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Padova, 12/12/20078 – numero 6- Allegato del “Brontolo” a diffusione gratuita PENSIERI SENZA TETTO LA
Padova, 12/12/20078
– numero 6-
Allegato del “Brontolo” a diffusione gratuita
PENSIERI
SENZA TETTO
LA VOCE DELL’ASILO NOTTURNO
SOMMARIO
SOMMARIO

Degrado e sbandati all’Asi- lo notturno … e poi?

Pag.2

“Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole…”

Pag.3

“Vita di strada gno”

vita

da so-

Pag.4/5

“ Missing Eritrea “

 

Pag6/7

Il compleanno di

 

Pag.8

In cosa credi?

Pag.8/9

Accade a

Pag.9

1,2,3 e l’alternativa c’è

Pag.10

Un po’ di relax

Pag.11

Cerca lavoro

Pag.12

Accade a Pag.9 1,2,3 e l’alternativa c’è Pag.10 Un po’ di relax Pag.11 Cerca lavoro Pag.12
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Accade a Pag.9 1,2,3 e l’alternativa c’è Pag.10 Un po’ di relax Pag.11 Cerca lavoro Pag.12

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PENSIERI SENZA TETTO

DEGRADO E SBANDATI ALL’ASILO NOTTURNO E POI…?

In risposta ad un recente articolo comparso sul Gazzettino, relativamente all’operare degli operatori dell’Asilo Not- turno e alla tipologia di persone accolte al suo interno, desideriamo pubblicare alcuni pensieri, riflessioni, reazioni, che tale scritto ha messo in movimento al civico n. 4 di Via del Torresino. Operatori e ospiti, non rispecchiandosi nella descrizione fatta dal quotidiano rispetto alla struttura, alle persone che ospita e all’operato quotidiano, hanno ritenuto opportuno controribattere “ad onor del vero” rispetto ad alcune inesattezze

Con la presente, l’equipe di lavoro dell’ Asilo Notturno di Padova ” Il Torresino” desidera far chiarezza sul proprio mandato […] . La nostra equipe ha sempre cercato di svolgere il proprio lavoro in maniera accurata ed in linea con le indicazioni dell’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Padova[…] . Sottolineiamo che

tutti gli ospiti sono adulti ed autosufficienti,e che, non avendo ruolo di operatori dell’ ordine pubblico, i mezzi e

gli strumenti di lavoro che utilizziamo sono la responsabilizzazione, il dialogo, l’ascolto e l’ attivazione delle

risorse che ogni persona possiede[…] .In base alla nostra esperienza e forti del fatto che siamo presenti tutti i giorni dell’anno, possiamo assicurare un monitoraggio completo della situazione, pur affermando che le no- stre competenze si esauriscono all’interno dei confini della struttura. Possiamo dimostrare con dati ufficia- li,che storicamente la situazione è sensibilmente migliorata nonostante il disagio sociale sia aumentato[…]. La maggior parte dei cittadini migranti, spesso richiedenti asilo politico perché provenienti da paesi in guerra, non può essere ritenuta responsabile di un aumento della conflittualità, anzi, sono soprattutto i cittadini stra- nieri ad attivare percorsi di emancipazione sociale dopo brevi periodi di pernottamento[…] . A tale proposito,

possiamo dimostrare come la percentuale di rientro in struttura dei cittadini extracomunitari sia molto bassa; molto più alto lo stesso dato riferito ai cittadini italiani […] . Auspichiamo infine che la stampa locale non conti- nui a fare confusione tra i termini “senza dimora”, ”extracomunitari”, ”sbandati”, ”disagiati”, e che invece, pos-

sa essere un reale mezzo di informazione dei cittadini per aiutare a leggere i tempi che stiamo vivendo e a

fare chiarezza sui cambiamenti della nostra società, sempre più rapidi ed ineluttabili”

-Gli operatori dell’Asilo Notturno-

Di certo non siamo santi.Di certo a volte siamo un tantino scomodi. Di certo in Via del Torresino siamo deci-

samente “rumorosi”,decisamente non invisibili. Di certo non ci riconosciamo in quello stralcio di parole in cui veniamo tratteggiati come degli “sbandati” da cui è meglio stare alla larga,per i quali addirittura nasce un co- mitato!Cavoli siamo davvero cosi’ importanti!? 82 persone riunite in un'unica struttura di certo non passano inosservate,vogliamo però sottolineare come gli episodi di degrado,di sporcizia e di vandalismo ai cui si rife- risce il giornalista (chiaramente suggerito e ben consigliato dal Comitato “anti Torresino”) sono atti che noi confermiamo verificarsi ma da parte di persone che rimangono al di fuori della struttura. Forse tanti non san-

no che quando le persone non vengono accolte all’Asilo Notturno, o il loro diritto ad avere un posto letto scade, spesso bivaccano sui tre scalini esterni all’entrata del Torresino e fanno del suolo esterno un giaciglio per dormire. Questo purtroppo capita a chi da un giorno all’altro si trova a dover dormire per strada,a che non riesce a contenere rabbia, delusione e spaesatezza di fronte alla negazione di un tetto.Ci dissociamo da queste tipologie di comportamenti che per l’appunto riguardano persone allontanate dall’Asilo Notturno e una

percentuale decisamente bassa fra noi.E poi fateci capire,forse qualcosa vi è sfuggito; la struttura ospita 82 persone tra le quali l’80% italiani e il dormitorio è pressoché sempre pieno ….di italiani e stranieri. La presen-

za di quest’ultimi non fa desistere nessun italiano dal chiedere ospitalità all’Asilo Notturno. La convivenza in

struttura tra italiani e stranieri a volte non è cosi’ semplice, anzi, ma questo solo perché,ci troviamo come in

un frullatore: 82 persone con problematiche diverse ed esigenze diverse; questo rende la quotidianità in que-

ste quattro mura complessa.Tale complessità va al di là della nazionalità con cui ci presentiamo ogni sera al

Torresino.Unica alternativa: la strada.

-Gli ospiti dell’Asilo Notturno-

PENSIERI SENZA TETTO

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“Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole …”

Basta una frase,una semplice frase pronun- ciata da un uomo altrettanto semplice. Un santone, un profeta ,un avvocato, un folle, un visionario un uomo d’amore…ognuno lo definisca come meglio crede; fatto sta’ che

le sue parole, oggi più che mai, rimbomba-

no come monito a quello che 60 anni fa già

il Mahatma Gandhi temeva accadesse. Il 2 Aprile 1947, Gandhi presenzia alla confe- renza delle relazioni interasiatiche a New Delhi, per trasmettere al mondo un nuovo messaggio di pace, “un messaggio di Amo-

re

e di Verità”. Settembre 2008: il discorso

di

Gandhi viene reso noto grazie alla tradu-

zione in lingua originale di Tara Gandhi, figlia del Mahatma, e alla partecipazione di Telecom che ha favorito la diffusione sul

Web delle parole del Profeta. Alla spicciola-

ta gli ospiti arrivano, si fanno largo nel no-

stro piccolo salottino del Borgo Nuovo, e…pronti via … si tuffano su piccole nuvole colorate in cui di pugno scrivono la prima cosa che passa loro per la mente dopo aver letto le parole del Mahatma . E Antonia non

ha dubbi :“riflessione” è la prima parola che

le viene in mente. Secondo lei è importante

ricordare e riflettere su quanto è accaduto

in passato, tenendo presente che si potreb-

be ripresentare di nuovo in futuro. Al termi- ne della serata aggiunge poi un altro car- toncino, su cui scrive “La verità è un com- plemento dell’essere umano” un pensiero molto bello, non trovate? David: scrive “logic”. Crede che Gandhi sia stato un gran- de personaggio, che ha saputo agire usan- do la logica, consapevole che in quel mo- mento era l’unico mezzo che il popolo po- teva utilizzare per uscire dalla situazione in cui si trovava. Indeciso tra ”pensiero” e

“amore”, Franco li scrive entrambi; dipinge Gandhi come un grande personaggio, che ha prima incoraggiato il proprio popolo, per poi divenire famoso in tutto il mondo come portatore di questo messaggio di pace, non- violenza, uguaglianza tra i popoli.Chiara scrive ”saggezza”, un concetto che appar- tiene piu’ al mondo orientale e che,lo stesso

Gandhi sembra contrapporre al mondo occidentale, in cui do-

minano altri valori.Forse, come ci suggerisce lui, dovremmo

proprio rallentare i nostri ritmi e fermarci un attimo a riflettere. Abdu, Mohamed e Daniele scelgono una parola cosi’ semplice , cosi’…poco scontata: “ pace”,un miraggio ancora troppo lontano per il mondo in cui viviamo!Kamel sembra essere il più critico nei confronti di Gandhi, imputandogli il fatto di non avere portato a nessun cambiamento verso il suo popolo, in particolare dal punto

di vista economico. Kamel paragona infatti la questione indiana

alla realtà del suo paese, l’Algeria, per cui è sicuramente garanti-

ta dalla Francia l’indipendenza dal punto di vista geografico ma

non del tutto dal punto di vista economico e decisionale (“se vuoi

aprire un negozio o iniziare un’attività, devi chiedere il permesso

in Francia”). “Ideali” e’ la prima parola che passa nella testa an-

che a Simone: ”un pensiero che cerca di trasmettere non solo alla sua nazione, ma al mondo intero: affrontare i problemi non attraverso la forza ma con il confronto, la pace, l’amore”. E la provocazione serale ci sta: “e qui in Asilo Notturno come si risol-

vono i conflitti? .E gli ospiti sono tutti della stessa linea: “si cerca sempre di non arrivare al conflitto vero e proprio ma a volte le situazioni ti sfuggono di mano e non riesci propriamente a rima- nere tranquillo davanti a certe situazioni, soprattutto quando le persone si permettono di offendere i tuoi cari. Diciamo che siamo sulla strada del confronto e del dialogo ma la meta è ancora lon- tana, soprattutto in un posto dove la “ legge di strada” la fa anco-

ra da padrone”! ”Credo in un mondo unico,come posso fare di-

versamente quando sono erede di un grande messaggio di amo-

re

come questo”. A Franco piace molto l’idea di un mondo in cui

si

possa vivere secondo gli ideali proposti da Gandhi, ma ritiene

che questa visione sia da considerarsi più come un’utopia che come qualcosa di realmente realizzabile: ma la prerogativa per- che’ prima o poi qualcosa cambi o accada è quella di crederci no…!?

-Gli ospiti dell’Asilo Notturno-

è quella di crederci no…!? -Gli ospiti dell’Asilo Notturno- “… e io credo il mio lavoro

“… e io credo il mio

lavoro

sara’

compiuto”

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PENSIERI SENZA TETTO

VITA DI STRADA
VITA
DI STRADA

All’ Asilo Notturno è tempo di puzzle !! Anzi e’ tempo

di cimentarsi con due puzzle! Ma stasera l’abbiamo

semplificata ragazzi : due puzzle uguali, ma riferiti a

due diverse realtà: vita di strada vita di sogno; la vita

VITA DA SOGNO
VITA
DA SOGNO

di

adesso e quella che conducevamo prima di varca-

re

la soglia del Torresino o quella ideale, dei nostri

sogni… .Partendo da ciascun pezzetto dei due puz- zle, abbiamo dato vita ad una vivace e partecipata chiacchierata !E allora via con il primo pezzetto!

Stati

d’animo

C i b o

“La cosa più importante per gli uomini”. Ora quasi tutti andiamo a mangiare alla Bussola o alle cuci- ne popolari e i piu’ fortunati dai frati. Andrea ci racconta di essere sempre stato un ottimo cuoco e a casa sua si preparava ottimi piatti! Gli piaceva cucinare, lo faceva sentire libero! Piatto preferito: pa- sta in assoluto, cucinatemela in qualsiasi modo ma non fatemela mancare mai! Daniele invece il cuoco lo faceva per esigenza, quando abitava con la sua ragaz- za era l’unico a sapersela cavare davanti ai fornelli! Piatto preferito:

pappardelle ai funghi! E tra zuppe rumene,e risotti alla milanese ci fate venire l’ acquolina in boc- ca… . Ragazzi, ci sarà l’occasione di mettervi alla prova?

Relazioni

Secondo qualcu- no le relazioni sono molto impor- tanti, indispensa- bili per gli esseri umani. Si apre così la questione se all’interno dell’- Asilo Notturno sia possibile o meno instaurare delle relazioni. Mentre

E il puzzle si fa piu’ complicato ! Paura, speranza,

stati d’animo negativi. M. racconta come la vita in strada si vive giorno per giorno nell’impossibilità

di poter programmare oltre le 24 ore; in un totale

stato d’animo di incertezza. “ I pensieri- ci dice M.-

volano verso le cose che mai avresti pensato potessero mancarti: una casa, un lavoro e gli af- fetti ”. Cala un velo di malinconia, di preoccupazio- ne, non tanto per il presente, quanto per la vita di domani, quella che ancora deve esser costruita da capo. Per fortuna il velo di amarezza e’ rotto da Roberto che si proclama come immancabile otti- mista: “ Io cerco di trovare qualcosa di positivo anche in questa situazione , giusto per tirami su il morale; anche se in realtà questa è un’arma a doppio taglio: il troppo ottimismo a volte mi fa sot- tovalutare i problemi che ho e non mi rendo ben conto delle situazioni estreme che talvolta vivo” .

alcuni sostengono che non sia possibile instaurare del- le vere e proprie relazioni in una struttura come l’Asilo Notturno, altri, al contrario, sentono di poter dire di aver instaurato dei legami più o meno significativi. M. e M. da quando vivono per strada hanno perso molti amici, o perlomeno persone che ritenevano tali: ”molte persone che credevamo amiche ci hanno voltato le spalle”,”A Milano abbiamo provato la vita di strada per qualche mese e in realta’ mi sento di dire che stringere veri rap- porti di amicizia è molto difficile; ognuno pensa per sé e anzi, devi stare attento alle persone che ti circondano. C’è tanta violenza e cattiveria anche per 50 cent” .

È M. a scegliere il pezzo del puzzle su cui è presente que-

sto concetto. Confessa che

vivendo in strada ha imparato

a conoscere lati di

sé che non credeva di avere e che, forse, avrebbe preferito

non conoscere .

Immagine di sè
Immagine
di sè
a conoscere lati di sé che non credeva di avere e che, forse, avrebbe preferito non

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PENSIERI SENZA TETTO

L u o g h i

I luoghi più frequentati dagli ospiti sembrano essere la stazione, le Cucine Popolari ,

Prato della Valle e il centro di Padova in generale. Prima, invece, trascorrevano la

propria vita in casa, al posto di lavoro, al bar. Luigi, ad esempio, che è tornato al Tor-

resino da pochi giorni, dice di passare la maggior parte del tempo in stazione, mentre

prima, quando non era al lavoro, si divideva tra ippodromi e casinò, per poi tornare a

dormire a casa, punto di riferimento fondamentale, di cui sente già la mancanza dopo

soli quattro giorni. Anche Drissa sente la mancanza del suo villaggio in Costa d’Avo-

rio, così come Flavio, che spera di tornare a casa il prima possibile.

I m p e g n i

L a v o r o

Quella difficile e tanto temuta parola, più facile da pro- nunciare che da mettere in pratica! Luigi faceva il tappez- ziere fino ad un anno fa. Patrizio aggiustava le macchine del caffè ,o almeno cosi’ ci dice, “Callisto” lavorava in una fabbrica di scarpe nel suo Paese e qui in Italia ha lavorato come muratore. Romano in passato ha collaborato alla realizzazione di servizi per varie testate giornalistiche ed emittenti televisive. Tanti lavori diversi per i nostri ospiti! Tutti lo facevano con passione ma una volta che si scivola e’ difficile ritornare a galla, soprattutto quando hai cin- quanta anni ingombranti ed imbarazzanti davanti alla ri- sposta: ”Cerchiamo qualcuno di piu’ giovane! ”

Se l’impegno di Mohamed è quello di far visita tutti i giorni alla sorella e agli amici, alla ricerca affannosa di mantenere salde le sue dolci e amate origini marocchine, quello di Drissa e “Callisto” è di trovare un lavoro. E Drissa ci racconta che prima di venire in Italia i suoi im- pegni erano come possiamo definirli…da “bravo ragazzo”: casa e lavoro! La baracca era da mandare avanti in qualche modo no?! Mu- stafa dice di avere molti “impegni”, per lui quelli piu’ importanti sono i suoi pensieri, le sue pre- occupazioni soprattutto nei confronti della fami- glia. I pensieri sono dei veri e propri impegni, su questo concordiamo tutti! Luigi, invece, se prima era molto impegnato col lavoro e il suo telefono squillava in continuazione, ora dice di non avere più dei veri e propri impegni. Inter- viene poi Patrizio, che ci regala una perla di saggezza in relazione a quello che significa per lui il concetto di impegno: “essere in una con- cezione filosofica trascendentale”. E bravo Pa- trizio!

“I giorni sono sempre uguali”,

ci dice Mustafa. Per alcuni,

però, come “Callisto”, il tempo

passa veloce, mentre per altri, come Luigi, Patrizio e Drissa, le giornate passano molto più lentamente. Roberto, che pas-

sa dal nostro punto di ritrovo

proprio mentre parliamo del tema del tempo, interviene alla discussione per dire che secondo lui la giornata ideale dovrebbe essere divisa in tre parti uguali da 8 ore, in cui svolgere queste tre diverse attività: dormire, lavorare, di- vertirsi. Però… non fa una pie- ga!

T e m p o

Ecco fatto, puzzle completato! Vita di strada, vita da sogno! Facile mettere insieme i pezzi
Ecco fatto, puzzle completato! Vita di strada, vita da sogno!
Facile mettere insieme i pezzi , difficile pensarci! Difficile
pensare alla nostra vita quotidiana e a come questa potrà
trasformarsi in futuro, ma la speranza che possa assomi-
gliare, anche solo un pochino, a quella sagoma di esisten-
za che avevamo tra le mani prima…bè quella c’è sempre!

Pagina 6

PENSIERI SENZA TETTO

M I S S I N G

E R I T R E A

Pagina 6 PENSIERI SENZA TETTO M I S S I N G E R I T

Questa sera all’Asilo

Notturno abbiamo pen- sato di farci un viagget-

to in terre Africane

Ma dove? In Eritrea, il Paese d’origine di Shu

a Abraham, che, dopo

averci raccontato le

difficili avventure che hanno dovuto affronta-

re per arrivare in Ita-

lia,ci raccontano il loro Paese: la storia, le tradizioni, la situazione

me-

glio di una guida turisti-

ca noh!?.

INFORMAZIONI

GENERALI

Per chi non lo sapesse, l’Eritrea è un Paese situato nel corno d’Afri- ca; conta una popola- zione di circa 4 milioni

di abitanti. La parola

“Eritrea” deriva dal gre-

co antico “erytros”, che

significa “rosso”. Infatti, come ci hanno raccon- tato Sue ed Abraham, il Paese si affaccia pro- prio sul Mar Rosso. La

capitale è Asmara, una città antica, in cui noi ci sentiremo molto a no- stro agio: essendo sta-

ta per un lungo periodo

sotto il dominio italiano, somiglia molto alle no- stre città. Lo stile delle case è lo stesso che vediamo tutti i giorni

qui a Padova e molte

attuale

insomma,

vie

hanno nomi italiani.

Da

non perdere la

vie hanno nomi italiani. Da non perdere la bellissima cattedrale, l’unica di origine cattolica. Tutte

bellissima cattedrale, l’unica di origine

cattolica. Tutte le altre chiese presenti sono di origine ortodossa. Le altre città principali sono la città porto Assab nel Sud-Est, Massawa e Keren. Massawa

è situata sul mare e offre delle belle

spiagge,ideale per una giornata di re- lax ! Le lingua più parlate sono la lin- gua tigrina e la lingua araba. Molto parlato è anche l’inglese, che viene insegnato a scuola. Inoltre, i più anzia- ni, che hanno maggiormente risentito del dominio italiano in Eritrea, cono- scono sicuramente l’italiano (molti car-

telli sono scritti in tigrino, arabo e italia- no). Il nonno di Shu, ad esempio, lo parlava benissimo, poiché ha vissuto ad Asmara durante il periodo di domi- nio italiano. Molti erano infatti gli Italia-

ni presenti in Eritrea, sia civili che mili-

tari, così per gran parte della popola-

zione fu quasi inevitabile imparare la nostra lingua. Insomma di sicuro non

ci sentiremmo lontani da casa ad A-

smara ! Per quanto riguarda la religio- ne, la popolazione è equamente divi- sa: musulmani a Nord, cristiani e orto- dossi a Sud.

divi- sa: musulmani a Nord, cristiani e orto- dossi a Sud. Ad Asmara, però, pare vi

Ad Asmara, però, pare vi sia una diver-

sa suddivisione, per cui i cristiani sareb-

bero pari all’80% della popolazione che vive nella capitale e i musulmani il 20%.

STORIA

Benché la storia dell’Eritrea abbia origini remote, Shu ed Abraham hanno deciso

di parlarci solamente dell’ultimo secolo

della storia dell’Eritrea, anche perché va ad intrecciarsi con la storia del nostro Paese. Infatti, l’Eritrea è stata ufficial- mente dichiarata colonia italiana nel 18- 90. Durante il dominio italiano furono costruiti migliaia di chilometri di strade, ponti e la ferrovia Massawa-Asmara. Le città furono sistemate anche con la crea- zione di numerosi quartieri italiani, i quali sono ancora ben visibili. Tra le colonie italiane dell’epoca, infatti, bisogna sotto- lineare il fatto che l’Eritrea fu quella con

la più forte presenza di Italiani. Nel 1941

vi fu la perdita progressiva del dominio

coloniale da parte dell’Italia. L’Eritrea rimase così sotto occupazione militare alleata fino al 1947 e divenne un protet- torato britannico fino al 1952, quando le Nazioni Unite la dichiararono federata

con l’Impero etiope. Negli Anni ’70 ini- ziarono a formarsi i primi gruppi per l’in- dipendenza dall’Etiopia. La lotta per l‘indipendenza fu violenta ed ebbe fine nel 1991, quando il “Fronte di Liberazio-

ne del Popolo Eritreo” scacciò l’esercito

etiope al di fuori dei confini eritrei. L’indi-

pendenza venne dichiarata ufficialmente il 24 maggio del 1993 tramite una vota- zione in cui il 99% della popolazione si dichiarò a favore. Ma le guerre con la vicina Etiopia non erano ancora finite:

nel 1998 ebbe inizio una guerra di confi-

ne

per la città di Badma, una guerra che

ha

portato alla morte di circa 19.000 sol-

dati eritrei, ad una pesante migrazione della popolazione, oltre che ad un disa- stroso contraccolpo economico.

Iconografia religiosa eritrea

Pagina 7

PENSIERI SENZA TETTO

Il conflitto eritreo-etiope ha avuto fine nel 2000, ma, secondo la testi- monianza di Sue ed Abraham, le lotte tra il loro Paese ed i Paesi vici- ni (Etiopia, Sudan, Egitto), sembra- no non avere mai una vera e pro-

Secondo Sue ed Abra-

ham le guerre di confine portate avanti da chi governa il loro Paese sono in realtà scatenate per que- stioni economiche.

POLITICA

Il sistema politico eritreo si basa sulla legittimazione di un unico par- tito, il “Fronte Popolare per la De- mocrazia e Giustizia” (PFDJ). L’or- ganizzazione di altri partiti politici non è infatti permessa, cosa che va contro qualsiasi principio di demo- crazia. L’attuale Presidente, Isaias Afewerki, è stato eletto dall’Assem- blea Nazionale, un organo compo- sto da 150 membri, costituitosi nel 1993 poco dopo l’ottenimento del- l’indipendenza. Le elezioni naziona- li, ripetutamente annunciate e poi cancellate, non si sono ancora mai tenute nel Paese.

pria fine

TRADIZIONI CULINARIE

Pensate, la pasta è il secondo piatto tipico del Paese?! Ma il primo che cos’è? Si chiama “enjera”, una sorta di pane che va servito con carne e verdura. Gli ingredienti per cucinarlo sono: “teff” (un tipo di frumento tipico del corno d’Africa), acqua e lievito. Abraham e Sue ci hanno raccontato che questo piatto tipico si mangia 3 volte al giorno a va servito seguendo un rituale ben preciso.Tutta la famiglia si siede attorno al tavolo, che normalmente è rotondo. La madre porta al centro del tavolo il pasto, ma non si può cominciare a mangiare prima che il più piccolo della famiglia sia passa- to a lavare le mani di ciascuno dei presenti e che il padre abbia bene-

le mani di ciascuno dei presenti e che il padre abbia bene- Massawa: tramonto al porto

Massawa: tramonto al porto

“ Ogni mattina in Africa una gazzella si sveglia e ,sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa un leone si sveglia e, sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni giorno in Africa, gazzella o leo- ne che tu sia , non è importante, comincia a correre …”

che tu sia , non è importante, comincia a correre …” Tessitura a mano di tappeti

Tessitura a mano di tappeti in lana

detto il cibo.Quando tutti hanno finito, ci

si lava nuovamente le mani e si ringrazia

Dio .

QUALCHE CURIOSITA’

Pare che nella regione “Tigre” vi sia an- cora una vecchia tradizione, per cui le donne devono coprirsi completamente con un abito particolare, forse simile al burqa, abito che presenta solamente

una specie di apertura a rete in corri- spondenza degli occhi. Ci ha molto col- pito l’abitudine per cui le donne non pos- sono parlare col marito standovi di fron- te, bensì si devono girare dalla parte opposta. Per noi credo sia estremamen-

te difficile cercare di capire una simile

tradizione, anche se sembra che le ulti- me generazioni la stiano abbandonando.

Nel caso in cui un ragazzo si innamori, non può assolutamente chiedere la ma- no della ragazza direttamente a lei ma

lo può fare solamente tramite la famiglia.

Da quanto abbiamo capito, sembra che

sia il padre del ragazzo a doversi recare dalla famiglia di lei per presentare la ri- chiesta di fidanzamento del fi-

glio

la famiglia sembra esse-

re di fondamentale importanza! Da sotto-

lineare poi il fatto che, di media, le don- ne si sposano a 13 anni e gli uomini a

18.

Insomma,

Vi abbiamo incuriositi un pochino? Chi lo

sa, se non avete altri programmi per le prossime ferie,fate le valige per Asmara e tuffatevi nella “rossa” terra d’Eritrea!

-Shu e Abraham-

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PENSIERI SENZA TETTO

I N

C O S A

C R E D I

?

Il 18 gennaio 1992 una giovane originaria

di Lecco, Eluana Englaro (20 anni) subi-

sce un grave incidente stradale, in seguito

al quale, per i danni subiti al cervello, cade

in uno stato clinico definito dalla medicina

“Stato Vegetativo Persistente” (SVP), cioè uno stato vegetativo che perdura oltre un certo tempo senza segnali significativi di miglioramento: in pratica, il suo organismo continua a svolgere le funzioni vitali (respirazione, circolazione cardiovascola- re, digestione, ecc.) ma il grave danno subito dalla corteccia cerebrale non le per- mette di compiere autonomamente movi- menti come la masticazione e la degluti- zione, per cui deve essere alimentata e idratata per via “artificiale” attraverso un

e idratata per via “artificiale” attrav erso un sondino naso-gastrico. La grave disabilità in cui è

sondino naso-gastrico. La grave disabilità

in cui è costretta la rende inoltre bisogno-

sa di un accudimento costante, per cui ben presto si rende necessario il ricovero presso una casa di cura di Lecco, dove

sono delle suore che provvedono a ga- rantirle quei piccoli ma regolari atti giorna- lieri di assistenza (riscaldamento, pulizia personale, movimento, perfino un’uscita

in giardino sulla sedia a rotelle) indispen-

sabili per la sua salute.

Il papà di Eluana, però, non ci sta a continuare a vederla vi- vere in quelle condizioni e avanza richiesta al tribunale di Lecco di poter interrompere l’alimentazione e l’idratazione della figlia, accompagnandola verso una morte “dolce”. Si innesca così una lunga vicenda giudiziaria, che vede dappri- ma il rifiuto della richiesta del signor Englaro (la legge italiana non permette di rifiutare atti assistenziali ordinari ad un pa- ziente), poi una inaspettata “apertura” a due condizioni: che venga provato il carattere di irreversibilità dello stato vegetati- vo di Eluana e che si accerti che Eluana, se avesse potuto esprimersi, avrebbe chiesto lei stessa di morire. Così, sulla base di una perizia medica invocata dal signor Englaro nel 2002 e di alcune sue dichiarazioni e presunte testimonianze circa affermazioni di Eluana fatte in precedenza, che prove- rebbero la sua contrarietà attuale al proseguimento della vita, l’autorità giudiziaria è giunta proprio lo scorso 12 dicembre a pronunciare il suo verdetto a quanto pare definitivo: Eluana può essere “accompagnata” alla morte.Il dibattito etico, che già divideva l’opinione pubblica su simili vicende (basti pen- sare al caso recente di Terry Schiavo) si accende ancor di più, in quanto vengono coinvolte questioni importanti di tipo giuridico, medico, sociale e soprattutto umano: è lecito a dei giudici pronunciarsi sulla vita o la morte? È accettabile una diagnosi di “irreversibilità” di uno stato di SVP (o comunque, è esso equiparabile ad una malattia terminale)? Ha ancora valore la vita di un paziente in stato vegetativo? Quali doveri ha la società nei loro confronti?Tutte queste domande entra- no con prepotenza anche nella mente e nel cuore di un folto gruppo di ospiti del “Torresino”, riuniti a discuterne in un cli- ma raccolto, ma singolarmente “acceso”.”Non conoscevo be-

Il compleanno di …

MICHELE 27 DICEMBRE

ALI’ 3 GENNAIO

Il compleanno di … MICHELE 27 DICEMBRE ALI’ 3 GENNAIO
raccolto, ma singolarmente “acceso”.”Non conoscevo be- Il compleanno di … MICHELE 27 DICEMBRE ALI’ 3 GENNAIO

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PENSIERI SENZA TETTO

ne tutti gli aspetti della vicenda» afferma G., uno degli ospiti, tra i più attivi nella discussione, am- mettendo una mancanza di infor- mazione condivisa da molti pre- senti, «però sono certo che nel dibattito su queste questioni in- fluisce senz’altro la voce della Chiesa cattolica, fortemente pre- sente in Italia». Il suo personale parere, comunque, è che, se an- che ci fosse la remota possibilità

di un improvviso “risveglio” di E-

luana, le si dovrebbe continuare a dare indiscutibilmente acqua e viveri, tanto più che non ci sareb- be nessuna dichiarazione scritta

che certifichi la sua volontà di vivere o morire. V. un altro ospite italiano, condivide questo punto

di vista, aggiungendo che, anche

per esperienza personale, il desi- derio di continuare a vivere (pur

in situazioni drammatiche) è tal-

mente forte e radicato nelle per- sone che non viene meno nean-

che nella prospettiva di una morte imminente: «Mio padre era mala-

to terminale di tumore, ha sofferto

tantissimo ed era cosciente; ep- pure fino all’ultimo istante mo- strava un grande attaccamento alla vita: voleva vivere». Chiedia- mo ad un gruppetto di giovani amici africani, “speaking En- glish”, anche la loro opinione:

«Togliere l’alimentazione ad E- luana è sbagliato, perché nessun uomo può decidere della vita o della morte di un altro essere umano; la vita è dono di Dio, e solo Dio può decidere il momen-

to

della morte di una persona».

In un angolo M., di origine ma- rocchina, annuisce. L’argomento

di

gruppo (anche i volontari!), per- ché c’è chi, come D., sostiene che fede significhi credere nel miracolo fino al punto da non alimentare più Eluana. C’è an- che qualcuno che considera leci-

to

interrompere una vita quando

fede, in realtà, divide un po’ il

questa è limitata così fortemente dalla malattia da non poter mo- strare segnali di coscienza: che senso avrebbe vivere come un vegetale?

Quanto al fatto che sia stato pro- prio il padre a chiedere la morte per Eluana, alcuni considerano legittimo (e comprensibile, come gesto dettato dalla disperazione) che un genitore possa prendere una decisione di tale importanza sulla vita dei figli; ma il nostro G. ricorda come proprio in un caso simile (Terry Schiavo) i genitori erano disposti a continuare a far vivere la figlia, nonostante ciò comportasse sacrifici, costi e sofferenze [n.d.r.: non sembra che i nostri ospiti siano poi così poco informati sulle vicende di attualità!]. Insomma, l’argomento della serata è molto delicato e complesso e tutti riconoscono che si è giunti appena a toccare questioni molto importanti (nelle ultime battute, ad esempio, ci si arriva a chiedere se sia opportu- no introdurre per legge il cosid- detto “testamento biologico” co- me strumento per certificare in qualche modo la volontà di un paziente): questioni che merita- no di essere affrontate una per una, magari anche per una rifles- per certificare in qualche modo la volontà di un paziente): questioni che merita- no di essere

sione personale!

ACCADE A
ACCADE A

Milano,Dicembre 2008:

I passeggeri della notte

Ore 23.15, binario morto, sta- zione ferroviaria Milano centra- le ,ultima corsa Tgv Parigi- Milano.Fino alle 7 del mattino seguente il treno ad alta veloci- tà ospita circa una trentina di senza tetto che,quando le tem- perature calano, hanno un po- sto dove ripararsi:

-Gli ospiti del Torresino-

accesso ai servizi di prima accoglienza e tra- scorre le sue nottate per le strade di Toron- to.Ed ecco l’idea: nasce ” 15 Blow Jackect” un particolare tipo di giubbotto prodotto e
e tra- scorre le sue nottate per le strade di Toron- to.Ed ecco l’idea: nasce ” to.Ed ecco l’idea: nasce ” 15 Blow Jackect” un particolare tipo di giubbotto prodotto e distri- buito ai senza tetto di Toronto a spese dell’A- genzia stessa. Il giubbino è un Anorax in A- quamaz, nero,impermeabile,a prova di ven- to,solido,leggero e duraturo.Ha chiusure lam- po impermeabile,occhielli che permettono l’aerazione sotto le braccia e possiede tantis-

per quale motivo?

Per imbottirle di giornali.Utilizzando la carta come imbottitura,questa crea nel corpo un isolamento termico tale da consentire di af- frontare temperature molto basse.Quando si

riscaldamento acceso, piccolo fornetto per scaldare il panino delle mensa popolare,un ba- gno dove lavarsi,basta solo tenere pulito e la notte sembra quasi più breve!

Canada,Dicembre 2008:

”Project 15 Below”

Era Dicembre scorso quando un giorno M. Mykolyn,direttore crea- tivo della Agenzia TAXI, realizza il numero impressionante di perso- ne che non riesce ad avere

sime tasche

tasche!?E

dice

il

riciclo !

Pagina 10

1, 2, 3

E

L’ A L T E R N A T I V A

PENSIERI SENZA TETTO

C’E’ !

Esiste un proverbio Indiano che cita ”Quando punti il dito verso un'altra persona , osserva bene la posizione che assumono le altre tre dita della tua mano ”. Avete provato? Sì,sì, non avete sbagliato le altre dita rivolgo- no proprio verso di voi!Puro popularismo?! Sì, forse. Stasera cerchiamo di andare un po’ al di là della solita retorica e del solita polemica.”Ma il Comune non mi aiuta a sufficienza”,una delle frasi più sentite dentro que- ste quattro mura.Facciamo un passo in più,non facile, ma ci proviamo cercando di trovare un equilibrio tra utopia e realtà concreta di tutti i giorni. Quali sono le parole d’ordine per uscire dalla porta del Torresino e, perlomeno augurarsi, di non varcarla piu?Semplice: lavoro e casa. Ma questa è utopia o realtà?…un momen- to,un momento,dimenticavamo, tutto questo in un mese! No, no non è utopia , è follia. Trovare lavoro e casa in un mese è, a dir poco, “mission impossible”…ci proviamo, alcuni di noi riescono anche, ma per troppi di noi 30 giorni sono veramente pochi! E in questi 30 giorni?!Senza un centesimo, vagando per la città alla ricerca di un ”le faremo sapere”, spesso soli, arrabbiati, tristi…di certo le festività di Natale non aiutano!E allora che fa- re!? Lamentarsi …nooo…stasera è tempo di proposte. L’obbiettivo finale naturalmente rimane sempre quello:

trovare un’occupazione e quattro mura da poter chiamare casa ma nel frattempo…?

Il PERCHE’ DI QUESTO PROGETTO?

Il

progetto nasce con l’intento di creare un luogo-situazione intermedio tra l’essere senza fissa dimora e l’inizio

di

un percorso di ricostruzione della propria quotidianità. In contemporanea alla difficile ricerca di un lavoro e

successivamente di una dimora, questo progetto si propone di costituire una valida alternativa al vivere la pro- pria giornata per strada tra la sala d’aspetto della Stazione dei treni, le Cucine Popolari, i banconi di qualche bar piuttosto che le sale scommesse.L’obbiettivo è inoltre quello di favorire la messa in gioco di abilità, interessi per- sonali e creatività delle persone inserite all’interno del progetto: in base alle capacità personali, la persona può rendersi parte attiva del suo percorso di emancipazione, soprattutto economica, favorendo l’aumento dell’auto- stima e la fiducia nel proprio Sé.L’attuazione di un percorso di ridefinizione della propria vita insieme ad altre persone può inoltre limitare la cronicizzazione di relazioni patologiche e favorire la creazioni di nuovi legami re- lazionali che limitino, o perlomeno circoscrivano, situazioni che rendono complessa l’emancipazione del singolo dalla sfera della vita di strada.

IN COSA CONSISTE IL PROGETTO ?

Il progetto consiste nella creazione di uno spazio ,chiamiamolo

un centro diurno, in cui le persone vengono inserite ,previa va- lutazione delle loro capacità,interessi e curiosità, in un percorso lavorativo finalizzato alla produzione di un oggetto destinato alla

vendita. Le attività previste possono essere molteplici: lavora- zione di legno e ferro, decoupage, pittura, sartoria, stesura di testi, creazioni web, … .I materiali prodotti saranno poi raccolti

e venduti con cadenza settimanale. Il ricavato, andrà in parte a coprire le spese di produzione, la parte restante verrà conse-

gnata alla persona che durante al settimana si è impegnata nel-

la

produzione dell’oggetto venduto.Chiarmente questo ambizio-

so

progetto non si propone come soluzione delle problematiche

di

ogni senza tetto.Esistono situazioni in cui il singolo, oltre che

a

necessitare di un’opportunità di riscatto morale, lavorativa ed

A CHI E’ RIVOLTO?

di riscatto morale, lavorativa ed A CHI E’ RIVOLTO? Il progetto è rivolto a tutte le

Il progetto è rivolto a tutte le persone senza fissa dimora raggiunte dai servizi sociali.Si presuppone una conoscenza, anche mini- ma, della persona prima di inserirla in un percorso lavorativo che lo impegna, nella ridefinizione della propria vita e nel rispetto del gruppo nel quale poi verrà inserito.

economica, necessita di interventi piu’ complessi e attuabili in contesti completamente differenti da quello appena descritto. Si ringrazia Renato per la sua creatività,

progettualità e fiducia nelle capacità umane.

Pagina 11

UN PO’ DI RELAX ORIZZONTALI 1 Penisola che separa il delle Antille 6 Apertura, passaggio
UN PO’ DI RELAX
ORIZZONTALI
1
Penisola che separa il
delle Antille
6
Apertura, passaggio
oppure una pianta
8
Napoli
10
Forza aspirante
12
Mani senza vocali
14
Vola
in testa
15
Nodo fatto con i due
capi di uno stesso laccio
19
Ammasso roccioso
20
gli animali
22
MegaByte
24
L’Io latino
25
Breve articolo

golfo del Messico dal Mare

La storica "casa" di tutti

PENSIERI SENZA TETTO

Mare La storica "casa" di tutti PENSIERI SENZA TETTO VERTICALI 2 Lo spazio infinito 3 Può

VERTICALI

2 Lo spazio infinito

3 Può essere patologico, di

omonimia o limite

5 Il complesso di teorie

filosofiche e magiche che

indagano la natura

7 Un pesce dei mari tropi- cali

9

Si oppone a tac

11

Vocali in ora

13

Figli di tuo figlio

16

Fa parte del clero

17

Vocali

sode

18

I re che arrivano alla

Befana

 

21

Un numero nell’indirizzo

23

Serve sulla neve per

27 Cantano "All The Things scivolare

She Said"

28 Che si può contestare

26 Ogni

al centro

She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)

(9,5)

She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)

TER

R

ROSSOTERRICCIO

She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
(5,8) F RO SA ROVINOSAFRANA
(5,8)
F
RO
SA
ROVINOSAFRANA
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
She Said" 28 Che si può contestare 26 Ogni al centro (9,5) TER R ROSSOTERRICCIO (5,8)
Pagina 12 PENSIERI SENZA TETTO … CERCA LAVORO 42enne cerca lavoro come magazziniere e carpentiere
Pagina 12
PENSIERI SENZA TETTO
… CERCA LAVORO
42enne cerca lavoro come magazziniere e
carpentiere in Padova o zone limitro-
fe.Precedenti esperienze in analoga
mansione.Buon uso del muletto
3454437893
18enne afgano in possesso di regolare permesso di
soggiorno,cerca lavoro come meccanico o addetto
carico-scarico merci in Padova o comuni limitro-
fi.Precedenti esperienze in analoghe mansioni.
3289456069 ALI’
33enne italiano, cerca lavoro come magazzi-
niere o addetto pulizie.Precedenti esperienze
in mansioni analoghe.
3425678994
30enne italiano cerca lavoro come magaz-
ziniere, saldatore o addetto vendite articoli
sportivi in Padova o comuni limitro-
fi.Precedenti esperienze in analoghe man-
sioni.Disponibilità immediata.
18enne Nigeriano, in possesso di regolare per-
messo di soggiorno, cerca occupazione generica
in Padova o comuni limitrofi.Dipsonibilità imme-
diata.
DARIO 3463028908
FRIDAY 3273389304
20enne Nigeriano,in possesso di regolare per-
messo di soggiorno,cerca impiego generico in
Padova o comuni limitrofi.Dispobilità immediata.
21enne afgano, in possesso di regolare permesso
di soggiorno, cerca lavoro in Padova o comuni limi-
trofi come magazziniere (uso muletto),operaio cate-
na montaggio,o addetto lavanderie.Precedenti e-
sperienze in analoghe mansioni.
ANTHONY 3897856507
ALI’ 3881974283
3478633982
Per chiarimenti,commenti, critiche,idee,contattateci a:
Hanno partecipato a questo numero:
PENSIERISENZATETTO@LIBERO.IT
Oppure scrivete a;
Asilo Notturno
Via del Torresino,4
Padova
Abdu, Abraham, Alberto, Andrea, Antonia, Calli-
sto, Chiara, Daniele, Dario, David, Drissa, En-
zo, Flavio, Francesca, Franco, Friday, Gastone,
Luca, Luigi, Mohamed, Mustafà , Kamel, Rena-
to, Roberto, Romano, Shu, Simone, Sunday,
Vincenzo,