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Michael Hudson: Vita e Pensiero. Un'Autobiografia.

Alle origini della crisi attuale.

“Michael Hudson è sicuramente il più innovativo, e a mio avviso il più importante storico
economico dell'ultima metà del secolo”
David Graeber, docente di Antropologia alla London School of Economics.

“Michael Hudson rivela il vero significato di “E rimettici i nostri debiti”. Ha molto più a che fare
con la scacciata dei prestatori dal tempio di quanto i prestatori di oggi vorrebbero farvi sapere.”
Steve Keen, preside della School of Economics, Politics, and History alla Kingston University.

“Michael Hudson è il miglior economista del mondo … I miei lettori spesso mi chiedono come
possono imparare l'economia. La mia risposta è quella di passare molte ore sui libri di Hudson. La
imparerete meglio di ogni premio Nobel dell'Economia”
Paul Craig Roberts, sottosegretario al Tesoro dell'Amministrazione Reagan.

Nota introduttiva di Piero Pagliani
Michael Hudson è un nome pressoché sconosciuto in Italia. Non c'è da meravigliarsi ma è anche un
grande peccato (nel senso letterale). Anni fa lessi il draft del suo primo libro Super Imperialism
(niente a che vedere con l'ultraimperialismo teorizzato da Kautsky), mai tradotto da noi. Fu una
lettura folgorante. Questo libro nasceva da una riflessione sugli inizi dell'attuale crisi (col Nixon
Shock del 1971, non con la crisi dei subprimes!) basata su quanto aveva visto come consulente di
grandi banche di Wall Street, di società petrolifere e del governo degli Stati Uniti e del Canada.
Michael Hudson non è, come si vede, un economista da accademia (pur essendo da anni un
accademico), ma da campo di battaglia. Nelle sue analisi i fatti non derivano dai concetti (come
usualmente si fa tra gli accademici col lauro in testa, e nell'intervista ciò verrà causticamente
ripetuto più volte), ma i concetti derivano dai fatti. Sembra di udire l'eco delle parole di Marx
quando sottolineava, molto arrabbiato col professor Wagner, che per lui “merce” non era affatto un
concetto da dividere in quattro, ma il nucleo materiale della società capitalistica.
D'altra parte Michel Hudson rivendica stretti legami con il pensiero di Marx.
Questo porta a dover dire un paio di cose sulla scienza.
Come sottolineava Max Weber, il primo compito di ogni teoria scientifica è quello di essere
superata. Sembra ovvio, ad esempio guardando la storia della Fisica. Ma persino nella scienza esatta
per antonomasia, cioè la Matematica, cose che parevano stabilite per sempre sono state messe in
discussione (ad esempio il fatto che la geometria potesse essere solo euclidea o il fatto che ci
potesse essere solo un infinito, tutte cose che sembravano ovvie e intuitive).
Invece oggi ci dicono che l'Economia è quella e solo quella. Quelli sono gli assiomi e quelle sono le
deduzioni ammesse (con buona pace di Adam Smith che riteneva l'Economia un ramo della
Filosofia Morale). Ma le certezze di questa “scienza economica” (l'unica che viene insegnata nelle
università da quando imperversa il neo-liberismo), queste certezze da Michael Hudson sono
smontate metodicamente, con la semplice opposizione di “fatti testardi”. Non fatti isolati, ma
collegati in una storia, dove il collante concettuale ordinatore ovviamente interviene. Per Hudson
l'economia è essenzialmente storia dell'economia.
Attenzione, qui non si vuole sostenere la semplice ovvietà che l'economia ha una sua storia, ma che
l'economia è storia. È un fluire:
“[...] l'economia è innanzitutto una storia [...]. Pensare di fissare, anche temporaneamente, lo
"spazio delle fasi" o dei possibili economici, necessario a scrivere le equazioni di una dinamica, è
un errore concettuale, arricchito da semplificazioni o riduzioni delle dimensioni del problema
assolutamente arbitrarie. O meglio, entrambe hanno motivazioni politiche che si mascherano dietro
una presunta oggettività matematica.” (G. Longo, Complessità, scienza e democrazia. Intervista a
cura di P. Bartolini. Megachip, maggio 2016).
Analogamente, per il grande economista franco-egiziano Samir Amin, recentemente scomparso,
non esisteva un concetto di “capitalismo” al di fuori della storia del capitalismo.
Per questo le analisi di Michael Hudson sono importanti per capire l'oggi, così come lo sono quelle
del compianto Giovanni Arrighi, altro autore completamente ignorato in Italia. Recentemente un
bocconiano ha sostenuto con me che Arrighi si era occupato, teorizzando belle utopie, di welfare.
Provate a leggere Il lungo XX secolo, il suo testo più importante, e ditemi dove sta il welfare e
soprattutto dove stanno le “belle utopie” visto che il futuro di cui parla ha tinte decisamente fosche.
Veramente l'accademia travisa così uno dei pochi economisti che nel bel mezzo della sbornia
globalista e dot-com degli anni Novanta aveva previsto crisi, guerre e fratture del mercato
mondiale? In realtà c'è poco da stupirsi se si considera il credito goduto in Italia da specialisti che
quando fallì la Lehman Brothers scrissero nero su bianco su un importante quotidiano che non si
trattava che di una crisi localizzata, in sostanza dovuta al fatto che l'americano medio non sapeva
calcolare il montante quando accendeva un mutuo.
Io so poco di economia, ma guardando con un po' d'attenzione ciò che stava succedendo e
ammaestrato dalle grandi indagini transdisciplinari di Giovanni Arrighi, Fernand Braudel, Samir
Amin, Karl Polanyi e, per l'appunto, Michael Hudson (oltre che dal secondo e terzo libro del
Capitale di Marx), scrissi subito che secondo me sarebbe stata una crisi globale di durata ultra
decennale. Una tesi condivisa, con diverse sfumature, solo da pochissimi osservatori (alcuni molto
più titolati di me) e che girò in cerchie ristrette, ignorata dal mainstream, che preferiva quella
ottimistica della “crisi a V” e poi, visto che andava per le lunghe, “a doppia V”. Magari adesso
pensano a una U molto larga, chissà!
Sono comunque convinto che alcuni gruppi di élite di economisti imperiali sapevano benissimo (e
sanno benissimo) cosa stava (e sta) succedendo, ma rispettavano la consegna del silenzio e dato che
erano (e sono) esperti al servizio di specifici centri di potere, non avevano (e non hanno) soluzioni
se non quella di cavalcare la crisi replicando sempre più in grande le stesse mosse, cosa che
dall'esterno è legittimamente vista come l'opera di un deficiente, perché come diceva Albert
Einstein, ripetere sempre le stesse cose e attendersi risultati diversi è da dementi. Sicuramente
l'orizzonte concettuale a disposizione di molti quadri intellettuali intermedi (gli attuali clerici o
scribi delle élite) è demente od opportunisticamente demente, ma insistere come fa la sinistra sulla
categoria di “errore”, è ciò stesso una cantonata, perché per l'élite quello che noi chiamiamo
“errore” è situato innanzitutto in un orizzonte non concettuale ma di potere.
Riguardo al rapporto fatti-storia-concetti, in uno scambio di idee ho chiesto a Michael Hudson che
rapporto c'era tra il deficit statunitense negli anni Sessanta (guerra del Vietnam), che nelle sue
analisi era tutto causato dalle spese militari, e il Dilemma di Triffin (che dimostra logicamente che
una moneta nazionale non può reggere nel tempo il ruolo di valuta di scambio e di riserva
internazionale). La risposta che mi ha dato è stata netta: “Il deficit militare è venuto prima. Triffin
faceva solo una battuta (quip) senza spiegare come lavora concretamente il sistema”.
Forse anche questa risposta è una battuta. Ma la dice lunga su questo geniale e irriverente studioso.

L'intervista al professor Michael Hudson che ho qui tradotto col suo gentile consenso, è stata
condotta all'Università di Pechino per la Second World Conference del 7 maggio 2018. L'intervista
è stata concessa a Lau Kin Chi della Global University for Sustainability.
Ringrazio Patrick Boylan (US Citizens for Peace & Justice e Comitato No-War) per la revisione di
alcune parti specifiche della traduzione (i cui eventuali errori rimangono comunque di mia
responsabilità). Pur avendo integrato alcune ellissi o troncature, ho cercato di mantenere il più
possibile il tono discorsivo, quasi un flusso di coscienza, dell'intervista.

-.-.-.-.
Sono nato a Minneapolis, che è l'unica città al mondo che è stata una città trotzkista. Durante gli
anni Trenta era un centro trotzkista e i miei genitori lavoravano per Leon Trotzki in Messico.
Quando avevo tre anni mio padre fu incarcerato sulla base dello Smith Act come prigioniero
politico perché teneva sugli scaffali opere di Lenin e Marx e per essere uno dei leader dello sciopero
generale di Minneapolis del 1934-1936. Così sono cresciuto conoscendo membri della Rivoluzione
Russa, membri del Comitato Centrale ai tempi di Lenin.
Quando mio padre uscì di cella ci trasferimmo a Chicago dove si trovò un lavoro di curatore delle
Traffic World and Traffic Supply News. Si era laureato all'Università del Minnesota con un Master in
Business nel 1929, e arrivò la Grande Depressione. Avrebbe voluto andare in America Latina e
diventare miliardario ma quando arrivò la Grande Depressione pensò che il capitalismo non era
giusto e così diventò trotzkista e divenne curatore del Northwest Organizer, che era il giornale dei
lavoratori. Così mentre crescevo venivano a casa i vecchi membri del Partito Comunista Tedesco,
Americani, e mi raccontavano le storie della rivoluzione così che quando divenni più grande ci si
aspettava che avrei capeggiato una rivoluzione, se le condizioni erano quelle giuste. Così nella mia
adolescenza si discuteva quali fossero le giuste condizioni rivoluzionarie.
Ma a quel tempo non ero così tanto interessato alla politica. Ero attratto dalla fisica, dalla chimica e
sempre di più dalla musica.
Poi andai all'Università di Chicago, che era un istituto superiore per bambini dotati. Mio padre
aveva il più alto QI del sistema penitenziario federale, mi hanno detto. Così hanno pensato: questo
ragazzino deve essere sveglio e mi hanno fatto un test e mi hanno messo in una scuola molto buona.
Il mio anno più formativo fu il decimo, quando avevo quattordici anni. Avevamo un insegnante di
scienze sociali di destra, Curtis Edgett. Iniziò a darmi del “rosso”. Teneva un cartello sulla lavagna:
“Friggeteli tutti come in Rosenberg”. I Rosenberg erano le spie staliniste, ma quando gli chiesi “A
cosa si riferisce, ai comunisti?”, rispose: “No, mi riferisco agli Ebrei”.
Be', lui mi poteva chiamare stalinista, comunista. Ma avevamo anche un compagno [veramente]
stalinista, Danny Landau. Lui mi dava del fascista perché io ero trotzkista. Così alle superiori ero la
voce ragionevole di centro. E' stato l'unico periodo della mia vita in cui mi sono trovato nel centro.
Io e i miei amici entravamo in classe e i miei compagni portavano le opere di Lenin e le mettevano
sui banchi accanto per poterle citare.
Quando mio padre era in prigione, una delle cose che aveva fatto era stata quella di compilare un
dizionario di tutte le cose che Lenin e Trotzki avevano detto su vari soggetti. Alzavo la mano e
l'altro professore chiedeva quando Lenin aveva detto questo e io rispondevo nel volume 6 a pagina
322 e i miei compagni “sì, sì, è così”. Mi piace essere odiato da quelli di destra perché questo mi ha
fatto avere molti amici e così mentre lo stalinista mi chiamava fascista e i fascisti mi chiamavano
comunista, io reclutavo molti membri per il gruppo socialista giovanile di Chicago.
I miei genitori avevano lavorato per Leon Trotzki in Messico come molta altra gente a Minneapolis,
così ero molto soddisfatto di essere in una posizione antagonistica e in qualche modo essere in
posizione antagonista non mi ha mai nuociuto.
Ma il mio interesse era la musica, a quel tempo, e io studiavo pianoforte e di fatto studiavo per
diventare direttore d'orchestra.
Quando mi sono laureato nel 1959 all'Università di Chicago, la mia laurea fu in Filologia
Germanica e Storia della Cultura, ma mentre ero là studiavo anche a tempo pieno musica,
soprattutto le opere di Heinrich Schenker, il musicologo tedesco.

Nel 1960, quando la vedova di Leon Trotzki, Natalia, morì, il suo esecutore testamentario, Max
Schachtman, mi assegnò i diritti d'autore, dicendo che visto che ero un figlioccio di Trotzki, dovevo
mettere su una casa editrice. Così mi misi a scrivere. Ebbi una corrispondenza con György Lukács,
il critico di letteratura ungherese, e lui mi concesse i suoi diritti d'autore e arrivai a New York,
pensando che avrei messo su una casa editrice mentre studiavo direzione d'orchestra con Dimitri
Mitropoulos, che era il direttore della New York Philharmonic.
Be', non trovavo nessuno che mi aiutasse per la pubblicazione di questa o quell'opera. Per tradurre
le sue opere Lukács insisteva perché io prendessi un suo studente, Arthur Kahn. Fu una traduzione
disastrosa. Io volevo correggerla ma lui rifiutava ogni correzione, così decisi più o meno di lasciar
perdere.
Poi avvenne una cosa che cambiò la mia vita. L'amico migliore con cui ero cresciuto si chiamava
Gavin MacFadyen. Forse lo conoscete, perché è un famoso documentarista, cineasta e fondatore del
Centro di Giornalismo Investigativo a Londra. Mi aveva fatto conoscere Terence McCarthy, un
comunista irlandese che aveva tradotto le Teorie sul Plusvalore di Marx. Un pomeriggio
discutemmo dei cambiamenti dei livelli dell'acqua in America. Il ciclo delle macchie solari e il
livello dell'acqua sarebbero saliti e scesi causando una perdita di raccolti che avrebbe portato a
un'emorragia di denaro nei mercati azionari e obbligazionari, causando una crisi finanziaria
periodica. Ai miei occhi questo era così bello, così estetico che decisi sui due piedi di diventare un
economista e Terence disse che sarebbe diventato il mio mentore se io avessi letto tutta la
bibliografia delle Teorie sul plusvalore di Marx.
Questo è il motivo per cui finii per incontrare la maggior parte dei commercianti dei libri più rari di
economia di New York City. Finii per lavorare part-time per Augustus Kelley, come curatore ed
estensore di introduzioni di alcune ristampe di classici di economia che che lui pubblicava. Come
compenso per le introduzioni, mi dava dei libri. Avevo una grande biblioteca, compresi molti autori
americani protezionisti, molti economisti che sono scomparsi dall'usuale storia del pensiero
economico.
Nel frattempo dovevo trovarmi da vivere. Ero arrivato a New York con solo 15 dollari in tasca e nel
1959, con 15 dollari, come sapete, potevo fare poco. Spendevo qualcosa per un hotel lercio nel
Greenwich Village. Poi una volta feci una passeggiata e arrivai a un bar con musica folk e pensai:
“Oh, bello! Musica folk! Entriamo!”. Entrai per sentire una chitarra. Una persona mi si avvicinò e
disse: “Ah, Huck Hudson!”. Quando ero giovane mi chiamavano Huck perché il libro favorito di
mio padre era Huckleberry Finn di Mark Twain. Era John Herold, che era stato a casa mia a
Chicago mentre andava all'Università del Wisconsin, per far visita al mio amico Gavin. Era
diventato un cantante folk. Mi offrì di stare da lui finché non avessi trovato un lavoro e un alloggio.
Così mi trasferii dall'hotel a casa sua nel giro di una notte, e trovai un posto come dattilografo in
Francese per Wonder Bread.
Questo avvenne perché ero andato a un'agenzia di collocamento e l'unica cosa che sapevo fare io e
che non sapeva fare la maggioranza degli altri era battere a macchina velocemente in Francese e in
Tedesco. Così l'ho fatto per un po' e poi decisi di iscrivermi a un corso di economia e prendermi un
master alla New York University.
Il vantaggio della New York University era che gli insegnanti erano tutti part-time e quindi non gli
interessava il mio cervello ma solo i miei soldi. Questo mi andava bene. Così mi tenni il cervello e
non me lo feci lavare.
Mi chiesero: “Hai qualche background in economia?”.
Risposi: “No, il mio background è in musica e storia culturale”. Il mio mentore a Chicago in storia
culturale era stato Eugen Jolles che mi aveva introdotto ai lavori di Spengler e di Egon Friedell,
Nitzsche e altri autori. Quella era la letteratura su cui mi ero formato.
Mi iscrissi alla NYU e ottenni un lavoro presso la Saving Banks Trust Company, che era una delle
tante banche commerciale in cui le casse di risparmio mettevano le proprie riserve. Allora c'erano
135 casse di risparmio a New York e adesso non ce n'è più nemmeno una, sono state tutte
cannibalizzate, sono state tutte comprate dalle banche commerciali. Ma allora il mio lavoro era
quello di seguire i risparmi a New York, come crescevano esponenzialmente e metterli a confronto
con i prestiti per mutui ipotecari. Il grafico di questi depositi era come un battito cardiaco. I depositi
nelle casse di risparmio crescevano ogni trimestre quando venivano pagati i dividendi. Così vedevo
chiaramente che fondamentalmente la gente lasciava i propri risparmi in banca a crescere
automaticamente, esponenzialmente, con gli interessi. E vidi che questo riciclo di debiti fruttiferi
finiva nel mercato del mattone per alzare il prezzo delle case.
Il mercato immobiliare è una cosa che non viene insegnata in nessun corso di economia degli Stati
Uniti. L'80% dei prestiti in America, in Inghilterra e in gran parte dell'Europa sono mutui
immobiliari, ma nei libri di testo su cui si studia economia è come se le banche imprestassero invece
i soldi all'industria. Le banche non imprestano un centesimo all'industria per investire in beni
capitali e assumere le persone. Imprestano soldi per acquisire le industrie, per subentrarvi, per
cannibalizzarle e farle a pezzi, ma non per creare capitale. Imprestano su ipoteca, fondamentalmente
imprestano su garanzia di beni, case, locali commerciali, azioni, obbligazioni o altri beni. Così capii
che il quadro di come funziona la finanza era completamente diverso da come me lo insegnavano
alla NYU e nei libri di testo.
Dovetti seguire un corso di finanzia bancaria insegnato da un professore greco ideologizzato,
Stephen Rousseas, che non aveva mai lavorato in una banca - nessuno dei miei professori aveva mai
lavorato in una banca e tutto ciò che sapevano veniva esclusivamente dai libri di testo - e aveva un
articolo di una persona che poi divenne mio amica, Hyman Minsky, la cui idea era che il ciclo degli
affari potesse essere spiegato dalle riserve che le casse di risparmio mettevano nelle banche
commerciali e che sarebbero state imprestate all'economia.
Io dissi: “Guardi, quello che lei chiama “sistema delle banche commerciali” è una banca, la banca
dove lavoro io, e noi non imprestiamo un bel niente all'economia. Noi compriamo obbligazioni”.
Così mi rifilò un C+ e mi disse che non avevo capito i libri di testo [1]. Compresi che c'era una
contraddizione assoluta tra come funzionava l'economia reale e ciò che era spiegato nei libri di
testo. Lavorai per il Savings Banks Trust per tre anni. Nel dicembre del 1964 finii i miei corsi e
andai a lavorare come economista alla bilancia dei pagamenti della Chase Manhattan Bank. Fu
l'impiego più formativo che abbia mai avuto, perché la bilancia dei pagamenti è un altro argomento
che non viene insegnato all'università. In seguito io l'ho insegnato alla New School, ma
all'università non si fa cenno alla bilancia dei pagamenti. Solo a una teoria monetaria semplicistica.
Dopo aver finito i corsi, quello che dovevo fare era scrivere la tesi. Terence McCarthy mi suggerì di
farla sul concetto di produttività, perché ce ne sono di diversi - cosa è produttivo, cosa è
improduttivo. C'era un professore all'Università di New York, Solomon Fabricant, proprio come
nella parola “fabbricare”. Era il capo del National Bureau of Economic Research.
Andai nel suo ufficio e lui mi disse: “La prima cosa che voglio che tu faccia, è che tu entri nella
CIA. Io sono un reclutatore”.
Mi mostrò il primo rapporto della CIA pubblicato in America quando la CIA era stata resa pubblica.
Era sulle riserve d'oro della Russia e diceva che la Russia di suo non aveva abbastanza oro nei
fiumi e nelle sue miniere per essere degna di credito.
Ci diedi un'occhiata e dissi: “Lei sa che è tutta una menzogna. Lavoro per la Chase Manhattan
Bank. Un nostro cliente è l'Anaconda Copper Co. Anaconda ha comprato lingotti d'oro dalla Russia
e quei lingotti d'oro non erano fatti dall'oro che viene setacciato nei loro fiumi. Sono un
sottoprodotto elettrolitico della raffinazione del rame. Ciò che dovreste quindi fare è prevedere la
produzione di rame della Russia. Quando si raffina il rame elettroliticamente l'oro e l'argento si
depositano sul fondo ed è questo residuo che è responsabile della maggior parte delle riserve d'oro,
non solo della Russia ma anche di altri produttori di rame come il Cile”.
Rispose: “Ho capito, va bene. Non sei fatto per la CIA”.
Non riuscivo a credere che non conoscesse il mio background, ma questo non aveva importanza.
Gli dissi comunque che volevo scrivere la mia tesi sul concetto di produttività, perché ero
interessato all'economia classica. In quanto marxista, avevo visto come il marxismo era venuto fuori
dall'economia classica, dall'economia dei Fisiocratici francesi, Adam Smith, John Stuart Mill, e così
via. Il concetto di flusso circolare è sempre stato fondamentale per me, il concetto che l'economia è
un sistema, e l'analisi dei sistemi, che stava diventando popolare giusto negli anni Sessanta.
Fabricant disse: “Queste teorie non hanno valore. Se queste teorie fossero state rilevanti, oggi
avrebbero avuto successo e sarebbero finite nei libri di testo. Se una teoria non è più seguita è
perché è morta in una lotta darwiniana per l'esistenza, ed è irrilevante”.
Così andai a parlare con un professore di cui ero diventato amico, un ex comunista che insegnava
ciclo di business, Gerhart Bry. Era profugo dalla Germania. Discutemmo su alcuni libri che andai a
comprare da dei librai e feci la mia tesi su Erasmus Peshine Smith, quello che aveva scritto il
Manuale di Economia Politica che divenne la dottrina del Partito Repubblicano nel 1853. Avevo
deciso di fare la tesi sul protezionismo americano col prof. Bry e non ebbi nessun problema a
prendermi il PhD finché arrivai agli orali.
Di nuovo, la NYU non aveva nessuno che insegnasse finanza bancaria full-time a Washington
Square, che è il centro della NYU. Così pensai che c'era invece un professore di finanza bancaria
nei quartieri alti, Walter Haines, che aveva scritto un libro di testo. Pensai che doveva conoscere il
sistema bancario. Passai gli orali con tutti i professori con cui avevo studiato, storia economica,
sviluppo del terzo mondo, ma invece il tizio della finanza bancaria mi disse che non sapevo nulla
delle banche, che la mia idea di come funzionassero le banche non aveva nulla a che vedere con ciò
che era scritto nei libri di testo e così dovetti ripetere gli orali dopo aver studiato un mondo fittizio.
Divenni allora consapevole del fatto che l'economia accademica è molto fittizia. Non ha nulla a che
vedere con la realtà. Era veramente una teoria riguardante un universo parallelo, a dire che se se il
mondo funzionasse proprio così, allora la distribuzione della ricchezza sarebbe equa, tutti avrebbero
ciò che gli spetta, nessun guadagno sarebbe immeritato, tutto sarebbe perfetto e bisognerebbe
accettare il mondo così com'è. E io non avevo mai accettato il mondo così com'era, per via di come
ero cresciuto. Come ho già detto, quando ero giovane a Chicago pensavo che gli anni della Seconda
Guerra Mondiale erano stati quelli in cui chiunque poteva essere buttato in galera, perché tutti quelli
che passavano per casa nostra erano stati messi in galera durante la guerra, per il tentativo di indire
uno sciopero o perché erano di sinistra e solo più tardi capii che c'erano veramente combattimenti in
corso e che non mettevano in cella le persone solo perché leggevano Marx o perché erano leader
radicali.

Lavorai alla Chase Manhattan fino al 1967, poi dovetti lasciarla per finire la tesi. Ci misi un anno.
Alla Chase ero diventato lo specialista nel bilancio dei pagamenti dell'industria petrolifera.
Quando iniziò la guerra del Vietnam e l'escalation, il presidente Johnson nel gennaio del 1965,
proprio dopo che ero entrato in banca nel dicembre del 1964, emise la legge della limitazione
volontaria - in realtà obbligatoria - degli investimenti esteri, impedendo alle compagnie americane
di investire più del 5% della crescita degli investimenti dell'anno precedente. Ma l'industria
petrolifera era contraria.
Andarono da David Rockefeller e gli dissero: “Dobbiamo convincere il governo che stiamo
spennando le altre nazioni così velocemente, che siamo capaci di sfruttarle così rapidamente, che
lasciarci continuare ad investire all'estero è veramente d'aiuto alla bilancia dei pagamenti USA. Ci
puoi aiutare con delle statistiche?”.
Così David Rockefeller mi chiese di studiare la bilancia dei pagamenti dell'industria petrolifera.
Rockefeller mi disse: “Non vogliamo che lo faccia il dipartimento Gas & Oil della Chase, perché
sarebbero visti come lobbisti. Nessuno sa chi è lei, così lei è neutrale. Vogliamo sapere come stanno
veramente le cose, e se vanno come pensiamo che vadano, pubblichiamo quello che lei scriverà; se
non ci piace ce lo terremo per noi, ma per favore ci dica come stanno le cose”.
Aggiunse: “Può fare alle compagnie petrolifere tutte le domande che vuole. Compileranno i moduli
che progetterà per le statistiche. Le diamo un anno di tempo per far tutto”.
Per me era meraviglioso. Il petrolio era il settore chiave internazionale. Saltò fuori che mediamente
un dollaro investito all'estero dalle compagnie petrolifere ci metteva 18 mesi a ritornare
all'economia USA. Il periodo di rientro era veramente veloce.
Il rapporto che scrissi fu messo sulla scrivania di ogni senatore e di ogni rappresentante degli Stati
Uniti e io fui celebrato per essere l'economista dell'industria petrolifera. Insomma, questa cosa mi
aveva insegnato tutto sulla bilancia dei pagamenti che, come dicevo, è un argomento che non viene
insegnato in nessuna università. Così, fatto ciò completai la tesi e sviluppai una metodologia per
l'intera bilancia dei pagamenti statunitense. La maggior parte delle statistiche della bilancia dei
pagamenti veniva cambiata quando era adattata ai conti del prodotto nazionale lordo. Lì i conti
trattano le importazioni e le esportazioni come se fossero pagate in contanti. Così se fate un milione
di dollari di esportazione di grano si assume che immettiate un milione di dollari nell'economia. E
se esportate un milione di dollari di armi, di equipaggiamento militare, tutto torna indietro.
Ciò che invece trovai era che solo una porzione delle esportazioni torna indietro in realtà. E le
importazioni hanno costi nella bilancia dei pagamenti ancora più bassi se comparati al loro valore
nominale. Ad esempio, tutte le importazioni di petrolio in America provengono da compagnie
americane, così se pagate cento dollari di petrolio, un terzo è per i profitti, un terzo è per i salari e
un terzo è per le infrastrutture estrattive, che sono comunque acquistate da società USA che le
esportano nel paese produttore di petrolio.
Le persone con cui ero a più stretto contatto per quello studio erano della Standard Oil, che è
sempre stata molto vicina ai Rockefeller, come sapete bene. Così riesaminai le statistiche e gli
chiesi:
“Dalla bilancia dei pagamenti non riesco a capire dove la Standard Oil estrae il profitto. Fa profitto
producendo petrolio, cioè alla fine del ciclo di produzione? O lo fa vendendolo alle stazioni di
servizio, cioè alla fine della vendita al dettaglio?”.
Il tesoriere della Standard Oil rispose:
“Ah ah, ti posso dire dove lo facciamo. Lo facciamo proprio qui nel mio ufficio”.
Chiesi come: “Che nazioni ci posso vedere qui dentro? Non ci vedo l'Europa, non ci vedo l'Asia,
non ci vedo l'America Latina o l'Africa”.
Rispose: “Ehi, non vedi che proprio alla fine delle indicazioni paese per paese degli introiti
internazionali c'è una cosa chiamata “internazionale”?”.
Risposi: “Certo, e questo mi ha sempre confuso. Dov'è? Credevo che tutti quei Paesi stranieri
fossero l'internazionale”.
Mi spiegò allora che “internazionale” indica quelle nazioni che non sono in realtà nazioni. Sono la
Liberia e Panama, nazioni che usano esclusivamente il Dollaro statunitense e non la loro valuta.
Così l'industria del petrolio non corre alcun rischio valutario. Sono bandiere di convenienza e non
mettono nessuna tassa sugli utili. Mi spiegò che la Standard Oil vendeva il suo petrolio a un prezzo
molto basso dal Vicino Oriente alla Liberia, a Panama o al Lagos, o ovunque ci fosse una bandiera
di convenienza e nessuna tassa sugli utili. Poi loro lo rivendevano ad un prezzo molto alto alle sue
raffinerie in Europa e in America, a un prezzo talmente alto che queste affiliate downstream non
facevano nessun utile. Così non c'erano tasse da pagare. Nonostante tutti gli investimenti petroliferi
statunitensi in Europa non c'erano tasse da pagare perché il costo certificato delle compagnie
petrolifere era altissimo. E invece pagavano così poco per barile alle nazioni del Terzo Mondo,
come l'Arabia Saudita, che queste si prendevano solo una royalty. La Standard Oil e le altre
compagnie petrolifere USA - e anche le compagnie minerarie - non guadagnavano nulla là, perché
vendevano ad un prezzo bassissimo. Tutti i profitti venivano formalmente generati in Liberia o
Panama. Che sono non-stati.
Questo mi permise di avere una precisa idea di ciò che la gente oggi chiama “lavaggio del denaro”.
In uno degli ultimi mesi di lavoro alla Chase Manhattan, nel 1967, stavo salendo al mio ufficio al
nono piano e un uomo entrò nell'ascensore e mi disse:
“Stavo proprio venendo nel suo ufficio, Michael. Questo è un rapporto. Sono del Dipartimento di
Stato”. Pensai che questo significasse “sono della CIA”.
“Vogliamo calcolare quanti soldi gli USA potrebbero fare se fondiamo delle filiali bancarie e
diventiamo la banca per tutti i proventi del crimine nel mondo”. Continuò: “Ci siamo fatti l'idea che
possiamo finanziare (e me lo diceva in un ascensore), possiamo finanziare la guerra del Vietnam se
tutti i proventi della droga, tutti i soldi del crimine entrano in America. Può calcolare quanto
potrebbe essere?”.
Così passai tre mesi a calcolare quanti soldi arrivavano in Svizzera dal commercio della droga,
quanto era il volume del commercio di droga in dollari. Mi aiutarono con ogni sorta di statistica a
riguardo e dissero:
“Possiamo diventare la capitale criminale del mondo e questo finanzierebbe il Dollaro e ciò ci
permetterebbe di affrontare le spese per sconfiggere il comunismo in Vietnam e da altre parti. Se
non facciamo così quelli che lanciano le bombe arriveranno a New York”.
Così divenni uno specialista in riciclaggio! Nient'altro mi avrebbe potuto formare meglio per capire
come funziona l'economia mondiale. Avevo tutti i dati statistici che volevo, avevo l'aiuto delle
persone del governo che mi spiegavano come lavorava la CIA con il commercio di droga e con altri
criminali e sequestratori di persone per raccogliere fondi che così rimanevano fuori dal bilancio
ufficiale e il Congresso non doveva quindi dare la sua approvazione quando decidevano di uccidere
persone o sponsorizzare una rivoluzione. Su questo erano totalmente aperti con me. Mi accorsi che
non avevano mai eseguito un controllo di sicurezza su di me.
Come ho detto, volevo fare uno studio della bilancia dei pagamenti di tutti gli Stati Uniti. Andai a
lavorare da Arthur Andersen, che all'epoca era una delle Big Five di accounting negli USA. Poi fu
condannata per frode quando venne coinvolta nello scandalo Erron e fu chiusa. Così passai un anno
applicando la mia analisi al deficit della bilancia dei pagamenti. Quando finalmente finii, trovai che
l'intero deficit nella bilancia dei pagamenti negli anni Sessanta, dalla guerra del Vietnam, l'intero
deficit della bilancia dei pagamenti erano spese militari all'estero. Il settore privato del commercio e
degli investimenti era in perfetto pareggio; turismo, commercio, investimenti erano esattamente in
pareggio. Tutto il deficit era militare.
Consegnai quindi le mie statistiche. Il mio boss, Mr. Barsanti, entrò da me tre giorni più tardi e
disse:
“Ho paura che dobbiamo licenziarti”.
Chiesi: “Che è successo?”.
Rispose: “Be', lo abbiamo fatto avere a Robert McNamara” (che era il Segretario alla Difesa e poi
divenne una persona persino più pericolosa alla Banca Mondiale, che probabilmente è più
pericolosa per il mondo dell'esercito degli Stati Uniti. Ma questa è un'altra storia). Mr. Barsanti
disse che McNamara aveva affermato che Arthur Andersen non avrebbe più avuto un solo contratto
governativo se avesse pubblicato il mio rapporto.
In tutti i Pentagon Papers che poi saltarono fuori sul regime di McNamara non c'è nessuna
discussione sui costi per la bilancia dei pagamenti della guerra del Vietnam. Ma questo era proprio
ciò che stava portando via l'oro all'America. Alla Chase Manhattan dal 1964 fino a quando la
lasciai, ogni venerdì la Federal Reserve se ne veniva fuori coi suoi obiettivi, le sue statistiche
settimanali. Noi tracciavamo le riserve d'oro. Tutti parlavano del generale de Gaulle che incassava
oro, perché il Vietnam era [di fatto] una colonia francese e i soldati americani e l'esercito dovevano
utilizzare le banche francesi, i dollari perciò arrivavano in Francia e de Gaulle li incassava come
oro. In realtà la Germania incassava ancora più oro di de Gaulle, ma di questo non si parlava [2].
Così potevo vedere che le spese per la guerra stavano causando un'emorragia d'oro dall'America.
C'erano tre persone, note come il Columbia Group, che dicevano che la guerra del Vietnam stava
distruggendo il sistema monetario americano così come lo conoscevamo. Il gruppo era composto da
Terence McCarthy, il mio mentore, Seymour Melman, un professore della School of Industrial
Engineering della Columbia University, dove anche Terence insegnava, e c'ero io.
Fondamentalmente giravamo per New York City a tenere conferenze.

Il primo articolo che scrissi fu per Ramparts Magazine, ed era intitolato Il Setaccio del Dollaro, su
come la guerra del Vietnam stava buttando l'America fuori dal sistema aureo, cosa che fece, come si
sa, nel 1971 quando il presidente Nixon in agosto decretò un embargo sull'oro. Nel frattempo portai
il mio studio sulla bilancia dei pagamenti alla Business School della New York University e loro mi
dissero: “Oh, grande! Lo pubblichiamo”. Così riuscii a farlo pubblicare immediatamente.
Questo mi fece ottenere l'invito a tenere una lezione alla Graduate Faculty della New School for
Social Research di New York.
In quel periodo stavo analizzando la guerra del Vietnam, dovevo analizzare il prezzo del rame. Ogni
soldato in Vietnam usava una tonnellata di rame all'anno. In un certo senso era come se si
combattessero l'un l'altro con lingotti di rame. Stavo quindi cercando di prevedere i prezzi del rame
osservando l'aumento delle truppe, una tonnellata di rame per ogni soldato, e la previsione che il
prezzo del rame sarebbe salito. Così per un certo periodo fui conosciuto come Mr. Copper, Signor
Rame. Come dicevo, Anaconda era un grande cliente della Chase e Kennecott era un cliente di
Citibank ed erano un gruppo di mercanti che amavano solo il rame. Io amo il rame e quando un
capo del gruppo disse “L'alluminio e un metallo di merda”, io sentii come loro che era bello il rame.
Nel 1968 l'oggetto principale dei furti negli Stati Uniti era il rame. La gente si portava via le
grondaie in rame delle chiese, così come i fili che entravano nelle case. I ladri si portavano via ogni
pezzo di rame perché i prezzi salivano, così mi resi conto del fenomeno di riciclo e della misura in
cui le fonti del metallo non erano solo le miniere ma il riciclo di varie cose.
Finii lavorando per un po' per la Continental Oil come loro economista e mentre facevo ciò
comprarono su mia raccomandazione la compagnia del rame di Baghdad, perché vedevo che la
guerra sarebbe andata avanti ancora per un po'. Si misero anche nel ramo immobiliare.
Bene, poi si spostarono nel Connecticut e io decisi di fare il professore alla New School perché non
avevo mai avuto un corso di teoria commerciale e l'unico modo per imparare una cosa è insegnarla.
Così tenni un corso di teoria commerciale e venni assunto come membro della facoltà a tempo
pieno nel 1970 per insegnare analisi del reddito nazionale, dove usavo le Teorie sul Plusvalore di
Marx come mio libro di testo. Ciò fece infuriare il capo del dipartimento, Robert Heilbroner, che di
Marx aveva un'idea che riguardava soltanto ciò che prendeva a colazione e come si sentiva dopo e
se aveva veramente avuto una tresca con la sua governante. Non c'era un gran che di analisi
economica. E lui era furioso che io insegnassi Reddito Nazionale.
Mi diceva: “Sei un mascalzone di Wall Street! Devi sapere che solo un terzo degli studenti di
economia viene dal business, un terzo sono studenti stranieri delle Nazioni Unite e un terzo sono
più o meno radicali di sinistra”.
Dava per scontato che io ero lì per gli studenti di business. Non discussi mai nemmeno una volta di
politica alla New School. Capii che l'idea che Heilbroner aveva del marxismo era lo stalinismo, in
un senso molto grezzo. E portò dentro uno stalinista, Steve Hymer, allo scopo esplicito di fargli
insegnare teoria commerciale. E io dissi: “Molto bene! Allora insegnerò teoria monetaria e
bancaria”.
Hymer faceva proselitismo per l'LSD. Diceva agli studenti di prendere l'LSD e poi ascoltare i suoi
corsi. Circa un anno dopo il suo arrivo, andò al meeting di Montreal dell'American Economic
Association, fece prendere l'LSD ai suoi studenti e li fece stare a testa in giù. Mentre tornava a New
York finì con l'auto sotto un camion e il suo gruppo morì. E' veramente pericoloso prendere l'LSD
quando si guida.
Gli studenti stranieri venivano nel mio studio e mi chiedevano: “Ma quel tizio è della CIA? Perché
mai vuole che noi assumiamo LSD se non perché vuole farci espellere o farci arrestare o diventare
spie? Lei che dice?”. Così io ero quello con cui loro si confidavano e ciò spinse ancor più
Heilbroner a pensare che io ero un infiltrato di Wall Street.

Alla fine il dollaro si sganciò dall'oro, nel 1971.
Raccolsi un po' degli articoli che avevo scritto e buttai giù il mio primo libro. Super Imperialismo:
La Strategia Economica dell'Impero Americano. Uscì nel settembre del 1972. Bene, proprio in quel
periodo fui invitato quasi tutti gli anni a tenere una conferenza al meeting annuale di Drexel
Burnham. Come Arthur Andersen anche loro vennero poi ritenuti essere un'impresa criminale e i
suoi capi finirono per essere messi in galera per frode.
Scherzavano dicendo che io ero il loro Shabbat goyim ornamentale [3].
Il mio amico Andre Sharon, che era anche lui un protetto di Terence McCarthy, disse: “Abbiamo un
meeting annuale, vogliamo presentarti a Herman Kahn”, che era un brillante teorico militare.
Andre aggiunse: “Vuole parlare con te. Parla molto veloce, è molto intelligente. Dopo che ti avrà
sentito parlare ti vorrà sicuramente offrire un lavoro. Probabilmente non riuscirai a capire niente di
quel che ti dice, ma rispondi lo stesso di sì. Devi uscire dall'accademia, non è fatta per te”.
Così tenni la mia conferenza sull'industria petrolifera e su come l'America stava sfruttando il mondo
e su come essere rimasti senza oro significava che c'era solo una cosa che le altre nazioni potevano
fare col loro surplus commerciale. Quei dollari venivano sbattuti fuori per via del deficit della
bilancia dei pagamenti a causa delle spese militari. Le banche centrali straniere a quel punto
potevano solo comprare i buoni del Tesoro USA [4]. Così i militari spendevano all'estero i dollari,
pompavano dollari nelle economie europee e asiatiche, che poi imprestavano i soldi al governo
degli Stati Uniti comprando i suoi buoni del Tesoro per finanziare la guerra e il loro stesso
accerchiamento militare.
Dopo che avevo detto questo a un meeting a Wall Street, Herman Kahn disse: “Tutto questo è
geniale. Abbiamo bagnato il naso agli imperialisti britannici. E' una grande notizia. Lascia
l'università e io ti triplicherò il salario se vieni a lavorare per me”.
Risposi: “Be', speravo che i miei allievi andassero avanti e divulgassero le mie idee”.
Mi disse: “Guarda, tu speri che un giorno o l'altro qualcuno dei tuoi allievi diventi senatore, forse
presidente. Vieni all'Hudson Institute (si chiamava così non per me ma per il fiume, anche se il
fiume era stato scoperto dai miei antenati)”.
E aggiunse: “Ti porterò alla Casa Bianca il mese prossimo. Non importa chi è presidente. Non
sarebbe meglio che tu attenda che un tipo qualsiasi sia eletto presidente e diventare suo consigliere,
piuttosto che sperare che sia eletto uno dei tuoi studenti della New School?”.
Così entrai immediatamente all'Hudson Institute, e fui pagato come mi aveva detto. Ero il numero
due e discordavamo su tutto. Lui era di destra, un Sionista, e io ero di sinistra. Ottenemmo l'incarico
per il grande studio che fece l'Istituto, lo studio sul contesto imprenditoriale che raccontava alle
aziende che cosa succedeva nel mondo. Finì che io mi presi la maggior parte dei clienti.
Un giorno, dopo l'uscita del mio libro in settembre - compravo arte tibetana in quel periodo, e arte
cinese, ero diventato per hobby uno specialista di arte asiatica - ricevetti una telefonata. Mi ero
svegliato la mattina e avevo scritto una nota riguardo i 3.500 dollari che dovevo ai mercanti d'arte e
mi chiedevo come avrei fatto. Ricevetti dunque una telefonata, credo dalla Royal Bank del Canada,
che diceva: “Ci siamo appena fatti 20 milioni di dollari leggendo il suo libro, l'ultimo paragrafo che
diceva come i prezzi sarebbero saliti. Quanto vuole per venire a fare una conferenza da noi?”.
Risposi: “Oh, 3.500 dollari”. E risposero: “OK”. Pensai che era magnifico.
Organizzarono la mia conferenza tramite una compagnia di intermediazione borsistica, Molson
Rousseau, a Montreal. Chi mi veniva a sentire doveva generare alla Società [attraverso le operazioni
di borsa ad essa richieste] commissioni pari collettivamente a 3.500 dollari e loro mi avrebbero dato
la busta coi contanti.
Tutti furono entusiasti e così mi richiamarono due mesi più tardi. A quanto pare non sapevano che
io allora lavoravo all'Hudson Institute (lavoravo da casa per quasi tutto il mese). Avevano chiamato
Herman Kahn (per una conferenza) e gli avevano detto: “L'ultima persona l'abbiamo pagata 3.500
dollari”. E allora lui rispose: “Be', come sapete io sono un autore famoso. Dovete pagarmi 4.000
dollari”. Così gli diedero 4.000 dollari. Gli andò molto bene. Poi ricevetti io una telefonata: “Alla
gente piace un sacco il ciclo che stiamo tenendo. Ritornerebbe ancora da noi?”. Io risposi: “Quanto
volete pagarmi?”. Loro dissero: “3.500 dollari”. E io dissi: “Be', ho sentito che avete pagato
Herman Kahn 4.000 dollari. Io ne voglio 4.500”. “Va bene, avremo ancora più gente”. E arrivò e io
tenni la conferenza.
Poi richiamarono Herman Kahn il mese seguente. Lui disse: “Ho sentito che pagate Michael 4.500
dollari. Io sono il suo capo. Quindi mi dovete dare 5.000 dollari”. Infine arrivammo a chiedergli
6.500 dollari e allora ci dissero: “Ragazzi, pensiamo che stiate giocando con noi”. Così 6.500
dollari al mese integrarono il mio stipendio di 45.000 dollari annui all'Hudson Institute.
Girai tutto il mondo con Herman. Andammo in Corea, Giappone e Francia, fondamentalmente
parlando di bilancia dei pagamenti. Herman pesava più di 400 libbre [5]. Un giorno, eravamo in
Francia, stavamo facendo le valige in hotel e lui mi chiese di passargli i pantaloni dall'armadio. Per
quanto estendessi le braccia al massimo, non era sufficiente ad aprire quel che si metteva attorno
alla vita.
Un giorno, dopo il nostro ritorno, dovevamo andare alla Casa Bianca per un meeting sul petrolio e
la bilancia dei pagamenti. E chi poteva essere il Sottosegretario al Tesoro se non il mio vecchio
mentore della Standard Oil che mi aveva spiegato come funzionavano i centri bancari offshore?
Spiegò a Herman e a me che aveva appena detto ai Sauditi: “Potete farvi pagare quel che volete per
il petrolio”. Questo succedeva proprio dopo che l'America aveva quadruplicato il prezzo del grano
per finanziare la guerra del Vietnam nel 1972-73, e l'OPEC aveva risposto quadruplicando il prezzo
del petrolio. Il Sottosegretario al Tesoro mi spiegò che loro potevano farsi pagare il petrolio quanto
volevano. Sapeva che più alto era il prezzo, più le compagnie americane avrebbero potuto rincarare
il petrolio nazionale. Tanto i Sauditi dovevano riciclare tutti i loro dollari negli Stati Uniti, nei buoni
del Tesoro e nel mercato azionario. “Non potete comprarvi le aziende americane, potete solo
comprare azioni o buoni, e dovete prezzare il vostro petrolio in dollari. Se non lo fate, noi lo
considereremo un atto di guerra”.
Così io ero proprio nel punto centrale per capire come funzionava realmente l'imperialismo.
Questo non è quanto si trova nella maggior parte dei libri di testo. In maggioranza non parlano della
bilancia dei pagamenti, ma la chiave dell'imperialismo finanziario è la bilancia dei pagamenti.
Gli Stati Uniti lottano perché gli altri Paesi non tornino al gold-standard, perché all'epoca in cui
l'America rimase senza oro, nell'agosto del 1971, ogni banconota da un dollaro americano era
sostenuta per il 25% dall'oro a 35 dollari l'oncia. Bene, ad un certo punto non c'era più alcuna
eccedenza d'oro e ciò fu il motivo che spinse l'America ad abbandonare l'oro. Il suo prezzo
immediatamente si impennò. Come cittadino americano mi fu proibito di comprare oro. Così io
sapevo quel che stava per succedere ma non potevo guadagnarci niente. Al suo posto compravo arte
indiana e tibetana, più che altro arte asiatica.
Per farla breve, come risultato del lavoro di intermediazione azionaria a Montreal divenni
consigliere finanziario del governo canadese.
Mi dissero: “Abbiamo bisogno di qualcuno che conosce il mercato azionario e dei titoli americani”.
In quei giorni ero l'economista più pagato degli Stati Uniti per le analisi finanziarie.
Così ricevetti una telefonata: “Hanno intenzione di assumerti, ma c'è solo un modo in cui riescono a
capire quanto sei intelligente. Cosa sai del vino?”
Quando mi stavo facendo le ossa all'Università di Chicago, i professori venivano pagati così male
che per tirar su un po' più di soldi il loro sogno era diventare sommelier al Pump Room, che era il
ristorante alla moda di Chicago. Lo si vede anche nella commedia I Blues Brothers con John
Belushi. Orbene, seguii un corso per sommelier e presi il patentino.
Allora comprai due bottiglie, una di Richebourg e una di La Tâche che presi da una confezione di
rimanenze in un negozio chic del centro. Le diedi ai miei ospiti a Ottawa e il tipo del governo disse:
“Questo è il tizio che vogliamo”.
Così feci uno studio in cui si diceva che il Canada non doveva prendere prestiti all'estero per gli
investimenti che faceva sul suo territorio nazionale. Poteva creare da solo la sua stessa moneta.
Fondamentalmente, ciò che scrissi era il primo esempio di ciò che adesso si chiama Modern
Monetary Theory che sostiene che i governi possono creare la loro propria moneta, il proprio
credito. Non hanno bisogno di valuta straniera per sostenerla, ed è quindi proprio l'analisi del flusso
circolare che avevo preso dalla mia storia del pensiero [economico], che è un'analisi Fisocratica.
Uno dei top analyst per gli investimenti della Royal Bank decise di diventare capo del personale.
Diceva che era un problema di personalità se gli economisti non riuscivano a capire come
funzionava il mondo, che c'è un tipo particolare di stupido che diventa economista. E' una sorta di
autismo, di pensiero astratto che non ha nessun senso della realtà economica. Così mi fece avere un
appuntamento col Segretario di Stato del Canada. In Canada il Segretario di Stato ha in carico anche
l'istruzione, i film e la cultura. Così divenni consigliere culturale, posizione che fin dall'inizio avevo
pensato che sarebbe stata soddisfacente, e scrissi un rapporto.
Il primo lavoro che avevo fatto alla Chase Manhattan era stato quello di stimare quanto fatturato
potevano fare l'Argentina, il Brasile e il Cile con le esportazioni. Il problema era se tutte le loro
esportazioni erano in grado di pagare gli interessi sui prestiti che contraevano con le banche
americane. L'idea era che tutto il surplus commerciale doveva essere impegnato per il servizio del
debito con le banche americane. Il mio lavoro consisteva nel capire a quanto ammontava e quanta
era la parte di Chase. Così alla conferenza UNITAR del Messico io dissi che questi debiti non
potevano essere pagati, quindi se non potevano essere pagati dovevano essere cancellati.
Nacque una grande agitazione su questo punto. Bene, alla fine dalla conferenza c'erano i relatori
incaricati (rapporteurs) che dovevano tirare le somme delle conferenze. Il relatore degli USA disse
che il dottor Hudson aveva sostenuto che il Paesi del Terzo Mondo dovevano esportare di più per
pagare i loro debiti.
Mi alzai lentamente e dissi: “Esigo che il Presidente del Messico offra una spiegazione pubblica, si
scusi con me e con la conferenza. Questo relatore ha invertito e rovesciato tutto”. Dissi: “Io credo
che abbia un proposito nascosto. Ritiro la delegazione americana e anche quella canadese. Non
possiamo far parte di questa pagliacciata”.
Poi me ne uscii, chiedendomi cosa sarebbe successo! Il delegato russo mi raggiunse ridendo. “Eh
eh, lei ha dominato tutta la conferenza. L'ha fatta finire nel caos. Ha messo in imbarazzo la CIA. E'
fantastico. Questo è il mio biglietto da visita a New York”.
Più tardi, quel pomeriggio, mi dissero: “Guarda che ti stanno cercando per menarti”.
Be', per puro caso una mia ex fidanzata era in Messico con un gruppo per una mostra d'arte. Erano
artisti surrealisti di Amherst e si esibivano anche in un balletto surrealista [6]. Così andai a vedere il
loro balletto e loro mi avvertirono: “Attenzione, ci sono qui gli squadristi!”. Così mi nascosi tra loro
sul palcoscenico, nel balletto. Gli scagnozzi cercavano tra il pubblico ma io ero sul palcoscenico ed
era tutto così surreale. Nessuno sapeva come si danzava o che, era tutto così surreale. Così, vedete,
alla fine quegli sgherri se ne andarono via. Ho imparato che se non vi trovano, di solito se ne vanno
e vi lasciano in pace.
Tornai a New York ma mi resi conto che la questione del debito era veramente controversa - cioè
l'idea che il debito non dovesse essere pagato.
Passai un anno lì e mi occupai del periodo medievale in Europa, nella Prima Guerra Mondiale e
persino in Grecia e a Roma. Era all'incirca il 1980-1981 e in quel periodo avevo venduto la mia casa
nel Lower Side e mi ero trasferito in un loft che avevo trovato vicino a Wall Street, che era
veramente conveniente allora. Lo avevo preso per 20.000 dollari; più tardi lo rivendetti a 580.00
dollari, ma questa è un'altra storia - fa capire il mercato immobiliare a New York, ma a quel tempo
nessuno voleva vivere in un loft mentre io volevo un loft spazioso perché avevo una grande
biblioteca, in quel periodo, e un sacco di opere d'arte che mi volevo tenere.
Così di fatto smisi di lavorare. Capii che nella Bibbia c'era l'Anno del Giubileo e c'erano riferimenti
ai Sumeri e a Babilonia che erano il retroterra della cancellazione dei debiti nella Bibbia;
andurarum in babilonese è quasi la stessa parola deror in Ebraico [7]. Mi resi conto che c'era un
sacco di materiale e che nessuno se ne era occupato prima al di fuori dell'assiriologia. Non c'era
nessuna storia economica dell'antico Vicino Oriente, nessuna storia economica dei Sumeri o di
Babilonia. Si parlava solo di religione e un po' di cultura, di Gilgamesh e di queste cose, non di ciò
che mi interessava di più, cioè la cancellazione del debito. Così buttai giù una bozza su ciò che
avevo scoperto nel 1981.
Uno dei miei amici era un archeologo dell'Era Glaciale, Alex Marshak. Benché vivesse a New York
aveva contatti col Peabody Museum di Harvard. Fece vedere la bozza al direttore del Peabody, Karl
Lamberg-Karlovsky, che mi disse: “Grande! Nessun altro ci sta lavorando sopra”. Mi nominò fellow
del Peabody Museum in archeologia economica babilonese.
Pensai: “E' magnifico. E' proprio ciò che voglio fare”. Così passai più o meno i successivi tre anni a
scrivere la prima stesura di ciò che divenne il libro che adesso è stato pubblicato in pochi mesi: E
rimettici i nostri debiti. Credito e Riscatto dalla Finanza dell'Età del Bronzo al Giubileo. Lo
sottoposi alla University of California Press. Lo inviarono agli studiosi per il referaggio, che
sostennero che era impossibile che i debiti venissero cancellati. Il loro argomento era che se i debiti
venivano cancellati, chi avrebbe più concesso prestiti? Questa era la stessa cosa che nella tradizione
ebraica era stata ipotizzata da Rabbi Hillel.
Io risposi: “Molti debiti non erano il risultato di prestiti. Molti debiti erano dovuti al fallimento dei
raccolti così che i contadini non riuscivano a pagare il Palazzo per le spese in cui erano incorsi, i
canoni d'affitto della terra, le tasse per l'acqua, per gli animali da lavoro o i conti da saldare con la
vivandiera che gli dava la birra che loro bevevano [8].
Così per un migliaio d'anni ogni governante che saliva al trono, tra i Sumeri o a Babilonia, iniziava
il suo regno cancellando i debiti con una tabula rasa, un condono. E' lo stesso tipo di condono
commemorato sulla Stele di Rosetta in Egitto. Tutti sanno che la Stele di Rosetta ha un'iscrizione
trilingue, Greco, Egiziano e Copto [9]. Ma pochi sanno che è una cancellazione fiscale dei debiti.
Questo è ciò che noi chiamiamo “dissonanza cognitiva”, la gente non sa che i propri debiti possono
essere cancellati.
Capii che era una cosa molto controversa e così il mio collega di Harvard. Karl Lamberg-Karlovsky,
suggerì che tenessimo una serie di incontri e mi chiese di organizzarli. Mi disse che dovevamo
tenere un incontro per ogni punto controverso del mio libro. Decidemmo di organizzare un meeting
ogni tre anni all'inizio dell'estate e di invitare ogni specialista importante: il periodo neo-sumerico,
Babilonia, altri regni del Vicino Oriente, e l'Egitto. Il loro compito era quello di raccogliere tutto ciò
che avevano su qualsiasi degli argomenti dei meeting.
Dato che ero a New York, lavoravo con l'eminente ebraicista Baruch Levine della NYU. Mi
occorreva qualcuno che fosse stimato nel campo linguistico per invitare la gente, perché la maggior
parte dei sumerologi, lettori dell'alfabeto cuneiforme, stavano lontani dall'economia perché l'idea
economica mainstream riguardo a come si sviluppa la società è come se la civiltà fosse stata
inventata da Margaret Tatcher. Come se l'avesse fatta lei o Milton Friedman o quelli che noi
chiamiamo marxisti volgari e che pensano che quella era proprio l'idea che era sembrata plausibile a
Engels quando scrisse L'Origine della Famiglia, della Proprietà Privata e dello Stato.
Ma questo non è come sono andate veramente le cose all'inizio della Storia.
Dunque, i sumerologi non parlavano di economia. Ma dato che adesso io ero ufficialmente un
archeologo della Harvard, del dipartimento di antropologia, acconsentirono a venire alla conferenza.
Il primo incontro, nel 1994, era sulla privatizzazione nell'antico Vicino Oriente e nell'antichità
classica. Harvard lo pubblicò. Due anni più tardi giungemmo al secondo volume, che si occupava
dell'uso della terra e della proprietà immobiliare: come entrò in essere la proprietà privata.
Avevamo poi pianificato già fin dall'inizio il terzo volume degli incontri. Era sul rinnovo economico
del debito nell'antico Vicino Oriente. Avevo chiesto alle persone di portare tutto ciò che potevano
trovare sulla cancellazione dei debiti. Scoprimmo che era una cosa usuale nel primo millennio.
Erodoto parlava delle cancellazioni del debito a Babilonia. Cancellare i debiti agrari era un retaggio
tradizionale nel Vicino Oriente per i nuovi governanti che salivano al trono: iniziare il nuovo regno
con un'economia in pareggio.
Già ai tempi di Hammurabi, nel 1750 avanti Cristo, gli scribi calcolavano la crescita degli interessi
composti e a quel tempo c'era il 20% di interesse. Il diagramma di crescita esponenziale era lo
stesso che io tracciavo per le casse di risparmio negli anni Sessanta o per tracciare la crescita del
debito americano. E loro erano ben consapevoli che il debito non poteva essere pagato e che se si
insisteva perché fosse pagato i debitori sarebbero caduti in schiavitù. Così liberavano i servitori del
debito, oppure restituivano la terra ai debitori che a causa di ristrettezze economiche avevano
dovuto venderla assieme ai loro mezzi di sostentamento. Il termine “sofferenza” (distress) sta a
significare il collaterale che avevano dovuto impegnare coi creditori. Fondamentalmente è un
termine irlandese. Così pubblicammo quel volume.
A quel punto ero riuscito a far approvare la mia interpretazione dalle persone che io, Baruch e Karl
avevamo invitato e che erano tutte persone di primo piano nei loro campi.
Poi lo facemmo seguire da un altro incontro al British Museum, sull'origine della moneta e della
contabilità, e l'idea che la moneta fosse stata creata non per il baratto, non per il commercio di beni
e servizi, ma per dominare il debito. Se un coltivatore aveva un debito, dove prendeva i soldi?
Così facevamo la storia della moneta. E l'unica cosa che ancora non avevamo fatto era l'origine del
lavoro e quanto era pagato. Questo ci prese dieci anni per essere completato e scoprimmo che alle
origini il lavoro era di fatto organizzato nell'economia del Palazzo, del palazzo e dei templi. L'uso
principale di questo lavoro organizzato, dal Neolitico e l'Età del Bronzo all'antichità classica, era
combattere nell'esercito e lavorare nei lavori di corvè per costruire le infrastruttura pubbliche.
E allora, come si ottiene una fornitura di forza-lavoro? Con l'assegnamento di un appezzamento di
terra. I diritti terrieri furono creati per assegnare alle famiglie terra sufficiente al loro sostentamento
così che potevano essere occupati nei lavori di corvè e combattere nell'esercito. Dunque le tasse
vennero per prime, poi il possesso dei terreni, in base al tipo di lavoro che dovevi fornire. I tentativi
di sostituire qualcuno nei lavori di corvè divenne la base per il lavoro a pagamento.
Dunque, tutti i pagamenti hanno origine da ciò che oggi chiameremmo “settore pubblico”. In realtà
non è un buon termine. Era, in effetti, il settore palatino, il Palazzo e i templi, in quanto distinto
dalla famiglia basata sulla comunità e la terra.
Avevamo dunque un'altra analisi dell'origine della proprietà, che non era semplicemente una
appropriazione da parte di individui come invece pensava Engels. La proprietà venne creata dal
settore pubblico, dai Palazzi, come assegnamento della terra secondo le necessità. Quanta terra
dobbiamo assegnare per rifornirci di lavoro per le infrastrutture pubbliche, il lavoro di corvè e il
servizio militare? Questo era proprio il contrario di quanto viene oggi insegnato nei libri di testo,
ovvero, come dicevo, che se fossero tornati indietro in una macchina del tempo, sarebbero stati
Margaret Tatcher e la destra e Donald Trump a progettatare l'economia.
Così, dopo aver organizzato e curato questi cinque volumi, adesso ne sto scrivendo la versione
divulgativa, partendo da una storia del debito. Poi arriverà Templi di Imprese, una serie di libri
sull'antichità classica. In questo periodo sto proseguendo con la Grecia e Roma.
In tutto il periodo iniziale della Grecia e di Roma, lo scontro principale fu tra debitori e creditori. I
creditori finirono per appropriarsi della terra. Lo stesso scontro avvenne lungo tutto l'Impero
Bizantino. La tensione più lacerante nella Storia, dal terzo millennio dei Sumeri al secondo
millennio di Babilonia al nono e decimo secolo dell'Impero Bizantino, è tra il Palazzo che vuole
raccogliere tasse e avere la forza-lavoro per l'esercito, e i creditori che vogliono la terra e la forza-
lavoro per se stessi.
Questo modo di ottenere il surplus economico non è quello che Marx descrive per il capitalismo:
assumere forza-lavoro per produrre merci e venderle con un profitto. E' stato ottenuto tramite il
debito, prendendo gli interessi che alla fine si trasformavano in un pignoramento della terra, che era
poi l'obiettivo finale.
Nel nono secolo scoppiò una grande lotta contro il potere della Corona. Un po' come quella contro
lo Stato da parte di Donald Trump e dei Repubblicani dei Tea Party.
L'imperatore bizantino aveva invitato il generale Bardas a un grande banchetto. E il generale gli
aveva detto: “C'è solo una cosa che puoi fare per mettere termine al conflitto. Devi tassare le
famiglie facoltose così che non abbiano più nessun surplus. Devi caricarle con un fardello tale che
non possono più combattere contro di te. Devi prevenire la polarizzazione delle ricchezze perché se
permetti che il settore privato accumuli una ricchezza enorme, di sicuro cercherà di rivoltarsi contro
di te e prendersi per sé tutta la ricchezza che tu e il Palazzo possedete”.
Questa idea fu espressa fin dal VII-VI secolo dopo Cristo con Trasibulo e Periandro di Corinto,
quando Trasibulo portò il messaggero di Periandro in un campo di grano e gli disse: “Questo è
quanto dovresti fare”. Era un campo di grano e lui prese una falce e tagliò le cime per pareggiare
tutto il grano. Allora Periandro tornò e mandò in esilio le famiglie facoltose, sequestrando le loro
proprietà.
Probabilmente allora ci furono degli scontri, e questo è fondamentalmente lo stesso scontro di tutta
la Storia.
Così questo è ciò su cui ho lavorato negli ultimi venti anni.

Domanda: Come le è venuto l'interesse per l'economia cinese?

Hudson: Come ha detto Samir Amin al meeting di ieri, la Cina è l'economia che tenta di essere
l'eccezione al modello economico occidentale. Quel modello sta forzando una scelta tra civiltà e
barbarie. L'Occidente si sta muovendo rapidamente verso la barbarie economica e il militarismo.
Come si può vedere, il programma di austerità dell'Euro sta distruggendo l'Economia europea. Gli
Stati Uniti stanno tagliando le tasse ai ricchi, mentre indebitano tantissimo la classe lavoratrice.
L'unico Pese che è indipendente e non accoglie i consigli della Banca Mondiale e del Fondo
Monetario Europeo è la Cina.
Così speriamo di fare ciò che possiamo per rendere l'economia cinese sufficientemente resistente.
Cosa che significa come la Cina sarà in grado di gestire il suo mercato immobiliare, il suo debito, il
suo sistema fiscale.
Ciò che sto tentando di fare è la stessa cosa che David Harvey ha cercato di fare col discorso di ieri:
far leggere ai marxisti cinesi il volume secondo e, specialmente, il volume terzo del Capitale dove
Marx discute le dinamiche della finanza.
Il marxismo è molto più del primo volume del Capitale. Bisogna leggere il secondo e il terzo
volume e specialmente l'elaborazione di Marx nelle bozze che ci ha lasciato per il secondo e il terzo
volume, cioè le sue Teorie sul Plusvalore dove discute della storia del pensiero economico che ha
portato a lui. Si capirà allora che Marx fu l'ultimo grande economista della tradizione classica.
Mostrò che il capitalismo stesso è rivoluzionario, il capitalismo stesso porta avanzamenti, e
chiaramente lui si aspettava che portasse al socialismo, come in verità sembrava nel XIX secolo.
Invece non sta succedendo questo. Tutto è cambiato con la Prima Guerra Mondiale dopo la quale si
è avuta un'economia anti-classica, che di fatto era un'economia anti-marxista. La battaglia della
teoria marginalista, della teoria austriaca, la battaglia per l'economia-spazzatura che abbiamo oggi,
tutto ciò è fondamentalmente una battaglia contro il marxismo, perché Marx aveva mostrato le
conclusioni logiche dei Fisiocratici, di Adam Smith, di John Stuart Mill, di Ricardo e Malthus. La
conclusione di tutto ciò era la sintesi che aveva fatto lui. Negli Stati Uniti fu poi sviluppata da
persone come Thorstein Veblen e Simon Patten. Così spero di poter contribuire ad aiutare
l'economia cinese ad evitare la dinamica e i processi di finanziarizzazione che stanno distruggendo
l'Occidente.

Note del traduttore
[1] C+ è come da noi un 26, un voto poco più che sufficiente.
[2] Questo perché era in vigore il regime di Bretton Woods che stabiliva che il 25% dei dollari fosse
convertibile in oro al valore di 35 dollari per oncia - vedi oltre nell'intervista.
[3] Uno “Shabbat goyim” è un non ebreo usato dagli ebrei ortodossi per accendere la luce durante
lo Shabbat. Hudson usa l'espressione “token Shabbat goyim”, così come si può trovare ad esempio
nella frase “A politician always has a token Negro and Hispanic behind him when he speaks” che
significa “Un politico ha sempre dietro di sé un nero e un ispanico come oggetti di corredo (oppure
“ornamentali”, o ancora “come belle statuine”) quando parla [davanti alla TV]”, così da far vedere
che non è razzista.
[4] Dato che Nixon il 15 agosto del 1971 aveva dichiarato l'inconvertibilità del Dollaro in oro
(mettendo così fine a una parte degli accordi di Bretton Woods dell'estate del 1944), le banche
centrali con un surplus di dollari potevano solo investirli in buoni del tesoro statunitensi. In altri
termini, il collaterale del Dollaro non era più un oggetto fisico ma diventava direttamente la potenza
politica e militare degli Stati Uniti. Ne seguì uno scontro durato poco meno di dieci anni, tra le
amministrazioni statunitensi e l'Alta Finanza di Wall Street e Londra (è rimasta celebre la frase di
Nixon “Adesso siamo tutti keynesiani”). Scontro che le amministrazioni conducevano con una
politica di bassi tassi d'interesse sperando così di rilanciare l'economia reale mentre l'Alta Finanza e
le grandi multinazionali si dedicavano in misura crescente agli investimenti speculativi
(inizialmente speculando più che altro sui cambi, ormai flessibili dopo il Nixon shock). Ma
l'economia reale stagnava per via dei decrescenti ritorni degli investimenti, cioè della caduta del
tasso di profitto. Ne seguì il fenomeno inedito della “stagflazione”, cioè dell'inflazione in presenza
di stagnazione (solitamente inflazione e crescita sono invece correlate positivamente). Ma durante
la seconda metà della presidenza Carter, il nuovo presidente della Fed, Paul Volcker, sparò al cielo i
tassi d'interesse che da una media dell'11,2% del 1979 arrivarono al 20% del giugno 1981 (il prime
rate arrivò al 21,5%). Era l'accordo di pace tra il Potere del Territorio e il Potere del Denaro, per
dirla con due categorie introdotte da Giovanni Arrighi. L'immediata conseguenza fu la peggior
recessione negli USA dalla fine della II Guerra Mondiale con il tasso di disoccupazione che arrivò
all'11% e i redditi familiari ridotti del 10%. I Paesi “in via di sviluppo” si trovarono letteralmente
schiavi del debito (contratto in dollari) e iniziò la tragedia degli “aggiustamenti strutturali”, cioè
della rapina a mano armata di tutte le loro ricchezze. Per venire a capo della recessione, nel 1985 gli
USA imposero al Giappone il Plaza Accord, ovvero una drammatica rivalutazione dello Yuan
rispetto al Dollaro, che fu disastrosa per l'economia reale giapponese (cosa che tra l'altro insegna
che anche l'indipendenza di una moneta battuta da un banca centrale nazionale è molto relativa e
può essere confrontata con i dazi di Trump nei confronti della Cina oggi).
In buona sostanza questo è quanto ha caratterizzato l'inizio “ufficiale” della finanziarizzazione.
Questa brevissima ricostruzione è di mia responsabilità. Per un riscontro consiglio di abbinare la
lettura di Superimperialism di Michael Hudson a quella de Il lungo XX secolo di Giovanni Arrighi
(pubblicato dal Saggiatore, esiste in rete anche una versione pdf).
[5] 180 chili.
[6] Amherst è sede della prestigiosa Università del Massachusetts (o “UMass”).
[7] “Andurarum” significa “libertà/liberazione (emancipazione, affrancamento)” e viene mantenuto
nella forma “deror” in Levitico 25:10, in Geremia 34:8, Isaia 61:1 ed Ezechiele 46:17.
[8] “Vivandiera” nell'originale è “beer lady” (la signora della birra). Hudson in questo contesto
intende indicare la donna che si rifornisce di birra a credito, al tempio o al palazzo, e la paga alla
fine della mietitura quando può riscuotere dai suoi clienti grazie ai loro raccolti.
[9] Il testo è scritto in Greco, Geroglifico e Demotico. Quest'ultimo alfabeto è collegato al
successivo Copto.