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DELL’ORIGINE E DELLA NATURA

GOMUNEMSNTE CHIAMATI ROMANICI


MESSI A CONFRONTO

COI DIALETTI CONSIMILI


ESISTENTI NEL TIROLO

DISSERTAZIONE
ismu I cnitmtà rin Yurua 'mtaum
OBunco. tD osco, »’ la rai«]um ivu.* «ramm wiimMi <v cksihi uwct
E D'IX QUADRO SINOTTICO 0* AlfABITI OOORIEUTI A IHiOSDA »f|, MONO

dal laeerdoOe

raOF. OrOSmTB OIOSOIO SUUEER

Tìpogr, fratelli Perini


18 M.

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Quantam ìntersit etymologiam alicujus rei evol-
vere, manifestum esse autumo; neglecta enim
nomÌDÌs sigoificatìone, caetera omnia erant ob-
scnra. Daniel Clatsenius theol. gentil, c. L apud
Gronov. anliq. graec. The».

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PREFAZIONE

Già nel procinto di pubblicar la dissertazione pre-


sente Ci giunge Vopera recentissima del dott. Lodovico
Steub (!): opera j che combina colla nostra e neW og-
getto di cui tratta, e nel soggetto che la provocò. Se
il consultarla fosse perciò un vivissimo nostro deside-
rio, lo potrà argomentare tanto più sicuramente chi
sa, esser noi del numero di coloro, i quali nelle o-
pere precedenti di questo autore (2), od onta delle
opposizioni, che incontrarono, ebbero od ammirare
molte cose, perchè nuove, come ad apprezzare mol-
t’ altre, perchè sode. La scorremmo diffatti sull'istante,
parte sperando di ritrovar nuova materia, e parte
temendo di riscontrar causa d'emenda per noi. lUa
noti ci fu dato nè l'uno nè l'altro, a motivo che
quest'ultimo lavoro del prelodato autore altro non è
che una riproduzione accresciuta e corretta (e quindi
ciò non per tanto accettissima) delle sue indagini e

(0 Zur rimtischen Eihnologie voa D.r L. Steub. SluUgart. Gebrii-


der Scheillin. 18S4.
(2) Die Urbcwohncr RStiens. Miincben. 1843. — Orci Sommer ia
Tirol. Miinclicn. i840.
— 4

viste stiquest’argomento altre volte già fatte e pubbli-


cate. Il medesimo cioè passa a nuova rivista gli anti-
chi nomi topici o locali come de’ Grigioni così del
Tirolo, ne esamina e ne contesta più diligentemente
la rispettiva loro natura, e poi arruola questi al
corpo de’ vocaboli retici, quelli agli etruschi, i re-
non serbando pei celtici che i soli
stanti ai romanici,
terminanti in acum.
Seguendo noi i opinione di coloro, i quali stima-
rono i suddetti nomi in complesso d’origine celtica,
sembrerebbe, che l’ultima delle suddette circostanze
dovesse per avventura farci cambiare '.idea, non che
distoglierci dal nostro divisamento. ?lai no; concios-
siachè se al dire dei Classici e Galli ed Umbri, e
Tirreni ed Etruschi, non che i Kaseni o Resti deri-
vano da’ Celti, forza è ammettere, che anche il lin-
guaggio di questi ultimi fosse in essenza eguale a
quello de’ primi. Perchè adunque stimare il Celtico,
chiave non atta per disserrare i reconditi sensi di
quelle voci, delle quali parliamo? Ma a questo fine
necessita
1. di studiare il Celtico più diligentemente e sot-
t’ altri riguardi di quello si facesse per lo passato;
d’uopo pigliarlo in senso più lato, e com-
2. fa
prendervi anche il Gallico ed il f'allico {Fallese);
3. fa di mestieri ridurre ad unità d’essenza la
detta triade linguistica, e perciò ammettere pel Cel-
tico, Gallico, e Fallico un solo ed il medesimo ele-
mento, senza lasciarsi frastornare dalla diversità della
forma ortografica, colla quale questi tre rami d' u-
nn sola famiglia esprimono i loro accenti se non af-
fatto isofoni, almeno non essenzialmente diversi;
i. bisogna perciò al dialetto vallico, ossia italiano

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^
_5—
volgare, dar «na parie più degna e più rilevauie,
che non gli fosse data finora, essendo il medesimo
il rappresentante generale di tutti i suoi fratelli,
il Romancio, il Francese, lo Spagnuolo, il Portoghe-
se, e simili j e finalmente
3. convien capacitarsi d' avere fin qui argomen-
tato contro natura, se il frutto selvaggio si tenea per
figlio dell’ ingentilito, vale a dire se si traeva il lin-
guaggio italiano senz’altro dal latino; mentre con-
veniva poggiare più alto, £ risalire ad epoche ante-
riori al Latino non solo, ma ben anche al Greco.
Dilucidare d’ avvantaggio questi punti è in fondo
l’assunto della presente dissertazione, la quale per
questo mezzo dai rozzi massi de’ dialetti volgari non
meno che da’prischi parlari cerca di cavar delle scin-
tille per ischiarare il buio dell' antica nostra termi-
nologia locale. A quest’ ultimo fine appunto vi farem
seguire un sufficiente numero di voci sanscrite, cel-
tiche ed osche, onde con ciò appoggiare il nostro con-
vincimento, che per abilitarsi a fare intorno al sen-
so de' ridetti termini un giusto giudizio, convenga in- ,

nanzi tutto stabilire le necessarie due premesse, cioè


a) uno studio confrontativo intorno ai detti an-
tichi linguaggi, e
h) una lessicografia possibilmente perfetta delle vo-
ci volgari di nostra Provincia.
Al primo di questi due bisogni si va da’ moderni
autori continuamente provvedendo; non cosi al se-
condo. Manchiamo cioè luti’ ora d’una lessicografia
delle voci, usale ne’varii dialetti volgari del Tiralo i-
taliano, e quindi non ci è dato di mirarle a colpo
d’ occhio, e di confrontarle colle celtiche, le quali
senza dubbio lor servon di base. A questo desiderio.

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»t vivamente eentitOj jwtrebbero corrispondere i pianti
Direttori degl'ii. rr. Ginnasti, incombentando sul
finire deWanno scolastico i loro allievi di raccoglie-
re durante le vacanze le dizioni volgari del rispettivo
loro paese, e di depositarle nell'istituto al loro ritor-
no. Sarebbe questa un'occupazione capace di mesce-
re l'utile coll'ameno, e chi la raccomandasse, ve-
drebbe ben tosto, che queste industriose formiche sa-
prebbero in breve tempo ammassare un tale cumulo
di siffatta linguistica materia da far stupire qualun-
que singolo, benché esperto raccoglitore.
S'intende per altro da sé, che da principio i detti
giovani non si dovrebbero sgomentare con un pro-
gramma, che segnasse minutamente le incombenze
principali e secondarie, linguistiche ed archeologichcj
tradizionali e topografiche; imperocché queste ed altre
simili tendenze si possono manifestare in seguito, as-
sumendo sul finire dell' anno scolastico in un' apposita
partita dell'ordinario programma ginnasiale la rac-
colta fatta dai giovani, e corredandola di analoghe os-
servazioni, non che di ulteriori norme per V avvenire.

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INTRODIIZME

Due anni fa ci cadde in mente di esaminare colla scorta


deir elemento alemanno i nomi, che nell’ alta Germania portano
monti, valli, fiumi, città, ville, casolari, non che delle partico-

lari persone, e ciò al fine di trarre dal loro significato nuove fonti

e nuovi appoggi per la storia antica della nazion , alemanna.


Il felice risultalo di tale scrutinio, per cui venimmo a venerare
ne’ delti nomi altrettanti monumenti di successi or naturali, or

politici, ed ora morali, c’incoraggi a tentare un eguale esperi-

mento anche co' nomi, che simili oggetti portano nella Provin-
cia del Tiralo. Siccome però qui c’imbattemmo
due diversi in

elementi, uno di più recente data, e quindi intelligibile, ed uno


di rimoUssimo principio, e quindi oscuro, facca prima d’ ogni
altro mestieri pigliar lume dalla storia; esaminare cioè quali
fossero le nazioni, le quali nella prisca età popolarono, come
altre, così anche queste alpestri contrade. Dicendoci la medesi-
ma, che costoro erano i Celli, conveniva chiarirsi intorno alla
qualità del loro linguaggio, affine di poterlo confrontare coi nomi
suddetti, e, trovatili conformi, concbindere dall’ identità della

forma all’ identità del senso. Ed eccoci perciò ridotti alla ne-
cessità di fare uno studio intorno all’antico linguaggio celtico,

affine di provvederci della chiave indispensabile per disserrare

que' reconditi sensi.


Occupati in questo lavoro, di coi sulla fine porgeremo un
piccini saggio, facemmo ancora noi quell’esperienza, che fa co-

lui, il quale risalendo la corrente d’un fiume s’imbatte dap-

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I

prima nelle diverse diramazioni del medesimo, e dopo d’averle


di una in una sorpassate arriva in Gne alla sorgente, da cui
sgorgarono tutte le acque, che sorpassò; così ancora noi dal-
r elemento latino ci vedemmo guidati al greco, dal greco al cel>
tico, dal celtico al sanscrito: punto, dove ci convenne far alto,
perchè arrivati a quel comune ricettacolo, dal quale per diverse
direzioni sgorgano tre fonti linguistiche, la Camitica, la Semiti-

ca, e la Iafetica. La prima non versa che monosillabi esperimenti


ciascuno una parola; e quindi nel sistema camitico occorrono tanti
segni scritturistici, quante sono le dette parole, o sillabe. Dalla
seconda si muovono i bisìllabi, ossia le radici verbali consistenti

di tre consonanti, che per mezzo di due vocali danno due silla-

be, e formano così il sistema bisìUabo, ossia Semitico. La terza


oltre le radici ne versa ancor degli afiissi e de' suffissi, cioè delle
particole, le quali si aggiungono alla sillaba radicale, e questa

perciò è quella che forma il sistema polisillabo, ossia Jofetieo.


La prima di queste fonti versò i suoi flutti per l’ Oriente del-
l’Asia, (la China, il Giappone ec.); la seconda ne irrigò l’Oc-
cidente (la Siria, la Palestina, l'Arabia) ed una gran parte
dell’ Africa ; la terza si diffuse dall’ Asia per I* Africa, per l’ Kn-
ropa, e fin anche per l’America. La moltiplicazione, alla quale
dà luogo quest’ ultima fonte per via degli affissi e de’ suffissi,

non che delle combinazioni tra l’elemeato proprio e quelli delle


due altre, rende superflua ogni altra per ispiegarsi la moltipli-

cità delle favelle, le quali in seguito per diversi connubii lingui-


stici sì generarono sulla terra.
Siccome ì ciottoli, che dalle roccie primitive precipitano nei

sottoposto torrente, dal medesimo sospinti per balze e per di-

rupi, per valli e per pianure, si spezzano tra via e si molti-


plicano, indi del pari tra sè si rotondano e si lisctane ; cosTi suc-
cede colle lingue nella corrente del tempo. Se un romo lio-

guistico si stacca talvolta dal proprio stipite, e si trapianta al-


trove, il nuovo cielo, la terra nuova v’ influiscono, e cangiano in

gran parlo il colorito, la forma, non che f aroma de’ suoi fratti.

La pesca di Persia, la ciliegia di Gilicia, la pera dd Pelopot^


ucso eoe. sono altreltanti esempli pratici del precesso, che tiene

Dìgiii ^ C tO^U
•— 9 —
natura nella mclamorfosi sì delle piante che delle lingue. Con-
frontando nn tal frutto, che crebbe nelle nostre parli, con quel-
l’ altro, che nnaturò nel vero suo patrio suolo, appena ne sco-
priremmo l’identità del genere, se un qualche brano dell’antico
suo nome non cel ricordasse. Egli è perciò che anche una lingua,
la quale oggigiorno, per non averne Onora potuto indagare la

provenienza, passa per primitiva, può essere un patrimonio, che


per eredità pervenne ad un popolo dai rami diversi del mede-
simo zocco: rami, che coll’ andare di secoli parte si mescolarono
coir intreccio, parte si fusero coll’ innesto, e si tramandarono
cosi a vicenda la propria coltura e lingua; e tutto ciò unita-
mente a que’ nuovi acquisti, che ciascheduno di mano in mano
vi fece. Chi neH’alma città di Romolo getta lo sguardo sui flutti
maestosi del Tebro, non s’accorge punto, che quella massa on-
deggiante consiste delle acque di diverso sapore e tinta, che a
quel regai fiume versarono in seno e fonti, e ruscelli, e torrenti,

non che altri fiumi ancora. Non altrimenti addivien delle lingue.
Chi si sofferma alla foce, punto non discerne l’ avvenuto mescu-
glio de’ flotti ;
per chiarirsene convien risalire alla fonte. Col
torrente linguistico del Lazio fa d’ uopo praticare altrettanto per
farsi una chiara idea del proprio e dell’ altrui, che nel medesimo
si ritrovano insieme uniti.
Una dissertazione, inserita sul finire dell’ anno scolastico 1853
nel Programma ginnasiale di Merano, ci mosse a spiegar più da
vicino questi nostri principìi, e ad applicarli ad un caso concre-
to. Conciossiaccbè in quella dissertazione l’ autore si prese per
assunto di rivendicare all’ idioma romancio de’Grigioni la discen-
denza dalla madre-lingua del Lazio: discendenza cou trastatagli
da più d’ uno scrittore di non oscura fama, i quali, anzi che fi-

glio, padre lo fanno di quella gran madre medesima, di modo


che la lingua italiana, la francese, la spagnuola, la portoghese,
e perfin anche la greca nell’ albero genealogico ci starebbero
bensì come genuine sue sorelle, non però in linea discendente,

ma ascendente. .
'

Quest* errore, se fosse vero, sarebbe proprio oaderoale, e tutti

i confronti dell’ idioma romancio ne’Grigioni non meno, che del


2
— 10 —
ladino in Gardena, Badìa, e Fassa, colla lingua del Lazio, sa*

rebbero poco più che inutili imprese, percbò basati su d' un falso
supposto. Siccome però coloro, che asseriscono, essere il lin-

guaggio romancio una veneranda reliquia dell'antico idioma cel-


tico, od etrusco, o retico, sono in quella dissertazione trattati

poco meno che da mentecatti, perciò la carità del prossimo c' in-

vita, se non a difenderli, almeno a scusarli nelle convenienti


maniere.
Disimpegnando questo pietoso ufficio non c' incammineremo in

sulle prime per le tediose vie lessicografiche, ma per le amene


lessicologiche, e dai principii, ossia a priori, passeremo a par-
lare nel vero e naturale suo senso a posteriori, cioè delle espe-
rienze di fatto sul medesimo punto glossico.

Dell' origine e della naSara della


lingua romancia, non ebe di tutti insieme 1 cosi detti
dialetti romanici.

Se a* nostri dì fortuitamente c' imbattiamo in un qualche se-


polcro di singoiar forma, località, o contenuto, sentiam sull’ i-

Blante da saccenti non solo, ma d’ ordinario ben anche da uomini


d'altronde eruditi sentenziare, essere quello un antico sepolcro
romano quasicchè prima dei Romani non esistessero uomini, o
non fossero mortali, o se pure lo erano, non avessero nè il bi-
sogno, nè il costume di dar sepoltura a' loro trapassati. Avver-
tiva già il P. Alberto Jàger, ora i. r. prof, di storia all' Uni-
versità di Vienna, doversi in tal caso ricorrer colla mente ad
epoche posteriori non solo, ma ben anche ad anteriori ai tempi
romani, ed esaminare colla scorta dell'archeologia i diversi ca-
ratteri distintivi di tali oggetti; ed allora, prometteva, nel no-
stro paese non meno che altrove si scopriranno delle tombe non
puramente romane, ma celtiche ancora, etrusche, ed alemanne.
Sorte non dissimile trovano in Europa altresì i vocaboli dell’ u-
roano linguaggio. Se una parola ha un tantino di affinità colla
lingua latina o coll' alemanna, deve senz' altro derivare da quella
0 da questa, quasiché prima dei Romani e degli Alemanni gli

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— 11 —
uomioi Don avessero il dono della favella, o quasiché la lingua
latina calasse ad un tratto dal cielo, come
un di luti* Musul* i

mani bonariamente credono del loro Gorauo. Or siccome ex ni-


hih nihil fit, e siccome in nalura nihil fit per tallum, dobbiamo
ammettere, che anche la lingua Ialina avesse i suoi elementi
preesistenti, e che da questa materia coll’ influenza d’una forza
esterna pigliasse finalmente quella forma, che viene- a caratte-
rizzarla per latina, ossia lingua del Lazio. Ma quali erano que-
sti elementi, e qual era questa forza riformatrice? Ammaestrati
dalla storia intanto rispondiamo alla prima di queste domande,
che l' elemento generale era il Celtico, e I’ Osco il particolare
ma misto col Rasenico o Retico. Ed è appunto per questo, ohe
il secondo pigliò il nome distintivo di etrusco {èiero-osco), cioè
di osco misto, ossia bastardato, dacché gli Oscbi si unirono coi
Raseni calati in Italia. (1) Che il linguaggio rasenico ó retico
fosse per altro in sostanza identico coll’ etrusco, e vi si distin-

(t) Non ignoriamo, avere Gian Domenico Romagnosi nel suo Esame
(Iella storia degli antichi popoli Italiani espressa l’opinione, che gli
Etruschi sortissero il loro appellativo dalla lega, stretta probabilmente
dalle tribù dell’ Adria cogli Oschi per cacciare Fcnirj dall’ Italia, la i

qual lega, vuoisi, si chiamasse perciò l’/ltr’ Esca. Sappiamo inoltro —


che per una simile alleanza, cnnchiiisa circa l’anno 393 av. Cr. fra i

Senoni ed Lemani, que’ confederati contrassero in un solo nome co-


i

mune il separalo loro appellativo, in quello cioè di Senomaui, o C.e-


vomani. Ciò non per tanto nel caso nostro ci arride più l' interpreta-
zione sucsprcssa, perehè meno sforzata, e perchè più fondata nella Sto-
ria. —
Chi però amasse di ravvisare nella prima parte di quest’appel-
lativo,in vece del greco heleroSj l’elrusco etere, etera (vetus vec- =
non molto dilfcrenle
chio), sarebbe con ciò guidalo a fare un’illazione
dalla nostra, quanto che Oschi vecchi (o come dirciibc il Tedesco
in
Stock-Osker) farebbero pensare ad Oschi nuovi; sicché si verrebbe di
bel nuovo alla domanda, quali fossero gli uni, c quali gli altri, c per-
chè e quando questi secondi sortissero un tal nome caratteristico. —
Investigando, perchè gli Oschi portassero eziandio il nome di Vopi-
sci, si potrebbe per avventura cavare il medesimo risulUtIo, quello
cioè di tenerli per un mcscuglio, noto dalla fusione dei Volsci cogli
Osci: V’olsc’-Osci o Yolsc-Opici = Vop'sci.
— —
giiesse sullanlo per un dialctlo diverso, di ciò ci fu fede Tilo
Livio (V. 33, 34.) là dove raccoDia, che necessitati posterior-
mente gli Etruschi a rifuggirsi presso i Reti, loro confratelli,

trovarono il parlare di questi rozzo talmente e ruvido, che a


sicnio lo intendevano: cosa, che non dee recar meraviglia a mo-
tivo che il dialetto degli Etruschi fu raddolcito dalla mitezza del
cielo, sotto del quale fin qui abitarono, mentre che quello dei
Reti conservò l’ originaria sua natura, ed era a somiglianza del
loro clima più aspro e rustico.
Abbiamo adunque da questo, che il linguaggio retico è, in
quanto all’elemento, identico col linguaggio etrusco, e questo,
come vedremo in seguito, avea per sua base il celtico. Che a
quest' ultima fonte non attingessero que'soli popoli, i quali rap-
porto al loro elemento linguistico soglionsi oggigiorno contrad-
distinguere colla caratteristica di dialetti romani, ma che da que-
sta medesima fonte cogliessero qualche spruzzo ben anche i po-
poli alemanni ed altri, non sembrerà strano a chi voglia riflet-

tere, che più che l’ investigazione ci porta vicini alla comune


loro culla, cioè a quel misterioso altipiano dell’Asia, più si fanno
altresì uniformi i primi segni dell'umano pensiero: segni, che
soltanto coir andare del tempo soggiacquero a variazione, di
mano in mano che le nazioni pellegrinando per lo mondo cam-
biavano e climi, e bisogni, e rapporti.
Al secondo punto poi, cioè alla domanda, quale fosse quella
forza esterna, che nell'elemento originario del Lazio cagionasse
un tempo quella riforma, per cui in seguito esso si contraddi-
stinse coir appellativo dì lìngua latina, ed anche romana, dac-
ché Roma divenne il centro del potere politico, ed il suo lin-

guaggio per ciò l'organo comune per diramarne gli ordini, a


questa domanda lispondiamo, essere questa nuova Fenice risorta
dalle ceneri di Troja, allorché Enea co' suoi compagni dalla Gre-
cia si trasportò in Italia, e vi gettò i semi del proprio elemento
linguistico, il quale si naturalizzò in quella terra in guisa, che il

nuovo prodotto presentava i caratteri dell' un elemento e del-


r altro, del forestiero cioè e del terrazzano: motivo, per cui,

ricercando il senso d'un vocabolo latino, abbiamo ognora diritto

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— 13 —
di ricorrere all' elemento celtico con meno che al greco. (1) Anzi
v' è perfin chi sostiene, che anche quest’ ultimo nella prima sua
origine scaturisse esso pure dalla medesima fonte, e non sia che
il celtico riformato. (2) Così il dolt. Lorenzo Diefenbuch (3) tiene
r idioma Pelasgico per l' italo-greco, e Io dichiara di origine
celtica.

Il Celtico dilfatti somministra per molti vocaboli greci e Ialini


la radice, e perciò quello debb' essere anteriore a questi, come
il germe precede lo sviluppo della pianta che dee uscirne. Per es.
le voci latine vigilare, vigilam, vigilia non hanno certamente per
loro fondamento la radice greca vid (da eidó =: video), ma la

celtica vi^, e più presso ancora la gallica oeil, non che la ro>
mancia oelg, d' onde derivarono le dizioni italiane vegghiare, ve-

gliare, veglia. Giacché, chi veglia, tiene gli occhi aperti, e chiusi

gli ha chi dorme. ( Vedi la voce celtica Gtvyl, e gwijlHaw, non


che ad ulteriore esempio le voci Cawr, Trev, Trutn, Twni, Ttjvu.)
La nuova pianta intanto crebbe col favor del cielo e prosperò
talmente, che stendeva ben presto i vigorosi suoi rami per quasi
tutta la terra, o per servirci d' un’ altra immagine, dappertutto
dove vedovasi il lampo della spada romana, ivi tosto ndivasi
pur anche il tuono della voce romana; ed ancora a’ nostri di
risponde per ogni dove l’ eco della medesima, quantunque con
quel lampo già da gran tempo cessasse pur anche quel tuono:
sicché con tutta ragione si può dire, che Roma conquistò due
volte il mondo, prima colla spada, poi colla lingua. Non suni
loquelae, neque ecrmones, quorum non audianiur voces eorum. In

(1) Sorte non dissimile provò più tardi la lingua anglo-sassone, che
perdè la sua grammatica per la conquista normanna. Schlegel n De studio
ctyin. p. 281.
(-2) Kcliischc Studien odcr Untcrsuchungcn ùher das Wescn und dio
Enlstchung dcr grìcciiisclicn Sprachc, Mythologic, und Philosopliic
niiitclst dcr kcllischcn DialcUc von D.r N. Sparschuh. Frankfurt am
Maio bei Warrcnirapp. 1818.
(3) Celtica I. Sprachiiche Dokumcntc zur Geschichle dcr Keltcn. Stutt-
gard bei Irale. 1839. p. 117.

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— 14 —
omnem icrram e.rivic sonut eorum, et in fines orbi» lerrae verba
corum. Psal. 18, 4*5; s. Paol. ai Rom. 10, 18.
Non vogliasi da questo però fare quell’illazione, cui sem-
brano propendere certuni, cioè che tutti i popoli assoggettati
al romano imperio, quasiché fossero stati da’ Romani battezzati
coir acque del fiume Lete, obbliassero tutt’ad un tratto la pro-
pria loro favella, e che da quel punto in poi più non sognas-
sero, nè parlassero se non nella lingua Ialina. Imperocché a si

bonaria fede contraddice la colidiana esperienza. Il Magiaro,


il Boemo, il Polacco, l’ Italiano sentono nel campo gli accenti
deir idioma dominante, ed ossequiosi ne sccondan gli ordini ;

ma ritornati sotto il patrio tetto, ognuno nella sua favella, rac-


conta le sperimentate vicende. E chi non sa, quanto malagevoli,
per non dire inutili, tornassero per es. nella stessa nostra Pro-
vincia tutti gli sforzi didascalici per estirpare in Gardena, in
Fassa, in Palò, in Folgaria quegli inveterati dialetti? Sembre-
rebbe a primo aspetto un vero paradosso il dire, che per e-
sterminare un linguaggio converrebbe estinguere, dalla prima
sino all'ultima, tutte le famiglie, che lo parlano; giacché una
sola, che ci restasse, ne conserverebbe il germe fecondatore
per propagarlo a future generazioni. Eppure l’esperienza fin qui
mostrò, essere più facile innestare sul vecchio tronco linguistico
un ramo novello e renderlo cosi bilingue, che non ischianlare
il tronco per sostituirvi un nuovo. E se ciò vale io generale,
varrà tanto più su quelle alture, delle quali qui parliamo, le

quali sono tenaci e ferme nelle vecchie usanze quanto lo sono i

duri loro macigni, e gl’ immobili loro monti. Disse assai bene
in consimile rapporto un recente autore (I), rassomigliare una
nazione al mare, il quale, comunque dalla terra ferma vi ci

mettan foce e Dumi, c torrenti, punto per ciò non cambia la salsa

sua natura.
Ciò basti per intanto dell’ origine dei ridetti dialetti; esaminia-

(1) J. Bar. Ow. Die Abstaminung dcr Gricchen. Mtinchen bei Georg
Franz. 1847. p. 10.

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— IS —
mone del pari la natura, melteodola a confronto con quella
della lingua latina, da cui vuoisi che provengano.
Com’è verissimo, che non v’è mai eflello senza causa, così è
vero pur anche, che l’ effetto veste la natura della sua causa.
Ma questa natura rilevasi mediante l’ esame delle essenziali
proprietà distintive d’ un qualche oggetto ; osserviamo adunque
nella lingua romancia, e sorelle, alcune di queste proprietà per
quindi conchiudere alla natura di quella e di queste.
I dialetti impropriamente detti romanici ( giacché dal comun
loro stipite si dovrebbero contrassegnare coll' appellativo di cel-
tici) hanno a somiglianza del lituano due generi soli, usano
r articolo, presentano un totale abbandono di casi, e conse-
guentemente d’ ogni declinazione, ed impiegano nei casi obliqui
invece i segnacasi; esprimono ad esempio dei Sanscrito (1) il

(i) L’uso di sincopare il nominativo venne alla lingua latina dal

Greco, mentre l’Italiano, conservando il costume della comun madre,


la lingua sanscrita, continua ad esprimerlo per esteso, cioè con tut-
te le lettere esistenti nella radice. Per es.

Bindolare

Nominativo Genitivo Datilo Accusativo VOCATIAO Ablativo

SANSCniTO pad padas padì, 0 padai padan pad padas, 0 pad«

ITzVUANO il piedo del piede al piedo il piodo piodo dal piedti

GKFXO poya podos podi poda poj-8 —


LAPNO pcs pedis pedi pedem pes pedo

TEDESCO der Fusa do» Fusses dom Fosso don Fusa 0 Fusa v. domFusie

navale
r patsa padbhya»
SANSCRITO padas padan
1 padbhya» padas padas r

' padbliis

IT.VLIANO i piedi dei piedi ai piedi i piedi piedi dai piedi

GRECO pode» podòn posi podas podos —


X.\TLNO pedo» pedum pedibus podos pedes pedibus

TEDESCO die Fitssc d«r Fù»fo dea Fiiison dio Fosso 0 Fosso V. don
Fiisitoti.

Cosi pure in Rclìco per cs. diccsi uffbnf •= infans.

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_ 16 ^
nome (l’Italiano ancbe il proprio) corno nel genitivo cosi an-
che nel nominativo, per esteso, e non sincopato: cbè se l’ Ita-

liano ora termina gli astrati in ta ed in lù, ognnn sa che la

forma estesa in are ed ute (tade, tude) è l'antiquata, e quindi


di uso anteriore. Inoltre si servono dei pronomi personali e
degli ausiliari essere, avere, o venire per coniugare i verbi, e
sono al lutto privi d’ una voce passiva propriamente delta. Di
più costumano la doppia negazione non giù per levare, ma per
raffonare il senso negativo, terminano gli avverbi di modalità
io menr, mente, e fanno precedere un’ i all’ s accompagnala.
Mon cosi adoperano i Latini per esprimere questi elementi
d’ ogni qualunque giudizio. Nel dialetto romancio, come pure
in quello di Gardena, di Badìa e di Fassa, oltre l’uso delle
voci tchiaceiate acc, ecc', tee', oee‘, uec’, ed il non uso dell* a:

e del q (parimente non adoperali nè dal Sanscrito, nè dal


Celtico, nè dall’Osco) ci si presenta un'altra costumanza es-
senzialmente diversa non solo dalla lingua latina, ma perfin
anche dagli altri dialetti affini, quella cioè di adoperare co’ Si-
ciliani e Sardi l’u etrusco (1) a preferenza dell’o euganeo (per
e. cumprer, ragion, bun, etc. ), e quella di segnare i cognomi
genealogici delle famiglie assai volle non giù dallo stipile pa-
terno, ma dal materno, come p. e. Dalla Maria, Dalla Giacoma
Iliccabona.
Quantunque potessimo diffonderci su altre ben molte partico-
laritù caratteristiche, siamo per amore di brevità necessitati a
contentarci di queste poche, ma essenziali, onde poter da tali

premesse passare senz’altro alla conclusione seguente: Se in un


effetto si riscontrano delle proprietà essenziali, queste si de-
vono altresì ritrovare nella causa, che lo produsse. 0 potreb-
be forse alcuno combinare insieme la IraGla di largo foro col
filo metallico sottile? Come potremo adunque pensare, che Ti-

lt) Nel linguaggio etrusco non meno che giù nel sanscrito la lette-
ra 0 veniva supplita dall’ a pronunziata con suono chiuso, a gui>a
dclTd italiano. Quest' è il motivo per cui si scrivono oggigiorno tal
fiata delle voci osche o sanscrite coll o.

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— 17 —
dioma romancio co’ suoi compagni sia un cfrello della lingua la-

tina, se le menzionate esenziali proprietà linguistiche io questo


punto non si rinvengono? E quindi per non contraddire alla

retta ragione dobbiamo ammettere, che l’ idioma romancio, al

pari degli altri così detti dialetti romanici, abbia per sua causa
il celtico, perchè l'uno stà all’altro nel rapporto di madre e
figlia.

Queste fnrono senza dubbio le ragioni, per cui il Marchese


MalTei ed altri non pochi (che saranno da noi in fine a* nostra
garantigia nominati) sostennero l’antico lignaggio della lingua
volgare italiana, e non la riconobbero per nulla qual metamor-
fosi della lingua latina, ma vetusta al pari di questa per non
dir anteriore. (1) Se costoro però così la pensavano della lin-
gua volgare italiana, sembra, potersi con egual diritto sostenere
altrettanto di tutte lo germane di lei sorelle, o quindi altresì
della così detta lingua romancia. Ma noi, che amammo maiscm-
pre distinguere l’ essenza dall’ apparenza, la materia dalla for-
ma, non siamo inclinati a soscrivere così per intiero alla sen-
tenza di questi autori. Perciò ci limitiamo a patrocinare la loro
causa soltanto rapporto alla materia, non però rapporto alla

forma: chò questa seconda può ad ogni modo aver luogo po-
sto che ci sìa la prima, laddove non trovasi mai forma senza
materia. Per questa qui vuoisi inlenderc l’ elemento linguistico
radicale, e per quella la differenza specìfica accidentale. Per di-
mostrare, che anche l’esterior forma della presente lingua vol-
gare italiana, e consorti, sia coetanea alla lingua- latina, conver-

rebbe far constare, clie i dialetti volgari di que' tempi in lla-

(1) Quest’opinione è sostenuta pur anche da Cesare Cantò nella sua


Storia univ. Tom. III. epoc. 111. cap. 23. n Parlavano, dice egli colò, la
lingua ombra o la osca, /« quale rimase sempre al fondo delle favelli:
italiane; cd anche nel maggior fiore della repubblica usavasi a Roma,
giacché la plebe o la gioventù diveriivasi delle favole alellanc cantale
tu oscojmentre le persone erudite coltivavano il latino; poi quando
1‘ osco visse col volgo limaslo,
In maestà romana declinò, e divenne
padre del noslro volgare, n
3

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— IS —
lia, nelle Callìe, in Ispagiia, non che nelle llezie presentas-
sero ormai tutti que’ caratteri, per cui si distinguono dalla lin-
gua latina: loccliè se riesce, come vedremo, in alcuni punti,
non può riuscire io altri per la scarsezza dei rispettivi docu-
menti neiritalia inferiore e media, e per la pressocchè totale
mancanza dei medesimi nell’ Italia superiore e nelle Rezie. Ciò
che di tutti questi dialetti si può dire con fondamento (checché
certuni ne sostengano in contrario) si è, eh’ essi hanno di co-
mune, come tra di sè, così pur anche colla lingua
*
latina, il

• medesimo elemento. Il prospetto alfabetico (vedilo dopo il voca-


bolario sanscritto e celtico) di alcune voci osche, tolte da Au-
relio Elio Ennio, Pesto, Yarronc, Macrobio, e da aulentiebe
iscrizioni antiche, cc nc convincerà a colpo d’ occhio mirandole
a confronto colle rispettive loro voci latine ed italiane; e tanto
basta per il presente nostro assunto etimologico pratico.
Veduto così in complesso l’ identicità dell’elemento, che han-
no insieme le lingue osca, latina, italiana, come tutte le così
dette lingue romaniche, mettiamoci ad esaminare, se delle for-
me, che caratterizzano queste ultime, l’osca non ne presenti
veruna. Impcrocchò se vi si riscontrassero anche solamente al-

quante, sarebbe ciò prova incontrastabile della priorità dell’ esi-


stenza propria, c della posteriore riforma, a cui soggiacque ,
la

lingua latina, che non cc ne presenta punto.


Cominciamo dal segnacaso. Gli Osciii adoperavano per segna-
caso la lettera d, che nel Dativo premettevano, e nell’Ablativo
posponevano al nome. Se questo cominciava per vocale, prati-
cavano costantemente nel detto modo; non così, se cominciava
per consonante, ove costumavano di apporlo bensì all’Ablativo,
non così al Dativo. Per es.

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— 19 —
Esempi del rnnio modo Esempi del secondo modo

Eiliuv pecunia ( Tangin jussus


^'omlnaSlvo f
' Juv Jupiter * Vereia comunilas

fàtenitivo
' 1 Eituas necuniac (Tangineis jussus
I Juveis Jovis 1 Vercias comunitalis

Deituai- pecuniac Tanginei jussui


Uativo [
1

I
Diuvei Jovi 1 Vcrciai comunilnli

Accusativo ( Eitiuvam, eituani pccuniam i Tanginom jussum


( Juvoiu Jovcia t Vcix-iain fomunitalcni

Eitiuvad a pecunia 1 Tanginud a jussu


Ablativo 1
1 Juveid a Jovc ( Vcreiad a comunitato

Queste voci, quantuuque a primo aspetto sembrino essere di

eleroeuto diverso dal latino, noi sono però, se più da vicino si

considerano. Imperocché eiiiiiv è voce figurata, composta da ci(

e juv, e significa (a somiglianza del gallico V argent fati toni)


aiuto, ossia giovamento della vita. Il nome proprio di Giove
(Juv) si spiega quindi da se. Tattgin trova la sua spiegazione
nelle voci derivate angari, angaria = sforzamento, comando
dato aitine di muoversi oltre, o di operare. Fereia o viria è
concetto collettivo da vir, e significa unione di uomini, o comu-
nità. Da questa medesima radice derivano altresì le voci curia
(co-viria), decuria, cenliiria, curio, decurio, centurio.
Sembra, che la consonante d fosse dagli Osclii usata per se-
gnare il Genitivo solamente ne' composti. Per es. catirti nel
linguaggio osco non sigiiilicava una casa munita di torri a modo
delle fortezze (
castra ;
de' Latini, ma slbbenc una casa rustica.

Egli è per ciò che fa duopo risolvere la composizione nello

voci seguenti: cas-lu-ru = casa di campagna, e cosi si palesa


il segnacaso incorporato nella parola, iti quella stessa maniera
come i Tedeschi nella voce topica irumenier v'incorporarono il

loro articolo d' (die) culla parola romancia me du meiiier = In

contrada della miniera.


Gli Osclii a dilTcreoza dei Latini usavano inoltre la doppia
negazione non per levare, ma por rafforzare il senso negativo.

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— 20 —
l’cr es. .Vi liijii'l ne = ne liabcat (non);-«f^) funi nei = ncque
sii (non). Gli Oàdii adunque coucordaoo in ciò coi dialetti vol-
g.ari iu discorso.
Per rilevare poi, se i dialetti così delti . romanici concor-
dino in aucor altre parti cogli anliclii parlari italici, de* quali sì

vogliono continuazione e propaggine, fa duopo confrontarli ezian-


dio coir Umbrico e col Yolsco.. Giacché gli Apulii, i Brutii, i

Campani, i Frentanì, gl' Irpini, i Lucani, i Mamertini, i Peukelii


o Sabini, i Sanniti nell'Umbria ecc. parlavano bensì l'osco
tutti quanti, ma diO'crivano ciò nulla meno nel dialetto, il quale
più che si distingueva per facilità e per dolcezza, si sarà tanto
più sicuramente conservato e propagato. Ora sappiamo, che gli

Umbri ommettevano l'm nelle desinenze, ed i Volsci riducevano


ad una vocale sola i diltouggi ai, ci, oi. Per es. Deivai = deve,
svai, = svc. Il Vòlsco abbondava nelle dcsincuze di vocali, ed
ommetleva perciò le consonanti, colle quali l'Osco terminava le
suo voci. Per es. dedeat = dedea, estud = estu, set = se,

fasiat = fusia, habiat = hubla ecc. Sicché questo costume,


che è pur quello delle lingue così delle romaniche, non è di
origine posteriore alla lingua latina, ma coetaneo, per non dir
anteriore alla medesima. (I) E se ne' documenti dell'Era volgare
un tal costume non comparisce che al principio del medio e-
vo, ciò non vuol dir altro, se non che prima lutto si registra-
va nella lingua dominante; ma che al cadere del dominio ro-
mano, come i popoli, cosi i loro linguaggi riacquistarono 1' uso
della loro libertà, e quindi se ne servirono. Chi m.ai direbbe,
che gli Ungheresi ed i Slavi dell' Austria abbiano fino a questi

(1) Per questo cd altro ragioni l’opinione di Dòderlein (Lat. sv'n. VI,
40U.), doversi ne’ Volsci riscontrare que’ popoli, i quali ne’ tempi po-
steriori si contrassegnarono coli’ appellativo di M'aUhe, Wulsche, Wol-
sche, anzi che sembrarci stravagante, ci par confermata dai nomi, che
ne’ tempi antichi portavano popoli di consimil linguaggio; per es. i

Votene arecomiei e tcctosagcs nell’ odierna Linguadocca, i Voìeiani della


Spagna Tarraconcse, Volcieiiles ed Volsiiicnses di Toscana cc. nomi
i i

lutti,che hanno per loro caratteristica comune il Voi o Voi, corri-


spondente al celi, col cd al gali. gal.

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_ 21 —
uhiiiii tempi parlato e&chisivameote il Latino, a motivo clic iu •

questa lingua furono Go qui estesi i pubblici loro documenti?


Se poi qualcheduno ci ricercasse la prova anche rapporto al-
l’uso antico dell’ avverbio di modalità colla desinenza in mente,
e dell’ articolo, noi osserveremo, che avendo gli Oschi usato
costruire delle voci collettive colla desinenza in mentii (per
cs. Iristamentli, ara-gentù ecc.), era non solo possibile, ma
benanche naturale, che ne usassero anche in forma avverbiale;
c rapporto al secondo ricorderemo ciò, che già dicemmo di

sopra, constare Gnora bensì che l’Italia inferiore possegga dei


monumenti c dei documenti contestanti 1’ antico dialetto volgare
di quelle parti; non così l’Italia media e superiore, le due
llezie ed altre regioni limitrofe: motivo per cui non ci è per-
messo di asserire alcun che nè di alTermativo nè di negativo sul
detto punto. Osservando però, che tutte le così dette lingue
romaniche usano l’articolo, possiam considerare tal caso più di
natura del dialetto gallico, che non dell’ italico inferiore; e in
tal caso si potrebbe non senza fondamento supporre, che 1’ I-

' tuba superiore, usando 1' articolo, imitasse in ciò il costume gal-

lico, come r inferiore, nel non. usarlo, imitava il costume latino:


linguaggio, nato dalla fusione dell’ Osco indigeno col Greco so-
praggiuntovi. 0 non ci mostra la cotidiana esperienza che là,

dove si parlano due linguaggi, l’uno si appropria assai volle qual-


clie distintivo essenziale dell’ altro? Ciò poteva aver luogo nel-

r Italia inferiore, dove promiscuamente parlavasi l’ Osco ed il

Greco. Dilingues Bruttate* Enuiut dij-ir, quod Brutii et Osce et

Graece loqui soliti sint. E chi sa, se I’ Elcro-osco, ossia I’ Etrusco,


nato dall’unione dell’ Osco col Haseiiico o Ueiico, non vi si di-

stinguesse tra varie altre pariiculariià, anche per l’uso dell’ar-


licolo, niente per altro, se non perchè i Galli antichi (i Celti;),

dui quali è dimostrato che discendessero i lieti (1), lo usavano.


Per es. ‘Ilug = la luce, 'llogd (’llwyth) = la società, l'sjcr

(y-ster) = il torrente ecc. E di fatti que’ pochi monumenti


paleogruGci, che Go qui si rinvennero nelle nostre parli, si di-

fi) Pensieri del conte Rcucdelto Giovanclli. p. 50.

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slinguono essenzialmente per ciò, ebe gallizzano ed euganizzano
patentemente in quella medesima guisa, come que’ dell’Italia
inferiore grecizzano. Di esempio ci sia l’ iscrizione a caratteri
etruschi, clic trovasi sopra un vaso di rame, scoperto circa
l’anno 1S28 nelle vicinanze di Ccmbra. Il conte Benedetto Gio-
vanelli, in allora Podestà di Trento, pubblicando quell’ iscrizione
nell’anno I84à, vi trovò bensì argomento di parlare dei Rezii
e dell’origine de' popoli d’Italia, ma non tentò nò di leggerla
sul serio, tanto meno di spiegarla. \ tale tentativo s’ accinse
l’anno 1846 il sig. Francesco Saverio Matzier, i. r. giudice in
pensione, e noi nel supplimento al priv. Messaggiere Tirolese
IV. 17 dell’anno 1847 voltammo dal tedesco in italiano quel suo
lavoro, corredandolo di analoghe osservazioni. Queste c’indus-
sero a credere quella secchia non già un vaso destinato ad usi

religiosi, (come opinava il c. Giovanelli ), masi heae una misura


parziale (Ksccnku), che, presa tre volte, dava il totale, cioè Tor-
na (urina), della quale appunto in quell’iscrizione si parla; e
quindi la demmo nel modo seguente:
LAPIS li MK LOE
FELZANV
AVPLW PIXIA FE
KSE.MvV TRE (1) VRIXA ZE
TEL N V FLW
XALl NAE.
Questa lezione naturalissima ci porta per necessità alTaller-
iiuliva, 0 di negare l’antichità della Situla, o ,di ammettere
T antichità di quel linguaggio, che parlano i caratteri su quella
incisi. Sunuiicliò rapporto al primo si sono i dotti ormai dichia-
rati per T autenticità archeologica; e quindi convien assentire
pur anche al secondo, e dire, che que’ dialetti, i quali tuttora
si parlano ne' Grigioni, nella Naunia, in Radia, in Fassa, in

Gardena, sono un rimansuglio dell'antico idioma rctico : idioma,


che trova |c sue aflinità caratteristiche ancor oggi ne’ dialetti
volgari della Sicilia, della Sardegna, della Spagna, c delle Gallìc.

(I) Prcndcnilo la lettera T per segno numeralo — tre.

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_ 23 —
Egli è perciò, che intendendo a qualclie sullicienz) questi dia-
letti, &* iotende del pari j’ iscrizione suddetta con tanta facilità,

che riesce quasi superfluo il volcrnclo con italiane parole mag-


giormente schiarire. Chi non vede, che l'iscrizione, la quale si

trova su questo Kseiikn (scenco = misura o boccale) è una


specie di Ditirambo popolare, con cui l' alpigiano {nupinu) s’ in-

vita a pigliar coraggio (/e), oppure ad accendersi di franco ar-


dire (feti) a quel di Bacco prodigioso liquore? Chi non ricono-
sce nell’ ultima strofa il solilo voto, che gli antichi amavano sì
spesso segnar suite otri: Tale vino (l'mu) non venga mai meno!
Egli è perciò, che chi pensasse di riferire le parole delle due
prime strofette piuttosto a Semele, madre di Bacco, che non a
Lavis ed a Bolzano, avrebbe un appoggio mitologico forse non
lontano dal vero.
E l’articolo comparisce egli in quest’iscrizione? Secondo la

lezione del C. Giovanelli (LVPINVPIXIA FE) ci comparirebbe,


non così secondo la (AYPINV ecc. ) Ma
surriferita di ilatzler
quand’ anche l’ articolo mancasse iotierancntc in quest’ epigrafe^
ci sarebbe ancor sempre forte motivo di credere, che gli antichi
lieti lo usassero, perchè anche i Galli antichi (i Celti) lo usa-
vano, non già disgiunto dalla parola ossia dal nome, come si

costuma al presente, ina unito ed incorporato alla voce medesi-


ma. Di questa fatta sembra che sia ben anche l’etrusca LABT,
la quale da oscura che è divieo chiara sull’istante, purché l’A
si proferisca aspirata e chiusa, e vi si segni l’ articolo : L’ hòrt
= praesidialis.

Infatti chi asserisce, che i dialetti romanici hanno comune


coir Osco la materia non solo, ma ben anche in gran parte la

forma, ha per lo meno tante ragioni dalla sua, quante ne hanno


coloro, che asseriscono, essere i detti dialetti lutti quanti una
metamorfosi nata, Dio sa come, dal Latino; venire cioè l’arti-

colo determinato maschile dal pronome Uh, il femminile da illa,

l’indeterminato da unus; altri confondono 1’ articolo determinato

italiano perfino col pronome latino hic, haec, hoc. e lo sognano

dedotto da questo; altri asseriscono, avere i dialetti romanici


appreso I’ uso del verbo ausiliare essere dal Ialino, che per es.

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— 24 — s

(lice: amnltis sum, non riflcUeodo, chequi il tum non fa che le

funzioni dell' ordinario verbo rapporto al soggetto sottinteso, ego,


ed al predicato espresso colla voce passiva amatus: costume,
che già aveano, c dovevano anzi avere, come ogni popolo, cosi
anche gli Oschi antichi per esprimere un qualche giudizio. Altri
finalmente non considerando, che gli uomini per nominare una
quantità di cose consimili potevano servirsi appunto della voca
onlon, enium, cniu (ens cntium, o res rerum) preponendole l'e-

spressione di queir oggetto, che volevano nominare complessiva'


iiwìte, e che potevano dal nome così composto (come facemmo
noi iu questo momento) formarsi l' avverbio di modalità can-
giando la desinenza da u ine, costoro invece dicono, che gl'ita-
liani, e consorti, si formassero quest’avverbio dal sostantivo la-

tino mens, mentis = intenzione, come per, es. in altrimenti


alia mente, oppure lo usassero in forma di allisso per esprimere
il modo 0 la maniera d’ una qualche azione. Ma queste sono
asserzioni, le quali, perchè gratuitamente affermate, si negano
del pari gratuitamente. Si fa presto a dire : lo usarono in modo
di allisso 0 di suffisso; ma credono poi cotesti assertori, che i«
suffissi degli antichi fossero Se lo
sillabe prive di significalo?
credessero, sarebbero certamente in grande errore. Imperocché
in quel modo medesimo,* che gli affissi di heit 1 ) heit ec. hanno
(

in tedesco il proprio loro significato, non altrimenti lo hanno,


anzi lo debbono avere quelli di tutte le altre nazioni; e se non
ne conosciamo il significato, egli è, non perchè un dì non lo
avessero, ma perchè più noi conosciamo,* a motivo che gli an-
tenati non cel trasmisero.
Contro di quelli poi, i quali ci opponessero, portare le lingue

(1) Ifaidus in gotico, c heiti, heit in tedesco antico, significa modo,


maniera. Adelheil è dunque I* espressione astratta d’ un contegno nobiit.*
e manieróso, ossia di nobiltà. N<Ht altrimenti le desinenze in la» e lus,
ed in là c tù, colle quali i Latini c gl' Italiani si forinaood ktro astrat-
ti, avranno aneli' essi il loro significato. Iinperoccliò gli aniiclii compo-
nevano le loro parole ognora con pniMi s'gnificalivc; sicché per rilevare
il senso di simili concetti fa d'uopo risoli crii nello lor parti conslitucnti.

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— 2Ó —
italiana, francese, spagnuola, romancia ecc. il nome di dialetti

romanici, c dover qniodi i medesimi derivare dalla lingua latina

ossia romana, rispondiamo, che, quand’anche non .si voglia (come


pur far dovrebbesi) distinguere fra lingua latina e romana, per
intendere colla prima la lingua dotta e dello stato, c colla se-
cónda la lingua rude e del volgo, fa però d’ nopo osservare,
che tutti questi dialetti portano il nome di romanici o latini non
per la forma, ma per l’ identicità delia materia, su cui tutti in-

sieme si basano: nome, che, comunque in se specifico, divenne


generico per tutti i ridetti dialetti, dacché i Romani, fattisi gi-

ganti in potere e gloria, sopravanzarono gli altri rampolli della


medesima loro famiglia, e non facevano parlare che di sé c per
sé.Quale fosse la lor madre comune, dicemmo; anzi di- già lo

mostreremo maggiormente qui appresso, che fu la lingua celti-


ca. Per intanto non abbiamo cbe a ribattere sul ponto di sopra
un' obbiezione sola, della quale certuni fanno gran caso; ed é,

che que’di Gardena, di Badìa, di Fassa, ed una porzione di


que’ de’ Grigiooi chiamano il loro linguaggio un parlar ladin, c
coDcbiudono da ciò, dover que’ parlari derivare patentemente dal
latino, a motivo che per testimonianza di que’ terrazzani mede-
simi ne portano il nome. Ma se costoro conoscessero un po' me-
glio il dialetto volgare, si accorgerebbero, cbe non i soli abi-

tanti de’ Grigioni e di Gardena* ecc., ma i Nanni ancora e tutti,

i Tirolesi italiani usano questa medesima /ormola ;


non però per
sigoiCcar sUettameole la lingua latina, ma sì bone un parlare
facile, svelto, correvole. Perciò di uno, al quale piovono dirotti
dal labbro ì sarcasmi, o cose simili, usa sciamare il volgo: Che
lingua ladina/ O parlano il latino fors’ anche le rupi, c le carra

ancora ? Eppure il volgo dice de’ primi, che hanno ladini, c dei
secondi, che vanno ladini. (1)

In conseguenza delle cose fin qui esposte ci lusinghiamo, che

(
1 ) Vedi su questo medesimo punto la Nota, che trovasi neH'inlro-

duzionc al vocabolario celtico.


4
— 16 —
noo sembrerà ormai più priva di fondameato l’ opiaione 'di co-
loro, i quali asseriscono, essere i dialelli romanici volgari, so

non bnteriori, .almeno coevi alla lingua Ialina. Ma quale fu poi


quello stipite comune, da cui coll’ andar del tempo, quasi altret-
tanti rami, si svilupparono tutti questi dialetti? D'ordinario si
ritiene per tale l’ idioma greco : opinione, cui sembra favorire
altresì il sig. Giuseppe Daum, prof, dell’ i. r. Ginnasio accade-
mico provinciale d’ Innsbruck, il quale nel Programma dell’ anno
1853, a pag. 22 ebbe a dire, che le tribù ellenistiche ed itali-

che formavano un dì una sola nazione : ciò dimostrare l’ essen-


ziale identità della loro lingua, ed essere perciò la loro origina-
ria unità un fallo storico linguistico. Altri però, siccome notam-
mo fin da principio, tengono parimente l’ idioma greco per un
primo rampollo d’ altro anteriore elemento linguistico, cui nomi-
nano diversamente chi sanscrito, e chi celtico. Noi però, benché
il sanscrito ci comparisca fonte pel greco non meno che pei
dialetti così detti romanici, anzi per lutti indistintamente i lin-

guaggi europei, non siamo inclinati a chiamare con questo nome


il padre di sì numerosa famiglia, a motivo che quell’ appellativo

altro non indica se non un dialetto, il quale era ed è in con-


fronto di simili altri il più perfetto e puro. Non palesandoci
questo nome il popolo, che parlava quel linguaggio, come cel
palesano gli appellativi di francese, di toscano, di hochdeutuh ec.,
perciò fa d' uopo ricerrere alla storia per rintracciamelo.
Senonchè la storia antica non ci presenta popolo, o linguag-
gio di sorta, il quale portasse questo nome. Essa ci dice sol-
tanto, che la stirpe più antica, la quale venuta dall’ Asia popolò
r Europa, fu quella de’ Celti ;
e quindi ragion vuole, che la si

ritenga parimente qual fondatrice del suo elemento linguistico in


questa parte del mondo. E se Pezron a Bullet e Le-Brigaut,
sostenendo che in tutta Europa si parlasse un dì la lingua dei
Galli, intendono per questi que’ Celti antichi, noi siamo più d’ac-
cordo con essi, che non col sig. Maurizio Bapp, prof, nell’ Uni-
versità di Tubioga, il quale nel suo quadro genetico delle lingue
così dette indo-europee tace per intiero della lingua celtica, qua-
siché i Celti fossero un popolo privo dell’ uman dono della fa-

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— 27 —
vell9- (1) Ma siccome la storia ci presenta una volta questo po-
polo, e cel presenta grande pria d'ogoi altro in Europa e Qori-
do, fa d’ uopo accordargli una parte principale, come nel regno
politico, così pure nel linguistico del mondo europeo. Egli è
perciò, che volendo di quel primo linguaggio europeo parlare in
guisa, che il nostro discorso e si conformi alla storia e ci for-
nisca più sicuramente la chiave per disserrare i linguaggi susse-
guenti, noi lo dobbiamo chiamare il celtico. Pér questo egli non
perde i diritti dell’asiatica sua discendenza, nè la natura del
così detto sanscrito; ma sotto un nome storico ci comparisce più
chiaramente padre di que’ suoi figli, i quali con espressione poco
diversa tuttora da lui derivano il loro appellativo, e si chiamano
gallico il primogenito, e vallico (valesiano = walsch) il secon-
dogenito.
Memori dell’ antico proverbio, che canta vel ex plumis quae-
cunque dignoscitur avis, noi per convalidare questa nostra asser-

zione non ci appelleremo all’autorità de’ Classici, i quali ci di-

cono, essere io origine e Celli e Galli uno e il medesimo po-


polo (2), derivare ad ogni modo questi da quelli (3), essere gli
Umbri un primo rampollo dei medesimi (4), e cogli Umbri i Tir-
reni (3), e co’ Tirreni gli Etruschi (6), e cogli Etruschi i Raseni
o Rezj (7) — chè tutto questo altro neo sarebbe che ridir cose

note, ossia perdersi nell’esame delle piume; ma invece attende-


remo per un istante al canto del Gallo d’ India non che del vec-

(1) Grundriss einer sllgemrinen Grammatik ollrr iiidisrli-europaci-


sclu-n Spraclien. Siultgard u. Tùbingon bei Colla 1832, p. 14.

(2) Ipsoruui lingua Celine, nostra Galli a|iptllnniur. Caes. de bell, gali
lib. I.

(3) Galli qui soni Cellici generis. l'olib. — Gallos traduiil Celtici ge-
neris luisse. Plul. in (.amili.

(4) Umbri prima vtlerum Gallurum Sempron. de .Ipcnn. Ura-


proles.
broriim gens anliquissima llaliac exisliiiialur. Diali. dWlic.
(3) Tyirlieni se sulus iiidigenas in Italia aulumant. JUirsil. Lesb. Soli
Tyrrbeni in Italia antiquissimi. Idem.
(6) Romani ipsain (Tvrrhcnam gcntem) Iletruscos appcllant; ipsi
(lleirusci) se ipsos Rasenas noniinant. Dio Ilalic. Aid. Rom. l. J. 30.

(7) Razenui indigeni, qui nunc dicuntur Tyrrbeni et Tliusci. Alanetlion.


— is-
chio Gallo europeo, e confronteremo con esso le maniere de'pu-
nieroii pulcini, ossia ci porremo ad esaminare alcnnc voci san-
scrite, ed alcune celtiche per convincerci come ( già facemmo col-

l'osco), che l’elemento è il medesimo come in questi linguaggi


così pure in quelli, che sosteniamo da essi provenienti.

(
Vedile nell’ annesso vocabolario sanscrito e celtico. — Rapporto
a quest’ ultimo avvertiamo, che U voci celtiche si danno sotto que-

sta denominazione generica senza distinguerle costantemente ne’ ri-

spettivi loro dialetti il ÌVelsh o Cimbreg, il Comtual, l' Iric, l’Ar-


nwric o Bas-Breton ec. )

Se leggendo questi elenchi di voci sanscrite c celtiche da noi

addotte affine di dimostrare, che le rispettive dizioni romaniche


hanno con esse comune il medesimo elemento, alcuno per avven-
tura ci osservasse, che la lingua greca, 1’ alemanna, e molt' altre
ancora derivano da queste medesime fonti non pochi loro voca-
boli, noi replicheremo quello che già osservammo io sut princi-

pio, essere ciò appunto perchè desse son fonti prime, le quali

per conseguenza somministrano le acque anche a’ rigagnoli, che


(iltrauo dalle sponde. Senonchò questi non fanno più parte delia
piena e continuata corrente; ma mescolandosi con altri diversi

umori perdono le originarie lor proprietà, e colle proprietà la

natura, e colla natura ben anche il nome.


Giunti cosi per la via sintetica, risalendo cioè le varie correnti
linguistiche, alla comune lor fonte, la Camitica, la Semitica, e
la Jafetica, ci porremo qni appresso a ricondurre per la via ana-
litica un unico vocabolo dn quella fonte medesima fino alia foce
dell’eia presente, e ciò parte per convalidare con un siffatto

prospetto paleografico le fin qui esposte nostre opinioni o viste,


e parte per dare un saggio di pratica applicazione dell’ etimo-
logìa alla storia.

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Eieaateotfrafla del nome aoatantiva occhio
nelle principali lingue orientali ed occidentali
e loro dialetti

. .
. , verbomm velus interit aelas
Et juvenum modo florent viodo nata vigenl-
que. Jlorat.

V OCCHIO
ebraico chiamasi ain, piar. enim. Marhe, o marita
= vista. (Altre voci ebraiche o semiticlic
intorno a quest’organo a senso (detto in
qnelle lingue una volta Graia sono le
seguenti Scheqitph : protensio oculi ; = )

Bega =
vibratio oculi, o batter d’occhio ;
CUescheph =
praestigium oculi ; Neghed =
prospectus; Chatut, o Chaxa, Chaxjon, o
Chazon =
prospectus, visio; ifachaxch =
visio, in qua quis valde occupatur; il/c-
chexah, o Chalon =
apertura, feneslra. )
siriaco ain, piar. enio.
arabico aioon, plur. ainaton.
turco ajn, plur. aajun, ujuo. (1)
sanscrito an (b’anu soie), ac, aksas, = iks, aksi,
pac, pacy; a^^has chiaro; = laks, luuc
= vedere; dare; == scoprire, vedere; dar-
(is = marg =
occhio, viso, vista mirare,
discernerc = ;
spa^as
;

spiante.
celtico Ygw, wg; ed anche sul, sii, sei, sell, sìiil.
Syliu, sylw,sulw = guardare; gygu, gugi
= gwyl =
sguardo; occhiata, aspetto
gwyliaw = gwylion =
;

vegliare; senti-
nelle;gwylnòsi = veglia notturna.
aibanese sì, sìa.
fili Dico silm, sbin, siti.
magiaro szem, pi. szemek; émes = ébrenni
= vegliare; serkenni = svegliare.
;

greco omma, opsis (contratto da oz-ops), optilos,


opbtbalmos (foro della luce), auge. JVcl
•— 30 —
dialeUo jonico illos (contratto da illops, che
viene dal verbo illoplO, illopizd) e nel do-
rico okos, okkos, opsos. (2)
in lapponico tyalme.
*
t giorgiano thuali, toli.
t latino ocus, oculas, pìur. oculi.
t italiano i occhio, pi. occhi.
> trentino ? occio, pi. occì.
> bresciano * ocq’ pi. oecc’.

> illirico ' oko, pi. oci. /


1 boemo j
oko, pi. oci. okamzeni =. batter
; d’ occhio. J — ^
> polacco < oko, pi. oczi.
rosso j oko, ed anche glas.
francese oeil, pi. yeux.

spagnuolo ojo, pi. ojos.


romancio oeig, pi. eiglias.
di Fassa oedi, pi. egties.
di Badìa oedi, pi. oedii (nel circondario di
|

Cafet diceti ejes. )


di Gardena I uedi, pi. uedli.
'

di Fierozzo agh, pi. agh’o.


lituano akis.
nordico ant. auga. (3)
gotico augo.
islaudico auge.
olandese oog.
sassone inf. oge.
. srezzese oega.
danese oye.
anglossass. eage.
ingiese eye.
tedesco auge.

(1) La voce ain, an, come nel linguaggio turco, così in quasi
tulli gli altri dialetti orientali, non sigoiGca soltanto occhio,
vista, spione, guardiano, ma figuratamente ben anche sole, splen-
dore, magnificenza, magnate ;
quindi il derivato chan = signore,
principe, re, imperatore; in illir. ban (kanus), in pers. banu
= regina. (Vedi Bohien de orig. 1. zend. M; e Fròhlich ele-
mcnl. della gram. illir. Zara 1846 p. 13.)
(2) Colia voce omma l’elemento greco si lega al jafetico, co-

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— 31 —
gli altri sinonimi segno il sanscrito, e si diparte in due diverse
direzioni, una delle quali prende le mosse dalla radice ak, l’al-

tra dalla radice ok. Quella suonava in certi dialetti come ag, ed
aug, questa in altri come oz, op, ops, e ne* composti si trasfor-
mava in oph. I seguaci di quest' ultima (ok) furono i padri del
dialetto celto-mcridiooale, ossia romano, gli altri del celto-set-
tentrionale, ossia alemanno.

(3) È distintivo caratteristico del prisco sermone alemanno


quello di unire- alle vocali celtiche semplici qualche altra voca-

le, e di convertirle così in dittonghi. Per es. mur zs maur,


niut = maut, pen = pein, vin wéin, pilus = Pfeil etc. In
conformità di questa pratica la radice ak da prima pigliò il

suono di auk, poi si raddolcì in quella di aug, auge. Ne’ deri-


vati però, quando si eccettui il raddolcimento della gutturale k
io eh, si tenne fedele alla radice ak. Per es. achten = conside-
rare, betrachten = contemplare, verachten (despicere) = di-

sprezzare, achtbar (spectabilis, conspicuus) = considerabile, habt


acht = in sanscr. pacu, ersic. feach, fate, frane, volt, e ne’ no-
stri dialetti volg. oho, ohè, oj, orcio!

Non altrimenti, il dialetto celto-romano dalla radice ok ed op


dedusse molte voci. Per es. occidens, ferox (di fiero sguardo.
Dòderlein. Syn. X. I. p. 4*2 ), occulcus, ocellalus ecc. ;
optare ( dal
greco opo, opto, optomai = vedere) tanto nel senso di desi-

derare, mirando cioè avidamente alcuna cosa, come pure nel


senso di scegliere (exoptare) guard-ando attentamente due og-
getti per appigliarsi all’uno e rigettar l’altro; opticus, myops,
sìjnopsis, ophtalmìa ecc. e forse ne deriva pur anche il verbo
observare = tenere ossia fissar l’ occhio sopra qualche oggetto ;

non che obcoecare etc. : chè qui i prefissi di oc ed ob non com-


binano per nulla col senso di altre voci similmente composte.
E la radice antica iafetica (an, anu) fu essa nella seconda
dinastia linguistica messa in totale disuso? Oibò; chè anzi ne
conservò delle treccie genealogiche la linea celto-alemanna, e
più ancora la celto-romana : quella più nel senso figurato che
non nel naturale, questa nell’ uno e nell’ altro. DilTatti come l’O-
rientale colla parola chan esprime il concetto di principe o si-

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— 32 —
gnore, perchè sorregliatore e provveditore, cosi I* AlcDiaano ati'

lico, da adoratore del sole qual era. Dominava il suo Dio {/ran,
Godan, Woda», probabilmente perchè credeva, che dall’ alto del
cielo con quell’occhio riguardasse, ossia sorvegliasse il mondo.
In senso non motto diverso anche il Tedesco chiama l’avo A/in,
il dinasta Ahnherr, gli antenati Ahnen in quella medesima gni-
sa come r Italiano chiama i suoi maggiori nnsiani. Notabilissima
però è sul punto in discorso la frase tedesca ; in einem A'it per
esprimere, che iu un batter d’ occhio si compì questa o quella
tal altra cosa. Chi non riscontra in' quel TVu tedesco l’anu ja-
fetico sincopalo, come in deretano la parte, che guarda per di

dietro?
L’ elemento celto-romano fece delia suddetta radice antica un
uso più frequente e più variato sì per derivarvi delle voci che
per comporne. Voci deritate sono tra le altre le segaenti : anus

(
sorvegliatrice), annuire, annuntiare, nuntium, nunlius, nulus, e

figur. (col cambìam. dell’n nell’o eugaueo) adnotare, adnotatio,


nota: tnlte voci, che prendono l’ originario loro signiGcalo dal
cenno rispettivo, che dovasi coll’ occhio, o da un segno che fa-

cevasi per l’ occhio.

Le voci con questa medesima radice composte sono (ante,

quante le desinenze in anus-a-um, le quali in italiano si danno


con ano ed ano, ed in tedesco con an: Per es. i. Sovrano, 2.
castellano, 3. guardiano, 4. decano, 5. pievano, 6. sagrestano, 7.
cappellano, 8. malanno, 9. campanile, 10. altana, 11. anfana eie.
'fotte queste ed altre simili voci acquistano il naturai loro senso
quando s’ interpretano a tenore dei due elementi, iafetico e cel-
tico, di cui SODO composte. La l>ma di queste voci sigaiGca
sorvcgliatore per eminenza (In greco episcopos); la 2 da specu-
latore d' un castello la 3-za è I' anione del testo iafetico colla
;

rispettiva sua versione celtica: cosa, che facevano assai volte

gli antichi quand’ era andato in disuso un qualche termine ;

la 4-ta è il nome generico di chi ha a guardare su dieci; la

y.ia G-ta e 7 ma esprimono gl’ ispettori delia pieve, della sagre-


stia, e della cappella ; I’ 8-va esprime più veramente malum omeu
(
dal greco omma = occhio, segno )
che non l’ infortunio mede-

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— 33 —
sitno: e quindi meglio si scriverebbe col Derni (Orland. inn.

2. 23. 53.) inalano, die non malanno', la 9na specifica uiui

torre, dalla quale coll'occhio si può dominare la soggetta cani-


pagua : sicché la voce campana non ha che un senso traslato

dal segno ottico all'acustico; la 10 -nia e l’ li-ma esprimevano


anticamente quella parte d' un fabbricato, che, posta in alto,

oppur di fronte, serviva ad uso di tpecnla. Dal che vediamo,


che tutte le case (giacché la parte superiore d’ogni casa con
voce provinciale si chiama tuttora altana) erano ne' tempi ri-

moti costruite a foggia di torri, e che la nazione, la quale co-


stumava siffatta architettura si chiamava probabilmente per ciò
turrana ossia tijrrhena, in quella stessa maniera, come i tiran-

nnncoli da queste torri, sede un di della loro barbarie, rice-

vettero l'orrido loro appellativo, quello cioè di tiranni. — Dan-


dosi Tiralis (tirai) per torr'alla potrebb' essere, che questo
nome passasse a tatto quel paese, che o venne col tempo a di-
pendere dal dominio di Torr’alla (Tirai), o chea riguardo delle
basse d’ Italia torreggiava in loro difesa ; sicché gli abitanti con
tutta ragione potevano chiamarsi tiralennes, quia altis turrribus
insidebant, come pure itjrrheni (turrani) quia ab altis turribus
speculabant.
Eccoci con ciò innoltrati nella parte pratica delle etimologi-
che nostre investigazioni, le quali sarebbero inutili qurlora non

servissero di schiarimento alla storia, ma che sono all’ opposto


importantissime se diretto a questo fine. Imperocché vacnholi
sono segni parlanti del rispettivo umano pensiero, c con questi
pili chiaramente che non co’ soli fatti 1'
uomo palesa al mondo
le intellettuali sue prerogative: quindi la lingua dee formar par-
te non ultima della storia d'ogni qualunqno nazione (1). Ma se
un popolo non avesse* per rosda sorte conosciuta l'arte di regi-

strare i suoi pensieri, come noi rintracciare allora questa parte

di sua storia? In tal caso supplisce la tradizione conservataci


per una parte nei nomi dm paesi, dei monti, delle valli, dei fiii-

(1) Dìe untcrital. Dialcktc von Theodor Moinscn. Leipzig. 1930 bei
Georg Wigand. p. lOi-

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— 34 —
mi, dei poderi, delle castella eie. che ud tal popolo un dì abi-
tava e possedeva, e per l’ altra la propaggine del suo elemento,
conservatosi nel dialetto volgare, (1) il quale a somiglianza del-
l’eco delle valli, a dispetto fors' anche di nuove e diverse ge-
nerazioni, che vi s’introdussero, continua quà e là a ripetere
gli anteriori accenti. Egli è vero bensì, che i nomi topici della

prima fatta per la maggior parte in «è piìt non s’ intendono, c


che quelli della seconda, benché intesi, mancano d’ ordinario
deir attestalo di legittimità : motivo per cui da’ pettoruti gram-
matici come vii bastardume si disprezzano. Questo disprezzo
fortunatamente però non è tutto male per le dette voci, chè
anzi è fonte d' un lor grandissimo bene, quello cioè di potersi
aggirar libere sul labbro dell' uom comune, e di non essere cosi
costrette a vestir l’ umiliante divisa di que’ precettori sovente in-
discreti, per non dire despotici. In tal maniera esse presentansi
colle maroule originarie! loro fattezze, e conservano ancor dopo
secoli i tipi inalterati della vetusta loro discendenza. Egli è ap-
punto perciò, che queste sono le voci predilette dell’ archeologo
linguistico, perchè in esse egli trova per lo piìi un terreno an-
cor vergine, nel quale i grammatici nè col raddoppiamento delle
consonanti, nè coll’ inserimento di queste tra le vocali peraoco
non sparsero la fastidiosa loro zizzania. Chi per es. non trova
difficoltà di riscontrare ne’ due un di famosi personaggi aleman-
ni,Ariovisto ed Arminio, i veri loro nomi di Ehrenfest e di
Hermann, appunto perchè i due storici romani, Giulio Cesare
e Cornelio Tacito, ce li modellarono a seconda del proprio ele-
mento linguistico?
Eppure molti siffatti nomi sì proprii che comuni, i quali, a
fronte del cotidiano loro uso, ci divennero di natura tanto pe-
regrina da non saperne spiegare il senso,’ sarebbero, se intesi,
per la storia primitiva di quel luogo, nel quale ab antico ri-

suooano, di non comune rilievo, perchè documenti parlanti di


religione, di politica, di costume, di pratica degli antenati jin
un tempo, nel quale gli annali o per nulla non cominciarono

(t) Veggansi ad esempio tra le voci celtiche i N.ri 493, 800, SOI, 807.

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— 35 ~
peraoco a parlare, o non parlarono che scarsamente. Imperoe*
chè gli antichi non tiravano lai nomi a sorte, nè li coniavano
a capriccio, ma seguivano in ciò fare, sì bene che noi, un qual-
che principio o ragione, la quale poi trovasi d’ ordinarip espres-
sa nel nome medesimo. Se riesce di rilevarne l’ elemento lin-

guistico, allora queste fin qui tacite scolte sciolgono la loro


lingua, e divengono testimoni! parlanti di quella nazione, che
anticamente quella terra abitava o signoreggiava. Riuscire in

ciò importa niente meno, che trovare una nuova fonte per quin-
di attìngere notizie di storia antica o peranco sconosciute, o
per ischiarare d* avvantaggio le già cónte. Dilfalti uua parola di
cui non si conosca il senso, è una specie di tomba che rinser-
ra un morto. Questi risuscita però e parla dal momento, che
si disserra la tomba e si ridona a quel morto lo spirito: pro-
digio, che succede ogni qual volta d’un antiquato vocabolo si

discuopre l'elemento, e se ne rileva il senso. E qual vita inle-


lessanle e nuova non piglierebbe la storia, qual aspetto signi-

ficante e chiaro non guadagnerebbe la geografia, se tutti i nomi


non esclusi i personali, e proprii (1), si presentassero alla no-

stra mente nelle radicali forme dell* originario lor concepimento


e nel primitivo loro vigore e senso! Qualunque voce di siroii

fatta, la quale benché priva di senso, eccheggia tutl’ ora di boc-


ca in bocca, formerebbe da se sola, se intesa, assai volte un
punto importantissimo d'antica geografia e storia, cd obblighe-
rebbe fors' anche a più d' una riduzione cronologica, a motivo
che qualche dinastia è da quest' autore nominata con un voca-
bolo significativo, e da quello con un diverso, ma avente io al-

tra lingua il medesimo significato ; sicché, scoperta questa cir-


costanza, risulta, indicare que’due nomi non già diversità, ma
sibbene identità di soggetto.
Senonchò per riuscire in questo nuovo genere di negromao-

(1) Poli (
August Friedrich ), Die Fersonennamen, insbesondere die
Familknnamm und ihre Entstehungsarten ;
auch unter Bcrùcksichil-
gung der Orisnamen. Eine sprachliche Untcrsuchung. Leipzig. 1833 b« i

F. A. Brockiiaus.

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— 36 —
zia non bastano le sole magiche forze dell' idioina Ialino e gre*

co, ma fa duopo imparare nel vero e proprio suo senso da Zo-


roastro gli accenti per ìtcongiurare le ombre degli antenati, c
per forzar a parlare que' morti. Con questo vogliam dire, ebo
per rilevare il senso della vetusta nomenclatura de’ nostri monti,
fìumi, casolari ecc. convien risalire Goo all'età jafelica, e dal
linguaggio di quella prender lume per rischiarare il bujo di si-

mili tombe dell’ uman pensiero. E affinchè questi delti non si

prendano per idealismi puramente poetici, continuerenu) la pra-


tica nostra applicazione con quell’ uno vocabolo naedesimo, di
cui sopra tracciammo la linguistica genealogia : chè così pili chia-
ramente apparirà la verità de’ nostri detti.

Appena che Dio benedetto costituì I’ uomo padrone e sovrano


signor della terra, e di tutte quante le cose eh’ entro la mede-
sima s’ arrilrovano, gli conferì eziandìo la libertà di appellarle
a suo beneplacito ; e I’ uomo impresse co' nomi alle cose 1’ nn-
pronta di sè, come Dio gli stampò in fronte la sua. Perlocchè
r uomo chiamò ogni somma e priocipal cosa capo, tale appunto
essendo e chiamandosi la somma c principal parte del proprio suo
corpo. E siccome l'occhio da quest’ eccelsa specula mirava e sorve-

gliava la circostante natura, perciò ad ogni oggetto, che trovavasi


in simili circostanze ed aveva un simile ufficio, dava questo mede-
simo nome. Quindi è, che anche al sole, al padre, alla madre, al
prìncipe, al padrone, e perGo alla parte superiore d’ogni odiGzio
egli dava il nome di occhio rispettivamente al mondo, alla fami-
glia, al regno, ai subalterni, alla casa. Così costumava T età ja-
fclka, usava cioè il nome, di cui parliamo, in scuso or natu-
rale ed ora Ggurato con questo di più, |che segnava assai volte
col medesimo vocabolo c I’ organo ed il di lui ufficio, non che
r ufficio c gli uQicianli, sicché il medesimo nome dalla causa si
trasportò airelTello, dal generante al generalo, e da locale di-
venne patronimico; c la differenza del siguiGcalo, che davasi a
questa medesima radice (an) era unicamente segnata dalla vo-
calizzazioDc più breve o più lunga, più aperta o più chiusa, o
dall’ aggiunta di qualche consonante caratteristica. Per es. a»
= padre, san = Gglio (sincopando quest’ ultima voce da ùcù-

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— 37 —
an = uomo del padre) Il nome ebr. Isacco = Gglio del mio
riso, ed i slavi Federowifsc/t e Federowna = figlio e figlia di
Federico, servono d'appoggio a questa nostra spiegazione.
Questo medesimo costume, fondato ne’ diritti dell’ uomo, fu
pur conservalo dalla seconda dinastia linguistica, la celto-greca,
con questa differenza però, che univa posteriormente ali’ eie*
mento jafelico il proprio, prima in parte poi per intiero, ed in

fine lo traslatava nel suo. Conservato per intiero troviamo l’e*


leraenlo jafelico nelle voci seguenti: Daiian (1), che significa ca-
sa-occhio ossia specula, guardia, varda; lerraszano {erez-san) =
figlio ossia abitatore della terra; i4nnnunia, vallala del Tirolo
nieridioDale della da Tolomroeo, Anonia ma che all'etrusca do-
vea un di chiamarsi Anunia, esprimeva la terra do’ speculatori
per eminenza. Perciò il castello dinastialo di delta valle chiama*
vasi Fiati = specula; muti —neh (nones) quindi significa spe*
culalore o guarda*confinc. L. Scanzio, di cui parla una lapide
(trovala a Revò, ma trasportata nel museo di Verona) e dal
quale probabilmente discende in quella valle la schiatta degli
Scanzoni, da veterano e prefetto di centuria vi è appunto se*
gnato per uno di questi speculatori. Ma in progresso di tempo
nelle voci topiche in discorso troviamo l’elemento jafelico or*
mai unito al greco e celtico. Per es. Eppau (epi-an) = alta
guarda, lelan ( lel*an )
= specula del dazio o del confine, mon-
tati (monl-an) z= vedetta del monte, ^enan o pennuti = gua rdia
della terra, lurratt — torre di osservazione, campan — occhio
del campo: significato, che fu in seguito maggiormente schiarito
dall’ idioma gallico colla versione d’ aggiunta oeil : campanoeil =
campanile; d’ onde gli uflìcianti chiamavansi baiti, teloni, monta-
ni (
i Montagna ) campani ( i Campagna ), torresani, ecc. : nomi,
che poi si fecero geutilizii. Un castello era secondo questo an*
ticamenle la casa del dazio o confine, ed il castellano n’era il

(1) Baitan ( il ) chiamasi un tratto dicampagna sul tenere di Ala^


situato fra la strada imperiale ed il Varano di s. Pietro. In un docu-
mento deir anno 1474 leggesi : in ora Baitany sive de la guarda.

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— 38 —
5orvcg1iatore o ipeculalore (1). Finalmente si venne a traslatare
la voce jafelica per intiero nella celtica rispettiva, e dicevasi
guardia, vàrda, JVarihe; ed i funzionarii appellavansi dc'varda.
Dal fin qui dello risulta eziandio il motivo, per cui il Tirolo
anticamente chiamavasì il paese in montanis. Questo nome ca-
ratteristico non tanto accennava ai monti, de' quali è seminato,
quanto alle vedette (mantani) moltiplici e forti, de' quali erano
guernite le sue giogaie in tutte quelle parli, che davano campo
ad un ostile passaggio. Di queste vedette (culm — ano) io cui*
minibus monliuro parlava' appunto Orazio, allorché nell'ode sua
trionfale si congratulava con Augusto, che Druso, di lui figliuolo

adottivo, arces, alpibus inipositat tremendis, dejecit acer plus vice

simplici (lib. IV. ode lA). Con ciò quel poeta volea dir senza
dubbio, che di queste fortezze Druso ne abbattesse più d'una,
c che cosi finalmente trionfasse (l'anno 16 av. Cr.) de’ Reti
ostinati e fieri. Ma in quella medesima guisa come le schiene
de’ monti erano armate di vedette, le quali dicevansi Montani
( nome, che porla luti’ ora più d' un castello e località nel Tiro-
Io), cosi le imboccature dalle valli erano guernite di fortezze,
che dicevansi castelli e teloni (
telania, telonia )
nome, al quale
iu seguito subentrò quello di dusana, clusina, chiuse, Klausen.
Lungo le valli poi, e su certi promontorii ergevansi i turranu
ossia le specole (guardie, guardo, varde, in ted. Warlhen, Lue-
gen) disposte in guisa che da un’estremità della valle si po-
tesse ognor mirare all' altra, e le quali, secondo la loro posizione
0 in alto o in basso, o di mezzo o di qua o di là, o la possibi-
lità di signalizzare da più parti, si chiamavano cpano, bussano,
inessano, vessano, civcssano, terlano, eie. Da queste speculo, fornite
del necessario personale d' osservazione, davasi col fumo, se di
giorno, e col fuoco, se di notte, da un luogo all' altro l' avviso

(1) Di questa anche la voce granito, granitura : voce


falla è por es.

clic ci rappresenta yd rongìunla colla versione della medesi-


In cdtira
ma, cioè colla voce grana.
Vedi nel vocabolario celtico il N. S39.) Pa-
(

lizsala, palazzo sono aneli’ esse di questo genere; giacché pai non è
che la versione della celtica lez, (Vedila al N. 320.)

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— 30 —
dell’ avviciaameato dell' inimico; sicché in brevissimo tempo, e
quasi in un batter d’ occhio, ossia minuto, da un’ estremìlik al-

l’altra, tutto il paese cbiamavasi all’ arme, e di stazione in sta-


zione il popolo accorreva al luogo del pericolo. Per quest’ arte
strategica (appresa probabilmente dagli Oschi antichi, che ss-
• coodo Pesto si chiamavano appunto perciò Opsci, od Opsici
cioè occhinoti, ossia speculatori, e secondo il Greco Skilace di-

cevansi Opiki, c le loro fabbriche OpiGcii) questo paese, favo-


rito per soprapiìi dalla natura del suolo, potè sì a lungo resi-

tere agli sforzi immensi della nazione allora dominatrice del


mondo, sicché Ausonio, cantandone il finale soggiogamento, per
esaltare maggiormente il valor de' Romani, con enfatica espres-
sione chiamollo insuperabile = insuperabilìa Blweiiae. Di que-
st’ antico costume telegrafico allarmante si conservò la memoria
eziandio nella parte or tedesca del Tirolo meridionale, dove
colla voce bilingue di Kreiden — feuer = fuochi di grida, ossia lin-
gnaggio di fuoco se ne rammenta tutt’ ora e 1’ elemento primi-
tivo e r uso. ^

Terminando con ciò questo nostro saggio d’ investigazione eti-


mologica applicato alla storia, protestiam solennemente, che nella
materia in discorso noi non ci teniamo nè per infallibili, nè per
ignoranti. Imperocché in quella guisa che ogni uomo dee sapere
d' esser nato per quindi morire, così ogni Archeologo linguistico
sa di dover più fiate errare per giungere finalmente al vero.
Per la diflìcoltà di sua impresa costui è già multo lodevole, se
ne tocchi più volte la meta, e gli eventuali suoi errori scemano
io tal caso sì poco il merito delle sue scoperte, come il gran-
chio, che per mala ventura s’attaccasse alla perla preziosa, non
iscemerebbe ponto il vanto di quel palombaro ardito, il quale
entrambi li trasse dal fondo del mare. Chi mai da savio lancie-
rebbe di bel nuovo nell’ onde quella perla per isebifo che gli

avesse del granchio ?


Se poi qualche saccente, od adoratore passionato de’ classici
ci bandisse per la nostra impresa la croce, noi terremo il pri-
mo per uomo di debole vista, che si risente delia viva luce del
lampo, ed il secondo per un innamorato, il quale preso dai vezzi
— 40 —
del vagheggiato oggetto, tutto in esso ammira, e punto non vi

distiagne gli acconciatisi abbigliamenti altrui. Tutti costoro cre-


dono d'aver fatto un gran che, quando battezzano una voce, lu
quale non si rinvenga nel dizionario de’ Classici, col termine
sprezzalivo di bassa latinìtii, senza curarsi d'investigar d' avvan-
taggio, se forse non potesse aver un’ origine piu rimota. Attinger
acqua dal rio, che scorre pieno e festoso, è certamente impresa
piti facile e più spedila, che non ricercarne la fonte assai volle
recondita ed accessibile soltanto per chi non teme ne dirupi nè
precipizi!. Chi però a somiglianza degli analizzatori vi avesse dei
fini igienici, non si contenterebbe al certo d’ estinguer la sete
alla piena corrente, ma si sforzerebbe di rinvenirne la sorgente,
alfine di rimediare con quell’onda vergine e pura in sò ed in
altri ad imperfezioni, le quali, perchè inveterate e croniche, al-
trimenti resterebbero prive del loro rimedio.
Egli è perciò, che preghiamo cotesti amatori del classico bello,
che non solo ci permettano di poter ripassare i dizionari!, ma,
poggiando più alto, di sorpassarne eziandio i confini, ailine di
trovare in que’ lessici medesimi ed in altri anteriori documenti
degli appoggi per dimostrare l’ onesta origine non che il buon
senso di non pochi vocaboli, che dai delti amatori sono tenuti
se non come spuri! a! meno per cretini. Senonchè per patro-
cinar con sicuro elfetto non la sola causa dell’ uno o dell’ altro,

ma possìbilmente la comune di lutti questi derilitti, rendereb-


besi prima d' ogni altro necessario d’ imitare i signori Pietro
Monti (Vocabolario dei dialetti dì Como. Milano 1845 ), ed il Boerìo
(Dizionario del dialetto Veneziano) e di rilevare altresì ne’Grigìoni
e nel Tirolo l’ esistenza di tutti que’nomi, de’ quali non. è possibile
di comprovare la discendenza nè dalla così detta gran madre
del Lazio, nè tampoco da altre famiglie linguistiche di data più
recente; ed allora (per toccarne un unico esempio) |non sola-
mente la voce cotse, usata in Badia per esprimere l’attributo di
rosso, comparirà non essere di tutta pura origine Ialina, ma, mi-
randola ben bene in volto ed esaminandone altcnlamenle il tipo,
si scoprirà, che il coecinus, benché tenuto aneli’ esso per figlio

della gran famiglia romana, presenta a somiglianza di lauti ai-

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— ii —
tri il ràdicalé carattere dbì celtica, ossia dèli* avo. \ Tèdi
S|)aracbah Cèltica, p. &7 ).

Al suddello sentito bisogbò 6 vicihd d èoddHt’àré il si{t- dòlL


Gtiglièitno Freuud di Breslavia; chi6risèirtid per altri sòdi lavóri

lessicografici, Il quale nella statè tìèirdnito 18B3 si ^òHò iippd-

sitamente da Londra né' Grigiori e nel Tirbid, affine 'di Hh-


tracciare in loco quelle réliqdib; delle quali fih qu) rU^id-
nabimo; e noi yedétnrtio bò'proprii nostri occhi, àvèrne egli
pescala ormai buona parte. Il medesimo si pdl'terii èÈiaridib In

Gardena, in Badìa, in Fassa, e al sud-est delle alpi ratiche per


continuare le sue ricerche ed indi presentare al mondo il risul-

tato delle medesime. Attendendo noi con vero trasporto questo


suo lavoro, azzardiamo di manifestargli un nostro desiderio,
quello cioè di voler decampare dall’ uso finora introdotto di scri-
vere le voci romance secondo l'ortografia tedesca (contraria alla

natura di quel linguaggio) e darnele invece secondo l’ortografia


italiana: chè così s’appianeranno da se le difficoltà, altrimenti
per r intelletto poco meno che insormontabili, ed a colpo d’oc-
chio si presenterà alla mente il senso delle ridette voci. Chi
per poco non raccapriccia all’ aspetto delle voci romance ma-
scherate alla tedesca nel modo seguente Raitchiun, Tschiutscliia-

saung * c non si cangia d' un lampo tutta la scena, purdiò si

scriva : ragiim = ragione, diritto, ciucciasaiiiig = succhiasangue,


o sanguisuga?
Noi pertanto in vedendo, come uomini di questa fatta divido-
no con noi r opinione, trovarsi ne' nostri monti degli avanzi di

un lingnaggio anteriore al latino, e che rispettabilissimi lette-

rarii istituti da lungi ve li mandano appositamente per racco-


glierli, non temerem più la taccia di stravaganti; e se qualcuno
ciò non pertanto amasse di segnarci per tali, ci consoleremo
con dire, che in sì buona compagnia non si sta male. Cuncios-

siacchè la causa del Quadrio, di Leonardo Bruni , Cimorelli,


Paolo Emiliani Giudici, Gravina, MalTei, non che quella dell’.VI-
Menaggio e Poggio è per l’es-
ciato, di Celso Cittadini, Filelfo,
senzial sua parte (come dimostrammo Cada principio) anche la
causa nostra. Pietro Monti poi. Fortunato Sprecher, Boschioaun,
0

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— «—
Ilormayr, Muchar, Forbiger, Beda Weber, Lodovico Sleub, conte
Beoed. Giovanelli, Gius. Daum, Eas. Sairertp, Giov. de’ Muller,

Frèret, Scbeuchzer, Cambry, Jobaooeau e Niebubr trasportarono


la medesima causa più da vicino sul campo di nostra provincia.

Investigando costoro quali fossero i primi abitatori delle nostre


alpi, e convenendo ne’ Celti, negli Etruschi, ne’ Reti, sostengono
con ciò il nostro assunto. Giacché chi cerca popoli nell’ elé rimola,
cerca del pari linguaggi, e chi cerca linguaggi, cerca in pari i

'

tempo popoli, che li parlarono.

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AVVERTIMENTO

A motivo che ne’ saggi lessicografici seguenti si


danno le voci secondo l’ortografia ora francese, ora

inglese, or tedesca ecc., affine di agevolare all’Italiano


possibilmente la retta pronunzia delle medesime sti-

miamo opportuno di premettere innanzi tutto un pro-


spetto all^abetico de’ segni di vocalizzazione e d’artico-
lazione, che usano i diversi linguaggi, e della loro so-
miglianza in lingua italiana.

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— A4 —
Segni (li vocniitzaiioiie e d' articolazione, che nxaiio diversi
liiigiiagr/i, e loro somiglianze in liiigun italiana.

IL COUniSPOMiE IN italiano
li>ci:a N.
SEGNO ALLA

a Iciipsca, svezzese e duiiese. e aperta p. e. essere.


ae latina e grpca .... «; aperta.
;

ai francese ed inglese . . è. éS il lille le altre


lingue si pronunzia come
sta scritto (ai).
o
a SVPZZOSP O lunga.
all francese ed inglese I . 0> ò; in tutte le altre
lingue au.
an tedesca ai.
aiv inglese o lunga.
ay francese ed inglese . .
è, é.
hh gaelica ...... T.
c francese, spagnuola, por-
tiigliese, ingl, ed olaod.
avanti le vocali e ed i. S.
In lingua celtica, polacca,
e boema suona sempre
come la C italiana seguita dalle
vocali a, 0, w, ossia co-
me il k latino.
c francese, spagn., portogli.
avanti le vocali basse . S.
c bueina c seguita dalle vocali e, i.

francese SS.
(
eh spagn. portog. ed ingl. . C seguita dalle voc. e, od i.
celtica, tedesca e slava . C aspirala come la gieca X.
cz polurca, lituana e russa . C seguita dalle voc. c, od i.
è lituana C chiuso p. e. egli.
;
\
e greca: segno da noi scelto
per indicare 1’ e lungo, ossia l'fda.
ea inglese i od e.
inglese I lungo.
ee olandese e tedesca . . e lungo.
inglese 1.
el
} tedesca ai.
francese e chiuso; p. c. egli.
e,,
j
inglese iu.

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— 4S —
li. CORIUSPOM>E IN ITALIANO
IN I.INGfA N.
SEG>0 ALLA
1 IMI Il
ew inglese iu.
ey inglese e aperto, od i.
f cimlirica V.
ff cinibrica ..... f.
leJcsca e celtica coslaa-
lemenlo gli ; p. e. ghermirsi.
(
francese e lalvulta anche
g l
inglese avanti e ed i .
g ilal. oppure j francese.
i spagli, e greca moderna. <;h leggerm. aspir. (\)
r polacca, lituana e russa. g uv. n, 0 , u, od anche cll.
\ boema y-
gh
g.ielica, e cimbrica . . eh leggerm. aspir. (X)
inglese g av. n, 0, II, od anche f.
tedesca o qualche volta
1
slava h aspir. io prioc., mula
h in line.
celtica leggerm. aspirata.
j

\ lituana e russa . . . muta come iu italiano.


inglese, se breve . . . i
'
i inglese, se lunga . . . ai. In tutte In altre lin-
gue suona come in ilal.

le tedesca i lungo. In tutte In altre


lingue come ìii italiano.
francese se avanti c, ed i; p. e.
sceriuirsì, sniinniiu.
inglese e portoghese g avanti e, ed i; p. c.
gelso, giusto.

(
spagnuola eh (X) forlein. aspirata,
lo lotte le altre lingue
come i.

li tedesca, ed in Inlle le
lìngue che l' usano . . e avanli a, o, ti; p. e.

capo cc.
J polacca 1 raddoppiata ossia II.

lU portoghese nelle finali

suona come .... lì nasale, ossia alla fran-


cese. In tulle le altre
come in ilal.
nih gaelica V.

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— 40 —
IL COBRISPOHDE IN ITALIANO
in LINGUA N.
SEGNO ALLA

lì gaelica, cimbrica, frane,


nelle finali .... lì nasale. Le lingue po-
lacca e lituana indicano
quest' articolazione col
segno (,) che aggiun-
gono alle vocali.
lì spagnuola gn*
ó greca: sengo da noi
scello per indicare 1’ o lungo, 0 sia l'ónaega.
u ledesca svezzese, da-
,

nesc ed ungherese . . e chiuso ;


p. e. egli.
oa inglese o lungo.
ol fraucese oa. In tulle le altre lin-
gue suona oi.

oo inglese ed olandese . . n.
francese od altre. . . 11.
ou inglese lalvolla . . . au.
OlT '1
inglese sta ora per . . au, ed ora per o luogo.
francese oa.
oy inglese nelle finali . . eu.
ph 1
greca, lai. cJ altre . . f.
r boema rss.
olandese come in ital. . sch; p. c. schiamazzare.
sch ledesca sempre per . . SS 0 se av. e ed i p. e.
;

scemarsi, sciancarsi.
sh inglese SS 0 se come sopra.
sz polacca, liliiana, russa . SS 0 se come sopra.
szsz polacca c russa . . . se come sopra, roa più
'
latina e francese avanti vibrata.
t la vocale t . . . . z forte; p. e. palatium.
inglesenvanli ladclta voc. se seguila da e ed i.
th 1
inglese, gaelica, e greca
aulici c moderna . . th ossia t aspir.
francese assai volle . . i cupo.
u inglese ora e, ora In. Neìle altre
lingue II.

fi ledesca e svezzese . . i cupo, che comunemen-


te però pronunciasi co-
me l'ordinario i.
1

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— 47 —
IL COUniSPONDE I.N ITALI.V.NO
SEGNO
IN LINGUA N alla

olandese t cupo.
ut
inglese u.
li lituana e boema . . . U luogo.
T tedesca ed olandese f. Iti tutte le altre lin<
gue così delle ruioaoi-
clip, ed anche nell’ in-
glese suona come il v
italiano.
W inglese e cimbrica . . U cupo, 0 luogo. Nelle
ì
altre lingue lai. ted. si.

suona come il 0 italiano.


X spagnuola eh fortem. aspirata, in
tutte le altre lingue,
che r usano, suona co-
me ks, cs, 0 OS.
/^ inglese ei.
1
cimbrica e chiuso, 0 come il ted. o>
y -
danese e svezzese . . 1 cupo, 0 come il frane.
11} od il ted. U.
russa (
r ) I cupo. In tutte le altre

^
suona come i.
1
tedesca ts forte.
z spagnauola talvolta . . th.
frane., port.,ingl. e greca dSf ossia z naturale.
z polacca, boema, e nel
1
1 segno russo .... se seguilo da e od i, os-
sia come j francese.

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J

— 48 —
Lettere, le quali si icamdano assai spesso nelle diverse litujue uou meno,
che ne’ diversi dialetti d' una e la medesima lingtia.

1> GOTICO IN ALEE. ANT. ED IN TEDESCO


LE LETTERE LAT1>E j

SEGUENTI
si convertono in

N. P. E. N- ì\ E. 1
N. P. E.

I> nebula p* f. .\ifel, ted. Nebel.


C comis h.g. » hamisch, zalim.
tl ducere t tiuhan z ziuhan, ziclien.
frater b brotliar p Prueder, Bruder.
jugum li juk eh Jucli, Jocli.
h velia (via) g weg k Wek, avveri), a^ek;
traliere led.tragen wektragensportarvia
I» pullus r.ph Tuia b.v.pf Fiillen
palma Col ma (flaclie Iland)
porta > Pforle
palus > Pfulil (Prulil^slagno)
palatìum > Pfalz(Pfal7.graf è co-
'
mes puldtìnus)
pater ( atta) Valer, amie. Fater.
parìa bairan geba-liren.
curlus th Kurtli z cliurc, ctiurz, kurz
ingl. short.

a —

In sanscrito e celtico si scambiano spesso le lettere seguenti :

a ia ei, o, j.
aw in al; e vica versa; p. e. Sawdur, soldur, soudarl =
soldato.
awd in at; OU; in ol; al; p. e. Ysbawd, ysbat, ysbai,
yspold = spalla.
c in p; p. e. corcor, corcar {gael.), porphor (cimbr.),
porpr {bas-fìret) = porpora.
eh in S; e vice versa. (Vedi sotto all’ aspirazione).
d in 1 ; p. e. eiddew (chnbr.), iliau bas~Bret.) = vedo.
Elra,elera, edera = licdera. Devr (lonscr.), levir (/al.)
= cognato, od all'ebr. secondo marito.

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— 49 —
io 1 e vice vena; p. e. Cesi (celi.), kisté {gr.), cista (
lai.),
cesta (il.) eie.
in df dhf e t in Id^ e vice versa p. e. epaule, e-
spalda, spadia, {gr.) spallió, = ;

spalla.
in b«
in ly e vice versa p. e. Suris {tamer.), seiros (gr.), sol
(lai.). Cele (celi.), circulus (lai.), cerchio (il.).

in pi, fl; p. e. phiegma (gr.), plemeo, flemen (inGam


inazione) flamma (lai.) — fìamma.
in s; p. e. thalatta, ihalassa, (alem.) Water, (ted.)
Wasser.
in y, e vice versa; p, e. sàs (lanscr.), sys (gr.), sus
(lai.) = porco.
Spesso le lingue derivate si permisero delie trasposi-
zioni; p. e. halon (cdt.), als, alos (^r.), sai (lai.), salz
(teli.) — sale.
L’aspirazione si converte spesso in T, W,
od anche,
in s; p. e. a’in (eir.), o’inos (jr.), vinnm (/al.), Weid
(leiL) = vino; hepta igr.), septem (lai.), sieben (ted.)

= sette liex (gr.), sex (lai.), sechs (led.) = sei ;


=
;

herpò (gr.), serpo (Ini.) serpeggio. Hydor (gr.),

sudor (lai.), svaidas (sanscr.) Sebweiss (led.) = su-


dore. Halivr (celi.), sialon (gr.), saliva (lai. ed il.}.

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DEL UM'.IAGGIO SA^SCRITO

Col nome di Snns-CPlt« che significa lingua piirn, perfet-

ta, intcndcsi quell' antichissimo liuguaggio il quale già quindici


secoli prima dell’ Era nostra pariarasi nelle Indie c scrirerasi
in quella forma medesima come ancor di presente documenti
incontrastabili cel rappresentano. Questa forma, che sorprende
per le sue prerogative linguistiche, giustifica pienamente l’at-

tributo di linguaggio perfetto, e ci fa di più argomentare ai secoli,

che certo doveaoo trascorrere prima che giungesse a siffatta

finitezza e precisione.

L’alfabeto sanscrito conta 50 lettere, ordinate secondo gli

organi della favella : la declinazione ha tre generi, 3 numeri,


ed 8 casi, la conjugazione 3 forme, 0 modi, e 6 tempi. Con
questi mezzi il sanscrito presenta una mirabile varietà di voca-

liizazione, contrassegna tutti i rapporti degli oggetti, e determina


In azioni de' soggetti in tutte le possibili loro circostanze, ser-
vendosi a quest’uopo di particelle iudeclinabili per modificare
il vario significato ne’ verbi. Il carattere sanscrito, dntto Dewa-
nagarì (1), ti scrive da sinistra a destra.
Questo linguaggio ebbe aneli’ esso le sue epoche di sviluppOi I

di progresso, e di perfezione, come altri l’ebbero, ed ancor I

altri l’avranno. L’epoca prima s'àppalesa negli antichissimi libri

liturgici, i Vcrlas, e può dirsi perciò l’età religiosa; la seconda,


che può chiamarsi l’età eroica, comincia con Manus, legislatore
dclf India, e ci presenta le sue leggi ; indi i Puranas ossia gli
annali di mitologia indiana, e finalmente i due poemi giganteschi, I

che questo nome venisse al earattcrc sanscrito dalla città


(I) Vuoisi,

di dove ab immemorabili si conservava ; ed in


Ueiiares, della la santa,
santa città. Letteralmente perù
tale caso significherebbe fcriltura della
Dncanagari sembra «ignilicarc lingua, oppur carattere divino.

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— 51 —
il /ìamayan ud il Mahabbarat, i cui autori, contemporanei ed
emuli di Omero, Valinikis c Vyasas, decantano, I' uno la presa
di Ceylon, e l’altro le guerre tra due stirpi reali. La teria, cioè
r età del rudìiiumento sanscrito, apparisce nelle elegie pasto-
rali di Jujadevas, e nella gra/.iosa Sakuntala di Kulidasas ; due-

poeti, i quali sulle lue cetre modularono i suoni più dolci e puri
di musa indiana. Dopo di costoro comincia l’età del decadimento,
causato dalle irruzioni di popoli barbari, che successivamente
si stabilirono nelle provincic soggiogate, e che mescolarono in
seguito le razze, e colle razze i linguaggi ancora. Per tal modo
il sanscrito, ossia il linguaggio puro, si trasformò in altrettanti

dialetti diversi, quanti sono gli stati, ne’ quali fu scompartita l’ In-
dia e suddivisa ; sicché a nostri d) l’ idioma puro più non si

studia se non dai Bramini e dagli scienziati, in quella guisa ap-


punto, come da noi si studia il latino : il sanscrito infatti non
è più se non il linguaggio liturgico de’ delti Bramini. Il deca-
dimento della letteratura indiana coincide coll’epoca, in cui I' Eu-
ropa cominciò a mandare i primi getti di bellettrislica sua coltura.
Gl’ Indiani diedero per tempo alla loro lingua una forma gram-
maticale e lissicale.

c;n.tn.n.%Tici

Pàttini, il quale visse circa il 300 a. Cr., ed è perciò il più


antico fra i Grammatici giunti a nostra notizia, ci porge ormai
un sistema singolare e compilo del linguaggio sanse., e giù lo

distingue in vecchio e nuovo.


Dopo di costui meritano ulteriore menzione Diksehìia Bhatia,
e fopadeva. L’ opera del primo di questi due, iutitolata Siddhànta

Kaumudi (ediz. di Calcutta 1812) fu in parte tradotta da


Ballanlyne, e pubblicata a Mirzapore nel 18ù0. Quella del
secondo, avente per titolo ihgdhabodha (ediz. di Cale. 182G) fu
resa accessibile agli Europei da Bóhtlingk. Pietrob. 1817.
Fra i grammatici moderni, che invogliaronsi della lingua san-
scritacome mezzo per dilucidare nUn solo i dialetti e la storia,

ma ben anche l’antica ^litologia e tradizione del continente eu-


ropeo, oltre i Colebrocke, Curry, Yates, Wilkins ecc. primeg-

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— sa —
gitoo Bopp (Berlih. 184t) • Teodoro Benfey « VolUlàodiga
Graioinatik der Sanskrilspracbe. Leipiig 1852-54, i

LESSICOCIMiFI
L’ aoEiano fra questi è Yùska, il quale però nell' opera, inti-

tolata IS'irnkla, non tratta che de' vocaboli più rioiarcbevoli dei
Yedas. Più preziosi sono i lessici di Amara-Sinha {Amara-Kosha),
di Hematschandra, a particolarmente quello di Ràdhàkànla-deva
(ediz. Cale. 1819 e spg.)

Fra i moderni meritano d' esser nominali il < Dictionary of


thè sanscril = laiiguage > di ^Yilson. Cale. 1832; il < Saos-
kritwurterbuch > di Bòhtiingk e Ruth. Pielrob. 1833, di We-
slergaard i Radices linguae sanscritac. > Bonn. 1840; di Monier
^ViHiaalS > English and sanscril dictionary, London 1851; non
che l'opera di S. Zehetmayr c YerbaI — Bedeutuiig der Zahl-
wòrter, als Beilrag zur Beleuchtuiig des ursprùngl. Yerlikltuisses
der indogcrmanischen Spracheii zum semitischeo Spracbslam-
lue. > Leipzig. 1854 appo Brokliaus.
Il nome caratteristico, col quale il sanscrito fu conlrassgenato
fino dal tempo dell' età sua florida ed assoluta, ci fa conoscere,
essere nell' India stato in uso un altro linguaggio, connaturale
bensì, ma meno perfetto. Colssto linguaggio fu il così dello

Pracruo, ossia linguaggio di pratica comune e volgare. Come il

mondo muliebre ed il volgo parlavano quest' ultimo, così gli

uomini di coudizione e la nobiltà usavano per decoro il primo.


Il Pracrilo però non diflerisce dui Sanscrito che nella forma più
incostante e ruvida ; ma ambidue hanno insieme le medesime
radici.

La Pali, lingua che vuoisi chiamare piuttosto sorella che fi-

glia della sanscrita, divenne anche essa madre d' una numerosa
discendenza, dacché i Budhisli, scacciati dai Bramini dalla co-
inun patria, si ritirarono di là del Gange, e vi trasportarono
colla loro sella religiosa e tradizioui e letteratura, lo seguito
anch'essa si trasformò • si divise in molli dialetti, talché nelle
isole di Ceylan, di lava e di tutta I' Indo — China più non è
che lingua lilurgic;i, in quella guisa appunto come lo è la san-

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— 5S —
tcrita nel Beognla « ne' paesi di qua del Gange. Tra le lingue
1.
vive dell' India, le quali riipcUo all’ antica e comun loro madre
sono da’ moderni scrittori tal volta chiamate pracrìle, si distin-
2.
guono
3. principalmente le seguenti :

)
L’ indosiana, un misto di sanscrito, d’ arabo e persiano, la
5.
6. quale impiega ora il carattere devranagari ossia il san-
7. scrito, ed ora l’arabo;
8.
) la mnlabara, lingua della più parte del^Malabar;
) la cingalese, che è la lingua dell’isola di Ceylan.

i.) la tamula, parlala nelle parti del Curomaodel;

) la telinga parlala nel Decan, Nizan et.;

)
la caroatara, linguaggio del Misori ;

)
la bengalese, parlata nel Bengala ;

)
la maratta, idioma della repubblica militare di questo
nome.
Olire le qui indicate lingue si parlano nell’ India ancor vari!
altri dialetti, i quali tainn più, talun altro meno s’approssimano
al sanscrito. Di questa fatta è altresì lo zingano, ossia il liognsg-
gio degli Zingheni trasmigrali in Europa.
Lo Zend, che fu il linguaggio di Zoroaslro e degli antichi
Magi di Persia, vuol essere consideralo aneli’ esso più confra-
tello che discendente del sanscrito. Come il Pali ( Pehiwi ) na-
cque dall’ unione del sanscrito col caldaico, così lo Zend dall’u-
nione coll’arabico generò il moderno persiano, che sta allo Zend
in quel medesimo rapporto, come si sta l’ Inglese al Tede sco.
Nello Zend —A vesta ci furono conservate delle preziose reliquie
di questo linguaggio degli antichi Parsi già da gran tempo e-
stinto, come un Sanamè ( Schanameb ) di Firdausi ed un Guli-
stano (Gulislau) di Saadi ci forniscono degli esemplari di stile
persiano moderno, che alle radici indiane accoppia le arabiche
raccorciandone l« desinenze.
L’afgano, il curdo, il beiucci (belulscbi )
ed il puclo non sono
che ruzzi dialetti persiani, che sì parlano nel regno di Kabul,
alle frontiere dell’India, e delle tribù erranti. L’osselico, altro
dialetto di questa fatta, il quale si conservò in una tribù del
Caucaso, è un aulico monumento, che ci documenta la via te-

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— 54 —
Duta dallo popolazioni indiane nella grande loro migrazione
verso r Europa.
Tutti questi linguaggi non solo, ma ben anche tutte le così

dette lingue romaniche, le alemanne, e le slave ancora conte*


stano ne’ loro elementi la primitiva discendenza indiana (1).
Tra le lingue romaniche noveriamo il celtico (del quale dare-
mo no vocabolario a parte) il frigio, il greco, l'etrusco, il la-

tino colle così dette lingue rustiche; il gaelico e cimbrico, ossia


r ersico cd il Bas — Bicton, il francese lo spagnuolo, il porto-
ghese, il romancio, ed il rappresentante di tutti cotesti linguag-
gi, cioè r italiano volgare.
Per lingue alemanne intendiamo lo scando, o nordico an-
tico, co' suoi derivati: il gotico ed il tedesco coi due suoi dia-
letti dell’ alta e bassa Germania, il sassone, e l' olandese ; e li-

nalmente l’anglossassone ossia l'inglese: un misto di tedesco e


di normanno ossia francese.

Le lingue slave comprendono il lituano ed il lettico, il ciril-

liano, 0 slavonico co' suoi derivati : il russo, il serviano, ed il

croato, il boemo co' suoi dialetti : il polacco, ed in vindice.


Per dimostrare a colpo d'occhio l’ affinità genetica di queste
famiglie linguistiche, e principalmente la loro comune discen-
denza dall'antico stipite sanscrito, facciam qui seguire un pic-

colo vocabolario, dove, in ordine alfabetico nostrano, le voci

sanscrite si troveranno poste in capo alla rispettiva loro Ggliuo-

lanza, e viviam sicuri, che nelle faitezse de' figli ognuno riscon-
trerà ben tosto le sembianze paterne.

(1) Vedi ad esempio le voci svasr c rvucura nel qui annesso voca-
holiirio sansrriio, c climicr c cìiwegrun nel celtico, le quali si palesano
raflinilà fonica clic passa Ira le gutturali c le sibilanti sanscrillc c
celtiche.

> Sisifo

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I

— 55 —
Onni^'R UKLL.Vtl.FJLBKITO SA!V«»CniTO
co' segni soslituiti alle lettere sanscrite, toro nomee valore,
espressi alla francese.

Sl:c.^o N o u E VALORE

a a C9 ò
a A a lungo
i i
i breve
1 1 I luogo
11 ou U breve
Vocali ù OÌI Ù lungo
r = ar ri r liquido
r = àr ri r luogo
1’
= al Iri 1 liquido
1 = al hi 1 lungo

al ai e lungo '

Dittonghi
al Ai e—
au au (ilal. 0) O lungo
I au Au o —a
Atsonanze
n an ù finale
| s ah h finale

‘‘*
k ka k
kh kha kha aspiralo
Gutturali S e S
gh gba g aspirato
n gna «n
c tcha (ilal. eia) tch (it. c’)
eh tchha (il. ciab) tch (il. c’h) asp.
Palatine J dja (il. già) (il.gav. eedi)
Jh djba (it. gibà) (ìt.g’h)aipir.
n joa (it. Igea) jn (it.g’n o sgn)

t Ita t farle 0 duro


th uba th doro ed aspir.
Cerebrali d dda d doro
dh ddha d duro ed aspir.
>1 oha n duro

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— 57 —
AllBItKVlATIIIlB

afg« afganislano imi» = indiano


albati» = ulbaneso irl» = irlandese
aleni» = alemanno isl» = islandico
ailgloss» = ungloisassone il» = italiano
arb» = arabico lat» = latino

arili» = armeno lelt» = leltico

arme» = armoricano lit. = lituano


BaS'Bret. = Bas-brelon mar» = marallo
base» = basco magg» =: maggiaro
beig» = belgico nicd. lat» = med. lalinill

boeiii. = buem> noni» =: nomadico


cali» — canarico olaiul» = olandese
celi» = celtico OSS» = osselico
cliilb» =: cimbrico pars» = panico
COp» — compio pari» = particola
Clir» = curdo pers» = persiano
tlacr. = dacoromano poi» = polacco
dati» = danese pori» = portoghese
ebr. = ebraico prac. = pracrilo
ers» = ersico prep» = preposiziona
elio» = etiopico proV» = provenzale
flgiu» = figuratamente prus. a» = prussiano antico
fr» = francese rei» — relico

fr» aut» = francese antico rolli»= romanico


gatl. = gadelico ru.ss»= russo
gael» = gaelico sard» = sardo
gal» = gallico scan» = scandinavo
gol» = gotico seni» = semitico
gr. = greco sery» = serviaoo
gr» IH. = greco moderno star. = slavo
illlr.= illirico sp» =: spagnuolo.

s

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— è8 «-

srez. = svcueie TUlac.= V alacco

STÌZ* = svizzero TOl.= volgare


ted. = tedesco Tolgm. = volgarmente
teut. = teutonico zeud. = zendico
tur. = turco zing. = zingaro
ungh. = uBgherese

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VOCI SANSCRITE

6.
1. À (prepos. ) ìau ad, fr. ù, ì(. a, ted. an,
2. Abbi; gr. amphi, peri, lai. — circum,
amb ,
per, i(, eircoo —,
peri —, per —, ted. um.
3. Abbi. lat. ambio. Da abbi = amb, ed = ì ire. — Le
voci i(. ambire, ambizione, ambizioso nel significato di va-
nità e di fusto, sono perciò prese in senso figuratp.
4. Acar^ lat. accorro, it. accorro.
Acitif gr. ogdoékonla, lat. ocloginta, gol. ahtaulehand, ted.

aclizig, it. otlunla. Ut. aszlunos deszirotis.


6. AcniaD; gr. akme, lai. acumen, ir. punta, picco.
7. Acran, lat, lacrima, ir. lagrima, ted. Thrjae.
8. AcriSy gr. akris, lat. acies, ir. punta.
9. Àcudarcan, gr. oxyderkia, lat. ed it. perspicacia. Da
acus =
penetrante, vivace, e dare = vedere.
10. Acus. gr. òkys, lat. aculus, it. acuto, penetrante, frane.
— gali, aìgii.

11. AevaSf aeva^ arvat? (Dacorom. épà scavalla); *end.


acpa, aurvut; nom. a^pò; pere, esp, esb; orni, asb, érvar;
afgan, as ;
Ut. aszwù, gr. ìkkos, ippos; lat. equus ; ungiate.
eliu ; ted. Pferd, Ilengst (cavallo iutiero); teand. ior. — L* o-
riginaria voce sanscrita nel maschile de’ dialetti romanici andò
perduta, ma nel femminile vi si conservò: tpagn. yegua; pori.
egoa; proti, egua; fr. ani. aigue; vai. eapé ;
tgrd. ebba =
cavalla.

12. Ade gr. «dò, esdò, esdiO; Ut. edmi; fot. edo; gol. ita; ted.

esseo ; it. piaoginre. Adalf gr. edòn ; lat. edens ; got. itands ;

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«A XfX.I ^ANSCRITr.

led. essend i li(. óJa«. Adakas^ lai, rdax; il. edace; lit.

cdikas; ruts. iedok = mangiatore, divoratore. Allan, ada>


uail) gr. edar; lai. edulium ; ruta, iedeniie cibo.
13. Ada, lai. addo ; il. aggiungo.
14. AdhLstÙ, /ut. adsto, &ii|ieisto ; il. assisto. Adllislas, lai.
ad^tans, assistens; ir. usiante, soprastante, assistente. Da adhi
= — a ,
sopra, e Siila = sto.

15. Adi, lai. Iiodic; i(. oggi; led. beute.


16. Agas, ahis, ahi, gr. rebis; Hi. angis; lai. anguis; il,

bisria, serpente, vipera; feJ. Ecbs ( Eidecbse = lucertola ). Se


conrruntìamo con queste voci sanscrite la lat. saga, c la ted.

7/f. re ( strega, fattucebiera )


troviamo, ebe sì questa che quella
si fondano sull' idea dell' (infernale) serpente; e la voce lai.

od il. anguilla (ted. vini) signifieberebbe serpente acipjalico.


17. Agais, gr. nigle; lai. ignis; Hi. ugnis; rtiis. ogn ; il. fuQ*

co (
aggel. igneo ).

18. Agrail, gr. akron; lai. corona (


figur. per sommità d’ un
monte); il. cima. Nel Trentino suole il volgo parimente dar j

alle allure de' monti il nome di crònc.


19. Aliali, zend. azem ;
j>irs. mcn ;
gnel. e cimbr. mi; gr. cgd ;

lai. ego; IH. asz; ilav. az ;


russ. ii; scrv. ja ; hoem. ga ;
poi.

ia ;
gol. ik ; aleni, ili; led. idi; olan. ik ; tri':. j:ig; don. j<-g ;

ingl, i; fr. je ; fpag. yo ;


pori, eu ; roin. ieu; ir. io (volger*
mente mi).
70. AidaKas, lai. boedus; il. capro; led. >VidJer.
71. Ailiùdacail, ^r. endeka; lai. undecim ; il. undici; IH-

vvicnolika ;
miss, odinnadent'.
21. Atkas, gr. eis, en; lai. unus ; il. un, uno; gol. aiiis ;
led.

cins ;
ingl. one, on ;
miss. odo. Aihas. a, nn, lai. u-— —
nus, — — um. a, Aikail = singolo;aikataras uno dei =
due ; aikalamas — uno fra tutti.

23. Aira, Ifa. pc. 6; lai. iji, jim, ila, uliqu^; Ut. ]•; russ,

ei ;
gol. e ted. jii; ingl, yea, yes ; fr. — j j,
oui ;
il. si, co>i-

24. ;\Jnàlns, gr. agnólos, lai. ignotus; il. ignoto.


25. Akkà, allò, gr. atta; lai. alavus, alava, atta; il. avo,

ava; ted. irit. All, Atto, Aelli = padre, Crossati »= avo. I

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;

CI VOCI SANSCRITE

26. AksaS) aksi, e fìgur. anche an. auily {i(. akis ;


gr. okos,
opsos, unge; lai. oculus ; i(. occhio; icd. Auge, DIick, Lug,
volg. Lucg. Deriva da laks. lauC; iks = vedere. Acllas
= conspicuus; i(. considerabile; (ed. achlbar. Aksas signif.

(ìgiir. anche centro, ruota, perno.


27. Aksnay ersic. casnadh ;
la(. tempus ; i(. tempo.
28. Alig) lat. alligo; t(. collego.
29. Alitas^ lat. allus ;
il. allo. Da al^ lat. alo; ir. alzo, ali-
mento, allevo.
SO. Amai; lat. amaiis; amante. i(.

31. Amalas. marakas, inarimaii; gr. marasmos; lai.

.morbus; il. malattia, morbo. Da mar = morire, ed am =


patire.

32. AmartaS; amariyas. gr. ambrotos; ini. immorlalis; ir.

immortale. Da a = non, c lliai'las = mortale.


33. Ambà; gr. appo, appiia ; lai. ava (amita?); ir. madre
volg. mamma.
3<i. All; a (
partic. privai.); gr. an — , a ; hit. in — ;
un —
gol.

tal. un — ,
olili — . Deriva dal verbo ami; Ùil = amputare,
sottrarre, levar via ; dal che si vede,' che anche queste par-
ticelle in origine tutte si foiidauo su d’ unu voce di rispetti-
vo significato.
33. AliaieaS; lat. iniquus; il. iniquo.
se. AnnS; gr, anemos; lui. halilus; il. anelilo, alilo, spiro.

AllilaS; = spirilo, ariin'o, anima.


37. AÙgaS, hit. ungnsltis; ir. angiisin; lil. ankszlas; rini. nzkii ;

gol. anj!vvus ;
lai. cng. Da tiiig = resti ingere, angustiare;
ted. beengen, angsiigen.
38. Ani; lai. anr.uo; il. annuire; icd. zuneigen, nicken.
39. AliJaiiaU; lat. uiiguenlum; ir. uiigueiilo; fr. oing ;
led.

Unschiill = sego.
AO. AnsaS; hausaS; gr. nessa; lai. anser; il. anitra; led.

Knie.
^il. Alitar; anfnras; aiiyalaras; anyas; Ut. aniras; gr.
allutrios; lat. alter; il, altro; /'r. aulre; inp/. olher; gol. au-
Ihar ;
led. uuderei'.
. . ;;

62 voa fA^(C>lTK

AatarbU) lai. ioterfui; it. ci fui.

43. Antarly lai, intereo; da antar = iuter, ed i = ire :;=

perire.
44. Antaritan, lai. interitus; il. rovina, perdizione.

45. Antran^ gr. antron; lai. antrum; i(. antro, spelonca.

46. AnUy (prepos.); gr. ana — , {<i(. deano, super —, ad —


if. ri — a— , ,
sor —
49. Anudaro, gr. anaderkd ; lai. aspicio, respicio, inspicìo ; i(.

guardo, riguardo, sorveglio. Da ano = ri, e darch =


guardo, vedo.
50. Ani^jan^ gr. anagennaó; la(. agoascor; it, nascere dopo la

morte del padre; ted, nacligeboren.


51. Anujnil^ gr. anaginoskù ; lai. agnosco; it. riconosco. Da
ano a — ri= ,
— ,
ed Jna = gnosco (il. conosco).
52. Anupracb) ru<(. naproczu; lai. imprecor; il. priego i*

stantemente; ted. bitte, nachfrage, anspreche. Da anu — im,

e prach = precor.
53. Ap, lat. habere; it. avere; fr. avoir; got. haba; ingl. bave;

ted. Iiaben. ^

53 Vj. Àp, zend. àp; pers. àb, àv; afgan, ubo; celi, abn, aba ;

got. ahva; hi. aqua; it. acqua.


54. Apa, (prepos.); gr, apo — ;
lai, ab — , op —, contra —
jf. a, via, conira ; ted. ab — op — ,

55. Apaì; gr. apeimi ;


lai, abeo ; it. vado via ; ted. abgelie. Da
apa = ab, ed i == eo.

56. Apastà* gr. aposlaò; lai. abslineo; il. m'astengo; ted. ab*

stelle. Da apa = ab, e Slhé = sto, slineo.


j

67. Apavad^ gr. apaydaò; lat. oppono; it. contraddico, dis- I

suado.
58. Api, (
prepos. ) ;
gr. epi ; lai. ap — , sup — ,
super ; it. op —, i

sup — ,
sopra ; ted. auf.
{

59. Apidh«t, gr. epilithetni ; lat. oppono ; il. soprappongo.


60. Ar, arch, gr. iena!; lat. vadere, it. andare. Ari, hi. ito;

fr. allez ! Al*tis,. artas = andata, corso.


61. Àras, gr. atés; hi, ed il, arma. Arus = ferita; ari*

= guerriero, armato. i

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. ,

VOCI sanscrite C3
62. Arbhas^ (jr, orpiianos; lat. orbus; ii. orfuuo. Da arb =
orbare (privare, vedovare) destruere.
63. Aré, jr. eirgo; lat. arceo ; tl. cìngo, rinserro: d’ende il

lai. arx := fortezza, luogo munito.


6 S. Ardh, gr. orò; lat. orior; i(. ergo, spunto, cresco. Arddhis
= vegetazione. Queste voci, come si vede, derivano il loro
senso da ardh = terra, ted. Erde.
65. ArhaSo gr. arclios; lat. archi — ,
ir. arci — , bigi, ardi —
ted. erz —
66 . ArJ, gr. ergaomai, archd; lat. rego, ago, opero, conficio ;

il ir. parare (comperare, imperare ecc.), muovere, spingere. Da


questa voce sanscr. acquistano il loro senso le desinenze la-
tine in arius (carpentarius, armentarius ecc.), c le italiane in
aro, njo, iere.
67. Arksas, gr. arktos; lai. ursus; i(. orso. Ne deriva forse
la voce il. volg. orco?

68 . ArTf gr, aroA; lai. aro; ir. aro, fendo; Ut. arn; russ. oriu.

La voce ted. Arbeit (lavoro) sìgniGca perciò propriameute la-


voro agricolo.
69. A89 astan^ gr. einai; hi. esse.; it. essere; fr. étre; ted.

seyn.
70. Àsan, Asis, asti, asma, «sta, asan, gr. éa, 6s, 6,

émen, ète, èsan ; lai. eram, eras, erat, eramus, eratis, erant ;

fr, étais, étais, était, étions, cliez, étaient; i(. era, eri, era,

eravamo, eravate, erano ; ted. war, warst, war, waren, warei,


waren.
71. Asfdat^ gr. anizòn; lat. assidens; il. assidente, assessore;
ted. ansitzend. Da Asad c= assideo.
72. Asman (ed anche) naSf nan, gr. òmas, ammas; lat. nos;
ir. noi; got. unsis; ted. uns; Ut. mus; russ. aas. AsiDAkaO)
gr. emón; lai. nostrùffl; ir. di noi.

73. ASmaty «end. abmat; pers. mà; ^r. (Imeteros, nòiteros^ lai.

noster ;
romane, nostre ; fr. notre ; spag. uuestro ;
pori, dosso ;

il. nostro; goT. unsar; ted. unser; ohnd. ons; tves. war; dati.

wor; ìngl. onr.

7&. Asmiy asif astff tend. ahmi, ahi, asti; pers. em, 1, est;

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,

Oi YCCl SAMSCRMK
gr. elmi (emmi), eis (essi), esii; Ut. esmi, ossi, esti ; ruts.

estri', esi, esl' ; sìav. iesni’, lesi, iesl’ ;


po/, iestem, iestes,

iesl ;
boevi. gsem, g^i, gcsl ; lat. sum, es, esl ; spag. soy, eres,
es; porr, sou, es, Ite; fr. suis, e?, esi ; rom. son, est, es; it.

sono, sei, è; gol. im, is, ist; teut. piar, pisi, ist; ted. bin,
bist, isl; oland. beo, besi, is; iiigl. sm, ari, is; svcs. tir;
dall, er in tulle Ire le persone, ma cambiando a somiglianza
del Celtico (vedi questo alla voce is) i rispettivi pronomi
personali. — • Il plurale del verbo as (essere) temp. pres.
mod. ind. trovasi alla v. smns»
7ó. AstauiaSf gr. ogdoos; /ni. oclavus ;
it. ottavo ; (it. asztun-
das ;
rusi. osmyi ;
got. alituda ;
ted. adite —
76. AStailf gr. oktò ; bit. octo ; ir. otto; fr, Iiuit; iiigf. eigl ;

got. alitau; led. adii; /it, asztiini; rnss. osili.

77. Aslai'saill = sternebam, astarisyaill = slernercnr. DjI-


r inrio, stai* = che
steriicrc: come ,
dal si vede, il sanse,
venga a formarsi l’aoristo, ossia l’imperfetto pross., prepo-
nendo alla radice a. — Startas =
la vocale slratus.
Vi. Aslhif gr. osteon, ostoyn ;
bit. os ; it. osso.
711. Asthiil^ osila) semi, eùstre; i/!ir. usta; gr, stoma; lat.

OS ; it. bocca.
80. Asti'aU) fiirail) tùlM) gr. astron; /ut. astrum; it. astro;
iìigl. star; got. starino; tcJ. stero. Da as = splendere, ar-
dere.
SI. Asti!) santi!) gr. està, este; (estùsan, estùn); lat. esto
sunto; it. sii tu, siate voi.

SI. Asyaiui) — sjasi) — syali, — sydinqs, — syatha)


— Sjauti) gr. esomai, es»), eselai, esomeda, csesde, csonlai;
lat. ero, eris, crii, erimus, eiitis, erunt; fr. semi, scras, sera,
seroos, serez, seront; it. saiò, sarai, sarà, saremo, sarete, sa-

ranno. — Questa forma verbale in sanscr. non è mai ado-


perala sola, ma sempre in unione con qualche verbo; essa
gli dà il bhavisyaiui futurus
siguifìcato futuro. Per es. (

sum ) sono per essere, vengo ad essere z= sarò ilhqsjàiul ;

= darò laiksyami ; leccherò daiksyanii indiche- = ; =


rò ecc.

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. . ,

vo(u sa->s<;ritk 6a
83. Atha^ lat. Uem ( atlamen ), t(. così ; volg. cosilU.
84. All, gr, e lat. aot — ;
if. pie — ; led. vor —
85. Atl\ gr. anleimi; {et. anlcco, antecedo, precedo. Da atì =
prò, cd ì = cedere (
gire).

se. Aticarf lat. autecurro ; i(. precorro. Da ati = pre, e


car = correre.
87.AUSf gr. àelos ; lat. avis ; it. augello ( avicella ) ; ted. \o-
gel, Adler; it, aquila = àtls.
88. Ativart; lat. anteverto; il. diverto, rivolgo. Da atl s*
ante, e Tari = verlo.
89. Atman, atma^ gr. aytmé ; lat. animus ; gol. aiima ; tei,
Odenn, Alhem,' Sede ; it. anima, spìrito.
90. Atulf lat. attoilo; it. innalzo.
91. AncilaSf gr. au\cdcis; lat. aiictus; it. aumentato.
92. AuJ = vivere. — Da questa voce deriva la celtica atei =*
aevum, vita; e quindi le voci etrusclie avil rii, che spesso si

leggono sugli avelli ossia moounionli sepolcrali, s’ interpreta-


no nel senso di vixit aimos. — EiciieaiiofT Parallèle des lan-
gues ctc. N. 324. — Vedi la voce Ris.
93. Aujas = vigore, forza, potenza ;
gr. akmé ; lat. aagmeo-
tum (aiigesco); it. aumento, auge; led. lluhe, Ilobeit. Da
atlj = vivere, prosperare. D’onde l’esclam. gr. iò, evoi ;
lai.

10, euge, evohe; it. evviva; tecl. hoch; ungb. eljen ; ,ruM.
zivio !

94. Av, gr. oió; lat. aveo; if. desidero, auguro; ted. wùoscben,
wolleo.
95. Ara (
prcp. ) ;
gr. apo — ,
aph — ; lat. a — , ab — ; il. a —
de — ; ted. ab —
90. Avalihf gr. apoleichO; lat. ablingo; ted. ablecke; rus>. o-
blizu ; if. volg. lecco via. Da ava = ab, e Uh = Ungo.
97. Avasthftf gr. aphistemi ; lat. abstìneo ; it. m' astengo ; ted.

abslehe. Da ava = ab, e &tha = stare.

98. AviS; av4 gr. ois ;


lat. ovis, aries; Ut. awis; ni», owen ;

11. pecora, ariete; tei. ^Yidder. Avilùy lit. awelè = peco-


rella, agnello.
98. AjaOv iyatdt ktaO) lat. i^ ea, id; gai. is, si, ita; Ut. jis,

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. ;

«6 TOCI SJk.NSCRI-nC

ji, — ; ingl. he, «he, it; ted. er (dieser), sie (diese), es (die-

ses); rutt. on, ona, odo, e oe'composli i — ,


ia, ìe — it.

questi, questa —
100. Ayas, àjasaa^ àras, gr. urèi; hi. aes, aeris; Ut. wa-
ras; nielli, ani. ai uz; gol. aiz, eisarn ;
ted. Erz, Eiseii ;
it. me-
tlllo, fvITO.

101. AjatiSf gr. aelas; il. etate, età. AyilS^ gr. aiOa ; lai.

aevum ;
got. aiws ; i(, secolo, ossia lunga età.
102. Badila bàdh, gr. palassò; lai. b;ituu; il. ballo (abbai*
lo, danneggio): fr. bais; ingl. beat; Ut, badau ;
riiss. bodu.
103. BahuS) bahuIaS) gr. pacliis, pacliilos lai. pinguis, pin-

;

guedineus; i(. pingue; ted. bauebig (da Baucli = ventre ).

Cliiamast forse da ciò in ital. la nutrice balia, volgar. baila,


quasi ballila?
104. Bala^ Int. robtir; ìt. forza (balìa .^).

105. Balia, balat, ht. pollens; got. balths; t(. baldo, valo-
roso. Da bai lat, valere, prosperare; Ut. waldyti ;
poi. wla-
dac (= regnare; Vladica = re, reggente); ted. walten = go-
vernare, Gewalt = potere, gewallig = potente.
lOG. Bàlas, gr. pòlos; lat. pullus; il. puledro; got. fula ;
ted,

Fùlien; ingl, foal. BÌIaS signif. anche Gglio, e bàlà figlia.

Da bai = vivere, prosperare.

107. Balh, ^r. blùchaomai, mòkazò; lai. baio; fr. béle ;


it. be-
lo (da belare); ingl. bleal; Ut. blauju; russ. bleiu ; (ed.

blucke.
lOS. Bàluhà, 2a(. balux; i(. oro minuto ossia in polvere. Co-
me la voce sanscr. così pure la zinghena balu, e la roaratta
wàlru significano sabbia, polvere. La spagn. baluz = verga
d’oro. Palacras (al. palacas) Ilispani, ahi palacranas (al. pa-
lacurnas) = massas auri; ùdem, quod minutum est, Balucem
vocant. Plin. 33, 21.
109. Bandhas (legame); gr. pedò; lat. pedica, compes; ir.

piedica, laccio, impedimento ; ted. Band, llinderniss. Bandita-


Tas, gr, penderos; lat. socer, parens; i(. suocero, parente,
congiunto; (ed. Verwandter, Schwiegervater. Dabadh, bandh
= impedire, legare. Derivano da questa medesima radice for-

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VOCI 8A^scR^ni 67
(‘anche le voci il. benda, binda, bindella, bìndolo, bindola-
mento ?

110. Bhakta = servire ; donde ambascia = servizio, iocom*


benza, ed i derivali ambasciai.*), ambascialore.
111. Bhar^ gr, pherò, phoreo ; lat. fero, pario; il. porlo, par*
torisco ;
got. bairan ; anglou. baran ; isl. bera, bari, baere ;

iiigl. bear, baer ; bclg. beureo ; sass. inf. obbeuren. Da bhar


derivano lanlo la voce ital. bara, quanlo la led. lìahre (anlm.
Bahra), le quali in senso slretlo significano ferelro, ed in

senso lato {gr. phoreion )


qualunque istrumenlo da trasporto.
La stessa voce barca pare non significhi altro che bar' — ac-
qua, io ebr. gnilil. abara; sicclic il nome topico Bet — abara,
dove con barche passavasi il Giordano, direbbe in lingua no-
stra casa 0 stasione del porto. — Come la sanscrita, così al-
tre lingue congiunsero colla voce bhàr olire l’idea del por-
tare (lai. Terre ), anche quella del parlorire, del produrre e
del fruilificare ( Terlililas), ossia del portare sì frulli della
terra che del ventre; ed è perciò, che bharus (parens) in
sanscr. significa marito, =
bhùrja bhartis = moglie, e
parto. Così i Sassoni antichi intendevano pòrere
per bairan
(parlorire), i Franchi per = fruclum
ònrida ferens (fruttife-
ra), i Tedeschi aniirhi per onbàrcml = non per un- pariens,
bang = sierilis, ed i Ted. moderni per gebàhren — parere,
per Gcbàhrung = parlus, venendo con tal voce ad esprimere
lo sgravarsi che fa la madre del frutto del suo ventre. Quin-
di era ben naturale, che anche a questo frullo medesimo non
meno che all'alimento, cui a tutti somministra la madre na-
tura, imponessero il medesimo nome. E di fatto il Latino, a
somiglianza del Siriaco bar = figlio, chiama partus (natos),
e l'Italiano parli i figli in opposizione ai parcnles (genitori)
che li procrearono ;
il Goto, lo Scando, e lo Svezzese chia-
mavano il figlio (iiifanlem) barn, l' Anglossassone Bearn, e lo

Scozzese bairn. Gli antichi Normanni al contrario appellavano


Barn il granaio, ossiq il magazzino dei frulli della terra, d’ on-
de le galliche voci di bcrnier, e barnai -,
e gli Angloss. chia-
mavano Bcrn, Bereiun = horreum vel aieam, in qua frumen-

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V(u;i SanschitiI

Ioni repon«b»(ur. E chi ta, se i Celti noii cbramassero il pa-


ne bara appunto perchè esso è un parto della sempre fecon-
da madre terra. (
Vedi nel Cellic. la voc. Bara ).

112. BhàS; gr. phèós; lat. fax, lux; jt. face, fuoco; ted. Fa-
ckel.

113. Bhastrà^ gr. phóstAr; lat. feoestra ; i(. finestra; tcd.

Fenster: voci tutte, che indicano un pertugio, per cui pene-


tra la luce. La medesima voce sanscr. è presa altresì per si-
gnificare dei corpi lucenti, per es. gli astri; e forse hanno da
essa il loro nome aèche le bragie (carboni ardenti).
It^. Bhaugyailf gr. phagein; lat. edere, epulari; it. mangia-
re. Da bhaks = volg. pacciar.

115. Bhaylsyantf bhavltar^ gr. phy<òn; Ut. buseoi; russ.


biiduczi; celi, bitli ; lat. futnros; fr. futur; ir. /iituro.

IIG. Bhiksns^ gr. piòchos; lat. posceiis ; il. mendicante, pi-


tocco. Da bhiks pitoccare.=
117. BhraiSf gr. phrissó; /nr. frigeo; /!. frissonne ; ir. ho fred-
do; ingl. fright ;
tal. friere.

118. Bhraisat^ gr. phrisson; lai. fiigens; il. freddo, raffred-


dalo; tcd. frierend. Da bhrais = tremare.
119. Bhrastrail; gr. phrygctron; lat. frixorìum; ir. graticola
(volg. gradella); ted. Bralrost. Da bhrasj^ gr. phrygò,
phryssó; lai. frigo; ir. friggo; fr. fris; r«ts. ptiazu; tcd. brale.
no. Bhràtar, bhràtà, bhratri, gr. adelfos; lat. fruler; ir.

fratello; Ut. brolis ;


russ. brut; gol. brolhar; ted. Bruder.
1^1. BhU; bbaTltUD) gr. phymi, phyomai (phó); lat. fieri ;

Ut. biiti; russ. bywal'; ingl. be ; cclt. bed, bhilh; ir. diveni-
re. BabbllTa, Ut. busvan ;
gr. pephya ; lai. fui (
fuvi ) ;
ir.

fui. Coir unione del verbo sanscr. bhu con altra voce ver-
bale si formarono i Latini il loro tempo futuro ;
per es. ama
— bo = amabo; locchè comprova, che le desinenze de’ verbi
non meno che quelle degli aggettivi sono tulle prese da voci
in origine significative.
1^2. Brù^ lai. loqui; cclt. bear; ir. parlare (affine è brontola-
re, barbottare, ted. brottein.) L’ersico 6rur/inn = ciarla, ed
il cimbr. brud — racconto, derivano perciò dal sanscr. brù.

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TOCI SAnSCMTC 69
1%3. Bakkanan^ pr. bykane; lat. baccina, buccinarn; t(. boc-
cioa, trombetta, tono, squillo; led. Posauoe. Da bakk =
gridare, urlare.
ili. Bukkas, bukkà. gr. tragos; lai. hircus; i(. bécco, ted.

Dock. Aidakas^ lai. haedulus; ir. capretto.


125. Ca^ gr. kui; lat. que, et; ir. ed, e; fr. et; ted. lind. Que-
sta congiunzione sauscr. ca si attacca alle feci a somiglianza
del qne latino.
126. Cadf lat. cado; il. cadere. Cacada = cecidi.
127. Cada« lai. quando; i(. quando volg. co'.

128. CaisaraSf lat. cuosaries; il. zazzera, chioma.


120. €ak gr. klcò, klaA; lat. clamo; ir. chiamo.
130. CÙIàf sàlà (chiusura); gr. kalia, ay'è; lat. cella, aula;
il. cella, sala ; icd. Zelle, Zcit, Tiille, Saal.

1.31. CalacaSf gr. kylix; lai. calix ;


ir. calice; ted. Kelch.
1.32. Calamas^ calas^ gr. kalamos; lat. calamus ; ir. calamo,
canna ; icd. llulm.
132 Vj- Calas, gr. kelés; lat. celer ; ir. celere, spedito. Da
calf gr. kelló; lai. cello; — fr. cc'cre; ir. — celerò. Credesi,

che da capala (rapide) possa derivare I’ ersico capali = che-


vai; ir. cavallo.
133. Cùmanf camanùn, caiua, gr. kdma ; ir. calma, quie-
te, pausa (coma); fr. calme; ingl. calai. Da cam ~ calma-
re, comporre, rappacificare.
1 3i. Camiti-' lat. comis ; ted. zahm ; it. blando.
135.
*
CÙnd, gr. gaiioó, ganyo ; lat. candeo, — cendo; il. can-
didare, candificare, incendiare; fr. — cendie; ingl. kiiidle ;

ted. ziinde.

13C. Candat, lat. candens; ir. splendente, candido. CandaS)


candl’as^ = luna, candore; quindi la frase: candida luna.

137. CaùktiaSy gr. kogche; lai. concila; /r. conche; il. conca.
138. eailSii; /nr. censiis, sensus; ir. censo, senso, opinione; led.
Ziii'T.
,
Siiiii. Gaastai* = censitor. Da t*ans '
censeo, sentio.
139. Gap, ( rompere); gr. koptò; fr. coupé; ingl. ebop ; Ut.

kapoiu ; ru». kopaio; lai. {copiata =t beccamorti, becchino);


ir. estinguere, accoppare (volg. copar); fr. touper.
70 oci SAnscniTB
140. Gapalas, kapàlaSy gr. kephale; lai. caput; il. capo;
(ed. Kopf.
141. Car (muoversi, avvanzare); gr. clióreó; lai. curro; il.

corro, àcar accorro; cat^ara= = cucurri.


142. CàraS; = corso, rotazione; d'onde il lai. currus; {(.car-
ro, carrozza ; alb. carri, kerrà ; ted. Karren.
143. Carnis« carn(i;an< gr. keras; lai. cornu; i(. corno; gol.
haiirn ;
led. Ilurn. CariìgiQ = cervo, cervino.
144. Catan^ gr. ekaton ; lai. centum, il. cento; gol. hund ; ted.
liuiiderl ; lit. desziml ;
ritst. sto. Sahasran ^ mille.

145. l^àlaS; lai. casus; il. caduto, volg. cascò.


146. C^ath; gr. kedó; lai. caedo; il. abbatto, recido, percuoto,
danneggio. Caoatha = cecidi. C,athat, (*ahtas = cattivo,
— cida ; cathyaU; gr. kedos ; lai. cacdts, — cidiuui ; i(. (orni)

cidio, danno.
147. Calhat, rathaS; lai. pravus; i(. cattivo. Da oath ^
nuocere, danneggiare, ferire.

148. Gallir^ gr. tcllare<; lai. qnatnor; il. quattro; gol. fid-

wor; led. vier. Caturtlias^ gr. tetarlus; lai. qiiartus; il.

quarto; gol. lìilsvurllia; lil. Kelwirtas ;


riiss. oeetweriyi.
149. Catvarincat) lai. qua'draginta ,
il. quaranta; gol. fìd*
wortigiis; lil. k(durios deszìmiis.
150. Cauchilas, gr. kokkix, lai. cuculus; il. cuculo (vulgar.
cucii, cucco); led. Kuknk.
1.51. caya, cinibr. cae, cas; gad. cai ; basbrrl. kaè, kè (dótu-
re, cliaje, qiiai); vicd. lai. Caya, ceage, cliai = casa, edifi-

cio. Akayà^ ersic. acaiclli = dimora, abitazióne. Caya sem-


bra derivare da óliad = tegere ; c quindi sarebbe nominato
il tetto per tutta la casa. (Vedi la celt. eoe.)

152. Gayitas* gr. kuitaios; lai. quielus; j(. quieto. Da Ci =


dui mire, riposare. CayaS; cayalas, lai. quies; il. quiete;
lil. kajus; rtm. kui. Clii non sarebbe tentato di sospettare
alcun rapporto tra la voce cognth e la frase tirol. tedesca :

La$t mi in Kailh = lasciami in pace?

153. Cikha^ cikharaSf Ut. kankaras; lai. cacumen ; i(. gre-


sta di monte, cima. Potrebb' essere, che i nostri villici custu-

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TOC! SANSCRITE 71
mino chiamare la te&la zucca, non già Ggm. dai noto vegeta-
bile, ma più degnamente da fikha — parte suprema. .

15à. ella. lat. sìIpx; il. selce; gol. Iiallus; led. Kiesel.
155. CIras, ciran, elrshay gr. kraneion; lai. cranium ; ir.

cranio; Icd. volg. (ìriiid.

150. Cirri^jaSy oirsis, Im. cirnis, crinis: ir. crine, crespa.


Tulle queste voci hanno per loro rondumenlo la radice cir
(ind. sir; caiiar. sira; maral, sliir: semi, siraiiu; onscl. ser,

saro; enrd. ser, sari; afgan, sar, sòr; per*, ser; ting. sher,
ker; celi, cern ;
alban. criè, kriéi), che sigoilìca la parte su-
prema dall’ uomo, ossia il capo, la lesta, voigm. creppa, led.

Grind ;
e le aggiunte ne caralteriz./.ano le diverse parli e fun-

zioni. Convertitasi nelle lingue celtiche da cli* in ccr la si

ritrova nel medesimo modo in cervix, cerebruin, ccrvìcal, ccr-

mins, lucerna (occhio) etc. Presa in senso fìguralo, sia in modo


assoluto che relativo, questa radice divenne l’ appellativo di

principi ((hro?), duci, e superiori d' ogni genere (Caesar, Bel-


lisar, Siroes, Sire). In questa medesima guisa ancor noi di-
ciamo, farsi capo, mettersi alla lesta, capitanare etc.
157. Glalsas gr. kleisis ; lai. — cliisio, clausum; i(. cliiudi-

monlo, chiosa; icd. Klanse. Da clls = chiudere, rinserrare.


158. CrakIdhaSf craddhàlas^ lat. credens, credulns; ir. cre-
dente, credulo. Da crat sicuro, = fermo, e dhà = ba-
sare, postare.
159. Craiyas, gr. charieis; lai. gratus; il. grato, caro. Da
caru = bello, amabile.

160. Crai, lai. certe; il. certamente; led. siiher.

161. CritaSf lai. ccrlus; il. certo, sicuro.


167, Criivas (liquore. Guido), lai. cruor; it. sangue (aggel.
cruento, crudele); lil. kranjas.
163. Cita. lai. quo; il. duwe; led. wo.
161. CucsaSf lai. coxa; il. coscia, gamba.
163. CupaSf lai. cupa; il. coppa.
166. CÙr, gr. heros; lai. heros; it. eroe; led. Held; d’onda
certi credono derivato llerold = araldo.
167. IJnskaSy Clishhay per*, khushk ; xend. huska ;
gr. say-
;

71 roa SASSCHITB
kos; lai. siccus; ìl secco; Ut. sau$as; tlav. sucfaiì; l>OKh.

chukiioa. f^aSiSy sasiSy Ut. saasìs; lai. silis; t<. sete.

16S. C,Tacuras* Hi. szeszuras (mnrilì paler; composto dal peri,


sliùlier = niaritus) ; dac. cruscu, cuscru ;
ami. gétour, sgé*

sour; slav. swekor ;


jr. ekyros ; /al. socerus ; it. suocero; alb.

vypiilieri; gol. swailira; a/em. aiit. suigar ; niiglots. svegr; ted.

Scliwàlier, Sdiwieger — Valer; gr, ekyra ;


slav. swékrow’
alb. vyéliiiera; lai. socrus ; it. suocera; gol. swaibro; ted.

Scliwiegpr — Muller.
169. GTacuryas, cvacnr^ga, peri, kbùser; /it. szwógeris
(vtasc.) zwégerka {fon.), oppure swùious, swóinc, ed aucht
déwci'is (mariti frater), làigouas (iixoris fraler); slav, svoyàk
(ni.) svoyacériitsa (/*.); alem, ani. swùger (mariius sororis),

geswige, geswie (
uxor fralris ) ;
fris, ant. swiaring ; lei. Scliwa-

ger (m.) Schwageriu ({.) dac. cuoat, cumoatu ; lai. cogaa*

lus, — a ; it. cognato, — a, volgoi. cuguà, — da.


170. Crailf CUnaSf cun, zend. epa; peri. ant. spa, ka; peri,

mod. seg; afg. spai; curi, sai; slav, subuka ;


gr. kyon; lai,

canis; il. cane (volg. caù )


alb. keu ; Ut, szuu ;
cimb. cua ;

ted. llund.
171. Cvas» lai. [cras; il. crai, domaoi ; CTastinas c= era*

stiniis.

172. gr. galós; lai, glos; il. cognata.


173. DÙ; gr. doù, didorai; lai. ed il. do (dare); dadatlf gr-

dedùka ;
lai. dedi; it. diedi. Datar (dalor) = benefattore,

datri = benefatlrice . Darus = liberale, munifico, ge-

neroso.
174. Dacmas; gr. dekate; lai. deciraus ; it. decimo; gol. iai-

hunda; ted. zeliol — ;


/it. deszioUas.
175. DacaQ 9 .gr. dcka; lai. decem ; il. dieci (volg. dese); gol.

taihun; ingl. ten ; tri. zehn ;


Ut. dcszioit; rusi. desiai'.

176. Dadamif dadas^ dadati, lai. do, das, dat; it. do, dai,

dò ;
gr. didonai. ^

177. Dahamaoi) dhauian, damas, gr. domos; /«t. domai;


it. casa (Duomo) domicilio ec. Da ahà porre, slabilù'Ci =
fabbricare.

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,

VOCI SAJiSCIllTK 73
178. Uaiuinì; gr. daklylos; iat. digilus; fr, doigt; i(. dito
(voi. dè).
179. DairaS) duva; zend. daéva; pers. div; gr. deios, theos
dis; 2i(. diewas; lai. divai, 0ens; i(. divo, Dio. Daivikas;
gr. deikos; Ut. diewiszkas; lat. divious; i(. divino. Daiva =
diva, dea. Oaiyata = deità.
180. Dak^s, daksiius, gr, dexios; lat. dexler: it. destro,
esperto; Ut. deszinis; russ. desoyi.
ISi. Daly Ut. dallyiu; russ. dieliu ; it. taglio, fendo; (ed. Iheile,

spalle.DalitaSf Ut. dallytas ; i(. tagliato, diviso.

182. DaiUy gr. damad;,la(. ed it. domare; ted. zàiimen. Da-


inanas = dominus; dain = domina (dama) ; danias* dà-
myat) gr. damas, damaon ; lat. domaiis, domator ;
ir. doma-
tore, guerriero, vincitore. DainitaSy gr. demetos; lat. do-
niatus ; ir. domato.
. 183. Dànau, gr. danos; lat. donum ; i(. dono, offerta; Ut.
dunis ; russ. dan'.
184. Dant^ danta^ gr. odus; lat. dens; ir. dente; lir. dan-
tis ; ted. Zabo.
185. Dare 9 gr. derkiaomai, derkomai. dercò; lat. video; ir.

guardo ; lir. dyru. Darc^ darcis = occhio, sguardo. ( Ne


deriva guercio?)
186. Datar^ dàtàf gr. dòter;] lat. dator; ir. datore, datrice.
187. Dattis, gr. dotis; lat. dos; ir. dote.

188. Daa, dvis^ gr. daid, daizd; lat. ed il. dividere; ted.

theilen. Didrnisa, gr. dedaika ; lat. ed ir. divisi. Didvisaif


gr. dedaismai; lat. divisus sum.
189. Dérr^ lat. levir ; Ut. deweris = mariti frater = cognato.
190. Dharày gr. era; lat. terra; it. terra ferma, suolo. Da
dhar = fermare.
191. DhartIS) gr. deresis; lai. duralio; ir. durata. Da dhar
= tenere, durare; (ed. dauern. Dharat^ gr. deros; lai. du-
rans; ir. durevole, che tiene; ted. dauerhaft.
192. Dbatar^ gr. thelòs; lat. stator, fuudator; ir. fondatore.

DhatoSf gr. thesis lai. ; basis ; ir. base, fondamento, dado =


piedistallo. Da dhà, gr. deò, demò, titbeù, tithCmi ; lat. fun-
10
74 VOCI SAiSSCllllL

do, statuo; it. fondo, pongo, stabilisco. Questo verbo sanscr.


sembra essere l' originaria radice per tutte le voci, latine ed i

italiane, che terminano in ia$, tà. P. e. lat. civitas; i(. città;


|

ted. Stadi. Le voci domus e domicilio derivano egualm. da


essa.
193. Di'ana^ gr. genos; lat, genus; it. genere. :

194. DiCf gr. deikó; lat. ed it. indico, dico.

19o. Didaica, gr. dideieba; lat. didici. = insegnare


Da dtc I

(
instruor).
196. DlyaS) lat. dies; it. dì, giorno. DiTatanas = dintinus;
dinas =— dinas; it. —> diano. Da diT = splendere del
sole.

197. Diyamaoas^ gr. deomenos lat. minus habens, minutus ; i

it. diminuito, menomato, manchevole; ted. mangelhaft.


198. Drài) gr. dardeò, dardanò; lat. dormio; it. dormo. —
Viene da questa radice il verbo sdraiarsi?
199. Dradacan, gr. dodeka ; lai. duodecim ; it. dodici.
200. DYaisas, gr. dais, diaireisis ; lat, divisio, lis ;
il. divisio*
ne, dissensione; ted. Zwist.
201. Drayan, gr. doié; lat. dubium ; il. dubbio; ted. Z^eifel
(
Zweiwahl ).

202. Dvl^ dui, d?au, gr, dyo; lat. duo; il. due; fr, deux;
bigi, two; ted. zwo, zwey. DtÌS, gr. doos; lat. bis; it. dop*
Dvidhas
pio ; raddoppialo. OÌTdhà= d’ ambo le parti. =
Dviliyas =
secondo; ted. zweiter.
203. £d, ad, gr. esdicin lat. edere it. mangiare ; ted. essen. ; ;

204. Galb, galbh, curd. chalin peri, gbalis arab, kàlin ; ; ;

ture, ghaeliz alò. gkùllure ted, volg. ( al basso Reno ) kalf


; , ;

,
ted. gail (
per es. galle Erde = terra pingue ) ;
it. grasso, cor-
pacciuto, forte. Vedi il celi. calb.

206. Galias, lai. gula; it. gola. Gul = inghiottire; lat. glu-
tio; rust. glotaiu ;
teck schlucken.
206. Galiua = rigore, severità. Ossei, khal = superbo. Seroit.
chayl = forza, potenza. L’ Italiano per esprimere un movi-
mento dell’ animo consimile usa la frase ; caldo di sdegno.
207. Gam, gr. comizù, kambaìnò ;
lai. gredior; it. cammino.
|

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'

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VOCI RAMICRITE 75
D’ code cammino = via, e l’ espress. di roed. lat. coma —
strada.
208. Gar, Jiigar^ ffr.
egciró ; lat. vigilare; inspicere ; it. guar-
dare, sorvegliare ;
led. «acbeo. Jagaras = guardia ;
/V. gar-
de ; ted. Wache.
209. GarbhaSf lai. corpus ; it. corpo ;
led. Kòrper.
210. Gardhas, lai. ìngluvies; it. ingordia, ingordigia (estre-
ma avidità sì di cibo come di qualunque altra cosa, cbe avi-

damente s’appetisca); ted, Gierde, Begierde. — La voce it.

ingordia, siccome composta da in e gordìa, ci fa conoscere,


cbe l’ultima era un dì, a somiglianza del sanscrito, ancbc se-
paratamente usata. GardhuSf Ut. gardus, it. ingordo ;
led.

begierig, gierig. Da gardh = bramare ; ted. begebren.


211. Garban^ gr. chòros, chortos ; lai. bortus; it. orto, giar-

dino (luogo guardato, rinchiuso, assiepato); gol. gards; ted.

Garten, llori, Gurt.


212. Garv = aggravare, opprimere.
213. Garvat, glirns^ lai. gravis; ir. gravoso, pesante.
2Ki. Genaka^ gr. genetor; lai. genitor; il. genitore.
215. Gdiasls* gr. geysis ;
lai. gustus; it. gusto. Da ghas =
gustare, assaporare, f«d. kosten.
21G. Ghauras^ lat. hurrìbilis; it. orrido. Da gliur ^ oppri-
mere, angariare, seccare ; d’ onde le desinenze de’ sost. in u-

ra : sciagura, seccatura, paura, ecc.'


217. GhÙkaSf lat. ulula; it. allocco, gufo ( volg. cucco, dugo);

ted. Kauz.
218. Gir, gar, gira, gr. góris; lai. vox, lingua, garritus ; it.

grida, grido, garrito (degli uccelli), gergo, gorga? Da g?,


gar = gridare, parlare, garrire ; ted. girrcn. AIBne è il gr.
gargarizò; med. lai. gargarare; dac. rom. graire = parlare.

Gira = discorso.
219. Gras, gr. graò; Ut. grauzu ; ritss. gryzu ; lai. edo, epu-
lor ;• it. mangio, divoro. — Viene forse da questa voce sanscr.

la dizione italiana mangiar da grass, bottega di grascina (


gra-
scia)? Il maggior diletto, col quale si appetiscono questi cibi
locebè viene appunto espresso colla voce sanscrita) sembra
(

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76 VOCI SANSr.RITF.

appoggiare questo sospetto ;


giacché un pesce non può essere
grasso anch’esso? e il borro sarà cosa magra?
270. nailà, lat. hilaritas ; it. ilarità, allegrezza. Da hll^ lai.

Iiilaresco; t(. rallegrarsi; hilat« lat. hilaris; il, ilare.


2'21. llalin* gr, kolonos; lai, colonus; i(. colono, coltivatore,
contadino. Da baU gr. koloyò ;
lai. colo; Ut, kalu ;' ruta, ko*
liu ; i(. coltivare.

222. Hansif hansas, gr. ó chèn, chan ; lat. anser ;


i(. oca ;

gol. aus ; dan. gaas ; svex. Goas ; ted. Gans ; {i<. zasis.

223. Hard, hardajan, gr. kear, kardia; lat. cor; {(.cuore;


gol. Iiairto; ted. Herz; Ut. szirdis.

224. Hathas gr. odysie, odysis; lai. odium ; t(. odio; gol. ha-
lis; ingl, hate; ted. Ilass.

22!5. Haura, gr. óra ;


lai. bora ; it. ora ; ted. Uhr = orologio.
Questa voce però nella domanda : IVie vici Uhr ut es (
che
ora fa?) è presa dai Tedeschi nell’ originario suo signi-
fìcato.

226. Hima = neve, freddo. Himan, haituan, gr. cheiroon ;

illir. zima; lat. hyems. Uimallns, lat. hiemalis, gelidns; it.

iemale, freddo. Himarat = nivosus, frigidus. Bimàlayas


(/mao, monte nel Tibet) = luogo di perpetua neve coperto.
227. Uiranan, gr. chrysos; lai. aurum ; i(. oro.
225. Hjas, lai. heri ; fr. hìer ; il. jeri. Hjastauas, lai. he-
stcrnus; gol. gistra ; ted, gestern ; tn^l. yester.
229. Jagaras, gr. egersis; lat. vigilia, excubiae; t(. guardia,
guardiano; fr. gardc; ted. Wache, làger? Da gar, Jàgar =
vegliare, sorvegliare.
2.30. Jal, Ii(. szalu ; lai. ed it. gelare. Jalan, lat. gelu; il. ge-
lo ; Jalas, Jalitas, lai, gelidus ; it. gelido.

2.31. Jan, gr. genoaó, gignomai ; lai. gignere, generare; il. ge-
nerare; Ut. gemo, gaminu; gol. geinam. Jas, Janas, Jatas,
Janilas, gr. genetos lat. geoitus il. genito, generato. Ja-
; ;

ims, lat. genus; i(. genere, origine. Jitis, jantUS raz- =


za, genere, gente ;Janatu generazione ;Janiman =
pro- =
dotto, creazione Janas, janikas (d'onde Gan, Chan, Hi'tne,
;

lu'mìg) = marito, superiore, re; janitar genitore, padre; =

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VOr.I SANSCIUTF. 77
Jailltrì = genitrice, madre; Janì^ Jaillka^ gr. gine, gi-

naix ; i(. femmina, donna, moglie.


232. Janatu, gr. genete ; lat. progenies, gnalura, gens ; i(. pro-
genie, gente. Da Jau = generare, nascere ; Jauas = nato,
generato.
233. Jarat^ Jarin^ gr. gi^ras, géròn ; lai. grandis nata, major ;

it. grigio (
volg. griss. ), maggiore, vecchio ; ted. gran, greis,
bejahrt. Da Jàr =
invecchiare; Jarà vecchiaja. =
234. Jausailf gr. gédos lai. gaudium it. gaudio, allegria,
; ;

volg. sauta. Da Jus, gr. g^deó; lat. gaudeo; it. godo; fr.

jouis; gol. kiusa; ted. (alSn. ) kose, jauclize, volgro. jùz.


235. Jansat, lai. gaudens; fr. gai, joyeux; it. giojoso, gio-
condo.
236. Ida^ gr. ode; lat. ode; it. ode, canto (lode da l’ode).
237. IdaDy lat. id, idem; it. quello, lo.

238. leuuS) gr. gonu; lat. gena; it. ginnocchio; got. kniu; ted.

Kuie.
239. JharC) lat. Jurgo, jurgor; it. gridare, contendere; ted.

schreien, hadern.
240. Jir, giT) gr. biò, bioò'; lat. vivo; it. vivo; lit. gywoiu ;

ruu. ziwu. Jìvà = vita ; Jìvat^ = vivente ; Jivltan = esi-

stenza.
241. J va = vivere. JiTaiUy prac. jiam ; ind. ci; pm. si; etiop.

hejevale = vita.

242. IkSf gr. ossomai, opsomai ;


lai. video, conspicio ; il. vedo,
speculo; ted. blicken, gucken.
243. Iman, lai. eum; got. ina; ted. ihn; fr. il, le; it. quel-
lo, lo.

244. loànail; gr. gnònai ; lit. zinne ; lai. nosse ; it. conoscere,
venir in cognizione; ted. inne werdeo. — La voce ital. ne-
gativa ignorare ci fa sospettare, che si usasse un dì pur an-
che la positiva gnorare; d’onde il basso modo di dire: Fare
il gnorri. Jua^ gr. (gnoò) ginòskò; iu(. (gnoo) co — gnosco ;

it. co — nosco, so; ingl. know ; Ut. zinau; got. kunna; ted.

kenne. JnàtaSf gr. gnótos ; lat. (gnotus) nutus; it. noto, co-
nosciuto; Ut. ziiiotas; gel. kunths; ird. kiind, kiindig. Jlia-

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78 vih:i SA\sc.itiTK

ptiSf gr. goòiis; ia(.| (gnolio)| nolio, cognilip; i(. Dozione,


cognizione; got. kuolhi; tcd. Kunde, Kenntniss. Jnàtar^ it.

coooicitore; (ed. Kenner.


Zia. Irùf gr, era; lat. ed t(. terra; got. airlba; ted. Erde. 1 -
ranaSy gr. erémos; t(, ermo, solitario, abbandonato.
246. Irsùy gr. eris ; lat. ira ; il. ira ;
rust, larost.

247. Iryàf lat error; it. errore ( smarriinealo della via); fr.

erreur; tcd. Irrung.


248. Iti ( vedi ca ) ; lat. et ; it. e, ed ; ted. und ;
ingl. and.
240. ltì.i lat. ila; it. così, volgra. cositta.
250. ItiSf gr. idys ; lai. ìlio, iter ; it. gita, andamento, cammi-
no, via. Da 4 ikh = gire.

251. Itlhail; iva^ aira^ lat. ita, eja; it. sì, così; got. e ted.
ja, so; lil. je ; ru$$. ci; fr. oui.

252. Illkert) lat. jecur; it. fegato.


253. Haddy gr. potè, kote; lat. quando, cum; iit. kada; rtu*.

kogda ;
got. bvvan ; ingl. wbcn; ted. wann; fr. quand ; it.

quando ( voigm. co' ).

254. Kakkuinlf gaggùmlf ebr. tsachaq, sachaq ; gr. kacha-


zò, kagcbalulod, gangalizò; ami. qualiqaha ; lat. cacliinnare ;

it. ridere, gliignace, sghignazzare (voigm. grignar); gol. cblach-


jan ; ted. kicliern, laclicn (voigm. nei dintorni di Bolzano
kacheln = ridere sgangberatam. ossia a gola piena ). Bakhf
ami. qah; ebr. saclioq; lai. cacbinuus; tpag. carcaiada ; it.

ghigno, riso (volg. risada, grignada).


255. Kal; gr. kcló, kuloò ; lai. clamo; ir. chiamo; fr. bélé; ted.
(aftìn.) halle; ingl. cali; lit. kalbu. Balalias = schiamazzo.
256. KalacaSy gr. kylix ; lat. calyx ;
it. calice; Ut. kylikas;
rute, kulgun ;
ted. Ketch.
257. Kampas* gr. kampé, kampos (
presso Esichio) ; lat. cam-
pus; it. campo, campagna, sito. Da kniar^ lat. iuQexum; it.

circondario, circuito?
258. Kan, lai. canore; il. cantare. Rakana^ = cecini (cantai).
259. Bàndas, gr. kanna; lai. cd it. canna.
260. Rapiilas* (cranio); gr. kephalc; lat. caput; it. capo;
tcd. Ilaupt, K(»pl.

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;

VOCI s.iNScniTE 70
261. Rapts, gr. kèbos'. Ini. cepbus; il. scimmia codata; teJ.
Affé.

262. Rar^ gr. kreò; lai. ed il. creare, fare, produrre. Rar-
man ( creamen )
= creatura, prodotto. Rartar, {«(.creator;
i(. creatore. Rartis^ lai. creatio ; ir. creazione.
263. Ràr, gr. krind ; la(. cerno ; i(. discerno.
26d. Raraka^ gr. cbalaza ; lai. graudo ; i(. gragnuola ; led.

Hagel.
265. RArara, kaka., gr. korax ; lai. corvus ; ìt. corvo ; ingl.
crow ; led. Raabe, (
in volg. tirol. )
Rraa.
266. Rarkas, karkatas^ gr. karkinos; lai. cancer; it. can-
cro ; led. Krebs.
267. RarmiSf /«(. kirminas ; lar. verrois; i(. verme; (ed. Wurm.
268. Rarttis^ gr. cbrùs; lai. cortex; it. scorza, corteccia.
269. RaS; kàf kam, (kln)^ {«(. qui (qnis), quac, quod
(quid); Ut. kas — russ. koi, koia, koe ;
gol. hwas, hwo,
hwa; led. wer, was; it. che (chi), il, o la quale.
270. Rasas^ lai. cos; it. cote (pietra molegna).
271. Raskas^ lai. quisquis; fr. quicunque; il. chiunque.
272. Rati; gr. kosos ;
lai. quantus ; fr. quant ; il. quanto ; Ut.

koks; ms». kak.


273. Ran^as^ gr. kyklos; lai. sphaera; ir. cocca, palla; led.

Kngel. D’onde la vece il. scoccare (


per es. ) il dardo, ed il

fanciullesco: giuocare alle cocche.


276. RankilaS; gr. kokkyx ; lai. cuculus ; ted. Kokuk ; ir.

cucco.
275. Ravahnla = Camello. Questa voce sanscr. secondo Pott
(I, p. 80) significa etiro. somaro, e quindi non converrebbe
al solo Camello, ma sibbene ad ogni animale da soma, cioè
tanto all' asine o mulo, quanto al cavallo. (Vedi Kramai-
las).
276. Ridare^ gr. kAlikos; Int. qualis; fr. quel; il. qnello — a;
Ik. koley; ruts. kolik ; ted, wekh; ingl. vhich.
277. Rlistis^ gr. klasis; lai. clades ; ir. sconfitta, calamità ; ted.

Schiappe, Schlag.
278. Rranaailas. gr. kamrlos; lai. camelus ; il. camello; fr.

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80 TOCI SAi^SCRITK

cbatneau ; ingl. carnei ; led. Kameel.


279. Kraryan, gr. kreas ; lat. caro ;
i(. carne.
t!80. Rr4 krid, krit^ lai. clamor; ie. grida, grido, voce, lin-
guaggio. Da Rur^ lat. queror i(. sgridare ; /r. crier ; ; ted. lirol.

volg. greinen.
281. Rriyà, krijaman, lai. cura; ir. cura; gol. kar (faccen-
da). Rriyamanau = cerimonia.
282. Rsir^ ind. khir ;
pers. sir (latte); illir. sir; copi, saeir;

lat. caseus; i(. formaggio; ted. Elise. In ital. volg. pei seri in-
tendesi la segregazione del latte fermentato dai burro.
283. RsISy ksitas^ gr. ktisis, ktistos ; lat. situs; i(. sito, abi-
tazione, possessione. Da ksì = babilare, sistere. D’onde Rse-
tra = campus, corpus, career (animae). — Vedi la celtica

Cae.
284. Rùlan, gr. kolùoos; lat. collis; i(. colle, collina. Da Rlll
= ammucchiare, aumentare.
285. Runibft, gr. kymbe; lat. cymbium, cavitas; i(. incavatu-
ra, vaso, tomba, catacomba?
286. RuntaSy gr. kontos; lat. contus; it. asta lunga (canti-
nella ?)

287. RopaSf gr. kypbos ; lat. cupa ; it. coppa ;


gr. coupé ; ingl.

cup; ruis. kub.


288. RupyaS) knpItaSy lat. cupiens, cupidns; it. cupido,
bramoso, desideroso. Rapitan cupidigia. =
289. Rat) kudf gr. keydd; lat. custodio; it. custodisco, rin-
chiudo; led. bùte. E perciò chiamasi la casa Rutis^ Rutas,
gr. keydos; lat. casa; ted. Haus, Hùlte, Kathen, Gaden. An-
zi qualunque vaso o continente, perchè rinserra ed assicura
un qualche oggetto, chiamasi perciò RataSy gr. kados ; lat.

cadus ; it. cassa ; ted. Kasten, Kasse, Kessel. Rntlras, gr.


kotylos ;
Ut. katilas ; lat. cadulns ;
gol. katils ; it. catino. E
siccome il corpo umano rinchiude l' anima, anch’ esso in un
colla pelle, che rinchiude il corpo, si chiamano Radis, Ru-
dyaOf gr. kytos; lat. cutis; it. cute; led. Ilaut; anzi qua-
lunque coprimento (
ted. Kutte, Kittei ; it. cotta, coltola ) sem-
bra dalla suesposta radice sanscrita derivarne il nome.

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VOCI SAN6CRITE SI
290. Rvautut, kvaiias^ kvauitas^ lai. canor, toaui, »oni-
(us, cantus; ir. suono, canto; fr. cbant; letl. Ton, Sang, Ge>
sang. Da KvaUf kau, lai. cantre ; il. suonare, cantare ;
got.
Canaio.
291. RTatby Ani. coqno; />. cuis; ir. micino; ted. koche; iiigl.

cook ; Ut. katcziu.


29i. LaglluSy laghìyaSy laghlstas^i^r. elacbys, elacbiòo, e-
lachistos ,
lai. levis, levior, levissiinos ; il. leggero (
lieve ), più
leggero, leggerissimo; led. leicbt, leichler, leichtest; ingl. tight,

tighfer, lightest ; lil. lengwas, lengwesnis, leogwausas; russ.

legkii, legezii, legczaislii. LagbiinaU; lai. levitai, levamcn;


ir. leggerezea, levamento; led. Leiuhtigkeit, Erieicbterung.
293. LagnaSf lai. longus ; il. lungo ;
gol. langs ;
(ed. lang ;

iiigl. long.
294. Lalcas^ gr. laios; lai. laevus; Hi. liekas; russ. lievyi;
led. link; ingl. left; il. sinistro. Laioas significa parim. la-

xus ; ir. lasso ; led. volg. htx. Da lic = rilassare, dimiouire.


295. LaibaSf laibanaO; gr. licboos; Ut. lioctus; ir. [leccato,

leccone; gol. laigoo. Da lib =: assaporare, leccare; gol. laigo;


led. leken; fr. leclier; ingl. lick ; lil. lezu; russ. lizu.
29G. I.apas> lapanail^ lai. labium; il. labbro; gol. labliram;
led. Lippe; lil. lupa. La medesima voce sanscr. significa an-

che bocca, discorso. Da lup = discorrere, parlare, lodate


{led. loben).
297. lièta, (enfanlin) bambolo; cini6r. Ilawd (jeune gorgon ).
Queste voci sembrano prese nel detto signifioalo soltanto ri-

spettivamente alla piccolezza; e in tal caso nella voce volg.


pkcoloii r Italiano avrebbe espressa e la versione o la voce
antica. Facciam quest’ osservazione, perchè ci disserra 1' .ori-

ginario significato d' una desinenza diminutiva, e perchè mol-


te altre lingue europee conservarono la detta radice sanscr.
bel senso di piccolo, da poco, di poco conio. Per es. gol. leilil;

scarni, litill, luttik; anglo». ani. luttil; angloss. lytel; ingl. little;

aleni, ani. luzii, luzic, litzcl ccc. ; e perciò il Tirol. ted. suol

dire volgm. a Firte/e = alcun poco (una fiettella ossia picco-

la fetta?)
Il

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82 VOCI SA.VSCIUTE

298. Lauk; lat. loquor ; t(. parlo ( lu radice fu cootervata nelle


voci loquace, loquela ecc.)
299. LaukaS; gr, lykè ; lat. lux ; riiM. lucz ;
gol. liubath ; ted.

Liclil; ir. luce. Lauditas^ gr. leykos; lai. lucidus; i(. luci-
do ;
ted. licht. Laucayat, lauóltan, gr. leykoòn ; lai. lu-
cens; il. lucente; ted. leuclilend. Laudanau (fìgurm. oc-
chio); gr. lychoos ;
lai. ed ir. lucerna; ted. Leuchte, Lanter-
ne. Nel medesimo modo si prendono in italiano talvolta per
sinonime le voci luce ed occhio ;
per es. chiudere le luci ecc.
Tutte queste voci sanscr. hanno per -
loro radice il verbo
laks. lauc = vedere, lucere; ted. volg. luegen, Icuchten.
— Laukas signiGca anche popolo, gente ;
gr, laos, leitos ;

gol. Lauths ; led. Lente.


300. Laupas, gr. lóbè, lypè ; lat. alapa; ir. guanciata (in
trentino volg. slepa); ted. Schlag = percossa.
301. Lig (congiungere); gr. legò; lai. ligo; fr. lie; ir. lego
(volgro. ligo, da legare; Ut. laikau. àlig = alligo.

302. LipaS; limpas (oggetto grasso, untuoso, viscoso, gluti-


noso); gr. lipos; lat. limus, lympha; ir. limaccio r ted. Lehm,
Leim. Da lip = ungere, vischiare.

303. LoTft(lavà); gr. koridalos; lat. alauda; ir. lodola ; itland.

lava; alem. lerahha ; ted. Lerche. (1)

30Ò. Lubh* or. lipò, liptò ;


lat. lubeo, libeo ;
got. leibia ; led.
— liebe; Ut. lubiju ;
rus$. liubliu; ir. libilo.

305. Ma (panie, proibii.); gr. mò; lai. ne; ir. non, nè.
306. MadhuraS) maduras (mostoso) ;
lai. maturus ; ir. ma-
turo. Da inad ubbriacare. =
307. MadiaS) madhyas; gr. mesos; lai. medius; ir. medio,
di mezzo; red. mitten. Madbljan^ lai. medium; ir. mezzo,
medilullio; ted. Mille. MadhjataS; gr. mesodi; lat. ed ir.

mediante ; ted. mittelsl.

(1) Pougens (ircsor ecc.) rapporta la suddetta voce sanscr. coll'o


(Loia)', ma csscnlo questa Icllcra forestiera all' alfabeto sanscr. per-
ciò converrà scriverla coll’ o ( lavà ) proferendo però questa vocale chiusa
c non aperta.

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TOCI SANSCBITK 53
308. Nagh ( agerc = agire, muovere); gr. mogeò, roécbano-
roaì ; Zar. macbinor; ir. faccio; ted. madie; ingl. makc.
309. IdaliatTaDy gr. megedos; lat. majeslas ; ir. maestà, po-
tenza, grandezza; got. mahls; tcd. Macht, Majestat. Mahat,
gr. megas; ìat. magnus; ir. magno, grande; got. mikils; tcd.
ant. michii, micliel; led. mod. muchtig ; Ut. macnus. Da mah
= crescere, ingrandirsi, predominare. Ulahadalras = ma-
gnus Deus.
310. iMahi, mahilà, mallà^ lat. mulier; ir. moglie, consor-
te ;
got. mawi, magaliis ;
ted. Gemaiil, Gemahiin.
311. Slaidf maidh^ gr. médomai; lat. meditor; ir. medito;
fr. médite; got. mito; ted. — mulhe (per es. vermullie).
31'2. Makslca^ macas^ gr. myia; lat. musca; it. mosca; ted.

Miicke.
313. Miilaf màulif cimàr. moel ;
godei, roaol ; lat. moles; ir.

mole, montagna; (col carobiam. della liquida) in basco mu-


rua ; in angloss. mor, munt.
314. MalanaO) gr. mylón; lat. mulinum ;
/r. moulin ; it. mu-
lino; ingl. mill; ted, Mùlile; Ut. malunas; russ. mel'oica. Da
mal contritare, macinare; led. zermalmen.
315. MalaSy gr. melas; lat. malus; it. malo, cattivo. Malan
(macchia, in led. volg. Moal); gr. melan ; lat. maluro ;
ir.

male, difetto, macchia. Da mal, miai = macchiare, sozza-


re; gr. molynein, molinomaì.
31C. malinas^ lat. malignus; il. maligno.
317. MalifaSy gr. malos, malakos; lai. mullis, mollitus; ir.

molle, ammollito; reti, mild; russ. malyi.


318. nama, mai, gr. moy; lai. meì; gol. meina; ted. mein,
roeiner ; Ut. manes ; ritti, menia ; ir. mio, di me.
319. lìlan, gr. menò; lat. maneo; russ. maniu, it. dimoro, sog-
giorno, fo permanenza. Mani = terra, in celi, magli, meag ;

d’onde il lai. mansio, e l’ir, magione; fr. maison. Giova qui


riferire la testimonianza di Beroso : Uagum lingua gallica do-
mificatorem dici.

320. Nàn, màn, zend. m.nm ;


pers. metà; gael. me, — m;
cimò, fi, — f; Ut. mane; prut. mien; tlav. mia; russ. menia;

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)

vS4 VOCI SA>SCRITt

sen. mene, me) boem, mne, roé ;


potar, moie, mie; gr. e lat.

me ; fr. me, moi ; ingl. me ;


spng. pori. rum. ed ic. me, mi ;

alci», miii; oland, m>j ì tvr:. e dati, mig; gol. roik; ted.

mieli.
3'21. manàé^ Im. mancus; t(. monco; lit. roenk.
32t. Rlanas^ mas. Quest* espressione, che significa spirito, od
ente peasaiUe, si conservò nelle voci .Ifaiirs (anime de'morli ),

mas e mais de* Latini, maschio e mente degli Itullaoi, Mann c


Msnsch uomo ) de* Tedeschi.
( D' onde manosaSf lai. huma-
no modo; it. umanamente; gol. raanniks; ted. meusehiìcii.
Deriva da lUilit. inaa (pensare, imparare); gr. raoaó, mnao-
mai; lai. meminisse ( mamana = memini ); il. mi ricordo,
mi torna alla memoria. Rlatis,> gr. méiis; (da mòdomai); lai.

cogitalio, meditatio ; i(. intelligenza, pensiere, mente ; Ut, miit-

iis ; ted. Gemiith.


323. Mùnas (significa proprio il superbe sapere); gr. lai. ed it.

manìa, passione; fr. manie. Mania maniaco, passionato,


pazzo; gr. roanitos.

324. Mandala^ Int. circuitus, orbis, mundus; i(. mondo. SÙ~


rjaiuaildala = discus solis. (Vedi suri;.

325. Mandas, lai. muoduro, mnodus (ornalus muliebris); it.


ornato, pulitezza di abiti, mondo muliebre. ManditaS; man-
tlanas. lai. mundalus, roundulus ; it. mondalo, pulito. Da
inand mondare, = ornare.
32G. Mani; inanis. gr. manos (rarità); lat. gomma, margari*
la, monile; it. gioja, pietra preziosa, monile. Mlon = diade*
ina. (Vedi il ccllic. mani.)
327. Nùnsn* ind. màns ; zend. miezd; illir. meso ;= carne in
genere; il lai. c l'it. vi contrassegna io particolare la carne
bovina = manso.
328. Mànsan mensa, o pasto, ma con carni, ossia cibi così
delti da grasso.
320. Mautary lai. monitor, mentor; it. monitore, consigliere;
fr. moniteur ;
icd. Mahocr. — In gr. niényler significa un tra-
ditore, od accusatore. — Maplus^ maotraSf gr. menysis,
manleia; lat. maoìlus, monitio; ir. ammonizione, islmzione.

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VOCI SANSCRITE 85
Manilas =: ammonito; da man 3= ammaestrare, ammo-
nire, istruire, annunziare; ted. mabnen.
330. Mar« gr. meirò, meiromai ;
lai. ed ir. dividere, separare,
staccare. Nel Tifolo it. cliiamaosi marocctii le pietre staccale
dal monte, c marocch'. le regioni ingombre di siffatte pietre
rovinate.
331. naraS; martis. ^r. moros; lii. maral, smertìs; ru». smert;
taf. roort; >(. morte. Martas, martyaS; lat. mortuus,
morUkIie ; it. morto, mortale ; Ut. minai ; illir. mertav. Ma*
riinan = roarasmo ; marakas = malattia. Da mar =
morire, uccidere. Il Tedesco conservò questa radice soltanto
nel signiiìcato di morte violenta ; ruorden, Merd = uccidere,
omicidio.
33t2. Marc (in ebr. marita, marlie significa visto, mira); lau miro;

fr. — mire; it. miro, rimarco (da rimarcare); gou marka; ted.
merke; ingì. mark.
333. Marti, lat. ed it. mordere, rodere; mamai'da=:momor-
di. La medesima voce sanscr. significa anche marga terra
cretosa; ted. Erde, Marschland , Moraz, Morali = suolo pa-
ludoso. Dal die si vede, che l’ m nelle lingue antiche fa as-
sai volle le veci dell* articolo, p. e. M’ard.
334. Marmaras, gr. mormyron; lat. murmur; il. mormorio;
Ut.murmas; ted. Gemurmcl. Da marj = mormorare; ted.
murmein.
335. Marj (lavare, bagnare); lat. mergo; — merge; mer-
fr. il.

go; lii. merkiu. Marjat = mergens, lavane. Marstas =


inersus. Ictus. Marstis ^ mersìo, lotio, unctio.
336. Marjra, gr. moira; lat. margo; it. margine, estremità,
frontiera, confine; gol. marka; ted. Mark; lii. miera.
337. Mas, mu, gr. metrò; lai. melior; it. misuro; fr. mesure;
gol. mila; ted. messe; ìngl. mete; Ut. mattoiu; rute, mezuin.
33S. Mas, gr. masaòmai, masasdai; lai. mando (da mandere) ;

it. mistU'.o. Mausan, lat. mensa; gol. mes: Ut. miesa.


338 Vs- jiHasa, masas, mas, gr. mene, mcn, meis; lai. men-
ais; it. mese; gol. mena, menotbs; Ut. menu; rnn. miesiàc;
utL Monat. Da Biuta = luna.
86 VOCI SA>«SCIUTE

330. Mat^ %end. maona; pers. men, m; prusi. nn(. maisei; Ut.
roanas ;
gr. eaios; lai. meus; rom, mos; pori, roeu; spagn. ed
il. mio (
voi. me fr. mon >lav. e ru$s. moi serv. rooj
) ; ; ;
poi.

moy; boem. mug; gol. meius; alem. mio; led. mein; oland.
mljn ; $vet. e dati, mio ; ingl. my.
340. Màtar, mairi, mata, ma, gr. meteo; lai. mater; ic.

madre; led. Sluller; Hi. motioa, molò; rust. mal’. Màtulà,


gr. mèirya; lai. noverca; i(. matrigna, màtarkiii ;
gr. mòteira;
lai. matercula. Rlàtàmahì, fr. grand’ mere ; i(. avola.
341. Màthas, gr. roodoa, motbos (cooOilto); lai. motus, motto;
il. moto, 'movimento. Iffiathanan = movimento violento, ‘

tumulto; led. Getùmmel(in trentino volg. tananai). Mathln,


lat. motor; it.motore. Da math, lai. moto; i(. muovo, paro,
spingo.
342. nùtra, gr. ylò ;
lai. materies, materia; it. (antic. matera)
materia, elemento, materiale (da maiera ed yìei)
343. Matran, mitis, gr. metron ; lai. melrum ; it. metro, mi-
sura ; led. Maass.
344.mattas, gr. mataios; lai. maccus ; it. malto, stupido. Ma-
das, matta = maitezza.
345. màya, gr. mageia ; lui. ed il. magia, incantesimo. Hlày-
kas, gr. magikos; lai. magicus; it. magico: led. magiscli.
Màyas, gr. magos; lai. roagus: il. mago; led. Magier.
345 Vj* Maya, mal, ru$i. muoiu ; lit. manimi lai. a me; ;
it.

da me; led. von mir.


34G. Mayas, mògos; lai. motus; it. mozione, spiata, sforzo;
led. Mùhe. Da may, gr. mogró; lai. moveo; il. muovo; fr.
meus; ingl. move; ruts. maiu ; led. — mdge, — mùhe.
347. nertas, la», mortuus; il. morto; led. — mordet (uc-
ciso).

348. Mi, si, ti, mas, tba, nti* Queste desinenze verbali
del tempo pres. indie, altro non sono che l’espressione delle
rispettive persone: io, tu, egli, noi, voi, eglino, le quali in
italiano e si premettono e si pospongono, ma in sanscrito,
come anche nel greco e nel Ialino, si aggiungono puramente
alla radica verbale, P. e. Tacami (voco), vacasi (vocas),

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VOCI SANSCRITE 87
vaéati (Tocal), Tauàmas (vocamus), Ya<ìatba (vocalis),
Ya^antl vocant ). (

3<Ì9. Micr^ maks; gr, misgd; lai. misceo; fr. — misce; ir. mi-
schio, mescolo ;
ted. misobe ;
ìngl. mix, miagle ; Ut. maitzau ;

russ. mieszaiu. Mal&sitaS) gr. michdeis; lai. mixtas;- ir. mi-


sto; led. gemischt; ìngl. mixt; Ut. maiszilas.
350. Midjat, miditaS; gr. mydaon ;
lai. roadens, madidius ;

ir. madido, bagnalo.


351. inÌDaSy gr. minyoi; lat. minor; ir. minore, diminuito;
gol. mìns; ted.minder. Da mi) lat. minuo; ir. diminuisco; ted.

— mindere.
352. RIiraS; lai. mare; il. mare; ted. Meer; tcand. mar; angloss.
maere ;
/r. mer ;
gol. marei; slav. more; lii. mare (plur. mà>
rios).

353. Rlis, gr. miseO; lai. minor; ir. minaccio. Rlisan^ gr. mi-
sos; lat. minae, inimicus; ir. minaccia, odio, inimico. Da que-
sto verbo sanscr. sembrano derivare tutte le voci greche, lu-

tine, italiane, e tedesche con esso composte, le quali pigliano


cosi un senso separativo e contrariarne. Per es. miscredenza,
misfatto; ted. Missverslóndniss ccc.
354. Mrif lat. mori ;
illir. umerti ; ir. morire.
355. Mokhaf gr. mod. mntzunon; leltic. musha ; fr, museau ;

svis. mause; sMtnd. mùli; alem. ani. mula; ted. Maul ; lai.

rictus ; med. lai. musus, musum, musellum ; ir. muso = il

davanti della lesta di alcuni animali, e più propriamente quella


parte, per cui emettono la voce; d'onde mugliare, mugghia-
re, muggire', ted. muhen. La voce ted. Mund esprìme la me-
desima parte non però della bestia, ma dell’ uomo, cioè la

bocca, lai. os, bocca. Siccome però il Tedesco esprìme il

verbo attaporare colla voce munden, quindi sembra che il

sostantivo Mund derivi piuttosto dalla radice ma (lai. man-


dere; ir. masticare, mangiare) che non da mu = mugire,
mussare, mussìlare = dar suono, parlare fra' denti. Queste
due radici, le quali io essenza esprimono la medesima aper-
tura, per coi e si immette il cibo e si emette la voce, pi-
gliano diverse qualiGcazionì di senso secondo la diversità delle

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AS VOCI SANScniTG

contoianii, «lis loro ai aggiungono, ilfiikhas^ makhauy lai.

bacca, fr. booche ; i(. bocca ;


gol. (nuDlht ; ted. &faod.
356. IHi^9 gr, mykad; lai, mogio; fr. mugis; i(. mugisco; led.

multe; in^L mow; Iti. mycaa.


357. Mùlf lai. molior; it. fabbrico, impianto. L’Italiano con-
servò questa radice nel verbo di senso contrario, cioè io de-
molire = disfare, abbattere, distruggere. Mànliy lai. moles ;

ir. mole.
358. Moiviv myzeò; lau ed il. mungo (volg. moho).
gr.

359. Bluraiìf lai. muros; Ut. nuras; ii. muro; ted. Mauer.
360. MllSy gr. mislyllo (mitylio); lai. mutilo; fr. mutile; it.

mutilo, mozzo; gol. malia; led. mnize; liL muczo; ruta,


myczu.
361. MÙsaS) gr.mys; lai. mus; i(. topo, sorcio; ted. Maus.
362. iHataSy inùkas^ lai. mulus it. muto. ;

363. iXa, uailf gr. nò ; lai. non; it. non, no; led. nein (volg.
nè). Naha = neque ; nata = neve ;
naiiu = nonne?
364. KabbuSf uabhaSy gr. nepbos, nepliele; lai. nubes; it.

nube, nuvola. Nabhas ha anche il siguìf. di aèr, coelqm; iu


illir. Nebo.
365. Nacan, nacyas^ lai. noceni, — nocuus ; ri. nocenle, no-
eevole. Da nac = /nt. necare, nocere, destruere; il. uccide-
re, nuocere, distruggere.
366. Naddhan, naddhos^ gr. néton ; lai. nodua ; it. nodo.
KahaSy gr. BÒsis ;
lai. iiexus ; it. nesso.
367. NakaSv lit. nekas; lai. nequi$; 'ii. nissuno; ted. niemand.
Da Da non, = e kas = quis. i>iakiu — nequam.
368. NaiUy gr. ooomazù, onomainó; lai. ed it. nomo, uomino ;

led. nenne.
369. Namao, nama^ mol. namma; betig. nameru, noam ; pari,
nome; peri, nam, nahm ;
orni, anun, amum; alò. omeri; gr.
’onoma; lai. nomen ; it. nome; fr. nom; mah. noro; tatnoj.

nim ; rom. uum ; valles. nom ; vallon, no ; vallar, nninelle ;

mold. Dumelui; gol. namò; alem. nana; led. IVulmea, Name;


lap. namma ; etion. Dimmi ; curi, tate ; sin^. nav ; tlan, nafu ;

tves. nampii; irf. hainm; scoi, ainm; eimbr. ano; gallei4 heibvu ;

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.

VOCI SANSCP.ITL •8»

hoem. joieno ;
poi. iniic ; tlov. sere, illir. e croni, ime ; rim.
irnia ;
Inilg. imeto ;
arab. esme, ismo ; nmiir. y»mi ; berb. ys-
ma ; l«rc. ismin ; base, iscn, icen, aicen ; tari, isjnmjung ; ebr.

lir. e calJ. Sebem (


pron. scem ) ;
etiop. sim; libet. Izen. Na-
ma = nominatamente; bit. nempe ; lai. nemlicb. Da uam
= nominare.
370. Nanias, naambh^ lai. numen ; ir. nume. D’ onde il cel-

tico neamhda, neamhacld = celeste, divino.

371. Hiaplar^ yr. anepsios; lai. nepos ; ir. nipote; fr. neveu ;

ìngl. nepbew; led. KelTe (francesismo). Naptrl, lai. neptis;


ted. Nicbte.
372. Nar: desinenza, die significa in jr. anér; lai. — eros
(berus, vir); ir. — ero; ted. er = uomo maschio. Per es.

guerriero. Sembra, ebe anche gli Osebi usassero così la voce

nar. Per es. rnstiar vir senis = ). (


senex = cascns
373. lìias. nàn, gr. nói; lai. nos; ir. noi; russ. nas.
374. IVàsd, nàS) lai. nasus; ir. naso; led. ISase; Hi. nosis;
ingl. nose.

375. i\ar, nuns, ’nauka. rp-. naos; lai. navis; ir. nave; ted.

Nacben. IN'arikas^ Hi. navita ; ir. navigante, pilota.


376. IVarail ;
gr. ennea ; lai. novem; ir. nove; gol. nini); ted.

neon ; ingl. nine ;


Hi, dewyni ; russ. dewiut. KaTamaSy lai.

nonut; ir. nono; gol. nlunda ; ted. neunt —


377. KavaSf navyas. Hi. naojas; gr. neos; lai. dotus; il.

nuovo ( volg. nor); gol. niujis, niwis; led. neu.


37S. ÌS'aTatf, gr. ennenékonta; lai. nonngrnta; ir. nonanta; joc.

niuntehund; icd. netinzig; Hi. dewynos deszimtis.

379. Ni (parlic.); gr. cn — ; lai. ed ir. in — ; led. un — . P.


e. (
ved. spg.)
380. Nibadhf gr. empedaó; lai. impedio; il. impedisco.
38!. Nic, nica; gr. nyx; lai. nox; niss. nocz; fir. naktis; ir.

notte (volg. noti); led. Naclit. Naicas, = notturno, oscuro.


Nactan. gr. nyktor; Ini. noctu; ir. di notte; ted. naciits.

382. NidaioaS; gr. endeixis; lai. iodicium ; ir. indizio. Da oi


= in, e die = dìcare, legnare.

383. NidaSf gr. neottia; lar. nidus; ir. nido; red. Neit.
12

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9'). Trtf.l S,\?ISCR1TK

354. ^'ìdic, gr. eiiUeiknyò, deiktiynai ; lat. cii il. iihiico. Da


ui = in, e die = dire, segnare.
355. ì\'isad, lat. iasideo ; il. soprassiedo. Da ni = io, e sad
= sedere.
3SG. IVistba^ gr. enistanai ;
lat. insto, il. insto, insisto.

3S7. Nìtis^ uitiSf gr. neysis ; lat. nisus, nutiis; il, sforzo,
cenno, moto, inclinazione; ted. Neigung, Nickung. Da ni =
— nuire (
annuire ).

38S. \i?artf lat. inverto, reverlor; il. inverto, ritorno, mi ri-

volgo. ÌNirarttaSf lat. inversus; it. inverso, reverso, KÌ-


Tarttis = invertimento, ritorno. Da ni = in, e vari =
vertere.
3S9. IVu, gr. nyn ; lai. mine; it. ora, adesso (volg. mò); tcd.

Dun; gol. nu ;
riiss. nyoie; ingl. novr. Ku io forma inter-
rogat. corrisponde al latino ne.*
390. Pà, pif gr. pinein ; illir. pi ti; lat. Libere; it. bere. —
Pili =1 bibita. Pisat= bibax: Pipàsus==bibulus. L'espres-
sione fanciullesca imiti ( bibita ) è quindi antichissima.
391. Pac i;r. pegnyò; lat. — pago, pango;.if. — paccare, u-
nire, legare. D'onde pacco, impaccare, compaginare; ted. pa-
cken (
anche in senso di afferrare ). Paniitis patto ted. = ;

volg. Pakt.
392. Pacus* gr. pòy; lat. pecus; il. bestiame, gregge; gol.
faihu ; ted. Vieh.
393. Pad, pàdas* gr. poys; lai. pes; il. piede (volg. pè); Ut.
pèdas; russ. piata; ted. Fuss. Da pad = andare, cammi-
nare, gire.
394. pài (basire?) gr. payu; lat. pauso; it. termino, finisco,
appassisco.
395. Pai, lai. pellere; il. spingere, lanciare (l'antica radice si
conservò in palla). Papaia = pepuli.
396. Paian, gr. passalos; lat. palus; il. palo; ted. Pfahl.
397. Palas, palias, lat. palea; fr. paille; il. paglia.

39S. Paia!, paiitas, gr. polios ; lai. pallens, pallidus ; it. pal-
lido, sbiadato; ted. falli, falb; ingl. fallow; (it. balta! ; ruis.
bielyi.

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;

VOCI SANSCmiE 91
399. P 0 II 19 gr, polis ; Ut. pillis ; lat.— polis ; il. — poli, citlà

(luogo ripieno — in ted. voli, d’onde Volk = popolo — di

ciltadini). Da pall^ gr. plemi; —


lat. pleo; fr. — plis; gol. fnl-

lia; ted. fùlle; ingl. (ìli; Ut. pillu; ruts. polniu; il. em-
pisco.
400. Palralas, palan, gr. pAIos; lat. palus; ir. palude, pa-
dule (volg. palli); ted. PfuhI.
401. Panas, gr. ponos; lat. pensnm; il. pennecchio, lavoro as-
segnalo.
402. Parif^arat^ gr. pentc-konta ; Ut. penkios deszimtis ; lat.

quinquagintu ; ir. cinquanta; ted. fùnfzig; gol. fìmfligus.


403. Pancamas^ gr. pemptos ; lat. quintus ; Ut. penktas ; rus$,

piatyi; got. fimria; icd. fiìnfte ; il. quinto.


404. Pancan^ gr. pente; Ut. penki; ruu. piai’; lat. quinqne;
fr. cinq; ir. cinque; ted. fiinf; ingl. Ove.
405. Paniias* lat. penna ; ir. penna.
406. Papai (
perfct. med. ) ;
gr. pepamai ; lat. possedi ; il. pos-
sedetti ; ted. besass. Da pu = possedere. La medesima voce
sanscr. significa pur anche pascersi (
gr. paomai ), voigm. pac-
ciar, pappar, mangiare la pappa ; anzi pare, che pi significhi

propriam. bere, e pU mangiare, quantunque le dette due voci


si trovino usate anche promiscuamente.
407. Popns (nutritore, ossia chi provede la pappa); gr. pap-
pos ; lat. papptis; ir. avo, nono (babbo, papà?) Da pfi —
nutrire, sostentare, alimentare.
408. Par, lat. parere; ir. partorire. Papara = peperi.
409. Para, para (prepos.); gr. para; lat. ed ir. per; ted. ver,

fiir, ab. /ir. par, per — ; riiss. pre — ,


pere.
410. Paràvart, Uu. perverto; ir. perverto; sovverto; ted.

verfiihre. Da para = per, e vart = verto.


411. Parchu , praenas, lai. pre\; ir. prece, preghiera. Da
praòh. lai. precor ; fr. prie ; ir. priego.
412.PardakllS, gr. pardos, pardalis; lat. pardus, panthera,
pardalis; il. leopardo, pantera; ted. Leopard, Parder, Paolher.
413. Pari (parlic.); gr. peri — ;
lat. per, peri — , circum —
ir. per — peri — ,
circuii; ted. um; Ut. e ruit pii.

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92 VOCI SisscniTi

&Ì4. Pari) lai. pereo; ir. perisco; ud. unikonimc. Da pari


= ed = per, i co.
&i5. Paristha, persie; lai. ir. persisto; led. bestehe. Da par—
= Slha —
per, e sio.

416. Parklis^ gr. e Int. praxis; ir. pratica.


417. Parthf lat. parlior; fr. pars, — parlis; ir. spartisco.
ParthaCy hit. pailim; ir. partilameote, in parte.
41S. Pas, lat. oceiJere, ferire. Viene da questa radice sanscr.
il grido it. a bassol in tcJ. niordjoVÌ
419. Pus* patis. /»r. polis, potens;ir. polente; gor. fahts. Da pat
= comuudare, dominare. Perciò palis significa parim. sposo,
marito, in gr. posis; ìit. pat's;e palili = sposa, moglie, in gr.
potnia; Ut. palli. Aliine è il ted. Gehiellier (iii.)GebietheriiI (/'.).

420. Pa.stjan, paslas* pustas^ lat. postis; it. posta, impo-


sta ;
tcd. Pfoslen.
421. Palliasi pallila^ gr. patos; lat. passus; it. passo, via;
led. Pfad. Da palli = pedibus incedere ; ir. passeggiare; ted.
vrandeln, spazieren.
422. PalhiS) palhitaily lat. petitio, petitum; it. petizione,
domanda, orazione, prece; ted. Bitte, Gebet. Da pattl^ lat.

pelo; led. bitte; ingl. bid ; it. prego, priego.


423. Pàthls^ gr. ponlos; lat. pontus; il. ponto (mare). Per
es. Ilellespoiitus = mare così chiamalo, perchè llelle, figliuo-

la di Atamaotc re di Tebe, vi si sommerse.


424. Palis, (vedi pùs). Questa voce significa parimente lan-
cio, volo; d'onde impelnt — impeto. Da pat peto, volo;
apat = appeto.
425. Pàtra, pùlran, gr. poterion, potyle; lat. patera; ir.

tazza, coppa, boccale ; fr. patere. Da pù = bere.


426. Pattali, l^r. pedion ;
lat. praediuin, terrilorium, platea ;

ir. campo, territorio, piazza ; led. Plalz, Gcbiel.

427. Patlis, patlikas, padùlas, gr. pezos, pezikos ;


lat. pe-
des, pedcslris; ir. pedone, pedestre; fr. faiitassin. Da pad
= andare, camminare.]
428. Pàuras, lat. burgarius; fr. burgois; ir. borghese; got.

bauria; ted. Biirger (cittadino).

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VOCI SANSCRITE 03
i19. Paastar, gr. boter, bosler; lai. paslor; il. pastore; fr.

pasleur ; ruts. postucb.


430. PailtaS) putras^ poutra^ gr, pa!s, paidion; lai. pu-
tus, puer; il. fanciullo, putto ( volg. pultel ). Putrì, lai. pu-
la, puella; ir. fuociulla (rolg. putella). Da pus = nutrire,
educare.
431. Philllan, phullis, (getto, fiore); gr. phyllon ; lai. fo-

lium, flos ; il. fiiglia, fiore. Da phill = fiorire, germogliare.


432. Pidhù, apidhà, gr. epitidórai; lai. apponcre; il. appor-
re, postar sopra.
433. Pìlvas, far. picus; ir. picchio (uccello); da picò = picchiare.
434. PÌlus, gr. belos ; lai. piloro; ir. pillo, giavellollo; leil.

Pfeil. Da pii, gr. pellò, haliti ; lai. pello ; /ir. pillii ;


ir. gia-
vello (volg. sgiavello), lancio.
43.H. PhiJ, lai. ed ir. pingo; fr. peins; ri;«. piszu.
436. Pliijà, gr. pyx; lai. pugna; il. pugna, lotta, combatti-
mento (
propriam. de' pugillatori ). Da picó, pij = battere,
ferire ; tcd. poxen.
437. Plstns, lai. pisliis ; ir. pesto, macinato. Da pis pe- =
stare, macinare. — Chiamando il volgo nostro col nome di
pintore non già il mugnajo, ma il panettiere, è segno, che
questi due mestieri si esercitavano un di da uno ed il me-
desimo soggetto.
438. Pllarvljas, gr. patrós; lai. patruiis; ir. zio.

439. Pllls, pi'tan, gr. posis, poton ; lai. potio, potus ; il. bi-
.bita, bevanda, pietanza; riiss. pitie. PÌtas, lai. potus; ir. ab-
beverato. Pi'pùsus = bibax. Da pi = bibere. (Vedi i N.ri
390, 40t> e 423.)
440. PItrI, pllai*, piti!, gr. e lai. pater; il. padre; gol. fa-

dar; leJ. Valer. Pltainahas, fr. grand pére; ir. avolo; led.

Grossvater. Piti*} as, t;r. patrios; lai. patrius; ir. patrio; leil.

vàterlicli, valertaiidisch.

441. Pivan, pivù, gr. pion; tal. pinguis; ir. pingue.


442. PlaTas, lai. Duvius; ir. fiume; led. Fluss. Da più, gr.

blyzò; lai. fluo; fr, flue; led. fliesse; iagl, floso; Ut. plaiiju;

rati, plyiou ; il. fluire, scorrere.

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,

!)ì VOCI

&i3. Plotas^ gr. plotos; lat. fluidus; il. fluido; d'onde il lat.

pluvia ; il. pioggia.


iii. Pra = corrisponde al gr, prò, ed al lat. prae. Prillar
r= praeter. PrathamaSf gr. prólot; lat. priflius; il. primo;

gol. fruoia ; (ed fucsie (vordersler, ersler); ingl. Crsl; /ir.

pìrmas; riiss. perwyi.


ààiS. Prada^ lai. prodo; il. manifeslo (Tant. rad. è conser-
vata in prodi (ore := traditore).
4^6. PradiCf lai. praedico il. predico.
447. Prai; gr. proeimi ;
lat.
;

praeeo ; i(. precedo. Da pra =


prae, ed i = ire.

448. Prasadf gr. proizo; lai. praesideo; il. presiedo. Prasi-


dat =
presideiile. Prastas (praeslans) superiore; tcd. =
Vorstelier. Prakarlas procreato. Pratlnaplar = pro- =
nipote. Paravarttas pervertito, avvolto. =
449. Prasta^ lai. praesto; i(. sono alla lesta; russ. prestaiu ;

ted. vorstclie.

450. Prati (prepos.); gr. prò; lat. eJ ir. prò; ted. vor, gegen,
zu, bei.
451. Pratistha^ gr. prosislamaì; lai. proslo ; ir. sto per —
sto garante; led. fùrslehe, beistelie. Da prati = prò, e Sthfl
= sto.

452. Prallvar, lai. ed ir. provoco. Da prati = prò, e rac


= voco.
453. Prativid, gr. promeles; lat. providus; ir. provido; rtiss.

prowizu. Da prati = prò, e yid = video, sapio, nosco.


454. Prasid; gr. proeidtó; lai. praevideo; il. prevedo; russ.
predwizu ;
led. vorselie. Da pra = prae, e yid = video,
nosco.
455. Prus^ gr. pyroó; lat. — buro; russ. parin; il. ardo, bru-
cio (
volg. braso); icd. brenne. Prausas* gr. pyr, presis ;

lai. ignis, combiislio; ir. fuoco; led. Feuer, Brand.


456. Pii, lai. parare; ir. purilicare; led. pulzen. PÙtaS, lai.

potus; il, puro, pretto (d'onde forse ligur. jniiio = giovane


sincero, e scliielto). Ptlilijas =: buono, virtuoso;
457. Pili, pali, gr. (picò) plemi ;
lat. — pleo (iuipleo ecc. ),

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^UCI SAKSCllITt 9li

— plio (amplio eoe.): il- einpiiv, ampliare; ijut. fullaa ; ud.


fulien ;
Ut. pilla; russ. polniu. Plllitas = implelus, sagioa-
lus. Palli, gr. polis, cioè le città chiamavansi probabilmente
così, perchè [ripiene di popolo. Pulasy pillali^ ted. voli

viel ;
il. pieno, mollo, ampio, lat. amplum, plenum.
àoS. Piiran^ puri, (città); gr. pyrgos, byrgos; ìat. burgus
(fortezza di confine); gct. baurgs ;
ted. Burg. i(. (in senso aU
quanto diverso) borgo. Puri in confronto, di palli altro non
è che uu dialetto diverso, nato dallo scambiamento frequente
dell’ l in r. Sembra però, che le nazioni celtiche nelle voci
pur, byr, hoiirch, bovrg, burg = città, o luogo difeso, seguis-
I
sero più dappresso la detta dialettica variante, (vedi sopra
la rad. pili.)
4o9. PUS) gr. paù, pazù, passò ; lat. ed it. pasco, nutro, pa-
sturo, allevo. PustaS) lat. pastus ;
i(. pasturalo, nutrito. Pu-
stiS) pausaiiaU) lat. pastus; it. pasto, pastura. Paustai')
lat. paslor; it. pastore. — Secondo questo i Pusteri del Ti-
rolo, non che la loro valle (vallis Pusirìssa), acquisterebbero
un signiGcato, il quale sì confarebbe appieno coll' occupazio-
ne di quegli alpigiani, e coll' inveterato proverbio, che ne
qualiGca la principale loro derrata : Sardelle ( cioè buoi )
di
Pusteria.
4C0. Put) pautaS) gr, bydos; lat. puleus; it. pozzo, vora-
gine.
^
4G1. Piitls. gr, pyòsis; lit. .putai; lat. putis, putor; it. puz-
za, putredine. Da pùy == puzzare, putrefarsi.
i6‘l. Rad) gr, rasso; lat. rumpo; it.rompo (voigm. rotto).
463. Raip) gr. e lat. repo; fr. rampe; it. rampare; ted. volg.
rampein, grappeln.
464. RaiphaS) ripraS) lat. rapax, raptor; it. rapace, rapi-
tore ; ted. Buuber.
463. BaJaS) (passione, esacerbaziene) lat. rabies; ; it. rabbia.
Da raj) ,rauj =
animarsi, accendersi, diventar rosso (per
la rabbia ).

466. Rajat) raJataU) gr. arges, argyros ;


lat. argentum ; il.

argento.

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9A voti EA.VStRITB

4G7. RiìJ, r^as, rajan, lat. rex, regRUS ii. re, reggente ; ;

fr. roi rciks. YuTaràJas


;
gol. principino, ossia giovane =
regio. Bajni =
regina. Ràjyan= regno; ràjls regio- =
ne. Da raj regnare, dominare. =
468. Rakta, raktas. gr. rychdeis, ronsios; Inf. rnssos, ruber;
fr. roux ; il. rosso; Ut. randa (leinl rouge), rnddas; tcand.
rioda ;
ted. roth ; russ. ryzii. Da ra, ranj = tingere, colo-

rire.

469. Ras, laf. res ;


ted. was, elwas ; it. cosa qualunque. La ra-
dice saoscr. in ital. non si conservò che ne' derivali reale,

realità, rcaliszare ecc.

470. Ràsas, raaas, raras, got. rnna; it. linguaggio. Le det-


te voci sunscr. significano anche suono, rumore, clamore. Da
rài, ras, rac, gr. rozò; lat. rabiose loqui; it. romoreggia-
re, russare, scliiamazzare, volg. roscar (sgridare), fare un ra-
grs (schiamazzo); ted. schreieo, rassen, ed io tiro!, volg. ràl-
schen (millantare).
471. Ratat, gr. retor; lat. rhetor, orator; it. oratore, dici-

tore; fr. rlii^leur; iiigl. reader; ted. Redoer ; riiss. rilor. Da


rat = d ire, parlare, ted. reden.
472. itaiha, raUiya, rathas, rathyan. Ut. ratas; lat.

rota, rlieda, currus; it. ruota, carro; got. raida ;


aleni, ant.

reità, reitwagen ;
ted. Rad. Da l*ay, gr. reo; lat. ruo; it. ro-
tolare, correre, muoversi.
473. Rayas, gr. roos; lat. rivus> fluvius, flumen ;
it. roggia,
rivo, (ìunic; ted. volg. (sul tenere di Bolzano) Rilscli. Rai-
tran, gr. rcidron; lat. alveus; ted. Runst. Ritis = corso, e
lìgiir. gr. reysis ;
lat. ritus ; it. rito, costume.
474. Ri, gr. reo; lat. ruo; it. scorro, Gnisco(volg. mar.); ted,

tir. volg. riilsclien.

475. Big, rlkh, gr. e lai. rigeó; it. irrigidire; d'onde frigus
= freddo; ted. frieren = gelare, sentir freddo.

476. Ris^ gr. raió; lat. (aflìa.) rodo, rado; it. taglio, distruggo,
divido ; ted. reissen.

477. Ritis, gr. reysis; lat. directio; it. direzione; fr. ronte;
ingl, road ; tei. Reise, Riclitung.

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VOCI SA.NSCniTlì 97
478. Radhira = s3ngue. Ròdhita, ròhita, lòhitn (l’ò sta
qui per a); gr. erylbros, rusioi, russaios| lai. ruber, rulilus,

russus; it. rosso; lii. raudonas; polac. rusowaty; gol. rauds;


scand. raiidr; angloss. read; sass. ani. rod ; nlem, ani. rot; ted.

rolb ; fr. rouge: voci, cbe derivano tutte dalla radice rndli,
o rag.
479. Bùdhis ( vegetazione, produzione del suolo = tua, come
ardhis da ardh = terra); lai. robur. i(. rigoglio. Rau-
haS; railhiS; lai. ruscus; tt. vegetabile, arbusto; (ed. Straucb
Da ruh =
vegetare, crescere.
480. Rl|Jà; lai. ruìna; i(. rovina (volg. mina); ted. Ruin. Da
rilj — rompere, danneggiare, rovinare,
481. RuksaS; gr. ryssos ; lai. raucus, rugosus; i(. (volg.) ròc,

ruvido, rugoso ; ted. rauh, runzelig.


482. Sad; gr. ezó; lai. ed it. sedere; ted. sitzen ; Ut. sédziii,

sodino; russ. sizu, sazu. Sadas^ gr. edos; Ini. sedes; i(.

sede; /i(. sodas; ted. Sitz, Sessel. Sadmatl = sedimento.


483. Sàdhn^ gr. aden ; lat, sntis; fr. sez; it. abbastanza, a
sazieli'r, sazio; ted. gcnug, satt. Da sfidh — saziare, empire.

484. SadyaS; adja^ lat. hodic; it. oggi, volg. treni, ancóì (en
bui = in oggi); fr. — bui; ted. beute; gol. hindag; Ut.

szendìen; gael. anduigb. Questa voce sanscr. è, al pari della

latina, un composto di sas = questo, e dyu,dlv= giorno.


4Sa. Sagga, s{\JJà, gr. sage, sagos, sakkos; lat. sagum, sac-
cus; i(. sacco, sujo, veste, giubba; Ut. sakas; rms. sak; ted.

Sack, Joppe. Da sag = coprire.


4SG. Sagh, lat. seco; russ. siejiu; >(. sego, tn^f. saw; (cd. sàge.

487. Saliasraily gr. chilioi; lat. ed i(. mille, mila; got. tau-
zandì; ted. tausend.
488. Sair^ gr. saoó; lat. ed i(. salvo; fr. sauve.
489. Sakhityan, lat. societas; i(. società; fr. société. Sa«
IkiaSy lat, socius ; i(. sozio. Sacitas = associato. Saklià^
SakhyaS; = amico, socio. Sakhya = amica, socia. Da
sa^ = unire, associare.

490. Sai, gr. allomai; lai. salire, saltare: fr. saillir, jaillire;

il. salire, saltare, montare; gol. salta. Sasala = salii.

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•s Toci MNscnirn

&91. Sala; gt. fiylé; lat. anla; ir. sala; ud. Saal.
492. Saiuan, sano, sa^ gr. ama; lat: simul, cum; il. iasieme,
con — fr, semble; got. sama, samana; icd. lammt, — sam-
=
,

inen. Da sam unire, congiungere, sommare; saiBÌjas


samatà
simìlis; simililudo. =
493.Sambhùs^ lat. coulileor; i(. confesso. Da sain = con, e
bhàs =
faleor, eloquor.

494. Sami, gr. syneimi ; lat. coeo; i(. andar insienae, incon-
Da sam
trarsi. con, ed i = = ire (gire, andare).
495 Sarai, gr. emi; lat. semi; it. semi, mezzo (per es. semi-
vivo =
mezzomorlo ).
496. Saraìjas, gr. omoios; lat. similis; i(. simile; ted. ihn-
licb.

497. Sampla, lat. conflao (d’onde 1’ i(. confluente, confluenza


ecc. ) Da Sara = con, e piu = fluere. ( Sempìone ? )

498. San, (
eùn )
ón ;
lat. ens; it. ente; ted. Wesen. Da as =
essere. Forse deriva da san, die signiflca anrhe Dìo, il lai.

allribuilo sanctus — sanio, per indicare, eh' Kgli è 1’ ente per


eminenza, ossia l' Eterno.
499. Saiiclis, lat. concludo; it. concbiudo, abbraccio; ted. be-
sebliesse. Da saiu = con, e clis = cluudu; it. chiudo, ted.
sebliesse.

500. Sandhà, gr. syntidémi ; lat. ed it. consliluo; ted. zusam-


menslellen, beslimmen ; russ. sudiewaìu.
501. Sai^ìv, gr. syzaó; russ. soziwii; lat. subiislo ;
it. sussi-
sto, convivo ; ted. beslehe. Da sam = con, e Jiy := vi-
vere.
502. Sannam, gr. synneyó; lat. connuo, annuo; it. annuire,
salutarsi; ted. sich verneigen. Da sani = con, e nam =
nuore, nominare.
503. Sannas, (inclinato, esausto); lat. senis; Ut. senas; it.

vecchio (la rad. è conserv. nell’ agget. senile).


504. Sansad_ gr. synizeó, synizò ;
lai. consedeo, consido ; russ.
sosiedaiu; it. radunarsi a consesso; ted. vcrsammeln. Da satu
= con, e sad = sedere.
505. SansUià, gr. syoisUd ; lat. ed it. constare ; rusi. sostolu ;

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.

»oci sanscrite 99
ted. zasammenslehen r= unirti, radunarsi. Da «an =z cov, e
sthà = stare.

50G. Santif gr. eisi ; lat. sunt ; i(. sono; (ed. siod.
£07. SaOTah, lat. convello; it. porto insieme, congrego, ac-
cumulo. Da san = con, e Tah == veho, porto.
608. Sanvart, lai. ed it. converto. Da san = con, e rari
= verlo.
£09. Sanyi\|f lat. conjtingo; it. congiungo, unisco, accoppio.
Da sam = con, e ynj = jungo, j«go.
510. Saptan. send. sapt; gr. hepla ; lat. septem ; i(. sette;
ted. sieben. Saptainas^ gr. In-bdomos; lat. seplimus; Ut.
septinlas ;
gal. sibunda ; ted. siebenter.
511. Saptatif gr. bebdumekonta ;
Ini. sepluaginta; ir. settan-
ta; gol. sibiinleliiind ; ted. siebenzig; Ut. septyuios deseimtis.
£12. Sara^ tri. sàr (e\cellenl); gadel. sar (a bero). Vedi alla
voce celtica.

£13. Snrpam (vedi srp); lai. serpeos; i(. serpente,


£Ji. SaSy sJif tat o tad^ {jf.o, é, to; lai. Iiic (ilio), baec
(illa), bue (illnd); Ut. las, ta, lai; rii(5. tot, ta, lo; got. sa,
so, lliala; ted. der, die, das; i(. il (lo), la, —
£13. Sas^ gr. ex (bex); lai. sex; led. sedis; gol. saihs; Ut.

sze«ei; riKj. szesl' ; i(. sei ( volg. sle).

£16. ^^aSy ektos ( laxis = metron ) lat. texius; it. sesto;


got. sailiNlu ; led. seclisler; Ut. «zesztus ; rosi, szeslyi. Come inr

saiisrr. cixì in gr. ed in ir. la medesima voce significa anche


ordine, mliura, tneta. Quindi le dizioni, mettere in sesto, te-

stare eco. Le espressioni volg. Irent. $tnza, stasare, stazalore


(misura, misurare, misuratore) traggono prubabiimenle la loro

origine dalla medesima voce SasLaS,


£17. gr. éxèkunta ; lat. sexagint? ; ir. sessouta; Ut. sze-

szins deszimlis; got. sailisiigus ; ted. secbzig.


£18 Satyailf gr. eteon ; lat. esseulia; ir. essenza; ted. Weseo-
beit. Da as = essere, esistere.

£19. Sàyaka^ lat. sagitta; ir. saetta, freccia.

Sto. Sié) gr. saikos; lat. sioeus; ir. secco; Ut. sausae.
Stf. SitaSy gr. ktistas; lat. situs; il. situato, posto.

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100 Yfir.l SANAC.KITK

522. Slrùf gr. leìra*, lat. series; i(. serie, soga, catena. Ala;
ted. Seil.

523. Skad, lat. scaturio; i(. scaturisco; /il. skérziu.


52i. Skand) lai. scando; i(. scendo — (ascendo, discendo);
fr. — scends,
525. Skandba* or. òmo, spalliO ;
lat. bumerus, scapulae ; dac.
iimeru; spagn. espalda ;
lime, ezpalda ;
prov. espatia; fr. epau-
le; pori, espadoa ; rette, spadia; alb. spatola e shetula ; ingl.
slioiilder; ted. Sdiullor; it. spalla.

526. Skhalaty skhalitail^ gr. skolon; lat. scelus; it. scele-


ratezza, colpa, rullo; got. skuld; ted. Schuid ; Ut. skola. Skba—
litaS) lai. scelestiis; t(. sceleralo ;
got. skula; ted. schuidig,
schuldliaft. Da skbai errare, Tullarc. =
527. Sinas (smab), siba, santi, send. malli, sta, banti;
pers. im, id, end; gr. esmen, este, eisi (enti); Ii(. esme, e-
ste, esti; rtiss. esniy, este, sul’; sloven. iesniy, ieste, sut' ;
poi.

lestesmy, iestcscie, sa; boem. gsme, gste, gsau; lat. surous,


estis, sunt ; spag. somos, sois, son ;
pori, somos, sois, sào ; fr.

sommes, étes, sont; roni. scm, etz, son; ir. siamo, siete, so-
no (volg. scm, sè, i
è); got. sijum, sijutb, sind; (eur. sin, sii,

sint ;
ted. sind, seid, sind; o/and. zijn, zijt, zijn ; sves. óre, à-
rcn, ars; don. are; ingl. ere in tutte tre le persone, ma cam-
biando, a somiglianza del Celtico, i rispettivi pronomi perso-
nali. (Vedi il celt. ìs, ed il singolare del verbo sauscr. alla

voce asini. )

52S. Sniisbà, dae. nusa, nora; Int. nurus; ir. nuora (volg. no-
va); ted, Schnur.
529. Spaoas, spaca, pacjat, lat. spicieos, explorator; ir.

spiante, spìa;/’r. épiani; ing/. spying, spy; ted. spabend, Spah-


er. Spastas = visto, veduto. Da pac pacy, lat. specio,
= spio, osservo, vedo.

530. Spad, lat. caedere. D' onde il gr. spatbè ;


gr. mod. spa-
thion; lat. spatba ; ingl. spade; fr. épee, espadon; it. spada
(aflìn. spiedo).
531. Sparcas, sparstis, lai. pressio; it. pressione. Da sparc
— serrare, stringere (aflìn. premere, spremere).

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yoa SASscr.iTK 101
6.12. Spardh, lat. emulari, cenare; il. perdere, disperdere.
Spardan = lanci:i( spiedo ) ; led. Speer.
533. Sparhà = desiderio, brama. D'onde in gr. sparge; lai.

spes ; fr. jespoir ; if. speranza. Da spai’h = sperare, desi-


derjire.

53<1. Sparlali^ lai. spiritus; i(. spirito. Da spar == vivere,


respirare.

535. Sphal; gr. splialld; lat. ed i(. fallo; fr. faillis; tn^i. fall,

fail ;
teli, falle, felile.

.536. SphAraSf gr. sphairas; lat. spliaera ;. ir. sfera.

537. SpliìtaSf gr. spidès; Inr. spissus; ir. spesso; fr. épais;
Ut. spaustas.
538. Sl'p (vedi sarpam); gr. erpetos; lat. serpens ; ir. ser-
pente, rettile. Da sarp^ gr. erpó; lat. seipo; ir. serpeggio.
539. Sta!, Stilbh, gr. styò, stcìioó; lat. stipare; ir. stivare.

Stàpas, gr. stenos; lat. anguitus ; ir. stretto. (


Slenico?)-
540. Slambhas, gr. stypos; lat. stipes ; il. stipite, tronco
(volg. trent. stombi); tcd. Stamm.
641. Starh, gr. stereoò; lai. stringo; ir. stringere.
542. Slaffiman, Starimn, gr. strdma; lat. stramen ; ir. stra-

me, paglia; ted. Sireu, Stroli. Stai'lan, gr. stiùton ; lat.

stratum; ir. strato; led. Slrolimatte (


gr. stròinatuii ). Star»
las, gr. strotos; lai. stratus; ir. — strato, disteso; led. —
gestreut. Da star = steriiere ; led. streuen.
543. Stba, gr. este; lat. estis ; ir. siete (volg. se'); led. seid.

(Vedi smas).
544. Stha, gr. islèmi ;
lai. ed il. stare; gol. slanda ;
led. sleh-
en ; ilUr. stali; rntt. stuiu ; Ut. stowiti. Stbas, SthltaS =:
slaris, status. Tistliat = sìsiens. Sthàtavjas stabilis.

TasthAu = steli, stbllls, gr. slasis; lat. status, pusillo;

ir. stalo, posizione; ted. Stand, Stellung. Da Sthà = po-


stare.

545. Sthalitas, sthùlitas, lat. stolidus, stultus; ir. stolido,

stolto.

546. Stbas, gr. ^taO, stalizO; lat. statuo; ir. stabilisco ; fr. é-

taie; led. — stalle; higl. stay ; Ut. staltau; ruti. staiu.

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«02 VOCI sjk.’iscRrri

£17. Sthàras, sthiras, gr.t»moi; lai. taurus; ir. toro; fr.

laureati; t;o(. silura; ted. Stier; inql. sleer.


£48. Stri: voce contralta da sntrì = parluricnte, donna. È
fjrse la voce it. volg. strìa (strega) un derivalo dalla san-

scrita in senso peggiorativo, quello cioè di donna malvagia?


549. Saas^ STB, STayaa, gr. eos ; lai. suus ; ir. suo ;
got.
sein ; lii. sawus; riiss. sia.

550. Siiasar, svasa (vedi svasr).


551. Suajail; zenà. livaAin, qadin ;
pers. kliùd ; iir. sasve ;
rtiss.

sebbia, s’ ; scrv. e boem. sebe, se ,


polac. siebie, sie ; stav. sia ;

gr. é ; lai. se ; fr. se, soi ;


spagti., pori., rom, ed it. se, si ;

got. sik ; nlem. sili ; Icd. sicli ;


oland. zicli ; svez. e dan. sig.

552. Siicatas<) lai. sagax; il. sagace, (perspicace. Sùcls =


g'uibr.io, ci'ilcrio (vulg. znrca = intelligenza, lesta).

553. Sudili^ lai. suJtis ; {(.asciutto (vulg. sull).


554. Stilla illir. sin; aleni, sun ;
ted. S'ilin = figlio. Co») nella
grain. illir. it. di Frólilicli (Zara per B.illara 1846 ) a p. 17.
555. SÙl'iSy SliryaSf sunas^ sùnns^ gr. seir, seirios, èlios ;

Int. (cui caiiibijin. della liq'imla r in /) sul; it. sole; fr. so-
leil ; lit. sanie; gol. sauit, suuiia; ted. Sunne. Da SUC = ri-

splenilere, lueirare.

556. SÙSf sakaraS) gr. sys; lai. sos; i(. (>orco, troja ; ud.
San, ScliwWii.
657. Sala, lai. seminalus; {(. seminalo; led. ges5el, Saat.
658. SÙtaSf SyntaSy lai. sulus; til. sulas; i(. cucilo; gol.
. wiilis. SùtraU) lui. sutura; il. cucitura. Da Sif cucire, =
nnire.

65 ). Svati^ it. fendere (


volg. «fender ).

660. Svadas (dolce); gr. edys; lai. suavis; il. soave; in^i.
sweet ; ird. sùss; Ut, saldus; rnvs. sladnk.
561. SvaldaSf gr. yJos, y.lor; lai. sudor; il. sudore; ted.
Scliweiss. Da svid svaporare, sudare. =
6C2. Sv-atiaS) gr. ainos ;
(al. sonus ; i(. suono; ted. Ton ; lir.

zwanas ; riist. zwon. Svanacas^ lai. sonax ; i(. sonoro. Sva»


nltan = stonamente, susurro. Da svao,' Int. sonam dare ;

il. suonare.

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VOCI SA.1ISCRITK 103
&03. S?apna8y svapas^ gr. bypoos; Ifit. sopor, tomoDs; tt,

sopore, sonno; gol. sleps; tcd. Schlaf; Ut. sapnas; rusj. (spa-
nìe. STapatf SUptaSy lai. sopitus; i(. sopilo ;
gol. slepans;
Ut. sapootas. Da svap, gr. Iiypoò ;
lai. sopio ; fr. soupis ; Ut.
sapnoiw; rim. spliu ;
got. slepa; led. sclilafe; il. dormo.
5G4. S^asr, svasi*!, suasar, svasa, send. klianlia palle- ;

chob ossei, elio; dugor. cliorra


; curd.cbor, ebus afg. ebur; ; ;

pers. kùber, khvalier; arm. hboyr; Ut. sesser, sessu ;


[stai;, e
russ. séstra, sioslra. sisler; got. swislar; nieni. suéstar; ted.

Schwesler; gr. adelfe; lat. soror (da sosor, socror); fr. socur;
t(. suora, sorella. Svasriyas, Ia(. sororius; tcd. subwester-
lidi. — Trovo, che in sanse r. si usasse qual sioonimo di
svasri le voci SV^jòni e bhagini, dall'ultima delle quali
sembrano, secondo Bopp, aver gii Ziugheni la loro pén = so>
reila. Ma queste voci mi sembrano composte da sras o bai
= Piglio a, e da Jan = generare, a soniigliania del greco
knsis e kasignètos, e signìPicberebbero perciò più verameote
nipoti, o come direbbe il Tedesco Kindskinder.
56i3. Syàn, syùs, syat; syuma, syùla, syiis, gr. elèo, e-
ii^s, eié; eiùinen, eièie, eiòsan ; Ini. sim, sis, sii; simus, sitis,

sinl ; il. sìa, sii, sia ; siamo, siate, siano ;


got. sijati, sijais, si*

jai ; sijalma, sijaitb, sijaina.


56G. Tadà, gr. tote; lat. tum, tunc; ilUr. tada ;
ted. daon; il.

allora, poi.

5C7. Tag, lai. tangere; il. toccare. Tataca, gr. tedeeba; lai.

teligì; i(. toccai; got. lailuk.

5G8. Ta'Jas, tayanan, (gloria, splendore); lai. decus, de*


ceiis ; il. decoro, decenra, decente.
569. Tamlsrà, Im. ed i«. tenebra; led. (afiGn.) Ddmmerung.
670. Tali, gr. ekpetannymi ; lai. ed tt. tendere; led. delineo.

Tanvan = Undens. Tantas = tensus. Tanus, gr. tyn*


iius; lat. tenuis ;
it. tenue; fr. tèiiu ;
ted. dinu.
571. TÙlias, gr. tonus ; lat. tonus; il. tono; ted. Too ; inpi.

dio, lune. Da tan risuonare. =


572. Tangal, taùgan, gr. digdu; lai. tangens; il. tangente,
toccante ; Ut. tiukas ;
poi. lekands. Da ta^ = tangere.
104 Toci sanscriti:

573. Tapat, taptaSy lai. lepeos. lepidus; il. tiepido; /V. llè-

de; russ. leplyi.


574. Tarmati* tarma, ffr. terma, (ermòn ; lai. lermen, ler-
niinus; il. termine, fine, eslremilà.
575. Tata = padre. Questa voce era io uso presso i Bisanli-

oi (alla, ella}, i Goti { afta =. padre, affnns = padri), ed u-


sasi tuttora dal volgp nella piccola Russia (iato), nella Fin-
landia (loie), io molte parti della Germania, non che nel te-

nere di Bergamo io Italia. I Romani chiamavano l’ avolo =


atavtis.

576. Tàtas, gr. tetta ; lai. tata, tutor ; i(. padre, tutore. Tata
= madre, lutrice.

577. Tara, tal, gr. soy, tey; lai. tui ; i(. di te; gol. theina ;

led. dein, deiner; /if. tawes; russ. tebia.


578. Tiras, (partic. ); lai. trans; fr. trans- — , tra — ; it. tras
— ,
tra — ;
gol. thairh; led. durch ; ingl. thruiigh ;
/it. tarp;
russ. czrez. Dal veri), tàr = penetrare, passare.

679. Tistati, gr. istan ; lai. stat; il. sta; led. stebt. Da Sthà
= stare.

580. Tràsas, gr. treio; lai. terror; it. terrore (alBn. tre-
mare ).

581. Trastas, gr. trestes; lai. tristis ; it. tristo, cootrislato ;

led. traurig; fr. triste; russ. trus.

582. Tri, trayas, gr. treis; Ut. trys ; lai. tres; russ. tri; il.

tre; i;o(. threis; led. drei. Tritijas, lai. tertius ;


il. terzo ;

ili. treczias ; russ. tretii ;


gol. tridia ; led. dritte — . Tripad
= tripode (
volg. trepè). •

583. Ti*iiicat, gr. triakonta; lai. trigirita ; it. trenta; gol. tlirei-
stigns; led. dreisig; Ut. Irydeszimtis.

584. Tris, gr. tris; lai. ter; ingl. trice; led. dreimal ; it. tre
volte. Tridhas, gr, trissos; lai, triplex.; russ. trizdy; it. tri-
plice ; led. dreifacb.
583. Trilt, gr. tryò; lai. tero, conterò; if. contritare; riisi.

truzu. Trillis, gr. trysis ; hit. (tritio) contritio; it. contri-


zione, dolore, ferita.

686. Tu, tTRil* send. iOm ;


peri, lù ;
gr. sy, ly ; lai. tu ; fr.

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TOC! SASSCtllTB J lOJ
. sp. porr. roin. ed ir. tu ( rolg. li
) ; wgf, tliou ;
gol.- Ilio ;
genti,

ted. sre3. e dan. du; lìi. tu; slav. Tutt.boeni.epol.iy ", sere. li.

587. Tnat. gr, sos, leos; lai. tuus; il. tno ; led. deitj.

588. Tudf lai. tundere; ir. percuotere Tatauda lutudi.

589. TllI^ gr. lalaò; lai. lollo, telerò; ir. tolgo, cstolgo, lo!-^

loro; fr. teière; led. dulde. AtliI = allollo.

590. TumiilaSf lai. tumultua; ir. ,lutmillo, confusione; icJ.

(aflìn.) Taumel.
891. TfatV gr. lagó, teiclircV; lai. lego; /r.-^lpge; il. —leggo'
( p. e. proteggo); ingl. deck; rcd. decke r«ss. laju. Ttac'f.
tTacan. gr. teichos, lego»; lai. leges, tectum; ir. tetto; ted.

Dadi.
593.
891. TtÀD, zend, IhvrVm pers. tui ;ì ;
gr. se, le ;
tal. te ;

fr. le. loi; tp. pori., rom.f ed ir. te, ti; /ir. tawe ; slav. lia ;

riiss. lebia ; sere, c boeni. Icbe, le ;


poi. ciebie, eie ; gol. thuk
alem e led. dich ; *res. e da», dig ;
ingl. thcc.
'
Tratf Ivayà. /«f. a te; ir. da le; /ir. lawimi ;
r«?s. to-

boiu.
594. Trayl, fnbliyao, gr. soi, loi; lai. tibi; ir. a te; gol.

llius; led, dir; /ir. lawiie, taco ;


riiss. lebie.

595. Tyr, gr. Hermes; lai. Mars; ir. Marte; alem. Ziu ;
scand.
Thor = dio della guerra. D’onde il lai. conlerere; led. zer-
trùmmern.
596. Vbha. ab>lidij, gr. an>pbù; lai. ambo, bini; /ir. abbu ;

nrss. oba ; ir. ambo, ambi, amendue; ing/. bolli ;


gor. bai; led.
beide.
597. ll<^, gr. ayxaò, ayxeó, ayxò; lai. augeo, angesco; il. au-
mentare, crescere; led. wacliseo.
598. Vdaraii (seno); gr. oydar; lai. ntcrut; ir. utero; led.

Euler.
599. liddic; gr. ekdeikd; lai. edico; ir. poferisco, dimostro. Da
nt = ex, e dir = dico.
eoo. Udi; gr. exeimi; lai. exeo; ir. esco; led. ausgebe. Da at
= ex, ed i = ire.

601. Vd^ani; gr. exemeò; lai. cromo; ir. i igeilo, vomito. Da


Ht = ex c TRm = vomo (vomito).
14

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.

IM TOC! SA!<SCniTK

602. Vlkày lai. flamma ; i(. fiamma. |Da questa voce saosc.
lulti^ i Vulcani pigliarono il loro nome qualificativo.
603. lllÙiiaSy gr. ololygon; lai. ulula; it. ulula, allocco; Icd.

Uhu. Da Talk = gridare, ululare (


volg. urlar).

60&. Unas (vedi alkas); gr. eis, monos; lai. uuus; il. uno;
ingl. one ;
ted. einer.

605. Upa (partic.) gr. ypo; lai. sub, ob ; il. sotto, so — ; led.

be — auf, an, em —
606. Upadhà, gr. ypotidemi; lai. suppono ; it. suppongo (pon*
go sotto alfine di sostenere, od alzare). Da upa = sub, e
dhà = pono. Nella parte del Tirolo tedesco usano tutt' ora
i lavoratori col grido hup, huppa darsi I' accordo per I' una-
nime sollevamento di alcunché, e le fantesche, dondolando i

bambini, sogliono accompagnare quel moto con dire: huppala,


h appaia!
607. Upadic (far cenno sopra qualcheduno, accusare); gr.

ypodeikó; lai. ed il. indico; led. anzeige. Da upa e die =


accennare.
COS. Vpaif gr. ypeimi; lai. subeo; it. sotteotro. Da upa =
sub, ed ì = ire,

609. Upari (prcpos. ); gr. yper; lai. super, sup — ; it. sopra;
sup — ,
sop — ,
sov — ,
sog — ;
gol. ufar; led. auf, ùber, ober.
610. L'pasthàf gr. ypostaó ; lai. substo, subsisto; it. sotto-
sto, sussisto ; russ. postoiu ;
led. bestehe. Lpastas = sub-
Da upa
sistens. sub, e stha sto. = =
611. Vpaj'US, gr. y'pozcygnyò; lai. subjugo, subjungo, subigo ;

il. soggiogo, sottometto; icd. uoteriouhe, unterwerfe. Da upa


= sub, e }l\| = jugo, jungo.
612. LranaSf gr. erras; lai. aries; it. ariete; lii. eris. lirni!i,

gr. erea; lai. ed il. lana. Da ùrn, ùrnu (coprire, vestire); lai.
ed it. orno, fr. orne. Secondo questa radice la voce orna-
menio significava in origine un decoroso vestito, e da questo
venne adoperata in seguito per esprimere qualunque siasi
ornato. Il titolo di ornatissimo Signore è del qui detto un
esempio parlante.
613. vrj, lai. urgere; it. urgere, spingere, promuovere, IJrJaSy

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VOCI SAKSCItlTK 107
gr. ergon ; it. |opera, lavoro, cara, premara. D* oode li*

turgia,

G 14. Uru = grande. IJras = estensione, pianura. UrTI^ lat. terra,

orliis. i(. terra, orbe, lli'varà ^r. orgas; lo(. terra ferlilis, arvum,
urbarium ; ir. campo, -podere. Auryara in ^end. sìgniGca or-
bar =3 albero. — L'rat in Celtico significa potenza; d’onde
taurus = ferns bos. • Uri eniin gallica vox est, qua feri bo*
ves significantur. > Macrob. vi, 4. Caes. B. G. vi, 78.
eia. Usròf usa, gr. ayGs, ayra ; lat. ed ir. aurora; Ut. auszn;
russ. ulro. Da US = rispleodere. Secondo questa radice la

voce ,
italiana usbergo signiGclierebbe un' armadura ( copri*
mento) risplendente.
616. IJt (
partic.) ;
gr. ck ;
lat. ex; it. es — ; ted. aus.
617. Ula, alba, gr. óte, lat. at, aut; gol. sithan ; fr. ou; rutt.
a ;
celt. ai ; ir. o ; ted. odcr.
618. Utplu, la(. elDuo; it. sgorgo; ted. ausfleissen. Da ut =
ex, e piu = fluo.

619. L'tiamas, gr. ystatos; lat. extimus; it. estremo, ultimo.


670. Vtlaras, gr. ysteros Int. exterus; it. estero (= non della
terra ; composizione simile è in gr. utopia = nullibi ; it. dì
nissuii luogo; ted. iiirgends ).

6’2I. Uttas* gr. yettos ; lai. udus ; it. bagnato, umido. — Ben*
cliè la lingua it. qui diversìGcbi dal Sanscrito c dal Lat., mo*
etra però d'aver conosciuta, e fors’auclie usala un dì la me*

desiina voce, a motivo che colla privativa a, comune -come


al Greco così al Sanscrito, essa esprime il concetto contra*
rio culla parola nteiutto, come il volgo dilfatti usa ancora
tutto per asciutto, e sulta per siccità, lldau = acqua; d'on-
de sudare, sudore. Vaudau = Guido.
677. IJxhala» Questa voce tbenclià l'x non s'incontri nell'al-

fabeto sanse.) è prodotta da Pictet de l’aGìn. p. 73, ed in-

terpretata per éléié, cxccllcnt. Kgli crede che la voce celtica


uasal = vassallo ne sia un deiivuto’nel senso nobile, qurllo
cioè di cavaliere, o personaggio a servizio di quaLhc prin-
cipe. (Vedi il celt. gwas, gwasawl).
673. \àc|, yacas, yttéd, gr. écbos; lai. echus, vox; it.

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lO-S vor.j SANii Kirr

Tocp, suono. Vaklar =: uaulor, oralor? Da tasi = \o-


carp.
ùVi. VÙcitan, lat. vagltus; ir. vagito, pianto de* pargoletti. Da
vac ;= vagire, gridare, parlare.
6*25. Vad^ lai. ed ir. vado.
62(>. VÙdis^ gr. ydcs ;
Int. vates ; ir. vate, poeta, oratore. Va-
dati = discorso, suada. Da vad = parlare, persuadere.
027. Vabas. Uu. ed il. via ;
gol. wigs ;
feci. Weg. Vàhas,
valiuiiaik Yallitran. gr. .uclios ; lai. vehss, vebia ;
il. veg<
già, vettura ; led. Wagen.
028. Vahali^ lai. veliil ;
il. mena, vettureggia. Da vah =
velio.

029. VaicaSy Taicman (aDitoziooe); gr. oikòma, oikos; lai.

vicus; ir. vico, vicolo; gol. weihs ; led. Wobnung. «Vici di*
ciinlur iiumiics doinus». Sltv. io Juniano Parlbenopaeo ad
hauc voc.
030. Vaida, Tailtha, vaida, vldma, vJda, tMos, gr.

oida, oisda, oide, idmen, iste, isasi ;


lai. vidi, vidisli, vidii,

vidimus, vidistis, vldcrunt ; ir. vidi, vedesti, vide, vedemmo,

vedeste, videro ; lii. wydan, vvydai, wydo, wydome, wydote,


vvydo ;
gol. wait, vvuisi, vvait, witum, witutb, witun. Da vid
video, cogoosco, sapio. — Come questa voce in sanscr.
siguiiica fedire e eonoicere, cosi [tassò la medesima or sotto
r uno ed or sotto 1’ altro significato anche ad altri idiomi di
nxmiera, che certi la ritennero nel solo senso figurato, e certi
altri nel solo naturale. Perciò wiisen significa in tedesco sol*
t.mto sapere, meutre i linguaggi celtici ritennero pel senso
ottica l'originaria radice tid o ved, e si servirono della me-
desima altresì per esprimervi il senso metaforico, ossia l’ tden,
la eognitione. Per es. « Adesso veggiamo a traverso di uno
specchio, per enimma ;
allora poi faccia a faccia. Ora conosco
in parte; allora poi conoscerò in quel modo stesso, ond' io
son pur conosciuto. >' S. Paol. ai Cor. 13, 12. Quindi i sino-
nimi lumi = ciste = cognisioni.

631. Vi\}as, raigas, lai. vigor; it. vigore. Vejat, Taigin,


lat. vpges; if. vegeto, vigoroso.

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voti SA>s<;itrrK 10l>

<i3'2, \'8j4t9 valhaf zend. vaiò; illir. velar; lat. veotus; it.

veolo; led. Wind.


633. Vailan (luogo rinchiuso, assiepato, chiusura); lat. velia;
ir. villa. Secondo questo la località, posta nelle vicinanze di
Trento, e chiamala alla velia, acquisterebbe un senso più
spontaneo, e più conforme all’ che non In
antica tradizione,
fosse dato da altri, i quali amarono interpretarla all’onda od
all'acqua, anziché alla villa od alla chiusa. Vaila = inler-
vallo dì tempo; got. weila ; Icd. Weile. Da vii = veliere, di-
videre, distaccare.
63^1. Vaillitaa, Taillanail, gr. eilèsis ; lai. volulio ;
ir. vol>
lamento, voltata. Da vail^ Talli = volture, girare; led. wal>
Icn, walzen.

635. Vaimailf lat. vimen; ir, vimine, vincigtio.


636. Val) lai. ed it. velare, vestire, coprire. D'onde valdrappa,
qualora questa voce non derivi piutosto da cavaldrappa =
gualdrappa = valdrappa.
637. Valaya^ gr. pcribolos; lai. ambitus, valium; ir. vallo, ri*

cinto, circuito, giro, vallata; fr. cnceinte ; ted. Wall.


638. ValitaSf gr. oylón; lai. valens, validus ; il. valente, va-
lido; fr. vaillunt, valide; ingl. well ; rust. welii.

631). Vailan^ vallasi Ijt. wulus; lat. vallus; ir. palafitta, stec-

cato; led. Wall.


OàO. Vàinùy lai. mulier, femina ; it. femmina; icd. Weib.
641. Van (amare); lai. veueror ; fr. véuère; ir, venero. Quin-
di remis = Venere, ossia la Dea dell' amore.
642. VàutiSf gr. emelos ;
lai. vomitus ; ir. vomitò. Da vaiDy
gr. emeó ; lai. vomeo ; il. vomito, rigetto. VaiBati = vomit.
Vavaina = vomui.
643. Vilpasy vapiis, lui. opus, ops; ir. opera. Vapras, lai.

operans ; it. operante, produceute.


644. Var^ gr, éró' ó ; (ai. belligero, defendo; il. guerreggio, di-
fendo; led. vvehren. Varnian« gr. eiyma; lai. arma (ur-

miiro); ir. arma, armamento; ted. Wehre, Walfe, VÙIrl|l« gr.


éiòs, eranos; lat. heros, bellalor, defensor; ir. eroe, guerriero,
difensore. Varmllas* lai. armatus; il. armato; led.. bewulfnet.
no Tw.i s.».'(sr.niTr.

643. Vara, lat. verruca ; celi, fjir (colline, monceau) ;


gU. fair-

giin ; ted. Fern, Ferner; ìMnonle, montagna, vedretta. Poti. lo.


646. Varada, lat, virgo ; i(. verginella, fanciulla.

647. Varalias, lat. verres ; il. verro (porco non castrato.)


648. Vars. gr. ardó lat. fondo; it. verso (da versare). Vàr,
;

Tàrl=acqua. Varsas pioggia. Varunas oceano, maro. = =


649. Vari, lat. vertere; it. vertere. Variate, lat. verti- —
lur; if. si volge, volta, converte. Varllis = voltata, diver-
sione, ossia il prender direzione verso qualche oggetto, loc-
cliè esprimesi io tcd. con wàris, ed io sanscr. con vàrlas
= lat. versus; it. verso; gol. wairlhs ;
ingl. wards.
630. Vartis, gr. aretd; lai, virtus; t(. virtù, distinzione; got,

vvairlhi; ted, Werlhi


631. Vartlan, lat. verbum; it. verbo, parola; got, waurd,
ted, Worl.
632. Vas, gr, einai; lat, esse; it, essere, esistere. Vaso, gr.

ón, oysia ; lat. eos; if. ente; got. wisaii; ted. Weseo; russ.

weszez’.
633. Vas, yusmàn, vàn (voi due = ambo); send. yiijem ;

pers. sliumà; gr, ymeis, spliói; lat. rom. e port. vos; tp. os ;

fr. vous ;
if. voi, vi; Ih. jùs; slav. rus?. bocm. e poi. wy ;

seri', vi; got. jus; alem. ir; ted. ilir; oland. gij ; sva. e dati.

i ; ingl. ye, you.


634. Vàspas, jr. t^speros ; lat. vesper ; if. vespero, sera.
633. Vasi, lat. vasture ; fr. dévasler; it. devastare; ted. ver-
vtiisten.

636. Vaslis, gr. esdes; lat. vestis; it. veste; got. wasti ; ted.

Weste, Gewand ; ingl. weed. Vasitas, lat. veslitus; it. ve-


stito, coperto; fr. vélo; got. wjsitlis. Da Yas = vestire.

637. Vatas, lat. vitta; if. benda, fascia, vincolo; tei. Band,
Binde.
638. Vatis, Talas, Tatikas, lat. ventus, ventosus ; if. vento,
ventoso; fr. vent, venteux; ted. Wind, wiudig; ingl. windy;
Ut. vvési's.

639. Valsas (vacca?), valsalflS, gr. italos; lat. vitulus; if.

vitello; fcd. Kalb.

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;

TOtI SANSCRiri! HI
6G0. Vangar) lai. vector; ir. vetluralo, vellurioo; tcd. Fdti*
rer, FulirmaDD.
661. Tayan (àvàn=:noi due); zend. vaéin ;
peri, mi); /ir.

mes; ilav. russ. boem. e poi, my; serv, mi; gr. éineis, nói,
nò; lai. tpag. pori, e rom. nos; fr, nous; ir. noi; gol. weis
aleni, e ted. wir ;
olan. e dan. wi; ingl. we.
602. Vi (panie.); lai. de — ,
a, ab; i(. di — ,
dis — , via, sen-
za ; icd. ab, weg.
663. VldhaSf gr. eidos; lai. visus; ir. viso, aspetto; Ut. wei-

das; russ. wid. VÌdhà= apparenza. Vaidas = discernimeato.


Vaidanan == cognizione, vidat^ gr. idon ; lai. videus ; ir.

reggente ;
russ. widok. Vedemi = far sapere. Da vid^ gr.

eido ; lai. video; il. vedo, e (siccome il d sans. ne' linguaggi


celi, si converte spesso io g) veggo, veggio, discerno.
GG/i. ViddhaSy lai. divisus, viduus; fr. vide; il. vedovo; ted.

VViltwer. Da Tldh = dividere, separare.


GG5. Yldhavà; lai. vidua; ir. vedova; go(. widuwo; ted. Witl-
we ; russ. wdowa ; iltir. udovica. Da tI = senza, e dhar
marito, uomo. Ohavao = mascolino, virile.

6GG. Viganiy lai. abire; andar ir. via, dipartirsi; led. weggehen.
Da vi = via, e galli = camminare.
GG7. Vincati^ gr. eikosi ; lai. vigilili; il. venti; fr. vingi; iagl.
twenly; gol. twuitigus; led. zwanzig; russ. dwadesiat; /ir. dwi-
deszimt.
GG8. Virà) lai. virago, mulier;ir. viragine = donna illustre (domina).

GGtt. VÌtaS; (passalo); lai. velus; russ. vetcliii; fr. vieux; ir.

avito, vecchio.

670. Vjras, TaraSf lai. vir, maritus; /ir. wyras; gol. wair ;

ir. uomo forte, potente; d'onde astrato virtus l' = virtù. (Ve-
di vartis).
G7I. Yà) gr. eò, iemai lai. ire; ir. gire, andare; led. gehen.
;

672. Yakart) yakao, lai. jccur ir. fegato. ;

673. Yaiuan, gr. gamos; lai. sponsus; il. (aflìn.) compagno,


coppia ;
led. Brùutigam.
67^1. YamanaSy lai. geminus ; ir. gemino, gemello ; fr. jumeau ;

led. Zwilling.
m VOCI SANScniTK

67i>. l'amatar^ gr. gairbros; genero (marito delta ftgbuo'


la). YàmiSf gr, gamelis; lat, ourus; t(. nnora (moglie del
figliuolo).

C76. YaSy yat) gr, OS, é, o; lai. qui, quae, qood ;


ir. il

quale, la quale, — ; led. welclier, welcbe, wclches.


G77. Yaya, jajfKSt maral, gòra; xmg, gov. Iti. jawai (ogni
sorta di biade); lai. bordeum; t(. orza (biada, biava?)
678. Yuga, yilgan, gr. zyx, zygon; lat. jux, jugiim; il. gio-
go (volg. giof. ); Hi. jungas; gol. jok; ted. Jocb. Yugias,
ynktaSf gr. zcnxis; Zar. jogatus, juoctus ; i(, — gìogato, con-
giunto, legalo. Yukiis =
congiunzione, tegame. Yùtfs==
accordo. Yllj^an =
giogamento. Da Ynj j ungere. =
679. Ytàsmàiif yas^ send. vó; pere, ahumàrà; gr. émas ; lai.

vos (acctts); ir. voi, vi; gol. izwis ; led. euch ; r««. vi'as. Y’ns-
makailf gr. ymón; lat. veslrum ; ir. di voi.

680. Yusinat) pere, slinmù; gr. ymetcros, spliòiieros; lai. ve-


. ster ; rom. vostre ; fr. votre ; spag. vueslro ;
pori, vesso ; ir,

vostro (volg. vos); gol. izwar; aleni, iwar; led. euer; sves.
e don. eder; oland, uw; ingi, your.
C8I. YOTan> gr. ebaoo, ebe; lat. juvenis; ir. giovane; gol.
jungs; led. jung; {ir. jaunas. Ylira^ ylaTaiian^ lai. juveii*
tiis; ir. gioventù; led. Jngend.
68'2. YùyaD^ xend. yùjem; pere, sliumà; gr. 6meis; lai, vos;
il. voi; gol. jus; ted. ibr; Hi. jus.

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DE’ CELTI, E DEL LORO LINGUAGGIO
-PHOW«a

Se s’ inlerrogauo i Classici anticbi, quali fossero i priitii abi>


latori del coalioenle europeo, tutti (eccettuati coloro, i quali
afiìne di palliare la propria igooraoza si sbrigano coi così delti

Aborigeni: appellativo, cbe •<— qualora non s’adoperi per con*


trassegnare geueralmeote i primi abitatori di qualunque siasi

paese o terra — confonde la generazione degli uomini eoo quella


dei funghi) accennano d'accordo ad un popolo, i cui nazionali
sono dai Greci chiamati Kelloì, c dai Latini Celine, e che da
noi s’appellano col nome di Cebi. Se poi d’ avaiitaggio s'ìnter*

pellaoo, qnali ne fossero i discendenti, di bel nuovo soggiungono,


essere codesti i Galli, gli Umbri, i Tirreni, gli Etruschi, i Raseni o
Reti ecc. Ma se finalmente s’ addimandano, qual fosse di que’ po-

poli il linguaggio, quasicchc per questa parte i detti Classici si

vergognino de’ proprii loro progenitori, non parlano che inci-

dentemente: vale a dire, ci fanno assai volte sapere essere que-


sta 0 quella tal altra voce celtica, gallica, umbrica, osca ecc.
Kd ecco la ragione, per cui, avendo gli uomini finora a quei
Classici attaccalo tutto il loro cuore e ceduto per giunta ben
anche il proprio buon senso, pochi fin qui osarono sul serio
trattare, e meno ancor definire una quistiooe, la quale pel detto
silenzio di quegli scrittori stimavasi troppo difficile per non dire
aflutto ioesplicabile.

Senonchè il risorgimento della critica portò lume anche in

quest’ oscuro recesso. Falla raccolta di tutti que’ termini, che


col marchio di spuri! sfuggirono, come s’ è detto, di bocca ai

Classici, confrontò questa scienza le dette Voci cogli idiomi di


que’ popoli, cbe progenio tult’ora si chiamano e sono degli an-
tichi Celti, e, trovatele conformi al loro elemento, si mise a por-
1 a

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114
re al medesimo confronto le stesso voci greche e latine, giusta-

mente argomentando, dovere il parlar de' nipoti pur rassomi-


gliare al parlare de' padri loro ; e per questo mezzo la detta
critica a* di nostri si convalidò nella persuasione, essere l’ele-
mento celtico padre dei greco e del latino non meno, che del
gallico, dell'etrusco, dell’italiano, e consimili.

Il seguente vocabolario di voci celtiche, messo a confronto


colle greche, latine, ed altre, dimostrerà, se I’ opinione suespres-
sa sia basata su tale fondamento da poterla abbracciare per ve-
ra. Potrebb’ essere, che, consideralo sotto diversi punti di vista,
questo vocabolario sembrasse a certuni troppo diffuso, a certi
altri al contrario troppo limitato ;
perciò dichiariamo, che fu ap-
posito nostro divìsamento quello di non eccedere su questo pun-
to nè in ricchezza, nè in modicità^ A coloro però, che lo bra-
massero più abbondante, possiam garantire, essere noi sempre
al caso di estenderlo a beneplacito.
A motivo che per lo passalo, e fora’ anche ancor di presente,
non pochi tennero e tengono e Cimbri e Celti senz’altro per
tedeschi od alemanni, facciara qui seguire un brieve cenno del-
la lor storia per farsene Gnalmeolc una giusta idea.
i Celti, venuti dall’Asia (checché su questo punto dicano in

contrario certuni, i quali per certe lor mire cosmogoniche vor-


rebbero della Scandinavia fabbricare la culla degli uomini), for-
mavano nella prisca età quella nazione, la quale si sparse sulla
maggior parte del continente europeo ;
di presente però essa
non ne occupa che una parte occidentale, cioè la Bassa Breta-
gna, l’alta Scozia, il Wales, l’isola di Man e l’ Irlanda. In que-
ste parti cioè la detta nazione conservò e lingua e costumi,
mentre nella Cornovaglia, dove il linguaggio natio vuoisi spen-
to da 50 anni a questa parte, e nelle altre terre, occupate un
di da' Celti, in conseguenza delle conquiste romane e l'irruzio-
ne di popoli tedeschi (ed altri, esso perdette poco a poco le

originarie sue forme in guisa, che dell'antico più non ci restò


che l'elemento fondamentale. Fusosi quest’elemento cogli ele-
menti o in parte o del tutto peregrini, si formarono nuovi po-
poli e nuove lingue. Alla prima di queste metamorfosi appar-

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IIS
tengono, i Galli, i Calali, i Vailesi, i quali in essenza altro non
sono che Celli, contrassegnati con nome alquanto diverso; alla
seconda gli Anglossassoni e gl’inglesi, che rappresentano due
germogli dì diversa natura sopra uno ed il medesimo stelo. E<
gli è perciò clic gli antichi adoperavano i detti tre nomi (Cel-
ti, Galli, Calati) ora per significare tutta insieme la nazione, ed

ora per specificarne un ramo, finché l'appellativo di Galli s'at-


tribuì esclusivamente a quella porzione di naziun celtica, che a-
bilava la Gullia cisalpina e transalpina, e quello dì Calati a que-
gli emigrati celtici, i quali si stabilirono nell'Asia minore.
Che i Celli venissero un tempo dall’ Asia, e non sicno che
una famiglia di quella gran dinastia linguistica, — che fuor di
ragione suolsi oggidì per esclusione chiamar l'indo — germana,
ma che più giustamente direbbesi l'ironica o l'indo — europea,
— benché ciò non consti per via di prove storiche positive, ò
però in filologia a dì nostri più che a sulGcienza comprovalo ;

anzi chi bramasse convìncersene di propria posta, non avrebbe


che a confrontare nel lavoro, che qui porgiamo, i vocabuli cel-
tici coi rispettivi sanscriti.
Al principio de’ tempi storici (per taeer delle traccie celtiche,
che taiun crede trovare al Norie della Germania negli stessi

tempi anteriori alla storia ) sono ormai nominate le Gallie tran-


salpine e le ìsole britanniche come sedi fisse della nazion celti-

ca, e vi si scorgono quattro diversi rami, che poi si suddivisero


in un buon numero di popolazioni minori. Nelle Gallie cioè s' in-

contrano i Celli propriamente detti (Gal/i) ed ì Belgi (Delgae);


sulle isole britanniche i Brettoni (Britoni o Britones) in compu-
-gnìa dì Belgi accasatisi sulle coste orientali ; i popoli di Cale-
donia e quelli d' Ibernia ; e siccome dalle Gallie sì misero col
tempo ad emigrare Celli non pochi, questi portarono in lontane

terre in un col nome anche il linguaggio celtico. Nella Spagna


ormai a’ tempi di Erodoto dimoravano Celti; schiatta celtica sono
delti gli abitanti al Sud della Spagna, in Estremadura, come
al Norie, in Galizia ; e sulle alture della Castiglia dall' unione
de' Celli cogli antichi abitanti di quelle regioni, gli Iberì, nacque-
ro i Celliberit popolo, quanto pròde altrettanto potente, i
lift

di coi Agli rrano appuolo i valorosi ciltadiui della famosa Mo-


manzia. (1)
Nazioni cetliche ormai da ftOO anni e più prima dell' Era voU
gare padroneggiavano nella maggior parte dell* Italia superiore,
che s’appellava appunto perciò la Gallia cisalpina (Liv. V. 37.
decad. 1. 5 ), e dall’ Italia, sormuuiate le alpi, non che dalle
Gallie. valicato il Reno, emigranti celtici s’ inuoltrarono ne’ pae>
si di mezzo, c, stretta alleanza or con uno or coll’ altro di quei
popoli, accoppiarono il nome di que’ confederati al proprio: co-
si nacquero, per es., i Cenomani per la lega fatta dai Galli
Sennoni coi Lcmani. Di questa maniera le nazioni celtiche si

estesero dal lago di Costanza sino in Panoonia (Ungheria); i

Yindelicj cioè, i Rezj, i Norici, i Taurisci, che, soggiogati da


Augusto, s’ accomodarono al dominio romano, sin che fra le ir-

ruzioni di popoli tedeschi, parte mescolandovisi, parte disper-


dendosi, svanirono dal teatro del mondo, non lasciando di que-
sta pristina loro esistenza in quelle parti altra memoria tranne
qualche pìccioi brano dell’antico lor nome {Kncl, Gal, Eoi), o
quella dell’ elemento linguistico, che in molti luoghi per intiero,
in altri in parte si conservò a monumento de’ posteri.
Verso la line del quarto secolo a. Cr. delle schiere celtiche
comparvero nella Servia alle rive della Sava c della Morava, e
ne scacciarono i Triballi d’origine tracica. I discendenti di que-
sti medesimi Celli, capitanati da Brenno, fecero l’ anno 280 e
seguenti delle scorrerie verso Delfi, la Macedonia, la Grecia, e la

Tracia, e fondarono in quest'ultimo paese il regno di Tile (Ty-


lis): regno, che fu dai Traci in seguilo di bel nuovo distrutto.
Altri di questi Celti illirici passarono di poi nell’Asia, dove col
permesso di Alialo I, re della Bitinia, occuparono quelh pro-
vincia, che quindi fu chiamala Galatia, e dove essi vennero no-
mali Calali, o Gallogreci. Costoro benché influenzali dalla col-
tura greca, e, dall’anno 180 av. Cr,, anche dal dominio roma-

(I) Eealco di Milcto c Dionigi intendono perciò sotto il nome di Cel-


tica principalmente la Gallia, ed appresso ancora l’ Italia supcriore, c la
S|)8gna.

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117
DO, conservarooo però per lunga prua e coslomi, e ron»ueta>
dini, e lingua, la quale, al dire di s. Girolamo, rassomigliava
al dialello de’ GalIT treviresi : anzi siaro d’avviso, che, siccome
niuna lingua giammai non si estingue alTalto, si troveranno lui*
t’ ora io quelle parli traccic non poche di quel celtico loro lin«
guaggio. E forse, non altrimenti che nell’ appellativo di (ìalli*

poli, in quello pur anche de’ Galilei si troverebbe un significato


pili vicino al vero riferendolo al patronimico Cai, che non de*
ducendolo dal morale (ebr.) galli = volubilis, o dal Gsico o
topico galal = rota, volutio, marmor. Il nome per es. del monte
situato nel mcditullio della Galilea, che dagli Ebrei cliiamavasi
Tubor, ma che giusta la testimonianza di Giuseppe Flavio da
Galilei dicevasi Itaburo, offre sembianze patenti di connubio cel*

to — ebraico.
Il culto degli antichi Celli era a somiglianza degli altri po-
poli gentili basalo sul politeismo ; veneravano cioè degli Dei c
delle Dee {deas maires seu maironas). I nomi più noti delle ma-
schili loro divinitò, come autori greci e Ialini ce li trasmisero,
erano i seguenti: Teuiaiet, che corrispondeva al Mercurio de’Ro-
mani, //csim = Marte, Taranìs (dio del fulmine e del tuono) =
Giove, Belenut = (1) Apolline ecc. Dal cullo delle Dee si svi-

luppò la fede de’ Celli nelle fultuccliierie e nelle streghe {»agae);


quindi a somiglianza degli Ebrei ricorrevano a certe donne, che
stavano presso di loro nel credito di profetesse, per farsi presa-

gire gli eventi futuri. Una di queste era ad esempio la famosa


Velloda, memorata da Cornelio Tacito, la quale servi a Chatau-
briand per far un brillante episodio ne’ suoi Martiri.
Tra te arti celtiche sembra che fosse principale quella di la-
vorar le miniere e di utilizzare i metalli ;
giacchò le armi gre-
che non meno che le romane portano in gran parte celtici (gal-
lici) nomi: segno evidente, che i Celli furono i primi a inren-

larle non che a maneggiarle. Tra queste la spada norica era

(I) Un Apolline beleno adoravasi ancor l'anno 23( dell’Era volgare in


Aquilejn, sui confini dell’Italia. Yetli Annal. d' hai. Sluruinri. Voi.
Vili. p. 163 per AtUmelli 1831.

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)

IIS
rinomatissima; si nominano inoltre l'azza di bronzo, e ne’ tempi

posteriori la così delta francisca, le armille, gli uteosilj di ve-


tro, le monete; cose tutte, che in Francia ed anche nell' Alema-
gna meridionale assai di frequente si scoprono nelle tombe an-
tiche od in altri monumenti. Tra i vestiti celtici sono nominati
le bracche {brnccae) ed il sajone {tagum), specie di mantello
militare. So con tutto questo certi scrittori rapportano, essere
stato le armi de' popoli celtici poco perfette ,
per es. gli

scudi leggeri e cattivi, le spade di rame, e tali che ad ogni col-


po, dato con esse sull' armadura di ferro, si sdentavano e si ri-

piegavano, sono silTatte notizie in aperto contrasto colle precedenti,


c non si possono in sana critica prender per vere se non limi-

tandole a qualche ramo meno provetto di quella nazione oppu-


re a' loro ausiliari, che talvolta si confondevano con tutto il cor-
po della lega celtica.
Dal consorzio coi Greci di Marsiglia e coi Cartaginesi vuoisi

che i Galli apprendessero l' arte dello scrivere, c che scrivessero


perciò la loro lingua dapprima con caratteri greci. Sapendosi
però, che i loro sacerdoti, i Druidi, si servivano altresì de' ca-
ratteri runici per loro scrittura arcana, diremo piuttosto, che i

Celti nordici dilTcrenziuvano in questo punto da quelli del mez-


zodì, c che il carattere dei primi conservava più la forma asia-
tica antica (la fenicia e la semitica), mentre quello de' secondi
ognor più si riformava a seconda del progresso e del consorzio ;
sicché il primo, giusta il costume asiatico, si ritenne per il lin-

guaggio liturgico, ed il secondo pel civile.

Non potendo per mancanza di tipi qui dare la forma dell'al-


fabeto celtico, cavato da antichi manoscritti, ne daremo in prova
dell' or ora esposto almen l' ordine ed il nome delle singole
lettere :

Allin (a) Cori ( g )

Beith (b) logha ( i


)

Coll (c) Luis ( I


)

Uuir (d M iiln m ( )

Eadha (e) IN'uin (n)


Fearnn (f) Gir {
o)

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119
Peith (p) Teluc (i) i

Bnis (r) Ur (u)


Sull (s) IJath (h)
Quantunque le memorie celtiche, registrate colle lettere di
nome qui sopra esposte, non arrivino più in là del 6.to secolo
dell’Era volgare, ciò non toglie punto all’antichità della lingua
con esse espressa, a motivo che i dialetti celtici, c a prefercn*
sa d’ ogni altro il ÌVehh ossia il Cimbrico ( come attestano WiU
liam Owen nel suo Geirìadur cymraejr = dizionario cimbrico, e
Davies ne’ suoi rudimenla Ihiguae britannicae vel cymraecae) te-

naci dell'antica tradizione ed avversi ad ogni alteramento in un


modo che non ha pari, mostrano ancor di presente, che i me-
desimi valsero costantemente a tenersi neutrali in tutte le lin-

guistiche rivoluzioni. Le gesta de’ padri, ridotte in versi dai vati


della nazione, si cantavano dui figli, e si tramandavano cosi alla
memoria dei nipoti. Le dottrine religiose non meno che le mas-
sime morali e politiche si dovettero conservare e propagare per
la medesima via tradizionale, tanto più in quanto che era vie-
tato a Druidi l' affidarle allo scritto. Senonchè cambiatesi col
tempo c col culto queste circostanze, ed importando di conser-
vare almeno io parte la memoria di quegli antichi avvenimenti
ed istituzioni, raccolse ormai nel sesto secolo I’ Abbate di LIaa
Carvan, Catwg, delle sentenze. Cyrys di Jal nel secolo undeci-

mo, e Sypyn Cyveiliawg nel decimoqointo fecero altrettanto ;

sicché di presente se ne tengono ormai più di 12,000 di sif-

fatte massime e sentenze britanniche.


Di carmi epici ed altri, che a somiglianza dell’ Iliade d' Ome-
ro, si conservavano per tradizione, e si recitavano in certe oc-
casioni e solennità, è il più antico un poema in lode di fieli il

Grande, il di cui figliuolo Caswallon (


Cas.dvelanus) si oppose
allo sbarco di Cesare. Esiste ancora una moneta del padre di

codesto Beli, Manogan, il quale visse circa l' anno 120 avanti
l’Era volgare. Questa rarità numismatica fu descritta dal D.r
Stukelcy nella di lui opera, che tratta delle monete degli anti-
chi re britannici. Nella stessa maniera si conservarono i canti

di Ossian, figlio di Fingai, principe di Morven nell'alta Scozia.

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no
Ossian visse intorno ul quarto secolo dell’ Era nostra, cd era
eroe e vate ad un tempo. 1 suoi canti vennero a notizia della
restante Europa solo dacché Maepherson li raccolse, e li pub-
blicò. Quest'eco perdentesi di vaneggiamenti gentili, queste me-
morie dell' eté normanna iovc^liaroso tutte le colte nazioni ; sic-

ché ben presto latte le lingue riprodussero qne' canti parte sto-
rici, parte lirici, ed insieme erotici, elegiaci e descrittivi
La Musa narrartiva e drammatica è rappresentala da una rac-
colta dì singolarissimi avvenimenti, chiamata de’Mabignon la
quale ci porge schiarimenti intorno alla mitologia, alla vita pri-

vata cd ai costumi degli antichi Britanni. William Owen opina,


che questi racconti servissero di prima base per quei componi-
meoti europei, i quali in seguito pigliarono il nome di Bomansi (1).

Qucsio nome venne, come si dice, a que’ strani componimenti,


(t)

perchè scritti In Francia nel secolo X per la prima volta in lingua vol-
gare, la quale chiamavasi romantu termo, o per abbreviatura romavs.
Tal circostanza ci fa Conoscere, che tra lingua rustica romana e tra
lingua Ialina propriamente della passava ognor quella dilTcrenza, che
passa fra un cd una lingua colla. Scnonchè non sapcn-
dialetto incollo
lioci noi bene spiegare come e perchè in tal caso si possa chiamare ro-

tiiaiìlica una veduta, un punto topico ccc., amiamo meglio indagarne


la causa di sifTalln nomenclatura, anziché nella storia, nella natura stessa
del linguaggio celtico, e quindi comune sì ai dialetti gallici clic ìl.lìa-
ni. Se altri ofllne di trovare un fondamento per la loro asserzione, si
presero la libertà di sincopare la dizione di romanm senno in ronunis,
c di cliiumarc con questo nome dei componimenti, i quali, non già per-
chè condili di amori c l.iidi vezzi, ma perchè esposti in un dialetto, clic
sapeva {del romano, ci sarà pure permesso d'ammellcrc, che i Nonnan-
ui di que' tempi chiamassero rumans gli abitatori del contado (rus), c
l.adins gli abitanti delle città (
Lady dilTatlo in inglese signiGca don-
na nobile, dama, signora), c che segnassero col incdcsinin appellativo
anche il dialetto più grossolano c rude dei primi in opposizione al più
gentile e lindo dei secondi. La voce Trumenier (d’ru nienicr ), for- —
matasi in simil guisa, ci antorizza a questo supposto, il quale ci dà la
ragione, per cui per romanus sermo s' intendesse la lingua rustica, c
per senno lalinus la civile. Sillada distinzione tra un dialetto più ru-
vido ed un più dolce (ladina) si conservò fino a’ nostri di nc’Grigioni,
in Fassa, Gardena c Badia del Tirolo. Se quindi Fauchcl e Du Cange
(
nel suo glossario) c’ informano, che in Francia, da Concili! tenuti nel

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lil
Owen Puglie procuiò de' Mabigiioo un'eleganle edizione, corre-
dandola d' una versione inglese. I msnoscriiii antichi, dai quali

la trasse, risalgono Pino al nono secolo dell’Era volgare.


La storia antica si conservò nelle così dette Triadi : una specie
di ritmo poetico, nel quale per facilitare la ritenitiva delle me-
morie tradizionali, si trovano ognora in un tornello accopiale tre
rappresentazioni, ossia pensieri. Nell' originario nome tecnico di
questo genere di componimenti ha forse il suo fondamento non
basso, ma nobile, la frase volgare italiana sfar delle tirade>,
per esprimere il passaggio, che alcuno di slancio fa da un atto,

o pensiero all’altro, prevenendo cosi con sorpresa l’ altrui a-

spettazione. Alle Triadi si legano nella letteratura britannica In

cronache degli antichi re di quella nazione, e de’ Sassoni, non


che de’ Principi di Gales. Per la storia dì quest’ ultimo paese
non meno che per la lingua dì quegli abitanti fornisce la rac-

colta delle leggi nazionali un appoggio tanto più interessante,


in quanto che assai volte qui su d’ una e la medesima perga-
mena sì vedono vergati varii chirografi o caratteri. Anche gli

scritti, che dal decimoquarto secolo in poi sì compilarono in-

torno a delle materie religiose ed alla vita dì certi Santi, for-

niscono del materiale sì per vedere, quanto la lingua, di cui


parliamo, ognor più si perfezionasse, come altresì per osservare,
qual’ influenza vi esercitasse la coltura cristiana.
Più d’ ogni altra cosa però iuiercssano por la storia antica
britannica le istituzioni de' Bardi e de’ Druidi. Ma come saperle,

se, come già dicemmo, era loro severamente vietato di allidare

allo scritto quanto riguardava le dottrine religiose, morali, po-


lìtiche? Appunto perciò i Pembroke, Jaspcr, William llerbcri.
Sir Riccardo Basset e Riccardo Ncvill si fecero un merilo non
perituro con raccogliere quanto la tradizione nazionale su qnc-

secolo IX, ordinavasi a’ sacerdoti d’istruire il popolo piuttosto nella


lingua rustica romana, che non nel latino ptiro, a motivo che l'ultimo
non era da tutti inteso, ciò non comprova se non l’cmuncipazionc <lel

dialetto volgare dalla schiavitù, in cui finn a que’ di lo tenne In lingua


dello stato, ossia la latina. (Vedi su (|ucst' argoinenlu In png. 40 .)
lU

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12 ^

sto punto vi conservò. K siccome a’ tempi della regina Elisabetta


vi aveva fondato motivo per temere, che il listema coslitusio-
oale de’ Druidi venisse a solfrire ognor più in derogazioni e scon*
certi, perciò dall'anno 1460 sino al 1792 si tennero sei assem-
blee druidiclie generali per conferire io esse e stabilir collo
scritto, quanto intorno all’antica Mitologia ed altri argomenti
reggeva a rigor di critica, e meritava di essere conservalo alla
memoria de’ posteri. Non altrimenti le famiglie dei Salesbory,
dei Middleton e dei Bulkeiey al Norie di Galea si mostrarono
premurose nel raccorre gli avvanzi di antica poesia celtica, e sa-
ranno perciò ognora con rispetto nominate ove si tratti di cita-

re i possessori o collettori di quell’ antica letteralnra.


E quando, e chi ridusse il primo a forma grammaticale il

linguaggio di cui parliamo? Fa nn certo Geraini, il quale verso


la line del secolo nono ne scrisse una grammatica a solo fine

d' impedire per tal modo, che il linguaggio gallese o cifflbrico

non iscapilasse col tempo nè in genuinità, nò in purezza. Verso


la metà del secolo duodecimo Eioion, ed nn secolo dopo Edeyrn
la rividero, sicché in seguilo sino alla metà del secolo decimo
ottavo più d’ una dozzina d’ altre edizioni vi succedettero. Le
grammatiche appellavano ben presto ai dizionari! ; e W. Salesbory
r anno 1547 ne compilò uno, il quale pel piccioi numero dei
vocaboli sembrava piuttosto destinato a preservare dali’obblivione
Certe voci, che vi si mostravano proclive. Tommaso Yilliams nel-
l’anno 1620 Ile porse un altro, e nel 1632 John Davies vi fece una
seconda edizione accresciuta con voci desunte da antichi mano-
scritti ed altre. E cosi l'anno 1752 Tommaso Riebards portò
al numero di 15,000 le voci assunte nel nuovo suo dizionario.
A chi tal numero sapesse di modicità, faccia riQcssione, che non
solo trattavasi della lingua d’ un popolo alpestre, ma che v’ era
iouoltrc un monte di ben 2000 manoscritti, che non furono per
anco utilizzati pei detti fini lessicografici. A quest’ arduo lavoro
b’ accinsero John Walters e John Jones, l’ uno pel decorso di
30 e l’altro di 50 intieri anni; e per tal modo a William Owea
finalmente riuscì di portare il suo dizionario cimbrico al numero
sìgniGcantc dì 200,000 voci.

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ns
Preseotemente la famiglia celtica si divide in due rami lingui-
stici. Il primo contrassegnato col nome di Gadelico comprende
il dialetto Ersico, il Gaelico, ed il Manico. Il secondo, detto il

Cimbrico, abbraccia il Weish (in frane. Gallois), il Coroish o


Cornovallico, e l’ Àrmoricano, detto anche il Breizounek, o Bas
— Breton.
Pria di chiudere quest’ introduzione al nostro saggio non crc-
diam superfluo accennare ad alcune opere, che trattano de’Celti
e del loro linguaggio:
Schopflin» Findiciae celtkae.
Yalent. Eroest* Loescher* Liwaior celta', uu de exeo-
lenda literatura europaea occidentali et teplentriQiiali confilinm et
CMtatut. làpsiae ilìQ.
JaiQes Cowles Prlohard* The eatiem orìgìn of the Celtìc

/(ationi, proved by a comparìton of tlicir dialccls wìth Sanserit,


Greek, Latin and Teutonic langmges. London 1K3I.
Ffaoz Bopp» Die keltischen Spracken in direni Verliàltnisse
aum Santkrit, Griechitchen, Laieìnhclieii, Gennanìsclieti, Lithauf
achen, uml Slavischen. Berlin 1839.
Idem» Uber die kaukasitchen Gliedcr dee inilp — europiihehen
Spracluyeteme. Berlin 1841.
D.r Lorenz Dlefcnbacb» Celtica f et n, oder Sproehlicke
Doeumente sur Geeehichte der Kclten, al» Beitrag zar ^prachfor-
achung iberhanpt. Stuttgart. 1839.
D.r N. Sparschuh. Kelt'uche Stadie», oder Unlertuehungcn
ùber das fVesen and die Entttehung der griechhehen Sprache, My-
thologie vnd Philmophie verniiitelst der keltUeben Dialecie. Frank-
furt am Main. 1848.
Goldmaoa. Celt'uehe Sprnchlehre,
VOCI CELTICHE

1. Abati; lai. crror, dercctus; i<. sbaglio (abbaglio). Da aballll


= sbagliare.
|

Aballiad; lai. defeclio, ribellio ; i(. ribellione ; rrd. Abfall. V

.3. Aberlh; lai. sacrlficiutn, oblalio; il. oiTerla. Aberthll = i

'

olTro. Le desinenze verbali celticlie in i/u corrispondono all*

desinenze do’ verbi medii e passivi greci in mi e mai, ed e-


sprlmono la prima persona del tempo presente indicativo. P.
c. itim = cdo; ikiin = medico; rullhciniiu = rutilo
|

ec. Giova pure qui osservare, che le desinenze aggettive, av-


verbiali e sostantive latine in din, alis, e (n«, (tatis) trovano
nella natura del linguaggio celtico il loro fondamento, p. e.

aberibadw; = ofTerendus, abcrthanl (quasi olTertalis)

= appartenente al sacrificio, abcrtliiad (quasi ofTertas) =


obintio; abcrtllHP (quasi offeritorc) sacerdote; dal che ve-
diamo, avere i Celti a modo della lingua spagnuola ed antica
italiana costumato esprimere il nominativo per esteso, e non
sincopato; p. e. Trinidad, trinitate.
A. Abh; ainh (cosi anticamente alla sanscrita), Aw (e col-
l'articolo 'Ilo = l’au) aha; ijoi. ahva ; snss. aa ; nrtgloss.

ea, ou; frane-gali, au, ej eau; lai. aqua; il. acqua. D'onde
ansV; awe, auge angìa, algta = ischia (regio aqiiosa ).

5. Abl'ed; lai. niabim ; il. deviamento d.il retto, o giusto.

G. Acaidil; =
dimora, abitazione. Vedi cac, e la sanscr. caga.
7. Acawd; lai. adaf|ualiis; il. adacquato; (irrigato); ila(*a»d
= inuanìameiilo. colf articolo).
j

8. Adoil; lai. dominiis; il. signore (alla tpagn. don, fcm. donna). \

9. Aclhj’lll; Ut. ilo; rim. idu ; lai. co; il. vado (me ne vado).
dO. Afaiii., plurale di al’at* — alfaiino, afUizione. Starebbe for-

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;

VOCI cr.i.Ticfir. l'Ja

se II) frase italiana; «Molti affari generano annuiti > con que>
ste voci celtiche in qualche biologico rapporto? (VediAvar).
11. AfiliSf lat. avis fr, òiseau, aucel, anselh; it. augello (volg.
usel ); ted, Vogel : voci, che probabilmente si formarono dal
diminutivo lat. aucella, avicellus.
12. AgOSf lai. aoguslus; il. angusto; led. eng.
13. Agtf lai. aclus justitiae; il. atto di giustizia.
14. Aidheoir; ^r. aither; lat. aether; i(. etere, aria. D'onde
Aurora, ffr. ayrios ora = tempo mattutino.
13. Alg, agmen frotta, folla.
lai. ;

IC. Alny naia, lai. anus; it. la nonna ossia l'ava.


17. Ainini, lat. nomen, ii. nome, gol. nama ted. Namen. ;

15. Airnif arWf aor« ar^ gr. aor, ares; lai. gladius; i(. ar-
ma. Arv = pugnale (man — ara). Arvawr = guerriero,
gendarme. Arvand = armato.-
19. AlSy lai. munimen, arx; ir. ajuto, difesa. Vedi la sanscr.
are).
20. Alauda^ (bas. Urei.) lek? lai. alauda; it. allodola, lodola;

aleni, lerahha; ted. lerche. « Avis galerila, quae Gallico Alau-


da dicitur. > Se\l. Empir, c. 39. Plin. 9, 27.
21 . Alb? alp? lat. albus, altus; it. bianco, allo; d'onde Alpe;
gr. alpis; ted. Alpe.
22. Ali? oli? allt? lat. altus, magnus; it. alto, grande. Alit?
in plur. forma elltiz = altezza.

23. Ailan? all? lat. alius; it. un alt.'o. Allaiz = un barba-


ro; allmaa = il forestiero; alliuyi’ = forestiero venuto
d' oltremare.
21. Alp? lai. alpes; it. alpe (plur. alpi); ted. Alpe ( volg. Alm).

(Gallorum lingua ulti montes Alpes vocaoUir. > Serv. in


alb.
Virg. X. 1. Vedi
23. Am (particella); gr. amphi; lat. amb — ; fr. amb. ara —
it. amb — ( p. e . ambire ); ted. um.
26. Amaeth? lat. homo. Tir; it. uomo. Amacth? aradyr;
(aradur); lat. agricola; it. campagnuolo, agricoltore; gr.

ergalés, dac. argatu ;


alban. argathù.
27. Attira? lai. obscurus ; ir. oscuro ; d'onde umbra = ombra.

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,

11C VOCI r.F.I.IICIIE

28. An < partic. prirativa ) ;


jr. a ; lai. ed i(. in — ; ted. un —
ohn.
29. A 1I 9 lai. elemenlum, anhelatio ; it. elepieoto, alena; anadla
= respirare, anelare ; d' onde anem = aura vitale ; gr. a-
nemos ; lai. ed i(. anima ; anavely auivel = animai, ani-
male.
30. Andras^ lai. domina. Io basco andrta significa dama, sii*

gnorina. È questa voce basca presa alla greca (da aner,


andros = vir) in quella guisa come nel sanscrito Tiri signi-
fica donna, moglie, padrona?
31. Angar, lai. angaria; i(. angheria, gravezza. Augheu»
rheidiaw = angariare, costringere.
32. Angeli^ lai. egestas, egenus ;
ir. povero, bisognoso.
33. Aon^ UII 9 gr. eis, en ; lai. unus ; it. uno ; tal. eins ; Ut.
wicnas ; riisi. odin.
34. Ar, m^agair, gr. era, agros; lai. arvum, ager; ir. terra,
agro, campo; alò. arra; òasc. erria. D'onde agricoltore, agri-
coltura, ed il (ed. Erde, urbar ec.
33. Araby arar; lai. bilaritas ; ir. allegrezza. Ove questa voce
si congiunga coll’ agg. car —
arab; C^arab,
^ risulta Tira-
liana garbo, garbato; ararez garbatezza. =
Sii. Arad^ aradr^ lai. aralrum; it. aratro. Aradair^ lai. a-
rator; ir. araiorc.
37. Arbaar (
plur. arborlon ) , lai. arbustum ( prodotto della
terra, e quindi altresì) arbor; ir. arbore, albero.
38. Arcgwr, lat. exac lor ;
ir. esattore, creditore.
39. Ard, gr. era lai. terra ; ; i(. terra, suolo ;
ted. Erde.
40. Arda^ ardachadhf gr. arden ; lat altitudo ; ir. altura.
D’ onde I’ agget. arduo.
41. ArdcheaaaSy lat. guardianus; ir. guardiano. APCadu =
guardare, custodire. Al*ach, gr. arche ; t(. signoria, sovranità,
presidio, potenza ; in ted. Ilort.

42. Argae^ arglawz^ lat. arx; it. assiepamento, luogo dhiuso.


43. ArgaUy lat. circondare, muoire; ir. assiepare, eircondare,
rinserrare.
44. Arian, arlaot, afgan, afghani, airgid ; airgead.

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vori cci.TiciiE li7
gr. argirioo; Ut. argeoluni; i(. ariento, argento : signìGoa me-
tano bianco.
&5. Ara, anfaru,'ei*w, aradu, lat. ed ti. arare.
46. ArW; lat. ed it. arma; ted. Webre. (Vedi airm). Trovo,
che in Celtico afvawr signiGcasie (
Ggur. ) anche finire, mo-
rire, 0 forse pib veramente far morire. Egli è difattì costume
de’ dialetti celtici di dare al genere di morte u lesione il

nome del mezzo, col quale procuravasi o questa, o qnella. P.


e. mazzar (ammazzare), scortellar, sbudellar, fusilar ec. Nel
sento di finire adoperasi nel Trentino la voce ruàr, la quale
pare sia consona colla celtica suddetta, com’ò identica nel
sento: p. e. mela (Guiscela), ho ma (ho Gnito). Vedi la sans*
cr. Bì).
47. Arj =3 avanti, sopra. Quindi Arjmoracha, od ar'ino-
racfaa (Armorica regio = Bretagna) signi Gcherebbe mare
anteriore, superiore. Aremorici = =
ante mare: ore ante,
more Galli dìcunt mare —
et ideo Morìni Marini. Caes. bell,
— Armor — ad mare
;

gali. VII. c. 75 ;
Leibnitz. supra vel
mare. Mabill. II. 60. cf. 439. — Ar — mor —
Ili, — ic

(armuir Ict )
= ultra mare 0' Coon,
Ictium. — I, c. 3, 99.
Il Nanne del Tirolo adopera tutt'ora la medesima voce ari!
(avanti! fr. allez!) quale imperativo per far marciare i suoi
giumenti. (
Vedi le voci sanscr. ar^ ed arJ).
48. As$ asa = principio, sorgente, primo, cllinc Scandi Otbi-
num ceterosque Ileroas vocabant Asas«t V. E. Loescher lit-

ter. celi. p. 77; altri però opinano, che si chiamassero con


questo nome i deiGcati discendenti della seconda dinastia scan-
dinava, perchè venuti dall’ Asia. (Tkanij Mytholog. der alt.

Teultchcn n. Slaveu pag. 77) Odin’ in ling. ross. signiGca


primo. Hetm nomen idoli gallici, quod prò Marte vulgo ha-
betur, rectius prò deo felicilalis. Loescher. p. 22.
49. Asaith, Ut. satis, sat ; it. a sazietà, assai ; fr. assez.
50. Ase, asen, asel^ asai; gr. onos; lat. asinus, asellus; ir.

asino ( volg. asen ); got. asii ; angloK. asai ; teand. e dac. osai,
asen, esen ; ingl. asei ; ted. Esel ; base, astua.

51. AstrnS; lai. obstrusHs; !t. astruso, picOo d' impedimento,

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l’S VOCI ( I.LTir.llK

di dilTicollù ; dalla radice tnvs = impedimento, ostacolo.


Quindi obirudo.
Asu, asiair, lai. comilari; il. associarsi?
i>3. Athair, lai. pater ; il. padre ;
ted. Valer.
ai. AYadar, ioOTas, lai. possessio ; ii. I' avere.
1)5. Avar, afar, nel plur. afain, gr. apos ; lai. affliclio, ii.

affanno.
56. ATryviogi, lai. arroganlem agere, presumere; i(. far l’ar*

rogante.
57. Aw, e coir articolo Ilo (
l’ aw) = acqua. (Vedi Abh).
58. Asvcn, lai. acuere ; t(. acuminare. Aw<;aiz = acuminalo.
AìfCjs = acuto. AW^, gr. ake ;
lai. acus, acumen, aculeus ;

ir. ago (volg. uccia), acume, punta, puntigliene.


59. Awg, asYC, lai. ed il. audacia; d'onde il gr. aoknos; lai.

audax; ir audace, non ebe il led. wagliais = ardimentoso,


rischioso.
60. Aur, our, or, gr. ayron; lai. aurnm; il. oro.
61. Awr (aur); lai. bora; ir. ora. Yn am* = none (in liac

bora )
= adesso.
67. Az, lai. impulsus; ir. impulso, istigamento; d’onde aizza-
re (
in volg. uzzar); led. hetzen.
63. Azas, adhas* gr. azios; lai. aptus; ir. atto, adatto.

6i. Baeddu, bat, gr. (patcó) patassó ;


lai. Latuo; il. ballo;
fr. bats; ingl. beat; led. battsebe. (
Apnd licrodotum Ama-
zon vocatur verobata seu viricida, quia Amazones mares ver-
beribus interficiebant ).

65. Bagad, gr. kokkos lai. ; bacca; ir. orbacca, coccola. Ba-
ca =
cingere di serto, d’ onde baccalaureus? Vedi Carati.
66. Bai(,‘, lai. exsiccatus; il. appassito (in volg. pass). Bci-
ciasY — appassire, o come alla celtica si dice, seccare, sec-
catura, peso, noja.
67. Bals, bhas, bas, lai. mors; ir. morte. Si vede perciò,
che la voce il. batìre (venir meno) ha la sua fonte nella ra-
dice celi, bas, e che il grido tumultuario a ba$so corrisponde
al ted. Mordjo!
68. Balau, gr. aloan, trìbein ; lai. exlricare, expellere; ir. e-

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VOCI CELTICHE 119
tricare, trebbiare; d'onde trebbia (quasi trebala). Quindi la voce
tribolazione (io senso di vessazione, combattimento) non sarebbe
che figurata, presa dalla trebbiatura del grano ; ted. Dreschco.
69. BalàO) gr. ballizein; lat. choreas ducere (juxta Isid. bai-
lationes); i(. ballare; (ed. walzeo, laozen. Bai) alb. valu; ir.

ballo; ted. Ball.


70. Balc^ iric. boich; celi. nord, bald = baldo, maestoso, su-
perbo, audace. D' onde beldida — baldanza, ribaldo ecc. Il

Balkan (mons Ilaemus) corrisponde quindi a Moniebaldo. De-


riva dalla voce Jafetica bài = forte.

71. Banc^ bac^ lat. abacus; i(. tavola, banco (volg. banc);
ted. Bank.
72.Bara; aran^ gr. artos ; lat, paois. Gibus ;
i(. pane, cibo.
Bargnin, fr. baragouin, barguigner = barbare loqui. L' e-
limologia di quest’ ultima voce può trovarsi in bargiua, bari-
gena = peregrino, oppure nella circostanza, che i Celti pro-
ferivano queste voci ogniqualvolta nel loro linguaggio chiede-
vano ai Greci, Latini ecc. pane c vino. Nel Trentino chiamasi
larabara quell' uomo, !il quale usa un parlare confuso ed in-
concludente.
73. BarCy forkf barka^ gr. e lat. baris (navis); ir. barca
(da bara = cassa ed aca = acqua).
74. Barn) dac. birau; magg. birò = giudice, giudizio. Le voci
italiane barone, birra, bargello si presentano quindi come al-

trettanti derivati dal celtico.

75. BarO) lat, barba; i(. barba.


76. Basai = giudizio, sentenza (di morte?); ingl. judgemenl.
Basd in ami. =
damnatio it. condanna. ;

77.Basdardd, bastard, basar!, lat. spurius; it. bastardo,


spurio; Ut. bostras, bostruké ;
alban, bashto. Deriva da bas
= falso (per es. basa dow = falsi dei, idoli), e da tardd,
tartb, tarz = origine, fonte, buto (in trentino volg. gan,
plur. gariì).
78. Basus = capitano, guerriero, cavaliere. Greith Spie. Vatic.

p. 32. crede, che la voce vasallus non sia che un diminutivo


e derivato di bassus, vassm = ministeriog, military servaot.
17

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<30 TOCI (F.LTICtlE

70. BawaiXn lui. fremere; it. imperversure, sbavare.


.SO. Beachd, in gad. beacbt (verbo e nome) = spiare, sguar-

do; ted. beobachten, Beobachluog. Beacfadair^ in cimbr.


pcithas = guardia, scolta, spia. Deriva dal sanscritto pae,
paci; lai. specio; alcm, ani. spehòu ; alb. paze (vidi). La ra-
dice è ac = occhio. Peilha, pycta, pietà, picala, secondo Ve-
get., significava perciò presso i Brilauni una nave, così detta
exploratorìa, che precedeva le maggiori, delle liburnae. Lib>
hearn (
in godei. )
— nave, ed anche abitazione.
81. Beag, beagaa, (io godei.) bach, bychan {e'mbr.) bi-
ghan corn. bfhau
( ) ( bat-Brei. ) = piccolo, giovane. Sem-
bra, che da beag derivi la voce italiana di bagatella e la

volg. bagatel per indicare una minuzia, ed un uomo da poco.


Ila fanciulletto chiamasi in bas~Brel. bagel, ed in rim&r. bu-
gail, in alban. vogali. Pultel? Anche nei Tirolo tedesco è un
ragazzina dal volgo chiamalo t a kloane Putti. *

81. Bear, bar, gr. laleip, logon; lat. fari, loqui; ir. parlare.
L’ appellativo celi. gali, barell significherebbe perciò narra-
tori, perchè decantavano ie gesta de' loro eroi. Beas = lin-

guaggio, discorso. Beargiiath = dialetto volgare ( da bear,


bar = parlare, e guàth = nazione, natura ). La medesima
voce si cangiò in bearla, beurla (thè vernacolar langua-
ge ), e presso gl' Italiani, cou senso alquanto diverso, in bur-
lo. — Secondo Tacito significava barritue un canto militare
de' Germani : circostanza, che conferma il senso da noi dato
qui sopra alla voce barelL £ di fallo Gesner in Milhrid.
ci ragguaglia, che nella Franconia e nella Svevia le melodie
de' cantici chiaroansi Borea.
83. Bealba, beata, blu, oes, gr. bios ; lat. ed il. viu.
8ò. Ben, lai. carrus; beiiyn = carriuola; benafd = car-
riaggio, carico. Costumasi pur anche di coogìungere in una
le due voci carr e ben. Per es. karb, karbad, terrena
= carrus, carruga. Dal celtico ben deriva la voce italiana
volg. bena, la ted. Berne, non che la ted. Korb (da karveoo.)
85. Bencn (quasi benina) =r femiua jnveiiis; it. donzella. Be-
nw = mulier; it. femmina, moglie.

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VOCI Cr.LTICIlE 131

S6.Borwiza^ gr. britos; lai. cercvisìa ; il. birra; da birwiy


bruithim, brj'diavr = ferveo, fervefacio ; ir. bollire, e da
yd = frumento.
87. Betony^ gael. beathag^ gr. beÙODikè ; lai. vellonica ;
il.

Bcttooica = serratula (erba).


SS. Bhith; bod^ gr. pliyein; lai. Gerì; i(. farsi, a — ;
lìi. bali;
ruM. bywat; ingl. be ; led. be — (per es. begiiincn).

89. Bledf blee^ sauon. amie, biad, bied ; fr. bié ; il. biada ;

ed in batso lai. bladom =; frumenlum. Locsclicr nel suo i.i-

leraior cella vuole, che questa voce siasi recata in Italia dai

Longobardi, ed essere la medesima perciò d'orìgine aleman-


na. Ma se baiau, e treblawr in celtico vuol dire trebbia-
re (battere sali’ aja il grano) potrebb’ essere, che l'Italiano
ne fosse più veramente possessore di prima mano, c l'ale-
manno soltanto di seconda. Giacché il celtico, gallico, vallico,

(vrolsch) è un trifoglio, che spunta dal medesimo stelo, men-


tre it tedesco non n'è che una varietà nata drtl casuale me-
scolamento del polline. Coloro, che credono, essere il celtico

una specie di tedésco antico, s' ingannano a partito. Vedi su


questo punto la Celiica 1 pag. 5 e d.ta 11 p. 12 ccc. del doti.

Lor. Diefenbach.
90. Bog, bogelf lai. umbo, umbilicus; ir. ombilico, in volg.

ombrigol.
91. Bore, boren, boreuaw, Im. matutinum; ir. l'albore del

mattino, d' onde la frase y TOry, gr. ayrion ; il. dimani.


92. Bratbair, brawd, lai. fraler; il. fratello (antic. frate);

fr. fière; ingl. brolhcr; ted. Briider.


93. Brawd in cimbr., breild, brcùt in bas-lìrtl., brez in

corri., breflh in godei. — plaidoyer (difesa od arringa d’un


avvocato) giudizio. L'alem. ani. verbrasit (damnabit )
sembra
perciò un derivato dal Celtico. — Fu forse un dì fìra nella
Naunia sede d' un giudizio? Cf. Barn.

9é. Breo, lai. igois; il. fuoco; d'onde bruciare, in ted. bren-
neu. Bruid =
brucia.
95. Briga, broga, brica, brix, trac, bria gr. pirgos lai. ; ;

med. burgus; il. borgo; ted. Burg. Deriva dalla rad. brìi,

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i.n VOCI CKI.TICBE

Irro c= luogo, 0 bruig = villaggio, briga = cillà. Questa i

voce, che presso i Goti, Aiiglossassoui, Galli e ScandinaTÌ si


trasformò in lìaurg, hyrgo, burug, bourg, c borg, pigliò pres-
so gli antichi alicmanni ben anche il suono di berg, ed indi-
cava cillù murate o luoghi muniti, ossia di sicuro ricovero.
Per es. Bamberga, Wùrlemberga ccc. D' onde bergeri = al-

bergare, Ilerberge = albergo, ricovero. Interessa notare questa


circostanza a motivo die nella provincia del Tirolo dannosi
delle località contraddistinte con questo nome (
Knnenberg,
Weisberg), le quali acquistano un senso storico se s’ inter- |

prctano coll’ elemento celtico, quello cioè di rifugio o rico- '

vero degli Enneti, e Vallesi, dovecchè l' elemento tedesco


( berg = monte) non somministra appena un ragionevole sen-
so locale.
OG. Briray lat. pons. il. ponte) (ed. Brùcke. Donde nomi to-i i

pici Samobriva (ponte sulla Somma, oggi Amiens) Ebu-


robriva fra Auxerre e Trojes, Durobrlvae e Oarobri-
Yac in Bretagna, BrÌYÌO sull' Adda io Lombardia.
97.Brobar^ lai. opprobrium it. obbrobrio, insulto. ;

98.Brwg; brùg. Nelle leggi di Carlo M. de villis c. i6 que-


sta voce, che secondo il du Fresne significa assiepamento,
trovasi latinizzata sotto le seguenti varie forme : brngilus, bro-
gilus, brollium, brullium, broialiiim, bruarium, bruera. Le
voci originarie nazionali, che somministrarono la materia per
queste diverse latinizzazioni, furono in /"r. bruyere, broussaille;
il. brughiera, bruolo (volg. broilo); (ed. Bruch, Brulli (aniic.
BriiI, Briel). Colui, che diceva significare brog = rinchiuso,
e gii = silva, i/. selva (Silva parietibus septa. Dufresne)
sembra perciò aver toccato il punto, benché Diefenbach (Cel-
tica I. p. 215) sostenga che l'abbia fallito. Poiché pronunciando
gii alla gallica, od italiana si forma coll' aggiunta della desi-
nenza sull’ istante la voce situa, silva = selva: Brog — gii
|

(brogilns) = i(. bruolo = volg. broilo. Avrebbe, come la


|

belgica cillà di Brusselles, da ciò fors’ anche il suo se iso il

castello Brughicr della N'aunia : Castel — ermo, — castel sil-

vano ‘f significando appunto lìrugère, àroussail/e = macchia, prò- i

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VOCI CKLTICIIE <33
no}a (
prunetum )
boscaglia ecc. Le voci alemanne bergeri =
.
assicurare, geborgen — salvo, sicuro e burg = castello, o luo-
go difeso, hanno pur esse il loro fondamento nel celtica brwg»
E quindi le voci italiane imbroglio, imbrogliare ecc. sono me-
tafore, che dinotano impedimento nato, o frapposto al conse-
guimento di qualche Gne. Cf. Briga»
99. BrK'thy lai. dimicare il. guerreggiare. Arrrwth
;
= l’ at-

tacco. Laonde britanno sign indierebbe guerriero, ossia prode.


Pezron (catalog. vocum latin, pctitanim e lingua celtica )
cre-
de, che lìritanmis venga da òrit = albus (gelidus, brinosus?)
per es. Britomarus.
< 00 . Brjdf —
hj bryd^ lai. hìlaritas; it. vaghezza di
spirito, òrio. Quindi annh jrryd = mesto, senza brio ;
ted.

ohne Freud-
< 01 . Baaili; fot- bovile; t(. bovile, stalla pe' buoi.
< 02 . BaWf bo^ gr. boys ; lat. bos; il. bue (
volg. bò. )

<03. BvfCh^ bykf boch (nel Caucaso botsch, pronuncia bOcc* );


gr. tragos; lat. bircus; it. becco; fr. bouc; ingl. buck; ted.

Bock.
10^. Bycan (dalla radice big^ o bat; = basso) gr. pigme ;

lai. parvus;. t(. piccolo. Un uomo di tale statura chiamasi alla


greca pigmeo.
<0d. Bygyla, bygythiavi'9 lat. minare, terrore; it.- minaccia-
re, sbigottire. Bwgwl; bygythiad sbigottimento. =
<0C. Cab (cimb.), caban, cabannen (forma diminuì, in
gael. e bas~Bret.); spagn. cabanna ; fr. cabane; nicd. lat. ed
it. capanna = piccola stanza di paglia o giunchi, tugurio,
tenda. Da cab derivano V ingl. cabin ; fr. cabinet; ipag. ga-
binete; it. cabinetto, gabinetto, non che gabbia' ecc. Isidoro
(XV, < 2, 2 ) colle parole: filane rustici capannam vocant,
quod unum tantum copiai r potrebbe ferire nel vero piìi che
non altri crede, purché s’ interpretino in senso osco, chia-
marla cioè il volgo cosi, < quod uno capite piena sit. > Vedi
la voce osca anna. Una cella da frale 0 monaco corrispon-
derebbe a siffatta spiegazione. Cella è diminutivo di cae =
casa.

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134 VOCI CELTtcnE

107. Gadf scathf cath^ Mr. caedes, clades, — cidium, bellum;


U. macello, — cidio (per es. omicidio), guerra; ted. Kampf.
Cadle — campo di baltaglia.

108. Cadwr, cadyr, lai. miles, forila; ii. guerriero, forte.

O’onde il gallico les cadrei, e l' ilal. iquadre.


109. Cae, cas, {cìmbr.), Raer, Rear. Rér {bm-Brcl.); gr.
oikia ; lai. ed ir. casa, casamento ( volg. cà ) ; fr. logis, mai-
son, rille. — lo gadel. Cathair, Catbaoir aigniSca castruiD;
angioli, ceasler; ir. castello ossia cosa forliGcata, fortezza;

fr. chalr, fortresae. — In bas-Brel. p«>i kador^ corri, cader^


baie, cadira significa: gr. kalbedra ; il. carega (il villico dice
più marcatamente cadrega ). Un pulpito, od una cattedra è
appunto una mie circondata da ripari. — La radice ca è il

fondamento di tutte queste voci ; il di più è oggiunta, clic


qualifica diversamente questo subbietto, il quale indica un
luogo contorniato (ingl. tun, loton), ove si possa starsene (se-
dere) tranquìllaunente. Esso comprende perciò i due concetti
di kabere, e poiiìdere ( l' Italiano dice meglio potiedere) in

quanto che questo è condizionato da quello (qui situai non


(label, non potesl sedere). Quindi è, che campo (ager) e casa,
sito, e sede in Celtico s' appellavano con una e la medesima
voce. — Come le nomenclature di semplici abitazioni pel suc-
cessivo loro aumento vennero col tempo a prendere il signi-
ficato di villaggi, di castella, di città, rosi avvenne pur anciie
della celtica voce caer^ in xing. kehr; peri, shehr; ouet.
sahar; ebr. keretli ==; città. Le desinenze di voci antiche io
— certa sono perciò qualificazioni di città.

110. Cailb, caitbleag, caitbsloan, gr. onos; lat. mer-


catus ;
itni. mercato. Queste voci si fondano sulla radice
celtica caUb) gr. catharos; Int. purus; ir. puro, purgalo;
giacché il grano non è merce, se non è purgato. — Deriva
forse da caitsioan la voce trentina sesia r= falce, e sellar
= mietere.
111. Calb, galb; (bas-Brel.); ted. rolg. (id basso Reno) ksilf,

ted. gali (
per es. galle Erde == terra grassa ) ; il. uomo gras-
so e grosso. Suetonio ci ragguaglia, che l'Imperatore Calba

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VOCI CELTICHE 13Ó
vcuoe coki cliiamato • quoti praepinquU fueral viaus, quem
(e un tale) Galbam Galli vocant. > 7u Galb. c. 3. — Come
nelle lingue romaniche le voci lutio, lusturìa, luisur'wto ecc.,
quantunque difTercuti per significato, sono però consimili per
suono, così pare, che in celtico addivenisse di quelle voci, le
quali hanno per loro base la radice cal^ o gal» P. e, fiala ;

fr. ani. gale; gallone; fr. e tpagn. galou ; i(. galante (gajo);
fr. galani; spagn. galan, galano; fr. ani. galois o gallois; ga-
lanteria, galantèo, galantiare ;
non che il lai. gallare (appo
Nonio Secondo Yarrooe )
= bacebare, e l’ italiano gallare (non
già da stare od andare a galla = galleggiare, ma dal fare da
gallo), galloria = eccessiva allegrezza ecc. Quindi la voce di
ined. lai. gadalet = merelrices. ( Vedi gadal ). Sembra, che
tutte queste voci si sileno in quel rapporto di causa ed ef-
fetto, il quale nelle sagre carte trovasi espresso colle seguenti
parole,: Incrassatus est dilectos, et recalcitravit : incrassatus,
impiognalus, dilatatus, dereliquit Deum factorem suum, et re-
cessit a Oeo salutari suo. Deuteron. 32, 15.
112. Galeden^ caled, cal, lai. callus; ir. callo, durezza di
carne nelle mani, o ne’ piedi. Caledu = incallire.

113. Cally lai. callidus; ir. callido, astuto; led. schlau.

114. Gallestr» kalastr, cellt, arm. kaylachaz, lai. silex;


t(. selce; gol. hallus; (ed. Kiesel. In questa voce sembra ca-
ratterizzala l'idea della durezza (in lai. cellis, gr. cbalyps),

la quale vedesi espressa altresì nell’ istrumento, che ci vuole


per lavorare in simil materia ( calculus = scalpello ). Per la

stessa ragione io cimàr. dur significa acciajo; led. Stahl. —


. AOìne ò l’idea di pietra in generale (quindi selciato, volg*

salesà), ed in partic. di pietra calcarea, in lai. calx, it. cal-

ce; alem. ani. chalk ; led. Kalk. In bas-Bret. la pietra chia-

masi uaèau; nitien.


115. €ainan (cimòr. ); gr. kampé; med. lai. camminus, cami-
nus ; dac. camiou ; tpagn. camino ;
pori, caminho ;
prov. ca-
mio; /r. ebemin, ebemioóe; il. cammino, strada, ouia luogo
per dove si cammina. Deriva da camil andare, cammina-
re (mcuar.Ie gambe) ossia inuovero il passo, il quale in bat-

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iiù TOCI CELTICHE

Bret. dicesi kamna, kammed, ed io ente, gamog^ d’ on-


de poi derivò in lai, ed i(. gamba ; gr. jambos ; fr. antic. ga-
ma, jame; fr. mod. jambe; tpagiii ant. cama, camba; provenz,
camba ;
spagli, mod. gamba ;
reiic. comba ; albati, kbàmpa.
116. Camp, lai. campus; t(. campo (di battaglia). Campivrr
(cimòr. Rampier (corn.)
)
campione; go(. Kiimpe. =
117. Cant, lai. circulus, circnmferentia ; i(. contorno.
118. Gana, lai. cano; i(. canto; gol. canam. Canadh = can-
to (sostant. )

119. Car, char, garh, in ami. kbar, pera, khàrà, al Cau-


caso kera, base, harrla, pietra. Il = distretto di Carrara,

d’onde si cava ab antico un prezioso marmo bianco, porta


perciò in Italia quel suo nome per la medesima ragione, per
cui nel Tirolo ital. un simile distretto dicesi quello di Pre-
dazzo. E siccome charag signiGca anche rupe, e garhgarh
mucchio di pietre, si potrebbe forse più giustamente spiega-
re il senso del nqroe Gargazon (piccolo villaggio del Hera-
nese in Tirolo) con rocca =led. Felsbnrg, che non con car-
cassone, sforzandosi di dire, che quest’^llima voce abbia il

senso di gran carnajo, ossia di cimitero. Imperocché nn pro-


montorio in quella medesima parte ti fa vedere ancora i ru-
deri d’un antico castello, che poteva un dì dalla rupe piglia-
re il nome del gran casone (
carcasun ). Si pensi in pari tem-
po alla Garonna di Francia ed al monte Gargano di Sicilia.

Con questa chiave si spiegano altresì le voci di med. lat. ca-


raria = lapidicina (cava di pietre), lapides de cara (pietre di

cava), fossa curala, e (cangiatosi il ca in qua), qtiadrìlus (pie-


tra lanciatoia), e vediamo perchè l'Italiano piu alla celtioa
chiama una prigione carcere, il Tedesco più alla persiana
Kerker, e perchè in Sir. KraTc significhi fortezza ; perchè cioè
faceva mestieri che tutte queste località pei loro fini fossero
.fabbricate di’ pietra, o erette sulle roccie: motivo, per cui
anche in italiano le due voci rocca e roccia (
veggansi le di-
zioni inglesi alla voce celi, caru) divennero coll' andar del
tempo sinonimo.
170. Caroti, coran {cimbr. corjn, piar, corjnaii), coron.

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)

VOCI CELTICHE 137


lai. ed il, corona ;
teJ. Krone. Coroni = coronare. Coro -
nedig = coronato. Dalla radice cor = rotondo. Caran
sembra stata la corona d’ alloro, così chiamala dalle bacche.
121. Carn (cim&r.) = prominenza; carn,( 3 ae/.) ammucchia-
re, carn^ cairn (
— rock
gadel. ) a a horn, beap of stones ;

in gr. kranon = cornò, punta, roccia, picco. Quantunque in


gadel. il corno s’appelli adharcy in base, adarra^ si vede
però, che le voci predette (cangiandosi l’a celtico spesso in
ci, 0 , y,) significano con diversa vocalizzazione questo mede-
simo oggetto, il quale, come nell'Italiano, s’applicava figura-
tam. ai monti, alle alture, alle punte, ai picchi. E di fatti le

corone de’ monti (delle io trentino volg. erose) altro non si-
gnificano, se non le loro punte, le quali sulle sommità a gui-
sa di corna s’ estolgono verso del cielo. Le voci Comi, Car-
nutes indicano perciò popoli, che abitavano sulle alture, Cor-
niola, Com —
ÌVallis = paese montuoso ecc.
122. Cara (cimfcr.), kear charc;
(corn.), gr. chairomai, eran ;

lai. amare ; i(. carezzare. Càr = amico, caro, congiunto.


Caird = carità, amicizia. Camr = amato.
123. €anr, haru, carau, caro, karò, kar?, gr. ellos,

elapbos; lai. cervus, it. cervo (volg. zerf); fr. cerf; rus». ser-
na; ted, Hirsch.
12&. Catta, katta, kat, lai. felis; ir. gatto (volg. gatt); tcd. Katze.
125. Catjrlta, caettaarbta, gr. phalanx; lai. legio, caterva;
il. caterva, moltitudine sì di uomini che di bestie. Questa
voce, da Isidoro e Yegezio dichiarala d’ origine gallica, sem-
bra composta da ca, e torf, torfa, trnyna, tnvpi*),
trup, gr. tyrbe; lai. turba, turma, caterva; ir. caterva, trup-

pa; dac, trupu; spago, tropa; prov. Irop ; fr. troupe; ingl.

troop; rei. truppa, truppira ; led. Trab (per es. Nachtrab).


La sillaba prcGssa ca, quando non sia una sincope della vo-
ce cad (clades), sembra corrispondere alla gotica ga, ed
alla tedesca ge : preGssi, co’ quali in quelle lingue si formano
io voci collettive.
126. Cau, kar, lai. cavus; ir. cavo, cavato, voto (volg. càts.
D’ onda canu, gr. kanna ; lai. ed il. canna.
18
Toci ctnicnr.

127. Cawr (cimbr. ), her^ gr. keryx; Ini. lieros ;


il. eroe;
teU. licld. €ur in ers. signiGca possanza. Deriva forse da que-
sta raùice celi, la fr. courage; il. coraggio, coraggioso, come
da ber* IiaP il .
fr. hnrdi = ardilo, e da hcrdep di bel
nuovo il fr. /«nrdicsse — arditezza? Non qualifica quest’ altri-

bulo l’eroe? K non desunsero perciò il Greco non che il


Latino questo nome dal Celtico?
128. Cèti, arged, lai. merces, beneficium; il. mercede; d'onde
r avverbio merce = in grazia.
129. Cefyu (cimbr.) kcru, liCTii, keiu (bas-Brei.), cheini.
keill, (coni. )
= il. china, schiena.
130. Celi, celu, lai. celo; il. celare, occultare.
131. Ceithar, pedwar, gr. telras, lellares, lessares, pisyra;

lai. quatuor; fr. qualre; it. quattro; Hi. keluri; ruis. czely-
re; gol. fidwor; ingL four; ted. vier,
132. Cele, clojar, lai. circulus, circularis; i(. cerchio, cir-

colare.
133. Cellwair, gr. aikallò; lai. jocari; il. celiare, scherzare.
Celbfeirus = giullare, giulivo. Quest’origine dell’ italica
voce celiare è certamente più vera di quello che sia il dedur-
la da Celia, già donna di teatro, la quale, vuoisi, si distin-

guesse pel suo genio scherzevole e burlesco. Si potrebbe for-


se dire, che chiamassero perciò con tal nome quella giovane,
affine di personificare io essa la celia, ossia lo scherzo.
134. Cera (cimbr.), kern (
ba$.Dret.), gr. kranion ; lai. cra-
nium; il. cranio, volg. creppa in senso di parte suprema del-
r uomo. La radice celtica si conservò nelle voci cervice, cer-
vicale, cervello, ecc. (
Vedi la voce sanscr. Ciros ).

13o. Cesi, gr. kislé ; lai. cista; it. cesta; ted. (volg. tir.) Zist.
13G. Chwaci* (in dial. cimbr.) choar, hoér (in Breizonntk,
o bas-Brei.) hòi* (in comic.) piuthair (incaci.) seathar,
Siur (in ersic. )
lai. soror; fr. soeur; i(, suora, sorella; ingl.
sisler; ted. Schwesler. Questi esempi di derivazione dimo-
strano, doversi pronunciare il eh, e h celtico come il gu-
turale sr, ed il sibillante c\ sanscrito. Fer es. svasr, cya>
cru, chwaer, choar ecc.

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YOf.i CEi.Ticiu; 139
l'7. ChHedu io gacl. Sia; gì. éx ; tal. sex; ìt. sei (volg.

sie); ted. seclis.

i38. Chwegrnn, clmcgr*, gr. ekyros, ekyra ; tal. socer, so-


•cras; il. suocero, suocera.
Gbwiy tal. vos; i/. voi ; ted. ihr.

140. Gl, CU, ki, kei, kun, don, gr. kyo’v; tal. canis ; ir.

cane (volg. caìnj; ted. llund.


141. Giad, cani, kanton, gr. ekaton; tal. ccnlum; ir. cen-
to; fr. cent; ingl. hundred; ted. huodert.
142. Gib, gr. kyphos ;
tal. cupa; il. coppa (alUne è il volg.
zever); ted. Kufo = calino.
143. cig, tal. caro; il. carne, ciccia.
144. Giiiid, lat. cinis; il. cenere (volg. ^eoìs).
145. Glaear, daer, lai. calor; ir. calore, caldo.
14G. Gledd, deddif, deds, cicz, ossei, kard ; Ut. kardas ;

stai', kord; lat. cutter, gladius; il. coltello, spada. L'uà tal

arma era il gesuiu


gais) dei Galli, (ersic. c quelli clie

la maneggiavano, appcllavaiisi gesati (gais — genti, gais —


gear, ossia valorosi, forti. Serv. in Virg. Aen. Vili. v. 602.
147. Giu'pa, lat. clava; ir. clava, haslone nodoso.
14S.Ghvyd (cimbr.) kloucd (bas-Drel.), cluit, difa (corti.)

diatb (^ndel. )= chiusura, chiusa; med. tal. cleta, — elida.


Città, e luoghi vallati o circondati di mura portano assai vol-

le in celtico perciò questo nome caratteristico.

149. Go — can, cyn, gr. xyn, syn, kyn; lat. cum ir. con,

, ;

co
laO. Gop, cocb (cimbe.); lat. coccinns. Gocbeu, lat. ruber ;

ir. rosso. God = arrossire, vergognarsi.

lai. God, lai. cutis; il. codenna (volg. scodega). Godeuu


Isgiad = scorticare.
lo2. Gogu, tal. coquo; ir. cucino (volg. cosino dall’ iftf. coscr);
ted. koche ;
ingl. cook.
133. Goig, pfinp, gr. pente; Ut. penki ;
russ. piai’; lat. quiu-
que; ir. cinque; gct. fiuf; ingl. fùve; ted. funf.

134. Golebaidb, oolcàcb (gael. presso Poti); lat. culcitra;


ir. coltrice (letto di piuma); d’onde lai. culcitinum; dae.
ViO TOCI CELTICnS

culcosa; t(. coscioo; fr. cousìd ;


alem. ani. CDSsin; ted. Kii-
seo. Vi dcriTano pure i verbi : fr. coucher ; $pagn. colgar ;

dac. calcare ; i(. coricarsi ;


— noo che i sostantivi : lai. col-
chia ; spagti. e pori, colcba, colcbon, colcedroo. c Galliarum
hoc (culcita) et tomenta pariter inventum. > Plin. XIX, 2.
155. G 0 I 11Z 9 gr. cholix; lai. colon, intestina; i(. le budella;
d’ onde colica, e dolori colici.

15C. Com, in cimbr. Cimi* CVS'iup = seno, girone, guardia,


protezione. Per es. Como, Comaccbio, Cornano, Comasine ecc.

157. ConiOf Ini. homo; i(. uomo, così chiamato 0 perchè i


primi abitatori (
gli aborigeni )
crcdevansi surti dalla terra
(humo), 0 perchè la terra dopo morte di nuovo gli accoglie-
va ;
piilris es, et in pulverem reverteris. Gen.
158. €or (cimbr.), cuairt ed anche Cjich (
godei.) gr. kjk- ;

los; lai. circulus; il. cerchio; led. Kreis. Da COr deriva la


voce corjn (corona), corjnau (corone); ted.
pi. Krone.
Altri derivati sono : Corwjnr (cimbr.) korventen (bas —
Drct. ), cuairt — gliaot = turbo, ir. ghirone, ted. Wirbel-
wind. Alture contorniate da rupi, ed aventi nella culla dimezzo
alquanta vegetazione diconsi in Svizzera e uel Tirolo ted. Kar,
Karen.
159. €oi> lai. curtus; i(. corto; got. churc, kurt; ted. ant.
churz, kurz; fr. cors, court; vallac. skurtu ; albati, isskurlar;
pers. churd, churd. Corcu = nano, pigmeo, corcs = nana.
150. Coru^ lat. coVnu; i(. corno. Vedi carn<
161. Costcz^ lat. ora; ìt. costa marina.
162. Craig, crag (cimbr.), carraig, crcag (gael.), ca-
rak, carrik (coni.), k.rag (bas-Bret.), ingl. cairn, krag =
rupes. Crug, crugiu tumulus Kréach collis. Da = ; =
queste voci sembrano desunte in senso metaf. le radici ver-
bali lab ed it. rigo = in alto (per es. in erigo, ergo) e la

ted. ragen (per es. emporragen = sportare in alto). Queste


voci, come si vede, indicano tutte oggetti elevati, e stanno
insieme in quel rapporto, nel quale sta collis (colle) a collus
(collo) c crag al ted. Kragen (volg. collo )== collare (cra-
vatta). D'onde si spiegano le voci: alpes Grajae; mons, sal-

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VOCI CELTICHE 141
(US Grajus (secondo Pelron. Sat. 32)= rupes. Grajoceli, o
Garoceli = abitanti delle alpi.
163. Greuan (dm&r.); gr. kranon; lai. cranium, caput; il.

cranio, capo, testa. (


scodella )
volg. crèppa ; ted. llirn, Haupt,
Kopf, Tolg. Griod.
164. Criadb, hriaidh, lai. creta; it. creta; sp. creda; ted. Kreide.
165. Cl*ig; cragf gr. akron lai. summitas, cacumen, (e fig.) ;

corona, cristo ; i(. altura, dosso, mucchio. Crugaw = am-


mucchiare. 1 Tirolesi italiani chiamano le sommità dei monti
cronc, e gresle. Dalla medesima radice crìg deriva probabil-
mente anche il senso figurato della voce crisit = crise.

166. Crill^ gr. chraò; lai. quaero ; il. grido; fr. crie; ted. tir.

volg. greinen = sgridare, correggere, volg. criar, zigar.


167. Croen (cìmòr.), crohen (corri.), krochen (ba$~Bret.),
croicionu (godei.) = pelo, pelle, corame; gr. rioos; lai.

crinis ;
it. crine. — Donde veunero le dizioni di nied. lai.

crusina, crusna, crosna, croserina, cretina = pelliccia. Voci


alfine sono in dac. rochie (toga muliebris), rotta, schrotta; it.

cottola, cotta (soperpellicium ); aleni, ani. ruba (villosa tu-


nica), rudi; angioli, roce; scand-. rockr ; ted. Rock = giubba,
abito, detto in med. lai. roccus, rochus. Ci sta forse, benché
or fatto di tela, io alcun rapporto anche l’abito chiericale,
il rocchetto?
168. Croicne, lai. corium; it. corame.
169; Cua, lat. caro; it. carne. .

170. Cuige, COig^ gr. pente; lai. quinque; it. cinque; Ut.

penki ; riiss. piat' ;


ted. fiìnf.

171. CunipaSf lai. circinus, circuins; it. cerchio, compasso.


CompasUf lai. circulum ducere, circumdare ; it. compassare.
172.Cur (cimbr.) care, lai. cura; it. cura, sollecitudine. D'onde
in crsic.caircheach avide. =
173. Gnesigen, gyzigau, gr. kyste; lai. vesica it. vescica. ;

174. Csrerrawr (pronunc. hnevranr); lai. Februarius; il.


Febbraio.
175. Gsrr, armar, chorch, gr. korion ; lai. corium; it. cnojo,

corame.

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.

lAI VOCI cF.LTic.nr.

nfi. Cwrwf, cwryf, cwrw (dmbr.)-, /nf. cerevisia, cervisia ;

i(. birra, bibita gallica secondo Plin. XXIF, 25.


177. Cwyr. gr. keros; lat. ed it. cera.
178. Cy, prcpoliizione, < he corrisponde alla greca iitt, sin, alla
lat. con, Clini, ed airilal. co, con. Cibila cIth = unire, co-
miinicure.CyTil r= vicino, unito, comunale. CyTundeb =
communità. Civis (da cy con, ed ys mangiare ) == = —
mensa comune; lat. cibus; fr. table d' iióte. Queste radici
celtiche ci spiegano il vero signiGcato delle voci latine cirts,
cìvitas, comunilas, cointinio ecc.
179. cyl, lat. rotundum (e da ciò) coelum ; it. rotondo, cielo.
180. Cylchf lat. circum, circa; it. circon —.circa; fr. cir-

con —
181. Cyn^ lat. cum ; ir. con.
182. Cynydd) (ci»«fcr.); med. lat. cinnitus, cenitus, era un in-
sulto proibito dalle leggi saliche, che corrisponde perfetta-
mente all’ italiano : « fiol d' un con. » .\.B. Costumi eguali fan-
no con ragione conehiudere a discendenza eguale.
183. CyTedOR. /(if. dives: it. dovizioso. CyTOelh, lat. divi-
tiae; it. dovizia, ricchezza. Nel volgare trentino gli zecchini
d’oro sono appunto chiamati occhi di civetta. Verrelibe que-
sto termine forse più naturalmente da cyvedog,, che non
dagli occhi gialluccii della rivetta ?

1S1. Dacnr. doiai% diiar. tir, gr. gaia; lat. ed it. terra;
gol. aii llia; inj/. earih ;
feti.. Erde.
18.5. Dant^ gr. oHon ; lai. deus; it. dente; (volg. dent).
ISO. Davas^ davad. lat. ovis; it, pecora.
187. Dawd» lai. dos, oblatio; il. dote, largizione. Cardotin
r= mendicante. Car-dawd = carità, elemosina. Dal che si

vede, che le desinenze de’ sostantivi astrati in ntc, lite, ecc.


sono di uso anteriore ai sincopati in là, tu ecc. Per es. Car
— dawd, Cardad, caridad, cavitate, carità.
ISS. DeamhaUy gr. daimon; lat. daemunium ; it. demonio. Il

demonio nella mitologia drnidica chiamavasi Dianiis. Da ciò


probabilmente deriva l’esclamazione italiana diamine =- o dia-
volo ! non che la voce volgare tananaj = slurbalore, fracas-

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Toci CEL Tiene l/i.T

so. La voce diavolo deriva dal or. diabolos ; lui. diabolus ;

ted. Teufel, c significa cimentatore, tentatore.


189. Deich, degf deilgy gr. deka; lai. decem ; it. dieci (volg.
dese); gol. tailiun ;
ted. zelin. Aun deug, Ull ar deg ==
undici, da deiig. deuddeg = dodici.
190. Oigrio* lai. laetus; il. allegro. Aonigrfo = mesto, cioè
senza allegria. Nel dialetto volgare trentino jri^nnr significa ridere.
191. Diota^ gr. diote; Ini. dieta; il. vaso da due manichi. De*
riva da dia^d = bore; diotai = mezzo ubbriaco; nel"
trentino di un tale dice il volgo tuttora, ch’egli ha la pilota

( —
petite dieta).
192. Dis — f lai. dis ; il. dis (par'.’c. negativa.)
193. Doedj'df lat. docere; il. spiegare, insegnare, addottrina-
re. DoelhnTf lai. sapiens, doctor; sapiente, il. dottore.
194. DonaSf doilUS) lai. inrortunium, damnum ; il. disgrazia,
danno. Doiialghiui = distruggere, danneggiare.
195. Dun ( dunum ), dlli* (
diiriiin )
sono tennìnazioni celtiche
esprimenti città o luoghi di giudizio. Per es. Dunium, Lug-
duDum, Carrodunum ,
Durovernum, Durobrivis, Dujodurum.
Gli anglossassoni cambiarono questa voce in lown. 1 loro si-
gniGcati primitivi sembrano perciò corrispondere alle voci
latine domus e tiirris.

196. DuW; deOy (gael.) 'dia^ gr. tliios, this ; lat. deus; lii.

dievvas ; fr. dieu ; il. Dio. DyW significa anche giorno, di ;

lat. dies.

197. Day, dau, doa, do, da, dis, gr. dyo; lai. duo; ii.

due (
volg. do ) ;
gol. twai ; Icd. zwei ; lil. dwi ; russ. dwa.
198. DWr, lat. aqua, fluinen, torrens; il. acqua, fiume, torren-
te. D'onde 'si spiegano le voci composte colla desinenza in

durus, a, um.
199. Dyd, dyz, dyw. Ini. dies; ìL dì, giorno.
200. Dyil, dun, lai. mas, dominus; il. maschio, donno, don.
Nell'ersico dicesi duine, ed anticamente dicevasi dacdaì
= uomo grande. J\el volgare trentino un omaccione chiamasi
tuttora un dimiai, c si conservano così ambe le voci celtiche
rifuse in una.
144 VOCI CELTICUE

201. Ead, oedy ette, hi. aetas;^i(. età.


202. Bang, hi. aanus; t(. anno. (Vedi tieni.)
203. Earracta, hi. ver; ii. primavera; l' italica ‘ voce sembra
presentare per una metà la traduzione ( eh, che = uno, pri-
mo) e per l'altra metà la primitiva.
204. Edwi, edwinaw, esii, ^r. edó, esdò; hi. edo; il. man-
gio; ted. esse; li(. edmi ;
gol. ita; ingl. eat.

205. Efe, gael. e, gr. é ; hi. eja, ila ; fr. oui ; i(, sì. Corri-
sponde forse il celtico efe all' italiano affé? (a fede).
206. Eignyim, gr. anógó ; lai. cogor ; t(. volg. treni, cogno =
devo, sono costretto. Egni, hi. vis, potestas ; il. forza, po-
testà. SigniGcIierebbe forae il nome Egna (sede antica d'una
corte di giustizia nella valle superiore dell'Adige tra Bolzano
e Salorno) casa di^forza, ossia luogo del giudizio? Quel di-
stretto giudiziale cliiamavasi anticamente di Etm e Caldif.
207. Elle, cìmbr. allan, gr. allos ; hi. alius ; Ii(. anas ; russ.
ioyì ; il. un altro.
208. Eirghiin, gr. aeiró ; hi. erigo; il. ergo (da erigere, od i

anche ergere.) I

209. Eithrad, hi. exlraneus; {(.straniero; deriva da elthjfr,


hi. extra.
210. Eo, hi. ens per eminentiam ;
gr. on ;
i(. ente. Gol nome
en i Celti segnavano e l'Ente supremo, e l'anima, perchè
r uno fonte di vita in generale, e I' altra in particolare. Quin-
di enaid vitalità=ena, eney, ene ;
= vita.

211. Ep, epo, epa, gr. ’ippos; lai. equus ; angloss. ehu ; (ed.

Pferd (da epored, oppure dall' arab. /*ar = cavallo; mcd.


hi. farli equi = cavalli arabi?); {(.cavallo. Eporodirix, epo-
redirix (Caes. B. G. VII, 88 )
= domatore di cavalli; Epona
=: la Dea che curava la salute dei cavalli (Juvenal. Vili,

157); Eponina = moglie di Sabino (Tac. hitt. IV, 67); Epo-


j

redia, Eporodia, Eporedica, detta nel secolo II. Iporia, Ippo-


ria, Yporia, ora = Ivrea città della Gallia cisalpina, i Sic
gallica lingua nominatam ab optimis equorum domitoribus.
Plin. III. 17. E la voce cavallo, non che rozza, ronzino, roz~
zinnnte ccc. traggono anch'essc la loro origine dal celtico?

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VOCI CELTlCnii « 6»
(iiovu credorlo, a niolivo clic le vediam passale in que’ lin-

guaggi, i quali palesano silTatIa natura. Giacché iu greco suo-


na kabalKs, in Ialino (llorat. sai. I, C, 103) caballu», sp.
caballo, pr. cavai, fr. cheval, slav. kobyla, valac. col, alban.
cali, calli, ted. Caul, lìots. 1 caloncs (caballones, lecl. Tross-
knecbte) di Orazio, che corrispondono a' nostri saccardi, La-
gaglioni, e galuppì trovano in quesl’ ultima voce l’ etimologica
loro derivazione. Sembra però, che I' originario significalo siasi
trasferito dall’oggetto a quel soggetto, il quale dovea averne
la cura ed ispezione, e che il senso della voce galepu si stia

a galuppo, come sta cavaliere a cavallaro. 1 derivali italiani

galoppino (volg.), galoppare, galoppo, ccc. appoggiano la no-


stra ipotesi, ed attestano in pari tempo la sveltezza degli an-
tichi cavalli gallici. La voce tedesca Klepper (ginnetto, caval-
luccio) sembra un ristretto di galoppatore. — Volendo si

potrebbe anche dire, che le voci galoppare, galoppino, ga-


loppo derivino da al (io sanscr. ar col solilo cambiamento
delle liquide) = lat. vadere; fr. aller; it. andare; ted. vval-
len : voce che coll’ assonanza ora d' una c, ed ora d’ una g
(cal, gal) significava piede, gamba, o per meglio dire l’ in-

fima parte del corpo, come cap^ COp^ gor, signifi-

cava la suprema. Le voci calcio, calcagno, calpestare, calu-


nes (calce! ex ligno facli. Festus) detti io latino gallicae,'ed
in lingua nostra volgare sgalmere (zoccoli) ecc., forniscono
tra le altre per questa conghietlura un non insignificante ap-
poggio. A tenore di questa derivazione significherebbe golo[>-
pare ciò, che il Greco esprimeva colle voci alloniai, e kalpa-

zein, cioè muoversi colla velocità (


co’ piedi )
del cavallo. —
Della voce mannus, che signifìcava un cavallo di minore gran-
dezza (equus brevior. Isid. orig. XII) come cabo ne signifi-

cava un maggiore e più forte (grandis caballus. Idem.), non


si conservò in Italiano, che un’espressione da essa composta,
quella cioè di maniscalco — colui, che medica c ferra i ca-
valli. (Vedi Raval).
212. Erjtr^ arbhach. lai. aquila, vultur; ir. sparviere, avnl-
lojo ;
ted. .Kar.

in

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HS VOCI CELTICHr.

213. Es particella corrWpoiideale al gr. ik, al lai. ex, all'ti. es,

ed al led. au<i.

2 11. Eie* aoilb^ gr. aidos ; lai. aeslus, aestas; t(. estate; fr.

é.é; iiigl.

215. Etiiaiiacbf eannk; gr. eunoucLos; lai. eunuchus; it.

eunuco.
216. Fa., (Jear, lai. video; it. vedo. Dearkain, o tuigim
= iiilueor.

217. Fa;;«>t« lai. r.i'iciculiiv ; il. fugollo.

2iS. Fa,^}l, lai. fix; if. fiei'lla, fiuccola ; led. Fackel.


2li>. Fai tgacl.). gnal [cimbr.); lai. f.ilx, v.illuni ; it. falce, e
fl,>>ii'al luieiilp atirlip vallo, slecculo, liinella; fr. encciiile. Val»
Ima era una specie di «elliiia, colla (|uale pii viilielii Galli
I raspoi tevaiio dal rampo a casa le loro Iliade. l’Iia. XVIIl. 30,
In Ilio in. tl'iiliilì 'ipii rir:i ii ielerr, raccoplien*.

210. Falamh. flallon. fall, mnaiiti, Im. ipnavus; it. co-


dardo, sde, \aii", simjIo. il Volpo treiiliiio cliiania perciò fa-
lappa la ilo un I) ./z do vano, rpi.iiilo un uomo codardo.
2'2I. Falla.s, fillIas&iiiG lai. fjllcre; it. falsare, iiigaooare ;

tdil. fid'i Ileo. D'onde fdl.ix = f.dlace, falso.

22'2. I''aw, lai. falla; il. fava, lepnme.


22,1. FeaiV lai. vir, mas. Nel dialcllo crs. dicesi kìB; od as-
salii* d'uiide si ruriiiò l'ilal. mnurliio.

22^. Fenester, feiieslr, preucst, gr. pliosier; lai. feoe-


slra : il. rmeslra; hai. l eiis cr.

223. Filgedhi, hi. fidipo; it. fdippine, fnlippine.


226. FiUt’h.H U lai. aestiis ; it. •aidore (fuocalo).
2'27. Flnin^ lai. IlanMiiu ;
il. fiamma; hai. riamine.
228. Flun> Ini. filiere, sopei floere. FillC = supei fluitò, ric-
cliezz I, ubiiondanza; hai. lieliertìusS.

229. Fol, gr. plieypein ; Ini. fiipere; il. fuggire; led. fliclien.

230. Foi'las. Ini. fjedus; it. accordo, alleai. za, coiifederazioue.


231. FOS. tal fossa, it. canale, fossa (
volg. foss. )

232. FrailG lai. framea (lancia, asia, dardo ) ; it. Liuudo (spa-
da). Secondo l.a Usliiiinniaiiza di T.n ilo cap. 0. frnmeu signi-
ficava plesso gli uuliilii Oeiiiiaiii una spada di umggiur (^rau-

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,

tori cr.i.Ticn/. <47


Jrzz3; m:i no-i ò improbabile, die sigoifìcasse più veramcole
un giavellotio (Woifspiss). In tale ca?o converrebbe il si*

gniflcalo alpinanro col cellico (iJ’omJe .il lai. ed it. ); e di


fallo brandire in ilaliann signiiìca vibrare, lanciare, volgami.
tgiavelinr.

233. Fual) lai. urina, il. orina. Fualail = orinale. Sulla Bic*
sciana chiamasi un tale urJigiM volgarnieule ridili: voce, che
deriva dal Celiieo Fuillliil. Il di. fuicre, fitiniu^ col suo cor-
rispondeiile italiano trae pur esso la stia oiigitie dalla radice
celi, fulty la ipule col si I lo scaniljiameula dell' f in e
deir II in o, da fui, jjiu -i couvtiii in foi, poi, dal che si

focmaruno io italiauo le rispeiiive voci oscene, che otn vo-


gliam nuMiinare. t Vedi l’isca b'ìilnif.)
234. GBÌn!i'. /'•)") ’
diletto, l a voce celtica sembra
più da ple^sl convellali nelle voci iiigorlo, ingordigia; tal.

GierJe, B-gieide - brama dis<n Jiiiala. l'j quiiiiji può essere


un derivalii li Ir, giuce ==ineicliix = prostituta. (Vedi d
lonsrr. Air, (die fuse da {J.'iiv'tlo, d suo sigiiil!-

Caio il lag) ili lìar.la — lago delle del z;é ì

2.'l.i. Gii!, lai. gallu*, gallinaceos ; il. gai'o.

23d. Gulaamt, lai. slreuuas; il. galante (ari senso di valo-


roso ).

237. Galeir, fr. ga'òre; hit. n.av!s; ii, nave, galera; d’onde il

veiLo gnllfijgiare.

235. GilltuiitI tiliJiJ.) 1 ?. rigi/re, dnci'zi. Vedi la tanrrr;


gtìlnia.
2i'J. GìiIdi'ÌUHI \ L.if- Bie!.' ; ^prga. aut. ga’o<b^.s; /V. galoclies
CiliiCes; lai. {tu’, caiicae )
cal'gie; it. Lracihe, aj^iie cu'zai e.

2VJ. (’alit, tuìlh. g.llltl , grillici, liu-Brti. gal.’ouci , ir/.

i, valoie. G’.lcàl
giilfiJtl, l'af. fiii'iiiu io ; il. valeit' >al- nie.

G'jìill; gilUlJ, Hi. galiti — lalrir, ted. ge'Ieii ( .l’onde Gì Id


= ralseulr, danaio). — (dnejij tadice celi, ci diiscna d ^t•(l^o

de’ uóiiii genti! z:i Celti, Cadi, llolnid (WuUilie, \4àbiiie)


= vaiolosi; tei. Ilelden ; il. gagliardo; tp. gal ardo ;
pror.
galhail; [r. gaillaid; mtd. lai. ga<iardiis, gol aidus.
241. Gur ~ coscia, gailoue, gamba. Questa rad. si cootervò

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l'iS Toe.i r.tLT c.nr

nella voce volg. tgaretioli = le gambe (


propriameDle del
cavallo ).

‘Ifi’t. Gargan^ beri* lat. claudus; ir. zoppo, nel dial. volg.

treni, tgherlo.

113. Garsan, garsiin (gnel.) = iugl. a lad; ir. un putto,


uii garzone. Da questa derivano le voci di meJ. lat. gartia,
garzo, garso, guarcianus, garcifer, guarcifer = famulus ; fr.

gars, gar^on ; spagn. garzon ; rette, garsun ; ir. garzone.


111. GaSy lat. gaesum = giavellotto assai leggiero proprio
de’ Galli. Caesar. Sta forse gv as^ o ras col nome
provinciale Guascogna in alcun rapporto?
Ila. Gaiinape, venapes, gagnapes. ganapes, gr. kay-
nakai ( stremata appo Esicliio); mctl. lat, canapaeum ; fr. ca-
napé; ingl. canapee, lai. stragulum = strato, coltre, letto,
ir. volg. canapè.
116. Gavai'y lat. capra; ir. capra (volg. cavra, caora).
217. Ganaely garaeltl, lai. manti capere; ir. tenere, afferra-
re. D’onde si rileva il senso della voce triviale trentina tgia-
vcl, sgiavellar = dimettere, gettare, lanciare.
218. Gólf gclc^ gr. bdella ;
lat. sanguisuga; ir. sanguissuga
(volg. sanguetta); ted. Egei.
219. Gcnetby lat. nata, puella ;
ir. fanciulla (volg. gbinetta)
da gèlUHllu = generare.
250. Gir (ciinbr.), bas-Bret. ger = vox, giorac* =
enic. ciar-
lare, c questo dal sanscr. garg = clamare, = gira discorso.
Da gei' probabilmente derivano le voci ir. gerga, gergo, ger-
gone, lingua zerga, spagn. xerga, amie, girgonz; proti, ger-
gonz; /r.jargon. Alfine è il t^r. gargareòn (da gararizù), m. lat.

gargarare; ir. gargagliare, gorgogliare, gargarizzare; fr. gar-


guriser; tcd. gurgeln ; lat. gurges; if. gorgia, gorga; retic.

gargata ;
pori, garganla ; ted. Gurgel.
251. Gobaily /at. jubilus ; i(. giubilo. D'onde' la voce antiquata
francese gobe = allegro.

252. Gor, gour, lai. summitas, super; ir. sopra, sur (volir.
sor — ,
sora). Malte — Brun (llisl. de la Geogr. I. p. 51 )

dice perciò, che i Liguri erano così chiamati, perchè abita-

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VOCI CCLTICIIK i49
vano le coste ossia le alture. — Io ling. poi. gora signi-
lica monte. Gar, gòr, g'ur sìgnifìca anche testa, capo,
superiore. Quindi gort^ayez = capo superiore, o potestà
suprema. Edrycgar = avveduta, testa furba.
Gorr^ Idt. caibu; i(. carbone.
2;)4. Grati; lai. umor, jueiindilas, ir. amore, piacere. Garadh;
lai. gratiis ; il. grato. D' onde la frase ital. andare a grado,
non che le voci gradire, aggradire, gradevole, grazia, grazioso
ecc. Graidhcor, lai. amusius ; il. amante. Graid— vaindia
= Venere.
Guaed; guyd; lai. sauguis; il. sangue.
2ó6. Guzuk; lai. cervix ; il. nuca, cucuzzolo.
257. Gwal; lai. valium ;
il. vallo, steccato, chiusura.
25.S. Gnar, war, gwyr, gwr, ver, lai. mas (maris), vir; il.
uomo, marito; gwraig =
donna, moglie; albati, grugia, grua;
gWerIn =
viri, multitudo; gwjrlh virtus, ecc. Ut. wy =
rètte z=: dacie, venjura — virgo; albati, icnjuri = castitas ;

vertjuréaha z=z virgo.


259. Gsvara, lai. gladio se tueri; il. guarentirsi; led. sich
wehren. D'onde derivano guerreggiare, guerra, guerriero, ecc.
( Vedi Gneliasv).
200. Gwàs, bas-Brei. gwaz, cortt. WBS = putto, servo, uomo
comune, islatid. vesall = misero. Gwasawl (cinibr. vas- )
=
sallus; il. vasallo ; led. Vasull ;
Ut. wergas = schiavo ; war>
gas = miseria.

2GI. Gsvasi, WazOD, ed anche gsvas, gr. (dorico) ò chan ;

lai. anser ; il. oca ; led. Gans.


262. Gsveliaw, tal. vulnerare; il. ferire; gsveliad vulne* =
ratio. Venne forse dalla voce celtica gsvellasv l' italiana guer*

roggiare.
263. Gwea, lai. venustus (Venus) il. avvenente; led. schòo.
261. Gweiiwyn, lai. venenum; ir. veleno.

265. Gwer, gwyr, giverz, gr. chioros; lai. viridus; ir. ver-
de, virente, fresco; d’oude tutti i derivati; vireo, viresco,
viretum, non che il gr. graslis, il lar. grameo, herba, ed il

led. Gras.
150 TOCt CELVICHS

260. CWertliav, ht. exaurinarc; 0. sciorinare, (Jislendere,


spiegare all’aria.
267. GWin, gr. oinos; ìat. vinum ; if. vino; ted. Weio.
26S. Gnil*; Wir, feaiT, lat. venis; il, vero; /r. vrai ; ingl.

very ; led. wahr.


269. GwlÒn, (rimfrr.) bn^-ììrd. glonu, eoru. gluan, gnel.
olnlnil^ oliatili,) gr. chl mos, lano^; lui. eil ir. luna; led. NVolle.
D:i quesii diversi dialetti celtici deriva tanto la voce ir. lana,
quanto la led. Wolle.
270. Gwor^ gOl> gr. yper ; lai. super; ir. sopra, sovr,
— sur. Sospetto, che la voce ital. volg. Sior (signore), tolta

(non gii) dal lai. eenior, ma) dal celtico, in origine altro non
significasse che superiore, e che perciò fosse la medesima a-
doperata altresì per esprimere, vir, mas, mnriliis, ree.
271. GWr, jr. aner; lai. vir; ir. nonio, maschili. G'ivarele»
gr. arcò, andreia, lot. virlns, virditas ; ir. viriate, vigore. —
Questa radice celtica (
gwr, gur, «f )
sjiiegi il signincalo
delle ilpsioei./.e gr. e led. in er, lai. in or, ed il. in ore. Per
es. arzwi*, arz — glir^ gr. atoler; Ini. arulcr; i', aralcrc
ossia cainpagnnolii araeths oialin,
;
discorso. Arclthixt’rs
gr.iptor; Ini. oralor; il. oratore; le.l. nedrier.

272. Gwy?s bns-!ìrtl. gH'oln rorn. glielaZs Ini. i«ituilu«, pro-


spicliis; ir. ocihiat», sgii.iido. GwjiiaW^ lat. vigilare; if.

vegliare. GWyiion i vegliatori, le sentinelle; g'VyltlOSl


= veglia noti irna.

273. Gwyllt, lat. velox, veles (soldato armalo alla leggiera);


ir. svelto; aleni, nnt. iitiiMi. GWylIlrotl = corin velloce.
27i). Gwynt, tal. venlus; il. vento; lei. Wind, Gyrwyul.
bas-Brel. Cyi‘(|s prov. ceree, gr. kiikins, ni. Ini. cericus, ciieius ;

lai. luibo; ir. girone, bufera (volg. glmlo); rcd. Wiiliclw.'ii I.

275. Gvyt*, lai. gyrtis; ir. giro, girare.


276. llnis lai. ille; />. Ini, il; il. egli, ei (volg. Hi).

277. H.'tiai’il. lionrii, ianiu, gr. sithéreios; Ini. ferreus ;

spogli, hierro :
sennd. jii n; niigloss. iren, isern ;
gol. eisaro ;

led. eisern; fr. de fon ir. di ferro.

276. HaltMl, haloil, satails gr. ali; lai. sai; ir. sale; led. Sa'i ;

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VOCI CELTICnE 1 3 1

hall = salato ; haliti = salare. I Celli cliiamavaoo col nu-


me halen assai volle anche il mare qual fonte del sale.
^79. llaliW^ gr. sialon ;
Ini. saliva ;
il. saliva.

280. Harnais^ harnez (sembra derivare dal sanscrito l'ires,

(igns = aes ; o |)ure da wnrai = arnia ) ;


gr. c lai. thorax,
( ihor-agas = petto dì ferro); il. corazza, armatura, arnese;
fr. liariKiis; t/iogn. arne$; ;jor(. arnez; ud. llaioiscli.

281. Ilt'laelll^ Ini. lalus ; i(. largo, lato.

282. licil UTf lai. seiiis, teninr; il. senioie, anziauo. Ilèn
(kan =caiiui) significa vecchio.

28.1. Ilcr, gr. derii; lai. pugna; //all. ger, guerre; il. guerra,
fioro lioreoan — afferrale; liercil = pigliare, arrestare,

e qiiinili si palesa il sigiiifiealo della vucu italiana sgherro.


llei'gWtl = peicossa. L' Creole {gr, llerjklus; Ini. Hercules)
degli uiiliclii acquistò dal Celtico e scuso e nome.
28 V fiorami (cimhr.) herald (6m-/frri.) gr. kòryx; lai.

fccialis, iiileruiiulius ; m. Ini. Iieraldus; il. araldo; icd. Heiold.


Àmido s’apfiella in cintbr. veianicnle liorstljr: voce deri-
vala da herawil.
285. lljsp. IlOSp. Ini. hìspìdus il. ispido.

28t). «la, iaeil, Klii*hi, Ini. glacìes; il. ghiaccio (


volg. giàz).
is.ccuiiie iaz in celtico sìgiiiiica neve, perciò sembra, che dalla
ruiiiposizioue di lìlioh — lOZ (neve agghiacciata) si furinassc
il lai. gincics.

287. Jaiitllah» Ini. facilis; il. facile.


2SS. Jau, Chiingsi, gr. zygoii Ini. ;
jugiiin ;
il. giogo ; fr. joug ;

gol. juk ;
iiigl. yoke; icd. Jurli ;
hi. juiigas; riiv«. igo.

289. Ih siguifica ciò che corre ìiiii.in/i, ed iv, ir ciò che si

j
n*ra innanzi. Verrebbe fui se da questa vm e l’ imperativo òio,

Itili, Ili! col quale ì vetturali iucilano i loro ginmeiiti a prò-


giediieV illi è l'imperativo dtl u-ibo sansciilu ì andare,
gur.
290. IKini, lui. sanare, niederi; il. sanare, ik = medicina ;

ilm iiiedtco. (^Iiicste Veci italiane prendono il loro signi-

licalo dalle radici oiea Uiod — curatore, c celtica ik =


aariità curatore di sauità.

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152 VOCI cti.Tic.iii;

291. Ionica^ lai. uogulu ;


il. ongia.
292. Is* ioSy gr. islasos ; lai. bassus ; i(. basso, iorcriore# P.
e. Isombria, Uso etc.
293. Ismi, is tu, is e, is sino, Is sibh, Is iad (gael.);
Wyf, wyt, yw, yra, ych, yiit (cìmbr.)-, gr. cimi, eis, csii,
esmco, eslc, eisi (enti); lai. som, es, est, sumus, estis, sunt ;

it. SODO, sei, è, siamo, siete, sono ;


pers. ero, i, est, im, id,

end.
294. Itim, Itham, Khitim, esn; lai. edo; it. mangio; ted.

esse.

295. Kabel (acconciatura di capo in generale), lai. pileus ; it.

cappello. Kabellek. = allodola cappelluta.

296. Kaid, Keide, Kaiz, lai. callis it. calle, via. ;

297. Raintik, Kaind, lai. canticum, canlus; it. caotico, canto.


39S. Ranlser, ateo casnar; lai. caous, senex ; it. vecchio. Ca-
snadh = tempus; it. tempo. Gasnar in cimbr. vuol dir

ira, rabbia ;
Fontano però non v' intende che un cacciatore
( da chasse e ner).

299. Raiit, b. Bret. Rant, gr. kànthos; lai. canthus ; it. can-
to, cantone, angolo, perno.
300. Ranton (gadd.), ciad, ceud, cani, gr. ekaton; lai.

cenlum, it. cento. Il nuro. cenio serviva di norma nella di-

strettuazione de' paesi celtici. Un breir (da bri = rango,


dignità, d'onde probabilmente derivò in seguito bri — gant
= capo di gente o stuolo) rupprcseotava in giudizio (assem-
blea) un certo numero di famiglie, composte a tenore 'delle
leggi saliche (welsh laws) di cento indivìdui. Da ciò venne
il costume di chiamare un siffatto distretto canton = can-
tone, o cautrer = centuria, ed un tal rappresentante can-
trevur = centurione. Da ciò derivano le voci italiane conte,
conica, conlado, conladino ec. — ffon è da confondersi con
cantrev (rev = /r. rivier; icd. Revier) l'altra voce cìmbr.
cantred, la quale Owen (Colum. V. 1.) signiGcava
secondo
una misura di cento piedi, da troed =' piede. Se però

Spelm gloss. 137 prende troed per sinonimo di tref =


villa, e se il glossario angloss. alla voce hundred (hundredus)

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,

TOCi CKLTICIie 153


lo dice ruris poriio centuin continens v'Ulas, ciò non contraria il

dello sigoificato proprio d’ognuna dì queste due voci, tna no-


minandosi r una [)cr I’ altra sì ponf;ono ocl rapporto di casa
a casato, ossia di parte al lutto, il quale cliiamavasi cautet
= caiidetnm sia per indicare la misura di 100 piedi, sia di

100 famiglie, ossia di lOO ville.

301. Kaora. Kyra. Im. capra; ìi. capra (volg. cuora).


302. Rariif). lat. caro ; i(. carne, carnagione.
103. Karr {ban-fìi-el.), C.'irr (cimò.), carlaw, gr. karoyka;
lat. plaustrum, carrus; it. carro, carretta, carriaggio, carroc-
cio, carroEza ; vnl, kera ; aib. kierie; lUm. kiorc; Icd, Karren;

fr. an(. char ; fr. cliaricr.

104. Ras. cuis. OOS9 lat. causa; il. cagione, causa.


305. RauU caulf lat. olus; il. cavolo; (cd. Kold.
306. Ra?al^ lat. camelus; ir. camcllo< Vedesì da ciò, che i

Celli vennero dall'Asia, poiché conservarono in Luropa a quel-


ranimale, il quale li trasportava (il cavallo) il medesimo no-
me, che diedero in Asia a quell' altro di simile uDicio. Cosi
Sparschuh. Altri però (Arinstr. ) asseriscono, avere anche i

Celti usato distinguere con proprie voci il cavallo dal camello,


chiamando quello cabali, captili, ersir. capali ( a mare
a hors = cavallo) e questo cimòr. caiucll (a female carnei
= femmina), campii (a male carne! = maschio), òas —
Bret. cari?al. Degna dì particolare attenzione è la voce cam>
marche colla I|uale i Cimbri ancora caratterizzavano il ca-
mello; imperocché sostituendo questa alla parte generica all,

eli un’altra, cioè ìiiarc = cavallo, di noto signiGcato, ci fa

conoscere, accennare l’altra parte cap, cab, cam, camh, cumh


o al carattere fìsico, 0 allo funzioni usuali degli animali in

discorso. Significando il cellico cam , c.um curvatura, promi-


nenza, gibbosità; cammarch vuol dire cavallo od animale
gibboso, qual è appunto il camello. Ed avendo quest’ani-
male H comodo costume di procumbere per essere oneralo,
si chiamava probabilmente per questa sua dote camel {gr.
charoèloB = humilit). Essendo al contrario la velocità il di-
atinlivo caratteritlko del cavallo non meno che del cervo,
20
Ì.W Ter.i cti.Ticns

perciò «Jai'suascr. cnpaja = rapido, veloce, può essersi gene-


rala la voce celtica capali, cabali, capnil = fr. chevai ;

ir. cavallo. Con ciò non si contemplano le figurate interpre-


tazioni semìtiche intorno alla voce camello. (Vedi Ep<).
307. Klaus, Int. aurìculus; it. orecchio.
30S. Koar, kir, lai. fulgor; ì(. folgore; dal che si vede, che
le voci Ialina ed italiana sono composte da fui, e kir. Ci sa-
rebbe forse dell'analogia tra la liberissima fulgore (fulgur), e

la voce tedesca Willkiìhr (libero arbitrio)? l’ una va dove


vuole, e r altro fa ciò che vuole. In tal caso la voce tede-
sca Kurfùrst (principe elettore) significherebbe un prin-
cipe non vassallo, ma indipendente, assoluto. C a tali ap-
punto (/ii/rioi) toccava un tempo di eleggere il supremo capodel-
r impero germanico ;
ed ecco perciò kuren, hùhren io alem.
antico ns.ivasi qual sinonimo di scegliere, eleggere.
309. Kriu ktN'ira, kenr. giiyar gwaed, lai. cruor, san-
giiis; it. sangue; d'onde cruento, sanguinare, sanguetta.
310. Kiiig, liOi;^, lai. quinque ; it. cinque. (
Vedi Pimp ).

311. Kiil, lai. dursum ; il. dorso, schiena. Kul significa vera-
mente la parte opposta, deratann.
312. Kiilni, liolin, lai. columba ; it. colomba.
313. Kiipla, lai. duo, duplex (copula); i(. due (coppia),
doppio.
314. Labariim è secondo i Bolinnd. Mari. 3 p. àód. voce di
origine britannica o gallica, avente il significato di lancia.
Sembra derivare dal cimòr. Ilabyr (sword, spreeding, breech )

= lancia ; ma nel dial. busco labarva significa stendardo, ban-


diera: senso, che comunemente sì dà alla voce labaruiu =
vexìllum militare. A sìlfuUe bandiere sorvanzava però d' or-
'
dinario una lancia: circostanza, che concilia il senso celtico

col basco. L' Imperatore Costantino, che l'usò, fu appunto e-
ducato nelle Gallie.
315. Lnfs {bas — Urei.), Ilais ( cim&r. ) ; serv. gius; lai. lessus ,

• vox, sonus; it. pi. lai, lamento, grido. In pror. c fr. ant. lai
’ significava canto; teJ. Lied.
316. Lanka, bai — firct. lans, gallk. Iankiai;^r. lonche ; lai.

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VOCI CEI-TlCnK 15i
lancea ;
it. lancia ; led. Lanze. Pesto dichiara questa .voce di
origioe gallica, Varrooe spagnuola, c Nonio alemanna. Galli
materibus, Suevi lanceis configunt.
317. Lar^ = grasso; d’onde lard^ in med, lat. laridtioa, lar>

dum, lurida; ir. lardo, non che la voce latina larix, in fr.

ant. larege, it. larice, volg. laress; ted. Laiche , Làrchenbuura


= albero resinoso, da Pharz = resina.

318. Leagsa^ lai, lex; it. legge.


319. Letica (secondo Esichio Leuge); lat. mìlliarium ; tpagn.
legua ;
pori, legoa, ìngl. leage ; fr. lieue; it. lega. Quindi nel
latino del medio Evo usavasi leuga, lega, levia, lewa : circo-

stanza, che ci fa chiaramente conoscere, non aver queste lin-

gue, cosi dette romaniche, presa quest’ espressione jdalla lin-


gua latina, ma dalla Celtica preesistente. — Mensuras viariim
nos milliaria dicimus, Graecì stadia. Galli lencas. Isid. f. laser,
in II. Ant. et Wess. p. 251. — Siccome però queste misure
si scolpivano ordinariamente sopra pietre poste lungo le pub-
bliche vie, quindi sembra, che questa voce nel suo sonso pri-
mitivo significasse pietra. E di fatti le voci celtiche liag^
leugy leiSs Iléchf liagaO) league significano pietra, mo-
numento. Quindi in Portoghese laqueca, in arabico àqiqah =
pietra.
320. LéZy anche lézen (bas — Bret.), cimbr. llyS) gadcl. lios
= abitazione, corte, fortezza, palazzo. Palazzo (
palatium ) e
palizzata sono perciò due voci, che si spiegano a vicenda da
pai e leZ; fr. lisière, barre; spagn. lisera (fr. berme); it.

lizza =i= riparo, trincea; lat. septum. Ecco il motivo, per cui
le case dei principi e de’ grandi sì chiamavano palazzi (d’on-

de pure il tedesco Pfahl ^ palus, Pfalz = palatium,


Pfalsgraf = cpmes palutinus), perchè guernìte di steccati e
paluGtte. Con ciò trova pure la sua spiegazione la voce mo-
derna paraiiizare, e la trova in un modo assai più naturale,
che non ricorrendo all’ idioma greco. Entrare in lizza signi-

ficava un dì entrare nello steccato; e siccome invece di lizza

dicesi anche Uccia (


lai. septum )
perciò convìen qui pure ri-

cordarsi dei termine liccio, che in ultima analisi ci porge il


V0« fr.LTIf.BE

spnfto di palo, pila, o pillo. Imperocché lìccio sta a liccia

come causa ad eflelto, sorgendo cioè la liccia dall’ unione


dì più liccit. Noi testo scritturale: Hastile autem liastae ejus

(Goliath) crai quasi Ikintonam tcxciitium (I de' Re c. 17. v.

7) si vuol certamente dire, che il fusto di quell’asta era


grosso come un palo. Se liccj {lai. plur. liccia) sono da’ tes-
sitori chiamati certi fili, egli è perché questi sono avvolti in-
torno al liccio. — Gazophtjlacium ~]uogo riparato (palacium,
pilacìum) dove si conservava il pubblico tesoro {gazae) o
dove si coniavano sulla pilla ocol pillo le monete = la secca?
321. Libar; Rlab lat. labium (secondo il pers. leb.) e labrum
(secondo il celt.); ic. labbro, labbio; (ed. Lefze.
322. LiaC; lat. lassus; il. lasso. Usasi nel Trentino chiamare
tislac un uomo incostaute, irresoluto. Da llac derivano laxare,
laxus, non che languesco, languor ecc.
323. 'LIadai; lai. leno; it. laido; Uiafd ~ bruttura, soz-
zura, laidezza.
324. ^Llaid (cim&r. )
= lulumialhacll =: padule,
;
gnel.

(in trentino volg. paltech, c pnntcch); alb. liutza fango, =


fogna; bas — Bret. lata!' =
umidità (piscina?); lai. ed it.
latrina — cesso, cloaca. — Arolatum (città di Àrles) = ad
paludem ?

32.0. LIaitb* lai. lac; il. latto (volg. latt).

320. Lla'W'rwj'Z; iavrais, lavras^lore, Zar. laurns; it. alloro,


lauro; tcd. Lorber.
327. LleaS; lai. mors; il. morte; d’onde lelhalis = letale =
mortifero.
22S. ^Lleoi (y’Ileni); lai. annue; il. l'anno.
329. LliO; (cìmbr.) com. IIU; gadel. lloil; gr. lìnoo ; lat. lì-

num ; it. lino; ted. Flachs. In tedesco dev’essere stala un dì


in uso la medesima voce, a motivo che tiensi tuttora l' ag-
gettivo leincn di lino, c Lciniuch =: lenzuolo. — ilalail;
com. lieU; bas — Urei. Icnn = linteolum ; cinbr. lliain
= linteum ; llen = linteamen ; IcnnoTt; (il plur.) = robe
di lino. Vedi alla voce sac il nome d’ una veste gallica
menzionata da Strabono IV, 19, da Diod. e da Varrone.

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VOCI CELTICHE 157
,750. LlithiaW) lat, allicere; il. allettare.

331. Log; lat, fossa; il. fossa (in treni, volg. Ioga). Locbth
= putrido. Un’ acqua morta, che si ferma sulle vie, si chiama
in treni, volg. lacca.

332. LuaOf lai. luna; il. luna.


333. ^Llut; I figuratam. come il led. Strabi); lat. laocea; il.

la lancia. LIuciasv = lanciare. (Vedi Lans).


334. Lug ( coni.) log (
godei.) ~ lingua celtica (apud. Plin. )

lurrii (apud Clìtophon. ) mons. Siccome però dalie allure e


dalle torri si dominano coll' occhio le pianure, perciò è più
probabile, che log^ lago corrispondesse nel senso al latino lu-
CU), ed alla voce ted. aut. /ur^ = specula, vedetta, Luke { lucer-
nario), e fosse sinonimo di sull = occhio, sole. Quindi Lugdutiiim
ec. 3farsiglia ec. Luca) Augusti, ec. — Non rechi maraviglia, che
le spedile avessero ne’ tempi antichi nomi sì variati e molti:
causa di ciò era la loro importanza per la pubblica sicurezza.

335. Llug, lluCf llucedor, lluQed, lluccdawg? llaq,


llarar^ gr. lychnos; lat. lux; it. luce, lucicorc, splendore,
raggio, lampo (detto sul tenere di Bolzano Lazzcf, lazn =
lampeggiare, Himmclla’zn = aurora boreale.Llucediad^
llucedcnawl = lucido, risplendente, Lluccdu, lai. lucere;
t(. lucicare. Llugann, gr. aglaó; Ia(. glisco; ir. splendo; ted.
glitxern. Tulle queste voci hanno per loro fondamento la ra-

dice celi, liti; come pure le lutine : luceo, lumen, luna, luci-
dus, Lucina, lucuicntus, lucus (primo luco. Terent.), non
che la got. Ijuhath ; atigloss. lecht, leolh ; led. Lichl ; leitic.

luti; dan. lius; svez. Ijus; isl. lios = luce.

336. Llurjrg, godei, luil’eacb, gr. thurax ; lat. lorica ; ir.

lorica = corazza ; led. Ilarniscb. Bat — Arci. Lorel = lorum.


Queste voci tecniche, addottale dai Latini, comprovano, avere
nell’arte militare appreso i Bomaoi dai Celti, ed essere le

medesime perciò di origine anteriore.

337. Llfftb (pronnneia Ihutb); Ini. gluto, gulosus; ir. ghiotto.


338. Ly (baz — BreU); fr. lie ; ingl. lee ; lat. uied. liam =z; fec-
cie del vino; d’onde pur anche levanuni, fr. levain; ir. lievito

(volg. levi) = fermentum.

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Ì5S VOCI CELTir.nK

339. Lyfìlf gr. leichó; lai. lìago; i(. lecco; (r. lecclie ; ingl.
lick; led. lecke, gol. laigo, ligham ; Ut. lézìi ;
rtiss. lizu.

340. LlyiUf lai. lima ; il. lima.


341. NaCf lai. fìlius ; i(. Gglio. Usavano i Celli la frase GwitS
herlotf Uiac berlo!* in cìmbr. ’llawd, gndel. lalL. (
it. voìg.
niatellot, mateliat?), atigloss. lytcl, per esprimere un fanciullo
inespcrlo, insipiente. Nel dialetto volgare del Tirolo italiano
sono tuttora in uso le voci di merlo, merlotto, maglieria per
esprimere un uomo insipiente e stollo, delle quali mcrlot non
è che la sincopata da macherlot = m' lierlot. Dal che si

vede, che il nostro volgo a somiglianza de’ Goti, usa la pa-


rola mago = stolto in senso celtico, e non nel significato

punico, nel quale corrispondeva a sapiente. Secondo quest’ul-


timo suolsi chiamar mago uno slrione, o stregone.
342. Mach = compressione, (
volg. macca); machana = stor-
piare, troncare, castrare. Da ciò sembra derivare la voce i-

taliana magagna — vizio, difetto, non che in senso morale


il porlogh. ma^iino = macchiato, disonorato.
343. Maen = pietra; cimbr. maen gwerthfawr = pietra
preziosa, in gr. maniakòs, maniakon, maniax. Slion (godei.)

= diadema. Polibio (2, 31) ci ragguaglia, avere i Celli


usalo portare simili ornamenti tanto al braccio (gr. pericheira )

quanto al collo (gr. psellia ). In dialetto dorico una collana


dicevasi mannon, ninno», e moinion ~ monile, mundus (orna-
meiitoV Da maen furmavasi alla cìmbr. l'aggettivo meiuiailg
= lapideo, di pietra. Sembra perciò, che quella macchina,
della quale si servivano gli antichi per iscagliarc qiudrella e
pietre nelle città assediale, e la quale alla greca chiamavasi
ballhtra, ballista, balestra, balista, abbia dal celtico (maen
— gasrael) sortito il nome di manganello, mangano, volg.
mangile». Nel Tirolo tedesco solsi dal volgo chiamar manghcn
(fr. appréler) quell’azione, che s’intraprende facendo pas-
sare sotto uno strumento fabbricato di pietre grossissime le

tele e i drappi per dar loro il lustro; islrumento, che in ita-


liano parimente è detto mangano.
344. Magy cimbr. magWj'l* (msgus) significava pianura, ma-

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VOCI ClXTICnE liiO

giouc, e finalineDle borgata, e città, p. e. Magenta, Seomagus,


Juliomagus, ecc.
365. Màg (maag), lUagU^ /at. nutrire, educare; it. nutrire,
educare mcgitor
;
nutrirsi —
niogadiir nutritore ;
= ;

niagares = nutrice; luagwiaeth =; nutrimento inagw- ;

rlaelhu= educare; liiaglir magister, maestro; megj'll =


- = bambino lattante. I Goti presero adunque dal Celtico le

voci =
magiis figlio, ragazzo (in volg, matell) ; magath, e in

diminuì, magaihla = figlia, ragazza (in volg. matclla), magt


= zitella.

346. MaiUf gaeì. ani« far. mamma; i(. mamma, madre.


367. Man^ ersic. Uiain, lai. manus; ir. mano; fr. main ;
an-

.
gloss. mund (Faramund = mano o braccio di ferro?). Ma-
uak = manica. Manal =. monile. (Vedi Maen). Siccome
però un monile non era esclusivamente un adornamento della

mano, ma ben anche del collo, quindi è che la detta voce


- potrebbe altresì derivare dalla ciinbr. lllWllWgi, mWnWgyl,
- in gadelic. IQuiDeal = collo, e dalla gaelica iuuince= col-

lare; lai. lorques. In comic, chiamasi myngar collare del il

cavallo.
368. Man^ lai. mancus ir. menno, monco. ;

369. Mar, march, marach, e (presso i Cello — cimbri se-


• condo Paus. X, 10) inark. Questa voce, che signiGca ca-
vallo (in tedesco Miihre) si conservò ne’ dialetti cello — cim-
brici, mentre ne’gadelici, i quali danno il detto concetto col-
la voce ep (vedi questa) andò ad eccezione di alcuni deri-
vati quasi del tutto in disuso. Per es. in cimbr. e bat-Brel.
troviamo march, plur. meirch = borse; marchwfS =
horsemen ;maregiez = espresso in greco con trimarkisia
ossia squadra a tre cavalli per caValliere. In comico al con-
trario cheval, chevalier, cavalier, in plurale
usavasi
però dicevasi inarrougion, o varogion, ganrauis, =
cavalli, cavalieri ecc. Il nome personale Marco significherebbe

egli forse perciò eguet = cavaliere ? — Copiosi sono i com-


posti, formatisi dall' unione colla voce mar, p. e. Maritali =
scuderia; Marstallcr = maestro di stalla; Marschalk = servo.

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TOCI CELTICHE

od ispettore de’ cavalli. A motivo però che dal secalo di


Mezzo in poi colla voce maretciallo si qualiCcava nna carica
primaria, e non già subalterna della corte, della milizia, o
deir impero, perciò vi fu chi credeva, doverla derivare più
tosto da maire, maitre, major, e da tal = aula, corte. Sc-
nonchè constando dalla storia, che quel principe, il quale al

momento deir elezione del supremo Capo dell’Impero ger-


manico dovea tener cura, e provvedere i foraggi pei cavalli,
che io tale occasione s’adoperavano a migliaia, portava ap-
punto il titolo di Maresciallo dell' Impero, e sapendosi inoltre,
che gli attributi più comuni si sublimano, e si nobilitano per
la nobiltà del soggetto, cui vanno annessi, sarà più espe-
diente investigare l’origine etìm. della voce schalk, skalk, tehall,
sciali. In origine questa voce indicava un servo, o per me-
glio dire quel personaggio qualunque, il quale area un qualche
incarico (carica fr. charge; ied. Sorge); e non è che il solito

cambiamento della liquida r in l, che le fa fare una com-


parsa alquanto diversa. Dal verbo calére (aver cura) il La-
tino sì formò la desinenza aggettiva di cialis od uiis, per in-

dicare, che il soggetto con essa segnato avea a sostenere o


promuovere l’ affare, che s’esprimeva nell’altra parte della
voce composta. P. e. Seneschalk, teaoschall, siniscalco = Mag-
giordomo alla corte dei successori di Clodovico, re de’ Fran-
chi; Mareschalk, àlaresciallo = Scudiere maggiore; IFitttsrn-

lis = iiscalis, i(. ufficiale del fisco; Uiltiscalci = servi gra-


ziati; Barsebalk servo libero; Dagesehalk = servo che la-
vora a giornata eco. Così le nazioni alemanne combinarono
con altre loro la detta voce celtica, la quale, comunque in

origine non significasse che servo, coll’andare del tempo creb-


be in importanza, e partecipò delia sorte della voce ministro,
la quale parimente uu dì non significava che servo: eppure
a quale dignità e quanta non salì io progresso dì tempo que-
sto medesimo vocabolo, dapprima sì coumido ed abbietto. Qui
major est vetirum, erit minister vester. S. Matl. 23, ìì.
350. Nar^ mer (
presso i Vandali), miF (presso i. Galli).
Questa voce, che secondo la diversità de’ popoli stibì diverse

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toci CKUTICHK 161
vocalizzazioni, sembra in origine corrispondere al conceUo di
uomo maschio, lai. mas, — aris, tlov. mu2, led. Mann. E
. aiceome il marito è per diritto di natura il prìocipe della fa-
miglia e la moglie n’ è la principessa, quindi è, che colla
medesima voce non solo coolrassegnavasi 1’ uomo c la donna,
il marito e la moglie, il signore (domious) e la signora (do-
mina ) ma ben anche il prìocipe e la principessa. Per es. Ma-
robodus = sovrano, o principe della terra. Emir (in turco
od arab. = ) prìncipe. Nelle composizioni poi signiCcarq no-
bile, illustre, distinto, o quella qualilù infatti, che il Latino
esprimeva colla voce min», mirabilis. Per es. 'feulomarus
( presso Livio )
Wisimarus, Gundomarus, Olhomarus ; Mareo-
mir, Clodomir, Badoroir (presso Amm. Marceli.), Catomcr
( presso Tacit. ), Gilimer eco.
351. nana, muir, moer, luor, lai. ed it. mare; laì. Meer.
mara sìgoiGca anche lago; ed è perciò dio i Colti costu-
mavano chiamare il mare lan mai’a = gran lago.
352. mania, marchia, raarka. Deriva dal sanscrito mar-
ya, e signiiica io generale margine, (int. margo), estremità
conGoe. La medesima voce venne col tempo a prendere anche
il sìgoiGcato di territorio tanto se sui conGni che nò. Per es.
in ted, Harkgrafscbaft; Marca d’Ancona, Marca trevigiana ecc.
( Marcha, seu marca, item marco, quamvis diversas in mcdoi
aero sortiatur interpretationes, ut modo limilem, modo aliud
denotet, prò certo tameo dislriclu scu portìone agri ad vìlbm
pertineotis sumitur. Villas enim viarcìs distioctas fuissc ex
medio aevo notum est. > Bessel io prud. Chron. Goltwic. p.
531. Ma e perchè si congiunse colia voce in discorso anche
il signiGcato dì segno, d’ impronta, e perGno di valore mone-
tario? Le ultime p.irole del lesto citato ce ne danno in parto
la ragione. Godevano cioè nel medio Evo le città del favore,
che nel lorocircondario, il quale dalla città, qual punto centri-
co, s’estendeva ad un miglio germanico, non si potesse te-

ner mercato, impiantare un negozio ecc. Necessitava per con-


seguenza, che si tegtittisero pel d' intorno questi conGoi, al

quale uopo adoperavssi pei rispettivi segni la voce comune


21

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r,
> T«ei «r.LTicHi
1

inargo, Hiarcu.,^tuarca (led. Merkmal): di maniera che


marca e tegno, marcare, e tegnare divennero perciò voci sino*
nime. (È pure notabile, che in ebraico viarhc, marha signiBca
visio, actus et objeclum videndi). Dopo questo fatto era ben
naturale, che la medesima voce dovesse entrare come con-
trassegno anche ne’ giuochi, nelle misure, ne’ pesi, anzi come
punto d’appoggio (piede) per determinare il valore di certo
quantitativo monetario: per cs. marche da giuoco, peso mar-
cato, marca d’oro, d’argento, ccc. Quest’ultimo termine s'in-

trodusse probabilmente perchè le monete coniate su quel pie-


de (di 20 scellini per marca) portavano l’impronto del ri-

spettivo loro valore, e si chiamavano perciò marche, cioè mo-


nete marcate, ossia segnate, in quella guisa appunto come la

pecunia degli antichi pigliò quel nome dalla flgurad’una pec-


cora; le colonnarie di Spagna dalle colonne; i crocioni dagli
scettri in forma di croce, che vi si trovano improntati.
353. Marciare ( verb. ) e marcia ( lost. ) ; fr. marcher e mar-
che : voci, che s- adottarono altresì dai Tedeschi moderni per
esprimere le partenze ed i viaggj delle milizie, s’appalesano
come derivate dalla celtica march = conGne, territorio, pae-
se. Pròva di ciò ne’ è la frase francese c alìer de marche en
marche > ;
sicché il verbo marcher corrisponde al lutino nii-

grare, ed al dacico mergere = andare, d’ onde emergere = ol-

trepassare i conGni, ossia i limiti di qualunque siasi natura.


354. MarmuSf lat. mus monlanus; il. marmotta.
355. Marw (cimòr.) marr, marò (bas-Bret.); lat. morior,
mora; il. muojo (moro), morte. MarOy ^ael, marbh = mor-
to. 1 Celti chiamavano perciò le maremme marvòr (marr
— mór) smorte mcr, e morlmarnsaf perchè prive di
vita, ossia di movimento.
35G. Maslruga. sive Mastriica, vestis ex pellibus, lingua
Gallica; sicut acìnacis, lingua Persica. Vocamus et mastrugas
renones alio nomine quae ruslice crotina vocatur. < Gl. Fior,
Varrò, et Caes. B. G. ti 21. Rbeno est pellicium, vel vestis
facta de pellibus (o federata di pelle) peodensque ad umbi-
licum. Isid. Gl. XIX, 23. — e sembra composta da mast

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T#f.i f.r.i.Tir.nr. lfi.'5

ruuay alena, aot. ruha, (luoica villosa), dac. rotta, chrotta;


il. colta = superpelliceum.
357. Matarls, materis, matara, inatarys. Esichio ci
ragguaglia, che con questo nome Celli appellavano una lan*
i

eia larga di ferro e pesante (io gr. madareit ta plalylogcha


tòn doratón Keltoi.) i Malerae tela gravia bellica. > Sisenna
appo Nonio. A tenore di queste testimonianze siifatte lancie
doveaoo essere di due differenti specie, alcune manuali, ed al-
tre giaculatorie ; motivo, per cui in francese antico viairas si-
gniGcava colpo di freccia, e matrmser = passare con freccia
alcuno da banda a banda. In albanese mesdra significa pari-
mente lancia. Sarebbe forse Matreium (Halray) sol Prenner
( Pyrene )
stato un dì quel luogo, che sorti il suo nome dalla
fabbricazione di quest'arme? Nella scherma un colpo di spa-
da, dato di manrovescio da alto al basso, chiamasi tiramaz-
xone.
358. Matras (cimòr.), matalas (bai-Bret.); lai. grabatus,
lanea culcilra ; fr. malcras, matelas; retìe. matraz; dac. ma-
dratiìi; i(. malaraccio, materasso (volg. stramazz); led. Ma-
traze. — Non si sa, perché Diefeobach ( Celtica I. p. 77 )

trovi di asserire, che matras venga dal tedesco Mairaze, e


non più tosto questa voce da quella, ossia dalla radice ^cimbr.
math, mathjr, malhrach = piano, disteso ecc. Sousa
crede, che derivi dall' arab. almatrah. Siccome però per l' e-

timologia giova assaissimo I' attendere alla pronuncia volgare,


e siccome il volgo dice stramaxx, e stramazzar ( prosternere),
quindi non abbiam di bisogno di uscire dal campo celtico per
trovare nella voce ridetta il senso di alcun subbietto (antic.
malera) disteso per terra sia per coricarvisi onde riposare,
sia per gettarvisi onde ferire. Se lo Spagnuolo ed il Porto-
ghese chiamano l' utensile in discorso almadraque, noi non
possiamo riscontrare in quest'espressione, che la voce mate-
razzo corredata dall' arab. articolo ni; e ciò tanto più in quan-
to che il Portoghese chiama madraco un poltrone, certamente
per quella ragione medesima, per cui gli Alemanni antichi
chiamavano un siffatto uomo Bàrenhàuter •.
come questi cioè

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lfi4 roci r.ELTICHE

poltrivano sulle pelli degli orsi, così poltrivano quelli sui ma- \

terazzi, ossia su strati distesi per terra. K ciò signìGca in ul-

tima analisi la voce ridetta ; giacché math egualmente che


siral sigoilìcava ne* tempi antichi piano, disteso (p. e. via sfrata

= strada lastricala, c quindi piana. Ognun vede perciò, che

fra materazto, e la volg. ttramazto non vi ha altra differenza,


fuorché nella trasposizione delle parti radicali ; e quindi non
è necessario pensare alla lanca calcitra, come d'ordinario
spiegasi la parola materazzo, ma sibbene ad uno strato qua-
lunque, cosi che vi si può sottintendere altresì la lai. storca,
l'ir, stuoja (volg. sfora), la zpag. estera, la poriog. esteira, il

gr. strèma, e la teJ. Strohmatte, non che il lai. stramen, ed


il ted. Streu, Slroli ;
giacché tutte queste voci hanno per loro
fondamento la sanscrita Starlàn = strato, o Starlinaa =
strame.
359. niau (cimò.), mo; gr. émos; lai. meus; {ir. manas; gol.

meios , ted. mein ; fr. mon ; rom. mos ;


pori, meu ; spag. ed
it. mio ^volg. me); $ìav. moj.
360. Mead, luaint, or. magedos; lai. majestas; it. maestà, po-
tenza ; (cd. Machl ; tn^i. mighl; lit. macia; rnss. mocz'.
361. {Headfaon (gadel.) (ctniòr.); gr. metou ; {at. me-
dium ; il. mezzo. YiB3fSg = fra, cioè in nieézo, fra mezzo.
362. ned!; lai. mcterc; it. mietere. Mediad = messe ;Rie-
dar = mietitore; naededig = mietuto; voci, che deri-
vano dalla radice ni ed = pieno, perfetto, maturo. Quindi
mathrac matfani^ malliyr = distendere, pestare, bat-
tere le biade o legumi ec. maturi.
363. Heiiiilf mellB, malimi, lai. moleatrina; it. mulino; ted.

Miihle. Siala 9 gr. myle; lai, moia; it. mulino, MalWry it.

fflogoaio. (volg. mulinar); ted. Mùlier. Deriva dalla rad. Boal;


o moel = dividere, sgusciare.
364. Mei lai. mel; il. miele (volg. mel).
3G5. MèOy lai. vehkulum; it. vettura. Méne caricare, tra- ‘

sportare su d' un carro alcusa cosa. D'onde la voce italiana !

menane =: condurre. Vedi niiaer*


366. {Ii«rtbi9 tal. merda; il. merda, cscremeoto.

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.

TOU CKLTICRE 1 C5
367. Mi; gr, e {al. ego; fr. je; il. io (
oei dialetto Tolg. si

conservò il mi) ; ted. icb.

368. MI — (panie, peggiorai.); gr. raé; fr. més — ; il. mis — ;

ingl. mis — ;
gol. missa; ted. mis —
369. MìD; lai. parvus, minor; il. piccolo minore; led. min-
der.
370. Mira (coro.), luirout (iat-Brel. ), miraz; Mi. mirare; it.

mirare, vedere, osservare. D’onde derivali: mir imira, =


meta (
in ebr. march, marah =
visio. nctus et objectum vi-

dendi); moirbhuil; (ers) Diiorbbaille = mirabile; mi-


roucr {fr. niiroir) = specchio.
371. Mis (ci6r. ), luiz {bat-Brcl.), mios {gcdel.); gr. meo, mé-
né, meis; lai. meusis; it. mese ( volg. ipés); ted. Mouat.
377. MO; ( Vedi inau ).
373. Moei (ciniòr.)^ maol {godei.); lai. moles; alò. mal, mal-
li; il. mole, colle, montagna.
374. Molit; Ulolt; maoiit, mutt; mgl. mutlon; fr- mou-
ton; it. montone. Adìnc è il mie. mutt, mulscb (leggi mucc’);

sp. e pori, mocho; fr. mousse, emoussé; il. mozzo (mutilatus).


373. Mor ( vedi Biara).
376. Mora; niuarO; m. {. muarium locus paluslris; lei. =
Moor, Morosi; it. maremma, chiana.
377. Morthwji; meiluiU; lat. malleus; fr. marlell; il. mar-
tello.

378. Mota; lat. roons; il. monte, mota. Secondo questa voce
troverebbero il loro signifìcato le varie montagne, le quali
nel 'Firolo ted. portano il nome 3/ul.Noi però siam d'avviso,
che quelle località, da posli di conGne quali sempre presen-
tansi, acquistassero il detto loro appellativo da mutare (mu-
tuare), a motivo che io quelle parli o si scaricavano o sì ba-
rattavano le merci ; e quindi la voce mota* mauta; mutt
darebbe il senso di dasio, lat. telonum; ted. Mauth, ed i ri-

spettivi monti di questo nome corrisponderebbero alle poste-

riori marche, ossia eegni di confine e dazio. Cosi ua monte


tra Ja Tòil e Merano, sul culmine dei /ufallerjoch in Mar-
Idl, sulla Malserhaide ecc.

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ICO VOCI CELTICHE

.179 IHouney. mounez, monadh; lat. moneta ;


ii. moneta ;

ted. Mùoze.
380. Mouza, moncheia {bas-Brei.), magaire (gael.), da
luag = far la brutta ciera, volg. far il mùs (muso); fr. faire
la moue. Questo muso in cimbr., come pure io iiigl. s’ espri-
me colla voce moc< dalla quale il tedesco volg. si fece il

verbo mocken = fare il risentito, o, come dice il volgo, far il

muli. Fa qui d'uopo osservare, che tutte queste frasi espri-


mono in particolare la mala grazia del risentito, quella cioè
di negare alla parte avversaria la parola, e di fare alla di
lei presenza il mulo. (Vedi la voce sanscrita Mukha). Fare
il misterioso signiGcava un dì presso a poco lo stesso, a mo-
tivo che coloro, i quali volevano iniziarsi nelle cose arcane,
dovevano passare tre anni di silenzioso noviziato ; e chi vi si

dedicava, esprimeva in greco la sua condizione col verbo vtged.


Quindi il detto Ialino: mu non fucere; in gr. my laleio ; in

fr. non fair mot; in il. non far motto; in led. nielli mucksen,
o mucken = non proferir sillaba. Quindi chi non può parlare
dicesi muto, mutolo. Siccome però chi ha il dono della favella,

non saprà che approssimativamente ammutire, ma s'esprimerà


invece con rare e tronche [larolc, perciò un detto proferito
in questo modo chiamavasi un mono (
in bassa lat. mullum ).

Questo motto gli fuggiva certamente dal labbro, e gli fuggi-


va amaro allora, quando, tentato sino all'estremo, più non
sapeva tacere. Nella stessa maniera pratica chi, come sopra di-

cemmo, si pone a fare il mut. D' onde il fr. moquer, e l' il.

motteggiare, motteggio ecc.


381. Ilfoaztegy gr. e lat. mystaz ; fr. moustache ; vallac. mu-
slàtzé; albati, muslàke; ir. mostaccio, mostacchio = basetta
arricciata (pili retorti labii superioris). Letteralmente moilZteg
significherebbe ornamento della faccia (vedi mouza, e teg).
Ma siccome il Greco in dialetto dorico diceva inastax^ che
deriva da maslazein = masticare (volg. mastegar); vallac. me-
stecà; sp. e pori, masligar, mascar; prov. mastegar, maschar;
fr. màcher; rom. mastiar; base, mascatu ;
perciò fa d'uopo
ricordarsi dell'osservazione, fatta alla voce mouzaf indicare

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VOCI CELTICHE 167
le radici celtiche lUUii e ma in sè la medesima parte del
corpo (la bocca, ed anche pars prò tolo — faccia, volto) ma
scegliersi ordinariamente la prima per esprimere di qnest' or-
gano gli usi vocali, e la seconda per significarne gli esuriali,

per es. mormorare, mussilare ecc. mangiare, masticare, man-


dibola, mascella, in gr. makelè (
makella ]. A quest' ultima, se-
condo Salmasio, corrisponde presso Esichio la parola baska =
. masca, in quella guisa appunto come alla sanscrita muka
corrisponde la latina bucca. Quindi baskanos = maskanos,
maldicente, maliardo, sgridatore, e congiungendosi colla radi-
- ce mat o mate, quell’ altra (ra), che è l'espressione dell’ira
e della rabbia, risultava masera, mascara = maschera, ( in

ispagn. e pori, mascara, fr. masque; led. Maske); ìal. larva;


lat. med. mascus grima = visiera spaurante. i Masca (est) si-

mulacrum, quod vulgo dicitur mascarel (mascara?), quod


apponitur faciei ad lerrendos parvos. > L'gutio (12. jh.). E
tali erano appunto le maschere degli antichi comici, fornite

cioè d' una orribile e larghissima boccaccia. Affine di spiegar-


si la ragione per cui in med. lai. una maschera è detta «ma-
scus grima • (elmo), fa d’uopo osservare, che anticamente
questi ordigni comici coprivano non la faccia sola, ma a gui-
sa di elmo colla visiera calata, tutta la testa: d’onde le di-

zioni francesi grimace (


contorsione di bocca ),
grìmacer (
far
smorlìe, contorsioni di volto): termini, che s’usano parimen-
te in (ed. Griroasse, Grimassen macheo; eia grimmiges Gesiebt
machen =: far la cieca truce. In dialetto piemont. mosca si-

gnifica strega, e muserà = maschera.


3S2. MoZf mody lat. mos, modus; il. costume, modo.
383. Manei* (eimòr.) = guida, istruttore, monitore; led. Mahner.
Nliaadh, (
in gadil.) = educazione, istruzione. A munadh,
sembra riferirsi la frase, usata nel Tirolo ital. da chi, stanco di
troppe osservazioni, ed obbiezioni che gli son fatte, dispetto-
. samente prorompe: Non voglio sapere di tante monade. Il la-

tino monere, monitio, non che munire, muninienlum derivano


pur esse dalla medesima voce celtica, non altrimenti che la

- voce tedesca Vormund = tutore. Poiché in quella guisa che


!G8 TOCl CELTICUR

noi diciamo i farsi scudo t cosi dicevano gli antichi farsi mu-
ro, 0 monte a difesa dell’oppresso, o mano (lUUDed) a gui-
da dell' errante. Vedi la voce min.
384. MaPf lai. murus; ir. muro; polac. mnr; Ut. muras; alb.

rourr. angloss. mùr ; ted. ant. mùra, muri ; ted. Mauer. Mar
sigoiBca nel dial. gadel. anche casa, fabbricato (wall, tower,
bill, rampar!, house, palace); sicché vediamo, che murimen-
lum sta a munimenlura (murare a muuire), come sta mur a
mun, ossia come la causa all' effetto.

38i). Mujn eoe. lat. minium


minio, color rosso. ;
ir.

38C. Mwn. maio, moina, mine, lat. fedina mina, ; ir. mi-
niera. Derivate sono le voci minerale (min —er—al) non che
moneta ecc. Il significato della voce min si conservò ne' dia-
letti baschi, dove mun, mon, men, mal (e collo scambiamen-
to della liquida) mar, mur, mor, significano mona = monte,
e munoa, monhoa, monhua, montila, munta = moles ( moncean )

= mucchio, collina, marogna. Questa seconda dizione (cioè


mon in vece di mar) differisce dalla prima solamente per la

circostanza, che mon indica pietre contenute in istato natu-


rale nel monte, e mnr pietre staccatesi, o svelte dal monte.

(Vedi la sanscr. MaP). Quindi marmo (marroor), ma-


le voci

roechì, marogna, molto, marmotta (roarmus e= mus montanus)


margarita = pietra preziosa ecc. palesano il loro significato.
Sono i Maroniti forse così chiamati, perchè abitano un paese
pieno di marogoc.^ — Nella vita di S. Geraldo sono i Mar-
ruci chiamati « rigentes alpium incolae > e io quella dì S.
Tendone ap. Diifm ecc. dicesi, che < appellantur Marones
vìarum (io alpibus )
demonstratores : • motivo, per cui i mer-
canti antichi nella regione dell’odierno Badenese dedicavano
voti (
iscrizioni ) a Mercurio Maruno. Accennandosi con queste
parole a due diversi significati, ad un topico e ad un uffi-

ciale, fa d'uopo investigare più da vicino, quale dei due for-


nisca la chiave per disserrare il senso di quelle tante voci,
le quali nei nostro Tirolo non meno che altrove presentano
la detta caratteristica mar. Per es. Morteli, Marter, e Marnin
nella Venosta, Valtmar in Passiria, Marter — Loch in Sarn-

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TOCC CEtTICRE 109
ibai, in der Mar fra la Chiusa e Bressanone,! prati della Mar
fra Trento e Lavis. il monte e la ralle di La Mar io Val di
Sole, il Marier io Vaisngana, le Marocche nella ralle del Sar*
ca. Mare, e poco distante altre Marocche fra Ala e Rovereto,
latus de Lamar in monte Tarlaci (ap. Bonelli Tom. 111. p.
235) ece. ecc. Chi osserva la natura di tutti questi luoghi,
contrassegnati colla caratteristica mar, si conrincerà, espri*
mersi con esse una congerie o di pietre o di terra, calata
dall’alto al basso in occasione del rorìolo d’nn monte o dello
scoscendimento d' un bosco. Dia simili eflntti non possono na>
Bcere che in luoghi alpestri; e quindi i Marruci ed i Maronea
s’ appalesano reramente per olpium incoiar. Ma perchè s’ in-

terpreta il loro appellatiro altresì per t riarnm demonstrato-


rcs,» 0 forse più rettamente t obscrvatores? > La ragione ri si

fa chiara, purché ti scrira la penultima rocale alla celtica,

cioè Maranes: rocale che, siccome da Celti proferivasi chinsa,


^reniva da' Latini assai spesso segnata coll' ò, in quella medesima
guisa, come noi chiamiamo certe castagne grosse comunemente
mommi anziché marroni. Mar — anes signiQcberebbe così imon-
liura specnlatores ; » e di fatti marrano è tutt' ora nella lin-

gua volgare un aggiunto d'occhio io sigoif. di furbo, e mu-


ronnier io fr. antico ha pure un senso analogo, quello cioè
di locatiere, guida, o pilota di costa. Anzi la medesima roce
mar trora nel celtico uu appoggio per contrassegnare l’ uf-
ficio di quel personaggio, il quale o dall' alto d' un monte o
d' una torre (specula) dovea sorregliare una qualche regione
0 luogo. Imperocché maer(plur. nieiri) in ciuiè. significa

t ihat is stationed ; one Ibat looks after ; that keeps or guards


ecc.> lffiaeron = one svito bas custody; d'onde i derivali in ba.f
Brel.maeFj mear; mer^ corti, maor^ /r. maire; iu^l. mayor;
leJ. Mayer; lai. med. major domus = Prefetto o sorvrgliatore
del Palazzo. Secondo questo Irorercbbero la loro spiegazione
1 nomi delle città ilfnrouia io Italia, Maronea nella Tracia, Ma-
ranum, Mairanum, o Merannm nel Tiroio = specula del Mair,
ossia del Prefetto. Tornando però al senso topico della ridetta
voce mar^ fa d’uopo osservare, trovarsi la medesima in qiiat-

VI

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170 MICI cixricui;

die nume piuviuciulc accompagnata dall' articolo fsni. la : cir* i

costanza, clic pur si riscontra nell’ appellazione tedesca c tu


dir Mar.i Dall' esame della fisica natura di codesti luoghi ri-
sulta. essersi i medesimi cosi chamati, perchè le acque, a
cagione de’ suddetti scoscendimenti non potendo liberamente
sottrarsi, rendevano l’ anteposto terreno paludoso e stagnante.
E di fatti un tale terreno chiamasi tuttora in buon italiano marese
(chiana); tal. Moor, ( Moorgegend ). Siccome in tedesco la

medesima voce <$cc> esprime e lago e mare, secondo che


le si prepone l’articolo maschile oppure il feminile, così

sembra significasse un dì la medesima voce mar in genere


fem. {la mar, viara) palude, ed in genere maseb. o neutr.
(il mar, mare) lago. Plinio usavala in questo medesimo duplice
senso; ed appunto perciò Adria chiamavasi curbsseptem ma-
riiim.» Se investigando il senso della voce ridetta ci siamo
forse dilungati più del convenevole, egli è perchè dessa è u-
na di quelle monosillabe, che disserrano, se divenute chiavi
d’ intelligenza, il senso di altre voci tante sì derivate che pro-
^

prie. Tuli specialmente nella nostra provincia sarebbero p. e.


car, par, sar ecc. per conoscere il significato degli appellativi
di Cardanti, Canteid, Consolo, Partscliins, Parsiti, Pergine, Sam-
thal, Sariioiitco ecc.

387. yiWJì mwydf gr. mycles; lai. mcdulla ;


il. midolla (volg.
iniola ).

388. IMya, lai. urina; it. orina, d’onde in lai. mingere, il.

orinare. (Vedi Pitscbar).


389. MysgU; gr. misgo; lai. misceo; i(. mischio, mescolo ; led.

mische.
390. uad; gacl. nach, gr. nò; lai. uae; il. non (no) ;

led. iiein, nielli. Kucn, nacau =niegare; nagll niego. =


Nac, lai. nec; il. nè, non. 1

391. ÌMai, Ili) HOT) gr. anepsios; lai. nepos; il. nipote (volg.
ncò ). IVith) gr. anepsia ; lai. neplis ; il. volg. iiezza ; fr, niéce ;

iiigl. nicce ; led. Nichte.


39'2. iVant (cimò.), naucc (com. )
— valle, burrone, luogo di-
rupato ; led. lirol. volg, Gan, Gaud ; in volg. treni, slavin.

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VOCI CECTir.lIE 171
393. Naoi; (
godei. ) naibh^ gr. naus ; lai. navis ; t(. nave.
Nauso = appellativo gallico d’ una certa specie di navi.
Auson cp. 22.
394. NaWf naUf gael. noi, gr. ennea ;
ìat. novem ; it. nove ;

fr. neuf; itigl. Dine; led. neun.


395. Ner, nerwen (plur. nervenail); gr. neyron; hr. ner-
vns; i(. nervo; ted, Nerf. Ner signifìca ciò, elicila della forza

in se; io questo medesimo senso dice l’ italiano t


p. c. questo
panno, carta ecc. ha nervo.
396. Neilt; gr. neton ; lat. nodus; i(. nodo; fr, noeud ; ted.

Knoten.
397. Naa, neiv, neii, newydd (rim6.), neiiydh, nuadh
(forn. ), nevez (bas-Bret.); gr. neos, neios, lai. novus ; il.

nuovo (voi. nof. ); fr. neuf; gol. niwis; iiigl. new ; ted. ncu ;

Ut. naigas ;
russ. nowyi.
39S. ì\i, nid; niS) lai. non; it. non, no. (Vedi iia)
399. Ni) gnel. Sinil) gr. nói ; lat. nos ; ir. noi ; fr. iious ; »lav.

(nell’accus.) ny; russ. serv. boein. e poi. nas.


400. NoIS) gr. nyn; lat, cune; got. nu ; ted. nun ; fr. maintc-
nant, ir. ora, adesso.
401. NoS) Dolche) gr. nix; lat. nox; it. notte; ted. Naclit.

( Vedi il N. seg. ).

402. Ochd; lat. nox; it. notte. Olcb) oidchc= di notte, not-

turno.
403. Ochtl) ^;th* gr. oklù; lat. octo; it. otto; fr. huit;got.
alitali; ingl. eiglit; ted. aclit; lit. asztuoi; russ. ostn.
404. Ochident) ochidenit) lat. occidens, occasus ;
ir. occi-
dente.
405. 01 ) olC) lai. sulcus; it. solco; da yll = dividere.
40(5. Or. ore. lai. extrema pars, confines; ir. l’orlo (il volgo
il. dice tutl’ora l'ór) estremità, conGne. D'onde il gr. orizon
= orizzonte. JUovs orielius (Orllerspitze) nella Valvenosta si-
gniGca perciò monte di conGne, ed orchi (in ted. tir. volg.
Norketi, Norici?) abitatori delle alture, ossia' dei conGni. La
dea Diana, cui erano sacre le alture ed i conGni, portava
appunto r*attributo di Dea orrtii(i(ort — ania = guarda — conGni).

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n‘2 VOCI fXLriaic
407. Ore. fjr. yrclié; lai. urccus (craler); atigJos.^. orca ; alem.
ani. orzai (urceolus); gol. aurkeis (urceus); provens. dorc ;

ir. orcio, orciuolo, volg. orzoi = boccale.


408. OrC) ( d'onde nella Scozia le isole Orcadi pigliarono il

loro nome); gr, oryx; Ini, ed il. orca (pesce marino); fr. or-
que. Feslus, Plin. IX, 5. Siccome questo pesce è anche detto
porco marino {marsouius ceu maria tues), perciò sembra, che
(a medesima voce ital. porco derivi dal celtico orc^ e che
nel mediterraneo le isole di Majorica e di ìlinorica (Majorca
c Mioorca), siccome abbondanti di porci, acquistassero egual-
mente da ciò il loro nome.
409. Orn^ ìnt. hordeum ; ir. orzo.
410. OrSf ursan, lai. ursus; il. orso.
411. Pab, lai. pater; ir. padre, (fanciullescamente papà), babbo.
412. Palastr, plastar^ i;r. emplastron; lai. emplastruro; ir. im-
piastro; ted. Pflaster; deriva da plastjr = disteso. Non altri-

menti sembrano le voci gr. pharmakon; lai. pharmacuro; ir.

medicamento (conservato io farmacia, farmacista ecc. )


deri-
vare dal , celtico; imperocché par signiGca causa, e mac; be-
nessere, salute.
41.1. Pai, palff palili^ gr. palama, spathè; lai. gladius; ir.

spada (sul tenere di Bolzano chiama il volgo uno spadone


tutt’ora Palateli). Palfbis^ lai. pala; ir. pala, badile. Tutte
queste voci presero, come si vede, il loro signiGcato dalla
drittnra del fusto, che rappresentavano lutti gli oggetti con
esse contrassegnati.
414. Par (
c genus teli. • Paul in Festo: nome, conservato
in Partesana = specie di lancia), bar» bar^ ysper, lai.

basta ir. lancia ; led. Speer.


415. PathaWr^ lat, curator, palronus, ir. padrone, patrocina-
tore.

41C. Pech, peco; pechet^ lat. peccare, peccalum; ir. pec-


care, peccato, delitto.
417.pedwar, pedair (cimb.), ceithar, ceadhair (gael.),
pedyr, pesiere (coro.), 'péwar, peder (bas-Brei. );
gr. tellares; lai. quatuor; ir. quattro. « Petorrìlém vox gal-

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VOCI CILTICIIC 173
lica • (Geli. XV.) — rectius petorìtum, petorium, sea pedwar-
rhaeda — ; sigoifica quindi un carro a quattro ruote. ( Vedi
ceilhar).
A 18. Pellenlgwr, lat. peregriuus; il. forestiere, Tiandinte, pel-
legrino. Credesi perciò, che i nomi Pelasgi ed fileni ( greci )

signiGcbino forestieri, o venuti da lontano; dal celtico pell =


lontano.
419. Pen (eom.); gr. kephale; lai. caput, pinoaculom, summi-
tas ; i(. capo, testa, pinnacolo ; ted. Ilaupt, Kopf. Da peo
sembrano derivate le dizioni italiane pensare, pensiero, pensa-
mento, pensatamente. Nel Tiralo tedesco suole il volgo in que-
sto medesimo modo da Kopf = testa farsi il verbo kopfen,
auskopfen = cogitare, excogitare. £ chi sa, se il villico tren-
tino non chiami la testa pignatta più in senso proprio,' che
non figurato, derivando cioè quest'espressione dal celtico pen
(pinnata) anziché dallo spagnolo testamiento pentola ( ossia
vaso) della mente. Dal che risulterebbe, che la voce italica

testamento (teslamentum) è presa nel senso Ggurato per e-


sprimere quel documento, il quale contiene la mente, ossia la
dichiarazione dell’ ultima volontà. In quella medesima guisa,
che i Greci chiamavano un pubblico manifesto pinax, perchè
vergato oppure affisso sur una tavola di legno, ed i Tedeschi
da Buche ( faggio, quercia ) appellano col medesimo nome un
libro = Buch, perchè stampavasi un dì con caratteri fatti dal
legno di quell’albero, cosi o perchè le suddette dichiara-
zioui di ultima volontà si conservavano in vasi di terra cot-

ta (teslae), o perchè sui frammenti di simili vasi (teslulae)

al tempo dell’ostracismo d’ Atene i democrati segnavano i lo-

ro voti ossia la loro mente, può essere che abbia da ciò sor-
tito il nome ogni qualunque testamento, anzi perfin la testa
medesima.
filo. PerCf gr. paroikia ; lai. parochia ; it. parrocchia. Pere
signiGca propriamente un luogo assiepato, conGnato, terminato,
quali sarebbero un parco, o barco, in ted. - Pferch. Deriva
dalla radice per = contorno, intorno ; e quindi parrocchia
corrisponde al greco eptuopia.

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VOCI CELTICHE

htì. Pere», piorra, per, pir, gr. apion; lai. pirum; ir.

pera ; ted. Birne. Il Pcloponuao, ossia l' odierna Morea, acqui-


slò più veramente il suo nome a motivo che produceva pere
assai buone da mangiare, che non da Polope, Ggliuolo di
Tantalo. Ateneo 14, 63., che ci fornì questa spiegazione, di-
ce, portare quel paese appunto perciò anche nome di n- il

]jios = ricco di pera. (Vedi J. Bar. Ow. Abstammung der


Griechen p. 80.)
Hìì. Perl, lat. imperare; ir. comandare. Periant, lai, irope-
rinm ;
ir. imperio, comando ; peryv = colui, che comanda.
Queste voci derivano dalia radice par = causa, ragione.
423. Pid, Òat-Brer. piden, blden, gr. peos; lat. penis; /r. vii;

ir. punta, coda degli animali (nervo di bue). Il Tirolese te-


desco chiama volgarmente lo scodinzolare dei cane wideln,
grammat. wedein.
424. Pimp, pamp, COig, gr. pempe, pente; lat. quinque;
ir. cinque; Ut. peuki ;
gol. Gnf; ted. fùnf. — Qui si vede, che
i Celli, a somiglianza degli Oschi, usavano il
p per q.
425. Pitschar, piza. lai. mattila, scaphiuro ; ir. orinale. Laon-
de si vede, che le voci pisciare, e piscia vengono dal celtico.
426. Plani, planz, planada, plantenn, lat. pianta; ir.

pianta ; ted. Pflanze. Plailtein, pianta, lat. plantare ; ir.

piantare ; ted. pflanzen.


427. Plyg, lai. plica, plicatura ; ir. piega. D’onde nnpijg
= simplex = semplice, ossia d' una sol piega. Da ciò acqui-
stano il loro senso Ggiirato i verbi explicare, implicare, com-
plicare, replicare ecc.
428. PI]^W, eri. clujT, gael. cluimb, lat. piuma; ir. piuma;
ted. Daune, Pflaume. D’onde il lat. pulvinus, pulvinar; il. piu-
mino; alerti ani. phuiawi; scnmlin. bolstr, polstar; ted. Polster,
429. Poan, pian, poen, gr. poinc; lat. poena; ir. pena,
dolore ; ted. Pein. Poent, lat. dolere ; ir. penare. Pi'misiav
= penoso.
430. Por, lai. super, superus, supcrior, polena; ir. sur — , sor
— ,— sovr ,
prò — , superiore, polente, protettore, ecc. ted.

empor, vor — ,
Vorstand ccc.

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VOCI CELTICHE 475
431. Portha, gr. poreio; ìat. ausiliare; it. ajutare. Porth,
lat, auxilium; >(. ajuto. D'onde opporlonilas, opporlonus, por*
tos (porlo), non che portenlam, porrigo ecc.
432. Porthi) porthiadu, gr, poró; ìat. fero; it. porto, tan>
to in senso di giovare, quanto di portare. 4mborthI = im-
portare. Portbianua = fornire del necessario; d’ onde fo-
raggio — vettovaglia.
433. Porphor, porpr, corcor, corcar, lat. purpur; ìi.

porpora ; ted. Purpur.


434. Pomp, vedi pimp.
435. Pys, gr. pison; lat. pisum; it. pisello (volg. bis).

436. Pyth = mondo, universo. Pftbagori = spiegare il si-

stema del mondo. Che bel significato non presenta secondo il

celtico il nome del gran filosofo greco Pitagora!


437. Rait (cìmbr.), ract, rcut = regio montana. D'onde
credasi sia venuto all' odierno Tirolo 1' antico nome di Rhaetia
(regio in montanis), ed agli abitatori quello di lìhaeti e di
liateni. I Veronesi chiamano di fatto i Tirolesi tuli' ora col_

nome generico di Montanari.


438. Ras (suolo); lat. med. rasum ;
quindi la frase: rasum
ad rasum ; provent. ras e ras ; fr. ant. rez à rez (
quasi su-
perficiem fingendo); il. rasente, ossia a tocca e non tocca.
Quindi la dizione in fr. rez è terre = a livello, piano, e l' il.

campagna rasa ecc. Le voci tcd. Rasm = piota, o zolla co-

perta di moli' erba, Gras = erba, grasen = pascolare, od 'an-


che segar l'erba ne' prati, sembrano stare in rapporto con
ras, in quanto che dinotano quello, che spunta ovunque per
sé dal suolo.
439. Réna, réni, rénein regnare. Ren =
condotta, di- =
rezione, governo, regno. Renatlnr governatore, re. Jol- =
livet crede,che tutte queste voci derivino da rczn diri- =
gere, ordinare, disporre, e quindi figur. reggere, governare,
comandare. Relz secondo il medesimo autore ne sarebbe l'a-

stratto nel senso di regola, disposizione, rango, governo, leg-

ge, ragione. Egli considera perciò come derivate le voci se-


guènti: in bas-fìret. roué, roé, in com. rny = lat. rex;

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. ;

VOCI CEI.TICHB t79


446. Rhodio —
amliulare; />. roder; alhnti. redoig = girare;
da red =
cerchio, anello ted. Ring. Quindi è, che ; le voci

cimbr. rhod^ bn'i’Bret. ród^ coni. rOZ« gael. roth^ basch.


arroda^ errata esprimono senso di mora non dal suo il

moto di rotazione, ma bensì dalla forma circolare (periferia).


Rotondo (ted. rund) chiamasi perciò quel corpo, che è rod
undequaque, L’ avverbio tedesco s rìngsum =. intorno, d'ogni
Hntorno », Ring-mauer = muro di circonferenza, servono a so-
stegno di quest'asserzione.
447. Rhuf (cim6r. ); lif. riiddas ;
lat. rufus, rulilus; />. rouge ;

il. rossiccio; ted. braiin ;


polac. rusy (di pelo rosso). Essen-
do la volpe di questo pelo, perciò essa si chiama in gael.

roadad —ruad, cimbr. rhus^ pers. rùbah ; otset. ruvas;


Clini, rovi.

448. Rhwd; lat. rubigo ; ir. ruggine. Questa medesima voce


celt. in coni, md, rjdh, godei, ruadh, rii(^adh, bas-
Rret. ruZ; dal colore, che presenta la ruggine, significa an-
che rosso; lat. rutilus; ted. roth.
449. Rhwd. lat. retis ; ir. rete.

450. Riiy, gael. ri (


partic, ) ;
lai. re — ; fr. re — ;
il. ri —
ted. riick —
451. Hhyc; .taiiscr. ruksas ;
gr. ryssos ;
lat. ruga; ir. ruga,
grinza ; ted. Runzel.
45*2. Rhyn^ in cimbr. significa, secondo Davies, collina, aleni.

Olir, rain, rein, in ted. tirai, volg. Roan. Significando in celt.

rhan = divisione, separazione (della qual radice conservansi


le traccie in rompo,’ frango, brano; in frana, frema di Badia, non
che nel ted. rrcrnien = separare, dividere )
perciò tengono cer-
tuni, che il fiume Reno (Rlienus, ted. Rhein), perchè separava
i terrilorii di un popolo da quelli di un’altro, abbia sortito

il suo nome, il quale sarebbe perciò sinonimo di confine. 1

Tedeschi cercano di rivendicare il Reno etimologicamente per


sua esclusiva proprietà con dire, che quell’ appellativo derivi
dal verbo ted. riunen = scorrere, lat. fluere. Ma avendo que-
sto verbo il suo fondamento nel sanscrito ri = mere, i(.

scorrere (d’onde rivus), potrebb' essere, che trovassero non


25

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ISO vrir.i cKLTicnE
pochi rivali, pretendenti diritto a quelle rive fertili ed amene:
giacché ogni rivo o fiume scorre, e divide la parie di qui
da quella di là. Armstr. deriva il gael. Belo ^ Reno da

reitlb-ao = a smoolh water (acqua placida).


A53. BbyS; lat. rixa; it. rissa, battaglia.
ào4. Bif (rimòr. )
ed anche eirlfy gr. aridmos; lat. nota nu-
merica ; it. cifra ; ted. ZilTer ; in alem. ani. ruaba, ruoua ;
eitn.

arre, arw = numero, o più veramente quantità, somma, da-

naro? e quindi derivati arra, caparra?


455. Bix (rIÓ7); lat. dives; mcd. lai. ricus ; it. ricco; gol.

ridi ;
led. reich.
456. BoCy lat. rnpes; it. roccia, balsa scoscesa.
457* Bogb, gr. àrà lat. ; rogatio ; it. domanda, preghiera, in-

terrogazione.
458. Bogyl, lat. rogus; it. rogo, catasta sopra cui bruciavansi
i cadaveri.
450. Buitbeinim, lat. rutilare; it. rosseggiare; ted. rólben.
460. Busti, rusk.1, rushen (bae-Bret.), rase (corn.), rùsg
{godei), rbisgyo, rbisglyu {dmbr.) — med. lat. rusca;
it. scorza, corteccia ; led. Kiiidc. Brascare in ital. significa ap-

punto levare alle viti la scorza superflua. Alfine è il proveuz.


brusc med. lat. bruscus ; it. frusta (
volg. fresca) ; ted. Ru-
thè; non che la frase ital. cavare le brutehe; come pure la

voce crusca == buccia di grano; ed il nome della vite sel-

vaggia labrusca, in ted. volg. 3farutki


461. Sàar, sar, gr. sairò, gelos sardanios; lat. risus snrdoni-
cus; it. riso sardonico. Sardiaw = schernire, motteggiare,
coprire alcuno di sarcasmi. Sardonia è una pianta, che, pre-
sa, perturba i seusi ; crescerebbe forse questa a preferenza
in Sardegna?
462. Sabttja, bibita fatta dall’ orzo fermentalo e colto =3 birra.

Certuni credono, essere Sabina voce illirica, od egizia anzi-

ché celtica. Ad ogni modo nel Trentino, dove predominano


le voci celtiche, usasi chiamar Sabajone o Zabojmi una bibita
preparata con della birra cotta, vino, o simili.
463. Sac, lat. saccus; it. sacco; ted. Sack.

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VOCI Cll.TICHK 1>S1

àdi. Sacy Sach. gr. «agos ; lat. indasiuoi ; it. abito,' o veste
io generolc. D' onde sogum = sajo. Quindi Lensagnm =
sajo di lino, e saighlein = sajo di lana. Quest’ ultima voce
gallica è però anche appellativo d’uflìcio. Vedila a suo luogo.
fi65. Sadhall; 8adell^ lai. ephippium; it, sella; a/em. anf.
satil; gol. sidi, siti; nnglots. sadel, sadui ; ted. Sattel ; russ.
siedio; boem. sedio ;
poi. siodio.

466. sneth (ctmiir.), saighde (gadel.), selh (eom.), saezy


sez (bat-Bret.); Ini. sagitta; i(. saetta, freccia; alb. scoiéta
= strale.

467. SafTsry (dmbr.), saclan (ers.y, lat. laocea; ir. lancia.

1 Trentini chiamano tutl’ora col nome di Zaffi i soldati di


Polizia. Sarebbero costoro forse ne' tempi antichi stati armati
di lancia a guisa de' Lanzichenecchi ( ted. Lanzknechte )
del
Manzoni? Simili guardie comunali vennero in Germania un
dì chiamati Spiessmann — Zaffo, plur. Zaffi. E pigliarono forse
i Szekleri dell' Ungheria il loro nome da saclao^ come ì

Sanniti (samniles) da Satjnion, che era una lancia giacula-


toria de’ Galli?

468. Saighlean^ lat. signum, vexillum; ir. vessillo, bandiera. L’ap-


pellativo di Vergotillaunus sarebbe quindi il nome di quell’uo-

mo, che aveva l’ incumbenza di guardare il vessillo (guarda-


vessillo, alfiere, bnnderale). Vedi la voce Sjllu*
469. Saith, seith, gael. seachd, gr. épta; lat. septem ;
it.

sette; Ut. septyni; russ. sedm; fr, sept; ingl. seven ;


gol. sì-

bun ; ted. sieben.


470. Sallf all) hall) halla) lat. aula, atrium; ir. sala; ted.

Saal.
470 >/j Salla, saipuri) sailllni) salaiiaiiU) gr. àlizo ; lat.

salire; ir. salare, insalare; ted. salzen, einsalzen.

i71. SaF) sIP) ser = alto. Sembra, ebe i Celti usassero que-
sta voce in quel medesimo senso, nel quale gli antichi Sirii

e Caldei I' univano ai loro nomi in segno di maggioranza e


potenza. Per es. Balthassar, Salmanastar, Kaitar, ebr. Sara
signora, principessa. Il Gallo lo eonservò io Sire (altezza), e
r Italiano in messere = mio padrone, o signore. Sia che i

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ISt T«ct rriTicnK

monti abbiano |>er loro natura il medeaimo attributo, ossia


che le alture precludano la vista ed il passaggio, il fatto sta,
che la medesima voce s'adoperava altresì per esprimere i

concetti di monte e di seiia (chiusa). Egli è per ciò, che


nel nostro Tirulo, che novera i Celli fra i più vetusti suoi
abitatori, si deve por mente a quelle voci topiche, le quali
cominciano o terminano per le suddette radici celtiche, allioe
di discilferarne il senso. Per cs. Sardan (Surdagna), Sariitan
da Enea Silvio della Saruotana e Sarentina, ora Surnlhal,
Pas — ser (
Passiiia ). Giacché siccome Sierra — Leone (Munte
della luna), Serravalle, ecc. hanno il loro senso, così lo a-
vranno del pari le voci predette. — Schart in tedesco lirol.

volg. significa rupe scoscesa ;


per es. Sarner Schart. Sembra
)icrò, che s'abbia per questo termine ognora ad intendere
una rupe scoscesa non solo, ma per sopra più divisa in due
talmente che sia la rispettiva apertura a guisa di forbice (io
ted. Schar) larga io cima, e stretta in fondo, e che perciò le
strette delle valli si chiamassero col medesimo nome. Quindi
é, che Paolo Diacono lé dove racconta, che calando per la

Rezia io Italia, gii fu mestieri passare per molte Saren (Scba>


ren )
o Scrcn, egli non poteva inleuderc se non le delle strette
0 chiuse, le quali in cimbr. diceunsi scr^ io com, Sera^ in
bas — Bret. Serra, in gael. sar. Ed avendo le tacche d' un
coltello, e gl'intagli d' una sega la medesima coolìgurazione,
quindi è che searr^ in basco cerca, lai. serra, significa an-
1 he sega. Come .antica I' voce in discorso si conservò in varii
nomi topici, cosi continuò il volgo si del Tirolo tedesco, che
italiano ad usare la voce fare furca, furela, furcula, in led.
(

Eorgg, FurggI) per segnare un picco a due punte.


472. Sarf. lai. serpens; il. serpente.
473. Scoudb, SliOUlh, scufh, lai. sculum; ir. scudo: an-
gloss. sceold, scyld, scild ; rtd. Schild.
474. Seach (cimbr.), sych, sèch, seac (fcas-Brcf.)
;
gr. say-
kos, sachnos; lai. siccus; ir. secco.
475. Seadhy lai. ita; il. sì (affermazione).
476 Scarrbos. lai. cervus; il. cervo; nlem. ani. hiruz; ted.

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VOCI CEtTicnr, IS3
nirsch. Questa voce celi, sembra composta dalla generica
a bos (bestia?) e dalla specifica searr (che s’avvanza, ve-
loce?); e perciò cervo in origine non sarebbe voce semplice,
ma composta.
» Ò76. Seigh, seghys, sctb, syced« lai. siiis; ir. sete.
Ò77. Seirian =
lucicare delle stelle. Vedi
il N. /i78. il

477 i'j. Scr^ sera, serr^ lai. serae (dicunlur fustes qui op-
ponunliir clausis foribus. Feslus ); it. serra, serratura. Serra
= fermare, chiudere.
478. Ser, syr, seren, steren, steran, pers. siaer; gr. a-

ster, lai. astruni, stella; it. astro, stella; Icd. Stero; svev. stier-
V. na. — Dalla voce ser (Syriiis?) sembra derivare il lai. sero,

seroliniim, e l' il. sera, per indicare quel tempo, che comin-
cia col comparir delle stelle.

aK 479. SeylhyZf lai. sugiltarius ;


it. sagittario. Vuoisi, che gli

ili
* Scili, perchè popolo assai versato nel maneggio dell’ arco e

Ui delle Treccie, ricevessero appunto da ciò il loro nome. In gnel.

un tale soldato chiamavasi saighdear^ ed in ers. salghea-


t-i.
dolr. (Vedi Saelh^.
>0 480. Sgealb. Sgoiltear, sgolt^ gr, schiza, schizion ; lai. schi-

ili»
dia; it. scheggia, sverza, bruscolo (volg. sgarambea); ingl.

ri*
split ;
ted, Splitler. In volg. trentino chiamasi sgolbia una spe-

J*
cie di trapano.
!

atJ
481. Sbif lat. illi; it. essi, eglino.

482. Sla^ ohirech, gr. éx ; lat. sex ; ir. sei (volg. sie) ; ted. sechs.
cai

«
483. Sigu, lat. seco ; it. sego ; fr. seier ; ted. sàgen.
I

484. Sira. siraac, lai. simìa; it. scimia.


oj
4S.Ó. Sìnopr^ lat. cinnabaris; il. cinabro (color rosso); ted.
a •
Zinnober. Sia = (in etrusco sen; lat. ensis; ted. Eisen e Sense)
ferro, arma ;
Sioidyr = ruggine di ferro. Vedesi da ciò, che
Celli pigliarono nomi de’ colori da quegli oggetti, quali
C i

presentavanli
i

io natura. Se quindi altre nazioni adottarono


i

le voci medesime per esprimere i rispettivi colori, e se que-


r.«:
ste voci nel loro linguaggio non esprimono alcun oggetto di

naturale similitudine, in tal caso è chiaro, che l' espressione


celtica è primitiva. Vedi Tsgarlad.

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VOCI CELTICHE

486. Sfòch aradyr (eimòr.), soch (bat-Bret.), SOC (gael.);


fr. soc de cliarrue; aUm. ani. Sèdi; il. vomere. Il lat. e l’il.

di questa voce non conservarono che l'elTella di quest’ islru-


menlo agrario ; tolcarc, talco.

487. Slnr, vedi chwaer = sorella.

488. SlainCy lai. salus; il. salute.

489. Sock. (cimòr. ); lat. calones, crepidae ligneae; il, zoccoli.


Lìgnea sola, quae vulgo toccot monasteria vocitant gallicana.
Bolland. ad. mari. 3, p. 263. Esichio chiama la scarpa fri-

gia sijkcho». In ted. Socke significa pedula, scappino; tocken


= rimpedulare.
490. Som, lat. furous; il. forno, fornello; ted. Schornstelo =
cammino.
491. Spad, yspodol, lat. gladius; gr. m. spalhion, spatba;
il. spada ;
tpngn. e pori, espada; dac. spala ; fr. epée. Lo 5pa-
len in tedesco significa pala.
492. Sul. sii. sei, sell, (bat-Brel.), Sali {godei.); gr. illos

(in dial. jon.); lat. occuliis; il. occhio. Quest’espressione cel-


tica sembra segnare la parte per l’intiero, e quindi corri-
spondere a ciglio (in gr. ophrys), oppure è presa nel senso
figurato da Sol, in etrusco usil; sabin. ausel (
Bullett. arch.

1839. p. 139, e dell’anno 1840. p. 11. Celestino Cavedoni


nel fase. 17.o del giornale letl. scieot. Modenese, febbr. 1841)
in gr. seir, seirios, élios ; angìoss. sigli ;
got. sauìi, sunna ; (il.

saulé; ruti. soluce; lantcr. sùris, suryas; ted. Sonne = sole,


chiamato dagli Antichi l’occhio del mondo (suryamondala?). Ovid.
4 Metam.
493.Swga, lat. exsiccare; il. asciugare. Swgan = succido;
SVgIad = asciutto, appassito ;
da gwytaw = asciugare,
ossia vuotare succhiando. Gwyo, lat. sugo; il. succhio.
494. Snylasr, selwel, selvel. salvi, lai. salus; ii. salva-
mento.
495. Sycawl, lai. siccarè; il. seccare. Syc, sychax secco; sy-
<;ed = sitis, sete.

496. Syg (eimfcr.), SÓg {bat-Brel.) sngan (gadel.); lat. funis;


il. fune, soga ; base, soca ; tp. sega ; ted. Seti.

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VOCI CULTICBB ISj
4tt7. SygOOf lat. sago ; il. tuccbio,
498. S}'llu (cimbr.) sylv, sulw ( observation ) ; lat, aspicere;
il. guaritore. Quindi Marsiglia (cillà) signìGcIierebbe guardia
del mare; Siiisiria = occhio (guardia) del Danubio (anlic.
latro ).

499. Tady lat. pater; il. padre, babbo.


500. Tafovfdf teanga^ lat. dingua, lingua ; il. lingua (
volg.

lengua); Ut. Iczuvria ;


got. tuggò ; angioli, liing ;
olem. zunka ;

tei. Zunge. Tafodiawg eloquens, = advocatus; tafó (scon.)


= elocutio praeceps; Ostef=voz, angioli, stéfen, stemn ;

aleni, stimma; got. stibna; ted. Stimma. — Il volgo trentino


dice tult'nra d’ un uomo di svelta lingua: che larel/a !

501. TaraW) lat. percutere; il. battere, combattere; quindi si

vede, che l' Italiano prese dal Celtico l’ uso di adoperar il

verbo dare in senso di percuotere. Tare = percossa. D' uu


uomo, che oon ne perdona mai una, ma la baratta ognora
con usura, dicesi dal volgo: che tara! Questa dicitura porla
un senso dignitoso, e quindi non s' accomoda all' ordinario di
tara — feccia.

502. TarWf tarOy gr. tauros; lai. taurus; fentc. thor; ebr.

tur; slav. tur; «vei. dar; dan, tjur; aleni, ani. stior; ted.

Stier; il. toro.


50.3. Tati) gael. do^ gr. teos; lat. tuus; il. tuo (volg. tò);
rom. tos ; fr. ton, ta ; ted. dein.
504. TasVTf tur, gr. lirris; lat. turris; il. torre; ted. Thurm.
505. Teag (ertic.); lat. tectum ; il. tetto, coperto; ted, Duch. In
gad‘l. teachf tigb(6afe. teguia) è, come in italiano «il proprio
tetto, tetto paterno • ecc, preso .anche nel senso di casa. Un
derivato n’è cyttjg^ Cjtty = contubernium, da cj = cum,
e tigh = tectum, dorous. Vedi cae^ non che il saoscr. caga.

606. TechUf lat. lego; fr. — lège; — leggo; decke.


il. ted.

507. Tcgf lat, pulcher, ornatus, (o più veramente) ratio, mo<


dus; il. foggia, maniera si in lode che in biasimo degli og-
getti, cui si appropria. Da questa radice celi, derivò in lat.

la desinenza aggettiva licus a um, e i’ ital. lico, a (


volg. leg,

a): desinenza,' che dà alle voci' con essa composte il rispet-


1S6 VOCI ct(/n<;nc

tivo loro «ignificalo. Per e$. rusticus, rustico, rustegii ;


porli-
cus, portico, portegh; brodegli (volg. ) = a foggia di bruto.

608. Tel, tclald, lai. elegans; {(.attillato.


509. TelyW, lai. veslis tolum corpus tcgeus ;
ir. mantello; ted.

M-antcl.

510. Tenatl, gr. tyiinos; Inr. tenuis; ir. tenue; ingl. tbio ; ted.

diin ri.

611. Telh, gr, tilllip; hit. mamma; ir. letta.

612. Teli, tir, gr. Iheos; Ini. Deus; ir. Dio.


613. ThiI, cimbr. thi, ti, gr. sy/ ti; hit. te; fr, te, toì; in^I.

tbu (
pionunc. ibi); ir. le.

513 Ti, gacl. tU, gr. sy, ty ; Ut. lat. ed ir. tu (volg. ti),

rus!. ty; gol. tbu; ted, du.


614. Tlohar, lai. tigris; il. tigre; ted. Tiger.

515. Tir, lai. ed ir. terra. Doltir = terra prativa.

616. Ton, gr, tonos; lat. tonus; fr. toc; ingl. lune; it. tono;
ted. Ton.
517. Tono, lat. unda; it, onda. Ne è forse la voce anienna un
derivalo ?
618. Torch, lat. torques; il. collana.
519. Torth. tort, gr. artos; lat. panis, pulnieulum; ir. tor-

ta ;
ted. Torte.
620. Treiglaw, trwyllav, in reiico trugliar, in fr. vermiller
(da verres?) = il grufolare come fa il porco col suo griffo

(naso) nella terra. Trwyll = anella, die si applicano alle


narici perforate de' porci per distorti dal grufolare. Trialb,
bas-lal. troga, trojn, triiia; fr. Iruie; prov. trucia; ir. troja =
porca. Twreh, torch, gael. torc, lat, tursio; ir. porco ma-
rino simile al deinno. Macrobio peraltro intende per sris troia li-

na porca pregna, della così a somiglianza del famoso cavallo di


Troja: porcum irojanum, quasi aliis inclusis animalibus gra-
vidum. Sat. 2, 9; la derivazione dal celtico resta ciò nulla
meno la più naturale, e propria. Vedi in sanscr. varùha.
521.Trev, trerad, trevan abitazione, città, casolare. =
D'onde atrio; patria (casa od abitazione del padre) patriot-
la ecc.

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VOCI cr.LTicnE 187
527. Tri, gr. treis; lat. tres; U. tre; tal. drei; iiigl. three; fr.

Irois.

523. TribllillI, Int. tribolare; it. tribolare, combattere.

524. Trist, int. tristis, tristitia ; i(. tristezza, tristo.

525. Tros, triti, thar, ht. trans — ;


it. tras —, tra — ; /ir.

tarp.
526. Trudl si chiamavano secondo Servio i compagni di quel-

le vergini iperboree, che pellegrinavano annualmente al tem-


pio di Deio per recare ad Appelline le loro offerte. Verreb-
be forse da ciò la voce ital. drudo? Drud significa in celti-

co azzardoso, coraggioso, ed anche caro.


527. Tram, lat. agger; it. argine. Nel Trentino è l’argine
dell’ Adige ( dal volgo tutt’ ora chiamato toni, tomo ; ted. Damm,
ed in ted. volg. Toam. Da ciò vediamo, qual ediCcio (casa)
fosse dà' Latini chiamato castrum, e perchè fosse cosi chia-
mato, cioè perchè vallato od arginato.
528. Twm (cimèr.), luam (gael.) tom = prominenza, ed anche
caviti. D'onde tnmnlns, tomentom, tomba.
529. Ty, do, lat, tuus it. tno, volg. tò. ( Vedi tao ).
;

530. Tyb, lai. dnbitatio, suspicio it. dubbio, sospetto. ;

531. TjTn, lai. colere; it. coltivare, Tyvlant, tyfiad = col-

tivazione, tyrawl =: coltivabile da tw, tWT, twf ;


= Lu-
to, vegetazione, e tutto ciò, che s’ innalza, ed ergesi ;
d' on-
de i composti di lumulus, inmesco, lumor, liimìdm, lumts eco.
532. IJarrah, lai. collis, cumnins ; it. varone.
533. Vflbrn, lat. infernus; it. inferno; (dial. retìco ulfìern ).

534. IJgafn, gael. flchfd, gr. eikosi ; lat. viginli ; fr- vingt ;

it. venti.

535. BI, wy, oi, lat. ovura; it. uovo (volg. of); ted. Ey.
536. Blrb (
ers. ) ;
hit. orbis, arvum ? ; it. orbe, terra, podere ;

donde urbe = città. Vedi IJr.


537. Un, gael. aon, gr. eis, en ; lai. unns; ted. ciò; it. un,
uno.
538. IJr (in eimbr.) vuoisi che abbia il signiGcato dì abitazio-

ne; e di fatto nella voce italica abituro la detta radice celtica


si trova conservata. E perciò anzi che da orbis ( circooforen-
24

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ISS >OCI CELTICHE

za, eu uiiuiie luugo accerchiato da mura ccc. ) si dedurrà da


Iir^ liris la voce Ialina tiràs, base, uria, iria, dac. or — asu,
inagiar, vdros = cillù. Una città fabbricata od ingrandita nella
Spagna da Gracco portò il nome di Gracenris (Pesto scrive
Graceburis). Liv. cp. XLI, ed altre ancora presentavano un
dì in quelle terre questo generico appellativo. LV Cbaldaeo-
rum.^ Gems. 11, 2S. lTas(in crsico) significa possanza, au'
torità. Quest' ultima voce italiana sembra pure aver conser-
vata la sua radice genetica ur = primo, principio; ted. Urahn
— progenitore. Questa radice fu dai discendenti diversamente
vocalizzata; per cs. in lat. erigo; ted. f/rsprung, f/rsache; gr.
arebé; ted. erdoden (ritrovare), erzeugen (produrre). Vedi il

sanse, l/r.
539. L'nna, lai. nunc, jam ;
il. ormai.
540. Varlet (in med. lai. vasletus, valectus, valetns); fr. valet
= servo, fante, valletto: diminuì, dall' antico vastut = servo.
541. Vas era un ornamento argenteo, portato dagli antichi Bar-
di sul capo. Egli è forse perciò, che vasai ( vasallui ) sìgniGca
anche noble, valuablc, eicgant, élévé, exccllent, a gentleman, sir.

542. VassOf vasa, vas = tempio (Dclubrum illud, quód gal-


lica lingua Passo. Gregor. Tur.), vaso, vascello ( vaisseau), na-

vata d' un tempio, ed anche sarcofago o monumento mortua-


rio (
da bhas = morto '!
).

543. Ver» gadcl. fear» cimbr. gwar (dal sanscr. vira, vara =
excellens); lai. vir; i(. uomo, personaggio. (Vedi GWar).
Thierry III. 97 spiega perciò l'appellativo Vercingetorix (Ver
— cinn — cedo — righ ) homme, chef de cent lótes = cen-
turie. Vergobreius (fear co breilh) è da Menage (che testifi-

ca, essere ancor a' suoi tempi stata chiamata Piero l'autorità
prima della città di Autuii) interpretata per t uomo, che tie-

ne giudizio», e da Baxier per « ùar govraelh » (vvar cy-


frailh = supra
)
leges positus. Vedi brawd»
544. Vcran = terra, contrada. Sembra però più da vicino in-
dicare la guardia ossia la specula per sorvegliare da essa tullii
la regione. Quiudi Verona, Verano, Vergium, Vergilanus, Ver-
gistanus presso T. Livio XXIV, 22. Imperocché trovo, chu

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VOCI CELTICHE 1S9
in bas — Urei, gwévé signIGca échanquelle (
vedetta ) ; gucri-
te (casotto da sentinella), observatoire (specola), in ijade/ir.

=
ftalr ridge, bill ; \^'atchhill ;
walcb ; to watch ; fireacli
= top of a bill, in cimfcr. gwàr = tbat ist iipon or over :

gvarchae = a place secured or blocked up ;


gwarchaìVd
= wbat covers up or securcs; a guarding; ic, guardia, guar-
da, varda ; alem. ani. warta ; ted. Wartbe.
545. Vern, cìmbr. gvt'ernen, bas-Brei. gwern, gadel. fearn,
borgogn. Teme^ gatcon. bcrn, gr. ageiros; lat, alous ; t(.

alno, ontano, volg. tirol. oniz; ted. Erie. < Arbor, quae di-

«ilur alnus, vulgo Vern. > ap. Dufrn. D’ onde le voci di med.
lat. verna, guenia, vernetum, vemagium, periiin, vernìaria =
alnetum. Gwern in bas-Bret. significa anche albero maestro,
probabilmente perchè consisteva nelle Gallie del tronco della
pianta suddetta. Da Vera potrebbero acquistar senso i nomi
gentiliiii di Arverni, Pengwern, ed i topici di Verno, Yernum,
Auvergne, (prov.) Alvernha ccc.
546. Verruca, lai. porrus; il. porro; ted. Warze. Tal nome
figurato portavano anticamente varie fortezze o castella, fab-
bricate su colli, 0 rupi sporgenti dalla terra a guisa dei por-
ri della cute. Per cs. Verruc in Piemonte, VcmiCllIa nel
Modenese, come pure l' antico castello, fabbricato sul colle
presso la città di Trento, che dicevasi Verruca, ed ora ap-
pellasi Boss-Treni. Sembra questo nome derivare dall'anti-
quato verbo arenincare = avertere, repellere ;
ed in tale caso
i luoghi così chiamati significherebbero presidii, ossia luoghi
di difesa. Plinio (III, 14) ci rapporta anche un nome genti-
lizio di questa fatta, quello cioè de’ l'crrucini.
547. Verirag (uertragoi kynes, phòné de keltikè. Xen. de ven.
c. 3 apud. Dfr. ). D’onde le voci di med. lat. canis veltrabus,
vertagus, veltris, vertralia, vertrahns; /r. viautre ; if. veltro =
cane levriere. Il fr. vaulrail (specie di caccia) deriva proba-
bilmente aneli’ esso dalla medesima fonte.
548. Veruc, berne (in rimhr.) — scosceso, rapido, dirupa-
to, erto. Sta forse con questa voce in alcun rapporto l’ ìrìnn.

fbir = colline, e l.i snn^rr, Tiim = moncoau ;


cosicché la

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100 VOCI CELTICHE

iut. verruca porli cgualmeote il sigaiQcato di elevatezza, al-


tura, monte, in gol. fairgun = monlagoa, {Dairg —ann =
moot — 3D = moDtagoa); in alem. ant. /ìrn, fent, ted. Femer?
( Vedi Verruca ).

519. ViCy ( — vicef, —vicos) ò terminazione, che signiGca, es-


sere i nomi, con essa qualificali, luoghi muniti, sicuri. P. e.

Lutavicus, Helvicus ecc. la Lalino vìcut non significa che


borgo, contrada, vico; (volg. vigo); anzi in origine altro
non dinotava fuorchò un umile casolare. * Vici dicuntur hu-
miles domus. > Scr. apud Junium Pharlhenopaeum. La stessa
sorte ebbero le voci di briga e berga, che poi vennero a si-

gnificare città murate e munite.


550. Virga (apud Serv. in Virg. Aen. Vili et Dufr.) = por-
pora, color purpureo; alem. = sangue; wer- ant. ferch estn.

reio — rosso, = sangue magiar. = sangue;


werri ; ver ital.

vermiglio = purpureo (color


rosta, emisssi sanguinis); verna-
culus = consanguineus. Lingua vernacula adunque significa

quella favella, che parlano que’del proprio lignaggio o san-


gue, e si venne ad appellare con quest’ espressione la lingua

de* domestici, del basso popolo, infatti la volgare solo dacché


la lingua Ialina si fece l' organo del governo ed il linguaggio
bellellristico romana È forse fonte di tutto queste voci la

semitica arguan == porpora?


.5.51. Vitf bat-Brel TicSy lai. vitta; med. lai. := codi-
vitis, vis

lea, vitos = flexura; fr. vis; ted. volg. Bind (gram. Win
de, Wied = frasca o ramo pieghevole di salice); e la voce
lai. vicìa ; t(. veccia derivano anch' esse dalla medesima ra-
dice vit o YÌCS per la natura dell' avviticchiarsi ; d' onde il

ted. wioden, umwinden lat. = vicire, t{. avvinghiare.


552. Vor (nel rimér. e bas-Bret.) sta assai volle in luogo di
mor = mare. Per es. drvordir (ar-vor-tir) = terra marit-
tima (terra ante mare). In questo modo vedesi dal celtico
imitato il sanscrito vari = acqua, varunas = oceano, mare.
553. Vrka, gr. lykos; lat. lupus; it. lupo (volg. lof). Yicn
forse da questa voce celi, la volg. italiana orco, per indicare
un'indeterminata formidabile bestia?

I
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VOCI cciticnF. 191
5ò4. Wiif aiikar^ lat. vicinos; it. vicino. WHC9 auatke =
vicinanza.

Wrthf lai. versus; /r. vers; it. verso; ted. — Vàrts.


556. Wysg signiGca in Celtico il movimento, 0 la direzione
verso qualche oggetto. Deriva forse da questa voce l' impera-
tivo, che adoperano i Tirolesi per far piegare da una parte
i loro cavalli? Quest'imperativo è d' ordinario : IT’uMa-he-;
hot!
557. WTth, gacl. ochd, gr. okto; lat. octo; >(. otto; ingl.

eight ; fr. huit ; ted. acht.


558. y(,^adar} lai. videre; il. vedere; ted. blickcn, Ine-
gen . Liygad (
quasi ycatio); lat. visus ;
it. vista, guardo ;
ted.

Blick.
559. Yd, Uh; lai. granum (frumenti); t(. grano. Questa ra-
dice celt. si conservò ne’ derivati granito, granitura eco.; ted.
Getraid; it. biada. Tta< yda = raccogliere il grano; ys«
gion yd = purgare il grano, da ysgi = purgare.
560. YgVf) fi'gf gr. okos, auge ; lat. ocolus ; i(. occhio ; ted.

Auge. Gygii, gWg = sguardo Gero (volg. ghigna?).


561. Yiul'iTclUf lai. rivalis; il. rivale.

562. Yn (prepos. ); lat. in; i(. in; ted. in.


563. Yn^Yulgf lai. unus, uDÌcus;i(. uno, unico; ieti. ein, einzig.

564. Y's, ysu, gr. esdiein ; Ia(. edere; t(. mangiare; ted. essen.

Ci vys, lat. cìbus; it. cibo, vivanda. Un deriv. ital. n’è la

voce esofago — gola.


565. Ysgarlla, ysgarlad, scarlaid (sgorgo di sangue );
gr.

skarlatos ; lat. purpura, coccum, coccinum ; i(. scarlato ; ted.

Scharlach. 1 Cocco tingere, ut Gerel hijsgìnum; coccum Gala-


liae rubens granum. > Plin. IX, 41. — L’y inniziale nella
voce ysgarlad deriva dal costume, che hanno le lingue cel-
tiche, come pur le romaniche, di far precedere un i all’s

accompagnala. (Diefenbach. Celtica 1; p. 97).


566. Ysuiician^ lat. amicare, aroice agere; i(. amoreggiare.'
567. Yspasf'd, palff palfaiS) palfes; lat. humerus ; it.

spalla ;
prov. espatia ; retic. spadia; pori, espadoa ; spag. espal-
da; alb. spatola, shelùlà ; fr. «‘paule; ted. Schuiter.
191 VOCI CELTICDE

568. TspelaWj lat. esplorare ; fr, espionner ; U. spiare. Irl.

spiollioirc = sanscr. spaca ; fr. espion ; t(. spìa.

569. Tfsper (cimfcr. ), bat-Brel. sparr^ gr. sparos; lat. spa-


ram, sparus; (ronca, roncola); ilem verum, vero (spiedo);
ingl. spear; ted. Speer = specie di lancia, asta, o bigordo.
i Rumex, genus (eli, simile spari gallici, c Paul. ap. Boxh. 24.
1 Fcstus a spargendo dici vult.> La radice di (ulte queste voci
sembra che sia par^ bar^ o ber, la quale fu conservata
altresì dall’italiano nella voce partigìana (arme in asta della

metà d'uoa picca, in ted. Partìsane), non che in baruffar, ber-


sagliare ecc. ;
dal che si vede, che l’idea di asta e di og-
getto acuminato vi si combinano, ed è perciò che spino e spe-
rone suonano in Celtico consimilmente. Spera {bas-Bret.),
speraan (corn.)= spino; ted. Doro. Yspardnn {cìmbr.)
spor {gael.) =
sperone; aleni, ani. sporo; rei. Sporen. Col-
1’ .aggiunta dell’ assonanza S^ e dell’ y per s accompagnata,
I’

sembra che siasi formata la cimbe, yspodoi; e la gadel.


spad) gr. spathò ;
gr. mod. spathion; pori, espada; fr. espa-
don od epee; ret. ed il. spada; dac. spala; Ut. spatas (ma
nel senso aleni, di Spaten = vanga, badile.); leJ. Schwerl.
570. Ysivytll) lat. scutum; it. scudo; Icd. Schild. Deriva da
aswy =r parte dello scudo, ossia la parte sinistra.

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. — . ;

VOCI OSCHE
lolle per la maggior parte dall' antica Convenzione tra gite' di Nola e
gue’ di A bella, una lapide (alta 5 piedie polici 11 Vji ^
registrata sur

larga 1 piede e poi. 8), lagnale dal Professore Gian Stefano lìemondini
da Avella, dove fino dall'anno 1CS3 servì di limite ad una porla,
fu trasportala nel Seminario vescovile di Nola, Le voci volsche sono
prese da una tavoletta metallica ritrovata in Yelletri l'anno 1784.

— -«=>t:i04H<=»

1 Aidkafed, aikdafed) lat. aediCcavit; ii. ediGcò, fabbricò.


.

2. Am; aO; lai. in it. io ted. in. ; ;

3. Amanaffed; aamanaflTed; lat. pcrfecit, cooiplevii ( in ple-


num fecil); it. compì, ultimò (fece pieno).
4. Amiricatud; it. senza mercato.
5. Amprufid; lai, improbe ; it. improbamente, malvagiamente.
G. AmvianU; lai, incessus, ingressus; it. inviameuto, avvia-
mento.
7. AU; (partic. priv.); lat, in — , im — a— , ; it. in — ,
im — a— ,

ted, un —
8. AnceilStO; lai, iocensus (liber); it, senza censo, libero.
g. Anna, lat, piena ; it. piena. Quindi perenna = affatto

piena. Anna Perenna chiamavasi la Ninfa (Dea)delGume


affatto pieno; quindi Ovidio scrisse: Placidi sum nympha N li-

mici; amne perenne latens Anna Perenna vocor. Fast. 3, 652.


Così Teod. Momseo. Qui però ci sembra, che l’ avverb. pe-
renne sia da prendersi in quel medesimo senso, nel quale in

forma aggelt. l'usò Cicerone: aguae perenncs = acque vive,

che colano sempre. •

10. Anter, lat, inter; it. tra, entro, inter —


11. Anterstatal, lai, inlerstitae; it. frapposta, interposta, po-
sta di mezzo.
12. Ar, lat, arista, seges; it. ciocché cresce in campagna : ar-

busti, alberi (arbori), biade ecc.


194 VOCI OSCHE
13. Aragetù, lat. argentum; i(. argento.
14. Arakày arkS, lat. servare, meri'; il. serbare, custodire.
D’ onde le voci arco, arx, arcere, arcanum ecc.
15. Autif lat. aul; it. o; Ud. oder.
16. AZf (abbreviato da atis); lai. ante; it. avanti (in sanscr.
atl = ultra). Quindi atavus = proavus.
17. Ben; lai. ed it. venire. Gebnust e cbennst = vene-
ri!; forse contratto da cum veneri! a modo dell’ odierno vol-
gare cò (quando) verrò.
18. Bim (dial. volsco); lat. bovera; it. bue.
19. Gasnar = senis; cascum = vetus; = casaares
= seniles. Così Varrone (L. l. vii, 79). Giova però osser-
vare, che Varrone al luogo cit. altro non dice, senonchè quel
Pappo (Pappus) appellavasi Gasnar; e sembra, che tutti

siffatti ghiotti villani (carnales sedules), quali al tempo dei i

Ludi atellani accorrevano a Roma, portassero quel sopran-


nome, non già perchè fossero vecchi cascanti, ma perchè bo-
nariamente solfrivano di essere tuffati nel Tevere, purché dagli
insolenti Romani cavassero poi quel tanto, che facea d' uopo
onde poter (come oggi direbbesi) far una volta carnovale. Poi-
ché Varrone dice, che * more majorum ultra camales arripiunt,
et de ponte in Tiberini deturpant. > Quintiliano per altro opina,
che la vece Gasnar sia di provenienza gallica, ed abbia il

significato di asiectalor, e di fatto net linguaggio romanzo cas>


nard significa flatteur, adnlateur ; casnader, = flaiter

(far il buffone); locchè converebbe di nuovo col carattere


di Pappo, il quale per amore della pappa fìogevasi pazientis-
simo e faceva qualunque Le dette Fabulae Aiel-
figura. —
lanae, le quali secondo Strabone e L. Pomponio formavano in
Roma una specie di comedie popolari, o bernesche , e nelle
quali gli attori, a somiglianza dell' Arlechino, del Brighella, e
del Pulcinella dei tempi posteriori, sono 'presi dal volgo, e-
sprimono satiricamente il carattere della gente di questo, o
di queir altro contado della Campania; p. e. la sciocca dab-
benaggine in Pappo 0 Gasnar, la spensierata loquacità in Suc-
co, e riosazìabile ingordigia in Macco, i nomi de’ quali anche

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Toci o serre 19S
Del dialetto rolgare d’ oggidì ci dicono, ebe da qae popolani
tatto si poteva ottenere pnrcbè si speranzassero di contenta-
re il predomioante lor vizio della gola,, gli uni colla mosa o
pappa, e gli altri co’ maccaroni o col nraccafame, o con altri

solletichi della sempre saporita lof bocca. Non ò dunque ma-


raviglia, se il Marchese MalTci ed altri co’ volgari dialetti i-

talicì presenti s’attentarono di spiegare que’ tratti linguistici,

che ci furono conservati da Plauto ed altri comici antichi


(tratti, che Gnnra si tennero per inesplicabili) e se altri si

industriano di spiegare gli oscuri accenti del dabben Penalo


presso Plauto col linguaggio ersico e basco, ossia, per ser-
virci d’ un termine comune, col celtico. Non si riscontrano
nel Macco, BulTalmacco, e TrufTaldioo di Boccaccio i legitti-

mi posteri di quelle grottesche personalità ? — Chi deside-


rasse erudirsi maggiormente su questo punto legga l’ opera
del Dott. Edoardo Munk de faimlis atellanis. Leipzig. 1843.
20. Castrous, lat. castra. Castrid = a castro ; castronfu.<?
= castellanus. La parola eastrum prendevasi però anticamente
più nel senso di praedium, o di casa rustica, che non nel senso
di fortezza. Tal circostanza ci fa sospettare, che l'uso del se-
gnacaso (cas — d'ru) sia di origine più |rimota di quel che
si crede.
21. Censaam. lat. censere; tc. stimare; censailiur^ lai. cen-
seri ; ìt. venir stimato; censazet* lut. censebil; it. stimerà ;

ceastom —en^ lai. in ceusum; ir. a censo; aii —censlo,


lai. incensa; il. senza (libera, esente da) censo; ceastor^
lai. eensor; ie. censore.
22. Gestiate lat. sistuot; it. stieno. SIstatiens (volse.); lat.

steterunt; it. stettero.


23. CetlU*9 (dial. vols.); lai. quatuor; it. quattro. Vedìpetora.
24. CeaS; lat. civis; il. cittadino.
ComonaS) lai. ager publicus; ir. campo comunale.
20. Coinpriratud, compreivatud^, lai. comprivatns, com-
pascuus; it. comproprietario.
27. Contrada lai. ed it. contra, contro.
28. CooTChrlUy lat. convnnlus; it. convento, raduuanza.
n

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19G VOCI oscnB
X9. Oalivuui; lai. stultum; it, iasaoo. Dalivum = $upinuin ail
esse Aureliiis, Aelius stultum. Oscorum quoque lìngua sìgnificat

insanum. Satura vero dici putat ipsum qnem Graeci dcilaioo,


id est propter etijiis fatuitatem quis misereri debtat. Paul. ep.
68. (Vedi la celi. Dyn).^
30. Oecumaanuis, dekinaunuls, lai. decimaois ; i(. ai de-
cimani.
31. Dedca(in dial. volsco); lat. dedicai; it. dedica.
32. DegctasfllS) lat. dictalor, il. dittatore.

33. Deicimiy lat. dicere; it. dire, parlare.


34. Dciyai (io dial. volsco deve); lai. divae, deae; it. alla

Dea.
35. Dclratod^ lai. diovare = jurarc; <(. giurare.
36. Dekety lat. dicitare, dictare; il. perorare, dettare.
37. DluinpaiSy lat. lomphis, Ijmphis; ir. alle limfe = acque.
D’ onde limpidus = limpido.
38. Diaraiy lat. Jovi ; it. a Giove.
39. OoloiUj lat. dolum; ir. dolo, frode. Oolad (abiat) = per
inganno.
40. Dunom (dial vols.); lat. donum ;
il. dono; douumuia
(ose. ); lat. donaroina, donarla ; it. doni, offerte.

41. Egma (da egère); lat. egestas; it. bisogno, penuria, po-
vertà; agget. egente.
42. Ehtrad, lai. eclra, extra; ir. cstra — di fuori.

43. Elsa 4 lai. in ea ; it. in essa. P. o. Eisal terei = in ea

terra. Ei.siai >iai luefiai = in ca via inedia.

44. Eitiuy. (raccorc.) citiV; lat. pecunia; it. pecunia, danaro.


Eituas = pccuniac; eitiuvaai, cituam = pecuniam;
eitluvad a pecunia. Deriva da la tva == la somma, o
forse più veramente da eit e Juy juvamen = vilae.

45. Eituus ; lat. cunl ;


it. vanno.
4G. Ekknin; lai. item; it. egualmente.
47. Eiubratur; lai. imperator; il. imperatore ( volg. impe-
rador).

48. Eutrai, lai. immolae; ir. immota, non smossa. Deriva,


secondo Feslo, dall’ antiquato tritare = movere.

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VOCI OSCHE 197
Esaristrom (voUc.): lai- divimim, piaculuoi, sacriCcium
il. sacriGcìo.

80. Estudf (volic.) cstDf lai, es(o; il. sii tu, sia.

51. EtantO; lai. tanta; il. tanta.

52. Faaniat, hi. habitat; il. abita. Dal sanscr. dhamail —


domiciliuiD, domus.
53. FacuSf hi. factus; il. fatto. Factudf hi. facito ; il, fate

voi. Sefacust = fecerit. Scfucit = fecisss velit. Fasla


(volse.) = faciat ; it. faccia.

Si. Famcl^ hi. famulus, servus; it. famiglio, servo. Famuli


erigo ab Oscit dcpendcl, apud quo$ servus famel noininabalttr,

unde et familia (fhiuelo) vacala. Paul. p. 87. Flml^ lai.

familiaris; il. famigliare.

55. Feihuss (da figere); hi. rcs Gxa, tcrmeu, postes; it.

termine, imposte; led. Pfosten.


56. FeroiU (dia), volse.); lai. justum ; i(. giusto; led. fromm?
57. Festra^ hi. fenestra (scu ostiuro minuscutum. Fest. ep.
p. 91, e Macrob. sat. 3, 12); il. Gnestra; led. Fenster. (Vedi
-
fistel ).

58. Fiisnn, hi. fanum; il. luogo sacro.


59. Fistel (da Gndere) = apertura, spaccatura, fessura. Dalla
rad. flst derivano fuslis, fesiuca, (ìsiuh, fìneslra ccc.
CO. FluSy lai. Dos; il. Gore. Fiusal = Florealis (Dea).
61. Fortis. lai. forte (magis) ir. fortemente, più.
62. Fruktatlnff hi. fructatio, messts ; it.
(
fruttaziooe )
messe,
raccolta.
63. Fuid, fuad, hi. sit; ir. sia. Fust, fusid, hi. fuerit; il.

fosse. FuilanSf hi. fuerunt; il. furono.


64. Fulrea, hi. Venus ; ii. Venere. Futrci = Veneri. Fu-
freis = aggiunto di Venere fisica.

65. Gcnetaif hi. genitrici ; it. alla genitrice.

66. Haficst^ lai. babebit ; il. avrà. Hipid^ habia (volse.);


lai. habeat ;
il. abbia. HiposU hi. habuerit ; it. avrà avuto.
67. aereclaS) Herclus^ hi. Hercules, it. Ercole; dall’auti-
quato verbo hercere (
gr. crkein) = escludere, separare, d' onde
pure derivano le voci arcere ed ar.v nel significato di difen-

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198 TOCI OflODB

ileH e di luogo munilo. L’Èrcole italico si presenta perciò nel


senso climologico di natura bon diversa da quella dell' Ercole
greco ;
questi fa la figura di eroe, e quegli di av-hernn*>
calore (difensore) dei pairii casolari ed averi, divergendone
i sinistri casi ed accidenti. Secondo questo la città di Erco-
Inno avrebbe sortito suo nome non già da llerculis fanum,
il

ma più veramente perchè avea per suo destino di vegliare


alla difesa della regione, c doveale servir di muuimento.
68. Heresl^ lut. volet; il. bramerà, amerà. La Venere osca
portava perciò il nome, di herantateis^ e le si dava l'ag-
giunto di liei*uk.lnai = Enjcinae = Volttpiae (voluttuosa).

77.Un vecchio mattone campano porta: vemeqvs . dervc.


60. HirpuSy irpus^ lai. lupus ; ir. lupo. Lupi Sabmorum lingua
liirpl vocaniur. Sere, ad Aen. XI. 785.
70. Ilurz^ lai. villa, liortus; ir. villa, orlo. Hurtui = villae ;

liurtuiu = villana; Jmrtiis = Hurlius = Silvanus.


71. IdlC) idik; lai. id ;
il. quello.
In^ lai. eum; ir. quello, lo; led. ilio.

73. iDy lui) iuini; lai. et, atque; ir. e. In sta ad Inimico-
me sta il qtic latino aU'arque.
7^. loc* lau hoc; ir. questo, lonc= faune.

75. Ip, lai. ibi; il. ivi.

70 Isidu, isidum (da Is e dum = idem = il medesimo).


Isidum prufalted = idem probavit.
77. Ist, lai. est; il. è; ted. ist.

78. ludeX) lai. jude\; ir. giudice.


79. lUTf lai. Jupiler ( opitulator); ir. Giove. lUTCiS = Jovis.
Diuvei = lovi. luvom =s: lovem. Juveid = a love. Da
jUT = giovare, ajulare.
80. lUTkiiuiy lar. juvanli, o jovio, — ico; it. giovio, — ico, o che
presta ajnto.
SI. KeiTis^ lai. genius, herus?; il. genio; led. Herr? Kerrii
= genio; Rerriiaui (mascol.), Kerriiai fem.) genialis. ( =
87. lìumben (Kum— ben); lai. ed it. convenire. Rumbened,
lai. convenir; il. convenne. Kumbeiiulei8y lai, conventus;
ir. convegno, adunanza.

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VOCI ogrnn 199


83. RTalsslar, lai. quaetlor; i(. questore.
Si. Lamatir^ lai. quaeratur (lameotetur); i(. si lagni, lamenti.
85. Lelkeit^ lai. licet ; il. lice, è permesso. Licitud = lecito.

86. Ligaoakdikei (^Lig-an— ak — dikel =lege — in— ex


dictioni); lai. legalis possessus; i( possesso legale.
87. LIgat; lai. legatus; il. legato. Ligatnts = legalis.
83. LIgis, lai. Icx; il. legge. Lugud (abbi. )
^ lege =-dalla
Quest'esempio ci fa Ira gli altri conoscere, avere ormai
gli Oschi usala una specie di segnacasi.
89. Lllmita^ lai. limitata; it. limitata, o limito? (lim).
90. Louflr, lai. liber; i(. libero. LuTfreis = liber (ag-
giunto, che davasi a Giove). — Loebesuin et loebertalem an-
tiqui dicebant liberum et libertalem ; item tnoerus = murus,
coirare = curare, oiuo = unum, ploiruma = plurima, oiho$
= vicus ecc. Paul. p. 121. •

01. naesIaSf lai. Majus; tt.^ Maggio. < Maesins lingua Osca
roeosis Majus. Paul. p. 136. Deus Majus erat Aupiler Tusculano-
rum;> da ciò apparisce, .che quel Deui Majus corrisponde a
Deus major, o maximus.
92. naiiUUS^ lai. maximus; i(. massimo.
93. MaiSf lai. magis; ir. maggiormente, più tosto. MalspanOf
. lai. magisquam ; it. piutloslochè.
94. Mallom, lai. malum; it. male. Malad, mallod, lai. a
malo; it. dal male.
95 MamerSf lai. Mars ; il. Marte. < Mamers Mamerlis facii,

id est lingua Osca Mars Martis. > Paul ap. Mòli. p. 131. —
ftlarle veucravasi e. come Dio della guerra q come Dio cam-
pestre (Mars forensis). Quindi Gallone (r. .r. 141) pregavalo:
Mars pater le precor, ut tu morbos vìsos invisosque, vidver-
tatem vastiludinem, cabroitates intemperiasque prohibessis de-
fendas averruncesque. Perciò egli chiamavasi Mavors, silvanus,
gradivus, e supplicavast nell' inno ambarvallico: t ne veluerve
Marmar sins incorrere in pleores = ne malam luem tinat in-

eurrere in plures. Marmar sta qui per maimal (lues conlag.),


quasi male de’ mali. —
Le voci Manierimi e elivus Mamerimus
e’ indicano, che dalle divinità presero ed acquistarono nome
200 VOCI OSCHE

e popoli, che le adoravano, e luoghi, dove loro si prestava colto.


96. IHanim (accus); lat. inanutn ; i(. la mano.
97. Rlauus, /flt. servus; it. servo. (Liv.26, 7); d'onde emancipare.

9S. IHaraSf lai, equus; il. cavallo; led. Miihre. A/ares (uomo —
cavallo: dal celi. mar = cavallo, e dal seni. Ì5c/i = uomo) chia-
mavasi quel Centauro ausonio, il quale, secondo la favola
rapportala da Aeliano (V, 9, 16), fu il primo ad abitare
r Italia, che morì tre volle, ne risorse altrettante, ed arrivò
all' età di 123 anni.

99.Mat (contralto da inaline); lai. mane; il. di mattino.


Mnluta dicevasi perciò la Dea del mailino, ossia l'aurora. iRo-
seam Matnla per oras aclheris Auroram deferì et lumina pan-
dil> Lucret. V, 634. Desia chiamavasi anche Palet, ossia la

Dea tutelare de' pastori, che col primo albore del dì parano ai

pascoli i loro armenti. Perciò Floro la chiama : Pastoria Pales.


Oltre questa Dea gli antichi veneravano ancor altre simili di-

vinità, dette perciò mattutine. Maatuis = (Diis) mattutinis.


100. Ulatreis; lai. matris; ir. della madre; Icd. Mutler.
101. medis, meddis (volse.), meddix, meddelx, noiedix
(osco); lai. medi\, medices, roagistratus; ir. medico, curatore,
magistrato. Medix tnticus^ lat. curator pubblicus, magi-
stralus popoli; it. capo comune, podestà. Meddi.v apud Otcos
nomen magisiralus est. Paul.p. 123. Liv. 23,33. Deriva dal verbo
viederi, e dal stiflìso ix. niedikcl = magislralui; mediclm
= magistratum, medixud, inedicatud = magistrato ;

meddiss = magistratus (pinr.). N. B. Nolinsi questi S d'ag-


giunta, co’ quali gli Oschi, alla foggia de' Galli, costumarono
formar il plurale sì de' nomi che de' verbi. P. e. castrous
= castra, sistatlens = sleterunt.

102. MeflaK hi. medius; ir. medio, di mezzo. Deriva dalsans.


madhja.
103. Min, lat. minus; il. meno. Minstreis = minoris; d’on-
de il lai. minister; ir. ministro, inserviente.
104. Miricatu, lat. mercati^, nundinae; it. mercato, fiera ; ted.

Markt.
103. Molto, lat. multa; ir. multa, pena pecuniarie. Muliam,

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.

VOCI OSCHE 201


Osce ilici puiant poenatn, Festiu. M, Varrò ait poenam, sed
pecutìiariam.
106. Muiniku; lat. comrounis; il. comune.
107. KCf nei, lat. non; it. non, oo. Nep, nepld, lat. hoc,
neqoe; if. nè, nemmeno.
108. Nepliim, lai. neminem, nullum it. ofssuno. ;

109. Ker, lat. foj-lis, slrenuus; it. forte, vigoroso. Keslmam


( ner-sIiUlllU ) ;
lat. furlissimum;i(. fortissimo. i\'esiaiOÌS =
fortissimis. — Da quest' esempio, come damacsimus (uiac —
simus) = masimus a massimo, vediamo, come gli Oscbi si

formassero i loro superlativi.


110. Ni, lai. ne; i(. uon, nè. Ni sta sempre avanti al verbo;
non così nei, ne. Degna di particolare osservazione è nel
linguaggio osco l' usanza di aggiungere dopo una negazione al

verbo un altro ne. Per es. Ni hipid ne — ne hubeat (non).


Nep fùid nei = neque sit (non). L’ uso della doppia ne-
gazione nella lingua italiana sembra perciò aver il suo fon-
damento nell’ Osco.
111. Nut, lai. novus; t(. nuovo. Nuvla (dimiout. )= novella,
nuova. D'