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SANT’AMBROGIO

Opere esegetiche VI
ELIA E IL DIGIUNO
NABOTH
TOBIA
introduzione, traduzione, note e indici
di
Franco Gori

Milano Roma
Biblioteca Ambrosiana Città Nuova Editrice
1985

IN T R O D U Z IO N E

Le tre opere di A m brogio presentate in questo volume, De H elia
et ieiunio, De Nabuthae, De Tobia, formano, com e è stato giustamen­
te osservato i, una sorta di trilogia. Tutte e tre sono composte da
serm oni — e questa è una caratteristica com une anche ad altre
opere ambrosiane — ; la lo ro com posizione risale, grosso modo, al
medesimo periodo; trattano dei m ali che p iù caratterizzavano la vita
sociale in quello scorcio del quarto secolo, in cu i acuti erano gli
effetti della crisi p olitica ed econom ica che investiva l ’Im pero. Sem­
plificando e schematizzando, si pu ò dire che il De H elia ha per
tema l ’intemperanza, il De Nabuthae la ricchezza e i suoi vizi, il
De Tobia il prestito ad interesse. S u llo sfondo è delineato un quadro
storicamente interessante e non m ancano alcuni dettagli di valore
documentario. Ma i grandi problem i si possono scorgere solo in
controluce, ché il metodo di A m brogio è qu ello di affrontare argo­
m enti concretam ente v icin i all'esperienza quotidiana degli uditori,
situazioni che direttamente m ettevano alla prova la coscienza m orale
dei cristiani. Dunque non impegnative elaborazioni teoriche, ma
esposizioni nel solco di un genere assai fam iliare al Vescovo m ilane­
se: il tractatus m oralis s im p le x 2. E questo è l ’orientam ento che
regola anche l ’inserim ento di una fitta serie di citazioni bibliche,
utilizzate p e r lo p iù sul piano d ell’« interpretazione antroponom ica»,
storica e morale, anche se non m ancano m om enti in c u i l ’esegesi
sale a liv e lli allegorico e m istico 3. P e r tutte e tre queste opere la
fonte greca è costituita da alcune om elie di Basilio il Grande, com e
vedremo successivamente.

1. De H elia et ieiunio

a) Autenticità e data

Quanto a ll’autenticità del De H elia nessuno ha m ai sollevato
dubbi: la tradizione è unanim e ed anche altri elementi, quali la

1Cf. M.J.A. Buck, S. A m b ro s ii de H elia et ie iu n io, Washington 1929, p. XIII.
2 È la definizione che leggiam o in A m b r o g io , A br. 1, 1, 1 (C S E L 32, 1, p. 501,
4), che, penso, si può applicare ai serm oni di queste tre opere.
3 M i riferisco a Nab. 14, 61 - 16, 69 e Tob. 18, 59 - 24, 91. Sui livelli ermeneutici
dell'esegesi am brosiana si veda L.F. P iz z o l a t o , L a dottrina esegetica d i sant’A m brogio,
M ilano 1978, pp. 223-262.

10 INTRODUZIONE

lingua, lo stile, il pensiero, l ’organizzazione del contenuto, le fonti
contribuiscono a rendere sicura l ’attribuzione di questo trattato.
Sulla datazione, invece, com e p e r la m aggior parte delle opere
di A m brogio si p u ò essere solo approssimativi. Vi è un term inus
post quem com unemente accettato: l'introduzione nella liturgia m i­
lanese, nel 386, del canto degli inni, di cu i si fa cenno in Hel. 15,
55 4. S i è cercato un appiglio anche nel luogo ove Am brogio dice
di aver trattato spesso di E lia 5, ma inutilmente, perché le opere in
cu i egli parla del profeta sono numerose e non è ragionevole pensare
che tutte siano anteriori al De H elia; giustamente Palanque 6 rifiuta
questa argomentazione che è stata utilizzata da I h m 1 e che farebbe
slittare la data dì com posizione fin o al 397. I M a u r in i8 e T ille m o n t9
hanno pensato che il passo di Hel. 17, 62 10, dove si parla di convitati
che bevono alla salute «d egli im peratori», alluda alla presenza in
Italia di due imperatori, cosa che avvenne dopo la morte di Massimo
nel 388; p er la stessa ragione S ch e n k l11 suppone una data anteriore
alla m orte di Valentiniano I I (392), ma Palanque 12 osserva che il
plurale p u ò essere giustificato anche dopo la m orte di Valentiniano
II, rammentando che sia Teodosio che Arcadio avevano il titolo di
Augusto in quel tempo. Come si vede, questo indizio è diversamente
interpretabile e forse è in se stesso inconsistente, perché non esclude­
rei che il plurale in quel luogo possa essere generico 13. S u ll’argom en­
to della datazione Palanque conclude le sue brevi valutazioni sugge­
rendo il periodo 388-391 sulla base di Hel. 15, 53, che attesterebbe
la presenza di soldati nell'uditorio, presenza che si spiegherebbe
m eglio con il soggiorno a M ila no dell’imperatore Teodosio in quegli
anni u . A m io avviso, su questa considerazione grava il dubbio che
il passo in questione non sia stato rettamente inteso 1S. N on m olto

4 P iis h ym n i dicuntur, et tu citharam tenes? P sa lm i canuntur, et tu psa lteriu m
sum is aut tym panum ? Cf. Buck, S. A m b ro sii de Helia..., pp. 3 s.; J.R. Palanque, Saint
A m broise et l E m p ire R om a in , Paris 1933, p. 527.
5 Hel. 2, 5 de H eliae gestis p lu rim a iam frequ en ti d iu ersoru m lib ro ru m serm one
digessimus.
6 Palanque, Saint Ambroise..., p. 528.
1 M. Ihm, Studia Am brosiana, «Jahrbucher fiir klassische Philologie», Supple-
m entband 17 (1890), p. 19.
8 Cf. PL 14, 731-732.
9 Tillem ont, M ém oires p o u r servir à l'H istoire Ecclésiastique, 10, Paris 1705, 292.
10 "Bibam us" inquiunt. “O pto salutem im peratorum ".
" Cf. C S E L 32, 2, pp. XIII-XIV.
12 Palanque, S a in t Ambroise..., p. 328.
13 Cf. in proposito BUCK, S. A m b ro sii de Helia..., p. 4. In senso generico si paria
di im peratori in H el. 12, 42 de im pera toribu s et de potestatibus iudicant, ed anche
in expl. ps. 1 9 (C S E L 64, p. 8, 16) psalm us cantatur ab im pera toribu s; inoltre nel
m edesim o luogo di H el. 17, 62 non è ragionevole attribuire importanza al plurale
im peratoribus, dal m om ento che subito appresso la parola è ripetuta al singolare
( u id etu r en im n on am are im p era torem q u i p r o eius salute n on biberit).
14 Palanque, S a in t Ambroise..., 528: «Cepen dan t on peut penser que la présence
de soldats dans l’auditoire s'explique mieux au mom ent d’un séjour à Milan de
l’em pereur: or, après 386, Théodose a dem euré à M ilan de 388 à 391».
15 Hel. 15, 53 et adhuc p ro p te r hos fortissim os uiros quanta praeterii. Palanque
segue l’interpretazione che di questo luogo dà C. Schenkl, C S E L 32, 2, p. VI:
«p r o p te r hos fortissim os uiros, unde colligimus tribunos militum centurionesque
tum in ecclesia adfuisse, neque a uero abest Am brosium , cum ^bene sciret eos

INTRODUZIONE 11

diversa è l'opinione della Buck che credo di dover seguire: il termine
a quo del 386, l ’affinità con i trattati De Nabuthae e De Tobia e la
considerazione che l'influenza delle om elie di Basilio sulle opere di
Am brogio formate da serm oni è da collocare negli anni 385-390 16,
fanno ritenere probabile che il De H elia sia stato com posto nel
periodo 387-390.

b) Struttura

E sicuro che il De H elia è u n ’opera composta da serm oni
realmente pron u n cia ti dal Vescovo milanese 17. La p rim itiva forma
orale è riconoscibile nel tenore generale dell'esposizione, che è sem­
plice, chiara, vivacizzata dalle p iù consuete figure retoriche dell'ora­
toria, utilizzate senza eccessiva elaborazione. Lo sviluppo del pensie­
ro tiene conto della esigenza di giungere con immediatezza alla
com prensione degli ud itori ed evita, quindi, riflessioni concettose
ed erudite, preferendo affidarsi alle immagini. Ma possiamo ind ivi­
duare nel trattato anche alcune precise inflessioni che si spiegano
solo con la sua origin e oratoria 18 e dei riferim enti alle letture
bibliche del giorno ascoltate in chiesa 19.
N o n m i risulta che siano m ai state fatte indagini tendenti a
stabilire quanti serm oni siano inglobati n e ll’opuscolo. In effetti tale
ricerca non è facile, perché, se evidenti sono le tracce della com uni-

uenturos esse, orationem ita conformauisse, ut acrius in ebrietatem inueheretur».
L’opinione è stata recentemente ripresa da V.R. Vasey, The S o cia l Ideas in thè
Works o f St. Ambrose. A Study on De Nabuthae, Rom a 1982, p. 31. È certo che
Am brogio parla di soldati, m a non credo che il dimostrativo hos indichi una loro
presenza fra gli uditori. «Q u e s ti» è detto con riferim ento ai «fortissim i uom ini»
— l'espressione è ironica e nel contesto suona addirittura sarcastica — di cui ha
diffusamente parlato nei precedenti paragrafi descrivendone le orge, le incredibili
bevute di vino e, infine, la meschina condizione di ubriachi. È di per sé ardita
l'ipotesi che Am brogio abbia apostrofato dei presenti con un’invettiva cosi pungen­
te. M a si noti anche che l’espressione, che cade al termine della descrizione del
convito orgiastico, richiam a una frase simile posta all’inizio: H el. 12, 45 ueniam us
ergo ad h o ru m p ote n tiu m et fortissim oru m co n u iu ia , dove h o ru m è da riferire a
coloro cui Am brogio ha appena attribuito un’obiezione al proprio discorso (sed
forte dicant...)] m a come l'obiezione è una finzione retorica, cosi .gli interlocutori
potrebbero essere immaginari, non dei soldati presenti. A questa precisazione si
aggiunga che l'invettiva contro i militari bevitori pare suggerita da un passo di
Basilio ( h om . in ebriosos 7, PG 31, 457 B ) e che il suo sviluppo potrebbe essere
stato guidato, più che da fattori reali, dall’invenzione letteraria, che è artistica e
funzionale insieme, in quanto le immagini del convito come cam po di battaglia,
delle stoviglie come strumenti di guerra, dei convitati come eroici combattenti
esaltano l’effetto parodico del racconto in funzione moralistica.
16 W. W ilb r a n d , Z u r C h ron olog ie ein iger S chriften des h i Am brosius, «Hist.
Jahrbuch», 41 (1921), p. 19.
17 C. S c h e n k l , C S E L 32, 2, p. VI; B u c k , S. A m b rosii de Helia..., p. 3.
18 Hel. 12, 41 sed qu id h o c est? D u m de ie iu n io disputo strepitus a udio c o n u iu io -
rum . N isi fa llo r in serm one m eo red o lu it prandium . Son u s ergo littera ru m inuitat,
inpatientiae exempla n on terrent, 15, 53 putatis m e tam quam u in o crapulatum in tem ­
perantius ie iu n ii p ra ed ica tion i h u n c miscuisse serm onem .
19 Hel. 19, 70 audistis q u id hodie lectu m sit; 20, 75 audistis hodie in lectione
decursa q u id legio d ixerit; 21, 77 audistis q u id hodie lectu m sit.

12 INTRODUZIONE

cazione orale, è altrettanto evidente il lavoro redazionale di cucitura
che ha com posto i diversi segmenti n ell’intento di farne un tutto
unitariamente strutturato.
Redazionale è certamente l ’esordio alquanto solenne, che non
introduce immediatamente il lettore n e ll’a rgomento, ma propone
una riflessione sull'agone di Cristo e del cristiano, la cu i connessione
con il tema d ell’opera risulta abbastanza chiara solo al tennine del
pream bolo stesso: certam en nostrum ieiunium e s t 20. È p ro p rio
l ’idea della lotta spirituale, della m ilitia cristiana 21, che m eglio di
ogni altra dà una certa continuità a questo trattato, che ad un p rim o
sguardo appare assai com posito e discontinuo.
Cerchiamo, dunque, attraverso i segni di possibili saldature, di
individuare il punto di congiunzione dei diversi sermoni. A m io
avviso potrebbero essere due. I l p rim o pare aver inizio subito dopo
l ’esordio, e la sua conclusione si può porre al termine del § 40.
Diverse ragioni sostengono questa ipotesi. Innanzi tutto l ’argomento
trattato in questi paragrafi è precisamente quello indicato nel titolo
d ell’opera, il digiuno, mentre oltre il § 40 il tema, com e vedremo,
non è p iù esattamente questo; vi si espongono i benefici m ateriali
e m orali del digiuno e, in contrapposizione, i danni provoca ti dal
cibo. In secondo luogo la fonte greca per questa parte del trattato
è specifica, costituita dall’om elia De ieiunio di Basilio 22. D opo il
§ 40 la fonte non è p iù la medesima. I l terzo indizio c i è dato dal
testo del § 40, ove m i pare si possa individuare la chiusa del sermone.
Infatti vi si ripresentano in rapida successione riassuntiva alcune
im m agini di fatti e personaggi b ib lici che erano serviti di esempio
nel corso della predica: di E lia A m brogio aveva in precedenza
parlato nei §§ 2-3, di E liseo nel § 18, di G iovanni Battista nei §§ 4
e 14, di Daniele e dei leon i nei §§ 20-21, della prevaricazione degli
E b rei nel § 16. Certamente il passo non rappresenta una ricapitola­
zione com pleta e ordinata, ma fa pensare alla conclusione di una
predica. R iconosco che questa ipotesi incontra un’obiezione: se il
§ 40 p u ò essere considerato com e conclusione, le prim e righe del
§ 41 non si adattano certo a ll’inizio di un s e rm o n e 21. Possiamo
imm aginare che cosa stesse accadendo nell'uditorio. La predica si
stava prolungando: quaranta paragrafi sono parecchi e non è certo
che essi c i diano la misura esatta della lunghezza del sermone,
perché possono essere intervenuti tagli e aggiustamenti redazionali;
impazienza e stanchezza generano il rilassamento dell'attenzione e
di conseguenza un p o ' di trambusto che provoca la rampogna del
Vescovo. Penserei che questa apostrofe vada compresa nel p rim o
sermone, che Am brogio labbia pronunciata di seguito alla conclusio­
ne della predica. I l lavoro di cucitura, poi, pu ò averla legata con

20 Ibid., 1, 1. M i sem bra che si possa dire che con questa espressione termini
l’esordio e inizi il prim o sermone. Parrebbe dunque non felice la paragrafazione
tradizionale che pone la fine del § 1 più oltre.
21 Ibid., 2, 2.
22 Basilio, h om ilia I de ie iu n io (PG 31, 164-184).
23 H el. 12, 41 loc. cit. in nota 18.

INTRODUZIONE 13

quel che segue nel § 41 (etenim qui ieiunantem 24...), che riterrei
essere l ’inizio del secondo discorso.
L’identificazione del secondo sermone poggia anch'essa su diver­
si indizi■ Con il § 41 si passa a trattare dell'ubriachezza; anche se
l ’a rgom ento generale resta l ’intemperanza, la variazione tematica è
netta ed evidente. Da notare, però, che a ll’interno di questa seconda
parte il tema varierà ancora, quando con il § 69 si passerà, senza
incrinature, dall’ubriachezza ad alcune considerazioni sull’intempe­
ranza e poi, quasi inavvertitamente, ad un breve ‘excursus’ sull auari-
tia; in seguito il discorso acquista un tono parenetico che accom pa­
gna i temi dell'atleta e dell'agone cristiano fino alla conclusione.
Fonte di questo secondo sermone sono due om elie di Basilio 2S, non
contaminate, ma utilizzate separatamente in sezioni diverse. La du­
plicità della fonte non deve far pensare che questa seconda parte
del De H elia sia composta da due s e rm o n i26; Am brogio ha trattato
in un solo sermone due argom enti sforzandosi di legarli insieme 27.

c) A rgom ento

Come si è già visto, il titolo non esprime adeguatamente l'argo­
mento d ell’opera; si adatta m eglio al p rim o sermone, ma anche in
questo dì E lia si parla brevemente: l ’esempio del profeta digiunatore
serve com e spunto iniziale 28; di lu i p o i troviam o solo un cenno in
quel luogo che ho individuato com e conclusione del p rim o sermo­
ne 29. A l termine del trattato ricom pare la figura del profeta 30, ma
senza alcun riferim ento al tema del digiuno. Messo presto da parte
E lia — e di questo l ’Autore si giustifica, dicendo di aver parlato del
personaggio p iù volte altrove 31 — l ’esposizione sul valore del digiuno
si sviluppa seguendo la trama di num erosi esempi tratti dalla Sacra
Scrittura, cronologicam ente disposti. Le storie dei personaggi biblici
— Adamo, Noè, Loth, Abramo, Mosè, la madre di Sansone, Anna
madre di Samuele, Eliseo, i tre fan ciu lli gettati nella fornace, Daniele
— danno alla pratica del d igiuno il rilievo di una virtù fondamentale
nella storia dei rapporti fra l ’uom o e Dio. Segue l'esaltazione dei
vantaggi morali, intellettuali e m ateriali che il digiuno reca all'uo­

24 Ibid.
25 BASILIO, h o m ilia X I V in ebriosos (PG 31, 444 C-464) e h o m ilia X I I I exhortatoria
ad sanctum baptisma (PG 31, 424-444).
26 La B u c k , S. A m b ro sii de Helia..., pp. 5 s., senza affrontare il problem a dell’iden­
tificazione dei sermoni, ha distinto in tre parti il trattato, tenendo conto delle
diverse tematiche e badando anche, pare, che ad ogni sezione corrispondesse
un'omelia di Basilio come fonte. Le tre parti sono I = §§ 1-40, II = §§41-68, III =
§§ 69-85 (cf. ibid., pp. 7 s.).
27 N on sarebbe stato possibile form ulare l'ipotesi che i §§ 41-85 corrispondano
ad un unico serm one se non avessi rettificato il rinvio a Is 13, 5 dell’apparato di
Schenkl in H el. 21, 77, sostituendolo con Is 24, 1; si veda in proposito la mia nota
ad loc.
28 Hel. 2, 2 - 3, 5.
29 Ibid., 11, 40.
30 Ibid., 22, 83 e 85.
31 Ibid., 3, 5.

19. 34 Ibid. Roma 1975. 36-37. 42 Ibid.. I l digiuno infatti ha il potere di rimettere i p e c c a ti39: la sua amarezza è medicina com e del corpo cosi anche dello spirito. D opo questo intermezzo. ed è esclusa anche dall’evangelo della redenzione che è simboleggiato .. 1: l’inizio dell’oracolo su Tiro che indica come il nono ( nona uisio)'. e del N . è esclusa dalla Legge che ha il suo sim bolo nel num ero sette.. 65. 66 caelum im p u ro co n ta m in a tu r aspectu. 17. 32 Ibid. D i fronte a questo quadro. attraverso alcune osservazioni s ull’intem peranza4S. D a ll’ubriachezza A m brogio — spinto forse anche dall'opportuni­ tà di ricollegarsi in qualche m odo alla lettura del giorn o tratta da Isaia 44 — passa. 46 . 35 Per una più am pia analisi delle im pronte di Plauto in questo passo si rinvia a G. 18. pp. cioè nell'ebdom ade veterotesta­ mentaria. 252 s. evidentemente. cf. 33 Ibid.. 69 e 70.V iè anche qualche considerazione sul digiuno quaresimale. che dispone i cristiani al cibo e alla bevanda spirituale dei sacramenti pasquali.14 INTRODUZIONE m o 32.. nella descrizione di un con vito lussurioso41 con parodia di situazioni m ilita ri e irrisio­ ne delle pretese virtù guerresche dei convitati avvinazzati. 40 Ibid. 6 (1977). ma già richiami a Plauto erano stati fatti da Buck. soprattutto circondata di quiete serena 33. 44 Ibid. La riprovazione dell'ubriachezza ha i suoi m om enti culm inanti nella descrizione del miserevole stato di quanti si danno al vino 39. «V ic h ian a». 30. 38 ie iu n iu m etenim culpae in terfecto riu m est. le riflessioni sul digiuno e l ’intem ­ peranza nel mangiare e nel bere tornano ad essere accompagnate da citazioni ed echi scritturistici d ell’A. serviva ad impressionare l ’immaginazione degli uditori.14.T. luxus negotia.. 11. 8. 22-23. l ’a gitazione e la fatica del cu oco e degli inservienti. Tutto questo.. ibid. Una pagina pla u tin a nel De H elia di A m b ro gio.. 10. I l p ro fu m o dell'im m ortalità. 41 Ibid. in proposito P. 38 Cf. 23 (in fine) ie iu n iu m quietem diligit. la corsa di un servo furbo e disonesto al mercato. 42-44. 8. e sulla relazione fra digiuno e profum o spiritua­ le 37. 24-25. 12. pp. 13. 69. di qui prende lo spunto per afferm are che l’intem peran­ za. lu xu ria in q u ietu d in em : ie iu n iu m otia serit. terra tu rp i saltatione p o l­ lu itur. in cu i la vita dell’uom o è rappresen­ tata com e ricolm a di ogni bene. Contro l ’ubriachezza delle donne e i conseguenti loro atteggiamenti con trari al pudore è indirizzata un ’invettiva colorita di espressioni ip e rb o lich e 43. 43 Ibid. 45: si veda quanto ho osservato ad loc. 19. un trambusto indescrivibile nella cucina. 12. N on manca l ’aneddoto — un elefante che punisce l ’oste disonesto42 — per suscitare un p o ’ di ilarità.T . 37 Ibid. A m b ro sii de Helia.. cioè al battesi­ m o e a ll’eucaristia 36. M e l o n i . 9. soprattutto. l ’ansia del padrone che non sa dove trovare il denaro per la spesa. È una pagina gustosa di pregevole prosa artistica. Am brogio cita Is 23. nell’episodio del giovane P o le m o n e 40 e. p. che per la com icità della situazione descritta e anche p e r il c o lo rito lessicale riecheggia Plauto 35.. 35 Ibid. JACKSON... simboleggiata dalla città di Tiro che è collegata al num ero nove. 45 Ibid. 8. A m brogio pone una scena dominata dall’inquietudine 34: vi si descrive l ’affannosa preparazione di un banchetto. 36 H el. 52.... 10. S. 331-340.

hom. 73-74. 2 s. per quanto riguarda il De Helia. A m brogio le utilizza con grande libertà: a volte traduce letteralmente. 31-34. M ilano 1973. p o i l ’esortazione ai catecumeni che p e r vari m otivi ritardavano il battesim o48. baptisma = §§ 79-85. INTRODUZIONE 15 a parlare de//auaritia (avidità) e. hom. La trama dei due serm oni è costituita da riferi­ m enti al testo sacro. in cui assai diffuse erano la miseria e la fame. in altri trae dal suo m odello degli spunti che sviluppa in m odo autonom o. Abbiam o visto l'importanza degli exem pla bib lici in quello che ritengo essere il p rim o sermone e com e siano le citazioni bìbliche a guidare il discorso di Am brogio da un argo­ mento all'altro nel secondo. addita nel mercante e nella sua attività l'emblema di questo v iz io 46. 20. 51 Anche se per questo particolare aspetto dell’uso che Am brogio fa della fonte m ancano indagini am pie e sicure (soprattutto m anca un’edizione critica di Basilio). Gottesdienst im altchristlichen M ailand. in certi lu ogh i riassume. 12. 20 e 21.. de ie iu n io = §§ 1-39. in ebriosos = §§ 42-66. però. Si è già accennato a tre om elie di Basilio di Cesarea 50. selezionando. In qualche caso coglie in Basilio il suggerimento di una citazione biblica. m odificando e trasponendo secondo che il p ro p rio ordine di idee richiede. 50 Cf. Qui troviamo uno dei rari momenti di esegesi mistica. d) L e fonti Si p u ò ritenere che anche p e r quest'opera la fonte prim aria sia la Sacra Scrittura. l'esposizione approda a ll’ultima parte. S. P o i passando da una citazione biblica all'altra. 44 si veda la mia nota ad loc. La spiegazione di altri versetti del medesimo capitolo di Isaia non senza difficoltà è ricollegata al filo del discorso 47. 48 Si veda in proposito V. Solitamente le citazioni sono ben armonizzate con il contesto. dal num ero otto. sembrerebbe che egli non traduca dal m odello greco. 32 (27) in H el. 47 Hel. m a bisogna innanzi tutto considerare che in quel tempo. exhort. supra nn. preferendo di norm a attingerlo dal p rop rio m ano­ scritto della Bibbia latina 51. Diam o la corrispondenza som m aria fra ciascuna omelia e il testo di Am brogio: hom . più facilmente attirava la riprovazione morale. alimenta­ ta da concezioni filosofiche che parteggiavano per l’ideale di una vita serena e senza affanni. 46 E sorprendente per i nostri orecchi la polem ica contro i mercanti e la navigazione mercantile espressa nei §§ 70-72. il cu i testo. inoltre un simile atteggiamento aveva radici nella cultura antica. dove troviam o prim a considerazioni ascetiche sul tema dell'agone rivolte ai battezzati e agli iscritti al battesimo. Più in particolare. ad s. nella letteratura l’attività del mercante che affronta i rischi del mare era diventata un 'topos’ che si soleva contrapporre alla vita agreste (si vedano i riferimenti nella m ia nota ad lo c. A m b ro g io e la cura pastorale a M ila n o n el secolo IV . ritenuta da sem pre speculatrice. 51-55 e J. l’attività mercantile. pp. cosi egli domina pienamente il materiale che la fonte gli propone. M o n a c h in o . 49 Per la strana lezione in ebrietate di Eccli 31. Le pagine che mancano di citazioni possono essere considerate degli ‘excursus’: uno nella prim a parte (§§ 23-24) e uno nella seconda (§§ 45-51). sulla traccia di Is 23. cioè dall'ogdoade cristiana. Kòln-Bonn 1975.). pp. . S c h m it z . non si notano forzature o sollecitazioni del testo s a c ro 49. a volte parafrasa.

11 s. facendo seguire osservazioni che non ritroviam o nella fonte. A m b ro g io e la cu ra pastorale. p. ext. 22. La corrispondenza con il passo am brosiano è stata rilevata da E. candidati a ricevere il battesimo nella notte di Pasqua. 216. cosi pure sembra certo che l'interpretazione del nom e Naid 53 sia stata derivata dalla stessa om elia origeniana 54. . 54 SCh 238. 58. In quel giorno a M ila no si aprivano le iscrizioni per g li aspiranti al battesimo. Da Senofonte. N. 58 Cf. p. 1 A m brogio cita Ps 80 (81). che probabilm ente si chiudevano con l ’inizio della Q uaresim a57. 6 (PG 31. 83-85. 7 52 p e r Hel. S.. in Ier.. 16. 55 H el.16 INTRODUZIONE Fra le fonti occasionali possiamo annoverare Valerio Massimo.17.. non sarà inutile esam inare qualche interessante esempio. la lotta con tro il male. 4.164 A) si legge. 60-61. 58. H el. m a p er il passo che ci interessa possediam o anche un fram m ento greco tramandato nelle Catene (fr. pp. Lat. 1. 4 attestando la singolare lezione in die frequenti. In Hel. 15 s. 53 H el. 57 s. H el. in Hel. 168 A). come nei Settanta. èv EÙcrrinv Tipip<?.XTT]piou xaì -ruijniàvwv). I l giorn o dell’Epifania il Vescovo annunciava la data della Pasqua.). 53 corrisponde a quello citato da Basilio. 45 (episodio di Polem one) e Origene. X V IIII) rinvia a F il o n e . (interpretazione del calix àureus B abylon di Ie r 28. in ebr. 1. p. 3 (PG 31. ma aggiunge anche il secondo. 9. MONACHINO. p. 25 s. Ma a n cor p iù ci aiuta a precisare il tempo l'esortazione finale rivolta ai ca tecu m en i56 perché si iscrivano nella lista dei com petentes. D ie U berlieferung der Jerem ia hom ilien des Origenes. 352. Invece Schenkl (C S E L 32. Tuttavia fra g li uditori sembra che fossero in m aggior num ero i cristiani battezzati58. 7 A m brogio non si limita a citare. Nem m eno il testo di Is 5. GCS 6. 56 Cf. 57 Cf. 1 p er Hel. Leipzig 1897. ieiun. S i comprende facilmente com e fosse opportuno che in vista del tempo quaresimale il Vescovo trattasse temi particolarm ente attinenti a quel periodo dell'anno liturgico. 12 è tratta un ’espressione che Am brogio applica a ll’incontinenza sessuale degli u b ria c h i55. 12. ieiun. 16. 1. 1 (PG 31. com e il digiuno. 2. È ragionevole supporre che p ro p rio in questo periodo A m brogio si rivolgesse ai catecum eni esortandoli con fermezza a non procrastinare con vari pretesti il battesimo. 12. da cui discende la lezione comunem ente attestata per l’antica versione latina in die insigni. l’om elia ci è giunta in una traduzione latina di Girolamo. 36. hom. 7). com m . In Hel. la conversione. pp. 456 A): la lezione basiliana oi [xévovTEq t ò òipé (= Settanta) non trova alcuna corrispondenza in quella am brosia­ na q u i eb rii sunt uesperi e mentre in Basilio leggiamo |j. K l o s t e r m a n n . 22.ETà yàp Hidàpaq x aì aùXwv A m brogio ha cu m cithara en im et psalterio et tympanis (Settanta: i^e-cà yàp niflàpaq xaì (Jja. il prim o emistichio di Gen 2. 52 SCh 238. 83 si quis autem non est baptizatus. 15. Cherub.F. TU. s e c u rio r co n u erta tu r rem issio­ nem a ccipiens peccatorum . con Basilio. 2. 15. mentre in Basilio. 56 s. In o ltre troviam o num erosi echi di autori classici e) I destinatari I serm oni sono stati pronu ncia ti con ogni probabilità nelle domeniche fra la festa dell’Epifanìa e l ’inizio della Quaresima.. 4. 358. 6.

trad.. 1260) si parla del digiuno come espiazione del peccato originale causato dal cibo (cf. 4.. 21. Poiché il cibo era considerato l'appagamento di un istintivo bisogno corporale dell'uomo.. 1 e 8. La sobria ebbrezza. ORIGENE. come quello del digiuno nell'attività ginnica e agonistica. «Traditio». cf. varie scuole filosofiche antiche e tardoantiche presero in considerazione anche il digiuno nel delineare metodi di vita che permettessero all'uom o di raggiungere il pien o d om inio su ciò che è materiale e la liberazione dagli istinti sensuali. che nel quarto secolo diventano ancor p iù frequenti. N on m eraviglia che in A m brogio si ritrovino. athletae) agonisticus datur. Mùnster (Westfalen) 1965. 6 itaque ne terrenu m quis aut n o u e llu m putet esse ieiunium . 61 C f. T e r t u l l ia ­ n o . paedag. GCS 29. pp. 34. H el. alla quale A m brogio si rivolgeva. in Leu. a lim en tu m salutis (non è però da escludere che qui si voglia anche alludere alla medicina spirituale e alla salvezza soprannaturale. Per la gente comune. 1. Th. Svr. M unster 1933. 22 ie iu n iu m esi infirm itatis adleuamentum.. soprat­ tutto neopitagoriche e tardostoiche. D em on stra tio i l de ie iu n io (Patr. PlCHLER. u. P ic h l e r . J. 225-233) esorta a digiunare per devolvere il prezzo del cibo a chi è bisognoso. 95-99. s. p. Bisogna tuttavia tener presente che il digiuno filosofi- co era un argom ento noto ad una ristretta cerchia di persone colte. ma ovviam ente — e si è già visto — ciò che interessa ad A m brogio sono da un lato le profonde radici che il digiuno ha nella Sacra Scrittura e nell'esempio di Cristo. 97-136). 1-5 (SCh 53. pp. p. pp. pp. Nab. Das Fasten. un vago cenno sul digiuno prebattesimale è forse rintracciabile in H el. 23. 176) e l i . 1-64. Per i Padri greci si veda H. Das Fasten bei B asileios dem Grossen u nd im antikert H eidentum . De ie iu n io aduersus psychicos è la prim a opera cristiana dedicata interamente al digiuno. 4. 2. . D ie a ltchristlich e Fastenpraxis m it besonderer B erusich tigu n g der Schriften Tertullians. in 3. 62 Accenno alle principali attestazioni sul digiuno nei secoli II-III. pp.. 12 (1956). 440-445.. 445. la pratica del digiuno ha numerose attestazioni62. da cui cito: La sobria ebbrezza d ello spirito. m a del "cibo filosofico”. il digiuno poteva anche essere un argom ento nuovo. 4. D ie F ròm m ig keit des K irch en va ters A m brosius von M ailand. 8. The P ro b le m o f ascetical Fasting in thè Greek Patristic Writers. past. 265. A fr aat e . in proposito si veda Hel. non solo n ell’A. E r m a . 7-8). it. 264-267. 10. 1. p. si sum ptum c o n u iu ii tu i deputares pauperibus! C l e m e n t e d ’A l e s s a n d r ia . n. tra l'altro tratta del rapporto digiuno-libertà (p. 64). come osserva E. 5. INTRODUZIONE 17 f) L’ascesi del digiuno 59 La pratica del digiuno ha o rig in i lontane. d all’altro il valore ascetico e salvifico di questa pratica che libera il 59 Si veda su questo tema una breve m a lim pida sintesi in E. Fasten. H el. DASSMANN. 52-64 e in RACh. 38-39. U n’allusione ad un tema anch’esso dibattuto nell'antichità (cf. ma anche nel pensiero pagano antico. 9-11). M aggior attenzione a questa pratica dedicavano quelle corren ti di pensiero della tarda antichità che erano pervase da aspirazioni ascetiche e m istich e60. 4: prescrive il digiuno prebattesim ale per i candidati al battesimo e per i ministri: il digiuno è segno di conversione. Varese 1975. un’idea analoga si trova in Am brogio. in H el. 60 Un quadro sui temi del cibo e del digiuno nella filosofia antica e tardoantica è tracciato da T h .T. 10-45) non tratta espressamente del digiuno. 10. pp. 1 (SCh 108. Innsbruck 1955.. 63 Qualche accenno al digiuno m edicinale in Hel. anche per tramite della sua fonte greca. 79 ipse cibus ei (scii. N el cristia­ nesimo dei p rim i secoli. mand. Didachè 7. pp. SchUMMER.. hom . elem enti delle concezioni filosofiche 61. p u r con qualche incertezza iniziale collegata al cambiamento delle prescrizioni giudaiche 61.18 quam religiosum esset ieiu nium . M u s u r il l o . 4 (C C L 2. Dassmann.

da questo punto di vista. secondo la disciplina d’Oriente. ibid.18 INTRODUZIONE cristiano dal peccato e lo riveste della grazia. 4. 1413. perché v i troviam o la prim a attestazione in Occidente del digiuno quaresi­ male 70 — se si esclude la Lettera Festale del 340 di Atanasio datata da R om a 71 — e inoltre vi si precisa che a M ila n o dal digiuno quaresimale era esclusa non solo la domenica. che v i trovia­ m o documentate le ragioni di fondo che anim avano allora. 34 69 è interessante... 2. 6-7. 7. 3. DTC 2. Su questo p un to le sue idee sono nette e vigorose: il digiuno assimila l ’uom o a Cristo che con il digiuno ha vinto il diavolo M.. c. che non ha altri riscontri nella Chiesa occidentale. e in seguito. 19-20. c. 9. 2142. 65 Ibid. De Nabuthae a) Data I l problem a della datazione del De Nabuthae non è stato definiti­ vamente risolto e l'incertezza degli indizi. 10. ristoro dell'anima. la disciplina ecclesiastica su questa materia. 67 Ibid. nutrim ento dello spiri­ to. Anche quella certa concordia sui term ini estremi di tale periodo. 70 Cf. 1. 2. nei quali gli studiosi hanno cercato qualche appoggio p e r form ulare delle ipotesi. 1731.. 71 PG 26. com unemente M Hel. 69 Cf. vita degli a n g e li6S. 4. 68 Ibid. a cu i la Chiesa ha sempre attribuito una grande importanza in relazione al culto e all'ascesi. “ Ibid. ma anche il sabato. la creazione del m ondo e la beatitudine del paradiso terrestre coincisero con il digiuno. il digiuno è sostanza e rappresentazione del cielo. 31. nel senso. . predecessore di A m b ro g io 72. 34 considera. 2. ma. Quadragesima totis p ra eter sabbatum et d om in ica m ie iu n a tu r diebus. cioè. almeno Hel. 1.. 72 Cf. il digiuno è un cibo spirituale che infonde vigore straordinario 67. 10. è sacrificio di rico n cilia z io n e 68. DAL 2. Scarso invece il valore docum entario specifico. S i tratta di un particolare che conferm a l ’influen­ za degli usi orien ta li subita dalla Chiesa di M ila no al tempo del pontificato d ì Aussenzio. è tale che ' difficilm ente si potrà andare oltre l ’indicazione di un arco di tempo un p o ’ p iù am pio di quello ipotizzato p e r il De Helia. a causa del cibo com in ­ ciò il declino del m ondo e com parve il peccato 66. g) Valore storico Relativamente alla pratica del digiuno quest’opera ha un valore storico quasi esclusivamente generico.

. A m brosius B is ch o f vo n M a ila n d E in e D arstellung seines lebens und Wirkens. pp. 122. 82 M . The S o cia l Ideas. 19. Studia Am brosiana. p. 543. che tuttavia osse rva : «q u a n t a u De N abu­ thae. F o rs te r11. K e lln e r78 e D ud d en79. S.. 81 W. Washington 1927. in cu i si parla dell’afflizione di Ambrogio.. D udden. p. p er il diffondersi del vizio d ell’avidità 80. pp. p. A m b ro sii opera om nia. A m b ro sii de Nabuthae. si v e d a n o a n c h e A. B isch of vo n M ailand. il ne c o m p o rte a u cu n c ritè re c h ro n o lo g iq u e ».A.. p.. The life and tim es o f St. als E rk la re r des Alten Testamentes.H. 78 J. mentre si è dato p iù credito a ll’opinione di W ilb ra n d 81.. pp. S. com e attestano diversi luoghi di opere certamente composte in questo p e rio d o 73. b) Caratteri generali La questione se il De Nabuthae sia com posto da sermoni. 10 s.G . M ediolani 1975. P a r e d i . W il b r a n d .. H alle 1884. 22. 76 P. La dim ensione spirituale della p rop rietà nel De Nabuthae Jezraelita di A m b ro gio. 1 (dopo il 386) e a//’Exam eron (386-387). 106). A m b ro g io e la sua età. S. p. A m b rogio. pp. 724. fatta propria da M cG uire 82. Am brosius. ha avuto una risposta solo genericamente positiva. 85 V a s e y . P o r t o l a n o . B a lle rin i16. 74 Cf. 224. Am brose. VASEY. negli anni dell’influenza basiliana. da Palanque 83 e dalla Mara 84. M ila n o I9602.R. N a p o li 1973.. X . Recentemente questa indicazione non ha avuto seguito p er la labilità d ell’argomentazione. 19 s. che riprende e sviluppa un’opinione di M. il De Nabuthae va associato agli altri due trattati. A Com m entary w ith an In tro d u c tio n and Translation. . I l lo ro orientam ento poggia su un passo della biografia di Am brogio scritta da Paolino.. 80 P a o l in o . il De H elia (387-390) e il De Tobia (dopo il 386). KELLNER. L’A q u ila 1975. B a l l e r in i . p. I. M a r a . Leipzig 1889. The S ocia l Ideas. IHM. PL 14. pp. INTRODUZIONE 19 accettati.. S a in t A m ­ broise. A. 95. 528. Jahrbuch». La storia di Naboth. p. Penso che c i si debba fermare a queste proba bili considerazioni e che ogni ulteriore tentati­ vo di precisazione sarebbe senza solidi fond am enti8S. Dunque anche il De Nabuthae andrebbe collocato nel periodo 386-390.. Un fatto è sicuro: n e ll’opera mancano quei chiari indizi 73 Tutti qu esti lu o g h i so n o sc h em a tic am e n te elen cati d a V.. T ille m o n t15. 75 T il l e m o n t . 77 Th. p. FORSTER. 83 P a l a n q u e . accostato «//Explanatio Ps.. D e r hi. In questo period o di tempo si accentra l'interesse di Am brogio p er la storia di Naboth. in quanto in tutte queste opere A m brogio utilizza com e fonte Basilio. 3. uita A m b ro sii 41 ( B a s t ia e n s e n . M émoires. O x fo rd 1935. è però ragionevole ritenere che il trattato sia stato com posto dopo il 386 e prim a del 395. 22 s. 98-106. p e n sa a l 389 con P a l a n q u e .. 41 (1921). 84 M . p. p. P er una datazione tarda a ll’interno di questo decennio si sono espressi i M a u rin i1A. com e il De H elia e il De Tobia. 293.. Regensburg 1893. Saint Ambroise.. M c G u ir e . Z u r C h ron olog ie ein ige r S chriften des hi. 585 s. negli u ltim i anni di vita. 765-766. II. «H ist. 79 F. non si fonda su precisi e inconfutabili dati di fatto.. Am brosius. Secondo questa ipotesi.

1). p. anch’esso composto da sermoni. 176. pp... oltre che p er lo stile assai curato. M ilano 1976. I l De Nabuthae inizia ‘ex abrupto' senza un m in im o dì proem io che solita­ mente introduce il lettore nell'argomento. R e c u e il de m ém oires co n cern a n t la littérature et les a ntiquités rom aines. che attesta solo la rielaborazione definitiva dell'opera prim a della pubblicazione. L'inizio del De Nabuthae sarebbe problem atico.. A m b ro sii de Nabuthae. afferm a: «in libello de Nabuthae non tam certa pristinae formae docum enta insunt. p. il ricorso agli aneddoti richiam ano i caratteri dell'oratoria ambrosiana 91. Paris 1903. Penso che a questa tesi non si d e b b a contrap­ porre l’espressione di Nab. pp. La datation. La storia di Naboth.. Anche se non evidenti. DE L a b r io l l e ... le interrogazioni. . non diversam ente è accaduto per il prim o libro del De Abraham. p. a p r o p o s it o d e l l ’ A p ologia D auid altera. la form a espositiva insistente­ mente colloquiale. trova nel De N abuthae la ripresa dell'invettiva degli scrittori satirici e moralisti rom ani contro l'avidità. The S o c ia l Ideas. Per non andare lontano si vedano g li esordi del De H elia e del De Tobia. mettendo a confronto su questo problem a il De N abuthae con il De Helia. C la u s . il De Tobia in iz ia p r o p r io c o n il r ife r im e n t o a lla le t t u r a b ib lic a . 176. 18 h oc ideo scribo. 97 s. S.. considera­ ti nel loro insieme.. 31. 90 A c c e n n o s o lo a q u a lc h e e s e m p io : p e r il De H elia si v e d a q u i s o p r a la n o ta 19. Della m edesim a opinione sono M c G u ir e . Tuttavia fra g li studiosi è diffusa l'opinione che in questo trattato sarebbe utilizzato un materiale proveniente da s e rm o n i86. n o ta 16. Une page de saint Am broise. in M élange Boissier. l'assenza di riflessioni dottrinali. in A m brosius Episcopus. In o ltre la vivacità dell'esposizione. 4. la ripetizione di certi concetti accostano quest’opera ad altre sicuramente com poste da sermoni.. Uno di questi è rintracciabile. The S o c ia l Ideas. Ma vi è anche un indizio più preciso che ci rivela che nell'opera è rimaneggiato materiale preesistente: una frattura tra la fine del § 60 86 C. sed ex tota eius dispositione. 9. con delle considerazioni che ritengo di dover condividere. S a in t A m broise.. p. Paris 1908.. pp. Il vigore espressivo di alcuni passi dell'opera è sottolineato da L.. P o r t o l a n o . e M a r a .. 31. n e ll’inizio. 2. p. S c h e n k l . ricond ucono a ll’origin e oratoria del trattato.. L’ipotesi è stata recentemente ripresa e sviluppata da VASEY. 87 Sarebbe anche il caso d eli'A p olog ia prophetae Dauid. 337-343. 259. 46 s...20 INTRODUZIONE che rivelano nelle altre due l ’o rigine oratoria. Atti del Convegno Internazionale. se non si presupponesse la lettura del passo biblico ove si narra la storia di Naboth (3 Reg 20[21]). p iù volte in altre opere A m brogio si riferisce esplicitamente alla lettura biblica proclam ata prim a della p re d ic a 90. D al punto di vista letterario 88 vi troviam o infatti le m ig lio ri pagine di Am brogio scrittore.. secondo la tesi di E C l a u s . Tale materiale sarebbe stato profondam ente rielaborato e riform ulato in m odo che la prim a impressione che il lettore ne ricava è quella di trovarsi di fronte ad u n ’opera scritta a tavolino. Sarebbe anche questa un ’opera p e r la quale A m brogio ha fatto uso di registrazioni tachigrafiche di s e rm o n i87. La datation de l'A p olog ià prophetae D auid et l'A p olog ià D auid altera. anche quando si tratta di opere che evidentemente raccolgono dei sermoni. p. che inizia con le parole Abraham lib r i h uius titulus est (C S E L 32. ex agendi ratione et elocutione eum ad serm ones redire intellegitur». q u a n t o è s ta to o s s e r v a t o d a F. 1... 501.. si v e d a a n ch e . V I. L e h a n n e u r . sia per la chiarezza e il vigore del pensiero che p er il rilievo altamente dram matico dato ai sentim enti umani. 88 P. 91 Le interiezioni. p. C S E L 32. com e osserva Vasey89... 1. le apostrofi... troviam o però degli indizi che. p. 89 V a s e y . La dim ensione spirituale.

Vi ritrovia­ mo. Freiburg 1950. e faticosamente.. anche se p iù di altre — penso al De H elia e al De Tobia — ha com e punti dì riferim ento un racconto e dei personaggi biblici. in realtà. . 6-10).18). È piuttosto una trattazione su un tema importante p e r la catechesi cristiana: la ricchezza e i vizi ad essa collegati — l ’avarizia. quali i g ioch i di parole. E già nel p rim o para­ grafo p o ch i energici tratti bastano a dipingere tragiche. V a sey . 31-42. perché è emblematica di un com portam ento che si ripete ogni g iorn o: l'oppressione del povero da parte del ricco 9Ì. la migrazione come un corteo funebre. per questo trattato è assai consistente l'influsso del pensiero etico cinico-stoico. De Nabuthae. c) Contenuto I l De Nabuthae non è un ’opera esegetica. I l ricco è irrazionale. esemplificazio­ ni. M Nab. aneddoti. La storia di Naboth è sempre attuale (1. M entre il ricco sperpera nel lusso. concretizzazione e personificazione di concetti astrat­ ti. 11. 1: usu cottidiana). connesso con il tema del trattato. A m brogio accenna molto spesso nelle sue opere. in cui la sopraffazione del grande proprietario ai danni del piccolo possidente è diventata consueta.11 . S i pensi per esempio al concetto dell'uso com une cu i sono destinati i beni della terra. tenore colloquiale dell'esposizio­ ne.. terra fundata est. P u r di possedere non tien conto della vita altrui ed egli stesso è disposto a soffrire la fame per accrescere i suoi beni (3. la sofferenza e le incertezze del genitore sono descritte in una pagina di intensa drammaticità e alto valore letterario: questa volta è il povero che si trova in una situazione che non ha l ’eguale nel m ondo 92 J. I l ricco. Des h eiligen K irch en va ters A m brosius W arnung v o r der H absucht und M a h n u n g zum Alm osengeben. che contiene il giudizio di A m brogio sulla ricchezza e sulla proprietà. la sofferenza p iù grave di un lutto di morte. sconvolgenti im m agini dell'universale devastazione provocata dall'avidità dei ric­ ch i: il genere umano cacciato dalle sue terre. colorite descrizioni di situazioni. 1. 93 A questa situazione sociale. diuitib u s atque pauperibus. I §§ 61-69 contengono il com m ento del Salm o 75 (76). H u h n . l'avidità. Ma se queste caratteristiche form a li sono com uni alla predicazione ambrosiana in genere. infatti. il povero è spinto dalla necessità a vendere un fig lio p er sfamare gli altri. i caratteri del genere filosofico popolare: costante riferi­ mento alla vita. Si vedano i riferimenti in Nab. 125-129. perché non è m ai sazio di ricchezze (2. è povero. la sopraffazione. anzi demente: il suo com portam ento è dettato solo dall’istinto d ell’avidità e non trova rispondenza nem meno nel m odo di vivere degli animali. pp.2 in co m m u n e om nibus. nota 1. INTRODUZIONE 21 e l'inizio del § 61. È stato osservato che la form a letteraria del De Nabuthae richiama fortem ente quella della diatriba cinico-stoica 92. pp. è infelice. The S o c ia l Ideas. solo in parte. perché è invidioso della ricchezza altrui (2.. domande e obiezioni di in terlocu tori immaginari. per una facile presa sull'uditorio.4. 4-9). artifici retorici. P o i l ’enunciazione di un p rin cip io del diritto naturale 94. 3.

41 .. Da questa considerazione consegue l ’esorta­ zione alla m isericordia e alla generosità verso i poveri. d) La fonte A parte la Sacra Scrittura. usus est. nota 1.. 8. la parola stessa. in realtà è un bisognoso. Ma l ’a ppello è inutile. È dunque ora che i ricch i si ravvedano. attirando su di sé la severa condanna divina (9. The S o cia l Ideas. A llora ricorre al delitto. X V IIII in h o c (scil. 55. 277-304). 40 sed fonasse dicas q u od u u lgo soletis d icere: n on debemus donare ei c u i deus ita maledixit. non affiorano indizi di improvvisazione 98. e cosi va incon tro al giudizio divino (15. 50-53). m a dal proprio manoscritto della B ibbia . In utilm en te egli confida n ell’umanità del ricco e tenta la via d ell’im plorazione: il ricco si preoccupa p iù del lusso sfarzoso delle p rop rie vesti e dei p ro p ri g io ie lli che delle disgrazie del povero (4. 19 . In fin e A m brogio scioglie un'obiezione sulla m orte di Achab (17. per evitare la fine di Achab (16.8. anzi.6. perché g li manca la luce di D io (13. p er l'oro. 96 Per i riferimenti bibliografici si veda Vasey. e la parabola evangelica del ricco epulone ammonisce non solo sull'inutilità delle ricchezze. I l materiale mutuato è m eno consistente che in altre opere ed è stato profondam ente rielaborato. 2. 38-40). C. tanto che. È noto che in tema di originalità sono state rivolte ad Am brogio critiche anche aspre da coevi e da m o d e rn i96. 63-65). Eppure il possesso delle ricchezze non porta alcuna vera utilità. ut eum egere uellet. Destruam (PG 31. 26). 27 . N o n ha la pace di Cristo. com e Gezabele. l'in vito a superare falsi p re g iu d izi95 e a ricordare la beatitudine evangelica (8. 49). P er quanto riguarda 11 De Nabuthae si p u ò dire che egli utilizza la fonte con grande libertà attingendo qua e là dall’una e dall'altra omelia senza altro ordine se non quello dettato da esigenze interne del p ro p rio testo 91. p. E intanto egli non è felice perché schiavo delle ricchezze: non sa usarle p e r acquistare i tesori della grazia. non attinge la citazione dalla fonte greca. la fonte principale del De Nabuthae sono due om elie di Basilio: in illud dictum. che facciano opere di misericordia. 70-73). 38). 66-69). Se non può soddisfare la passione. anche sotto questo aspet­ to. si rattrista. per i beni che possiede. Schenkl. che non sa tenere a freno. ma il lusso in cu i vive 10 condanna di fronte al povero affamato. 261-277) e in diuites (ibid. ma invita a distribuire ai p overi i beni m ateriali per accum ulare p iù validi e duraturi tesori spirituali (6. lib r o ) conta m ina tione quadam. ricco (dis/Dis). 97 Cf. perché il ricco è rapace e spietato n e ll’a ccum ulare ricchezza. Si deve tener conto 95 Nab. restituendo ciò che è lo ro dovuto (12.. 54 -14. monta i cavalli delle passioni. p. N on è possibile infatti nascondere le colpe a Dio. E m eglio dunque dare le ricchezze ai poveri.11... C S E L 32. ritiene d'essere superiore per i suoi titoli nobiliari.. 62). I l ricco è superbo.22 INTRODUZIONE degli animali. 91 Anche quando A m brogio cita la Sacra Scrittura sulla scia di Basilio. evoca il regno della morte.

«Justice dans le m onde». sono comparsi. term ini e concetti com e ‘com uniSm o’ e ‘socialism o’ 103. N on sembra invece che la dipendenza sminuisca il valore storico dell’opera. A m brose. Anche se la discussione comprende im portanti passi di altre opere ambrosiane. «R e ch S R ». 14-16. supra. M. Ehrhard. anche se non rilevante in estensione. Giet. protrattasi per lungo tempo. L. 29 con BASILIO. pp. O riginale è anche la scelta di com ­ mentare l ’episodio di Naboth. A m brogio. in illud. Le com m u n ism e o rig in e l dans le De officiis d'Am broise de M ila n . Z u r frage des Sozialism us u nd K om m u n ism u s in Christentum d er ersten drei Jahrhunderte. C a l a f a t o . Milano 1976.. pp. Am sterdam 1969. dedicati in massima parte al com m ento del Salmo 75. 2. 261 C e 273 A). pp. Rom a 1958. 39 (1962). I l preteso com u niS m o di S. Destruam 1 (P G 31. 458-468. B a s il io . come si è già detto a proposito del D e H elia (cf. del Diritto». p. 12 (1970). 3 (1942). «B ei- tràge zur Geschichte des christlichen Altertums und der byzantinischen Literatur». P eu t-on p a rle r de com m u n ism e?. com unque. Sarno 1946. A. N el dibattito. 73-93.O. E c o n o m ia e società n e ll’Ita lia annonaria. in A m brosius Episcopus.. per esempio. La storia d i Naboth.vf)ih] rrjt. BlEGELMAIER. M archesi su «l'U n ità» del 12 aprile 1950 e la replica ne « L ’Osservatore R om an o» del 14 aprile 1950 di P. S. LOVEJOY. “Consors naturae” chez saint Am broise. non senza qualche forzatura.. Romano... Intern. G. che in qualche caso ha varcato i lim iti dell'ambito strettamente scientifico e raggiunto i toni di aperta polem ica 102. N d o l e l a . sulla questione della proprietà privata in Am brogio. che è considerata importante docum ento p e r delineare il quadro dei p roblem i econ om ici e sociali d ell’età di Am brogio. cpuuEiot. il testo di L e 12. «Riv. xoivf|<. Festgabe A. sembra essere stata incisiva sulle idee di fondo che guidano l ’esposizione di Am brogio. P o ir ie r . Per altra bibliografia si veda E. pp. il De Nabuthae è p iù direttamente coinvolto. La p roprietà privata in S. C r a c c o R u g g in i. perché espressamente dedicato ai temi della proprietà e della ricchez­ za. di Filos. La d octrin e de l'a p p rop ria tion des biens chez quelques-uns des pères. latina. nota 51). 37 (1948). P roprietà e ricchezza nel pen siero d i Sa nt'A m brogio.. . F r a t t in i . 217-237. ma senza ripercorrerlo. SQUITIERI. 103 A. Su questo punto si veda. 100 Cf. in illud. 55-91. nota 2. e) La prop rietà d ei ricchi È a tutti nota la vivace discussione. The C om m u n ism o f St. 325-335. Destruam 1 e 5 (PG 31. che non ha veri e p ro p ri precedenti nella letteratura patristica sia latina che greca Bisogna però ammettere che l ’influenza. M ara. 101 C f. anche perché è stato mostrato che da questo punto di vista non vi erano grandi differenze fra Cappadocia e Italia settentrionale 101. L. 745. 35-37. ” Su questo punto cf. Per il De N abuthae si confronti. 17-19 in Nab. «Journal o f thè History of Ideas». M ila n o 1961. 6.. 102 Ricordiam o il polem ico articolo di C. pp. INTRODUZIONE 23 inoltre che le im pronte di Basilio non vanno oltre il § 59 e che i paragrafi seguenti. che è a fondamento di diverse riflessio­ n i di Am brogio e che si trova in Basilio 10°. 264 A): oùx èp. A m b rogio. pp. Voglio qui rammentare solo il concetto di consors naturae. Atti del Congresso internazionale. S. sono totalmente ambrosiani. In questa sede m i lim iterò ad alcune brevi osservazioni che tengono conto del dibattito trascorso. pp.

72 A m brogio risponde ad un ’obiezione che egli stesso aveva riferito in precedenza (17. fu ucciso. pp. . perciò la giudica non un diritto. Spero di non divagare se ora m i attardo ad esaminare un singolo passo del trattato. La 104 Cf. D. sia p u r ristretto. anche l ’utilizzazione delle numerose citazioni dell'A. o la penitenza non è efficace o D io non mantiene le promesse. La condanna dunque è diretta con tro la proprietà dei ricch i e con tro le loro pretese di esclusività 104. in genere. Nab.24 INTRODUZIONE Innanzi tutto il problem a va inquadrato attentamente nella situazione storica — econom ica e sociale — della fine del quarto secolo. 18-24. Perciò. f) Esegesi biblica (interpretazione di 3 R eg 21 [20].T. ma an cor p iù valutazioni m ora li sui vizi.T. la cu i discussione potrebbe essere utile p er illu m i­ nare un angolo. Anche su questo argom ento A m brogio non si com porta com e un teorico. 105 Cf. con tro il latifondo im produttivo e inva­ dente che cacciava dalla campagna i p ic c o li proprietari spingendoli verso la città e la miseria. che si accom pagnano alla ricchezza. Le con clusioni a cu i egli perviene non sono politich e e nem meno sociali. 17. ma evangeliche: i ricch i distribuiscano ai p overi le ricchezze m ateriali p er acquistare quelle eterne. Am brogio fa un uso immediato. A m brogio vede in quella proprietà la causa del dissesto econ om ico e sociale. Su questo piano si mantiene. G o r d in i . animato soprattutto da m otivazioni m ora li e spirituali. 61 -16. Achab — si obiettava — . di quel vasto cam po di indagine che è il metodo esegetico di Ambrogio. Da osservatore pragmatico. indiscutibilmente chiara. 33 (1957). S i distingue l ’interpretazione del Salmo 75 (14. 1. sparse nell'opuscolo. 70). 69). In Nab. A m b rogio. che si pone ad un livello sovraletterale e si avvale anche d ell’allegoria per trarre dal testo significati m ora li e spirituali. era portato a considerare p iù importante il secondo. Della storia di Naboth. Contesto storico-culturale. La p rop rietà secondo S. e del N. perché l ’insegnamento m orale è già esplicito nel senso storico-lettera­ le della narrazione. Ora la condanna di Am brogio. non semplicemente e astrattamente con tro la p rop rie­ tà 105. temperie politica e sociale del nostro secolo hanno forse acceso l ’interesse di alcuni studiosi p e r il p rim o elemento d ell’a ssociazione proprietà-ricchezza. ma com e un pastore che osserva e prende spunto dalle realtà del suo tempo p e r form ulare un adeguato insegnamento m ora­ le. 22-24) I l De Nabuthae è p iù fortemente ispirato dal racconto biblico e p iù frequenti riferim enti ad esso contiene che non il De H elia e il De Tobia. n ono­ stante che avesse fatto penitenza p er il suo peccato e D io avesse promesso di non far ricadere su di lu ì la punizione. mentre Am brogio. rendono veemente e appassionata l ’invettiva di Am brogio. « A m b r o s iu s » . ma un abuso. In o ltre non solo le ragioni di ordine sociale. 2. è rivolta con tro la grande proprietà.

La storia d i Naboth. sta nella successiva narra­ zione di 3 Reg 21 (20). 110 Di questa lezione esistono forse altre attestazioni in Am brogio: cf. danno al loro signore un suggerimento tattico che si basa su un giudizio abbastanza dispregia­ tivo sulla potenza del D io d'Israele: poiché ii D io d’Israele è forte sui monti. secondo Am brogio.. perciò c i saremmo attesi dixissent (lezione attestata. come indica il num ero fra parentesi. pp. ché nell’originale e nella Vulgata i capitoli 20 e 21 sono disposti in ordine inverso. Ma d'onde viene l'espressione et non deus Baal? È da considerare testo b ib lico ? in . ma per essersi com portato da stolto ed aver disobbedito a D io in seguito 106. 101 P. 107 M a r a . Una spiegazione 106 Secondo la disposizione del testo nei Settanta e nella Vetus Latina. 22-24 non si conoscono altre testimonianze oltre quella di A m bro­ gio 108. INTRODUZIONE 25 risposta al dilemma. ad loc. si affronti l'esercito nem ico in battaglia campale.. invece pare p ro p rio che nel testo di Am brogio il soggetto sia il re di Siria. rispar­ m iò il re nem ico e g li permise di tornare sul trono e di riprendere cosi la guerra con tro Israele. La storia d i Naboth. è im possibile per noi decidere con sicurezza se la frase è da intendere come parafrasi am brosiana del testo biblico. Mara 107 con delle osserva­ zioni che in parte ora riprendo nel tentativo di p roporre qualche ulteriore chiarimento. quando. oppure testo biblico m anipolato: vedrem o che manipolazione c'è stata nei versetti successivi. La storia d i Naboth. sono i servi del re di Siria che parlano. 22-24 che sorgono dei p rob lem i testuali ed esegetici Sulla questione si è già espressa M..G.. 23. bisognerà perciò tenere presente il testo dei Settanta da cui discende la Vetus Latina. 22-41: Achab fu ucciso non per il delitto che aveva commesso con tro Naboth. di parere opposto è M c G u ir e . 2. SABATIER. a proposi­ to di dixisset. La frase — com e abbiamo appena detto — è attribuita al re di Siria e suona com e un om aggio al D io d'Israele che è esaltato com e «D io dei m on ti». In mancanza di una dichiarazione o di un esplicito segnale da parte di Am brogio. Personal- . 1 s.. Parisiis 1721.. I 2.. i servi del re di Siria. C S E L 32. Segue la citazione: deus m ontium deus Istrahel et non deus Baal. A m b rosii de Nabuthae. Questa spiegazione è fedele. Per i Settanta. I l p rim o interrogativo sorge. in previsione della ripresa della guerra con tro Israele. S c h e n k l . p. infra nota 116. N el contesto am brosiano il versetto ha tutt'altro significato. 41. perciò si dovrà approvare dixisset. pp. 40-45. p p . ma non in pianura. ma al posto di et non deus Baal la lezione giusta dovrebbe essere et non deus uallium 110 dal greco x a i où ùeòq xotXàSiov. dopo aver vinto e catturato il re di Siria. 109 M a r a . Secondo il testo originale e i Settanta. p.. 41 s.. Da notare che per il testo della Vetus Latina di 3 Reg 21 (20). 505. B ib lio ru m sa croru m Latinae uersiones antiquae seu Vetus Italica. che riprod ucono il senso originale. Ma è intorno alle citazioni di 3 Reg 21 (20). alla narrazione biblica. l'aiuto divino. 111 C. 10 e M a r a . che introduce la citazione di 3 Reg 21 (20). ma in cod ici deteriori). in sostanza.. secondo Am brogio. contravvenendo a ll'ora colo del profeta. Per questo riconoscim ento il re di Siria si guadagna. escludono che si tratti di testo biblico.. S.. com e osserva la M ara 109.

41 e 44) pensa che il soggetto di in q u it sia il profeta (Elia). 116 A questa mia interpretazione si potrebbe. che qui riprend erebbe l’amm onizione al re Achab iniziata poco sopra. 113 La M ara (pp. m a non sarebbe rilevante per la spiegazione che sto per dare se fosse vera la seconda. obtinuerunt pro n o­ bis. cioè. è ragionevole pensare che con tin u i il discorso del re di Siria. p ro p rio perché il D io d'Israele è potente 113.. di cui non sono registrati equivalenti esem pi nel ThlL. invece. si non plene obtinuerim us eos. 112 Non è facile intendere con precisione il grecism o ob tin u e ru n t p r o nobis. In Am brogio. Anche l ’espressione et non deus Baal potrebbe essere una parafrasi con c u i Am brogio ha volu to chiarire la frase et non deus uallium che egli leggeva nel testo b iblico e che nel contesto in cu i andava inserita non pareva abba­ stanza perspicua. Le parole et id eo non hanno corrispondenza nei mente propen do per la prim a ipotesi. IH Da notare che si n on ob tin u erim u s eos è una traduzione solo apparentem en­ te fedele della frase interrogativa eì p-ì) xpot-rauócronEv ìmèp a u T o u q . D i seguito leggiamo: Prop ter hoc. che.. Seguendo i Settanta. A tal proposito bisogna osservare che in A m brogio in q u it non è sentito com e un verbo strutturalmente funzionale nella sintassi del discorso con uno specifico soggetto da identificare volta per volta. subordinando si non ob tin u erim u s eos alla proposi­ zione seguente in locum . che nel testo greco è separata da una frase intermedia omessa da A m brogio x a ì. p erciò non ha esitato a sollecitare il testo bib lico in quella direzione. ed ora è continuata in m odo im perativo (constituej. La citazione del passo biblico prosegue: et ideo. Indicando con il nome di Baal il «d io delle v a lli». sui m onti. «S e non riuscire­ mo — dice (il profeta) — a vin ce rli com pletam ente» 115 — a m otivo d ell’aiuto divino che la professione del re di Siria ha m eritato agli Aram ei — «m etti al posto del re di Siria dei satrapi». 41) interpreta diversamente. 115 La M a ra (p. ha volu to tradur­ re una contrapposizione di sim boli un p o ' enigmatica p e r il lettore in una p iù nota e concreta antitesi: Jahvè/Baal. t ò pfjua t o ù t o tcoit| 0"ov. inquit. perché vengano m eno agli Aram ei il valore e la forza che il re favorito da D io infondeva lo ro 116. . è costituita dal­ l ’espressione: m onitus inquam erat eo quod Syriae regis pueris deberetu r gratiae caelestis auxilium. ma v i ha intravvisto un senso che si prestava a sostenere il suo discorso sulla lealtà di D io verso Achab. antagonista del D io d’Israele detto « D io dei m on ti». forse. il soggetto di inquit sia lo stesso di dixisset. inquit. gli Israeliti ci hanno sconfitti. dovrem m o cosi intendere queste parole del re di S iria: p ro p rio perché hanno potuto combattere su un terreno a loro favorevole. «P e r questo — dice (il re di S iria) — hanno vinto di fronte a n o i» (oppure: «a l nostro p osto» ÌU). obiettare la difficoltà di riferire i due in q u it a due soggetti diversi. Con questa frase riprende a parlare il profeta: la sua am m oni­ zione rivolta ad Achab era iniziata con due im perativi (l’autorità divina che si esprime nelle parole del profeta). ma com e uno stereotipo che ha la funzione di segnalare una citazione biblica. Una spiegazione. cognosce et uide. In più Am brogio muta la connessione sintattica.26 INTRODUZIONE plausibile potrebbe essere questa: Am brogio non ha colto l ’autentico significato dei versetti b iblici che aveva sotto g li occhi. che rivela quale indiriz­ zo abbia preso l ’interpretazione del nostro Autore. in locum Syriae regis satrapas consti­ tue U4. lo fa pensare anche la concatenazione logica di prop ter hoc.

. p. ibid. e tuttavia bisognerà. invece.. 22-24 ha permesso ad Am brogio di ricollegare la frase et ideo. la potenza di D io ed anche la santità e le virtù d ell’uom o.. 26 (C S E L 32. una di queste imm agini. prop ter hoc. inquit. 117.2. 23 e 24. p e r raccordare il discorso del profeta. perché ha la funzione di ritoccare il senso della citazione per adeguarla all'interpretazione d ell’insieme. sed in m o n te tabernaculum sibi lo ca u it (scil. quasi un sim bolo dal signifi­ cato inequivocabile. 1. expl. il quale. particolarm ente in presenza di im m agini bibliche che subito evocano nella mente dell’esegeta una preesistente interpretazione allegorica. quia deus m o n tiu m est et n on uallium-. quos p rim o elegerat (scil. quae u id eretu r in m ontibus. A braham ). Possiamo. per pensare che Am brogio abbia consapevolmente rifiutato la giusta interpretazione. 17 ss. Innanzi tutto bisognerà chiedersi quale giudizio sulla struttura sintattica di 3 Reg 21 (29). Io penso ad un ’ipotesi che potrebbe gettare un p o ' di luce su ll’intera questione. facendole seguire da inquit. la sublimità.) sed ostendere dignatus prop ositu m . con l'am m onizione del profeta. 43 51 (C S E L 64... 297. Sed u b i ipsi a u ctorem p ro p riu m relique­ runt. Lue. 5 (C S E L 32. la lontananza da D io. I l monte rappresenta il p o lo positivo.. ma dal discorso che il profeta rivolge ad Achab. ) .... Am brogio ha probabilm ente inteso che tale discorso diretto con tin u i fin o a comprendere non solo tutto il v. sciens se deum m o n tiu m esse. P er Am brogio. J sarebbero state intese com e riferite non dall’agiografo cronista di 3 Reg. 39 (p. 505.) ille m ente su b lim is Esaias g lo ria m dei uidit. 8 ss. deus en im m o n tiu m et n o n deus u a lliu m est. non p er introdurre una citazione. simboleggia il male. ma frapposto alle parole citate.) ideoque n o n in uallibus. dal m om ento che vi è una notevole distanza fra quel spggetto e le parole che Am brogio g li ha voluto attribuire. che il nostro Autore usa. deus).. evidentemente « avvertito» dalle parole del profeta. però. Cosi anche le parole del re di Siria (deus montium. N on vi sono ragioni. che avreb­ be potuto ben adeguarsi all'econom ia del suo discorso. 3. considerarlo com e parte del testo biblico. 11 s . individuare due diverse cause che insieme lo hanno sviato: una estrinseca. A l versetto 22 inizia l ’am m onizione del profeta rivolta al re Achab. 1. Questa 117 L’immagine m onte/valle è evocata e commentata spesso da Am brogio: exp. 409. ha volu to connotarle com e testo biblico (come parole del profeta). costituita da quella certa predispo­ sizione di A m brogio a cogliere nella Scrittura i sensi sovraletterali. Per questa stessa ragione è stata rimaneggiata anche la frase successi­ va in locum Syriae regis satrapas constitue che non corrisponde alla versione greca. 22 — com e è in realtà — ma anche i vv. p. da Ambrogio. Questo particolare im portante c i è svelato dal testo stesso di A m bro­ gio che alla dichiarazione del re di Siria premette m onitus inquam. di fatto. 4. La seconda causa è interiore. q u o d eos. p.. Verosimilmente anche piene è stato aggiunto da Am brogio. u t excelsorum uertice possis em in ere m e rito ru m . ps. 26 s. n o n u a lliu m et regn um ca eloru m n on a fastidienti- . INTRODUZIONE 27 Settanta e sono state introdotte. l'altra interiore. n o n in co llib u s. nequaquam refutare cu piebat et saepe deuios et errantes tamen p a tern o quodam reuocare quaerebat affectu. a m io parere. i vizi e il peccato dell'uom o ll7. è data dall'antinom ia monte/valle. 8. Abr. La valle è il p o lo negativo. secondo la regola.

.. Iu i. exp. e non mancano significativi parallelism i con luoghi di altre opere di Am ­ brogio.. com e si dirà p iù oltre. dove i Settanta. 7 (C S E L 62. I M a u rin i pensarono. III. 4-5 (1025). 121 A g o s t in o . 98. Freiburg 19232. i passi paralleli del De Tobia sono indicati in nota dai .. 112. 1-4. com e Bardenhewer 124. Pelag. 19 (P L 16. 72 mi sono stati preziosi i suggerimenti di L. 1024-1025). 12 (30). p. che vennero a contatto con l ’Im pero negli anni 375-376 122. 17. sed aduenit saliens super m ontes! Deus en im m o n tiu m est. senza eccezione.28 INTRODUZIONE m em oria esegetica si è imposta sul senso letterale autentico del­ l'espressione deus m ontium deus Istrahel et non deus uallium ed ha irrim ediabilm ente avviato un'interpretazione il cu i coerente svi­ luppo ha richiesto che fossero forzate le successive difficoltà te­ stuali 118. A m brosius Bischof. 22. p a u la tim conversus ad gentes est. 515. où deòq xoiXàSuv. 2 (C S E L 82. In verità. crim in o s i in uallibus. n on super ualles. 124 O. 88). Rursus in eodem : «D ia b o lu s » in q u it «E u a m decepit. FORSTER. Ma già i M a u r in i120 respinsero tale opinione e rivendica­ rono la paternità d ell’opuscolo ad Am brogio. cerca un sostegno anche n ello stile fiorito d e ll’opera p er collocarla agli inizi d ell’episcopato di Am brogio. 31.. p. 3. quindi. com e ho detto sopra. 123 FORSTER. 125 Epist. p. 9. 33). 118 Per questo com m ento a Nab.. 126 Cf. epist. 119 Erasm o fu editore degli Opera om n ia di Am brogio. 93. G eschichte der a ltk irch lich en Literatur. B a r d e n h e w e r . ma. ps. neoeletto vescovo di Trento. in tutti questi luoghi gli editori. 122 Secondo la testimonianza di A m m ia n o M a r c e l u n o .). 793-794 e T h . 6 ss.. sancti in m ontibus.) ergo sa ncti ascendunt ad d om in um . A sostegno di quest’opin ion e c i si è appellati all'epistola di Am brogio a V igilio 125. 28. rinviano a 3 Reg 21 (20). che il De Tobia dovesse essere fatto risalire al 377. ut supplantaret uiru m . flagitiosi ad uitia descendunt. Am brosius Bischof. Quanto alla datazione si è data molta importanza alla menzione che A m brogio fa degli Unni. 30 idem ipse in expositione lib ri Tobiae: «q u is iste» in q u it « pecca ti est faenerator. p. 23. La prova sicura dell'autenticità è data da Agostino che cita due passi del De Tobia 121. c. 3. che vivamente ringrazio. p. appaiono chiaramente ambrosiani. 1. ibid. E Pizzolato. n on uallium'. a q u o E u a m utuata peccatum . ob ligaret haeredi- tatem» (Tob. hanno xaì. ob n oxiae successionis usuris om n e genus defaenerauit h u m a n u m » (Tob. non sono mancati avversari dell'autenticità del De Tobia. P L 14. a partite da Erasm o 119. nella quale ritroviam o idee ed espressioni in tema d'usura assai sim ili a quelle che ricorron o nel De Tobia 126: si è pensato che la lettera — databile intorno al bus. a mio parere. 118 6. Basilea 1527.. et aduenit n on super terrena. sed a cogentibus diripi. n isi diabolus. deus en im m o n tiu m est et n on deus u alliu m . potrebbe anche trattarsi di 3 Reg 21 (20).. I l contenuto e la struttu­ ra in generale d ell’opera. 1. L ’obiezione pareva fondata su una eccessiva elaborazione retorica del trattato ritenuta inconsueta per Am brogio. 31 ss. D e Tobia a) Autenticità e data di com posizione In passato. 120 Cf. dello stesso avviso è Forster 123 che. 87.

A m b ro sii de Tobia.. Tob. 17-19.. 10. Z u r C hronologie. 20.. a m io parere. L o stile ovviam ente era influenzato dall’orientam ento prescelto. 41 (1921). furono p ron u n ­ ciati senza altro intervallo fra lo ro che quello indicato da Ambrogio. 18 s. S c h e n k l . p. X IIII. ma si può credere che A m brogio fosse perfettamente in grado di trattare un tema sotto vari aspetti. «J a h r b u c h e r ftìr classisch e P h ilo lo g ie ». 23. di impostazione fra le due parti. 528. 128 M ... C.. Z u c k e r . « H isto risc h es J a h rb u c h ». 127 Cf. Giaccherò — nell'am pio saggio premesso alla sua edizione del De Tobia 131 — è che i serm oni contenuti n ell’opera di Am brogio e l ’epistola a V igilio siano contemporanei. 69 . ma fra la redazione della prim a e della seconda parte del De Tobia sarebbero trascorsi alcuni anni. I serm oni contenuti nel De Tobia. Suppl.. pp. 19-20. L'opinione di M. traduzione con testo a fronte. Z u r C h ron olog ie einiger S chrìften des hi. Schenkl. È vero che si nota un certo scarto di stile e. A m b ro sii de Tobia. . 76 per non parlare del Maurini e da M. il De Tobia fosse stato com posto precedentemente. al contrario. 73 e exp. I h m . nota 3. e §§ 46-93). Studia Am brosiana. p.. Dato che la predicazione di A m brogio si alimenta abbondantemente di esegesi. pp. Del resto le opere di Am brogio che presentano questo tipo di com posizione sono diverse. pp.. Saggio in trod uttivo. 132 WILBRAND. 131 GIACCHERÒ. w ith an In tro d u c tio n and Translation. Genova 1965. P a l a n q u e . 3. A Commentary. in generale. e secondo la scuola catechetica antica — e non solo antica — questi sono sostanzialmente due: l'uno pragmatico. p p . p. 3 [1 0 2 5 ]) vi è anche l'esortazione a dare la giusta ricom pensa all’operaio (cf.. ritenuto che l'epistola debba essere considerata term inus post quem p rop rio perché non vi è nom inato il trattato. 129 L . p. secondo l'indirizzo programmato.M . Zucker distanzia notevolm ente le due parti del trattato (§§ 1-45. S a in t Ambroise. 12. P a l a n q u e . 134 Cf.. se si accetta com e significativo l'accosta­ mento fatto da W ilbrand 132 di Tob. pp. di stile e di contenuto. 88 cu m ante h oc b id uu m tractatus noster e oru m com punxisse affectum. GIACCHERÒ. 115. INTRODUZIONE 29 385 127 — dovesse riflettere un insegnamento già im partito dal Vesco­ vo di M ila no alla propria Chiesa e che. 17. Anche nel De Nabuthae abbiamo notato che la parte dedica­ ta a ll’interpretazione del Salm o 75 si distingue dal resto dell'opera e lo stesso si può dire p e r Hel. 24.. pertanto. 91 s.20. S. un tempo che spiegherebbe le diversità che si notano fra le due parti. non deve m eravigliare che egli sia passato da un livello erm eneutico storico-letterale ad uno allegorico e spirituale. A ltri studiosi (Ihm. Palanque 128j hanno.). 130 Ibid. collocand o la com posizione della prim a negli anni 376-380 129 e assai p iù tardi — ma senza precisare — la seconda 13°. C S E L 32. N ella stessa epistola (ibid. 5. L e ip z ig 1890. 473 e 511. che nel corso del secondo sermone 133 dice che il p rim o era stato tenuto due gio rn i prim a 134. S a in t Ambroise. W il b r a n d .. W.. Am brosius. Tob. Quanto alla definitiva stesura non è verosim ile pensare che un'opera cosi breve sia stata redatta in due m om enti diversi a distanza di anni. 12-15. Washington 1933. 133 Sul num ero di serm oni si tornerà più avanti. l ’a ltro spirituale. I l terminus ante quem potrebbe essere il 389. 19. 2. Lue.. p. A m b ro sii de Tobia. Wil- brand.

È ragionevole pensare che in questo secondo caso A m brogio sia stato influenzato dalla reminiscenza della trascorsa. In Tob. La lo i naturelle selon A m broise de M ilan. 1029 A ). ma rende ancor p iù probabile l ’op in io­ ne già diffusa che la com posizione del De Tobia sia da collocare nel periodo 385-389. ma non remota.. 53 137. 21 (= Tob. 14. è stata tratta da un luogo corrotto dell'omelia di Basilio che il nostro Autore utilizza com e fonte p er questa sua opera. De saint Basile à saint Am broise. sic inu enim u s. La cond a m n a tion du p rèt à intérèt au I V ‘ siècle. 138 «. pp. sono accostati ad altri passi dell’expl. è citato Iu d ic 14. dove questi luoghi di Tob. 137 «. A lii habent: « e t de tristi d u lce». 5. ma senza alcun cenno alla lezione et t r is t i139. In mancanza di altri elem enti per fissarne la data. 24-25. M a e s . Ram m en­ to. 39 138. 136 S. allo stesso m odo difesa. anche se non risolutivo.. 48 135J. 140 Loc. pp. 6 s. di cu i la prim a termina con il §45 e la seconda inizia al § 46. data l'incertezza dei term ini correlati. G raecus «e t tristi» habet. «R e c h S R » 33.. l'om elia basiliana. epist. S. cit. Ma le o p in io n i divergono sul nume­ ro di serm oni che vi sono raccolti. . composti nello stesso periodo di tempo (387-389?). 29) e una riflessione sul concetto di consors naturae in Nab. è com unem ente condivisa.. 19. si ritrova in Hel. Rom a 1967. Ringrazio Michaela Zelzer per avermi confermato che la citazione di Iudic 14. 11. 141 ZUCKER. in nota 133. commentata da A m brogio in Tob. prim a di affidarsi a valutazioni sullo stile bisognerebbe tenere con to dei lega­ m i che uniscono quest'opera al De H elia e al De Nabuthae. utilizzazione di quel luogo basiliano. G ie t . 8.de forte et tristi exiu it d u lce». A m b ro sii de Tobia. dunque. 14. 61 e del De officiis.30 INTRODUZIONE De Abraham. 23. Ovviamente il con fron to non fornisce alcuna prova precisa. 1. e Nab. sarebbe stato com posto non m olto tempo prim a del De Helia. Pure significativo potrebbe essere il fatto che anche nella ricordata epistola a Vigilio. G ie t136 ha mostrato che la singo­ lare lezione et tristi di Iu d ic 14.. 15. 2 (= Tob. I l De Tobia..de forte d u lce». Questo con vin cim en to è ora confortato da un elemento nuovo che ritengo m eritevole di attenzione. 1944. il che fa pensare che A m brogio non avesse ancora utilizzato. p er il De Tobia. 88 Am brogio accenna all'irritazione che il suo sermone di due g io rn i prim a aveva p rovoca­ to in alcuni uditori H0. in particolare. Si veda anche la mia nota ad loc. 139 A m b r o g io .. 14. G raeci codices maxime. che è cronologicam ente vicina al De Tobia. Ora Z u c k e r141 ritiene che le due parti del 135 Si veda in proposito B. Ma Giet non ha notato che la stessa lezione. b ) Struttura La divisione del trattato in due parti di ampiezza pressappoco uguale. 116-118. S. l'episodio della vendita dei figli che ricorre in Nab. 15 (P L 16. dove la diversità fra il p rim o e il secondo lib ro è netta e dichiarata dall'Autore. ps. 14 in PL 16 è corrotta: è caduta la parola dulce dopo processit. pp.

p. A m io avviso — ripeto — la struttura d ell’opera è quella p iù ovvia: alle due parti corrispondono due serm oni p ron u n cia ti a distanza di due g io r n i143. A m b ro sii de Tobia. 143 D el re sto l'e s p re s sio n e citata in n ota 134 che riv e la l’irritazion e d i a lcu n i ud ito ri. ricca di esemplificazioni e di concreti riferim enti alla vita.. Ma vi è anche un p iù concreto elemento che sconsiglia di introdurre u n ’ulteriore divisione fra i §§ 66 e 67. nel secondo sermone la trattazione è p iù meditata. non di un ’introduzione redazionale. si a d a tta assai b e n e p r o p r io al p rim o se rm o n e . Quel certo stacco dell’inizio di § 67 (cognouim us faenus legitim um . ma dubita che Am brogio. invece. 88 si riferirebbe non al p rim o sermone contenuto nel trattato. in realtà il p iù fondamentale discorso am brosiano sull'interpretazione spirituale della Legge mo- saica in materia di prestiti ad interesse e di pegni non subisce alcuna pausa. a m otivo della diversità di stile e di metodo espositivo. . 88. non ha altra spiegazione che non sia la volontà di Am brogio di trattare il tema dell'usura sul piano pragm atico e sociale nel p rim o sermone. ma al p rim o della seconda parte 142. M. anche se vi si annuncia il passaggio dal tema del faenus spirituale a quello del pignus spirituale. perché giudica im probabile un cosi breve intervallo di tempo fra i due sermoni. All'impostazione del p rim o sermone conviene un'esposizio­ ne colorita e vivacizzata dalle apostrofi e dalle invettive con tro i faeneratores. nel secondo. Perciò egli pensa che il nostro Autore si sia riferito ad un discorso tenuto due g io rn i prim a non pervenutoci. cognoscam us et pignusj ben lungi dall'essere l'in izio di un nu ovo sermone è un richiam o ad un precedente luogo ove Am brogio aveva iniziato l'espo­ sizione spirituale su faenus e pignus e annunciato che avrebbe trattato prim a del faenus e p o i del pignus 144 I l trattato inizia con un'introduzione che succintamente presenta la figura di Tobia (§§ 1-6): potrebbe trattarsi dell'autentico inizio del prim o sermone. su cu i si è insistito in passato. pra eced it en im faenoris causa pig n oris causam. cognoscam us et pignus inizierebbe un nuovo sermone. carica di ornam enti retorici. 59 tem pus est p le n iu s et expressius disputare et docere q u id faeneran- dum et quibus legis statuta praescribant. distingue nella seconda parte due serm oni identificando il punto di congiunzione nell'inizio del § 67. Giaccherò. quanto m eno fin o al termine del § 69. Quella certa differenza di stile e di metodo espositivo. d o v e la p o le m ic a c o n tro i faeneratores è m o lto piccante. 144 Tob. Con le parole cognouim us faenus legitim um . invece. 18.. tocca i grandi tem i della spiritualità e dell'ascetica cristiane e com prende anche qualche accenno p iù strettamente dot­ trinale. in Tob. a liv e llo spirituale e mistico. INTRODUZIONE 31 trattato corrispondano a due sermoni.. I l con tin uo influsso della fonte nel p rim o sermone e soprat­ tutto i p articolari destinatari — com e vedremo — del secondo sermo­ ne contribuiscono a caratterizzare diversamente le due parti del trattato. 23. perciò l ’espressione di Tob. si riferisca al p rim o sermone di questo trattato. 14. 23. Questi ragionamenti m u ovon o dalla presunta necessità di sepa­ rare cronologicam ente la prim a parte dalla seconda. In quel punto infatti. I l secondo ser­ 142 G ia c c h e r ò .

6 [8 ]). La riflessione sul tema del prestito spirituale giunge cosi al punto cruciale della controversia teologica fra cristianesimo e giudaismo: A m brogio sembra v o ler segnalare questo esito con la citazione di R om 10.. sulle . N ei §§ 67-69 non si fa riferim ento a interlocutori. 17 [19])». 10-13 [12-15]). 65 q u i inuehebar in faeneratores. l'esposizione spirituale sul fae- nus ha una venatura antigiudaica. ma nel § 70 p iù direttamente si allude agli usurai e b r e i149. 64. iam p ro u o c o debitorem .. ma d ebitor 147. faeneratores. 66. di cu i non si era p iù parlato dopo l ’introduzione e vi è contenuta l'esortazione a pagare il salario d ell’operaio. quando si ricorda che il p op olo ebreo infedele è stato sostituito dal p op olo pagano divenuto credente.. (Deut 24. quando A m brogio rivolta con tro i Giudei le parole che il salmista (Ps 113 [114]. l'autore della vera ricchezza che è la parola di D io 146. inquiunt.. (Deut 24. Ora. 57 si parla del m orm o rio con tro la predica del Vescovo da parte di faeneratores che difendono il lo ro d iritto a trattenere i pegni dei loro debitori appellandosi alla Legge mosaica: Aiunt enim : «S criptu m in Deute­ ronomio. 19.. p iù oltre A m bro­ gio decide di chiarire il vero significato — quello m istico-spirituale — delle disposizioni giudaiche. scriptum est. dunque.) aveva indirizzato agli id oli pagani.. sententia uos paternae censitionis his adstringit. 13 s... infatti. In Tob. 18.. ac ne p a ri recrudescant modo. il p op olo ebreo non è p iù faenerator. 4 148.32 INTRODUZIONE m one doveva concludersi con la fine del § 9 0 . 17. Chi sono costoro che A m brogio immagina cosi p ro n ti a cavillare sulle disposizioni del D euteronom io in materia di prestiti? Pare subito probabile che A m brogio riferisca una reale. 20.. 149 Ibid. sui conflitti con la Chiesa. c) Polem ica antigiudaica Vi è un'ampia sezione del trattato (§§ 57-70) che rimarrebbe un p o ' enigmatica in diversi pu n ti se non si comprendesse chi sono esattamente i destinatari del discorso. p e rciò sarà bene.. aduersus p a tru m u estrorum n on possitis u enire professionem . Et alibi.. quando rammenta che quel p op o­ lo ha respinto Cristo. 147 Ibid. o com unque plausibile.. tener presente questa ipotesi ogni volta che in questa parte del trattato è necessario chieder­ si con chi polemizza il Vescovo predicatore.1 tre seguenti paragrafi sembrano un'aggiunta redazionale: vi ricom pare la figura di Tobia. non è sufficiente pensare che g li in terlocu tori siano gli uditori presenti e nem m eno g li usurai in genere. Et alibi. 19. Un am pio studio sulla presenza degli E brei nelle città cisalpine. 145 Cf. che la Chiesa è diventata maestra della Sinagoga.. penso. 148 Ibid.. Per chiarire alcuni luoghi. obiezione di faeneratores ebrei. 146 Ibid. P ro p rio p er togliere a queste persone ogni possibilità di giustificazione 14S. ibid. In senso mistico. il depositario della ricchezza spirituale è ora « i l p o p o lo delle n a zio n i»: uno straniero ha preso il posto d ell’eletto. 70. (Deut 24..

adducendo ragioni metodologicamente im proponibili. perché conserva autono­ mia di pensiero e. «S tu d ia et docum enta historiae et iuris». A m b ro sii de Tobia. 22-36.S1. Innanzi tutto sono stati vagliati tutti i con tribu ti nel frattempo loro attività è stato fatto da L. p. A titolo di m erito va però riconosciuto che l ’edizione di Schenkl. p. 152 Le due frasi da m e reintegrate sono Tob. senza carattere di continuità. N o n solo presenta difetti in singoli luoghi. 33. Un esame dettagliato delle im pronte basiliane è stato fatto da M. in ogni caso. INTRODUZIONE 33 d) La fonte Per il De Tobia Am brogio attinge alla seconda om elia di Basilio sul Salm o 14 (contra faeneratores 150J. p u r essendo basata su un ristretto num ero di mss. pp. considererebbe sor­ prendente il giudizio espresso nella Praefatio. nella seconda parte sono rare.C. smentita dalla p u r utile collazione di altri cod ici fatta recentemente da M. L ’editore. perciò. 186-307.G... Schenkl (CSEL 32. 150 PG 29. Questa edizione I l testo delle tre opere contenute in questo volum e dipende dall’edizione critica di C. 4. Mara p er il De Nabuthae 153 e da S. non è stata. in sostanza. X X X X V . 25 (1959). 231). iustus. L’odierna critica testuale. Giac­ cherò . La Cracco Ruggini non condivide l’opinione diffusa secondo la quale le attività prevalenti degli Ebrei erano quelle del com m ercio e del prestito ad interesse (ibid. ma p o i respinge com e non genuine due frasi attestate da V e omesse da P per evidente «saut du mème au m ém e» 152.. La presente edizione contiene. Itaqu e du m te lego. linea 8 s. 60. a proposito di due passi del De Tobia. 18. nota 155. 153 Cf. dopo aver segnalato la fondamen­ tale importanza del codice P per la costituzione del testo. exponis m ih i q u id faeneret. ibid. perché indipen­ dente da P. Si p u ò dire che è stata p iù fruttuosa la ridiscussione dei dati offerti da Schenkl che non l ’aggiunta di nuove testimonianze. C rac co Ruggini. Z in cone p e r il De H elia 1S4. m a il serm one di A m brogio sem bra conferm arla per quanto riguarda l’attività feneratizia. ma solo nella prim a parte le tracce della fonte greca sono numerose e consistenti.. — com e era inevitabile in quel tempo — . ma è stata condotta con crite ri filo lo g ici per alcuni aspetti superati. 151 Giaccherò. ma non ne è una semplice riproduzione. per esempio. un buon num ero di novi­ tà. pp. 9. riconosce giustamente anche a V «aliqua ntum auctoritatis». E b re i e o rie n ta li n ell'Ita lia S etten trio­ nale fra I V e V I secolo d.. I l metodo usato dal nostro Autore è pressappoco qu ello descritto per i due precedenti trattati. A m brogio non riproduce il m odello. 263-280. N ih il debebat'.. Vienna 1897. pp. di organizzazione delle idee. L’edizione vienne­ se denuncia la sua vecchia data. . linea 4 s. nota 156. 154 Cf. de te requ iro. 409-573). 2. et quasi d ebitor uenit ut a faenore pecca ti exueret debitores.

34 INTRODUZIONE

pubblicati da diversi studiosi in varie form e: nelle e d iz io n i155 seguite
a quella del CSEL, in alcu n i a r t ic o li156 e re ce n s io n i,57. A questi si
aggiungono apporti origin a li di questa edizione rivelatisi necessari
in seguito alla rilettura critica dei testi. È stato anche ricollazionato
il codice P per tutte e tre le opere e il codice G p er il De Helia,
perché era sorto il sospetto — p o i conferm ato — che Schenkl fosse
incorso in qualche svista nella lettura dei due im portanti testimoni.
Tutte le varianti testuali che differenziano questa edizione da
quella di Schenkl, sono elencate p iù oltre nella «N o ta al testo latin o»,
segnalate e attribuite nell'apparato critico, giustificate, ove occorreva,
nelle note.
Rettifiche e integrazioni, rispetto alle precedenti edizioni, sono
contenute nell'apparato delle fon ti bibliche 158 e, per quanto riguarda
i riferim enti ad autori antichi com preso Basilio, nelle note.
È stata rispettata la paragrafazione tradizionale, anche se talvol­
ta non è parsa felice. D iversi ritocch i ha subito la punteggiatura di
Schenkl, mentre l ’ortografia è rimasta pressoché invariata.
L’apparato critico è assai succinto: si lim ita a fornire le «uariae
lectiones» in quei luoghi che appaiono problem atici e ad attribuire
congetture ed emendazioni ai lo ro autori.
La traduzione è stata condotta in m odo autonom o, anche se
spesso, particolarm ente p e r i passi p iù difficili, ho con trollato le
diverse versioni esistenti. Per la traduzione delle citazioni bibliche

155 Buck, S. A m b ro sii de Helia... riproduce il testo di Schenkl, ma contiene
num erose correzioni e integrazioni dei riferimenti biblici, em enda alcuni errori
tipografici (pp. 1-3) e riconosce alcuni echi di autori antichi non segnalati (pp.
9-12); M cGuire, S. A m b ro sii de Nabuthae..., riproduce il testo di Schenkl, ma
introduce precisazioni riguardo alle citazioni bibliche, corregge sviste tipografiche
e ritocca qua e là la punteggiatura. Per il D e Nabuthae esiste inoltre una recente
edizione critica: M ara, L a storia d i Naboth..., per la quale sono stati utilizzati alcuni
mss. non considerati da Schenkl; le novità testuali — alcune assai pregevoli —
sono elencate dalla M a ra alle pp. 50-51. Per il De Tobia abbiam o due edizioni che
ripropongono il testo di Schenkl: ZUCKER, S. A m b ro sii de Tobia..., che contiene
precisazioni e integrazioni dei riferim enti alle fonti bibliche e a Basilio (pp. 11-12);
Giaccherò, A m b ro sii de Tobia..., con alcune variazioni elencate a p. 83.
156 H . D r e s s le r , A N ote o n thè De N abuthae o f St. Ambrose, «T raditio», 5 (1947),
pp. 311 s.: integra la lista dei passi di Basilio riconosciuti com e fonte del De
Nabuthae da M cGuire. S. Z in c o n e , A lcu n e osservazioni su l testo del D e H elia et
ie iu n io d i A m brogio, «A ugustinianum », 16 (1976), pp. 337-351: sulla base di alcuni
mss. vaticani e laurenziani sono riesaminati ed emendati diversi luoghi del De
H elia edito da Schenkl. A. E n g e l b r e c h t , Ph ilologisch es aus Augustinus u nd A m b ro ­
sius, «Zeitschr. f. d. òsterreich. Gym m n.», 59 (1908), pp. 580 ss. discute H el. 6, 18
(u itis agrestis grum ulis...); sullo stesso passo C. W e ym a n , Z u Am brosius, «Rheinisches
M u seu m », 64 (1909), pp. 328 s.
157 C. Weyman, recens, all'edizione del D e Nabuthae di M cG uire in «Philol.
Wochenschr.», 48 (1928), cc. 986-988; I d ., recens, all’edizione del De H elia et ie iu n io
della Buck in «Philol. Wochenschr.», 50 (1930), cc. 872-876; D. Fogazza, recens,
all'edizione del De N abuthae della M a ra in «Riv. di Filol.», 106 (1978), pp. 460 ss.;
V. Tandoi, recens, alla m edesim a edizione in «A tene e R om a», 25 (1980), pp. 92 ss.
158 In Hel. 20, 75 l’identificazione della citazione di Eccle 10, 4 mi ha permesso
di difendere la lezione tràdita e di non tener conto dell'inutile emendazione
avanzata da Schenkl sulla scorta di codici deteriori.

INTRODUZIONE 35

ho tenuto conto innanzi tutto del contesto ambrosiano in cu i sono
inserite.
N on resta che ringraziare tutti c o lo ro che m i hanno aiutato in
questo lavoro. Particolarm ente: il Prof. Alessandro Spadoni p er i
suoi precisi suggerimenti, Mons. In os B iffi e quanti hanno collabora­
to con lu i alla revisione; infine voglio ricordare l'im pegno e l ’acribia
dei redattori di Città Nuova.

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J.R. P a la n q u e , Sa in t A m b r o is e et l'E m p ir e R o m a in , P a r is 1933.

L.F. P i z z o la t o , L a dottrina esegetica di sa n t'A m b ro g io , M i la n o 1978.

A . P o r t o l a n o , L a d im en sio n e spirituale della prop rietà n el D e N a bu th a e
Jezraelita di A m b r o g io , N a p o l i 1973.

G. S q u i t i e r i , I l p reteso c o m u n iS m o di S. A m b r o g io , S a r n o 1946.

V.R. V a s e y , Th e socia l ideas in thè W orks o f St. A m b ro se. A Stu dy o n D e
N a bu th e, R o m a 1982.

Id., St. A m b r o s e ’s M ir r o s fo r Judges, « T h e J u r is t », 39 (1979), p p . 437-446.

S. ZlNCONE, A lc u n e o sse rva z io n i su l testo del D e H e lia et ie iu n io di A m b ro g io ,
« A u g u s t i n i a n u m » , 16 (1976), p p . 337-351.

L .M . Z u c k e r , S. A m b r o s ii D e N a buth a e. A Com m en tary, w ith an In tro d u c tio n
a n d Translation, W a s h in g t o n 1933.

A B B R E V IA Z IO N I

CCL = C o r p u s Christianorum , series Latina, T u rn h o u t.
CSEL = C o r p u s sc rip to ru m ecclesia sticoru m L a tin o ru m , W ie n .
DAL = D ic tio n n a ire d ’arch éo lo g ie ch rétien n e et liturgie, P aris.
DSp = D ic tio n n a ire de spiritualité et m ystique, P aris.
DTC = D ic tio n n a ire de th éologie catholique, P aris.
GCS = D ie griech isch en ch ristlichen Schriftsteller d e r ersten drei Jahr-
hunderte, B e r lin .
PG = M ig n e , Pa trolog ia Graeca, P aris.
PL = M ig n e , Pa trologia Latina, P aris.
RACh = R ea llex ik o n fiir A ntik e u n d C h ristentu m , L e ip z ig .
SAEM O = S an cti A m b r o s ii E p is c o p i M e d io la n e n sis O pera , M ila n o -R o m a .
SCh = S o u rc e s chrétiennes, P aris.
T h lL = Thesau rus lingua e Latinae, L e ip z ig .
TU = Texte u n d U n tersu ch u n g en zu r G esch ich te d er altchristlichen
Literatur, B e r lin .

SIGLE DEI CODICI 39

S IG LE D EI C O D IC I *

D e H e lia et ieiu n io

P P a risin u s 1732, sec. V i l i 1.
R Vaticanus R e g in e n sis 140, sec. IX .
G Sangallensis 559, sec. X .
H H a rleia n u s 6509, fin e sec. IX .

3
D e N a bu th a e

P Id . ( P a risin u s 1732).
R R e m e n sis 229, sec. IX .
B L o n d in ie n s is m u se i Brit. Add. M s. 18332, sec. IX .
V Vaticanus L a tin u s 5760, sec. I X 2.

D e Tobia

P Id. ( P a risin u s 1732).
V Vaticanus Pa latinu s 290, sec. I X 1.

SE G N I D IA C R IT IC I C O N V E N Z IO N A L I

( ) le p a r o le in c lu s e n e g li u n c in i s o n o a g g iu n t e d a ll’e d ito re .
[ ] le p a r o le in c lu s e n e lle p a r e n t e s i q u a d r e s o n o e s p u n te .
*** lacuna.

* Sono indicati solo i codici menzionati nell’apparato con sigle corrispondenti
a quelle dell’edizione di Schenkl. Per quanto riguarda la datazione, G e R (Rem ensis
229) conservano quella proposta da Schenkl, mentre per gli altri codici è stata
attinta dai seguenti studi: E.A. L o w e , CLA 5, 534 (cod. P); A. WlLMART, B ibliothecae
Apostolicae Vaticanae... codices Reginenses La tini, Città del Vaticano 1937, pp.
337-342 (cod. R: Vat. Reg. 140); G. Pozzi, R iflession i in to rn o a llo stemma dei co d ic i
del "De. mysteriis” e del "De sacram entis" di S. A m b ro gio, in « I M U » , 2 (1959), p. 59
(cod. B ); M. F e r r a r i, “R ecension es” m ilanesi tardo-antiche, carolingie, basso-medievali
di opere d i A m brogio, in A m brosiu s Episcopus, Atti del Congresso internazionale...,
I, M ilano 1976, p. 86 (cod. V: Vat. Lat. 5760); B . BlSCHOFF, Lo rsch im Spiegel seiner
H andschriften, Munchen 1974, p. 110 (cod. V: Vat. Pai. 290); la datazione di H mi
è stata cortesemente suggerita da M irella Ferrari, che vivamente ringrazio.

NOTA A L TESTO LA TIN O

E le n c h ia m o le v a r ia n t i d i q u e s t a e d iz io n e (p r im a d e lla p a re n te s i
q u a d r a ) ris p e tto a lle le z io n i d e l testo e d it o d a C. S c h e n k l , C S E L 32, 2
(d o p o la p a r e n t e s i). I r ife r im e n t i s o n o a c a p ito lo , p a r a g r a f o e lin e a d e lla
p r e s e n t e e d iz io n e :

D e H e lia et ieiu n io

2, 2, 3 e r i g e r e t ] e le u a r e t
3, 4, 15 c u r s u s a e r io s ] a e r io s c u r r u s
4, 6, 3 in i e iu n io ] ie iu n io
4, 8, 5 t u n ic a m p e llic ia m ] t u n ic a p e llic ia
6, 18, 3 in e m p t is s ilu e s t r ib u s h o le r i b u s ] in e p t is s ilu e s t r ib u s
8, 26, 3 d is p u t a t ] d is p u t a t u r
8, 26, 4 d ic it ] d ic it u r
8, 27, 6 in a q u a ] in a q u a m
9, 29, 1 e b r ie t a t e ] e b r ie t a t e m
9, 31, 2 a u g m e n tu m ] au g m en to
9, 31, 7 i e iu n ii] ie iu n i
10, 34, 2 fa m e s ] fa m is
11, 39, 7 f o r t e ] fo rti
11, 40, 3 e x te n d u n t] exten d en t
12, 42, 6 s u i c o r p o r i s ] (n i s i ) su is c o r p o r i b u s p r e t iu m
12, 42, 7 et n e s c iu n t ] n e sc iu n t
12, 43, 6 f a e t o r ] (u t ) fa e t o r
12, 44, 8 io c u n d itate... e b r ie t a t e ] io c u n d ita te m ... e b r ie t a t e m
12, 46, 8 p o c u lo r u m ] p o p u lo r u m
13, 46, 10 n o n e p u la r is s e d p r o e li a r i s ] n o n p r o e lia r is s e d e p u la r is
13, 47, 1 p r o lu d i t u r ] p r a e lu d it u r
15, 53, 6 u is u s ] u ersu s
15, 53, 18 n o n p o s t m u lt u m ] p o s t tu m u ltu m
15, 56, 7 s p e c ie ] s p e c ie s
17, 64, 8 nequequam non] nequaquam
17, 65, 5 i t a ] in
19, 72, 11 m e s s is in flu c t ib u s e s t ] (in a q u a ) m e s s is fr u c t u s est
19, 72, 16 c a e le stis o r i a t u r ] c a e le s te s o r ie n t u r
20, 75, 17 m e d ic in a ] m a g n a m e d ic in a
22, 84, 4 s. p a e n it e n t ia ] p a e n it e n t ia m

D e N a bu th a e

3, 12, 12 in s t r u is ] stru is
4, 17, 7 a d a e r a tis scripsit M a r a l a d o r n a t is
5, 19, 6 c ru o re ] cru o re m
6, 29, 4 s. d e n iq u e e u a n g e lic o u t a m u r e x e m p lo , u t p r o b e m u s d iu ite m
d o r m ir e n o n p o s s e ] exclusit S ch enk l

88. 15 d ic c it o ] d ic ito 18. 67. 10 s p e c ie m ] s p e c ie 12. NOTA AL TESTO LATINO 41 6. in n u m e ro s . 93. 25. 8 sibi. 60. 30. 3 i n d i g e ] in d ig a 20. 39. iu stu s. d e te r e q u ir o . 11 fe r a m ] a p e r t a 7. 8 a g g e ra n t] ag ge re n t D e Tobia 7. 21 q u i ] q u ia 19. 53. et q u a s i d e b it o r u e n it u t a fa e n o r e p e c c a t i e x u e r e t d e b it o r e s . 60. si m o r e r e t u r (m o r a m ) in fe r r e 9. o b s ig n a t a s 10.. 48.. 7 a b e u n d i] o b e u n d i 8. 10 d e o i d e o ] d e o 16. 60. 33. si m o ra r e t u r. It a q u e d u m te le g o . 66. e x p o n is m ih i q u id fa e n e r e t ] exclusit S ch en k l 18. 4 d iu e s e s t ] d iu ite s 16. q u i u t u n t u r s u o q u a m q u i n o n u tu n tu r] q ui n o n u tu n tu r q u a m q u i u tu n tu r 13. 6 iu b e re tu r] p ro h ib e re tu r 11. 12 u t ] et 24. 27. i n f e r r e ] sib i. 5 e b r ie t a t e ] e b r ie t a t e m .. 4 e s t ] et 23. 55. 12 c o o p e r i ] u esti 11. 84. 44. N ih il d e b e b a t ] exclusit S ch en k l 18.. 9 e u m ] cum 21. 4 s. 5 s. 60. 75. 8 s. 68. 11 m a l a ] m a le 14. 48. o b s ig n a t o s ] in n u m e ra s . 9 s.

De Helia et ieiunio Elia e il digiuno .

ut laqueos tem ptatoris. ut uincula dissolueret. Denique ieiunauit sa lu a tord. 3. 4. Ille cibum uelut escam laquei praetendit. 9 s. ut. et in diebus laetitiae suae. cuius sonitu dominus rem in i­ sceretur popu li sui.44 DE HELIA ET IEIVNIO. Illo laqueo Adam fuerat strangulatus. 19 ut] et RG (/ort. Certam en nostrum ieiunium est. in num eniis suis concinerent tubarum sono. tropaeum nostrum pascha est dom in i Iesu. 2. ut adnuntiemus sollem nitatis diem . . tuba canerent. cum e derentur ad bellum . dic lapidi huic. 1. quo petitum conferret auxilium plus quae m isericordiae suae incentiua cognoscens. = Cf. 12 q u o ] quod R.). V ictoria nostra crux Christi est. N um 10. a Cf. sed in o m n i uerbo d e if. 1. Veniet igitur nobis dies sollem nitatis et iam adpropinquat. Canamus tuba tamquam in p roeliu m progredientes. canamus tuba. N um 10. sed ut nobis form am bellandi ante praescriberet et postea daret gratiam triumphandi. t>Ps 80 (81). Lc 4. et sic ad eum tem ptator accessit. Vnde et Dauid ait: Canite in in itio mensis tuba. Sim ul nobis et certam en im m inet et u ictoria r e p ro m ittitu r0. e Lc 4. Denique sic habes scriptum: N on in solo pane uiuit homo. 4. in die frequenti sollemnitatis ues- trae b. d Cf. non quo ipse egeret certam ine. dominus ieiunium praetulit. ut uinceret. Sed ille ante est proeliatus. 1.1. Et prim um gulae direxit spiculum dicens: Si filius dei es. ut sic inlaquearet adpetentiam corporalem . ut panis fia t e. Diuinum ad patres resultauit oraculum a. 1 1. 9. f Lc 4. hac absolutione diabolicae quaestionis om nis hom o est liberatus.

Aen. 16 (1976). 78-80 si parlerà diffusamente dell’agone cristiano. I. S. 1 45 1. Egli m ise avanti il cib o com e esca per il laccio.A. con questo taglio dato alla tentazione diabolica ogni uom o è stato liberato 5. Infatti cosi sta scritto: N on di solo pane vive l ’uomo. RG hanno et u incula. anche B a s il io . 5 Si noti l'intreccio di figure retoriche (antitesi: illo laqueo/hac absolutione'. p. suo­ niam o la trom ba p e r proclam are il giorn o della festa.). conoscendo egli m olto bene ciò che stim ola la sua m isericordia. 4 Schenkl accoglie nel testo ut u incula. suonassero la trom ba. 7. 338. La nostra lotta è il digiuno 2. 1 de ieiun. nelle loro neom enie cantassero al suono d elle trom be. 497. al cui suono il Signore si sarebbe ricord ato del suo popolo. ma di ogni parola di D io.1. d i’ a questa pietra che diventi pane. il Signore m ise innanzi il digiuno per spezzare i lacci del tentatore. La nostra vittoria è la croce di Cristo. 11. in quanto ripetizione della precedente congiunzione ut. e cosi il tentatore gli si avvicinò. M a egli prim a ha com battuto p er vincere. omeoteleuto: strangulatus/liberatus). che attestano et. O v id io . J. La teinische Syntax u nd Stilistik. sostiene questa lezione contro ut che presenterebbe «n o n poche difficoltà». 12. Z in c o n e . . PG 31. 1.. vaticani e laurenziani (non utilizzati da Schenkl). Miinchen 19722. «A ugustinianum ». per cui avrebbe concesso l’aiuto richiesto.1 La lezione frequ en ti di Sai 80 (81). dicendo: Se sei figlio di Dio. Perciò anche Davide dice: Suonate la tromba a ll’inizio del mese. Suoniam o la trom ba com e andando in battaglia. m a avverte nell’apparato che i mss. nel giorn o della vostra festa affollata *. A lcun e osservazioni sul testo del De H elia et ie iu n io d i A m b ro gio. il nostro tro feo è la Pasqua del Signore Gesù. appoggiandosi anche su altri mss. Ed innanzi tutto gli lanciò un dardo 3 alla gola. recte». e che nei giorn i di festa. Ad un tem po la lotta si avvicina e ci è prom essa la vittoria. annotando: «fort. la si deve difendere come una form a retorica. Non credo che la doppia congiunzione rappresenti una difficoltà seria: al contrario. 606. 808. VIRGILIO. ELIA E IL DIGIUNO. di fronte alla quale et si presenta come una ‘lectio facilior’ anzi banale. Ebbene verrà per noi il giorno della festa e già si avvicina. p. non perché avesse necessità di com battere. uscendo in battaglia. met. Cf. per catturare cosi la bram a corporale. le sue catene 4. 3 d irexit spicu lu m : cf.B. Sulla ripetizione di ut cf. hom . Ai nostri padri fu proclam ato questo oracolo divi che. Con quel laccio Adam o era stato strangolato. H o f m a n n . Dunque il Salvatore digiunò. 4 è singolare di questo luogo di Am brog quella comunemente attestata nell'antica versione latina è in sign i (EÙoritJWf) Sep- tuag. 2 Più oltre in 21. 654. una ricercatezza. ma per indicarci prim a il m odo di com battere e p er darci poi la grazia del trionfo. 164 A. S z a n t y r .

Etenim cum a rege Achab altare esset id o lo constitutum b. m eru it ut ariditatis publicae sola non sentiret aerumnam. 4 Reg 2. p Cf. 4 Reg 2. cum torrentis fluenta d e fic e r e n tf. qui terrena polluerant. Itaque non defecit hydria polenta e. cibus m entis est. 2 . 9 s. °C f . ut ad caelum hom ines erigeret. mCf. excidium delictorum . rem e­ dium salutis. quando amplius ieiunauit. 3. Quid eius reliqua contexam ? Ieiunus filium uiduae ab inferis resuscitauit ®. f Cf. Et ut humanis magis quam diuinis utamur exem plis. Tunc denique plus meruit. ut cum ipso raperetu r corp ore °. M erito illum dignum caelo diuina iudicauit sententia. hoc gradu Helias ascendit ante quam curru. ieiunium culpae mors. d Cf. e 3 Reg 17. 20. 8. 4 Reg 2. ad uerbum prophetae tribus annis et sex mensibus ros pluuiae non cecidit super terram c. quae intem ­ perantiam congrue coherceret. 1 Cf. 15. h Cf. 3 Reg 17. in hac uirtute et spiritu H eliae uenit 2. 3 Reg 18. H oc ad deum gradu citius peruenitur. 4. Quid est enim ieiunium nisi substantia et im ago caele­ stis? Ieiunium refectio animae. ut caelum inpiis clauderetur. 2. 4 Reg 2. ieiunus curru raptus ad caelum 1et quadraginta dierum ieiu nio diuinam adquisiuit praesentiam m. denique tam speciosa m ilitia est. 4 2. hanc h ereditatem sobrietatis abstem iae ad caelum abiens discipulo d e r e liq u ita. 12 publicae R G H pluuiae cet. 3 erigeret P2 eregerit P eleuaret R G H Sch.3. Phil 3. 3 Reg 17. de H eliae ieiuno ore uox missa caelum clausit sacrilego populo Iudaeorum a. 22. radix gratiae. . ieiunium uita est angelorum . 38. 5 ante ascendit add. b Cf. 3. 2. 3 Reg 19. 1. 4. 3. Digna poena. 11. 7.46 DE HELIA ET IEIVNIO. i Cf. 18. 3 Reg 18. 1. fundam entum est castitatis. 1. 45. 32. Dignum etiam. tam ualida. Ieiu no ore statuit fluenta Iordanis et redundantis flum inis alueum repente siccatum pulue- rulento transmisit uestigio n. a Cf. caelum R. n Cf. 3 Reg 17. Magna uirtus ieiunii. 11. quae quoniam deuotion em cib o praetulit. 3 Reg 17. ieiunus pluuias ore deposuit h. quoniam caelestem uitam uiuebat in co rp ore et supernae usum conuersa- tionis p exhibebat in terris. 2. 8. c Cf. ut ieiunare delectaret et Christum. 16. ut ad condem nationem regis sacrilegi propheta ad uiduam in Sarepta Sidoniae m itteretu r d. g Cf.3 Cf. 3 Reg 17. ieiunus ignis deduxit e caelo ‘. 3 Reg 16.

digiuno fece scendere il fuoco dal cielo. credo che il contesto (si veda anche il paragrafo seguente). più ascetico che filosofico. 4 47 2. cosi il digiuno lo è dello spirito. Giusto anche che. P G 31. essendo un elemento costitutivo dell'anima e quindi anche dell’uom o nella sua esistenza terrena.1 Cf. ELIA E IL DIGIUNO. 3 Cf. perciò non può essere identificata con l’anim a che è anche costituita dalla pars in ra tion a bìlis (i sensi). I pensieri espressi in questo paragrafo sottintendono una certa corrispondenza fra le due antitesi. il p ro fe­ ta fosse inviato a una ved ova di Sarepta nella regione di Sidone. credo. e suo cibo erano le cavallette e il m iele selvatico. tanto effica­ ce da innalzare gli uom ini fin o al cielo. digiuno fu portato in cielo con un carro e. la quale. mentre lo spirito è im m une da qualsiasi inclinazione mondana. s. subisce l’attrattiva dei sensi verso la materia. 2. 3 Cf. B a s i u o . Perché continuare con le altre sue 2 gesta? Digiuno risusci­ tò dagli inferi il fig lio della vedova 3. . B laise. 2. la vo ce uscita dalla bocca digiuna di Elia chiuse il cielo per il sacrilego p o p o lo dei Giudei ’ . cib o spirituale il digiuno è vita d egli angeli. tuttavia. 2 . In contesti più filosofici appare anche chiara la distinzione fra mens e spiritus. E per usare esem pi umani piuttosto che divini. Giusta punizione per rep rim ere adeguatam ente l'intem peranza. origine della grazia. perché viveva la vita divina nel corp o e in terra m ostrava com e si svolge la vita celeste.1Per Am brogio la mens è la parte superiore dell'anima. cibo/digiuno e corpo/spirito: come il cibo è nutrimento del corpo. 172 C. B a s il io . abstemia. intende abstemiae come sostantivo. p er condannare il re sacrilego. la pars rationabilis. infatti è una lotta tanto m eravigliosa che il digiunare piacque anche a Cristo. 3. D ictio n n a ire Latin-Frangais des auteurs Chré- tiens. poiché p referì la devozion e al cibo. 2 Di Elia.3. Giustamente Dio lo giudi­ cò degno del cielo. con un digiuno di quaranta giorni. si guadagnò la presenza di Dio. ci perm etta di intendere mens com e spirito. Perciò nell'anfo­ ra non m ancò la farina. Insom m a tanto più m eritò. m ezzo di salvezza. u. dopo che l’alveo del fium e ridondante di acqua si era im provvisam ente asciugato. Che cosa è infatti il digiuno. secondo la parola del profeta non cadde pioggia sulla terra per tre anni e sei mesi. 3. se non sostanza e im m ag del cielo? Il digiuno è nutrim ento d e ll’anima. digiuno fece scendere la pioggia. E perciò colui che 2. perché si chiudesse il cielo per gli em pi che avevano im brattato le cose terrene. Infatti anch’egli nel deserto si dedicava al digiuno 3. di essere cioè preso con il corpo. A. B a s il io . questa eredità di s o b r ia 2 astinenza lasciò al discepolo quando salì al cielo. con questa virtù e con questo spirito di Elia venne Giovanni. 177 C. quanto più digiunò. fonda­ m ento della castità. Infatti quando Achab costruì un altare all’idolo. m eritò lei sola di non sentire la tribolazion e della generale carestia. Per questa strada si giunge più in fretta a Dio. 172 C. Da digiuno ferm ò la corrente del G iordano e. PG 31. in quanto la mens. per questa strada Elia ascese prim a ancora che con il carro. P G 31. 4. 3. Grande è la forza del digiuno. lo oltrepassò a piedi asciutti. Turnhout 19672. m entre ven iva m eno l'acqua del torrente. 2 Erroneamente. In questo caso. il digiuno è m orte del peccato. annien­ tam ento dei delitti.

6. esca autem eius erat locustae et m el siluestre c. Nulla illis cura mensarum. 6. H ic cibus angelorum . 4. currus igneos potuisset ascendere. a Cf. Im item u r ergo illum et eam escam quaeramus. 4. b Cf. Quis humana uirtute equos igneos. prim us usus m undi a ieiunio coepit. 6. ne in eadem recurramus. Mt 3. c Mt 3. 4 . 3 in P2RG om . nulla distentio corporis. 9 s. nullus uini potus aut sicerae. natura obsequium praebuit: ieiunium tam en caelestis disciplina serua- b Cf.4. non hom o. N on enim om nis esca m aterialis nec om nis cibus corporalis: est cibus mentis. cuius uirtute diebus ac noctibus progred i ad supernorum possimus cognitionem . . nulla uentris offensio. « Io 4. Gen 1. Et id eo qui uitae humanae possibilitatem continentia supergressus fuerat. 48 DE HELIA ET IEIVNIO. Sed de H eliae gestis plurim a iam frequenti diuersorum libroru m serm one digessim us et cauendum arbitror. ut diximus. 1. regere cursus aerios nisi qui naturam humani corp oris incorruptibilis ieiunii uirtute mutasset? 5. quo epulantur animae. De ipso legim us: Etiam plus quam prophe­ ta. nullus conuiuiorum usus. qu i praeparabit uiam tuam ante te d. nullae repositae epu­ lae. Tertio d ie terra pabulum g erm in a u itc. Gen 1. Itaque ne terrenum quis aut nouellum putet esse i nium. 34. qu i in caelis e s te. quando lux clara resplenduit a. cum praesertim in op ere suo ipse laudetur. ut diuino fam ulentur im perio. 3. 6 Iohannes b. quando caeli factum est firm a m e n tu m b. sed angelus aestimatus est. de quo scriptum est: ecce m itto angelum m eum ante faciem tuam. 4. 3. Denique in deserto et ille uacabat ieiuniis. Gen 1. Secundus dies in ieiunio. de quo ait dominus: Meus cibus est. H ic est. ut faciam uoluntatem patris mei. P Sch. 0 Cf. 11 15 cursus aerios P cursus aeris R currus aerios G H aerios currus falso scripsit Sch. d Mt 11.

Il terzo giorno la terra produsse nutrim ento. dal rim pinzarsi il corpo. ELIA E IL DIGIUNO. m a cursus aereos che è. Questo è il cib o d egli a n g e li9: assecondare il vo lere divino. a mio giudizio. e la relativa nota 1. il m on d o ebbe inizio dal digiuno. data l’incerta datazione di questa e altre opere di Am brogio. la natura presentò il suo om aggio: la sapien­ za celeste tuttavia conservava il digiuno. deteriori pare proprio una banalizzazione favorita dal precedente currus. 3. mando il m io angelo 5 innanzi a te. Quanto all’ordine delle parole. L'elenco dei riferimenti sarebbe qui troppo lungo (si vedano gli indici dei nomi nei volum i di questa collana). chi a vreb be potu to guidare una corsa attraverso l’a r ia 6. paragrafo precedente (in in itio ). Si noti da ultimo che aerios è forma tipica della poesia per aereos. Infatti cursus è attestato anche da R. 6 II testo e l'apparato costituiti da Schenkl vanno corretti: la lezione di P non è aerios currus. non sarebbe possibile stabilire a quali scritti precedenti l’Autore allude. com e ho già detto. Chi con le capacità umane sarebbe potu to salire su cavalli di fuoco. 9 ut: come nella precedente citazione biblica (u t faciam ). cibi ra ffin a ti10. Infatti non ogni nutrim ento è m ateriale né ogni cibo è per il corp o: vi è un cib o spirituale 8. 6. Al quarto giorno furono create le luci del sole e della luna: e ancora digiuno. 9 non è precisa: tra l’altro etiam nel testo biblico ha una diversa posizione ed ha valore di risposta afferm ativa ( « s i » ) ad una precedente interrogazione: etiam d ico uobis. 3. perciò traduciam o «an ge lo ». Questi è co lu i del quale è stato scritto: ecco. ■ Qui cibus m entis è da intendere in antitesi a esca m aterialis’. del resto. fu ritenuto non uom o. se non chi aveva trasform ato la natura del corp o umano con la forza del digiuno che dà l’incorruttibilità? 5. mentre cu rru s dei mss. dal frequentare banchetti. 527 epulae nocu ere repostae. 49 aveva superato con la continenza le possibilità della vita umana. et p lu s quam prophetam . A m brogio mostra (vedi sopra) di averla intesa in opposizione a hom o. del resto anche il ricorrente uso del plurale per il singolare contribuisce qui a elevare il tenore della prosa. 10 repositae epulae: cf. del quale il Signore dice: M io cibo è fare la volontà del padre m io che è nei cieli. perché i testimoni danno concordem ente l’ordine contrario. su cocchio di fuoco. Schenkl deve essere incorso in una svista anticipando aerios. m a angelo. la lezione buona.6 . quando risplen­ dette il chiarore della luce. a prepararti dinanzi la strada. Al quinto giorno le acque produssero un b ru lich io di esseri viventi e di anim ali 4 La citazione di Mt 11. tanto più che la sua lode è nel suo operato. 4 4. quando fu fatto il firm am ento. georg. Essi si astengano da preoccupazioni di mense. introduce una proposi­ zione dichiarativa. Dunque perché nessuno creda che il digiuno sia terrena o nuova. dal bere vino o altra bevanda ferm entata. dal procurare danni allo stomaco. Im itiam olo dunque e cerchiam o quel cibo in forza del quale possiam o p rogred ire giorn o e notte verso la conoscenza delle cose celesti. Di lui leggiam o: A n co r p iù di un p ro fe ta 4. 1 Anche se nel contesto biblico la parola angelum (à y y ìk oM ) significa generica­ mente «m essaggero ». V ir g il io . M a d elle gesta di Elia abbiam o trattato am piam ente con insistenza in diversi lib r i7 e ritengo che si debba evitare di ripetere le stesse cose. di cui si nutrono le anime. Il secondo giorno com inciò con il digiuno. cf. . 4. al quale lo stesso A m brogio rinvia. 1 In effetti la figura di questo profeta è evocata in quasi tutte le opere am brosia­ ne e in alcune ripetutamente.

10 latebra R G H inlecebra cet. uirtus firm itatis in ieiunio. Gen 3. q Gen 3. P Mt 26. ne intretis in temptationem p. infra d Cf. 8. uti sciamus non esse nouellum ieiunium. mCf. 8 uolatilia uolantia RGH. dum supra te esse adfectas. et m anducaui °. 15. f Cf. Gen 3. ° Gen 3. 7. Gen 1. 41. interrogata: Serpens persuasit mihi.50 DE HELIA ET IEIVNIO. ibi finis factus est mundi. 8. E t benedixit ea deus dicens: crescite et m ultiplicam i­ ni et replete aquas. Itaque gula de paradiso regnantem expulit. dominus ieiunare decernit. sciebat enim quod per escam culpa haberet intrare. quo indicio declaratum est quod per cibos mundus haberet imminui. ubi culpae agnouit auctorem. « Gen 1. i Gen 2. Gen 3. 1. V b i cibus coepit. n Cf. hoc est: puta­ bas te sim ilem fore nostri? Quia uoluisti esse quod non eras. ibi coeperunt diuina circa eum op era feriari. praeuaricatio legis a diabolo ': culpa per cibum. h Gen 2. nudatos se esse cognouerunt n. quae sunt in mari. Plantauit dom inus paradisum s ad gratiam beatorum . per quos desiit augeri. 7. 22. Itaque. 25 et 28 ss. Sexto die bestiae sunt creatae f et cum bestiis orta edendi potestas est et usus escarum. 13. Serpens gulam suadet. Denique quam diu interdictis abstinuerunt. nesciebant esse se nudos: posteaquam manducaue- runt de interdicta arbore. destitisti esse quod eras. abstinentia ad paradisum reuocauit errantem . latebra post cibum m: cogn itio infirm itatis in cibo. M erito ergo mulier. Prim a poena de ieiunii praeuaricatione dicente m andato dei: De ligno quod est scientiae boni et m ali non edetis. 20-22. p o ­ suit ib i hom inem operari et custodire eum h et. 7 s. g Gen 2. ibi coepit sua increm enta nescire. Lex a dom in o deo. Eo usque autem nem o praeuaricari nouerat. non dixit: «e d ite et m anducate». non adprobans dicit. nem o poenam timebat. nem o nouerat m ortem . Quinto produxerunt aquae repentia anim arum uiuarum et uolatilia super terram secundum firm am entum caeli. Gen 1. 7. Denique ipse ait: Ieiunate et orate. et uolatilia m ultiplicen tur super terram e: et adhuc ieiunium . N em o delictum sciebat. 16. Quarto die lum inaria facta sunt solis et lu n a d: et adhuc ieiunium. Et dixit deus: E cce Adam factus est tamquam unus ex nobis \ Inridens utique deus. 17. 6-8 bat. . ut adhuc orta non esset quae prim a est praeuaricata indictum abstinentiae. Denique benedixit ea scriptum est et dixit: crescite. qua die autem manducaueritis ex eo m orte m oriem in i '. 4. prim us illic legem constituit de ieiunio. 1 Cf. et uidit deus quia bona sunt.

168 B ètciSti o ù x Èvrio-TEucanEv. sapeva infatti che a causa del cib o sarebbe entrato il peccato.v-qa-reù- crcjj|j. allora si pose fine alla creazione del m ondo. E cosi. . il Signore stabilisce il digiuno. Schema­ tizziamo: l. perché sappiam o che il digiuno non è recente. i l cibo com pare nel m ondo con la creazione delle bestie. 7. Quando si com in ciò a prendere cibo. Infatti egli stesso dice: Digiunate e pregate p e r non entrare in tentazione. 6-8 51 che volavano sopra la terra sullo sfondo del firm am ento celeste. PG 31. nessuno sapeva della m orte. E D io le benedisse dicendo: Crescete e m oltiplicatevi e riem pite le acque che sono nel mare e gli anim ali che volano si m oltip lich in o sulla terra: e ancora digiuno. il gio rn o che ne mangerete ne m orirete 3. ibid. 8. Il serpente persuade la gola. dopo il cibo il nascondiglio: nel cibo la conoscenza della debolezza.1 Form a perifrastica ( haberet im m in u i). dopo aver conosciuto il responsabile della colpa. cioè: «C re d e v i che tu saresti diventato sim ile a noi? Poiché hai voluto essere ciò che non eri. l’astinenza vi ha ricon dotto il peccatore 4. il cibo fa regredire il mondo. 168 A. A l sesto giorn o furono creati gli anim ali e con gli anim ali sorsero la possibilità di m angiare e l’uso dei cibi. non sapevano di essere nudi: d o p o che eb b ero m angiato il frutto dell'albero proibito. La legge è venuta dal Signore Dio. hai cessato di essere quello che eri. E Dio disse: E cco Adamo è diventato com e uno di noi. 3 Cf. da quel m om en to il m ondo non conobbe ulteriori accrescim enti. iva itpòq aùròv ènavéXda>n. secondo il com an­ dam ento di Dio: N on mangerete dell'albero della scienza del bene e del male. per i quali cessò di crescere 2. non disse: «N u trite v i e m an giate». il cibo segna la fine della crescita del mondo.EV. 2. Si ebbe cosi la dim ostrazione che il m ondo sarebbe reg red ito 1 a causa dei cibi. Dio parla in senso ironico. com nel paragrafo seguente ( haberet intrare). e D io vide che erano cose buone. 3. seppero di essere nudi. nel digiuno la virtù della fortezza. che ancora non era com ­ parsa colei che per prim a trasgredì il precetto d ell’astinenza. 2II pensiero si sviluppa con gradualità ascendente fino al paradosso.Ev -cotvuv. da quel m om ento l'opera creatrice di Dio riguardo al m ondo cessò. B asilio . e disse: Crescete. e ^ e h e c o jx e v -coG n a p a S e ic o u . Perciò la gola ha cacciato dal paradiso l’u om o che vi regnava. per esprim ere l'idea di futuro. poiché 4. interrogata ri­ spose: I l serpente m i ha convinta e io ho mangiato. nessuno tem eva la pena. La prim a pena è per la trasgressione del digiuno. vi pose l ’uom o perché lo coltivasse e lo custodisse e. non in senso afferm ativo.. 4 Cf. 4. I l Signore fece il paradiso per la felicità dei beati. la trasgressione dal d iavolo: a causa del cibo la colpa. Nessuno conosceva il peccato. Infatti. finché si astenevano da ciò che era proibito. Tanto è vero che nessuno conosceva la trasgressione. Dunque giustam ente la donna. ELIA E IL DIGIUNO. Infatti sta scritto: Benedisse queste creature.. per p rim o li stabili la legge del digiuno.

s Ps 68 (69).5. Gen 9. At nudatus erat per ignorantiam .52 DE HELIA ET IEIVNIO. 20. ‘ Ps 31 (32). 2. adhuc enim uinum nesciebatur. v Cf. 21 ss. V dom inus ait: Operui in ieiu n io anim am meam s. Bonum uestimentum. ne a tem ptatore nudetur. 21. Opertus erat Adam uirtutum uelam ine priusquam praeuaricaretur. Ecce quo te tua culpa deduxit. Tob 4. dum rem ittit et om nem abolet errorem : tegit abstinentia. non per intem pe­ rantiam. u Cf. 10. hic te uestitus d e ce t». In principio generis humani ignorabatur ebrietas. quando circum dat dom inus et o p e­ rit ieiunantes. Etenim ieiunium et elim osyna a peccato liberant u. tegit gratia. Circum spice diligenter: nudum te aspicis. beati enim quorum remissae sunt iniquita­ tes et qu oru m tecta sunt peccata '. ne a tem ptatore deprehendatur. a Ps 103 (104). ignorauit potentiam . quasi dicat: «E c c e amictus tuus. a Cf. dum obum brat uitium et m aesto abscondit affectu atque extenuat paenitendo. Gen 9. Nudatus erat N oe a. Tegit gratia. 10. Bonum uelam en quod tegit culpam. quem uestitum putabas. 1. 9. 4. Primus uineam ipse plantauit b: d e­ dit naturam. 8. 8 . 8. quia indum entum quod habebat amiserat. 11. 5. Itaque uinum nec suo pepercit r Gen 3. b Cf. 5. 7. sed tam quam exu­ tus praeuaricatione uidit esse se nudum v. ieiunia operiunt et exutos. quando inebriatus est: texit e pietas filiorum . Gula ergo nudos facit. 5 tunica pellicia G H Sch. Gen 3. Bonum uestim entum lux. ecce nunc in hac tunica pellicia tam quam unus ex nobis aperuisti oculos. 10 te esse coepisti. tegit abstinentia. In diebus enim ieiuniorum uestrorum orietur inquit tibi m atutinum lum en tuum et sanitas tua matura o rietu r et praecedet ante te iustitia et circum dabit te maiestas d o m in iz. z Is 58. Qui diuina affectant tali digni habentur ornatu. Bonum op erim en ­ tum quod et anim am tegit. Denique uestituit eum tunicam pelliciam prius et sic ait: E cce A d a m r. Scriptum est enim : Circumdatus luce sicut uesti- mento a. ecce dignum indum entum tuum. .

9. è la grazia che copre. Dunque la gola rende nudi. 240-241 (C S E L 32. Faller. ma. ps. U rsprung und Wesen des Bosen und der Sunde nach der Lehre des K irch en va ters Ambrosius. 346. È un buon ve lo quello che copre il peccato.. pp.) et ante quidem n ud i erant. Infatti sta scritto: Circondato da luce com e da una veste. 389. Schenkl ha rifiutato la lezione tu nica m p e llic ia m dei codici PR per accogliere la ‘lectio facilior’ tunica p e llic ia : la costruzione di uestio con doppio accusativo è ben attestata nel latino tardo (cf.. ibid. P G 31. Infatti nei giorni dei vostri digiuni sorge­ rà — dice — la tua luce del mattino e tu guarirai prontam ente e la giustizia ti precederà e ti circonderà la maestà del Signore. Egli p er prim o piantò una vigna: produsse l’elem ento. quam praeuaricando deposuit. F leisch und Geist.S z a n t y r .. Buona è la veste. 4. questo vestito ti si adatta b e n e». anche J. p. Sul sim bolism o di tunica p ellicia in questo ed in altri luoghi di A m brogio si veda W.. E così il vin o non 5 A torto. 131 ss. 90.. pp. 140 e S e ib e l . 1. N oe 31. com e se dicesse: «E c c o la tua veste. infatti non si conosceva ancora il vino. Cf. 2. vide di essere nudo 8. Lue. a n c h e A m b r o g io . cosi ha costituito O. 8 La nudità di A dam o ed Èva dopo il peccato sim boleggia la perdita delle virtù. 189). crédo. exp. perché aveva perduto l’indum ento che portava. 15. p. expl. Ioseph 5. 13. Perciò prim a lo rivestì di una tunica di pelle 5 e allora disse: E cco Adamo. quando è il Signore che circonda e copre c o lo ro che digiunano. 492 s. Cf. 11 ss.. pp.5.347.).. B a s il io . quando m ette in om bra il vizio e 10 nasconde con la contrizione.2). 21 s. 98 (C S E L 73.. 23 (C S E L 32. 169 B . uestem fidei n on habebat. Paderborn 1933. 202. ma ne ignorava la forza '. p. 14 ss. 5.. è l’astinenza che copre.. A ll’inizio del genere umano l ’ubriachezza era sconosciuta. N oè era nudo quando si ubriacò: lo copri la pietà figli. 5. 11. Perciò il Signore dice: H o rivestito con il digiuno la mia anima. Abram o prim a di trasgredire era cop erto dal ve lo d elle virtù. 104-108. ELIA E IL DIGIUNO. spogliata dal tentatore. pp. nudus erat. postquam dei mandata p ra eua rication e deseruit et p ecca ti grauis aera contraxit. 19 ss. D ictionnaire. Lue. Munchen 1958. non per intem peranza. ps. p. p. p. p. 7 Sul digiuno come vestito dell’anima cf. È una buona veste quella che copre anche l’anima. . 69.‘ Cf. 8 ss. (C S E L 62. 10. 2. exp. S e ib e l . s. 80 s. 17-18 (C S E L 32. escludendo la lezione tunica. Guardati bene tutto: nudo ti vedi. H u h n . Ecco d o ve ti ha con dotto il tuo peccato. affinché non sia sorpresa. m a vi è un luogo parallelo sufficiente a risolvere la questione: paen. B l a is e . 63 (C S E L 32. 6 Sul peccato di superbia cf. p ellicia di alcuni testimoni. cf. 10 53 pretendi di essere al di sopra di te stesso. il digiuno riveste anche n u d i1. 31 (pp. ecco in questa tunica di p elle hai aperto gli occhi com e se fossi uno di n o i 6.). 7. C oloro che am biscono di avere le cose divine sono ritenuti degni di tale abbigliam ento. 5.. Lateinische Syntax. p. u. e anche H o f m a n n . tu che ti credevi vestito. Fleisch und Geist beim heiligen Am brosius. com e spogliato dalla trasgressione. 35 29 (C S E L 64. exp. M a era nudo inconsapevolm ente.). 2. 118 7. 4/8 ..27 .) Adam. sed non sine u irtu tu m integum entis. infatti beati qu elli ai quali sono perdonate le iniquità e ai quali sono coperti i peccati. 11) statim tunicam uestiuit p e llic ia m . 4.. 45). ti trovi al di sotto di te ». Infatti 11 digiuno e l’elem osim a liberano dal peccato. ecco il tuo adeguato indum ento. 25 (C S E L 32. lo elim ina con la penitenza..). La grazia copre quando perdona e cancella ogni errore: l’astinenza copre. 322. par. La luce è una buona veste.

Gen 9. 2 et 8. 6 Cf. D orm itauerunt inquit qu i ascenderunt e q u o s c. Sed illius ebrietas nobis suadet sobrietatem . Gen 18. 33 ss. Sed recte illic deerat m ateria peccati. i Lc 7. Ascendit corp oris uoluptates: et iustus obdorm iuit. l>Cf. 11. uinum enim exhibere non poterat. Fuit itaque ebrietas origo incesti. M anebat antequam uinum inueniretur om nibus incon­ cussa libertas. ut m ulto m aiore tem ulentia eos uina perturbent quorum oculos ac m entem inebriauerint quam quorum m em bra prostrauerint. tur- bauit noua potio. hinc lib id o flammatur. dum ridetu r ebrietas f. A t non Abraham uinum in suo conuiuio ministrabat: im m olabat uitulum et butyrum et lac etiam angelis hospitibus exhibebat h — caeli dom inum . N on illis itaque solis nocent uina quos temptant. 14. 23. 5. 11.54 DE HELIA ET IEIVNIO. 13. N on esset hodie seruitus. ad quem tim entes incendia Sodom itana confugerant et habitabant in spelunca * Conuenit ebrietati atque concurrit aetas. tem ptauit u ehem entior creatura insuetos senis artus. 12. Gen 19. Quid m irum si. 2 uitulum et Sch. Legim us etiam quod patrem Loth inebriauerint filiae in eo monte. sexus. Vnde apostolus ait: Vino m odico utere p rop ter frequentes tuas infirm itates d. pessimae gen e­ ratricis partus deterior. ubi erat rem issio peccatorum . Denique adnuntiauit eum Iohannes neque manducans panem neque bibens uinum qui enim Christum adnuntiat ab c Ps 75 (76). d 1 Tim 5. Gen 4. . 22. e Cf. cum dom inus ipse creaturas suas laudaue- rit. sed et illis amplius quorum oculis tem ulenta ebriorum m em bra nudantur. uitulum G H uitulum sed cet. Laesa pietas est. ubi u ero malum ebrietatis agnouit. inuentum suum ad rem edium tem perauit. 10-14 auctori. 13. solitudo. nem o sciebat a consorte naturae suae obsequia seruitutis exigere. 33. Hinc risus inreuerens nascitur. et iste miratus est? Itaque cum delectaret eum rep erti muneris gratia. O prepserat quidem fraternae praelationis in u id ia e. si ebrietas non fuisset. non effudit ad uitium. locus ferarum magis latibulis quam humanis aptior dom iciliis. mundi agnoscebat auctorem — . 10 mentes RGH. 4 s. Sem el enim inebriatus est Noe. m anebat ta­ m en adhuc paternae pietatis reuerentia. 7. f Cf.

il luogo più adatto p er tane di bestie selvatiche che per abitazioni umane. ciò nonostante Schenkl e la Buck riproducono l’errore degli editori di Basilio regi­ strando Mt 3. tanto che il vin o provoca assai più grave ebbrezza in co lo ro che ha resi ubriachi negli occhi e nella m ente che in quelli che ha fiaccato nelle membra. 4 pessimae generatricis: per sé è genitivo di specificazione di partus. Infatti lo annunziò Giovanni. epist. 5 Cf. nat. Leggiam o anche che le figlie di Loth fecero ubriacare il lo ro padre su quel m onte nel quale erano fuggite per tim ore dell'incendio di Sodom a e vi abitavano in una grotta. Perciò l’A postolo dice: Usa un p o ' di vino per le tue frequenti indisposizioni. L i b a n io . tuttavia restava ancora la reverenza della pietà verso il padre. Infatti N oè si ubriacò una sola volta. Di qui sorge il riso irriverente. hist. . 4. nessuno sapeva preten dere obbedienza servile da chi condivideva la sua natura 3. PG 31.. 72 (in fra ): p essim orum u itio ru m heredes deteriores. 12. Infatti non poteva o ffrire vino. 1578. B a s il io . partico­ larmente pp. per la quale i Maurini rinviano. Si era si insinuata l'invidia per il fratello prediletto. A p u l e io . 10-14 55 risparm iò nem m eno il suo artefice. med. Che cosa c ’è di straordinario. Il vino dunque non fa m ale solo a quelli che dal vin o sono tentati. A m brogio cita con esattezza Le 7. 14. ove troviam o un’allusione a Lc 7. ELIA E IL DIGIUNO. m oderò l’uso della sua scoperta perché servisse da m edicina 2. la solitudine. tutti conservavano una libertà inalterata. invece. pp. 2. PoiRIER. se non vi fosse stata l’ubriachezza. evitando un uso sfrenato che alim entasse il vizio. M a la sua ubriachezza ci insegna la sobrietà. fig lio p eg gio­ re di pessima m adre 4. l’insolita bevanda le scosse. Ma A bram o non serviva vin o nel suo convito: im m olava un vitello e offriva burro e latte anche agli angeli suoi ospiti — riconosceva in essi il Signore d el cielo. 326-328. ma implici­ tamente è anche termine di paragone di deterior. 5. 13. che non mangiava pane né beveva vino 5. 22. 33. P l in i o . 33. dal m om ento che il Signore stesso ha fatto l'e lo g io delle sue creature. D o rm iron o — dice — colo ro che m ontarono a cavallo. Prim a che fosse scoperto il vino. M a giustam ente mancava la m ate­ ria del peccato là d o ve era la rem issione dei peccati. ma. a Mt 3. Dunque l’ubriachezza fu la causa dell'incesto. florid a 19.. in A m brosius Episcopus. 3 Sul significato di consors naturae in Am brogio si veda M. quando conobbe il m ale deH’ubriachezza. m entre la delizia del dono scoperto gli procurava piacere. Con l'ubria­ chezza si accordano e si som m ano l'età. N on esisterebbe oggi la schiavi­ tù. 177 C. C op rop riété de la nature o u com m u n a u té de nature?. ant. il sesso.4. La pietà fu offesa. ma ancor di più a quelli sotto i cui occhi si spogliano le m em bra avvinazzate d egli ubriachi. infatti chi annunzia C risto deve evitare ogni incenti- 2 Per l’uso del vino come m edicina nell’antichità si vedano I p p o c r a t e .. quando l'ubriachezza fu derisa. La m edesim a costruzione in 19. se anche costui è rim asto sorpreso? E cosi. 11. 23. la creatura mise a più dura prova le m em bra non abituate del vecchio. 13. Atti del Congresso internazionale. "Consors naturae" chez saint Am broise. Cavalcò le passioni del corp o: e il giusto si addorm entò. da qui si accende la libidine. 324-344. il creatore del m ondo — .

19. Num 20. de uino n dedit. quorum alter. Ex 24. 25. Ipsum quoque ieiunantem non uoces magnae. Quo spectaculo motus fregit tabulas M oyses indignum iudicans ut eb rio populo lex d a re tu re. diluuio superstes fuit. Helisaeus uates. 6. alter incendio. i Cf. a Cf. qui ieiunii grem io diu foti et quodam abstinentiae fusi u tero uiderentur. Quadraginta enim diebus ieiunauit in m onte °. cf. 14 . cum ieiunaret. cum filios aleret prophetarum . 15. 6. Ex 24. e Cf. f Cf. 11. . 18. 16. non uina. V icit igitur sanctum N oe uel etiam Loth Abrahae nepotem ebrietas.56 DE HELIA ET IEIVNIO. Ex 15. 5. quoniam iuxta praeceptum dom ini uinum non b ib it f? N onne Annam non m anducantem exaudiuit dom inus et infecunditatem eius soluere ieiunia s? Ex quibus duo (q u i) generati sunt. unus fortissimus. 15 et 20. 5 qui Sch. periculosum enim erat uinum ministrare. 18. 5 in om . Et in superioribus quidem m ontis lex dabatur M oysi ieiunanti. 1 Reg 1. qui matris sobrietate generatus est. in inferioribu s popu lo manducanti praeuaricatio sacri­ lega luxu accendebatur epulantium d. Ex 32. 23 et 29 s. b Cf. quas accepit abstinentia. non dixit: «E x ie t uinum in p o p u lo ». allophylorum insul­ tantium sibi ebrietate est uindicatus h. uitis agrestis grumulis mensas I Cf. M oysen quoque cognouim us sitienti populo aquar am aritudines tem perasse '. alius obseruantissimus. 4 et 14. dignos se praebuerunt. G. Cui petra aquam uom uit potuit et uini abundantia non deesse. 18. N equ e uero introisset in nubem et uocem dei loquentis de m ed io ignis sine periculo salutis audisset b nisi munitus armis ieiunii. h Cf. 17. 18 om ni uitiorum incentiuo praestare se debet alienum. Denique M oyses de ieiu nio legem dedit. 16 ss. Ex 32. Ex 19. 17. 6.6. cum legem acciperet a dom in o d eo nostro. conteri fecit eb rie­ tas. Itaque tabulas legis. non fulgora et nubes nimbosa. Iudic 16. Denique deus dixit: Percuties petram. d Cf. quod fo rtio ­ res ferre uix possent. 15. Iudic 13. et exiet aqua et bibet populus m. Idem itaque Sampso. 1 et 36. non fumigans Sina p e rte rru ita. c Cf. qui de m agistro didicerat parsim oniam . mEx 17. Quid uero alia dicam? N onne sterilitatem matris Sampso uini abstinentia fecundauit et parientem fecit ex sterili.

E lui stesso che digiunava non spaventarono i tuoni. A ia vT]a~caac.E\i itpouPaXóvTa x<J> Où ifàp a v xaTETÓXp. 580. a q y à p V vrjarEux eXafk TtXàxa<. ritenen do sconveniente dare la L egge a un p o p o lo ubriaco. x à x u 8È T) ycLa-tp ip. 1. quando ricevette la L egge dal Signore Dio nostro... E cosi il m edesim o Sansone. B a s il io . Infatti sarebbe stato pericoloso distri­ buire il vino. Sappiam o che anche M osè addolci per il popolo. A m brogio allude a 4 Re 4. partoriti d all’utero d e ll’astinenza. riguardo al vino. P h ilolog isch es aus Augustinus u nd Am brosius.É0T| OTjvétpu^Ev. che anche i più fo rti difficilm en te a vreb bero potuto sopportare. perché secondo il precetto del Signore non bevve vino? Il Signore non esaudì forse Anna che non m angiava e il digiuno non elim in ò la sua infecondità? I due figli che furono generati da tali madri. oùx aijiov xpwav-coq t o ù Ttp0<pT|T0u p. 39. 2 g rem io foti: cf. Pertanto Dio disse: Percuoterai la roccia.E0uovTa Xocòv vop. Digiunò infatti per quaranta giorn i sul m onte. oùS’ a v È0àpo~r)crEv euteXBew tiq t ò v yvócpov. P G 31. N é certo sarebbe potuto entrare nella nube e udire senza pericolo per la sua incolum ità la vo ce di Dio che parlava stando in m ezzo al fuoco. se non protetto dalle arm i del digiuno. alim entata dagli eccessi di co loro che gozzovigliavano *. il secondo dall'incendio.o0eT£lc0ai icapà t o ù &eoG. e ì jj.T) v tic te iq l xa0ó)itXwTO. 17. colm ava la mensa di frutti selvatici di coloqu intide 4 e adem piva il dovere 6. 18 57 vo al vizio. Engelbrecht ritiene . Dunque l’ubriachezza vinse il santo N oè e anche Loth nipote di Abram o. in basso il p o p o lo che m angiava era avvolto dalla fiam m a di una prevaricazione sacrilega. d. 3 Cf. il p rim o dei quali grazie al digiuno si salvò dal diluvio. l’uno fortissim o. ibid. acqua amara. f. la coloquintide che produce un frutto della grandezza di una mela e di sapore am arissimo (testo dei Settanta: clq. 6. E n g e l b r e c h t . ricevette la Legge. E nella som m ità del m onte M osè. 15. E cosi l’ubriachezza fece si che fossero spezzate le tavole della L egge che l’astinenza aveva ottenuto. 16. «Zeitschr. 692 e 718. 169 C òXkò. le fo lgo ri e le dense nubi. 172 C-D. 18. aveva sete. quando alim entava i figli dei profeti. N on poteva m ancare vin o in abbondanza a chi ottenne acqua dalla roccia. EupEV ap. dove si parla di una cucurbitacea simile alla vite. e uscirà acqua e il p o p o lo berrà.». SaxTuXy 5 eo 0 YEYpa^M-Évac.Évtk t t K xopucpfjq.6. VIRGILIO. 4 Che cosa significhi l’espressione uitis agrestis gru m u lis è stato spiegato da A. 14 . E cosi M osè diede una legge riguardo al digiuno.itEXov Év -c(Ji àypV x aì ctumÉXe^ev à u ’aÙTf)<... non vino. nem m eno il Sinai tutto fumante. x a ì M aniaca 8ux vritrm a? £Yvuip. 49 (1908). non disse: «u scirà vin o p er il p o p o lo ». Il profeta Eliseo che aveva im parato la parsim onia dal suo m aestro 3. p. 5. la rese feconda.. oserei dire. ToXuirr|V àypiav). da sterile che era. si dim ostrarono degni di apparire nutriti a lungo dal seno 2 del digiuno e.t]aE X(X7ivi^o|j. -c av rag T) |a. l’altro fedelissim o. rr|v è v t o X t) v ùiceSé^aTO S a x iu X y ikoù YPatpEÌaav Év T a iq izXaSy K a ì àvto |jiv ri vritneia vo^oOeaxaq npó^Evo? f y . òster- reich.1 Cf. Ma perché continuare a parlare? L’astinenza dal vino non fecon dò forse la m adre sterile di Sansone e. Sdegnato da tale vista M osè spezzò le tavole. che digiuna­ va. che fu generato dalla sobrietà della madre. Gymn.apfia tiq EÌStoXoXaTpEiav è^Éjitivev. Aen. si vendicò m ediante l’ubriachezza dei pagani che lo insultavano.. ELIA E IL DIGIUNO..

sed ad gratiam mutuabantur. ut ultra quadraginta cubitos flam m a per circui­ tum funderetur consumens plurim os quos rep p eriret Chal­ daeorum . 18 . 7. 4 Reg 4. 19 onerabat et inem ptis siluestribus holeribus hospitalis humanitatis im plebat officiu m Quorum offen si am aritudine cum m anducare non possent. Talia erant H ebraeoru m puerorum corpora. quam am iantum cant. P . Dan 3. Est quaedam creaturae natura. quae de ieiunio in am ianti transform ata naturam uaporem ignis non ad dispen­ dium s u ia. pice et stuppa atque sarm ento alim enta > Cf. quae inposita focis ignescit. quae ad loc. n ota ui) holeribus om .). Denique cum furerent fornacis incendia. leuis farinae aspersione om nem illam am aritudinem tem perauit propheticae m unere abstinentiae ueneni uires eua- cuans. 38 ss. 18. (cf.58 DE HELIA ET IEIVNIO. 6. (47 ss.7. 46 ss. a Cf. 19. 3 inemptis Weyman ineptis codd. ilico sublata de flam m a tam quam aquarum infusione munda resplen­ det. qui naphtha. nullo facilis igne consumi. 7.

? aÙTT|v SiaxEiirOai. 6. mentre il redattore del ThlL lo pone s. P o i­ ché non potevano m angiare p er il disgusto causato dal sapore amaro di quel cibo. 339-341. OÙ8È y à p T tjjv T p ix ò iv t ò TtOp xaTEToXpLTitTE. C e una sostanza creata. . m itigò quel sapore am aro gettandovi un po' di farina.{avT à vàX uT O ^ nupd. da esso derivati) è paleograficam ente ben spiegabile. e la considerazione che la caduta di holeribus in P (e quindi nei mss. Jackson. xap.et<x vr)0TEÌac. xaOapaixépa -fìvETat. Leipzig 1890. ù q èrà TEcraapa- xovTaEvvéa ht)xe<. in secondo luogo h olerib us trova un preciso appoggio nella fonte. 4. che trasform ati dal digiuno in sostanza di amianto. come aveva giudicato G e o r g e s . 7. A lcu n e osservazioni.. 5 Per hospitalis hum anitas C. Tali erano i corpi dei fanciulli ebrei.) nec en im H eliseu m a m ic i quasi m a lu m co n u iu iu m agrestia adponentem holera refutarunt. KaÌTOi oùSÈv a v èxeìvtiv t o t e r q v (pXóya ù ro a rn . Wochenschr. ETpEtpov. appena vi en trarono digiuni i fanciulli svani che g ru m u lis non è form a di g ru m u la (dim inutivo di glu m a ). 1. 132 s.w ou. 251). p. ma grazia.7tpuv0EÌo'a. fjv xaXoOoiv àp. Weyman.a-ca etcì ttìc. x a ì T à xuxX y aÙTiiq ÈTUVEponÉvTiv noXkoùq tw v XaXSaiojv È^avaXwaai. stoppa e ram i secchi. ma ablativo plurale di g ru m u lu m (= g lu m u lu m ) dim inutivo di g lom us (= ghiomo.. neutralizzando cosi le sostanze velenose con il dono della profetica astinenza. p. aveva sostenuto un’im probabile difesa di ineptis.. 876. D ictionnaire. georg. oìoveì ypveoi ttjv cpuovv ovte?.. XeutÒv àépa x a ì EvSpoaov Èv outoj X aP p v mipì àvaitvéovTEq. pp. u. TH n ou x a ì xpuo’oij SvvaTU>TEpoi SieSeixvuvto- où y à p èxwvEUEV aijxoùq t ò itùp. S ia t Ò ù icò vr|0"TEiaq a Ù T a q ÈXTpacpfjvai. adducendo nuove testimonian­ ze a favore sia di inem ptis che di holeribus. SieSeixvuvto pXàpTjq. c. 206. 1. in epist. ELIA E IL DIGIUNO. «Rheinisches M useum ». T|v và<p0a x a ì Ttiaca x a ì xXr. Recentemente sul passo è tornato Zincone. ricevevan o dal calore del fu oco non un danno.. s. 30 (C S E L 82.Èv vrj ykoyi XEipivri. 6 inem ptis siluestribus h o le rib u s : ho em endato il testo di Schenkl ( ineptis silues­ tribus) seguendo le considerazioni di C. Z u Am brosius. 7. dapibus mensas on era bat inem ptis. 64 (1909). B asilio. chiam ata am ianto *. che n sun fuoco può facilm ente consumare. grum iu tìis. 50 (1930). Questa ipotesi è legata al giudizio di B l a is e . Èt. u. 18. in «V ic h ian a». xaTETtaTOuv o i TtalSeq. 328 s.iavTov. pece. tanto che la fiam m a si spandeva intorno p er più di quaranta cubiti divoran do quei m olti Caldei che erano addetti ad alim entare il fu oco con nafta. grum a (?) ed anzi vi sospetta una corruzione.aTOq. L e x ico n der lateinischen W ortform en. tuttavia penso che A m brogio abbia usato g ru m u lu m come diminutivo di g ru m u s che egli stesso attesta proprio in riferim ento al m edesim o 4 Re 4. sfera) e indicherebbe il frutto della coloquintide. eÌueX0Óvtec. ’Ev y à p Tfj (j... 1.naTiSE<. che posta sul fu oco si accende e appena tolta dalla fiam m a risplende pura com e se fosse stata cosparsa d'acqua.. uScm Xap. 19. La prova che la lezione deve essere accolta è ancora nell’articolo di Weym an: innanzi tutto senza un sostantivo l’espressione non sareb­ be comprensibile. BASILIO. u. 2. 10. PG 31.£YaX^i (pXoyì Tf|<. che registra s. rinvia a V a l e r io M a s s im o .. Ba|3uXcovia? Éx Tris vriuTeia? É'xovTa t ò àp. 39. 173 A E<m Tiq <puox£ truj|j.aipE0EÌ<ra Se toO icupóc. PG 31. e annota: «recte pu to». T o ia O ta rjv t ò tw v Tpiùv itaiSiov ÉxeCvuv atóp. Hel. 19 59 d ell’ospitalità cortese 5 con legum i selvatici non c o m p e r a ti6. tòt. àitT)v0paxù>cr0ai SoxeI. W e y m a n . Per inem ptis Weym an adduce il luogo di V irg ilio . cui A m brogio chiaramente allude.7. 172 C où^ì X àxava a^pia xaì àXeupou (ipaxù tqv tpiXol^viav £7tXr)pou. Il T hlL registra questo passo di A m brogio sotto la voce g ru m u lu m . 3. 13 s. mentre in precedenza G. m entre il fuoco nella fornace divam pava furioso. Si può ancora aggiungere il confronto con exam. 6. m a la segna con un punto interrogativo: la prudenza è d ’obbligo perché il termine non ha altra attestazione in tutta la latinità. 5 (C S E L 32. outoj xpetrcou? Tfiq i n o toO nupò<.». in «Philol. Cosi. pp.. S u Ambr..1 Cf. grum us il passo dell’epistola am brosiana. 173. 3 (1974). Èv p. àXX’ àipuXaacEV àxEpououc. 18 . Per h oleribus lo stesso Schenkl avverte che tale lezione è attestata in alcuni mss. ’Exeuit|\i to ivu v ttjv m jpxaiàv (j. p. 14 (63). 6.

60 DE HELIA ET IEIVNIO. m iserationis expensa. quis inm inuit facultates? Cui non suspecta luxuries. nullus per continentiam ictum sanguinis sensit. Et quid uetustis utar exem plis. 22. 21. quia illam quoque ieiunia com am pauerant. 1 et] sed GH. N em o cruditatem ieiunando incidit. cum abundet ieiun etiam praesentium m uneribus gratiarum? Quis deteriorau it d o­ mum suam ieiunio. uirtute ieiunii contra suam mutata naturam et fluctus obrigu it et petra inundauit. ieiunium petram soluit in fontes aquarum f. 21. Ex 17. Ex 14. bonum totius uitae. Ieiunium itaque uirtutem ignis extinxit. *C f. ut ea ferae aperi­ re non possent m eriti quibusdam uinculis alligata. 6. 11. Dan 10. Clausa tenebant leones ora. cibum seruat. ita ut eorum nullus capillus capitis exure­ retur. d Cf. f Cf. 19 . Graue dicunt esse ieiunium : respondeant quis e ieiu defecerit. 23. senilis gratia. ieiunium est infirm itatis adleuamentum . custodia iuuentatis. Bonum itineris uiaticum. Missus in lacum d in adamantis rigorem abstinentiae soliditate m em bra duratus non patuit uulne- ri. cui non uenerabilis abstinentia? Cuius torum appetiuit parsimonia. Daniel. 20. 23. quae abstinentiae propheticae sanctitas com prim ebat. ut in eius corp ore ferarum morsibus locus esse non posset. ieiunium ora obstruxit leonum. 1 qui graue RG. 22. alim entum salutis. cuius pudorem non laesit ebrietas? Ieiunium conti­ nentiae m agisterium est. form a sobrietatis. ieiunium maris fluenta so lid a u ite. pleriqu e dum uom unt epulum fudere b Dan 10. Sic eum constrinxerant ieiunia.8. caritatis inlece- bra. hum ilitas mentis. 16. lenitatis institutio. purificatio animae. norm a uirtutis. 23 ignibus ministrabant. Dan 6. M ulti in prandio. 8. 2 et 3. trium ebdom adum c ieiunio leones quoque docuit ieiunare. im m o nullus non repressit et reppulit. c Cf. . ubi cum ieiunio ingressi sunt. 7. u ir desideriorum b. discusso ardo­ re flam m arum in m ed io fornacis coep ere statim roris spiritu refrigerantis um escere. castigatio carnis. pudicitiae disciplina. bonum in m ari: sedat naufragia.

22. B a s il io .àSa? aptov |jit) cpavióv. p. cosicché nem m eno un ca p ello del lo ro capo fu bru­ ciato. Miinster (Westfalen) 1965. 119 s. vticteueiv ÈSiSa^e. 3 Cf. 267. t iq tòv ÉauToù oixov T)XaTTO)trev év vriuTEÌiy. 7. 7. pu rificazione deH'anima. 21. Etppa^E crTÓ|j.o\). non ha rispetto p e r l’astinenza? Di chi la fruga­ lità ha desiderato il letto? Di chi l’ubriachezza non ha offeso il pudore? Il digiuno è insegnam ento della continenza. PG 31. ibid. ó TpEÌq ÉpSop. Il digiuno l’a veva com presso a tal punto che le b elve non avevano la possibilità di m orderlo. educazione alla clem enza. VIRGILIO. D ie F ròm m ig k eit des K irch en va ters A m brosiu s vo n M ailand.. ELIA E IL DIGIUNO. xaxeXBòjv eiq tÒv Xàxxov. ibid. difesa della giovinezza 2.1Cf.8. come osserva E. D icono che il digiuno sia dannoso: rispondano indican chi è venuto m eno p er il digiuno.. digiunando p er tre settim a­ ne insegnò a digiunare anche ai leoni. 5 Cf.i6i>v..T|TTip. * Cf. anzi ognuno lo ha im pedito e tenuto lontano.v itupóq. 4 Cf. trad. il digiuno è sollievo della malattia. il digiuno solidificò le acque del mare. M o lti hanno esalato l’anima 2 co m a m pa uera n t: cf. xaì uSwp p/r] iruiv. sat. il m are si solidificò 8. 4. p er la forza del digiuno. it. Varese 1975. 391 sacrum tib i pascere crinem . Dunque il digiuno estinse la forza del fuoco. l ’uom o dei d esid eri3. ùyEiaq |j. un bene p er tutta la vita. p er la sodezza dell'astinenza si irrigid ì nelle sue m em bra fin o ad acqui­ stare la durezza d e ll’a c c ia io 4 e così non si espose a ferite.. un bene nel m are: placa i naufragi. L u c r e z io 5. ibid. PG 31. vqiTTEia. norm a della pudicizia. regola di virtù. donazione di m isericordia. il digiuno chiuse la bocca dei le o n i5. Nessuno digiunan­ do è incorso nella pesantezza di stomaco. veóttito? xótr[j. D a s s m a n n . O r a z io . conserva il cibo. ÉnPaXei'j'oùx Eiyov toù? òSovraq ot Xéovtec.oq -rcpeaPuTau. perché anche qu ei lo ro capelli erano stati n u triti2 dal digiuno. attrattiva della carità. uTEppoxépaq xiAiòq ÌjXt)? o-\jp. È una buona provvista per il v ia g g io 4. . um iltà della m ente. 20. 3 Cf. lì aXXric.iteitT|YÓ-n. e la roccia fece sgorgare acqua. Daniele. B a s ilio . I leon i tenevano chiuse le bocche. ornam ento della vecchiaia. 1368 opere in d u ro du rarent in m em bra manusque-. nessuno a causa della continenza ha subito un colp o apoplettico. Xéovxa<. P G 31. 1. E perché rico rrere a esèm pi del passato. 173 C vrja-TEia lagene 5uva|jw. 2 Cf. 23. m ortificazion e della carne. 19 . G ettato nella fossa. 'Tìottep yàp ix Xi0ou lì yaXy.aTa Xeóvtojv. m od ello di sobrietà. il digiuno sciolse la roccia in sorgente d ’acqua. trasform ati nella loro stessa natura. se il digi ci o ffre abbondanti b en efici anche al presente? Chi con il digiuno ha rovin ato la sua casa.. sostegno della salute 3. Aeri. 173 C ayaiK) (ruvÉ^nopo? óSovrcópoic. 173 B Aawr)X Sè ò àv+ip t ù v èra0up. serrate dalla santità dell'astinenza p rofetica al punto che non potevano aprirle perché il m erito le legava com e con lacci. B a s ilio . sim ulae d u ra u erit aetas m em bra a n im u m qu e tuum . x aì toÙc. ha dilapid ato le sostanze *? Chi non diffida d e ll’intem peranza. da cui cito: La sobria ebbrezza d ello spirito. In firm ita tis a dleuam entum e a lim en tu m salutis possono essere intesi anche in senso m orale e spirituale. 23 61 il calore d elle fiam m e ed essi nel m ezzo della fornace subito com in ciarono a inum idirsi grazie a un vento carico di rugiada refrigerante. 8. nota 191.

Heri. Si tu reddideris. H oc uigent sensus. Ieiunium custodit disciplinam . Quod postrem o anim ai ieiunium sibi causam fuisse m or­ tis ingem uit? Per escam laqueus non cauetur. alter plus dabit. ubi iecur mollius. M ater est luxuria fa m is a secundum propheticum dictum. in esca hamus latet: cibus deducit in foueam . inquit. Ieiunium qu ie­ tem diligit. Ieiunium sobrietas m entis est. m astigiorum B uistigiorum P uestigiorum P2 cet. auctionatur pretia. ubi piscis recentior. 8. 23-24 animam. in conuiuio pocula. nusquam m eliores adserit inue- niri. ubi fasianus pinguior. tempestas. . luxuria inquietudinem : ieiunium otia serit. Ferietu r aliquando coquorum m astigiarum machae requiescat obsonator. hasta quaedam agitatur inter obsonatorem 8. luxuriam sequitur inopia. haec ex illo lacu lecta ostrea. * Tob 4. cibus uolantes depon it ad m ortem .62 DE HELIA ET IEIVNIO. ubi uinum m elius ueneat quaerit. Turbatum uides. uix istum potu i latentem deprehendere. 13. cibus inducit in retia. Interrogas quae causa perturbationis. Talis fit de singulis licitatio. Si pretium m ou erit piscis. inquit. in hoc iudicia tractantur. qui antequam luceat fores pulsat alienas et tam quam bellum aliquod inm ineat excitat dorm ientes. Cursitat p er diuersa et cum inuenerit. luxus ne­ gotia. inquietat dom inum som nolentum . cibus uisco etiam aues inligat. dominus meus. Quae non p rop ter uentrem pericula? Muta anim alia crim en nesciunt et in hoc solo tam quam pro crim ine puniuntur. ubi du rior uulua curetur. 24. summo cursu properat. et quid exhibebis in prandio? Istius uini ille natalis est. M ulti concursant in m acello. anhelantem aduertis. 1 mastigiarum Sch. Pascit. hodie procella. im m o deesse. 24.

non fidandosi dei prezzi che il servo furbo gli riferisce. L'intemperanza genera l'ubriachezza. Jackson. secondo il detto del profeta. q u i nobilitatem uetusti generis et patriae ac natalem diem u in i circum sonant. si quieti il servo addetto alla spesa. afferm a che in nessun altro luogo se ne trova di m igliore. 9 Per il senso di m im i . Quali p ericoli non sono provocati dal ventre? Gli anim ali m uti non conoscono il d elitto e solo per questo sono puniti. A Commentary. queste ostriche sono state pescate in quel luogo. 23-24 63 durante il pranzo. cerca d ove si venda un vin o m igliore. 1. Si riposi una buona volta il trinciante dei cuochi mas zoni 6.axaipa. 8. 6 (1977). ps. 49 (in fra ). 38. 13. Ie ri — dice — tem po cattivo. 5. nel digiuno si dibattono le opinioni. n ell’esca è nascosto l’am o: il cib o porta nella fossa. L o si ved e sconvolto. 24. 10 licitatio-. A m b rosii de H elia et ieiu nio. Una pagina plautina. a 7òè. Buck. il cib o invischia anche gli uccelli. e che cosa offrirai nel banchetto? Questo vin o è di annata fa m o s a 9. w ith an In tro d u c tio n and Translation. nota 26. 8 La matrice della scrofa era considerata un piatto prelibato: cf. in senso ironico. . 1 46 (C S E L 64. Il padrone. mentre M. l’intem peranza preferisce l'agita­ zione: il digiuno semina la pace. nota 27. Insom m a quale anim ale ha lam entato il digiuno com e causa della propria m orte? L’esca non perm ette di evitare la trappola. O r a z io . 6 Cf. dunque per essi mangiare è com e un delitto — il solo che possono commettere — punibile con la morte. mentre il servo. 17 s. 176 A tceuocutoci iiafeiptov ri p. Il digiuno è sobrietà della mente. il cibo fa cadere nella m orte gli anim ali che volano.). oggi burrasca. 1. Sono m olti quelli che si affannano nel m ercato. 50 (in fra ) e la relativa nota. insomma si verifica una sorta di asta fra padrone e servo. esalta le qualità dei prodotti acquistati per alzare il prezzo. 19 (in fra ). un fagiano più grasso.. l’intem peranza le preoccupazioni. « I l m io padrone — dice — dà un banchetto. Il digiuno tutela una rigorosa condotta di vita. C orre a destra e a sinistra e. Da questo traggono forza le facoltà deH'intelletto. expl. Il digiuno ama la quiete. J a ck son . p. quando ha trovato. a stento sono riuscito a scoprire questo che era tenuto nascosto. «V ich ian a». Gli si chiede il m otivo di tale turbam ento. 14. un pesce più fresco. il quale prim a d ell’alba bussa alle porte a ltr u i7 e. fa delle offerte tendenti al ribasso. 17 (in fra ) caupones qu oqu e m iscentes m e ro aquam. un fegato più tenero. anzi non ce n’è proprio. p. Tob. 10 sub g a lli ca n tum co n s u lto r ostia pulsat. che vuol fare la cresta alla spesa. 61. 237.. parecchi m entre vom itavano il cibo. sat. va di gran corsa a disturbare il padrone che cade dal sonno. p.. p. dove si allevi una m atrice 8 più soda. S. Se il prezzo del pesce lo allarm a.. 237. ELIA E IL DIGIUNO. Una pagina plautina nel De H elia d i A m b ro gio. natalis rinvio. Se tu lo rim andi indietro.J. 24 (supra).. 5. come ha già fatto G. il cib o fa cadere nella rete. a tavola i bicchieri. che rinvia ad alcuni ‘loci similes’ dello stesso Am brogio: 8. intende pastor com e «ven ditore». Washington 1929. a ll’intem peranza segue la miseria. fra il servo addetto alla spesa e il padrone che dà il banchetto 11 si svolge una sorta di vendita 5 Intendiamo: gli animali sono catturati con l’esca. 11 II significato di pa stor (riferito al padrone che prepara il banchetto per gli invitati) è ben precisato da G. B a s il io . fa la cresta ai prezzi. 7 Cf. Tob. un altro lo pagherà di più. com e se stesse per scoppiare una guerra. P G 31. ansiman­ te. sveglia quelli che dorm on o. com e se fosse un d elitto s. Cosi per ogni singolo prod otto si fa un'offerta di prezzo 10.

statue pincernae dexteram : summum gelu riget. Si quid fo rte displicuit amicis. Turbatus addicit patrim onium . uacet fum o et sem ustulatorum nidore. proeliu m geri. 8 rident Sch. a sono im m olatoru m animalium. Sileat aliquando domus a m ultis perturbationibus huc atque illuc discurrentium . . 24-25 et pastorem . non pran­ dium curari: ita sanguine om nia natant. fit ingens strepitus. N on coquinam . Tandem aliquando da requiem coquo. Quanti dum ambulant uulnerantur! In ipso conuiuio clam or epulantium. m aledicunt omnes. rident: tu indignaris. gem itus uapulantium. Curritur ad coquinam . Ille in frigida exercet manus. 8. 25. m undant pauim enta uino m adida et spinis coop erta piscium. 25. iili rident G H ridentur cet.64 DE HELIA ET IEIVNIO. rogat adhuc p er quos suorum bonorum iura minuantur. illi m arm ora lauantur. sed carnificinam putes. quod nulla his requies detur. fit tumul Tota exagitatur fam ilia.

17 A m brogio sem bra aver presente il 'typos' dell'à^apu-coi.<. 3. l’utilisation de cette page du De Cain. conficcava nel luogo ove avveniva la vendita (nel foro o davanti a un tem pio) una lancia. p. 176 A.9. 15 II vino. ps. et spinis cooperta piscium . 18 Cf. p rò G allio. 1 (ed.176 A T)o\ix<xcàT(i) ic o t è x a ì ó olxoq aitò t ù v [lupiuv dopupuiv. 159. 23. Cain et Ab. xaì t o ù xaitvoù. 25. Si corre in cucina. La crederesti non una cucina. (pavimento non spazzato dei resti di un banchetto) utilizzato dagli antichi scrittori e artisti. 16 Ille e itti (dativo!) sono riferiti al m edesim o personaggio. che conduce un'interessante analisi su questi tre testi paralleli. 37 30 (C S E L 64. L’intera servitù si agita. m a a nche i p ie d i: le m a n i p e r c h é il c o p p ie r e d e v e c o n tin u am e n te m a n e g g ia re a c q u a fred d a .. fit c o n u ic iu m m u lieru m . 1. S a in t A m broise devant... ma un lu ogo di tortura. p a rtim ex u in o uacillantis. 26-33) e rinvia anche a Cain et Ab. 24-25 65 all’asta n . 1. attorno a cui si riunivano coloro che erano interessati aU'acquisto. se m p re m e sc o la to c o n a cq u a. 1.. Rinvio però a Savon . il coppiere (si noti l'anafora e il poliptoto). 14 (C S E L 32. p.. 19 L a Buck (p. alle grida d egli anim ali uccisi. Fraglabat . ferm a la destra d el cop p iere I3. Miiller. con rappresentazione dei resti del pranzo.): solo u m id o natabant p auim enta uino. prim a di procedere alla vendita all'incanto. 5. si fa un en orm e chiasso. tutti m aledicono. DAREMBERG. p. nota 7) segnala in questo luogo un’im pronta di CICERONE... il lam ento dei servi bastonati. 113. hum us erat inm unda. e dietro di lei è scivolato anche H. Qui basterà citare succintamente: C ic e ro n e .. 15-24) — dove troviamo una descrizione simile di un banchetto orgiastico — pu r senza analizzare in dettaglio il parallelism o fra i testi. PG 31. m ettendo fin e alla gran confusione di c o lo ro che corron o qua e là. si puliscono i pavim enti inzuppati di vino e co p erti di lische di pesci. cf. 184. «L a to m u s». non che si prepari un pranzo: tanto tutto naviga nel sangue . pp. e r a se rv ito fre d d o . E gli m aneggia acqua fr e d d a 15. lutulenta uino. p a rtim hesterna ex p ota tion e oscitantis. penseresti che si com batta una battaglia. 2. 253 s. sia liberata dal fum o e dalle esalazioni d elle carni bruciacchiate. P e r re fr ig e r a r lo lo si m ettev a in vasi che e ra n o sp ru zzati c on a c q u a o im m e rsi in a c q u a fre d d a ..M . anche Sidonio APOLLINARE... nota 58: «. Se qualcosa p e r caso è andato storto p e r g li amici. C h .. 291-297. i p ie d i p e rc h é è c o stretto a c a m m in a re su l p a v im e n to ba gn ato . Sa in t A m broise devant l'exégèse de P h ilo n le Juif. Si veda STAZIO.. S a c l io . Quanti si feriscono cam m inand o 17! . 14-23). bisogna riconoscere — e tradotto. Si faccia finalm ente silenzio nella casa 18. 20 (1961). a volte si a g g iu n g e v a a l vin o d e lla n eve (cf. 253. nat. ELIA E IL DIGIUNO. ai quali aggiunge anche expl. cit. fit sym phoniae cantus. frainten­ dendo il passo. silu. p r ò G a llio (loc. 12 Con hasta quaedam agitatur si allude all’usanza rom ana secondo la quale il magistrato. 350. p. Paris 1977. p. eseguito da Soso di Pergam o. 1. ad consent. 8. Perciò non è del tutto esatta l’afferm azione di Savon. p. p e r lui si lavano i p a v im e n ti16. La Buck ha inteso illi com e nominativo plurale. frg. 236. le cui e s tre m ità 14 sono intirizzite dal freddo. n’a pas été relevée par les éditeurs». hist. xviacrriq. B asilio. che parla della realizzazione di un pavimento. Durante il festino si leva il clam ore d ei convitati. (lo c. Fa’ riposare il cuoco una buona volta. A m b r o g io . Savon. Sconvolto ven de il patrim on io e continua a dom andare p er colpa di chi si è ridotta la dispon ibilità d ei suoi beni. 921). PG 31. 52. 14 D a ciò che se g u e si c o m p r e n d e c h e le e stre m ità irrigid ite s o n o le m ani. carm. c it. 36. alios autem exeuntis. succede gran confusione.E . Videbatur m ih i uidere alios intrantis. dove questo luogo è esaminato — con acume. essi ridon o: tu ti arrabbi. 13 Cf. x a ì Tf. 4. perché non si concede lo ro respiro. 56 (la casa di M anilio Vopisco) e PUNIO. 145.. B a s ilio . F0UCHER. 1. ibid. Documentazione archeologica si trova nei mosaici di Aquileia e di diverse località deH’Africa del Nord.): fit clamor. line mosa'ique de tric lin iu m trou vée à Thysdrus. pp. si veda anche L.

Quid enim insatiabilius uentre? H od ie susci­ pit. Paulo post cum esset mortuus. 28. ubi illae ebrietates? Sitit qui inebriabatur. a Prou 26. sitiunt et cum inebriati fuerint. 27. N on illum diutius sua intem perantia delectauit diuitem . Spinae inquit nascuntur in manu e b rio s ia.66 DE HELIA ET IEIVNIO.).. Manducat et paulo post eum paenitet. quae ad loc. cras exigit. ut extrem um digiti sui pauper ille in aqua intingeret et refrigeraret linguam eius. amplius bibunt. 8. V b i illae copiae. cupiens saturari ex his quae de mensa cadebant diuitis. In ipso conuiuio dum bibunt. 9. (Vulg. quia ips manibus suis uulnerat. notaui. sed infundi­ tur: poculum non libatur. 28 26. His spinis b Eccli 31. quaerit luxuriam. dicit] cf.9. inter philosophos uina laudantur. disputat de continentia: cum digesserit. In ter pocula philosophia praedicatur. 6 aquam H Sch. Quasi aperto gurgite uinum iam non bibitur. 20 (23). M alae dom inae seruitur gulae. cuius ad ianuam Lazarus ille m endicus iacebat plenus ulceribus. num quam expletur. 3 sq. 9. 26 . 19 ss. . uale uirtutibus dicit. quae ardebat incendio c. disputat. c Lc 16. Vigiliae inquit et cholera et tortura uiro in sa tia b ilib. qu i induebatur purpura et bysso et epulabatur cottidie splendide. quae sem per expetit. 9. abundat qui mendicabat. 27. sed exinanitur.. coep it rogare positus in inferno. 26. ipse ulcera sibi in pectus deicit. Cum im pletus fuerit.

a cui Am brogio in questo contesto dà grande rilievo. Mangia e poco d o p o si pente. illic com m essantium tum ultum .1 Stranamente la Buck (ad lo c . p. spinis cooperta p isciu m . 165). come si suol dire. mi sono convinto della validità del giudizio di Zin co n e. Zincone osserva che gli impersonali passivi disputatur e d icitu r presentano notevoli difficoltà inseriti in una serie di verbi in form a attiva con soggetto il ventre. 21 La Buck ha evidenziato con il corsivo questo passo che riproduce Le 16. Nei Settanta si legge infatti: axav^ai (puovTai èv xEipì t o O [j^ducrou. ma anche. 3. sentent. presenta disputatur e dicitur. com e osserva Savon. com inciò a pregare che quel p o vero potesse intingere la punta del p rop rio dito nell'acqua per rinfrescare la sua lingua che era riarsa dal fuoco. A lcu n e osservazioni. E non si beve vino. itepì ÉYxpa-ma<. m a di testo biblico rielaborato da Am brogio. chi m endicava. . cpiXotrocpEi. Notiam o nel nostro testo non solo corrispon­ denze verbali (pa u im enta u in o madida. hanno sete e. ars rhet. clam or. non si sorseggia 22. cioè. litig a n tiu m caedes.7tX. 28 67 26. P G 31. che fanno eco all’inizio del passo ciceroniano). 341 s. fra i filosofi si elogiano i vini. 12-21).. Quando è pieno. desideroso di sfamarsi con ciò che cadeva dalla mensa del ricco 21.. 22 Cf.T)o^n... Insonnia — dice — e sconvolgim enti e coliche p er l'uom o insaziabile. inst. cop erto di ulcere. Dove erano le sue ricchezze? Dove le sue ubria­ chezze? Chi si ubriacava. m ai si sazia. M a la ragione più cogente. indicata dallo stesso Zincone. 8. dice 20 addio alle virtù: e cerca l’intem ­ peranza. discute della conti­ nenza: quando ha digerito. Èra- XavitóvETai t ù v SoyijwxtijJV. m entre il p o vero Lazzaro. 22 ( H a l m . 436. in luogo di disputat e dicit.. tuttavia non si tratta di una citazione precisa. quando sono ubriachi. 176 B . ora è n ell’ab­ bondanza.. Aen. L'intem peranza non procurò du revoli piaceri a quel ricco che si vestiva di porpora e bisso e banchettava sontuosamente ogni giorno. che abbia avuto a disposizione l’orazione di Cicerone. Si osservi che il soggetto dei due verbi (<piXoaocpEÌ e ÈmXavSàvETai) è il ventre personificato. fino a personificarlo. fig. le anafore fit.£pov xaì aupiov È7tiXavdavopivr|. 26 . 8. Am brogio ci propone. che in genere risultano maggiorm ente autorevoli. Poco d o p o il ricco m ori e. ma lo si tracanna. che è perduta. la somiglianza della situazione confusa e movimentata che si descrive. 354 libabant pocu la . ora ha sete. 66 (e più som m ariam ente in 11. Non a caso infatti Yexem plum ciceroniano ci è attestato da tre maestri di retorica: Q u in t il ia n o . 3.. m a si vuota la coppa. 20 s. Fra le coppe si esalta la filosofia.. fit.. 18-20). 27.. utilizzando la reminiscenza scolastica di un esem pio già da tem po divenuto classico nei manuali di retorica. Si è schiavi di una perfida padrona. p. 2 ( H a l m . che ha trovato le lezioni disputat e d icit anche in alcuni codici vaticani e laurenziani. 28. 23. che invece si corrispondono perfettamente. spinis coop erta piscium . la gola. 3. Durante il banchetto. "O z a v èn. un pezzo di bravura.. da solo si procura unguento humus. ELIA E IL DIGIUNO. A q u il a R o m a n o .9. pp. Non è probabile. compresi P e R. 20 II testo di Schenkl. assonanti.) nota una considerevole differenza fra il t greco e quello di Am brogio.o z a v SianvEuffdfj. rapide. D opo qualche incertezza. G iu l io V it t o r e . è data dal confronto con il passo di B a s ilio . m entre bevono. 9. Che cosa infatti è più insaziabile del ventre? Oggi riceve. 9. trovandosi all’in fer­ no. dom ani si vuota. che sem pre chiede.. e lo stile della descrizione caratterizzato da frasi vivaci. bevon o ancor di più. Nella m ano dell'ubriaco — dice — spuntano le spi infatti si ferisce da solo con le p rop rie mani. V ir g il io . che A m brogio segue m olto da vicino: T) XanPàvoutra crr]|j. stava disteso alla sua porta. co n cer­ tantium clamor. mentre B H ’ hanno disputat e dicit. che sono lezioni attestate dalla maggioranza dei codici utilizzati per l’edizione viennese.

ita ut regem sibi faceret esse subiectum. 8. non sortem faenoris nouit. sed non bibebat fem ina Iudith. 29. 31. 30. uirtutis increm entum . 9. inter ipsa uina poenam suae ebrietatis exsoluit. ita ut et poena in im ­ pium retorqu eretu r et hon or sacris red deretu r altaribus h. sed caelesti m iseratione conuersum. Itaque unius m ulieris ieiunium innum eros strauit exercitus ebriorum . 7 reciperauit H en ricu s Sch. non red olet usuras mensa ieiunantium. Denique bibebant uinum in ebrietatem c potentes qui O lopherni principi m ilitiae regis Assyriorum se tradere gestie­ bant d. d Cf. id est totum populum Iudaeorum a persecutionis acerbitatibus liberauit. 1 ebrietate P G H ebrietatem P2 Sch. obliuiscantur sapientiam b. Est erg o ieiunium reconciliationis sacrificium. 28-31 scindit uestim entum fid ei quod accepit et thensaurum suum ser- uare non poterit. non strangulant filium continentis uiri paternae centesim ae.68 DE HELIA ET IEIVNIO. uictoriam reciperauit. Sobrii uigore consilii abstulit O lophernis c a p u tf. ieiunans om nibus diebus uiduitatis suae praeter festorum dierum sollem nitates e. Iudith 8. Amerb. Aman autem dum se regali iactat conuiuio. 5. ille uino sepultus iacebat. 4 s. non libidinis ardore flam m a­ tum. e Cf. om nis enim ebriosus et forn icator egebit et induet se scissa uestim enta insipientiae. Itaque illa quae triduo ieiunauit continuo et corpus suum aqua lauit plus placuit et uindictam rettulit. Esth 7. 31. . 2 augmentum codd. g Cf. Sch. Ieiunium nescit faeneratorem . His armis munita processit et om nem Assyriorum circum uenit exercitum . seruauit pudici­ tiam. ne cum biberint. 29. Esth 4. 1 ss. regi orauit PGH. 6. *> Cf. Haec enim succincta ieiunio in castris praetendebat alienis. f Cf. 1 ss. Esther quoque pu lchrior facta ieiunio s — dom inus enim gratiam sobriae m entis augebat — om ne genus suum. non uexant uiduam oppi- *> Prou 31. ut ictum uulneris sentire non posset. Et ideo potentes uinum prohibentur bibere. augmentum gratiae. c Tob 4. quod fecit etiam fem inas fortiores.. Iudith 13. Iudith 3. augm ento ed. 16.

off. la mensa di co loro che digiunano non olezza d'usura. 1 (7). non avvolto dal fuoco della libidine. E p erciò si proibisce ai potenti di bere vino. ca p u t : cf. arm ata di digiuno. p. 19 (C S E L 82. ma ravvedutosi p er divina m isericordia. 3) mens en im sobria passiones om nes cohibet. sottom ettendo a sé il re. Infatti costei.. Cosi il digiuno di una sola donna sbaragliò innu m erevoli eserciti di ubriachi. . 38 (C S E L 32. 30. 6. sobr. 29. m entre si vantava per il con vito regale. c o n s ilii: concetto analogo a sobria m ens: cf. 1. 45 s. Il digiuno. 3. p. Anche Ester. L'espressione nell’una e nell’altra forma. spec. Aen. * seruauit p u d icitia m : cf. affinché. rivela un’im pronta di Filone Alessan­ drino (cf.». PROPERZIO. e cosi la pena fu rivolta con tro l'em p io e ai sacri altari fu di nuovo tributato onore.. prop rio durante il b a n c h etto 7 scontò la pena p er la sua ubriachezza. 6sobriae m entis: espressione privilegiata da Am brogio per indicare l’anima definitivamente rivolta a Dio dopo essersi liberata da ogni concupiscenza carnale e sensitiva. Wochenschr. 9. 1. V i r g i li o . leg. 2. 11.oùx a y x o v <nv óptpavòv vt)oteutoù uai5a xóxoi ■naTpyoi. 12). Aman invece. Con la forza della sobria volon tà 2 decapitò 3 O loferne. 28-31 69 ferite sul petto. che digiunò ininterrottam ente per tre giorni e lavò il suo co rp o in acqua. 1. 1. com ­ batteva n ellaccam p am en to nem ico. 17 (C S E L 73. 50 [193 0]. paragrafo seguente. ELIA E IL DIGIUNO. 5. 12 (S A E M O 13. non b eveva invece Giuditta. P G 31. 3. 1. 12. 38 (C S E L 32. riportò vittoria.. quello giaceva oppresso dal vino 5 al punto da non p o ter sentire il colp o della spada. p. 7. 332. 265 in u a d u n t urbem som n o u in oq u e sepultam-. 100 (secondo l’indicazione di C. divenuta più bella per il digiuno — il Signo­ re infatti accresceva la bellezza di una m ente sobria 6 — liberò tutta la sua razza. sacram. non dim entichino la sapienza. P e r s io . E p erciò lei. Infatti bevevano vino nell'ubriachezza i potenti che sma­ niavano di consegnarsi a Oloferne. sobrietas mentis: epist. quae m entis est sobrietas-. Altre volte troviam o un’espressione analoga. c. quando hanno bevuto.). Id. Il digiuno non conosce l'usuraio 9. W e y m a n .. 3. 382.).. 31. la donna che digiunava tutti i gio rn i della sua vedovanza.. 7 in ter ipsa uina: cf. 28).oùx toxojm TpaTOi^a toG vT|o-TeùovTog. in «Philol. 13. * Credo che il significato di gratia qui vada inteso tenendo presenti le prime due righe di questo paragrafo. Con queste arm i avanzò e sorprese l'in tero esercito degli Assiri. Aen. 3 vrjtpouca Siàvoia. 176 B v-qa-ceia Saveiou epùaw oùx oiSev. conservò la castità 4. è sacrificio di riconciliazione. eccetto i giorni festivi d elle solennità. N oe 11. p. 65. V ir g il io . p ro ­ gresso della virtù: ha reso più forti anche le donne. dalla crudeltà della persecuzione. B a s il io . geor. O r a z io . 99 vrjcpovTOc. dunque. 437. epist. il fig lio di un uom o parco non è 2 sobrii. Con queste spine strappa la veste della fede che ha ricevu to e non potrà conservare il suo tesoro. cio è tutto il p o p o lo dei Giudei. 9. 3 abstulit. 3. 3 OTav ò voùq VT|(pi[). 524. 2. piacque di più e rip ortò vittoria. ’ Cf. 56 assiduo lingua sepulta mero. capo dell'esercito del re degli Assiri. ignora gli interessi del denaro dato in prestito. 202): deo en im iustitia soluitur. 1. il digiuno è aum ento della grazia 8. 1. N oe 11.. 5 Cf. p.. cf. sensus gubernat. infatti ogni ubriaco e forn icatore andrà in m iseria e si rivestirà d elle vesti stracciate della stoltezza. 874). voùi. 28. 437. anche se acquista nel nostro Autore un valore semantico pienamente consono con la concezione am brosiana dell’ascetica cristiana.

Vsu etiam pretiosa degenerant. Etiam ipsis ieiunium conuiuiis dat gratiam. C om m endat sitis pocu­ lum. illa m sa. Quorum autem difficilis possessio. 33. Patrocinatur ergo et conuiuio fames et gratior fit mensa ieiuniis.10. N escit uini quaerere uenustates qui quidquid hauserit trans­ m ittit ad satietatem. non defaenerata excludit h ere­ dem aula ieiunii. 33 gnorata sobrii uiri iura defuncti. Ab ipso mundi conditore didicim us saepe diuersitatibus cum ulari gratiam. 10. quae adsiduitate fastidio sunt et diurna continuatione uiliscunt. Ipse sol post noctem gratior. Ps 22 (23). b Cf. C ondim entum cibi ieiunium est. de qua dicit Dauid: Parasti in conspectu m eo mensam aduersum eos qu i tribulant me a. eorum grata perfunctio. famis adquiritur p retio et poculum illud in e b ria n sb sobrietate caelestium sacram entorum siti quaeritur. non ad iudicium nare suspendit. a Ps 22 (23). 7 ieiuni Sch. Quanto auidior adpetentia. 5. 31 . tanto esca iocundior. M ystica quoque mensa ieiunio conparatur. 32. ipsa lux post tene­ bras splendidior et post uigilias sopor dulcior. . 5. 9. Dulcior post fam em epulae fiunt.70 DE HELIA ET IEIVNIO. ipsa salus post aegritudinis tem ptam enta iocundior. 10.

153 s. la si procura a prezzo della fam e 2 e quel calice che inebria con la sobrietà dei 10 Per una duplice ragione ho preferito ie iu n ii a ieiuni. 33 71 strangolato dalle percentuali di interesse. flYT)<rà|j. C.ETa t?]v TtEÌpav t w v èvavruov. cosicché l’ered e sia escluso dall'eredità... Il palazzo del digiuno 10 non è rovinato dai debiti. 875. p. PG 31. W e y m a n . 5 naso adunco a liqu em suspendere'. più g r a d iti11 diventano i cibi.1 Sul digiuno cultuale in questo paragrafo si veda H.. Anche la m istica mensa la si prepara col digiu quella mensa. 176 D . la vedova di un uom o sobrio non è oppressa dal pignora­ m ento dei diritti del defunto. yàp ri SC<]. di cui Davide dice: H ai preparato davanti a me una mensa p er contrastare c o lo ro che m i fanno soffrire.a t|8ù t ò -tcotòv eutpeiu^ei. H e n s e : ti oùx ó iteiv&v T|Si<na èotKei .Evoq T)SEÌav itapaaxEuàì^Ei tt)v TpàitE^av. W o c h e n sc h r. Non sa cercare i pregi del vin o chi tracanna fino alla sazietà tutto quello che inghiotte senza gustarlo 13 per esprim ere un giudizio. al quale invece Schenkl attribuisce ie iu n i. 10. Il digiuno rende graditi addirittura i banchetti. Ritengo. 50 (1930). cui si era obbligato il padre.. E gradita l'acquisizio­ ne di quelle cose il cui possesso è difficile. come attesta l'apparato di Schenkl. Da una parte. proprio come sopra nel m edesi­ mo paragrafo: ie iu n iu m nescit. 2 Intendo famis genitivo di p re tio (p er sé potrebbe essere nominativo). B a s il io . Quan si ha fame. Anche il sole è più gradito d o p o la notte u . 2) p o c u lu m i l i u d .t. famis a d q u iritu r pretio. 31 . Dallo stesso creatore del m ondo abbiam o appreso che spesso i contrasti accrescono la bellezza. N el testo costituito da Schenkl l’espressione famis a d q u iritu r p retio è tautologica. . xaì òy d a itoifeivoTÉpa p. dunque.. 13 Cf.». anche la luce è più splendente dopo le tenebre e più dolce è il sonno d o p o la veglia. ibid. nota 5). che è lezione adottata da Schenkl. S obria ebriet Untersuchungen zur G eschichte d er antiken Mystik.. PG 31..òt. Il digiuno è condim ento del cibo... quando si susseguono ogni giorno. Quanto m aggiore è il desiderio di mangiare. 8. 14 Cf. tpai^pÓTEpoq [XE-tà ttjv vùxTa.. L’inter­ pretazione del passo da me proposta ha richiesto la correzione della punteggiatura adottata da Schenkl. che pone un punto ferm o prim a di famis. sat. pp.. anche la salute è più piacevole d o p o gli assalti della malattia. IO. 6.. 64 baiatro suspendens o m n ia naso. ove fra l’altro si osserva: «d ie Ursache dieser Einfiingung (la svolta al §3 3 ) ist klar: die ins Allgemeine gehenden und recht theoretischen Reflexionen des Basileios er- schienen dem praktischer gerichteten Bischof ohne geniigende Beziehung zur Kirchlichen W irklichkeit» (p. Lewy. 32. G H B D hanno ie iu n ii.ETà tt)v vr)OTEÌav. xaì Xip. o vuota di senso. m a anche R che ho personalm ente controllato. 12 S e rie d i e sp re ssio n i paratattich e sen ten ziose che ric h ia m a n o a lla m en te il g e n e re filo so fico p o p o la re d e lla d ia trib a . 13 s. 153. rin via a T e l e s in S t o b e o . dall’al­ tra la mensa diventa più piacevole per il digiuno. 9.outoj xaì ttjv TtZiv Ppwjjià-tiov à-rcóXau- oxv vriCTEÌa cpaiSpuvEi. perché 'codices descripti’ In secondo luogo ie iu n i sarebbe qui vocabolo banalm ente im proprio per ieiunantis. invece. 2. c. O r a z io .10. 1. A sostegno di quest'ultima lezione restano allora solo H ’P' per nulla autorevoli. 33. tanto più gustoso è il cibo. xaì Tpàirc^a to ivu v x<*P<£0“tÉpa p. 11 Cf. ELIA E IL DIGIUNO. mentre non è difficile intendere in ie iu n ii la personificazione del digiuno. t)8uov (jiETa t ò v uuvov. Giessen 1929.. che in questo contesto siano da individuare due periodi simili nello schema sintattico e analoghi nel significato: 1) i l l a mensa. B a s il io . Innanzi tutto non soltanto i mss. siti quaeritur. che presi frequentem ente perdon o valore. La sete rende più gradita la bevanda 12. la fam e giustifica i pasti. 176 C ù><.. x a ì ó SiiJ/wv TjSurca mvEi.177 A oùx òpqLg o ti x aì tiXioc. xaì ÈypTiYopa'i. Per l'uso si svalutano anche le cose preziose. in «P h ilo l. 4.

uos autem sitietis d. i) G. sitientes totis hauriunt uenis. Et alibi ait: Ecce qui seruiunt m ih i manducabunt. 11. quae dei tim ore suscipitur. accipiunt sacramentum. 1 famis H et (e s. H oc ieiunium dom ini pascha concludit. et pocu lu m tuum inebrians quam p ra e cla ru m !f. quid de iis dubitamus quae in usu humano sunt. Quadragesima totis praeter sabbatum et dom inicam ieiunatur diebus. Denique aliis dicitur: In diebus enim ieiun ioru m uestrorum inuenitis uoluntates uestras et om nis subditos c Is 55. fames.72 DE HELIA ET IEIVNIO. 13. Considera. baptizan­ tur electi. . 34. M erito dicunt singuli refecti spiritali cib o et spiritali potu: Parasti in conspectu meo mensam. si hac fam e illa quae sunt aeterna mercamur. ueniunt ad altare. quod etiam haec nobis faciat suauiora ieiunium? 34. 5. 1. N on sola autem fam es quaeritur. 2 fames P2G famis PH. N on om nis autem fam es acceptabile ieiunium facit. d Is 65. f Ps 22 (23). 33-34 Dixit enim dominus: Q ui sititis ite ad aquam et quicum que non habetis argentum ite et emite et bibite et manducate c. e Is 65. 10. uos uero esurietis: ecce qui seruiunt m ih i bibent. E rgo si ad mensam illam u enerabilem ieiunia nos sancta perducunt. sed plena disciplina ieiunii. Qui uos nisi qui ante potastis? De quibus supra dixit: Parastis daemoniis mensam et inplestis fortunae p ocu lu m e. Venit iam dies resurrectionis.

uirg. EÙàpEITTOV T(j> ì>£(f). A m brogio chiarisce che tale espressione deve essere cosi intesa e connessa: «v o i invece. «A m b ro siu s». mentre G H hanno fames. cf. pp. PG 31.. ma l’esercizio perfetto del digiuno. 8 (1932). A m b rogio.X. ps. 107. 2. perché circa quelle cose che si usano nell'am bito umano dubitiam o che il digiuno ce le possa rendere più gradevoli? 34. p. erano esenti dal digiuno: cf. In Quaresim a si digiuna tutti i giorni. M o n a c h in o . comperate. 8 (p. Cf. sing. se con questa fam e acquistiam o le cose eterne. A M ilano dunque la Q uaresim a term inava la sera del Giovedì Santo. 2.». D ie Bedeutung des Wortes sacram entum bei dem K irch en va ters Am brosius. 12 Subito dopo il battesimo i neofiti erano ammessi all’eucaristia. E altrove dice: Ecco. myst. C a l l e w a e r t . v o i invece avrete sete A chi è riferito v o i 4. Cf. avrete sete». 43 (C S E L 73. che avete già bevuto. Perciò ad altri dice: In fatti nei g io rn i del vostro digiuno 3 Per il significato di sacram entum = eucaristia cf.. 5 su pra : riferito ovviamente al testo biblico di Is. non qualsiasi specie di fam e rende gradito digiuno. . anche sacram. ma quella fam e 7 che è accettata per tim ore di Dio. 7 (p. B a s il io . coloro che m i servono mangeranno. Infatti il Signore ha detto: Voi che avete sete cercate l'acqua e vo i che non avete denaro andate. 47 ss. ELIA E IL DIGIUNO. 1). 18). e in generale F. 11 Cf.) his abluta plebs diues insignibus ad C hristi con ten d it altaria. se non a voi che avete già bevuto? Dei quali p r im a 5 ha detto: Avete preparato una mensa p e r i dem oni e avete riem pito il calice alla Fortuna. se il santo digiuno ci conduce a quella mensa degna di venerazione. si presentano a ll’altare n . 1). Anche se famis com e form a del nominativo è ‘difficilior’ tuttavia bisogna tener conto che in questo m edesim o paragrafo la form a fames (nom. e quanto è prezioso il tuo calice inebriante! Non si richiede. cf. 65 (1883). 2. 43. 11 (p. pp. 48. 4. 40 37 (C S E L 64. pp.. L’espressione uenire ad altare è tipica di A m brogio per indicare la partecipazione all’eucaristia. La Quaresim a a M ila n o al tem po d i S. C. V. expl. co loro che hanno sete bevon o a grandi sorsi. p. Perciò. 5 (p. La Pasqua del Signore pone fine a questo digiu ­ no 9. pp. perciò. 42 (P L 16. in toto orbe baptism i sacramenta celebrantur. cf. M o n a c h in o .. Quartalschr. 47. 3. 9. gli e le t t i10 sono battezza­ ti n. A rriva il giorn o della risurrezione. 19). qu elli che m i servono berranno. F u n k . exhort. 1 ss. 273-282. A m b ro g io e la cu ra pastorale a M ila n o nel secolo IV . 10. la fam e soltanto. Considera. 196 C vTioreucioiiEv vtioteuiv SeXTT)M. Tuttavia. D ie Katecumenatsklassen des christlichen Altertum s. 33-34 73 sacram en ti3 celesti lo si procura con la sete. 4 H o reso con il corsivo uos perché ritengo che qui si riprenda il pronom e dell'ultima frase del passo biblico appena citato ( uos autem sitietis) p er darne spiegazione. 7sed fames: Schenkl stampa famis che è lezione di P ‘ante correctionem ’. M ilano 1973. 255. ma vo i avrete fame: ecco. Il rito è descritto da A m brogio nel De sacram entis e nel De mysteriis. 8. il giorno della passione. 41-77. 9 Con l’espressione d o m in i pascha si intende il Venerdì Santo. Fulda 1928. J. 4. dunque. bevete e mangiate. 57-60. Di regola il battesimo era amministrato il giorno di Pasqua. 364) u enit paschae dies. 6 acceptabile: sottinteso Dea. 96.) ricorre altre due volte. eccetto il sabato e la dom enica 8. 48. «T heol. 10 La parola electi cela forse una classe di catecumeni: cf. 8 Sabato e dom enica erano considerati festivi a M ilano e. A m b ro ­ gio e la cura. H u h n . renouata in aquilae iu u entutem caeleste illu d festinat adire co n u iu iu m . ricevon o il sacramento. S. S. 3) passio d o m in i finis est quadragesimae'.. 3. 7. Giustam ente co loro che sono ristorati dal cibo e dalla bevanda spirituali dicono: H ai preparato davanti a me una mensa.

ut aut irascantur aut m aereant uel exultent. Sed solue omnem colligationem iniustitiae tuae. Vn- guento enim se ungunt qui co rp orei odoris gratiam quaerunt: sed illa unguenta libidinis inlecebram m ouere consuerunt. ut neque tristitiam praetexat neque soluatur risu incontinenti. 3-6. V ides quae species sit et form a ieiunii. 2. . 34-36 uobis stimulatis. 35. nec sic uocabitis ieiun iu m acceptum. reddet uobis. 6 s. Quod ieiunium im probetu r audiuimus. N on tale ieiun iu m ego elegi. Quid est unguite caput uestrum m? Sed et luxuriosi dicunt: «V in o et unguentis nos repleam u s». gressus stabilior atque m oderatior. 36. E t pater uester. nolite fieri sicut hypocritae tristes '. eo quod sim ulatione alienam personam induant. cum sapientia in euangelio dicat: Cum autem ieiunatis.74 DE HELIA ET IEIVNI0. ita ut audiatur in clam ore uox uestra? N on hoc ieiunium ego elegi et diem ad hum iliandam anim am suam hom inem. cinerem etiam et ciliciu m substernas. Ps 1. ne pareatis hom inibus quia ieiunatis. 6 corpori GH. 12 et d e i Costerius. nunc audiamus quod sit probabile. 36. qui intuentium offen dat aspectus. sed uultus casto m icat pallore reuerendus. ut orationi uaces. N on enim hoc superfluum putes nostrae esse com m onitionis. qu i est in abscondito. de quo dicit ecclesia ad sponsum: s Is 58. quod faciebant Iudaei. h Is 58. 10. dicit dominus s. 16. Frange panem tuum esurienti et egenos non habentes tectum induc in dom um tuam. ut in lege dei die et nocte m ed itere ‘. Ipsa figura corp oris plena grauitatis. dissolue obligationes uiolentarum com m utationum . i Cf. Nullus rubor eb rie­ tatis circumfusus genas. 17 s. S i uideris nudum. cooperi et domesticos seminis tui non despicies h. Id e o dixit hypocritas. hom inibus magis quam d eo cupientes probari. qu i uidet in abscondito. sicut in scaena qui tragoedias canunt [e t ] pro eorum dictis quorum personas gerunt motus suos exci­ tant. Aliud est sobrietatis unguentum. mMt 6. qui m entis habitus. oculus uerecundior. 35. plerum que enim turbatiore incessu proditu r motus anim orum . sed patri uestro. unguite caput uestrum et faciem uestram lauate. An ad iudicia et rixas ieiunatis et percutitis pugnis? Vt quid m ih i tale ieiunium . adfectant enim isti ut ieiunare uideantur. nec si flectas ut circu lu m collu m tuum. Serm o grauior. > Mt 6. Et ideo nobis dicitur: Vos autem cum ieiunatis. dimitte confractos in remissionem et om nem con ­ scriptionem iniquam disrumpe. Vultus intentior et quidam cogitationis suae arbiter et tacitus cordis interpres.

perché la divina sapienza cosi dice nel Vangelo: Quando digiunate. n o n siate tristi com e g li ipocriti. che offenda gli occhi di co loro che osservano. 5 s. B a s il io . Se vedi uno che è nudo. né si lascia andare al riso sfrenato. si spiega come calco sul testo dei Settanta: . ma al Padre vostro che è presente in segreto. Un parlare grave. perché sim ulando assumono la m aschera di un altro personaggio. A bbiam o udito quale digiuno sia disap­ provato. Ha detto ipocriti. non è questo il giorn o nel quale l ’uom o si m ortifica u. 501. per cosi dire. Infatti si cospargono di profum o co loro che ricercano la delizia del profum o corporale: ma tali profum i libidinosi sono sem pre la causa della seduzione. Spezza il tuo pane all'affamato e accogli in casa tua i p overi senza tetto. Tu vedi qual è la form a ideale 14 del digiuno. 36. 35. 1 (C S E L 32. 165 B imoxpiTriq kcrtiv ó év ztótpijj àXXóxpiov npócioitov ÙTtEXdùv. . rimanda liberi gli oppressi e annulla ogni scrittura iniqua. 15 Cf. che.): form a uirtu tis et quaedam species. riguardo al quale la Chiesa dice allo 13 Nel testo latino la frase ha una costruzione alquanto anomala. 1. H species et form a ie iu n ii: analogam ente in Abr. ELIA E IL DIGIUNO. se ti coricassi su cenere e sacco.. desiderosi di essere appro­ vati più dagli uom ini che da Dio. cosicché non nasconde tristezza. x aì rpépav toctieivoGm av^ptoirov tt |v 4'ux'Hv aÙTOÙ. m olto spesso infatti l’agitazione della m ente si m anifesta nel passo traballante. ora ascoltiam o quale sia quello raccom andabile. in quale disposizione deve trovarsi la m ente: che si preghi. E il Padre vostro che v i vede nel segreto. Il vo lto è serio e. 10. quando digiunate. nemmeno cosi lo potrete chiam are digiuno gradito. un passo sicuro e m oderato. che si m editi la legge di Dio giorno e notte. com e facevano i Giudei. un occhio pudico. D iverso è il profum o della sobrietà. e non disprezzare qu elli del tuo stesso sangue. profum atevi il capo e lavatevi la faccia. com e sulla scena co loro che recitano le tragedie 15 esprim ono sentim en­ ti corrispondenti alle parole dei personaggi che rappresentano. 1. Aspetto esteriore del corp o pieno di gravità. nem meno se piegassi il co llo com e un giunco. coprilo. dice il Signore. E non si creda che questa nostra am m onizione sia inutile. costoro infatti cercano di far apparire che digiunano. PG 31. però.. sciogli gli obblighi derivanti da patti imposti con la forza. 1. E p erciò a noi è detto: Voi invece. 34-36 75 vo i soddisfate i vostri interessi e pungolate tutti i vostri operai. p e r far vedere che digiunate non agli uom ini. Nessun rossore dovu to all'ubriachezza diffuso sulle guance. N on è questo il digiuno che voglio. arbitro dei p rop ri pensieri e interprete muto dei senti­ menti. O forse digiunate p e r litigare e azzuffarvi e p er percuotere con pugni? Che m i im porta di tale m odo di digiunare che fa udire il clam ore della vostra voce? N o n è questo il digiuno che voglio. e cosi si adirano o sono afflitti oppure esultano. p. vi ricompenserà. Ma spezza ogni laccio della tua iniquità. Che significa profum atevi il capo? Anche gli intem peranti dicono: «G ron d iam o di vin o e di p rofu m i». ma un vo lto venerando risplen­ de di illibato pallore.

caput eius deus est *. laua conscientiam tuam. cum ueneris. Vnde et Dauid ait: Inpinguasti in oleo caput meum °. quo artus anim ae et quaedam m em bra pinguescunt. et quae in pedes m is itv confessa est eius passionem. cum aut peccato conpungim ur aut integritate laetamur. caput autem u iri Christuss. 2. 3. 3. Laua faciem tuam z. Illa m ulier ecclesiae typum gerens. hoc est oleum laetitiae p. ubi sensus sapientis sunt. In dex enim facies plerum que est conscientiae et quidam tacitus serm o mentis. qu om odo placueris deo. ne uidearis contristari in anim ae salute. dicis cum ueneris G H discussum ueneris P (ne s. r Ps 132 (133). n em o enim tristis coronatur. “ Cf. P2. Vnge ergo caput tuum. 14. At rem iniscere illud: Sicut unguentum in capite. t Cf. aliud oleum . quo unctus est Iesus Christus a patre deo. m itte etiam in caput eius unguentum. daret gratiam spiritalem . . Vtraque laudatur: et tu fac quo lauderis quo rem issionem accipias peccatorum . 5. 18 disces cum ueneris Sch. 17. 19 at Sch. 1 Cor 11. ut tibi sua patefaceret sacramenta. o cu li enim sapientis in capite eius <i. et G H aut cet. 37 s. 3. Exterm inat faciem suam qui aliud cord e gerit. s 1 Cor 11. Ps 44 (45). em unda anim am tuam peccatricem . Quod illud? Audi: Ca m ulieris uir. N on nos uelut quodam peripetasm ate operiam us: quod intus est foris luceat. N o li hanc exterm inare faciem . Est et aliud caput mysticum. quae in caput eius m isit unguentum u. confessa est eius diuinitatem .76 DE HELIA ET IEIVNIO. Lc 7. ut oleo laetitiae obducatur om nis simulata tristitia. quod descendit in barbam r: tunc cognosces quid sit ungere caput uestrum. v Cf. 10. 37. M t 26. laua illam et om nem sordem conscientiae tuae dilue.) cet. ut prae om nibus suis em ineret consortibus. eras. H oc iubet ungi caput nostrum. disces. Q Eccle 2. 7. ne uidearis ieiunium tuum uendere hominibus. N em o n Cant 1. aliud foris praetendit. 36-37 Vnguentum exinanitum nom en tuum ". p Cf. 8. Ad m ysteria uocaris et nescis. z Mt 6. 15 animae tuae GH. nem o maestus triumphat. M itte in Christum. quod foris est intus operetur. o Ps 22 (23).

24 Cf. quello che 16 H o inteso h o c come ablativo che richiam a la parola oleum . infatti nessuno. àèhjp. B asilio . I l p ro fu m o d ell'im m ortalità . ibid. 27 Cf. Sei chiam a­ to a prendere parte ai m is t e r i19 e non lo sai.. che scende sulla barba: allora conoscerai che cosa significa ungere il vostro capo. riceve la corona. 61 ss. di ottenere la rem issione dei peccati. e quella che lo ha sparso sui suoi piedi ha annunciato la sua passione 22. con cui Gesù Cristo è stato unto da D io Padre. Spargi il profum o su Cristo. exp. Con questo profum o 16 si ordina di ungere il nostro capo. 21 Cf. spargendo il profum o sul capo di Cristo. Quella donna. 165 A àitó-rcXuve ttjv ipuxlnv à^apT-nnaTiov. Id. 36-37 77 sposo: Profum o che si spande è il tuo nome. Rom a 1975. affinché tu non sem bri afflitto p er la salvezza d e ll’anima 17. 26 Cf. CICERONE. ecco l'olio della letizia. per cosi dire. PG 31. indices ocu li. 22 Sul tema del profum o negli scritti di A m brogio si veda l'am pia analisi di P. supercilia. ibid. p. dunque. il suo capo è Dio. Perciò anche Davide dice: H ai unto di o lio il m io capo. se è triste. le m em bra d e ll’ani- ma. 60 im ago a n im i uultus. 10. Pis. Non deturpare questo vo lto 26. Entram be sono lodate: anche tu fa’ in m odo di essere lodato. che è prefigurazione della Chiesa. il capo. 1 ocu li. q u i serm o quidam tacitus m entis est. dove sono i sensi dell'uom o sapiente. diverso è l’o lio con cui si ungono le articolazioni e. se è avvilito. lava la tua coscienza. aXXa 5è Èv rfi ÈiucpavEuy toù . 11 Cf. 25 Cf. usa un termine analogo con lo stesso significato: citntep ùicò itapomETÓtrixaTi Tip ipeuSci xaXvmToiuvr). purifica la tua anima peccatrice 23. 221-266. M eloni. M a ricordati: Come il profu m o sul capo. ps. spargilo anche sul suo capo. 2 (C S E L 62. 445. sia quando si è toccati dal rim orso per avere peccato che quando si gioisce p er essere integri. affinché non sem bri che tu voglia vantare il tuo digiuno di fron te agli uomini. àXXa piv Èv t ò xapSuji cpépovTEq. perché risplendesse al di sopra di tutti i suoi simili. 19 Cf. un’altra m ostra al di fu o r i27. PG 31. com e puoi piacere a Dio affinché egli ti perm etta di accedere ai suoi sa cra m en ti20. B asilio . 20 II significato di sacramenta qui è da mettere in relazione con la grazia dei sacramenti. 21peripetasm ate: dal greco TtEpiirÉTatr^a. cf.(I>v irrecpavoOTCU. ibid. t ò icpó w rc ó v ctou. J. . 118 20.. infatti gli o cch i del sapiente sono nel suo capo. il capo del m arito è Cristo. PG 31. frons. 17 Cf. affinché con l’olio della letizia sia elim inata ogni ipocrita tristezza. ibid. orat. tr io n fa 18. ma non si può escludere che abbia valore avverbiale (= id eo) prolettico rispetto al seguente ut.... Huhn. 165 A p/ri àcpavwrnc. B asilio. M o lto spesso infatti il vo lto è specchio della co scie n za 24 e com e tacito linguaggio della m e n te 2S. ha dichiarato la sua divinità. 164 B a-roicov |o. pp. N on copriam oci com e con un velo 28: quello che c’è dentro risplenda al di fuori. 23 Cf. 37. oùSeù.. E U A E IL DIGIUNO. m istico 21.t] xaipeiv etcì iJjuxtk. per questo passo in particolare pp.oùSeù. aw y v àiju v -cpóitaiov Xtmyn. denique totus. C’è anche un altro capo. 252 s. lavalo e pulisci ogni sporcizia della tua coscienza. 20) m ysticum caput Christus est. lo saprai quando verrai. 165 A èitì ixuarrjpux ere xaXeì ò Xóyoq. nessuno. Qual è? Ascolta m arito è il capo della moglie. Lava il tuo volto. B asilio . Ungiti. ti dia la grazia spirituale.. àvdptoTcoiq Seixvuvte?. D ie B edeutung des Wortes. pp. Deturpa il p rop rio vo lto colui che una cosa pensa nel prop rio cuore. 165 B oi -rcoXXoì jeaTpttJoumv.

40. N oli gloriari. Ieiunantibus epulae p io angelorum m inisterio deferebantur.11. 29 ss. 39. 4. Helisaeus in deserto erat. 10. sed praesentium m erce- dem consu m u n tc. A lii habent et de tristi dulce. ne nihil tibi prosit ieiunium. 4 Reg 4. 3 Reg 17. pure ferat innocentiam . N o li ergo te iactare. exit enim dulce de tristitia uel labore. 7 forte P G H forti H ' Sch. b Iudic 14. cum pascerent d. Iohannes in deserto erat. sed laudata quaestio: De manducante exiuit esca et de forte dulce b. ieiunium ete­ nim culpae in terfectorium est. 2. cum ieiunas. d Cf. quorum od ore moriantur. Sed et fo rte laboriosum est. idem tam en escae am aritudine temperatur. e Cf. Helias in deserto erat. 39. 39. 38. G raeci codices m axime. H oc am aro illud dulce tollatur. Solent am ara etiam ipsis plus prodesse corporibus. 14. ubi non inueniretur esca nisi a m a ra e. 37 . = Cf. ne quis ieiunantem uideret nisi soli corui. Gen 25. N em o am arioribus praeoptet dulcia. Mt 3. 40. am arum ieiunium. 6. a Cf.78 DE HELIA ET IEIVNIO. f Cf. Dulcis uoluptas uidetur. Mt 6. . sed salubris in re li­ quum? Ipsa corp ora dulcibus frequ enter inflantur et m eile iecur tenditur. 40 in ieiunio culpam includat. 11. Prandebat Daniel inter 11. Sicut enim cum in intim is puerorum uisceribus uerm es ex cibi indigestione nascun­ tur extingui non queunt nisi cum am arior potus infunditur aut m edicam entorum uis inolescit asperior. 3 exstendent P G H Sch. am ara in posterum ? Quid Iacob dom inum fratri dedit? Nonne contem ptus cibi ad tem pus amarior. ita profundum anim ae uirtus ingressa ieiunii culpam latentem interficit. ubi solas locustas aut m ei siluestre in u e n ire tf. quae enim ad ostentationem fiunt non in futurum fructum iam extendunt suum. Quid Esau seruum fratri suo f e c it a? N onne esca ad ho­ ram dulcis. Id e o non m ediocris.

Com e infatti i verm i. perché non avvenga che il digiuno non ti giovi a nulla. anche se nell’apparato a proposito di extendunt osserva: «recte puto». dolce al m om ento. Eliseo viveva nel deserto. p. G raecus « e t tris ti» habet. ove ricorre la medesima citazione. dove si poteva trovare soltanto cib o amaro. G iovanni viveva nel deserto. infatti il dolce esce dall'am arezza o dalla fatica. Le cose am are di solito giovano di più anche al corpo.. 37 . ThlL 6.. 40 79 c’è di fu ori sia com piuto al di dentro. soprattutto i codici greci. 18 (C S E L 32.. m a degno di considerazione: Da co lu i che mangia è uscito cibo e dal forte 3 è uscito il dolce. 15. 1Cf. ibid. distrugge il peccato nascosto *. 4.. xaì. «e t de forte et tristi e x iu it d u lc e ». fortis ex forte e in Tob. 39. mentre Schenkl accoglie nel testo extendent di P e G. 342 s. 53. 3 H o restituito forte (Schenkl ha preferito fo rti del codice ‘descriptus’ H ’). 15. Nessuno preferisca il dolce all'am aro. eccetto i corvi.. Altri. m a soprattutto la corrispondenza letterale con B asilio. 11. Elia stava nel deserto. 4 In realtà a noi non risulta alcuna testimonianza a favore di tristi né nella tradizione del testo greco né in quella della Vetus L a tin a : una probabile soluzione del problem a è suggerita più oltre nella nota 7 a Tob. B a s il io . 20): rex ex rege. A lcu n e osservazioni.11. ciò che si fa per ostentazione non darà frutti per l'avvenire. N on gloriarti.. 5 H o seguito una ragionevole nota di Zincone. il cui od ore li faccia m orire. in quanto lezione concorde di P e G. ove è citato lo stesso luogo biblico: . 38. PG 31. poi rivelatosi amaro? Che cosa rese G iacobbe padrone del fratello? N on fu forse il rifiuto del cibo. perché nessuno lo vedesse digiunare. non possono essere elim inati se non som m inistran­ do una bevanda am ara e accrescendo l’asprezza d elle m edicine. Con questo am aro si elim ini il dolce. . 1145.. am aro al m om ento. il digiuno amaro. 134. 10. 40. 172 A -u t ò v 'Homi É(kPr|Xw<T£. Nessuno unisca la colpa al digiuno. àXX’ eie. ma lo stesso è regola to dal cib o amaro. sic inuenim us. Dunque non ti vantare.) e lo stesso A m brogio attesta in patr. 2 Cf. in cui si sostiene la lezione extendunt. t ì yàp étciSeixtixóx. Che cosa rese Esaù schiavo di suo fratello 2? N on fu forse il cibo. 53 (in fra ). hanno: e dall’a m aro è uscito il d o lc e 4. pp. Gli angeli svolgevano il pio servizio di portare cib o a co loro che digiunava- l l . Tamen «d e fo rte » h o c in tellegitur. Ma anche ciò che è forte è faticoso. poi. spingono a scegliere extendunt'... ma si esauri­ sce subito nella ricom pensa della lod e dei p re s e n ti5. t ò v t ù v àvftptiimtov eitaivov xaTaarpÉcpet. salutare in seguito? Anche il corpo spesso si gonfia a causa dei dolci e il m iele fa dilatare il fegato. PG 31. ma abbia con sé una innocenza pura. Il piacere sem­ bra dolce. SoùXov knovr\t7t t o ù àSeXcpoù. L'ablativo forte è abbondantem ente documentato (cf. penetrata nel p rofon d o dell'anim a. infatti il digiuno è uno strum ento che distrugge la colpa. dove poteva trovare solo cavallette o m iele selvatico. spiegabile per l’analogia con il precedente forte. quando gli portavano il cibo. Perciò non è un enigm a di poco conto. ELIA E IL DIGIUNO. quando digiuni. che bisogna accogliere — con Schenkl — la lezione tristi di P (e cosi è ribadita l’autorevolezza di questo testimone) contro la lezione triste di G. 48 ss. yivop-EMa où izpòq t ò v aiiova t ò v nÉXXovTa t ò v xapitòv é x t e iv e i .. Non solo il contesto. che nascono n ell’intestino dei bam bini per indige­ stione di cibo. 165 B-C. Questo m edesim o passo dimostra. allo stesso m odo la virtù del digiuno. 165 A. 2..

cernunt se esse m endicos. prandentibus p e­ des uacillant: ieiunantibus de caelo manna descendit ‘. Sonus ergo litterarum inuitat. 42 ieiunantes leones e. et om . Ex 16. Sed quid hoc est? Dum de ieiunio disputo. m ox ubi uinum digesserint. strep audio conuiuiorum. dum inebriantur. Sedent in foribus tabernarum hom ines tunicam non bentes nec sumptum sequentis diei. Sch. . Ex 32. Aurum donant. Cf. Cf. inpatientiae exem pla non terrent.80 DE HELIA ET IEIVNIO. Ieiunantibus epulae uolant h. V no die bibunt m ultorum dierum labores. epulanti­ bus culpa praeuaricationis ascendit 12. 11. 40 . 6 sui corporis P sui pretium G H (nisi) suis corporibus pretium Sch. In quod facinus non ista praecipitat? 42. Ex 32. Etenim qui ieiunantem et ea quae legis sunt ferentem expectare non passus est populus utique sedit manducare et bibere et surrexerunt ludere a. 15. 42. 1 et 6. Videm us sacrilegium ebrietati fuisse co- niunctum. Nam sicut m ater fid ei continentia ita perfidiae m ater ebrietas est. ciuitates aedificant qui non habent cauponi unde potus sui corporis soluant. Cf. 31 ss.41. Ex 16. 13. Feruet enim uinum in his et nesciunt quid loquantur. Dan 14. im m o regnare sibi uidentur et exercitibus im pera­ re. 6. ferae non tangebant suum. Ille prandebat alienum prandium. Diuites sunt. dispensant pecunias populis. in serm one m eo red olu it pran­ dium. Fiunt ebrietate diuites qui sunt ueritate inopes.12. Cf. Nisi fallor. De im peratoribus et potesta­ tibus iudicant.

cosi l’ubriachezza è m adre della infedeltà. perché poco rispettosa dei dati della tradizione. 32). In realtà qui A m brogio non allude al solo v. . 461 D. Vola il cibo a quelli che digiunano. unde p otu s suis co rp orib u s p re tiu m soluant. PaciXEUoiiox x a ì cxpaxoitESuiv apxouoxv Év -rp pidfl. A mio parere. p. 31-38. E U A E IL DIGIUNO. m a a quanto è narrato nei vv. oìxo8o(ìoOox. pretium . R ib olle il vin o in essi e 5 non sanno quello che dicono. PL 14. 5 Schenkl omette et e tace nell’apparato. e si accoglie la lezione di P com e 'difficilior'. il m io discorso ha il sapore del pranzo. X X X X . xaì xp'ntxtt'ra. 1882]): unde potus sui c o rp o ris p re tiu m soluant. Dan 14. 449 B ot Ye. Egli m angiava il cibo a ltr u i1. costruiscono città J. il senso è precisato in opposizione a perfidia. 3 Cf. Regalano oro. ha corretto la lezione di P su i co rp o ris in suis co rp o rib u s ed ha inserito anche pretiu m di GH. nota 2). 12. correggendo un’inesattezza di Schenkl. 40 . In G e in H si legge unde potus su i p retiu m soluant. 12. ma del tutto inutile. avrem o un testo che non pone alcun problem a di interpretazione. Esprim ono giudizi su im peratori e su potenti. come ho detto. In un sol giorno consum a­ no quanto hanno guadagnato con le fatiche di m olti giorni. 42 81 no. In quale d elitto non fa cadere questo vizio? 42.SiavÉ^ouci. p er co loro che ban­ chettavano sali il peccato di ribellione. appena hanno sm altito il vino. da esso derivati è attestata la lezione: unde potus su i co rp o ris soluant. L’ubriachezza fa diventare ricchi quelli che in realtà sono poveri. finché sono ubriachi. vacillano i piedi a quelli che m angiano: per co loro che digiunavano discese la manna dal cielo. Daniele m angiava fra i leon i che digiunavano 6.12. BASILIO. cioè p retiu m in luogo di corp oris.. dal quale peraltro espungo. od o strepito dei banchetti. in-à-ciov oùx k'xovTEq. Da osservare che Dan 14 è deuterocanonico — nella Vulgata è unito al libro di Dan come ultimo capitolo. 11. 22. C S E L 32. 4 In P e nel gruppo di mss. che dà come riferi­ mento biblico per questo passo Dan 6. im pazienza non spaventano. 6 in B asilio .. Sono ricchi. per la ragione appena detta. da me ricollazionati. Schenkl.. Infatti il p o p olo che non ebbe la pazienza di attendere colui che digiunava e portava con sé la Legge si sedette per mangiare e bere e tutti si diedero ai divertim en­ ti l. Vediam o che all’ubriachezza si aggiunse il sacrilegio. PG 31. che sem bra proprio un tentativo banale (p retiu m solua n t) di em endare un testo tràdito giudicato oscuro. 32. 2 fides: «fed eltà». Infatti. 7 Daniele mangia un cibo che era destinato a dei mietitori (cf. 32. Dunque il suono d elle parole è invitante. Infatti com e la tem peranza è m adre della fedeltà 2. la soluzione di Schenkl non solo è m etodologicamente inaccettabile. m a i codici PG. Ugualm ente inaccettabile è il testo stampato dalla Buck. PG 31. rinvia a Dan 14. ad loc. distribuiscono denari ai popoli. 746 C [ed. poi. attestano la congiunzione. Siedono alla porta d elle taverne uom ini senza tunic senza denaro p er il giorn o dopo. . 2. ha tentato una ricostruzione assai elaborata del testo: ha aggiunto nisi. anzi credon o di regnare e di com andare eserciti. gli esem pi di. Senz’altro m igliore (rispetto sia a quello di Schenkl che a quello della Buck) è il testo dei M aurini (cf. supponendo di trovarsi di fronte ad un luogo lacunoso in entram bi i ram i della tradizione (cf. 6 La Buck. oùSè xì qjaYOJaxv tlq rrjv aupiov. che traduce l’intera frase: «w h o do not have thè w herew ithal to pay thè innkeeper thè price for their bodies' drinking». M a che succede? M entre tratto del digiuno. Se non erro. si accorgon o di essere in m iseria.' La m edesim a citazione di Es 32. se si esclude la lezione di G H (p re tiu m ).41. x a ì hóXeu. essi che non hanno di che pagare l’oste p er le bevute del p rop rio c o r p o 4. le fiere non toccavano il loro.

non ignobilis honorato. Pro uino sanguis effunditur et ipsum sanguinem uina fu de­ runt. In iocunditate creatum est. quantum etiam pulchri ac decori. Sed utinam et quod sequitur audires: bibas illu d moderate. nullus infer N on pauper diuiti cedit. ^ Eccli 31. ebrietate Sch. cui om nis in bib en d o est fortitu do: non m endicus locupleti. 44. m iserabiles epilogos decantare. d Eccli 31. quam sapientes. Quam fortes sibi hom ines uidentur in uino. lingua balbutiat. ita et uini incendio etiam superborum hom inum cor liquescit. 32 (27). 31 (26). 43-44 43. De ebrietate ad arm a consurgitur.. 43. quam diserti. non in ebrietate ab b Eccli 31. cum stare non possint! Mens necesse est titubet. utpote qui pauperem esse se nescit: non infirm us ualido. 8 iocunditate. 44. cum bibentes illum regem ha­ beant qui bibendo superauit uiros. Omnes sibi in uino aequales uidentur. ut sis s o b riu s d! N on habes quod accuses uinum. Barbari in ferrum ruunt. . sicut ignis enim probat ferrum durum b. M eritoqu e scriptum est: Aequa­ lis uita hom inibus uinum in ebrietate °..82 DE HELIA ET IEIVNIO. calicibus tela suc dunt. 6 (ut) faetor Sch. uideas ora saucium uini lacrim as fundere. fa etor ebrietatis h orrori sit. uulgus in rixas. 12. Si quis eorum pugno fu erit percussus. H abet unum hoc tem ulentia. ut em olliat et resoluat corda tem ulentorum . pa llor exsan­ guis ora suffundat. 32 (27).

9 in ferru m ru u n t: M . georg. Vergil in thè Works o fS t. potresti ved ere che. W ash in g to n 1931. versa lacrim e di vin o e canta m iserevoli epiloghi. danno di questo versetto un testo assai diverso: Ecpiaov otvoq àvdpómifj). o più probabilm ente da un’influenza della m em oria di Tob. In vece del vin o si versa il sangue ed è il vin o che fa versare il sangue. D ie d e r ic h . 503 ru un tque in ferrum . m entre non riescono a reggersi in piedi! E inevitabile che la m ente vacilli. 29 (supra) — anche se nessun editore ne ha mai dato indicazione. cit. alle coppe seguono i pugnali.. 44. Tutti si sentono uguali nel vino. 343 s. 452 A. infatti.. 12. Stuttgart 19752. poiché i bevitori hanno com e sovrano colui che batte tutti nel bere. 6 Cf. Aen. a cui p arrebbe che l’editore attribuisca valore finale. Rom a 1964. non per ubriacare n . quanto forti credono di essere. In tro d u zio n e. 32 (27) è assolutamente strana. 15 u in u m in ebrietate (-tem var. V ir g il io .43-44 83 43. VIRGILIO. quando bevon o vino. ferito al vo lto 10. Am brose. quanto eloquenti ed anche quanto b elli ed eleganti. che il puzzo dellu briachezza sia orrib ile 8. Aen. 93 (ram m entiam o che il De Tobia deve essere stato scritto non molto tempo prim a del D e H e lia : cf. B a s il io . I n ebrietate potrebbe venire da un'erronea lezione del manoscritto usato da Am brogio. in ebrietatem. PG 31. L’ubriachezza ha solo questo pregio. pp. 12. la plebaglia alle risse. 11 La lezione in ebrietate di Eccli 31. cosi con la fiam m a del vin o si scioglie anche il cuore d egli u om ini superbi. 7 Cf.) curata dai Benedettini dell’Abbazia di San Girolam o in Urbe. p er essere sobrio! N on hai di che accusare il vino. Il p o vero non è in feriore al ricco. 4. registra in apparato la lezione in sobrietate com e un'aggiunta attestata da num erosi testimo­ ni (i Settanta. Ma se tu ascoltassi ciò che segue: B evilo con modera­ zione. non solo non è richiesta dal contesto. rin v ia a VIRGILIO. Per quanto riguarda l’uso di in con l’ablativo e con l’accusativo va ricordato che nel latino tardo e particolarm ente in quello biblico va scom parendo la differen­ za semantica fra questi due sintagmi. Del resto basta controllare l’edizione del Siracide ( Vulgata 12. L’edizione della B iblia Sacra iuxta La tin a m Vulgatam uersionem . 8 Sorprendentem ente Schenkl aggiunge ut prim a di faetor.. Schenkl ha corretto in iocu ndi- tatem. ma turba l’equilibrio retorico-form ale del passo. 30) e rievocato in 9. 10. oppure quella di R... 121 codici attestano in iocunditate. p. che un pallore esangue si diffon da sul volto. in ebrietate. Dall'ubriachezza si passa alle a r m i6. la cui fortezza è tutta nel bere: il m endico non è da m eno rispetto al facoltoso: lo sconosciuto non lo è rispetto a chi ha onori. che proprio per questo si fa preferire.. Gli uom ini. ELIA E IL DIGIUNO. Sirach. A lcun e osservazioni. che ha anche addotto il sostegno di una testimo­ nianza di un codice vaticano del X V secolo non visto da Schenkl. 10 Cf.. com e il fuoco saggia la durezza del ferro.... nell’edizione di Rahlfs. Se qualcuno di questi ubriachi è stato co lp ito da un pugno. 2. Giustamente sta scritto: I l vin o bevuto n e ll’ubriachezza è ugualianza di vita p er gli uom ini n. . per accertare che in iocunditate. Recentemente tale correzione è stata condivisa da Z in c o n e .D . nessuno da meno.) citato dal nostro Autore nel De Tobia 24. di intene­ rire e in d ebolire il cuore d egli ubriachi. quanto sapienti. 50. 90 consu rgere in arma. che la lingua b a lb e tti7. dal m om ento che non sa di essere povero: il d eb ole non è in feriore al forte. in ebrietate è lezione da approva­ re. I barbari corron o alle a r m i9. op. 652 saucius ora. p. 12. W e b e r . M a non meraviglia certo il fatto che alm eno in un codice sia stata introdotta una correzione facile in luogo di una lezione abbastanza dura. Tale congiunzione. Fin dall’inizio è stato creato per dare la gioia.

Stipatores hic sunt bellici. scortis uale dixerit. subnixus m eretricibus. pom pam arbitreris: cornu in e Eccli 31.84 DE HELIA ET IEIVNIO. Cernas poculorum diuersorum ordines. 13. . ut aiunt. 12. Veniamus ergo ad horum potentium et fortissi­ m orum conuiuia. inm oderatior autem potus in iracundiam concitat et ruinas multas e ffic ite. ph ilo­ sophus postea tantus euaserit. aureis thecis cultros includunt suos. 46. aciem ordina­ tam putes: uasa exposita argentea. 46 initio. qualem ferunt fuisse illum qui delibutus unguentis. N on ego hic unguentatos adulescentulos aut coronatos rosis proferam . N on enim unum em endatum illis inuideo. E xultatio animae et cordis est. 45. quibus d im i­ cent cum epulis diuidendis. si moderate bibas. In ter arm a prandendum est. fuit tam en sem per tem u­ lentus sacrilegio. quae ad loc. A page igitu r hinc adulescentes lubricos. aureis torquibus nitent colla. notaui.36. ut doceam genus eorum luxuriae a m e non esse simulatum. ut esset sobrietatis exem plum qui fuerat ante ebrietatis ludibrium. quo audito coronas. sensim detraxerit. aureis bullis zonam tegunt. antelucano potu ebrius et diurno cereoru m com itatus lum ine philosophi auditorium disputantis ingressus sit.38 (27-29). C erte ille si resipuit a uino. 8 poculorum j cf. qui m inistrant succincti auro et Babylonicis lum ­ bos suffulti balteis.13. 35. redim itus floribus. 46. Adsistunt pueri com a nitentes ex gente barbarica ad hos electi usus per singularum distantes aeta­ tum uices. ad conu proeliatoru m uenimus. 44 . unguenta deterserit. Sed forte dicant has esse potationes uulgarium et leuis m orum hominum.

cu m e c o n u iu io n on post occasum solis. scolam eius in- trauit. che giustamente la difende contro la lezione p o p u lo ru m accettata da Schenkl. con il collo sfavillante di collane d’oro. 59 e note 3-4). en trò in un’aula ove un filo sofo teneva una disputa. M ettiam o da parte... Ci sono qui aiutanti m ilitari che servono cinti di oro. m a V a l e r io M a s s im o . poi diven tò cosi grande filo sofo da essere esem pio di sobrie­ tà. 6. Certo io non nego che uno di loro 14 si è ravveduto.. penseresti ad un esercito schierato in battaglia.. da Z in c o n e . 344 s. distinti secondo la loro età. 9 ext. com e si dice che fu quel tale che. pp. 254 (sui num erosi autori che hanno utilizzato questo exem p lu m — anch’esso probabilm ente registrato nei manuali di scuola — si veda P. 4. come si può desum ere da alcune concordanze verbali: perditae luxu ria e Athenis adulescens Polem o. cuius grauitate serm onis resipiscere coactus P o le m o p rim u m co ron a m capite d e t r a c t a m proiecit. con gedò le p rosti­ tute. circondato di m eretrici. oltre che nell’edizione di Com befis. 20 (in fra ). p o c u lo ru m . tuttavia restò sem pre eb bro di idolatria. ubriaco per aver bevu to fin o all'alba e accom pagnato di giorno dalla luce di ceri. B a s il io . coi fianchi sorretti da cinture superbe. a poco a poco — si dice — si tolse le coron e e deterse l’unguento profum ato. u n g u e n t i s d e l i b u t u s . sed post ortu m surrexisset d om u m q u e rediens X e n ocra tis p h ilo s o p h i patentem ianuam uidisset. . m axim us philosophus e u a s i t. u in o grauis.. 3. Si m angia fra le armi. Recherches su r les Confessions de saint Augustin. Lo stesso aneddoto racconta P o r f ir io n e . P G 31. .46. scelti fra le popolazion i barbare p er questi com piti. 456 C vpuxTrjpoc^ x aì xpaxfipaq x aì cpiaXa?.1Su questi p u e ri si veda anche Tob. lo crederesti 13 II personaggio è il filosofo Polemone.13. M a forse qualcuno potreb b e ob iettare che questo m o di bere è p rop rio di uom ini rozzi e insipienti. Horat. in m ezzo il corno pieno di vino.. ricop ron o la cintura di borchie d ’oro. l’esposizione di vasi d ’argento la crederesti un co rteo trionfale 3. In realtà il codice G da me controllato attesta. 13. 2 La lezione p o c u lo ru m è stata trovata attestata in alcuni codici vaticani. 3. Le ragioni che determ inano la scelta di p o c u lo ru m sono desum ibili dal contesto. i giovani dissoluti e ve ­ niam o ai banchetti dei com battenti. 2. . 46 85 Procura l'esultanza dell'anima e del cuore. 44 . La polem ica contro questi è più esplicita nell’ultima frase di questo paragrafo. unto di profum i. 13. con cui fanno la lo ro guerra contro i cibi da tagliare. A lcu n e osservazioni.. coronato di fiori. COURCELLE. cui rinviano Schenkl e la Buck. È ve ro che quello si è riavuto dal vino. La fonte di A m brogio probabilm ente non è D io g e n e L a e r z io . sat. ad ultimum. Sono di servizio v a lle t t i1 con capelli lucenti.. se lo bevi con moderazio­ ne. 14 Pare chiaro che con illis e poco dopo con e oru m si faccia riferimento ai pagani. Consideriam o allora i banchetti di questi uom ini potenti e fortissim i. 12. p.. ELIA E IL DIGIUNO. sertis capite r e d i m i t o . dove la parola sa crilegiu m esprim e l’opposizione del paganesim o alla vera fede. Ma il berlo in m odo esagerato spinge all'ira e provoca molte sciagure.. che nulla registra in apparato. p er dim ostrare che questa specie di intem peranza da essi praticata non è stata da me inventata. chiudono in guaine d’oro i lo ro coltelli. aven dolo ascoltato. 5. Paris 19682. 1. lui che prim a era stato lo zim b ello d e ll’ubriachezza 13.. 45. dunque. 3 Cf. Sìartep év irop-nfi.. N on parlerò qui di giovani cosparsi di profu m o e coronati di rose. Vedresti file di diverse coppe 2.

Et haec donec ad mensas perueniatur secundas. Prim o m inoribus poculis uelut ferentariis pugna prolu tur. 46-48 m ed io uini plenum. 47. ita isti quoque in prin cipio prolusoriis se ex er­ cent poculis. quod discum bentes in certam en accendat. Verum haec non sobrietatis species. cib o sitis exaestuat et. 1 praeluditur P Sch. Deinde proced en ­ te potu longius contentiusque diuersa et magna certam ina quis bib en d o praecellat. si quis excuset. sed bibendi est disciplina. tunc incohare se dicunt. Etenim ut tragoediarum actores p rim o sensim uocem excitant. At ubi consum m atae fuerint epulae. N ota grauis. Certant pocula cum ferculis et inter morsus saepe remittuntur. cum consum- mauerint. sed epularis P Sch. potu m eraciore reparatur. ut postea m agnis possint clam o­ ribus personare. si quis tem peran­ dum fo rte uinum putet. ne fo rte restinguant eam et satiati postea b ib ere non possint. 13. 47. ut inritent sitim. poscunt m aioribus poculis. donec udae uocis aperiant iter. E rgo ubi res calere coeperit. Ac ne inm oderatum 10 non proeliaris. tunc m axim i crateres quasi instrumenta bellorum . feru or inardescit Martius. non epularis sed proeliaris instrumentum bucinae. putes iam esse s gendum : tunc de in tegro potum instaurant suum.86 DE HELIA ET IEIVNIO. tunc deferuntur fialae. 48. ubi inm inui uisa. .

al contrario. ORAZIO. una volta sazi. attestata in entrambi i rami della tradizione (P e G H ). ma regola del bere. sopra ho adottato p ro lu d itu r in luogo di praeluditur. in m odo che poi possano gridare con forza. . il corno rappresenterebbe uno strumento conviviale. Questo. Perciò ho messo una virgola dopo p len u m . Le coppe si scontrano con i vassoi e spesso fra un m orso e l’altro vengono respinte. 2. viene stim olata con vin o più schietto. 9 La mensa secunda corrisponde al nostro dessert.. 6 Seguendo un suggerim ento dell’apparato di Schenkl. se qualcuno pensa che il vino debba essere m escolato. 48. che chiamerei terzo colon. dopo aver term inato. allora dicon o che si comincia. 46-48 87 non uno strum ento conviviale. nella punteggiatura e soprattutto nell’ordine delle parole. Quando. 460 A. si fanno qua e là grandi gare per accertare chi è il b evitore più f o r t e 8. si esigono coppe più g r a n d i7. VIRGILIO. per aprire l’um ida via della voce 5. la Buck accoglie pra elu ­ soriis per analogia con p ra elu d itu r (inizio di questo paragrafo). Pertanto ho capovolto il ragionamento: poiché p ro lu s o riis è data come lezione sicura. Poi. p er stim olare la sete. È una grave vergogna se qualcuno si scusa. 8. 533 udae uocis iter. 8 Cf. inoltre non è prudente appellarsi all’analogia con praeluditur. che incita i convitati al com battim ento. in prim o luogo. si differenzia da quello che lo Schenkl ha cosi costituito: co rn u in m edio u in i p le n u m n o n proeliaris. 47. Chiarito questo particolare. apuXXab nepì toù mXeiovot. Aen. 457 A eItoc Ttóppa» TipoióvToq toO hótou. Quando si è fin ito di m angiare 10. 35 calices p oscit maiores. dunque. M a questa non è una form a di sobrietà. allora si distribui­ scono le grandi coppe di m etallo. ELIA E IL DIGIUNO. 7 Cf. cosi come dopo ordines e dopo argentea. PG 31. l’a rdore guerresco si infiam m a. si com prenderà meglio come il senso del passo suggerisca di preferire la lezione n on epularis sed p roelia ris (G H ) in luogo di n on p roelia ris sed epularis (P e Schenkl). 66 h orta tu r hospes. C ic e r o n e . B a s il io . Ma. praelusoris è lezione di codici 'descripti' (direttamente o indirettamente da P). Infatti com e gli attori delle tragedie all'inizio alzano la vo ce m oderatam ente. cosi anche il corno pieno di vino è immaginato come strumento di guerra. PG 31. p oscu n t m a iorib u s p o c u lis. 13. quando sem bra calare. cosi anche costoro all’inizio si esercitano con bevute preparatorie 6. preoccupati di non spegnerla e di non p otere poi più bere. sat. cpiXoveixiai x aì à W r\kovq ùitEppàXXeo-dou <piXoTt|j. allora i crateri più grandi quasi 4 Propongo in questo luogo un testo che. 5 Cf.oup. perché non è lezione sicura (p ro lu d itu r G H e da m e preferita nel testo). Verr. sed epularis in stru m entu m bucinae. Nel testo di Schenkl. in ciascuno dei tre è ben distinguibile un prim o com m a che descrive gli oggetti realm ente presenti nella sala del banchet­ to e un secondo in cui tali oggetti sono metaforicamente interpretati. si crederebbe che orm ai sia ora di alzarsi: è allora che ricom inciano a bere. la sete diventa ardente a m otivo del cib o e. ci si com incia a riscaldare. deve essere interpunto in m odo tale che sia rispettato lo schema dei due precedenti. Così si proced e finché non si giunge alla frutta 9. 10 Cf. Dapprim a si com incia la battaglia con piccole coppe com e con truppe leggere. 7. B a s il io . m a una trom ba da battaglia 4.Évoj\j xa-rà tt)v ^É9r)v. 2. quando il bere si prolunga e diventa più intenso. Infatti solo nel testo di G H — che del resto anche in altri luoghi si dimostrano portatori di buone lezioni — il passaggio dal reale al metafori­ co in questo terzo colon sarebbe analogo a quello dei due precedenti: come sopra nei pocu la e nei uasa l’im maginazione vedeva rappresentazioni militari e gu erre­ sche.

. Cernas iuuenes terribilis uisu hostibus de conuiuio portari foras et inde ad conuiuium reportari. Ib i unusquisque pugnas enarrrat suas.88 DE HELIA ET IEIVNIO. cedunt qui mensuras ipsas bonas supereffluentes a diligenti librant exam ine. 49. ut ulciscatur dispendium . Pendit anceps diu et dubius b elli euentus. dorm it et dim icat. anhelare uehe- mentius. priusquam is qui pascit de om nibus se uindicatum uiderit. 38. ne quid effundant: non cedunt bibentes. gem ere. Qui autem dam na non sentit hanc mensae suae gloriam putat. cum iam im m oderatos potus tenere non possit. Si quis uerecundior fuerit. uicto- riae praem ium culpa. Vnusquisque stertit et potat. stipendium debilitas. et si quando consurrectum fuerit. ibi fortia facta sua praedi­ cant. 50. exors quidem palmae. narrant tropaea uino m adidi et som no soluti nesciunt m ente quid lingua proferant. sudare. sed inmunis iniuriae est: in conuiuiis etsi manum reu ocet a uino. Lc 6. urgetur ad potum. Cedunt pincernarum manus uina fundentium et cocorum labores calida m inistrantium. Sola illa sunt sine excusatione certamina. N ec portari eos ad sepulchrum licet. sub lege decernitur. rep leri ut exhauriant et exhauriri ut bibant. arm a conuertit et m eretu r ueniam : hic si quis calicem conuertat. In scammate si quis manum leuat. si ex ea uulnerati om nes ac saucii tam quam de harena exeant. In b ello si q se in feriorem uiderit. ut erubescat surge- re. 13. mensura proponitur. uiri proeliatores stare 13.48-50 hoc arbitreris. certatur sub iudice. Spectaculum triste Christianorum oculis et m iserabili specie. Omnes inebriantur. signis p rod ere quod pudeat confiteri. uictores uictique om nes eb rii iacent pleriqu e sopiti. a Cf. fu ror enim ille est proeliaris. A gonithetes illis fu ror est. ori eius infunditur.

itoaiv à m iv a i. 473. raccontano pieni di vin o le vittorie e. è costretto a bere. che si riem ­ piono p er svuotarsi e si svuotano p e r bere 16.i^óp. s. Si osservano giovani. t| àp. È(j. se uno alza la mano. Lue.. alla cui vista i nem ici sono a tte r r iti15. ca lid u m ). Cadono le mani dei cop p ie­ ri per la fatica di versare il vino. ctppiydrv t£> traijiaxi. In guerra. anche se uno ritrae la m ano dal vino. ad H elu. Ognuno russa e beve. Se qualcuno ha quel tanto di tim idezza p er cui si vergogn a di alzarsi.. ansima fortissim am ente. m olti sono m orti. Aen..TtpÉ7tu)v. y éX u xóq Èm iv àcpop|j. xanaXÓYOic. si fissa la quantità. per vendicare le perdite subite. 13 Iro n ic a a p p lic a z io n e di u n ’e sp re ssio n e d e l V a n ge lo al c o m p o rta m e n to d i c o p p ie ri e cuochi. inquit. quello è il fu rore della battaglia. matr.a X picrtiavù v cxpSaXnoù. e se finalm ente giunge 11 Cf. . dorm e e com batte. vin citori e vinti. Chi invece non si preoccupa delle perdite. Aen. m agnificano le p rop rie gesta coraggiose 17.. Tutti si ubriacano. ritiene che sia un vanto della sua mensa se tutti ne escono feriti e m alconci com e dall’arena. 38. B a s ilio . 4. la loro m ente non sa quello che la lingua dice.. È uno spettacolo triste e m iserevole agli occhi dei cristia­ ni 14. L’esito della battaglia resta a lungo sospeso nell’in cer­ tezza. a n ch e se n on è stata m ai segnalata. p rem io è il peccato u .X]8è -roìq ìSCou. mi se m b ra sicu ra: il testo d e l m e d e sim o versetto è citato d a A m b r o g io in exp. 5. e non possono essere sepolti prim a che colui che ha dato il banchetto abbia punito tutti. 1. 277 terribiles uisu. si gareggia sotto la sorveglianza di un giudice. 9. 17 Cf.]■ 14 Cf. se uno ritrae il calice. 50. u. E perché non si pensi che questa sia sregolatezza. 48-50 89 fossero strum enti di guerra. 6. si arrendono quelli che m anten­ gono in eq u ilibrio recipien ti pieni fin o all’orlo di una generosa porzione 13 di vino. ’Avtjp <popEpàt. bonam co n m ota m supereffluentem [. abbando­ nati al sonno 18. SENECA. PG 31. tutti giacciono ubria­ chi. ia. glielo si versa in bocca.. x a ì àSXov t ì ) i. gem e.457 B éXeeivòv 0£a|a.ioiq. 5) m ensuram. 18 Cf. 47 (C S E L 32. N ella lotta. ven gon o m eno le forze ai cuochi che preparano bevande calde 12. L 'allu sio n e a L e 6. 457 A x a ì ò àywvodE-rwv aù-coìq ó SiàPoXot. vìxt )<. 3. p. Solo queste sono le battaglie da cui non c’è possibilità di sottrarsi con una giustificazione. 10. Eivai òtpEiXojv T o ìg 7toXEp. che sono portati fuori dal con vito e riportati dentro. 16 Cf. V ir g il io . B l a is e . quando non può reggere quello che ha bevu to in misura eccessiva. V ir g il io .Evoq. (j. 236 som n o u in oq u e soluti. p r o b a b ilm e n te vin o m e sc o lato con a c q u a calda. àvrip à x n à ^ u v x a 0 ’ TjXixìav. si decide a norm a di regolam ento. ricom pensa è la debilitazione. V ir g il io . ma non è soggetto a ingiuria: nei banchetti. 10. c rp aT iiim x o ù . D irettore d elle loro gare è il furore.. se uno si accorge di essere inferiore..T) SuvàjjiEvoq òp0oO<T0ai. S e n e c a . ritrae le arm i e ottiene clem enza: qui. 13. esprim e a gesti ciò che si vergogna di dire. certam ente è escluso dalla vittoria. ELIA E IL DIGIUNO. epist. cons. Là ognuno narra le sue battaglie. ibid. evitando di versarlo: i bevitori non si arren­ dono. 641 fortia facta . 120. 12 II c on testo su gg erisc e d i in te n d e re in calida le b e v a n d e c a ld e (cf. suda.T) T o lq xa-c’ à y o p à v naiSìou. Dictionnaire.apTia. cpopa&nv oixoSe xop. 49. Aen. ls Cf.

50 . manibus suis portant m ilitem bellatorem . Ait enim supra de alienigenis.14. nisi excipiantur a seruulis. 51. Tollit sensus. sine senectute trem ulos. 33. 14. 4 illorum ] eorum GH. eeferre uis ad sepulchrum: cibos prom ittis. caput uexat. Om ne enim quidquid nocet uenenum est. cogis ad m ortem : inuitas ad prandium. egressu uacillant. Denique uindem iae tem pore si uineam intrauerint.90 DE HELIA ET IEIVNIO. 52. 14. M erito deus p er M oysen non solum ueneno sed etiam draconum ueneno uinum conparauit dicens: F u ro r draconum uinum illoru m et ira aspidum insanabilis a. A lii referuntur in scutis. 52. uultu minaces. si uini contigerit odor. m ulti enim a reliqu o serpentium ueneno curantur. nem o ab ebrietate. sine hoste turbatos. Itaque hac atque illae tam quam nauigia sine gubernatore fluc­ tuant et tamquam uulnere icti in terram defluunt. somnum infestat. inponunt equo. Tamen nec uos excusamini. C erte ueneno caro uulnera- tur. mens sine noxa est: ebrietas ad corporis m ortem m entis etiam . 32. a Deut 32. fit pom pa ludibrii. qui uocatis ut am icos et em ittitis ut inim icos. b Deut 32. in ipso iuuentatis flo re marcentes. uenena suffundis. Quis tale miscuit furoris poculum. quis tantum inf dit m entibus uenenum? Periclitatur hom o lutum esse de corp ore et ipse sibi reus est insaniae uoluntariae. Et pulchre addidit insanabilis. . uiscera exurit. A duerte autem et p erfidiae uenenum uini decla­ ratum nom ine. 13. Quid te delectant dam na sine gratia? Rogas ad iocunditatem . Quos mane insignis arm is spectaueras. solent eb rietate succendi. Denique uenenum uino excluditur. corru ptelae spontaneae. qui nescirent deum: De uinea enim Sodomae uinum eorum est et uitis eorum uitis G om orrae: uua eorum uua fellis. non uinum ueneno. 52 non possunt. Etiam m aior uis uini quam ueneni est. Rident seruuli dom inorum o p p ro ­ bria. Quanto m elius in terram tua uina fudisses! Sed et terra inebriat et asperiores etiam ipsas feras reddit. botrys amaritudinis in ipsis b. crim en adiungit. torm enta inrogas: uina prae­ tendis. sine pugna interfectos. eosdem uesperi cernas etiam a puerulis inpune rid eri sine ferro uulneratos.

. se i servi non li sostenessero. ibid. 52 91 il m om ento di alzarsi.51. 14. Ma si noti che anche il velen o della perfidia è indicato con la parola «v in o ». Il velen o infatti è elim inato dal vino.. supra in nota 14. Precedentem ente infatti dice a prop osito delle genti straniere che non conoscevano Dio: I l lo ro vino infatti viene dalla vigna di Sodom a e la loro vite è la vite di G om orra: la loro uva è uva velenosa.14. ELIA E IL DIGIUNO. Infatti. Quelli che al m attino avevi m irato splendenti n ell’armatura. travaglia il sonno. di rovina voluta. 21 Cf. 20 Cf. 52. ùnò t ù v xupiàTcov. alla sera li vedi derisi im punem ente anche dai fa n c iu lli20. feriti non da spada.. B a s il io . 457 C i!. cit. 456 A xivSuvEueiq Xoiitòv Pópjjopoq EÌvai (xvtL àvfrpàmou. m a non nuoce alla m ente: l’ubriachezza alla m orte del co rp o aggiunge anche un delittto contro la mente. E cosi ondeggiano da una parte e dall’altra com e barche senza tim on iere 19 e scivolereb b ero a terra.Iv cpàpuaxov EyxEpacac. 13.' Cf. se entrano in una vigna al tem po della vendem m ia.. non il vin o dal veleno. ma nessuno dall’ubriachezza. Quanto sarebbe stato m eglio se avessi versato in terra il tuo vin o! Ma anche la terra si ubriaca e l’odore del vin o rende più feroci anche le fiere. vacillano all’uscita. quando ha detto: I l loro vino è com e il furore dei draghi e com e l ’ira mortale delle vipere. 50 . avE U tcoXe|J. il lo ro grappolo è amaro. E anche vo i non cercate di giustificarvi. voi che invitate degli amici e li congedate nem ici. ióq av Tuxxi. E ha detto bene mortale-. Infatti tutto ciò che nuoce è veleno. La potenza del vin o è anche più forte di quella del veleno. ex(3<xXXen. avvizziti p rop rio nel fio re della giovinezza. colpisce la te s ta 4.((uv -rcEcpóvEUTOa. m olti infatti guariscono dal veleno dei serpenti. sbaragliati non dal nem ico 21.£vov. 14.. Giustam ente Dio p er bocca di M osè ha paragonato il vin o non solo al veleno. Sè vExpóv. quei baldi gu errieri non sanno reggersi in piedi. Certam ente il velen o colpisce la carne. Chi ha m escolato questa coppa di f o llia 1. si infiam m ano di ebbrezza. ibid. lo m ettono a cavallo. <pepó|j. brucia le viscere. avE U cnSripou xaTa(ìÉ(3Xiryrai. ma addirittura al velen o dei draghi. ibid.. I servi d eridon o le vergogn e dei padroni. Perché ti piace ciò che ti procura perdite senza alcun vantaggio? Tu inviti a partecipare ad una festa e costringi alla m orte: inviti a un pranzo e vuoi portare alla to m b a 3: prom etti dei cibi e distribuisci torture: presenti del vino e versi subdola­ m ente del veleno. ibid. 2 Cf. ibid. ibid.. 4 Cf. se lo annusano. con le loro mani sorreggon o il soldato com battente.q ó t ò rfjg navia? f||j. uccisi non in battaglia. com e se fossero stati colpiti. 19 Cf. Toglie i sensi. A ltri sono riportati a casa sugli scudi. . 460 C tioI om Sè tcXo ìo v àxu(3Épviryrov. P G 31. m inacciosi nel volto. è il trion fo della vergogna. chi ha iniettato nelle m enti un velen o cosi m icidiale? L’uom o rischia di trasform are il p rop rio co rp o in fango 2 ed egli stesso nei confronti di se m edesim o è co lp ev o le di pazzia volontaria. 3 Cf. trem anti non per vecchiaia. 457 B loc. 460 A xaXziq p:Èv (pCXov Ènì t ò Seìuvov. 453 B.

15. audite quid in libro serm onum Esaiae scriptum est. ueniunt ad iudicia uel uocantur. 53 15. opera autem dei non respiciunt et opera m anuum eius non con sid eran ta. (uiros) uersus Weyman. sed non post m ultum sum unt gladios et cum a uino mersi fuerint et surrexerint. . 21-23. 29. Putatis m e tam quam uino crapulatum intem pe tius ieiunii praedication i hunc miscuisse serm onem : et adhuc prop ter hos fortissim os uiros quanta praeterii. cum biberint. 11 s. Conserunt lites. 53. Fit nonnumquam grau ior tumultus. quanto m inora dixi quam dominus locutus est! Audistis quid per M oysen dixerit. Diuersa singulis. non m em inerunt ipsi quae gesserintc. 9 autem ] enim G. 6 uisus G H uersus P Sch. Vae enim his qu i ebrii sunt uesperi! Quid igitur illis qui et ante uesperam et frequ enter in lucem madent? E rgo uae sibi debitum habent concertationes.92 DE HELIA ET IEIVNIO. am icitiae nec fraternae necessitudinis. Habent erg o etiam dignam mer- cedem tumultus. 53. quia uino mens peruertitur ebriosi: E t non m em init regis nec magistratus. nam uinum eos comburet. Inuehitur enim dom inus in huiusm odi uisus et ait: Vae his qu i surgunt mane et sectantur sicera. c u i iudicia. ut scrip­ tum est. Cui uae. tem u­ lentis omnia. qu i ebrii sunt uesperi. 18 non post m ultum ] post tumultum P Sch. E t non meminerunt. Cum cithara enim et psalterio et tympanis uinum bibunt. a Is 5. et om nia per talenta facit loqui. inquit. c 3 (1) E sdr 3. H abent ergo et iudicia tam quam rei. b Prou 23. in caedem prosiliunt. 15. c u i tum ultus? b.

se mai. P G 31. se le attribuiam o il significato di «v iste » (immagini che stanno di fronte agli occhi).. pare. ma p o co dopo prendono le spade e quando. 15. m a sostantivo. 3 N e i Settanta e d a n c h e in B a s il io . P er chi le querele? Per chi i tum ulti? Ciascuna di queste invettive si addice ad una singola categoria di persone. P. con questo significato uisus è usato in 16. e prim a di sera e spesso fin o all’alba. 53 93 15. 15. 60 (in fra ). una sorta di tmesi della preposizione com posta in-uersus. o p p u r e n el testo d e lla Vetus Latina usato d a l n o stro A u tore. si leg g e ot pivovxE? t ò òiJjé che n on c o rris p o n d e a lla lezion e di A m b ro g io . Il suggerim ento mi è sem brato tutto som ­ mato un p o ’ ardito per questo testo di Am brogio. 11 s. preferirei. d o v e ritro v ia m o la citazione di Is 5. ma non osservano le opere di D io e non rispettano l'opera delle sue m a n i4. ad loc. p. invece questo importante testimone da me ricollazionato ha uisus. 10. s. 50 (1930). (in s a n iu n t). arpa e tamburelli. 456 A.. Stando all'apparato di Schenkl risulterebbe che il codice G concordi con P sulla lezione uersus. BLAISE.». 6 II terzo libro di E sdra (nei Settanta è indicato come prim o) è considerato apocrifo. il vino infatti li brucerà. 5 uae: qui non è interiezione. che ha suggerito di integrare u iros davanti a uersus... 49-50. 875. Il Signore inveisce contro siffatti s p e tta c o li2 e dice: Guai a colo ro che al m attino si alzano e vanno in cerca di sicera. allora. Schenkl ha riconosciuto solo parzialmente la citazione di 3 (1) Esdr . sono pieni di vin o? Perciò le contese sono necessariam ente accom pagnate dai guai. si dim enticano d ell’am icizia e delle necessità del fratello. Dictionnaire. non ricordano neanche loro quello che hanno fatto 6. Wochenschr. Dunque i tum ulti hanno la lo ro degna ricom pensa. S a b a t ie r . p e n sa che A m b r o g io «fo rta s s e legit (icuvov-cai. 50). dopo aver bevuto. a n ch e se è d iffic ile p e r n oi stabilire se A m b r o g io ha tro v ato la falsa lezion e in B a silio (d i cui ci m a n c a u n ’e d izion e critica). u. 53.. il senso della lezione da me difesa: spectaculum triste C hristianorum ocu lis et m isera b ili specie (13. E. supponendo. che alla sera sono u b ria c h i3. Forse vo i pensate che io. P er ch i i g u a i5? — dice — . Tale lezione non è da ritenere impossibile. B a s il io . nota 15. P G 31. sostituire uiros a uersus. Infatti bevono vino accom ­ pagnati da cetra.. Gli ubriachi vengono alle liti. c. Dunque sono anche sottoposti a processo com e dei rei. M a la m ia proposta è più conservativa.. di quelli che. com e H.1 Su questo passo si veda l'In trod u zion e. si rialzano in piedi. A m brogio sem bra riferirsi alle scene di ubriachi descritte sopra in 13. 2 II testo tràdito da P e accolto da Schenkl (e Buck) è certamente corrotto. forse. in «Philol. 4 Cf. B ib lio ru m sacrorum. W e y m a n . 456 A. agli ubria­ chi convengono tutte. A volte succede un gravissim o tumulto.. n on pivovTEq » : la sp iegazion e è p lau sib ile . q u i e b rii sunt uesperi. G uai infatti a co lo ro che sono ubriachi a sera! Che cosa bisogna dire. Lo ha rilevato C. 2. E U A E IL DIGIUNO.. H o perciò ritoccato la punteggiatura di Schenkl (c u i uae in q u it. perché il vin o travolge la m ente dell'ubriaco: E non tiene conto del re né del magistrato — com e sta scritto — e tutto fa dire con il denaro. come poco più oltre in questo paragrafo (ergo uae sib i debitu m habent concentation es): cf. ascoltate ora ciò che sta scritto nel lib ro dei discorsi di Isaia. e ivi ritroviamo. quasi fossi ubriaco di v abbia m escolato queste m ie parole a ll'elo gio del digiuno in misura eccessiva: eppure quante cose ho tralasciato sem pre a proposito di questi eroi ’ ! Quanto m eno ho detto rispetto a quanto ha detto il Signore! A vete u dito ciò che ha detto p er bocca di Mosè.). presentano querele e sono querela­ ti. giungono ad uccidere. dopo essere stati sommersi dal vino.

Piis hymni dicuntur. qui suos uisitat et exurgit nobis. et tu citharam tenes? Psalmi canuntur. 55. 15. ut uino et cantu excitentur libidines. Denique H eb raei om nem potum qui inebriat sicerae nom ine uocant. quos conueniebat d eo laudes referre. quia salutem relinquis. Praeterieram certe ego citharam psalteria tym p a n quae cognouim us conuiuiis huiuscem odi frequ enter adhiberi. 54-55 54. N on in m erito erg o uae illis qui m ane ebrietatis pot requirunt. 2. non uino et sicerae surgamus. M al 4. m ortem d Cf. 12. ebrietatis m inisterium .94 DE HELIA ET IEIVNIO. H a­ bent ergo uinum et barbari: lib en ter his Rom ani indulgent. praeuenire lucem et occu rrere oration e soli iustitiae e. sed et sicera. . ut et ipsi soluantur in potus et eneruati eb rietate uincantur. N ec solum uinum ebrietatem facit. si nos Christo. Pleriqu e etiam Persico m ore m ulieres dignas tem ulentorum consortio induci iubent et ab his fialas accipiunt atque illis se substernunt sedentibus. e Cf. Is 5. Et hunc ritum sacratae habent obseruationis. et tu psalterium sumis aut tympanum? M erito uae.

S a in t A m broise et l'E m p ire R om a in . dove si parla della partecipazione di donne (non di donne disonorate. secondo il costum e persiano. le arpe. Wochenschr. 70) ed egli stesso ne c o m p o se. The Congress o f R om a n F ro n tie r Studies. Questa considerazio­ ne. 456 B.22 che conforta chiaramente la lezione di G n on post m u ltu m (cioè. pp. surgentes p rim o d ilu cu lo ad ecclesiam festinemus. forse. o di qualche suo ascendente. 12 Cf. cf. p. 460 B. Durhan 1972. «p o co d o p o » aver bevuto). 55. W e b e r . m entre sarebbe stato opportuno che essi elevassero lod i a Dio. ed. 77 ss. 11. serm. 3 B a s t ia e n s e n . ma di m atrone) ai banchetti dei Persiani.. Un atteggiamento analogo in Tob. 460 D. pp. I l pensiero etico-sociale di a lcu n i vescovi n ord ita lia n i del I V secolo. m a è il testo biblico latino di 3 (1 ) E sdr 3 . ’ Cf. p. R.». L. 10 Cf. 875. Veram ente ho dim enticato la cetra. 13. Giustamente dunque guai a c o lo ro che al m attino cerca­ no la bevanda che procura ubriachezza 10. Infatti gli Ebrei chiam a­ no sicera ogni bevanda inebriante 9. A lfO d i. 54-55 95 54. particolarm ente p. l’editore non ha notato la stravaganza della lezione di P post tu m u ltu m e l'ha approvata. in proposito cf. haud m inu s facile u itiis quam arm is uin cen tu r. rinvia a C u r z io R u fo .. m a b is o g n a ric o r d a re c h e A m b r o g io fu g ra n d e p ro m o to r e d e ll’in n o lo g ia o c c id en ta ­ le.. in «Philol. Già sarebbe abbastanza irragionevole afferm are che gli ubriachi im pugnano le spade «d o p o il tum ulto». (C C L 23) an putatis illu m ieiunare. che precedessero l’alba e si facessero incontro pregando il sole della giustizia n. 325-354. affinché anche lo ro si indeboliscano bevendo e fiaccati dall’ubriachezza possano essere v in t i8. fino a necessitudinis del v. defer p rim itia s p ii uoti. i tam burelli. 9. Germ .R. per la verità. 23 si indulseris ebrietati suggerendo quan­ tum concupiscu nt. 32 (C S E L 62. PAVESE. per eccitare con il vin o e il canto le passioni. 1915. 36. . non per il vin o e la sicera. 23 ss. 1. c. Su questo atteggia­ mento morale. L’errore p ost tu m u ltu m di P. ELIA E IL DIGIUNO. a n n o d e ll’in tro d u zio n e d eg li inni a M ilan o . 438. P G 31. 38. P a la n q u e . 22) mane festina ad ecclesiam. M olti. 39 (in fra ) a proposito degli Unni combattuti con l’arm a dell’usura. ha in tro d o tto gli inni n e lla litu rgia m ila n e se (cf. Stuttgart 19752. ordinano di introdu rre donne degne della com pagnia di ubriachi e da esse ricevon o grandi coppe e si inchinano ad esse che stanno sedute 7. che sem bra condiviso da A m brogio e che rivela ancora una volta il suo attaccamento alla Romanità. 7 C. rende assai im probabile l’ipotesi che la corruttela fosse già nel manoscritto biblico utilizzato da Am brogio. m a anche la sicera. p. 23 (sed n on post m ultum . 7. Perciò anche i barbari hanno il vino: vo len tieri i Rom ani sono accondiscendenti con loro. B a s il io . 8 Questo luogo ricorda T a c it o . si può spiegare osservando che nel contesto am brosiano si tratta appunto dei tu m u ltu s degli avvinazzati. 332 (cf. che sappiam o essere frequ entem ente usati in sim ili banchetti. P G 31. uita Am br.21-23. un servizio reso all’ubriachezza. anche A . ibid. E non soltanto il vino provoca l’ubriachezza. J. Paris 1933. ps. in B ib lia sacra iuxta vulgatam versionem . conf. 1-16). che è precisamente la lezione dell’antica versione latina attestataci dal codice Amiatino: si veda l’apparato ad loc. B a s il io . 118 19. E questo è il rito del loro culto religioso. q u i p rim o d ilu cu lo n on ad ecclesiam uigilat.. 2. 5. 22 e il v. non avvedendosi che Am brogio cita di seguito anche la seconda parte del v. L’a c c e n n o agli inni è p re se n te n el testo d i B asilio. 15. A g o s t in o . 29 (1930). Q u e sto lu o g o ci attesta che il De H elia è stato c o m p o s to d o p o il 386. Per questo. Attestazioni simili anche in M a ss im o da TORINO. 22. 11 Sulla preghiera mattutina cf. P a o l i n o . W eym a n . oltre che la testimonianza di G. pp. exp. e tu tieni in 3. The M o ra l B a rrie r o n R h in e and Danube. purché noi ci leviam o per Cristo. 52-62. che visita i suoi e sorge per noi. gesserint). L e persone pie recitano in n i12. ibid. R om a 1983. fratres. L’origin a lità cristiana.

habemus et nos thensaurum in uasis fictilibus s. 7 s. uinum exprim is. Constitue ante oculos pom pam huius saeculi: uides spe­ ciosam inlecebram . 57. in dom in i et ipsa est potestate. ut specie saltem pretiosa ad bibendum aliquos possit inlicere. 58 eligis. Act 9. Gen 4. N on te inducant aurea uasa et argentea.16. 15. 11. Calix aureus Babylon in manu dom ini inebrians omnem terram. sed in eo thensaurus est Christi. f Ier 28 (51). Vas apostolicum fictile est. 56. Is 5. E t subito cecidit Babylon et contrita e s tf.96 DE HELIA ET IEIVNIO. 29. et iam cursatur per tabernas. excutiuntur tapetes. Ergo qui calice aureo inebriatur peccato mouetur. Quid te sub m aledicto constituis Cain illius parricidae b. 14. Qua ratione calix aureus? Quoniam qui ueritate deficitu r quaerit inlecebram . Et ille cum defu erit trem or desinit. 58. Vae siceram m ane sectantes h! Aureum est hoc uas ‘. auratos calices exponunt. 15. Mc 15. A uino eius biberunt omnes gentes. exagi­ tabat enim eos spiritus nequam. uenenum ebrieta­ tis est. 16. poculum est: in eo pocu lo uenenum mortis. Calix ergo aureus contritus est. c Cf. Vae. sed inanem gratiam. uinum quaeri­ tur. ebrietas autem perpetuum dat trem orem . 7 specie G H species M a u rin i Sch. quod interpretatione significat com m otionem . inspicias P . b Cf. qui rep leta a se corp ora m ouere consueuit. ut trem as atque m ouearis? Sed et persecutores dom in i transeuntes m ouebant capita s u a c. a Gen 4. Denique diuina indignatione conteritur. ista quaerentibus! 56. s 2 C o r 4. accubitum festinant sternere. quae est calix aureus. uenenum libidinis. Denique Cain exiens a conspectu dei habitauit in t N a id a. i Cf. 55 . 16. com m ou eri enim peccati est. 7. hCf. lagynas argenteas. V ix diluculum. inquit. quia B abylon contrita est. H oc qui biberit com m ou etu r et cadit. 16. C om m ouetur non solum co rp ore sed etiam cord e turbato. ideo com m otae sunt. Sudant uinum corp ora tem ulentorum : si leuius contigeris. Sed quamuis auro se iactet et pretio.

che tradotto significa «s c u o tim e n to »2. 16. scuotevano il capo. Berlin 1897. 216. allontanandosi dalla presenza di abitò nel paese di N a id 1. iva Ss^apxvoi mojoxv. i calici dorati. PG 31. pp.25 s. Babilonia. 15 (SCh 238. m a la sua bellezza è inconsistente.EVOl.. Cher. p erciò sono state fatte vacillare. 456 B -C . 7 (SCh 238. Eivai Soxùv «noTTipiov xputroùv» xaxEarcEuacE 8t|Xt)TT|pi.): «xpuffoùv» éctti toO NaPouxoSovoaop « TÒ •rcoTTipiov » eie.ov ÉnPaXiòv EÌ5u>XoXaTpEÌaq. TU 1. 15. si cerca il vino.16. Ma. 358): N a id Graeca lingua in terp retatur com m otio. un calice: in questo calice c'è un velen o m ortale. Dunque il calice d 'o ro fu distrutto. Perché calice d’o r o ? Perché chi non possiede la verità cerca la seduzione. O r ig e n e . xaì izàq Sè hoititt)^ axpot. N on lasciarti attrarre dai vasi d ’oro e d’argento. 15 Cf. Lat. passando. 7 s. 2. come ha rilevato E. Il corp o d egli avvinazzati trasuda vin o 3. per p o ter alm eno attraverso l’apparenza preziosa indurre qualcuno a bere 14. Il vaso di cui parla l’A p ostolo è di creta. B a s il io . K loster m ann. si scuotono i tappeti. L’omelia ci è conservata in una traduzione latina di Girolam o. il trem ore cessa. A m brogio ha utilizzato. l'ubriachezza. 58 97 mano la cetra? Si cantano salmi. 60-61. 2. 10. sebbene si pavoneggi di oro e di ricchezza. Chi lo beve è scosso e cade. P G 31. rimaneggiandolo. A lbeggia appena. Guai — dice — a co loro che cercano queste cose! 56. P G 31. per trem are ed essere scosso? M a anche i persecutori del Signore. è nelle m ani del Signore. órcaTTàvdpamojv. e già si corre da una taverna all’altra 13. Eppure. 36. 453 D-456 A. ma esso contiene il tesoro che è Cristo. 55 . il velen o d ellu b riach ezza 15. 3 Cf. tirano fuori le brocche d'argento. ma anche il suo cuore è turbato. 58. 452 A. D el suo vin o hanno bevuto tutte le genti. . 12 Èp(j/r)VEUETai Sè NaìS aóXoc. ibid. perché li agitava uno spirito m alva­ gio. un velen o di libidine. Guai a co loro che al m attino cercano la sicera! Questo è un vaso d ’oro. provoca un trem ore perenne. E im provvisam ente Babilonia cadde e fu distrutta. vedi che la seduzione è apparentem ente splendida. ELIA E IL DIGIUNO. GCS 6. perché fu distrutta B abilonia che è il calice d ’oro. l’essere scossi è fru tto del peccato.1 Cf. mentre Schenkl rinvia a F i l o n e . Perché ti m etti sotto la m aledizione di quel fratricida che è Caino. h o m Lat. invece. 14 Per l’interpretazione di G er 28. che suole scuotere i corp i di cui si impossessa. p. E cosi è distrutta dall’ira divina.. quando quello viene m eno. anch'essa è in p o tere del Signore.. scegli la m orte. m a il passo che ci interessa è conservato in un framm ento greco (fr. 352). in Ier. B a s il io . TÒ SÈ XplJVX TÒ ÈV TOUT(jj (JLT) Xoyi^Ó|J. È scosso non solo nel corpo. anche n oi abbiamo un tesoro in vasi di creta. calice d’o ro che inebria tutta la terra. 57. 13 Cf. B a s il io . in Ier. ópùvTEq tÒm xpucòv «OTi xaXòv Toìq òcpdaXjJLOÌq ìSeìv xaì ùpalov toO xaxavof|om». sol che lo sfiori fa sprizzare vino. hom. si affrettano a preparare il divano. 1 Probabilm ente l’etim ologia di N a id è direttamente tratta da O r ig e n e . 16. p. e tu prendi l’arpa e il tam burello? Giustamente guai!. p. perché m etti da parte la salvezza. Die U berlieferung d er Jerem ia h om ilien des Origenes. Infatti Caino. M ettiti davanti agli occhi la m agnificenza di questo m on­ do. Perciò chi si ubriaca col calice d 'oro è scosso dal peccato.

sensu excidunt. 16. hinc exitialis cruditas. hinc calculi grauis poena. 13 (25.98 DE HELIA ET IEIVNIO. e Ier 32. p er hanc fiunt ex hom inibus equi adhinnientes d. siqui­ dem naturali uapore corporis calidi et praeter naturam uini calore flam m ati coh ibere se non queunt et in bestiales libidines excitan­ tur. leones arbi­ trantur et fugiunt. nisi eadem dominus p er H ierem iam locutus est dicens: Bibite et inebriam ini et uom ite: et cadetis et non surgetis e. M urm ur in auribus tam quam maris fluctuantis fra gor et resonantia fluctu litora. 27). ebrietas uenenum insipientiae. Nutat his terra. o re anhelant. Tim entes in faciem ruunt et solum manibus adprendunt aut concurrentibus m ontibus sibi uidentur includi. quo deceat indulge­ re concubitu. 8. 60. H inc etiam uanae imagines. subito erigi et inclinari uidetur. incerti uisus. frem unt naribus. alii inconsolabili d Cf. 59. ut nullum tempus praescriptum habeant. H inc frenesis periculosa. Ier 5. Vm bras saepe transiliunt sicut foueas. Canes si uiderint. quasi uertatur. instabilis gres­ sus. oculis ignescunt. A lii risu soluuntur incondito. co lore uariantur. 9 excidunt P excedunt P2GH. . Mentior. ebrietas incentiuum insa­ niae. 59-60 59. Ebrietas fom entum libidinis. hinc uom itus frequens semesas epulas cum internorum uiscerum cru ore fundentium. in fu rorem inardescunt. Vocem amittunt. H aec sensus hom inum mutat et formas.

ELIA E IL DIGIUNO, 16, 59-60 99

59. L'ubriachezza è stim olo di libidine, incentivo di pazzia,
velen o di stoltezza. Essa trasform a i sensi degli uom ini e il loro
aspetto, per causa sua gli uom ini diventano cavalli che nitrisco­
no 4, perché il loro corpo, caldo p er il tep o re naturale, si infuoca
in m odo anorm ale p e r il calore del vin o 5 e cosi non riescono a
dom inarsi e sono spinti alla libidine bestiale, tanto che non hanno
un tem po stabilito in cui concedersi all’accoppiam ento 6. Perdono
la voce, cam biano colore, diventano rossi com e il fuoco negli
occhi, respirano affannosam ente con la bocca, frem on o con le
n a r ic i7, si infiam m ano fin o al furore, vaneggiano 8. Di qui il delirio
pericoloso, di qui la grave sofferenza dei calcoli, di qui la funesta
pesantezza di stom aco, di qui il vo m ito frequente di chi rim ette
i cibi ingeriti con il sangue d e ll’intestino. M entirei, se il Signore
per bocca di G erem ia non avesse d etto le stesse cose: Bevete,
ubriacatevi e vom itate: cadrete e non vi rialzerete.
60. Di qui anche allucinazioni, im m agini incerte, passo bar­
collante. Spesso saltano le om bre scam biandole p er fosse 9. La
terra ondeggia sotto i lo ro piedi, sem bra loro che all’im provviso
si sollevi e si abbassi, com e se si rovesciasse. Im pauriti cadono
con la faccia a terra e afferrano con le mani il terreno oppure
credono di essere rinchiusi fra m ontagne che si stringono attor­
no 10 a loro. Il ron zio nelle lo ro orecchie com e fragore di m are
in tem pesta e un suono di spiagge battute dai flutti n. Se vedon o
dei cani, fu ggono cred en d oli leoni. Alcuni si lasciano andare a

4 Cf. ibid.., 181 A; 448 C-D; 449 C. Sull'uso e significato di a dhinn ire cf. M.
M cGuire, s. A m b ro sii de Nabuthae, Washington 1927, p. 222.
5 Sul concetto di natura in questo luogo si veda B. Maes, La lo i naturelle selon
A m broise de M ila n , Rom a 1967, p. 50.
6 Cf. B a s il io , PG 31, 448 C. Dunque sull’incontinenza sessuale degli ubriachi
A m brogio attinge alla sua solita fonte; tuttavia non è da escludere l’opinione di
Schenkl, C S E L 32, 2, p. X V III, che ritiene che il nostro Autore rammenti qui
anche il passo a lui noto di SENOFONTE, com m . 1, 4, 12; cf. exam. 5, 10, 30 (C S E L
32, 1, p. 165, 3 ss.).
7 L’ideale filosofico di A m brogio è l'uom o che vive secondo natura, nel quale
la razionalità esercita il suo prim ato dom inando e regolando ogni attività: il vino
sovverte quest’ordine e scatena gli istinti animaleschi; tutto l’uom o è sconvolto,
la ragione com e l’aspetto fisico. Cf. 12, 43 (supra).
8 Una scelta sicura fra le due lezioni ugualm ente attestate, excid u n t ed excedunt
non è possibile. Soprattutto nella tarda latinità la somiglianza grafica e fonetica
delle due voci (excedo e excld o ) e una certa loro contiguità semantica favorisce
la confusione (cf. T hlL 5, 2, 1205, 28 ss. e 1234, 4 ss.). Il senso richiesto dal contesto
è «escono di senno», «van eggian o», che nel latino tardo può essere reso sia con
sensu excidu n t che con sensu excedunt (cf. ibid., 1206, 79 ss. e 128 ss.); si potrebbe
anche connettere excedu nt con la lezione sensum che è ben attestata (cf. ibid.,
1210, 61 ss.). Qui si accetta la lezione adottata da Schenkl (excidun t), che sem bra
‘difficilior’.
9 Cf. B a s il io , PG 31, 449 A-B.
10 co n cu rren tib u s m ontibus: cf. V ir g il io , Aen. 8, 692.
11 Z in c o n e , A lcun e osservazioni..., p. 345, conforta la lezione fragor, che Schenkl
ha tratto dall’edizione am erbachiana (1492), segnalando che essa è attestata anche
in alcuni mss. vaticani. M a già a fugare ogni d u b b io era intervenuta una annotazio­
ne di C. W e y m a n , in «Philol. Wochenschr.», 50 (1930), c. 875, che rinvia a V ir g il io ,
georg. 1, 357 ss. aridus altis m on tib u s a u d iri f r a g o r , aut r e s o n a n t i a longe
l i t o r a m isceri; cf. anche Id., georg. 3, 338 e Aen. 1, 154.

100 DE HELIA ET IEIVNIO, 16, 60 - 17, 62

m aerore deplorant, alii inrationabilis cernunt pauores. Vigilantes
somniant, dorm ientes litigant. Vita his som nium est, somnus his
multus est. Excitari nullis uocibus possunt: quantolibet stimulan­
dos inpulsu putes, nisi resipierint, uigilare non possunt.

61. V nde bene H ierem ias huiusm odi hom inem tam qua
superfluam creaturam deflendum putat. Quid est enim hom o
ebrius nisi creatura superflua? Itaque sic ait: S icut fletum Iazer
deflebo te, uitis, quia deserta est ciuitas Ia z e rf, et infra: V inum erat
in torcularibus tuis: mane non calcauerunt, m eridie autem non
fecerunt e. Iazer TzoLr\criq uepwaóq, factura superflua est — m odera­
tio enim naturalis est, supra m ensuram quidquid est superfluum
habetur — ita est ebrietas, quae fletu p rop h etico deploratur. Vnde
ait apostolus: N olite inebriari uino, in quo est luxuria, sed im p lem ini
spiritu h. Est ergo ebrietas culpae, est et gratiae. Et fo rte haec
naturae quae gratiae, quia ad im aginem et sim ilitudinem dei facti '
spiritu sancto rep leti esse debemus.

17. 62. Quid autem obtestationes potantium loquar? Q
m em orem sacramenta, quae uiolare nefas arbitrantur? «B ib a ­
m u s» inquiunt. «O p to salutem im peratorum , ut qui non biberit
fiat reus indeuotionis; uidetur enim non am are im peratorem qui
pro eius salute non b ib erit». O piae deuotionis obsequium ! «B ib a ­
mus p ro salute exercitus, pro com itum uirtute, p ro filioru m sanita­
te ». Et haec uota ad deum peruenire iudicant sicut illi qui calices
ad sepulchra m artyrum deferunt atque illic in uesperam bibunt;

f Ier 31 (48), 32.
g Ier 31 (48), 33.
h Eph 5, 18.
i Cf. Gen 1, 26.

62, 3 ut] et GH.
5 o piae G H copiae P.

ELIA E IL DIGIUNO, 16, 60 - 17, 62 101

risate scom poste, alcuni piangono sconsolati, altri sentono ango­
sce irragionevoli. Quando sono svegli sognano n , quando d orm o­
no litigano. Per essi la vita è un sogno; il loro sonno è profondo.
Nessuna vo ce può svegliarli. Per quanto energiche siano le solleci­
tazioni con cui tu credi di scuoterli, se non tornano in sé, non
riescono a stare svegli.
61. Perciò G erem ia giustam ente pensa che un uom o sim i
debba essere com pianto com e una creatura superflua. Che cosa
è infatti un ubriaco, se non una creatura superflua 13? Pertanto
cosi dice: Piangerò per te, com e per Jazer, o vite, perché la città di
Jazer è stata abbandonata, e oltre: C'era vino nei tuoi torch i: al
mattino non hanno pigiato e a m ezzogiorno non hanno prodotto.
Jazer (rcounnq TtEpicraoq) significa «creatu ra su perflu a» 14 — infatti
la m oderazione è una qualità naturale, tutto ciò che è fuori della
misura è superfluo — cosi è l’ubriachezza che è condannata dal
lam ento del profeta 15. Perciò l’A postolo dice: N on ubriacatevi di
vino, che è causa di lussuria, ma riem pitevi di Spirito. C'è dunque
un'ebbrezza del peccato e c ’è un’ebbrezza della grazia. E forse
questa della grazia è l’ebbrezza secondo natura 16, essendo stati
creati ad im m agine e som iglianza di Dio, dobbiam o essere ripieni
di Spirito Santo.
17. 62. E perché parlare d elle afferm azioni solenni dei b
tori, dei giuram enti che ritengono sacrilego violare? «B e v ia m o »,
dicono. «A u gu ro fortuna agli im peratori: chi non beve sia reo di
irriverenza; infatti dim ostra di non am are l’im peratore chi non
beve alla sua salute». O b e ll’ossequio di pia d evozion e! «B e v ia m o
alla fortuna dell'esercito, al valore d el seguito, alla salute dei
fig li». Ed essi credon o che questi voti giungono a Dio, com e
co lo ro che portano calici alle tom be dei m artiri per b erli fin o a

12 uigilantes som n ia n t: cf. P l a u t o , capi. 848; amph. 697; pseud. 386.
13 Per cogliere appieno il significato di superfluus credo che ci si d e bba riferire
sia al suo valore etim ologico negativo («eccessiv o »), che al concetto filosofico,
caro ad Am brogio, dell’uom o che vive secondo natura, cui si contrappone l'h om o
ebrius, detto superfluus. In 14, 51 (su p ra ) degli ebbri Am brogio ha detto: praeter
naturam... flam m ati e poco più oltre in questo paragrafo definisce il superfluum
come ciò che è supra m ensuram (scii, naturalem ). Dunque superfluus è colui che
esce dal proprio am bito naturale (cf. expi. ps. 61, 32, C S E L 64, p. 396, 31 s. nos
du m superflua quaerim us, tegm en naturae am isim us). In altri luoghi superfluus
significa «peccam inoso», pro prio perché per Am brogio, come vi è corrispondenza
fra natura e grazia, cosi la violazione dell’ordine naturale è peccato: cf. Abr. 2, 11,
9 ss., C S E L 32, 1, p. 638 a superfluis abstineat (u ir) com m ixtionibus... nesciat nisi
secundum naturam uiuere..., dove si parla dei peccati contro la castità matrimoniale.
Su questi argomenti utili riflessioni si trovano in B . M a e s , L a lo i naturelle..., partic.
pp. 112 ss.
14 Com e in Abr. 2, 11, 85 (C S E L 32, 1, p. 635, 21 ss.), Am brogio dà l’interpretazio­
ne del nom e in greco, che poi egli stesso traduce in latino. Anche su questi indizi
ci si basa per supporre che A m brogio possedeva degli onom astica (elenchi di nomi
ebraici con interpretazione) in lingua greca (cf. R . G r y s o n , L'interpretation du n om
de L é v i [L é v ite ], chez saint A m broise, «Sacris erudiri», 17 [1966], pp. 217-229).
15 Cf. B a s il io , P G 31, 456 B ùitò toù icpo<priTou xatadprivoOvTai.
16 Sulla corrispondenza natura-grazia cf. M a e s , La lo i naturelle..., pp. 113 s.:
«A m broise congoit la nature com m e la nature concrète de l’hom m e créé selon
l’image et la ressem blance de D ieu».

102 DE HELIA ET IEIVNIO, 17, 62-64

aliter se exaudiri posse non credunt. O stultitia hominum, qui
ebrietatem sacrificium putant, qui existim ant illis ebrietatem pla­
cere qui ieiunio passionem sustinere didicerunt.

63. Quantos de intem peranti conuiuio nouimus ad torm e
uenisse! Dum per ebrietatem de im p erio suo certant et sibi regna
prom ittunt, honores aliis pollicentur, infelices ad poenam ducti
sunt, qui quid diceren t nesciebant. V nde pleriqu e boni iudices
ea quae per eb rietatem dicta essent tenenda ad crim en non
putauerunt. Plerique etiam uino utuntur ut eculeo et quibus
torm enta non eliciunt uocem proditionis eos tem ptant bibendo,
ut patriae statum, salutem ciuium, defensionis suae prodant consi­
lia; uirtus enim plerum que uincit dolorem , fid em autem potus
excludit. Cognoui plerosque fidiculis exulceratos nom en suum
negasse: quis inter cym bia texit quod latere cupiebat?

64. Quid retexam auditum m ihi non poculi, sed proflu
genus, quo in ora hom inum tam quam per fistulas aut canales
uina funduntur? H om ines hos an utres uerius aestim arim ? Tamen
ipsi utres, nisi m oderata transfusio sit, saepe rumpuntur; per
cornu etiam fluentia in fauces hom inum uina decurrunt, et si
quis respirauerit, conm issum flagitium , soluta acies, loco motus
habetur. Aqua decurrens a Libano cautes rupeas s o lu ita: q u om od o

17. a Cf. Cant 4, 15.

63, 5 tenenda] tem nenda P.
11 cym bia Sch. clindias P scientia has G.
64, 3 aestimarim Sch. aestimari P aestimaverim GH.

ELIA E IL DIGIUNO, 17, 62-64 103

sera in quel lu ogo non pensano di essere altrim enti esauditi: o
stoltezza d egli uomini, che pensano che l’ubriachezza sia un sacri­
ficio, che credon o che l’ubriachezza sia gradita a co loro che con
il digiuno hanno im parato a sopportare la passione.
63. Quanti sono qu elli che sappiam o essere passati da un
banchetto intem perante alla tortura! M entre nell'ubriachezza d i­
scutevano del loro p otere e si prom ettevan o regni, assicuravano
agli altri cariche, sventurati sono stati portati al supplizio 2, perché
non sapevano q u ello che dicevano. Perciò m olti buoni giudici
ritengono che le cose dette in stato di ubriachezza non debbano
essere considerate com e reato. M o lti usano anche il vin o com e
strum ento di tortura e tentano con bevande co loro dai quali non
riescono con la tortura ad ottenere delazioni, perché rivelin o a
tradim ento la condizione della patria, la sicurezza dei cittadini e
i piani della prop ria difesa. Infatti il coraggio generalm ente vince
il dolore, il bere invece elim ina la fedeltà. H o conosciuto m olti
che, pur piagati dalle cord e della to r tu r a 3, hanno rifiutato di dire
il loro nom e: chi fra coppe 4 di vin o è riuscito a tenere nascosto
ciò che non vo leva rivelare?
64. Perché raccontare di nuovo di quella m aniera di bere,
di cui ho sentito parlare, che non corrisponde al bere, ma a un
flusso continuo, per cui il vin o è versato nella bocca d egli uom ini
attraverso una specie di tubi o di c o n d o tti5? Questi sono da
ritenere 6 uom ini o piuttosto otri? M a anche gli otri spesso si
rom pono, se non si versa con m oderazione; anche attraverso il
corno 7 il vin o scorre a fium i nella gola degli uom ini, e se qualcuno
respira, com m ette un’azione disonorevole, si rom pe lo schiera­
m ento di battaglia: lo si considera un disertore. L’acqua che
scende dal Libano scioglie le dure rocce: com e si può pensare

17.1 Si riferisce al banchetto funebre che ancora alla fine del quarto seco
cristiani erano soliti celebrare sulla tom ba dei martiri secondo una tradizione che
traeva la sua origine dall'agape. Con il passare del tempo, tuttavia, erano subentrati
gravi abusi e intemperanze, tanto che A m brogio decise di proibire tale usanza
(cf. A g o s t in o , conf. 6, 2). Sul culto dei martiri si veda D A L 1, 816-820 ed anche
M o n a c h in o , S. A m b ro g io e la cu ra pastorale..., pp. 153 ss.
2 Evidentemente accusati di em pietà o tradimento.
3 N o n m i p a re c h e la lettu ra d i q u esto p a r a g ra fo sia su fficien te p e r d e d u r re
che A m b r o g io accettasse la to rtu ra (c o s i J. G a u d e m e t , D ro it sécu lier et d ro it de
l ’église chez Am broise, in A m brosius Episcopus. Atti d e l C o n g re s s o internazionale...,
1, p. 309). Il riferim ento alla tortura non coinvolge il giudizio — qualunque esso
fosse — dell'Autore, m a è stato introdotto com e elemento utile per creare enfasi
retorica attorno agli effetti del vino, più deleteri di quelli che provoca la tortura.
L’opinione di Gaudemet, però, potrebbe trovare migliore fondam ento in Cain et
Ab. 2, 9, 27 (C S E L 32, 1, p. 401, 15 s.).
4 II cym biu m e ra u n a g ra n d e c o p p a d i fo rm a stretta e lun ga, so m ig lian te a d
u n a nave; cf. M a c r o b io , satum . 5, 21 cymbia, p ocu la p rocera ac nauibus sim ilia.
5 Cl. B a s il io , P G 31, 460 B.
6 Schenkl presenta aestim arim come propria congettura: ZINCONE, A lcu n e osser­
vazioni..., p. 346, avverte che tale lezione è attestata in due mss. laurenziani non
conosciuti da Schenkl.
7 II corno fungeva da imbuto. Si hanno testimonianze dell’uso del corno per
far ingerire sostanze medicinali agli animali: VIRGILIO, georg. 3, 509; COLUMELLA, 6,
2, 7.

104 DE HELIA ET IEIVNIO, 17, 64 - 18, 66

m ollibus putant nequaquam non n ocere uisceribus uinolentorum
im petus fluentorum ?
65. Elefantos quoque ferunt prom oscide haurire aquae p
rimum, eosdem tam en ad sedandam sitim m oderato potu esse
contentos, sed si fo rte ab aliquo caupone fuerint m ercede fraudati,
indignantes rep lere concauum prom oscidis, non ut ebibant, sed
effundant, atque ita m om entariis inundationibus inrigare eius
tabernam de quo se putauerant uindicandos. Siccantur ad potum
subito lacus ac repente funduntur, natant om nia: cui non m irum
tam im m ania beluarum corp ora superfluum nihil tenere?

18. 66. Sed quid de uiris loquamur, quando etiam fem i
quas op ortet so llicitiorem castitati sobrietatis adhibere custo­
diam, usque ad ebrietatem bibunt? Deinde surgentes, quas etiam
intra secreta dom us uel audiri ab alienis non conuenit uel uideri,
prod ire in publicum non uelato capite, uultu procaci! Apostolus
m ulieres tacere etiam in ecclesia iubet, dom i uiros suos praecipit
interrogare a. Illae in plateis inuerecundos etiam uiris sub con­
spectu adulescentulorum intem perantium choros ducunt, iactan-
tes com am , trahentes tunicas, scissae amictus, nudae lacertos,
plaudentes manibus, saltantes pedibus, personantes uocibus, inri-

18. a Cf. 1 C o r 14, 34 s.

8 non om . G H Sch.
65, 5 ita] in falso Sch.

18. 7. che d o vreb b ero avere più cura della sobrietà p er m eglio difen d ere la prop ria castità. inoltre il criterio della ‘lectio difficilior' mi pare faccia pendere il giudizio a favore di non. ELIA E IL DIGIUNO. infinito esclamativo. invece. xi'c^ va?). Esse prendono parte nelle piazze a cori d a n za n ti3. presa da Basilio (cf. non è immediatamente chiara nel suo preciso significato né nel contesto basiliano né in quello am brosiano. ma non impossibile la lezione n equaquam non. 66 105 che l’im peto di torrenti di vin o assolutam ente non 8 nuoccia al m olle intestino? 65. Ma perché parlare degli uom ini.In quel luogo di Is si riprendono il lusso delle donne di Gerusalem m e e la loro civetteria: pare di capire che amassero. s. 64 . 118 1. anche se non proprio ‘verbatim ’. se p er caso vengono frodati del com penso da un oste. 4. 5 (C S E L 62. si irritano e riem pion o la cavità della proboscide non p er bere. 804 b. prescrive che esse interroghino a casa i loro mariti.. Un esempio abbastan­ za simile a questo troviam o in Tob. H o ritenuto. 18. bevon o fin o all’ubriachezza? E poi. ma la ridondanza di n on con altre particelle negative è docum entata in H o f m a n n -S z a n t y r . tuttavia essi si lim itano a bere m oderatam ente p er placare la sete. in una citazione di Gv 14. quando anch donne *. 2 prodire-.. trascinando le tuniche 4. non d o vreb ­ b ero farsi ascoltare né ved ere da estranei nem m eno quando sono chiuse in casa. B l a is e . D ictionnaire. O r a zio . 33 (in fra ). 66. saltando. escono 2 sfacciatam ente in pubblico a capo scoper­ to! L’A postolo im pon e alle donne di tacere anche nell'assem blea.. sotto gli sguardi di giovani intem peranti. l’imm agine biblica non si adatta perfettamente. 9. anche in quel caso — si noti — solo P conserva la doppia negazione. attirando su se stesse 8 Schenkl omette n on preferendo la lezione di GH . m a p er rim ettere fuori e allagare con im provvise in o n d a zio n i9 la taverna di co lu i del quale hanno ritenuto di doversi vendicare.. Si dice che anche gli elefanti aspirano una grande quan tà d ’acqua con la proboscide. indecorosi anche per uomini. p rop rio esse che. 7. In un istante prosciugano i recipien ­ ti che contengono bevande e im m ediatam ente rim etton o fuori allagando tutto: chi non si stupisce per il fatto che i corp i cosi en orm i di queste bestie non trattengano nulla di superfluo? 18. La intenderem o m eglio scoprendo che contiene un’eco — non segnalata da Schenkl — di Is 3. Il testo della Vetus Latina ha un'espressione (assente nella Vulgata) che A m brogio riferisce più compiutamente. quando si alzano.1 P e r tutto q u esto p a r a g ra fo e p e r il se gu en te cf. attestato da quest’ultimo codice. dove si descrivono i movimen­ ti frenetici di donne che danzano. ha stampato in. con le braccia nude.. di accogliere n on. Difficile. 4 L'espressione trahentes tunicas. P G 31. p. mentre tutti gli altri testimoni danno lezioni ove n on è omesso. In questo contesto am brosiano. che rappresentano un ram o della tradizione diverso da quello che fa capo a P. battendo le mani. 6. 445 B -C -D . passeggiare in pubblico indossando una tunica con strascico. scuotendo i capelli. nota seguente). 17. gridando. 3 Cf. fra l’altro. 30 non in u eniet n ih il. B a s il io . 16. piuttosto che ipotizzare l’aggiunta della negazione. 11) itinere pedum trahens tunicas (nei Settanta: -cf) rcopEU?. per una duplice ragione: dal punto di vista strettamente paleografico è più facile spiegare la caduta di n on davanti a nocere. Lateinische Syntax. .. carm . al seguito dei Maurini. in exp. con la veste strappata. Avverto che non sono riuscito a trovare attestata esattamente la com binazione di queste due negazioni. u. tcLv itoSiòv it\xa (Tupouuai xoùc. p. 9 ita : per un'errata lettura dei codici — personalm ente ho controllato PG — Schenkl. se vediam o nell’espressio­ ne una ripetizione pleonastica della negazione. ps. non. ma. secondo decenza.

68. manna m anducarent d. Spectat corona adulescentium et fit m isera­ bile theatrum. 13 ss. 65. Eccli 19. quae perobscaenis saltatibus uerberatur. quando p er maris rubri transibant sem itam aquam bibebant. nequaquam ex tot m ilibus hom inum in terram reprom issionis praeter duos per- uenire m eruerunt g. si uino decipiuntur anim ae fem ina­ rum. 3. 9 m oriebantur G m onebantur P m ordebantur cet. Etenim si uinum et m ulieres discedere a d eo fa ciu n tb. In ter saltantium ruinas et spectantium lapsus cae­ lum inpuro contam inatur aspectu. 69. cras enim m o rie m u ra. si singula ac separata faciunt. d Cf. 5 faciunt. terra turpi saltatione polluitur. 37 ss. Q uom odo patienter loquar. Num 26. 67. 69 tantes in se iuuenum libidines m otu histrionico. i Cf. Ex 14. c Eccli 26. 1976. quod uel ebrietas uel libid o praeuaricationis inlecebrae sint. «A u g u s tin ia n u m ». 246 sq. 6. ne nos futurorum b o­ norum adeptione defrudent? 19. gentes ualidissimas uincerent.19. pp. g Cf. Itaque quid boni sit sobrietas. hCf. 66 . . non fugimus delicias. 19. 2. 68. conuenien- ter defleam ? Vinum nobis tantarum anim arum dam na intulit. S. 22. quid faciant unita] cf.106 DE HELIA ET IEIVNIO.3 Is 22. pie praeteream . 8 (11). Ex 16. quid m ali intem perantia hinc co lligere datur: quando im m urm urabant re­ quirentes A egypti delicias. Ex 16. f Cf. 18. <= Cf. Quid autem mirum. et non erat in his ullus infirm us e? V b i uero carnes desiderare co ep e­ runt et desideriis in Aegyptum conuertebantur f. N on igitur uerem ur exem plum . b Cf. Ps 104 (105). petulanti oculo. dedecoroso ludibrio. 67. Zin con e. 13. Inducit enim eos Esaias propheta dicentes: Manducemus et bibamus. cum de petra biberen t aquam. cum om nes illae tribus patrum. a serpentibus m oriebantur h. quid faciant unita? Vnde non in m erito ait sapiens ante nos quidam : M u lie r ebriosa ira magna c. Num 21. Et quid aliorum utar sententiis? Ipsi bene past luxuriosi quid sibi sperent audiamus.

òpyj\<7tm xaTEXpoTTyrav. percossa da balzi oscenissimi.) o s se rv a che il te rm in e theatrum trae il se n so di «s p e tta c o ­ l o » d a lla c o rrisp o n d e n te p a r o la g re c a ^éonpov. o. perché sia l'ubriachezza che la libidine inducono alla prevaricazione. M a q u i l’in vettiva c o n tro la d a n za d i d o n n e u b ria c h e è a m p lific ata d a un a n d a m e n to o r a to rio e re to ric o di g ra n d e effetto e p ro b a b ilm e n te d al to n o in d ig n a ­ to d e lla voce. BUCK (a d loc. se il vin o e le donne allontanano da Dio. Infatti il profeta Isaia fa dire ad essi: Mangiam o e beviamo.). insiem e. che p r o p r io in q u esto se n so è usata d a B a silio in u n p a s so che A m b r o g io sta ric a lc a n d o (P G 31. Perché m eravigliarsi se il vin o trae in errore le anime d elle donne.. Infatti. L’atmosfera. che la tra d izio n e ci h a co n se rv ato lacu n oso. P G 31. la terra. quando attraversavano a p iedi il M ar Rosso.. E perché ricorrere alle altrui opinioni? Ascoltia che cosa si prospettano co lo ro che sono ben sazi e intem peranti. ELIA E IL DIGIUNO. non eviterem o i piaceri. 3. 445 C uoPoGcrat. B a s il io . 346 s.OUJ1EVOU. è profanata da danze vergogn ose 7. yuvaixet. i l i a c i t o ù . d i p u b b lic o spettatore. e a n a lo g o s e m b ra e sse re il se n so di theatrum in A m b ro g io . piangere convenientem ente? Il vin o ci procura la rovina di tante anime. insiem e che cosa faranno 8? Perciò non a torto un uom o saggio prim a di noi ha detto: Una donna ubriaca suscita grande indignazione.. 6 M. si v e d a ZlNCONE. 18. 8 P e r u n p iù a c c u ra to e sa m e d i q u esto p asso. forse. p o s sia m o in te n d e re « t e a t r o » n ell’a ccezion e d i sp e tta co lo e. vEavicxwv òyXov TtEpiimia-àpiEvai [scil. U n a se v e ra c o n d a n n a d e lla d a n za è e sp re ssa d a A m b r o g io a n ch e in uirginib. •noaìv a [ia 7ta£<£ouom.. 445 D È|juavav p iv t ò v àépa t o ù . n on p ro p o n e so lu zio n i so stan zialm en te n u o v e risp etto a q u e lla di Sc h e n k l q u i accolta. 10 Cf. . p eraltro . erano uccisi dai serpenti. se il V escovo. ubi com es deliciarum est extrema saltatio. itopvixoù. P G 31. 180 C. 5. sorvolare benevolm ente. Perciò da questi fatti si può com prendere quale bene sia la sobrietà. B a s il io . è contam inata dallo sguardo im pudico. C om e parlare serenam ente. P G 31.19. BASILIO. A lcu ne osservazioni. È [u avav 8È tt)v yfjv t o ù .ità c a v véwv à xoX ao xav ècp’ èauTÒu.. -càq x ó ^ a q cnjpouaai xoùq ^ n ù v a. 448 A déaTpov ÈauTaù. àxaM pTO ic. 180 B. 7 Cf. perché 5 Cf. 68. acc o rto si di a v e r m e sso un acc en to in co n su e to n elle sue p a ro le. fra le cadute d elle danzatrici e i peccati degli spettato­ ri. che. rjv Év Tale. Dunque non risp etterem o l’insegnam ento (della Scrittura). finché bevevano l’acqua scaturita dalla roccia e m angiavano la manna. con atteggiam enti svergognati e irriverenti. In re altà a m e p a re che n el p asso d i B a silio M aT p o v a b b ia il sign ificato (a n c h ’e sso d o c u m e n ta to ) d i «s p e tta to r i». allora fra tante m igliaia di uom ini solo due m eritaron o di giungere alla terra p rom essa 9. x a ì to ù . quale m ale sia l'intem peranza: quando m or­ m oravano e bram avano i piaceri d e ll’Egitto.q.J. pp. dal m om ento che tutte quelle tribù dei padri. P G 31. 9 Cf. B a s ilio . Una cerchia di giovani fa da spettatori e si crea un m iserevole teatro 6. riuscirono a vin cere p opolazion i fortissim e e fra lo ro non vi era alcuno che mostrasse segni di debolezza? Ma quando com in ciaro­ no a desiderare la carne e bram arono di tornare in Egitto. bevevano acqua. perché non ci im pediscano di raggiungere i beni fu tu r i10? 19. 69.]). 66 . con occhi a m m icca n tis. qu asi se ne scu sa (q u o m o d o patienter loquar.. 67. 69 107 le bram e dei giovani con m ovim en ti da com m edianti. se singolarm ente e separatam ente fanno questo. itoinv. illecebra suspecta est. npoo'xa- X. óipdaXtuji àcE^Y^--.. 25 ibi enim intuta uerecundia.

Id eoqu e nona uisio est. 10. 70. 3 (?). c Cf. 2 s. notaui. Idem autem dies prim us atque octauus. quia perieru nt et amplius non e ru n tb. Mt 28. Luxuria ergo nec fid em habet nec obseruantiam disciplinae. 1. quae d e fe rtu rf. 69. Sidon. 69-70 m eritoqu e exclam at: Vlulate naues Carthaginis. . m ercatores a n egotiatio­ nibus periculosa transfretatione maris lucella quaerentes. Audistis quid hodie lectum sit: Mercatores inquit P hoe cum transmeantes mare. non septim a aut octaua. 4 quia] cf. quae ad loc. 1 Tim 6. Etenim cum exhauserit quis luxuriando proprias facultates. f Is 23. 1. Ex 35. Sollici- b ls 23. quia dom in ica dies in se recur­ rit. N ec arbitrem ini me aduersus apostolum dixisse. quoniam luxuria ipsius est m ater auaritiae.108 DE HELIA ET IEIVNIO. Vicinae istae sunt ciuitates. cum et sabbato legitim o ignes libidinis a dolere sit uetitum c. quae­ rit postea auara conpendia. et euangelii serie octauus dies resurrectionis in lu ce a td. uicinae ut locis ita et uitiis. luxuria sem inarium et o rig o uitiorum est. 19. dCf. quod ea neque legem custodiat neque euangelii gra­ tiam. quam luxu­ riosam urbem cognouimus. e Cf. Quod est dictum de uisione Tyri. Tyrus Phoeni­ cae. quia ille ait auaritiam radicem esse uitiorum om nium e. in aqua m ulta semen m ercatorum sicut messis.

1. l’ottavo giorn o risplende com e giorno della risurrezione. Ciò è detto della visione di Tiro. 4 Lo scorrere del tem po settimanale è immaginato come un movimento circola­ re che si apre con la dom enica e. offre qui ad A m brogio lo spunto per una breve e rara (in quest’opera) riflessione mistica. L u n e a u . 6 Ritengo vano il tentativo di intendere con sicurezza il senso letterale di questa citazione. O r a z io . e sono m ercanti che affrontano i pericoli della navigazione cercando di trarre p rofitti dai loro c o m m e rc i7. Torino 1958. pp. secondo la num erazione del Vangelo.. pp. prim o e ottavo giorno della settimana. m ater eius est tollenda luxuries. 1. T i b u l l o . non la settim a o l’ottava. 2 Non è chiaro il senso di questo versetto. disp. 7 Nel valutare questo luogo. 382-411. ora conferm ata dal Vat. 249 s. 70. Tusc . La ‘expositio eu an gelii secundum L u ca m ’ d i A m b ro gio com e fonte della esegesi agostiniana. vicine per i luoghi com e anche per i vizi. Sul valore del num ero otto in Am brogio si vedano P. Dunque l’intem pe­ ranza non si concilia né con la fed e né con l’osservanza dei precetti. com e sappiamo. messo in relazione al sette della Legge e all’otto del Vangelo. bisogna anche tener presente che la polem ica contro la cupidigia del guadagno. D a n ié l o u . 264 ( X I-X II) collazionato da Z in c o n e . breu. L ’h istoire du salut chez les Pères de l'Èglìse. A vete udito ciò che oggi è stato letto. si veda p er es. C a t o n e . agr. che spinge i mercanti ad affrontare i gravi rischi del mare.. S e n e c a . Paris 1974. pp.. A lcu n e osservazioni. 171 auaritiam si tollere uultis. 2. ROLLERO. 19. l'intem peranza è sem e e fonte dei vizi. perché il giorno della dom enica ritorn a su se stesso4. 79): P o e n i p r im i m ercaturis et m ercibus suis a uaritiam et m agnificentiam et in exp leb ilis cupiditates o m n iu m reru m im porta u eru n t in G raecia m -.. perché 1 sono p eriti e non saranno p i ù 2. e giustam ente esclama: Fate lamento. J. 3. Queste città sono vicine. ELIA E IL DIGIUNO. il cui testo diverge sia da quello dei Settanta che dall’originale. La d octrin e des àges du monde. C ic e r o n e . 1 a liu m m ercandi praeceps cupiditas circa om n is terras. 48. pp. ove sem bra che si condanni la mercatura e la navigazione. al termine del ciclo. itXoìa Kap- X T iS ó v o q ó x i (x to ó X e to . 40. om n ia m aria spe lu c ri ducit. che. che presenta esso stesso dei problem i di interpretazione. 129 ss. p. nella distesa d ell’a cqua la semente dei m ercanti è com e un raccolto che viene riposto 6. 19. Lat. 4 ( B r é g u e t . 5 C f.1 q u ia : è una congettura di Schenkl. secondo il quale la cupidigia è la radice di ogni vizio.. 2. Il num ero nove. che fa anche notare come quia corrisponda al testo greco dei Settanta: ÓXoXu^ete. uit. 15-18. Infatti chi a m otivo d e ll’intem peranza ha consum ato le prop rie sostanze. si chiude con la domenica. o navi di Cartagine. C ic e r o n e . E non crediate che m i sia espresso contro l'opin ion e d e ll’Apostolo. 5. 40. 1. «R c h S R ». Il testo latino citato da A m brogio diverge profondam ente da quello originale e nem m eno riproduce quello dei Settanta. La typologie de la sem aine au I V siècle. E p erciò è la nona 3 visione. 35 (1948). praefatio (dove però non è espressa una condanna m orale nei confronti dei mercanti). 3 Si tratta in effetti del nono ed ultimo oracolo di quelli — detti oracoli contro le nazioni — contenuti in Is 13-23. A. cerca poi di rifarsi con l’avidità. M a lo stesso giorn o è il prim o e l’ottavo. è un ‘topos’ nella letteratura antica. 69-70 109 dom ani m orirem o. rep. perché la città di T iro non tiene in considerazio­ ne la L egge né la grazia d el Vangelo: infatti nel giorno del sabato prescritto dalla L egge è p roib ito bruciare di libid ine e. 3. perché è l’intem peranza che genera l’a v id ità 5. 347 s. T iro della Fenicia e Sidone. fr.. carm . de orat.. è una città che si abbandona ad ogni eccesso. I m ercanti Fen — dice — che attraversano il mare. Per la .

Elem entum innocens nihil deliquit. inritas procellas? O inexplebilis auaritia m ercatorum ! Cedit tibi et m are et inquietudi­ nem tuam pelagus non potest sustinere. 1. non usurpare debetis. 28. hoc est: m eos fluctus n egotiator arguis. totiens recur­ rentibus m ercatoribus exaratum. erubesce. insuper et pecora campi. sed p rop ter elem enti pulchritudinem . dixit mare '. Cur tibi periculum generas de uoluptate? Cur separatioris elem en ti p ro ­ funda rimaris? Cur inquietas mundi altiora secreta? Cur postrem o saepius sulcare atque exarare fluctus inpatiens nauta contendis? Cur tem ptas frequ enter innoxia aequora. Vere- e Gen 1. h Cf. 7-9. quibus uoluitur atque huc et illue saepe iactatur. 1 Is 23. ne longius tu uagus et exui errares. Latius pelagi fudit aequora certe. cum sis ipse fluctibus inquie­ tior. inquieta conuersatio et quodam sem per in turbine. Denique et propheta Iona. tem pestate turbatus et sorte ductus et iactatus in m are et exceptus a ceto est h. Denique. Erubesce uel pudore. quoniam pericu lo non moueris. non h om i­ nibus peram bulare maris semitam. Vtique accusatis crebra naufragia: quis uos nauiga- re conpellit? Quasi non inuidia opum et terras faciatis intutas et ad latrocinium plurim os excitetis! M are non ad nauigandum deus fecit.2. qui missus est in Nineuem . Ion 1. non ad periculum : cibo. Denique qui non nauigat nescit tim ere naufragium. Tam­ quam fatigati elem enti uox ista dicentis est: Erubesce. > Ps 8. qu i peram bulant semitas maris ‘. Ad escam tibi m are datum est. Piscibus dedit. Sidon. mare datum G H mandatum cet. uolucres caeli et pisces maris. 70-71 ta uita hominum. 71. tem eritas humana sibi est ipsa discrim ini. Propheta quoque Dauid ait. . 71. quia uoluit nauigare. non dixit: «E nau igate in fluctibus». Dominus dixit: D om ina m ini piscium maris s. 1 .110 DE HELIA ET IEIVNIO. 5. 19. oues et boues uniuersas. Sed tem pestate iactatur m are: tim ere ergo. ut freto includeret terras. non ad m ercatum utere. ut paenitentiam praedicaret. ut fu geret a facie dei. 4. cum dei circa hom in com m em oraret gratiam : Om nia subiecisti sub pedibus eius. uentis ipsis m obilior. Sidon.

ma chi vi obbliga a prendere il m are? C om e se non fosse per bram a di ricchezze che v o i rendete insicura la terra e spingete m olti alla rapina! Dio non ha creato il m are p er essere navigato. 71. tirato a sorte. Un elem ento innocuo non provoca alcun danno. 279 ss. 186-309). di p e rcorrere la via del mare. ricordando la benevolen di D io verso l'uom o: Tutto hai sottomesso ai suoi piedi. Arrossisci alm eno p er vergogna. non per fare com m ercio. poiché vo lle andare per m are p er fuggire alla vista di Dio. Anche il profeta Davide dice. Il mare ti è stato dato p er trarne cibo. N a z z a r o . A m b ro g io d i fronte. C r a c c o R u g g in i . cioè: «M ercan te. non perché sia un p ericolo: servitene per il cibo. Perciò.. H a concesso ai pesci. CICERONE. anche ibid. M a la condanna di Am brogio ha anche delle ragioni contingenti. 259. dai quali è spesso travolta e sbattuta qua e là. Il Signore ha detto: D om ina­ te i pesci del mare. 19. p. 62. D e S a in t -D e n is . pp. irrequieta è la loro convivenza ed è sem pre. o navigatore im paziente. g li uccelli del cielo e i pesci del mare che p e rco rro n o i sentieri marini. cf.. e perciò attirava la riprovazione del Vescovo. 243. Le ròte de la m e r dans la poésie latine. 296-298. L.. tu rim p roveri i m iei flutti. fu gettato in m are e inghiottito dalla balena. Certo. Cluent. nota 67. m entre tu stesso sei più agitato dei flutti. C ertam ente ha disposto il m are su una grande estensione. 175 cu m uagus et exu i erraret. non ha detto: «N a vig a te fra i flu tti». osserva come questo paragrafo e il seguente 72 hanno sullo sfondo una reale situazione precaria degli scambi com m er­ ciali fra Italia e Oriente m editerraneo (cf. p.. è la tem erarietà umana che si procura il pericolo. 37-41 (S A E M O 13. Un quadro abbastanza am pio di buone ragioni p er criticare i mercanti ci è offerto da off. E a d . il mare disse: arrossisci. Sidone. ELIA E IL DIGIUNO. dice: Arrossisci. pp.V. Questa è la voce d e ll’elem ento. Ma il m are è sconvolto dalla tem pesta: dunque d ovete tem erlo e non rivendicarne il possesso. 32 s. per cosi dire. N apoli 1977. si veda anche il commento di questo paragrafo in A. Il mercante sem brava trarre profitto dalla situazione di miseria e di fame in cui versava tanta parte della popolazione. infine. pp. E b re i e o rie n ta li n ell'Ita lia Setten trio­ nale fra il I V e V I sec. pp. che. 3. fu sballottato dalla tem pesta e. non agli uom ini. Infatti anche il profeta Giona. Infatti chi non naviga ignora il tim ore di naufragare. tante vo lte percorso e ripercorso dai mercanti.. ma per la bellezza di questo elem ento. tutte le pecore e tutti gli arm enti e inoltre le bestie selvatiche. 8 Cf. più instabile dei venti stessi. in m ezzo alla tem pesta. 1. voi vi lamentate p er frequ enti naufragi. S im b olog ia e poesia dell'acqua e del m are in A m b ro g io d i M ila n o. perché non poesia latina si veda E. . o Sidone. Paris 1935. 70-71 111 La vita d egli uom ini è torm entata. 168).. Perché ti crei un p ericolo per soddisfare il piacere? Perché vuoi esplorare le p ro ­ fondità d e ll’elem en to separato? Perché vio li i profondi segreti del m ondo? Perché. vuoi tanto spesso solcare e p e rcorrere i flutti? Perché frequentem ente affron­ ti l'innocente m are e provoch i le tem peste? O insaziabile cupidigia dei m ercanti! Tu assoggetti anche il m are che non può resistere alla tua irrequietezza. «S tu d ia et docum enta historiae et iuris». cLC. com e fosse stanco. che fu m andato a N inive a predicare la penitenza. affinché i suoi flutti circondassero le terre e tu non andassi lontano errabon d o e ram ingo 8. 25 [1959].

quos non agnosco? Ite in Cartha­ ginem. 20. n Is 23. Sed est et bona terra. ululate qu i inhabitatis insulas!n. num quam uestra otiosa nauigia sunt. 3. Versatur unda sub rem ige. 11 messis (m ercis G ) in fluctibus G H messis fructus P (in aqua) messis fructus Sch. 72. num quam tutus et solidus. 20.20. 15. pessim orum uitiorum heredes d eterio­ res. p Cf. fructus ipse in aqua est. Et cum otiosa tem pestas est. 19. messis in fluctibus est p . 72. decolorat P decolore GH. 4. Insulas rep leta potu inhabitant corpora.112 DE HELIA ET IEIVNIO. 16 celestes P2G H Sch. Carthaginem etenim Tyrii condiderunt et id eo Car- thaginenses sequuntur luxuriam conditorum transfusa in se d eco­ lora successione nequitiae. quando quiescit a flam ine. b Is 23. Is 23. Et bene luxuriosos naues dixit. ut pericula metant. Supra dixit: Vlulate. im m o qui sem inabat in caelo. V ide mIs 23. Illi habent otia sua. 71 . 23. nec p er diem nec noctu quiescunt. naufra­ giis circumsonant. H orum igitu r m ercatorum sem en in aqua. in qua quicum que seminauerit. relinquetur Tyrusa. 6. a Is 23. N on partu riu i inquit nec peperi nec enu triui iuuenes Quid m e inquietant quos nescio. et infra: E ritque post annos L X X Tyrus uti canticum meretricis b. ° I s 23. in aqua messi exube­ rat. i M t 13. 14 s. . Vnde recte ait: « Qui seminabat in terra non introiuit in negotiationem . E t erit in illa die. 5 decolora ed. numquam uestra quaerendi studia feriantur. 73. 1. Vlulate inquit — iterum ait — naues Carthaginis. in aqua illis seges pullulat. fructus ei caelestis o ria tu r» q. 73 cundiores uenti sunt quam uestrae cupiditates. niam p erit m unitio uestra. Am erb. tunduntur fluctibus ebrietatis. Sicut illae uento ita hi cibo iactantur et uino. In aqua enim labores suos seminant. naues Carthaginis! °. — oriatur G H oriantur cet.

sia Vetus Latina che Vulgata (cf. Qui. quando cessa di essere agitata dal v en to». e singolare dovrà essere. per cui diventano ered i ancor più corrotti dei pessim i v i z i 9. Perché m i torm entano quelli che assolutamente non conosco?». 12 (supra).3 sopra citato in 19. non hanno pace né di giorno. fate lamenti voi che abitate le isole! Sopra ha detto: Fate lamenti. dunque. 10 Parafrasi di Is 23. Schenkl ha forse sospettato che la lezione di G sia un tentativo di emendazione da parte di un copista dotto? In ogni caso. L'acqua è rivoltata sotto l’azione dei rem atori. né alleva giovani. va inteso come singolare. C om e qu elle sono sconvolte dal vento. ELIA E IL DIGIUNO. Fate lamento — dice. perché P da me controllato. 19. Dunque la sem ente di questi m ercanti è n ell’acqua. cioè la lezione di GH. per chi. 1. Essi infatti sem inano n ell’acqua le lo ro fatiche per m ietere pericoli. ha oria n tu r. E giustam ente ha chiam ato navi gli intem peranti. due: oria n tu r per chi volesse insistere sulla scelta di caelestes. n ell’acqua cresce con vigore. WORDSWORTH . E avverrà in quel giorn o che T iro sarà abbandonata. I corpi di co loro che hanno bevu to a sazietà abitano le isole. in genere. Perciò giustam ente dice: «C h i ha sem inato in terra non ha fatto affari. Schenkl dimostra eccessiva fiducia in P: per difenderne la lezione fructus ricorre ad un’integrazione. . W h it e . il verbo. che egli attribuisce a P. o navi di Cartagine! Infatti Cartagine è stata fondata dai T iri e p erciò i Cartaginesi continuano l’intem peranza dei fondatori. 73. A proposito di caelestes bisogna osservare che si tratta di una correzione di P 2. ad loc. ma bensì chi ha sem inato in cielo. Sono più m oderati i venti che le vostre brame. nei flutti è la loro messe 10. come altrove. il vostro desiderio di guadagno invece non conosce m ai soste. ritiene m eglio attestato il soggetto singolare (fructus caelestis). Q uelli hanno i loro m om enti di calma. né di notte... poiché la frase è un'allusione a Mt 13. 11 II testo costituito dallo Schenkl ha fru ctu s ei caelestes orien tu r. mentre la buon a tradizione attesta caelestis. fructus. nascerà per lui un frutto c e les te » 11. O xford 1889-1898. mentre il testo di G da m e stampato. costituendo (in aqua> messis fru ctu s est.H. le vostre navi non sono mai quiete. orien tu r. 5. ad essi trasmessa per via di una degenere successione di m alvagità. sono battuti dai flutti d e ll’ubriachezza. N o u u m Testamentum D o m in i nostri Iesu C hristi Latine. Anche quando è bonaccia. la loro messe germ oglia n ell’ac­ qua. I. 73 113 ti preoccupi del pericolo. non ha bisogno di restauri. e più oltre: E dopo settantanni accadrà a T iro qu ello che è detto nel canto della prostitu- 9 Cf. rifiutarla non è metodologicam ente corretto. anche il loro raccolto è n ell’ac­ qua. 20. Le possibilità sono.70. non è mai sicuro e stabile. Del verbo va detto che è sicuramente non accettabile la lezione adottata da Schenkl. N o n è questo l’unico caso in cui G si rivela testimone indipendente e portatore di buone lezioni contro P. anche se quest’ultimo. 72. V i è p erò anche la terra buona. sem bra migliore. nella quale chi avrà seminato. A tale riguardo. 23. come me.. 71 . perché è distrutto il vostro rifugio.I. il soggetto della frase. Accogliendo questa lezione. « I o non ho partorito — dice — né generato. echeggiano di naufragi. cosi questi lo sono dal cib o e dal vino.). lo dice per la seconda volta o navi di Cartagine. invece oriatu r. non è del tutto inutile avvertire che nel luogo evangelico si parla di «fru tto » al singolare: la lezione fru ctu m non ha varianti fra i testimoni della versione latina. ovviamente.20. Andatevene a Cartagine. con cui caelestis concorda.

Quid nobis cum inpuritatibus et inpudicitiis. non receda­ mus a lege. et Dauid ait: Cantate dom i­ no canticum nouum. 73-75 quibus uerbis utatur propheta nec refugiat uerborum istiusm odi uilitatem. f Ps 95 (96). 16. iam non c Is 23. illi m e totum mancipaui. 74. quid cum operibus diaboli? Audistis hodie in lection e decursa quid legio dixerit: Quid m ih i et tibi est. N os interdum refugimus. E t erit post L X X annos Tyrus ut canticum m eretricis et uisitationem faciet deus T y ric. 15. ut qui delicta non eru be­ scunt erubescant uel nom ina delictorum . . si forte uides pugnare aduersum te d iaboli tem ptam enta: «Q u id m ihi et tibi est. conuertam ur a uitiis. § Mt 21. quod illa ante m eretrix in Adam et Eua terra cantauit. ut fiat m em oria tui. oraculum propheticae adnuntiationis im pletu m ». nihil tuum quaero. dicat: «E c c e facta est Tyrus ut canticum m eretricis. 31. 20. Ios 2. Belial? ‘. V idete ne cum aliquis illos choros uiderit duci. Vnde possumus et in bono canticum Raab illius m eretricis accipe­ re. 32. 74. Et tu dic. quae exploratores Iesu fid eli m ente suscepit d. qui etiam graui ignoscat errori. 1 uagare Costerius et uacare G uacare cet. Iesu. h Lc 8. turpia uerba cantari. e Lc 7. hoc est canticum m eretricis. cantate d om ino om nis terra f. Ergo quoniam tam m isericordem habemus dominum . praeceptum dom ini quasi seruuli sedulis studiis exe- quamur. et non saltastise. 75. sed auctoritas inferior. de quibus dictum est a dom in o Iesu ad illum electum et seniorem populum dei: Publicani et meretrices praecedunt uos in regnum dei e. Nam et dominus ait: Cantauimus uobis. si se ille discernit a Christo! Et si fuimus ei in aliquo obnoxii. Quanto magis nos separari op ortet a diabolo. 1. Et subiecit: Accipe citharam. i Cf. H aec m eretrix plurim as m eretrices bonas fecit. uagare.114 DE HELIA ET IEIVNIO. E rit inquit Tyrus ut canticum meretricis. nihil tuum possideo. d Cf. 1. M a ior enim uis rerum in talium expressione serm onum est. Ego seruus Christi sum. bene cithariza multa canta. Quid m ihi et tibi est? N on noui opera tua. fili d e i? h. nihil tuum d esid ero». 2 Cor 6. illius redem ptus sangui­ ne. m eretrix in populo nationum. 28. duitas m eretrix o b li­ ta. non quo nobis quam illis lingua sit castior.

che c’è fra me e te? N on conosco le tue opere. Badate che qualcuno. che la terra già prostituta in Adam o e Èva e prostituta nei p o p oli pagani ha cantato 3. Questa prostituta ha prod otto m olte buone prostitute. canti al Signore tutta la terra. che poggia su citazioni bibliche eterogenee.. o Gesù.' L’autorità della Sacra Scrittura è di p er sé grande e il tenore delle sue parole è di per sé elevato. Infatti anche il Signore dice: Abbiam o cantato per v o i e non avete danzato. Accadrà :— dice — a T iro quello che è detto nel canto della prostituta. che vi è stato letto. Perciò possiam o intendere anche in senso buono il cantico della m eretrice Raab che accolse con lealtà gli esploratori di Giosuè. convertiam oci dai vizi.. 1. non dica: «E c c o T iro è diventata com e è detto nel canto della m eretrice. o Belial? Io sono servo di Cristo. poiché abbiam o un Signore tanto m isericordioso che perdona anche un grave peccato. La dottrina esegetica. suona con abilità m olte canzoni.. L. N o i talvolta le evitiam o. Atti del Congresso internazionale. quando ved e quelle danze 2. ELIA E IL DIGIUNO. 75. dopo essersi ravveduta «canta al Signore un canto nuovo». 402-404. rivolto all’eletto e antico p o p o lo di Dio. forzatamente — e un po’ fantasiosamente — collegate l’una all’altra. 25. 73-75 115 ta.. Perciò. non possiedo niente di tuo. non allontaniam oci dalla legge. città prostituta dimenticata. . Quanto più noi d o bbiam o separarci dal diavolo. 74.. non cerco niente di tuo. se per caso ti accorgi che le tentazioni del d iavolo ti assalgono: «C h e c’è fra m e e te. di m od o che chi non arrossisce per i delitti. La Sacra S crittu ra fon d a m en to del m etodo esegetico di sant'Am brogio. Tuttavia il passo conserva una certa oscurità. Diversamente ha inteso questo luogo la Buck: «this is thè song o f thè harlot which that harlot eart sang befor in thè nations». cf. in A m brosius Episcopus.F. pp. quan­ do ode cantare p arole turpi. che cosa ha detto la legion e: Che c'è fra me e te.. 20. I criteri umani sono insufficienti per giudicarla. tutto il tema del canto della prostituta nei due §§ 73 e 74 ha uno sviluppo incerto e farraginoso. di cui il Signore Gesù. PIZZO LATO. e Davide dice: Cantate al Signore un canto nuovo. non perché la nostra lingua sia più casta della loro. non desidero niente di tu o». ma perché la nostra autorità è in feriore Infatti m aggiore è la forza della realtà quando ci si esprim e con queste parole. ha detto: Ip u b b lic a n i e le prostitu­ te vi precedono nel regno di Dio. m i sono interam ente dato a lui. 66 (supra). affinché c i si ricord i di te.. questo è il canto della prostituta. Id. arrossisca alm eno quando vengono indicati con il loro nome. va' in giro. fig lio di D io ? Anche tu d i’. E dopo settantanni accadrà a T iro quello che è detto nel canto della prostituta e D io visiterà Tiro. l’oracolo della profezia si è com p iu to». Che cosa abbiam o a che fare con le im purità e le im pudicizie. 2 Le danze descritte in 18. che cosa con le op ere del diavolo? Avete udito oggi nel passo della Scrittura. 3 Intendiamo: la terra. che fu m eretrix per il peccato di Adam o ed Èva e per i peccati dei pagani. Ed ha aggiunto: Prendi la cetra. redento con il suo sangue. p. dal m om en­ to che egli si separa da Cristo! E se gli siam o stati sottom essi in 20. Considera quali parole usa il profeta e com e non disdegna la bassezza di sim ili parole. eseguiam o il precetto del Signore con diligente zelo com e servitori.

9. Vilis pecunia. ueneno mors repellitur. ideo quae uidebat nobis quoque dem onstrare cupie­ bat. cum audit quia perdet dom inus orbem terrarum. 75 . 9. N ec tam en quisquam frangi debet. Etsi quid iniuriae fecimus. Vulnera superiora curauit. nos grauia peccata com m isim us: quid deliqu it caelum. ne forte dicat: «E sto. 8. 21. magnam m edicinam gratiae eius accepimus. quid mare.21. Im m o quia in spiritu prophetis etiam quae futura sunt tam quam praesentia reuelantur. sed pretiosa est m isericordia. ita dicit: Ecce uenit dominus disperdere orbem terrarum. m ed ella non deerit. m edicina enim to llit peccata magna ‘. 1. Elimosyna nam que a peccato lib e ra tm et alibi: Redem ptio u iri diuitiae eius n et in euangelio: Facite uobis amicos de m am mona iniquitatis °.116 DE HELIA ET IEIVNIO. m em or non erit qui sem el donauit. Pecuniam habes.77. •"Tob 12. magnum m edicum inuenimus. quibus peccata nos redimam us. ° Lc 16. 4. Et uenenum frequ enter antidoto temperatur. ut et illa disperdat? Cur perit tam pulcher ornatus?». quid terra. 76. red im e te pecunia tua. uita seruatur. Peccatis tuis uenditus es: redim e te operibus tuis. 75. Confugim us ad m edicum . sinceritatis gra­ tiam de corruptionis inlecebra. 17 ante medicina add. N on uenalis est dominus. Etsi grauia deliqu i­ mus. Habem us etiam plura subdita. . Audistis quid hod ie lectum sit: E cce uenit dominus disperdere orbem terrarum a. et si quid superest acerbitatis. quasi oculis aduenientem uideat iudicii diem . 20. 78 sumus. Quasi manu sanctus propheta de­ m onstret. n Prou 13. ut nos ad conuersionem ab errore reuocaret. red im e peccatum tuum. 21. a Is 24. m agna Sch. Fac et tu quasi bonus dispensator de instrum ento auaritiae subsidium m isericordiae. sed tu ipse uenalis es. 78. hoc est ueneno uenenum excluditur. Angusti est 1 Eccle 10.

75 . abbiam o ricevuto la grande m edicina della sua grazia. Ti sei venduto ai tuoi peccati. rinvia per questa citazione a Is 13. appoggiandosi su due codici deteriori già seguiti dai Maurini. Siam o corsi dal m edico. ma quali delitti hanno com piu­ to il cielo. inst. Anche se abbiam o com m esso qualche ingiustizia. 78. ma questa versione greca. perché anch'essi siano distrutti? Perché deve p erire questo così b e ll’apparato?». ma preziosa è la m isericordia. 1. riscatta il tuo peccato. riscàttati con le tue opere. ELIA E IL DIGIUNO. A vete udito quello che oggi è stato letto: E cco v il Signore a distruggere il m ondo '. 78 117 qualche cosa. la terra. quando ode che il Signo distruggerà il m ondo. poiché ai p rofeti le cose future sono svelate in spirito.. grazie al quale ho potuto restituire la lezione tràdita da PG. troviamo una frase simile. l’ha em endata (cf. Grat. L a t t a n z io . 24. 76. Anzi. Egli ci ha curato le ferite del passato. la vita è conservata. cam bia gli strum enti d e ll’avidità in sussidi di m iseri­ cordia. in effetti. infatti la medicina toglie grandi p e cca ti4. Non si tratta di una precisazione di poco conto. 77. 4 (cf. 4. Anche se abbiam o com m esso gravi delitti. ora non lo siam o più. 9 (C S E L 19. 2 Cf. e nel Vangelo: Fatevi degli am ici con il denaro dell'iniquità. non m ancherà il rim edio. com e se vedesse con gli occhi ven ire il giorno del giudizio. 2 s. 7. non lo ricord erà colui che ha perdonato una volta per sem pre. ma tu sei venale.. di una delle rettifiche di cui necessita l’edizione viennese: questa citazione e quella di Is 23. cioè: il velen o è elim inato con il veleno. Decr. Spesso anche il velen o è neutralizzato con l’antidoto. era però reperibile nell'apparato dell’edi­ zione del D ecretu m G ratia ni curata da E. L’editore sorpreso dalla durezza della frase. p. seguito dalla Buck. com e un buon dispensatore. 1. riscàttati con il tuo denaro. che. 70 (supra) fanno parte di una le ctio p rop h etica proclam ata in precedenza agli uditori del sermone. c. De penit. Anche tu. p erciò vo leva m ostrare anche a noi ciò che vedeva. com e se fossero p re s e n ti2. in 19. Hai del denaro. 5. 20. se non è riconosciuta com e citazione biblica. Il rinvio a Eccle 10. la seduzione corru ttrice nella grazia della sincerità. Abbiam o anche m olte cose a disposizione. Queste idee sono proprie 4 Schenkl (com e anche la Buck) non ha riconosciuto la citazione di Eccle 10. m a non vi è d u b b io che il riferimento esatto è a Is 24. Infatti l ’elemosina libera dal peccato. con le qu possiam o riscattare i nostri peccati. il mare. diu. Il denaro è vile. com e se indicas­ se con la mano. 76. ove è citato questo passo am brosiano (cf. come è detto in entram bi i luoghi dallo stesso Am brogio ( audistis q u id hodie lectu m sit?)-. abbiam o trovato un grande m edico. [lEyàXaq.1 Schenkl. per richiam arci d a ll'erro re e indurci alla conversione. S e p t u a g xorcaitauaEi àptapTiac. non si am algam a facilmente con il contesto. perché non abbia a dire: «E b b e n e noi abbiam o com m esso gravi peccati. qui l’apparato critico). e altrove: Redenzione d ell’uo­ m o sono le sue ricchezze. su cui è ricalcata l’espressione latina citata da Am brogio. 21. 660): prophetae fu tu ro ru m pleraque sic p ro fe ru n t et en un tian t quasi peracta. e se resta ancora qualcosa di amaro. non riproduce fedelmente il senso del testo originale). 21.21. Il Signore non è venale. do in effetti. Dist. nota 821). F r ie d e b e r g (Leipzig 1879 = Graz 1959). con il veleno la m orte è respinta. cosi dice: E cco viene il S ignore a distruggere il mondo. II santo profeta. M a nessuno deve abbattersi. . perciò l’appartenenza delle due citazioni a luoghi distanti dieci capitoli l’uno dall’altro suscitava non lieve perplessità.

5. respondebit qui agoni praeest: «O p o rte t requiescere athletas. unguitur cottidie. Athletae ergo sumus. inuenies hoc esse p ro nobis quod putas esse contra nos. Num quid athleta otio uacat. non sem per certam inibus in­ quietum. Si quis ergo postea ingrediatur stadium. 3. Et tu dedisti nom en tuum ad agonem Christi. angit iniuria. Multa luctam ina sunt. exercere. in quodam stadio decernim us spirita Denique bonus athleta dicebat: Facti sumus spectaculum huius m u n d ic et alibi: S ic cu rro non ut in incertum. tunc populus in spectaculo. Qui enim laboris est fructus nisi requies post laborem ? Sim iliter et orbis terrarum aliquando soluendus est. Ante ad brabium contenditur. castim onia custoditur. et qui hodie uictus est cras se reparat. Cibus b Cf. 26 et 27 e Phil 3. ungere oleo laetitiae. op ortet requiescere spectatores». cur sollem nitas ferietur. disciplina exigitur s. iudicabis hoc esse pro m undo quod aduersus m undum arbitraris. V bi decursa certam ina. sed quando certamina. 78-79 anim i eiusm odi opinio. non sem per concretum puluere. non ut aera caedens. ligitim e certandum e s t f. uictum prem it uerecundia. Cant 1. 24. ad coronam postea. 1 C or 9. . Ipse cibus ei agonisticus datur.118 DE HELIA ET IEIVNIO. c 1 Cor 4. d 1 C or 9. ut sit requies fatigatis. 79. conuentus soluitur. Ceterum si altius spectes. b Cf. 13 s. uideat uacuum celebritatis. 1 C o r 9. 21. discedit unusquisque aut uictor ad gratiam aut uictus ad opprobrium . cur sileant certamina. ad brabium e. hCf. luctator in scammate. 2 Tim 2. 25. 9. cum sem el d ederit certam ini nom en suum? E xercetur cotti­ die. sic enitor. sed castigo corpus meum d et alibi? Superiora obliui- scens et ea quae sunt p riora adpetens ad destinatum sequor. f Cf. Athletae sumus. Euehit corona uictorem . puluis in stadio. unguento exinanito h. N on sem per sta­ dium refertu m est spectatoribus. dicat ago- nithetae cur uacet stadium. subscripsisti ad conpetitionem coronae: m edita­ re.

Agostino. cioè. 440 A. Fasten. in realtà è a vantaggio del m ondo. Th. colui che presiede alla gara risponderà: «G li atleti d ebb on o riposare. G areggiam o in uno stadio spirituale 4. 23 (C S E L 32. il lottatore è nell’arena. prevista dalla disciplina battesimale del IV secolo. 24 (C S E L 32. 9 s. nisi ia cu lu m uocis p e r epiphania et adhuc n ih il cep i. e in un altro passo: Cosi io corro. Lue.. ungiti con l’o lio della letizia.. si sarà convinti che ciò che si ritiene contrario al m ondo. si scoprirà che è per nostro vantaggio quello che si crede sia a nostro danno. qualcu­ no entra n ello stadio e lo vede vu oto e chiede al presidente della gara perché lo stadio è vuoto. 4. la p o lvere si leva n ello stadio. ELIA E IL DIGIUNO. Le iscrizioni (forse una sottoscrizione fatta di propria mano dal candidato. quando ci sono le lotte. 1. verso il prem io. Coppa. 5 La lezione e n ito r è conferm ata in expl. 14 u b i tem pus aduenit q u o me n om en dare oportebat. dom ani si riscatta. 4. cf.. .. Das Fasten bei Basileios. il disprezzo lo avvilisce. cosi lotto 5. ogni giorno si unge. 1. se si scruta più a fondo. 12 (C S E L 73. si iscrivevano. Prim a si lotta per il prem io. quando tutto è finito. il disonore opprim e il vinto. 76 (C S E L 32. 2. p. non colpendo l ’aria. m a a M ilano il giorno dell'Epifania. exp. conf. carm . 57 e G. non com e alla cieca. Del resto. si richiede una severa condotta di vita. ps. p.): n em o adhuc dedit n om en suum. non sem pre è agitato dalle lotte.. 6. G raece a it uuxteuoj.. p. Siam o atleti. p.) avevano inizio in alcuni luoghi a Natale. bisogna conservare la castità. 1. Se. se do bbiam o intendere letteralmente in questo passo l’espressione subscripsisti. ma castigo il m io corpo. 36 56 (C S E L 64. 6 Sul cibo degli atleti nell'antichità cf. Forse che l’atleta si dà all’ozio. 9. 1. 4.. O r a z io . ma. se non il riposo dopo la fatica? A llo stesso m od o anche il m ondo deve essere alla fine distrutto. S. Dunque siam o atleti. PG 31. 4-6 m etaque feru id is / euitata rotis palm aque n ob ilis / terra ru m d om in os eueh it ad deos. 4. gli spettatori debbono rip osare». Monachino. perché non si fa festa. al riguardo si veda V.. 64 e RAC. nota 76. 13) q u i ad gratiam baptismatis nom en dederunt. 14). una volta iscritto alla lotta? Si esercita ogni giorno.. in SAE M O 11. 177. p. Lue. allora il p o p olo è presente allo spettacolo. e in un altro luogo: D im entico delle cose passate e desideroso di ciò che m i sta di fronte.): . davano prim a dell'inizio della Quaresim a il loro nome. 4 Cf. 79. s. non sem pre è denso di polvere. anche sacram. ti sei iscritto alla gara p er la corona: m edita. 518. ciascuno se ne va. il vin citore verso gli onori. Infatti qual è la ricom pensa della fatica. com e attesta A m brogio in exp. 150. 361. Anche tu ti sei iscritto 7 all’agone di Cristo. q u o d latine d ixit « e n ito r». u. B a s il io . Abr.. il vinto verso l'um iliazione. perché gli affaticati abbiano riposo. poi p er la corona. 3. A m b ro g io e la cura. vado verso la meta. 7 Si allude alla prassi. la folla si disperde. 38) dedisti nom en tuum'. Inf ti un buon atleta diceva: Siam o diventati spettacolo per il mondo. La corona esalta il vin citore 3.. 113. con l’un- 3 Cf.. nella lista dei com petentes che nella notte di Pasqua avrebbero ricevuto il battesimo. che avevano seguito i corsi di catechesi prebattesimale per alm eno due anni. secondo cui i catecumeni. P ich ler. vi sono m olti incontri di lotta.. esercitati.. 4. Egli riceve anche un cibo approp riato all'attività agonistica 6. N on sem pre lo stadio è pien o di spettatori. 44. 21. p. dobbiam o lottare secondo le regole. 1. e chi oggi è vinto. Quando finiscono le lotte. p. 20 s. perché tacciono le lotte. 78-79 119 di un anim o m eschino.

10. plura sunt inuisibilia opera tua quam quae uidimus. 5 uisibilia P. 16. quae nunc congem iscit et parturit. n Cf. sed qui nouit spectare quae inuisibilia sunt gaudet ut uenias et om nes liberes. qui possunt dicere: Veniat regnum tuum. 79 . Col 1. ne existim atio tua offen dat spectatoris affectum . sed puluerulentum reddunt certam ina: ibi colligitu r puluis. Rom 8. d olet quod disperdas orbem terrarum . custodi co rp o­ ris castim oniam . 17 ne] nec G. nihil habeat intem perantiae. 1. Denique reuelabit.120 DE HELIA ET IEIVNIO. 25 ibi] ubi GH. ut reuelata facie spectemus gloriam C h ris tir. dom ine Iesu. 1 admitte G H (fo rt. 22. exeat corona tua. sed dulcis uictoria: m olesta caligo pulueris. 80.). In bono ergo disperdet orbem terrarum °. P Cf. 79. N em o iterum nitidus coronatur. ne quid ebrietatis obrepat.22. qui nunc fautores nobis sunt. Aduertim us igitur in stadio constituti quantis delectationi aut d o lori erimus. 1. 79. Gaudebit creatura mundi. Apoc 5. 80. Is 24. Veni ergo. uictos ad conpunctionem . 21. sed speciosa tolerantia. Apoc 21. Spectant te archangeli et potestates et d o m i­ nationes * et illa angelorum decem m ilia decem m ilium ’. quia uanitati etiam illa creatura subiecta est. ubi palm a proponitur. ingressus stadium uigorem anim ae tuae excita. nihil luxu­ riae. r 2 C o r 3. fiat uoluntas tua sicut in caelo et in terra m.81. 5. N em o stadium puluerulentus ingreditur. 1 Cf. ne i Cf. puluerulentum decet uictoria. Gaudent athletae. °C f. dim itte ui res in requiem . Grauis aestus. inquit. mMt 6. potus tuus parcior. Progressus in scamma necesse est excipias puluerem . ne te fautores tui neclegentem uideant et deserant. Erit eten im caelum nouum p et nox non erit amplius q. Sub tantis erubescere considera quam dedecorosum sit. 26 u b i] ibi GH. Qui angustioris est anim i illa non cernit. 81 tuus cibus sobrietatis sit. Etsi disperdis orbem terrarum. 20-23. i Apoc 22. donec m ultiplicetur a d op tio filioru m et totius corporis red em p tio conpleatur n. ut possis esse habilis ad coronam . lacertos excute. 16 et 18. 11 disperdit E . ut a uanitate mundi istius lib ere­ tur. faciem eius. 11. subeas aestiui solis flagrantiam.

La vam pa è opprim ente. ai quali procu rerem o gioia oppure dolore. 21. P. u. sia fatta la tua volontà com e in cielo cosi in terra. 81 121 guento che spande profum o. m a chi sa vedere le cose invisibili si rallegra per il fatto che tu vieni e lib eri tutti. (Rom 8. Infatti dice: Toglierà il velo dal suo volto. 9 Cf. Il tuo sia un cib o sobrio. owou aù-rùv x aì xXauaaTE. S a b a t ie r . . 79 .. a fin di bene distruggerà il m ondo. senza intem peranza. ma lottando ci si ricop re di p o lvere: si raccoglie la polvere d ove si concede la p a lm a 8. il tuo bere sia parco. 68: a serpentibus m orieb a n tu r). 10 congem iscit: riproduce il senso del greco awTEvà^Ei. com paia la tua coro manda a riposare i vincitori. m a la sopportazione è am m irevole. 80. altri testimo­ ni della Vetus Latina hanno in gem iscit): cf. Nessuno entra n ello stadio im p o lv e­ rato. Anche se distruggi il m ondo. 1. Vien i dunque. subisca il calore del sole estivo. 1. affinché i tuoi sostenitori non ti vedano negligente e ti abbandonino. epist. ma la vittoria è piacevole. Evitiam o che ci si dica: Fate lamento p e r il v in o 2. C om e infatti c i sarà gioia in cielo p e r un peccatore pentito cosi ci sarà d o lore per chi è giunto al term ine di questa vita senza aver im plorato perdono. O r a zio . appena entrato nello stadio risveglia il fervo re della tua anima. Dunque.. 22. consideriam quanti sono co lo ro che ci sostengono. le potestà. Il creato si rallegrerà p er essere liberato dalla vanità di questo m ondo. e facciam o in m od o che non arrossiscano per noi. 50. custodisci la castità del corpo. Castighiam o p erciò il nostro corp o con il digiuno. Nessuno è coronato dopo essersi ripulito: la vittoria conviene a chi è im p olvera to 9. perché ora esso è profondam en te afflitto 10 e soffre i d o lori del parto. essendo anch’esso soggetto alla vanità finché non sarà accresciuta l’adozio­ ne dei figli e non sarà com piuta la redenzione di tutto il corpo. T i osservano gli arcan­ geli. o Signore Gesù. Dictionnaire.81. Si rallegrano gli atleti che possono dire: Venga il tuo regno. 5 è singolare: non trova riscontro in alcun'altra testimonianza latina (cf. Considera quanto sia um iliante arrossire sotto lo sguar­ do di tali e tanti spettatori. èE. noi che siam o n ello stadio. evitiam o le gozzoviglie indegne. sopra 18. 22. senza eccesso. La foschia provocata dalla p o lvere è fastidiosa. scuoti i m uscoli.. I d . Chi ha un anim o m eschino non vede le prim e e si duole perché distruggi il m ondo. 22. s. V i sarà infatti un cielo nuovo e non vi sarà p iù la notte. affinché a viso scoperto vediam o la gloria di Cristo. 17. 1. per essere pron to alla vittoria. Dunque. Cael.. perché l’opin ion e che si ha di te non disgusti gli spettatori che ti sono affezionati. 2 II testo della citazione di Gioe 1. le dom in azioni e dieci m igliaia di dieci m igliaia di angeli. 39 om n em uitae suae cu rsu m conficere. 3-4. le op ere tue invisibili sono più num erose di quelle che abbiam o visto.’ Cf.22. Ed è assai problem ati­ co intenderne il significato: ho ipotizzato un valore causale in a u in o (cf. C ic e r o n e . carm. ELIA E IL DIGIUNO. B l a is e . ad lo c. Una volta entrato n ell’arena è inevitabile che tu sia esposto alla polvere.) né rispecchia il testo dei Settanta: èxvT|<|iaTE. perché non subentri l’ubriachezza. ot hhWovte<. 1. i vinti al castigo. affinché non venga M osè e chiam i i 8 Cf. congem isco..

3 Reg 18. 82. 16. Denique hunc typum legis in Regnorum libris ubi Helias super altare ligna inposuit et dixit ut m itterent supra de hydriis aquam. Et hodie M oyses uenit. g Cf. N on conterit colla. et iterauerunt. 6. 11. ita erit m aestitia super eo qui non exorata uenia cursum uitae huius confecerit. Quicumque paratus ad dom inum arm a­ tam dexteram gerat. E t dixit: iterate. ut em undet et corrigat lapsus suos. 27. ne ueniat Moyses. fugiamus indecoras comisa- tiones. > Ps 33 (34). d Cf. hCf. Tu es hom o super altare. Lc 3. f Eph 6. 83. sed om nem inmun- dum a Christi secernam us altaribus. Id e o tibi dicitur: Accedite ad eum et inlu m in a m in i *. quo ad sacram enta Christi redire mereatur. Apostolus docet ut separemus nos ab om n i fratre inquiete agente e. cum lex recen ­ setur: M oyses uocat. N o lite tim ere quia iugum est: festinate. Mt 11. Leuitas aduocet d. 10. qu i est uerbum d e if. i Cf. 83. Percutiam us eum gladio spiritali. M t 12. Leu 10. quia leue est. 29 s. c Ioel 1. a Lc 15. b Cf. Non fratris. cuius exuritur culpa ut uita renouetur. 5. E t dixit: iterate tertio. 49. mCf. Si quis autem non est baptizatus. Sicut enim erit gaudium in caelo super uno peccatore paenitentiam agente a. 9. 34 s. Caueamus ne nobis dicatur: Vlulate a uino c. precatus est Helias. non propinqui accipiam us personam g. 81-83 pro nobis incipiant erubescere. 6. 2 lacunam indicauit Sch. Castige­ mus ergo corpus nostrum b ieiuniis. et 38. sed honestat. 17. . e 2 Thess 3. Suscipite iugum Christi m. securior conuertatur rem issionem accipiens peccatorum * * * uelut ignis quidam pecca­ ta consumit. quia Christus in igne et spiritu baptizat h.122 DE HELIA ET IEIVNIO. cum m anaret aqua. quid procrastinatis? N on alligat cerui- 22. lignum enim et stipulam consum it ignis. Quid dubitatis. M t 3. qui ablueris aqua. N o li tim ere ignem per quem inluminaris. et iterauerunt et tertio et. 22. 1 C o r 9. cum lex praecipit. et ignis descendit e caelo. separet se ab iis qui m anducando et bibendo grauia contraxere peccata.

cui rinvia Schenkl. allorché Elia pose la legna sull’altare e ordin ò di gettarvi sopra dell'acqua con le anfore 6.. 17 s. A n cor oggi M osé viene. 286. 9 Cf.. 7 Cf. 425 C. 4 Analogamente in exp. 1-4). L’A postolo ci insegna a distaccarci da ogni fratello irre­ quieto. ibid. m a allontaniam o ogni im m ondo dagli altari di Cristo 5. che a guisa di fuoco cancella i peccati. p. perché Cristo battezza con fuoco e Spirito. è M osè che chiama. il cui peccato è cancellato dal fuoco perché la tua vita sia rinnovata. PG 31. N on tem ere il fuoco che ti illumina.): sed etiam nos co tid ie uidem us M oysen cu m dei filio .. La dottrina esegetica. Le prétre selon saint Am broise.) è più volte evocato da A m brogio come prefigurazione del battesimo e non solo per la presenza del fuoco e dell’acqua in quell’evento biblico. 3. p. Lue. 26. 19 s. 2. 7. 9. 398 e I d . cosi il catecum eno per tre volte veniva immerso nel fonte battesimale. che è il Verbo di Dio. 6 Cf. quando l’acqua scorreva.. L a Sacra Scrittu ra fondamento. 14 (C S E L 73. 8 Cf. il fuoco infatti consuma il legno e la stoppa. Elia pregò e il fu oco discese dal cielo. B a s il io . E se uno non è battezzato. 7. usu cotidiana. ELIA E IL DIGIUNO. paen. Tu sei un uom o sull’altare. E disse: Gettatene p e r la terza volta e ne gettaro­ no p e r la terza volta. PG 31. ma anche all’episodio ivi narrato (10. 22. p. P iz z o l a t o . . E disse: Gettatene di nuovo. p. 280. «xpTFTÓq é o t w . Infatti la prefigurazione del battesim o si trova nei libri dei Re. C olpiam olo con la spada spirituale. m a anche per un particolare che anticipava le modalità dell’antico rito battesimale: come Elia per tre volte fece gettare acqua sulla legna. 9 s. N on schiaccia il collo. anche sacram. perché rinviate? N on lega la testa con la c c i9. e la nota relativa. B a s il io . Perché dubitate. ibid.28 (ibid. 2.. àXXà Soijà^Ei. si converta senza tim ore riceven do la rem issione dei peccati con il battesim o.1: Nabuthae historia tem p ore uetus est. uidem us en im legem in euangelio. 5. 81-83 123 le v i t i 3. Louvain 1968. 108). p. che sei purifica­ to dall’acqua. Prendete il giogo di Cristo. affinché purifichi e corregga i suoi errori. N on tem etelo perché è un giogo: affrettatevi perché è leggero. 34). Perciò ti si dice: Avvicinatevi a lu i e sarete illu m in a ti7. 428 D-429 A.. perché m eriti di ritornare ai sacram enti di Cristo. 1.. 10 (C S E L 32. Si veda anche Nab. Sull’operatività e attualità della Sacra Scrittura cf. cf.o ù Tpiftei t o v aùxÉva. p.) a sacris altaribus separatus. L’episodio di Elia (4 Re 18. 169. pp. m a unisce la m ente alla grazia. quando si esamina la Legge... e ne gettarono di nuovo. 82. ma lo nobilita 8. Chiunque è pron to a servire il Signore con le arm i in m ano si stacchi da co lo ro che hanno contratto gravi peccati m angiando e bevendo. non im pone 3 A mio avviso A m brogio non allude solo a Lev 10. G r y s o n . 4. 83. quando la L egge co m a n d a 4. e. Cf. 425 B .. 34 ss. 5 II peccatore (o chi non era stato battezzato) era escluso dall’eucaristia: cf. 20 (C S E L 73. iXacppó? è tm v ». anche R. myst. N on guardiam o in faccia il fratello o il parente.

22. Denique Enoch raptus ad caelum est i. Quanto m aiora m unera ueritatis sunt! Aperuit utique caelum non pluuia descen­ dens. Clauserat caelum hom inibus perfidia. 11. Typum baptism atis dem onstrauit Helias et caelum aperuit. sed aperuit fides. P Sch. p. paenitentiam G Sch. quousque com issationes? Instat iudicii dies: dum differs gratiam. nem o enim nisi per aquam et spiritum ascendit in regnum caelorum p . 84. quod fuit clausum tribus annis et sex mensibus °. Mt 3. nolo tam cito m e redimas. 85. et cum fastidio conueni- tur. nullus excusat. Iterum clausum est. Lat. sed ascendens gratia. 24. Patebat et ante hoc caelum hominibus.124 DE HELIA ET IEIVNIO. 249) om . 4 sq. Z in con e. m ors adpropinquat. non necessitate constrin­ git. . qui raptus est curru r. 1. Quousque delectationes. r Cf. non m ihi dicis: «C ras ueniam ». «C f. Quis dicat: «N o n m ihi nunc uacat. occupatus sum. 83-85 cem uinculis. 4 4 s. 4 Reg 2. R e­ d em ptio anim ae promittitur. et nem o festinat. 11. Iohannes in paeni- tentia baptizabat ". 84. et om nis Iudaea conueniebat: Christus bapti­ zat in spiritu. 5. 15 sed uoluntatem (-te G H ) boni operis diligit G H et codices Vat. Christus gratiam dispensat. Et uos potestis ascendere. 264 et 269 (ap. q Cf. 18. sed uoluntatem boni operis diligit. Quid negas adhuc esse tem poris? Om ne tempus oportu- num ad indulgentiam . sed aperuit Helias. q u i signum lacunae posuit. Si aurum tibi offeram . sed m entem gratia copulat. 3 Reg 17. Io 3. sed iam exigis. si sacram enti gratiam conse­ quamini. Gen 5. non m ihi dem onstres lumen. p Cf. N em o differt. non m ihi adhuc opus est " C f.

G iovanni battezzava in penitenza 12.) che è da preferire proprio perché meno ovvia e non sospetta di contaminazione con la Vulgata di Mt 3. Fulda 1928. 264 e Vat. pp. N o u u m Testamentum. 2. m a lo vuoi subito. 633. 43 (C S E L 79. p... se non m ediante l’acqua e lo Spirito 14. 11. 10 s. 84 (p. 22. 1. 632. 37 3 (C S E L 64. avvertendo in apparato che due codici meno autorevoli hanno in p oen itentia m . purché otteniate la grazia del sacram ento 1S. il battesim o e apri il cielo che era rim asto chiuso per tre anni e sei mesi. Faller costituisce Ioh a n n es in paenitentia baptizauit. Lue.. È prom essa la redenzione d ell’ani­ ma e nessuno si affretta n . Anche prim a il cielo era accessibile agli uomini..). fin o a quando le gozzoviglie? Incom be il giorn o del giudizio: m entre si procrastina la grazia. 14 Nessuna eccezione alla necessità del battesimo. Sanct. 11. e tutta la Giudea andava a lui: Cristo battezza in Spirito 13. 362 s. Anche vo i potete salire. 269 sed u olu ntatem b o n i operis d ilig it — del resto m olto simile a quella di P e G — . Id. pp. Chi dirà: «O ra non ho tem po. PG 31. ma la fede lo apri. 11 è richiamato da A m brogio anche in Spir. 140 (C S E L 32.. m a in questo caso. Z i n c o n e . H u h n . Cristo dispensa la grazia. indica il battesimo. ibid. 509. 41 s. 3. La ragione è che la colpa originale si è trasmessa a tutti: cf. ipse uos baptizabit in sp iritu sancto. con o senza specificazione. Di nuovo fu chiuso. non m ostrarm i la luce. 4. non ho ancora bisogno del regno 10 M entre Schenkl indica lacuna nel suo testo. p.. sono occupato..). U rsprung und Wesen des B òsen u nd der Siin de nach der Lehre des K irch en va ters Am brosius. Sanct. nessuno adduce scuse. epist. 11. 2.. A lcu n e osservazioni. 1.). elenca una serie di luoghi di A m brogio dove sacram entum . Se ti offro d ell’oro. Rara è invece la lezione in poen itentia (cf. W o r d s w o r t h . Lat. ma am a colui che vu ol co m p iere la buona opera 10. pp. 13 Sulla distinzione fra il battesim o di Giovanni e quello di Cristo cf. perché là i termini messi a confronto non sono esattamente gli stessi: ego quidem uos baptizaui in aqua in paenitentiam . Fino a quando i godim enti. dove O. D ie B edeutung des Wortes sacram entum bei dem K irch e n v a te r Am brosius. ELIA E IL DIGIUNO. p. O ra G è un buon testimone. suggerisce di colm arla con la lezione che egli trae dai mss.. ps. 57). Su questo argom ento cf. Vat. 26. Spir. exp. M a a favore di in poen itentia vi è un altro argom ento più solido: il luogo di Mt 3. ma dalla grazia che saliva. 118 16.). In tal caso nessuno rinvia. Abr. nessuno infatti è m ai asceso al regno dei cieli. D ie B edeutung des Wortes. p. 15 J.). 30-33. 2. 41 (C S E L 79.. e si va a lui m al volentieri. 10. 1. 13 ss.. non vo glio che tu m i redim a tanto in fretta. non mi dici: «V e n g o d om an i». 83-85 125 alcuna costrizione. 85. quel parallelism o che nel contesto evangelico è com unque salvo. ad lo c. la m orte si avvicina. che sem bra riecheggiare l’espressione di B a s il io . 11. p. 104. pp. . 349 s. 7). 19 (C S E L 72. Huhn. 138 s. 3.. ps. Elia annunciò. 429 A. 33. 10 s. 79 (C S E L 32. Quanto m aggiori sono i doni della verità! C ertam ente il cielo non fu aperto dalla pioggia che scendeva. L’infedeltà aveva chiuso il cielo agli uomini. bisogna considerare che la sua lezione corrisponde a quella comunemente attestata nella Vulgata. 7 (P L 16). 11. 635. Perché dici che non è tem po ancora? Ogni tem po è opportuno p er ricevere il perdono. P aderborn 1933. J. pp. Infatti Enoch fu rapito in cielo.. Lat. expl. ma lo apri Elia che fu rapito su un carro. 31).. 425 C aÙTE^oumov Ém^ryrEÌ tòv ùcpéXxovTa.. exp. 11 Cf. PG 31. 84. 81 (p. Infine si osservi che la lezione da m e scelta si fa preferire in questo contesto am brosiano anche per il parallelismo con in spiritu. 12 Schenkl accoglie in poen itentia m di G contro tutti gli altri codici.W h it e . prefigurandolo. trattandosi di un riferimento a Mt 3.

85 regnum caeleste?». . postea te reseruas deo? Ignoras quod Cain propte- rea displicuerit sacrificium. sanaris et non doles. reform aris et non dissolueris. Et adhuc dissimulas. 10 purgaris G om. Gen 4. ictum m ortis non excipis et resurgis. N onne hoc dicit qui excusat a baptism ate? Et quanta gratia renouàris.126 DE HELIA ET IEIVNIO. sed prim itiuis ipse perfunctus de sequentibus munus d eo tem ptauit offerre. adhuc expectas ut uiuas saeculo. cet. A bel autem prim itiaru m oblatione praelatus m eruit insi­ gne pietatis s? s Cf. 3 ss. o hom o! Purgaris et non exureris. 22. quoniam non prim itiua optulit. 85.

). 429 C. sacram. PG 31. sei guarito senza soffrire.. senza ricevere un colpo m ortale risorgi. pp.) scio quosdam dicere q u o d ad m ortem sibi la u a cri gratiam uel pa enitentiam seruent. 2.. 43 (C S E L 32. 221 (C S E L 32. Monachino. 7. rifiuta il battesim o? E con quanta grazia sei rinnovato. Basilio. K òln-Bonn 1975. q u i serius u en iu n t ad gratiam C hristi: quare p ig r i estis?) paen. 103. S. 31-34. 45 ss.): om nibus. p. o uom o! Sei pu rifi­ cato senza essere consum ato dal fuoco. 17 Cf. 85 127 ce les te » 16? N on dice forse così chi. expos. cf. PG 31. Schmitz. sei trasform ato senza essere distrutto 17. 6 ss. Gottesdienst im a ltchristlich en M ailand. perché egli non o ffrì le prim izie. 13 (ibid. p. adducendo scuse. 381. 11. 99 (C S E L 73. ELIA E IL DIGIUNO. A m b ro g io e la cura pastorale. Più volte A m brogio stigmatizza questo comportamento: cf.. 2. pp. 3 s. B asilio .). p. . Si critica la consuetudine secondo la quale molti catecumeni ritardavano il battesimo (analogam ente accadeva per la penitenza) con l’intenzione di riceverlo sul letto di morte. 3. Lue. p.. 44. 5 ss. 2. 51-55. dicit. ancora aspetti p er­ ché vuoi viv ere p er il m on d o e poi dedicarti a Dio? N on sai che il sacrificio di Caino non fu gradito p er questo m otivo. 4. 22.. E tu fai ancora l’indifferente. 429 B. Ioseph 8.. In proposito si veda J. m a vo lle g od ere egli stesso d elle prim izie e cercò di o ffrire a Dio doni tardivi. 202. A b ele invece fu p referito per avere offerto prim izie e m eritò la fam a di uom o pio? 16 Cf.

De Nabuthae Naboth .

cottidie' pau­ p er occiditur. sed quod peius est cottidie Achab nascitur et num quam m oritu r huic saeculo. 21. 8. . Io b 1. adrogatis? N escit natura diuites. plures qui rapiant quam qui amittant.1. usu cottidia Quis enim diuitum non cottidie concupiscit aliena? Quis opulen­ tissim orum non exturbare contendit agellulo suo pauperem atque inopem auiti ruris elim inare finibus? Quis contentus est suo? Cuius non inflam m et diuitis anim um uicina possessio? N on igitur unus Achab natus est. terra fundata est: cur uobis ius p ro ­ prium soli. tam quam ad bustum prosequatur maritum. diuites. uxor sequitur inlacrimans. adsurgunt plurim i. N eque enim cum uestim entis nascimur. Cur eicitis consortem naturae et uindicatis uobis possessionem naturae? In com m une omnibus. Nudos fundit in lucem egentes cibo amictu poculo. 1.1-2 1. cottidie Nabuthae sternitur. tam en exules non dolet. a Is 5. quia etsi am isit coniugis praesidium. quae om nes pauperes generat. 7 occidit R B V M ara occidat c e t Sch. Minus tam en deplorat illa. Quousque extenditis. nudos recipit terra b quos edidit. diuitibus atque pauperibus. Caespes angustus aeque et paupe- 1. bCf. Si unus occidit. non ingem it grauiora funeribus tenerae prolis ieiunia. etsi filios non tenet. N on unus Nabu­ thae pauper occisus est. cum auro argentoqu e generamur. nescit fines pos­ sessionum sepulchro includere. quae deflet suorum funera. m igrat cum paruulis pauper onustus pign ore suo. insanas cupiditates? N u quid s oli habitabitis super terram ? a. 2. 1. sepulchrum tenet. diuites. H oc m etu percitum humanum genus cedit iam suis terris.130 DE NABVTHAE. Nabuthae historia tem pore uetus est.

ciò che è peggio. 244. 81 et hodie Moyses ue cum lex recensetur: Moyses uocat. non al verbo fundata est. o ricchi. ma. 103. 325 s. cotidie omnibus filiis suis dicit. ps. p. 326. non è afflitta dal digiuno d ei fig li ancora piccoli. 333. Se ne vien m eno uno. 2. Il m edesim o concetto — che è stato ed è al centro d ell’interesse di quanti hanno studiato le idee sociali di Am brogio — è ribadito. 28. 84 (C S E L 32. p. 331. 6. In verità m in or d o lore prova co lei che piange la m orte d e i suoi cari. cum lex praecipit. NABOTH. ogni giorn o un N aboth vien e oppresso. ogni g iorn o nasce un Achab e m ai m uore p er questo m ondo. e la nota relativa. exp.).. qua alla pratica è di tutti i giorn i *. o l. 52 (C S E L 32. 88. * Per una traduzione ragionata dell'espressione in c o m m u n e vedi ibid. 2 In più luoghi A m brogio usa il termine poetico pignus con il significato di «fig lio ». ad loc. N on un solo Naboth p o vero è stato ucciso. in off. 1-2 131 1. Inoltre cf. McGuiKE. anche se ha perdu to il m arito che le dava sostegno. con le vostre insa bram e? Volete forse essere i soli ad abitare la terra? Perché cacciate colui con il quale avete in com une la n a tu ra 3 e pretendete di possedere p e r vo i la natura? La terra è stata creata com e un bene com une p e r t u t ti4. p e r i ricchi e p e r i p o veri: perché. com e se accompagnasse il m arito al sepolcro.) non semel hoc Iacob dixit. 8.. p. ne sorgon o m olti. intendendo om n ibu s unito a in com m un e. 102) natura en im om nia om n ib u s in co m m u n e profundit. portando il più p ic c o lo 2 in braccio. il p o v e ro em igra con i suoi figlioletti. 2. 2 ss. sono più num ero­ si quelli che rapinano di qu elli che perdono. Fin d o ve vo lete arrivare. . La storia di N aboth quanto al tem po è antica. ogni giorno un p o vero è ucciso. perché. anche se non ha più i figli. Cosi terrorizzata l’umanità abban­ dona le sue terre. 1.. Ios. 43 (C S E L 32. non desidera ogni giorn o i beni altrui? Chi. 4. Lue. cf. exam.1 Sull’attualità della Scrittura si veda supra. 1. la m og lie segue piangendo.) non enim simplicem tantum rei gestae seriem debemus haurire. 132 (S A E M O 13. possiede la sua tom ba. 2. Chi infatti. non cerca di cacciare il p o vero dal suo cam picello e di allontanare il m isero dal p odere ricevu to in eredità dagli avi? Chi si acconten­ ta di ciò che ha? Di quale ricco non accende il desiderio un p o d ere confinante? Dunque non è nato un solo Achab. da cui mi distinguo per una sfumatura. 1. «p r o le ». POIRIER.. 2 ss. exp.1. 7. che è più insopporta­ b ile della m orte. sed etiam actus nostros ad aemulationem scriptorum referre'. pp. 22.. con gli stessi termini. essendo ricco. p. “C on sors naturae' chez saint Ambroise. p e rò non soffre p e r il lo ro esilio. p. 7 ss. qui serius ueniunt ad gratiam Christi. 3 Sull'interpretazione di con sors naturae in questo luogo si veda M. Hel. essendo m olto facoltoso.

3. H ere­ dibus relinquis depositum magis hereditarium quam com m odum uoluntarium. exhauriunt. Eruderato paulo post tum ulum et. 1. quo tua facta condem nent. Si frugi heredes sunt. 3. 9 malis R B V M ara (cf. . dam na uiuentium. Mara. quod plura cum diuite pereunt. egentem argue nisi forte hoc solo. Quis discernat species m ortu o­ rum? R ed op eri terram et. et faetidus es. perdis alienam gratiam nec adquiris tuam. custodiunt. H eredes relinquis. si luxuriosi. Vnguentum accipis. Sericae uestes et auro intexta uelamina. diues. 12 deficimus R B V deficiam us p lu res codd. 2-3 ri abundat et diuiti et terra. Itaque aut bonos heredes perpetua condem nas sollicitudine aut m alos dim ittis. si potes. quae ad loc. quibus diu corpus ambitur. Om nes sim iles creat.132 DE NABVTHAE. si cognoscis. omnes sim iles grem io claudit sepulchri. N escit ergo natura discernere quando nascimur. notaui). totum iam diuitem capit. nescit quando deficim us. non subsidia defunctorum sunt. qui litigent. diuitem deprehende. 2. quae uiuentis non cepit affectum. qui id quod relictum est m inuere ac u iolare fo rm i­ dent.

BASILIO. PG 31. ma anche verbale. 51 (C S E L 32. Un p iccolo pezzo di terra è più che sufficiente sia p e r il p o vero che p er il ricco. 22 (C S E L 72. ot tzXouozol) 5ià tt)v npoXT^iv. I affectus: nel senso di cu pid ita s: cf. bisognosi di cib o di vestiti di bevande. o ricco. tanto che essi tem ono di dim inu irlo o di rovinarlo. expl.. se sono intem peranti. rii? Yaorpóq. ora lo contiene tutto. in questo caso. le ignora quando m oriam o. PG 31. Ambrose. che insiem e al ricco periscono m olte cose. e m andi feto re 9. E5ia tioioOvtou (scil. ut co m m u n e m degerent uitam. 12. Infatti nasciamo senza vestiti. ». Per quanto riguarda il testo. p. 276 B i à yàp xoivà itpojcaxaaxóvTEq. Sei cosparso di profum i. è stata segnalata da H. 1. La corrispondenza è spiegabile con la com une origine di questi concetti dalla diatriba stoica. 243. infra. 11-12). e l’incertezza della tradizione manoscritta ne accentua la problem ati­ cità. osserva D. vi arrogate un d iritto esclusivo sul suolo? 5. sprechi l’a ltr u i10 grazia e non acquisti la tua. La natura che tutti partorisce poveri. e questo è anche il parere della Fogazza (ib id . dunque. la M a ra sceglie la lezione malis. fondam entale per l’intero trattato e sul quale si è appuntata l'attenzione di molti studiosi.). Questa impronta. II II passo è «estrem am ente conciso e stilisticamente com plesso». con L attanzio . Chi p otreb be ricon oscere la condizione sociale dei m orti? R im u ovi la terra e riconosci il ricco. 50 cu iu s n on ca pit m undus cupiditates. In questi luoghi troviam o somiglianza non solo concettuale. 3. 2-3 133 ricchi. e la terra che non potè contenere i d e s id e r i7 del ricco. non un vantaggio per i defunti. siam o generati senza oro e argento. recensione all’ed. nec u lli deesset q u o d om n ib u s nasceretur. 10 Q uella del profum o. Ci crea tutti uguali e tutti uguali ci racchiude nel sepolcro com e in un grem bo. où yu[j. diu. 276 B oòy i yu\i\>òq è^éneaec. se lo riconosci. del De Nabuthae di M.vòq iraXiv eù. Fogazza.. di filol. tt|v yrjv ùitoo-cpÉ^Eit. Lasci degli eredi che litigano fra loro. piuttosto che un bene da usare liberam ente. Al riguardo osserverei che il giudizio su quale sia la ‘lectio difficilior’ dipende. Ci m ette alla luce nudi. 118 8. Scopri dopo un p o ’ di tem po la tom ba e. a m eno che tu non lo riconosca da questo solo indizio.). cit. 5 quippe cu m deus co m m u n e om nibus terram dedisset. 5 L’enunciato di questo concetto. assai più interessante di altre nel corso del trattato. in gran parte dal significato che si attribuisce . 106 (1978). che ritiene ‘difficilior’ la lezione rispetto a malos accolta da Schenkl. ignora le distinzioni quando nasciamo. inst. p. A gli ered i tu lasci un deposito ereditario. 6. Se gli ered i sono frugali. 163.23) nudus exibis. oppure assolvi i cattivi eredi perché disprezzino il tuo op erato 11. A note on thè ‘De N abuthae' o f St. La natura. 311. 5. n em o illic consu lem recognoscet. «Riv. 462. quando era in vita. indica qual è il povero. 9 Riflessioni molto simili in exam. in una nota m olto scarna che è sfuggita all'attenzione degli studiosi e degli editori successivi. 1 46 (C S E L 64. p. E cosi o condanni i buoni eredi ad una continua preoccupazione. «T raditio». in cui il co rp o ricco è avvolto. 23 ss. 6 Cf. ps. 8 Cf. lo consumano. n on ut rabida et furens auaritia sib i om n ia uindicaret. è chiaram ente influenzato da B a s il io . M ara. Le vesti di seta e i ve li intessuti d ’oro. nudi ci accoglie la terra che nudi ci ha g e n e r a ti6: non può racchiudere dentro la tom ba i confini d ei nostri possedim enti.G. Nel passo qui sopra citato del De officiis lo stesso A m brogio rinvia alla dottrina stoica sull’argomento. se p u o i8. D r e s s l e r . 5 (1947). p. lo custodi­ scono. 1. non conosce ricchi. NABOTH. 38. sono una perdita per i viventi. 8.

Deni­ que docet nos scriptura diuina quam m isere egeat. 4. rex sibi egere uisus est. tam en tibi adhuc indiges. Ille regni opibus adfluebat. nescis quam pauper sis. quam inops tibi ipse uidearis. pauper in desideriis. abundas omnibus? O diues. 2. R ex Achab in Istrahel erat et pauper Nabuthae. ut am bitiosam spem diuitis augeat et non deponat m endicitatis affectum . dum uiuis. census sui contem platione m ed iocria requirebat. accessione patrim onii ac­ cessit cupiditatis augmentum. non restinguitur. Inflam m atur lucro auaritia. Sed quid arbitraris quod. Affectus diues egere non nouit. quia uineam habebat pauper uicinus. Ita duo in tolerabilia simul iungit. Quasi gradus quosdam cupiditas habet. Quis igitu r tibi pauper uidetur? Qui contentus est suo an qui concupiscit alienum? A lter certe pauper censu uidetur. . unde sit grauis ruina lapsuro. plus requiris et quid­ quid adquisieris. census abundans nequit auari pectus explere. cum minus haberet. T o lerab ilior tam en iste.134 DE NABVTHAE. qui te diuitem dicis. N on uult esse degen er uotis. Quanto plus habueris. iste angusti soli possidebat caespitem . quo plures ascenderit eo ad altiora festinat. 5. alter pauper affectu est. 4-5 2. m endicet abiecte. Nihil pauper de possessionibus diuitis concupiuit.

O U / Ì T T )V Ópp. tu che ti dichiari ricco. invece. Infatti la Sacra Scrittura ci insegna quanto il ricco sia m iserevolm en te indigente e quanto ignobilm ente mendichi. quelli che poco sopra sono detti lu xu riosi.axa<. a dim ittere il significato m orale-giuridico di «assolvere». non vuole essere p o vero nei suoi desideri. 292 B-293 A yàp èo-tiv ó -noXKCìm èvSeti?. Chi dunque ti sem bra po vero? Colui che è contento del suo o chi bram a le cose altrui? Certam en­ te l'uno è p o vero di ricchezze. più ne sale più ha fretta di salire. non si spegne. hai ancora necessità di altro. quanto m isero appari a te stesso. (IjOTtEp O Ì Tàq x)a[a. che qui p arrebbe voluto dall’antitesi con il precedente condem nas e il seguente condem nent.. La cupidigia ha com e dei gradini. 21 («s o verurteilst du ordentliche Erben zu dauernder Sorge o der du entlàssest die nichtsnutzigen aus ihrer Verpflichtung. 5. c e n s u s abundans n eq u it a ua ri pectus explere) gli stessi termini . Questa interpretazione. noXXtóv Sé ù|j.. seguita anche da M cG uire e Huhn. Un anim o 2 ricco non conosce l'indigenza.. où icpÓTEpov toravTai npìv av tt|c. come è suggerito da M cGuire. non sai quanto sei povero. Con il guadagno l’avidità si infiam ­ ma. l'altro è p o vero n ell’animo. sono d ’accordo con la Fogazza (ib id . m entre la ricchezza anche al verbo dim ittis. tuttavia nem m eno questa interpretazione è convincente nell’insieme.. perché i m alos (heredes) non sono « i buoni a nulla». av ùiJjoj&évtei. Quanto più hai avuto. aEÌ n p òq tt)v ùicépxEi pivt)v PafyuSa t ò i^voi. entrambi in penultim a posizione. La frase precedente (a lter certe p a u p er c e n s u uidetur.. ai'povTEq. 4. In Israele c'era il re Achab e il p o vero Naboth. ma i cattivi in senso morale. perché il p o vero suo vicino aveva una vigna. eojc. nutriva aspirazioni m odeste. (la cui traduzione. Huhn. ttoiei t ò tt|<. Freiburg 1950. a lter p a u p er a f f e c t u est) è form ata da due ‘com m ata’ in cui censu e affectu sono ablativi di limitazione. Basilio. Q uel abbondava d elle ricchezze d el regno. Il punto debole di questa interpreta­ zione a me pare l’aver inteso dim ittis sinonim o di relinquis. Se cosi è. peraltro. e qualunque cosa tu abbia ottenuto. Ora.. si accontentava e. so dass sie eben dadurch dein Tun verurteilen»). De Nabuthae.ovrao x aì outoi où toxuovtoi Trj<. axpaq ècpìxojvTai.fi<. Un significato simile di dim ittere è inteso anche da J. il re era convinto che gli m ancava qualcosa. Il p o vero non desiderava nulla dei possedim enti del ricco. tanto più desideri. m a non ho seguito nem m eno l’ipotesi interpretativa che la stessa Fogazza presenta con molta prudenza («lasci ai cattivi qualcosa con cui dim ostrare la stoltezza del tuo o p erato »). ad loc. Invece costui. in considerazione della prop ria condizione econom ica. con il patrim on io cresce la cupidigia. Des heiligen K irch en va ters A m brosius W a m u n g v o r d er H absucht u nd M a h n u n g zum Alm osengeben. NABOTH.) nel ritenere non appropriata la traduzione della M a ra (« metti gli eredi scapestrati in una condizione tale da maledire le tue o p ere»).. 4-5 135 2. è peregrina). Cosi m ette insiem e due sentim enti tra lo ro inconciliabili: accrescere l'am bizione del ricco e non abban­ donare l’atteggiam ento del povero. e cosi la caduta sarà rovinosa per chi precipita *. Attribuirei. xaTa tt)v SuvaaTEiav óp|jt. aXka ToaaÙTa èici&tvteì. p.’ Cf. PG 31. 2 Affectus è nominativo e diues il suo attributo. la lezione m alos è obbligata e il passo acquista sotto l’aspetto stilistico e retorico quell’arm onia che è insistentemente cercata da Am brogio.EVOV. N on vu ole essere spregevole nelle sue aspirazioni. àva(ìaivovTEq.àc. questi possedeva un piccolo pezzo di terra. quando possedeva poco. M a perché ritien i che durante la tua vita tu puoi abb dare di ogni bene? O ricco. àXk' a v a t p X i f E l TT)V OpE^lV. aitò iiETEiipou toù itTwnaToq ÈauTOÙq xaTappà^utri. è confortata dalla struttura retorica del passo. 2. x aì àe£ 0*01 T Ò TCpOaTlSÉlJ. èmduiua^ àxópE0~cov.. 2.T|V W7TT|aTV. évSeeù. nei due 'com m ata' seguenti ( a f f e c t u s diues egere n on nouit.

S i uero placuerit tibi. Ad condem n atio­ nem igitu r praem issa sunt diuitis. Da m ihi quia. eo quod habens beneficia dei. quia aliud uiuendi subsidium habere non possum. sumptus ad alimentum. 3 Reg 19. quia tibi dominus dedit unde largiri debeas. cum esset pauper. qui in isto rege describitur. et dabo tibi p ro ea aliam uineam. 2. 5-8 Id eoqu e diues cupidus in inuidia possessionis et paupertatis que­ rella est. Da mihi. ut dem tibi hereditatem patrum meorum. ut poscat indebitam. Quae altera uox egentis est. et erit m ih i in hortum holerum. Da m ih i inquit. 8. E t dixit Nabuthae ad Achab: N o n fiat hoc a deo. sed cupiditatis incendium . E t locutus est Achab ad Nabu­ thae dicens: Da m ih i uineam tuam. c Cf. cui dom inus et re­ gnum d o n a u itc et pluuiam H eliae uatis oratione concessit d. Da mihi. quam uilia! N on habent enim hum ili­ tatis affectum . In ipsa autem deiection e quanta inpudentia! Da m ih i inquit uineam tuam. 20 s. Sed iam scripturae uerba considerem us. quia egeo. . E rat uinea Nabuthae Israhelitae in Israhel iuxta dom um Achab regis Samariae. 2.136 DE NABVTHAE. H aec quam abiecta. quae uox alia stipem publicam postulantis nisi «d a m ih i»? H oc est «d a mihi. 3 Reg 18. sicut iste Achab. reliqu it boues suos et cucurrit ad H eliam et occidit eos et erogauit popu lo et adhaesit prophetae b. nisi tu dederis. Da mihi. quoniam propinquat d om ui meae. ad indum entum substantia. habere non potero. 7. 45. dabo tibi pecuniam p ro ista uinea. quia scriptum est: Date elemosy- nam e». a 3 Reg 20 (21). quia non est m ihi panis ad uictum. E t turbatus est spiritus eius et d orm iuit in lecto suo et uelauit faciem suam et non manduca- uit panem a. Exposuerat supra scriptura diuina quia Helisaeus. et erit m ih i in hortum holerum . E t factum est inquit post haec uerba. 3 Reg 20 (21). nummus ad potum. 6. Audiamus ergo quid dicat. m ihi non dedit. dCf. diui­ na m andata uiolauerit. bCf. Da mihi. 1-4. C onfitetur a lie­ nam. 29 (?). <=Lc 11. 41.

oltre che l’ingratitudine di Achab e del ricco in genere. perché se tu non m i dai. s. la confusione probabilm en­ te era già nel testo biblico usato d a Am brogio. 6 Si condanna. E cco — dice — qu ello che accadde dopo questi a vven im en ti4. Dammi. 4 Per questo particolare significato di u erb um nel linguaggio biblico cf. Dam m i — dice. al quale Dio diede il regno e concesse la pioggia per la pregh iera del profeta Elia. in quanto. m entre a m e non ha dato. u. perché sta scritto: Date in elem osi­ na». Abr. 8. Dammi. né denaro p er il cibo. se preferisci. si mise a letto. ma l’ardore della cupidigia. come nominativi. Dunque questo racconto è stato prem esso per la condanna del ricco. 5-8 137 abbondante non è in grado di soddisfare il cuore d e ll'a v id o 3. Naboth Israelita aveva una vigna in Israele 5 v icin o al palazzo di Achab re di Samaria. La stessa figura retorica si form a anche — se conside­ riamo non più i termini soltanto. non ho un soldo per bere. e cosi si anticipa uno dei temi di questo trattato (cf. perché devi distribuire ciò che il Signore ti ha dato. 6.. Com e sono abiette e sp regevoli queste parole! N on vi è in esse propensione all’umiltà. perché ho bisogno. 12 (C S E L 32. 124). abbandonò i suoi buoi e corse da Elia. p. B l a is e . E Achab parlò a Naboth dicendo: «D a m m i la tua vigna. che era povero. m a Jezrahelitae e Jezrahel (si parla. c o p ri il suo volto e non prese cibo.. In cam bio ti darò u n ’altra vigna. Dammi. È forse diversa la voce del bisognoso? È un’altra la voce di chi chiede pubblicam ente l'elem osina se non «d a m m i»? Cioè «dam m i. Dammi. 7. io non posso avere nulla. ma i concetti — per l'opposizione esistente fra I e IV elemento (pa u per censu/census abundans) e fra II e III (p a u p er affectu/affectus diues). della città di Jizreel in Sam aria). 2. com e questo Achab. Ma prestiam o attenzione ora alle parole della Scrittura. voglio farne un orto. 1. ritornano in ordine inverso. vio lò i divini p r e c e tti6. A bbia­ mo cosi un chiasmo p er la corrispondenza fra I e IV elem ento (censu/census) e fra II e III (affectu/affectus). per richiederla indebitam ente. 3 Cf. . entram bi in prim a posizione. Precedentem ente la Sacra Scrittura aveva raccontato che Eliseo. cioè. E cosi il ricco si m ostra avido invidiando il possesso altrui e lam en­ tandosi della prop ria povertà. PORTOLANO.. 5 In realtà non Israhelitae né Isra h el dovrem m o leggere. essa infatti è attigua alla mia casa. Dammi. L ’anim o di Achab fu rattristato. p. li distribui alla gente e segui il profeta. 3. uccise i suoi buoi. N apoli 1973. perché non ho pane da mangiare. La dim ensione spirituale della p rop rietà nel ‘De N abuthae Jezrahelita' di A m brogio. perché non posso avere altro m ezzo per vivere. E quanta im pudenza hanno nella loro condizione di abiezione! Dam m i — dice — la tua vigna. pur avendo ricevuto b en efi­ ci da Dio. Dichiara che non è sua. il cattivo uso dei beni che essi fanno. rappresentato in questo re. A llora Naboth disse ad Achab: « M i guardi D io dal cederti l ’eredità dei m iei padri». A. 1. n. O. né di che vestirm i. D ictionnaire. Facciam o dunque attenzione a quello che dice. ti darò del denaro per questa vigna e cosi ne farò un o rto ». 510. 6.. NABOTH. 17) n ih il satis est d iu itu m cupiditati.

H ic aer. E t dabo tibi inquit p ro ea aliam uineam. 12 instruis p le riq u e M ara struis n o n n u lli codd. Fugiunt enim cohabitare hom inibus et id eo excludunt uicinos. Auis auibus se adsociat. 2 quod enim plu res codd. quantos alere populos potest. 3. nihil enim uult alterum possidere. 10. soli enim super terram habitare non possunt. E t erit inquit m ih i in hortum holerum . 8 piscis R B V M ara pisces n o n n u lli codd. m are in usum paucorum diuitum uindica- tur. cum illos propulsauerint. 6 sq. Cito reprehendit errorem suum pecuniam offeren d o pro uinea. piscis piscibus. sed fugere non possunt. sed alios uultis excludere. consortem excludis. si quid pauper habeat quod dignum possessione diuitis aestimetur. Quid uos delectant naturae dispendia? Vniuersis creatus est mundus. quem tu diffusis includis possessionibus. Damnum uestrum creditis quicquid alienum est.138 DE NABVTHAE. pecus p ecori adiungitur. N on tam erg o ipsi cupitis quasi utile possidere. H aec erat igitur om nis insania. Sch. 11. sed caelum ipsum. quem pauci diuites uobis d efen dere conam ini. a Is 5. 9. Diues quod suum est quasi uile fastidit. destruis hominum. 2. Iniuriam uestram putatis. 9 . Clam at propheta: Vae his qu i dom um ad dom um iung et uillam ad uillam a et arguit eos inefficacis auaritiae. Sch. includis feras. dabo tibi pecuniam . Si uero placuerit tibi. quod alienum est quasi pretiosissim um concupiscit. ut tu terram positis distinguis term inis? 12. aer. alios rursus inueniunt et. denique ingentis plerum que agm inis uolatu caelum obtexitur. hic om nis furor. ut spatium uilibus holeribus quae­ reretur. hom o. cum plurim um com i­ tatum capessunt et quoddam m unim entum solacio frequ entioris societatis adfectant.3. instruis habitacula bestiarum. Num quid angeli diuisa caeli spatia habent. 12 9. sed com m ercium uiuendi. qui totum desiderat suis possessionibus occu­ pare. nec dam num ducunt. 8. ad aliorum necesse est eos uiciniam peruenire. inducis 3. quia cum hos excluserint. M a ior uobis cura de pauperum spoliis quam de uestris em olum entis est. Solus tu. auis auibus se adsociat RB M ara aues se auibus adsociànt V Sch. . 12. N on enim terrena tantum possessio. Mara.

). quante popolazion i può tenere in vita! Gli angeli possiedono forse singole porzioni di cielo.). 718.). 5. 293 A ed anche G r e g o r i o N azian zeno. 11. 1. 62). p. perché. epist. 354 s. di nuovo trovano altri. 12 139 9. 1 29 (C S E L 64. Perché godete nel fare torto alla natura? Il m ondo è stato creato per tutti. 118). 26). 8. 1. 6. 150). 26 ss. Aen. p. 483. o uom o. allontani il tuo sim ile e fai posto agli anim ali s e lv a tic i4. 6.). 3 Cf. 1. infatti non vu ole che un altro possegga.3. 7 (37). 137 (p. lui che vu ole occupare tutto con i suoi possedi­ menti. L’u ccello si unisce ad altri uccelli. Reputate di essere danneggiati. VIRGILIO. 5. off. 611 caelumque obtexitur umbra. 5. il bestiam e si unisce al bestiam e. 6. exam. d o p o aver allontanato anche quelli. 20 ss. 244. 9. e cosi a vo lte il cielo è cop erto da grandi storm i di v o la t ili3. ps. 10 (C S E L 32. 14 (C S E L 31. Quest’aria che racchiudi nei tuoi vasti possedim enti. P erciò il vostro scopo non è tanto quello di possedere qualcosa di utile. P G 31. 3. uid. ma anche del cielo. perciò cacciano i vicini. unendosi in un grande raggruppam ento e cercan­ do sicurezza n e ll’aiuto che lo ro offre la com unità numerosa.). 11. G rida il profeta: Guai a c o lo ro che aggiungono cas casa e podere a podere 2! E dim ostra a costoro l’inutilità d e ll’avidità.). N oe 27. se altri possiede qualche bene. A llora tutta qu pazzia.). V i preoccupate più di depredare i poveri che di arricchirvi. 4. 12). 357. P G 35. 32 (p. X V I in patrem tacentem. 63 (S A E M O 13. p. E ti darò — dice — u n ’a ltra vigna in cambio. 1. 16 (p. Cain et Ab. 2. e desidera l'altrui com e cosa preziosissima. com e tu divid i la terra tracciando confini? 12. 168). 65). la c o b 1. m ort. com e se fosse una cosa spregevole. anzi sviluppano un reciproco scam bio vitale. p. del mare. 1. 3. 58 (P L 16. 9 . 7 L’offerta da parte del re di una vigna in cam bio di quella di Naboth è un errore secondo la logica del ricco che pretende tutto per sé e non vuole che il povero possegga alcunché. m entre vo i pochi ricchi cercate di rivendicarne il possesso. 20. 21 (p. B a s ilio . 8. 376. il pesce ad altri pesci. or. O. 69 (p. 150 s.). 20 (C S E L 72. 1.5 (pp. 118 6. 2 Cf. bon. d ell’aria. 48 25 (p. 4 Con ogni probabilità A m brogio si riferisce alle riserve di caccia. . 222). tutta questa frenesia m iravano a trovare uno spazio per degli ortaggi senza valore. Solo tu. ti darò del denaro. 106). 47 (pp. Sui continui abusi dei ric possessores nei confronti di questa categoria si veda exp.). 158 (p. 243 (p. Voglio farne — dice — un orto. 957 C. expl. dopo a ver cacciato i più vicini. 43 (C S E L 82. 124). 723 ss. non possono evitare la vicinanza di altri ancora. non possono infatti abitare la terra da soli. Subito corregge il suo errore 7. 102 (C S E L 32. NABOTH. 265 A). 6 ss. ma non possono tenersi lontano da essi. 52 (p. 3. p. 6. 2. 2. 467 s. offren d o del denaro p er la vigna. Infatti rifu ggono d all’abitare insiem e agli uomini. costruisci d im ore per le bestie e distruggi quelle d egli uomini. 10. né si arrecano danno. 58 (pp. quanto piuttosto di esclude­ re gli altri dal possesso. 8. p. Infatti si rivendica ad esclusivo uso di pochi ricchi non solo il possesso della terra. p. 16. 24.1 p a u p er: indica il piccolo proprietario di terra. ps. 118). 5.7 (pp. 2). 1. R iten ete che sia un’ingiuria nei vostri confronti che il p o vero 1 abbia ciò che si ritiene degno del possesso di un ricco. Il ricco prova disgusto per ciò che è suo. e. 10. se preferisci. 1. 187 s. 17 s. 22-24 (pp.

Lugent diuites. producis fines terrae. E t dorm iuit in lecto suo et uelauit faciem suam et non manducauit panem suum. 16. cum habetis. audiamus uocem pauperis propria uindicantis: N on fiat inquit hoc a deo. Habes quod sequaris. ne ius hereditariae pieta­ tis amittas. 12 . Vos igitur uestro affectu luitis m iserae paupertatis aerumnas. H orum sunt anim ae quibus dicit propheta: M ulieres diuites. ut non uendas agrum tuum pro nocte m eretricis. ego autem hereditatem patrum m eorum non possum uendere. 14. si sapias. qui rapto uiuunt et rapinis sumptum exercent suum. 3 . poenam tam en pauperum uos potius. Aut certe non manducauit panem suum uolens se m orte multare. diues.140 DE NABVTHAE. Illi ieiunant. si non potuerint aliena diripere. ne quicquam in orbe terra­ rum alienum uideant. = Is 32. non transfundas ius tuum pro sumptu com m issationis deliciarum que inpensis. nihil relin ­ quitis. ieiunare nisi ex necessitate non nouit. Audiuim us u ocem diuitis aliena quaerentis.4 . aufertis omnia. exsurgite c. et pauperes quidem b Act 8. quod ei aliquid negaretur. si suis pauper non cesserit facultatibus. diuites. 15. uelant faciem suam. Com para nunc affectum pauperis. A uobis igitu r prius poenam exigitis quam pauperibus inrogatis. quasi dicat: Pecunia tua tecum sit in perditionem b. sustinetis. 9. uos. etenim diuites alienum magis panem quam suum manducant. 20. . Eripitis quidem pauperibus uniuersa. si non habeant. 4. Dor­ m ire desiderant. N ihil habet et ieiun uoluntarius nisi d eo nescit. 13. ne possis habere finitim um . Quasi quandam contagionem sui pecuniam esse diuitis arbitratur. uim m aeroris tegere non possunt. ut dem tibi hereditatem patrum m eorum . ne desint beluae. non adiudices dom um tuam ad ludum aleae. 16 m are intra praedia tua. His auditis turbatus est auari spiritus regis. ne quicquam in hoc m undo non esse suum nouerint. E t non manducauit inquit panem suum: quoniam qu rebat alienum. ne audiant uicinum iuxta se aliquid possidere. ne au­ diant pauperem sibi contradicentem .

15 s. 38-39 (si veda più oltre in questo volume). per non udire che il vicino possiede qualcosa accanto a lui. 13.. M ilano 1961. svegliatevi. 23-34. non possono nascondere il lo ro forte dispiacere. 7. 27. 6 Sull'insaziabilità dei ricchi si veda in particolare exam. 5. voi digiunate m entre avete di che m angiare. 10. 2 sum ptu m exercent suum : cf. 141 ss.' Cf. pp. si c o p ri il volto. 16. non alienare i tuoi diritti p er far baldoria.). 1. E c o n o m ia e società n ell'Ita lia annonaria. 1. seruos. ascoltiam o la vo ce del p o vero che rivendica ciò che è suo: M i guardi D io — dice — dal cederti l'eredità dei m iei padri. 161.. conra si om nia/ancillas. Voi. Essi digiunano quando non hanno cibo.. 3 se m orte m ultare: cf. De Nabuthae. NABOTH. Voi dunque p er le vostre bram e s II testo latino può sem brare enigmatico.). se non possono im possessarsi dei beni altrui. per non sentire il p o vero op p orre loro un rifiuto. p. non m angiò pane. 5. ne c o n u iu iu m diuitis m a ri n on possit im p le ri (C S E L 32. p. dedicato anch'esso all’insaziabile avidità dei ricchi. Io non posso vendere l’eredità dei m iei padri. m a ci sovviene un passo di exam. 12 . 16 141 fai entrare il m are nei tuoi possedim enti perché non v i m anchino animali m a r in i5. Huhn. A tali parole lo spirito d e ll’avido re rim ase turbato. se lo intendi: non vendere il tuo p o d ere p er una notte con una prostituta. T e r e n z io . p is ciu m receptacula instruunt. V ir g il io . p. C ic e r o n e . A lle lo ro anim e si rivolge il profeta dicendo: D onne ricche. non sa digiunare se non per necessità. 7 Sul gioco d’azzardo A m brogio si diffonde in Tob.. p er non perd ere il diritto al sentim ento di riconoscenza che ti è dovu to da parte degli eredi. 27 (C S E L 32. Im pon ete disagi a v o i stessi ancor prim a di im porli ai poveri. non giocare ai dadi la tua c a s a 7. 10. O ricco. in sen. I ricchi piangono. ricchi. n isi eos q u i opere ru stico/fa ciu n d o facile sum ptu m exercent suum.. multassem. 88. Probabilm ente con rapto e rapinis A m brogio allude all’usura praticata dai ricchi.. 161. estendi i confini della terra p er non avere v ic in i6.. post red. 11. cf. quasi dicesse: Perisca il tuo denaro e tu con esso. essi che vivon o di rapine 1 e p rovved on o a m a n ten ersi2 con le rapine. C r a c c o R u g g in i . Sull'estendersi del latifondo L. se il p o vero non ha perdu to le sue sostanze. perché gli si negava qualcosa. E non si cibò — dice — del suo pane: perché desider il pane altrui. infatti i ricchi preferiscon o m angiare il pane altrui piuttosto che il proprio. Cercano di dorm ire. Abbiam o udito la vo ce d el ricco che chiede i beni altrui. O. non si cibò del suo pane. Si m etta a con fron to ora lo stato d ’anim o del pove N on ha nulla e non sa digiunare di sua spontanea volontà se non p er Dio. 3. 15. 4. p er non sapere che qualcosa in questo m on d o non appartiene a loro. . heaut. copron o il vo lto per non ved ere che sulla terra qualcosa appartiene ad altri. 14. Aen. 3 ss. volen d o cosi condannarsi a m orte 3. veram ente. 749 u iu ere rapto. strappa­ te ai p o veri ogni cosa. 34 m orte m e ipse.4. Egli disprezza il denaro del ricco com e una pestilenza. m irano ad estendere i propri confini anche sul mare: costruiscono lungo il m are delle insenature atte all'allevam ento di specie prelibate di pesci: . S i coricò nel suo letto. 4. ti si dà un insegnamento. i quali non contenti di possedere la terra. togliete tutto senza lasciare loro nulla e ciò nonostante vi trovate a sopportare al loro posto i disagi dei poveri. per sperperare in piaceri.

ut frum entis am pla uestris receptacula praeparet. Odit increm enta hereditatis suae. H oc id eo scribo. 5. dum genera explorat uuarum. 20. 7 adaeratis scripsit M ara adornatis Sch. sed etiam ipsius m ensa m ultorum pauperum constabat sanguine et ipsius pocula m ultorum quos ad laqueum coegerat rorabant cruore. Lc 16. a Cf. funesta luxuries. cum legeritis de auaro diuite: Thens ros condit et ignorat cu i congregat eos a? H eres otiosus expectat.5. 5. heres fastidiosus increpat quod sero m oriam ini. ut cognoscatis uindicem esse dei iusti- tiam. ut pro num ero panis aestim are­ tur quot dies in agro futurus esset. 20 non habent quo utantur. cuius de mensa ea quae cadebant pauper Lazarus colligebat saturari cu­ piens a. Panis unus diei deputa­ batur. 4. Ille de sublimi cacum ine altae arboris decidit. C om peri etiam ueri fide. quae in ad. quando nec apud illum cui laboratis gratiam derelinquitis? Prop ter illum totis maestam diebus toleratis fam em cottidiana m ensae uestrae damna metuentes. 4. . Quanti necantur. Cui illa seruantur. ut uobis quod delectat paretur! Fune fam es uestra. 21. (cf.142 DE NABVTHAE. N ou i ego diuitem in agrum proficiscentem panes breuio- res urbe delatos num erare solere. si sumptum conu tui deputares pauperibus! Tolerab ilior iam ille diues. 6 cru ore] cruorem R B Sch. Quam religiosum esset ieiunium. 16 . uos autem nec ipsi utim ini nec alios uti sinitis. N oleb at obsignatum aperire horreum . ne quid de condito minueretur. 19. ad damna festinat.para. 7. si quando ei ouum esset adpositum. quae lacrimas pauperum uestro ulciscatur ieiunio.tu notauit). p rop ter illum diurna adaeratis ieiunia. Quid igitu r miserius. qui tenacem satiare uix posset. 18. Ille de summis culm inibus ruit. Quan­ torum uitas in illo infoditis auro! 17. queri quod pullus esset occisus. a Ps 38 (39). 19. 17. Eruitis aurum de m etalli uenis et rursus absconditis.

18. 16 ... B l a is e . H o conosciuto un ricco che quando andava nei cam pi era solito contare i piccoli pani portati dalla c ittà 7. cit. in A m brosius Episcopus. Quanti vengono uccisi affinché voi abbiate a disposizio ciò che vi piace! Funesta è la vostra fame. preferisce la lezione cru o re in sim m etria con il precedente constabat sanguine-. i p o veri non hanno risorse. cf. m a giustamente. deci. 61 risparm i che il ricco accum ula con i suoi digiuni vanno a beneficio del­ l’erede. Dunque scrivo queste cose perché sappiate che la giustizia di Dio vi punisce. 8. se avessi de nato ai p o veri l’equ ivalente del costo del tuo pasto. m a finale di vantaggio (cf. m a anche la sua mensa era costituita sul sangue di m olti p o veri e i suoi calici grondavano del sangue 1 di m olti che aveva costretti al capestro.-Q u in t il ia n o . in proposito è utile citare V ir g il io . 5. lui che si affretta a scemarla. 25 (1980). l’erede inquieto im preca perché tardate a m orire. credo. di M. «A tene e R om a». 243. recensione all'ed. si lam entava che fosse stato ucciso un pulcino. 645 rorabant sanguine-. p. secondo il num ero dei pani. Quante vite avete sepolto in qu ell’oro! 17. dal m om ento che a proposito del ricco avaro avete letto: Mette insieme tesori e non sa p er chi li accum ula? L’erede tranquillo attende. perché quanto vi aveva ammassato non subisse una dim inuzione. 93. 5 Qui. 71 ricchi proprietari terrieri avevano la residenza in città.. M a r a .. se v o i non lasciate sentim enti di gratitudine nem ­ m eno in colui p er il quale vi affaticate? Per lu i 5 vo i sopportate tristem ente per giorn i interi la fam e nel tim ore che i pasti vi procurino ogni giorn o d elle perdite. H o saputo anche con certezza che. m entre esamina quali uve cogliere con cui fare 4 L'impazienza dell’erede è tale che il suo disappunto si trasforma in odio contro l’incremento stesso delle ricchezze che non può ancora ereditare. quando occorreva la loro presenza. 4. Più scusabile era quel ricco dalla cui m ensa cadevano le b riciole che il p o vero Lazzaro raccoglieva p er sfamarsi.1 Schenkl e la M ara hanno stampato cru orem . funesta la vostra intem peranza. C r a c c o R u g g in i .. 4. s. Estraete l’oro dalle m iniere e di nuovo lo nascondete. da dove si recavano nelle tenute di campagna. Per chi m ettete da parte queste ricchezze. «. come poco più oltre. D ictionnaire. quando gli si preparava un uovo.. per stabilire. A m b ro g io d i fron te a lla com p a gin e sociale del suo tem po.5. 5. N on vo leva aprire il granaio sigillato. Uno precipita dall’alto del tetto per costruire gran­ di m agazzini per il vostro frum ento. a suo favore com putate i digiuni q u o tid ia n i6. vendicando le sofferenze dei p o veri con il vostro digiuno. m entre vo i non ve ne servite e non lasciate che altri se ne serva. Un altro cade dalla cim a di un alto albero.G. p ro p te r non ha valore causale. Atti del Congresso internazionale. . L. Aen. C om e sarebbe stato pio il tuo digiuno. 1. NABOTH. T a n d o i .. Che cosa c ’è di più m iserevole. 20. quanti giorni si sarebbe trattenuto in campagna. p.). 8 rora ntia h ostili c ru o re arma. P s . 19. 20 143 scontate le afflizioni p rop rie della m iseria dei poveri. Si assegnava un solo pane al giorn o che era insufficiente a saziare anche un avaro com e lui. M ilano 1976. Odia l’accrescersi della propria e r e d ità 4.

M t 14. R edit ad consilium. dum lepores inuestigare aut laqueis studet aues captare. diriguit. nihil sibi ad cibum relictum . Conpugnabant b c f . dedu cere in auctionem filios suos. Ille mari mersus est. Ille brum ali frigore. ut ad tem pus poenam differre posset.144 DE NABVTHAE. qui in illa necessitate subueniret. ingem escens filioru m fam em . dolens quod eos non potius ei qui posset pascere uendidisset. si quid forte displicuit. quia uinum deesset ad mensam potentis. 5. 21. V idi ego pauperem duci. qui sibi ad mensam caput prophetae pauperis iussit a d ferri et aliud unde saltatrici praem ium solueret non inuenerat nisi ut pauperem iu beret occidi b. uerberatur ad m ortem atque ipsas epulas fuso cru ore respergit. quibus digna conuiuio tuo uina fundantur. dum ueretur. . dum cogeretu r soluere qu non habebat. 6 ss. R edit ad hospitium cum suis pauper direpta spectans omnia. trahi ad carcerem . Ille ante oculos tuos. ne piscis mensae tuae desit aut ostrea. uendendi sumit arbitrium . 20-21 quas deferat. Denique diues erat. Inuentum fo rte aliquem .

si o c c u p a d e lla c o n d izio n e d e i c o lo n i c h e la v o ra v a n o n elle c a m p a g n e d e i ricch i p ro p rie ta ri. Aen. D io c lezian o ne rib a d i la c o n d a n n a (cf. m a C ostan tin o ne d ic h ia rò la liceità: C o d Iust. 44 (1942). « R E A » . 6. P a ris 1904. che non abbia soddisfatto qualche tuo desiderio.). p p . 5 II ric c o in q u esto p a r a g r a fo è ra p p re s e n ta to c o m e u n e p u lo n e . P. 4 . condotto in carcere perché mancava il vin o alla tavola d el padrone.. S u ll’a rg o m e n to si v e d a a n c h e V a s e y . p. 95). 20-21 145 vini degni della tua m e n s a 2. il quale non aveva trovato altro m od o p er ricom pensare la danzatrice se non quello di ordinare l ’uccisione di un povero. l’ho visto m ettere a ll’asta i figli per far rinviare la p e n a 6. 1 e Fr. P. R itornò sulla sua decisione e decise di venderli. Licea t autem ipsi q u i uendidit u el q u i alienatus est aut cu ilib e t a lii ad ingenuitatem p ro p ria m eum repetere. F a d d a ». Iust. L a v e n d ita dei figli (p iù sp e sso d ei n e o n a ti) e ra un a p ra tic a e stra n ea a lle n o rm e e a llo sp irito d e l d iritto ro m a n o (cf. 43. 355-380. 6 C o m e n el p a s so p a r a lle lo d i Tob. 8. 2 È stato rile vato che q u esto è fo rs e l’u n ic o p a s so in cui A m b ro g io . d o v e si n a rr a u n e p iso d io a n a lo g o .. 34 [a . m a si p r o p a g ò n ell'età d e l B a s s o Im p e r o p e r in fluen ze p ro v in c ia li (cf. P A l l a r d . aut m a n cip iu m p ro h u iu sm od i praestet. 1. non gli era stato lasciato nulla da m angiare. C r a c c o R u g g in i . Un altro m uore assiderato p er il fred d o invernale 3. 72 s.. in «S t u d i g iu rid ic i in o n o re d i C. 5. VIRGILIO. captare: cf. 391]. 2 si quis p ro p te r n im ia m paupertatem egestatemque uictus causa filiu m filia m u e sangu in olentos uendiderit.. Afranchissem ent et a doption d'enfant à Calymnos. 21.. 115-117).. 33. ibid. 1 [a . 5. R o u s s e l . pp.. Cod.. . n ota se g u en te ). 4. a n c h e C o d Th.43. che n o n h a so d d isfatto i su o i gusti con viviali. Vat.. C r a c c o R u ggin i. 26. spruzzando sangue anche sui c i b i 5. 1. B o n f a n t e . Paul. Il p o vero tornò a casa sua con i suoi e vid e tutto saccheggiato.. Fortunatam ente fu trovato uno che lo aiutò in quella situazione di bisogno. Sent. Provava tanta sofferenza p er la fam e dei figli che si ram m aricava di non averli venduti a chi avrebbe potu to sfamarli.. georg.. 1). p p . Un altro annega in m are per non far m ancare pesci o ostriche alla tua tavola.. 329). 3 1 3 ]) se g n a u n re g re s s o p iù g ra v e di q u a n to il su o testo n o n lasci tra sp a rire . The socia l ideas. 4 laqueis. si svo lge d u ra n te il banchetto. C r a c c o R u g g in i . tuttavia non è d a rite n e re che l’in se rim e n to d i q u e s ta testim on ian za p e rso n a le q u i e là sia fittizia. uend itione in h oc tantum m odo casu ualente em p tor ob tin e n d i eius seru itii habeat facultatem . 139. B o n f a n t e . cf. 1. m entre va a caccia di lepri o tenta di pren dere u ccelli al laccio 4. 217-223. Non a caso colui che ord in ò che gli si portasse a tavola la testa di un p o vero profeta era un ricco.37). L’a cc en n o a lla c o n trib u z io n e in vino.. 118 ss.. H o visto personalm ente un p o vero m esso in catene p ché costretto a pagare quello che non aveva.. 5. pp. Digest. 8. q u a n d o fu in serito n el C orpus lu ris a d o p e r a d i G iu stin ian o (cf.. 205. a v e n d o su b ito m o d ific a z io n i e in te rp o la z io n i in se n so restritti­ vo. 77 s.. Un altro. A m b ro g io d i fronte.. 1. a n ch e q u i A m b r o g io d ip e n d e d a B a silio (cf. 4. 43 d i Costantino. 3. 20. Tale costituzion e c ostan tin ia n a (cf. qu asi esc lu siv a m en te attento ai g rav i p r o b le m i e co n o m ic i e sociali d e lla p o p o la z io n e u rb a n a . a n ch e la p u n izio n e d e l servo. 3 bru m a li frig o re : cf. Les esclaves chrétiens depuis les prem iers temps de le glise jusqu'à la fin de la d om in a tion rom aine en O ccident. 262 ss. E c o n o m ia e società. h a fo n d a m e n to storico (cf. 5. p p. 3. p p .. pp. NABOTH. 29 (in fra ). viene battuto fino alla m orte di fron te ai tuoi occhi. I d . (a. N a p o li 1906. I l 'ius u endendi' del ‘p aterfam ilias’ e la legge 2 Cod. m odo si a u t p re tiu m offerat q u o d potest ualere. c u i il p a up er (p ic c o lo p ro p rie ta rio ) e ra o b b lig a to v e rso il ric c o p o ssid e n te . E c o n o m ia e società.. p a rtic o la r­ m e n te la n ota 76.

Ille addicit alienos. 21-23 tam en inopiae iniuria et paternae pietatis gratiae. H oc solum fecunditas diues ad aerumnam! Quem offeram ? Quem frum enti auctionator liben ter aspiciet? P rim oge­ nitum offeram . in isto spem m eam prodo. ego te pro m eo cibo uendidi. «Q u e m » inquit «u en d am p rio ­ rem ? Scio enim quod non satis est unius pretium ad pastum reliquorum . H ic est m aior ex filiis. 14 circumuallat R B V M ara -ant cet. 22. hic u tilior: in illo im aginem m eam uendo. 5. Sed iuniorem dabo. saepe reuocauit. «F e ra e ipsae cum periculum inm inere p roli ac sibi s tiunt. fam es urgebat ad pretium . Sed prim us m e patrem uocauit. non uoluntas et ipsa concessit pietas necessitati. Q uom odo igitu r discernam affectum naturae. huius inscientia. quo serm one paciscar pretium .146 DE NABVTHAE. iste ignorat: flectit m e illius dolor. q u om od o obliuiscar. Illum erubesco. huius m ise­ reor: illius gradum suspiro. . aerum na­ rum chorus. iste plus uerecundatur: ille parenti similior. quibus tradam manibus in seruitutem filium . Ferina haec rabies est eligere quem tradas». non quos offerant. Ad alios m e conferam . V icit tam en necessitas. natura ad officium . 22. Sch. huius aetatem : ille iam sentit aerum ­ nam. Ille m ihi plus blanditur. quem congrue hon oro seniorem . Circum uallat m e facies calamitatum. C om m ori filiis paratus quam a filiis separari saepe gradum protulit. non habeo quid eligam . Vt sit excusabilior causa. solent elig ere quos liberent. ego m eum uendo: ille necessita­ tem inponit. Funestior ergo iam pauperis mensa quam diuitis. quibus factum excusem sermonibus? Fili. non inuenio quid faciam. 23. quibus oculis aspiciam seruientem . quibus osculis disce­ denti uale dicam. Considerem us nunc patriae m entis procellas exaestu tis quem de liberis prius traderet. ego adfero uoluntatem . M e miserum. At istum ten erio re am ore conplector. qu om odo exuam patris m entem ? Q u om odo filii auctionem constituam.

NABOTH, 5 ,2 1 -2 3 147

M a l’ingiusta p overtà si scontrava con la pietà del padre 7; la fam e
10 spingeva ad assicurarsi il prezzo della vendita, la natura al
dovere. Più volte si apprestò a m orire insiem e ai figli piuttosto
che a separarsi da loro, più vo lte si ritrasse 8. A lla fine vinse la
necessità, non la volontà, e anche la pietà cedette al bisogno.
22. C onsideriam o ora quanto fosse sconvolta la m ente 9 di
quel padre, torm entato dal pensiero di d o ver decidere quale dei
figli avrebbe ceduto p er prim o. « Quale — diceva — venderò per
prim o? So infatti che il ricavato della vendita di uno solo non è
sufficiente p er procurare il cib o agli altri. Di questo soltanto la
fecon dità è ricca, p er la m ia angoscia! Quale fig lio darò? Quale
sceglierà il m ercante di grano? 10. Darò il prim ogenito. Ma è stato
11 p rim o a chiam arm i padre. È il m aggiore dei figli, e giustam ente
io lo on oro com e il più grande. A llora darò il più giovane; ma io
ho per lui un affetto particolarm ente tenero. Di quello m i ve rg o ­
gno, di questo ho com passione; quello suscita in m e d o lore per
la sua dignità, questi per la sua età; q u ello è consapevole della
sofferenza, questi è inconsapevole: del prim o m i com m u ove il
dolore, del secondo l’inconsapevolezza. M i rivolg erò agli altri.
Q uello m i lusinga di più, questi è più rispettoso: quello assom iglia
di più al padre, questi lo aiuta di più: con q u ello ven do la mia
im m agine, con questo tradisco le m ie speranze. Ahim è, non so
cosa fare, non so cosa scegliere. M i circonda la presenza di calam i­
tà n, una schiera di trib o la z io n i12. D over scegliere quale con cede­
re provoca in m e una rib ellio n e com e di belva in ferocita ».
23. « Persino le belve, quando incom be il pericolo sulla prole
o su loro stesse, sogliono scegliere quali figli salvare, non quali
sacrificare. Com e p otrò m ettere da parte il sentim ento naturale?
C om e potrò dim enticare? C om e p o trò spogliarm i d ello spirito
paterno? 13. C om e p otrò m ettere in vendita m io figlio? Con quali
parole tratterò il prezzo? A quali mani a ffid erò in schiavitù m io
figlio? Con che occhi potrò osservarlo schiavo? Con quali baci
lo saluterò al m om ento della partenza? Con quali parole p otrò
giustificare l’accaduto? Figlio, ti ho venduto per acquistare del
cibo. La mensa del p o vero è diventata più funesta di quella del
ricco. Q uello m ette all’asta i figli a ltr u i14, io invece vendo m io
figlio: quello im pon e agli altri una costrizione, io m etto la volontà
in ciò che faccio. Per m eglio giustificare il m io com portam ento
dirò: figlio, diventerai schiavo per i tuoi fratelli, perché essi abbia-

7 In q u esta s e c o n d a p arte d e l p a ra g ra fo , c o m e nel successivo, A m b r o g io segue
B a s il io , P G 31, 268 C-269 A.
8gradum... re u oca u it: cf. V ir g il io , Aen. 6, 128 reuocare gradum .
’ mentis... exestuantis: cf. ibid., 9, 798 mens exestuat.
10 Cf. B a s il io , P G 31, 268 D.
11 U n ’e co d i T e r e n z io , Adr. 301 ss. uae m isero m ih i/ tot res repente circu m u a lla n t
unde em ergi n on potest: lu is , egestas, iniustitia, solitudo, infam ia, c o m e è stato
rib a d ito d a R C o u r c e l l e , A m broise de M ila n face aux com iqu es latins, « R E L » , 50
(1972), p. 225.
12 Cf. B a s il io , P G 31, 268 C.
13 exuam... m entem : cf. V i r g il io , Aen. 4, 319 exue m entem.
14 I figli d e i d e b ito ri insolventi.

148 DE NABVTHAE, 5, 23-25

adiciam : fili, pro fratribus tuis seruies, ut illis quaerantur alimenta.
Et Ioseph a fratribus suis in seruitutem uenditus postea et ipsos
et patrem pauit. R espondebit ille: sed non eum u endidit pater,
sed fleuit amissum, sed postea etiam ipse in potestatem diuitis
uenit et uix potuit liberari. Postea genus eius diuitiis A egypti
m ulta aetate seruiuit. Vende m e postrem o, pater, ea condicione,
ne diuites em ant».

24. « Haesi, fateor, uerum quid faciam? Nullum uendam.
dum unum considero, om nes fam e u idebo pereuntes. Si unum
tradam, quibus oculis u idebo ceteros de m ea inpietate suspectos,
ne alios quoque uendam? Quo pu dore regred iar domum , qu om o­
do intrabo, quo habitabo affectu, qui m ihi abnegaui filium, quem
non m orbus absumpsit, non m ors abstulit? Qua conscientia consi­
derabo m ensam m eam , quam sicut nouella oliuarum in circuitu
tot filii u estieb a n tc?».

25. Haec pauper te praesente deplorat, et tibi auaritia aur
obstruit nec mens tua facti m iserabilis h orrore mollitur. Totus
populus ingem escit, et solus, diues, non flecteris nec audis scriptu­
ram dicentem : Perde pecuniam prop ter fratrem et amicum, et non
abscondas eam sub lapide in m ortem d. Et quia non audis, ideo
exclam at Ecclesiastes dicens: E st languor malus, quem uidi sub
sole, diuitias custodiri in m alum possidentis ease. Sed fortasse
redeas domum , cum uxore conferas, illa te hortetur ut redimas
uenundatum. Im m o magis hortabitur, ut m undum m uliebrem
conferas, unde potes uel paruo pauperem liberare. Illa tibi inpo-
net sumptuum necessitatem, ut gem m a bibat, in ostro dorm iat,
in argentea sponda recumbat, auro oneret manus, ceruicem m on i­
libus.

c Cf. Ps 127 (128), 3.
dE ccli 29, 10 (13).
« Eccle 5, 12.

NABOTH, 5, 23-25 149

no di che m angiare. Anche Giuseppe, dopo essere stato venduto
com e schiavo, forn i il cib o agli stessi fratelli e al padre. Il figlio
mi risponderà: "M a non fu suo padre a venderlo, che anzi lo
pianse com e perduto, e in seguito lo stesso Giuseppe fu asservito
ad un ricco e con difficoltà potè riotten ere la libertà. Poi la sua
stirpe fu asservita alle ricchezze d ’Egitto p er lungo tem po. Insom-
ma, padre, vendim i, ma ad una condizione, che non siano i ricchi
a com p rarm i” ».
24. «S o n o perplesso, lo confesso, m a cosa p otrei fare? N on
ven derò nessuno. Ma, m entre m i preoccupo d i uno, ved rò m orire
di fam e tutti. Se cederò uno dei m iei figli, con quali occhi potrò
guardare gli altri sospettosi che io sia senza pietà e che possa
vendere anche gli altri? Con quale senso della dignità torn erò a
casa, com e vi entrerò, con quale stato d'anim o l’abiterò, io che
m i sono privato di un figlio, che la m alattia non ha portato via,
la m orte non ha strappato? Con quale coscienza osserverò la mia
mensa, che tanti figli ornavano com e germ ogli d ’ulivo disposti
attorn o?».
25. Questi sono i lam enti che il p o vero fa alla tua presenza,
o ricco, m entre l’avidità ti rende sordo e il tuo cuore non si
intenerisce per un fatto m iserevole che suscita orrore. Tutto il
p o p o lo gem e; tu solo, o ricco, non ti pieghi, né odi la Scrittura
che dice: Perdi il tuo denaro per il fratello e l ’amico, e non nascon­
derlo sotto una pietra per tua rovina 15. E poiché sei sordo, l’Eccle-
siaste grida dicendo: C'è una malattia, l ’ho vista sotto il sole, le
ricchezze riposte p e r la rovina di chi le possiede 16. M a forse, tornato
a casa, parlerai con tua m oglie ed ella ti esorterà a riscattare il
fig lio venduto. No, anzi ti esorterà a regalarle gli ornam enti
fe m m in ili17, con una piccola parte dei quali potresti liberare il
povero. P rop rio lei ti costringerà a fare spese, per bere in coppe
ornate di gem m e, per dorm ire su porp ora 18, per sdraiarsi su
divani d ’argento 19, per coprirsi le m ani d ’oro, il collo di m onili.

15 in m o rte m : non è felice traduzione, in relazione al contesto, di tig àiniXeiav.
La Vulgata più esattamente ha in p erd ition em . L'espressione (eì? anuXeiav/m
p erd itio n em ) indica la rovina cui è destinato il denaro nascosto sotto una pietra,
p er corrosione o altra causa. M a giustamente, credo, M.G. M ara ha tradotto «a
tua rovina», riferendo «ro v in a » non al denaro, m a al suo possessore. La lezione
in m ortem sem bra aver indotto A m brogio a intendere proprio tale significato, e
la conferm a di questa interpretazione è nella seguente citazione (Eccle 5, 12), che
si chiude con il m edesim o concetto (in m a lu m possidentis eas).
16 Cf. B a s il io , PG 31, 300 A.
17 m u n d u m m u lie b re m : cf. TERTULLIANO, cult. fem. 1, 4, 2 cu ltu m dicim us, quem
m u n d u m m u lieb rem uocant, ornatum , quem im m u n d u m m u lieb rem co n u e n it dici',
Digest. 34, 2, 25 (MOMMSEN-KRUEGER) m undus m u lieris (m u lieb ris H a l ) est, q u o
m u lie r m u n d io r jit: c o n tin e n tu r eo specula, matulae, unguenta, uasa unguentaria et
si qua sim ilia d ici possunt, u elu ti lauatio riscus.
18 Cf. V ir g il io , georg. 2, 506 ut gem m a bibat et S a rria no d orm ia t ostro.
19 OVIDIO, fast. 2, 345 spondaque sibi p ro p io re recum bit.

150 DE NABVTHAE, 5, 26 - 6, 27

26. Delectantur et conpedibus m ulieres, dum m odo auro
gentur. N on putant onera esse, si pretiosa sint, non existimant
uincula esse, si in his thensaurus coruscet. Delectant et uulnera,
ut aurum auribus inseratur et m argaritae pendeant. H abent et
gem m ae pondera sua, habent et uestes sua frigora. Sudatur in
gem m is, algetur in sericis: tam en pretia iuuant et quae natura
auersatur com m endat auaritia. Zm aragdos et hyacinthos beryl-
lum achaten topazion amethystum iaspin sardium summo quae­
runt furore. Vel si dim idium patrim onii petatur, non parcunt
dispendio, dum indulgent cupiditati. N on abnuo gratum quendam
lapidum istorum esse fulgorem , sed tam en lapidum. Et ipsi adm o­
nent contra naturam expoliti, ut saxorum depon eren t asperita­
tem, rigorem magis m entis esse expoliendum .

6. 27. Quis artifex unum diem uitae hom inis potuit adiun
re? Quem diuitiae ab inferis redem erunt? Cuius aegritudinem
pecunia mitigauit? N on in abundantia inquit uita e iu s a. Et alibi:
N ih il prosunt thensauri iniustis, iustitia autem liberat a m orte b.
M erito clam at Dauid: Diuitiae si fluant, nolite c o r adponere c. Quid
enim m ihi prosunt, si m e a m orte liberare non possunt? Quid
m ihi prosunt, si m ecum post m ortem esse non possunt? H ic
adquiruntur, hic relinquuntur. Som nium igitur loquimur, non pa­
trim onium . Vnde bene ait idem propheta de diuitibus: D orm ieru nt
som num suum et n ih il inuenerunt omnes u iri diuitiarum in manibus
suis d, hoc est: nihil inuenerunt operibus suis diuites, qui nihil
pauperi contulerunt. Nullius iuuerunt inopiam , nihil ad utilitatem
suam proficiens rep p erire potuerunt.

6. a Lc 12, 15.
b Prou 10, 2.
c Ps 61 (62), 11.
d Ps 75 (76), 6.

NABOTH, 5, 26 - 6, 27 151

26. A lle donne piacciono anche le catene ai p ie d i20, purc
siano d’oro 21. N on pensano che siano di peso se sono preziose,
che siano d ’im paccio, se in esse risplende un tesoro. G odono
anche per le ferite, grazie alle quali possono m ettere agli orecchi
o ro e appendervi perle. L e gem m e hanno il loro peso, le vesti
non riparano dal freddo. Si suda sotto il peso d elle gem m e, si
gela nelle vesti di seta: tuttavia ciò che costa m olto piace 22 e ciò
che la natura aborrisce, l'avarizia lo raccomanda. Con grande
passione cercano sm eraldi, giacinti, berilli, agate, topazi, ametiste,
diaspri, sardoniche 23. Anche se costa m ezzo patrim onio, non bada­
no a spese, volen d o soddisfare la p rop ria brama. N on nego che
queste pietre abbiano un certo piacevole splendore, ma si tratta
sem pre di pietre. P rop rio esse, levigate contro la lo ro natura,
perché perdano la ruvidezza dei sassi, ricordano che bisognerebbe
piuttosto levigare la rozzezza della mente.
6 . 27. Quale ingegno ha potuto aggiungere un giorno
vita dell'u om o? *. Le ricchezze hanno m ai riscattato qualcuno
dagli inferi? Il denaro è stato un rim ed io p er la m alattia di
qualcuno? La sua vita — dice — non dipende dall’abbondanza. E
altrove: In alcun m odo i tesori giovano agli ingiusti, la giustizia
invece libera dalla morte. Giustam ente Davide grida: Se le ricchezze
abbondano, non riponetevi il vostro c u o r e 2. Infatti a che m i servo­
no, se non possono liberarm i dalla m orte? A che mi servono, se
non posso tenerle con m e d o p o la m orte? Qui si acquistano, qui
si lasciano. Perciò noi parliam o di un sogno, non di un patrim onio.
Perciò bene ha d etto lo stesso profeta dei ricchi: H anno d orm ito
il lo ro sonno e nulla si sono trovati in mano tutti questi uom in i
ricchi. C ioè: i ricchi non hanno ottenuto nulla con le loro opere,
essi che nulla hanno offerto al povero. N on hanno alleviato la
povertà di alcuno, nulla hanno potuto trovare che fosse di loro
utilità.

201 com pedes erano catene che legavano i piedi di schiavi o prigionieri, ma
lo stesso termine poteva indicare anche catenelle o anelli ornamentali che le
donne portavano al di sopra della caviglia (cf. P l in io , hist. nat. 23, 54, 2; P e t r o n io ,
sat. 67).
21 Cf. B a s i u o , PG 31, 289 B xoupouoT, Y“ P a i (piXóxpoua-oi. SeSepivai xaù; x ^ o i t é -
Sai?, pióvov Éàv xpuo'òq ó Seapiùv auTa? fj.
22 V. T a n d o i , recensione cit., «A tene e R om a», 25 (1980), p. 94, segnala che
l’espressione tamen pretia iu u an t sintetizza G io v e n a l e , sat. 11, 16 magis illa iuuant,
quae p lu ris em untur.
23 Cf. B a s il io , P G 31, 297 B . S u l lu sso d e lle vesti, d ei p ro fu m i e d ei gioielli si
v e d a H el. 10, 36 (supra); Tob. 5, 17.19; 6, 23 (infra)-, exp. Lue. 5, 107 (C S E L 32, 4, p.
225, 22 ss.); 8, 14 (p. 398, 7); u irg in it. 12, 68 (C a z z a n ig a , p. 31, 19 ss.); uirgin ib. 1, 9,
55 (C a z z a n ig a , p. 29); exhort. uirg. 2, 9 (P L 16, 534); uid. 4, 28 (P L 16, 255); paenit.
2, 9, 88 (C S E L 73, p. 198); Cain et Ab. 1, 4, 14 (C S E L 32, 1, p. 350, 7 s.).
6.1 M . M c G u ir e , ad loc., rin v ia a M t 6, 27 quis autem uestrum cogitans po
adicere ad staturam suam cu b itu m u nu m ? M a p iù g iu stam en te H . D r e s s l e r , A note
o n thè 'De Nabuthae'..., p. 311, s e g n a la il p a ra lle lis m o c on B a s il io , P G 31, 297 B tu;
xaXXiomoTTiq n ia v -ripipav T)5vivf|ìhi t<J> (ÌUjj itpootteivai; twoc; ÉtpEiaaTO d àv c ra x ; Sia
tòv uXoOtov;
2 Cf. B a s il io , PG 31, 269 D: vi troviam o la stessa citazione.

152 DE NABVTHAE, 6, 28-29

28. Ipsum nom en considera. Ditem dicunt gentiles inferi
praesulem, arbitrum mortis. D item appellant et diuitem , quod
nisi m ortem diues inferre non nouerit, cui regnum de mortuis,
cui sedes inferna sint. Quid est enim diues nisi inexplebilis quidam
gurges diuitiarum, inexplebilis auri fam es aut sitis? Quo plus
hauserit, plus inardescit. Q ui d iligit inquit argentum non satiabitur
argento e, et infra: E t quidem hoc pessimus languor; sicut enim fuit,
ita et abiit, et abundantia eius laborat in uentum. E t quidem omnes
dies eius in tenebris et luctu et iracundia multa et languore et ira f,
ut tolera b ilior sit condicio seruulorum; illi enim hom inibus ser-
uiunt, iste peccato; qu i enim facit peccatum seruus est peccati b.
S em per in laqueis, sem per in uinculis, numquam liber a conpedi-
bus, quia sem per in criminibus. Quam m isera seruitus seruire
peccatis!

29. N aturae ipsius nescit munia nec som ni ipsius uices nouit
aut cibi fungitur suauitate, cuius nullum est inmune seruitium;
dulcis enim somnus serui, et si m odicum et si m ultum edat, et
satiato diuitiis non est qu i sinat eum dorm ire h. Denique euangelico
utamur exem plo, ut probem us diuitem dorm ire non posse. Excitat
eum cupiditas, exagitat cura peruigil aliena rapiendi, torquet
inuidia, m ora uexat, sterilitas prouentuum infecunda perturbat,
sollicitat abundantia. Vnde illi diuiti, cuius possessio uberes fruc­
tus adtulit, qui cogitauit intra se dicens: Q uid faciam, quod non
habeo quo congregem fructus meos? E t dixit: H o c faciam, destruam
horrea et m aiora faciam, et illo congregabo om nia quae nata sunt
m ih i et dicam animae meae: Anima, habes m ulta bona in annos
m ultos posita: requiesce, manduca, bibe, epulare', respondit deus:
Stulte, hac nocte anim am tuam repetunt a te; quae autem parasti
cuius erunt? '. N e ipse quidem deus eum dorm ire perm ittit. In ter­
pellat cogitantem , excitat dorm ientem .

e Eccle 5, 9.
f Eccle 5, 15 s.
g Io 8, 34.
h Eccle 5, 11.
i Lc 12, 17-19.
I Lc 12, 20.

29, 4 sq. denique usque posse exclusit Sch. (cf. quae ad loc. notaui).

l’arbitro della m orte.. ut apud G raecos IIXoutojv. I pagani chiam ano Dis il dio d egli inferi. che è form a sincopata di diues. e più oltre: Anche questa è una pessima malattia: cosi com e è venuto. 3 II ragionam ento di A m brogio si basa su una giusta considerazione lessicale: la parola dis. e cosi sia i greci che i latini denom ina­ vano il dio degli inferi com e 'ricco'. e le sue ricchezze sono fatica sprecata. lo torm enta l’invidia. L o desta la cupidigia. una fam e o sete insaziabile di o r o ? 4. è servita per tradurre in latino nXoutiov che veniva collegato con tcXoOto?. C ic e ro n e . deor. bevi. 4 V i r g i li o . lo sveglia quando dorm e. infatti dolce è il sonno dello schiavo. L o in terpel­ la m entre pensa. sono da considerare copie di U. 57 a u ri sacra fames. hai m olti beni riposti per m olti anni: riposa. lo sconvolge la scarsa produzione di messi. perché ch i pecca è schiavo del peccato. Gli sono sconosciuti i d o veri che la stessa natura im pone: non conosce l'avvicendarsi del sonno né prova il piacere del cibo di cui nessuno schiavo 5 è privato. q u i diues. e seguito a sua volta dalla Mara. ove m ancano anche le parole n on posse. Quanto più beve tanto più arde: Chi ama l ’argento — dice — non si sazia d’argento. lo eccita l’abbondanza. se n e andato. E trascorre tutti i suoi g io rn i nel buio. mai lib ero dai ceppi. 28-29 153 28. Infatti che cosa è il ricco se non un vortice insaziabile di ricchezze. 265 A e 273 A. dal m om ento che non ho ove ammassare i m iei raccolti? E disse: Farò cosi. ut probem us diuitem d orm ire n on posse e l’ha posta in apparato. nel dolore. e i beni che hai accum ulato di chi sara nno?8. 8 Cf. . 2. Si consideri la parola stessa. ut probem us diuitem d o rm ire ) — altri due codici. banchetta1. P G 31. perché non mi pare vi siano difficoltà per ritenerla autentica e la tradizione manoscritta è presso­ ché unanime nell'attestarla. 5 seru itiu m : è qui usato in senso metonimico. infatti quelli sono schiavi degli uom ini. a lui Dio rispose: Stolto. in grande rabbia. Che m isera­ bile schiavitù essere prigion ieri dei peccati! 29. ibid. nat. Cinque codici sem brerebbero distinguersi. 66 d iti patri. 6 Schenkl. lo tiene in agitazione un’insonne ansia di impossessarsi dei beni altrui. L’ho reinserita. NABOTH.. Cf. i cui possedi­ m enti avevano p rod otto un abbondante raccolto. 261 C e 273 A. Perciò a quel ricco. distruggerò i granai e ne farò di p iù grandi e vi ammasserò tutto ciò che la terra m i ha prodotto e dirò a ll’anima mia: Anima. a tal punto che è più sopportabile la condizione degli schiavi. perché sem pre stretto nelle pastoie del delitto. seguendo i precedenti editori. ha escluso dal testo l'espressione denique eu an gelico u tam ur exem plo. lui che risiede n ell’inferno. lui che regna sui m orti. 3. 7 II medesim o luogo evangelico è citato in B a s il io . ma tre di questi C B ’U (quest’ultimo indicato con A gotica da Schenkl) conservano le due parole finali ( non posse) — il che è chiaro indizio della caduta per omoteleuto delle parole precedenti (denique eu an gelico u tam ur exem plo. mangia. che mangi p o co o molto. Del resto potrem m o ricorrere all’attestazione del Vangelo p er dim ostrare che il ricco non riesce a dorm ire 6. perché il ricco è capace solo di dare la m orte. 6. Dio stesso non gli consente di dorm ire. Aen. lo infastidisce l’attesa. È sem pre in lacci. sem pre in catene.. costui del peccato. nella malattia e n e ll’ira. che pensò e disse dentro di sé: Che farò.. Chiamano dis anche il ricco 3. questa notte ti sarà chiesta la tua anima. ma a c o lu i che è pieno di ricchezze non è consentito in alcun m odo di dorm ire.

Quid faciam inquit quod non habeo? Clamat se diues non habere: paupertatis hic serm o est. sed quibus cibis. scrutatur hospitium. destruam horrea.7. 6. H abet ille unde excuset aerumnam. rum puntur uetusta horrea m sibus nouis. qui excludunt esurientem . Victa est spes auari. quibus deus totum repleu it cam po­ rum ambitum. nihil inuenit ad usum alimenti. ueniant inopes. Et dixit: H oc faciam. N onne haec pauperis uox est. 32. Beatus qui de abundantia periclitatur? Im m o m iserior iste fecunditatibus suis quam pauper. de inopia queritu r abundans fructibus. Cui congrego? Dum increm enta pretioru m aucupor. arripit gla­ dium. plus natum est. explorat uenenum. Quantas anni superioris frum ento potui animas paupe- 30. Quid faciam? inquit. quae sine custode nascuntur et abundant?». habet certe iniuriam. si habeam q u om od o possim uitam hanc sustinere. quibus subsidiis? 31. cui periculum de egestate est. Ait: Quid faciam? Vnde m ihi alimenta. non habentis subsi­ dia uiuendi? Egens om nium huc atque illuc respicit. N o n habeo inquit quo congregem fructus. qui de abundantia sollicitatur et in ubertate fructuum uocem egentis em ittit. Destruam parietes. quaerit m ortis conpendia et tolera b iliora abeundi supplicia rimatur. Putares illum dicere: non habeo fructus. . si possit uiuendi substantiam repperire. unde uiuendum est mihi. uacua omnia. « Minus habui et frustra seruaui. cui deus facit abundare quod largiar? Vt quid repagulis portarum claudam frumenta.) P B V M ara obeundi R (post corr. Putes adhuc illum dicere: «A p e ria m horrea. unde uestitus? V olo uiuere. Sed nec ipse se quietum esse patitur. 7. repleant sinus suos. 30 . 33 30. ingrediantur qui tolerare fam em non queunt. Aspicit nuda omnia. 33. non habet culpam : iste non habet quem praeter se arguat. amisi usum ben e­ ficiorum . intrent pauperes. Considerat nihil m ise­ rius quam fam e confici et cibi indigentia m ori.) Sch. Vt quid ego abscon­ dam.154 DE NABVTHAE. ignis adolet. 7 abeundi R ( ante c o rr. Et inter haec dubius quid eligat dicit: Q uid faciam? Deinde uitae huius suauitate reuocatus cupit reuocare sententiam. suspendit laqueum.

se g n a la V ir g il io . Ma neppure lui sa stare in pace. fruga la casa. 12 sinu s : u n a sp ecie d i tasca che a ll’o c c o rre n z a si fo rm a v a rip ie g a n d o il le m b o d e lla to ga (o d e lla tunica). 33 155 30. Che farò? — dice. accende il fuoco. 7. 11 Cf. ne sono nate più di quanto sperassi.. che nasce abbondante senza che alcuno lo co ltivi? ». 1. exube­ ra ntium sibi fru ctu m receptacula praeparabat. 33. afferra la spada. incerto su che cosa scegliere fra questi strumenti. 6 fru gibu s rupta congestis horrea: A m b r o g io . p. deve sopportare una condizione evidentem ente ingiusta.7.oux toiq itsvojjivoiq òSupETCu. 265 A. Avresti credu to che egli dicesse: non ho raccolti di cui vivere. P G 31. q u i se his n escit u suru m : sicut ille q u i cu m repleta horrea n ouis messibus rum perentur. 6. n ó fev xpo<poa. È fortunato chi è in p ericolo a m otivo dell'abbondanza? Al contrario è più disgraziato costui a causa della sua ricchezza che il povero. Per chi le raccolgo? M en tre cerco di scoprire se i prezzi aumenta- 9 Cf. entrino i poveri. purché possa trovare i m ezzi p er vivere. Dice: Che farò? D ove tro verò cibo. tutto vuoto. P G 31. dove le vesti? V oglio vivere.. dal m om ento che Dio m i dà in abbondanza quello che dono? Perché sbarrare le porte e chiudere il frum ento 13 che Dio ha volu to ricoprisse tutta l’estensione dei campi. E disse: Farò cosi. B a s il io . distruggerò i granai.». Perché nascondere. 122 (C S E L 32. purché abbia la possibilità di sostentare questa vita. 10putes adhuc: p e r in te n d e re l’a v v e rb io adhuc b is o g n a te n e r p re se n te che qu esta e sp re ssio n e rip r e n d e q u e lla sim ile d e l p a r a g ra fo p re c e d e n te putares. A bbatterò i muri che chiudono fuori l'affam ato. S id o n io A p o l l in a r e . 264 B òp. lui che si agita per l’abbondanza e nella ricchezza del raccolto si lamenta com e un indigente 9. C rederesti anco­ ra 10 che egli d ic a 11: «A p r ir ò i granai. vu ole ritirare la decisione. i vecchi gra scoppiano a lla r r iv o delle nuove m e s s i1. entrino quelli che non possono sopportare la fame. E. 32. 11-14) frustra en im congregat opes. Pensa che nulla vi sia di più m iserevole che essere consum ato dalla fame e m orire p er mancanza di cibo. Vede tutto spoglio. itófev È\iSu|_iaTa.1 M c G u ir e . exp. appende il laccio. vengano i m iseri. ad loc. dice: Che farò? Poi richiam ato dalla dolcezza di questa vita. il quale è in p ericolo a m otivo d e ll’indigenza. di cui non ha colpa: il ricco invece non ha da rim p roverare se non se stesso. cerca scorciatoie verso la m orte e cerca un m odo non tro p p o d o loroso per andarsene. Il p o vero può giustificare gli stenti. 4. riem piano i lo ro s e n i12. si lam enta della indigenza colui che abbonda di raccolti. 13 Cf. 265 A. non trova nulla da mangiare. 7. ibid. ma con quale cibo.. N on ho — dice — ove ammassare i raccolti. esamina il veleno. 49 illiu s im mensae ru per h orrea messes'. Lu e. 334. 30 . georg. 1. NABOTH. H oùxì t<xuti]v ttjv q>a>vT)v x aì ò Sià o~t£voxi*)poup. La speranza d e ll’avaro è stata superata. con quali m ezzi? 31. Che farò — dice — dal m om ento che non ho? Il ricco grida dicendo che non ha: questo è un discorso di povertà. « T i noiticru). N on è questa la vo ce del p o vero che non ha di che sostentarsi? Colui che manca di tutto guarda qua e là. .evoq. « M i sono mancate e inutilm ente le ho conservate. c u i congregaret ignarus. 7. B a s il io .

habes m ulta bona. a Cf. Im ita b or sanctum Ioseph a huma­ nitatis praedicatione. Destruit sua diues. 56. cum de m alis bona facere debeatis? Scriptum est enim : Facite uobis ami­ cos de m am m ona in iqu ita tis c. N escit auarus bona nisi ea quae quaestuosa sunt nom inare. 5. Ei ergo qui uti sciat bona sunt. dum uilitatem alim oniae calculatur. sed ais: Destruam horrea. 36. dedit pauperibus. H orrea iniquitatis receptacula. Infelix. qui nescit aeterna. clam abo uoce magna: Venite. V ) cet. c Lc 16. quae non num m o aestimantur. E t m aiora inquit faciam. Fecunditas enim uniuersorum est. P e i q u i (u e r o p o st ei add. a quibus nullus pauper onustus reuertit. om nium debet esse fertilitas». sterilitas soli auaro est quaestuosa. Quid hoc melius? Bona sunt. 7. pauperes. Tu uero non hoc dicis. ut bona dicantur quae sunt pecuniaria. edite panes meos b. Gen 41. Et addidit: Illo congregabo om nia quae nata sunt m ih i et dicam animae meae: Anim a mea.156 DE NABVTHAE. des­ truit horrea. iustitia eius manet in a etern u m d. Dum liberalitatis gratiam refugis. sed grada. 5 q u i ait. in quo tibi d ebitorem deum quadam pietatis faeneratio- 7. qui uti nesciat recte mala. D electatur magis en orm itate pretioru m quam abundantia copiarum et mauult habere quod solus quam quod cum om nibus uendat. Cur ergo de bonis facitis mala. M ara . quod pro sumptu aedificationis inpendis. Habes inquit multa bona. 9. quia sapienter aedificare non nouit. Soli sibi partus terrarum uindicat. . 9. Sed adquiesco ei. non quo ipse uti uelit. ne supra horrea redundans transfundatur in paupe­ res et boni alicuius occasio indigentibus adquiratur. Recte destruis ea. Recte destruit. 34. Dispersit. ne superfluat cumulus frum entorum . qui non nouit sua frum enta diuidere. non pietatis subsidia. expandite grem ium . Conficitur auarus sem per ubertate prouentuum. 36. b Prou 9. damna aedificationis exsoluis. uel id dispensato paupe­ ribus. Fecundi­ tas diuitis totius orbis abundantia. 35. dP s 111 (112). 33-36 rum reseruare? H aec m e magis delectarent pretia. sed aliis denegare. V ide tim entem . suscipite frumentum. sed claudere. si pauperi largiaris.

35. 1 Ponendo la virgola dopo abundantia — Schenkl l'ha posta dopo diuitis — propon go una diversa interpretazione del passo. ho perdu to l’abitudine di fare elargizioni. analogam ente M cG uire e Huhn. perché non sa ed ificare saggiam ente 6. ibid. » Cf. A llora perché trasform ate le cose buone in cattive. 33-36 157 no. perché da essi nessun p o vero è tornato carico 4. xr)puY[xa- Ti. m a lo ha chiuso.ai. Il ricco rivendica per sé soltanto i p rod otti della terra. la sua giustizia rimane p e r sempre 9. 7. P G 31. 264 C. m a dici: Distruggerò i granai. cpiXav&pwruac. 6 Cf. PG 31. hai m olti beni. ibid. 232-241. Quante vite di poveri avrei potuto salvare l’anno scorso con il grano? M i a vreb bero fatto felice di più questi va lori che non hanno un prezzo in denaro. L’avaro è sem pre rovin ato dall’abbondanza dei prodotti. yxoSoy. pp. Ne farò di p iù grandi — dice. B a s ilio . L’abbondanza del ricco deve essere ricchezza di tutto il m ondo. Che siano da chiam are beni quelli che sono con vertib ili in denaro.. deve essere fertilità di tutti». Ttt Tap. Ha distribuito. m a p er negarli agli altri.TjacK.. xaTatncanTE raìq écujtoù yzpaiv. Dunque. a xaxùx. -uòv ’luxrricp xtjj tt|<. 284 B. E aggiunse: Vi ammasserò tutti i m iei prodotti e dirò a ll’a nima m ia: Anim a mia. B a s il io . ha dato ai poveri. mangiate il m io pane. 7 Queste riflessioni lasciano trasparire una situazione caratterizzata da difficol­ tà economiche e da carestie negli anni 389-390 (quando pressappoco fu definitiva­ mente redatta quest’opera). BASILIO. 265 A (j. non sussidi di pietà. L’avaro non sa definire beni se non quelli che producono ricchezza. tem e che il m ucchio di granaglie trabocchi. non perché lui li voglia usare. 4 Cf. P G 31.ue x à aiToSoxEìa. cf. H ai m olti beni — dice.i£Ìa tt|<. benessere di t u t ti3». . La Mara. la ricchezza del m ondo intero.T|0'0 [ji. Che cosa m eglio di cosi? Sono cose buone se le dai 2 Cf. poveri. I granai sono depositi di iniquità 5.uxov.cp&ÉY^oiJm (pwvTjv p. Im ite rò il santo Giuseppe annunciando solidarietà. NABOTH.. per chi non le sa usare sono giustam ente cose cattive. che effon den dosi al di sopra dei granai si riversi sui p o veri e i bisognosi colgano l’occasione p er ricavarne qualche ben eficio 8. aprite il grem bo. prendete il grano. 34. Infatti una ricca produzione è un bene per tutti. perché p reved e un deprezzam ento del cibo. Fa bene a distruggere. 5 Cf. Fai bene a distruggerli. 273 B X.EYttXóiJ. 36. griderò a gran voce 2: Venite. ibid. C r a c c o R u g g in i . distribuisci ai p o veri alm eno quello che spendi p er la costruzione! E viti la gioia della liberalità e paghi le spese della costruzione. àSixiat. lui che non ha saputo d ivid ere il suo grano.. M a io accetto la sua opinione. la carestia è vantaggiosa solo p er l’avaro. per chi le sa usare sono cose buone. o&em où5elq ànf\kdé tote tuxióv. seguendo la punteggiatu­ ra di Schenkl ha inteso: « l ’aum entato benessere del ricco. m entre d o vre­ ste cam biare le cose cattive in buone? Infatti sta scritto: Fatevi degli am ici con il denaro d'iniquità. ma in grazia.. A m b ro g io d i fronte. distrugge i granai. Però tu non parli cosi. 1 Cf. lui che non conosce i beni eterni. Si rallegra più per i prezzi a ltis sim i7 che p er l’abbondanza dei beni e preferisce avere ciò che solo lui può ven dere piuttosto che ven dere insiem e con tutti gli altri. Sventurato!.. Il ricco distrugge i suoi beni.i(j. Osservatelo.

m isericordia autem incursum m ortis excludit? Adsi- stunt iam qui reposcant anim am tuam. quid uereris? Tua te uoce conuen Habes m ulta bona in annos m ultos posita h. habes apothecas uiduarum dom os. 19. Io b 29. Inclu de ea in cord e pauperum. H abes unde facias. 36 . si dispertireris aliis. quae fecunditas futura non des­ truat. habes fecunditatem publicam : quid destruis horrea? O stendo tibi. sere quod tibi prosit. ut sis panis pauperum . 15. im m o et tibi adimis. ubi m elius tua frum enta custodias. oculos caecorum f. quo excusationem habere non possis: tu u ero quod p er te m ultis nasci uoluit tibi soli reseruas. quanto magis m iseri­ cordiae rem u neratio red det m ultiplicatiora quae dederis! 8. ut aut uincat aut condem n et auaritiam tuam. magis enim seruares tibi. B ona satio in cord e uiduarum n. Dat enim tibi fecunditatem deus. quae m a­ neant in aeternum. 38. Mt 6. ut fures tibi ea auferre non possint. 8. si aperias horrea iustitiae tuae. B ona sunt. 20. a Lc 12. N octe anim a auari reposcitur: a tenebris incipit et in tenebris perseue- « Cf. uita egentium e. ‘ Cf. 12. n Cf. . ubi ea nullus curculio consum at nulla corru m pat uetustas. Io b 29. si tibi plus natum fu erit anno sequenti? Iteru m ergo et illa destrues quae nunc facere paras et m aiora facies. B ene ait nocte. ut dicatur tibi: E x ore infantium et lactantium perfecisti laudem Istae sunt apothecae. ista horrea. Eccli 34. N am quid iterum fiacias. tu adhuc tem pora tibi uiuendi longa metaris? Stulte. H a­ bes apothecas inopum sinus. 8 Cf. ubi bene saepias. mOs 10. hLc 12. Esto spiritalis agricola. bonorum enim fructus m unerum in eos ipsos qui contulerint reuertuntur et gratia liberalitatis in auctorem redit. 20. Deinde. 7. Ps 67 (68). potes et tibi et aliis abundare. 6. 3. hom o. habes apothecas ora infantium. I Ps 8.158 DE NABVTHAE. 38 ne constituas. orbatorum infantium pater 37. et tu adhuc differs operum fructus tuorum. hac nocte anim am tuam repetunt a te a. 25. f Cf.8. 13. Si terra tibi fructus reddit uberiores quam acceperit. nescis quia terrae partum praeu dies mortis. Denique scrip­ tum est: Seminate uobis ad iu s titia m m.

8 . occhio dei ciechi. anzi anche tu te ne privi. 19. A. non sai che il giorn o della m preced e il raccolto della terra. la m isericordia invece allontana l’assalto della m orte? Sono già presenti c o lo ro che chiedono la tua anima e tu ancora rin vìi i frutti d elle tue opere. Di notte viene richiesta l'anim a d e ll’avaro: egli inizia dalle tenebre e persevera nelle 10 La citazione di Lc 12. Sono cose buone se apri i granai della tua giustizia. 8. Infatti che cosa farai di nuovo. se l'anno seguente avrai un raccolto ancor più abbondante? D em oli­ rai dunque di nuovo quei granai che ora ti appresti a costruire e ne farai di più g r a n d i12. che restano per sem pre. vita dei bisognosi. infatti lo conserveresti m eglio p er te. il tem po non le corrom p e 11. 38 159 al povero. perché dem olisci i granai? T i m ostro dove puoi m eglio custodire le tue granaglie. Lucas-Euan- gelium . ne hai in gran quantità per te e per gli altri. Se la terra ti restituisce frutti più copiosi di quelli che ha ricevu to in semi. JUu c h e r . questi i granai. se lo distribuissi agli altri. in m od o da essere pane dei poveri. questa notte ti richiede­ ranno l ’anima. Hai com e magazzini i seni dei poveri. ibid. Perciò sta scritto: Seminate p e r vo i a giustizia u . Sii un agricol­ tore spirituale. P G 31. hai com e m agazzini le case d elle vedove. Berlin 1954). Stolto. cosicché ti si possa dire: Dalla bocca dei bam bini e dei lattanti ti sei p rocu rato lode. com e se gli avessi concesso un prestito di pietà. se si fa eccezione per la parola posita. che l'abbondante produ­ zione futura non distruggerà. d o ve le puoi chiudere al sicuro. ibid. perché i frutti d elle buone op ere ritornano a quelli stessi che le hanno fatte e la grazia della generosità torna al suo auto­ re 13.1 Cf. ibid. Tu hai m olti beni riposti per m olti a n n i10. È detto bene: di notte. è stata notata da M cGuire. quanto più la ricom pensa per il tuo atto di m isericordia ti restituirà ancor più m oltiplicato quello che avrai d o n a to !15.. sem ina q u ello che ti è utile. hai un’abbondanza che è di tutti. 265 C. hai com e m agazzini le bocche dei bam bini.8. Chiudile nel cuore dei poveri. che i più omettono e qualcuno pone do po bona (cf. 13 Cf. NABOTH. Inoltre. o uom o. 273 BC. Infatti Dio ti dà l’abbondanza per vin cere o per condannare la tua avarizia. 29 e corrisponde al testo solitamente testimoniato nella Vetus Latina. 38. perché tu non abbia scuse: tu invece riservi esclusivam ente a te quello che D io ha volu to che nascesse tuo tram ite per m olti. tu preved i ancora di vivere p er lungo tem po? *. 273 C. non rilevata da Schenkl. d o ve il gorgoglion e non le consuma. 36 . ibid. Itala. Il testo è esattamente identico a quello citato in 6. B a s il io . 11 Cf. nel quale tu fai diventare Dio tuo debitore. 7. Questi sono i magazzini. padre di fanciulli orfani. . 14 Cf. 37. di m odo che i ladri non te le possano rubare.. 3. Tu hai ciò con cui puoi fare del bene. 273 C. ib id . 15 Cf. Una buona sem inagio­ ne nel cuore d elle vedove. di che hai pau Ti am m onisco con le tue stesse parole. 12 Cf.

38-40 rat. iusti autem fulgebunt sicut sol in regno patris s u ic. cum scriptum sit: Beati pauperes. argentum ponderas? Quanto m elius est liberalem esse dispensato­ rem quam sollicitum custodem ! Quantum tibi prodesset ad gra­ tiam m ultorum pupillorum patrem nom inari quam innum eros stateras in sacculo obsignatos habere! Pecunia etenim hic relin ­ quitur. e Lc 12. gratia nobiscum ad iudicem m eriti defertur. dies iusto. ut eum egere u ellet». 39. non exam inare iustitiam. Deinde non requiras quid unusquisque mereatur.. Auaro nox sem per est. R ecte dicitur stultus qui anim ae suae co rp oralia sub­ ministrat. sed de diuite scriptura dicit: Captans pretia frum enti maledictus erit e. sed necessitatibus subuenire. 26. 43. Recte arguitur stultitiae qui in m anducando et bibendo locarit spem suam. amen dico tib i: hodie m ecum eris in paradiso b. M isericord ia non de m eritis iudicare consueuit. notaui. Et id eo tem pus ei m ortis urgetur secundum quod dictum est ab ipsis qui gulae seruiunt: Manducemus et bibamus. N on de paupere. obsignatos] cf. Et id eo ei dicitur: Quae autem parasti cuius erunt? e.160 DE NABVTHAE. qu o­ niam ipsorum est regnum caelorum f. quia recondit quae cui seruet ignorat. 40. 3. g P ro u 11.. 8. . Sed fortasse dicas quod uulgo soletis dicere: «N o n d eb e­ mus donare ei cui deus ita m aledixit. innumeros. d Is 22. Sed non pauperes m aledicti. scriptum est enim : Beatus b Lc 23 43 c Eccli'27. 13. 5 sq. Quid cottid ie m etiris et numeras et obsignas? Quid aurum trutinas. Stultus autem sicut luna mutatur. iuuare pauperem . cras enim m oriem u r d. 11. f Mt 5. quae ad loc. 20. Mt 13. cui dicitur: Amen. 39.

conti e sigilli? Perché esamini l'oro. c~comipa<. B l o c h . stater). PG 31. M e il l e t . N on del povero. Lateinisches etym ologisches W òrterbuch. 265 C (dcótiei tcóo-Cjj npò? 8ó^av XuovcsXÉffTEpov. 9.B. questo duplice em endam ento in luogo delle lezioni tradite innum eras e obsignatas. p. osserva che tali form e po trebbero essere state introdotte da un copista che abbia erroneam ente inteso stateras com e accusativo plurale di statera. pesi l’argento? Quanto è m eglio essere dispensatore gen ero­ so che custode preoccupato! Quale vantaggio in grazia ti p ortereb ­ be l’essere chiam ato padre di m olti orfani. s. cf. 39. la grazia la portia m o con noi di fron te a colui che giudica il m erito 3. 13. perché ripon e cose senza sapere p er chi le m ette da parte. aiutare il povero. ovviamente. in apparato. In secondo luogo bisogna tener conto che il passo del nostro Autore è traduzione letterale di B a s il io . Paris 1967. u. L o stolto invece è m utevole com e la luna.. Chi procura alla sua anim a beni che riguardano il co rp o è giusta­ m ente detto stolto. 126 s. obsignatos: Schenkl suggerisce in form a dubitativa. H eildelberg 19724. non vagliare quello che è giusto. . F o r c e l l in i . 38-40 161 tenebre. E r n o u t . seguendo il suggerim ento di Schenkl. 4 L’obiezione è attribuita all’opinione corrente. il quale pu r m antenendo nel testo innum eras e obsignatas. 8. Le xicon totius Latinitatis. H .J. iiupCwv ™u8(«)v TtoTÉpa TtpoouYopEUEffjtai. lì p-uptout. £xeiv oraTij- paq èv (JaXavTUj): si osservi la corrispondenza fra p. B asilio . poiché sta scritto: Beati i poveri. s. 3 Cf..upiou<. Torino 1975. sono segno della volontà divina. s. Ma forse dirai q u ello che com unem ente solete d ir e 4: «N o n dobbiam o dare a colui che D io ha m aledetto da vo lerlo m isero». 2 innum eros.. ma del ricco la Scrittura dice: Chi fa la caccia al prezzo del grano sarà maledetto. Innanzi tutto escluderei qui l’uso di statera per stater (cf. in I I co n flitto tra paganesim o e cristianesim o nel secolo IV . Per l’avaro è sem pre notte. fondata evidentemente sulla mentalità pagana (m a anche giudaica): le disgrazie. u.. ad loc. Dello stesso avviso M c G u ir e . quia statera iustitia est) ci attesta che egli aveva chiara la differenza semantica fra i due termini. stater). i giusti al contrario splenderanno com e il sole nel regno del Padre loro. H o creduto di dover correggere il testo. m a soccorrere alle necessità. a cura di A. perché di essi è il regno dei cieli. statera e A. 185. M a i p o veri non sono m aledetti. M o m ig l ia n o (trad. NABOTH. PG 31. W a l d e . e quindi anche la miseria di una persona. in verità ti d ico: oggi sarai con me in paradiso. pu r conoscendone la connessione etimologica (in proposito si vedano A. q u i statere soluitur. u. E poi non cercare quello che ciascuno merita. 40.. ritenendo. stateras accusativo plurale alla greca di stater (uraTrip). Giusta­ m ente è accusato di stoltezza colui che ha posto la sua speranza nel m angiare e nel bere. e in n um eros stateras. per due ragioni. H o f m a n n . al quale è detto: In verità. secondo q u ello che è stato d etto da quelli che sono schiavi della gola: M angiam o e beviamo. infatti sta scritto: Beato ch i fa attenzione al m isero e al povero. 1. p er il giusto è giorno. dall’inglese). C S E L 82. piuttosto che avere innu m erevoli m onete 2 sigillate nella borsa! Il denaro infatti lo lasciam o qui. 4. bonus autem census Christi. E perciò gli si dice: I beni che hai preparato di chi saranno? Perché ogni giorn o pesi. 265 D.A. La rinascita pagana in O ccidente alla fine del secolo IV . D ictio n n a ire é tim olog iq u e de la langue latine. E p erciò è affrettato p er lui il tem po della m orte. La m isericordia non suole giudicare dei m eriti. A. perché un passo dello stesso Am brogio (epist. p.. infatti dom ani m orirem o.

2. sicut illa dixit uiro suo Achab: Surge. ut spoliem . Tu tristis es. negatum praeterm ittas. . 43. utinam alienum non petas. 1 Prou 3. quam desideras. et ut possessio pauperis eripiatur. 40 . 43 qu i intellegit super egenum et pauperem h. Ergo cum habeas unde benefacias. Quid enim aliud in illa historia nisi diuitum auaritia describitur. quia uis mensuram considerare iustitiae. si de his delib et aliquam pauperibus portionem . i Cf. 7. E t erat scriptum in lib ro : Ieiunate ieiun iu m et constituite Nabuthae in principem p o p u li et constituite duos uiros filios iniquita- hps 40 (41). manduca panem et redi a te. quae est uanum profluuium. sed m ultiplex. Periculosa est de alterius salute dilatio. Ego tibi dabo uineam Nabuthae Israhe- litae. Quis est qui intellegit? Qui conpatitur ei. sed tem poru m plu rim o­ rum. qui cogn o­ scit quod et diuitem et pauperem fecit dominus. ne fo rte auaritia te et cras im pediat et prom issa fraudentur. quo­ dam profluu io uanitatis dicentem : E go tibi dabo a possessionem.162 DE NABVTHAE. 9. 11. quod om nia fluuii m odo rapiat et nulli usui profutura transducat? Haec est Iezabel non una. 8. qui aduertit consortem esse naturae. uita pulsabitur. qu i m orabantur cum Nabuthae. 42. ne differas dicens: Cras dabo '. non extorqueas. 28. ut alienum non eripias: ego habeo m ea iura. 41.9. habeo meas leges. 9. ne differas liberalitatem ? Vtinam adproperes rapinam. potest fie ri ut dum tu differs. non unius tem poris. Eccli 35. Sed quid dicam. qui scit quod sanctificet fructus suos >. ille moriatur. utinam quod concupieris. H aec om nibus dicit. non audias illam Iezabel. Magis ante m ortem praecurre. ne largiendi amittas copiam . Calumniabor. a 3 Reg 20 (21). E t scripsit libru m nom ine Achab et signauit anulo illius et m isit libru m ad seniores et ad liberos eos. quae est auaritia. excusatum patienter feras.

25 (1980). E nella lettera era scritto: Fate un digiuno e ponete Naboth a capo del p o p o lo 3 e scegliete due uom in i a lu i 5 Sul concetto di consors naturae si veda M .9. E scrisse una lettera a nom e di Achab e la sigillò con il suo sigillo e inviò la lettera agli anziani e a quei n o ta b ili2 che abitavano con Naboth. ed. in quanto questa lezione corrisponde al testo dei Settanta (xoùq èXeuMpouq roùg. 9. 9. ma di m olte epoche. invece della lezione tràdita dalla m aggior parte dei codici. 5. recensione cit. colui che riconosce che il Signore ha fatto sia il ricco che il povero. non rinviare la generosità? M agari non ti affrettassi alla rapina! N on estorcessi quello che hai desiderato! N on chiedessi l'altrui! Trascurassi quello che ti è stato negato! Sopportassi pazientem ente chi ti op pon e un rifiu to! Non ascoltassi quella Gezabele. M a che dico. liberos eos. sarà colpita la sua vita. 325-335 e particolarm ente p. Piuttosto arriva prim a della m orte. 80. come è noto. Non penso. Tu sei triste perché vuoi considerare la misura della giustizia per non rubare l'altrui: io ho i m iei diritti. quello muoia.. oì év rn TtóX. uirg. 42. P. 43. p. . NABOTH. dove si attribuisce al termine natura in questo luogo un valore filosofico. G ir o l a m o . p. Infatti che cos'altro c'è in quella storia se non la descri­ zione dell'avidità dei ricchi. 1 Com e già T a n d o i . che è un’inutile corrente 1 che tutto trascina via com e un fium e e trasporta cose non più utili a nulla? Questa è Gezabele. ho le m ie leggi. non unica. uana et uacua redundantia (cf. ib id . 93. «A tene e R om a». "Consors naturae” chez saint Ambroise. 30 (P L 16. non di una sola epoca.. colui che sa che santifica i suoi p rod otti se ne detrae una certa parte p er i poveri. che è l’avidità. 3 II significato di in p rin cip e m p o p u li lo si può intendere solo considerando l’espressione un calco sul greco dei Settanta. espressa in form a dubitativa nell'apparato da Schenkl. 11 Iezabel coha b ita trix siue est fluxu s u an um . Hebr. Io ti darò la vigna di Naboth Israelita. e perché la prop rietà del p o vero sia rapinata. perché l’avidità per caso non ti trattenga anche dom ani e le prom esse non siano mantenute.£i aùtoC. 42. può accadere che. com parendo senza alcun chiarimen può sorprendere chi non sia avvertito che in realtà si tratta dell’interpretazione del nom e di Gezabele. L a g a r d e . 40 . Costei dice a tutti. P o ir ie r . Tuttavia non è superfluo ricordare che la recensione origeniana negli hexapla ha. come avverte T a n d o i . 326.. p. 93.41. com e quella disse a suo m arito Achab: Alzati. pp.1 L’espressione p ro flu u iu m uanum . m entre tu rinvìi. 25 (1980). Perciò.. h o c en im sign ifi­ ca tu r u ocabulo. nom . p er non p erdere la possibilità di donare. quando si tratta di salvare gli altri. poiché hai di che fare il bene. sotto asterisco. È pericoloso il rinvio.. Qui. colui che riconosce che egli ha la m edesim a natura 5. dopo èXeudépouq. di leggere liberos (in ciu ita te) eius. «A tene e R om a». 8. interpr. recensione cit.).. ma m olteplice. che ritroviam o in exhort. 360 A ) nec ueniat uobis Iezabel.. 43 163 Chi è colui che fa attenzione? Colui che ha com passione di lui. Calunnierò p er spogliare. p. non rinviare dicendo: Darò domani. u a n u m illu d et saeculare p r o f l u u i u m . come generalm ente quando com m entava la Scrittura. escludo che si d e bba accogliere la proposta. mangia e ritorna in te stesso. che si d e bba dedurre che «A m b ro gio doveva avere dinanzi il testo dei Settanta» (ib id ). che. èv àpxn toO XaoO. 20 Iezabel fluxus sanguinis).. però. A m brogio aveva davanti agli occhi la versione latina preieronim iana (Vetus La tina ). dire com e con un flusso di vanità: Io ti darò la prop rietà che tu desideri.

et producite illu m et lapidate b. sed ut auferas. et deus exau­ diet te. S i uideris nudum. dissolue obligationes uiolentarum com m utationum . 9. coop eri et domesticos seminis tui non despicies. non ut aliquid largiaris pauperi. dimitte confractos in remissionem et om nem con ­ scriptionem iniquam disrumpe. cinerem etiam et cilic iu m substernas. si aliena non rapiant. renuntiant cibo.164 DE NABVTHAE. 12 cooperi R B V M a ra uesti P Sch. Tunc clamabis. adhuc te loquente dicet: E cce adsum a. Quam eu identer expressa est diuitum consuet Contristantur. 5-9. non ut conuiuii tui sumptus proficiat egenis. 3. 10. ego tibi recito dei legem : tu atram ento scribis. N o n tale ieiun iu m elegi. Sed dicit illis deus: N on hoc ieiun iu m elegi. Quid tibi uis cum libro et carta et signaculo et conscriptione et uinculo iuris? N on audisti? Solue om nem conligationem iniustitiae. Audis. 10. ut effec­ tum sceleris im petrare mereantur. 43 . sed ut crim en admittant. 45. et sanitas tua matura o rietu r et praecedet ante te iustitia et maiestas dei circum dabit te. a Is 58. dicit dominus. diues. 44. b Cf. ieiunant. Tu m ihi tabulas offers. non ut peccatum minuant. ego tibi spiritu dei b inscrip- b 3 Reg 20 (21). 45 tìs ex diuerso eius. Frange panem tuum esurienti et egenos non haben­ tes tectum induc in dom um tuam. 44. Ieiu- nas. non si flectas ut circu lu m collu m tuum. .10. sed ut spolium de egentibus adipiscaris. 2 C o r 3. Videas illos tunc conuenientes ad ecclesiam officiosos hum iles adsiduos. 7-10. ut falsum testim onium perhibeant aduersus eùm dicentes: Benedixit deum et regem. Tunc o rietu r tibi m atutinum lum en tuum. nec sic uocabitis ieiun iu m acceptum. quid dom inus deus dicat? Et tu ad eccle­ siam uenis. dissolue obligationes uiolentarum com m utationum . dim itte confractos in remissionem et om nem conscriptionem in i­ quam disrumpe. Sed solue om nem conligatio- nem iniustitiae.

e spesso pedantemente. Li puoi ved ere allora venire in chiesa zelanti umili perseveranti. Salom . in lib.10. 2. con il sigillo.). m a per facilitare il crim ine. sciogli g li obblighi derivanti da patti iniqui. con la scrittura e con la costrizione d elle leggi? N on hai udito? Spezza ogni laccio di iniquità. il corrispondente termine ebraico che in antifrasi significa «m aled ire». Se vedi uno che è nudo. 6 s. attraverso il greco T)ùX. non per d evo lv ere la spesa del tuo banchetto ai miseri. G io b 1. conducetelo fu o ri e lapidatelo. Che cosa vu oi ottenere con il registro. cop rilo e non disprezzare qu elli del tuo stesso sangue *. Naboth. dirà: E ccom i. praef. 2. ma non ci è dato di sapere. prim a che tu abbia fin ito di parlare.5). S arebbe certo interessante conoscere come A m brogio ha inteso l’espressione in p rin cip e m p op u li. se non rapinano i beni altrui.ÓYT)o.). 426 n ecn on etiam illa. rinunciano al cibo. IO. e textu G raeco). e D io ti esaudirà. Chr. 19: n o n solu m uerba singula..45 165 ostili. 9 . Ascolti. Dunque non c’è ragione per pensare ad una correzione di p rin cip e m in p rin cip es (T an do i. con la carta. A noi non resta altro che constatare che tale espressione è un calco su quella greca e quella greca ricalca a sua volta l'ebraico. doctr. . affinché testim onino con tro di lu i dicendo: Ha benedetto4 D io e il re. N o n è questo il digiuno che voglio. digiunano.5. Spezza il tuo pane a ll’affamato e accogli in casa tua i p overi senza tetto. H o ritenuto opportuno riprodurre anche in traduzione italiana il significato letterale in conform ità con la traduzione della stessa citazione ricorrente nel successivo § 46. A llora griderai. sciogli gli obblighi derivanti da patti imposti con la forza. la Vulgata ha in p rim os può trovarsi in una spiegazione data dal suo stesso autore.. doveva presiedere l’assemblea. nem meno se piegassi il c o llo com e un giunco e ti coricassi anche su cenere e sacco.4 3 . ma p er prendere. NABOTH. 34 (supra). q u i latine lo c u ti sunt. non è da escludere che egli non ab b ia potuto intenderla rettamente secondo il senso originale. rimanda lib eri g li oppressi e annulla ogni scrittura iniqua. né per sottintendere lo cu m accanto a p rin cip e m (ib id . quae im p e riti translatores m ale in lin gu a m nostram de G raeco serm one uerterant. Digiuni.. si quis consu etu dinem ueterum.11. 44. Ma Dio dice loro: N o n è questo il digiuno che ho voluto. ma per depredare gli indigenti. tenere uoluerit. E la ragione per cui. cosa dice il Signore? E tu vieni in chiesa non per dare qualcosa a chi è povero. nem meno cos i potrete chiam arlo digiuno accetto. 10. è citato anche in H el. ibid. «bestem m iare»: si tratta di un espediente del linguaggio biblico che consentiva di non scrivere parole conside­ rate indegne del testo sacro (cf. 45.1 Is 58. dove il senso è chiaro: « a capo del p o p o lo». io ti ram m ento gli oracoli dei profeti scritti con lo Spirito di Dio: tu m etti insiem e traduce letteralmente. quae o m n in o in lingu ae latinae usum. 4 Con benedixit è riprodotto. p er m eritare di otten ere la riuscita del delitto. P L 29. il testo greco. A llora sorgerà p e r te la tua luce mattutina e la tua salvezza sorgerà presto 2 e ti precederà la giustizia e la maestà di D io ti avvolgerà. in luogo di in p rin cip em . correxi. non p er rep rim ere il peccato. cioè. Con quale evidenza è stato descritto il m odo di dei ricchi! Son tristi. transire non possunt. M a spezza ogni laccio di iniquità. o ricco. 2 m a tu ra : va interpretato tenendo presente che traduce raxu dei Settanta. G iro la m o . sed etiam lo cu tion es saepe tra nsferu ntu r (scii. io ti leggo la legge di Dio: tu scrivi con l’inchiostro.ev. in m odo che l’accusa che gli si voleva m uovere fosse ancora più infamante. rimanda lib eri gli oppressi e annulla ogni scrittura iniqua. 10. Tu m i presenti le tavole d elle leggi. dice il Signore. Fa al caso nostro la testimonianza di A g o s tin o .

Produxerunt igitur Nabuthae foras et lapidauerunt eum e. Q uom odo uis. d Lc 12. aequalis u idelicet persona. a 3 Reg 20 (21). 18 ss. Mt 26. Quaeruntur duo testes iniquitatis b. E t factum est post haec et surrexit et descendit Achab ad uineam Nabuthae Israhelitae possidere eam f. Tu dicis: Destruam horrea d: dom inus dicit: «S in e magis quidquid intra horreum est pauperibus deputari. 13. 60. Sus 34 (Dan 13. ut deus te exaudiat. M c 14. diues. Cum autem calumniati nocuerint. 47. N e diuitem m aledicti nom en offen dat et serm onis ipso laedatur sono. ut noceant. d o m i­ nus dicit: Frange esurienti panem tuum. 45. sine cellas istas egenis p rod esse». Vtinam uel in suis ei liceret m ori! Pauperi ipsam diues inuidet sepulturam. Rom 2. tristes tamen et c Cf. cum tu deum non putes audiendum? Si non adquiesca- tur a rb itrio diuitis. Sch. b Cf. Tu dicis: «T o lla m paupe­ ribus dom um suam ». cuius testim onium non poteris recusare in die. E t factum est inquit. Tu dicis: M aiora faciam et illo congregabo om nia quae nata sunt m ih i. si non optineant quod desiderauerint. 10. ut sit aequalis contum elia. . ego testim onium conscientiae tuae posco. conscidit uestimenta sua et cooperuit se cilicio. Duobus testibus et Susanna est adpetita c. d o lere se simulant. duo­ bus testibus pauper occiditur.166 DE NABVTHAE. c Cf. dei aestim atur iniuria. 17 pauperibus R B V M ara pauperi n o n n u lli codd. quam iudicem tui effu gere et declinare non poteris. dom inus autem dicit: Vt egenos non habentes tectum inducas in dom um tuam. 34). scaena conponitur.11. 11.47 ta rep eto oracula prophetarum : tu testim onia falsa conponis. ben ed ictio p ro m aledicto uocatur. f 3 Reg 20 (21). d Cf. si diuitis petitio refutetur. Benedixit inquit deum et regem. qui aduersus Christum falsa iactarent d. 10. Deum inquit benedixit et re g e m a. 3 Reg 20 (21). 16. e 3 Reg 20 (21). 13. cum audisset Achab quia mortu est Nabuthae. Irascuntur diuites et calum ­ niantur. 56. duo testis et synagoga inuenit. 16.46.45 . qua reuelabit deus occulta hom inum c. 11.

della precedente espressione: dei aestim atur iniuria. il Signore dice: «P iu tto sto lascia che tutto ciò che c’è nel granaio sia destinato ai poveri. Anche Susanna fu desidera­ ta da due te s tim o n i4. ad loc. 2. Tu dici: D e m olirò i granai. 14. la cui testim o­ nianza non potrai respingere quel giorn o in cui Dio rivelerà i segreti d egli uomini. si dice «b e n e d iz io n e » invece di «m a le d iz io ­ n e » 3. apoi. 46. 11. Dopo aver nociuto con false accuse. Per l’espressione scaena co m p o n itu r M c G u ir e . La prim a posizione di deum riprende la parola dei. Non ho voluto modificare la paragrafazione tradizionale. A m b ro g io . 1 Questo prim o periodo del § 46 va letto in stretta logica connessione con l’ultimo del precedente paragrafo. per la deposizione di due testim oni si uccide il povero. 1 . 1) V ri n om en m arito. Tu dici: Ne farò di p iti grandi e vi ammasserò tutti i m iei prodotti. E avvenne — dice — che.1 .45 . Per evitare che la parola «m a le d iz io n e » oltraggi il ricco e il suono stesso del term ine lo offenda. se tu non credi di d o verlo ascoltare? Se non ci si sottom ette all’arbitrio del ricco.2 (C S E L 32. 10. se si rifiuta la pretesa del ricco. come nel paragrafo precedente. si organizza una messa in scena 5. la mia nota 4 in 9. 11. Si cercano due testim oni iniqui. . ad loc. io ch iedo la testim onianza della tua coscienza. 3 Sostanzialmente esatta (cf. Gli fosse stato alm eno possibile m orire fra i suoi! 11 ricco nega al p o vero anche la sepoltura. Il particolare non è sfuggito a M c G u ir e . muta la posizione di deum. 5 Si riferisce all'iniquo piano escogitato da Gezabele per elim inare il povero Naboth: 3 Re 21 (20). 34) è ricordato in m odo conciso ed ellittico. 4 Is 58. 9.43). non puoi sfuggire o rifiutare. C om e puoi volere. Ha benedetto 1 — dice — D io e il re. Dunque condussero fu ori Naboth e 10 lapidarono. lascia che questi magazzini giovin o ai bisogn osi» 3. nota 4 (supra ).. si dirigon o 3 A m b r o g io rip re n d e u n c o n cetto sv ilu p p a to d a B a s il io . Tu dici: «P re n d e rò ai p o veri la loro casa». 7 scaenam u ltro c rim in is parai. 47. o ricco. perché si vu ole che l'offesa sia considerata della stessa gravità 2. A tal proposito si osservi che Am brogio nel riproporre all'inizio di questo paragrafo la citazione.. anche la Sinagoga tro vò due testim oni che lanciassero false accuse con tro Cristo.1 ben edixit: cf. 4 L’episodio di Sus 34 (Dan 13. riportata anche sopra in 9.11. evidentem e uguale è la dignità. tuttavia. quando Achab udì che Nabo era morto.47 167 false testim onianze. intendiamo: Susanna fu desiderata da due uom ini che poi testimoniarono il falso contro di lei. ma sintatticamente integrato nel contesto am brosiano. E dopo avvenne che Achab si alzò e scese nella vigna di Naboth Israelita per prender­ ne possesso. 7. P G 31. cita T a cito . anch’essa in posizione di rilievo. 7 non è precisamente citato. p. 43. la spiegazione che Am brogio dà dello scambio dei termini ha un tono ironico nei confronti del ricco. che Dio ti esaudi­ sca. si ritiene ingiuria fatta a Dio. I ricchi si adirano e accusano falsam ente per arrecare danno. il Signore dice: Spezza il tuo pane a ll’affamato. 300. fin gono di essere addolorati. anche se in questo caso appare infelice. com e tuo giudice. tristi e com e addolorati non nel cuore ma nel volto. che. se non ottengono quello che hanno desiderato. ann. 264 A. 43 e ripetuta qui di seguito. NABOTH. il Signore invece dice: A ccogli in casa tua i p overi senza tetto 4. Ha benedetto — dice — D io e il re. c u i mandatis regiis com posita scaena est necis. si strappò le vesti e indossò il cilicio.

49. ut p rop ter holus hom inem occideret? Digna auarum. Itaque uulneris sui cruo­ re perfusum cadauer in speciem funeris uitae suae prod id it crude­ litatem . diues arguebatur. cum desiderata possederis. Inhum atum pauperem deus aspicit et ideo insepultum diuitem iacere decernit. huiusm odi exitum. 50. Eph 6. ut possessionem finitim am concupiscas. N o li esse Achab. 11.47 . H aec cum pertu lit pauper. H oc diuina m ouetur iustitia et adarum digna seuerita condem nat dicens: Occidisti et possedisti hereditatem. Toto m undo fugit qui considerans conscientiam suam m etuit deprehendi. qui sic fuit luxurio­ sus. Toto m undo eget. 48. quae te faciat nudum. cum diues fueris. 38. Quam iusta. 10 in specie Sch. in quo linxerunt canes sanguinem Nabuthae. 19. i Cf. quae cupiditates tuas non reuo- cet. quam seuera sententia. 12. quae te faciat tristiorem etiam. Quid sibi autem uult quod meretrices lauerunt in sangui­ ne eius h nisi fo rte ut m eretricia quaedam in illa feritate fuisse regis perfidia p rod eretu r uel cruenta luxuries. 4 Reg 9. cum diues excepit. 12. Pauperiorem enim se iudicat om nis abundans. cuius non capit mundus cupiditates.50 tam quam m aesti non cord e sed uultu in possessionis direptae locum prodeunt et inpressionis suae iniquitate potiuntur. Denique et Iezabel ipsam com ederu nt canes et uolucres caeli ‘. P rop ter hoc in loco. . Et id eo Achab ad H eliam 8 3 Reg 20 (21). N on tibi cohabitet Iezab el illa feralis auari- tia. quae tibi cruenta persuadeat. 6 iuberetur RB M ara prohiberetur P Sch. ut et mortuus luat suae iniquitatis aerum nam qui nec m ortu o putauit esse parcendum . sic cruentus. sibi deesse arbitratur quidquid ab aliis possidetur. eius autem qu i fidelis est totus mundus diuitiarum e s ta.12. > Cf. 48. ut holus desideraret. 36. a Prou 17. h 3 Reg 22. 6a. Fuge ergo. ut quam intulit alteri m ortis acerbitatem eam ipse m ortis suae h orrore dissoluere iuberetur. pauper uindicabatur. 12. in eo lingent canes sanguinem tuum et meretrices lauabuntur in sanguine tuo s. si fugeris eiusm odi flagitium . diues. sed inpellat. digna auritiae poena consumit. ut ostende­ retur quod spiritalis nequitiae 1fiat praeda diuitis sepultura.168 DE NABVTHAE. Sed fugies eiusm odi exitum.

cf. non desiderare la p rop rietà vicina. il p o vero era vendicato. p. 2 terra quae uiuentis n on co ep it affectum. che ha inflitto all’altro. se non forse esprim ere che in quella crudeltà del re vi era una perfidia com e di m eretrice 8 oppu re una bram osia sangui­ naria. 12. Livio. che non frena le tue bram e ma le eccita. 12 (P L 16) om n is perfidia. 1. 2. secondo cui p er quella m orte crudele s. E cosi il cadavere co p erto dal sangue d elle sue ferite m anifestò nel genere 7 di m orte subito la crudeltà della sua vita. in particolare. 25 (C S E L . dal m om ento che fu cosi bram oso da desiderare un orto. 32. Perciò ho adottato.50 169 verso la prop rietà presa a forza e se ne im possessano con iniqua sopraffazione. Per questo la giustizia divina è provocata e condanna l'avido con adeguata severità dicendo: Hai ucciso ed hai preso possesso d ell’eredità. distrugge l'avido. how severe a sentence: that he should be prevented from separating from thè h orror o f his ow n death thè same bitterness of death which he had inflicted upon thè other!»). una sim ile fine. 2. degna d e ll’avidità. C ic e ro n e . 47. Quando il p o vero sopportò queste crudeltà.. epist. p e rc iò h o restituito in speciem .47 . anche se hai raggiunto il possesso d elle cose desiderate. lui. li i cani leccheranno il tuo sangue e le m eretrici si laveranno nel tuo sangue. E che cosa vu ol dire che le m eretrici si lavarono nel suo sangue. com e severa è questa sentenza. Sfugge il m ondo in tero colui che. 83. l’avidità m ortale. M a eviterai una sim ile fine. 48. 50. 8 meretricia. se eviterai un sim ile infam e com portam ento. con la M ara. lui che ha ritenuto che non si dovesse aver pietà nem m e­ no di un m orto. N on essere com e Achab. quando il ricco le subì. Ogni uom o facoltoso infatti si ritiene povero. 49. Desidera fortem en te tutto il m ondo. m a pare proprio che la frase cosi costituita non possa dare un senso com patibile con il contesto. la c. Per questo. che ti rende ancor più triste. 20. lezion e attestata d a lla p arte p iù a u to re v o le d e lla trad izio n e (cf. Sest. A m brogio lo . per m ostra­ re che la tom ba del ricco divien e preda d ello spirito m aligno. 2 La citazione di Prov 17. La traduzione di M cG uire si adatta al contesto («h o w just. 23.. nel luogo ove i cani hanno leccato il sangue di Naboth. Del resto anche Gezabele fu m angiata dai cani e dagli uccelli del cielo. N on abiti con te Geza­ bele. ma nell’insieme è forzata e. 11. o ricco.1 Cf. NABOTH. La traduzione di H uhn convince ancor meno. supra. A m b ro g io . perfidia: cf. 1. che ti convince a com m ettere azioni sangui­ narie. anche se sei diventato ricco. La Vulgata non ha questo versetto. per è convinto che gli manchi tutto q u ello che è posseduto da altri. 6 u ox in p ro u e rb iu m p rod ita ). le cui bram e il m ondo non può contenere invece tutte le ricchezze appartengono a c o lu i che è fedele 2.. 7 N o n m i p are n ec essa ria la c o n g e ttu ra in specie d i S chen kl.6a.. Evita dunque. cosi sanguinario da u ccidere un u om o per un orto? Una pena adeguata. m eretrix. il ricco veniva rim proverato. 12. 5) m ortis acerbitatem sentire. 6 Schenkl hia la lezione p ro h ib e re tu r di P. non notata da Schenkl. 6. perché anche da m orto paghi la pena della sua iniquità. m a esso è attestato dai Settanta. che ti lascia nudo. è inaccettabile l’interpretazione di h orrore dissoluere. lui stesso è condannato 6 a pagare con la p rop ria orrib ile m orte.12. è stata rilevata da McGuire. considerando la 5 m ortis acerbitatem'. C om e è giusta. iuberetur. D io osserva il p o vero insepolto e perciò decide che il ricco giaccia insepolto.

ac m iseram quidem seruitutem. m3 Reg 20 (21). A d eo deiecta erat conscientia peccato­ ris. 11. d Cf. > Cf. s Cf. H elias pauper et indigens panis. 20. f Cf. quae expleri non potest. 8 s. Nulla m entis m eae occulta te fallunt. quoniam tradidit eum dom inus in potestatem ipsius n. quem non quaerebat. paupertas libera. 4 Reg 2. 21. Denique Saul quaerebat sanctum Dauid et inuenire non poterat. Culpa igitur auctorem suum prodit. Quam m isera conscientia. Rex ille erat et rex Sam ariae Achab. 15. iustus autem dicit: Igne me examinasti. Et dixit Helias ad eum: In u e n i quoniam fecisti m alum conspectu d o m in ic. captiuitas praesto est. quae se proditam doluit! 51. Dauid u ero sanctus regem Saul. Gen 3. innocentes autem non tradit in potestatem inim icorum suorum. Captiua igitur opu­ lentia est. cui defuisset uictus substantia. 4 s. > Prou 1. 6. 26. 24. quia culpae reos tradit dominus. ut nec regalis potentiae fastu adtolleretur. inuenit. . 6. 4. secundum aenigm ata autem diues ad pauperem : Inuenisti me inim icus meus b. 3. 51. hCf. 12. Peccator inuenitur. 14 dominus Iesus RB Mara. cum inlata b3 Reg 20 (21). M oysi autem nequaquam inuenta est sepul­ tura e. 28. Gurges quidam insatiabilis rap id ior est. = Ps 16 (17). "C f. Adam cum lateret. 50-52 secundum historiam ait. cum iniquitas eius proditur. 1 Reg 23.170 DE NABVTHAE. et non est inuenta in me iniquitas e. Itaque quasi uilis et degen er inuenisti m e inquit inim icus meus et deprehendisti in m e quae latere credebam . 52. Seruitis. seruitis errori. 20. et sapientia dei dixit: Quaerent me m ali et non inuenient Vnde et in euangelio Iesus quaerebatur et non inueniebatur *. inuenisti me. inuentus est Achab. non inuentus Helias h. inuentus e s t f. diuites. seruitis cupiditati. 3 Reg 17.. Io 8. c Ibid. seruitis auaritiae. nisi corui alim oniam m inistrassentd. patent tibi uulnera mea. Deut 34. Vnde et Thesbites ait: In u e n i quoniam fecisti malum in conspectu d o m in im.

P roverb s 17. 2. che non p oteva essere risollevata nem m eno dallo splendore della sua potenza regale. però. la m ia cattura è prossima. fr.. Ed Elia gli disse: H o scoperto che hai fatto ciò che è male agli occh i del Signore. pp. « Elia (cf. schiavi della cupidigia. Abr. era cercato e non lo si trovava. se i corvi non gli avessero procurato l'alim ento. Vasey. pp. Perciò. quando è svelata la sua iniquità. 10. 48 17 (C S E L 64. luogo molto interessante perché vi si afferm a che il passo biblico anticipa una massima della dottrina stoica. p. 1). 1. 77 (p. Tanto era stata prostrata la coscienza del peccatore. 4 (C S E L 82. la citazione non vi è segnalata). 6b è puram ente nom inale) e trascura anche quella in la c. Per cui anche il T h esb ita 4 disse: H o scoperto che hai fatto ciò che è male agli occhi del Signore. 23-29. 12. Elia era p o vero e bisognoso di pane: gli sarebbe m ancato il sostentam ento del cibo. Adamo. 220 e 278. Perciò anche Gesù. 14. 7 (SA E M O 13. o ricchi. 86 (C S E L 82. dice: M i hai scoperto. off. 2. 6a (la differenza con 17. che non cercava. 74. cf. epist.R. 2. E perciò secondo la storia Achab dice ad Elia. fu scoperto. 593. 12. 1). Dunque il peccato svela il suo autore. e la sapienza di Dio disse: I malvagi m i cercheranno e non m i troveranno. Su tutti questi luoghi e sulle connessioni con la dottrina stoica. 5 T raccia d i u n p a r a d o s s o stoico. ti sono conosciute le m ie ferite. epist. 629. 3 Re 17. ibid.. m a la citazione non vi è registrata). Dunque l’abbondanza è prigioniera. Elia no... NABOTH. p. o m io nemico. Am brose's M an o f Faith. la citazione non vi è segnalata). 69. perché siete schiavi d ell’errore. 6a rivela. m a in allegoria 3 il ricco dice al p overo: M i hai scoperto. di M osè invece non fu mai scoperta la tomba. «A ugustinianum ». 14.. 31 s. pp. Achab fu scoperto. 50-52 171 propria coscienza. che non può essere soddisfatta. 2. p.. 1. Siete schiavi. 28. 37 (C S E L 32. 3. perché il Signore consegna i colpevoli. 8. 259-276. The socia l Ideas. . il santo Davide invece tro vò il re Saul. dalla quale tutte le altre probabilm ente dipendono. 2. il giusto invece dice: M i hai provato c o l fuoco. Quello era re e precisam ente il re Achab di Samaria. C om e è m isera quella coscienza che si lam enta di essere stata svelata! 51. 10. com e una persona abietta e ignobile. 37 (C S E L 32. 220 ( A r n im ). 6b (L X X ) and St.. ove manca il rinvio). epist. e la vostra schiavitù è m iserevole. inoltre. 16. 1. m entre era nascosto.). 14 (1974). J Sul valore di aenigm a nell’esegesi am brosiana si veda P iz z o l a t o . perché il Signore lo consegnò in suo potere. 3). laddove aenigm a è accostato all’interpre­ tazione intellegibile a chiara finalità m orale». la p overtà è lib e r a 5. a proposito di questo luogo vi si legge: « è questo un uso di evidente ascendenza classica e filoniana. m i hai scoperto. che Vasey omette di segnalare la citazione nel De N abuthae di Prov 17. ps. 85 s. schiavi d e ll’avidità. costituita da un frammento di Crisippo: S V F 1. avverto. ma non conse­ gna gli innocenti in p otere dei suoi nemici. È com e un vortice cita anche in expl. Nessun segreto della m ia m ente sfugge alla tua conoscenza. com e è d etto nel Vangelo. La dottrina esegetica. e in me non si è trovata iniquità. È scoperto peccatore. 66 e 3. pp. o m io nemico. tem e di essere colto sul fatto. 281. 1. 371. e hai colto in m e quello che cred evo fosse nascosto. p. 7. V a s e y . Infatti Saul cercava il santo Davide e non p o teva trovarlo. si veda l’am pia analisi di V. p. alle fonti stoiche citate dallo studioso si dovrà aggiungere quella. 52. che la citazione di Prov 17. 11 (P L 16).

53. in caelo germ inat. dulcescit ad potum . M isericord ia sem inatur in terra. Vel hoc uos adm oneri conuenit. Id eoqu e tibi dicit scriptura: D eclina pauperi anim am tuam et redde debitum tuum et responde pacifica in mansuetudine r. incendiis considera. aput deum pullulat. aqua autem statiua cito uerm is facit. 5 adradit R B 2 Mara. diues. non diuitum. terram adrodit nihil sibi profuturam . Ne dixeris inquit deus: Cras dabo i. Qui non te patitur dicere: Cras dabo. Om nium est terra. 9 sq. 30 (29). quoniam qui m iseretu r pauperis ipse pascitur et fructus iam in his est. qu om odo patitur dicere: non dabo? N on de tuo largiris pauperi. non largiris indebi­ tum. r Eccli 4. Deriuato igitu r aliquid de hoc puteo. In quantis sis. qui utuntur suo quam qui non utuntur c o n ie c i qui non utuntur suo quam qui utuntur codd. Puteus enim. Stabit in te. O Eccli 3. 12. tibi cre quidquid minueris. otio autem inutilis habetur. planta­ tur in paupere. nisi eum operibus tuae m iserationis auerteris. quod enim com m une est in om nium usum datum solus usurpas. Tua uox est dicentis: Pater Abraham.172 DE NABVTHAE. Ita et acernus diuitiarum cum ulo harenosus speciosus est usu. 24. 8. Tibi igitu r p roficit quidquid in op i contuleris. 52. sed pauciores qui utuntur suo quam qui non utuntur. 53. . dic Lazaro. Te illo quem pauperi dederis cibo pascis. sed de suo reddis. Debitum erg o reddis. N on stet thensaurus tuus nec stet ignis tuus. p Lc 16. et putei m od o cum exundat caeno inquinatur. ut extrem um digiti sui intinguat in aqua et refrigeret linguam meam p . q Prou 3. si nihil haurias. exercitus autem nitescit ad speciem . inerti otio et degeneri situ facile corrumpitur. 52-53 dem ergit. Ignem ardentem restinguet aqua et elemosyna resistet pecca­ tis °. 28.

supra. 10 Cf. Incom berà su di te. II H o tradotto usurpas con «u s i». la sua acqua appare lim pida ed è piacevole a bersi. «A ev u m ». Dunque giova a te tutto ciò che avrai dato al bisogno aumenta p er te tutto q u ello di cui ti sarai privato. 28 in exp leb ilis quidam gurges diuitiarum . 33 (1959)..\> ■rcpoxei- |J.. infatti. ibid. 12. se non lo allontanerai con le op ere della tua m isericordia. non dei ricchi. com e sopporterà che tu dica: «N o n d a r ò » 9? Tu non dai del tuo al povero. fruttifica presso Dio. Lui che non sopporta che tu dica: Darò domani. nota 24. m a se sono lasciate inutilizzate sono inservibili. 499. 7 Cf. Dunque restituisci il dovuto. ma anche perché vedo corrispondenza di significato fra questo verbo e u tu n tu r ripetuto nella frase seguente. si intorbida com e un pozzo e trascina via la terra che non gli è di nessuna u tilità 7. che è stata data in uso a t u t t i10. quando esce dagli argini. ibid. Dio dice: N on dire: Darò domani. Si attinga. 276 B ’iSiov èainou xptivtov t ò x o i v w ? ic à a x x ax à t t j v xpf\at.. . ’ Cf. L 'u su r- p a tio ’ in un passo di S. seguendo l’indicazione di L. L’a cqua spe­ gnerà il fuoco che brucia e l ’elemosina vincerà i peccati. 53.EVOV. l’acqua stagnante invece produce subito verm i.. 6 Cf. I L’esem pio del pozzo e il tema dell’utilità delle ricchezze sono tratti da B a s il io . risplendono quando sono usate. m a gli rendi il suo. q u od om nia flu u ii m od o rapiat et n u lli usui p rofu tu ra transducat. È la tua vo ce che dice: Padre Abramo. supra. se non vi attingi mai. Sei tu che ti nutrì di quel cib o che avrai dato al povero. NABOTH. perché chi ha m iseri­ cordia del p o vero si nutre e questo è già un vantaggio. facilm ente si inquina p er la stagnante im m obilità e p er il degradante abbandono. polverose quando sono ammassa­ te.52-53 173 insaziabile 6. ma sono in m in or num ero quelli che usano di ciò che loro appartiene che quelli che non ne usano 12. da quali grandi fiam m e sei avvolto. m a addirittura sottrarrebbe motivazione sociale all’intero trattato. tu solo la u s i11. da questo pozzo. p. o ricco. d i’ a Lazzaro che intinga l ’estremità del suo dito n e ll’acqua e p o rti sollievo alla mia lingua. se invece è usato. 6. La terra è di tutti. cf. Paleograficamente lo scambio fra q u i n on u tu n tu r e q u i u tu n tu r è spiegabile.. Se si semina la m isericordia sulla terra. Considera. E cosi la Scrittura ti dice: R ivo lg i al povero la tua attenzione e rendigli il dovuto e rispondigli con parole mansuete. I. e non solo per la ragione ivi addotta — la presenza di solus — . che diventa ancor più vorace quando inghiotte le cose che vi si gettano e. Anche con questo esem pio è opportuno am m onirvi. 9. che è diretto contro l'accumulazione dei beni nelle mani di pochi ricchi. 42 d iu itu m auaritia. A m b ro g io (D e off. se la si pianta nel povero. 3.. che sarebbe non solo in contrasto con questo contesto. 11. O ra b o n a . supra. 28). PG 31. non elargisci il non dovuto. Cosi anche le ricchezze accumulate. 276 A. dove si parla ripetutamente di p a u ci diuites. quae est u an um p roflu u iu m . dunque.. 272 B. 12 H o giudicato corrotto il testo tràdito finora stampato da tutti gli editori: p a uciores q u i n on u tu n tu r suo qua m q u i utuntur. germ oglia in cielo. N on stia inutilizzato il tuo tesoro e non resti acceso il tuo fuoco. Il pozzo 8. infatti la prop rietà comune.

sed cursui. Sed nihil istud currentem iuuat. 54-55 13. ne fo rte et illis dicatur: «C u r talem instituistis.174 DE NABVTHAE. laborant ut inueniant quod habere non norunt. ne in te erubescant tuorum m erita maiorum. cur eo uos. Laus ista non hominum. in quibus hom ines puniuntur. 54. non datur nobilitati palma. et uae his qu i sectantur illu d a. Laborant ut quaerant. Fecit enim quod m irari magis quasi nouum quam quasi usitatum recognoscere debeamus. iactandos putetis. 13. diuites. a Eccli 31. Sed quasi is cognitus esse non possit. Quid enim superbias. . 8. 7. quem adm odum est pauper natus? Quid te iactas de nobilitatis prosapia? Soletis et canum uestrorum origines sicut diuitum recensere. D efor­ m ior est uictus. in quo et nobilitas periclitatur. qu i inuentus est sine macula et qu i post aurum non abiit nec sperauit in pecuniae thensauris b. is u ere perfectus et dignus est gloria. sed m etallorum est. Denique benedicitur diues. M iro r tamen. ille auo illo gaudet. diues. Ita­ que qui in diuitiis potuerit conprobari. = Eccli 31. eum sibi desiderat dem onstrari. 2 in utero RB Mara. ille se proauis adtollit. b Eccli 31. Q ui potu it inquit transgredi et non est transgressus. et 13. 54. 9. lignum enim offensionis est et aurum. N on in auratis laquearibus nec in porphyreticis orbibus heredis est m eritum . Quis est? inquit et laudabimus e u m c. diues? Quid dicas pauperi: li m e tan gere»? N onne sic utero conceptus et natus ex u tero es. Caue igitur. soletis et equorum uestrorum nobilitatem sicut consu­ lum praedicare. 55. Per egentes aurum quaeritur et egen ­ tibus denegatur. Ille ex illo patre generatus est et ex illa m atre editus. cu aurum m ateria magis offensionis quam com m endationis gratia sit. cur talem elegistis heredem ?».

14 ss. che non si dica anche a loro: «P erch é avete allevato una persona sim ile? Perché lo avete scelto com e ere d e? ».). anche V ir g il io . infatti anche l'oro è causa d'inciam po 6. 6 pa u per sibi u idetur ac sordibus.. I m eriti d e ll’erede non consistono nei soffitti d o r a t i3 né nei mosaici di p o rfid o sul pavim ento 4. offensionis-. p lu r im i te eq u i secuntur.33. quell'altro vanta quel nonno. Infatti è benedetto il ricco che è stato trovato senza peccato e che non è andato in cerca d'oro né ha sperato nei tesori di denaro.‘ Cf. Di rivestimento delle pareti e del pavimento si parla anche oltre in 13. Chi è ? — dice — e g li daremo lode. com e se non fosse noto. Aen. 1.. Chi è vinto deve sopportare ancor più vergogna. p rop rio perché anche la sua nobiltà è um ilia­ ta. 11. (petra offen­ sionis = pietra d ’inciampo). in Rom 9. Ma a chi corre non serve nulla di tutto questo. 86. p. NABOTH. 54. ma 13. 276 B. Dunque colui che. S e n e c a . 5 materia. Con il la voro dei p o veri si cerca l’oro che ai p o veri è negato. anche perché cosi suggerisce G io v e n a l e . 1. com e fosse quella di consoli. solete esaltare anche la nobiltà dei vostri c a v a lli2. costui è veram ente perfetto e degno di gloria. che ricorre per es. o ricco. 13.. 55. patent aeque diuitibus atque pauperibus ornam enta m undi. d m om ento che l’oro è piuttosto causa di inciam po 5 che m otivo d ’onore. 8. 4 in porph yreticis o rb ib u s : può indicare o il rivestimento delle pareti (cf.aToc. cf. desidera svelarlo. 52 (C S E L 32. ibid. 56. 726. nota seguente. 13. 2 ss. 54-55 175. N u m q u id p u lch rio ra pretiosissim aru m d o m o ru m aurata laquearia quam ca eli facies stellis insignita fulgentibtis? Cf. è calco su Eccli 31. epist. pur viven ­ do fra le ricchezze. Di queste cose hanno il m erito non gli uom ini.. H o optato per la seconda soluzione. Perché insuperbisci. e guai a coloro che ne vanno in cerca. ma le m iniere. lo si è potu to approvare. q u ell’altro si gloria per i suoi bisavoli. P G 31. 38. B a s il io . Lavorano per cercare. n isi parietes magnis et praetiosis orbibus refu lserun t) o il pavimento (m osaici fatti di dischetti m arm orei). che in te non siano disonorati i m eriti dei tuoi antenati. dove ritroviamo l'espressione aurata laquearia e un certo parallelism o di pensiero: om nibus in co m m u n e elem enta donata sunt. expl. p. Q uello è fig lio di quel tale padre e di quella certa madre.) q u id gloriaris. 244. 'ps. nelle quali gli uom ini scontano le loro pene. 6. offen sion is: il senso è quello della seguente espressione lig n u m offension is. ma p er la corsa. 2 Cf. Questi poteva trasgredire — dice — . q u o ru m n obis enarres prosa pia m et tam quam m a io ru m su oru m genus? 3 Opportunam ente M cG uire rinvia a exam. 6 lignum . 32. Bada dunque. Infatti ha fatto una cosa che noi dobbiam o am m irare com e una novità piuttosto che riconoscere com e qualcosa di usuale. m u lti a m ic i tegunt latera tua. lavorano p er procurare ciò che non possono possedere. quia m ulta te seruitia am biunt. . 285 A e A m b r o g io .. non gli è data la palma a titolo di nobiltà. 175 q u i Lacedaem o­ n iu m pytismate lu b rica t orbem . o ricco? Perché dici al pov «N o n toccarm i»? N on sei stato concepito in un utero 1 e non sei nato da un utero com e è nato il p o vero? Perché ti vanti per la nobiltà della tua origine? Siete soliti parlare anche d elle origini dei vostri cani com e fossero quelle di ricchi. 1 46 (C S E L 64. Ma. E m i stupisco che vo i ricchi pensiate di vantarvene. 7 ^uXov npouxó^HaToq che ha il m edesim o significato della più nota espressione X id oq Ttpoo~>có[j:|j.

Aurum ergo uobis. Infelix. quae etiam audita nihil p rofi­ cit. non celaui culpam meam neque reueri- tus sum m ultitudinem plebis. 57. cuius in potestate est tantorum animas a m orte defen d ere et non est uoluntas! Totius uitam popu li poterat anuli tui gem m a seruare. Audi plane qualis diuitem deceat praedicatio. Si autem et peccaui inprudens. ® Io b 29. non tam sua gratia quam hom inum poena com ­ mendat. f Iob 31. 13. nudatis homines. 12-16. Mara. Clamat ante dom um tuam nudus. uocem excludunt pauperis? Quamquam nihil prosit audiri eam. iudicium tibi sumis! Populus esurit. . et neglegis: clam at hom o nudus. quod in d Eccli 31. Iustitiam induebar. in quo tanta erroris inleceb ra est. et tu gem m am tuam uersas. 11 male P. et tu horrea tua claudis: populus deplorat. Deinde non ipsa uos pudoris aula adm onet. Cautionem quoque quam habuit debitoris scissam sine recuperatione debiti reddidisse m em orauit. Liberaui inquit pauperem de manu potentis et orphanum. et equus tuus aurum sub dentibus mandit. 32-37. An uos am pla extollunt atria. et non habet: panem postulat hom o. 57. Parietes uesti- tis. 56. ostium autem m eum o m n i uenienti patuit. Pecuniam pauper quaerit. cu i non erat adiu- tor. et tu sollicitus es quibus m arm oribus paui- m enta tua uestias. Benedictio p e ritu ri super me uenit. ego eram pater in firm oru m e. 10. oculus eram caecorum.176 DE NABVTHAE. o diues. pes autem claudorum . qui aedificando uestras uultis superare diuitias nec tam en uincitis. cum alii frum enta non habeant: quantum. S i passus sum infirm um exire ostium m eum uacuo sinu f. quia cum populos capiant. os autem uiduae me benedixit. Nam quid etiam illa replicem . 55. ut non adnuntiarem praesentibus eis. Sed delectant te ornam enta pretiosa. 10 si quam a liq u i codd. quae magis debent conp gere. adiuui. Et infra: Ante fores meas non habitauit hospes. 55-57 facere mala et non fe c itd.

Q u od exem plo su i facere nos debere Io b sanctus admonet. anche supra. o ricco! Il p o p o lo ha fame. ma senza riuscirvi. 414). 292 A. 168 (S A E M O 13. 56. fu lu o m m a n dun t sub dentibus aurum . Davanti alla tua casa il p o vero grida. VIRGILIO. e tu non gli dai ascolto: grida un uom o nudo e tu ti preoccupi di scegliere i m arm i con cui ricop rire i tuoi pavim enti. 1. H o liberato — dice — dalla m ano del potente il povero ed ho aiutato l ’orfano che non aveva chi lo soccorresse. È su di me la benedizione di chi sta p er soccombere. e la porta di casa mia si è aperta ad ogni viandante. «gu a d ag n are ». 0 vi vantate p er gli am pi a t r i8. anche se è ascoltata. Similmente anche AGOSTINO. E oltre: L’ospite non ha passato la notte davanti alla mia porta. 25. sarò l ’occh io dei ciechi. 12 Concetti simili in BASILIO. quale terrib ile sentenza porti sul tuo capo u. in ps. che n ell'ed ificarlo vo lete superare le vostre ricchezze.. e il tuo cavallo fra i denti mastica un freno d ’oro 10. 32. Rom a 1964. ut. PG 31. 5. 126) est etiam illa ben iu olen- tiae liberalitas. e tu chiudi i tuoi granai. 13 Analogo pensiero in off. spogliate gli uom ini. Ha anche ricord ato di aver restituito strappata la ricevuta del debitore senza aver recuperato il debito 13. C redo che quaerere abbia qui il valore pregnante di «p ro c u ra re ». escludono la voce del p overo? Quantunque non g io v i a nulla che questa voce sia ascoltata. cf. M i rivestirò di giustizia. 61. scientes qu o n ia m m aius iu d iciu m sum itis (Vulgata). cosicché il pensiero espresso da A m brogio acquista tutt’altro vigore e più precisa diventa l’antitesi fra i due elem en­ ti del prim o ‘colon’ (p e cu n ia m p a u p er quaerit/et non habet). che piuttosto d o vreb b ero rattristarvi. Il p o vero procura 9 denaro. n ih il a debitore consecutus debiti. non ho nascosto la mia colpa né ho temuto la m oltitudine della gente tanto da non rivelarla in sua presenza. E perché 7 La lezione m ala accolta dalla M ara è anche confortata dall’edizione della B ib lia La tina iuxta La tin a m Vulgatam u ersionem . 57. 147. NABOTH. p. serm. Ascolta bene quale vanto si addica al ricco. sarò padre degli infermi. m entre gli altri non hanno frum ento. VIRGILIO. Inoltre. perché m entre accolgono fo lle di gente. e non ne possiede. che altrimenti non reggerebbe il confronto con il rilievo dram m atico dell'opposizione nel secondo ‘colon’ (pa n em p ostulat h o m o /et equus tuus. 2148). lo rende a v o i gradito non tanto il suo pregio quanto piuttosto la sofferenza d egli uo­ mini. . non ottiene alcun vantaggio. 11. 726 p e r am pla u olu ta n t atria. 9 A ll’espressione p ecu n ia m p a u p er q u a erit finora è stato comunemente attribui­ to questo significato: « i l povero cerca denaro». e fare il male 7 e non lo ha fatto. N o n ho permesso che il malato uscisse di casa mia a m ani vuote. 13. fratres mei. Rivestite le pareti. Dunque l’o ro che esercita cosi forte attrattiva alla colpa. 7. nem m eno il vostro palazzo suscita ve rg o ­ gna in voi. e tu gioch erelli con la gem m a del tuo anello. 12. 279 tecti auro. e m i ha benedetto la bocca della vedova.. si q u od habès debitoris ch irogra ph um . 8 Cf. Del resto qui si riprende un concetto sviluppato sopra alla fine del § 54. 12 (C C L 40. Aen. 11 P robabile allusione a Giac 3. Sirach. p. 1. Se p o i ho peccato imprudentemente. e il confronto è assai illuminante.55-57 177 non ha trasgredito. 10 Cf. il p o p olo piange. Aen. puoi salvare dalla m orte la vita di tanta gente e non lo vuoi! La gem m a del tuo anello avrebbe potu to salvare la vita d e ll’intera popolazione n . 12 (P L 38. l’uom o chiede pane. scindens restituas. 1 n olite p lu res m agistri fieri. Ma a te piacciono ornam enti preziosi.). piede degli zoppi. dal m om ento che. Disgraziato.

qui m orientem operuit. 14. 59 om ni in firm o fleuisse se dicit et ingemuisse. Has tibi consor­ tes auaritia dedit. 12 dixit R B V Mara. si qui fecit haec de summis coepit egere diuitiis. non oppressit pu­ pillum. quia uerba adstruo ueritatis. caduca pro aeternis. Custos ergo tuarum es. 59. 21 s. 21. cum haec audis. qui tuo nescis uti patrim onio. Vende potius aurum et em e salutem. h Cf. considera quia ista tibi potest m ors eripere. Mt 6. num quam diuitiis delectatus est. quid de te futurum est. si nihil ex patrim on io tanto nisi solum fructum m isericordiae reportauit. ibi et c o r tuum a. S i uis perfectus esse inquit. d Cf. 58. . sed tunc sibi m agis fuisse dies m alorum e. m inister utique eius. non dominus facultatum aurum terrae infodis. om nia quaecumque habes uende et da pauperibus. c Mc 10. quae consum it pecuniam d. qui numquam solus panem suum manducauit et non orphano tradidit. 20. ne dicatur et tibi: Quam difficile qu i pecunias habent in regnum dei in tra b u n tc. Io b 31. illi permanent.178 DE NABVTHAE. qui in summis diuitiis dies sustines m endicitatis. 16-20. se autem in bonis. 57 . thensauros pecuniae pro thensauris gratiae. V id e autem quos tibi det gratia debitores: 6 Cf. Magis cum haec legis. 23 (M t 19. nulli subuenis? 14. 13. Et noli contristari. cum u ideret uirum in necessitate.14. Ergo in illo auro cor tuum terrae infodisti. et habebis thensaurum in caelo b. cum se habere cerneret et alios indigere? Si hoc ille dicit. Sed ubi thensaurus tuus. quem a iuuentute sua nutriuit aluit instituit parentis affectu. Isti corrumpuntur. Considera quia hos non solus possides. 25-27. qui numquam uiduae fecit oculum tabescere. 23). bM t 19. qui uelleribus ouium suarum infirm oru m calefecit um eros h. potestas superioris tollere. a Mt 6. Io b 30. uende lapidem et em e regnum dei. deinde quia peteris par- ua pro magnis. Vera allego. quia nulli largiris. Possidet tecu tinea. possidet aerugo. uende agrum et red im e tibi uitam aeternam. qui num­ quam nudum despexit. num quam gratulatus est lapsu inim icorum suorum. non arbiter.

38 e 258). Soprattutto quando leggi queste parole. . vendi la pietra preziosa e acquista il regno di Dio. 14. non si è m ai rallegrato p er le ricchezze. che pur avendo grandi ricchezze sopporti giorni di miseria. è diventato bisognoso. B a s il io . 133 (S A E M O 13. m ai ha gioito per la caduta dei suoi nemici. e avrai un tesoro nel cielo. in proposito si veda J. pp. 29 e 2. nam diuitiae ut inpedim enta in in p rob is ita in bonis sunt adium enta uirtutis. che m ai ha trascurato l’ignudo.14.‘ Cf. Am brogio ne è consapevole. tesori di ricchezze invece dei tesori di grazia. sed in his q u i u ti nesciant facultatibus. che co rrod e la ricchezza. da ricchissim o che era. p. exp. 8. 1. Huhn. pleraque tam en sunt incentiua uirtutum . E non essere triste quando ascolti queste cose. Se v u o i essere perfetto — dice — vendi tutto quello che hai e dallo ai p o v e r i2. L’avidità ti ha dato queste com pagne. beni caduchi invece degli eterni. che cio è ha pianto e fatto lam enti su ogni malato. ibid. M a guarda quali d ebitori ti dà la 14 II giudizio sulla ricchezza è qui chiaram ente influenzato dal testo di G iobbe (si veda l'apparato delle fonti bibliche).. che con la lana d elle sue pecore ha riscaldato le spalle dei malati. De Nabuthae. quelli rim angono. 3 Cf. tuttavia. sed eos q u i u ti his nesciant sententiae caelestis auctoritate condem n at. là è anche il tuo cuore '.. pensa che la m orte può strapparti queste cose. Vendi piuttosto l’oro e com pra la salvezza.) n on ergo diuitia e accusantur. vendi il cam po e riscatta la vita eterna. che cosa sarà di te che non sai usare del tuo patrim onio. pp.59 179 ripetere quanto egli dice. anzi un segno della benedizione divina. expl. quando ved eva un u om o nella necessità m entre egli era n ell’abbondanza. 14.57 . che egli fin dalla giovinezza ha nutrito a lle­ vato educato con affetto di padre. se non il solo frutto della m isericordia. 85 (C S E L 32. perché m etto insiem e parole di verità. se chi ha fatto questo. Pensa che non sei il solo a possederli. 7. supra.4. NABOTH. In genere nella concezione veterotestamen­ taria le ricchezze non erano considerate un male. off. te le può togliere un potere superiore al tuo. 96 s.. 59. 58. che non fece mai languire gli occhi della vedova. sei al suo servizio. Lue. sed diuitiae peccatorum . non eos q u i habent diuitias. se da cosi grande patrim on io nulla ha ricava­ to.. luoghi che sem brano contraddire questo orientamento: cf.. 27. 36. D ico il véro. nessuno soccorri? 14. Dunque in q u ell’oro hai infossato il tuo cuore. affinché non ti si dica: Come è difficile che c o lo ro che hanno ricchezze possano entrare nel regno di D io 3. non il suo padrone. Questi si corrom pono. 280 B. 9. e poi pensa che ch iederesti per te cose p iccole invece d elle grandi. non ha oppresso l’orfano. 13. p. 93. ps. che m ai ha m angiato da solo il suo pane negandolo all’orfano. m a contro l’uso che il ricco peccatore fa di esse: cf. li possiede la ruggine. che ha cop erto il m orente. Dunque sei custode d elle tue ricchezze non padro tu che sotterri l’oro. m a p er lui erano p rop rio quelli i giorni della sofferenza.. Ma dove è il tuo tesoro. Non mancano.. quando costatava di possedere beni. 285 C. perché non dai nulla a nessu­ no. con te li possied la tignola. 2 Cf. 36 28 (C S E L 64. ibid. 7 s. 434) discant n on in facultatibus crim e n haerere. m entre gli altri erano n ell’indigenza? Se dice questo lui. PG 31. perciò rivolge la condanna non alle ricchezze. 288 A.

40. Si uis diues esse. 13. 8. Prou 22. 2. qu i enim largitur pauperi deum faenera tp. diuites autem eguerunt et esurierunt '. 35 s.180 DE NABVTHAE. i Ps 33 (34). > Prou 22. sed spinas m etant m. inanem ac uanum princi­ pem istius mundi. 28. qu o­ rum profunda paupertas abundauit in diuitiis sim plicitatis suae h. 1 C o r 9. 7. diues sim plicitatis diues est deo. istam im p lere senten­ tiam. Facit tibi d eb itorem filium. sed in anima confitente notus est deus. sed in eo qui deum uidet. Et in Istrahel m agnum inquit nom en eius s. q Cf. quem adm odum diues rogabat. mCf. quo pauper adiutus est. diues scientiae diues est deo. Diues fid ei diues est deo. o Cf. 3 diues est R B V M ara diuites P Sch. struere diuitias. h 2 Cor 8. 61. quia diuites et dom ini superuacua et mala seminant. 17. diues m isericordiae diues est deo. 60. Eph 6. . e Eccli 31. L argire pauperi. Facit tibi deb itorem patrem deum. 11. ut sis d eo diues. Et ideo pauperibus diuites erunt subditi et serui dom inis spiritalia faen e­ rabunt n. s Ibid. 14. nudus et operuistis me f. p Prou 19. Lc 16. 12. 6 Cf. diues sapientiae. diues. N eque enim otiose scriptum est: D iu itu m pauperes praepositi erunt et p ro p rii serui dominis faenerabunt *. r Ps 75 (76). qui ait: E su riu i et dedi­ stis m ih i manducare. Nescis. sitiui et dedistis m ih i bibere. Sunt qui in pauper­ tate abundent et qui in diuitiis egeant. et dom in o faenerasti. e pauper saeculo. Ier 12. ut sibi stillam aquae pau­ per Lazarus faeneraret °. Pulchre autem sanctus Dauid in psalm o septuages quinto hym num d eo concinens ad Assyrium scriptum. 24. qui pro munere. Mt 25. hospes eram et collegistis me. o hom o. 11 (?). Abundant pauperes. Potes et tu. hoc est aduersus nequitiae spiritalis i Assyrium. f Mt 25. non in nobilibus et in potentibus. non in principibus et consulibus. 60. ita coepit: Notus in Iudaea deus r hoc est non in diuitibus. faenus exsoluit quasi boni d ebi­ tor creditoris. 59-61 Splendidum in panibus benedicent labia iustorum et testimonium bonitatis illius f ie t e. n Cf. ex quibus fructum non colligant. Quod enim unicuique m ini­ m orum conlatum est sibi dicit esse conlatum e. 2.

il ricco di sapienza. inst. La grazia fa si che diventi tuo deb itore il Figlio. che ha detto: H o avuto fame e m i avete dato da mangiare. 189. 371 C). et q u i a ccip it m u tu u m serutis est faenerantis). vivon o nel bisogno. puoi osservare questo insegna­ mento. diu. 40 5 (C S E L 64. com e il ricco pregava che il p o vero Lazzaro gli prestasse una goccia d ’acqua. 11). non nei principi e 4 La citazione di 2 C or 8.. vivon o nell'abbondanza e qu elli che. O uom o. o ricco. infatti chi dona al povero presta a Dio. exhort. 233. ps. cantando un inno a D io scritto contro il re assiro 8 — cioè contro l’Assiro d e ll’iniquità spirituale. 77 s. chi è ricco di m isericordia è ricco davanti a Dio. 2 (com e anche quella seguente di Sai 33 [34].59-61 181 grazia: Le labbra dei giusti benediranno ch i è generoso nel dare il pane' e ci sarà una testimonianza della sua bontà. perché ricchi e padroni sem inano cose inutili e cattive. xaì oìxÉTai ÌSiott. 2. 20). Anche tu. 3 (C S E L 57. 132). principe inutile e vacuo di questo m on­ d o — . da citazioni di alcuni autori e da quelle dello stesso Am brogio: cf. V i sono quelli che. è stata riconosciuta da McGuire. 11 — non segnalata in questo luogo da Schenkl — ritroviam o anche in epist. E aggiunge: Grande è il suo nom e in Israele. ho avuto sete e m i avete dato da bere. 21 (C S E L 62. non segnalata da Schenkl. epist. Per la Vetus Latina l’unica attestazione. 60. cosi m olto opportunam ente iniziò: I l D io noto in Giudea. ma n ell’anima fiduciosa. Dona al p o vero e avrai prestato al Signore 7. ero ospite e m i avete-accolto. Egli dice infatti che q u ello che è stato dato ad uno dei più piccoli è stato dato a lui. p . dalle quali non raccolgon o frutto. 8 hymnum. Fa si che diventi tuo debitore Dio Padre. cioè D io non è n oto fra i ricchi e i potenti. E perciò i ricchi saranno soggetti ai p o veri e i servi presteranno ai padroni i beni spirituali. A g o s t in o . 263. epist. 6 Strana citazione di Prov 22. tu non sai accum ulare ricchezze. p er essere ricco davanti a Dio. è questa di Am brogio. 14.). 1 (JjSt) npòq tòv ’AuiTupiov.). il ricco di scienza è ricco davanti a Dio. secondo P. I p o veri sono n ell’abbondanza: la loro grande povertà abbonda nelle ricchezze della propria in n ocen za 4. . m a m ieton o spine. 5. Se vuoi essere ricco. il greco è parzialmente discorde: itXoucioi tttwxwm apìjouoxv. 7 S u l b u o n u so d e lle r ic c h e z z e i t e s t i p a t r is tic i s o n o n u m e r o s i: cf. Le lezioni profu n d a e in d iuitiis (la Vulgata ha rispettivamente altissima e in diuitias) sono ampiamente confortate per la Vetus Latina da codici. 10. 16 (C S E L 19). (C S E L 82. p. Chi è ricco di fede è ricco davanti a Dio. 61. anche se ha subito qualche adattamento al contesto in cui è inserita. Sabatier. sii p o vero p e r il m ondo. NABOTH. nudo e m i avete vestito. L a t t a n z io . pur essendo poveri. 10. 7: il testo originale ebraico recita esattamente il contrario (com e la Vulgata: diues p a uperibus im perat. 65 (P L 16. 68 12. expl. Il santo Davide nel salm o settantacinquesimo. 9 ss. i ricch i invece si trovano nel bisogno ed hanno fame 5. pur essendo ricchi.. Seotiótou^ SavioGoxv. si tratta di una citazione precisa. pp. chi è ricco di innocenza è ricco davanti a Dio. ad Assyrium s c rip tu m : riflette la versione greca di Sai 75 (76). il quale p er l'aiuto ricevu to dal p o vero paga l’interesse com e un deb itore di un buon creditore. expl. 921 D). 16 (P L 16. N on a caso infatti è stato scritto: I p overi saranno preposti ai ricch i e i servi presteranno a interesse ai loro p a d ro n i6. 5 Concetti simili e la m edesim a citazione di Sai 33 (34). ps. uirg. p. p e r es.9 ss.

14. sicut infudit Iudae etiam p rod ito ri b concidens tam quam in silua lig n o ru m c fid ei ianuas. ut ostenderet eos non possesso­ res diuitiarum esse. nullis auari- tiae turbatur procellis. cui deus lux e s t a. in Sion u. non dominus facultatum est. non tam quam dominus ut suis utitur. conterens arcus v. ut aduersarius in eo locum habere non possit. qui largiri pauperi et dispensare non nouit.182 DE NABVTHAE. Et bene uiros diuitiarum appellauit. ut uiolentus introeat. sed suis diuitiis possideri. 62. qui etiam principibus se consueuit infundere. E rgo ille quasi inprobus usurpator concidit ianuas. 63 ipse est enim Istrahel. Ipse est qui speculatur aeterna et habitat. Sed illa iacula iusto nocere non possunt. ut in co r eius haberet ingressum d et aeterni nom inis tabernaculum e possideret apostolatus conlati m unere dedicatum . quia desideriorum suorum uoluuntur aestu et quodam salo fluc­ tuant. Hanc pacifici atque mansueti habent aput deum gra­ tiam sobria m entis suae tranquillitate fundati. dom inus autem quasi pius inlustrat seruolos et eoru m fulgentibus m eritis et claritate uirtutum tenebras m undi huius inluminat. ubi quietus affect nullis diuersarum cupiditatum exagitatur fluctibus. quia alienas custodit ut famulus.15. in quo profunda fides ad cogn ition em dei potuit peruenire. insipientes autem cord e turbantur et ipsi sunt sibi prop riae exagitationis auctores. 15. confringens om nia spiritualium instrumenta bellorum . E t factus est inquit in pace locus eius ‘. nullum excepit. non diuitias uirorum. non possessor possessionis. 61 . possessio enim possessoris debet esse. Qui sint isti significauit expresse dicendo: Omnes diuitiarum a. Quicumque igitur patrim on io suo tam quam possessione non utitur. In huiusm odi ergo affectu dicim us quod . quibus diabolus ignita dirigens ia cu la z graues pectoribus hom inum solet inurere passiones. tantumque abest a caligantium h orrore tenebrarum . is suarum seruulus. 63. nullis diuitiarum quaerendarum ignescit incendiis. Omnes dixit.

26 d iuitiae apud sapientem u iru m in senectute sunt. M a quelle frecce non possono nuocere al giusto che possiede la luce di Dio e che è tanto lontano dalla paura deH’oscurità tenebrosa che nulla su di lui può l'avversario. 1. E giustam ente li ha chiam ati «u o ­ m ini della ricchezza». non le usa com e un padrone usa d elle prop rie ricchezze. non è turbata dalle tem peste d e ll’avidità.) a Sai 30 (31). il quale suole insinuarsi anche nei potenti. spezza gli archi con cui il diavolo. 4 p r o c u l d u b io h ic n on possidebit diuitias. 15. Con questo intendim ento. non «ricch ezza di u om in i». com e alberi in un bosco 10. ad lo c. h erau sg. 15. È lui che contem pla i beni eterni e abita in Sion. H u h n . . apud stu ltum in im p erio . ibid. m a sono posseduti dalle ricchezze. M c G u ir e . che rin via a S e n e c a .. perché custodisce le ricchezze altrui com e un servitore. com e si insinuò in Giuda traditore. per m ostrare che essi non sono possessori di ricchezze. E il luogo dove abita — dice — divenne un luogo di pac dove la tranquillità d e ll’anim a non è sconvolta dai flutti delle diverse passioni. von H.63 183 nei consoli. infatti la p rop rietà deve essere del proprietario. 11 F o rse u n ’a llu s io n e (cf.. non padrone delle sue ricchezze. F r e ib u r g 1961-1964. questo infatti è Israele. 63. abbatte le porte e irrom p e violentem ente. 10 A llu s io n e a Sai 73 (74). 14. ad p ostrem u m diuitiae meae sunt. De Nabuthae. Perciò quello. Ha detto tutti. ad loc. m a la lezion e ignita d i A m b r o g io è a n c h e attestata d a d iversi altri scrittori e cclesiastici (cf. 62. b. per po ter entrare nel suo cuore e per poter possedere l’abitazione del N om e eterno consacrata con il dono d ell’apostola­ to che gli era stato conferito. Hanno questa grazia presso Dio i pacifici e i mansueti che sono sorretti dalla sobria serenità della loro mente. 16 tela n equissim i ign ea: cosi la Vulgata. uit. Chi siano costoro la Scrittura lo ha espressam e indicato. perché sono sconvolti dal fuoco dei loro desideri e ondeggiano com e p er il m oto del mare. 22 apud m e diuitiae a liqu em lo cu m habent. Vetus Latina.61 .J. apud te su m m um . suole infiam m are gravi passioni nel cuore d egli uom ini.1 Il con cetto e sp re sso in q u esta sp ie g a zio n e d e lle p a r o le d e l sa lm o è attin d a lla d ia trib a stoica: cf. non il prop rietario della prop rietà '. I l i . non è attaccata dal fuoco della bram a di cercare ricchezze. V a l e r io M a s s im o . nel quale una fede profon d a è potuta p erven ire alla conoscenza di Dio.15. Chi dunque non usa del suo patrim on io com e di una proprietà. il Signore invece a m orevolm en te fa luce sui s e r v i11 e illum ina le tenebre di questo m ondo con il lum inoso splendore dei loro m eriti e delle loro virtù.). sed a d iuitiis possessus est. m a in colui che vede Dio. questi è servo. scagliando frecce infuocate 9. abbattendo le porte della fede. Epistu la ad. 24. tu d iu itia ru m es. nessuno eccettuato. p. NABOTH. quando ha detto: Tutti gli uom in i della ricchezza. chi non sa donare e distribuire al povero. che distrugge tutte le arm i d elle guerre spirituali. Ephesios. 9 È rim a sta fin o ra cela ta l ’a llu sio n e a E f 6. gli insipienti invece sono turbati nel loro cuore ed essi stessi sono la causa della propria agitazione.. 9. 7 illustra faciem tuam super seruum tuum . 5-6 sicu t in silua lig n o ru m securibus exciderunt ianuas eius in idipsum.. F r e d e . com e m alvagio usurpa­ tore.

non surgunt Christi resurrectione. Si ergo anim a currus est. Legim us alibi dicente ecclesia siue anima: Posuit me currus Amina- dab f. Qui ait: E go d orm iu i et quieui et surrexi. hoc est suum somnum. quoniam dominus suscipiet me d. qui autem non intellegit. 15. agitator autem u igor mentis. ut uel currentes incitet uel reflectat indom itos uel reu ocet fatigatos uel mansuetos pro sua uoluntate conuertat. . Dorm itauerunt ergo qui ascenderunt corp oris uoluptates nullo eas m oderam ine gubernan­ tes. H uiusm odi igitu r uiri som num suum.184 DE NABVTHAE. uide ne equus caro sit. is utique intellectus sibi gra­ tiam non potest uindicare et id eo som no tem ulentiae consopitus obdorm iuit. Vnde et ascensores eos quam equites uel agitatores maluit nuncupare.63-64 uir diuitiarum sit. qui regit carnem et motus eius uelut quosdam equos prudentiae habenis cohercet. A gitator eten im cum disciplina et arte pro suo equos arbitrio agitat. non diuitiae uiri. Intellectus enim bonus uten­ tibus eo b. 64. d o rm iu n tc. non Christi dorm iunt. In hoc quoque saeculo dorm itant digni habiti increpa ne caelesti qu i ascenderunt e q u o s e. quos refrenare non poterant. Et qui somnum Christi non dorm iunt non habent Christi quietem .

226-232. E quelli che non dorm on o il sonno di Cristo. exp.). 1. Abr. p. sulla traccia di un passo del Com m ento al Cantico dei Cantici di Origene. 2. Fleisch und Geist beim heiligen A m brosius. 15. si intende la parte superiore dell'anima. frena rationis in p osu it. 121 ss. (C S E L 62. 19) habenas tenuit. com e fossero cavalli. 5 L’immagine del cavaliere che guida il cavallo. 34 s.). o li riporta dentro. PG 31. o l'anima. 431. dove la Chiesa. se sono inquieti. Isaac 8. 19 (C S E L 62.) u elu t cu rru m a gita tor ascendens (C hristus) u erbi habenis gubernat. Si legge in un altro luogo. p. 5 ss. p. Madec. se sono 2 La m etafora di Cant 6. 118 19. pp.. pp. 4 (C S E L 32. 5. 40 s. e cosi li incita. 246 ss. S e ib e l . 43 (C S E L 32. non di Cristo. 6. 64.ov«cóv der Stoa und des Posidonius. bada che il cavallo non sia la carne. 8. 2. 608. pp. 20 (C S E L 32. 1 s. Dunque uom ini di questo genere dorm ono il lo ro s on n o: cio è il loro sonno. 54 (C S E L 32. Lui che ha detto: Io ho d orm ito ed ho riposato e sono risorto. 118 2. 19) q u i sunt ergo pastores sensuum nisi praeceptores et quasi quidam rectores et duces e oru m u el m on itores a licuius serm onis uel m entis nostrae cogitationes?. Se dunque l’anim a è il carro. 4 II tema del dom inio della mente sulla carne e sui sensi è frequente in A m brogio e ha una chiara ascendenza stoica: cf. quando corrono. dem N ous des Aristoteles und dem T|Y£|J. si veda P. off. chi invece non la usa. 1. ratio. E r tràgt bei Am brosius verschiedene Nam en: mens oder voùq. 9) ne effrenata libertate lu x u rie t atque in dom ita feruens cupiditate habenas a n im i regentis abrum pat. o li trattiene.. 22 ss. qu elli che sono saliti su cavalli che non hanno potuto tenere a freno. 11. 687. 2. 583. . 2 . animae principale oder uirtus anim ae». p. o. l’auriga poi è il vigore della m ente 3 che governa la c a r n e 4 e rep rim e i suoi im pulsi con le b riglie della prudenza s. pp. quando sono stanchi. In tutti e tre questi luoghi le riflessioni di A m brogio si arricchiscono con riferimenti al mito della biga di Platone. 19 ss. p. 578. Paris 19682. non hanno il riposo di Cristo. Sull’uso del Fedro da parte di Am brogio. 2. 1. Sonnecchiarono dunque quelli che sono m ontati in sella alle passioni del co rp o senza tenerle in alcun m odo a freno. anche Abr. 7. Miinchen 1958. Ai luoghi paralleli sopra citati si aggiunga exp. conservato negli E xcerpta Procop ia na . p. ps. 3 Con u ig o r m entis tenendo conto dei tratti fondam entali della concezione antropologica di Am brogio. « R E L ». non di ricchezze del­ l’uom o. che governa l’uom o sapiente e ogni suo moto. p. u irg in it. 34 (1956). articolo ripreso in R echerches su r les ‘Confessioris’. cf. non sorgon o alla risurrezione di Cristo. 3. p. Infatti l’auriga guida i cavalli con rigore ed abilità a suo piacim ento. N ou v ea u x aspects du p la ton ism e chez saint Am broise. perché il Signore m i prenderà con sé. 94 (Cazzaniga. 64 (ibid.). Paris 1974. Iac. p. W. ps. 44.211 A. 1. è ancor più ampiamente sviluppata in Abr. Infatti l'intelligenza è buona cosa p er c o lo ro che la usano. questi certam ente non può rivendicare a sé il p regio d e ll’intelligenza e p erciò si è addorm entato com e sopraffatto dal sonno dellubriachezza. Su questo argom ento si veda. COURCELLE. 597. quia regebat sensus inrationabiles. rationa­ bile. 27-28: « d e r hohere Teil des Seele entspricht dem Xoyixóv Piatos. 27 (p. S a in t Am broise et la ph ilosoph ie. u irgin it. 11 ss. sim bolo della mente che governa i sensi è cara ad Am brogio: cf. 6.). Phaedr. 44). 94 (C a z z a n ig a . G. Anche in questo m ondo sonnecchiano quelli che so stati trovati degni del rim p rovero celeste. 312-319. NABOTH. dice: M i ha reso com e i carri di Aminadab 2. 15. 2. 28) habet suas habenas m entis sobrietas.) m e rito diues erat Abraham. D enique et d o m u it et m ansuetos fe d i.. parliam o di u om o d elle ricchezze. pp.63-64 185 dunque. 15. da ultimo. ibid. 1. uigor mentis. Perciò la Scrittura ha p referito parlare di co loro che salgono su cavalli piuttosto che di cavalieri o di aurighi. 12 (S A E M O 13.

De ascensore u ero m anifestum est indicium. quando M oyses ipse ait in cantico Exodi: Equu m et ascensorem p ro ie cit in mare Et in Zacharia locutus est dominus dicens: Percutiam om nem equum in amentia et ascensorem eius in insipientia m. g 4 Reg 2. Quid in curribus plauditis? H i in curribus et h i in equis. 186 DE NABVTHAE. frem itu libidinis excitari. 17. R B V Mara. et equitatus tuus salus h. 8 s. Ps 75 (76). sed ut regat. N olite am are adhinnientes p. » Ps 19 (20). > Ex 15. nolite. p Cf. qCf. nos autem in nom ine dom ini magnificabimur. N on dixit solum equum. 8. 8. mZach 12. q u om od o et in E xodo habes: Equu m et ascensorem. et id eo tam quam bonus auriga certam inis u ictor aeterno praem io coronaris. nos autem surrexi- mus et erecti sumus °. r Cf. Ascendes ait quasi rectori equorum . agitator Istrahel et eques ipsius e. qui non potest equum proprium gubernare. " Ps 32 (33). 65. V bi enim ascensor. ut toto orbe euangelium praedicarent. 17. . quod reprehensibilis habeatur. 65. eo quod desidiosus et p iger som nolentae p roferre non possit m entis incessum. non quasi ascensori. Etenim quia nem o sine lapsu est. 21. iudicium caeleste ia cu latu rr. 64-65 Vnde cum reciperetu r Helias et curru quasi ad caelum ferretur. 8 et 13. Quid igitur uobis in equis confiditis. hos equos ad diuina currentes. Terribilis est dom inus et cui nem o possit potens et diues resistere i. Ps 75 (76). 15. equus quoque fertu r in praeceps et in d om ito furore in praerupta et periculosa raptatur. etiam si quis eques cecid erit et terrenis aliquibus uitiis fuerit inflexus. In Am bacum propheta quoque lectum est ad ipsum dom inum dictum : Ascendes supra equos tuos. quia m oderatorem te humanarum m entium dom inus conproba- uit. diuites. 12. •> H ab 3. non ut tantum m odo sedeat. i Gen 49. Ipsi obligati sunt et ceciderunt. Ascendit enim etiam eques. 17 diuites om . 9. 4. agitauit enim apostolos suos. fretus m iseratione diuina peruenit ad salutem. si tam en non abiciat spem resurgendi. De equite autem lectum est: E t eques cadet retrors expectans salutem d om in i '. diuites? Mendax equus ad salutem n. pater. quos per diuersa direxit. sed et ascensorem. hoc est: qui populum dom ini bono ductu regebas constan­ tiae m erito hos accepisti currus. clam auit ad eum Helisaeus: Pater. Ier 5.

p.-36 32 (C S E L 64. Eliseo gli gridò: Padre. 65. forte della m isericordia divina può giungere alla salvezza. Per chi m onta a cavallo. p. 8 (C S E L 62. per lo stim olo della libidine. Del cavaliere. non eccitatevi. questi altri p er i cavalli. nelle parole che M osè stesso disse nel cantico d e ll’Esodo: Ha gettato in mare cavallo e chi stava in sella. 1. non per sedere soltanto. p. Altri luoghi sono citati da M cGuire. 94 (CAZZANIGA. 7. . 64-65 187 mansueti.43 (C S E L 32. confidate nei cavalli? Fallace è il cavallo per la salvezza. 13. 1. G er [V u lg a ta ] 5. ad loc. 2. p er quanto potente e ricco. Infatti quando in sella c’è chi non può tenere a fren o il p rop rio cavallo. e perciò. Essi rimase­ ro intrappolati e caddero. 118 4. poiché nessu­ no è preservato da cadute. 15. può resistere. invece. anche se un cavaliere cadrà e si inclinerà a causa di certi vizi terreni. 50. Infatti anche un cavaliere m onta in sella. padre. n o i invece saremo esaltati nel nom e del Signore. p.. ps. E in Zaccaria il Signore ha detto: Colpirò ogni cavallo con la pazzia e chi sta in sella con l'insipienza. 1. 210. Infatti. 27 (C S E L 32. 44) ne u io le n to ru m eq u oru m fu ro re in abrupta ra p ia tur (cu rru s). 8 C f. anche il cavallo va verso il p recipizio 7 e dalla sua sfrenata irrequietezza è trascinato in luoghi scoscesi e p e r ic o lo s i8. 7 Cf. 20). non com e ad uno che m onta in sella. questi cavalli che corron o verso il divino. Io u . o ricchi. com e un buon auriga vin citore del com battim ento.. p. 2. Anche nel profeta Abacuc è scritto 6 che al Signore si dice: M onterai i tuoi cavalli e la tua cavalleria sarà la nostra salvezza-. 583. 6 unusquisque ad uxorem p ro x im i su i h in nieb at .3 s. Abr. 96. come anche lectio significa testo (scritto) della Sacra Scrittura. Abr. vi è un chiaro avvertim en to della sua colpevolezza. 3. 24 s. anche GIROLAMO. se però non respingerà la speranza della risurrezione. 6 lectu m est'. adu. 597. expl. p. N on abbiate simpatia per i cavalli che nitriscono 9. Perché esultate per i carri? Questi p e r i carri. NABOTH. exam. 9 La metafora del cavallo che nitrisce. Terribile è il Signore e a lui nessuno. ibid. o ricchi. M onte- rai dice com e ad un conducente di cavalli. per dare cruda rappresentazione della libidine carnale. N on ha parlato solo del cavallo. 598. 6. infatti spronò i suoi apostoli inviandoli nelle diverse direzion i perché predicassero l’evan gelo in tutto il m ondo. li guida com e vuole. 43 (C S E L 32. ma per condurre. grazie alla costanza hai ricevu to questi carri. 1. perché se è ozioso e pigro non può far progred ire la m ente oppressa dal sonno. perché il Signore ti ha con fer­ m ato m oderatore d elle m enti umane. sei coronato di un prem io eterno.) in un contesto simile: im petu suo fe rri et in pra eru p tu m ac p e ricu lu m ruere. cioè: tu che ben governavi il p opolo del Signore. 15. 2. auriga d’Israele e suo cavaliere. 13). ps. 21).) fertu r (equ u s) in praeceps et ascensorem su um p ro ic it in m are istud huius saeculi. invece di scrip tu m est. è stato scritto: E il cavaliere ca a ll’indietro attendendo la salvezza del Signore. 71. Perché dunque. ma anche di chi sta in sella. poi. è attinta dal linguaggio biblico (cf. exp. 6. com e anche n ell’Esodo sta scritto: Cavallo e ch i sta in sella. egli scaglia il suo giudizio dal cielo. 7. u irg in it. 27). n o i invece c i siamo alzati e siamo eretti. cf. Perciò quando Elia fu preso e su un carro fu com e portato in cielo. 27) e spesso usata da Am brogio: Abr. p. 10 (C S E L 32.

I Ps 67 (68). Etenim qui confitetur dom in o et reliquias cogitationis adhibuerit ad confes­ sionem diem festum d m entis celebrabit arcano et epulabitur non in ferm ento malitiae et nequitiae. 66. quem 16. 1 ait P Sch. 16. Ab ipso accepistis quod offeratis. Orate pro peccatis uestris atque flagitiis et red dite dom in o d eo uestro munera. ipsius est quod ei soluitis. diuites! N on habetis in operibus quod placeat. C ogitationes uestrae confiteantur dom ino. dicit p le riq u e codd. . quoniam nihil habeo quod non dedisti. dCf. Fides est quae dona conciliat. Itaque in conclusione conuersus ad uos propheta a Orate et reddite dom ino deo uestro f. 12. a Gen 4. reddite pro beneficiis quae habetis munera. Bonum est ut iam quiescatis et a flagitiis feria reueream ini dom in i potestatem . in illo in op e faenerate. 67. id eo tua tibi offero. confitem ini tam en dom ino. diuites — dies instat — . Id e o dictum est parricidae Cain: Peccasti. 10 deo ideo] ideo RB deo P Sch. c Ibid. Nam unde pauperis hostia m agis quam diuitis placet? Quia pauper fid e d itior est. 11. in egen o soluite. A ddid it tam en: Sed non in hoc iustificatus sum c. N on dicatis: non peccauimus. ex illis est de quibus dicitur: T ib i offerent reges m unera *. f Ps 75 (76). 8 Cf. 66-67 16. sed motus proprios regentibus Iesus dom inus delectatur. sobrietate locupletior. ne quid sit quod uos praetereat. 30.). inquit. humilitas est quae oblata com m endat. quiesce a. hoc est quae offertis m ihi dona data sunt m ea % ego ea dedi uobis atque donaui. qui corp orali lasciuiae m entis dom in entur im perio. quia fide uicit. N on enim purpuratis offeren ­ tibus. * 1 C o r 5. 1 Chron 29. 14. m ea et data mea. id eo super Cain fratris m unera placuit munus Abel. Et uos etiam si nihil estis conscii. id est: nolite dissimulare. 2. ut m odum peccato suo poneret. Ps 75 (76). 7. hps 15. 67. b 1 Cor 4. Mara. Dona. 4 (G en 4. 4. orate pro peccatis uestris. sed in azymis sinceritatis et ueri- tatise. 4 s. Fide Abel plurim a m hostiam optu lit deo ■. Et cum sit pauper. i H e b r 11. 8. Dixit Paulus: Etsi rtihil m ih i conscius sum b. Denique propheta ait: B on oru m m eorum non in d igesh.188 DE NABVTHAE. Orate ergo. red di­ te in paupere.

p. 4 Altri hanno diversamente inteso in illo paupere. 2 Sul sacrificio spirituale di A bele cf. più dotato di sobrietà. n u llu m irae. unius fore dom inatum . Anche voi. c o n c ilii scilicet (ea est e n im a n im i pars optim a). rinviam o con M cG uire a C ic e r o n e . 629. Fareste bene a desistere e. quia n on acceperat a deo prudentiam . E. p erciò ti offro i tuoi. È la fede che rende graditi i doni. A bel bene. l’um iltà li avvalora. q u i p erfectu m sa crificii m u n us im p leu it. 203. Da lui avete ricevu to quello che offrite. I vostri pensieri si palesino al Signore. rinunciando alle scell tezze. Pregate per i vostri peccati e p er le vostre infam ie e o ffrite al Signore Dio vostro doni. 16. Infatti. 51 (C S E L 32. in 15. 3 Interpretazione tipicamente am brosiana di Sal 67 (68). perché l'offerta del p o vero è più gradita di quella del ricco? Perché il p o vero è più ricco di fede. Quanto al concetto specifico della sovranità della mente. affinché nulla vi sfugga. 67. ricam biategli nella persona del povero. 77 (C S E L 32. ricam biate con doni i benefici che avete ricevuto. co loro che dom inano con la forza della m ente sulla lussuria del corp o 3. rep. m ale quaesiuit. ma con il pane azimo della sincerità e della verità. Infatti il salmista dice: Tu non hai bisogno dei m iei beni. n u llu m tem eritate locu m . 64 e rintracciabile in tutte le fonti stoiche. palesatevi p erò al Signore. Perciò pregate. b on u m enim* sapientiae sa crifi­ cium . prestate a lui com e a un m is e ro A. 2. m ale exiu it in cam pum . perciò il dono di A b ele fu p referito ai doni del fratello Caino. M iei sono i doni e cose che io vi ho dato. 17) et ideo Cain. perché non ho nulla che tu non m i hai dato. 15 ss. 10. 55 faenerate ergo d o m in o pecu n ia m uestram in m anu pauperis. 1. NABOTH. Ho tradotto tenendo presente un analogo concetto in Tob. egli è fra co lo ro di cui si dice: I re ti offriranno i doni. io ve le ho date e donate. 66. Si veda l'analoga interpretazione dello stesso versetto in Abr.1 Il senso originario di questo versetto è diverso. 1. ma c o lo ro che governan o le p rop rie passioni. cioè: i doni che m i offrite sono cose che io vi ho dato. desisti. pregate per i vostri peccati.66-67 189 16. poiché 16. 30. 2. che aveva ucciso il fratello: H ai peccato. 38 et illu d uides. perché egli lo superava nella fede 2. anche se siete del tutto inconsa­ pevoli. che utilizza un concetto originariam ente stoico (regalità e ricchezza del sapiente) e che ritroviamo anche altrove in Am brogio. o ricchi! N on c ’è cosa gradita nelle vostre opere. si in a nim is h o m in u m regale im p e riu m sit. co n s ilio autem dom in an te n u llu m esse libidinibus. Però ha aggiunto: Ma non per questo sono giustificato. 8. p. il giorn o si avvicina.). o ricchi. versategli in quella del bisognoso. fug. Infatti chi si apre al Signore e gli palesa anche i pensieri più nascosti celeb rerà la festa nel segreto del cuore e banchetterà non con il lievito di malvagità e di inquità. espresso anche supra. a rispettare l’autorità del Signore. . pur essendo povero. E cosi il salmista alla fine rivo lto a vo i dice: Pregate ricambiate al Signore D io vostro '. Infatti al Signore Gesù non piace che siano i porp orati a fargli offerte. bona est hostia fides. è suo q u ello che gli versate. Perciò è stato d etto a Caino. N on direte: non abbiam o peccato. Paolo ha detto: Anche se sono del tutto inconsapevole. Per fede Abele o ffri un sacrificio m igliore a D io . cioè: non m entite. perché ponesse un freno al suo peccato. 16.

nullo inflectatur potentium supercilio. qu i estis in circuitu. s Eph 2. qui hoc solum habetis. qui culpae pretia discrim inat. Quidquid optuleritis. 1 Reg 9. 34. Ps 75 (76). Act 3. v Cf. m ultos reges gentium prop ter perfidiam fecit e popu lo patrum esse captiuos et. sic accipiamus: quoniam dixit obd misse somnum suum diuites °. est quod de uestro possitis o fferre studium deuotionis et fidei. cui nec diuites resistant. increpationes dom ini praem isit in eos. qui Achab regem ingratum caelestibus beneficiis ita iussit occidi. 3 Reg 20 (21). . condant pecuniam. Lc 12. 9. ut a ca­ nibus eius uulnera la m b eren tu rz. qui aliud non habetis. Quem u ltorem tim etis facite debitorem . 8 aggerant P aggregent RB Mara. 48. Aut certe. o hom o. sed quia mandatum non custodiuit. quod est auro pretiosius et argento r. N on exigo quae m ea sunt. ut eiecit Adam de paradiso et exclusit Euam. ut iam de proposita loquam ur historia. 68. Saul priuato contulit regnum v. 68. 16. quoniam meae sunt omnes ferae siluarum m. 6. eo quod nullo redim atur diuitis praem io. terribili aput reges terrae '. quoniam qui eratis longe facti estis prope s. <i Act 10. * Cf. quia totus orbis est meus. uos orate. o Cf. n Ps 49 (50). 21. N o n accipiam inquit de dom o tua uitulos neque de gregibus tuis hircos. PPs 75 (76). N em o enim foris est nisi quem culpa excluserit. 7 struant P Sch. quia non est personarum acceptor deus Illi diuitias struant. “ Cf. 13. instruant RB Mara. potentiam praedicauit. 12. auri aggerant argentique thensauros. im m ola deo sacrificium laudis et redde altissimo uota tua n. uos orate et reddite dom ino deo uestro omnes. 6. 19.67-69 placare p rop ter flagitia uestra a liter non potestis. qu i in circu itu eius offerunt m unera p. diuites increpentur. Ergo uos prop e positi orate et red dite m unera terrib ili et ei qu i aufert spiritum principum . id est agite gratias. Qui autem prope sibi uidentur esse per diuitias ac potentiam longe facti sunt p rop ter auaritiam. 69. qui a dom in o non receditis. pauperes.190 DE NABVTHAE. nem o longe nisi quem flagitia prop ria relegauerint. et regnum am isit et spiritum. t Ps 75 (76). 13. Vos reddite munera. Conuersus ad uniuersos ait: diuites dorm itent. Etenim quia pauperis uineam mPs 49 (50). tantum m odo. terrorem subtexuit. 14. uos orate. si placet. inquit. qui quo plus alicui contu­ lerit eo plus exigit ab eo u. r Cf. N on sacrificiorum am bitione delector. m eum est.

N on voglio ciò che è m io. solam ente. pregate. perché D io non considera le apparenze. 6 Rettamente ha inteso M cGuire. riconoscendo in gentium. vi siete avvicinati. alla quale nem m eno i ricchi possono resistere. in questo caso la distanza dei due termini è ardita. fece si che m olti re del p o p olo dei padri per la loro infedeltà diventassero p rigion ieri dei p a g a n i6 e. se preferiam o. il quale quanto più ha dato a qualcuno tanto più esige da lui. i ricchi siano rim proverati. 68. . Infatti. ma. cosa che è più preziosa d ell'o ro e d ell’argen­ to. 69. che distingue le pene per le diverse colpe. o poveri. non può essere piegato da alcun atteggiam ento superbo di potenti. com e cacciò A dam o dal paradiso e m ise fuori Èva. voi. non chi coprisse il suo corpo. A Saul. captiuos un singo­ lare iperbato (gen tiu m è genitivo di ca ptiuos). la precedente era iniziata sopra al § 63. Qualsiasi cosa offrirete — dice — è mia. se infatti tale figura è una caratteristi­ ca dello stile del nostro Autore. 16. che era di um ile condizione. poiché aveva bram ato la vigna d el povero. poiché non rispettò la sua volontà. perché mie sono tutte le fiere delle foreste. cioè rendete grazie. Quegli altri am m uc­ chino le ricchezze. vo i pregate e ricambiate al Signore vostro Dio. perché tutto il m ondo è m io. M a co loro che credon o di essersi avvicinati m ediante le ricchezze e la potenza. 67-69 191 non potete dargli soddisfazione in altro m odo a causa d elle vostre infam ie. a chi è terribile presso i re della terra. fu rid otto in tale condizione dal Signore da trovarsi al di sotto di ogn i grado di miseria. se la colpa non lo ha m esso fuori. m ettano insiem e denaro.. nel senso che non può essere com p erato da alcun favore del ricco. ha esaltato la sua potenza. non sazio d elle m olte ricchezze del regno. R ivolto a tutti ha detto: i ricchi sonnecchino. tutti qu elli che attorno a lu i offron o doni. per parlare del racconto in argom ento. 5 Altra spiegazione per Ps 75 (76).. re ingrato per i benefici celesti. cosicché i cani gli leccassero le ferite. Nessuno infatti sta fuori. N on gradisco i sacrifici offerti per ostenta­ zione. se le sue infam ie non ce lo hanno relegato. ha insinuato la paura. nessuno è relegato lontano. v o i che non vi allontanate dal Signore. offri a D io un sacrificio di lode e rivolgi a ll’A ltissimo le tue preghiere. possiam o intendere c o s i5: il salmista dicendo che i ricchi hanno dorm ito il loro sonno. che altro non avete. diede il regno. perché vo i che eravate lontani. NABOTH. 6. che siete attorno a lui. N on voglio — dice — i v itelli della tua casa né i capri del tuo gregge. Rendete i doni. voi che avete solo questo. ha annunciato loro i rim p roveri del Signore. Perciò vo i che siete vicini pregate e rendete i doni a co lu i che è terribile e a c o lu i che toglie la vita ai principi. è lui che ord in ò che Achab. Fate vostro deb itore colui che tem ete com e vendicatore. fosse ucciso. quello che di vostro potete offrire è lo zelo della d evozion e e della fede. Non si tro vò chi lavasse le sue ferite. si sono allontanati a causa d e ll’avidità. ammassino tesori d’oro e d ’argento. O certam ente. pregate. perse il regno e la vita. o uom o.

canum successit asperitas. Sed considera quia Iezab el habebat uxorem . Dignos plane sui m ini­ stros funeris auarus inuenit. H oc loco illud oritu r quaestionis. ut fugaret hostem. A ccipe aliud uerius. quod ipsius ignauiae hostem sibi. 3 Reg 21 (20). 23 s. d Cf. quando captum im p erio suo reddidit. ut uirtutem illis et poten ­ tiam regis auferret. captiuus quoque libertate donatus et remissus ad regnum est. 3 Reg 20 (21). Defecit circa eum humani­ tas hom inum . Propter hoc inquit obtinue­ runt p ro nobis. 16. 29 ss. armauit.17. 70. b 3 Reg 20 (21). Et hunc erg o paenitentiae eius reuocauit affec­ tum. sed in diebus f ilii illius inducam mala a aut q u om od o dicim us quia ualet aput dom inum paenitentia? Ecce rex motus est ante faciem dom ini et ibat plorans et conscidit uestimenta sua et operuit se c ilic io et erat indutus sacco ex illo die. secundo uicit. f 3 Reg 21 (20). E t ideo inquit si non plene obtinuerim us eos. ita ut deum m isericordia com m ou eret et m utaret sententiam . Intulerat bellum rex Syriae. a 3 Reg 20 (21). Denique p rim o congressu uicit. dominus autem non potest m utabilis aestimari. Qua causa uincendi eius euidens resultauit oraculum dicente uno ex 17. a quo uinceretur. Et indigno seruauit dom inus teno­ rem sententiae suae. 29. cuius in­ flam m abatur arbitrio. 17. sed etiam triumphauit. 69 .192 DE NABVTHAE. Ergo aut paenitentia non ualuit nec in flexit dom inum m isericordem aut oraculum falsum est. quo interfecit Nabuthae Israhelitem b. 34 ss. h 3 Reg 21 (20). sed ben eficia circa se diuina ipse non tenuit. 72. Quod fuit diuinae sententiae non solum euasit Achab. 27. e 3 Reg 21 (20). N on qui uulnera eius lauaret inuentus est. 3 Reg 22. . 71. quoniam dixisset: Deus m on­ tium deus Is ra h e lg et non deus Baal. 22. e Cf. in locum Syriae regis satrapas constitue h. uictus est et seruatus ad ueniam e. c Cf. quae conuertit cor eius et nim iis sacrilegiis execrabilem fecit d. Et certe fuerat m onitus a propheta dicente: Cognosce et uide quid facias f. m onitus inquam erat eo quod Syriae regis pueris deberetu r gratiae caelestis auxilium. si confessio­ nis inm em ori non putauit esse seruandum quod prom iserat con fi­ tenti. Nam Achab uictus est et occisus c. nequaquam tantis opibus expletus im p erii infra om nem inopiam redactus a dom ino. 25. non qui corpus operiret. q u om od o legi dom inum dixisse ad H eliam : Vidisti quemadmodum com m otus est Achab a facie mea? N o n inducam in diebus eius mala. 29 ss. 72 concupiuerat.

72. 71. 69 . NABOTH. Questo lu ogo pone una nota questione: com e si d intendere. p er sottrarre a qu elli (ai servi) la forza e la potenza del re J. 2 Avverto che M cG uire e soprattutto H uhn e la M ara intendono diversamente questo luogo. Dunque o la penitenza non ebbe va lore e non piegò il Signore m isericordioso.1 Dei problem i testuali e d ’interpretazione di questo paragrafo ho trat nell’In trod u zion e. pp. P erciò risultò chiaro l’oracolo sulla vittoria del re di S ir ia 2. oppure l’o ra colo non corrisponde a verità. 16. quando uno dei profeti disse all’altro: Uccidim i! E quello non volle ucciderlo. A llora disse: Poiché non hai obbedito alla parola del Signore. ma le farò venire durante il regno di suo fig lio ? Oppure. ecco appena ti allontanerai da 17. in che senso diciam o che presso il Signore ha valore la penitenza? Ecco il re si turbò alla presenza del Signore e camminava piangendo e si strappò le sue vesti e si c o p rì con il cilic io e si vesti di sacco quel gio rn o che uccise Naboth Israelita. 72 193 N on ci fu p er lui pietà umana. che i servi del re di Siria m eritavano l’aiuto divino. dai cui capricci egli era infiam m ato. ripeto. il Signore invece non può essere ritenuto m utevole. tanto da m ettere in fuga il nemico. se ha giudicato che non dovesse essere mantenuta ad Achab. la prom essa fattagli quando aveva riconosciuto la propria colpa. E cosi represse il suo desiderio di penitenza. al secondo vinse. da cui sarebbe stato vinto. Il Signore m antenne per l’indegno re il tenore della propria decisio­ ne. fu vin to e si salvò per clem enza. E certam ente era stato avvisato dalla voce del profeta: Pensa e bada a quello che fai. Il re di Siria aveva m osso guerra.17. Infatti Achab fu vinto ed ucciso. L'avido tro vò certam ente degni m inistri per il suo funerale. M a si consideri che egli aveva com e m oglie Gezabele. per quanto dipese dalla sua stupidità arm ò il suo nem ico. tanto da m u overe D io a m isericordia e da fargli cam biare decisio­ ne. 17. che aveva dim enticato la sua confessione. 70. ma egli non seppe conservare i favori divini ricevuti. leggen do che il Signore ha d etto ad Elia: H ai visto com e si è turbato Achab alla m ia presenza? N on gli farò venire disgrazie durante la sua vita. lei sconvolse i suoi sentim enti e lo rese esecrabile a causa d elle sue en orm i scelleratezze. Infatti al prim o scontro Achab vinse. Tieni conto di un’altra spiegazione ancor più sicura. fu sostituita d all’aggressività dei cani. allorché restituì il re fatto prigion iero al suo regno. Era stato avvisato. metti dei satrapi al posto del re di Siria. 24-28. P er questo — dice — hanno vinto di fronte a noi. . fatto p rigion iero gli fu anche data la libertà e fu rim andato nel suo regno. Per quanto dipese dalla disposizione divina Achab non solo si salvò ma rip ortò anche vittoria. E p e rciò — dice il profeta — se non li vincerem o completamente. perché quello aveva detto: D io dei m onti è il D io d’Israele e non il d io Baal.

E t dixit: E o quod non oboedisti uerbo domini. 35 s. i 3 Reg 21 (20). sed im pios aut stultitia sua op prim i aut alia praeuaricatione damnari. 42. 72. ecce tu recedis a me. et interficiet te leo. etiam si prim ae praeuaricationis laqueos euaserint.194 DE NABVTHAE. . 72-73 filiis prophetarum ad proxim um suum: Occide me. ut digni bono op ere om nipotentis dei prom issa accipere mereamur. 17. et inuenit eum leo et interfecit eum ‘. 18 secessit RB Mara. Sed op ortet nos taliter agere. • 3 Reg 21 (20). Liquet igitu r his oraculis quod dom inus etiam circa in gnos prom issa sua seruet. E t recessit ab eo. E t n o lu it hom o occidere eum. Et post hoc alius propheta adstitit ante regem Israhel et dixit ad eum: Haec d icit dom inus: quoniam dimisisti tu uirum exterm inationis de manu tua. ecce anima tua pro anima illius et populus tuus p ro populo illius 73.

. M a noi dobbiam o agire in m od o tale che. E si allontanò da lu i e lo incontrò un leone che lo uccise. m eritiam o di ricevere le prom es­ se di Dio onnipotente. Queste profezie. resi degni dalla buona condotta. dim ostrano chiaram ente il Signore m antiene le sue prom esse anche verso gli indegni. 73. dunque. anche se hanno evitato i lacci della prim a trasgressione. ecco la tua vita per la sua vita e il tuo p op olo p e r il suo.72-73 195 me ti ucciderà un leone. NABOTH. ma gli em pi o sono battuti per la loro stupidità o condannati per qualche altra trasgressione. 17. E poi un altro p rofeta andò davanti al re d ’Israele e gli disse: I l Signore dice: Poiché hai lasciato andare libero l'uom o della distruzione.

De Tobia Tobia .

qui inscribitur Tobis. L ecto p rop h etico libro. quam ferebat hum i­ liter atque patienter.1-3 1. ne deserere officiu m pietatis m ortis m etu uideretur. 3.198 DE TOBIA. Tob 1. a c f . Edictum m eruit. c Cf. l . at ille interdicto non reuocabatur magis quam incitabatur. Fuit uir iustus m isericors hospitalis a: et hoc uirtutum ch oro praeditus subiit aerum nam captiuitatis. 1. b Cf. 17 ss. Tob 1. ut ea quae scriptura historico m ore digessit latius nos strictius conprehendam us uirtutum eius genera uelut quodam breuiario colligentes. ne quis ex filiis captiuitatis m ortuum sepulturae d a r e t c. com m unem magis iniuriam quam priuatam dolens nec sibi uirtutum suffragia nihil profuisse deplorans.1. . 2. 2 et 16s. sed magis eam sibi contum eliam m in orem peccatorum suorum p retio inlatam arbitratus b. 3-6. Tob 3. quam plene nobis uirtutes sancti prophetae scriptura insinuauerit. ta­ men conpendiario m ihi serm one de eius m eritis recensendis et operibus aput uos utendum arbitror.

Neh 7.. Esd 2. raccogliendo com e in un som m ario le sue virtù secondo la lo ro specie 4. in m odo che l'uditore (o il lettore) abbia a disposizione «u n a specie di breviario morale. 6). che soppor­ tava um ilm ente e pazientem ente. 3. anzi era stim olato. non dei fatti narrati nel libro sacro. La dottrina esegetica. Fu un u om o giusto m isericordioso ospitale. in m od o tale che ciò che la Scrittura ha più estesam ente narrato secondo il genere storico. 2. m a egli non era trattenuto da quel divieto. La dottrina esegetica. Perciò in proph eticu s si può vedere l’afferm azione che Tobia è libro ispirato e va considerato a pieno diritto parte della Sacra Scrittura. TOBIA. perché non sembrasse che egli venisse m eno l. e. 2 Troviamo Tobis anche in 2. p. 3 Sul significato di digerere in A m brogio cf. PlZZOLATO. 93. tuttavia penso di d o ver presentare a voi in un serm one riassuntivo un’ordinata esposizione dei suoi m eriti e d elle sue opere. 287). 5 ex filiis captiuitatis: espressione tratta dal linguaggio biblico (cf. Dopo aver lei io il lib ro p r o fe t ic o 1 intitolato T o b anche se la Scrittura ci ha insegnato com piutam ente le virtù del santo profeta.. perché nel trattato si parla quasi esclusivamente del faenus e dei faeneratores. 4 L’intenzione di A m brogio è dunque di offrire un com pendio schematico. dotato di tale insiem e di virtù. Piuttosto il libro è profetico com e il suo protagonista è propheta (cf. il prologo a Tobia nella Vulgata). mentre in tutti gli altri luoghi incontria­ mo la form a più consueta Tobias. 1. . ritenendo invece che q u ell’u m iliazione inflittagli fosse una pena in feriore a quella m eritata p er i suoi peccati. sul m odello dei manuali scolastici» ( P iz z o l a t o . Incorse in un ed itto che vietava ai p r ig io n ie r i5 di dare sepoltura ad un m orto. 6). secondo il m etodo «retorico-didascalico». pati le sofferenze della prigionia. 137. oltre a riferire un suo personale giudizio. dolendosi più per l’oltraggio subito in com une che p er quello personale. attesta anche che questo libro era in uso nella liturgia milanese (lecto p ro p h e tico lib ro ). perché.. né si lagnava per il fatto che le virtù non gli erano di alcun aiuto. quasi che Am brogio intenda inser Tobia fra i libri profetici — del resto poco più oltre si dice che appartiene al genere storico — . ma dei suoi significati m orali attualizzabili.1. infra. 1-3 199 1... noi lo trattiam o in m od o più conciso. perché trasmette un insegnamento divino.. 2.1 Qui p rop h eticu s non ha valore tecnico. È da ricordare infatti che Tobia è un deuteroca- nonico e controversa era nel IV secolo la sua accettazione nel canone: Girolam o che pure l’ha tradotto in latino propen deva per l’esclusione (cf. p. 1. Dunque la testimonianza di A m brogio è importante. In realtà questa prem essa non sarà mantenuta. 7 e 24.

. 4. ne quid furtiuum d o ­ mum suam intraret cauebat b. 4 (5). quam toto uitae suae spatio in tanta indigentia non poposcit. insinua- d Cf. uindicare a bestiis consortem naturae. 6 erat enim m isericordiae pretium poena mortis. de quo dicit scriptura alibi supra m ortuum plora h? Ecclesiastes autem ait: C or sapientium in dom o luctus. 25. quanto magis debem us op erire defunctos! Si uiantes ad longinquiora dedu cere solem us f. 1-8. 11-14. Fraudari se m agis dolu it obsequiorum quam ocu lo­ rum m unere nec caecitatem poenam . Itaque cum fes­ sus a sepulturae reuertisset munere. adpositis sibi edendi subsi­ diis misso filio quaerebat consortem conuiuii. Dum conuiua adcer- situr. cadenti de passerum nido albugine caecitatem inci­ dit a. 2. ut ipse cibum sumeret. 3 . Tob 2. Tob 2. 11 (10). 41. nuntiatis insepulti corporis reliquiis conuiuium deserebat nec putabat pium. b Cf. V x o r haedum pro m ercede accepe­ rat. uindicare a uolatilibus. a Cf. Quis in firm ior defuncto. 5. f Cf. Pecuniam conm endauerat p rox i­ m o suo. H oc illi cotidianum opus. 1. c o r autem stultorum in dom o epularum Nihil hoc officio praestantius. N ec conquestus ingem uit nec dixit: « Haec m erces laborum m eoru m ?». Ferae hanc hum anitatem defunctis corporibu s detulisse produntur: hom ines denegabunt? 2. Mt 25. h Eccli 22. cum in pu blico corpus iaceret exanimum.2. g Io b 30.200 DE TOBIA. 36. et m agnum quidem . V ix ubi se fessum uidit et depositum senectute. quanto magis in illam aeternam dom um profectos. peregrinum cum quo cibum sum eret quaerens d. at ille plus honestati quam pietati consulens cui suam debebat alim oniam fid em non deferebat. 9 et 10. Mt 5. * Cf. Et cum uictum m ercede leuaret coniugis. si quid alim enti foret. unde iam non reuertantur? E go inquit Io b super om nem in firm u m fleui g. sed inpedim entum putabat. Talis flagitii d ep re­ hensus reus uix tandem p er am icum potuit d irepto patrim onio egenus exui restitui suis. ei con ferre qui tibi iam non possit reddere. Tob 2. 6. Iterum in his uersabatur officiis. ‘ Eccle 7. nam si uiuentes op erire nudos lex p r a e c ip ite. Tam sancto fessus o fficio propheta dum requiesc cubiculo suo.

ad loc. nel senso di obsequiae.. se gli si portava notizia di resti insepolti di un corpo. non m ise da parte la fedeltà al suo proposito. Si dice che le b elve sono solite riservare tale rispetto per i corp i dei m orti: gli uom ini lo rifiuteranno? 2. Chi più in ferm o di un m orto. TOBIA. se la legge ordin a di coprire i nudi m entre sono in vita. m a lo si può dedurre da Tob.. non glielo richiese.2. A stento. 6. W ashing­ ton 1933. 6. Di nuovo si dedicava a questi com p iti e. infatti. se aveva del cibo. spogliato dei beni. quando si vide 2. sebbene fosse in tanta indigenza. 4 Qui p roxim u s significa parente. Sua m oglie aveva ricevu to com e com penso un capretto. esule in miseria. 1. né riteneva che la cecità fosse un'afflizione.. badava che nulla entrasse di nascosto nella sua casa. com e giustamente osserva L. A m b ro sii de Tobia. . Questo era il suo la voro quotidiano. di cui la Scrittura altrove dice: Piangi sul m orto ? E l’Ecclesiaste dice: I l cuore dei sapienti nella casa del dolore. N on si lam entò né disse: « È questa la ricom ­ pensa per le m ie fatich e?». 20. e certam ente era un grande lavoro. sottrarre agli uccelli e alle b elve il nostro simile. quanto più dobbia­ m o accom pagnare co lo ro che sono partiti per quella eterna dim o­ ra da cui non faranno più ritorn o? Io — dice G iobbe — ho pianto su ogni infermo. di non accettare donativi la cui provenienza non fosse chiara. m entre un corp o esanim e giaceva in un lu ogo pubblico.3 . m andava il fig lio a cercare qualcuno che mangiasse con lui. infatti la pena per q u ell’atto di m isericordia era la m orte. anche BLAISE. Il personaggio è Gabael: cf. m a egli. E procurandosi il sostentam ento con i gua­ dagni della m oglie. ove non è specificato se fosse un parente di Tobia. quanto più dobbiam o cop rire i m orti! Se siamo soliti accom pagnare i viandanti in un viaggio lungo. a stento infine p er l’intervento di un am ico potè essere restituito ai suoi.M. il cuore degli stolti invece nella casa del festino. Nessun com p ito è più nobile di questo. 3 Intendo honestas come «o n o re »: Tobia difendeva la sua onorabilità mante­ nendo fede all'im pegno preso. S. ThlL. quando tornava stanco dall’u fficio di sepoltura. D ictionnaire.1 Questa è l'unica attestazione di alb u go con questo significato: cf. s. fu accecato da es c re m e n ti1 caduti da un nido di passeri. w ith an In tro d u c tio n and Translation. badando più all’on ore 3 che a ll’affetto per co loro ai quali egli d oveva p rovved ere l'alim ento. 6 201 al d o vere della pietà p er paura della m orte. A Commentary. 2 obsequium'. A veva dato in prestito del denaro ad un suo parente 4 e per tutto il tem po della sua vita. u. u. Essendo stato sorpreso reo di tale delitto.\ cf. Fu più addolorato p er essere stato im pedito di svolgere il suo servizio funebre 2 che per essere stato privato della vista. E cosi. cercava qualche pellegrin o per d ivid erlo con lui. M en tre si cercava il com m ensale. Tob 4. dopo aver prepa­ rato di che nutrirsi. 5. s. ZUCKER. 11. donare a chi non può più restituirti. m a un im pedim ento. stanco p er un cosi santo servi riposava nel suo giaciglio. lasciava il convito e non riteneva che si conciliasse con la pietà che egli prendesse cibo. 4. M entre il profeta.

quo quaerentur usurae. Si fraudaris pecunia. Si am ittitur pecunia. . N am et Dauid ait: Iustus miseretur et com m od a td. 8. ne praeceptum dom in i praeteriret. 26. si red dita fuerit. Quod igitu r conm endauit pecuniam et non faenera iusti seruauit officium . 111 (112). Aliud illu d faenus est iure exsecrabile. Da pecuniam. f Cf. 5. 7. 6-8 uit filio non tam cupiens conm endatum rep oscere quam sollicitus ne fraudaret heredem . e Cf. Quo grauius m alum faenus est. 5. 2. H aec qui m onet condem nat usuras faenoris. dare in usuram pecuniam. Qui non red dit pecuniam red d it gratiam . non auerteret faciem suam ab ullo pau pere f. 1. Ps 111 (112). si habes: prosit alii quae tibi est otiosa. eo laudabilior qui illud refugit. ut ex substantia sua elem osynam faceret. quod lex p r o h ib e te. Sed Tobis hoc refugiebat. non pecuniam faenera- ret. Tob 4. 7-10. iustus est enim q u i m iseretur et com m odat *. com paratur m isericordia. 19.202 DE TOBIA. de quo scriptum est: Faenera p roxim o tuo in tempore necessitatis illiu s c. 2. m alum est enim faenus. ex quo m ulti quaestum feceru nt et m ultis com m od are pecuniam n egotiatio fuit. Sed non illu d faenus malum. adquiris iustitiam. qui m onebat filium . Da quasi non recepturus. scriptum est enim : Q u i facit m isericordiam faenerat p ro x im o h. Deut 23. dP s 36 (37). sC f. h Eccli 29. Et quidem eam p ro ­ hibuere sancti. ' Eccli 29. ut de lucro cedat.

Cain et Ab. la c. Sai 54 (55). hom . m ort. si acquista la m isericor­ dia. m a si esorta a fare l'elemosina con il denaro superfluo.. Dallo com e chi non attende che gli sia restituito. off. 16). Q u ell’altro prestito è giustam ente con­ dannabile. TOBIA. di non distogliere lo sguardo da alcun p o vero 9. 19 (20) cita anche Ez 22. 5. ne diede notizia al figlio. passim ). come anche in exam. ps. 42. 529 ss. il quale oltre che Deut 23. allusione a V ir g il io . . La presente citazione sem bra corrispondere meglio a Sai 36 (37). di non dare in prestito il denaro ad interesse. 2. Infatti anche Davide dice: I l giusto ha pietà e dà in prestito 7. non solo perché per tale significato ci sarem m o aspettati il plurale. 82). 25) corregge il rinvio di Schenkl a Sai 105 (106). 389. 1 Zucker (p. come annota lo stesso Schenkl. 24) iustus autem m iseretu r et tribuit. se ne hai: gioverà ad un altro. 9 Dunque non solo si esprim e la condanna dell'usura. Chi raccom anda queste cose condanna l’usura del presti­ to. 1025 C) exem plo n obis sit Tobias. in ps. 14. ma anche perché il contesto richiede un senso più pregnante: cf. 5. Però le persone sante lo hanno proibito. che è esattamente la lezione del Salterio Gallicano. sta scritto infatti: Chi è m isericordioso dà in prestito al povero. Tob. 55 (C S E L 32. di B a s il io . egli osservò il d o vere di un uom o giusto. analogam ente sostiene i giusti diritti degli eredi. 2. q u i n u m qu a m exqu isiuit p ecu n ia m quam dederat. Un concetto simile — com e annota Zucker — è espresso da F il o n e . 4 (P L 16. 2. 735. 6. epist. come difende la proprietà dei beni aviti (cf. 37 (p. 1025 B ) habet in ea (scil. 19. a proposito dello stesso episodio biblico A m brogio esprim e le medesime considera­ zioni in epist. G ia c c h e r ò . 53. hum an. n isi extrem o uitae suae tem pore: magis ne fraudaret heredem. infatti è m alvagio quel prestito di cui si esige l’usura. Aen. Se sei defraudato di denaro. bon. p.oq SiappriS-qv àita-fopeuei). 19. 19 (20). non tanto perché fosse desideroso di richiedere il prestito. 7. 16. quanto piuttosto per non defraudare l’erede 6. N on sono di questo avviso. 36 46 (C S E L 64. Ger 9. affinché. come giudica Schenkl. M a Tobia rifu ggiva da questo com portam ento. infra. p ecu n ia ) n on m ed iocrem gratiae usuram. 6. 2. lui che am m oniva il figlio a non trascurare il precetto del Signore. 111. 1. 10 Qui gratia non è la «gratitudine». se verrà reso. p. Quanto più è cosa cattiva il prestito ad interesse tanto più è lod evo le chi lo fugge. 5. 36 (C S E L 32. 12 ed anche Mt 5. Infatti l'espressione iustus m iseretur et com m od a t non corrisponde esattamente al testo di Sai 36 (37). Genova 1965. quam ut depositam pecu n ia m cogeret ac recuperaret. 8 Schenkl rinvia a Deut 23. Da’ il denaro. 82 (= uirt. 12. 8. 12. m entre per te è superfluo. Saggio in trod uttivo. Poiché dunque d iede in prestito denaro e non lo diede ad interesse. a Sai 105 (106). di fare l’elem osina con le prop rie ricchezze. il cui testo è riprodotto anche nel seguente § 8. 6 Am brogio. 181. A m b ro sii de Tobia. 8. che è proib ito dalla L egge 8. N on è invece m alva­ gio quel prestito di cui sta scritto: D a’ in prestito al tuo prossim o quando egli è nella necessità. 395. 2. Nab. 13). 7). da cui m olti son soliti trarre guadagni e per m olti prestare denaro è un affare. Tuttavia qui A m brogio è debitore. che A m brogio cita più oltre al § 59 e in expl. dove si trova un’esplicita condanna dell'usu­ ra. 5. il prestito di denaro ad usura. 6-8 203 stanco e debilitato dalla vecchiaia 5. PG 29. 8. sostenendo che si tratta di una citazione di Sai 36 (37). 5 (P L 16. 21. 265 A (ó vó(j. Se si perde il denaro. traduzione co n testo a fronte. 103. p. 21. tu lo accolga com e un guadagno. come intendono Zucker e M . 5 depositum senectute'. 13. 2. 12 (p. 7). Chi non rende il denaro rende grazia 10. 23-25. 26 o. acquisti giustizia: infatti è giusto chi ha pietà e dà in prestito.

Quae usurae conpensabunt pretia em blem atorum ? 3. naturam non recognoscit. necessitatem non subleuat. . 10. et prod erit tibi magis quam aurum a. M ulti dispendii m etu non faenerant.204 DE TOBIA. stat inflexibilis. frangam p rop ter te argentum paternum. non precibus inclinatur. non lacrim is mouetur. iurans quod non habeat. flere proh i­ bet. Sed obsurduerunt aures hom inum ad tam salutaria praecepta et m axim e diuites aere illo pecuniae suae aures clausas habent. t deiecto supercilio faen erator adrisit et quem ante sibi cognitum denegabat eundem tam quam paternam am icitiam recordatus osculo suscipit. Quid addis duritiae et auaritiae tuae sacra­ mentum? N on absolueris periurio. statim diues uultum auertit. quod fabrefacti est. 9. dom i si quid nobis pecuniae est. H orum unicuique dicitur: Perde pecuniam propter fratrem et am icum et non abscondas illam sub lapide in perditionem . A t ubi usurarum m entio facta fu erit aut pignoris. dum fraudem rentur. Simul ut aliqui necessitate constrictus aut pro suorum red em ption e sollicitus. 3. et hoc est quod petentibus consueuerunt referre. Pone thensaurum tuum in praeceptis altissimi. fragilitatem com m u­ nem non considerat. 9-10 3. a Eccli 29. sed ligaris. im m o et ipse faen eratorem requirat. 10 s. quos captiuos barbarus uendat. inquit. resupinus. « Quaeremus. responsa non audiunt. ut necessi­ tatibus subueniat suis. non heiulatibus frangitur. rogare coeperit. Plurim um dam ni erit. hum ilitatem supplicis non miseratur. Dum pecuniam numerant. hereditariae pignus caritatis appellat.

. che i barbari ven don o com e schiavi. Ia voce dei divini precetti è posta in antitesi al suono delle monete. 141. ps. 9 (C S E L 62. anzi. 5. D ie Bedeutung des Wortes sacram entum bei dem K irch en va ters A m brosius. esprime m eglio il vincolo d’affetto verso il figlio. Atti del Congresso. H u h n . resta inflessibile. exp. 2. 13 s. Ma. m a ti leghi. che qui sottintende quello della fragilità della ricchezza. non si lascia piegare dalle preghiere. 5 Sul 'topos' della fragilitas hum ana. Appena qualcuno. subito il ricco si volge altrove. 19 aures h o m in u m obsurduerunt. qui la ricercatezza del vocabolo è in funzione ironica. in A m brosius Episcopus. la sua stessa natura. e questo è quello che sono soliti dire a chi chiede loro un prestito. 16) sed h oc diuites audire n o n possunt. non possono udire i precetti d iv in i3. da cui traduce quasi letteralmente la vivace descrizione dell’incontro fra il ricco usuraio e il povero supplice. supra. 3. costretto dalla necessità o ansioso di riscattare i p rop ri fam iliari. non riconosce. clausas aures habent et s on o aeris obtusas. in qua tem on o di essere defraudati. con il capo eretto. 265 C. p. Cosi l’espressione si ricollega ad un luogo abbastanza com une nella letteratura latina: numerosi ‘loci similes’ sono citati da Zucker. si veda M. 6. 1 L’immagine risulta più viva se intendiam o che gli orecchi del ricco sono storditi dal suono delle sue monete di metallo. né com m u overe dalle lacrim e. . P G 29. P o n i il tuo tesoro nei precetti dell'Altissimo. 6 Su questa accezione del termine sacram entum si veda J. 3 Considerazioni straordinariam ente simili sulla sordità dei ricchi ai precetti divini ritroviamo in Nab. «F ra g ilita s hum ana » chez saint Am broise. M entre contano il denaro. pp. come nel nostro passo. non è toccato dalle grida di lam ento. 154. Sarà un grave danno. non è m osso a pietà dall'um iltà del supplice. rep. part. M a gli orecchi degli uom ini sono s o r d i1 a questi precetti cosi salutari e soprattutto i ricchi hanno gli orecchi storditi dal suono d elle lo ro m onete 2 di bronzo. 10 (13). 1 e relativa nota 1) che A m brogio usa spesso pign us nel senso di figlio. n um m u s magis illis resonat quam uerba diuina. Il termine oltre che essere di tenore poetico. ma qui A m brogio segue B a s il io . Quali usure possono ripagare il valore di oggetti lavorati? Ma p er un am ico 3. A ciascuno di loro è detto: Perdi il denaro p er il fratello e l ’a m ico e non nasconderlo sótto una pietra a perdersi. TOBIA. 118 8. non dà sollievo a chi si trova nella necessità. 7 Si è già detto (cf. mes da parte la superbia. 130-142. lo chiam a f i g lio 7 in virtù di un am ore ereditario.. che. gli proibisce di piangere. M o lti non danno in prestito.. dove sono citati numerosi passi paralleli dello stesso Am brogio. 9-10 205 3. pp. appena si accenna all’usura o al pegno. 25 (sup ra ) ed anche la m edesim a citazione di Eccli 29. 9. 25 (supra). Perché aggiungi un giuram ento 6 alla tua insensibilità e alla tua avarizia? N on ti svincoli dalle tue responsabilità con uno spergiuro. in chi chiede. anche lui cerca un prestatore p er p rovved ere alle proprie necessità. com incia a su p p lica re4. 1. l'usuraio sorride e accoglie con un bacio colui che prim a diceva di non conoscere. e ti sarà p iù utile dell'oro. allora. A Una situazione m olto simile è descritta anche in Nab.1 CICERONE. p er te spezzerò l’argento paterno. Nab. Fulda 1928. che è opera d ’artista. ram m entandosi di un affetto quasi paterno. B a r t e l in k . non tien conto della fragilità com une 5. 10. 5. giura che non ha denaro. «C erc h erem o — dice — se in casa abbiam o un p o ’ di denaro. tem endo perdite.. di particolare interesse è quello di A m b r o g io . dove.

206 DE TOBIA. non req u iro ». Num eratur pecunia. 10-11 Sed prò am ico dispendium non reform idabo. Vsuras . «C a le n d is » inquit «usuras dabis. Talia sunt uestra. beneficia: minus datis et p exigitis. Ita ut sem el det. cum subuenitis. recipere festinat et qui in summa subuenire se dicit usuras exigit. Itaque antequam det. addicitur lib er­ tas. Fecun­ dus uobis etiam pauper ad quaestum est. 3. si non habueris unde restituas. ut spolietis etiam. Cum reddideris. Talis humanitas. diuites. Itaque prius eum chirographis ligat et adstringit uocis suae nexibus. faenus interim . m aiore alligatur. Vsurarius est egenus: cogentibus uobis habet quod reddat. 11. quod inpendat non habet. H ac arte tractat uirum. M isericordes plane uiri quem alii absoluitis uobis addicitis. absoluitur m iser m in ore debito. frequ enter exagitat et sem per sibi d ebere efficit. reficia m ».

ibid. in più. Cosi. ho trovato che esso. 18 (C S E L 32. 86 (C S E L 32. In questo m odo lo raggira. H. 143. Io b et D a u id 4.). E cosi prim a lo vincola con ch irografi e lo lega con i lacci della propria voce 9. 4-5 (P L 16) a lio q u in decipere istud est. 225).. s. PG 29. M a rb u rg 1875. 279). 10 Cf. ibid. Am brosius. 270. 2. eìtc (a o i . B a s il io . 1. 73. 16) m iseris debitoribus u su ra rii n om in is ad reatum faenus augetur. v. et ipse d u p lu m exigas? Q u i sim plu m n o n habet unde solueret. com pare sem pre com e aggettivo. de­ predate anche 12. n on p riu a sti ei. 2 (Hermann. 7 (Papiniano) d eb itor usurarius cre d ito ri p ecu n ia m obtulit. 6 (C S E L 32. 515. 2. ma non ha da spendere per sé. 15. sono i vostri benefìci: date poco esigete m olto. Allora. p. egenus riprende pauper. napà t o O àitópou. nel frattem po. 1). Tale valore di usurarius è rintrac­ ciabile in un altro passo di Am brogio. q uem a dm od um du p lu m soluet? 13 Cf. W ortindex tu den S chriften des hi. 14 La traduzione. Non vedo altra via per intendere l’espressione che riconoscere in usurarius un significa­ to attivo: riferirei. 4.. 3.) com e sostantivo. 5 (p. 46. anche se questa struttura sintattica non sarebbe chiaramente attestata secondo H o f m a n n -S z a n t y r . Ringrazio M. 22. 20.aTEioiq aù-còv TcpooTcaTaSTiua?. non lo esigo». nella latinità a lui anteriore. 268 A xpru-iona. 4. 6. n on subuenire. per quanto mi risulta. 34. 1. tenuto conto che la sola attestazione segnalata dai lessici è in Q uerulus 4. esige l’interesse. E cosi prim a di dare. Tob. p. si affretta a riprendere. che alla fine 8 dice di ven ire in soccorso. 2. 19. p. Da segnalare che secondo O. quella introdotta da fecundus e questa con usurarius in evidenza. . e lui. 9 Cf. 14 s. 11. avendo controllato tutti i luoghi ove ricorre il termine. Anche il p o vero vi giova p er a rr ic c h ir v i13. R O n s c h . 2 (in fra ).L. Ypa|_L|j. ove non è segnalato questo luogo am brosiano ed è registrato come unico esempio non d u b b io Psalt.. presuppone l’uso di usurarius com e sostantivo. Miinchen 19722. risultano parallele nella struttura e disposte a form are una ‘climax’. questo aggettivo (qui è predicato) non al creditore che riscuote gli interessi. 15 a lii: non mi pare che possa essere altrimenti interpretato che come dativo di separazione. 51 (in fra ). epist. ed ancor più chiaramente Digest. " A motivo degli interessi sul prestito che il povero ha ottenuto. in interp. exp. 12 Similmente epist. 8). Questi. 3 (cf. Q u id en im durius qua m ut des p ecu n ia m tuam n on habenti. Veron. 20 (C S E L 82. spesso lo sollecita e fa in m odo che gli sia sem pre debitore. exc. 8 (C S E L 73. Zelzer per averm i comunicato i riferimenti del L e xicon A m brosia nu m viennese ancora in preparazione: Abr.. TcpoaacpEXofjiEvoc. Questa la vostra umanità: quando soccorrete. 107. cioè. Lue. ma. 272. Xó-you. p. mentre usurarius richiama il precedente fecundus. F a l l e r . Ita la u nd Vulgata. m a al m isero che li deve pagare. M i rifarò quando mi avrai restitu ito». il p o vero si libera da un debito m in ore e si lega con uno più grande 11. Lateinische Syntax u nd Stilistik. 3. « I l p rim o del mese — dice — m i darai gli interessi. si m ette all'asta la libertà 10. Pro­ duttore di interessi è l’indigente 14: costretto da voi. o ricchi. avendo dato in prestito una sola volta. t t ) v ÉXeudepuxv tou àv8pò<. 10-11 207 non avrò paura di subire perdite. ps. quello che riscattate da un altro 15 lo fate vostro schiavo! * in sum m a: diversam ente hanno inteso sia Zucker che la Giaccherò. p. TOBIA. in realtà. 414): uoluntatem . Si conta il denaro. p. 1. W ien 1979. 3. ùitoomviov xaì SeXeix^gjv tò v aflXiov. cosi le due espressioni. B a s il io . che dell’espressione usurarius est egenus offrono Zucker («th è usurer is n e ed y ») e la Giaccherò ( « l ’usuraio è b iso gn oso ») non è tollerata dal contesto e. qui sopra citato. che non è documentato in A m brogio e nemmeno.). 56. PG 29. ha da restitui­ re. 267). x aì uópouq etu^titeu. 2. K r e s t a n . U om ini veram ente m isericor­ diosi. sarebbe attestato negli scritti am brosiani l’uso di usurarius (cf. 268 A t o io u t o u . fr. se non puoi restituirm i il prestito. p. oltre al passo in questione e a quello di interp. p. una com m edia attribuita ad Aviano (IV -V sec.

Ps 108 (109). 12. non sic d eiecti ac suspensi pauitant de quorum captiuitate expectatur sortis euentus. 9-13. ut interficiant innocentem . 9 s. Ipsum quoque ludam hoc m aledicto putauit esse damnandum. quod datis: ita uile ac faeneum est. sic auro inlicit. uos inquam dicitis creditores. quia quod proscriptio tyrannorum aut latronum manus operari solet. bCf. An quicquam grauius? Ille m edicam entum quaerit. Stant pallentes rei ad sortis euentum. Mt 27. Itaque cum p rod ition em Iudae b subiecerit. E t non defecit inquit de plateis eius usura et d o lu s a. qui pecuniam datis et uitam ob liga ­ tis et patrim onium ? A ccipitis aurum argentum que pro pignore et adhuc illum d eb itorem dicitis qui uobis plus cred id it quam accepit a uobis? Vos creditores adseritis. D octiores autem ipsum faen eratori putant diabolum conparatum. sic reatu inuoluit. 3. qui non hom ini. Mt 7. 3-5. ut scrutaretur faen erator eius substantiam d. siue quod ultra sacrilegi inui- diam coniuratis dom inicae necis faenoris crim en adcederet siue quod tantum sacrilegium satis abundeque usura faenoris ultum iret. . ut interficeren t salutis auctorem . uos offertis uenenum: panem im plorat b. 14 soluit qui uictu indiget. 14. (?). B ene faenus appellatur. M ali faeneratores. qui res anim ae et pretiosae m entis patrim onium faen ore quodam usura­ riae iniquitatis euertit. gladium p o rrig i­ tis: libertatem obsecrat. sic caput pro thensauro reposcit. qui nec sic capitis estis solutio contenti? Quid uobis iniquius. 13. Etenim uelut urna fer m isera sors uoluitur perituri debitoris luenda supplicio. Illic enim unius b Cf. hoc praem isit. Ps 108 (109). Sic sumptu capit. sed pignori cred id i­ stis. c Cf. N on sic trepidant de quorum dam natione sors ducitur. dCf. a Ps 54 (55). 11 . Sortem dicitis quod debetur. 2 ss. hoc sola faeneratoris nequitia consueuit inferre. 4. Quid uobis iniquius. qui amplius debeatis. m ali et isti qui dant. seruitutem inrogatis: absolutionem p re­ catur. 10 et 12. 4.4. Et iste quoque qui pecuniam acceperit ut p rod ito r ludas laqueo se et ipse su sp en d itc.208 DE TOBIA. inform is laquei nodum stringitis. 11. Lc 11. qui dederunt pecuniam.. Hanc praecipue iniustitiam deplorat sanctus Da dicens: Vidi iniquitatem et contradictionem in ciuitate.

Il santo Davide d ep lora soprattutto questa ingiusti quando dice: H o visto l ’iniquità e la discordia nella città. Voi — dico — asserite d'essere creditori. ’ A K sfytpàpuaxa n ep i^ riT Ù jv S tiX tjt t ip io u . gli date la spada 16: supplica la libertà. 14 209 Paga gli interessi chi non ha di che m angiare.. s Si noti il gioco faenus/faenum. Infatti com e in un’urna funebre è agitata l’in felice sorte che deve essere sconta­ ta con il supplizio del deb itore condannato a m orte. B a s il io .axuxv ÉXSwv. perché ciò che di solito procura la confisca ad op era dei tiranni o la m ano dei ladri.. u. Che cosa è più iniquo di v o i che non 3 vi contentate nem m eno che vi venga pagato il capitale 4? Che cosa è più iniquo di voi che date denaro e vin colate la vita e il patrim on io? Prendete in pegno oro e argento e dite che è ancora vostro d ebitore colui che vi ha affidato più di quanto ha ricevu to da voi? Afferm ate di essere creditori. 12. h o X éhlov eupEv. quelli sulla cui carcerazione si decide. ha prem esso queste parole. p er il tesoro prestato chiede la vita. avviliti e n ell’in cer­ tezza. 2 Si allude evidentemente al denaro usato per com pensare il tradimento di Giuda. poiché dopo ha parlato del tradim ento di Giuda. P G 29. 265 B. ma nel pegno. M alvagi quegli usurai che d ied ero denaro per uccidere l’autore della salvezza. E cosi. com e il traditore Giuda. I colp evoli attendono trem anti l’evento della sorte. adesca con l’oro. Ed anche costui che ha ricevuto il denaro. m a anche. q u id em ) cf. si appende ad una fune. D ictionnaire. p rop rio vo i che di più dovreste restituire. ÈvÉtuxe- 4. a vvolge con azioni delittuose. Esiste forse un com portam ento più m alvagio? Q uello chiede una medicina. 11 . 3. sia perché un cosi grande sacrilegio sarebbe stato adeguatam ente punito con l'usura del prestito 2. non cosi trem ano. «capitale». infliggete la schiavitù: chiede la liberazione. Chiamate sors (capitale) ciò che vi è dovuto. 268 A etcì a\njnj.. in senso tecnico. perché A m brogio gioca sull’am bivalenza del termine che significa «v ita». N on trepidano cosi quelli di cui si decide la condanna. sia perché a carico dei cospiratori della m orte del Signore all'offesa sacrilega si sarebbe aggiunto anche il crim ine del prestito ad interesse... s. . stringete il nodo di un turpe laccio. Cattura con la prodigalità.4. P L 29. E i sapienti pensano che all’usuraio è assim ilato lo stesso diavolo. d e ll’iniquità prop ria d e ll’usuraio. 13. E l ’usura e l ’inganno — dice — non se ne sono andati dalle sue piazze '. m alvagi anche costoro che fanno prestiti per ucci­ d ere un innocente. 2 in B a s il io . vo i che avete avuto fiducia non n ell’uom o. TOBIA. B l a is e . Davide pensò che persino Giuda d o veva essere colp ito da questa m aledizione. In quel caso infatti 16 C f. che sconvol­ ge i beni d e ll’anim a e il prezioso patrim on io della m ente con il prestito. tutto ciò arreca da sola la m alvagità dell'usuraio. Giustam ente si chiam a faenus ciò che date in prestito: tanto è vile e senza alcun valore 5. per cosi dire. voi gli date un veleno: im plora il pane. 4. 3 Per nec (= ne. 4 capitis: difficilmente traducibile. che cioè l’usuraio lo spogliasse dei suoi beni.1 L a m e d e sim a citazion e d i Sai 108 (109). 14.

Statim uenditores unguenti et diuersarum specier inruunt uelut canes quidam sagaci praedae uagantis od ore per- . Fluctus quidam est maris. 17. uersari ac num erari expetit: usum requirit. Num m um ergo petis et naufragium suscipis.210 DE TOBIA. insepultos relinquit. Debita peccata dicun debitores quoque crim inosi appellantur. Et p rop rie ait: E x usuris liberauit eos. cum gem i­ tu reuertitur. hoc specialiter ore prop hetico praedicatur. quia ex usuris et iniquitatibus liberauit eos e. Labi- tur uelut scopulo inlisa: ita grem ium debitoris percutit et conti­ nuo relabitur eo. 14 . N on nouit pecunia faeneratoris uno diutius loco s solita transire per plurim os. uesti- tos exuit. quia in euentu sunt patrim onia. Magnum et m em orabile beneficiu m dei. 5. hic plurim orum addicitur.5. spe et cupiditate frau­ dabant. V no teneri nescit sacculo. quod in patres contulit. N escit ergo quid poscat infelix qui pecuniam petit mutuam: quid accipiat ignorat. unde processit. non fructus. 15. Frequenter tam en placidum stat uentis mare. ut adquirat usuram. 17 captiuitas. quasi diceret: ex seruitutis uinculo ereptos red didit libertati. Graue uocabulum debitorum . quia usurae inferunt seruitutem. Pecunia num quam quiescit. 16. ut ferunt fabulae. expuit nudos. H inc Charybdis circum strepit. sem ­ per faenoris unda iactatur. Culpae tam en habent nom inum suorum ut factorum diuersitatem : debita quamuis diuersae quantitatis unum habent nomen. unum periculum . quae sub hac sorte uoluuntur. hinc Sirenes. unum onus. M ergit naufragos. 4. quae uolup- tatis specie et canorae dulcedinis suauitate in uada caeca deduc­ tos repetendae domus. Et fortasse id eo sors. sic enim et isti sicut illi de capite decernunt. Cum m urm ure uenit.

). 1. non com e i frutti. . 48 (p. 3). 3. pp. 5. 4. 261 scopulis inlisa . Il denaro non riposa mai.5. exp. N apoli 1977. N on sa stare chiuso in una sola borsa. rischiano una sentenza capitale 6. Dunque non sa che cosa dom anda lo sventurato che chiede denaro a prestito: non sa che cosa riceve. 2. V ir g il io . S im b olog ia e poesia d ell’acqua e del m are in A m b ro g io d i M ila n o . Q u in ci. 16. abituato co m ’è a passare per m olte mani. un’uni­ ca gravità. li lascia insepolti. M a le colpe hanno una loro diversa im putazione secondo i reati comm essi. p. 17. 15 s. ché li ha liberati dall’usura e d all’iniquità. Aen. Arriva m orm orando. perché sono in balia del caso i patrim oni che cadono sotto questa sorte. Notiam o che de capite decernere è espressione giuridica e — contenendo decernere l’idea di «lo tta re» — è detta di chi deve sostenere u n ’accusa che com porta la pena capitale (cf. La parola « d e b it i» è gravosa. invece i flutti del prestito sono sem pre agitati. 17 211 si decide della prigionia di uno solo. p. 5. 473. 19). com e cani dal fine od orato attirati d all’od ore della 6 Com e sopra nel § 13 caput ha valore am bivalente: «capitale» in riferimento ai debitori. 26 cu m p la cid u m uentis staret mare\ exam. 536 (non 540. com e se dicesse: restitui alla libertà quelli che ha strappato dalle catene della schiavitù. come indica Schenkl). VIRGILIO. 72 q u i de capite decernit). È com e i flutti del m a r e 1. Naz RO. 4. riparte lamentandosi. 5. 5 uada caeca: cf. Cade com e se avesse urtato uno s c o g lio 2: cosi colpisce il grem bo del d ebitore e subito ritorna là donde è partito. senza vento 3. exp. 141. perché l’usura porta la schiavitù. E forse per questo si dice sors (capitale). in questo caso è riferita anche al debitore che rischia la perdita del capitale. Lue. i debiti. TOBIA. hanno un’unica im putazione. I peccati sono detti deb i crim inali sono chiam ati anche debitori. 40 (C S E L 32. li spoglia se sono vestiti. li rigetta nudi. 1.V. E propriam ente ha detto: L i ha liberati dall’usura.1 L’associazione m orte-usura in questo paragrafo è commentata da A. in questo di m olti. ecl. 10. Subito i ven d itori di profum o e dei vari oggetti prez accorrono. «sentenza capitale» per i criminali. 4 .1 4 . Tuttavia spesso il m are rim ane calmo. com e quelli. Lue. Il denaro d e ll’usuraio non sa stare ferm o a lung un sol luogo. 4 (C S E L 32. vu ole essere sborsato e contato: chiede di essere usato p er acquistare interessi. 15. Dunque tu chiedi in prestito denaro e incorri in un naufragio. Da questa parte Cariddi leva grida m inacciose. dall’al­ tra le Sirene. Som m erge i naufraghi. questi. * Si allude alle narrazioni mitologiche del dodicesim o libro dell’Odissea. V i r g il io . com portano un m edesim o pericolo. 36 s. che con la lusinga del piacere e con la soave dolcezza del canto toglievano — com e narrano le leggende 4 — la speranza e il desiderio di tornare a casa a co lo ro che attiravano in secche sconosciute 5. 2 Cf. anche se il loro am m ontare è diverso. e con particolare rilievo è annunciato per bocca del profeta questo b en eficio che Dio procurò ai padri. C ic e r o n e . georg. È un grande e m em ora­ bile ben eficio di Dio. 13. 3 Cf. 172.

5. id est ueteris et noui testamenti. 17-19 stricti. aucupes. quoniam haec est pars nostra et haec est s o rs a. . non te pecuniae cupiditas in uoraginem d eterrim i faenoris dem ersisset. 18. Vino pretioso et unguentis nos impleamus. Nam si in m ed io illarum dorm isses sortium. qui nobilitatem uetusti generis et patriae ac natalem diem uini circum sonent. non inter ta sortes Dauid sanctus m em orat dorm iendum dicens: S i dormiatis inter medias sortes b. Oneratur mensa peregrinis et exquisitis cibis. 19. adhibentur nitentes m inistri m agno em pti pretio. a Sap 2. uacuus opum . b Ps 67 (68). 14. dorm it in lucem. Surgit ille uini plenus. deducunt. 6-9. sic etiam egenus ex 5. Circumstantes repente parasiti quem ante solebant spernere salutant. si oraculis caelestibus inhaesisset. et non praetereat nos flos temporis. N on talis sortis tibi scriptura monstrauit. Reuertam ur tam en ad conuiuium. non ut eius degu mus epulas. bibitu r in noctem . Et uere sors om nis illoru m facta est. utique potuit et iste saluari. Etenim si nos unum testim onium diuinae scripturae posuimus et luxuriosum illud conuiuium declinauimus. N u llu m p ra ­ tum sit. quod non pertranseat luxuria nostra: ubique relinquamus signa laetitiae. euigilans som nium putat. piscatores. tu autem rem anes exors b o­ norum. ad laetitiam prouocant. Etenim ut in somnis sibi uidetur subito diues ex paupere. uenatores. dies conuiuio clauditur. antequam marcescant. ebrietati deficit. caupones quoque m iscen­ tes m ero aquam. sumptu m aiore pascendi. ad sumptum incitant dicentes: Venite et f ruam ur bonis quae sunt et utam ur creatura tamquam iuuentute celeriter. Coronem us nos rosis.212 DE TOBIA. sed cauendas aliis dem onstrem us. sed gratia spiritalis fid ei tibi dedisset argentum et in speciem auri diuinae sapientiae institutione form asset.

pieno di vino. 17. con la Giaccherò. 8. B a s il io . 3 (C S E L 32. u ccellatori ed anche osti che m entre m escolano acqua con vino. si procurano s e r v ito r i11 splen­ denti. éct#t|<. non p er gustarne i cibi. 24: iustius u in i ille natalis est. Aen. 17-19 213 preda vagante. certam ente anche costui avrebbe potuto salvarsi. La predicazione di A m brogio torna più volte su questo tema che gli offre facile spunto per considerazioni sull’intemperanza. 45-13. cio è dell'A ntico e del N u o vo Testamento. prim a che avvizziscano. 4. Infatti. 12. l'origin e e l'annata del vin o 6. 12 Com e annota Zucker.otxÉxai itpòi. 18. 57 u ig in ti uentres pasco et canem. da sveglio crede di sognare. G io v e n a l e . TtoXuTeXEijTÉpa. dorm e fin o a giorn o inoltrato. a proposito degli schiavi: S e n e c a . non su queste fortune il santo Davide ricord a che bisogna dorm ire quando dice: Se dorm ite in mezzo alle fortune. E veram ente la fortuna (capitale) è diventata tutta loro. La mensa 10 è im bandita di cibi esotici e ricercati. A ll'im p rovviso i parassiti si fanno attorno e salutano colui che prim a erano soliti disprezzare. 706. se noi abbiam o addotto una sola testim onianza della Sacra S crittu ra 8 e abbiam o evitato quel convito intem perante. 10 Cf. 1. 6 Un'espressione m olto simile in H el. -tò tpaiSpÓTEpov È^riXXaynévoi T(Jj trytlM-aTi. V i r g il io . 3. Una descrizione vivacissima dell’apparato conviviale e degli atteggiamenti dei convitati si trova in H el.évt). 17. lo incitano a spendere dicendo: Venite e godiam o dei beni presenti e in fretta facciamo uso delle creature com e in gioventù. N o n vi sia prato su cu i non passi la nostra intemperanza: ovunque lasciamo i segni della nostra allegria. perché questa è la nostra parte e questa è la nostra fortuna. lo accompagnano. cacciatori. ma la grazia spirituale della fede 7 ti avreb­ be arricchito di argento e ti avrebbe form ato a som iglianza del­ l'o ro istruendoti nella sapienza divina. PETRONIO. N on tali fortune ti ha m ostrato la Scrittura. acquistati con m olto denaro e ancor più costosi da m antene­ re u . II Cf. georg. che l'aggettivo d e b b a essere unito a gratia. la cupidigia del denaro non ti avrebbe sprofondato nella voragine di un deb ito rovinoso. M a torniam o al con vito 9. tu invece resti privo dei beni. pescatori. è necessario per precisare il significato di gratia che in Am brogio ricorre molto spesso e in tutti i vari sensi con cui questa parola è usata nel latino classico e cristiano. si beve fino a notte inoltrata. 141 pascere seruos. 133 m in is tri q u i dapibus mensas onerent-. 9 Al banchetto si era accennato sopra in 5. 5. a volte. lo invitano a divertirsi. Quell’individu o si alza. Zucker concorda spiritalis con fidei. credo. TOBIA. 6-9. epist. 3. 50 (supra). ma p er dim ostrare agli altri che dobbiam o evitarli. R iem piam oci di vino pregiato e di p ro fu m i e non ci sfugga il fiore del tempo. gli sem bra di 4. 8A m brogio si richiam a alla precedente citazione di Sap 2. non basta all’ubriachezza. esaltano la nobiltà dell'antica qualità. . 19. Infatti. Ritengo. se avesse aderito agli insegnam enti ce­ lesti. l'ubriachezza e altri vizi che trovavano nelle feste conviviali favorevole occasione. il verbo pasco è usato nel latino classico in riferimento ad animali e. 141. perché esso. I Erroneamente. 13). ma vu oto di denaro. p. com e nei sogni. 4. mentre nulla aggiunge a fidei. Se infatti avessi dorm ito in m ezzo a quelle fortune. 268 C TpàitE^a fà p òvei|j. PG 29. il giorn o si chiude per il banchetto. Coroniam oci di rose.

A cerbat conscientia pondus iniuriae. t dicit: «N o n n e m ihi scriptum est: Bibe aquam de tuis uasis et de puteorum tuorum fo n tib u s c? Quid m ihi cum puteo faeneratoris. usura superfluit. R edit exhausto patrim on io capitis reus et im m inuto nore. hic aere uacuas o ffert uinculis adligandas. Detrahuntur paulatim auratae ac sericae uestes et ueneunt d im i­ d io m inoris. sponsores conueniunt: mane faen erator pulsat ad ianuas. Tunc secum reputat. 15.214 DE TOBIA. N on noctes quietae. tunc scripturas recordatur. O ffertu r pecunia creditori: « V ix » inquit «h a ec soluit usuram. Dum defluit interim pecunia. In auctione pueri constituuntur m ensae m inistri et m ale adsueti em p torem auertunt. hic nudus occurrit: illic lorica pectus includit. 5. Tempus minuitur. hic certa inopia: illic se clip eo tegit. Paulatim conuiuae se subtrahunt. accipit indutias tristiores bellicis quasi post biduum p roelia ­ turus. uendenda uilius. non dies suauis est. caput deb es». sors accumulatur. quae excusari non potest. 20. in somnis dorm ientem excitat. hic p raeter se quem accuset non habet. In b ello enim incerta uictoria. ubi et aqua includitur? Suauiora erant h olera cum securitate quam alieno partae epulae cum sollicitudine d. 21. Prou 15. dCf. Ponit cum lacrim is ornam enta coniux iam tristior em pta carius. Ducitur plerum que uterque captiuus: ille habet quem accuset aduersum b elli euen- tum. 19-21 diuite. 17. hic carcere totus includitur: illic manus telis onerat. . queritu r dies solutionis transisse praescriptos. N ihil est in tolerabi­ lius ea miseria. faenus augetur: thensaurus exinanitur. N on oportu it alie- c Prou 5. iniuriis uigilantem adoritur. non sol iucundus. arm at sagittis.

269 A-B. N ulla è più intollerabile della miseria. che però il nostro Autore non trae dal m odello greco. 15 Cf. 18 A m brogio rielabora riflessioni di B asilio. oùx ìlXboq TEpicvó?. m entre il denaro se ne va 13. il debitore non può dare la colpa che a se stesso. cosi pure p o vero da ricco che era. qui le porge vuote di denaro per essere incatenate. il sole non rallegra 15. 13. Si tirano fuori a poco a poco le vesti dorate e di seta e si vendono a m eno di m età prezzo. x aì zhjpoxpouam. se dorm e lo sveglia. PG 29. 3. 272. èxeivw àvàitauuw cpÉpouoxv oùx "HM-Épa tpaiSpà. il debito aumenta: le ricchezze spariscono. PG 29. 17 Cf. 16 Dei p u e ri addetti al servizio di mensa troviam o una più precisa descrizione in H el. 21. 24 s. 19 Allusione a Prov 23. PG 29. 22. 20. il capitale ricevu to in prestito si accumula. 268 C où vuxte<. In guerra infatti la vittoria è incerta. quam si u itu los occidas ad praesepia c u m in im icitiis. qui la m iseria è sicura: là si copre con lo scudo. le arm a di frecce. 658. qui è tutto chiuso in carcere: là munisce le sue mani di giavellotti. N on era necessario chiedere 13 Am brogio parafrasa e am plifica B asilio . reo di una colpa capitale e con il debito tutto intero. B asilio. m a dalla sua B ib b ia latina. 27. Ó Sè xpóvo? Ttpo'iùv TOÙq TOXOUC. Ritorna privo di sostanze. come . com e se dovesse com battere fra due giorni. 1. Le notti non sono tranquille. 268 C ù q Sè -cà nèv xprina-ra ÙltOppEÌ. Il tem p o si riduce.). da vendere a prezzo bassissimo. A llora egli riflette. B asilio . PG 29. 46 (supra). p.). più triste di una tregua di guerra 17. 16 s. allora si ricorda d elle Scritture. N el frattem po. dove anche l’acqua è chiusa a chiave 19? Erano più gustosi i legum i in serenità dei banchetti procurati con denaro altrui in m ezzo a p re o cc u p a zio n i20. 5 s. Isaac 4. V ien e offerto il denaro al creditore: «Q u esto — dice — basta appena p er pagare gli interessi. l’usura cresce. ottiene una proroga. acquistati ad alto prezzo. ÉaUTÒi (RIJlUpOaVEl. aggredisce con ingiurie il debitore se è sveglio. che è citato da B asilio . si lagna. 269 B. il giorn o non è sereno. dove si ritrova anche la citazione di Prov 5. 272 A. B asilio . 2. allora si dice: «N o n è stato scritto p er me: Bevi l ’acqua dai tuoi recipienti e dalle sorgenti dei tu oi p o z z i18? Che ho da spartire con il pozzo d e ll’usuraio. M Cf. 7. 19-21 215 essere diventato im provvisam ente ricco da p o vero che era. dicendo che la scadenza fissata per il pagam ento è trascorsa. 1. 13 (C S E L 32. 272 A è<péo-:t]xe rf) o ìk U/. la c. La consapevolezza della propria responsabilità aggrava il peso d e ll’ingiuria. qui corre nudo: là chiude il petto nella corazza. allontanano il com pratore. p. 15. La m oglie assai triste consegna piangendo i gioielli. m i devi ancora restituire il capitale». PG 29. TOBIA. dal m om ento che la citazione di A m brogio — oltre che essere più estesa — ricorre identica in par. quando non può essere giustificata. 20 A m brogio parafrasa e adatta al proprio contesto un luogo biblico — Prov 15. Un p o ’ alla volta gli invitati si dileguano e arrivano i garanti: di m attina l’usuraio bussa alla porta 14. Di solito entram bi sono fatti p rigion ieri: il soldato se la prende con l’esito della guerra. 29 (C S E L 32. 5. non essendo ben addestrati.).. 17 — che nella Vetus Latina suona cosi: m e lio r est hospitalitas cu m oleribu s ad a m icitia m et gratiam. 24 (p. PG 29. I v a lle t t i16 addetti alla m ensa sono messi all’asta e.

simul ut indagine cincta spatia fu erit ingressus. petunt obligari sibi auitum praetorium . 6. 5. Ego nolui nutritores uendere. 24 na quaerere. 21 . . cogunt eum in retia cautionum. 23. sin uero nullos laqueos alicuius necessitatis offenderint. quod inprudentius se gess sed tam en nihil nequius faeneratoribus. V b i satis securum reddiderint. Erant dom i uasa m inutiora. quando potest solutio sustineri. m elius uestem uenalem prop on ere quam libertatem addicere. Tunc decuit m etuisse tuis. S im iliter faciunt pretiosas uestes et m onilia nob ilia praedicantes. debitum red des». accumulant prouentus fructuum. causanti incum bunt dicentes: «T u possides tua praedia. Praestituitur dies solutioni. accusant uerecundiam . pu dorem ar­ guunt. cum uulnera prim a p ro ­ serperent. Quid profuit quod publicare pauperta­ tem m eam uerecundatus sum? Ecce alius publicauit. M elius erat m ini­ sterium deesse quam cibum. Praetendunt alienos fundos adulescenti. Accusamus debitorem . uolunt dom esticas eoru m cognoscere necessitates. M elius fuerat in prin cipio tenuare sumptum et necessi­ tatem d ebiti rei fam iliaris angustiis ableuare quam ut ad horam ditatus alienis postea exuereris et propriis. ecce alius adiudicat». annuos reditus exaggerant. qui lucra sua aliena dam ­ na arbitrantur et dispendio suo deputant quidquid ab aliis possi­ detur. Sera haec consideratio. dissim ulatur conuentio. repente ingruunt et instant uehe- mentius. quod non ante de se speratum fu erit atque praesumptum. am plam domum . laqueos usurarum.6. paternum sepulchrum. intexunt fabulas. N eganti se habere pecuniam ingerunt suam dicentes: «V te r e ut tua. Si quam causam inuenerint. cu acciperes aliena: tunc decuit succurrere. adulescentulos diuites exp lo­ rant per suos. 24. Aucupantur heredes nouos. 22. de m eis oportu it fontibus rem edium quaerere. de fructibus em ptae possessionis pretium multiplicabis. hor­ tantur ut coem at. ut eum spolient suis: tendunt retia. adiungunt se simulantes paternam atque auitam amicitiam . Deinde incideram debita.216 DE TOBIA. aiunt nobile praedium esse uenale.

gonfiano la quantità dei prodotti. Aen.vtol npoécrdai. 3 Contro i grandi proprietari. 529. lo prendon o nelle reti d elle cauzioni. 2. com e fosse tuo. piuttosto che. 5. 23. Nab. 4. essere poi spogliato anche dei p rop ri beni. PG 29. 21 . anche off. una casa grande.Eu#epiaq. 108 (SA E M O 13. 17 (S A E M O 13. Poi.TàSEl. Tardiva è questa riflessione. esagerano la rendita annua. quando contraevi dei debiti. inventano storie. biasim ano il pu­ dore. A m brogio difende la piccola proprietà. Sarebbe stato convenien se allora ti fossi preoccupato per i tuoi beni. una volta incappato nei debiti. che attraverso l’usura cercavano di allargare i loro possedimenti. Si fissa il giorno del pagam ento. éX. 224). 2.) e off. dicon o che è in vendita un p odere signorile.ai. tendono le reti appena quello è entrato n ello spazio cinto tutto intorno 2. In casa c’erano vasi più piccoli. 24. 50 p a u p eriorem en im se iudicat om n is abundans. 121 indagine cingunt. Se uno dice di non avere denaro offron o il loro dicendo: «U salo. xa. 21 Cf. esortano ad acquistarlo. 6. 35 (C S E L 32. N oi ora accusiam o il deb itore perché si è com port con imprudenza. m a niente è più iniquo d egli usurai che giudicano com e guadagni le altrui disgrazie e ritengono una perdita tutto ciò che è posseduto da altri Insidiano quelli che hanno di recente ricevuto un’eredità. all'im provviso piom bano su di lui e gli stanno addosso con accani- risulta da citazioni dello stesso A m brogio in Abr. 269 A tzó. cf. 192) sanguine p ro p rio defenderet (Nabuthae) iura m a io ru m su oru m .6. Sarebbe stato m eglio dim inuire le spese all’inizio e rim ediare con il rigore nella gestione fam iliare alla necessità di ricorrere al debito. 1. d o p o esserti tem poraneam ente arricchito con denaro altrui. condannano la riservatezza. allora si d oveva ricorrere ai ripari al m om ento d elle p rim e ferite. ecco un altro se li pren de». Si com p orta­ no allo stesso m odo quando parlano di vesti preziose e di gioielli pregiati. 1. . si uniscono a lo ro sim ulando am icizia paterna e di vecchia data. p. 6. quando il pagam ento può essere effettuato. 22. -kXtiv rf)c. per spogliarlo dei suoi. B a s ilio . 2 ss. 5. VIRGILIO. d o vevo porvi rim edio con m ie risorse. 24 217 prestiti. quia sibi dee a rbitra tu r qu id q u id ab a liis possidetur. À che m i ha giovato Tesserm i vergogn ato di m ettere in pubblico la m ia povertà? Ecco l’ha messa in pu bblico un altro. perché non si è avuto fiducia in loro e non si è fatto conto su di loro. vo glio n o ipotecare a p rop rio favore la villa degli a v i 3. p. 12. 21. cercano di conoscere i lo ro bisogni di fam iglia. 2 Cf. si ignora il contratto. M etton o di fron te agli occhi dell'adolescente i fondi altrui. p. N on ho voluto vendere i servi che m i hanno allevato. Se scoprono qualcosa. soprattutto quando si tratta di proprietà avite. Appena lo hanno reso abbastanza sicuro di sé. m eglio m ettere in vendita una veste costosa che m ettere all’asta la lib ertà ? 1. spiano i giovani ricchi attraverso i lo ro amici. t o b ia . con i p rod otti m oltiplicherai il prezzo del possedim ento acquistato e pagherai il d e b ito ». se invece non hanno tro va to il tranello di qualche bisogno. Sarebbe stato m eglio se fosse m ancato il servizio invece del cibo. la tom ba del padre. nei lacci d e ll’usura.1 Cf. 5.

8. usurae adplicantur ad sortem . . 6. 13. A lter quasi (canis) praedam requirit. cur m alum m alo adiungis et de uulnere quaeris rem edium ? Cur cotid ie obsidionem pateris faeneratoris. 7. cur non soluis? Si non habes. 25. quicquid occurrerit. iam m alum suum agnoscere. adcum ulatur centesima. Die ac nocte usuram cogitat. Si habes. 24 . nobis nihil accre­ scit pecuniae. Iam suspirare incipit. alter feram quasi prae­ da declinat: ille quasi leo quaerit quem deu oret b. a Prou 29. quicquid crepuerit. 25.2 5 nos nostram pecuniam non habemus: aurum dedimus. iste quasi bos iuuenculus praedonis im petum reform idat: ille quasi accipiter unguibus o lorem quaerit inuadere.218 DE TOBIA. Itaque dum prim o adulescens nihil putat de uest suis aut etiam possessionibus esse uendendum aut ad haec facien­ da poscit dilationem . 11 canis ed. faen eratorem putat. Otiosa causatio est: saltem renouetur ch irogra­ phum ». lignum tenemus: tibi fructuum em olum enta procedunt.7 . 1 Petr 5. expugnationem times? Vetus sententia est: Faenera­ toris et debitoris sibi occurren tium prospectum am borum jacit d om i­ nus a. R om . — feram V fera P aperta Sch. uocem sibi uidetur faeneratoris audire. b Cf. iste quasi anser aut fulica 7.

Se hai il denaro. poi.1 La centesima — norm alm ente pari all’1% al mese (= 12%) — veniva ov mente applicata anche agli interessi maturati e non pagati.tpéxei "ni ayP1 ?. m entre all’inizio il giovane pensa di non do vendere alcunché d elle prop rie vesti e dei prop ri possedim enti. . perché non paghi? Se non ne hai. al capitale si applicano gli interessi e la centesim a cresce progressivam ente ‘ . che com unque precisa non può essere. questi com e un vitello tem e l'attacco del predatore. ti abbiam o dato oro. che si presenta costituito da coppie di ‘comm ata’ in cui il prim o si contrappone chiasticamente al secondo. l’altro com e una preda cerca di sfuggire al feroce predatore 2. ovviamente — il contesto. A m b ro sii opera om nia. Qualunque cosa gli si avvicini. t o b ia . anche se è evidente che il creditore allude alla ricevuta del prestito. pensa che sia l'usuraio.7 . alm eno si rinnovi il con tratto». con il testo di Basilio. A llora il debi­ tore com incia a sospirare. delle seguenti. il Signore li osserva entram­ bi. che A m brogio avesse sotto gli occhi questo testo di Basilio risulta anche da quanto abbiam o appena detto.Del resto se si osserva il contesto con la serie di quasi seguiti dal soggetto delle singole espressioni. fra praedam e praeda. Qualunque cosa scricchioli. oppure chiede tem po p er vendere. poi. Se cerca di scusarsi. quello com e un a vvo ltoio cerca di im padronirsi del cigno con gli artigli. 269 A ò piv ucntep xuojv èhi. G iorno e notte è ossessionato d all’usura. questi com e un’oca o com e una folaga preferisce precipita- * lignum\ per rispettare l’antitesi con a u ru m bisogna tradurre «le g n o ». m a non è necessario pensare che anche in questo caso egli abbia letteralmente tradotto dal greco. quello com e un leon e cerca di divorare. Ora. appare chiaro che qualcosa era accidentalmente caduto. non vi è traccia in Basilio. essi non gli lasciano scampo. perché aggiungi disgrazia a disgrazia e cerchi di procurarti sollievo con una ferita? Perché sopporti che l’usuraio ti assedi ogni giorno. A fondam ento del mio giudizio favorevole a feram sta — oltre i dati della tradizione manoscritta. E così. L’uno com e un cane cerca la preda. il richiamo è palese. 7. infatti. Dunque nella prim a coppia a canis corrisponde feram (non si badi alla differenza lessicale. gli pare di sentire la sua voce. Giacche­ rò. 6 . Non ritengo invece convincente la congettura di Schenkl aperta in luogo della lezione feram attestata da VTC. perché il testo costituito dallo Schenkl non ha com plem ento oggetto (in Basilio è rr)v cuv-ruxuxv). 7. tu hai le rendite dei prodotti. 2 L’integrazione canis dell’edizione rom ana (S. ibid. com e interpreta M.2 4 . mentre PB hanno fera (trascuro la lezione inattendibile dei 'descripti' D P ’). Roma 1580-85) si fonda su B asilio. ad accorgersi della propria disgrazia. A m brogio attinge letteralmente la prim a frase dalla fonte e ne trae solo uno spunto per la seconda. costituita da una tavoletta di legno.2 5 219 m ento. dicendo: «T u possiedi i tuoi poderi. noi non abbiam o più il nostro denaro. ó SÈ &antp E-coipiov dr)pa[ia xaTcmTT|<7Ei rrjv ownjxuxv. se ci si lascia guidare dalla presunta corrispondenza con il testo basiliano.a) e non neutro plurale accusativo di declinat. PG 29. e tem i la capitolazione? C’è un antico detto: L ’usuraio e il debitore si vanno incontro. Schenkl si richiam a a B asilio. contro i dati della tradizione e le esigenze interne della composizione am brosiana non può prevalere la ricerca della corrispondenza. e com unque una precisa corrispondenza con la fonte greca m ancherebbe. per noi non c'è alcun aum ento di denaro. Dunque. di m odo che il nominativo del prim o è accusativo nel secondo e l’accusativo del prim o nominativo nel secondo — si intende. conserviam o del legno 4. 25. È inutile scusarsi. con qualche ‘uariatio’ nell’uso dei vocaboli e nella loro posizione — . aperta è da intendere come attributo di praeda (com e etoijxov è attributo di dripa|j. perché quello di cui si parla qui pare proprio un canis ferus: dunque esiste fra i due termini corrispondenza semantica).

faeneratorem putas: sub lectum ilico. 7 . faen eratorem et d eb ito ­ rem . et. quocum que fu gerit uulnus uehit. am plecteris genua et quasi ceruus sagittae toxico ictus paululum procedens tandem uictus ueneno procum bis aut quasi piscis. 5 quatit artus ed. sed 26. ille quaestus numerat. Funere tuo simulat se faene­ rator grauari. 26.2 5 -2 6 mauult se uel in praerupta d eicere uel in profunda d em ergere quam istum humani corporis accipitrem sustinere. anheli­ tus quatit. quaeris quid m entiaris ut faen eratorem differas. qui fuscina fu erit in fi­ xus. gaudes. securus est praedae. occurrentes sibi am bos spectat testis alterius iniquitatis. et cor tuum palpitat.220 de TOBIA. occurrit tibi in op ia tamquam bonus cursor. nullam enim habet d eb itor auctoritatem . cum dilationem inpetraueris. dum cibum quaerit. 4 offunditur PV. A m bos ergo uidet dominus. Par cura. huius stultitiam. . Tu oscularis caput. alterius iniuriae: illius auaritiam condem nat. sed dispar affectus: alter laetatur increm ento faenoris. R om . quem poteras et non tim ere? Q fugis aut quousque fugies? Si quis pulsauerit nocte. sudor effunditur. Quid fugis hom inem . qui feram cin xe­ rit. hic aerumnas. Ille gressus debitoris singulos numerat. ille hamum gluttit. Si quem subito intrare senseris. aucupatur deflexus: iste conti­ nuo post colum nas caput obum brat. alter cum ulo debitionis adfligitur. Am bobus in digitis usurarum repetitu r saepius cal­ culatio. tu foras exsilis. Et u ere piscis ille in esca m ortem deuorat. sed liben ter inpertit: quasi uenator. Canis latrat. Quid co tid ie fugis? Etsi non occurrat faenerator.

questi i guai. 1. «R E L ». Escae m a lo ru m ( Tim ée 69 d). e. che è stato trafitto dalla fiocina. segnala . Se qui il nostro Autore si appoggia all'hom .VV. p. Perché fuggi un uom o che avresti potuto anche n tem ere? Perché fuggi. tuttavia ritengo di dover segnalare che l’aggiunta di artus potrebbe avere una giustificazione anche paleografica. Aen. m a non è im probabile un'allusione a V irg ilio . Q uello conta ad uno ad uno i passi d el debitore.. li osserva m entre si incontrano. se pones­ simo la parola dopo anhelitus. in ps. P. ibid. ti vien e incontro l’indigenza. 4 Cf. ma diversi sono i sentim enti: l’uno si rallegra p er l’aum ento d el prestito.2 5 -2 6 221 re in un burrone o affondare in gorgh i profondi.. anche il tuo cuore palpita. è tratto da questa m edesim a opera di Am brogio. com e un buon corridore. ne spia le deviazioni: questo subito nasconde la testa d ietro le colonne 4. H om m a ge à Le on H errm a n n . o fin o a quando fuggirai? Se qualcuno bussa di n o t t e 6. l’usuraio e il debitore.. S u lla m e t a fo r a d e l l ’e s c a cf. P a r is 1974. 10. l’affanno ti scuote 7. 272 C. xiovaq xaì Toiyouq ànooTaà^uiv T T )V XECpaX-QM. piuttosto che affrontare questo rapace dal co rp o sim ile a quello umano 3. testim one d e ll’iniquità d e ll’uno e d el torto subito d all’altro: condanna la cupidigia di quello. p. pensi che sia l’usuraio: subito ti nascondi sotto il letto. Aen. P G 29. inghiotte l’am o 10. 1605. 68 ss.. p p . 199. Se il cane abbaia. 281. l’altro si duole per l’accrescersi del debito. L’esem pio ivi citato. 6 Cf.. disgrazia) attestato dal T hlL 6. 1. in exam. Am broise de M ila n face aux com iqu es latins. oltre che stilistica. che ha circondato un animale. 10 Sull’uso in A m brogio della m etafora dell'am o si vedano le considerazioni di H. C o u r c e l l e . gli abbracci le ginocchia e. 9 C f. dove si parla delle Arpie. 1. ibid. 50 (1972). 814). pp . Entram bi sem pre più spesso rifanno sulle dita il calcolo d egli in te re s s i5. 14 di Basilio (cit. è sicuro della preda. P. più vicino a questo luogo. E veram ente quel pesce divora la m orte che è n ell’esca 9. la stoltezza di questo. 1. 26.. BASILIO. uccelli rapaci dalle sembianze umane.. quello conta i guadagni. B a s ilio . con cui form erebbe un omoteleuto: in tutti e tre i luoghi dell’Eneide troviam o la figura anhelitus artus. Anche se preferisco seguire il giudizio conservatore di Schenkl. 36 n ih il interest in te r funus et faenus. S a in t A m broise devant. 1 fu n e re : da intendere nel significato traslato (rovina. 16-18) trae ispirazione da B a s il io .. 7 L’edizione rom ana integra artus dopo quatit. 5. 3 (PG 29 153 A). Se senti qualcuno entrare all’im provviso. 10. 244-252. in C onn a is-toi toi-m ém e. o com e un pesce. m entre cerca 3 h u m a n i c o rp o ris : per le capacità prensili degli artigli. hex. SAVON. sei felice. 210 ss. infatti il deb itore non ha dignità. Per­ ché fuggi sem pre? Anche se non ti vien e incontro l’usuraio. tu balzi fuori. 150. ottenuta una proroga. com e un cervo colp ito da freccia avvelenata. 269 A. cerchi quale m enzogna dire per allontanare l’usuraio. C o u r c e l l l e .. 223-231. 5 Cf. 7 . pp. B r u x e lle s 1960. 37 (in fine). 276 B ò SavEooutiEvoq. ma vo len tieri concede la dilazione: com e un cacciatore. L’usuraio finge che la tua rovin a * gli rechi danno. sulla base di ben tre luoghi virgiliani (VIRGILIO.432. 5. porta la sua ferita ovunque vada.. ma sul gioco di parole funus/faenus si veda ibid. Tu gli baci il capo. 273 B. 3. TOBIA. PG 29. Tipòc. proced i un p o ’ e poi sopraffat­ to dal velen o cadi. In loro c ’è la m edesi­ m a preoccupazione. in nota precedente). 14 (C S E L 32. il sudore si effonde. 9. Dunque il Signore li ved e entram bi. 429-435 r ip r e s o in AA. 5.

dorm ire non sinit. Tamen adhuc quaerenti fideiussores tribuuntur indut non ut praedam libertatis inueniat. cum uoluerit. 27. quem tegit praeda: tu hamum cernis et gluttis. 26-27 tam en hamum non uidet. si fugiat. subscribis ilico uenditurus auitum sepulchrum. Itaque et tibi faenoris nec cibus usui est et hamus uulneri. ipse constringit et intra retia positus fu giendo magis deicit super se retia? In plateis fugis. sed uincula. Denique ubi tempus im pleueris. Ipsa est esca. sicut lupus nocte inruit. et superioris tem poris adscribuntur dispendiis dam na praesentis. At quid iuuare potest alienae calamitatis accessio? Iam et am ici fugiunt. Vt fureris pudoris dispen­ dium. dispendiis onerau erit uendi- torem . Hamus tuus faenus est creditoris. conuiuae non recog n o­ scunt: ipse quoque conspectus om nium refugit et ut pugil ictus uarios concertantium ita iste honestorum uitat occursus et sollici- 23 paterno Sch. hamum uoras et uerm is te sem per adrodit. faenerator. em itur ieiunum solum. 7. . Paterno sane ut praetexatur aliquid uerecundiae. paternum codd. sed ut consortem seruitutis adiungat. An ignoras quia sem el inlaqueatus n od o se magis. cum intra parietes tutus esse non possis.222 DE TOBIA. Inuenit te. quae decipit. M ox et laudata uenduntur et inferuntur iam non in­ strumenta. iactatur quod infecunda uendiderit. qui se societ aerum noso. expectato die ad publicum trahit aut tabulis uenditionis cogit suscribere.

si acquista un terreno arido. e com e il pugile cerca di evitare i colpi degli a v v e rs a ri1S. cosi questi evita di incontrare le persone a p ro p o s ito d i q u esto lu o g o u n a re m in isc en za d i P l a u t o . 554. ancor di più le avviluppa su di sé? Tu fuggi nelle piazze. E cosi anche a te il cib o del prestito non ti giova e l’am o ti ferisce. àitooTtiài^ov t t ) v xEcpaXr|v. ma perché coinvolga un com pagno di schiavitù che si associ allo sventurato. sed n ostri p otiu s exaedificem us tu m u los parentum u el p ro x im o ru m ... riferendo questo aggettivo al precedente sepu lchru m . per m ostrare un certo rispetto p er la prop rietà d el padre 12. m a p u ò trattarsi a n ch e di u n 'e s p re s sio n e d iv e n u ta c o m u n e n ella lin g u a parlata. supra 6. se fugge. ci si vanta di aver venduto terreni infruttuosi. La cond a m n a tion du p rè t à in térèt au I V siècle. «R e ch S R ». 7. 431 meus h ic est. evidentemente riferito a uerecundiae. truc. e cosi il senso risulta più logico in relazione al contesto. I M aurini hanno paternae. ma catene. 33 (1944). subito sottoscrivi la vendita della tom ba dei tuoi antenati M. De saint Basile à saint Am broise. 24 e Abr. nota 4) in un contesto diverso. in quanto egli interpunge: . con 11 quale intendo: p a tern o (s o lo ). ù)q ò SavEwànEvoq toù xpr\azou -zkq uvv-njxìa?.) forse ha inteso: pa tern o (sep u lchro). a uitum sepu lchru m p a tern o sane u t praetexatur a liq u id uerecundiae. e i guai del presente si attribuiscono a perdite del passato. TOBIA. 95-128 — che A m brogio si è trovato nella necessità di modificare abbastanza profondam ente il passo basiliano che gli . itXriyàq -uoù avTaywviaTou CmofpEUYEi. B a s il io . G i e t . H o seguito. cioè i terreni su cui si trovava la tom ba di famiglia. 1) u t n on a lienis locis. 11 Nella predicazione am brosiana non è raro il biasim o per chi vendeva o ipotecava il sepolcro. 0 non sai che chi una volta è preso in un cappio. M a al d ebitore che ancora cerca garanti è concessa u tregua. Ma a che serve aggiungere la disgrazia di altri? Orm ai anche gli am ici fuggono. 1. Per nascondere il disonore. 26-27 223 cibo. icpòq xìova? xaì -zoLyonc. E cosi. Evidentem ente. i com m ensali non lo riconoscono: lui anche sfugge lo sguardo di tutti. h am um uorat. È interessante notare — come è stato osservato da S. La Giaccherò ripresenta la lezione tràdita p a tem u m . 42 in terim ille am um uorat. -rcùxTng outio tix<. m a non è abbastanza chiaro come l’editore abbia interpretato il passo. p. quando scadrà il tem po. 80 (C S E L 32. ma non vede l’am o che è nascosto dalla preda: tu vedi l'am o e lo inghiotti. com e un lupo irrom p e di notte. e d i I d . c o m e am m ette 10 stesso Courcelle. di aver indotto il ven ditore a gravi perdite.. 14 Intendiamo: chi accetta di essere garante del debitore è una sua preda. p ro v e rb ia le . 27. non ti lascia dorm ire. P G 29 276 B oùSeu. mi pare giusta. pp. 12 La congettura di Schenkl. paterno. È l’esca che trae in inganno. se cerca di fuggire. invece. e orm ai non si m ostrano più contrat­ ti 13. la punteggiatura di Zucker. 13 Cioè contratti di acquisto con i quali chi è costretto a svendere cerca di camuffare la propria rovina. Alienarla era evidentemente segno di scarsa pietas: cf. L’usuraio ti trova quando vuole. L’ultima espressione è stata utilizzata da A m brogio anche sopra (cf. Em itur. 1. Dopo un p o ’ si vendono anche 1 possedim enti prim a lodati. non perché tro vi una preda 14 che gli procuri libertà.. nel giorn o stabilito ti trascina in pu bblico o ti costringe a sottoscrivere il contratto di vendita. lo stringe egli stesso di più e chi è preso nelle reti. 9. perché non puoi essere sicuro dentro casa. d ivori l’am o e il verm e ti rode continuam ente. cure. 15 Cf. Il tuo am o è il prestito d el creditore. saepe en im c u m a liena tionibus possessionum uenales fiu n t quae in iisdem locis sepulturae sunt..

28. non rem inisceris oppetisse: num mos redditos imputas. liberos pro pate deb ito in auctionem deduci et teneri calam itatis heredes. si om . 29 tus. 7. quos d e fo rm i­ tati tam dedecoris conuentionis pleriqu e u erecundiores ad contu­ m eliam . V idi ego m iserabile spectaculum. red it m ortem optans. Quid.8. 8. uigilanti exit obtutu. fragiliores ad iniuriam exp etito interitu praetulerunt op ­ probrium uitae amplius quam m ortis supplicium pertim escentes. 8 sq. ut biberes calicem faeneratoris? «M u lt i» inquit «m u tu ati ad tem pus et necessitatibus consuluerunt suis et pecuniam red d id eru n t». (m oram ) inferre Sch. 27. inferre. R em i­ nisceris euasisse aliquos. ubi caput quaeritur: non in m erito ad auctio- ' Ier 2. laqueos adpetitos non conputas. P m oraretur c o n ie c i m oreretur codd. Et quanti se p rop ter faenus strangulauerunt? Illos consideras. et hoc tam im m ane flagitium non erubescere creditorem . pro sumptu licita­ tionem subeant. 27 . quod alienam pecuniam non refu gerit et faeneratoris se aere deuinxerit.224 DE t o b ia . « M ea » inquit « nutri­ ti pecunia pro alim onia seruitium recognoscant. qui non essent participes successionis. ubi in aliquem offen derit. cogitans eam sibi. 29. R edit paratus ad uincula. hos non numeras. si moraretur. 18. inquam. O quantos m iseros aliena fecerunt bona! Q uid tibi. tibi. R edit m isere se ipse condemnans. . N on inm e­ rito hasta agitatur. si moreretur. A gitetu r hasta de pretiis singulorum ». Instat urguet addicit. inq ut bibas aquam Geon?°.

aTiov EitXouxTiaav. 8. 277 B eISov èyw éXeeivòv 5Éap. Questa constatazione non rende forse probabile l’ipotesi che Nab. x aì Èx SavEicja. avrebbe dovuto scrivere cred itoris uitat occursus e non h onestoru m uitat occursus. 50 (C S E L 32.. E quanti si sono im piccati a causa del debito? Tu consideri quelli e non conti questi. se avesse avuto sotto gli occhi la lezione autentica. 5. xaì Ppóxwv ifyavTO. o in seguito. 1. t ò 7tpa'CT|pt. Xù Sè toùq nèv itXovnfjffavTa^ pXiitEu. ma non escluderei che Am brogio. 21 u idi ego pauperem duci. accettino la schiavitù in cam bio del nutrim en­ to. 5. dal m om ento che erroneam ente vi leggeva xpT)o-roù invece di fpr\aio\j.1 Parafrasi di B a s il io . È interessan­ te notare che il m edesim o episodio è narrato in Nab. 1. e il creditore non si vergogn ava di questo brutale oltrag­ gio. per le spese sostenute sopportino la licitazione. 277 A Q> -rcócouc. stando ai M aurini (cf. 24 oppetere n on senio.EÌ<. m a è del tutto inattendibile nel contesto dell’om e­ lia di Basilio.iT(]<re<7i\> aìcrxuvTiv |xt) cpépovxEc. Si faccia la doveva sem brare non limpido. di darsela. R icordi che alcuni sono scampati. p. TACITO. 29 225 rispettabili e. nel De Nabuthae è eccezionale. ritorna desiderando la m orte. tro p p o fragili per tale oltraggio. In effetti. 95 s. 8. quando si im batte in qualcuno. 1. 17 Cf. t o b ia .a. 276. PG 29. p. assai più tim orosi di una vita disonorata che del supplizio della m orte.. 16 V ir g il io . quis ante ora p a trum Troiae sub m oenibus altis co n tig it oppetere'. <pr|ai. Aen. £f)v •rcpoETipi. La corrispondenza è quasi letterale. si allontana guardandosi attorno 16. PG 29. Egli insiste incalza aggiudica.Tia'av. icaìSat. hanno p referito alla vergogn a di un contratto tanto disonorevole. 2. 42). 19). VIRGILIO. non ricord i quelli che sono andati incontro alla m orte 19: tu m etti in conto i denari restituiti. ttiv èrti Tale. che m olti. 8. 21 contenga una saltuaria reminiscenza di una trascorsa utilizzazione dell’om elia basiliana. «P o ic h é — dice — sono stati nutriti a m ie spese. Ritorna pron to p e r le catene. abbia avuto sotto gli occhi casi come quello qui descritto.. biasim ando se stesso per non aver evitato il denaro altrui e di essersi incatenato da sé con il denaro d e ll’usuraio. 6. off. se essa tardasse. B a s il io . m editando. 19 II v e r b o oppetere è q u i u sato sen za il c o m p le m e n to o g g etto e sp re sso (m o r­ tem )] cf. PG 29. <xt:u)Xeo-e x à òX k óTpia à y a M ! 18 Cf. 27 . Quanta gente hanno rid otto in m iseria i beni a ltr u Che cosa te ne viene — dice — bevendo l ’acqua di Geon? Che cosa te ne viene — dico io — beven d o il calice dell'usuraio? «M o lti — egli dice — presero un prestito per un certo tem po e p rovvid ero alle loro necessità e restituirono il d e n a ro » 18. preoccupato. otpLai. ibid. 10. nota 55).a- HÉvouq oùx àpu>p. iXtuMp ùitèp fptCìM uaTpixùv IXxo|_LÉvouq eit. oi. da vescovo. bram ando la m orte. 5. Ora. 438 ocu lis uigilan tibu s exit. àna.. com e la com parsa delle «p erso n e rispettabili» (h on e storu m ) nel contesto am brosiano ne indebolisce un po’ la coerenza.. 32 (S A E M O 13. Ritorna m iseram ente. 7. mentre l’utilizzazione dell’om elia di Basilio con tra faeneratores è consueta nel De Tobia. H o visto personalm ente uno spettacolo m iserevol fig li messi all’asta per i debiti del padre 1 e trattenuti com e eredi della sventura. Agr. essi che non potevano essere partecipi della suc­ cessione. exam. deducere in a u ction em filio s suos. 277 A B àXXà noXXoC. sia anteriore al De N abuthae? . to ù q SÈ àitay!. IlXeiouq SÉ. cioè.ov. 242. la lezione ypTicToO ci è attestata alm endo da un codice. 28. che il De Tobia. Insomma. quando era consularis. M v a to v toù èidoveiSuj-tox. sed fame. to v Si’ àfxóvT|c.8.. non calcoli i capestri afferrati. 29. Aen. troppo tim idi per tollera re l'offesa.

filii. cur ita fugerint salutis auctorem . libertatem auferat. sed cum accessione diuturna. hoc m eliores. Iob 20. Vendit plerum que et pater liberos auctoritate gen eratio­ nis. Qui plus op tu lerit trahit semper. H abent serui 8. uera est utpote d ei diuina sententia. N on satis iudicauit dominus dicere: Cui uendidi uos? addidit faeneratori. Derelictus expostulat. quibus pecuniam non relin ­ quit. cu i inquit faeneratori uencLidi u os?h. 29-31 nem peruenitur. Offensus nihil potuit grauius inuenire. Quid sibi uult paterni in liberos scriptura m aledicti. Vera profecto. . quis rationes faeneratoris agnoscat. Noua usurarum auctio per menses singulos. 30. ubi nulla est im pii offensa peccati? An potest durius aliquod esse m aledictum gra- uiusque seruitium? Et illa saepe post m ortem habet defunctus conpendia. u om ite quod non deuorastis a. pro em olu m ento hereditatis syngrapham obligationis. sed cottidiano. quod uestro p retio redim itis patrem. H aec est faeneratoris inhum ani­ tas.226 DE TOBIA. ut filiis. quo uindicaret in perfidos. gulae m eae sumptum. qui cum iratus esset p rop ter im pietatem popu li Iudaeorum . 1. soluite paternae m ensae pretium . Esto ut aliquis qui subuenire possit accedat. ubi sors poscitur. reddite quod non accepistis. quod post deos abi­ ret alienos. Magna igitur uis caelestis sententiae. quod non spectat m iserias filiorum . uenalis addicitur. Quis tantam expleat Charybdin. noua sub cottidiana licitatione uenditio. quasi faeneratori eos alicui dominus uendidisset digna poena dom inum relinquentis. numquam quasi uenditus aestimatur. a Cf. 31. Venditur enim qui obligatus fu erit faen eratori et uenditur non uno pretio. uestra seruitute paternam em itis lib erta tem ». sed non uoce pietatis et ad auctionem pudibundo uultu m iseros trahit dicens: «S olu ite. quis auari- tiam satiet. 8. quae non iste pretia exaggeret. haec debitoris stultitia. 15. pro testam ento chirographum dim ittat. b Is 50. uenditur non cum definitione. cum uiderit red em p to­ rem? N on enim suo magis lucro quam alieno detrim en to pascitur.

invece del b en eficio d ell’eredità un’obbligazione scritta. Chi offre di più prolunga senza fine la com pravendita. ai quali non lascia denaro. 31. Chi p o­ treb b e saziare una sim ile Cariddi. 24 (in fine): hasta quaedam agitatur. 29-31 227 vendita all'asta 2 per stabilire il prezzo di ciascuno». com e è detto sopra. quando si esige il capitale. 5 Lo stesso caso è immaginato in Nab. figli. viene aggiudicato uno che è in vendita. perché con il vostro prezzo riscattate vostro padre. supra. 8. con la vostra schiavitù com prate la libertà paterna». Perché una scrit­ tura di m aledizione del padre contro i figli. ma con aumenti continui. pagate il costo della mensa p a te rn a 4. quanto piutto­ sto del danno altrui. chi può conoscere i calcoli d e ll’usuraio. 8. Certam ente vera la sentenza divina. chi potrà soddisfare la sua avidità. Am m ettiam o che arrivi qualcuno a soccorrere 5. dom anda perché siano cosi fuggiti dall’autore della salvezza. com e se il Signore li avesse venduti ad un usuraio com e adeguata punizione per chi 2 hasta a gita tur: secondo la consuetudine rom ana nella vendita all’asta. quando vedrà chi è disposto a pagare il riscatto? Infatti non si alim enta tanto del p rop rio guadagno. Grande. Il Signore non ha giudicato sufficiente dire: A chi v i ho venduto? Ha aggiunto: all'usuraio. perché seguiva gli dèi d elle popolazioni pagane. restituite ciò che non avete ricevuto. non senza ragione si ricorre all’asta. 277 B . 6 Insom m a il poveretto passa di venditore in venditore e il suo prezzo cresce sempre. toglie la libertà 3. Colui che è stato offeso non ha potuto trovare nulla di più grave p er punire i p e r fid i7. come causa di debiti. disse: A quale usuraio vi ho venduto? Si vende. t o b ia . per questo sarete m igliori. di non ved ere le disgrazie dei figli. 3 Traccia di queste riflessioni troviam o in B a s il io . ma ogni giorno. 7 Cioè il popolo infedele. nuova vendita all’asta ogni giorno. 21 in u entum forte aliquem . invece del testam ento trasm ette un contratto. 19 (supra) A m brogio ha parlato del banchetto. quando si richiede il denaro prestato ad interesse. q u i in illa necessitate subueniret. adirato p er l'em pietà del p o p o lo giudeo. Abbandonato. dopo la m orte. il quale. quando non c’è alcuna mancanza che offen da la pietà? Può forse esistere una m aledizione più dura e una schiavitù più pesante? Spesso il defunto ha anche il vantaggio. ma non con la voce della pietà e con la vergogn a in vo lto trascina gli sventurati all’asta dicendo: «Pagate. dunque. vom itate ciò che non avete mangiato. chi si è legato ad un usuraio e si vende non ad un prezzo una volta soltanto. q u ello che la m ia gola ha sperperato. 30. . N u o vo aum ento degli interessi ogni singolo mese. vera in quanto pronunciata da Dio. Il più d elle vo lte il padre m edesim o vende i figli p er il d iritto che gli viene dall'averli generati. la forza della sentenza divina. si vende non a un prezzo ben definito. infatti. Cf. 5. questa la stoltezza del d ebitore: ai figli. N on senza ragione si fa una vendita all'asta. PG 29. H el. che m ai è considerato com e definitivam ente vendu­ to 6. quali costi non gon fierà costui. È questa la disumanità dell'usuraio. 4 In 5.

Ergo qui se faeneratori obligat ipse se uendit et quod peius est. 5. N ihil debebat. et quasi usque debebat V om . Sim ul illud aduerte quod faeneratio praeuaricationis teria iudicata sit. sed soluebat pro omnibus. P Sch. 8 sq.9. 8. l. si procidens adoraueris me a. 33. a Mt 4. Etenim quod m ortis erat scriptum apicibus debuit m orte dissolui. 32. Quis iste peccati est faen erator nisi diabolus. causa perfidiae est. 31 . uendit se non aere. c Ps 68 (69). quod postea dom inus suo cruore deleuit. 33. a Eua mutuata peccatum obnoxiae successionis usuris om ne genus defaenerauit humanum? Denique quasi malus faen erator ch iro­ graphum tenuit. 9. ha­ bent lib eri quod paueant pro libertatis incuria. quod is facile recedat a dom in o qui faen eratori se potu erit obligare. At uero dominus aeris solutor alieni nihil ipsi debebat et quasi d eb itor uenit ut a faenore peccati exueret debitores. sed peccatis uestris uenditi estis » c. Denique ostendebat saluatori diuitias suas dicens: Haec om nia tibi dabo. . 9. Nihil debebat qui poterat dicere: E cce uenit huius m undi princeps et in me suum non inuenit n ih ilb. «E g o u o s» inquit «n o n uendidi. sicut ipse testatur dicens: Quae non rapui tunc exsoluebam c. sed culpa. c Is 50. faenus enim radix m endacii. 9. 30. 33 quod amplius quam carceris poenas et uincula reform ident.228 DE TOBIA. Faene­ rator ergo diabolus. b Io 14.

che. ày>jijj|j. W o r d s w o r t h . 30 poteva ben adattarsi al contesto ambrosiano. L o stesso con cetto è sp ie g ato d a A m b r o g io in 23. questo pensiero è più volte ripetuto da Am brogio. 2. 22. 33 229 abbandona il Signore. 4. rende schiavo il peccatore. 10 (P L 646). epist. Chi è questo usuraio di peccato se non il diavolo. I servi hanno da tem ere qualcosa di più delle pene del carcere e d elle catene. 4. m a in una parafrasi di tale versetto. . p. cf. si vende non per il denaro. l t 3. La differenza sta nella doppia negazione. com e egli stesso attesta dicendo: A llora pagavo quello che non avevo preso. e solo cosi. com e un usuraio m alvagio. 9.W h it e . peraltro. che poi il Signore ha distrutto con il suo sangue 2. 4 ss. i lib eri hanno di che tem ere per non essersi curati della libertà. aggiunge: aut si sic quem adm od um ple riq u e habent: « non in u e n it in me n ih ih . 33. sebbene ritenga che sia un'aggiunta di Am brogio. indebitando il genere umano con le usure di una discendenza co lp evole? Infatti. 24 materia peccati. 30 alm eno altre otto volte senza suum-.. 31 . 2 II diavolo. 5. suum p ro n ob is obtulit'. m ort. ma p e r i vostri peccati vi siete venduti ». 1 (41). ciò che è peggio. 183. perché intende: «in me non trova il nulla». p. lui che p oteva dire: E cc o viene il principe di questo m ondo e in me non ha trovato nulla dì suo 3.1 è m o p x ia ? . 8. cit.. h um an um è citato d a AGOSTINO. Anche se — relativamente alla tradizione manoscritta di questo luogo del De Tobia — solo P conserva la doppia negazione. 1 ss. 22 s. Perciò chi si lega all’usuraio si vende e. p oen a m sanguinis debebamus. 2 e 12 ss.oawnc. 88 (in fra ). uenit dom in us lesus. D a uid 1.. 14. si può dunque essere sicuri sull’autenticità di tale lezione. 30. et grat. la citazione di Gv 14. p. JUl ic h e r . Infatti di suum non vi è traccia nel testo greco né in alcun testimone della Vulgata o della Vetus Latina (cf. saec. A g o s t in o .àxa. come in bon. 32.). nulla gli doveva e venne com e un d ebitore p er liberare i deb itori dal prestito del peccato. usuraio di peccato. Nulla doveva. ap. u irgin it. 61. si è tenuto il contratto.) eramus op p ign ora ti m alo cre d ito ri peccatis. 9 Cf. solo in bon. che ritroviamo in questo passo del De Tobia.. ma pagava per tutti. è conforta­ ta dal testo greco (oùx è'xei oùSév) e ci risulta anche altrimenti attestata per la Vetus Latina (cf. E infatti ciò che era stato scritto con caratteri di m orte d oveva essere annientato con la m orte. m ort.q acpopp-ri. che paga i debiti. 3. quale Èva ha preso in prestito il peccato. 717. Dopo aver spiegato in me in u e n it n ih il.pia~ua. c. Berlin 1963). 344. 126 (CAZZANIGA.) A m brogio discute due diverse lezioni (a prescindere da su um ) di Gv 14. M a in verità il Signore. l u i Pelag. WORDSWORTH-WHITE e JULICHER 4). se prostrato m i adorerai. 3 H o creduto opportuno evidenziare come testo biblico (Gv 14. p.9. 2. 16 (C S E L 32. 269 B iJ^euSouq àpxT) t ò Savefl^Etrftat. nat.1 II b r a n o quis. 8 Per materia con questo significato cf. contra xim u s ch iro gra p h u m culpae. L’usuraio è il diavolo. TOBIA.) su um com pare. 30) anche suum . infatti il prestito è origine di m enzogna. Si consideri che l’usura è ritenuta com e causa 8 di t sgressione. e A. quia m alitia n ih il est. p. 63 (C S E L 32. 2. M a in fug. 149). ma per il peccato. Am brogio dà un'interpretazione singolare. B a s il io . E appunto m ostrava al Salvatore le sue ricchezze dicendo: T i darò tutto questo. « I o — dice — non vi ho venduti. È interessante notare anche che in fug. PG 29. perché facilm ente abbandona il Signore chi si è legato all’usuraio. Nulla gli doveva. saec. 9. Cristo lo libera. causa di infedeltà 9. Infatti spiega: n on in u eniet in m e m alitiam . sia stato aggiunto suum perché cosi. Itala. 23-24 (C S E L 32. 7 (C S E L 82. A m brogio cita Gv 14. Penso si possa afferm are che qui.

Vae his qu i dicunt quod am arum est dulce et quod dulce a m a ru m !e. ad quem fidelis obpi- gnorat. Mt 18. Dixi itaque: «T en ete reum uestrum et. haec m ortis est — et terra bona centuplum fructum reddit. exactor absoluit. da operam liberari ab illo. ne forte perducat te ad iudicem et iudex tradat te exactori et exactor mittat te in carcerem e. ut electo eo fideiussor euaderet. Lc 15. haec sunt enim faenoris leges. qui etiam nouissim um quadrantem exigit et idem se cred itorem uocat atque in hoc etiam nom ine fraudem facit ut qui ueneni poculum m eile inlinit. ne uobis possit elabi. centesim am exigit. .230 DE TOBIA. Quid distat m alitia huius principis m undi? Faenerator pecuniae caput obligat. et in euangelio habes: D um uadis cum aduersario tuo ad magistra­ tum. 10. f Is 3. 36 34. N ihil interest inter funus et faenus. dum faenus exposcitur! Quibus ego adquieui libenter. certe hic sortem suam iam m em oratu r implesse. reuo- care deberent in m em oriam redem ptorem . qui uenit centesim am ouem saluare. nihil inter m ortem distat et sortem : personat.10. N on inuideo tamen pignus uestrum reserua- re. Quotiens uidi a faeneratoribus teneri defunctos pign ore et negari tumulum. manum tenet. 20. non perdere? 35. 9 . uobis tenetur.3 4 . Quid amarius usura. 36. ut suum constringerent debitorem . C reditor praetexitur quasi fidelis et quasi incredulus. quoniam quem uos tenetis carcer non suscipit. Denique dom inus ait: Populus meus. dom um ducite. d c f. 12. exactores uestri circum scribunt u o s f. O nom en triste de dulci! Dominus ouem centesim am libe- rauit d — illa centesim a salutis. ut sub grato od ore m ors lateat atque inlita calicis ora uim fraudis abscondant. claudite in cubiculo uestro carnificibus duriores. g Lc 12. personat funebrem ululatum faenebris usura. 4. Quis grauior exactor est? Et hoc triste nomen. 12. e Is 5. uos clauditis: legum seueritate d e­ functus absoluitur. Quis iste sit exactor agnosce. sortem ducit. quo centesim am appellant. quid dulcius gratia? N onne hoc ipso serm one. Peccatorum reos post m ortem carcer em ittit. 58.

416. 36. 938 p riu s oras p ocu la circu m co n tin g u n t m ellis d u lci flau oque liquore. fosse libero il m allevado­ re.. 1. com e osserva Zucker. si dice che questi ha pagato il suo debito. Quante volte ho visto gli usurai sequestrare i defu e negare loro la sepoltura.. m a in un a ltro contesto. che cosa è più dolce della gratuità? Con questa parola. In che cosa è diversa la m alvagità del principe di questo m ondo? Il prestatore di denaro ipoteca la vita del d e b ito r e 4... assonanze. 9 . chiudetelo nella vostra stanza da letto. il carcere non lo riceve. Il creditore simula di essere uno che si fida ed è com e uno che non si fida. 6 L a m e d e sim a citazion e d i Is 5. q u e sta 5 in relazione alla m orte — . funebrem.. che rende contorto il pensiero di Am brogio. E perciò dissi: «T en etevi il vostro reo e perché non vi sfugga. 5 illa: riferito al termine più lontano nel tempo. fa' in modo di liberarti da lui. nota un’eco di L u c r e z io . N on c’è differenza fra funera­ le e prestito. . l’esattore lo proscioglie.1 Si notino i giochi di parole. ad. fidelis. non c’è distanza fra m orte e denaro prestato: grida. anche la buona terra produce il centuplo in frutti. 20 si tro v a in B a s il io . TOBIA. una volta preso quello. 10. non si d ovreb b e forse ram m entare il R eden ­ tore che è venuto a salvare la centesim a pecora. Chi è esattore più severo? Anche questo è un term ine triste. al quale chi si fida si lega dando dei p e g n i8. Il carcere m ette in libertà i co lp evoli di delitti d o p o la m orte. 23 (supra). conserva la sua firma. esige la centesima. Ora veram ente 4 L’espressione caput ob lig a t è giuridica. 36 231 34. 10-11 e 6. grida un lam ento funebre l’usura del prestito '. O parola triste che d eriva da una dolce! Il Signore ha liberato la centesim a pecora — quella è la centesim a in relazione alla salvez­ za. 8 Un gioco di parole fidelis. Vivacissime descrizioni di questo atteggiamento dell’usuraio si trova­ no in 3. P G 29 280 A. ThlL 3. certo. faenus. Infatti il Signore dice: P o p o lo mio. loc. m entre esigevano il pagam ento del debito! Ai quali ho acconsentito volen tieri che si tenessero il debitore... C om prendi chi sia questo esattore.3 4 . incredulus.. che esige anche l’ultim o spic­ ciolo e che si definisce egli stesso cred itore e che anche sotto questo term ine nasconde l’inganno com e chi spalma di m iele la coppa che contiene veleno. portatelo a casa. faenebris. perché. perché non ti p o rti dal giudice e il giudice ti consegni all'esattore e l'esattore ti metta in carcere. vo i li rinchiudete: il defunto si libera dal rigore d elle leggi. personat personat. in m od o che sotto un piacevole arom a si nasconda la m orte e gli o rli spalm ati del calice celino l’ingan­ no 7.. con cui si indica la centesima. Guai a c o lo ro che dicono che l'amaro è dolce e che il dolce è a m a ro !6. IO. i vostri esattori vi oppri­ m ono. perché q u ello che v o i trattenete. dove è citato anche questo luogo di Am brogio. 7 Z u c k e r . non a perderla? 35. viceversa haec. Che cosa è più am aro d e ll’usura. Ma io non vi im pedisco di tenervi il vostro pegno. Cf. vo i lo tenete ancora incatenato. e nel Vangelo si legge: M entre vai con il tuo avversario dal giudice. 38. si prende il capitale. ripetizioni: funus. sono queste infatti le leggi che regolano il debito. voi che siete più spietati dei carnefici. m ortem sortem. non in questo contesto.10.

nec fallebat sententia nisi quod plures constabat illic esse m orituros. ne uincula uestra non sentiat.232 DE TOBIA. grauiore m aerore deflentes pecuniae suae funus. Ib i quoque funus esse crederes. . grauari me: tam en ego eorum hum anitatem m em orabam prospicere. uehem entioribus tam en nexibus alligate. 36-37 Nunc uere capite minutus est quem conuenitis. 37. ibi m ortuos plangi putares. Victus religionis consuetudine faen erator — nam alibi suscipi pignora etiam ista dicuntur — rogat ut ad tumuli locum reliquiae deferantur. 10. quod non tim ere possitis. lussi igitur leuari corpus et ad faeneratoris dom um exse­ quiarum ordin em duci. donec feretro colla subiecti ipsi defunctum ad sepulchra deducerent. Vnum sane est. quia poscere non nouit alim enta». Durus et rigidus est d eb itor et qui iam non nouerit erubescere. ne postea se quererentur esse fraudatos. Tunc tantum uidi humanos faen erato­ res. sed etiam inde clausorum m ugitu talia personabant.

Padova 1936. 14. TOBIA. Débiteurs p rivés de sépulture. V. A llora soltanto ho visto d egli usurai umani e ne fui rattristato.. 1. q u i debitorem sib i esse m o rtu u m dicendo debitum que exigendo sepulturam eius im pediunt. 3 Non c'è contraddizione fra questo inciso e l'affermazione all'inizio del prece­ dente § 36. Il d ebitore orm ai è indurito e rigido e non può più arrossire. La pratica legale del sequestro del cadavere del debitore non è di origine rom ana. Si ritiene che nel periodo classico la pratica del sequestro del cadavere fosse punita dalla lex Iu lia de u i priu a ta (cf. Il diritto riconosciuto dalle X II tavole ( tab. 39 (1979). Paul. 293).ibid. n. perché qui A m brogio riferisce.. 3: lege Iu lia de ui priu a ta tenetur. 3. senza garantire personalmente l'autenti­ cità dell'informazione (d icu n tu r). 9. «The Judges». la troviamo documentata solo nel Basso Im pero (cf. dove era am m essa e rimase in vigore fino al tardo m edioevo (cf. ne in posteru m eadem in iu ria p roced eret cogendis his ad quos funus m o rtu i pertinet sua iura perdere. anche se il tono ironico risponde bene alle esigenze oratorie del momento. 60. c. 438 s. 36-37 233 ha perduto i diritti di cittadino colui che avete citato in giudizio. C e una cosa che sicuram ente non potete più tem ere: che vi possa ch iedere gli a lim en ti» 2. Paris 1886. 37. se non che risultava che vi erano m olti che erano sul punto di m orire. N o n è probabile che A m brogio rievochi una sentenza da lui stesso pronunziata quando era ancora consu la ris in Milano. 302). G a u d e m e t . che altrove (presso i barbari?) si accettano come pegni anche i cadaveri. 253-258. quae m o rtu o p osito ante sepulturam eius facta fu e rin t uel exigendo q u o d debitum esse d icitu r uel confessiones aliquas aut fideiussorem ut p ig n ora capiendo. 5. ci è attestata in una costituzione dell’im peratore Giustino: cod. 230-240. e la supposizione era esatta. Iust.. pp. 1. sopra invece aveva dato per certa (q u otiens u id i) la pratica del sequestro del cadavere del debitore da parte del creditore. 526). 19. ESMEIN. funusue erip u erit turbauerit. q u i fu n era ri sepeliriue a liq u em p roh ib u erit. Oltre che in questo passo di Am brogio. 297. C. perché poteva accadere che in seguito si lam entassero di essere stati defraudati. Paris 1958. G. (a.). pp. A lbertoni».. ea quidem . pp. 115. 2 Questo discorso diretto potrebbe non essere del tutto fittizio. Ordinai. L. WASEY. A r u . in «S tu d i in m em oria di A. ma anche di li risuonavano sim ili grida di quelli che vi erano rinchiusi... Sent. . pp. S a in t Ambrose's M ir r o r fo r Judges. 537) e N ou . tuttavia ram m entai che d o vev o guardarm i dalla loro umanità. in M élanges d’h istoire du d roit et de la critiqu e. c. 10. § 1 (a. 5. 542). 6 cu m sit in iu stu m et nostris a lien u m tem p orib u s in iu ria m fieri reliq u iis defuncto- ru m ab his. tuttavia lo incatenate ancor più strettam ente. tim orosi che non senta la durezza d elle vostre catene. anche se non menziona il caso di un defunto debitore. L. L'église dans l'em pire R om a in (IV -V s. che il cadavere fosse portato fuori e che il co rteo funebre si dirigesse verso la casa d e ll’usuraio. dunque. piangendo con m aggiore afflizione il funerale del loro denaro. penitus a m p u tari praecipim us. § 1 (a. S u l sequestro del cadavere del debitore in d iritto rom an o. A r u . è però possibile che si riferisca all'esercizio d e ll'episcopalis a udien tia: cf. p. 26. 6) ai creditori di spartirsi il cadavere del debitore non è assimilabile al diritto del sequestro.). Questa costituzione non dovette trovare com pleta applicazione se lo stesso Giustiniano rinnovò la proibizione in N ou . Avresti creduto che anche li si svolgesse un funerale. Nel Basso Im pero questa pratica dovette essere importata dalla Germ ania o dalla Gallia.. m entre ancora essi stessi portavano sulle spalle il feretro del m orto al sepolcro. L'usu­ raio vinto dalla consuetudine religiosa — infatti si dice che altrove si prendano anche questi p e g n i3— chiede che la salma sia portata al lu ogo di sepoltura. che li si piangessero dei m orti.

38-39 11. faen erator solus adquirit: penes alios inane nom en quod uicerint. sub m om ento fertu r quod ualeat in aeternum. Aliud non m inoris acerbitatis accipite. Sedet inter hos cred itor ut tyrannus. Ebrietas iudicat et nullus appellat. faenerator. frequ enter autem tanto ardore rapi. Alios proscriptioni addicit. deinde nudos. quot propositiones tot p roscriptio­ nes. C lam or plaudentium . illis solis est usura uictoriae. atque uersaris. infam ia qui putauerit renitendum et infam ium sententia grauius quam censura iudicialis inurit opprobrium . sed m om enta­ nus: illi soli lucrum faciunt in om nium detrim ento. fletus despoliatorum . repente diuites. Vitae igitu r hanc aleam rectius dixerim quam pecuniae. N ob ile M oyses constituit seniorum iudicium a: hi tam en de leuioribus iudicabant. Versatur enim eoru m uita ut tessera. in u ictoria sua captiuos fieri et spolia suorum perpeti. Ex 18. his cru de­ lio r plus timeris. his bestiis cibum eripis. cum totius praedae munus amiserit. Notatur. 11. uerbum graue. Videas reliquos subito egentes. ludendi subsidia requirat bellandi periculo. alios seruituti: non tanti occisi sub tyrannis sunt. gem itus d ep lo­ rantium. aleae solius legibus oboedire. H ic dicitur: «A leon u m concilium iu dicau it». his taetrior aestimaris. 39. . feralem instituit de singulo­ rum exuuiis auctionem . hoc est de potioribus negotiis M oysi iu dicio reseruare consueuerant. In ter has feras uiuis.234 DE TOBIA. penes solum faen eratorem fructus est. id eo numquam b elli studia deponere. qui apud illos dam nantur et apud iudicem crim inosi sunt. si credi potest. tesseras simul et arm a portare et plures suis quam hostilibus iactibus interire. singulis iactibus statum mutantes. quod uictus aleae ludo. Ferunt Chunorum populos om nibus bellum in ferre na­ tionibus. ut. 38. Obseruan aleatorum conuenticula et perdentis aerum nam com m oditatem suam iudicant. a Cf. Spondent pro singulis: uarios p rim o sors ludit euentus. 25 s. non annuus. Om nes uincuntur et uincunt. in procinctu ludere. quas fori iura non soluant. uoluitur census in tabula. fit ludus de pericu lo et de ludo periculum . quoniam qui apud iudicem dam nantur apud illos gloriosi sunt. faeneratoribus tam en esse subiectos et cum sine legibus uiuant. H abet et alea suas leges. et plus eorum tim e­ tur potentia quam leonum . agitat hastas. cum ea quae sola m agni aestim ant uictus arm a tradiderit. damnans unum­ quem que sorte capitali. ad diuersos saepe transfertur u ictoria stipendiaque eius uicissim atque aerum na mutantur. quae pati ab hoste non nouerint. ad unum aleae iactum uitam suam potesta- 11.

VIRGILIO. pur vin cen do in guerra sono fatti prigion ieri e patiscono d’essere spogliati dalla propria gente.38-39 235 11. altri alla schiavitù: non cosi num erosi sono stati uccisi sotto i tiranni. lam ento di chi si dispera. più di loro sei tem uto perché più crudele.. Destina alcuni alla confisca. giocano in assetto di guerra. N on sm ettono m ai di v o le r com battere. e si ha più paura della loro forza che di quella dei leoni. o usuraio. si gioca sul rischio e si rischia sul gioco. Dappri­ ma la sorte illude con risultati alterni '. Puoi ved ere gli altri all’im provviso poveri. quante poste tante confische. Anche il g ioco dei dadi ha le sue leggi. Cos osservano i gruppi di giocatori di dadi e giudicano la sventura di chi perde propria fortuna. perché chi è vinto al g ioco dei dadi.. Ascoltate un altro esem pio non m eno grave. . La loro vita infatti si getta com e un dado. non di un anno. quelli che sono da lo ro condannati. Aen. Giudica l’ebbrezza e nessuno può appellarsi. avendo perduto ogni p roven to ottenuto dal bottino di guerra. vivi ed eserciti il tuo m estiere fra queste belve. presso costoro sono degni d ’onore. che la giustizia del fo ro non può annullare. poi nudi. M osè istituì il celeb re tribunale degli anziani: questi tuttavia giudicavano i reati più leggeri ed erano soliti riservare al giudizio di M osè le sentenze di più grave m om en ­ to. 160 euentus b e lli uarios. in un istante si decide ciò che varrà p er sempre. C lam ore di chi applaude. Sarebbe più giusto dire che cosi si gioca la vita non il denaro. 38. 11. spesso la vittoria passa dall'uno all’altro e i suoi guadagni e le preoccupazioni si scambia­ no a vicenda. viven d o senza leggi. il patrim onio rotola sul tavolo. Si dice che i p o p oli d egli Unni fanno guerra a tutte le nazioni. e. 10. condannando ognuno alla pena capitale. pianto dei rovinati. mutare la lo ro situazione ad ogni lancio di dadi. ma sono asserviti agli usurai. d'un tratto ricchi. sei giudicato più tetro di loro. m a di un m om ento: solo lo ro si arricchiscono a danno di tutti. cioè sulle questioni di m aggiore im portanza. obbediscono solo alle leggi del gioco. Qui si dice: « I l consesso dei giocatori d ’azzardo ha d eciso». solo all’usuraio va il frutto. sono colp evoli anche di fron te al giudice. solo p er loro c'è il profitto della vittoria.1 uarios. e 11. Tu. a queste belve contendi il cibo. l’usuraio è il solo che guadagna: per gli altri è gloria vana l’a ver vinto. euentus: cf. dà inizio ad una ferale vendita all’incanto delle spoglie dei singoli. Tutti p erd on o e vincono. cerca nel rischio della guerra ricchezze da giocare. T o b ia . 2 La ‘concinnitas’ dell’espressione nel testo latino poggia sull'ambivalenza di iactus (lancio di dadi e colpo d ’arma). perché quelli che sono condannati da un giudice. bandisce le aste. m entre non p erm ettereb b ero di esserlo dal nemico. Siede fra questi il creditore com e un tiranno. È bollato d ’infam ia — in credib ile! — chi ha pensato di tirarsi in d ietro e l’opin ion e di persone infam i marchia d ’ob b ro­ b rio più gravem ente che non la condanna di un tribunale. Garantiscono per ciascuno. portano i dadi e insiem e le arm i e soccom bono più num erosi p er i p rop ri lanci che p er i colpi del nem ico 2. 39.

40. 12. hypothecas flagitat: pignus usurpat. centesim as laudat.12. 39 . nutrit atque ipsa magis in subole sua crescit tristi prole numerosior. Quid enim taetrius eo qui hod ie faenerat et cras expetit! E t odibilis inquit hom o h u iu s m o d ia. a Eccli 20. 41. suppliciis im p e­ ratae m ortis exsoluerit. ut caput seruet. usuras praedicat. chirographum nom inat. 41. faenus appellatur: sors dicitur. Vna pecunia a faeneratoribus datur et quam multa a debitoribu s exiguntur! Quanta sibi fecerunt uocabula! Nummus datur. Echinna tam en fecunda poenis uiscera trahens partu suo rum pitur et m orte m aterna d ocet subolem non esse degenerem in m atrem . Denique constitit quod quidam eorum et im peratori R om ano cognitus in fid e pretium seruitutis. illud solum producit ad uulnera: spiris ingentibus quos conprehenderit 12.236 DE TOBIA. caput uocatur: aes alienum scribitur. prem it barbaros suae terrore sae- uitiae. non minus flexuosa quam serpens atque in orbem tota se colligens. sed inmanis exactio. 4 ut Sch. quae ta m ala parturit. . O blatio quidem blan­ da.41 ti uel uictoris uel faeneratoris addicat. reliqu o flagellat corpore. Igitu r (ut) prim um incipiunt esse serpentes illam m orsibus suis scindunt. Prem it ergo faen erator etiam colla Chuno- rum et eos urget in ferrum . 11. parit. hypothecas exigit atque in suis apothecis recondit. quam sibi tali sorte superatus intulerat. m ultorum hoc capitum inmane prodigium num erosam exactionem efficit: syngrapham nuncupat. Echinna quaedam est faeneratoris pecunia. Pecunia autem faeneratoris om nia m ala sua concipit. 15 (16). fidu ­ cias uocat: obligationem adserit. Protulit pecuniam. Verum ipsa oblationis humanitas facit exactionis saeuitiam. Illic ubi nascitur uenenum prim um probatur.

esige ipoteche che m ette nei suoi ripostigli. ad loc. nom ina contratti. L’espressione metaforica deve essere cosi chiarita: come il serpente mette al sicuro la testa e colpisce con la restante parte del corpo. georg. VIRGILIO. 598 s. V ir g il io . Invece J. Questo straordinario p rod igio procura num erose riscos­ sioni di m olti titoli: parla di cam biali. cita le centesim e. li partorisce. Gli usurai danno una sola som m a di denaro e quante ne esigono dai d ebitori! Quanti vocaboli si sono coniati! Si dà del denaro: lo si chiam a prestito. E cosi si è saputo che uno di loro. fecundaque p oen is uiscera. li alleva e m olto cresce nei suoi germ ogli. Servio nel suo commento intendeva p oen is dativo.. The Works o f V irg il w ith a Comm entary. esige cessioni fiduciarie. x à tuìv tÓxojv àTioxuT)|j.. d o p o aver ceduto le arm i — le sole cose che essi stimano di grande valore — gioca con un sol lancio di dadi la propria vita. esponendo solo questa alle ferite.H. se co llig it. non m eno sinuoso del serpente e. con il supplizio della m orte ordinatagli. 41. Tuttavia la vip era crepa durante il parto. Il denaro d e ll’usuraio invece concepisce tutti i suoi mali. pretende pegni. NORDEN. ma l’esazione è crudele. 2. T à q iy i Svaq XÉyouaT. TOBIA. sciogliendo in poenas-. georg. PG 29. dilaniando le p rop rie viscere fecon de al torm en to 2 e con la sua m orte insegna che la p role non è degen ere rispetto alla madre. mentre la Giaccherò. Là. SiEcrfhoutraq TUCTwfrai. N e t t l e s h ip . annuncia gli interessi. Ha dato denaro.3 9 . 3 C f.N e w York 1979). . 12. tt)v f a in É p a TTjq [rnxpòc. Stuttgart 1970 (= 1916). consegnandola in p o tere o del vin citore o d e ll’usuraio. Dunque l’usuraio soggioga anche gli Unni e li spinge alla guerra. la dilaniano con i lo ro morsi. L'offerta è certam ente fatta con b elle parole.12. Ma è la cortesia d ell'offerta che pone le prem esse della crudeltà d e ll’esazione. q u e llo 4 soltanto espone alle ferite: con grandi spire tiene stretti quelli che ha 12. reclam a ipoteche. 273 C TaO-ra Xzyécnìijì YEW Tjuaxa ÈxiSvóiv. li op prim e con il terrore della propria crudeltà..446 u im inibus salices fecundae. reclam a ob b li­ gazioni. m a va segnalato che il luogo virgiliano è controverso. Infatti. 2. colpisce con il resto del corpo. donde il velen o nasce. Si deve supporre che l'espressione conservi in A m brogio il m edesim o significato. Vergilius M a ro Aeneis B u ch VI. Che cosa infatti c’è di più tetro di colui che presta e dom ani richiede? È odioso — dice — un uom o simile. Aen. BASILIO. che egli stesso si era procurata perden do in questo m odo. 40. 2 Cf. ad loc.ona. 6. 154 in spiram. cosi anche E. P. raccogliendosi tutto in spire 3 per proteggere il capo. pagò lealm ente il prezzo della schiavitù. London 1884 (= Hildesheim . è provato. che sottolinea il parallelism o con rim a tu r epulis del m edesim o luogo virgiliano. 4 illu d : l'ho riferito a corp ore. Il denaro d e ll’usuraio è una vip era 1 che partorisce tan disgrazie. 1 1 . Si parla di denaro a interesse: il suo nom e è capitale: tutto ciò è sottoscritto com e debito.41 237 spesso sono presi dà tanta passione che colui che ha perduto.1 Il te rm in e echinna a b b a s ta n z a ra r o p e r in d ica re la v ip e ra è tratt B a silio : cf. conosciuto anche dal com andante rom ano. interpretando diversamente lo ha riferito a caput. più abbondante della sua stessa prole. preferiscono intendere p oen is ablativo rinviando a V ir g il io . appena com inciano ad essere serpi. cosi l’usuraio si preoccupa di garantirsi contro la perdita del capitale rischiando solo gli interessi. C o n im g t o n .

parit sors centesim am : ueniunt m enses singuli. Vsuram quoque ab usu a rb itror dictam. Veniunt calendae. 12.43. Lugubre cerae prim a littera sonat. solo capite interficit: saluo capite.13. uox doloris est. H aec est generatio uiperarum c.238 DE TOBIA. sed faenus centesim ae. Diuersa quoque serpentibus sunt conueniendi et par riendi tem pora. Ib i dolores sicut parturientis b. quia d olores magis in alios ipsa transfundit. usura inprobi sem inis fetura deterior. sed summa. Creuit centesim a: petitur. non soluitur: adplicatur ad sortem . quod a dolore incipit et ab obligatione? Lep ores ferunt generare . reuiuiscit.41 . Fit m aledic­ tum propheticum dolus in dolo d. Itaque non iam centesim a incipit esse. parturit. 42. generantur usurae m alorum parentum m ala proles. 13.43 ligat. etiamsi reliqua pars eius dilapidata fuerit. hoc est non faenoris centesim a. quod ut uestes usu ita usuris patrim on ia scindantur. Quid ibi boni esse potest. pecunia faenebris a die initae conuentionis cre­ scentibus serpit usuris. quae parturire non nouit. Vnde etiam TÓxouq Graeci usuras appellauerunt eo quod dolores partus animae debitoris excitare uideantur.

813 D). 2 N e ll’edizione di Schenkl il passo è cosi interpunto: . lascia perplessi. Am brogio segue la seconda. cu m u rgetur p ericu lo.. etcì -tóx<*). 8 magis: com e spesso in A m brogio va inteso nel senso di potius. 9 Di due possibili derivazioni della parola xóxot. della tavoletta su cui venivano registrati gli interessi?). 5.. si producono gli interessi. PG 29. c le vesti si rovinano p er l’uso. Per i serpenti. B a s il io . il denaro prestato genera la centesim a: vengono mesi dopo mesi. di soggetto. mentre il serpente partorisce da sé la prole. solo con la testa li uccide: avendo salvato il capitale. partorisce. C redo anche che usura d erivi da uso. caput sem per abscondere et in orb em se collig en s obiecta reliqua parte co rp o ris h oc solum tueri.(ra|jiva>v racpuxEv. cosi i patrim oni per l'usura. indicate da Basilio. sonat. PG 29. 12 La mia interpretazione corrisponde a quella di Zucker. 273 C tì -zàya. il denaro dato in prestito dal giorno di inizio del contratto si propaga per gli interessi che aumentano. 1 2 . perché.M. 10 Cf. perché esso piuttosto 8 trasferisce su altri le doglie del parto. tcovtjpùv yovéuv novripòv Exyovov. 115. 11 La medesim a citazione di Ier 9. 12 pessimae generatricis partus deterior. Là d olori com e di partoriente. A rriva l’inizio del mese. 13. e «d ila p id a re » con riferim ento al denaro prestato. mentre si differenzia da quella di M. 19 ss. A m brogio accenna al suono lugubre della prim a lettera u della parola usura scritta in cima alla tavoletta cerata su cui era steso il contratto che regolava il prestito (o si tratta. 2 (C S E L 62. riprende vigore 7. 7 Com e osserva L. Si vedano in proposito le osservazioni di S. di cui una era creduta immortale. mentre le altre anche se tagliate ricrescevano. con funzione. Cosi sono generate le vipere. VIRGILIO. cf. Giet. in quanto. p er di più. E cosi com in cia ad essere non più centesima. ma capitale.) fertu r coluber. PG 29. 118 20. in quanto sem brano provoca ­ re le d oglie del parto nell'anim a del d ebitore 9. 42. anche exp. p. Il senso dell’espressione in p ro b i sem inis fetura deterior risulterà più chiaro dal confronto con una frase assai simile di H el. TOBIA. ps. La prim a lettera scritta sulla tavoletta cerata manda un suono lu­ gubre *. purché salvino la testa. P a rtu rit u ox d o lo ris est. 445. aq Èp/rcoiEÌv ta l? i^uxaiq t ù v 8avet. Perciò i Greci hanno chiam ato gli interessi anche xóxouq. 13. m a prestito della cente­ sima. ma non pagata: è aggiunta al capitale. 6 Com e caput («te sta » e «c a p ita le ») anche il verbo dilapidare è qui usato con la doppia valenza semantica: «co lpire con pietre» con riferimento al serpente. il prestito fa sopportare al debitore i dolori del parto. Zucker si allude alla credenza popolare secondo cui i serpenti possono rigenerare il corpo che sia stato fatto a pezzi. Aen. cioè il peso del pagam ento degli interessi. 6 in B a s il io . cioè non centesim a del prestito. q u o d inlisa fera tu r m em bra cetera saluo capitis uigore reparare.1 Una spiegazione di questa frase è data in una nota dei M aurini (cf 14. Né mi è parsa accettabile la traduzione della Giaccherò — peraltro l'unica possibile — da quel testo cosi interpunto: .. xóxoq XéyETai. 273 C tóxo<. forse. 8ià l à q ùSZvaq x aì Xunaq.. cattiva p role di genitori m a lv a g i10. 2. cf. 43. è un grid o di d o lore 2. 265 B . anche se il resto fosse stato dilapidato 6. Si realizza la m aledizione del profeta: Frode nella frode u. De saint Basile à saint Ambroise. cf.1 3 . Con questo avverbio si sottolinea che la similitudine fra il denaro prestato e il serpente non è perfetta. Tale credenza è fatta risalire al mito dell’Idra Lernea dalle cento teste. sono diversi i tem pi dell'accoppiam e to e del parto. ma non li sa partorire. p. Giaccherò. Che cosa vi può essere s Per la terza volta in questo paragrafo troviam o un’eco virgiliana. B asilio. Il verbo p a rtu rit non connesso con la frase precedente. È maturata la centesim a: è richiesta. poi. l’interesse è frutto peggiore di sem e cattivo u . 217 spirisque ligan t ingentibus. 4 3 239 catturato 5. 4 1 ..

postea pullulare: at u ero pecunia faenebris uix plantata iam pullulat. anim alia tem p ore pariunt. hic uniuersorum naufragium. Crescit sem per pecunia. Et quia bonus ad om nia m agister Ecclesiastes lib er Solom onis. tunc uirescere incipiunt. 13. . Omnes inquit torrentes uadunt in mare et mare non a d im p le tu re. Enutritur ac nasci­ tur et nata iam parturit. faen eratore nem o utitur nisi ad dispendium : illic m ultorum com ­ m odum est. numquam custodire pecuniam suam. ut prendant. 44. M ari tam en pleriqu e utuntur ad quaestum. Et iterum : Omne quod fuit ipsum est quod e r it d.240 DE TOBIA. tempus custodiendi et tem­ pus expellen d ib. paulisper ipsi inhaereamus. ut Ecclesiastes ait: pecunia faenebris hodie sem i­ natur. Radices quoque arborum prim o plantan­ tur. sem per occidere. Tempus enim pariendi et tempus m oriendi. om nium patrim onia tam quam fluctus absorbet et ipse nescit expleri. tempus occidendi et tempus sanandia. Vult sem per faen erator adquirere. cras fructificat: sem per parit et numquam interit: sem per plantatur. numquam sanare. sem per expellere. num­ quam perdere.43-44 simul et educare et continuo parturire: istis quoque anaglyphariis usurarum generatur et supergeneratur usura. tempus plantandi et tempus uellendi plantatum. usura ferias. Semina tem pore erumpunt. et infra: Tempus adquirendi et tempus reddendi. N ec faen erator expletu r accipiendo nec affectus eius cottidiano num erandi àeris satiatur auditu. uix euellitur. M are istud faen erator est. cum prenderint. otium nescit auaritia. N o n satiabitur inquit ocu ­ lus uidendo et non satiabitur auris a u d itu c.

u o x d oloris est. Sotto anaglypharius il ThlL cita. come è detto nei due paragrafi precedenti. ttjv Èp-facxav. seguiam olo p er un p o ’. riceve i patrim oni di tutti com e il m are e non è m ai sazio. xaì t ò £. e più oltre: C’è un tempo per guadagnare e un tempo per restituire. sem pre uccidere. m ai perdere. poi a germ ogliare: invece il denaro dato in prestito. 3 La prim a frase. m ai guarire. 273 C-D Tà a'itÉpp.. M a già Zucker. 44. un tempo per piantare e un tempo p er sradicare ciò che è.. 9. quella riguardante la lepre. com e dice l’Ecclesiaste. stato piantato.<I>a xpóvy T E ^ E a cp o p E ÌT a i. è un bu m aestro per ogni uso.oO xa ì Tpétpav x aì ÈiuxuìfTXEO^ai. u.. l’usuraio è utile solo per andare in rovina: là c'è un’utilità per m olti. I semi si aprono nella loro stagione. TOBIA.aTa xpóvu) (puETai. L’occhio non si stancherà — dice — di vedere e l ’orecchio non si stancherà dì udire. N em m en o l'usuraio si stanca di guadagnare né la sua bram a si sazia di ascoltare ogni giorn o il suono d elle m onete m entre le conta. appena piantato. dom ani dà i fr u tt i5. Tutti i fiu m i — dice — corro n o al mare e il mare non è m ai colm o.oO SavEii^ETai xai yevw toii xaì. Intendiam o: la prim a u di usura m anda un lamento lugubre.. qui il naufragio di tutti. cioè al pagam ento degli interessi che avviene fra i tormenti. quando hanno attecchito. xaì toù raxpóvToq |J/r]vò^ <xinynr|dT|<. sem pre vuole darlo in prestito. le seguenti rielaborano il pensiero della fonte. K a ì Tolq toxoyXu- tpoiq "tà xpTl^axa ó|j. anche gli scolia in Iu u . 4 Cf. oltre questo luogo di Am brogio. a llevin o e subito partorisca­ no senza intervallo: anche per questi incisori di usure si prod u co­ no interessi su in te re s s i3. cf. g li anim ali partoriscono nella lo ro stagione 4. P a rtu rit è dunque strettamente connesso con quanto precede e ne è la spiegazione. «partorisce è voce di d o lo re».. Pa rturit. Questo m are è l’usuraio. la cupidigia non conosce l’ozio. d ifficile da sradicare. Dictionnaire. Basilio. anaglypharius: «usuriers qui entassent intérèts sur intérèts». perché attecchiscano. mai conservare il suo denaro..Epov YEwà-rai. è sem pre piantato. PG 29. aveva tradotto: «it is bringing forth. Infatti c ’è un tempo per partorire e un tempo p e r morire. è letteralmente tradotta da Basilio. E ancora: Tutto qu ello che fu è lo stesso che sarà. L’usuraio vu ole sem pre guadagnare. XEÌpa?. 276 A ó 8È T Ó x o q OT|(j. (gli usurai) diventano in A m brogio a nqglyph arii u su ra ru m : «cesellatori d'usure». Si sviluppano e nascono e appena nati già partoriscono. 13. si tratta di un parto fonetico. come chi partorisce: è partorita l’usura. 5 Cf. l’usura non con o­ sce riposo. N o n parrebbe dunque precisa l’interpretazione di B laise. ibid. sonat. germ oglia. Anche le radici d egli alberi prim a si piantano. I TOXOY^ucpoi. avendo ritoccato la punteggiatura di Schenkl. s. BASILIO. 273 B xoùq XaYWOuc. ÙTtotpÙExai. ma l’allusione è al parto dell’usura. E poiché l’Ecclesiaste. 146 la b oriosi anaglypharii. there is a cry of pain».. Il denaro prestato oggi è seminato. xaì crip-Epov toù tìxteiv àpxETai.43-44 241 di buono che incom inci dal d o lore e dall’obbligazione? Si dice che le lep ri nello stesso tem po figlino. cosi sono chiamati gli usurai che — con riferimento a quanto detto sopra nel medesimo paragrafo — scrivono (quasi cesellano) le condizioni del prestito su tavoletta cerata (oppure vi registrano gli interessi). Ouita) yàp èSé^oj eie. un tempo per conservare e un tempo per gettare via. M a alm eno dal m are m olti traggono dei vantaggi. allora incom incia­ no a crescere. lib ro di Salom one. Il denaro cresce sem pre. . cpain x a ì tucteiv Ó|J. PG 29. partorisce sem pre e m ai muore. un tempo p er uccidere e un tempo per guarire.

orphano. sed faeneratorum pecunia tem pore sem per auge­ tur et ultra form am m aternae sortis excedens m odum non con ti­ net. 13. Et cum de aliis peccatis sem el aut multum iterata adm onitione praescripserit. 46. Quo serm one et praedonis u iolentiam et deform is nodum m ortis expressit: Quodsi pignus acceperis uestimentum p rop in qu i tui. M ulta sunt animantia. et uetustatem sui renouat et partus solitos adiunctione m ultiplicat. strangulat enim et quod peius est anim am laqueus creditoris. tam quam effetis uiribus usum generationis amittunt: sors autem faenoris cum fu erit crescentibus exaequata centesim is. . Om ne deinde quod crescit. Habes in Exodo: Quodsi pecuniam faeneraueris pupillo.242 DE TOBIA. (26 s. id est usuram inponere. in infinitum extendit augmentum. s cito etiam generare desistunt: sors cito generat et numquam desinit.45 . est enim hoc coopertoriu m eius tantum. N on nouum nec perfu nctorium hoc malum est. m onetur a faenoris pecunia cauere naufragia.46 45. cum ad naturae suae form am atque mensuram m agnitudinem que peruenerit. de qua dixit dominus: N on ueni legem soluere. Ostendit quid sit suffocare. 24 (25). 14. sed 14. 25 s. hoc uestimentum turpitudinis eius. qui pede transierat mare. aput te non suffocabis eum. pauperi. quae cito generare incipiunt. qui despoliauerat Aegyptum .). b Ex 22. In quo dormiet? Quod si itaque proclam auerit ad me. quid lex dicat. a Ex 22. faeneratores. q ueteris atque diuinae praescripto legis inhibetur. Audistis. Populus. ante solis occasum restitues illud. Pleraque etiam anim antium cum coeperin t ea quae ex his sunt orta generare. non inpones illi usuram a. exaudiam eum b. ua- cat increm ento.14. im m o cum exordium crescendi acceperit. de faen ore sae­ pius intimauit.

attingendo al passo di Basilio sopra citato (cf. anzi. xf]q aij^T)CEuc icTaTai' t ò Sè tójv tt/. ringiovanisce le forze lo g o re e m oltiplica con l’aggiunta (degli interessi m aturati) i frutti a b itu a li7.). 1 Questo luogo non è lim pido e la ragione ci è svelata da Giet. il denaro d egli usurai col tem po aumenta sem pre e. che cosa dice la Legge. usurai. iyyóvoLC tò tlxteiv. N on ci si m eravigli troppo: nella versione latina a fronte del testo greco in PG 29. 14.eovextòjv àpyupiov t<J> xpóvy TtavTi. M o lti sono gli a n im a li6 che presto iniziano a generare m a anche presto cessano di generare: il denaro prestato produce subito e non cessa mai. ibid. Si legge nell'Esodo: Se darai in prestito denaro al minorenne. ma a perfezionarla? Quella L egge che il Signore non ha a bolito vo i avete messo da parte! r 6 Cf. è l'u n ico vestito p e r la sua vergogna. ■rcauETca. di cui il Signore ha detto: N on sono venuto ad abolire la Legge. Avete udito. non gli im porrai interessi. questa infatti è l ’unica sua coperta. superando i lim iti del capitale che lo ha prodotto.. Spiega che cosa è strozzare.14. Questo non è un peccato nuovo o di poco conto. 32). Tàiv aù!.ap. Com e ho osservato ne\ì'Introdu zione (p.. cresce a dismisura. Inoltre ogni cosa che cresce. gliela restituirai prim a del tram onto del sole. Dove dorm irà? E cosi..Tà Se t ù v SavEitrtòiv àpyùpia x aì x à ÉmYivó|j£va tixtei. .. se si acce la mia ipotesi (cf. perché ha inteso àpxaìa non nel senso specifico tecnico di «capitale». quando il suo am m ontare è eguagliato dalle centesim e che crescono sempre. se egli griderà verso di me. 276 A t ù v i^iótov x à xaxù xixxovxa xaxù tou yevv?ìv irauexou. infatti il laccio del creditore strangola anche — ciò che è p eggio — l'anima. TOBIA.. (Ìté/vEctov ÉiriSéxExai tt)v d q t ò tcXeiov 7Cpo<ri)r)XT)v. Il p o p o lo che aveva depred ato l’Egitto. alla misura e alla grandezza p rop rie della sua natura. aÙTà xfjq xueceojc. cioè im p orre degli interessi. 30 s. quando quelli che da loro sono nati com inciano a generare. aunitapauijETOU. a ll’orfano. estende la crescita all’infinito. i §§ 57-70 risulteranno più chiari se si terrà presente che i principali destinatari di questa parte sono gli Ebrei. ÈTOiSàv Ttpòt. circa il prestito più frequ entem ente ha dato precetti. Anche la m aggior parte d egli anim a­ li. invece il capitale del denaro prestato. non lo strozzerai. perdon o la capacità della riproduzione. m om ento che è vietato dal com andam ento dell'antica e divina Legge *. Con questa parola è espressa la violenza del predone e la sofferenza di una m orte orrib ile: Se prenderai com e pegno la veste del tuo prossimo. De saint Basile à saint Ambroise. il secondo sermone.46 243 45. nota precedente): xaì Ta ÉraYivónEva tlxtel xaì Tà àpxaìa VEa^Et. T a ^ùa. mapaSóvTa to ù . com e se avessero esaurito le forze. al povero.. pp. xaxEwxv X. 114 s. quando ha iniziato a crescere. tò oÌxeìov àcpi- XT)xai p. xaì Tà àpxaìa vEa^ei. lo esaudirò. che ha notato che Am brogio. 13.x à 8è XpTip.1 Con questo paragrafo inizia la seconda parte del trattato e.45 . In tro d u zio n e. che aveva attraver­ sato a p ied i il m are è avvertito di guardarsi dai naufragi provocati dal denaro prestato. pp. 46. 14. ne ha travisato il significato (non ha colto l’opposizione ETtLyivó|j^va/àpxaìa). cessa di aum entare.EYE0oq. 275 A xaì t ò àpxaìa vedrei è tradotto: et ueteres renouantur.avo|jivcov Exatnov. quando è giunta alla form a. E m entre sugli altri peccati la L egge ha espresso il divieto una sola volta o in m olti casi lo ha ripetuto.Pavovxa toC T^Xeovac^ioG tq v àp‘/x]v.aTa. ma in quello generale ed ha reso questa parola con uetustatem.

Dies quoque perit inuito. 2. 0 Deut 23. . 2. surrexit ad p rod ition em et facta est nox h. h Cf. Sed utique non Cato p rio r quam Moyses. g Cf. H oc quoque foris sero est dictum a quibus­ dam eorum prudentibus: Quid est faenerare? H om inem inquit occidere. " Ex 22. 46-48 inplere c? Quam dom inus non soluit uos soluitis! « V su ram » inquit «p e te re suffocare est». V id ete ne sol occidat super auaritiam uestram e. a fratre autem tuo non exiges °. d Ex 22.244 DE TOBIA. Io 13. hoc est: cum quo debes om nia habere comm unia. 1 Cf. M al 4. ne sol iustitiae f uobis occidat. ego exaudiam. ne nudati appareat turpitudo. quia iustitiam non tenetis. Fecit illi tenebras. Vos uero exuitis atque nudatis et non redditis. 17. 2. quia m isericors sum ". sol enim iustitiae ' occiderat ei ac super eum rec u b u e ra t1 qui in cor eius intrauit m. ego m iserebor. ab eo tu usuram exigis? Frater tuus consors naturae et coheres gratiae: noli ab eo c Mt 5. 19 s. ego non despi­ ciam inopis precem . Eph 4. i Cf. Ib i m iser periit in illo conuiuio. quo alii saluantur. e Cf. In D eu teronom io quoque scriptum est: N o n exige fratre tuo usuram pecuniae et usuram escarum et usuram om nium rerum. usuram exiges ab eo. 48. ante s occasum restitues illu d '1. M al 4. S i pignus acceperis uestimentum p ro p in q u i tui. mCf. aut sol iniquitatis super flagitia uestra condatur. 47. f Cf. S i alienigenae credideris. qui legem accepit. Io 13. 30. 25. V ides quantum pondus in uerbis sit. «N o li e x ig e r e » inquit «usuram a fratre tu o». 14. quascumque faeneraueris fratri tuo. 27. Si uos non exauditis. exaudiam inquit eum. ut lucis non uideret aucto­ rem. 25 (26). Io 13. Si nolueris reddere. Reddite igitu r uestim entum debitori. Io 13. in quo dorm iat et quietus sit. M ulto ille posterior. nox inruit sicut Iudae. qui cum diabolus se misisset in cor eius s. 26 (27). 26.

n o ta 33. M a d e c . Se vo i non lo esaudite. PoiRIER. Badate che il sole non tram onti sulla vostra avid i­ tà 5. esigerai da lu i gli interessi. N on vo lere esigere di più da colui 2 foris\ nel senso di «fu o ri della Chiesa». VIRGILIO. Anche nel D eu teronom io è scritto: N on esigerai dal tuo fratello gli interessi sul denaro né gli interessi sul cibo né interessi su qualsiasi altra cosa che tu presterai al tuo fratello. si v e d a M . "C onsors naturae’’. pp. partic. in 15. Saint A m b roise et la ph ilosoph ie. infatti il sole della giustizia era tram ontato per lui e su di lui si era adagiato colui che era entrato nel suo cuore. note 388 e 399). 2. B l a is e . quando il diavolo si im pos­ sessò del suo cuore. 8 È in teressante o s se rv a re c o m e a n ch e q u i la n ota c o n cezio n e so ciale a m b ro s ia ­ n a e sp re ssa n ella fo rm u la om n ia habere co m m u n ia sia c o n n e ssa con u n con cetto filo so fico a n c h ’e sso fre q u e n te in A m b r o g io : consors naturae. La lo i naturelle. Gli fece buio. 6 n o x inruit'.46-48 245 «E sig ere l ’usura — dice — vu ol dire strozzare». p. s. io avrò pietà. 327. Dictionnaire. e B . m a assume un significato allegorico alieno al contesto paolino.. u. perché vi possa dorm ire e sia sereno. G. 25. il quale.. affinché non si vedano le vergogn e di lui rim asto nudo: v o i invece spogliate e denudate e non restituite. la notte c a la 6 com e per Giuda. che il sole di giustizia non tram onti per voi. «N o n esigere — dice — gli interessi dal tuo fr a t e llo » 7. M a e s . 14. . lo esaudirò — dice — perché sono misericordioso.? In co m m u n e om n ib u s terra fundata est. Questo stesso pensiero è stato espresso più tardi da qualche saggio pagano 2. 2. Se non vuoi restituirla. affinché non vedesse l’autore della luce. che cita tra l'altro Vulg. 1. gliela restituirai prim a del tram onto del sole. TOBIA. 2 c u r eicitis consortem naturae. ma dal tuo fratello non li esigerai. 250. io non disprezzerò la preghiera del povero. per il quale altri si salvano. 7 Più oltre. 51 A m brogio preciserà chi deve essere considerato fratello: quelli che professano la m edesim a fede e quelli che sono cittadini romani. Aen.. p e r q u esto lu o g o p. perciò è di li che i sapienti hanno tratto le loro verità (cf. Il giorno m uore anche per chi non vuole.. P e r u n 'a p p r o ­ fo n d ita an alisi di consors naturae.. s La frase di san Paolo (E ph 4. 1 C o r 5. 4 Ricom pare qui una teoria tante volte espressa anche da Am brogio: la sapienza della Sacra Scrittura è anteriore alla sapienza pagana. Paris 1974. C onsidera quanto grande sia il peso di queste parole. off. o che il sole d e ll’ingiustizia sorga sulle vostre m alvagità. p. al q u a le in q u esto c a so si a g g iu n g e u n 'id e a te o lo g ic a: coheres gratiae. q u i foris sunt? 1 C ic e ro n e . Che cosa significa prestare ad interesse? Uccidere un uom o — dice 3. si lev ò per co m p iere il tradim ento e venne la notte.. 12 q u id m ih i de iis. cf... Restituite dunque la veste al debitore. Il m isero peri li in quel convito. cf. lo esaudirò io. 47. 89.. 93. M o lto sim ilm en te in Nab. Se presterai allo straniero. Quello è di gran lunga posteriore 4. 26 sol n on occid at supra iracundiam uestram) non subisce solo un adattamento verbale.. 48. d o v e si rife risc e l'o p in io n e di C atone. perché non osservate la giustizia. M a certam ente non fu Catone ad esprim ere questo concetto prim a di Mosè... cioè: tu esigi gli interessi da colui con il quale tu devi avere ogni cosa in com une? Il tuo fratello è uno che con te condivide la m edesim a natura e l’eredità della grazia 8. che ricevette la Legge. Se prenderai com e pegno la veste del tuo prossimo.. 325-335.

ad alium. sed de m ercibus eoru m tam quam usurarum em olum enta percipiunt. Si licitum est. Tu bibis et alius difflu it lacrimis. Fraudis illius tu auctor. 14. . tribulus faenus est. cur increm entum requiris? I 50. m ale urit. cur uelamen obtexis? Si inlicitum. 16. non custodia. tu sym phonia delectaris et alius m iserabili deplorat ululatu. non in pecunia usuras exigunt. N u m quid colligu n t de spinis uuas aut de tribulis ficus??. 49. Et putas te pie facere. Q u om odo ergo potes fructum habere de spinis? Si iste fructus de spinis non nascitur. nisi cum habuerit unde dissoluat. ut Picenum uinum aut Tyriacum requirat. ille nascetur aeternus? De aerumnis ditaris. unde tibi soluit usuram. spina centesim a est. ut pom a adornet. usura est. 7 diffluit E rasm us defluit PV. tu pom a degustas et alius spinam uorat.246 DE TOBIA. quascumque faeneraueris fratri tuo. Fraus enim ista et circum scriptio est legis. ad lanium. cur uocabulum refugis. Et quia pleriqu e refugientes praecepta legis. ut absentiati cupellam sibi gratis deferat: ad cauponem dirigit. hoc uitium plurim orum est et m axim e diuitum. tu particeps. ad negotiatorem mittit. 48-50 exigere amplius a quo durum est rep etere quod dederis. Itaque hum anitatem iudicant quae alieno constant periculo. tu epularis et alios cibo tuo strangulas. quibus hoc nom ine instruuntur cellaria. ut uuluam sibi procuret. ideo audiant quid lex dicat: Neque usuram inquit escarum accipies neque om n iu m rerum. 50. p Mt 7. Quod peius est. Si quis instau­ randum conuiuium putat. Quod uelis ei nom en inponas. tibi p roficit quidquid ille fraudauerit. quia a n egotiatore uelut mutuum suscipis? Inde ille fraudem facit in m ercium pretio. Spina usura est. cum dede­ rint pecuniam negotiatoribus. Et esca usura est et uestis usura est et quodcum que sorti accedit usura est.

perché ricevi dal m ercante una sorta di contraccam bio? Per questo egli froda nel prezzo d elle m erci. 109. pp. 19. PG 29. exam. 259..). Lue. 49. 20.. 280 B . 3. 133-148. 37 30 (C S E L 64. 13... Cain et A bel 1. contra effetis-. 11. Tyrium u in u m (ibid. pp. 6. non osservanza. 74). 5. prol.. exp. Am brogio sem bra l’unico latino a usare Tyriacus per Tyrius. P a l a n q u e . 15. p rim ip a rae suis optim a. 17 ss. pp. ma ricevon o in m erce una sorta di pagam ento di interessi. 210 uolu a eiecto pa rtu m e lio r quam edito. se non quando possegga i m ezzi per pagare. Se qualcuno pensa di preparare un banchetto. 21 ss. 2. 10 L’assenzio serviva per aromatizzare il vino. E credi di agire piam ente. 7.. Tu bevi e un altro si scioglie in lacrim e. questo è un vizio di m olti e soprattutto dei ricchi che cosi riforniscon o le loro dispense. sfuggendo ai precetti della Legge. 11. S a in t Ambroise. perciò ascoltino ciò che dice la Legge: N on prenderai — dice — gli interessi sul cibo né su tutte quelle cose che tu presterai al tuo fratello. perché eviti la parola. TOBIA. 14 (p. R eich tu m u nd E ig en tu m in d er a ltk irch lich en Literatur. danno denaro ai m ercanti e non esigono gli interessi in denaro. Quel che è peggio. O r a zio . Tu sei la causa della sua frode. A m brogio di fronte. 4.. Anche il cib o è interesse. manda dal com m erciante per­ ché gli dia gratuitam ente un vasetto d'assenzio: si rivolge all'oste per avere un vin o del Piceno o di T iro 10. p. S i raccoglie forse uva dalle spine o fich i dai tr ib o li? 13. 11 La matrice della scrofa era considerata un piatto prelibato. nota 67. 39). tu ti diletti di musica e un altro piange gridando m iserevolm ente. expl. E cosi giudicano cortesia ciò che è di danno p er gli altri. 14 (63) (C S E L 82. nat. Spina è l ’usura. 21 ss. 13 La m edesim a citazione in B a s il io .Tob.). 161). il trib olo è il prestito. Nab. perché la copri con un velo? Se si tratta di una cosa illecita. 5 (p. 8. al m acellaio per procurar­ si una m atrice n.19 (supra)-. P l in io . perché ricerchi un profitto? 50. S c h il l in g . tu banchetti e col tuo cib o strangoli gli altri. 14. 24 (supra)-. Freiburg 1908. 5..20 (supra)-. 2. 27 (C S E L 32. 17. 336-344 e C r a c c o R u g g in i . è tuo profitto tutto quello che lui ha frodato.. spina è la centesim a.. 70-72 (supra) dove ricorre il 'topos' della inquietudine dei mercanti che affrontano i pericoli del mare. ps. . cerchi 9 In questo come nel seguente paragrafo A m brogio difende il mercante contro l’usuraio. ad un altro perché gli procuri della frutta 12. Se si tratta di una cosa lecita. anche la veste è interesse e qualsiasi cosa si aggiunga al capitale prestato è interes­ se. cf.).. procura bru ciori che fanno male. nat. hist. Com unque li chiami. P l in i o . 245 s. 41 n il u olu a p u lch riu s ampia-. Sull’atteggiamento del nostro Autore verso l'attività mercantile si vedano O. p. Questa infatti è una frod e e un raggiro della Legge. epist. p. 1. M a r z ia l e . E poiché m olti. che fa notare come non sia da citare a questo proposito H el. per avere di che pagarti gli in teres si9. C om e dunque si può avere un frutto dalle spine? Se questo fru tto terren o non nasce dalle spine. 206). 14. 5. cf. 6 (C S E L 32. 2. tu sei corresponsabile. 12 Sui cibi e sui vini dei ricchi cf. 14. epist. Hel. p. 7. 84. 350. Lo stesso Plinio tratta delle specialità dei vini qui menzionati da Am brogio: u in u m P ice n u m (ibid.).48-50 247 dal quale è già d ifficile riavere q u ello che hai dato. 159. H el. 14. 24 (supra)-. tu gusti la frutta e un altro trangugia una spina. 1. sono interessi. hist. 56. 8. da esse nascerà quello eterno? T i arricchisci sulle sventure.

1 et 5. fid ei prim um. Cur erg o m alediction em potius eligis quam benedictionem ? Potestis benedicti esse. Sed forte dicas quia scriptum est: Alienigenae faen bis a et non consideras quid euangelium dicat. Sic enim habes: E t uiuet frater tuus tecum. H om o enim iustus secundum Ezechiel * qui pignus debitori red det et pecuniam suam in usuram non dabit et superabundan- q Lc 6. deinde Rom ani iuris est populus: Narrabo nom en tuum fratribus meis. Pecuniam tuam non dabis illi in usuram et in amplius recipiendum non dabis illi escas tuas e. Deut 25. e Leu 25. Ab hoc usuram exige quem non sit crim en occidere. 14. in medio ecclesiae laudabo te d. 24. cui iure inferuntur arma. quod est plenius. 36 et 37. g Cf. 15. G en eraliter haec sententia dei om ne sortis exclusit augmentum. b Deut 23. Quem b ello non potes facile uincere. 4. inquit. 51. Si ergo qui non dedit benedictus. ibi etiam ius usurae. usuram exige. de fam e aliena pasceris. Ez 18. . 7. f Ps 14 (15). Cui m erito n ocere desideras. sine dubio m aledictus qui ad usuram dedit. 15. d Ps 21 (22). 17. potestis iusti esse. Fratri tuo non faenerabis inquit ad usuram. 52 de lacrim is lucrum quaeris. de exuuiis despoliatorum hom inum cudis argentum et iudicas te diuitem . 31. huic legitim e indicuntur usurae. 52.15. Vnde et Dauid et benedictum aestima- uit et dignum habitatione caelesti qu i pecuniam non dedit in usuram f. Ergo ubi ius belli. qu i habetis consolationem uestram/<J. a Deut 23. Sed hoc interim sequestremus: legis ipsius uerba considera. Quis erat tunc alienigena nisi Am alech. 19 s. de hoc cito te potes centesim a uindicare. nisi hostis c? Ibi. Frater autem tuus omnis. 20. c Cf.248 DE TOBIA. 23. 50 . nisi Am orraeus. Sine ferro dim icat qui usuram flagitat. alienigenam exiges b. sine glad io se de hoste ulciscitur qui fuerit usurarius exactor inim ici. si uelitis. Denique etiam in Leu itico praescribit lex usuram a frat non esse poscendam . qui stipem poscis a paupere? Sed audi quid dicat saluator: Vae uobis diuitibus.

a questi giustam ente sono im posti gli interessi. u.15. pp. 4 In Am brogio e in genere nel latino tardo denique non significa «in fin e» (Giaccherò) o «fin ally » (Zucker). com e usuraio. c. Perciò anche Davide stim ò ben ed etto e degno d e ll’abitazione celeste co lu i che non ha prestato denaro a interesse 5. B asilio .. dallo straniero esigerai gli interessi. esigerà gli interessi d all’avversario. Chi era allora lo straniero se non Amalech. ché altrimenti la severa e globale condanna del prestito ad interesse sarebbe apparsa in contraddizione con la sentenza biblica sopra citata in questo m edesim o paragrafo: a lienigenam (scii... se non il nem ico? Da loro — dice — esigi gli interessi.50 . 14. in mezzo all'assem­ blea ti loderò. A colui che vuoi con ragione danneggiare. 1. 29. 51. pp. 15. 260 s. . 280 A ornò crup-tpopàiv. D ecretu m G ratiani. cf. 4. Esigi gli interessi da colui che non è delitto u ccidere 2. Dictionnaire. 12. 5 Cf. 332-334). E tuo fratello è ognuno: innanzi tutto il fra tello di fede. S A E M O 13. m a va presa anche come soluzione necessaria.. c. con le spoglie della gente che tu hai depred ato tu batti m oneta 14 e ti credi ricco. pp. n. tu che chiedi l’elem osina al p o vero? Ma ascolta quello che dice il Salvatore: Guai a voi. Colui che non pu oi facilm ente vin cere in guerra. in difesa della patria. 27. TOBIA. off. 14. XEpSauiaq..). usuram ) exiges.. s. B l a is e . 129. (cf. che è più p erfetto *. Perciò dove c'è diritto alla guerra. Palanque. Da nemici simili è lecito anche esigere gli interessi. La dottrina esegetica. 52 249 d i trarre guadagno dalle lacrim e. 265 B. M a p er il m om en to m etti questo argom ento da parte: considera le parole della stessa Legge. Cosi infatti vi si legge: E tuo fratello vivrà con te.1 plenius-. A l tuo fratello non farai prestito ad interesse — dice — . a itò Saxpuojv àpyupoXoyeù.. 102 e 106. Com batte senza arm i chi recla­ ma gli interessi.6 jT T O V T a t u t c t e u . cosi come ritiene giuste le guerre combattute dagli Ebrei contro le popolazioni limitrofe pagane. termine atto ad esprim ere la completezza e la perfezione del rispetto all’A. di lui puoi subito vendicarti con la centesima. Saint Ambroise. ti cibi della fam e altrui. M a forse dirai che sta scritto: A llo straniero pres ad interesse senza considerare quello che dice il Vangelo. che minacciavano l’indipendenza nazionale e l’integrità religiosa del po po ­ lo ebreo (cf.. li c’è anche diritto agli interessi. Questo precetto di D io ha escluso in m od o generale qualsiasi accrescim ento del denaro prestato. PG 29. q. poi il p o p olo di diritto rom ano 3: Annunzierò il tuo nom e ai m iei fratelli. senza spada si vendica del nem ico chi. o ricchi. Tale opinione sarà in seguito recepita come norm a m orale e giuridica. P iz z o l a t o . se non l’A m orreo. ma ha il valore di nesso logico con ciò che precede: cf. P G 29. se è ben ed etto chi non ha prestato.. 1... Dunque. a colui contro il quale fi buon d iritto si fa guerra. 139 s. E c o s i4 anche nel L evitico la L egge prescrive che n si devon o ch iedere gli interessi al fratello. senza dubbio è M C f.. che avete la vostra consolazione! 15. . 3 Questa affermazione un p o ’ sorprendente certamente conferm a quanto A m ­ brogio sentisse di essere cittadino romano. t Ò v " y u n v ò v a Y X El(5> X ip . 2. BASILIO. 2 Am brogio (in questo influenzato dalle concezioni etico-politiche della rom ani­ tà) ammette la liceità della guerra contro i barbari. 52.T. N o n g li presterai il tuo denaro ad interesse e non gli darai i tu oi viveri per riottenere di più.

. cum usura dedit et superabundantiam accepit.52-53 tiam non accipiet et ab iniustitia auertet manum suam. Tamen de forte hoc intellegitur. quia leo fortis est feritate et qui ferus tristis. qui pecuniam et auaritiam deuora- tis. peieratis Sch. De manducante inquit exiuit esca et de forte et tristi exiuit dulce '. ubi paratur periurium . cur sem per amarissimi. 1 Iudic 14. iniquitatem fecit. quasi crim en ae­ quaret. i Ez 18. Q ui autem pignus non reddidit et in sim ulacra apposuit oculos suos. N olite ergo sem per m iseri esse. 12 s. Peie- ratis frequenter. Faeneratorium sacram entum dicitur. d icit dominus h. Leones sunt et feritatem suam mutant. cum reddita fuerit pecunia. peieratis postea quod non receperitis pecuniam. 15. fraus o d io sit. sanguis eius super ipsum erit V ide q u om od o faen eratorem cum idolatra copulauit. 17 idolatra Sch. 53. 14. Et de uobis. cur sem solliciti? Procedat aliquando a uobis m isericordia. procedat ueri- tas: ablegetur m endacium . Cur sem per tristes. hic uita non uiuet. Docuistis periurium . quod syngrapha non appareat.250 DE TOBIA. Graecus et tristi habet. m orte morietur. E lige ergo quod dulce est. exeat m isericordia — haec enim esca est egenorum — et de hEz 18. 53. 9. parastis PV. Omnes in iq u i­ tates istas fecit. uita inquit uiuet. sic inueni- mus. sem per auari. Iustus est iste. idolatria codd. 4 sq. sem per maesti. 52.

x a ì aitò ìayupoù èijfjXdE yXvxu » • x aì ornò (juouv^pumou È|f|X. em ani la verità: sia tolta la menzogna.. A lii habent: «e t de tristi dulce». Dunque perché scegli la m aledizione piuttosto che la benedizione? Potete essere benedet­ ti.de cpiXavftpuma. pp. Pizzolato. 15. che A m brogio non contrappone a de forte.. ha costatato che invece di de forte il greco aveva aitò tuaavdpióitou da cui la lezione (d e) tristi. sia perché tutte e due attestate. C onsidera com e ha accostato l’usuraio all’idolatra. se volete. cosi dice il Signore. A vete insegnato lo spergiuro. p o i giurate il falso dicendo che non avete riavuto il denaro. come farebbe un filologo. confrontando la lezione del proprio manoscritto latino di Giudic con quella di Basilio. * h oc: pronom e prolettico in correlazione con quia che è congiunzione dichiara­ tiva con l’indicativo (invece dell’accusativo con l’infinito). infatti. A suo giudizio sono entram be buone. il suo sangue sarà su di lui. In vece ch i non ha restituito il pegno ed ha rivo lto i suoi o cch i agli idoli. affinché gli condoniate 6 Cf. 9 La precedente citazione alludeva. Sono due possibilità che si offrono all'esegeta. pp. Scrive Basilio: «aitò ttrdiovToq ktzrjkde Ppcluriq. Perché sem pre tristi. 116-118. Scegli dunque ciò che è dolce. Analogam ente e con più limpidezza in Hel. abbia inteso diversamente. Questi è giusto. 280 B. La dottrina esegetica. t o b ia . Infatti secondo E zechiele è giusto l’uom o che restituisce il pegn o al debitore e che non presterà il suo denaro ad interesse. quando si prepara uno spergiuro. Si parla di giuram ento di usuraio. una buòna volta. la m iseri­ cordia. G raeci codices m axime. Questa interpretazione presuppone che de forte in questa frase d e b b a essere reso con il corsivo. N on siate dunque sem pre infelici. Credo che si possa precisare m eglio l’ipotesi di Giet: probabilm ente nel testo letto da A m brogio era caduta la frase x aì aitò LuyupoO È|f|Xde yXuxu. de forte du lce». perché sem pre tanto amareggi perché sem pre ansiosi? Emani da voi. Ha commesso tutte queste iniquità. al leone. sem pre avidi. potete essere giusti. vivrà — dice — .. quasi ponendo sullo stesso piano le loro colpe. . che non riceverà increm enti e che terrà lontano la sua m ano dall’ingiustizia. sem pre tristi. Tuttavia dal forte significa che 8 il leon e 9 è forte p er la sua ferocia e chi è feroce è amaro.. Il testo greco ha dall’amaro 1: cosi troviam o. 52-53 251 m aledetto chi ha prestato ad usura. e cosi Ambrogio. Giet sostiene che A m brogio ha tratto la lezione tristi dal testo di Basilio. Giurate il falso frequen­ tem ente d o p o che vi è stato restituito il denaro. si abbia in od io la frode. dicendo che la ricevuta non è alla mano. perché più acconcia alle riflessioni parenetiche del suo sermone. PG 29. A m brogio preferisce tristi. PG 29. 14 è stata chiarita da Giet. Il fraintendimento sarebbe stato facilitato da una corruttela di questo testo. costui non vivrà. sia perché il senso dell’una è riconducibile a quello dell’altra. che vivete di cupidigia divoran do denaro. dove si trova la m edesim a citazione biblica. ma aggiunge. De saint Basile. 11. Da chi mangia — dice — è uscito il cibo e dal forte e dall’amaro è uscito il d o lc e 6. È difficile dire se Schenkl. 53. Sono leoni eppure cam biano la loro ferocia. 39 (sup ra ) troviamo: «. B a s ilio . prendendo «p o u r une citation de l’Écriture l’application que faisait saint Basile du texte sacré». m orirà. 280 B. Confrontando il passo di Basilio.. Sul rispetto del testo sacro in A m brogio cf.. poiché ha prestato ad interesse e ha preso l'increm ento.. 202 ss. esca la m isericordia — questo infatti è il cibo dei p o veri — e dall’am aro esca il dolce. che non distingue graficamente l’espressione de forte. 7 Questa problem atica citazione di Giudic 14.. come testo biblico di cui si dà spiegazione. ha commesso l'iniquità. Anche da voi.

Vel ibi sit aliqua gratia. Aduertitis quod nom en a dom in o faenerator acceperit. sed conpendium . D ocebo qu om od o boni faeneratores esse possitis. a quibus red h ibitio non speretur. qui uos aeterni patris probetis he­ redes. et faen erator et debitor. q u om od o bonas quaeratis usuras. ut recipiant. quod nom en etiam qui faen ori ue­ stro fuerit obligatus. N on discutiatis quid m ereantur inim ici. Date mutuum his a quibus non speratis uos quod datum fu erit recepturos: nullum hic dam ­ num est. Ceterum dom inus in euangelio talibus m agis ex mat faenerandum . Dicit Solom on: Faene- rat d om ino qu i m iseretur pauperi. tenetis pauperem debitorem . 53 . Estote misericordes. Sic enim ait: E t si m utuum dederitis a quibus speratis recipere. 16. Peccatores inquit peccatoribus faenerant. 34-36.16. cum faenus producitis. a Lc 6. merce- dem m agnam habebitis: faeneratores esse desinitis. quae uobis est gratia? Nam peccatores peccatoribus faenerant. ut dim ittatis ei qui non habet unde dissoluat. 18.252 DE TOBIA. 15. ubi nulla spes com m odi. In terra datis et id uobis soluetur in caelo: faenus amittitis. 16. filii eritis altissimi: eritis m isericordes. M inim um datis. sed quid uos facere oporteat. Sed faeneratorum uos delectat et usurarum uocabulu Id quoque non inuideo. multum recipietis. secundum datum autem eius mIs 5. V terqu e peccatores. et erit merces uestra multa in caelo et eritis filii altissimi. Quid trahitis peccata ut fune longo et ut iugi loro uitulae m? Quod fit utique. 55. quia ipse benignus super ingratos et malos. Et hoc secundum uestram auaritiam loquor. 54. Vos autem amate inquit inim icos uestros. 55 tristi exeat dulce. Verum- tamen amate inim icos uestros et benefacite et m utuum date nih il sperantes. sicut et pater uester m isericors e s ta. . ut recipiant.

Ma vi piacciono le parole «u su ra io » ed «in tere sse ». Perché trascinate i peccati com e con una fune lunga e com e la correggia del giogo di una vitella 10? Questo accade quando tirate in lungo il prestito. Sm ettete di essere usurai. cautio. ma profitto. d o ve non vi è alcuna speranza di guadagno. per riavere. rette entram be da cum . PG 29. da cattivo il prestito è diventato buono. fideiussor). SajiàXeiot. quam dedit. Del resto il Signore nel Vangelo dice che biso piuttosto dare in prestito a co lo ro dai quali non si ha speranza che restituiscano. la seconda frase. sarete figli d e ll’Altissim o. tenere. Ma amate i vostri nem ici e fate del bene e date in prestito senza sperare nulla.16. E dico questo tenendo conto della vostra avidità. si habet. 15. ì^uyoù inàvxi. Sarete m isericordiosi. aut certe sortem. fide sua prom ittere. Entram bi peccatori. con fitto im piego di term inologia giuridica (subrogare. iryoiviy [iaxpy x a ì ù<. 54. ben più facilmente possiam o com prendere il nesso fra il precedente testo biblico — composto anch’esso da due m em bri — e l'interpretazione allegorica contenuta in queste due frasi: mentre faenus p rod u citis si ricollega a fune longo. perché egli è benevolo sugli ingrati e i cattivi. Se intendiamo cosi. recepturus. Dice Salom one: Presta al Signore co lu i che ha pietà del povero 3. 16.. Date in prestito a co loro dai quali non sperate di riavere q u ello che è stato dato 1: qui non c’è alcuna perdita. B a s il io . quando tenete in vostro p otere il p o vero com e d eb itore n . 2 Ritroviamo il m edesim o concetto. num erare p ecuniam . è da connettere con iu go loro.. in epist.txp-ziaq tòt. e secondo quanto ha dato. anche se non di tutto il versetto. A lm eno vi sia un p o ’ di m isericordia. 3 La m edesim a citazione e un commento m olto simile in B a s il io . N on discutete che cosa m eritano i vostri nemici.. dicere fidem.1 Cf. in asindeto. 19. sia l’usuraio che il debitore. ma riceverete una grande ricom pensa 2. / peccatori — dice — prestano ai peccatori. Date pochissim o. Voi invece amate — dice — i vostri nemici. 4 itaque u ir Christianus. 16. Fate attenzione al nom e che l’usuraio ha ricevu to dal Signore. anche al nom e che ha ricevuto colui che è rim asto vin colato dal vostro prestito. 277 C. habet in ea n on m ed iocrem gratiae usuram. . che m erito ne avete? Infatti i peccatori prestano ai peccatori p e r riavere. 11 H o ritoccato la punteggiatura di Schenkl. concedo anche questo. tenetis pauperem debitorem . com e anche il Padre vostro è m isericordioso. dove ritroviam o una chiara allusione a Lc 34-35 che Am brogio ha sopra citato. Ecco. com e cercare buoni interessi. 55 253 il deb ito che egli non può pagare. riceverete m olto. Date sulla terra e sarete ripagati nel cielo: p erd ete ciò che avete prestato. Cosi infatti dice: E se avete prestato a colo ro dai quali sperate di riavere. det p ecu n ia m quasi n on recepturus. ma che cosa d ovete fare voi. 10 L'identificazione della citazione di Is 5. 278 C-D: l’esposizione di A m brogio è un po’ più am pia e retoricamente più vivace.53 . e la vostra ricompensa sarà grande nel cielo e sarete fig li dell'Altissimo. PG 29. 55. com e avverte Zucker. t o b ia . Penso infatti che le due frasi faenus p rod u citis e tenetis pauperem debitorem siano coordinate. Siate m isericordiosi. vo i che vi con fer­ m erete ered i d e ll’eterno Padre. il quale do po p rod u citis pone un punto fermo. V i insegnerò com e potete essere buoni usurai. lo dim ostra la corrispondenza verbale con il testo dei Settanta: oùoù oi èracnii^Evoi z à q à\j. lo ricompenserà. che si tratti di citazione. 18 è di Zucker.

57 retribuet ei b. quid maius est caelo? Si escarum desideratur usura. statim num eratis pecu­ niam. Christum subrogo. qui fid e p rom ittit sua pro aliquo debitore. et dorm iet in uestimento suo et benedicet te et erit in te m isericordia coram dom ino deo tuo a. Quid suauius b en ed ictio­ ne. sicut legim us: is enim qu i m iseretur pauperis ipse pascitur d. Et alibi. Sed obm urm urant adhuc dicentes quia licet tenere pignora et se lege defendunt. S i autem hom o ille pauper fuerit. Quid dubitatis dare? Si quis uobis diues huius saeculi offeratur. . Ecce inrepre- hensibilis faenerator. quoniam ( animam) hic b Prou 19. ut sitis diuites. 56. 16. 9. N o lite ergo iam me inuidentem uestris com m odis aestim are. et adhuc deliberatis. R edd ite erg o pignora. ille dicit fidem . non introibis in dom um ipsius pignorare pignus. Date otiosam pecu­ niam et recipietis fructuosam gratiam et pauperum subuenietis necessitatibus et uobis custodiae sollicitu do minuetur. nos enim diuites fecit. Ille adstringitur et tenetur. 57. et adhuc paupertas ipsa non decipit. inquiunt. = Deut 24.17. in euangelio caelestis est merces. 11 animam Sch. illum dem onstro qui uos fraudare non possit. 17. sed redditione reddes ei pignus ipsius ad occasum solis. quae tenetis.254 de TOBIA. et hom o aput quem est dèbitum tuum proferet tibi foris pignus. Faenerate ergo dom in o pecuniam uestram in manu pauperis. cum diues esset. ea quoque praesto est. quos pauperes putabatis. 17. 57. c 2 Cor 8. sed foris stabis. Pauper est uobis dom inus caeli et con ditor m undi huius. 55 . quoniam fide sorem idoneum repperistis. ille scribit quidquid egenus acceperit — euangelium eius cautio — . 17. cum diues es Vidistis ergo quia fides eius diues est. 12-15 (10-15). B ona inopia quae largitur diuitias. in lege ben e­ dictio. N olite ergo uos paupertatem tim ere. ecce usura laudabilis. N on peribit quod pauper acceperit et uobis quod dederitis inopi sine custode seruabitur. Putatis quod hom inem uobis subtraham debitorem ? Deum prouideo. Pauper est factus. Ecce bonum faenus de m alo factum est. scriptum est: N o n pignorabis m olam neque lapidem superiorem molae. Sed allegatis quia pauper est factus. Aiunt enim : «S c rip ­ tum in D euteronom io: S i debitum fuerit tibi a proxim o tuo quod- cumque. d Prou 22. cum pro nobis solueret. fides eius idonea est. quem d itiorem quaeritis fideiussorem . 9. Dicit enim apostolus: Pauper factus est. ut in illius inopia uos d ita rem in ic. Quodsi increm entum quaeritis usurarum. ille p rom ittit pro om nibus indigentibus. non dormies in pignore ipsius.

Restituite. soccorrerete alle necessità dei p o veri e sarete m eno preoccupati di custodirli. perché chi fa questo prende in pegno la vita. chi ha compassione del povero. 16. lui garantisce.17. che la sua garanzia è solida e adeguata. anche questi sono a disposizione: infatti. Prestate dunque al Signore il vostro denaro m etten dolo nelle mani dei poveri. lui registra tutto q u ello che il m isero ha ricevuto — la sua cauzione è il Vangelo — . N on vogliate dunque cred ere che io osteggi i vostri guadagni. Che se cercate un profitto di interessi. In trod u zion e. infatti rende ricchi noi che voi credevate poveri. quando ha pagato p er noi. dunque. e dorm irà nel suo m antello e ti benedirà e tu sarai m isericordioso davanti al Signore D io tuo. 32. al suo posto m etto a vostra disposizione Cristo. E altrove: N on prenderai in pegno il vestito della vedova». non d orm irai sul pegno. Perché esitate a dare? Se vi si presenta un ricco di questo m on d o che dà la sua garanzia per qualche debitore. M a ancora m orm orano dicen­ do che è lecito trattenere pegni e si difendono invocando la Legge. vi presento colui che non può frodarvi. Quello che avrà ricevu to il povero non sarà perdu to e ciò che avrete dato al p o vero vi sarà conserva­ to senza bisogno di guardiani. TOBIA. Ritenete che io vi sottragga un uom o quale d eb itore? V i procuro Dio (com e d ebitore). e ancora questa p overtà non inganna. che cosa più grande del cielo? Se si desiderano gli interessi d egli alimenti. riceverete la grazia che porta frutti. la Legge vi dà la benedizione. ecco d egli interessi lod evoli. N on tem ete dunque la povertà. 55 . dunque. lui p rom ette per tutti gli indigenti. 17. è 4 Cf. 57. e ancora riflettete per decidere quale garante più ricco cercare. E a ltrove — dicon o — sta scritto: N on prenderai in pegno la m ola né la pietra superiore della mola. affinché nella sua povertà vo i possiate arricchire. ma starai fu o ri e l ’uom o che ha il debito con te ti porterà fu o ri il pegno. È diventato povero. p u r essendo ricco. . Dicono 1 infatti: «S ta scritto nel D euteronom io: Se il tuo prossimo ha un debito qualsiasi con te. È buona la povertà che distribuisce ricchezze. i pegni che trattenete.' Questi faeneratores che si difendono appellandosi al Deuteronomio sono Ebrei: cf. Che cosa è più dolce della benedizione. A vete un p o vero che è il Signore del cielo e creatore di questo m ondo. subito sborsate il denaro. anch’egli è nutrito. pe avete trovato un garante adeguato. 17. il Vangelo la ricom pensa celeste. non tutti. 277 D 5òq t ò E i x f j xeC^evov àpyupiov. Lui è vin colato e trattenuto. P G 29. Infatti l’A p ostolo dice: Si è fatto povero. M a obiettate che si è fatto povero. pur essendo ric A vete visto. Ma se q u ell’uom o è povero. 56. Di qui deducono che sono p roib iti pegni particolari. Date il denaro inutile 4. p. B a s ilio . cioè quelli del p o vero e della vedova. ma g li restituirai il suo pegno al tram onto del sole. se vo lete diventare ricchi. non entrerai nella sua casa a prendere il pegno. com e leggiam o. 57 255 Ecco un usuraio irreprensibile.

dCf. f Cf.59 p ig n o ra ib. quid debeas declinare: audis. M utuabitur inquit peccator et non soluet. m olam quoque et lapidem superiorem m olae prohibitum pignorari. et non uidi iustum derelictum nec semen eius quaerens panem. 35. Audis.18. . Et infra: Iuuenis fui et senui. quia scriptum est: Faenera- bis gentibus multis. 58. Ac ne pari recrudescant m odo et dicant etiam faenerandum se incitari legis oraculo. id est pauperis et uiduae. creditor. c Deut 24. 12. quod recip ere debeamus. a Deut 28. ^ Iob 31. cum dom inus nihil ab his quibus mutuum dederim us sperandum esse p ra e c ip ia tf. Ez 18.256 DE t o b ia . 7-13. Lc 6. 19 (17). sed gen eraliter om ne pignus suadet esse red d en ­ dum. 35-37. utique non speciale aliquod. praecedit enim faenoris causa pignoris causam. 57 . quid debeas im itari. b Ps 36 (37). Et alibi: N on accipies pignus uestimenti uiduae c». inponens coronam legebam. 21. et si non scin­ dens eam reddidi n ih il accipiens a debitore e. Tota die b Deut 24. Cum dicat Iob: Conscriptionem quam habui aduersus aliquem iuram ento conceptam. 8 (6). debitor. tu autem non m utua berisa. tempus est plenius et expressius disputare et docere quid faenerandum et quibus legis statuta praescribant. 59. V nde argum entantur quia specialia pignora sint interdicta — non o m ­ nia — . q u om od o pignus secundum legem pu­ tant esse retinendum ? 18. 17. 18. Sed cum per Ezechiel prophetam ipse dom inus dicat d iustum esse qui pignus reddidit. iustus autem m iseretur et trib u itb. iniustum qui tenuit.

è il m om en to di discutere e di spiegare più pienam ente e precisam ente 1 che cosa le disposizioni della L egge dicon o di prestare e a chi. che dovrem m o riavere. connesse all'interpretazione di Deut 28. ingiusto chi lo ha trattenuto. 5. 37. o debitore. praecipiat: entram bi in dipendenza da quomodo. E perché allo stesso m od o non rincrudiscano e d no anche che sono spinti a prestare ad interesse dalla Legge. infra 19. 4.. cosi la polem ica si am plia e assum e il tono di una globale confutazione del giudaismo. A m brogio avverte la pericolosità dell’obiezione (cf. dove il discorso è più pragm atico e letterale l'interpre­ tazione dei passi biblici — inizia la seconda parte.. 436 s. in quanto sta scritto: Presterai ad interesse a molte genti. 218 ss.5 9 257 anche p roib ito pren dere in pegno la m ola e la pietra superiore della mola. 260 s. qu ello che d evi evitare: ascolta. p. pp. 5 (4). 8. Lue. infra § 60 le battute iniziali) e per convin­ cere di errore i suoi interlocutori ricorre all'esegesi mistica. 1 s. 53 ss.1 plenius et expressius: con questi due com parativi — il termine di parago è la prim a parte del trattato. 6. ma tu non prenderai in prestito. putant. m a addirittura citavano luoghi veterotestamentari a sostegno dell’opinione che le ricchezze e l’attività feneratizia sono segni della benedizione divina sul giusto. che non solo potevano appellarsi a certi passi del Deutero­ nom io p er difendere la liceità della loro professione (cf. pp. 241 s. 58. ibid. pp. m a è diverso dalla Vetus Latina. fid. 1 (CAZZANIGA.). dal m om en to che il Signore insegna che non si deve sperare nulla da co lo ro ai quali abbiam o dato un prestito. il giusto invece ha m isericordia e dà.18 . 1. 35-37 corrisponde — non del tutto — a quello dei Settanta. pp. Ma. la leggevo ponendom i la corona e non l'ho restituita se non strappandola senza ricevere nulla dal debitore 3. com e costoro pensano di trattenere un pegno in conform ità con la Legge? 18.). uirginit. ove l'esposizione si eleva sul piano mistico..). 17. supra § 57)..). E più oltre: S on o stato giovane e sono invecchiato. 59. creditore. Dal m om ento che G iob be dice 2: La scrittura che io possede­ vo con tro qualcuno. di invocare il senso profondo e unitario della sapienza biblica. 12 e della parabola dei talenti (cf. fatta sotto giuramento. quello che devi im itare. 24-26 (C S E L 32. 3 II testo della citazione di Io b 31. ma in generale ogni pegno. P izzolato .. TOBIA. indipendente dal precedente già concluso e che sia sintatticamente da coordinare con cum dominus.57 . 18. epist. In questo luogo il passaggio ad un livello esegetico più elevato ha una motivazione assai precisa: la polem ica sottesa contro gli usurai ebrei. infatti la questione del prestito ha la precedenza su quella del pegno. che gli consente di citare e armonizzare molti passi dell'AT e del NT. 7-15 (C S E L 78. certam ente m ostra che si deve restituire non un certo pegno particolare. dalla Vulgata e dall’originale che presenta anch'esso dei problem i di interpretazione. In particolare plenius sarebbe termine tecnico per indicare il passaggio all'esegesi mistica della Scrittura: cf.. I l peccatore — dice — prenderà a prestito e non pagherà. Ritengo infatti che la frase cum dicat Io b introduca un nuovo periodo. dal m om en to che p e r bocca del profeta Ezechiele lo stesso Signore dice che è giusto chi ha restituito il pegno. Ascolta. La dottrina esegetica. .. 92-93 (pp. 6 (C S E L 82. 1. e non ho m ai visto il giusto abbandonato né i suoi fig li 2 N o n ho accolto la punteggiatura di Schenkl che ha posto una virgola dopo reddendum e un punto ferm o do po debitore.). exp. 64) sono presenti anche in altre opere di Am brogio. cf. Considerazioni di questo tenore sul faenus.

das in op i quod alii donare non possunt. 60. 18. H abet ergo iustus quod faeneret. 60. 4 sq. 21. apostole? Das tam en et plus das quam alii. 61. Petrus quoque m e doceat et ipse quid faeneret. g Act 3. o d itior inopia! Claudicabat cui diuites dabant: unus pauper dedit. rogo. Inueni quid faen e­ rat iustus. non uacuus ad tem plum ascendisti dicens: Argentum et aurum non habeo. Audiamus quid det iste pauper. das in op i quod etiam diuites accipere concupiscunt. 6. eloquia enim d om in i eloquia casta. das inopi. argentum igne examinatum. O optanda paupertas. qui eum diuitibus facias ditiorem .258 DE TOBIA.59-61 miseretur et faeneratc. exponis m ihi quid faeneret. . Vnde huic iusto quod tota d ie faeneret? Ergo diues iustus est et quanto d itior unusquisque fu erit tanto iustior? Qui plus habuerit unde faen eret ipse erit iustior? Sed difficile diues intrat in regnum caelorum d. Petrus dicebat: Argentum et aurum non habeo e: num quid non erat iustus? Tu m ihi ergo expone quid faeneret iustus. das inopi quod hi qui istud argentum et aurum habent con ferre non nouerint. Incitasti anim um meum. In nom ine Iesu Nazaraei surge et ambula s. N ihil ergo dabis pauperi. disponet sermones suos in iud icio f. de te requiro. quia auaritia eos inpedit. das inopi post quod egere non possit. Itaque dum te lego. 6. cupio petere si cito soluas. Dixisti enim : Beatus u ir qu i m iseretur et commodat. N on illi soli plenis manibus ascendunt qui aurum et argentum habent: ascendit et pauper non uacuus. c Ps 36 (37). Quid ergo faen eret dic m ihi. habet et argentu quod faeneret: serm ones suos faenerat. N o li m e diu suspensum reddere. 21 q u i] quia PV Sch. et statim qui claudus erat sanus est factus. nisi m ihi subuenis. Dic cito. ^ Act 3. hoc est iusti argentum. iustus usque faeneret V om . d Mt 19. Sed soluisti cito: non distulisti inopem . 5. sancte Dauid! Contra m protuli testim onium . f Ps 111 (112). non despexisti precem pauperis. 15 dic cito P (ex decito) dicito V Sch. qui dixit inopi adtendenti ad se et ad Iohannem : Argentum et aurum non habeo. quid des. concu­ pisco hoc donum tuum. P Sch. 23. Sed quod habeo inquit do tibi. ascendit et ille non uacuus qui aurum et argentum non habuit. non diu­ tius eum desperare fecisti.

ti prego. che cosa dai. 51 §§ 61 e 62 contengono una riflessione allegorica sul prestito. tanto più è giusto? Chi più ha di che dare in prestito è più giusto? Ma difficilm ente il ricco entra nel regno dei cieli. tu che 2 lo fai diventare più ricco dei ricchi. . 92. anche lui (P ietro). bram o questo tuo dono. Dal punto di vista paleografico si noti che quia si può spiegare come un errore dovuto alla dittografia della lettera a di a urum . anche se non dirette e. che 3 non aveva oro né argento. non sei salito al tem pio senza nulla con te. lui che al p o vero che si rivolg eva a lui e a G iovanni disse: N on ho argento né oro. dicendo: N on ho argento né oro. dai al povero. perché. m a non si vede proprio com e possa sostenersi in questo contesto una causale. perché l'avarizia li im pedisce. sem brano quelle indicate da Zucker: F i l o n e . som n. Le fonti di Am brogio. rielaborate. 1. non mi pare abbia un senso logico. ti interrogo. se tu non vieni in m io aiuto. mentre la Vetus La tina di A m brogio con Nazaraei rispecchia più da vicino il greco Nai^jpaiou. comunque. L’interpreta­ zione di Zucker. 1 Schenkl ha adottato quia dei codici PV. m entre ti leggo. tu m i spieghi che cosa egli dà in prestito. in luogo di q u i attestato da B T e da me preferito. 102 ss. non hai disprezzato la pregh iera del povero. inteso come predicazione della parola di Dio. dai al p o vero q u ello che gli altri non possono dare. Che cosa dunque dà in prestito. Dunque non darai nulla al povero.59-61 259 chiedere il pane. che stampa e traduce quia («b e c a u se »). 11. Hai detto infatti: Beato l ’uom o che è m isericordioso e dà. non lo hai lasciato lungam ente senza speranza. da zopp o che era. N on salgono a m ani piene qu elli soltanto che hanno oro e argento: sali non con le mani vuote anche il povero. 61. Dunque il giusto ha di che dare in prestito. un p o vero gli diede qualcosa e subito. vo glio sapere se paghi subito. intende qui. Da d o ve viene a questo giusto ciò che dà in prestito tutto il giorno? Dunque il ricco è giusto e quanto più ricco uno è. dai al p o vero ciò che anche i ricchi bramano. M a hai pagato subito: non hai ricacciato il povero. Pietro diceva: N on ho o ro né argento: forse che non era giusto? Spiegam i dunque che cosa dà in prestito il giusto. Ma quello che ho — dice — te lo do. E cosi. D im m i subito. ha anche d ell’argento da prestare: le sue parole dà in p r e s tito 5. Questp è 2 L’edizione della Giaccherò ha inspiegabilm ente q u o d invece di qui. N el nome di Gesù Nazareno 4. Ascoltiam o che cosa dà questo povero. 36 3. t o b ia . e O r ig e n e . o più ricca povertà! Continuava ad essere zopp o colui al quale i ricchi davano l'elem osina. pur avendo stampato quia. Bisogna ammettere che la lezione quia è dei codici poziori. dai al p o vero ciò che qu elli che hanno questo argento e oro non sanno accordare. santo Davide! H o portato una testim onianza con tro di me. H ai stim olato il m io desiderio. La traduzione della Giaccherò è pienamente accettabile. o apostolo? Invece dai e dai più di altri. Anche P ietro m i insegni che cosa egli presta. disporrà le sue parole con giudizio. alzati e cam m ina! O desiderabile povertà. N on m i tenere a lungo nell'incertezza. dim m elo. sali non con le mani vuote. H o trovato che cosa presta il giusto. dai al p o vero una cosa grazie alla quale non potrà essere più bisognoso. 60. 18. Tutto il gio rn o è m isericordioso e dà in prestito. divenne sano. in ps. 4 La Vulgata ha Nazareni.

faenerauit Iesus Naue. Denique non de pecunia dici significant sequentia: Princeps eris gentibus m ultis: tibi autem nemo dominabitur. sed si desit studium. Et sequitur: Si autem non audieritis. PCf. si desit pecunia quae faeneretur. 15. 42. quia peccator est. Denique m ysterium ecclesiae eu identer exprim Prim um enim dixit ad discipulum legis: «S i audieris legem et custodieris. si obseruem us mandata caelestia. baptizate gentes0. 47 s. faenerabis gentibus3». Et surrexit et iuit. 28. m aledictus eris. n Cf. s Deut 28. purgatum septuplo h. ut ad uiros nationum p e rge­ rent. 1 s. Mt 12. D icitur populo patrum : «S i custodieris mandata. si indigentibus eloqu ia dom ini conferam us. . tu autem non mutuaberis m. cf. si exaudien­ tis uocem d om in i dei uestri q. 18. Petro ad C ornelium centurionem . Et contra m aledictum non facit. Act 9. N on pecunia utique benedictum facit. notaui). Paulo dicitur n: Faenerabis gentibus. 20. q Deut 28. 7. 19. (cf. 15 lacunam in d ica u it Sch. *>Cf. ut peccata dimittas. Iohanni dicitur: Faenerabis gentibus. qui legem meditatur. mDeut 28. Quibus dicitur. et eris tunc supra et non subter. quae ad loc. maledictus tu in d uitate et maledictus tu in agro r. hoc faenerauit Paulus.19. si desit obseruatio caelestium statutorum. Et infra dixit: N um quid aquam uetare possumus. hps 11 (12).61 . i Act 10. 4 et 18. et si quis uolebat uerbum cogn o­ scere. a Deut 28. ne baptizentur hi qu i spiri­ tum sanctum acceperunt? Iussitque eos baptizari hoc est: Faenera- bis gentibus. » Mt 28. Lc 11. faenerauit Gedeon. 12 s. praedicatio uerbi. Faenerauit M oyses gentibus. Constituat te dominus deus tuus in caput et non in caudam. Quod factum est a patribus nostris. H oc faenerat qui legem acci­ pit. ben dictus eris et faenerabis gen tib u sp u erbu m ».63 probatum terrae. faenerauit Samuhel Dauid Solom on Helias Helisaeus. Iacob o dicitur: (faenerabis gentibus) * * * quibus dictum est: Ite. 15 s. cf. sed cogn itio dei. 12. qui proselytos adquisiuit. 31. si gratiam dom in i faenerem us. 62. debita auferas. 28. 12. r Deut 28. m utuatur enim peccator et non soluet peccata sua. cui dicitur: Surge et uade n ih il dubitans. qui legem exercet: hoc faenerauit Petrus. Et infra: Maledicta progenies uentris t u i s. 12. 1. 63. ad illos pergebat: regina austri uenit audire sapientiam Solom onis b. ‘ Act 10. Deut 28. 19. 19.260 DE TOBIA. 61. quoniam ego m isi illos ‘. qui missus ad gentes est.

la predicazione della parola. battezzate i pagani. 12 ss. 18. cioè: Darai in prestito ai pagani. chi m edita la Legge. Certam ente non il denaro rende benedetti. a lui è detto: Alzati e va' senza avere alcun dubbio. sono da riferire a Chiesa. Salom one. Elia. sarai m aledetto. Ho reintegrato solo faenerabis gentibus.1 Cioè: in senso mistico le parole di Deut 28. A Paolo è detto: Darai in prestito ai pagani. affinché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo? E com andò che fossero battezzati. Ai quali è d etto di andare dagli uom ini pagani. perché è peccatore. a Giovanni è detto: Darai in prestito ai pagani. . Al contrario non rende m aledetti la mancanza di denaro da prestare. E cosi è chiaram ente espresso il m istero della C sa *. E più oltre disse: Possiamo forse negare l'acqua. Innanzi tutto infatti ha d etto al discepolo della L egge: «S e ascolterai la L egge e la osserverai. darai in prestito ai pagani». sarai ben ed etto e darai in prestito ai pagani la p a rola ». estinguere i debiti. infatti le parole del Signore sono parole caste. se esaudirete la voce del Signore D io vostro. Questo è stato fatto dai nostri padri. ma la conoscen­ za di Dio.19. 6 Schenkl ha individuato in questo luogo una lacuna ed ha espresso in apparato l'opinione che siano cadute le parole faenerabis gentibus et sic apostolis om nibus. Davide. a P ietro dal centurione C ornelio. anche se da sola non sem bra sufficiente a colmare la lacuna. t o b ia . andava da loro: la regina del sud venne ad ascoltare la sapienza di Salom one. Eliseo. E più oltre: Maledetta la tua discen­ denza. p er rim ettere i peccati. infatti il peccatore prende in prestito e non pagherà p er i suoi peccati. e allora sarai sopra e non sotto. lui che fu m andato ai pagani. G edeone. 19. Samuele. ma se manca lo zelo. E prosegue: Ma se non la ascolterete. d ied ero in prestito Giosuè. chi m ette in pratica la Legge: questo ha dato in prestito Pietro. facendo proseliti. purificato dalla terra. 19. Al p o p o lo dei padri è detto: «S e osserverai i comand menti. e se qualcuno voleva conoscere la parola. se darem o in prestito la grazia del Signore. E si alzò e andò. raffinato sette volte. perché io li ho mandati.61 . I l Signore D io tuo ti metterà in testa e non in coda. Questo dà in prestito chi accoglie la Legge. sono argento passato al fuoco.63 261 l’argento del giusto. a G iacom o è detto: Darai in prestito ai p a g a n i 6 * * * ai quali fu detto: Andate. se osserverem o i com andam enti celesti. 62. 63. ma tu non prenderai in prestito. M osè ha dato in prestito ai pagani. perché solo questa espressione ha un solido fondamento nel contesto. tu sarai maledetto in città e sarai maledetto in campagna. questo ha prestato Paolo. se p o rterem o ai bisognosi le parole del Signore. se manca l'osservanza dei precetti celesti. Infatti ciò che segue m ostra che non si riferisce al denaro: Sarai capo di m olti p o p o li: tu invece non sarai dom inato da alcuno.

sed aeterno. aures habent et non a u d iu n tf. non penetrare tinea. Mt 6. 7 ut Sch. V bi coep it populus Iudaeorum non custodire legem . 13-14. 14. hoc est ex p opu lo nationum. Certe hanc pecuniam excute. 20. figuram eius et form am non cognouerunt. i Cf. « Cf. d Cf. non opprim at debitorem . 6. quae pecunia bonas adquirat usuras. interpretationem scripturarum illi uetusto p o p iilo faenerare. qui in Iesum dom inum crediderunt. H aec pecunia usuram habet. Nam si cognouissent. 65. 14. . 65. coeperunt aduenae. E t quare non dedisti pecuniam meam ad mensam? E t ego ueniens cum usuris utique exegissem illam h. ut agnoscas pecuniae huius im aginem et inscriptionem ‘. quibus dedit pecuniam et eos qui faene- rassent pecuniam praedicauit. qui de synagoga ad ecclesiam transierunt. Expande igitu r sinum mentis. Mt 13. Faenerauit Tim otheus patre G raeco ortus uer­ bum Iudaeis c. quae pecunia non infam et faeneratorem . conde in thensauro = Cf. (ut) non centesim am eius quod dederis portionem . 1 Tim 4. pecuniam habent et non habent. Ier 5. quia usum eius ignorant. pretium eius nesciunt. 19. 12 quadratam ecL Am erb. quadratam constitue. ei autem qui pecuniam tenuit o tio ­ sam dom ini sui respondit: Sciebas quod ego austerus hom o sum : to llo quod non posui et meto quod non seminaui. quam pecuniam aerugo non possit o b ­ ducere '. sed centuplum ferat fructum. 19. Etenim quam habuerunt iam non habent. 22 s. Qui quidem accepto regno rediens iussit uocari seruos suos. quae stabilis uirtutibus sit. oculos habent et non uident. 21.262 DE TOBIA. 8 Lc 19. tabulam supra mensam anim ae tuae. 52. f Ps 113 (114). quae pecunia non de terren o then- sauro sit. cum sacerdotium recepisset d. Audistis quae pecunia boni faeneratoris sit. quae pecunia diuitem faciat accipientem nec aliquid im m inuat faeneranti. Mt 22. 1. ut huius pecuniae num eratam tibi suscipias quantitatem : intende cordis optutum. faeneram us hodie- que sacerdotes in ecclesia uerbum Iudaeis. quadrata codd. faeneram us et nouam et uetustam pecu­ niam e. Act 16. numquam auctorem eius pecuniae denegassent dicentes: N o lu ­ mus hunc regnare super nos s. cf. 2Tim 1. 64-65 64. hLc 19. > Cf.

gli stranieri — cioè co lo ro che. 166 s. quale denaro non appar­ tiene al tesoro terreno. ne ignorano il valore. Un'allusione a Mt 13. e anche oggi noi sacerdoti nella Chiesa diam o in prestito la parola divina ai G iudei che sono passati dalla Sinagoga alla Chiesa. fug. Das neue Testament in A ltlateinischer Uber- lieferung. 4. 52. dopo aver ricevu to il sacerdozio 2. E perché rion hai dato il m io denaro alla banca? E cosi io. 65. 8. pp. 13 (14). quale denaro rende ricco chi lo riceve e non procura alcuna perdita a chi lo presta. hanno o cch i e non vedono. 64-65 263 64. 2). Anche le lezioni uident e a ud iun t (sebbene il futuro sia più frequente) risultano attestate in P. 4 Schenkl non segnala la citazione. ritorn ò e fece chiam are i suoi servi. p. Egli. invece. 2.. 13-14. 7.p. 225. ai quali aveva dato il denaro. e lod ò quelli che avevano dato in prestito il denaro. d iede in prestito la parola divina ai Giudei. quale denaro non infam a l’usu­ raio. Lue. rispose: Sapevi che sono un uom o severo: prendo ciò che non ho dato e m ieto quello che non ho seminato. p. Berlin 1938). ben più chiara di questa. Itala. quale denaro acquista le buone usure. e la pecun ia di questo passo richiam a con evidenza il thesau­ rus del luogo evangelico. A m brogio allude. 52. Esamina attentam ente questo denaro. non op prim e il debitore. se lo avessero conosciuto. TOBIA. invece. 9 (C S E L 32. ove si legge: ideo om n is scriba doctus in regno ca eloru m sim ilis est h o m in i patrifam ilias. diam o in prestito denaro sia nuovo che antico 3. hanno orecchi e non o d o n o 4. quale denaro la ruggine non può ricoprire. d o p o aver preso possesso del regno. 13). 5 ce n tu p lu m fru ctu m : in queste parole vi è un’eco di Lc 8. Infatti. Là si parla di «frutta nuova e vecchia» (fresca e secca). 11. hanno denaro e non l’hanno. 23 (C a z z a ­ n ig a . exp. M atthàus-E uangelium . m a il centuplo com e fr u tto 5. 19. 6 (C S E L 32. 1. A vete udito qual è il denaro del buon usuraio. 286. non ne hanno conosciuto la figura né la form a. credettero nel Signore Gesù — com in ciarono a dare in prestito a q u ell’antico p o p o lo l’interpretazione delle Scritture: Tim oteo. la tignola non può corrod ere. Lo scriba doctus in regno ca eloru m (cioè convertito) è evocato nell'espressione di Am brogio: q u i de synagoga ad ecclesiam transierunt. A me pare che A m brogio citi Sai 113 (114). JULICHER. Infatti quel denaro che avevano non l’hanno più. . a Mt 13. 21 (ed anche a Ez 12. q u i p ro fe rt de thensauro suo noua et uetera (cito da A. Quando il p o p o lo dei G iudei com in ciò a non osservare la Legge.). stabilisci un conto sul banco della tua anim a stabilm ente poggiato sulle 2 Altri luoghi. Zucker rinvia a G er 5. A pri dunque il seno della m ente p er ricevere la som m a decisa p er te: rivolgi lo sguardo del cuore p er ricon oscere l’effìgie e l’iscrizione di questo denaro. 13). appartenenti a popoli pagani. non avreb bero respinto l ’autore di quel denaro dicendo: N o n vogliam o che costui regni su di noi. senza alcun nesso con questo contesto.. Questo denaro produce interessi in tale misura che non rende la centesi­ ma parte di ciò che hai dato. 2. B ib lio ru m sacrorum.. entram bi questi termini sono da intendere in senso metaforico: sim boleggiano le ricchezze spirituali dell’antica e della nuova legge. si trova nel paragrafo seguente. 3 et n oua m et uetustam p e c u n ia m : a m io avviso è del tutto infondato il rinvio di Schenkl — ripreso da Zucker e Giaccherò — a Cant 7. l'avrei riscosso con gli interessi. fig lio di padre greco. che aveva conservato infruttuoso il denaro del suo padrone. perché ne ignorano l’uso. tornando. ove A m brogio accenna al sacerdozio cristiano: u irgin it. S a ba tier . m a eterno. a colui.

ipse est enim finis legis ad iustitiam o m n i cred e n tir. de hoc dicit lex: H ic tib i faenerabit. Quod sit istud "•Cf. quod et lo q u o r uobis q. per quam non nummum. sed ipse sui finis est. 52. 66. quod lex reddi iubet ante solis occasum. E rgo qui non credit ad iustitiam nec initium nec finem habet. Auferam a Iudea caput et caudam. initium et finem : initium Christum. 65 .2 0 . Finem quoque Christum dicit.264 DE TOBIA. in inferno sem per est qui non ascendit ad Christum. . 20. tu ultimus et abiectus. p er quam non m aledicta quaeratis. tu autem descendes in im um °. tu autem eris cauda p . Recu­ sasti. qui interrogatus qui esset respondit: In itium . 44. sed regnum possitis adquirere. Hanc pecuniam faenerat populus nationum. Huius ergo faeneratores pecuniae uos esse desidero. n Ps 36 (37). 67. q Io 8. in sum m o autem populus qui uerbum recipit. 3 indige co n ie ci indiga PV indicta n o n n u lli. iam prou oco debitorem . 43. De te igitu r a dei filio dictum est: M utuabitur peccator et non soluet ". ut ad uos qui mutuum sumant sponte festinent. r Rom 10. qui sciuit cernere. qui sci accipere faeneratum. hoc est: ille erit primus. P Deut 28. 21 ° Deut 28. Cognouim us faenus legitim um . 25. T ib i dicitur: Aduena qu i est in te ascendet super te. Mt 13. 66. H ic habet fid ei om ne patrim onium . 4. sed benedictionis gratiam. cognoscam us et gnus. ut autem non faenerabis ei: hic tibi erit caput. 19.6 7 pectoris tui de quo doctus scriba d eprom it noua et uetera ^ Vides qualis haec pecunia sit. Qui inuehebar in faeneratores. qui sciuit excutere. indige faenoris spiritalis: egere coepisti. N escit enim summum qui Christum ignorat. quem adm odum cred itorem debitorem qu e inuisa in se coniungat nomina.

20. Questi ha ogni ricchezza di fede. Dice che Cristo è anche la fine. il quale. 13 (14). persone nem iche fra loro.1 L’espressione è da ricollegare a 18. 4 tocca un punto cruciale della controversia teologica fra cristiani ed Ebrei. com e unisca il cred itore e il debitore. Perciò chi non crede non possiede né l'in izio né la fine p er la giustizia. 2) reliqua plana et facilia nec indiga interpretationis. dove A m brogio ave program m ato di trattare prim a del prestito spirituale e poi del pegno spirituale. m ettilo nel tesoro d el tuo cuore dal quale lo scriba dótto tira fu ori cose nuove e cose antiche 6. Desidero dunque che siate usurai di questo denaro. cioè: egli sarà il prim o. 65 . ma più in generale il popolo ebreo. poi. Di te. il Figlio di Dio ha detto: I I peccatore prenderà in prestito e non pagherà. 67. la nota dei M aurini in cui si spiega indiga come femminile singolare. Osserva quale sia questo denaro. resta per sem pre n ell’inferno chi non sale a Cristo. 19.. 66. Toglierò dalla Giudea il capo e la coda. 8 Ormai A m brogio non ha più come interlocutori gli usurai ebrei. Tu. mentre non vi è du bbio che si tratti di un'eco di Mt 13. che seppe ved er chiaro.1. ps. ma la grazia della benedizione. Infatti non conosce la vetta chi ignora Cristo. rispose: I l p rincipio. il prin cipio e la fine: il principio è Cristo. tu invece scenderai in basso. Io che in veivo contro gli usurai. Questo denaro dà in prestito il p o p olo dei pagani c seppe ricevere il prestito. senza offrire alcun altro esem pio che conforti quell’interpretazione. che anche vi parlo. Abbiam o visto qual è il prestito legittim o. 20. quadrato. perché è dei codici 'descripti'). 20. La libera traduzione della Giaccherò evita una precisa interpretazione di indiga. essendogli stato dom andato chi fosse. intendendola com e neutro plurale sostantivato. ma lui è la fin e di se stesso. Zucker la traduce con «thè needs». 25 (C S E L 62. affinché co lo ro che vo glio n o pren dere un prestito vengano in fretta spontaneam ente da voi. 7) tu nc om n ia erant flo ru m indigua nuda u irtu tu m . ora p rovoco il debitore. vedia anche qual è il pegno 1 che la L egge ha ordin ato che sia restituito 6 Qui. e con questo denaro possiate acqui­ stare non m oneta. tu l’u ltim o e l’abietto. tu invece sarai la coda. dunque. m a non sem bra esserne sicuro. t o b ia . segnala la ‘uaria lectio' indicta (che non ritengo considerevole. con la citazione di Rom 10. 59 (supra). 39 27 (C S E L 64. 22 s. gli editori hanno sem pre rinviato a Cant 7. 118 6. 1195. di lui la L egge dice: Questi ti darà in prestito. A te si dice: L o straniero che è presso di te salirà al di sopra di te. accanto a questo segnalerei anche expl. Come luogo simile Zucker cita exp. perché innanzi tutto avverte che i lessici non danno alcun esempio di questo uso di indigus. Sta invece sulla vetta chi riceve il Verbo. contrariam ente al solito. senza pronunciarsi. Il T hlL 7. lo hai rifiutato: hai com inciato ad essere povero. ma il regno. p. ps. che registra questo luogo di Am brogio. 67 265 virtù. pertanto ho proposto l'emendazione indige. rinvia a Zucker. infine cita. ancor più sorprendentem ente che sopra (cf. 121. con esso riceviate non m aledizioni. 7 in d ige: Schenkl accetta la lezione tràdita indiga'. come synagoga o Iudaea. . bisognoso 7 del prestito spirituale. egli infatti è la fine della Legge per la giustizia ad ogni credente 8. La mia conclusione è che tale lezione non è sostenibile. tu invece non gli darai in prestito: questi sarà p e r te il capo. 230. ma solo per mostrare che il senso ovvio di indigus in questi due luoghi non è applicabile al nostro contesto. d a intendere riferito a un termine non espresso. 52. nota 3). che seppe valutare. p.

boni etiam faeneratores.266 DE TOBIA. non suscipi. nihil enim accepit a nobis. quam 20. 12. Nam cum iuberentur qui faenerauerant et accepe­ rant aliena pignora. dixerunt: Reddimus et ab ipsis nih il qu a erim u sf. t>2 Tim 1. Lc 8. H oc igitur pignus est. ne aues caeli ueniant et auferant illud de cordibus nos­ tris d. S i autem hom o ille pauper fuerit. Dices itaque mihi: ecce lex auferri pignus prohibuit. et depositum suum conm endatum que conse- ruet. qui statuerunt pignora d eb ito­ rum esse reddenda. Pignus dicunt quod pro m utuo aere susceptum est. non dormies in pignore ipsius. Vnde ait apostolus: S cio cu i credidi et certus sum. 70. quod lex proh ibet pignorari et u iolenter auferri. quanto magis diuinum et spiritale depositum bona fid e seruare nos congruit. quod ipse donauit. 5. sed ipse nobis cred id it quod nostrum non erat. non introibis in dom um ipsius pignora­ re pignus. a 2 Cor 1. aduersus patrum uestrorum non possitis uenire professionem . et hom o apud quem est debitum tuum proferet tibi foras pignus. qu i habitat in nobis c. Depositum quoque idem docuit quod esset dicens: B onum deposi­ tum custodi p er spiritum sanctum. B oni patres. faeneratores. pauperi autem iussit reddi. 22. quia potens est conmendatum meum custodire in illu m diem b. 14. 6 8 . Et id eo d etrim en to honestatis adficitur qui depositum u iolarit alienum. 20. Ac de corp ora ­ libus quidem pignoribus satis etiam Hesdra nos docuit quod iam. et dorm iet in uestimento suo et benedicet te et erit in te m isericordia e. qui responderunt quod et pignora redderent et pecuniam non requirerent. conm endatum autem et depositum quod nos custodiae causa alicui comm isimus. non omnibus. ut custodiat in nobis Christus hoc pignus. . f N eh 5. Tripliciter autem et pignus et conm endatum et deposi­ tum dicitur. Num quid spiritus conm endati argenti aurique custos est aut per spiritum sanctum pecunia custoditur? Spiritale igitu r pignus custoditur ab spiritu. sed redditione reddes ei pignus ipsius ad occasum solis. 12-14 (10-13). ^ Deut 24. ne et existim ationis et utilitatis grauia dam na subeamus! 69. C 2 Tim 1. Si conm endatum hom inis nulla debe­ mus fraude uiolare. 67-70 audi dicentem apostolum : Dedit deus pignus spiritum in cordibus n o stris a. ut restituerent ea. Sic enim habet scriptura: S i debitum tibi fuerit a proxim o tuo quodcumque. 12. d Cf. Petamus ergo.

per difendere il loro diritto a prendere pegni. ma egli ci ha affidato ciò che non era nostro. 5 È di capitale importanza questo luogo che svela i veri destinatari del discorso sviluppato nei §§ 46-70: gli Ebrei che praticavano l’usura. Dunque questo è il pegno che la L egge vieta di prendere e di asportare con violenza. Cosi infatti si legge nella Scrittura: Se il tuo prossim o ha con te un qualsiasi debito non entrerai nella sua casa a prendere il pegno. 4 c o rp o ra lib u s : l’im piego di questo aggettivo e il suo significato si spiegano in opposizione a spiritale del precedente § 68. 2 0 . buoni anche i prestatori i quali risposero che a vreb bero 2 c o n g ru it: usato com e im personale. essi dissero: Restituiam o e nulla chiediam o a loro. con qualche variante. 70. e conservi ciò che egli ha depositato e affidato a noi. egli infatti non ha preso nulla da noi. perché precedentem ente (17. invece. non di riceverlo. ma g li restituirai il suo pegno al tram onto del sole e dorm irà nel suo m antello e ti benedirà e tu sarai m isericordioso 3. essi che stabilirono che i pegni dei d ebiti dovevan o essere restituiti.6 7-7 0 267 prim a del tram onto. 57) era stata enun­ ciata come un'obiezione degli usurai. Dopo l'esposizione allegorica sul pegno. Perciò l'A postolo dice: So in ch i ho avuto fiducia e sono certo che egli è capace di custodire ciò che g li ho affidato fin o a quel giorno. Forse che lo Spirito è il custode dell'argento e d e ll’oro affidato. e ha prescritto di restituirlo al povero. se qu ell'uom o è povero. con la quale A m brogio ha inteso sciogliere o. di m od o che. Ma lo si può chiam are con tre term ini: pegno. non potete op p orvi a ciò che è stato proclam ato dai vostri p a d r i5! Infatti. La ripetizione non è immotivata. o si custodisce il denaro p er m ezzo d e llo Spirito Santo? Dunque il pegno spirituale è custodito dallo Spirito. come conclusione di un’esposizione mistico-spirituale. e deposito ciò che abbiam o dato a qualcuno in custodia. aggirare l’obiezione degli usurai. 3 La medesim a lunga citazione di Deut. t o b ia . non a tutti. qui invece viene riproposta per una lettura del tutto diversa. 59. 57 (supra). . 6 8 . Egli ha inoltre spiegato che cosa era il deposito. o usurai. affidam ento. Preghiam o allora che Cristo custodisca in noi questo pegno che egli ci ha donato. in 17. deposito. non dorm irai sul suo pegno. evidentemente — del passo biblico. che si appellavano al significato — letterale. Perciò m i dirai: ecco la L egge ha p roib ito di prendere il pegno. e c o lu i che ha il debito con te ti porterà fu o ri il pegno. affidam ento. affinché gli uccelli del cielo venen do non lo portin o via dai nostri cuori. dicendo: Custodi­ sci il buon deposito per mezzo dello S pirito Santo che abita in noi. Quale esso sia. M a dei pegni m a te ria li4 ci ha detto abbastanza anche Esdra. iniziata a 18. Buoni padri. Chiama­ no pegno ciò che è preso in cam bio di denaro. quanto più è g iu s to 2 che noi conserviam o con buòna fede il deposito divino e spirituale per non incorrere in gravi danni della nostra reputazione e del nostro interesse! 69. per lo meno. ascolta l’A postolo che dice: D io c i ha dato com e pegno lo S pirito nei nostri cuori. P erciò si m acchia di disonestà colui che non abbia custodito l'altrui deposito. Ma. Se non dobbiam o m inim am ente frod are ciò che ci è stato affidato da un uom o. quando si ordin ò a q uelli che avevano prestato e preso in pegno i beni altrui di restituirli. ora si torna al senso letterale.

Mt 18. non est qui sinat eum dorm ire. Si sibi diues uidetur. quia a diuitiis et uoluptatibus suffocatur. quod non haberet pauper quo dorm iens tegi posset. missus a Chri­ sto ad euangelium praedicandum ‘? Ipse enim est pauper spiritu '. Si de corp orali ageretur pignore. N onne tibi uidetur illum pauperem significare. 10. Nullus enim eorum uestim entum Christi scindit. utique aut stragulum aut amictum diceret esse reddendum . quod hom o d eb itor red d it et ipse protulit. Et sententia uos paternae censitionis his adstringit et professio creditorum . 23 s. Dorm it enim pauper somnum resurrectionis. 71. reddi iubet ante solis occasum. ut dorm iat in ea noctu. qui dorm ire possit. n Cf. Mt 10. Est autem et aliud pignus. tenebrae etenim nudum non produnt. Nunc autem dicendo uestim entum tunicam m agis significat. 70-73 dedissent. H aec est tunica illa desuper texta. 6. Si autem pauper fuerit. 12. hCf. sed diuidit. Venit malus et rapuit quod seminatum est in corde ipsius s. . R edde ergo pauperi tunicam suam. 6. si pignus tradid erit suum: si autem pauper. redde pignus ante solis occasum. ne turpitudo nudi corp oris diurno lum ine p rod e­ retur. quem diues dorm ire non potest. alteram non requirere. qua erat Christus indutus. mPs 3. sicut scrip­ tum est: D iuiserunt uestimenta mea sibi et super uestem meam 6 Mt 13. D ebitor est autem om nis qui audit uerbum regni et non intellegit. nam satiato diuitiis. quos agnoscis. Io 19.268 DE TOBIA. si datum fuerit. red de illi uestim entum suum ante solis occasum. 20. Vae enim qui scandalizauerit unum de pusillis istis! h. 73. quam induim ur atque uestimur. i Cf. Lc 8. qui cum una tunica iubetur pergere. Ac si hoc m oueret. tu non habebis delictum . ut illud pignus accipias. qui non habeat diuitias spiritus. > Cf. ipse se decipit. pignus autem uestim entum est. Mt 5. quod lex spiritalis proh ibet auferri et. Si sua stultitia am iserit pignus suum. 19. 3. quam scindere non potuerunt illi m ilites n. 72. N o li ergo in troire in dom um eius. utique magis p er diem reddendum fuit. D orm it Christi quietem dicentis: E go d orm iui et qu ieui et surrexi m.

Guai infatti a chi scanda­ lizzerà uno solo di questi p iccoli! Se p er sua stoltezza p erderà il suo pegno. Invece. 73. è detto poco oltre: gli evangelisti. D orm e il riposo di Cristo che dice: Io ho d orm ito ed ho riposato e sono risorto. infatti le tenebre non svelano chi è nudo. se darà il suo pegno: se invece è un povero. restituiscigli il pegno prim a del tram onto del sole. di non cercarne un’altra? Quello infatti è il p o vero di spirito che può dorm ire. N on ti sem bra che la Scrittura intenda quel p o vero m andato da Cristo a predicare il Vangelo. 9. al quale si ordina di andare con una sola tunica. che si può ben accostare al nostro passo. che il p o vero non abbia di che coprirsi durante il sonno. TOBIA. intende piuttosto la tunica che indossia­ m o e vestiam o.. Dunque restituisci al p o vero la sua tunica. com e sta scritto: Si sono divise le m ie vesti e sulla mia tunica 6 ce n sition is: termine m olto raro e con significato diverso. e nel L ib e r col. che stampano una lezione ‘facilior’. sembra. se fosse dato. e d eb itore è ognuno che ascolta la parola del regno e non la intende. Questa è quella tunica tessuta dalla parte superiore che Cristo indossava. ed. Vespasiano censita ex iussione. Se invece è povero. .7 0-7 3 269 restituito i pegni senza rich iedere il denaro prestato. V i è anche un altro pegno. im portante. che il ricco non può dorm ire. B l e m e - L a c h m a n n -R u d o r f f . ordina che sia restituito prim a del tram onto del sole. che non ha le ricchezze d ello spirito. se non erro. 72. Nel ThlL. dunque. ma la divide. Venne il m aligno e p o rtò via quello che era stato seminato nel suo cuore. ma che è lezione di un codice (P ) non accettata dagli editori. perché vi dorm a di notte. Sia la decisio­ ne 6 dei vostri padri che la dichiarazione dei cred itori vi vincola con queste parole 7. che la legge spirituale p roib i­ sce di prendere e che. 1. che non p oteron o scindere quei soldati che tu ricon o­ sci 8. perché conferm a un significato altrimen­ ti non ben attestato di censitio (= decisione) e pare appoggiare la lezione che gli editori del L ib e r col. Se si trattasse di un pegno corporale. affinché non m ostri alla luce del giorn o l'indecenza del co rp o nudo. 8 Chi siano. 7. 211. certam ente avrebbe ordin ato di restituire la coperta o il mantello. certam ente a m ag­ g io r ragione lo si d o vreb b e restituire di giorno. 20. dicendo vestito. restitui­ scigli il suo vestito prim a del tram onto del sole. Infatti nessuno di lo ro scinde la veste di Cristo. 71. p. Infatti il p o vero dorm e il sonno della risurrezione.. 8 Vespasiani censitione et iussu. 1 hanno rifiutato. si inganna da solo. N on entrare dunque nella sua casa p er pren dere quel pegno. Il passo di A m brogio è.. grom . 7 his: diversamente ha interpretato questo pronom e Zucker: «to these things». Se egli si crede ricco. un pegno che il deb itore restituisce e che egli stesso ha dato. ab. ove non è registrato questo passo di Am brogio. perché è oppresso dalle ricchezze e dai piaceri. tu non ne avrai colpa. ove il termine ha il significato di «trib u to ». intendendo his dativo invece che ablativo. il pegno è un vestito. a seconda che lo si ricollegava a censere oppure a censire. M a se questa fosse la preoccupa­ zione. Pese. infatti a chi è pieno di ricchezze non si dà la possibilità di dorm ire. troviam o solo due attestazioni: S p a r z ia n o .

v Cf. ut eius sibi describenda pro eius nutu gesta diuiderent. 4. P Cf. H aec est tunica. Rom 1. 9 s. 1 C o r 12. 47. quae inhonesta op erit nostra et in his honestatem abundantiorem circum dat in Christo s. sed pleriqu e diuersa dixerunt. z Gai 6. hoc est super praedicationem euangelii. sancti spiritus gratiam uelut sortito illis ea tribuisse cognoscim us quae loquerentur singuli de operibus dom ini Iesu. nobis autem absit g lo ria ri nisi in cruce dom ini Ie s u z. quae alius non dixerat. quo enim quis plus peccauerit eo plus d ilig it a. C onsepe­ liam ur igitu r dom in o Iesu. ut apostolorum num ero duodecim us excluso nom ine p rod itoris adiungeretur p . Est et illa tunica. sors enim ueluti diuino pendet exam ine. “ Cf. Et ideo quia non potestate propria sunt locuti neque om nes eadem omnia. ut participes resurrectionis eius esse m eream ur b. induimus crucis g lo ­ riam. Rom 6.7 3 -7 4 m iserunt sortem °. 16. Induimus uiscera m isericordiae ‘ in Christo. illam utique sortem . b Cf. Diuiserunt sibi euangelistae uestim enta eius et super uestem eius. quam dem onstrat apostolus dice Induite dom inum Iesum r. . q Cf.270 de TOBIA. in­ duamus nouum. 23. B ene au­ tem de euangelistis dictum est quia m iserunt sortem . 19. * Cf. quae Iudaeis scandalum. r Rom 13. qua uestitur hodieque dom inus Iesus. 23. 25 s. Graecis stultitia u. 74. s Cf. 2 0 . 78. in quo rem issio peccatorum . 6. H aec ign ob ilia nostra honorem abundantio­ rem habent. Illi erubescunt qui eam erubescendam p u ta n tv. 14. c Coi 3. t Cf. quia p er passionem dom in i regnum nobis paratur aeternum. Act 2. Lc 7. 14. Lc 1. m iserunt sortem . ° P s 21 (22). Act 1. expoliem us ueterem hom inem cum actibus e iu s c. quae cecid it super Matthiam. 1 C o r 1.

5) Christo es consepultus. 2. 18... perché m ediante la passione del Signore ci è preparato un regno eterno. 74. La dottrina esegetica. Cain et A bel 1. 1.. 20 (C S E L 73.). Essi arrossiscono perché la ritengono com e cosa di cui ci si deve vergognare. cio è sulla predicazione del Vangelo. d o p o che era stato tolto il nom e del traditore. spogliam oci del vecchio uom o con le sue azioni. p. cu m illo . Queste nostre cose dison orevoli hanno dignità m aggiore. cogn ou im us. però. 2) consepeliare cu m Christo. et quae inhonesta sunt nostra. Lue. 20. anche se labile. 1. 356. perché al num ero degli apostoli fosse aggiunto il dodicesim o.. 6.. 498 s. 551. stoltezza per i Greci. 52. 12 uiscera m isericordiae: espressione biblica (cf. ibid. 70) et quae putam us ig n o b ilio ra esse m em bra corporis. d o m in o : chiara allusione a Rom 6. p. affinché m eritiam o di essere partecipi della sua risurrezione. dove un’allusione. 2. 7. 2.. TOBIA. A m brogio negli altri numerosi luoghi. 2) ut m o ria n tu r in Christo et consep elian tu r in d om in o. che l'A postolo indica. his abun da ntiorem h on o rem circum dam us. com e p er un sorteggio. Ia c o b 1. il cui testo — secondo la Vulgata e diversi testimoni della Vetus Latina — ha cu m ilio invece del dativo (d o m in o ).7 3-7 4 271 hanno gettato la sorte. quan dice: Rivestitevi del Signore Gesù. 6) consepulti. 4. V i è anche quella tunica. sacram. sappiam o che la grazia d ello Spirito Santo ha affidato a loro.. m a Schenkl dà il riferimento non a proposito di questa espressione. 34 (p.. infatti quanto più uno ha peccato tanto più ama. Lc 1. 10. 14. 115-117 (C S E L 32. 34. che avreb bero dovu to m ettere per iscritto secondo il suo vo lere 10. 78). che qui A m brogio parafrasa. nel quale c'è la rem issione dei peccati. 7. p. honestatem abundantiorem habent. infatti la sorte dipende da una decisione divina. al luogo biblico mi pare vi sia. 12) consepultus cu m illo . q u elle cose che essi singolarm ente avreb bero narrato d elle op ere del Signore Gesù 9. si com porta in vario m odo: par. 1. Ed è stato d etto bene d egli evangelisti: hanno gettato la sorte. ha delle attestazioni nell’am bito della Vetus La tin a (cf. ma p er lo più hanno d etto cose diverse che altri non aveva detto. 11) adtum ulatus es m orti.. 11 II versetto di 1 Cor 12. Rivestiam oci di sentim enti di m isericordia 12 in Cristo.. 328. Christo consepelitur. ad loc. n oi invece non c i gloria m o se non nella croce del Signore Gesù. p. consepultus errori-. hanno gettato la sorte. 13 consepeliam ur. Abr. 23 (C S E L 32. 23. 10 Sulla differenziazione dell'ispirazione divina nei quattro evangelisti e sulla complementarità delle loro narrazioni si veda anche exp.. di m odo che si distribuissero le azioni da lui compiute.W h it e . rivestiam oci del nuovo. 6. certam ente quella sorte che cadde su Mattia. 6. rivestiam o­ ci della gloria della croce che è scandalo per i Giudei. . Il dativo.. 4.) e quanto osserva in proposito P iz z o l a t o . è cosi citato in off. 74 (ibid. p. 94.. pp. 19. Gli evangelisti si sono divisi i suoi vestiti e sulla sua veste. m a di quella seguente: sancti spiritus.. 9 Zucker (pp. 8. ove cita o allude al m edesim o passo di Rom 6. 70 (C S E L 32. poiché non hanno parlato di prop ria autorità. E perciò. di cui ancor oggi si veste il Signore Gesù. 4. 19 (ibid. Questa è la tunica che copre le nostre vergogn e e le avvolge di una m aggiore dignità in Cristo 11. né tutti hanno detto le m edesim e cose. W o r d s w o r t h . 2 e 186) obietta a Schenkl che nell'espressione p le riq u e diuersa d ixeru nt non c’è eco di Atti 2. p. Dunque seppelliam oci insiem e al Signore Gesù 13. 78 (S A E M O 13.

hoc uestim e in his mundi tenebris induatur. cum inter duas partes popu li constitu­ tus m ortem a defunctis serpere in sortem uiuorum sui corporis non perm isit obiectu s. e Cf. non illius contrariae. In hac sorte constitutus Aaron contrariae sortis exclusit aerumnam. 76. 20. ne peccatum pau­ peris faen eratori possit adscribi et non solum suo. ne u iderent uirilia patris d. sC f. unde ille in terrenis remansit.7 5-7 6 75. . eum ante restituat. hanc tunicam d Cf. Hanc uobis tunicam nem o auferat. 23. quae habent pudorem quendam genera­ tionis humanae. H oc pauperi nem o tollat uestim entum aut si tulerit. Et id eo qui u idere uoluit angustioris anim i di­ gnam m ercedem recepit. H uestitu filii N o e pudenda patris operuerunt accipientes super um eros uestim entum et retrorsum pergentes. Rom 6. de quibus dictum est: Vnam dom ino facies. 48 (17. debitores.272 DE TOBIA. H oc pignus illius dom inicae sortis est. sol non occidat super despoliatum . Legim us enim duas sortes in Leuitico. Huius sortis bonum pignus est u erbi am ic­ tus. Gen 9. Transmissor sortem suam ad faen eratores transmisit. Num 16. hoc est corporea. 8. ut seruos fieret — om nis enim qui facit peccatum seruus est p e c c a tie — . alteram transm issorif. Bonus ergo amictus atque uestitus uerbum dei. f Leu 16. 2 0 . sed etiam alieno incipiat laborare peccato. 13). serui dom ini in sorte sunt Christi. H oc pignus in hac saeculi nocte reddatur.

Al povero nessuno tolga questo m antello o. 76. cioè le parti del corp o per le quali si ha un certo pudore in considerazione dell'atti­ vità generativa. il termine Azaizel del testo originale non come un nome proprio. gli esegeti hanno dato svariatissime interpretazioni. m a cu m sem bra proprio un errore di stampa. a ristabilirlo nella condizione nella quale si trovava prim a di com m ettere il peccato.0oXov ip . Il buon pegno di questa sorte 18 è il m antello della parola. che la m orte dal m ondo dei defunti pene­ trasse nella sorte dei vivi. di questo m antello ci si vesta nelle tenebre di questo m ondo. risulta più chiaro. diventando servo 15 — infatti ognuno che com m ette peccato è servo del peccato — . e all’inizio di questo paragrafo: bonus ergo am ictus atque uestibus u erbum dei). Dunque con eu m ante restituat non si vuol esortare a restituire al povero il mantello. Questo è il pegno della sorte del Signore. cioè. 16 Nel testo di Schenkl si legge: cu m ante restituat. mentre oggi si tende a vedere in questo termine il nom e di un dem one m alefico abitatore del deserto. facendo barriera con il corpo. di «capitale». 102 tpa^èv t o w u v Xóyou au[j. 17 transm issori: del termine ebraico corrispondente. quando era rivestito di Cristo o del Verbo. H o c est tunica. nel quale A m bro­ gio vede il sim bolo di Cristo (cf. ma. som n. Infatti abbiam o letto nel Levitico che vi sono due sorti. Per intendere questo accusativo (eum . E. m a in senso simbolico. m a anche di q u ello altrui. la Vulgata ha ca pro emissario. se qualcuno glielo avrà tolto. fu or di metafora. lo ristabilisca prim a nella sua condizione 16 per evitare che il peccato del p o vero possa essere attribuito all’usuraio e debba sopportare le conseguenze non solo del p rop rio peccato. perciò. e l'apparato tace. i servi del Signore sono nella sorte di Cristo. scii. 18 Qui il termine sors ha il significato di «destino della propria vita» e insieme quello che solitamente ha in questo trattato. 1. Con questa veste i figli di N oè cop riron o le vergogn e del padre prendendo sulle spalle il m antello e cam m inando all’indie- tro per non ved ere gli organi v irili del padre. F ilo n e . p a u p erem ) in dipendenza da restituat bisogna tener conto d ell’allegorizzazione sviluppatasi attorno alla parola uestim entum . Nessuno vi tolga questa tunica. Sia restituito questo pegno nella notte di questo m ondo. . 8). L’em issario ha consegnato la sua sorte agli usurai. non di quella contraria. TOBIA. nel paragrafo precedente: «in d u ite d om in u m Ie s u m ».a T io v Eivai. Buon m antello e buona veste è dunque la parola di Dio 14. H o potuto controllare il codice P e vi ho trovato eum . che è anche la lezione dei Maurini. o debitori. Facendo parte di questa sorte. in opposi­ zione ai servi di Cristo. quando messosi fra le due fazioni del p o p o lo non permise. 2 0 . i Settanta hanno ànoiropi/rcoua). il sole non tram onti su q u ell’u om o spogliato. Aronne allontanò la disgrazia della sorte contraria. incentrato sull’antitesi Jahvè/Azazel. Bisogna comunque ricono­ scere che nella interpretazione allegorica A m brogio ha colto bene l’antitesi fra i due m em bri della frase. delle quali è stato detto: Una la tirerai per il Signore. Fra le versioni antiche. Zucker e la Giaccherò ristam pano questa lezione im possibile e tentano di interpretarla. H anno interpretato. che com pare nella descri­ zione del rituale dell’espiazione (Lev 16. chi ha volu to ved ere ha ricevu to una ricom pensa degna di un anim o gretto. 14 Cf. per cui quello è rim asto in m ezzo alle cose terrene. Cosi il senso del passo.7 5-7 6 273 75. vedendo nel transm issor lo schiavo degli usurai. 15 Giustamente Schenkl ha conservato il nominativo arcaico seruos: pro babil­ m ente la frase fa parte del linguaggio giuridico. l'altra per il capro emissario n .

274 DE TOBIA, 2 0 ,7 6-7 9

nulli oppigneretis, si uultis num quam turpitudinem sustinere, ut
dorm iatis inter cleros sicut Aaron h, dorm iatis inter duo testam en­
ta, ut dorm iatis somnum resurrectionis et uos reparare possitis.
H oc est uestim entum, quod etiam si oppigneraueris, recipiendum
sanctus S olom on in Prouerbiis suadet dicens: Aufer uestimentum
tuum; praeterit enim iniuriosus ‘.

77. Sapientiae uestim entum est ex illis indumentis, quae ex
bysso et purpura sapientia sibi fecit hoc est: indum entum fid ei
constat ex praedicatione caelestium et dom inicae sanguine passio­
nis: bysso aetheria figurantur, purpurae specie m ysterium sacri
sanguinis declaratur, quo regnum caeleste confertur. Denique ue­
stim entum sapientiae significari superiora indicant; praem isit
enim dicens: Sapiens esto, fili, ut laetetur c o r tuum m, et infra duos
uersus ait: Inprudentes autem superuenientes damnum pendent;
aufer uestimentum tuum n. A u fer igitur, ne dam num excipias inpru-
dentiae, ne exutum te p rop rio uestim ento nequissimus ille com ­
munis faen erator agnoscens confusionem tui d etegere conetur
op p rob rii et persuadeat tibi, ut te foliis tegas et nudum te esse
conspiciens in dei uerearis uenire conspectum °.

78. Redde inquit p roxim o in tempore, coangusta uerbum et
fideliter age cum illo, et in o m n i tempore inuenies quod tibi necessa­
rium sit p. N on amat m ultis innocentia se defendere. Susanna
uocis adsertione non eguit: uerbum coangustauit ad dom inum et
statim adipisci m eruit castitatis prop riae testim onium =>. Plurim a
presbyteri loquebantur, qui laborabant uerborum fuco obducere
ueritatem , sed non filia Iuda. Tacuit aput hom ines, locuta est deo.
Erubescenda erat in plebe ipsa defensio m uliebris et, dum pudor
defenditur, inpudentia praetendebatur. Coangustauit uerbum di­
cens ad dom inum : Tu scis quia falsa dixerunt de me r. Et dominus
spiritum Danielis pueri castitatis excitauit ultorem .

79. Coangusta ergo uerbum, ut red h ibitio creditori, non lin­
gua respondeat, siue m ystice: coangusta uerbum, hoc est consum­
ma; uerbum enim consummans et breuians faciet dominus super
terram s, hoc est ex m ultis ratiociniis adbreuiata tibi summa con-
ueniat. D educito quod expensis diuersis est erogatum , ut saluum

h Cf. Ps 67 (68), 14.
■ Prou 27, 13.
> Cf. Prou 29, 40 (31, 22).
mProu 27, 11.
n Prou 27, 12 s.
° Cf. Gen 3, 7.
P Eccli 29, 2 s.
q Cf. Sus 42 ss. (Dan 13, 42 ss.).
' Sus 43 (Dan 13, 43).
5 Rom 9, 28.

t o b ia , 20, 76-79 275

questa tunica non date in pegno ad alcuno, se non volete mai
essere coperti di vergogna, p er p o te r dorm ire fra le s o r t i 19 com e
Aronne, per dorm ire fra i due Testamenti, p er dorm ire il sonno
della risurrezione e p er p o ter ristorare vo i stessi. Questo è il
m antello, che, se anche lo hai dato in pegno, il santo Salom one
nei Proverb i invita a ripren dere dicendo: Prendi il tuo vestito;
infatti passa l'ingiusto.
77. È il m antello della sapienza che fa parte di quegli indu­
m enti che la sapienza si è fatti con bisso e porpora, cioè: l’indu­
m ento della fede consiste nella predicazione d elle cose celesti e
nel sangue della passione del Signore: le cose celesti sono rap pre­
sentate dal bisso, con il co lore della p orp ora si esprim e il m istero
del sacro sangue, per il quale si conferisce il regno celeste. E cosi
ciò che è detto sopra è rife rito al vestito della sapienza; infatti
(Salom one) ha posto una premessa, quando dice: S ii saggio, o
figlio, perché il tuo cuore sia lieto, e due righe più oltre dice: G li
stolti, invece, quando giungono, subiscono danno; prendi il tuo
vestito 20. Prendilo, dunque, per non ricevere il danno della stoltez­
za, affinché q u ell’iniquissim o com une usuraio, vedendoti privo
del m antello non tenti di m ettere a nudo la vergogn a del tuo
disonore e ti persuada a coprirti con delle foglie e, vedendoti
nudo, tu non tem a di presentarti davanti a Dio.
78. Restituisci al prossim o a suo tempo — dice — , abbrevia 21
le parole e com portati lealmente con lui, e in ogni m om ento troverai
quello che ti è necessario. L’innocenza non ama difendersi con
m olte parole. Susanna non ebbe bisogno di esprim ersi con la
voce: parlò brevem en te al Signore e subito m eritò di ottenere la
p rova della propria castità. G li anziani raccontavano m olte cose,
essi che si affannavano a nascondere la verità con parole inganna­
trici, ma non la figlia di Giuda 22. Tacque di fronte agli uomini,
parlò a Dio. Anche la difesa che una donna faceva di se stessa
era d ison orevole presso il p o p olo: difen d ere il pudore significava
m ettere in m ostra l'im pudenza. A b b reviò le parole dicendo al
Signore: Tu sai che m i hanno accusato falsamente. E il Signore
suscitò lo spirito del giovane Daniele com e vendicatore della
castità.
79. A bbrevia dunque le parole, affinché risponda la restitu­
zione al creditore, non la lingua, oppure m isticam ente: abbrevia
le parole, cioè riassumi; infatti il Signore realizzerà sulla terra la
parola riassumendo e abbreviando: ti gioverà, cioè, una somma
abbreviata di m olti calcoli. Sottrai ciò che è stato pagato per

19 cleros: intendiamo sortes, com e A m brogio leggeva nel testo di Sai 67 (68),
14, che è stato citato sopra in 5, 18.
20 Schenkl ha om esso di segnalare com e citazione di Prov 27, 13 l’espressione
a ufer uestim entum tuum , già citata nel paragrafo precedente. Am brogio cita di
nuovo la frase per mostrarne la connessione con quanto precede nel testo biblico
e chiarirne cosi il senso in rapporto con il contesto.
21 Questa espressione, di per sé oscura, è chiarita nel commento da Am brogio.
N el testo biblico originale ha tutt’altro significato: «sta’ alla parola».
n filia Iud a : espressione biblica di Dan 13, 57 (Sus 57).

276 de TOBIA, 2 0 ,7 9 - 2 1 ,8 2

habeas quod supersit, qu om od o dom inus de multis dispensatio­
nibus Iudaeorum ex m ulto illo ratiocin io peccatorum consumma-
uit tandem atque breuiauit, ut reliqu iae saluae fieren t ‘ p er electio­
nem gratiae et seruarentur ad semen, p er quos interm ortuam
spem synagogae resuscitaret.
21. 80. Quam d eform e est, ut pro b en eficio ei qui te adi
rependas m olestiam ! Cum istum fraudaueris cui debes, postea in
tem pore necessitatis tuae non inuenies creditorem . Quam in d i­
gnum, ut cum uictum tuum sustentare non queas, cum adhuc
nihil debeas, putes quod et uictum tuum possis et debitum susti­
nere. Ante cogita unde dissoluas et sic mutuum sume. «F ru ctu s»
inquit «a g ro ru m ca p io »; sed qui non abundant usui q u om od o
abundabunt contracti faenoris increm ento? «S e d possessionem
m eam u en d o». Et unde fructus, quibus utaris ad sumptum? Fae­
nus non pecunia sua soluitur, sed augetur: num erando coacerua-
tur et crescit.

81. D einde non cogitas hum ilitatem et uerecundiam postu­
lantis? D onec accipias, oscularis manus faeneratoris superbi, hu­
m ilias u ocem tuam, ne cla rior sonitus uocis tuae auris eius offen ­
dat, ne plures te audiant deprecantem . Paupertas non habet cri­
men, nulla indigentiae infam ia est, sed deb ere uerecundum est,
non red d ere inuerecundum . Postulabis dilationem , cum coeperis
conueniri in tem pore praescriptae solutionis: p ro pecunia adferes
taedia, causaberis de tem pore, excusationes strues et, cum totum
prom iseris, ne in uniuersum fraudare uidearis, uix dim idium
restitues. De am ico inim icum facies, pro hon ore referes contum e­
liam, pro benedictione m aledictum . Quam haec op in ion em lae­
dant considera, quam a uiro bono discrepent recognosce.

82. Ergo dum liber es a uinculis, ipse te retrahe, reuoca a
iugo et onere seruitutis. Diues es: non sumas mutuum. Pauper
es: non sumas mutuum. Diues es: nullam pateris petendi necessi­
tatem. Pauper es: considera soluendi difficultatem . O pulentia usu­
ris minuitur, paupertas usuris non eleuatur; num quam enim m a­
lum m alo corrigitu r nec uulnus curatur uulnere, sed exasperatur
ulcere.

TOBIA, 20, 79 - 21, 82 277

diverse spese, per salvare p er te ciò che è rimasto, com e il Signore
partendo dalle m olte spese dei Giudei, di quel lungo calcolo di
peccati fece un riassunto abbreviato, perché fossero salvati i resti
attraverso l’elezione della grazia e fossero conservati per il seme,
grazie ai quali risorgesse la speranza m orta della Sinagoga.
21.80. C om e è ign ob ile ricam biare con fastidi il ben eficio
di chi ti ha aiutato! Se frod era i questi con cui hai un debito, poi,
quando sarai nel bisogno, non trovera i chi sia disposto a farti
credito. C om e è biasim evole che, non potendoti p rovved ere il
cibo, m entre sei senza debiti, pensi di p o ter p rovved erti il cibo
e sopportare il debito. Prim a pensa a com e potrai pagare il debito
e in base a questo calcolo prendi un prestito. «P re n d e rò i frutti
dei cam pi » — si dice — ; ma questi che non producono abbastanza
p er il consum o solito, com e basteranno per il debito contratto,
che cresce a causa d egli interessi? «M a io ven derò il m io p o d ere ».
E poi dove prenderai i p rod otti che ti serviranno per le spese?
Il debito non si estingue con il denaro che produce, ma aumenta:
contandolo aum enta continuam ente.
81. E poi non consideri l'um iliazione e la vergogn a di d o ver
chiedere? M entre ricevi, baci le m ani d e ll’usuraio superbo, abbas­
si il tono della tua voce, perché un suono più forte della tua voce
non offen da le sue orecchie, perché non odano in m olti che
supplichi. La p overtà non ha colpa, l’indigenza non è in alcun
m od o un’infam ia ', ma avere dei debiti è umiliante, non renderli
è disonorevole. C hiederai una proroga, quando com incerai ad
essere cercato alla scadenza stabilita per il pagam ento: invece
del denaro darai fastidi, darai la colpa al tem po, inventerai delle
scuse e, avendo prom esso di pagare tutto, p er non essere ritenuto
uno che ha frod ato tutto, a stento restituirai la metà. Di un am ico
ti farai un nemico, invece di on ore avrai offesa, invece di ben ed i­
zione m aledizione. C onsidera quanto queste cose danneggiano la
reputazione, com prendi quanto siano lontane da un uom o retto.
82. Perciò finché sei libero da vincoli, tirati indietro da solo,
tieniti lontano dal g io g o e dal peso della schiavitù. Sei ricco: non
prendere prestiti. Sei p o vero: non prendere prestiti. Sei ricco:
non hai alcuna necessità di chiedere. Sei p overo: pensa alla
difficoltà di pagare. La ricchezza dim inuisce per gli interessi, la
povertà non è sollevata dagli interessi; m ai infatti si cura un m ale
con un altro male, né una ferita si cura con un’altra ferita, ma
la si aggraverebbe con una piaga 2.

21.1 Cf. B a s il io , P G 29, 272 C oùSepaciv aitrxuvqv t ò itévEadai itpo^svEÌ. La povertà
non è un disonore, né un castigo divino per i peccati; come la ricchezza non deve
essere considerata un disonore (off. 2, 108, S A E M O 13, p. 244), né un prem io per
la virtù (interp. lo b 3, 6, 17, C S E L 32, 2, p. 258).
2 Cf. B a s ilio , P G 29, 272 C-273 A o ù Seù ; Tp<xup.ona Tpaù|j,aTi (kparauei, oùSè x a x ù
t ò x a x ò v ia-tai, oùSè ravuxv t ó x o n ; Ènavop^oÙTai. IlX-oumoq eI; p/f] SaivEt^ou. nÉvr)q
eI; prì) SavEi^ou. El p-Èv y à p EimopEi^, où xpfi^Eiq SavEi<7p,<XTO<;- eì Sè oùSÈv exeu;, oùx
òraoTiireu; tò SàvEiov.

278 DE TOBIA, 21, 83 - 2 2 ,8 5

83. H aec uide, ne dum pecuniam petis, m olam tuam obliges
aut lapidem superm olarem a. M ola est qua sim ilago conficitur,
qua m olit sim ilaginem una mulier, quae adsumitur, et altera, quae
relinquitur b. Fortasse illa adsum itur quae sem per m olit dei uer­
bum, ut habeat sim ilaginem , spiritalem farinam facit, expurgat
uetus ferm entum , ut sit noua conspersio c, custodit m olam suam,
interpretatur scripturas, seruat sibi lapidem superm olarem : illa
autem relinquitur, quae oppignorat m olam suam d. Cum aliquid
em olu erit perfunctorie, oppignorat lapidem qui est super m olam.
Quis iste sit lapis quaero. Legi: Lapidem, quem reprobauerunt
aedificantes, hic factus est in caput a n g u lie. Quare super m olam?
Quia ipse est qui m olentes adiuuat, ipse est qui dicit: Scrutam ini
scripturas, in quibus putatis uos uitam aeternam habere f.

84. Noli, faenerator, hunc lapidem superm olarem op p ign o­
rare, ne cadas super illum; om nis enim q u i ceciderit super hunc
lapidem conquassabitur, supra quem ceciderit autem com m inuet
illu m s. N ec uiduae pignus suscipias h. Graue est secundum litte­
ram utrumque, ut usum instrum entum que uiuendi egeno auferas
aut uiduae pignus detrahas, sed grauius, si animae, quae uerbi
uidua est, uerbum teneas, ut ei sterilitatem uiduitatis indicas.

22. 85. Atque ut sciatis quod amanti haec affectu suadeam,
ut sciatis quod liceat et bene faenerare, ostendam uobis quem
faen eratorem debeatis im itari. D uo inquit erant debitores uni fae-
neratori; unus debebat denarios quingentos, alius quinquaginta. N on
habentibus illis unde redderent donauit utrisque. Quis ergo eum
plus diligit? Respondens S im on Pharisaeus dixit: Aestimo quia is

21. a Cf. Deut 24, 8 (6).
b c f. Mt 24, 41.
c Cf. 1 Cor 5, 7.
d Cf. Deut 24, 8 (6).
e Lc 20, 17 (= Ps 117, 22).
f Io 5, 39.
6 Lc 20, 18.
b Cf. Deut 24, 19 (17).

84, 4 est V 2 et cet.

TOBIA, 21, 83 - 22, 85 279

83. Stai attento che, m éntre chiedi denaro, tu non im pegni
la tua m ola o la pietra superiore della m o la 3. La m ola è lo
strum ento per fare il fio re di farina, con la quale m acina fio r di
farina la donna che è presa e l’altra che è lasciata. Forse è presa
quella che continuam ente m acina la parola di Dio per avere fior
di farina, fa la farina spirituale, elim ina il vecchio ferm ento per
fare una nuova pasta, custodisce la sua m ola, interpreta le Scrittu­
re, conserva per sé la pietra superiore della mola. In vece è lasciata
quella che im pegna la sua mola. A ven do m acinato qualcosa con
negligenza, im pegna la pietra che è sopra la mola. Dom ando quale
pietra sia questa. H o letto: La pietra che hanno scartato i costruttori,
questa è diventata testata d’angolo. Perché sopra la m ola? Perché
è lui che aiuta quelli che m a cin a n o4, è lui che dice: Esaminate
le Scritture, nelle quali v o i credete di avere la vita eterna.
84. N on prendere in pegno, o usuraio, questa pietra che sta
sopra la mola, p er non cadervi sopra; infatti ognuno che cadrà
sopra questa pietra si sfracellerà e co lu i sul quale cadrà lo stritolerà.
E non prendere nem m eno il pegno della vedova. Secondo l’inter­
pretazione letterale è 5 grave lu n a e l’altra cosa, sia prendere al
p o vero l’uso dei m ezzi di sussistenza, che prendere il pegno della
vedova, ma sarebbe più grave im padronirsi del Verbo dell'anim a,
che è vedova del Verbo 6, condannandola cosi alla sterilità della
vedovanza.
22. 85. E perché sappiate che io vi consiglio queste cose
a m o revole affetto, perché sappiate che si può anche fare buoni
prestiti, vi m ostrerò quale prestatore dovete im itare. Cerano —
dice — due debitori di un un ico creditore; uno gli doveva cinquecen­
to denari, l'altro cinquanta. Poiché qu elli non avevano da restituire,
condonò ad entrambi. Chi dunque lo amerà maggiormente? Sim one

3 Allusione a Deut 24, 8 (6) citato sopra in 17, 57.
4 Attraverso l’allegorizzazione A m brogio giunge all'interpretazione mistica.
L’interpretazione della Scrittura è imm aginata com e un'azione m olitoria e, perciò,
il possesso della pietra superjnolare (da identificare con la pietra angolare, che
è Cristo) è indispensabile per intendere la parola divina. Su questo luogo cf.
Pizzo l a t o , La dottrina esegetica..., pp. 268 s.
s Mi è parso che non fosse possibile altra soluzione per intendere questo
passo che accogliere l’em endazione est di V 2. Zucker e la Giaccherò, seguendo
Schenkl stampano et, m a la traduzione del prim o non è convincente e la Giaccherò
traduce come se avesse letto est.
6 uerbi u id u a : il passaggio dal livello letterale (la vedova a cui si toglie il pegno)
a quello mistico (l'anim a a cui si toglie la Parola di Dio, Cristo) appare assai
brusco, ma lo si può spiegare notando che l’idea dell’anim a sposa del uerbum è
cara ad Am brogio: cf. exp. ps. 118 6, 8 (C S E L 62, p. 112, 14 ss.); è presente
particolarmente nel De Isaac, ove A m brogio sviluppa tale immagine, commentando
passi del Cantico dei Cantici. Si veda, dunque, Isaac 5, 38 (C S E L 32, 1, p. 664,
16 ss.) quia uerbum dei sicu t capreola ex ilit aut sicut in u lu s ceruoru m , sem per u ig ilet
anim a et praetendat, quae re q u irit eum et quae tenere desiderat, 5, 44-47 (pp. 668 ss.);
7, 57-60 (p. 680, 23 ss.); 8, 71-73 (p. 692, 4 ss.) recte a dsu m itur et in d u citu r uerbum
dei, quia pulsat animam, ut a p eria tu r sibi ostium... sic sponsa u erb um adsumi..:, e
ancora bon. m ort. 5, 20 (p. 721) sponsus autem anim ae deus u erb um est, c u i anim a
le gitim o quodam co n u b ii foedere copulatur.

sed quibus donaret sciebat. noua c o n d e re ta. H abetis ergo quem sequam ini faeneratorem . 22. in his etenim innocentius ambulat Christus — et capillis capitis sui te r s it c. sed donanti. quia sua pec­ cata mundauit. 85 . H eb 8. N ec fe fe llit dixisse aliquos. 23. Sciuit tam en quod et ille quasi ingratus non posset quod accepisset exsoluere et ecclesia m em or gratiae eo plura solueret quo plura meruisset. N on habet quod excuset Iudaeus. a Lc 7. 87. ut excusatio ei om nis adi­ matur.280 de TOBIA. osculata est pedes. 8 8 . Plus rem issum est ecclesiae. 88 cui plus d o n a u ita. c Cf. qui m ale cogitauit putans quod ignoraret magis dom inus peccata m ulieris quàm donaret. quoniam dilexit m ultum d. Et laudata est eius sententia dicente dom in o: Recte iu d ica stib. Lc 7. ferens pacis insignia m isit oleum in pedes eius m isericordiam et ipsa in pauperes conferendo — isti sunt pedes Christi. 13. E t ideo inquit dimissa surit peccata eius multa. 23. ex quo et humana condicio. si u laude donari.] et n o n n u lli codd. Christo enim hum iliatur quicum que habet hum ilitatis affectum. 43. et quae inueterauerat culpa renouaret gratia. ut inueterata aboleret. Verum est nec ego abnuo.23. ex quo et Eua. Sed laudatur eius sententia. id eo se passioni optulit. Dedit aquam pedibus Christi. Denique peccatum ab Adam. . Nos enim non personae obtrectam us. quoniam plus debebat. 8 6 . 41-43. illi quasi ingrato m inora concessit. quasi non uetus sit fa en erare?». d Lc 7. Recte iudicauit Pharisaeus. 12 ut a lt. Aduerte quod dom inus et m isericordiam quasi liberalis inpertit et iudicium cum m iseratione dispensat. ut renouaret spiritu. quasi id non etiam superiores fecerint. quasi nouum aliquid admissum sit. b Lc 7. ex illo culpa. M ihi quasi peccatori plura donauit. Ante donauit per gratiam. si uultis non esse quod reprehendatu r a nobis. sed et culpa uetus est. Sed id eo Christus aduenit. 88. 47. a Cf. ex illo praeuaricatio. sed auaritiae. Sch. quae congregata est ex p o­ pulo nationum. cum ante hoc biduum tractatus noster eorum conpunxis- set affectum : «Q u id sibi uoluit episcopus aduersus faeneratores tractare. ut absolueret 22. sed et ipsa plus soluit non exigenti. 38 et 44-46.

non avrebbe potu to pagare quello che aveva ricevuto. portando le insegne della pace versò d e ll’o lio sui suoi piedi. perché egli aveva lavato i suoi peccati. da lui anche l’umana condizione. 44). Rettam ente giudicò il Fariseo. Si obietterà forse che in quel versetto si legge tergebat e non tersit. Berlin 1954. perché m olto ha amato. 87. ma l’avidità. Diede l’acqua p er i piedi di Cristo. e non lo nego. TOBIA. com e ingrato. avrebbe tanto più pagato quanto più aveva m eritato. E perciò — dice — sono perdonati i suoi m olti peccati. da lui la colpa. fondare le nuove e rinnovare m ediante la grazia quelle cose che la colpa aveva fatto invecchiare. Il G iudeo non ha scuse. È vero. a proposito di questo luogo. a mio avviso. . a lui com e ad un ingrato ha dato meno. 44-46 poco sopra e si deve intendere che abbia voluto com prendervi anche questo luogo. Vedi che il Signore generosam ente distribuisce la m iseri­ cord ia ed em ette i suoi giudizi con com passione. 22. da lui la disobbedienza. 3. 44 (p e r errore egli scrive 17. in essi infatti Cristo cam m ina con più innocenza — e li asciugò con i capelli del suo capo Infatti si sottom ette a Cristo chiunque ama l’umiltà. Luca s-E u a ngeliu m . Ecco dunque il cred itore che dovete seguire.' Questo è un passo importante perché attesta il carattere oratorio anche di questa seconda parte del De Tobia e docum enta che il trattato è composto da due sermoni pronunciati a distanza di due giorni l’uno dall’altro.1 Zucker nella sua introduzione (p. N oi infatti non biasim iam o la persona. M a la sua risposta è lodata perché gli venga preclusa ogni scappatoia. 8 6 . JU l ic h e r . sia che la Chiesa. 8 8 . com e se si com m ettesse qualcosa di nuovo. 44. Di più è stato perdonato alla Chiesa. 2). lui che aveva pensato m ale creden do che il Signore ignorasse i peccati della donna piuttosto che li perdonasse. E non m i è sfuggito che alcuni. m a anch’essa pagò di più non a chi esigeva. Infatti il peccato è venuto da Adam o. com e se il prestare ad interesse non fosse cosa antica?». attestano anche tersit com e lezione Vetus Latina. quando due giorni fa la nostra trattazione ha colp ito i lo ro sentim enti ’ . innanzi tutto perché Schenkl aveva dato il riferimento a Lc 7. cit. m em ore della grazia. m a anche la colpa è antica. Ma per questo Cristo è venuto. da lui è venuta anche Èva. 23. se volete che vi si dia lode. che è stata radunata dal p o p o lo dei pagani. m a a chi donava.. per abolire le cose vecchie. hanno d etto: «P erch é il Vescovo ha predicato contro gli usurai. Ha condonato in anticipo m ediante la grazia. m a egli sapeva a chi condonava. se vo lete che non accada che siate rim proverati da noi. 88 281 Fariseo rispondendo disse: Penso c o lu i al quale ha condonato di più. accordando anch'essa m isericordia ai p o veri — essi sono i piedi di Cristo. 23‘. r che Schenkl non ha indicato l’allusione a Lc 7. 38.23. E la sua risposta fu lodata dal Signore che disse: H ai giudicato bene. perché era più debitrice. ma una citazione. com e se anche gli antenati non avessero fatto la stessa cosa. di Lc 7. m a l’apparato di WORDSWORTH-WHITE. A m e com e a un peccatore ha condonato m olto. e poi perché l’espressione et ca p illis capitis su i tersit non è allusione a Lc 7. Itala. baciò i suoi piedi. p erciò si offri aiia passione per rinnovare 22. Sapeva p erò sia che egli. L’osservazione non è esatta. ed anche A. 85 .

e Eccli 29. ne si quid tibi. si enim spoponderis. dedit enim p ro te anim am b o n a m c. Fam ae tuae dam na non sentis. Sed non Tobias pignus quaesiuit aut fideiusso- rem poposcit b. non amisisti fidem . erubescis negare. o b ligaret hereditatem . qui am icum deceperis. N am cum tu non habueris unde debitum soluas. 90. illum grau iorem exactorem cred itore patieris. de tuo noueris esse soluendum. 20 (27). ille pro te ten ebi­ tur. ut habet usus am icitiae. à Eccli 8. e Eccli 29. Legisti enim : N o n spondeas super uirtutem tuam. Adulteram accepi pecuniam. ut ipse quoque esse incipias ingratus et praetereas illud quod scriptum est: Gratiam repromissoris ne obliuiscaris. Quid faen eratores faciunt? Decipiunt defaeneratos. allegit P alegit V. diabolus autem Euam decepit. 89. 14 (17). 2 3 . In haec paratus accede. ita interueni. ut eum tuis nom inibus obstringas. ut fideiussorem requiras. 5 par Sch.8 8 -9 0 uniuersos. amisisti opes. 20 (21). Aut si uis interuenire. exsolu ere tuarum copiae facultatum. 89. 13 (16). quem sp opon disti». 90. redem isti am icum sine tua fraude. et infra: Recipe p roxim u m secundum uirtutem tuam et adtende tibi ne cadase. quasi restituens cogita d. E rgo caue ne alieno te ob liges debito. qui alleget: «S tim u la ciuem tuum. Inuenieris in eo circum uentor et fallax. ut subplantaret uirum. Tob 1. Ille nudabitur. id est ne m aiore te ob liges nom inis quantitate quam fe rre possunt atque. m oueris am ici obsecratus oratis.282 DE TOBIA. o gant fideiussores. 4. Si enim quod habes tradas. ne hoc quoque uendidisse dicaris. . d eb itor dederit gratiae. Currendum est igitur. Ecce paratur alter inimicus. te uideatur emisse. ego non accepissem pecuniam. ille p ro te in uincla ducetur. N ecesse est dicas: « Quis enim te quaerebat fid em dicere? N am nisi tu fid em dixisses. A lib i quoque id te m onent Prou erbia Solom onis dicentis: «S p on d en s sponde am icos b Cf. 15 (20). ut si d eb i­ to soluendo (par) non fuerit. Ita fiet. aes auro adm ixtum m ihi dedit: utinam te non optulisses! Fortasse te cred itor subornauit uel tu illu m ». 6 fallax] fallas R 8 alleget Sch.

m i ha dato ram e m escolato ad oro: m agari non ti fossi offerto 6! Forse il cred itore ti ha co rrotto o tu hai corrotto lui ». lui sarà tenuto a pagarlo p er te. giacché ha dato p er te la sua diletta vita. Pel. E accadrà che anche tu com incerai ad essere ingrato e dim enticherai ciò che è stato scritto: N on dim enticare il beneficio del garante. Oppure. lui dovrai sopportare com e esattore più inclem ente del creditore. Infatti se tu non hai di che pagare il debito. non avrei preso il denaro in prestito. in realtà Am brogio sviluppa un proprio pensiero. se quello non è in grado di saldare il debito. Dunque evita di dare garanzia al debito altrui. t o b ia . 4 fallax: Zucker sostiene che la lezione fallas (sic!) di P accolta da Schenkl sia 'lectio difficilior’ in luogo di fallax. chi gli aveva dato garanzie non sarebbe stato chiamato in causa. lu i. 6 La somiglianza con B a s ilio . 89. Lui sarà spogliato. supplicato dalle pregh iere di un amico. . 3 Questo luogo ( diabolus. pron to a questa eventualità. hai salvato un am ico senza tuo pregiudizio. M a Tobia non chiese un pegno né vo lle alcun garante. se tu non avessi dato la tua parola. p er assolvere 2 tutti. ci si procura un altro nem ico. Fatti avanti. ti lasci com m uovere. perdi le ricchezze. pensa a te stesso com e se dovessi restituire. affinché non si dica che ti sei fatto pagare anche questa. H o ricevu to del denaro falso. Devi dunque correre p er cercare un garante. 5 Da intendere in questo m odo: il debitore. Infatti hai letto: N on garantire oltre le tue forze. secondo la consuetudine d e ll’amicizia.c ò t e ) è appena superficiale. vin cola­ no i garanti. non p erdi la fiducia. 269 C (a&e coi n/r) ànT|VTTjCtt . cioè: non im pegnarti con un’obbli- gazione cosi grande che la disponibilità d elle tue sostanze non possa sopportare né pagare. PG 29. perché se garantirai. lui che protesterà: «T orm en ta il tuo concittadino al quale hai dato a ssic u ra zio n e»5. se. quindi. hereditatem ) è citato in A g o s tin o . ma fallas come form a rara di fallax non risulta attestato. se vu oi intervenire. M a il diavolo ha inganna­ to Èva p er far cadere l’u om o e p er m ettere un’ipoteca sull’ere­ dità 3. 88-90 283 m ediante lo Spirito. 23. N on subisce detrim en to il tuo buon nome. Anche in un altro lu ogo ti am m oniscono i Proverb i di Salom one che 2 ut a bsolueret: Schenkl in luogo di u t ha preferito et che è lezione dei deteriori (copie dirette o indirette di P). lui sarà con­ dotto in catene al tuo posto. avendo raggirato un amico. Infatti. 90. c. per vin colarlo con le tue obbligazioni. Perciò ho accolto la lezione fallax. e più oltre: A ccogli il prossim o secondo le tue forze e bada a te stesso per non cadere. ma il senso e la sintassi non sem brano tollerare nem m eno questa ipotesi. bisognoso di una malleveria. È inevitabile che tu dica: « E chi ti ch iedeva di dare la tua parola? Infatti. Che cosa fanno gli usurai? Ingannano i debitori.. aveva assicurato il garante che avrebbe potuto pagare i debiti e che. se dai quello che hai. se ti vergogn i di rifiutare. 3. 1. Ecco. In questo caso sarai tro va to com e ingannatore e m enzogne­ ro 4. 10. non sem bri che tu l’abbia com prata. intervieni ben sapendo che devi pagare di tuo. affinché se otterrai un p o ’ di gratitudine. La traduzione della Giaccherò più verosimilmente suppone che fallas sia da intendere form a del verbo fallo..

f Prou 17.9 0 . 93. h Tob 4. peius. mTob 4. quia et tu m ercennarius Christi es et te conduxit ad uineam suam e et tibi m erces reposita caelestis est. i Tob 4. quemadmodum q u i obligat se sponsorem am icorum s u o ru m » f. 12. Mt 18. si enim non habueris unde sol- uas. E x om nibus quae tibi abundauerint fac elemosynam '. 12. Dicit etiam : Mercedem om n i hom ini. H oc enim in terfice­ re hom inem . execrationem inprobus.2 4 . 19 (20). qu i penes te operatus fuerit. audi quid dicat Solom on: N o li dare te in sponsionem erubescens personam.9 3 tuos. ' Tob 4. O m ni tempore benedic dom inum m. 13. Mt 20.284 de TOBIA. si infirm um — uae enim illi qui scandalizauerit unum de pusillis istis!c — qui scis an in eo angelus sit? N eque enim dubitare debem us quod in m ercennario possit esse angelus. f Eccli 36. 92. g Tob 4. 91. 4. ut et tu possis dom in o dicere. 18. 24. et merces tua non m in o ra b itu rh. D im idium usque optulit m eritoqu e pro m ercennario inue­ nit angelum b. ne forte iustum aliquem m ercede defraudes. 2. . 40. a Cf. Tobis tibi dicit: Luxuria m ater est famis s. 24. cum esse possit Christus. « Cf. 14 (15). Sed non his tantum uirtutum finibus contentus sanc­ tus Tobias m ercennario quoque sciuit soluendam esse merce- dem a. 2 3 . c Cf. auferet stramentum desub lateribus tuis E rgo bonus faenera­ to r adquirit gratiam. non despicias inopem . d Cf. 6. 15. qui in m inim o quoque d esse consueuit. 15. 93. Si autem non habes. b Cf. Et tu unde scis. 21 (18). in quo continen­ tiam docet. redde eadem die et non maneat penes te merces hom inis. Mt 25. cum precaris: Da mercedem sustinentibus te f. 5 ebrietatem PV. 26 s. Dicit tibi: N o li bibere uinum in ebrietate '. 16 (17). 1 et 5. Tob 5. 14 (15). qui uitam suam labore exercet suo et m ercede sustentat. In his itaque faenus aeternum est et usura perpetua. uitae suae ei debita subsidia denegare. s Prou 22. Tob 4. Et tu m ercen­ narius es in hac terra: da m ercedem m ercennario. dicit tibi: De pane tuo com m unica esurientibus — uides quid te faenerare cupiat — et de uestimentis tuis nudos tege. N on ergo laedas seruum operan tem in ueritate neque m ercen­ narium dantem anim am suam. R edde ergo m ercennario m ercedem suam nec eum labo­ ris sui m ercede defrudes.

23. dunque. èyyut)v aùrxu volevo? npóo-ojnov. Tobia ti dice: L’intemperanza è madre della fame 3. 24. 91. Anche tu sei un servitore in questa terra.versione dei Settanta. 29 (. rivolta a chi non paga la ricompensa al prestatore d'opera. per poter dire al Signore. Dunque il buon usuraio acquista gratitudine. com e chi si vincola p e r garantire i suoi a m ic i». ed anche con H el.9 0 . 8. ascolta che cosa dice Salom one : N o n darti in garanzia arrossendo in volto. Per esempio. al servitore la sua ricom pensa per non fro d a rlo . TOBIA.d e lla ricom pensa del suo lavoro '. richiama un pensiero già espresso sopra a proposito degli usurai il rinvio è di Schenkl — in 14. E tu com e sai se p er caso non defraudi della ricom p en ­ sa un giusto. 44 (supra). 92. com e un calco. 24. inquit. Si legge nei Settanta: |o. p eggio se un d eb ole — guai infatti a chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli! — .t) SiSou o-egcutòv eic. 12. Infatti negare il sostentam ento dovuto alla vita di un u om o significa u cciderlo 2. In ogni tempo benedici il Signore. perché se non avrai di che pagare (il cred itore) toglierà il paglieric­ cio da sotto i tuoi fia n c h i7. 2 Ci si può dom andare quale collegam ento vi sia fra le esortazioni di quest'ulti­ mo capitolo e il tema precedentem ente svolto. quando preghi: D a’ la ricompensa a chi ti sostiene. 2 3 . e la tua ricompensa non dim inuirà. sapeva che anche al servitore si d oveva pagare la ricom pensa. il cattivo esecrazione. 4 Pur con qualche dubbio. 46 che si conclude con la citazione biblica: q u id est faenerare? H om in em . 3 Con la citazione di Tob 4. diversam ente intesa da Zucker e dalla Giaccherò. consegnala lo stesso giorn o e non resti presso di te la ricompensa di q u ell’uom o. non contento solo di questi con d elle virtù.supra). Ti dice: N o n bere vino fin o a ll’ubriachezza 4. ho accolto ebrietate. M a il santo Tobia.1 Una riflessione simile ritroviamo in epist. 26-27. questa espressione. che ho tenuto presente per tradurre la prim a parte della citazione.24. N on offen dere dunque il servo che opera nella verità né il servitore che dà la sua vita. Dice anche: La ricompensa ad ogni uom o che ha lavorato presso di te. 9. invece. 12 (P L 16. non disprezzare il p o vero che passa la sua vita nel lavoro e la sostenta con la ricom pensa. 7 Per la Vetus La tina questa è la sola attestazione di Prov 22. 93. . M a se non hai la possibilità. affidandom i al confronto con H el. alla . Qui sono dunque gli interessi eterni e l'usura che non avrà fine. perché anche tu sei servitore di Cristo e te ha condotto nella sua vigna ed è stata messa da parte p er te una ricom pensa celeste. 13 si richiama un concetto sviluppato sopra in H el. e cosi insegna la tem peranza. che l'apparato di Schenkl attribuisce ad alcuni codici m eno validi. Con tutto quello che hai in sovrabbondanza fa’ l'elemosina. dove troviamo la medesim a espressione. Da'. che ne sai se in lui c'è un angelo? Infatti non dobbiam o dubitare che nel servitore vi possa essere un angelo. 2. da’ la ricom pensa al servitore. ti dice: Da' il tuo pane agli affamati — ecco quello che vuole che tu dia in prestito — e con le vesti cop ri i nudi. occidere. dal m om ento che vi può essere Cristo che è solito trovarsi anche nel più piccolo. 920). corrisponde. 93 285 dice: «C o m e garante garantisci i tuoi amici. O ffri fin o alla m età e non a caso tro vò per servitore un angelo. Per Am brogio vi è senza dubbio continuità. che non trova riscontro nel testo della Vulgata né in quello originale. dove ricorre la m edesim a citazione.

I N D IC I (E L I A E I L D IG IU N O ) .

14: cf. 22. 6.: cf. 3. 4. 16. 8: cf. 2 (b is ). 11: cf. 10. 7: cf. 6. 26. 16: cf. 41. 5. 3 R eg 16. 6. 6.: cf. 4. 25: cf. 1. 16. 7. 3. 6. 21. 17. 22: 4. 17. 21: cf. 4. 5. 20-22: 4. 17. 18. 85. 3. 6: cf. 33: 14. 15: cf. 18. 1. 68. 9. 16. 1 7 . 13. 14: cf. 11. 2. 11. IV D IC 9. 1 4 . 6. 13: cf. 6. 40. 6. 4. 13. 52. 10. 32: 14. 32. 3: cf. 16 (b is). 1. 17.: cf. 16. 68. 9: cf. 7. 2.3 9 . 25. 68. 4. 22: cf.: cf. 1: cf. 19. 32. 17: 4. 5. 6. 5. 11. 6: cf. 68. 6. 70.6 : cf. 16. 3 2 . 22. 19. 6 :. 18. Devt 3. 7. 18. 1. 1. 3. 1. 7: cf. cf. 15. 2: cf. 2. 4 s. 4. 1. 16. 11. 24. 16 ss. 32: cf. 5. 5.: cf. 11. 6. 16. 40. 15: 4. 58. 2. NVM 2. 5. 33 ss. 22. cf. 9 s. 7. 1. 16. 16. 2. 11: cf. 17. 7 s. 24: cf.: cf. . 19: cf.: 4. 2. 7. 8: cf. 28 ss. 21. 1: cf. 7. 81.: cf. 16. 15. 29 ss. 4.: cf. 40. 16: 16. 3. 32. 1. 28: 19. 12. 74. cf. 58. 9: cf. 8. 16. 36: cf. 15. IN D IC E SCRITTURISTICO G en 32. 6. 2. 25: cf. 1. 1. 20: cf. 17. 7. 7. 21. 21 ss. 84. 9. 17. 20. 22. 29 s. 13: 4. 4. 17.1 4 : 1 1 . 6. 32. 13 ss.: cf. 13. 4. 22: cf. 4. 85. 8. 1. 65: cf. 2. 16. 18. 18: cf. 1. Ios 4. 23: cf. 3 ss. 10. L ev 1. 14. 3: cf. 39. 3 (?): cf. 2. 1. 11.6 : 12. 1: cf. 35.: cf. 4. 26: cf. 2. 61. 4: cf. 41. 18. 10. 10. 20. 9 s. 20: cf. 7. 4. 9. 6. 13. Ex 1 R eg 14. 18. 4. 5. 19. 4. 68. 6. 17. 4.: cf. 6. 40. 17. 4. 15: cf. 15. 6. 11. 1: 12. 52. 21: 4. 6. 69.

22 (23). 70. 22. 13: 8. 71. 83. 73. 3 (1) E sdr 3. 2. 68 (69). 22. 4. 33: 16. 32: 16. 65. 6: 22. 19. 3-6: 10. 34. 1: 19. 9. 4. 30. 4: 19.70. Tob 20. 64. 4. 36. 33.53. 12: cf. 83. 1: cf. 4 5 : c f. 4 R eg 23. 8 : c f. 15.: cf. 75. 290 IN D IC E SORITTU RISTTCO 17. 3: cf. 10. 2. 17. 18. 23. 2. 40. 4. 57. 2. 33. 1: 4. 30. 2: cf. 16: 20. 77. 33. 23. 21. 2: cf. LE : 10. 1. 9. 8: cf. 3.: 15. 67. 23. 80. 4. 31 (48). 28 (51). 44 (45). 85.72. 3 8: cf. 1 . 5. 6 5 . 18. 8. 8 : c f. 10. 5: 10. 1.67. 4.5: 9. 3 8 ss. f. 6 s. 1 ss.1 1 : 10. 1: 10. 2. 1.: 19. 76. 23.43. 68. 9. 8: cf. 5. 10: cf. 79. 3. 8: cf. 13. 2. Ps 58. 14 s. 29. ION 32 (133). 34 s.29. 2 s. '27-29): 12. 12. 2: 10. 9. 9.: cf. 9. 15. 18. 11 s. 22. 2. 2: 4. 9: 9. 76. 19. 23. 15. 18. 23. 84. 22. 34.26. 2. 16: 2. 83. 15: c f .53. 10. 4. 16. 54. 58. 36. Is 17. 18. 10. 73. 61. ): 18. 13: 19. 11: c f. 31 (48).21-23: 15. 4: 1. cf. 6. I er 33 (34). 59. 1: 20. 1: 21. 23. 32. 4. 72. 80 (81). 29: 15.6: cf. 4s. 15: 20. cf. 33.28.: c f . 44 (bis). 04 (105). 2. 3. 9. 9. 9. 4. 36. 34. 8: 20.: c f. 31 (32). 72. 18. 10. 36.: cf. 56. 22.: 10. 58. 9: 20.: 9. 8 : 4.: cf. 103 (104). 2. 5. 7.33. 69. 8 7-9: 19 71. 59. IVDITH 3. 72. c f. 5. 3. 2. 11: c f . 2 2: cf.28. 74. 11.44. 16: cf. 11: 4. 10. 74. et 21.1 ss. . 9. 75 (76). 19. 3. 23. 61. 18. 7: 15. 95 (96). 13: 10. 18. 29. \): 12. 13 (25. iOV Mal . 0. 3 (b is ). 7: 5. 27): 16. 36. 2.: 20. }): 8. 55. 3 9 : c f. 6 : 19. 19. 44 s. 37 ss. 55. 29.2. 1: cf.53. 69. E sth ): 12. 24.34. 3.

80. 6. 11: cf. 82. 1: cf. 61. 21. 3. 3 : 10. 1.6. 7. 16.: cf. 36. 1. 41: 4. 7. 2 Cor 6. 81 3. 80. 79. I I . 37 s. 75. 22. 31: 20. 20-23: cf. C ol 4. 57. 4. 57. 75. 25: cf. 21. 34 s. cf. 7: 15. 10. 21. 13. 5: 21. 83. P h il 3. 3. 10: cf. 8. cf. 18: 21.: cf. 79. 10. Rom 10. 32: 20. 79. E ph 13. 11. 29 s. cf. 79. 37. 28.: cf. 26: 21. 2 s. 1. 22. 5: cf. 11 . 79. 7: cf. 37. 80. 21. 83. 10. Lc 3. 9 s. 15: cf. 4: 3. 16: 21. 23: 5. 7. 5. 19. 1. 28: 20. 16: 10. 1: cf. 18. 4. 6. 46 ss. 4. 2 T im Mc 2. 40. 14. 69. 22. 6. 27: 21. 15. 18. 12. 9: 20.: 10. 4. 66. 22. 22. 84. 26. . 49 s. 79. 37.: 3. 76. 68. 2 T hess 7. 16: cf. 14. 81. 2. 13 s. . A poc Io 5. 5: cf. 11: 7. 15: cf. 7. 18: 16. 9. 79. 22. 29: 16. 82. 3. 3. 17 s. 1 T im 15. 80. 72. 14. 58. 84. 6: 22. 9. 11. 16. 21. 3. 20. 74.: cf. 10: 21. 19. 34: 3. 11: cf. 22. 80. 21. 3. 79. 48. 20. I. ib id . 20: cf. 5. 3. 82. 19 ss. 33: 5. 4. 2: cf. INDICE SCRITTURISTICO 291 D an A ct 3. 20. 40. 9. 6. 79. 38: cf. 2: cf. 21. 7. 22. 23: 19. 3. 6. 16: cf. 4. 6. 11. 21. 37. Mt 9.: 8.: cf. 11. 83. 40. 20. 1 Cor lOEL 4. 4: 1. 74. 80. 5. 16: cf.: 21. 15. 21. 7. 6. 9: 21. 1: cf. 24: cf.: cf. 3: 1. 31 ss. 3. 35. 81. 6. 17: 10. 1. 4. 10: 22. 5: 22.: cf. 8. 26. 17: 22. 9. 10. 27.

INDICE DEGLI AUTORI ANTICHI * MBROSIVS De mysteriis 'e Abraham 5. 5. 84: 125.3 . 53: 79. . 1-4: 28. . 2 5 : 107. 140: i 25. 1.81: 125. 2. 43: 125.9. 1. 3. 1: 9. 3. 33: 105. 2..11. E xa m e ro n De sacramentis 5. Expositio Euang. I I d e ie iu n io : 17. E xp lan atio Psalm i X X X V I 5. 11. 7: 125. 19: 69. 13: 127. De officiis ministrorum 2. De Noe 2. 2. 14: 123. 3: i 25. 4. 15. 1: 123.4 1 : 125. I. De Cain et Abel 31. 7. D e Io s e p h A ph raates 8. 7. II. 10: J23. 9. 3.99: 127. 38: 69. 19: 12 5. 9 ss. 5: 59. A m m ia n v s M a r c e l l i n v s E x p o s it io P s a lm i C X V I I I 31. De Nabuthae >. 85: 101. 1. U . D e S p iritu Sancto E xplanatio Psalm i X X X V I I 1 . De uirginibus 7. 16. 79: 125. 20: 123. 1. 10. 3. 17: 69. 1. 1.: 101. 5.11. 3. 2. 10. 2. 2. 5: 105. 6 . 12: 69.27: 103. D e m . 3.11.11. Epistulae De paenitentia 1 (7). 26: /23. 43: i 27. 2. 17-18: 53. 30: 99. 24: 119. 26. Lucam 4. 56: 1 1 9. 22 1: i 27. Explanatio Psalmi L X I D e Tobia 32: 101. 28: 123. 14: 65. * C on il n u m e r o in c o rs iv o si r i n v i a a lla p a g in a . sec.

460 B: 95.177 A: 71. 175: 111. 448 C: 99. C ic e r o PG 31. 176 A: 63. 449 C: 99. B a s il iv s C a e s a r ie n s is PG 31. 456 A: 16. C a t o M a io r PG 31. 456 B: 95. PG 31. 2: 67. 181 A: 99. 457 B: 11. PG 31. 1: 77. 176 B: 67. 7: 95. 9. 62. in S. 168 B: 51. De oratore PG 31. 65 (bis). PG 31. 45. Tusculanae disputationes PG 31. De republica PG 31. 425 B: 123. PG 31. De figuris sententiarum PG 31. PG 31. PG 31. 165 A: 77 (bis). 59. a. . 6 : 119. 55. A t h a n a s iv s PG 31. PG 31. 19: 55. 1 de ieiunio PG 31. 340: 18. 196 D: 73. PG 31. 445 B-D: 105. A q v ila R om anvs PG 3. 91. PG 31. 91. 171: 109. 79. in ebriosos In Pisonem PG 31. 5.40: 109. 3. 60: 77. PG 31. 453 D -456 A: 97. 2: 103. Florida PG 31. 445 D: 107. 164 A: 16. 39: 121. PG 31. PG 31. Hom. 165 B: 75. 97. 440 A: 119. 173 C: 61 (bis). Hom. PG 31. 456 B-C: 97. De agricultura PG 31. 125. Pro Gallio PG 31.1. 69. Orator PG 31. In Verrem PG 31. Fr. Baptisma 6 . 51. 448 C-D: 99. 176 C: 71. 89. 457 C: 91. 425 C:123 (bis). 429 C: 127. Pro Cluentio PG 31. 103. 177 C: 49. 169 C. 452 A: 83. Praefatio: 109. PG 31. Pro Caelio PG 31. 164 B: 77 {ter). 91 (bis). 101. PG 31. PG 31. 2. PG 31. 172 C: 47 (bis). Confessiones Hom. 453 B: 91. 180 C: 107. 428 D . 77 (bis). 165 B-C: 79. PG 31. INDICE D E G Ù AUTORI ANTICHI A p v le iv s PG 31. PG 31. PG 31.429 A:123. 445 C: 105. 180 B: 107. 176 D . PG 31. PG 31. 17. 53. 66 : 87. 429 B: 127. PG 31. 449 A-B: 99. PG 31. 173 B: 61. 173 A: 59. PG 31. 449 B: 81. 57. PG 31. PG 31. PG 31. 168 A: 16. PG 31. 2. Epistula fest.48: 109. 456 C : 85. A v g v s t ìn v s PG 31/461 D: 81. 9. 172 A: 79. 460 C: 91.460 A: 87. PG 31. PG 31. 1 (Miillerj: 65 (bis). 429 A: 125. 460 D: 95. 457 A: 87. 172 C-D: 57. PG 31. 93 (bis). PG 31.

Mand. 1. 4: 17. 6 . past. 10: 17. 1-5: 17. 2. Epistulae Pseudolus 1578: 55. institutionum libri Amphitruo 7. 1. 1. 386: 101. 10: 63. 38: 95. 3-4: 121. 50: 121. 1. 5. DIDACHÈ 36. in Ier. 76: 117. 1. 8 . 9: 117. 4-6: 119. 5.: 95. 1. 21: 103. 24. 4.OVIDIVS H o r a tiv s Metamorphoses Carmina 12. 13: 55. 7: 16-. 1: 17.294 INDICE DEGLI AUTORI ANTICHI C l e m e n s A l e x a n d r in v s LVCRETIVS Paedagogus 5. 15-18: 109. 606: 45. 1. 1. 12: 16. 3: 95. 10: 97.: 61. 8 . 2. 63: 71. M a c r o b iv s CVRTIVS RVFVS Saturnalia 5. DECRETVM GRATIANI M a x im v s T a v r in e n s is De penit. P e r s iv s Satirae 3. Antiqua medicina 2. 1. Dist. 1. 1. 7. Vita Ambrosii Epistulae 13. 7.97. 23 ss. O r ig e n e s H e rm a e P a s to r Homiliae in Leu. 35: 87. De Cherubini 2. 6 : 105. 1. 3: 69. 1368: 61. De sobrietate Ivuvs V i c t o r 1. 99: <59. 100: 69. H ip p o c r a te s 2. Sermones 36. . Captivi L ib a n iv s 848: 101. De specialibus legibus Ars rhetorica 22: 67.: 95. 697: 101. 7. c. 119 s.. Homiliae Lat. 28: 69. 4. 97 (bis). 1. . Pa v u n v s 1. 5: 71. 77 ss. 1. P la v tv s L a c t a n t iv s Diu. P h i l o A le x a n d r in v s 1.

527: 49. S t a t iv s 2. 8. 40: 109. 338: 99. 23. 10. 497: 45.: 99. 3. 154: 99. V e r g il i v s . 4 (H e n s e ): 71. 3. 52: 65. 3. 3: 89. D e b r e u it a t e u ita e 6 . 1. Carmina 12. 22: 55. 524: 69. 391: 61. 9 ext. 165: 67. Germania 23: 95. 641: 83. V a l e r i v s M a x im v s P r o p e r t iv s 6. 1. 12: 16. 66: 67. 277: 87. 11. 509: 109. 1. 382: 69. T a c it v s 3. 4. 7. 132: 59. Siluae 2. 718: 57. X enophon T e l e s in S t o b a e v s Commentarii p . 7. INDICE DEGLI AUTORI ANTICHI 295 P l in iv s T ertvlu anvs Naturalis historia De ieiunio: 17. 34. 3. 23. 265: 69. 533: 87. 692: 99. 254: 85. 2. 120. S id o n iv s A p o l l in a r is 12. 56: 65. Consolatio ad Heluiam m. 332: 69. Commentarii Horatii serm. 654: 45. Georgica 1. 1: 16. 503:. Q v in t iu a n v s Aeneis Institutio oratoria 1. 236: 89. 11. 1. 692: 57. 3. 9. 3. 4. 3. 652: 83. 10. S eneca 2. 90: 83. 3. 355: 67. Epistulae 9. 3. 5: 89. 11. 99. 83. T ib v llv s P o r p h y r io n 1. . 357 ss. 85. 1. 184: 65. 8. 1: 109. 2. 7. 56: 69.

C a l d e i : 7.(t e r ). 3. 97. 1. 29. C a r t a g in e : 19. A r c a d io (im p e r a to r e ): 10.: 101. 121. 123 (b is ). 40.: 73. 115. . A f r ic a : 65. G e ru s a le m m e : 105. 9. 61. 4. 14. 9. E s t e r : 9. 65 (b is ). A s s ir i: 9. A m a n : 9. D a v id e : 45. FOUCHER L. 13. 6. E p ifa n ia : 16. 70. B e l i a l : 20. 15. D e S a in t-D e n is E. 3.: 17.: 65. G io n a : 19. 11. 57. E g i t t o : 18. 40. 22. C a r t a g in e s i : 19. 11. E s a O: 11. G a u d e m e t J. 87. 61. G io s u è : 20. 115. U . A n n a (m a d re d i S a n s o n e ): 13. 74. 2.J. 13.D. D a r e m b e r g Ch. IN D IC E D EI NOMI * À b ra m o : 13. F e n ic ia : 19. 107. 1. 30.E . 54. 10. 59.: 117. 93. C a in o : 16. 93. 103.X. 20. 85. 8 (b is ). C a l l e w a e r t C. C o m b e fis F. 69. 7. 19. E b r e i : 15. F e n i c i : 19.: 119. 5. 4. G io v e d ì S a n to : 73. 3. 22.: 83. 39. 5. G ia c o b b e : 11. F r i e d e b e r g e .: 85. 14. 15. 63. 30. 13. G ir o la m o : 16.: 95. 67 (b is ). 53.A. * Con il num ero in corsivo si indica la pagina. 117 (b is ). 119. 84. 73.: 65. 11.: 111. 6. D io g e n e L a e r z io : 4. DASSMANN E. 72 (te r). 19. GRYSON R . 40. A q u il e ia : 65.: 34. 17. G io r d a n o : 2. con i num eri in tondo si rinvia a capitolo e paragrafo del testo am brosiano. B a s ilio d i C e s a r e a : 9. 5. G e o r g e s K .: 59. E n g e l b r e c h t A. 13. C oppa G. 89. 52. 84. G iu d e a : 22. 83 (b is ). 115. A d am o: 13. 40. F u n k F. 5. 56. 3. 11.: 103 (b is ). E lis e o : 12. 3. 7. 13.: 9. 123. 36.: 85. 58 (b is ). 22. 14. G iu d itta : 9. 85. 10. A u s s e n zio : 18. B la is e A. E lia : 10.: 111. 4. 2. 20. È v a : 20. C o lu m e lla : 6. D a n ie le : 12. D ie d e r ic h M . 70. 13. 12. 81 (te r).: 73. 19. G iu d e i: 2. 28 (b is ). A c h a b : 2. 18. D aniéLO U J. 1. 22. B u c k M. A l f ó d i A. C o u r c e l l e P. 20. 71.: 109. 10. 68 (b is ). G o m o r r a : 15.: 47. 84. G io v a n n i B a t t is t a : 12. 85. 10. 72. 74. 30. C ic e r o n e : 67. 34. 74. 1. C r a c c o R u g g in i L. 35. 70. 105. E s d r a : 93. B a b ilo n ia : 16. 75. 2. G e r e m ia : 16. 33. 30. 4 (b is ). 11.

Ihm M . 77. 19. 101 (bis). M ila n o : 10. W ilb r a n d W. 59. . 53. 45. 64. 121. 34. P a la n q u e J. 125. 81. P i c h l e r Th. 10. Isa ia: 14.R. 73 (bis). 5. 119.: 83. 99. M e l o n i P. 107. 19. 83. H u h n J. 6.: 111. 79. 53. 125 (bis). 34. 15. 20. Q u a r e s im a : 16. J a ze r: 16. K lo sterm ann E. SCHOMMER J. L u n ea u A. 77. 18. 70. 68. 79. T i r i : 19. 89.: 14. 14. 22. T i r o : 14.: 11. 20. 72.: 95. L e w y H. 125 (ter). 34. 59. L o t h : 13.: 99. 71. 61 (ter). 119. 5.: 45. 52. 95. P a v e s e L. 95. 16.: 17. S z a n t y r A. 73 (bis). 85. Vetus Latina-. W e b e r R. 127. P la u t o : 14. T ille m o n t : 10. 53. 125. 99. J a c k s o n G. 10. 70. 73. 73. S e i b e l W. M osÈ : 13.: 9. 69. R o m a n i : 95. 119.E. S o d o m a : 5.V. 67. W o r d s w o r t h I. 76.: 14. WEYMAN C. M o n a c h in o V. 53.: 53. N o è : 13.: 113. R a a b : 20. 19.: 10. N a z z a r o A. 14.: P o le m o n e : 14. M a n ilio V o p is c o : 65. 121. R o l l e r o P. M a e s B. 109. Z in c o n e S. 15. 105. 70. 99. 15.P i z z o l a t o L. 115. 74. 71 (bis).: 17. 95.B. S a b a t ie r P. 12. 105. 6. Vulgata: 81.: 10. 12. 105. 119.: 53. 16. 83. 29. 16.: 65 (ter). 125. 105.: 121. 1.: 65. INDICE DEI NOMI 297 H o fm a n n J. 15. 5. 127. 2. 10.F. P e r s ia n i : 95. 1. L ib a n o : 17. 87. S c h e n k l C. N a t a le : 119. 69. U n n i : 95. 10. V e n e r d ì S a n to : O lo fe r n e : 9. W h i t e H. 58.: 109.: 17. T e o d o s io I: 10. 74 (bis). 33. S a g l i o M. 2.: 15. 59. 13. 16. 73. I t a l i a : 10. 19. 73.: 83. . 79. 71. 45.: 71. N i n i v e : 19.: 45. 19. V a le n t in ia n o II: 10. 52. V a s e y V. 69. 59.: 34. 113. R om a: 18. 81. 109. M a s s im o (im p e r a to r e ): 10.R. S a r e p t a (v e d o v a d i): 2. 15. N a id : 16. 5. 119. 14.I. 67. U . 69 (bis). 107. 5. 103. P asqu a: 16. V a n g e lo : 10. 73.: 55. 123. 19.: 97.: 10. 117. 85.: 99. 95. S a v o n H. R a h l f s A. P o ir ie r M . 97. 20. 17. 35. M a r R o s s o : 18. 63 (bis).: 113.: 11. 15. 54.: 15. 113. 49. 73 M u s u r i l l o H. S a n s o n e: 13. 103. L a z z a r o : 9. 125. S id o n e : 2. 113. S c h m itz J. 16. M c G u ir e M . 105. 67. 123 (bis). 34. (quater). 16. S o s o d i P e r g a m o : 65. 93.: 109. S in a i: 6. 29 (bis). 103.

D i a v o l o : le o p e r e d e l d. il d. lu s s u rio s o 13. il d. 34. il b a tte s im o d i C. d iv in ità d i C. 46. 5. è la v e s te d e ll'a n im a 4. 79. 20. 22. c. il d. dei mercanti 19. p a s s io n e d i C. d i C ris to 22. 6. 41. 3. 1. di Daniele chiuse la bocca dei leoni 7. A n i m a : c ib o d e ll’a. il c.50. D iv in ità : d. C o n v it o : p r e p a r a z io n e d e l c. IN D IC E ANALITICO A b s te m ia : 3. A t l e t a : il b u o n a. 10. d. 37. d e ll’a n im a 3. 7 e Lc 7. 83. è in s e g n a m e n to d i c o n tin e n z a 8. 69. 3. 22. 19.39. il d. 10. A p o s t o l o (P a o lo ): 18. 4. D o m e n ic a : 19. 66. 3 . 22. 79. 37. 22. 5. 32. 2. A r c a n g e l i : 21.7. 22 ( bis). 22. 8. 2-3. A t t o r i (d i tr a g e d ia ): 13. i s a c ra m e n ti d i C. c. 79. 22. 79. 4. lib e r a d a l p e c c a to 4. riconduce il peccatore in paradiso 4. 69. 37. 37. 66. 20. p e c c a tr ic e 10. 46. 8. è m a d re d e lla fe d e ltà 12. in tr o d u c e il p e c c a to 4. la s o b r ie tà c o m e d ife s a d e lla c. 5. A m ia n t o : 7. A s tin e n z a (dal cibo): l'a. 9.22. c. 3. 21. B a r b a r i : 12.5. 37.8. 20. le te n ta z io n i d e l d. a ll'o r ig in e d e l m o n d o 4. 4. s p iritu a le 3. 37. 82. 82. 19. 71. r in v io d e l b. 75. d is tru g g e il p e c c a to 10. 84. 79. 7. 3. 37. 47. D ig iu n o : d. 37 s. 37. 5. la. il d. 7. C o s c ie n z a : 10. d i G io v a n n i B a ttis ta 3. 1. d i d o n n e in te m p e ra n ti 18. 7. C o n tin e n z a : 8. il d. d e g li a n g e li 3. 54. s e g n ò la fin e d e lla c r e a z io n e d e l m o n d o 4. 9. C on s ors n a tu ra e : 5. C i b o : e s ca d e l d ia v o lo 1. 83.11. C h ie s a : la peccatrice di Mt 26. D a n z a : d. 43. 21. A g o n e (c ris tia n o ): 1. 24. q u a r e s im a le 10. d i C ris to 1. il d. 75. 8. C r is t o : è c a p o m is tic o 10. la fo r z a d e l d. C o d ic i g r e c i : 11. D o m in a z io n i : 21. il c. 66. c. C a r n e : m o r tific a z io n e d e lla c. 11. 26. 21. 22. 85. 4. è tipo della c. d i C ris to 21. cibo degli a. 6. è c o n d im e n to d e l c ib o 9. di Cristo 10. il d ig iu n o è p u r ific a z io n e d e ll’a. B a t t e s im o : b. 38. 13. A v id ità : l’a. 10. 4. . 22. A n g e lo : Giovanni Battista era ritenuto un a. a. 8. C a s t it à : il d ig iu n o è fo n d a m e n t o d e lla c. 1. q u a lità d e l d. 33. e u c a r is tic o 10. 15. 18. d. 22.

22. di ribellione 11. 17. 11. 66. la g. N e o m e n ie : 1. L i b e r t à : e r a d i tu tti p r im a d e ll’in v e n z io n e d e l v in o 5. 12. 19. 40. 85. S o b r ie t à : 3. G r a z ia : 1. 36. 62. P r o s t it u t a : 20. 69. 22. di Cristo 10. 42. 27. 26. M a r t ir e : il c o n v it o fu n e b r e su lla to m b a d e i m. 2. 15. T r io n f o (s p iritu a le ): 1. 22. 18. P u d ic iz ia : 8. 17. M a r e : il b u o n uso d e l m. 41. la s. 1. 12. Typus: 10. I n f e r n o : 8. 69. 4. (= s a c ra m e n ti) 10. S c h ia v itù : ebbe origine daH’ubriachezza 5. M e r c a n t e : l’a v id ità d e i m . 37. T o r t u r a : 17. è d ife s a d e lla c a s tità 18. 45 (b is ). F i l o s o f o : 8. E l e f a n t e : a n e d d o t o d e ll’e. 8. 71. E v a n g e l o : la g ra z ia d e l l e . 22. R is u r r e z io n e : il g io r n o d e lla r. Pe rip eta sm a (velo): 10. F i l o s o f ia : la f. O ttav o g io r n o : è il g io r n o d e lla r is u r r e z io n e 19. 33. 26. p. g. 19. 8. 23. 15. 19. 76. 3. 71. 65. d e g li in te m p e r a n ti 8. 8. 85. 36. 55. 18. . d e lla lib id in e 10. P a r s im o n ia : 8. 36. 72. 26. di Caino e di Abele 22. 10. 37. S t o l t e z z a : s . 67. 79. 20. è l’o t ta v o 19. 62. 28. 69. 83. 1. 17. a llo n ta n a n o d a D io 18. P e c c a t o : 4. 76. il d ig iu n o è o r ig in e d e lla g. 4. 68. 2. 23. 68. 37. d e l s a c ra m e n to (d e l b a tte s im o ) 22. S a c r il e g io : 12. 84. 10. 36. 74. 19. d e i p e c c a ti 10. INDICE ANALITICO 299 D o n n a : v in o e d. 19. R e m is s io n e : r. remissione dei p. P r o f u m o : i p. 36. 12. M i l i z i a (c r is tia n a ): 2. S a c r if i c i o : s. I m p a z ie n z a : e s e m p i d i i. 45. 40. e s e m p io d i s. Im p e r a t o r e : 12. I n c e s t o : e b b e o r ig in e d a ll’u b r ia c h e z z a 5. S a l m i : il c a n to d e i s. 36. 10. 1. 62 (b is ). d i c h i si u b r ia c a 9. 22. S a c r a m e n t o : 10. I n t e m p e r a n z a : 2. P a s s io n e : p. 11. d e lla s o b r ie tà 10. 12. M is e r ic o r d ia : 20. s p iritu a le . 9. 37. 8. 69. I n n i : il c a n to d e g li i. il p. M i s t e r o : p a r te c ip a r e ai m . E u c a r is t ia : 10. 55.

. 51-52. 54. V it t o r ia (s p ir itu a le ): 1 . 12. h a in t r o d o tto la s c h ia v itù 5. l’u. l’u. 59. e ffe tt i d e ll’u. i r iti d e ll’u. 67. 16. la fo r z a d e l v. 11. 15. d i N o è 5. 54. l ’u. 66. è s tim o lo d e lla lib id in e 16. V in o : è v e le n o 14. 14.300 INDICE ANALITICO U b r ia c h e z z a : a g li e s o r d i d e l g e n e r e u m a n o e r a s c o n o s c iu ta 5.42-44. c o m e s tr u m e n to p e r v in c e r e i b a r b a ri 15. 15. 22. 10. 17. è m a d r e d e ll'in fe d e ltà 12.1 . 57. il v. l'u. 41. 59. 51-52. u. d e lle d o n n e 18. il v e le n o d e ll'u . 63. è v e le n o d i s to lte z za 15. U m i l t à : 8. p e r l’u. fu r o n o sp ezza te le ta v o le d e lla L e g g e 6. e le d o n n e a llo n ta n a n o d a D io 18. 10.

IN D IC I (N A B O T H ) .

ib id . 27. 4: cf. 75 (76). . 29. 20 (21). 12. 36.69. 1. 1-4: 2. 41. 65.46.: cf. cf. 21: 15.49. 17: 15. 7. Ex 15. 64.: cf. 32-37: 13. 26. 3: 14. 75 (7 6 ). 31. 1 R eg 30. 16-20: cf. 2: 16. 16. 16: 11. 75 (76). 18. 91: 16.: cf. 75 (76). 20 (21). 21: cf. 20: 12. 14. 41.3 6 : 1 1 . 7: 4. 71. 49 (50).: cf. 50. 72. 20 (21). 24. 37. 25-27: cf. 67. 15: cf. cf. 10: 11. 3 R eg 15. 16.: 17. 20 (21). 32 (33). 21: cf. 13: 11. 56: cf. 17.47. 35 s. 12. 12. 17. 1 Ch ro n 29. 16. cf. I ob 1. 21 (20). 73 (74). 14. 45: cf. 25: 17. 43. 20 (21). 12. 33. 46. 61 (b is ). 17. 72.: 1 6 . 12-16: 13. 12.51. 6: cf. 23 s. 20 (21). 2. 7 (?). 40 (41). 2: 8. 75 (76). 12: 15. 72.: 17. 20 (21). 20 (21). 57. 20 (21).: cf. 67. 51. 62.6 0 . 22. cf. 21 (20). 13. 7: 15.: 1 5. 49. 63 (fcis). Ps 3. 29: 17. 9. 7. 9 . 6: 15. 57. 6: cf. 22: 17. 2.65. 20 (2 1 ). 57. 67. 63. 2: 14. 4 s. 51. 7. 15. 34 ss. 7. 73 (74). 49 (50). 75 (76). 51.4 9 . 21 (20). 6. 51.6 7 . 62. . 2. 34. 8 s. 69. 36. 2 2 . 11: cf. 3: 12. IN D IC E SCRITTURISTICO G en 4 R eg 3. 1 9 (2 0 ). 16. 17: 15. 75 (7 6 ). 70. 14. 64.3 8 : 1 1. 15: cf. 4: cf. 6: 6. 21 (20). 7: cf. 51. 62. 6: cf. 12. ib id . 8. 67. 11: 1 4 . 66. 13. cf. 23. 65. 8 s. 19: 11. 3: 7. 72. 51. 13: cf. 57. 7-10: 9. 40. 29. 14. 21 (20). 67. 31. 62. 65. 4 s. 7. 67 (68). 14: cf.: 17. 7. 7: 16. cf. 51. 67 (68). 65. 12. 4. 48. 38 (39). 70. 2. 30: 16. 16 (17). 2. 15. 20 (21). 42: 17. 19. 51. 72. 14: 16. 2. 27. 4. 27: 17. 5 s. 8: 15. 61 (62). 9: cf. 68 . 33 (34). 63. Devt 29. 29 ss. 70. 20 s. 37. 1 1 : 6 . 65. 7: 9.

17-19: 6. 28: 12. 60: cf. 15. 13: 8. 8: 15. 13. S v s (= D a n 13) 1 1 0 (1 1 1 ). 16. 9: 7. . 52. 32. 37. 3. 17. 12. Me 10. 58. 9: 6. 13: 14. 64. 31. 18 ss. 10. 52. 15. 10. 45. 60. 12. 44. 29. 40.: 14. 29. Is Io 5. 37. 36. 57. 8: 12. 25: cf. Lc E ccli 11. 12: 5. Z ach 75 (76). E ccle 25. 59. 55. 16. 59. 24: 12. 58. 6: cf. 55. 22. 34. 14.68. 50. 29. 3. 25. 20: 6. Os P rov 10. 12. 37. 8. 19: 7. 14. 12. 5: 7. 19. 4: cf. 56: cf. 4: 15. 45. 38.304 INDICE SCRITTURISTICO 75 (76). 48: cf. 14.: cf. 2: 6. 60. 5. 38. 43: 8. I. 12. 20: 3. Can t 14. 8. 34: 16. 12.: 14. 14. 60. 6. 68. 7. 8. 31. I I . 40. A ct I er 3. 7: 14. 35 s. cf. 9: 13. 10 (13): 5. 16. 22. 20. 65 96 (97). 51. 127 (128). 5. 28. 6. 11: 6. 55. 19. 31. 5. 26. 68. 51. 14. 25. 7: 13. 4. 21: cf. 6a: 12. 20: cf. 45. 7. 58. 10. 53. 59. 14. 6 ss. 10. 28. 55. 5-9: 10. 29. 5. 65. 13. 13: 16. 3. 27. 40. 58. 8. 11: cf. 8: 1. 75 (76). 8. 63. 6. 12. 22. 23: 14. 24. 3.39. 60. 30 (2 9 ): 12. 3: cf. R om H ab 2. 38. 28: 14. 3: cf. 12. 67. 41: 2. 28. 21: 14. 5. 19.: 6. 11.63.: 10. 8: 13. cf. 46. 22. 43: 8. 60. 38. 16. 12. 27. 5.46. 12. 62. 62. 17: 14. 9: 3. 34: 6. 11: 15. 11: 8. 10: 13. 28: 8. 14. 26: 8. 31. 40: cf. 27. 38. 15 s. 65. 5. 36. 23. 12. 5. 11: 8. 31. 2. 10: 15. 111 (112). 33. 53. 23: 14. 16: cf. 8: cf. 25. 40. 15. 11: cf. 21 s. Mt 9. 34: 1 1. 9: 7. 15: 6. 16. 69. 5. 13. 35. 3: 8. 58. 21: cf. 19. 16. 12: 7. 8: cf. 11. 69. 12: 16. 36. 66. 64.

60. 49. . INDICE SCRITTURISTICO 305 1 Cor E ph 4. 8. 2. 2 C or H ebr 3. 67. 10. 11. 60. 66 (b is). 68. 11 ■(?): cf. 61. 4: 16. 45. 5. 62. 6. 14. 2: 14. 8: 16. 14. 6. 4: cf. 13: 16. 66. 14. 9. 12: cf. 3: cf. 16. 11. 16: cf.

20. 1. 5. 1. Expositio Psalmi C XV III 5. 6 . Explanatio Psalmi L X V III 1. 5: 181. 86 : 171. 8. 5. 84: 131. . 28: /79. 6 . 43: 185. 187 (bis). 8 . 3. 10. 10. 12: 737. 10. 22-24: 139. 2. Explanatio Psalmi X X X V I 2. 2 1 : 181. 6 . 7. 11: 171. 12: 169. 1. 2. 6 . 2. Lucam 2. 6-7: 139. 5. 8 . 19. 4. 6 . 4-5: 139. 3. 8. 787. 189. Ì75. 65: 181. * C o n il n u m e r o in c o rs iv o si rin via a lla p agin a. 19: 7S5. sec. 16: 181. 6 . 52: 139. 7 (37). 5. 8 . 8 . 54: 185. 8 . 43: 139. E p is tu la e Expositio Euang. 7. 10: 187. 22: 133. 77: 171. 20: 139. 26: 27. 32: 187. 8 . 10. 6 . Exhortatio uirginitatis 8 . 9: 181. 2. 37: 171. 7: 28. Explanatio Psalmi X LV III 6 . 17: 171. 5./63. 107: 151. 2. 2 . 52: 175.4: 171. 85: 179. 32: Ì39. 27: 7S5. 16. 4. 8 : 187. De Cain et Abel 25: 139. 27: 141. 10. IN D IC E D EG LI AUTORI ANTICHI * A m b r o s iv s Explanatio Psalmi I De Abraham 29: 139. 16: 139. 14. 1 2 . 14: 151. 39: 27. 14: 151. Explanatio Psalmi XL 2. 47: 739. 14: 139. 51: 133. 2. 9: 151. Explanatio Psalmi XL1II De bono mortis 51: 27. 7. 8. 20: YS5. 2. Exameron 5. 30: . 58: 139. 46: /33. 6 . 2. 3. 5: 27. 122: 155. 21: 139. 5.

88 : 151. 12: 177.269 A: 147. 1. 1. 8 . 5. 1. 3. 27. PG 31 280 B: 179. 23: 151. 25: 107. 1. 160: 177. 102: 139. 25: 169. PG 31 269 D: 151. 9. INDICE DEGLI AUTORI ANTICHI 307 De fuga saeculi A v g v s t in v s 8 . 60: 153. PG 31 273 A: 23. 55: 151. PG 31 273 C: 159 (bis). 3. 64: 185. C ic e r o De natura deorum De uirginibus 2. 11. 29: 179. 19: 165. PG 31 272 B: 173. 1. 4: 185. . De doctrina Christiana De Helia 2. PG 31 264 B: 155. 7: 171. 9. 2. De poenitentia PG 31 288 A: 179. 38: 189. 175. 55: 189. De uiduis PG 31 300 A: 149. 161. 32. 4. PG 31 292 A: 177. PG 31 265 A: 153. 51: 189. 243: 139. 5. 10. Destruam De Noe PG 31 261 C: 23. 27. 187. 153. 63: 139. 81: 131. 49. 29: 145. 16. PG 31 273 B-C: 159. Enarrationes in Psalmos 22. 3. 94: 185 (bis). 3: 181. 1. 30. PG 31 289 B: 151. Hom. 17-19: 151. 2. 28. De officiis ministrorum PG 31 265 D: 161. 189. 68 : 151. 16. in illud. Hom. PG 31 264 A: 23. Sermones 1. PG 31 293 A: 139. PG 31 268 C . 132: 131. 11. De Isaac PG 31 264 C: 157. 15. 157 PG 31 265 C: 159 (ter). PG 31 285 C: 179. 66 : 171. De Ioseph B a s i u v s C a e s a r ie n s is 7. PG 31 273 B: 157. 8. De Iacob Epistulae 1. 1.43: 131. 153 (bis). 6 . 1. 155 (bis). 12: 177. 167. 10: 139. 28. 1. 137: 139. 158: 139. 133: 179. PG 31 297 B: 151 (bis). De uirginitate 12. 37: 171. 58: 139. PG 31 285 A: 175.38-39: 141. 3. 1. 165. 36: 151. 6 . PG 31 276 A: 173. 8. 1. De republica 15. 12: 185. 9. PG 31 276 B: 133. 2. 147.293 A: 135. 14. PG 31 292 B . 61. 28: 151. 69: 139. 1. 2. PG 31 268 D: 147. PG 31 268 C: 147. 9. in diuites De Tobia PG 31 284 B: 157. 1. 2. Post reditum in senatum 34: 141.

20: 163. 6: 175. Satyrae 11. Liber interpr. 1: 145. 26: 183. 80. in patrem tacentem P l in iv s P G 35. 11: 163. 11. ed. 211 A: 185. G r e g o r i v s N a z ia n z e n v s Hom. 20. nom. P lato 34: 145.308 INDICE DEGLI AUTORI ANTICHI Pro Sextio O r ig e n e s 83: 169. . Seneca Praefatio in lib. 47. P e tr o n iv s Satyricon FRAGMENTA VATICANA 67: 151. 8 : 143. 175: 175. SENTENTIAE PAVLI 5. P a v lin v s Vita Ambrosii DIGESTVM 41: 19. 345: 149. Procop. Salom. De uita beata IUVENALIS 22: 183. Lagarde. 14. 5. 1: 145. T a c it v s Livivs Annales 23. 43. 426: 165. Naturalis historia 23. 4. 16: 151.: 185. G. OVIDIVS CODEX THEODOS1ANVS Fasti 2. 5: 133. ed. H ie r o n y m v s Ps. p. 4. 33: 145. 37: 145. L a c t a n t iv s S id o n iv s A p o llin a r is Diuinae institutiones 1. Commentarius in Cant. Lagarde. Hebr. . 2: 151. 7: 167. 54. 1. 1: 145. 5.Q v in t il ia n v s Aduersus Iouinianum Declamationes 50: 187. 4. 6 : 169. 2: 145. 42. 957 C: 139. 86. 5. Phaedrus 246 ss. p. Epistulae ad Lucilium PL 29. 5. 1: 145. 1: 145. 3. 16: 181. 5. CODEX IVSTINIANVS PG 31. 26: 145. 8. 20. 43. 6: 155. ap. 3.

1. 4: 749: 9. 57: 753. Heautontimorumenos 4. 2. 319: 147. . 7. 49: 755. Georgica V a l e r j v s M a x im v s 1. 645: 745. 6 . 1. 749: 747. 4: 183. 139: 745. 506: 749. 141 ss.: 141. 798: 745. 279: 777.: 147. 177. 205: 145. 3. 6 . INDICE D E G Ù AUTORI ANTICHI 309 T e r e n t iv s V e r g iu v s Andria Aeneis 301 ss. 1. 128: 747. T ertvlu anvs 7. De cultu feminarum 8 . 9. 726: 175-.

E g it t o : 5. C ap padocia: 23.: 185. 62.: 161. 193.: 19. 5. 1. B l o c h H. 24. B o n f a n t e P. ( t e ) .O.: 23. 22. 67 (bis). 133. h u h n J.: 19. E l is e o : 2. 51. 2. 15. 64. 15. D u d d e n F. 17. 7 (bis). 157. F O r s t e r T. I s r a e l e : 25. c o n i n u m e r i in to n d o si rin v ia a c a p ito lo e p a r a g r a fo d e l testo a m b ro s ia n o . E lia : 26.J.: 183. 23. F o g a z z a d. 7. 12. 17. I t a l i a : 23.: 24. A m in a d a b : 15. 12. 42. 135. 163.: 137. 11. 50. 72 (bis). G iu d e a : 14. IN D IC E D E I NOM I * ABACUC: 15. F r e d e H. 141. C la u s F. 143. L e h a n n e u r L. 141. 153. 9.: 23.: 23. 51 (ter).: 20. G e z a b e le : 22. 183. F r a t t i n i E. 51 (bis). 27. 64.: 145. 65 (bis). 9. 171. 25.: 161. 189. G iu s tin ia n o : 145. 70. 17. 26. G iu seppe: 5. 11.: 21. 72 (bis). F o r c e l l i n i A. 41. 60.: 20. 61 (bis). 167. H o fm a n n J. C r a c c o R u g g in i L. B la is e A. 26. 151. G iu d a : 14. 33. D io c le z ia n o : 145. 64. 16. 14. D a v id e : 6. 64. 66. A b e le : 16. A c h a b : 22. 1 (fcis). 49. 67. 23 (bis). Ja h v é : 26. 17. B i e g e l m e i e r A. 51. 12. 135 (bis). 16.: 161. 181. 42. A r a m e i : 26. 9. 17. 14. 49. 25.H. J U lic h e r A.: 19. 27.: 161. 12. L o v e j o y A. 15. 47 E r n o u t A. I s r a e l it i : 26. 16. C a l a f a t o S.: 145 (bis).: 159.B.: 34. 143. K e l l n e r J. A d am o: 12. 28. D is: 6. 7. 68. 68.: 19. 2. 157. 2. 61. 11. C o s ta n tin o : 145. 14. D r e s s l e r H .: 23. Ih m M .: 34. B a a l : 26. 61. 69. 50. B a l l e r i n i : 19. A r i s t o t e l e : 185. C a i n o : 16. L a z z a r o : 14. E s o d o : 15. 179. D e L a b r i o l l e P. E v a : 16. 6 (quater).: 20. 17.: 23. 62. 23. 72. B a s ilio di C e s a r e a : 19. 64. 145 (ter). . 133. 17. 2. C o r d in i D. 5. E c c l e s ia s t e : 5. 71. C o u r c e l l e P. * C o n il n u m e r o in c o rs iv o si in d ic a la p ag in a. 12. A l l a r d P. 70 (bis). 70.

48. 133. N a b o th : 19. P a o lo : 16. 20. 133. 17. 22. 51. S a m a r ia : 2. R o u s s e l P. 11. 25. 181. 11. P lu t o n e : 153. 183.70. O r ig e n e : 185. T il l e m o n t : 19. 169 (bis). 43(bis).: 19-. 169. 25. 149. 169.: 161. 161. 135.: 23. 20. 189. 1 S t o a : 185. 161. 171 P a la n q u e J.-R. 167. 163.: 34. 66 . 12. 181. 2. M c G u ir e M .: 19. 157. S a u l: 12. 21. 27. 157. S ir ia : 25.: 19. W ilb r a n d W. INDICE DEI NOMI 311 M a d e c G. 34. 165. 17. 135 (bis). NDOLELA L. 149. 137. 151. S i o n : 14.: 23. 193. S c h e n k l C. SEIBEL W. 159. 169 (ter). W a l d e A. 20. 163. 177. 159. 20. P o i r i e r M . 65. P la t o n e : 185. 165. 25. 183. 181. P o s id o n iu s : 185.: 23. 1. 2. 157. 26. 34. P o r t o l a n o A. V a n g e l o : 6. 793. O rab on a L. 29.47 (bis).: 19. Z a c c a r ia : 187. 145. 6 (ter). 51 (bù). R o m a n o P. 167 (bis). 183.: 19. 51. 24. 72 (ter). 139. 171. 25. P i z z o l a t o L.: 19. 181 (bis).: 185. 143. 33. 143. V a s e y V. P a r e d i A. 16. . 23. S a b a u e r P.: 25. 153. 6. 12.: 185. 9. M a r c h e s i C.F. 155.: 23.G . 62.: 20. 191. 23. T a n d o i V.: 161. M a r a M . MOSÈ: 12. M o m ig lia n o A. 131.: 19. 20. 21. (ter). 163 (bis).: 28. 151. 69. 143.: 145. M e i l l e t A. 34. 5. 181. 15.: 23. 187.: 173. 50. 22. Vetus Latina: 25. 131. 163. 175.R. Vulgata: 25. (bis). 26. S q u it ie r i G.: 161.

la . 3. 14. d e i r ic c h i 16. 51. 13. 3. 60. 1. 12. 2. 27. Ornam enti f e m m in il i: 5. 25. G io c o d ’ a z z a r d o : 3. 5. R ic c h e z z a : in u tilità d e lla r. 71. d e l r ic c o è fu n e s ta 5. 1. 28. 50. N o b il t à : n. 17. 12. M is e r ic o r d ia : 8. 3. 25. p. P r e s t it o : p. 11. 1. A n g o s c ia : a. 54. 2. 20. 1. 28. 2. 12. C o s c ie n z a : 12. 22-24. 15. 3. 4. 38. 3. P o v e r o : v ittim a d e lla s o p r a ffa z io n e d e l r ic c o 1. d e l r ic c o 13. 12. 1. la b u o n a r. 6. C o m u n io n e d e i b e n i : 1. P e c c a t o : la s c h ia v itù d e l p. r e n d e g r a d ite le o ffe r t e a D io 16. 53. d e l r ic c o 9. C on s ors naturae-. 12. 25-26. I n f e r n o : 6. 12. D e b it o s p ir it u a l e : 14. 45. 2. i p. 14. 11. D ia v o l o : 14. 1. d e l r ic c o 1. 28. P a g a n i : 6. 50. 50. 5. 51. d e l r ic c o 5. R a p i n a : le r. A n i m a : 15. G i o i e l l i : 5. 11. 15. C a v a l l o : a lle g o r ia d e i c. c o s tr e tto a v e n d e r e i f ig li 5. A v a r iz ia : a. la c o n d a n n a . 70. 12. 10. 21-24. 2. 64. 52. 70. 9. 59-60. 47. il p. 41. Ricco: l ’a v id ità d e l r. 53. A v i d i t à : a. 2. 11. M e n s : 5. 2. 59. IN D IC E ANALITICO A e n ig m a (a lle g o r ia ): 12. fa tto a D io 14. 17. 2. 67. d e l p o v e r o 5. F e d e : la f. 13. a v ita 3. 26. P ie t r e p r e z io s e : 5. 64. P r o p r ie t à : il d ir it to d i p. P e c c a t o r e : 12. 11. 67. 49. 62.1. 10. P e n it e n z a : 17. 4. 3. 26. 6. 64-65. 2. E r e d i: 1. 3. 2.

2. 54. 12. il r. INDICE ANALITICO 313 d e l r. . 63. 3. il r. 62. 4. 8. le ra p in e d e l r. 54. 4. 4. si v a n ta p e r la p r o p r ia n o b iltà 13. 44. 67. 7. 16-17. im p u d e n z a d e l r. 21-24. 15. 30-31. S o b r ie t à : 14. R i s u r r e z i o n e : 15. la s u p e rb ia d e l r. V e n d i t a d e i f i g l i : 5. è ip o c r ita 10. 16. 12. a v a r iz ia d e l r. s to lte z za d e l r. è un in d ig e n te 6. 18. 2. il r. m is a n tr o p ia d e l r.

IN D IC I (T O B IA ) .

19 s. 62. 33. 58. 28. 77. 22. 51. 15: 5. 90. Prov 24. 14: 5. 113 (114). 66. 19. 12. 4: cf. 23. 20. 52. (26 s. 28. 25. 14: cf. 28. 18: 18. 21: 18. 12 (?). cf. 73. 36: 15. 56. 5: 18. 90. 25 (2 6 ): 14.60. 2 ss. 51. 59. 53. 44: 19. 12. 17: 16. 28. 5: 15. 14: 15. 12: 4. 30. 55. 13: 7. 15. 20. 84. N vm 54 (5 5 ). 13: 20. 29. 12-15 (10-15): 17. 67 (68). 28. 51. 13-14: 19. 26 (27): 14. 15 s. 48 (17. IN D IC E SCRITTURISTICO Gen I ob 3. 24. 10: 4. 29. 25. 5. 15. 27.64. 24 (2 5 ): 14. 19 (1 7 ): 17. L ev 21 (22). 26 s. 22. 1. 7: cf. 1 s. 77.: 20. 46. 23: 15. 22. 9. 23. 18: 23. cf. 19: cf. 21. 9: 16. 48. 15. 19: 20. 25. 14 (15). 51. 21. 28. 59 (b is ). 24. 11: cf. 22): cf. 12-14 (10-13): 20. 4: 18. 15. 47. 3. 36 (37). 47 (4 8 ). 22. 21. 13): cf. 36 (37). 18. 23: cf.62. 7: 12. 108 (109). 26: 2. 71 (7 2 ). 22. 38. 17: 5. 17: cf. 11 (12). 63. 35-37: 17. 4. 28. 14 (15). 52. 5: 9. 83. 8 (6 ): 18. 4. 27. 77. 19. 2. .: 23. Devt 68 (69).): 14. 7: 18. 77. 52. 76. 12 s. 25: 1.62. 76. 25. 43: cf. 47. 20. 20. 21. 108 (109).: 18. 20. 12 s. 24. 66.: 18. 14: 4. Ex Ps 18. 28. 25 s. 61.: cf. 21 (22). 22.: cf. 25 s. 12: 18. 57. 7. 54 (55). 12. 5. 36 (37). 11. 20. 40 (31. 11: 20. 17. 67 (68). 44. 7. 76. 15: cf. 1 1 1 (1 1 2 ). 31. IVDIC E ccle 14. 76.: 18. 16. 31. 6: 20. 23. 37: 15. 19.: 14. 47.66. 20: 15. 8. 43. 73. 8: 13. 16. 47. 75. 61. 62. 14.62. 57. 1: 15. 30. 69. 27. 21: 1 9. 42. 62. 8: 20.

24. 21. 4.: cf.: 20. 20. 8. 7. 7. 9. 44. 34-36: 15. 5: cf. cf. I. . 5. 24: 14. 7: 13. 7. 86. 8. 12 9. 58. 20. 20 (2 1 ): cf. 67. 15 (1 6 ): 12. 27. 50. 3-5 : cf. 2: cf. 18. 22. 15. 34. 2. 19 (20): 24. Lc 1. 63. 2. 19: cf. 16 (1 7 ): 24. 61. 19.: cf. 44. 5. 4: cf. 8. 5. 4. 4. 18. 24. 42 cf. 12 cf. 47: 22. 20 cf. 6. 2 . 9: 13. 85. 43: 22. 12. 2. 1. 74. 20. 7: cf. 93. 10 cf. 3-6: cf. 1-8: cf. 90. 1. 1 8. 36 cf. 3. 13: 24. 90. 3. 18. 13. 9. 42 ss. 9 s. 2: 2. 93. 23. 6-9: 5. E ccli 18. 12: 20. 19. 91. 20. 83. 78. 43. 4. 7. 7: cf. 20 (27): 23. 9: 9. 17: 14. 21 (18): 24. 25. Svs (= DAN 13) 29. 34. 12. 18: 7. 71. 78. 7. 91.5 2 . 31: cf. cf. 7. 93. 3. 12. 40 24. 3. 7-13: 17. 19. 10 s. 6.318 INDICE SCRITTURISTICO 1. 43: 20. 12 s. 6. 1. 2. 33. 17. 42.: 1 3. 28. 10. 5. 73. M al 20. 91. 17 ss. 4. 18. 1. 2. 63. T ob 1. 5: cf.32. 44-46: cf. 8. 24.: cf. 12. 23 18. 92. 65. 19. 90. 5. 4. 4. 6. Ez SAP 18. 78: cf. I I . 22. 4 (5 ): 1. 54. ' 3. 64. 14.: cf. 35: cf. 1. 6: 13. 15: 24. 78. 42. 93. 31. 85. 24. 46. 29. Mt 29. 13. 19 18. 1. 59. 2. 2 s.65. 5. 9: 15. 2. 93. 24. 14 (1 5 ): 24. 9 s. 6: 12. I er 12. 91. 12.: 3. 24. 53. N eh 25. 6: cf. 1. 20. 64. 29. 29. 71. 70. 16 s. 50. 5. 91. 36. 8. 20. 19. 3. 3. 29. 42. 22. 2 s. 12: 20. 50. 65. 58: 9. 52 cf. 73. 35. 5. 12. 92. 34 cf. 5. 40. 2. 17. 14 (1 7 ): cf. 28. 11 (10): 1. 41 cf. 5. 9. 20.: 1. 13 (1 6 ): 23. 6. 2. 74. 7-10: cf. 2. 20. 19. 20 9. 1. 12. 38: cf. 52. 47 (b is ). 89. 7. 19. 5. 3: cf. 1: 2.: 1 5 . 4. 21: cf. 41: cf. 4. 1. 89. 22. 4. 18 15. 2: cf. 4. 86. 1: cf. 52. 41-43: 22. 16: 14. 19 20. 23. 24. 7. 35. 6. Is 5. 15 (2 0 ): 23. 86. 11. 71. 58. 7.43.11 -1 4 : cf. 2: cf.

19. 10. 5. 13. 56.61. 79. 22: 20. 66. 74. 21. 74. 6. 12. 9: 16. 20. 12: 20. 18: 21. 66. 1. 73 4. 4: cf. 73.: cf. . 21. 47. 30: 9. 26: 14. 84. 9 s.4 : cf. 79. 27: cf. 1 Pt 11. 67. 23. 10. 9. 64. 30: cf. 64. 1 T im 9. 3. 5 20. 14. 20. 25 s. 15 cf. R om 1. 34. 61. 25 19. 7. 74. 3. 47 s. 2. 14. 73. 74. 14: 19. 1 Cor 19. 20. 67. 83. 4. 8. 74. 64. 17: cf. 13. 14: cf. 20. 39 21. 64. 2 cf. 74. 20. 14. 10. 6: 20. 5. 20 cf. 20. 16 cf. 14. 25. 28 20. 14: 20. 5. 47.: 20. 8: cf. 33. 20. 47.: 19. 6: 18. 8. 83. 61.: 1 8. 6 . 18. 13. 20. 14. 23: cf. 27 cf. INDICE SCRITTURISTICO 319 15. 14: 20. 64. 25: cf. 2 T im 1. 22 s. A ct Col 1. 74. 16. 20. 9. E ph 19. 83. 75. 47. 23 s. 7: cf. 67. 20. 19. 8. G al 13. 1.: cf. 14: 20. 20: 18. 13. 4 19. 1. 13: cf. 2 Cor Io 1. 88. 79. 19. 6: cf. 47. 19. H ebr 9. 6. 1 cf. 60 (b is ). 23: cf.

4. 6 : 257. 6. 14:247. 4-5: 28. 29 : 285.20. 6. 12. 5. 19. 19: 28. D e H elia et ieiu n io 5. 76: 29. 5. 7: 229. 18. 6. 2. 8. 8. 2 0 7 . 10. 7-15: 257. 55: 203. 13. 4. 86: 207. 3: 213. 2. E x a m ero n 5. sec. 40: 211. 8. 44: 285. 34. Lucai De bono mortis Prol. 6. 14. 247. 15: 30. 5. Explanatio Psalmi XXXV 1. 12: 203. 6. 115: 29. 3. . 50: 225. 4: 20 3. 10. 56. De Cairi et A b el 6 . 5: 247. 9. 1 2 (30). 14 (63): 247. E xp o s itio P sa lm i C X V I I I 5 (4). 5. 2. De /z<ie 19. 24-26: 257. D e e x c e ssu fratris Satyri 12. 5. 20: 207. 2. 5: 207. 30: 247. 6: 247. 69 . 1. 5. 19. 39: 251. De fuga saeculi 73. 63: 229. 16. Explanatio Psalmi XXXIX De apologia Dauid 27: 265. 25: 265. 4. 11. 9: 205. 37: 203. 18: 207. 27: 247. 2: 2J9. INDICE DEGLI AUTORI ANTICHI * ^MBROSIVS Explanatio Psalmi XXXI De Abraham 46: 203. 45 . 19. 2. 5: 203. 7. 8: 279. 20. 13. 5. Expositio Euang. 14: 221. 80: 223. 74: 271. 12: 285. 48: 211.13. 35: 217. 20: 279. 23-24: 229. 115-117: 271. 50: 213. 8. 9. Epistulae 10. 9: 263. 1. 13. 12: 239. 8: 207. 24: 213: 2 2 7 . 2: 28. 2. 8. 1. 92-93: 257. 4. 19. 8. 6: 263. 1 (41). 6. 25 3. 8. 19:271. * C on il n u m e r o in c o rs iv o si r i n v i a a lla p a g in a . 1. 1. 4: 211. 46: 215. 23: 285. L.

PG 29. 4. 275 A: 243. 20: 277. 245. 7: 207. PG 29. 3 (PG 29. De natura et gratia Iw e n a u s 22. 1. 5. 249. PG 29. PG 29. 5 . 278 C-D: 253. De Isaac PG 29. 272 C . 10: 283. PG 29. Hom. 18. 1. 223. PG 29. 20: 247. 89: 245. 276 B:: 227. 241. 71-73: 279. 269 A: 277.: 249. 227. PG 29. 277. 277 A-B: 225. 27. 3. 4. PG 29. 2. 277 D:: 255. 23: 271. PG 29. 277 C: 253. 2. 19. 1. Epistulae 1. in Hexaemeron 1. 4. 3. 14. 227. 277 B:: 225. 10. 24: 215. B a s i u v s C a e s a r ie n s is De Iacob Hom. 41: 247. 273 C-D: 247. 5. 5. PG 29. 269 C: 283. 25: 205 (fcis). Iob et Dauid PG 29. C ic e r o £>e paradiso De officiis 3. 215 (bis). 1. 24: 229. PG 29. 239. 12. 23: 263. 277 A: 225. 276 A: 247. 21: 30. De interpr. 209. 30: 28-. 153 A): 227. 239 (fcts). 1. 38: 279. 221. 78: 277. 70: 277. PG 29. 2. 108: 277.36: 203. DECRETVM GRATIANI 14. 280 B:: 247. 9. PG 29. 1. 1: 205. 4. 7. PG 29. INDICE DEGÙ AUTORI ANTICHI 321 19. 129: 249. 269 B:: 275. 273 B:: 227. 272 C: 227. 19. 17: 217.273 A: 277. 280 A: 237. 268 A: 207 (ter). 225 (feis). 1. PG 29. Pro Quinctio De sacramentis 72: 277. 257 (bis). 268 C: 213. 126: 229. 1: 257. 279 (fcis). 265 C: 205. PG 29. PG 29.4 7 : 279. 29. 8 . 6 . 229. 229. 2: 30. 13: 275. . 50: 277. 44 . 6 . 21. 17: 277. 1. 7. PG 29. 2. 1. PG 29. 15. in Psalmum X IV 2. De Nabuthae PG 29. 7. 7. 5. 243. 273 C: 237. 269 A-B: 275. 32: 225. 29: 215. 3. A m m ia n v s M a r c e l l in v s DIGESTVM 31. A v g v s t in v s H o r a t iv s Contra Iulianum Pelag. De officiis ministrorum PG 29. 265 B:: 203. 22. 141: 273. 34: 271. 2. 70: 247. 272 A: 215. 57-60: 279. 139 s. 3. CODEX IVSTINIANVS De uirginitate 1. 8. 1-4: 28. 1. 6 : 207. 209. 7. 277. 12: 249. 2. PG 29. 6 : 233. 5. 249. PG 29.

Aeneis P e t r o n iv s 1. Naturalis historia Eclogae II. 160: 235.322 INDICE DEGÙ AUTORI ANTICHI LE X X II TABVLARUM QVERVLVS 3.432: 221. 199: 227.92. 2. 5. L v c r e t iv s 1. 42: 223.. 210 ss. 57: 213. T a c itv s 115. 21o: 247. 102 ss. 10. 4. p. 84. 133: 273. 2: 207. 6 . 102: 273. Georgica Truculentus 2. 5. . 95: 225. De somniis 5. 1. Pescennius 7. 20. 261: 211.: 259. 250: 245. 1. P lavtvs 9. 82: 293. 56. 431: 223.: 221. 36 V e rg iu v s 3. 6 : 233. 1. Epistulae ad Lucilium 17. LIBER COL. S p a r iia n v s (E u v s ) 13. GROM. 1: 233. Curculio 12. 1. 3: 233. 598 s. Bleme et al. SENTENTIAE PAVLI 5. 2: 247. 438: 225. 11: 247. 9: 269. 24: 225. P h il o A l e x a n d r in v s 2. 1.446: 237. 3. 154: 237. S eneca ed. 2. 92. 2. NOVELLAE IVSTINIANAE 60. 1: 233. 5. 938: 231. 814: 227. 706: 213. 395: 203. 217: 239. P U N IV S 4. 204: 239. Agricola O r ig e n e s 2. 536: 211. 121: 217. 3. I. 11: 259. De uirtutibus 2. 8 : 269. 26. M a r t ia l is 7. 211. 3: 213.: 237. 26: 277. Commentarius in Ps. 4.

61. 48.: 207. E c c le s ia s t e : 201.: 233. G iu s t in ia n o (im p e r a t o r e ): 233. FORSTER T : 28. 17. KRESTAN L. 63. 223. 52. M a t t i a : 20. 34. 5. 63. 8. E z e c h ie l e : 15. 78. Ja h v é : 273. M a e s B.: 29.: 221 (b is ). 14. 17. 219. 52. 15. D e u t e r o n o m i o : 32. 52. 34. C o u r c e l l e P. 61. 23. F a l l e r O. (b is ).: 245. G i r o l a m o : 199.: 207. G a b a e l : 201. 63. A n t ic o T e s t a m e n to : 5. G e r m a n i a : 233. 33. MOSÈ: 11. 245. con i num eri in tondo si rinvia a capitolo e paragrafo del testo am brosiano. 14. 18. G i e t S. G a u d e m e t G . 33. 31. G i a c o m o (a p o s to lo ): 18. 57.: 205. C a t o n e : 14. * Con il num ero in corsivo si indica la pagina. 60. D a n ie l e (p r o fe t a ): 20. 213. G a l u a : 233. E g it t o : 14. 271. C o r n e l i o (c e n tu r io n e ): 18. G i o v a n n i : 18. 263. 207 (b is ). 239. G i u d e i : 32. 58. 239 B a r d e n e w e r O . AZAZEL: 273 (b is ). 255. M a d e c G . 20. 88. H u h n J. 88 (b is ). 249. 19. 76. 51. 79. 14. C r a c c o R u g g i n i L . . IN D IC E D E I NOM I * A d a m o : 23.: 28. 20. 243. 241.: 205.: 207. 249. 61. 18. 255. 203. JU l i c h e r A. 243. D a v i d e : 2. A v i a n o : 207. È v a : 9. G e d e o n e : 19. 46. G i a c c h e r ò M . 251. I h m M . ARU L. 5. E s d r a : 20.: 233 (b is ). E n e i d e : 221. 47. CARIDDI: 211. 263. E s m e in C. 273.: 30. G i o b b e : 1. 18. 4. B a r t e l l i n k M . 245. 60. 46. L e v it ic o : 15. 19. E s o d o : 14.: 201. 76 (b is ).: 30. E b r e i: 32.: 237. 31. 70. 78. 247. 58. ARONNE: 20. 28. G i u s t i n o (im p e r a to r e ): 233. H o f m a n n J. 223.B. 20. 18. 46. 63. C o n i n g t o n J.: 29. E u s e o : 19. 64 (te r). 7. 73. 20. 209. 17. 33. 259 (b is ). 237. 74. G i u d e a : 4.: 233. 12 (b is ). 19. 66. 265. 38 (b is ). 46. 19. C a n t ic o d e i C a n t i c i : 279. E l i a : 19. 12 (te r).: 229 (b is ). I d r a L e r n e a : 239. 267. 265. 283. AMALECH: 15. G r e c i : 239. B la is e a. G e o n : 7. 281. 63. B a s iu o d i C e s a r e a : 30. 279. M i l a n o : 233.: 33.

V angelo: 9. 263. 7. 54. 249.E : 199 (b is ). S u s a n n a : 20. 249. 247. 34. 20. 259 (b is ). S c h e n k l C. N e t t l e s h i p H. 93. 229. 64. 2. 24. 283. 283. 29. P i z z o l a t o L . 273.: 229 (b is ). 263. 33. 56. 281. W i l b r a n d W . 257. 1. 265. P a l a n q u e J. 201. 253 283. 30.324 INDICE DEI NOMI N a z z a r o A. .: 207. 90. 241. 199 (q u a te r). W h it e H. S a l t e r i o G a l l i c a n o : 203. 271. 207. (b is ). 281. 269. 16. P i c e n o : 14. 34. 60 ( bis).V. Z ucker L. 271.: 247.: 245. 201 P a o l o (apostolo): 18. 205.: 237. 55.: 207. 273. 203.: 30.: 237. 16. 77. 76. 259. 281. Z e l z ER M. 207 (b is ). 203 221. 265. 285. 30. N oè: 20. P i e t r o (apostolo): 18. WORDSWORTHI. 259. 271. 253. 73. 24. SC H ILU N G O .: 29.: 229 (b is ). 229. 213 (b is ).: 29. 251. 223. U n n i : 28. Nuovo T e s t a m e n to : 5. 23. 257. (b is ). 273. Vetus L a tin a : 215. 18. 223. 91. 271. 261. 55. V u lg a ta : 199. 16. 283. 61. 18. 239. 249.: 29. 32. 257. 61 (b is ). S a b a t ie r P. (te r).I. 219.1. P a p i n i a n o : 207. Rónsch H. 90 (b is ). 23. 279. T o b i a : 31. Sa m u e le : 19. 63. 271. 39. 89. T i r o : 247. 63 (b is ). 11.: 211. S z a n t y r A. 241. 239 (b is ). W a sey V. 50. 233 Salo m o ne: 16. N o r d e n E. 23. 19.: 29. P r o v e r b i : 20. 231 (b is ). T im o t e o : 18. 75. 259. 271.: 221. 271. S im o n e Fa r is e o : 22. V i g i l i o d i T r e n t o : 28. 251.-R. S a v o n H.M. POIRIER M .: 263. 35. 85. 279. 76. 20. 257. 78. 20.

il p. 2. 14. F e d e : il p a tr im o n io d e lla f. il Signore paga per tutti i d. 84. 50. 15. B a r b a r i : 3. 15. 88 . Infer no : 19. 33. 16. 66 . A s t a : v e n d ita d e i fig li a ll’a. 7. 44. Dio come d. 14. stoltezza del d. 14. 11. 61. 20. 77. d i C ris to 20. dell’usuraio è sempre in agitazione come il mare 5. 48. 19. 92. 2. 22. 22. 66 . 7. 18. 45. 20. come un reduce da una guerra perduta 5. P a s s io n e : p. lu s s u rio s o 5. 55. e i peccati 4. 29-30. A n i m a : 19. E v a n g e l i s t a : 20. 65. 21. 64. 11. M is e r ic o r d ia : 1. Mens: 19. il Signore liquida il d. C r o c e : la g lo r ia d e lla c r o c e 20. 86. D e n a r o : il d. 12. è un usuraio di peccato 8 . IN D IC E ANALITICO A m o : m e ta fo r a d e ll’a. 8. 7. la rovina del d. 86 . il d. 22. medita il suicidio 7. 19. 8 . 33. M is t e r o : m. del peccato 9. s p iritu a le 5. 87. 64. 47. L e t t e r a : in t e r p r e ta z io n e s e c o n d o la 1. 65. della parola 20. d. il d. 23. c o n il d e n a r o si a c q u is ta m . 27. 74. 6. 66. 16. 38. P e c c a t o r e : p. D e b it o : i d. . 2. 51. 33. 63. 7. d e l san gu e d i C ris to 20. 88 . 4. 26. 73. C o n v it o : c. 63. gli U n n i e il g io c o d ’a. 12. n o n ce ss a m a i d i p r o d u r r e in te re s s i 13. D e b it o r e : corre gravi pericoli 4. d. d e lla C h ie s a 19. 18-19. E r e d e : il b u o n e. 71. 39. 2. 77. 9. Centesima: 9. D i a v o l o : l’usuraio è come il d. Pa g a n i: 19. 8. C h ie s a : 10. 20. 25. 20. il c. 42. E l e m o s in a : il p r e c e tto d e l l e . 15. 75. 15. e d e b it o r e 18. 17. 61. 25. 26. 77. afflizione e angoscia del d. 53. Consors naturae: 1. 19. G io c o d ’a z z a r d o : 11. 5. 65. A n g e l o : 24. 19. C a p i t a l e : c. Peccato: 1. di Adamo ed Èva 23. 3. 7. 39. 74. 34. m. 13.

1. e il gioco d’azzardo 11. 65. 20. è vietata anche dal Levitico 15. 12. che esige dai nemici 15. il pozzo dell’u. p. le buone u. 38.. u. è lecita l’u. 10. 1. 11. 13. 23-24. il diavolo è l'u. il p. a in te r e s s e è r ip r o v e v o le 2. 6 . 16. 31. S a l a r io : bisogna pagare il s. 29. 38. 21. 21. il p.326 INDICE ANALITICO PEGNO: 4. 3. S a p ie n z a : 20. V e n d it a d e i f i g l i : 8. l ’u m ilia z io n e di c h i c h ie d e un p. 57-58. c o m e le s.16. 12. 93. 64. 4. 43. 91-93. 38. il denaro dell’u. b is o g n a fa r e p. 32. 76. l’u. 8. 7. procura la schiavitù 4. 19. la buona u. 39. 66. gli u. l'u. 44. 15. U s u r a i o : la furbizia dell’u. 11. 2. l’u. S i r e n e : il p re s tito . che si paga in merce 14. eterna 24. P r e s t it o : il p. V ir t ù : 1. 49. 11. il diavolo è assimilato all'u. 36. 19. è proibita dal Deuteronomio 14. è proibita anche l’u. il p. illiceità del p. 14. hanno coniato tanti vocaboli relativi alla loro professione 11. lecito 20. il p. 48. l’u.. il p. cresce con il passare del tempo 5. Ricco: insensibilità del r. l’umanità del r. niente è più iniquo dell’u. 53. 76. 29-30. 9. il p. proibito dalla Legge 20. 3. è o r ig in e d e lla m e n z o g n a 8. 25. 56. spirituale 18. 3. 5.. 32. è associato all’idolatra 15. 70. è da condannare 2. del cadavere del debitore 10. giuramento di u. il povero costretto a pagare l’u. 67 ss. 7. d e lla p a r o la 18. 32. l'u. l’u. l'u. 33. è avido 13. 4. 73. 12. all’operaio 24. del cibo 14. il p. 5. 2. 16. 10. 61. del peccato 9. 59 ss. 11. l’u. 51. 13. 46. 52. 18. 36. 77. crudeltà dell’u. è causa di trasgressione 8. . 54. V e s c o v o : 23. la misericordia dei r. S e q u e s t r o : s . il buon u. 79. 65. 20. la malvagità dell’u. i termini per il pagamento dell’u. 13. gli u.20. 7. 88. il denaro dell’u. l'u. U sura: l’u. 17. 69. d e l g iu s to 18.. 62 ss. l'u. è disumano 8 . si allontana dal Signore chi si lega all’u. s p iritu a le 19. R is u r r e z io n e : 20. è proibita dalla Legge mosaica 14. etimologia di u. p o r ta a lla r o v in a 5. 40. si nutre della rovina altrui 8. S in a g o g a : 19. d e l c a d a v e r e d e l d e b it o r e 10. 81. sono complici della morte di Cristo 4. l'u. il buono e cattivo u. 52. a c h i n o n p o tr à r e s titu ire 16. 3. 20. sottomette anche i barbari 11. 49. è una vipera 11. 16. 55. 3. ad in te r e s s e p e r il tr a d im e n to d i G iu d a 4.

.................................................. 22-24 .................. » 18 b) Caratteri g e n e r a li....... Questa e d i z i o n e ........................ » 32 d) La f o n t e .......................... » 24 3............................................ » 40 De H elia et ieiunio ....... » 37 A b b r e v ia z io n i......................... » 39 N ota al testo l a t i n o ......... IN D IC E G ENER ALE Introduzione pag............................. De Helia et ieiunio a) Autenticità e data ....................................................................................................................... » 30 c) Polem ica a n t ig iu d a ic a ................................... 9 1....................................................................................................................... » 9 b) S tru ttu ra ............. De Nabuthae a) D a t a . » 15 e) I d e s t in a ta r i............................................................................. » 17 g) Valore s t o r i c o ........ » 18 2..................... » 19 c) C o n t e n u t i .................................... De Tobia a) Autenticità e data di c o m p o s iz io n e .................... » 33 4................................................................................. » 23 f) Esegesi biblica (interpretazione di 3 R eg 21 [20].............. » 16 f) L’ascesi del d ig iu n o ................................................................................................ » 129 .................................................................................................................................... » 13 d) L e f o n t i .................................................... » 28 b) S tru ttu ra ...Elia e il digiuno ................................................. » 33 B ibliografia e s s e n z ia le ..................................... » 38 Sigle dei c o d i c i ................................................................................................................N a b o t h ....................... » 11 c) A rgom ento ... » 22 e) La prop rietà dei r i c c h i ............... » 21 d) La f o n t e ....................................................................... » 43 De Nabuthae ..........

........v ...328 INDICE GENERALE De Tobia ........... » 325 ......................... » 287 Indice s c r it t u r is t ic o ............................ » 292 Indice dei n o m i .............................. » 289 Indice d egli autori antichi ...................................................................................Tobia ........ » 312 Indici ( T o b i a ) ...... » 323 Indice analitico .................................................................................... » 315 Indice s c r it t u r is t ic o .................. » 301 Indice s c r it t u r is t ic o ................................................... » 298 Indici ( N a b o t h ) ................................................................................................................................................... » 296 Indice analitico ..................................... » 306 Indice dei n o m i .................................. » 310 Indice analitico ............................................. » 303 Indice d egli autori antichi ...................................................... » 317 Indice d egli autori a n t i c h i ............................................................ » 320 Indice dei n o m i ............. 197 Indici (Elia e il d i g i u n o ) ................................................................. pag....................................................................