne euagentur u t sterilia sarm e n ta et o b u m b ren t in u tilia fructuosis. sed etiam pretio em ptum . Ideo P aulus ait: Pretio <=Leu 12. sim ul u t < u e lu t> u itis p u ta ta non facile siluescat. d isso lu atu r cito. q u ia ipse est re su rrectio n is dies. 15. O ctauo au tem die circum cidi p u eru m lex iu b e te. S i ad singula referas.

nello stesso tem po dobbiam o aver cura che {la m ente) com e u n a vite p o tata non facilm ente inselvatichi­ sca. inscientiam amputant.. Né la giustizia precedente gio­ verà a chi avrà ab b an d o n ato la giustizia al term ine della vita. 221): circumcisio itaque pellis sym bolum esse dicitur. purificati da ogni sozzura. Perciò chiunque a b b ia creduto. Se si considerano singo­ larm ente. 11. in Gen. non solo non generi buoni prodotti. affinché no n si propaghino com e sterili sarm enti e i ram i inutili non facciano o m b ra a quelli fru ttife ri. cf. nepi-crris èx-cop/fiv x a i TtXeova^oiioTQj ■f]5ovrig) continentiae religionis studendo: nam que­ m adm odum ad generationem superflua est pellis praeputii. L. 225): ad m entem uero. m a si conservi p er la posterità. deve essere in grado di circoncidersi dai peccati p er p o te r essere salvo. 78-79 241 desideri e dai pensieri non le c iti5 vincola l'anim a alla p ro p ria ca stità e. ibid. sia giudeo che greco. com e fossero piante.. non vogliate 5 Per com prendere pienamente il significato di superfluus. ABRAMO. qui uero edocentur a doctoribus. C irconciditi dunque non nella carne m a nel vizio della carne e circoncidi non solo il tuo schiavo n ato in casa. p. I I . In fa tti i n ati in casa sono i Giudei. I 9: . sic etiam copia cupiditatis tam superuacanea est. m a anche quello com prato.. In fa tti anche coloro che sono d o tati di u n ingegno partoriscono m olte cose che è b ene circoncidere e anche quelli che con il loro im pegno sono diventati d o tti debbono co statare in se stessi l ’igno­ ranza. perché n essuno sale al regno dei cieli se non a ttra ­ verso il sacram ento del b attesim o. riso rg erai m ondo. p re sa da m olte occupazioni. 6 Sul misticismo dei numeri. . i n ati in casa sono i m oti n a tu r a li7. leg.F. Vtraque istarum opus habet. quae abscidi expedit. perché p ro p rio questo è il giorno della risurrezione. uern culae indoles sunt. La dottrina esegetica. quasi uero oporteat superfluas excessiuasque abscindere cupiditates (cf. i com prati sono quelli guadagnati m ediante ragione e d o ttrin a. quae uerbo et doctrina in melius uerti possunt.. Ma il senso del m istero è chiaro. Perciò se il giorno della risurrezione ci tro v erà circoncisi e liberi dagli eccessi dei delitti. o com e una vite carica di ogni difetto si affatica inutilm ente. p ro d u c a cose inutili in g ran q u an tità. spec. la rende capace di generare b u o n a prole. cf. O ra quelli e questi necessitano. 79. affinché il peccato non agisca oltre. 279-281. quaest. quam perniciosa: superuacanea quia non est necessaria. unaque nociua ob m orbum ignis in ea ardentis. e particolarm ente sul valore dell’ogdoade. Per­ ciò Paolo dice: S iete sta ti com prati a caro prezzo. Il fam i­ liare e lo stran iero . i com p rati sono i popoli che hanno creduto. avendole infuso la purezza dei sensi. in fatti il Signore Gesù è riso rto la dom enica.. il giusto e il p eccatore devono essere circon­ cisi m ediante la rem issione dei peccati. cosi dobbiam o evitare ch e anche la n o stra m ente. m a. perché la Chiesa è sta ta ris c a tta ta a prezzo del sangue di C risto. ad propriae ac fructiferae « partis » constantiam: fertiles enim m ulta pariunt superflua propter fertilitatem. III 50 (A u c h e r . degenerando.. quae natura ipsa mouentur. et emptitiae. se da qui te ne sarai a n d ato m ondo. La legge o rd in a d i circoncidere il fanciullo all’ott g io rn o 6: si tra tta ev identem ente di u n p recetto m istico. I l i 48 (p. P izzolato . ut plantarum more purgetur et putetur. i P h il o . m ondi dai vizi del corpo.. di u n a p o ta tu ra e di un taglio della lussuria. né rap id am en te si corrom pa.. pp.

Egregie au tem in fan tiae in prim is uagitibus circum cidi m ares lex iubet. . 23. ne idolatriae p o llu atu r contagio et ne ad o rare adsue- scat idolum et exosculari sim ulacrum . cum o raculum d icat: E rit testam en tu m circum cisionis in h 1 Cor 7. 80. E t infans reuocandus a peccato est. E t erit in q u it testa m en tu m m eum in carne u e s tr a m. 5. 1 Rom 6. Sim ul ne q u isquam infletur. 11. m Gen 17. 13. nutum scripsi ni tu P nidum P3 Schenkl. u n am salutem esse C hristi resurrectionem . u t m eream u r re su rrec­ tionis consortium . aetatis m atu rio ris pro cessu A braham circum cidi iubetur. Con- p lan tem u r ergo sim ilitudini m o rtis eius ‘. nolite fieri serui h o m in u m h. 79-82 em p ti estis. quia seruitu s peccato c o n tra h itu r et p re tio peccatum rem ittitu r.242 DE ABRAHAM. p aren tis uiolare nutum . N ullum tem pus u acuum debet esse tutelae. Nec senex ergo proselytus nec infans uernaculus excipitur. 6. 6. Ideoque non cybos geom etriae nec tetragonum num e­ ru m philosophiae nec confessionem u t aiu n t P ythagoricam nec sem per uirgines u t ap p ellant ebdom adis num eros c u ra discutim us inani nec m u ndum rad io form am us nec caelum in puluere quae­ rim us nec in tra angustos abacos orbem concludim us. S u n t enim co n tra ria. pie­ tatem laedere. q u ia n ullum est culpae uacuum . 81. I I . quod sibi iustus uidea- tu r. E t u etu s hom o n o ste r sim ul sit confixus cruci u t corpus peccati d estru a tu r. sed uera aperim us m ysteria. 81. ' Rom 6. F sitan re fe ra tu r hoc loco: « Quom odo spiritalem dicis circum cisio­ nem . 82. H aec ig itu r sim plici expositione ab u n d are ad intellectum opinam ur. etiam uernaculos. quia sicut ab in fan tia peccatum ita ab infan tia circum cisio. quia omnis aetas peccato obnoxia et ideo om nis aetas sacram ento idonea.

I l i 49 (p.. il concetto pitagorico di « omologia » (cf. Sono due espressioni antitetiche. senza forse averlo ben compreso. allora.òv toùtov è|op. 223): cognatum est (se.6- vog. Pensiam o dun q u e ch e queste cose espresse con sem pli­ c ità siano p iù ch e sufficienti p e r com prendere. p. la Legge prescrive che i m aschi. nel registrare questo passo am brosiano. II 56. . a tr a ­ sgredire la volontà p a te rn a . perché ogni età è soggetta al peccato e perciò ogni età è idonea a ricevere il sacram ento. s.): describentes radio mundum. E il n o stro vecchio uom o sia inchiodato insiem e con C risto alla croce. N essuna e tà deve essere p riv a di protezione. ma. p. in sostanza. cioè dei num eri dispari e pari. affinché sia d is tru tto il corpo del peccato. 81. che cioè l ’unica salvezza è la risurrezione di C risto. G. opif. O ttim am ente. col. Forse qui si p o treb b e o b iettare: « P erché p arli di circo n ­ cisione sp iritu ale. 80. 86 (CSEL XXXII/1. 223). I I . in Gen. Aen.: caetique meatus / describent radio. perché la schiavitù si co n trae col peccato e il peccato si rim ette a prezzo. VI 849 s. 82.. Cf. 9 Con confessionem Ambrogio vuole esprim ere. ritenendosi giusto.oio0ffi à[xV|Topi Nixrj x al nap-9-èv(p. cosi d all’infanzia inizia la circoncisione.. •ftv èx tt)s tou Alò. 15. XEtpaXfis àva<pavrjvai Xóyo? ^XEt. compresi nell’ogdoade. su cui gli antichi m atem atici tracciavano con una bacchetta (radius) i dise­ gni per le dimostrazioni geometriche. spec. decal. ibid. 107.. E la m ia alleanza — è detto — si stabilirà nella vostra carne. 12 L'abacus era una tavoletta. 11 V erg. Ambrogio rifugge da quella che doveva sembrargli una stravagante applica­ zione alla Scrittura della dottrina pitagorica sui numeri. 11. E anche perché nessuno. V 24. 14 s. il quale segnala anche l’inesattezza del ThlL. 190. siano circoncisi al m om ento dei p rim i vagiti dell'infanzia. dal m om ento che nessuna età è esente da colpa. II 210. 99-100: |j.. che. Perciò noi non discutiam o co n vana p re m u ra dei cubi della geom etria né del n u m ero q u ad rato della filosofìa8 né della cosi d e tta o m ologia9 pitagorica né dei n u m eri dell’ebdom ade d etti sem p re v erg in i10 né disegniam o il m ondo con la b a c c h e tta 11 né studiam o il cielo nella polvere né racchiudiam o l’universo in anguste ta v o le tte 12. I l i 49 (A u c h e r . leg. a offendere la pietà. Madec. perché non genera né è generato: è l’unico che non sia m ultiplo e nemmeno sottom ultiplo di un altro numero compreso nella decade. interpreta confessio come theorema). in m odo che no n sia contagiato dall’id o latria e non si abitui ad ad o rare gli idoli e a baciare le loro im m agini. insuperbisca. 102. P h il o . 200. anche exam. quaest. ibid. perché.. P h il o . a form are il num ero 36 (cf. cosparsa di polvere verde di vetro (puluis). m en tre la p aro la divina dice: L’alleanza della 8 Troviamo qui tracce di P h il o . D unque non è escluso né il vecchio stran iero né il bim bo n a to in casa. leg. ABRAMO. com presi gli schiavi n ati in casa. confessio. Saint Ambroise. 79-82 243 diventare schiavi degli uom ini.. m a sveliam o i veri m isteri.. I. U niam oci dunque intim am ente a Lui nella som iglianza della sua m o rte p e r m eritare di p arte cip are alla risurrezione. octo?) semper uirginis septem . cf. com e fin dall’infanzia h a ini­ zio il peccato. nota 56. Si’ f]v aì-uav oì [lèv ftXXoi (piÀóaotpoi tò v àpi-9-iJ. uit. 11. 10 II numero sette è detto « semprevergine ». u. p. ò èitxà ovi-ce yevvàv néqjuxev ouxe YEVvaff&eu.). Anche il bam bino deve essere liberato dal peccato. della com­ plem entarità. si o rd in a ad A bram o di circoncidersi in età avanzata. Mos.

244 DE ABRAHAM. si seducat te m eretrix et m u lto blan d im en to serm onis et laqueis lab io ru m suorum te alli­ get. 2. quia et uisus p ro cacio r h ab e t crim en. N am e t u isu s e t au d itu s et odoris et gustus et tactu s et uocis ipsius q u a e ritu r q u a e d a m . et in uoce cu lp a est. ideoque tib i d icitur: N e m u ltu s fu eris ad alienam neque continueris am plexibus non tu a m °. q u i tam en non u o lu n tariu m facinus necandi hom inis inpleuerit. ad quas confugiendo m e re a tu r sanguinis inpunitatem . et in ipso ta c tu crim en est. 20. 25. et in ip so au d itu crim e n est. E t m ei ip su m noli m u ltu n l edere. G raue enim p u ta tu r quod infanti octo d ieru m neglegentia p a re n tu m frau d i esset fu tu ra . 27. 6. cum ip sa le x r etiam hom icidae. eo Schenkl et P. castim onia. 14. 9-29. O p o rtet ergo u t om nium sensuum ac u ta sit m oderatio. quia testa m en tu m m e u m in te r r u p itQ. Quom odo ergo au t illic ra tio h a b e tu r fo rtu itae necis a u t hic ratio infantiae non h ab etu r. ° Prou 5. ne a u t im petus in u itiu m tra h a t a u t nim ietas laed at a u t m o ra offen­ sioni sit. laqueus enim fo rtissim u s est hom ini sua labia et a b d u c itu r a labiis sui oris p. q Gen 17. 3. 82-83 carne uestra. in terib it anim a illa d e'g en e re suo. I I . ita u t inte­ rire t anim a eius. 83. 11. in q u a crim en non p o tu it esse a u t dissim u- n Prou 5. . et ideo scrip tu m est: N oli intendere fallaci m ulieri neque capiaris oculis neque abripiaris palpebris n. 'eo q u o d ita d ix erit dom inus quoniam qui non fu e rit circum cisus m asculus et non circum ciderit carnem praeputii su i octauo die. quasi u ero anim ae solius et non passionum corporis exigatur tem p eran tia? ». ne uom as. N on otiose au tem n ec superflue p lerique hoc qui seq tu r loco m o u eri u id en tu r. 83. r Num 35. ciu itates prae­ scripserit. p Prou 25.

Cui curae sit cir­ cumcidere excessus uisus et auditus. In fa tti è conside­ ra ta una cosa grave che la negligenza dei genitori potesse recar danno a u n bim bo di o tto giorni a tal pu n to che la sua anim a perisse. d uitatibus distinctis. monens. m a è grecismo ( = o t t i ) con cui Ambrogio introduce. 226): uult non solum prodesse hom ini uirtute ornato. quaest. non quod aliam partem. I l i 51 (A ucher. in sequentibus dicit. 15 P hilo . Alii uero. N on senza ragione né eccessivam ente m olti sono b ati dal passo che segue. aut homo. pp. qui inuoluntariam perpetrauerit occisionem. nel caso che la m eretrice ti seduca e ti avvinca co n l'in sisten te lusinga delle parole e con i lacci delle sue labbra. qui non sit circumcisus expur- gatusque ex carne. affin­ ché l’im p etu o sità no n conduca al vizio o l’eccesso non danneggi o l’indugio non sia di pregiudizio. Genesis. e perciò ti si dice: N on frequentare la donna straniera e non unirti nell'am plesso alla donna non tua. 82-83 245 circoncisione si stabilirà nella vostra carne. poiché il Signore h a detto 14: Il m aschio che non sarà stato circonciso e non avrà circonciso la carne del proprio prepuzio all'ottavo giorno. in Gen. ut adulti dissoluentes legem irreuocabili modo subician- tur poenae seuerissimae. E non m angiare nem m eno tro p p o m iele. S c h e n k l (CSEL XXXII/1. sed anima et mens. ueniam facit. dell'o d o rato . Ad m entem uero.. quod intellectus. P hilo. 3). p e r non vom itare. È necessaria dunque u n a severa m oderazione di tu tti i sensi. del ta tto e d ella stessa voce. in Gen. Vetus Latina.). imposuit. 11. quum et illi. In fa tti si richiede anche u n a so rta di c a stità d ella vista.): de nullo inuoluntario reum declarat lex. gustusque et odoratus et tactus. « corrum petur anima illa ». cam isque uitiis. 226 s. p. u t uidetur. tam quam medicus eius factus. atque genitalium im petus redundantes noci- uosque. quaest. symbolice notans eas quae in carne postea fiunt uoluptates et impetus. ab incorruptibilitate in corruptionem fertur prauus. form am edicti annuere parentes ipsos. 83. ABRAMO. nim ium excessum aiunt usurpans super infantes. anche nella voce c ’è colpa: infatti le la b b ra sono p e r l ’uom o u n laccio fo rtissim o ed egli è sviato dalle sue labbra. dell'udito. perché anche lo sguardo tro p p o sfacciato è peccam inoso. come ha ritenuto K. sed una cum anima super corpus etiam processe uerbum diuinum. Come è possibile dunque che là si tenga conto dell’in- » Cf. ad loc. 634. e perciò sta scritto: N o n prestare attenzione alla donna ingannevole e non fa rti sedurre dai suoi occhi né am m aliare dalle sue palpebre. ut poenam m ortis quoque luere teneatur? Dixerint itaque aliqui. octauo igitur die post natiuitatem puer si non circumcidetur. I l i 52 (A ucher. quid ipse peccabit. masculus in nobis apprime intellectus est: hunc in octauo iubet circumcidi propter ratio­ nem antea redditam. I I . sed carnem praeputii. illos enim putant despexisse mandatum legis. com e se si esigesse la tem peranza dell’an im a soltanto e n o n anche delle passioni del corpo? » 13. del gusto.. 14 Da notare che quoniam non fa parte dei testo biblico (cf. anche nel ta tto c’è il peccato. . in questo caso. m en tre la stessa Legge anche all’om icida — ch e avesse p erò com m esso in v olontariam ente il d elitto di om icidio — indica­ va in quali c ittà fuggire p e r o tten ere la non pun ib ilità del sangue versato l5. non corpus humanum. sed de intellectu sanitatem recipiente. quell'anim a sarà elim inata dal suo popolo perché ha violato la m ia alleanza. corrumpetur.. in quas fugiat ad inueniendam securita­ tem.. Quod autem non de homine est sermo.' anche n ell'u dito c'è il peccato. il discorso diretto. et nequeat saluari. necnon instrum entum uocis edendae. Quare et rationem legitimam inducit. p. Littera haec dicit.

q u ia p o tu it salua fieri.246 DE ABRAHAM. 84. non p aru u li. u t ullus species est. im m o non deficit ullus. licet suffra­ g etu r huic ad sertio n i q u o d ait: quia testa m en tu m m eu m interru­ pit. non hom o. 11. Ex d iu tu rn o ig itu r et innoxio in id quod . I I . O m ne au tem genus u id e tu r inm ortale. nisi fo rte p u te n t aliqui q uia in m orte fili g rauius p u n iu n tu r p aren tes? Sed in iu stu m p u ta tu r u t colpa nocen- tu m in fe ra tu r poen a innocenti u el p ro p te r poenam nocentis inno­ cens p u n ia tu r a u t fiat con sors supplicii qui d isp ar est m erito. si h ab u isset purgatio­ nem . condicio uel nom en hom inum non deficit. Sed ualde am biguum est. quo plus tim ean t m aiores. Vt hom o genus est. quod sit ualidus m entis u ig o r e t anim am in sui copulam tra h a t sitque uehem en tio r tam q u am sexu p o tio r et uirili ualiditate. Deficit qui fidem no n h abet. Alii g rau io ra p aren tib u s uel silentio m initantem p u ta n t d o m inum deum . Vnde aliqui p u ta n t quod de p aren te d icat exterm inando. n u d a au tem p raesid ii e t incircum cisi cordis conluuione infir­ m io r salutem generis sui seru are non p o tu it. sed anim a illa in terib it. quae non fu e rit circum cisa a super­ fluis corporalibus et p u rg a ta sollem ni m unere. Ita q u e hoc a d intellegentem m agis qu am a d infantem refe­ ren d u m u id etu r. in terib it. 'u t exsuat se pas­ sionum uitiis. 83-84 lationis a u t u o lu n tatis. ullus non sem per. hom o sem per d icitur. inquit. quando nec in fan ti p arcitu r. q u o d om nis m ens. E rgo haec ra tio est. P ersona deficit unius. quod eius in­ te re a t anim a. in terib it. M ihi autem satis liquido p a te t dictum de uniuscuiusq m ente. Diximus enim m asculi nom ine m entem significari. N on caro .

cioè attraverso la fede e la remissione dei peccati. ut equorum. nella quale non poteva esservi colpa di negligenza né ca­ p ac ità di volere? O forse si crede che con la m o rte del figlio i genitori siano p u n iti p iù severam ente? M a è rite n u ta cosa ingiu­ sta che p er colpa di m alfatto ri la pena sia inflitta all’innocente o p p u re che sia associato al supplizio chi non h a la stessa re­ sponsabilità. L’uo­ m o in qu anto tale è genere. 17 Intendiamo: l'uomo. 84. m a p erirà l’anim a. si può ritenere che in questo luogo Ambrogio esprim a l’opinio­ ne che l’im m ortalità sia una qualità metafisica che appartiene al genus. PL 14. Abbiam o detto 16 in fatti che con la p aro la « m a­ schio » si indica la m ente. . m en tre qui n o n si tiene conto dell’in­ fanzia. is Verg. in qu an to singolo è s p e c ie 19. Ma si ritien e che ogni genere sia im m o rta le 18. 4. Altri ritengono che il Signore Dio anche col silenzio m inacci i genitori di castighi assai gravi. non purificata e incirconcisa. perché avrebbe p otuto salvarsi se fosse stata purificata. cf. ABRAMO. che grande è il vigore della m ente e che q u esta a ttra e l ’anim a all’unione con se stessa e che è più im petuosa. anche se non esclusivamen­ te dell’uomo. II 1. p e r essere lib era ta dai vizi delle passioni. 19 I Maurini hanno osservato (cf. P erirà non la carne — è detto — non l’uom o. perirà. 83-84 247 volontarietà dell’uccisione. georg. che deve p erire la sua anim a. cf. D unque dalla 16 Cf. affinché il tim ore degli ad u lti sia più grande. anche se questa opinione è suffragata dall'espressione: perché ha violato la mia alleanza. II 1. 521. L’indi­ viduo (species). 78. II 11. che viene nel mondo e nel tempo — e perciò si trova soggetto alle passioni dei sensi e al peccato — può conservare l’im m ortalità propria del suo genus solo attraverso la circoncisione spirituale. (In que­ sto caso) cessa di esistere l’in d iv id u a lità 20 del singolo. è imperituro. 11. Il genus è 1’« universale »: ciò che in senso aristotelico è la form a o la sostan­ za delle cose. I I . Questo d u nque sem bra rife rirsi a chi è consapevole p iu tto sto che al fanciullo. non cessa di esistere la condizione o l’essenza degli uom ini.. non sem pre di singolo. nota 57) che species è usato in senso im proprio per indicare l'individualità del singolo. Perciò alcuni pensano che (la S crittu ra) dica che deve essere elim inato il genitore. Ciò premesso. Ma l’incertezza è grande. è con­ dannata alla perdizione. non potè conservare la salvezza p ro p ria del suo g e n e re 17. IV 208. non quella del bam bino. 4: personae mortales sunt singulorum.. m a. In realtà bisogna tener presente i presupposti filosofici su cui si muove la riflessione ambrosiana. supra. Cessa di esistere chi non h a fede. supra. ut hominum. invece. supra. la species è tutto ciò che hic et nunc partecipa della sostanza dell'universale: in questo senso anche il singolo individuo è detto species. come se il suo sesso e la sua virilità fossero più ga­ gliardi. Q uesta dunque è la ragione p er la quale ogni m ente che non è s ta ta circoncisa dagli eccessi del corpo e non è sta ta p u ri­ ficata con solenne rito. si p arla sem pre di uom o. M a a m e sem bra abbastanza evidente che si p arla de m ente di ognuno.. m a certo il singolo non cessa di esistere. considerato non come individuo ma come genus. p riv a di difesa e assai debole p er l ’im m ondezza del cuore incirconciso. la singola anima. 20 II term ine persona esprime l’individualità. visto che non si h a p ietà neppu re p e r u n bim bo.

N on enim m unus deo est u n a littera. non aliqua p ra eu en tu m neces­ sitate: h ab e an t tam en illam o p e rta m p o en aru m inm unitatem . sed u irtu s litterae. S ara enim d ic itu r àpx'i] è^rr). m e solum re g u n t et m ihi d o m in an tu r et su n t m ortales. ista generalis. S arae quoque u n a a d d itu r littera*. Quod u tiq u e p a r est u t in sup erio rib u s non unius adiec- tione p en sari litterae. Q uae au tem p ru d e n tia g en eraliter dicitur. no n infantem . 84-85 tem porale est et noxium p ec cato r d educitur. latine « quae reg at ». 5-6. lacunas indicauit Schenkl. u t uoca tu r S arra. in m e castim onia. ne­ scio an h ab e an t regni honorem . ista inm ortalis: illa specialis. .248 DE ABRAHAM. in m e iu stitia. t Gen 17. 5. sed generaliter s Io 3. N isi quis renatus fu erit ex aqua et sp iritu sancto. quae fo rtitu d o ceteraeque u irtu te s principales. 11. quae castim onia. I I . 15. Illa m o rtalis. 85. in m e u irtu s. qui sic restituendum esse hunc locum in apparatu coniecit: <Apxili enim graece est u el> initium uel regis < potestas > . m o rien te enim m e sa lu u n tu r et m o riu n tu r etiam illa. non p o test introire in regnum d e is. Vti- que nullum excepit. q u ae ex p rim it m u n eris diuini gratiam . E st nam que in m e p ru d en tia. 85. hoc est R. qu i m entis suae ad scrib ere debet infan tiae quod in cau tu s fu it et in tem perans uel rem issionem p eccato ru m n o n adquisiuit. hoc est p o testas m ea uel p rin cip a tu s m eus *** initium uel regis *** S a rra au tem d ic itu r graece òtpxouaa.

. cioè « m io p o tere » o p p u re « m io p rim ato ». Sarra) princeps (mulier): quo ergo distinguantur haec a se inuicem. Haec autem sapientia. Abr. non seruientis. 11. questa al g e n e re 26. cuius nomen est Isaac. . e deve a ttrib u ire aH’infanzia della sua m ente T essere stato im p ru d en te e in tem p eran te. Cher. Del resto cf. I d. 26 Queste riflessioni sono evidentemente m utuate da Filone (cf. cf.): quoniam per unum « r » uocata « Sara » interpretatur « principatus m eus ». cioè R. E sattam en te com e s o p ra 23. cioè « colei che governa » 2S. nota prec. supra. congr. A n ch e22 a S ara è aggiunta u n a lettera. nem m éno il bim bo. in m e la castità. cosi essere ch iam ata S arra.). I 4. sed ipsa est domina reginaque. in II 5. 19 (principalem uirtutem ) e II 7. P ur senza condannarla apertam ente. Quella m ortale. S ara in fatti significa à p x r ) ènT). in fatti quando io m uoio an- c h ’esse periscono e m uoiono. 79: nemo ascendit in regnum caelorum nisi per sacram entum baptismatis. Tò p iv °0v itpÓTEpov etS ixfis ffiiiiJioXov àpetTjj i c m . m ut. 84-85 249 condizione durevole e inn ocente il peccatore è co n d o tto alla tem ­ p o ralità e alla colpevolezza. nem m eno colui che è sta to in qualche m odo im pedito: se p u re costoro avranno quella m isterio sa im m u n ità dalle pene. in questo paragrafo). M a la prudenza in senso generale. principatum usurpant in me solum et mortales sunt: proindeque moriente me moriuntur. integritas (siue temperantia).. secondo la quale i bam bini nascono senza peccato e non hanno bisogno del battesim o per entrare nella vita eter­ na. supra. che perciò periscono quando il singolo muore. 24 La traduzione di questo passo lacunoso si avvale della congettura sug­ gerita da K. 28 II significato di principalis va precisato in relazione all’interpretazione di Sarra (tìp/ouca: cf. im m ortalis monarchia ac regnum. ad loc. II 11. In me sapientia (siue prudentia). non so se avranno la gloria del re g n o 21. q u esta im m ortale: quella ap p artien e alla specie. -cò S’uctep ov y e v ix r ij. In fa tti la parola greca àpxV) significa « inizio » o « p otere del re » 24. m a il valore della le tte ra che esprim e la grazia del dono divino. proprie del singolo individuo (species: cf. grat.41. et ipsa iustitia princeps ipse. corruptibile in incorruptum. Se uno non sarà rinato dall'acqua e dallo S p irito Santo. la ca stità.). 78: lo tp a [xèv àpx^ nou. Dio in fatti non considera dono u n a lettera . quaest. ma si ricollegano anche alle considerazioni sviluppate nel paragrafo prece­ dente suH’im m ortalità del genus e sulla corruttibilità della species (cf. il non aver rice­ vuto la rem issione dei peccati. Haec autem omnia prius dispensantur propter futuram natiuitatem laetitiae cunctis gaudiis perfectioris. 2. attenda­ m us liceat. speciem in genus. 22 Anche ad Àbramo era stato cambiato nome. Non h a eccettu ato nessuno. S arra invece significa in greco a p x o u c a . iustitia et fortitudo. supra. 39 (Sarrae. nota 19). 27. Ambrogio si m ostra scettico sulla validità di questa tesi. 99. esclusivam ente m e g o v ern an o 27 e su di m e dom inano e sono m ortali. supra. Videns dono magnitudinem? Permutans conuertit partem in totum . nota precedente. erud.. non si vuole dare u n a ricom pensa con l’aggiunta di u n a lettera.5. I I . nom. nota 19). non può entrare nel regno di Dio. In fa tti in m e c ’è la prudenza. ipsa est ipse prin­ ceps. Xàppa 8è ftpxouaa. I l i 53 (A ucher. 3. in Gen. in m e la giustizia. 23 Cf. ABRAMO. in m e la v irtù. sed principantis). la fortezza e le altre v irtù so v ra n e 28 — m a sovrane in 21 Allusione alla dottrina pelagiana. 25 P hilo. Schenkl (app. 27 Me solum regunt: perché qui si parla delle virtù speciales. pp. supra. Cosi anche supra. 228 s. et unaquaeque uirtutum non est principalis mea. 85. duo autem (« rr ».

Non enim d u b itan tis hic risus. Sim ul quia cad u n t ante deum om nia et m utan­ tu r et tran se u n t. sola illa inm utabilis s ta t sem per su b stan tia. p a rte m in uni- u ersitatem . v Ps 98 (99). q u i tan tis g ra tu la b a tu r prom issis. re q u iritu r generatio et ille perfectae p a rtu s iu cu n ditatis. A dorat ig itu r non elem entum ter­ rae. quae om nia ecclesiae conuenire ce rtu m est. 17. G raecus m edie posuit -cfi Siavoia. I I . Vbi enim corpus.250 DE ABRAHAM. quod p er susceptionem dom inici corporis et re su rrectio n em tan ti conplenda oraculi g ratia foret. ibi et a q u ila e 2. E t d ixit inq u it in corde suo: si cen tu m annorum nascetur et si Sarra nonaginta annorum p a r ie ta. quam uis risus laetitiam declararet u iri iusti. 37. z Mt 24. sicut est regina ecclesia. 86. quod tim u it deum uelut libero risu laedere. quoniam san­ ctu m v. u t possim us aestim are quia cordi suo dixerit quasi alte rn a n ti secum : « si centenario n asc etu r et nonagenaria p arie t ». 85-87 principales et reginae quaedam inm ortales. quae ad o rau eru n t uersan- tem in corpore. u Gen 17. 11. . 87. Quid est autem quod ait cecidit in faciem A braham et r i s it u? E t hic re u ere n tia significatur. inm ortale illu d principale. nulla enim m elior u o luptas q uam em endatae g ra tia conscientiae. 17. E rgo speciem in genus. in his p o testas est. Aut fortasse et in hoc m ysterio p ro p h e ta u it A braham dom inum Iesum . sed u n iuersos regit. in q ua fons sapientiae iustitiaeque est. cuius nom en Isaac. Lc 17. non enim specialis haec. c o rru p tib ilitatem in in co rru p tib ilita tem conuersam uidem us. 'H in c Epi­ cu rei trax e ru n t sum m um bonum u o lu p tatem esse. sed credentis fuit. de quo d ictum est: E t adorate scabellum eius. a Gen 17. 28. sed u n iu ersitatis salus. Ideoque his praecedentibus cum unum quem que p ru d en tia sua ad hanc principalem e t diffusam p e r om nes salutem deduxe­ rit. sed generalis ratio est nec p artis. 5. sed eam cor­ poris m agis inquinam ento quam sobrietate m entis aestim auerunt. quae non m e unum .

Dictionnaire. in fatti non è u n ’organiz­ zazione speciale m a generale. yàp itaTTip t ffTì t ?I$ -ceX eiag (piiffew?. l’espressione: Abram o cadde con la faccia a terra e rise i Qui è espresso u n tim oroso rispetto. P ertan to date le p recedenti considerazioni. in I 4. 31 Cf.. 3.. la quale non governa m e soltanto. perché è d ativo n on precisato da alcuna preposizione. II 1. la p arte nel tu tto . è certo. P h ilo . 33 T fj S ia v o ia è in d eterm in ato. u. m a di chi credeva. sim ilm ente la C hiesa è regina. 230): . m a. alterno). s.. m entre in qu esto verso con alternanti si esp rim e l ’incertezza del p ensiero di Enea.avota. IV 287: haec alternanti potior sententia uisa est . m a tu tti. Non era infatti il sor­ riso di chi dubitava.. poi. si richiede la generazione e quel p arto di p e rfe tta felicità che h a nom e Is a c c o 29. d a l m om ento che (la Chiesa) h a co n d o tto ciascuno con la sua saggezza a q u e­ sta salvezza sovrana e a tu tti estesa. nella quale si trova la fonte della sapienza e della giustizia. 11. si addice alla Chiesa. Abram o dunque non ad o ra­ va l’elem ento della te rra . 32 L eggerm ente diverso il te sto di qu esto v. in Gen. Insiem e (l’espressione significa) che di fro n te a Dio tu tto cade. m a 29 Cf. seb­ bene il suo rid ere m anifestasse la gioia dell’uom o giusto che si rallegra p er cosi strao rd in a rie prom esse. N ei S e ttan ta n oi leggiam o Èv Tfl 5 1. in traduzione ovviam en te non è p o ssib ile rispettare tale ind e­ term inatezza.a ù x ò .Deus solus constan­ ter stat: qui uero sub generatione creationis sunt. leg.. la c o rru ttib ilità n ell'incorruttibilità: tu tto ciò. . Di qui gli E p ic u re i30 hanno d ed o tto l’opinione che il piacere è il som m o bene. 30 Cf. com e se qu esto discu­ te s s e 34 con lui: « N ascerà (un figlio) ad u n centenario e p a rto rirà un a nonagenaria? ». O forse anche in questo m istero A bram o h a prean n u n ciato il Signore Gesù. Che significa. l'im ­ m o rtalità sovrana. 85-87 251 senso generale e regine im m ortali — queste hanno il potere. 34 Già i M aurini e p oi K. tu tto m u ta e passa. Aen. Chirat. P hilo. solo la sostanza divina re sta sem pre im m u ta b ile 31. nel senso che con l ’incarnazione e la risurrezione si sarebbe com piuta la grazia di u n a cosi grande profezia. ABRAMO. cioè: è trasco rso il tem po della fertilità. A. quaest. supra. In fa tti dove è il corpo. I l i 55 (A ucher. B laise -H . che ond eg­ gia fra diversi pareri.. nel n ostro testo si vuole dare l ’id ea di un dialogo fra Abram o e il su o cuore (cf. m a essi l’apprezzano più in relazione all’im m ondezza del corpo che alla saggezza della m ente. là sono anche le aquile che hanno ad o rato colui che stava nel corpo. I I . p. perché A bram o ebbe tim ore di offendere Dio ridendo sfrontatam ente. N on v’è in fatti piacere m igliore della grazia di u n a coscienza purificata. omnes sub commutatione periodi cadunt. Sch en k l han no segnalato l ’a llu sion e a V erc. di cui è stato detto: e adorate il suo sgabello perché è santo. 86. né salvezza della p arte m a del tu tto . 87. E disse — è d etto — in cuor suo: N a scerà 32 (u n figlio) a cento anni e Sara partorirà a novant’anni? Nel testo greco è detto in m odo in determ inato: alla m e n te 33. oTceipwv èv T a l? x a i yevvw v tò eùS ai|A oveIv. I l i 219: ’la a à jt tyévvTìeev è xópiog. Perciò vediam o m u tata la specie in genere. cosicché possiam o rite ­ n ere che A bram o ab b ia d etto al suo cuore. 31 (supra): si m ihi cen­ tum annorum.

e t ideo uel hoc c re d a n t Iudaei. < a t > Schenkl. Hoc est en im u iu ere in co n spectu dei. ita in dom ini b Gen 17. 88. digna dei u erb o negotia gerere. Vnde et dom inus ait: E tiam . 19 s. < a t > deo om nia possibilia e t ideo facile etiam istu d . 11. Iu s ti e s t etiam p ro p eccato rib u s in teru e n ire. si tam en cred an t. donec plenitudo gen­ tiu m in tra re t et sic om nis Istra h e l saluus fie re te. inferioribus legata. p o stea legatum expri­ m unt. q u o d p ro m issa sibi generatione legitim a re sp o n d it A braham deo: Ism a h el uiuat hic in conspectu t u o b. « Ps 33 (34). E cce Sarra u x o r 'tu a pariet tibi filium . u t senibus reu o cet iu u en tu tis annos. . 87-89 hoc est: aetas gen eran d i p ra e te riit. m elioribus h ered itatem . 87. 18. oculi enim d o m in i su p er iustos « 89. uires refu n d at.252 DE ABRAHAM. E tia m cu m dicit. E t ideo prius generationem ecclesiae confirm at fu tu ra m . I I . De Ism a h el au tem exaudiui te d. 25 s. N ec illud p ra etereu n d u m . 16. u t u eru m cognosceret p ro p h e ta quod d e Ism ah el audisse se dixit deus. pro uidens quia caecitas Istra h el ex p a rte h ab e ret contingere. con­ firm at prom issa. q u ia e t p ro ipsis in teru e n it. «i Gen 17. Itaq u e sicut te­ stam en ta hom inum p riu s h eredem feru n t. 5. co n firm atiuum etenim u erb u m est. « Rom 11. sterilib u s d e t fecunditatem .

sempre sulla scia del pensiero di Paolo (Rom 11. Supplement I: Questions. in Gen. infondere di nuovo le forze. 234 s.. anche Ismaele sarà salvato.F. La dottrina esegetica. Philo. in Gen. I I . quaest. 25 s. rispose a Dio: Q u e sto 36 Ism aele viva di fro n te a te. dotato di visione profetica. ita ut senectutem quoque in iuuentutem demutet. vede nel figlio della schiava (Ismaele) la figura del popolo ebreo schiavo della Legge. in Gen.. P izzolato. pp. i S ettanta hanno: ’IiTtittifiX oOto 37 P hilo . Abramo. 89. attingendo espli­ citam ente a Gal 4. cioè. Di­ cendo certam ente co nferm a la p ro m e s s a 38. in fatti è u n a parola che h a valore conferm ativo. p. è alquanto incerto (cf.. se p u re lo credono. III 57 (A ucher. il destino di quella parte di Israele che ha rifiutato la salvezza).. in verità qui Ambrogio sem bra aver presente u n ’analoga osservazione di P hilo . cioè. sic et in diuino testamento haeres inscribitur ille. che aveva ascoltato. I l i 60 (A u c h er . I l i 56 (A ucher. ove si rinvia anche a questo passo. . p. È dovere del giusto in tercedere anche p er i peccato ri e perciò i Giudei cred an o alm eno che A bram o ha interced u to anche p e r essi. Né bisogna tra sc u ra re che Abram o. 3* Sul lavoro grammaticale e lessicale che accompagna l'esegesi di Ambro­ gio si veda L..). 230): dicit: ecce corpus nostrum prouectum est.): quemadmodum in hominum testamentis quidam inscribuntur haeredes. com piere azioni degne della paro­ la d i D io 37. pp. finché l'in­ siem e di tu tti i popoli fosse en tra to e cosi tu tto Israele fosse sal­ v o 39. a coloro che godono m inor considerazione sono d estin ati i legati. *<* P h il o . nel figlio della libera (Isacco) quella del popolo cristiano. che riguarda il destino di Ismaele (allegoricamente. il cui testo. 260 s. quaest. R. 39 II passo risulterà più perspicuo se consideriamo che i pensieri qui espressi presuppongono l’interpretazione allegorica contenuta in I 4. 28 (supra). a coloro che sono ten u ti in m aggior considerazione è concessa l'eredità. supra. purtroppo. Ecco tua moglie Sara ti partorirà un figlio. quae ab haeredibus accipiunt. et aliqui donis digni adscribuntur. quaest. Secondo quanto si legge in quel luogo. 22-31. quaest. in fatti gli occhi del Signore sono sopra i giusti. affinché il p rofeta riconoscesse com e vero ciò che Dio h a detto. Ambrogio. 31: Ismael hic uiuat. 233): uita enim est ista diuino conspectui condigna uerbum effectum esse. Deo tamen omnia pos­ sibilia sunt. com e i testam enti degli uom ini pongono in prim o luogo l’e re d e 40. dopo ch e gli era sta ta pro m essa la discendenza legittim a. 88.). dare fecondità alle s te rili35. Perciò il Signore disse: Certam ente. cosi nel testam ento ss P hilo. 25 s. p.. poi indicano il legato.: quando tu tti gli altri popoli saran­ no entrati nella Chiesa. 87-89 253 a Dio tu tto è possibile e quindi gli è facile anche re stitu ire ai vecchi gli an n i della giovinezza. et carentes semine fructuque in fructificationem generationis perducat. I l i 58 (A ucher. 11. qui ex natura probus est discipulus Dei. Quanto a Ism aele ti ho esaudito. Abramo. E perciò. I 4. Q uesto infatti significa vivere di fro n te a Dio. 273 s. Ora. in Gen. ABRAMO. et transgressum aetatem generationis. in fatti (Abram o) prevedeva che si sarebbe verificata la cecità di u n a p arte di Israele.. M arcus. 233). Ambrogio sviluppa e completa l’interpretazione del prim o libro: Dio pro­ m ette innanzi tutto la nascita di Isacco (allegoricamente. vede nella realizza­ zione di questa prim a promessa la condizione perché possa avverarsi anche la seconda. la rich iesta che rig u ard av a Ism aele. pp. ha previsto ciò che è detto in Rom 11. E perciò in prim o luogo conferm a che ci sarà la generazione della Chiesa. 36 Hic è dimostrativo: cf. prom ette innanzi tutto la Chiesa).

90. un d e et nos hunc m orem accepim us. I I . 91. coniunctioni ta n tu m se legitim ae reseruet. solius sapientiae p ra e o p te t copulam . qu i esset futurus. 10. m andatis dei saeculi istius gloriam e t q u andam p ra esen tis laudis hered itatem p ra efe rre nesciat atq u e u t altarib u s dom ini suas im m olet u tilitates. 21. . tu m p ra e te re a n esciat nisi secundum n a tu ra m uiuere. 89-93 testam ento. f Gen 17. 93. ita iudicii ignem non excipiat neque reform idet. T ertio decim o quoque anno quod circ u m cid itu r Ism a h e lh. u t aduertas quam generationem p o lliceatu r dom inus. In quo u tru m q u e possum us accipere. sed istum p a rtu m ecclesiae. in cuius in stitu to et o rd in e dei lex est. 11. legato do n atu r inferior. D enique et in fra ait: R eu ertar ad te in fu tu r u m et erit Sarrae filius g. sed m agis etiam u t alios erip iat elaboret. a n te deb et recid ere in se ard o rem libidinis. nulli se tran su e rsaria e cupidi­ tati m iscere n o u erit. P ro m ittitu r au tem generatio sequenti a n n o f. M entem quoque sapientis hospitalem esse decet. legitim o creatus coniugio. * Gen 18. 25. heres scrib itu r n a tu ra bonus. u t etiam aliis in p e rtia t sui g ratiam e t p ru d e n tia e suae fru ctu m aliis quoque diu id at atq u e ita bonis e p u le tu r doctrinae cibis epulum que eius exhibeat d esiderantibus.254 DE ABRAHAM. e t h u n c conuentum ecclesiae et fidelium resu rrectionem . 92. h Gen 17. nobilis. ra tio euidens. hoc est non illam u teri corporalis S arrae. q u ia is q u i incipere h a b e t u ti cognitione fem inae. u t a superfluis absti­ n eat com m ixtionibus.

in Gen. (p. ibid. cosi non subisca il fuoco del giudizio né lo tem a. poi­ ché è atto a esprim ere in senso proprio la superfluità della pelle che è recisa con la circoncisione m ateriale. et inuitat ad se. 11. sed alterius magni et sacri. III 61 (A u c h er . 78 e la nota 5. supra. chi gode m in o r considerazione è benefi­ cato attra v erso il legato. Tale uso di superfluus ricalca quello filoniano di uepiT T Ó s e tù . 62 (p. In fa tti più oltre si dice: Tornerò in seguito da te e Sara avrà un figlio. in m odo che si astenga dalle unioni ille c ite 43 e si lim iti sol­ tan to all’unione legittim a. 90. 92. affin­ ché si com prenda quale generazione p ro m ette il Signore. perché chi incom incia a p ra ­ ticare i ra p p o rti s e ssu a li42 deve recidere in sé l’ard o re della libi­ dine. E ovài^w v: cf. affinché partecip i ad altri i doni di cu i gode e divida con altri il fru tto della sua sap ien z a44 e cosi p u re si n u tra dei buoni cibi della d o ttrin a e faccia p a rte del suo ban ch etto a coloro che lo de­ siderano. I I . quaeque diuina gaudet abundantia nimia. Di qui anche noi abbiam o tra tto le n o stre consuetu­ dini: si chiam a erede chi è di buona stirpe. . Anche il fa tto che Ism aele sia circonciso al tredicesim o anno h a u n a sua evidente ragione. In questo luogo possiam o intend ere sia la p resen te co m u n ità della Chiesa sia la risurrezione dei fedeli. quam humanus. « Superfluus è usato in u n ’accezione singolare: è un aggettivò che. che n on sappia vivere altrim en ti che secondo n atu ra. 93. quoniam non praesentis temporibus est ista uitae genitura. nato da un m atrim onio legittim o. 89-93 '255 del Signore. ex propriis bonis partem eis donans. p. sulla cui istituzione e sul cui ordinam ento si fonda la legge di Dio. cf. La generazione è prom essa p er l’anno seg u e n te41. nobile. inoltre. 91. b ra m i so p ra ttu tto di u n irsi alla sola sapienza. in anno altero parere Issaeum. qui m atrim onium exciturus est. 41 Ibid. 42 Cognitio: in senso biblico (cf. 59: scire mulierem). eviti di an tep o rre la gloria di questo m ondo e l ’ered ità della lode del tem po p resen te ai p re cetti di Dio e. m a il p a rto della C hiesa che sarebbe dovuto avvenire. m a p iu tto sto si sforzi anche di so ttrarv i gli altri. anche P h il o . ABRAMO. 235): uerum sapientissime dictum est. qui non cognatos solos ac uicinos. nulloque modo similis gentibus est. u t qui superfluas coerceant commixturas. supra.. com e im m ola i p ro p ri in teressi sugli altari del Signore. È anche giusto che la m ente del sapiente sia ospitale. quae non propter genera­ tionem puerorum. quaest. sed etiam alienigenas et alienae sectae homines saluat. I 7. omnino prius circumcidere concupiscentias. 236): tertio docet eum. II 11. è anche usato da Ambrogio per indicare la superfluità e anzi l’iniquità dei vizi che la circoncisione spirituale toglie via dall’uomo. eviti di co n tam inarsi con qualsiasi desiderio c o n tra­ rio (alla n atu ra ). 44 Cf. corripiens lasciuos et effe­ minatos. sed ob incontinentes cupiditates fiebant. 236): sapiens tam utilis est. cioè non quella dell’u tero co rp o rale di Sara.

INDICI .

29. 9 s. 6. 3. 15: II. 12. 5 s. 9. 4 ss. 12. 18: II. 1 ss. 2.79.19. 2. 47. 3: I. 15.: I. 66. 8: I. 7: II.14. 11 ss. 10: II. 10: I. 22 s. 16. 9. II. 2. 9: II. 1: II. . 15. 6. 4. 5. 22 s. 2: I. 56. 48. 14. 6. 13. 12. 41. 14. 13. 1: I. 3. II. 2.: I. 4. 59. 68. 4. I. 3. 5. 9: II. 5. II. 12. 8. 3. 17. 17: II. 12. 5: II. 15. 20.: I. 7. 12. 2. 1: I. 20. 5. 46. 6. 18: I. INDICE SCRITTURISTICO G f . 20.: I. 60. 3. 10. 15. 14 s. 8-12: II. 13. 72. 14. 3. 16.: 1 . 15. 14 s. 1 ss. 7. 26 (bis). 24: I. 3.60. 6. 11: II. 46 (bis). II.7. 6. 13. 12. 8. 24. 9. 16.3. 2. 8. 8. 9. 7. 7 s. 14. 15. 15. 8. 14. 16.: I. 21: II. 5. 6: I. 18 s. 7. 62. 5. 8. 13: II. 5: II. 9. 7: II. 68. 3. 15. 23. 48. 3. 16. 67. 12. 8: II. 5: I. 8. 8. 9. 3.3. 16: II. 35.12. 15. 12. 19. 4. 7.9. 15. 8.55. 64 (bis). 15: II.: II. 12. 21. 2. 2. 84. 13. 10: I. 8.10. 63. 3.: I. II. 12. 6: I. 8. 6. 13. 8. 14. 10 s. 2. 10. 9: II. 33 (bis). 5. 4. 12. 49. 15. 2. 28: II. 15. 10. 7. 3. 15. 14. 2. 13. 2. 14. 45.42. 65. 43 (bis). 6. II. 2: II. 12. 5: II. 8. 2. 13. 17. 8: I. 12. 23: II. 4. 11 (ter). 2 s.56. 15.: I.: I. 21. 5. 27 (bis). 66. 7: I. 4. 14. 37. 13.: 1 . 2 (ter)-. 5: I. II. 17: I. 13. 14. 3.: 1. 15.6 . 6: I.10. 18: I.3. 3. 16. 4. 9. 6. II. 14. 19. 2: II. 14. 30. 8. 10. 8. 8. 2. 8. 15 (bis). 39. 18 s. 12. 8: I. 3: II.29 (bis). 79. 2. 38. II. 3. II. 48. 15. 16. 36. 6. II. 6. II.: 11. II. 2. 3. 4. 4: I. 8. 49.: II. 26 (bis). II. 2. 6. 15. 2: II. 1. 4. I. 12. 11. 21. II.32. 13: I. 3. 8. 17. 62. 18. 3. 12: II. 6: I. 31: I. 15. 61. 13: II. 14: I. 6. 28. 15. 7 s. 14. 18: II. 3.n 13. 5. 13. 9. 50. 1. 4. 45. 7. 4: I.: II. 4. 13. 6 (bis).2 . 14. 66. 16: I. 50. 47. 7: II.: 11. 3. 13. 3. 66. 15.71. 9. 26 (bis). II. 8: I. 15: I.: I. 14. 2. 66. 1.: I. 12. 4. 4. 14 s. 8. 12. 19 s. 13. 17: II. 15. 14. II. 9. 2. 26. 23. II. 8. 74. 8. 15. 79. 17: II. 22: I. II. 8 s. 12. 25. 13. 22-24: I. 9. 12. 15. 15. 6. 13. 1: II. 11: I. 4. 6. 13: II. 14.: 1 . 13. 2. 8: II.

17. 24. 7. 10 s. I. I. 10: I. 18 II. 65. 40. 21. 17. 8. 9. 92. 6. 90. 26. 32. 44 (bis). 9: I. 23. 51. 89. 23 I. 11. 10. 20. 9.: 1. 11: I. 1: I.79. 9. 8. 16: I.. 4. 10: II. 18. 53 s. 31 (bis). 62. 6. 1 ss. 8. 19. 67 (feis). 48.: 11. 27. II 22. 15. 11: I. 53. 22. 75 (feù). 17. 6. 73. 8. 43. 8: I. 76 21. 22. 6. 22. 19. 18. 1: I. 77.: 1. 6. 79. 5. 91. 8. 10 II. 17. 9. 66.: I. 8. 9. 7. 6: I. 77. 8. 6. 63. 91. 65. 11. 35. 35.29. 9. 22. 9.31. 12.4. 23. 6.260 IND ICE SCRITTURISTICO 16.: I. 33. 66. 10: I. 9. 86. 5. 4.74. 88. 21. 8. 17 s. 6. 79. 35 s. 22. 80. 10. 40. 18. 24. 52. 24. 24. 10. 68. 7. 8. 8. 15: I. 11: I.: 1 . 12.: 1 . 20. 8. 90. 11. 5. 53: I. 51. 9. 14 ss. II. 22. 4: I. 14: I. 18. 17. 6: I. 9: I. 2: I. 19. 35: II. 10: I. 1 ss. 11. 12: II. 3: I. 6. 22 s. 3. 24. 1 s.: I. 18. 24. 9: I. 9. 83. 10: II. 8. 17. 22. 5. 55. 17. 18. 10 ss. 24. 6. 42. 22. 2. 72. 5 s. 24. 17. 1. 61: I. 31 ss.: I. 24. 14 II. 8. 22. 4. 87. 24. 3-5: I. 27. 74. 6. I. 59. 18.: I.8. 39 (bis). 54. 1 s. I. 18. 22. 62. 8: I. 7: I. 19. 90. 80. 7.: I. 6.51 (b 24. 60. I. 18: I. 4. 17 I. 17. 8: I. 73. 18. 19 s. 9. I.-9. 9. 22: II.: I. 12: I. 45. 22. 54.: I. 17. 4. I. 9. 18. 5. 18. I. 9. 18. 7. 3: I. 9. 78. 10. 21. 12. 72. 21. 6. 2: I. 3 ss. 24. 18 ss. 7. 2: I.11. 22. 3: I. 33. 21. 11.12: I. 2: I.38. 9.65. 93. 26.56. 29. 24. 5: I. 66. 69.41. I. 12 I. 24. 55. 40. 20. 33 ss. 13 II. 5. 31. 5. 90. 76. 94. 8. 16 I. 5. 40. 37. 8. 81. 63. 82.79. 5: I. 50. 17 I. 5. 50 (bis) . 9. 7. 9: I. 8. 9. 5. 11 I. 8. 15 I. 20 I. 19. II. 11. 11: I.: I. 5.61. 6. 21 I. 24. 5. 4. 10. 19. 5-8: I. 12. 17. 19. 17: II. 4-6: I.: I. 63 ss. 6. 62. 9. 14: I. 52. 53. 83. 17. 9 s. 54. 17. 92. 1: I. 59. 6. 77. 31. 10. 76. 9. 19. 49. 7. 87. 21 II. 42. 24. 8. 9. 8: I. Ex 19.: 1 . 5. .69. 9. 5. 18. II. 64. II. 71. 4. 23. 12. 88. 11. 25. 82. 4: I.: I. 9. 4.7. 88 (fer). 49. 6: II. 16 I. 17: I.: I. 46. 8. 6. 70. 63: I. 8: II. 87. 3. 4. 17 s. 18.7. 25 II. 9 s. 7: I. 22 I. 40. 17. 7: I. 17. 5. 1: I. 67. 26: I. 6. 9. 18. 22.: II. 7. 27. 6. 80. I. 17. 24. 19.: I. 24. 5. 50 s. 47.: II. 90. 18. 8. 21. 8: I.76. 81. II. 22. 6: I. 19. 7. 19.67. 2: I. 4. II. 4. 19. 13: I. 23-26. 65. 21. 73. 18. 9. 48. 17. 29. 6. 27: I.89. 9: I.

11. 9. 77. 4. 30. 9. 27: II.5. 6): I. 11. L ev 119 (120). 10. 4. 65. 4: I. 77 44 (45). 2: II. 24. 5. 3. 6. 32. 11. 30: II. 10. 4: II. 11 (12). 20: II.: I. 3: II. 16: II. 19: 11.38. 5. 77. Is 35 (36). 4: II. 9 ss. 25. 20.7. 16: II. 5. 115 (116). 15. 17-21: II. 8 ss. 47. 78.5. 40. 6. 9: I. 21: 1 . .14. 7. 15. 8. 3: II. 9. 11. 33 (34). 2: II. 30. 4: II. 5.: II. 8. 7. 8. 17: II. 3: I. 62. 14-16: II. 15. 24. 14: I. 5: II. 5: II. INDICE SCRITTURISTICO 261 12. 2 R eg 24. 11: II. 35. E ccli 7. 7.8. 25: II. 27. 88. 118(119). 14: II. 5. N vm P ro v 35. 5. 20: II. 86. 30: II. 64. 9. 3. 5. 67 (68).35. 5. 109(110). 3: I. 37. 84. 15. 17. 32: II. 59. 4. 6. 8. 77. 22. Ps 7. 8. 9. 9. 66. 13. 38. 10. 2. 133 (134). 2: II. 4: II. 16: II. 1: II. 8: 11. 82. 10. 16.4. 4. 9 ss. 21: II. 78. 40. I. 22. 43. 7. 6a: II. 5: I. 11. 8. 5: II. 34. 2. 18 (19). 59. 4. 10. 6. 8. 7. 33. 61. 6. 9. 8.: 11. 84. 17: I. 8: II. 77. 37. 2: II. 79. 18: II. 26. 77. 35. 9-29: II. 23. 50 (51). 4. 11: II. D evt 5. 5?. 5. 2. 77. 4: I. 84. 30. 82. 5. 103 (104). 9. 26. 25: II.39. 23: I. 13. 4. 7: II. C ant 3 R eg 6. 8. 4. 2: I. 112(113). 8.: 1.40. 5 (9. 104 (105). 28: I. 24. 13: II. 46: I. 9. 11. 33 (34). 10. 21 (20). 9. 67 (68). 8 s. 2. 65. 138 (139). 7. 30. 8. 98 (99). 5. 9. 88. 11. 14: I. 44 (45). 4 R eg 7. 3. 32. 14. 65. 4. Ios 16. 9. 10: II. 30: II.: I. 19. 1: 1. 33. 54. 11.5.47. I. 38 (39). 20. 43. II. 19. 10. 3. 82. SAP 17. 11. 48. 11. 10: I. 13: I. 12. 1: II.67. 30: II.8. 26 s. 1: 1. 35. 9. 83. 11. 87. 76. 77. 10: II. 11. 11. 28. 34. 9: I. 6. 148. 8. 8. 82. 54. 1. 23: II. 7. 109(110).

8. 71. 34: II. 5. 16: I. M ic h 9. 11. 6. 37 II. 37 I. 11. 5. 13. 9. 65. 14. 8. 8. 18 II. 31 II. 38. 20 II. 1. 15 II. 61. 7 II. 9. 54. 11. 92. 29. 9. 3. 1. Z ach 12. 9. 8. 9. 24 I. 11. 2. 5. 23. 3. 5. 39. 7. 8. 54. 45. 10 II. 9. 65. 54. 10. 18 II. 9. Ez 25. 16. 62. 10. 4. 16 I. 7: I. 5. 61. 74. 85. 42. 5. 5. M al 15. 1. 8. 19. 25. 25. 21-24: II. 61. 8. 8. 23. 14 II. 8. 22 II. 16. 9: I. 27. 5. 21 I. 9. 55. 34: II. 12. 7: I. 65. 13. 20. 3. 62. 13. 3. 46. 8. 5. 69. 24. 1: I. 8 II. 43. 3. 53. 7. 11: I. Os 2.262 IN D IC E SCRITTURISTICO 49. 71. 3. 9 I. 8: I. 1. 88 (bis). 8. 1 II. 13. 39. 71. 11: I. 4: II. 21. 66. 9. 19. 8. 9. 9. 14. 41 II. 45: I. Lc 33. Mt 18. 9: II. 66. 8. 10. 24: I. 65. 24 II. I er 18. 10. 40 I. 9. 3. 4: I. 10 I. 10. 9. 53. 16: II. 30. . 59. 4. 29. 10. 11. 17. 8. 56. 8. 6. 44: II. 53. 8. 16. 9. 28 II. 86. 4. 65. 21 II. 17. II. 4. 88. 77. 49. 5. 4. 60: II. 3. 45 II. 66. 1. 4. 60. 5. 1. 84. 10. 5. 8. 31 s. 18. 4: II. 66. 53. 4. 41. 9. 8. 13: II. 5. 5. 6. 7: I. 8. 65. 21. 20 II.: II. 32 I. 1 I.: II. 42: I. 8. 19 II. 5. 2. 8. 3: I. 59. 2: II. 9. r 10. 79. 86. 22. 1. 8 s. 16 II. 21 II. 26 s. 53. 13. 35. 8. 7. 67. 35 I. 3. 53. 21. 13. 4. 52. 8. 16. 53 II. 9. 7. 1. 59. 5: II. 34. I. 9: I. 9. 85. 9. 17 II. 30. 61. 8. 5: I. 63. 69. 11: I. T hren 22. 4. 15. 2): I. 21. 30 s. 66. 7. 19 II. 59. 5. 8. 11. 45 II. 32 II. 3. 23. 74. 9 I. 1. 23: I. 59. 8: I. 10. 7. 29 II. 9. 20 (4. Io 4. 24. 5. 53.: II. 69. 39. 35. 22 II. 16. 5. 29: I. 20. 3. 3. 4. 71.: II. 14: II. 11. 23 I. 5: II. 17: I. 11.

28. 6. 8. 25. 12. 23: II. 67. 7: I. 6. 10. 30: II. 5. 58. 6. 3. 55. 7. 11. 8. 11. 2. 8: II.30.4. II. 5. 5. 9. 5. 4: II. 22 ss. 16: II. 61. 64. 14 s. 6.28. 6. 6. 20: II. 6. 9. 2. A ct E ph 7. . 9. 5. 1: II. H eb r 13. 9. 59. 2. 9. 3. 23: II. 6: II. 74.5. 36: I. 6. 4. 7. 90. 15. 4. 8. 1. 40. 3: II. 6. 4. 8. 10. 11. 9. 9: I. 16: II.: 11. 8 s.31. 3. 6. 4. 80. 21. 20. 32: I. 80. 2. 15. 7. 27. II. 2: I. 6. 21. 4. 72. 10: II. 5: II. 16. 59. 26: I. 4: I. 6s. 5. 48. 1 C or 2. 2 T im 1.: II. 4. 8. 9. 7. 20. 5. 7. 83. 56: I. 39. 5. 28. 12: I.: II. 22: II. 6. 8. 6.2. 8. 2: I. 41 s. 32. 5: II. 72. 8. 11: I. 7. I. 32: I. 78. 5. 25 s. 91. 4. 41 4. IND ICE SCRITTURISTICO 263 8. 2. 5. 1 s.: 11. 7. 27. 28 (bis). 2. 13: II.6. 2. 11: I. 74. 7: I. 9. 10. 16: I. 9. 10 s. 16: I. 2. 8. 9. 9. 1 T im 7.: 11. 78.89. 30. 77. 15: II. II. 6: I. 73. 4. 4. 9.11. 29 (bis). 30. 32. 63. 15. 31. 25: II. 16: I. 14. 74. P h il R om 1. 40. 12. 14: II. 7. 30 (ter). 2. 19: II. 2. 11.6. 7: II. 62. 19. 10. 32: II. 4. 28. 13. 9.: 11. 14: II. 24: II. 14 s. 9. C ol 6. 3.1. 1.: I. 6. 8. 79. 5: II. 39 (bis). 28. 12: II.: 11. 66. 6. 13. 62. T it 6. 71. 28: I. 10 s. 7. 3. 8.: I. 9: II. 7. 15. 11. 2. 12: II. 1. 6. G al 14. 5. II. 6. 7. 28. 79. 9. 59. 6. 4. 23: II. 8. 6. 11. 8.30. 3. 9. 9. 29. 10. 41. 6. 8. 62. 19. 25: II. 24. 6.6. 8. 20: I. 2. 12: II. 14 s. II. 12. 7: I. 48. 3. 31. II. 64. 21: I. 9. 4. 20. 8: I. 22: II. 1. 18: II. 4. 4. II. 14: II. 2 C or 8.: I. 54. 27. 61. 74. 4. 10. 19: II. 9. 6. 7.: 11. II. 21-24: I. 8. 3.: II. 16 s. 3. 9. 63. 10. 94. 94. 28. 27. 71. 17: I. 28: I. 30. 30. 20: II. 11: II. 19: I.

8. 65. 22. 5. 9. 7. 20. 65. 62. 1: I. 1. 9. 5. 1 P etr 5. 7. 9. 14: II. 2. 7. 10. 5: II. 40. 7. 2: I. 11. 7. 65. 3 s. 22: I. 9. 5: II. 3. 10. 9.: II. 9. 1. 9. 24: II. 6: II. 39. 5. 26: II. 16. 10: II. 22: II. 65. 26: II. 1. 12: II. 65. 5. 1. 41. 12. 9. 21. 8: II. 22. 7. A poc 7. 62. 21: II. 13: II. 67. 65. 73. 17: II. . 5. 9. 40. 21.264 IND ICE SCRITTURISTICO 4.

II. I. 34: 725. Explanatio X II Psalmorum A m b r o s iv s XXXIX. 72: 73. 9. 63: 233. 1: 37. V. 76. 42: 67. 18. INDICE DEGLI AUTORI ANTICHI * A e t iv s V. V. per gli autori citati neH’introduzione e nelle note si rimanda alla pagina (in corsivo). 21: 231. 66: 229. 14. 9: 233. 2. Expositio Euang. I. II. 54: 7/. VIII. 21: 233. 17. I. sec. 10: 89. II. 19. 6: 71. Commentarii in Aristotelis topica Exhortatio uirginitatis 147: 175. VI. 2. 86: 229. V. . 29: 105. I. 14: 233. A le x a n d e r A p h r . 9. 6: 93. 23: 137. I. De excessu fratris II. 48: 117. 24. Lucam De Cain et Abel prol. 2. 13: 229. 62: 43 De fide V. 19. I. 4. 8. Expositio Psalmi C X VIII 6. 8. I. V. 86: 237. 7: 93. 48: 150. II. 63. VI. 1: 229. 19. 67: 43. Epistulae VII. 6. 195: 71. 18: 95 II. VI. 3: 49. Placita VI. 14. 20. 6-7: 201. V. * Per gli autori citati nel tèsto di Ambrogio si rinvia a libro. /07. 121: 49. 20. 35: 77. 53: 229. 2: 229. 13. 30: 49. 80: 73. I. VIII. VIII. 7. 18. 8: 23/. 8. capitolo paragrafo (in tondo). 105: 71. V. Exameron 14. 12: 143. 23 s. 6: 231. De apologia Dauid XLIII. 8. 2: 117. II. IV. 16. 7: 117. 73. 2. V. 64: 43. 96 : 9.: 207. 32: 129. XLVII. 89: 55. 1. 7. I. 70: 229. 62: 43. 214: 83. 21. VII. 30: 107. VIII. V. 4. 243. I. 6: 131. 65-68: 71.

De Ioseph 113-115: 199. XVI. 139 s. 392. 8. 5: 153. De Spiritu Sancto B ar nab a s I. 86: 229. De paradiso Quaestiones in Heptateucum 2. 103: 71. De Nabuthae Politica 1. 49: 229. 4. 24. II. 21. 11. 14: 49. 21. Contra Faustum II. 18: 227. 26. 2. 123: 231. 137. De adulterinis coniugiis 9. I. 25. 224. 13. 16. 5: 49. Rhetorica 2. 22. 1. 4: 153. 116: 229. 9. De Noe A v g v s t in v s 8. 3. 50: 237. 94: 229. 199. 44: 93. 72: 43. 1: 39. 17. II. 75: 43. 53: 91. 8. 1098b: 227. 30. 10: 153. 133. Enarrationes in Psalmos I. 58: 93. De officiis ministrorum De ciuitate Dei I. 7: 61. De paenitentia De nuptiis et concupiscentia 1. 38: 131. 30: 153. De Incarnationis dominicae sacra­ mento De uirginitate 9. 68: 121 . III. I. 2: 153. 3. . 39: 65. 1: 31. 14. 27. 22: 23/. 11: 9. 12. 94: 199. 15: 155.266 IND ICE DEGLI AUTORI A N TICH I De Helia et ieiunio De uiduis 10. 193. 3. II. 8. 129. II. 50: 93. 9. 153. 76: 91. 9: <57.: 51. Sermones 3. 4: 73. 13. 35: 93. 65: 147. 15. 1360b: 171. 9. I. 73: 129. I. 32: 143. 3. 1322a: 227. 29: 229. 11. 15: 61. 5: 91. 87: 153. 9: 111. 34. A r is t o t e l e s De Isaac Ethica Nicomachea 1. I. 13: 233. 201. 29. 46. 3. 1: 9. VII. 5. 32: 111. 26: 229. 2: 95. 7. 2. De uirginibus De lacob I. II. 129: 51. 65: 197. De diuersis quaestionibus I. 4: 227. 8: 49. 233. 2: 95. I. 1.

987 s. rum 16. 34: 145. STOB. 1. 10: 175. De engastrimyto contra Origenem II. 94: 65. 91. Tusculanae disputationes 5. p. De republica II. C l e m e n s A l e x a n d r in v s H lE R O N Y M V S Stromata Aduersus Iouinianum 11. Testimonia aduersus ludaeos C ic e r o 2. De institutione diuinarum littera­ 12. 8. 3. 6: 53. 52: 33. 170: 125. 21: 123. 1. 8. 11. 12. III. Miiller. 1: 61. E v s t a t iv s A n t io c h e n v s II. Hexaemeron 4. 1: 9. 1: 95. 2 s. 30. 2: 33. 13: 37. Academica DIGESTVM II. 3: 201. 15: 35. CODEX IV ST IN IA N V S Quaestiones Hebraicae in Genesim 26. 50: 181. 125: 175. 4. 6: 53. VII. 12: 211. 1: 53. 6: 117. C a s s io d o r v s 4. C y p r ia n v s C ato M a io r De lapsis Ad filium 6: 117. 9. 7: 117. 14: 235.: 103.: 93. 6. 15. 17-18: 201. 9. Paradoxa S to ic o r u m 6: 175. 2: 53. D io g e n e s L a e r t iv s Orator I. VII. Timaeus F estvs 10. 62: 117. CODEX THEODOSIANVS 2. 136: 175. IN D IC E DEGLI AUTORI A N TIC H I 267 B a s il iv s C a e s. 4. ed. . 1. 48. VI. ap. 40.: I. F v l c e n t iv s R v s p . 21-22: 33. 23: 33. 35: 223. C leanthes Ad Fabianum 31: 145. Cato Maior 33: 221. 13 s. 87: 177. jr. 12. E v r ip id e s Ad Quintum fratrem Andromacha I. 44. 8.

V II. 199 ss. De synodis 85: 83. 19: 167. Refutatio omnium haeresium Commentarius in Epistulam ad 9. I s id o r v s H is p a l e n s is X .: 221. 15. P h i l o A l e x a n d r in v s L a c t a n t iv s De Abrahamo Diurnarum institutionum libri 60: 35. IV. 4: 101. Philippenses 2. 6. 211 A: 199. 1: 149. 24: 59. 43. Commentariorum series in Mat­ thaeum H o r a t iv s 20: 121. Homiliae in Genesim I renaeys IV. 31. M a r iv s V ic t o r in v s H ip p o l y t v s Aduersus Arrium Fragmentum in Canticum IV. . IV. 153. 2: 75. Ars poetica Commentarius in Canticum 158 ss. 9. Commentarius in Epistulam ad Homiliae pascales Ephesios 23: 79. 2. 3: 175. 31: 49. [in Cant. Satirae 1. De ecclesiasticis officiis Selecta in Ieremiam 2. 69-70: 139. 4: 81. 63: 83. 4: 67. 23.268 IND ICE DEGLI AUTORI A N TIC H I HlLARIVS PlCTAVIENSIS LIB E R IVBILAEO RVM 13. 2: 67. 9: 111. 2. II. 361: 125. Fragmentum in Genesim: 147. 258: 225. 29: 137 I v s t in v s (M a r t y r ) OVIDIVS Dialogus cum Tryphone Metamorphoses 41. PG 13. 19: 125. Aduersus Hàet^ses V I. 1: 67. H om ervs Odyssea O r ig e n e s XIV. 12: 53. 9?]: 201. VI. 16.: 221. V III. 6: 97. 5: 31. 2: 97. 15: 63. VI. 4: 123. fr. 2: 91. L vcanvs De Trinitate 2. IV.

60: 253. 86: 115. 99-100: 243. III. 19: 231. III. III. IV. 60: 149. I li. 6: 235. 71: /3/. Quis rerum diuinarum heres sit 188: /3/. III. 52: 35. 7: 63. 9: 211. 53: 249. 191. I. I. 25: 49. 20: 233. 181: /39. 227. 38: 97. 241. 41: 249. 45: 237. 43: 63. 7: 207. Quaestiones in Genesim De congressu eruditionis et gratiae I. 52: 245. 170: 97. 2: 249. III. 56: 91. 11-18: 231. 203. 20: 237. IV. /73. 77: /47. III. 255. 12: 227. 4: 63. De migratione Abrahami III. 193. I. De mutatione nominum 99: 249. III. De decalogo III. III. 15: 223. 30: /33. 197. III. I li. III. III. De Cherubini 77 s. 111. Ili. IV. 47: 239. 153: /73. 55: 251. III. 124: 85. 227. III. 225. IV. III. 57: 253. 49: 243. 221: /39. 102: 243. 219: 25/. 237. 20: /3/. 235. 115: /99. III. 121: 85. 79: 235. III. 290: 219. /6/. II. III. 59: /47. 16: 171. 10: 213. 133. 235. III. 237. 40: 235. III. Legum allegoriae III. III.249. III. III. 2: 37. 128: 32. 283: 207. 56: 253. 5: 249. 3: 189. 46: 239.244: 231. 125. 11: 217. 51: 245. 44: 237. 62: 255. 5: 205. 69: 121. III. 12: 133. 187-188: 39. De gigantìbus III. 62: <53. 13: 227.: 173. 61: 255. I li. /35. III. /77. 66: 63. 83: 63. 72: /2/. 2: 73. 17: 229. 8: 223. 237. 184-185: /95. III. 148: 49. III. 78: 249. 50: 241. 217. IV. 1: 139. 6: 207. 194: 139. 8: 209. 215. IN D IC E DEGLI AUTORI A N TIC H I 269 82: 63. II. . 97: 139. III. 198: 137. III. 3: 235. 193: /39. 83: 97. 76 s. 26: 37. 195.: <59.

41. 18: 133. 159: 139. 17. S e r v iv s De specialibus legibus I. R v f in v s A q v il e ie n s is 2. 227. 2. 44: 65. 10: 56. 120. II. 149: 145.: 133. Ad uxorem 1. 3: 125. 24 s. p. 147: 35. 11. 43: 231. 295: 221. 23: 67. III. p. 3.: 227. S to bev s P lato Florilegium II. 6: 83. S en e c a ( P se v d o -) T e r t v l l ia n v s De beneficiis Aduersus omnes haereses VII. 48: 173. VIII. 3: 175. 200: 175. I.270 IND ICE DEGLI AUTORI A NTICHI Quod deterius potiori insidiari VII. 436a s. 13 s. 19: 197. 210: 243. II. 31. II. Commentarius in Vergilii Aeneida II. 16. 36e ss. 1: 235. 3. 23 s. XII.: 35. 8: 197. 43. 173: 35. 2: 175. 228. 9: 241. T e r t v l l ia n v s De anima Q v in t i l ia n v s 5: 37. 2. 8. STOICORVM VETERVM FRAGMENTA (ed. III. 30: 133. Institutio oratoria 14. 46: 65. 50: 49. Respublica IV. 12 s. p. 6. 5: 159. XI. 92: 65. VII. 5 ss. II. 3: 197.: 199. S extvs E m p ir ic v s De uita Mosis I.: 117. 43. Protagoras Arnini) 343a: 37. Epistulae 60: 77. Timaeus II. IX. De somniis 121. Dialogorum libri X II De sacrificiis Abelis et Caini 5. 246e: 197. Aduersus mathematicos II. 1. 127: 133. 6.: 201. 1 s. 40a: 201. Origenis in Genesim homiliae De uirginibus uelandis 4. 1: 37. 16: 221. soleat VII.: 133. p. . p. 1: 175.: 35. 2: 37. Aduersus Marcionem IX. 199. II. 2. II. 56: 243. Phaedrus III. 170: 175.

5 ss. 14. 2: 221. 9. Aeneis Z en o n V e r o n e n s is II. 247. V e r g il iv s Georgicon libri IV. 208: 135. 424: 93. IND ICE DEGLI AUTORI A N TICH I V arro Eclogae 1. 11: 157. 6. IV. 20: 105. 38. . 287: 251. c e n s. 8. 265: 93. ap. I. 82. Tractatus VI.: 221. 45: I.

: 183.: 10.: 24.101. II. 7. 39. U. II. G io n a d ’O r l é a n s : 24. 7. F i s c h e r B . capito e paragrafo (in tondo). B i a n t e : 37. 231. per quelli contenuti nell’introduzione e nelle note si rim anda alla pagina (in corsivo). 61. 8. 49. C h i r a t H.: 9. A r i s t o b u l o : 22. 9.C. F i l o n e d ’A le s s a n d r i a : 9 . . A l l a r d P.15. 22.: 22. 21.: 201. D u d d e n E H . C op p a C . 7 0 .185. C l e o b u l o : 37. È v a : II.: 16. C i r i l l o d ’A le s s a n d r i a : 18. 4. G o r c e D . Non sono elencati i nomi del testo biblico commentato da Ambrogio.16. 1.65. * Per i nomi contenuti nel testo di Ambrogio si rinvia a libro. 3. 195. D a n ié lo u J.19. E r n o u t A. 8. A r i s t o t e l e : II. C a n a n e i: 115. II. G e r u s a le m m e : II. 9.15. A u c h e r J .B . 2.: 20. 4. A l b e r t a r i o E. B l a i s e A. C o n y b e a r e F.: 16. 5. 231. 21. C o s t a n t i n o : 61. 4. I. E z e c h i e l e : II.: 175. 9 .213. G io s u è : II.: 137. 10. II. 60. C a ld e i : I. C e r ia n i G. 62. 1. D a s s m a n n E . G iu d a : 49. 1. 73. A d r ia n o ( i m p e r a t o r e ) : 9 3 . 13.: 53. 9. 53.: 183. 63. B o c h e l e r E: 123.: 12. 57. 65.: 53.: 157.: 53. 64. 7. U. G a u d e m e t J. 17. B a n t e r l e G.9.J. II.: 125. A r o n n e : II.: 197. 53. 21. II. 9. 6. F u h r m a n n M. I. INDICE D E I NOMI * A dam o: II.: 167. F r e d e H. G io v a n n i: I. 12. Cam: 115.19. 8. 251. 24. 14. 141. 31. 18. C h i l o n e : 37.: 9 .8. D i e l s H . C o s t a n t i n o II: 117. 151.15. 217. 201. B r i t a n n i a : II. E p ic u r o : II. 2 2 . II.199. 68. 39. 6 6 . II. G r a z ia n o ( i m p e r a t o r e ) : 10. G e r o la m o : 51. A g o s tin o : 20. 1. 10. C o h n L.: 18. 227. C o u r c e l l e P. 251. 6. C a r a c a l l a ( i m p e r a t o r e ) : 61. 2. 40. 37. 1.: 91.14. F a l l e r O . C allisto ( p a p a ) : 5 3 . 53. 20. 34. G e o n e : II. 10. E g i t t o : I.: 159. 22.117. G r a z ia n o (Decretum Gratiani): C o s t e r s J. D o u t r e l e a u L. 5.

22.171. 167.: 11. 219. 237. P a r e d i A. I n d ia : II. 70. 79. V a c c a r i A. . 16. L ó f s t e d t B. 73.: 237. P a l a n q u e J. 35.: 53.: Q u a s t e n J. M is o n e : 37. 207. 211. II. P i e t r o ( a p o s t o l o ) : I. P i t a g o r a : II. S c h e n k l K. P l a t o n e : 1 . 4 9 . P a o l o ( a p o s t o l o ) : I. 9 .195.129.: 53. 8.: 53. S a lo m o n e : II. 53. 131. 2. 2.: 11. L e i c h t P. I h m M .131.G . 227. L e w y H.: 125. 1. II. P i t t a c o : 37. M c K e n z ie J.: 53. M aria (V e r g in e ): II. 127.18.: 49. 17. 51. Noè: 113. 2. 181.: 13. L agarde P.: 9 .: 21. 139. I. 22. 61. 16. 63.18. 237. M e i l l e t A. 189. 8.: 19.153. P a r o d i B.F.: 161. 231. 159.S. 37. M a e s B.15. II . 6 0 . II. 91.H . 22. 21. 37.: 14. 69. 5. L a b r i o l l e (d e ) P. 219. 11. 4 0 . 217. 201. 9. 79. 8. 21.: 125. 17.D . 9. 7.L . 43. 143.143. H o fm a n n J. 253. V a n n i R o v ig h i S .: 9. H u h n J. 51. L e is e g a n g H . 23. 33. R i v i è r e J. 217. 11. S t e n g e r S . 253. 4.17. M a d e c G .145. S t a e h l e K.183.16. 6 5 . 207.: 13. 33. 221. 197.: 6 5 . 10. 1. 201. 68.137. 1. 2. M a n ic h e i: 20. 24. 245. 4.181. 195. 2.: 13.117.199. 51. 37. 7. 22.167.115. 133. L i d d e l H . 4. M ar RosSo: 221. II. 18.: 23. 70.197. 11. S c h m o l l e r A.14. M a n a r ic u a A. L u c c h e s i E. 67.W . 21. 35. 10.195.14.: 49.-R . 5 4 . S e n o f o n t e : I.: 21. II. 243. N i l o : II.: 9. 89. N ic e a ( c o n c i l i o d i ) : 53.: 7 9 . 24. 37.145. M o n a c h in o V.38. M a n s iw J. M c G u i r e M . S o l o n e : 37.: 219. 35. II. 33.B.17. 79.: 2 2 . 193.: 15. 131.: 189.: 10. 10. M o s è : I. M a r c u s : 193.5 3 .: 10.: 53. 193. 201. 21. 5. P e t i t E: 18. 73. 20.19. 207. 201.16. 11.17. K e l l n e r I. II. 7. P e r i p a te t ic i : II. L ia : I.: 157. 73. S e i b e l W. 10. 7.15. 39. 33. T a l e t e : 37. M a r c io n e : 20. 73. 189. 73. 249. T e o d o r e t o d i C i r o : 18. 35. 127. 31. 241. L am p e G . II. 9. 61. 7. 18. S a v o n H. T e r t u l l i a n o : 51.: R a h n e r H. 54. P e r s ia n i: II. T o m m aso d ’A q u in o : 53. S c o t t R .1. 195.147.9.: 14. 199.193. 37. 129. 165.: L a tt a n z io : 51. 231. 103. 173. 18. R e g o u t R . 21. O r ig e n e : II. II.191.: 13. P iz z o l a to L.: 15. INDICE DEI NOMI 273 H e in is c h P.123.

W i l b r a n d W .: 113. 37.: 125.274 INDICE DEI NOMI V e c c h i A. Z e n o n e d i C iz io : II. V i o l a r d o G. 7.199.: 16. W u tz F. W a l d e A. Vivo (d e ) A. 21. W e n d la n d W .117.: 16.: 10.: 14. .16.: 81. 137.197.

A n i m a : I. 2. II. 59. c. 6. 62. l’a.90. I. 78. 36. 5.34. II. 4. 4. II.82. 68.51. II. II. Confessio Pytagorica: II. 33.60. 79. 4. e corpo.55. 4. I. I. 39. 10. 30. 34. D is c o r d ia : I. 59. 84. non era A d u l t e r io : proibito prim a di Mosè. 24. C astità: I.16. 7. I. II.74. 3.. I. 5. II. 10. I. II.34. II. INDICE ANALITICO I. C o s c ie n z a : I. 9. II. I.. I. 71. 1. I. tempio di Dio. 5. 8. Diritto naturale: I.8. 1.48. 28.74. 5.84. 1. II. 23. 7. 84.31. 8. c. II. 6. 66. 11. 4. 9.75. 2.31.44. 8. 4. 47. corporale e c. 61. salvezza dell’a.77. I. c. 10. 7. II. I. 34. 11. è corruttibile. 11. salvezza del c. 8 45. Caritas: I. 4. 31. 4. II. 6. 2. 5. II. 8. 32. 4. Catecumeno: I. c. II. 2. degli animali. 11. 4. di Cristo. 3. 6. 25. 8. 39.25. II. 6.86. 22. 4. 11. 3. 90. I. spirituale. l’a. I. II..65. II. 2.32. 79. 6.85. 11. 84.47. l’a. 7.69. 4. Concubinato: I. II. 1. i beni del c.82. Divorzio: I. I. 60. II.. 11. 66. 2.85. Corporalis: I. II. I. II. II. 68. 39. . la virtù degli irrazionali è nel c. I. 29. 3. 2. 8. 2627. 2. 1. II. 2. 2. 27. 11. 54. 6. 11. 61. II. 2. II. Circoncisione: I. 11.77. I. 85. II. 48. 59. 4.62. II. I. 5. 78. 24. E loquenza: è menzognera. sacrificio del c. II. I. I. II. Domenica: II. II. 8. perfetta (spirituale). 39. II. 60. 6. II. II. II. I. 81. 33. 68.66.57.87. Chiesa: I. 23. 79. 8. 53. 80. II. 6. 56. 79.27. 6. 4. D ia v o l o : I. 8. Altare: II. 41. 73.88. 29. Carne: I. 78. 10. 8. 77. 4. I. I. 9. 50. 4. 3. 85. 27. 11. 2. 6.58. circoncisione c. 27.54. 84. 46. 27. 10. 4.26. 8. 5. Atleta: I. 6. II. Sara tipo della c. II.8. 9. 11. II.69. II. 1. II.46. 10. 2. I. II. 29.48. I. 62. 84. 5.85. 1. I. 11. 4. 7. 7. 4. II. 20. 2.64. i beni dell’a. 7. 2. 7. I. la c. 44. 17. 79. II. II.82. II. I.. 4. Cristo: I. 2...14. I. 13. II. 2. Battesimo: I. 4. unione di a. 78. 8. 26.28. 4. 16.. I. 4.7. II. 10. II. 1. 81. 50. 9.51.. 1. 9. 4.53. 7. 17.28. 11. 7. 56.3.63. 4. II.64. 23.3. 3. II. 4.72. 8 . 25.10. 6. 9. è composta di due parti. II. 39.75. II. 7. I. II. 4. 4. 5. 80. 29. II. 38. Corpo: I. 13. 21. Allegoria: definizione dell’a. 11. 3. I. 4. i quattro moti dell’a. Aruspicina: II. I. I. 36.90. I. libidine della c..84. I. 30. 48. 2. II. 79. I. 71. 4. 5.2. 9.26. 3. 4. insieme al corpo. 29. II. 19. I. 4. II. II. 11. II. 3. 9. 32. 8. 2. 9. II. Diluvio: I. 8. II.

I.93. II. II. 2. 48. 79. 27. 8.17. I. II. 13. illegittimo. 58. I. il progresso della f. 84. 9. II. ebraica. 4. n.74.45. II. 86. L eg g e n a t u r a l e : I. 11. 7. I. 87. 4.50.34. 9. 11.36.85.32. 3. II. II.2. m. I. 34. della fede. 45. 7. 11. 23.64. 1. f. 9.. 8. II. 2. 23.34. 4. m. 40. 66. II.41. 2. 21. 78. 4. 3. 9. l’autore della n. m o s a ic a : I. II.62. 84. 41. I. Inlecebra: I. della Chiesa. 1. 4. II.83. I. 44. I. 11.35. 1. 9. 52. 7. Padre (senso trinitario): I. 86. 5. II.58. 2. 7.9. 28. 7.11. 3. 4. 37. 71. 63. 84. 1.91. 60. 59. 8. 40. 19. 61. 8.51. II. 5. II. Paradiso: II. 5. 66. 5. 29. 78. 68.7. I.47. Moralis: esegesi m. i doni di n. 1 1. Gentilis (= pagano): I. 4. II. II. I. 25. I. 8. gioia del m. I. I. II. 8. Mysterium: I. 4. 58. 6.75. della fede.72.32.. 59. I. 23. I.31. 1.89. I. 17. 7. II. II. 1. II.31. Gratia: I. 7. la n. 12. 84. 7. . 7. 3. della risurrezione.16. II. II. I. I. 38. 69. 6. I. II. 10.24. 4. 5.74. g. II. II. legittimo. I mmortalità: II. g. Geometria: II. coniugale. 78. 20. 24. 6. I.50. 6. I. 3237. I. I.21. II. I. 2. 1. 37. I.36. 57. 8. 4. 9. 15. 2. 8. 8. 6. 72. I. I. II. 32. 6. I. II. 9.51. I. m. II. 9. 8.38.. legge di n. F iglio (senso trinitario): I. II. 8. II. 7. 5. 37. I. II.82. degli animali nell’accoppiamento. I. 8. II. II.85. II. 39. che ha la visione di Dio. 2. 4. 10.91. 1. 1. II.57. 28. II. II. Lascivia: I. II. I. Inrationabilis: II. 10. I..52. II. 11. 2. del Signore. 59. 8. m. N atura: I.27. 9..60. 49. II. 33. 10. 9. 7. 59. 45.77. 28. 30. 11. O s p it a l it à : I. 46. 74. 33. 1.37. 48. L eg g e u m a n a : I. 2. 2.79. 45. II.56. 1. 45. 3. 6.63. 26. I. 6. 5. II.31. m. 3.64. 5. 3. 8. 7.55. L eg g e p o s i t i v a : I.. 5. 23.35. 65. 6. 2. 5. 68. 8. 2.53. m. 2. 4. I. I. I. 7. II. 3. 6.87.. 68. 2. Fidelis: I.56.58. 37. F i l o s o f i : I. 2. 7. M a t r im o n io : m. 90. 4.92.36. 7. 59. 11.60. 11. II. 4. 10. 71.60. 5. 10.71.38. 4. 6. 31. 4.48. 6. 8. II. I. mistico. II. 7.276 IND ICE ANALITICO Fede: I. 4. 8. L eg g e M a r t ir io : I. 87. II. 8. 28. 1. II. 10. II. 74. P. I. 61. 7. g. 1. 3. 74.43. (procreazione). II. I. Abramo conosceva i m. 8. I. 30. 11. 15. 32. 59. 5. 7. I. 7.87.77. 5. 1.64. 79. 3. 4. I. 8. 7.70. 60. 13. 33. 35. II.2.63. 45. II. I.75. 6. I. 10. la f. II.84. II. I.45. 15. 7. 22. 11. 32.49. 9. I. 2. II. 5. 3. II. II. futuri. 7. del matrimonio. II. 4. 10. 8. 5. II. f. I. 52. 4.87. peccato contro n. 3. I. Dio custode del m. 23.22. II.20.32. II. disparità di f. I 7.21. II.33. 8. è una parte dell’anima. 28. 84. Pasqua: P. 11. stoici.38. 78. 61. Mens: I.50. 2. 6. nel matrimonio. II. celebrato. Fedeltà: f. I ntellegibile: II. II.54. 79. 20.22. proibisce l’adulterio. 85. 7. 4. 48.38. 4. 87. II. debito di n. 92. dèi Battesimo. 91.52. I. Inrationabile: II. 84. I. II. Passioni: I. 33. 2. 56. 8. 78. 9. 8. 7.13. 4. 10. 65.54. Filosofia: I.86. I. Vi. 51. II. II. 4. 9. 4. 5. II. 20. 1. 33. 18. 5. II.14. II. 24.30. della Trinità. 22. 5. 11.40. 28. 79. I. II.53. I. 41. 37. 92. 10. 31. 46. I. 41. la m. 54. I. 7. 9. 3.48. 31. I ncesto: I. Giustizia: I. 6. 84. I. II. II. 20. 4. 9. I.44. del­ l’uomo. II. 65. rende forti. I.

11. 31. II. V e r i t à .51. 8.. di tutto l’uomo (corpo e anima). e fede.60. 8. 5. 28.75. 28. 3. P ec c a to : I. 5. 41. 6. 9. I. s. 48. 1. I. 54. 57. II. 1. S inagoga: II. 7. II. 8. 1. 25. I. 4. p. 33. II. 84. II. 4. 76. 9. = alito. Rationabile: II. 8.41. I. 5. 2. S acram ento: = battesimo. 10. s. II. 39. II. 2. 66. 63. II. le quattro v. 10. II. 45.43.51. 41. 8. 29. II. 8.3. 2. 5. 1. 9.80.26. 8. 2. della Trinità. degli irrazionali e la v. 4.53. II. II. 64. 71. 23. 10. Pietas: I. 11. I. II. 11. 41. 82. II. 3. S ocratico: I. 11. 9. 2. 72. 9. II. 8. 44. 4. 4. 52. 11. I. 39. 4. 27. II. 11. 56. 3. II.74. 6. 7. 7. s. 33. s. 19. 28.29. 16.77. 44. 1. 57. II. 15. 40. I. R e m i s s i o n e (dei peccati): I. 9. 11. 4.13. 8. d’adulterio. della passione di Cristo. I.84. 79. II. s. S ara: m o g lie id e a le . II. 8. II. 7. 4.86. 4. 11. II. 20. II. 17. 11. Pwdor: I. 9. 4. 20. I. 79.8. 8. la ricchezza del s. 9. 3. 59. S a c r i f ic io : I. 2. 6. 55. 1. I. 11. I. 3. 11.36. 11. 46.. II. 60. 14. 4. 8. 6. contro natura. 86. II. 81. 78. 6. 27. 49. 6.58. U b r ia c h e z z a : I. II. 87. 29. 22. 75. 8. 37. 7.53. 27. II. 2. 2. 3. II. II. 3. del corpo di Cristo. 4. I. 1. II. 7. 28.52. 28. 5. II. 1. 5. II. II. 5. I. Rationabilis: II. 8. 5. 30. 6. prim ato della v. I. I. 1. 73. 1. 59. 9. 1. II. 1. 6. . II. 85. 2. II. S o stanza : I. 71.69. Persona: I. 1. I. 7.60. 59.46. 38. 34. 28. morali. dell’anima.66. I. 6. p. 3. 20. IN D IC E ANALITICO 277 P atriarca : I. II. 9.23. 69. I. I. 17. 2. 8. 2. 5. 32. 1. 4. II. II. 84. II. II. 5. 2.33. 4. R is u r r e z i o n e : II.76. II. I. 5. 16. 21. I. 66.2. r. II. I. II. S p i r i t o : I. 20. 20. II. II. 9. 39. 91. R a g io n e : r. P r u d e n z a : pr. S p i r i t o S a n t o : I. II.87.40. V e r g in e (Maria): II. 8. 6.90. 84. 11. 2. II. 64.38. 8. II. 19. 5. R i c c h e z z a : II. Pudicitia: I. II. 31. II. S a p i e n t e : I. 39. I. 11. 9. 8. i sette sapienti. 34. II. II.28. 50.38. 84. 4.39. 56. 3. 7. I. 7. II. 63. 5. II.. 37.. II. del sapiente. II. 4. 59. 1. 9. 9. 8. 4. 68. 7. S a l v e z z a : I. 2. 78. I. 27. 1. II. 5. S a p ie n z a : II. 4.47. II. II. 6.90. S p i r i t u a l e : I.. I. II. V i r t ù : I. 45. circoncisione sp. 7.. 1. 68. 2. 9. II. 5. I. la v. 6. R ivela zion e : I.56. 6. 5. 87. 52. 89.80. I. I. 7. II. 5. 2. di Àbramo. I. 60. 4.9. 7. 16. 85. 10. II. 6. I. 7. 32. II. 3. 8. U m il t à : II. 1.72. 4. 20. 5.67. 61. 38. 4. I. 9. 2. II. 38. I. 8. II. II. 93. 8. 70. 31. 7.58. I. 61. 5. I.44. 31. 10. II. II. II. R eligione : d is p a r it à d i r. 11. II. R e p u b b l ic a (di Platone): I.69. 6. intellegibile. 61. 19. 7. 2. I. n e l m a t r im o n io .58. 11. 7. II. II. 7. 37. S e n s i : II.76. II. 79. 50. i possessori della v. II. definizione del s.9. 39. è parte dell’a. dei razionali. 41.34. P e n it e n z a : I. s. 9. T r in it à : Typus: I. I. 6. 84. 48. (della Sacra Scrittura): I. 28. 8. II. I. II. umana. 3. V itium : I.38. I. I. I. 57. II. 46. s. 6. 1.

.... . ... .. . » 23 Bibliografia essenziale .... . » 12 Le f o n t i .......... ..... pag.. ..... ..... .. .. . » 21 Q uesta edizione .. » 275 .... .... .. . » 15 L 'e s e g e s i .... ........... .. ..... .... » 259 Indice degli au tori antichi ......... ...... .. . .. .. . INDICE GENERALE Introduzione Cenni g e n e r a l i . . .. » 27 N ota al testo latino ... . .. ..... ....... .............. » 18 La filo so fia.. » 129 Indici Indice scrittu ristico . . ..... ... » 265 Indice dei nom i . . .. » 25 Sigle e abbreviazioni ..... ......... » 272 Indice analitico .... . . » 28 De A braham .. ... ..... .. » 10 Il secondo libro ....Abram o Libro prim o .. ............ » 31 Libro secondo .. .... .. .. . 9 II prim o l i b r o .... .