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Gli effetti del CETA sull’economia italiana

(a un anno dall’entrata in vigore)

Il 21 settembre 2018 ha segnato il primo anniversario dell’entrata in vigore, a titolo provvisorio,


dell’accordo economico e commerciale globale tra l’Unione europea (EU) e il Canada (CETA). A un
anno di distanza sono usciti i primi dati sull’impatto dell’accordo; è dunque opportuno tirare le prime
somme sugli effetti prodotti dal CETA.

La Commissione europea ha rilevato che, nei novi mesi successivi all’entrata in vigore dell’accordo,
le esportazioni dell’UE verso il Canada sono aumentate del 7%, rispetto all’anno precedente. Nello
stesso periodo, secondo i dati Istat sul commercio estero, l’export italiano verso il Canada sarebbe
aumentato del 3%, per un valore totale di quasi 90 milioni di euro. Anche se fanno riferimento a un
periodo di tempo relativamente breve, questi dati evidenziano i benefici concreti del CETA per l’Italia.

L’andamento positivo si riflette anche nella specificità del settore agricolo. Infatti, nonostante le
preoccupazioni suscitate prima della firma dell’accordo, l’industria agricola italiana sembra aver tratto
grandi benefici dal CETA: secondo la Commissione, le esportazioni di prodotti agricoli italiani verso il
Canada sono aumentate del 7,4% da quando è entrato in vigore. Tale aumento è anche dovuto alla
protezione, garantita dal CETA, di 143 prodotti enogastronomici europei, che dal settembre 2017 sono
protetti e venduti con la propria denominazione.

Tra i prodotti a denominazione d’origine protetta (DOP) e a indicazione geografica protetta (IGP) inclusi
nell’accordo, sono stati tutelati anche 41 prodotti italiani che, secondo Agrinsieme, rappresentano
oltre il 90% del fatturato dell’export italiano a denominazione d’origine italiana nel mondo.
Infatti sono proprio i prodotti DOP e IGP italiani, protetti esplicitamente dal CETA, ad aver beneficiato in
modo particolare da questo accordo. Tra questi troviamo il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, le
cui vendite sono aumentate del 7% nella prima metà del 2018, così come il prosciutto di San Daniele, le
cui vendite verso il Canada sono aumentate del 35% dall’entrata in vigore dell’accordo.
Allo stesso tempo, la temuta invasione del grano canadese verso l’Italia non è mai avvenuta.
Infatti, secondo l’Agenzia ICE, nei cinque mesi che hanno seguito la ratifica dell’accordo, le importazioni
di grano tenero canadese verso l’Italia sono diminuite del 47%, mentre le importazioni di grano duro
sono calate del 92%.

Va ricordato, infine, che, oltre a dimostrare l’esistenza di un trend incoraggiante, questi dati possono
avere un impatto molto positivo sull’economia italiana. Infatti, se è vero che, secondo la Commissione,
ogni miliardo di euro di esportazioni in più generano 14.000 nuovi posti di lavoro all’interno dell’UE,
dai quasi 90 milioni di euro di esportazioni aggiuntive dall’Italia verso il Canada si può ipotizzare
la creazione di circa 1.300 nuovi posti di lavoro nell’ultimo anno. Non si tratta certo di una cifra
indifferente, considerando che il CETA non è ancora stato ratificato dall’Italia.

È proprio quest’ultimo punto che dovrebbe far riflettere il governo italiano, che da quando ha preso la
guida del paese ha minacciato svariate volte di non ratificare il CETA. Invece di continuare a invocare la
protezione degli agricoltori come giustificazione per non ratificare l’accordo, il governo farebbe bene
ad ascoltare la voce dei diretti interessati e a rendersi conto, al più presto, che il CETA già porta grandi
vantaggi al nostro paese.

Alessia Mosca
Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 05 ottobre 2018

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